Source: http://amministrativo.unipv.it/materiali/Cons_St_21_novembre_2007-5910.htm
Timestamp: 2017-06-28 20:55:20+00:00
Document Index: 168265701

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REPUBBLICA ITALIANA N.5910/07 REG.DEC.
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO N.4029-4237 REG.RIC.
n. 4029 del 2006 proposto dalla Provincia di Padova, in persona del suo legale rappresentante, rappresentata e difesa dall’avv. Sergio Dal Prà ed elettivamente domiciliata presso lo studio dell’avv. Luigi Manzi, in Roma, via F. Confalonieri n. 5,
la Multichimica s.p.a., in persona del suo legale rappresentante, rappresentata e difesa dagli avv.ti Michele Costa e Maddalena Mazzoleni ed elettivamente domiciliata in Roma, via Bassano del Grappa n. 24, presso lo studio del primo;
ed il Comune di Mestrino, non costituito in giudizio;
della Aspiag Service s.r.l., non costituita in giudizio;
n. 4237 del 2006 proposto dal Comune di Mestrino, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dagli avv.ti Cesare Janna e Andrea Manzi, ed elettivamente domiciliato in Roma, via F. Confalonieri n. 5, presso lo studio del secondo,
la Multichimica s.p.a., come sopra rappresentata, difesa e domiciliata,
della Provincia di Padova, non costituita in giudizio;
della sentenza n. 377 del 20 febbraio 2006, pronunciata tra le parti dal Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto, Sezione III;
Visto l’atto di costituzione della Multichimica s.p.a. in entrambi i giudizi;
Vista l’ordinanza n. 3655 del 18 Luglio 2006, con la quale è stata accolta la domanda di sospensione della sentenza appellata, avanzata contestualmente ai ricorsi;
Uditi alla pubblica udienza del 5 dicembre 2006 gli avv.ti Dal Prà, Manzi e Costa;
La società Multichimica s.p.a., che esercita nel Comune di Mestrino attività di recupero di rifiuti pericolosi, nel luglio del 2003 ha chiesto alla Provincia di Padova la valutazione di impatto ambientale (v.i.a.) in relazione ad un progetto di ampliamento dell’impianto da essa gestito, con aumento della quantità massima di prodotto in entrata da 3000 a 7000 tonnellate annue.
All’esito dell’eseguita istruttoria, con deliberazione 16 settembre 2004 n. 460 la Giunta Provinciale ha ritenuto di dichiarare la compatibilità ambientale del progetto integrando le prescrizioni dettate dalla Commissione di VIA, fatte proprie, con due ulteriori prescrizioni, delle quali una impone la riduzione a 2000 tonnellate annue il quantitativo massimo di prodotto esausto in entrata.
Avverso detta prescrizione la società ha avanzato ricorso innanzi al Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto. Nel giudizio così instaurato, il Comune di Mestrino ha proposto ricorso incidentale, chiedendo l’integrale annullamento della citata deliberazione della Giunta Provinciale.
Con l’appellata sentenza n. 377 del 20 febbraio 2006, dichiarato inammissibile il ricorso incidentale del Comune di Mestrino, del quale ha disconosciuto la qualità di controinteressato, il TAR Veneto ha pronunciato l’annullamento della prescrizione impugnata dalla Multichimica, in accoglimento del terzo motivo di impugnativa.
La sentenza è stata appellata dal Comune di Mestrino, con ricorso iscritto al n. 4237 del 2006, e dalla Provincia di Padova con appello incidentale autonomo iscritto al n. 3655 del 2006.
Il Comune si duole che il Tribunale abbia disconosciuto la sua posizione di controinteressato e, pertanto, contesta la dichiarazione d’inammissibilità del suo ricorso incidentale, del quale ripropone i motivi. Conclude chiedendo, in via principale, che la sentenza appellata sia annullata e, per l’effetto, sia riconosciuta la legittimità della prescrizione impugnata dalla società ricorrente principale in primo grado; in via subordinata, che in riforma della sentenza ed in accoglimento dei motivi suddetti la deliberazione della Giunta Provinciale sia annullata integralmente.
La Provincia di Padova, a sua volta, chiede la riforma della sentenza, denunciandone l’illegittimità nella parte che ha disposto l’accoglimento dell’originario ricorso principale; e, nell’ipotesi in cui fosse confermata, chiede la reiezione dell’appello principale proposto dal Comune di Mestrino, con ogni conseguenza anche in ordine alle spese e competenze di giudizio.
La sospensione dell’esecuzione della sentenza è stata accordata con ordinanza n. 3655 del 18 Luglio 2006.
Le cause sono state trattate congiuntamente e, sentiti i difensori presenti, riservate per la decisione all’udienza pubblica del 5 dicembre 2006.
1. Gli appelli sono rivolti contro la stessa sentenza e, pertanto, vanno riuniti a norma dell’art. 335 cod. proc. civ.. 2. Ai fini del decidere occorre tener presente che l’oggetto del ricorso principale avanzato in primo grado dalla società appellata è rappresentato dalla prescrizione con la quale la Giunta della Provincia appellante, nel dichiarare la compatibilità ambientale del progetto di ampliamento dell'impianto di recupero di rifiuti pericolosi dalla stessa società gestito nel territorio del Comune di Mestrino - ampliamento che comportava un aumento della quantità massima di prodotto in entrata da 3000 a 7000 tonnellate annue - ha ritenuto di imporre, ad integrazione delle prescrizioni dettate dalla Commissione di valutazione di impatto ambientale, fatte proprie, la riduzione a 2000 tonnellate annue del quantitativo massimo di prodotto in entrata.
Solo in via incidentale e nella denegata ipotesi in cui fosse risultato accoglibile il ricorso principale avverso la sola prescrizione di cui s'è già detto, il Comune di Mestrino ha chiesto al T.A.R. Veneto di annullare l’impugnata deliberazione della Giunta Provinciale integralmente.
Con la sentenza appellata, dichiarato inammissibile il ricorso incidentale del Comune, il Tribunale ha accolto quello principale ed ha pronunciato l’annullamento della prescrizione impugnata.
Conviene, allora, esaminare per primo l’appello dell’Amministrazione Provinciale, nella considerazione che, ove si rivelasse fondato, la reiezione dell’originario ricorso della società istante che ne deriverebbe avrebbe l’ulteriore effetto di precludere l’esame del ricorso incidentale avanzato in primo grado dal Comune e renderebbe inammissibile il suo appello.
3. Tanto premesso, osserva il Collegio che il Tribunale ha ritenuto fondato il terzo dei motivi di ricorso, con il quale era stato dedotto il difetto di motivazione.
Pur considerando compatibile la contestata prescrizione con il giudizio di impatto ambientale, il giudice di prima istanza ha ritenuto che la limitazione con essa imposta avrebbe dovuto essere sorretta da ulteriori elementi giustificativi, relativi, da un lato, alle caratteristiche del progettato ampliamento dell’impianto, quali, ad esempio, le tecnologie adottate, i processi di produzione, le misure di sicurezza, le forme di stoccaggio e di trasporto del rifiuto; dall’altro, al rapporto tra la quantità di rifiuto da trattare ed il rischio di inquinamento della falda.
In proposito, tuttavia, appare da condividere la doglianza dell’Amministrazione appellante, quando fa rilevare che la prescrizione dichiarata illegittima va considerata, non isolatamente, ma nell’ambito del complesso delle altre, numerose (quindici), prescrizioni dettate dalla Commissione di valutazione, che la Provincia ha fatto proprie, ed in correlazione ad esse.
L’elevato numero delle prescrizioni, alle quali è stato subordinato il giudizio favorevole di impatto ambientale - che, va rilevato, la ricorrente Società non ha ritenuto di impugnare - mette in evidenza, peraltro, come, in realtà, la dotazione di tutti i sistemi di sicurezza non fosse, nella specie, assicurata.
In una situazione siffatta, quindi, la quantità di rifiuti trattati assume evidente rilevanza, tenuto conto che una maggiore concentrazione di sostanze inquinanti è da sola sufficiente a comportare un maggior rischio di inquinamento, anche in quanto connesso alla loro eventuale emissione accidentale. Del resto, alla stregua della disciplina vigente in materia, la quantità annua di prodotto in entrata (che corrisponde alla capacità produttiva di un impianto) costituisce parametro della stessa necessità, o meno, della valutazione di impatto ambientale, oltre che ai fini della riduzione del rischio. E ciò appare sufficiente ad escludere che la limitazione apposta dalla Provincia di Padova possa considerarsi incongrua o contraddittoria.
Quanto all’entità della limitazione (pari a 2000 tonnellate annue) che, secondo il giudice di primo grado, avrebbe dovuto essere giustificata con precisi elementi in rapporto all’entità del rischio ipotizzato, non può che concordarsi con l’appellante nel rilevare che, in mancanza di espressa contestazione da parte dell’originaria ricorrente, il TAR Veneto non poteva pronunciarsi al riguardo.
Ad ogni modo, come già rilevato da questo Consiglio (cfr. Sez. VI, 4 aprile 2005 n. 1462), la valutazione di impatto ambientale, in quanto implica una valutazione anticipata, finalizzata alla tutela preventiva dell’interesse pubblico, non si risolve in un mero giudizio tecnico, ma presenta comunque profili particolarmente elevati di discrezionalità amministrativa, che sottraggono al sindacato giurisdizionale le scelte effettuate dalla amministrazione, quando non siano manifestamente illogiche ed incongrue. Cosicché il giudice di primo grado, essendo il suo giudizio necessariamente limitato a verificare la mancanza di una palese irragionevolezza o arbitrarietà - che nel caso di specie non sussiste - avrebbe dovuto fermare il suo sindacato alla verifica della rispondenza della prescrizione limitativa alle finalità di tutela dell’ambiente, senza spingerlo all’apprezzamento dell’entità della limitazione.
Fondato appare, infine, il rilievo con il quale l’Amministrazione appellante evidenzia come, contrariamente a quanto si legge nella sentenza impugnata, non sussistesse alcun rapporto tra la necessità di fornire precisi elementi per giustificare l'entità della riduzione imposta in rapporto all’entità del rischio ipotizzato ed il fatto che la Società ricorrente fosse titolare di autorizzazione a trattare una maggior quantità di rifiuti. L’iscrizione nel registro delle imprese che esercitano attività di recupero di rifiuti in regime semplificato, di cui l’istante fruisce, in realtà, si riferisce a una tipologia di rifiuti impiegati diversa da quella destinata ad essere trattata nel previsto ampliamento dell’impianto e ad una diversa metodologia di trattamento.
Neppure sotto questo profilo, quindi, la prescrizione annullata può considerarsi contraddittoria o carente di motivazione.
4. Le considerazioni fin qui esposte portano a riconoscere la fondatezza dell’appello dell’Amministrazione e, per l’effetto, in riforma della sentenza gravata, a respingere il ricorso proposto in primo grado dalla Società appellata. Con l’ulteriore conseguenza di precludere l’esame del ricorso incidentale ivi avanzato dal Comune di Mestrino e di renderne inammissibile l’appello inteso ad ottenere proprio detto esame.
Per la particolare natura degli interessi coinvolti dalla controversia si ritiene equo compensare tra le parti le spese del presente grado di giudizio.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione Quinta, previa loro riunione, accoglie l’appello iscritto al n. 4029 del 2006 proposto dalla Provincia di Padova e dichiara inammissibile l’appello n. 4237 del 2006 avanzato dal Comune di Mestrino. Per l’effetto, respinge il ricorso principale e dichiara inammissibile quello incidentale proposti in primo grado.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del 5 dicembre 2006 con l'intervento dei Signori:
Paolo Buonvino - Consigliere Cesare Lamberti - Consigliere L'ESTENSORE IL PRESIDENTE
F.to Corrado Allegretta F.to Agostino Elefante IL SEGRETARIO
N°. RIC.4029-4237/2006 N°. RIC.4029-4237/2006 GFF