Source: https://renatodisa.com/2017/06/06/consiglio-di-stato-sezione-iii-sentenza-23-maggio-2017-n-2404/
Timestamp: 2017-11-23 05:22:56+00:00
Document Index: 39796444

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 73', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 73', 'sentenza ', 'art. 52']

La revoca o il diniego dell’autorizzazione possono essere adottate sulla base di un giudizio ampiamente discrezionale circa la prevedibilità dell’abuso dell’autorizzazione stessa, potendo assumere rilevanza anche fatti isolati, ma significativi, e potendo l’Amministrazione valorizzare nella loro oggettività sia fatti di reato diversi, sia vicende e situazioni personali del soggetto che non assumano rilevanza penale, concretamente avvenuti, anche non attinenti alla materia delle armi, da cui si possa desumere la non completa “affidabilità” all’uso delle stesse
sentenza 23 maggio 2017, n. 2404
-OMISSIS-, rappresentato e difeso dagli avvocati Ma. Be., Sa. Pi., con domicilio eletto presso lo studio Ma. Ta. in Roma, via (…);
Relatore nella camera di consiglio del giorno 6 aprile 2017 il Cons. Pierfrancesco Ungari e uditi per le parti gli avvocati Gi. Co. su delega di Ma. Be. e l’avvocato dello Stato Ma. An. Sc.;
2. Il provvedimento, a supporto del giudizio di mancanza di piena affidabilità e garanzia nell’uso e detenzione delle armi in capo all’appellato, richiama la nota della Questura di Perugia in data 29 maggio 2015, la nota del Comando dei C.C. di Perugia in data 15 maggio 2015. Il decreto e gli atti richiamati sono essenzialmente basati sul procedimento penale avviato nel 2006 nei confronti dell’appellato perché responsabile in concorso del reato di cui all’art. 73, comma 1, del d.P.R. 309/1990, e che (sebbene conclusosi con sentenza del GIP di Perugia n. -OMISSIS-in data 6 ottobre 2008, di non luogo a procedere per non aver commesso il fatto) ha evidenziato che l’appellato è risultato coinvolto in un contesto di acquisto e detenzione di stupefacenti di cui era pienamente consapevole.
7. Il Collegio osserva che, nel nostro ordinamento, l’autorizzazione alla detenzione delle armi deve considerarsi eccezionale e le esigenze di incolumità di tutti i cittadini sono prevalenti e prioritarie, per cui la richiesta di porto d’armi può essere soddisfatta solo nell’ipotesi che non sussista alcun pericolo che il soggetto possa abusarne, richiedendosi che l’interessato sia esente da mende e al di sopra di ogni sospetto o indizio negativo in modo tale da scongiurare dubbi e perplessità sotto il profilo dell’ordine e della sicurezza pubblica. Pertanto, la revoca o il diniego dell’autorizzazione possono essere adottate sulla base di un giudizio ampiamente discrezionale circa la prevedibilità dell’abuso dell’autorizzazione stessa, potendo assumere rilevanza anche fatti isolati, ma significativi (cfr. Cons. Stato, III, n. 5398/2014), e potendo l’Amministrazione valorizzare nella loro oggettività sia fatti di reato diversi, sia vicende e situazioni personali del soggetto che non assumano rilevanza penale, concretamente avvenuti, anche non attinenti alla materia delle armi, da cui si possa desumere la non completa “affidabilità” all’uso delle stesse (cfr. Cons. Stato, III, n. 3979/2013; n. 4121/2014).
8. Con riferimento a quest’ultimo aspetto, la sentenza del GIP di Perugia n. -OMISSIS-del 6 ottobre 2008, anche se ha assolto l’appellato “per non aver commesso il fatto”, ha chiaramente delineato la sua frequentazione con soggetti implicati nel traffico di sostanze stupefacenti.
– l’appellato è stato fermato mentre era in macchina con un amico (A.G.), il quale si è assunto la responsabilità del reato di cui all’art. 73, comma 1, del d.P.R. 309/1990 (in ragione del possesso di tre involucri in plastica termosaldata contenenti 4,5 grammi di cocaina), inizialmente contestata ad entrambi in concorso tra loro;
– l’appellato, tuttavia, era pienamente consapevole delle intenzioni dell’amico di acquistare un certo quantitativo di droga, “rivelazione a fronte della quale [l’appellato] aveva accettato comunque di venire a -OMISSIS-con lui in macchina” (sent. cit., pag. 2);
– inoltre, dalle intercettazioni telefoniche menzionate dal GIP di Perugia, emerge che altri soggetti (i due fratelli -OMISSIS- – implicati nel traffico di stupefacenti in qualità di fornitori) erano soliti riferirsi all’appellato ed a A.G. con l’appellativo “quelli della montagna” (sent. cit., pag. 3), consuetudine che rende tutt’altro che implausibile l’ipotesi secondo la quale l’appellato frequentasse abitualmente tutti i soggetti coinvolti nella vicenda in esame (tanto da guadagnarsi un appellativo ad hoc da condividere con il proprio “sodale”).
8.2. La circostanza che i fatti siano avvenuti precedentemente al primo rilascio della licenza del porto di fucile, non è decisiva, posto che – a prescindere dalla considerazione che le singole valutazioni sono autonome e dipendono dal contesto attuale in cui vengono effettuate – l’Amministrazione ha precisato di essere venuta a conoscenza dell’episodio solo successivamente, a seguito della segnalazione effettuata dai Carabinieri di-OMISSIS-alla Prefettura in occasione delle verifiche di rito disposte a seguito della denuncia per il cambio del luogo di detenzione delle armi.
(Sezione Terza), accoglie l’appello, come in epigrafe proposto, e, per l’effetto, in riforma della sentenza appellata, respinge il ricorso proposto in primo grado.
Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all’art. 52, comma 1, del d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196, a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata, manda alla Segreteria di procedere all’oscuramento delle generalità nonché di qualsiasi altro dato idoneo ad identificare l’appellato e gli altri soggetti menzionati nella sentenza.
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