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Timestamp: 2017-09-23 18:30:17+00:00
Document Index: 60057170

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 32', 'art. 109', 'art. 109', 'art. 109', 'art. 19', 'art. 32', 'art. 22', 'art. 32', 'art. 34', 'sentenza ']

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1 Archivio Penale settembre dicembre 2013 fascicolo 3 anno LXV ISBN DOI / pag Hey! You! Get OV My Cloud! Accesso autoritativo alle nuvole informatiche e diritto internazionale Gianpaolo Maria Ruotolo 1. Premessa: oggetto dell indagine. Con l espressione cloud computing (in italiano spesso resa letteralmente con nuvola informatica ) si fa riferimento al complesso di strumenti tecnici attraverso i quali un utente elabora, usa e archivia, per il tramite di Internet, dati contenuti su computer remoti, cioè da questi non fisicamente raggiungibili, sfruttandone le potenzialità di calcolo e memorizzazione. Lungi dall esaurirsi in una mera forma di conservazione di dati, il servizio in questione ovre all utente, generalmente dietro pagamento di un canone, l opportunità di utilizzare apparecchiature molto avanzate e potenti senza essere costretto a dover investire importanti somme per il loro acquisto né doversi preoccupare della loro manutenzione, essendo suyciente il possesso di un computer che gli consenta di connettersi a Internet e, per il tramite di quest ultima, alla sua nuvola. Evidenti sono i vantaggi derivanti dal fatto che i dati così archiviati sono sempre raggiungibili dal loro titolare, indipendentemente dal luogo in cui si trova, e che l eventuale danneggiamento e finanche la distruzione del computer utilizzato per accedervi da remoto non potrà in alcun modo danneggiare i dati stessi, dal momento che i medesimi sono stipati sui servers del fornitore del servizio, che, è molto probabile, saranno anche dotati di meccanismi di sicurezza e ridondanza più sofisticati ed eycienti di quelli accessibili al solo utente finale. Il sistema in parola, peraltro, ovre anche la possibilità di consultazione ed elaborazione dei medesimi dati da parte di soggetti diversi, fisicamente situati in luoghi diverenti, con evidenti vantaggi riguardo alla loro condivisione e circolazione (si pensi, a mero titolo di esempio, alla possibilità overta a ogni membro di un gruppo di lavoro di apporre modifiche e revisioni ai dati di un progetto comune, rendendo le stesse immediatamente conoscibili a tutti gli altri membri della medesima equipe). È, peraltro, il caso di chiarire come il cloud computing abbia a oggetto prestazioni diverenziate, spesso contemporaneamente garantite dal fornitore come livelli diversi del servizio complessivamente overto: le funzioni di 853
2 854 Gianpaolo Maria Ruotolo tipo più complesso, infatti, necessitano spesso di quelle di livello inferiore per poter operare eycacemente. Si distinguono così: a) il servizio di infrastruttura (Infrastracture as a Service, IaaS), il livello di base del clouding, in cui il fornitore del servizio consente all utente essenzialmente di poter accedere alle sue strutture hardware da remoto, al fine di sfruttarne la potenza di calcolo e di memorizzazione 1 ; b) il servizio di piattaforma (Platform as a Service, PaaS) in cui l utente utilizza da remoto un pacchetto composto da diversi programmi e librerie che gli consentono di sviluppare applicazioni autonome 2 ; c) il servizio di software (Software as a Service, SaaS), il quale si fonda sull idea che il software stesso rappresenti oggigiorno una commodity 3 e che, di conseguenza, il medesimo abbia bisogno di essere personalizzato per venire incontro alle esigenze individuali dei singoli utenti 4. Quest ultima forma di cloud computing, la più evoluta, in ultima analisi, rappresenta una peculiare modalità di distribuzione del software, in cui il produttore fa utilizzare ai propri clienti, via Internet, i programmi di cui è proprietario: il SaaS si sostanzia così in un insieme di mezzi, servizi e competenze che spesso permette ai soggetti che ne usufruiscono di esternalizzare elementi del loro sistema informativo, beneficiando dell abbattimento dei relativi costi 5. Lo sfruttamento di tutti i servizi appena descritti, se da un lato ovre importanti opportunità ai suoi utenti, dall altro comporta però per questi ultimi anche dei rischi (si pensi, ad esempio, ai problemi derivanti alla continuità operativa in caso d interruzione del servizio di clouding, o a quelli per la riservatezza dei dati archiviati su servers remoti) e, ancora sotto il profilo più strettamente giuridico internazionalistico, pone una serie di quesiti del tutto sconosciuti a un uso più tradizionale del computer e finanche di Internet. 1. Si pensi al caso di Google Compute Engine, un servizio che consente ai suoi utenti di eseguire i loro calcoli sulle macchine virtuali Linux ospitate nelle server farms di Google. 2. È il caso di Google App Engine, servizio che permette ai suoi utenti lo sviluppo e l hosting di applicazioni web gestite dai Google Data Center. 3. Con l espressione commodity, come noto, si fa riferimento a quei beni overti su un mercato, senza diverenze qualitative, da diversi operatori; prodotti sivatti, in pratica, hanno caratteristiche identiche indipendentemente da chi li produce, come avviene per il petrolio o il latte. 4. Il concetto in parola costituisce uno sviluppo delle idee contenute nel pioneristico lavoro di O Reily, The Open Source Paradigm Shift, in oreilly.com/tim/articles/paradigmshift. 5. In letteratura si veda, da ultimo, Denny, Survey of Recent Developments in the Law of Cloud Computing and Software as a Service Agreement, in The Business Lawyer, 2010, 237 ss.
3 Hey! You! Get OV My Cloud! 855 Infatti tutti i servizi descritti implicano la memorizzazione dei dati dell utente in server farms 6 che potrebbero essere localizzate per i motivi più disparati (economicità, stato della legislazione nazionale et similia) in un Paese diverso sia da quello di appartenenza del fornitore del servizio sia di quello del suo utente finale. È altamente probabile, peraltro, che la delocalizzazione dei servizi di cloud possa assumere connotati ancora più estremi, se solo si pensa che il 28 aprile 2009 il Patent and Trademark OYce statunitense ha rilasciato, a favore di Google Inc., un brevetto relativo al progetto di una nave/server farm alimentata a energia marina 7 da collocarsi in acque internazionali, quindi in un luogo che è addirittura sottratto alla sovranità esclusiva di uno Stato 8. Il coinvolgimento nelle fattispecie di cloud computing di una pluralità di ordinamenti giuridici statali comporta quindi, sotto il profilo privatistico, la necessità di fissare dei criteri in base ai quali individuare il diritto applicabile ai rapporti in parola nonché il giudice competente a dirimere le relative controversie, e, in caso di fatti penalmente rilevanti commessi per il tramite di dati ospitati su un cloud o che in qualche modo siano ad essi collegati, quello di individuare quale siano l autorità inquirente competente e il giudice dotato di giurisdizione. Tra questi ultimi aspetti il presente lavoro si concentrerà, in particolare, sul tema dell acquisizione forzosa (cioè non autorizzata dal loro titolare) di dati ospitati sui clouds al fine di individuare le condizioni in presenza delle quali le autorità di uno Stato possono pretendere di accedere a dati conservati su clouds allocati sul territorio di un altro Stato. Si pensi, con riguardo a quest ultimo aspetto, al caso d indagini che rendano necessaria l apprensione di dati e informazioni archiviati su servers esteri e in particolare ai problemi che potrebbero insorgere nel caso in cui il Paese di allocazione del server non abbia concluso alcun accordo di cooperazione giudiziaria con quello dell autorità procedente. 2. La competenza ad adottare provvedimenti autoritativi sui dati archiviati nei clouds come un problema di diritto penale internazionale. La soluzione ai cennati profili relativi a diritto applicabile e giurisdizione competente a dirimere controversie relative alle obbligazioni che si instaurano tra fruitore e fornitore del servizio le quali, sia detto per inciso, possono essere sia del tipo c.d. business to business (B2B) sia di quello business 6. Con tale espressione ( fattoria di server ) ci si riferisce a una serie di server, collocati in un unico ambiente al fine di centralizzare gestione, manutenzione e sicurezza. 7. Il brevetto U.S. Patent OYce n. 7, 525, 207 concesso è relativo a un water based data center il quale «includes a floating platform mounted computer data center comprising a plurality of computing units, a sea based electrical generator in electrical connection with the plurality of computing units, and one or more sea water cooling units for providing cooling to the plurality of computing units». 8. Sul punto v. Swanson, Google Sets Sail: Ocean Based Server Farms and International Law, in Connecticut Law Review, 2011, 709 ss.
4 856 Gianpaolo Maria Ruotolo to consumer (B2C) 9 può certamente essere individuata facendo ricorso a norme di diritto internazionale privato, comuni o convenzionali: norme sivatte, come noto, hanno proprio la funzione di tracciare meccanismi e criteri idonei a disciplinare rapporti interprivatistici che siano caratterizzati da elementi di estraneità con un dato ordinamento statale 10. Meccanismi analoghi, però, non sono replicabili per risolvere i problemi di riparto di giurisdizione in campo penale. È appena il caso di ricordare, infatti, che sebbene le norme di conflitto possono riguardare ogni settore dell ordinamento giuridico e non esclusivamente quello giusprivatistico 11, le caratteristiche del diritto penale e della giurisdizione in quel campo e in particolare la circostanza che vi vuole forum e jus inscindibilmente legati rendono opportuna una trattazione e una elaborazione dogmatica delle relative situazioni di conflitto autonoma rispetto al diritto internazionale privato 12. Il problema della competenza ad adottare provvedimenti autoritativi sui dati archiviati su servers situati all estero ai fini della loro acquisizione forzosa nell ambito di un procedimento penale ci pare, quindi, debba essere inquadrato come una ipotesi di situazione di conflitto tra entità statali dotate di autonoma giurisdizione in materia penale, cioè come un problema di diritto penale internazionale. Come noto, con quest ultima espressione la dottrina si riferiva tradizionalmente 13 all insieme delle norme interne con le quali un dato ordinamento nazionale disciplina le fattispecie penalmente rilevanti caratterizzate da elementi di estraneità per un qualche aspetto (come, ad esempio, la cittadinanza 9. Per le definizioni v. Gillies, Electronic Commerce and International Private Law A Study of Electronic Consumer Contracts, Aldershot, Burlington, 2008, p. 15 ss. 10. Sul rapporto tra diritto internazionale pubblico e diritto internazionale privato con riguardo alla disciplina di fattispecie on line si vedano Castel, The Internet In Light Of Traditional Public And Private International Law Principles And Rules Applied In Canada, in The Canadian yearbook of international law, 2001, 3 ss.; Schultz, Carving Up the Internet: Jurisdiction, Legal Orders, and the Private/Public International Law Interface in European Journal of International Law, 2008, 799 ss.; Svantesson, The Relation between Public International Law and Private International Law in the Internet Context, Conference Paper presentato alla Australian Law Teachers Association Conference, Luglio 2005, Hamilton, New Zealand, reperibile su Per un analisi della disciplina internazionalprivatistica della Rete, per tutti, v. Bariatti, Internet Diritto internazionale privato e processuale, in Enc. Giur., X, Roma, 2002,p.1 ss. 11. «Vi sono, infatti, nel nostro e negli altri ordinamenti, norme di diritto penale e di diritto processuale penale internazionale, di diritto amministrativo internazionale, di diritto tributario internazionale, tutte riconducibili, al pari di quelle di diritto processuale civile internazionale e di diritto privato internazionale, alla nozione lata di diritto internazionale privato»; Mosconi, Campiglio, Diritto internazionale privato e processuale, Parte generale e obbligazioni, 2013, p. 3 ss. 12. Cfr. Treves, La giurisdizione nel diritto penale internazionale, Padova, 1973, p. 4 ss.; Caracciolo, Dal diritto penale internazionale al diritto internazionale penale. 13. Si occupa per la prima volta del problema in esame, nel 1780, Bentham, Of the Limits of the Penal Branch of Jurisprudence, in An Introduction to the Pinciples of Moral and Legislation.
5 Hey! You! Get OV My Cloud! 857 del reo o il locus commissi delicti) 14 : i limiti del presente lavoro ci impediscono di procedere a un analisi delle caratteristiche e dello sviluppo che la detta branca del diritto ha avuto, analisi cui si è peraltro già da tempo dedicata la dottrina 15 ; possiamo limitarci a ricordare che, allo stato di sviluppo attuale, il diritto penale internazionale risulta essere composto sia, e in misura sempre maggiore, da norme di diritto internazionale sia da disposizioni di diritto interno, le quali hanno ad oggetto la delimitazione delle competenze normative e giurisdizionali penali degli Stati 16. È anche il caso di ricordare come il diritto penale internazionale vada, poi, tenuto distinto dal diritto internazionale penale, che è invece composto dalle norme di diritto internazionale che hanno ad oggetto la repressione e la punizione dei crimini internazionali degli individui. Ebbene, occorre premettere che l ordinamento internazionale non pare contenere norme generali volte al riparto della giurisdizione penale tra i vari membri della Comunità internazionale: norme sivatte, quindi, possono essere contenute ove siano state concordate esclusivamente in strumenti pattizi di portata bilaterale o multilaterale o, unilateralmente, in disposizioni di diritto interno. 3. I criteri legittimanti la titolarità statale ad adottare sivatti procedimenti: territorialità, nazionalità del reo, nazionalità della vittima, principio della bandiera, principio dell interesse leso, universalità. Pur nell assenza di norme universalmente condivise, però, sia le norme di diritto penale internazionale comune (cioè interne) sia quelle di diritto penale internazionale di origine convenzionale appaiono ispirate ai medesimi criteri, che la dottrina, con riguardo a fattispecie più tradizionali, cioè non relative a dati informatici, ha raggruppato in sei distinti principi idonei a fungere da titoli di jurisdiction in materia penale. Cerchiamo di applicarli, operando i necessari adattamenti, all oggetto della nostra indagine, per individuarne punti di forza e criticità. a) Secondo un primo approccio, basato sul principio di territorialità 17,la competenza ad adottare provvedimenti sivatti apparterrebbe all autorità giurisdizionale dello Stato sul cui territorio il cloud è collocato. Tuttavia, quello territoriale rappresenta, come evidente, un titolo legittimante che, qualora dovesse essere concepito come esclusivo, 14. Cfr. Quadri, Diritto penale internazionale, Padova, 1944, p Per tutti v. Caracciolo, Dal diritto penale, cit., passim. 16. Cfr. Caracciolo, Dal diritto penale, cit., p Sul principio in parola si veda la nota sentenza della Corte permanente di giustizia internazionale relativa al caso Lotus (Francia v. Turchia), che averma che «in all systems of law the principle of the territorial character of criminal law is fundamental», sebbene poi chiarisca anche che il medesimo principio «is not an absolute principle of international law and by no means coincides with territorial sovereignity». Il testo integrale della decisione è reperibile all indirizzo
6 858 Gianpaolo Maria Ruotolo in assenza di accordi internazionali di cooperazione giudiziaria o, comunque, del consenso del sovrano territoriale 18, renderebbe illegittima l acquisizione dei dati da parte di autorità estere rispetto al luogo di allocazione, con evidenti limitazioni all attività investigativa e repressiva. b) Una diverente ricostruzione attribuisce invece, sulla base del principio di nazionalità, la legittimazione all acquisizione in parola all autorità del Paese di cui è cittadino il soggetto nei cui confronti si stanno svolgendo le indagini (c.d. principio della nazionalità attiva) 19. Anche questa soluzione ci sembra sollevare, nel caso del cloud computing, più problemi di quanti non ne risolva, dal momento che consentirebbe all autorità procedente, in assenza di cooperazione da parte del sovrano territoriale del luogo ove è localizzato il server, di prendere conoscenza esclusivamente dei dati dei propri cittadini, con evidenti diycoltà materiali (si pensi al caso della condivisione dei medesimi dati tra più individui dotati di cittadinanze diverenti) e limiti all eycacia delle attività investigative e repressive, specie se si considera la frequente transnazionalità dei gruppi criminali informatici. c) Il medesimo criterio di collegamento viene utilizzato anche, nel caso del c.d. principio della nazionalità passiva, come titolo legittimante la giurisdizione dell autorità nazionale del soggetto leso dal reato nei cui confronti si sta investigando o procedendo: anche questo approccio ci pare palesare limiti analoghi a quelli già sottolineati per la nazionalità attiva. d) Il quarto criterio utilizzato come titolo legittimante l esercizio della giurisdizione penale, stavolta con riguardo ai crimini commessi su navi e aeromobili, nonché sulle navi spaziali, è quello c.d. della bandiera. Come noto, per il diritto internazionale i reati commessi su una nave o un aeromobile, in linea di massima (e cioè se non ledono gli interessi dello Stato titolare della sovranità della zona in cui il mezzo si trovava quando i fatti sono stati commessi), devono essere perseguiti dalla giurisdizione del Paese di cui la nave o l aeromobile battono bandiera. Si tratta di un principio che potrebbe essere interessante estendere al caso del clouding, in particolare per quei casi di eventuale allocazione dei servers al di fuori di zone sulle quali si esercita la sovranità esclusiva di uno Stato, come nelle ipotesi delle server farms oceaniche di Google alle quali abbiamo fatto riferimento nel par. 1. Tuttavia, anche in questo caso, come già sottolineato per il principio di territo- 18. Sul consenso del titolare dei dati come titolo legittimante l acquisizione e, in particolare, l art. 32, lett. b) della Convenzione del Consiglio d Europa sulla criminalità informatica v. invece infra il par. succ. 19. Cassese, International Criminal Law, Oxford, 2003, p. 281 ss.
7 Hey! You! Get OV My Cloud! 859 rialità, il titolo in parola legittimerebbe, se applicato sic et simpliticer, l enforcement sui dati esclusivamente da parte dello Stato di bandiera. Il problema segnalato potrebbe essere risolto mediante criteri analoghi a quelli contenuti in alcune norme della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (CNUDM) 20, e in particolare nell art. 109, relativo alle Trasmissioni non autorizzate dall altro mare. Il par. 3 di quest ultimo prevede infatti che chiunque sia responsabile di trasmissioni non autorizzate che partano dal mare internazionale può essere sottoposto a procedimento giurisdizionale penale interno, oltre che dello Stato di bandiera della nave, anche dello Stato presso cui la stazione trasmittente è registrata, dello Stato nazionale di uno dei responsabili della trasmissione, di uno qualunque degli Stati che ricevono la trasmissione stessa o ancora di uno qualunque degli Stati le cui radiocomunicazioni autorizzate subiscono interferenze a cagione della stessa. In buona sostanza la CNUDM legittima, in materia di trasmissioni pirata dal mare internazionale, l intervento autoritativo di qualsivoglia Stato i cui interessi siano stati così lesi. E agli stessi Stati, ai sensi del successivo par. 4 del medesimo art. 109,è riconosciuta la facoltà di procedere ad arrestare qualunque persona o fermare qualsiasi nave sia implicata nelle trasmissioni non autorizzate, nonché procedere al sequestro delle apparecchiature trasmittenti 21. e) Un applicazione più generale della ratio che abbiamo appena visto applicata nell art. 109 della CNUDM, potrebbe poi comportare la legittimazione ad adottare misure di enforcement sui dati conservati su un server all estero da parte di qualunque Paese i cui interessi siano stati lesi dal comportamento nei cui confronti si intende procedere. Si tratta, peraltro, di un approccio che non ci pare del tutto estraneo alla prassi, in particolar modo italiana, se si pensa che la giurisprudenza relativa alla divamazione avvenuta a mezzo Internet per tramite di server localizzato all estero, ritenendo che il reato di divamazione, dotato di natura di reato di evento, si consumi «nel momento e nel luogo in cui i terzi percepiscono l espressione ingiuriosa 22», ha concluso per la sussistenza della giurisdizione italiana in tutti i casi di informazioni ospitate su server all estero, nel momento in cui il messaggio 20. La Convenzione, che attualmente risulta ratificata da 156 Stati e dall Unione europea, è stata aperta alla firma il 10 dicembre 1982 a Montego Bay, in Giamaica, dopo oltre 14 anni di negoziato. È entrata in vigore il 16 novembre 1994; il Parlamento italiano ha autorizzato la ratifica con la legge 2 dicembre 1994,n In merito alla possibilità di applicazione ad Internet di norme di diritto internazionale ad essa preesistenti ci permettiamo di rinviare a Ruotolo, Internet ional Law, Profili di diritto internazionale pubblico della Rete, Bari, 2012, p. 56. Con specifico riferimento all argomento trattato nel testo, poi, cfr. Swanson, Google Sets Sail: Ocean Based Server Farms and International Law, in Connecticut Law Review, 2011, 709 ss. 22. Cass., Sez. V, 27 aprile 2012, P.C. in proc Ayroldi, in Mass. UV., n
8 860 Gianpaolo Maria Ruotolo divamatorio fosse venuto a conoscenza di persone che si trovano in Italia 23. f ) Ricordiamo infine come si vada progressivamente consolidando, con riguardo ai crimini internazionali degli individui, il principio di universalità della giurisdizione penale 24, il quale però, in considerazione dei reati cui è applicabile, diycilmente commissibili via cloud, ci pare sia di rilevanza marginale rispetto all oggetto della nostra indagine. 4. Le pertinenti disposizioni della Convenzione del Consiglio d Europa sulla criminalità informatica. Di alcuni dei criteri appena riassunti è fatta applicazione esplicita nel diritto internazionale pattizio, e segnatamente nella Convenzione del Consiglio d Europa sulla criminalità informatica 25. Ricordiamo che la Convenzione, dopo una serie di norme definitorie di importanza centrale per la ricostruzione del regime di diritto internazionale di governance di Internet 26, impone agli Stati membri l inserimento, nei propri ordinamenti nazionali, di specifiche norme di diritto penale sostanziale (Capitolo II, sezione I: art. da 2 a 13) tra le quali i reati di accesso senza legittimazione ai sistemi informatici, di attentato all integrità di dati e sistemi, di falsificazione e frode, nonché i reati collegati alla pornografia minorile e alla violazione di diritti di proprietà intellettuale e norme di natura processuale relative al perseguimento dei reati così introdotti (Capitolo II, sezione II: artt. da 14 a 22), e al ravorzamento degli strumenti di cooperazione internazionale in materia (Capitolo III: art. da 23 a 35). Chiudono il testo della Convenzione le disposizioni finali relative a firma, ratifica, entrata in vigore, modalità di adesione, ambito territoriale di applicazione e strumenti di soluzione delle controversie sull applicazione e l interpretazione della Convezione medesima (Capitolo IV: artt. da 36 a 48). Ebbene, con esplicito riguardo all apprensione d autorità di dati su server la Convenzione, all art. 19 ( Perquisizione e sequestro dati di informatici immagazzinati ) impone a ogni Stato membro di adottare le misure necessarie per consentire alle proprie autorità nazionali di perquisire o accedere a un sistema informatico e ai dati che esso contiene, nonché ai supporti per la conservazione di dati informatici nel quale i dati stessi possono essere immagazzinati, nel proprio territorio: la disposizione in commento, tuttavia, ha 23. Secondo Cass., Sez. II, 21 febbraio 2008, Buraschi e altro, in Mass. UV., n , infatti, «il reato di divamazione consistente nell immissione nella rete Internet di frasi ovensive e, o immagini denigratorie, deve ritenersi commesso nel luogo in cui le ovese e le denigrazioni sono percepite da più fruitori della rete, pur quando il sito web sia registrato all estero». 24. V. Zappal, L universalità della giurisdizione sui crimini internazionali: dittatura dei virtuosi o tutela divusa dei valori universali? in Ordine internazionale e valori etici Atti del VII Convegno della Società italiana di diritto internazionale, a cura di Boschiero, Napoli, 2004, p. 308 ss. 25. La Convenzione, aperta alla firma il 21 novembre 2011, è entrata in vigore l 1 luglio Cfr. Ruotolo, Internet (diritto internazionale), in Enc. Dir. Annali, in corso di pubblicazione.
9 Hey! You! Get OV My Cloud! 861 esclusivamente lo scopo di imporre ai Membri l inserimento nei rispettivi ordinamenti nazionali, qualora i medesimi non le prevedano già, di norme volte a legittimare sequestri e perquisizioni di dati informatici che siano già all interno della sfera della sovranità nazionale, senza nulla dire in merito all eventualità che i dati o finanche tutto il sistema cui è necessario accedere siano all estero. Di quest ultimo profilo si occupa quindi l articolo 22, che impone agli Stati membri di adottare tutte le misure necessarie per stabilire la propria giurisdizione in merito ai reati previsti dalla Convenzione stessa (in particolare a quelli di cui agli dagli articoli da 2 a 11) quando i medesimi siano commessi: a) nel proprio territorio; b) a bordo di una nave battente bandiera di quella Parte contraente; c) a bordo di un aeromobile immatricolato presso quella Parte; d) da un proprio cittadino, a condizione che il fatto sia previsto come reato dalla legge del luogo dove è stato commesso o non rientri nella competenza territoriale di alcuno Stato 27. L art. 32 della stessa Convenzione completa il quadro descritto prevedendo il consenso del titolare come titolo legittimante l acquisizione di dati: la disposizione in parola, rubricata «Accesso transfrontaliero a dati informatici immagazzinati con il consenso o quando pubblicamente disponibili», permette così a ogni Stato membro, senza avere riguardo al luogo geografico in cui sono archiviati e, quindi, senza che a tal fine sia necessario il consenso della Parte contraente sul cui territorio è allocato il server cui accedere, di acquisire tutti i dati disponibili al pubblico 28, nonché di accedere o ricevere nel proprio territorio dati immagazzinati in un altro Stato, previo «consenso legale e volontario della persona legalmente autorizzata a divulgare i dati». Le disposizioni appena esaminate sono volte ad accrescere la possibilità che le Autorità di un Paese membro possano legittimamente accedere ai dati contenuti in un cloud server di un altro Paese membro, ma non sono idonee a risolvere eventuali conflitti di giurisdizione, che pure potrebbero insorgere: l assenza, nel sistema della Convenzione, della funzione di coordinare tra loro gli ordinamenti dei Paesi membri nel senso di regolare sivatti conflitti, peraltro, è confermata dal successivo par. 5 del già citato art. 22, il quale si limita ad auspicare che la Parte contraente che rivendichi la 27. Cfr. Sarzana di S. Ippolito, Informatica, Internet e diritto penale, Milano, 2012, p.612 ss. 28. Al riguardo, per un esempio, si pensi ai dati inseriti su un social network senza che il titolare, nelle impostazioni della privacy del suo profilo, preveda alcuna limitazione in merito alla loro conoscibilità da parte di terzi. In merito a dati sivatti, in buona sostanza, è il loro titolare a fornire una volta per tutte il consenso alla loro divusione pubblica e, quindi, alla loro apprensione da parte di chiunque, autorità comprese.
10 862 Gianpaolo Maria Ruotolo propria competenza penale in merito a una presunta infrazione prevista dalla Convenzione inviti a consultazione le altre Parti contraenti coinvolte al fine di stabilire la competenza più appropriata per esercitare l azione penale. Al riguardo, quindi, la Convenzione non prevede neppure un obbligo de negotiando, limitandosi a invitare gli Stati i cui ordinamenti siano in potenziale o evettivo conflitto a una consultazione laddove sia opportuno : anziché prevedere meccanismi automatici e, quindi, prevedibili di riparto della competenza all azione penale e all acquisizione dei dati, la Convenzione prevede solo un obbligo di cooperazione tra gli Stati membri, lasciando a un mero negoziato, peraltro neppure obbligatorio, il compito di dirimere il nodo che si dovesse eventualmente essere creato. 5. Il power of disposal come titolo di giurisdizione e la Bozza di Protocollo addizionale alla Convenzione sulla criminalità informatica. Molti dei limiti che abbiamo visto caratterizzare i criteri sin qui enunciati potrebbero però essere superati se si riuscisse a individuare un fattore di collegamento relativo direttamente ai dati e non già ai loro titolari (come la cittadinanza) o alla localizzazione del server che li ospita, elementi, questi ultimi, che potrebbero essere sconosciuti o comunque non facilmente conoscibili. Proprio al fine di superare i limiti connessi alla delocalizzazione delle fattispecie di cloud computing, uno studio della Divisione su crimine economico della Direzione generale del Consiglio d Europa 29, muovendo dal presupposto che «neither the existing solution of access with consent nor general principles of international law measure up to the specific challenge created by the loss of location» 30, ha ipotizzato l utilizzazione del c.d. power of disposal ( potere dispositivo ), come criterio di collegamento nella materia che ci occupa. La persona titolare di tale potere sarebbe, secondo questa ricostruzione, chi detiene il diritto di modificare, cancellare, sopprimere o rendere inutilizzabili i dati o, ancora, di escludere chiunque altro da ogni accesso ai medesimi. Ora, come è noto, la prassi vuole che la legittimazione all accesso a un sistema informatico sia generalmente attestata dal possesso di credenziali di autenticazione (nome utente e password, quanto meno): secondo la proposta in esame, quindi, una data autorità nazionale potrebbe essere legittimata ad accedere a tutti i dati, ovunque detenuti e indipendentemente dalla nazionalità del loro titolare, conservati su un cloud di cui sia riuscita ad ottenere, in modo legale (ad esempio mediante un intercettazione regolarmente au- 29. Discussion paper on Cloud Computing and cybercrime investigations: Territoriality vs. the power of disposal?, 10 agosto 2010, ww.coe.int. 30. Cfr. il par. 3.2 dello studio cit. alla nota precedente. In generale sulla progressiva perdita di rilevanza del concetto di territorialità nelle norme di diritto internazionale che riguardano Internet ci permettiamo di rinviare a Ruotolo, The Impact of the Internet on International Law: nomos without Earth?, in Informatica e diritto, 2013, 2, 7 ss.
11 Hey! You! Get OV My Cloud! 863 torizzata), le credenziali di accesso, senza che a tal fine sia stata chiesta la collaborazione del loro titolare o del fornitore del servizio di cloud. Un approccio sivatto, del tutto sganciato da ogni riferimento territoriale e personale, consentirebbe alle autorità procedenti di operare senza che sia necessario conoscere preventivamente il contenuto dei dati o il luogo di localizzazione del cloud, e, quindi, di superare molti dei limiti palesati da criteri di legittimazione più tradizionali ma, nel contempo, potrebbe comportare una violazione anche grave dei diritti fondamentali della persona sottoposta alle indagini o finanche di soggetti terzi. Potrebbe quindi essere opportuno delimitare l ambito di applicazione del criteri in parola ai soli casi in cui vi sia il documentato rischio di distruzione dei dati da parte del sospettato, e sotto il profilo procedurale, prevedere l autorizzazione dell autorità giudiziaria, l obbligo della notifica, sia al titolare del power of disposal sia al fornitore del servizio di cloud, dell avvenuto accesso ai dati e una qualche forma di judicial review. Su queste premesse il Comitato della Convenzione sulla criminalità informatica (Cybercrime Convention Committee), nell aprile 2013, ha pubblicato i «(Draft) elements of an Additional Protocol to the Budapest Convention on Cybercrime regarding transborder access to data» 31, al fine di proporre una soluzione di diritto positivo a questi temi sotto forma di un protocollo alla Convenzione di Budapest. Il Draft in questione contiene ben cinque distinte proposte d integrazione dell art. 32 della Convenzione del quale abbiamo detto supra: se alcune di queste appaiono ragionevoli, come quelle che intendono recepire nel sistema della Convenzione il criterio del power of disposal di cui abbiamo appena detto 32, e consentire l accesso ai dati in assenza del consenso del loro titolare, ma mediante lawfully obtained credentials, piuttosto singolare appare la proposta che, nell intento di fissare un titolo di legittimazione universalmente applicabile, suggerisce di estendere le norme della Convenzione che legittimano l acquisizione dei dati su cloud all estero finanche ai servers ospitati sul territorio di Stati che non siano parte della Convenzione stessa. Non si comprende in assenza sia di norme di diritto internazionale generale sia di una qualche prassi significativa, quale possa essere il titolo legittimante una sivatta universalizzazione di una norma di diritto internazionale pattizio, dal momento che, come noto, l art. 34 della Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati del 23 maggio 1969 prevede che un trattato non possa creare né obblighi né diritti per uno Stato terzo senza il consenso di quest ultimo 33. Da ultimo, il 5 novembre 2013, il gruppo di studio «on Transborder Access and Jurisdiction» del Consiglio d europa ha pubblicato il suo rapporto per il 31. Doc. T CY (2013)14, del 9 aprile 2014, reperibile all indirizzo 32. Si tratta della proposta n. 5,«The power of disposal as connecting legal factor». 33. Peraltro gli stessi redattori del draft riconoscono che «this option may raise concerns of international law. Article 34 of the Vienna Convention on the Law of Treaties does not allow a treaty to create obligations or rights for a third State without its consent».
12 864 Gianpaolo Maria Ruotolo in cui ribadisce la necessità di un bilanciamento tra l interesse pubblico ad indagini penali rapide ed eycaci ai fini di contrasto alla criminalità e i diritti individuali, e che, di conseguenza, tutte le soluzioni eventualmente adottate in merito all accesso transfrontaliero ai dati dovranno essere accompagnate da garanzie e condizioni per tutelare i diritti degli individui e prevenire l uso improprio dei meccanismi così disciplinati. Il medesimo rapporto, peraltro, consolidando quel paradigma multistakeholder che, a nostro giudizio, caratterizza tutti i procedimenti posti in essere nell ordinamento internazionale al fine di adottare norme di disciplina di fattispecie che si realizzano on line 35, sottolinea la necessità di un dialogo con le autorità per la protezione dei dati, la società civile e le organizzazioni del settore privato, e rinvia ogni decisione all esito di un ulteriore riflessione, da concludersi entro il 31 dicembre Report of the Transborder Group for 2013, T CY (2013)30, in 35. Cfr. Ruotolo, Internet ional Law, cit., p. 144 ss.
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