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Timestamp: 2019-06-18 03:31:41+00:00
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Fallimento revocatoria Rimesse bancarie Conoscenza Stato di insolvenza
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Va ricordato che, in tema di elemento soggettivo dell’azione revocatoria L. Fall., ex articolo 67, comma 2, la scientia decoctionis in capo al terzo, come conoscenza dello stato di insolvenza, e’ oggetto di apprezzamento del giudice di merito, incensurabile in sede di legittimita’, se correttamente motivato, potendosi formare il relativo convincimento anche attraverso il ricorso alle presunzioni, alla luce del parametro della comune prudenza ed avvedutezza e della normale ed ordinaria diligenza, con rilevanza peculiare della condizione professionale dell’accipiens e del contesto nel quale gli atti solutori si sono realizzati (Cass. n. 8827/2011, n. 12306/2010, 2557/2008).
Corte di Cassazione Sezione 1 civile Ordinanza 15 settembre 2017 n. 21460
sul ricorso 16505/2011 proposto da:
(OMISSIS) S.p.a., (c.f. (OMISSIS)), quale successore di (OMISSIS) S.p.a. che a sua volta ha incorporato il (OMISSIS) S.p.a., in persona del legale rappresentante pro tempore, domiciliata in Roma, Piazza Cavour, presso la Cancelleria Civile della Corte di Cassazione, rappresentata e difesa dall’avvocato (OMISSIS), giusta procura a margine del ricorso;
(OMISSIS) S.c.r.l. in Liquidazione Coatta Amministrativa, in persona dei commissari liquidatori pro tempore, elettivamente domiciliata in (OMISSIS), presso l’avvocato (OMISSIS), rappresentata e difesa dall’avvocato (OMISSIS), giusta procura a margine del controricorso;
avverso la sentenza n. 692/2011 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA, depositata il 27/05/2011;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 27/04/2017 dal cons. LAMORGESE ANTONIO PIETRO.
La Corte d’appello di Bologna, con sentenza 26 luglio 2005 n. 866, ha rigettato il gravame di (OMISSIS) spa (gia’ (OMISSIS)) avverso la sentenza del Tribunale di Bologna che, in accoglimento della domanda della (OMISSIS) (in liquidazione coatta amministrativa dal 22 febbraio 1992, cui era seguita la sentenza del 15 giugno 1993 dichiarativa dello stato di insolvenza), aveva accolto la revocatoria di rimesse, aventi natura solutoria, effettuate tra il 6 marzo 1991 e il 22 febbraio 1992 sul conto corrente n. (OMISSIS) e aveva condannato il (OMISSIS) a restituire Lire 2.968.096.067, oltre interessi.
La banca appellante aveva imputato al primo giudice di avere erroneamente ritenuto che il predetto conto corrente fosse assistito da un’apertura di credito di sole Lire 150 milioni, mentre risultava da un atto avente data certa la concessione di un ampliamento fino a Lire 700 milioni, benche’ affetto da errore materiale nella individuazione del conto; inoltre, aveva errato, il primo giudice, nel valutare la prova della scientia decoctionis.
Ad avviso della Corte d’appello, come risultava da una missiva del (OMISSIS) al CEB con timbro postale del 5 luglio 1991, il predetto ampliamento dell’apertura di credito si riferiva ad un diverso conto corrente (n. (OMISSIS)), aperto il 26 gennaio 1990, mentre l’altro conto corrente era stato aperto negli anni settanta e non era dimostrato l’asserito errore che, secondo la banca, inficiava la predetta missiva; con riguardo alla scientia decoctionis, la Corte ha evidenziato l’allarmante andamento del conto con numerosi sconfinamenti per importi notevolmente superiori al fido accordato, la presenza di plurime procedure monitorie anche per importi notevoli e con clausola di immediata esecutivita’, l’iscrizione di una ipoteca giudiziale e tre ipoteche volontarie; inoltre, ha osservato che, nonostante il bilancio chiuso al 31 dicembre 1990 presentasse un apparente utile di esercizio, dal bilancio successivo risultavano perdite di oltre otto miliardi di Lire e una esposizione debitoria verso le banche di oltre quattro miliardi, e cio’ era segno evidente di un collasso economico risalente agli esercizi precedenti che avrebbe dovuto allertare la banca ed indurla ad una particolare attenzione nella lettura dei bilanci e nella verifica della reale attivita’ produttiva dell’impresa; infine, ad avviso della Corte, la concessione da parte di (OMISSIS) di un’ipoteca a favore del (OMISSIS) a garanzia di un mutuo fondiario accordato ad un proprio cliente (dipendente della banca), anziche’ escludere la scientia decoctionis, avrebbe dovuto porre la banca in allarme per l’evidente anomalia dell’operazione.
Avverso questa sentenza il (OMISSIS) ha proposto ricorso per revocazione, ex articolo 395 c.p.c., n. 4, lamentandosi del mancato esame di un documento che assumeva decisivo per la valutazione della scientia decoctionis, cioe’ di una certificazione rilasciata dalla cancelleria del Tribunale di Bologna, in data 10 marzo 1992, su richiesta della banca, nell’ambito dell’istruttoria per la erogazione del menzionato mutuo garantito da ipoteca, che attestava l’inesistenza di procedure concorsuali a carico della (OMISSIS).
Il ricorso per revocazione e’ stato rigettato dalla Corte d’appello di Bologna, con sentenza del 27 maggio 2011 n. 692, che ha escluso l’errore revocatorio.
(OMISSIS) spa ha proposto ricorso per cassazione avverso entrambe le menzionate sentenze, affidato a tre motivi, cui si e’ opposta la (OMISSIS) con controricorso. La ricorrente ha presentato memoria.
Con il primo motivo di ricorso si imputa alla sentenza n. 692/2011 violazione e falsa applicazione dell’articolo 395 c.p.c., n. 4, e L. Fall., articolo 67, comma 2, per non avere preso in considerazione il menzionato certificato della cancelleria emesso venti giorni dopo il decreto ministeriale di messa in liquidazione coatta, che dimostrava la inscientia decoctionis della banca, la quale altrimenti non avrebbe concesso il mutuo garantito da un’ipoteca offerta da un terzo a rischio di default o fallito.
Il motivo e’ infondato, essendo conforme a diritto la sentenza impugnata che ha ritenuto inesistente il dedotto errore revocatorio, da intendere come falsa percezione della realta’ o svista obiettivamente e immediatamente rilevabile, la quale abbia portato ad affermare o supporre l’esistenza di un fatto decisivo incontestabilmente escluso dagli atti e documenti, ovvero l’inesistenza di un fatto decisivo che dagli atti o documenti stessi risulti positivamente accertato, e pertanto consistente in un errore meramente percettivo che in nessun modo coinvolga l’attivita’ valutativa del giudice di situazioni processuali esattamente percepite nella loro oggettivita’; ne consegue che non e’ configurabile l’errore revocatorio per vizi della sentenza che investano – come nella specie – direttamente la formulazione del giudizio sul piano logico-giuridico (tra le tante, Cass. n. 8180/2009). La Corte di merito ha plausibilmente ritenuto che il fatto risultante dall’anzidetta certificazione della cancelleria non fosse univoco ne’ decisivo, atteso che l’oggetto della scientia decoctionis non e’ l’esistenza della procedura concorsuale, ma lo stato di insolvenza del debitore.
Il secondo motivo di ricorso imputa alla sentenza n. 866/2005 violazione e falsa applicazione della L. Fall., articolo 67, comma 2, , articoli 1362 e 1433 c.c. e vizio di motivazione, per avere erroneamente ritenuto che l’estensione del fido a Lire 700 mil. non si riferisse al conto corrente n. (OMISSIS) ma ad un conto diverso (n. (OMISSIS)).
Il motivo e’ inammissibile, mirando ad una rivisitazione del giudizio di fatto, adeguatamente compiuto dai giudici di merito, i quali hanno ritenuto infondato l’argomento secondo cui il conto n. (OMISSIS) non aveva registrato significativi movimenti e infondata la tesi della banca secondo la quale era impossibile che si riferisse a questo conto l’ampliamento dell’apertura di credito a Lire 700 mil.; inoltre, come rilevato nella sentenza impugnata, dalle annotazioni nell’estratto del libro fidi risultava che l’apertura di credito di Lire 700 mil. era assistita da pegno su titoli che assisteva il conto n. (OMISSIS) e non l’altro (n. (OMISSIS)).
Con il terzo motivo di ricorso si imputa alla sentenza n. 866/2005 violazione e falsa applicazione della L. Fall., articolo 67, comma 2, e vizio di motivazione circa le conseguenze sulla valutazione della scientia decoctionis dell’errore di giudizio denunciato nel motivo precedente.
La sentenza impugnata ha adeguatamente argomentato in ordine alla conoscibilita’ dello stato di insolvenza, sulla base di una serie di elementi indiziari, di cui si e’ dato conto nei “fatti di causa”, la cui valutazione da parte del giudice di merito non e’ censurabile in questa sede. Inoltre, la questione della decorrenza del dies a quo per il computo a ritroso del periodo sospetto non e’ esaminabile in questa sede, essendo nuova perche’ non trattata nel giudizio di merito.
La Corte rigetta il ricorso; condanna il ricorrente alle spese, liquidate in Euro 6200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi.
Fallimento Domanda di accertamento o di condanna contro il fallito