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Timestamp: 2019-01-23 02:43:24+00:00
Document Index: 178954052

Matched Legal Cases: ['art. 553', 'art. 553', 'art. 553', 'art. 553', 'art. 553', 'art. 553', 'art. 553', 'art. 553', 'art. 553', 'art. 553', 'art. 617', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 324', 'art. 2909', 'art. 647', 'art. 3', 'art. 700', 'art. 1171', 'art. 1172', 'art. 543', 'art. 41', 'art. 27']

Giustizia Amministrativa - Esecuzione, dinanzi al giudice amministrativo, delle ordinanze di assegnazione di somme del giudice ordinario dell’esecuzione ex art. 553 c.p.c. - Esecuzione, dinanzi al giudice amministrativo, delle ordinanze di assegnazione di somme del giudice ordinario dell’esecuzione ex art. 553 c.p.c.
Esecuzione, dinanzi al giudice amministrativo, delle ordinanze di assegnazione di somme del giudice ordinario dell’esecuzione ex art. 553 c.p.c. - Esecuzione, dinanzi al giudice amministrativo, delle ordinanze di assegnazione di somme del giudice ordinario dell’esecuzione ex art. 553 c.p.c.
angle-left Esecuzione, dinanzi al giudice amministrativo, delle ordinanze di assegnazione di somme del giudice ordinario dell’esecuzione ex art. 553 c.p.c.
Processo amministrativo – Giudizio di ottemperanza – Decreto ingiuntivo non definitivo - Ordinanze di assegnazione di somme del giudice ordinario dell’esecuzione ex art. 553 c.p.c. – Equiparazione a sentenze passate in giudicato – Esclusione.
Processo amministrativo – Giudizio di ottemperanza – Ordinanze di assegnazione di somme del giudice ordinario dell’esecuzione ex art. 553 c.p.c. – Presupposti – Individuazione.
Processo amministrativo – Giudizio di ottemperanza – Ordinanze di assegnazione di somme del giudice ordinario dell’esecuzione ex art. 553 c.p.c. – Pignoramento presso terzi – Notifica a tutte le parti della procedura di pignoramento presso terzi – Necessità.
In caso di mancato passaggio in giudicato dei titoli azionati in via esecutiva dinanzi al giudice ordinario, come nel caso di mancata definitività del decreto ingiuntivo, le ordinanze di assegnazione di somme del giudice ordinario dell’esecuzione ex art. 553 c.p.c. non possono essere equiparate sotto il profilo del carattere decisorio e della stabilità alle sentenze passate in giudicato ai fini del giudizio di ottemperanza (1).
La parte che agisce in ottemperanza per un’ordinanza di assegnazione di somme deve provare, oltre alla definitività del provvedimento di assegnazione, anche il passaggio in giudicato del titolo per la cui esecuzione è stato azionato il pignoramento presso terzi, corrispondente nel caso del decreto ingiuntivo alla sua definitività (2).
Nel caso di giudizio di ottemperanza avente a oggetto l’esecuzione di un’ordinanza di assegnazione di somme ex art. 553 c.p.c. all’esito di un pignoramento presso terzi, il ricorso deve essere notificato a tutte le parti della procedura di pignoramento presso terzi del cui provvedimento conclusivo si chiede l’esecuzione e, pertanto, oltre che all’amministrazione-terzo pignorato, anche al privato debitore originario (3).
(1) Ha ricordato il Tar che a seguito della decisione dell’Adunanza Plenaria del 10 aprile 2012, n. 2, viene ormai pacificamente ammessa in giurisprudenza l’esperibilità del rimedio dell’ottemperanza nei confronti delle ordinanze di assegnazione di somme del giudice ordinario, purché il provvedimento si sia consolidato per non essere stato opposto nei termini dai soggetti intervenuti nel processo esecutivo (Cons. St., sez. V, 26 maggio 2015, n. 2667; id. 20 novembre 2013, n. 5484).
L’ordinanza di assegnazione consiste, infatti, in un provvedimento avente natura decisoria (dell’esistenza del credito e del suo ammontare nonché della sua spettanza al creditore esecutante) e attitudine ad acquistare una stabilità assimilabile al giudicato. L’ordinanza di assegnazione, quindi, ove non più soggetta all’opposizione agli atti esecutivi di cui all’art. 617 c.p.a., acquisisce effetti stabili ed è proprio questa caratteristica di intangibilità che consente la sua equiparazione alla sentenza passata in giudicato, permettendo l’esperibilità del giudizio di ottemperanza.
(2) Ha premesso il Tar che le ordinanze di assegnazione di somme del giudice ordinario sono state riconosciute come equiparate alla sentenza passata in giudicato in base al profilo alla valenza decisoria e, soprattutto, alla definitività del provvedimento giurisdizionale più che alla vera e propria valenza di giudicato formale e sostanziale, ai sensi rispettivamente dell’art. 324 c.p.c. e dell’art. 2909 c.c., in linea di principio riguardanti le sentenze (entrambi gli articoli si riferiscono formalmente ai provvedimenti aventi forma di sentenza).
In tal senso viene riconosciuta valenza di provvedimento equiparato alle sentenze passate in giudicato ai decreti ingiuntivi (come anzidetto), una volta divenuti definitivamente esecutivi, ai sensi dell’art. 647 c.p.c. (per mancata opposizione o per definitivo rigetto della stessa); alle ordinanze adottate all’esito del procedimento sommario di cognizione, ai sensi deli artt. 702 bis, ter e quater c.p.a. (Tar Napoli, sez. VII, 21 novembre 2016, n. 5373); ai decreti decisori della Corte d’Appello Civile che condannano lo Stato italiano, ex art. 3, l. 24 marzo 2001, n. 89 (la cosiddetta “Legge Pinto”), a corrispondere un indennizzo titolo di equa riparazione per la violazione del termine ragionevole del processo, ai sensi della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (Cons. St., sez. IV, 28 ottobre 2013, n. 5182; id. 16 marzo 2012, n. 1484).
Mentre diversi dubbi riguardano provvedimenti quali le misure cautelari del giudice ordinario ex art. 700 c.p.c., non solo qualora sia in corso il giudizio di merito (in tal caso è infatti palese la loro provvisorietà) ma anche qualora le stesse abbiano conseguito una certa “stabilità” a seguito della mancata instaurazione del giudizio di merito o della sua estinzione (contro l’esperibilità del giudizio di ottemperanza milita l’orientamento maggioritario, v. Cons. St., Sez. IV, 22 novembre 2016, n. 4894); le denunce di nuova opera ex art. 1171 c.c. e di danno temuto di cui all’art. 1172 c.c. (contro la possibilità di agire in ottemperanza v. Tar Lazio, sez. II, 13 dicembre 2016, n. 12419); le ordinanze possessorie, qualora, una volta terminata la fase interdittale le stesse abbiano acquisito stabilità per non essere stata iniziata l’azione di merito (per l’esperibilità del giudizio di ottemperanza v. Tar Salerno, sez. II, 17 luglio 2017, n. 1224); i verbale di conciliazione formati in sede giurisdizionale dinanzi al Tribunale civile in funzione di giudice del lavoro rilasciati in forma esecutiva (in senso favorevole, v. Tar Lazio, sez. I ter, 23 luglio 2014, n. 8067).
Tutto ciò premesso, il Tar ritiene che, affinché possa azionarsi il giudizio di ottemperanza, il comando giudiziale da eseguire deve essere contenuto non solo in un provvedimento che non sia più formalmente suscettibile di impugnazioni o opposizioni, ma in una pronuncia che esprima anche un accertamento definitivo e stabile del diritto fatto valere riferibile all’intera vicenda considerata, tale non poter più essere messo in discussione da ulteriori pronunce del giudice che possano travolgere il titolo azionato in ottemperanza.
(3) Ha chiarito il Tar che il giudizio di pignoramento presso terzi si svolge, infatti, necessariamente anche nei confronti del debitore, atteso che, ai sensi dell’art. 543, comma 1, c.p.a., “il pignoramento di crediti del debitore verso terzi o di cose del debitore che sono in possesso di terzi, si esegue mediante atto notificato al terzo e al debitore a norma degli artt. 137 e seguenti”.
In assenza di mancata notifica al debitore originario il contradditorio non può dirsi completo ma il ricorso non è, tuttavia, inammissibile perché nel giudizio di ottemperanza manca una norma analoga a quella contemplata per il rito ordinario dall’art. 41, comma 2, c.p.a., secondo cui la notifica ad almeno uno dei controinteressati rende inammissibile il ricorso (Tar Napoli, Sez. VIII, ord., 21 marzo 2018, n. 1734; Cons. Stato, sez. III, 28 ottobre 2013, n. 5162).
Solo la mancata notifica all’amministrazione rende, infatti, il ricorso inammissibile e l’omessa notifica alle altre parti del giudizio da cui deriva il giudicato da ottemperare comporta solo che debba essere integrato contraddittorio, ex art. 27 c.p.a..