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Timestamp: 2018-02-18 22:22:50+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 82', 'sentenza ', 'art. 73', 'art. 99', 'sentenza ', 'art. 73', 'art. 4', 'art. 73', 'art. 4', 'art. 73', 'art. 4', 'art. 117', 'art. 117', 'art. 73', 'art. 4']

Sulle ultime novità giurisprudenziali in materia di stupefacenti
Zaina Carlo Alberto, 25 febbraio 2013
Le ultime novità giurisprudenziali in materia di stupefacenti hanno sollevato un vivace dibattito, all’interno del quale si sono inserite – come era d’altronde prevedibile – voci politiche, sino a qualche giorno prima del tutto assenti.
Come d’uso nel nostro paese, esse, però, (nonostante approcci spessi demagogici e disinformati) non hanno perso l’occasione di salire su di un presunto carro dei vincitori (o forse, invece, hanno proprio perso una occasione di fare migliore figura).
Sconcerta, soprattutto, la strumentale amplificazione della portata – in proiezione futura – del giudizio che la Corte Costituzionale dovrà affrontare in relazione alla questione rimessa dalla 3° Sezione della Corte di Appello di Roma, quasi che, invece, di una valutazione tecnica, in ordine ad un preciso e specifico segmento della legge sugli sugli stupefacenti, esso vada tradursi in una vera e propria ordalia, od in un referendum sulla L. 49 del 21 febbraio 2006.
Non dimentichiamo che ci troviamo dinanzi ad un postulato che deve essere ancora risolto dal giudice delle leggi.
Di fronte a reiterati atteggiamenti, giuridicamente irresponsabili (giacchè creare nella cittadinanza attese di riforma e, soprattutto, di abrogazione in toto di una legge, oltre che falsa prospettiva storica, costituisce, altresì, comportamento irrispettoso di coloro che delle questioni giuridiche non hanno specifica conoscenza), credo si imponga, pertanto, il dovere di fornire informazioni corrette e precise, su tutte le prese di posizione che i giudici di legittimità e di merito hanno assunto.
Cerchiamo, quindi, di evidenziare le novità giurisprudenziali che hanno inciso sulla materia degli sutpefacenti.
Hanno operato dapprima, le SS.UU. che, con la sentenza 17 ottobre – 7 dicembre 2012 n. 47604/12, (allegata) hanno escluso che la vendita di semi di cannabis, ancorchè abbinata alla messa in commercio di prodotti utilizzabili per la coltivazione o di testi additivi in materia, configuri la violazione dell’art. 82 dpr 309/90.
Si tratta, pacificamente, di una sentenza storica.
Essa, infatti, una volta per tutte, risolve – in armonia con il dettato della Convenzione di New York del 1961 – un tema che aveva evidenziato una gravissima discrasia fra la posizione assunta dai giudici di merito.
Va, poi, registrata la pronunzia della Sesta Sezione della Corte di Cassazione (n. 4285/13 del 10/29 gennaio 2013) (allegata), che ha risolto un altro atavico e grave problema e cioè quello del rapporto e della valenza fra la circostanza attenuante della lieve entità, regolata dal comma 5 dell’art. 73 dpr 309/90 e la circostanza aggravante di cui all’art. 99 comma 4 c.p. (così come modificata dalla L. 251/2005 cd. ex Cirielli).
Anche questa decisione possiede il carattere della elevata rilevanza.
La modifica, introdotta giurisprudenzialmente, riequilibra, dunque, una situazione che, in un recente passato era apparsa sconcertante.
Con il superato divieto del giudizio di prevalenza della lieve entità sulla recidiva, si poteva verificare una grave discrasia fra reale portata criminosa del fatto (oggettivamente lieve) e sanzione in concreto irrogata (del tutto sproporzionata al fatto stesso, perchè ancorata ex lege a quei limiti ordinari di pena, spiccatamente elevati), che provocava ictu oculi una palese sproporzione.
Anche in questo caso è stato sedato un conflitto asprissimo fra sezioni distinte della Corte, (la Sesta da un lato, la Terza e la Quarta dall’altro) che avevano assunto, in maniera del tutto irriducibile, posizioni diametralmente opposte
Allo stato, va detto che non è dato conoscere l’esatto percorso ermeneutico seguito dalla Corte Suprema.
E’, peraltro, certo che non si possa, affatto, pensare o sostenere che i giudici di legittimità abbiano aperto tout court alla depenalizzazione di questa situazione di fatto, rinunziando, in pari tempo, ad una serie di ragionevoli parametri che la giurisprudenza (di merito e di legittimità) aveva in itinere elaborato ed individuato.
nella comunione adesiva preliminare delle parti ad un progetto di acquisto che coinvolga anche il mandatario deputato alla ricezione materiale dello stupefacente;
nella esatta identificazione ab origine di tutti coloro che compongono il gruppo;
nella comprovata volontà di procurarsi lo stupefacente, destinata ad un uso personale di ciascuno dei sodali;
nella circostanza che non si verifichino passaggi intermedi che possano interessare lo stupefacente acquistato.
Si deve, pertanto sottolineare che pare del tutto plausibile (la prudenza è, comunque, d’obbligo) che la Corte abbia escluso la rilevanza dell’avverbio “esclusivamente”, che taluna sentenza (V. in special modo Sez. IV, 29.01.2013 n° 4560 e 2.01.2013 n° 47) aveva ritenuto come elemento decisivo per affermare la sanzionabilità della condotta in questione.
Last but not least, per darci una dimensione europea, va segnalata la ordinanza con la quale la Terza Sezione della Corte di Appello di Roma, con ordinanza 28 gennaio 2013, ha trasmesso, alla Corte Costituzionale, gli atti di un procedimento a carico di imputati del reato di detenzione, a fine di spaccio, di sostanze stupefacenti, sospettando – in relazione all’art. 73 dpr 309/90, così come modificato dall’art. 4 bis del D.L. 30 dicembre 2005 n. 272 – un plurimo profilo di incostituzionalità (allegata).
Si tratta di un provvedimento che ha suscitato grande scalpore e che ha permesso a molti (politici ed opinion leaeders) di cimentarsi in elucubrazioni che hanno poco di giuridico e veridico e tanto, purtroppo, di demagogico.
Si tratta di un’opinione destituita di fondamento, perchè il sospetto di illegittimità costituzionale in oggetto afferisce correttamente solo ad una norma singola e specifica – l’art. 73, come risultante dall’art. 4 bis d.l. 272/2055 – e non si riferisce affatto all’intero ordito normativo.
Sicchè molti falsi profeti dell’ultima ora avrebbero dovuto meglio documentarsi prima di lanciarsi in acrobatiche interpretazioni, destinate solamente a suscitare false aspettative.
Puntualmente la Corte di Appello di Roma, con l’ordinanza in parola, ha colto la grave discrasia fra le due disposizioni, osservando che il meccanismo sanzionatorio previsto dall’art. 73 dpr 309/90 (come desunto dall’art. 4 bis D.L. 272/2005), costituisce manifestazione di un palese inadempimento rispetto ad una fonte primaria di diritto comunitario, il rapporto con la quale viene regolato dall’art. 117 Cost. .
Questo per sommi capi appare il “cuore pulsante” dell’eccezione, che sia permesso precisare, chi scrive aveva già da tempo concepito e proposto pubblicamente sul web, prima che altri si interessassero dello specifico problema.
Su tale ultimo abbrivio, credo, però, che non ci si possa cullare sugli allori e si debba considerare la possibilità di sollevare una nuova questione di legittimità costituzionale che coinvolga la coltivazione.
Come ho già avuto modo di spiegare in alcuni miei commenti sul web, ritengo che la decisione UE 2004/757/GAI possa e debba influenzare la nostra legislazione anche in relazione al tema della coltivazione a fini di uso personale.
E’ chiaro che il carattere generale della norma in questione presenta aspetti che possono suscitare perplessità, come, ad esempio, la circostanza che essa si rivolga anche a tutte le attività di coltura di piante da cui ricavare stupefacente, operando, così, una indebita ed illogica omologazione fra oppio, coca e cannabis.
Tale incontroversa conclusione permette, dunque, di ipotizzare, con assoluta precisione e fondatezza argomentativa, che l’indicazione legislativa comunitaria deve trovare concreta applicazione anche nel nostro ordinamento, pena la violazione dell’art. 117 Cost. .
Allo stato, è notorio che qualsiasi forma di coltivazione, nel nostro ordinamento costituisce reato.
In un simile contesto, quindi, ritiene chi scrive che una nuova e più impegnativa sfida attende gli operatori del diritto e concerne l’intervento interpretativo-addittivo sulla coltivazione.
Si tratta, quindi, di compulsare la Corte Costituzionale a che la previsione delle condotte non sanzionabili, ai sensi dell’art. 73 comma 1 bis dpr 309/90, così come introdotto dall’art. 4 bis dl 272/2005, venga estesa anche alla coltivazione, riconoscendo la illegittimità costituzionale della norma in questione nella parte in cui non prevede l’estensione della causa di giustificazione dell’“uso esclusivamente personale” anche alla citata condotta.
Senza vis polemica e proprio nello spirito costruttivo che mi propongo, mi permetto, però, di chiedere a tutti coloro già pronti a cogliere l’occasione per discettare su argomenti spesso ai medesimi non ben conosciuti, di lasciare operare a chi quotidianamente si interessa di queste vicende e di avere l’onestà intellettuale di riconoscere che le modifiche al dpr 309/90 non sono frutto di forzature politiche o di proteste di movimenti di opinione, ma scaturiscono esclusivamente dallo studio e dalla interpretazione evolutiva della norma.
E’ questa, attività che non si concretizza a scadenze fisse, ma richiede, invece, spesso anni di silenzioso approfondimento, senza proclami e senza annunzi roboanti e con comunicazioni pubbliche solo quando si ha ragionevole certezza di quanto si va proponendo.
Proprio l’esatto opposto dello strepitus fori di cui siamo tanto testimoni ai giorni nostri.
Rimini, lì 20 febbraio 2013