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Timestamp: 2020-01-20 17:09:08+00:00
Document Index: 73104224

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 1892', 'art. 360', 'art. 360', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1892', 'sentenza ']

Assicurazione sulla vita. Non sussiste reticenza dell'assicurato in presenza di sintomi ambigui e non specifici - Torquati Assicurazioni
Assicurazione sulla vita. Non sussiste reticenza dell’assicurato in presenza di sintomi ambigui e non specifici
Una compagnia assicuratrice rifiutava di effettuare il pagamento di un indennizzo assicurativo dovuto ai superstiti in forza di una polizza assicurativa sulla vita stipulata dal loro congiunto, e ciò, sull’assunto che l’assicurato al momento della stipula avrebbe taciuto di essere portatore di una grave patologia che, in breve tempo ne avrebbe cagionato la morte.
Ai fini della colpa grave o del dolo da rinvenirsi in un contratto di assicurazione sulla vita, in presenza di sintomi ambigui e non specifici, stante la genericità degli stessi, non integra affatto dolosa reticenza né comportamento gravemente colposo il fatto che l’assicurato non abbia, al momento della stipula della polizza-vita, dichiarato la esistenza di quei sintomi a cui i medici hanno dato rilievo aspecifico e tranquillizzante, qualora questi sintomi, aggravatisi, risultino, attraverso successive indagini strumentali o di altra natura, premonitori di una vera e propria malattia, che, data la sua insidiosità, può essere acclarata solo con specifico esame, secondo la valutazione della situazione che il paziente presenta.La Corte di Cassazione ha confermato la sentenza di condanna pronunciata a carico della società assicuratrice.
Cassazione Civile – Sez. III, Sent. n. 13604 del 21.06.2011
.1.- Con il primo motivo (violazione e falsa applicazione dell’art. 1892 c.c., nonché degli artt. 115 e 116 c.p.c., sotto il profilo dell’art. 360 c.p.c., n. 3; nonché insufficiente e contraddittoria motivazione su di un punto decisivo della controversia ex art. 360 c.p.c., n. 5) le società ricorrenti lamentano che erroneamente il giudice dell’appello non avrebbe considerato che la prova dell’insorgenza, prima, ovvero al momento della stipula della polizza, della grave malattia che ebbe a portare al decesso dell’assicurato comportava la prova in re ipsa della reticenza dello stesso o, quanto meno l’implicita prova della sua colpa grave.
Premesso che l’insorgenza della grave malattia non poteva essere ignorata da chi, purtroppo, ne era rimasto colpito e stabilire la data dell’insorgenza e, quindi, del manifestarsi dei primi sintomi equivaleva a ritenere raggiunta la prova che il malato (contraente- assicurato) al momento della stipula della polizza avesse avuto cognizione della malattia, assumono le ricorrenti che il rigetto della loro richiesta di CTU, perchè ritenuta superflua, fosse non corretto, pur riconoscendo il giudice dell’appello che la stessa avrebbe potuto stabilire “con buona approssimazione, la data di inizio della sclerosi laterale amiotrofica che in seguito cagionò la morte dell’assicurato A.F.”. Questa è, in estrema sintesi, il contenuto della doglianza, che va disattesa per le seguenti considerazioni.
2.-In punto di fatto, e come si evince dalla sentenza impugnata, l’ A. solo con la diagnosi definitiva del X. ebbe a conoscere che era affetto da sclerosi laterale amiotrofica, ovvero a distanza di oltre nove mesi da quando ebbe a stipulare la polizza.
I primi sintomi della malattia si manifestarono nel X. .
Il X. fu eseguito un esame elettromiografico, dal cui referto il neurologo P., come questi ebbe a dichiarare, non effettuò una diagnosi specifica della malattia dell’ A..
La diagnosi infausta avvenuta in via definitiva, come detto, nel X. , riguardava una malattia rara e subdola denominata malattia di Lou Gehrig.
Di solito, la debolezza progredisce lentamente fino ad interessare i muscoli della respirazione e della deglutizione, portando alla morte il paziente nel giro di due – quattro anni. Nella specie, il paziente è deceduto il X. . La relazione di consulenza neurologica eseguita in data X. sulla persona dell’ A. dal prof. T. dell’Università cattolica Policlinico X. , su incarico del Collegio arbitrale costituito relativamente ad una polizza-infortuni con l’Assitalia, confermava in pieno la scoperta del momento della malattia e l’andamento subdolo di essa nel periodo precedente.
Ciò precisato, va osservato che le società ricorrenti sembrano confondere la consapevolezza della insorgenza di sintomi dolorosi, attribuibili ed attribuiti dai medici, come accertato in sede processuale, a deficit di potassio, con la consapevolezza della malattia di cui essi, in seguito si riveleranno prodromi, solo che si tenga conto, come emerge dalla sentenza impugnata – e non è contestato dalle ricorrenti-, che prima del X. l’ A. si era lamentato telefonicamente di lievi disturbi ad un braccio e semplici crampi muscolari, come dichiarato anche in sede processuale dal dr. C. e per i quali il medico di famiglia – dr. R. – consigliò di prendere del potassio, per cui i disturbi avvertiti dal paziente non furono considerati preoccupanti nè specifici di una grave patologia, così come poi accertata dall’EMG, unico esame decisivo in tal senso, secondo la disciplina medica, nel X. .
3.- Con il secondo motivo (violazione e falsa applicazione degli artt. 115 e 116 c.p.c., in relazione all’art. 1892 c.c.) le società ricorrenti lamentano che, contrariamente a quanto si rinviene nella sentenza impugnata, le deposizioni del prof. P. e del teste R., medico di famiglia, avrebbero dovuto indurre il giudice dell’appello ad ammettere la CTU richiesta per il semplice fatto che da entrambe si sarebbe rilevato che l’X. l’ A. aveva già i sintomi (in particolare paresi degli arti motori) della malattia, con la conseguenza che siffatti sintomi avrebbero dovuto essere dichiarati all’assicuratore. La motivazione, peraltro, oltre che contraddittoria, sarebbe assolutamente insufficiente, in quanto sarebbero stati valorizzati documenti che sarebbero stati idonei a comprovare il manifestarsi dei primi sintomi della malattia in data successiva alla stipulazione della polizza e, quindi, idonei a comprovare una circostanza che lo stesso giudice dell’appello avrebbe ritenuto, con riferimento alla richiesta di CTU, contraddittoriamente irrilevante.