Source: https://www.supportoemergenzepmi.org/aspetti-legali
Timestamp: 2020-07-15 11:53:07+00:00
Document Index: 169792306

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 2359', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 47', 'art. 1', 'art.264', 'art. 33', 'art. 207', 'art. 264', 'art. 264', 'art. 264', 'art. 264', 'art. 75', 'art. 76', 'art. 264', 'art. 21', 'art. 19', 'art. 19', 'art. 19', 'art. 264', 'art. 21', 'art. 264', 'art. 6', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 182', 'art. 202', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 6', 'art. 9', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 1', 'art. 202', 'art. 3', 'art. 650', 'art. 4', 'art. 260', 'art.2', 'art. 4', 'art. 2', 'art. 103', 'art. 91']

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Arriva una nuova ipotesi di mediazione
Uno degli ultimi provvedimenti approvati dal governo per fare fronte all’emergenza Covid-19, contiene una nuova ipotesi di mediazione obbligatoria. La norma prevede che per le controversie in materia di obbligazioni contrattuali che risultino in qualche modo intaccate dalle misure di contenimento assunte dal Governo in questi ultimi mesi, prima di procedere in giudizio vi sia un tentativo di mediazione.
L’indicazione è contenuta all’art. 3, comma 1 quater, della legge 70/2020 di conversione del D.L. 28/2020 “Recante misure urgenti per la funzionalità dei sistemi di intercettazioni di conversazioni e comunicazioni, ulteriori misure urgenti in materia di ordinamento penitenziario, nonché disposizioni integrative e di coordinamento in materia di giustizia civile, amministrativa e contabile e misure urgenti per l’introduzione del sistema di allerta Covid-19” pubblicata lo scorso 29 giugno 2020 sulla Gazzetta Ufficiale n. 161.
Più in dettaglio il preventivo esperimento del procedimento di mediazione ai sensi del comma 1-bis dell’articolo 5 del decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28, costituisce condizione di procedibilità della domanda nel futuro giudizio. La norma sembrerebbe imporre il deferimento obbligatorio in mediazione con riferimento alla materia “controversie aventi ad oggetto obbligazioni contrattuali nelle quali si faccia questione del rispetto delle misure di contenimento disposte durante l’emergenza epidemiologica da COVID-19”.
Cosa rientra nella nuova norma
Rientrerebbero nel perimetro della mediazione obbligatoria le azioni di risoluzione del contratto per impossibilità sopravvenuta della prestazione e le azioni di risoluzione del contratto per eccessiva onerosità sopravvenuta a causa delle misure di contenimento, le controversie di cui si faccia questione dell’esatto adempimento da parte del debitore delle proprie obbligazioni sulle quali siano intervenute le norme sul contenimento imposte dallo Stato e ancora, tutte quelle ipotesi contrattuali in cui si discute degli effetti del mancato tempestivo recesso che non è stato possibile comunicare in tempo di emergenza. Ed è evidente che in questi casi se è l’attore a sollevare la questione nulla questio l’identificazione della materia è prontamente rilevabile e la controversia ricade nelle fattispecie oggetto della mediazione obbligatoria.
Maggiori perplessità sembrano esserci, invece, quando le questioni attinenti al lockdown vengano richiamate dal debitore in sede difensiva quando, cioè, si è già instaurato il contenzioso davanti al giudice. Secondo alcuni in questo caso il giudice dovrebbe sospendere il giudizio è imporre alla parte attrice l’esperimento del previo tentativo di mediazione, con ovvie problematiche in punto concentrazione delle tutele, mentre secondo altri commentatori la soluzione è da individuare dando risalto al mero riferimento della materia delle obbligazioni contrattuali, e quindi imporre il ricorso alla mediazione obbligatoria per tutte le controversie che si riferiscono a obbligazioni del periodo venutesi a realizzare nel periodo in questione, con indubbia violazione del principio di legalità.
Lo scorso 6 giugno 2020 è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 143 la legge 5 giugno 2020, n. 40, che ha convertito il decreto-legge 8 aprile 2020, n. 23 (cosiddetto Decreto Liquidità). Con la conversione sono state apportate alcune modifiche di notevole importanza al Capo I dedicato alle “Misure di accesso al credito per le imprese”.
In primo luogo si è estesa la speciale garanzia di Sace S.p.a., già prevista per la quota di 30 miliardi in favore delle PMI che occupino meno di 250 persone, il cui fatturato annuo non superi i 50 milioni di euro oppure il cui totale di bilancio annuo non superi i 43 milioni di euro e dei lavoratori autonomi e liberi professionisti titolari di partita IVA, anche alle associazioni professionali e alle società tra professionisti.
Il termine di preammortamento della garanzia speciale viene esteso da 24 a 36 mesi e andrà a coprire anche le cessioni di credito pro solvendo effettuate, dopo la data di entrata in vigore della legge di conversione, verso banche e intermediari finanziari, entro limiti di importo riferiti al corrispettivo riconosciuto al cedente.
Il provvedimento di conversione ha confermato l’esclusione della garanzia per le società che controllino o siano controllate da società fittizie e per le società che controllino direttamente o indirettamente, ai sensi dell'art. 2359 del cod. civ., una società residente in un Paese o in un territorio non cooperativo a fini fiscali, ovvero che siano controllate, direttamente o indirettamente, da una società residente in un Paese o in un territorio non cooperativo a fini fiscali, intendendo per Paesi o territori non cooperativi le giurisdizioni individuate nell'allegato I alla lista UE delle giurisdizioni non cooperative a fini fiscali. Viene però precisato che tale limitazione possa essere superata se si riesca a dimostrare che il soggetto non residente svolge un'attività economica effettiva, mediante l'impiego di personale, attrezzature, attivi e locali.
Nozione di impresa in difficoltà
Nella legge di conversione si è messo anche mano al rapporto fra debito e patrimonio netto funzionale per la nozione di impresa in difficoltà introducendo un riferimento ai crediti maturati verso la PA.
Nella precedente versione, infatti, il beneficio della garanzia era sottoposto alla condizione che al 31 dicembre 2019 l'impresa beneficiaria non rientrasse nella categoria delle imprese in difficoltà ai sensi della normativa europea e cioè:
se società a responsabilità limitata, non avesse perso più della metà del capitale sociale sottoscritto a causa di perdite cumulate,
se società di persone con soci a responsabilità illimitata, non avesse perso più della metà dei fondi propri a causa di perdite cumulate,
se la società non fosse già assoggettata a procedura concorsuale o non si trovasse in condizioni di insolvenza.
La legge di conversione ha previsto che ai fini del rapporto tra debito e patrimonio parametro indispensabile per la definizione di impresa in difficoltà dovranno essere compresi nel calcolo del patrimonio anche i crediti non prescritti, certi, liquidi ed esigibili, maturati nei confronti delle amministrazioni pubbliche per somministrazione, forniture e appalti.
Per quanto riguarda l’impegno a non deliberare dividendi o riacquisto di azioni nell’intero 2020, previsto con il D.L. sia per l’impresa richiedente che per ogni altra impresa con sede in Italia facente parte del medesimo gruppo, con la legge di conversione si è disposto che la limitazione opera anche per le imprese soggette alla direzione e al coordinamento della impresa richiedente e che, qualora le suddette imprese abbiano già distribuito dividendi o riacquistato azioni al momento della richiesta del finanziamento, l'impegno venga assunto per i dodici mesi successivi alla data della richiesta.
Nella legge di Conversione si è, poi, fornita una puntualizzazione circa il vincolo di destinazione della garanzia.
Il decreto stabiliva che il finanziamento coperto dalla garanzia dovesse essere destinato a sostenere costi del personale, investimenti o capitale circolante impiegati in stabilimenti produttivi e attività imprenditoriali localizzati in Italia con la legge di conversione si è precisato che il finanziamento coperto dalla garanzia possa essere destinato anche a sostenere canoni di locazione o di affitto di rami d'azienda e che l’impresa beneficiaria debba impegnarsi a non delocalizzare le produzioni.
La nuova lett. n-bis) dell’art. 1, comma 2, prevede inoltre che il finanziamento garantito debba essere altresì destinato, in misura non superiore al 20% dell'importo erogato, al pagamento di rate di finanziamenti, scadute o in scadenza nel periodo emergenziale (1 marzo – 31 dicembre 2020), per le quali il rimborso sia reso oggettivamente impossibile in conseguenza della diffusione dell'epidemia di COVID-19 o delle misure dirette alla sua prevenzione e al contenimento, a condizione che l'impossibilità oggettiva del rimborso sia attestata dal rappresentante legale dell'impresa beneficiaria.
Ai sensi del nuovo art. 1-bis le richieste di nuovi finanziamenti garantiti da Sace dovranno essere integrate da una dichiarazione sostitutiva dell'atto di notorietà, ai sensi dell'art. 47 del Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa (DPR 28 dicembre 2000, n. 445), con la quale il titolare o il legale rappresentante dell'impresa richiedente, sotto la propria responsabilità, dichiari:
b) che i dati aziendali forniti su richiesta dell'intermediario finanziario sono veritieri e completi;
c) che, ai sensi dell'art. 1, comma 2, lett. n), il finanziamento coperto dalla garanzia è richiesto per sostenere costi del personale, investimenti o capitale circolante impiegati in stabilimenti produttivi e attività imprenditoriali che sono localizzati in Italia;
d) di essere consapevole che i finanziamenti saranno accreditati esclusivamente sul conto corrente dedicato i cui dati devono essere contestualmente indicati;
e) che il titolare o il legale rappresentante del soggetto richiedente non si trovano nelle condizioni ostative previste dal Codice Antimafia;
f) che nei confronti del titolare o del legale rappresentante non è intervenuta condanna definitiva, negli ultimi cinque anni, per reati commessi in violazione delle norme per la repressione dell'evasione fiscale in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto nei casi in cui sia stata applicata la pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici.
L’impatto di Covid-19 sulle RSA è stato pesante e importante. API Sanità Torino si è attivata da subito per fornire alle imprese associate tutta l’assistenza possibile. Contemporaneamente, attraverso l’Associazione, API Sanità ha presidiato i diversi tavoli istituzionali sui quali il tema dele RSA è stato affrontato. Intensa e continua è stata l’interlocuzione con i vertici della Regione Piemonte.
Per fornire alle imprese anche materiali per affrontare gli aspetti legali della situazione, l’Associazione ha chiesto a due esperti della materia due pareri relativi agli aspetti civilistici e a quelli penali. Ad essere coinvolti sono stati:
Alberto De Sanctis, Presidente della Camera Penale Vittorio Chiusano del Piemonte occidentale e della Valle D’Aosta
Alberto Del Noce, Vice Presidente dell'UNCC, Consigliere della Camera Civile del Piemonte e della Valle d'Aosta
Il testo integrale del documento è disponibile cliccando QUI.
Consip, la società che gestisce gli acquisti per la Pubblica Amministrazione, ha diffuso una comunicazione a tutte le PA ricordando la possibilità di attivare (attraverso diverse procedure e anche con ordini diretti), acquisti inerenti il contrasto a Covid-19. In particolare:
forniture sanitarie,
pc portatili per smartworking,
servizi di sanificazione,
Si tratta di un’occasione importante per tutte le imprese che già partecipano al MePA e per quello che vogliono entrarvi.
Per leggere la comunicazione Consip con il dettaglio dei beni e dei servizi clicca QUI.
Nel D.L. 34/2020 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 128/2020 (il cosiddetto Decreto Rilancio), sono state inserite alcune norme che hanno l’obiettivo di semplificare, accelerare e liberalizzare alcuni importanti attività collegate alle necessità delle imprese o delle pubbliche amministrazioni. Ci si riferisce in modo particolare all’Art. 33 che ha come titolo “Sottoscrizione e comunicazioni di contratti finanziari e assicurativi in modo semplificato”, all’Art. 207 “Disposizioni urgenti per la liquidità delle imprese appaltatrici” e infine all’Art. 264 “Liberalizzazione e semplificazione dei procedimenti amministrativi in relazione all’emergenza COVID-19”.
Dopo aver approfondito la previsione dell’art.264 si affrontano ora le previsioni degli articoli rivolti a semplificare la stipulazione dei rapporti con le banche e la disciplina dei procedimenti amministrativi.
Semplificazione contratti bancari e assicurativi
L’art. 33 del D.L. 34 amplia l’efficacia di una norma già inserita nel decreto “Cura Italia” continuando l’opera di semplificazione dei contratti bancari/assicurativi stipulati fino al termine dello stato di emergenza dichiarato con il D.P.C.M del 31 gennaio 2020 (ad oggi individuato nel 31 luglio 2020). Vengono introdotte modalità semplificate di conclusione dei contratti per la prestazione dei servizi finanziari e assicurativi, assicurando la continuità al loro accesso e agevolando la conclusione a distanza dei nuovi contratti attraverso modalità semplificate di scambio del consenso.
Il 1 comma dell'art. 207 del D.L. in commento, al fine di mitigare gli effetti derivanti dalla diffusione del contagio da COVID-19, prevede che, in relazione alle procedure i cui bandi o avvisi, con i quali si indice una gara, sono già stati pubblicati alla data di entrata in vigore del decreto stesso, nonché in caso di contratti senza pubblicazione di bandi o avvisi, alle procedure in cui, alla medesima data, siano già stati inviati gli inviti a presentare le offerte o i preventivi, ma non scaduti i relativi termini e per le procedure avviate a decorrere dalla medesima data fino al 30 giugno 2021, l'importo dell'anticipazione già previsto dal Codice degli Appalti Pubblici ( previsto attualmente al 20% ) può essere elevato al 30% nei limiti e compatibilmente con le risorse disponibili a legislazione vigente.
Al 2 comma 2 è invece previsto la possibilità di riconoscere un'anticipazione fino al 30% del valore delle prestazioni ancora da eseguire, anche laddove l'appaltatore abbia già usufruito dell'anticipazione contrattualmente prevista, nei limiti e compatibilmente con le risorse disponibili a legislazione vigente. Il beneficiario decade dall'anticipazione, con obbligo di restituzione, se l'esecuzione della prestazione non procede, per ritardi a lui imputabili, secondo i tempi contrattuali. Sulle somme restituite sono dovuti gli interessi legali con decorrenza dalla data di erogazione della anticipazione.
Qui di seguito una analisi dell’ultimo articolo (art. 264); le altre disposizioni saranno commentate in successivi articoli.
L’art. 264 ha dettato delle disposizioni concernenti i procedimenti amministrativi e, più in generale, l’attività dell’amministrazione in vista della ripresa dopo le misure adottate dal precedente decreto legge 17 marzo 2020, n. 18 (convertito con modificazioni in legge 24 aprile 2020, n. 27), che aveva adottato misure conservative come la sospensione dei procedimenti amministrativi e la proroga della validità di certificati, attestati, permessi, concessioni, autorizzazioni e atti abilitativi in scadenza.
Il comma 1 dell’art. 264 ha quindi disposto che dalla data di entrata in vigore del decreto e fino al 31 dicembre 2020 i privati che dovranno attivare procedimenti che hanno ad oggetto benefici economici comunque denominati, indennità, prestazioni previdenziali e assistenziali, erogazioni, contributi, sovvenzioni, finanziamenti, prestiti, agevolazioni e sospensioni, da parte di pubbliche amministrazioni in relazione all’emergenza Covid-19, potranno procedere presentando dichiarazioni sostitutive di certificazioni e le dichiarazioni sostitutive dell'atto di notorietà (rispettivamente ex artt. 46 e 47 del d.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445). Con questa dichiarazione si potrà sostituire ogni tipo di documentazione comprovante tutti i requisiti soggettivi e oggettivi richiesti dalla normativa di riferimento, anche in deroga ai limiti previsti dagli stessi o dalla normativa di settore, fatto comunque salvo il rispetto delle disposizioni del codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione (d.lgs. 6 settembre 2011, n. 159).
Con il comma 2 dell’art. 264, tuttavia, sono stati alzati in modo permanente i regimi dei controlli e le sanzioni nel caso di dichiarazioni mendaci da parte dei privati nelle cosiddette autocertificazioni. Sono state cioè inasprite le conseguenze della mendacità di tali dichiarazioni con l’introduzione del comma 1-bis all’art. 75 del d.P.R. n. 445 del 2000 prevedendo che - oltre alla conseguenza già prevista nel comma 1 dello stesso articolo, e cioè la decadenza dei benefici eventualmente conseguenti al provvedimento emanato sulla base della dichiarazione non veritiera - la dichiarazione mendace comporti la revoca degli eventuali benefici già erogati nonché il divieto di accesso a contributi, finanziamenti e agevolazioni per un periodo di 2 anni decorrenti da quando l’amministrazione ha adottato l’atto di decadenza. Al tempo stesso, con la modifica del comma 1 dell’art. 76 dello stesso d.P.R. sono state inasprite anche le conseguenze penali delle dichiarazioni mendaci.
Limitazioni delle amministrazioni pubbliche
Le lettere b) e c) del comma 1 dell’art. 264 del D.L 34 hanno invece introdotto delle limitazioni al potere dell’amministrazione di agire in autotutela per i provvedimenti adottati in relazione all’emergenza Covid-19, sia in riferimento all’annullamento d’ufficio, che alla revoca. Nello specifico la lettera b) prevede che l’annullamento d’ufficio dei provvedimenti adottati in relazione all'emergenza Covid-19 possa essere disposto entro il termine di tre mesi (in deroga al regime ordinario dell’art. 21 nonies, comma, 1 della legge 7 agosto 1990, n. 241, che prevede un termine massimo di diciotto mesi dal momento dell'adozione del provvedimento).
La lettera c) limita anche l’adozione di provvedimenti di autotutela nel caso di SCIA. In particolare, la norma prevede che qualora un’attività relativa all’emergenza Covid 19 sia iniziata sulla base di una SCIA (ex art. 19 della legge 7 agosto 1990, n. 241), una volta che sia scaduto il termine di sessanta giorni per agire in via inibitoria (ai sensi del comma 3 dello stesso art. 19), l’amministrazione può agire con i poteri di annullamento di ufficio ex comma 4 dello stesso art. 19 solo entro tre mesi. L’esercizio successivo da parte dell’amministrazione del potere di autotutela si palesa evidentemente illegittimo.
Le possibilità di revoca
La lettera d) del comma 1 dell’art. 264 limita per gli stessi provvedimenti relativi adottati in relazione all’emergenza Covid-19, la possibilità di revoca prevista dall’art. 21-quinquies della legge 7 agosto 1990, n. 241, alla sola ipotesi di “eccezionali ragioni di interesse pubblico sopravvenute”, mentre la revoca è normalmente prevista per “sopravvenuti motivi di pubblico interesse ovvero nel caso di mutamento della situazione di fatto non prevedibile al momento dell'adozione del provvedimento o, salvo che per i provvedimenti di autorizzazione o di attribuzione di vantaggi economici, di nuova valutazione dell'interesse pubblico originario”. Non solo, quindi, la revoca è limitata esclusivamente all’ipotesi di sopravvenute ragioni di interesse pubblico, ma si deve anche trattare di ragioni “eccezionali”.
Interventi per far fronte all’emergenza (anche edili)
Con la lettera f) del comma 1 dell’art. 264 è stata svolta una sorta di “liberalizzazione” degli interventi, anche edili, necessari ad assicurare l’ottemperanza alle misure di sicurezza prescritte per fare fronte all’emergenza sanitaria Covid-19. Questi ultimi sono comunque ammessi, salvo il rispetto delle norme antisismiche, di sicurezza, antincendio, igienico-sanitarie, di tutela dal rischio idrogeologico e di tutela dei beni culturali e del paesaggio.
Gli interventi, consistenti in opere contingenti e temporanee destinate ad essere rimosse con la fine dello stato di emergenza, se non rientrano nell’attività di edilizia libera (ex art. 6 d.P.R. n. 380/2001) sono realizzati previa comunicazione di avvio dei lavori all’amministrazione comunale, corredata da atto di notorietà del soggetto interessato che attesta che si tratta di opere necessarie all’ottemperanza alle misure di sicurezza prescritte per fare fronte all’ emergenza sanitaria Covid-19. L’eventuale mantenimento in essere delle opere realizzate anche dopo la fine del periodo emergenziale, è subordinato alla conformità alla disciplina urbanistica ed edilizia vigente.
Il suddetto mantenimento deve essere specificamente richiesto all’amministrazione, entro il 31 dicembre 2020, e approvato, previo accertamento della conformità, mediante provvedimento espresso da adottare entro sessanta giorni dalla domanda, con esonero dal contributo di costruzione eventualmente previsto.
Per l'acquisizione delle eventuali necessarie autorizzazioni e atti di assenso viene indetta una conferenza di servizi semplificata (ex artt. 14 e seguenti della legge 7 agosto 1990, n. 241). Ove occorra l'autorizzazione paesaggistica viene rilasciata, ove ne sussistano i presupposti, ai sensi dell'articolo 167 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42.
Privacy e Covid-19, alcune FAQ del Garante
Lo scorso 4 maggio il Garante Privacy ha pubblicato sul suo sito una serie di risposte a quesiti riferiti alla situazione emergenziale che il Paese sta vivendo e al trattamento dei dati personali.
Di seguito si riportano i quesiti di interesse delle imprese.
In ragione del fatto che la rilevazione in tempo reale della temperatura corporea, quando è associata all’identità dell’interessato, costituisce un trattamento di dati personali (art. 4, par. 1, 2 del Regolamento (UE) 2016/679), non è ammessa la registrazione del dato relativo alla temperatura corporea rilevata, bensì, nel rispetto del principio di “minimizzazione” (art. 5, par.1, lett. c) del Regolamento cit.), è consentita la registrazione della sola circostanza del superamento della soglia stabilita dalla legge e comunque quando sia necessario documentare le ragioni che hanno impedito l’accesso al luogo di lavoro.
Tale obbligo di comunicazione non è, invece, previsto in favore del Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, né i compiti sopra descritti rientrano, in base alle norme di settore, tra le specifiche attribuzioni di quest’ultimo..
D.L. Liquidità, cosa cambia per: crisi d’Impresa/titoli di credito/procedimenti della giustizia civile, penale, amministrativa tributaria
Il D.L. 23/2020 anche detto decreto Liquidità interviene sulle Crisi d’impresa con tre diverse strade.
Sono messe in campo azioni che dovrebbero a preservare la continuità produttiva per chi si trova, o si troverà, in presenza di difficoltà di carattere economico-finanziaria, derivanti dagli effetti del Coronavirus COVID-19.
Improcedibilità delle istanze di fallimento depositate nel periodo dal 9 marzo al 30 giugno 2020. La previsione generale della improcedibilità di tutte le istanze che coinvolgono le imprese, dovrebbe evitare comportamenti scorretti di creditori/imprenditori che potrebbero in tal senso abusare del proprio diritto anche nella mera prospettiva della lesione della par conditio creditorum ovvero arginare tentativi di dispersione del patrimoni. Viene mantenuta la sospensione per un periodo di tempo limitato, scaduto il quale le istanze di fallimento potranno essere nuovamente presentate. Questa sospensione riguarda tutte le istanze di fallimento, comprese quelle presentate in proprio dagli imprenditori. L’unica eccezione sarà rappresentata dalle istanze inoltrate dal Pubblico ministero, contenente la richiesta di emissione di provvedimenti cautelari e conservativi, allo scopo di evitare eventuali condotte dissipative.
Differimento dei termini per la conclusione dei concordati preventivi e degli accordi di ristrutturazione già omologati o ancora in fase di omologazione. Anche questa è una misura volta alla tutela del patrimonio. E’ indubbio infatti che nel contesto attuale anche le procedure che avrebbero avuto possibili risultati positivi sarebbero compromesse.
Proroga dell’entrata in vigore del Codice della crisi e dell’insolvenza al 1° settembre 2021. Il legislatore dell’emergenza si è inoltre preoccupato di disattivare gli strumenti che riguardano la disciplina della Crisi di impresa (D.lgs 14 del 12 gennaio 2019) consapevole che il predetto codice potrebbe, in una fase di forte fibrillazione come quella attuale generare, effetti potenzialmente sfavorevoli e dannosi. E’ stato, perciò, ritenuto opportuno spostare la data di entrata in vigore della predetta regolamentazione di oltre un anno, al 1° settembre 2021, al termine della sospensione feriale del 2021, quando la fase peggiore della crisi si sarà auspicabilmente esaurita e saranno state attuate tutte le misure che risulteranno necessarie.
Il legislatore è poi intervenuto anche ad evitare potenziali effetti negativi sull’economia dall’applicazione di quanto indicato nei punti a) e b) posti sopra. Si è stabilito, infatti, la concessione dell’allungamento dei termini previsti dalla legge Fallimentare e previsioni volte a favorire la positiva conclusione di queste procedure. I provvedimenti in specie sono:
ai concordati preventivi e agli accordi di ristrutturazione già omologati, che hanno scadenza di esecuzione nel periodo tra il 23 febbraio 2020 ed il 31 dicembre 2021, saranno concessi sei mesi in più per la conclusione del l’esecuzione stessa;
per le medesime “procedure” pendenti al 23 febbraio 2020, non ancora omologate, esiste la possibilità di ottenere un nuovo termine (non superiore a novanta giorni), per elaborare ex novo una proposta di concordato o un accordo di ristrutturazione;
è introdotta la possibilità per concordarti preventivi e accordi di ristrutturazione, pendenti al 23 febbraio 2020, di proporre un differimento (fino a sei mesi) dei termini di esecuzione della procedura, depositando la documentazione che giustifichi tale richiesta di modifica;
il termine assegnato ai concordati con riserva, e quello previsto agli accordi di ristrutturazione in base al comma 7 dell’art. 182 bis L.F, può essere prorogato, su istanza del debitore da depositare prima della scadenza, fino a 90 giorni (anche se è pendente istanza di fallimento). L’istanza necessita di un riferimento agli effetti derivanti dall’emergenza sanitaria in corso e si tratta di una proroga che il Tribunale può concedere, se si basa su concreti e giustificati motivi, dopo aver acquisito il parere del commissario giudiziale.
Il D.L. Liquidità disciplina, inoltre, le scadenze dei titoli di credito e ogni altro atto avente efficacia esecutiva, stabilendone la sospensione per gli atti formati nel periodo fra il 9 marzo 2020 e il 30 aprile.
In particolare, per quanto riguarda vaglia cambiari, cambiali e gli altri titoli di credito emessi nel predetto periodo sono sospesi i termini per la presentazione al pagamento (e questo è a favore del beneficiario dell’assegno, che in questo periodo potrebbe avere difficoltà a recarsi in banca), i termini per la levata del protesto (e questo è un vantaggio per il traente, nel caso in cui l’assegno fosse scoperto). La norma non impedisce comunque al beneficiario, se vuole, di portare lo stesso il titolo all’incasso e al trattario di pagare (purché sul conto del traente vi siano i fondi). La predetta sospensione opera anche a favore degli obbligati in via di regresso o di garanzia.
Con riguardo agli assegni la regola è parzialmente diversa.
L’assegno presentato al pagamento durante il termine di sospensione è pagabile il giorno della presentazione, sempre che vi siano i fondi. Tuttavia, nell'ipotesi di difetto della provvista, varrà anche per il traente la sospensione della presentazione con conseguente temporanea inapplicabilità del protesto e della disciplina sanzionatoria dell'assegno.
In questo contesto non verrà quindi inviato il preavviso di revoca per gli assegni privi di provvista nel periodo di sospensione; se l'avviso di revoca è già stato inviato, il termine di 60 giorni per l'esecuzione del pagamento tardivo è perciò sospeso.
PROCEDIMENTI DELLA GIUSTIZIA CIVILE, PENALE, AMMINISTRATIVA TRIBUTARIA
E’, infine, prorogata fino al giorno 11 maggio 2020 la sospensione dei termini della giustizia civile, penale, amministrativa e tributaria originariamente fissata fino al 15 aprile 2020 (salve talune previsioni specifiche indicate nel medesimo decreto).
Nell’ambito delle misure previste per l’emergenza Covid-19, è stato previsto che, in via del tutto eccezionale e transitoria, le sanzioni amministrative per multe stradali ricevute tra il 17 marzo 2020 e il 31 maggio 2020 potranno fruire dello sconto del 30% ai sensi dell’art. 202 del Codice della Strada, se il pagamento è effettuato entro 30 giorni dalla contestazione o notificazione della violazione (D.L. 18 del 17 marzo 2020 secondo comma dell’articolo 108). La misura prevista può essere estesa con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri qualora siano previsti ulteriori termini di durata delle misure restrittive.
Dopo svariati dubbi interpretativi della suddetta disposizione, il Ministero dell’Interno - Dipartimento della Pubblica Sicurezza - con la Circolare n. 300/A/2309/20/115/28 del 24 marzo 2020, ha fornito le prime indicazioni operative per l’uniforme applicazione delle norme riguardanti la circolazione stradale, indicazioni che, tuttavia, sono in parte diverse rispetto al dettato del decreto.
Per maggiori informazioni, è possibile contattare il Servizio legale di API Torino.
E’ stata pubblicata sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico la circolare con cui il Ministero stesso riconosce alle imprese la possibilità di richiedere alle Camere di Commercio il rilascio del Certificato di Forza Maggiore, la dichiarazione, in lingua inglese, che attesta la condizione di forza maggiore derivante dall'attuale fase di emergenza sanitaria dovuta a Covid-19.
Le Camere di commercio riceveranno da Unioncamere lo schema da utilizzare.
Il documento sarà utile per le imprese soprattutto nei confronti delle controparti estere.
Per leggere il testo integrale della circolare clicca QUI.
Il “Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro”, firmato lo scorso 14 marzo 2020 tra le Parti sociali (in attuazione della misura, contenuta all’art. 1, comma 1, n. 9, del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 11 marzo 2020), in relazione alle attività professionali e alle attività produttive raccomanda intese tra organizzazioni datoriali e sindacali, individua una serie di misure volte alla sicurezza nei luoghi di lavoro. I sottoscrittori, infatti, consapevoli delle reciproche esigenze (da un lato la necessità di continuare la produzione industriale asse ortane del nostro paese soprattutto in momenti di crisi e dall’altro la necessità di superare i lavoratori) hanno redatto un documento nel quale si impegnano al rispetto reciproco.
E’ evidente che ai fini di realizzare le misure di sicurezza dovute al Datore viene richiesto di incentivare i controlli e quindi trattare dati relativi alla salute. Per i predetti motivi il Protocollo si è premurato di indicare quale sono le accortezze che devono essere messe in campo dai Datori di Lavoro per cercare di tutelare i dipendenti anche in questo campo.
La prima cautela che deve essere rispettata riguarda la non annotazione della temperatura ove questa sia sotto i 37,5°. Invitiamo, quindi, tutti i Titolari del Trattamento a non effettuare detta annotazione non consentita.
La registrazione è ammessa solo nei casi in cui dalla rilevazione risulti che l’interessato abbia una temperatura superiore ai 37,5° e quindi per giustificare, e tenere traccia, dell’impedito accesso ai locali aziendali. In questo caso, però è consentita solo l’identificazione ( si suppone nome/cognome e giorno della rilevazione) e l’annotazione della temperatura.
Ovviamente detto nuovo trattamento dovrà essere anticipato da informativa, anche orale, e dovrà essere specificato che
il trattamento ( identificazione e annotazione della temperatura ) è finalizzato ad ottemperare alle disposizioni in tema di prevenzione dal contagio da COVID-19 ( anche sulla base del Protocollo di Sicurezza firmato dalle Associazione di Categoria in data 14 marzo 2020 )
la base giuridica è l’implementazione dei protocolli di sicurezza anti-contagio ai sensi dell’art. art. 1, n. 7, lett. d) del DPCM 11 marzo 2020 (art. 6, lett. e), nonché art. 9, lett. b), GDPR);
la conservazione dei dati sarà limitata al periodo di emergenza e i predetti dati non saranno oggetto di diffusione. I dati saranno, oggetto di comunicazione nei limiti delle specifiche previsioni normative ( e in specie all’Autorità sanitaria per la ricostruzione della filiera degli eventuali “contatti stretti”.)
Cliccando qui troverete una bozza di informativa utile per l’uso su indicato.
La tempestosa serie di provvedimenti normativi e regolamentari emergenziali introdotti dal Governo e dalle Regioni per fare fronte alla diffusione dell’epidemia COVID-19, è stata riordinata dal decreto legge del 25 marzo (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 79 del 25-03-2020 D.L 19 del 2020 avente ad oggetto “Misure urgenti per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da COVID-19”).
Con le norme appena introdotte, il Governo effettua una parziale abrogazione della precedente disciplina contenuta nel D.L. 23 febbraio 2020 n. 6 (convertito con legge 5 marzo 2020 n.13), con cui era stata disposta la prima disciplina di misure di contenimento della epidemia. E’ possibile quindi fornire adesso qualche dettaglio sulla situazione.
Le misure di contenimento: nuova disciplina
Cosa diceva il vecchio testo
Il vecchio testo normativo demandava alle “autorità competenti” (Presidente del Consiglio, Regioni, Comuni) l’emanazione di provvedimenti di contenimento (art. 1 comma 2) e precisava che le misure potevano essere adottate con uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri (su proposta del Ministero della Salute e sentiti il Ministero dell’Interno, quello della Difesa, quello delle Finanze e gli altri ministeri competenti per materia oltre che la Conferenza delle Regioni o le Regioni interessate).
Le Regioni e Gli Enti locali potevano emanare provvedimenti solo in caso di estrema urgenza e nelle more dell’adozione di provvedimenti del Presidente del Consiglio dei Ministri. Al prefetto era demandata l’esecuzione delle misure di contenimento e si era affidato alla successiva emanazione di provvedimenti attuativi assunti poi con i vari Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri. Con il predetto decreto si prevedevano anche sanzioni di carattere amministrativo e sanzioni di carattere penale.
Cosa dice il nuovo testo
Con il nuovo D.L. sono state elencate con precisione le misure di contenimento attraverso l’art. 1 comma 2 (lettere a – hh) che contiene un elenco dettagliato di 29 misure in grado di incidere sulla sfera privata delle persone, sulla sfera lavorativa e sulle attività di impresa di qualsiasi genere.
Dal punto di vista sistematico, il DL 19/2020:
(a) elimina la possibilità di introdurre misure diverse da quelle specificamente previste dalla norma;
(b) introduce un principio di adeguatezza e proporzionalità (correlato alla diffusione dell’epidemia) che consente di modulare sia l’estensione territoriale delle misure di contenimento sia la tipologia e la severità delle stesse;
(c) legittima solamente gli organi centrali dello stato (Presidente del Consiglio dei Ministri) ad emanare le misure di contenimento (ad eccezione delle misure del Ministro della Salute che è autorizzato ad introdurre misure di contenimento, nelle more dell’adozione dei provvedimenti del Presidente del Consiglio dei Ministri);
(d) limita i poteri delle Regioni che possono intervenire solo per le loro competenze e senza incidere sulle attività produttive e di rilevanza strategica; (e) vieta l’emanazione di ordinanze sindacali che contrastino con le misure statali (prevedendone l’inefficacia) e (f) introduce un corpus specifico di sanzioni prevedendo incidendo sia dal punto di vista amministrativo sia dal punto di vista penale.
Dal punto di vista amministrativo, le sanzioni introdotte (nel rispetto della riserva di legge prevista dalla legge 689/1981) sono due:
(a) una sanzione amministrativa pecuniaria (cfr. art. 4 comma 1);
(b) una sanzione amministrativa accessoria di carattere interdittivo (art. 4 comma 2) che consiste nella chiusura dell’attività di impresa o ricreativa.
Per tutte le misure di contenimento indicate nell’art. 1 comma 2, il DL prevede l’applicazione della sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 400 a euro 3.000,00.
Per le sole misure di contenimento che prevedono limiti all’apertura di esercizi commerciali, luoghi di svolgimento di attività sportive, mercati, attività di formazione e istruzione e qualsiasi altra attività di impresa (ivi comprese le attività libero professionali) è prevista la sanzione amministrativa accessoria della chiusura dell’esercizio o dell’attività da 5 a 30 giorni.
E’ evidente che la sanzione amministrativa accessoria trova applicazione esclusivamente a partire dal termine delle misure di contenimento quindi non si applica per tutta la durata della misura di contenimento.
Il DL prevede anche la possibilità di pagare la sanzione amministrativa in misura ridotta richiamando espressamente l’art. 202 del Codice della Strada.
In caso di reiterata violazione della disposizione di contenimento, la sanzione amministrativa è raddoppiata e quella accessoria è applicata nella misura massima.
Le norme in questione hanno efficacia retroattiva e così, per i fatti accertati in data anteriore al 25.03.2020, le sanzioni amministrative sono applicate nella misura minima ridotta alla metà.
L’applicazione delle sanzioni amministrative principali (pagamento somma) ed accessorie (chiusura attività) segue le regole ordinarie della L. 689/1981 pertanto può avvenire: (a) attraverso ordinanza del Prefetto o (b) attraverso ordinanza / decreto del Presidente della Regione o del Sindaco competente.
Il Prefetto può anche servirsi delle Forze di Polizia e delle Forze Armate per procedere alla erogazione delle sanzioni amministrative o per assicurare che la sanzione accessoria della chiusura dell’esercizio venga eseguita e rispettata. Le Forze Armate assumono la qualifica di agenti di pubblica sicurezza solo per la esecuzione delle misure di contenimento.
L’autorità procedente (Forze di Polizia o Forze Armate o Polizia Municipale) può anche disporre la chiusura temporanea dell’attività o dell’esercizio per un periodo di durata non superiore a 5 giorni all’atto dell’accertamento ma, solo se necessario per impedire la prosecuzione o la reiterazione della violazione.
Sul fronte penale il D.L. 6/2020 all’art. 3, co. 4 disponeva “Salvo che il fatto non costituisca più grave reato, il mancato rispetto delle misure di contenimento di cui al presente decreto è punito ai sensi dell'articolo 650 del codice penale”. Si trattava di una contravvenzione, e quindi reato, che secondo una lettura configurava una figura di reato autonoma rispetto a quella della inosservanza dei provvedimenti dell’autorità, di cui all’art. 650 c.p., alla quale si faceva riferimento solo ai fini della pena.
Con il nuovo decreto all’art. 4 ai commi 6, 7, 8 il legislatore ha rinunciato al modello sanzionatorio dell’inosservanza dei provvedimenti dell’autorità per tutte le fattispecie di violazioni delle norme di contenimento, ed ha ristretto la risposta penale alla sola violazione del divieto assoluto di allontanarsi dalla propria abitazione o dimora per le persone sottoposte alla misura della quarantena perché risultate positive al virus di cui all'articolo 1, comma 2, lettera e).
Tale violazione è, inoltre e salvo che il fatto costituisca violazione dell'articolo 452 c.p. (Delitti colposi contro la salute pubblica) o comunque non configuri più grave reato, punita ai sensi dell'articolo 260 del regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265 (Testo unico delle leggi sanitarie), e sue modifiche successive con l'arresto da 3 mesi a 18 mesi e con l'ammenda da euro 500 ad euro 5.000.
Infine, il decreto stabilisce che le disposizioni che sostituiscono sanzioni penali con sanzioni amministrative si applicano anche alle violazioni commesse anteriormente alla data di entrata in vigore del decreto, e in tali casi le sanzioni amministrative sono applicate nella misura minima ridotta alla metà.
La previsione di cui all’art. 260 del testo unico delle leggi sanitarie punisce “chiunque non osserva un ordine legalmente dato per impedire l'invasione o la diffusione di una malattia infettiva dell'uomo”. Anche tale fattispecie è una contravvenzione punita con le pene congiunte dell’arresto e dell’ammenda non soggetta ad oblazione.
Per quanto riguarda le ipotesi di contravvenzioni previste con il D.L. 6/2020 convertito con legge 13/2020, si ritiene che si sia proceduto ad una depenalizzazione, determinando ai sensi e per gli effetti dell’art.2, co. 2 c.p. la perdita di rilevanza penale (abolitio criminis) delle classi di fatti riconducibili al nuovo illecito amministrativo. In sostanza per i fatti pregressi, non saranno più reati salva l’ipotesi della violazione della quarantena da parte di una persona positiva al virus, tuttora penalmente rilevante ai sensi dell’art. 4, co. 6 d.l. n. 19/2020, agli effetti dell’art. 2, co. 4 c.p.).
Barbara Bertoletti (Responsabile Servizio Legale API Torino)
Pietro Floris (Avvocato in Torino)
Le misure emanate dal Governo in questi giorni per il contenimento e la lotta a Covid-19 toccano anche alcuni aspetti legati agli appalti pubblici.
In particolare sono stati previsti rilevanti stanziamenti per finanziare nuovi acquisti della Pubblica Amministrazione. E’ stata prevista la gestione delle procedure da parte della Protezione Civile, delle Regioni e degli altri Enti Locali Territoriali.
La Consip è stata autorizzata ad aumentare del 50% i limiti di spesa per alcuni acquisti.
Indicazioni sono state anche emanate per la possibilità di procedere alle requisizioni di strutture per le operazioni di contenimento di Covid-19.
Infine, sono state previste procedure particolari per le stazioni appaltanti.
Per avere dettagli su quanto previsto in riferimento all’insieme degli appalti pubblici, è possibile consultare la Nota dello Studio Legale Floris-Giacardi consulente di API Torino.
Quanto stabilito per constatare gli effetti di Covid-19 sospende anche i procedimenti di competenza della Direzione generale per la tutela della proprietà industriale - Ufficio italiano brevetti e marchi; tali procedimenti sono oggetto di ulteriore sospensione sia dal punto di vista temporale sia dal punto di vista oggettivo. Qui di seguito il dettaglio delle indicazioni.
Con l’art. 103 del decreto-legge 18/2020 si è disposta la sospensione per il periodo compreso tra il 23 febbraio 2020 e il 15 aprile 2020 di tutti i termini, ivi inclusi quelli perentori, relativi a procedimenti amministrativi, su istanza di parte o d'ufficio, pendenti alla data del 23 febbraio 2020 o iniziati successivamente a tale data. Il successivo comma 2 del medesimo articolo 103 stabilisce inoltre che i certificati, attestati, permessi, concessioni, autorizzazioni e atti abilitativi comunque denominati, in scadenza tra il 31 gennaio e il 15 aprile 2020 conservano la loro validità fino al 15 giugno 2020.
Per gli effetti di tale disposizione i procedimenti di competenza della Direzione generale per la tutela della proprietà industriale - Ufficio italiano brevetti e marchi, già oggetto di precedente sospensione avvenuta con decreto direttoriale 11 marzo 2020, sono stati oggetto di ulteriore sospensione sia dal punto di vista temporale in quanto estesa al periodo compreso tra il 23 febbraio 2020 e il 15 aprile 2020, sia dal punto di vista oggettivo, essendovi ricompresi anche i termini perentori del procedimento di opposizione alla registrazione di marchi previsti dall'articolo 176 del Codice della proprietà industriale, per i quali la sospensione può essere prevista solo da disposizioni di natura legislativa.
Cosa accade per le domande internazionali
L’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi ricorda, infine, che per le domande internazionali di brevetto e le domande di brevetto europeo (primi depositi), per le domande di marchio internazionale e di rinnovo di marchi internazionali non vi è sospensione dei termini se non nei limiti indicati dagli organi internazionali o europei competenti.
In questo senso l’Ufficio della Unione Europea per la Proprietà Intellettuale (EUIPO), a seguito dell’attivazione in data 14 marzo 2020 da parte del governo spagnolo dello “stato di allarme” e della conseguente limitazione della circolazione adottata con regio decreto n. 463/2020, a mezzo di decisione del Direttore esecutivo dell’EUIPO, ha prorogato tutti i termini scadenti nel periodo dal 9 marzo al 30 aprile incluso fino al 1° maggio 2020 (e di fatto a lunedì 4 maggio 2020, essendo venerdì 1° maggio giorno festivo).
IL DECRETO n. 18 DEL 17 MARZO 2020 PUBBLICATO NELL’EDIZIONE STRAORDINARIA N. 70 DELLA GAZZETTA UFFICIALE DEL 17 MARZO 2020 PREVEDE ALCUNE MISURE INERENTI ANCHE GLI ASPETTI LEGALI SINTETIZZATE COME SEGUE.
Le nuove disposizioni riguardano i contratti privati e quelli con enti pubblici
L’art. 91 del Decreto-legge 18/2020 cosiddetto “Cura Italia” recante misure di potenziamento del servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19” pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 70 del 2020 inserisce due interessanti disposizioni per il panorama contrattuale privato e pubblico.
Nel primo capoverso viene inserita una norma di rilevante importanza volta a introdurre nel panorama giuridico una sorta di esimente tipica alla non responsabilità del debitore “ossia il rispetto delle misure di contenimento”.
La disposizione specifica che “Il rispetto delle misure di contenimento di cui al presente decreto è sempre valutata ai fini dell'esclusione, ai sensi e per gli effetti degli articoli 1218 e 1223 c.c., della responsabilità del debitore, anche relativamente all’applicazione di eventuali decadenze o penali connesse a ritardati o omessi adempimenti (introdotta dal comma 6 -bis all’articolo 3 del decreto – legge 23 febbraio 2020, n. 6, convertito con modificazioni dalla legge 5 marzo 2020, n. 13).
Il Decreto legge, quindi, prevede la possibilità di escludere la responsabilità del debitore in caso di inadempienze contrattuali dovute al rispetto delle misure di contenimento di cui alla 13/2020.
Tale disposizione, ad avviso di chi scrive, si pone in continuità con le tendenze giurisprudenziali che pur non riconoscendo automatismi in tema di esclusione della responsabilità da inadempimento ammettono, a talune condizioni quali quelle del rispetto delle misure indicate nella Legge 6/2020, una efficacia interruttiva del nesso di causalità fra inadempimento e responsabilità del debitore ( almeno in via di prima applicazione). Ciò che la norma non dice, e sul quale ci sarà da indagare in futuro, è se detta esclusione sia una mera specificazione di una attività di verifica che il giudice deve già fare ovvero se si introduce una presunzione. E ancora, se si condivide la tesi della presunzione se questa ha carattere assoluto o relativo. In termini maggiormente esplicativi ci si chiede se contro questa presunzione si ammette la prova contraria oppure no.
Ulteriore integrazione inserita nel Decreto Legge riguarda più specificatamente i contratti pubblici e nella specie l’articolo 35, comma 18, del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, che viene integrato indicando che l’erogazione dell’anticipazione è consentita anche nel caso di consegna in via d’urgenza secondo quanto previsto del predetto codice.
Come si legge dalla stessa relazione tecnica, la modifica del Codice dei contratti pubblici è volta a “fugare dubbi interpretativi relativi alle disposizioni in materia di anticipazione del prezzo in favore dell’appaltatore chiarendo che la stessa è consentita anche nel caso di consegna in via d’urgenza. In tal modo, si assicura immediata liquidità alle imprese anche nel caso di consegna anticipata per velocizzare l’inizio della prestazione appaltata, in perfetta coerenza con la “ratio” istitutiva della previsione medesima”.
Il Decreto legge, quindi, prevede che le Stazioni appaltanti possono concedere anticipi ai fornitori per le consegne urgenti, poiché sul punto sembrava esserci dubbi da parte degli Enti.
Il datore di lavoro deve astenersi da richiedere informazioni sensibili o extra-lavorative a dipendenti/ospiti/utenti per l’emergenza coronavirus. Il trattamento di questi dati, anche con “autocertificazioni” costituisce trattamento illecito passabile di conseguenze anche penali.
6 marzo - Privacy
Il datore di lavoro deve astenersi da richiedere informazioni sensibili o extra-lavorative a dipendenti/ospiti/utenti per l’emergenza coronavirus. Il trattamento di questi dati, anche con sedicenti “autocertificazioni” costituisce trattamento illecito passabile di conseguenze anche penali.
Lo ha puntualizzato il Garante della Privacy con un comunicato con il quale invita i Titolari del Trattamento Pubblici e Privati a non adottare iniziative autonome che prevedano la raccolta di dati anche sulla salute di utenti e dipendenti, ma a seguire esclusivamente le prescrizioni emanate dal Governo.