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Timestamp: 2019-06-20 23:23:31+00:00
Document Index: 24282453

Matched Legal Cases: ['art, 26', 'art.116', 'art. 132', 'art. 131', 'arte 116', 'art. 6']

Istituzion de Regjon Friûl » Moviment Friûl - Movimento Friuli
| PDF | Dut il dibatiment in Consei regjonâl su la istituzion de Regjon Friûl proponude dal Mf, 4 Avrîl 1985
Signor Presidente, egregi Colleghi !
La proposta di una legge costituzionale, da sottoporre al Parla mento della Repubblica, può essere formulata dal nostro Consiglio Regionale. Lo prevede lo Statuto speciale di questa Regione (art, 26, commi 1,2), lo riconosce la dottrina. Ed è in questa occasione che può trovare la sua prima applicazione. Questo progetto di legge viene presentato dal Movimento Friuli che, rendendosi interprete con coerente impegno dell’esigenza e della aspirazione, sempre più sentite dalla base friulana, di un riassetto costituzionale di queste terre, propone la restituzione della autonomia al Friuli, aggregato, dal 1963, al territorio triestino, in un unico ente territoriale.
L’esigenza dell’autonomia politico-amministrativa del Friuli è stata espressa già all’indomani della fine della lotta per la Liberazione. Nel 1945 si costituì una “Associazione per la Autonomia Friulana”, che ebbe una vita piuttosto breve. La stes¬sa Società Filologica Friulana chiese, nel 1946, l’autonomia e la ricostruzione della patria entro i confini tradizionali. Nello stesso anno sorse un gruppo autonomista, raccolto attorno al giornale “Patrie dal Friûl”, e nel 1947 nasce il Movimento Popolare Friulano, il primo partito autonomista nella storia del Friuli, e successivamente non si contano i gruppi e le iniziative sorte per l’ottenimento della autonomia politico-amministrativa della terra friulana. Lo Stato italiano non ascoltò le richieste di questi gruppi e movimenti: doveva risolvere il problema di Trieste e del suo piccolo territorio libero, ancora in ballottaggio tra l’Italia, la Jugoslavia e l’indipendenza, nell’ipotesi, abbastanza probabile, di un ritorno della città all’Italia, si volle evitare che essa rimanesse lontana ed isolata.
La Costituzione della Repubblica Italiana del 1947 previde, infatti, all’art.116,l’istituzione di alcune regioni autonome a statuto speciale, fra le quali un ibrido etnico-economico denominato Friuli-Venezia Giulia. Le esigenze di autonomia dei friulani vennero così stravolte, e l’autonomia del Friuli venne ulteriormente congelata e condizionata per le note vicende politiche di quegli anni, talché lo Stato, nonostante che Trieste fosse ritornata già nel I954 all’Italia, si guardò bene di istituire subito la regione autonoma voluta dalla Costituzione, che cominciò a funzionare ben 10 anni dopo. I friulani (ed i triestini d’altra parte) non sono mai stati evidentemente soddisfatti da questa autonomia ritardata e pesantemente condizionata d all’obiettivo di ridare a Trieste un ruolo europeo, che risale ai tempi dell’impero asburgico, ruolo che, a sua volta,non è certamente favorito dal legame di Trieste col Friuli, posto che tale ruolo possa trovare ancora un significato nella attualità.
D’altra parte occorre ricordare come – se non si risolve il problema in sede costituzionale-legislativa – si perfezionerebbe sempre di più l’annichilimento di quel Friuli cui, a partire dal 1927 a questa parte, si è proceduto con “intelligente” gradazione dalla grande provincia, centro spirituale di un’antica Patria, ad una piccola, insignificante circoscrizione, stretta tra Pordenone “padana” ed industrializzata, e Trieste, adriatica e “ricca” (almeno stando alle statistiche). Gravi problemi accomunano, è vero, i due tronconi di una regione indiscutibilmente costituita da due zone ben distinte; dice in un punto il vecchio Orazio “tua res agitur, tectus cum proximus ardet”, il che significa che quando brucia la casa del vicino, è in pericolo anche la tua.
Non si vede perciò perché non si possa giungere ad un necessario chiarimento in sede costituzionale-legislativa, come del resto è successo per il consolidamento delle autonomie locali di Trento e di Bolzano, e si è creata la regione Molise, separando, e a buon diritto, le sorti di Campobasso e quelle di Aquila,che pure sono rimaste legate quanto meno dalla battaglia del Sentino (295 a.C.), mentre il Friuli divergeva da Trieste, politicamente, dal 1382, se si escludono due intermezzi austriaci, come del resto da Trieste divergono, in via amministrativa, la contea di Gorizia e Gradisca. La proposta che il Movimento Friuli presenta vuole dunque rimediare ad una unione di convenienza politica, ma in realtà non sentita, ad un matrimonio male assortito, che è stato contestato fin dall’inizio. La soluzione che vogliamo proporre, nel pieno rispetto di quanto vorrà fare, per parte sua, l’altra componente, è volta anche a stabilire migliori rapporti di buon vicinato, perché i profondi fossati, come afferma un famoso aneddoto, mantengono le amicizie. Si tratta dell’aneddoto che racconta la storia di una volpe che voleva costringere un gallo alla coabitazione. Certo, la prudente tesi del volatile è ancora oggi valida, perciò un accordo definitivo del genere che il Movimento Friuli propone, attraverso l’autonomia del Friuli, è nell’interesse comune.
D’altra parte, recenti avvenimenti come quello del terremoto, che ha distrutto e compromesso grande parte del Friuli, l’annosa questione della Università friulana, i problemi emergenti dalla applicazione del trattato di Osimo, hanno messo ancora più in evidenza, le contraddizioni, le tensioni, le incompatibilità già esistenti tra le due realtà della Regione, assieme all’emergenza di particolari aspirazioni di autonomia della città di Trieste, che ha portato alla affermazione, in campo locale, della Lista per Trieste mentre, doverosamente lo ricordiamo, dalle dichiarazioni di più di un esponente politico, si ammette la necessità di rivedere l’assetto giuridico-istituzionale della regione. Non si può quindi disconoscere che quanto oggi il Movimento Friuli, con questa proposta di legge, sottopone alla attenzione delle forze, politiche presenti in Consiglio regionale, per la seconda volta (chè già nel 1979 la consigliera regionale del MF, Cornelia Puppini D’Agarο aveva presentato una proposta simile a quella che oggi presentiamo) sia oramai patrimonio vissuto e sofferto dalle popolazioni, gruppi ed associazioni del Friuli da una parte, e che trovi sempre maggiori echi e consensi, seppure da parti diverse, anche nella opinione pubblica triestina. Questo progetto di legge conclude, per un certo verso, con la richiesta di autonomia politico-amministrativa, la battaglia di quanti per tale affermazione hanno lottato, trovando nel Movimento Friuli lo strumento per tale affermazione, in concordanza ed in raccordo pieno ed ideale con le istanze della base popolare del Friuli, che tale richiesta ha sempre sostenuto con forza, l’ostacolo più evidente potrebbe sembrare il dettato costituzionale che, sopratutto all’art. 132, stabilisce un numero minimo di abitanti per la creazione di nuove regioni; tuttavia, gli esempi che abbiamo citato dimostrano che le norme costituzionali possono essere modificate, quando ci sia la necessaria volontà politica. Per questo il Movimento Friuli presenta questo disegno di legge, sul quale dovranno finalmente confrontarsi le posizioni dei partiti presenti in Consiglio regionale, per determinare, una volta per tutte, quale dovrà essere il nuovo assetto del Friuli, quali contenuti dovrà avere la sua autonomia, una occasione storica, que¬ta, per la quale tanti friulani si sono battuti e la cui realizzazione ha costituito l’aspirazioni di molti. La proponiamo, non casualmente, proprio quando il paese intero si trova di fronte alle elezioni europee, perché crediamo che un Friuli d’Europa, assieme alle altre realtà delle autonomie regionali, possa veramente ricostruire un’Europa più vera, della somma dei singoli stati messi insieme; un’Europa libera e democratica, unita nelle diversità del le civiltà, delle culture, delle lingue e dei popoli.
presentata dai consiglieri del Movimento Friuli Marco De Agostini e Cornelia Puppini D’Agaro
Tra le Regioni elencate dall’art. 131 della Costituzione della Repubblica Italiana, il Friuli costituisce una regione a sé. Tra le Regioni indicate all’arte 116 della Costituzione della Repubblica Italiana, alla regione Friuli sono attribuite forme e condizioni particolari di autonomia, secondo uno statuto speciale, adottato con legge costituzionale.
Il territorio della regione Friuli a statuto speciale comprende quello delle attuali Provincie di Gorizia, Pordenone e Udine.
Il primo Consiglio regionale della regione Friuli a statuto speciale è formato dai consiglieri regionali in carica ai momento della entrata in vigore della presente legge, ed eletti nelle circoscrizioni elettorali di Gorizia, Pordenone, Tolmezzo e Udine, anche con la utilizzazione dei resti.
Lo statuto speciale di cui alla legge costituzionale 31.3.1963 n.1, resta provvisoriamente in vigore,nelle parti applicabili, fino alla approvazione del nuovo statuto speciale per la regione Friuli.
Contestualmente all’entrata in. vigore della presente legge, verrà istituita, con legge statale, una Commissione con il compito di elaborare lo statuto speciale della regione Friuli. Della Commissione faranno parte le rappresentanze politiche presenti, al momento della entrata in vigore della presente legge, in Consiglio regionale, ed elette nelle circoscrizioni di Gorizia, Pordenone, Tolmezzo e Udine.
La elaborazione dello statuto speciale dovrà essere conclusa entro tre mesi dalla istituzione della Commissione cui al secondo comma del presente articolo.
Lo statuto speciale della regione Friuli dovrà contenere norme esplicite per la tutela delle minoranze linguistiche friulana,slovena e tedesca presenti nella regione Friuli, e ciò in conformità a quanto stabilito dall’art. 6 della Costituzione Repubb1icana.