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Timestamp: 2019-10-20 20:24:42+00:00
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Matched Legal Cases: ['art.700', 'sentenza ', 'art.700', 'art.11', 'art.9', 'art.4', 'art.11', 'art.9', 'art.4', 'art.669']

Privacy nel condominio: affissione in bacheca di dati personali e art.700 c.p.c - Tribunale Napoli - sentenza n. del 27/04/2005
Privacy nel condominio: affissione in bacheca di dati personali e art.700 c.p.c
ordinanza del 27/04/2005
Il trattamento dei dati personali, in qualunque forma, anche nell'ambito del condominio , deve basarsi sul rispetto dei principi (sanciti dall’art.11 del D.Lgs. 196/2003, riprendendo analoga previsione contenuta nell’art.9 legge 31 dicembre 1996 n.675) di pertinenza e non eccedenza rispetto agli scopi per i quali i dati stessi vengono raccolti.
Nel caso del condominio, si intende pertinente la diffusione di dati personali qualora essi rientrino nell'ambito delle informazioni di utilita' per i condomini. Utilita' che renda dunque necessaria la comunicazione a tutti i condomini comprensiva di eventuali dati personali, che solo in questo caso sono dunque ammessi e pertinenti.
Nella vicenda esaminata, si prende atto dell' affissione in bacheca condominiale di una denuncia (che riporta i dati personali ed identificativi della ricorrente). Tale affissione comporta e rappresenta una diffusione di dati (definita dall'art.4 D.Lgs. 196/2003 come “ il dare conoscenza dei dati personali a soggetti indeterminati, in qualunque forma, anche mediante la loro messa a disposizione o consultazione ”) sicuramente inosservante dei principi sopra descritti. Questo in quanto la diffusione dei dati personali in esame rende nota una vicenda personale ad estranei, e al contempo non risulta di alcuna utilita' per il condominio, o meglio avrebbe avuto pari utilita' la comunicazione stessa se fosse avvenuta senza diffusione di dati personali.
SEZIONE DISTACCATA DI AFRAGOLA
Letti gli atti, sciolta la riserva assunta nel proc. R.G.A.C. 107/2005, esaminate le note illustrative depositate dalle parti nel termine accordato;
All'esito della comparazione delle parti, merita conferma il decreto di accoglimento dell'istanza cautelare emesso in data 23 marzo 2005.
In via preliminare, non può ravvisarsi la cessazione della materia del contendere. La rimozione del contestato documento dalla bacheca de qua è stata effettuata dall'amministratore resistente –come da egli chiaramente ammesso in sede di interrogatorio libero- solo in un momento successivo alla notifica del decreto sopra menzionato: si versa, pertanto, in ipotesi di esecuzione spontanea di un provvedimento giudiziale non definitivo, idonea a determinare la cessazione della materia del contendere soltanto se accompagnata da un riconoscimento, espresso o implicito, della fondatezza dell'avversa pretesa ( ex plurimis , Cass., 22 marzo 2002 n.4127), nella specie del tutto mancante, attesa la contestazione sollevata dal resistente.
Muovendo ora alla delibazione nel merito sulla fondatezza della richiesta cautelare, in punto di fatto appare acclarato (ed oltremodo non controverso tra le parti in lite) che l'amministratore resistente abbia affisso la denuncia-querela da lui sporta avverso la ricorrente (per asseriti contegni minacciosi da questa tenuti nei confronti di operai incaricati dello svolgimento di lavori deliberati dall'assemblea condominiale) nella –unica- bacheca condominiale, collocata sulla parete perimetrale esterna dello edificio più prossimo all'ingresso del parco, e cioè in una posizione di immediata ed agevole percezione ed in luogo aperto –a prescindere dalla visibilità dall'esterno del cancello- al passaggio non solo dei condomini ma altresì di un numero indeterminato di persone estranee al condominio, le quali, per un qualsivoglia motivo, vi facessero accesso.
Tanto chiarito, rileva il giudicante, in ordine al fumus boni juris – cioè l'accertamento delibativo sul diritto cautelando-, che l'amministratore di un condominio è, a mente del D.Lgs. 30 giugno 2003 n.196, responsabile dei dati personali ed identificativi dei singoli condomini, da raccogliere, trattare ed utilizzare ai soli fini necessari alla gestione amministrativa dei beni di proprietà comune.
Il trattamento di suddetti dati, in ogni forma compiuto, deve essere improntato al rispetto dei principi (sanciti dall'art.11 del D.Lgs. 196/2003, riprendendo analoga previsione contenuta nell'art.9 legge 31 dicembre 1996 n.675) di pertinenza e non eccedenza rispetto agli scopi per i quali i dati stessi vengono raccolti: con specifico riferimento alla fattispecie del condominio, la pertinenza è da intendersi nel senso di rilevanza ed utilità per la comunità condominiale, da cui può derivare anche una giustificata comunicazione di informazioni (tra cui dati personali) tra condomini purchè riguardanti l'amministrazione e il funzionamento del condominio.
Per converso, nella vicenda in esame, la esposizione in bacheca della denuncia (nella quale vengono riportati dati personali ed identificativi della ricorrente) concreta una diffusione di dati (definita dall'art.4 D.Lgs. 196/2003 come “ il dare conoscenza dei dati personali a soggetti indeterminati, in qualunque forma, anche mediante la loro messa a disposizione o consultazione ”) sicuramente inosservante dei menzionati principi, e ciò per una duplice, concorrente motivazione:
a) perché idonea a rendere edotti dei dati anche soggetti estranei;
b) perché concernente una vicenda privata e personale del singolo condomino, non ravvisandosi in capo agli altri condomini alcun interesse alla conoscenza del fatto divulgato, interesse che comunque, seppure in ipotesi ritenuto sussistente (per l'eventuale intralcio al compimento dei lavori condominiali arrecato dalla condotta oggetto di denuncia), ben poteva essere soddisfatto con modalità altrettanto efficaci e di sicuro non violative della normativa sul trattamento dei dati (ad es. comunicando siffatti dati mediante singole missive oppure in sede di assemblea condominiale).
Il riscontrato vulnus al diritto della ricorrente al corretto trattamento dei propri dati personali giustifica, quanto al fumus boni juris , l'adozione del provvedimento di urgenza di immediata rimozione del documento dalla bacheca ed esime il giudicante dalla delibazione sulle lesioni alle ulteriori situazioni giuridiche prospettate nell'atto introduttivo (diritto all'onore, al decoro, all'immagine, all'identità personale), la cui verifica –ove ancora sollecitata- va rimessa nel giudizio di merito.
In relazione al periculum in mora , l'imminenza ed irreparabilità del pregiudizio sono immanenti alla natura personalissima della situazione giuridica lesa dall'altrui illustrato comportamento.
La statuizione sulle spese e competezne di procedimento va devoluta all'esito del giudizio di merito, per la cui instaurazione si fissa, ai sensi dell'art.art.669octies c.p.c., termine come in dispositivo.
In accoglimento dell'istanza cautelare, conferma il decreto emesso inaudita altera parte in data 23 marzo 2005;
Fissa il termine perentorio di giorni trenta dalla comunicazione della presente ordinanza per l'instaurazione del giudizio di merito.
Riserva all'esito del giudizio di merito la statuizione sulle spese e competenze di procedimento.
Afragola, 27 aprile 2005.