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Timestamp: 2019-02-21 12:03:08+00:00
Document Index: 172269151

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Corte di Cassazione, sezione I, sentenza 12 aprile 2013, n. 8929. La relazione di un coniuge con estranei rende addebitabile la separazione, ai sensi dell'art. 151 cod. civ., non solo quando si sostanzi in un adulterio ma anche quando, in considerazione degli aspetti esteriori con cui è coltivata e dell'ambiente in cui i coniugi vivono, dia luogo a plausibili sospetti di infedeltà e comporti offesa alla dignità e all'onore dell'altro coniuge - Renato D'Isa
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Corte di Cassazione, sezione I, sentenza 12 aprile 2013, n. 8929. La relazione di un coniuge con estranei rende addebitabile la separazione, ai sensi dell’art. 151 cod. civ., non solo quando si sostanzi in un adulterio ma anche quando, in considerazione degli aspetti esteriori con cui è coltivata e dell’ambiente in cui i coniugi vivono, dia luogo a plausibili sospetti di infedeltà e comporti offesa alla dignità e all’onore dell’altro coniuge
La relazione di un coniuge con estranei rende addebitabile la separazione, ai sensi dell’art. 151 cod. civ., non solo quando si sostanzi in un adulterio ma anche quando, in considerazione degli aspetti esteriori con cui è coltivata e dell’ambiente in cui i coniugi vivono, dia luogo a plausibili sospetti di infedeltà e comporti offesa alla dignità e all’onore dell’altro coniuge.
SENTENZA 12 aprile 2013, n.8929
– non vi era prova certa della infedeltà coniugale, intesa nel senso di relazione adulterina della B., la quale aveva sempre negato la circostanza, posto che né dalla deposizione della S ., né nella citata e-mail si faceva chiaro cenno a rapporti sessuali, occasionali o ripetuti, tra l’appellante e il M., con il quale risultavano esservi stati certamente molti contatti virtuali a mezzo del telefono o via internet (come ammesso dalla stessa B. e ricavabile anche dalla deposizione della S.), ma non con altrettanta certezza molteplici incontri personali né tantomeno congressi carnali;
– non erano state acquisite prove in ordine all’eventuale corrispondenza dei sentimenti della B. verso il M ., non potendo certo l’addebito derivare da una mera infatuazione non corrisposta di un altro soggetto, e d’altra parte, la relazione platonica di un coniuge con estranei rendeva addebitabile la separazione soltanto quando, in considerazione degli aspetti esteriori con cui era coltivata e dell’ambiente in cui i coniugi vivevano, avesse dato luogo a plausibili sospetti di infedeltà e quindi, anche se non si fosse sostanziata in un adulterio, avesse comportato offesa alla dignità e all’onore dell’altro coniuge;
– non poteva essere condivisa la valenza data dal Tribunale alla deposizione della S., moglie del M ., la quale aveva riferito esclusivamente in relazione al proprio menage familiare, individuando nella presunta relazione del marito il fallimento del proprio matrimonio e la causa della separazione (si badi bene, consensuale e, quindi, senza addebito), ma naturalmente nulla era stata in grado di dire sulla reale natura dei rapporti tra il marito e la B. e tanto meno sulla connessione causale tra la condotta della appellante e la separazione dal R.. Invero, la deposizione della S. era stata sistematicamente incentrata sulle propria situazione e sui riflessi della vicenda nell’ambito del proprio matrimonio, e contraddittoriamente il giudice di primo grado aveva poi trasfuso le dichiarazioni della donna nell’ambito del matrimonio R.B., con un ingiustificato parallelismo automatico di conoscenze ed effetti; la S., invero, si era limitata a deporre sul fatto di avere sorpreso il marito mentre telefonava di nascosto (non si sa a chi), di avere notato sul suo personal computer vari contatti telefonici con la B. (senza ovviamente essere a conoscenza del loro contenuto), di avere appreso sempre dal marito che frequentava la B. ma non aveva mai sorpreso il coniuge con la appellata, non era stata in grado di precisare in che cosa consistesse la presunta relazione del marito, né quale effetti questa avesse avuto nella situazione matrimoniale dell’appellante;
– del tutto apodittica si rivelava inoltre l’affermazione della sussistenza del nesso di causalità tra l’infedeltà della B. e la compromissione del suo rapporto coniugale, affidata al contenuto della deposizione resa dalla figlia maggiore delle parti, dalla quale poteva evincersi solo che dal 2001 la madre aveva manifestato maggiori esigenze di autonomia sociale ed assunto uno stile di vita più libero ed indipendente, ciò considerando anche la condotta del R. che, pur essendo venuto a conoscenza dei fatti sin dal 2000-2001, aveva tollerato la situazione per oltre due anni, essendosi limitato a contattare la S. nel 2001 per renderla edotta del comportamento del marito; – s’imponeva pertanto anche la riconsiderazione e l’accoglimento della richiesta di assegno per sé svolta dalla B., fermi restando il regime di affidamento del figlio minore dei coniugi ed il contributo paterno per il suo mantenimento, assegno che avuto riguardo alle condizioni delle parti, alle adottate statuizioni per il figlio ed al tenore della pregressa vita matrimoniale, caratterizzato da tratti agiati ma non particolarmente dispendiosi, poteva essere quantificato in Euro 300,00 mensili, rivalutabile a norma di legge. Avverso questa sentenza il R. ha proposto ricorso per cassazione affidato a cinque motivi, illustrati da memoria, e notificato alla B., che ha resistito con controricorso.
1. ‘Art. 360, n. 3, c.p.c.: Violazione o falsa applicazione degli artt. 143 e 151 c.c. – art. 360, n. 5, c.p.c.: Omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio ai fini dell’addebito alla moglie della responsabilità della separazione’.
2. ‘Art. 360 n. 5 c.p.c.: Omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio al fini dell’addebito alla moglie della responsabilità della separazione”. in merito alla valutazione della deposizione resa dalla teste S.. Formula il seguente quesito “È tenuto il Giudice di appello a motivare l’omessa valutazione – ancorché conducente a conclusioni difformi dalla sentenza di primo grado – di un documento che il Giudice a quo aveva esplicitamente posto a base del proprio convincimento?”.
3. ‘Art. 360, n. 5, c.p.c.: Omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio al fini dell’addebito alla moglie della responsabilità della separazione, art. 360, n. 3, c.p.c.: Violazione o falsa applicazione della norma di cui all’art. 244 c.p.c.’, in merito di nuovo alla valutazione della deposizione resa dalla teste S .. Formula il seguente quesito “La testimonianza de relato in ordine ad un fatto appreso da persona estranea al processo in cui si depone, pur presentando una forza probante affievolita perché comunque indiretta, può concorrere alla formazione convincimento del giudice se compatibile e coerente con gli altri elementi probatori acquisiti al processo?”.
4. ‘Art. 360, n. 3, c.p.c.: Violazione o falsa applicazione degli artt. 143 e 151 c.c. – art. 360, n. 5, c.p.c.: Omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio al fini dell’addebito alla moglie della responsabilità della separazione’ in merito al negato nesso di causalità.
4. ‘Art. 360, n. 3, c.p.c.: Violazione o falsa applicazione dell’art. 156 c.c.; art. 360, n 5, c.p.c., Omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio.’ Formula il seguente quesito “Ai fini della determinazione, sia dell’an che del quantum, dell’assegno di mantenimento a favore di un coniuge ed a carico dell’altro, occorre previamente operare una quantificazione – approssimativa – del costo mensile del pregresso tenore di vita goduto in costanza di rapporto, al fine di parametrare in concreto la differenza necessaria al beneficiario, rispetto alla portata complessiva dei suoi redditi – sia retributivi che patrimoniali, che di qualunque altro genere – per mantenere il tenore di vita precedente?”
Di contro le censure del ricorrente si risolvono in inammissibili, generici rilievi di errori valutativi in ordine agli elementi assunti, da cui non è dato desumere illogicità o carenze motivazionali decisive, e che essenzialmente appaiono volti ad un diverso ed aderente alla sua tesi, apprezzamento dei medesimi dati, non consentito in questa sede di legittimità. In particolare le circostanze emerse dalla deposizione resa dalla teste Siri non risultano tralasciate ma doverosamente esaminate ed inquadrate nel contesto degli ulteriori dati istruttori e conclusivamente ritenute non decisive ai fini della prova dell’adulterio, con valutazione argomentata e plausibile, solo confortata dall’esito del giudizio di separazione personale tra la teste ed il M..
il sessuologo clinico comportamentale 21 Aprile 2013 at 14:03
i motivi tipicamente sessuologici per cui un matrimonio finisce (ed il partner che ha subito puÃƒÆ’Ã‚Â² chiedere un congruo risarcimento danni!) sono quelli riferibili all’astinenza sessuale subita per cui il matrimonio diventa “bianco” (non consumato). I casi del “matrimonio bianco” (v. pagg.307, 314, 323, 551 de il recente IL MANUALE PRATICO DEL BENESSERE, Ipertesto editore) riguardano le diagnosi sessuologiche di vaginismo (per la donna), di disturbo maschile della erezione (giÃƒÆ’Ã‚Â “impotenza”) e di eiaculazione precoce “ante portas”. In tali casi l’avvocato matrimonialista viene di solito affiancato da un bravo psicologo legale, meglio se con formazione specifica in sessuologia clinica per opportuna relazione tecnica di parte
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renatodisa - 2 Settembre 2013