Source: http://docplayer.it/393907-Confederazione-italiana-agricoltori-guida-ai-marchi-dop-igp-ed-stg.html
Timestamp: 2017-07-27 08:46:17+00:00
Document Index: 175975588

Matched Legal Cases: ['art. 4', 'art. 11', 'art. 16', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 7', 'art. 32', 'art. 2', 'art. 26', 'art. 17', 'art. 2']

Confederazione italiana agricoltori. Guida ai marchi DOP, IGP ed STG - PDF
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1 Confederazione italiana agricoltori Guida ai marchi DOP, IGP ed STG2 Confederazione italiana agricoltori Guida ai marchi DOP, IGP ed STG A cura di Pietro Nicolai, Area produzioni e mercato Ufficio produzioni di qualità e sicurezza alimentare della Cia3 PRESENTAZIONE O rmai l Italia ha la leadership in Europa per i prodotti a denominazione d origine. Dop (Denominazione d origine protetta), Igp (Indicazione geografica protetta) e Stg (Specialità tradizionale garantita) occupano una parte importante dell agroalimentare del nostro Paese, a cui viene attribuito un giro d affari di 9 miliardi di euro, circa il 10 per cento della produzione ai prezzi di base dell agricoltura nazionale. Sono prodotti che rappresentano la punta di diamante, in termini di qualità, nel panorama agroalimentare europeo. Per l Italia queste produzioni non hanno solo un cospicuo peso economico, ma sono anche una parte rilevante della nostra cultura, del nostro saper fare, dei valori legati al territorio, e spesso anche dei nostri paesaggi. Salvaguardare e valorizzare queste nostre produzioni è, quindi, un fatto di vitale importanza non solo economica e non solo per l agricoltura. D altronde, i produttori agricoli sanno che la qualità è la loro principale strategia per dare un senso forte alla propria attività imprenditoriale, per rispondere ai bisogni ed alle attese dei cittadini, che chiedono qualità e sicurezza alimentare, ed essere competitivi sul mercato. Insomma, i prodotti a denominazione protetta sono una realtà di grande valore verso la quale la Confederazione italiana agricoltori si è sempre impegnata con grandissima attenzione e con iniziative ai vari livelli proprio per una loro migliore e più efficace difesa. E questa pubblicazione, curata dalla nostra Organizzazione, risponde alla logica di un ulteriore valorizzazione di tali prodotti. Valorizzazione che si concretizza in un vademecum attraverso il quale si vuole indirizzare l imprenditore agricolo a muoversi con efficacia all interno del pianeta delle denominazioni d origine, a cominciare da tutte quelle azioni che servono per ottenere il riconoscimento di un prodotto. La nostra Confederazione vuole, dunque, continuare a fornire un prezioso contributo teso a dare impulso alla qualità e alla tipicità legata al territorio dell agricoltura italiana. Giuseppe Politi4 SOMMARIO Introduzione 7 1/Denominazioni di origine protette e Indicazioni geografiche protette 1.1 Definizioni 1.2 Casi in cui le denominazioni non possono essere registrate 1.3 Il disciplinare di produzione 1.4 Il documento unico 1.5 Procedura di registrazione 1.6 Registrazione di Igp e Dop riguardanti Paesi terzi 1.7 Effetti giuridici della registrazione 1.8 Le normative nazionali /Specialità tradizionali garantite 27 3/Appendice Regolamento (CE) n. 510/2006 del Consiglio, del 20 marzo 2006 Regolamento (CE) n. 509/2006 del Consiglio, del 20 marzo 2006 Articolo 14 della Legge 21 dicembre 1999, n. 526 Decreto Ministeriale del 12 aprile 2000 Decreto Ministeriale n del 12 aprile 2000 Decreto Ministeriale n del 12 aprile 2000 Decreto Ministeriale del 4 maggio 2005 Decreto Ministeriale del 4 maggio 2005 Circolare Ministeriale n. 4 del 28 giugno 2000 Decreto Ministeriale n. 410 del 12 settembre 2000 Decreto Ministeriale del 27 agosto 2004 Decreto Legislativo 19 novembre 2004, n. 297 Decreto Ministeriale del 1 dicembre 2005 Articolo 15 (Altri accordi del sistema agroalimentare) del Decreto Legislativo 27 maggio 2005, n. 102 Articolo 1-quater (Piani produttivi per i formaggi a denominazione di origine protetta) della Legge 11 novembre 2005, n5 INTRODUZIONE Iregolamenti sulla protezione delle denominazioni di origine, delle indicazioni geografiche e delle specialità tradizionali garantite, sono parte integrante delle politiche europee per la qualità agroalimentare. L Europa è conosciuta per la varietà delle sue attività e dei suoi prodotti agricoli ed alimentari, che sono il risultato dell ambiente naturale e di tecniche agricole messe a punto nel corso di secoli. La gastronomia, i cibi e le bevande prodotti in Europa hanno un ruolo fondamentale nella definizione dell identità culturale delle popolazioni e delle regioni europee: l elevata qualità è il principale punto di forza dell agricoltura comunitaria. Le caratteristiche e la qualità eccezionali di alcuni prodotti sono dovute al particolare luogo di produzione e ai metodi utilizzati per produrli: elementi verso i quali i consumatori mostrano un interesse crescente. Questo ha portato l Unione Europea, all inizio degli anni 90, ad emanare due normative, il Regolamento (CEE) n. 2081/92, relativo alla protezione dell indicazione geografica e della denominazione d'origine per i prodotti agricoli ed alimentari, e il Regolamento (CEE) n. 2082/92, relativo all attestazione di specificità per i prodotti agricoli ed alimentari, che hanno permesso, in questi anni, di sviluppare rispettivamente i marchi delle Dop ed Igp, che si applicano a prodotti agricoli o alimenti fortemente legati ad una regione o a un luogo specifico, ed il marchio Stg, che invece si usa con prodotti con particolari caratteristiche, fatti con ingredienti o secondo metodi tradizionali. La tutela di queste indicazioni di qualità aveva lo scopo di offrire ai consumatori garanzie sull origine ed i metodi di produzione, di trasmettere messaggi commerciali efficaci su prodotti ad alto valore aggiunto e di sostenere le aziende che producono prodotti di qualità proteggendoli dalle imitazioni sleali. Nel caso delle Dop ed Igp questi scopi sono stati raggiunti, in quanto, in questi anni, le denominazioni che hanno richiesto ed ottenuto la protezione comunitaria sono state oltre 700, ed il loro numero è in continua crescita. Recentemente poi sono stati varati due nuovi regolamenti, il n. 510/2006 sulle Dop ed Igp ed il 509/2006 sulle Stg, che hanno sostituito i precedenti, per cui quando nel testo si parlerà genericamente di regolamenti, ci si riferirà a questi ultimi. La sostituzione si è resa necessaria innanzitutto per rendere più agevole l accesso al sistema di protezione delle indicazioni geografiche ai produttori di paesi terzi, come richiesto dall Omc (Organizzazione mondiale del commercio) e quindi anche per rendere più funzionale il sistema organizzativo legato a questi prodotti. Questo manuale è rivolto in primo luogo ai produttori ed ai tecnici, con lo scopo di aiutarli a comprendere meglio il valore dei marchi europei di qualità ed il funzionamento del sistema organizzativo ad essi associato, ed aiutarli, nell eventualità, a presentare correttamente una domanda per la registrazione di una denominazione nell albo comunitario; riteniamo comunque che la sua consultazione possa essere di effettivo interesse per chiunque voglia informarsi o approfondire argomenti legati al sistema delle Dop, Igp ed Stg. La materia, anche dal punto di vista meramente normativo, è in continua evoluzione, per cui consideriamo questo manuale come un testo aperto, che verrà, all occorrenza, aggiornato ed integrato.6 1 Denominazioni di origine protette e Indicazioni geografiche protette 1.1 DEFINIZIONI Denominazione di origine protetta La denominazione di origine protetta (Dop) è destinata a prodotti strettamente associati alla specifica area della quale portano il nome. Tali prodotti devono rispondere a due condizioni: - le qualità, ovvero le caratteristiche del prodotto, devono essenzialmente, od esclusivamente, provenire dalle specificità ambientali del suo luogo d origine; le specificità ambientali sono definite dalle caratteristiche umane e naturali, quali clima, qualità del suolo, e conoscenze ascrivibili alle popolazioni locali; - produzione, trasformazione ed elaborazione, debbono svolgersi nell area geografica determinata di cui il prodotto porta il nome. Deve, quindi, verificarsi un collegamento strettissimo ed oggettivo tra le caratteristiche del prodotto e la sua origine geografica. Talune denominazioni geografiche possono essere registrate come denominazioni di origine protetta anche se le materie prime utilizzate provengono da un area geografica più vasta o differente da quella di trasformazione, purché: - la zona di produzione delle materie prime sia delimitata; - sussistano condizioni particolari per la produzione delle materie prime, ed esista un regime di controllo che garantisca l osservanza di tali condizioni. A tale proposito però il regolamento prevede che tali designazioni devono essere state riconosciute come denominazioni di origine nel paese di origine anteriormente al 1 maggio Indicazione geografica protetta Anche l indicazione geografica protetta (Igp) designa prodotti collegati ad una regione della quale portano il nome; in questo caso il collegamento è di natura diversa da quello che si stabilisce tra prodotti Dop e loro area di origine. Affinché un prodotto possa essere eleggibile all utilizzo della indica- 87 zione di origine geografica, deve corrispondere a due condizioni: - deve esser stato prodotto all interno dell area geografica della quale porta il nome. A differenza della Dop però, qui è sufficiente che almeno una tra le fasi di produzione, trasformazione ed elaborazione sia stata realizzata nell area definita; - deve, inoltre, manifestarsi un collegamento tra il prodotto e l area che gli conferisce la denominazione. Tuttavia, quest ultimo aspetto non deve intendersi indispensabile od esclusivo, come nel caso della denominazione di origine protetta, consentendosi un più flessibile collegamento oggettivo. È sufficiente che all origine geografica sia attribuibile una specifica qualità, reputazione od altra caratteristica. In base alle norme sull indicazione geografica protetta, il nesso può consistere semplicemente nella reputazione attribuibile al prodotto, se esso l ha maturata in forza della sua origine geografica. In questo caso, le reali caratteristiche del prodotto non sono fattori determinanti ai fini della registrazione; per la denominazione del prodotto è sufficiente che, al momento della presentazione della richiesta, esso goda di una specifica reputazione fondata sulla sua origine geografica. I produttori, in base alle caratteristiche dei propri prodotti, decidono se avanzare richiesta di Dop o Igp. 1.2 CASI IN CUI LE DENOMINAZIONI NON POSSONO ESSERE REGISTRATE Vi sono dei casi, previsti dalla normativa, in cui le denominazioni di origine e le indicazioni geografiche non possono essere registrate. Questo avviene innanzitutto con le denominazioni divenute generiche. Il regolamento definisce come generica quella denominazione che, pur collegata col nome del luogo o della regione in cui il prodotto agricolo o alimentare è stato inizialmente prodotto o commercializzato, è divenuto il nome comune di un prodotto agricolo o alimentare nella Comunità. Altro caso di esclusione dalla registrazione si verifica quando una denominazione sia in conflitto con il nome di una varietà vegetale o di una razza animale e pertanto possa indurre in errore il consumatore circa la vera origine del prodotto. Nel caso invece di omonimia, anche solo parziale, con una denominazione già registrata come Dop o Igp, la registrazione di una denominazione deve tenere conto degli usi locali e tradizionali e dei rischi effettivi di confusione nei consumatori. In particolare essa non è registrata quando induca erroneamente il consumatore a pensare che il prodotto sia originario di un altro territorio, oppure quando essa non sia sufficientemente differenziata da quella registrata in precedenza. Infine una causa di non registrazione di una denominazione è quando essa si agevoli celandosi dietro la reputazione e la notorietà di un marchio, nonché usufruendo della pregressa utilizzazione di questo sul mercato; in tale eventualità, infatti, la registrazione rischierebbe di fuorviare i consumatori rispetto alla reale identità del prodotto. 98 1.3 IL DISCIPLINARE DI PRODUZIONE L art. 4 del regolamento 510/2006 al primo comma prevede che per beneficiare di una denominazione di origine protetta o di una indicazione geografica protetta, un prodotto agricolo o alimentare deve essere conforme ad un disciplinare. Il disciplinare ha lo scopo di fornire una guida alla produzione che definisca con chiarezza tutti i passaggi del processo produttivo, ponendo limiti e stabilendo prescrizioni, procedure e metodi oggettivi, facilmente attuabili e controllabili. Il disciplinare deve essere redatto in modo tale che un organismo indipendente possa certificare, sulla base di controlli analitici e di routine, l applicazione corretta delle norme e delle procedure e quindi garantire i parametri di qualità del prodotto ottenuto. I produttori sono liberi di formulare per il prodotto le indicazioni che più credono opportune; si fa loro unico obbligo che esse assolvano i requisiti richiesti per la registrazione. Una volta formulate, dette indicazioni saranno naturalmente vincolanti e punto di riferimento per le ispezioni. Solamente i prodotti che rispetteranno le indicazioni stabilite sono candidabili alla commercializzazione in regime di denominazione di origine protetta o di indicazione geografica protetta. Inoltre, qualora lo svilupparsi delle conoscenze tecniche e scientifiche lo rendano opportuno, o nel caso in cui si determini una ridefinizione dell area geografica, il disciplinare può essere conseguentemente modificato, con una procedura che verrà successivamente descritta. Il disciplinare è un elemento della più grande importanza per il produttore: varrà sempre la pena, perciò, fare ogni sforzo possibile nella definizione delle sue specificazioni, in modo tale da assicurare da una parte che siano adeguatamente precise e dettagliate, tali da prevenire efficacemente l uso scorretto del nome registrato, dall altra parte però che non siano eccessive o ridondanti, specialmente per evitare i rischi, per i produttori, di non riuscire ad ottenere un prodotto conforme e di evitare che i controlli siano poi troppo elaborati ed onerosi. Il regolamento indica nel dettaglio gli elementi che il disciplinare deve comprendere. Nome Il nome del prodotto agricolo o alimentare deve comprendere la denominazione di origine o l indicazione geografica, cioè il nome della regione, di uno specifico luogo, o, in casi eccezionali, di una nazione (in linea di principio, il nome di una nazione non può essere registrato; potrebbe rendersi possibile solo quando il territorio nazionale preso in considerazione presenti caratteristiche omogenee rispetto a quei fattori che conferiscono particolari specificità al prodotto). In deroga a questa indicazione generale, la normativa prevede che sia per le Dop che per le Igp si può ricorrere ad un nome tradizionale, non necessariamente geografico, che indichi un prodotto dell agricoltura o un alimento che trae origine da una specifica regione o da una definita area geografica. Si tengano presenti inoltre, a proposito del nome, i casi, già menzionati, in cui una denominazione non può essere registrata. Il nome geografico può riferirsi ad un comune, una provincia o una regione, ma anche ad una zona 109 non amministrativa che sia però ben delimitata e di uso comune (es Daunia, Brianza, Garfagnana ). Esso può eventualmente essere presentato anche come aggettivo (es. pugliese, vicentina ). Lo stesso nome geografico può essere utilizzato per prodotti diversi. Il nome geografico deve inoltre corrispondere il più possibile all area di produzione del prodotto, anche se non è necessariamente richiesta la coincidenza geografica esatta. Una denominazione può infine raggruppare differenti tipologie di uno stesso prodotto. Le menzioni che specificano la tipologia di prodotto possono poi essere inserite in etichetta. Descrizione del prodotto Il regolamento prevede che la descrizione del prodotto includa l indicazione delle materie prime, se del caso, e delle principali caratteristiche fisiche, chimiche, microbiologiche o organolettiche del prodotto agricolo o alimentare. Il significato di questa sezione è quello di anticipare la specificità del prodotto. Infatti la specificità consente l oggettiva differenziazione di un prodotto dagli altri della stessa categoria attraverso le caratteristiche conferitegli dalla sua origine. La descrizione è l elemento essenziale che consente ai produttori di meglio rispettare le specifiche caratteristiche del prodotto, ma istituisce pure un punto di riferimento per i controlli: per questo motivo le informazioni dovranno essere riportate in maniera chiara e sintetica, limitandosi a quelle veramente caratterizzanti il prodotto, ed evitando quindi di rendere obbligatori troppi requisiti, al fine di evitare, come si è precedentemente evidenziato, sia il rischio che i produttori non riescano ad ottenere un prodotto conforme, sia di evitare che i controlli siano poi troppo elaborati ed onerosi. La descrizione deve includere le materie prime da usare e, lì dove sia opportuno, fornire le informazioni su specie, razza, varietà, nonché su caratteristiche come ad esempio forma, colore, peso, contenuto minimo di grasso, massimo contenuto acquoso, tipo di batteri presenti, colore, sapore, aroma, odore, ecc. È importante pure indicare in che modo il prodotto si presenta. La denominazione protetta, per esempio, potrebbe essere riservata al prodotto fresco o integro. Se al nome è consentito designare il prodotto in uno stadio successivo, per esempio, dopo che è stato tagliato, affettato, grattugiato e/o impacchettato, ciò dovrà essere indicato come per ogni altra specifica indicazione richiesta. Ciò metterà in grado il richiedente di determinare a quale punto (o fino a quale punto) del processo di trasformazione il prodotto continua ad esibire le caratteristiche proprie ascrivibili a quel nome. Nel caso in cui il soggetto promotore ritenga opportuno differenziare, all interno della denominazione, più tipologie di prodotto, è necessario evidenziare le caratteristiche e gli elementi specifici di tali tipologie. Zona geografica Questa rappresenta l area all interno della quale viene ottenuto il prodotto: come già detto, nel caso delle Dop tutte le fasi avvengono nella zona delimitata, mentre per le Igp basta una sola fase 1110 (generalmente l ultima). La delimitazione dell area geografica tipica, da inserire nel disciplinare, deve essere definita sulla base di valutazioni che tengano in considerazione non solo l individuazione della zona tradizionale di produzione e trasformazione del prodotto e l omogeneità delle condizioni ambientali e territoriali che condizionano la peculiarità del prodotto stesso, ma anche valutazioni economiche sulla potenzialità produttiva dell area individuata, al fine di evitare che un numero troppo ristretto di produttori e scarsi quantitativi di prodotto rendano poi eccessivi i costi delle attività consortili e di controllo. I confini dell area sono determinati tenendo presenti i fattori naturali o umani che conferiscono al prodotto finale le sue particolari caratteristiche (vedi più avanti la sezione legame con il territorio ). A seconda dell uniformità delle condizioni pedo-climatiche della zona, la delimitazione può essere fatta inserendo interi comuni o province oppure definendo minuziosamente i confini geografici; tuttavia, a meno che non vi siano fondati motivi per fare diversamente, risulta molto più semplice, anche per l effettuazione dei controlli, definire l area con i confini amministrativi dei comuni o delle province. In questa sezione sono contemplati eventuali documenti di supporto, come carte geografiche, o altri documenti utili a supportare la delimitazione dell area geografica. Prova dell origine Questa sezione si occupa delle evidenze relative all'origine del prodotto agricolo o alimentare nell area geografica dichiarata. Ciò è collegato al concetto di tracciabilità del prodotto, vale a dire, la possibilità di seguirne il suo percorso a partire dalla materia prima fino alla sua destinazione finale. La descrizione che viene fatta in questa sezione deve includere le misure adottate per assicurare tale tracciabilità: per esempio il mantenimento di appositi elenchi o registri e gli specifici controlli. A corredo di ciò possono inoltre essere utilmente esibiti documenti illustrativi quali diagrammi di flusso o tavole che mostrino tutte le fasi del processo ed i punti di controllo. Metodo di produzione La metodologia produttiva cui si fa riferimento in questa sezione deve essere riportata in modo tanto chiaro da consentire a chiunque si trovi nella medesima area geografica, di intraprendere la stessa produzione sulla base delle informazione fornite dal disciplinare. La descrizione del metodo di produzione ovviamente differisce a seconda del tipo di prodotto: così ad esempio per un prodotto vegetale si specificheranno le varietà, i portainnesti, il numero di piante per ettaro, le date di semina e di raccolta, i metodi di raccolta, stoccaggio, ecc. a seconda che si tratti di una coltura erbacea o arborea; per un animale la razza, il metodo di allevamento, l alimentazione, l età di macellazione, la classificazione delle carcasse, ecc.; per un prodotto trasformato si specificheranno le materie prime e le loro caratteristiche, ed i processi di preparazione, trasformazione ed elaborazione richiesti. Se gli interventi operati sul prodotto, come ad esempio il grattugiamento, l'affettamento e/o la stes- 1211 sa operazione di packaging devono essere garantiti nell'area geografica data, tale disposizione deve essere adeguatamente giustificata in modo tale da evidenziarne la necessità e l adeguatezza rispetto all obiettivo prefisso di tutela della denominazione in termini di salvaguardia della qualità e dell autenticità del prodotto. Legame con il territorio Il chiarimento della relazione con il luogo di provenienza, costituisce l elemento più importante delle specifiche del prodotto in rapporto alla registrazione come Dop o Igp. La relazione con il luogo deve fornire una spiegazione delle ragioni che legano il dato prodotto ad una certa area e non ad un'altra; vale a dire, fino a che punto le caratteristiche della regione nella quale viene prodotto hanno influenza sul prodotto finale. Sia nel caso di Dop che di Igp, la dimostrazione che l area geografica sia specializzata in una determinata produzione, non costituisce giustificazione sufficiente alla "relazione con il luogo. In tutti i casi, andrebbero enfatizzati gli effetti sulla qualità del prodotto derivanti dalle condizioni ambientali o da altre particolarità locali. DOP - La spiegazione a corredo dovrebbe fornire una descrizione dell ambiente geografico comprensivo di tutti quegli elementi umani e dell habitat che hanno un'influenza sulla qualità o sulle caratteristiche del prodotto. I fattori naturali cui si fa riferimento sono costituiti da specifiche caratteristiche del territorio che influenzano tecniche e consuetudini produttive, o che forniscono alle materie prime specifiche peculiarità. Informazioni di rilievo possono riguardare suolo e sottosuolo, la configurazione geografica dell area, rilievi e pendii, clima e microclima, vegetazione, morfologia del terreno, ecc. Andrebbero fornite delucidazioni su come le particolari caratteristiche del luogo possono influenzare il prodotto finale e le ragioni secondo le quali la produzione in esame è adatta a quello specifico ambiente. Anche gli elementi collegati ai fattori antropologici hanno un impatto sugli specifici metodi locali di produzione. Per esempio, la selezione di specifiche varietà vegetali o razze animali, il tipo di coltura o di allevamento, l adattamento all'area geografica che ben si associa al metodo produttivo, speciali strutture connesse alla produzione (mulini, locali di conservazione, ecc.), ma anche il patrimonio di conoscenze locali o di particolari capacità realizzative. Nella maggior parte dei casi, i fattori naturali interagiscono strettamente con quelli umani. Risulta importante spiegare in che modo i produttori, dovendo sviluppare il loro prodotto, abbiano tratto vantaggio dalle specifiche caratteristiche del territorio. Talvolta, i produttori riescono a trarre benefici da ciò che, altrove, costituirebbe un handicap. I produttori devono chiarire la relazione intercorrente tra le caratteristiche dell area geografica designata e le prerogative del prodotto; devono inoltre giustificare l obbligo di effettuare tutte le operazioni nella zona identificata. Le spiegazioni addotte devono implicare motivazioni reali ed oggettive. Le analisi del profilo organolettico o delle specifiche caratteristiche fisiche del prodotto (tessitura, forma, colore, sapore, odore, ecc.), sono spesso utilizzate per dimostrarne le pretese prerogative d u- 1312 nicità. Può tornare utile in questo contesto la presentazione dei risultati di analisi di laboratorio. IGP - Nell avanzare una richiesta di registrazione di Igp, è consigliabile sia chiaramente specificato se questa è inoltrata sulla base di specifiche qualità o caratteristiche (che allora dovrebbero essere illustrate) oppure in conseguenza della reputazione del prodotto. Le richieste fondate solo sulla reputazione del prodotto dovrebbero essere compendiate da prove chiare e dettagliate che accludano, per esempio, la letteratura attinente ed indagini sui consumatori. Come qualità determinata, può essere posto in evidenza un elemento specifico che marca la differenza con i prodotti convenzionali dal punto di vista del prodotto stesso e/o del suo ottenimento. Nella maggior parte dei casi, i dati economici costituiranno un elemento irrilevante ai fini della richiesta di registrazione, benché, in talune circostanze, potranno essere utilizzati come informazioni complementari. Per esempio, se il prodotto in questione spunta un prezzo normalmente maggiore rispetto a quelli similari potrebbe essere considerato elemento indicativo della reputazione. Strutture di controllo In questa sezione dovrebbero essere contenuti il nome e l indirizzo delle autorità o degli organismi che verificano il rispetto delle disposizioni del disciplinare, e i relativi compiti specifici. Il nome dell organismo di controllo prescelto potrà però anche essere omesso nel disciplinare, per evitare che un successivo cambiamento di tale organismo debba comportare una modifica del disciplinare. In questo caso quindi sarà sufficiente inserire in questa sezione del disciplinare una frase come Il controllo per l applicazione delle disposizioni del presente disciplinare di produzione è svolto da una struttura di controllo conformemente a quanto stabilito dall art. 11 del regolamento (CE) n. 510/2006. Etichettatura Questa sezione accoglie i dettagli specifici relativi all etichettatura e collegati all indicazione Dop o Igp. In essa saranno pertanto indicate le eventuali tipologie di confezione, nonché le informazioni che, fatti comunque salvi i requisiti di legge, dovranno essere indicate sul prodotto, le modalità con cui saranno riportate, nonché le eventuali informazioni consentite. Il marchio della denominazione deve essere ben definito in tutti gli aspetti che lo riguardano: le dimensioni del logo, il tipo di carattere delle scritte, le loro dimensioni ed il loro colore, i pantoni dei colori. In questa sezione potranno pure essere collocate le specifiche d etichettatura per prodotti che utilizzano la Dop o Igp come ingrediente. E infine da rilevare che il regolamento 510/2006 rende obbligatoria la dicitura Dop o Igp (o i simboli comunitari ad esse associati) sull etichetta dei prodotti originari della Comunità, conformi al disciplinare registrato. 1413 Esigenze nazionali o comunitarie In questa sezione vanno riferiti e, nell eventualità, illustrati chiaramente, gli eventuali requisiti da rispettare in virtù di disposizioni nazionali o comunitarie. 1.4 IL DOCUMENTO UNICO Per migliorare e rendere più efficace l iter di registrazione, la Commissione ha introdotto, con il regolamento 510/2006, il documento unico per la presentazione delle domande, che è destinato ad essere pubblicato e contiene tutti i dati necessari ai fini della registrazione, dell informazione e dei controlli. Il documento unico è limitato agli elementi seguenti: gli elementi principali del disciplinare: la denominazione, la descrizione del prodotto, incluse eventualmente le norme specifiche applicabili al suo condizionamento ed alla sua etichettatura, e la descrizione concisa della delimitazione dell area geografica; la descrizione del legame del prodotto con l ambiente geografico (per le Dop) o con l origine geografica (per le Igp), inclusi, eventualmente, gli elementi specifici della descrizione del prodotto o del metodo di ottenimento che giustifica il legame. Il documento unico appare, nell attuale procedura di registrazione, come un elemento di particolare importanza: richiedendo infatti l indicazione puntuale dei principali elementi del disciplinare e la descrizione del legame prodotto-territorio, rappresenta il documento che, al livello comunitario, dovrà assicurare una effettiva omogeneità operativa ed un trattamento paritario tra le diverse domande di registrazione. 1.5 PROCEDURA DI REGISTRAZIONE La registrazione è il risultato di un'iniziativa privata e volontaria da parte dei produttori interessati: il primo passo è dato dalla presentazione di una richiesta di registrazione. Il richiedente Il regolamento prevede che la domanda di registrazione può essere presentata esclusivamente da un associazione. Il regolamento inoltre precisa che per associazione si intende qualsiasi organizzazione, a prescindere dalla sua forma giuridica o dalla sua composizione, di produttori o di trasformatori che trattano il medesimo prodotto agricolo o il medesimo prodotto alimentare. Altre parti interessate (ad esempio anche i consumatori) possono far parte dell associazione. Una associazione può presentare domanda di registrazione esclusivamente per i prodotti agricoli o alimentari che essa stessa produce o elabora. 1514 Il regolamento prevede che a determinate condizioni - che saranno determinate in base all art. 16 Modalità di applicazione una persona fisica o giuridica possa essere equiparata ad una associazione. Questo era già contemplato nel precedente regolamento, e si verifica quando nell area interessata sia un'unica persona od azienda a produrre con la denominazione da registrare; in questo caso, il singolo produttore può presentare domanda di registrazione solo se egli pratica metodi locali, leali e costanti, e se l area definita è evidentemente diversa da quelle limitrofe, oppure se il prodotto è diverso dagli altri. Tuttavia, le descrizioni particolareggiate del prodotto saranno verificate in modo da assicurare che esse non siano state formulate in modo tale da fornire a qualsivoglia produttore un monopolio sul prodotto. Inoltre la circolare del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali n. 4 del 28 giugno che ha per oggetto l istanza di registrazione di Dop ed Igp e l individuazione delle relative procedure amministrative precisa che l associazione, oltre ad essere espressione dei produttori e/o trasformatori ricadenti nel territorio interessato, debba essere costituita con atto pubblico ed abbia tra gli scopi sociali la registrazione del prodotto per il quale presenta la domanda. Inoltre l associazione deve essere stabile, nel senso che vi deve essere la previsione statutaria dello scioglimento non prima di aver raggiunto lo scopo per il quale era sorta, ovvero l impossibilità di raggiungerlo. All associazione infine sono equiparati anche i Comitati promotori o organizzatori aventi i requisiti sopra descritti, idonei a rappresentare gli interessi economici dei produttori e/o trasformatori che ne facciano parte. Il contenuto della richiesta La richiesta deve dichiarare con chiarezza se la denominazione da sottoporre a registrazione sia relativa ad una indicazione geografica protetta ovvero ad una denominazione di origine protetta. La richiesta di registrazione, ai sensi dell art. 5 del regolamento CE e della circolare Mipaf n. 4/2000, deve essere presentata dall associazione al Mipaf, firmata dal legale rappresentante, e corredata da: relativa delibera assembleare (o documento equipollente) per ogni prodotto per il quale si chiede il riconoscimento in ambito comunitario; atto costitutivo e statuto; disciplinare; documento unico; relazione tecnica; relazione storica; cartografia. Del disciplinare e del documento unico si è già detto. La relazione storica deve contenere gli elementi atti a comprovare che il prodotto è storicamente originario delle zona di produzione individuata dal disciplinare; inoltre, specie per la richiesta di 1615 Igp, va comprovata la rinomanza e la tradizionalità dell uso del nome geografico che viene inserito nella denominazione. La relazione deve fare riferimento a specifiche prove documentali (sotto forma di vecchi testi, articoli di giornale, foto, manifesti e locandine di fiere e manifestazioni, contratti e fatture di vendita, vecchie ricette tradizionali, e così via) che possano sostenere la rinomanza e la storicità del prodotto. E importante tenere presente che le prove documentali devono avere almeno 25 anni, e che non si limitino ad attestare genericamente la presenza di un prodotto sul territorio (in quanto si presume che molti prodotti agricoli hanno trovato nel tempo larga diffusione in Europa, senza per questo evidenziare particolari peculiarità) quanto piuttosto facciano specifico riferimento al nome distintivo e rinomato del prodotto, che verrà inserito nella denominazione. La relazione tecnica invece, ha come scopo principale quello di evidenziare le peculiarità del prodotto di cui si richiede la denominazione rispetto a quello convenzionale, e quali sono le particolarità del processo di produzione che permettono di ottenere tali peculiarità. Nella relazione dovranno quindi essere riportati, in modo esaustivo, gli elementi che caratterizzano il prodotto, ed in particolare la sua descrizione, la descrizione dettagliata del metodo di ottenimento del prodotto stesso, gli elementi che ne comprovano il legame con il territorio. Alla relazione possono essere allegati documenti come analisi chimiche, sensoriali, pubblicazioni scientifiche sul prodotto, ecc.. Le informazioni più significative della relazione tecnica sono poi riportate nei rispettivi capitoli del disciplinare di produzione. Per quanto riguarda infine la cartografia, la circolare n. 4/2000 prescrive che essa sia di dimensioni tali da consentire l individuazione precisa della zona di produzione e dei suoi confini. E necessario inoltre allegare una cartina dell Italia, sulla quale dovrà essere individuata la zona di produzione e/o trasformazione, in modo tale da consentire ai rappresentanti degli altri Paesi comunitari di avere cognizione della localizzazione della zona di produzione rispetto al territorio del nostro Paese. Contestualmente inoltre può essere presentato il parere della Regione o Provincia autonoma; in caso contrario questo verrà acquisito dal Mipaf successivamente. Tale parere deve contenere elementi di valutazione idonei a definire il contesto socio-economico e produttivo nel quale si collocano il soggetto richiedente ed il prodotto del quale si chiede la registrazione. Le diverse Regioni o Province autonome hanno a loro volta adottato, per la formulazione del parere, una loro procedura, con caratteristiche e tempistiche più o meno simili a quella prevista dal Ministero. Procedura a livello nazionale Il Mipaf, ricevuta la domanda di registrazione con la relativa documentazione, verifica, entro 30 giorni, la legittimazione del soggetto richiedente. Se il soggetto richiedente non risulti legittimato a presentare istanza, la domanda viene respinta; in caso contrario il Mipaf comunica l inizio del procedimento e il nominativo del funzionario responsabile. Il Ministero verifica a questo punto che la domanda sia giustificata, la documentazione sia comple- 1716 ta, siano soddisfatti i requisiti e le condizioni previste dal regolamento CE, la disciplina tecnica sia adeguata. In presenza di condizioni ostative o requisiti non soddisfatti, il Ministero informa della problematica il soggetto richiedente, nonché la Regione o Provincia autonoma territorialmente competente, rimanendo in attesa della rimozione delle cause del rilievo, le quali, se non eliminate, provocano la chiusura del procedimento. Ultimata la verifica di cui sopra con esito positivo, il Ministero ne dà comunicazione all associazione ed alla Regione o Provincia autonoma. Successivamente viene organizzata una riunione di pubblico accertamento, in luogo concordato con l associazione richiedente, con le Regioni e/o Province autonome, con le Camere di Commercio territorialmente competenti, riunione cui sono invitati a partecipare i Comuni, le organizzazioni professionali e di categoria, i produttori e gli operatori economici interessati. Scopo di questa riunione è di permettere al Ministero, in quanto soggetto preposto alla notifica alla Commissione Europea della domanda di registrazione di Dop e Igp, di verificare la rispondenza della disciplina proposta agli usi leali e costanti previsti dal regolamento CE. In conseguenza della riunione di pubblico accertamento il Ministero elabora eventuali ulteriori valutazioni, sentendo anche il soggetto che ha richiesto la registrazione. Il Ministero provvede infine a pubblicare sulla Gazzetta Ufficiale la proposta di riconoscimento, con il disciplinare proposto, in modo tale che tutti i soggetti interessati possano prenderne visione e, nel caso, formulare valutazioni e osservazioni entro il termine di 30 giorni. Trascorso tale termine, in mancanza di osservazioni o dopo averle valutate e aver risolto eventuali dissensi, l Amministrazione notifica alla Commissione Europea la richiesta di registrazione e la documentazione relativa. Il regolamento CE prevede che la documentazione che lo Stato membro deve far pervenire alla Commissione comprenda: il nome e l indirizzo dell associazione richiedente; il documento unico; una dichiarazione dello Stato membro che la domanda presentata dall associazione e che beneficia della decisione favorevole soddisfa, a suo giudizio, le condizioni del regolamento e relative disposizioni di applicazione; il riferimento della pubblicazione del disciplinare. Ai sensi dell art. 5 comma 6 del regolamento CE, a decorrere dalla data di presentazione della domanda alla Commissione lo Stato membro può accordare (ciò avviene attraverso la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale di un decreto del Mipaf), alla denominazione, una protezione a titolo transitorio a livello nazionale che, terminato l esame da parte dei servizi della Commissione, sarà poi sostituita da quella comunitaria. Procedura a livello comunitario La Commissione esamina le richieste pervenute. Ha tempo dodici mesi per verificare, attraverso un indagine formale, che la richiesta sia conforme a tutti i requisiti necessari, e che il nome sia giudi- 1817 cato sottoponibile a protezione. Qualora la Commissione rilevi che la richiesta sia poco chiara o necessiti di complementi di informazione, può richiedere informazioni supplementari al Paese Membro, iniziando spesso un carteggio che, tenuto conto dei tempi tecnici, ha fino ad oggi in molti casi ritardato notevolmente la procedura. Qualora la Commissione trovi la richiesta rispondente ai requisiti di registrazione, pubblica sulla Gazzetta Ufficiale della Comunità Europea il documento unico ed il riferimento della pubblicazione del disciplinare. Eventuali dichiarazioni oppositive potranno essere trasmesse alla Commissione entro sei mesi dalla data della pubblicazione. Se la Commissione riceve una dichiarazione d'opposizione, viene dato il via ad una apposita procedura che è prevista dettagliatamente all art. 7 del regolamento CE. Tali dichiarazioni d opposizione possono essere inviate alla Commissione da uno dei Paesi membri o anche da Paesi terzi. Anche persone fisiche o giuridiche stabilite o residenti in uno Stato membro, diverso da quello in cui è stata richiesta la registrazione, possono opporsi alla registrazione mediante presentazione di una dichiarazione debitamente motivata. Questa richiesta dovrà essere presentata allo Stato membro in cui si risiede, in tempi utili per permettere l opposizione nei termini stabiliti. Per persone fisiche o giuridiche stabilite o residenti in un Paese terzo infine, la dichiarazione può essere presentata alla Commissione o direttamente o attraverso le autorità del proprio paese. Una dichiarazione di opposizione è ammissibile solo se dimostra che: il prodotto non rispetta le condizioni per la definizione di una Dop o di una Igp; oppure se il nome è da considerarsi generico; oppure se il nome è in conflitto con il nome di una razza animale o di una varietà vegetale; oppure se dimostra che la registrazione di quel nome danneggerebbe l esistenza di una denominazione omonima o parzialmente omonima, o di un marchio, ovvero di prodotti già legalmente presenti sul mercato da almeno cinque anni. Quando la Commissione riceve una dichiarazione di opposizione, per prima cosa ne esamina l ammissibilità. Qualora ne riscontrasse l inammissibilità, la rigetta. In tal caso la domanda di registrazione del nome continua il suo corso: una volta scaduto il periodo di sei mesi consentito per le opposizioni, il nome verrà registrato. Tuttavia, qualora l obiezione fosse ritenuta ammissibile, la Commissione invita gli interessati ad avviare idonee consultazioni ed a trovare un accordo nel termine di sei mesi. Qualora non vi pervengano, interviene la Commissione con l assistenza del comitato permanente per le Dop e le Igp. La procedura d opposizione, perciò, garantisce che un nome non possa essere protetto in modo ingiustificato. Inoltre, consentendo a tutte le parti interessate di esprimere la propria opinione, si prefigge il raggiungimento di soluzioni equilibrate. Se nessuna dichiarazione d opposizione perviene entro i sei mesi successivi alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, o se l esito di una procedura d opposizione ne dimostra l infondatezza, il nome in questione viene iscritto dalla Commissione nel registro delle denominazioni d origine protette o in quello delle indicazioni geografiche protette. 1918 Modifiche del disciplinare e cancellazione L associazione legittimamente interessata può richiedere l approvazione di una modifica del disciplinare, in particolare per tenere conto dell evoluzione delle conoscenze scientifiche e tecniche o per rivedere la delimitazione della zona geografica cui la denominazione si riferisce. La procedura prevista dalla Commissione per le variazioni del disciplinare prevede due casi: quando la richiesta di modifica comporta una o più variazioni del documento unico, la sua approvazione ricalca l iter già visto per le nuove richieste; solo nel caso si tratti di modifiche giudicate minori, la Commissione può decidere e pubblicare la sua decisione senza attivare la procedura di richiesta di eventuali opposizioni; quando invece la modifica non comporta variazioni al documento unico, è lo Stato membro che si pronuncia sull approvazione della modifica e, in caso di parere positivo, pubblica il disciplinare modificato ed informa la Commissione delle modifiche approvate e delle relative motivazioni; se però la zona geografica è situata in un Paese terzo, sarà la Commissione a pronunciarsi sull approvazione della modifica proposta. Questa procedura semplificata si applica anche in caso di modifiche temporanee del disciplinare in seguito ad imposizione di misure sanitarie o fitosanitarie obbligatorie da parte delle autorità pubbliche. Per quanto riguarda invece la cancellazione della registrazione di una Dop o una Igp, sono previste due eventualità. La prima si configura qualora ve ne sia la richiesta da parte del gruppo, ovvero della persona fisica o giuridica coinvolta, sempre che le autorità nazionali decidano di dar seguito a tale procedura presso la Commissione. La seconda si realizzerebbe per giusta causa nel momento in cui non fosse ulteriormente assicurata l adesione del prodotto alle specifiche dichiarate all atto della registrazione. 1.6 REGISTRAZIONE DI IGP E DOP RIGUARDANTI PAESI TERZI Il regolamento CE 2081/92 (e soprattutto le modifiche ad esso apportate con il reg. 692/2003) prevedeva già la possibilità di registrazione di indicazioni geografiche (Dop ed Igp) localizzate in Paesi terzi. Riguardo tale sistema di registrazione, ritenuto penalizzante, e riguardo il regime di coesistenza tra i marchi di impresa e le indicazioni geografiche, gli Stati Uniti e l Australia hanno presentato all Omc (Organizzazione mondiale del commercio) un ricorso; in una decisione, pubblicata nel 2004, un panel dell Omc ha sostanzialmente sostenuto la correttezza del regime comunitario delle indicazioni geografiche e ha respinto la maggior parte delle denunce mosse dagli Stati Uniti e dall Australia. La decisione dell Omc ha però anche riconosciuto che il regime di accesso al sistema di protezione delle indicazioni geografiche europeo era, per i produttori dei Paesi terzi, eccessivamente penalizzante a causa delle clausole di equivalenza e di reciprocità e costituiva un trattamento meno favorevole non giustificato alla luce del diritto internazionale. Il nuovo regolamento pertanto garantisce la conformità del regime in ordine ai due aspetti che sono 2019 stati oggetto di critiche: innanzitutto, è stato abrogato il requisito, precedentemente imposto ai Paesi terzi, della reciprocità ed equivalenza della protezione, e, in secondo luogo, è stata offerta agli operatori di tali Paesi la possibilità di presentare domande ed eventuali opposizioni direttamente, senza bisogno dell intervento dei loro governi. La richiesta di una denominazione di origine protetta o di una indicazione geografica protetta localizzata in un Paese terzo, può pertanto ora essere rivolta direttamente dall associazione di produttori e/o trasformatori interessata alla Commissione e deve contenere gli elementi richiesti in generale dal regolamento: indicazione del gruppo proponente, disciplinare di produzione e documento unico. Per accedere alla registrazione, è necessario però che l indicazione geografica sia protetta giuridicamente nello Stato di origine. 1.7 EFFETTI GIURIDICI DELLA REGISTRAZIONE Le denominazioni che ottengono il riconoscimento comunitario vengono iscritte nel registro delle denominazioni di origine protette e delle indicazioni geografiche protette. L avvenuta registrazione assicura una tutela molto estesa delle Dop ed Igp, per evitare usurpazioni, imitazioni o anche evocazioni che possano ingannare i consumatori. Diritti d esclusiva La registrazione conferisce ai produttori il diritto d esclusiva all utilizzo del nome per il loro prodotto. Questo è da intendersi come diritto alla proprietà intellettuale. Una delle caratteristiche del diritto acquisito è che esso appartiene non solo ai produttori che avanzano la richiesta in quel determinato luogo, vale a dire ai membri originari dell'associazione di produttori richiedenti, ma anche a tutti gli altri produttori presenti nella specifica area geografica, sempreché si conformino alle condizioni di produzione stabilite nelle specificazioni di registrazione del prodotto. Tutti i produttori presenti nell area geografica interessata, possono fare proibizione a persone terze di utilizzare il nome registrato. La registrazione, pertanto, conferisce diritto d esclusiva all uso del nome. Solo tali produttori possono commercializzare o pubblicizzare il loro prodotto col nome registrato, usufruendo della designazione di Indicazione Geografica Protetta (Igp) o Denominazione di Origine Protetta (Dop). In più, i Paesi membri possono consentire ai produttori l uso delle loro corrispondenti indicazioni nazionali: per esempio, in Francia, solo un prodotto il cui nome è stato registrato, o per il quale è stata avanzata richiesta di registrazione alla Commissione, può essere commercializzato con la specifica di appellation d origine contrôlée" (AOC). Il diritto d esclusiva conferisce ai produttori la possibilità di distinguere i loro prodotti da quelli concorrenti presenti sul mercato, e, contemporaneamente, assicura ai consumatori informazioni affidabili sul prodotto stesso. L applicazione dei diritti d esclusiva è pianificata e realizzata ad opera dei Paesi membri. Pertanto, è 2120 demandata agli stessi la decisione di mettere in essere le procedure applicative di salvaguardia su loro propria iniziativa (ex officio) o in base a denuncia di chi detiene i diritti su Dop, Igp o Stg. La difesa dalle violazioni ai diritti d esclusiva di Dop/Igp/Stg negli scambi internazionali è affidato alle dogane, secondo il Regolamento del Consiglio (CEE) n. 1383/2003 del 22 luglio 2003, in vigore dal 1 luglio Secondo tale Regolamento, le dogane sono espressamente autorizzate ad agire su richiesta ed ex officio. Estensione della protezione La prerogativa fondamentale fornita dal diritto d esclusiva è di mettere in grado i produttori interessati di impedire che altri produttori utilizzino il nome. L Articolo 13 del regolamento stabilisce l esatto significato del termine uso, ed enuncia i poteri a disposizione dei detentori dei diritti. Questi poteri sono ampi. La proibizione copre tutte le pratiche tese a trarre ingiustificato vantaggio dalla reputazione acquisita da un prodotto fornito di indicazione geografica protetta o denominazione di origine protetta. Il regolamento, pertanto, rafforza duraturamente la posizione dei produttori titolati, all uso del nome registrato per il loro prodotto. Il regolamento proibisce espressamente: ogni utilizzo commerciale, diretto od indiretto, del nome, per prodotti non coperti da registrazione, nella misura in cui detti prodotti siano comparabili a quelli aventi nome registrato; lì dove, invece, i prodotti non siano comparabili a quelli registrati, la proibizione si applica solo nella misura in cui il loro utilizzo del nome sfrutti la reputazione del nome protetto; ogni uso scorretto, imitazione o evocazione, anche previa indicazione della reale origine del prodotto, o se il nome protetto è tradotto in altra lingua o accompagnato da espressioni del tipo: stile, tipo, metodo, come prodotto in, "imitazione o simili. Questa proibizione è della più grande importanza; essa va oltre la mera necessità di non ingannare i consumatori, e dimostra, ancora una volta, la posizione solida che viene conferita ai produttori, tutelati a norma di legge, rispetto all usurpazione diretta o indiretta dei loro diritti; ogni altra indicazione falsa o fuorviante relativa a provenienza, origine, natura o qualità essenziali del prodotto, che compaia all esterno o all interno della confezione, su materiali pubblicitari o su vari altri documenti, ovvero l uso di contenitori per il package tali che comunichino una falsa impressione circa l origine del prodotto stesso; ogni altra pratica che possa trarre in inganno il pubblico circa la reale origine del prodotto. Il regolamento stabilisce pure che un nome protetto non possa diventare generico, sia che il produttore difenda il proprio diritto, sia che non lo faccia. 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