Source: https://www.jamma.it/scommesse/caso-costa-cifone-il-diritto-dellunione-osta-ad-una-normativa-nazionale-che-imponga-una-distanza-minima-da-rispettare-tra-i-punti-di-vendita-1283
Timestamp: 2017-12-13 14:52:54+00:00
Document Index: 133890561

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Caso Costa-Cifone: 'La norma italiana non conforme al diritto dell'Unione, illegittime le sanzioni a carico di un bookmaker estero' - Jamma - Jamma
16 febbraio 2012 - 10:12
(Jamma) In merito alle cause riunite Costa-Cifone sensazionale decisione dell’Avvocato Generale della Corte di Giustizia Europea che, esaminando le misure adottate dall’Italia per rimediare all’esclusione di alcuni operatori di giochi d’azzardo, ha stabilito come la norma italiana non è conforme agli articoli 43 e 49 del Trattato Comunitario.
Inoltre ha stabilito che è illegittimo imporre sanzioni penali a carico dei titolari di agenzie senza concessione collegate a un bookmaker estero escluso ingiustamente dalle precedenti gare: “i principi di libertà di stabilimento e di libera prestazione dei servizi – dichiara l’Avvocato Generale – ostano a che vengano applicate sanzioni a persone (come i sigg. Costa e Cifone), legate ad un operatore (come la Stanley), qualora quest’ultimo fosse stato escluso da una gara in violazione del diritto dell’Unione. Tale constatazione resta valida anche per la nuova gara indetta al fine di rimediare a tale esclusione illegittima dell’operatore, qualora la gara suddetta non sia stata in grado di raggiungere questo obiettivo, ciò che spetterà al giudice nazionale verificare.
European Lotteries: sentenza ‘Costa-Cifone’, un caso tutto italiano su cui deciderà il giudice nazionale
Sentenza della Corte di Giustizia europea: dichiarazione del presidente Passamonti della Federazione Sistema Gioco Italia
La terza storica sentenza della Corte di giustizia sul contenzioso tra Stato italiano e Stanleybet
Dichiarazione AD INTRALOT Italia su sentenza CGE – Costa/Cifone
Ginestra(Assosnai): “Il sistema delle concessioni non è in discussione”
EGBA: ‘La Commissione Europea prenda atto e applichi la giurisprudenza della Corte’
Goldbet: “Soddisfatti per sentenza Costa-Cifone”
La Corte di giustizia ha esaminato le misure adottate dall’Italia per rimediare all’esclusione di alcuni operatori di giochi d’azzardo, dichiarata illegittima dalla Corte nel 2007
Nel 1999 le autorità italiane hanno assegnato, a seguito di pubbliche gare, un numero rilevante di concessioni per le scommesse sulle competizioni sportive e ippiche. Le gare escludevano in particolare gli operatori costituiti in forma di società per azioni quotate nei mercati regolamentati. Nel 2007 una sentenza della Corte di giustizia [1] ha dichiarato l’illegittimità di tale esclusione.
A partire dal 2006, l’Italia ha proceduto ad una riforma del settore del gioco [2], destinata ad assicurarne l’adeguamento alle regole imposte dal diritto dell’Unione. In particolare, l’Italia ha messo a concorso un numero rilevante di nuove concessioni, stabilendo, tra l’altro, che i nuovi punti di vendita delle scommesse dovevano rispettare una distanza minima rispetto a quelli che avevano ottenuto una concessione a seguito della gara del 1999.
In primo luogo, la Corte esamina la norma nazionale secondo cui i nuovi concessionari devono insediarsi ad una distanza minima da quelli già esistenti. La Corte ritiene che tale misura abbia l’effetto di proteggere le posizioni commerciali acquisite dagli operatori già insediati a discapito dei nuovi concessionari, i quali sono costretti a stabilirsi in luoghi meno interessanti dal punto di vista commerciale rispetto a quelli occupati dai primi. Una misura siffatta implica dunque una discriminazione nei confronti degli operatori esclusi dalla gara del 1999.
[1] Più precisamente, la sentenza della Corte del 6 marzo 2007, Placanica e a., C‑338/04, C‑359/04 e C‑360/04; v. anche comunicato stampa n. 20/2007.
[2] Tra i provvedimenti adottati, il decreto legge 4 luglio 2006, n. 223, recante disposizioni urgenti per il rilancio economico e sociale, per il contenimento e la razionalizzazione della spesa pubblica, nonché interventi in materia di entrate e di contrasto all’evasione fiscale, convertito dalla legge 4 agosto 2006, n. 248 (noto come «decreto Bersani»).