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Timestamp: 2020-07-07 19:40:34+00:00
Document Index: 14251968

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 2', 'art. 75', 'art. 2']

Sentenza Cassazione Civile n. 19956 del 05/10/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19956 del 05/10/2016
Cassazione civile sez. VI, 05/10/2016, (ud. 08/06/2016, dep. 05/10/2016), n.19956
sul ricorso 5716/2015 proposto da:
M.L., D.D.A., MA.Co., D.P.A.,
F.I., E.M., D.S.,
G.P., I.R., D.S.G., P.F.,
A.M.L., R.F.;
avverso il decreto n. 59559/10 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
depositato il 18/07/2014;
che la Corte d’appello di Roma ha accolto la domanda di equa riparazione proposta da M.L., D.D.A., MA.Co., D.P.A., F.I., E.M., D.S., G.P., I.R., D.S.G., P.F., A.M.L., R.F. per la irragionevole durata di un giudizio iniziato nel gennaio 2001 e conclusosi con sentenza depositata in appello il 9 gennaio 2009, in relazione alla quale ha riconosciuto, in favore di ciascuno dei ricorrenti, un indennizzo di Euro 1.937,50;
che per la cassazione di questo decreto ha proposto ricorso il Ministero della giustizia affidato a tre motivi;
che con il primo motivo il Ministero deduce violazione della L. n. 89 del 2001, art. 4, dolendosi del fatto che la Corte d’appello non abbia rilevato la tardività della domanda, atteso che il termine semestrale di cui alla L. n. 89 del 2001, art. 4, non è suscettibile di sospensione feriale;
che il motivo è infondato, alla luce del condiviso principio per cui “poichè fra i termini per i quali la L. n. 742 del 1969, art. 4, prevede la sospensione nel periodo feriale vanno ricompresi non solo i termini inerenti alle fasi successive all’introduzione del processo, ma anche il termine entro il quale il processo stesso deve essere instaurato, allorchè l’azione in giudizio rappresenti, per il titolare del diritto, l’unico rimedio per fare valere il diritto stesso, detta sospensione si applica anche al termine di sei mesi previsto dalla L. n. 89 del 2001 art. 4, per la proposizione della domanda di equa riparazione per violazione del termine ragionevole del processo” (Cass. n. 5423 del 2016; Cass. n. 10595 del 2016);
che con il secondo motivo il Ministero denuncia violazione e/o falsa applicazione della L. n. 89 del 2001, art. 2 e art. 75 c.p.c., censurando il mancato esame della eccezione di difetto di legittimazione attiva degli intimati, i quali non erano mai stati parte del giudizio presupposto, svoltosi nei confronti del condominio;
che con il terzo motivo il Ministero deduce violazione e/o falsa applicazione della L. n. 89 del 2001, art. 2, dolendosi del fatto che la Corte d’appello non abbia dettano il periodo di sei mesi di stasi processuale;
che le Sezioni Unite di questa Corte hanno affermato il condiviso principio per cui “in caso di violazione del termine ragionevole del processo, qualora il giudizio sia stato promosso dal condominio, sebbene a tutela di diritti connessi alla partecipazione di singoli condomini, ma senza che costoro siano stati parte in causa, la legittimazione ad agire per l’equa riparazione spetta esclusivamente al condominio, quale autonomo soggetto giuridico, in persona dell’amministratore, autorizzato dall’assemblea dei condomini” (Cass., S.U., n. 19663 del 2014);
che dal decreto impugnato emerge che la domanda di equa riparazione è stata proposta dai ricorrenti allegando la loro qualità di condomini in relazione ad un giudizio instaurato nei confronti del condominio del quale loro erano condomini, senza però avere acquisito la qualità di parte in quel giudizio;
che dunque, rigettato il primo motivo di ricorso, accolto il secondo e assorbito il terzo, il decreto impugnato deve essere cassato; che, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa può essere decisa nel merito con la dichiarazione di inammissibilità della domanda di equa riparazione proposta dai ricorrenti; che, essendosi fatta applicazione di un principio affermato successivamente alla introduzione della lite, le spese dell’intero giudizio possono essere compensate tra le parti.
La Corte rigetta il primo motivo di ricorso, accoglie il secondo, assorbito il terzo; cassa il decreto impugnato e, decidendo la causa nel merito, dichiara inammissibile la domanda di equa riparazione; compensa le spese dell’intero giudizio.