Source: https://www.filodiritto.com/il-contratto-dalbergo
Timestamp: 2020-04-06 13:57:35+00:00
Document Index: 123848519

Matched Legal Cases: ['art. 2930', 'art. 1336', 'art. 1355', 'art. 1411', 'art. 1406', 'art 1460', 'art. 1460', 'art. 1575', 'art. 1578', 'art. 1590', 'art 2760', 'art. 2954', 'art. 1181', 'e contrario']

Il contratto d’albergo | Filodiritto
di Marco Cardillo
Diritto commerciale, diritto dei contratti e delle obbligazioni, Diritto della responsabilità civile e del risarcimento danni, Diritto processuale civile
La legge italiana non disciplina espressamente il "contratto di albergo": non se ne trova menzione, infatti, né nel codice civile né nelle leggi speciali. Esiste invece una particolareggiata disciplina relativa ad aspetti specifici del rapporto tra albergatore e cliente quali il deposito in albergo e la responsabilità dell’albergatore per le cose portate o consegnate in albergo (artt. 1783-1786 c.c.), il privilegio dei crediti dell’albergatore sulle cose del cliente e la prescrizione del credito dell’albergatore (art. 2930 c.c.).
Il contratto d’albergo viene definito come il contratto con cui l’albergatore, dietro corrispettivo di un prezzo, si obbliga a fornire al cliente una unità abitativa arredata e tutti i servizi, necessari o eventuali (lavanderia, riassetto della camera della camera, somministrazione di pasti, uso del telefono e di apparecchi radiotelevisivi, ecc.), che consentano un soggiorno in locali organizzati a tale scopo.
Si tratta dunque di una fattispecie complessa, il cui contenuto consiste in prestazioni molteplici, di dare e di facere, dovute dall’albergatore, alcune fondamentali, cioè quelle di fornire l’alloggio e i servizi ad esso collegati (riassetto della camera, somministrazione di luce e acqua, fornitura della biancheria), altre accessorie ed eventuali (somministrazione di pasti, servizio bar, lavanderia, centro benessere etc).
Circa la natura giuridica, il contratto d’albergo viene considerato un contratto di tipo misto, la cui causa è costituita dalla risultante della fusione tra le cause di più contratti nominati; le prestazioni cui si obbliga l’albergatore sono molteplici ed eterogenee, seppur coordinate e collegate in funzione di uno scopo unitario, e rimangono regolate dalle norme dettate per i contratti nominati cui le stesse sono riconducibili: locazione (godimento dell’unità abitativa), comodato (uso a titolo gratuito di alcuni beni), somministrazione (fornitura periodica di vitto), contratto di prestazione d’opera (prestazione di servizi extraalberghieri), contratto di trasporto (si pensi al trasporto organizzato dall’albergatore a favore dei clienti che desiderano raggiungere le piste da sci o la spiaggia o il centro città e il trasporto può anche essere gratuito, non essendo il corrispettivo un suo elemento essenziale), di deposito per le cose portate o consegnate in albergo, (vedi Ciurnelli, La conclusione del contratto d’albergo, in Diritto del Turismo n. 1/2006; Angelo Luminoso in Istituzioni di diritto commerciale a cura di Vincenzo Buonocore p. 558 ss; Rescigno, Manuale del diritto privato, p. 778. Fiale, Diritto commerciale, 2007, p. 581 ss.).
Naturalmente mentre le obbligazioni di prestare l’alloggio (e le prestazioni necessarie collegate alla fornitura di alloggio) devono in ogni caso sussistere perchè si possa parlare di contratto d’albergo, l’albergatore non è tenuto a compiere anche le altre prestazioni accessorie, se non richieste, così come il cliente non è obbilgato ad avvalersi di tutti quei servizi che l’albergatore abbia organizzato per i clienti (bar, ristorante, lavanderia, telefono, escursioni). Ferri, Diritto Commerciale p. 895 e ss e dello stesso parere La Torre, Il contratto d’albergo in Manuale del diritto del turismo a cura Franceschell-Morandi, p. P. 293 per la quale “ la pluralità delle prestazioni non esclude...l’unicità del contratto”.
Alle stesse conclusioni è pervenuta la Corte di Cassazione con tre sentenze che sottolineano la natura di contratto atipico misto, specificando che le prestazioni cui si obbliga l’albergatore sono molteplici ed eterogenee (andando dalla locazione dell’alloggio alla prestazione di servizi ed anche al deposito) e che la preminenza che in generale deve riconoscersi alla locazione dell’alloggio non vale, sotto il profilo causale, a fare assumere alle altre prestazioni carattere meramente accessorio Cassazione civile, sezione terza n. 1150 del 20 gennaio 2005, Cassazione civile, terza sezione, n. 9662 del 24 luglio 2000 e Cassazione civile, terza sezione, n. 19769 del 23 dicembre 2003.
Tuttavia giova anche specificare che l’applicazione rigorosa di tali criteri mal si concilia a contratti come quello d’albergo, che sono sì atipici sotto il profilo formale, ma che sicuramente sono tipici dal punto di vista sociale. Ciò equivale a dire che la disciplina del rapporto va ricercata non solo nelle norme codicistiche disciplinanti figure affini ma anche negli usi, nella prassi sociale
L’albergatore va inquadrato come imprenditore commerciale e il contratto di albergo come contratto di impresa.
Per il contratto d’albergo non è obbligatoria la forma scritta anche se ragioni di opportunità pratica la rendono preferibile. Nel caso di contestazioni successive, sull’esistenza dell’accordo, i termini, le modalità d’esecuzione, lo scritto costituirà prova delle reciproche obbligazioni e diritti. Anche la disdetta della prenotazione non è subordinata alla forma scritta, per cui può essere esercitata anche verbalmente, semprechè tale forma di accettazione non sia stata esclusa dalla presentazione dell’offerta fatta dall’albergatore.
Nella prassi alberghiera il cliente può prenotare una camera personalmente tramite telefono o in forma scritta o ancora può rivolgersi ad un’agenzia di viaggi (ivi incluse le c.d. web agency cioè gli operatori che operano tramite internet) che funge da intermediario oppure può presentarsi personalmente e ottenere l’alloggio immediatamente, previa disponibilità dell’albergo.
La giurisprudenza perviene alle stesse conclusioni, specificando come il momento in cui si perfeziona l’accordo contrattuale si verifica con l’accettazione, da parte del cliente o dell’agenzia di viaggio, dell’offerta dell’albergatore e questo è valido anche per una prenotazione effettuata per un periodo futuro e indipendentemente dall’assegnazione o dalla occupazione della camera (Cassazione civile, terza sezione, n. 707 del 22 gennaio 2002; Cassazione civile, terza sezione, n. 17150 del 3 dicembre 2002; Cassazione civile, terza sezione n. 707 del 22 gennaio 2002; Cassazione civile, terza sezione, n. 6633 del 18 Luglio 1997).
Proponente viene considerato. La gestione alberghiera, per il fatto in sé di essere esercitata, si traduce in una costante offerta di contratto rivolta al pubblico, ad un destinatario indeterminato mediante la propria insegna, i messaggi pubblicitari, gli opuscoli informativi anche attraverso mezzi informatici (si pensi al sito web dell’albergo), configurando una ipotesi di offerta al pubblico alla stregua dell’art. 1336 c.c.
Se al momento della prenotazione, il time limit non viene invece esplicitato, il contratto si intende invece tacitamente sottoposto alle condizione sospensiva dell’arrivo del cliente. I clienti subordinano tacitamente l’efficacia o la risoluzione del contratto a tale evento. Trattasi di condizione potestativa, cioè dipendente dalla volontà di una delle parti ma non meramente potestativa perchè per il cliente non è indifferente compiere l’attività posta come condizione (art. 1355 c.c.).
La limitazione del danno risarcibile nella misura della clausola penale non opera in caso di inadempimento del debitore per dolo e colpa grave; ciò nel rispetto del principio (fissato dal 1229 c.c) che vieta il preventivo esonero del debitore da responsabilità per dolo o colpa grave.
Accade che il prenotante riservi (e talvolta paghi anche) non per sé ma a favore di terzi (esempio frequente prenotazioni effettuate dagli sposi per propri parenti in occasione del matrimonio). Questo contratto a favore di terzo, è possibile, secondo i principi generali, alla condizione che lo stipulante abbia un interesse a tale prestazione e in questo caso i rapporti intercorrono tra i contraenti e non impegnano la sfera dei terzi, salvo responsabilità dirette del cliente per atti compiuti durante lo svolgimento del contratto (come danneggiamenti della camera). Per l’acquisto dei diritti il terzo deve dichiarare di voler approfittare della stipulazione in suo favore, fattispecie che si intende verificata al momento della presentazione in albergo (art. 1411 c.c.).
L’attività intermediaria delle agenzie può avere carattere occasionale oppure essere oggetto di apposite convenzioni; tali contratti sono da taluno denominati contratti alberghieri ed hanno ad oggetto la fornitura di prestazione alberghiere da fornire a gruppi o un singolo cliente dell’agenzia.
Nella prassi il contratto viene ceduto anche a prestazioni parzialmente eseguite (ad esempio il cliente ha già fatto check-in e una agenzia di viaggio subentra al cliente). Secondo l’art. 1406 c.c. non sarebbe ammessa la cessione del contratto a prestazioni già eseguite. Questa norma ha infatti creato qualche difficoltà proprio in queste ipotesi intermedie. Secondo la interpretazione letterale della disposizione in commento, la cessione del contratto non sarebbe utilizzabile in tali fattispecie perché difetterebbe il requisito della non-esecuzione delle prestazioni (infatti la esecuzione, anche se parziale, ha già avuto luogo). La dottrina tende a superare il dato normativo ed anche la giurisprudenza, dapprima timidamente, poi con orientamento che pare in via di consolidazione, ha accolto una nozione di non-esecuzione delle prestazioni piuttosto ampia e tale da consentire un più ampio margine di operatività all’autonomia privata.
Al momento del check-in, l’albergo può richiedere un pagamento anticipato ovvero una garanzia sotto forma di rilascio dei dati della carta di credito; di fronte al mancato pagamento anticipato o alla mancata corresponsione di adeguata garanzia, l’albergatore può sospendere l’adempimento delle proprie obbligazioni e quindi può rifiutare di ospitare il cliente (art 1460 c.c.). Secondo la dottrina è ammissibile l’esercizio anche stragiudiziale dell’eccezione; si afferma, infatti, che l’art. 1460 appresterebbe uno strumento di tutela non solo processuale, ma destinato ad operare anche fuori del giudizio, rendendo legittimo un rifiuto della prestazione altrimenti non consentito. Il rimedio ha un carattere meramente dilatorio, comportando la sola sospensione della prestazione dovuta fino a quando la controprestazione non sia stata adempiuta; va da sé che trattandosi di un contratto di durata le cui prestazione hanno un termine, se il pagamento non viene effettuato o la garanzia non è data, l’albergo può rifiutare il cliente e legittimamente recedere dal contratto per inadempimento.
Gli obblighi a carico del cliente e dell’albergo sono strettamente legati al libero e utile godimento dell’alloggio per il tempo previsto e possono essere desunti dalle norme generali sui contratti e dalla disciplina particolare dei contratti di locazione, appalto e somministrazione.
3. la consegna dell’alloggio in buono stato di manutenzione e il mantenimento della stessa in stato tale da servire all’uso convenuto (art. 1575 e 1576 c.c.), garantendo per la mancanza di vizi che ne diminuiscono in modo apprezzabile l’idoneità all’uso pattuito (art. 1578 c.c.)
Si può però escludere l’obbligo di sorveglianza sulle attività dei clienti al fine di dissuaderli dal tenere un comportamento pericoloso.
L’eventuale danno patito dal cliente a causa della mancata predisposizione di tali cautele è fonte di responsabilità contrattuale.
La ratio della responsabilità dell’albergatore in commento è data dal fatto che il viaggiatore entra in una struttura all’interno della quale non può esercitare alcuna forma di controllo. Egli ha diritto al risarcimento poiché non è in grado di salvaguardare da pericoli se stesso e i propri beni, non si trova nella propria abituale abitazione dove ha eventualmente collocato dispositivi idonei a preservarlo da furti e danneggiamenti. In sostanza il cliente si è completamente affidato ad un altro soggetto, l’albergatore, che dovrà comportarsi in modo da garantirgli un soggiorno sicuro. Il verificarsi di eventi dannosi si presume che derivi da una mancanza o da un difetto dell’organizzazione predisposto dall’albergo e va perciò necessariamente a lui imputato prescindendo dalla sua colpa e dal suo comportamento proprio per questo si deve parlare di responsabilità oggettiva nel senso che la responsabilità si fonda soltanto su di un nesso di causalità tra l’evento dannoso e l’attività alberghiera.
1. Il cliente ha l’obbligo di pagare il corrispettivo, a meno che il pagamento non avvenga tramite agenzia o tramite altra azienda o persona;
6. deve restituire l’alloggio all’albergatore nello stato medesimo in cui l’ha ricevuta (art. 1590 c.c.).
Per quanto riguarda il pagamento, va ricordato che secondo quanto disposto dall’art 2760 c.c. per i crediti verso i clienti, l’albergatore gode di un privilegio sulle cose portate in albergo (per esempio il bagaglio, l’autovettura introdotta nel parcheggio dell’albergo, i valori consegnati in deposito, ecc.), sulle quali può esercitare un diritto di ritenzione anche in pregiudizio di eventuali diritti vantati da terzi; su di esse ha come si dice, diritto di preferenza agli altri eventuali creditori del cliente. Tale credito, tuttavia, si prescrive con il decorso di sei mesi (art. 2954 c.c.). Si tratta di prescrizione relativa: l’albergatore può sempre dimostrare che il pagamento non è avvenuto. Naturalmente l’onere della prova, in questo caso, è a suo carico.
Una volta concluso, il contratto è fonte di obbligazioni e di diritti per le parti; ciò significa che le parti devono adempiere alle obbligazioni da esso nascenti. L’adempimento delle obbligazioni assunte cioè l’esecuzione del contratto si protrae nel tempo, essendo, come già accennato, il contratto d’albergo un contratto di durata.
In base all’art. 1181 c.c., l’adempimento parziale configura un adempimento inesatto che il creditore può legittimamente rifiutare, indipendentemente dalla colpa del debitore (e quindi dalle giustificazioni dal medesimo addotte a sostegno della mancata esecuzione integrale della prestazione); né occorrono accertamenti da parte del giudice il cui intervento potrà aver luogo successivamente allorquando dovrà giudicare la responsabilità del debitore per i danni. Nella pratica il rifiuto di un adempimento parziale è ipotesi infrequente, salvo comunque il risarcimento del danno o l’applicazione della clausola penale.
Se l’albergo offre il risarcimento in forma specifica, il rifiuto di tale offerta sarebbe contrario alla buona fede; inoltre è da escludere che il cliente possa pretendere un risarcimento in forma specifica che comporti un costo superiore al prezzo di mercato. In tali casi siamo in presenza di un accordo tra albergo e cliente sul risarcimento in forma specifica; tale accordo integra un contratto innominato avente causa risarcitoria.
Il codice in realtà non prevede espressamente il diritto del creditore alla sostituzione della prestazione. La dottrina ne ammette la rilevanza sulla base del principio di correttezza e sul dovere del creditore di evitare o ridurre i danni procurati dall’inadempimento.
Nella usi alberghieri, il risarcimento è generalmente quantificato al costo di un pernottamento.
Secondo il codice di comportamento ECTAA HOTREC[1], deve equivalere alla tariffa della camera per un minimo di una notte e un massimo di tre notti.
[1] L’ECTAA (gruppo di associazioni nazionali di agenti di viaggio e tour operators della Unione Europea) e l’HOTREC (Confederazione delle associazioni nazionali di alberghi, ristoranti, cafés e aziende simili nell’ambito della Unione Europea) hanno firmato il 10 Gennaio 1996 un codice di comportamento, destinato a regolamentare i contratti d’albergo e i rapporti tra agenzie e organizzatori di viaggio e alberghi nell’ambito dell’Unione Europea. Definizione e natura
[1] L’ECTAA (gruppo di associazioni nazionali di agenti di viaggio e tour operators della Unione Europea) e l’HOTREC (Confederazione delle associazioni nazionali di alberghi, ristoranti, cafés e aziende simili nell’ambito della Unione Europea) hanno firmato il 10 Gennaio 1996 un codice di comportamento, destinato a regolamentare i contratti d’albergo e i rapporti tra agenzie e organizzatori di viaggio e alberghi nell’ambito dell’Unione Europea.