Source: http://www.pubblicitaitalia.com/eurocarni/2018/7/16784.html
Timestamp: 2018-11-18 17:10:24+00:00
Document Index: 14866912

Matched Legal Cases: ['art. 18', 'art. 54', 'art. 16', 'art. 515', 'art. 9', 'art. 10', 'art. 12', 'art. 14', 'art. 15', 'art. 21', 'art. 9', 'art. 5', 'art. 515', 'art. 56', 'art. 444', 'art. 452', 'art. 16', 'art. 8', 'art. 18', 'art. 3', 'art. 17', 'art. 21', 'art. 18', 'art. 44', 'art. 25', 'art. 26', 'art. 17', 'art. 18']

Nuove sanzioni per le violazioni in materia di etichettatura degli alimenti
L’8 febbraio 2018 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il Decreto Legislativo 15 dicembre 2017, n. 231, inerente la disciplina sanzionatoria per le violazioni delle disposizioni previste dal Regolamento (UE) n. 1169/2011 sulla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori (etichettatura). Infatti, benché ogni Regolamento dell’Unione sia direttamente applicabile in tutti gli Stati Membri, le sanzioni devono essere definite a livello del singolo Stato Membro, secondo l’ordinamento giuridico nazionale, rispettando i criteri di effettività, proporzionalità e dissuasività. Durante la lunga attesa del dispositivo sanzionatorio, per effetto della Circolare del 6 marzo 2015 del Ministero dello Sviluppo Economico, erano rimaste valide, ove applicabili, le sanzioni previste dall’art. 18 del DLgs n. 109/1992, a suo tempo emanato in attuazione delle Direttive n. 89/395/CEE e n. 89/396/CEE. L’applicabilità delle “vecchie” sanzioni era limitata, tuttavia, alle violazioni dei precetti confermati dal Regolamento (per esempio l’elenco degli ingredienti, la data di scadenza), mentre per i precetti affermati “ex novo” dal Regolamento e per i precetti da esso modificati, tali sanzioni erano dichiarate non più applicabili (per esempio, per quelli inerenti le modalità di indicazione degli allergeni, di nuova istituzione), con l’inconveniente della creazione di un vuoto normativo che costringeva il personale addetto al controllo ufficiale, allo scopo di rendere esigibili gli obblighi previsti, ad impartire quando possibile altri provvedimenti, per esempio prescrizioni (imposizioni ai sensi dell’art. 54 del Regolamento n. 882/2004) in riferimento alle procedure dell’impresa alimentare, in una situazione di scarsa chiarezza, rinviando l’applicazione di sanzioni amministrative all’esito eventualmente non favorevole di verifiche successive. Il Decreto, in vigore dal 9 maggio 2018 (90 giorni dopo la pubblicazione), abroga tra l’altro il Decreto Legislativo 27 gennaio 1992, n. 109, rimasto formalmente in vigore anche dopo l’applicazione del Reg. n. 1169/2011, benché le “vecchie” norme fossero da disapplicare se incompatibili con quelle del Regolamento.
Struttura del DLgs n. 231/2017
Il Decreto n. 231/2017 è costituito da titoli, capi e articoli, secondo la successione che segue:
Titolo I, artt. 1 e 2, principi generali;
Titolo II, disposizioni sanzionatorie per le violazione delle disposizioni del Regolamento 1169/2011:
Capo I, artt. 3 e 4, violazioni delle disposizioni generali;
Capo II, artt. 5, 6 e 7, violazioni relative alle informazioni obbligatorie sugli alimenti preimballati e alle relative modalità di espressione;
Capo III, artt. da 8 a 15, violazione delle disposizioni specifiche sulle indicazioni obbligatorie;
Capo IV, art. 16, violazioni in materia di informazioni volontarie sugli alimenti;
Titolo III, adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del Regolamento (UE) n. 1169/2011:
Capo I, artt. da 17 a 20, adeguamento della normativa nazionale (indicazione del lotto, etichettatura degli alimenti non preimballati, distributori automatici, etichettatura degli alimenti non destinati al consumatore finale o alle collettività);
Capo II, artt. da 21 a 24, violazione delle normative nazionali;
Titolo IV, artt. da 25 a 31, disposizioni finali (clausola di mutuo riconoscimento, autorità competenti, procedure per l’irrogazione, disposizioni transitorie, abrogazioni, entrata in vigore).
Clausola di riserva penale
Il Decreto fa ampio uso della clausola di riserva penale, vale a dire della dicitura “salvo che il fatto costituisca reato”, indicando la cedevolezza della sanzione amministrativa rispetto a illeciti penali eventualmente configurabili. Viene lasciata aperta la possibilità di procedere, anziché con la sanzione amministrativa, all’azione penale nei casi in cui il fatto commesso sia riconducibile a un reato, come per esempio tutti i casi nei quali sia ravvisabile l’ipotesi della frode nell’esercizio del commercio prevista dall’art. 515 del Codice penale: consegna di una cosa per un’altra, diversa da quella pattuita per origine, provenienza, qualità o quantità (delitto punito con la reclusione fino a due anni o con la multa fino a duemilasessantacinque euro (e 2.065,00), con riduzione da un terzo ai due terzi in caso di delitto tentato qualora non si sia ancora concretizzata la transazione commerciale). Per alcune delle violazioni sanzionate dal Decreto, tuttavia, non è prevista la riserva penale, e in particolare:
per tutte le violazioni alle norme nazionali introdotte dal Decreto con gli articoli da 17 a 20 e sanzionate dagli articoli da 21 a 24, relative all’etichettatura degli alimenti non preimballati, compresi quelli venduti con distributori automatici, e di quelli non destinati ai consumatori finali e alle collettività, ma destinati invece all’industria o ad utilizzatori intermedi, nonché relative all’indicazione nelle etichette degli alimenti preimballati del lotto o partita;
per le violazioni relative alle modalità di indicazione degli ingredienti (art. 9 del Decreto);
per le violazioni relative alle modalità di indicazione degli allergeni (art. 10 del Decreto);
per la violazione relativa all’indicazione, nell’etichetta degli alimenti preimballati molto deperibili dal punto di vista microbiologico, della data di scadenza al posto del termine minimo di conservazione (art. 12 del Decreto);
per la violazione relativa alle modalità di indicazione, nell’etichettatura delle bevande, del titolo alcolometrico volumico effettivo se superiore a 1,2% (art. 14 del Decreto);
per le violazioni in materia di modalità di indicazione delle informazioni nutrizionali (art. 15 del Decreto).
Può far discutere la mancanza della riserva penale nel caso delle violazioni sulle modalità di indicazione degli allergeni, alle quali la normativa vigente assegna una grande importanza: ma occorre precisare che ciò riguarda solamente, appunto, le modalità di indicazione di cui all’art. 21 e all’allegato II del Regolamento 1169/2011, non l’indicazione stessa (prevista dall’art. 9, par. 1, lettera c del Regolamento), soggetta alla riserva penale (vedere art. 5 del Decreto). La mancata indicazione degli allergeni presenti nell’alimento potrebbe configurarsi come delitto di frode o tentata frode nell’esercizio del commercio (art. 515 e art. 56 C.p.), ma anche come delitto di commercio di alimenti pericolosi per la salute pubblica (art. 444 C.p., punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa non inferiore a cinquantuno euro, e 51,00), anche in forma colposa (art. 452 C.p., con pena ridotta da un terzo a un sesto), benché si tratti di alimenti innocui per la maggior parte dei consumatori, ma pericolosi per quella parte della popolazione costituita dai soggetti allergici. In pratica, la violazione per mancata indicazione dell’allergene è sanzionata in via amministrativa, ma può dar luogo a procedimento penale, mentre la violazione riferibile all’impiego di scorrette modalità di indicazione dell’allergene (per esempio, senza evidenziarlo graficamente nell’elenco degli ingredienti) è sanzionata sempre ed unicamente in via amministrativa.
Il nuovo impianto sanzionatorio interessa nel dettaglio le numerose fattispecie previste dal Regolamento. Inoltre, come si è già accennato, sono previste sanzioni per le violazioni di alcuni obblighi nazionali introdotti dallo stesso DLgs 231/2017: indicazione del lotto (recepimento di direttiva comunitaria), elenco delle informazioni obbligatorie per i prodotti non preimballati (già prevista dall’art. 16 del DLgs n. 109/1992, ora abrogato, e demandato dal Regolamento alle disposizioni degli Stati Membri) e per i prodotti venduti mediante distributori automatici, disposizioni per i prodotti non destinati alla vendita e commercializzati in fasi precedenti la vendita al consumatore. Si elencano in Tabella 1 le sanzioni stabilite per le fattispecie violate, con un raffronto tra nuovi e vecchi importi. Questi ultimi in alcuni casi non sono citati, data l’assenza, nella precedente normativa (DLgs 109/1992), di una previsione sanzionatoria o la difficoltà ad individuare la corrispondenza tra le fattispecie previste nelle vecchie e nelle attuali norme.
Il “soggetto responsabile”
Il “soggetto responsabile” di cui al Decreto Legislativo n. 231/2017 è l’Operatore del Settore Alimentare responsabile delle informazioni sugli alimenti di cui all’art. 8 del Regolamento (UE) n. 1169/2011, definito come “l’operatore con il cui nome o con la cui ragione sociale è commercializzato il prodotto”; nel caso in cui tale soggetto abbia sede in un Paese Terzo, viene identificato come operatore responsabile l’importatore nella UE. Tale soggetto “assicura la presenza e l’esattezza delle informazioni sugli alimenti, conformemente alla normativa applicabile in materia di informazioni sugli alimenti e ai requisiti delle pertinenti disposizioni nazionali”. Non coincide necessariamente con la figura del “produttore” (o “confezionatore”) dell’alimento, e deve indicare in etichetta, tra l’altro, lo stabilimento di produzione secondo la norma nazionale prevista dal DLgs n. 145/2017.
Il Regolamento n. 1169/2011 non prevede, tra le indicazioni obbligatorie per i prodotti preimballati, quella del lotto (o partita) di appartenenza del prodotto alimentare. Pertanto, la Circolare del 6 marzo 2015 dichiarava ancora applicabile la sanzione prevista dall’art. 18 del Decreto Legislativo n. 109/1992 per la violazione dell’art. 3 dello stesso decreto, che invece prevedeva tale indicazione al comma 1, lettera h, trattandosi di materia non espressamente armonizzata a livello di Unione Europea. Tuttavia, l’obbligo di indicazione del lotto, introdotto dalla Direttiva 2011/91/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 13 dicembre 2011, diviene cogente in Italia con il recepimento operato dall’art. 17 del Decreto Legislativo n. 231/2017; le sanzioni per le violazioni sono ora previste dall’art. 21 del medesimo Decreto. Tale informazione è fondamentale per consentire una corretta rintracciabilità ai sensi dell’art. 18 del Regolamento n. 178/2002 e per rendere efficace il sistema di allarme rapido relativo agli alimenti non conformi.
Etichettatura alimenti non preimballati
L’art. 44 del Reg. 1169/2011 aveva demandato la materia agli Stati Membri (fatto salvo l’obbligo di indicazione degli allergeni). Il Decreto riprende in pratica quanto già previsto dal DLgs n. 109/1992 e successive modifiche, ora abrogato, e prevede l’obbligo di indicare in un cartello o con sistemi equivalenti, anche digitali (e questa è un’innovazione che tiene conto del progresso tecnologico), facilmente accessibili e riconoscibili nei comparti in cui gli alimenti sono esposti, almeno le indicazioni relative a:
Il Decreto ribadisce anche, rispetto alla precedente normativa nazionale, la possibilità di utilizzare il sistema del cartello unico o del registro, da “tenere bene in vista, a disposizione dell’acquirente, in prossimità dei banchi di esposizione dei prodotti stessi, purché le indicazioni relative alle sostanze o prodotti di cui all’Allegato II del Regolamento siano riconducibili ai singoli alimenti posti in vendita”. Il riferimento all’Allegato II riguarda gli allergeni. Si ritiene pertanto che, in caso di utilizzo di tali modalità, sia indispensabile indicare sul comparto di vendita o sul contenitore in cui gli alimenti sono esposti almeno la denominazione, che deve corrispondere alla denominazione indicata sul cartello o sul registro, in modo che la corrispondenza sia immediata e senza possibilità di errore. Responsabile di tali informazioni è l’Operatore del Settore Alimentare operante la vendita al dettaglio del prodotto sfuso o preimballato nel luogo di vendita per la vendita diretta, ivi compresi quindi i cosiddetti (secondo precedente normativa nazionale) prodotti “preincartati”.
L’art. 25 del DLgs n. 231/2017 afferma l’inapplicabilità delle sanzioni previste dal Titolo III dello stesso (artt. da 17 a 24, in materia di: indicazione del lotto o partita; distributori automatici; prodotti non preimballati; prodotti non destinati al consumatore; relative sanzioni) ai prodotti alimentari legalmente fabbricati o commercializzati in un altro Stato Membro dell’Unione, in Turchia o in uno Stato Membro dell’EFTA (Associazione europea di libero scambio). Le norme nazionali di adeguamento al Reg. 1169/2011 non possono, infatti, limitare, mediante norme più restrittive, il libero scambio delle merci tra gli Stati Membri.
Secondo l’art. 26 del Decreto, la competenza all’irrogazione delle sanzioni (vale a dire a ricevere il rapporto di mancato pagamento, di cui all’art. 17 della Legge n. 689/1981, e ad emettere l’ordinanza ingiunzione, di cui all’art. 18 della stessa) è affidata al Dipartimento dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressioni frodi dei prodotti agroalimentari del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali. Si ricordi che tale competenza per le sanzioni relative all’etichettatura degli alimenti, dapprima in capo agli organi periferici delle Regioni in ambito sanitario, era stata assegnata agli UU.PP.I.C.A. (Uffici Provinciali dell’Industria, del Commercio e dell’Artigianato), successivamente alle Camere di Commercio, infine alle Regioni come organi del Ministero delle Attività produttive. Resta impregiudicata la competenza degli organi di controllo per l’accertamento delle violazioni, ai sensi delle normative vigenti: si ricordi che la materia rientra nel campo del controllo ufficiale per la sicurezza alimentare di cui al Reg. (CE) n. 882/2004, in capo alle autorità competenti designate con il DLgs n. 193/2007 (Ministero della Salute, Regioni e Aziende Sanitarie Locali). Il Decreto specifica anche la competenza dell’autorità garante della concorrenza e del mercato ai sensi del DLgs 2 agosto 2007, n. 145, e del DLgs 6 settembre 2005, n. 206. Si ricordi che la Legge n. 689/1981 prevede la possibilità di chiusura del procedimento sanzionatorio amministrativo mediante il pagamento, da parte del trasgressore o dell’obbligato in solido, della somma più favorevole tra la terza parte del massimo e il doppio del minimo della sanzione edittale; prevede inoltre la possibilità di inoltrare memorie difensive o richiesta di audizione, allo scopo di ottenere una valutazione favorevole da parte dell’autorità competente ad irrogare la sanzione. In alternativa all’emissione dell’ordinanza-ingiunzione di pagamento, l’autorità può anche archiviare, con provvedimento motivato, il procedimento.
Il dispositivo sanzionatorio in materia di etichettatura e di informazioni sugli alimenti al consumatore supera la lunga fase transitoria protrattasi per oltre tre anni, dal momento dell’applicabilità del Reg. (UE) n. 1169/2011 (13-12-2014), rendendo possibile agli organi di controllo la piena esigibilità del rispetto delle norme in esso contenute. L’introduzione di alcune norme nazionali, anch’esse sanzionate, ha completato il quadro legislativo sulla materia, proseguendo sulla via, da molti anni tracciata nel nostro Paese e poi a livello comunitario, che garantisce la possibilità di scelte alimentari consapevoli e tutela la salute pubblica. La consistenza degli importi della nuove sanzioni, in generale aumentati rispetto alla normativa precedente, dovrebbe costituire un deterrente nei confronti dei comportamenti scorretti che dovessero persistere nonostante le procedure di prevenzione ormai consapevolmente adottate dalla maggior pare degli operatori.
DLgs 15 dicembre 2017, n. 231 – Disciplina sanzionatoria per la violazione delle disposizioni del Reg. (UE) n. 1169/2011, relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori e l’adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del medesimo Reg. (UE) n. 1169/2011 e della Direttiva 2011/91/UE, ai sensi dell’articolo 5 della Legge 12 agosto 2016, n. 170 “Legge di delegazione europea 2015” (GURI Serie Generale n. 32 del 08-02-2018).
Reg. (UE) n. 1169/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio del 25 ottobre 2011 relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori, che modifica i Regolamenti (CE) n. 1924/2006 e (CE) n. 1925/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio e abroga la Direttiva 87/250/CEE della Commissione, la Direttiva 90/496/CEE del Consiglio, la Direttiva 1999/10/CE della Commissione, la Direttiva 2000/13/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, le Direttive 2002/67/CE e 2008/5/CE della Commissione e il Regolamento (CE) n. 608/2004 della Commissione (GUUE n. L 304 del 22-11-2011).
Circolare del Ministero dello Sviluppo Economico, Direzione generale della Politica Industriale, la competitività e le piccole e medie imprese, Divisione VIII Industria Agroalimentare, del Made in Italy e Industrie creative, del 6 marzo 2015 – Applicazione dell’articolo 18, in materia di sanzioni, del DLgs 27 gennaio 1992, n. 109 alle violazioni delle disposizioni del Regolamento (UE) n. 1169/2011.
DLgs 27 gennaio 1992, n. 109 – Attuazione delle Direttive 89/395/CEE e 89/396/CEE concernenti l’etichettatura, la presentazione e la pubblicità dei prodotti alimentari (SOGURI n. 39 del 17/02/1992) e successive modificazioni.
Reg.(CE) n. 882/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio del 29 aprile 2004 relativo ai controlli ufficiali intesi a verificare la conformità alla normativa in materia di mangimi e di alimenti e alle norme sulla salute e sul benessere degli animali (rettifica in GUUE n. L 191 del 28-05-2004).
Regio Decreto 19 ottobre 1930, n. 1398 – Codice penale (SOGURDI n. 253 del 28-10-1930) e successive modificazioni.
Decreto Legislativo 15 settembre 2017, n. 145 – Disciplina dell’indicazione obbligatoria nell’etichetta della sede e dell’indirizzo dello stabilimento di produzione o, se diverso, di confezionamento, ai sensi dell’articolo 5 della Legge 12 agosto 2016, n. 170 – Legge di delegazione europea 2015 (GURI n. 235 del 07-10-2017).
Direttiva 2011/91/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 13 dicembre 2011, relativa alle diciture o marche che consentono di identificare la partita alla quale appartiene una derrata alimentare (GUUE n. 334 del 16-12-2011).
Reg. (CE) n. 178/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio del 28 gennaio 2002, che stabilisce i principi e i requisiti generali della legislazione alimentare, istituisce l’Autorità europea per la sicurezza alimentare e fissa procedure nel campo della sicurezza alimentare (GUCE n. L 371 del 01-02-2002), modificato dal Reg. (CE) n. 1642/2003 (GUCE n. L 245 del 29-09-2003).
Legge n. 689 del 24 novembre 1981 – Modifiche al sistema penale (SOGURI n. 329 del 30-11-1981) e successive modificazioni.
DLgs 6 novembre 2007, n. 193 – Attuazione della Direttiva 2004/41/CE relativa ai controllo in materia di sicurezza alimentare e applicazione dei regolamenti comunitari nel medesimo settore (GURI n. 261 del 09-11-2007, SO n. 228).
DLgs 2 agosto 2007, n. 145 – Attuazione dell’articolo 14 della Direttiva 2005/29/CE che modifica la Direttiva 84/450/CEE sulla pubblicità ingannevole (GURI n. 207 del 06-09-2007).
Didascalia: la consistenza degli importi delle nuove sanzioni, in generale aumentati rispetto alla normativa precedente, dovrebbe costituire un deterrente nei confronti dei comportamenti scorretti che dovessero persistere nonostante le procedure di prevenzione ormai consapevolmente adottate dalla maggior parte degli operatori.