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Timestamp: 2019-06-24 09:43:13+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 17', 'art. 17', 'art. 1', 'art. 17', 'art. 27', 'art. 28', 'art. 2']

Acconti d’imposta: novità per le persone fisiche e modalità di versamento per soggetti ires ed irap | Commercialista Telematico
Il 30 novembre 2009 scade per i soggetti con il periodo d’imposta coincidente con l’anno solare, e dunque per la generalità delle imprese, il termine per il versamento della seconda rata di acconto delle imposte IRPEF, IRES e IRAP relativa al 2009. Per le imprese societarie con periodo d’imposta non coincidente con l’anno solare, la scadenza è fissata, si ricorda, all’undicesimo mese del periodo stesso. Gli argomenti concernenti le novità per le persone fisiche e le modalità di versamento sono stati trattati nella prima parte della circolare Assonime numero 47 del 23 novembre scorso.<?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" />
Le novità per i soggetti Irpef
Il decreto legge varato dal Consiglio dei Ministri il 12 novembre 2009 (D.L. n. 168/2009 (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 274 del 24.11.2009) ha disposto, solo per le persone fisiche, una riduzione del 20 per cento dell’acconto IRPEF da versare entro il 30 novembre.
L’acconto IRPEF dovuto, dunque, ordinariamente del 99 per cento, è, per il solo 2009, pari al 79 per cento dell’imposta dichiarata l’anno precedente o a quella che si presume essere relativa all’anno in corso. Il beneficio, tuttavia, sarà soltanto momentaneo perché lo “sconto” verrà recuperato al momento del pagamento del saldo, cioè a giugno 2010.
Il provvedimento, che riguarda principalmente:
– imprenditori individuali,
– lavoratori autonomi e
– soci (persone fisiche) di società di persone,
– interessa anche lavoratori dipendenti e pensionati che percepiscono redditi ulteriori rispetto a quelli “ordinari” di lavoro dipendente (redditi fondiari, compensi per prestazioni occasionali, affitto di immobili).
La riduzione, viceversa, non interessa quei lavoratori dipendenti che subiscono la trattenuta in busta paga e non dichiarano altri redditi. Il sostituto d’imposta dovrà ricalcolare la misura dell’acconto indicato nel modello 730/2009 senza attendere richieste o istanze del contribuente.
Come precisato dal comunicato stampa dell’Agenzia delle Entrate rilasciato il 17 novembre 2009 (e pubblicato sul sito dell’Agenzia), infatti, “per coloro che si sono avvalsi dell’assistenza fiscale, i sostituti d’imposta tratterranno l’acconto applicando la nuova percentuale del 79 per cento”.
Inoltre, i sostituti d’imposta che non hanno tenuto conto di questa innovazione nel mese di novembre “provvederanno a restituire nella retribuzione di dicembre le maggiori somme trattenute” (cfr.: Comunicato stampa 17 novembre 2009).
La summenzionata nota dell’Agenzia ha anche precisato che “ai contribuenti che hanno già effettuato il pagamento dell’acconto nella misura del 99 per cento spetta un credito d’imposta pari alla differenza pagata in eccesso, da utilizzare in compensazione con il modello F24 (art. 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241)”. I contribuenti, cioè, che hanno già provveduto alla data di entrata in vigore del decreto al versamento del secondo acconto in misura piena godranno di un credito d’imposta di importo pari alla differenza pagata in eccesso.
Modalità e i termini di versamento in acconto delle imposte IRES e IRAP
Rispetto al passato, le regole de quo non hanno subito innovazioni sostanziali.
Misura degli acconti
L’importo dovuto a titolo di acconto deve essere versato in due rate:
– la prima, pari al 40 per cento dell’acconto dovuto, va versata entro il termine per il pagamento del saldo delle imposte relativo al periodo di imposta precedente,
– la seconda, pari alla restante parte (cioè, al 60 per cento), entro il mese di novembre;
– per i soggetti con periodo di imposta non coincidente con l’anno solare la seconda o unica rata di acconto deve essere versata entro l’undicesimo mese del periodo cui l’acconto si riferisce (cfr. l’art. 17, comma 3, lett. b), del d.P.R. 7 dicembre 2001, n. 435, secondo cui il termine di versamento di tale seconda (o unica) rata scade “nel mese di novembre, ad eccezione [dei] soggetti […] il cui periodo d’imposta non coincide con l’anno solare, che effettuano il versamento di tale rata entro l’ultimo giorno dell’undicesimo mese dello stesso periodo di imposta”).
La ripartizione del versamento in acconto in due rate viene meno nell’ipotesi in cui la prima rata di acconto non superi euro 103; in questo caso, infatti, il contribuente potrà versare l’intero acconto entro il termine di scadenza previsto per il versamento della seconda rata di acconto. Al riguardo, deve porsi attenzione all’importo indicato nel rigo RN17 del modello di dichiarazione UNICO 2009-SC.
L’obbligo di versamento in acconto ai fini IRES e IRAP non sussiste nel caso in cui l’imposta relativa al periodo di imposta precedente, al netto delle detrazioni e dei crediti d’imposta e delle ritenute d’acconto, sia di ammontare non superiore ad euro 21 (art. 1, comma 2, della legge 23 marzo 1977, n. 97)
Per gli importi dovuti a titolo di seconda o unica rata di acconto ai fini IRES e IRAP non è prevista alcuna rateizzazione; gli stessi, dunque, debbono essere versati in un’unica soluzione.
Anche per quanto concerne le modalità di versamento degli acconti non vi sono novità significative. Assume rilevanza, come di consueto, la disciplina della compensazione prevista dall’art. 17 del d.lgs. 9 luglio 1997, n. 241, che, oltre ad aver unificato le modalità di versamento dei tributi erariali e regionali e dei contributi previdenziali – mediante la presentazione di un’unica delega bancaria –, consente ai contribuenti, in sede di versamento, di compensare crediti e debiti relativi a diverse imposte nell’ordinario limite di 516.456,90 euro per ciascun anno solare (1).
Sull’argomento l’Amministrazione finanziaria ha fornito taluni chiarimenti di natura procedimentale in relazione alla regolarizzazione del superamento del limite quantitativo previsto per le compensazioni (2) e che il legislatore ha inasprito le sanzioni applicabili in fattispecie di utilizzo in compensazione di crediti inesistenti (art. 27, comma 18, del decreto legge n. 185/2008, il quale prevede, in caso di utilizzo in compensazione di crediti inesistenti, “la sanzione dal cento al duecento per cento della misura dei crediti stessi”..)
E’, poi, ormai pienamente operativa la nuova procedura propedeutica all’erogazione di rimborsi d’imposta prevista dall’art. 28-ter del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 e che, pertanto, la compensazione tra crediti e debiti d’imposta può avvenire anche a seguito di apposita richiesta da parte dell’Amministrazione finanziaria.
Questa disposizione, introdotta dall’art. 2, comma 13, del decreto legge 3 ottobre 2006, n. 262, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2006, n. 286., infatti, prevede che l’Agenzia delle entrate, nel corso dell’erogazione di un rimborso d’imposta, debba verificare se il relativo beneficiario è “iscritto a ruolo”; in caso affermativo, l’Agenzia delle entrate dovrà segnalare tale circostanza all’agente della riscossione che ha in carico il ruolo, il quale, a sua volta, previa sospensione dell’azione di recupero, dovrà notificare al diretto interessato una proposta di “compensazione” tra il credito d’imposta e il debito iscritto a ruolo.
In caso di rifiuto della suddetta proposta, cessano gli effetti della sospensione dell’azione di recupero e l’agente della riscossione comunica tale rifiuto all’Agenzia delle entrate.
La concreta attuazione di tale disciplina, tuttavia, era rimasta subordinata all’emanazione di un provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate per l’approvazione delle specifiche tecniche necessarie per la gestione della procedura informatica e l’individuazione dei relativi termini, emanato il 29 luglio 2009.
(1) Tale limite non si applica né alle compensazioni cc.dd. “verticali” – quelle, cioè, aventi ad oggetto debiti e crediti relativi ad una stessa imposta – né alle compensazioni aventi ad oggetto crediti d’imposta derivanti da agevolazioni o incentivi fiscali (vedi, a tale ultimo riguardo: circolare Ministero Finanze n. 219 del 18 settembre 1998; risoluzione Ministero Finanze n. 86/E del 24 maggio 1999; circolare Ministero. Fin. n. 9/DF del 3 aprile 2008).
(2) In particolare, l’Agenzia delle entrate ha precisato (cfr.: risoluzione n. 452/E del 27 novembre 2008) che l’utilizzo in compensazione di un credito (esistente) oltre il limite di 516.456,90 euro deve essere regolarizzato mediante il ripristino della posizione creditoria del contribuente e non attraverso un ulteriore e successivo versamento delle imposte indebitamente compensate – pari al quantum di credito d’imposta utilizzato oltre il limite – seppur accompagnato dal versamento degli interessi e delle sanzioni.
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