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Timestamp: 2019-04-21 08:50:04+00:00
Document Index: 43697153

Matched Legal Cases: ['art. 17', 'art. 12', 'art. 6', 'art. 17', 'art. 11', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 11', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 4', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 6', 'art. 29', 'art. 16', 'art. 9', 'art. 4', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 8', 'art. 12', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 8']

TAR Lazio concorso vice ispettori 31-12-2004 del 29-11-2010 | Sapaf
Sul ricorso numero di registro generale 723 del 2010, proposto da: Cristiano Tarsetti, Luigi Ranaldi, Massimo Spanu, rappresentati e difesi dagli avv. Gaetano Lepore e Maria Claudia Lepore, con domicilio eletto presso lo studio legale del primo, in Roma, via Cassiodoro n. 6;
Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, in persona del Ministro p.t., rappresentato e difeso dall'Avvocatura Generale dello Stato, con domicilio per legge presso gli uffici, in Roma, via dei Portoghesi n. 12;
Cristiano Demichelis, Massimo Bucci, Roberto Porcacchia, Giulio Agostino, Mauro Cavalli; Gianluca Vitale e Roberto Porcacchia, rappresentati e difesi dall'avv. Andrea De Marchi, con domicilio eletto presso lo studio dello stesso, in Roma, via Ugo Bartolomei n. 18; Gianluca Butarelli e Walter Testa, rappresentato e difeso dagli avv. Angelo Fiore Tartaglia, Federico Tedeschini, Fabiana Seghini, con domicilio eletto presso lo studio Legale Tedeschini in Roma, largo Messico n. 7; Emilio Acone +152, tutti rappresentati e difesi dall'avv. Federico Tedeschini, con domicilio eletto presso lo studio legale dello stesso, in Roma, largo Messico n. 7;
1 del decreto del Capo del Corpo forestale dello Stato del 10.11.2009 di approvazione della graduatoria di merito della procedura concorsuale per la promozione a 182 vice ispettori bandita con decreto del 20.12.2004 del Capo del Corpo forestale dello Stato;
Con ricorso notificato in data 12.1.2010 e depositato in data 23.1.2010, i ricorrenti hanno impugnato il decreto del Capo del Corpo Forestale Stato del 10.11.2009 di approvazione della graduatoria di merito della procedura concorsuale per la promozione a 182 vice ispettori bandita con decreto del 20.12.4004 del capo del corpo forestale ed i provvedimento ed atti presupposti concernenti la medesima procedura concorsuale.
- il concorso di cui trattasi è stato bandito con il decreto del capo del Corpo forestale dello Stato del 20.12.2004 in violazione del disposto dell’art. 17 del D. lgs. n. 201/1995 che prevede il decreto ministeriale, che è stato adottato soltanto in data 22.2.2008;
Hanno, altresì, formulato la riserva di proposizione di eventuali motivi aggiunti all’esito dell’acquisizione del processo verbale della prova orale svolta dai ricorrenti e dei foglietti estratti da ciascuno dei tre contenitori da parte di ogni ricorrente.
Si sono costituiti in giudizio i controinteressati signori Vitale e Porcacchia in data 5.2.2010 depositando memoria difensiva con la quale hanno argomentatamene dedotto in via preliminare la tardività relativamente alle modalità di svolgimento delle prove scritte nonché nel merito la infondatezza nel ricorso, del quale hanno chiesto il rigetto.
Con l’ordinanza n. 657/2010 dell’8.2.2010 è stata disposta l’integrazione del contraddittorio con l’autorizzazione alla notificazione per pubblici reclami ed è stata accolta l’istanza di sospensione dei provvedimenti impugnati.
Si sono, altresì, costituiti in giudizio, in data 25.5.2010, altri numerosi controinteressati depositando medesima memoria difensiva.
Il Ministero ha depositato, in data 1.6.2010, memoria difensiva con la quale ha argomentatamente dedotto la infondatezza nel merito del ricorso, insistendo per il suo rigetto e, in data 12.6.2010, memoria integrativa con la quale è stata dedotta l’irricevibilità per tardività del ricorso, nella parte in cui sono stati impugnati gli atti della procedura concorsuale di cui trattasi a partire dal bando del Capo del C.F.S. del 2004.
1-In via preliminare deve essere affrontata l’eccezione in rito di tardività del ricorso, sollevata sia da parte del Ministero resistente che da parte dei controinteressati nei relativi scritti difensivi e sulla quale le parti hanno particolarmente insistito in sede di trattazione orale del ricorso.
Secondo un principio nella materia, in tema di procedure concorsuali, che può ritenersi consolidato, sussiste l'onere dell'immediata impugnazione esclusivamente delle clausole del bando che incidono direttamente ed immediatamente sull'interesse del soggetto che partecipa al concorso, mentre devono essere sottoposte ad impugnazione differita, unitamente all'atto applicativo autonomamente lesivo od a quello conclusivo del procedimento, tutte quelle clausole che si riferiscono alle modalità di valutazione dei candidati, alla composizione ed alle prerogative della Commissione esaminatrice, nonché, in genere, alle modalità di svolgimento del concorso ( Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato n. 1 del 29 gennaio 2003).
Poiché gli odierni ricorrenti si dolgono non già dei requisiti di ammissione al concorso al quale, peraltro, hanno pure partecipato conseguendone l'idoneità, bensì della procedura del concorso ( ed in particolare delle modalità di composizione della commissione esaminatrice, delle modalità di espletamento delle prove scritte di esame, della tempistica della valutazione dei titoli) deve stimarsi corretta ( e tempestiva) l'impugnazione del regolamento e del bando di concorso, unitamente all'atto conclusivo del procedimento di approvazione della graduatoria finale.
Preliminarmente, pertanto, è necessario verificare se al concorso di cui trattasi, in quanto concorso interno riservato, si applichi o meno il D.P.R. n. 487/1994, contenente il “Regolamento recante norme sull'accesso agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni e le modalità di svolgimento dei concorsi, dei concorsi unici e delle altre forme di assunzione nei pubblici impieghi.”.
Si premette che il detto D.P.R. è stato richiamato, sia nell’art. 12- relativamente alla estrazione a sorte dei quesiti da parte del singolo candidato- che nell’art. 6- relativamente all’affissione sulla porta di accesso dell’aula di una copia dell’elenco dei candidati con l’indicazione della votazione conseguita da parte di ciascuno di essi nel colloquio-, nel verbale della commissione esaminatrice del concorso di cui trattasi n. 24 del 2.2.2009.
Tuttavia lo stesso non risulta essere stato altrimenti richiamato negli atti della procedura concorsuale di cui trattasi; in particolare non risulta essere stato richiamato nelle premesse del bando di concorso, nelle quali è indicata la normativa presupposta applicabile.
Il D.P.R. citato contiene le norme di carattere generale concernenti il procedimento di svolgimento delle procedure concorsuali pubbliche che si ritiene che debbano essere applicate a tutti i concorsi banditi da parte di un’amministrazione pubblica, pur in assenza di un esplicito richiamo ad esse nei rispettivi regolamenti, allorquando contengono prescrizioni tendenti a garantire obiettività e imparzialità del procedimento concorsuale ed assumano quindi il valore di principi generali.
Le disposizioni di principio, contenute nel richiamato D.P.R., pertanto, si devono ritenere applicabili, in quanto non derogate da norme speciali, a tutti i procedimenti di selezione di personale aventi rilievo pubblicistico, i quali si svolgano sotto l'impulso ed il controllo di una pubblica autorità, per l'attribuzione di una posizione riferita ad una attività con spiccati profili di interesse pubblico, ad accesso limitato e sottoposta, nel suo svolgimento, a poteri direttivi dell'autorità stessa.
Nel caso di specie alla disciplina di carattere generale di cui al richiamato D.P.R. si è sovrapposta quella speciale, di carattere derogatorio, per il C.F.S., di cui ai richiamati decreti del Capo del C.F.S. del 20.12.2004, adottata in esecuzione del disposto di cui all’art. 17 del D. Lgs. n. 201/1995 ( come peraltro rilevato nel parere del Consiglio di Stato, sez. II, n. 8931/2004, ad. del 31.5.2006).
Con l’ordinanza n. 656/2010 dell’8.2.2010 era stata ritenuta la sussistenza di elementi di fondatezza di alcuni dei motivi di censura articolati in ricorso che avevano indotto a ritenere probabile l’accoglimento dello stesso; tuttavia, alla luce delle memorie difensive delle parti e soprattutto della documentazione depositata in atti successivamente da parte dell’amministrazione ministeriale, si ritiene di dovere rivedere la detta posizione nei termini di cui di seguito.
3- Con il primo motivo di censura è stata dedotta la violazione e la falsa applicazione dell’art. 11 del citato D.P.R. nella parte in cui dispone che “2. La commissione prepara tre tracce per ciascuna prova scritta, se gli esami hanno luogo in una sede, ed una sola traccia quando gli esami hanno luogo in più sedi. Le tracce sono segrete e ne è vietata la divulgazione.”, atteso che, nel concorso di cui trattasi, la prova scritta si è articolata in tre giorni diversi e consecutivi presso la medesima sede.
Non si ritiene infatti che esista nel nostro ordinamento in materia di concorsi pubblici un principio che imponga la contestualità dello svolgimento della prova scritta da parte di tutti i candidati, e neppure che i quesiti, tracce o domande siano per loro esattamente i medesimi (come è del resto pacifico per le prove orali); deve, pertanto, ritenersi immune da vizi l'espletamento di una prova concorsuale in giorni e con tracce diversi, e quindi in difetto di concentrazione e contestualità, sempre che sia stato rispettato il canone della "par condicio" ( T.A.R. Lombardia Brescia, 16 luglio 2003, n. 1096).
In materia concorsuale deve, pertanto. ritenersi legittimo, entro limiti ragionevoli, un ambito di differente difficoltà delle prove, senza che per ciò sia ravvisabile disparità di trattamento tra i candidati, allorché sia prevista dal bando l'assegnazione di compiti differenti (a ciascun candidato ovvero a gruppi di candidati ) ove l'assegnazione sia effettuata per sorteggio ( Consiglio di Stato Sez. VI, n. 1687 del 23.11.1994).
Peraltro giova ulteriormente rilevare come “In mancanza di disposizioni specifiche dettate dal d.P.R. 9 maggio 1994 n. 487 in ordine alle modalità di svolgimento delle prove preselettive, le stesse possano ragionevolmente svolgersi in giorni separati atteso che il principio della contestualità è proprio esclusivamente delle sole prove scritte nelle quali il candidato deve sottoporsi alla redazione di un elaborato critico e di sintesi per sua natura soggetto alla valutazione tecnico discrezionale della commissione esaminatrice.” ( T.A.R. Puglia Bari, sez. II, 12 febbraio 2004, n. 540).
La circostanza, inoltre, che la prova preselettiva non sia funzionalmente ed ontologicamente assimilabile alla prova scritta - nella quale soltanto è inderogabile il principio sia di contestualità che di unicità ed identità della prova in quanto posto a presidio della imparzialità del giudizio tecnico discrezionale di tipo comparativo svolto dalla commissione esaminatrice - comporta non solo che essa può correttamente svolgersi in giorni e sedi separate, ma che ben può legittimamente contemplare domande non eguali per tutti i candidati.
Nel caso di specie la prova scritta consisteva nella compilazione di un questionario ( del quale erano stati preparati cinque modelli - o prototipi- diversi da parte di una ditta specializzata, ossia dalla ditta CNIPEC) costituito da quiz a risposta multipla in numero complessivo di 60 quiz da completare nel termine massimo di 45 minuti.
Dei cinque modelli complessivamente predisposti e contenuti in autonome buste chiuse e sigillate vi è stato un primo sorteggio da parte della commissione di tre buste e successivamente il sorteggio di una sola busta per ciascun giorno di esame da parte di uno dei candidati, offertosi al riguardo, al fine di individuare il questionario da somministrare come prova di esame per il relativo giorno.
Come stabilito nelle precedenti sedute della commissione si è, quindi, proceduto alla correzione delle schede-risposta attraverso l’uso del lettore ottico situato nella stanza della commissione e con l’assistenza di un tecnico della detta ditta CNIPEC nonché alla presenza dei candidati che avevano manifestato l’intenzione di assistere alla correzione.
Ne consegue che, nel caso di specie, la prova scritta non era certamente rappresentata dalla redazione di un elaborato critico e di sintesi, per sua natura soggetto alla valutazione tecnico discrezionale della commissione esaminatrice, bensì dalla mera compilazione di un questionario a risposte multiple corretto mediante la automatica lettura ottica.
E’ evidente che la detta prova scritta di esame si avvicina, per le sue particolari modalità di svolgimento, proprio alla prove preselettive cui fa esplicito riferimento la giurisprudenza richiamata in precedenza e, pertanto, alla stessa possono legittimamente applicarsi i medesimi principi relativamente alla contestualità dello svolgimento della prova.
4- Con un secondo motivo di censura i ricorrenti deducono che il concorso di cui trattasi è stato bandito con il decreto del capo del Corpo forestale dello Stato del 20.12.2004 in violazione del disposto dell’art. 17 del D. lgs. n. 201/1995 che prevederebbe, invece, il decreto ministeriale ( di competenza pertanto esclusivamente del Ministro), che è stato adottato soltanto in data 22.2.2008, con la conseguenza che sarebbero dovuti essere adottati ex novo tutti gli atti della procedura concorsuale già posti in essere ( quali la nomina della commissione e del suo presidente nonché l’esame preliminare delle istanze presentate ai fini della partecipazione alla detta procedura).
L’art. 17 del D.Lgs. n. 201/1995, rubricato “ Concorso interno.”, dispone, infatti, testualmente che “
1. Le modalità del concorso interno, le categorie di titoli da ammettere a valutazione, i relativi punteggi, le materie oggetto dell'esame, la composizione della commissione esaminatrice, sono stabilite con decreto ministeriale. …”.
In punto di fatto, giova rilevare che il decreto ministeriale cui fa riferimento il richiamato art. 17 al comma 1 è stato adottato dal Capo del Corpo forestale il 20.12.2004 e che, nelle more dell’espletamento del concorso di cui trattasi, a seguito di apposita eccezione formulata da parte di una O.S. Confederale concernente la questione dell’individuazione dell’organo dell’amministrazione titolato all’adozione del detto decreto, il Capo del Corpo si è determinato a rimettere il decreto al Ministro, riconoscendone la competenza e sospendendo nelle more la prosecuzione del concorso, in attesa delle decisioni al riguardo da parte del vertice politico dell’amministrazione stessa.
Al riguardo giova richiamare le conclusioni – che si condividono appieno e che, con il detto richiamo, si fanno proprie - raggiunte da parte del Consiglio di Stato ( parere della II sezione n. 8931/2004, nella adunanza del 31.5.2006) in merito ad analoga vicenda relativa all’interpretazione del disposto di cui all’art. 9 del D.Lgs. 12.05.1995, n. 201 che prevede, per gli aspetti della disciplina concorsuale ivi indicati, un “decreto ministeriale”.
E’ stato testualmente affermato che “Invero, l’art. 9 del D.Lgs. 12.05.1995, n. 201, e successive modificazioni prevede, per gli aspetti della disciplina concorsuale ivi indicati, un “decreto ministeriale”, con ciò ammettendosi una tipologia provvedimentale non necessariamente ascrivibile al Ministro, ma imputabile al “ministero” nella persona dei suoi organi di vertice amministrativo, identificabili con quelli di livello dirigenziale generale. A supporto dell’esattezza di tale osservazione soccorrono due considerazioni.
Da quanto in precedenza esposto consegue che il decreto del Capo del Corpo del 2004 doveva essere considerato pienamente legittimo in quanto adottato da parte dell’organo competente.
Comunque l’operato del capo del Corpo è stato convalidato da parte del Ministro il quale ha fatto salvi gli effetti medio tempore prodotti dal decreto del 2004, disponendo testualmente, all’art. 11, co. 1, del proprio D.M. 20.2.2008 che “ … restano applicabili le disposizioni in merito contenute nel decreto … 20.12.2004 con conseguente prosecuzione del concorso bandito in pari data …”.
E, al riguardo, soccorre il disposto dell’art. 6 della Legge 18 marzo 1968, n. 249, “ Delega al Governo per il riordinamento dell'Amministrazione dello Stato, per il decentramento delle funzioni e per il riassetto delle carriere e delle retribuzioni dei dipendenti statali.”, il quale dispone testualmente che “ Alla convalida degli atti viziati di incompetenza può provvedersi anche in pendenza di gravame in sede amministrativa e giurisdizionale.”.
E l'esercizio del potere di convalida (mediante ratifica) spettante all'organo competente, di cui dall'art. 6 l. 18 marzo 1968 n. 249, sana con efficacia retroattiva l'atto viziato da incompetenza relativa, ancorché quest'ultimo sia oggetto di ricorso giurisdizionale pendente, ma fino a quando non ne sia intervenuto l'annullamento ( Consiglio di Stato, sez. IV, 28 febbraio 2005, n. 739); ed infatti il provvedimento di secondo grado con cui l'autorità competente fa proprio un atto adottato da un organo riconosciuto incompetente, esprimendo l'univoca volontà di eliminare il vizio suddetto, costituisce un provvedimento di ratifica - o di convalida, secondo la terminologia adottata dall'art. 6 l. n. 249 del 1968 - il quale si sostituisce all'atto viziato con effetto "ex tunc" ( T.A.R. Veneto Venezia, sez. III, 27 settembre 2004, n. 3433).
5 – Con il terzo motivo di censura i ricorrenti hanno dedotto che la commissione di concorso è stata costituita conformemente al disposto di cui all’art. 4 del regolamento ma in violazione dell’art. 9 del D.P.R. n. 487/1994 in quanto non è stata prevista la presenza di esperti esterni all’amministrazione.
Il richiamato art. 9 del D.P.R. n. 487/1994, rubricato “ Commissioni esaminatrici.”, dispone testualmente: “ 1. Le commissioni esaminatrici dei concorsi previste dagli articoli precedenti sono nominate con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri nei casi di concorsi unici, e con provvedimento del competente organo negli altri casi. Questi ne dà comunicazione alla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della funzione pubblica.
2. Le commissioni esaminatrici di concorso sono composte da tecnici esperti nelle materie oggetto del concorso, scelti tra funzionari delle amministrazioni, docenti ed estranei alle medesime e non possono farne parte, ai sensi dell'art. 6 del decreto legislativo 23 dicembre 1993, n. 546, i componenti dell'organo di direzione politica dell'amministrazione interessata, coloro che ricoprano cariche politiche o che siano rappresentanti sindacali o designati dalle confederazioni ed organizzazioni sindacali o dalle associazioni professionali. Almeno un terzo dei posti di componente delle commissioni di concorso, salva motivata impossibilità, è riservato alle donne, in conformità all'art. 29 del sopra citato decreto legislativo. Nel rispetto di tali princìpi, esse, in particolare, sono così composte:
a) per i concorsi ai profili professionali di categoria o qualifica settima e superiori: da un consigliere di Stato, o da un magistrato o avvocato dello Stato di corrispondente qualifica, o da un dirigente generale od equiparato, con funzioni di presidente, e da due esperti nelle materie oggetto del concorso; le funzioni di segretario sono svolte da un funzionario appartenente alla ottava qualifica funzionale o, in carenza, da un impiegato di settima qualifica. Per gli enti locali territoriali la presidenza della commissioni di concorsi può essere assunta anche da un dirigente della stessa amministrazione o di altro ente territoriale;
c) per le prove selettive previste dal capo terzo del presente regolamento, relative a quei profili per il cui accesso si fa ricorso all'art. 16 della legge 28 febbraio 1987, n. 56, e successive modifiche ed integrazioni: da un dirigente con funzioni di presidente e da due esperti nelle materie oggetto della selezione; le funzioni di segretario sono svolte da un impiegato appartenente alla sesta qualifica o categoria. …”.
Si premette che, in materia di accesso agli impieghi pubblici, la previsione di cui all’art. 9 del d.P.R. n. 487 del 9 maggio 1994 (in base alla quale i componenti delle commissioni d'esame devono essere esperti di comprovata esperienza nelle materie di concorso) non implica necessariamente che il requisito della comprovata esperienza debba spingersi fino a richiedere che i membri della commissione siano titolari dello specifico insegnamento oggetto di selezione, se i componenti possiedono una competenza specifica e sufficiente a valutare i candidati.
L’art. 4 del bando di cui trattasi ( concernente, lo ricordiamo, un concorso interno per titoli di servizio ed esami ai sensi del disposto di cui all’art. 1 del bando stesso) statuiva testualmente che “ 1. Le categorie dei titoli di servizio … sono stabiliti come segue.
2. Nell’ambito delle suddette singole categorie, la commissione esaminatrice determina i titoli valutabili ed i criteri per l’attribuzione dei rispettivi punteggi.
3. Per i soli canditati che superino la prova scritta ed il colloquio l’Amministrazione invia alla commissione esaminatrice le domande di partecipazione con i titoli di servizio allegati da ciascun candidato o in possesso dell’Amministrazione, semprechè elencati nella domanda di partecipazione.”.
Si premette in punto di fatto che, nel caso di specie, si trattava di un concorso interno per n. 99 più 42 più 42 posti complessivi disponibili; i candidati ammessi alla prova scritta erano n. 2.667, i partecipanti effettivi allo svolgimento della prova scritta n. 1.932 e gli idonei n. 752.
I punteggi attribuibili relativamente a ciascuna categoria di titolo sono stati definitivamente specificati da parte della commissione di concorso, all’unanimità, in attuazione di quanto disposto dall’art. 4, co. 2, del bando di concorso, nella seduta della detta commissione in data 20.10.2006, come emerge dal tenore del relativo verbale ( n. 5) , depositato agli atti del presente giudizio soltanto in data 15.2.2010.
Dalla lettura del richiamato verbale si evince come la commissione abbia predisposto, nella sostanza, una griglia bloccata di attribuzione dei detti punteggi relativamente a ciascuna tipologia di titolo e con specificazione ulteriore, all’interno di ciascuna detta tipologia, del singolo titolo, con la conseguenza che, nella sostanza, l’attribuzione del punteggio relativo a ciascuno dei titoli di servizio presentabili ai sensi del medesimo art. 4 del bando di concorso, al comma 1, in precedenza testualmente riportato, avrebbe necessitato esclusivamente di un riscontro fattuale per l’individuazione del titolo cui sarebbe automaticamente conseguita l’attribuzione del relativo punteggio vincolato.
Esemplificatamente per la categoria delle note informative di cui alla lett. a) del primo comma dell’art. 4 del bando, nel richiamato verbale, è stato disposto che alla valutazione di ottimo con punti 10 sarebbe stato attribuito il punteggio di punti n. 1,0 , alla valutazione di ottimo con punti 9 sarebbe stato attribuito il punteggio di punti n. 0,6 ed alla valutazione di buono con punti 8 sarebbe stato attribuito il punteggio di punti n. 0,3.
Il medesimo criterio è stato seguito pure per le altre categorie di titoli di cui alle successive lett. b) e c) del medesimo comma 1 dell’art. 4 del bando, con l’individuazione vincolata di un punteggio puntuale per ciascuna specifica sottocategoria di titolo.
L’art. 8 del DPR n. 487/1994 del quale, con il motivo in trattazione si lamenta la violazione, rubricato “ Concorso per titoli ed esami.”, dispone testualmente che “ 1. Nei casi in cui l'ammissione a determinati profili avvenga mediante concorso per titoli e per esami, la valutazione dei titoli, previa individuazione dei criteri, è effettuata dopo le prove scritte e prima che si proceda alla correzione dei relativi elaborati.
4. La votazione complessiva è determinata sommando il voto conseguito nella valutazione dei titoli al voto complessivo riportato nelle prove d'esame. “.
Il successivo art. 12 del medesimo D.P.R., rubricato “ Trasparenza amministrativa nei procedimenti concorsuali.”, dispone inoltre che “ 1. Le commissioni esaminatrici, alla prima riunione, stabiliscono i criteri e le modalità di valutazione delle prove concorsuali, da formalizzare nei relativi verbali, al fine di assegnare i punteggi attribuiti alle singole prove. Esse, immediatamente prima dell'inizio di ciascuna prova orale, determinano i quesiti da porre ai singoli candidati per ciascuna delle materie di esame. Tali quesiti sono proposti a ciascun candidato previa estrazione a sorte.
Le richiamate norme ripetono, nella sostanza, in virtù dell’interpretazione giurisprudenziale che ne è stata data nel tempo, per quanto di interesse in questa sede, quanto in precedenza disposto dall’art. 10 del DPR n. 686/1957, “Norme di esecuzione del testo unico delle disposizioni sullo statuto degli impiegati civili dello Stato, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3”, rubricato “ Concorsi per esami e per titoli.”, ai sensi del quale “ Nei casi in cui gli ordinamenti delle singole Amministrazioni stabiliscono che l'ammissione a determinate carriere avviene in base a concorso per esami e per titoli, i regolamenti delle Amministrazioni stesse possono determinare le categorie dei titoli valutabili e stabilire le norme relative alla documentazione dei titoli stessi.
Ed infatti, proprio con riferimento alla detta ultima norma richiamata, la giurisprudenza ha avuto modo di affermare che “ La norma contenuta nell'art. 10 d.P.R. 3 maggio 1957 n. 686, secondo la quale nei concorsi per titoli ed esami la valutazione dei titoli deve precedere le prove di esame, è una norma a carattere generale posta a tutela della obiettività delle operazioni concorsuali e come tale, è valida per tutti i concorsi degli enti pubblici” (Consiglio di Stato, sez. VI, 28 luglio 1982, n. 394); che “ L'art. 10 del d.P.R. 3 maggio 1957 n. 686, a norma del quale nei concorsi per titoli ed esami "la valutazione dei titoli precede le prove di esame", va interpretato nel senso che la valutazione "de qua" non consiste nella sola predeterminazione dei criteri di massima (che potrebbe anche essere contenuta nel bando di concorso, come talvolta avviene), ma nel vero e proprio esame dei titoli prodotti dai candidati con attribuzione dei relativi punteggi ( Corte dei Conti, sez. contr., 28 ottobre 1982, n. 1285); che “ Il precetto contenuto nell'art. 10, comma 2, del d.P.R. 3 maggio 1957 n. 686, secondo il quale la valutazione dei titoli precede le prove di esame, può considerarsi soddisfatto, in relazione alle finalità della norma, quando la valutazione dei titoli, sebbene effettuata in un momento successivo all'effettuazione delle prove scritte, abbia tuttavia preceduto l'apertura delle buste e la valutazione degli elaborati.” ( Consiglio di Stato, sez. VI, 21 giugno 2005, n. 3204).
Con specifico riferimento, poi, alla interpretazione giurisprudenziale dell’art. 8 del D.P.R. n. 487/1994, nella parte di specifico interesse in questa sede, deve rilevarsi che, ai fini dello snellimento delle procedure inutili, nei concorsi per titoli ed esami la valutazione dei titoli può essere limitata a coloro che hanno superato le prove scritte ( T.A.R. Puglia Bari, sez. II, 12 febbraio 2004 , n. 538).
Conclusivamente, nel caso di specie, non risulta violato il richiamato principio generale - comunque vigente in tema di procedimenti di selezione di personale avente rilievo pubblicistico -, secondo il quale la valutazione dei titoli dei candidati deve precedere la correzione delle prove scritte, posto che è stato individuata l’assegnazione di un ben determinato punteggio per ogni tipo di titolo utile al concorso in epoca antecedente allo svolgimento delle stesse prove scritte, con la conseguenza che non sussiste alcuna possibilità di arbitrio al riguardo da parte della commissione giudicatrice del concorso (cfr., sul punto, ex multis, Cons. Stato, Sez. V, 20 settembre 2002 n. 4863 e 13 febbraio 1995 n. 242).
DEPOSITATA IN SEGRETERIA il 29/11/2010
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