Source: http://sosequitalia.mdcromaovest.it/Sentenzan43162012.htm
Timestamp: 2018-05-22 05:54:33+00:00
Document Index: 122034123

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sul ricorso in appello nr. 1589 del 2012, proposto dall'AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore, rappresentata e difesa ope legis dall'Avvocatura Generale dello Stato, domiciliata per legge presso la stessa in Roma, via dei Portoghesi, 12,
P.M. S.a.s. di Pi. Gi. & C., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dagli avv.ti Loris Tosi, Nicola Bardino e Mario Ettore Verino, con domicilio eletto presso quest'ultimo in Roma, via B. Tortolini, 13, per la riforma della sentenza del T.A.R. del Veneto, Sezione Terza, nr. 70/2012, depositata il 25 gennaio 2012, resa ai sensi dell'art. 116 cod. proc. amm.
Visto l'atto di costituzione in giudizio della appellata P.M. S.a.s. di Pi. Gi. & C.;
Vista l'ordinanza di questa Sezione nr. 1230 del 27 marzo 2012, con la quale è stata accolta la domanda incidentale di sospensione dell'esecuzione della sentenza impugnata;
Relatore, alla camera di consiglio del giorno 10 luglio 2012, il Consigliere Raffaele Greco;
Udito l'avv. Bardino per la parte appellata; Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.
1. La società P.M. S.a.s. di Pi. Gi. & C. ha instaurato il presente contenzioso giurisdizionale per l'accesso a documenti amministrativi richiesti all'Agenzia delle Entrate, e la cui ostensione è stata negata da quest'ultima.
L'istanza traeva origine da una vicenda giudiziale pendente dinanzi alla Commissione Tributaria Provinciale di Venezia, in relazione ad un atto di recupero di credito d'imposta notificato alla società istante in data 25 novembre 2010, a seguito di processo verbale di constatazione redatto dalla Guardia di Finanza.
In particolare, all'Amministrazione tributaria sono stati richiesti:
- le liste dei crediti irregolari e dei crediti inesistenti inviate dalla Direzione Centrale (verosimilmente negli anni 2009 e 2010) nelle quali risultano indicati il nominativo della società e l'importo del credito da recuperare;
- l'atto di iscrizione a ruolo che, a quanto consta, è stato formato nei confronti della società per il recupero del credito;
- il provvedimento di annullamento dell'atto di iscrizione a ruolo formato nei confronti della società medesima;
- le trasmissioni all'Anagrafe Tributaria effettuate dall'Agenzia in seguito alla ricezione delle deleghe di pagamento (mod. F24) recanti la compensazione;
- le segnalazioni di anomalie, carenze o erroneità prevenute dall'Anagrafe Tributaria in ordine ai modelli F24 recanti la compensazione.
Il diniego opposto dall'Amministrazione all'istanza, motivato con la carenza di un interesse specifico e concreto all'acquisizione dei documenti richiesti e in parte anche con l'inesistenza degli stessi, è stato impugnato dalla società istante dinanzi al T.A.R. del Veneto; quest'ultimo, con la sentenza odiernamente appellata dalla Agenzia delle Entrate, ha accolto il ricorso sulla scorta di una motivazione sostanzialmente riconducibile alla enunciazione del principio generale per cui al contribuente è sempre dovuto l'accesso agli atti del procedimento impositivo.
2. Avverso tale sentenza, nell'appello dell'Agenzia delle Entrate si lamenta l'omessa considerazione delle specifiche ragioni che rendevano non accoglibile l'istanza di accesso in relazione a ciascuna delle tipologie e categorie di atti dei quali era stata chiesta l'ostensione.
Si è costituita l'originaria ricorrente, società P.M. S.a.s. di Pi. Gi. & C., insistendo per la conferma della sentenza impugnata e replicando analiticamente ai motivi di appello articolati dall'Amministrazione.
All'esito della camera di consiglio del 27 marzo 2012, questa Sezione ha accolto l'istanza di sospensione dell'esecuzione della sentenza impugnata formulata dall'Amministrazione appellante.
Alla successiva camera di consiglio del 10 luglio 2012, la causa è stata trattenuta in decisione.
3. Tutto ciò premesso, l'appello si appalesa fondato e pertanto meritevole di accoglimento.
4. In linea generale, è del tutto condivisibile il principio generale affermato nella sentenza gravata - in piena coerenza, del resto, con la dominante giurisprudenza in subiecta materia- secondo cui il contribuente che abbia instaurato un contenzioso giudiziale dinanzi alla Commissione Tributaria ha sempre diritto all'accesso degli atti del relativo procedimento impositivo.
Del pari condivisibili, in astratto, sono le ulteriori considerazioni in diritto che l'odierna appellata sviluppa nel presente giudizio allorché assume: che non è seriamente contestabile che, nella specie, l'interesse che legittima l'istanza di accesso corrisponde all'interesse a difendere la propria posizione nel giudizio già pendente dinanzi alla Commissione Tributaria; che, pertanto, l'ammissibilità dell'istanza di accesso va verificata sulla base di tale interesse, e non già di una valutazione di pertinenza o meno degli atti richiesti con quelli impugnati in sede tributaria; che, in altri termini, la mera circostanza che gli atti indicati nell'istanza di accesso non risultino richiamati nella cartella esattoriale impugnata in sede tributaria non è ex se sufficiente ad escludere che possa sussistere comunque l'interesse a conoscerli per le suindicate finalità difensive.
Si tratta di affermazioni condivisibili, ma che non esimono affatto l'istante dall'onere di specificare la consistenza del proprio interesse all'accesso, indicando le ragioni per le quali ritiene che l'acquisizione di determinati atti potrebbe essergli utile a fini difensivi; in altri termini, la pendenza di un contenzioso tributario non determina l'automatica insorgenza di una generalizzata legittimazione del contribuente interessato a conoscere ogni e qualsiasi atti posto in essere dall'Amministrazione tributaria, permanendo comunque - specie per gli atti dei quali non risulti chiara ictu oculi la diretta pertinenza col contenzioso medesimo - l'onere di indicare le specifiche e concrete ragioni del proprio interesse all'accesso.
L'opposta opinione non si sottrae al rischio di legittimare, come correttamente evidenziato dall'Amministrazione appellante, il ricorso ad istanze meramente "esplorative" e, in definitiva, intese a un controllo generalizzato dell'operato della p.a.
5. I rilievi che precedono, con riguardo al caso di specie, risultano applicabili a buona parte degli atti dei quali la società istante ha chiesto l'ostensione senza indicare, trattandosi di atti non manifestamente connessi all'oggetto del giudizio in corso, le ragioni del proprio interesse all'accesso: è il caso delle liste dei crediti irregolari o inesistenti (in relazione alle quali l'appellata dichiara genericamente di avere avuto conoscenza del fatto di comparire in tali liste, senza però precisare se si sia trattato di conoscenza processuale o informale) e degli atti esistenti presso l'Anagrafe Tributaria in relazione ai modelli F24 ivi trasmessi.
Con riferimento a tali atti, l'Amministrazione appellante precisa che si tratterebbe, almeno in parte, di atti non esistenti presso l'Agenzia delle Entrate, e comunque che, per quanto concerne le informazioni esistenti nelle banche dati dell'Anagrafe Tributaria, sarebbe impossibile soddisfare le richieste della società appellata senza procedere ad una complessa estrapolazione di dati: infatti, l'istante non ha chiesto la trasmissione di documentazione "statica", quale sarebbe ad esempio il complesso delle informazioni che la riguardano esistenti presso l'Anagrafe Tributaria, bensì l'acquisizione di specifici atti (segnalazioni, note di trasmissione etc.) che su tale realtà "statica" hanno inciso.
Pertanto, trova applicazione l'indirizzo per cui non è ammissibile l'istanza con la quale sia chiesta all'Amministrazione non l'ostensione di atti già esistenti in rerum natura, ma una attività di elaborazione e formazione di nuovi documenti che non può mai essere pretesa in sede di accesso (cfr. Cons. Stato, sez. IV, 20 aprile 2012, nr. 2362; Cons. Stato, sez. VI, 12 luglio 2011, nr. 4209; Cons. Stato, sez. IV, 30 novembre 2010, nr. 8359).
6. Un discorso a parte, poi, va fatto per quanto concerne la richiesta di acquisizione di una pregressa iscrizione a ruolo e del relativo provvedimento di annullamento intervenuto prima che la stessa divenisse efficace, della quale la società appellata assume di essere venuta a conoscenza e che ritiene sintomatiche degli intenti scorretti e persecutori dell'Amministrazione.
Sul punto, al di là di quanto già evidenziato circa la genericità dell'affermazione di parte istante circa la "conoscenza" che avrebbe avuto degli atti richiesti, va richiamato l'orientamento per cui non può sussistere alcun valido e qualificato interesse all'ostensione di atti e documenti che non hanno avuto alcuna rilevanza esterna, restando meri interna corporis dell'Amministrazione privi di ogni seguito (cfr. Cons. Stato, sez. IV, 10 gennaio 2012, nr. 25; id., 29 ottobre 2001, nr. 5636).
7. Per le ragioni che precedono, s'impone la riforma della sentenza appellata con la reiezione dell'originario ricorso ex art. 116 cod. proc. amm.
È appena il caso di precisare che, essendo l'istanza di accesso comunque reiterabile, la società appellata potrà in qualsiasi momento riproporla con più chiara specificazione delle ragioni sottostanti alla stessa, se del caso sotto forma di istanza istruttoria rivolta al giudice tributario, il quale appare essere il soggetto più idoneo e qualificato ad apprezzare la sussistenza delle ragioni difensive evocate dalla istante.
8. Tenuto conto delle peculiarità della fattispecie che occupa, sussistono giusti motivi per compensare integralmente tra le parti le spese di entrambi i gradi del giudizio.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta), definitivamente pronunciando sull'appello, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l'effetto, in riforma della sentenza impugnata, respinge il ricorso di primo grado.
DEPOSITATA IN SEGRETERIA IL 30 LUG. 2012