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Timestamp: 2018-05-20 11:44:43+00:00
Document Index: 183579540

Matched Legal Cases: ['art.34', 'art. 2', 'art. 11', 'art. 8', 'art. 5', 'art. 52', 'art. 27']

12 marzo, Giorno della Costituzione | ANPI 25 APRILE MILANO
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12 marzo, Giorno della Costituzione
14 marzo 2011 di anpi25aprile
Tante persone nelle piazze d’Italia a gridare lo sdegno per l’attentato alla Costituzione e alla scuola pubblica che il signor B. sta conducendo assieme ai suoi dipendenti.
Anche a Milano nonostante il sabato di Carnevale tanta gente in Largo Cairoli, tra i tanti interventi due letture, che hanno emozionato tutti, due pietre miliari per chi ama la democrazia, il discorso agli Ateniesi di Pericle (2.500 anni fa) e il Discorso sulla Costituzione tenuto da Piero Calamandrei nel 1955.
Ne proponiamo alcuni brani:
Pericle, Discorso agli Ateniesi 461 A.C.
Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.
Piero Calamandrei, “Discorso sulla Costituzione” tenuto il 26 gennaio 1955 agli studenti milanesi presso la Società Umanitaria
L’art.34 dice: ” I capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”. Eh! E se non hanno i mezzi? Allora nella nostra Costituzione c’è un articolo che è il più importante di tutta la Costituzione, il più impegnativo per noi che siamo al declinare, ma soprattutto per voi giovani che avete l’avvenire davanti a voi. Dice così:
E’ compito di rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana: quindi dare lavoro a tutti, dare una giusta retribuzione a tutti, dare una scuola a tutti, dare a tutti gli uomini dignità di uomo. Soltanto quando questo sarà raggiunto, si potrà veramente dire che la formula contenuta nell’art. primo – “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro “– corrisponderà alla realtà.
………Quando io leggo nell’art. 2, ”l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”, o quando leggo, nell’art. 11, “l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli”, la patria italiana in mezzo alle alte patrie, dico: ma questo è Mazzini; o quando io leggo, nell’art. 8, “tutte le confessioni religiose sono ugualmente libere davanti alla legge”, ma questo è Cavour; quando io leggo, nell’art. 5, “la Repubblica una e indivisibile riconosce e promuove le autonomie locali”, ma questo è Cattaneo; o quando, nell’art. 52, io leggo, a proposito delle forze armate,”l’ordinamento delle forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica” esercito di popolo, ma questo è Garibaldi; e quando leggo, all’art. 27, “non è ammessa la pena di morte”, ma questo, o studenti milanesi, è Beccaria. Grandi voci lontane, grandi nomi lontani.
Quindi, quando vi ho detto che questa è una carta morta, no, non è una carta morta, questo è un testamento, un testamento di centomila morti. Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero perché lì è nata la nostra Costituzione
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