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Timestamp: 2017-04-30 07:56:06+00:00
Document Index: 13981373

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 41', 'art. 2', 'art. 20', 'art. 20', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 21', 'art. 328', 'art. 2', 'art. 328', 'art. 328', 'art. 2', 'art. 34', 'art. 5', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 5', 'sentenza ', 'art. 9', 'art. 155', 'art. 7', 'art. 6']

Il cittadino bussa e l amministrazione non risponde: riflessioni sul tema del mancato esercizio del potere amministrativo - PDF
Il cittadino bussa e l amministrazione non risponde: riflessioni sul tema del mancato esercizio del potere amministrativo
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Placido Vanni
1 Dipartimento Jonico in Sistemi Giuridici ed Economici del Mediterraneo: Società, Ambiente, Culture Jonian Department - Mediterranean Economic and Legal Systems: Society, Environment, Cultures ANNALI 2014 anno II (Estratto) Annamaria Bonomo Il cittadino bussa e l amministrazione non risponde: riflessioni sul tema del mancato esercizio del potere amministrativo ISBN: Creative Commons cc-by-nc-nd 3.02 3 DIRETTORE DEL DIPARTIMENTO Bruno Notarnicola COORDINATORE DELLA COLLANA Francesco Mastroberti COMMISSIONE PER GLI ANNALI DEL DIPARTIMENTO JONICO Bruno Notarnicola, Domenico Garofalo, Riccardo Pagano, Giuseppe Labanca, Francesco Mastroberti, Nicola Triggiani, Aurelio Arnese, Giuseppe Sanseverino, Stefano Vinci COMITATO SCIENTIFICO Domenico Garofalo, Bruno Notarnicola, Riccardo Pagano, Antonio Felice Uricchio, Maria Teresa Paola Caputi Jambrenghi, Daniela Caterino, Maria Luisa De Filippi, Arcangelo Fornaro, Ivan Ingravallo, Giuseppe Labanca, Tommaso Losacco, Giuseppe Losappio, Francesco Mastroberti, Francesco Moliterni, Concetta Maria Nanna, Fabrizio Panza, Paolo Pardolesi, Ferdinando Parente, Giovanna Reali, Laura Tafaro, Sebastiano Tafaro, Nicola Triggiani COMITATO REDAZIONALE Stefano Vinci (COORDINATORE), Aurelio Arnese, Maria Casola, Patrizia Montefusco, Angelica Riccardi, Adriana Schiedi, Giuseppe Sanseverino Redazione: Prof. Francesco Mastroberti Dipartimento Jonico in Sistemi Economici e Giuridici del Mediterraneo: Società, Ambiente, Culture Convento San Francesco, Via Duomo, Taranto, Italy Telefono: Fax:4 5 Annamaria Bonomo IL CITTADINO BUSSA E L AMMINISTRAZIONE NON RISPONDE: RIFLESSIONI SUL TEMA DEL MANCATO ESERCIZIO DEL POTERE AMMINISTRATIVO * ABSTRACT Uno degli obiettivi principali di una buona amministrazione è, o dovrebbe essere, quello di garantire ai cittadini un rapido riscontro sulla propria istanza. È evidente che ogni qual volta l amministrazione non fornisce una risposta ai cittadini, o la corrisponde in ritardo, determina nel cittadino uno stato di soggezione che si traduce sia in termini di incertezza sul possibile svolgimento dell attività richiesta, che di rischio delle risorse economiche investite. Il legislatore ha dimostrato di essere consapevole della centralità della questione, come rivela il numero degli interventi normativi che da oltre venti anni, parallelamente ad un serrato confronto dottrinale e giurisprudenziale, sono intervenuti sul tema. La varietà di tecniche introdotte, se dimostra la definitiva presa di coscienza dell inaccettabilità di un amministrazione che non risponde, rappresenta, tuttavia, il segnale dell inadeguatezza di tali misure a risolvere quel fenomeno definito dell amministrazione «pigra». Lo scritto esamina i diversi rimedi predisposti dall ordinamento di fronte al silenzio, da quelli di natura processuale a quelli più recenti di diritto sostanziale, al fine di verificare se tali strumenti siano idonei a garantire il diritto del cittadino ad avere una risposta dalla pubblica amministrazione. Inerzia itardo - imedi One of the key objectives of a good administration and administrative law, hinges on people being able to obtain a prompt decision following their instance. Every time administrative authorities do not act in response to a private citizens' request, or fail to give a timely decision, this can generate in the inquirer a great discomfort, with reference to the state of uncertainty, especially when economic resources has been invested. The important role that silence plays in good decision-making is reflected in the our legislation, which in many legal provisions explicitly commits administrative authorities to provide timely decision on an application or notice of objection. The variety of remedies introduced reveal the awareness of the unacceptableness of the administration inactivity, but even their inadequacy to correctly solve the phenomena defined as lazy administration. The paper aims to investigate in this sensitive issue, in order to verify whether the different remedies provided by the Italian legislation, both jurisdictional and of substantial law, can really guarantee the enforcement of the right to have a prompt answer from public administration. Inactivity elay emedies SOMMARIO. 1. L autorità e il suo silenzio: una piaga non solo italiana. 2. La doverosità dell azione amministrativa e dei suoi tempi. 3. I rimedi contro il mancato esercizio del potere amministrativo e il diritto ad avere una risposta dalle pubbliche amministrazioni. * Saggio sottoposto a referaggio secondo il sistema del doppio cieco.6 1. - E ormai opinione comunemente condivisa che una delle piaghe più insidiose nei rapporti tra pubblica amministrazione e privati siano i tempi lunghi delle decisioni amministrative e il conseguente stato di incertezza in cui versano coloro che attendono una risposta dall amministrazione. Uno degli obiettivi principali di una buona amministrazione è, o dovrebbe essere, quello di garantire ai cittadini un rapido riscontro sulla propria istanza. E evidente che ogni qual volta l amministrazione non fornisce una risposta ai cittadini, o la corrisponde in ritardo, esercita, in una delle forme più sintomatiche ed efficaci, il proprio atavico potere d imperio 1 determinando nel cittadino uno stato di soggezione che si concretizza sia in termini di incertezza sul possibile svolgimento dell attività richiesta che di rischio delle risorse economiche investite 2. Che la celerità dell azione amministrativa rappresenti un criterio che ogni sistema democratico dovrebbe difendere per riequilibrare il rapporto tra amministrazioni e cittadini, nonché per prevenire le conseguenze negative che l imprevedibilità dei tempi, prima ancora che degli esiti,delle decisioni amministrative produce sull economia pubblica e privata, rappresenta oggi un dato acquisito, nonché uno dei fattori di penalizzazione della competitività del nostro paese 3. L equivalenza tra una buona amministrazione e un amministrazione che svolge le sue pratiche in maniera tempestiva 4 è da tempo anche attestata a livello europeo: la 1 Sul rapporto tra tempo ed esercizio del potere amministrativo la letteratura è ampia cfr. F. MERUSI, La certezza dell azione amministrativa fra tempo e spazio, in Dir. Amm.(2003), p. 527 il quale osserva come lo stato totalizzante caratterizzato dalle programmazioni generali e settoriali è stato sostituito dallo Stato del mercato che ha proprio nel fattore tempo uno dei suoi elementi caratterizzanti. Nello Stato del mercato la pubblica amministrazione è una componente del mercato ( ) e deve dare certezze temporali ai privati per non creare asimmetrie nel contraddittorio paritario nel quale si sostanzia giuridicamente, la concorrenza. Si vedano anche M. CLARICH, Termine del procedimento e potere amministrativo, Giappichelli, Torino, 1995; M. LIPARI, I tempi del procedimento amministrativo. Certezza dei rapporti, interesse pubblico e tutela dei cittadini, in Dir. Amm.(2003), p. 373; A. CIOFFI, Dovere di provvedere e pubblica amministrazione, Giuffrè, Milano, Come ha affermato il giudice amministrativo «ogni incertezza sui tempi di realizzazione di un investimento si traduce nell aumento del c.d. "rischio amministrativo" e, quindi, in maggiori costi, attesa l immanente dimensione diacronica di ogni operazione di investimento e di finanziamento» (Cons. Stato, V, 28 febbraio 2011, n. 1271; C.G.A., sez. giurisdizionale, 4 novembre 2010 n. 1368). 3 Come è stato in più occasioni affermato dai giudici amministrativi cfr. ex multis Cons. Stato, sentenza 28 febbraio 2011, n. 1271, in hanno espressamente riconosciuto nel tempo un bene della vita per il cittadino e nel ritardo nella conclusione di un qualunque procedimento un costo, dal momento che il fattore tempo è un essenziale variabile nella predisposizione e nell attuazione di piani finanziari relativi a qualsiasi intervento, condizionandone la relativa convenienza economica; nello stesso senso Cons. Stato, sez. V, 21 marzo 2011, n. 1739, in Giur. it.(2012), p. 448, con nota di T. BONETTI, Pubblica amministrazione e danno da ritardo: il fattore «temporale» come bene della vita. 4 Sul diritto ad una buona amministrazione, ancora non codificato nel nostro ordinamento cfr. D. SORACE, La buona amministrazione e la qualità della vita, nel 60 anniversario della Costituzione in 2008; L. PEGORARO, Esiste un diritto ad una buona amministrazione? 447 Carta dei diritti dell Unione nell ambito del diritto ad una buona amministrazione comprende infatti, tra le posizioni meritevoli di tutela, la pretesa dell individuo ad una trattazione della propria pratica in tempi ragionevoli 5. Il problema dei tempi lenti della burocrazia pubblica, in sostanza della pigrizia 6 delle amministrazioni nei confronti delle istanze dei cittadini, non è un problema solo italiano. Si tratta, invero, di una questione che interessa la gran parte dei sistemi giuridici contemporanei come dimostra l analisi comparata 7 che, con riferimento a quel fenomeno che nell ordinamento italiano definiamo come silenzio dell amministrazione, rileva che i sistemi giuridici possono assumere due differenti posizioni, a seconda che essi ritengano che l interesse pubblico sia meglio garantito dando preminenza all interesse dell amministrazione ovvero a quello degli individui 8. I sistemi che preferiscono dare centralità all amministrazione e all interesse pubblico e quindi garantire alla stessa il controllo preventivo sulla propria attività, hanno scelto di attribuire alla mancata risposta sull istanza del privato un significato negativo. Tale approccio, che potremmo definire publi-centrico, si basa sull assunto che l interesse pubblico possa essere meglio perseguito da un amministrazione che, pur nel rispetto dei principi di legalità e ragionevolezza, conservi il controllo sulla propria attività senza che la sua inattività possa produrre automaticamente degli effetti per essa pregiudizievoli 9. Ne deriva che in questi ordinamenti, la mancata risposta dell amministrazione su un istanza sarà da intendere come risposta negativa, (Osservazioni critiche preliminari sull (ab)uso della parola diritto ), in «Istituzioni del Federalismo»(2010), p. 543 ss. 5 L art. 41 della Carta dei diritti, riconosce espressamente a ogni individuo il diritto a che le questioni che lo riguardano siano trattate in modo imparziale, equo ed entro un termine ragionevole dalle istituzioni e dagli organi dell Unione. In argomentocfr.d. U. GALETTA, Il diritto ad una buona amministrazione europea come fonte di essenziali garanzie procedimentali nei confronti della pubblica amministrazione, in Riv. it. dir. pubbl. comun.(2005), p. 819 ss.; R. BIFULCO, Articolo 41, Diritto ad una buona amministrazione, in R. BIFULCO, M. CARTABIA, A CELOTTO (a cura di), L Europa dei diritti. Commento alla Carta dei diritti fondamentali, Bologna 2001, p. 284 ss. 6 La definizione di amministrazione pigra si deve a S. VILLAMENA, Legittimo affidamento e contratti pubblici. Osservazioni suserietà e pigrizia amministrativa, in «Gazzetta amministrativa» (2013), p. 74 ss. 7 Sui diversi modelli di sistemi amministrativi si vedano P. CRAIG, Administrative law, V ed., Sweet& Maxwell, London, 2003, cap. 1; S. CASSESE, La costruzione del diritto amministrativo: Francia e Regno Unito, in S. CASSESETrattato di diritto amministrativo(a cura di),giuffrè, Milano, 2003, p.te gen., I, pp. 3 ss.; ID, Le basi del diritto amministrativo, Giuffrè, Milano, 2003, 58 ss.; cfr. anche R. CARANTA, L. FERRARIS, S. RODRIQUEZ,Lapartecipazione al procedimento amministrativo, Giuffrè, Milano, 2005, pp.1 ss.; M. P. CHITI, Diritto amministrativo comparato, in Dizionario di Diritto Pubblico, Milano, 2006, ad vocem; R. SCARCIGLIA, La disciplina generale dell azione amministrativa in Europa, in V. CERULLI IRELLI (a cura di), Ladisciplina generale dell azione amministrativa. Saggi ordinati a sistema, Napoli, 2006, p. 21 ss.. 8 Sulle varie soluzioni adottate dagli ordinamenti europei in tema di silenzio dell amministrazione cfr. V. PARISIO (a cura di), Silenzio e procedimento amministrativo in Europa: una comparazione tradiverse esperienze, Milano, Giuffrè, Sul administration centric approach chesicontrappone al individual centric approach, cfr. G. ANTHONY, Administrative silence and UK public law, in «The Juridical Current» (2008), pp. 1 ss. 458 il silenzio cioè assume il significato di diniego dell istanza, conservando in capo all amministrazione il potere di provvedere sulla questione 10. Al contrario nei sistemi che hanno scelto un approccio individuo-centrico, si ritiene che l interesse della collettività sia meglio tutelato se gli individui possano fare affidamento su un amministrazione che agisca in maniera tempestiva e non arbitraria al fine di poter esercitare le proprie attività in un sufficiente grado di certezza al riparo da imprevedibili cambiamenti da parte degli uffici pubblici. Tale impostazione non significa che l interesse dei singoli debba comunque direttamente prevalere, ma piuttosto che ogni decisione che incida significativamente sulla sfera giuridica dei cittadini debba essere oggetto di una tempestiva valutazione da parte dell amministrazione. Secondo tale approccio gli individui dispongono implicitamente di un diritto ad avere una risposta in termini ragionevoli e il silenzio ingiustificatamente serbato dall amministrazione equivale ad una risposta positiva, cioè all accoglimento dell istanza 11. Dall analisi comparata emerge come la gran parte dei sistemi giuridici non abbia optato per una delle due opzioni in particolare, ma abbia adottato un approccio misto utilizzando elementi dell uno e dell altro modello 12. Questo è certamente il caso dell ordinamento italiano nel quale coesistono sia l approccio individuo-centrico attraverso l istituto del silenzio-assenso, sia quello publi-centrico con gli istituti, sia pur ormai marginali, del silenzio rigetto e del silenzio-diniego, sia infine un modello misto nel quale all inerzia dell amministrazione non viene attribuito un significato esplicito, ma viene considerata come inadempimento avverso il quale l ordinamento prevede diverse forme di tutela. Accanto quindi agli istituti del silenzio significativo che, introdotti per rispondere alle crescenti esigenze di semplificazione 13, comportano che in tutti i procedimenti ad istanza di parte si applichi il silenzio assenso ovvero in alcuni specifici casi previsti dalla legge, il silenzio diniego, nei quali il legislatore ha risolto a monte il problema 10 E il caso del sistema tedesco dove l inadempienza (il silenzio nell ordinamento tedesco non è un concetto giuridico) dell amministrazione su di un istanza assume il significato di rigetto della stessa, restando salva poi la possibilità di esperire l azione di adempimento. Cfr. C. FRAENKEL HAEBERLE, Il silenzio dell amministrazione: echi d oltralpe, in Dir. Proc. Amm. (2010), p. 1046, ANTHONY, Administrativesilence and UK public law, op. cit.,p. 3 ss., dove un approfondita analisi del sistema britannico. 12 Si veda ad esempio il sistema austriaco nel quale alla violazione dell obbligo di provvedere non viene attribuito un significato specifico, ma comporta la perdita del dovere di provvedere per l amministrazione inadempiente, salvo la possibilità per il privato di rivolgersi all autorità sovraordinata e successivamente alla Corte amministrativa. Cfr. FRAENKEL HAEBERLE, Il silenzio dell amministrazione: echi d oltralpe, op. cit.,p ss.; L. FERRARA, Prime riflessioni sulla disciplina del silenzio-inadempimento con attenzione alla Saumnisbeschwerdeaustriaca, in G. FALCON (a cura di), La tutela dell interesse al provvedimento, Trento, 2001, p. 73 ss.. 13 Sul lungo processo di semplificazione si vedano M.A. SANDULLI, Il procedimento amministrativo e la semplificazione. Report annuale 2013, in (2013); F. SATTA, Liberalizzare e semplificare, in Dir. amm.(2012), p. 177 ss.; G. VESPERINI, La fatica di semplificare, in Giorn. Dir. Amm.(2013), 345 ss. 469 dell inerzia dell amministrazione, persistono tuttavia dei settori dell ordinamento nei quali il silenzio significativo non opera e nei quali dunque permane la condizione di soggezione degli individui di fronte al mancato o ritardato esercizio del potere. In tutte le ipotesi residuali il mancato esercizio del potere, ovvero il silenzio serbato dall amministrazione pubblica, è regolato nel nostro sistema come effetto patologico a fronte del dovere di provvedere con provvedimento espresso sancito dall art. 2 della 241/90 e dunque come silenzio-inadempimento 14. Di conseguenza è proprio nelle ipotesi del silenzio-inadempimento, nella specie quelle previste dall art. 20 comma 4 15 e nei procedimenti avviati d ufficio, che si pone con forza il problema dell inerzia dell amministrazione e della sua tutela 16. Nelle pagine che seguono si cercherà di riflettere sul dovere di provvedere dell amministrazione e sui rimedi oggi riconosciuti al cittadino di fronte al mancato esercizio del potere al fine di difendere la propria aspettativa ad avere una risposta dai pubblici poteri non positiva o negativa, ma nel termine Nel nostro ordinamento, l affermazione del principio di doverosità dell azione amministrativa, inteso non solo come doverosità di esercizio del potere e quindi di soddisfazione degli interessi pubblici affidati all amministrazione 17, ma come doverosità di esercitarlo in tempo utile (ragionevole) rispetto alle istanze avanzate dai singoli 18, è un acquisizione relativamente recente, codificata nel Sul punto cfr. le osservazioni di A. POLICE, Il dovere di concludere il procedimento e il silenzio inadempimento, in M. A. SANDULLI (a cura di), Codice dell azione amministrativa, Giuffrè, Milano, 2011, p. 227, 237 ss.; Cfr. più recentemente A. COLAVECCHIO, L obbligo di provvedere tempestivamente, Torino, Giappichelli, L art. 20 disciplina il silenzio-assenso come regola generale per i procedimenti ad istanza di parte escluse le ipotesi relative ai c.d. interessi sensibili elencate al comma 4. Si tratta dei procedimenti riguardanti il patrimonio culturale e paesaggistico, l ambiente, la difesa nazionale, la pubblica sicurezza e l immigrazione, la salute, la pubblica incolumità etc. In altri casi espressamente previsti dal legislatore opera il silenzio-diniego. In argomento cfr. A. FIGORILLI M- RENNA, Commento all art. 2, in A. BARTOLINI, S. FANTINI, G. FERRARI, Codice dell azione amministrativae delle responsabilità, Nel diritto, Roma, 2009, p. 105 ss., 16 In sostanza l ipotesi del silenzio-inadempimento si pone come disciplina residuale che si applica tutte le volte in cui la legge non attribuisce un significato al silenzio. 17 Il principio di doverosità inteso come obbligo di consumare il potere e di farlo nel perseguimento dell interesse pubblico caratterizza, com è noto, l attività amministrativa fin dai tempi dello stato liberale ottocentesco quando venne costruita la figura del controllo giurisdizionale sull esercizio del potere rispetto ad un vincolo di scopo (détournement de pouvoir). In argomento ex multis si vedano F. GOGGIAMANI, La doverosità amministrativa, Giappichelli, Torino, 2005, p. 6 ss.; A. POLICE, Doverosità dell'azione amministrativa, tempo e garanzie giurisdizionali, in V. CERULLI IRELLI (a cura di) Il procedimento amministrativo, Napoli, 2007, p.135 ss.; V. PARISIO, I silenzi della pubblica amministrazione. La rinuncia alla garanzia dell atto scritto, Giuffrè, Milano, L introduzione del fattore tempo nella doverosità amministrativa è il frutto della solerte opera intrecciata di giurisprudenza e dottrina. Si veda sul punto A. POLICE, Doverosità dell azione amministrativa, tempo e garanzie giurisdizionali, op. cit., 19, il quale richiama Cons. St., Sez. IV, 22 agosto 1902, n. 429, in Giur. It. (1902), III, p. 343 e per una compiuta rassegna della giurisprudenza si rinvia acioffi, Dovere di provvedere e pubblica amministrazione, op. cit., p.13 ss cfr. A. M. 4710 dalla legge sul procedimento amministrativo che all art. 2 sancisce il dovere dell amministrazione di concludere il procedimentoespresso entro un termine certo e perentorio sia nel caso di procedimento avviato ad istanza di parte, sia nel caso di procedimento avviato d ufficio 19. Solo con l art. 2 della legge n. 241/90il comportamento omissivo delle amministrazioni diviene per la prima volta rilevante per l ordinamento e produttivo di effetti giuridici in capo al singolo:la pretesa del cittadino ad avere una risposta dall amministrazione assume rilevanza giuridica 20. L art. 2 completa la nozione di doverosità procedimentale con la previsione dei tempi di conclusione del procedimento, che diventano essenziali per la configurazione del silenzio-inadempimento: è solo infatti nell esistenza di un termine del procedimento che il dovere di provvedere trova la sua ragion d essere 21.La situazione giuridica soggettiva di pretesa diventa cioè tutelabile dall ordinamento nel momento in cui viene oltrepassato il termine fissato dalla legge o dai regolamenti per provvedere. Cosa succede una volta decorso il termine? La violazione del principio di doverosità dell azione amministrativa quali conseguenze comporta per l amministrazione? In sostanza quali facoltà sono riconosciute al soggetto titolare di una posizione giuridica pretensivaal fine di prevenire il prodursi di possibili effetti pregiudizievoli connessi all inerzia dell amministrazione? L inerzia dell amministrazione, una volta superato il termine stabilito dalla legge, formalizza dunque il silenzio inadempimento (tutte le volte in cui non rientri nella fattispecie del silenzio assenso), e abilita il cittadino far valere quell inadempienza davanti ad un giudice in quanto comportamento contra legem. Il legislatore ha dimostrato di essere consapevole della centralità della questione, come dimostra il numero degli interventi normativi che da oltre venti anni, parallelamente ad un serrato confronto dottrinale e giurisprudenziale, sono intervenuti sul tema dei tempi lunghi dell amministrazione. La varietà di tecniche introdotte specificamente deputate al contenimento dei tempi del procedimento amministrativo, se da un lato dimostra la definitiva presa di coscienza dell inaccettabilità di un amministrazione che non CHIARELLO, La doverosità dell azione amministrativa. In particolare il dovere di provvedere della pubblica amministrazione ed i tentativi di eluderlo, in (2014); 19 L art. 2 della l. 241/1990 poco efficacemente rubricato (con la riforma operata dalla legge 15 del 2005) Conclusione del procedimento sancisce l obbligo dell amministrazione di esercitare il potere a mezzo di un provvedimento espresso che deve concludersi entro termini prefissati dal legislatore o dalle amministrazioni, codifica nel nostro ordinamento il principio di doverosità di procedere e di provvedere. Cfr. A. POLICE, Il dovere di concludere il procedimento e il silenzio inadempimento, op.cit.,p. 997 ss. 20 Sul passaggio dell inerzia amministrativa da forma a modalità di esercizio della funzione amministrativa cfr. V. PARISIO (a cura di), Silenzio e procedimento amministrativo in Europa: una comparazione tradiverse esperienze, op. cit., p.163 ss. 21 A. TRAVI, Commento all art. 2, in A. TRAVI (a cura di), Commentario alla legge 7 agosto 1990, n Le nuove leggi civili commentate, Cedam, Padova, 1995, pp. 8,11 risponde, dall altro rappresenta il segnale dell inadeguatezza di tali misure 22 a risolvere quel fenomeno efficacemente definito dell amministrazione pigra 23. Nel successivo paragrafo si passerà ad analizzare i rimedi predisposti dall ordinamento a tutela della posizione del soggetto che a fronte di un istanza presentata all amministrazione non abbia ricevuto risposta nei termini previsti, in altri termini degli strumenti di tutela disponibili di fronte al silenzio inadempimento Il nostro ordinamento nei casi di violazione da parte di un amministrazione del dovere di provvedere entro il termine,che non rientrinonelle ipotesi già menzionate di c.d. silenzio significativo (che, come ricordato, nei casi tassativamente disciplinati, comporta l attribuzione all inerzia della pubblica amministrazione di un valore legale tipico di accoglimento o di rigetto delle istanze dei soggetti privati), prevede rimedi di diversa natura, tutti di tipo successivo, che sono stati potenziati nel tempo da parte del legislatore. Nel corso degli anni il legislatore ha tentato, cioè, di combattere con vari strumenti il malcostume di kafkiana memoria della nostra amministrazione di non dare risposta al cittadino e lasciare giacere le istanze amministrative sine die. Allo stato attuale a fronte dell inosservanza dei tempi procedimentali l ordinamento prevede diversi rimedi a tutela del titolare della posizione giuridica coinvolta. Da un lato possono sorgere in capo alle amministrazioni inadempienti responsabilità di tipo disciplinare, penale e civile, previa attivazione dei servizi di controllo, dall altro è riconosciuto ai destinatari insoddisfatti l esercizio di una doppia tutela: in via amministrativa e giurisdizionale. Con riferimento alle ipotesi di responsabilità dell amministrazione, o megliodegli amministratori, in caso di mancato rispetto dei tempi procedimentali, il legislatore ne ha nel corso del tempo introdotto diverse tipologie 24. L inosservanza del dovere di provvedere entro il termine può dunque far sorgere tre forme di responsabilità per i soggetti cui è imputabile l inadempimento. In primo luogo costituisce elemento di valutazione della responsabilità disciplinare: ai sensi dell art. 2, comma 9, la mancata risposta dell amministrazione interpellata, viene valutata «come elemento di valutazione della performance individuale, nonché di responsabilità disciplinare e amministrativo-contabile del dirigente e del funzionario inadempiente». Il comma 9 prevede dunque una responsabilità di tipo organizzatorio, laddove la mancata emanazione del provvedimento nei termini,accertata dagli OIV e dai vertici politico-amministrativi 22 Sul fallimento delle iniziative tese a ridurre i tempi delle amministrazioni cfr. G. VESPERINI, L indennizzo da ritardo: l ennesima promessa mancata, in Giorn. Dir. Amm.(2014), p VILLAMENA, Legittimo affidamento e contratti pubblici. Osservazioni su serietà e pigrizia amministrativa, cit.,p. 74 ss. 24 Da ultimo con la legge n. 35 del 2012 e le modifiche all art. 2 che ha sostituito i comma 8 e 9 e introdotto i commi 9 bis, - ter, - quater, -quinquies. 4912 per le posizioni apicali e dai titolari degli uffici dirigenziali generali per gli altri dirigenti, potrà portare, a seconda della gravità, al mancato rinnovo dell incarico, alla revoca dello stesso o anche al licenziamento (art. 21 d.lgs. 165/2001 modificato dal 150/2009) 25. Se il rischio di una sanzione di natura disciplinare, in aggiunta a quella c.d. erariale, nei suoi rapporti con l amministrazione di appartenenza, dovrebbe fungere da deterrente per il dirigente o il funzionario responsabile del ritardo nell adozione del provvedimento, un elemento di debolezza è tuttavia rappresentato dagli strumenti di enforcement: la vigilanza sul rispetto dei tempi procedimentali è infatti ancora affidata ad organi interni alla stessa amministrazione oggetto di sorveglianza 26. In secondo luogo, è prevista anche la responsabilità penale del funzionario per il mancato o ritardato esercizio dell azione amministrativa. Si tratta del reato di omissione di atti d ufficio disciplinato dall art. 328 Codice penale, comma 2, in base al quale «il pubblico ufficiale o l'incaricato di un pubblico servizio, che entro trenta giorni dalla richiesta di chi vi abbia interesse non compie l'atto del suo ufficio e non risponde per esporre le ragioni del ritardo, è punito con la reclusione fino ad un anno o con la multa fino a euro Tale richiesta deve essere redatta in forma scritta ed il termine di trenta giorni decorre dalla ricezione della richiesta stessa». Il privato interessato dovrà quindi prima diffidare l amministrazione ad adempiere entro un certo termine, scaduto il quale avrà trenta giorni per denunciare alla Procura della Repubblica il funzionario responsabile dell inadempimento. L esercizio dell azione penale, alternativa o cumulativa rispetto all azione civile, solleva qualche problema interpretativo in ordine al non agevole coordinamento con l art. 2, l. n. 241 del 1990, il quale prevede ora il termine legale di trenta giorni per la formazione del silenzio-inadempimento, laddove invece l art. 328 c.p., co. 2 ricollega la consumazione del reato alla mancata adozione dell atto entro trenta giorni dall istanza di chi vi ha interesse. Secondo la tesi prevalente in giurisprudenza 27, il termine previsto dall art. 328, comma 2, c.p. è un termine successivo e succedaneo, che si aggiunge al termine previsto dall art. 2; il reato si consuma quindi se, scaduto il termine fissato dalla legge per provvedere, l amministrazione rimane inerte per trenta giorni successivi ad ulteriore diffida notificata a mezzo di ufficiale giudiziario. Del 25 Con la legge Brunetta è stata realizzata una riforma importante in materia di responsabilità dirigenziale cfr. G. D AURIA, La valutazione dei dirigenti, in E.F. SCHLITZER (a cura di), Il sistema di controlli interni nelle pubbliche amministrazioni, Milano, 2002, p. 114; G. GARDINI, L autonomia della dirigenza nella (contro)riforma Brunetta, in «Il Lavoro nelle pubbliche amministrazioni», 2010, p. 579 ss.; S. BATTINI, Il rapporto di lavoro con le pubbliche amministrazioni, Padova, 2000; 26 Il controllo, cioè, dovrebbe uscire dalla logica dell autoreferenzialità, del potere che controlla se stesso, ed essere affidato ad un organo esterno e terzo rispetto alle amministrazioni oggetto di sorveglianza. Cfr. anche B. G. MATTARELLA, La responsabilità disciplinare, in Giorn. dir. amm.(2010), p. 34 ss. 27 Trib. Trani 28 ottobre 2004; Trib. La Spezia 9 ottobre 2002; Trib. Sala Consilina 20 ottobre 1998; Cass. pen. 27 febbraio Vedere altro
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