Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-32414-del-14-12-2018
Timestamp: 2020-08-06 10:41:32+00:00
Document Index: 77539199

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 4', 'sentenza ', 'art. 75', 'art. 81', 'art. 98', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 81', 'sentenza ', 'art. 112', 'art. 360', 'sentenza ', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 32414 del 14/12/2018 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32414 del 14/12/2018
Cassazione civile sez. trib., 14/12/2018, (ud. 21/02/2018, dep. 14/12/2018), n.32414
Dott. CATALOZZI Paolo – rel. Consigliere –
sul ricorso iscritto al n. 13604/2013 R.G. proposto da:
B.A., rappresentato e difeso dall’avv. Marco Vitali, con
domicilio eletto presso il suo studio in Pesaro, viale Manzoni, 40.
Ancona, n. 582/12, depositata l’11 dicembre 2012.
– B.A. propone ricorso per cassazione avverso la sentenza della Commissione tributaria centrale, sezione di Ancona, depositata l’11 dicembre 2012, di reiezione del ricorso dal medesimo proposto avverso la sentenza di secondo grado che, confermando la decisione di primo grado, aveva dichiarato inammissibile il ricorso proposto dal contribuente per l’annullamento di un avviso di rettifica, notificato alla IFIM s.r.l. e a lui, quale amministratore unico di tale società, con cui, relativamente all’anno 1984, erano state irrogate sanzioni pecuniarie ai sensi della L. n. 12 del 1929, art. 4;
– la sentenza impugnata, confermando la valutazione espressa dai giudici dei gradi precedenti, ha ritenuto che il ricorrente non fosse legittimato ad impugnare l’atto impositivo in nome e per conto dell’IFIM s.r.l., in quanto cessato dalla carica di amministratore unico della società al momento della notifica dell’atto medesimo;
– ha resistito con controricorso la Agenzia delle Entrate.
– con il primo motivo il ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione dell’art. 75 c.p.c., comma 3, dell’art. 81 c.p.c., e del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, art. 98, comma 6, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per aver la sentenza impugnata escluso il suo potere di impugnare l’atto impositivo per il solo fatto che, al momento della notifica, egli non fosse più amministratore della società cui si riferivano le violazioni tributarie contestate;
– evidenzia la sussistenza del suo interesse all’impugnazione dell’atto impositivo, benchè diretto alla IFIM s.r.l., in quanto la sua mancata impugnazione e, conseguente definitività, lo avrebbero esposto a responsabilità quale coobbligato solidale;
– la persona fisica che, pur avendole ricoperta in passato, non rivesta attualmente la carica di amministratore e legale rappresentante di una società di capitali non è legittimata a far valere in giudizio un diritto spettante alla società stessa, ostandovi l’art. 81 c.p.c. secondo cui “fuori dei casi espressamente previsti dalla legge, nessuno può far valere nel processo in nome proprio un diritto altrui” (cfr. Cass. 12 novembre 2010, n. 22999; Cass. 5 ottobre 2004, n. 19870);
– la sentenza impugnata ha fatto corretto utilizzo di tale principio, escludendo la sussistenza della legittimazione del ricorrente ad impugnare l’atto impositivo in nome e per conto della IFIM s.r.I., di cui aveva rivestito la carica di amministratore unico, sul fondamento della sua intervenuta cessazione dalla carica al momento della notifica dell’atto impositivo;
– ha, tuttavia, riconosciuto il potere del contribuente di impugnare l’atto a lui notificato, nella qualità di coobbligato solidale, in ragione della carica ricoperta della predetta IFIM s.r.l., potere che risulta essere stato esercitato dalla parte;
– con il secondo motivo il ricorrente deduce la violazione e falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, per aver la sentenza impugnata omesso di pronunciarsi in ordine alle eccezioni di nullità proposte, consistenti nella nullità dell’avviso di rettifica per difetto di motivazione e nella “impossibilità” di addebito di una responsabilità solidale con l’amministratore della società che lo aveva sostituito;
– il motivo è inammissibile, in quanto il vizio di omessa pronuncia può essere utilmente prospettata solo con riguardo alla mancanza di una decisione da parte del giudice in ordine ad una domanda che, ritualmente e incondizionatamente proposta, richiede una pronuncia di accoglimento o di rigetto, mentre tale vizio deve essere escluso qualora, come nel caso in esame, si sia in presenza di una questione implicitamente assorbita in altre statuizioni della sentenza (cfr. Cass.26 gennaio 2016, n. 1360; Cass. 20 febbraio 2015, n. 3417);
La Corte respinge il ricorso; condanna parte ricorrente alla rifusione delle spese del giudizio di legittimità, liquidate in Euro 12.000,00, oltre spese prenotate a debito.