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Timestamp: 2020-08-14 18:10:33+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 28382 del 05/11/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28382 del 05/11/2019
Cassazione civile sez. trib., 05/11/2019, (ud. 24/09/2019, dep. 05/11/2019), n.28382
su ricorso 4052-2018 proposto da:
GENERALE DELLO STATO, che rappresenta e difende;
P.A., C.A., elettivamente domiciliati in ROMA, VIA
G. PASIELLO 49, presso lo studio dell’avvocato DE ANGELIS CARMEN
TIZIANA, che li rappresenta e difende;
avverso la sentenza n. 3625/2017 della COMM. TRIB. REG. di ROMA,
Consigliere Dott. CAPRIOLI MAURA.
Con sentenza nr 3625 depositata in data 20.6.2017 la CTR di Roma respingeva l’appello proposto dall’Agenzia delle Entrate nei confronti P.A. e C.A. avverso la CTP di Roma con cui era stato accolto il ricorso delle contribuenti relativo all’avviso di accertamento avente ad oggetto la determinazione del nuovo classamento e della rendita catastale riguardante 2 unità immobiliari di proprietà delle ricorrenti.
Il giudice di appello riteneva, condividendo in questo il ragionamento espresso dal giudice di primo grado, che l’avviso di accertamento fosse fondato su una mera formula di stile, riferibile a qualunque controversia, disancorata dalla fattispecie concreta e sprovvista di riferimenti specifici, del tutto inidonea dunque a consentire alle contribuenti di esercitare il loro diritto di difesa. Avverso tale sentenza propone ricorso per cassazione l’Agenzia delle Entrate chiedendo la cassazione della decisione sulla base di tre motivi cui resistono con controricorso P.A. e C.A. eccependo l’inammissibilità del ricorso stesso e la sua infondatezza nel merito.
Con il primo motivo la ricorrente denuncia la violazione e la falsa applicazione della L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335.
Osserva in particolare che l’avviso di accertamento, contrariamente a quanto ritenuto dal giudice di appello, avrebbe fornito tutte le specificazioni ed indicazioni per rendere possibile al contribuente di conoscere i presupposti del riclassamento individuando i mutamenti del contesto urbano che costituiscono le condizioni rilevanti ai fini del reddito dell’unità immobiliare sì da consentire al contribuente di esercitare il proprio diritto di difesa.
Con il secondo motivo deduce la nullità della sentenza per difetto assoluto di motivazione sub specie di motivazione apparente in relazione all’art. 360 c.p.c. nr 4 sostenendo che difetterebbero le argomentazioni idonee a spiegare le ragioni della decisione.
Con un terzo motivo la ricorrente l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio che aveva formato oggetto di discussione tra le parti in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.
Afferma che il giudice del gravame non avrebbe tenuto nel debito conto delle descrizioni in merito alle caratteristiche intrinseche ed estrinseche delle unità immobiliari oggetto della revisione esplicitate nella motivazione dell’atto impugnato e negli scritti difensivi redatti dall’Amministrazione finanziaria. Ragioni di priorità logiche e giuridiche impongono di iniziare dalle questioni preliminari introdotte dalle controricorrenti le quali denunciano l’inammissibilità del ricorso per difetto di specificità ritenendo che lo stesso si sarebbe risolto in una mera riproposizione di questione già respinte senza indicazioni di elementi utili da parte dell’Agenzia delle Entrate ad indurre la Corte a mutare il suo orientamento interpretativo.
Le eccezioni sotto entrambi i profili sono infondate.
Va premesso in diritto che il ricorso per cassazione, avendo a oggetto censure espressamente e tassativamente previste dall’art. 360 c.p.c., comma 1, deve essere articolato in specifici motivi riconducibili in maniera immediata ed inequivocabile ad una dele cinque ragioni di impugnazione stabilite dalla citata disposizione, pur senza la necessaria adozione di forumle sacramentali o l’esatta indicazione numerica di una delle predette ipotesi (Cass., sez. U, n.
17931 del 24/07/2013; Cassazione civile, sez., 23/10/2018, n. 26790).
Il giudizio di cassazione è un giudizio a critica vincolata, delimitato dai motivi di ricorso che assumono una funzione identificativa condizionata dalla loro formulazione tecnica con riferimento alle ipotesi tassative formalizzate dai codice di rito sicchè il motivo del ricorso deve necessariamente possedere caratteri della tassatività e della specificità, nonchè esige una precisa enunciazione, di modo che il vizio denunciato rientri nelle Categorie previste, sicchè sono inammissibili critiche generica della sentenza impugnata.
Nel caso di specie il ricorso è stato articolato SU motivi che rientrano fra quelli tassativamente indicati nel codice di rito denunciando da un lato la violazione della L. n. 335 del 2004, art. 1 e dall’altro la nullità della sentenza per- carenza assoluta di motivazione.
All’enunciazione dei vizi seguono le argomentazioni addotte a sostegno dei profili di censura denunciati.
La ricorrente nel primo motivo precisa infatti che la decisione impugnata non avrebbe fatto corretta applicazione dei principi che regolano la procedura di riclassarnento cui invece si sarebbe conformato l’avviso di accertamento nell’indicare i presupposti che lo giustificavano e le relative ragioni giuridiche.
Con il secondo motivo l’Ufficio invece si duole della carenza assoluta di motivazione ritenendo che non siano state in alcun modo illustrate le argomentazioni a sostegno delle ragioni della decisione.
Infine con l’ultimo motivo la ricorrente si lamenta che il giudice di appello non avrebbe analizzato alcuno degli elementi addotti sia nel provvedimento impugnato che negli scritti difensivi per giustificare la variazione catastale-In relazione alla dedotta l’inammissibilità ai sensi dell’art. 360-bis c.p.c., n. 4, in quanto la sentenza impugnata sarebbe stata resa in modo conforme alla giurisprudenza della Corte e l’esame dei motivi non offre elementi per mutare o confermare tale orientamento.
Sul punto è sufficiente evidenziare che l’ipotesi invocata riguarda le sole questioni di diritto, laddove nel caso di specie la ricorrente sì duole anche del vizio motivazionale del provvedimento impugnato.
In ogni caso va osservato che in relazione al tema di cui si discute nel presente giudizio non si è ancora formato un indirizzo consolidato.
I tre motivi di ricorso che vanno esaminati congiuntamente per l’intima connessione introducono la questione su quale debba essere il contenuto motivazionale minimo necessario dell’atto di accertamento per rendere adeguato a parametri di tutela del contribuente e di trasparenza amministrativa la revisione parziale del classamento delle unità immobiliari di proprietà privata site in microzone comunali ed anomale.
La prima è quella prevista dalla L. n. 662 del 1996, art. 3, comma 58, secondo cui il Comune può chiedere l’intervento dell’Agenzia delle entrate per ottenere la revisione del classamento di un immobile, sia quando il classamento stesso risulti non aggiornato sia quando esso risulti palesemente non congruo rispetto a fabbricati similari e aventi medesime caratteristiche. Altra ipotesi è quella prevista dalla L. 311 del 2004, art. 1, comma 336, e riguarda il classamento di immobili non dichiarati ovvero di immobili che abbiano subito variazioni edilizie non denunziate.
La terza ipotesi è quella della cui applicazione si tratta nel presente giudizio ed è prevista dalla L. 311 del 2004, art. 1, comma 335, che così dispone: “La revisione parziale del classamento delle unità immobiliari di proprietà privata site in microzone comunali, per le quali il rapporto tra il valore medio di mercato individuato ai sensi del regolamento di cui al D.P.R. 23 marzo 1998, n. 138 (in realtà tale regolamento non fornisce prescrizioni idonee a stabilire le modalità di rilevazione e di determinazione dei valori medi di mercato, neppure attraverso il richiamo al regolamento approvato con D.P.R. n. 1142 del 1949, artt. da 145 a 26), e il corrispondente valore medio catastale ai fini dell’applicazione dell’imposta comunale sugli immobili si discosta significativamente dall’analogo rapporto relativo all’insieme delle microzone comunali, è richiesta dai comuni agli Uffici provinciali dell’Agenzia del territorio. Per i calcoli di cui al precedente periodo, il valore medio di mercato è aggiornato secondo le modalità stabilite con il provvedimento di cui al comma 339 (il comma 339, in realtà, riguarda il provvedimento del direttore dell’agenzia delle entrate con cui sono stabilite le modalità tecniche e operative per l’applicazione delle disposizioni di cui ai commi 336 e 337: nulla quindi che interessi l’aggiornamento dei valori medi di mercato. Tale incongruenza testuale aggiunge un elemento di ulteriore difficoltà al già non agevole compito di interpretare con precisione la norma per quanto riguarda la definizione ed il calcolo dei suoi parametri numerici e quindi, in definitiva, per quanto riguarda la definizione e l’accertamento dei presupposti per l’applicazione di essa). L’Agenzia del territorio, esaminata la richiesta del comune e verificata la sussistenza dei presupposti, attiva il procedimento revisionale con provvedimento del direttore dell’Agenzia medesima”.
Con riferimento a ciascuna delle tre ipotesi di revisione del classamento sopra indicate questa Corte ha avuto più volte modo di enunciare la regola della necessità di una rigorosa – e cioè completa, specifica e razionale – motivazione dell’atto di riclassamento. Ma questa esigenza di rigore e di specificità si pone anche nel senso della illegittimità di improprie commistioni tra i profili motivazionali funzionali ad un tipo di riclassamento con quelli invece collegabili a riclassamenti di tipo diverso.
Va in particolare considerato, a tal riguardo, che, mentre le prime due delle tre suddette ipotesi di revisione del classamento dipendono da (e debbono quindi essere motivate con riferimento a) fattori intrinseci specificamente riguardanti il singolo immobile considerato, la terza ipotesi, che è quella che qui viene in esame, prevede invece un riclassamento dovuto, almeno in via principale, a fattori estrinseci di carattere per così dire generale o collettivo. Con riferimento a tale ultima previsione le sezioni unite (Cass., sez. un., 18 aprile 2016, n. 7665, p. 11) hanno chiarito che, quando si procede all’attribuzione di ufficio di un nuovo classamento ad un’unità immobiliare a destinazione ordinaria, l’Agenzia competente deve specificare se il mutamento è dovuto ad una risistemazione dei parametri relativi alla microzona in cui si colloca l’unità immobiliare e, nel caso, indicare l’atto con cui si è provveduto alla revisione dei parametri relativi alla microzona, a seguito di significativi e concreti miglioramenti del contesto urbano (…), trattandosi di uno dei possibili presupposti del classamento (…) e cioè di uno dei possibili fattori che possono determinare un aumento straordinario (superiore alla media) del valore economico medio delle unità immobiliari presenti nella zona.
In particolare quando si tratta di un mutamento di rendita inquadrabile nella revisione del classamento delle unità immobiliari private site in microzone comunali ai sensi della L. 30 dicembre 2004, n. 311, art. 1, comma 335, la ragione giustificativa non è la mera evoluzione del mercato immobiliare, nè la mera richiesta del Comune, bensì l’accertamento di una modifica nel valore degli immobili presenti nella microzona, attraverso le procedure previste dal successivo comma 339 ed elaborate con la Det. direttoriale 16 febbraio 2005 (G.U. n. 40 del 18 febbraio 2005), cui sono allegate linee guida definite con il concorso delle autonomie locali.
Ne consegue che se l’amministrazione intende procedere alla revisione del classamento ai sensi dell’art. 1, comma 335 dovrà seguire un iter scomponibile, sul piano funzionale, in due fasi. Nella prima l’amministrazione – su cui grava sempre l’onere di dedurre e provare la “causa petendi” giustificativa dell’accertamento – ha l’onere di accertare, e preliminarmente, di specificare in modo chiaro, preciso e analitico, e quindi di provare i presupposti di fatto che legittimano nel caso di specie la c.d. riclassificazione di massa. Nella seconda fase l’amministrazione ha l’onere di dedurre e provare i parametri, i fattori determinativi ed i criteri per l’applicazione della riclassificazione alla singola unità immobiliare.
Relativamente alla prima fase è preliminare la suddivisione del territorio comunale in microzone che presentino al loro interno i caratteri di omogeneità previsti dal Regolamento emanato con D.P.R. 23 marzo 1998 n. 138, art. 2.
A fronte di una norma che, come si vede, identifica in modo astratto i presupposti per l’identificazione delle microzone “anomale” e per la determinazione quantitativa della rispettiva “anomalia”, l’Amministrazione finanziaria deve assolvere, secondo la regola generale, l’onere di dedurre e provare la sussistenza in fatto dei medesimi presupposti; ma preliminarmente ha l’onere di dichiarare in modo preciso e specifico quale sia l’interpretazione applicativa della normativa da essa concretamente adottata, perchè solo così il contribuente è posto in grado di verificare ed eventualmente contestare o riconoscere la legittimità, in diritto e in fatto, dell’operato dell’Amministrazione. E la Corte costituzionale, nel convalidare la legittimità del peculiare strumento introdotto con la legge finanziaria 2005, (Corte Cost. 1 dicembre 2017, n. 249), afferma che l’obbligo della motivazione in considerazione del carattere “diffuso” dell’operazione, deve essere assolto in maniera rigorosa in modo tale da porre il contribuente in condizione di conoscere le concrete ragioni che giustificano il provvedimento (p.7.3).
Di conseguenza, non può ritenersi congruamente motivato il provvedimento di riclassamento che faccia esclusivamente riferimento in termini sintetici e quindi generici al rapporto tra il valore di mercato ed il valore catastale nella microzona considerata rispetto all’analogo rapporto sussistente nell’insieme delle microzone comunali, e al relativo scostamento ed ai provvedimenti amministrativi a fondamento del riclassamento, senza specificare le fonti, i modi e i criteri con cui questi dati sono stati ricavati ed elaborati (cfr fra le tante Cass. n. 3156 del 17/02/2015, Cass. n. 22900 del 29/09/2017; Cass. 2018 nr 16368; Cass. 2019 nr 10403; Cass. 2019 nr 361; Cass. 2019 nr 11577; Cass. nr 19990/2019; Cass. nr 23047/2019 tutte concordi nell’affermare la necessità che nell’avviso di accertamento l’obbligo motivazionale sia assolto in modo rigoroso precisando le ragioni che hanno indotto l’Amministrazione a modificare d’ufficio il classamento originario e non già facendo richiamo agli astratti presupposti normativi che hanno giustificato l’avvio della procedura).
Per quanto riguarda, ad esempio, il parametro costituito dal valore medio di mercato delle unità immobiliari comprese nella singola microzona, è necessario che l’amministrazione specifichi e documenti con precisione quali dati sono stati utilizzati ed in quale modo ne è stata effettuata la rilevazione e l’elaborazione per determinare tale valore medio. La norma non fornisce infatti alcuna specificazione al riguardo nè appare sufficiente a tal fine il richiamo al regolamento di cui al D.P.R. n. 138 del 1998, ovvero al comma 339 del medesimo articolo. Al fine di consentire al contribuente il controllo sulla legittimità dell’operato dell’amministrazione, così come non è sufficiente il mero richiamo ai termini generici impiegati dalla norma neppure è sufficiente la mera indicazione in cifra dei risultati, ma è necessario dar conto in modo chiaro e specifico dei metodi con cui sono stati ottenuti tali risultati, dei criteri impiegati e delle tecniche statistiche applicate oltre che della attendibilità dei dati di fatto sui quali si è basata l’elaborazione statistica. Qualora poi, ai fini dell’individuazione del valore medio di mercato della singola microzona sia stato fatto ricorso oltre che alla rilevazione documentata dei dati reali – quali i prezzi delle compravendite e delle locazioni, anche (oppure in luogo ovvero in aggiunta e integrazione di essi) a fattori indiziari e inferenziali (urbanistici, ambientali o simili ovvero riguardanti le variazioni delle preferenze della clientela) dai quali siano stati inferiti componenti di maggior valorizzazione economica delle unità immobiliari comprese nella microzona, allora l’amministrazione ha l’onere di specificare con precisione e di provare la sussistenza e l’efficacia di tali condizioni fattuali e la correttezza del metodo inferenziale adottato.
Merita peraltro sottolineare che la decisione impugnata ritiene legittima la modifica del classamento per il solo fatto che l’immobile sia stato inserito in una microzona di riferimento a prescindere dalle caratteristiche dell’immobile, caraterristiche che, a leggere la decisione, appaiono contraddittoriamente utilizzate nell’atto di accertamento al preciso fine di giustificare la pretesa impositiva in contrasto con i presupposti richiesti dal comma 335.
In quest’ottica le considerazioni sopra esposte portano a confermare la decisione impugnata con conseguente rigetto del ricorso
Le spese della presente fase vanno compensate in considerazione dell’evoluzione della giurisprudenza in materia di motivazione del provvedimento di revisione di classamento.
rigetta il ricorso; compensa le spese della fase di legittimità.