Source: http://www.filcams.cgil.it/category/pol-att-lavoro-e-tutela/ammortizzatori-sociali-l-pol-att-lavoro-e-tutela/cigs-l-ammortizzatori-sociali/
Timestamp: 2018-11-18 06:52:56+00:00
Document Index: 172830774

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 19', 'art. 3', 'art.4', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 8', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 34', 'art. 4', 'art. 3', 'art.7', 'art. 182', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 8', 'art. 1', 'art. 15', 'art.33', 'art. 42', 'art. 2', 'art. 22', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 7', 'art. 4', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 33', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 7', 'art. 5', 'art, 1', 'art. 1', 'art.2', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 20', 'art. 7', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 44', 'art. 5', 'art. 8', 'in fine', 'art. 1']

Category Archives: CIGS
Durata: 12 mesi consecutivi. Può essere prorogata, sulla base di specifici accordi in sede governativa, per un periodo fino a 12 mesi nel caso di programmi che comprendano formazione ove necessaria, finalizzati alla ricollocazione dei lavoratori. La concessione della proroga è subordinata: all’accertamento da parte del Ministero nei primi 12 mesi di CIGS, di un concreto avvio del piano di gestione degli esuberi; alla realizzazione di politiche attive attraverso percorsi formativi che puntino a ricollocare i lavoratori (Circ. Min: Lav: n. 42 del 28 ottobre 2004; Nota Min. Lav. N. 6416 del 19 maggio 2008).
La cessazione dell’attività dell’impresa è disciplinata dall’art. 2, D.M. 18 dicembre 2002 e viene concesso a condizione che:
a)la cessazione d’attività può riguardare l’impresa nel suo complesso, ma anche un settore, uno o più stabilimenti. Il Ministero ha precisato che la cessazione d’attività non è riferita esclusivamente all’attività di una unità produttiva, ma a quelle parti di attività che possono essere singolarmente e autonomamente individuate, pur all’interno di una unità produttiva. In questo caso, è necessario prendere in considerazione la parte dell’impresa che cessa l’attività, qualora la medesima presenti una autonomia tale da garantire che la cessazione non influisca sulle altre attività dell’unità produttiva. Il Ministero richiama la nozione di REPARTO (Cass. N. 20012 del 17/10/2005), ai fini della configurabilità del trasferimento di ramo d’azienda, individuato quale – entità dotata di una propria autonomia organizzativa ed economica. Al reparto inteso in tale senso, può quindi ritenersi applicabile la normativa in materia di CIGS per cessazione d’attività e dei relativi limiti temporali (nota Min. Lav. N. 6416 del 19 maggio 2008);
b)l’impresa deve presentare un piano di gestione finalizzato a ridurre il ricorso alla procedura di mobilità, a meno che tale ricorso non rivesta, durante il periodo di CIGS (ovvero nei 12 mesi successivi al termine della CIGS) uno strumento di ricollocazione, anche parziale del personale. Questo è un punto di estrema importanza poiché, il piano in questo caso, deve ipotizzare i vari strumenti (ricollocazione, pensionamenti, riconversione professionale, mobilità finalizzata alla ricollocazione in nuove realtà, ecc.) indicando il numero dei lavoratori interessati.
Le imprese che intendono avvalersi della CIGS fino a 24 mesi devono presentare, in sede di consultazione sindacale, eventualmente d’intesa con gli Enti locali, un piano biennale che preveda in modo puntuale ed esaustivo gli interventi da adottare nel corso del periodo di riferimento per la gestione delle suddette eccedenze (ML circ. n. 20/2013).
La proroga CIGS, essendo concessa unicamente ai fini del completamento del piano di gestione delle eccedenze occupazionali, è condizionata ad una verifica ministeriale dalla quale emerga che, nei primi 12 mesi, sia stato avviato dall’impresa concretamente tale piano rimodulato al periodo di integrazione salariale autorizzato (ML circc. n. 42/2004; n. 20/2013).
L’art. 1, comma 405, L. n. 228/2012 (legge di stabilità 2013) e l’art. 1, comma 183, L. n. 147/2013 (legge di stabilità 2014) hanno previsto il rifinanziamento, rispettivamente per l’anno 2013 e per l’anno 2014, delle proroghe a 24 mesi dei trattamenti CIGS di cui all’art. 19, comma 15, D.L. n. 185/2008
Non sono presi in esame le domande di CIGS che:
-abbiano subito significative trasformazioni societarie nel biennio precedente la CIGS, a meno che tali trasformazioni siano avvenute tra aziende che presentino assetti proprietari coincidenti; nonché nei casi in cui, pur in presenza di assetti proprietari non coincidenti, tali trasformazioni comportino, per le imprese subentranti, azioni volte al risanamento aziendale e la salvaguardia occupazione,
-abbiano iniziato l’attività produttiva nel biennio precedente alla richiesta di CIGS,
-non abbiano effettivamente avviato l’attività produttiva.
(art. 3 legge n. 675/77)
Per ristrutturazione aziendale, s’intendono programmi diretti alla razionalizzazione, al rinnovo, all’aggiornamento tecnologico degli impianti nell’ambito dell’occupazione aziendale eventualmente, ove richiesto da vincoli urbanistici, anche modificandone l’ubicazione. Sono altresì ricompresi in questo concetto anche gli ammodernamenti, ampliamenti e riattivazioni aziendali. Ai fini dell’approvazione dei programmi per l’intervento di CIGS per ristrutturazione aziendale, le aziende devono adottare i seguenti criteri:
-il programma deve essere caratterizzato dalla preminenza, in termini percentuali del valore corrente, delle quote di investimento per impianti fissi e attrezzature direttamente utilizzate nel processo produttivo rispetto al complesso degli investimenti previsti nell’arco temporale di esecuzione del programma aziendale. Il programma di interventi deve contenere indicazioni sull’attività di formazione e riqualificazione professionale volta a valorizzare i lavoratori occupati. Il valore medio annuo degli investimenti per immobilizzazioni materiali e immateriali previsti nel programma, relativo alle unità produttive interessate dall’intervento, inclusi i costi per la formazione e riqualificazione professionale (comprensivi di eventuali contributi pubblici nazionali e/o dell’Unione Europea) deve essere superiore, in misura significativa, al valore medio annuo degli investimenti effettuati nel biennio precedente l’avvio del programma medesimo:
-Devono essere dettagliatamente indicate le modalità di copertura finanziaria degli investimenti programmati;
-La sospensione dal lavoro deve essere ricollegata, nell’entità e nei tempi, al processo di ristrutturazione da realizzare. Il rapporto tra i lavoratori coinvolti nei processi formativi e quelli sospesi, non può essere inferiore al 30%. Per CIGS superiore a 12 mesi, deve essere precisato il piano di gestione delle sospensioni e degli esuberi, avendo a riguardo alle verifiche previste per i semestri successivi al primo anno (D.P.R.10 giugno 2000 n.218 art.4 c. 2).
Ai fini dell’approvazione della domanda di CGIS, devono ricorrere tutti i punti sopra elencati.
Durata: non può essere superiore a 24 mesi.
Proroghe: Il ministero può concedere due proroghe, ciascuna di durata non superiore a 12 mesi, per i programmi che presentino una particolare complessità in ragione delle caratteristiche tecniche dei processi produttivi dell’azienda, ovvero in ragione della rilevanza delle conseguenze occupazionali con riferimento alle dimensioni dell’impresa e alla sua articolazione sul territorio (L. n. 451 del 19 luglio 1994 art. 1; D.M. n. 31444 del 20 agosto 2002):
1) Si considerano complessi i processi produttivi, quando si verificano le seguenti condizioni:
● attuazione di almeno l’85% degli investimenti, relativi alle operazioni di ristrutturazione nei 24 mesi precedenti, comprensivi dei costi relativi alla formazione e riqualificazione professionale;
● dimensione occupazionale di ciascuna unità dell’impresa, non inferiore a 100 addetti, quando sia interessata una sola unità produttiva; non inferiore a 50 dipendenti, ove siano interessate più unità produttive;
● La sospensione dal lavoro deve essere ricollegata, nell’entità e nei tempi, al processo di ristrutturazione da realizzare. Il rapporto tra i lavoratori coinvolti nei processi formativi e quelli sospesi, non può essere inferiore al 30%;
● modifiche tecniche del processo produttivo che siano emerse successivamente al programma iniziale biennale, che determinino ulteriori investimenti nella misura di almeno il 20% rispetto al precedente programma. Il programma deve comunque contenere indicazioni sugli investimenti produttivi e l’attività di formazione e riqualificazione professionale rivolta al recupero dei dipendenti.
2) Si considerano complesse le ricadute occupazionali, quando si verificano le seguenti condizioni:
● dimensione occupazionale dell’impresa nel suo complesso, non inferiore a 200 dipendenti e concorso di più unità produttive presenti sul territorio nazionale interessate a problemi occupazionali;
● esuberi al termine del pregresso programma biennale nell’unità produttiva interessata, in misura non inferiore al 25%;
● ricorso medio della CIGS nei 24 mesi precedenti per un numero di dipendenti non inferiore al 50% degli esuberi;
● devono essere esplicitate le ragioni tecniche inerenti la complessità della gestione delle sospensioni e degli esuberi. Il programma aziendale deve contenere anche indicazioni sull’attività di formazione e riqualificazione professionale volto al recupero dei dipendenti.
Nel caso di concessione del trattamento straordinario di integrazione salariale, successivamente revocato con decreto del Ministro del lavoro per motivi non derivanti da comportamenti illegittimi dei lavoratori beneficiari, questi ultimi non sono tenuti alla restituzione dell’indennità ricevuta anche se corrisposta in forma diretta da parte dell’INPS. Per tali periodi i lavoratori hanno diritto al riconoscimento da parte dell’INPS della contribuzione previdenziale figurativa e alla corresponsione di eventuali prestazioni accessorie. Il recupero dei crediti relativi alle prestazioni erogate a favore dei lavoratori è effettuato dall’INPS direttamente nei confronti dell’impresa (art. 1-bis, D.L. n. 108/2002).
(art. 8 D.P.R. N. 902/76, art. 1 D.P.R. n. 1523/67)
Per riorganizzazione o riconversione aziendale, s’intendono i mutamenti organizzativi dei fattori lavorativi allo scopo di migliorare l’efficienza produttiva e la qualità della produzione (modifica dei cicli produttivi 2/o degli impianti esistenti, ecc.).
Ai fini dell’approvazione dei programmi per l’intervento di CIGS per riorganizzazione o riconversione aziendale, le aziende devono adottare i seguenti criteri:
-l’azienda deve presentare un programma di interventi volti a fronteggiare inefficienze della struttura gestionale (squilibri tra apparato produttivo, commerciale, amministrativo). Tale programma deve essere elaborato anche nel caso sia prevista una ridefinizione dell’assetto societario e del capitale sociale (ricomposizione dell’azienda e della sua articolazione produttiva). Il programma deve contenere anche indicazioni sugli investimenti produttivi e sull’attività di formazione professionale volta a recuperare i dipendenti;
-Il valore medio degli investimenti previsti nel programma, relativo alle unità aziendali interessate all’intervento, inclusi i costi per formazione e riqualificazione professionale (comprensivi dei contributi pubblici nazionali e/o fondi dell’Unione Europea), deve essere superiore al valore medio annuo degli investimenti operati nel biennio precedente;
-La sospensione dal lavoro deve essere ricollegata, nell’entità e nei tempi, al processo di riorganizzazione da realizzare. Il rapporto tra i lavoratori coinvolti nei processi formativi e quelli sospesi, non può essere inferiore al 30%. Per CIGS superiore a 12 mesi, deve essere precisato il piano di gestione delle sospensioni e degli esuberi, avendo a riguardo
alle verifiche previste per i semestri successivi al primo anno (D.P.R. 10 giugno 2000 n.218 art. 4 c.2).
-Devono essere dettagliatamente indicate le modalità di copertura finanziaria degli investimenti programmati.
Ai fini dell’approvazione del programma di riorganizzazione o riconversione aziendale, devono ricorrere tutti i punti sopra elencati.
● specificazione degli interventi del processo riorganizzativo emersi successivamente a quanto previsto nei 24 mesi precedenti. Tale programma deve anche indicare le attività di formazione e riqualificazione professionale rivolte al recupero dei dipendenti.
Il lavoratore decade dal trattamento di CIGS qualora rifiuti di essere avviato ad un corso di formazione o di riqualificazione o non lo frequenti regolarmente (art. 4, comma 40, L. n. 92/2012; INPS circ. n. 1/2013). il lavoratore è tenuto alla frequenza dei corsi di formazione nella misura minima dell’80% della durata complessiva, salvo i casi di documentata forza maggiore o di assenze collegate alla tutela della maternità
Rifiuti una offerta di un lavoro inquadrato in un livello retributivo superiore almeno del 20 per cento rispetto all’importo lordo dell’indennità
E’ fatto obbligo ai centri per l’impiego di comunicare tempestivamente la causa di decadenza all’INPS, che provvede ad emettere il provvedimento, recuperando le somme eventualmente erogate per periodi di non spettanza del trattamento (art. 4, comma 44, della L. n. 92/2012).
Avverso tale provvedimento é ammesso ricorso la comitato provinciale di all’art. 34, D.P.R. n. 639/1970 (art. 4, comma 45, L. n. 92/2012.
La CIGS è concessa anche nei casi di imprese assoggettate alle procedure concorsuali (art. 3 c.1 legge 223/91, L. 236/93 art.7, D.lgs. n.270/99) nei casi di:
▪ concordato preventivo con o senza cessione dei beni;
▪ liquidazione coatta amministrativa;
▪ fallimento;
▪ amministrazione straordinaria, con continuazione dell’esercizio dell’impresa;
▪ amministrazione straordinaria senza continuazione dell’esercizio dell’impresa;
▪ accordi di ristrutturazione dei debiti (art. 182-bis legge fallimentare, L. 80/05, D.lgs 196/2007, nota del Ministero Lavoro n. 14 del 17 marzo 2009);
- aziende sottoposte a sequestro o confisca (previo parere motivato del Prefetto) fondato su ragioni di sicurezza e di ordine pubblico. (L. n. 575/1965)
L’intervento viene riconosciuto quando sussistano prospettive di continuazione o ripresa dell’attività e di salvaguardia, anche parziale, dei livelli di occupazione, da valutare in base a parametri oggettivi definiti con decreto del Ministro del lavoro (ML circ. n. 48/2000; ML interpello n. 23/2013). I predetti parametri oggettivi sono stati individuati con D.M. 4 dicembre 2012, n. 70750.
Attenzione dal 1º gennaio 2016 la cassa concorsuale non trova più applicazione (art. 2, comma 70, L. n. 92/2012);
Durata: 12 mesi (L. N. 223/91 art. 3 c. 1, L. n. 236/93 ART. 7 C. 8)
La CIGS, viene concessa su domanda del curatore, del liquidatore o del commissario. Deve essere corredata da una relazione, approvata dal Giudice delegato o dall’autorità che esercita il controllo, sulle prospettive di cessione dell’azienda o di sue parti e sui riflessi della cessione dell’occupazione aziendale (L. 223/91 art. 3 c.2, Circ. Min: Lav: n. 56 del 25 novembre 2002).
Proroghe: entro il termine dei primi 12 mesi, qualora sussistano fondate prospettive di ripresa dell’attività e di salvaguardia, anche parziale, dei livelli occupazionali, tramite le cessione dell’azienda o parti di essa, la CIGS può essere prorogata, su domanda del curatore, o del liquidatore o del commissario (previo accertamento da parte del CIPI), per ulteriore periodo non superiore a 6 mesi.
(circolari INPS. n. 212/94 e n. 6/95)
Criterio generale: è opportuno che l’accordo di CIGS (se vi sono le condizioni), preveda la maturazione piena degli istituti contrattuali poiché, come si vedrà di seguito i vari elementi retributivi (ivi compresi quelli afferenti agli istituti legali e contrattuali indiretti e differiti) vengono riproporzionati nella maggior parte dei casi.
Donazioni di sangue: non si applica la normativa sulla cassa integrazione salariale, di conseguenza i lavoratori hanno diritto ad un riposo giornaliero retribuito in forza della legge (art. 8 l. n. 219 del 21 ottobre 2005). Il lavoratore dovrà presentare la documentazione idonea e l’azienda dovrà riconoscere l’intera retribuzione per la giornata in cui è avvenuto il prelievo.
L’INDENNITA’ SOSTITUTIVA di ferie. NON E’ INTEGRABILE
In merito alle ferie residue e inizio CIGS: vi sono dubbi circa l’obbligo di utilizzo delle ferie residue prima dell’inizio della CIGS poiché non esistono disposizioni o circolari specifiche. Considerato però che per l’utilizzo della CIGS occorre che sia accertata l’impossibilità per l’impresa di avvalersi di strumenti alternativi, riteniamo utile che prima dell’inizio della sospensione dal lavoro, siano esaurite le ferie residue, salvo che l’azienda abbia un periodo di chiusura per ferie collettive. In questo caso è bene verificare in sede Ministeriale la possibilità di utilizzare in tutto o in parte le ferie residue per coprire la chiusura “collettiva”. Infatti, nel periodo di chiusura dell’azienda, nessun lavoratore potrà beneficiare dell’intervento ordinario di CIGS anche nel caso in cui uno o più lavoratori abbiano esaurito o non maturato le ferie corrispondenti al periodo di chiusura (Circ. n. 53416 G.S. del 12.7.57).
Festività:.
CIGS con riduzione d’orario: quando le festività ricadono in una settimana di riduzione dell’attività, la retribuzione è a carico dell’azienda e le ore corrispondenti vengono calcolate come lavorate.
CIGS a zero ore: per i lavoratori sospesi retribuiti in misura fissa mensile le festività civili, nazionali e religiose, non comportano la riduzione della misura settimanale delle integrazioni salariali. Infatti la retribuzione predeterminata si riferisce a tutte le giornate lavorative del mese e non varia nel caso che queste coincidano con delle festività. Tale trattamento è confermato anche per quei lavoratori, con qualifica operaia, che in base al CCNL di settore applicato sono retribuiti con paga mensilizzata. Ai lavoratori retribuiti non in misura fissa ma in rapporto alle ore, le festività del 25 aprile, del 1° maggio e del 2 giugno cadenti nel corso della settimana devono essere sempre retribuite dal datore di lavoro.
Le festività infrasettimanali non sono integrabili quando queste si collocano nell’ambito delle prime due settimane di sospensione, essendo per legge la retribuzione a carico del datore di lavoro.
Indennità di mancato preavviso:
In caso di risoluzione del rapporto con corresponsione dell’indennità sostitutiva del preavviso, l’erogazione delle integrazioni salariali non spetta per il periodo con riferimento al quale è stata erogata l’indennità sostitutiva (INPS mess. n. 9366/1981).
in caso di assenza per malattia del lavoratore in CIGS i trattamenti sono differenziati a seconda del verificarsi delle seguenti condizioni (circ. inps n. 82/09) :
nse la malattia sopraggiunge durante un periodo di sospensione dal lavoro (0 ore), il lavoratore ha diritto alla CIGS l’attività lavorativa è totalmente sospesa e non vi è obbligo di prestazione, non deve nè comunicarla né giustificarla
nse la malattia è antecedente all’inizio della sospensione dell’attività lavorativa si avranno due casi:
nse la totalità del personale in forza (ufficio reparto ecc) ha sospeso l’attività, anche il lavoratore in malattia entrerà in CIGS dalla data di inizio della stessa
Malattia durante CIGS con riduzione d’orario:
se la malattia è insorta prima del periodo di riduzione d’orario, il lavoratore continuerà a percepire l’indennità di malattia così come previsto dalla legge e dai CCNL. Se la malattia è intervenuta nel corso della riduzione d’orario:
a)per la quota di trattamento retributivo riferito alle ore lavorate viene erogata l’indennità di malattia a carico dell’INPS e il trattamento integrativo dell’azienda;
b)per la quota di retribuzione persa a seguito della riduzione d’orario, viene corrisposto il trattamento di integrazione salariale a carico dell’INPS
Maternità: l’indennità di maternità prevale sempre e comunque sulla cigs, di conseguenza se la lavoratrice entra in maternità durante la sospensione del lavoro avrà diritto all’indennità di maternità e alle eventuali integrazioni previste dalla contrattazione collettiva (Circ. INPS EAD del 22 aprile 1980 e circ. n. 152/90).
Congedo parentale (Astensione facoltativa): L’intervento della CIGS non impedisce alla lavoratrice madre o al lavoratore padre, che si siano avvalsi o vogliano avvalersi della facoltà di astenersi dal lavoro di usufruire o continuare ad usufruire del congedo parentale.
Riposi giornalieri (ore di allattamento): non hanno alcuna incidenza sul trattamento di integrazione salariale. I riposi giornalieri sono considerati come ore lavorative e pertanto sono integrabili da parte dell’INPS. In particolare se la lavoratrice o il lavoratore è sospeso a zero ore i riposi non spettano perché subentra la cigs; se invece vi è una riduzione d’orario, spetta l’indennità per i riposi giornalieri qualora gli stessi coincidano con le ore di prestazione lavorativa. l
Mensilità aggiuntive (13°, 14°): non maturano nei periodi di sospensione del rapporto di lavoro e sono già compresi nel calcolo della CIGS nei limiti dei massimali previsti. Maturano invece per intero nei periodi di riduzione dell’orario di lavoro.
Per quanto riguarda le modalità di corresponsione dell’integrazione relativa alle ore di riduzione dell’orario di lavoro, è facoltà del datore di lavoro accantonare la parte di integrazione salariale riferita alle mensilità aggiuntive per corrisponderla al lavoratore in un’unica soluzione, oppure pagare mensilmente la suddetta parte in aggiunta all’integrazione dell’INPS.
Pensione /Copertura previdenziale: il periodo nel quale viene corrisposto il trattamento d’integrazione salariale per la CIGS è riconosciuto utile ai fini dell’acquisizione del diritto, della determinazione e della misura della pensione (art. 1 comma 4 legge n. 863/84). Il contributo figurativo è commisurato al trattamento retributivo perso a seguito della riduzione d’orario. Il lavoratore non deve effettuare nessuna domanda, poiché l’accredito è effettuato d’ufficio dall’INPS sulla base dei dati fornito dalle aziende. Si precisa che, ai fini del diritto e della misura della pensione di anzianità, per i lavoratori che non hanno periodi di contribuzione antecedenti al 31 dicembre 1992, l’accredito contributivo figurativo, operato a qualsiasi titolo e quindi anche per i periodi per i quali viene corrisposto il trattamento di integrazione salariale per i CDS, viene riconosciuto nel limite di 5 anni complessivi ovvero 260 settimane(art. 15 comma 1 D.lgs. n. 502/92).
Permessi per handicap: in caso di CIGS i giorni di permesso per handicap grave (art.33, L. 104/92) vanno riproporzionati in caso di part-time verticale sulla base della ridotta prestazione (cir. Inps 133/2000, messaggio Inps 26411/2009)
nX : A (giorni di lavoro effettivo)= B (3 giorni di permesso) : C (gg. lavorativi del mese)
nes. nel caso di 20 gg lavorativi di cui 8 effettivamente lavorati
nx : 8 = 3 : 20 ne deriva che: x= 8 x 3= 24 : 20= 1,2. Il lavoratore avrà diritto ad 1 giorno di permesso retribuito poiché l’arrotondamento è inferiore allo 0,50
ndomanda di congedo precedente alla Cigs
na 0 ore -è consentito continuare a fruire del congedo e non viene interessato dalla sospensione (art. 42 c 5 D.lgs 151/01)
ndomanda in corso di Cigs
na 0 ore – non è consentito fruire del congedo, il lavoratore resta nel programma di sospensione e continua a percepire la Cigs.
ncon riduzione di orario – è consentito fruire del congedo, spetta l’integrazione salariale per le ore di Cigs, e si usufruisce del congedo straordinario per le ore non interessate dalla sospensione
Permessi elettorali: nel periodo di svolgimento delle operazioni elettorali, il lavoratore ha diritto al trattamento di integrazione salariale disposto dall’INPS, salvo diverse disposizioni della contrattazione collettiva.
Sciopero:
I lavoratori collocati in cassa integrazione che aderiscano allo sciopero effettuato dalle maestranze in servizio, possono continuare a beneficiare del trattamento di integrazione salariale straordinaria
Trattamento di fine rapporto (T.F.R.): si matura per intero.
A prescindere dalla scelta sulla destinazione del TFR effettuata , per i lavoratori licenziati al termine del periodo di integrazione salariale, (art. 2, comma 2, L. 464/1972) le aziende possono richiedere il rimborso alla Cassa delle quote di tfr maturate durante i periodi di sospensione immediatamente precedenti la risoluzione del rapporto (INPS mess. n. 9468/2009
Ogni evento (rioccupazione, ferie, riposo pre e post partum, festività a carico del datore di lavoro) che interrompe la continuità dell’integrazione comporta l’impossibilità del rimborso delle quote maturate antecedentemente l’evento stesso (INPS circ. n. 38/1987; mess. 14963/2010).
l’INPS ha precisato che l’effetto preclusivo non si verifica in caso di astensione obbligatoria per maternità, o la collocazione in CIG in deroga dopo la conclusione del periodo di CIGS (INPS mess. n. 23953/2009).
Per ciascuna unità produttiva, i trattamenti di CIGS non possono avere una durata complessiva superiore a 36 mesi nell’arco di un quinquennio, indipendentemente dalle cause per le quali sono stati concessi. Si computano a tal fine, anche i periodi di cassa integrazione ordinaria concessi per contrazioni o sospensioni dell’attività produttiva determinate da situazioni temporanee di mercato.
Il quinquennio, si calcola per limiti temporali fissi consecutivi, a partire dall’11 agosto 1990 (L. n. 223/91 art. 22 c.5). Di conseguenza, il primo quinquennio è scaduto il 10 agosto 1995, il secondo il 10 agosto 2000, il terzo il 10 agosto 2005, il quarto il 10 agosto 2010 il quinto si concluderà il 10 agosto 2015 (Nota Min: Lav. N. 14/3779 del 30 marzo 2006)
DEROGHE: per quanto attiene il limite dei 36 mesi nel quinquennio, si precisa che l’art. 1 c. 9 L. 223/91 ha previsto deroghe al limite stesso demandando al CIPI la determinazione delle condizioni e modalità per l’ammissione a tali deroghe. Infatti il CIPI ha adottato la delibera 13 luglio 1993 (pubblicata sulla G.U. n. 216 del 14/09/93), con la quale sono stati fissati i criteri per la concessione delle deroghe nelle situazioni di seguito elencate:
·Procedure concorsuali (le deroghe riguardano il trattamento concesso ai sensi dell’art. 3 L. 223/91);
·Ristrutturazione, riorganizzazione e riconversione aziendale (la deroga riguarda le proroghe oltre i 24 mesi ove i programmi presentino una particolare complessità in ragione delle caratteristiche tecniche dei processi produttivi delle aziende;
·Trasformazione dell’assetto proprietario (la deroga si sostanzia nella neutralizzazione dei periodi di concessione antecedenti la trasformazione societaria Circ. INPS n. 103/11.4.95.
Per i periodi durante i quali una azienda usufruisce dei contratti di solidarietà può essere richiesta una deroga al limite di cui all’art. 1 c. 9 L. 223/91 sulla base di quanto disposto dall’art. 7 del D.M. n. 31445 del 20.8.2002 e cioè quando il ricorso al CDS abbia la finalità di strumento alternativo alla procedura di mobilità (art. 4 L. 223/91)
In via sperimentale, per gli anni 2009, 2010, 2011 e 2012 al fine di incentivare la conservazione e la valorizzazione del capitale umano nelle imprese, viene riconosciuta la possibilità, da parte dell’impresa di appartenenza, (art. 1, commi da 1 a 3, del D.L. n. 78/2009, l’art. 1, c. 33, della L. n. 220/2010 e l’art. 33, c. 24, L. n. 183/2011) di utilizzare i lavoratori percettori, in costanza di rapporto di lavoro, di trattamenti di sostegno al reddito (CIGS, CIGO, contratti di solidarietà difensiva, CIG in deroga, indennità ordinaria di disoccupazione per crisi aziendali o occupazionali), in progetti di formazione o riqualificazione professionale che possono includere attività produttiva connessa all’apprendimento.
L’inserimento del lavoratore nelle attività del progetto avviene sulla base di uno specifico accordo stipulato, presso il Ministero del lavoro, dalle stesse parti sociali che sottoscrivono l’accordo sugli ammortizzatori sociali.
Il progetto di formazione o di riqualificazione professionale, elaborato a cura del datore di lavoro, deve prevedere in modo dettagliato il contenuto, la durata e le modalità di svolgimento della formazione stessa. A conclusione del progetto formativo, deve essere inviata, ai medesimi soggetti che hanno stipulato l’accordo in sede istituzionale, un’informativa relativa all’avvenuta realizzazione del progetto formativo, all’elenco dei lavoratori formati e agli esiti dell’apprendimento (D.M. n. 49281/2009).
Al lavoratore coinvolto nell’attività di formazione in azienda spetta, a titolo di retribuzione, e, pertanto, a carico del datore di lavoro, la differenza tra il trattamento di sostegno al reddito e la retribuzione che avrebbe percepito se fosse rimasto in servizio.
L’INPS provvede ad accreditare, per ogni lavoratore coinvolto, la contribuzione figurativa corrispondente ai valori retributivi previsti dalla normativa per la tipologia di sostegno al reddito di cui il lavoratore è titolare (INPS mess. n. 20232/2010).
Presupposto per l’applicazione della CIGS
Possono usufruire della CIGS le imprese che abbiano occupato nei 6 mesi precedenti la richiesta d’intervento, MEDIAMENTE più di 15 dipendenti, salvo quanto specificato al punto 1 relativamente ai nostri settori.
Per le aziende di nuova costituzione, il requisito va calcolato in relazione ai mesi di attività svolta, (art. 3 bis, D.L. n. 67/1997) qualora siano inferiori al semestre
Nel trasferimento di ramo d’azienda, nel caso in cui la richiesta di intervento straordinario di integrazione salariale avvenga prima che siano decorsi sei mesi il requisito deve essere posseduto dall’azienda subentrante nel periodo decorrente dalla data del trasferimento (Circ. INPS n.211/91 punto 2; art. 1 c. 1 L. 223/91).
Nel caso in cui il datore di lavoro eserciti attività plurime con separati inquadramenti previdenziali il requisito occupazionale va determinato avendo riguardo al numero dei dipendenti occupati in ciascuna delle distinte attività, anche se articolata in più cantieri, stabilimenti o filiali dislocati nella stessa provincia o in province diverse (INPS circ. n. 44/1995).
In caso di imprese sottoposte a procedura concorsuale (fallimento, concordato preventivo, liquidazione coatta amministrativa, amministrazione straordinaria), ai fini del calcolo del il requisito occupazionale di più 15 dipendenti, (art. 3 bis, D.L. n. 67/1997) i sei mesi di riferimento su cui deve essere calcolata la media dei dipendenti decorrono dalla data di adozione del provvedimento di assoggettamento ad una delle procedure concorsuali
L’art. 3, L. n. 223/1991, inerente la CIGS nei casi di procedure concorsuali, viene abrogato con decorrenza 1º gennaio 2016 (art. 2, comma 70, L. n. 92/2012).
Presupposti Domanda Durata
Indicatori economici-finanziari del biennio precedente in fase negativa, valutati nel loro complesso. Ridimensionamento nel biennio precedente dell’organico e assenze di nuove assunzioni. Oppure anche in caso di un evento improvviso e imprevisto esterno alla gestione aziendale. Deve contenere un piano di riequilibrio dei fattori produttivi e di gestione degli esuberi 12 mesi (art. 1 c. 5 l. 223/91, prorogabili fino a 24 mesi in caso di cessazione dell’attività con un piano di gestione degli esuberi
Presupposti Durata
Razionalizzazione e rinnovo tecnologico degli impianti (art. 3 l. 675/77) con preminenza degli investimenti fissi.
24 mesi (art. 1 c. 5 l. 223/91)
Possibilità di 2 proroghe per 12 mesi ciascuna per programmi di particolare complessità per motivi tecnici o rilevanti per l’occupazione (art. 1 c.4 l. 451/94, D.M. n. 31444 del 20.8.02)
Mutamenti organizzativi dei fattori lavorativi allo scopo di migliorare l’efficienza produttiva e la qualità della produzione. Deve essere redatto un programma defi investimenti
Introduzione di produzione relativa a comparti merceologici diversi, con modificazione dei cicli produttivi degli impianti e sostituzione di quelli esistenti.
Casi: Durata
▪ amministrazione straordinaria, con o senza continuazione dell’esercizio dell’impresa;
▪sequestro o confisca,
▪accordi di ristrutturazione del debito 12 mesi, decorrenti dallo stato di insolvenza con proroga di 6 mesi se esistono fondate prospettive di continuazione o ripresa dell’attività.
dal 1º gennaio 2016 la norma sulla CIGS nelle procedure concorsuali non trova più applicazione
Per l’amministrazione straordinaria la durata coincide con quelle dell’attività del Commissario (art. 7, c. 10, L. 236/93)
LA FASE DI COSULTAZIONE SINDACALE
Si svolge con le seguenti modalità (art. 5 L. 164/75 e art, 1 c. 7 L. 223/91):
◊L’azienda che intende richiedere l’intervento della CIGS (direttamente o tramite l’associazione datoriale cui conferisce mandato), deve darne tempestiva comunicazione alle RSU/RSA, in mancanza di queste, alle OO.SS. di categoria dei lavoratori comparativamente più rappresentative dei lavoratori, territoriali o nazionali se si tratta di aziende localizzate su più regioni.
-l’indicazione delle cause che determinano la richiesta della CIGS,
-l’entità e la durata prevedibile della stessa,
-il numero dei lavoratori coinvolti,
-i criteri di individuazione degli stessi,
-le modalità previste per la rotazione* dei lavoratori coinvolti e occupati nelle unità produttive interessate dalla CIGS o le ragioni tecnico – organizzative che non consentano di applicare la rotazione.
◊Entro 3 giorni dalla comunicazione, l’azienda o l’associazione a cui ha conferito mandato, presenta la domanda di esame congiunto della situazione aziendale (L.223/91 art. 1 c.7, D.P.R. 218/2000 art.2). la richiesta di esame congiunto è presentata: all’ufficio regionale competente per materia e territorio, qualora l’intervento riguardi unità produttive/filiali ubicate in una sola regione; al Ministero del Lavoro, qualora l’intervento riguardi unità produttive/filiali ubicate in più regioni. In tal caso, l’ufficio richiede comunque il parere delle regioni interessate (le regioni devono esprimere parere entro 20 gg. Dalla conclusione della procedura di consultazione attivata dalla richiesta di esame congiunto – D.L. 158/01 art. 2 c.6).
Costituisce oggetto dell’esame congiunto:
-il programma che l’azienda intende attuare,
-l’indicazione della durata e il numero dei lavoratori coinvolti dalla sospensione,
-le misure previste per la gestione di eventuali eccedenze di personale,
-i criteri di individuazione dei lavoratori da sospendere,
-le modalità della rotazione* tra i lavoratori occupati nelle unità produttive interessate dalla sospensione o le ragioni tecnico – organizzative della mancata adozione di meccanismi di rotazione.
* Qualora l’azienda, ritenga di non adottare il criterio della rotazione, Il Ministero può intervenire per:
- promuovere l’accordo tra le parti sulla materia,
- stabilire con proprio decreto (qualora l’accordo non sia stato raggiunto entro 3 mesi dalla data del decreto di approvazione della CIGS) l’adozione di meccanismi di rotazione, sulla base delle specifiche proposte formulate dalle parti.
Qualora l’azienda non rispetti tale decreto, è tenuta, per ogni lavoratori in cigs, a corrispondere, in misura doppia, il contributo addizionale. Il medesimo contributo, con effetto dal 1° giorno del 25° mese successivo all’atto di concessione del trattamento di cigs, è maggiorato di una somma pari al 150% del suo ammontare (l. 223/91 art. 1 c. 8).
L’intera procedura di consultazione, attivata dalla richiesta di esame congiunto, deve terminare entro i 25 gg. successivi a quello in cui è stata avanzata la richiesta medesima, ridotti a 10 per le aziende fino a 50 dipendenti (circ. Min. Lav. N. 64/2000).
Ai fini del calcolo del numero dei dipendenti per rientrare nei requisiti occupazionali, vanno computati tutti i lavoratori di qualunque qualifica, compreso gli apprendisti** (anche se non ne possono beneficiare), i lavoratori part-time (in proporzione all’orario di lavoro svolto rapportato al lavoratore a tempo pieno a cui devono essere aggiunte le ore di supplementare) e i lavoratori a chiamata (in proporzione alle ore prestate), i dirigenti, i lavoratori a domicilio, i contratti a termine purchè non siano stagionali. Il lavoratore assente, ancorché non retribuito (per esempio per aspettativa non retribuita), è escluso dal computo solamente se sostituito (nel qual caso, ovviamente, sarà computato il lavoratore assunto in sua vece).
**ATTENZIONE poiché per le imprese commerciali, NON si computano gli apprendisti e i contratti d’inserimento/reinserimento. (art. 20 della L. n. 223/1991, circ. INPS n. 211/1991)
Per la comunicazione ai lavoratori della sospensione o della riduzione dell’orario di lavoro, la legge non prevede tempi o modalità particolari di comunicazione, quindi è bene che lo prevedano gli accordi sindacali.
(L. 1115/68, L. 464/72, L. 675/77, L. 863/84, L. 223/91). Le cause che giustificano il ricorso alla CIGS sono:
- CRISI AZIENDALE (evento improvviso ed imprevisto-cessazione d’attività;
- RIORGANIZZAZIONE O RICONVERSIONE AZIENDALE;
- PROCEDURE CONCORSUALI (fallimento, liquidazione coatta amministrativa, concordato preventivo con o senza cessione dei beni, amministrazione straordinaria, aziende sottoposte a sequestro o confisca).
L’azienda presenta la domanda, (art. 7 L. 164/75, artt. 3 e 4 c.1 D.P.R.218/2000, Circ. Min. Lav. 8 ottobre 2004 n.38) corredata dalla documentazione richiesta, entro 25 giorni dalla fine del periodo di paga in corso al termine della settimana in cui ha avuto inizio la sospensione o la riduzione dell’orario di lavoro. In caso di presentazione tardiva, l’eventuale trattamento di CIGS decorre dalla settimana anteriore la data di presentazione della domanda stessa.
Il termine di presentazione della domanda di cui sopra, si applica anche in caso di proroghe.
I predetti termini non valgono qualora l’azienda sia in amministrazione straordinaria o soggetta a procedure concorsuali.
Durata: non può superare i 12 mesi consecutivi. Una nuova domanda per il medesimo motivo, non può essere concessa prima che sia decorso un periodo pari a due terzi di quello relativo alla precedente concessione (L. 223/91 art. 1 c.5).
Il D.M. n. 31826/02, così come modificato dal D.M. 35302/04, ha stabilito i criteri per l’approvazione dei programmi di crisi aziendale e per la concessione della CIGS nei casi di cessazione di attività le aziende, per accedere a questo ammortizzatore sociale devono dimostrare:
a) indicatori economici/finanziari (margine operativo, fatturato, indebitamento, risultato d’impresa). Dalla loro valutazione complessiva, che deve essere effettuata nel biennio precedente l’istanza di CIGS, deve emergere un andamento a carattere negativo, involutivo;
b) ridimensionamento dell’organico o quanto meno, la stabilità dell’organico nel biennio precedente. Tale criterio, va considerato tenendo presenti alcuni aspetti. L’organico non dovrebbe essere aumentato e, comunque, nel caso in cui lo fosse stato, occorre fornire specifiche motivazioni, soprattutto se le assunzioni sono state fatte facendo ricorso ad agevolazioni contributive o fiscali (es. lavoratori in mobilità, credito d’imposta, ecc.). La Legge non sembra escludere in toto le assunzioni di altro personale neanche durante il periodo per il quale è stato richiesto l’intervento integrativo, ma di ciò va fornita adeguata motivazione sempreché sia compatibile con le finalità della CIGS (es. assunzioni di personale specializzato non presente in azienda, ecc.);
c) l’impresa deve presentare un piano di risanamento che, sulla base dell’andamento involutivo, definisca le azioni da intraprendere per superare la crisi, distinte per ciascun settore d’attività, nonché per ciascuna unità produttiva interessata alla CIGS;
d) esuberi strutturali , se l’azienda nel corso dell’intervento della CIGS o al termine di essa, ritenga di non essere in grado di reimpiegare tutto i lavoratori sospesi e di non poter ricorrere a misure alternative, deve presentare un piano di gestione degli esuberi che può passare attraverso procedure di mobilità, ricollocamento in altre aziende, pensionamenti, ecc.;
e) evento improvviso ed imprevisto esterno alla gestione aziendale. E’ questa un’ipotesi che fa discendere l’intervento integrativo dalla imprevedibilità dell’evento che ha causato la crisi. Le aziende, per poter accedere a questo ammortizzatore sociale, devono comunque dimostrare l’imprevedibilità dell’evento che ha causato la crisi, la rapidità con la quale l’evento ha prodotto gli effetti negativi, la completa autonomia rispetto alle politiche di gestione aziendale.
Ai fini dell’approvazione del programma di crisi aziendale, devono ricorrere le condizioni di cui sopra dalle lettere a) alla d).
Ai fini dell’approvazione del programma aziendale per evento improvviso ed imprevisto di cui alla lettera e) , la domanda viene valutata anche in assenza delle condizioni previste dalle lettere a) e b), sempre però che vi siano i requisiti di cui alle lettere c) e d).
il Governo ha emanato il D.M. N. 46863 il 29 giugno 2009 il quale prevede, per gli anni 2009, 2010 e 2011, che la domanda, venga valutata anche in assenza del piano di risanamento. Il D.M. in questione ha precisato che, per evento improvviso ed imprevisto, s’intendono anche le riduzioni delle commesse, perdita di quote di mercato, contrazione delle esportazioni, difficoltà di accesso al credito che, prolungandosi nel tempo, comportino ricadute negative sui volumi produttivi e sui livelli occupazionali rientrando nelle previsioni dell’art. 1, comma 5 L. 223/91.
Formazione "on the job "
Al fine di incentivare la conservazione e la valorizzazione del capitale umano nelle imprese, in via sperimentale per gli anni 2009 e 2010, 2011 prorogata soltanto sino al 31 dicembre 2012, i lavoratori percettori di trattamenti di sostegno al reddito in costanza di rapporto di lavoro, possono essere utilizzati dall’impresa di appartenenza in progetti di formazione o riqualificazione che possono includere attività produttiva connessa con l’apprendimento. (art. 1, c. 1, D.L. 78/2009, convertito con modificazioni dalla legge 3 agosto 2009, n. 102).
L’integrazione salariale lorda, corrisposta al lavoratore è dovuta nella misura dell’80% della retribuzione globale e non può superare un limite massimale, il cui importo viene aggiornato annualmente, con effetto dal 1º gennaio di ciascun anno, nella misura del 100% dell’aumento derivante dalla variazione annuale dell’indice ISTAT (art. 1, comma 27, L. n. 247/2007; INPS circ. n. 12/2014), a seconda della retribuzione di riferimento.
L’integrazione spetta per le ore di lavoro non prestate, comprese fra le ore 0 e il limite dell’orario contrattuale, ma comunque non oltre le 40 ore settimanali (art. 2 L. n. 164 del 20 maggio 1975).
Nel caso in cui la riduzione dell’orario di lavoro, sia effettuata con ripartizione dell’orario su periodi ultrasettimanali predeterminati, l’integrazione è corrisposta sulla base della durata media settimanale (art. 2 D.lgs. 788 del 9 novembre 1945).
L’integrazione non è dovuta ai dipendenti che lavorano ad orario ridotto per le festività non retribuite e per le assenze che non comportino retribuzione. Così come non viene corrisposta ai lavoratori che, nei giorni di non lavoro, si dedichino al altre attività retribuite (art. 3 L.788 del 9 novembre 1945).
Gli importi dell’integrazione salariale e di conseguenza anche il massimale, devono essere rapportati alle ore di integrazione autorizzate e decurtate del 5,84% (aliquota contributiva prevista per gli apprendisti – Art. 26 L. 41 del 28 febbraio 1986). I ratei di mensilità aggiuntive (13 a, 14 a, premi di produzione), che abbiano i requisiti della continuità ed obbligatorietà sono integrabili, ovvero posti a carico dell’INPS, ma sempre nei limiti dell’applicazione del massimale. E’ stato infatti chiarito che, nel corso di un anno solare (si torna indietro di 365 gg. dall’inizio della CIGS), il trattamento di integrazione salariale compete per un massimo di dodici mensilità, comprensive dei ratei di mensilità aggiuntive (art. 44 c. 6, L. 326/03, Cassazione 6459/04). Ne deriva che le quote di tale retribuzione indiretta, maturate nel mese, sono da comprendersi nell’importo cui rapportare il trattamento di integrazione salariale che è comunque soggetto ai massimali e quindi in concreto sono raramente rimborsabili dall’INPS.
Circolare 25 del 4 febbraio 2011.002.pdf
Cari compagni e compagne, il 30 dicembre u.s. è stata pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, la legge n. 191 del 23 dicembre 2009 (Legge Finanziaria), che ha prorogato per l’anno 2010 la cigs per i nostri settori soggetti a proroghe e altro che di seguito indichiamo:
Il comma n. 136 prevede:
la proroga per l’anno 2010, della CIGS per le imprese commerciali da 50 a 200 dipendenti, agenzie di vigilanza con più di 15; agenzie di viaggio, compreso gli operatori turistici con più di 50 dipendenti, nei limiti di spesa di 45 milioni di euro. Attenzione poiché la norma non è automatica, occorrerà attendere il decreto attuativo, ma non dovrebbero esservi problemi;
il rifinanziamento delle proroghe a 24 mesi della CIGS per cessazione di attività;
il rifinanziamento per i contratti di solidarietà di tipo B (art. 5 e 8 legge n. 236/93);
l’iscrizione alle liste di mobilità (senza indennità) per lavoratori licenziati per giustificato motivo oggettivo, da aziende che occupano fino a 15 dipendenti;
la proroga del trattamento equivalente all’indennità di mobilità relativa agli ammortizzatori sociali in deroga. Proroga che si applica ai lavoratori licenziati o “cessati dal lavoro”, che sono esclusi dalla legge n. 223/91. La novità introdotta “cessati dal lavoro” è importante poiché rientrano anche i contratti a termine e non solo i lavoratori licenziati;
I commi 132/133 prevedono: – ai lavoratori con 35 anni di anzianità contributiva che siano disoccupati e percettori di trattamento di sostegno al reddito (indennità disoccupazione, mobilità), qualora accettino un posto di lavoro che preveda una riduzione del salario di almeno il 20% rispetto a quanto percepito in precedenza (norma che si applica solo per l’anno 2010 e nei limiti di 40 milioni di euro quale copertura finanziaria), viene riconosciuta la contribuzione figurativa per la differenza, utile per la maturazione del diritto alla pensione. Attenzione, poiché anche qui occorrerà il decreto attuativo, inoltre saranno i lavoratori che dovranno fare domanda per l’accredito e, nel caso fossero terminati i soldi, rimarrebbero fregati.
I commi 134 e 135 prevedono: – le imprese che assumono lavoratori che percepiscono l’ indennità di disoccupazione non agricola, con requisiti normali e che abbiano almeno 50 anni di età, beneficiano degli sgravi contributivi previsti dalla legge n. 223/91(art. 8 comma 2-assunzione a termine sino ad un massimo di 12 mesi). La durata della riduzione contributiva è prolungata per chi assume lavoratori in mobilità o che siano in disoccupazione non agricola purchè i lavoratori abbiano almeno 35 anni di anzianità contributiva. Queste norme valgono esclusivamente per l’anno 2010 e comunque nei limiti di 120 milioni di euro di copertura finanziaria.
Commi 138 e 139 : – vengono confermate, per l’anno 2010, le norme vigenti relative agli ammortizzatori sociali in deroga (cassa integrazione, mobilità, disoccupazione) anche con riferimento a settori produttivi e ad aree regionali. Ricordiamo che la legislazione prevede che le risorse siano ripartite ( 70% a carico dello Stato e 30% a carico delle Regioni). Ricordiamo che, per le aziende che hanno unità produttive in più Regioni, gli incontri si svolgono al Ministero del Welfare che convoca anche le Regioni interessate. Le Regioni, nella maggioranza dei casi non si presentano. In questo caso il Ministero, prima di emanare i provvedimenti deve attendere che dalle regioni interessate, pervenga parere favorevole. Ricordiamo inoltre che, in caso di proroghe, la misura dei trattamenti di cui al periodo precedente e’ ridotta del 10 per cento nel caso di prima proroga, del 30 per cento nel caso di seconda proroga e del 40 per cento nel caso di proroghe successive, di conseguenza è utile (nei limiti del possibile) che la prima proroga sia prevista per il periodo massimo, ovvero 12 mesi. I trattamenti di sostegno del reddito, dalla seconda proroga in poi, possono essere erogati esclusivamente nel caso di frequenza di specifici programmi di reimpiego, anche miranti alla riqualificazione professionale, organizzati dalla regione.
Comma n. 141 – Nel caso di proroga dei trattamenti di cassa integrazione guadagni in deroga alla normativa vigente, i fondi interprofessionali per la formazione continua, possono concorrere, nei limiti delle risorse disponibili, al trattamento spettante ai lavoratori dipendenti da datori di lavoro iscritti ai fondi medesimi. In caso di indennità di mobilità in deroga, la norma potrà valere dal 1° anno, nell’ambito delle risorse disponibili.
Vi ricordiamo che il diritto a percepire qualsiasi trattamento di sostegno al reddito, è subordinato alla dichiarazione immediata di disponibilità al lavoro o a un percorso di riqualificazione professionale. La comunicazione deve essere effettuata all’INPS. In caso di rifiuto ad un percorso di riqualificazione professionale o di un lavoro congruo, il lavoratore perde il diritto ai trattamenti di sostegno al reddito e lo status di disoccupato.
In caso di crisi aziendale e utilizzo di ammortizzatori sociali, in particolare per quelli in deroga, dobbiamo cercare di unire le politiche passive a quelle attive, per dare un futuro ai lavoratori. E’ importante quindi, che gli accordi contengano anche percorsi formativi di riqualificazione/aggiornamento professionale, anche alla luce della normativa vigente.
La legge finanziaria, interviene anche su altri aspetti: collaboratori, lavoro somministrato, lavoro accessorio, apprendistato, incentivi e hanno ripristinato lo staff leasing, su questi aspetti vi invieremo circolari specifiche. Alleghiamo gli estratti della legge finanziaria 2010 relativi ai commi sopra trattati.
ESTRATTO – LEGGE FINANZIARIA 2010 N. 191/2009
132. In via sperimentale per l’anno 2010, ai beneficiari di qualsiasi trattamento di sostegno al reddito non connesso a sospensioni dal lavoro, ai sensi della legislazione vigente in materia di ammortizzatori sociali, che abbiano almeno trentacinque
anni di anzianita’ contributiva e che accettino un’offerta di lavoro che preveda l’inquadramento in un livello retributivo inferiore di almeno il 20 per cento a quello corrispondente alle mansioni di provenienza, e’ riconosciuta la contribuzione figurativa integrativa, fino alla data di maturazione del diritto al pensionamento e comunque
non oltre la data del 31 dicembre 2010.
133. La contribuzione figurativa integrativa e’ pari alla differenza tra il contributo accreditato nelle mansioni di provenienza e il contributo obbligatorio spettante in relazione al lavoro svolto ai sensi del comma 132. Tale beneficio e’ concesso a
domanda nel limite di 40 milioni di euro per l’anno 2010. Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sono disciplinate le modalita’ di attuazione del presente comma.
134. In via sperimentale per l’anno 2010, la riduzione contributiva prevista dall’articolo 8, comma 2, e dall’articolo 25, comma 9, della legge 23 luglio 1991, n. 223, e’ estesa, comunque non oltre la data del 31 dicembre 2010, ai datori di lavoro che assumono i beneficiari dell’indennita’ di disoccupazione non agricola con requisiti normali di cui all’articolo 19, primo comma, del regio decreto-legge 14 aprile 1939, n. 636, convertito, con modificazioni dalla legge 6 luglio 1939, n. 1272, che abbiano almeno cinquanta anni di eta’. La durata della riduzione contributiva prevista dal citato
articolo 8, comma 2, e dal citato articolo 25, comma 9, della legge n. 223 del 1991 e’ prolungata, per chi assume lavoratori in mobilita’ o che beneficiano dell’indennita’ di disoccupazione non agricola con requisiti normali, che abbiano almeno trentacinque anni di anzianita’ contributiva, fino alla data di maturazione del diritto al pensionamento e comunque non oltre la data del 31 dicembre 2010.
135. Il beneficio di cui al comma 134 e’ concesso a domanda nel limite di 120 milioni di euro per l’anno 2010. Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sono disciplinate le modalita’ di attuazione del comma 134 e del presente comma.
136. Sono prorogate, per l’anno 2010, le disposizioni di cui ai commi 10-bis, 11, 13, 14, 15 e 16 dell’articolo 19 del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, e successive modificazioni. Al comma 10-bis del medesimo articolo 19, dopo le parole: «in caso di licenziamento»
sono inserite le seguenti: «o di cessazione del rapporto di lavoro».
138. In attesa della riforma degli ammortizzatori sociali per l’anno 2010 e nel limite delle risorse di cui al comma 140, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, puo’ disporre, sulla base di
specifici accordi governativi e per periodi non superiori a dodici mesi, in deroga alla normativa vigente, la concessione, anche senza soluzione di continuita’, di trattamenti di cassa integrazione guadagni, di mobilita’ e di disoccupazione speciale, anche con riferimento a settori produttivi e ad aree regionali. Nell’ambito delle risorse finanziarie destinate per l’anno 2010 alla concessione in deroga alla normativa vigente, anche senza soluzione di continuita’, di trattamenti di cassa integrazione guadagni, di mobilita’ e di disoccupazione speciale, i trattamenti concessi ai sensi dell’articolo 2, comma 36, della legge 22 dicembre 2008, n. 203, e successive modificazioni, e dell’articolo 19, comma 9, del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, e successive modificazioni, possono essere prorogati, sulla base di specifici accordi governativi e per periodi non superiori a dodici mesi, con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di
concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze. La misura dei trattamenti di cui al periodo precedente e’ ridotta del 10 per cento nel caso di prima proroga, del 30 per cento nel caso di seconda proroga e del 40 per cento nel caso di proroghe successive. I trattamenti di sostegno del reddito, nel caso di proroghe successive alla seconda, possono essere erogati esclusivamente nel caso di frequenza di specifici programmi di reimpiego, anche miranti alla riqualificazione professionale, organizzati dalla regione.
139. Al fine di garantire criteri omogenei di accesso a tutte le forme di integrazione del reddito, si applicano anche ai lavoratori destinatari della cassa integrazione guadagni in deroga e della mobilita’ in deroga, rispettivamente, le disposizioni di cui
all’articolo 8, comma 3, del decreto-legge 21 marzo 1988, n. 86, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 maggio 1988, n. 160, e di cui all’articolo 16, comma 1, della legge 23 luglio 1991, n. 223. Con riferimento ai lavoratori di cui al primo periodo, ai fini del calcolo del requisito di cui al citato articolo 16, comma 1, della
legge n. 223 del 1991, si considerano valide anche eventuali mensilita’ accreditate dalla medesima impresa presso la Gestione separata di cui all’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, con esclusione dei soggetti individuati ai sensi
dell’articolo 1, comma 212, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, per i soggetti che abbiano conseguito in regime di monocommittenza un reddito superiore a 5.000 euro complessivamente riferito a dette mensilità.
140. Gli oneri derivanti dai commi da 136 a 139 sono posti a carico delle risorse di cui alla delibera del CIPE n. 2/2009 del 6 marzo 2009, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 90 del 18 aprile 2009, al netto delle risorse anticipate al 2009 dalla delibera del
CIPE n. 70/2009 del 31 luglio 2009, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 258 del 5 novembre 2009, e delle risorse individuate per l’anno 2010 dall’articolo 1, commi 2 e 6, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102.
141. All’articolo 19 del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, come da ultimo modificato dalla presente legge, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) dopo il comma 4 e’ inserito il seguente:
«4-bis. Al fine di favorire il reinserimento al lavoro, l’INPS comunica al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, per la successiva pubblicazione nella borsa continua nazionale del lavoro di cui all’articolo 15 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n.
276, e successive modificazioni, i dati relativi ai percettori di misure di sostegno al reddito per i quali la normativa vigente prevede, a favore dei datori di lavoro, incentivi all’assunzione ovvero, in capo al prestatore di lavoro, l’obbligo di accettare
un’offerta formativa o un’offerta di lavoro congruo»;
1) al terzo periodo, le parole: «per l’anno 2009» sono sostituite
dalle seguenti: «per gli anni 2009 e 2010»;
2) sono aggiunti, in fine, i seguenti periodi: «Nel caso di proroga dei trattamenti di cassa integrazione guadagni in deroga alla normativa vigente, i fondi interprofessionali per la formazione continua di cui all’articolo 118 della legge 23 dicembre 2000, n.
388, e successive modificazioni, possono concorrere, nei limiti delle risorse disponibili, al trattamento spettante ai lavoratori dipendenti da datori di lavoro iscritti ai fondi medesimi. In caso di indennita’ di mobilita’ in deroga alla normativa vigente concessa ai dipendenti licenziati da datori di lavoro iscritti ai fondi interprofessionali per la formazione continua, il concorso finanziario dei fondi medesimi puo’ essere previsto, nell’ambito delle risorse disponibili, nei casi di prima concessione in deroga. I fondi interprofessionali per la formazione continua e i fondi di cui all’articolo 12 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e successive modificazioni, possono accedere alla banca dati di cui al comma 4 del presente articolo, per la gestione dei relativi
trattamenti e lo scambio di informazioni».
Roma 31 agosto 2009
Oggetto: CIGS per crisi aziendale per evento improvviso Ed imprevisto, modifica dei criteri
Vi comunichiamo che il 25 agosto u.s. è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto ministeriale n. 46863 che modifica per gli anni 2009-2011, uno dei criteri di valutazione per le domande di CIGS per crisi aziendale per evento improvviso ed imprevisto.
Precisiamo che il Ministero del Lavoro aveva emanato una nota, inviatavi il 2 aprile u.s., nella quale chiariva che tra gli eventi improvvisi ed imprevisti rientravano la riduzione delle commesse, la perdita di quote di mercato o la riduzione del medesimo, la difficoltà di accesso al credito o la contrazione delle esportazioni, ecc.. L’ultimo decreto di fatto completa quella nota e precisa che le domande di CIGS per crisi aziendale conseguente ad un evento improvviso ed imprevisto verranno valutate anche in assenza di un piano di risanamento.
Di conseguenza, quanto previsto dal D.M. 18 dicembre 2002 n. 31826 all’art. 1 lettera c (“Deve essere presentato da parte dell’impresa, un piano di risanamento che, sul presupposto delle cause che hanno determinato la situazione di crisi aziendale, definisca le azioni intraprese o da intraprendere per il superamento delle difficoltà dell’impresa, distinte per ciascun settore di attività dell’impresa stessa, nonché per ciascuna unità aziendale interessata all’intervento straordinario di integrazione salariale.”) è superato dalle nuove disposizioni.