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Timestamp: 2020-08-04 12:08:06+00:00
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Posted on 15 Novembre 2012 by Avv. Giuseppe Tripodi
Corte di Cassazione Sentenza n. 41064/2012
Una sentenza molto interessante quella emessa dalla Suprema Corte di Cassazione perchè ha assolto due medici nonostante non abbiano ricoverato un paziente poi deceduto sulla base del ragionevole dubbio sulla causa del decesso.
In poche parole, con questa decisione la Cassazione si occupa del nesso causale tra la condotta e l’evento lesivo e, pertanto, sul reato omissivo improprio stabilisce che l’insufficienza, la contraddittorietà o anche solo l’incertezza del suddetto nesso comporta l’assoluzione del medico.
La sentenza n. 41064/2012 è stata emessa trattando il caso di due clinici che hanno omesso di prescrivere al paziente, deceduto poco dopo, il ricovero ospedaliero.
Inizia quindi il processo per omicidio colposo per entrambi i medici (uno dei quali accusato anche di falso ideologico per aver annotato nel registro della Guardia Medica di aver prescritto il ricovero che poi non è avvenuto per il rifiuto del paziente).
Il Giudice dell’Udienza Preliminare aveva emesso una sentenza di non luogo a procedere nei condronti dei due clinici ma inevitabilmente il caso era destinato ad essere trattato dai Giudici di Piazza Cavour.
Proposto ricorso in Cassazione i giudici osservano che solo una evidente e dimostrata colpa che vada al di là di ogni ragionevole dubbio può determinare una sentenza di condanna nei confronti degli imputati e, pertanto, il deve valutare se sia utile o meno continuare il processo, filtrando quelle situazioni in cui appare chiaro ed evidente che il nesso causale tra condotta ed evento danno sia insufficiente, contradditttorio o incerto.
In pratica, non mandare al dibattimento quelle situazioni in cui, dopo una attenta analisi e valutazione dei fatti, non possa emergere con chiarezza una sorta di colpevolezza in capo agli imputati.
In questo caso, dalla perizia effettuata al paziente emergeva che lo stesso è deceduto per cause naturali e, in ogn icaso, non si può escludere che i medici non abbiano effettivamente invitato l’uomo a ricoverarsi nella struttura ospedaliera.
Fatte queste considerazioni la Corte di Cassazione ha concluso rigettando il ricorso e giudicando corretta la decisione presa dal GUP che ha pronunciato una sentenza di non luogo a procedere.
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