Source: https://www.legambientecarrara.it/2020/03/03/nuovo-regolamento-agri-marmiferi-fermatevi/
Timestamp: 2020-04-06 14:54:00+00:00
Document Index: 124926525

Matched Legal Cases: ['art. 20', 'art. 13', 'art. 14', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 5', 'art. 21', 'art. 38', 'art. 24']

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Nuovo Regolamento agri marmiferi: FERMATEVI !
1.1 Occupazione: potenziare davvero la filiera del marmo
1.2 Inaccettabile aumento della percentuale di detriti ammissibile
1.3 Tutela di fiumi e sorgenti: sacrificata agli interessi degli industriali
1.4 Insensibilità al rischio alluvionale generato dalle cave
1.5 Approvare il Regolamento? FERMATEVI!
Ciò considerato, rivolgiamo all’amministrazione lo stesso appello che abbiamo rivolto a quella precedente: FERMATEVI ! Riteniamo infatti indispensabile riscrivere interamente il Regolamento ispirandosi rigorosamente, in ogni articolo, al principio guida dell’interesse della comunità carrarese.
2. Osservazioni puntuali alla bozza di Regolamento
in nero: testo mantenuto
in rosso: testo eliminato
in blu: testo introdotto
in fucsia: commenti
Modificare il comma 2, lett. c): «perseguire la sostenibilità ambientale dell’attività estrattiva tutelando le risorse idriche superficiali e sotterranee e il paesaggio, grazie all’adozione all’introduzione delle migliori pratiche atte ad evitare il loro deterioramento».
Nota: la sostituzione di “adozione” con “introduzione” intende rimarcare l’inadeguatezza delle misure attuali e la necessità di introdurre davvero le migliori pratiche.
Inserire nel comma 2 la lett. c2): «perseguire la sostenibilità ambientale dell’attività estrattiva limitando quanto più possibile la produzione di detriti, anche escludendo dalle aree estrattive i giacimenti che non garantiscono una buona resa in blocchi».
Nota: la collocazione più appropriata della seconda misura (l’esclusione dalle aree estrattive) è nei PABE. Dovrebbe quindi essere introdotta nei PABE e richiamata nel Regolamento.
Inserire nel comma 2 la lett. c3): «perseguire, attraverso l’occupazione, la sostenibilità sociale dell’attività estrattiva, limitando quanto più possibile l’esportazione dei materiali da taglio destinandoli, invece, alla lavorazione nella filiera locale».
Integrare il comma 2, lett. e): «salvaguardare la salute e la sicurezza delle popolazioni interessate e la vivibilità dei rispettivi territori, anche risistemando il territorio (ravaneti, versanti, cave dismesse) al fine di ridurre il rischio alluvionale».
Nota: l’integrazione risponde a un problema molto sentito e dà concretezza al fine dichiarato, altrimenti privo di senso, in quanto non accompagnato da misure concrete volte al suo conseguimento. Ciò richiede, naturalmente, l’introduzione nel Regolamento di tali misure.
Eliminare dal comma 2 la lett. f): «riconoscere il ruolo delle imprese capaci di valorizzare la materia prima e di garantire qualità e continuità delle produzioni unitamente al rafforzamento dei livelli occupazionali».
Nota: tale ruolo, infatti, è compito precipuo del comune, che deve perseguirlo attraverso un approccio regolatorio vinco­lante, anziché affidarlo alla buona volontà delle imprese (che ben difficilmente ante­porranno spontaneamente ai propri interessi quelli della comunità).
Art. 3 Programmazione dell’attività estrattiva
Integrare il comma 1 aggiungendo un secondo capoverso: «Considerate le problematiche ambientali generate dalla diffusa attività estrattiva, la tendenza alla stabilizzazione della produzione annuale di materiali da taglio e la necessità di un contingentamento dell’estrazione, il comune adotta per la propria programmazione gli obiettivi di produzione sostenibile indicati nel Quadro Conoscitivo del PRC adottato».
Nota: il PRC adottato, nel quadro conoscitivo QC05C, ha valutato sostenibile proseguire l’estrazione mantenendola al ritmo medio del quadriennio 2013-2016, corrispondente a 25.563.255 m3 (nei 20 anni di durata del PRC). Tuttavia, evidentemente a seguito di un colpo di mano, nella Disciplina di piano (All. A, Tab. 1) ha aumentato tale valore del 28%, portandolo a 33.429.240 m3. L’integrazione proposta è finalizzata a neutralizzare tale colpo di mano di cui, peraltro, non vi è alcun reale bisogno, vista la tendenza ad una lieve diminuzione delle quantità estratte.
Integrare il comma 4, primo capoverso: «II Comune svolge un costante monitoraggio delle attività estrattive in esercizio e delle risorse minerarie disponibili, per aggiornare periodicamente il quadro conoscitivo e controllare il rispetto annuale della resa in blocchi».
Nota: l’integrazione si rende necessaria per supplire alla rarefazione (da annuale a quinquen­nale) dei controlli sul rapporto blocchi/detriti prevista dal PRC.
Inserire il comma 5: «al fine di limitare quanto più possibile la produzione di detriti, come disposto dall’art. 20 del PIT-PPR e ribadito nel suo All. 5, comma 1, lett. a), nel comune di Carrara non si applicano i commi 4, 4bis, 6, 7 e 8 dell’art. 13 del PRC adottato».
Nota: in questo modo si intende accettare una resa in blocchi del 25%, purché sia effettiva, non truccata. Si eliminano pertanto tutti gli espedienti che consentono di non computare tra i detriti una vasta gamma di detriti di varia provenienza (illustrati nel par. 1.2 del presente documento).
Inserire il comma 6: «il comune verifica annualmente il raggiungimento della resa in blocchi di ciascuna cava, stabilita dall’autorizzazione, richiedendo, in caso contrario, accorgimenti per adeguarla entro l’anno successivo e, in caso di mancato adeguamento, prescrive la cessazione dell’attività estrattiva e la risistemazione ambientale (rimozione dei rifiuti e residui e messa in sicurezza) nei tempi tecnici strettamente necessari».
Nota: questo comma è volto a disinnescare la rarefazione dei controlli (da annuale a quinquennale) introdotta nel PRC adottato con l’art. 14, comma 3 e le dilazioni da esso consentite in caso di mancato raggiungimento della resa stabilita.
Art. 5 Concessione di coltivazione
Modificare il comma 5: «La concessione ha, di base, una durata di 13 (tredici) anni e non può essere prorogata o rinnovata neppure tacitamente».
Nota: come spiegato di seguito, non c’è alcun bisogno di prolungarla con meccanismi premiali, bensì di una volontà regolatoria efficace. La lunga durata della concessione favorisce la rendita di posizione e danneggia la stessa concorrenza tra le imprese.
Eliminare il comma 6: «La durata della concessione può essere incrementata di 2 (due) anni nel momento in cui l’aggiudicatario risulta registrato ai sensi del Reg. CE 1221/2009».
Nota: la certificazione ambientale EMAS citata non garantisce la tutela delle acque superficiali e sotterranee, come testimonia il fatto che vi sono registrate cave con spessi strati di marmettola dispersi sui piazzali. Il Regolamento deve conseguire il risultato prescrivendo la costante e scrupolosa pulizia di tutte le superfici di cava: non vi è dunque alcuna necessità di premiare le cave per una certificazione ambientale, peraltro inefficace alla tutela delle acque.
Eliminare l’intero comma 8.
Nota: il comma prevede il prolungamento di 10 anni della durata della concessione a progetti di varia natura (ambientale, occupazionale, sicurezza) finalizzati all’incre­mento occupazionale ed allo sviluppo di filiere collegate all’attività estrattiva, anche se non strettamente legati alle fasi della lavorazione. Il comma ripropone dunque l’approccio premiale che affida il raggiungimento di un obiettivo occupazionale alla buona volontà (e, soprattutto, alla convenienza) degli imprenditori. Tale obiettivo, invece, può essere raggiunto con maggior certezza ed efficacia, senza alcun premio, introducendo nella gara per l’assegnazione delle concessioni un punteggio per i vari progetti citati. Il premio, infatti, consisterebbe nella stessa vincita della gara. La durata della concessione, mantenuta così a 13 anni, garantirebbe la concorrenza e, quindi, ulteriori vantaggi per la comunità.
Art. 6 Procedimento per il rilascio della concessione
Introdurre nell’articolo i seguenti elementi.
Introdurre nella procedura di gara, come requisito per la partecipazione, l’obbligo di lavorare nella filiera locale almeno il 50% dei materiali da taglio prodotti e prevedere un punteggio di gara commisurato all’impegno a lavorare percentuali più elevate.
Nota: come spiegato nel par. 1.1, questa è la misura principe per conseguire importanti risultati occupazionali.
Introdurre nella procedura di gara, la facoltà di presentare i progetti finalizzati all’occupazione indicati nell’art. 5, comma 8 dell’attuale bozza di Regolamento, precisando che saranno considerati nel punteggio di gara.
Aggiungere al comma 2 la lett. i): «l’entità (in tonnellate o in percentuale) e la tipologia dei derivati (scaglie e pietrisco) da riservare alla realizzazione di interventi di risanamento dei ravaneti esistenti al fine di ridurre il rischio alluvionale e di tutelare le acque dall’inquinamento».
Nota: in questo modo una parte delle scaglie viene sottratta alla commercializzazione e destinata alla realizzazione dei ravaneti spugna, riducendo anno dopo anno il rischio alluvionale.
Aggiungere al comma 2 la lett. l): «l’entità della compartecipazione economica che dovrà essere versata al comune per la realizzazione di interventi di risanamento ambientale, paesaggistico e idraulico dei versanti e delle aree estrattive dismesse».
Nota: l’intero bacino montano necessita di una “grande opera” di risanamento ambientale: ravaneti spugna, eliminazione delle decine di discariche (in rilevato o a colmamento di cave a fossa dismesse), riqualificazione paesaggistica, ripristino del reticolo idrografico (compresa la restituzione del fondovalle all’alveo, spostando a quota più elevata le strade che lo occupano) ecc. È dovere del comune pianificare e assegnare la progettazione di tali interventi, ma l’esecuzione dovrà essere affidata a ditte specializzate e i costi dovranno essere a carico delle cave. Il dispositivo più semplice sembra pertanto quello di far versare alle cave una quota di compartecipazione alle spese, commisurata alla redditività di ciascuna cava.
Art. 9 Contenuti della concessione
Inserire il comma 2, lett. l2): «l’obbligo di tenere costantemente e scrupolosamente pulite dai materiali fini (marmettola, terre) e da altri inquinanti tutte le superfici di cava (piazzali, bancate, versanti, rampe ecc.) al fine di non esporli al dilavamento meteorico e di proteggere dall’inqui­namento le acque superficiali e sotterranee. L’inosservanza di questa disposizione è causa di decadenza della concessione».
Nota: è la misura fondamentale per tutelare fiumi e sorgenti dall’inquinamento in particolare da marmettola e terre. Merita osservare che, nel rispetto del D.Lgs. 152/2006 e s.m.i., questa misura dovrebbe essere già presente in tutte le autorizzazioni rilasciate. Con questa proposta si intende obbligare gli uffici comunali a porre fine al rilascio di autorizzazioni illegittime (in quanto, di fatto, equivalenti a “licenze a inquinare”).
Integrare il comma 2, lett. m): «gli ulteriori obblighi e condizioni cui il Comune subordina il rilascio e il mantenimento della concessione, tra i quali quelli previsti dall’art. 6, comma 2, lett. i) e l)».
Nota: l’integrazione è finalizzata a rendere contrattualmente vincolanti le previsioni delle lettere i) e l), delle quali proponiamo l’introduzione (quantità di scaglie da riservare ai ravaneti-spugna e compartecipazione economica agli interventi di risanamento ambientale).
Art. 12 Oneri per la coltivazione dell’attività estrattiva
Introdurre il comma 2bis: «Il comune può istituire controlli (in cava, durante il trasporto e nei depositi) per verificare il reale valore di mercato di singoli blocchi; tale valore sarà applicato per la riscossione del canone e del contributo di estrazione, qualora risulti superiore a quello dell’offerta presentata in sede di gara».
Nota: questo intento dell’amministrazione è stato abbandonato definitivamente o tempo­raneamente? Il comma è finalizzato a mantenere aperta la possibilità di riscuotere in maniera commisurata al valore reale di ogni blocco, non appena saranno stati risolti i problemi tecnici e operativi per la sua concreta attuazione.
Art. 21 Disposizioni transitorie per le concessioni in essere
Eliminare dal comma 5 la seguente previsione relativa alla certificazione EMAS: «II termine di scadenza di cui ai precedenti commi 2, 3 e 4 può essere incrementato di ulteriori 2 (due) anni su domanda degli interessati, dal momento in cui le imprese escavatrici siano registrate ai sensi del reg. CE 1221/2009».
Nota: la motivazione è la stessa che abbiamo riportato per il comma 6 dell’art. 5 (la certificazione non garantisce la tutela delle acque).
Modificare il comma 6 che prevede, per le concessioni esistenti, in scadenza entro 7 anni, le seguenti proroghe dell’autorizzazione (senza gara) in base ai seguenti impegni di lavorazione in loco dei blocchi:
Autorizzazione senza gara, prorogata fino ad anni: 13 17 21 25
Proponiamo di modificare in:
Blocchi lavorati in filiera (% minima) 50 60 70 80 90 100
Proroga autorizzazione senza gara (anni) 10 13 16 19 22 25
Nota: la soluzione proposta concede il massimo premio (proroga di 25 anni) solo a chi lavori in filiera tutti i blocchi estratti e ripartisce equamente le altre proroghe: 3 anni per ogni incremento del 10% di blocchi lavorati in loco.
Eliminare il comma 7 che estende le proroghe dell’autorizzazione senza gara a una varietà di progetti capaci di generare un impatto positivo sull’occupazione, sull’ambiente e sulle infrastrutture.
Nota: considerato che la misura di gran lunga più efficace per incrementare l’occupazione è la lavorazione dei blocchi nella filiera locale, è preferibile attestarsi su questo strumento (già previsto nel comma 6). Le previsioni del comma 7 potrebbero dunque essere mantenute solo previa verifica che producano un incremento occupazionale uguale a quello fornito dal comma 6 che, secondo le dimensioni della cava, può raggiungere molte decine di occupati per ogni incremento del 10% di blocchi lavorati in loco. Dubitiamo che i progetti prospettati nel comma 7 possano produrre tali incrementi occupazionali.
Inoltre l’oggettiva difficoltà di confrontare “pere e mele” (cioè l’occupazione con l’ambiente e con le infrastrutture) comporterebbe margini di discrezionalità talmente elevati da sfiorare l’arbitrarietà.
Eliminare dal comma 8 la seguente previsione che estende le proroghe dell’autorizzazione (senza gara) ad un’altra, ancor più indeterminata, congerie di progetti, azioni, iniziative: «II Comune potrà anche tenere conto delle azioni, strumenti, opere atte ad incrementare in modo significativo il grado di tutela ambientale e la sicurezza dei lavoratori, nonché, di ogni altra iniziativa che risulti di rilievo per le ricadute che da essa potranno derivare sul sistema economico, sociale e culturale della città di Carrara e della collettività, che i richiedenti si impegnino a porre in essere sempre previa stipula della apposita convenzione».
Nota: tutte le proroghe dell’autorizzazione previste dall’art. 21 sono dannose poiché rinviano (fino a 25 anni) l’espletamento delle gare per il rilascio delle concessioni. Pertanto, se possono essere ammissibili le proroghe previste dai commi 6 e 10 (in quanto concesse in cambio di significativi e certi incrementi dell’occupazione), la previsione del comma 8 è inammissibile poiché prefigura un’estensione generalizzata delle proroghe la cui applicazione, peraltro, comporta elevati rischi di arbitrarietà.
Modificare il comma 10, del tutto analogo al comma 6, ma applicabile alle concessioni esistenti in scadenza tra 7 e 25 anni. Anche in questo caso proponiamo le seguenti proroghe:
Eliminare il comma 11, del tutto analogo al comma 7.
Eliminare dal comma 12 il periodo identico a quello sopra riportato per il comma 8 («Il Comune potrà anche tenere conto…»).
Ribaltare il senso del comma 13: «Come disposto dal Sebbene il comma 6bis dell’art. 38 della L.R. 35/15 e s.m.i, disponga che al raggiungimento della percentuale di cui ai commi 6 e 10 contribuiscono anche i materiali derivati, impiegati dall’industria per la realizzazione di prodotti sostitutivi dei materiali da taglio di cui al numero 2.1 dell’articolo 2 della L.R. 35/15 e s.m.i, lavorati nel sistema produttivo della filiera locale, tale disposizione non si applica alle proroghe della concessione di cui ai commi 6 e 10.
Nota: come già detto, occorre puntare ad elevare le rese in blocchi, respingendo tutte le misure che, essendo finalizzate ad aumentare la percentuale di detriti considerata ammissibile, vanno in direzione contraria.
Art. 24bis Trasparenza e partecipazione
Introdurre l’art. 24bis: «Il comune promuove la trasparenza e la partecipazione di cittadini, associazioni, forze politiche e sociali. Al fine di consentire la loro partecipazione attiva e documentata, considera di interesse pubblico prioritario (prevalente su eventuali diritti alla privacy) i dati annuali sui quantitativi estratti da ciascuna cava. Pertanto provvede a pubblicarli annualmente sul proprio sito web in maniera dettagliata e completa (numero e nome della cava, quantitativi di blocchi suddivisi per tipologia merceologica e produttiva e quantitativi di detriti suddivisi per provenienza: derivati d’estrazione, da lavori di scoperchiatura, da bonifica, da messa in sicurezza, ecc.).
Rende altresì di pubblico dominio un archivio che contenga, per ciascuna cava, i dati amministrativi: domande di autorizzazione e relativa documentazione allegata, pareri degli enti, verbali delle conferenze dei servizi, autorizzazioni, sanzioni, provvedimenti amministrativi, e ogni altra informazione utile alla piena comprensione della situazione».
Nota: il comune disciplina le cave nell’interesse dei cittadini: è pertanto tenuto a rendere pienamente conto del proprio operato. La partecipazione dei cittadini non è una scocciatura, ma una risorsa preziosa per il continuo miglioramento del funzionamento dell’amministra­zione comunale.
Carrara, 3 marzo 2020
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