Source: https://www.slideshare.net/isolapulita1/piano-aria-regione-sicilia-anza-salvatore-giuseppe-ciampolillo-procedimento-9916-2011-ctu-dagostino-fabio-380-pagine-allegato3-prc-sicilia-con-allegati-35497781
Timestamp: 2017-03-28 02:59:04+00:00
Document Index: 112543740

Matched Legal Cases: ['art.\n281', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 11', 'art. 4', 'art. 7', 'art. 9']

Piano aria regione sicilia anza' salvatore giuseppe ciampolillo proce…
Piano aria regione sicilia anza' salvatore giuseppe ciampolillo procedimento 9916 2011 ctu d'agostino fabio 380 pagine allegato3 prc sicilia con allegati
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by znhiwqyhpttqlh
Il contenuto della lettera che -a dire del ricorrente- costituisce prova della campagna denigratoria e diffamatoria condotta dalla Ciampolillo a danno del dott. Anzà, è dunque riconducibile anzitutto alla penna del professionista. Ma poiché anche in questo caso non vi sono frasi ingiuriose o oltraggiose, né vi è offesa all'altrui reputazione, il convenuto sin d’ ora si fa carico di ogni parola in essa contenuta. Nel merito del suo contenuto, il documento fa ancor meglio luce sui rischi per la salute che comporterebbe la concessione, anche provvisoria, dell'autorizzazione alla Italcementi di utilizzare e trasportare il pet-coke. In esso si evidenzia il comportamento non solo supino del responsabile del servizio 3 dell'assessorato regionale, coscientemente diretto a trascurare gli interessi della collettività a favore di quelli dell'azienda inquinante al fine, forse, di favorirne i livelli occupazionali: tanto più che il dottore Anzà, essendo andato ad occupare il posto che precedentemente era del dottor Gioacchino Genchi, trovò avviate iniziative risalenti a quest'ultimo assai utili alla tutela della salute e dell'ambiente di Isola delle Femmine. Con precisi riferimenti l'avv. Canto stigmatizza l'attività dell’ Anzà mettendo in risalto che egli ha indetto conferenze di servizio che non hanno rispettato le procedure e perciò non hanno prodotto i risultati sostanziali che la legge prevede; di una di esse, quella del 25 settembre 2007, addirittura mancherebbe il verbale. Lo scopo di tali attività -è scritto nella lettera- è quello di poter comunque emettere il provvedimento autorizzativo sollecitato dalla Italcementi per il quale il precedente funzionario si era decisamente posto contrario. Ma la serie dei provvedimenti adottati dal dott. Anzà perviene alla fine ad <<…>uso del pet-coke è oggetto specifico, unitamente a tutte le altre autorizzazioni, del procedimento A.I.A. che si sta svolgendo presso il servizio diverso del dipartimento, ossia il servizio 2 : ... Il dott. Anzà ha cercato di istruire una pratica in modo da pervenire e giustificare il provvedimento provvisorio di autorizzazione con la scusa di non danneggiare la fabbrica, schermandosi dietro la tutela del posto dei lavoratori, ma ignorando inqualificabilmente la tutela della salute degli abitanti del territorio
Piano regionale di coordinamento
per la tutela della qualità dell’aria ambiente
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Negli ultimi anni l’Unione Europea ha definito nuove strategie di controllo della qualità dell’aria, finalizzate a
tutelare la salute e l’ambiente mediante la regolamentazione di una vasta gamma di sostanze inquinanti. Tramite un
articolato sistema di norme (si veda in particolare la direttiva 96/62/CE) sono stati infatti individuati obiettivi vincolanti per
i paesi membri, ed è stato soprattutto messo a punto un sistema di valutazione della qualità dell’aria completo ed efficiente.
Va evidenziato che le modalità con cui deve essere fatta tale valutazione non si limitano a semplici misure, ma
prevedono anche la combinazione di più tecniche, come l’impiego di modelli di diffusione o l’utilizzo di stime oggettive
sulla distribuzione ed entità delle emissioni (inventari delle emissioni). E’ quindi evidente la necessità di mantenersi al
passo con l’evoluzione della normativa, sia a livello nazionale che comunitario, aggiornando gli strumenti operativi ed i
metodi utilizzati per conoscere e valutare lo stato dell’ambiente.
La direttiva 96/62/CE è stata recepita in Italia con il D. Lgs. 4 agosto 1999 n. 351, che ha fissato alcuni principi
generali finalizzati a:
stabilire gli obiettivi per la qualità dell’aria ambiente al fine di evitare, prevenire o ridurre gli effetti dannosi per la
salute umana e per l’ambiente nel suo complesso;
valutare la qualità dell’aria ambiente sull’intero territorio nazionale in base a criteri e metodi comuni;
disporre di informazioni adeguate sulla qualità dell’aria ambiente e far sì che siano rese pubbliche, con particolare
riferimento al superamento delle soglie d’allarme;
mantenere la qualità dell’aria ambiente, laddove è buona, e migliorarla negli altri casi.
Il D. Lgs. n. 351/99, ed i conseguenti decreti di applicazione (D.M. 2 aprile 2002 n. 60 e D.M. 1 ottobre 2002 n.
261), hanno inoltre trasferito a livello regionale specifiche attività relative alla gestione della qualità dell’aria, ed in
l’individuazione di agglomerati e zone di rilievo ai fini della tutela delle popolazioni e dell’ambiente
dall’inquinamento atmosferico;
l’effettuazione di valutazioni preliminari e di successive valutazioni periodiche che, utilizzando misurazioni e/o
tecniche modellistiche, permettano di pervenire alla predisposizione di piani e programmi di risanamento o di
mantenimento della qualità dell’aria al fine, rispettivamente, di ricondurre o di conservare i livelli degli
inquinanti al di sotto dei valori limite;
la chiara, comprensibile ed accessibile informazione al pubblico sulla qualità dell’aria ambiente.
La regione in particolare, nell’elaborazione dei piani e programmi citati al punto precedente, deve attenersi ad
alcuni principi generali:
miglioramento dell’ambiente e della qualità della vita, evitando il trasferimento dell’inquinamento tra i diversi
settori ambientali;
coerenza delle misure adottate con gli obiettivi di riduzione delle emissioni sottoscritti dall’Italia in accordi
internazionali o derivanti dalla normativa comunitaria;
internalizzazione della questione ambientale nelle politiche settoriali, al fine di assicurare uno sviluppo sociale ed
economico sostenibile;
modifica dei modelli di produzione e di consumo, pubblico e privato, che incidono negativamente sulla qualità
dell’aria;
utilizzo congiunto di misure di carattere prescrittivi, economico e di mercato, anche attraverso la promozione di
sistemi di ecogestione e audit ambientale;
partecipazione e coinvolgimento delle parti sociali e del pubblico;
previsione di adeguate procedure di autorizzazione, ispezione, mo nitoraggio, al fine di assicurare la migliore
applicazione delle misure individuate.
La Regione Siciliana ha già effettuato, con il D.A. n. 305/GAB del 19 dicembre 2005, la valutazione preliminare
della qualità dell’aria ambiente ed una prima zonizzazione del territorio regionale, ai fini della protezione della salute
umana e degli ecosistemi. Sono stati inoltre approvati, rispettivamente con il D.D.U.S. n. 07 del 14/06/06 e con il D.D.U.S.
n. 19 del 05/09/06, i piani d’azione con i primi interventi relativi alle Aree ad elevato rischio di crisi ambientale di Siracusa
(agglomerato IT19R2) e Messina (agglomerato IT19R3). Tali iniziative costituiscono tuttavia soltanto il punto di partenza
di un processo che deve essere continuamente verificato, aggiornato ed implementato, man mano che le conoscenze sullo
stato di qualità dell’aria e sulle sorgenti di emissione si evolvono, al fine di raggiungere gli obiettivi individuati dall’Unione
Risulta quindi evidente la necessità di dare attuazione ad una politica di settore organica e coerente che necessita
tuttavia, per raggiungere i propri obiettivi, di solide fondamenta tecniche e scientifiche. La programmazione e la
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pianificazione regionale infatti, non possono fare a meno di adeguati strumenti conoscitivi di valutazione dello stato della
qualità dell’aria (e delle origini dell’inquinamento), a supporto delle scelte e delle decisioni finalizzate alla prevenzione ed
al risanamento. Devono essere pertanto avviate azioni finalizzate ad acquisire strumenti conoscitivi indispensabili, in
la realizzazione e la gestione dell’inventario regionale delle emissioni;
lo sviluppo di modelli di trasporto/diffusione delle sostanze inquinanti;
l’implementazione e l’utilizzo di algoritmi, tarati sul territorio regionale, per la stima delle emissioni da traffico in
connessione con la modellistica sul trasporto e la mobilità;
la realizzazione e la gestione di banche-dati sulla qualità dell’aria e sul clima, con georeferenziazione dei sistemi
di rilevamento distribuiti sul territorio.
Questo spiega perché la regione abbia già avviato, da quasi un anno, un progetto che entro pochi mesi consentirà
di disporre di dati aggiornati ed informatizzati sulle fonti di emissioni, e stia attivando specifici progetti di collaborazione
(con Università e Arpa Sicilia) finalizzati allo studio ed al controllo della matrice aria. Tali iniziative forniranno un
importante contributo ai fini del miglioramento delle conoscenze di base, non solo rispetto allo stato della qualità dell’aria
in ambito regionale e in specifiche aree di interesse, ma anche per quanto riguarda il monitoraggio e la gestione del rischio
industriale. Questo, infine, è anche il motivo per cui viene istituzionalizzato l’Inventario Regionale delle Sorgenti di
Emissioni in Aria ambiente (I.R.S.E.A.), insieme agli inventari provinciali, in attuazione peraltro di quanto previsto dall’art.
281, comma 7, del D. Lgs. 3 aprile 2006, n. 152.
Il Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente costituisce pertanto uno
strumento organico di programmazione, coordinamento e controllo in materia di inquinamento atmosferico, finalizzato al
miglioramento progressivo delle condizioni ambientali e alla salvaguardia della salute dell’uomo e dell’ambiente nel
territorio della regione, e prevede tutte le iniziative necessarie per dare rapidamente seguito agli adempimenti previsti dalle
norme UE e nazionali, soprattutto per quanto riguarda i piani d’azione ed programmi di cui agli articoli 7, 8 e 9 del D. Lgs.
351/99. L’elaborazione di tali strumenti di intervento e risanamento, infatti, è molto complessa in ogni sua fase
(programmazione, valutazione, applicazione, verifica), riguarda diverse discipline scientifiche, e coinvolge diversi soggetti,
pubblici e privati, interessati alle proposte di risanamento e alla messa in opera dei relativi interventi.
Per tale motivo presso il Dipartimento Regionale Territorio e Ambiente viene istituito il Tavolo tecnico regionale
di coordinamento sulla qualità dell’aria ambiente, organismo che ha il compito di coordinare – nel rispetto delle
competenze proprie dei diversi soggetti istituzionali che operano nel campo della tutela della qualità dell’aria – le iniziative
finalizzate a dare attuazione alle norme statali e comunitarie sopra citate per quanto riguarda la tutela della qualità dell’aria
ambiente nell’intero territorio regionale.
Va evidenziato infine che, nell’attuale formulazione, il Piano regionale di coordinamento per la tutela della
qualità dell’aria ambiente costituisce soltanto il primo momento di una complessa ed articolata attività che, con una serie
di aggiornamenti (il primo è previsto alla fine del 2008) e tramite i necessari provvedimenti attuativi, si protrarrà nel tempo
conseguire sull’intero territorio regionale il rispetto dei limiti stabiliti dalle normative europee entro i termini
temporali previsti;
preservare e migliorare la qualità dell’aria mediante la diminuzione delle concentrazioni degli inquinanti dove si
registrano valori prossimi ai limiti;
perseguire un miglioramento generalizzato dell’ambiente e della qualità della vita, evitando il trasferimento
dell’inquinamento tra le varie matrici ambientali;
concorrere al raggiungimento degli impegni di riduzione delle emissioni di gas-serra sottoscritti dall’Italia negli
favorire l’informazione, la partecipazione e il coinvolgimento delle parti sociali e del pubblico.
Il Piano è stato elaborato dagli uffici del Dipartimento Regionale Territorio e Ambiente, che si sono avvalsi della
collaborazione di Arpa Sicilia e delle Università di Palermo (Centro Interdipartimentale di Ricerca in Ingegneria
dell’Automazione e dei Sistemi) e Messina (Dipartimento di Chimica Industriale ed Ingegneria dei Materiali), che si
ringraziano per il supporto tecnico e l’elevato contributo scientifico forniti nella stesura di questo documento.
(Avv. Rossana Interlandi)
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La gestione e lo sviluppo sostenibile delle aree urbanizzate richiedono un corretto controllo delle condizioni ambientali
indoor e outdoor, controllo che può essere realizzato attraverso un’analisi integrata dello stato delle diverse componenti
ambientali. In questo senso l’aria è tra le tematiche ambientali più trasversali, e come tale richiede azioni integrate per la
La procedura teorico-sperimentale per l’analisi dei vari aspetti del controllo ambientale (termico, visivo, acustico,
atmosferico, elettromagnetico) richiede l’individuazione e la relativa determinazione quantitativa di parametri guida che
esprimono i fenomeni chimici e fisici coinvolti. La messa a punto di strumenti di supporto alle decisioni è pertanto uno
stadio fondamentale per il proseguimento di una attenta e moderna analisi dello stato dell’ambiente.
Per tali ragioni il Piano regionale di coordinamento per la tutela dell’aria ambiente, che ha efficacia a tempo
indeterminato, sarà inserito nel Piano di Tutela e Risanamento Ambientale che avrà come obiettivi generali:
la sostenibilità e lo sviluppo;
analisi degli indicatori ambientali per lo sviluppo sostenibile;
il risanamento della qualità dell’aria;
analisi degli inquinanti fisici (rumore, elettromagnetismo e radiazioni ionizzanti)
le bonifiche ambientali.
Il risanamento e la tutela della qualità dell’aria costituiscono un obiettivo irrinunciabile e inderogabile in tutte le
politiche della Regione Sicilia, anche in considerazione delle importanti implicazioni sulla salute dei cittadini e
Il rapido sviluppo della regione, caratterizzato da una transizione da un’economia agricola ad una condizione che vede
la progressiva affermazione di attività artigianali, industriali e turistiche, ha infatti comportato un aumento della produzione
di emissioni inquinanti in atmosfera dovute alle specifiche attività produttive, ai trasporti, alla produzione di energia
termica ed elettrica, al trattamento ed allo smaltimento dei rifiuti, e ad altre attività di servizio.
Per quanto concerne le emissioni dagli impianti industriali, con l’entrata in vigore del DPR 203/88 (parzialmente
abrogato dal D. Lgs. 351/99 e dal D. Lgs. 152/06) e dei decreti attuativi è iniziata, intorno agli anni ’90, la messa in atto di
una serie di misure di controllo, attraverso l’utilizzo di materie prime e combustibili meno inquinanti, tecniche di
produzione e combustione più pulite ed infine l’adozione di sistemi di abbattimento. Questa strategia ha consentito di
conseguire buoni risultati. Tuttavia vi sono zone del territorio regionale o settori produttivi che necessitano di interventi
più incisivi ed un’accelerazione delle azioni di mitigazione.
Se si analizza l’evoluzione della qualità dell’aria nell’ultimo decennio si vede che si è verificata una netta inversione di
tendenza: da un inquinamento dell’atmosfera originato soprattutto dalle attività industriali si è passati ad un inquinamento
originato prevalentemente dai veicoli a motore, stante la crescita inarrestabile del parco circolante e della congestione del
traffico. Al di là dei provvedimenti amministrativi (ad es. restrizioni alla circolazione) e del miglioramento della tecnologia
di combustione, della manutenzione e della qualità dei carburanti, le principali linee di intervento riguardano pertanto
interventi strutturali, tra i quali:
la realizzazione e l’ampliamento della metropolitana di superficie e tramviaria, con la conseguente trasformazione
del sistema mobilità da auto private a mezzo pubblico;
lo snellimento del traffico, attraverso la realizzazione di una adeguata viabilità di grande, media e piccola
il rilancio e potenziamento del trasporto su rotaia e di porti ed interporti.
Le competenze in materia di inquinamento atmosferico e di controllo della qualità dell’aria sono distribuite a diversi
livelli: protocolli ed accordi internazionali, normativa comunitaria, nazionale e regionale. In quest’ambito, Regione ed Enti
Locali, in particolare Province e Comuni, svolgono un ruolo di primaria importanza.
Il Decreto Legislativo n. 351/99 “Attuazione della direttiva 96/62/CE in materia di valutazione e di gestione della
qualità dell’aria ambiente” assegna alla Regione il compito di valutare preliminarmente la qualità dell’aria secondo un
criterio di continuità rispetto all’elaborazione del Piano di risanamento e tutela della qualità dell’aria previsto dal D.P.R.
203/88, al fine di individuare le zone del territorio regionale a diverso grado di criticità in relazione ai valori limite previsti
dalla normativa in vigore per i diversi inquinanti atmosferici. Questo documento riporta una valutazione preliminare della
qualità dell’aria nell’ambito regionale , unitamente ad una prima identificazione e classificazione delle zone del territorio
regionale che presentano una qualche criticità definita sulla base dei tre seguenti elementi territoriali:
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superamenti dei valori limite di uno o più inquinanti registrati a partire dai rilevamenti di un insieme significativo
di stazioni di misura fisse e mobili afferenti alle reti di monitoraggio della qualità dell’aria presenti nel territorio
regionale (gestita da soggetti pubblici e privati);
presenza di agglomerati urbani (ovvero di zone del territorio con più di 250.000 abitanti) e/o di aree densamente
popolate;
caratteristiche dell’uso del suolo (desunte dal CORINE Land cover).
L’adozione del presente Piano da parte della Regione Sicilia ha dunque il duplice obiettivo di mettere a disposizione
delle Province, dei Comuni, di tutti gli altri enti pubblici e privati e dei singoli cittadini un quadro aggiornato e completo
della situazione attuale e di presentare una stima sull’evoluzione dell’inquinamento dell’aria nei prossimi anni (valutazione
preliminare).
Gli obiettivi del Piano possono essere così definiti:
pervenire ad una classificazione del territorio regionale in funzione delle caratteristiche territoriali, della
distribuzione ed entità delle sorgenti di emissione e dei dati acquisiti dalle reti di monitoraggio presenti nel
conseguire, per l'intero territorio regionale, il rispetto dei limiti di qualità dell'aria stabiliti dalle normative italiane
ed europee entro i termini temporali previsti;
perseguire un miglioramento generalizzato dell'ambiente e della qualità della vita, evitando il trasferimento
dell'inquinamento tra i diversi settori ambientali;
mantenere nel tempo una buona qualità dell'aria ambiente mediante:
 la diminuzione delle concentrazioni in aria degli inquinanti negli ambiti territoriali regionali dove si
registrano valori di qualità dell'aria prossimi ai limiti;
 la prevenzione dell'aumento indiscriminato dell'inquinamento atmosferico negli ambiti territoriali
regionali dove i valori di inquinamento sono al di sotto dei limiti;
concorrere al raggiungimento degli impegni di riduzione delle emissioni sottoscritti dall'Italia in accordi
internazionali, con particolare riferimento all'attuazione del protocollo di Kyoto;
riorganizzare la rete di monitoraggio della qualità dell’aria ed implementare un sistema informativo territoriale per
una più ragionale gestione dei dati;
favorire la partecipazione e il coinvolgimento delle parti sociali e del pubblico
Con questo strumento, la Regione Sicilia fissa inoltre la strategia che intende perseguire per raggiungere elevati livelli
di protezione ambientale nelle zone critiche e di risanamento. I risultati effettivamente raggiungibili saranno tuttavia
limitati dall’ambito delle proprie competenze e dalle disponibilità finanziarie.
La Regione Sicilia ha provveduto in molte materie a delegare agli Enti Locali (Province) alcune competenze
autorizzative che direttamente incidono sulle emissioni in atmosfera.
È evidente, peraltro, che risultati efficaci ed in tempi brevi, non sono conseguibili solo attraverso l’inasprimento di
norme e provvedimenti, ma coinvolgendo i cittadini, gli enti pubblici e privati attraverso adeguate prescrizioni ed una seria
formazione ed informazione.
Un grande sforzo è stato profuso nella costruzione di banche dati per diversi settori. La costruzione di banche dati più
complete costituisce, comunque, uno degli obiettivi prioritari del prossimo aggiornamento del Piano.
È stato delineato, con la precisione possibile, il quadro degli interventi previsti e necessari per specifici settori
produttivi, stimandone l’evoluzione a seguito dell’introduzione di nuovi provvedimenti, già in vigore o in corso di
adozione, da parte della Regione, del Parlamento Italiano e dell’Unione Europea. Particolare attenzione è stata rivolta
anche ai provvedimenti e protocolli internazionali, non ancora recepiti nel nostro ordinamento legislativo, ma che
diverranno operativi nei prossimi anni.
Sono stati considerati sia i problemi d’inquinamento strettamente locali, sia quelli di rilevanza globale, ponendo in
primo piano i problemi legati ai fenomeni nazionali e internazionali d’inquinamento, quali le emissioni di gas serra e di gas
che danneggiano la fascia di ozono stratosferico, le piogge acide, il trasporto transfrontaliero di sostanze inquinanti e lo
smog fotochimico.
La Regione Sicilia si sta adoperando al fine di mettere a punto misure incisive di riduzione dell’inquinamento prodotto
da alcuni settori significativi, ad esempio quello dello smaltimento dei rifiuti, da adottare nel prossimo futuro.
Le proposte d’intervento formulate intendono privilegiare un approccio globale al problema al fine di conseguire un
miglioramento della qualità dell’aria, evitando soluzioni che comportino benefici rispetto ad un singolo inquinante, o in un
ristretto ambito territoriale e ambientale, a scapito di un incremento dell’inquinamento dovuto ad altri inquinanti o in altre
aree del territorio. Sono state privilegiate scelte che non comportano, per quanto possibile, trasferimenti limitati di
inquinanti ad altri comparti ambientali (cross-media effects) quali l’acqua e i rifiuti, ma anche aumento dei livelli di rumore
e di consumo delle risorse.
L’approccio seguito è quello della prevenzione e del controllo integrato dell’inquinamento, nello spirito della direttiva
europea “IPPC” (Integrated Pollution Prevention and Control), recepita a livello italiano dal D.L.vo 372/99.
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Laddove possibile, tenendo conto delle competenze della Regione Sicilia in alcuni settori, obiettivi e tempi di
attuazione sono stati precisati in modo dettagliato, affinché in futuro i risultati possano essere facilmente misurati e
Nella redazione del presente Piano si è privilegiato lo stretto coordinamento con le altre strutture regionali,
particolarmente con quelle che si occupano della redazione dei Piani collegati (Piano Energetico Regionale, Piano
Regionale di gestione dei rifiuti urbani e speciali, Piano Regionale dei Trasporti, ecc…), prendendo in considerazione i
Protocolli internazionali, le direttive europee, la normativa nazionale e regionale di interesse e cercando la collaborazione
con le strutture provinciali, l’ARPA SICILIA e le associazioni delle aziende che operano nei settori ritenuti di maggior
interesse per il loro apporto rilevante all’inquinamento atmosferico.
L’adozione del presente Piano e dei provvedimenti previsti consentirà un forte avanzamento nella direzione del
raggiungimento degli obiettivi strategici, comunitari e internazionali, riguardanti la qualità dell’aria nella sua accezione più
I risultati conseguiti saranno suffragati da indici obiettivi, quali per esempio: dati di monitoraggio della qualità
dell’aria, qualità e quantità dei combustibili e carburanti impiegati, caratteristiche del parco circolante, etc.
Le priorità di intervento indicate nel Piano sono state individuate considerando l’importanza, in termini emissivi di
taluni macrosettori e settori produttivi, la zonizzazione del territorio per aree critiche, di risanamento e di mantenimento di
cui al D. Lgs. 351/99.
Il presente documento di programmazione è organizzato secondo il seguente schema:
valutazione preliminare della qualità dell’aria nel territorio regionale: primi elementi conoscitivi;
zonizzazione del territorio ed identificazione delle aree di intervento;
settori prioritari di intervento:
 settore trasporti;
 settore energetico;
 settore rifiuti;
zone soggette a particolari interventi di tutela (Aree a elevato rischio industriale e agglomerati così come definiti
dal D.lgs. 351/99).
Per tenere conto di eventuali modifiche rilevanti che potranno verificarsi nel territorio, è necessario che il piano sia
costantemente aggiornato.
Si precisa che la mancata disponibilità di alcuni dati (catasto delle emissioni, dati di qualità dell’aria acquisisti ed
elaborati secondo procedure/protocolli standardizzati, etc..) non consente di poter definire attualmente una stesura più
avanzata del Piano.
Si ritiene che la revisione con cadenza triennale sia una soluzione idonea per sintonizzare le azioni programmate alla
evoluzione della situazione ambientale . Considerando che numerose iniziative sono in corso di esecuzione, una prima
revisione del Piano sarà effettuata entro un anno dall’approvazione del presente documento.
Nelle more dell’aggiornamento, interventi specifici saranno adottati dalla Regione per affrontare e risolvere
problematiche ambientali di rilievo. L’iter di revisione del Piano è descritto nel paragrafo 6.7.
L’analisi della serie storica dei di concentrazione in aria degli inquinanti, registrati dalla rete di monitoraggio regionale
e la verifica del superamento dei valori limite prescritti dalla più recente normativa in materia (D.L.vo.351/99, DM
60/2002, DM 261/2002, DL 59/2005, D.L.vo.152/06 e successive modifiche e/o integrazioni) hanno portato alla
formulazione delle seguenti valutazioni. I dati di qualità indicano una condizione di inquinamento atmosferico da polveri
fini e da ozono nella Città di Palermo e nell’area industriale Priolo G.- Augusta- Melilli. Tale situazione pur non essendo
particolarmente critica presenta un trend negativo, e pertanto richiede interventi incisivi e tempestivi.
Per quanto riguarda le polveri fini, si evidenzia il superamento degli standard previsti dal DM 60/02 in molte delle
stazioni in cui tale parametro è misurato, con particolare riferimento ai comuni di Palermo, Catania e provincia di Siracusa.
Relativamente alle polveri PM10, è difficile stabilire la tipologia di misure da adottare dal momento che è oramai
dimostrata la natura in parte secondaria di tale inquinante e tenendo conto che il traffico è solo una delle più importanti
fonti di produzione. L’altra caratteristica è la dipendenza dei livelli di concentrazione dalle condizioni dispersive
dell’atmosfera. Le particelle, infatti, possono essere prodotte e immesse in atmosfera attraverso fenomeni naturali (ad
esempio l’erosione del suolo ad opera di agenti atmosferici, emissione vulcanica) o antropogenici (emissioni da traffico e
industriali di vario genere). Altro materiale particellare si può formare in atmosfera come risultato di complicati processi
chimico-fisici tra gas, oppure tra gas e particelle (ad esempio solfati, nitrati e alcuni composti organici). Le particelle fini
hanno la caratteristica di permanere in atmosfera da un minimo di pochi giorni ad un massimo di qualche settimana e
vengono rimosse essenzialmente mediante deposizione secca o deposizione umida (nel corso delle precipitazioni) al suolo.
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Anche l’ozono è un inquinante di tipo secondario, prodotto da reazioni fotochimiche di trasformazione degli inquinanti
primari, quali composti organici volatili e ossidi di azoto. Anche in questo caso, le condizioni meteorologiche hanno
un’enorme influenza sulle concentrazioni di tale parametro. In particolare le condizioni atmosferiche che favoriscono la
formazione di smog fotochimico e l’aumento delle concentrazioni troposferiche di ozono sono quelle di intensa radiazione
solare, temperatura mite o calda e venti moderati. Precursori sono i composti idrocarburici e gli ossidi di azoto presenti
nell’aria, anche relativamente distanti dal punto di formazione dell’O3. Dall’analisi dei dati effettuata, l’inquinamento da
ozono risulta particolarmente critico in alcune province della Sicilia, con particolare riguardo alle province di Palermo e
Siracusa, nelle quali il valore bersaglio per la protezione della salute umana è stato ripetutamente superata nel 2005.
Tuttavia, si ritiene che le misure finalizzate alla riduzione di tale parametro inquinante debbano essere applicate sull’intero
Anche per il biossido di azoto sono stati riscontrati superamenti dei valori limite in provincia di Siracusa, oltre che nei
capoluoghi di Palermo e Catania. In base alle considerazioni svolte nel Capitolo 4, le azioni di risanamento, finalizzate alla
riduzione dei livelli di concentrazione di tale parametro, dovranno essere applicate in tutti i capoluoghi della regione, e
estese anche alla provincia di Siracusa.
Il quadro appare più confortante per quanto riguarda monossido di carbonio. Dall’analisi dei dati risulta che negli
ultimi anni non si sono verificati superamenti. E’ da osservare che anche il monossido di carbonio è un parametro altamente
influenzato dalle condizioni meteorologiche per cui, nei giorni più sfavorevoli alla dispersione degli inquinanti, soprattutto
nel periodo invernale, si possono registrare anche picchi di tale inquinante. In corrispondenza delle aree nelle quali
dovessero verificarsi nel futuro eventuali superamenti del valore limite, andranno previste misure specifiche finalizzate al
risanamento della qualità dell’aria.
Per quanto riguarda il benzene, sono stati riscontrati in provincia di Siracusa superamenti del valore limite (aumentato
del margine di tolleranza che verrà ridotto di 1 µg/m3
ogni anno, fino a raggiungere il valore limite di 5 µg/m3
nel 2010).
Considerando i dati rilevati nell’ultimo triennio, per poter ottemperare al valore limite europeo di 5 µg/m3
nel 2010,
dovranno essere effettuate azioni più incisive rispetto alle semplici misure di limitazione del traffico; una di queste potrà
essere la riformulazione della composizione dei carburanti, misura che dovrà essere opportunamente programmata a livello
Anche i livelli di biossido di zolfo sono risultati superiori ai limiti di normativa in provincia di Siracusa. Le azioni di
risanamento, finalizzate alla riduzione dei livelli di concentrazione di tale parametro, dovranno essere applicate in provincia
Infine i livelli di piombo non destano preoccupazione; dall’analisi dei dati della serie storica e delle campagne
conoscitive effettuate, risulta che i valori misurati sono ampiamente al di sotto dei valori limite previsti dal DM 60/02. Per
entrambi i parametri, quindi, sarà sufficiente applicare un Piano di Mantenimento dei livelli di concentrazione esteso
all’intero territorio regionale.
Il Piano costituisce uno dei necessari quadri di riferimento per lo sviluppo delle linee strategiche delle differenti
politiche settoriali, riferite in particolare a trasporti, energia, assetto del territorio, lotta agli incendi boschivi, smaltimento
rifiuti, e per l’armonizzazione dei differenti atti di programmazione e pianificazione ai diversi livelli di responsabilità
territoriale. Funge pertanto da innesco e sostegno per un processo ampio e concreto di integrazione delle politiche
territoriali per uno sviluppo maggiormente sostenibile.
Le azioni del piano sono organizzate secondo due livelli di intervento:
azioni di intervento che prospettano una gamma di provvedimenti da specificare all’interno dei piani
applicativi precedentemente concordati.
Misure ed azioni (organizzate per settori e per aree di intervento) sono descritte in dettaglio nel Capitolo 6.
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Il presente Piano di Risanamento e Tutela dell’Atmosfera si propone l’ambizioso proposito di perseguire su tutto il
territorio regionale il raggiungimento degli obiettivi di riduzione degli inquinanti così come previsti dalla più recente
normativa italiana ed europea e di quella in corso di recepimento, nel pieno rispetto della tempistica evidenziata dalle
Per i singoli parametri inquinanti le azioni del piano, con gli interventi a breve, medio e lungo periodo (Capitolo 6 e
Capitolo 7), si devono conseguire, nei tempi sotto indicati e nell’intero territorio della Sicilia, i seguenti risultati (D.M.
60/2002):
Limite orario per
270 g/m3
come NO2 da
più di 18 volte
nell’anno civile
260 g/m3
250 g/m3
240 g/m3
230 g/m3
220 g/m3
210 g/m3
200 g/m3
Limite di 24 ore
(anno civile)
54 g/m3
come NO2
g/m3
Limite per la
protezione degli
30 g/m3
come N0x
Soglia di allarme 400 mg/m3 misurati per tre ore consecutive
1°gennaio 2003 1°gennaio 2004 1°gennaio 2005
Limite orario per la protezione della salute
410 g/m3
da non superare più
di 24 volte nell'anno
Limite di 24 ore per la protezione della salute
125 g/m3
da non superare più di
3 volte nell'anno civile
Limite per la protezione degli ecosistemi
(1° ottobre - 31 marzo)
20 g/m3
(19 luglio 2001)
Soglia di allarme: 500 g/m3
misurati per tre ore consecutive
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Fase 1 2003 2004 2005 2010
Valore limite di 24 ore per la protezione della
salute umana 24 ore
60 g/m3
più di 35 volte
50 g/m3
superare più di
7 volte l’anno
Valore limite annuale per la protezione della salute
IPA (Benzo(a)pirene)
(dal 1° gennaio 1999)
Valore limite per la
All’entrata in
vigore del
LIMITE (ug/m3)
Valore limite per la protezione della
Anno 0.8 0.5 0.5
del decreto: VALORE
LIMITE (mg/m3
All’entrata in vigore del decreto:
VALORE DI PARTENZA
(mg/m3
limite per
Il Decreto Legislativo 21 maggio 2004, n. 183 "Attuazione della direttiva 2002/3/CE relativa all'ozono nell'aria"
stabilisce, per l'inquinante ozono:
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vigore del limite
Valore Bersaglio per la
giornaliera su
per più di 25 giorni
come media su 3
AOT40 da
18000 (µg/m3
medio su 5 anni 2010
Obiettivo a lungo termine per
la protezione della salute umana
la protezione della vegetazione
6000 (µg/m3
)h - -
Soglie di informazione Media 1 ora 180 µg/m3
Soglia di allarme Media 1 ora 240 µg/m3
Limite per la protezione delle
20000 (µg/m3
Limite per la protezione dei beni
1 anno 40 µg/m3
La Sicilia, l’isola più grande del Mediterraneo, è suddivisa amministrativamente in 9 province di cui quella di Palermo
è sia la più estesa che la più popolosa (seguita in entrambe le graduatorie da Catania e Messina). Nonostante sia la regione
più estesa d'Italia il numero di Comuni ammonta solo a 390 (circa 1/4 dei comuni lombardi) e la maggior parte delle
Province ne ha veramente pochi (Ragusa 12). Da notare infine che in due casi (Caltanissetta e Trapani) il capoluogo
provinciale ha meno abitanti di un'altra città presente nel suo territorio. Con una superficie di 25707 km2, la Sicilia
rappresenta circa l’8 % del territorio nazionale.
La Sicilia è separata, dalla penisola italiana dallo stretto di Messina ( larghezza di 3,4 km) e dal continente africano dal
canale di Sicilia (larghezza , 140 km). Le fanno corona a nord-est l’arcipelago delle isole Eolie, a nord-ovest l’isola di
Ustica, a ovest le isole Egadi, a sud-ovest l’isola di Pantelleria.
La Sicilia è caratterizzata da un insediamento abitativo concentrato nei capoluoghi di provincia e lungo la fascia
costiera. Nella tab. 1.1 sono riportati i dati sulla densità di popolazione (Censimento 2001).
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Tabella 1.1 – Popolazione residente per sesso, densità per Kmq e popolazione presente per provincia. Censimento 2001
questi dati riportati evidenziano come solo due provincie in Sicilia hanno superato il milione di abitanti, Palermo e
Catania sono collocate in due versanti opposti, il capoluogo di Regione nella parte Occidentale e l’altra nella costa
Orientale dell’isola ai piedi dell’imponente massiccio dell’Etna, ma è quest’ultima a far segnare nel 2001 la maggiore
percentuale di crescita della popolazione residente, segnando un importante 5,4% ed una corrispondente elevata densità
media per Kmq. di abitanti.
Nel 2001 la provincia di Palermo, oltre all’aumento della popolazione, fa segnare anche un incremento della densità
abitativa, ma comunque si rileva solo un lieve incremento percentuale pari al 2,2%. Il capoluogo Peloritano continua a
crescere come abitanti nel 2001 e incrementa la sua densità abitativa.
Indici positivi valgono per Caltanissetta e Ragusa, mentre per il resto delle provincie i dati rilevati sono decisamente
negativi e segnano un –9,2% nel 2001 per la provincia di Agrigento, che continua purtroppo, a perdere sempre più ampi
strati di popolazione, soprattutto, di intelligenze professionali ed imprenditoriali a favore delle Regioni del Nord più
industrializzate, realizzando una bassa densità rispetto alla media regionale. La provincia che nel 2001 mostra il più basso
indice, è Enna. In fig. 1.1 è mostrata la distribuzione provinciale della popolazione per il 2000.
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Figura 1.1 - Distribuzione provinciale della popolazione per il 2000
Le pressioni antropiche sono i principali insediamenti produttivi, industriali e turistici della regione, unitamente alle
più importanti vie di comunicazione (strade statali e autostrade, porti ed aeroporti) che attraversano il suo territorio. Per
maggiori dettagli sul sistema dei trasporti in Sicilia si rinvia all’allegato 1.
1.5.1. Morfologia ed uso del suolo
I tratti morfologici della parte del territorio siciliano classificato “montano” sono il prodotto dell’azione concomitante
di diversi fattori, tra cui un ruolo primario va senz’altro attribuito alle vicende tettoniche ed epirogeniche, col minor
contributo delle oscillazioni paleoclimatiche ed eustatiche. Il paesaggio morfologico siciliano mostra strette analogie con
quello appenninico, cui si ricollega geologicamente, in particolar modo per quanto riguarda la fascia settentrionale
dell’isola, che costituisce la continuazione della fascia corrugata appenninica, rispetto alla quale si ha stretta analogia e
continuità sia dei terreni affioranti che delle relative vicende tettoniche. In relazione con questi fattori determinanti
dell’evoluzione morfologica possono distinguersi in Sicilia differenti tipi di paesaggio.
Il differente grado di erosione dei terreni completa i tratti morfologici fondamentali dell’area in esame. Nel dettaglio, si
nota inoltre una grande eterogeneità di situazioni, dovuta all’accentuata variabilità dei tipi litologici ed alle frequenti
deformazioni e dislocazioni che hanno interessato la Regione fino ad epoche recenti.
Il sistema orografico di maggiore continuità è quello rappresentato dalla catena settentrionale, che si estende da
Messina a Trapani per una lunghezza superiore ai 200 km. Dal punto di vista morfologico si rilevano le seguenti
una fascia montuosa (catena settentrionale);
una zona vulcanica (Etna);
vaste zone collinari;
alcune piccole pianure;
alcuni laghetti naturali ed artificiali;
coste che si sviluppanno per 1.039 km.
Complessivamente dunque il territorio della Sicilia si può considerare diviso in tre zone altimetriche:
Area nettamente montuosa che occupa il 24% del territorio;
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Area collinare che occupa circa 62% del territorio;
Area pianeggiante, che costituisce il 14% del territorio.
Figura 1.2 - Regione Sicilia: orografia
Per una descrizione di maggiore dettaglio circa la climatologia della Regione Sicilia, si rimanda alla trattazione
riportata al paragrafo 2.2.
L’uso del suolo è tratto dal CORINE Land Cover (CLC) 2000 (v. Fig. 1.3), un database elaborato nell’ambito del
progetto europeo Coordination of Information on the Environment, contenente l’inventario delle caratteristiche biofisiche
della copertura del suolo.
Il CLC è strutturato in 44 classi divise in 3 livelli. Al primo livello vi sono le classi gerarchiche più elevate di copertura
del suolo (es. Urbano, Agricolo, Forestale, ecc.), le altre due classi gerarchiche sono degli approfondimenti via via
maggiori (es. Classe 2 Terre agricole, classe 2.1 Seminativi, 2.1.1 Seminativi non irrigati). Nel 2000 il Ministero per
l'Ambiente e la Tutela del territorio ha realizzato il IV livello di copertura del suolo per la classe delle aree naturali e
seminaturali (Classe 3 della legenda). La definizione del IV livello è avvenuta per via fotointerpretativa da immagini
Landsat 5 TM riferibili al 1998. Il IV livello per la classe delle aree naturali e seminaturali è sicuramente un valore
aggiunto all'originaria impostazione della legenda del CLC, soprattutto per un territorio quale quello italiano dove le
formazioni forestali coprono un gran parte del territorio nazionale.
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Figura 1.3 - Il CORINE Land Cover per la Regione Sicilia
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111 zone urbanizzate tessuto denso
112 zone urbanizzate tessuto rado
121 aree industriali
122 infrastrutture generiche
123 aree portuali
124 aereoporti
131 aree in costruzione, escavazioni, suoli rimaneggiati
132 discariche
133 aree estrattive
141 aree verdi urbane sportive e ricreative
142 aree archeologiche
211 seminativo semplice, irriguo, arborato;foraggere; colture orticole
211a seminativo con presenza di agrumi
211c seminativo con presenza di ortaggi
211k seminativo con presenza di carrubi
211ko seminativo con presenza di carrubi e olivi
211m seminativo con presenza di mandorli
211mo seminativo con presenza di mandorli e olivi
211o seminativo con presenza di olivi
211om seminativo con presenza di olivi e mandorli
211s seminativo con presenza di serre o tendoni
212 colture in serra e sotto tunnel
212v colture in serra o sotto tunnel con presenza di viti
221 agrumeto
221c agrumeto con presenza di ortaggi
221o agrumeto con presenza di olivi
221s agrumeto con presenza di serre o tendoni
222 vigneto
222m vigneto con presenza di mandorli
222s vigneto con presenza di serre o tendoni
223 oliveto
224 mandorleto
224o mandorleto con presenza di olivi
224v mandorleto con presenza di viti
225 frutteto
225f ficodindieto
225k carrubeto
225m frutteto con presenza di mandorli
225n noccioleto
225t pistacchieto
225v frutteto con presenza di viti
226 legnose agrarie miste
226m legnose agrarie miste con presenza di mandorli
226o legnose grarie miste con presenza di olivi
226v legnose agrarie miste con presenza di viti
227 associazioni di olivo con altre legnose
227a associazioni di olivo conaltre legnose con presenza di agrumi
227k associazioni di olivo con altre legnose con presenza di carrubi
227km associazioni di olivo con altre legnose con presnza di carrubi e mandorli
227m associazioni di olivo con altre legnose con presenza di mandorli
227mk associazioni di olivo con altre legnose con presenza di mandorli e carrubi
227n associazioni di olivi con altre legnose con presenza di noccioli
227v associazioni di olivo con altre legnose con presenza di viti
231 sistemi colturali e particellari complessi
232 seminativo associato a vigneto
232mo seminativo associato a vigneto con presenza di mandorli e olivi
232om seminativo associato a vigneto con presenza di olivi e mandorli
232s seminativo associato a vigneto con presenza di serre o tendoni
311 latifoglie
312 conifere
313 bosco misto
314 aree parzialmente boscate o bosco degradato
321 macchia e cespuglieto
321p macchia e cespuglieto con presenza di palme nane
322 pascolo
323 incolto, incolto roccioso
323p incolto, incolto roccioso con presenza di palme nane
331 aree in erosione, calanchi,rocce
332 alvei fluviali
333 spiagge
411 pantani interni
421 pantani
422 saline
511 laghi naturali e naturali ampliati
512 laghi artificiali
521 lagune
Per la regione Sicilia le principali classi di utilizzo del territorio sono così aggregate ai fini del calcolo della Capacità
73 % circa del territorio è agricolo;
il 7% circa è di tipo boschivo;
il 9% è superficie degradata;
l’11% è adibito a pascolo.
Il deficit/surplus ecologico
L’impronta ecologica di una comunità può essere confrontata con la capacità biologica pro capite disponibile nel
territorio in cui tale comunità risiede. La capacità biologica viene calcolata secondo la seguente formula:
Capacità biologica = Area produttiva x Fattore di rendimento x Fattore di equivalenza
Dove il fattore di rendimento è un fattore correttivo che rappresenta la maggiore o minore produttività del paese (nel
nostro caso l’Italia) rispetto alla media mondiale, per ognuna delle sei categorie; mentre il fattore di equivalenza
rappresenta la capacità di produrre biomassa di una singola categoria ecologica di terreno rispetto alla media mondiale.
Questo ultimo è impiegato per rendere confrontabile il valore della capacità biologica con quello dell’impronta e
riportare entrambe le grandezze in ettari globali.
Per la stima della capacità biologica della regione Sicilia e del Comune di Palermo sono stati impiegati i dati di uso del
suolo ricavati dal CORINE Land Cover in formato vettoriale e si è proceduto alla loro sovrapposizione, mediante strumenti
GIS, con i limiti amministrativi regionali e comunali. In tal modo risono ricavate informazioni sulla superficie impiegata
per ogni tipo di utilizzo.
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I valori risultanti dall’elaborazione delle capacità biologiche sono stati raffrontati con il valore dell’impronta ecologica
del comune e della regione, calcolando il deficit o surplus come differenza:
D = CB – EF
CB = capacità biologica del comune / regione
EF = impronta ecologica del comune /regione
In questo modo è possibile effettuare raffronti tra la superficie teoricamente necessaria a sostenere i consumi, e in
generale lo stile di vita degli abitanti di una data regione o comune e la superficie effettivamente a loro disposizione.
In particolare, se l’impronta ecologica supera la capacità biologica (D < 0) ci si trova in presenza di un deficit
ecologico, qualora invece D sia positivo, la situazione è di maggiore sostenibilità ed è lecito parlare di surplus ecologico.
BIOLOGICA TOTALE
BIOLOGICA PRO
CAPITE [gha/ab]
ECOLOGICA PRO
SURPLUS ECOLOGICO
PRO CAPITE [gha/ab]
Sicilia 9.661.993 1,90 3,37 -1,47
Palermo 84.457 0,12 4,08 -3,96
Tabella 1.2 – Capacità ed impronta biologica in Sicilia ed a Palermo
La Regione, come già rilevato, ha una impronta meno estesa di quella nazionale, anche se superiore della media
mondiale. Comunque si rileva un deficit ecologico pro-capite pari a 1,47 gha/ab.
La presenza di aree verdi all’interno delle città, ha una funzione molto importante, non solo in termini di naturalità e
biodiversità, ma anche come contributo essenziale al livello di qualità della vita per le popolazioni.
In questo senso aree verdi, anche sottoposte a gradi di artificializzazione molto forti, quali verde attrezzato, giardini,
parchi urbani, etc. hanno un’importanza notevolissima dal punto di vista funzionale, senza dimentica la loro funzione di
“avvicinamento” culturale alla comprensione dell’importanza degli spazi aperti.
Nel caso specifico, Palermo affianca ad una notevole presenza di aree naturali protette, anche una importante presenza
di altre aree di verde urbano, che ammontano ad una dotazione di 32,2 mq/abitante.
Se si confronta tale dato, desunto dalle elaborazioni ISTAT per i Comuni capoluogo di Provincia, con gli altri Comuni
della Regione, si evince che Palermo detiene il primato assoluto.
Il dato che fa spiccare Palermo è principalmente quello dei parchi urbani gestiti dal Comune (come segnalato
dall’ISTAT) seguito però anche da una importante quantità di aree verdi speciali, come evidenziato in tab. 1.3.
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Verdeattrezzato
Parchiurbani
Verdestorico
Areediarredourbano
Giardiniscolastici
Ortibotanicievivai
Giardinizoologici
Cimiteriurbani
Totaleareespeciali
(alnettodeicimiteri
urbani)
Totale(alnettodei
cimiteriurbani)
Trapani 0,8 - 0,7 0,4 … - - … - … …
Palermo 0,5 27,5 0,4 0,9 0,5 0,3 - 0,4 2,1 2,9 32,2
Messina … … … … … … … … … … …
Agrigento 1,1 - - 0,3 - - - - - - 1,4
Caltanissetta … … … … … … … … … … …
Enna … … … … … … … … … … …
Catania 0,2 1,2 0,2 2,5 1,0 0,1 - 0,1 1,5 2,6 6,7
Ragusa 1,2 0,4 1,1 2,1 0,1 - - 0,2 - 0,1 4,8
Siracusa 0,2 0,6 0,3 1,1 0,4 .. - 0,2 - 0,4 2,6
Fonte: ISTAT, Osservatorio ambientale sulle città
a) Gli indicatori si riferiscono al verde urbano gestito dal comune
Tab. 1.3 - Disponibilità di verde urbano per tipologia per i comuni capoluogo di provincia – Anno 2003 (m2 per
abitante) (a)
Del resto, come noto, Palermo è caratterizzata da numerosi giardini storici che rappresentano il prolungamento delle
Ville Palermitane; oltre alla loro abbondanza bisogna sottolinearne anche la qualità: qualità progettuale, qualità
dell’impianto colturale e qualità per l’inserimento in un contesto edilizio, oggi spesso degradato, che trova nel residuo
giardino storico il supporto per iniziare a riqualificare la zona di appartenenza. Alcuni giardini storici sono compresi anche
all’interno di quelle aree di rilevante pregio paesistico e ambientale che il PRG definisce Parchi Urbani (la Favorita e le
Ville settecentesche, l’Oreto, Boccadifalco ex Riserva Reale, a cui si deve aggiungere pur con specifiche caratteristiche,
proprio come parco, il parco agricolo di Ciaculli Croce Verde).
Sono aree/zone di grande estensione, che in parte rispecchiano un territorio scomparso, ma che singolarmente o nel
loro insieme restituiscono il paesaggio naturale di Palermo. Nella varietà di queste aree si incontrano non solo giardini
storici ma anche e soprattutto entità agricole; il territorio agricolo, infatti, in prevalenza si manifesta – anche se oramai in
estenzione molto ridotta – nelle zone pianeggianti della città. Le colture sono variamente articolate: dall’agrumeto al
ficodindieto, dall’orto alle colture intensive, queste ultime in realtà sempre più scarse.
Discorso a parte merita l’Orto Botanico palermitano: è un vero polmone verde cittadino dove si ha l’alternanza di varie
specie di piante ma anche rappresentazioni artistiche come i busti dedicati a personaggi storici. L’Orto Botanico si estende
per 10 ettari e la sua struttura, come gli edifici presenti adibiti alla sperimentazione, furono progettati dall’architetto
francese Dufourny. Al suo interno si trovano innumerevoli specie vegetali, a partire da quelle orientali come i bambù e le
sudamericane chorisie, tanto per citare quelle poco comuni in Sicilia.
A conferma e completamento di quanto esposto, è stata effettuata una elaborazione sulle diverse destinazioni di uso del
suolo a partire dalla copertura del suolo Corine Land Cover.
Nonostante tale strumento cartografico, risponda ad esigenze di diverso tipo e di diversa scala (si ricorda che l’unità
minima cartografabile sono 25 ettari) la sua analisi contribuisce alla comprensione delle caratteristiche del sistema del
verde naturale ed artificiale, nel Comune di Palermo.
Aggregando le singole voci della carta Corine si evince che la superficie complessiva del tessuto urbano edificato, è
pari al 44,5% circa della superficie territoriale totale, le aree vedi urbane ammontano al 2,34% le aree agricole al 17,89% e
le aree naturali al 34,79% ad indicare comunque una buona percentuale di aree, quanto meno, non edificate.
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CODE Ettari % Descrizione
111 2444,919 15,32% Tessuto urbano continuo
112 4272,711 26,77% Tessuto urbano discontinuo
121 81,356 0,51% Arre industriali o commerciali
122 37,06 0,23% Reti stradali e ferroviarie
123 37,166 0,23% Aree portuali
124 91,835 0,58% Aeroporti
131 82,253 0,52% Aree estrattive
132 42,789 0,27% Discariche
141 336,868 2,11% Aree verdi urbane
142 36,142 0,23% Aree sportive e ricreative
211 89,8 0,56% Seminativi in aree non irrigue
222 2816,642 17,65% Frutteti e frutti minori
223 33,461 0,21% Oliveti
242 6,35 0,04% Sistemi colturali e particellari complessi
312 768,754 4,82% Boschi di conifere
321 448,522 2,81% Aree a pascolo naturale
323 695,392 4,36% Aree a vegetazione sclerofilla
324 1417,989 8,88% Aree a vegetazione boschiva ed arbustiva
331 30,321 0,19% Spiagge, dune e sabbie
332 321,35 2,01% Rocce nude, falesie, rupi e affioramenti
333 1870,975 11,72% Aree con vegetazione rada
Fonte: Corine Land Cover2000
Tabella 1.4 - Uso del suolo nel Comune di Palermo - selezione delle sole voci presenti su Corine Land Cover
Fenomeni di dissesto e processi degradativi dei suoli
I fenomeni di dissesto, sia erosivi che frane ed esondazioni nelle valli minori, sono assai frequenti nei territori ad
altitudine più elevata e non di rado imponenti. Vi sono addirittura aree o zone franose che coprono decine e talora centinaia
di ettari. L’attuale superficie sottoposta a vincolo idrogeologico, ai sensi della normativa vigente ammonta a km² 12.357
(pari al 48,06% dell’Isola). I territori ad altitudine più elevata sono caratterizzati da boschi ed incolti e da un’estensione
limitata dei seminativi e finiscono col presentare condizioni di popolamento repulsive, soccombendo nel confronto con le
aree pianeggianti litoranee e soprattutto con i centri urbani maggiori che hanno esercitato ed esercitano l’attrazione più
La problematica connessa all’instaurazione di fenomeni di erosione e dissesto idrogeologico del territorio è senza
dubbio complessa, a causa delle numerose interrelazioni con fattori di diversa natura non sempre agevolmente
individuabili.
In ogni caso, è da rilevare un progressivo aggravamento di tali dannosi processi, essenzialmente causati dalla
mancanza di un’adeguata e coordinata politica di salvaguardia e tutela delle ottimali condizioni idrogeologiche dei suoli.
Tra i fattori che maggiormente hanno contribuito ai fenomeni di erosione ricordiamo:
insufficiente copertura boschiva con discrete caratteristiche strutturali e tipologiche;
abbandono delle aree marginali a bassa redditività; assenza di opere di sistemazione dei terreni a funzione
regimante;
adozione di tecniche di lavorazione “a ritocchino” orientate lungo le linee di massima pendenza; progressiva
cementificazione degli alvei dei fiumi;
elevato indice di torrenzialità dei corsi d’acqua; eccessiva incidenza della rete viaria, anche in zone
particolarmente predisposte a fenomeni erosivi; cattiva gestione e manutenzione delle superfici destinate a
Fra le aree più soggette a fenomeni di dissesto, si possono annoverare le zone collinari interne di matrice
fondamentalmente argillosa, a scarsa permeabilità.
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In fig. 1.4 si riporta la localizzazione delle principali aree protette (parchi regionali, riserve marine, riserve naturali
In Allegato 2 è riportato l’elenco delle aree protette e delle riserve naturali della Sicilia disaggregato per provincia.
Figura 1.4 - Aree protette della regione Sicilia
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In materia di tutela dell’ambiente si è riscontrato in Europa un salto di qualità quando il trattato sull'Unione ha
conferito rango politico agli interventi in campo ambientale. Questa evoluzione è proseguita con il Trattato di Amsterdam
che ha posto, tra le priorità assolute, il raggiungimento di un livello elevato di protezione dell'ambiente.
Il Quinto programma di azione ambientale “Per uno sviluppo durevole e sostenibile” ha stabilito i principi di una
strategia europea per il periodo 1992-2000, segnando l’inizio di un’azione comunitaria orizzontale che tiene conto di tutti i
fattori di pressione sull’ambiente (industria, energia, turismo, trasporti, agricoltura). L'integrazione della problematica
ambientale nelle altre politiche è diventata obbligatoria per le istituzioni comunitarie, ed è stata oggetto di vari atti
comunitari, tra cui la comunicazione del maggio 2001 sulla strategia europea per lo sviluppo sostenibile.
Il Sesto programma d’azione per l’ambiente, adottato con la Decisione n. 1600/2002/CE del Parlamento e del
Consiglio del 22 luglio 2002, definisce le priorità dell’Unione europea fino al 2010. Per realizzare tali priorità vengono
proposte alcune linee d’azione: migliorare l'applicazione della legislazione ambientale, operare con il mercato e con i
cittadini e aumentare l'integrazione della componente ambientale nelle altre politiche comunitarie.
Per cercare di conseguire l'obiettivo che l’Unione Europea si è fissata nell'ambito del Protocollo di Kyoto sulla
riduzione dei gas serra, è stato adottato un programma sui cambiamenti climatici che individua, in particolare nei settori
dell'energia, dei trasporti, dell'industria e della ricerca, i campi d’azione prioritari (ratifica dell’Italia con Legge n. 120 del
01/06/02).
La Comunità è anche parte contraente della Convenzione di Ginevra sull’inquinamento atmosferico transfrontaliero a
grande distanza, oltre che sui protocolli internazionali sul contenimento delle emissioni inquinanti responsabili dei
fenomeni di acidificazione, eutrofizzazione e smog fotochimico che danno attuazione alla convenzione. In questo ambito,
la legislazione comunitaria ha come obiettivo prioritario la lotta contro le emissioni prodotte dalle attività industriali e dai
trasporti. In materia di trasporti, la strategia è basata su diversi elementi, tra cui la riduzione delle emissioni inquinanti dei
veicoli (marmitta catalitica, revisione periodica), la diminuzione dei consumi delle autovetture (in collaborazione con i
costruttori automobilistici) e la promozione di veicoli puliti (misure fiscali).
Con riferimento alla limitazione delle emissioni da altre attività, vanno citate la direttiva 1999/13/CE sulla limitazione
delle emissioni di composti organici volatili dovute all’uso di solventi organici in talune attività e in taluni impianti, la
direttiva 1999/32/CE relativa alla riduzione del tenore di zolfo in alcuni combustibili liquidi, nonché la direttiva
2001/80/CE concernente l’aggiornamento della direttiva relativa alla limitazione delle emissioni in atmosfera originate dai
grandi impianti di combustione di recente emanazione .
Infine, va menzionata la direttiva relativa ai tetti nazionali di emissione di alcuni inquinanti atmosferici, e precisamente
biossido di zolfo, ossidi di azoto, composti organici volatili e ammoniaca (direttiva NEC, National Emission Ceilings),
anch’essa di recente emanazione (direttiva 2001/81/CE).
Per migliorare la qualità dell'aria, nel maggio 2001 è stata adottata una strategia globale denominata programma
CAFE, Clean Air For Europe, mentre a partire dal 1996 sono state emanate quattro direttive europee. In particolare, oltre
alla direttiva 96/62/CE in materia di valutazione e gestione della qualità dell’aria (la cosiddetta “direttiva quadro sulla
qualità dell’aria”), sono state emanate tre “direttive figlie” concernenti i valori limite di qualità dell’aria ambiente per il
biossido di zolfo, il biossido di azoto, gli ossidi di azoto, le particelle e il piombo (direttiva 1999/30/CE), il benzene e il
monossido di carbonio (direttiva 2000/69/CE) e la direttiva per ridurre la concentrazione dell'ozono nell'aria ambiente
(direttiva 2002/3/CE).
Per finire non vanno dimenticate le connessioni con la direttiva 96/61/CE sulla prevenzione e controllo integrato
dell’inquinamento (direttiva IPPC, Integrated Pollution Prevention and Control), riguardante le attività con elevato impatto
ambientale, soprattutto industriali. La direttiva è stata recepita con il D.Lgs. 372/99 per gli impianti esistenti.
L’elenco non esaustivo delle principali norme europee per il comparto aria è riportato nel capitolo 4.
Le prime disposizioni di legge in materia di inquinamento atmosferico emanate in Italia risalgono al 13 luglio 1966
con la pubblicazione della legge n. 615. Prima di tale data esistevano soltanto delle norme applicabili indirettamente e
comunque prive di organicità tra cui gli artt. 216 e 217 del testo unico delle leggi sanitarie del 1934, inerenti le industrie
con lavorazioni insalubri e gli artt. 674 e 734 del codice penale.
Il quadro normativo di riferimento per la tutela della qualità dell'aria trova oggi fondamento nella normativa
comunitaria così come recepita dal legislatore nazionale. L'attuazione dei principi e disposizioni è invece demandata - in
ottemperanza a quanto previsto dal d.lgs. 112/98 ("Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle
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Regioni e agli enti locali, in attuazione del capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59") - alle Regioni e alle Province
Da ultimo, è stato recentemente pubblicato il D.M. n. 60/2002 che recepisce (ai sensi dell'art. 4 del d.lgs. 351/99)
alcune direttive comunitarie che fissano i valori limite per taluni inquinanti (biossido di zolfo, biossido di azoto, ossidi di
azoto, materiale particolato, piombo, benzene e monossido di carbonio).
Con riferimento all’atmosfera, la normativa che maggiormente impatta con le attività a livello regionale e locale, è il
D.Lgs. 351/99, che ha recepito la direttiva europea 96/62/CE in materia di valutazione e gestione della qualità dell’aria; a
sua volta, quest’ultima prevede l’emanazione di una serie di atti normativi successivi tra cui:
il DM n. 60 del 02 aprile 2002 “Recepimento della direttiva 1999/30/CE del Consiglio del 22 aprile 1999
concernente i valori limite di qualità dell’aria ambiente per il biossido di zolfo, il biossido di azoto, gli ossidi di
azoto, le particelle e il piombo e della direttiva 2000/69/CE relativa ai valori limite di qualità dell’aria ambiente
per il benzene ed il monossido di carbonio” (previsto dall’art. 4 del D.Lgs. 351/99).
DM n. 261 del 1 ottobre 2002 “Regolamento recante le direttive tecniche per la valutazione preliminare della
qualità dell’aria ambiente (previsto dall’art. 5 del D.Lgs. sopra citato), i criteri per l’elaborazione del piano e dei
programmi di cui agli articoli 8 e 9 del decreto legislativo 4 agosto 1999, n. 351”.
Decreto del Ministro dell’ambiente 20 settembre 2002, che stabilisce le modalità e le norme tecniche per
l’approvazione dei dispositivi di misurazione quali metodi, apparecchi, reti e laboratori (art. 6, comma 9).
Decreto Legislativo 21 maggio 2004, n. 183 "Attuazione della direttiva 2002/3/CE relativa all'ozono nell'aria".
Decreto Legislativo 18 febbraio 2005, n. 59 “Attuazione integrale della direttiva 96/61/CE relativa alla
prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento”.
Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152 “Norme in materia ambientale”. (G.U. n. 88 del 14 aprile 2006 – suppl.
ord. n. 96)
Pure recepita con D.Lgs. 372/99 è la direttiva IPPC, limitatamente alle emissioni degli impianti esistenti, come anche
la direttiva 1999/32/CE relativa alla riduzione del tenore di zolfo in alcuni combustibili (DPCM 395 del 7 settembre 2001).
Per una trattazione di maggiore dettaglio sulla normativa inerente la qualità dell’aria e le emissioni in atmosfera si
rimanda al Capitolo 4.
La definizione dei piani applicativi, misure e azioni trova riferimento tecnico nel presente piano ed è
regolamentata con le modalità individuate al paragrafo 6.2.1.3.
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1.8 INFORMAZIONI PER IL PUBBLICO E PER GLI ORGANISMI
Una moderna gestione dell’ambiente richiede una partecipazione consapevole dei cittadini e la condivisione di
obiettivi di razionalizzazione e contenimento dei consumi, in particolare di quelli energetici e di protezione dell’ambiente.
È noto che in questo campo - anche per effetto dell’eredità del passato - si registrano resistenze e pregiudizi e vi è la
necessità di offrire una informazione corretta e di promuovere, anche nell’ambito delle altre politiche di settore,
un’adeguata informativa rivolta agli operatori del settore esistenti e potenziali.Tali azioni devono tendere non solo a
facilitare la conoscenza degli obiettivi e delle proposte di intervento contenute nel Piano, ma anche a motivare le persone.
A questo scopo, la Regione Sicilia promuoverà - direttamente o finanziando comuni, consorzi, associazioni - iniziative
di comunicazione mirate a realizzare campagne di informazione e sensibilizzazione sullo sviluppo sostenibile rivolte ai
cittadini e a specifici gruppi di interesse, circa i contenuti, gli obiettivi e le proposte del programma, comprensive
dell’informazione tecnico-scientifica.
Il presente documento sarà trasmesso dapprima agli altri Assessorati della Regione Sicilia (Agricoltura e Foreste,
Turismo Comunicazioni e Trasporti, Beni Culturali, Industria, ecc.), maggiormente interessati ai risultati del Piano ed alle
misure che ne conseguono. Saranno, inoltre, opportunamente informati gli operatori economici, in particolare, le
associazioni di categoria, in quanto i loro associati sono direttamente coinvolti nelle misure di riduzione delle emissioni da
impianti industriali e da impianti di combustione.
Fondamentale è l’informazione alla popolazione sulla qualità dell’aria, sulle previsioni e sugli interventi necessari alla
riduzione delle emissioni. Si organizzeranno campagne di sensibilizzazione nelle scuole.
La comunicazione deve conseguire i seguenti obiettivi:
promuovere l’importanza delle azioni di piano attraverso un’azione di sensibilizzazione mirata alle attività
maggiormente inquinanti;
responsabilizzare tutti i cittadini affinché contribuiscano e partecipino al processo di riduzione delle emissioni
di inquinanti, fornendo loro informazioni facilmente utilizzabili;
enfatizzare l'impegno ambientale nel quadro di una visione globale del problema (sviluppo sostenibile).
La Regione Sicilia si impegna inoltre, in collaborazione con Province, Comuni e Arpa Sicilia, a mettere a disposizione
del pubblico e degli organismi interessati i dati aggiornati sulla qualità dell’aria relativamente agli inquinanti normati,
rendendo pubblici i livelli di concentrazione degli inquinanti e fornendo, nel caso di superamento delle soglie di allarme,
informazioni aggiuntive sui superamenti registrati, previsioni per i giorni seguenti, indicazioni sui possibili effetti sulla
salute e sulla condotta raccomandata, indicazioni in merito alle principali fonti inquinanti ed azioni raccomandate per la
riduzione delle relative emissioni. Il DM 60/02 ha introdotto nuovi obblighi anche in materia di informazione al pubblico,
con l’indicazione della tipologia e della frequenza di aggiornamento dei dati che devono essere forniti al pubblico. La tab.
1.5 riporta sinteticamente le informazioni che la Regione è tenuta a trasmettere alla popolazione ai sensi del decreto citato e
del D.Lgs. 351/99.
Inquinante Tipo di informazione
Livelli di SO2
Giornaliera; oraria, se possibile,
avendo a disposizione valori orari
Informazioni di cui all’allegato I,
Solo in caso di superamento della
Livelli di NO2 e NOX
Giornaliera; oraria per quanto
riguarda NO2, se possibile, avendo
a disposizione valori orari di NO2
NO2 e NOX
Informazioni di cui all’Allegato II,
PM10 e
Livelli di materiale particolato Giornaliera Regione
Pb Livelli di Piomb o Trimestrale Regione
Benzene Livelli di benzene relativi ai 12 mesi
Trimestrale o se possibile mensile Regione
CO Massima media mobile su 8 ore Giornaliera, oraria (se possibile) Regione
Tabella 1.5 - Informazioni al pubblico (artt. 11, 16, 23, 28, 33, 37 del DM 60/02 e art. 11 D.Lgs 351/99)
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Alla luce di quanto esposto sopra, le informazioni da fornire sono numerose, in particolare, è obbligatorio:
informare il pubblico secondo le indicazioni del DM 60/02;
verificare il rispetto dei limiti di attenzione/allarme per O3 previsti dal Decreto Legislativo 21 maggio 2004,
n.183.
verificare il rispetto dell’obiettivo di qualità per gli IPA previsto dal DM 25/11/94.
L’informazione al pubblico fino ad oggi veniva effettuata in base alle indicazioni del DM 20/05/91 (“Criteri per la
raccolta dei dati inerenti la qualità dell’aria”), alla data di stesura del presente Piano, abrogato quasi per intero. Tale
decreto prevedeva (art. 4) che “le reti di rilevamento automatiche devono essere dotate di un idoneo sistema di
informazione, di carattere divulgativo, per i cittadini tale da permettere una semplice interpretazione dei dati, da
realizzare secondo le modalità e i contenuti indicati dal Ministero dell’Ambiente”. L’art. 7 del DM 20/05/91 istituiva “il
Centro Operativo Provinciale (C.O.P.), ossia un centro operativo di raccolta dati a livello provinciale al quale trasferire i
dati di tutte le postazioni ubicate sul territorio”.
Il Centro Operativo Provinciale era tenuto a svolgere le seguenti funzioni:
gestione tecnico-operativa delle reti pubbliche;
supervisione del sistema di rilevamento;
valutazione igienico sanitaria dei dati provenienti dalle reti.
L’art. 9 del DM 20/05/91 stabiliva, inoltre, che “la rete di rilevamento dovrà permettere la trasmissione in tempo reale
dei dati relativi agli inquinanti al fine di accertare il superamento dei livelli di attenzione e allarme. Il superamento dei
livelli di attenzione e di allarme deve essere notificato in tempo reale alle autorità designate”.
A tale scopo era stato istituito un bollettino quotidiano, tuttora trasmesso alle autorità competenti territorialmente
(Sindaco, Assessori all’Ambiente del Comune e della Provincia, AULSS, ecc.), al fine di intraprendere eventuali azioni di
contenimento dell’inquinamento, e alla stampa per la divulgazione delle informazioni al pubblico.
Nella regione Sicilia queste funzioni erano esercitate dalle Province. Nel corso degli ultimi anni i dati rilevati dalle reti
sono stati acquisiti dalla regione Sicilia che ha svolto compiti di analisi ed elaborazione attraverso i Dipartimenti Arpa
Provinciali. La metodologia di trasmissione delle informazioni è stata mantenuta e implementata con l’inserimento, negli
Annuari dei Dati Ambientali, di dati relativi all’intero territorio della Sicilia. I dati ambientali sono stati elaborati e
sintetizzati mediante diagrammi e tabelle.
I nuovi obblighi normativi hanno reso necessaria una rivisitazione sia del formato del bollettino informativo quotidiano
(ex “COP”), sia delle informazioni da rendere accessibili al pubblico.
Per quanto concerne il primo, si è fatto riferimento ai nuovi valori limite introdotti dal DM 60/2002, optando per quelli
che hanno un tempo breve di mediazione (orario, 8 ore o giornaliero), poiché tengono conto degli effetti dovuti
all’esposizione acuta, almeno per quanto riguarda SO2, NO2, PM10 e CO.
Nel caso di benzene e benzo(a)pirene si è optato per un aggiornamento della media annuale, mentre per quanto
riguarda l’ozono, si è tenuto conto dei livelli di attenzione/allarme (180/240 µg/m3
) previsti dal Decreto Legislativo 21
maggio 2004, n.183.
Per quanto riguarda il PM10, la Regione Sicilia si doterà di analizzatori automatici che permetteranno di verificare
giornalmente i livelli in aria di tale inquinante. Il grafico mostrerà l’aggiornamento sulle concentrazioni di PM10 rilevate nei
capoluoghi siciliani il giorno antecedente a quello di visualizzazione, e fino a dieci giorni precedenti. Questo strumento
permetterà di informare la popolazione e fornirà un utile strumento agli enti preposti per l’attuazione dei provvedimenti di
limitazione della circolazione.
Un altro utile strumento che sarà realizzato è il “Bollettino Meteo PM10 Sicilia”, che permetterà di prevedere le
concentrazioni di tale inquinante per il giorno successivo e fino a due giorni seguenti a quello di emissione. Il Bollettino
nascerà per informare giornalmente la popolazione (specie le fasce più sensibili) dello stato effettivo della qualità dell’aria
e per prevedere le concentrazione delle polveri sottili per il giorno in corso, il giorno seguente e una tendenza per i giorni
successivi. Il Bollettino sarà disponibile in internet (come primo metodo di diffusione) al sito www.arpa.sicilia.it e
realizzerà la previsione su zone della regione Sicilia, tracciate secondo l’esperienza degli anni passati, riguardo ad aree che
hanno mostrato andamenti simili.
La zone interne a scarsa densità demografica o antropica che mostrano una qualità dell’aria migliore caratterizzate da
un sistema di significative circolazioni atmosferiche non saranno prese in considerazione. Anche le isole minori non
saranno prese in considerazione. Il Bollettino Meteo PM10 Sicilia suddividerà le concentrazioni previste in 3 fasce:
buona < 50 mg/m3
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scadente tra i 50 e i 100 mg/m3
pessima > 100 mg/m3
Uno strumento analogo, il “Bollettino Ozono”, verrà realizzato durante il periodo estivo per informare la popolazione
sui livelli di ozono registrati e previsti per i giorni successivi, offrendo la possibilità agli enti preposti di attuare i
provvedimenti finalizzati al contenimento del rischio sanitario per la popolazione esposta.
Si intendono applicare gli indici qualitativi (di stress, di qualità o di vulnerabilità), in grado di offrire una
rappresentazione sintetica dello stato della qualità dell’aria, ed inserire nei siti web della Regione Sicilia e da Arpa Sicilia
un bollettino informativo quotidiano sulla base di nuove indicazioni normative o tecnico-scientifiche. I dati di qualità
dell’aria potranno essere visualizzati in tempo reale su un Sistema informativo territoriale in corso di implementazione che
potrà essere visualizzato sul sito web della Regione Sicilia e di Arpa Sicilia.
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2 – ELEMENTI DI SINTES I SULL’INQUINAMENTO ATMOSFERICO
Nel presente capitolo viene inquadrata la situazione del sistema aria sul territorio regionale. Viene valutata l’entità
della pressione esercitata sul territorio dalle diverse fonti di emissione sia di origine antropica che naturale (anche se
l’inventario regionale delle emissioni in atmosfera è in avanzata fase di elaborazione).
Poiché le postazioni di rilevamento della qualità dell’aria non possono essere rappresentative della distribuzione di
livelli di concentrazione degli inquinanti al di fuori dell’agglomerato o zona di pertinenza; sulla parte di territorio regionale
non coperta da monitoraggio sistematico saranno applicati modelli di simulazione e/o tecniche di stima per la valutazione
La qualità dell’aria è il risultato di un equilibrio complesso tra gli apporti diretti degli inquinanti emessi in aria, ciò che
chiamiamo le emissioni di inquinanti, e tutta una serie di fenomeni ai quali gli inquinanti sono sottomessi una volta che si
trovano in atmosfera: il trasporto, la dispersione (i venti e le turbolenze all’origine della diluizione delle emissioni) la
deposizione e infine le trasformazioni chimiche (per esemp io sotto l’effetto dell’irraggiamento solare come la produzione
dell’ozono estivo a partire dagli ossidi di azoto e dagli idrocarburi). E’ per questo che non bisogna confondere le
concentrazioni nell’aria ambiente degli inquinanti [espressi per esempio in microgrammi per metro cubo (µg/m3
) o per un
indice di qualità dell’aria], che caratterizza la qualità dell’aria respirata, e le emissioni di inquinanti (di cui le quantità sono
espresse in grammi, chilogrammi o tonnellate) scaricate da una fonte data ( un camino, un tubo di scappamento,…) durante
una durata determinata (ora, anno,…). Dalle emissioni dipende la qualità dell’aria, anche se non c’è un legame semplice e
diretto tra i due elementi. A partire dalle emissioni di inquinanti equivalenti in luogo e intensità, i livelli degli inquinanti
nell’ambiente possono variare di un fattore venti seguendo le condizioni meteorologiche più o meno favorevoli alla
dispersione e dunque alla diluizione, o al contrario alla concentrazione di questi inquinanti. La conoscenza di queste
emissioni è dunque primordiale per il monitoraggio della qualità dell’aria” (AIRPARIF, 2005).
Alla data di elaborazione del presente Piano, la Sicilia si sta adoperando alla redazione dell’inventario delle emissioni a
livello regionale quale strumento conoscitivo, la cui importanza è stata ribadita dal D. Lgs. n. 351 del 4/08/1999, e dal D.M.
60/02 secondo quanto previsto dall’allegato 2 del DM 261/2002. Infatti, una delle principali novità introdotte dalla nuova
normativa consiste nell’integrazione delle informazioni derivanti dalla misura degli inquinanti e da due nuovi strumenti:
l’inventario delle emissioni (ARTA) e la modellistica numerica ambientale (ARPA Sicilia).
Tali importanti strumenti sono in avanzato stato di progettazione da parte dell’Assessorato Territorio ed Ambiente ed
in corso di realizzazione da parte di ARPA SICILIA. La sua realizzazione sarà completata presumibilmente entro la fine
del 2007 (Allegato 8).
L’inventario contiene il censimento delle sorgenti, le quantità annue di inquinanti emessi da tutte le sorgenti di
emissione in atmosfera ivi comprese quelle dei principali insediamenti produttivi.
Per la costruzione dell’inventario regionale le emissioni sono state suddivise come puntuali o come lineari/nodali
(arterie e nodi di comunicazione). Per la costruzione dell’inventario per particolari infrastrutture (porti, aeroporti, traffico
veicolare, etc..) sono stati e saranno utilizzati specifici modelli per la stima delle emissioni.
La stima delle emissioni in aria di gas inquinanti, gas serra, composti organici persistenti e metalli pesanti si basa su
una metodologia consolidata, rispetto alla quale la ricerca continua ad affinare strumenti e metodi. Il progetto CORINAIR
(COoRdination-INformation-AIR), promosso e coordinato dalla Comunità Europea nell’ambito del programma
sperimentale CORINE (COoRdinated Information on the Environment in the European Community), ne è l’asse portante
dal 1985, anno in cui è stato realizzato il primo inventario italiano armonizzato a livello europeo.
Il principale obiettivo della prima fase delle attività di tale progetto, al quale hanno partecipato tutti i Paesi membri
della Comunità, è stato la realizzazione di un inventario prototipo delle emissioni di Ossidi di Zolfo (SOX), Ossidi di Azoto
(NOX) e Composti Organici Volatili (COV) riferito all’anno 1985, da utilizzare come base scientifica per la scelta delle
politiche ambientali in materia di inquinamento atmosferico.
L'inventario del ‘90 ha opportunamente rivisto la metodologia applicata nel 1985, estendendo il numero di inquinanti
considerati e cioè SO2, CO, CO2, NH3, N2O, NOX, CH4, composti organici volatili non metanici (COVNM), ampliando il
numero di attività censite ed armonizzando ulteriormente i metodi di stima delle emissioni in Europa.
La classificazione delle fonti di emissione, adottata nell’ambito del progetto è definita in termini di “Macrosettori”.
Ciascuna delle 11 voci di questo livello è suddivisa in settori (in tutto 76) che sono a loro volta suddivisi in attività (in tutto
Gli 11 Macrosettori CORINAIR sono:
1. Centrali Elettriche Pubbliche, Cogenerazione e Teleriscaldamento
2. Combustione Terziario ed Agricoltura
3. Combustione nell’industria
4. Processi produttivi
5. Estrazione e distribuzione di combustibili fossili
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6. Uso di solventi
7. Trasporto su strada
8. Altre fonti mobili
9. Trattamento e smaltimento rifiuti
10. Agricoltura e silvicoltura e cambiamento del suolo
La suddivisione territoriale utilizzata nel progetto CORINAIR considera quattro livelli di unità territoriali e individua,
per l’Italia, le entità geografico-amministrative corrispondenti:
livello 1: gruppi di regioni (Italia settentrionale, centrale, meridionale e insulare);
livello 2: regioni;
livello 3: province;
livello 4: comuni.
Il progetto CORINAIR, realizza l’inventario delle emissioni per le unità territoriali di livello 3. Di seguito di
presentano le stime APAT regionali di CH4, CO, CO2, COVNM, N2O, NH3, NOX, SO2 e PM10 relative agli anni 1990
1995, 2000 e 2003.
In linea generale si ricorda che, a partire dalla metà degli anni ’80, le emissioni di biossido di zolfo sono state
fortemente ridotte, grazie all’introduzione negli usi civili ed industriali di combustibili a basso tenore di zolfo e del gas
naturale, praticamente privo di zolfo. Questo, insieme ad altre misure di intervento sui processi (miglioramento
dell’efficienza, processi meno inquinanti) e/o sulle emissioni (abbattimento degli inquinanti ai camini) ha portato, a partire
dalla seconda metà degli anni ’80, ad un generalizzato contenimento delle emissioni da fonti fisse di altri inquinanti, tra cui
gli ossidi di azoto, il monossido di carbonio, i composti organici.
Relativamente alle emissioni dal settore trasporti, l’aumento del numero di veicoli e del consumo di combustibili ha
controbilanciato l’effetto positivo dovuto alla diffusione di veicoli meno inquinanti; questo, oltre ad aumentare le situazioni
di congestione con i connessi disagi, ha fatto permanere i problemi legati alle emissioni di inquinanti caratteristici del
L’indicatore rappresenta una stima, regionale e disaggregata per provincia e per settori delle emissioni di PM10 (polveri di
dimensioni inferiori a 10 µm) per valutarne l’andamento nel tempo.
Il particolato è costituito dall’insieme di tutto il materiale non gassoso, generalmente solido, in sospensione nell’aria. Le
polveri da dimensione inferiore a 10 µm hanno origine sia naturale sia antropica. Le particelle di origine naturale sono
generate dall’erosione dei suoli o dei manufatti (frazione più grossolana) da parte di agenti atmosferici, dal trasporto di
sabbia proveniente dal Sahara, dal materiale inorganico prodotto da agenti naturali (vento e pioggia), dall’emissioni
vulcaniche e dalla produzione di aerosol (marino e biogenico) (frammenti vegetali, polline, spore). Una parte consistente
delle polveri presenti in atmosfera ha origine secondaria ed é dovuta alla reazione di composti gassosi quali ossidi di azoto,
ossidi di zolfo, ammoniaca e composti organici.
Nelle aree urbane il materiale particolato può avere origine da lavorazione industriali (cantieri edili, fonderie, cementifici),
dall’usura dell’asfalto, dei pneumatici, dei freni, delle frizioni e dalle emissioni di scarico degli autoveicoli, in particolare
quelli dotati di motore diesel. Le polveri hanno una notevole rilevanza sanitaria per l’alta capacità di penetrazione nelle vie
respiratorie. Le stime effettuate sono relative solo alle emissioni di origine primaria, mentre non sono calcolate quelle di
origine secondaria così come quelle dovute alla risospensione delle polveri depositatesi al suolo. La Direttiva LCP
2001/80/CE indica i valori limite di emissioni di polveri per combustibili solidi, liquidi e gassosi nei grandi impianti di
combustione e la Raccomandazione 2003/47/CE fornisce orientamenti per gli Stati Membri nell’elaborazione del piano
nazionale di riduzione delle emissioni nei grandi impianti individuati nella Direttiva citata. Il DM 60 del 02/04/02 introduce
i “valori limite” per il PM10 che sono entrati in vigore dal 01/01/2005 (fase 1) e che verranno ulteriormente ridotti a partire
dal 01/01/2010 (fase 2).
La Figura 2.1. raffigura l’andamento nel tempo delle emissioni provinciali di PM10 per ciò che concerne gli anni che vanno
dal 1990 al 2003. La tabella 2.1. riporta i valori di queste emissioni in t/anno per gli anni di riferimento 1990, 1995, 2000 e
Dall’analisi della Figura 2.1. che riporta la distribuzione provinciale di emissioni da PM10 con il relativo andamento negli
anni 1990, 1995, 2000 e 2003 si nota un aumento nelle stime realizzate ed una natura eterogenea del particolato PM10. I
settori che incidono maggiormente sono: Settore 7: Trasporti stradali con un valore di 2931,22 t/anno; Settore 11: Altre
sorgenti di Emissione ed assorbimenti con 12933 t/anno. Per quanto riguarda il settore trasporti il particolato può avere
origine dall’usura dell’asfalto, dei pneumatici , dei freni, delle frizioni e dalle emissioni di scarico degli autoveicoli, in
particolare quelli dotati di motore diesel. Per il settore Altre sorgenti di Emissione ed Assorbimenti il particolato ha origine
naturale, ne fanno parte le polveri sospese, il materiale organico disperso dai vegetali (pollini e frammenti di piante), il
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materiale inorganico prodotto da agenti naturali (vento e pioggia), dall’erosione del suolo o dei manufatti (frazione più
grossolana) ecc.
I valori di emissioni rilevati dalle tabelle associate alle figure sopra descritte riportano flussi elevati di PM10 che hanno un
impatto certo sull’ambiente circostante. Questo sarà uno dei settori emissivi su cui nei prossimi anni si dovrà agire per
programmare delle azioni di contenimento di emissione di flussi relativi al PM10.
Trend di emissioni di PM10 (t/anno)
1990 1995 2000 2003
Figura 2.1:Trend emissioni provinciali PM10
PROVINCIA 1990 1995 2000 2003
Agrigento 1268,578 1345,498 1306,662 2119,59
Caltanissetta 1813,127 2208,624 1037,241 1499,53
Catania 2134,604 1979,869 2045,997 3367,94
Enna 617,539 631,543 703,821 1387,57
Messina 4681,447 5093,808 4527,814 5346,48
Palermo 3677,369 3134,272 2585,221 4916,44
Ragusa 755,129 717,665 808,137 1354,09
Siracusa 3922,626 3765,140 2537,957 2686,23
Trapani 1482,004 1473,539 1365,514 3187,63
TOTALE 20.352,42 20.349,96 16.918,36 25865,50
Tabella 2.1: Trend emissioni provinciali di PM10 (t/anno)
PM10 (t/anno) Agrigento Caltanissetta Catania Enna Messina Palermo Ragusa Siracusa Trapani Totale
Combustione-Energia ed
industria di
trasformazione 1 54.86 146.33 0.65 0.22 297.12 182.95 0.14 396.31 21.42 1100
Combustione-Non
2 39.72 39.60 107.79 53.16 63.41 75.02 33.46 25.52 43.63 481.31
Combustione-Industria
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3 49.01 11.90 151.60 13.79 56.96 110.25 86.75 58.93 91.99 631.18
4 97.07 39.28 120.60 36.90 117.32 189.96 146.20 310.21 98.15 1155.69
7 205.18 98.15 233.73 100.65 1158.26 365.17 103.35 212.23 454.50 2931.22
8 262.64 138.35 152.07 119.88 54.90 238.58 79.21 47.55 248.46 1341.64
Rifiuti 9 25.07 27.74 15.22 44.06 0.85 54.17 13.24 8.45 16.86 205.66
Agricoltura ed
10 32.48 37.96 62.26 31.34 70.56 23.58 24.48 8.84 24.24 315.74
Altre sorgenti di
ed Assorbimenti 11 1060 750 1684 694 2673 2458 677 1343 1594 12933
Tabella 2.2: Disaggregazione macrosettoriale emissioni provinciali PM10 t/anno (2003)
2.1.2 EMISSIONI MONOSSIDO DI CARBONIO (CO)
L’indicatore fornisce una stima delle emissioni provinciali di CO e la relativa disaggregazione settoriale per valutarne
l’andamento nel tempo.
Il monossido di carbonio è un gas inodore ed incolore e viene generato durante la combustione di materiali organici quando
la quantità di ossigeno a disposizione è insufficiente. La principale sorgente di CO è rappresentata dal traffico veicolare
(circa l’80% delle emissioni a livello mondiale), in particolare dai gas di scarico dei veicoli a benzina. La concentrazione di
CO emessa dagli scarichi dei veicoli è strettamente connessa alle condizioni di funzionamento del motore; si registrano
concentrazioni più elevate con motore al minimo ed in fase di decelerazione, condizioni tipiche di traffico urbano intenso e
Utilizzando le stime elaborate dall’APAT, si è fornita una descrizione dei quantitativi di CO emessi in Sicilia dal 1990 al
La Direttiva 98/77/CE è relativa alle misure da adottare per ridurre le emissioni dei veicoli a motore e la 97/687CE attiene
all’emissione di inquinanti gassosi e particolato. Altri riferimenti normativi concernono le emissioni da processi di
combustione, tra cui l’incenerimento dei rifiuti (DM n. 503 del 19/11/1997) e la combustione in impianti industriali (DM
12/07/90 e D. Lgs. N. 372, in recepimento della Direttiva 96/61/CE sull’approccio integrato).
La Figura 2. presenta il trend delle emissioni provinciali di CO per ciò che concerne gli anni che vanno dal 1990 al 2003.
La Tabella 2.3 riporta i valori di queste emissioni in t/anno per gli anni di riferimento.
Dalla Figura 2.2 si nota come a livello provinciali dal 1990 al 1995 le emissioni di CO siano rimaste praticamente costanti,
nel 2000 subiscono una diminuzione fino ad oltre il 30% per poi aumentare nel 2003. Questa riduzione è facilmente
leggibile dalla Tabella 3 associata alla figura descritta. Dall’analisi della Tabella 4 si evince che i macrosettori produttivi
che incidono maggiormente nell’emissione di CO sono principalmente i trasporti stradali (83597,16 t/anno) con percentuali
relative elevate in tutte le province, ed anche in buona parte il macrosettore relativo al Settore 11( Altre sorgenti di
Emissione ed Assorbimenti) (411985 t/anno).
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Trend di emissioni di CO (t/anno)
Figura 2.2: Trend emissioni provinciali CO
Agrigento 52534,87 52427,16 35726,73 55114,44
Caltanissetta 35345,03 33810,61 21951,82 40849,66
Catania 124607,32 121104,71 85009,17 130914,09
Enna 20558,17 20709,83 15381,11 28136,41
Messina 95925,57 100545,46 81116,58 197999,96
Palermo 151747,50 148328,36 100583,40 169331,52
Ragusa 35939,33 36947,46 25577,50 43080,3
Siracusa 58498,89 57311,42 37834,90 57006,27
Trapani 65216,18 66194,24 45362,69 101537,57
TOTALE 640372,88 637379,3 448543,905 823970,22
Tabella 2.3: Trend emissioni provinciali di CO (t/anno)
CO (t/anno) Agrigento Caltanissetta Catania Enna Messina Palermo Ragusa Siracusa Trapani Totale
Combustione-Energia
trasformazione 1 274.04 616.85 11.20 3.73 1422.03 910.72 2.48 1741.95 108.67 5091.67
2 935.18 934.36 2531.89 1251.45 1482.34 1772.32 785.87 600.18 1027.76 11321.35
Combustione-
3 505.56 13.88 367.30 126.75 83.30 727.99 870.03 611.00 3650.73 6956.54
4 58.80 46.61 756.03 0 558.40 103.45 694.25 307.94 95.95 2621.43
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7 1206.59 923.70 2586.54 570.12 58760.29 4328.08 702.68 2758.13 11761.03 83597.16
8 6043.96 3183.81 3499.42 2758.69 1262.78 5490.21 1822.85 1093.62 5717.70 30873.04
Rifiuti 9 144.36 159.74 87.66 253.71 4.88 311.91 76.26 48.65 97.09 1184.26
10 330.70 386.43 633.84 319.06 718.35 240.06 249.25 90.02 246.80 3214.51
ed Assorbimenti 11 27557 20425 65457 14068 99000 84666 21540 28503 50769 411985
Tabella 2.4: Disaggregazione macrosettoriale emissioni provinciali CO t/anno (2003)
L’indicatore fornisce una stima delle emissioni regionali di sostanze acidificanti SO2, NOx ed NH3, espresse come
equivalenti acidi (H+/kg) e le relative disaggregazioni macrosettoriali, al fine di verificare l’andamento nel tempo, il
raggiungimento degli obiettivi fissati dal protocollo di Goteborg ed il rispetto dei limiti definiti dalla normativa europea
(Direttiva NEC).
Il biossido di zolfo (SO2) è il naturale prodotto di ossidazione della zolfo e dei composti che lo contengono allo stato
ridotto. E’ un gas incolore e di odore pungente. Le principali emissioni di biossido di zolfo derivano dai processi di
combustione che utilizzano combustibili di tipo fossile (gasolio, olio combustibile, carbone), in cui lo zolfo è presente come
impurità e dai processi metallurgici. Una percentuale molto bassa di biossido di zolfo nell’aria (6-7%) proviene dal traffico
veicolare, in particolare dai veicoli con motore diesel. La concentrazione di biossido di zolfo presenta una variazione
stagionale molto evidente, con i valori massimi nella stagione invernale, laddove sono in funzione gli impianti di
riscaldamento domestici. Il biossido di zolfo era ritenuto, fino agli anni ’80, il principale inquinante dell’aria ed è
certamente tra i più studiati, anche perché è stato uno dei primi composti a manifestare effetti sull’uomo e sull’ambiente.
Tuttavia, oggi, il progressivo miglioramento della qualità dei combustibili (minor contenuto di zolfo nei prodotti di
raffineria, imposto dal D.C.P.M. del 14 novembre 1995 e dal D. LGS.66 del 21 marzo 2005) insieme al sempre più diffuso
uso del gas metano, hanno diminuito sensibilmente la presenza di SO2 nell’aria.
Gli ossidi di azoto (NOx) si formano principalmente dai processi di combustione che avvengono ad alta temperatura. In
particolare, il biossido di azoto è da ritenersi fra gli inquinanti atmosferici maggiormente pericolosi, sia perché è per sua
natura irritante, sia perché da inizio, in presenza di forte irraggiamento solare, ad una serie di reazioni fitochimiche
secondarie che portano alla costituzione di sostanze inquinanti quali l’ozono, complessivamente indicate con il termine di
“smog fotochimico”. Un contributo fondamentale all’inquinamento da biossido di azoto e derivati fotochimici è apportato,
nelle città, dai fumi di scarico degli autoveicoli. L’entità delle emissioni può, in questo caso, variare anche in funzione delle
caratteristiche, dello stato del motore e delle modalità di utilizzo dello stesso, (valore della velocità, accelerazione ecc.). In
generale l’emissione di ossidi di azoto, in modo particolare per il biossido di azoto, è maggiore quando il motore funzione
ad elevato numero di giri (arterie urbane a scorrimento veloce, autostrade ecc.).
L’ammoniaca (NH3) proviene in gran parte dalle fonti di origine agricola, dall’allevamento e dai trasporti stradali. Si può
rilevare la presenza di ammoniaca nell'atmosfera molto facilmente grazie al suo odore penetrante. Gli usi dell'ammoniaca
sono innumerevoli, è una sostanza estremamente importante in campo industriale: come base per fertilizzanti agricoli,
come componente per vernici, nell'industria cartaria come sbiancante, ecc..
Utilizzando le stime elaborate da APAT si è rappresentato il trend emissivo dal 1990 al 2003 di SO2, NOx ed NH3, nonché
la disaggregazione macrosettoriale al 2003.
Gli obiettivi fissati dal Protocollo di Goteborg, nell’ambito della Convenzione di Ginevra sull’inquinamento atmosferico
transfrontaliero a lunga distanza (1999) sono i seguenti:
I limiti nazionali di emissione da raggiungere entro il 2010 fissati dalla Direttiva NEC (2001/81/CE) sono: SOx = 475 kt,
NOx = 990 kt, NH3=419 kt (APAT, 2003). Questo indicatore verrà aggiornato periodicamente ogni anno.
Le emissioni di gas acidificanti sono espresse in tonnellate (t) emesse ogni anno e per valutare l’andamento complessivo
vengono utilizzati i fattori di conversione in equivalenti acidi (H+
). Tali fattori sono quelli utilizzati dall’Agenzia Europea
dell’Ambienti: SOx=31,25; NOx= 21,74; NH3=58,82.
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