Source: https://il-trust-in-italia.it/index.php?mod=area&mid=65&arg=248
Timestamp: 2018-04-19 19:06:45+00:00
Document Index: 145389232

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 69', 'art. 55', 'art.2', 'art. 55', 'art. 2', 'art. 55', 'art. 55', 'art. 55', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art 2447', 'sentenza ', 'art. 2505', 'art.2505', 'art. 2505']

Domanda: Gradirei informazioni sul tipo di trust autodichiatato e cosa implichi nei riguardi di una futura successione ereditaria nella quale i legittimari siano stati indicati quali beneficiari dei frutti del trust, costituito per evitare la scissione di un plesso immobiliare.
Risposta: [ Leggi/nascondi ]
Il trust che Lei prefigura è sostanzialmente lesivo dei diritti legittimari.
Esistono altre maniere per evitare il frazionamento di un plesso immobiliare per esempio, il conferimento in una società (lasciando la partecipazione ai legittimari).
Domanda: Sono titolare di una impresa di costruzioni (ditta individuale) e ho in atto alcuni procedimenti civili alle prime fasi del giudizio promossi da fornitori e clienti.
Vorrei sapere se la costituzione di un trust in cui farei confluire beni immobili e mobili possa essere lo strumento adatto per tutelare il mio patrimonio da eventuali pretese dei creditori nel caso in cui i procedimenti civili in atto si concludono a mio sfavore.
La nostra risposta è assolutamente negativa. Molti hanno provato a fare quel che vuol fare Lei adesso e quasi tutti hanno perso le azioni revocatorie proposte dai creditori.
Domanda: Il mio cliente avrebbe intenzione di ripristinare la situazione pre-Trust. Ovvero sciogliemento del Trust e conseguente reintestazione degli immobili.
Da considerare che gli immobili erano di proprieta’ di una srl, trasformata in trust. Nella eventualita’ che cio’ fosse possibile, vorrei conoscere la tassazione.
Non è detto che lo “scioglimento” del trust conduca alle re intestazioni degli immobili, potrebbe condurre al loro trasferimento ai beneficiari.
Qualcuno dovrà leggere l’atto istitutivo e consigliarLe se lo “scioglimento” è possibile e con quali effetti.
Domanda: Occorre vendere un immobile conferito in trust dove tra i beneficiari del patrimonio vi è un minore. Il trutee chiede di procedere preventivamente con l'autorizzazione del giudice tutelare alla vendita dell'immobile in quanto vi è la necessità di salvaguardare gli interessi del minore.
E' corretta tale richiesta, ovvero se ne può prescindere in quanto la legge che regola il trust è quella del Jersey e non la legge italiana?
A meno che l’atto di trust presenti qualche particolarità, l’autorizzazione dal Giudice tutelare non è richiesta.
Domanda: Volevo sapere se con un trust si può chiedere finanziamenti alle banche...e se un trust che acquista le quote di una società è ben visto dalle banche?
Un trust può certamente avere un finanziamento dalla banca. Se sia visto bene o visto male dipende dal tipo di trust, dal trustee e da tanti altri aspetti variabili.
Domanda: Nel caso un trust sia socio di una Srl, nella visura camerale andrà pubblicizzato, tra i soci della stessa, il trust oppure il trustee?
Va pubblicizzato il trustee, indicandone la qualità, ma è anche possibile pubblicizzare il trust; per il momento non esistono regole definite.
Domanda: Sono un cittadino Italiano iscritto all'AIRE (Anagrafe Italiani Residenti all'Estero) e risiedo negli USA.
Alla mia morte, se in base al mio testamento USA io lasciassi come eredita' un ammontare in contante (in deposito presso una banca USA) ad un cittadino italiano che risiede in Italia, il ricevente non dovrebbe pagare tasse in Italia in quanto trattasi di un'eredita' di beni (contante) che risiedono all'estero (banca USA) e proveniente da me, un residente all'estero.
Se io, invece di fare un'unica distribuzione "una tantum" del contante, avessi creato un Living Trust negli USA (trust trasparente) che distribuisce al cittadino Italiano lo stesso ammontare in contante, non come "una tantum" bensi' come mensilita' distribuite nel tempo (10 anni) dalla stessa banca USA, come sarebbero trattate queste distribuzioni/trasferimento mensile di contante da una banca USA al conto del cittadino in Italia? Queste mensilita' sarebbero tassate? Come sono considerate: reddito? Come e'possibile identificarle come eredita' distribuita nel tempo?
Oppure, essendo provenienti da un Living Trust residente all'estero (USA), non viene applicata nessuna tassazione?
Il Testo Unico delle Imposte di successione e donazione contenuto nel d.lgs. 346 del 1990 (TUSD), individua all’art. 2 i criteri di collegamento territoriale dell’imposta sulle successioni.
Il primo comma di tale articolo statuisce che “l’imposta è dovuta in relazione a tutti i beni e diritti trasferiti, ancorché esistenti all’estero”, delimitando territorialmente la pretesa impositiva italiana in base alla residenza del defunto “alla data dell’apertura della successione”.
Più precisamente, l’art. 2 citato, al primo comma, definisce l’ambito territoriale di applicazione dell’imposta sulle successioni mortis causa prevedendo che l’imposta sia dovuta in relazione a tutti i beni e i diritti trasferiti mortis causa, ovunque risultino situati, nell’ipotesi in cui il de cuius sia residente in Italia (c.d. principio dell’imposizione globale). Il secondo comma dell’art. 2 in esame statuisce che “se alla data dell’apertura della successione (...) il defunto (…) non era residente nello Stato, l’imposta è dovuta limitatamente ai beni e ai diritti ivi esistenti”. Pertanto, qualora il de cuius risieda all’estero al momento dell’apertura della successione, l’imposta è dovuta in relazione ai soli beni e diritti trasferiti che
risultino “esistenti” – ovverosia materialmente collocati – in territorio italiano (c.d. principio della territorialità).
Conseguentemente se, come indicato nel suo primo quesito, alla sua morte, ove fosse ancora fiscalmente residente degli USA, lasciasse, per previsione testamentaria, del denaro depositato presso una banca USA ad un residente in Italia, nessuna imposta di successione sarebbe dovuta su tale denaro. Da quel momento però il beneficiario del lascito sarà soggetto alla normativa italiana del monitoraggio fiscale ed alla dichiarazione dei redditi prodotti da tale denaro o dagli strumenti finanziari nei quali è stato investito.
Più complicato è il caso previsto dal suo secondo quesito, relativo all’istituzione di un Living Trust USA da parte sua, che preveda, alla sua morte, una rendita periodica a favore di un residente in Italia. Il living trust è un trust auto dichiarato, revocabile, che per sua struttura consente al disponente, cioè a lei, di mantenere molti poteri, quali quello di modificare i beneficiari e di revocare il trust. La sua facilità di istituzione e di gestione ne fa, negli USA, una diffusa alternativa ad un testamento. La sua struttura prevede che i redditi siano imputati al disponente e le imposte di successione sono applicate alla morte del disponente e gravano sul fondo in trust.
Dal punto di vista italiano, in linea di principio, la dotazione di beni in un trust liberale, quale dovrebbe essere quello da lei ipotizzato, è soggetta all’imposta di donazione secondo le disposizioni stabilite all’art. 2, commi da 47 a 49, del decreto legge n. 262 del 2006. La Circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 48/E del 6.8.2007, riconosce a tal fine che, “il trust comporta la segregazione dei beni del settlor in un patrimonio separato gestito dal trustee (che nel trust autodichiarato - anch’esso rilevante ai fini dell’imposta in esame - coincide con il settlor). Il conferimento di beni nel trust (o il costituito vincolo di destinazione che ne è l’effetto) va assoggettato, pertanto, all’imposta sulle successioni e donazioni in misura proporzionale, sia esso disposto mediante testamento o per atto inter vivos.
Il trust si sostanzia in un rapporto giuridico complesso che ha un’unica causa fiduciaria. Tutte le vicende del trust (istituzione, dotazione patrimoniale, gestione, realizzazione dell’interesse del beneficiario, il raggiungimento dello scopo) sono collegate dalla medesima causa. Ciò induce a ritenere che la costituzione del vincolo di destinazione avvenga sin dall’origine a favore del beneficiario (naturalmente nei trust con beneficiario) e sia espressione dell’unico disegno volto a consentire la realizzazione dell’attribuzione liberale.
Ai fini dell’applicazione sia delle aliquote ridotte sia delle franchigie, il beneficiario deve poter essere identificato, in relazione al grado di parentela con il disponente, al momento della costituzione del vincolo.”
L’Amministrazione finanziaria italiana, quindi, considera che l’istituzione di un trust a favore di un beneficiario, con tutti i passaggi intermedi che l’esistenza di un trust nel tempo comporta, rappresenti una attribuzione liberale e pertanto lo assoggetta all’imposta di donazione sulla base del rapporto di parentela intercorrente tra il disponente e il beneficiario.
Trattandosi però di un living trust istituito da un soggetto residente in USA, a beneficio di un soggetto residente in Italia, va verificato anche in questo caso, l’ambito territoriale di applicazione dell’imposta di donazione.
L’art. 1 del TUSD prevede che: “1. L'imposta sulle successioni e donazioni si applica ai trasferimenti di beni e diritti per successione a causa di morte ed ai trasferimenti di beni e diritti per donazione o altra liberalita' tra vivi.
2. Si considerano trasferimenti anche la costituzione di diritti reali di godimento, la rinunzia a diritti reali o di credito e la costituzione di rendite o pensioni.”
Come anticipato, l’art. 2 del TUSD, intitolato Territorialita' dell'imposta, così recita: “1. L'imposta e' dovuta in relazione a tutti i beni e diritti trasferiti, ancorche' esistenti all'estero. 2. Se alla data dell'apertura della successione o a quella della donazione il defunto o il donante non era residente nello Stato, l'imposta e' dovuta limitatamente ai beni e ai diritti ivi esistenti.”
Pertanto, qualora il dante causa risieda all’estero al momento della stipulazione della donazione, l’imposta è dovuta in relazione ai soli beni e diritti trasferiti che risultino “esistenti” - ovverosia materialmente collocati - in territorio italiano (c.d. principio della territorialità). Ad una prima analisi sembrerebbe quindi che l’attribuzione liberale effettuata mediante l’istituzione del living trust, non rientri nell’ambito territoriale di applicazione dell’imposta italiana delle donazioni. Tuttavia va ricordato che il quadro normativo sopra delineato è stato tuttavia modificato dall’art. 69, primo comma, lett. n) della legge n. 342 del 2000, che ha introdotto il comma 1-bis nel suddetto art. 55. Tale comma prevede la soggezione a registrazione in termine fisso anche degli atti aventi ad oggetto donazioni, dirette o indirette, quale rappresenterebbe l’istituzione del trust a favore del beneficiario residente in Italia, “formati all’estero nei confronti di beneficiari residenti nello Stato”.
La disposizione da ultimo citata ha posto rilevanti problemi interpretativi poiché, com’è stato evidenziato in dottrina, le due disposizioni appaiono parzialmente incompatibili. Come conseguenza dell’introduzione di quest’ultima norma, senza alcun coordinamento con l’art.2 sopra menzionato, ha fatto emergere una serie di posizioni dottrinarie, le cui tesi molto differiscono in merito all’interpretazione del disposto delle due norme.
secondo un primo orientamento, l’introduzione del comma 1-bis nell’art. 55 avrebbe “portato all’imponibilità di tutte le donazioni in ogni ipotesi in cui anche una sola delle parti, donante o beneficiario, sia residente nel territorio dello stato.
altra parte della dottrina ha ritenuto che la norma contenuta nel comma 1-bis integrasse la previsione normativa dell’art. 2, individuando, per le donazioni stipulate all’estero, un’ulteriore condizione per la tassabilità in Italia, costituita dalla residenza del beneficiario(29). Di conseguenza, nell’ipotesi di atto di donazione stipulato all’estero, l’obbligo di registrazione in termine fisso sussisterebbe solo se, oltre che il donante, anche il beneficiario fosse residente in Italia
un’ulteriore autorevole dottrina ha rilevato come il comma 1-bis non ampli l’ambito territoriale di imponibilità dell’imposta sulle donazioni, bensì estenda semplice l’obbligo di registrazione degli atti di donazione formati all’estero,assolverebbe pertanto ad una funzione meramente antielusiva “impedendo che sfuggano all’imposta le donazioni compiute volontariamente all’estero – qualora già non siano soggette a registrazione secondo le norme proprie di questa se il beneficiario sia qui residente (n.d.r.: in Italia)” (31). In effetti, l’art. 55 più volte citato fa espresso riferimento alla registrazione dell’atto e non alla sua imponibilità ed il rinvio al tributo di registro, operato in ambito procedimentale, potrebbe non reagire sull’assetto sostanziale dell’imposta sulle donazioni. In altri termini, le regole di territorialità dettate per l’imposta di registro non costituiscono oggetto del rinvio di cui all’art. 55 del d.lgs. n. 346 del 1990 (32): in quest’ottica, l’art. 55, comma 1-bis dovrebbe cedere rispetto ai precetti relativi alla territorialità del tributo e non potrebbe alterare i tratti essenziali della tassazione, fissati dall’art. 2.
Accedendo a tale ricostruzione normativa, la donazione stipulata all’estero dovrebbe essere comunque registrata nell’ipotesi in cui il beneficiario sia residente in Italia (33), ma “l’estensione dell’obbligo di registrare l’atto di donazione non implica un mutamento del regime fiscale suo proprio, che è e resta fissato dalle disposizioni fondamentali” (34). In sostanza, resterebbero fermi i criteri di collegamento territoriale previsti dall’art. 2 sia per le donazioni formate in Italia che per quelle stipulate all’estero, dovendo in entrambi i casi sussistere, ai fini dell’imposizione in Italia, le due alternative e tassative condizioni di territorialità previste dall’art. 2, e dunque soltanto se:
a) il donante risieda in Italia, oppure, in caso diverso
b) siano esistenti beni in Italia.
Nè il legislatore né tantomeno l’Amministrazione finanziaria hanno preso posizione in merito al suddetto difetto di coordinamento, fornendo chiarimenti in merito. Pertanto nell’ipotesi in cui procedesse a favore della istituzione di un living trust a favore di soggetto residente in Italia, tenendo conto della sempre possibile revocabilità dello stesso, o della possibilità di modifica del beneficiario che le sarebbe riservato, nessun problema si porrebbe fino alla sua scomparsa. Ma sopraggiunto quel momento, l’atto istitutivo del trust verrebbe considerato atto contenente liberalità a favore di un soggetto residente in Italia. Le conseguenze di ciò in funzione di quale orientamento si riterrebbe di condividere tra quelli sopra elencati.
Se si condividesse l’orientamento di cui sub 1), assolutamente minoritario, la rendita costituita in esecuzione del trust risulterebbe soggetta ad imposta di donazione a carico del soggetto beneficiario residente in Italia.
Se invece si condividesse uno qualsiasi dei due orientamenti sub 2 e sub 3, a rendita istituita per effetto del trust, non sarebbe soggetta ad imposta di donazione a carico del soggetto beneficiario residente in Italia.
Quanto sopra non tiene in alcun modo conto dell’impatto che la normativa statunitense avrebbe sulle ipotesi da lei svolte, e per le quali si suggerisce di avvalersi del parere di un fiscalista locale.
Domanda: Salve, ho sentito parlare di trust e di trustee, volevo capire cosa sono e la loro differenza, e se possono essere riferite anche a persone.
Io come cittadino sono trust?
Ci dia il Suo indirizzo, Le manderemo un opuscolo illustrativo.
Domanda: Sono il Trustee di un Trust dove dentro c'è la mia abitazione, adesso questa casa la voglio vendere ed ho trovato l'acquirente....come funziona la vendita?
Nel senso...è una vendita normale oppure ci sono delle cose particolari. Vi comunico che all'atto istitutivo del trust non ho eletto il guardiano e i beneficiari dell'immobile sono i miei bambini.
La vendita è una vendita ordinaria, almeno che l’atto di trust limiti i suoi poteri.
Deve esserLe chiaro che il ricavato della vendita rimane nel trust perché prende il posto dell’immobile che non c’è più.
Domanda: Sarei interessato a valutare l'acquisto di un immobile da circa 30/50.000 € tramite fiduciaria/trust e vorrei sapere cosa costerebbe l'operazione ed il mantenimento della stessa negli anni (praticamente non vorrei intestarmelo privatamente e nemmeno con mia societa')
Scrivere " tramite fiduciaria/trust" significa considerare il trust come una fiduciaria, mentre si tratta di due istituti profondamente diversi.
Da quello che scrive sembra che il trust proprio non faccia al suo caso.
Domanda: Vorrei sapere se costituendo un trust autodichiarato metto a riparo ogni mio bene compreso lo stipendio, da pignoramenti ed azioni da parte dei creditori.
Cominciamo dal principio: lo scopo del Suo trust sarebbe mettere a riparo ogni suo bene compreso lo stipendio, da pignoramenti ed azioni da parte dei creditori?
Si può rispondere da solo!
Domanda: Sono molto interessato ad un trust autodichiarato con beneficiari i miei figli minorenni. Vorrei trasferire nel trust denaro e beni immobili dando la possibilità al trustee (io) di gestire gli affitti e di comprare e nel caso vendere gli immobili. Visto che trasferirò ogni mio avere, come trustee posso anche vivere con i proventi degli immobili facendo risultare che sono spese famigliari per il sostentamento dei figli? Cioè comprare una macchina, fare un viaggio, pagare spese mediche (mie e dei figli) ecc. questo per l'agenzia delle entrate risulterebbe reddito mio personale tassabile?
Esempio: redditi da affitti già tassati con cedolare secca....se io utilizzo quei soldi per fini promiscui familiari verrebbero ritassati in capo a me poichè considerati fonte di rettito? nel caso domani nascesse un contenzioso con l'agenzia delle entrate si potrebbe rendere inefficace il trust o comunque aggredirne gli averi?
Il problema nascente da quanto Lei scrive è che Lei, volendo vivere con i redditi del trust, sarebbe al tempo stesso disponente, trustee, beneficiario: un po' troppo!
Domanda: Sono interessato all'acquisto di un immobile tramite asta giudiziaria. Tale immobile è gravato da atto istitutivo e vincolo di Trust a favore dei figli del disponente (nonché anche trustee a seguito delle dimissione di quello precedentemente nominato).
Volevo sapere se come acquirente rischio di non avere la piena proprietà e possesso dell'alloggio. Quali tutele posso mettere in atto da eventuali contestazioni future per non rischiare di acquistare un immobile (prima casa) che può essere poi oggetto di contestazioni future legate a questo istituto del trust che, sinceramente, non conosco?
La vendita tramite asta giudiziaria trasferisce certamente un titolo di proprietà inattaccabile, quindi non pensiamo che possa avere problemi.
Domanda: Una società di persone può costituire un trust autodichiarato di scopo per destinare parte del patrimonio sociale ad uno specifico affare in luogo dell'istituto dell'art 2447 bis c.c. previsto per le società per azioni?
Quesito assai interessante. In linea di precisione non vediamo perchè la soluzione da Lei ipotizzata non dovrebbe essere ammessa.
Domanda: E' legittimo e valido un trust costituito con da un soggetto persona giuridica che si nomina trustee ma che non è il disponente ove nell'atto istitutivo faccia la dichiarazione che il primop conferimento è stato fatto dal signor X e quindi costui è automaticamente il disponente per relationem, al regolamento.
Il Suo quesito ci risulta incomprensibile, ce lo rimandi.
Domanda: Ho un fratello disabile (100%) e in famiglia stiamo valutando la migliore soluzione per lui. Ho letto del Trust, e vorrei capire: 1) un famigliare puo' diventare l'affidatario dei beni del trust; 2) quali sono i costi a lungo termine a fronte delle diverse agevolazioni fiscali iniziali?
Può scegliere tra trust e contratto di affidamento fiduciario. In entrambi i casi può affidare i beni a persone di famiglia e in questo caso non vi sono costi a lungo termine. Naturalmente occorrerà indicare a chi perverranno i beni quando Suo fratello non ci sarà più.
Domanda: Vorrei chiedervi delle informazioni in merito ad un trust di cui sono a conoscenza visto che siete una delle aziende leader nel settore. Nel caso in cui nell? atto istitutivo di trust venga indicata dalle parti come legge applicabile quella svizzera, quali disposizioni normative si applicano nel caso di negligenza del trustee nell? amministrazione dei beni per conto del settlor. Ad esempio, nel caso in cui il primo si appropri dei beni del secondo.
Il Suo caso corrisponde ad una impossibilità giuridica perché la legge svizzera non ha proprie disposizioni relative al trust.
Domanda: Salve, ho istituito un Trust con sede a Malta nel 2013 nominando unico beneficiario mio figlio. Ora sono nella necessità di dover vendere un immobile per sostenere degli oneri urgenti e per valutare un trasferimento all'estero. Mio figlio quale beneficiario è d'accordo e beneficerebbe di parte dell'eventuale vendita. E' possibile fare questa operazione e detrarre parte del patrimonio confluito?
Immaginiamo che Suo figlio sia maggiorenne; se è così, probabilmente la vendita dell’immobile è possibile.
Domanda: Alla luce del testo de il sole24ore circa la possibilità di costituire un trust per un fondo lavori in sicurezza (trust di scopo) chiedo delucidazioni sugli oneri fiscali indiretti da sostenere per la costituzione delle somme necessarie all'intervento di manutenzione straordinaria.
Dopo la pronuncia della Corte di Cassazione n. 21614 del 26 ottobre scorso (che trova nella pagina iniziale del nostro sito) non è dovuta alcuna imposta proporzionale.
Noti che questa sentenza contraddice la posizione assunta dalla Corte nel 2015.
Domanda: Se il trust e' costituito in USA ma ingloba immobili in Italia, quali sono le tasse che il trust deve pagare annualmente in italia? Come vengono calcolate? O c'e' un sito o schema di riferimento?
Le tasse che il trust dovrà pagare annualmente in Italia saranno le stesse che oggi pagano i proprietari.
Domanda: E’ possibile che venga individuato solo un beneficiario per il 10%? Non è obbligatorio che vengano definiti i beneficiari per l’importo totale?
Non è obbligatorio che siano individuati i beneficiari al 100%, ma deve esistere un criterio per la loro individuazione nel corso del tempo.
Domanda: E' ammissibile la costituzione di un trust familiare da parte di una società fiduciaria che poi indichi se stessa anche come trustee? Come beneficiario vitalizio indica un soggetto, Tizio, per il solo 10%
Quello della società fiduciaria che partecipa alla istituzione di un trust del quale è il trustee è un tema delicato per il conflitto di interessi che manifesta; tuttavia, è giuridicamente possibile.
Domanda: Abito negli Stati Uniti ed il trust qui e' pratica piu' comune ma mi trovo nella situazione di volere istituire un trust in Italia per i beni immobili di cui faremmo parte io residente all'estero e mia mamma residente in Italia. Su internet non ho trovato molto per quanto riguarda il trust in italia se non che' e' poco comune e funziona in modo diverso da altri paesi ... Ho le seguenti domande :
1 Il trust deve per forza essere in Italia o puo' essere in Usa inglobare beni italiani?
2 Nel caso come presumo deve essere costituito in Italia, quali sono i costi per costituirlo? qual'e' la percentuale di tassazione annuale? ( o dove posso trovare schemi di rifermimento per il calcolo)?​
3 E' possibile fare entrare un nuovo trustee in un secondo momento.. a quali costi?
4 Dal reddito che proviene dagli immobili e' possibile che il trustee ne usufruisca regolarmente della cifra?
1 Il trust può essere in USA e inglobare beni italiani;
2 come già le abbiamo anticipato, il trust può essere istituito in USA;
3 certo, è possibile far entrare un nuovo trustee in un secondo momento;
4 non è possibile che il trustee sia l’unico beneficiario del trust: in questo caso sarebbe l’unico beneficiario dal reddito degli immobili e la soluzione limpida, se corrisponde ai vostri intendimenti, è quella di attribuirgli l’usufrutto per il periodo voluto.
Domanda: Avrei bisogno di fare una fusione tra due Srl detenute da due trust diversi, che però hanno lo stesso trustee? Posso trattare tale fusione come "semplificata"?
Il codice civile prevede dei procedimenti semplificati, derogando ad alcuni adempimenti previsti degli artt. 2501 – ter (primo comma n.3) 4)e 5)) – quinquies e sexies c.c.
In particolare, i due procedimenti semplificati previsti dal codice civile sono:
Incorporazione di società interamente posseduta (art. 2505 c.c.)
Fusioni cui non partecipano società con capitale rappresentato da azioni (art.2505 quater)
Si precisa che è attuabile solamente il procedimento semplificato di cui all’art. 2505 quater. Inoltre, ovviamente sarà necessario effettuare il rapporto di concambio delle quote da attribuire ai due diversi trust, ai sensi del 2501 ter c.c. Precisazione in merito alla necessità del rapporto di concambio, atteso che le quote andrebbero attribuite a due diversi Fondi in trust:
Gli amministratori sono ovviamente liberi di svolgere le più ampie e personali valutazioni in ordine alla determinazione del rapporto di cambio, anche attribuendo rilevanza ad elementi extrapatrimoniali o di fatto. Quello che deve considerarsi non conforme allo schema tipico della fusione e della scissione è l’espressa previsione di un rapporto di cambio non congruo.
Domanda: Sto affrontando un acquisto immobiliare, l'immobile è intestato ad un trust. In questo momento procederò all'acquisto dell'immobile A, subordinato però alla richiesta di un diritto di PRELAZIONE su immobile B (sempre intestato al Trust). I Beneficiari del Trust sono 2 fratelli (di cui uno minore). Il mio problema è il seguente: nel caso di termine del Trust come posso salvaguardare il mio Diritto di Prelazione?
L’immobile al quale si riferisce il suo diritto di prelazione un giorno uscirà dal trust e perverrà ai beneficiari; ovviamente potrebbe essere venduto prima, ma questo significherà che Lei non avrà esercitato il suo diritto di prelazione.
Nel caso, invece, dell’assegnazione ai beneficiari la sua tutela consiste nell’appropriata formulazione del patto; il tema è identico alla prelazione societaria quando un socio aliena senza corrispettivo: può rivolgersi, quindi, ad un Notaio di sua fiducia.
Domanda: Il mio responsabile mi ha chiesto informazioni circa la possibilità di ricoprire l'incarico di trustee compatibilmente all'esercizio della professione di avvocato. Da quanto ci risulta nulla vieta l'assunzione di tale incarico. Nel caso in cui non sia possibile pervenire ad una risposta esaustiva in questa sede, chi potrei contattare e con quali modalità?
Le confermiamo che non esiste alcuna incompatibilità, per lo meno se si tratta di un incarico occasionale.
Domanda: Ho istituito nel 2007 un Trust individuando come beneficiari i nascituri del disponente, nel corso del 2016 il nascituro è venuto ad esistenza e dunque la sua nascita. Volevo sapere se occorrono adempimenti formali (notaio) oppure è sufficiente verbalizzarlo nel libro degli eventi?
A meno che l’atto istitutivo detti particolari disposizioni, l’annotazione sul libro degli eventi è più che sufficiente.
Domanda: Leggo su internet che dal 2015 si prospetta particolarmente difficoltosa l'applicabilità dei trusts in Italia per via del regime tributario che si sta delineando per effetto di certa recente giurisprudenza di legittimità.le ultime procunce della Suprema Corte (fra tutte l'ordinanza n.3886/2015) indicano la via di una sovrapposizione e duplicazione di imposte proporzionali (al conferimento dei beni in trust ed all'attribuzione di essi ai beneficiari); un orientamento che, se consolidato, avrà l'effetto di rendere estremamente oneroso il ricorso al Trust in Italia. É questa la reale situazione?
Si, la situazione è quella che Lei ha indicato. Peraltro, si può valutare di dar luogo ai negozi dispositivi fuori d’Italia quando non si tratti di immobili o di altri beni registrati. Questo perché l’imposta sulla costituzione del vincolo, “creata” dalla Corte di Cassazione, sembrerebbe essere un’imposta d’atto.
Domanda: Vi chiedo alla luce della posizione della Cassazione secondo cui le imposte di trasferimento per trust familiari sono fisse (ipocatastali)...i notai continuano a volere comunque assegni a garanzia per eventuali riliquidazioni da parte delle agenzie...ma esiste un recepimento di queste sentenze?
Da un lato, deve tenere presente che i notai sono corresponsabili del pagamento delle imposte sui loro atti e, dall’altro, che la posizione della Cassazione è ora che l’imposta sia dovuta sulla semplice creazione di un vincolo di destinazione che, a avviso della Corte, corrisponde all’effetto prodotto da un trust.
Domanda: Chiedo cortesemente di conoscere vostro parere circa la possibilità di derogare all'autorizzazione giudiziale (ex 320 c.c.) per la vendita di un bene in trust dove beneficiario sia, oltre allo stesso trustee (anche settlor), anche il proprio figlio minore. Devo redigere atto di alienazione e nell'atto istitutivo del trust è prevista tale deroga.
Dovrebbe chiarire la portata giuridica del termine “beneficiario” nel caso specifico e potremo così risponderle.
Domanda: Ai sensi dell’atto istitutivo: “Beneficiari del trust sono i figli minori del disponente, signori ……… ed i figli nascituri del disponente, nati entro la durata del trust.”
Nell’atto è inoltre previsto che il trustee può liberamente disporre ed alienare i beni in trust e compiere qualsiasi atto di ordinaria e straordinaria amministrazione con esonero, nel caso in cui i beneficiari siano minorenni, dal richiedere l’autorizzazione del giudice tutelare. I figli nati sono ora minorenni. Nutro dubbi sulla possibilità di derogare alla richiesta di autorizzazione al giudice tutelare.
Risposta: A questo punto dovremmo chiederLe la clausola dispositiva, non quella definitoria che ci ha inviato, ma possiamo soprassedere perché ne immaginiamo il tenore. Noi non possiamo dare pareri giuridici, ma Le segnaliamo che l’unico precedente in materia esclude la necessità dell’autorizzazione del giudice tutelare: Trib. Casale Monferrato, 13 aprile 1984 nel nostro motore di ricerca.