Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-18915-del-26-09-2016
Timestamp: 2020-07-06 13:33:56+00:00
Document Index: 65491329

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 10', 'art. 11', 'sentenza ', 'sentenza ', 'arto 31', 'art. 11', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 1362', 'sentenza ', 'art. 10', 'art. 13', 'art. 13']

Sentenza Cassazione Civile n. 18915 del 26/09/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18915 del 26/09/2016
Cassazione civile sez. VI, 26/09/2016, (ud. 06/07/2016, dep. 26/09/2016), n.18915
sul ricorso 4774/2014 proposto da:
C.M.F., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA FOSSATO
DI VICO 9, presso lo studio dell’avvocato IONTA RICCARDO,
rappresentata e difesa dall’avvocato PASQUALE LUCIO MONACO giusta
l’UFFICIO DI RAPPRESENTANZA DELLA REGIONE CAMPANIA, presso lo studio
dell’avvocato MODESTO LETIZIA, che la rappresenta e difende giusta
avverso la sentenza n. 7834/2012 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI
dell’i 1/12/2012, depositata il 26/02/2013;
“Con ricorso al Tribunale di Napoli C.M.F., dipendente della Regione Campania titolare di incarico di responsabile di posizione organizzativa di livello A nel periodo dal (OMISSIS), lamentava la mancata corresponsione, ai sensi dell’art. 10 CCNL 31/3/1999 e dell’art. 11 del CCDI 1998/2001, della retribuzione di risultato nella misura specificata in ricorso. A sostegno della domanda esponeva che detta retribuzione doveva essere corrisposta previa valutazione dei risultati da parte dei dirigenti di settore, sulla base di un sistema di valutazione messo a punto dal nucleo di valutazione e che presso l’ente convenuto il sistema di valutazione risultava istituito con Delib. Giunta Regionale 22 novembre 1998, n. 8493.
Sulla base di tali premesse la ricorrente conveniva in giudizio la Regione chiedendo, previo accertamento del diritto alla percezione della retribuzione di risultato nella misura del 20% della retribuzione di posizione, la condanna della convenuta al pagamento delle somme indicate in ricorso a titolo di risarcimento del danno per perdita di chance o, in via subordinata per inadempimento contrattuale.
L’adito giudice accoglieva il ricorso ma tale decisione veniva riformata dalla Corte di appello di Napoli, con sentenza del 26 febbraio 2013, che rigettava la domanda.
Per la cassazione di tale decisione propone ricorso la C. affidato a due motivi.
Con il secondo motivo viene denunciata l’omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione, in relazione ad un fatto controverso e decisivo per il giudizio, ribadendo che il mancato funzionamento del Nucleo di valutazione (istituito e, poi, soppresso) costituiva un inadempimento della Regione Campania in grado di incidere negativamente sulla possibilità della ricorrente di poter essere valutata e quindi di ottenere la detta retribuzione. Si sottolinea che la sentenza era contraddittoria nella parte in cui, da un lato, aveva rigettato la domanda per difetto di allegazione di fatti da cui desumere la concreta probabilità di conseguire la retribuzione, dall’altro non aveva considerato che la probabilità della valutazione positiva non poteva che essere apprezzata in rapporto a parametri di giudizio specifici ed obiettivi, nella specie mancanti e che gli unici elementi suscettibili di valutazione erano la riconferma nell’incarico ed il mancato esercizio, da parte dell’ente, della revoca prima della sua scadenza in conseguenza di uno specifico accertamento di risultati negativi.
E’ stato innanzi tutto rilevato che il primo motivo di ricorso ha carattere misto, ossia non distingue tra la violazione del contratto collettivo di comparto 31 marzo 1999 (artt. 9 e 10) e la violazione del contratto collettivo decentrato integrativo per il personale della giunta della Regione Campania del 27 marzo 2000 (art. 11). La prima censura è da ricondurre alla violazione della normativa contrattuale collettiva di livello nazionale che il n. 3, art. 360 c.p.c. ora affianca alla violazione di legge sicchè la ricorrente avrebbe dovuto dedurre direttamente l’interpretazione delle richiamate disposizioni del contratto collettivo di comparto. Invece la seconda censura, riferendosi ad un contratto collettivo integrativo, non ricade nella richiamata previsione del n. 3, art. 360 e quindi, non essendo possibile dedurre direttamente l'(asserito) errore nell’interpretazione della norma collettiva, il motivo del ricorrente si sarebbe dovuto focalizzare – in via indiretta – nella violazione dei canoni legali di interpretazione del contratto ex art. 1362 c.c. e segg.. La ricorrente, non operando questa distinzione che implica una diversa portata del sindacato di legittimità, rivolge indistintamente le loro censure alla sentenza impugnata con riferimento sia alla normativa collettiva di livello nazionale sia a quella di carattere integrativo venendo così meno al canone di specificità dei motivi del ricorso.
Comunque, deve osservarsi che è corretta la valutazione della Cotte d’appello nella interpretazione della normativa di compatto (artt. 8 e 9 c.c.n.l. del comparto regioni e autonomie locali sulla revisione del sistema di classificazione professionale 31 marzo 1999, cui deve aggiungersi il successivo art. 10).
In questa prospettiva, la valutazione della corte territoriale, secondo cui la domanda di risarcimento del danno è carente in punto di allegazioni e di prova, è completa e coerente con l’interpretazione delle norme, oltre a non essere adeguatamente contrastata dalla ricorrente.
La Corte rigetta il ricorso e compensa le spese del presente giudizio. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.