Source: https://www.diritto.it/la-recidiva-non-preclude-necessariamente-l-estinzione-della-pena-ai-sensi-dell-art-172-c-p/
Timestamp: 2018-07-23 00:33:49+00:00
Document Index: 13013524

Matched Legal Cases: ['art. 172', 'art. 172', 'art. 99', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 99', 'art. 58', 'art. 7', 'art. 656', 'art. 99', 'sentenza ', 'art. 99', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 73', 'art. 99', 'art. 172', 'sentenza ', 'sentenza ']

La recidiva non preclude necessariamente l’estinzione della pena ai sensi dell’art. 172 c.p.
Orbene, la Corte di Cassazione, nella decisione in argomento, ha affermato che affinchè la recidiva possa impedire l’estinzione della pena per decorso del tempo, è necessario che tale circostanza aggravante:
1) sia stata già dichiarata nel giudizio di merito;
2) abbia ad oggetto condanne antecedenti a quella per la quale viene invocata la causa prevista dall’art. 172 c.p. .
In effetti, come puntualmente rilevato dalla stessa Corte in questa sentenza, secondo la “più recente giurisprudenza” di legittimità, “”ai fini dell’operatività della preclusione all’estinzione della pena per decorso del tempo prevista nei riguardi di recidivi dai capoversi dell’art. 99 c.p., è necessario che la recidiva sia stata dichiarata nel giudizio di merito e che riguardi condanne anteriori a quella che ha dato luogo alla pena della cui estinzione si tratta” (Sez. 1, n. 29856 del 24 giugno 2009, De Angeli, massima n. 244318 e Sez. 1, n. 23878 del 26 maggio 2010, Di Muro, massima n. 247673 (….) )”.
Invece, come emerge in questo stesso provvedimento, v’è un orientamento minoritario cristallizzato nella sentenza “Sez. 1, n. 11348 del 16 marzo 2006, Boscarolo, massima n. 233469” secondo il quale, viceversa, la preclusione della recidiva opera “per tutte le condanne riportate dal recidivo siano esse antecedenti o successive a quella in cui è stata ritenuta la recidiva”.
Invero, tale indirizzo interpretativo si fonda su una interpretazione strictu sensu di questa norma ossia alla stregua della considerazione secondo la quale, questa disposizione legislativa, si limiterebbe “ad imporre la preclusione all’ottenimento della prescrizione della pena per il recidivo in genere e non per chi è stato ritenuto recidivo nella condanna in relazione alla quale si chiede la prescrizione della pena”[3].
Infatti, è stato osservato che la disposizione contenuta nel comma 7bis dell’articolo 58quater o.p. si riferisce “alla recidiva dichiarata con la sentenza la cui pena è in esecuzione e di cui si chiede la sostituzione con una misura alternativa” proprio perché essa fa riferimento “al condannato al quale sia stata applicata la recidiva…”[5].
In effetti, in “tema di misure alternative alla detenzione, il divieto di plurima concessione di benefici al condannato cui sia stata applicata con il titolo in esecuzione la recidiva ex art. 99, comma quarto, cod. pen. (art. 58 quater, comma settimo bis, L. 26 luglio 1975 n. 354, mod. dall’art. 7, comma settimo, L. 5 dicembre 2005 n. 251) e che abbia già in passato usufruito di altra diversa misura, non opera automaticamente, a prescindere da qualsiasi valutazione in ordine all’avvenuta realizzazione di tutte le condizioni per usufruire di un differente beneficio richiesto”[6].
Inoltre, è stato rilevato che la norma di cui all’articolo 656, comma 9, lett. c), c.p.p., così come riformulata dall’articolo 9 legge 251/05, “ha stabilito che la sospensione dell’esecuzione della pena non può essere disposta nei confronti del condannato al quale sia stata applicata la recidiva ex articolo 99, comma 4, c.p.”[7].
Difatti, ai “fini dell’applicazione del divieto di sospensione dell’esecuzione della pena previsto dall’art. 656, comma 9, lett. c), c.p.p., nei confronti dei condannati ai quali sia stata applicata la recidiva reiterata ex art. 99, comma 4, c.p., occorre che la recidiva sia stata in concreto applicata: ciò significa che non è sufficiente che l’aggravante sia stata formalmente contestata, essendo necessario che essa sia stata ritenuta, ossia applicata, dal giudice della cognizione, con incidenza effettiva sulla determinazione della pena”[8].
Da ultimo, è stato osservato che anche l’articolo 50 bis, o.p., introdotto dall’articolo 7, comma 5, legge 251/05, prevede come “la semilibertà possa essere concessa, ai detenuti ai quali sia stata applicata con sentenza la recidiva ex articolo 99, comma 4, Cp, solo dopo l’espiazione dei due terzi della pena” [9].
Difatti, la disciplina contenuta in questa norma giuridica, concerne per l’appunto “i limiti di pena per la concessione della semilibertà ai condannati ai quali sia stata applicata la recidiva prevista dall’art. 99 comma 4 c.p.”[10].
Da ultimo, a conferma del fatto che la recidiva, in quanto tale, non sempre può incidere sulla pena trova ulteriore conforto alla luce della recente sentenza con la quale la Corte Costituzionale ha dichiarato “l’illegittimità costituzionale dell’articolo 69, quarto comma, del codice penale, come sostituito dall’art. 3 della legge 5 dicembre 2005, n. 251 (Modifiche al codice penale e alla legge 26 luglio 1975, n. 354, in materia di attenuanti generiche, di recidiva, di giudizio di comparazione delle circostanze di reato per i recidivi, di usura e di prescrizione), nella parte in cui prevede il divieto di prevalenza della circostanza attenuante di cui all’art. 73, comma 5, del decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309 (Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza) sulla recidiva di cui all’art. 99, quarto comma, del codice penale”[14].
In effetti, in questo decisum, è stato affermato che la recidiva reiterata, pur riflettendo “i due aspetti della colpevolezza e della pericolosità”, non può assumere una rilevanza tale, nel processo di individualizzazione della pena, tale da renderle comparativamente prevalente “rispetto al fatto oggettivo”.
Difatti, sempre secondo i Giudici di legittimità costituzionale, “il principio di offensività è chiamato ad operare non solo rispetto alla fattispecie base e alle circostanze, ma anche rispetto a tutti gli istituti che incidono sulla individualizzazione della pena e sulla sua determinazione finale posto che, a ragionare diversamente, “la rilevanza dell’offensività della fattispecie base potrebbe risultare “neutralizzata” da un processo di individualizzazione prevalentemente orientato sulla colpevolezza e sulla pericolosità”.
Quindi, è evidente, a maggior ragione, che la recidiva, alla luce di quanto affermato dal Giudice delle Leggi in questa pronuncia, potrà essere considerata ai fini dell’applicazione dell’art. 172 c.p. nella misura in cui, come suesposto:
detta aggravante sia stata applicata dal giudice di merito;
il condannato risulti recidivo prima che gli venga irrogata la condanna per la quale è chiesta l’estinzione della pena.
[2]Cass. pen., sez. I, 2/02/05, n. 10425; in senso conforme: Cass. pen., sez. I, 8/10/09, n. 40605: gli “effetti di legge correlati alla recidiva reiterata si producono a condizione che il giudice la dichiari, non potendo dirsi sufficiente che dal certificato penale emerga una situazione rapportabile alla recidiva “de qua””.
[4]Giuseppe Santalucia, “Benefici alternativi ai recidivi reiterati L’affidamento in prova dopo la ex Cirielli”, D&G, 2006, 34, 53. L’autore, infatti, pur partendo dalla premessa secondo la quale senza “dubbio la formulazione letterale del comma 7bis dell’articolo 58quater Op è diversa da quella, già ricordata, del comma 7 dell’articolo 172 Cp, ove si fa generico riferimento ai recidivi e non si fa cenno dell’applicazione della recidiva”, perviene, seppur in forma interrogativa, nel commentare una sentenza che ha avallato un indirizzo interpretativo contrario a quello qui trattato, alla seguente conclusione: ma “è poi così pregnante questa differenza espressiva da giustificare la soluzione adottata?”.
7] Giuseppe Santalucia, “Benefici alternativi ai recidivi reiterati L’affidamento in prova dopo la ex Cirielli”, D&G, 2006, 34, 53.
[9]Giuseppe Santalucia, “Benefici alternativi ai recidivi reiterati L’affidamento in prova dopo la ex Cirielli”, D&G, 2006, 34, 53.
[12]Fiandaca – Musco, Diritto penale, Parte generale, Bologna, Zanichelli editore, 2004, pag. 779.
[13]Antolisei, Manuale di Diritto Penale, Milano, Giuffrè editore, 1997, pag. 764.
[14] Corte Costituzionale, sentenza n. 251/2012.