Source: http://docplayer.it/383773-Bisogni-educativi-speciali.html
Timestamp: 2018-07-17 20:12:44+00:00
Document Index: 86877378

Matched Legal Cases: ['art. 35', 'art. 34', 'art. 15', 'art. 1', 'art. 10', 'art. 622', 'art. 12']

1 ESPERIENZE CHE INSEGNANO IL FUTURO BISOGNI EDUCATIVI SPECIALI GUIDA ALLA NUOVA NORMATIVA AA. VV. AGOSTINO MIELE
2 Il presente volume nasce dall esperienza maturata all interno dell Istituto Tecnico per il Turismo Artemisia Gentileschi di Milano dal gruppo di lavoro relativo alla problematica degli alunni con Bisogni Educativi Speciali. Le schede predisposte, sintesi di indicazioni normative e pratiche, possono rappresentare uno strumento di supporto e un percorso guidato per tutti i Consigli di classe che incontreranno situazioni di alunni BES. Naturalmente ogni docente, con la propria sensibilità e competenza, saprà individuare il contenuto e i tempi opportuni per una relazione educativa speciale. Agostino Miele, Dirigente scolastico Maria Luisa Arleoni, Funzione strumentale integrazione Anna Rosa Bolognesi, Funzione strumentale POF Gabriella Defilippi, Collaboratrice del Dirigente scolastico Anna Gagliano, Funzione strumentale orientamento in entrata Francesca Giorgetti, Funzione strumentale inclusione Doris Malenschek, Coordinatrice dipartimento Sostegno Fulvia Martinelli, Collaboratrice del Dirigente scolastico Paul Smith, Funzione strumentale Nuove tecnologie Proprietà letteraria riservata 2013 RCS Libri S.p.A., Milano Prima edizione: gennaio 2014
3 Art. 3 Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all organizzazione politica, economica e sociale del Paese. Art. 34 La scuola è aperta a tutti. L istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.
4 Sommario Premessa 7 Compiti istituzionali Alunni Diversamente Abili (DVA) Protocollo per l inclusione degli studenti diversamente abili 15 Piano Educativo Individualizzato (PEI) Alunni con Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA) Protocollo per l inclusione degli studenti con DSA 31 Piano Didattico Personalizzato (PDP) Alunni con svantaggio 3.1 Alunni con svantaggio socio-culturale e ambientale Protocollo per l inclusione degli studenti in situazione di svantaggio 39 Griglia di osservazione 40 Progetto Didattico Personalizzato (PDP) Alunni stranieri Protocollo per l inclusione degli studenti stranieri 47 Scheda di rilevazione per integrazione-supporto studenti L2 51 Programma didattico personalizzato per studenti stranieri 57 Appendice 65
5 Riferimenti normativi 2013 Nota prot. n del 22 novembre 2013 Chiarimenti Circolare MIUR n. 8 del 6 marzo 2013 Indicazioni operative alunni con BES 2012 Direttiva MIUR del 27 dicembre 2012 Strumenti d intervento per alunni con Bisogni Educativi Speciali e organizzazione territoriale per l inclusione scolastica 2011 Decreto MIUR n del 12 luglio 2011 Trasmissione Linee guida DSA Linee guida per il diritto allo studio degli alunni e degli studenti con Disturbi Specifici di Apprendimento allegate al decreto ministeriale 5669/ Legge n. 170 dell 8 ottobre 2010 Norme in materia di Disturbi Specifici di Apprendimento in ambito scolastico Circolare MIUR n. 2 dell 8 gennaio 2010 Indicazioni e raccomandazioni per l integrazione di alunni con cittadinanza non italiana 2009 Nota MIUR del 4 agosto 2009 Linee guida sull integrazione degli alunni con disabilità 2006 Documento generale di indirizzo per l integrazione degli alunni stranieri e per l educazione interculturale Circolare MIUR n. 24 del 1 marzo 2006 Linee guida per l accoglienza e l integrazione degli alunni stranieri Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 185 del 23 febbraio 2006 Regolamento recante modalità e criteri per l individuazione dell alunno come soggetto in situazione di handicap, ai sensi dell art. 35 comma 7 della legge n. 289 del 27 dicembre Legge n. 189 del 15 luglio 2003 Norme per la promozione della pratica dello sport da parte delle persone disabili 2002 Legge n. 189 del 30 luglio 2002 Modifica alla normativa in materia di immigrazione e di asilo 2000 Legge n. 328 dell 8 novembre 2000 Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali 1999 Legge n. 17 del 28 gennaio 1999 Integrazione e modifica della legge quadro 104/ Legge n. 40 del 6 marzo 1998 Disciplina dell immigrazione e norme sulla condizione dello straniero Decreto legislativo n. 286 del 25 luglio 1998 Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell immigrazione e norme sulla condizione dello straniero 1994 Decreto del Presidente della Repubblica del 24 febbraio 1994 Atto di indirizzo e coordinamento relativo ai compiti delle unità sanitarie locali in materia di alunni portatori di handicap 1992 Legge n. 104 del 5 febbraio 1992 Legge quadro per l assistenza, l integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate 1948 Art. 3 e art. 34 della Costituzione italiana
7 Premessa L integrazione scolastica degli alunni ha conosciuto fasi importanti nella storia della scuola italiana. Possiamo racchiuderle nelle seguenti tappe fondamentali: pre anni Sessanta: dall esclusione alla medicalizzazione; anni Sessanta metà anni Settanta: dalla medicalizzazione all inserimento; metà anni Settanta anni Novanta: dall inserimento all integrazione; post anni Novanta: dall integrazione all inclusione. A partire dalla legge 517/1977, che diede avvio al processo di integrazione scolastica, la produzione normativa su questo tema ha conosciuto più recentemente una vera e propria evoluzione con la legge 104/1992 (Legge quadro per l assistenza, l integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate), la legge 170/2010 (che ha riconosciuto la dislessia, la disortografia, la disgrafia e la discalculia come Disturbi Specifici di Apprendimento), il decreto ministeriale n del 12 luglio 2011 (attuativo della legge 170/2010) e la direttiva ministeriale del 27 dicembre 2012, che amplia il perimetro della riflessione sull inclusione introducendo il concetto di Bisogni Educativi Speciali (BES), seguita dalla relativa circolare ministeriale applicativa n. 8 del 6 marzo Si è passati da una scuola che integra a una scuola che include. In ogni classe ci sono alunni che richiedono un attenzione speciale per una varietà di ragioni: svantaggio sociale e culturale, Disturbi Specifici di Apprendimento e/o disturbi evolutivi specifici, difficoltà derivanti dalla non conoscenza della cultura e della lingua italiana perché appartenenti a culture diverse. Quest area dello svantaggio scolastico, che comprende problematiche diverse, viene indicata come «area dei Bisogni Educativi Speciali». I Bisogni Educativi Speciali sono, dunque, molti e diversi: una scuola che include deve essere in grado di leggerli tutti e di dare le risposte necessarie e adeguate. Storicamente la nozione di Bisogni Educativi Speciali compare per la prima volta in Inghilterra nel Rapporto Warnock del In questo documento viene suggerita la necessità di integrare, nelle scuole della Gran Bretagna, gli alunni considerati «diversi» attraverso l adozione di un approccio inclusivo basato sull individuazione di obiettivi educativi comuni a tutti gli alunni, indipendentemente dalle loro abilità o disabilità. In un secondo momento, con lo Special Educational Needs and Disability Act del 2001, viene affermata la necessità di prevenire ogni forma di discriminazione riguardo all ammissione a scuola degli alunni con Bisogni Educativi Speciali, di promuovere la loro piena partecipazione alla vita scolastica e di coinvolgere le famiglie. 7
8 1. Punti salienti della nuova normativa 27 dicembre 2012: viene pubblicata la direttiva intitolata Strumenti d intervento per alunni con Bisogni Educativi Speciali e organizzazione territoriale per l inclusione scolastica. La direttiva ricapitola: i principi alla base dell inclusione in Italia; il concetto di Bisogni Educativi Speciali, approfondendo il tema degli alunni: con disturbi specifici; con disturbo dell attenzione e dell iperattività; con funzionamento cognitivo limite; le strategie d intervento per gli alunni con BES; la formazione del personale; l organizzazione territoriale per l ottimale realizzazione dell inclusione scolastica, con particolare riferimento ai Centri Territoriali di Supporto e all équipe di docenti specializzati, curricolari e di sostegno. 6 marzo 2013: viene pubblicata la circolare ministeriale n. 8, che definisce l operatività della direttiva del 27 dicembre 2012 e offre alle scuole uno strumento pratico di notevole importanza. 22 novembre 2013: esce la nota n di chiarimenti su alcuni punti oscuri della direttiva del 27 dicembre 2012 e viene notevolmente ridimensionato il problema dell individuazione dei nuovi BES e dei PDP, Piani Didattici Personalizzati, che sembrava avrebbero dovuto sommergere la scuola italiana. 2. Che cosa sono i BES? Si definiscono BES i bisogni di tutti quegli alunni dotati di particolarità che impediscono loro il normale apprendimento e richiedono interventi individualizzati. 3. Quali alunni? Alunni con disabilità previste dalla legge 104/1992; per questi alunni esiste documentazione medica. Alunni con disturbi evolutivi specifici, ossia disturbi dell apprendimento, deficit del linguaggio o della coordinazione motoria (DSA-ADHD) previsti dalla legge 170/2010; anche per questi alunni esiste documentazione medica. Alunni con svantaggio socio-economico, linguistico o culturale previsto dalla direttiva ministeriale del 27 dicembre 2012 e dalla circolare n. 8 del 6 marzo 2013; per questi alunni può esistere documentazione medica, dettagliata documentazione pedagogica e didattica, nonché segnalazione dei servizi sociali. 4. A chi si rivolge? «Ogni alunno, con continuità o per determinati periodi, può manifestare dei Bisogni Educa- 8
9 tivi Speciali per motivi fisici, biologici, fisiologici o anche per motivi psicologici, sociali, rispetto ai quali è necessario che le scuole offrano adeguata e personalizzata risposta.» Esempi di cause di BES possono essere i seguenti: lutto, malattia, povertà, difficoltà di apprendimento non certificabili, separazione dei genitori, crisi affettiva, immigrazione. È esteso a tutti gli studenti in difficoltà il diritto alla personalizzazione dell apprendimento. 5. Chi individua gli alunni con Bisogni Educativi Speciali? La circolare 8/2013 enuncia come doverosa l indicazione, da parte dei Consigli di classe e dei team docenti nelle scuole primarie, dei casi in cui si ritenga opportuna e necessaria l adozione di una personalizzazione della didattica e di eventuali misure compensative e dispensative, nella prospettiva di una presa in carico globale e inclusiva. Sono confermate le procedure di certificazione per gli alunni con disabilità e con un disturbo specifico di apprendimento. I docenti sono chiamati a formalizzare i percorsi personalizzati attraverso il Piano Didattico Personalizzato, deliberato dai Consigli di classe e dai team docenti e firmato dal Dirigente scolastico (o da docente specificamente delegato), dai docenti e dalla famiglia. 6. Il Piano Didattico Personalizzato (PDP) IL PDP, introdotto con la legge 170/2010 sui Disturbi Specifici di Apprendimento, consente a tutti gli alunni, attraverso una didattica personalizzata, di raggiungere il successo formativo. Contiene la metodologia didattica e le modifiche che, per ciascun docente, si rendono necessarie nel singolo caso, attraverso: misure compensative: sintesi vocale; registratore; programmi di videoscrittura; calcolatrice; tabelle; formulari; mappe concettuali ; misure dispensative: lettura ad alta voce; riduzione dei compiti; tempi maggiorati per svolgere le verifiche; scrittura veloce sotto dettatura; appunti; studio mnemonico di tabelline Il PDP deve essere deliberato dal Consiglio di classe o dal team docenti nelle primarie e firmato dal Dirigente scolastico, dai docenti e dalla famiglia. In mancanza di certificazioni cliniche, il Consiglio di classe o il team docenti motiveranno le decisioni assunte su base pedagogico-didattica «al fine di evitare contenzioso». 9
10 7. Azioni interne alla scuola Il GLHI (Gruppo di Lavoro e di studio d Istituto), art. 15 comma 2 legge 104/1992, costituito da Dirigente scolastico, docenti curricolari e di sostegno, genitori, operatori dei servizi, studenti nella scuola secondaria di secondo grado, diventa GLI (Gruppo di Lavoro per l Inclusione). I componenti del GLI sono integrati da tutte le risorse specifiche e di coordinamento presenti nella scuola (funzioni strumentali, insegnanti per il sostegno, assistenti alla comunicazione, docenti «disciplinari» con esperienza e/o formazione specifica o con compiti di coordinamento delle classi, genitori ed esperti istituzionali o esterni in regime di convenzionamento con la scuola). 8. Quali i compiti del GLI? Il GLI svolge le seguenti funzioni: rilevazione dei BES presenti nella scuola; raccolta e documentazione degli interventi didattico-educativi posti in essere anche in funzione di azioni di apprendimento organizzativo in rete tra scuole e/o in rapporto con azioni strategiche dell Amministrazione; focus/confronto sui casi, consulenza e supporto ai colleghi sulle strategie/metodologie di gestione delle classi; rilevazione, monitoraggio e valutazione del livello di inclusività della scuola; raccolta e coordinamento delle proposte formulate dai singoli GLHI operativi sulla base delle effettive esigenze, ai sensi dell art. 1 comma 605 lettera b della legge 296/06, tradotte in sede di definizione del Piano Educativo Individualizzato (PEI) come stabilito dall art. 10 comma 5 della legge n. 122 del 30 luglio 2010; elaborazione di una proposta di Piano Annuale per l Inclusività (PAI, che è parte integrante del POF) riferito a tutti gli alunni con BES, da redigere al termine di ogni anno scolastico (entro il mese di giugno). Il PAI è elaborato sul modello ICF (Classificazione internazionale del funzionamento, delle disabilità e della salute o International Classification of Functioning, Disability and Health, definito dall Organizzazione Mondiale della Sanità nel 2002) e a giugno viene approvato dal Collegio dei docenti. Il modello ICF è una delle classificazioni internazionali sviluppate dall OMS per codificare le informazioni relative alla salute degli individui e prevede l uso di un linguaggio standardizzato, che facilita la comunicazione tra tutti coloro che si occupano della cura e dell assistenza sanitaria. Con l ICF sono descritte la natura e la gravità delle limitazioni del funzionamento della persona e i fattori ambientali che influiscono su tale funzionamento. Il modello ICF rappresenta un approccio innovativo al tema dell inclusione scolastica, soprattutto per la profonda attenzione che esso riserva all ambiente socio-culturale in cui la persona vive. Non si trovano più i termini «disabilità» e «handicap», che sono stati sostituiti da «attività» e «partecipazione sociale». Nel caso specifico della scuola, l attenzione è rivolta all analisi dei fattori del contesto scolastico, con particolare riguardo ai «facilitatori» e alle «barriere» che determinano le performance degli alunni con disabilità nelle pratiche di integrazione scolastica. Non ci si deve più basare, quindi, sulle mancanze e sui deficit dell alunno, ma sulle sue potenzialità. Cambia il metodo di lavoro degli insegnanti, nel senso che occorrerà programmare e attuare interventi in stretta sinergia con tutti i soggetti che si occupano dell alunno con disabilità. 10
11 Il modello (antropologico) bio-psico-sociale a cui si rifà l ICF propone una concezione della salute universale ed egualitaria, individuando la disabilità come una situazione particolare: «una condizione che ognuno può sperimentare durante la propria vita». La «condizione di salute» è la risultante dell interazione tra aspetti biomedici e psicologici della persona (funzioni e strutture corporee), aspetti sociali (attività e tipo di partecipazione svolte nella quotidianità) e fattori di contesto (fattori ambientali e personali). La scuola italiana vuole recepire il «modello bio-psicosociale della disabilità» che considera la disabilità come esito dell interazione fra la condizione di funzionamento della persona e il contesto sociale. Il modello bio-psico-sociale dell ICF è definito dallo schema seguente, che descrive le interazioni tra i diversi componenti della classificazione: la prospettiva medica corrisponde alla parte superiore del diagramma; la prospettiva sociale alla parte inferiore, relativa all ambiente; la zona centrale del diagramma è il risultato del rapporto tra condizione di salute e ambiente (attività e partecipazione come aree della scuola). 9. Le azioni esterne alla scuola a livello territoriale La nuova normativa assegna un ruolo fondamentale ai Centri Territoriali di Supporto (CTS) e sottolinea la necessità, per una piena inclusione, di attivare reti fra scuole e fra scuole e servizi, avvalendosi di strumenti formali (accordi, intese, protocolli ), volti a integrare i «servizi». I CTS sono stati istituiti dagli Uffici Scolastici Regionali in accordo con il MIUR mediante il progetto «Nuove tecnologie e disabilità»; sono collocati presso scuole-polo e la loro sede coinci- 11
12 de con quella dell istituzione scolastica che li accoglie. È facoltà degli Uffici Scolastici Regionali integrare o riorganizzare la rete regionale dei CTS, secondo eventuali necessità emerse in ordine alla qualità e alla distribuzione del servizio. Si prevede la presenza di un CTS su un territorio corrispondente a ogni provincia della regione, fatte salve le aree metropolitane che, per densità di popolazione, possono necessitare di uno o più CTS dedicati. I CTS divengono i punti di riferimento per le scuole e coordinano le proprie attività con province, comuni, municipi, servizi sanitari, associazioni delle persone con disabilità e dei loro familiari, centri di ricerca, di formazione e di documentazione, nel rispetto delle strategie generali eventualmente definite a livello di Ufficio Scolastico Regionale e di Ministero centrale. In particolare, le funzioni dei CTS sono: istruzione e formazione (per docenti, studenti e famiglie); consulenza su didattiche e tecnologie specifiche per gli insegnanti; gestione degli ausili e comodato d uso; raccolta e promozione di buone pratiche e attività di ricerca e sperimentazione; definizione del Piano annuale d intervento; gestione delle risorse economiche per istruzione, formazione e consulenza. Una grande novità nella normativa è costituita, infine, dai Centri Territoriali per l Inclusione (CTI), che devono assorbire le varie configurazioni presenti nelle singole realtà territoriali (CDH, centri risorse ). I CTI sono individuati a livello di rete di scuole territoriali; la loro nascita viene collegata a quanto previsto dal decreto legge 5/2012 all articolo 50 (così come modificato dalla legge n. 35 del 4 aprile 2012) in tema di «organico funzionale» delle istituzioni scolastiche (comma b), reti per la gestione delle risorse umane, strumentali e finanziarie (comma c), organico di rete per i Bisogni Educativi Speciali, la dispersione, il contrasto all insuccesso formativo, il bullismo (comma d), da assegnarsi con carattere triennale per i commi b e d. Si precisano, poi, le caratteristiche generali dei docenti che operano nei CTS o nei CTI, con particolare riferimento a comprovate esperienze e specializzazioni (ad esempio master, incarichi all interno del progetto «Nuove tecnologie e disabilità»). Se non è possibile costituire il CTI, le singole scuole cureranno, attraverso il GLI, il contatto con i CTS di riferimento. 12
13 Compiti istituzionali Personale coinvolto Dirigente scolastico Compiti Promuove, fra tutte le componenti, il processo di integrazione e di inclusione all interno dell istituzione, favorendo attività di formazione e aggiornamento e implementando progetti mirati. Garantisce i rapporti con gli enti territoriali coinvolti. Gestionali Individua le risorse interne ed esterne per rispondere alle esigenze di inclusione. Assegna i docenti di sostegno. Gestisce le risorse umane e strumentali e promuove l intensificazione dei rapporti tra i docenti e le famiglie di alunni e studenti diversamente abili (DVA), favorendone le condizioni e prevedendo idonee modalità di riconoscimento dell impegno dei docenti. Garantisce i rapporti con gli enti coinvolti. Organizzativi Sovrintende alla formazione delle classi, garantisce il raccordo tra i soggetti che operano nella scuola e le realtà territoriali, stimola e promuove ogni utile iniziativa finalizzata a rendere operative le indicazioni condivise con organi collegiali e famiglie, attiva interventi preventivi. Riceve la diagnosi consegnata dalla famiglia, la acquisisce al protocollo e la condivide con il gruppo docente. Promuove attività di formazione e aggiornamento per il conseguimento di competenze specifiche diffuse. Promuove e valorizza progetti mirati, individuando e rimuovendo ostacoli, nonché assicurando il coordinamento delle azioni (tempi, modalità, finanziamenti). Consuntivi Convoca i Consigli di classe straordinari e il GLI quando opportuno. Definisce, su proposta del Collegio dei docenti, il Piano Annuale per l Inclusività. Collegio dei docenti Delibera il Piano Annuale relativo al processo di inclusione. 13
14 Segreteria didattica Istituisce un anagrafe di istituto e comunica, qualora fosse necessario, i nominativi ai referenti di progetto (ad esempio per certificazioni linguistiche o ECDL-Patente europea per l uso del computer) e al referente Invalsi interno. Aggiorna il fascicolo personale dello studente inserendo PDP, PEI e PEP. Riceve dalla famiglia la certificazione e l eventuale diagnosi al momento dell iscrizione, ne dà comunicazione al Dirigente scolastico, al coordinatore di classe e/o al coordinatore docente di sostegno, la protocolla e la inserisce nel fascicolo personale dello studente. All atto dell iscrizione, la Segreteria sottoporrà al genitore dello studente straniero non in possesso della licenza di scuola secondaria di primo grado un modulo che certifichi la data di ingresso nel Paese, il livello di conoscenza/non conoscenza della lingua italiana e il modulo di adesione al corso di L2 che la scuola predispone nei primi giorni di settembre. Contatta la famiglia per chiarimenti, aggiornamenti e/o integrazioni. 14
15 1. Alunni Diversamente Abili (DVA) Protocollo per l inclusione degli studenti diversamente abili Finalità: garantire il diritto all istruzione e i necessari supporti agli alunni; inserire gli alunni diversamente abili nel contesto della classe e della scuola, favorendo il successo scolastico, agevolando la piena integrazione sociale e culturale; ridurre i disagi formativi ed emozionali; assicurare una formazione adeguata e lo sviluppo delle potenzialità; adottare forme e tempi di verifica e di valutazione adeguati; sensibilizzare e preparare insegnanti e genitori nei confronti delle problematiche legate ai DVA. Fasi e tempi: orientamento in ingresso nelle giornate di orientamento organizzate dalla scuola secondaria di primo grado, in collaborazione con la scuola secondaria di secondo grado, alunno e famiglia possono visitare la scuola; iscrizione entro il termine stabilito da norme ministeriali (di solito a gennaio); preaccoglienza entro maggio a seconda dei casi; raccolta dati febbraio-giugno o fine anno scolastico; accoglienza settembre (a seconda dei casi anche prima dell inizio delle lezioni); inserimento settembre e ottobre con l analisi della situazione iniziale; progettazione dell integrazione didattica ottobre; Piano Dinamico Funzionale al cambio di ciclo scolastico; GLI quando ritenuto necessario; PEI dopo il GLI iniziale e per novembre; verifiche e valutazione al termine dei quadrimestri. 15
16 Personale coinvolto Compiti GLI Controlla la documentazione in ingresso e predispone quella in uscita. Fornisce informazioni circa le disposizioni normative vigenti al fine di realizzare un intervento didattico adeguato e personalizzato. Diffonde e pubblicizza le iniziative di formazione specifica o di aggiornamento. Raccorda le diverse realtà (scuole, ASL, famiglie, Consigli di classe, enti territoriali, enti di formazione). Attua il monitoraggio di progetti relativi all inclusione. Collabora, ove richiesto, alla elaborazione di strategie volte al superamento dei problemi nella classe con alunni DVA, offre supporto ai colleghi riguardo a specifici materiali didattici e di valutazione. Collabora alle iniziative educative e di integrazione predisposte dalla scuola. Redige il Piano Annuale per l Inclusività. Referente di classe Prende contatti con la scuola frequentata precedentemente. Cura le relazioni all interno del Consiglio di classe e con la famiglia per quanto riguarda la comunicazione del PEI, dei risultati e della valutazione, promuovendo il coinvolgimento e la collaborazione. Informa eventuali supplenti in servizio nelle classi con alunni con PEI. Tiene i contatti con la famiglia. Tiene i contatti con il referente di istituto. Coordina le attività pianificate. È garante di quanto concordato nel PEI e aggiorna il Consiglio di classe sul percorso dello studente. Provvede a informare i colleghi su eventuali evoluzioni del problema. Valuta con la famiglia e con lo studente l opportunità e le dovute modalità per affrontare in classe il problema. Esami di Stato Nel documento del Consiglio di classe di maggio il coordinatore si farà carico di controllare che ogni singolo docente abbia specificato: tutte le informazioni sugli strumenti compensativi e dispensativi, con riferimento alle verifiche, ai tempi e al sistema valutativo utilizzati in corso d anno; le modalità, i tempi e i sistemi valutativi per le prove d esame; le simulazioni delle prove d esame. La Commissione d esame prenderà in considerazione un colloquio preliminare con l insegnante di sostegno onde essere informata su caratteristiche peculiari dell alunno DVA. La Commissione d esame per le prove scritte e orali prenderà in considerazione: tempi più lunghi; utilizzo degli strumenti previsti; la necessità di avvalersi dell insegnante di sostegno (o dell educatore) per lo svolgimento delle prove; l insegnante di sostegno potrà essere presente anche alle prove orali, se richiesto dall allievo. Insegnante di sostegno Prende contatti con la scuola frequentata precedentemente. Cura le relazioni all interno del Consiglio di classe e con la famiglia per quanto riguarda la comunicazione del PEI, dei risultati e della valutazione, promuovendo il coinvolgimento e la collaborazione. Informa eventuali supplenti in servizio nelle classi con alunni con PEI. Tiene i contatti con la famiglia. Tiene i contatti con il referente di istituto. Partecipa alla programmazione educativa e didattica e alla valutazione. Cura gli aspetti metodologici e didattici funzionali a tutto il gruppo classe. Svolge il ruolo di mediatore dei contenuti programmatici, relazionali e didattici. Tiene rapporti con gli esperti ASL e gli operatori comunali. Organizza stage lavorativi. 16
17 Cura la stesura del PEI concordato fra i docenti, la famiglia ed eventuali altri operatori e specialisti. Coordina le attività pianificate. È garante di quanto concordato nel PEI e aggiorna il Consiglio di classe sul percorso dello studente. Provvede a informare i colleghi su eventuali problemi e sulle relative evoluzioni. Valuta con la famiglia e lo studente l opportunità e le dovute modalità per affrontare in classe un eventuale problema. Consiglio di classe Esami di Stato Può essere presente a un colloquio preliminare con la Commissione d esame al fine di informarla sulle modalità di lavoro e sulle caratteristiche peculiari dell alunno DVA. Può essere presente per lo svolgimento delle prove sia scritte sia orali in accordo con le richieste dell allievo. La Commissione d esame per le prove scritte e orali prenderà in considerazione: tempi più lunghi; utilizzo degli strumenti previsti. Conoscenza e accoglienza Prende atto della certificazione DVA al primo incontro. Legge e analizza la certificazione DVA. Inserisce lo studente nella classe e condivide gli strumenti utili per il superamento delle difficoltà. Si mantiene informato sull evoluzione dei materiali di supporto (strumenti compensativi) e sulla normativa vigente. Primo mese di scuola Osserva lo studente mediante la somministrazione di prove specifiche; realizza una scheda analitica per rilevare le difficoltà e le potenzialità. Incoraggia e dialoga con lo studente per comprendere il livello di conoscenza e di accettazione delle proprie difficoltà. Incontra la famiglia per osservazioni particolari. Elaborazione del percorso didattico personalizzato in coincidenza con il Consiglio di classe di ottobre Nel PEI sono descritti gli interventi integrati ed equilibrati tra loro predisposti per l alunno; sono evidenziati gli obiettivi, le esperienze, gli apprendimenti e le attività più opportune mediante l assunzione concreta di responsabilità da parte delle diverse componenti firmatarie. Viene formulato entro novembre. Esso è costituito da una parte generale, redatta dall insegnante di sostegno, che raccoglie le osservazioni del Consiglio di classe, e da una parte specifica di programmazione delle singole discipline, redatta dagli insegnanti curricolari e vagliata con l insegnante di sostegno. Il piano per la parte disciplinare è allegato al PEI con le programmazioni dei singoli docenti. Condivide il PEI con la famiglia. Sottoscrive il PEI. Verifica in itinere Effettua un riscontro delle attività programmate nel PEI, con eventuali modifiche e integrazioni. Verifica finale Effettua un riscontro delle attività programmate nel PEI a fine anno scolastico. Tiene conto, in sede di valutazione intermedia e finale, accanto al rendimento scolastico, dei progressi e dei miglioramenti dello studente sul piano dell autonomia e della crescita personale. 17
18 Personale socio-educativo e assistente alla comunicazione Collabora alla formulazione del PEI. Collabora con gli insegnanti per la partecipazione dell alunno a tutte le attività scolastiche e formative. Si attiva per il potenziamento dell autonomia della comunicazione e della relazione. Personale ausiliario Su richiesta, può accompagnare l alunno negli spostamenti interni relativamente ai bisogni primari. La famiglia Procede all iscrizione dell alunno entro i termini stabiliti. Fa pervenire la certificazione attestante la diagnosi clinica, aggiornata per il cambio di ciclo, direttamente alla scuola secondaria di secondo grado. È invitata a collaborare con la scuola al fine di perseguire un armonico sviluppo psicofisico del/la proprio/a figlio/a attraverso la definizione di un percorso didattico personalizzato condiviso. Consegna in Segreteria didattica la diagnosi. Eventualmente partecipa agli incontri con il Consiglio di classe. Concorda il PEI con il Consiglio di classe e i singoli docenti. Mantiene i contatti con gli insegnanti. Richiede la versione digitale dei libri, se necessaria. Considera non solo il significato valutativo, ma anche quello formativo delle singole discipline. Utilizza gli stessi strumenti di facilitazione in ambito domestico per supportare lo studente e sostiene la motivazione e l impegno dello studente nel lavoro scolastico e domestico. Verifica regolarmente lo svolgimento dei compiti assegnati e che siano portati a scuola i materiali richiesti. Incoraggia l acquisizione di un sempre maggiore grado di autonomia nella gestione dei tempi di studio, dell impegno scolastico e delle relazioni con i docenti. Gli studenti Hanno diritto a ricevere una didattica individualizzata e personalizzata, nonché adeguati strumenti compensativi e misure dispensative, e suggeriscono ai docenti le strategie di apprendimento che hanno maturato autonomamente. Hanno il dovere di porre adeguato impegno nel lavoro scolastico. Devono essere chiaramente informati riguardo alla diversa modalità di apprendimento e alle strategie che possono aiutarli a ottenere il massimo dalle loro potenzialità. 18
19 PIANO EDUCATIVO INDIVIDUALIZZATO (PEI) ANNO SCOLASTICO 20 /20 ALUNNO: CLASSE: SEZIONE: Consiglio di classe DOCENTE MATERIA Sostegno Area N.B. Il presente documento vincola al segreto professionale chiunque ne venga a conoscenza (art. 622 Codice Penale). Esso va conservato all interno del fascicolo personale dell alunno, con facoltà di visione da parte degli operatori che si occupano dello stesso. L integrazione scolastica ha come obiettivo lo «sviluppo delle potenzialità della persona handicappata nell apprendimento, nella comunicazione, nelle relazioni e nella socializzazione. L esercizio del diritto all educazione e all istruzione non può essere impedito da difficoltà di apprendimento né da altre difficoltà derivanti dalle disabilità connesse all handicap» (legge 104/92, art. 12, commi 3 e 4). 19
20 Dati generali Cognome Nato/a il Indirizzo Nome a Tel. Dati relativi alla scolarità pregressa (indicare la scuola frequentata in precedenza ed eventuali ripetenze) Frequenza Sostegno Trattenimenti/Ripetenze Denominazione Scuola secondaria I grado Regolare Irregolare SÌ NO h. Dati relativi al corrente anno scolastico Personale assegnato Insegnante di sostegno: Operatori socio-sanitari: Altro personale: per un totale ore sett. per un totale ore sett. per un totale ore sett. Ulteriori interventi attivati per assicurare il diritto alla frequenza scolastica Ausili tecnici per la postura Ausili tecnici per la deambulazione Ausili tecnici per la comunicazione Ausili informatici Informazioni riguardanti il contesto familiare e sociale (rilevanti ai fini dell inclusione scolastica) 20