Source: https://www.legalellb.com/newsletter/newsletter-n-10-del-1-agosto-2017/
Timestamp: 2019-02-19 08:21:44+00:00
Document Index: 85805377

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 14', 'art. 8', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Newsletter n. 10 del 1° agosto 2017, Studio Lana – Lagostena Bassi
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Pensioni: ricorso per chiedere il rimborso integrale delle somme dovute e non corrisposte a causa del blocco disposto dal c.d. “Decreto Salva Italia” del 2011, poi dichiarato illegittimo dalla Corte costituzionale nel 2015.
Corte europea dei diritti dell'uomo: discriminatorio ridurre il risarcimento dei danni a una donna cinquantenne per via della presunta riduzione della vita sessuale.
Sentenza della Corte di giustizia UE: Regolamento Dublino va applicato anche in caso di emergenza.
Corso di specializzazione “Migrazioni, integrazione e democrazia: profili giuridici, sociali e culturali”: al via le iscrizioni (anche in modalità telematica).
Summer School « Impresa e diritti umani », Perugia, 18-22 settembre 2017.
Come noto, con la sentenza n. 70/2015, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità della norma del c.d. “Decreto salva Italia” del 2011 (poi convertito in legge dalla c.d. Legge Fornero n. 214/2011), che disponeva il blocco della rivalutazione automatica – per gli anni 2012 e 2013 – dei trattamenti pensionistici superiori a tre volte il trattamento minimo INPS, senza previsione alcuna di un meccanismo di recupero per il futuro. La Consulta ha affermato, infatti, che tale blocco violava i parametri della ragionevolezza, proporzionalità ed adeguatezza del trattamento pensionistico, con la conseguenza che a tutti i pensionati, investiti dal provvedimento, doveva essere accordata la rivalutazione della pensione per gli anni 2012 e 2013, e tale rivalutazione doveva essere posta a base del ricalcolo della pensione anche per gli anni successivi (2014, 2015 e 2016).
Tuttavia, con il decreto legge n. 65 del 21 maggio 2015, convertito con la legge n. 109 del 17 luglio 2015, il Governo prima ed il Legislatore poi ritenevano di dare attuazione alla sentenza n. 70/2015 della Corte Costituzionale, disponendo solo rimborsi parziali della rivalutazione, limitati ad alcune fasce di pensionati (in particolare, coloro con trattamento da 3 a 6 volte il minimo della pensione sociale), mantenendo il blocco per i titolari di pensioni superiori a 6 volte il trattamento minimo dell’INPS.
Lo Studio Lana – Lagostena Bassi sta promuovendo azioni legali – dinanzi al Giudice del lavoro per gli ex lavoratori privati e dinanzi alla Corte dei conti per gli ex dipendenti pubblici – nell’interesse di tutti i pensionati pregiudicati dalla richiamata normativa, al fine di richiedere l’integrale ricostituzione dei trattamenti previdenziali come imposto dalla Corte Costituzionale.
In data 25 luglio 2017, nella causa Carvalho Pinto de Sousa Morais c. Portogallo, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato le autorità portoghesi per la violazione dell’art. 14 CEDU (divieto di discriminazione), in combinato disposto con l’art. 8 CEDU (che tutela il diritto al rispetto della vita privata e familiare).
Il caso riguardava una sentenza della Corte suprema amministrativa portoghese la quale riduceva l’importo del risarcimento concesso alla ricorrente, una signora di cinquant’anni con problemi ginecologici, a causa di negligenza medica. In particolare, un intervento chirurgico nel 1995 gli aveva procurato un’invalidità permanente consistente in forti dolori, incontinenza, difficoltà a sedersi e nei rapporti sessuali. La ricorrente sosteneva nel suo ricorso alla Corte EDU che la decisione di ridurre l’importo del risarcimento fosse discriminatoria perché non riconosceva l’importanza della vita sessuale per una donna cinquantenne.
La Corte ha rilevato, in particolare, che l’età e il sesso della ricorrente fossero state decisive nella decisione finale dei giudici nazionali: il provvedimento interno è stato, infatti, preso sulla base della premessa generale che la sessualità non è così importante per una cinquantenne madre di due figli, così come lo sarebbe invece per una donna più giovane. Per la Corte europea, queste considerazioni sono indicative di pregiudizi prevalenti all’interno della magistratura portoghese e ciò ha portato all’importante sentenza di condanna. Invero, ad avviso della Corte di Strasburgo, nel prendere una tale decisione i giudici portoghesi hanno ignorato l’importanza fisica e psicologica della sessualità per l’autodeterminazione delle donne, così come gli altri aspetti della sessualità femminile che andavano invece tenuti in debito conto nel caso concreto della ricorrente.
Con sentenza resa il 26 luglio 2017, la Corte di giustizia dell’Unione Europea ha stabilito che lo Stato membro di primo ingresso irregolare nel territorio dell’Unione è, ai sensi del Regolamento di Dublino, quello competente ad esaminare la domanda di protezione internazionale presentata dal richiedente, anche in casi di massicci afflussi di richiedenti asilo dovuti alla crisi migratoria in atto. Pertanto, uno Stato membro che abbia deciso di autorizzare, per motivi umanitari, l’ingresso nel suo territorio di un cittadino di un paese non UE privo di visto e non beneficiante di un’esenzione dal visto non può essere esonerato da tale responsabilità.
Infatti, sebbene esista la facoltà di ciascuno Stato membro, in virtù del Codice frontiere Schengen, di autorizzare cittadini di paesi non UE che non soddisfano i requisiti di ingresso a recarsi nel loro territorio per motivi umanitari, la Corte ribadisce con chiarezza che tale autorizzazione è valida soltanto per il territorio dello Stato membro interessato, e non per il territorio degli altri Stati membri.
In sostanza, sulla base di quanto deciso dalla sentenza dei giudi ci del Lussemburgo, in contrasto – tra l’altro – con il parere dell’avvocato generale, il quale aveva chiesto la deroga in casi simili del Regolamento di Dublino, l’Italia e altri paesi sovraccaricati dagli arrivi irregolari di richiedenti asilo non hanno “scusanti” e devono comunque farsi carico di tutte le richieste. E ciò nonostante il principio di solidarietà che dovrebbe permeare il diritto dell’Unione Europea.
Una decisione che ci pare davvero criticabile di fronte all’aggravarsi della crisi migratoria, e che temiamo non farà altro che acuire le problematiche già presenti nel nostro continente.
È possibile seguire il Corso anche in modalità telematica, per chi non abbia la possibilità di recarsi a Roma. È stata infatti predisposta una piattaforma online attraverso la quale i discenti potranno collegarsi all’orario del corso e seguire comodamente da casa la lezione in diretta, ciascuno attraverso le proprie credenziali e il proprio account.
Sono aperte le iscrizioni della prima edizione della Summer School «Impresa e diritti umani», che si terrà a Perugia dal 18 al 22 settembre 2017.
Per maggiori informazioni, potete collegarvi al seguente link.
Nel ricordarvi che lo Studio resterà chiuso dal 7 al 18 agosto per la pausa estiva, è con piacere che tutti i membri dello Studio Vi augurano buone vacanze, con l’auspicio che possiate trascorrere giorni sereni per ripartire insieme a settembre con rinnovato vigore.