Source: https://www.laleggepertutti.it/180491_cosa-fare-se-il-vicino-confinante-invade-la-nostra-proprieta
Timestamp: 2018-02-18 01:30:46+00:00
Document Index: 21753097

Matched Legal Cases: ['art. 908', 'art. 913', 'art. 913', 'art. 840', 'art. 905', 'art. 913', 'sentenza ', 'art. 696']

Cosa fare se il vicino confinante invade la nostra proprietà
Lo sai che? Cosa fare se il vicino confinante invade la nostra proprietà
Il mio vicino e confinante ha costruito abusivamente un portico in cemento armato con pendenza e scolo acque piovane dalla parte mia; lo stesso ha un canale di raccoglimento acque che invadono una mia proprietà, un piccolo spazio lungo tutto i muro confinante che io ho lasciato per un futuro passaggio di cavi e tubature. Ho inoltrato già una diffida al mio vicino, ma non ho ottenuto da lui alcuna risposta. Cosa posso fare?
L’art. 908 del codice civile disciplina la materia riguardante lo scarico delle acque piovane evidenziando che “Il proprietario deve costruire i tetti in maniera che le acque piovane scolino nel suo terreno e non può farle cadere nel fondo del vicino. Se esistono pubblici colatoi, deve provvedere affinché le acque piovane vi siano immesse con gronde o canali. Si osservano in ogni caso i regolamenti locali e le leggi sulla polizia idraulica.”
La normativa mira ad impedire dunque che le acque piovane, provenienti dal tetto, dalla copertura di un edificio, dai terrazzi, balconi, cornicioni e ogni altra struttura sporgente, possano cadere ed immettersi nel fondo del vicino.
Indipendentemente dalla forma e dalla natura del manufatto, se o meno abusivo, è obbligo del proprietario raccogliere adeguatamente e conformemente le acque in maniera tale da non invadere la proprietà altrui. Inoltre, l’art. 913 del codice civile prescrive al proprietario del fondo superiore il divieto di realizzare ogni manufatto che modifichi il deflusso naturale delle acque e, di conseguenza, legittima il proprietario e il titolare di altri diritti sul fondo inferiore ad agire per il ripristino dello stato naturale dei luoghi.
“L’art. 913 c.c. pone a carico dei proprietari, sia del fondo superiore che del fondo inferiore, un obbligo di non fare, vietando ad essi ogni alterazione che abbia per effetto quello di rendere più gravoso ovvero di ostacolare il naturale deflusso delle acque a valle”. Cass. civ. Sez. II, 15/06/2011, n. 13097
“Poiché, ai sensi degli artt. 908 e 913 cod. civ., salvo diverse ed espresse previsioni convenzionali, il fondo inferiore non può essere assoggettato allo scolo delle acque di qualsiasi genere, diverse da quelle che defluiscono dal fondo superiore secondo l’assetto naturale dei luoghi, lo stillicidio sia delle acque piovane sia, a maggior ragione, di quelle provenienti dall’esercizio di attività umane (come, ad es., dallo scorinio di panni stesi mediante sporti sul fondo alieno) può essere legittimamente esercitato soltanto se trovi rispondenza specifica in un titolo costitutivo di servitù “ad hoc” o comunque – ove connesso alla realizzazione di un balcone aggettante sull’area di proprietà del vicino-sia stato esplicitamente previsto tra le facoltà del costituito diritto reale. Infatti, l’apertura di un balcone non può che integrare una servitù avente un duplice oggetto (la parziale occupazione dello spazio aereo sovrastante il fondo del vicino, in deroga alle facoltà dominicali di cui all’art. 840 comma secondo cod. civ., e il diritto di veduta e di affaccio in deroga alle distanze prescritte dall’art. 905 cod. civ.), ma non anche le diverse facoltà esercitate in deroga a uno dei principi informatori della proprietà fondiaria dei quali gli artt. 908 e 913 cod. civ. sono espressione”. Cass. civ. Sez. II, 28/03/2007, n. 7576
“L’art. 913 c.c., in tema di scolo delle acque, ponendo a carico del proprietario sia del fondo inferiore che superiore l’obbligo di non alterare la configurazione naturale del terreno, non vieta tutte le possibili modificazioni incidenti sul deflusso naturale delle acque, ma soltanto quelle che alterino apprezzabilmente tale deflusso, rendendo più gravosa la condizione dell’uno o dell’altro fondo. Sicchè si tratta di accertamento di fatto che, se adeguatamente motivato sotto il profilo logico e giuridico, non è censurabile in sede di legittimità”. Cass. civ. Sez. II, 12/09/2002, sentenza n. 13301.
Alla luce di quanto detto, poiché da quanto si legge, il lettore ha provveduto ad inoltrare al suo vicino una diffida ad adempiere senza ottenere alcuna risposta, è possibile risolvere la questione attraverso due strade:
1) cercare di addivenire ad una conclusione amichevole, stante il rapporto di vicinato, chiedendo la modifica del portico in modo da non subire il massiccio scolo delle acque, da effettuarsi a spese del vicino.
2) Adire le vie legali, in particolare, stante la materia, a parere dello scrivente, occorrerebbe procedere preliminarmente con il procedimento di accertamento tecnico preventivo, ai sensi dell’art. 696 c.p.c. L’accertamento tecnico preventivo è un procedimento semplificato che viene utilizzato quando è necessaria una particolare competenza tecnica e non si vuole attendere l’introduzione di un giudizio ordinario. Attraverso tale procedimento, attivato presso il tribunale in cui verte la controversia, il giudice nomina un consulente tecnico d’ufficio quale suo ausiliario, come ad esempio un ingegnere, geometra, che, effettuando un sopralluogo e redigendo un’apposita perizia, espone lo stato dei fatti e dei luoghi, evidenziando alle parti le rispettive responsabilità e proponendo una eventuale soluzione. Il giudice, basandosi sulla relazione tecnica, emette la propria decisione. Ad esempio, nel caso specifico, con l’accertamento tecnico preventivo, il consulente nominato dal tribunale, effettuando il sopralluogo potrebbe ravvisare la forma e la natura del manufatto del vicino di casa, costruito senza tener conto della normativa sull’edilizia.
Il consiglio pratico, a parere dello scrivente, è quello che di inoltrare, prima di adire le vie legali, un’ulteriore diffida e verificare la possibilità di chiudere la questione in via conciliativa.