Source: http://dbnews.tchost.it/2013/11/
Timestamp: 2019-10-21 18:37:33+00:00
Document Index: 124067274

Matched Legal Cases: ['art. 15', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 7', 'art. 1', 'art. 10', 'art. 46', 'art. 2118', 'art. 17', 'art. 15', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 7', 'art. 1', 'art. 46', 'art. 2118', 'art. 17', 'art. 71', 'art. 179', 'art. 179', 'art. 51', 'art. 51', 'art. 4', 'art. 4']

novembre 2013 – Db Notizie
VERBALE DI ACCORDO PER I LAVORATORI DELLE IMPRESE ALIMENTARI NON ARTIGIANE CON 15 DIPENDENTI
Firmato, il 19/11/2013, tra CONFARTIGIANAITO Alimentazione, CNA Alimentare, CASARTIGIANI, CLAAI e FLAI-CGIL, FAI-CISL e UILA-UIL, l’accordo per il rinnovo del CCNL 27/4/2010, con la Parte II dedicata ai dipendenti dalle imprese non artigiane del settore Alimentare fino a 15 dipendenti.
Aumenti dall’1/5/2014
Aumenti dall’1/10/2015
1° 230 67,15 10,07
2° 200 58,39 8,76
3° 165 48,17 7,23
4° 145 42,33 6,35
5° 130 37,96 5,69
6° 120 35,04 5,25
7° 110 32,12 4,82
8° 100 29,20 4,38
Minimi all’1/12/2013
Nuovi minimi dall’1/5/2014
Nuovi minimi dall’1/10/2015
1° 2.082,53 2.149,68 2.159,75 546,43
1° 2.082,53 2.149,68 2.159,75 544,42
2° 1.810,88 1.869,27 1.878,03 537.57
3° 1.494,00 1.542,17 1.549,40 529.58
4° 1.312,91 1.355,24 1.361,59 525.02
5° 1.177,10 1.215,06 1.220,75 521.59
6° 1.086,54 1.121,58 1.126,83 519,31
7° 996,00 1.028,12 1.032,94 517.03
8° 905,47 934,67 939,05 514,74
I Quadri sono inquadrati al 1° Livello con un’indennità di funzione pari ad euro 100,00 mensili.
Le parti in fase di stesura del CCNL disciplineranno la parte relativa ai viaggiatori e ai piazzisti, anche per le imprese di cui alla Parte I.
Diritto alle prestazioni della bilateralità
A decorrere dall’1/12/2013 le imprese non aderenti alla bilateralità e che non versano il relativo contributo dovranno erogare a ciascun lavoratore un importo forfetario pari a Euro 25,00 lordi mensili per tredici mensilità. Tale importo, non è assorbibile e rappresenta un elemento aggiuntivo della retribuzione (E.A.R.) che incide su tutti gli istituti retributivi di legge e contrattuali, compresi quelli indiretti o differiti, escluso il TFR. Tale importo dovrà essere erogato con cadenza mensile. In caso di lavoratori assunti con contratto part-time, tale importo è corrisposto proporzionalmente all’orario di lavoro e, in tal caso, il frazionamento si ottiene utilizzando il divisore previsto dal CCNL. Per gli apprendisti, importo andrà riproporzionato alla percentuale di retribuzione riconosciuta.
Assistenza sanitaria integrativa – SAN.ARTI.
Per quanto riguarda l’Assistenza Sanitaria Integrativa le Parti concordano di applicare ai rapporti di lavoro dei dipendenti a cui si applica la presente Parte II la normativa di SAN.ARTI. ai sensi dell’art. 15 della Parte I.
Quadri, 1° e 2° 130
3°, 4° e 5° 90
La stagionalità soddisfa i requisiti legali per la non applicazione di intervalli temporali tra più contratti a tempo determinato stipulati con il medesimo lavoratore;
I medesimi termini ridotti di intervallo temporale sono altresì applicabili – a tutte le tipologie di assunzioni a termine effettuate per le ragioni di cui all’art. 1 del citato D.Lgs. n. 368/2001 si applicano gli intervalli temporali ridotti di 5 o 10 giorni, rispettivamente per i rapporti a termine con durata fino a 6 mesi o superiore a 6 mesi.
Ai sensi dell’art. 1, comma 1-bis, del D.Lgs. 368/2001, come novellato dalla legge 99/2013, il requisito delle ragioni giustificatrici dell’apposizione del termine di cui all’art. 1 del citato Decreto (ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo, anche se riferibili alla ordinaria attività del datore di lavoro), non è richiesto nell’ipotesi del primo rapporto a tempo determinato, di durata non superiore a 12 mesi, non prorogabili in tutte le ipotesi previste dalla legge e nelle seguenti ulteriori ipotesi di:
– secondo rapporto a tempo determinato, rispetto al primo acausale previsto dalla legge con lo stesso datore di lavoro, la cui durata non può eccedere i 12 mesi; tale secondo rapporto di lavoro, a tempo determinato, potrà avere una durata non superiore a quella del primo contratto, comprensiva di eventuale proroga, e per le stesse mansioni.
– un rapporto a tempo determinato, di durata non superiore a 12 mesi, con soggetti che con lo stesso datore di lavoro abbiano precedentemente avuto altri rapporti di lavoro a tempo determinato ai sensi dell’art. 1, primo comma del D.Lgs. 368/2001.
Le Parti, in attuazione del rinvio operato dall’art. 7, co. 1, lett. c), punto 3, della Legge 99/2013, convengono inoltre l’assenza di intervalli temporali nel caso di assunzioni a termine acausali previste nel comma precedente.
In ogni caso per tutte le ipotesi di contratto a termine causale di cui all’art. 1 del D.Lgs. 368/2001 e acausale opera il limite di legge dei 36 mesi o le sue eventuali deroghe previste a livello di contrattazione collettiva.
Ai fini dell’attuazione della previsione di cui al comma 7, lett. a), dell’art. 10 del D.Lgs. n. 368/2001, per fase di avvio di nuove attività si intende un periodo di tempo fino a 18 mesi per l’avvio di una nuova unità produttiva.
Il numero di lavoratori occupati con contratto a tempo determinato non può superare il 14% in media annua dei lavoratori con contratto a tempo indeterminato occupati nell’impresa alla data del 31 dicembre dell’anno precedente, nelle seguenti ipotesi specifiche:
– lavorazioni a fasi successive che richiedono maestranze diverse, per specializzazioni, da quelle normalmente impiegate e per le quali non vi sia continuità di impiego nell’ambito dell’azienda;
– operazioni di manutenzione ordinaria e straordinaria di impianti;
– copertura di posizioni di lavoro non ancora stabilizzate in conseguenza di modifiche dell’organizzazione d’impresa;
– sperimentazioni tecniche, produttive o organizzative;
– lancio di nuovi prodotti destinati a nuovi mercati;
– attività non programmabili e non ricomprese nell’attività ordinaria.
Nei casi in cui il rapporto percentuale sia un numero inferiore a 10, resta ferma la possibilità costituire sino a 10 contratti a tempo determinato per le ipotesi specifiche sopra indicate. L’eventuale frazione di unità derivante dal rapporto percentuale di cui sopra è arrotondata all’unità intera superiore.
La percentuale potrà essere aumentata da contratti collettivi conclusi a livello territoriale o aziendale.
Il datore di lavoro può modificare la collocazione temporale dell’orario (clausola di flessibilità) ovvero variare, anche se solo per un periodo predeterminato o predeterminabile, in aumento la durata della prestazione lavorativa (clausola di elasticità per i part time verticali o misti):
comunicando al lavoratore tale modifica con preavviso:
– di almeno 5 giorni lavorativi;
– comunque non inferiore a 2 giorni, in presenza di particolari esigenze organizzative e produttive;
erogando al lavoratore una maggiorazione del:
-15% della retribuzione oraria nel caso di comunicazione con almeno 5 giorni di preavviso;
– 20% della retribuzione oraria nel caso di comunicazione comunque non inferiore a 2 giorni di preavviso.
Quanto sopra non si applica:
– in caso di riassetto complessivo dell’orario di lavoro, che interessi l’intera azienda o unità organizzative autonome della stessa;
– qualora la modifica sia richiesta dal lavoratore, seppur accettata dal datore di lavoro.
Il lavoratore può esimersi dalla variazione dell’orario precedentemente accettata unicamente dal momento in cui sopravvengano e fino a quando permangano le seguenti documentate ragioni:
a) assistere genitori, coniuge o convivente, figli e altri familiari conviventi senza alcuna possibilità alternativa di assistenza nell’ambito familiare, affetti da gravi malattie o portatori di handicap o che accedano a programmi terapeutici e di riabilitazione per tossicodipendenti;
b) instaurazione di un altro rapporto di lavoro, che preveda una prestazione concomitante con diversa collocazione dell’orario comunicata;
c) precedente trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale, attuato ai sensi dell’art. 46, comma 1 lettera t) del D.Lgs. n. 276/2003 a favore di lavoratori affetti da patologie oncologiche;
e) studio, connesse al conseguimento della scuola dell’obbligo, del titolo di studio di 2° grado o del diploma universitario o di laurea.
Il lavoro supplementare è ammesso:
a) fino al raggiungimento, rispetto all’orario stabilito:
– del 70% per le aziende non artigiane fino a 15 dipendenti;
In tali casi il lavoro supplementare è compensato con una maggiorazione del 15%;
b) oltre il limite di cui al precedente punto a) e fino al raggiungimento del 85% rispetto all’orario stabilito.
In tal caso il lavoro supplementare è compensato con una maggiorazione del 30%.
Qualora il limite massimo di cui ai precedenti punti a) e b) sia interamente utilizzato con riferimento a 12 mesi di servizio, al lavoratore che ne faccia richiesta entro 15 giorni successivi alla consegna del listino paga relativo al dodicesimo mese di servizio, verrà riconosciuto, in costanza delle esigenze che hanno giustificato l’utilizzo delle prestazioni supplementari nell’anno di riferimento, il consolidamento nel proprio orario di lavoro di una quota fino al 50% delle ore supplementari prestate nell’anno. Il consolidamento dovrà risultare da atto scritto e il nuovo orario di lavoro sarà operativo dal mese successivo a quello della richiesta.
– 3 giorni complessivi di permesso retribuito all’anno in caso di decesso o di documentata grave infermità del coniuge, anche legalmente separato, o di un parente entro il secondo grado, anche non convivente, o di un soggetto componente la famiglia anagrafica della lavoratrice o del lavoratore medesimi.
– 1 ulteriore giorno di permesso retribuito se momento di utilizzo dei tre giorni, abbia usato tutte le ore di riduzione dell’orario, nelle aziende con oltre 50 dipendenti
– 2 giorni, con decorrenza dall’1/1/2014, nel caso di patologie gravi del figlio convivente (quali uremia cronica, talassemia ed emopatie sistematiche, neoplasie, malattie allo stato terminale, altri stati di non autosufficienza, che richiedano terapie salvavita) debitamente accertate e certificate
– 1 gg al lavoratore padre è concesso per la giornata in cui gli nasce un figlio.
– 12 mesi, continuativi o frazionati, al lavoratore con almeno 5 anni di anzianità di servizio presso la stessa azienda, finalizzato al completamento della scuola dell’obbligo, al conseguimento del titolo di studio di secondo grado, del diploma universitario o di laurea, alla partecipazione ad attività formative diverse da quelle poste in essere o finanziate dal datore di lavoro.
Apprendistato professionalizzante ex D.Lgs. n. 167/2011
Premesso che, stante la peculiare natura a causa mista del contratto di apprendistato, il periodo di formazione si conclude al termine del periodo di apprendistato stesso, le parti del contratto individuale potranno recedere dal contratto dando un preavviso, ai sensi di quanto disposto dall’art. 2118 del codice civile, di 15 giorni. In caso di mancato esercizio della facoltà di recesso, il rapporto prosegue come ordinario rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato.
Possono essere assunti con contratto di apprendistato professionalizzante i lavoratori destinati a svolgere le mansioni proprie del 7°, 6°, 5°, 4°, 3° e 2° livello. L’assunzione in apprendistato può avvenire con un periodo di prova, ai sensi dell’art. 17 del presente CCNL per l’industria alimentare, di durata non superiore a quanto previsto per il livello immediatamente superiore a quello di inserimento.
La durata massima del periodo di apprendistato, di tre anni, e la sua suddivisione in periodi è così determinata:
7° 24 6 18 –
6° 36 6 14 16
5° 36 10 12 14
4° 36 10 12 14
3° 36 10 12 14
2° 36 10 10 16
L’inquadramento e il relativo trattamento economico è così determinato:
– nel primo periodo di apprendistato professionalizzante: due livelli sotto quello di destinazione finale;
– nel secondo periodo: un livello sotto quello di destinazione finale;
– nel terzo ed ultimo periodo: inquadramento al livello di destinazione finale.
Gli apprendisti con destinazione finale al 7° livello saranno inquadrati al livello di destinazione finale con decorrenza dall’inizio del secondo periodo di apprendistato.
Per gli apprendisti confermati a tempo indeterminato, l’anzianità utile, ai fini degli aumenti periodici di anzianità, viene considerata per un periodo equivalente ad un terzo dell’intera durata del periodo di apprendistato presso la medesima azienda.
In caso di infortunio sul lavoro l’azienda integrerà il trattamento INAIL fino al 100 per cento della retribuzione normale nel primo giorno e fino alla cessazione dell’indennità di invalidità temporanea nei limiti del periodo di durata dell’apprendistato.
In caso di malattia viene mantenuto il rapporto e corrisposto il 50 per cento della retribuzione normale per un massimo di 6 mesi per ogni anno e nei limiti del periodo di durata dell’apprendistato.
Il lavoratore non in prova, che debba interrompere il servizio a causa di malattia o infortunio non sul lavoro, avrà diritto alla conservazione del posto, con riconoscimento dell’anzianità relativa a tutti gli effetti, per i seguenti periodi:
a) anzianità fino a 5 anni compiuti: 180 giorni di calendario;
b) anzianità oltre 5 anni: 365 giorni di calendario.
Cesserà per l’azienda l’obbligo della conservazione del posto e del trattamento economico qualora il lavoratore abbia raggiunto in complesso, durante i 17 mesi antecedenti, i limiti massimi previsti dalla lettera a) e, durante i 24 mesi antecedenti, quelli previsti dalla lettera b), anche in caso di diverse malattie.
La conservazione del posto per i lavoratori assunti con contratto a tempo determinato è limitata al periodo massimo di 4 mesi e comunque non oltre la scadenza del termine apposto al contratto medesimo.
Eguale diritto spetterà al lavoratore nel periodo di preavviso fino alla scadenza del periodo di preavviso stesso.
Il trattamento economico del lavoratore non in prova viene stabilito come segue:
Corresponsione dell’intera retribuzione
Corresponsione di metà retribuzione
Fino a 5 anni compiuti per 180 giorni di calendario
Oltre i 5 anni per 180 giorni di calendario per 185 giorni di calendario
Per ogni biennio di anzianità di servizio maturato presso la stessa azienda tutti i lavoratori, maturano, indipendentemente da qualsiasi aumento di merito, un massimo di 5 aumenti periodici di anzianità biennali, in cifra fissa secondo la seguente tabella:
Quadri 54,62
1° 51,42
2° 44,71
3° 36,89
4° 32,42
5° 29,06
6° 26,83
7° 24,59
8° 22,35
A decorrere da marzo 2015, le imprese non artigiane alle quali trova applicazione la presente Parte II, in totale assenza di contrattazione collettiva regionale economica di categoria alle stesse applicabile o di accordi aziendali economici, erogheranno gli importi di cui alla tabella seguente, a titolo di elemento economico di garanzia.
Quadri 36,93
1° 36,93
2° 32,11
3° 26,49
4° 23,28
5° 20,88
6° 19,27
7° 17,66
8° 16,06
Il periodo di preavviso in caso di licenziamento e dimissioni è regolamentato come segue:
1° e Q 3 mesi
2° 2 mesi
3° 1 mese
4° 1 mese 1 mese
5° 1 mese 1 mese
6° 15 giorni (di calendario) 1 mese
7° 15 giorni (di calendario) 1 mese
8° 15 giorni (di calendario) —
Le parti, condividendo l’importanza che assume l’istituzione di forme di previdenza integrativa a capitalizzazione e nell’intento di conciliare le attese di tutela previdenziale dei lavoratori con l’esigenza delle imprese di contenere i costi previdenziali entro limiti compatibili, hanno attivato un sistema di previdenza complementare volontario con la costituzione di FONTE, il Fondo Pensione Nazionale Complementare a capitalizzazione.
Le parti, per quanto concerne la disciplina normativa del Fondo, fanno espresso rinvio all’accordo interconfederale del 27/1/2011 di confluenza a FONTE (allegato 4 del presente CCNL).
Le parti concordano di portare la contribuzione a carico dell’azienda dall’ 1,20%, da commisurare alla retribuzione assunta a base per la determinazione del T.F.R, con decorrenza dall’1/1/2014.
I Quadri sono inquadrati al 1° Livello con un'indennità di funzione pari ad euro 100,00 mensili.
A decorrere dall’1/12/2013 le imprese non aderenti alla bilateralità e che non versano il relativo contributo dovranno erogare a ciascun lavoratore un importo forfetario pari a Euro 25,00 lordi mensili per tredici mensilità. Tale importo, non è assorbibile e rappresenta un elemento aggiuntivo della retribuzione (E.A.R.) che incide su tutti gli istituti retributivi di legge e contrattuali, compresi quelli indiretti o differiti, escluso il TFR. Tale importo dovrà essere erogato con cadenza mensile. In caso di lavoratori assunti con contratto part-time, tale importo è corrisposto proporzionalmente all'orario di lavoro e, in tal caso, il frazionamento si ottiene utilizzando il divisore previsto dal CCNL. Per gli apprendisti, importo andrà riproporzionato alla percentuale di retribuzione riconosciuta.
Assistenza sanitaria integrativa - SAN.ARTI.
Per quanto riguarda l'Assistenza Sanitaria Integrativa le Parti concordano di applicare ai rapporti di lavoro dei dipendenti a cui si applica la presente Parte II la normativa di SAN.ARTI. ai sensi dell'art. 15 della Parte I.
I medesimi termini ridotti di intervallo temporale sono altresì applicabili - a tutte le tipologie di assunzioni a termine effettuate per le ragioni di cui all'art. 1 del citato D.Lgs. n. 368/2001 si applicano gli intervalli temporali ridotti di 5 o 10 giorni, rispettivamente per i rapporti a termine con durata fino a 6 mesi o superiore a 6 mesi.
Ai sensi dell'art. 1, comma 1-bis, del D.Lgs. 368/2001, come novellato dalla legge 99/2013, il requisito delle ragioni giustificatrici dell'apposizione del termine di cui all'art. 1 del citato Decreto (ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo, anche se riferibili alla ordinaria attività del datore di lavoro), non è richiesto nell'ipotesi del primo rapporto a tempo determinato, di durata non superiore a 12 mesi, non prorogabili in tutte le ipotesi previste dalla legge e nelle seguenti ulteriori ipotesi di:
- secondo rapporto a tempo determinato, rispetto al primo acausale previsto dalla legge con lo stesso datore di lavoro, la cui durata non può eccedere i 12 mesi; tale secondo rapporto di lavoro, a tempo determinato, potrà avere una durata non superiore a quella del primo contratto, comprensiva di eventuale proroga, e per le stesse mansioni.
- un rapporto a tempo determinato, di durata non superiore a 12 mesi, con soggetti che con lo stesso datore di lavoro abbiano precedentemente avuto altri rapporti di lavoro a tempo determinato ai sensi dell'art. 1, primo comma del D.Lgs. 368/2001.
Le Parti, in attuazione del rinvio operato dall'art. 7, co. 1, lett. c), punto 3, della Legge 99/2013, convengono inoltre l'assenza di intervalli temporali nel caso di assunzioni a termine acausali previste nel comma precedente.
In ogni caso per tutte le ipotesi di contratto a termine causale di cui all'art. 1 del D.Lgs. 368/2001 e acausale opera il limite di legge dei 36 mesi o le sue eventuali deroghe previste a livello di contrattazione collettiva.
Il numero di lavoratori occupati con contratto a tempo determinato non può superare il 14% in media annua dei lavoratori con contratto a tempo indeterminato occupati nell'impresa alla data del 31 dicembre dell'anno precedente, nelle seguenti ipotesi specifiche:
- lavorazioni a fasi successive che richiedono maestranze diverse, per specializzazioni, da quelle normalmente impiegate e per le quali non vi sia continuità di impiego nell'ambito dell'azienda;
- operazioni di manutenzione ordinaria e straordinaria di impianti;
- copertura di posizioni di lavoro non ancora stabilizzate in conseguenza di modifiche dell'organizzazione d'impresa;
- sperimentazioni tecniche, produttive o organizzative;
- lancio di nuovi prodotti destinati a nuovi mercati;
- attività non programmabili e non ricomprese nell'attività ordinaria.
Nei casi in cui il rapporto percentuale sia un numero inferiore a 10, resta ferma la possibilità costituire sino a 10 contratti a tempo determinato per le ipotesi specifiche sopra indicate. L'eventuale frazione di unità derivante dal rapporto percentuale di cui sopra è arrotondata all'unità intera superiore.
Il datore di lavoro può modificare la collocazione temporale dell'orario (clausola di flessibilità) ovvero variare, anche se solo per un periodo predeterminato o predeterminabile, in aumento la durata della prestazione lavorativa (clausola di elasticità per i part time verticali o misti):
- di almeno 5 giorni lavorativi;
- comunque non inferiore a 2 giorni, in presenza di particolari esigenze organizzative e produttive;
- 20% della retribuzione oraria nel caso di comunicazione comunque non inferiore a 2 giorni di preavviso.
- in caso di riassetto complessivo dell'orario di lavoro, che interessi l'intera azienda o unità organizzative autonome della stessa;
- qualora la modifica sia richiesta dal lavoratore, seppur accettata dal datore di lavoro.
Il lavoratore può esimersi dalla variazione dell'orario precedentemente accettata unicamente dal momento in cui sopravvengano e fino a quando permangano le seguenti documentate ragioni:
a) assistere genitori, coniuge o convivente, figli e altri familiari conviventi senza alcuna possibilità alternativa di assistenza nell'ambito familiare, affetti da gravi malattie o portatori di handicap o che accedano a programmi terapeutici e di riabilitazione per tossicodipendenti;
b) instaurazione di un altro rapporto di lavoro, che preveda una prestazione concomitante con diversa collocazione dell'orario comunicata;
c) precedente trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale, attuato ai sensi dell'art. 46, comma 1 lettera t) del D.Lgs. n. 276/2003 a favore di lavoratori affetti da patologie oncologiche;
a) fino al raggiungimento, rispetto all'orario stabilito:
- del 70% per le aziende non artigiane fino a 15 dipendenti;
b) oltre il limite di cui al precedente punto a) e fino al raggiungimento del 85% rispetto all'orario stabilito.
Qualora il limite massimo di cui ai precedenti punti a) e b) sia interamente utilizzato con riferimento a 12 mesi di servizio, al lavoratore che ne faccia richiesta entro 15 giorni successivi alla consegna del listino paga relativo al dodicesimo mese di servizio, verrà riconosciuto, in costanza delle esigenze che hanno giustificato l'utilizzo delle prestazioni supplementari nell'anno di riferimento, il consolidamento nel proprio orario di lavoro di una quota fino al 50% delle ore supplementari prestate nell'anno. Il consolidamento dovrà risultare da atto scritto e il nuovo orario di lavoro sarà operativo dal mese successivo a quello della richiesta.
- 3 giorni complessivi di permesso retribuito all'anno in caso di decesso o di documentata grave infermità del coniuge, anche legalmente separato, o di un parente entro il secondo grado, anche non convivente, o di un soggetto componente la famiglia anagrafica della lavoratrice o del lavoratore medesimi.
- 1 ulteriore giorno di permesso retribuito se momento di utilizzo dei tre giorni, abbia usato tutte le ore di riduzione dell'orario, nelle aziende con oltre 50 dipendenti
- 2 giorni, con decorrenza dall’1/1/2014, nel caso di patologie gravi del figlio convivente (quali uremia cronica, talassemia ed emopatie sistematiche, neoplasie, malattie allo stato terminale, altri stati di non autosufficienza, che richiedano terapie salvavita) debitamente accertate e certificate
- 1 gg al lavoratore padre è concesso per la giornata in cui gli nasce un figlio.
- 12 mesi, continuativi o frazionati, al lavoratore con almeno 5 anni di anzianità di servizio presso la stessa azienda, finalizzato al completamento della scuola dell'obbligo, al conseguimento del titolo di studio di secondo grado, del diploma universitario o di laurea, alla partecipazione ad attività formative diverse da quelle poste in essere o finanziate dal datore di lavoro.
Premesso che, stante la peculiare natura a causa mista del contratto di apprendistato, il periodo di formazione si conclude al termine del periodo di apprendistato stesso, le parti del contratto individuale potranno recedere dal contratto dando un preavviso, ai sensi di quanto disposto dall'art. 2118 del codice civile, di 15 giorni. In caso di mancato esercizio della facoltà di recesso, il rapporto prosegue come ordinario rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato.
Possono essere assunti con contratto di apprendistato professionalizzante i lavoratori destinati a svolgere le mansioni proprie del 7°, 6°, 5°, 4°, 3° e 2° livello. L'assunzione in apprendistato può avvenire con un periodo di prova, ai sensi dell'art. 17 del presente CCNL per l'industria alimentare, di durata non superiore a quanto previsto per il livello immediatamente superiore a quello di inserimento.
7° 24 6 18 -
L'inquadramento e il relativo trattamento economico è così determinato:
- nel terzo ed ultimo periodo: inquadramento al livello di destinazione finale.
Gli apprendisti con destinazione finale al 7° livello saranno inquadrati al livello di destinazione finale con decorrenza dall'inizio del secondo periodo di apprendistato.
Per gli apprendisti confermati a tempo indeterminato, l'anzianità utile, ai fini degli aumenti periodici di anzianità, viene considerata per un periodo equivalente ad un terzo dell'intera durata del periodo di apprendistato presso la medesima azienda.
In caso di infortunio sul lavoro l'azienda integrerà il trattamento INAIL fino al 100 per cento della retribuzione normale nel primo giorno e fino alla cessazione dell'indennità di invalidità temporanea nei limiti del periodo di durata dell'apprendistato.
In caso di malattia viene mantenuto il rapporto e corrisposto il 50 per cento della retribuzione normale per un massimo di 6 mesi per ogni anno e nei limiti del periodo di durata dell'apprendistato.
Il lavoratore non in prova, che debba interrompere il servizio a causa di malattia o infortunio non sul lavoro, avrà diritto alla conservazione del posto, con riconoscimento dell'anzianità relativa a tutti gli effetti, per i seguenti periodi:
Cesserà per l'azienda l'obbligo della conservazione del posto e del trattamento economico qualora il lavoratore abbia raggiunto in complesso, durante i 17 mesi antecedenti, i limiti massimi previsti dalla lettera a) e, durante i 24 mesi antecedenti, quelli previsti dalla lettera b), anche in caso di diverse malattie.
Corresponsione dell'intera retribuzione
8° 15 giorni (di calendario) ---
Le parti, condividendo l’importanza che assume l’istituzione di forme di previdenza integrativa a capitalizzazione e nell'intento di conciliare le attese di tutela previdenziale dei lavoratori con l'esigenza delle imprese di contenere i costi previdenziali entro limiti compatibili, hanno attivato un sistema di previdenza complementare volontario con la costituzione di FONTE, il Fondo Pensione Nazionale Complementare a capitalizzazione.
Le parti, per quanto concerne la disciplina normativa del Fondo, fanno espresso rinvio all'accordo interconfederale del 27/1/2011 di confluenza a FONTE (allegato 4 del presente CCNL).
Le parti concordano di portare la contribuzione a carico dell'azienda dall' 1,20%, da commisurare alla retribuzione assunta a base per la determinazione del T.F.R, con decorrenza dall’1/1/2014.
Autore RSS TeleConsul Editore S.p.A.Pubblicato il 29 novembre 2013 Categorie NEWS|LAVORO
IMU: abolita la seconda rata sull’abitazione principale e sull’agricoltura
È confermata l’abolizione della seconda rata IMU 2013 per i propretari di abitazione principale che no rientri tra gli immobili di lusso e l’esenzione della seconda rata IMU 2013 per il settore dell’agricoltura. Il minor gettito è finanziato, tra l’altro, con alcune misure di carattere fiscale.
Il Consiglio dei Ministri ha annunciato l’approvazione del decreto legge che stabilisce l’abolizione della seconda rata IMU 2013 sull’abitazione principale (esclusi gli immobili A/1, A/8, A/9) e l’esenzione dal pagamento della seconda rata per i fabbricati rurali e per gli imprenditori agricoli professionali. (Comunicato stampa del 27 novembre 2013).
Tra le misure adottate a copertura delle spese precedentemente finanziate con il gettito IMU, lo stesso decreto stabilisce, per le società del settore finanziario e assicurativo, l’aumento dell’aliquota IRES per il 2013 al 36% e l’incremento della misura degli acconti 2013 al 130%.
In conseguenza di tali misure è stata disposta la proroga al 10 dicembre 2013 del termine per il pagamento degli acconti 2013 dovuti da tutti i contribuenti soggetti a IRES.
Il decreto prevede, inoltre, che gli aumenti dell’IMU rispetto all’aliquota standard, deliberati dai Comuni per il 2013, saranno pagati per circa la metà dallo Stato, mentre l’altra metà dovrà essere versata dai contribuenti interessati a metà gennaio 2014, alle stesse scadenze già programmate per altri tributi.
Il Consiglio dei Ministri ha annunciato l’approvazione del decreto legge che stabilisce l’abolizione della seconda rata IMU 2013 sull'abitazione principale (esclusi gli immobili A/1, A/8, A/9) e l’esenzione dal pagamento della seconda rata per i fabbricati rurali e per gli imprenditori agricoli professionali. (Comunicato stampa del 27 novembre 2013).
Autore RSS TeleConsul Editore S.p.A.Pubblicato il 29 novembre 2013 Categorie NEWS|FISCO
CCNL UNIONTESSILE: COMPLETATA LA PARTE ECONOMICA DELL’ACCORDO DI RINNOVO 7/10/2013
Il giorno 26/11/2013, tra UNIONTESSILE CONFAPI e FEMCA-CISL, FILCTEM-CGIL e UILTEC-UIL, sono state sottoscritte le tabelle retributive per il settore Tessile Abbigliamento Moda, relative al accordo di rinnovo dei CCNL Uniontessile-Femca/Filctem/Uiltec del 7/10/2013 decorrente dall’1/4/2013 al 31/12/2016.
Il giorno 7/10/2013, tra l’UNIONTESSILE CONFAPI e la FILCTEM-CGIL, la FEMCA CISL e UILTEC-UIL, si è stipulata l’ipotesi di accordo per il rinnovo del CCNL per i dipendenti della piccola e media industria dei settori: tessile, abbigliamento, moda, calzature, pelli e cuoio, penne, spazzole e pennelli, occhiali, giocattoli. Successivamente, alla data del 26/11/2013, le Parti si sono incontrate per l’elaborazione delle tabelle retributive con la quantificazione degli importi che devono essere erogati a titolo di una tantum.
L’accordo di rinnovo complessivamente considerato, decorre decorre dall’1/4/2013 con scadenza al 31/3/2016 per il settore tessile e moda, e secondo le rispettive scadenze per gli altri comparti.
Elementi Retributivi Nazionali
Al 31/10/2013
Dal 01/11/2013
Dal 1/4/2014
Dal 1/4/2015
8 229 1.951,52. 1.984,23 2.039,19 2.091,53
7 214 1.845,36 1.875,93 1.927,29 1.976,20
6 203 1.728,31 1.757,31 1.806,03 1.852,43
5 191 1.618,67 1.645,96 1.691,80 1.735,46
4 180 1.533,10 1.558,81 1.602,01 1.643,15
3 bis 175 1.499,29 1.524,29 1.566,29 1.606,29
3 170 1.465,52 1.489,81 1.530,61 1.569,47
2 bis 163 1.425,01 1.448,30 1.487,42 1.524,68
2 155 1.392,32 1.414,46 1.451,66 1.487,09
1 100 1.130,26 1.144,55 1.168,55 1.191,41
Ai lavoratori in forza alla data di sottoscrizione del presente accordo verrà erogato un importo una tantum di euro 175,00 euro a titolo di arretrati retributivi commisurato alla anzianità di servizio nel periodo 1/4/2013 al 31/10/2013 con riduzione proporzionale in caso di servizio militare, aspettativa, congedo parentale, CCIG a zero ore.
Tale importo sarà erogato in due tranche alle seguenti scadenze temporali: 125,00 euro nel mese di novembre 2013 e 50,00 euro unitariamente alla retribuzione del mese di febbraio 2014.
Dal 1/11/2013
Dal 1/4.2015
8 229 1.961,56 1.994,27 2.049,23 2.101,57
7 214 1.821,74 1.852,31 1.903,67 1.952,58
6 203 1.678,73 1.707,73 1.756,45 1.802,85
5 191 1.596,51 1.623,80 1.669,64 1.713,30
4 180 1.533,35 1.559,06 1.602,26 1.643,40
3 170 1.465,74 1.490,03 1.530,83 1.569,69
2 bis 163 1.425,07 1.448,36 1.487,48 1.524,74
2 155 1.392,50 1.414,64 1.451,84 1.487,27
1 100 1.129,81 1.144,10 1.168,10 1.190,96
Ai lavoratori in forza alla data di sottoscrizione del presente accordo verrà erogato un importo una tantum di euro 175,00 euro a titolo di arretrati retributivi commisurato alla anzianità di servizio nel periodo 1/4/2013 al 31/10/2013 con riduzione proporzionale in caso di servizio militare, aspettativa, congedo parentale, CIG a zero ore.
Tale importo sarà erogato in due tranche alle seguenti scadenze temporali: 125,00 euro nel mese di novembre 2013 e 50,00 euro unitamente alla retribuzione del mese di febbraio 2014.
SETTORE PELLI E CUOIO
6 224 1.854,75 1.887,12 1.941,50 1.993,29
5 208 1.676,72 1.706,78 1.757,28 1.805,37
4 S 192 1.569,58 1.597,33 1.643,94 1.688,33
4 179 1.532,77 1.558,64 1.602,10 1.643,49
3 173 1.470,46 1.495,46 1.537,46 1.577,46
2 160 1.396,09 1.419,21 1.458,05 1.495,04
1 100 1.129,53 1.143,98 1.168,26 1.191,38
SETTORE OCCHIALI
6 224 1.900,98 1.933,35 1.987,73 2.039,52
5 208 1.731,27 1.761,33 1.811,83 1.859,92
4 S 192 1.603,93 1.631,68 1.678,29 1.722,68
4 179 1.536,97 1.562,84 1.606,30 1.647,69
3 173 1.467,01 1.492,01 1.534,01 1.574,01
2 160 1.388,11 1.411,23 1.450,07 1.487,06
1 100 1.128,42 1.142,87 1.167,15 1.190,27
I minimi conglobano l’indennità di contingenza.
Ai lavoratori in forza alla data di sottoscrizione del presente accordo verrà erogato un importo una tantum di euro 250,00 a titolo di arretrati retributivi commisurato alla anzianità di servizio nel periodo 1/1/2013 al 31/10/2013 con riduzione proporzionale in caso di servizio militare, aspettativa, congedo parentale, CIG a zero ore.
Tale importo sarà erogato in due tranche alle seguenti scadenze temporali: 125,00 euro unitamente alla retribuzione di dicembre 2013 e 125,00 euro unitamente alla retribuzione del mese di febbraio 2014.
SETTORE PENNE, SPAZZOLE E PENNELLI
8 229 1.905,49 1.939,17 1.995,75 2.049,63
7 214 1.740,66 1.772,13 1.825,00 1.875,35
6 203 1.653,12 1.682,97 1.733,12 1.780,88
5 191 1.572,63 1.600,72 1.647,91 1.692,85
4 180 1.526,40 1.552,87 1.597,34 1.639,69
3 170 1.454,69 1.479,69 1.521,69 1.561,69
2 155 1.379,53 1.402,32 1.440,61 1.477,08
1 100 1.128,06 1.142,77 1.167,48 1.191,01
7 229 1.903,59 1.937,27 1.993,85 2.047,73
6 214 1.758,21 1.789,68 1.842,55 1.892,90
5 203 1.670,81 1.700,66 1.750,81 1.798,57
4 S 191 1.578,71 1.606,80 1.653,99 1.698,93
4 180 1.544,54 1.571,01 1.615,48 1.657,83
3 170 1.478,61 1.503,61 1.545,61 1.585,61
2 155 1.405,09 1.427,88 1.466,17 1.502,64
1 100 1.141,48 1.156,19 1.180,90 1.204,43
Fermo restando le attuali disposizioni contrattuali si rimanda al T.U. sull’apprendistato (D.Lgs. n. 167/2011) e alla legge n. 92/2012 e successive modificazioni e all’Accordo Interconfederale in materia del 20/4/2012
L’aliquota del contributo previsto per il FONDAPI sarà incrementata a carico delle aziende dello 0,10% a far data dall’1/1/2014 e di un ulteriore 0,10% a far data dal 1/1/2015.
A far data dalla data di sottoscrizione dell’Accordo di rinnovo 7/10/2013, le imprese non aderenti al sistema della bilateralità dovranno corrispondere a ciascun lavoratore in busta paga un elemento retributivo aggiuntivo pari ad euro 25,00 lordi, mensili per tredici mensilità. Tale importo, non è a nessun titolo assorbibile e rappresenta un elemento aggiuntivo della retribuzione (E.A.R.) che incide su tutti gli istituti retributivi di legge e contrattuali, compresi quelli indiretti o differiti, escluso il TFR. Tale importo dovrà essere erogato con cadenza mensile e mantiene carattere aggiuntivo rispetto alle prestazioni dovute ad ogni singolo lavoratore in adempimento dell’obbligo di cui al punto 2. In caso di lavoratori assunti con contratto part-time, tale importo è corrisposto proporzionalmente all’orario di lavoro e, in tal caso, il frazionamento si ottiene utilizzando il divisore previsto dal CCNL. Per gli apprendisti, l’importo andrà riproporzionato alla percentuale di retribuzione riconosciuta.
Per le imprese aderenti al sistema della bilateralità ed in regola con i versamenti, l’elemento aggiuntivo della retribuzione è forfettariamente compreso nella quota di adesione e, pertanto non va versato.
Sempre a decorrere dalla data di sottoscrizione dell’Accordo saranno avviati gli istituti previsti dalla bilateralità, sulla base degli Accordi e dei CCNL rinnovati ed in corso di rinnovo i cui contributi rappresentano una quota annua a carico delle aziende come di seguito indicato:
a) “Fondo Sicurezza PMI CONFAPI”
– 6,00 euro annui (0,50 euro mensili per 12 mensilità) per ciascun lavoratore dovuto dalle aziende con il RLS
b) “Fondo Sviluppo bilateralità PMI CONFAPI”
– 6,00 euro annui (0,50 euro mensili per 12 mensilità) per ciascun lavoratore a tempo pieno per lo sviluppo dell’apprendistato
c) “Fondo Sostegno al reddito”
– 28,00 euro annui (2,33 euro mensili per 12 mensilità) per ciascun lavoratore
d) “Osservatorio della contrattazione e del lavoro”
– 12,00 euro annui (1,00 euro mensile per 12 mensilità) per ciascun lavoratore per ulteriori attività correlate (assistenza.contrattuale) assorbente le eventuali quote già previste dalla contrattazione nazionale.
- 18,00 euro annui (1,50 euro mensili per 12 mensilità) per ciascun lavoratore dovuto dalle aziende prive del Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza Territoriale
- 6,00 euro annui (0,50 euro mensili per 12 mensilità) per ciascun lavoratore dovuto dalle aziende con il RLS
- 6,00 euro annui (0,50 euro mensili per 12 mensilità) per ciascun lavoratore a tempo pieno per lo sviluppo dell’apprendistato
- 3,00 euro annui (0,25 euro mensili per 12 mensilità) per ciascun lavoratore part-time fino a 20 ore
- 28,00 euro annui (2,33 euro mensili per 12 mensilità) per ciascun lavoratore
- 8,00 euro annui (0,66 euro mensili per 12 mensilità) per ciascun lavoratore per il sostegno e lo sviluppo degli strumenti bilaterali e delle relative articolazioni settoriali e territoriali l’introduzione e relativo sostegno delle attività di rappresentanza sindacale territoriale/bacino nonché per la contrattazione territoriale di II livello;
- 12,00 euro annui (1,00 euro mensile per 12 mensilità) per ciascun lavoratore per ulteriori attività correlate (assistenza.contrattuale) assorbente le eventuali quote già previste dalla contrattazione nazionale.
Somministrazione alimenti/bevande e requisiti morali: i chiarimenti del MI.S.E.
Ai fini dell’esercizio di un’attività di somministrazione di alimenti e bevande, il Ministero dello Sviluppo Economico, con la risoluzione n. 183387/2013, ha fornito chiarimenti in merito alle condizioni necessarie per eliminare gli effetti ostativi all’avvio e allo svolgimento dell’attività.
Nello specifico, per coloro che sono stati dichiarati delinquenti abituali, professionali o per tendenza (art. 71, co. 1, lett. a), D.Lgs. n. 59/2010), non è ammissibile il decorso dei cinque anni della pena per eliminare gli effetti ostativi per l’esercizio dell’attività, ma risulta necessario ottenere il provvedimento di riabilitazione.
Secondo quanto disposto dall’art. 179 del codice penale, “la riabilitazione è concessa quando siano decorsi almeno tre anni dal giorno in cui la pena principale sia stata eseguita o sia in altro modo estinta, e il condannato abbia dato prove effettive e costanti di buona condotta”.
Sulla necessità del provvedimento di riabilitazione, necessario per rimuovere il divieto di esercizio dell’attività, il Ministero dello Sviluppo Economico ha chiarito che la riabilitazione è obbligatoria solo quando lo stato di inabilità derivi dalla dichiarazione di abitualità, professionalità o tendenza a delinquere. Ciò significa che in tutte le altre ipotesi previste dalla legge, la situazione di inabilità viene a cessare decorso il termine dei cinque anni dall’estinzione della pena oppure, con provvedimento di riabilitazione ottenuto prima del quinquennio ma decorsi almeno tre anni dal giorno di esecuzione della pena.
Secondo quanto disposto dall’art. 179 del codice penale, "la riabilitazione è concessa quando siano decorsi almeno tre anni dal giorno in cui la pena principale sia stata eseguita o sia in altro modo estinta, e il condannato abbia dato prove effettive e costanti di buona condotta".
Autore RSS TeleConsul Editore S.p.A.Pubblicato il 28 novembre 2013 Categorie NEWS|LAVORO
On line il modello per i beni d’impresa in godimento
Pubblicate le specifiche tecniche per l’invio dei dati e le istruzioni alla compilazione del modello utile per la comunicazione all’Anagrafe tributaria delle informazioni relative ai beni d’impresa concessi in godimento ai soci o ai familiari dell’imprenditore e dei finanziamenti all’impresa o le capitalizzazioni da parte di soci o familiari dell’imprenditore che hanno un valore complessivo pari o superiore ai 3.600 euro (Agenzia delle Entrate – Comunicato 27 novembre 2013).
La comunicazione deve essere effettuata entro il 30 aprile dell’anno successivo a quello di chiusura dell’anno in cui i beni sono concessi o permangono in godimento, solo per l’anno 2012, il termine scade il prossimo 12 dicembre.
Sono chiamati ad utilizzare questa comunicazione:
– le imprese che concedono i beni in godimento ai soci o ai familiari dell’imprenditore;
– le imprese che hanno ricevuto finanziamenti o capitalizzazioni pari o sopra i 3600 euro da parte dei soci o dei familiari dell’imprenditore;
– in alternativa il socio (o i familiari) che ha ricevuto il bene in godimento.
La comunicazione dei dati va fatta per ogni bene concesso in godimento nel periodo d’imposta, qualora esista una differenza tra il corrispettivo annuo relativo al godimento del bene e il valore di mercato del diritto di godimento. L’obbligo sussiste anche se il bene è stato concesso in godimento in periodi precedenti, nel caso in cui continui a essere utilizzato nell’anno di riferimento della comunicazione.
Pubblicate le specifiche tecniche per l’invio dei dati e le istruzioni alla compilazione del modello utile per la comunicazione all’Anagrafe tributaria delle informazioni relative ai beni d’impresa concessi in godimento ai soci o ai familiari dell’imprenditore e dei finanziamenti all’impresa o le capitalizzazioni da parte di soci o familiari dell’imprenditore che hanno un valore complessivo pari o superiore ai 3.600 euro (Agenzia delle Entrate - Comunicato 27 novembre 2013).
La comunicazione deve essere effettuata entro il 30 aprile dell'anno successivo a quello di chiusura dell’anno in cui i beni sono concessi o permangono in godimento, solo per l’anno 2012, il termine scade il prossimo 12 dicembre.
- le imprese che concedono i beni in godimento ai soci o ai familiari dell’imprenditore;
- le imprese che hanno ricevuto finanziamenti o capitalizzazioni pari o sopra i 3600 euro da parte dei soci o dei familiari dell’imprenditore;
- in alternativa il socio (o i familiari) che ha ricevuto il bene in godimento.
Autore RSS TeleConsul Editore S.p.A.Pubblicato il 28 novembre 2013 Categorie NEWS|FISCO
Legittimo il licenziamento se il lavoratore rifiuta il trasferimento
Il giustificato motivo oggettivo di licenziamento determinato da ragioni inerenti all’attività produttiva è rimesso alla valutazione del datore di lavoro. Non è, dunque, necessario che detta scelta imprenditoriale sia collegata ad una situazione di congiuntura economica negativa, basta l’impossibilità di impiegare il lavoratore in mansioni equivalenti.
In particolare, il motivo oggettivo di licenziamento, determinato da ragioni inerenti all’attività produttiva, deve essere valutato dal datore di lavoro, senza che il giudice possa sindacare la scelta dei criteri di gestione dell’impresa, in quanto tale scelta è espressione della libertà di iniziativa economica tutelata dall’articolo 41 della Costituzione, spettando, invece, allo stesso giudice il controllo della reale sussistenza del motivo addotto dall’imprenditore.
Nel caso di specie (Cass. n. 25615/2013), un lavoratore beneficiario dei permessi l’assistenza al padre disabile, chiedeva l’annullamento del trasferimento presso un’altra società e del licenziamento per giustificato motivo oggettivo.
I giudici rigettavano il ricorso, sostenendo che, le circostanze che avevano caratterizzato il nuovo assetto produttivo e societario, determinando la diversa localizzazione delle attività facenti capo alla nuova società datrice di lavoro del dipendente, consistevano nella contabilizzazione vendite e provvigioni, attività, queste, trasferite, da un punto di vista commerciale, alla nuova srl. Da qui, la legittimità del trasferimento.
Non era, inoltre, ravvisabile la violazione del diritto sancito della normativa relativa ai permessi per familiari disabili (la quale stabilisce che il genitore o il familiare lavoratore, con rapporto di lavoro pubblico o privato, che assista con continuità un parente o un affine entro il terzo grado handicappato, con lui convivente, ha diritto di scegliere, ove possibile, la sede di lavoro più vicina al proprio domicilio e non può essere trasferito senza il suo consenso ad altra sede), perché tale normativa attribuisce un diritto che, in virtù dell’inciso secondo il quale esso può essere esercitato “ove possibile”, ed in applicazione del principio del bilanciamento degli interessi, non può essere fatto valere qualora il suo esercizio leda in misura consistente le esigenze economiche ed organizzative dell’azienda oppure, quando sia venuta meno l’originaria sede di lavoro.
Il giustificato motivo oggettivo di licenziamento determinato da ragioni inerenti all'attività produttiva è rimesso alla valutazione del datore di lavoro. Non è, dunque, necessario che detta scelta imprenditoriale sia collegata ad una situazione di congiuntura economica negativa, basta l'impossibilità di impiegare il lavoratore in mansioni equivalenti.
In particolare, il motivo oggettivo di licenziamento, determinato da ragioni inerenti all'attività produttiva, deve essere valutato dal datore di lavoro, senza che il giudice possa sindacare la scelta dei criteri di gestione dell'impresa, in quanto tale scelta è espressione della libertà di iniziativa economica tutelata dall'articolo 41 della Costituzione, spettando, invece, allo stesso giudice il controllo della reale sussistenza del motivo addotto dall'imprenditore.
Nel caso di specie (Cass. n. 25615/2013), un lavoratore beneficiario dei permessi l’assistenza al padre disabile, chiedeva l'annullamento del trasferimento presso un’altra società e del licenziamento per giustificato motivo oggettivo.
Non era, inoltre, ravvisabile la violazione del diritto sancito della normativa relativa ai permessi per familiari disabili (la quale stabilisce che il genitore o il familiare lavoratore, con rapporto di lavoro pubblico o privato, che assista con continuità un parente o un affine entro il terzo grado handicappato, con lui convivente, ha diritto di scegliere, ove possibile, la sede di lavoro più vicina al proprio domicilio e non può essere trasferito senza il suo consenso ad altra sede), perché tale normativa attribuisce un diritto che, in virtù dell'inciso secondo il quale esso può essere esercitato "ove possibile", ed in applicazione del principio del bilanciamento degli interessi, non può essere fatto valere qualora il suo esercizio leda in misura consistente le esigenze economiche ed organizzative dell'azienda oppure, quando sia venuta meno l’originaria sede di lavoro.
Autore RSS TeleConsul Editore S.p.A.Pubblicato il 27 novembre 2013 Categorie NEWS|LAVORO
Obbligo di contribuzione Enasarco
L’obbligo di apertura contributiva all’Enasarco (Ente Nazionale di Assistenza per gli Agenti e i Rappresentanti di Commercio) vale per l’agente italiano o straniero che opera in Italia per conto di preponenti italiani o stranieri ma non per l’agente che opera all’estero nell’interesse di preponenti italiani.
Nello specifico, l’obbligo di iscrizione alla Fondazione Enasarco si riferisce:
– agli agenti di commercio che operano sul territorio italiano in nome e per conto di preponenti italiani o stranieri che abbiano la sede o una qualsiasi dipendenza in Italia;
– agli agenti di commercio italiani o stranieri che operano in Italia in nome e/o per conto di preponenti italiani o stranieri, anche se privi di sede o dipendenza in Italia;
– agli agenti che risiedono in Italia e vi svolgono una parte sostanziale della loro attività;
– agli agenti che non risiedono in Italia, purché abbiano in Italia il proprio centro d’interessi;
– agli agenti che operano abitualmente in Italia ma si recano a svolgere attività esclusivamente all’estero, purché la durata di tale attività non superi i 24 mesi.
Il Regolamento della Fondazione Enasarco attualmente in vigore stabilisce, infatti, che, sono obbligatoriamente iscritti alla Fondazione tutti i soggetti che operano sul territorio nazionale in nome e per conto di preponenti italiani o di preponenti stranieri che abbiano la sede o una qualsiasi dipendenza in Italia. Tale previsione “restringe” l’ambito di operatività dell’obbligo contributivo rispetto a quanto originariamente previsto dalla legge di riferimento (L. n. 12/1973), escludendo dal novero dei soggetti tenuti all’iscrizione alla Fondazione Enasarco “gli agenti ed i rappresentanti di commercio italiani che operano all’estero nell’interesse di preponenti italiani”.
I preponenti operanti in Paesi extra UE, invece, saranno tenuti all’iscrizione previdenziale in Italia solo se previsto da trattati o accordi internazionali sottoscritti e vincolanti il singolo Paese di appartenenza.
- agli agenti di commercio che operano sul territorio italiano in nome e per conto di preponenti italiani o stranieri che abbiano la sede o una qualsiasi dipendenza in Italia;
- agli agenti di commercio italiani o stranieri che operano in Italia in nome e/o per conto di preponenti italiani o stranieri, anche se privi di sede o dipendenza in Italia;
- agli agenti che risiedono in Italia e vi svolgono una parte sostanziale della loro attività;
- agli agenti che non risiedono in Italia, purché abbiano in Italia il proprio centro d’interessi;
- agli agenti che operano abitualmente in Italia ma si recano a svolgere attività esclusivamente all’estero, purché la durata di tale attività non superi i 24 mesi.
Il Regolamento della Fondazione Enasarco attualmente in vigore stabilisce, infatti, che, sono obbligatoriamente iscritti alla Fondazione tutti i soggetti che operano sul territorio nazionale in nome e per conto di preponenti italiani o di preponenti stranieri che abbiano la sede o una qualsiasi dipendenza in Italia. Tale previsione "restringe" l’ambito di operatività dell’obbligo contributivo rispetto a quanto originariamente previsto dalla legge di riferimento (L. n. 12/1973), escludendo dal novero dei soggetti tenuti all’iscrizione alla Fondazione Enasarco "gli agenti ed i rappresentanti di commercio italiani che operano all’estero nell’interesse di preponenti italiani".
In arrivo i rimborsi Irpef per chi ha perso il lavoro
L’Agenzia delle entrate in data 14 novembre 2013 ha comunicato l’arrivo di 75 milioni di euro di rimborsi fiscali per gli oltre 96mila contribuenti che, non avendo più un datore di lavoro e vantando un credito fiscale, hanno usufruito dell’opportunità offerta dal Decreto del Fare di presentare il modello 730 “Situazioni particolari” lo scorso settembre.
L’art. 51-bis del Dl n. 69/2013 ha previsto che “a decorrere dall’anno 2014, i soggetti titolari dei redditi di lavoro dipendente e assimilati, in assenza di un sostituto d’imposta tenuto a effettuare il conguaglio, possono comunque adempiere agli obblighi di dichiarazione dei redditi presentando l’apposita dichiarazione e la scheda ai fini della destinazione del cinque e dell’otto per mille, con le modalità prescritte dalla legge, ai soggetti che prestano assistenza fiscale. Se dalle dichiarazioni presentate emerge un debito, il soggetto che presta l’assistenza fiscale trasmette telematicamente la delega di versamento utilizzando i servizi telematici resi disponibili dall’Agenzia delle entrate ovvero, entro il decimo giorno antecedente la scadenza del termine di pagamento, consegna la delega di versamento compilata al contribuente che effettua il pagamento. Nei riguardi dei contribuenti che presentano la dichiarazione i rimborsi sono eseguiti dall’amministrazione finanziaria, sulla base del risultato finale delle dichiarazioni. Per l’anno 2013, le dichiarazioni possono essere presentate dal 2 al 30 settembre 2013, esclusivamente se dalle stesse risulta un esito contabile finale a credito.”
I contribuenti che hanno comunicato il proprio codice Iban riceveranno i rimborsi direttamente sul proprio conto corrente a partire dal 15 dicembre. Per tutti gli altri contribuenti, saranno, invece, disponibili presso gli uffici postali i rimborsi in contanti a partire dal 21 dicembre.
A partire dal 2014 i contribuenti che non hanno più un posto di lavoro potranno presentare la dichiarazione 730 non soltanto nel caso di somme a credito, ma anche nel caso di importi a debito.
L’Agenzia delle entrate in data 14 novembre 2013 ha comunicato l’arrivo di 75 milioni di euro di rimborsi fiscali per gli oltre 96mila contribuenti che, non avendo più un datore di lavoro e vantando un credito fiscale, hanno usufruito dell’opportunità offerta dal Decreto del Fare di presentare il modello 730 "Situazioni particolari" lo scorso settembre.
L’art. 51-bis del Dl n. 69/2013 ha previsto che "a decorrere dall'anno 2014, i soggetti titolari dei redditi di lavoro dipendente e assimilati, in assenza di un sostituto d'imposta tenuto a effettuare il conguaglio, possono comunque adempiere agli obblighi di dichiarazione dei redditi presentando l'apposita dichiarazione e la scheda ai fini della destinazione del cinque e dell'otto per mille, con le modalità prescritte dalla legge, ai soggetti che prestano assistenza fiscale. Se dalle dichiarazioni presentate emerge un debito, il soggetto che presta l'assistenza fiscale trasmette telematicamente la delega di versamento utilizzando i servizi telematici resi disponibili dall'Agenzia delle entrate ovvero, entro il decimo giorno antecedente la scadenza del termine di pagamento, consegna la delega di versamento compilata al contribuente che effettua il pagamento. Nei riguardi dei contribuenti che presentano la dichiarazione i rimborsi sono eseguiti dall'amministrazione finanziaria, sulla base del risultato finale delle dichiarazioni. Per l'anno 2013, le dichiarazioni possono essere presentate dal 2 al 30 settembre 2013, esclusivamente se dalle stesse risulta un esito contabile finale a credito."
Autore RSS TeleConsul Editore S.p.A.Pubblicato il 26 novembre 2013 Categorie NEWS|FISCO
Vendita via Web per artigiani e agricoli: i chiarimenti sulla S.C.I.A.
Il Ministero dello sviluppo economico ha chiarito che le disposizioni in materia di commercio elettronico, non trovano del tutto applicazione nei confronti degli imprenditori agricoli e artigiani in quanto esclusi dalla definizione di commercio al dettaglio. La Segnalazione certificata di inizio attività per l’imprenditore agricolo non è richiesta mentre, per l’imprenditore artigiano, l’esclusione è subordinata alla circostanza che la vendita dei propri prodotti avvenga nei locali di produzione o nei locali a questi adiacenti (Ministero Sviluppo Economico – Risoluzione n. 183332/2013).
La vendita via web da parte di una azienda agricola è disciplinata dal D.Lgs. n. 228/2001, il cui art. 4 prevede che ai fini dell’attività di vendita l’azienda deve presentare una semplice comunicazione al comune del luogo ove ha sede l’azienda, indicando le generalità del richiedente, dell’iscrizione nel Registro Imprese, gli estremi di ubicazione dell’azienda e la specificazione dei prodotti di cui s’intende effettuare la vendita. Pertanto, non è richiesta alcuna S.C.I.A.
Per quanto attiene, invece, alla vendita su Internet effettuata dal produttore artigiano, la non applicazione della S.C.I.A è subordinata alla circostanza che la vendita dei propri prodotti avvenga nei locali di produzione o nei locali a questi adiacenti.
In tal caso, è fondamentale la distinzione tra attività di tipo promozionale e la vera e propria attività di vendita, ossia, il momento ed il luogo in cui è stata trasferita la proprietà del bene oggetto della vendita.
Ne consegue che se la vendita, anche se a distanza tramite il sito Internet, si conclude giuridicamente nei locali di produzione o nei locali a questi adiacenti, per effetto di quanto disposto dall’art. 4, co. 2, lett. f), D.Lgs. n. 114/1198, l’impresa artigiana non è tenuta alla presentazione della S.C.I.A..
Ai fini di detta esclusione è fatto però obbligo agli artigiani di evidenziare ai consumatori, all’interno del sito impiegato per l’attività on line, che la vendita di conclude presso i locali di produzione dell’impresa.
Il Ministero dello sviluppo economico ha chiarito che le disposizioni in materia di commercio elettronico, non trovano del tutto applicazione nei confronti degli imprenditori agricoli e artigiani in quanto esclusi dalla definizione di commercio al dettaglio. La Segnalazione certificata di inizio attività per l’imprenditore agricolo non è richiesta mentre, per l’imprenditore artigiano, l’esclusione è subordinata alla circostanza che la vendita dei propri prodotti avvenga nei locali di produzione o nei locali a questi adiacenti (Ministero Sviluppo Economico - Risoluzione n. 183332/2013).
Cedolare secca: su “concordato” acconto con aliquota ridotta
Con il decreto IMU approvato ad agosto 2013 l’aliquota della cedolare secca sui contratti di locazione a canone concordato è stata ridotta dal 19% al 15%. Nel Comunicato stampa del 22 novembre u.s. l’Agenzia delle Entrate conferma l’applicabilità dell’aliquota ridotta già con il versamento della seconda rata di acconto per il 2013.
Il 2 dicembre 2013 scade il termine per il versamento della seconda rata di acconto delle imposte sui redditi, tra cui quello della cedolare secca 2013.
Per i redditi derivanti dalla locazione di abitazioni “a canone concordato”, a decorrere dal 1° gennaio 2013, l’aliquota della cedolare secca è fissata nella misura del 15 per cento, con una riduzione di quattro punti percentuali rispetto al 2012.
Si tratta in particolare dei contratti di locazione, aventi ad oggetto immobili ad uso abitativo e le relative pertinenze, in cui il corrispettivo è stabilito in base ad accordi tra le organizzazioni della proprietà edilizia e le organizzazioni dei conduttori maggiormente rappresentative, relativi ad abitazioni ubicate nei Comuni con carenza di disponibilità abitative ed in quelli ad alta tensione abitativa individuati dal CIPE (cd. “locazioni a canone concordato”).
In termini generali l’acconto può essere calcolato con il metodo storico o con il metodo previsionale.
Con il metodo storico, l’importo dell’acconto è calcolato sulla base della cedolare secca dichiarata nel 730/2013 o in UNICO PF 2013 relativa all’anno 2012.
Con il metodo previsionale, l’importo dell’acconto è calcolato sulla base della cedolare secca dovuta per l’anno in corso (2013).
Inoltre, se l’importo dell’acconto complessivamente dovuto è inferiore a euro 257,52, può essere effettuato in unica soluzione entro il 2 dicembre 2013. In caso contrario, cioè se è superiore al suddetto importo, il versamento è effettuato in due rate: la prima, pari al 40% dell’acconto complessivo, entro il 17 giugno 2013; la seconda, pari al restante 60% dell’acconto complessivo, entro il 2 dicembre 2013.
Per poter beneficiare della nuova aliquota (15%) già in sede di acconto, dunque, è necessario determinare l’importo dovuto applicando il metodo previsionale.
Qualora si opti per il calcolo dell’acconto della cedolare secca 2013 con il metodo storico, l’importo dell’acconto dovuto è determinato sulla base della cedolare secca 2012. In altri termini: ipotizziamo che la cedolare secca dovuta per il 2012 sia pari a euro 2.280 (canone “concordato” imponibile di 12.000 euro x 19%); l’acconto dovuto per il 2013, calcolato con il metodo storico, è pari a euro 2.166 (cedolare secca 2012 di euro 2.280 x 95%); il 17 giugno 2013 (ovvero il 16 luglio) è stata versata la prima rata di acconto pari a euro 866 (2.166 x 40%); l’importo da versare il 2 dicembre 2013 a titolo di seconda rata di acconto della cedolare secca 2013 è pari a 1.300 (2.166 – 866).
Qualora, invece, si opti per il calcolo dell’acconto della cedolare secca 2013 con il metodo previsionale, l’importo dell’acconto dovuto è determinato in base all’imposta che si prevede sia dovuta per il 2013. In questo caso possiamo applicare la nuova aliquota (15%) per determinare l’imposta su cui calcolare l’acconto.
In altri termini: ipotizziamo anche per il 2013 un canone “concordato” imponibile di euro 12.000; l’imposta su cui calcolare l’acconto sarà pari a euro 1.800 (12.000 x 15%); su tale importo si calcola l’acconto complessivamente dovuto pari a euro 1.710 (1.800 x 95%); quindi l’importo della seconda rata di acconto della cedolare secca 2013 è determinato sottraendo l’importo versato a giugno (o luglio) 2013 a titolo di prima rata di acconto, calcolata con l’aliquota precedente (1.710 – 866 = 844,00).
Per i redditi derivanti dalla locazione di abitazioni "a canone concordato", a decorrere dal 1° gennaio 2013, l’aliquota della cedolare secca è fissata nella misura del 15 per cento, con una riduzione di quattro punti percentuali rispetto al 2012.
Si tratta in particolare dei contratti di locazione, aventi ad oggetto immobili ad uso abitativo e le relative pertinenze, in cui il corrispettivo è stabilito in base ad accordi tra le organizzazioni della proprietà edilizia e le organizzazioni dei conduttori maggiormente rappresentative, relativi ad abitazioni ubicate nei Comuni con carenza di disponibilità abitative ed in quelli ad alta tensione abitativa individuati dal CIPE (cd. "locazioni a canone concordato").
Qualora si opti per il calcolo dell’acconto della cedolare secca 2013 con il metodo storico, l’importo dell’acconto dovuto è determinato sulla base della cedolare secca 2012. In altri termini: ipotizziamo che la cedolare secca dovuta per il 2012 sia pari a euro 2.280 (canone "concordato" imponibile di 12.000 euro x 19%); l’acconto dovuto per il 2013, calcolato con il metodo storico, è pari a euro 2.166 (cedolare secca 2012 di euro 2.280 x 95%); il 17 giugno 2013 (ovvero il 16 luglio) è stata versata la prima rata di acconto pari a euro 866 (2.166 x 40%); l’importo da versare il 2 dicembre 2013 a titolo di seconda rata di acconto della cedolare secca 2013 è pari a 1.300 (2.166 - 866).
In altri termini: ipotizziamo anche per il 2013 un canone "concordato" imponibile di euro 12.000; l’imposta su cui calcolare l’acconto sarà pari a euro 1.800 (12.000 x 15%); su tale importo si calcola l’acconto complessivamente dovuto pari a euro 1.710 (1.800 x 95%); quindi l’importo della seconda rata di acconto della cedolare secca 2013 è determinato sottraendo l’importo versato a giugno (o luglio) 2013 a titolo di prima rata di acconto, calcolata con l’aliquota precedente (1.710 - 866 = 844,00).
Autore RSS TeleConsul Editore S.p.A.Pubblicato il 25 novembre 2013 Categorie NEWS|FISCO