Source: https://www.ilaonline.net/decreto-legislativo-2-febbraio-2001-n-31-attuazione-della-direttiva-98-83-ce-relativa-alla-qualita-delle-acque-destinate-al-consumo-umano-gu-n-52-del-3-3-2001-suppl-ordinario-n-41-note/
Timestamp: 2019-01-21 23:26:04+00:00
Document Index: 89746231

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 8', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 82', 'art. 94', 'art. 5', 'art. 74', 'art. 15']

DECRETO LEGISLATIVO 2 febbraio 2001, n. 31 Attuazione della direttiva 98/83/CE relativa alla qualità delle acque destinate al consumo umano. (GU n.52 del 3-3-2001 – Suppl. Ordinario n. 41 ) note: Entrata in vigore del decreto: 18-3-2001 – ILA – Ispettori del Lavoro Associati
8 Novembre 2018 redazione Ministero della Difesa, News Sicurezza, Vigilanza ambientale 0
[D. Lgs. n. 31/2001; Allegato n. 1 D. Lgs. n. 31/2001; Allegato n. 1, Parte Grafica D. Lgs. n. 31/2001; Allegato n. 2 D. Lgs. n. 31/2001; Allegato n. 2, Parte Grafica D. Lgs. n. 31/2001; Allegato n. 3 D. Lgs. n. 31/2001; Allegato n. 3, Tabella n. 1 D. Lgs. n. 31/2001; Allegato n. 3, Tabella n. 2 D. Lgs. n. 31/2001];
Vigente al: 08-11-2018
Il presente decreto disciplina la qualità delle acque destinate al consumo umano al fine di proteggere la salute umana dagli effetti negativi derivanti dalla contaminazione delle acque, garantendone la salubrità e la pulizia.
b) “impianto di distribuzione domestico”: le conduttore, i raccordi, le apparecchiature installati tra i rubinetti normalmente utilizzati per l’erogazione dell’acqua destinata al consumo umano e la rete di distribuzione esterna. La delimitazione tra impianto di distribuzione domestico e rete di distribuzione esterna, di seguito denominata punto di consegna, è costituita dal contatore, salva diversa indicazione del contratto di somministrazione;
c) “gestore”: il gestore del servizio idrico integrato, così come definito dall’articolo 2, comma 1, lettera o-bis) del decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152, e successive modifiche ((, nonché chiunque fornisca acqua a terzi attraverso impianti idrici autonomi o cisterne, fisse o mobili;));
d) “autorità d’ambito”: la forma di cooperazione tra comuni e province ai sensi dell’articolo 9, comma 2, della legge 5 gennaio 1994, n. 36, e, fino alla piena operatività del servizio idrico integrato, l’amministrazione pubblica titolare del servizio”.
La presente normativa non si applica:
Al fine di cui al comma 1, le acque destinate al consumo umano:
L’applicazione delle disposizioni del presente decreto non può avere l’effetto di consentire un deterioramento del livello esistente della qualità delle acque destinate al consumo umano tale da avere ripercussioni sulla tutela della salute umana, né l’aumento dell’inquinamento delle acque destinate alla produzione di acqua potabile.
((c) per le acque confezionate in bottiglie o contenitori, rese disponibili per il consumo umano, nel punto in cui sono imbottigliate o introdotte nei contenitori));
Nell’ipotesi di cui al comma 1, lettera a), si considera che il gestore abbia adempiuto agli obblighi di cui al presente decreto quando i valori di parametro fissati nell’allegato I sono rispettati nel punto di consegna, indicato all’articolo 2, comma 1, lettera b).
Per gli edifici e le strutture in cui l’acqua è fornita al pubblico, il titolare ed il responsabile della gestione dell’edificio o della struttura devono assicurare che i valori di parametro fissati nell’allegato I, rispettati nel punto di consegna, siano mantenuti nel punto in cui l’acqua fuoriesce dal rubinetto.
Fermo restando quanto stabilito al comma 2, qualora sussista il rischio che le acque di cui al comma 1, lettera a), pur essendo nel punto di consegna rispondenti ai valori di parametro fissati nell’allegato I, non siano conformi a tali valori al rubinetto, l’azienda sanitaria locale dispone che il gestore adotti misure appropriate per eliminare il rischio che le acque non rispettino i valori di parametro dopo la fornitura. L’autorità sanitaria competente ed il gestore, ciascuno per quanto di competenza, provvedono affinché i consumatori interessati siano debitamente informati e consigliati sugli eventuali provvedimenti e sui comportamenti da adottare.
I controlli interni ed esterni di cui agli articoli 7 e 8 intesi a garantire che le acque destinate al consumo umano soddisfino, nei punti indicati nell’articolo 5, comma 1, i requisiti del presente decreto, devono essere effettuati:
Per le acque destinate al consumo umano fornite mediante cisterna i controlli di cui al comma 1 devono essere estesi anche all’idoneità del mezzo di trasporto.
Nei casi in cui la disinfezione rientra nel processo di preparazione o di distribuzione delle acque destinate al consumo umano, i controlli di cui al comma 1 verificano l’efficacia della disinfezione e accertano che la contaminazione da presenza di sottoprodotti di disinfezione sia mantenuta al livello più basso possibile senza compromettere la disinfezione stessa.
In sede di controllo debbono essere utilizzate, per le analisi dei parametri dell’allegato I, le specifiche indicate dall’allegato III.
I laboratori di analisi di cui agli articoli 7 e 8 devono seguire procedure di controllo analitico della qualità sottoposte periodicamente al controllo del Ministero della sanità, in collaborazione con l’istituto superiore di sanità. Il controllo è svolto nell’ambito degli ordinari stanziamenti di bilancio.
((5-bis. Il giudizio di idoneità dell’acqua destinata al consumo umano spetta all’azienda U.S.L. territorialmente competente.))
((1. Sono controlli interni i controlli che il gestore è tenuto ad effettuare per la verifica della qualità dell’acqua, destinata al consumo umano.
I punti di prelievo e la frequenza dei controlli interni possono essere concordati con l’azienda unità sanitaria locale.
Per l’effettuazione dei controlli il gestore si avvale di laboratori di analisi interni, ovvero stipula apposita convenzione con altri gestori di servizi idrici.))
I risultati dei controlli devono essere conservati per un periodo di almeno cinque anni per l’eventuale consultazione da parte dell’amministrazione che effettua i controlli esterni.
I controlli di cui al presente articolo non possono essere effettuati dai laboratori di analisi di cui all’articolo 8, comma 7.
I controlli esterni sono quelli svolti dall’azienda unità locale territorialmente competente, per verificare che le acque destinate al consumo umano soddisfino i requisiti del presente decreto, sulla base di programmi elaborati secondo i criteri generali dettati dalle regioni in ordine all’ispezione degli impianti, alla fissazione dei punti di prelievo dei campioni da analizzare, anche un riferimento agli impianti di distribuzione domestici, e alle frequenze dei campionamenti, intesi a garantire la significativa rappresentatività della qualità delle acque distribuite durante l’anno, nel rispetto di quanto stabilito dall’allegato II.
Per quanto concerne i controlli di cui all’articolo 6, comma 1, lettera a) l’azienda unità sanitaria locale tiene conto dei risultati del rilevamento dello stato di qualità dei corpi idrici ((. . .)) di cui all’articolo 43 del decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152, e successive modificazioni, e, in particolare per le acque superficiali destinate alla produzione di acqua potabile, dei risultati della classificazione e del monitoraggio effettuati secondo le modalità previste nell’allegato 2, sezione A, del citato decreto legislativo n. 152 del 1999.
L’azienda unità sanitaria locale assicura una ricerca supplementare, caso per caso, delle sostanze e dei microrganismi per i quali non sono stati fissati valori di parametro a norma dell’allegato I, qualora vi sia motivo di sospettarne la presenza in quantità o concentrazioni tali di rappresentare un potenziale pericolo per la salute umana. La ricerca dei parametri supplementari è effettuata con metodiche predisposte dall’Istituto superiore di sanità.
Ove gli impianti di acquedotto ricadano nell’area di competenza territoriale di più aziende unità sanitarie locali la regione può individuare l’azienda alla quale attribuire la competenza in materia di controlli.
Per gli acquedotti interregionali l’organo sanitario di controllo è individuato d’intesa fra le regioni interessate.
L’azienda unità sanitaria locale comunica i punti di prelievo fissati per il controllo, le frequenze dei campionamenti e gli eventuali aggiornamenti alla competente regione o provincia autonoma ed al Ministero della sanità ((secondo modalità proposte dal Ministro della salute e sulle quali la Conferenza Stato-regioni esprime intesa)) entro il 31 dicembre 2001 e trasmette gli eventuali aggiornamenti entro trenta giorni dalle variazioni apportate.
Per le attività di laboratorio le aziende unità sanitarie locali si avvalgono delle agenzie regionali per la protezione dell’ambiente, ai sensi dell’articolo 7-quinquies del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni. I risultati delle analisi eseguite sono trasmessi mensilmente alle competenti regioni o province autonome ed al Ministero della sanità, secondo le modalità stabilite rispettivamente dalle regioni o province autonome e dal Ministero della sanità. ((1))
Il D.Lgs. 2 febbraio 2002, n. 27 ha disposto (con l’art. 1, comma 1, lettera k)) che al comma 7 del presente articolo dopo le parole: “e successive modificazioni;” sono inserite le seguenti: “o di propri laboratori secondo il rispettivo ordinamento.”
((Assicurazione di)) qualità del trattamento, delle attrezzature e dei materiali
Nessuna sostanza o materiale utilizzati per i nuovi impianti o per l’adeguamento di quelli esistenti, per la preparazione o la distribuzione delle acque destinate al consumo umano, o impurezze associate a tali sostanze o materiali, deve essere presente in acque destinate al consumo umano in concentrazioni superiori a quelle consentite per il fine per cui sono impiegati e non debbono ridurre, direttamente o indirettamente, la tutela della salute umana prevista dal presente decreto.
Con decreto del Ministro della sanità, da emanare di concerto con i Ministri dell’industria, del commercio e dell’artigianato e dell’ambiente, sono adottate le prescrizioni tecniche necessarie ai fini dell’osservanza di quanto disposto dal comma 1.
(( (Provvedimenti e limitazioni d’uso).
Fatto salvo quanto disposto dagli articoli 13, 14 e 16, nel caso in cui le acque destinate al consumo umano non corrispondono ai valori di parametro fissati a norma dell’allegato “I”, l’azienda unità sanitaria locale interessata, comunica al gestore l’avvenuto superamento e, effettuate le valutazioni del caso, propone al sindaco l’adozione degli eventuali provvedimenti cautelativi a tutela della salute pubblica, tenuto conto dell’entità del superamento del valore di parametro pertinente e dei potenziali rischi per la salute umana nonché dei rischi che potrebbero derivare da un’interruzione dell’approvvigionamento o da una limitazione di uso delle acque erogate.
Il gestore, sentite l’azienda unità sanitaria locale e l’Autorità d’ambito, individuate tempestivamente le cause della non conformità, attua i correttivi gestionali di competenza necessari all’immediato ripristino della qualità delle acque erogate.
La procedura di cui al comma precedente deve essere posta in atto anche in presenza di sostanze o agenti biologici in quantità tali che possono determinare un rischio per la salute umana.
Il sindaco, l’azienda unità sanitaria locale, l’Autorità d’ambito ed il gestore informano i consumatori in ordine ai provvedimenti adottati, ciascuno per quanto di propria competenza.))
((1. è di competenza statale la determinazione di principi fondamentali concernenti:))
a) le modifiche degli allegati I, II e III, in relazione all’evoluzione delle conoscenze tecnicoscientifiche o in
esecuzione di disposizioni adottate in materia in sede comunitaria;
c) l’adozione di metodi analitici diversi da quelli indicati nell’allegato III, punto 1, previa verifica, da parte dell’Istituto superiore di sanità, che i risultati ottenuti siano affidabili almeno quanto quelli ottenuti con i metodi specificati;
di tale riconoscimento deve esserne data completa informazione alla Commissione europea;
d) l’adozione, previa predisposizione da parte dell’Istituto superiore di sanità, dei metodi analitici di riferimento da utilizzare per i parametri elencati nell’allegato III, punti 2 ((. . .)), nel rispetto dei requisiti di cui allo stesso allegato;
h) l’adozione di prescrizioni tecniche concernenti il settore delle acque destinate al consumo umano confezionate in bottiglie o in contenitori ((, nonché per il confezionamento di acque per equipaggiamenti di emergenza;));
Le funzioni di cui al comma 1, lettere a), b), c), d), e), f), h), i) l), sono esercitate dal Ministero della sanità, di concerta con il Ministero dell’ambiente, per quanto concerne le competenze di cui alle lettere a) e b); sentiti i Ministeri dell’ambiente e dei lavori pubblici per quanto concerne la competenza di cui alla lettera f); di concerto con il Ministero dei trasporti e della navigazione per quanto concerne la competenza di cui alla lettera l). Le funzioni di cui al comma 1, lettera g), sono esercitate dal Ministero dei lavori pubblici, di concerto con i Ministeri della sanità e dell’ambiente, sentiti i Ministeri dell’industria, del commercio e dell’artigianato e delle politiche agricole e forestali.
Gli oneri economici connessi all’eventuale attività di sostituzione esercitata, ai sensi dell’articolo 5 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, in relazione alle funzioni e ai compiti spettanti a comma del presente decreto alle regioni e agli enti locali, sono posti a carico dell’ente inadempiente.
Alle regioni e alle province autonome compete quanto segue:
c) concessione delle deroghe ai valori di parametro fissati all’allegato I parte B o fissati ai sensi dell’articolo 11,comma 1, lettera b),e gli ulteriori adempimenti di cui all’articolo 13;
e) adempimenti relativi ai casi eccezionali per i quali è necessaria particolare richiesta di proroga di cui all’articolo 16;
La regione o provincia autonoma può stabilire deroghe ai valori di parametro fissati nell’allegato I, parte B, o fissati ai sensi dell’articolo 11, comma 1, lettera b), entro i valori massimi ammissibili stabiliti dal Ministero della sanità con decreto da adottare di concerto con il Ministero dell’ambiente, purché nessuna deroga presenti potenziale pericolo per la salute umana e sempreché l’approvvigionamento di acque destinate al consumo umano conformi ai valori di parametro non possa essere assicurato con nessun altro mezzo congruo.
Il valore massimo ammissibile di cui al comma 1 è fissato su motivata richiesta della regione o provincia autonoma, corredata dalle seguenti informazioni:
Le deroghe devono avere la durata più breve possibile, comunque non superiore ad un periodo di tre anni. Sei mesi prima della scadenza di tale periodo, la regione o la provincia autonoma trasmette al Ministero della sanità una circostanziata relazione sui risultati conseguiti, ai sensi di quanto disposto al comma 2, nel periodo di deroga, in ordine alla qualità delle acque, comunicando e documentando altresì l’eventuale necessità di un ulteriore periodo di deroga.
Il Ministero della sanità con decreto da adottare di concerto con il Ministero dell’ambiente, valutata la documentazione pervenuta, stabilisce un valore massimo ammissibile per l’ulteriore periodo di deroga che potrà essere concesso dalla regione. Tale periodo non dovrà, comunque, avere durata superiore ai tre anni.
Sei mesi prima della scadenza dell’ulteriore periodo di deroga, la regione o provincia autonoma trasmette al Ministero della sanità un’aggiornata e circostanziata relazione sui risultati conseguiti.
Qualora, per circostanze eccezionali, non sia stato possibile dare completa attuazione ai provvedimenti necessari per ripristinare la qualità dell’acqua, la regione o la provincia autonoma documenta adeguatamente la necessità di un’ulteriore periodo di deroga.
Il Ministero della sanità con decreto di concerto con il Ministero dell’ambiente, valutata la documentazione pervenuta, previa acquisizione del parere favorevole della Commissione europea, stabilisce un valore massimo ammissibile per l’ulteriore periodo di deroga che non deve essere superiore a tre anni.
I provvedimenti di deroga debbono essere trasmessi al Ministero della sanità ed al Ministero dell’ambiente entro e non oltre quindici giorni dalla loro adozione.
In deroga a quanto disposto dai commi da 1 a 8, se la regione o la provincia autonoma ritiene che l’inosservanza del valore di parametro sia trascurabile e se l’azione correttiva intrapresa a norma dell’articolo 10, comma 1, è sufficiente a risolvere il problema entro un periodo massimo di trenta giorni, fissa il valore massimo ammissibile per il parametro interessato e stabilisce il periodo necessario per ripristinare la conformità ai valori di parametro. La regione o la provincia autonoma trasmette al Ministero della sanità, entro il mese di gennaio di ciascun anno, gli eventuali provvedimenti adottati ai sensi del presente comma.
Il ricorso alla procedura di cui al comma 9 non è consentito se l’inosservanza di uno stesso valore di parametro per un determinato approvvigionamento d’acqua si è verificata per oltre trenta giorni complessivi nel corso dei dodici mesi precedenti.
La regione o provincia autonoma che si avvale delle deroghe di cui al presente articolo provvede affinché la popolazione interessata sia tempestivamente e adeguatamente informata delle deroghe applicate e delle condizioni che le disciplinano. Ove occorra, la regione o provincia autonoma provvede inoltre a formare raccomandazioni a gruppi specifici di popolazione per i quali la deroga possa costituire un rischio particolare. Le informazioni e raccomandazioni fornite alla popolazione fanno parte integrante del provvedimento di deroga. Gli obblighi di cui al presente comma sono osservati anche nei casi di cui al comma 9, qualora la regione o la provincia autonoma lo ritenga opportuno.
La regione o la provincia autonoma tiene conto delle deroghe adottate a norma del presente articolo ai fini della redazione dei piani di tutela delle acque di cui agli articoli 42 e seguenti del decreto legislativo n. 152 del 1999 e successive modifiche.
Il Ministero della sanità, entro due mesi dalla loro adozione, comunica alla Commissione europea i provvedimenti di deroga adottati ai sensi del presente articolo e, nei casi di cui ai commi 3 e 4, i risultati conseguiti nei periodi di deroga.
Il presente articolo non si applica alle acque ((fornite mediante cisterna ed a quelle)) confezionate in bottiglie o contenitori, rese disponibili per il consumo umano.
In caso di non conformità ai valori di parametro o alle specifiche di cui alla parte C dell’allegato I, l’autorità d’ambito, sentito il parere dell’azienda unità sanitaria locale in merito al possibile rischio per la salute umana derivante dalla non conformità ai valori di parametro o alle specifiche predetti (( mette in atto i necessari adempimenti di competenza e)), dispone che vengano presi provvedimenti intesi a ripristinare la qualità delle acque ove ciò sia necessario per tutelare la salute umana.
Entro il 31 gennaio di ciascun anno, la regione o la provincia autonoma comunica al Ministero della sanità e dell’ambiente le seguenti informazioni relative ai casi di non conformità riscontrati nell’anno precedente:
Nel caso di utenze inferiori a 500 abitanti, l’obbligo di cui al comma 2 è assolto mediante la trasmissione di una relazione contenente i parametri interessati con i relativi valori e la popolazione coinvolta.
Il presente articolo non si applica alle acque confezionate in bottiglie o contenitori, rese disponibili per il consumo umano ((e a quelle fornite tramite cisterna.)).
La qualità delle acque destinate al consumo umano deve essere resa conforme ai valori di parametro dell’allegato I entro il 25 dicembre 2003, ((fatto salvo quanto disposto dalle note 2, 4, 10 e 11 dell’allegato I, parte B.))
In casi eccezionali e per aree geograficamente delimitate, qualora non sia possibile un approvvigionamento di acque destinate al consumo umano, conformi ai valori di parametro di cui all’allegato I, con nessun mezzo congruo, il Ministero della sanità, su istanza della regione, o provincia autonoma, può chiedere alla Commissione europea la proroga del termine di cui all’articolo 15 per un periodo non superiore a tre anni.
L’istanza di cui al comma 1 deve essere trasmessa al Ministero della sanità entro il 31 marzo 2002 e deve essere debitamente motivata, deve indicare le difficoltà incontrate e deve essere corredata almeno delle informazioni di cui all’articolo 13, comma 2.
Sei mesi prima della scadenza del periodo di proroga concesso ai sensi del comma 1, la regione, o provincia autonoma, interessata trasmette al Ministero della sanità un’aggiornata e circostanziata relazione sui progressi compiuti, comunicando e documentando altresì l’eventuale necessità di un ulteriore periodo di proroga in relazione alle difficoltà incontrate. Il Ministero della sanità può chiedere alla Commissione europea la concessione di una ulteriore proroga per un periodo non superiore a tre anni.
La regione, o provincia autonoma, provvede affinché la popolazione interessata dall’istanza sia tempestivamente ed adeguatamente informata del suo esito. La regione, o provincia autonoma, assicura, ove necessario, che siano forniti consigli a gruppi specifici di popolazione per i quali potrebbe sussistere un rischio particolare. La regione, o provincia autonoma, informa tempestivamente il Ministero della sanità delle iniziative adottate ai sensi del presente comma.
Il presente articolo non si applica alle acque ((fornite mediante cisterna ed a quelle)) confezionate in bottiglie o contenitori rese disponibili per il consumo umano.
Il Ministero della sanità provvede all’elaborazione ed alla pubblicazione di una relazione triennale sulla qualità delle acque destinate al consumo umano al fine di informare i consumatori.
La relazione di cui al comma 1 contiene le informazioni relative alle forniture di acqua superiori a 1000 mc al giorno in media o destinate all’approvvigionamento di 5000 o più persone. La relazione, in particolare, deve rendere conto delle misure di cui agli articoli 3, comma 1, lettera b), 4; 8; 10; 11; 13, commi 9 e 11; 14; 16 e all’allegato I, parte C, nota 10.
La relazione di cui al comma 1 viene pubblicata entro l’anno successivo al triennio cui si riferisce e viene trasmessa alla Commissione europea entro due mesi dalla pubblicazione. La prima relazione dovrà riferirsi agli anni 2002, 2003 e 2004.
Il Ministero della sanità provvede alla redazione di una relazione da trasmettere alla Commissione europea sulle misure adottate e sui provvedimenti da prendere ai sensi dell’articolo 5, ((comma 3,)) ed in relazione al valore parametrico dei trialometani di cui all’allegato I, parte B, nota 10.
Le informazioni elaborate dal Ministero della sanità ai sensi del presente decreto sono rese accessibili ai Ministeri interessati.
Sono fatte salve le competente delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento e Bolzano.
Chiunque fornisce acqua destinata al consumo umano, in violazione delle disposizioni di cui all’articolo 4, comma 2, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da lire venti milioni a lire centoventi milioni.
La violazione delle disposizioni di cui all’articolo 4, comma 2, secondo periodo, è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria da lire dieci milioni a lire sessanta milioni.
Si applica la stessa sanzione prevista al comma 2 a chiunque utilizza, in imprese alimentari, mediante incorporazione o contatto per la fabbricazione, il trattamento, la conservazione, l’immissione sul mercato di prodotti o sostanze destinate al consumo umano, acqua che, pur conforme al punto di consegna alle disposizioni di cui all’articolo 4, comma 2, non lo sia al punto in cui essa fuoriesce dal rubinetto, se l’acqua utilizzata ha conseguenze per la salubrità del prodotto alimentare finale.
L’inosservanza delle prescrizioni imposte, ai sensi degli artigli 5, comma 3, o 10, commi 1 e 2, con i provvedimenti adottati dalle competenti autorità è punita:
((4-bis. La violazione degli adempimenti di cui all’articolo 7, comma 4, è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 5165 a euro 30987.))
La violazione delle disposizioni di cui all’articolo 9 è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria da lire venti milioni a lire centoventi milioni.
((5-bis. Fatta salva l’applicazione delle sanzioni penali per i fatti costituenti reato, la violazione delle disposizioni emanate ai sensi dell’articolo 11, comma 1, lettere f), g), h), i) ed l) sono punite con la sanzione amministrativa da euro 5165 a euro 30987.))
((1. In relazione a quanto disposto dall’articolo 117, comma quinto, della Costituzione e fatto salvo quanto previsto dalla legge di procedura dello Stato di cui al medesimo articolo 117, nelle materie di competenze delle regioni e delle province autonome, le disposizioni di cui agli articoli precedenti del presente decreto si applicano, per le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano che non abbiano ancora provveduto al recepimento della direttiva 98/83/CE, sino alla data di entrata in vigore della normativa di attuazione di ciascuna regione e provincia autonoma.
Tale normativa è adottata da ciascuna regione e provincia nel rispetto dei principi fondamentali desumibili dal presente decreto.))
Le disposizioni di cui al decreto del Presidente della Repubblica 24 maggio 1988, n. 236, cessano di avere efficacia al momento della effettiva vigenza delle disposizioni del presente decreto legislativo, conformemente a quanto previsto dall’articolo 15, fatte salve le proroghe concesse dalla Commissione europea ai sensi dell’articolo 16.
((2. Le norme tecniche adottate ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 24 maggio 1988, n. 236, restano in vigore, ove compatibili, con le disposizioni del presente decreto, fino all’adozione di diverse specifiche tecniche in materia.))
| | Valore di parametro |
| Parametro | (numero/100 ml) |
+=========================+=======================+
| Escherichia coli (E. | |
| coli) |0 |
| Enterococchi |0 |
Per le acque messe in vendita in bottiglie o contenitori sono
applicati i seguenti valori:
| Parametro |Valore di parametro|
+=========================+===================+
|Escherichia coli (E.coli)|0/250ml |
+————————-+——————-+
| Enterococchi |0/250 ml |
| Pseudomonas aeruginosa |0/250ml |
|Conteggio delle colonie a| |
| 22°C |100/ml |
| 37°C |20/ml |
| | | Unità| |
| | Valore di | di | |
| Parametro | parametro |misura | Note |
+===========================+===========+=======+===================+
| Acrilammide |0,10 |µg/l |Nota 1 |
+—————————+———–+——-+——————-+
| Antimonio |5,0 |µg/l | |
| Arsenico |10 |µg/l | |
| Benzene |1,0 |µg/1 | |
| Benzo(a)pirene |0,010 |µg/l | |
| Boro |1,0 |mg/l | |
| Bromato |10 |µg/l |Nota 2 |
| Cadmio |5,0 |µg/l | |
| Cromo |50 |µg/l | |
| Rame |10 |mg/l |Nota 3 |
| Cianuro |50 |µg/l | |
| 1.2 dicloroetano |3,0 |µg/l | |
| Epicioridrina |0,10 |µg/l |Nota 1 |
| Fluoruro |1,50 |mg/l | |
| Piombo |10 |µg/l |Note 3 e 4 |
| Mercurio |1,0 |µg/l | |
| Nichel |20 |µg/l |Nota 3 |
| Nitrato (come NO3) |50 |mg/l |Nota 5 |
| Nitrito (come NO2) |0,50 |mg/l |Nota 5 |
| Antiparassitari |0,10 |µg/l |Nota 6 e 7 |
| Antiparassitari-Totale |0,50 |µg/l |Note 6 e 8 |
| | | |Somma delle |
| | | |concentrazioni di |
| Idrocarburi policiclici | | |composti specifici;|
| aromatici |0,10 |µg/l |Nota 9 |
| Selenio |10 |µg/l | |
| | | |concentrazioni |
| Tetracloroetilene | | |dei parametri |
| Tricioroetilene |10 |µg/l |specifici |
| | | |composti |
| Trialometani-Totale |30 |µg/l |specifici; Nota 10 |
| Cloruro di vinile |0,5 |µg/l |Nota 1 |
| Clorito |700 |µg/l |Nota 11 |
| Vanadio |140 |µg/l | |
| Cromo esavalente | 10 |µg/l |Nota 12 ((7)) |
Indipendentemente dalla sensibilità del metodo – analitico
utilizzato, il risultato deve essere espresso indicando lo – stesso
numero di decimali riportato in tabella per il valore – di parametro.
+——-+———————————————————–+
| |Il valore di parametro si riferisce alla concentrazione |
| |monometrica residua nell’acqua calcolata secondo le |
| |specifiche di rilascio massimo del polimero |
|Nota 1 |corrispondente a contatto con l’acqua |
| |Ove possibile, ci si deve adoperare per applicare valori |
| |inferiori senza compromettere la disinfezione. Per le acque|
| |di cui all’articolo 5 comma 1, lettere a), b) e d), il |
| |valore deve essere soddisfatto al più tardi entro il 25 |
| |dicembre 2008. Il valore di parametro per il bromato nel |
| |periodo compreso tra il 25 dicembre 2003 ed il 25 dicembre |
|Nota 2 |2008 è pari a 25 µg/l. |
| |Il valore si riferisce ad un campione di acqua destinata |
| |al consumo umano ottenuto dal rubinetto tramite un metodo |
| |di campionamento adeguato e prelevato in modo da essere |
| |rappresentativo del valore medio dell’acqua ingerita |
| |settimanalmente dai consumatori. Le procedure di prelievo |
| |dei campioni e di controllo vanno applicate se del caso, |
| |secondo metodi standardizzati da stabilire ai sensi |
| |dell’articolo 11 comma 1 lettera b). L’Autorità |
| |sanitaria locale deve tener conto della presenza di |
|Nota 3 |livelli- di picco che possono nuocere alla salute umana. |
| |Per le acque di cui all’articolo 5, comma 1, lettere a), |
| |b) e d), questo valore deve essere soddisfatto al più |
| |tardi entro il 25 dicembre 2013. Il valore di parametro |
| |del piombo nel periodo compreso tra il 25 dicembre 2003 ed |
|Nota 4 |il 25 dicembre 2013 è pari a 25 µg/l. |
| |Le regioni, le Aziende sanitarie locali ed i gestori |
| |d’acquedotto, ciascuno per quanto di competenza, devono |
| |provvedere affinché venga ridotta al massimo la |
| |concentrazione di piombo nelle acque destinate al consumo|
| |umano durante il periodo previsto per conformarsi al |
| |valore di parametro; nell’attuazione delle misure intese |
| |a garantire il raggiungimento del valore in questione |
| |deve darsi gradualmente priorità ai punti in cui la |
| |umano è più elevata. |
|Nota 5 |Deve essere soddisfatta la condizione: |
| | [nitrato] [nitrito] |
| | ——— + ——— < o = 1, |
| 50 0.5(0.1) |
| |ove le parentesi quadre esprimono la concentrazione in mg/1|
| |per il nitrato (NO3) e per il nitrito (NO2), e il valore di|
| |0,10 mg/l per i nitriti sia rispettato nelle acque |
| |provenienti da impianti di trattamento. |
|Nota 6 |Per antiparassitari s’intende: |
| |- insetticidi organici |
| |- erbicidi organici |
| |- fungicidi organici |
| |- nematocidi organici |
| |- acaricidi organici |
| |- alghicidi organici |
| |- rodenticidi organici |
| |- sostanze antimuffa organiche |
| |- prodotti connessi (tra l’altro regolatori della |
| |crescita) e i pertinenti metaboliti, prodotti di |
| |degradazione e – di reazione. |
| |Il controllo è necessario solo per gli antiparassitari |
| |che hanno maggiore probabilità di trovarsi in un |
| |determinato approvvigionamento d’acqua. |
| |Il valore di parametro si riferisce ad ogni singolo |
| |antiparassitario. Nel caso di aldrina, dieldrina, |
| |eptacloro ed eptacloro epossido, il valore parametrico é|
|Nota 7 |pari a 0,030 µg/l. |
| |”Antiparassitari – Totale” indica la somma dei singoli |
| |antiparassitari rilevati e quantificati nella procedura |
|Nota 8 |di controllo. |
|Nota 9 |I composti specifici sono i seguenti: |
| |- benzo(b)fluorantene |
| |- benzo(k)fluorantene |
| |- benzo(ghi)perilene |
| |- indeno(1,2,3-cd)pirene |
| |I responsabili della disinfezione devono adoperarsi |
| |affinché il valore parametrico sia più basso possibile |
| |senza compromettere la disinfezione stessa. I composti |
| |specifici sono: cloroformio, bromoformio, |
|Nota 10|dibromoclorometano, bromodiclorometano. |
| |tardi entro il 25 dicembre 2006. Il valore di parametro |
| |clorite, nel periodo compreso tra il 25 dicembre 2003 e il |
|Nota 11|25 dicembre 2006, è pari a 800 µg/l. |
| | La ricerca del parametro deve essere effettuata quando |
|Nota 12| il valore del parametro Cormo supera il valore |
| | di 10 µg/l. ((7)) |
+——-+———————————————————–
TABELLA SOPPRESSA DAL D.LGS. 15 FEBBRAIO 2016, N. 28
Fermo restando quanto disposto dall’articolo 8, comma 3, a giudizio
dell’Autorità sanitaria competente, potrà essere effettuata la
ricerca concernente i seguenti parametri accessori con i rispettivi
8, comma 3. Devono comunque essere costantemente assenti nelle acque
destinate al consumo umano gli Enterovirus, i Batteriofagi
anti-E.coli, gli Enterobatteri patogeni e gli Stafilococchi patogeni.
Il D.Lgs. 2 febbraio 2002, n. 27 ha disposto (con l’art. 1, comma 1, lettera bb)) che “l’allegato I, parte C, è modificato come segue:
nella nota “*** valore minimo consigliato 0,2 mg/L (se impiegato).”
é soppressa la parola: “minimo”.”
Ha inoltre disposto (con l’art. 1, comma 1, lettera cc)) che “l’allegato I, parte C, è modificato come segue: alla nota 3, le parole: “Per le acque frizzanti” sono sostituite dalle seguenti: “Per le acque non frizzanti”.”
Il Decreto 6 luglio 2017 (in G.U. 15/07/2017, n. 164) nel modificare l’art. 2, comma 1 del Decreto 14 novembre 2016 (in G.U. 16/01/2017, n. 12), ha conseguentemente disposto (con l’art. 1, comma 1) che “La data di entrata in vigore del decreto del Ministro della salute, di concerto con il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, 14 novembre 2016 recante «Modifiche all’allegato I del decreto legislativo 2 febbraio 2001, n. 31, recante «Attuazione della direttiva 98/83/CE relativa alla qualità delle acque destinate al consumo umano», pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 12 del 16 gennaio 2017, è prorogata al 31 dicembre
((CONTROLLO
I programmi di controllo per le acque destinate al consumo umano devono:
a) verificare che le misure previste per contenere i rischi per la salute umana, in tutta la filiera idro-potabile, siano efficaci e che le acque siano salubri e pulite nel punto in cui i valori devono essere Ai fini del presente allegato la filiera idro-potabile è costituita dalla sequenza di tutte le fasi e operazioni coinvolte nella captazione, adduzione, produzione, trattamento, distribuzione, stoccaggio e gestione delle acque destinate al consumo umano, in tutti gli aspetti correlati, anche per quanto riguarda l’ambiente circostante l’area di captazione, i materiali e processi;
A norma dell’art. 8, le autorità competenti stabiliscono programmi di controllo che rispettano i parametri e le frequenze di cui alla parte B del presente allegato che consistono in:
I programmi di controllo possono basarsi sulla valutazione del rischio stabilita nella parte C, sulla base della valutazione eseguita dal gestore del servizio idrico.
I programmi di controllo devono essere riesaminati regolarmente e aggiornati o riconfermati almeno ogni cinque anni.
Il programma di controllo deve prendere in considerazione i parametri di cui all’art. 4, compresi quelli che sono importanti per la valutazione dell’impatto dei sistemi di distribuzione domestica sulla qualità dell’acqua nel punto in cui i valori devono essere rispettati, come stabilito all’art. 5, comma 1. La scelta di parametri adeguati per il controllo deve tenere conto delle condizioni locali per ciascuna filiera idro-potabile e dei controlli interni che il gestore è tenuto ad effettuare per la verifica della qualità dell’acqua destinata al consumo umano, di cui all’art. 7, che dovranno essere fondati su una valutazione del rischio a cura del gestore, come stabilito nella parte C.
Elenco dei parametri.
Parametri – gruppo A
a) Escherichia coli (E. coli), batteri coliformi, conta delle colonie a 22°C, colore, torbidità, sapore, odore, pH, conduttività;
Parametri – gruppo B
è possibile derogare ai parametri e alle frequenze di campionamento di cui alla parte B, a condizione che venga effettuata una valutazione del rischio in conformità alla presente parte.
La valutazione del rischio di cui al punto 1 dovrà essere eseguita dal gestore del servizio idrico anche al fine di definire i controlli interni di cui all’art. 7. La valutazione si basa sui principi generali della valutazione del rischio stabiliti secondo norme internazionali quali la norma EN 15975-2 (Sicurezza della fornitura di acqua potabile – Linee guida per la gestione del rischio e degli eventi critici) e/o le Linee guida nazionali per la valutazione e gestione del rischio nella filiera delle acque destinate al consumo umano secondo il modello dei Water Safety Plans (Piani di sicurezza dell’acqua), elaborate dall’Istituto superiore di sanità.
La valutazione del rischio tiene conto dei risultati forniti dall’attuazione dei programmi di monitoraggio stabiliti per le acque utilizzate per l’estrazione di acqua potabile di cui all’art. 82 e allegato 1 alla parte terza, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni ed integrazioni, nonché di ogni altra informazione rilevante inerente le risorse idriche da destinare al consumo umano ai sensi del presente decreto, comprese, tra l’altro, quelle relative alle aree di salvaguardia delle acque superficiali e sotterranee destinate al consumo umano, di cui all’art. 94 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni, e alle zone vulnerabili da nitrati di origine agricola e da prodotti fitosanitari, di cui agli articoli 92, 93 e allegato 7 alla parte terza del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni ed integrazioni.
La valutazione del rischio, deve comprendere:
b) ridefinizione delle «zone di approvvigionamento idro-potabile» sulla base della descrizione della filiera idro-potabile;
Sulla base dei risultati della valutazione del rischio viene ampliato l’elenco dei parametri di cui al punto 2 della parte B e/o vengono aumentate le frequenze di campionamento di cui al punto 3 della parte B, se si verifica una qualsiasi delle seguenti condizioni:
c) è necessario fornire le necessarie garanzie di cui al punto 1, lettera a), della parte A.
Sulla base dei risultati della valutazione del rischio, possono essere ridotti l’elenco dei parametri di cui al punto 2 della parte B e le frequenze di campionamento di cui al punto 3 della parte B, a condizione che si osservino le seguenti condizioni:
v) è possibile ridurre la frequenza di campionamento oppure rimuovere un parametro dall’elenco dei parametri da controllare come stabilito ai punti ii) e iii), solo se la valutazione del rischio conferma che nessun elemento ragionevolmente prevedibile possa provocare un deterioramento della qualità delle acque destinate al consumo umano.
Le valutazioni del rischio sono sottoposte a valutazione da parte dell’Istituto superiore di sanità al fine dell’approvazione da parte del Ministero della salute.
Le approvazioni delle valutazioni del rischio, unitamente a una sintesi dei risultati, saranno rese disponibili al pubblico.
I punti di prelievo dei campioni sono individuati in modo da garantire l’osservanza dei punti in cui i valori devono essere rispettati, di cui all’art. 5, comma 1. Nel caso di una rete di distribuzione, i campioni possono essere prelevati nella zona di approvvigionamento o presso gli impianti di trattamento per particolari parametri se si può dimostrare che il valore ottenuto per i parametri in questione non può essere modificato negativamente fino al punto di conformità. Nella misura del possibile, il numero di campioni deve essere equamente distribuito in termini di tempo e luogo.
Il campionamento al punto in cui i valori devono essere rispettati soddisfa i seguenti obblighi:
Il campionamento presso la rete di distribuzione, ad eccezione che presso i rubinetti dei consumatori, deve essere conforme alla norma ISO 5667-5. Per i parametri microbiologici, i campionamenti presso la rete di distribuzione vanno effettuati e condotti in conformità con la norma EN ISO 19458 (scopo A del campionamento).))
((SPECIFICHE PER L’ANALISI DEI PARAMETRI
I laboratori, o i terzi che ottengono appalti dai laboratori, applicano pratiche di gestione della qualità conformi a quanto previsto dalla norma UNI EN ISO/IEC 17025 o da altre norme equivalenti internazionalmente riconosciute devono essere accreditati in conformità alla norma UNI EN ISO/IEC 17025:2005 recante «Requisiti generali per la competenza dei laboratori di prova e di taratura» da un ente di accreditamento designato da uno Stato membro dell’Unione europea, ai sensi del Regolamento (CE) n. 765/2008. L’accreditamento e la valutazione dei laboratori di prova riguardano singole prove o gruppi di prove e deve essere conseguito entro il 31 dicembre 2019.
I metodi di analisi utilizzati ai fini del controllo e per dimostrare il rispetto del presente decreto sono convalidati e documentati conformemente alla norma UNI EN ISO/IEC 17025 o ad altre norme equivalenti internazionalmente accettate. In mancanza di un metodo di analisi che rispetta i criteri minimi di efficienza di cui alla parte B, il controllo è svolto applicando le migliori tecniche disponibili che non comportino costi eccessivi.
Escherichia coli (E. coli) e batteri coliformi (UNI EN ISO 9308-1 o UNI EN ISO 9308-2);
enumerazione dei microrganismi coltivabili – conta delle colonie a 22°C (UNI EN ISO 6222);
enumerazione dei microrganismi coltivabili – conteggio delle colonie a 36°C (UNI EN ISO 6222);
Parametri chimici e indicatori.
Per i parametri di cui alla tabella 1, le caratteristiche di prestazione specificate esigono che il metodo di analisi utilizzato debba essere quantomeno in grado di misurare concentrazioni uguali all’indicatore parametrico con un limite di quantificazione (definito nell’art. 74, comma 2, lettera uu-ter del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni) del 30%, o inferiore, del valore parametrico pertinente e un’incertezza di misura quale quella specificata nella tabella 1. Il risultato è espresso utilizzando almeno lo stesso numero di cifre significative per il valore parametrico di cui alle parti B e C dell’allegato I.
Fino al 31 dicembre 2019 è consentito l’uso di «esattezza», «precisione» e «limite di rilevazione», quali specificati nella tabella 2, in quanto insieme alternativo di caratteristiche di prestazione rispetto al «limite di quantificazione» e all’«incertezza di misura» specificati, rispettivamente, nel primo paragrafo e nella tabella 1.
Le caratteristiche di prestazione minima «esattezza», «precisione» e «limite di rilevazione» che possono essere utilizzate fino al 31
| |L’incertezza della misura è un|
| |parametro non negativo che |
| |caratterizza la dispersione dei|
| |valori quantitativi attribuiti |
| |a un misurando sulla base delle|
| |informazioni utilizzate. Il |
| |criterio di prestazione per |
| |l’incertezza di misura (k = 2) |
| |é la percentuale del valore |
| |parametrico indicato nella |
| |tabella, o una percentuale |
| |superiore. L’incertezza della |
| |misura è stimata a livello dei|
| |valori parametrici, salvo |
|Nota 1 |diversa indicazione. |
| |L’esattezza è la misura di un |
| |errore sistematico, cioé la |
| |differenza fra il valore medio |
| |di numerose misurazioni |
| |ripetute e il loro valore vero.|
| |La norma ISO 5725 riporta |
|Nota 2 |ulteriori specifiche. |
| |La precisione è la misura di |
| |un errore casuale ed è |
| |generalmente espressa come la |
| |deviazione standard |
| |(nell’ambito di un singolo |
| |lotto di campioni e fra lotti) |
| |dell’intervallo di variabilità|
| |dei risultati rispetto alla |
| |media. La precisione |
| |accettabile è pari al doppio |
| |della deviazione standard |
| |relativa. Questo termine è |
| |definito in maniera più |
|Nota 3 |completa nella norma ISO 5725. |
| |Il limite di rilevazione è |
| |pari a: tre volte la deviazione|
| |standard all’interno di un |
| |lotto di un campione naturale |
| |contenente una concentrazione |
| |poco elevata del parametro; |
| |oppure cinque volte la |
| |deviazione standard del |
| |campione bianco (all’interno di|
|Nota 4 |un lotto). |
| |In caso sia impossibile |
| |soddisfare il valore |
| |dell’incertezza di misura, |
| |occorre scegliere la miglior |
| |tecnica disponibile (fino al |
|Nota 5 |60%). |
| |Il metodo determina il tenore |
| |complessivo di cianuro in tutte|
|Nota 6 |le sue forme. |
| |I valori di esattezza, |
| |precisione e incertezza di |
| |misura sono espressi in unità |
|Nota 7 |pH. |
| |Metodo di riferimento: EN ISO |
|Nota 8 |8467. |
| |Le caratteristiche di |
| |prestazione dei singoli |
| |pesticidi vengono fornite a |
| |titolo indicativo. Per diversi |
| |pesticidi è possibile ottenere|
| |valori di incertezza di misura |
| |di appena il 30%, mentre per |
| |molti è possibile autorizzare |
|Nota 9 |valori più alti, fino all’80%.|
| |prestazione si riferiscono alle|
| |singole sostanze al 25% del |
| |valore parametrico che figura |
|Nota 10 |nella parte B dell’allegato I. |
| |singole sostanze al 50% del |
|Nota 11 |nella parte B dell’allegato I. |
| |L’incertezza di misura va |
| |stimata a livello di 3 mg/l del|
| |carbonio organico totale (TOC).|
| |Utilizzare le linee guida CEN |
| |1484 per la determinazione del |
| |TOC e del carbonio organico |
|Nota 12 |disciolto (DOC). |
| |stimata a livello di 1,0 NTU |
| |(unità nefelometriche di |
| |torbidità) conformemente alla |
|Nota 13 |norma EN ISO 7027. |
+————-+——————————-+))
31998L0083 Direttiva 98/83/CE del Consiglio del 3 novembre 1998 concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano Gazzetta ufficiale n. L 330 del 05/12/1998 pag. 0032 – 0054
LEGGE 21 dicembre 1999, n. 526 Disposizioni per l’adempimento di obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia alle Comunità europee – Legge comunitaria 1999. (GU n.13 del 18-1-2000 – Suppl. Ordinario n. 15) note: Entrata in vigore della legge: 2-2-2000
DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 24 maggio 1988, n. 236 Attuazione della direttiva CEE n. 80/778 concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano, ai sensi dell’art. 15 della legge 16 aprile 1987, n. 183. (GU n.152 del 30-6-1988 – Suppl. Ordinario n. 60 ) note: Entrata in vigore del decreto: 15-7-1988
DECRETO LEGISLATIVO 11 maggio 1999, n. 152 Disposizioni sulla tutela delle acque dall’inquinamento e recepimento della direttiva 91/271/CEE concernente il trattamento delle acque reflue urbane e della direttiva 91/676/CEE relativa alla protezione delle acque dall’inquinamento provocato dai nitrati provenienti da fonti agricole. (GU n.124 del 29-5-1999 – Suppl. Ordinario n. 101 ) note: Entrata in vigore del decreto: 13-6-1999
LEGGE 5 gennaio 1994, n. 36 Disposizioni in materia di risorse idriche. (GU n.14 del 19-1-1994 – Suppl. Ordinario n. 11 ) note: Entrata in vigore della legge: 3-2-1994
DECRETO LEGISLATIVO 2 febbraio 2002, n. 27 Modifiche ed integrazioni al decreto legislativo 2 febbraio 2001, n. 31, recante attuazione della direttiva 98/83/CE relativa alla qualità delle acque destinate al consumo umano. (GU n.58 del 9-3-2002 )
DECRETO LEGISLATIVO 30 dicembre 1992, n. 502 Riordino della disciplina in materia sanitaria, a norma dell’articolo 1 della legge 23 ottobre 1992, n. 421. (GU n.305 del 30-12-1992 – Suppl. Ordinario n. 137 ) note: Entrata in vigore del decreto: 1-1-1993
DECRETO LEGISLATIVO 31 marzo 1998, n. 112 Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59. (GU n.92 del 21-4-1998 – Suppl. Ordinario n. 77 ) note: Entrata in vigore del decreto: 6-5-1998