Source: http://www.ilfrizzo.it/risposte2019/risposte1343.htm
Timestamp: 2019-03-26 07:02:56+00:00
Document Index: 121928885

Matched Legal Cases: ['art.87', 'art. 102', 'art. 3', 'art. 87', 'art. 88', 'art. 60', 'art. 60', 'art. 60', 'art. 105', 'art. 106', 'art. 92', 'art. 107', 'art. 93', 'art. 96', 'art. 85', 'art. 55', 'art. 56', 'art. 57', 'art. 58', 'art. 59', 'art. 60', 'art. 60', 'art. 60', 'art. 88', 'art. 105']

Lucera – Antonio Chiella: «Auspicavo di ricevere un ringraziamento per la partecipazione»
Antonio Chiella: «Pensavo di ricevere un ringraziamento per la partecipazione»
«Il mio intervento era finalizzato sostanzialmente a sapere perché non vengono pubblicate le RELAZIONI SOCIALI»
Lucera, 04.03.2019 - «A seguito dell’intervento del Dirigente dell’Ufficio di Piano, pubblicato in data 3 marzo 2019 (leggi), mi sia consentita la seguente replica.
Com’è noto, l’articolo 16 (Partecipazione e cittadinanza attiva) del Regolamento regionale n. 4/2007 sui servizi sociali prevede che “L’Ambito territoriale assicura, attraverso la adozione di idonee procedure e strumenti, la partecipazione attiva dei cittadini singoli e associati alla realizzazione del sistema integrato dei servizi sociali […]”.
Il punto “4.1 - GLI ATTORI” del Piano Regionale delle Politiche Sociali 2017-2020, approvato con Delibera della Giunta Regionale n. 2324 del 28 dicembre 2017 (in BURP n. 14 del 26-1-2018), prevede espressamente quanto segue: “Per il Piano Regionale delle Politiche Sociali la l.r. n. 19/2006 ha disegnato un sistema di welfare plurale con responsabilità ed obiettivi condivisi tra i diversi attori sociali ed istituzionali, favorendo la partecipazione dei cittadini singoli e associati alle diverse fasi del processo di costruzione della rete locale dei servizi.
Il Regolamento Reg. n. 4/2 007 ha definito nel dettaglio le modalità e gli strumenti per assicurare la partecipazione dei cittadini alla realizzazione del sistema integrato dei servizi, anche nelle diverse forme organizzate della società civile, le associazioni familiari, le organizzazioni sindacali, la cooperazione sociale, gli organismi di tutela, i patronati e le associazioni di categoria.
La partecipazione dei cittadini e del partenariato sociale ai processi di elaborazione delle politiche di intervento di un Ente locale è una delle modalità principali attraverso cui si sostanzia il principio di sussidiarietà, che ha trovato rilevanza costituzionale con l'approvazione della legge costituzionale n. 3/2001.
La sussidiarietà è una forma di esercizio della sovranità popolare, che allarga la titolarità dell’azione finalizzata all’interesse collettivo ai cittadini e alle loro organizzazioni, chiamandole ad un ruolo di responsabilità rispetto a se stessi e alla propria comunità.
Per gli Ambiti territoriali, pertanto, non si tratta meramente di adempiere ad un precetto amministrativo previsto nell’ambito formale della procedura relativa alla elaborazione dei Piani di Zona, quanto piuttosto di porre in essere, concretamente quel ruolo di soggetto promotore di cittadinanza attiva che il legislatore costituzionale gli ha assegnato in occasione della riforma del Titolo V della Costituzione.
Con riferimento alla fase di programmazione dedicata alla stesura del proprio Piano Sociale di zona gli Ambiti territoriali devono provvedere a:
a) pubblicare l’avviso di avvio del percorso di progettazione partecipata per la stesura del Piano, ovvero dei relativi aggiornamenti, indicando tempi e modalità di funzionamento;
b) istituire il tavolo di progettazione partecipata, eventualmente articolato per ambiti tematici o aree di intervento, assicurandone il corretto funzionamento, in termini di periodicità degli incontri, modalità di convocazione, verbalizzazione delle decisioni assunte, in ciascuna delle fasi di predisposizione, attuazione e valutazione del Piano, attraverso la adozione di apposito regolamento; in sede di predisposizione del Piano sociale di Zona, il verbale dell’esito della concertazione deve essere obbligatoriamente allegato al Piano con la esplicita indicazione della posizione assunta dalle parti; a partire da questo triennio si richiede anche che ciascun Ufficio di Piano dia conto degli esiti complessivi del processo partecipato, con i contributi accolti, rielaborati o rigettati provenienti dalle organizzazioni del Terzo settore e di rappresentanza della cittadinanza attiva;
c) predisporre e diffondere, con cadenza almeno annuale, la Relazione sociale dell'Ambito territoriale, sullo stato di attuazione del Piano Sociale di Zona.
La partecipazione dei cittadini e delle organizzazioni va promossa e allargata alla fase di monitoraggio e di valutazione delle politiche e degli interventi realizzati.
A tal fine, ciascun Ambito territoriale, in esito alla prima fase di partecipazione per la stesura del Piano Sociale di Zona, sottoscriverà con ciascun soggetto del Terzo settore e della cittadinanza attiva partecipante, un Patto di Partecipazione che regoli e renda uniformi i rapporti di collaborazione lungo tutte le fasi del ciclo di vita del Piano Sociale di Zona, nel rispetto dei ruoli e dei principi di trasparenza, pari opportunità, buon andamento della pubblica amministrazione, rimozione dei conflitti di interesse”.
Lo stesso giorno dell’avvio del percorso di concertazione e programmazione partecipata per la stesura del Piano Sociale di Zona 2018-2020, cioè il 22 marzo 2018, ho consegnato il mio intervento al Presidente del Coordinamento Istituzionale del nostro Ambito Sociale. Contestualmente ho provveduto a pubblicare il medesimo intervento anche sui Net-Journal “Il Frizzo” (leggi) e “Adesso il Sud” (leggi).
A TUTT’OGGI, NON HO RICEVUTO FORMALE ASSICURAZIONE DELL’ALLEGAZIONE A VERBALE DI QUEL MIO INTERVENTO!
Comunque, la Convenzione per la gestione associata delle funzioni e dei servizi socio-assistenziali per l’attuazione del Piano Sociale di Zona 2018-2020 dell’Ambito territoriale Appennino Dauno Settentrionale, il cui schema è stato approvato con Delibera del Consiglio comunale di Lucera n. 60 in data 1º ottobre 2018, prevede, tra l’altro, che “IL COMUNE CAPOFILA, IN ATTUAZIONE DELLE DELIBERAZIONI DEL COORDINAMENTO ISTITUZIONALE e per il tramite esclusivo dell’Ufficio di Piano, svolge le seguenti funzioni: - approvare in via definitiva il piano sociale di zona e i regolamenti di Ambito ADOTTATI DAL COORDINAMENTO ISTITUZIONALE […]” (Vedi: Art. 8 - Funzioni del Comune capofila).
L’Atto del Coordinamento Istituzionale dell’Ambito Territoriale “Appennino Dauno Settentrionale” n. 34 del 20 dicembre 2018 (allegato n. 1), pubblicato dal 15 febbraio 2019 al 2 marzo 2019, tenendo conto che “…con nota prot. 0090779 del 19/11/2018 la Regione Puglia inviava al Presidente del Coordinamento Istituzionale e al Responsabile dell’Ufficio di Piano formale richiesta di integrazione e modifiche al Piano di zona inviato dall’Ufficio con nota del 23/10/2018…” e che “il dott. Raffaele Cardillo illustrava i chiarimenti e le modifiche richieste dalla Regione Puglia, evidenziando che l’Ufficio di Piano ha provveduto ad apportare al Piano di Zona le richieste modifiche, illustrando in particolare il nuovo quadro finanziario…inoltre presentava l’impossibilità di ottemperare ad alcune indicazioni della Regione Puglia, nello specifico: a) l’indicazione del livello di spesa sociale storica dell’Ambito per il triennio 2014-2016; b) l’indicazione delle «altre risorse comunali» a conferma della spesa storica nella programmazione 2018, in quanto per poter fornire tali dati l’Ufficio necessità della trasmissione degli stessi da pare di tutti i Comuni dell’Ambito e riferisce che alla data odierna la maggioranza dei Comuni non ha provveduto alla trasmissione dei dati…”, ha deliberato “di prendere atto della nota prot. 0090779 del 19/11/2018 di Regione Puglia di formale richiesta di integrazione e modifiche al Piano di Zona”.
Infatti, detta nota prot. 90779 del 19/11/2018 (allegato n. 2), a firma del RUP della “Sezione Inclusione sociale attiva e Innovazione delle reti sociali” della Regione Puglia, inviata all’Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Lucera, al Presidente del Coordinamento dell’Ambito territoriale “Appennino Dauno Settentrionale”, al Dirigente del III Settore del Comune di Lucera e al Responsabile dell’Ufficio di Piano dell’Ambito territoriale “Appennino Dauno Settentrionale”, richiedeva, tra l’altro, la trasmissione della seguente documentazione:
“1. tutti gli atti formali (delibere di Coordinamento Istituzionale, Giunta, Consiglio, ecc,) di approvazione della documentazione inviata, oltre alla copia della Convenzione per la gestione associata debitamente sottoscritta ed ai Regolamenti/Disciplinari previsti dal PdZ ed adottati dall’Ambito territoriale (ivi compreso l’AdP) con la ASL (cioè, l’Accordo di Programma ai sensi di legge - NdA), anche come modello da sottoscrivere in seguito);
2. tutti gli allegati previsti dal Piano di Zona, con particolare riferimento a:
• attestazioni della spesa social storica da parte di tutti i Comuni dell’Ambito ) con i relativi schemi di sintesi in formato MS Excel) che risultano assenti nella documentazione trasmessa;
• schede di programmazione finanziaria del Piano Sociale di Zona e schede di rendicontazione del precedente Piano Sociale di Zona in formato MS Excel;
• atti e documenti (verbali, protocolli, disciplinari, ecc.) adottati e prodotti in sede di concertazione e confronto con i soggetti del territorio ed ogni altro documento previsto dal Piano Regionale delle Politiche Sociali come parte integrante e sostanziale del Piano Sociale di Zona di ciascun Ambito territoriale (in particolare si sottolinea la necessità di adottare e/o trasmettere il Regolamento/Disciplinare di funzionamento della Cabina di Regia di Ambito territoriale e di attivare la stessa in tempi celeri);
3. la documentazione e gli atti con cui ciascun Comune adotta formalmente l’impegno a cofinanziare il PdZ in termini di risorse proprie comunali (ovviamente a tal proposito è necessario allegare al PdZ uno schema di “ripartizione” della quota del cofinanziamento fra i singoli Comuni dell’Ambito)…”.
A tal ultimo proposito, tenuto conto che il Dirigente Responsabile dell’Ufficio di Piano riferisce che “Nello stesso incontro venivapresentato il nuovo schema del disciplinare per il funzionamento dellacabina di regia...”, evidenzio che la trattazione di detto argomento non era inserita tra i punti iscritti all’Ordine del giorno dei lavori svolti in data 28 febbraio 2019, così come si evince dall’Avviso a firma del Presidente del Coordinamento Istituzionale dell’Ambito territoriale (allegato n. 3).
Il mio intervento, dunque (leggi), era finalizzato sostanzialmente ed esclusivamente a sapere perché non vengono pubblicate le RELAZIONI SOCIALI (così come previsto dalle vigenti disposizioni legislative e regionali, la cui lettura consentirebbe una reale e fattiva partecipazione di Cittadini) e, soprattutto, con quale Deliberazione del Coordinamento Istituzionale è stato adottato il Regolamento/Disciplinare per il funzionamento della Cabina di Regia d’Ambito visto che nel Piano Sociale approvato dal Consiglio Comunale di Lucera con delibera n. 61 sempre in data 1º ottobre 2018, viene riferito soltanto che “Durante l’incontro tenutosi il 22 marzo 2018, sono state illustrate le funzioni e i ruoli della Cabina di Regia e, approfondendo il concetto di progettazione partecipata, sono stati condivisi il protocollo di intesa e il patto di partecipazione, quale strumento di costruzione e rafforzamento della rete territoriale a sostegno della programmazione sociale)”.
In conclusione, invece, se mi fosse data la possibilità di partecipare al Piano (che ha approvato i prospetti di programmazione economico-finanziaria per l’annualità 2018), avrei evidenziato, ad esempio, semplicemente a fini partecipativi e di cittadinanza attiva, senza alcun altra finalità, i seguenti aspetti connessi alla suddivisione del Budget ammontante ad € 5.818.200,31, pur in assenza delle necessarie ed indispensabili RELAZIONI SOCIALI:
• € 1.470.386,74 per gli “Asili nido e altri servizi socio-educativi per la prima infanzia”, SENZA specificare quali siano gli “altri servizi”;
• € 110.000,00 per “Educativa domiciliare per minori” (art.87-bis RR 4/2007), SENZA specificare che il servizio viene erogato a domicilio di famiglie in situazione di disagio socio-relazionale dove sono presenti uno o più minori che presentano un disagio o sono a rischio di devianza sociale e/o di emarginazione;
• € 39.000,00 per i “Percorsi di inclusione socio-lavorativa”, SENZA precisare se trattansi di servizi di contrasto della povertà e della devianza previsti dal Regolamento regionale (art. 102) o di Reddito di inclusione disciplinato dalle disposizioni statali per l’introduzione di una misura nazionale di contrasto alla povertà in vigore dal 14 ottobre 2017 (D. Lgs. 147/2017);
• € 74.336,32 per la “Rete del welfare d’accesso”, SENZA spiegare se trattasi del “Servizio di Segretariato Sociale” (83), degli “Sportelli per l’integrazione socio-sanitaria-culturale degli immigrati” (108), della “Porta Unica di Accesso” (art. 3)… ecc.;
• € 660.456,00 per la “Rete per accesso e presa in carico integrata socio-sanitaria e socio-lavorativa”, SENZA che vi sia alcun dettaglio anche per quel considerevole importo;
• € 1.314.481,01 per Cure domiciliari integrate di I e II livello, SENZA specificare quanto per il “Servizio di assistenza domiciliare” (art. 87) e quanto per il “Servizio di assistenza domiciliare integrata” (art. 88);
• € 759.426,94 per i “Servizi a ciclo diurno per anziani, disabili e persone non autosufficienti”, anche qui SENZA specificare se trattasi di “Centro diurno socio-educativo e riabilitativo” (art. 60), “Casafamigliacon servizi formativi alle autonomie per l’inserimento socio lavorativo di persone con disabilità”(art. 60-bis), “Centro diurno integrato per il supporto cognitivo e comportamentale ai soggetti affetti da demenza” (art. 60-ter), ”Centro sociale polivalente per diversamente abili” (art. 105) oppure di “Centro sociale per anziani” (art. 106);
• € 230.000,00 per i “Servizi per l’integrazione scolastica degli alunni con disabilità”, SENZA specificare che il Regolamento regionale prevede ANCHE L’INTEGRAZIONE SOCIALE EXTRASCOLASTICA DEI DIVERSAMENTE ABILI (art. 92);
• € 1.000,00 per i Centri antiviolenza (art. 107);
• € 55.000,00 per il funzionamento dell’Ufficio di Piano; (MAGGIORE DELLA SOMMA PROGRAMMATA PER IL CONTRASTO ALLA POVERTÀ);
• € 156.006,33 per gli “Interventi di prevenzione e contrasto in tema di dipendenze patologiche: importo ritenuto “Azione prioritaria”, CHE NON È STATO ADEGUATAMENTE DETTAGLIATO;
• € 766.401,48 per le “Strutture residenziali per minori”; anche questo importo ritenuto “Azione prioritaria” MA NON ADEGUATAMENTE DETTAGLIATO;
• € 52.650,00 per il “Telesoccorso – Teleassistenza (progetto Gestio et Salus – canone)”, stiamo pagando un canone, ma non si conoscono i reali BENEFICI OTTENUTI FINO AD OGGI;
• € 129.055,49 per “Assegno di cura”, SENZA specificare che le ASL pugliesi sono le amministrazioni titolari dei procedimenti istruttori e dei dispositivi di pagamento.
NESSUN EURO invece per i “Centri di ascolto per le famiglie” (art. 93); per la “Rete e servizi per la promozione dell’affido familiare e dell’adozione” (art. 96); per i “Servizi a ciclo diurno per minori”; per la “Rete di pronto intervento sociale” (art. 85); per “Maltrattamento e violenza – residenziale”; per “Maltrattamento e violenza – equipe” (artt. 80 e 81); per “Abbattimento barriere architettoniche”; per le “Altre strutture residenziali per disabili ed anziani”; per la “Rete di servizi e strutture per il disagio psichico” (artt. 60-60-bis-70-105); per i “Percorsi di autonomia abitativa e inclusione socio-lavorativa per vittime di violenza” (artt. 77 e 81-ter).
NESSUNA PREVISIONE ECONOMICA E PROGRAMMATICA per i “Progetti per la Vita Indipendente (PRO.V.I.) ed così detto “DOPO DI NOI” che dovrebbero invece considerare eventuali presenze, ovvero incentivare l’attivazione di Strutture quali: “Comunità alloggio” (art. 55), “Gruppo appartamento” (art. 56), “Comunità socio-riabilitativa” (art. 57), “Residenza sociosanitaria assistenziale per diversamente abili” (art. 58), “Residenza sociale assistenziale per diversamente abili” (art. 59), “Centro diurno socio-educativo e riabilitativo” (art. 60), “Casa famiglia per persone con disabilità” (art. 60-bis), “Centro diurno integrato per il supporto cognitivo e comportamentale ai soggetti affetti da demenza” (art. 60-ter), “Servizio formativo alle autonomie per l’inserimento lavorativo di persone con disabilità” (art. 88-bis), “Centro sociale polivalente per diversamente abili” (art. 105).
A proposito dei suddetti PRO.V.I., tenuto conto della riapertura dei termini rivolta alle disabilità motorie, psichiche e sensoriali, il Comune di Lucera – Capofila dell’Ambito Territoriale – ha presentato la propria manifestazione di interesse per l’accesso ai contributi statali entro “le ore 12.00 del 21 dicembre 2018”, così come previsto dalla Determina della Sezione regionale di inclusione sociale e innovazione delle reti sociali n. 698 del 26 ottobre 2018?
Com’è noto, infine, il primo Piano Sociale Nazionale 2018-2020, adottato con Decreto del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Luigi Di Maio in data 26 novembre 2018 prevede tra gli “Obiettivi” che “…la disciplina dei singoli interventi assume sempre più la necessità dell’integrazione – si pensi ai servizi di contrasto alla povertà e alla necessità di costituire equipe multidisciplinari a fronte di bisogni complessi ai sensi del d.lgs. 147/2017, ma anche alle previsioni in attuazione del cd. «Dopo di Noi>» o alle sperimentazioni di vita indipendente o ai più recenti indirizzi per la costituzione dei comitati tecnici in materia di collocamento mirato. L’integrazione appare essenziale per servizi di «cerniera» come possono essere rappresentati i Servizi Sociali, per la loro potenzialità – a fronte di particolari fragilità e i peculiari bisogni di cui si fanno carico – di attivare il complesso delle risorse e dei servizi territoriali necessari ad una appropriata progettazione personalizzata degli interventi. Il richiamo è prioritariamente all’integrazione del sistema degli interventi e dei Servizi Sociali con il sistema sanitario, il sistema delle politiche del lavoro, il sistema di educazione e istruzione (a partire dai nidi e i servizi per la prima infanzia), il sistema della formazione, le politiche abitative”.
Auspicavo di ricevere un ringraziamento per la mia partecipazione, così come soleva esprimere il precedente Segretario dott. Raffaele Maccarone.