Source: http://www.eius.it/giurisprudenza/2005/051.asp
Timestamp: 2016-05-03 22:06:06+00:00
Document Index: 105696182

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 83', 'art. 182', 'art. 83', 'sentenza ', 'art. 372', 'sentenza ', 'art. 2703', 'art. 366', 'art. 164', 'art. 163', 'art. 2298', 'art. 33', 'art. 163', 'art. 83', 'art. 156', 'art. 157', 'art. 157', 'art. 157', 'art. 111', 'art. 1', 'art. 182', 'art. 163', 'art. 164', 'art. 164', 'art. 372', 'art. 372', 'art. 157', 'sentenza ']

EIUS - Corte di cassazione, sezioni unite civili, sentenza 7 marzo 2005, n. 4810
Nevico Codognotto il 28 dicembre 1994 ha citato dinanzi al tribunale di Venezia la Cooperativa Saturno S.c.r.l., chiedendo l'annullamento della delibera con la quale il Consiglio di amministrazione lo aveva escluso dalla societ� (per asserita partecipazione ad un'altra cooperativa che esercitava attivit� concorrenziale), ed anche la condanna della convenuta al pagamento di compensi ed al risarcimento del danno.
La Cooperativa si � costituita in giudizio, contestando la proponibilit� della domanda, per effetto di clausola statutaria che ne prevedeva la devoluzione ad un collegio di probiviri formato dai componenti del collegio sindacale, e comunque sostenendo la legittimit� del provvedimento di esclusione.
Ha replicato il Codognotto, pregiudizialmente eccependo la nullit� dell'appello, per invalidit� della procura alla lite, che era stata redatta a margine dell'atto, con affidamento dell'incarico professionale agli avv.ti Ennio Antonucci e Luigino Maria Martellato (difensori diversi da quelli che avevano assistito la Cooperativa in primo grado); la firma di tale procura, ha osservato il Codognotto, non era leggibile, e non consentiva, in carenza di altre indicazioni, di conoscere il nome del legale rappresentante che l'aveva apposta, cos� precludendo ogni verifica circa l'esistenza del potere rappresentativo.
La Corte d'appello di Venezia, con sentenza depositata il 20 dicembre 2000 e notificata il 23 aprile 2001, ha dichiarato inammissibile l'impugnazione, per l'invalidit� di detta procura e per la conseguenziale inidoneit� di essa ad attribuire lo ius postulandi, sul rilievo che il nome di chi l'aveva sottoscritta nella dichiarata veste di legale rappresentante (senza specificazione della carica) non risultava dal contesto dell'atto e che nemmeno i documenti prodotti dall'appellante consentivano di accertare l'identit� dell'autore della firma indecifrabile.
La Sezione prima, cui il ricorso � stato inizialmente assegnato, con ordinanza 11697/2003 ha rimesso gli atti al primo presidente, in quanto ha ravvisato, sulla problematica inerente agli effetti dell'illeggibilit� della firma della procura alla lite, la presenza nella giurisprudenza di legittimit� di difformi soluzioni.
I primi due motivi del ricorso, connessi e quindi da esaminarsi congiuntamente, investono l'affermazione della Corte di Venezia d'inammissibilit� dell'appello per invalidit� della procura ai difensori.
Denunciando la violazione degli artt. 83, 156, 163, 164 e 182 c.p.c., nonch� la contraddittoriet� della motivazione, la Cooperativa Saturno sostiene che non doveva essere ritenuta influente la mancanza, nel testo dell'atto di appello e della procura apposta a margine con firma illeggibile, dell'indicazione del nome e della specifica qualit� del conferente, dato che la relativa irregolarit� non � sanzionata con previsione di nullit�, e che inoltre la certificazione dell'autografia della firma medesima, effettuata dal difensore ai sensi dell'art. 83, comma 3, c.p.c., bastava a dimostrarne la riferibilit� alla persona fisica abilitata a rappresentarla in giudizio.
Il potere di rappresentanza del Pioni, osserva ancora la Cooperativa, era evidenziato dai documenti prodotti (statuto della societ�, verbali del consiglio di amministrazione e dell'assemblea dei soci, comunicazioni e corrispondenza della societ�), ed in ogni caso avrebbe potuto essere provato con ulteriori documenti (quale un certificato della Camera di commercio ed altri verbali assembleari che sono stati allegati al ricorso), ove la Corte di Venezia lo avesse richiesto, nell'esercizio della facolt� di cui all'art. 182, comma 2, c.p.c.
I quesiti proposti con detti motivi si inseriscono nella pi� ampia questione degli effetti dell'illeggibilit� della firma di chi conferisca procura al difensore, ai sensi dell'art. 83, comma 3, c.p.c., al fine di agire o resistere in giudizio in rappresentanza di una societ� individuata con l'esatta denominazione.
Prendendo posizione su divergenti orientamenti in precedenza formatisi nella giurisprudenza di legittimit�, queste Sezioni unite, con sentenza 1167/1994, hanno ritenuto l'invalidit� della procura alla lite, apposta in calce od a margine del ricorso per cassazione con firma illeggibile, e quindi l'inammissibilit� del ricorso stesso, quando il nome del sottoscrittore non risulti dal contesto del mandato o della certificazione di autografia resa dal difensore, n� dal contesto dell'impugnazione, n� da altri atti gi� esistenti al tempo del conferimento della procura medesima (atti producibili nel giudizio di cassazione entro i limiti di cui all'art. 372 c.p.c.).
A corredo di tale affermazione, richiamandosi e sviluppandosi rilievi gi� svolti (sempre a Sezioni unite) con sentenza 714/1993, si � osservato:
- che la certificazione di autografia da parte del difensore, non ricollegabile alle previsioni di cui all'art. 2703, comma 2, c.c. (in tenia di autenticazione della firma di scrittura privata ad opera di notaio od altro pubblico ufficiale all'uopo autorizzato) e qualificabile come "autentica minore", richiede soltanto l'accertamento dell'identit� del soggetto che conferisce la procura e non presuppone una verifica della sua volont�, dei suoi poteri e della sua capacit�;
- che l'identificabilit� di detto soggetto � essenziale per il controllo, da parte del giudice nell'esercizio dei suoi doveri d'ufficio ed anche da parte del destinatario dell'atto, della provenienza dell'impugnazione da procuratore munito dello ius postulandi;
- che, nel difetto di tale identificabilit�, rimane preclusa ed ultronea ogni indagine sulla sussistenza in capo al conferente la procura del potere di rappresentare la societ�.
Il riportato principio � stato condiviso e ribadito da queste Sezioni unite con sentenze 5398/1995 e 5323/2004, e dal prevalente indirizzo delle Sezioni semplici, con riferimento anche all'atto introduttivo del giudizio di primo grado o del giudizio d'appello (vedi, fra le pi� recenti, sentenze 9596/2001, 3116/2002, 3279/2002, 3570/2002, 10441/2002, 13970/2002, 5054/2003, 14005/2003, 15184/2003, 16991/2003, 7137/2004).
Nella stessa linea sostanzialmente si colloca Cassazione, Sezioni unite, 4505/1998, la quale, sia pure al diverso fine del riscontro della sussistenza del requisito dell'identificabilit� della parte ricorrente (art. 366, comma 1, n. 1, c.p.c.), in caso di ricorso per cassazione proposto dal legale rappresentante "pro tempore" di una persona giuridica (senza ulteriori specificazioni), ha ritenuto sufficiente la desumibilit� del relativo dato dall'epigrafe o dal complessivo contesto dell'atto d'impugnazione.
Dalle premesse logiche dell'orientamento predominante si � invece discostata, nella motivazione, Cassazione 10360/2000, la quale, in fattispecie in cui la firma del conferente la procura a margine dell'atto d'appello era stata ritenuta leggibile, ha osservato che la leggibilit� della firma stessa non � comunque condizione della validit� della procura, assicurata dalla certificazione del difensore, ma pu� solo rifluire sulla validit� della citazione, comportandone nullit�, a norma dell'art. 164 c.p.c., quando l'incompletezza delle indicazioni dell'una o dell'altra lascino assoluta incertezza sul requisito richiesto dall'art. 163, comma 3, n. 2, c.p.c. (e cio�, per la persona giuridica, sulla denominazione o sull'organo od ufficio che ne ha la rappresentanza in giudizio).
Si � ritenuto, con queste ultime decisioni, che la procura rilasciata con firma illeggibile, da chi si qualifichi (nella stessa procura o nel contesto dell'atto) come legale rappresentante di societ� dotata di personalit� giuridica, deve presumersi provenire dalla persona fisica investita secondo lo statuto del potere rappresentativo, mentre spetta alla controparte di opporre con deduzioni specifiche e di dimostrare la non riferibilit� di quella sottoscrizione a detta persona.
L'assunto � basato essenzialmente sul rilievo dell'identificabilit� del titolare del potere di rappresentare la societ� e della conoscibilit� della sua firma per il tramite delle risultanze del registro delle imprese; queste infatti consentono di acquisire notizia circa la carica sociale spesa da chi conferisce la procura, e, quindi, circa il nome, la firma ed i poteri dello stesso.
La soluzione � stata recentemente condivisa da Cassazione 6521/2004, la quale l'ha estesa alle societ� prive di personalit� giuridica, come le societ� in nome collettivo, ma soggette ad iscrizione nel registro delle imprese, anche perch� in tale registro, nel periodo anteriore all'abrogazione dell'art. 2298, comma 2, c.c. da parte dell'art. 33, comma 1, della l. 340/2000, sono depositate le firme autografe degli amministratori che hanno la rappresentanza sociale.
Il conferimento mediante procura dell'incarico difensivo, integrando una manifestazione di volont�, � atto della persona fisica, stia in giudizio in proprio ovvero in nome e per conto altrui.
La manifestazione di volont� � tale in quanto sia conosciuta o conoscibile l'identit� dell'autore.
La questione attinente a tale conoscenza o conoscibilit�, nel caso di rappresentanza, � prioritaria ed autonoma rispetto a quella della sussistenza dei potere rappresentativo. Solo se e dopo che sia noto il soggetto definitosi come rappresentante � possibile e conferente indagare sulla rispondenza a realt� della relativa enunciazione. Le due problematiche non sono sovrapponibili; correlativamente, i dati riguardanti la spettanza del potere di rappresentanza sono rilevanti esclusivamente in un momento successivo (ed eventuale), ove il potere stesso sia in discussione.
L'identificazione del conferente la procura pu� essere direttamente offerta dalla leggibilit� della sua firma, oppure, in caso d'illeggibilit�, dall'espressa indicazione del suo nome nel testo della procura medesima (o di timbri e diciture che ne facciano parte).
Equipollente � la presenza di quel nome nell'atto in calce od a margine del quale la procura � apposta, il quale, ove si tratti di citazione, a sua volta deve dare notizia, ai sensi dell'art. 163, comma 3, n. 2, c.p.c., dell'organo o dell'ufficio dotato del potere di rappresentare in giudizio la societ�, tenendosi conto che tali modalit� di conferimento del mandato difensivo danno unitariet� al documento nel suo complesso e precludono un esame separato o parcellizzato delle singole componenti.
La certificazione dell'autografia, resa dal difensore ai sensi dell'art. 83, comma 3, c.p.c., non � invece valorizzabile ai fini in esame (sempre che in essa non sia menzionato il nome del sottoscrittore).
A quest'ultimo proposito non � infatti invocabile (come pure ritenuto da Cassazione 10963/2004) la presunzione di legittimit� dell'operato del difensore, anche con riferimento al dovere di conoscere l'identit� della persona di cui dichiara vera la firma (la certificazione non emenda la mancata indicazione del nome del sottoscrittore).
Il presumibile adempimento di tale dovere, ove privo di esplicitazione nel documento, rimane interno al rapporto professionale, e comunque non � utile per l'individuazione di chi ha dato l'incarico difensivo; in ogni caso non pu� fare insorgere un onere di contestazione a carico dell'altra parte in causa, in quanto il disconoscimento di un fatto logicamente ne presuppone la notizia.
Situazione d'identificabilit� del conferente deve anche ravvisarsi quando l'atto, unitariamente inteso come si � detto, enunci una sua specifica funzione o carica nell'ambito dell'organizzazione societaria, quale ad esempio quella di unico rappresentante legale, di unico socio accomandatario, di presidente o vice presidente del Consiglio di amministrazione, di amministratore delegato o di direttore generale, alla condizione per� che il nome del titolare di tale funzione o carica emerga dagli altri atti della causa, ovvero, in assenza, sia desumibile dalle risultanze del registro delle imprese, nel quale devono essere iscritte le societ� commerciali.
La natura pubblica del registro delle imprese e l'opponibilit� ai terzi dei fatti in esso registrati valgono a colmare la mancanza negli atti di causa dell'indicazione del nome del titolare della specifica funzione o carica spesa al fine del conferimento della procura in rappresentanza della societ�, sempre che la relativa notizia sia iscritta nel registro medesimo.
Diversa � l'ipotesi in cui il sottoscrittore con grafia illeggibile non alleghi alcuna specifica funzione o carica, ovvero indichi genericamente la qualit� di legale rappresentante, in quanto tale qualit� non assicura senza margini d'incertezza la conoscibilit� del suo nome.
La societ�, infatti, pu� essere dotata di pi� rappresentanti. Anche la conoscibilit� di tutti i loro nomi, per il tramite della lettura degli atti di causa o della consultazione del registro delle imprese, consentirebbe semplici supposizioni sul nome del conferente la procura (pure se fossero a disposizione le firme autografe di detti rappresentanti, nel vigore della menzionata normativa anteriore alla l. 340/2000, si renderebbe necessaria una non agevole indagine di tipo calligrafico).
La presenza d'incertezza sull'identit� del sottoscrittore pregiudica l'avversario, precludendogli il controllo sulla sussistenza del potere rappresentativo del soggetto che sta in giudizio in nome e per conto della societ�.
Ne discende che l'incertezza medesima, non vertendosi in tema di difetto di requisiti formali indispensabili per il raggiungimento dello scopo, e mancando inoltre un'espressa previsione di legge che la contempli come nullit� rilevabile d'ufficio (art. 156 c.p.c.), va ricondotta fra le nullit� cosiddette relative, che, ai sensi dell'art. 157 c.p.c., sono opponibili soltanto dall'interessato, e, quindi, dal destinatario dell'atto, a tutela del diritto di avere precisa notizia sul nome del sottoscrittore della procura per controllare (e se del caso confutare) la titolarit� del potere di rappresentare la societ�.
Il modo ed il tempo per far valere una nullit� relativa sono stabiliti dal secondo comma del citato art. 157 c.p.c., il quale ne richiede la denuncia con la prima istanza o difesa successiva.
Quando tale denuncia sia effettuata, con deduzione per la cui specificit� altro non pu� richiedersi che il rilievo dell'illeggibilit� della firma e del connesso dubbio sull'identificazione del suo autore, si sposta a carico dell'altra parte, secondo i comuni criteri che regolano la prova e la dialettica processuale, l'onere di superare quel dubbio, ponendo rimedio alla genericit� od incompletezza dell'atto.
A questo fine deve ritenersi sufficiente la precisazione ad opera del difensore del nome del sottoscrittore della procura, mentre la produzione di documentazione idonea a provare il potere di rappresentanza del soggetto ormai identificato, � necessaria, alla luce di quanto sul punto gi� osservatosi, solo in un momento ulteriore ed eventuale, se la controparte, conosciuto quel nome, metta in discussione la sua posizione di rappresentante della societ�.
Tale precisazione, in applicazione analogica e speculare della norma inerente al modo ed al tempo fissati per opporre la nullit� (art. 157, comma 2, c.p.c.), e del resto in sintonia con i principi di lealt�, correttezza e celerit� del processo (art. 111 Cost., come modificato dall'art. 1 della l. cost. 2/1999), deve essere formulata con la prima risposta difensiva in replica alla deduzione della nullit�; con essa si pu� integrare l'atto foriero d'incertezza e raggiungere pienamente lo scopo, garantendo completa protezione alle posizioni dell'avversario.
L'attribuzione al difensore della facolt� di operare detta integrazione � coerente con la sua qualit� professionale e con la sua veste di destinatario della procura ed autore dell'atto in base ad essa redatto, che valgono ad abilitarlo a dare notizia, sia pure a posteriori, ma con l'indicata immediatezza in replica alla deduzione di nullit�, di quanto avrebbe potuto e dovuto sotto la propria responsabilit� indicare nel testo dell'atto da lui stesso compilato; si armonizza inoltre con le linee evolutive della disciplina del processo civile, caratterizzate dalla rilevanza degli adempimenti formali nei limiti in cui siano essenziali al raggiungimento di un determinato risultato (processuale o sostanziale).
L'indicata precisazione difensiva, peraltro, deve essere necessariamente chiara ed univoca, e non pu� essere investita da successive variazioni o rettificazioni, dato che la sua funzione d'integrare l'atto inizialmente incompleto ed il suo obiettivo di proteggere i diritti dell'avversario non sarebbero logicamente conciliabili con la prospettazione di semplici ipotesi, o con dichiarazioni contraddittorie od ondivaghe.
L'eventuale persistenza della situazione d'incertezza, per la mancanza, l'inadeguatezza, o l'equivocit� del chiarimento in replica alla deduzione del convenuto, implica l'invalidit� della procura, con l'inammissibilit� dell'atto in forza della stessa redatto, dato che il perdurare della non identificabilit� del sottoscrittore si traduce in carenza di requisito soggettivo, per l'impossibilit� di stabilire la paternit� della dichiarazione di conferimento dello ius postulandi.
A tale carenza non pu� supplire il giudice, nell'esercizio dei poteri conferiti dall'art. 182 c.p.c. (o 421 c.p.c. nel rito del lavoro), il quale contempla ipotesi distinte.
Per completezza, in relazione a quanto sopra osservatosi sull'unitariet� dell'atto di citazione (con procura in calce od a margine) e sul requisito di contenuto richiesto dall'art. 163, comma 3, n. 2, c.p.c., va aggiunto che la mancata identificazione del conferente la procura potrebbe riverberarsi sulla validit� della citazione, la quale � nulla, ai sensi dell'art. 164, comma 1, c.p.c., ove sussista assoluta incertezza circa l'organo o l'ufficio dotato del potere di rappresentare in giudizio la societ� (non dunque incertezza solo sul nome del titolare di tale organo od ufficio); la questione � comunque estranea al dibattito, e sarebbe del resto superata dalla costituzione della parte convenuta, che spiega gli effetti sananti di cui all'art. 164, comma 3, c.p.c.
E' inoltre opportuno considerare, ancorch� la presente controversia riguardi la procura per l'atto introduttivo del giudizio di merito (in fase d'appello), che analoghe regole devono trovare applicazione rispetto alla procura rilasciata per il giudizio di cassazione, con gli adattamenti imposti dalle peculiarit� di quest'ultimo, nel senso che gli atti difensivi utilizzabili per le predette contestazioni e repliche sono, rispettivamente, il controricorso e la memoria di cui agli artt. 370 e 378 c.p.c., e che le ulteriori produzioni documentali, consentite dall'art. 372, comma 1, c.p.c. in quanto inerenti all'ammissibilit� del ricorso o del controricorso, devono essere effettuate con le modalit� di cui al secondo comma dello stesso art. 372.
In conclusione, a definizione del contrasto giurisprudenziale, si deve affermare che l'illeggibilit� della firma del conferente la procura alla lite, apposta in calce od a margine dell'atto con il quale sta in giudizio una societ� esattamente indicata con la sua denominazione, � irrilevante, non solo quando il nome del sottoscrittore risulti dal testo della procura stessa o della certificazione d'autografia resa dal difensore, ovvero dal testo di quell'atto, ma anche quando detto nome sia con certezza desumibile dall'indicazione di una specifica funzione o carica, che ne renda identificabile il titolare per il tramite dei documenti di causa o delle risultanze del registro delle imprese. In assenza di tali condizioni, ed inoltre nei casi in cui non si menzioni alcuna funzione o carica specifica, allegandosi genericamente la qualit� di legale rappresentante, si determina nullit� relativa, che la controparte pu� opporre con la prima difesa, a norma dell'art. 157 c.p.c., facendo cos� carico alla parte istante d'integrare con la prima replica la lacunosit� dell'atto iniziale, mediante chiara e non pi� rettificabile notizia del nome dell'autore della firma illeggibile; ove difetti, sia inadeguata o sia tardiva detta integrazione, si verifica invalidit� della procura ed inammissibilit� dell'atto cui accede.
Il motivo, infondato nella parte in cui muove dal presupposto che il giudice dell'impugnazione possa statuire su una questione pregiudiziale in tesi rilevabile d'ufficio anche in presenza di atto d'impugnazione inammissibile, trascurando che tale inammissibilit� preclude la riapertura del dibattito processuale e dunque osta a qualsiasi decisione diversa dalla declaratoria dell'inammissibilit� medesima, �, per il resto, assorbito, senza che occorra acclarare la natura e gli effetti della suddetta clausola, in quanto, con l'accoglimento degli altri motivi del ricorso ed il riconoscimento dell'ammissibilit� dell'appello della Cooperativa, si deve, previa cassazione della sentenza impugnata, disporre la prosecuzione della causa in sede di rinvio, per l'esame dell'appello stesso e di ogni altra questione sollevata dalle parti o rilevabile d'ufficio.
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