Source: https://www.mglobale.it/altre-tematiche/tutte-le-news/marchi-e-domain-names-problematiche-nella-distribuzione-internazionale.kl
Timestamp: 2019-02-22 18:42:54+00:00
Document Index: 178698528

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 11', 'art. 6', 'sentenza ', 'art. 8', 'art. 52', 'art. 6', 'sentenza ']

Ciò si verifica soprattutto quando il produttore intende entrare in un nuovo mercato - o cambiare la precedente rete distributiva operante nel territorio-, nel quale, non avendo mai operato direttamente, non si è curato di registrare il proprio marchio e/o domain name. In tali casi, può accadere che il soggetto a cui il produttore ha affidato la promozione e/o distribuzione dei prodotti abbia registrato a proprio nome il marchio e/o il domain name. Una volta terminato il rapporto con tale soggetto, sarà essenziale per il produttore poter disporre del proprio marchio e/o domain name.
La Convenzione d’Unione di Parigi (CUP)
“ 1. Se l’agente o il rappresentante del titolare di un marchio in uno dei Paesi dell’Unione domanda, senza esserne autorizzato, la registrazione a suo nome di tale marchio, in uno o più di suddetti Paesi, il titolare avrà diritto di opporsi alla registrazione richiesta o di domandarne la cancellazione o se la legge del suo Paese lo permette, il trasferimento a suo favore di detta registrazione, a meno che l’agente o il rappresentante non giustifichi il proprio operato.
2. Il titolare di un marchio avrà, con le riserve di cui al precedente alinea 1, il diritto di opporsi all’utilizzazione del suo marchio da parte del proprio agente o rappresentante, se egli non abbia autorizzato tale utilizzazione.
3. Le legislazioni nazionali possono prevedere un equo termine entro il quale il titolare di un marchio dovrà far valere i diritti previsti nel presente articolo”.
la titolarità di un marchio registrato in uno dei Paesi dell'Unione che sia uguale o simile a quello di cui l'agente ha chiesto la registrazione;
la sussistenza del rapporto di agenzia (la Corte di legittimità ha ritenuto con sentenza del 17/03/2000 n. 3100 la necessità della prova della sussistenza del rapporto di agenzia al momento in cui l'agente ha provveduto alla registrazione del marchio del preponente).
Spetterà invece all'agente difendersi provando eventuali cause giustificative, come l'esistenza di un'autorizzazione da parte del preponente. A tal fine non è necessario che l'autorizzazione rivesta la forma scritta, essendo sufficiente un'autorizzazione verbale. E' tuttavia pacifico che tale autorizzazione non si può ricavare dal fatto della mera conclusione di un contratto di agenzia per la promozione dei prodotti recanti il marchio, dovendo viceversa risultare un consenso del titolare del marchio medesimo.
In considerazione della finalità dell'art. 6 septies, è stato ritenuto da parte della dottrina che tale disposizione, sebbene si riferisca espressamente solo all'agente o rappresentante del titolare, debba interpretarsi in maniera estesa comprendendo quantomeno anche il distributore.
L’interpretazione dell’art. 6 septies da parte della giurisprudenza non è tuttavia uniforme nei vari Paesi dell'Unione.
In Italia, sembra prevalere un’interpretazione letterale e restrittiva della portata dell’articolo in esame ritenendolo applicabile solo ai rapporti di agenzia.
(crf. Corte d’Appello di Miano, sez.I, 27/09/1996, Tribunale Roma 28/11/1987 che hanno espressamente escluso l'applicabilità della norma ai distributori; anche se Tribunale Ancona 14 ottobre 2008 e Tribunale Torino 6/10/1980 lasciano aperta la strada all'applicazione della norma anche al distributore).
Il Fabbricante, che invochi la tutela dell'art. 6-septies CUP nei confronti non solo del proprio agente ma, anche, nei confronti del proprio distributore, dovrà dunque verificare l’effettiva portata dell’articolo 6 septies CUP nel paese ove è stata richiesta la registrazione del marchio. Si consiglia pertanto di tutelarsi preventivamente da ipotesi di un'illegittima registrazione del marchio da parte del proprio agente e distributore straniero prevedendo espressamente a livello contrattuale una clausola che vieti espressamente all'agente/distributore di registrare, nel proprio territorio, i marchi del preponente e/o altri segni distintivi dello stesso.
Il Regolamento CE 2009/207/CE sul marchio comunitario
Inoltre, ai sensi dell'art. 11 Reg. CE 2009/207/CE, se un marchio comunitario viene registrato, senza l’autorizzazione del titolare del marchio a nome dell’agente o rappresentante di colui che di tale marchio è titolare, quest’ultimo ha il diritto di opporsi all’uso del marchio da parte dell’agente o rappresentante, senza la sua autorizzazione, a meno che l’agente o il rappresentante non giustifichi il proprio modo di agire".
Tale disciplina, chiaramente ispirata ai principi dettati dall'art. 6 septies CUP, è applicabile a tutti i soggetti inseriti nel sistema distributivo del titolare del marchio, dovendosi interpretare la nozione di "agente" in senso ampio, così da ricomprendere non solo l'agente di commercio, ma anche il distributore.
Proprio sulla nozione di agente il Tribunale UE, con sentenza del 13 aprile 2011 (nel proc. T-262/09) ha ritenuto che: "I termini "agente" e "rappresentante" di cui all'art. 8 n.3 del Regolamento CE 2009/207 devono essere interpretati in senso ampio, per abbracciare ogni tipo di rapporto basato su qualsiasi accordo contrattuale ai sensi del quale una delle parti rappresenti gli interessi dell'altra, indipendentemente dal nomen juris del rapporto contrattuale intercorrente tra il titolare o il mandante e il richiedente il marchio comunitario, che sia atto a creare in rapporto fiduciario che imponga un dovere generale di agire in buona fede e lealmente con riguardo agli interessi del titolare del marchio (cfr. anche direttive sull'opposizione dell'UAMI). Viene comunque escluso che un semplice acquirente possa essere considerato agente o rappresentante ai fini dell'applicazione della norma.
essere titolare di un marchio anteriore; (prova che grava su chi invoca la tutela);
che il richiedente la registrazione di marchio comunitario sia o sia stato agente, inteso in senso ampio, o rappresentante del titolare del marchio (prova che grava su chi invoca la tutela);
che il deposito riguardi segni e prodotti identici o simili (prova che grava su chi invoca la tutela);
che non vi siano ragioni legittime che giustifichino la condotta dell'agente/rappresentante;(spetterà all'agente/distributore provare l'esistenza di una causa di giustificazione).
Mala fede del richiedente la registrazione
Regolamento 2009/207/CE sul marchio comunitario
Direttiva CE 2008/95 sul ravvicinamento delle legislazioni degli Stati Membri in materia di marchi di impresa
D.lgs. n.30 del 2005 Codice della proprietà industriale (CPI)
L'art. 52 del Regolamento 2009/207/CE prevede, su domanda presentata all'Ufficio o su domanda riconvenzionale in un'azione per contraffazione, che il marchio comunitario è dichiarato nullo se al momento del deposito della domanda il richiedente ha agito in mala fede.
Le norme sulla registrazione in malafede consentono dunque al Fabbricante di tutelarsi anche nei confronti di figure diverse dall'agente nei Paesi, come l'Italia, in cui l'art. 6 septies CUP viene interpretato restrittivamente.
"La qualità di non semplice acquirente occasionale, ma quanto meno, di distributore del prodotto, qualifica come mala fede la registrazione del marchio effettuata dal distributore. La circostanza che il distributore ha immesso sul mercato italiano i prodotti del fabbricante per lunghi anni rende certa la sua mala fede all'atto della richiesta di registrazione del marchio del fabbricante a proprio nome e ciò non solo perché era a conoscenza delle legittime aspettative del fabbricante sul marchio, ma proprio anche perché per tale via era pienamente consapevole del fatto che ciò avrebbe danneggiato il fabbricant, portando gli abituali consumatori a ritenere che altri in realtà avesse titolo di utilizzarlo, fatto particolarmente grave proprio per l'abuso che per tale via si compiva del precedente rapporto di collaborazione e quindi della specifica conoscenza anche della clientela italiana." (In questo caso il fabbricante ha ottenuto la declaratoria di nullità del marchio, l'inibitoria a carico del convenuto di qualsivoglia utilizzo del marchio stesso).
Quando si invoca la malafede del registrante l'onere probatorio è tuttavia maggiore in quanto occorre fornire la prova della mala fede che non può presumersi.
Tale principio è stato ribadito di recente dalla Corte di Giustizia CE, con sentenza del 27/06/2013, nella causa C-320/12 "L'esistenza della malafede deve essere valutata complessivamente, tenuto conto di tutti i fattori pertinenti del caso di specie esistenti al momento del deposito della domanda di registrazione. Il fatto che il terzo sappia o debba sapere che un terzo utilizza un segno identico o simile per un prodotto identico o simile, non è di per sè sufficiente a provare la malafede di detto richiedente. Occorre prendere in considerazione inoltre l'intenzione del richiedente al momento del deposito della domanda di registrazione di un marchio, elemento soggettivo che deve essere determinato con riferimento alle circostanze oggettive del caso di specie (cfr. Corte di Giustizia CE 11/06/2009, C-529/07)
Per quanto riguarda poi il nome a dominio ".eu", lo stesso Regolamento Ce n. 874/2004, che stabilisce le disposizioni applicabili alla messa in opera e alle funzioni del dominio di primo livello .eu e i principi relativi alla registrazione, indica tra le ipotesi di registrazione speculativa e abusiva del domain name "eu", che danno luogo alla revocazione della registrazione, anche la registrazione in mala fede.
Diversamente, non è stata ravvisata la mala fede, ma è stato ritenuto sussistente un diritto o un interesse legittimo del distributore al domain name in presenza delle seguenti circostanze:
quando il distributore effettivamente vende i prodotti e/o i servizi in questione (in costanza del rapporto di distribuzione);
quando effettivamente utilizza il domain name per vendere i prodotti contraddistinti dal marchio del produttore e non solo altri prodotti;
quando il distributore non abbia impedito al fabbricante/titolare del marchio di registrare anche altri domain name di primo livello, che pertanto possono ancora essere registrati dal fabbricante. (www.wipo.int/amc/en/domains/decisions)
In conclusione, come si è visto anche per i marchi, sebbene vi siano degli strumenti di tutela "a posteriori", è importante chiarire sin dall'inizio del rapporto con la propria rete distributiva, con una clausola ad hoc da inserire nel contratto:
che il fabbricante non autorizza l'uso del proprio marchio o altri segni distintivi, come domain name e/o come parti di domain names da parte del distributore, al fine di avere buone possibilità di ottenere la tutela dei propri diritti, qualora il distributore dovesse ciò nonostante contravvenire a tale divieto.