Source: http://www.giurdanella.it/2015/11/24/tar-lazio-sugli-psicologi-chi-cura-il-disagio-psichico/
Timestamp: 2018-04-21 19:10:39+00:00
Document Index: 167967868

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 28', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 2229', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 2229', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 2229', 'art. 2', 'art. 2229']

Tar Lazio sugli psicologi: chi cura il disagio psichico?
, Professioni, servizi e cittadini − 24 novembre 2015 di Redazione
psicologi, Tar Lazio
IL Tar Lazio con la sentenza n. 13020 del 17 novembre 2015 ha chiarito che solo gli psicologi possono curare il disagio il psichico.
Il ricorso era stato promosso dal Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi contro il Ministero dello Sviluppo Economico ed il Ministero della Salute, che con diversi provvedimenti avevano ritenuto legittima l’intervento della figura del Counselor per la cura del disagio psichico. In particolare si contestava il Parere del Consiglio Superiore della Sanità, Sessione XLVII, sezione II, pronunciato nella seduta del 12 luglio 2011, nella parte in cui prevede che per le “attività di aiuto alla soluzione di problemi che possono causare lieve disagio psichico (…) possa intervenire una figura professionale distinta dallo psicologo e corrispondente al Counselor.
Il Tar Lazio ha innanzitutto precisato che la gradazione del disagio psichico presuppone una competenza diagnostica pacificamente non riconosciuta ai counselors e che il disagio psichico, anche fuori da contesti clinici, rientra nelle competenze della professione sanitaria dello psicologo e che nella definizione della professione di psicologo di cui all’art. 1 della legge 18 febbraio 1989 n. 56, “La professione di psicologo comprende l’uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione-riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità” è certamente ricompresa ogni forma di disagio psichico ed in qualsivoglia contesto.
Da ciò, a parere dei giudici amministrativi romani, consegue che l’avere ritagliato, come ha fatto il Consiglio Superiore di Sanità, da tale ambito di intervento, un’area di intervento, oggi certamente riservata allo psicologo junior ovvero «dottore in tecniche psicologiche per i servizi alla persona e alla comunità», ai sensi del d.l. 105/2003, anch’esso iscritto all’Albo (Sezione B), quando non allo psicologo “senior” con specializzazione in valutazione psicologica e consulenza, si pone in palese violazione della legge 56/1989.
I giudici inoltre evidenziano che nella definizione attuale di counseling approvata dall’International Association for Counseling non vi è riferimento alcuno al disagio psichico. La definizione dell’International Association infatti rimanda a tecniche per l’orientamento positivo che possano facilitare la relazione e la comunicazione con gli altri, migliorando la vita, non comparendo alcun cenno al trattamento di condizioni psichiche o di stati patologici neanche di grado lieve.
Pertanto si direbbe che l’intervento del counselor sia quello di fornire delle tecniche di comunicazione che rendano più efficace e più soddisfacente l’interazione in determinati contesti.
Il Tar Lazio rileva come il disagio psichico sia una condizione che attiene senz’altro alla sfera della salute ed è tale attinenza a giustificare i limiti ed i controlli che vengono garantiti anche attraverso l’attività degli ordini professionali.
Allo stato della normativa nazionale il trattamento del disagio psichico è inoltre attività sanitaria, come indirettamente, ma significativamente, confermato dall’emissione dei pareri del Consiglio Superiore di Sanità, come anche dall’inquadramento degli psicologi nelle piante organiche delle unità sanitarie locali (v. DPCM 13 dicembre 1995), nonché dalla vigilanza del Ministero della salute sull’Ordine Nazionale degli Psicologi.
Infine, il giudici rilevano che la definizione dell’attività non regolamentata del counselor, contenuta nel parere del Consiglio superiore di Sanità e recepita dal Mise, non consente a questi operatori di non sconfinare nel campo proprio degli psicologi, come peraltro evidenziato nelle sedute del medesimo Consiglio Superiore del 14 giugno 2011 e del 12 luglio 2011 (si vedano gli allegati 9 e 10 al ricorso), senza considerare che l’attività di counseling è anche materia di scuole di specializzazione riservate a psicologi.
sul ricorso numero di registro generale 14877 del 2014, proposto dal Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi e dal dott. Fulvio Giardina, rappresentati e difesi dall’avv. Andrea Falzone, con domicilio eletto presso lo studio dell’avv. Andrea Falzone in Roma, corso Vittorio Emanuele II, 326;
Ministero dello Sviluppo Economico, Ministero della Salute, rappresentati e difesi per legge dall’Avvocatura, domiciliati in Roma, Via dei Portoghesi, 12;
Assocounseling – Associazione Professionale di Categoria, rappresentata e difesa dagli avv. Antonio Tigani Sava, Luca Bontempi, con domicilio eletto presso lo Studio Legale Tigani Sava in Roma, Via Adelaide Ristori, 9;
C.N.C.P.Coordinamento Nazionale Counsellor Professionali, rappresentato e difeso dagli avv. Luca Bontempi, Antonio Tigani Sava, con domicilio eletto presso Studio Legale Tigani Sava in Roma, Via Adelaide Ristori, 9; A.I.C. Assicurazione Italiana di Couseling, rappresentato e difeso dagli avv. Antonio Tigani Sava, Luca Bontempi, con domicilio eletto presso Studio Legale Tigani Sava in Roma, Via Adelaide Ristori, 9; S.I.C.O.Ol Società Italiana Counselor e Operatore Olistico, A.N.Co.Re Associazione Nazionale Counselor Relazionali, rappresentati e difesi dall’avv. Luca Bontempi, con domicilio eletto presso Studio Legale Tigani Sava in Roma, Via Adelaide Ristori, 9; Reico, rappresentato e difeso dall’avv. Franco Pastore, con domicilio eletto presso Franco Pastore in Roma, p.zza Mazzini, 27;
del provvedimento, ignoto negli estremi ma certo nella data di emanazione, corrispondente al 10 settembre 2014 (doc. 1 – Comunicazione di inserimento), con il quale è stato disposto dal Ministero dello Sviluppo Economico l’inserimento della controinteressata AssoCounseling nell’Elenco delle associazioni professionali non regolamentate e delle loro forme aggregative di cui all’art. 2, comma 7, della Legge 14 gennaio 2013, n. 4 (recante “Disposizioni in materia di professioni non organizzate”);
del Parere del Consiglio Superiore della Sanità, Sessione XLVII, sezione II, pronunciato nella seduta del 12 luglio 2011, in particolare nella parte in cui prevede che per le “attività di aiuto alla soluzione di problemi che possono causare lieve disagio psichico (…) possa intervenire una figura professionale distinta dallo psicologo e corrispondente al Counselor (doc. 2);
della nota del Ministero della Salute prot. DGPROF 0015693-P¬24/03/2014, recante in oggetto “Legge 14 gennaio 2013, n. 4 in materia di professioni non organizzate in ordini o collegi. Dichiarazione presentata ai fini dell’inserimento nell’elenco previsto dall’art. 2, comma 7, AssoCounseling”(doc.3);
della nota del Ministero dello Sviluppo Economico prot. n. 0178309¬31/10/2013-USCITA inoltrata al Ministero della salute ed alla controinteressata, recante in oggetto “Legge 14 gennaio 2013, n. 4 in materia di professioni non organizzate in ordini o collegi. Dichiarazione presentata ai fini dell’inserimento nell’elenco previsto dall’art. 2, comma 7 “(doc.4)
Visti gli atti di costituzione in giudizio di Ministero dello Sviluppo Economico e di Ministero della Salute e di Assocounseling – Associazione Professionale di Categoria;
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 15 ottobre 2015 la dott.ssa Anna Maria Verlengia e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Con ricorso, spedito per la notifica ai soggetti meglio descritti in epigrafe il 14 novembre 2014 e depositato il successivo 28 novembre, il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi ed il dott. Fulvio Giardina, in proprio e quale legale rappresentante del suddetto Consiglio, impugnano il provvedimento con il quale il Ministero dello Sviluppo Economico ha disposto l’inserimento della controinteressata AssoCounseling nell’Elenco delle associazioni professionali non regolamentate e delle loro forme aggregative di cui all’art. 2, comma 7, della Legge 14 gennaio 2013, n. 4 e gli atti del procedimento che hanno preceduto tale inserimento.
Espongono i ricorrenti che la richiesta di Assocounseling di essere inserita nell’elenco delle associazione professionali di cui alla legge 24 gennaio 2013, n. 4, recante “Disciplina delle professioni non organizzate”, benché avesse ricevuto un primo parere favorevole da parte del Ministero della Salute (nota del 24 marzo 2013 all. 3 del ricorso) evidenziava, secondo il Ministero dello Sviluppo Economico, delle criticità relative al sito web dell’Associazione ed al contenuto di uno dei documenti allegati alla richiesta, per l’esistenza di alcune terminologie da modificare.
A seguito di un consistente scambio di corrispondenza, tra il Ministero e l’Associazione, il Dirigente incaricato del procedimento chiedeva l’inserimento dell’AssoCounseling nell’ elenco delle associazioni rappresentative di professioni non regolamentate, sezione “Associazioni che rilasciano l’attestato di qualità dei servizi” e a ciò si provvedeva il giorno successivo.
Su sollecitazione dei propri iscritti, interessati a conoscere i presupposti di tale inserimento, il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi inoltrava al MISE, in data 25 settembre 2014, istanza di accesso agli atti del procedimento instaurato dall’AssoCounseling.
Il MISE consentiva l’accesso per il 5 novembre 2014 presso gli uffici ministeriali siti in Roma, Via Sallustiana 53.
Il Consiglio Nazionale agisce nella qualità di ente esponenziale degli interessi della categoria degli psicologi, i quali, a loro volta, sono titolari del diritto di esercitare in via esclusiva tutte le attività e le prerogative che la legge istitutiva dell’ordinamento dello psicologo ad essi riserva.
Ai sensi dell’art. 28, comma 6, lett. d) della legge 18 febbraio 1989, n. 56, il Consiglio Nazionale cura l’osservanza delle leggi e delle disposizioni concernenti la professione di psicologo relativamente alle questioni di rilevanza nazionale, a tutela del titolo professionale.
Ricorda che la legge 18 febbraio 1989 n. 56, all’art. 1, definisce la professione di psicologo, prevedendo che essa “comprende l’uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione-riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità. Comprende altresì le attività di sperimentazione, ricerca e didattica in tale ambito”.
Il titolo di counselor invece, secondo quanto si ricaverebbe dalla documentazione depositata dalla controinteressata, in allegato alla domanda di inserimento nell’elenco di cui sopra, non richiederebbe alcuna formazione accademica, né un’abilitazione professionale, ma la mera iscrizione all’associazione stessa dopo la frequenza di un corso triennale di formazione di natura privata che abiliterebbe a svolgere i seguenti interventi:
– “utilizzare strumenti conoscitivi (al pari degli psicologi) derivanti da diversi orientamenti teorici;
– ascoltare e riflettere con il cliente in merito alle sue difficoltà (in pratica quello che la letteratura scientifica definisce come intervento per la prevenzione in ambito psicologico);
– sostenere famiglie, gruppi e istituzioni (ossia offrire sostegno in ambito psicologico rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità)”.
– violazione e/o falsa applicazione dell’art. 1 della legge 56/1989, dell’art. 2229 c.c., dell’art. 1, comma 2, e dell’art. 2, commi 6-7, della legge 4/2013, dei commi 1ter, 1quater e 1 quinquies della legge 11 luglio 2003, n. 170, eccesso di potere per difetto di istruttoria, contraddittorietà, sviamento travisamento e irragionevolezza. Si sarebbe proceduto alla iscrizione nell’elenco di una associazione che svolge attività riservata per legge a soggetti iscritti in albi ed elenchi ai sensi dell’art. 2229 del codice civile, delle professioni sanitarie in violazione del chiaro disposto dell’art. 1, comma 2, della legge 4/2013. L’inserimento dell’Assocounselling nell’elenco di cui alla legge citata violerebbe, altresì, il comma 6 del successivo art. 2, ove prevede che “ai professionisti di cui all’art. 1, comma 2, anche se iscritti alle associazioni di cui al presente articolo, non è consentito l’esercizio delle attività professionali riservate dalla legge a specifiche categorie di soggetti, salvo il caso in cui dimostrino il possesso dei requisiti previsti dalla legge e l’iscrizione al relativo albo professionale”.
Parte ricorrente contesta il criterio con il quale si distingue l’ambito di attività del counselor da quello riservato agli psicologi, atteso che tale criterio, consistente nel diverso livello del disagio psicologico, non enuclea un’area di competenza sottratta allo psicologo. Il disagio psichico, ad avviso dei ricorrenti, è, indipendentemente dalla gradazione dello stesso e in base alla letteratura scientifica sul tema, una patologia psichica su cui intervenire con una adeguata preparazione professionale, senza contare che la gradazione del disagio presuppone una attività diagnostica, che dovrebbe essere svolta al counselor, laddove l’attività di diagnosi del disagio psicologico rientra sempre e comunque pacificamente nelle competenze proprie dello psicologo ai sensi del citato art. 1 L. 56/1989.
Il parere del Consiglio Superiore della Sanità, inoltre, sarebbe viziato da eccesso di potere per contraddizione con quanto si legge in una nota dello stesso, inoltrata al Ministero della Giustizia in data 20 giugno 2013 (doc. 10), nella quale si affermava che l’attività di Counselor ricadesse in quella di competenza dello psicologo e dunque esprimeva parere non favorevole al loro inserimento nell’elenco di cui alla legge 206/2007.
Analogo contrasto si riscontrerebbe con l’atto con il quale nella seduta del 9 aprile 2008, il medesimo Organo aveva approvato il Nomenclatore – Tariffario degli Psicologi, con espresso riferimento, tra le competenze riservate alla professione dello Psicologo, di quella di “Consulenza e sostegno psicologico”, ossia di counseling (doc. 11).
Sussisterebbe poi anche il vizio di difetto di istruttoria e sviamento per essere mancato l’accertamento della tipologia di attività svolta dagli associati all’Assocounseling, tanto più necessaria al fine di escluderne la sovrapponibilità a quella riservata dalla legge a professione regolamentata, in quanto il counseling non è un’attività predeterminata per legge o individuabile sulla base di indagini o studi scientifici.
La giurisprudenza è pacifica nel ritenere che “gli Ordini professionali, per la loro peculiare posizione esponenziale nell’ambito delle rispettive categorie e per le funzioni di autogoverno delle categorie stesse ad essi attribuite, sono legittimati ad impugnare in sede giurisdizionale gli atti lesivi non solo della propria sfera giuridica come soggetto di diritto, ma anche degli interessi di categoria dei soggetti appartenenti all’Ordine, di cui l’Ente ha la rappresentanza istituzionale” (v. CdS IV 50/2005).
Con il presente gravame il Consiglio Nazionale degli Psicologi ed il dott. Fulvio Giardina, legale rappresentante di detto Consiglio dell’Ordine e psicologo, impugnano l’inserimento, da parte del Ministero dello Sviluppo economico, della controinteressata AssoCounseling nell’Elenco delle associazioni professionali non regolamentate e delle loro forme aggregative di cui all’art. 2, comma 7, della Legge 14 gennaio 2013, n. 4 (recante “Disposizioni in materia di professioni non organizzate”) e il Parere del Consiglio Superiore della Sanità, Sessione XLVII, sezione II, pronunciato nella seduta del 12 luglio 2011, in particolare nella parte in cui prevede che per le “attività di aiuto alla soluzione di problemi che possono causare lieve disagio psichico (…) possa intervenire una figura professionale distinta dallo psicologo e corrispondente al Counselor”.
Il comma 2, definisce «professione non organizzata in ordini o collegi» “l’attività economica, anche organizzata, volta alla prestazione di servizi o di opere a favore di terzi, esercitata abitualmente e prevalentemente mediante lavoro intellettuale, o comunque con il concorso di questo, con esclusione delle attività riservate per legge a soggetti iscritti in albi o elenchi ai sensi dell’art. 2229 del codice civile, delle professioni sanitarie e delle attivita’ e dei mestieri artigianali, commerciali e di pubblico esercizio disciplinati da specifiche normative.”
Un primo presupposto per l’inserimento nell’elenco di cui all’art. 2 della legge 4/2013 è che l’associazione professionale non svolga attività sanitaria, né riservata a soggetti iscritti in albi o elenchi ai sensi dell’art. 2229 cc.
1) realizzazione di progetti formativi diretti a promuovere lo sviluppo delle potenzialità di crescita individuale e di integrazione sociale e facilitare i processi di comunicazione, e migliorare la gestione dello stress e la qualità di vita;
2) applicazione di protocolli per l’orientamento professionale, per l’analisi dei bisogni formativi, per la selezione e la valorizzazione delle risorse umane (…)
3) utilizzo di test e di altri strumenti standardizzati pe l’analisi del comportamento, dei processi cognitivi, delle opinioni e degli atteggiamenti, dei bisogni e delle motivazioni, dell’interazione sociale, dell’idoneità psicologica a specifici compiti e condizioni etc…
La citata disposizione definisce la «professione regolamentata» come “l’attività, o l’insieme delle attività, il cui esercizio e’ consentito solo a seguito di iscrizione in Ordini o Collegi o in albi, registri ed elenchi tenuti da amministrazioni o enti pubblici, se la iscrizione e’ subordinata al possesso di qualifiche professionali o all’accertamento delle specifiche professionalità”.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 15 ottobre 2015 con l’intervento dei magistrati: