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Timestamp: 2020-06-04 12:12:12+00:00
Document Index: 64891348

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 10', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 97', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 106', 'art. 88', 'art. 15', 'art. 3', 'art. 2630', 'art. 5', 'art. 17', 'art. 18', 'art. 62', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 590', 'art. 583', 'sentenza ', 'art. 452', 'sentenza ', 'art. 444', 'sentenza ', 'art. 604', 'art. 66', 'art. 108', 'art. 58', 'art. 58', 'art. 240', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 234', 'art. 77', 'art. 77', 'sentenza ', 'art. 77', 'art. 388', 'art. 570', 'art. 582', 'art. 590', 'art. 631', 'art. 632', 'art. 636', 'art. 639', 'art. 640', 'art. 586', 'art. 388', 'art. 14', 'art. 19', 'art. 32', 'art. 33', 'art. 34', 'art. 35', 'art. 140', 'art. 157', 'art. 162', 'art. 165', 'art. 389', 'art. 200', 'art. 301', 'art. 400', 'art. 485', 'art. 512', 'art. 513', 'art. 522', 'art. 604', 'art. 116', 'art. 69', 'sentenza ', 'art. 116', 'art. 116', 'art. 389', 'sentenza ', 'art. 116', 'art. 80', 'art. 21', 'art. 63', 'art. 42', 'art. 1']

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I comuni, le province, le comunità montane e i loro consorzi, le istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza (IPAB), gli enti non commerciali senza scopo di lucro che svolgono attività socio-assistenziale e le istituzioni sanitarie operanti nel Servizio sanitarionazionale ed i loro amministratori non rispondono delle sanzioni amministrative e civili che riguardano l'assunzione di lavoratori, leassicurazioni obbligatorie e gli ulteriori adempimenti, relativi a prestazioni lavorative stipulate nella forma del contratto d'opera esuccessivamente riconosciute come rapporti di lavoro subordinato, purché esaurite alla data del 31 dicembre 1997. (1)
(1) Comma aggiunto dall'articolo 31, comma 36 della legge 23 dicembre 1998, n. 448.
Alla stessa sanzione prevista dal precedente comma soggiace anche chi con più azioni od omissioni, esecutive di un medesimo disegno posto in essere in violazione di norme che stabiliscono sanzioni amministrative, commette, anche in tempi diversi, più violazioni della stessa o di diverse norme di legge in materia di previdenza ed assistenza obbligatorie. (1)
La disposizione di cui al precedente comma si applica anche alle violazioni commesse anteriormente all'entrata in vigore della legge di conversione del D.L. 2 dicembre 1985, n. 688, per le quali non sia già intervenuta sentenza passata in giudicato. (1)
Art. 8-bis (1)
Tuttavia quando uno stesso fatto è punito da una disposizione penale e da una disposizione regionale o delle province autonome di Trento edi Bolzano che preveda una sanzione amministrativa, si applica in ogni caso la disposizione penale, salvo che quest'ultima sia applicabile solo in mancanza di altre disposizioni penali.
Ai fatti puniti dagli articoli 5, 6 e 12 della legge 30 aprile 1962, n. 283, e successive modificazioni ed integrazioni, si applicano soltanto le disposizioni penali, anche quando i fatti stessi sono puniti con sanzioni amministrative previste da disposizioni speciali in materia di produzione, commercio e igiene degli alimenti e delle bevande. (1)
La sanzione amministrativa pecuniaria consiste nel pagamento di una somma «non inferiore a euro 10 e non superiore a euro 15.000. Le sanzioni proporzionali non hanno limite massimo. (1)
(1) Comma modificato dall'articolo 96 del D.Lgs. 30 dicembre 1999, n. 507 e successivamente dall'articolo 3, comma 63, della legge 15 luglio 2009, n. 94.
Gli organi addetti al controllo sull'osservanza delle disposizioni per la cui violazione è prevista la sanzione amministrativa del pagamento di una somma di denaro possono, per l'accertamento delle violazioni di rispettiva competenza, assumere informazioni e procedere aispezioni di cose e di luoghi diversi dalla privata dimora, a rilievi segnaletici, descrittivi e fotografici e ad ogni altra operazionetecnica.
All'accertamento delle violazioni punite con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma di denaro possono procedere anche gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria, i quali, oltre che esercitare i poteri indicati nei precedenti commi, possono procedere, quando non sia possibile acquisire altrimenti gli elementi di prova, a perquisizioni in luoghi diversi dalla privata dimora, previa autorizzazione motivata del pretore del luogo ove le perquisizioni stesse dovranno essere effettuate. Si applicano le disposizioni del primo comma dell'articolo 333 e del primo e secondo comma dell'articolo 334 del codice di procedura penale. (1)
Per la forma della contestazione immediata o della notificazione si applicano le disposizioni previste dalle leggi vigenti. In ogni caso la notificazione può essere effettuata, con le modalità previste dal codice di procedura civile, anche da un funzionario dell'amministrazione che ha accertato la violazione. Quando la notificazione non può essere eseguita in mani proprie del destinatario, si osservano le modalità previste dall'articolo 137, terzo comma, del medesimo codice. (1)
(1) Comma così modificato dall'articolo 174 del D.LGS. 30 giugno 2003, n. 196.
È ammesso il pagamento di una somma in misura ridotta pari alla terza parte del massimo della sanzione prevista per la violazione commessa, o, se più favorevole e qualora sia stabilito il minimo della sanzione edittale, pari al doppio del relativo importo, oltre alle spese del procedimento, entro il termine di sessanta giorni dalla contestazione immediata o, se questa non vi è stata, dalla notificazione degli estremi della violazione. (1)
[Per le violazioni ai regolamenti ed alle ordinanze comunali e provinciali, la Giunta comunale o provinciale, all’interno del limite edittale minimo e massimo della sanzione prevista, può stabilire un diverso importo del pagamento in misura ridotta, in deroga alle disposizioni del primo comma]. (2)
(1) Comma modificato dall'articolo 52 del D.Lgs. 24 giugno 1998, n. 213.
(2) Comma abrogato, a decorrere dal 1° gennaio 1993, dall'articolo 231 del D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285 , per la parte relativa al testo unico delle norme sulla circolazione stradale, approvato con D.P.R. 15 giugno 1959, n. 393. Il testo unico delle leggi comunali e provinciali di cui al R.D. 383/1934 è stato abrogato dall'articolo 274 del D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267. Comma modificato dall' articolo 6-bis del D.L. 23 maggio 2008, n. 92.
Deve essere presentato al prefetto il rapporto relativo alle violazioni previste dal testo unico delle norme sulla circolazione stradale, approvato con D.P.R. 15 giugno 1959, n. 393, dal testo unico per la tutela delle strade, approvato con R.D. 8 dicembre 1933, n. 1740 (1), e dalla L. 20 giugno 1935, n. 1349, sui servizi di trasporto merci.
(1) Provvedimenti abrogati dall'articolo 231, d.lg. 30 aprile 1992, n. 285.
Ordinanza-ingiunzione. (1)
La notificazione dell'ordinanza-ingiunzione può essere eseguita dall'ufficio che adotta l'atto, secondo le modalità di cui alla legge 20 novembre 1982, n. 890. (2)
(1) A norma dell'articolo 1, comma 1288, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 le ordinanze-ingiunzioni emesse a norma del presente articolo, in applicazione dell’articolo 1, comma 333, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, sono inefficaci.
(2) Comma aggiunto dall'art. 10, legge 3 agosto 1999, n. 265.
Quando è accertata la violazione dell'ottavo comma dell'articolo 58 del testo unico delle norme sulla circolazione stradale, approvato con D.P.R. 15 giugno 1959, n. 393, è sempre disposta la confisca del veicolo. (1)
(1) La Corte costituzionale, con sentenza 27 ottobre 1994, n. 371, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del presente comma, nellaparte in cui prevede la confisca del veicolo privo della carta di circolazione, anche se già immatricolato.
Opposizione all'ordinanza-ingiunzione. (1) (2)
Contro l'ordinanza-ingiunzione di pagamento e contro l'ordinanza che dispone la sola confisca, gli interessati possono proporre opposizionedavanti al giudice del luogo in cui è stata commessa la violazione individuato a norma dell'articolo 22-bis, entro il termine di trenta giorni dalla notificazione del provvedimento. (3)
Il ricorso deve contenere altresì, quando l'opponente non abbia indicato un suo procuratore, la dichiarazione di residenza o la elezione di domicilio nel comune dove ha sede il giudice adito. (3)
L'opposizione non sospende l'esecuzione del provvedimento, salvo che il giudice, concorrendo gravi motivi, disponga diversamente con ordinanza inoppugnabile. (3)
(1) La Corte costituzionale, con sentenza 24 febbraio 1992, n. 62, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del presente articolo, nella parte in cui non consentono ai cittadini italiani appartenenti alla minoranza linguistica slovena nel processo di opposizione ad ordinanze-ingiunzioni applicative di sanzioni amministrative davanti al pretore avente competenza su un territorio dove sia insediata la predetta minoranza, di usare, su loro richiesta, la lingua materna nei propri atti, usufruendo per questi della traduzione nella lingua italiana, nonché di ricevere tradotti nella propria lingua gli atti dell'autorità giudiziaria e le risposte della controparte.
(2) La Corte costituzionale, con sentenza 18 marzo 2004, n. 98, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del presente articolo nella parte in cui non consente l'utilizzo del servizio postale per la proposizione dell'opposizione.
(3) Comma così modificato dall'art. 97, d.lg. 30 dicembre 1999, n. 507.
Art. 22-bis (1)
g-bis) antiriciclaggio. (2)
(2) Lettera aggiunta dall' articolo 66 del D.Lgs. 21 novembre 2007, n. 231.
Giudizio di opposizione. (1) (2)
Se il ricorso è tempestivamente proposto, il giudice fissa l'udienza di comparizione con decreto, steso in calce al ricorso, ordinando all'autorità che ha emesso il provvedimento impugnato di depositare in cancelleria, dieci giorni prima della udienza fissata, copia del rapporto con gli atti relativi all'accertamento, nonché alla contestazione o notificazione della violazione. Il ricorso ed il decreto sono notificati, a cura della cancelleria, all'opponente o, nel caso sia stato indicato, al suo procuratore, e all'autorità che ha emesso l'ordinanza. La prova scritta della conoscenza del ricorso e del decreto equivale alla notifica degli stessi. (3)
Tra il giorno della notificazione e l'udienza di comparizione devono intercorrere i termini previsti dall'articolo 163-bis del codice di procedura civile. (4)
Se alla prima udienza l'opponente o il suo procuratore non si presentano senza addurre alcun legittimo impedimento, il giudice, con ordinanza appellabile, convalida il provvedimento opposto, ponendo a carico dell'opponente anche le spese successive all'opposizione. (5) (6)
Con la sentenza il giudice può rigettare l'opposizione, ponendo a carico dell'opponente le spese del procedimento o accoglierla, annullando in tutto o in parte l'ordinanza o modificandola anche limitatamente all'entità della sanzione dovuta. Nel giudizio di opposizione davanti al giudice di pace non si applica l'articolo 113, secondo comma, del codice di procedura civile. (7)
[La sentenza è inappellabile ma è ricorribile per cassazione.] (8)
(1) Ai sensi dell'articolo 99 del D.Lgs. 30 dicembre 1999, n. 507 nel presente articolo la parola "pretore" è stata sostituita dalla parola "giudice".
(2) La Corte costituzionale, con sentenza 24 febbraio 1992, n. 62, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del presente articolo, in combinato disposto con l'articolo 122 del c.p.c., nella parte in cui non consente ai cittadini italiani appartenenti alla minoranza linguistica slovena nel processo di opposizione ad ordinanze-ingiunzioni applicative di sanzioni amministrative davanti al pretore avente competenza su un territorio dove sia insediata la predetta minoranza, di usare, su loro richiesta, la lingua materna nei propri atti, usufruendo per questi della traduzione nella lingua italiana, nonché di ricevere tradotti nella propria lingua gli atti dell'autorità giudiziaria e le risposte della controparte.
(3) Comma modificato dall'articolo 56, comma 1, della legge 18 giugno 2009, n. 69.
(4) Comma sostituito dall'articolo 99 del D.Lgs. 30 dicembre 1999, n. 507.
(5) Comma modificato dall'articolo 26 del D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40.
(6) La Corte costituzionale, con sentenza 5 dicembre 1990, n. 534, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del presente comma, nella parte in cui prevede che il pretore convalidi il provvedimento opposto in caso di mancata presentazione dell'opponente o del suo procuratore alla prima udienza senza addurre alcun legittimo impedimento, anche quando l'illegittimità del provvedimento risulti dalla documentazione allegata dall'opponente.
Successivamente, la Corte costituzionale, con sentenza 18 dicembre 1995, n. 507, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale di tale comma, nella parte in cui prevede che il pretore convalidi il provvedimento opposto in caso di mancata presentazione dell'opponente o del suo procuratore alla prima udienza senza addurre alcun legittimo impedimento, anche quando l'amministrazione irrogante abbia omesso il deposito dei documenti di cui al secondo comma.
(7) Comma modificato dall'articolo 99 del D.Lgs. 30 dicembre 1999, n. 507.
(8) Comma abrogato dall'articolo 26 del D.lgs. 2 febbraio 2006, n. 40.
La competenza del giudice penale in ordine alla violazione non costituente reato cessa se il procedimento penale si chiude per estinzione del reato e per difetto di una condizione di procedibilità.ù
Nei casi sopra previsti e in ogni altro caso di revoca o sospensione del documento di circolazione da parte del prefetto o di altra autorità, il provvedimento è immediatamente comunicato al competente ufficio provinciale della motorizzazione civile. (1)
(1) Gli uffici della motorizzazione civile sono stati soppressi dall'art. 106, d.lg. 31 marzo 1998, n. 112.
(2) L'articolo 231 del nuovo codice della strada ha abrogato le disposizioni di cui al d.p.r. 15 giugno 1959, n. 393, nonché le leggi 14 febbraio 1974, n. 62, 14 agosto 1974, n. 394 e il d.l. 11 agosto 1975, n. 367.
Si osservano, in ogni caso, gli articoli 13, 14, 20, 24, 25, 26, 27, 28, 29 e 38 in quanto applicabili. (1)
[Per la riscossione delle somme dovute ai sensi del presente articolo, nonché per la riscossione dei contributi e dei premi non versati e delle relative somme aggiuntive di cui alle leggi in materia di previdenza ed assistenza obbligatorie, gli enti ed istituti gestori delle forme di previdenza ed assistenza obbligatorie, osservate in ogni caso le forme previste dal primo comma dell'articolo 18, possono avvalersi, ove opportuno, del procedimento ingiuntivo di cui agli articoli 633 e seguenti del codice di procedura civile.] (2)
Salvo che il fatto costituisca più grave reato, il datore di lavoro che, al fine di non versare in tutto o in parte contributi e premi previsti dalle leggi sulla previdenza e assistenza obbligatorie, omette una o più registrazioni o denunce obbligatorie, ovvero esegue una o più denunce obbligatorie in tutto o in parte non conformi al vero, è punito con la reclusione fino a due anni quando dal fatto deriva l'omesso versamento di contributi e premi previsti dalle leggi sulla previdenza e assistenza obbligatorie per un importo mensile non inferiore al maggiore importo fra cinque milioni mensili e il cinquanta per cento dei contributi complessivamente dovuti.
Entro novanta giorni l'ente impositore è tenuto a dare comunicazione all'autorità giudiziaria dell'avvenuta regolarizzazione o dell'esito del ricorso amministrativo o giudiziario. (1)
[La somma dovuta è da lire duecentomila a lire due milioni per la violazione degli articoli 121 e 124 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, da lire centomila a lire un milione per la violazione degli articoli 121, 180, 181 e 186 del regolamento di pubblica sicurezza.]. (1)
[La somma dovuta è da lire duecentomila a lire due milioni per la violazione degli articoli 8, 58, comma ottavo, 72 e 83, comma sesto, da lire centomila a lire cinquecentomila per la violazione dell'art. 88, comma sesto, del testo unico delle norme sulla circolazione stradale.]. (2)
(1) Comma abrogato dall'articolo 13, d.lg. 13 luglio 1994, n. 480.
(2) Comma abrogato dall'articolo 231 d.Lgs, 30 aprile 1992, n. 285.
Non costituiscono reato e sono soggette alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma di denaro le violazioni previste dalle leggi in materia finanziaria punite con la sola multa o con l'ammenda. (1)
Se le leggi in materia finanziaria prevedono, oltre all'ammenda o alla multa, una pena pecuniaria, l'ammontare di quest'ultima si aggiunge alla somma prevista nel comma precedente e la sanzione viene unificata a tutti gli effetti. (1)
[Alle violazioni previste nel primo comma si applicano le disposizioni della legge 7 gennaio 1929, n. 4, e successive modificazioni, salvo che sia diversamente disposto da leggi speciali.]. (2)
[In deroga a quanto previsto dall'art. 15 della legge 7 gennaio 1929, n. 4, per le violazioni alle leggi in materia di dogane e di imposte di fabbricazione è consentito al trasgressore di estinguere l'obbligazione mediante il pagamento, entro trenta giorni dalla contestazione,presso l'ufficio incaricato della contabilità relativa alla violazione, dell'ammontare del tributo e di una somma pari ad un sesto delmassimo della sanzione pecuniaria, o, se più favorevole, al limite minimo della sanzione medesima.]. (2)
[In caso di mancato pagamento della sanzione pecuniaria nel termine prescritto, l'ufficio finanziario incaricato della contabilità relativa alla violazione procede alla riscossione della somma dovuti mediante esecuzione forzata, con l'osservanza delle norme del testo unico sulla riscossione delle entrate patrimoniali dello Stato, approvato con regio decreto 14 aprile 1910, n. 639.]. (2)
Alle violazioni finanziarie, comprese quelle originariamente punite con la pena pecuniaria, si applicano, altresì, gli articoli 29 e 38, primo comma. (3)
Le multe e le ammende inflitte con sentenze divenute irrevocabili o con decreti divenuti esecutivi alla data di entrata in vigore della presente legge sono riscosse, insieme con le spese del procedimento, con l'osservanza delle norme sull'esecuzione delle pene pecuniarie. Restano salve le pene accessorie e la confisca, nei casi in cui le stesse sono applicabili a norma dell'articolo 20. Restano salvi, altresì, i provvedimenti adottati in ordine alla patente di guida ed al documento di circolazione, ai sensi del testo unico delle norme sulla circolazione stradale, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 15 giugno 1959, n. 393, e della legge 20 giugno 1935, n. 1349, sui servizi di trasporto merci. Per ogni altro effetto si applica il secondo comma dell'articolo 2 del codice penale.
La stessa pena si applica al procuratore del registro che nel termine prescritto non trasmette l'elenco delle dichiarazioni di rifiuto di pagamento a norma dell'articolo 13 , secondo comma, o trasmette un elenco incompleto.".
["Gli amministratori, i sindaci o revisori e i direttori generali di società o enti che non ottemperano alle richieste, non si uniformano alle prescrizioni della Commissione o comunque ostacolano l'esercizio delle sue funzioni sono puniti con l'arresto fino a tre mesi o con l'ammenda da lire 2 milioni a lire 40 milioni."]. (1)
(1) L'art. 3 del decreto-legge 8 aprile 1974, n. 95 è stato abrogato dall'articolo 214, comma 1, del D.Lgs. 24 febbraio 1998, n. 58.
["Gli amministratori delle società sono puniti con l'arresto fino a tre mesi o con l'ammenda da lire 2 milioni a lire 20 milioni ove omettano le comunicazioni previste dal presente articolo; ove le eseguano con un ritardo non superiore a trenta giorni sono puniti con l'ammenda da lire 1 milione a lire 20 milioni; ove eseguano comunicazioni false sono puniti con l'arresto fino a tre anni, salvo che il fatto non costituisca reato più grave. Per la violazione dell'obbligo di alienazione delle azioni o quote eccedenti si applicano le pene stabilite nel secondo comma dell'art. 2630 del codice civile"]. (1)
(1) L'art. 5 del decreto-legge 8 aprile 1974, n. 95 è stato abrogato dall'articolo 214, comma 1, del D.Lgs. 24 febbraio 1998, n. 58.
["I soggetti indicati nel primo comma che non eseguano le dichiarazioni e comunicazioni prescritte dal presente articolo nei termini ivi stabiliti sono puniti con l'arresto fino a tre mesi o con l'ammenda da lire 2 milioni a lire 40 milioni; ove le eseguano con un ritardo non superiore a trenta giorni sono puniti con l'ammenda da lire 1 milione a lire 20 milioni; ove eseguano dichiarazioni e comunicazioni false sono puniti con l'arresto fino a tre anni".]. (1)
(1) L'art. 17 del decreto-legge 8 aprile 1974, n. 95 è stato abrogato dall'articolo 214, comma 1, del D.Lgs. 24 febbraio 1998, n. 58.
["L'omissione della comunicazione alla Commissione o la inosservanza delle prescrizioni da essa stabilite sono punite con l'ammenda da lire 4 milioni a lire 40 milioni".]. (1)
(1) L'ultimo comma dell'art. 18 del decreto-legge 8 aprile 1974, n. 95 è stato abrogato dall'articolo 214, comma 2, del D.Lgs. 24 febbraio 1998, n. 58.
(1) Le sanzioni sostitutive di cui al presente Capo non si applicano a tutti quei reati di competenza del giudice di pace, ai sensi dell'art. 62, d.lg. 28 agosto 2000, n. 274.
Il giudice, nel pronunciare la sentenza di condanna, quando ritiene di dovere determinare la durata della pena detentiva entro il limite di due anni, può sostituire tale pena con quella della semidetenzione; quando ritiene di doverla determinare entro il limite di un anno, può sostituirla anche con la libertà controllata; quando ritiene di doverla determinare entro il limite di sei mesi, può sostituirla altresì con la pena pecuniaria della specie corrispondente. (1)
La sostituzione della pena detentiva ha luogo secondo i criteri indicati dall'articolo 57. Per determinare l'ammontare della pena pecuniaria il giudice individua il valore giornaliero al quale può essere assoggettato l'imputato e lo moltiplica per i giorni di pena detentiva. Nella determinazione dell'ammontare di cui al precedente periodo il giudice tiene conto della condi-zione economica complessiva dell'imputato e del suo nucleo familiare. Il valore giornaliero non può essere inferiore alla somma indicata dall'articolo 135 del codice penale e non può superare di dieci volte tale ammontare. Alla sostituzione della pena detentiva con la pena pecuniaria si applica l'articolo 133-ter del codice penale. (2)
Nei casi previsti dall'articolo 81 del codice penale, quando per ciascun reato è consentita la sostituzione della pena detentiva, si tiene conto dei limiti indicati nel primo comma soltanto per la pena che dovrebbe infliggersi per il reato più grave. Quando la sostituzione della pena detentiva è ammissibile soltanto per alcuni reati, il giudice, se ritiene di doverla disporre, determina, al solo fine della sostituzione, la parte di pena per i reati per i quali opera la sostituzione. (3)
(1) Comma così modificato dall'articolo 5 del D.L. 14 giugno 1993, n. 187, e successivamente sostituito dall'articolo 4 della legge 12 giugno 2003, n. 134.
(2) Comma sostituito dall'articolo 4 della legge 12 giugno 2003, n. 134.
[La pena detentiva può essere sostituita con le pene indicate nell'articolo precedente quando si tratta di reati di competenza del pretore, anche se giudicati, per effetto della connessione, da un giudice superiore o commessi da persone minori degli anni diciotto.]. (1)
La semidetenzione comporta in ogni caso l'obbligo di trascorrere almeno dieci ore al giorno negli istituti o nelle sezioni indicati nel secondo comma dell'articolo 48 della legge 26 luglio 1975, n. 354, e situati nel comune di residenza del condannato o in un comune vicino.
La determinazione delle ore e l'indicazione dell'istituto sono effettuate in relazione alle comprovate esigenze di lavoro o di studio del condannato.
Nei confronti del condannato tossicodipendente che abbia in corso un programma terapeutico residenziale o semiresidenziale presso una delle strutture di cui all'articolo 94 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni, e che ne faccia richiesta, l'obbligo di cui al numero 2) del primo comma può essere sostituito dalla attestazione di presenza da parte del responsabile della struttura. (1)
(1) Comma inserito dall'articolo 4-vicies bis del D.L. 30 dicembre 2005, n. 272.
La pena detentiva non può essere sostituita nei confronti di coloro che, essendo stati condannati, con una o più sentenze, a pena detentiva complessivamente superiore a tre anni di reclusione, hanno commesso il reato nei cinque anni dalla condanna precedente. (1)
b) nei confronti di coloro ai quali la pena detentiva sostitutiva, inflitta con precedente condanna, è stata convertita, a norma del primocomma dell'articolo 66, ovvero nei confronti di coloro ai quali sia stata revocata la concessione del regime di semilibertà;
c) nei confronti di coloro che hanno commesso il reato mentre si trovavano sottoposti alla misura di sicurezza della libertà vigilata o alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale, disposta con provvedimento definitivo ai sensi delle leggi 27 dicembre 1956, n. 1423, e 31 maggio 1965, n. 575. (2)
(1) Comma così modificato dall'articolo 4 della legge 12 giugno 2003, n. 134.
Le pene sostitutive non si applicano ai reati previsti dalle leggi relative alla prevenzione degli infortuni sul lavoro e all'igiene del lavoro, nonché dalle leggi in materia edilizia ed urbanistica e in materia di armi da sparo, munizioni ed esplosivi, quando per detti reati la pena detentiva non è alternativa a quella pecuniaria.]. (1) (2) (3) (4)
(1) Articolo abrogato dall'articolo 4 della legge 12 giugno 2003, n. 134. A norma dell'articolo 5 della medesima legge 134/2003 le modifiche si applicano anche ai procedimenti in corso.
(2) La Corte costituzionale, con sentenza 23 giugno 1994, n. 254, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del presente comma, nella parte in cui esclude che le pene sostitutive si applichino ai reati previsti dagli artt. 21 e 22 della legge 10 maggio 1976, n. 319.
(3) La Corte costituzionale, con sentenza 19 maggio 1993, n. 249, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del presente articolo, nella parte in cui stabilisce che le pene sostitutive non si applicano al reato previsto dall'art. 590, secondo e terzo comma, del codice penale, limitatamente ai fatti commessi con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro o relative all'igiene del lavoro, che abbiano determinato le conseguenze previste dal primo comma, n. 2, o dal secondo comma dell'art. 583, c.p. Successivamente la Corte costituzionale, con sentenza 3 aprile 1997, n. 78, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del presente articolo, nella parte in cui esclude che le sanzioni sostitutive si applichino ai reati previsti dall'art. 452, secondo comma, c.p.
(4) La Corte costituzionale, con sentenza 18 luglio 1998, n. 291, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del presente articolo, nella parte in cui esclude che le sanzioni sostitutive si applichino al reato di cui all'art. 444 del codice penale.
Il giudice, nel dispositivo della sentenza di condanna o del decreto penale, deve indicare la specie e la durata della pena detentivasostitutiva con la semidetenzione, la libertà controllata o la pena pecuniaria.
L'affidamento in prova al servizio sociale e l'ammissione al regime di semilibertà sono esclusi per il condannato in espiazione di pena detentiva per conversione effettuata ai sensi del primo comma dell'articolo precedente. (1)
Negli altri casi si applicano le disposizioni dell'articolo 589 del codice di procedura penale. (1)
Quando contro la stessa persona sono state pronunziate, per più reati, una o più sentenze di condanna alla pena della semidetenzione o della libertà controllata, si osservano, in quanto applicabili, le disposizioni degli articoli da 71 a 80 del codice civile e dell'articolo 582 del codice di procedura penale. (1)
Alle pene pecuniarie sostitutive delle pene detentive si applicano le disposizioni dell'articolo 586 del codice di procedura penale. (1)
[Nei casi previsti dall'art. 604 del codice di procedura penale i decreti e le sentenze di condanna alle pene sostitutive sono iscritti nel casellario giudiziale, anche con l'indicazione della pena sostitutiva.
Nel casellario giudiziale sono altresì iscritte le ordinanze previste dall'art. 66, ultimo comma, e dall'art. 108, ultimo comma.] (1)
(1) Articolo abrogato dall'articolo 52 del D.P.R. 14 novembre 2002, n. 313.
[Dopo l'art. 58 della legge 26 luglio 1975, n. 354, è inserito il seguente:
"Art. 58-bis. - (Iscrizione nel casellario giudiziale). - Nel casellario giudiziale sono iscritti i provvedimenti della sezione di sorveglianza relativi alla irrogazione e alla revoca delle misure alternative alla pena detentiva.]. (1)
(1) L'art. 58-bis nella l. 26 luglio 1975, n. 354 aggiunto dal presente articolo, è stato poi successivamente abrogato dall'articolo 52 del D.P.R. del 14 novembre 2002, n. 313,
La Corte di cassazione decide ai sensi dell'ultimo comma dell'articolo 538 del codice di procedura penale. (1)
[Nel corso dell'istruzione e fino a quando non sono compiute per la prima volta le formalità di apertura del dibattimento, il giudice, quando ritiene, in seguito all'esame degli atti e agli accertamenti eventualmente disposti, che sussistono elementi per applicare per il reato per cui procede la sanzione sostitutiva della libertà controllata o della pena pecuniaria può disporre con sentenza, su richiesta dell'imputato e con il parere favorevole del pubblico ministero, l'applicazione della sanzione sostitutiva, con esclusione di ogni pena accessoria e misura di sicurezza, ad eccezione della confisca nei casi previsti dal secondo comma dell'art. 240 del codice penale. In tal caso, con la stessa sentenza, dichiara estinto il reato per intervenuta applicazione della sanzione sostitutiva su richiesta dell'imputato.
Nella determinazione e nell'applicazione della sanzione sostitutiva si osservano le disposizioni della sezione I di questo capo. La sentenza produce i soli effetti espressamente previsti nella presente sezione. Contro la sentenza è ammesso soltanto ricorso per cassazione.] (1)
(1) Articolo abrogato dall'art. 234, d.lg. 28 luglio 1989, n. 271.
[Sulla richiesta formulata dall'imputato prima dell'emissione del decreto di citazione a giudizio, della richiesta di citazione a giudizio o dell'ordinanza di rinvio a giudizio, provvede il pretore per i procedimenti dinanzi a lui pendenti ed il giudice istruttore negli altri casi; il parere del pubblico ministero è espresso dal procuratore della Repubblica. Se la richiesta è formulata in un momento successivo, provvede il giudice del dibattimento ed il parere è espresso dal pubblico ministero di udienza.] (1)
[Il giudice può procedere ai sensi dell'art. 77 in ogni stato e grado del procedimento, quando l'imputato ha formulato la richiesta di cui allo stesso articolo nel termine ivi previsto.] (1)
[Il provvedimento di cui all'art. 77 non può essere emesso nei confronti di chi in precedenza ne ha già beneficiato o nei confronti di chi ha riportato condanna a pena detentiva.] (1)
[La sentenza pronunciata a norma dell'art. 77 è iscritta nel casellario giudiziale per i soli effetti di cui all'articolo precedente.] (1)
(1) Sostituisce gli artt. 334 e 335 c.p.
(1) Sostituisce il terzo comma dell'art. 388 c.p.
(1) Aggiunge l'articolo 388-bis c.p.
(1) Aggiunge l'articolo 493-bis c.p.
(1) Aggiunge un comma, dopo il secondo, nell'art. 570 c.p.
(1) Sostituisce il secondo comma dell'art. 582 c.p.
(1) Sostituisce l'ultimo comma dell'art. 590 c.p.
(1) Sostituisce l'art. 631 c.p.
(1) Sostituisce l'art. 632 c.p.
(1) Aggiunge un comma all'art. 636 c.p.
(1) Aggiunge l'art. 639-bis c.p.
(1) Aggiunge un comma all'art. 640 c.p.
(1) Aggiunge gli artt. 133-bis e 133-ter c.p.
(1) Sostituisce gli artt. 24, 26, 66, 78, 135 e 136 c.p.
Nel caso in cui la pena pecuniaria da convertire non sia superiore ad un milione, la stessa può essere convertita, a richiesta del condannato, in lavoro sostitutivo. (1)
Il ragguaglio ha luogo calcolando venticinquemila lire, o frazione di venticinquemila lire, di pena pecuniaria per un giorno di libertà controllata e cinquantamila lire, o frazione di cinquantamila lire, per un giorno di lavoro sostitutivo. (2)
(1) Sostituisce gli artt. 163, 175 e 237 c.p.
(1) Sostituisce l'art. 586 c.p.p.
(1) Aggiunge l'art. 388-ter c.p.
Se per il reato commesso da minore degli anni diciotto il tribunale per i minorenni ritiene che si possa applicare una pena restrittiva della libertà personale non superiore a due anni, ovvero una pena pecuniaria non superiore a lire tre milioni, anche se congiunta a detta pena, può applicare il perdono giudiziale, sia quando provvede a norma dell'art. 14 sia nel giudizio.
Le altre sanzioni amministrative pecuniarie inferiori nel minimo a euro 20 o nel massimo a euro 50 sono elevate, rispettivamente, a euro 20 e a euro 50. (1)
(1) Comma modificato dall'articolo 3, comma 64, della legge 15 luglio 2009, n. 94.
(1) Sostituisce gli artt. 196 e 197 c.p.
(1) Sostituisce i primi due commi dell'art. 19 c.p.
(1) Sostituisce il secondo e terzo comma dell'art. 32 c.p.
(1) Aggiunge gli artt. 32-bis, 32-ter e 32-quater c.p.
(1) Sostituisce il primo comma dell'art. 33 c.p.
(1) Sostituisce l'art. 34 c.p.
(1) Aggiunge l'art. 35-bis c.p.
(1) Sostituisce l'art. 140 c.p.
(1) Sostituisce il punto 6) del primo comma dell'art. 157 c.p.
(1) Inserisce l'art. 162-bis c.p.
(1) Sostituisce l'art. 165 c.p.
(1) Sostituisce l'art. 389 c.p.
(1) Aggiunge un comma, dopo il primo, nell'art. 200 c.p.p.
(1) Sostituisce l'art. 301 c.p.p.
(1) Aggiunge due commi all'art. 400 c.p.p.
(1) Sostituisce l'art. 485 c.p.p.
(1) Sostituisce l'art. 512 c.p.p.
(1) Sostituisce l'art. 513 c.p.p.
(1) Aggiunge un comma all'art. 522 c.p.p.
(1) Modifica l'art. 604 c.p.p.
(1) Aggiunge gli artt. 48-bis e 48-ter c.p.p.
[Nell'art. 116 del regio decreto 21 dicembre 1933, n. 1736, dopo il primo comma è inserito il seguente:
"Nei casi più gravi la condanna per uno dei delitti previsti nei numeri 1 e 2 del comma precedente importa, indipendentemente dall'applicazione dell'art. 69 del codice penale, la pubblicazione della sentenza di condanna e il divieto di emettere assegni bancari o postali per un periodo da uno a tre anni.".] (1)
(1) L'intero art. 116, r.d. 21 dicembre 1933, n. 1736 è stato poi abrogato dall'articolo 12 della legge 15 dicembre 1990, n. 386.
[Dopo l'art. 116 del regio decreto 21 dicembre 1933, n. 1736, è inserito il seguente:
"Art. 116-bis. - Chiunque, avendo riportato la pena accessoria prevista dall'articolo precedente, trasgredisce agli obblighi ad essa inerenti è punito, per il solo fatto dell'emissione dell'assegno, ai sensi dell'art. 389 del codice penale. Si applica la reclusione da sei mesi a due anni e la multa da lire centomila a lire due milioni, a chi, violando il divieto di emettere assegni bancari e postali, commette uno dei delitti previsti dai numeri 1 e 2 del primo comma dell'articolo precedente. La condanna importa la pubblicazione della sentenza e il divieto di emettere assegni bancari e postali per la durata di due anni".]. (1)
(1) L'intero art. 116-bis al r.d. 21 dicembre 1933, n. 1736 è stato poi abrogato dall'articolo 12 della legge 15 dicembre 1990, n. 386.
(1) Aggiunge gli artt. 124 e 125 al r.d. 21 dicembre 1933, n. 1736 successivamente modificati dall'articolo 6 della legge e successivamente sostituiti dall'articolo 37 del D.Lgs. 30 dicembre 1999, n. 507.
(1) Aggiungeva gli artt. 80-bis e 80-ter al d.p.r. 15 giugno 1959, n. 393 poi abrogati.
(1) Aggiunge l'art. 80-bis alla L. 22 dicembre 1975, n. 685. Lo stesso articolo 80-bis della Legge 22 dicembre 1975, n. 685 è stato poi abrogato dall'articolo 38, comma 1, della legge 26 giugno 1990, n. 162 e dall'articolo 136, comma 2, del D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309
(1) Aggiunge un periodo all'art. 21, l. 10 maggio 1976, n. 319. L'intero articolo 21 della Legge 10 maggio 1976, n. 319 è stato poi successivamente abrogato dall'art. 63, comma 1, del D.Lgs. 11 maggio 1999, n. 152 e dall'articolo 175, comma 1, lettera b) del D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152.
(1) Articolo abrogato dall'art. 42, d.p.r. 31 marzo 1988, n. 148.
Ogni qualvolta nel codice penale o in altre leggi ricorre l'espressione "patria potestà" la medesima è sostituita dalla espressione "potestà dei genitori".
(1) Il Titolo XI del codice Civile è stato interamente sostituito dall'art. 1 D.Lgs. 11 aprile 2002, n. 61.