Source: http://www.patrimoniopubblico.it/site/d_NewsList.asp?CategoriaNews=97&stat=
Timestamp: 2019-06-15 21:04:09+00:00
Document Index: 28883460

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 1', 'art. 142', 'art. 822', 'art. 96', 'art. 96', 'art. 90', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 142', 'art. 822', 'art. 28']

L'indicazione di cui alla tabella 5, parte III, del D. Lgs. n. 152 del 2006, per le acque reflue urbane campioni medi ponderati nell'arco di 24 ore, non costituisce un criterio legale di valutazione della prova e può esser derogata - anche con campionamento istantaneo - in presenza di particolari esigenze individuate dall'organo di controllo, delle quali deve esser data motivazione.
Le acque - piovane e nere - convogliate nelle fognature non sono annoverabili tra le acque pubbliche, per difetto del fondamentale requisito, stabilito dal R.D. n. 1755 del 1933, art. 1, dell'attitudine ad usi di pubblico generale interesse, rimasto fermo anche dopo l'entrata in vigore della L. 5 gennaio 1994, n. 36; invero il D.P.R. 18 febbraio 1999, n. 238, art. 1 (regolamento recante norme per l'attuazione di talune disposizioni della citata L. n. 36, in materia di risorse idriche) conferma - per espressa esclusione - la non annoverabilità tra le acque pubbliche delle acque meteoriche refluenti nella rete fognaria, come tali destinate, insieme con i liquami pure ivi convogliati, al mero smaltimento, senza possibilità di sfruttamento a fini di pubblico generale interesse.
Ai fini del vincolo sui corsi d'acqua e le relative sponde per una fascia di rispetto di 150 metri ex art. 142, comma 1, lett. c), del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, per fiumi e torrenti la pubblicità degli stessi esiste di per sé, in base all'art. 822 cod. civ., e conseguentemente anche il vincolo paesistico è imposto ex lege a prescindere dalla iscrizione in elenchi, laddove solo per le acque fluenti di minori dimensioni e importanza, vale a dire per i corsi d'acqua che non sono né fiumi né torrenti, si impone, al fine della loro rilevanza paesaggistica, la iscrizione negli elenchi delle acque pubbliche.
La deroga locale di cui alla lett. f) dell'art. 96 t.u. 523/1904 deve tutelare specificamente il deflusso delle acque e la distanza dagli argini delle costruzioni
La deroga di cui alla lett. f) dell'art. 96 t.u. 25.07.1904 n. 523, per cui la distanza minima dagli argini dei corsi d'acqua si applica in mancanza di “discipline vigenti nelle diverse località”, ha carattere eccezionale e, per prevalere sulla norma generale, deve essere specificamente diretta a tutelare il deflusso delle acque e la distanza dagli argini delle costruzioni, in ossequio altresì alla normativa statale di tutela del vincolo idrogeologico e delle peculiari condizioni delle acque e degli argini che la norma locale prende in considerazione al fine di stabilirvi l'eventuale deroga.
La regione è custode delle acque fluviali di cui ha la materiale disponibilità e risponde dei danni causati da esse, salvo la prova del caso fortuito
Alla luce della disciplina recata dal D.P.R. 24 luglio 1977, n. 616, art. 90, comma 2, lett. e), e dalla L. 18 maggio 1989, n. 183, art. 10, comma 1, lett. f), - in forza della quale alle Regioni, per un verso, sono state trasferite le funzioni concernenti la polizia delle acque e, per altro verso, sono stati affidati l'organizzazione ed il funzionamento del servizio di polizia idraulica, di piena e di pronto intervento idraulico, nonchè la gestione e la manutenzione delle opere e degli impianti e la conservazione dei beni - la Regione è custode delle acque fluviali e, a prescindere dalla delega delle funzioni di manutenzione e sistemazione dei bacini e della foce dei fiumi ai consorzi di bonifica o ai concessionari delle relative opere, essa, ove non risulti che abbia perso la materiale disponibilità dei beni, risponde dei danni causati dalle acque, salvo la prova del caso fortuito.
La legge 275/1993 in materia di denuncia dei pozzi esistenti vincola la potestà legislativa primaria delle regioni in materia di acque pubbliche
Il legislatore statale, adottando l'art. 10 del d.lgs. n. 275 del 1993, nel disporre che «tutti i pozzi esistenti, a qualunque uso adibiti, ancorché non utilizzati, sono denunciati dai proprietari, possessori o utilizzatori alla regione o provincia autonoma nonché alla provincia competente per territorio, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo», ha esercitato un potere che, per il contenuto e la funzione di norma fondamentale di riforma economico-sociale della disposizione emanata, vincola la potestà legislativa primaria delle Regioni anche a statuto speciale in materia di acque pubbliche.
L’iscrizione negli elenchi di cui al r.d. 1775/1933 ha valore costitutivo della pubblicità solo per i corsi d’acqua minori e non anche per i fiumi e i torrenti
L'art. 142, comma 1, lettera c), d.lgs. n. 42/2004, come le norme precedentemente in vigore (d.lgs. 29 ottobre 1999, n. 490 e d.P.R. 24 luglio 1977, n. 616) definisce vincolati ex lege “...i fiumi, i torrenti, i corsi d'acqua iscritti negli elenchi previsti dal testo unico delle disposizioni di legge sulle acque ed impianti elettrici, approvato con regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775”, va inteso nel senso che l'iscrizione nei detti elenchi ha valore costitutivo della pubblicità solo per i “corsi d'acqua” di dimensioni minori, e non anche per i “fiumi” e i “torrenti”, per i quali la pubblicità discende dalla loro stessa natura (arg. ex art. 822 cod. civ.) e l'eventuale iscrizione ha un valore meramente ricognitivo.
Un canale che oltre a raccogliere acque di scolo dei fondi da esso delimitati è destinato anche a irrigare altri fondi ha natura pubblica e non di mera delimitazione di confini
In presenza di elementi che valgano ad attribuire ad un canale una funzione ulteriore rispetto a quella di mera raccolta delle acque di scolo dei fondi da esso delimitati e consentano di riconoscergli una destinazione irrigua estesa anche ad altri fondi, può essergli attriubuita una vocazione pubblica incompatibile con quella di mera delimitazione del confine.
Il concetto giuridico di scarico presuppone che il collegamento tra insediamento e recapito finale sia stabile e predisposto proprio allo scopo di condurre i reflui dal luogo in cui vengono prodotti fino alla loro destinazione finale, senza interruzioni, ancorchè determinate da casuali evenienze quali, ad esempio, la tracimazione da vasche di raccolta, che abbiano consentito ai reflui un ulteriore percorso.
Per stabilire la natura demaniale o privata di una darsena il criterio è il seguente: se c'è prossimità e comunicazione diretta della darsena con l'alveo del fiume (la foce del fiume fa parte di demanio marittimo ex art. 28 c.n.), tale da consentire di ritenere la stessa darsena alla stregua di un'appendice o accessione dello specchio d'acqua, la darsena è demaniale, essendoci anche destinazione all'uso pubblico; se invece il canale è tale da integrare solo una fonte di alimentazione dello specchio d'acqua lontano, la darsena rimane di natura privata.
L'orgoglio non ha gusti raffinati e si accontenta di privilegi molto meschini (Samuel Johnson)