Source: http://mobile.ilcaso.it/articolo_ragionato/fallimentare/51/R51*10
Timestamp: 2019-10-18 09:56:57+00:00
Document Index: 51327711

Matched Legal Cases: ['art. 51', 'art. 52', 'art. 93', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 38', 'art. 107', 'art. 51']

Improcedibilità, questione di competenza
Fallimento – Onere per il creditore del fallito di presentare istanza di ammissione al passivo – Domanda di riscossione proposta al giudice ordinario – Improponibilità o improcedibilità – Anche in caso di fallimento intervenuto in corso di causa – Questione attinente alla competenza – Esclusione
Correlativo al divieto di azioni individuali esecutive ex art. 51 L.F. è l’onere, fissato dall’art. 52 per i creditori che intendano far valere le proprie ragioni di credito verso il fallito, di partecipare al concorso nelle forme previste dalla legge fallimentare; l’istanza di “ammissione al passivo” ex art. 93 e segg. Legge Fallimentare, infatti, costituisce l’unico modo per proporre domanda giudiziale diretta a far valere un credito nei confronti del fallito.
Di conseguenza, durante tale fase una domanda di riscossione di un credito proposta all’autorità giudiziaria ordinaria non può che essere dichiarata “improponibile” od “improcedibile”.
Quando il fallimento del convenuto intervenga “nel corso” del giudizio di accertamento del credito, il giudizio in corso si rende “improcedibile” nei confronti del Curatore del fallimento.
La declaratoria di improcedibilità della domanda, ancorché contenga formalmente una declinatoria di competenza in favore del Tribunale fallimentare, non integra nella sostanza sentenza sulla competenza, perché statuisce sul rito che la parte istanze deve seguire. (Chiara Bosi) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 24 Febbraio 2016. Segue...
Pretese creditorie nei confronti di debitore fallito - Questioni di competenza - Esclusione - Questioni di rito - Fondamento - Conseguenze - Fattispecie
Le questioni concernenti l'autorità giudiziaria dinanzi alla quale va introdotta una pretesa creditoria nei confronti di un debitore dichiarato fallito, anche se impropriamente formulate in termini di competenza, sono in realtà questioni di rito; pertanto, qualora una domanda sia diretta a far valere, nelle forme ordinarie, una pretesa creditoria soggetta al regime del concorso fallimentare, il giudice erroneamente adito è tenuto a dichiarare non la propria incompetenza, ma l'inammissibilità, l'improcedibilità o l'improponibilità della domanda, siccome proposta secondo un rito diverso da quello previsto come necessario dalla legge, quindi inidonea a conseguire una pronuncia di merito, configurando detta questione una vicenda "litis ingressus impediens", concettualmente distinta dalla incompetenza, che deve essere esaminata e rilevata dal giudice di merito prima ed indipendentemente dall'esame della questione di competenza che, eventualmente, concorra con essa.(Fattispecie relativa a domanda di condanna al pagamento di crediti pecuniari derivante dal rapporto di lavoro nei confronti di un imprenditore fallito). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 02 Agosto 2011, n. 16867. Segue...
Società - Di capitali - Società a responsabilità limitata - Capitale sociale - Conferimenti - Quota - In genere - Espropriazione della quota nelle forme del pignoramento presso terzi - Sopravvenuto fallimento della società - Proseguibilità dell'esecuzione - Configurabilità - Dichiarazione del terzo - Legittimazione del curatore e non del liquidatore - Devoluzione della relativa questione al giudice dell'esecuzione - Sussistenza.
Esecuzione forzata - Mobiliare - Presso terzi - Dichiarazione del terzo - In genere - Pignoramento di quota di società a responsabilità limitata - Fallimento della società - Dichiarazione del terzo - Legittimazione - Spettanza al curatore o al liquidatore della società - Devoluzione della relativa questione al giudice dell'esecuzione - Sussistenza.
In tema di espropriazione forzata di quote di società a responsabilità limitata, la sopravvenuta dichiarazione di fallimento della società non comporta l'improseguibilità della procedura esecutiva, mentre la questione relativa alla legittimazione del soggetto chiamato a rendere la dichiarazione di terzo dev'essere fatta valere avanti al giudice dell'esecuzione, con eventuale prosecuzione del giudizio per il relativo accertamento, in caso di riconosciuta invalidità della dichiarazione resa dal liquidatore della società terza pignorata,ove sia ritenuto che la predetta legittimazione spetti invece al curatore fallimentare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 21 Ottobre 2009, n. 22361. Segue...
Convenzione europea dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali - Processo equo - Termine ragionevole - In genere - Procedure esecutive individuale e concorsuale riguardanti il medesimo debitore - Distinzione - Conseguenze - Competenza territoriale della corte di appello adìta per il ritardo di entrambe - Determinazione
Nel caso in cui il curatore del fallimento, che automaticamente subentra al creditore istante nell'esecuzione individuale pendente alla data della dichiarazione del fallimento, decida di procedere all'esecuzione in sede concorsuale, abbandonando l'esecuzione individuale, i due procedimenti esecutivi - individuale e concorsuale - restano diversi e distinti, onde correttamente la corte di appello, adìta ai sensi della legge n. 89 del 2001 per l'equa riparazione del danno derivante dal ritardo dei predetti procedimenti, si dichiara territorialmente incompetente con riferimento a quello dei due che, in considerazione della sede del giudice procedente, non rientri nella sua competenza ai sensi dell'art. 3 legge cit. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Novembre 2006, n. 23799. Segue...
Competenza civile - Pretese creditorie nei confronti di debitore fallito o assoggettato a liquidazione coatta amministrativa - Domanda introduttiva - Questioni in ordine all'autorità giurisdizionale - Natura di questioni in ordine alla competenza - Esclusione - Natura di questioni in ordine al rito - Configurabilità - Conseguenze - Domanda proposta nelle forme ordinarie - Incompetenza del giudice adito - Configurabilità - Esclusione - Improponibilità della domanda - Sussistenza - Conseguenze - Rilevabilità di ufficio della questione in ogni stato e grado del giudizio
Le questioni concernenti l'autorità giudiziaria dinanzi alla quale va introdotta una pretesa creditoria nei confronti di un debitore assoggettato a fallimento, anche se impropriamente formulate in termini di competenza, sono, in realtà (e prima ancora), questioni attinenti al rito. Pertanto, proposta una domanda volta a far valere, nelle forme ordinarie, una pretesa creditoria soggetta, invece, al regime del concorso, il giudice (erroneamente) adito è tenuto a dichiarare (non la propria incompetenza ma) l'inammissibilità, l'improcedibilità o l'improponibilità della domanda, siccome proposta secondo un rito diverso da quello previsto come necessario dalla legge, trovandosi in presenza di una vicenda "litis ingressus impediens", concettualmente distinta da un'eccezione d'incompetenza, con la conseguenza che la relativa questione, non soggiacendo alla preclusione prevista dall'art. 38 primo comma cod. proc. civ. (nella sua formulazione in vigore dopo il 30 aprile 1995), può essere dedotta o rilevata d'ufficio in ogni stato e grado del giudizio. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Aprile 2003, n. 6475. Segue...
La disposizione di cui all'art. 107 della legge fall. prevede che, se prima della dichiarazione di fallimento, sia stata iniziata, da un creditore, l'espropriazione di uno o più immobili del fallito, il curatore si sostituisce, nella procedura, al creditore istante, nell'ambito di un'ipotesi di successione processuale che si rende del tutto peculiare, per il fatto di avere luogo a favore di un soggetto investito di funzioni pubbliche e di trovare la sua ragion d'essere nel divieto di azioni esecutive individuali, di cui all'art. 51 della legge fallimentare. La previsione di una siffatta sostituzione la quale risponde alla incontestabile opportunità di mettere a profitto le attività processuali complesse e dispendiose già poste in essere per l'instaurazione della procedura esecutiva individuale, e di risparmiare tempo, non esclude - tuttavia - la discrezionalità dell'ufficio fallimentare in ordine alla convenienza di continuare l'esecuzione davanti agli organi fallimentari, ovvero di non darvi più seguito, quando il fallimento possa chiudersi altrimenti, come per pagamento integrale al di fuori della liquidazione dell'attivo, o per concordato; ed è solo in una tale ultima evenienza che l'azione esecutiva immobiliare pendente all'atto della dichiarazione di fallimento diviene improcedibile e che gli atti del relativo processo rimangono privi di effetti giuridici non producendosi la conservazione degli effetti sostanziali del pignoramento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29 Maggio 1997, n. 4743. Segue...