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Timestamp: 2016-10-26 07:26:18+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 117', 'art.120', 'art. 27', 'art. 13', 'art. 23', 'art. 5', 'art. 7']

D.lgs. 81/08: qual e' il ruolo delle Regioni?
17 marzo 2010 - Cat: Associazioni
Le politiche delle Regioni in relazione al Testo Unico e alla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Competenza legislativa, funzioni di controllo, Coordinamento Tecnico e Comitati Regionali di Coordinamento. google_ad_client Dal 20 al 21 gennaio 2010 si è svolto a Firenze, il Seminario Formativo “DLGS
9 Aprile 2008 n. 81 modificato con DLGS 5 agosto 2009 n. 106: Aspetti
Di questo incontro PuntoSicuro ha già fornito una dettagliata sintesi relativi
agli obiettivi e agli interventi, ma vogliamo approfondire uno dei temi toccati
nel seminario: le politiche regionali.
Per farlo presentiamo
la relazione, e il documento allegato agli atti del
seminario, dal titolo “La
Testo Unico” a cura dell’Ing. Marco Masi (Regione Toscana –
Ricerca, Sviluppo e tutela nel lavoro), coordinatore del Comitato
L’intervento di Marco
Masi parte dalla constatazione del ruolo fondamentale delle Regioni
dare attuazione alla legislazione nazionale sulla sicurezza sul lavoro e
realizzare idonee politiche di collaborazione. Collaborazione ad esempio
nell’individuare linee guida e buone prassi e nell’attuare gli obblighi
previsti dalla normativa (riguardo al Decreto
81/2008 ha tuttavia sottolineato la necessità di procedere
celermente con l’approvazione dei decreti
attuativi). Le Regioni possono “integrare, completare e declinare efficacemente sui
territori” le nuove prospettive di prevenzione del Testo Unico
“contribuendo a
creare livelli sempre più alti di integrazione e collaborazione
interistituzionale, in un confronto aperto e costante con le forze
sociali, le
Istituzioni e il mondo scientifico ed accademico”.
L’autore ricorda che “la legge costituzionale n. 3/2001, nel modificare
Titolo V della Costituzione, ha inserito nel comma 3 dell’art. 117 la
“tutela e
sicurezza del lavoro” quale materia assegnata alla competenza
legislativa concorrente delle regioni, intendendosi per
tale una potestà legislativa da esercitare nel pieno rispetto dei
fondamentali dettati dalla legge dello Stato”. Insomma alle Regioni è affidato un importante ruolo di affiancamento
Stato “al fine precipuo di adattare, in quanto più vicine alle istanze
lavoratori e delle imprese, i provvedimenti normativi alle specifiche
Per permettere un “ruolo attivo di partecipazione al livello della
statale, attraverso la Conferenza
che dia concreta affermazione al principio della “leale collaborazione”
inserito nel comma 2 del modificato art.120 della Costituzione”, il
delle Regioni e Province Autonome si avvale di un Coordinamento
Tecnico, la cui responsabilità è affidata alla
Regione Toscana. Questo Coordinamento Tecnico è “organizzato per gruppi di lavoro
permanenti e
temporanei che svolgono una attività di supporto alla Conferenza
Regioni ed al coordinamento degli Assessori alla Sanità della
Commissione Salute” con elaborazione, ad esempio, di “posizioni unitarie
l’istruttoria di pareri in sede di Conferenza Stato-Regioni sui
concernenti l’area della prevenzione nei luoghi di lavoro”.
Il Coordinamento rappresenta inoltre un “momento di incontro e confronto
favorire la circolazione delle diverse esperienze regionali, agevolare
l’uniformità dei comportamenti degli operatori, ma anche un sistema
per promuovere lo sviluppo di iniziative e di programmi comuni di
attività nel
rispetto delle diverse autonomie”.
Un secondo elemento di collaborazione Stato-Regione è relativo invece
all’adattamento,
“attraverso la normativa regionale, della norma dello Stato al contesto economico e produttivo dei territori,
soprattutto sotto il
profilo dell’affermazione della cultura della prevenzione che passa
interventi di formazione ed informazione dei lavoratori e di
delle imprese con la previsione di un sistema
premiale delle cosiddette imprese virtuose”.
Un terzo livello di collaborazione è relativo alla programmazione e
coordinamento che avvengono “attraverso gli appositi comitati regionali,
tutti gli interventi nella materia della tutela della salute e della
nonché il necessario raccordo con le competenze assegnate agli organismi
statali”.
L’autore ricorda che una “importante occasione per le Regioni nella
concreta della salute e della sicurezza e di avvicinamento della
Stato alle realtà locali è rappresentata dai Comitati
regionali di coordinamento (già previsti dall’art. 27 del
d.lgs. n. 626/1994) istituiti con decreto del Presidente del Consiglio
Ministri del 21 dicembre 2007”, con il compito primario di realizzare
programmazione coordinata di interventi uniformi e di creare il
raccordo sia con il Comitato per l’indirizzo e la valutazione delle
attive e per il coordinamento nazionale delle attività di vigilanza in
di salute e sicurezza sul lavoro che con la Commissione consultiva
Si ricorda inoltre che per rafforzare la cooperazione tra gli Organi di
vigilanza, “presso ogni Comitato regionale di coordinamento è istituito
ufficio operativo composto da rappresentanti degli organi di vigilanza
pianifica il coordinamento delle rispettive attività, individuando le
a livello territoriale”.
Infine non meno importante in questo sistema integrato di prevenzione è
l’istituzione del Sistema informativo
nazionale per la prevenzione nei luoghi di lavoro (SINP),
ha lo “scopo di fornire dati utili per orientare, programmare,
e valutare l’efficacia della attività
professionali, relativamente ai lavoratori iscritti e non iscritti
enti assicurativi pubblici, e per indirizzare le attività di vigilanza,
attraverso l’utilizzo integrato delle informazioni disponibili negli
sistemi informativi, anche tramite l’integrazione di specifici archivi e
creazione di banche dati unificate”.
Il documento ricorda poi che in data 1 agosto 2007 è stato approvato
Conferenza Stato-Regioni il “Patto
la salute e sicurezza nei luoghi di lavoro” che “costituisce
oggi un documento di straordinaria importanza che impegna Regioni,
Autonome e Ministeri, nella realizzazione di azioni dirette alla
della salute e della sicurezza del ‘cittadino che lavora’”.
Tale patto
garantisce, “attraverso il coordinamento strategico di tutti i soggetti
istituzionali impegnati sul fronte della prevenzione e sicurezza nei
lavoro, un apporto qualificato, anche di consulenza preventiva”, che
di identificare le misure di prevenzione più idonee degli infortuni
lavoro e delle malattie professionali.
Il documento si occupa anche delle funzioni
di controllo esercitate dalla pubblica amministrazione in materia di
della salute e della sicurezza dei lavoratori e dell’assetto
delle strutture ad esse deputate. Riguardo a questi aspetti si sottolinea che l’art. 13 del decreto
81/2008 ha “sostanzialmente ribadito l’attuale ripartizione
esistente tra i
vari organismi prevista dall’ art. 23 del D.Lgs. 626/94, prevedendo
possibilità, previa intesa in sede di Conferenza permanente per i
lo Stato e le Regioni, di un ampliamento delle funzioni degli organi
del Ministero del lavoro”. Viene tuttavia puntualizzato che la “vigilanza
è esercitata nel rispetto del coordinamento esercitato dal Comitato per
l’indirizzo e la valutazione delle politiche attive e per il
nazionale delle attività di vigilanza in materia di salute e sicurezza
lavoro, previsto dall’art. 5 e dai Comitati regionali di coordinamento,
previsti dall’art. 7”. Ed è prevista l’assoluta incompatibilità, “a qualsiasi titolo e in
parte del territorio nazionale, tra funzioni
vigilanza e di consulenza, ma, diversamente dalla disciplina
l’incompatibilità si estende a tutto il personale degli uffici che
attività di vigilanza”.
L’intervento si conclude ribadendo che l’evoluzione della società e
percezione della salute da parte dei cittadini” porta nuove
responsabilità alle
Istituzioni centrali, alle Regioni, “attraverso le quali si realizza la
integrazione tra organizzazione sanitaria e territorio”. Di fronte alle forme nuove del lavoro, all’ingresso e alla rilevanza di
categorie di lavoratori, ai processi di decentramento ed
esternalizzazione di
interi cicli produttivi, è richiesta “un’opera di costante monitoraggio e
strumenti di analisi e conseguentemente nuove metodologie di intervento
coordinato”.
Su questi temi e relativamente alle attività
e informative – “finalizzate alla costruzione di una reale
cultura che permei il mondo del lavoro ma anche della scuola e
dell’Università”
- le Regioni e le Province autonome possono dare molto rendendo
effettivo quel
“sistema integrato della prevenzione”
che deve essere un “riferimento davvero utile per le lavoratrici e i
Seminario Formativo “DLGS 9 Aprile 2008 n. 81 modificato con DLGS 5
n. 106: Aspetti giuridici, tecnici e organizzativi”:“La
Autonome (formato PDF, 151 kB).
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