Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2018/12/operazioni-soggettivamente-inesistenti.html
Timestamp: 2019-06-26 03:45:01+00:00
Document Index: 114108932

Matched Legal Cases: ['art. 75', 'art. 53', 'art. 14', 'art. 75', 'art. 14', 'art. 6']

Operazioni soggettivamente inesistenti e deducibilità dei relativi costi
I costi delle operazioni soggettivamente inesistenti sono deducibili per il solo fatto che siano stati sostenuti, anche nell’ipotesi in cui l’acquirente sia consapevole del carattere fraudolento delle operazioni, salvo che siano in contrasto con i principi generali di deducibilità.
La Corte di cassazione, con l’Ordinanza n. 25027 del 10/10/2018, ha chiarito quali sono i presupposti di deducibilità dei costi, in caso di contestazione di operazioni inesistenti.
Nel caso di specie, l’Agenzia delle Entrate notificava alla società contribuente un avviso di accertamento, relativo all’anno di imposta 2002, emesso a seguito di un Pvc della GdF, con cui veniva contestata la partecipazione ad operazioni commerciali soggettivamente inesistenti, relativamente all’acquisto di autoveicoli dal mercato estero, tramite fornitori “cartolari”.
Veniva quindi rettificate le relative dichiarazioni fiscali, escludendo le corrispondenti detrazioni IVA e la deducibilità, ai fini IRPEG ed IRAP, dei costi di acquisto, riferibili alle anzidette operazioni soggettivamente inesistenti.
L’atto veniva impugnato innanzi alla Commissione Tributaria Provinciale di Macerata, che accoglieva parzialmente il ricorso, riconoscendo il comportamento fiscalmente illecito della società, ma limitandosi a confermare la indetraibilità dell’IVA e non anche la indeducibilità (ai fini IRPEG ed IRAP) dei costi di acquisto delle autovetture.
L’Ufficio proponeva quindi appello innanzi alla Commissione Tributaria Regionale delle Marche, la quale rigettava il gravame, affermando che era pacifico che la società contribuente avesse svolto commercio di autovetture, generando ricavi a fronte dei quali occorreva quindi anche considerare, nella determinazione del reddito imponibile ai fini delle imposte dirette, i costi di acquisto.
L’Amministrazione finanziaria ricorreva, infine, per la cassazione della sentenza, denunciando la violazione e falsa applicazione dell’art. 75 del Dpr n. 917 del 1986 e dell’art. 53 Cost., nonché dell’art. 14, comma 4 bis, della legge n. 537 del 1993, atteso che la CTR aveva affermato che l’articolo 14 comma 4 bis cit. sarebbe stato operativo anche nel caso di operazioni soggettivamente inesistenti, solo laddove l’operazione commerciale che il contribuente aveva inteso dedurre non fosse stata effettivamente realizzata neppure nella sua oggettività.
L’Agenzia delle Entrate evidenziava, inoltre, come l’impostazione fatta propria dalla CTR si poneva in conflitto con la giurisprudenza di legittimità, tenuto conto che l’inserimento dell’attività commerciale della società contribuente nel delineato meccanismo fraudolento in danno dell’Erario aveva comunque interrotto il rapporto di inerenza tra i costi e l’attività aziendale, escludendolo.
Si concludeva, quindi, chiedendo alla Corte di pronunciarsi sul seguente quesito di diritto: “In materia di imposte sul reddito di impresa, nell’ipotesi di fatture emesse in relazione ad operazioni soggettivamente inesistenti, il diritto alla deduzione dei costi sostenuti da parte del contribuente committente /cessionario è necessariamente subordinato all’assenza dei presupposti dell’illecito penale (anche alla luce dell’articolo 14, comma 4 bis, della legge n. 537/1993, pur non direttamente applicabili alla fattispecie), venendo in tal caso a mancare l’indefettibile requisito della relativa inerenza all’impresa dei relativi costi di cui all’art. 75 del vecchio TUIR n. 917/1986, intesa come rapporto tra un costo e lo svolgimento della specifica attività, che costituisce ragion d’essere stessa dell’impresa, e che è onere del contribuente comprovare”.
L’esame della censura, secondo la Suprema Corte, esigeva una precisazione preliminare.
L’art. 14, comma 4 bis, della L. n. 547 del 1993, nella sua versione originaria, disponeva che: “nella determinazione dei redditi di cui all’art. 6, comma 1, del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22…
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