Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-23244-del-18-09-2019
Timestamp: 2020-05-25 02:03:24+00:00
Document Index: 99936999

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 14', 'art. 47', 'art. 238', 'art. 49', 'art. 238', 'art. 264', 'art. 5', 'art. 1', 'art. 238', 'art. 238', 'art. 49', 'art. 11', 'art. 264', 'art. 5', 'art. 23', 'art. 8', 'art. 238', 'art. 238', 'art. 264', 'art. 1', 'sentenza ', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 23244 del 18/09/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23244 del 18/09/2019
Cassazione civile sez. trib., 18/09/2019, (ud. 19/06/2019, dep. 18/09/2019), n.23244
sul ricorso 647-2017 proposto da:
rappresentato difeso dall’avvocato SERGIO ALVARO TROVATO;
avverso la sentenza n. 1209/2016 della COMM.TRIB.REG.SEZ.DIST. di
FOGGIA, depositata il 18/35/2016;
1. L’ente impositore propone un motivo di ricorso per la cassazione della sentenza con cui la CTR per la Puglia, confermando la pronuncia di primo grado, ha respinto l’appello del comune e quello incidentale della società contribuente, ritenendo parzialmente illegittimo un avviso di intimazione per il pagamento della Tarsu per l’anno 2011 relativa ad un esercizio alberghiero; la società con l’originario ricorso introduttivo, per gli anni dal 2007 al 2009, aveva contestato l’applicazione della tariffa determinata dal Comune, ritenendola eccessivamente elevata, ed aveva rivendicato l’assimilazione degli esercizi alberghieri ai locali ad uso abitativo sul presupposto che questi avessero la medesima potenzialità di produzione di rifiuti; per gli anni 2010 e 2011 lamentava l’illegittima applicazione di un tributo ormai abrogato.
2. La commissione tributaria regionale, con sentenza depositata il 18 maggio 2016, per ciò che rileva ai fini del presente giudizio, ha fondato le proprie ragioni sulle seguenti motivazioni: è evidente che la produzione di rifiuti di un albergo nel suo complesso è maggiore di quella delle abitazioni private; tale principio, tuttavia, trova giustificazione solo con riguardo alle parti comuni, quali saloni di ricevimento, sale destinate a ristorante o a prima colazione, cucine lavanderie e magazzini, in cui si realizza la maggiore produzione di rifiuti; il regime di tassazione più elevato applicato per gli alberghi non è, dunque, corretto laddove non prevede alcuna distinzione fra aree destinate esclusivamente a camere e quelle destinate ad usi comuni; il regolamento comunale con le relative tariffe va, pertanto disapplicato, con riferimento alle camere d’albergo; l’appello incidentale, proposto dalla società contribuente, riguardante la tassazione TARSU anche per gli anni 2010 e 2011, è infondato, in quanto è legittima la previsione legislativa dell’ultrattività della TARSU per effetto del D.Lgs. n. 23 del 2011, art. 14, comma 7; l’abrogazione della tassa in oggetto è stata espressamente stabilita con decorrenza 1 gennaio 2013 dal D.L. n. 201 del 2011, art. 47, convertito in L. n. 214 del 2011, istitutivo della Tares.
7.2. Non si ritiene di doversi discostare dall’orientamento di legittimità di recente espresso secondo cui: “In tema di tassa sui rifiuti, il D.Lgs. n. 152 del 2006, art. 238, nell’istituire la tariffa di igiene ambientale, cd. TIA 2, ha abrogato, a decorrere dalla sua entrata in vigore, la cd. TIA 1, introdotta dal D.Lgs. n. 22 del 1997, prevedendo, al comma 11, che, sino all’emanazione delle relative norme attuative, i Comuni possono continuare ad applicare la cd. TIA 1 se prevista da apposita delibera del D.Lgs. n. 22 del 1997 cit., ex art. 49, comma 6…”. In motivazione è stato precisato che: “a) la Tarsu è stata soppressa dal D.Lgs. 5 febbraio 1997, n. 22, istitutivo della tariffa di igiene ambientale, c. d. Tia 1;
E’ vero, dunque, che il D.Lgs. n. 152 del 2006, art. 238, comma 6, ha previsto che venisse emanato un regolamento di attuazione, ma tale provvedimento normativo non è stato ancora emanato. Si rammenta, tuttavia, che sotto il profilo della disciplina transitoria, l’art. 264, comma 1, lett. i), ha previsto che: “Al fine di assicurare che non vi sia alcuna soluzione di continuità nel passaggio dalla preesistente normativa a quella prevista dalla parte quarta del presente decreto, i provvedimenti attuativi del D.Lgs. 5 febbraio 1997, n. 22 cit., continuano ad applicarsi sino alla data di entrata in vigore dei corrispondenti provvedimenti attuativi previsti dalla parte quarta del presente decreto;”
Il D.L. n. 208 del 2008, art. 5, comma 1, ha stabilito che:”alla L. 27 dicembre 2006, n. 296, art. 1, comma 184, sono apportate le seguenti modifiche: a) alla lettera a), le parole: “e per l’anno 2008” sono sostituite dalle seguenti: “e per gli anni 2008 e 2009”. Tali provvedimenti hanno l’evidente finalità di evitare soluzioni di continuità nel prelievo della tassa dei rifiuti in attesa dell’emanazione del regolamento di attuazione previsto dalla richiamato D.Lgs. n. 152 del 2006.
Laddove, allora, il legislatore del 2006 (D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152, art. 238, comma 11) ha previsto la salvaguardia delle “discipline regolamentari vigenti” (sino all’emanazione di un regolamento previsto dall’art. 238, comma 6) e, con quelle, dei “provvedimenti attuativi del D.Lgs. 5 febbraio 1997, n. 22 cit.” (“sino alla data di entrata in vigore dei corrispondenti provvedimenti attuativi previsti dalla parte quarta del presente decreto”) ha, da un lato, conservato tutte le discipline regolamentari (e normative) a quel momento vigenti, stante il mancato perfezionamento del regime transitorio di cui sopra si è detto, – e, dall’altro, ha esso stesso prorogato il regime transitorio previsto dal D.Lgs. n. 22 del 1997, art. 49 (e dal D.P.R. n. attuativo n. 158 del 1999 cit., art. 11) onde evitare ogni soluzione di continuità “nel passaggio dalla preesistente normativa a quella prevista dalla parte quarta” del D.Lgs. n. 152 del 2006 (art. 264, comma 1, lett. i)).
– l’art. 5, comma 2 quater, del 30 dicembre 2008 n. 208, conv. in L. 27 febbraio 2009, n. 13 (e qual modificato dapprima dal D.L. 1 luglio 2009, n. 78, art. 23, comma 21, convertito in L. 3 agosto 2009, n. 102, di poi dal D.L. 30 dicembre 2009, n. 194, art. 8, comma 3, convertito in L. 26 febbraio 2010, n. 25), – nel disporre che “Ove il regolamento di cui al D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152, art. 238, comma 6, non sia adottato dal Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare entro il 30 giugno 2010, i comuni che intendano adottare la tariffa integrata ambientale (TIA) possono farlo ai sensi delle disposizioni legislative e regolamentari vigenti.” – espressamente riconosceva che l’effetto abrogativo conseguente all’emanazione del D.Lgs. n. 152 del 2006, a quella data (30 giugno 2010) non si era ancora (senz’altro) prodotto (D.Lgs. n. 152, cit., art. 238, commi 1 e 11, e art. 264, comma 1, lett. i));
7.3. Ritiene, quindi, la Corte destituita di fondamento l’interpretazione che la ricorrente incidentale suggerisce a riguardo della L. 27 dicembre 2006, n. 296, art. 1, comma 184, (e succ. modificazioni) in quanto con detta disposizione il legislatore si è limitato a disporre che il “regime di prelievo” relativo al servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti “adottato in ciascun comune per l’anno 2006”, – risultasse esso, quindi, relativo alla TARSU o alla TIA, – rimaneva invariato anche per gli anni successivi (2007, 2008 e 2009), non anche che le discipline normative di TARSU e TIA 1, – così come già regolate, nella loro successione, secondo la disciplina di cui sopra s’è dato conto, rimanevano in vigore per detti anni. Da dette disposizioni poteva, allora, conseguire (al più) il divieto di passare dall’una all’altra forma di imposizione, – e, con questo, una preclusione alla modifica dei regolamenti di TARSU e TIA, – ma non anche l’abrogazione delle discipline istitutive di dette forme “di prelievo” in difetto della (compiuta) realizzazione della TIA 2 (istituita col D.Lgs. n. 152 del 2006; v., altresì, Cass., 04/12/2018, n. 31286; Cass., 13/07/2017, n. 17271).
8. Da quanto sopra esposto deriva l’accoglimento del ricorso principale, il rigetto del ricorso incidentale e la cassazione della sentenza impugnata. Non essendo necessari ulteriori accertamenti in fatto segue il rigetto dell’originario ricorso introduttivo.
La Corte: accoglie il ricorso principale; cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, respinge l’originario ricorso introduttivo; rigetta il ricorso incidentale;
compensa le spese dei gradi di merito; condanna la parte contribuente a pagare a le spese di lite del presente giudizio, che liquida nell’importo complessivo di Euro 700,00, comprensivo di esborsi, nonchè il 15AD per spese generali e accessori di legge;