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Timestamp: 2019-02-21 15:55:42+00:00
Document Index: 41440654

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 215', 'art. 183', 'art. 184', 'sentenza ', 'sentenza ']

Corte di Cassazione, sezione II, sentenza 28 novembre 2013, n. 26641. In tema di atti interruttivi del termine per usucapire - che a tal fine non è sufficiente un mero atto o fatto che evidenzi la consapevolezza del possessore circa la spettanza ad altri del diritto da lui esercitato come proprio, ma si richiede che il possessore, per il modo in cui questa conoscenza è rivelata o per fatti in cui essa è implicita, esprima la volontà non equivoca di attribuire il diritto reale al suo titolare. D'altra parte, l’"animus possidendi" non consiste nella convinzione di essere proprietario (o titolare di un altro diritto sulla cosa), bensì nell'intenzione di comportarsi come tale, esercitando corrispondenti facoltà. - Renato D'Isa
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Corte di Cassazione, sezione II, sentenza 28 novembre 2013, n. 26641. In tema di atti interruttivi del termine per usucapire – che a tal fine non è sufficiente un mero atto o fatto che evidenzi la consapevolezza del possessore circa la spettanza ad altri del diritto da lui esercitato come proprio, ma si richiede che il possessore, per il modo in cui questa conoscenza è rivelata o per fatti in cui essa è implicita, esprima la volontà non equivoca di attribuire il diritto reale al suo titolare. D’altra parte, l’”animus possidendi” non consiste nella convinzione di essere proprietario (o titolare di un altro diritto sulla cosa), bensì nell’intenzione di comportarsi come tale, esercitando corrispondenti facoltà.
1.- La Parrocchia di (omissis) citò in giudizio avanti il Tribunale di Palermo il Comune di quella città e, premettendo di avere posseduto in via esclusiva pacificamente ed ininterrottamente per oltre un ventennio i locali attigui allo stereobate della Chiesa di (OMISSIS) – angolo (omissis) del (omissis), chiese che venisse dichiarata l’intervenuta usucapione, in suo favore, dell’immobile in questione.
1.1. – Il primo motivo, lamentando falsa applicazione dell’art. 215 cod. pro. civ., censura la decisione gravata laddove, in contrasto con il contenuto del documento, aveva ritenuto che la lettera del 18-8-1964 conteneva il riconoscimento da parte della Parrocchia del diritto di proprietà del Comune. Evidenzia, peraltro, che tale documento era stato disconosciuto tempestivamente prima nel termine di cui al quinto comma dell’art. 183 cod. pro. civ. successivamente nella memoria depositata ai sensi dell’art. 184 cod. pro. civ. e infine all’udienza del 13-2-2001.
Accoglie il terzo, il quarto e il quinto motivo del ricorso rigetta il primo e il secondo, cassa la sentenza impugnata in relazione ai motivi accolti e rinvia, anche per le spese della presente fase, ad altra sezione della Corte di appello di Palermo.
Corte di Cassazione, sezione II, sentenza del 10 gennaio 2013, n....