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Timestamp: 2020-04-05 19:48:38+00:00
Document Index: 118840894

Matched Legal Cases: ['art.6', 'art. 20', 'art.6', 'art. 20', 'art. 20', 'art. 32']

Seduta del 23/10/1998
Voto n. 454/98
Progetto per il potenziamento dell’impianto di depurazione dell’agglomerato industriale di Gioia Tauro e comuni limitrofi. Richiesta di approvazione del progetto ai sensi dell’art.6, comma 5 della legge n.109/94 e successive modifiche ed integrazioni.
VISTA la nota del 1/10/98 n. PB/2938, con la quale il Consorzio "Area Sviluppo Industriale" di Reggio Calabria ha trasmesso, per esame e parere, il progetto sopra descritto;
UDITA la Commissione relatrice (Baroncini, Mauro, Ferrante, Grappelli, Ranieri, Boari, D’Antonio, De Rosa, Dipace, Frega, Gavasci, Mancini, Napoli, Nigrelli, Urbini)
Nella relazione tecnica generale del progetto preliminare posto a base dell’appalto-concorso è possibile rinvenire una esaustiva ricostruzione cronistorica dei più significativi passaggi tecnico-amministrativi propedeutici alla definizione della presente proposta di intervento infrastrutturale.
Nel 1979 la Cassa per il Mezzogiorno promosse, con il Progetto Speciale 22, un complesso di iniziative tese allo sviluppo e riequilibrio del territorio della provincia di Reggio Calabria.
"Inizialmente, i primi progetti ad essere realizzati nell’ambito dell’agglomerato industriale di Gioia Tauro, furono quelli relativi agli espropri dei terreni ed alla costruzione del porto.
Nel contesto del già citato P.S. 22 fu finanziato, tra gli altri, nello stesso agglomerato industriale di Gioia Tauro - Rosarno - San Ferdinandoi, il seguente progetto:
- PS22/001 - Opere idrauliche di 1^ fase.
Il progetto fu approvato dalla Casmez nel 1979 e fu appaltato nel 1985. Esso prevedeva la realizzazione di :
- due collettori principali di raccolta per le acque bianche, uno che sfocia in mare sul confine nord dell’agglomerato, a ridosso dell’abitato di San Ferdinando e l’altro che sbocca a sud , direttamente nell’avamporto;
- un collettore principale di raccolta delle acque nere e tecnologiche che corre, come i collettori per le acque bianche, lungo l’asse attrezzato dell’agglomerato e raccoglie anche i liquami provenienti dai cinque comuni di Gioia Tauro, Palmi, Rizziconi, Rosarno e San Ferdinando;
- un impianto di depurazione consortile, composto da due linee separate, una per la depurazione dei liquami di fogna provenenti dai comuni e dalle industrie e l’altra per la depurazione delle acque del torrente Budello da destinare successivamente ad uso industriale;
- un acquedotto per acqua industriale che corre anch’esso lungo l’asse attrezzato a ridosso della scarpata:
Ai sensi della legge 64/86 la realizzazione dell’opera fu trasferita al Consorzio ASI nel 1989.
I lavori vennero iniziati nel 1986 e sono stati ultimati il 20/05/94, l’impianto di depurazione è entrato in funzione nel corso del 1995.
A distanza di circa venti anni dall’inizio dei lavori di costruzione del porto di Gioia Tauro, molte opere ed infrastrutture sono state realizzate ed altre sono ancora in corso di realizzazione, in quanto l’agglomerato industriale di Gioia Tauro - Rosarno - San Ferdinando si avvia a diventare uno dei poli di industrializzazione più importanti della Provincia di Reggio Calabria e dell’intera Regione.
Il Consorzio ASI, pur avendo come scopo sociale quello di favorire ed incentivare l’industrializzazione delle aree dell’agglomerato in esame, con il conseguente sviluppo occupazionale e socio-economico di tutte le popolazioni limitrofe, non ha mai trascurato il problema della salvaguardia ambientale ed in particolar modo la cura e la tutela delle acque nonchè la scelta del miglior inserimento possibile di tutti gli insediamenti industriali già realizzati o programmati nel contesto preesistente.
Si è quindi sempre cercato di rendere massima la compatibilità delle opere con l’ambiente di inserimento, tramite l’applicazione delle più opportune strategie mitigative degli impatti".
"Per quanto riguarda in modo particolare la tutela delle acque, come già detto in precedenza e come sarà meglio specificato nei paragrafi seguenti, il Consorzio ASI ha già realizzato un impianto di depurazione consortile, entrato in funzione nel 1995 che, oltre a servire tutti gli insediamenti industriali ubicati nell’agglomerato, doveva raccogliere anche i liquami provenienti dai cinque comuni di Gioia Tauro, Palmi, Rizziconi, Rosarno e San Ferdinando.
In realtà, a tutt’oggi, solo i comuni di Gioia Tauro, Palmi, Rizziconi e San Ferdinando stanno immettendo le loro acque reflue nell’impianto di depurazione esistente in quanto il comune di Rosarno non ha ancora ultimato le opere di sua competenza e cioè la realizzazione dei collettori di adduzione.
In effetti, il completamento e l’adeguamento delle reti fognarie e degli impianti di depurazione esistenti e/o in progetto, rappresenta un grave problema per le Amministrazioni dei comuni della Provincia di Reggio Calabria e, in particolare, di quelli che ricadono nella zona interessata dal presente studio.
Infatti, in molti di questi comuni si è riscontrato che:
- la rete fognaria esistente non è sufficiente a servire tutte le zone di nuova espansione dell’abitato;
- l’impianto di depurazione dei liquami o non esiste oppure non è funzionante.
Tutto ciò si è verificato sia per la mancanza, da parte dei comuni, dei fondi necessari per la realizzazione di nuove opere, sia per l’assenza di personale specializzato che potesse garantire una buona gestione e manutenzione degli impianti già realizzati.
Questa situazione fa sì che i liquami di molti comuni vengano oggi versati in ricettori diversi (mare, corsi d’acqua, campagna) senza un preventivo trattamento e quindi con grave danno ecologico per l’ambiente.
Bisogna però riconoscere che, in questi ultimi anni, alcuni comuni si sono attivati per migliorare la situazione attuale e cercare di risolvere, in maniera definitiva, questi problemi.
Dopo aver approfonditamente studiato se fosse più conveniente realizzare piccoli impianti di depurazione a servizio dei singoli comuni, oppure un impianto molto più grande a servizio di più comuni, si è giunti alla determinazione che questa seconda ipotesi è, nella maggior parte dei casi, la più conveniente, sia dal punto di vista del costo dell’investimento finanziario, sia dal punto di vista della gestione e della manutenzione dell’impianto stesso.
Le considerazioni precedenti sono quelle che hanno portato alla realizzazione dell’impianto di depurazione ASI, sito nel Comune di Gioia Tauro, che è stato dimensionato per trattare una portata media di 400 l/s.
Lo studio planimetrico è stato però effettuato tenendo conto delle possibilità di ampliamenti futuri, fino a triplicare la portata attuale.
Questo impianto è in grado di fornire un effluente con caratteristiche tali da rispettare la Tab. A della legge n°319 del 10 maggio 1976.
Partendo dalle stesse motivazioni che hanno condotto alla realizzazione di questo centro di depurazione, con il presente progetto si è presa in esame la possibilità di ampliare la potenzialità dell’impianto esistente, così come peraltro già previsto, per collegare ad esso i collettori provenienti da altri comuni, oltre quelli già collegati, evitando così la realizzazione di piccoli impianti isolati, a servizio dei singoli centri abitati, con i conseguenti vantaggi economici e gestionali che ne derivano.
Dove invece, per motivi diversi, non è possibile raccordarsi al depuratore ASI, i comuni dovranno prevedere la realizzazione di nuovi impianti di depurazione o la rimessa in funzione di quelli già esistenti ma inattivi.
La prima versione del presente progetto venne approvata da questo Consorzio, con delibera n°120 del 06/09/96, per un importo complessivo di £. 242.240 milioni, con la seguente ripartizione:
A) Importo Lavori di Costruzione £. 90.000.000.000
B) Importo Lavori di gestione e manutenzione
quinquennale £. 73.000.000.000
C) Espropri £. 7.480.000.000
D) Oneri Accessori Espropri £. 374.000.000
E) Spostamento Servizi £. 1.000.000.000
F) Imprevisti £. 12.000.000.000
G) Spese Generali Consorzio ASI £. 20.000.000.000
H) IVA £. 37.000.000.000
TOTALE FINANZIAMENTO £. 242. 000.000.000
Con nota n° 1225 del 09/05/96, era già stato richiesto alla Regine Calabria il finanziamento dell’opera in oggetto, nell’ambito del Quadro Comunitario di Sostegno 1994/1999 - Obiettivo 1 - Sottoprogramma 2.
Successivamente, nel mese di marzo 1997 il progetto venne modificato, escludendo la parte relativa alla gestione e manutenzione quinquennale, pertanto, il quadro economico generale del progetto GRSO9, rimaneva così definito :
A) Importo Lavori di costruzione
a base d’asta £. 90.000.000.000
B) Espropri £ 7.600.000.000
C) Oneri accessori espropri (5% di B) £. 380.000.000
D) Spostamento Servizi £. 1.150.000.000
E) Imprevisti (7% di A+B+C+D) £. 6.883.000.000
F) Spese Generali Consorzio ASI
(13% di A+B+D) £. 12.838.000.000
G) IVA (19% di A+C+D+E+F) £. 21.149.000.000
TOTALE FINANZIAMENTO £. 140.000.000.000
I lavori del progetto GRSO9, erano stati ripartiti nelle seguenti categorie:
A) Collettori fognari £ 40.000.000.000
B) Impianto di depurazione £ 50.000.000.000
TOTALE LAVORI IN APPALTO £. 90.000.000.000
La versione marzo 1997 del progetto in esame prevedeva, in sintesi, la realizzazione di
A) Collettori fognari di raccolta liquami dai 15 Comuni interessati, per l’adduzione all’impianto di depurazione consortile, per una lunghezza complessiva di collettori fognari di circa 104.360 m.
B) Potenziamento impianto di depurazione consortile, per il trattamento delle acque di scarico provenienti dai Comuni di cui sopra nonchè da tutti gli insediamenti industriali, dall’attuale portata media di 400 l/s ad una portata media di 1.250 l/s.
C) Potenziamento impianto di depurazione consortile, per il trattamento delle acque del torrente Budello per l’alimentazione dell’acquedotto industriale, dall’attuale portata media di 500 l/s ad una portata media di 900 l/s.
D) Impianto e condotta di sollevamento delle acque trattate dall’impianto di cui alla lettera C), per il loro convogliamento al serbatoio di testata già esistente.
E) Impianto di copertura vasche e captazione aria con deodorizzazione sia per tutte le vasche di nuova realizzazione, sia per tutte le vasche dell’impianto di depurazione già esistente.
F) Condotta di scarico sottomarina in grado di garantire, in caso di fuori servizio dell’impianto, il mantenimento delle condizioni di balneabilità del litorale.
Preso atto di quanto di seguito riportato:
- le osservazioni avanzate dal Ministero dei Lavori Pubblici in merito alla opportunità di eliminare il trattamento delle acque del torrente Budello;
- le richieste di aggiunte ed integrazioni ai collettori fognari avanzate, nelle more, da Comuni interessati;
- la necessità di dover approvviggionare comunque l’agglomerato di una portata d’acqua sufficiente a soddisfare le richieste di tutte le industrie insediande;
il Consorzio ASI decise di modificare ulteriormente il progetto in esame.
Le principali modifiche adottate sono le seguenti :
- completa eliminazione dell’impianto di trattamento delle acque del torrente Budello;
- adattamento dell’impianto esistente per la produzione di acqua per l’alimentazione dell’acquedotto industriale, con una portata media di 500 l/s, mediante il recupero di parte delle acque in uscita dalla linea di depurazione scarichi civili ed industriali, con il completo abbandono della necessità di prelevare acqua dal torrente Budello;
- ampliamento dei collettori fognari che passano da una lunghezza di 104.360 m a circa 117.530 m.
- Il presente progetto (GRSO9), con le modifiche sopra elencate e meglio descritte nel seguito della presente relazione, prevede la realizzazione di :
A) Collettori fognari di raccolta liquami dai 15 Comuni interessati, per l’adduzione all’impianto di depurazione consortile, per una lunghezza complessiva di collettori fognari di circa 117.530 m.
B) Potenziamento impianto di depurazione consortile, per il trattamento delle acque di scarico provenienti dai Comuni di cui sopra nonchè da tutti gli insediamenti industriali, dall’attuale portata media di 400 l/s ad una portata media di 1.050 l/s con una portata di punta di 1.575 l/s.
C) Adattamento dell’impianto esistente per la produzione di acqua per l’alimentazione dell’acquedotto industriale, con una portata media di 500 l/s, mediante il recupero di parte delle acque in uscita dalla linea di depurazione scarichi civili ed industriali, con il completo abbandono della necessità di prelevare acqua dal torrente Budello.
D) Riattivazione impianto e condotta di sollevamento delle acque trattate dall’impianto di cui alla lettera C), per il loro convogliamento al serbatoio di testata già esistente.
F) Condotta di scarico sottomarina in grado di garantire, in caso di fuori servizio dell’impianto, il mantenimento delle condizioni di balneabilità del litorale."
Per effetto di quanto sopra detto, il quadro economico generale del progetto GRSO9 "Potenziamento impianto di depurazione dell’agglomerato industriale di Gioia Tauro - Rosarno - San Ferdinando e raccolta liquami dai Comuni di : Anoia Inferiore e Superiore, Cinquefrondi, Cittanova, Feroleto della Chiesta, Gioia Tauro, Melicucco, Palmi, parte di Polistena, Rizziconi, Rosarno, San Ferdinando, San Giorgio Morgeto, Taurianova, Laureana di Borrello e Galatro", rimane così definito :
A) Importo Lavori di costruzione a base d'asta £. 88.000.000.000
B) Espropri £. 7.600.000.000
E) Imprevisti (7% di A+B+C+D9) £. 12.577.000.000
(13% di A+B+D) £. 12.577.000.000
G) IVA (19% di A+C+D+E+F) £. 20.693.000.000
TOTALE FINANZIAMENTO £. 137.200.000.000
Il progetto preliminare GR S09, appena descritto in sintesi è stato successivamente sottoposto ad esame e parere vincolante della II Sezione di questo Consesso espressamente per quanto attiene l’ammissibilità del ricorso alla procedura di appalto-concorso dei lavori ex art. 20 della legge n. 109/94 e successive modifiche ed integrazioni.
Con voto del 17/04/1997 n. 168 la Sezione, in merito alle modalità dell’appalto, ha espresso le seguenti considerazioni:
"L’impianto in esame è previsto per il trattamento di acque reflue, urbane, industriali o miste e di conseguenza richiede un approfondito confronto tra soluzioni tecnologiche differenti e appropriate che potrebbero essere possesso culturale di imprese specializzate. Infatti la presenza nei liquami urbani di precentuali anche non elevate di acque provenienti da oleifici rende particolarmente difficoltoso il trattamento considerato il numero di componenti a bassa biodegradabilità contenuti in queste acque.
Essendo peraltro l’impianto già parzialmente esistente risulta utile il confronto tra soluzioni di trattamento centralizzato o per poli con possibilità di recuperi vari come possono derivare dal riuso dei liquami trattati o dall’uso dei prodotti di depurazione ad esempio fanghi o gas, al fine di contenere i costi di gestione dell’opera.
L’Assemblea peraltro è dell’avviso che le caratteristiche attese ed individuate tanto dei liquami prodotti e da depurare quanto quelle dei liquami trattati e dei vincoli territoriali vengano esaustivamente evidenziate e che ai concorrenti venga concesso un tempo sufficientemente ampio affinchè le soluzioni progettuali individuate possano essere compiutamente analizzate e prospettate."
Ciò stante, la Sezione, con le raccomandazioni di cui sopra, ha espresso il parere "che i lavori di potenziamento dell’impianto depurativo progetto GR S09 possono essere affidati mediante appalto concorso".
Ne è seguito l’espletamento della consueta procedura concorsuale, previa pubblicazione di un bando, ad oggi attestatasi con l’approvazione, mediante delibera del Consorzio n.184 del 23/09/1988, del relativo verbale di gara.
Più in dettaglio il Consorzio medesimo ha deliberato:
"1. Di approvare le risultanze dei lavori ed i verbali della Commissione giudicatrice dell’appalto-concorso per i lavori di cui al Progetto MA/CL/RC/1-GRS09, recependone le valutazioni e la relativa graduatoria e, per l’effetto, di dichiarare come progetto-offerta più vantaggioso quello presentato dall’ATI costituita dalla mandataria capogruppo COSTRUZIONI DONDI S.P.A. (RO) e dalla mandanti RAFFAELE PIANESE COSTRUZIONI GENERALI S.p.A. (NA), ITACO S.P.A. (ME) e HERMES S.P.A. (ME).
2. Di aggiudicare in via provvisoria l’appalto per l’esecuzione dei lavori di potenziamento dell’impianto di depurazione dell’agglomerato industriale di Gioia Tauro-Rosarno-San Ferdinando e raccolta dei liquami dai Comuni limitrofi alla suddetta A.T.I. per l’importo complessivo di £.81.499.401.443, fatte salve le determinazioni che in sede tecnica adotterà il Consiglio Superiore dei LL.PP:, cui spetta la valutazione del progetto ai sensi dell’art.6,comma 5, della Legge n.109/1994, e successive modifiche ed integrazioni e, conseguentemente, di rinviare ad altro atto deliberativo l’aggiudicazione definitiva, dopo che sarà intervenuto il suddetto parere del Consiglio Superiore dei LL:PP:".
Pertanto, a seguito di detta delibera, il Consorzio per l’area di sviluppo industriale di Reggio Calabria, con nota del 01/10/1998 n.PB/2938, ha formalmente richiesto a questo Consesso il parere sul progetto-offerta aggiudicato, ad essa allegato.
Nella precitata nota, inoltre, si è rammentato che l’intervento infrastrutturale previsto "è stato finanziato con Decreto del Ministero dei Lavori Pubblici - Direzione Generale dell’Edilizia e Servizi Speciali n.21 del 29/09/1997, finanziamento onnicomprensivo di £.123.739.880.000 di cui £.88.000.000.000 per lavori a base d’asta".
Si riporta di seguito, per punti, una descrizione dei contenuti tecnici del progetto-offerta aggiudicatario.
a) RETE FOGNARIA - OBIETTIVI DEL PROGETTO
Nel progetto preliminare erano già stati definiti sia la zona da sottoporre ad esame sia gli interventi necessari per il risanamento igienico-ambientale di tutto il comprensorio interessato.
In particolare, erano stati sviluppati i seguenti temi:
raccolta di dati relativi all’inquinamento dei corpi idrici;
identificazione di tutti gli scarichi inquinanti esistenti, sia trattati che non trattati;
dimensionamento dell’utenza attuale e potenziale e delle variazioni stagionali correlate alla presenza turistica;
definizione e progettazione di massima delle opere da realizzare.
Sono state previste opere di completamento delle reti fognarie esistenti in molti dei comuni studiati ed il convogliamento dei liquami, tramite dei collettori di raccolta, verso l’impianto di depurazione dell’ASI.
Con la realizzazione delle opere di cui al presente progetto, si raccolgono i liquami di Anoia Inferiore e Superiore, Cinquefrondi, Cittanova, Feroleto della Chiesa, Gioia Tauro, Melicucco, Palmi, parte di Polistena, Rizziconi, Rosarno, San Ferdinando, San Giorgio Merogeto, Taurianova, Laureana di Borrello e Galatro.
Il carico del depuratore ASI, in base alle previsioni demografiche al 2018, verrà incrementato di 650 l/s pari a circa 235.000 abitanti equivalenti in più rispetto alla attuale portata media trattata di 400 l/s corrispondente a circa 145.000 abitanti equivalenti.
Si passerà infatti dall’attuale portata media di 400 l/s ad una portata media nera di 1.050 l/s con una portata di punta nera di 1.575 l/s.
Un altro obiettivo indicato nel progetto preliminare e raggiunto con il presente progetto è l’adattamento dell’impianto esistente per la produzione di acqua per l’alimentazione dell’acquedotto industriale, con una portata media di 500 l/s, mediante il recupero di parte delle acque in uscita dalla linea di depurazione scarichi civili ed industriali, con il completo abbandono della necessità di prelevare acqua dal torrente Budello.
CORPI IDRICI INTERESSATI
li scarichi dei comuni interessati da questo progetto confluiscono, in atto, nei seguenti recapiti finali:
fiume Metramo, che poi, a sua volta, confluisce nel fiume Mesima;
fiume Petrace:
fiume Mesima;
fosso Budello
vallone Gonia;
vallone Annunziata;
mare, con scarico diretto.
Per ognuno di questi recapiti finali, già in sede di progetto preliminare, si è calcolato il carico inquinante misurato in numero di abitanti al 2018, sia nella situazione senza intervento, sia in quella con intervento.
Le analisi del progetto vengono riportate nelle pagine seguenti.
SITUAZIONI SENZA INTERVENTO
Recapito finale comune che scarica in esso Abitanti al Trattati
Parzialmente o totalmente 2018
Fiume Metramo Polistena 21.560 18.000
(che poi confluisce San Giorgio Morgeto 6.150 0
nel fiume Mesima) Cittanova 6500 0
Galatro 7.414 0
Anoia Sup. e Inf. 4.455 3.500
Maropati 2.730 2.730
Melicucco 8.980 0
Cinquefrondi 11.570 0
Laureana di Borrello 7.125 0
Feroleto della Chiesa 3.660 0
Totale 10 Comuni 80.144 24.230
Fiume Petrace Cittanova 9.400 0
Taurianova (S.Martino) 3.420 0
Totale 2 Comuni 12.820 0
Collettore Vena Rosarno 14.940 0
Fosso Budello Taurianova(+Amato) 26.380 0
Vallone Gonia Laureana di Borrello 3.000 0
Vallone Annunziata Laureana di Borrello 3.500 0
Depuratore ASI Palmi 62.080 62.080
Rizziconi 11.790 11.790
Gioia Tauro 47.600 47.600
San Ferdinando 10.065 10.065
Rosarno 9.000 9.000
Totale 5 Comuni 140.535 140.535
TOTALE GENERALE 281.319 164.765
SITUAZIONE CON INTERVENTO
Recapito finale Comune che scarica in esso Abitanti
Parzialmente o totalmente al 2018
(che poi confluisce Polistena 18.000 18.000
nel fiume Mesima) Maropati 2.730 2.730
TOTALE 2 COMUNI 20.730 20.730
Arial,Helvetica"size=-1>Depuratore ASI Palmi 62.080 62.080
Rizziconi 11.790 11.970
Taurianova 29.800 29.800
Cittanova 15.900 15.900
Polistena 3.560 3.560
San Giorgio Morgeto 6.150 6.150
Cinquefrondi 11.570 11.570
Rosarno 23.940 23.940
Melicucco 8.980 8.980
Anoia Sup. e Inf. 4.455 4.455
Feroleto della Chiesa 3.660 3.660
Laureana di Borrello 13.625 13.625
Galatro 7.414 7.414
TOTALE 15 COMUNI 260.589 260.589
TOTALE GENERALE 281.319 281.319
SITUAZIONE SENZA INTERVENTO
Area di scarico e/o corsi d’acqua Abitanti al 2018 recapito finale
Totali di cui trattati
Fiume Metramo 80.144 24.230 Fiume
Vallone Gonia 3.000 /// Fiume
Fiume Petrace 12.820 /// mare
Collettore Vena 14.940 /// mare
Fosso Budello 166.915 140.535 mare
TOTALE 281.319 164.765
Totale carico abitanti al 2018 per corso d’acqua (solo per i Comuni oggetto del presente studio)
Fiume Metramo 20.730 20.730 Fiume
Mare 260.589 260.589 Mare
TOTALE 281.319 281.319
Totale carico abitanti al 2018 per corso d’acqua (solo per i Comuni oggetto del presente studio).
Dall’esame delle precedenti tabelle riportate dal progetto preliminare, si può evincere che i corsi d’acqua maggiormente a rischiio d’inquinamento sono i fiumi: Metramo, Mesima, Petrace, il collettore Vena ed il fosso Budello; infatti, su di un carico totale di 140.784 abitanti (281.319 ab. - 140.784 ab = 140.784), solo 24.230 di essi potrebbero essere trattati allo stato attuale.
Sulla popolazione complessiva di 281.319 abitanti (nei comuni interessati dal presente studio), considerando che al depuratore ASI sono comunque convogliati gli scarichi di 5 Comuni pari a 140.535 abitanti, si avrà un totale di 140.535 + 24.230 = 164.765 abitanti trattati.
Con la realizzazione delle opere previste dal presente progetto si avrà invece un trattamento completo e globale di tutti i liquami provenienti dai comuni interessati, con una popolazione totale di 281.319 abitanti serviti.
PORTATE IN ARRIVO ALL’IMPIANTO DI DEPURAZIONE SCARICHI CIVILI ED INDUSTRIALI
L’impianto già realizzato è in grado di trattare liquami civili per una portata media di 400 l/s ed una portata nera di punta pari a 600 l/s.
Tale impianto è stato concepito su due linee modulari in grado di depurare una portata media di 200 l/s ed una portata di punta di 300 l/s per linea.
Le portate medie e di punta di cui si prevede l’arrivo all’impianto, a seguito della realizzazione delle opere di cui al presente progetto, sono state definite in sede di progetto preliminare e sono le seguenti:
Abitanti Q media Q di punta
al 2018 (l/s) (l/s)
insediamenti industriali di Rosarno / 36 54
Gioia Tauro 47.600 138 207
San Ferdimamdo 10.065 29 43.500
Palmi 62.080 180 270
Taurianova 29.800 86 129
Cittanova 15.900 46 69
RIzziconi 11.790 34 51
Aureana di Borrello 13.625 40 60
Osarno 23.940 69 103,5
Olistena 3.560 10 15
Elicucco 8.980 26 39
San Giorgio Morgeto 6.150 18 27
Inquefrondi 11.570 34 51
Noia Sup. e Inf. 4.455 13 19,5
Eroleto della Chiesa 3.660 11 16,5
Galatro 7.414 22 33
TOTALE 260.589 1.050 1.575
Sono state quindi previste come meglio indicato nella relazione specifica (B:1.1.) altre tre linee modulari in grado di trattare ciascuna le portate di progetto.
Sono stati anche previsti gli spazi planimetrici necessari per un eventuale futuro ampliamento consistente in un’altra linea con portata media di 200 l/s e portata di punta di 300 l/s.
Nel dimensionamento dei collettori e degli impianti sono stati assunti i seguenti parametri, così come specificato nella relazione del progetto preliminare e nelle successive note di chiarimento inviate dal Consorzio ASI:
Dotazione idrica pro-capite : 250 litri/abitante/giorno.
Coefficiente di punta pari a 1,5 volte la portata fecale media.
Portata minima - portata media/1,5.
Coefficiente di afflusso = 1.
BOD5 pro-capite 70 grammi/abitante/giorno.
le acque in uscita dall’impianto di depurazione scarichi civili ed industriali rispettano i limiti di cui alla tabella "A".
acque in uscita dall’impianto di produzione di acqua industriale devono garantire i seguenti parametri minimi:
a) Materiali in sospensiione totali < 10 (mg/l)
b) BOD5 < 10 (mg/l)
c) Fosforo totale < 3 (mg/l)
d) Coliformi totali < 10.000 (MPN/100 ml)
Nella relazione sui costi di produzione sono stati considerati anche i costi relativi al trasporto ed allo smaltimento dei fangi di risulta in dioscarica autorizzata.
Per tutti i Comuni dove esistono fognature miste, sono stati previsti n.17 scaricatori di piena (vedi tabella seguente), limitando la portata da convogliare all’impianto di trattamento a 3 volte la portata fecale media dei tratti confluenti, con lo scopo di smaltire per la via più breve e nel più prossimo recipiente le acque che superano tale limite e che siano perciò, nel caso appunto di fogne miste, sufficientemente diluite.
Escludendo i cinque comuni già collegati all’impianto di depurazione, si può dire che nei comuni di Cittanova, Anoia, Feroleto della Chiesa e in tutte le aree industriali esistono fognature separate, pertanto, i nuovi collettori fognari sono stati dimensionati per raccogliere una portata massima pari ad 1,5 volte la portata fecale media.
Invece, nei comuni di Laureana di Borrello, Galatro, Polistena e San Giorgio Morgeto esistono fognature miste, pertanto, sono stati previsti degli scaricatori di piena ed i nuovi collettori fognari sono stati dimensionati per accogliere una portata massima pari a 3 volte la portata fecale media.
Inoltre, nei comuni di Cinquefrondi, Melicucco e Taurianova, alcune frazioni del paese sono dotate di fognature miste, mentre altre sono dotate o saranno dotate, con le opere previste nel presente progetto, di fognature separate.
In questi casi i nuovi collettori fognari sono stati dimensionati per raccogliere una portata massima pari a 3 volte la portata fecale media quando intercettano i tratti di fognatura mista esistenti oppure una portata assima pari ad 1,5 volte la portata fecale media quando intercettano i tratti di fognatura separata o quando trattasi di collettori di nuova costruzione.
DATI RIEPILOGATIVI SUI COLLETTORI FOGNARI
Attualmente, pervengono all'impianto di depurazione consortile due collettori fognari, uno da nord che attraversa tutto l'agglomerato e convoglia i liquami provenienti dagli insediamenti industriali di San Ferdinando e di Gioia Tauro nonchè dai comuni di Rosarno e San Ferdinando, l'altro da sud che convoglia i liquami dei comuni di Gioia Tauro, Palma e Rizziconi.
Sul lato sud (Gioia Tauro) esistono due impianti di sollevamento costituiti da n° 3+2 pompe aventi portata di 130 l/s e prevalenza di m 8, la tubazione nel tratto terminale con diametro Ø 800. Sul lato nord (San Ferdinando) esistono due impianti di sollevamento costituiti da n° 2+2 pompe aventi portata di 130 l/s e prevalenza di m 8, nel tratto terminale la tubazione è ovoidale in cls con dimensioni 90 x 135.
Le parti terminali dei nuovi collettori previsti dal presente progetto si possono sinteticamente di seguito descrivere.
Dal lato nord confluiscono attraverso il collettore "M" gli scarichi dei comuni di parte di Rosarno, Feroleto della Chiesa, Laureana di Borrello, Galatro, Melicucco, Anoia Sup e Inf., Cinquefrondi, Polistena e San Giorgio Morgeto.
Dal lato sud confluiscono attraverso il collettore "L" gli scarichi dei comuni di Cittanova e Taurianova.
Il collettore "M" si immette nel tratto LXLI del collettore "L" ed insieme confluiscono in un'unica vasca alla quale già sono collegati i due collettori esistenti. Lungo le condotte fognarie sono stati ubicati dei pozzetti di ispezione a distanza di circa m 25 per le fogne con diametro esterno < 800 mm, a distanza di circa m 50 per le fogne con 800 mm < diametro esterno < 1000 mm e a distanza di circa m 75 per le fogne ovoidali o scatolari con dimensioni maggiori.
Lungo tutte le condotte in progetto sono stati posizionati, complessivamente, n° 4.191 pozzetti, così ripartiti:
caduta n° 33
confluenza n° 60
curva n° 1.015
ispezione n° 2.871
lavaggio n° 75
sollevamento n° 14
testata n° 23
Totale n° 4.191
La velocità all'interno delle condotte per le massime portate orarie giornaliere è stata, preferibilmente, mantenuta entro i seguenti limiti:
0,6 m/s < V < 5 m/s.
Nella corografia in scala 1:25.000 e nelle planimetrie generali in scala 1:10.000 sono riportati i collettori esistenti e le opere previste dal presente progetto.
Riassumendo, si può pertanto dire che sono state previste nel presente progetto esecutivo ml 108.242 di nuove condutture fognarie, contro i ml 117.530 previsti nel progetto preliminare, raggiungendone tuttavia le finalità ivi previste e quindi con un minore aggravio di costi di manutenzione e gestione a carico dell'Ente.
Le fogne scatolari sono gettate in opera, soluzione che offre elevate garanzie contro la possibilità di infiltrazione dall'esterno, e sono totalmente rivestite con vernice a base di resine epossidiche, dello spessore di almeno 500 micron, così pure le fogne ovoidali ad elementi prefabbricati.
Inoltre, la verniciatura protegge tutta la sezione, ono solo il fondo, difendendo il manufatto dalla altrettanta pericolosa azione corrosiva dovuta agli agenti aggressivi volatili.
E' stato previsto, nelle zone in cui le fogne sono in falda, per evitare l'intromissione di acqua nel collettore e quindi negli impianti di sollevamento e nell'impianto di depurazione, l'utilizzo di calcestruzzo reso impermeabile con una accurata scelta della curva granulometrica degli inerti e con l'utilizzo di opportuno additivo.
Complessivamente, sono state utilizzate condotte per una lunghezza teorica orizzontale pari a ml 108.242, che corrispondono a ml 108.287,88 reali, in funzione delle pendenze dei vari tratti.
Le pendenze di tutti i collettori e le quote di fondo, così come il numero, l'ubicazione e la prevalenza degli impianti elevatori di linea, sono stati studiati con l'obiettivo di assicurare la migliore possibilità di raccolta dei liquami dalle fogne comunali già esistenti e di rendere più economica e razionale la gestione, tenuto conto dei costi dei sollevamenti.
Sono stati infatti studiati dei percorsi alternativi rispetto a quelli proposti nel progetto preliminare per i collettori fognari, con l'obiettivo di ridurre al minimo il numero degli impianti di sollevamento necessari e quindi i relativi costi di gestione.
Per ogni impianto di sollevamento è stato previsto un gruppo di pompaggio costituito da un minimo di 2 pompe, di cui 1 di riserva, con una vasca di raccolta in calcestruzzo, di volta in volta opportunamente proporzionata.
Per ogni stazione di sollevamento è stato previsto un gruppo elettrogeno di emergenza ad avviamento automatico ed anche l'allacciamento alla rete elettrica ENEL.
Gli impianti da IS5 a IS12 sono alimentati con stazione di trasformazione MT e/o BT mentre gli impianti da IS1 a IS4, IS13 e IS14 sono invece alimentati direttamente in BT.
Si è reso necessario prevedere l'ancoraggio della condotta premente relativa all'impianto di sollevamento n° 5 (Palmi) tratto N.XIV - N.XV - N.XVI.
E' stato inoltre previsto il monitoraggio del funzionamento di tutte le stazioni di sollevamento con segnalazione automatica via radio presso l'impianto di depurazione dei dati funzionali nonchè il telecomando delle apparecchiature installate.
Sono stati previsti complessivamente n° 14 impianti di sollevamento.
b) POTENZIAMENTO IMPIANTO DI DEPURAZIONE CONSORTILE
Vengono di seguito illustrati i criteri e le modalità d'intervento proposti per la realizzazione del potenziamento ed adeguamento dell'impianto di depurazione dell'agglomerato industriale di Gioia Tauro, in conformità a quanto riportato nella Relazione Tecnica allegata al progetto preliminare posto a base di gara.
In particolare gli interventi previsti sono:
1) Potenziamento dell'impianto di depurazione consortile con la realizzazione di n. 3 nuove linee modulari, in grado di trattare ciascuna con le seguenti portate:
Portata media Qm = 217 l/s
Portata di punta Qpn = 325 l/s
Portata di pioggia Qpp = 456 l/s
Le portate complessive trattatate dall'intero impianto risultano:
Portata media Qm = 1.050 l/s
Portata di punta Qpn = 1.575 l/s
Portata di pioggia Qpp = 2.241 l/s
Il sollevamento iniziale del nuovo impianto è stato previsto in aderenza a quello esistente e collegato idraulicamente ad esso, in modo tale che tutte le portate eccedenti i valori massimi di progetto dell'impianto esistente (Qm = 400 l/s e Qpn = 600 l/s) vengono automaticamente sollevate verso il nuovo impianto, senza sovraccaricare l'esistente.
2) Realizzazione di griglie fini a pulizia automatica con interspazio barre di 12 mm nel canale di ingresso di ciascun pozzetto di sollevamento, con compattazione del materiale grigliato mediante pressa automatica che ne riduce notevolmente il volume.
3) Inserzione per ogni impianto (nuovo ed esistente) di n. 2 linee di stacciatura fine automatica, con luce di filtrazione i = 6 mm, che oltre a separare i solidi non trattenibili con un normale processo di grigliatura, evita possibili intasamenti del successivo filtro-percolatore e migliora le condizioni di scarico con la condotta sottomarina.
4) Realizzazione di vasche di equalizzazione in testa ad ogni linea di trattamento con regolazione automatica della portata.
5) Vasche di decantazione primaria attrezzate per il trattamento completo di chiariflocculazione in considerazione alla notevole presenza di scarichi industriali.
6) Linea separata per il trattamento dei reflui da frantoio (acque di vegetazione) con processo di tipo anaerobico.
7) Realizzazione di un comparto di filtrazione dimensionato per 525 l/s dell'acqua depurata in uscita dal nuovo impianto di depurazione con disinfezione mediante biossido di cloro. Il comparto è suddiviso in sei linee indipendenti in modo di adeguare il processo alle effettive necessità dell'acquedotto industriale. Il questo modo viene completamente abbandonata la necessità di prelevare acqua dal torrente Budello e garantito in ogni caso l'afflusso di portata da trattare per usi industriali, avendo collegato i due impianti di sollevamento. Solo con un trattamento finale di filtrazione e disinfezione con biossido di cloro è possibile garantire i parametri richiesti per le acque depurate ad uso industriale. Tale trattamento non richiede inoltre l'attivazione dell'esistente impianto per la produzione di acqua industriale, avendo già effettuato tutti i trattamenti necessari in testa al comparto di filtrazione.
I 25 l/s in più rispetto ai 500 l/s richiesti da capitolato sono stati previsti per il loro utilizzo all'interno dell'impianto di depurazione.
8) Riattivazione dell'impianto di sollevamento esistente delle acque trattate per uso industriale, per il loro convogliamento al serbatoio di testata già esistente.
9) Interventi di adeguamento e ripristino del filtro percolatore esistente, consistente in:- ricopertura esterna delle attuali lastre di tamponamento in amianto-cemento con una speciale vernice protettiva che impedisce il diffondersi delle fibre di amianto, in conformità al DPR del 24.5.1988 n. 215 sull'attuazione delle direttive CEE n. 83/478 e 85/610 e alla Legge 257/95 relativa alle operazioni di bonifica sull'amianto già impiegato nelle costruzioni;
- pulizia dei primi pacchi di materiale filtrante e sostituzione di quelli eventualmente danneggiati;
- sostituzione dell'attuale sistema di diffusione sul filtro, con nuovi tubi in PVC, dotati di attacchi da 2" per gli ugelli diffusori, mantenuti sospesi 1 m sopra il filtro da una apposita struttura di sostegno. Le eventuali operazioni di manutenzione e pulizia del sistema di diffusione sono estremamente semplici. La pulizia degli stessi potrà avvenire mediante la semplice inserzione di acqua pulita in pressione;
- viene previsto l'ancoraggio delle attuali condotte di distribuzione mediante la realizzazione di un traliccio metallico, formato da 3 profili ancorati alla base da un plinto di calcestruzzo;
- copertura del tetto del filtro percolatore con lastre curve leggere in policarbonato alveolare protette anti U.V.10) Copertura di tutte le vasche di nuova realizzazione e dell'impianto esistente con lastre in PFRV e installazione di un impianto di captazione e deodorizzazione dell'aria esausta.
11) Realizzazione di un sottopasso stradale per un agevole collegamento dei due impianti di depurazione, al servizio degli operatori addetti alla conduzione e gestione dell'impianto.
12) Formazione di una fascia di rispetto di m 10,00 lungo l'attuale strada comunale "Tre Palmenti" che costeggia l'area del nuovo impianto, in previsione di un prossimo allargamento della sede stradale per formazione di una nuova strada di collegamento all'area portuale di Gioia Tauro.
CRITERI DI SCELTA DEL CICLO DI TRATTAMENTO
In previsione di un elevato apporto di reflui derivanti da insediamenti produttivi si ritiene necessaria l'adozione di un ciclo di trattamento anche in concomitanza di notevoli fluttuazioni di carico e con liquami caratterizzabili da bassa biodegradabilità.
Sulla base delle esperienze condotte in casi analoghi si sceglie pertanto un trattamento biologico con fanghi attivi a basso carico, preceduto da trattamento chimico-fisico di chiariflocculazione e neutralizzazione.
Nel caso in esame il dimensionamento dell'impianto viene condotto prevedendo di poter effettuare il trattamento chimico-fisico solo in condizioni di effettiva necessità e di emergenza in modo da poter effettivamente garantire la massima elasticità ed affidabilità d'esercizio.
Infatti un ciclo epurativo impostato su una fase biologica preceduta da pretrattamento di chiariflocculazione viene a garantire:
- Fase di chiariflocculazione
- Abbattimento del contenuto in metalli ed elementi tossici eventualmente presenti nel liquame
abbattimento dei solidi sospesi > 80%
Incisiva riduzione del contenuto in C.O.D. ca 60%
Incisivo abbattimento del contenuto in BOD5 ca 40-50%
Bilanciamento del rapporto COD/BOD5
Il processo di chiariflocculazione risulta inoltre notevolmente elastico consentendo, con opportuna variazioni nei dosaggi dei reagenti impiegati, di aumentarne l'efficienza in concomitanza ad afflussi presenati concentrazioni anomale di elementi inquinanti e tossici.
Il processo risulta inoltre di estrema affidabilità venendo effettuato con tecnologia che consente la preparazione ed il dosaggio dei reagenti in modo completamente automatico.
In questo modo si viene pertanto a garantire per il liquame trattato le appropriate caratteristiche ad esso richieste per la successiva alimentazione di un processo biologico e si assicurano le indispensabili caratteristiche di elasticità.
La fase di pretrattamento chimico-fisico è dotata di by-pass in modo che quando non si prevedono elevati apporti di scarichi industriali, la fase lavora da semplice decantazione primaria.
Il trattamento biologico del nuovo impianto viene impostato a fanghi attivi a basso carico, su sei linee indipendenti by-passabili singolarmente, che presenta le seguenti caratteristiche:
Fanghi attivi a basso carico:
L'adozione del trattamento biologico a fanghi attivi a basso carico, caratterizzato da una elevata quantità di biomassa all'interno dei reattori, garantisce la massima elasticità ed affidabilità di trattamento sia in concomitanza di notevole sovraccarichi sia di carico organico dovuto al liquame industriale che di sovraccarichi idraulici.
Inoltre il trattamento a basso carico, caratterizzato da carichi del fango inferiori a 0,18 kgBOD5 KgSS*g e da valori dell'età del fango superiori a 8 giorni, garantisce il controllo del processo di nitrificazione dell'azoto ammoniacale anche nei periodi invernali con basse temperatura dei liquami affluenti.
Il sistema di trasferimento dell'ossigeno al processo viene previsto ad aria insufflata con diffusori a piattello con bolle fini, che garantisce l'ottenimento dei seguenti vantaggi:
elevati rendimenti depurativi ed elevate rese di nitrificazione anche nei periodi di bassa temperatura in quanto durante la fase di miscelazione ed areazione il liquame non viene raffreddato:
miscelazione soffice che non provoca la rottura dei fiocchi di fango attivi che presentano, pertanto, migliori caratteristiche di sedimentabilità;
maggiori rese di trasferimento dell'ossigeno con riduzione dei consumi di energia elettrica per l'areazione;
possibilità di ottimo isolamento acustico per le soffianti installate in apposito locale dove viene prevista, già installata, una soffiante di scorta;
l'adeguato frazionamento delle soffianti asserite ad appositi sensori di ossigeno disciolto consente di adattare il trasferimento d'ossigeno alle reali necessità dell'impianto, con conseguente risparmio energetico per l'insufflazione dell'aria;
i diffusori a piattello, posizionati a brevi distanze dal fondo, sono dotati di una particolare membrana forata in EPDM, elastomero a base di caucciù, che non consente l'infiltrazione del liquame evitando l'intasamento del sistema.
Per quanto riguarda l'impianto esistente, il trattamento biologico viene impostato a doppio stadio, il primo dei quali a biomassa adesa sul filtro percolatore (esistente) ed il secondo a biomassa sospesa con fanghi attivi, preceduto sempre da un trattamento chimico-fisico di chiariflocculazione e neutralizzazione.
Il processo biologico così impostato, per l'impianto esistente, presente le seguenti caratteristiche:
Fase di filtrazione biologica di percolatore con riciclo:
Efficace equalizzazione delle caratteristiche qualitative del liquame di carico garantite dal riciclo effettuato con già acque trattate nel filtro percolatore.
Costante rendimento epurativo, anche in presenza di sostanze lentamente biodegradabili, proprio del processo a filtri percolatori con riciclo.
Tale caratteristica risulta perticolarmente utile nei casi, come quello in esame, in cui si devono trattare liquami di origine industriale.
Scarsa affluenza delle condizioni ambientali ed in particolare degli agenti inibenti sul rendimento epurativo proprio del processo a percolazione. Ottime caratteristiche di sedimentabilità e disidratabilità presentate dalle pellicole biologiche.
Il riscontro su scala reale di quanto in precedenza riportato è stato rilevato anche a cura della scrivente nella realizzazione e gestione di impianti analoghi quali:
Impianto di Vicenza - Zona Industriale Ovest;
Impianto consortile di Lecce - Zona Industriale A.S.I.
Secondo stadio biologico a fanghi attivi:
Ulteriore abbattimento del carico organico residuo e dei composti azotati sino ai limiti imposti allo scarico.
La fase finale del finissaggio a fanghi attivi viene a realizzare un processo di bioflucculazione con conseguente rimozione ulteriore delle sostanze organiche solubili eliminando inoltre la possibilità di trascinamento con l'effluente di solidi finemente sospesi: inconvenienti questi che hanno dimostrato come i soli filtri percolatori, o biodischi, siano inadatti a produrre effluenti trattati di alta qualità nei casi pratici, come il caso in esame, di reflui a lenta biodegradabilità.
L'ottimizzazione del sistema di trattamento viene pertanto raggiunto con l'applicazione del processo a due stadi il primo dei quali a biomassa adesa ed il secondo a biomassa sospesa.
La decantazione finale è prevista su 6 linee indipendenti a flusso radiale intercambiabili e by-passabili singolarmente consentendo di avere la più ampia flessibilità di gestione e di conduzione dell'impianto.
La disinfezione dell'effluente trattato avviene con l'utilizzo di biossido di cloro che fornisce le migliorie garanzie di trattamento. Il dosaggio è autoregolato e asservito a misura di portata.
Il sollevamento dei fanghi di ricircolo avviene con elettropompe immergibili frazionate su più unità per consentire la massima flessibilità gestionale. I fanghi biologici di supero vengono inviati in testa alla decantazione primaria dove sedimentano insieme ai fanghi primari.
Stabilizzazione anaerobica
Il trattamento di stabilizzazione dei fanghi di supero, prodotti durante il ciclo di trattamento dei liquami, viene previsto realizzato con processo biologico di gassificazione in condizioni anaerobiche, con schema funzionale di processo con fase di preispessimento meccanizzato, fase anaerobica riscaldata e completamente miscelata su digestori di primo stadio e secondo stadio a freddo, post-ispessimento finale su apposito comparto meccanizzato.
Il digestore di secondo stadio consente oltre l'addensamento del fango anche di realizzare un ricircolo di fango diretto al primo stadio di digestione assicurandone alti rendimenti.
Il fango ricircolato presenta infatti funzioni di "inoculo" per il fango fresco inviato alla digestione.
In relazione alla potenzialità dell'impianto per una sua conveniente ed ottimale gestione viene prevista l'applicazione di due motori per l'azionamento diretto di due unità di generazione d'energia elettrica funzionanti con gas biologico stoccato in gasometro opportunamente dimensionato.
Tali motori risultano completi di circuiti di recupero calore, da raffreddamento motore e gas di scarico, che viene utilizzato per il riscaldamento del digestore.
L'installazione viene proposta completa di impianto automatico di trattamento del biogas allo scopo di ridurre il contenuto in H2S e garantire così un perfetto funzionamento ed una lunga durata dei motori stessi.
Sicurezza e salubrità dell'ambiente di lavoro e minimizzazione di emissione di rumori e odori.
Particolare cura è stata posta nella progettazione e nella scelta del ciclo di trattamento e dei macchinari al fine di garantire la massima sicurezza e salubrità dell'ambiente di lavoro ed in particolare:
Adozione di un trattamento biologico a fanghi attivi con trasferimento dell'ossigeno ad aria insufflata che produce una miscelazione soffice del liquame e non provoca formazione di spruzzi ed aerosol contaminanti;
Adozione di sistemi di coibentazione acustica del locale a servizio dell'ossidazione per ridurre al minimo la pressione sonora residua esterna.
Sono state previste inoltre soffianti con aspi a tre lobi che garantiscono all'interno del locale compressori, una pressione sonora inferiore a 85 dB (A) ad 1 m dalle macchine.
Realizzazione di un impianto di aspirazione deodorizzazione dell'aria ad umido, su scrubber a triplo stadio per garantire all'internod e ai manufatti coperti un adeguato numero di ricambi dell'aria interna di tutte le vasche coperte.
C) CONDOTTA EMISSARIA
Lo scarico costituirà unico emissario a partire dall'impianto di sollevamento provvisto di 4+1 pompe che garantiscono l'elasticità della richiesta di funzionamento.
Le portate che pervengono all'impianto, a seguito della costruzione della nuova opera, sono state valutate con diversi valori a seconda che si intendano come portate medie, di punta nera e massima rispettivamente pari a 1050, 1575, 2240 l/s.
Sulla base di questi valori sono state definite le condutture a terra e a mare calcolando, in base alle dimensioni caratteristiche e all'andamento topografico, la velocità e le perdite di carico.
La presenza di manufatti e la prevista darsena pescherecci condiziona la scelta del tracciato della condotta a terra, che non deve interferire con tale situazione. Pertanto il tracciato seguirà, a partire dall'impianto di sollevamento, un percorso obbligato lungo la strada di Gioia Tauro - S.Ferdinando, dopo averla attraversata, fino ad incontrare il torrente Budello, lungo il quale proseguirà fino alla riva.
La tubazione in mare seguirà le isobate in maniera normale lungo un canyon naturale, esistente di fronte allo sbocco del torrente Budello, raggiungendo un fondale stabilito dalle prescrizioni di Capitolato.
La topografia a terra è pianeggiante e si riscontrano in prossimità dell'impianto di sollevamento quote attorno a (+ 6.00), le quali si mantengono sufficientemente costanti con leggero degrado fino alla linea di riva. La topografia a mare rapidamente degrada con pendenza media fra la linea di riva e l'isobata (-50.00) pari al 14%.
La geotecnica esaminata sui dati a disposizione riguarda i terreni esistenti in mare.
Da tre sondaggi effettuati in mare di fronte alla bocca portuale si riscontrano sabbie grigie fino a profondità di -50.00 m dal l.m.m.
Queste sabbie vanno dalle fine alle medie, con una granulometria uniforme che è inserita in una fascia definita dalle dimensioni equivalenti dei grani compresi fra 0.05 e 2.00 mm.
La condotta prevede un tratto in cui la tubazione corre sempre sopra il l.m.m. (a terra) ed un secondo che si immette nel mare Tirreno.
Topograficamente, se si considera la base inferiore del tubo, questa si troverà sopra il l.m.m. fino a circa 400 m dalla battigia. Quindi da questa progressiva verrà a trovarsi sotto falda (che presumibilmente si pone alla quota del medio mare (0.00) per discendere gradualmente con varie pendenze fino al fondale previsto.
Si possono distinguere quindi due tratti: un primo lungo 1392 m, dall'impianto fino a circa 100 m dalla battigia e un secondo della lunghezza di m 490.
Alla progressiva di 1140 che corrisponde alla quota 0.00 per la base del tubo in scavo viene interposta una cabina di ispezione e controllo in cui vengono situate anche apparecchiature computerizzate per il monitoraggio dei dati di diluizione e di mare.
Il progetto presenta una soluzione relativamente al tratto di condotta a mare con un sistema di diffusione di tipo tecnologicamente avanzato con diffusori ad apertura variabile di fabbricazione americana e un solo restringimento di sezione nel tratto.
La condotta di scarico a partire dall'impianto di sollevamento viene così ad essere dimensionata in modo da adeguarsi alle portate fino a quella di punta e ad una anomala massima, garantendo la velocità di efflusso sufficiente a diluire il liquame secondo i limiti di legge.
Condotta a terra
Come già accennato sopra, la condotta di scarico posta a terra corre lungo un percorso obbligato. Viene impiegata una tubazione del diametro di 1200 mm di acciaio trattato esternamente con un rivestimento a base di polietilene ed internamente a base di bitume, con un sistema descritto nella relazione tecnica e opportunamente protetto catodicamente mediante corrente impressa.
A tale proposito si considerano le perdite di carico per la larghezza fino alla battigia e per la portata di picco pari a 1.5 m³/s vengono calcolate in circa 2.5 m con condotta del diametro 1200 mm.
La condotta viene posta in scavo su letto di sabbia secondo il tracciato disegnato nelle tavole grafiche, con sezioni di scavo dipendente dal tipo di terreno incontrato, che in questa sede viene ipotizzato variabile ma da verificare all'atto della costruzione.
Dall'impianto la condotta attraversa la strada Gioia Tauro - San Ferdinando e corre a fianco in destra della stessa fino ad incontrare con un'ampia curva, per evitare brusche variazioni di direzione, il torrente Budello. Quindi percorre il fianco della strada esistente, in fregio e in aderenza a tale corso d'acqua fino alla battigia.
Prima della battigia è prevista una cabina da dove si può ispezionare il tubo tramite la chiusura di due saracinesche. Nella cabina può essere disposta un'attrezzatura elettronica per il controllo della qualità delle acque con un dispositivo che verrà descritto più avanti.
Condotta a mare
I diffusori convenzionali, come descritto in letteratura, sono fori a diametro fisso. Questi però non possono, appunto perchè sempre aperti, prevenire l'intrusione di acqua di mare e di sedimenti durante le basse portate.
L'intrusione entro il diffusore dell'acqua di mare riduce la capacità di diluizione e favorisce la formazione di flora e fauna marina. L'intrusione dei sedimenti va a influire sul regolare afflusso del liquame.
Per tale ragione si è optato per una soluzione che prevede un sistema di diffusori elastici che si adeguano alla entità dei deflussi, rimandendo chiusi in assenza di portata.
I diffusori sono di fabbricazione americana del tipo "Tideflex" della Red Valve Company Ltd.
Essi sono costituiti completamente di gomma vulcanizzata rinforzata da tessuto di nylon similmente ai "copertoni" degli autoveicoli. Sono formati da una parte circolare che va a calzare sui tubi di acciaio collegati alla conduttura principale, e quindi da una parte che si appiattisce a becco d'anatra I vantaggi sono evidenti perchè le valvole Tideflex si adattano alla portata anche alle più piccole oltre a quelle di picco e massima, con perdite di carico inferiori a quelle tradizionali.
In questo progetto si ha la possibilità di contenere sia la lunghezza della condotta diffusore, sia il numero delle valvole od orifizi. Così a partire dalla condotta sottomarina viene operata una sola riduzione di diametro da 1200 a 800 mm con una notevole riduzione di lunghezza di soli 90 m dove trovano sede lungo la generatrice del tubo 10 valvole più una della testata.
Verifica delle condizioni di balneabilità
Per quanto concerne la verifica delle condizioni di balneabilità, così come evidenziato nella relazione tecnica, si è verificato che anche in caso di emergenza e di fuori servizio dell'impianto, con entrambe le soluzioni prospettate, vengono rispettate le condizioni di balneabilità del litorale.
Nell'ambito della realizzazione dello scarico a mare viene proposto la fornitura di una stazione sottomarina da installare alla profondità di (-30.00) per l'esecuzione dei rilievi per il monitoraggio ambientale delle acque nei pressi del diffusore.
La stazione proposta, illustrata nella allegata figura, ha forma di tripode ed è composta da una struttura tubolare, di forma circolare a sviluppo orizzontale sorretta da tre zampe disposte a 120° rispetto all'asse centrale di simmetria.
Nella struttura tubolare trovano alloggiamento gli strumenti ed i contenitori stagni per l'elettronica e le eventuali batterie. La protezione da eventuali urti è garantita dalla struttura circolare stessa che dispone di un punto di aggancio e sollevamento utilizzabile sia in operazioni con sommozzatori che con eventuali veicoli a controllo remoto.
La forma della struttura permette di alloggiare tutti gli strumenti in posizione riparata. I contenitori a pressione sono in prossimità dell'asse di simmetria per mantenere il baricentro più vicino possibile alla verticale del punto di sollevamento. Infine i sensori di corrente non sono disturbati da elementi strutturali nè il loro campo di misura è investito da corrente perturbata.
Il materiale utilizzato è alluminio della serie 5000, che assicura massima leggerezza, robustezza e resistenza alla corrosione.
Il sistema è dimensionato per operare a profondità massime di 100 metri.
La massima corrente marina a fondo mare viene assunta pari a 1 m/s ed è considerata costante per tutta l'altezza della stazione.
Il sollevamento della struttura è possibile tramite il punto di aggancio posto in cima alla struttura, che è stata pensata in modo da sopportare gli sforzi dovuti alla movimentazione senza sollecitare la struttura circolare di supporto e protezione che risulta pertanto più leggera.
Sono presenti altresì tre punti di aggancio per grilli in corrispondenza degli agganci delle controventature per permettere sollevamenti più stabili e l'ancoraggio a più punti ad esempio durante le fasi di trasporto e navigazione.
Per l'applicazione in oggetto il sistema è dotato di:
a) una sonda multiparametrica per la misura di:
* conducibilità
* ossigeno disciolto
* pressione (profondità)
* torbidità
b) un correntometro acustico profilatore per il rilievo della corrente marina (intensità e direzione) in un numero di celle selezionabile da operatore.
Lo strumento dovrà essere montato verso l'alto, qualora risulti di interesse la profilazione della corrente alle quote superiori della stazione.
Da un primo esame istruttorio del progetto-offerta appena descritto, la Commissione Relatrice ha manifestato, con nota del 9.10.1998 diretta al Consorzio proponente, la necessità di acquisire la seguente documentazione integrativa:
- copia del progetto preliminare posto a base di appalto-concorso;
- copia del bando di gara;
- copia della delibera consortile di aggiudicazione provvisoria.
Con successiva nota del 14.10.1998 n° PB/3069 il Consorzio A.S.I. di Reggio Calabria ha trasmesso quanto richiesto.
In via preliminare va rilevato che la 2^ Sezione di questo Consesso con voto in data 22.5.1997 n. 168 espresse il parere che i lavori di potenziamento dell’impianto depurativo a servizio dell’agglomerato industriale di Gioia Tauro-Rosarno-San Ferdinando e dei comuni di Anoia, Cinquefronde, Citanova, Feroleto della Chiesa, Gioia Tauro, Melicucco, Palmi, parte di Polistena, Rizziconi, Rosarno, San Ferdinando, San Giorgio Morgeto, Taurianova, Laureana di Borrello e Galatro, potessero essere affidati mediante appalto-concorso, rientrante nei casi di cui alla legge 216/95 art. 20, 4° comma, così come richiesto dal Consorzio per l’Area di Sviluppo Industriale di Reggio Calabria.
La stessa Sezione nei considerato del voto, pur non entrando nel merito tecnico del progetto in quanto l’esame e parere era richiesto solo al fine del disposto di cui al sopra riferito art. 20, richiamò l’attenzione del Consorzio sulla opportunità di effettuare un confronto tra soluzioni di trattamento centralizzato, così come previsto nel progetto preliminare, o in alternativa per singoli impianti.
Viene ora all’esame di questo Consesso il progetto esecutivo della rete fognaria a servizio dei sopra richiamati agglomerati industriali e comuni, l’impianto di depurazione centralizzato e la condotta di scarico a mare delle acque depurate. Ciò in linea con le risultanze della Conferenza dei Servizi in data 10.6.97 tra il Consorzio stesso, la Regione Calabria e i Comuni interessati.
In merito si prende atto pertanto della scelta di base fatta dal Consorzio di accogliere le ipotesi progettuale di collettare in un unico impianto centralizzato le acque reflue degli agglomerati industriali e centri abitati.
Il progetto esecutivo presentato, scaturito da una gara di appalto-concorso, è quello che il Consorzio ha prescelto, giusta delibera nel Comitato Direttivo in data 23.9.98.
In relazione a tutto quanto sopra, l’Assemblea esamina l’elaborato esecutivo, così come redatto, senza entrare nel merito delle scelte effettuate dal Consorzio stesso sia sotto l’aspetto progettuale di base che sotto quello dell’ aggiudicazione.
Entrando ora nel merito del progetto in esame si osserva quanto segue:
A) FOGNATURA
Lo schema fognario proposto è da ritenersi ammissibile ed in linea con le finalità da conseguire che sono quelle di raccogliere e convogliare all’impianto di depurazione centralizzato nel Comune di Gioia Tauro in prossimità del porto le acque reflue di quindici Comuni, o parte di essi, limitrofi all’impianto stesso, nel raggio di 20 ¸ 30 km, come illustrato in dettaglio nelle premesse e richiamato nei precedenti considerato.
In merito alle scelte progettuali si rappresenta quanto segue:
la dotazione idrica pro-capite assunta a base di progetto pari a 250 l/g x ab., superiore alle previsioni del P.R.G.A., può ritenersi comunque in linea con gli attuali standards;
l’adozione di un coefficiente di afflusso in fogna delle acque reflue, pari a 1, anche esso cautelativo, si ritiene nel complesso ammissibile, atteso che molte delle fognature da realizzare sono miste e pertanto tale ipotesi è sostanzialmente ininfluente ai fini del dimensionamento delle fognature;
in merito alle fognature miste è necessario che sia verificato, in linea con le previsioni del Piano Regionale di Risanamento delle Acque o altre disposizioni regionali, il coefficente di diluizione fissato pari a 3 volte la portata media da convogliare a valle degli sfioratori di piena;
il coefficente di punta, pari a 1.5, risulta mediamente congruo, attesa l’entità della popolazione servita e la contemporaneità dell’uso di acqua, sebbene per qualche comune, in corrispondenza di particolari manifestazioni, possa essere certamente superato;
in relazione ai tracciati dei collettori, pari a uno sviluppo complessivo di circa 108 km, attesa la scelta di base effettuata dall’ASI e cioè quella di convogliare ad un unico impianto centralizzato le acque reflue provenienti sia da insediamenti produttivi che civili, nulla si ha in particolare da osservare tenuto conto della orografia del territorio interessato e delle differenti ubicazioni altimetriche dei centri abitati e dei loro esistenti scarichi fognari;
il progetto è corredato da dettagliate verifiche idrauliche per ciascun tratto di collettore, complessivamente accettabili anche se qualche parametro è di discutibile applicazione nelle formule usate.
E’ anche opportuno richiamare l’attenzione su una verifica più puntuale in quei tratti di canalizzazione, con livelletta a pendenza inferiore al 5%o dove risulterebbe una velocità per le portate minime pari o inferiore a 0,6 m/s. Ciò è tanto più necessario, atteso che le portate minime potrebbero risultare inferiori rispetto alle previste (minori dotazioni, coefficiente di afflusso minore, ecc.). Sono pertanto da prevedere idonei provvedimenti per ridurre possibili fenomeni di sedimentazione (variazione di alcuni tratti di livellette, più pozzetti di lavaggio lungo il percorso, ecc.) E’, altresì, da richiamare l’attenzione sulla opportunità che, in casi dove risulta una diminuzione del diametro a valle di un manufatto senza diminuzione di portata, sia conservato lo stesso diametro di monte, al di là della dimostrata funzionalità idraulica. Si richiamano a titolo di esempio : collettore Rizzicomi - tratti LI - LXLII - pic. 93 - Æ 630 mm Æ 560 mm; collettore Palmi - tratti NI - NIX - pic. 248 - Æ 500 mm Æ 400 mm;
per quanto riguarda la scelta dei materiali costituenti le canalizzazioni, pur rilevando che non vengono forniti particolari elementi a supporto delle scelte progettuali, nulla si ha in particolare da osservare trattandosi di materiali usuali : il PEAD per condotte a gravità tra Æ 280 mm e Æ 1000 mm per complessivi 103.430 m; ovoidi in calcestruzzo 90x135 mm per 3.970 m e manufatto scatolare in calcestruzzo 150 x 150 cm per 345 m. Questi ultimi con trattamento della superficie interna con resine epossidiche.
Sempre a riguardo del materiale adottato per le canalizzazioni è necessario che siano effettuate, oltre alle verifiche statiche allegate al progetto, anche quelle di tipo geotecnico; invero si ritiene opportuno che vengano preliminarmente verificate le condizioni generali di stabilità dei terreni, in particolare nei tratti in pendio e/o a mezzacosta. Al riguardo è, altresì, da prescrivere che negli atti contrattuali sia fatto esplicito riferimento al rispetto delle norme di cui al D.M.. 12/12/85 - G.U. del 14/3/86.Entrando, ora, nel merito di ciascuna componente del progetto della fognatura proposta si osserva quanto segue:
deve essere maggiormente precisato e dettagliato, con particolari costruttivi, il tipo di giunto della fognatura ovoidale; ciò è necessario affinchè in fase di gestione sia garantita la massima tenuta idraulica ai fini igienico-sanitari, nonchè la stabilità delle opere e dei terreni interessati;
parimenti devono essere ben evidenziati tutti i provvedimenti occorrenti per garantire la massima tenuta del collettore nel tratto scatolare la cui realizzazione è prevista in falda; ciò non solo per quanto riguarda la composizione del calcestruzzo, così come precisato in progetto, ma anche per gli eventuali giunti e per le modalità costruttive; per questo tratto di fognature è, altresì, da prescriversi che l’interasse dei pozzetti di linea sia ad una distanza nettamente inferiore ai 75 m previsti, al fine di garantire una facile ispezione e manutenzione in sicurezza.
per quanto riguarda gli impianti di sollevamento, previsti nel numero di 14, è da richiamare l’attenzione sulla necessità che in casi di condotte prementi (dello sviluppo lineare da 100 a 900 m e con prevalenze variabili tra 20 e 40 m) sia effettuata anche la verifica ai fini del moto vario e siano quindi adottati tutti i provvedimenti del caso per ridurre e/o eliminare gli inconvenienti conseguenti. Sempre per gli impianti di sollevamento non risulta alcun riferimento in merito agli scaricatori di emergenza, ancorchè gli impianti stessi siano dotati di gruppi di continuità e pompe di riserva. In proposito si ritiene necessario che siano previsti detti scaricatori, ove possibile e preventivamente autorizzati, oppure siano effettuate idonee verifiche idrauliche nel tratto di monte.
Per quanto riguarda le condotte prementi si ritiene necessario che per il sollevamento previsto in località Laureana (tratto F21 - F22 ) sia impiegato una condotta almeno del Æ 160mm rispetto al Æ 80 mm proposto; ciò in ragione del fatto che trattasi di un sollevamento di acque reflue;
il progetto dovrà essere corredato di tutti i particolari costruttivi rappresentati in scale idonee (planimetrie, profili, opere d’arte, schemi elettrici ecc.), ciò è tanto più necessario anche per permettere al Consorzio di acquisire documenti puntuali sull’effettivo stato di consistenza e ubicazione delle opere ai fini di una corretta costruzione e gestione delle stesse.
riguardo gli attraversamenti stradali, autostradali e ferroviari, ecc, pur rilevando che negli atti contrattuali (capitolati, elenco prezzi) è sufficientemente dettagliato il tipo di opere da realizzare, si ritiene tuttavia indispensabile che siano predisposti anche i relativi elaborati grafici esecutivi, nonchè siano acquisiti i relativi pareri e autorizzazioni degli Enti interessati all’opera stessa.
B) Impianto di depurazione
Come riportato in dettaglio nelle premesse, la depurazione delle acque reflue raccolte è effettuata mediante il potenziamento e l’adeguamento dell’esistente impianto consortile a servizio dell’area industriale per una portata complessiva media, prevista al 2018, di 1050 l/s con la punta di 1575 l/s. E’ altresì previsto il riutilizzo di una portata di 500 l/s di acqua reflua trattata per l’alimentazione dell’acquedotto industriale.
Il carico inquinante previsto in alimentazione al complesso impiantistico ammonta a un totale di 281.319 abitanti equivalenti di cui 161.346 relativi alla realizzazione del nuovo impianto e la quota restante relativa all’impianto esistente.
Il nuovo impianto consiste nei seguenti trattamenti:
3 linee gemelle composte dai seguenti stadi:
- grigliatura automatica;
- sollevamento;
- stacciatura fine automatica (2 linee);
- dissabbiatura-disoleatura aerata;
- equalizzazione;
- ripartizione portata;
- chiariflocculazione (o in alternativa semplice sedimentazione primaria);
- predenitrificazione-ossidazione-nitrificazione biologica;
- decantazione secondaria;
- disinfezione.I trattamenti elencati sono finalizzati al conseguimento dei limiti di accettabilità di tabella A (Legge 319/76).
In aggiunta a questi trattamenti per una parte limitata della portata (500 l/s) sono previsti ulteriori stadi di depurazione per conseguire i limiti richiesti per il riutilizzo dell’acqua ad uso industriale. Gli ulteriori stadi consistono in:- sollevamento alla filtrazione;
- filtrazione a gravità;
- sollevamento finale alla rete acquedottistica.Il trattamento dei fanghi risultanti dalle linee di depurazione dei liquami sopradescritte consiste in:
- sollevamento fanghi;
- preispessimento;
- digestione anaerobica;
- postispessimento;
- disidratazione meccanica;
- cogenerazione e torcia di emergenza:
E’ previsto inoltre il trattamento delle acque di vegetazione nell’ambito della linea di trattamento fanghi.
In merito al processo depurativo si rileva quanto segue:
i limiti garantiti allo scarico sono quelli definiti dalla Tabella A della legge n. 319/76. Al riguardo si ritiene opportuno segnalare che è vigente la Direttiva CEE 271/91 concernente il trattamento delle acque reflue urbane che prevede limiti allo scarico più restrittivi per i parametri BOD5, COD, Solidi Sospesi.
In previsione di un prossimo recepimento di tale Direttiva da parte dello Stato italiano si ritiene di raccomandare una verifica della possibilità di rispettare anche tali limiti.
I dati di qualità dei liquami in ingresso al processo depurativo, assunti alla base della progettazione, risultano sostanzialmente diversi da quelli riscontrati dalla stessa Impresa e documentati negli atti progettuali. In particolare sono più ampi per i parametri COD e ammoniaca.
Qualora questo scostamento venisse confermato sulla scorta di più ampie indagini analitiche, appare opportuno considerare la possibiltà di dare maggiore elasticità operativa all’impianto consentendo, come esempio particolare, di poter alimentare allo stadio biologico i liquami senza preventiva sedimentazione primaria.
Detta possibilità va esaminata anche in relazione al rischio che un’eccessiva rimozione di BOD5 in sedimentazione primaria possa costituire un fattore limitante per lo stadio di denitrificazione e per il processo biologico nel suo complesso.
Il dimensionamento dello stadio biologico di denitrificazione è condizionato dalla scelta di una temperatura minima di 18°C.
Considerata la rilevante influenza che ha la temperatura sul dimensionamento di questo stadio e valutato che di norma nell’area regionale in esame sono da ritenersi più congrue temperature di progetto di circa 13-15°C ne consegue la necessità di una verifica approfondita di questo aspetto. In aggiunta, occorre riverificare anche il carico effettivo di azoto da denitrificare considerando per il successivo stadio di ossidazione-nitrificazione la pressoché completa trasformazione del TKN in nitrati (NO-3) e non già una trasformazione parziale come appare nel progetto.
In aggiunta si raccomanda una verifica del dato di velocità di denitrificazione a 20°C assunto alla base dei calcoli, atteso che i dati di letteratura più probanti in materia, considerano valori simili a quelli utilizzati nel progetto però riferiti alle sostanze secche volatili (SSV) e non già alle sostanze secche (ad esempio per EPA Environmental Protection Agency - USA: 2,9 grammi N-NO3/kg SSVxh con q =1,15).
Ovviamente, in conseguenza delle verifiche soprariportate dovrà essere eventualmente adeguato il dimensionamento del successivo stadio biologico-ossidativo.
Per quanto attiene alla sedimentazione secondaria, posta a valle del processo biologico, in vista della possibilità di conseguire per i solidi sospesi i limiti normativi anche in condizioni di eventi meteorici prolungati si raccomanda la verifica del flusso solido e del calcolo idraulico superficiale applicato alle diverse condizioni di portata influente.
Si raccomanda inoltre una verifica della velocità in vasca di disinfezione soprattutto in corrispondenza delle portate affluenti più basse, al fine di limitare fenomeni di sedimentazione ed accumulo nella vasca stessa.
Per quanto concerne i calcoli idraulici relativi all’impianto di trattamento ed alla definizione del suo profilo è opportuno che vengano verificate ed illustrate le quote idriche relative alle singole parti dell’impianto.
In merito alla gestione iniziale del complesso delle opere in carico all’aggiudicatario si suggerisce di prevedere un congruo periodo aggiuntivo rispetto a quello previsto nell’appalto (6 mesi) al fine di poter riscontrare e far fronte ad ogni eventuale anomalia tecnico-funzionale nell’ambito delle responsabilità proprie dell’aggiudicatario-progettista.
Infine per ciò che riguarda le opere civili si pone l’esigenza di corredare il progetto con valutazioni puntuali relative alla fessurazione, alle dilatazioni termiche, ai cedimenti ed ai fenomeni corrosivi, integrando opportunamente il progetto con appositi particolari costruttivi.
Come estensivamente descritto nelle premesse, una condotta emissaria, posta a valle dell’impianto di depurazione, ha il compito di recapitare i reflui trattati nel corpo idrico ricettore.
Ciò attraverso un tracciato terrestre e un successivo tratto sottomarino, perpendicolare alla locale linea di battigia e posto immediatamente a sud del bacino avamportuale di Gioia Tauro.
Il segmento terminale della condotta sommersa, dotato di opportuni diffusori, consente la diluizione in mare dei reflui, con l’obiettivo del rispetto dei requisiti di balneabilità fissati dalla legge.
La soluzione progettuale presentata denuncia, in generale, la ricerca di una ottimizzazione dei costi di costruzione nel rispetto dei parametri di legge (diffusione dei reflui a non meno di 30 m di profondità dal l.m.m. e a una distanza dalla linea di battigia non inferiore a 300 m).
Detta ottimizzazione risiede nella scelta del corridoio di posa in corrispondenza della singolare morfologia di un "canyon" sottomarino, così da raggiungere elevate profondità ad una relativamente breve distanza dalla costa.
Il progetto definisce le caratteristiche geometriche, strutturali e funzionali dell’opera, rimandando le scelte di dettaglio e le eventuali ottimizzazioni a valle dell’esecuzione di studi ed indagini di settore.
Il capitolato a corredo del progetto preliminare, posto a base di appalto-concorso, infatti, prevede il loro sviluppo in una fase successiva a quella della aggiudicazione preliminare.
Nel prendere atto di quanto sopra, si ritiene che il puntuale adempimento a quanto esplicitamente previsto dalla stazione appaltante consentirà l’approfondimento della conoscenza delle condizioni al contorno necessarie per il perfezionamento e/o ricalibratura della proposta tecnica ora all’esame (con la aggiornata riproposizione, ed eventuale sviluppo, delle verifiche idrauliche, strutturali e igienico-sanitarie sin qui condotte, nel rispetto delle norme e parametri di legge).
Più in particolare, l’Assemblea ritiene che il rilievo batimetrico di dettaglio e l’indagine geomorfologica assumano, inevitabilmente, un maggior grado di significatività (ai fini progettuali) degli studi ondametrici e correntometrici, che pure non vanno disattesi.
La puntuale conoscenza del profilo trasversale della spiaggia sommersa consente, tra l’altro, l’ottimizzazione dell’orientamento, il corretto posizionamento dei giunti elastici della condotta sottomarina e l’opportuno adattamento del piano di posa della stessa.
La aggiornata definizione delle caratteristiche geomorfologiche del sito produce indicazioni sulla stabilità d’insieme dei pendii sottomarini (di acclività invero elevata) e sulla loro evoluzione, nonchè determina i necessari parametri di resistenza meccanica delle terre per le consuete verificazioni di legge (in termini di portanza e cedimenti).
A tale proposito, occorre valutare l’opportunità di prevedere adeguati dispositivi di vincolo e/o ancoraggio della condotta, opportunamente distanziati, al fine di contrastare potenziali funzionamenti "a trave" della stessa (con eccessive luci libere di inflessione), in conseguenza di sopravvenute irregolarità del piano di posa.
Ciò tenuto conto, ovviamente, della resistenza meccanica della condotta stessa.
Nella fase di ottimizzazione progettuale, seguente i previsti studi e indagini di settore, si suggerisce di verificare l’idoneità della quota di posa in opera della condotta sottomarina in relazione a quella del fondale nella cosiddetta "zona dei frangenti" (surf zone) al fine di assicurare condizioni di non interferenza con la dinamica litoranea locale, anche in presenza di potenziali sensibili evoluzioni del profilo di spiaggia sotto eventi meteomarini estremi.
Inoltre, potrà essere ottimizzato il sito prescelto per la posa in opera della sonda multiparametrica, con lo scopo di assicurare massima significatività ai dati di qualità delle acque provenienti dal monitoraggio.
Una trasmissione in continuo dei parametri rilevati potrà consentire un utile controllo della funzionalità della condotta in fase di esercizio, al fine di verificare la sussistenza delle condizioni di balneabilità del litorale durante la stagione estiva.
Per quanto attiene la durabilità della condotta, stante l’obiettivo di assicurare una inalterata funzionalità e una resistenza strutturale nel tempo di vita tecnica dell’opera ( pari a 40 anni), si raccomandano le usuali attività manutentive e ispettive per condotte sottomarine.
In merito poi alle necessarie ulteriori autorizzazioni e/o pareri da parte degli enti competenti in materia, si segnala l’opportunità che l’Autorità Marittima, in fase di rilascio del provvedimento di concessione demaniale, emetta apposita ordinanza che disciplini l’uso degli specchi acquei interessati in termini di attività balneari e di pesca.
Appare inoltre necessario acquisire una formale intesa con l’Autorità Portuale di Gioia Tauro, con lo scopo di accertare la piena compatibilità tra l’intervento strutturale in parola e i piani di sviluppo del complesso portuale, attualmente in fase di impetuosa crescita.
D) Impianto di telecontrollo e telecomando
Il progetto prevede un sistema di telecontrollo del funzionamento di tutte le stazioni di sollevamento e dell’impianto di depurazione, di telecomando per l’avviamento e lo spegnimento a distanza dei motori delle pompe, nonchè di gestione in automatico del processo di depurazione.
Pur essendo state descritte nel progetto le singole apparecchiature previste allo scopo e definiti gli obiettivi che si prevede di raggiungere, è necessario che siano anche fornite precise indicazioni sull’architettura e sulla filosofia del software di gestione, nonchè sulla relativa realizzazione hardware, che garantiscano la ridondanza necessaria per assicurare la gestione di punti vitali per il funzionamento dell’impianto.
E) Impianti elettrici
Il progetto è corredato da una relazione generale sull’impianto elettrico con allegati calcoli di verifica e schemi elettrici unifilari.
La parte che descrive le specifiche progettuali risulta troppo succinta per l’univocità dei componenti; inoltre è insufficiente il progetto fisico della rete di terra, che necessita, quindi, di un maggior approfondimento.
Vanno, altresì, fornite precise indicazioni sul coordinamento delle protezioni sia per quanto riguarda l’impianto che la sicurezza delle persone.
In generale si rileva che le tavole grafiche sono in numero molto ridotto, mancando, tra l’altro, i layout degli apparati elettrici e dei locali in cui questi sono posizionati.
Per quanto riguarda gli aspetti geotecnici si precisa che nei tratti iniziali, i collettori di fognatura attraversano zone morfologicamente accidentate e complesse relativamente alla composizione dei terreni. Questo, in particolare, nei tratti in cui, come riportato nella Relazione geologica e geotecnica, brusche variazioni di pendenza sono associate alla presenza in superficie di materiali detritici. Per cui è da ritenere necessaria, in tutti i tratti in pendio, una ricognizione preliminare delle condizioni di stabilità dei versanti, al fine di ottimizzare il posizionamento altimetrico e planimetrico dei collettori e, nel caso, adottare eventuali interventi di stabilizzazione nonchè di rinforzo e protezione delle condotte.
Circa le fondazioni dei manufatti dell’impianto, queste ricadono su terreni prevalentemente sabbiosi sovrapposti ad un substrato di calcareniti consistenti. Le buone caratteristiche geotecniche dei terreni, desunte essenzialmente dai risultati di prove penetrometriche, commisurate ai sovraccarichi generalmente modesti trasmessi dalle opere, non pongono particolari problemi di stabilità. I risultati di alcune verifiche allegate alla Relazione confermano tali ipotesi.
Nel caso particolare si ritiene, piuttosto, necessario fare delle previsioni di cedimenti, trattandosi di opere in adiacenza ad altre esistenti ed al fine di verificare il rigoroso rispetto del profilo idraulico di progetto dell’impianto.
Relativamente alla condotta sottomarina, suscita perplessità il modo con il quale è stato ipotizzato l’alloggiamento del suo tratto centrale. Questo, costituito da un unico elemento in acciaio rivestito con un anello di calcestruzzo, lungo circa 150 m, risulta semplicemente appoggiato su piccoli scanni di imbasamento e su rilevati in pietrame, direttamente sovrapposti al fondale, che non sembrano sufficienti a garantire la continuità e la stabilità dell’appoggio, come già in precedenza sottolineato.
Per quanto concerne l’aspetto amministrativo si rileva che il Capitolato Speciale d’Appalto allegato al progetto-offerta in esame è sostanzialmente lo stesso del progetto preliminare, integrato soltanto con le specifiche tecniche delle apparecchiature dell’impianto di depurazione, elettrico, di sollevamento, di telecontrollo, nonchè con le specifiche tecniche della condotta di scarico a mare.
Alcune normative tecniche e modalità costruttive relative a lavorazioni non sufficientemente riportate o decritte nel Capitolato sono contenute nelle voci di elenco prezzi formulate nel progetto - offerta e nelle relazioni tecniche di settore. Con tali integrazioni il Capitolato si può ritenere sufficientemente esaustivo circa le prescrizioni necessarie ai fini di un regolare svolgimento dei lavori.
Tuttavia alcune voci di elenco prezzi contengono limitazioni alle lavorazioni, che si ritengono incompatibili con l’istituto dell’appalto-concorso, dove il prezzo offerto deve presentare caratteristiche di invariabilità e non sono ammissibili presunzioni di aumento del prezzo stesso per una possibile maggiore onerosità delle lavorazioni.
Così, per esempio, è da depennare dalla relativa voce di elenco prezzi la limitazione della distanza della cava di prestito del misto granulare a 5 km dal cantiere di lavoro.
Per quanto riguarda i pagamenti in corso d’opera il procedimento proposto di contabilizzare i lavori a misura con i prezzi unitari offerti in sede di gara non appare coerente con la prevista stipula di contratto a corpo.
Dovranno di conseguenza essere preventivamente identificate delle macro-categorie di lavoro, per ricavare, poi, le percentuali di incidenza di tali macro-categorie rispetto al prezzo totale offerto. Su tale base si potrà procedere ad accertare le prestazioni parziali rese dall’appaltatore durante l’esecuzione dei lavori.
Il Capitolato Speciale d’Appalto dovrà essere, poi, accuratamente revisionato, al fine di armonizzare le norme amministrative ivi contenute a quelle disposizioni legislative vigenti che non ammettono deroghe. In particolare si citano la normativa per la definizione delle controversie prevista dall’art. 32 della legge n.109/94 e successive integrazioni e modifiche e quella relativa ll’eliminazione totale dell’anticipazione.
L’Assemblea ritiene infine che l’ottemperanza alle osservazioni, prescrizioni e raccomandazioni sopra riportate, non dovrebbe comportare oneri aggiuntivi per l’Amministrazione appaltante.
Tutto ciò premesso il
unanime dell’Assemblea è contenuto nei "considerato" che precedono.