Source: http://www.penale.it/stampa.asp?idpag=1059
Timestamp: 2018-02-18 20:06:39+00:00
Document Index: 27702033

Matched Legal Cases: ['art. 112', 'art. 94', 'art. 112', 'art. 3', 'art. 94', 'art. 112', 'art. 94', 'art. 3', 'art. 94', 'art. 90', 'sentenza ', 'art. 94', 'art. 94', 'art. 94', 'art. 112', 'art. 112', 'art. 96', 'art. 114', 'art. 112', 'art. 114', 'art. 114', 'art. 114', 'art. 94', 'art. 114', 'art. 112', 'art. 114', 'art. 112', 'art. 95', 'art. 94']

Patrocinio a spese dello Stato in favore del ristretto extracomunitario. La mancata produzione della certificazione consolare nel termine dei venti giorni comporta la revoca del beneficio, ma la Consulta ne salva l'irretroattività.
nel giudizio di legittimità costituzionale dell’articolo 114 del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, recante il «Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia. (Testo A)»,promosso dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Macerata, sull’istanza proposta da M.M., con ordinanza del 27 settembre 2011, iscritta al n. 276 del registro ordinanze 2011 e pubblicata nella Gazzetta Ufficialedella Repubblica n. 1, prima serie speciale, dell’anno 2012.
udito nella camera di consiglio del 4 aprile 2012 il Giudice relatore Giuseppe Frigo.
1.– Con ordinanza depositata il 27 settembre 2011, il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Macerata ha sollevato, in riferimento all’articolo 3 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell’articolo 114 del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, recante il «Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia. (Testo A)» (inde: «testo unico»), nella parte in cui prevede che la revoca del decreto di ammissione al patrocinio a spese dello Stato, disposta ai sensi dell’art. 112, comma 1, letterac), del medesimo decreto, ha effetto «dalla scadenza del termine di cui all’articolo 94, comma 3».
L’istante era stato, peraltro, egualmente ammesso al beneficio, anche alla luce del disposto dell’art. 94, comma3, in forza del quale «se il cittadino di Stati non appartenenti all’Unione europea è detenuto, internato per l’esecuzione di una misura di sicurezza, in stato di arresto o di detenzione domiciliare ovvero è custodito in un luogo di cura, la certificazione dell’autorità consolare, prevista dall’articolo 79, comma 2, può anche essere prodotta, entro venti giorni dalla data di presentazione dell’istanza, dal difensore o da un componente della famiglia dell’interessato».
Nel termine ora indicato, l’interessato non aveva fatto, peraltro, pervenire alcuna documentazione, sicché, con provvedimento dell’11 agosto 2011, l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato era stata revocata, ai sensi dell’art. 112, comma 1, lettera c), del testo unico.
Il giudice a quo dubita, tuttavia, della conformità della norma censurata all’art. 3 Cost., reputando contrastante con il principio di eguaglianza che, mentre lo straniero non detenuto che non presenti, in allegato alla richiesta di ammissione al patrocinio, la certificazione consolare o l’autocertificazione equipollente, venga escluso – alla stregua di un condivisibile orientamento giurisprudenziale – ab origine da ogni beneficio, in base agli artt. 79, comma 2, e 94, comma 2, del testo unico, lo straniero sottoposto a limitazioni della libertà personale che non presenti dette dichiarazioni nel termine previsto dall’art. 94, comma 3, possa comunque fruire del beneficio lungo il corso dei venti giorni costituiti dalla durata di tale termine.
2.– È intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione venga dichiara inammissibile o infondata.
1.– Il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Macerata dubita della legittimità costituzionale dell’articolo 114 del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, recante il «Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia. (Testo A)» (inde: «testo unico»), nella parte in cui stabilisce che la revoca del decreto di ammissione al patrocinio a spese dello Stato, disposta ai sensi dell’art. 112, comma 1, lettera c) – vale a dire, per la mancata produzione, da parte del cittadino di Stati non appartenenti all’Unione europea sottoposto a limitazioni della libertà personale, della prescritta certificazione dell’autorità consolare relativa ai redditi prodotti all’estero – ha effetto solo dalla scadenza del termine accordato dall’art. 94, comma 3, del testo unico per tale produzione documentale (venti giorni dalla data di presentazione dell’istanza di ammissione al patrocinio).
Ad avviso del giudice a quo, la norma censurata violerebbe l’art. 3 Cost., sotto il profilo della irragionevole disparità di trattamento tra soggetti in stato di libertà e soggetti sottoposti a limitazioni della libertà personale. I soggetti liberi che non presentino, in allegato alla richiesta di ammissione al patrocinio, la certificazione consolare o la dichiarazione sostitutiva prevista dall’art. 94, comma 2, del testo unico, sono, infatti, esclusi sin dall’inizio da ogni beneficio, essendo detto onere di documentazione previsto a pena di inammissibilità dell’istanza. Di contro, il soggetto ristretto, che non depositi detti documenti nel termine a tal fine previsto, può comunque fruire del patrocinio a spese dello Stato per il periodo corrispondente al decorso di tale termine.
2.– Nell’approccio al thema decidendum, giova preliminarmente ricordare come, in tema di patrocinio a spese dello Stato per i non abbienti, l’art. 90 del testo unico assicuri allo straniero (oltre che all’apolide residente nello Stato) il trattamento previsto per il cittadino italiano, conformemente alla natura fondamentale della posizione soggettiva di cui si discute, rientrante nella più generale garanzia del diritto di difesa (sentenza n. 219 del 1995).
La legge prende, peraltro, specificamente in considerazione l’eventualità che l’interessato versi nella fattuale impossibilità di produrre la certificazione consolare, stabilendo che, in tale ipotesi, debba essere prodotta, «a pena di inammissibilità», in luogo di essa, una dichiarazione sostitutiva di certificazione (art. 94, comma 2, del testo unico). Dalla disposizione combinata degli artt. 79, comma 2, e 94, comma 2, si desume, dunque – secondo la corrente interpretazione giurisprudenziale e come rilevato anche da questa Corte ad altro fine (ordinanza n. 369 del 2007) – che la mancata produzione della certificazione consolare, ove non sia stata neppure presentata la dichiarazione sostitutiva, costituisce causa di inammissibilità dell’istanza.
Una disciplina particolare – e di maggior favore – è, peraltro, prevista in rapporto allo straniero sottoposto a restrizioni della libertà personale. Ai sensi dell’art. 94, comma 3, del testo unico, ove il richiedente (cittadino di Stati non appartenenti all’Unione europea) sia «detenuto, internato per l’esecuzione di una misura di sicurezza, in stato di arresto o di detenzione domiciliare, ovvero sia custodito in un luogo di cura», la certificazione dell’autorità consolare «può anche essere prodotta, entro venti giorni dalla data di presentazione dell’istanza, dal difensore o da un componente della famiglia dell’interessato».
Come chiarito dalla giurisprudenza di legittimità, dalla previsione normativa ora ricordata si desume che – diversamente da quanto avviene per il soggetto libero – il giudice non può dichiarare inammissibile l’istanza diretta a ottenere il patrocinio a spese dello Stato, presentata dallo straniero ristretto, per la mancata allegazione della certificazione consolare (o della dichiarazione sostitutiva), essendo consentito dalla legge il ritardo nella produzione di tali documenti. Neppure, d’altra parte, può ritenersi previsto a pena di inammissibilità della domanda il rispetto del termine, decorrente dalla data della sua presentazione, entro il quale, a norma dell’art. 94, comma 3, detto soggetto può produrre la certificazione, posto che, nell’ipotesi considerata, la domanda viene, nelle more, accolta. La sanzione per il mancato rispetto del termine è rappresentata, invece, dalla revoca del decreto di ammissione, secondo quanto stabilito dall’art. 112, comma 1, lettera c), del testo unico.
Qui si prevede, in specie, che il giudice debba disporre, con provvedimento motivato, la revoca del decreto di ammissione al beneficio in quattro distinte ipotesi, e cioè: se l’interessato non comunica nei termini previsti le eventuali variazioni reddituali (lettera a); se, a seguito della comunicazione di tali variazioni, risultano condizioni tali da escludere l’ammissione al patrocinio (lettera b); se – ed è l’ipotesi che qui interessa – il soggetto ammesso al patrocinio, che vi sia tenuto, non produce la certificazione consolare nel termine di legge (lettera c); se, infine, risulta provata la mancanza, originaria o sopravvenuta, delle condizioni di reddito necessarie per l’ammissione (lettera d). Il comma 2 dello stesso art. 112 stabilisce che la revoca possa essere inoltre disposta «all’esito delle integrazioni richieste ai sensi dell’art. 96, commi 2 e 3».
Quanto agli effetti della revoca, l’art. 114 del testo unico – norma sottoposta a scrutinio – delinea un regime differenziato. È, in particolare, previsto che la revoca disposta nelle ipotesi di cui alle lettere a), b) e c) dell’art. 112, comma 1, abbia effetto solo a partire dalle date ivi indicate: rispettivamente, dalla scadenza del termine entro cui doveva essere comunicata la variazione delle condizioni di reddito; dalla data in cui la comunicazione in questione è pervenuta all’ufficio del giudice procedente; e – quanto all’ipotesi qui in esame – dalla scadenza del termine entro cui si sarebbe dovuta produrre la certificazione consolare (art. 114, comma 1). Nelle altre ipotesi l’efficacia è, invece, «retroattiva»: la revoca ha, cioè, effetto ex tunc, dalla data del decreto ammissivo (art. 114, comma 2).
3.– Ciò premesso, l’eccezione di inammissibilità della questione per difetto di motivazione sulla rilevanza, formulata dall’Avvocatura dello Stato, non è fondata.
L’ablazione, dal testo dell’art. 114, comma 1, della previsione per cui, nell’ipotesi che viene in rilievo, la revoca ha effetto dalla scadenza del termine indicato dall’art. 94, comma 3, ricondurrebbe, infatti, tale ipotesi nel perimetro applicativo della disposizione del comma 2 dello stesso art. 114, in forza della quale, come già ricordato, «negli altri casi previsti dall’art. 112, la revoca del decreto di ammissione ha efficacia retroattiva».
4.– Nel merito, tuttavia, la questione non è fondata.
Al riguardo, va osservato come le due situazioni poste a raffronto dal giudice a quo, per desumerne la violazione del principio di eguaglianza – quella dello straniero libero e quella dello straniero detenuto – siano evidentemente eterogenee tra loro.
La previsione di una disciplina di maggior favore per il soggetto detenuto, agli arresti domiciliari o internato per l’esecuzione di misure di sicurezza si giustifica – come lo stesso rimettente, del resto, riconosce – in ragione delle limitazioni alla libertà di movimento cui l’interessato è sottoposto: limitazioni che rendono più problematico, che non per il soggetto libero, l’assolvimento dell’onere di produrre la certificazione dell’autorità consolare relativa ai redditi prodotti all’estero.
Assodato, dunque, che la diversità di situazioni giustifica una diversità di disciplina, il “quantum” di tale diversità rappresenta, poi, materia di discrezionalità legislativa. Nella specie, il legislatore – proprio in considerazione delle rimarcate difficoltà cui il soggetto detenuto va incontro – ha ritenuto opportuno non soltanto accordare a costui un termine per la produzione della certificazione consolare, del quale il soggetto libero non fruisce, ma anche di prevedere che l’eventuale revoca del provvedimento di ammissione al beneficio – conseguente alla mancata presentazione della certificazione nel termine – non operi con effetto ex tunc, ma solo a partire dalla scadenza del termine medesimo.
Il regime in tal modo adottato non può ritenersi, d’altra parte, irrazionale o arbitrario, anche in una cornice sistematica.
L’efficacia retroattiva della revoca dell’ammissione al patrocinio è, infatti, attualmente prevista dall’art. 114, comma 2, del testo unico esclusivamente in rapporto alle fattispecie di revoca cosiddetta “sostanziale”: vale a dire, nelle ipotesi di avvenuto accertamento, all’esito di opportune indagini, della mancanza (originaria o sopravvenuta) delle condizioni reddituali per la fruizione del beneficio (art. 112, comma 1, lettera d, e comma 2; analogo discorso può farsi per la revoca con effetto retroattivo autonomamente prevista dall’art. 95 del testo unico, nel caso di condanna dell’interessato per falsità od omissioni nelle autocertificazioni o nella documentazione prodotta a corredo dell’istanza).
In relazione alle evenienze considerate, la ratio della previsione dell’efficacia ex tunc della revoca risiede – come rimarcato dalla giurisprudenza di legittimità – nell’intento di impedire all’istante, comportatosi in modo fraudolento, di beneficiare, anche solo parzialmente, degli effetti derivati dall’illegittima ammissione al patrocinio. Proprio in ragione dell’evidenziata ratio, la Corte di cassazione ha quindi escluso che il difensore possa avere diritto alla liquidazione, a carico dello Stato, dei compensi professionali per l’attività svolta medio tempore a favore dell’istante, non rilevando che l’accertamento dell’originaria carenza dei presupposti per l’ammissione sia intervenuto successivamente e che il difensore fosse inconsapevole di detta carenza. Nei casi in parola, il professionista dovrà rivolgersi, per il pagamento del compenso, allo stesso interessato, che non versava in stato di indisponibilità economica tale da legittimare l’ammissione al patrocinio.
Di contro, nell’ipotesi alla quale si riferiscono le censure del rimettente, si è di fronte a una revoca per ragioni “formali”, legata, cioè, all’omessa produzione di un documento da parte dello straniero detenuto (ovvero, per stare alla previsione dell’art. 94, comma 3, da parte del suo difensore o dei suoi familiari): omessa produzione che – tenuto conto anche della limitata ampiezza dello spatium temporis a tal fine concesso – non può ritenersi, di per sé, equivalente all’accertamento, in positivo, dell’effettiva carenza dei requisiti sostanziali di ammissione al beneficio (comportando soltanto – in negativo – la mancata prova, nelle forme di legge, dei requisiti stessi).
Ne consegue che non risulta evocabile – a sostegno dell’adozione del regime di retroattività della revoca, auspicato dal rimettente – l’esigenza di impedire che il soggetto che si è comportato fraudolentemente possa giovarsi, anche solo in parte, degli effetti dell’ammissione. Correlativamente, risulta anche meno facilmente giustificabile la conseguenza – che dall’adozione di quel regime dovrebbe derivare – consistente nella perdita del diritto al compenso nei confronti dello Stato da parte del difensore “incolpevole”.
5.– Alla luce delle esposte considerazioni, si deve, dunque, escludere la configurabilità del vulnus costituzionale denunciato.
dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell’articolo 114 del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, recante il «Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia. (Testo A)», sollevata, in riferimento all’articolo 3 della Costituzione, dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Macerata con l’ordinanza indicata in epigrafe.