Source: http://www.pergliavvocati.it/blog/2015/03/28/la-domanda-di-insinuazione-al-passivo-alla-luce-del-dpcm-13-novembre-2014-avv-luca-sileni/
Timestamp: 2017-11-24 15:01:50+00:00
Document Index: 128493948

Matched Legal Cases: ['art. 93', 'art. 21', 'art. 22', 'art. 22', 'art. 4', 'art. 22']

La domanda di insinuazione al passivo alla luce del DPCM 13 novembre 2014 - avv. Luca Sileni - FIIF per CNF
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A richiamare espressamente il Decreto Legislativo 07/03/2005, n. 82, infatti, è proprio l’art. 93 comma II del Regio Decreto 267/1942: “Il ricorso può essere sottoscritto anche personalmente dalla parte ed è formato ai sensi degli articoli 21, comma 2, ovvero 22, comma 3, del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, e successive modificazioni e, nel termine stabilito dal primo comma, è trasmesso all’indirizzo di posta elettronica certificata del curatore indicato nell’avviso di cui all’articolo 92, unitamente ai documenti di cui al successivo sesto comma. L’originale del titolo di credito allegato al ricorso è depositato presso la cancelleria del tribunale. “
Quella prevista dall’art. 21 comma II del CAD (documento informativo sottoscritto con firma digitale)
Quella prevista dall’art. 22 III del CAD (copie informatiche di documenti analogici)
Come detto, però, la Legge Fallimentare richiama, per tale seconda modalità di redazione del ricorso, espressamente l’art. 22 comma terzo del CAD, il quale stabilisce che “Le copie per immagine su supporto informatico di documenti originali formati in origine su supporto analogico nel rispetto delle regole tecniche di cui all’articolo 71 hanno la stessa efficacia probatoria degli originali da cui sono tratte se la loro conformità all’originale non è espressamente disconosciuta.”
Il suddetto Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, all’art. 4 comma II, stabilisce che “Fermo restando quanto previsto dall’art. 22, comma 3, del Codice, la copia per immagine di uno o più documenti analogici può essere sottoscritta con firma digitale o firma elettronica qualificata da chi effettua la copia.”
Quelli di cui alla lettera e) sono in realtà meramente eventuali e quelli di cui alla lettera f) sono oramai entrati nell’immaginario comune anche dell’Avvocato mediamente telematico, posto che la maggior parte delle guide alla redazione della relata di notificazione via PEC spiegano oramai come calcolare l’impronta informatica del documento.
Gli elementi di cui alle lettere a) e b) sono invece un po’ più problematici.
Probabilmente, quindi, si potrebbe sostenere la non necessarietà – nel caso di specie – dell’inserimento sia dei metadati di cui alla lettera a) che di quelli di cui alla lettera b).
Per quanto riguarda le problematiche portate dalla normativa in commento in ordine ai metadati, invece, si può ragionevolmente concludere che, aderendo alla tesi del Collega Arcella, tali elementi possano tranquillamente anche essere omessi e – anche qualora volessimo inserirli all’interno del file – potremo probabilmente limitarci a quelli relativi all’autore, all’oggetto ed all’impronta del documento.
Autore: avv. Luca Sileni – Centro Studi Processo Telematico
Data di pubblicazione: 25/3/2015
Link prima pubblicazione:
http://processociviletele.blogspot.it
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