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Timestamp: 2018-09-20 21:13:57+00:00
Document Index: 100184213

Matched Legal Cases: ['art. 2229', 'art. 2229', 'art. 2229', 'art. 2237', 'art. 1418', 'sentenza ', 'art. 1082', 'art. 2229', 'art. 2231', 'sentenza ']

Art. 2229 codice civile: Esercizio delle professioni intellettuali
Codice civile Art. 2229 codice civile: Esercizio delle professioni intellettuali
La legge determina le professioni intellettuali per l’esercizio delle quali è necessaria l’iscrizione in appositi albi o elenchi (1).
Professioni intellettuali: professioni caratterizzate dal carattere intellettuale della prestazione; dalla discrezionalità del prestatore d’opera nell’esecuzione; dalla rilevanza del solo compimento dell’attività (cd. obbligazione di mezzi), indipendentemente dal raggiungimento del risultato (es.: il medico deve curare, ma non può garantire la guarigione).
Albo professionale: documento, accessibile al pubblico, contenente l’elenco di una determinata categoria di professionisti. L’inserimento dei soggetti nell’(—), necessario ai fini del legittimo esercizio delle professioni intellettuali, si ha con l’iscrizione che consegue ad un esame di abilitazione (es.: Ordine degli Avvocati).
(1) L’iscrizione all’albo ha carattere di accertamento costitutivo di uno status professionale. La mancata iscrizione all’albo determina la nullità del contratto con il venir meno del diritto al compenso.
Le disposizioni degli artt. 2229 e seguenti cod. civ., che disciplinano il contratto d'opera intellettuale, non escludono la legittimità di accordi di prestazione gratuita, né determinano una presunzione di onerosità, nemmeno "iuris tantum". Rigetta, App. Palermo, 15/02/2010
Cassazione civile sez. VI 06 febbraio 2014 n. 2769
A norma dell'art. 2229 c.c. le associazioni professionali (id est ordini e ordini collegiali) organizzano le professioni, curano la tenuta degli Albi ed esercitando il potere disciplinare (ora mediante i Consigli di Disciplina) sotto la vigilanza dello Stato, salvo che la legge disponga diversamente. La sottoposizione delle suddette associazioni professionali alla vigilanza del Ministero della Giustizia realizza dunque la finalità di vigilanza dello Stato e siccome gli Ordini e i Collegi professionali tutelano i valori individuati nelle leggi che disciplinano le singole professioni, la vigilanza esercitata dal Ministero della Giustizia risulta funzionale all'interesse pubblico allo svolgimento corretto delle professioni. Ne consegue che la previsione del parere favorevole, e in un caso vincolante, del Ministero della Giustizia sull'attività di regolamentazione dei Consigli Nazionali, va considerata nell'ottica di professioni comunque vigilate dal Ministero, quale strumento volto alla verifica che tale attività non sia contra legem, con finalità di tutela verso comportamenti anticoncorrenziali da parte degli organi dotati di potere autorizzatorio (le previsioni di parere del Ministero vigilante legate al tirocinio, alla formazione e alla materia disciplinare appaiono coerenti con le previsioni legislative di cui all'art. 2229 c.c. e con l'interesse pubblico sottostante alla vigilanza sulle professioni intellettuali).
T.A.R. Roma (Lazio) sez. I 02 ottobre 2013 n. 8550
Costituisce prestazione d'opera intellettuale ed è soggetta alle norme che il codice civile prevede per il relativo contratto quella espletata da un perito assicurativo, atteso che l'esercizio di tale attività è subordinata - come richiesto dall'art. 2229 cod. civ. - all'iscrizione in apposito albo o elenco, ai sensi della legge 17 febbraio 1992, n. 166. Ne consegue l'applicazione della facoltà di recesso "ad nutum", prevista dall'art. 2237 cod. civ., in difetto di prova, da parte del prestatore di lavoro, circa la pattuizione, anche implicita, di una deroga convenzionale alla disciplina legale. Rigetta, App. Roma, 03/06/2009
Cassazione civile sez. lav. 06 maggio 2013 n. 10420
L'esecuzione di una prestazione d'opera professionale di natura intellettuale effettuata da chi non sia iscritto nell'apposito albo previsto dalla legge dà luogo, ai sensi degli art. 1418 e 2231 c.c., a nullità assoluta del rapporto tra professionista e cliente, privando il contratto di qualsiasi effetto, con la conseguenza che il professionista non iscritto all'albo o che non sia munito nemmeno della prescritta qualifica professionale per appartenere a categoria del tutto differente, non ha alcuna azione per il pagamento della retribuzione, nemmeno quella sussidiaria di arricchimento senza causa, sempreché la prestazione espletata dal professionista rientri in quelle attività che sono riservate in via esclusiva a una determinata categoria professionale, essendo l'esercizio della professione subordinato per legge all'iscrizione in apposito albo o ad abilitazione. Al di fuori di tali attività vige, infatti, il principio generale di libertà di lavoro autonomo o di libertà di impresa di servizi, a seconda del contenuto delle prestazioni e della relativa organizzazione, salvi gli oneri amministrativi o tributari. (Nella specie la S.C., in applicazione del riportato principio, ha cassato la sentenza della corte di merito che aveva escluso il diritto al compenso chiesto da un consulente del lavoro, affermando che le attività professionali svolte - tenuta delle scritture contabili dell'impresa, redazione dei modelli i.v.a. o per la dichiarazione dei redditi, effettuazione di conteggi ai fini dell'Irap o ai fini dell'i.c.i., richiesta di certificati o presentazione di domande presso la Camera di commercio - non rientravano in quelle riservate solo a soggetti iscritti ad albi o provvisti di specifica abilitazione).
Cassazione civile sez. II 11 giugno 2010 n. 14085
I titolari degli studi professionali non possono beneficiare, per i propri dipendenti, degli sgravi contributivi previsti dalla legge in favore dei datori di lavoro privati, atteso che tali sgravi competono esclusivamente a coloro che, secondo la previsione codicistica (art. 1082 c.cc), esercitano professionalmente un'attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi, non contenendo la normativa all'esame (di stretta interpretazione, siccome derogatoria alla generale sottoposizione alle obbligazioni contributive) disposizioni che ne consentano l'estensione anche ai soggetti che, pur eventualmente avvalendosi di una struttura autonomamente organizzata, esercitino una professione intellettuale (art. 2229 c.c.).
Cassazione civile sez. lav. 07 aprile 2010 n. 8257
Nel caso di prestazione d'opera professionale di natura intellettuale effettuata da chi non sia iscritto nell'apposito albo previsto dalla legge, il fatto che l'attività svolta non integri eventualmente una fattispecie di rilevanza penale - come, nella specie, la gestione contabile e fiscale di un'azienda commerciale da parte di un consulente del lavoro - tuttavia non può comportare la validità del relativo contratto di prestazione d'opera intellettuale, con conseguente diritto al compenso, stante l'evidente violazione di norme imperative, attinenti all'ordine pubblico, quali appunto sono quelle concernenti le materie che le singole figure professionali possono trattare.
Cassazione civile sez. II 12 ottobre 2007 n. 21495
La prestazione di opere intellettuali nell'ambito dell'assistenza legale è riservata agli iscritti negli albi forensi solo nei limiti della rappresentanza, assistenza e difesa delle parti in giudizio e, comunque, di diretta collaborazione con il giudice nell'ambito del processo; al di fuori di tali limiti, l'attività di assistenza e consulenza legale non può considerarsi riservata agli iscritti negli albi professionali e conseguentemente non rientra nella previsione dell'art. 2231 c.c. e dà diritto a compenso a favore di colui che la esercita. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto incensurabile la sentenza di merito che aveva riconosciuto il diritto al compenso per l'attività stragiudiziale svolta dal segretario di una organizzazione sindacale in favore di un lavoratore nei confronti del datore di lavoro, genericamente qualificata come di assistenza sindacale, non avendo peraltro il ricorrente neppure dedotto in quale specifico albo professionale il prestatore di lavoro avrebbe dovuto essere iscritto).
Cassazione civile sez. II 30 maggio 2006 n. 12840