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Timestamp: 2019-03-24 06:05:40+00:00
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AZIONE RISARCITORIA E OTTEMPERANZA | AigaNapoli
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TAR CAMPANIA, NAPOLI, SEZ. III – sentenza 24 ottobre 2016, n. 4866
L’azione – ai sensi dell’art. 30, co. 3, c.p.a. – di condanna dell’amministrazione al risarcimento da comportamento o provvedimento illegittimo segue un regime processuale diverso da quello della “azione di risarcimento dei danni connessi all’impossibilità o comunque alla mancata esecuzione in forma specifica, totale o parziale, del giudicato” contemplata in seno al giudizio di ottemperanza dall’art. 112, co. 3, c.p.a..
La prima soggiace a una differente disciplina processuale:
– in termini di proposizione (opportunamente venendo formalizzata come tale già nell’impostazione e nella rubrica dell’atto introduttivo)
– rilevante profilo del rito, che è quello ordinario, con i relativi tempi di calendarizzazione e la conseguente fissazione dell’udienza di trattazione del merito (in dipendenza del ruolo e del relativo carico) e di deposito della sentenza e non quello celere e preferenziale dell’ottemperanza, trattata con il rito camerale;
– diverso ammontare del contributo unificato;
– considerevole aspetto del termine decadenziale di proposizione sancito dall’art. 30, co. 3, c.p.a., che nel caso di specie, di azione non contestuale al ricorso demolitorio, è di 120 giorni dal passaggio in giudicato della sentenza di annullamento del provvedimento causativo del danno.
N. 04866/2016 REG.PROV.COLL.
N. 01721/2016 REG.RIC.
sul ricorso numero di registro generale 1721 del 2016, proposto da:
F., rappresentato e difeso dall’avvocato …. C.F. …, con domicilio eletto presso ….in Napoli, via … N….;
Regione …, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall’avvocato … C.F. …, con domicilio eletto in Napoli, via … presso l’Avvocatura regionale;
per l’esecuzione del Giudicato sulla Sentenza n. 2952/2015 emessa dalla Quinta Sezione del Consiglio di Stato in data 21/04/2015 e passata in giudicato il 16/01/2016.
Relatore nella Camera di consiglio del giorno 5 luglio 2016 il dott. Alfonso Graziano e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
1.1. Con ricorso n. di R.G. 13950/2004 il Dott. F. adiva questa Sezione del Tribunale per ottenere l’annullamento del decreto dirigenziale regionale n. 421/2004 disponente la sua esclusione dal concorso pubblico per titoli ed esami per la copertura di 28 posti di categoria D, profilo professionale “funzionario programmazione e controllo” per mancanza del diploma di laurea in Economia e Commercio previsto dal bando, mentre egli era in possesso del diploma di laurea in Economia Aziendale.
Alla Camera di Consiglio del 13.1.2005 la Sezione con Ordinanza n. 192 del 2005 accoglieva l’istanza cautelare di sospensione del provvedimento impugnato ed ammetteva con riserva il ricorrente a sostenere la prova scritta del concorso.
Risulta dagli atti di causa ed è incontestato che malgrado la proposizione del ricorso e la predetta amissione con riserva alle successive prove concorsuali, disposta con la citata Ordinanza, il ricorrente, che aveva peraltro superato le prove preselettive, non prendeva parte alla prova scritta, già fissata e poi espletata il 13.1.2005, ossia nella stessa data di emissione dell’ordinanza cautelare di ammissione con riserva, senza fornire all’autorità procedente alcuna giustificazione o preavviso.
Riferisce inoltre la Regione resistente che il ricorrente, che non contesta la circostanza, nel corso del giudizio non impugnava i successivi atti di approvazione della graduatoria.
II ricorso veniva accolto con sentenza n. 5911/2005 che veniva appellata dalla Regione ….
II Consiglio di Stato, Sez. V, con sentenza n. 2952/2015 pubblicata il 15.6.2015, confermava la predetta sentenza della Sezione respingendo l’appello e condannando la Regione Campania a rifondere al Dr. … le spese del giudizio di secondo grado liquidate in euro 3.000,00 oltre “agli accessori di legge”.
1.2. Con il ricorso in epigrafe, notificato il 12.4.2016 e depositato il 19.4.2016, il ricorrente
agisce con per l’esecuzione della sentenza n. 295212015, pronunciata dal Consiglio di Stato – Sezione Quinta in data 21/04/2015 pubblicata in data 15/06/2015 chiedendo che il Tribunale ne ordini l’ottemperanza alla Regione …, nominando subito per nell’ipotesi di ulteriore inadempimento un commissario ad acta che provveda in via sostitutiva e, ove non fosse possibile ottemperare al giudicato a causa del decorso del notevole lasso di tempo, che condanni l’Amministrazione regionale al risarcimento di tutti i danni, patrimoniali per perdita di chance e non patrimoniali, a lui causati per l’ingiusta esclusione dal concorso e da quantificarsi in via equitativa ai sensi degli artt. 1226 e 2056 c.c..
1.3. Si è costituita in giudizio la Regione Campania il 24.5.2016 con atto di costituzione e documenti poi depositando atti inerenti il procedimento di esecuzione della sentenza ottemperanda il 10.6.2016, il 27.6.2016 e il 30.6.2016.
L’Ente resistente ha altresì prodotto memoria difensiva il 3.6.2016 instando per l’inammissibilità e l’infondatezza del gravame ed eccependo preliminarmente l’incompetenza di questo T.A.R.
Il ricorrente ha prodotto memoria difensiva il 15.6.2016.
Alla Camera di consiglio del 5 luglio 2016 il sulle conclusioni delle parti il ricorso è stato trattenuto in decisione.
2.1. Deve preliminarmente il Collegio scrutinare l’eccezione di incompetenza di questo T.A.R. a favore della competenza funzionale del Consiglio di Stato sulla domanda di ottemperanza all’esame, sollevata dalla Regione sul rilievo che il Consiglio di Stato pur avendo, con la sentenza n. 2952/2015 che ne è oggetto, confermato la sentenza della Sezione di accoglimento del ricorso averso il d.d. n. 421/2004, tuttavia ha anche condannato la Regione Campania al pagamento delle spese del secondo grado di giudizio, mentre in primo grado veniva disposta la compensazione.
Per l’Ente resistente, in sintesi, a fini dell’art. 113, c.p.a. che nel caso di conferma di sentenza di primo grado devolve la competenza sull’ottemperanza al giudice di prime cure, occorre tener conto sia del profilo dispositivo del doppio grado di giudizio sia di quello conformativo e nel caso di specie la diversa cennata decisione in punto di spese di lite, renderebbe “evidente il diverso contenuto dispositive delle statuizioni dei due gradi di giudizio, con la conseguente incompetenza funzionale dell’adito Tribunale in favore del Consiglio di Stato quale giudice dell’ottemperanza” (memoria del 3.6.2016, pag. 3).
2.2. Ad avviso del Collegio siffatta eccezione si prospetta infondata e va disattesa.
Si osserva al riguardo che l’art. 113, co.1, c.p.a., dopo aver stabilito in via generale che il ricorso per ottemperanza si propone “al giudice che ha emesso il provvedimento della cui ottemperanza si tratta”, dispone al secondo periodo, peraltro sulla scia dell’interpretazione data da dottrina e giurisprudenza del previgente art. 37, L. n. 1034 del 1971 (cfr. Consiglio di Stato, Sez.V, 20 marzo 1985 n. 160; Consiglio di Stato, Sez.VI, 30 novembre 1993 n. 954), che “ la competenza è del tribunale amministrativo regionale anche per i suoi provvedimenti confermati in appello con motivazione che abbia lo stesso contenuto dispositivo e conformativo de provvedimenti di primo grado”.
2.3. Ad una attenta esegesi di tale ultimo inciso, deve ritenersi dirimente, affinché la competenza sull’ottemperanza della sentenza di primo grado confermata in appello appartenga al giudice di primo grado, il contenuto recato e scaturente dalla motivazione della sentenza sia sotto il profilo dispositivo, vale a dire di diretta ed immediata statuizione sul caso deciso, sia sotto il profilo conformativo, ossia di configurazione o prefigurazione dell’attività della Amministrazione a seguito ed in adempimento della sentenza relativamente ai segmenti procedimentali successivi alla pronuncia giurisdizionale (nel che consiste il c.d. effetto conformativo delle sentenze del giudice amministrativo).
Contenuto dispositivo e conformativo nel quale, in altri termini, consiste il decisum sostanziale e che dunque occorre considerare.
E affinché la competenza sull’ottemperanza seguiti ad appartenere al giudice di primo grado allorché la sua sentenza sia stata confermata dal Consiglio di Stato, occorre, in forza dell’art. 113, co.1, secondo periodo, che il delineato contenuto motivazionale sia lo stesso nelle sentenze rese nei due gradi di giudizio. Il che non avviene allorché la sentenza d’appello, pur confermando quella di primo grado, abbia apportato correzioni o integrazioni della stessa, in tal modo attuando una maggiore definizione e precisione del decisum sostanziale. Ciò non si è verificato nel caso di specie.
Alcuna rilevanza annette, invece, la norma in analisi alla parte del dispositivo regolante le spese processuali e il relativo riparto, la cui eventuale diversità (quale quella emergente nel caso in esame) non influisce sulla competenza in ordine alla domanda di ottemperanza, non spostandola a favore del giudice d’appello, stante la medesimezza del decisum sostanziale delle due sentenze.
3.1. Approdando al merito, va rilevato che dagli atti depositati alla Regione risulta:
– che con decreto dirigenziale n. 12 del 25.5.2016 (produzione regionale del 10.6.2016 e del 27.6.2016) è stata disposta la liquidazione a favore del ricorrente, della somma complessiva pari a € 3.806,40 ai fini dell’esecuzione della sentenza del Consiglio di Stato n.2952/2015 oggetto del ricorso in esame;
– che con nota del Direttore generale dell’U.O.D. per le risorse finanziarie prot. n. 426155 del 22.6.2016 (produzione regionale del 27 e del 30.6.2016) si comunica che in esecuzione del citato D.D. di liquidazione n. 12 del 2015 è stato emesso in favore del dott. Ausiello odierno ricorrente in ottemperanza, l’ordinativo di pagamento n. 9783 del 20.6.2016 di € 3.806,40 e che tale titolo di spesa “è stato reso estinguibile mediante accreditamento sull’IBAN indicato nell’elenco dei beneficiari allegato al D.D. n. 12 del 21.5.2016”, elenco nel quale il Collegio constata figurare il nominativo del dott. …. con relativa menzione dell’IBAN.
3.2. Dall’insieme dei suindicati atti e provvedimenti emerge, dunque, che la Regione ha dato esecuzione alla sentenza del Consiglio di Stato n.2952/2015 per il capo concernente il riconoscimento delle spese del secondo grado di giudizio liquidate dal Consiglio in € 3.000,00 “oltre agli accessori di legge”, emettendo a favore del ricorrente e con accreditamento sul suo IBAN, l’ordinativo di pagamento n. 9783 del 20.6.2016 per l’importo di € 3.806,40.
Né il deducente ha contestato nella memoria prodotta il 15.6.2016 di aver conseguito l’effettivo pagamento delle somme de quibus.
4.1. Venendo alla domanda risarcitoria spiegata dal ricorrente con il ricorso per ottemperanza all’esame, preliminarmente ritiene il Collegio di dover svolgere le precisazioni che seguono in punto di qualificazione dell’azione e relativo regime.
Spia della delineata natura ibrida dell’azione all’esame può trarsi, inoltre, dall’incipit del motivo sub 1), ove si afferma che “in via preliminare va chiarito come la condotta della Regione … è apparsa assolutamente irrispettosa sia di quanto disposto dal T.A.R. Campania – Napoli sia della legittima pretesa del ricorrente”, inciso, quest’ultimo, che autorizza a ritenere che l’… intende promuovere una tipica azione di condanna ex art. 30, c.p.a. per lesione dell’interesse legittimo alla partecipazione al concorso – da cui era stato escluso con il decreto regionale il cui annullamento giurisdizionale è stato confermato in appello con la sentenza ottemperanda – e quindi per il conseguimento del “bene della vita” costituito dall’utile sua collocazione in graduatoria (della quale, peraltro, come si illustrerà appresso, non fornisce alcuna prova).
6.1.Tutto ciò chiarito, opina il Collegio che la domanda risarcitoria all’esame sia comunque infondata e debba essere respinta, anzi, proprio in applicazione di un principio di diritto sostanziale dettato all’art. 30, co. 3 del codice del processo amministrativo relativamente alla domanda di risarcimento per lesione di interessi legittimi.
La giurisprudenza successiva ha nella stessa ottica ribadito che l’ammissione con riserva, stante la sua finalità cautelare di scongiurare l’irrimediabile pregiudizio di partecipare al concorso, perde efficacia con l’ammissione dell’interessato alla procedura concorsuale, essendosi statuito che “Un provvedimento di ammissione con riserva ad un concorso a posti di pubblico impiego, in ragione della sua finalità cautelare, tesa ad evitare l’irrimediabile pregiudizio dell’impossibilità, per il ricorrente, di partecipare alla procedura e di essere inserito nella graduatoria, esaurisce i propri effetti con l’ammissione dell’interessato alla graduatoria o al concorso stesso” (Consiglio di Stato, Sez. III, 12 aprile 2013 n. 1982 )
7.1.Da quanto finora osservato consegue che la domanda di risarcimento dei danni, patrimoniali per perdita di chance, e non patrimoniali, non può essere accolta poiché è priva anzitutto del presupposto della prova della colpa dell’Amministrazione regionale, elemento psicologico che ha, invece, come più sopra spiegato, caratterizzato l’agire del dott. Ausiello.
8.1. Nel caso in esame, malgrado il carattere assorbente del delineato profilo, merita altresì di essere soggiunto ad abundantiam che il ricorrente – come sostiene la difesa regionale – non ha fornito la prova anche dell’altro fondamentale presupposto del paradigma della responsabilità aquiliana della p.a. da provvedimento illegittimo (da provare ed accertare, anzi, prioritariamente rispetto a quello della colpa), ossia del danno che assume di aver subito. L’…. non ha, invero, dato contezza e fornito idonei elementi di prova della chance di ottenimento di un’utile collocazione in graduatoria e della conseguente possibilità di “vittoria” del concorso.
In definitiva, alla luce delle argomentazioni tutte fin qui svolte, la domanda di esecuzione della Sentenza del Consilio di stato, Sez. V, 15 giungo 2015, n. 2952 va respinta, al pari della domanda risarcitoria.
La particolarità delle questioni affrontate è giusto motivo di compensazione delle spese di lite tra le costituite parti.
Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sul ricorso in epigrafe, così provvede:
– respinge la domanda di esecuzione Sentenza del Consilio di Stato, Sez. V, 15 giungo 2015, n. 2952;
Così deciso in Napoli nella Camera di consiglio del giorno 5 luglio 2016 con l’intervento dei Magistrati:
admin2017-06-18T20:13:29+00:00