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Timestamp: 2020-01-27 06:00:39+00:00
Document Index: 125434566

Matched Legal Cases: ['art. 11', 'art. 1', 'art. 49', 'art. 2', 'art. 21', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 38', 'art. 3', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 7', 'art. 6', 'art. 4']

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D.P.R. 151-2011
DM 03 Novembre 2004
Rivista n 57
CAMPEGGI – NORMATIVA DI PREVENZIONE INCENDI
DM 28 febbraio 2014: Regola tecnica di prevenzione incendi per la progettazione, la costru- zione e l'esercizio delle strutture turistico - ricettive in aria aperta (campeggi, villaggi turistici, ecc.) con capacità ricettiva superiore a 400 persone.
Lettera-Circolare prot n. 11022 del 12/9/2014: Decreto 28 febbraio 2014 recante: "Regola tecnica di prevenzione incendi per la progettazione, la costruzione e l'esercizio delle strutture turistico - ricettive in aria aperta (campeggi, villaggi turistici, ecc.) con capacità ricettiva supe- riore a 400 persone" - Chiarimenti ed indirizzi applicativi.
DM 28 febbraio 2014 Regola tecnica di prevenzione incendi per la progettazione, la costruzione e l'esercizio delle strutture turistico - ricettive in aria aperta (campeggi, villaggi turistici, ecc.) con capacità ricettiva superiore a 400 persone.
Visto il decreto legislativo 8 marzo 2006, n. 139, recante "Riassetto delle disposizioni relative alle funzioni ed ai compiti del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, a norma dell'art. 11 della legge 29 luglio 2003, n. 229"; Visto il decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, recante "Attuazione dell'art. 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro" e successive modifica- zioni; Visto il decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, e successive modificazioni, concernente le disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa; Visto il decreto del Presidente della Repubblica 1° agosto 2011, n. 151 e successive modificazioni, concernente il Regolamento recante "Semplificazione della disciplina dei procedimenti relativi alla prevenzione degli incendi, a norma dell'art. 49, comma 4-quater, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122"; Visto il decreto del Ministro dell'interno, di concerto con il Ministro del lavoro e della previdenza sociale, del 10 marzo 1998, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 81 del 7 aprile 1998, recante "Criteri generali di sicurezza antincendio e per la gestione dell'emergenza nei luoghi di lavoro"; Visto il decreto del Ministro dell'interno 16 febbraio 2007, pubblicato nel supplemento ordinario della Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 74 del 29 marzo 2007, recante "Classificazione di resistenza al fuoco di prodotti ed elementi costruttivi di opere da costruzione"; Visto il decreto del Ministro dell'interno 9 marzo 2007, pubblicato nel supplemento ordinario della Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 74 del 29 marzo 2007, recante "Prestazioni di resistenza al fuoco delle costruzioni nelle attività soggette al controllo del Corpo nazionale dei vigili del fuoco"; Visto il decreto del Ministro dell'interno 9 maggio 2007, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 117 del 22 maggio 2007, recante "Direttive per l'attuazione dell'approccio inge- gneristico alla sicurezza antincendio"; Visto il decreto del Ministro dell'interno 7 agosto 2012, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 201 del 29 agosto 2012, recante "Disposizioni relative alle modalità di presentazione delle istanze concernenti i procedimenti di prevenzione incendi e alla docu- mentazione da allegare, ai sensi dell'art. 2, comma 7, del decreto del Presidente della Repubblica 1° agosto 2011, n. 151"; Visto il decreto del Ministero dell'interno 20 dicembre 2012, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 3 del 4 gennaio 2013, recante "Regola tecnica di prevenzione incendi per gli impianti di protezione attiva contro l'incendio installati nelle attività soggette ai controlli di preven- zione incendi"; Visto il regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio del 9 marzo 2011, n. 305, che fissa condizioni armonizzate per la commercializzazione dei prodotti da costruzione e che abroga la direttiva 89/106/CEE del Consiglio, con particolare riferimento Allegato I - Requisiti di base delle opere di costru- zione, punto 2 - Sicurezza in caso di incendio; Ravvisata la necessità di emanare specifiche disposizioni
di prevenzione incendi per le strutture turistico - ricettive in aria aperta, quali campeggi, villaggi-turistici e
simili, con capacità ricettiva superiore a 400 persone; Sentito il Comitato centrale tecnico-scientifico per la prevenzione incendi di cui all'art. 21 del decreto legislativo 8 marzo 2006, n. 139; Espletata la procedura
di informazione ai sensi della direttiva n. 98/34/CE, come modificata dalla direttiva n. 98/48/CE;
Le disposizioni contenute nel presente decreto si applicano per la progettazione, la costru- zione e l'esercizio delle strutture turistico - ricettive in aria aperta, quali campeggi, villaggi - turistici e simili, con capacità ricettiva superiore a 400 persone.
1. Ai fini della prevenzione incendi, allo scopo di raggiungere i primari obiettivi di sicurezza re- lativi alla salvaguardia delle persone e alla tutela dei beni contro i rischi di incendio, le strut- ture turistico - ricettive in aria aperta, di cui all'art. 1 del presente decreto, sono realizzate e gestite in modo da: a) minimizzare le cause di incendio; b) garantire la stabilità delle strutture portanti al fine di assicurare il soccorso agli occupanti; c) limitare la produzione e la propagazione di un incendio all'interno della struttura ricettiva; d) limitare la propagazione di un incendio ad edifici od aree limitrofe; e) assicurare la possibilità che gli occupanti lascino i locali e le aree indenni o che gli stessi siano soccorsi in altro modo; f) garantire la possibilità per le squadre di soccorso di operare in condizioni di sicurezza.
Art. 4 - Applicazione delle disposizioni tecniche
1. Le disposizioni riportate al titolo I - capo I della regola tecnica allegata al presente decreto, si applicano alle strutture turistico - ricettive in aria aperta di cui all'art. 1 del presente decreto,
di nuova realizzazione ed a quelle esistenti nel caso siano oggetto di interventi comportanti
la loro completa ristrutturazione.
2. Qualora gli interventi, effettuati su attività esistenti, comportano la sostituzione o modifica di impianti di protezione attiva antincendio, la modifica parziale del sistema di vie di uscita, o ampliamenti e realizzazioni di nuove strutture, le disposizioni di cui all'allegato, titolo I - capo I, previste dalla regola tecnica allegata al presente decreto, si applicano solo agli impianti ed alle parti in ampliamento dell'attività oggetto di intervento di modifica. Qualora, invece, l'au- mento di superficie da destinare ad attività ricettiva è superiore al 50% di quella esistente, gli impianti di protezione attiva antincendio devono essere adeguati, per l'intera attività, alle disposizioni stabilite per le nuove attività.
a) possesso di atti abilitativi riguardanti anche la sussistenza dei requisiti di sicurezza antin- cendio, rilasciati dalle competenti autorità, così come previsto all'art. 38, comma 1, del decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2013, n. 98;
b) pianificazione, ovvero lavori di realizzazione, modifica, adeguamento, ristrutturazione o ampliamento anche in corso, sulla base di un progetto approvato dal competente Co- mando provinciale dei vigili del fuoco, ai sensi ai sensi dell'art. 3 del decreto del Presidente della Repubblica 1° agosto 2011, n. 151.
1. Possono essere impiegati nel campo di applicazione del presente decreto i prodotti regola- mentati dalle disposizioni comunitarie applicabili ed a queste conformi.
2. Gli estintori portatili, gli estintori carrellati, i liquidi schiumogeni, i prodotti per i quali è richie- sto il requisito di reazione al fuoco, diversi da quelli di cui al comma precedente, gli elementi
di chiusura per i quali è richiesto il requisito di resistenza al fuoco, disciplinati in Italia da
apposite disposizioni nazionali, già sottoposte con esito positivo alla procedura di informazione
di cui alla direttiva 98/34/CE, come modificata dalla direttiva 98/48/CE, che prevedono ap- posita omologazione per la commercializzazione sul territorio italiano e, a tale fine, il mutuo riconoscimento, sono impiegabili nel campo di applicazione del presente decreto se conformi alle suddette disposizioni.
3. Le tipologie di prodotti non contemplati dai commi 1 e 2, purché legalmente fabbricati o com- mercializzati in uno degli Stati membri dell'Unione europea o in Turchia, in virtu' di specifici accordi internazionali stipulati con l'Unione europea, ovvero legalmente fabbricati in uno degli Stati firmatari dell'Associazione europea di libero scambio (EFTA), parte contraente dell'ac- cordo sullo spazio economico europeo (SEE), per l'impiego nelle stesse condizioni che per- mettono di garantire un livello di protezione, ai fini della sicurezza antincendio, equivalente a quello prescritto dal presente decreto, possono essere impiegati nel campo di applicazione del decreto stesso.
a) entro tre anni dal termine previsto dall'art. 11, comma 4, del decreto del Presidente della Repubblica 1° agosto 2011, n. 151, e successive modificazioni, per quanto riguarda le disposizioni di cui ai punti 11; 12; 14; 15, salvo la predisposizione, nel termine previsto alla successiva lettera b), di idoneo sistema provvisorio, anche di tipo mobile, di illumina- zione a copertura delle vie di circolazione e di esodo; 16, limitatamente alla rete di naspi ed idranti e 17;
b) entro il termine previsto dall'art. 11, comma 4, del decreto del Presidente della Repubblica 1° agosto 2011, n. 151 e successive modificazioni, per quanto riguarda le restanti dispo- sizioni.
b) entro il termine previsto dall'art. 11, comma 4, del decreto del Presidente della Repubblica 1° agosto 2011, n. 151 e successive modificazioni per quanto riguarda le restanti dispo- sizioni.
G AZZETTA U FFICIALE DELLA R EPUBBLICA I TALIANA
Serie generale - n. 61
14A01954
REGISTRO UFFICIALE - USCITA Prot. n. 0011002 del 12/09/2014
Alle Direzioni Regionali/Interregionali W.F. Loro Sedi
Ai Comandi Provinciali W.F.
OGGETTO: Decreto 28 febbraio 2014 recante "Regola tecnica di prevenzione incendi per la
progettazione, costruzione e l'esercizio delle strutture turistico - ricettive in aria aperta (campeggi, villaggi turistici, ecc.) con capacità ricettiva superiore a 400 persone " -
Chiarimenti ed indirizzi applicativi.
Con decreto ministeriale 28 febbraio 2014, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 61 del 14 marzo 2014, è stata emanata la regola tecnica di prevenzione incendi per la progettazione, la costruzione e l'esercizio delle
strutture turistico - ricettive in aria aperta (campeggi, villaggi turistici, ecc.) con capacità ricettiva superiore a
Detta disposizione, entrata in vigore il 13 aprile 2014, è strutturata secondo uno schema innovativo che
contempla la possibilità di seguire, limitatamente alle attività esistenti, due percorsi applicativi tra loro
In particolare, mentre nel Titolo I della regola tecnica viene adottato un approccio di tipo tradizionale sia per le attività di nuova realizzazione che per quelle esistenti, con il Titolo II viene invece introdotto un approccio alternativo, applicabile alle sole attività esistenti e basato su un giudizio esperto, che prevede la definizione
di contromisure antincendio in modo proporzionato alle caratteristiche dei potenziali scenari emergenziali. Suddetto Titolo II potrà comunque trovare, se del caso, utile applicazione anche nell'ambito dei
procedimenti di deroga di cui all'art. 7 del D.P.R. n. 151/2011.
Considerato il carattere innovativo del provvedimento si forniscono di seguito i primi indirizzi applicativi al
fine di un'applicazione uniforme su tutto il territorio nazionale.
2. ai fini dell'applicazione della lettera a) dei commi 1 e 2 dell'art. 6, per idoneo sistema provvisorio, anche di tipo mobile, di illuminazione a copertura delle vie di circolazione e di esodo si intende la predisposizione di elementi illuminanti almeno nelle principali aree, quali, ad esempio, punti di raccolta ed incroci della viabilità principale;
TITOLOI- CAPO I-ATTIVITÀ DINUOVA COSTRUZIONE
> p.to 2.1 - Distanze di protezione: la disposizione è tesa a limitare la possibilità che eventi incidentali
esterni al sedime dell'attività turistico - ricettiva, si propaghino all'interno della stessa, così come già accaduto in occasione di eventi passati. In tali fasce di protezione è comunque possibile mantenere elementi naturali già presenti (siepi, aiuole, piantumazioni varie, ecc.) per scopi estetici e/o funzionali all'attività, introducendo accorgimenti per una rapida rivelazione ed allarme di eventuali incendi esterni.
> p.to 5.1: in presenza di elementi schermanti incombustibili, la distanza tra piazzole ecologiche ed unità
abitative può essere misurata orizzontalmente con il metodo del "filo teso";
> p.to 5.4: la disposizione è tesa a regolamentare l'installazione di appositi punti fuoco, intesi come aree,
destinate a più utenti, con presenza di plurime fiamme libere concentrate in uno spazio limitato,
appositamente predisposte per la cottura in sicurezza dei cibi;
> p.to 8.1: la distanza fra i punti di segnalazione manuale di incendio deve essere misurata lungo il
percorso effettivamente praticabili dalle persone;
> p.to 9 {divieto di accensionefuochi): la disposizione è diretta ad evitare che l'accensione, da parte dei
singoli avventori ed ospiti, di fuochi eccessivamente vicini alle unità abitative possa costituire fonte
d'innesco per le stesse; gli ospiti dell'attività ricettiva potranno utilizzare apparecchi di cottura
appositamente predisposti a tale scopo. Per l'utilizzo di detti apparecchi, dovranno comunque essere adottate le comuni cautele di sicurezza e gestione antincendio, da indicarsi nel regolamento da fornire
all'utenza (quali, ad esempio, pulizia delle aree ove sono installati, distanza da elementi combustibili,
controllo dell'effettivo spegnimento della fiamma e assenza di braci, ecc), nonché quelle eventualmente
fornite dal produttore degli stessi apparecchi.
TITOLO U - METODO PROPORZIONALE DELLA CATEGORIZZAZIONE SOSTANZIALE AI FINI
II metodo proporzionale della caratterizzazione sostanziale ai fini antincendio di cui al Titolo II è un metodo
alternativo all'approccio prescrittivo di soluzioni conformi introdotte dal Titolo I - Capo II per le attività
Il metodo è teso a definire contromisure antincendio in modo proporzionato alle caratteristiche dello scenario emergenziale potenziale che il responsabile dell'attività potrebbe essere chiamato a fronteggiare.
A determinare le caratteristiche dello scenario emergenziale concorrono tre fattori sostanziali: a) la criticità
dello scenario incidentale, in termini di gravita dell'incendio e numero di persone potenzialmente coinvolte;
b) le condizioni di vulnerabilità funzionale, in termini di prontezza di assistenza esterna nella risposta all'evento; e) Yinterdipendenza con il contesto esterno all'insediamento, in termini di influenza reciproca in
caso di evento interno o esterno all'insediamento.
L'applicazione del metodo avviene in due fasi: la prima finalizzata a caratterizzare e categorizzare in modo
sostanziale gli scenari emergenziali potenziali (Parte A), la seconda, finalizzata a definire le contromisure per
le varie categorie di scenari emergenziali presenti (Parte B). Il principio di proporzionalità trova riscontro nel
fatto che le disposizioni della Parte B del Titolo II prevedono contromisure più severe per situazioni
classificate come più critiche dalle procedure di caratterizzazione della Parte A del Titolo II e meno severe
per situazioni categorizzate come meno critiche.
1, introduce dunque una
Il metodo proporzionale, diversamente dall'approccio di tipo tradizionale del Titolo
sorta di flessibilità condizionata in quanto la scelta della strategia antincendio può essere fatta dal responsabile dell'attività con un margine di discrezionalità ossia individuando la strategia per lui più
opportuna all'interno di un set di soluzioni predefinite e pre-valutate dal normatore.
CATEGORIZZAZIONE DEGLI INSEDIAMENTI RICETTIVI IN ARIA APERTA AI FINI
ANTINCENDIO A.1 -ANALISIDEL CONTESTO INSEDIATWO
L'analisi del contesto insediativo analizza la possibilità che un eventuale incendio sviluppatosi all'interno di
un insediamento ricettivo possa propagarsi al di fuori dello stesso estendendosi alle aree adiacenti. Oppure,
viceversa, considera la possibilità in cui un incendio sviluppatosi all'esterno di un insediamento ricettivo si
possa propagare all'interno di esso. Tale condizione di reciproca relazione, sia in termini di interessamento dell'azione avversa che di raccordo funzionale nella gestione della risposta, si definisce come
A.2 - CARATTERIZZAZIONE DELIA TIPOLOGIA DI HABITAT INSEDIATIVO
A.2.1 -Suddivisione dell'insediamento in compartì
Ai fini dell'effettuazione dell'analisi e della caratterizzazione antincendio con i criteri definiti nella Parte A,
si procede con la preliminare suddivisione dell'area dell'insediamento ricettivo in sotto-aree {compartì)
identificando, convenzionalmente, come elementi di suddivisione, quelli definiti nel Prospetto A.2. Tale suddivisione non va intesa come identificazione di una compartimentazione antincendio ma ha solo lo scopo
di identificare sotto-aree funzionalmente distinguibili che saranno oggetto di specifiche analisi per la
caratterizzazione ai fini antincendio.
Relativamente alla delimitazione dei comparti secondo i criteri di cui al Prospetto A.2 - Elementi di
suddivisione - si chiarisce che per dislivello a strapiombo si deve intendere un dislivello con salto di quota di altezza Hd> 2 m e pendenza della scarpata pari a 1 a 2 o superiore come rappresentato in figura 1.
Dslivelli astrapiombo
Dislivelli a strapiombo con salto di quota Hd almeno pari a 2 m e con un pendenza dellascarpata pari a 1 a 2 o superiore
Figura 1 - Caratteristichegeometriche di un dislivello a strapiombo
DIPARTIMENTO DEIVIGILIDEL FUOCO, DEL SOCCORSO PUBBLICO E DELLA DIFESA OVILE
A.2.2 -Individuatone e caratterizzazione dellezone omogenee
Ai fini della determinazione del tasso di sfruttamento ricettivo delle aree a campeggio, necessaria per la
classificazione dello scenario incidentale di riferimento per ogni zona con icriteri definiti dal Prospetto A.4,
la procedura convenzionale da adottare è la seguente:
a) perogni comparto individuato con laprocedura di cui al punto A.2.1, si tracciano le linee di demarcazione
del confinetra levariezone omogenee in esso presenti (ossiache presentano una sostanziale invarianza nelle
caratteristiche dell'habitat antropico e naturale);
b) in corrispondenza degli elementi di suddivisione del tipo fasce libere o specchi d'acqua si traccia una linea di demarcazione a distanza convenzionale massima di 1.5 m dal bordo della zona stessa; vengono
identificatecome linee di demarcazione anche iconfini dell'insediamento ricettivo;
e) l'area convenzionale da considerare per la definizione del tasso di sfruttamento ricettivo di ogni zona è
computata con riferimento alla superficie delimitata dalle linee di demarcazione (linee tratteggiate riportate
in figura 2);
d) si calcola l'areale di pertinenza dividendo l'area convenzionale definita al precedente punto e), per il
numero di unità abitativa presenti nella zona;
e) si confronta la superficie dell'areale di pertinenza calcolato con icriteri di cui al punto d) con le superfìcie dell'areale di pertinenza riportato nel Prospetto A.3 per le varie unità abitative presenti nella zona;
f) si considera come tasso di sfruttamento ricettivo caratteristico della zona quello più gravoso tra quelli
individuati nel precedente punto e).
fascelibere
unità abitativa - camper
I areadiun comparto
'■"■
unità abitativa - casa mobile
dislivelfi
unità abitativa - tenda
■ area convenzionale di zona
elementi di habitat naturale
Figura 2 - Esempio di identificazione delle aree convenzionati da considerare per la determinazione del tasso di
sfruttamento ricettivo
Ai fini della determinazione della superfìcie lorda dell'unità abitativa (Sua) e del perimetro del rettangolo
che inscrive l'unità abitativa (p) si forniscono i seguenti chiarimenti.
In presenza di pertinenze e accessori (verande, tendalini, ecc.) in materiali combustibili, il computo della
superfìcie lorda dell'unità abitativa (Sua) comprende anche la superfìcie di pertinenze e accessori.
Conseguentemente, ilperimetro del rettangolo che inscrive l'unità abitativa (p) deve comprendere anche le
pertinenze e accessori (verande, tendalini, ecc).
Se invece le pertinenze e accessori (verande, tendalini, ecc.) sono costruite in materiali incombustibili (es. metallo, ecc.) le stesse non sono da considerare nel calcolo di superfìcie lorda dell'unità abitativa (Sua) e del
perimetro del rettangolo che inscrive l'unità abitativa (p).
In figura 3 è riportato un esempio di identificazione della superfìcie lorda dell'unità abitativa (Su.a) e del
perimetro del rettangolo che inscrive l'unità abitativa (p) in presenza di pertinenze e accessori in materiale
combustibile e incombustibile.
elemento accessorio
perimetro del
rettangolo che inscrive
l'unitàabitativa
perimetro del rettangolo che inscrive l'unitàabitativa
area dell'unitàabitativa
areadi elementi accessori costituiti da materiae combustibile
areadi elementi accessori costituiti da materiale incombustibile
Dsfinizoni:
%a = superficie lorda dell'unità abitativa, comprende anche elementi accessori (verande, tendalini, ecc.) costruiti in
materiali combustibili (nell'immagine è rappresentata dall'areain grigio sommata all'area con retino a linee inclinate). p = perimetro del rettangolo che inscrive l'unità abitativa e gli elementi accessori (verande, tendalini, ecc.) costruiti in
Figura 3 - Esempio di identificazione della superficie lorda dell'unità abitativa e delperimetro del rettangolo che
inscrive l'unità abitativainpresenzia dipertinenze e accessori in materiale combustibile e incombustìbile
A titolo di esempio in figura 4 si riporta la rappresentazione degli areali di pertinenza che
differenziano i tassi di sfruttamento ricettivo moderato, normale e intensivo per una unità abitativa fìssa codificata Hb. Si precisa che l'unità abitativa può essere collocata in qualsiasi posizione
all'interno dell'areale di pertinenza (la posizione centrata, rappresentata in figura 4, consente di meglio comprendere l'algoritmo che definisce l'area dell'areale di pertinenza come la superficie
dell'unità abitativa sommata all'area di una fascia perimetrale di larghezza prestabilita).
DffARTIMENTO DEI VIGILI DEL FUOCO, DEL SOCCORSO PUBBLICO E DELLA DIFESA CIVILE
Areale di pertinenzache determina
un tasso di sfruttamento intensivo
Areale di pertinenza che determina un tasso di sfruttamento normale
Areale di pertinenza che determina
un tasso di sfruttamento moderato
Figura 4 -Esempidiareali dipertinenza diuna unità abitativaclassificataHb (con S^a. > 25 ni) nelProspettoA.3
Ai fini dell'applicazione del Prospetto A.3 relativo alla determinazione del tasso di sfruttamento ricettivo si chiarisce che con la dizione mezzo, riportata nella colonna "descrizione tipologia", si intende un autoveicolo e/o un rimorchio con
natante combustibile.
A3 - CARATTERIZZAZIONE DELL 'UBICAZIONE E DEL LA Y-OUT A.3.1 - Vulnerabilitàfunzionate dell'insediamento
La vulnerabilità funzionale dell'insediamento è valutata con riferimento ad una serie di fattori che
concorrono a determinare eventuali limitazioni al pronto supporto esterno per fronteggiare l'emergenza. Tra questi fattori viene considerato anche il lay-out distributivo della viabilità interna carrabile che consente
di facilitare la percorribilità interna con i mezzi di soccorso.
A tal fine per viabilità interna carrabile si intende la viabilità che consente il transito di mezzi che presentano una portata almeno fino a 35 q e presenta una larghezza almeno pari a 3 m; il sistema viario
interno da considerare nell'applicazione del Prospetto A.5 è pertanto quello che consente il transito a mezzi
di 35 q.
Per organizzazione a maglia si intende un sistema di viabilità interna carrabile come sopra definita che
consente di raggiungere ogni comparto da almeno due vie indipendenti anche qualora una tratta del sistema viario sia interessata da un evento che ne compromette la transitabilità; possono essere considerati a maglia
anche i sistemi con comparti esterni al sistema magliato purché asserviti da tratte di lunghezza non superiore
a30m.
Per organizzazione a pettine o mista si identificano tutte le configurazioni che non possono ricondursi al
sistema a maglia. In figura 5 sono riportati degli esempi di lay-out distributivo della viabilità interna carrabile.
Esempi diorganizzazionea maglia
(ogni punto è raggiungibile da almeno due percorsi contrapposti)
Esempi diorganizzazionea pettineo mista
Percorsi di viabilità carrabili dai mezzi di soccorso Punto di partenza (ad es. ingresso all'areadellinsediamento ricettivo) Punto di arrivo (ad es. luogo di un evento avverso)
Figura 5 -Esempi dì lay-out distributivo
MISURE MINIME DI SICUREZZA PERLE DIVERSE CATEGORIE ANTINCENDIO
Le misure di sicurezza sono stabilite con diretto riferimento alla categoria antincendio definita con la
procedura di analisi e caratterizzazione descritta nella Parte A.
Al riguardo rileva osservare che, generalmente, le attività ricettive in aria aperta presentano regimi di
esercizio variabili durante il periodo di apertura; tale variabilità, oltre che riflettersi nel numero di ospiti
presenti, può determinare anche modifiche alla categoria antincendio dell'insediamento ricettivo; una struttura può essere categorizzata in modo diverso a seconda si faccia riferimento ai mesi di alta stagione o
Anche in tal caso, le misure di sicurezza devono essere riferite per tutto il periodo di apertura alla categoria antincendio più gravosa. Il numero degli addetti all'esodo, comunque determinato coerentemente con le
risultanze della specifica valutazione dei rischi, può invece essere rapportato al diverso numero di persone
effettivamente presenti all'interno dell'insediamento ricettivo.
B.l - ORGANIZZAZIONE GENERALE
p.to B.l.l - Raccordo con soggetti esterni - La disposizione è tesa a favorire il rapido allenamento ed il
successivo coordinamento in caso di emergenza antincendio dei soggetti coinvolti, in caso di attività
In tale ottica, nel Piano di Emergenza dell'attività, devono essere chiaramente indicati:
- le procedure che il personale addetto deve attuare in caso di emergenza per la chiamate agli enti di
- le informazioni da fornire agli enti di soccorso per la gestione dell'emergenza.
p.to B.2.3 lettera b): in presenza di elementi schermanti incombustibili, la distanza tra piazzole ecologiche ed
unità abitative può essere misurata orizzontalmente con il metodo del "filo teso".
B.5- CONTRASTO
II punto B.5.2 consente di ritenere adeguata una rete idrica antincendio realizzata in data antecedente il 13 aprile 2014 qualora la stessa sia in grado di garantire i requisiti prestazionali minimi previsti nel Prospetto
B.6; in esito alla verifica di dette prestazioni, sarà redatta, a cura di professionista/aVitincendio, la
corrispondente attestazione di rispondenza, da allegare all'asseverazione di cui all'art. 4 de/D/P.R. 1° agosto
2011,n. 151.
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