Source: http://assindor.it/index.aspx?m=64&f=4&IDNews=1155&annoarchivio=&mese=
Timestamp: 2017-12-14 00:40:57+00:00
Document Index: 66185189

Matched Legal Cases: ['art. 42', 'art. 1', 'art. 172', 'art. 37', 'art. 81', 'art. 77', 'art. 55', 'art. 41', 'art. 9', 'sentenza ', 'art. 32', 'art. 38', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 17', 'art. 19', 'art. 54']

LE NOVITA' FISCALI DI APRILE 2011
La presente circolare illustra le principali novità fiscali di interesse per le imprese relative al mese di aprile 2011.
1. Agevolazione fiscale per le reti di imprese (Circ. 15/E)
2. Modalità di utilizzo del credito di imposta per R&S (DM 4/3/2011)
3. Consolidato fiscale - Riporto interessi passivi indeducibili (Ris. 42/E)
4. Legittimità costituzionale della “Robin Tax” (Ord. 9 26/3/2011)
5. Transfer pricing - sconti praticati per operazioni infragruppo (Cass n. 7343/2011)
6. Finanziamento accessorio - Detraibilità degli interessi passivi (Ris. 43/E)
7. Ritenuta d’acconto sui bonifici (Ris. 46/E)
8. Seminario Confindustria – IFA “Il futuro dell’IVA”
9. Liquidazione di gruppo - Prestazione di garanzia (Ris. 49/E)
10. Compensazione dei crediti e canale di assistenza dedicato (Circ. 16/E)
11. Attività finanziarie esercitate da concessionarie automobilistiche (Ris. 41/E)
12. Frodi carosello e limiti al diritto di detrazione (Cass 8132/2011)
13. Fatture per operazioni inesistenti: onere della prova (Cass 6943/2011)
14. Proroga rateazione versamenti fiscali (Direttiva Equitalia n. 12/2011)
15. Ulteriore proroga dei termini di interesse (DPCM 25/3/2011)
16. OCSE - Doppia imposizione e concetto di “beneficiario effettivo”
L’Agenzia delle entrate ha fornito ulteriori chiarimenti in merito alla disciplina fiscale a favore delle imprese appartenenti ad una “rete di imprese”, introdotta dall’art. 42, co. 2-quater del DL n. 78/2010. Per un approfondimento delle nuove indicazioni si rinvia alla circolare FFW n. 19413 del 15 aprile.
Il decreto interministeriale 4 marzo 2011, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 18 aprile 2011, dispone le modalità di utilizzo degli stanziamenti previsti dalla L.n. 191/2009, pari a 150 milioni di euro per l’anno 2010 e a 200 milioni per l’anno 2011, in relazione al credito d’imposta inerente alle attività di ricerca e sviluppo (art. 1, co. da 280 a 283, della legge n. 296/2006).
Le risorse possono essere utilizzate solo dai soggetti che hanno avviato gli investimenti in attività di ricerca e sviluppo anteriormente al 29 novembre 2008 e che erano rimasti esclusi dal "click day" del 6 maggio 2009. Il credito di imposta è utilizzabile, nella misura massima del 47,53, in compensazione con il modello F24 a decorrere dalla data di pubblicazione del decreto, utilizzando il codice tributo 6808 con l'indicazione dell'anno 2011. Si rinvia in proposito alla News dell’Area FFW del 18 aprile scorso.
Le disposizioni limitative in materia di riporto di interessi passivi indeducibili di cui all’art. 172, comma 7 del TUIR – solitamente riferite al riporto delle “bare fiscali” - si applicano anche in ipotesi di operazioni di aggregazione aziendali che interessano società che partecipano al consolidato fiscale nazionale e che non interrompono la tassazione di gruppo.
Non valgono in tale fattispecie le conclusioni raggiunte dall’Agenzia con riferimento alle perdite fiscali prodotte in costanza di consolidato, cioè la non applicazione delle disposizioni limitative al riporto delle perdite in caso di operazioni che non interrompono la tassazione di gruppo (circolare n. 9 del 9 marzo 2010). Questo perché, secondo l’Agenzia, la compensazione intersoggettiva di risultati imponibili (utili e perdite) ovvero di interessi passivi indeducibili – ROL è governata da meccanismi diversi:
- la compensazione delle perdite maturate in costanza di consolidato da una società con i risultati imponibili positivi del gruppo è piena, automatica e non derogabile, determinando una spersonalizzazione delle stesse;
- l’utilizzo dell’eccedenze di interessi passivi indeducibili di una società in abbattimento del reddito del gruppo, in caso di ROL capienti di un altro soggetto partecipante al consolidato, avviene su base volontaria e senza alcuna spersonalizzazione.
Resta confermata la possibilità per l’impresa di presentare un interpello per la disapplicazione delle norme antielusive ai sensi dell’art. 37-bis del DPR n. 600/73.
La Commissione tributaria provinciale di Reggio Emilia ha rimesso con ordinanza al giudizio della Corte Costituzionale la questione di legittimità costituzionale dell’art. 81, commi 16, 17, 18 del DL 112/2008 (c.d. robin tax).
La norma, introdotta nel 2008 al fine di contrastare fenomeni specifici e contingenti (impatto sociale dell’aumento dei prezzi e delle tariffe del settore energetico) e poi modificata nel 2009, prevede l’applicazione di un’addizionale del 6,5% sui soggetti che operano nel settore petrolifero, gas ed energia elettrica e che hanno un volume di ricavi nell’anno precedente superiore a 25 milioni di euro..
La questione di legittimità costituzionale, sollevata da un soggetto distributore che richiede il rimborso dell’addizionale pagata, verte sui presunti contrasti della norma in oggetto rispetto alle seguenti norme della Costituzione:
- violazione degli art. 77 e 23: la norma, introdotta con decreto legge, mancherebbe dei presupposti del caso straordinario di necessità ed urgenza, posto che non sarebbe stato introdotto nel dibattito parlamentare nessun elemento di prova dell’esistenza di profitti straordinari nel settore petrolifero;
- violazione degli art. 55 e 3: mancherebbe il fatto indice di capacità contributiva (non sussistendo al momento dell’emanazione della norma i profitti straordinari del settore petrolifero) e la norma non risponderebbe a parametri costituzionali di ragionevolezza, congruità e proporzionalità, discriminando le imprese operanti in determinati settori rispetto ad altri. Inoltre, all’interno dei settori interessati, la norma colpirebbe in eguale misura i produttori, che traslano l’onere economico dell’addizionale sui distributori, rispetto a questi ultimi che non possono traslare l’onere e sono soggetti ad onerose pratiche contabili;
- violazione degli art. 41 e 3: la norma discriminerebbe l’iniziativa economica privata in quanto obbligherebbe i distributori, non in grado di influenzare i prezzi a differenza dei produttori, a non traslare l’onere economico dell’addizionale IRES rendendo di fatto più oneroso la loro attività economica.
La Cassazione ha chiarito i criteri legali per la determinazione del valore normale dei beni e servizi ceduti da una società italiana a società non residenti appartenenti al medesimo gruppo (con riferimento agli sconti d’uso praticati infragruppo).
Secondo la Cassazione, nel valutare se un’operazione economica infragruppo è stata effettuata al “valore normale” (art. 9 TUIR), si deve tener conto solo degli sconti d’uso usualmente praticati dal contribuente sui propri listini o sulle proprie tariffe in condizioni di libera concorrenza, ovvero per le operazioni economiche concluse con soggetti estranei al proprio gruppo.
Gli sconti d’uso (o remise) praticati nei soli rapporti economici infragruppo non hanno rilevanza ai fini del transfer pricing perché, secondo la Corte, altrimenti si potrebbe determinare un anticipato “spostamento“ all’estero del reddito.
I giudici hanno riconosciuto, inoltre, l’elusività di un conferimento di beni effettuato dalla società italiana ad una società estera appartenente al gruppo, perché privo di una valida ragione economica della società italiana (essendo del tutto irrilevanti le ragioni economiche della società estera o quelle del gruppo) diversa dal mero risparmio d’imposta rispetto ad un semplice conferimento di provvista finanziaria. La società italiana aveva conferito alla società estera beni, in precedenza acquistati da altre imprese del gruppo, ad un prezzo ben superiore al loro costo di acquisto (senza alcuna perizia di stima a supporto del valore di conferimento) al solo scopo di far emergere componenti positivi di reddito da utilizzare per valorizzare le proprie perdite fiscali pregresse in scadenza (come attestato da documenti del gruppo rinvenuti dalla GdF). La Cassazione, nell’accogliere i rilievi sollevati dell’Agenzia delle Entrate sulla sentenza di appello favorevole al contribuente, evidenzia tra l’altro come la commissione tributaria regionale nelle sue motivazioni non abbia specificato quale sia il soggetto (società italiana o società estera) del quale erano state ritenute valide le ragioni economiche dell’operazione di conferimento.
Sono detraibili ai fini Irpef gli interessi passivi derivanti da mutui relativi all’acquisto, alla costruzione ed alla ristrutturazione dell’abitazione principale che siano stati rinegoziati come previsto dalla Convenzione stipulata il 19 giugno 2008 fra l’ABI e il Ministero delle finanze (rinegoziazione dei mutui a tasso variabile stipulati anteriormente al 28 maggio 2008), indipendentemente dalla circostanza che tali interessi siano corrisposti mediante il conto di finanziamento accessorio o che derivino dal conto corrente accessorio. Il conto accessorio accoglie la differenza tra l’importo della originaria rata variabile e la nuova rata prevista dal piano di ammortamento “rinegoziato”. Gli istituti bancari, nel compilare l’attestazione relativa al pagamento degli interessi passivi, dovranno certificare l’importo degli interessi derivanti dal mutuo originario e di quelli risultanti dal conto accessorio.
La ritenuta a titolo di acconto delle imposte sui redditi del 10% sui bonifici relativi a spese che danno diritto a detrazioni/deduzioni fiscali non si applica sui bonifici effettuati a favore di fondi immobiliari per la cessione di box o posti auto pertinenziali, per i quali si potrebbe beneficiare della detrazione del 36%.
I fondi immobiliari, tranne nel caso dei “vecchi fondi” che corrispondono l’imposta sostitutiva del 25%, non sono soggetti alle imposte sui redditi e la ritenuta alla fonte da loro subita è a titolo di imposta. Per evitare l’applicazione della ritenuta da parte delle Banche o Poste l’ordinante deve indicare, nella motivazione del bonifico, il fondo immobiliare quale beneficiario. Deve essere specificato che il versamento è effettuato per l’acquisto di un box o posto auto pertinenziale presso un fondo immobiliare, non riportando il riferimento alle disposizioni agevolative e non utilizzando l’apposito modulo eventualmente predisposto da banca o ufficio postale.
Nel caso i fondi abbiano già subito tale ritenuta, la ritenuta potrà essere richiesta a rimborso oppure portata in compensazione nel modello Unico SC 2011 dell’imposta sostitutiva prevista dall’art. 32 del DL 78/2010.
Si è tenuto il 16 aprile 2011 presso la sede di Confindustria il seminario dal titolo “Il futuro dell’IVA e il Libro Verde della Commissione Europea – Tra esigenze nazionali e prospettive comunitarie”, organizzato da Confindustria insieme all’IFA - International Fiscal Association e con la collaborazione del Dipartimento delle Finanze.
Il seminario, al quale hanno partecipato più di 150 iscritti, ha offerto un’importante opportunità di confronto tra imprese, amministrazione finanziaria ed esperti del mondo accademico e professionale sulle questioni poste dalla Commissione Europea con il “Libro verde sul futuro dell’IVA, in merito alle migliori modalità per una riforma organica dell’attuale sistema comunitario dell’IVA. Il materiale relativo al seminario è disponibile all’interno della Comunità Fisco di Confindustria.
Nell’ambito della procedura di liquidazione IVA di gruppo, una società capogruppo/controllante non residente, ma con rappresentante fiscale in Italia, può prestare direttamente la garanzia prevista dall’art. 38-bis, co. 1 del DPR n. 633/72, in luogo della fideiussione bancaria.
Secondo l’Agenzia delle Entrate, il fatto che una società, in base alle norme civilistiche di un altro Paese europeo, non abbia redatto e presentato il bilancio consolidato del gruppo ma abbia presentato quello redatto dalla propria casa madre extracomunitaria, non impedisce che la stessa possa prestare la garanzia nei modi previsti dall’articolo 38-bis, primo comma, terzo periodo del decreto IVA.
L’Agenzia delle Entrate fornisce nuove indicazioni operative sulle modalità di compensazione orizzontale dei crediti IVA (art. 10, DL n. 78/2009). In particolare:
· le compensazioni del credito IVA relativo all’anno d’imposta 2009, effettuate nel corso dell’anno solare 2011, concorrono al raggiungimento dei limiti di compensazione stabiliti dall’art. 10 citato, in continuità con quelle effettuate nel corso dell’anno solare 2010. Come già chiarito dalla circolare n. 1/E del 15 gennaio 2010, infatti, i predetti limiti sono da intendersi riferiti all’anno di maturazione del credito e non all’anno solare di utilizzo in compensazione;
· alla determinazione del limite di 10.000 euro entro cui è possibile effettuare compensazioni senza vincoli, riferito al credito annuale (ad es. 2010), non concorrono le eventuali compensazioni di crediti IVA relativi ai primi tre trimestri dello stesso anno (risultanti, quindi, per lo stesso anno d’imposta, dalle istanze mod. IVA TR presentate nel corso del 2010). Come chiarito dalla circolare n. 1/E del 15 gennaio 2010, infatti, i crediti IVA infrannuali rappresentano un plafond distinto rispetto al credito IVA annuale. Tale distinzione permane anche se i crediti sono relativi alla medesima annualità;
· qualora, a seguito di un controllo, ad un contribuente sia riconosciuto un credito IVA maggiore di quello dichiarato, il contribuente potrà utilizzare in compensazione tale credito solo dopo averlo “rigenerato” nella prima dichiarazione IVA possibile (è il caso, ad esempio, di un maggiore credito liquidato nella dichiarazione IVA relativa all’anno 2008, che si intende compensare nel corso del 2011, nell’ipotesi in cui il contribuente ha presentato la dichiarazione relativa all’anno 2009); l’art. 17 del D.Lgs. n. 241/97 prevede, infatti, che la compensazione dei crediti risultanti dalle dichiarazioni debba essere effettuata entro la data di presentazione della dichiarazione successiva.
L’Agenzia delle Entrate informa, inoltre dell’attivazione di uno specifico canale di assistenza in materia di utilizzo in compensazione di crediti IVA. I contribuenti ed i professionisti abilitati dotati di posta elettronica certificata potranno presentare richieste di assistenza (secondo le modalità indicate nella circolare n. 16/E del 2011) al seguente indirizzo di posta elettronica: dc.sac.compensazioni.ivaf24@pce.agenziaentrate.it
Le operazioni di finanziamento realizzate da concessionarie automobilistiche, nonché i corrispettivi conseguiti per lo svolgimento dell’attività di intermediazione nelle operazioni di finanziamento, non concorrono alla determinazione della percentuale di detraibilità (pro rata), ai sensi dell’art. 19-bis, co. 2, del DPR n. 633/72, in quanto accessorie o strumentali all’acquisizione dei contratti di vendita dei predetti mezzi di trasporto.
Tale precisazione opera a condizione che l’esercizio di tali attività esenti comporti un limitato impiego di lavoro, beni e servizi rilevanti ai fini IVA, tale da non costituire una vera e propria organizzazione specifica per la gestione di tali attività. L’imposta relativa ai beni e servizi utilizzati esclusivamente per effettuare le operazioni esenti in analisi rimane, invece, indetraibile.
12. Frodi carosello e limiti al diritto di detrazione (Cass. 8132/2011)
La Corte di Cassazione interviene nuovamente sulla questione concernente la possibilità di negare il diritto di detrazione dell’imposta in capo all’acquirente di determinati beni in relazione ai quali – in precedenti transazioni - è stata accertata la realizzazione di meccanismi di frode dell’IVA. Oggetto della decisione è la sindacabilità del diritto di detrazione connesso alla realizzazione di operazioni soggettivamente inesistenti, in relazione alle quali va verificata il coinvolgimento o, la conoscibilità, da parte dell’acquirente dei beni. Secondo la Corte, i principi giurisprudenziali che devono guidare il giudice di merito nella decisione di simili controversie sono i seguenti:
· l’IVA pagata per l’operazione soggettivamente inesistente non è detraibile;
· è onere del contribuente dimostrare la fonte legittima della detrazione qualora l’Amministrazione gli contesti l’indebita detrazione di fatture, in quanto relative ad operazioni inesistenti;
· il contribuente committente-cessionario, al quale sia contestata la detrazione dell’IVA relativa ad operazioni soggettivamente inesistenti, ha il diritto di detrarre l’IVA se, a prescindere dal pagamento dell’imposta, dimostra che non sapeva e non poteva sapere di partecipare ad una operazione che si iscriveva in una frode all’imposta.
Quest’ultimo principio secondo i giudici della Corte può essere, con formula più rigorosa, riformulato come segue: il contribuente committente-cessionario, al quale sia contestata la detrazione dell’IVA, anche se pagata, relativa ad operazioni soggettivamente inesistenti, ha l’onere di conoscere che il venditore-prestatore è autore di un’operazione in frode all’IVA. Se vuole vedersi riconosciuto il diritto di detrarre l’IVA, ha l’onere di dimostrare che è incolpevole la sua ignoranza di aver partecipato ad una operazione in frode dell’IVA.
Nel caso di contestazione sulla effettiva esistenza di operazioni per le quali il fornitore ha emesso regolare fattura, grava sull’Amministrazione finanziaria e non sul contribuente l’onere di fornire elementi di prova a sostegno dell’affermazione che le operazioni, oggetto delle fatture, in realtà non sono mai state poste in essere. Solo qualora l’Amministrazione fornisca elementi validi in tal senso (art. 54, DPR n. 633/72), il cessionario ha l’onere di dimostrare l’effettiva esistenza delle operazioni contestate.
La direttiva di Equitalia Spa dà alle società partecipate le indicazioni operative per concedere ai contribuenti non in regola con le scadenze dei pagamenti, un’ulteriore proroga fino a 72 mesi (6 anni) dei versamenti dei debiti fiscali e contributivi, a condizione che gli stessi dimostrino di avere avuto un peggioramento della loro situazione economica.
La direttiva attua quanto previsto dal decreto milleproproghe (articolo 2, comma 20, del decreto legge n. 225/2010 convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2011, n. 10) e specifica i parametri per quantificare il peggioramento della situazione economica, differenti per le varie categorie giuridiche di contribuenti (es. persone fisiche titolari di ditte individuali o società di capitali ecc).
Il DPCM in oggetto ha disposto la proroga dei termini di disposizioni che non erano state interessate dal DL 225/2010 (c.d. Mille proroghe 2011). Si segnalano, tra gli altri:
- lo spostamento a gennaio 2012 (dal 31 marzo 2011) dell’avvio dell’operatività del progetto di mensilizzazione del modello 770, in attesa degli esiti della sperimentazione da avviare nel 2011 (sul punto Confindustria e Rete Imprese Italia hanno confermato la loro contrarietà a tale progetto);
- il differimento al 31 dicembre 2011 (dal 30 settembre 2011) dei termini per la pubblicazione in gazzetta ufficiale degli studi di settore in revisione nel 2011 (la proroga era stata richiesta dalla Commissione degli esperti per avere maggior tempo per valutare la congiuntura economica 2011).
L’OCSE ha elaborato una bozza di proposta per la modifica del Modello di Convenzione contro le doppie imposizioni con riferimento al concetto di “beneficiario effettivo” (beneficial owner), concetto introdotto a fini antielusivi per fare in modo che il soggetto percettore del reddito coincidesse con il reale percettore del reddito, ed evitare la presenza di soggetti interposti. La proposta di modifica, che è disponibile sul sito dell’Ocse e che riguarda gli articoli 10 (dividendi),11 (interessi) e 12 (canoni), intende rimediare alle attuali difficoltà di interpretazione del termine. Tutti gli interessati possono invitare commenti entro il 15 luglio 2011.