Source: http://societcivileecostituzione.blogspot.com/2010/11/corte-costituzionale-sentenza-310-del.html
Timestamp: 2017-09-26 20:00:55+00:00
Document Index: 77128440

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 97', 'art. 253', 'art. 296', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Società Civile e Costituzione: Corte Costituzionale sentenza 310 del 2010, sull'arbitrarietà della pubblica amministrazione nella chiusura delle imprese economiche.
Sostiene la Corte Costituzionale con la sentenza N. 310 del 2010 che:
“Inoltre, ad avviso del Collegio, la questione non sarebbe manifestamente infondata. Infatti, l’obbligo di motivare i provvedimenti amministrativi – di cui all’art. 3, comma 1, della legge n. 241 del 1990 – costituirebbe un principio generale, attuativo sia dei canoni d’imparzialità e di buon andamento della pubblica amministrazione, ai sensi dell’art. 97 Cost., sia di altri interessi costituzionalmente protetti, come il diritto di difesa contro gli atti della stessa pubblica amministrazione, ai sensi degli artt. 24 e 113 Cost. Di più, il suddetto obbligo sarebbe principio del patrimonio costituzionale comune dei Paesi europei, desumibile dall’art. 253 del Trattato sull’Unione europea (oggi art. 296, comma 2, del Trattato di Lisbona sul funzionamento dell’Unione europea, ratificato dall’Italia con legge 2 agosto 2008, n.130, ed entrato in vigore il 1° dicembre 2009), che lo estende addirittura agli atti normativi. “
La questione non è di poco conto. In una monarchia l’amministrazione può assumere provvedimenti senza giustificarsi davanti ai sudditi, in una democrazia l’amministrazione è subordinata ai cittadini ai quali deve motivare le sue azioni.
Purtroppo questo non sempre avviene dato il carattere ecclesiastico con cui molte amministrazioni si presentano ai cittadini pretendendo che questi si mattino in ginocchio davanti al crocifisso. Da un lato la Corte Costituzionale tenta di riaffermare i principi della Costituzione e dall’altro le Pubbliche amministrazioni continuano a mettere in atto dei veri e propri attentati terroristici nei confronti dei cittadini al fine di impedire loro di fruire dei diritti Costituzionali. Non si tratta di “violazioni alla Costituzione” fatte dal Parlamento o da chi è delegato dal Parlamento. Si tratta di atti di terrorismo che danneggiano grandemente la vita delle persone menomandone la fiducia nelle Istituzioni della Repubblica. L’atto di terrorismo, che la Corte Costituzionale censura con la sentenza 310 del 2010, è la violenza con cui si è impedito a questo “imprenditore” di lavorare sparandogli letteralmente nella sua attività mediante l’ordine di chiusura e costringendolo a sborsare denaro e tempo per ricorrere al TAR e far cessare l’atto di terrorismo che, in quel momento era in atto contro di lui.
Giustamente il TAR è ricorso alla Corte Costituzionale perché l’arbitrarietà della norma imposta illegalmente dal Parlamento costituiva un atto di terrorismo nei confronti dei cittadini. Un atto di terrorismo che va addirittura a violare il Trattato di Lisbona che costituisce la Costituzione di tutte le Costituzioni Europee.
Date le sei televisioni di Silvio Berlusconi, viene impedito ai cittadini di considerare come atti di terrorismo le violazioni delle leggi imposte dal Parlamento o dal Governo in quanto viene fatto credere che il Parlamento sia, come in monarchia, sovrano al di fuori e al di là della legge. Il Parlamento è sovrano solo all’interno della Costituzione. Quando legifera violando la Costituzione, mette in atto un atto di terrorismo nei confronti dei cittadini. Un atto di terrorismo supportato da organizzazioni criminali armate come al Polizia di Stato o i Carabinieri che, applicando norme di legge illegali, di fatto cessano di essere Istituzioni per trasformarsi in organizzazioni criminali. Ed è ciò che sta avvenendo troppo spesso con questo governo che sta tentando, con leggi a maggioranza, di trasformare lo Stato democratico in Stato fascista.
La Costituzione è L’IMPOSIZIONE dei limiti che i cittadini fanno al Parlamento entro i quali il Parlamento, per essere un’organizzazione legale e un’Istituzione, deve assolutamente attenersi per non essere considerato un’organizzazione criminale. Se il Parlamento viola quei limiti, non è importante se è stato eletto, è un’organizzazione criminale perché la sua elezione e la sua azione è circoscritta dalle norme Costituzionali: e questo, né Maroni, né Berlusconi, né la maggior parte delle Istituzioni hanno capito o, forse, meglio, fingono di non capire per costruire lo Stato fascista.
Riporto la sentenza integralmente:
Etichette: arbitrarietà, Corte Costituzionale, imprese, lavoro, sentenza 310/2010