Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-penale/art-483-codice-penale-falsita-ideologica-commessa-dal-privato-in-atto-pubblico
Timestamp: 2018-09-24 10:35:24+00:00
Document Index: 40434935

Matched Legal Cases: ['art. 483', 'art. 483', 'art. 483', 'art. 316', 'art. 483', 'art. 316', 'art. 316', 'art. 483', 'art. 483', 'art. 483', 'art. 46', 'art. 483', 'art. 483', 'art. 483']

Art. 483 codice penale: Falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico
L'aver attestato falsamente di non aver riportato condanne penali mentre si è stati condannati per reati contravvenzionali, non integra il reato di falso ex art. 483 c.p. per l'inidoneità dell'atto a ledere l'interesse tutelato dalla genuinità dei documenti, cioè la capacità di conseguire uno scopo antigiuridico, in quanto l'infedele attestazione è del tutto irrilevanti ai fini del significato dell'atto e del suo valore probatorio e, pertanto, inidonea al conseguimento delle finalità che con l'atto falso si intendevano raggiungere; in tal caso, infatti, la falsità non esplica effetti sulla funzione documentale che l'atto è chiamato a svolgere, che è quella di attestare i dati in esso indicati, con la conseguenza che l'innocuità non deve essere valutata con riferimento all'uso che dell'atto falso venga fatto. (nella specie: si trattava di una richiesta finalizzata ad ottenere il rinnovo dei colori di scuderia, presentata all'UNIRE, area trotto, nella quale si attestava che il dichiarante non aveva riportato condanne penali mentre in realtà era stato condannati per reati contravvenzionali).
Tribunale Roma sez. X 28 novembre 2014 n. 18534
II reato di falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico è ravvisabile solamente quando l'atto pubblico, nel quale la dichiarazione del privato è stata trasfusa, sia destinato a provare la verità dei fatti attestati (esclusa, nella specie, la sussistenza del reato in capo all'imputato che, in relazione alla dichiarazione resa nel verbale di contestazione per violazione dell'articolo 180 del codice della strada, aveva dichiarato di essere regolarmente assicurato, circostanza rivelatasi poi non veritiera da successivi controlli svolti dalla polizia giudiziaria, atteso che nella circostanza non vi era alcun obbligo dei privato di dichiarare la verità, perché il verbale redatto dalla Polizia, che conteneva anche le dichiarazioni del privato, non era destinato ad attestare la verità dei fatti dichiarati).
Cassazione penale sez. V 31 ottobre 2014 n. 2321
Non integra il delitto di falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico l(art. 483 cod. pen.), la condotta di colui che depositi presso l'ufficio del registro delle imprese, tenuto dai funzionari della Camera di commercio, bilanci di esercizio di una società non formalmente approvati, in quanto non sussiste alcuna norma che conferisca attitudine probatoria all'attività dei suddetti funzionari in ordine al contenuto degli atti di cui ricevono il deposito. (Rigetta, App. Milano, 03/10/2013 )
Cassazione penale sez. V 06 ottobre 2014 n. 1205
Non è configurabile la fattispecie di cui all'art. 483 cod. pen. nel caso in cui siano depositati presso l'ufficio del registro delle imprese, tenuto dai funzionari della Camera di Commercio, bilanci di esercizio di una società non formalmente approvati, non essendovi alcuna norma che conferisca attitudine probatoria all'attività dei suddetti funzionari in ordine al contenuto degli atti di cui ricevono il deposito.
Il reato di cui all'art. 316 ter c.p. (Indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato) assorbe quello previsto dall'art. 483 c.p. (Falsità ideologica del privato in atto pubblico) perché ne contiene tutti gli elementi costitutivi, dando così luogo a un reato complesso. Ciò accade anche nell'ipotesi del secondo comma dell'art. 316 ter c.p., ossia quando essendo la somma indebitamente percepita pari o inferiore a quella ivi indicata (3.999,96 euro), il fatto integri una mera violazione amministrativa (cfr. Cass. pen., 7537 del 2011).
Tribunale S.Maria Capua V. sez. I 10 luglio 2014 n. 54462
Sul rapporto tra il reato di cui all'art. 316 ter c.p. (Indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato) e quello di cui all'art. 483 c.p. (Falsità ideologica del privato in atto pubblico), il primo assorbe il secondo in quanto l'uso o la presentazione di dichiarazioni o documenti falsi costituisce un elemento essenziale per la sua configurazione, nel senso che la falsa dichiarazione rilevante ai sensi dell'art. 483 cit. ovvero l'uso di un atto falso ne costituiscono modalità tipiche di consumazione (cfr. Cass. pen., sez. un. n. 16568 del 2007).
Integra il delitto di falso ideologico commesso dal privato in atto pubblico (art. 483 c.p.), la condotta di colui che in una dichiarazione sostitutiva di atto notorio - resa ai sensi dell'art. 46 d.P.R. n. 445 del 2000 e allegata ad istanza preordinata ad ottenere l'iscrizione nel registro dei praticanti geometri - attesta falsamente di non avere mai riportato condanne penali. (Rigetta, App. Genova, 02/04/2013 )
Cassazione penale sez. V 06 giugno 2014 n. 48681
Integra il reato di falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico (art. 483 c.p.), la condotta della donna che, in sede di autocertificazione dichiari falsamente, nella domanda di iscrizione al registro dei praticanti del Collegio dei Geometri, di non essere gravata da precedenti penali, benché la stessa fosse stata condannata in sede penale; infatti, gli Ordini e i Collegi nazionali professionali devono considerarsi enti di natura pubblica non economici, sicché le autocertificazioni sono da considerarsi come 'fatte a pubblico ufficiale'.
Integra il reato di cui all'art. 483 c.p. la condotta del legale rappresentante di società che attesti il possesso dei requisiti previsti dalla legge per partecipare alle procedure di affidamento delle concessioni e degli appalti pubblici, tacendo, al tempo stesso, l'esistenza di una specifica causa di esclusione, normativamente prevista dalla disciplina in materia.
Cassazione penale sez. V 26 maggio 2014 n. 47601
La falsità ideologica può essere consumata anche mediante un'attestazione incompleta, tutte le volte in cui il contenuto espositivo dell'atto sia, comunque, tale da far assumere all'omissione dell'informazione, relativa ad un determinato fatto, il significato di negazione della sua esistenza; fermo restando che la falsità in atto pubblico può integrare il falso per omissione allorché l'attestazione incompleta - perché priva dell'informazione su un determinato fatto - attribuisca al tenore dell'atto un senso diverso, così che l'enunciato descrittivo venga ad assumere nel suo complesso un significato contrario al vero (confermata la penale responsabilità dell'imputato per il reato di cui all'art. 483 c.p., in relazione ad una presunta falsa attestazione circa l'assenza di pendenze penali a proprio carico, da lui prodotta in allegato a una domanda di partecipazione ad un concorso pubblico).
Cassazione penale sez. V 15 maggio 2014 n. 40982