Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2011/03/novita-fiscali-del-3-marzo-2011-somme-liquidate-a-seguito-di-procedure-di-pignoramento-presso-terzi-come-effettuare-le.html
Timestamp: 2018-12-12 17:42:30+00:00
Document Index: 98280385

Matched Legal Cases: ['art. 15', 'sentenza ', 'art. 1246', 'art. 429', 'art. 6', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 110']

Novità fiscali del 3 marzo 2011: somme liquidate a seguito di procedure di pignoramento presso terzi: come effettuare le ritenute alla fonte; pronte le modalità tecnologiche necessarie per la trasmissione telematica di documenti; rapporto creditizio tra datore di lavoro e lavoratore: niente limiti alla compensazione; permessi disabili utilizzabili da un solo familiare | Commercialista Telematico
Novità fiscali del 3 marzo 2011: somme liquidate a seguito di procedure di pignoramento presso terzi: come effettuare le ritenute alla fonte; pronte le modalità tecnologiche necessarie per la trasmissione telematica di documenti; rapporto creditizio tra datore di lavoro e lavoratore: niente limiti alla compensazione; permessi disabili utilizzabili da un solo familiare
1) Somme liquidate a seguito di procedure di pignoramento presso terzi: come effettuare le ritenute alla fonte
2) Pronte le modalità tecnologiche necessarie per la trasmissione telematica di documenti
3) Rapporto creditizio tra datore di lavoro e lavoratore: niente limiti alla compensazione
4) CNDCEC: Approvati i documenti elaborati dalle Commissioni di Studio dell’area Enti Pubblici
5) Permessi disabili utilizzabili da un solo familiare
L’art. 15, comma 2, del D.L. n. 78/2009 (cd. decreto anticrisi 2009), ha stabilito che, in caso di somme liquidate con il pignoramento presso terzi, questi ultimi devono sempre operare una ritenuta del 20% a titolo di acconto dell’Irpef dovuta dal creditore pignoratizio.
Tale obbligo si materializza qualora il terzo erogatore sia un sostituto d’imposta, il creditore pignoratizio sia un soggetto Irpef ed il credito si riferisca a somme per le quali è prevista una ritenuta alla fonte, senza che sia necessario fare indagini sul tipo di reddito erogato.
Spetterà, quindi, al creditore dimostrare eventualmente che le somme incassate non rientrano tra quelle per le quali è prevista la ritenuta del 20%.
E’ questa una precisazione dell’Agenzia delle Entrate contenuta nella circolare n. 8/E del 02 marzo 2011 che ha espresso le linee guida da seguire passo dopo passo.
Si tratta di indicazioni da seguire attentamente al fine di effettuare la ritenuta del 20% sulle somme liquidate con il pignoramento presso terzi.
Come nel caso di un professionista che vanta un credito nei confronti di un cliente privato. Se il credito stesso viene soddisfatto grazie a una sentenza di condanna del debitore che comporta il pignoramento delle somme presenti su un conto corrente, l’istituto di credito deve operare la trattenuta sugli importi assegnati al professionista.
È questo uno degli esempi forniti dall’Agenzia delle Entrate con la citata circolare. Mentre non si applica la ritenuta sugli assegni versati periodicamente per il mantenimento del coniuge. In base al diritto di famiglia, infatti, queste somme godono di una forma di tutela più immediata ed efficace rispetto a quella prevista, in generale, per il recupero e l’attuazione dei crediti, in virtù della speciale delicatezza degli interessi giuridici coinvolti.
Momento in cui deve essere versata la ritenuta
La circolare (peraltro, composta da 20 pagine) si é soffermata anche sui tempi degli adempimenti.
In particolare, la ritenuta va versata entro il giorno 16 del mese successivo a quello in cui è stata applicata, usando il codice tributo 1049 istituito con la risoluzione n. 18/E del 2010.
Infine, viene ricordato che la certificazione al creditore pignoratizio (es. il professionista) delle somme erogate e delle ritenute effettuate va fatta dal terzo erogatore (es. la banca) entro il 28 febbraio dell’anno successivo a quello in cui gli importi sono stati corrisposti.
<?xml:namespace prefix = st1 ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags" />La Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento della funzione pubblica, con il Decreto 14 dicembre 2010, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 49 del 01 marzo 2011 ha disposto le “Modalità tecnologiche atte a garantire la sicurezza, l’integrità e la certificazione della trasmissione telematica di documenti cui é associata la marca postale elettronica”.
Per marca postale elettronica viene inteso il servizio, fornito dagli operatori postali, che attesta in maniera probante la realtà di un evento elettronico sotto una data forma, in un certo momento ed al quale hanno partecipato una o più parti; per riferimento temporale, l’informazione, contenente la data e l’ora, che viene associata ad uno o più documenti informatici.
L’associazione della marca postale elettronica ad un evento elettronico attesta e garantisce:
a) il riferimento temporale univoco in relazione alla data e ora in cui l’evento si é verificato;
b) l’integrità dei dati e dei documenti connessi all’evento elettronico a cui la marca postale elettronica si riferisce.
Il servizio di marcatura postale elettronica garantisce al mittente e al destinatario delle comunicazioni elettroniche:
a) di avere prova della ricezione da parte del gestore e dell’inoltro al destinatario attraverso un riferimento temporale univoco;
b) la verifica dell’integrità del documento informatico trasmesso.
Il servizio di marcatura postale elettronica assicura l’interoperabilità a livello internazionale in relazione agli standard dettati dall’UPU.
La verifica dell’integrità del documento informatico al quale é stata associata una marca postale elettronica viene effettuata secondo le modalità pubblicate sul sito istituzionale di DigitPa.
La marca postale elettronica costituisce un riferimento temporale opponibile ai terzi relativamente all’accettazione e transito presso il sistema informatico del gestore.
Il gestore del servizio di marcatura postale elettronica può fornire al mittente che ne faccia richiesta la certificazione dell’avvenuta apertura del messaggio da parte del destinatario.
Si compensa in pieno il credito retributivo del lavoratore con il credito risarcitorio vantato del datore di lavoro.
Nell’ipotesi di compensazione tra crediti del lavoratore e crediti del datore di lavoro non si applica il limite del quinto dello stipendio.
Lo ha precisato la Fondazione studi dei Consulenti del Lavoro, con il parere n. 5 del 02 marzo 2011, emesso a seguito di apposita richiesta di quesito.
La citata Fondazione è pervenuta a tale conclusione sulla base di orientamento giurisprudenziale, a cui, tuttavia, se ne contrappone un altro ma è minoritario che comunque ritiene applicabile la normativa sulla compensazione in senso tecnico, ivi compreso il limite del quinto al credito del lavoratore che derivi da “stipendio, salario, o altre indennità relative al rapporto di lavoro”.
L’iter del parere della Fondazione studi
La Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro è quindi pervenuta alla tesi sostenuta da giurisprudenza maggioritaria, dell’impossibilità dell’applicazione del limite del quinto dello stipendio sulla base della seguente motivazione:
L’istituto della compensazione e la relativa normativa codicistica – ivi compreso l’art. 1246 c.c. sui limiti della compensabilità tra i crediti – presuppongono l’autonomia dei singoli rapporti cui si riferiscono i contrapposti crediti delle parti, e non operano quando essi nascano dal medesimo rapporto obbligatorio.
Nel caso di crediti e debiti contrapposti aventi tutti origine da un unico rapporto giuridico (nel caso di specie, il rapporto di lavoro), si realizza, infatti, un mero accertamento contabile di dare/avere (c.d. compensazione “in senso improprio” o “atecnico”), con elisione automatica dei relativi crediti fino alla reciproca concorrenza, al quale non possono essere applicati i limiti previsti per la compensazione (nel caso di specie, il limite del quinto), che attiene esclusivamente a crediti derivanti da rapporti diversi.
In tal senso, è stato dichiarato pienamente compensabile il credito retributivo del lavoratore con il credito risarcitorio vantato del datore di lavoro, a cui il dipendente aveva arrecato un danno a seguito dell’esecuzione non diligente della prestazione lavorativa.
La compensazione può riguardare anche il trattamento di fine rapporto maturato dal lavoratore, giacché il rapporto giuridico previdenziale non costituisce un titolo obbligatorio distinto dal rapporto di lavoro
Peraltro, la giurisprudenza ammette la possibilità di una deroga pattizia al principio della compensazione “atecnica”, sicché l’autonomia contrattuale individuale e collettiva può stabilire che l’operatività e l’efficacia di tale forma di reciproca estinzione dei crediti contrapposti siano subordinate alla specifica stipula di accordi negoziali.
Infine, in giurisprudenza è stato chiarito che nell’opera di compensazione impropria, gli interessi e la rivalutazione monetaria ai sensi dell’art. 429, comma 3, c.p.c., in favore del lavoratore si calcolano solo sull’eventuale credito residuo evidenziato dal risultato di tale accertamento contabile.
Il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili (CNDCEC), come reso noto dalla nota informativa n. 16 del 02 marzo 2011 ha approvato i seguenti documenti elaborati dalle Commissioni di Studio dell’area Enti Pubblici:
A) Non applicabilità della riduzione del compenso dei revisori degli Enti Locali in relazione all’art. 6 comma 3 del D.L. 78/2010;
B) Non – applicabilità della riduzione del 10% ai componenti dei collegi sindacali delle Società pubbliche;
C) Non – Gratuità delle prestazioni per i revisori degli enti che ricevono contributi a carico delle finanze pubbliche
Avverte, inoltre, la citata nota che tali documenti elaborati dalle Commissioni di Studio dell’area Enti Pubblici sono disponibili anche nel sito www.commercilialisti.it
5) Permessi disabili utilizzabili da un solo familiare, salvo casi di figli disabili gravi riepilogo delle regole e modelli per la richiesta
Con la circolare n. 45/11 l’Inps riepiloga le principali novità introdotte dalla legge 183/10:
Viene ristretta la platea dei soggetti legittimati a fruire dei permessi per assistere persone in situazione di disabilità grave.
Non è ammessa l’alternatività tra più beneficiari, poiché i permessi possono essere accordati soltanto ad un unico lavoratore.
La sola eccezione è prevista per i genitori di figli con disabilità grave ai quali è riconosciuta la possibilità di fruire dei permessi in argomento alternativamente, sempre nel limite dei tre giorni per persona disabile.
Non sono più richiesti i requisiti della convivenza, della continuità ed esclusività dell’assistenza.
Il lavoratore ha diritto a scegliere, ove possibile, la sede di lavoro più vicina al domicilio della persona da assistere.
Viene prevista la decadenza dal diritto alle agevolazioni in caso di accertamento di insussistenza dei requisiti richiesti dalla normativa in materia.
(Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro, nota del 02 marzo 2011)
– Interessi passivi di stabile organizzazione: Il Fisco può disconoscere la deducibilità
Sono indeducibili gli interessi passivi di una stabile organizzazione sottocapitalizzata.
Non sono ammessi in deduzione gli interessi passivi relativi al finanziamento erogato ad una stabile organizzazione italiana operante nel settore bancario dalla sua casa madre estera.
Lo ha deciso la Commissione tributaria provinciale di Milano con sentenza n. 475/1/10 in Ipsoa del 02/03/2011:
– Accertamenti fiscali basati su presunzioni semplici
Maggiori ricavi, il floppy presso un cliente dell’azienda non è prova sufficiente. La Corte di Cassazione (sentenza del 11/02/2011, n. 3326, in Ipsoa del 02/03/2011) pone un freno agli accertamenti effettuati con troppa superficialità da parte dell’amministrazione finanziaria; per i giudici di legittimità la presenza di un floppy disc, contenente l’indicazione di ricavi in nero, non legittima l’accertamento dei maggiori ricavi di un’impresa, mancando presunzioni gravi, precise e concordanti che connotano un quadro probatorio.
– Operazioni con soggetti black list: Per la deducibilità dei costi non serve provare le movimentazioni bancarie
Ai fini della dimostrazione della sussistenza di un effettivo interesse economico all’acquisto di beni da parte di società residenti nei confronti di soggetti residenti in paesi a fiscalità privilegiata per la disapplicazione dell’art. 110, comma 10, TUIR, non è necessario produrre documenti sensibili e strettamente connessi alle attività del soggetto estero (quali i conti correnti bancari e le movimentazioni finanziarie), ma è sufficiente altra documentazione che dimostri il collegamento fisico della struttura con il territorio.
Lo ha deciso la Commissione Tributaria Provinciale Milano, con la sentenza, Sez. XLVI, 20/12/2010, n. 338, in Ipsoa del 02/03/2011.
Omaggi natalizi e deduzione fiscale - Diario quotidiano del 12 dicembre 2018
Tutti gli aggiornamenti dalla Legge di Bilancio 2019 - Diario quotidiano dell'11 dicembre 2018
Fattura elettronica: partita la registrazione massiva degli indirizzi telematici - Diario Quotidiano del 10 dicembre 2018
Estensione dell’esclusione dal regime forfetario per il 2019 - Diario quotidiano del 7 dicembre 2018
Stralcio dei debiti esattoriali fino a mille euro - Diario quotidiano del 6 dicembre 2018