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Timestamp: 2018-06-22 21:01:05+00:00
Document Index: 141994314

Matched Legal Cases: ['art. 2377', 'art. 2379', 'art. 2379', 'art. 2377', 'art. 2377', 'sentenza ', 'sentenza ']

Può l’amministratore revocato impugnare la deliberazione di revoca non assunta correttamente? - Iusletter
Può l’amministratore revocato impugnare la deliberazione di revoca non assunta correttamente?
Il Tribunale di Roma nella fattispecie in esame ha sancito che l’amministratore revocato mantiene la propria legittimazione ad impugnare la deliberazione di revoca, qualora intenda lamentare che la stessa non è stata correttamente assunta.
Si deve innanzitutto premettere che, con riferimento alle società per azioni, la disciplina sulle impugnazioni delle delibere assembleari è dettata dagli artt. 2377 e seguenti c.c.: tali disposizioni distinguono le ipotesi di annullabilità da quelle di nullità della deliberazione assembleare, da cui consegue una diversificata disciplina in ordine ai soggetti legittimati all’impugnativa ed in ordine ai termini entro cui l’impugnativa stessa è consentita.
L’art. 2377 c.c. disciplina l’annullabilità delle deliberazioni dell’assemblea, stabilendo che le deliberazioni prese in conformità della legge e dell’atto costitutivo vincolano tutti i soci, ancorché non intervenuti o dissenzienti; diversamente, le deliberazioni che non sono prese in conformità della legge o dello statuto possono essere impugnate dai soci assenti, dissenzienti od astenuti, dagli amministratori, dal consiglio di sorveglianza e dal collegio sindacale.
L’impugnazione può essere proposta dai soci quando possiedono tante azioni aventi diritto di voto con riferimento alla deliberazione che rappresentino, anche congiuntamente, l’uno per mille del capitale sociale nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio e il cinque per cento nelle altre.
In tali casi, l’impugnazione va proposta nel termine di novanta giorni dalla data della deliberazione, ovvero, se questa è soggetta ad iscrizione nel registro delle imprese, entro novanta giorni dall’iscrizione o, se è soggetta solo a deposito presso l’ufficio del registro delle imprese, entro novanta giorni dalla data di questo.
Per altro verso, il successivo art. 2379 c.c. regola invece l’ipotesi della nullità delle deliberazioni dell’assemblea, stabilendo che tale vizio ricorre nei casi di mancata convocazione dell’assemblea, di mancanza del verbale e di impossibilità o illiceità dell’oggetto.
In tali casi, la deliberazione può essere impugnata da chiunque vi abbia interesse entro tre anni dalla sua iscrizione o deposito nel registro delle imprese, se la deliberazione vi è soggetta, o dalla trascrizione nel libro delle adunanze dell’assemblea, se la deliberazione non è soggetta né a iscrizione né a deposito.
Il Tribunale ha osservato come nel caso in esame nessuno dei vizi lamentati dal ricorrente nell’atto di citazione possa integrare una delle ipotesi di nullità, previste dall’art. 2379 c.c.. La delibera era impugnabile esclusivamente dai soci assenti, dissenzienti od astenuti, dagli amministratori, dal consiglio di sorveglianza e dal collegio sindacale ai sensi dell’art. 2377 c.c..
Tuttavia, il ricorrente – quale ex consigliere di amministrazione – non appare legittimato ad impugnare. A tale proposito, infatti, va osservato che il quadro complessivo che si ricava dalle norme di cui agli artt. 2377 e 2383 c.c. privilegia le scelte dell’assemblea anche rispetto alla posizione dell’amministratore, attribuendo alla prima la libertà di rimuovere “in qualunque tempo” l’amministratore, perfino senza giusta causa, con l’unico limite rappresentato dall’onere per la società di corrispondere il risarcimento dei danni all’amministratore revocato, nel caso in cui la revoca non sia fondata su una giusta causa.
La scelta di revocare gli amministratori è quindi rimessa dalla legge all’assemblea, ma è contemperata dalla previsione, per il caso di revoca senza giusta causa, del diritto dell’amministratore revocato al risarcimento del danno prodotto dallo scioglimento anticipato del rapporto. Al contrario, non può configurarsi un diritto dell’amministratore a rimanere o ad essere reintegrato nella propria carica, posto il rilievo primario assegnato dal legislatore alla garanzia del rapporto fiduciario che lega assemblea ed amministratore.
Tuttavia, il Tribunale ritiene che l’amministratore revocato, al netto della tutela risarcitoria, mantenga la propria legittimazione ad impugnare la deliberazione di revoca qualora intenda lamentare che la stessa non è stata correttamente assunta. Infatti, la legittimazione degli amministratori ad impugnare le deliberazioni assembleari non si fonda su un proprio interesse, ma bensì sull’esigenza di tutela dell’interesse generale alla legalità societaria, che implica l’esistenza di un diritto ad impugnare anche nel caso in cui la decisione invalida sia stata approvata dai soci all’unanimità.
Di conseguenza, in caso di delibera di revoca invalida, l’amministratore revocato potrà impugnare la deliberazione proprio a tutela della legalità societaria (in tal senso si è anche espressa anche la Suprema Corte, da ultimo in Cass., 18 giugno 2005, n. 13169).
E’ tuttavia doveroso precisare che, in presenza di un organo gestorio collegiale, tale legittimazione compete al Consiglio di Amministrazione e non al singolo amministratore; ciò in quanto la legittimazione dell’amministratore all’impugnazione della delibera di revoca invalida è espressione del potere e dovere dell’organo gestorio di assicurare la legalità dell’attività sociale.
In tal senso, anche la Suprema Corte ha evidenziato come il potere di impugnare le deliberazioni assembleari che non siano state prese in conformità della legge o dell’atto costitutivo, riconosciuto agli amministratori delle società per azioni dall’art. 2377 comma 2 c.c., spetti al consiglio di amministrazione e non agli amministratori individualmente considerati (in tal senso, ex plurimis, Cass. Civ., Sez. I, 12 gennaio 2010, n. 259).
Il Tribunale ha quindi concluso stabilendo che, nella fattispecie concreta, debba essere esclusa la legittimazione all’impugnazione, spettando la stessa al consiglio di amministrazione e non potendosi ritenere che la delibera impugnata abbia immediatamente leso un diritto del predetto, non avendo appunto l’amministratore un diritto soggettivo alla permanenza nella sua carica.
Tribunale di Roma, 10 Dicembre 2017 (pubb. 18 maggio 2018)
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