Source: https://translanth.hypotheses.org/ueber/doria-pamphilj
Timestamp: 2019-07-21 23:03:02+00:00
Document Index: 127994416

Matched Legal Cases: ['§ 1', '§ 2', '§ 5', '§ 6', '§ 11', '§ 7', '§ 14', '§ 13', '§ 17']

Doria Pamphilj: Chirografo sulle Antichità e Belle Arti (1802) | Translocations. Anthologie
Chirografo della Santità di Nostro Signore papa Pio VII. in data del primo Ottobre 1802, sulle Antichità, e Belle Arti in Roma, e nello Stato ecclesiastico. Con editto dell’E[minentissim]mo, e R[everendissi]mo Signor Cardinale Giuseppe Doria Pamphilj pro-camerlengo di Santa Chiesa
nach: Chirografo della Santità di Nostro Signore papa Pio VII. in data del primo Ottobre 1802, sulle Antichità, e Belle Arti in Roma, e nello Stato ecclesiastico. Con editto dell’Em̃o, e Rm̃o Signor Cardinale Giuseppe Doria Pamphilj pro-camerlengo di Santa Chiesa, in Roma MDCCCII. Presso Lazzarini Stampatore della Rev. Cam. Apost.
Giuseppe del Titolo di S. Cecilia Prete Cardinal Doria Pamphilj della S. R. C. Pro-Camerlengo
Mentre la Santità di Nostro Signore Papa Pio VII. estende le sue Paterne cure a tutti gli oggetti delle Arti produttrici, e di manifattura, per aumentare con i loro prodotti la opulenza, e la prosperità dei suoi amatissimi Sudditi, non perde di vista un altro ramo d’industria, che quasi proprio, e particolare di questa Popolazione, e di questo suolo non che concorre, e gareggia con quelli, ma ne supera l’attività e la influenza non meno nel promuovere i vantaggi, che nell’accrescere il decoro, e la cele­brità di questa Metropoli, ed anche dello Stato. Riconoscendo la Santità Sua nelle produzioni delle Belle Arti, che nate nella Grecia hanno da tanti secoli trasportato, e fissato il loro proprio, e quasi unico domicilio in Roma, uno dei pregi più singolari, che distingue da tutte le altre questa Città, ed insieme una delle più utili, e più interessanti occupazioni dei suoi Sudditi, e di tutti quelli, che vi concorrono, ha rivolti efficacemente i suoi pensieri a procurare, che i Monumenti, e le belle opere dell’Antichità, che servono di alimento alle Arti stesse, e di esemplare, di guida, e di eccitamento a quelli, che le professano, si conservino quasi i veri Prototipi, ed esemplari del Bello, religiosamente per ornamento, e per istruzione publica, e si aumentino ancora con il discuoprimento di altre rarità, che in qualche parte compensino la perdita di quelle, che le vicende dei tempi ci hanno involate. A questo oggetto della conservazione dei Monumenti, che esistono, e del discuoprimento dei nuovi; ed all’altro egualmente d’incoraggire, ed animare le Arti del Disegno, e quei, che si dedicano alle medesime, ha stabiliti i più energici, ed opportuni provedimenti con ispecial Chirografo segnato il primo Ottobre, a noi diretto per l’esecuzione, del tenore seguente, cioè
Rm̃o Card. Giuseppe Doria Pamphilj Pro-Camerlengo
La conservazione dei Monumenti, e delle produzioni delle Belle Arti, che ad onta dell’edacità del tempo sono a noi pervenute, è stata sempre considerata dai Nostri Predecessori per uno degli oggetti i più interessanti, ed i più meritevoli delle loro impegnate providenze. Questi preziosi avanzi della culta Antichità forniscono alla Città di Roma un ornamento, che la distingue tra tutte le altre più insigni Città dell’Europa; somministrano i Soggetti li più importanti alle meditazioni degli Eruditi, ed i modelli, e gli esemplari i più pregiati agli Artisti, per sollevare li loro ingegni alle idee del bello, e del sublime; chiamano a questa Città il concorso dei Forastieri, attratti dal piacere di osservare queste singolari Rarità; alimentano una grande quantità d’individui impiegati nell’esercizio delle Belle Arti; e finalmente nelle nuove produzioni, che sortono dalle loro mani, animano un ramo di commercio, e d’industria più d’ogni altro utile al Pubblico, ed allo Stato, perchè interamente attivo, e di semplice produzione, come quello che tutto è dovuto alla mano, ed all’ingegno dell’Uomo. Nel vortice delle passate vicende, immensi sono stati li danni, che questa Nostra dilettissima Città ha sofferti nella perdita dei più rari monumenti, e delle più illustri Opere dell’Antichità. Lungi però dall’illanguidirsi per questo, si è anzi maggiormente impegnata la Paterna Nostra sollecitudine a procurare tutti i mezzi, sia per impedire che alle perdite sofferte nuove se ne aggiungano, sia per riparare con il discuoprimento di nuovi Monumenti alla mancanza di quelli, che sonosi perduti. Sono state queste le riflessioni, che dappresso all’illustre esempio, che la S. M. di Leone X, diede nella persona del gran Raffaello d’Urbino, ci hanno recentemente determinati ad eleggere l’incomparabile Scultore Canova, emolo dei Fidia, e dei Prassiteli, come quello lo fu degli Apelli, e dei Zeusi, in Ispettore generale di tutte le Belle Arti, e di tutto ciò, che alle medesime appartiene; ed a Lui durante la sua vita abbiamo conferite, colla sola dipendenza da Voi, le più estese, e superiori facoltà per invigilare sopra tutto quello, che può influire al mantenimento, ed alla felice propagazione delle Arti del Disegno, e di quelli, che le professano. Queste stesse riflessioni, facendoci sempre più conoscere di quanto interesse sia per i vantaggi dei Nostri amatissimi Sudditi, per il pubblico bene, unico scopo delle incessanti Nostre sollecitudini, e per il decoro, e per la celebrità di questa Nostra Metropoli il procurare tutti i mezzi onde conservare, ed accrescere a comune istruzione, i Monumenti dell’Antichità, ed i bei modelli delle Arti, ed animare insieme i benemeriti cultori delle medesime, hanno richiamata la Nostra attenzione a rinnovare le antiche, ed aggiungere nuove energiche, ed efficaci previdenze dirette a questi interessantissimi oggetti. Inerendo quindi alle Costituzioni dei Nostri Predecessori, e segnatamente all’Editto del Cardinal Silvio Valenti, Vostro Predecessore nella dignità di Camerlengo dei 5 Gennajo 1750, pubblicato di ordine della Santa Memoria di Benedetto XIV, di Nostro Moto proprio, certa scienza, e pienezza della Nostra Sovrana, ed Apostolica Potestà, ordiniamo, e prescriviamo ciò, che siegue.
Chirograf der Heiligkeit Unseres Herrn Papst Pius VII. vom ersten Oktober 1802, über Altertümer und Schöne Künste in Rom, und im Kirchenstaat. Mit Edikt des Hochfürstlichsten und Hochwürdigsten Herrn Kardinal Giuseppe Doria Pamphilj, als kommissarischer Kämmerer der Heiligen Kirche
übersetzt von Luca Frepoli und Robert Skwirblies
Giuseppe, Titularpriester von S. Cecilia, Kardinal Doria Pamphilj, kommissarischer Kämmerer der Heiligen Römischen Kirche.
Während die Heiligkeit unseres Herrn Papst Pius VII. ihre väterliche Fürsorge auf alle Gegenstände der Handwerkskünste und Manufakturen ausweitet, um mit ihren Erzeugnissen die Fülle und den Wohlstand seiner geliebten Untergebenen zu erhöhen, verliert sie dabei einen anderen Zweig des Schaffens nicht aus den Augen, der dieser Bevölkerung und diesem Landstrich gewissermaßen eigen und einzigartig ist und jenen [Künsten] nicht nur beigesellt und ebenbürtig ist, sondern sie an Geschäftigkeit und Einwirkung übertrifft, nicht weniger im Bereiten von Vorteilen, als auch im Vergrößern des Schmuckes und des Ruhmes der Stadt, wie auch des Staates. In dem Bewusstsein Seiner Heiligkeit, dass die Produkte der Schönen Künste, die in Griechenland geboren sind und über Jahrhunderte hinweg ihre eigentliche und beinahe einzige Heimstätte in Rom gefestigt haben – einer der einzigartigsten Vorzüge, die diese Stadt vor allen anderen unterscheidet, und gleichzeitig eine der nützlichsten und hauptsächlichsten Beschäftigungen seiner Untertanen und all jener, die ihnen gleichkommen – hat [Seine Heiligkeit] ihre Gedanken wirksam darauf gerichtet, dafür zu sorgen, dass die Monumente und die schönen Werke der Antike, die den Künsten selbst als Nahrung dienen, und als Beispiel, als Wegweisung und Anregung für diejenigen, die sie [die Künste] betreiben – als wahre Vorbilder und Beispiele des Schönen bewahrt werden sollen, in religiöser Hinsicht zum Schmuck und zum allgemeinen Studium –, und dass man deren Bestand noch vermehre durch die Entdeckung anderer Raritäten, die zu einem Teil den Verlust derjenigen, die die Geschicke der Zeiten entwendet haben, ausgleichen mögen. Zu diesem Ziel, der Bewahrung der bestehenden Monumente, und der Entdeckung weiterer, und darüber hinaus ebenso zur Ermunterung und Belebung der Zeichnenden Künste und derer, die sich diesen widmen, hat Unsere Heiligkeit die nachdrücklichsten und angebrachtesten Vorkehrungen mit diesem besonderen Chirograph getroffen, gezeichnet am 1. Oktober, uns zur Ausführung übersandt, mit folgendem Wortlaut, nämlich
Hochwürdigster Kardinal Giuseppe Doria Pamphilj, kommissarischer Kämmerer.
Die Bewahrung der Monumente und der Produkte der Schönen Künste, die trotz der Gefräßigkeit der Zeit auf uns gekommen sind, ist immer von Unseren Vorgängern als eine der wichtigsten und ehrenvollsten ihrer Aufgaben betrachtet worden. Diese wertvollen Überreste der gelehrten Antike bedeuten für die Stadt Rom einen Schmuck, der sie von allen anderen bedeutenden Städten Europas unterscheidet; sie stellen die wichtigsten Gegenstände für die Betrachtungen der Gelehrten und die erlesensten Modelle und Vorbilder für die Künstler dar, um deren Geister zu den Ideen des Schönen und Erhabenen zu führen; sie rufen die Fremden in diese Stadt, die vom Genuss, diese einzigartigen Seltenheiten zu erblicken, angezogen werden; sie ernähren eine große Zahl Einzelner, die sich in der Ausübung der Schönen Künste betätigen; und schließlich beleben sie in den Neuschöpfungen, die aus deren Händen erwachsen, einen Handelszweig und eine Industrie, die vor allen anderen für die Öffentlichkeit wie für den Staat nützlich ist, denn sie ist ganz und gar lebendig und von einfacher Schaffenskraft, wie alles, was ganz der Hand und dem Geist des Menschen zu verdanken ist. Im Wirbel der vergangenen Geschehnisse hat unsere herrliche Stadt durch den Verlust der wertvollsten Monumente, und der bedeutendsten Werke des Altertums unermessliche Schäden erlitten. Weit entfernt davon, sich darüber zu grämen, hat sich Unsere Väterliche Fürsorglichkeit vielmehr befleißigt, alle Mittel bereitzustellen, um zum einen zu vermeiden, dass zu den erlittenen Verlusten neue hinzuträten, zum anderen durch die Entdeckung neuer Monumente das Fehlen der verlorengegangenen auszugleichen. Dies waren die Überlegungen, die uns, wie beim berühmten Beispiel, das uns S. M. Leo X. in der Person des großen Raffael von Urbino gegeben hat, vor kurzem bewogen hat, den unvergleichlichen Bildhauer Canova – der ebenso Erbe des Phidias und des Praxiteles ist, wie es Raffael von Apelles und Zeuxis war – zum Generalinspektor aller Schönen Künste zu ernennen, und aller Dinge, die zu diesen gehören; und ihm haben wir auf Lebenszeit, unter Eurer Zuständigkeit, die umfassendsten und höchsten Vollmachten verliehen, um über allem zu wachen, was zur Erhaltung und glücklichen Verbreitung der Zeichnenden Künste, und für diejenigen, die diese ausüben, beitragen kann. Die gleichen Überlegungen, die uns uns immer mehr haben erkennen lassen, wie wichtig es ist, zum Nutzen für Unsere geliebten Untertanen, für das Allgemeinwohl – das einzige Ziel Unserer unaufhörlichen Bemühungen – und für den Schmuck und für den Ruhm dieser Unserer Hauptstadt alle Maßnahmen zu ergreifen, die zur allgemeinen Belehrung die Monumente der Antike, und die schönen Vorbilder der Künste bewahren und vermehren, und auch die verdienstvollen Förderer derselben beleben, [diese Überlegungen] haben unsere Aufmerksamkeit berufen, die alten Vorschriften zu erneuern, und neue, kraftvolle und wirksame Vorschriften zu erlassen, die diese höchst wichtigen Gegenstände betreffen. Zurückgehend also auf die Beschlüsse Unserer Vorgänger, und insbesondere auf das Edikt von Kardinal Silvio Valenti, Unserem Vorgänger in der Würde des Kardinalkämmerers, vom 5. Januar 1750, veröffentlicht auf Anordnung des Heiligen Gedenkens an Benedikt XIV., durch Unseren eigenen Willen, sicheres Wissen und Fülle unserer Souveränen und Apostolischen Gewalt, befehlen und bestimmen wir das Folgende.
Giuseppe Maria Doria Pamphilj (1751–1816), seit 1773 Kardinal, begleitet Papst Pius VI. (Giovanni Angelo Braschi, 1717–99, reg. ab 1775) bis zu dessen Tod im Exil in Valencia. Zusammen mit Pius VII. (Luigi Barnaba Chiaramonti, 1742–1823; reg. ab 1800) kehrt er nach Rom zurück, wo er 1801 zum Kardinalkämmerer ernannt wird. Am 2. Oktober 1802 veröffentlicht er das am Tag zuvor vom Papst erlassene und als Lex, Legge oder Editto Doria Pamphilj bekannte Gesetz zum Schutz der Altertümer und Schönen Künste im Kirchenstaat.
Carlo Fea (1753–1836) ist Archäologe und Jurist und gilt als eigentlicher Verfasser des Gesetzes. In Tradition von Raffael und Bramante wird er im Januar 1800 zum Commissario delle antichità romane ernannt (Weber 2010, 274; Rossi Pinelli 1979). Seine gelehrten Schriften von 1783, 1802 und 1806 enthalten längere Ausführungen über die Geschichte des Kulturgutschutzes im Kirchenstaat und im antiken Rom (Fea 1806, 16).
Kommentar – Kulturgutschutz nach dem revolutionären Kunstraub
»Griechenland gab sie her, Rom verlor sie / Ihr Schicksal wechselte zweimal / es wird nicht mehr wechseln«: Dies verkündete ein Banner auf den Transportkisten, die am 27. und 28. Juli 1797 in einem Triumphzug in Paris eintrafen (zit. n. Wescher 1978, 76f.). In den Kisten befanden sich die antiken und nichtantiken Kunstwerke, die vom Kirchenstaat im Friedensvertrag von Tolentino am 19. Februar 1797 an die siegreiche Französische Republik abgetreten worden waren. Die auf dem Banner vermittelte Botschaft knüpft an die politische Theorie der translatio imperii an: Alte Weltreiche werden durch neue Weltreiche abgelöst; in diesem Zuge wandert auch die Kunst von Griechenland nach Rom und schließlich nach Paris. Das Vorwort des am 1. Oktober 1802 erlassenen Editto Doria Pamphilj stellt sich dieser kulturpolitischen Doktrin entschieden entgegen. Die in Griechenland geborenen Schönen Künste, liest man im zweiten Satz des Edikts, hätten sich durch jahrhundertelangen Transport in Rom als ihrer »eigentlichen und einzigen Heimstätte« »festgesetzt« (»fissato il loro proprio, e quasi unico domicilio in Roma«).
Um das in Rom verbliebene Kulturgut zu schützen und weiteren Verlusten vorzubeugen, decken die 17 Paragraphen des päpstlichen Edikts eine große Bandbreite an Schutzmaßnahmen ab, deren erste und wichtigste ein Ausfuhrverbot ist: »Statuen, Reliefs oder ähnliche Arbeiten, die menschliche Figuren darstellen, oder Tiere, aus Marmor, Elfenbein, oder einem anderen Material, auch antike Malereien, griechische und römische, […]«, kurz: »überhaupt all jene Arbeiten,[…] die unter dem Namen antichità bekannt sind«, dürfen nicht aus dem Territorium des Kirchenstaates ausgeführt werden (§ 1). Das Ausfuhrverbot betrifft auch Gemälde, welche »nach dem Wiederaufblühen der Künste« entstanden sind, schließt jedoch diejenigen aus, die nicht »für Kunst und Gelehrsamkeit von Interesse sind« (§ 2). Nicht betroffen ist der Kunsthandel innerhalb Roms (§ 5), und auch die Werke noch lebender Künstler werden von den Restriktionen ausgenommen (§ 6). Besitzer von Kulturgütern werden verpflichtet, diese zu inventarisieren und diese den öffentlichen Inspektoren auf verlangen vorzuzeigen; etwaige nicht angezeigte Objekte werden beschlagnahmt (§ 11) (Weidner 2001, 25f.).
Neben dem Ausfuhrverbot schützt das Edikt unbewegliche Denkmäler vor Zerstörung und Abtragung (§ 7), regelt die Vergabe von Grabungslizenzen (§ 14) und erklärt alle Ausgrabungsfunde für meldepflichtig, wobei den öffentlichen Museen für jeden Fund ein einmonatiges Vorkaufsrecht eingeräumt wird – erst nach dem Ablauf dieser Frist können die Ausgräber frei über die Funde verfügen (§ 13). Ein letzter Paragraph stellt Geld für die Anschaffung neuer Kunstwerke für die Museen bereit (§ 17) und schließt damit das oft nicht als Ausfuhrverbot, sondern als umfassende Kulturgutschutzmaßnahme bewertete Gesetz ab (Nuzzo 2010, 51).
Das Vorwort des Edikts beinhaltet eine vielschichtige Argumentation für die Notwendigkeit und Dringlichkeit der beschlossenen Maßnahmen. Es betont die lange Tradition des Kulturgutschutzes im Kirchenstaat, die sich bis in das 15. Jahrhundert zurückverfolgen lässt (Weber 2002, 220). Verbunden damit ist auch der Verweis auf das Editto Valenti Gonzaga vom 5. Januar 1750, in welchem letztmalig die Ausfuhr von Kunstwerken aus dem Kirchenstaat verboten wurde. Beinah gleichlautend zu diesem Vorgängergesetz wird der Wert von Kulturgütern im Vorwort des Editto Doria Pamphilj auf dreifache Weise bestimmt – als (1) Studiengegenstand für Gelehrte, (2) Anziehungspunkt für Reisende und (3) Vorbild für zeitgenössische Künstler.
Im klassizistischen frühen 19. Jahrhundert ist besonders der letztgenannte Gedanke von der Vorbildfunktion der Antike hochaktuell (Emiliani 2015, LIV). Eine Besonderheit am Editto Doria Pamphilj ist die Verknüpfung dieses Gedankens mit einer spezifisch merkantilistischen Sichtweise auf die Kunstproduktion eines Staates: Insofern antike Kunstwerke als »Prototypen« für die modernen Künstler fungieren, stellt auch die Ausgrabung und Sicherstellung neuer Antiken einen Beitrag zu diesem wichtigen »Gewerbezweig« (»ramo d’industria«) dar. Sogar die antiken Gegenstände selbst werden in dieser Terminologie als »Produkte der Schönen Künste« bezeichnet.
In der Tradition Raffaels, der am 27. August 1515 von Papst Leo X. zum »Präfekten über allen Marmor und alles Mauerwerk« ernannt worden war (Weber 2002, 221), verleiht das Edikt dem Bildhauer Antonio Canova (1757–1822) den Titel des »Generalinspektors der Schönen Künste«. Canova ist zusammen mit dem Archäologen und Juristen Carlo Fea (1753–1836) und drei weiteren »Assessori« mit der Ausführung und Kontrolle der Vorschriften beauftragt. Achtzehn Jahre nach dem Editto Doria Pamphilj und im Vergleich zu diesem mit einer deutlich komplexeren administrativen Struktur, tritt am 7. April 1820 mit der Lex Pacca das letzte Kulturgutschutzgesetz in der Geschichte des Kirchenstaates in Kraft.
Luca Frepoli ist Studentischer Mitarbeiter an der Technischen Universität Berlin. Er arbeitet im Forschungscluster translocations für das Teilprojekt Nationales Kulturgut transnational. Gesetzliche Regelungen zum Kulturgüterschutz in historischer Perspektive. Dort findet sich auch die vollständige Transkription des italienischen Quellentextes.
»Chirografo della Santità di Nostro Signore papa Pio VII. in data del primo Ottobre 1802, sulle Antichità, e Belle Arti in Roma, e nello Stato ecclesiastico. Con editto dell’Em̃o, e Rm̃o Signor Cardinale Giuseppe Doria Pamphilj pro-camerlengo di Santa Chiesa, Rom 1802, Digitalisat online abrufbar.
»Editto dell’ Em̃o, e Rm̃o Sig. Cardinal Pacca Camerlengo di S. Chiesa sopra le Antichità, e gli Scavi, pubblicato li 7. Aprile 1820«, in: Collezione di Pubbliche Disposizioni Emanate in Seguito del Moto Proprio di N. S. Papa Pio Settimo in Data De’ 6. Luglio 1816. Sulla Organizzazzione Dell’Amministrazione Pubblica, Bd. 4, Rom 1820, S. 3–14.
»Proibizione della estrazione delle statue di marmo, o metallo, pitture, antichità e simili« [Editto Valenti, 01.05.1750], in: Andrea Emiliani: Leggi, bandi e provvedimenti per la tutela dei beni artistici e culturali negli antichi stati italiani. 1571–1860, Florenz 2015, S. 56–64.
Andrea Emiliani: Leggi, bandi e provvedimenti per la tutela dei beni artistici e culturali negli antichi stati italiani. 1571–1860, Florenz 2015.
Carlo Domenico Fea: Annotazioni alla memoria sui diritti del Principato sugli antichi edifizj publici sacri e profani, Rom 1806.
Mariano Nuzzo: La tutela del patrimonio artistico nello Stato pontificio (1821–1847). Le commissioni ausiliarie delle belle arti, Padua 2010.
Orietta Rossi Pinelli: »Carlo Fea e il chirografo del 1802. Cronaca, giudiziaria e non, delle prime battaglie per la tutela delle ›Belle Arti‹«, in: Richerche di Storia dell’arte, Bd. 8, 1979, S. 29–42.
Marc Weber: Unveräußerliches Kulturgut im nationalen und internationalen Rechtsverkehr, Berlin 2002.
Peter Johannes Weber: »Antonio Canova und die Kulturgüterschutzgesetzgebung in Rom zu Beginn des 19. Jahrhunderts«, in: Kerstin Odendahl/Peter Johannes Weber (Hg.): Kulturgüterschutz – Kunstrecht – Kulturrecht. Festschrift für Kurt Siehr zum 75. Geburtstag aus dem Kreise des Doktoranden- und Habilitandenseminars ›Kunst und Recht‹(= Schriften zum Kunst- und Kulturrecht, Bd. 8), Baden-Baden 2010, S. 271–299.
Amalie Weidner: Kulturgüter als res extra commercium im internationalen Sachenrecht (=Schriften zum Kulturgüterschutz), Berlin/ New York 2001.
Paul Wescher: Kunstraub unter Napoleon, Berlin 1978.
Doria Pamphilj: Chirografo sulle Antichità e Belle Arti (1802), kommentiert von Luca Frepoli, in: Translocations. Anthologie: Eine Sammlung kommentierter Quellentexte zu Kulturgutverlagerungen seit der Antike, https://translanth.hypotheses.org/ueber/doria-pamphilj, veröffentlicht am 29.10.2018.