Source: https://www.a-dif.org/2019/01/28/recidiva-di-governo-dopo-il-caso-diciotti-un-caso-sea-watch/
Timestamp: 2019-12-15 16:37:37+00:00
Document Index: 143351215

Matched Legal Cases: ['art.33', 'art. 3', 'art. 96', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 9', 'sentenza ', 'art. 13', 'sentenza ', 'art. 5']

Recidiva di governo. Dopo il caso Diciotti un caso Sea Watch ? – Associazione Diritti e Frontiere – ADIF
Home »Diritti»Diritti e frontiere»Recidiva di governo. Dopo il caso Diciotti un caso Sea Watch ?
Recidiva di governo. Dopo il caso Diciotti un caso Sea Watch ?
Posted on 28 Gennaio 2019 28 Gennaio 2019 AuthorFulvio Vassallo Paleologo
Aggiornamento alle ore 21 di lunedì 28 gennaio
Da Palazzo Chigi arriva in Rai la notizia capovolta dell’apertura di un procedimento contro l’Italia davanti alla Corte Europea dei diritti dell’Uomo. Sembra quasi che il governo accusi la ONG Sea Watch come una parte provocatrice che avrebbe strumentalizzato l’azione di salvataggio. Provocatore sarà chi minaccia denunce in procura e si rende responsabile recidivo del reato di sequestro di persona, irridendo l’operato della magistratura. D’altra parte sarà necessario combattere ogni giorno il negazionismo di stato. E questo si farà anche davanti ai tribunali italiani.
“Il caso Sea Watch 3 – spiega palazzo Chigi – è adesso all’attenzione della Corte europea dei diritti dell’uomo, attivata dal comandante della nave e dal capo missione”. “L’Italia – viene precisato – ritiene che la giurisdizione, nel caso di specie, appartenga all’Olanda, in quanto paese di bandiera della nave che ha effettuato il salvataggio in acque internazionali. Pertanto domani l’Italia depositerà una memoria davanti alla Corte, con la quale farà valere la giurisdizione olandese, contestando la propria legittimazione passiva. In altri termini, affermerà che non è l’Italia a dover rispondere di questo caso, alla luce del diritto nazionale e internazionale”. –
Ogni ora che passa, le analogie tra il caso Sea Watch 3, bloccata in rada ad Augusta da quattro giorni, ed il caso Diciotti, bloccata nel porto di Catania la scorsa estate, aumentano. In questo ultimo caso il ministro dell’interno ha fatto chiedere dal Prefetto alla Capitaneria di Porto di Siracusa l’emanazione di un divieto di navigazione attorno alla nave per un raggio di 800 metri ed ha bloccato persino lo sbarco dei minori, richiesto dalla Procura del Trubunale dei minori di Catania. Mortificato il ruolo di soccorso della Guardia costiera, si ricorre alla Guardia di finanza anche per la sorveglianza marittima nelle acque territoriali, alla ricerca di altrui elementi per difendere il ministro dell’interno e costruire un castello accusatorio contro gli operatori umanitari. Stanno fioccando denunce e ricorsi.
I leghisti dicono che se si mette sotto accusa il ministro dell’interno si mette sotto accusa l’intero governo. Evidentemente hanno già rimosso il principio della natura personale della pena. Uno dei pilastri del sistema democratico. Ma per quanto tempo si potra’ andare avanti cosi’? Questa politica di chisura dei porti sta isolando il governo italiano e frantumando la coesione sociale. Una strategia di morte che non si può legittimare con il consenso elettorale.
Il Garante nazionale delle persone private della libertà personale si è espresso oggi con molta chiarezza, denunciando una “illecita detenzione”, ripetendo quanto già affermato a suo tempo quando i naufraghi soccorsi in mare venivano trattenuti a bordo della nave della Guardia costiera Diciotti, attraccata nel porto di Catania. Una nave umanitaria che ha effettuato una operazione di soccorso non si può trasformare in una prigione galleggiante. Non serve per “difendere i confini” e non aumenta il poeter contrattuale del nostro paese per la necessaria redistribuzione dei richiedenti asilo a livello europeo. Soprattutto non si può, con un provvedimento di rifiuto dello sbarco, ledere le garanzie costituzionali accordate a chiunque si trovi in frontiera dagli articoli 10,13,24 e 32 della Costituzione italiana e dalla Convenzione di Ginevra sui rifugiati (art.33).
Come scrive il Fatto Quotidiano, “il Garante nazionale dei detenuti, Mauro Palma ha scritto al Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Danilo Toninelli, chiedendo l’immediato attracco della nave e il conseguente sbarco delle persone soccorse. Secondo Palma, “la situazione di stallo venutasi a creare per gli effetti della mancata autorizzazione all’attracco e dell’impossibilità della nave di riprendere la navigazione determina la privazione di fatto della libertà dei migranti soccorsi. Oltretutto è stato anche superato il limite massimo di 96 ore che la legge prevede per il fermo di una persona senza convalida giurisdizionale”. Palma ha inoltre informato delle sue preoccupazioni la Procura di Siracusa, in particolare sulle possibili responsabilità penali riguardo a un’illecita detenzione dei migranti e sui rischi di condanne del nostro Paese in sede internazionale.”
Secondo quanto riferisce oggi l’ADNKRONOS, il Garante nazionale per l’infanzia ha scritto una lettera al ministro dell’interno ed ai presidenti di Senato e Camera per solelcitare l’immediato sbarco dei minori presenti a bordo della nave.” ‘E assicurargli un’adeguata accoglienza’ – Informati della segnalazione Mattarella e i presidenti di Senato e Camera Roma. (AdnKronos) – ”A proposito dei diritti dei minorenni presenti a bordo della nave Sea WATCH 3, ormeggiata in acque italiane, ho inviato una segnalazione al presidente del Consiglio e al Ministro dell’Interno ai sensi dell’art. 3 della legge 112/2011, istitutiva dell’Autorità. Nota della quale ho informato il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e i Presidenti di Senato e Camera. La condizione di vulnerabilità delle persone di minore età deve essere tutelata immediatamente e adeguatamente nel rispetto della legge interna e delle norme internazionali alla luce del principio del superiore interesse del minore. Per questo i minorenni presenti sulla Sea WATCH vanno fatti sbarcare”. Così Filomena Albano, Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza. La legge italiana prevede che il respingimento non possa avvenire ”in nessun caso”. Le fonti internazionali, europee e interne stabiliscono poi per le persone di minore età il diritto a un’adeguata accoglienza in Italia. ”Questo significa – prosegue Filomena Albano – attivare le procedure previste dalla legge 47/2017 sui minori stranieri non accompagnati. E quindi valutare caso per caso come realizzare il superiore interesse del minore attraverso l’identificazione, un colloquio conoscitivo e la nomina di un tutore”. Adeguata accoglienza che trova realizzazione anche attraverso ricongiungimento, affidamento familiare e inclusione. La nota inviata questa mattina a Giuseppe Conte e a Matteo Salvini evidenzia infine che i diritti sanciti dalla Convenzione di New York – diritto all’uguaglianza, alla vita, alla sopravvivenza, allo sviluppo, alla famiglia, alla salute, all’educazione – vanno garantiti a prescindere da ogni considerazione di origine nazionale. La segnalazione di oggi fa seguito alla richiesta di informazioni sui minorenni a bordo della Sea WATCH già inviata il 25 gennaio al Comandante generale della Guardia Costiera e, per conoscenza, al Dipartimento libertà civili e immigrazione del ministero dell’Interno.
Secondo un’agenzia di questa stessa giornata, (AGI) – Siracusa, 28 gen. – “Non ha commesso alcun reato il comandante della Sea Watch e non e” stata neppure presa in considerazione al momento l”ipotesi di un eventuale sequestro della nave”. Lo dice il procuratore di Siracusa, Fabio Scavone, in riferimento al caso della Sea Watch che ha aperto un fascicolo d”indagine senza reati ne” indagati. Per il magistrato “ha salvatore i migranti e scelto quella che appariva la rotta piu” sicura in quel momento”. Acquisite dai suoi uffici le informative della Capitaneria di porto e le relazioni giunte dal natante della ong tedesca. La procura di Siracusa, aveva gia” spiegato nei giorni scorsi, che e” interessata a verificare le condizioni igienico-sanitarie della nave e le sue dotazioni di sicurezza. La procura ha preso informazioni anche sulla questione dei minori presenti sulla nave della Ong tedesca. Se la nave, spiega il procuratore, decidesse di riprendere la navigazione, occorrera” valutare le condizioni di idoneita” della nave stessa, “cioe” se ha a sua disposizione una dotazione di salvamento per tutte le persone a bordo, altrimenti e” impossibile che possa prendere il mare”.
Mentre sembra sgretolarsi il castello di calunnie montato ad arte dal ministro dell’interno per giustificare il blocco della Sea Watch e conquistare altri consensi elettorali sulla pelle dei naufraghi, è stata resa nota, in queste stesse ore, la Relazione del Tribunale dei ministri di Catania che, malgrado il contrario avviso del procuratore capo, ha chiesto al Parlamento di mettere in stato di accusa il ministro dell’interno nel procedimento Diciotti, aperto dalla procura di Agrigento lo scorso anno. Una decisione che va letta attentamente, anche perchè conferma come in questa ultima vicenda della Sea Watch le autorità di governo che sono intervenute per impedire il sollecito sbarco dei naufraghi in un porto sicuro, stiano continuando a violare leggi e Convenzioni internazionali. Riportiamo alcuni passi della Relazione del Tribunale dei ministri di Catania, che va comunque letta per intero, in modo che tutti possano valutare come in questa occasione non sia soltanto in gioco la sorte di 47 naufraghi e degli operatori umanitari che li hanno soccorsi, ma il principio di legalità e il ruolo della magistratura, come stabiliti dalla Carta Costituzionale. Non solo dunque una questione che si ricollega alla salvaguardia del diritto alla vita ed alla integrità fisica e psichica delle persone, ma una vera emergenza democratica. Sulla quale tutti siamo impegnati in prima persona a difendere i valori della solidarietà e della legalità costituzionale. Tra pochi giorni vedremo quanto rimane della funzione di giudizio del Parlamento italiano come prevista dalla Costituzione. Il Senato . “ai sensi del combinato disposto dell’art. 96 Cost. e dell’art. 9, co. 5 ss. della legge costituzionale n. 1 del 1989 – potrà negare l’autorizzazione a procedere, a maggioranza assoluta dei suoi componenti, “ove reputi, con valutazione insindacabile, che l’inquisito abbia agito per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell’esercizio della funzione di Governo” (art. 9, co. 3, l. cost. n. 1/89)”.
“La richiesta di autorizzazione è pubblicata sul sito internet del Senato, dal quale si apprende altresì che la Giunta per le autorizzazioni a procedere dovrà produrre la propria relazione entro il 22 febbraio p.v. e successivamente la delibera sull’autorizzazione dovrà essere adottata – conformemente al termine di 60 giorni fissato dall’art. 9, co. 3 l. cost. n. 1/89 – entro il 23 marzo p.v”. Mercoledì prossimo ci sarà la prima riunione della Giunta per le autorizzazioni.
Ecco alcuni passaggi della decisione del Tribunale dei ministri di Catania, che è molto artticolata, come sintetizzati dai redattori della Rivista Diritto Penale Contemporaneo, con profili che potrebbero risultare molto attuali, ancora in questi giorni.
“La condotta tipica del reato ascritto al Ministro dell’Interno consisterebbe nelle illegittime direttive impartiteal Dipartimento per le Libertà Civili e per l’Immigrazione: a partire dal 20 agosto – giorno dell’attracco a Catania, e dunque momento in cui era divenuto materialmente possibile effettuare lo sbarco – fino al 25 agosto – giorno dell’indicazione del porto di Catania come POS – tali direttive hanno determinato un apprezzabile quanto ingiustificato ritardo nell’indicazione del POS da parte del Dipartimento per le Libertà Civili e per l’Immigrazione, ritardo da cui è direttamente scaturita una situazione di illegittima compressione della libertà personale di movimento delle persone a bordo della Diciotti”.
“Il Tribunale dei Ministri rileva altresì la sussistenza, in capo all’indagato, del dolo generico del sequestro: consapevolezza e volontà di impedire lo sbarco attraverso le proprie direttive si evincono sia dalle plurime esternazioni rivolte dallo stesso on. Salvini ai media, sia dalle dichiarazioni rilasciate al Tribunale dei Ministri dai vertici amministrativi preposti alle strutture ministeriali investite della questione, puntualmente riportate nella motivazione. “
“Il Tribunale dei Ministri osserva come «lo sbarco di 177 cittadini stranieri non regolari non potesse costituire un problema cogente di ordine pubblico, per diverse ragioni, ed in particolare: a) in concomitanza con il “caso Diciotti”, si era assistito ad altri numerosi sbarchi dove i migranti soccorsi non avevano ricevuto lo stesso trattamento; b) nessuno dei soggetti ascoltati da questo Tribunale ha riferito (come avvenuto invece per altri sbarchi) di informazioni sulla possibile presenza, tra i soggetti soccorsi, di “persone pericolose” per la sicurezza e l’ordine pubblico nazionale» (p. 40)”.
“In realtà, soggiunge il collegio, «la decisione del Ministro non è stata adottata per problemi di ordine pubblico in senso stretto, bensì per la volontà meramente politica […] di affrontare il problema della gestione dei flussi migratori invocando, in base ad un principio di solidarietà, la ripartizione dei migranti a livello europeo tra tutti gli Stati membri» (p. 40). Proprio a questo riguardo, peraltro, la motivazione evidenzia come, nel perseguire tali finalità di ordine politico, la decisione del Ministro abbia finito per travalicare precisi limiti di ordine costituzionale e sovranazionale che dovrebbero invece informare l’agire delle istituzioni. Si richiama, sul punto, la sentenza della Corte Costituzionale n. 105 del 2001, che pur prendendo atto dei molteplici interessi pubblici coinvolti nella gestione dei flussi migratori, ha ribadito il carattere inviolabile dell’art. 13 Cost., spettante ai singoli in quanto essere umani, e dunque a prescindere dalla loro eventuale condizione di migranti irregolari. Ancora, si richiama la sentenza resa nel 2016 dalla Grande Camera della Corte europea dei diritti dell’uomo nel caso Khlaifia ed altri c. Italia, che ha già condannato il nostro Paese per la violazione dell’art. 5 della Convenzione, in un caso simile a quello in esame, dove i migranti appena sbarcati erano stati arbitrariamente trattenuti (anche) a bordo di navi.”
“I giudici del tribunale dei ministri di Catania concludono infine che “nel caso in esame, le direttive impartite dal Ministro Salvini al Dipartimento per le Libertà Civili e per l’Immigrazione non possono essere qualificate come atti politici in senso stretto: invero, la designazione del place of safety costituisce un atto dovuto, privo – come visto alla luce della normativa sovranazionale e nazionale applicabile – di discrezionalità nell’an; inoltre, il diniego allo sbarco incide direttamente sulla sfera giuridica dei suoi destinatari, e dunque non può essere automaticamente sottratto al sindacato del giudice penale”.
“Trattandosi, in conclusione, di un atto amministrativo (illegittimo) motivato da “ragioni politiche”, esso potrà costituire oggetto di procedimento penale, ben inteso laddove la Camera di appartenenza rilasci l’autorizzazione a procedere di cui si è detto”.
Sono passaggi che mettono bene in evidenza quanto la questione SEA WATCH travalichi il problema -pur importantissimo- dello sbarco dei migranti in un porto sicuro e consista in una vera e propria emergenza democratica, soprattutto in un momento nel quale sono ancora in corso i tentativi del ministero dell’interno per criminalizzare l’intervento umanitario, per incriminare il comandante della nave e giungere magari al sequestro, e forse anche per incriminare i parlamentari che hanno visitato la Sea Watch ancorata nella rada di Augusta.
CategoriesDiritti e frontiereTagsDiciotti, Guardia Costiera, Guardia di Finanza, salvini, Tribunale dei ministri