Source: http://www.rgs.mef.gov.it/VERSIONE-I/Faq/ARCONET/Armonizzazione/
Timestamp: 2017-11-19 14:26:04+00:00
Document Index: 38564355

Matched Legal Cases: ['art. 44', 'art. 44', 'art. 44', 'art. 169', 'art. 193', 'art. 166', 'art. 166', 'art. 226', 'art. 227', 'art.8', 'art.5', 'art.5', 'art. 227', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 11']

Armonizzazione - Ragioneria Generale dello Stato - Ministero dell'Economia e delle Finanze
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ARCONET- FAQ - ARMONIZZAZIONE
L’articolo 1, comma 629, lettera b), della legge 23 dicembre 2014, n. 190, ha inserito nel DPR n. 633/1972, l’articolo 17-ter, che prevede la scissione del pagamento dell’IVA dal pagamento del corrispettivo per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate nei confronti delle amministrazioni pubbliche indicate da tale norma, nello svolgimento di attività per le quali non sono soggetti passivi di IVA. In attuazione di tali disposizioni, le amministrazioni pubbliche acquirenti dei beni, o committenti dei servizi, effettuano il versamento IVA direttamente all’erario piuttosto che al fornitore.
Nel rispetto della normativa sopra richiamata, le regioni, gli enti locali e i loro enti strumentali come devono contabilizzare le operazioni di split payment in contabilità finanziaria?
In contabilità finanziaria, le spese soggette alla scissione dei pagamenti sono impegnate per l’importo comprensivo di IVA e, a seguito del ricevimento della fattura emessa dal fornitore con l’annotazione “scissione dei pagamenti”, per le successive registrazioni contabili possono essere adottate due modalità alternative:
se l’ente intende avvalersi dell’opzione che consente di effettuare il pagamento IVA all’Erario contestualmente al pagamento delle fatture ai fornitori, a valere dell’impegno assunto sono emessi due distinti ordini di pagamento. Il primo ordinativo è emesso a favore del fornitore per la spesa al netto di IVA, il secondo a favore dell’erario per l’ammontare dell’IVA;
un accertamento pari all’importo IVA tra le partite di giro, al capitolo codificato E.9.01.01.02.001 Ritenuta per scissione contabile IVA (split payment);
emettere un ordine di pagamento a favore del fornitore per l’importo fatturato al lordo dell’IVA a valere dell’impegno riguardante l’acquisto di beni o servizi, con contestuale ritenuta per l’importo dell’IVA(*) ;
a fronte della ritenuta IVA indicata alla lettera c. si provvede all’emissione di una reversale in entrata di pari importo a valere dell’accertamento di cui alla lettera a (**);
(*) Nell’ordinativo informatico devono essere valorizzati i riferimenti alla reversale associata presente nella parte come da indicazioni presenti nelle Linee guida OIL paragrafo 6 “Pagamenti con ritenute associate” (Allegato n. 2 alla Circolare AgID n. 64/2014).Nel caso di regolarizzazione di sospeso di uscita al netto dell’IVA (ad esempio un addebito Sepa Direct Debit), l’ordine di pagamento è da suddividere in due pagamenti distinti. Un pagamento a regolarizzazione del sospeso (tipo pagamento REGOLARIZZAZIONE e valorizzazione dei riferimenti al provvisorio nella parte sospesi), mentre il secondo pagamento a compensazione della reversale di cui alla lettera e. (tipo pagamento CASSA o COMPENSAZIONE e valorizzazione dei riferimenti alla reversale associata nella parte ritenute ). Anche nel caso di trasferimenti di fondi ai sensi dell’art. 44 L. n. 526/1984 l’ordine di pagamento è da dividere in due pagamenti distinti: il primo pagamento a favore del beneficiario e il secondo pagamento a compensazione della reversale di cui alla lettera d.
(**) Nell’ordinativo informatico il tipo riscossione della reversale, associato al versante, assume il valore CASSA o COMPENSAZIONE (paragrafo n.1 delle predette Linee guida OIL)
Nel rispetto della recente normativa sull’IVA le regioni, gli enti locali e i loro enti strumentali come contabilizzano le operazioni di split payment effettuate in ambito commerciale?
Con riferimento al quesito posto, si richiama la circolare dell’Agenzia delle entrate n. 1/E, del 9 febbraio 2015, che prevede che la scissione dei pagamenti “riguarda tutti gli acquisiti effettuati dalle pubbliche amministrazioni individuate dalla norma, sia quelli effettuati in ambito non commerciale, ossia nella veste istituzionale che quelli esercitati nell’ambito dell’attività di impresa”.
Alle operazioni effettuate da una pubblica amministrazione in ambito commerciale si applica l’articolo 5 del decreto del Ministro dell’economia e delle finanze del 23 gennaio 2015 “Disposizioni per le pubbliche amministrazioni soggetti passivi dell’IVA” che, prevede:
Le pubbliche amministrazioni che effettuano acquisti di beni e servizi nell’esercizio di attività commerciali, in relazione alle quali sono identificate agli effetti dell’imposta sul valore aggiunto, annotano le relative fatture nel registro di cui agli articoli 23 e 24 del decreto n. 633 del 1972, entro il giorno 15 del mese successivo in cui l’imposta è divenuta esigibile, con riferimento al mese precedente.
Nei casi di cui al comma 1, l’imposta dovuta partecipa alla liquidazione periodica del mese dell’esigibilità od, eventualmente, del relativo trimestre.
La registrazione contabile della spesa concernente l’acquisto di beni e servizi effettuata in ambito commerciale è effettuata nel rispetto del principio applicato della contabilità finanziaria n. 5.2, lettera e), che prevede: “nelle contabilità fiscalmente rilevanti dell’ente, le entrate e le spese sono contabilizzate al lordo di IVA e, per la determinazione della posizione IVA, diventano rilevanti la contabilità economico patrimoniale e le scritture richieste dalle norme fiscali (ad es. registri IVA)”.
Si provvede pertanto alle seguenti registrazioni
si impegna la spesa relativa alla spesa per acquisto di beni e servizi comprensiva di IVA;
si accerta un’entrata di importo pari all’ IVA tra le partite di giro, al capitolo codificato E.9.01.01.02.001Ritenuta per scissione contabile IVA (split payment). Al riguardo si invitano i comuni ad utilizzare differenti capitoli di bilancio per le ritenute IVA derivanti dallo Split payment in ambito commerciale da quelle derivanti dallo split payment in ambito istituzionale;
contestualmente all’accertamento di cui alla lettera b), si impegna una spesa di pari importo, sempre tra le partite di giro, al capitolo codificato U.7.01.01.02.001 Versamento delle ritenute per scissione contabile IVA (split payment);
si emette un ordine di pagamento a favore del fornitore per l’importo fatturato al lordo dell’IVA a valere dell’impegno riguardante l’acquisto di beni o servizi, con contestuale ritenuta per l’importo dell’IVA (*)
a fronte della ritenuta IVA indicata alla lettera d) si provvede all’emissione di una reversale in entrata di pari importo a valere dell’accertamento di cui alla lettera b)(**);
f) alle scadenze previste dalla disciplina IVA, si determina la posizione IVA sulla base delle scritture della contabilità economico patrimoniale e di quelle richieste dalle norme fiscali (ad es. registri IVA).La contabilità finanziaria rileva solo, tra le entrate del titolo terzo, l’eventuale credito IVA, o tra le spese del titolo primo, l’eventuale debito IVA. Per un importo pari alla quota del debito IVA derivante dalla scissione dei pagamenti, è emesso un ordine di pagamento a valere degli impegni assunti di cui alla lettera c)., versato in entrata del bilancio dell’ente, previo accertamento di un’entrata di pari importo al titolo terzo dell’entrata ed emissione della relativa reversale di entrata (il capitolo è codificato E.3.05.99.99.999 Altre entrate correnti n.a.c.).
(*) Nell’ordinativo informatico devono essere valorizzati i riferimenti alla reversale associata presente nella parte come da indicazioni presenti nelle Linee guida OIL paragrafo 6 “Pagamenti con ritenute associate” (Allegato n. 2 alla Circolare AgID n. 64/2014).Nel caso di regolarizzazione di sospeso di uscita al netto dell’IVA (ad esempio un addebito Sepa Direct Debit), l’ordine di pagamento è da suddividere in due pagamenti distinti. Un pagamento a regolarizzazione del sospeso (tipo pagamento REGOLARIZZAZIONE e valorizzazione dei riferimenti al provvisorio nella parte sospesi ), mentre il secondo pagamento a compensazione della reversale di cui alla lettera e. (tipo pagamento CASSA o COMPENSAZIONE e valorizzazione dei riferimenti alla reversale associata nella parte ritenute). Anche nel caso di trasferimenti di fondi ai sensi dell’art. 44 L. n. 526/1984 l’ordine di pagamento è da dividere in due pagamenti distinti: il primo pagamento a favore del beneficiario e il secondo pagamento a compensazione della reversale di cui alla lettera e.
Nel rispetto della recente normativa sull’IVA le regioni, gli enti locali e i loro enti strumentali come contabilizzano le operazioni di reverse charge?
Gli enti territoriali, in contabilità finanziaria, registrano le spese effettuate nell’ambito di attività commerciali, soggette al meccanismo dell’inversione contabile (reverse charge), come segue:
la spesa concernente l’acquisizione di beni o di servizi è impegnata per l’importo comprensivo di IVA;
tra le entrate correnti si accerta un entrata di importo pari all’IVA derivante dall’operazione di inversione contabile, al capitolo codificato E.3.05.99.03.001 Entrate per sterilizzazione inversione contabile IVA (reverse charge);
emette un ordine di pagamento a favore del fornitore per l’importo fatturato al lordo dell’IVA a valere dell’impegno di spesa di cui alla lettera a, con contestuale ritenuta per l’importo dell’IVA (*);
a fronte della ritenuta IVA indicata alla lettera a. si provvede all’emissione di una reversale in entrata di pari importo a valere dell’accertamento di cui alla lettera b (**);
alle scadenze per la liquidazione dell’IVA, in considerazione delle risultanze delle scritture della contabilità economico patrimoniale e delle scritture richieste dalle norme fiscali, l’ente determina la propria posizione IVA e, se risulta un debito IVA, impegna la relativa spesa alla voce codificata U.1.10.03.01.000 “Versamenti IVA a debito per le gestioni commerciali”.
(*) Nell’ordinativo informatico devono essere valorizzati i riferimenti alla reversale associata presente nella parte come da indicazioni presenti nelle Linee guida OIL paragrafo 6 “Pagamenti con ritenute associate” (Allegato n. 2 alla Circolare AgID n. 64/2014).Nel caso di regolarizzazione di sospeso di uscita al netto dell’IVA (ad esempio un addebito Sepa Direct Debit), l’ordine di pagamento è da suddividere in due pagamenti distinti. Un pagamento a regolarizzazione del sospeso (tipo pagamento REGOLARIZZAZIONE e valorizzazione dei riferimenti al provvisorio nella parte sospesi), mentre il secondo pagamento a compensazione della reversale di cui alla lettera e. (tipo pagamento CASSA o COMPENSAZIONE e valorizzazione dei riferimenti alla reversale associata nella parte ritenute). Anche nel caso di trasferimenti di fondi ai sensi dell’art. 44 L. n. 526/1984 l’ordine di pagamento è da dividere in due pagamenti distinti: il primo pagamento a favore del beneficiario e il secondo pagamento a compensazione della reversale di cui alla lettera d.
Un ente che non ha partecipato alla sperimentazione e ai sensi del d.lgs. n.126 del 2014 e’ tenuto ad approvare il bilancio 2015 armonizzato a soli fini conoscitivi deve redigere il piano esecutivo di gestione 2015, approvato ex art. 169 del d.lgs. 267/2000, in coerenza con il bilancio di previsione 2015 anche in termini di cassa?
Si ritiene opportuno, per consentire l’elaborazione del Bilancio conoscitivo per missioni e programmi che, a soli fini conoscitivi, il PEG sia predisposto anche in termini di cassa.
Considerato che il 2015 è l’ultimo esercizio in cui le regioni possono finanziare spese di investimento con debito autorizzato e non contratto, come devono essere registrati gli impegni derivanti da tali investimenti, esigibili negli esercizi successivi e finanziati da debito autorizzato e non contratto, in modo da consentire:
a) la rappresentazione , nel rendiconto 2015, di residui passivi corrispondenti solo a debiti liquidi ed esigibili;
b) la formazione del disavanzo per debito autorizzato e non contratto per un importo corrispondente agli impegni assunti nel 2015 per debiti autorizzati e non contratti?
Nel corso dell’esercizio 2015 le regioni impegnano le spese per investimenti la cui copertura è costituita da debiti autorizzati e non contratti imputandoli all’esercizio 2015.
In sede di riaccertamento ordinario, nel rispetto del principio applicato della contabilità finanziaria n. 9.1, nell’ambito della verifica dell’esigibilità degli impegni 2015, si provvede alla reimputazione, agli esercizi in cui sono esigibili, degli impegni la cui copertura è costituita da debiti autorizzati e non contratti esigibili negli esercizi successivi, alla costituzione del FPV in spesa dell’esercizio 2015 e alla costituzione del FPV di entrata del 2016 (e alle successive variazioni di bilancio, con delibera di giunta).
L’iscrizione del FPV di spesa nel 2015 determina la formazione del disavanzo 2015 per una quota corrispondente agli impegni reimputati.
Nel rispetto dell’articolo 40, comma 2, del decreto legislativo n. 118 del 2011 che recita: “A decorrere dal 2016, il disavanzo di amministrazione derivante dal debito autorizzato e non contratto per finanziare spesa di investimento, risultante dal rendiconto 2015 può essere coperto con il ricorso al debito che può essere contratto solo per far fronte ad effettive esigenze di cassa”, nel bilancio dell’esercizio 2016, e degli esercizi successivi, sono iscritte:
tra le entrate, gli stanziamenti per accensione di prestiti, per un importo pari alla quota del disavanzo dell’esercizio precedente corrispondente al debito autorizzato e non contratto, fino all’esaurimento dello stesso;
tra le spese, è applicato il disavanzo dell’esercizio precedente destinato ad essere ripianato, comprensivo della quota del disavanzo costituita dal debito autorizzato e non contratto . Per il recupero della quota di tale disavanzo, è possibile utilizzare una voce distinta rispetto all’ordinario disavanzo da recuperare, denominata “Disavanzo determinato dal debito autorizzato e non contratto”, da iscrivere nel bilancio di previsione, prima di tutte le spese.
I comuni della Regione Siciliana, in relazione al comma 3 dell’articolo 11 della L.R. Sicilia n. 3 del 2015 come novellato dalla Legge di stabilità regionale 2015, possono continuare ad adottare il decreto legislativo n. 118 del 2011 e successive correzioni e integrazioni e possono avvalersi della disciplina concernente i criteri e le modalità di ripiano del maggior disavanzo da riaccertamento straordinario dei residui previste dal decreto del 2 aprile 2015?
La legge 10 luglio 2015 n. 12 della Regione Siciliana, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana n. 29 del 17 luglio 2015, all’articolo 1 comma 2 modificando la legge regionale del 7 maggio 2015, n. 9 dispone che:
“…………..Gli enti locali, i loro enti e organismi strumentali, gli enti strumentali regionali e i loro organismi strumentali, ad eccezione di quelli sanitari, con riferimento alle disposizioni del comma 2 esercitano le facoltà di rinvio previste dal decreto legislativo n. 118/2011 e successive modifiche e integrazioni, ferma restando l’applicazione delle disposizioni dei Titoli I,IV e V dello stesso decreto legislativo a decorrere dall’esercizio finanziario 2015”
Pertanto gli enti locali e i loro enti e organismi strumentali della Regione Siciliana rispettano la nuova disciplina armonizzata, di cui al decreto legislativo n. 118 del 2011 e successive correzioni e integrazioni, a partire dal 1 gennaio 2015.
Il decreto del 2 aprile 2015, concernente i criteri e le modalità di ripiano del maggiore disavanzo derivante dal riaccertamento straordinario dei residui riguarda anche gli enti locali della Regione Siciliana che hanno effettuato il riaccertamento straordinario dei residui nell’esercizio 2015 e regolarmente adottato la disciplina prevista dal decreto legislativo n. 118 del 2011 per l’intero esercizio 2015.
Vista l'imminente scadenza per l'approvazione della delibera di salvaguardia degli equilibri di bilancio si chiede se la verifica dello stato di attuazione dei programmi, espunta dall'art. 193 Tuel rispetto alla versione originaria, debba comunque essere effettuata in considerazione di quanto indicato nel principio sulla programmazione (allegato 4/1 al Dlgs 118/11) che al paragrafo 4.2 così recita: “g) lo schema di delibera di assestamento del bilancio, comprendente lo stato di attuazione dei programmi e il controllo della salvaguardia degli equilibri di bilancio, da presentare al Consiglio entro il 31 luglio di ogni anno; “
Si conferma che l’articolo 193 del TUEL non prevede, come obbligatoria, la verifica dello stato di attuazione dei programmi in sede di salvaguardia degli equilibri. Si segnala tuttavia che l’articolo 147-ter, comma 2, del TUEL conferma l’obbligo di effettuare periodiche verifiche circa lo stato di attuazione dei programmi. Tali verifiche risultano particolarmente rilevanti ai fini della predisposizione del DUP, da presentare al Consiglio entro il 31 luglio di ogni anno (per l’anno 2015, entro il 31 ottobre). Pur non essendo più obbligatorio, a regime, il termine del 31 luglio appare il più idoneo per la verifica dello stato di attuazione dei programmi.
E’ consentito approvare il bilancio di previsione nel corso del mese di luglio avvalendosi del principio applicato della contabilità finanziaria 9.2 di seguito riportato?
“Fermo restando che il bilancio di previsione deve essere approvato in equilibrio, senza utilizzare l’avanzo libero di cui alla lettera b), nel caso in cui il bilancio è approvato:
a) successivamente all’approvazione del rendiconto dell’esercizio precedente,
b) dopo le scadenze previste dal regolamento e dalla legge per la verifica degli equilibri di bilancio
c) risulta in modo inequivocabile che non sia possibile approvare il bilancio in equilibrio,
contestualmente alle procedure di approvazione del bilancio devono essere assunti i provvedimenti di cui all’articolo 50, comma 2, del DLgs 118/2011 (per le regioni), e adottate le procedure dell’articolo 193 del TUEL di controllo a salvaguardia degli equilibri per gli enti locali . Pertanto, l’avanzo libero di cui alla lettera b), può essere utilizzato solo nell’ambito dei provvedimenti di cui all’articolo 50, comma 2, del DLgs 118/2011 (per le regioni), e delle procedure dell’articolo 193 di controllo a salvaguardia degli equilibri (per gli enti locali)”.
In particolare, è considerata rispettata la condizione di cui alla lettera b)?
Considerato che l’articolo 193 del TUEL prevede che la verifica degli equilibri di bilancio è effettuata entro il 31 luglio di ogni anno, la condizione di cui alla lettera b) si intende rispettata se il bilancio di previsione è approvato nel corso del mese di luglio.
Nell’esercizio 2015, con riferimento al DUP 2016-2018, quali adempimenti sono richiesti entro il termine del 31 ottobre 2015?
Nel rispetto dell’articolo 170, comma 1 del TUEL, il termine del 31 ottobre 2015 si riferisce alla presentazione al Consiglio, per le conseguenti deliberazioni, del DUP 2016-2018 approvato dalla Giunta.
Si chiedono indicazioni riguardanti il procedimento di approvazione del DUP e della nota di aggiornamento al DUP
Con riferimento al procedimento di approvazione del DUP e della relativa nota di aggiornamento, dal vigente quadro normativo risulta:
1)	che il DUP è presentato dalla Giunta entro il 31 luglio “per le conseguenti deliberazioni”. Pertanto il Consiglio riceve, esamina, discute il DUP presentato a luglio e delibera. La deliberazione del Consiglio concernente il DUP può tradursi:
La deliberazione del DUP presentato a luglio costituisce una fase necessaria del ciclo della programmazione dell’ente;
2)	l’assenza di un termine per la deliberazione concernente il DUP, al fine di lasciare agli enti autonomia nell’esercizio della funzione di programmazione e di indirizzo politico, fermo restando che il Consiglio deve assumere “le conseguenti deliberazioni”. Il termine del 15 novembre per l’aggiornamento del DUP comporta la necessità, per il Consiglio di deliberare il DUP in tempi utili per la presentazione dell’eventuale nota di aggiornamento. La deliberazione consiliare concernente il DUP non è un adempimento facoltativo, anche se non è prevista alcuna sanzione;
3)	considerato che la deliberazione del Consiglio concernente il DUP presentato a luglio ha, o un contenuto di indirizzo programmatico, o costituisce una formale approvazione, che è necessario il parere dell’organo di revisione sulla delibera di giunta a supporto della proposta di deliberazione del Consiglio, reso secondo le modalità previste dal regolamento dell’ente;
4)	che la nota di aggiornamento al DUP, è eventuale, in quanto può non essere presentata se sono verificare entrambe le seguenti condizioni:
5)	che, se presentato, lo schema di nota di aggiornamento al DUP si configura come lo schema del DUP definitivo. Pertanto è predisposto secondo i principi previsti dall’allegato n. 4/1 al DLgs 118/2011;
6)	che lo schema di nota di aggiornamento al DUP e lo schema di bilancio di previsione sono presentati contestualmente entro il 15 novembre, unitamente alla relazione dell’organo di revisione, secondo le modalità previste dal regolamento dell’ente;
7)	che la nota di aggiornamento, se presentata, è oggetto di approvazione da parte del Consiglio. In quanto presentati contestualmente, la nota di aggiornamento al DUP e il bilancio di previsione possono essere approvati contestualmente, o nell’ordine indicato.
8)	che la disciplina concernente la presentazione del DUP si applica anche agli enti in gestione commissariale.
9)	che in caso di rinvio del termine di presentazione del DUP, la specifica disciplina concernente i documenti di programmazione integrati nel DUP deve essere rispettata.
L’articolo 69, comma 9 del d.lgs. n. 118/2011 prevede la possibilità per le Regioni di contrarre anticipazioni di cassa per un importo non eccedente il 10 per cento dell’ammontare complessivo delle entrate di competenza del Titolo “Entrate correnti di natura tributaria, contributiva e perequativa”.
Per gli Enti strumentali delle Regioni invece, ai quali con la legge regionale che li ha istituiti si è generalmente applicato l’ordinamento contabile regionale, il d.lgs. n. 118/2011 nulla prevede circa la possibilità di ricorrere ad anticipazioni di cassa con il proprio Tesoriere.
Il Principio applicato della contabilità finanziaria 5.5 contempla tra le concessioni di crediti, la concessione da parte della Regione di anticipazioni di liquidità a favore dei propri Enti e organismi strumentali e delle proprie società controllate o partecipate (da estinguere entro un anno e non rinnovabili) ma L’articolo 69, comma 9 non può estendersi agli stessi in quanto generalmente tali Enti non hanno entrate tributarie.
Poiché alcuni Enti strumentali hanno problemi di liquidità, soprattutto nel caso in cui la regione si trovi in regime di esercizio provvisorio, si chiede se la disposizione di cui al comma 9 dell’articolo 69 del citato decreto legislativo possa estendersi anche agli Enti strumentali delle Regioni prendendo a riferimento, per il limite del 10%, le entrate correnti dell’esercizio derivanti dai trasferimenti a qualunque titolo dovuti dalla Regione.
Nel corso dell’Intesa sancita l’11 febbraio u.s. in Conferenza Stato-Regioni, il Governo e le Regioni hanno condiviso, tra gli altri, il testo del seguente emendamento:
All’articolo 69 del decreto legislativo 23 giugno 2011, dopo il comma 9 è inserito il seguente: “9-bis Gli enti strumentali delle regioni possono contrarre anticipazioni unicamente allo scopo di fronteggiare temporanee deficienze di cassa, per un importo non eccedente il 10 per cento dell’ammontare complessivo delle entrate di competenza derivanti dai trasferimenti correnti a qualunque titolo dovuti dalla Regione”.
Nelle more dell’intervento legislativo previsto nell’Intesa, risulta condivisibile la proposta delle regioni di individuare, in via interpretativa, il limite alle anticipazioni di tesoreria degli enti strumentali, ancorandolo al 10% delle entrate correnti dell’esercizio derivanti dai trasferimenti a qualunque titolo dovuti dalla Regione.
In ogni caso è opportuno rammentare che:
per far fronte a momentanee esigenze di cassa le Regioni possono concedere anticipazioni di liquidità, come precisato nel paragrafo 5.5 del principio contabile applicato 4/2 “Le concessioni di credito possono essere costituite:
da anticipazioni di liquidità nei confronti dei propri enti ed organismi strumentali e delle proprie società controllate o partecipate (da estinguere entro l’anno e non rinnovabili);
dalla concessione di finanziamenti nei casi espressamente previsti dalla legge (compresi i fondi di rotazione);
il ricorso alle anticipazioni di cassa o di liquidità non possono costituire uno strumento abituale di provvista finanziaria.
Come si determina il fondo di riserva di cassa nel rispetto dei limiti indicati dall’art. 166 comma 2-quater del d.lgs. 267 del 2000 successivamente corretto e integrato?
Il limite dello 0,2 per cento delle spese finali, indicato dall’art. 166 comma 2-quater del d.lgs. 267 del 2000 successivamente corretto e integrato, ai fini della determinazione del fondo di riserva di cassa deve intendersi riferito agli stanziamenti di cassa.
Il principio contabile applicato concernente la contabilità finanziaria, allegato 4.2 al dlgs 118/11, al paragrafo 5.4 prevede che "Nel corso dell'esercizio, la cancellazione di un impegno finanziato dal fondo pluriennale vincolato comporta la necessità di procedere alla contestuale riduzione dichiarazione di indisponibilità di una corrispondente quota del fondo pluriennale vincolato iscritto in entrata che deve essere ridotto in occasione del rendiconto, con corrispondente liberazione delle risorse a favore del risultato di amministrazione."
Si chiede se la riduzione dell'FPV di entrata in sede di rendiconto sia effettivamente da applicare o se, piuttosto, si tratti di un refuso. Questo poiché il fondo pluriennale vincolato iscritto in entrata non è un'entrata accertata ma uno stanziamento e, per tale ragione, la riduzione, in corrispondenza delle economie registrate sugli impegni reimputati tramite il fpv, può avvenire solo attraverso una variazione di bilancio che riduca contemporaneamente lo stanziamento di spesa dove si è registrata la cancellazione dell'impegno reimputato e del corrispondente fondo pluriennale vincolato iscritto in entrata. La variazione in parola non è però prevista nei principi contabili che disciplinano espressamente le variazioni possibili in sede di riaccertamento ordinario. Inoltre, il fondo pluriennale vincolato in entrata determinato in sede di riaccertamento non risulta più modificabile.
L'ipotesi che si tratti di un refuso è confermata dalla motivazione che impone la riduzione del fondo pluriennale vincolato iscritto in entrata. Non è infatti corretto affermare che la riduzione in oggetto possa "liberare risorse a favore dell'avanzo di amministrazione" dato che, come noto, il fondo pluriennale vincolato iscritto in entrata non è preso in considerazione ai fini della determinazione del risultato di amministrazione. La riduzione del fpv di entrata, agli effetti pratici, non modifica in alcun modo il risultato di amministrazione dell'esercizio in chiusura.
Si conferma che trattasi di un refuso. La cancellazione di un impegno finanziato dal Fondo pluriennnale vincolato nel corso dell'esercizio può dare luogo o ad una riduzione del FPV , o ad una dichiarazione di indisponibilità, ma non a entrambe. Dalla lettura dell'intero periodo risulta evidente che la parola "riduzione" costituisce un refuso. La Commissione Arconet ha approvato l'eliminazione della parola “riduzione” dal principio applicato della contabilità finanziaria, paragrafo 5.4, da formalizzare in occasione del prossimo decreto di aggiornamento degli allegati al DLgs 118/2011.
Che effetto producono le variazioni riguardanti il bilancio in corso di gestione sul bilancio in corso di approvazione?
Ad esempio, le variazioni degli stanziamenti 2016 e 2017 del bilancio di previsione 2015 – 2017 effettuate alla fine dell’esercizio 2015, variano automaticamente, per gli esercizi 2016 e 2017, anche lo schema del bilancio di previsione 2016 – 2018, già deliberato dalla Giunta, in corso di approvazione presso il Consiglio?
Lo schema di bilancio di previsione in corso di approvazione è un documento diverso rispetto al bilancio di previsione in corso di gestione. Pertanto le variazioni al bilancio in corso di gestione non si estendono automaticamente allo schema di bilancio in corso di approvazione ma, se necessarie, sono oggetto di una esplicita distinta variazione.
A tal fine, l’articolo 174, comma 4, del TUEL consente alla Giunta di presentare emendamenti allo schema di bilancio in corso di approvazione: “Il regolamento di contabilità dell'ente prevede …………. i termini entro i quali possono essere presentati da parte dei membri dell'organo consiliare e dalla Giunta emendamenti agli schemi di bilancio. A seguito di variazioni del quadro normativo di riferimento sopravvenute l’organo esecutivo presenta all’organo consiliare emendamenti allo schema di bilancio e alla nota di aggiornamento al Documento unico di programmazione in corso di approvazione”.
Pertanto, a seguito delle variazioni effettuate al bilancio in gestione, ad esempio nel corso dell’esercizio provvisorio 2016, la Giunta può, nei termini previsti dal regolamento di contabilità dell’ente, presentare emendamenti allo schema del bilancio di previsione 2016-2018 già approvato in giunta, in corso di approvazione da parte del Consiglio.
Nei casi in cui il regolamento non prevede la presentazione di emendamenti diversi da quelli obbligatori (derivanti da variazioni del quadro normativo e dal riaccertamento ordinario dei residui), dopo l’approvazione del bilancio di previsione 2016 – 2018, la giunta deve presentare una variazione di bilancio diretta ad aggiornare tale documento contabile alla gestione svoltasi nel corso dell’esercizio provvisorio, se la variazione è di competenza del Consiglio.
In relazione alle diverse richieste pervenute dagli Enti Locali, si chiede una conferma in ordine alla diversa funzione del conto del tesoriere (art. 226 del TUEL) rispetto al rendiconto dell’Ente (art. 227 del TUEL), ossia che lo scopo del conto del tesoriere è quello di rendicontare gli incassi e i pagamenti, distinti per residuo e competenza, e che gli stessi siano nei limiti degli stanziamenti del bilancio di previsione consolidati a seguito delle variazioni intervenute nel corso dell’esercizio finanziario. Ne dovrebbe conseguire pertanto che il conto del tesoriere non soggiace alle medesime regole espositive del rendiconto dell’ente e che non vi è obbligo di corrispondenza delle previsioni.
Si conferma che, come indicato dal principio applicato della contabilità finanziaria n. 11.11 il conto del tesoriere, redatto sullo schema di cui all’allegato n. 17 del decreto legislativo n. 118 del 2011 “ha lo scopo di rendicontare la gestione di cassa evidenziando quindi, distinti per residuo e competenza, gli incassi e i pagamenti registrati dal tesoriere”.
In particolare, il conto del tesoriere ha lo scopo di:
a) rendicontare gli incassi e i pagamenti, distinti per residuo e competenza,
b) di attestare il rispetto del doppio vincolo giuridico nella fase di estinzione degli ordinativi di pagamento,:
- dello stanziamento di competenza (per i titoli in c/competenza), o dell’ammontare dei residui (per i titoli emessi in c/residui);
- dello stanziamento di cassa senza operare alcuna distinzione sullo stanziamento di cassa.
A tal fine, nel conto del tesoriere sono indicate le previsioni di competenza e di cassa “definitive”, così come gli importi dei residui “definitivi”.
Di norma, i residui definitivi corrispondono ai residui finali risultanti dal rendiconto dell’esercizio precedente. Tuttavia, nell’esercizio in cui è stato effettuato il riaccertamento straordinario dei residui, è possibile considerare “residui definitivi” i residui finali dell’esercizio precedente che tengono conto anche delle variazioni apportate in occasione del riaccertamento straordinario.
Diversamente, nel rendiconto della gestione dell’esercizio, predisposto dagli enti, compreso quello concernente l’esercizio in cui è stato effettuato il riaccertamento straordinario, i residui iniziali devono sempre corrispondere ai residui finali risultanti dal rendiconto dell’esercizio precedente. Infatti, nello schema di rendiconto è prevista una apposita voce per rappresentare l’importo dei residui oggetto del riaccertamento (ordinario e straordinario).
Il DM del 1 dicembre 2015 concernente il terzo aggiornamento agli allegati al DLgs 118/2011, all'art.8 indica: “Il presente decreto entra in vigore il 1° gennaio 2016, e si applica con riferimento agli schemi di bilancio e di rendiconto riguardanti l’esercizio 2016”.
Il DM del 30 marzo 2016, concernente il quarto aggiornamento agli allegati al DLgs 118/2011, all'art.5 precisa: “Gli aggiornamenti di cui al comma 1 si applicano con riferimento al rendiconto 2016”.
Si chiede di precisare se anche per l'art.5 DM del 30 marzo 2016 la tempistica si intende riferita al rendiconto riguardante l'esercizio 2016 che si farà nel 2017.
Si conferma che gli aggiornamenti di cui all’articolo 5, comma 1, si applicano con riferimento al rendiconto 2016, approvato nel 2017.
Gli enti che non hanno determinato un disavanzo da riaccertamento straordinario dei residui sono tenuti all’adempimento del relativo monitoraggio previsto dal decreto del 19 dicembre 2016?
Si. Tutti gli enti tenuti al riaccertamento straordinario dei residui, compresi quelli che non hanno registrato un disavanzo, devono, nei termini e nei modi indicati nel decreto ministeriale del 19 dicembre 2016, adempiere al richiesto monitoraggio sul maggior disavanzo da riaccertamento straordinario dei residui.
La sanzione prevista per gli enti inadempienti riguarda solo gli enti in disavanzo, in quanto l'articolo 3, ultimo periodo del comma 15, del d.lgs 118 del 2011 prevede che "Gli enti che non trasmettono le predette informazioni secondo le modalità e i tempi previsti dal decreto di cui al terzo periodo ripianano i disavanzi nei tempi più brevi previsti dal decreto di cui al primo periodo", .ma in proposito si richiama il medesimo articolo 3 comma 15 del d.lgs. n. 118 del 2011 che, nel rinviare ad un successivo decreto la determinazione delle modalità e dei tempi di copertura del maggiore disavanzo, prevede "incentivi, anche attraverso la disciplina del patto di stabilità interno e dei limiti di spesa del personale, per gli enti che, alla data del 31 dicembre 2017, non presentano quote di disavanzo derivanti dal riaccertamento straordinario dei residui. Per le regioni non rilevano i disavanzi derivanti dal debito autorizzato non contratto". Pertanto, anche gli enti che a seguito del riaccertamento straordinario dei residui non hanno registrato disavanzo sono interessati a trasmettere le informazioni richieste dal DM 19 dicembre 2016.
Come deve comportarsi il tesoriere/cassiere nel caso in cui l’ente presenti un bilancio approvato o una variazione di bilancio in cui una o più voci di bilancio presentano lo stanziamento di cassa superiore alla somma della competenza + residui
Nel rispetto della normativa armonizzata il tesoriere/cassiere non è tenuto ad effettuare “verifiche di congruenza rispetto agli stanziamenti di bilancio”, comprese le articolazioni relative al fondo pluriennale vincolato e alle spese già impegnate, approvati dal Consiglio.
Pertanto il tesoriere acquisisce il bilancio di previsione e le relative variazioni anche se presentano “incongruenze”, ma deve rifiutare gli ordinativi di pagamento riferiti agli stanziamenti che presentano “incongruenze” quali, ad esempio, stanziamenti di cassa superiori alla somma della competenza + residui. E’ lasciato al rapporto tra ente e tesoriere/cassiere, la definizione dei tempi e delle modalità di segnalazione delle incongruenze.
Il rendiconto 2016 dei Comuni con popolazione inferiore ai 5.000 abitanti che si sono avvalsi per il 2016 della facoltà di rinvio della contabilità economico-patrimoniale e del bilancio consolidato non comprende il conto economico e lo stato patrimoniale.
In assenza dei dati di chiusura economico-patrimoniali riguardanti l’esercizio 2016, come è effettuata la riapertura delle scritture al 01/01/2017 e la la verifica necessaria all'individuazione dell'area di consolidamento?
Non sarebbe opportuno che, seppur senza alcuna approvazione formale, tali enti predispongano almeno il conto del patrimonio al 31/12/2016?
Nel confermare che l’art. 227, comma 3, del Tuel prevede che “Nelle more dell'adozione della contabilità economico patrimoniale gli enti locali con popolazione inferiore a 5mila abitanti che si avvalgono della facoltà, prevista dall'articolo 232, non predispongono il conto economico, lo stato patrimoniale e il bilancio consolidato», si rappresenta che l’ultimo periodo dell’art. 11, comma 13, d.lgs 118/2011 prevede che
“Al primo rendiconto di affiancamento della contabilità economico patrimoniale alla contabilità finanziaria previsto dall’articolo 2, commi 1 e 2, è allegato anche lo stato patrimoniale iniziale”.
b) conto del patrimonio 2015 riclassificato secondo lo schema previsto dall’allegato n. 10 al D.Lgs. n. 118/2011 e aggiornato per tenere conto della gestione 2016.
Con riferimento al bilancio consolidato relativo all’esercizio 2017, per verificare, a inizio 2017, la rilevanza o meno dei propri organismi partecipati, al fine dell'inserimento degli stessi nel perimetro del consolidamento, in base al punto 3.1 del principio contabile applicato del bilancio consolidato - All. 4/4 al DLgs 118/2011, sono utilizzati solo i primi due dei seguenti tre parametri, applicandoli allo stato patrimoniale al 1° gennaio 2017:
Il punto 3.25 del principio contabile applicato concernente la contabilità finanziaria che indica le modalità di contabilizzazione del leasing finanziario e contratti assimilati deve intendersi riferito anche alle fattispecie di leasing finanziario e contratti assimilati che si configurano come contratti di partenariato pubblico privato?
No. Il punto 3.25 del principio contabile applicato concernente la contabilità finanziaria disciplina esclusivamente le modalità di contabilizzazione dei contratti di leasing finanziario e contratti assimilati nei quali non ricorrono gli aspetti tipici del partenariato pubblico privato.
Per ulteriori approfondimenti si rinvia alla Deliberazione n. 15/SEZAUT/2017/QMIG concernente “Questione di massima in ordine alla qualificazione, come indebitamento, del contratto di partenariato pubblico-privato, disciplinato dagli articoli 3, comma 1, lett. eee), 180 e 187 del d.lgs. n. 30/2016, di cui si riportano i principi di diritto enunciati:
Il principio applicato concernente il bilancio consolidato n. 4.4, di cui all’allegato 4/4 al d.lgs. 118/2011, prevede “I bilanci della capogruppo e dei componenti del gruppo, rettificati secondo le modalità indicate nei paragrafi precedenti sono aggregati voce per voce, facendo riferimento ai singoli valori contabili, rettificati sommando tra loro i corrispondenti valori dello stato patrimoniale (attivo, passivo e patrimonio netto) e del conto economico (ricavi e proventi, costi e oneri):
- per l’intero importo delle voci contabili con riferimento ai bilanci degli enti strumentali controllati e delle società controllate (cd. metodo integrale);
- per un importo proporzionale alla quota di partecipazione, con riferimento ai bilanci delle società partecipate e degli enti strumentali partecipati (cd. metodo proporzionale).
Nel caso di applicazione del metodo integrale, nel bilancio consolidato è rappresentata la quota di pertinenza di terzi, sia nello stato patrimoniale che nel conto economico, distintamente da quella della capogruppo”.
Si chiede se, nei seguenti casi, il consolidamento con il metodo proporzionale debba sempre essere applicato:
a)	per una società partecipata dalla capogruppo al 40% e controllata al 60% da un privato
b)	per una società partecipata dalla capogruppo al 40% e controllata al 60% da un’altra Pubblica Amministrazione
c)	per una società partecipata dalla capogruppo al 40% e partecipata da altre n. 3 Pubbliche Amministrazioni, ciascuna al 20%
Si, in tutti i casi descritti, la pubblica amministrazione capogruppo che detiene la partecipazione del 40% applica il consolidamento proporzionale al 40%1 . Infatti, al fine di garantire la rappresentazione veritiera e corretta della situazione finanziaria e patrimoniale e del risultato economico, derivante dalla complessiva attività svolta dalla capogruppo attraverso le proprie articolazioni organizzative, i suoi enti strumentali e le sue società controllate e partecipate, l’art. 11-bis dell d.lgs. 118/2011 e i principi contabili non prevedono l’esclusione dal consolidamento delle società partecipate, nei casi in cui siano state oggetto di consolidamento integrale da parte di un altro soggetto, pubblico o privato. Le risorse dedicate all’attività svolta dalla partecipata, devono essere sempre rappresentate nel bilancio consolidato della capogruppo che partecipa al 40%, in modo da rendere conto anche dell’impiego di tali risorse. In particolare, il comma 3 dell’art. 11-bis del d.lgs. 118/2011 prevede che “Ai fini dell’inclusione nel bilancio consolidato, si considera qualsiasi ente strumentale, azienda, società controllata e partecipata, indipendentemente dalla sua forma giuridica pubblica o privata, anche se le attività che svolge sono dissimili da quelle degli altri componenti del gruppo, con l’esclusione degli enti cui si applica il titolo II”.
1 Con riferimento dall’esercizio 2018 nel rispetto dell’art. 11 – quinquies, 1 comma del d.lgs. n. 118 del 2011. Si ricorda che il 3 comma dello stesso articolo, sopra citato, in fase di prima applicazione, con riferimento agli esercizi 2015-2017, per società partecipata da una regione o da un ente locale intende la società a totale partecipazione pubblica affidataria di servizi pubblici locali della regione o dell’ente locale, indipendentemente dalla quota di partecipazione.
Con riferimento all’esempio n. 5 dell’appendice tecnica, del principio contabile applicato concernente la contabilità finanziaria, un ente tenuto al rispetto del d.lgs. n. 118 del 2011 a decorrere dall’esercizio 2015 per calcolare l’accantonamento al FCDE nel bilancio di previsione 2018 come deve determinare il rapporto tra incassi di competenza e i relativi accertamenti considerato che il quinquennio di riferimento risulta composto sia da esercizi precedenti all’adozione del nuovo principio della competenza finanziaria potenziata sia da esercizi soggetti alla disciplina del d.lgs. n. 118?
Un ente che rispetta il d.lgs. n. 118 del 2011 dall’esercizio 2015 che, per determinare l’accantonamento al FCDE nel bilancio di previsione 2018, intende utilizzare la facoltà di slittare il quinquennio di riferimento, per considerare anche le riscossioni effettuate nell’anno successivo in conto residui dell’anno precedente, con riferimento alla formula indicata nel punto 2) dell’esempio n. 5 dell’appendice tecnica, del principio contabile applicato concernente la contabilità finanziaria determina il rapporto tra incassi di competenza e i relativi accertamenti nel modo seguente:
per gli anni dal 2012 al 2014
(incassi di competenza es. X + incassi c/residui X ) : accertamenti esercizio X
per gli anni 2015 e 2016
(incassi di competenza es. X + incassi esercizio X+1 in c/residui X ) : accertamenti esercizio X
(incassi di competenza es. 2012 + incassi c/residui 2012): accertamenti esercizio 2012
(incassi di competenza es. 2015 + incassi esercizio 2016 in c/residui 2015): accertamenti esercizio 2015
Con riferimento all’esempio n. 5 dell’appendice tecnica, del principio contabile applicato concernente la contabilità finanziaria, ai fini del calcolo dell’accantonamento al FCDE nel bilancio di previsione come deve determinare il rapporto tra incassi di competenza e i relativi accertamenti un ente quando il quinquennio di riferimento risulta composto esclusivamente da esercizi tutti gestiti nel rispetto del nuovo principio della competenza finanziaria potenziata?
Un ente soggetto al d.lgs. n. 118 del 2011 che, per determinare l’accantonamento al FCDE nel bilancio di previsione, intende utilizzare la facoltà di slittare il quinquennio di riferimento, per considerare anche le riscossioni effettuate nell’anno successivo in conto residui dell’anno precedente, con riferimento alla formula indicata nel punto 2) dell’esempio n. 5 dell’appendice tecnica del principio contabile applicato concernente la contabilità finanziaria se presenta il quinquennio di riferimento composto esclusivamente da esercizi gestiti nel rispetto della citata disciplina armonizzata calcola il rapporto tra incassi di competenza e i relativi accertamenti nel modo seguente per tutti gli esercizi compresi nel quinquennio di riferimento :
(incassi di competenza es. X + incassi esercizio X+1 in c/residui X) : accertamenti esercizio X