Source: https://studiolegaleramelli.it/2020/03/16/la-rassegna-ragionata-della-giurisprudenza-di-legittimita-in-tema-di-responsabilita-penale-dei-professionisti-sanitari-per-i-reati-di-lesioni-colpose-ed-omicidio-colposo/
Timestamp: 2020-05-25 02:33:00+00:00
Document Index: 34721435

Matched Legal Cases: ['art. 590', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 518', 'sentenza ', 'art. 590', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 622', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 590', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 7', 'sentenza ']

La rassegna ragionata della giurisprudenza di legittimità in tema di responsabilità penale dei professionisti sanitari per i reati di lesioni colpose ed omicidio colposo. – Avvocato Diritto Penale Roma Eur
La rassegna ragionata della giurisprudenza di legittimità in tema di responsabilità penale dei professionisti sanitari per i reati di lesioni colpose ed omicidio colposo.
Si segnala ai lettori del blog la rassegna giurisprudenziale aggiornata al mese di febbraio 2020 nella quale sono riportate le più significate decisioni della Corte di Cassazione pronunciate all’esito dello scrutinio di legittimità di processi nei quali il sanitario è stato tratto a giudizio per i reati di evento di omicidio colposo o lesioni personali colpose, la cui commissione è connessa all’ars medica esercitata presso strutture pubbliche o private, ovvero nel corso dell’attività professionale privata.
Verranno quindi riportati gli arresti giurisprudenziali che affrontano i nodi che nella quotidiana pratica di trattazione dei procedimenti penali deve affrontare il legale nell’interesse ed a difesa del proprio assistito e segnatamente:
(i) la posizione di garanzia ed il perimetro della responsabilità del sanitario;
(ii) il giudizio controfattuale con il quale le parti processuali nei rispettivi ruoli si devono misurare per accertare la sussistenza o meno del nesso causale tra la condotta colposa contestata (commissiva od omissiva) al sanitario e l’evento lesivo (lesioni ed omicidio);
(iii) le novità introdotte dalla Legge Gelli Bianco e la giurisprudenza apicale sedimentata nei tre anni dalla sua entrata in vigore, con particolare riferimento alla individuazione dei rapporti intertemporali con il decreto Balduzzi con particolare riferimento alla individuazione della legge più favorevole e all’efficacia scriminante delle raccomandazioni cristallizzate nelle linee guida e le buone pratiche clinico-assistenziali alle quali fa riferimento l’art. 590 sexies cod. pen., norma introdotta dalle Legge Gelli Bianchi (L. 8 marzo 2017, n. 24).
Verrà infine riportata una sintetica rassegna delle pronunce di legittimità della III Sezioni Civile della Suprema Corte che si occupa della materia, con illustrazione dei temi di maggiore spessore che vengono in evidenza nella trattazione delle cause promosse dai pazienti (o dai loro aventi causa) contro il medico e/o la struttura con azione di risarcimento danni.
La posizione di garanzia del medico:
Posizione di garanzia e responsabilità dell’ostetrica che non avverta il medico dello stato di sofferenza fetale
Le questioni processuali, il giudizio controfattuale, la condotta omissiva e l’elemento psicologico del reato nei reati colposi del medico.
Lesioni colpose: il termine per proporre querela decorre dal momento in cui il soggetto passivo viene a conoscenza dell’eventuale errore diagnostico o terapeutico del sanitario.
L’aggiunta di un ulteriore profilo di colpa nell’imputazione non comporta violazione del principio di correlazione tra accusa e sentenza di condanna.
Il principio secondo cui, in tema di reati colposi, non vi è violazione del principio di correlazione tra l’accusa e la sentenza di condanna qualora sia aggiunto un ulteriore profilo di colpa non menzionato nell’imputazione, sempre che l’imputato abbia avuto la concreta possibilità di apprestare in modo completo la sua difesa in relazione a ogni possibile profilo dell’addebito, presuppone pur sempre che il profilo di colpa “nuovo” attenga al medesimo fatto storico oggetto di imputazione, giacché, diversamente, è imprescindibile attivare i meccanismi processuali previsti – a garanzia del diritto di difesa – dall’art. 518 c.p.p. (da queste premesse, è stata annullata senza rinvio la sentenza di condanna pronunciata a carico di un medico per il reato di omicidio colposo, in relazione alla morte di una paziente, proprio per difetto di contestazione: infatti, rispetto alla contestazione che aveva a fondamento la ipotizzata responsabilità per la contestata erronea gestione dell’intervento di taglio cesareo e del decorso post operatorio, in sede di appello la condanna era intervenuta, in assenza di interlocuzione difensiva, per un fatto nuovo, ipotizzandosi profili di colpa nella condotta del medico nel corso della gravidanza).
Responsabilità penale del ginecologo e dell’ostetrica per aver cagionato lesioni colpose al neonato durante il parto.
In caso di lesioni colpose cagionate al neonato durante il parto, è configurabile una corresponsabilità del ginecologo, nel trascurare i segnali di sofferenza fetale, e delle ostetriche, nell’omessa segnalazione del peggioramento del tracciato cardiotocografico.
Cure omeopatiche: applicazione delle misure interdittive e rischio di reiterazione del reato di omicidio colposo.
Risponde di lesioni colpose l’odontoiatra che non acquisisca il consenso informato per l’effettuazione dell’ intervento di implantologia e che non gestisca correttamente l’infezione del paziente.
Risponde a titolo di omicidio preterintenzionale o volontario il medico che provochi coscientemente un’inutile mutilazione al paziente, per fini estranei alla tutela della salute.
Le più significative pronunce della Giurisprudenza di legittimità sull’art. 590 sexies e sui rapporti tra la Legge Gelli Bianco e la precedente Legge Balduzzi:
Fatti commessi prima della Legge Balduzzi: è viziata la motivazione della sentenza che non valuta la riconducibilità della condotta del medico alle linee guida.
In tema di responsabilità degli esercenti la professione sanitaria per fatti commessi prima dell’entrata in vigore del D.L. 13 settembre 2012, n. 158 è viziata la motivazione della sentenza che ometta di valutare se la condotta del sanitario sia riconducibile a raccomandazioni previste da linee guida o a buone pratiche clinico assistenziali, se si sia discostata da tali parametri, se integri colpa per imperizia, ovvero per negligenza o imprudenza, e se la colpa sia da considerare lieve o grave.
Cassazione penale sez. III, 12/06/2018, n.46957
Legge Balduzzi e Legge Gelli Bianco: esclusione della punibilità e responsabilità civile.
Nell’ambito della colpa lieve da imperizia del sanitario, purché questa attenga alla fase attuativa della prestazione medica, la disciplina del decreto Balduzzi e quella della legge Gelli-Bianco prevedono entrambe la non punibilità di chi se ne renda responsabile. Rimane ferma la responsabilità civile del sanitario, anche per colpa lieve, a prescindere dallo strumento con il quale il legislatore disciplina il difetto di rilevanza penale della condotta colposa da imperizia lieve.
La responsabilità del medico va valutata in base ai parametri del diritto penale anche in caso di annullamento con rinvio ai soli effetti civili.
In caso di annullamento con rinvio ai soli effetti civili per intervenuta prescrizione del reato della sentenza di appello, il giudice civile del rinvio è tenuto a valutare la sussistenza della responsabilità dell’imputato secondo i parametri del diritto penale e non facendo applicazione delle regole proprie del giudizio civile. (Fattispecie in cui la Corte ha annullato con rinvio ai sensi dell’art. 622 c.p.p. la sentenza d’appello che aveva confermato la sentenza di condanna di tre medici per il reato di omicidio colposo, demandando al giudice del rinvio la selezione della norma più favorevole tra quella di cui all’art. 590-sexies c.p. e quella di cui all’art. 3, comma 1, d.l. 13 settembre 2012, n. 158).
Successione di leggi penali: la norma introdotta dalla Legge Balduzzi è più favorevole rispetto a quella prevista dalla Legge Gelli Bianco.
In tema di responsabilità dell’esercente la professione sanitaria, l’abrogato articolo 3 del decreto legge 13 settembre 2012 n. 158, come modificato dalla legge 8 novembre 2012 n. 189 (cosiddetta “legge Balduzzi“), si configura come norma più favorevole rispetto all’articolo 590-sexies del codice penale, introdotto dalla legge 8 marzo 2017 n. 24 (cosiddetta “legge Gelli-Bianco”), sia in relazione alle condotte connotate da colpa lieve da negligenza o imprudenza, sia in caso di errore determinato da colpa lieve da imperizia intervenuto nella fase della scelta delle linee-guida adeguate al caso concreto (sezioni Unite, 21 dicembre 2017, Mariotti).
Successione di leggi penali nel tempo.
Le pronunce della Giurisprudenza di legittimità in tema di responsabilità civile e sui rapporti tra Legge Balduzzi e Legge Gelli Bianco:
Irretroattività delle norme sostanziali della Legge Gelli Bianco
Le norme sostanziali contenute nella legge n. 189 del 2012, al pari di quelle di cui alla legge n. 24 del 2017, non hanno portata retroattiva e non possono applicarsi ai fatti avventi in epoca precedente alla loro entrata in vigore, a differenza di quelle che, richiamando gli articoli 138 e 139 del codice delle assicurazioni private in punto di liquidazione del danno, sono di immediata applicazione anche ai fatti pregressi. (Principio enunciato in motivazione, ai sensi dell’articolo 384 del codice di procedura civile).
Il comma 3, prima parte dell’articolo 7 della legge n. 24 del 2017 qualifica in termini di responsabilità extracontrattuale, ai sensi dell’articolo 2043 del Cc, la responsabilità dell’esercente la professione sanitaria di cui ai precedenti commi 1 e 2 (ossia dei sanitari di cui si avvale la struttura sanitaria o sociosanitaria, pubblica e privata), salvo che abbia agito nell’adempimento di obbligazione contrattuale assunta con il paziente, sicché il sanitario risponde, in questo ultimo caso, a titolo di responsabilità contrattuale. La legge n. 24 del 2017 ha – quindi – operato in via immediata e diretta la qualificazione giuridica dei rapporti inerenti ai titoli di responsabilità civile riguardanti la struttura sanitaria e l’esercente la professione sanitaria, per un verso (quello concernente la struttura) recuperando la interpretazione fornita dalla giurisprudenza consolidatasi nel tempo, per altro verso (quello del sanitario operante nell’ambito della struttura, salva l’ipotesi residuale della obbligazioni assunta contrattualmente da quest’ultimo), discostandosi nettamente dal diritto vivente che, a far data dal 1999, aveva qualificato come di natura contrattuale la responsabilità dell’esercente la professione sanitaria, facendo leva sulla teorica del cosiddetto “contatto sociale”. Tale operazione il legislatore ha compiuto in base alle disposizioni del codice civile, senza che, dunque, via sia stata alcuna successione di leggi nel tempo che abbiano dettato tra loro una disciplina sostanziale (almeno in parte) differente.
Legge Balduzzi e legge Gelli-Bianco.
In tema di risarcimento del danno alla salute conseguente ad attività sanitaria, la norma contenuta nell’art. 3, comma 3, del d.l. n. 158 del 2012 (convertito dalla l. n. 189 del 2012) e sostanzialmente riprodotta nell’art. 7, comma 4, della l. n. 24 del 2017 – la quale prevede il criterio equitativo di liquidazione del danno non patrimoniale fondato sulle tabelle elaborate in base agli artt. 138 e 139 del d.lgs. n. 209 del 2005 (Codice delle assicurazioni private) – trova applicazione anche nelle controversie relative ad illeciti commessi e a danni prodotti anteriormente alla sua entrata in vigore, nonché ai giudizi pendenti a tale data (con il solo limite del giudicato interno sul “quantum”), in quanto la disposizione, non incidendo retroattivamente sugli elementi costitutivi della fattispecie legale della responsabilità civile, non intacca situazioni giuridiche precostituite ed acquisite al patrimonio del soggetto leso, ma si rivolge direttamente al giudice, delimitandone l’ambito di discrezionalità e indicando il criterio tabellare quale parametro equitativo nella liquidazione del danno.
Grava sul paziente l’onere di provare il nesso causale tra l’aggravamento della patologia e la condotta del sanitario.
In tema di responsabilità contrattuale della struttura sanitaria, incombe sul paziente che agisce per il risarcimento del danno l’onere di provare il nesso di causalità tra l’aggravamento della patologia (o l’insorgenza di una nuova malattia) e l’azione o l’omissione dei sanitari, mentre, ove il danneggiato abbia assolto a tale onere, spetta alla struttura dimostrare l’impossibilità della prestazione derivante da causa non imputabile, provando che l’inesatto adempimento è stato determinato da un impedimento imprevedibile ed inevitabile con l’ordinaria diligenza. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato la sentenza di merito, che aveva rigettato la domanda di risarcimento del danno proposta dalla vedova di un paziente deceduto, per arresto cardiaco, in seguito ad un intervento chirurgico di asportazione della prostata cui era seguita un’emorragia, sul rilievo che la mancata dimostrazione, da parte dell’attrice, della riconducibilità eziologica dell’arresto cardiaco all’intervento chirurgico e all’emorragia insorta, escludeva in radice la configurabilità di un onere probatorio in capo alla struttura).
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