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Timestamp: 2019-08-18 09:57:18+00:00
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QUESITO ART.3 COMMA 7 LEGGE 165/97 (Moltiplicatore) - Pagina 12 - GrNet.it
Messaggio da panorama » lun lug 01, 2019 8:52 pm
Altra sentenza a favore dell'INPS
La CdC Sez. 2^ d'Appello, con la sentenza n. 211/2019 del 17/06/2019 accoglie l'appello dell'INPS in riferimento alla sentenza della CdC Sardegna n. 106/2018, dell’8.5.2018, il cui ricorso era stato proposto da P.P.P., ex appartenente all’Aeronautica Militare.
Messaggio da panorama » mar lug 16, 2019 11:22 pm
La CdC Abruzzo accoglie i ricorsi sull'art. 3 c.d. "moltiplicatore"
1) - pubblica udienza in data 4 dicembre 2018
2) - richiama le sentenze (Corte dei conti, Sezione giurisdizionale per la Regione Piemonte, n. 3 del 2019 e, nello stesso senso, n. 31 del 2019);
3) - La categoria dei soggetti beneficiari del cosiddetto moltiplicatore – come sopra singolarmente determinata - è distinta e ben individuata dalla predetta disposizione; è il personale militare che non sia in possesso dei requisiti psico fisici per accedere o permanere nella posizione di ausiliaria.
4) - Non sono dettate altre condizioni; non è previsto, come altrove affermato, alcun presupposto anagrafico né il raggiungimento del limite d’età per la cessazione dal servizio attivo.
5) - Ubi lex voluit dixit, ubi noluit tacuit.
6) - Inequivocabile e decisiva l’affermazione contenuta nella sentenza della Corte dei conti, Sezioni riunite, n. 20 del 2017: nel silenzio del legislatore la norma va interpretata nel significato letterale (ubi voluit dixit).
7) - Tale criterio ermeneutico, inoltre, impedisce all’interprete di ricavare un precetto dall’analisi di una disposizione che non lo contiene espressamente (Consiglio di Stato, Sezione III, n. 4650 del 2016).
La CdC fa riferimento altresì:
- Allo stato attuale, d’altra parte, la recentissima decisione dell’organo interno di nomofilachia in merito alla specifica materia si arresta al rito, dichiarando l’improcedibilità della relativa questione di massima (Corte dei conti, Sezioni riunite, n. 13/QM in data 6 maggio 2019).
9) - pubblicata il 14/05/2019
N.B.: rileggi il n. 1 e 9 ma poi anche in mezzo il n. 2 e 8.
P.S.: E mai possibile???
Leggete qui sotto il tutto.
Sezione SEZIONE GIURISDIZIONALE ABRUZZO Esito SENTENZA Materia PENSIONISTICA
sul ricorso iscritto al n. 19848/M del registro di segreteria, proposto da I. B. OMISSIS, nato a OMISSIS, rappresentato e difeso, ex procura a margine dell’atto introduttivo del giudizio, dall’avv. Christian Turacchio ed elettivamente domiciliato presso lo studio dello stesso legale in Chieti, viale B. Croce, 164;
l’I.N.P.S., istituto nazionale della previdenza sociale, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall’avv. Emanulela Capannolo, elettivamente domiciliato in L’Aquila, via dei Giardini, 2;
il riconoscimento del diritto al beneficio compensativo di cui al 7 comma dell’art. 3 del D.Lgs. 165/1997, oltre interessi legali e rivalutazione monetaria;
uditi, alla pubblica udienza in data 4 dicembre 2018, l’avv. Christian Turacchio, per il ricorrente, e l’avv. Ilaria Di Cola, per la parte resistente;
Con ricorso presentato alla segreteria della Corte dei conti, Sezione giurisdizionale per la Regione Abruzzo, ed assunto in carico in data 12 giugno 2018, I. B. – già appuntato scelto nell’Arma dei Carabinieri, cessato dal servizio in data 18 settembre 2003, per riforma - invocava il riconoscimento di quanto in epigrafe.
Il ricorrente richiamava, a sostegno delle proprie ragioni, la sentenza n. 27/2017 della Sezione giurisdizionale per la Regione Abruzzo.
Con memoria depositata in data 23 novembre 2018, la parte resistente, con peculiare interpretazione dell’art. 3, comma 7, del d.lgs. 30 aprile 1997, n. 165 e sulla base di altro orientamento del giudice contabile, chiedeva, in via principale, il rigetto della pretesa ed eccepiva, in subordine, la prescrizione quinquennale.
La controversia, quindi, si radicava presso il giudice in intestazione.
In occasione della pubblica udienza in data 4 dicembre 2018, le parti non si discostavano dalle conclusioni antea rassegnate.
Tale assetto interpretativo è completato dall’art. 39, comma 2, lettera d), del citato codice di giustizia contabile: la sentenza deve contenere la concisa esposizione delle ragioni di fatto e di diritto della decisione, anche con rinvio a precedenti cui si intende conformare.
Ciò premesso, si osserva che le doglianze del ricorrente appaiono oltremodo fondate e devono essere accolte.
Tanto alla luce di quanto già enunciato (Corte dei conti, Sezione giurisdizionale per la Regione Abruzzo, nn. 27 del 2017 e 28 del 2012) in casi analoghi: la questione all’esame riguarda prioritariamente la spettanza del diritto del ricorrente all’aumento stabilito dall’art. 3, comma 7, del ripetuto decreto legislativo n. 165 del 1997. La normativa si inserisce nel decreto legislativo intitolato “Attuazione delle deleghe conferite dall’art. 2 comma 23 della legge 8 agosto 1995 n. 335 e dall’art. 1, commi 97 lett. g) e 99 della legge 23.12.1996 n. 662, in materia di armonizzazione al regime previdenziale generale dei trattamenti pensionistici del personale militare, delle Forze di Polizia e del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, nonché del personale non contrattualizzato del pubblico impiego” e stabilisce, per la parte che qui interessa, che, per il personale escluso dall’ausiliaria che cessi dal servizio per il raggiungimento dei limiti di età (art. 1: personale civile) ovvero non in possesso dei requisiti per accedere o permanere nella posizione di ausiliaria, venga calcolato un aumento del montante contributivo maturato di un importo pari a 5 volte la base imponibile dell’ultimo anno di servizio, moltiplicato per l’aliquota di computo della pensione. Ora, il ricorrente, collocato in congedo assoluto a decorrere dal 17 marzo 2006, senza aver maturato i requisiti per il transito nell’ausiliaria, non avendo raggiunto i limiti di età, certamente rientra nell’ipotesi legislativa di favore che mira ad evitare che il personale militare (per quello civile di cui al comma 1 è sempre necessario il raggiungimento dei limiti di età per il collocamento in ausiliaria) che, per motivi indipendenti dalla propria volontà perda il beneficio del periodo di ausiliaria si trovi in posizione deteriore rispetto agli altri che hanno potuto raggiungere tale limite. La norma, così formulata, che rimane in vigore non essendo stata abrogata dall’art. 2286 [2268] del D. lgs. 15 marzo 2010 n. 66 (Codice dell’ordinamento militare) che ha invece abrogato altri commi dell’art. 3, non permette altra soluzione ermeneutica, diversamente determinandosi un’ingiusta sperequazione rispetto al personale civile (ovviamente escluso dall’ausiliaria).
Ad esauriente conferma di tale orientamento, recente, articolata e condivisibile giurisprudenza afferma:
il legislatore ha riconosciuto l'incremento del montante contributivo sia al "personale di cui all'art. 1 escluso dall'ausiliaria che cessa dal servizio per raggiungimento dei limiti di età", che "al personale militare che non sia in possesso dei requisiti psico-fisici per accedere o permanere nella posizione di ausiliaria", categoria quest'ultima nella quale evidentemente rientra l'ufficiale ricorrente, dichiarato non idoneo permanentemente al servizio d'Istituto ex art. 929 del d. lgs. n. 66/2010, e dunque impossibilitato a prestare i conseguenti (pur delimitati ed eventuali) servizi d'Istituto e dunque ad accedere all'istituto dell'ausiliaria (cfr: C. conti, sez. giur. Abruzzo, sent. n. 28/2012). Ovviamente, considerate le ragioni dell'impossibilità normativo/oggettiva di collocamento dell'ufficiale in ausiliaria, neppure può propriamente ipotizzarsi l'esercizio di un'opzione da parte dell'interessato, in quanto raggiunto da un provvedimento cogente di collocamento in congedo assoluto per inidoneità assoluta e permanente al servizio (Corte dei conti, Sezione giurisdizionale per la Regione Molise, n. 53 del 2017);
nella specie, l’interessato è cessato dal servizio senza poter transitare nella posizione di ausiliaria essendo stato posto in congedo per infermità e pertanto si trova nella condizione di usufruire del beneficio accordato dalla norma citata. La domanda di applicazione del beneficio di cui al citato art. 3, comma 7 del D.lgs. n. 165/1997, concernente appunto il personale militare e delle ff.aa. che, pur avendone la giuridica possibilità, non è in possesso dei requisiti psico-fisici per accedere o permanere nella posizione di ausiliaria, risulta dunque fondata e va accolta secondo l’orientamento sin qui seguito da questa Sezione (cfr. sentenze nn. 3, 18, 45, 55, 56, 63, 100 del 2018, cui, per brevità, si rinvia) (Corte dei conti, Sezione giurisdizionale per la Regione Piemonte, n. 3 del 2019 e, nello stesso senso, n. 31 del 2019);
il ricorrente rientra nell’ipotesi legislativa di favore che mira ad evitare che il personale militare (per quello civile di cui al comma 1 è sempre necessario il raggiungimento dei limiti d’età) che, per motivi indipendenti dalla propria volontà, perda il beneficio del periodo di ausiliaria, si trovi in posizione deteriore rispetto agli altri che hanno potuto raggiungere tale limite. Sul punto, evidenziata l’attuale vigenza dell’art. 3, comma 7, d.lgs n. 165/97 (non abrogato dall’art. 2268, comma 1, n. 930, del d.lgs n. 66/2010, il quale ha abrogato i soli commi da 1 a 5 del predetto art. 3), si appalesano senz’altro condivisibili le argomentazioni delle recenti sentenze della Corte Conti, Sez. giur. Emilia Romagna n. 29/18 e Sez. giur. Lazio n. 94/2018, alla cui stregua “Detta soluzione ermeneutica appare avvalorata, sotto il profilo letterale dal fatto che il “raggiungimento dei limiti di età” è previsto, in modo espresso, solo per i civili e non per i militari, sotto il profilo logico per il fatto che, trattandosi di norma di favore, l’accesso all’ausiliaria consegue fisiologicamente, per i militari, al conseguimento dei limiti di età; sicché la ratio di detta disciplina di favore si giustifica per il fatto di concedere al militare infermo la possibilità di accedere all’ausiliaria (con relativo trattamento figurativo ai fini di pensione) anche nell’ipotesi (che qui ricorre) in cui il militare sia sì cessato prima del compimento dell’età ma per motivi indipendenti dalla sua volontà…” (Corte dei conti, Sezione giurisdizionale per la Regione Toscana, n. 152 del 2019);
come chiarito dalla giurisprudenza contabile prevalente, la disposizione ha riconosciuto l’incremento del montante contributivo sia al personale a ordinamento civile che cessi dal servizio per raggiunti limiti di età (per tale via escluso dall’ausiliaria), sia nei confronti del personale militare che, come il ricorrente, non sia in possesso dei requisiti psico-fisici per accedere o permanere nella posizione di ausiliaria, giacché dichiarato permanentemente non idoneo al servizio militare, di talché neppure può propriamente ipotizzarsi l’esercizio di un’opzione da parte dell’interessato (cfr., Sez. Calabria, n.53/2018; n.45/2018; id., Sez. Sardegna, n. 156/2017, n. 162/2017, n. 15/2018; n. 16/2018; n.153/2018; Sez. Abruzzo, n. 27/2017 e n. 28/2012; Sez. Molise, n. 53/2017; Sez. Emilia Romagna, n.115/2018, n.151/2018, alle quali si rinvia anche ai sensi dell’art. 39 c.g.c.) (Corte dei conti, Sezione giurisdizionale per la Regione Emilia Romagna, n. 264 del 2018);
a fronte del descritto quadro normativo, il ricorrente, collocato in congedo assoluto dal 17.3.2016, per infermità certificata, senza aver maturato i requisiti per il transito nell’ausiliaria, non avendo raggiunto i limiti di età, deve comunque ritenersi rientrare nell’ipotesi legislativa di favore sopra richiamata posto che, come evidenziato anche nell’ambito dei precedenti giurisprudenziali richiamati dalla difesa, la norma citata mira proprio a consentire l’estensione del beneficio al “… personale militare (per quello civile di cui al comma 1 è sempre necessario il raggiungimento dei limiti di età per il collocamento in ausiliaria) che, per motivi indipendenti dalla propria volontà (con certificazione della mancanza “dei requisiti psico-fisici per accedere o permanere nella posizione di ausiliaria”) perderebbe il beneficio del periodo di ausiliaria venendosi a trovare in posizione deteriore rispetto agli altri colleghi che hanno potuto raggiungere tale limite…” (in tal senso espressamente, Corte dei conti, Sez. Giur. Emilia Romagna, n.29/2018) (Corte dei conti, Sezione giurisdizionale per la Regione Basilicata, n. 39 del 2018);
come già affermato dalla Sezione Molise (sentenza n. 53/2017), la riportata disposizione normativa è da ritenersi tuttora vigente, “pur successivamente all’entrata in vigore del codice dell’ordinamento militare, considerato che detto decreto legislativo n. 66/2010 espressamente prevede (art. 2268, comma 1, n. 930) l’abrogazione dei soli commi da 1 a 5 dell’articolo 3 del d. lgs. n. 165/1997. Orbene, la disposizione ha riconosciuto l’incremento del montante contributivo sia al personale a ordinamento civile che cessi dal servizio per raggiunti limiti di età (per tale via escluso dall’ausiliaria), sia nei confronti del personale militare che, come il ricorrente, non sia in possesso dei requisiti psico-fisici per accedere o permanere nella posizione di ausiliaria, giacché dichiarato permanentemente non idoneo al servizio militare, di talché neppure può propriamente ipotizzarsi l’esercizio di un’opzione da parte dell’interessato (cfr: Sez. giur. Abruzzo, sent. n. 28/2012, citata dalla difesa del ricorrente e sent. n. 53/2017). Alla luce del dato testuale della norma non può, pertanto, trovare accoglimento l’opposta tesi dell’INPS, in forza della quale l’incremento figurativo non spetterebbe al ricorrente, in quanto dispensato dal servizio per inabilità fisica, antecedentemente al collocamento a riposo per raggiungimento del limite di età ordinamentale (Corte dei conti, Sezione giurisdizionale per la Regione Sardegna, n. 89 del 2018);
in ragione del tenore letterale della disposizione in esame … si ritiene infatti che ove il legislatore avesse voluto destinare i benefici di cui al comma 7 solo a coloro che pur avendo diritto all’ausiliaria ne fossero stati esclusi per inidoneità fisica, si sarebbe potuto limitare al primo periodo senza aggiungere l’ulteriore locuzione “e per il personale militare che non sia in possesso dei requisiti psico-fisici per accedere o permanere in ausiliaria” (Corte dei conti, Sezione giurisdizionale per la Regione Calabria, n. 171 del 2018).
Il testo in disamina, d’altronde, contempla espressamente il personale militare che non sia in possesso dei requisiti psico fisici per accedere o permanere nella posizione di ausiliaria (art. 3, comma 7, d.lgs. 30 aprile 1997, n. 165) e tale proposizione è preceduta dalla congiunzione e, così definendo e delimitando una categoria ulteriore, specifica e diversa.
Si è al cospetto di disposizione con significato preciso e che non si presta a equivoci ossia di chiaro tenore letterale (Corte di cassazione, Sezione III, n. 711 del 2010); l’interpretazione letterale è sufficiente per individuare, in modo chiaro ed univoco, il significato e la portata precettiva del testo (Corte di cassazione, Sezione III, n. 24165 del 2018).
Priva di fondamento risulta, quindi, l’oscura esegesi di parte resistente (memoria depositata in data 23 novembre 2018), interpretazione non aderente al nitido, preminente ed esclusivo elemento letterale.
Per di più, le due ordinanze (nn. 25/2018 e 36/2018, entrambe della Corte dei conti, II Sezione giurisdizionale centrale) citate dall’I.N.P.S. con la stessa memoria nulla offrono in ordine ad un diverso inquadramento ermeneutico della fattispecie, atteso che, nelle parti richiamate dallo stesso istituto:
la prima riguarda soltanto l’individuazione del thema decidendum;
la seconda contiene mero ed unico accenno ad elementi di fondatezza dell’appello.
I due provvedimenti suddetti, peraltro, devono ritenersi superati dalle successive decisioni nel merito.
Tanto precisato, si rileva in via ulteriore che nel processo relativo all’interpretazione della legge il ricorso a diverso criterio è consentito soltanto qualora permangono incertezze sul dato letterale della norma da interpretare (Consiglio di Stato, Sezione VI, n. 776 del 1993), incertezze che non si ravvisano nella formulazione in esame.
Nel caso concreto, non v’è necessità alcuna di ricorrere a soggettivi ed opinabili esercizi di logica né ad infinite escursioni nell’intero sistema giuridico.
La categoria dei soggetti beneficiari del cosiddetto moltiplicatore – come sopra singolarmente determinata - è distinta e ben individuata dalla predetta disposizione; è il personale militare che non sia in possesso dei requisiti psico fisici per accedere o permanere nella posizione di ausiliaria.
Non sono dettate altre condizioni; non è previsto, come altrove affermato, alcun presupposto anagrafico né il raggiungimento del limite d’età per la cessazione dal servizio attivo.
Inequivocabile e decisiva l’affermazione contenuta nella sentenza della Corte dei conti, Sezioni riunite, n. 20 del 2017: nel silenzio del legislatore la norma va interpretata nel significato letterale (ubi voluit dixit).
Tale criterio ermeneutico, inoltre, impedisce all’interprete di ricavare un precetto dall’analisi di una disposizione che non lo contiene espressamente (Consiglio di Stato, Sezione III, n. 4650 del 2016).
Allo stato attuale, d’altra parte, la recentissima decisione dell’organo interno di nomofilachia in merito alla specifica materia si arresta al rito, dichiarando l’improcedibilità della relativa questione di massima (Corte dei conti, Sezioni riunite, n. 13/QM in data 6 maggio 2019).
Deve essere dichiarato, in definitiva, il diritto dell’interessato al beneficio di cui all’art. 3, comma 7, del d.lgs. 30 aprile 1997, n. 165.
Sulle somme al medesimo dovute, con la decorrenza ex lege e salvi gli effetti della eccepita prescrizione quinquennale, occorre computare gli interessi legali e la rivalutazione monetaria secondo le misure ed i criteri individuati dalla Corte dei conti, Sezioni riunite, con sentenza n. 10/QM del 2002.
Così deciso in L’Aquila, in data 4 dicembre 2018.
Depositata in segreteria il 14/05/2019
Messaggio da naturopata » mer lug 17, 2019 8:29 am
Certo che è possibile, anzi devo dire che questo giudice ha fatto una ricostruzione ermeneutica quasi perfetta. E' chiaro che l'unica lettura meramente asettica può solo portare al riconoscimento del moltiplicatore ai riformati e non il contrario. Quasi perfetta però, perché poi la norma va/può essere interpretata per intercettare il vero senso della norma, ma anche la sua portata, ovvero spetta a tutti i riformati? o a qualche categoria? Mi sembra chiaro che come non possa non spettare a tutti, lo stesso valga per il contrario, ovvero spetti a tutti. Anche qui un passo avanti verso un'interpretazione più equilibrata di quello che è un beneficio che incide in modo significativo sulla pensione e che può essere oggetto di calcoli per ottenerlo con riforme diciamo forzate.
Messaggio da GiulioTR » mer lug 17, 2019 9:04 am
Secondo voi vale la pena che tenti tramite il mio legale il riconoscimento del beneficio del moltiplicatore essendo stato riformato bel 2017?
Messaggio da GiulioTR » mer lug 17, 2019 9:35 am
Dimenticavo di precisare che sono ex polizia
Messaggio da naturopata » mer lug 17, 2019 1:12 pm
mer lug 17, 2019 9:35 am
Messaggio da GiulioTR » mer lug 17, 2019 2:07 pm
Ok, grazie quindi sono soldi buttati.
Messaggio da panorama » mer lug 24, 2019 10:40 am
Messaggio da panorama » gio lug 25, 2019 12:09 am