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Timestamp: 2019-06-17 20:46:50+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 29', 'art. 32', 'art.32', 'art.32', 'art.32', 'art.32', 'art.32', 'art. 23']

﻿BIM: Trasparenza e controllo degli Appalti Pubblici
Trasparenza e controllo degli Appalti Pubblici
Romano Adriana - Architetto, BIM Consultant 06/05/2019 659
Il supporto della metodologia BIM
Il principio della trasparenza è un requisito ricorrente in ambito pubblico. A partire dal D.Lgs n. 241/1990 - “Nuove norme sul procedimento amministrativo”, fino al più recente D.Lgs. n. 97/2016 - “Revisione e semplificazione delle disposizioni in materia di prevenzione della corruzione, pubblicità e trasparenza…”, si è sempre cercato di garantire chiarezza e visibilità delle procedure e dei dati pubblici.
Il concetto di trasparenza è richiamato anche nell’art. 29 del Codice dei Contratti Pubblici – “Principi in materia di trasparenza”; in cui, peraltro, si fa riferimento a una nuova sezione (“Amministrazione Trasparente”) che la Committente/Stazione Appaltante deve istituire all’interno del proprio profilo. Così come recita l’articolo citato: “tutti gli atti delle amministrazioni aggiudicatrici e degli enti aggiudicatori relativi alla programmazione di lavori, opere, servizi e forniture…devono essere pubblicati e aggiornati sul profilo del committente, nella sezione” suddetta.
La trasparenza è un’esigenza che si ripresenta anche nel settore delle costruzioni ed è soddisfatta attraverso l’utilizzo della metodologia BIM, che ben si presta anche al controllo degli Appalti Pubblici.
L’apparato normativo a supporto del BIM fonda le sue radici con la Direttiva Appalti Comunitaria 2014 e prende corpo progressivamente mediante:
Il D.lgs 50/2016 (Codice dei Contratti)
Il D.M. 560/2017 (Decreto BIM)
La UNI 11337:2017 (Allegato alle UNI EN ISO 19650)
I concetti introdotti da queste normative, come ad esempio: piattaforme interoperabili, formati aperti, ambiente di condivisione dati ecc., rientrano a pieno titolo nella sfera semantica della trasparenza e del controllo (economico e gestionale) dell’intero appalto.
Trasparenza e affidamento degli Appalti Pubblici in Italia
Gli Appalti Pubblici in Italia sono disciplinati dal Nuovo Codice dei Contratti (D.lgs 50/2016). Nell’art. 32 del citato Codice (“Fasi delle procedure di affidamento”) si definiscono le fasi necessarie all’avvio di un Appalto Pubblico. In sintesi, si può far riferimento ai seguenti step:
Committente/Stazione Appaltante individua “gli elementi essenziali del contratto e i criteri di selezione degli operatori economici e delle offerte” (D.lgs 50/2016, art.32, comma 2);
Selezione dei partecipanti e delle offerte (D.lgs 50/2016, art.32, comma 3);
Aggiudicazione da parte della Committente/Stazione Appaltante (D.lgs 50/2016, art.32, comma 5);
Stipula contratto (D.lgs 50/2016, art.32, comma 8);
Esecuzione del contratto (D.lgs 50/2016, art.32, comma 13)
In questo processo i soggetti interessati sono principalmente tre (Figura 1): Committente/Stazione Appaltante, Concorrenti e Aggiudicatario e la documentazione corrispondente fa riferimento a una domanda, un’offerta e a un contratto conclusivo e vincolante. Pertanto, in questo caso, il concetto di trasparenza è da rintracciarsi nelle procedure che regolamentano l’aggiudicazione e nella pubblicazione o visibilità (regolamentata) della documentazione prodotta.
Figura 1 – Schema sintetico di un Appalto: Soggetti e Documentazione
Trasparenza, Appalti Pubblici e BIM
La Committente/Stazione Appaltante
Fra le innumerevoli difficoltà che la Committente/Stazione Appaltante, reduce dell’uso di una metodologia tradizionale, deve affrontare si può certamente annoverare la perdita dei dati. Famigliari sono le domande del tipo: “Dove si trova il documento protocollato x del progetto y?” – “L’ultimo aggiornamento presentato dove è stato archiviato?” – “ecc.”
Spesso la risposta a queste domande è fornita da un “asceta d’archivio”. Infatti, anche un lavoro di buona archiviazione, a volte, non basta per recuperare la mole di dati e informazioni cartacee accumulate nel tempo e/o il singolo dato d’interesse. Ed è per questo che si ricorre alla memoria umana di chi negli anni ha accompagnato la crescita e l’evoluzione di quella specifica attività o di chi ha direttamente vissuto la procedura. Alla luce di questa verità risulta evidente la scarsa visibilità e trasparenza dei processi e del carente controllo di ogni attività avviata dalla Committenza.
Secondo l’art. 23, comma 13, del D.lgs 50/2016 la Committente/Stazione Appaltante è legittimata a chiedere “l’uso dei metodi e strumenti elettronici” per le nuove opere e per opere esistenti. Nello specifico ci si riferisce a “piattaforme interoperabili a mezzo di formati aperti non proprietari”.
Il BIM, pertanto, introduce una gestione digitale del dato. Questo aspetto non solo facilita l’indagine, che può essere effettuata elettronicamente mediante l’utilizzo di semplici parole chiave (Figura 2), ma garantisce anche la trasparenza del dato stesso, che in questo modo risulta essere facilmente rintracciabile, visibile e verificabile.
Figura 2 – Esiti della ricerca
La UNI 11337-5:2017, ad esempio, introduce tre livelli di verifica del dato digitale:
LV1 – verifica interna, formale;
LV2 – verifica interna, sostanziale;
LV3 – verifica indipendente, formale e sostanziale.
Questa procedura di monitoraggio effettuata in itinere rispetto al progetto, consente sia un maggiore controllo del dato prodotto da parte di chi lo realizza e da parte di chi lo riceve e gestisce, sia una maggiore trasparenza delle attività. L’esito di ogni verifica, peraltro, è tangibile tramite l’elaborazione di appositi report (BIM Review).
Ricordiamo, invece, che nella metodologia tradizionale i controlli sul progetto sono formalizzati in fase conclusiva, spesso selezionando la documentazione da controllare a campione. È evidente che il prodotto finale ha un’alta percentuale di possibili incertezze esecutive e di produzione.
Diversamente, la metodologia BIM persegue l’obiettivo di affrontare e verificare tutte le problematiche legate al progetto prima della realizzazione dell’opera. Questo vuol dire evitare varianti in corso d’opera, evitare contenziosi ecc. favorendo, invece, una costruzione fluida, meno onerosa da parte della Committente/Stazione Appaltante e con dati di tempi e di budget più veritieri. In sintesi, il BIM riduce il rischio che ha sempre caratterizzato il mondo edile garantendo anche una maggiore qualità del progetto e del prodotto finale.
La letteratura sui vantaggi del BIM per l’Aggiudicatario è ormai vasta e consolidata. Sono noti ed evidenti i benefici derivanti dall’utilizzo di questa metodologia legati a tempi e costi di progettazione e costruzione.
Da non sottovalutare la potenzialità di un modello BIM ben strutturato. In questo caso, infatti, la costruzione dell’oggetto d’appalto viene percorsa per due volte: la prima dal progettista, che crea il modello virtuale di progetto; la seconda dal costruttore, che crea il modello virtuale di produzione e il conclusivo prodotto (as-built).
Il progettista durante la realizzazione del modello virtuale verifica interferenze e tempi di realizzazione. In questa fase tutti i problemi sono risolti ancor prima che si presentino in cantiere. In questo modo, il costruttore dovrà preoccuparsi solo della corretta prosecuzione del lavoro. Ne consegue il rispetto dei tempi di realizzazione reale dell’opera e il rispetto dei costi effettivi ipotizzati in fase di progettazione. (Figura 3)
Tutto questo è possibile grazie alla capacità del BIM di rendere ogni oggetto computabile e verificabile/gestibile con facilità.
I vantaggi sono visibili anche post-costruzione: i dati prodotti durante la fase di realizzazione virtuale risultano utili anche in fase di gestione e manutenzione dell’opera. Il BIM costringe, quindi, l’Aggiudicatario a fornire un prodotto di qualità facilmente gestibile, ordinato e funzionale rispetto alle richieste della Committente/Stazione Appaltante, così come espresse nel Capitolato Informativo e recepite/confermate nel Piano di Gestione Informativa.
Figura 3 – Controllo e Trasparenza per l’Aggiudicatario
La documentazione interessata
Di fondamentale importanza risulta la documentazione prodotta relativamente alla tematica del digitale. Il Capitolato Informativo e il Piano di Gestione Informativa, infatti, rappresentano il riferimento informativo della Commessa (Figura 1).
Grazie a questa documentazione la Committente/Stazione Appaltante ha la possibilità di leggere l’organizzazione informativa dell’Aggiudicatario dal puto di vista tecnico e gestionale.
Sin da subito è chiara l’organizzazione interna dell’Aggiudicatario e anche quella di eventuali sub-affidatari. Pertanto è visibile a chi e in quale misura saranno destinate le risorse economiche erogate dalla Committente/Stazione Appaltante per la gestione e trasparenza dei dati.
La documentazione, inoltre, riporta al suo interno un’ampia sezione destinata alla gestione del progetto: tempi di progettazione, verifiche e validazioni, costruzione e modalità di gestione finale dei dati prodotti e dell’opera.
Un impianto documentale contrattuale siffatto garantisce chiarezza e trasparenza delle procedure. Rende consapevole la Committente/Stazione Appaltante e l’Aggiudicatario di quello che si chiede e quello che si offre in maniera chiara ed evidente, evitando così fraintendimenti di ogni genere.
In conclusione, si può notare come i soggetti coinvolti in un Appalto con metodologia BIM possano usufruire degli innumerevoli vantaggi che questo processo offre.
Primo fra tutti la trasparenza e il controllo garantiti dalla gestione digitale del dato attraverso i formati aperti e interoperabili, dalle nuove procedure di BIM Review e dalla documentazione informativa prodotta (Capitolato Informativo e Piano di Gestione Informativa).
Trasparenza e controllo, inoltre, permettono di ottenere un lavoro di qualità: riduzione di errori, riduzioni di varianti in corso d’opera ecc. assicurando certezza e riduzione dei tempi e dei costi di costruzione.
In sintesi, il BIM limita i rischi che hanno sempre contraddistinto l’ambito, mediante l’utilizzo delle nuove tecnologie e degli strumenti appropriati.
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