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Timestamp: 2017-05-30 07:24:59+00:00
Document Index: 86451529

Matched Legal Cases: ['art. 408', 'art. 32', 'art.408', 'art. 406', 'art. 408', 'art. 410']

Amministratore di sostegno, Fine Vita e Testamento Biologico
Home /Amministratore Sostegno / Amministratore di sostegno e testamento biologico Amministratore di sostegno e testamento biologico 31 marzo 2012 admin ADS , amministratore di sostegno , Nomina Amministratore , Poteri ADS , Testamento biologico Amministratore Sostegno, Amministratori di sostegno, Sentenze No Comments FINE VITA, TESTAMENTO BIOLOGICO E ADS
In merito al dibattito sul “fine vita”, anche in Italia la giurisprudenza è entrata nel tema con alcune sue pronunce. Anche l’amministratore di sostegno e le decisioni che è chiamato a prendere non sono rimasti estranei alla discussione: già il 5 novembre 2008, il Tribunale di Modena ha infatti emesso per la prima volta un decreto di nomina di amministratore di sostegno in favore di un soggetto nell’eventualità che questi, in un futuro, possa divenire incapace di intendere e di volere.
In tale frangente, l’amministratore di sostegno avrà il compito di esprimere anche i richiesti consensi necessari ai trattamenti medici.
Con questo provvedimento si è perciò data la possibilità di avere gli stessi effetti giuridici di un testamento biologico seppur in assenza di una normativa specifica . Il giudice ha scritto che non era necessaria una normativa sul testamento biologico, anche se i successivi sviluppi del caso di Eluana Englaro dimostrarono il contrario.
Associazione Amministratori di Sostegno
2. L’istante, dopo aver esposto di essere persona …. (età) …. laureata in …. (titolo di studio) ….; di svolgere la professione di …. (attività di lavoro) ….; di essere coniugato con Tizia da cui avuta l’unica figlia, Sempronia …. (età… maggiorenne); di essere in possesso di capacità piena di intendere e volere; ha precisato che il 17 settembre 2008, con scrittura privata autenticata nella firma dal Notaio dott. Giorgio Cariani di Modena (atto, prodotto, rep. n. racc. n. registrato a Modena il settembre al n. ) ha designato, ai sensi dell’art. 408, comma 2°, c.c., come proprio amministratore di sostegno la moglie (per il caso di sua “impossibilità di esercitare la sua funzione”, la figlia) con l’incarico di pretendere il rispetto delle disposizioni terapeutiche dettate con la scrittura stessa per l’ipotesi di propria eventuale, futura incapacità.
4. La scrittura in data 17 settembre 2008 e’, per quanto qui interessa, del seguente, testuale tenore: “ In caso di malattia allo stato terminale, malattia o lesione traumatica cerebrale, irreversibile e invalidante, malattia che mi costringa a trattamenti permanenti con macchine o sistemi artificiali che impediscano una normale vita di relazione, chiedo e dispongo di non essere sottoposto ad alcun trattamento terapeutico, con particolare riguardo a rianimazione cardiopolmonare, dialisi, trasfusione, terapia antibiotica, ventilazione, idratazione o alimentazione forzata e artificiale. Chiedo inoltre formalmente che, nel caso in cui fossi affetto da una delle situazioni
sopraindicate, siano intrapresi tutti i provvedimenti atti ad alleviare le mie sofferenze, compreso, in particolare, l’uso di farmaci oppiacei, anche se essi dovessero anticipare la fine della mia vita.”
5. Dopo aver argomentato in ordine alle ragioni giuridiche a
sostegno delle istanze, il ricorrente ha chiesto che all’amministratore di sostegno vengano attribuiti, in suo nome e per conto, per il tempo di eventuale perdita della capacità autodeterminativa e sempre che, nel frattempo, non sia intervenuta manifestazione di volontà contraria, i poteri-doveri di autorizzazione alla negazione di prestare consenso ai sanitari a sottoporlo alle terapie individuate nella scrittura privata anzidetta nonché di richiedere ai sanitari coinvolti di porre in essere, nell’occasione, le cure palliative più efficaci.
A) E’ opportuno ripercorrere, in premessa, l’analisi già compiuta dal giudicante ( Decreto Santoro in data 13 maggio 2008 ) in ordine ai principi di diritto operanti, allo stato dell’ordinamento, con specifico riferimento al ritenuto obbligo, ed alle relative modalità operative, di rispetto della volontà della persona incapace di intendere e di volere, che versi in uno stato vegetativo irreversibile, di non vedersi praticate dai sanitari, in
adempimento dei loro vincoli professionali e deontologici aventi ad oggetto la salvaguardia della vita, terapie teoricamente salvifiche ma soltanto finalizzate, di fatto, a posporre la morte biologica.
B) Vanno prese le mosse da quelle norme della Costituzione che,
consacrando, e dando tutela, a diritti primari della persona, individuano i principi che l’ordinamento vigente ritiene insuscettibili di negoziabilità.
Si tratta di un “diritto (assoluto) di non curarsi, anche se tale condotta (lo) esponga al rischio stesso della vita” (così, di recente Cass., 15 settembre 2008, n. 23676) che, in quanto tale, è giocoforza che debba, e possa, esprimersi anche nella terza direzione (volontà interruttiva) perché improntato alla sovrana
esigenza di rispetto dell’individuo e dell’intimo nucleo della sua personalità quale formatosi nel corso di una vita in base all’insieme delle convinzioni etiche, religiose, culturali e filosofiche che ne improntano le determinazioni (cfr. Cass., n. 21748 cit. del 2007).
Una volta ricordato, del resto, che tutte le norme costituzionali a presidio di diritti primari ( l’art. 32 è fra queste ) sono imperative e di immediata operatività senza che occorra, a questi fini, intervento alcuno del legislatore ordinario (sull’obbligo di rispetto del “generale vincolo del giudice alla legge” e, percio’ e in primis, della Carta Costituzionale, cfr. Corte Cost. 8 ottobre 2008,n.334), si impone la deduzione per cui rientrano nella sfera del diritto considerato rifiuto e volontà interruttiva di ipotetiche terapie salvifiche dal momento che il principio personalistico che lo permea a livello costituzionale esclude la possibilità di disattenderlo nel nome di un supposto dovere pubblico di cura proprio di uno Stato etico, peraltro ripudiato dai costituenti; in questo senso, e solo in questo, la corretta lettura del dettato costituzionale secondo cui “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”, dove l’intervento sociale si colloca in funzione della persona e della sua sfera audeterminativa e non viceversa (ancora, Cass., n.21748 cit. del 2007). Né varrebbe eccepire che gli eventuali rifiuti ovvero le espressioni di volontà interruttiva di terapie che conducano, in ipotesi, alla morte configurerebbero fenomeni eutanasici.
Rigore logico impone di convenire che tutti questi casi esulano dalla fattispecie dell’eutanasia in senso proprio di cui si trova identificazione concettuale appagante, e regolamentazione, negli ordinamenti olandese e belga che legittimano interventi accelerativi del naturale percorso biologico di morte per la persona capace di intendere e di volere che, affetta da sofferenze
insopportabili e senza prospettive di guarigione, chiede le venga praticato un farmaco mortale, se non in grado di autosomministrarselo, ovvero, ed e’ il c.d. suicidio assistito, di fornirglielo così che possa assumerlo.
C) Fissati questi punti, si snoda la considerazione che rientrano nel diritto di autodeterminazione della persona al rispetto del percorso biologico naturale, diritto che allo stato dell’ordinamento è già compiutamente ed esaurientemente tutelato dagli artt. 2, 13 e 32 Cost., non soltanto i casi della persona capace che rifiuti o chieda di interrompere un trattamento salvifico, ma -come ha puntualmente chiarito Cass. n. 21748 cit. del 2007- anche quello dell’incapace che, senza aver lasciato disposizioni scritte, si trovi in una situazione vegetativa
valutata clinicamente irreversibile e rispetto al quale il Giudice si formi il convincimento, sulla base di elementi probatori concordanti, che la complessiva personalità dell’individuo cosciente era orientata nel senso di ritenere lesiva della concezione stessa della sua dignità la permanenza e la protrazione di un stato vegetativo senza speranze di guarigione e, comunque, di miglioramenti della qualità della vita.
Non si colgono critiche convincenti alla conclusione per cui, anche nella fattispecie, possa e debba valere -semmai a maggior ragione- il dovere dell’ordinamento al rispetto di una espressione autodeterminativa che null’altro chiede se non che il processo biologico si evolva secondo il suo iter naturale con l’ablazione di forzature e violenze di interventi tecnologici a
null’altro finalizzati se non alla protrazione di una sopravvivenza inerte.
D) Con la legge n. 6 del 9 gennaio 2004 il legislatore italiano ha radicalmente rivisto la materia delle limitazioni della capacità di agire delle persone e, in luogo della già privilegiata tutela del patrimonio, della famiglia e dei creditori dei soggetti affetti da infermità di mente, ha stabilito, su un piano di ben piu’ vasta portata sociale, che colui che, privo in tutto o in parte di autonomia per effetto di una infermità fisica o psichica, si trovi nella impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi, ha diritto di essere coadiuvato da un amministratore di sostegno nominato dal Giudice Tutelare che, sulla base delle concrete esigenze dell’ausilio, disporrà, per gli atti o per le categorie di atti per i quali si ravvisi l’opportunità del sostegno, la sostituzione ovvero la mera assistenza della persona che non sia in grado di darvi autonoma esecuzione.
In questa generalizzata logica garantistica dell’essere umano e delle sue esigenze di vita, salute, rapporti famigliari e sociali, si iscrive, e va letta, la disposizione del secondo comma dell’art.408, comma 2°, c.c. come novellato dalla legge n. 6 del 2004: “L’amministratore di sostegno può essere designato dallo stesso interessato, in previsione della propria eventuale futura incapacità, mediante atto pubblico o scrittura privata autenticata.”
La lettera della disposizione, la sua ratio, l‘enunciazione, infine,
nell’ambito di una disciplina tutta incentrata sulla tutela della persona e delle sue esigenze esistenziali, autorizzano e legittimano la constatazione che l’amministrazione di sostegno è, nell’attualita’, l’istituto appropriato per esprimere quelle disposizioni anticipate sui trattamenti sanitari per l’ipotesi di incapacità che vanno usualmente sotto il nome di testamento biologico.
E) Le riflessioni svolte fanno da supporto alle domande proposte dal ricorrente, supporto inteso nel senso della conseguente legittimità della pretesa per cui, dandosi un suo stato di incoscienza per malattia terminale o lesione traumatica
cerebrale irreversibile, l’individuato amministratore di sostegno potrà, in suo nome e avvalendosi di una già ottenuta autorizzazione del Giudice Tutelare, negare il consenso a praticargli terapie di “rianimazione cardiopolmonare, dialisi, trasfusione, terapia antibiotica, ventilazione, idratazione o alimentazione forzata e artificiale”.
Quell’autocoscienza di personale dignità di cui il ricorrente, attraverso le disposizioni della più volte ricordata scrittura privata del 17 settembre 2008, enuncia alla collettività le proprie intime elaborazioni reclamandone il rispetto da parte delle Istituzioni; un rispetto il cui doveroso ossequio trae fondamento
in quel nucleo di garanzie costituzionali dei diritti fondamentali della persona (artt. 2, 3 e 13 Cost.) che inibiscono alle Istituzioni stesse di opporre, in ipotesi, regole comportamentali di componenti della societa’ a condotte destinate a restare circoscritte nella sfera personale dell’autore.
F) Dispone l’istante che non gli siano anche praticate, in ipotesi,
alimentazione e idratazione forzate. E’ una richiesta fondata che, sempre allo stato dell’ordinamento, non soffre di limitazione alcuna sul terreno della disciplina del contratto sociale vigente e delle disposizioni normative per il cui tramite si esprime.
G) Passando, qui giunti, al terreno della vicenda, ritiene il giudicante che non sussistano ostacoli per l’accoglimento del ricorso e per la nomina, nella fattispecie e come amministratore di sostegno del ricorrente, della moglie del medesimo conferendo, sin d’ora e in via subordinata, l’incarico alla figlia qualora la prima si trovasse nell’ “impossibilità” di ricoprire l’incarico; ciò che si giustifica essendo al presente non definibile il momento di concreta operatività del mandato.
Quanto al primo aspetto. vale sottolineare l’incidenza probabilistica di eventi, non preannunciati né prevedibili ma con conseguenze lesive immediate e tali da porre la persona in uno stato vegetativo irreversibile: dall’ictus all’infarto del miocardio, dall’infortunio sul lavoro al sinistro stradale.
Per non dire, sul piano ermeneutico, che assumere, nelle fattispecie, l’essenzialità del requisito dell’attualità, produrrebbe l’illogico cortocircuito di un’interpretazione abrogativa, nella piu’ gran parte delle situazioni reali, proprio di quella lettura appropriata della norma che trae sostegno da tutte le considerazioni sin qui esposte.
E non varrebbe opporre che il lasso temporale, che non puo’ escludersi anche notevole, fra il momento delle disposizioni e quello della loro operativita’, ne devitalizzerebbe il significato a fronte di eventuali, intervenute evoluzioni della scienza e della tecnica.
L’obbiezione non avrebbe pregio perche’ cio’ che rileverebbe, allora, negli stessi termini in cui rileva oggi, sarebbe la presenza del presupposto oggettivo (malattia irreversibile allo stato terminale) enunciato dal disponente e la cui verificata esistenza renderebbe irrilevante qualsiasi evoluzione di scienza e tecnica intervenuta nel frattempo nell’affinamento di terapie volte a prolungare la sopravvivenza del corpo.
E’ la lettera stessa della prima norma (“La persona che … si trova nell’impossibilità … di provvedere ai propri interessi, può essere assistita da un amministratore di sostegno, nominato dal giudice tutelare …”) a suggerire all’interprete che il legislatore ha individuato l’attualità dello stato di incapacità del beneficiario come presupposto per la produzione degli effetti dello strumento protettivo ma non anche come requisito per la sua istituzione.
L’art. 406 c.c. nell’attribuire, per parte sua, legittimazione attiva “allo stesso beneficiario, anche se minore, interdetto o inabilitato”, fa intendere che, nella normalità dei casi (la congiunzione “anche” è rivelatrice), il ricorso può essere presentato da un soggetto con piena capacità di agire sicché, nel
coordinamento col disposto dell’art. 408 c.c., costui può legittimamente lasciare disposizioni relative ai trattamenti sanitari, da praticare sul suo corpo, per l’ipotesi di incapacità.
Nella dinamica giuridica della fattispecie ed in applicazione del disposto dall’art. 410, comma 1°, c.c. (“Nello svolgimento dei sui compiti l’amministratore di sostegno deve tener conto dei bisogni e delle aspirazioni del beneficiario”), altri non potra’ ragionevolmente essere se non l’amministratore in carica, per il ricoperto ruolo di depositario di un mandato di estrema pregnanza fiduciaria, il solo soggetto legittimato a portare alla
cognizione del Giudice Tutelare le mutate volizioni dell’interessato fornendo puntuali elementi di riscontro della intervenuta revoca di quanto a suo tempo disposto.
Ove revoca non vi sia, e dandosi le eventualità prefigurate nelle ricordate dichiarazioni scritte, dovranno essere rispettati gli intenti espressi risultando giuridicamente inconsistente l’ obiezione di un possibile e non manifestato ripensamento all’atto del passaggio nello stato di incoscienza atteso che costituisce principio consolidatosi ab immemorabile nell’ordinamento quello per cui una volontà negoziale, in quanto tale idonea a produrre effetti giuridici, resta ferma fino a sua revoca.
Anche questa istanza e’ accoglibile, nella sua prima proposizione, perchè in null’altro si traduce se non nel richiamare ai sanitari, in ipotesi coinvolti, l’obbligo deontologico su di loro gravante di apprestare alla persona in sofferenza le cure palliative più efficaci con la maggior tempestività ed incidenza consentite dallo stato della tecnica e dalla scienza.
Non lo e’ nella seconda proposizione, perche’ il suo accoglimento
demanderebbe implicitamente alla discrezionalita’ degli operatori l’illecito potere di forzare la naturale evoluzione del percorso biologico.
Il Pubblico Ministero, notiziato, non e’ intervenuto all’udienza.
Nomina la Sig.ra Caia, nata a ….. il ….. e residente in Modena, ……… e, sin da ora e per il caso che la medesima non sia in grado, per impossibilita’ fisica o psichica, di eseguire il mandato, la Signorina Sempronia, nata a ….. il ….. e residente in Modena ………… amministratore di sostegno del Signor Tizio, nato a ….. il ….. e residente in Modena, …………
b) L’amministratore di sostegno é autorizzato a compiere , in nome e per conto del beneficiario e per l’ipotesi che il medesimo versi nelle condizioni descritte nella scrittura in data 17 settembre 2007 senza aver revocato, con qualsivoglia
modalità e rendendone edotto esso amministratore, le disposizioni con la stessa dettate, i seguenti atti:
– negazione di consenso ai sanitari coinvolti a praticare alla persona trattamento terapeutico alcuno e, in specifico, rianimazione cardiopolmonare, dialisi,
trasfusioni di sangue, terapie antibiotiche, ventilazione, idratazione e alimentazione forzata e artificiali;
– richiamo ai sanitari dell’obbligo di apprestare alla persona, con le maggiori tempestività, sollecitudine ed incidenza ai fini di lenimento delle sofferenze, le cure palliative più efficaci compreso l’utilizzo di farmaci oppiacei.
c) Verificandosi le situazioni sub b) l’amministratore sara’ tenuto a darne immediata comunicazione all’Ufficio del Giudice Tutelare relazionando, quindi, con tempestività e per iscritto, sull’evolversi della situazione, su ogni variazione delle condizioni di salute della persona che comportino l’esigenza di eventuali provvedimenti, sull’esito dell’espletamento del demandatogli incarico di sostegno.
Ricorso in proprio per nomina a se stessi di un amministratore di sostegnoAmministrazione di sostegno: confermato il diritto soggettivo all’animale da compagnia