Source: https://www.brocardi.it/codice-civile/libro-quinto/titolo-v/capo-viii/art2484.html
Timestamp: 2020-07-10 06:21:30+00:00
Document Index: 125810173

Matched Legal Cases: ['art. 2484', 'art. 3', 'art. 2484', 'art. 2484', 'art. 118', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2448', 'art. 2484', 'art. 2373', 'sentenza ', 'art. 2448', 'sentenza ']

Art. 2484 codice civile - Cause di scioglimento - Brocardi.it
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Articolo 2484 Codice civile
Dispositivo dell'art. 2484 Codice civile
Le società per azioni, in accomandita per azioni e a responsabilità limitata si sciolgono [2250, 2485, 2486, 2519, 2710, 2711]:
1) per il decorso del termine [2272, n. 1, 2328, n. 13];
2) per il conseguimento dell'oggetto sociale o per la sopravvenuta impossibilità di conseguirlo [2272, n. 2, 2328, n. 3], salvo che l'assemblea, all'uopo convocata senza indugio, non deliberi le opportune modifiche statutarie;
3) per l'impossibilità di funzionamento o per la continuata inattività dell'assemblea [2409];
4) per la riduzione del capitale al disotto del minimo legale, salvo quanto è disposto dagli articoli 2447 e 2482 ter [2327];
6) per deliberazione dell'assemblea [2272, n. 3, 2369];
7) per le altre cause previste dall'atto costitutivo o dallo statuto [2272, n. 5](1).
[La società semplificata a responsabilità limitata si scioglie, oltre che i motivi indicati nel primo comma, per il venir meno del requisito di età di cui all'articolo 2463-bis, in capo a tutti i soci](2).
Gli effetti dello scioglimento si determinano, nelle ipotesi previste dai numeri 1), 2), 3), 4) e 5) del primo comma, alla data dell'iscrizione presso l'ufficio del registro delle imprese della dichiarazione con cui gli amministratori(3) ne accertano la causa e, nell'ipotesi prevista dal numero 6) del medesimo comma, alla data dell'iscrizione della relativa deliberazione.
(1) Il D. Lgs. 12 gennaio 2019, n. 14 ha previsto al comma primo l'introduzione del n. 7- bis) in vigore dal 15 agosto 2020:
"7-bis) per l'apertura della procedura di liquidazione giudiziale e della liquidazione controllata.".
(2) Comma inserito dall'art. 3 D.L. 24 gennaio 2012, n. 1, convertito nella L. 24 marzo 2012, n. 27, poi decaduto in sede di conversione.
(3) E' compito degli amministratori dichiarare una casa di scioglimento della società e nominare, previa convocazione dell'assemblea, i liquidatori.
Il legislatore detta una disciplina unitaria dello scioglimento e della liquidazione, per tutte le società di capitali, conferendo così un assetto più organico e razionale della materia.
Spiegazione dell'art. 2484 Codice civile
Il verificarsi di una causa di scioglimento della società non determina l'immediata estinzione della stessa, ma prima si passa dalla fase di liquidazione per provvedere al pagamento dei creditori e per ripartire l'eventuale attivo tra i soci.
Dunque lo scioglimento determina l'ingresso della società nella fase di liquidazione, al termine del quale vi sarà l'estinzione della società (GENGHINI).
Pertanto durante la fase di liquidazione in capo alla società permangono la capacità giuridica e la capacità di agire.
Ciò che cambia è lo scopo sociale: non più lo svolgimento in comune di un'attività economica, ma la definizione dei rapporti giuridici posti in essere. Si parla, infatti, di scopo di liquidazione.
Le cause di scioglimento sono le seguenti:
1) decorso del termine: se tale termine è stato indicato nello statuto, quindi non sia prevista una durata indeterminata. Il termine di durata può essere prorogato dall'assemblea, sia prima che dopo la scadenza del termine. Non è ammessa la proroga tacita.
2) conseguimento dell'oggetto sociale: si ritiene sospensivamente condizionato alla deliberazione di modifica adottata dall'assemblea;
3) impossibilità di funzionamento: deve trattarsi di una paralisi oggettiva e assoluta dell'organo che precluda l'adozione di deliberazioni necessarie ed essenziali per il funzionamento della società;
4) riduzione del capitale al disotto del minimo legale: a meno che non vengano adottati i provvedimenti di cui agli artt. 2447 e 2482 ter;
5) recesso del socio: lo scioglimento si verifica quando, a seguito della liquidazione della partecipazione del socio receduto, la società non sia in grado di mantenere il proprio capitale ad una cifra pari almeno al minimo legale;
6) per deliberazione dell'assemblea: nella s.p.a. si tratta dell'assemblea straordinaria e il verbale deve essere redatto da notaio;
7) per le altre cause previste dall'atto costitutivo o dallo statuto: tra queste cause rientrano la dichiarazione di nullità (2331), per le s.a.p.a. la cessazione dalla carica di tutti gli amministratori (2458). Non vi rientra la dichiarazione di fallimento.
Gli effetti dello scioglimento si determinano alla data dell'iscrizione nel registro delle imprese, che ha funzione di pubblicità costitutiva.
Massime relative all'art. 2484 Codice civile
Cass. civ. n. 9723/2010
La chiusura del fallimento di una società per ripartizione finale dell'attivo od insufficienza tale da impedire l'utile continuazione della procedura, disposta ai sensi dell'art. 118 legge fallimentare previgente, applicabile "ratione temporis", non ne determina l'estinzione, sia perché con essa non si produce indefettibilmente la definizione di tutti i rapporti che fanno capo alla società, sia perchè si verifica, con la fine dello "spossessamento", il riacquisto della libera disponibilità dei propri beni da parte del fallito. Ne consegue che quando la chiusura del fallimento sia avvenuta prima del passaggio in giudicato della sentenza che definisce il giudizio di insinuazione tardiva di un credito, l'accantonamento a tal fine disposto costituisce un residuo attivo del patrimonio sociale, da restituire alla società.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 9723 del 23 aprile 2010)
Cass. civ. n. 27387/2005
La deliberazione di scioglimento anticipato di una società può essere invalidata, in difetto delle ragioni tipiche all'uopo previste, sotto il profilo dell'abuso della regola di maggioranza, quando risulti arbitrariamente o fraudolentemente preordinata dai soci maggioritari al solo fine di perseguire interessi divergenti da quelli societari, ovvero di ledere gli interessi degli altri soci. La relativa prova incombe sul socio di minoranza il quale dovrà a tal fine indicare i «sintomi» di illiceità della delibera deducibili non solo da elementi di fatto esistenti al momento della sua approvazione, ma anche da circostanze verificatesi successivamente in modo da consentire al giudice di verificarne le reali motivazioni e accertare se effettivamente abuso vi sia stato. Peraltro, all'infuori della ipotesi di un esercizio «ingiustificato» ovvero «fraudolento» del potere di voto ad opera dei soci maggioritari, resta preclusa ogni possibiIità di controllo in sede giudiziaria Sui motivi che hanno indotto la maggioranza alla votazione della delibera di scioglimento anticipato della società, essendo insindacabili le esigenze relative all'economia individuale del socio che possano averlo indotto a votare per tale soluzione dissolutiva.
Non è impugnabile per conflitto di interessi la delibera di scioglimento anticipato della società ex art. 2448 n. 5 c.c. (ora art. 2484 n. 6 c.c.) in quanto la situazione di conflitto rilevante ai fini dell'art. 2373 c.c. deve essere valutata con riferimento non già a confliggenti interessi dei soci, bensì a un eventuale contrasto tra l'interesse del socio e l'interesse sociale inteso come l'insieme degli interessi riconducibili al contratto di società tra i quali non è ricompreso l'interesse della società alla prosecuzione della propria attività, giacché la stessa disciplina legale del fenomeno societario consente che la maggioranza dei soci ponga fine all'impresa comune senza subordinare tale decisione ad alcuna condizione.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 27387 del 12 dicembre 2005)
Cass. civ. n. 1035/1995
La causa di scioglimento della società prevista dall'art. 2448, n. 1, c.c. (decorso del tempo) opera automaticamente con ii suo verificarsi
avendo l'accertamento del suo verificarsi carattere esclusivamente dichiarativo, non già costitutivo dello stato di scioglimento dell'ente sociale e fa sorgere immediatamente a carico degli amministratori il divieto di nuove operazioni.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 1035 del 28 gennaio 1995)