Source: https://www.laleggepertutti.it/176902_legge-27-luglio-1978-n-392-equo-canone
Timestamp: 2018-04-21 17:32:07+00:00
Document Index: 172877923

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 7', 'art. 89', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 447', 'art. 46', 'art. 6', 'art. 89', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 69']

Legge 27 luglio 1978, n. 392: Equo canone
Miscellanea Legge 27 luglio 1978, n. 392: Equo canone
Miscellanea Pubblicato il 28 settembre 2017
> Miscellanea Pubblicato il 28 settembre 2017
Legge su Equo Canone. Disciplina delle locazioni di immobili urbani. Pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 29 luglio 1978, n. 211.
1 Cos’è la locazione (affitto) e quante forme esistono
2 Legge 27 luglio 1978, n. 392
3 Legge su Equo Canone. Disciplina delle locazioni di immobili urbani
4 TITOLO I
4.1 Capo I
4.2 Capo II
4.3 Capo III
5 TITOLO II
5.1 Capo I
5.2 Capo II
5.3 Capo III
6 TITOLO III
7 TITOLO IV
Cos’è la locazione (affitto) e quante forme esistono
Si riporta qui di seguito la legge che disciplina i contratti di locazione (comunemente detti «affitti»). Esistono diverse forme di locazione, tra le quali sicuramente quella per uso abitativo è la più utilizzata (c’è anche la locazione a uso commerciale, quella a uso transitorio o per studenti universitari).
La locazione ad uso abitativo è il contratto con il quale una parte (locatore) si obbliga, verso un determinato corrispettivo, a fare godere all’altra parte (conduttore o locatario) un immobile (un appartamento o anche solo un locale di esso) allo scopo di abitarlo per un periodo di tempo definito dalle parti o dalla legge.
La locazione a uso abitativo può essere, a sua volta, a canone libero o a canone concordato a seconda che risponda o meno a dei modelli ministeriali. La prima ha una durata minima di 4 anni (ma alla prima scadenza va obbligatoriamente rinnovata per altri 4 anni); la seconda invece ha una durata minima di 3 anni (ma alla prima scadenza va obbligatoriamente rinnovata per altri 2 anni).
nella locazione a canone libero, le parti sono libere di determinare l’ammontare del canone, le modalità di pagamento e i vari elementi del contratto, fatta eccezione per la durata minima e per le modalità di rinnovazione e di recesso dal contratto, che sono invece regolate dalla legge;
nella locazione a canone concordato (o convenzionato) le parti devono determinare il canone entro un minimo ed un massimo fissato dagli accordi conclusi dalle associazioni dei proprietari di immobili e dei conduttori; anche la durata minima è prevista dalla legge e vengono prefissate le modalità e i termini di recesso dal contratto;
nella locazione per esigenze abitative transitorie il termine di durata minimo e massimo è prefissato dalla legge ed è inferiore alle due locazioni appena viste. Il canone è libero. Per ricorrere a questo particolare tipo di locazione è necessario che sussistano (e vengano indicate) esigenze particolari connesse a un uso momentaneo dell’appartamento, esigenze che possono essere sia del locatore (ad esempio: dover destinare a breve l’immobile ad abitazione o ad attività propria o dei familiari; doverlo vendere o dovervi eseguire a breve dei lavori) sia del conduttore (ad esempio: essere trasferito temporaneamente per lavoro, avere necessità di cure o di assistenza per sé o per i familiari in luogo diverso dalla propria residenza; dover eseguire lavori nella propria casa che la rendano temporaneamente inutilizzabile, l’essere in attesa della disponibilità effettiva di un immobile acquistato oppure assegnato da un ente pubblico, ecc.);
nella locazione per studenti universitari o studenti che seguono corsi di perfezionamento o di aggiornamento a livello universitario la durata è fissata dalla legge e l’immobile deve trovarsi in uno dei Comuni sedi di università o di corsi universitari distaccati o di corsi di specializzazione ovvero nei Comuni vicini individuati dagli accordi territoriali; l’inquilino deve essere per forza uno studente.
nella locazione completamente libera le parti sono completamente svincolate dalla legge sia nel determinare il canone sia nella durata. Vi si ricorre ad esempio nel caso di locazione di una casa per le vacanze, ad uso portierato o foresteria, per la locazione di pertinenze di un’abitazione (box auto, cantina, ecc.), oppure ancora se si tratta di immobili di lusso (abitazioni signorili, ville, palazzi, castelli) o vincolati come bene storico, artistico o culturale.
Legge su Equo Canone. Disciplina delle locazioni di immobili urbani
In caso di morte del conduttore, gli succedono nel contratto il coniuge, gli eredi ed i parenti ed affini con lui abitualmente conviventi. In caso di separazione giudiziale, di scioglimento del matrimonio o di cessazione degli effetti civili dello stesso, nel contratto di locazione succede al conduttore l’altro coniuge, se il diritto di abitare nella casa familiare sia stato attribuito dal giudice a quest’ultimo. In caso di separazione consensuale o di nullità matrimoniale al conduttore succede l’altro coniuge se tra i due si sia così convenuto (1).
250.000 per gli immobili situati in Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria, Lombardia, Trentino-Alto Adige, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Marche e Lazio;
225.000 per gli immobili situati in Campania, Abruzzi, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna. La data di ultimazione dei lavori è quella risultante dal certificato di abitabilità o, in mancanza, dal certificato di ultimazione dei lavori presentato agli uffici delle imposte, oppure quella comunque accertata.
(1) La Corte cost., con sentenza 11 febbraio 1988, n. 155, ha dichiarato l’illegittimità cost. della presente lettera, nella parte in cui non dispone che il canone di locazione degli immobili soggetti alla disciplina dell’edilizia convenzionata non deve comunque superare il canone che risulterebbe dall’applicazione delle disposizioni del titolo I, capo I, della presente legge.
(modificato dall’art. 7 della legge 9/2007)
La disposizione di cui al comma precedente si applica anche ai contratti relativi ad immobili adibiti all’esercizio abituale e professionale di qualsiasi attività di lavoro autonomo. La durata della locazione non può essere inferiore a nove anni se l’immobile, anche se ammobiliato, è adibito ad attività alberghiere. Se è convenuta una durata inferiore o non è convenuta alcuna durata, la locazione si intende pattuita per la durata rispettivamente prevista nei commi precedenti. Il contratto di locazione può essere stipulato per un periodo più breve qualora l’attività esercitata o da esercitare nell’immobile abbia, per sua natura, carattere transitorio. Se la locazione ha carattere stagionale, il locatore è obbligato a locare l’immobile, per la medesima stagione dell’anno successivo, allo stesso conduttore che gliene abbia fatta richiesta con lettera raccomandata prima della scadenza del contratto. L’obbligo del locatore ha la durata massima di sei anni consecutivi o di nove se si tratta di utilizzazione alberghiera. È in facoltà delle parti consentire contrattualmente che il conduttore possa recedere in qualsiasi momento dal contratto dandone avviso al locatore, mediante lettera raccomandata, almeno sei mesi prima della data in cui il recesso deve avere esecuzione. Indipendentemente dalle previsioni contrattuali il conduttore, qualora ricorrano gravi motivi, può recedere in qualsiasi momento dal contratto con preavviso di almeno sei mesi da comunicarsi con lettera raccomandata.
(1) Comma così modificato dall’art. 89, l. 26 novembre 1990, n. 353, a far data dal 30 aprile 1995, ai sensi dell’art. 2, l. 4 dicembre 1992, n. 477, e dell’art. 3, d.l. 7 ottobre 1994, n. 571, conv. in l. 6 dicembre 1994, n. 673. Fino a tale data il riferimento all’art. 447-bis c.p.c. deve intendersi effettuato all’art. 46 della presente legge.
(2) Comma abrogato dall’art. 6, l. 30 luglio 1984, n. 399 e successivamente abrogato dall’art. 89, l. 26 novembre 1990, n. 353, a far data dal 30 aprile 1995, ai sensi dell’art. 2, l. 4 dicembre 1992, n. 477 e dell’art. 3, d.l. 7 ottobre 1994, n. 571, conv. in l. 6 dicembre 1994, n. 673.
(1) Articolo così modificato dall’art. 1-bis, d.l. 30 gennaio 1979, n. 21, conv. in l. 31 marzo 1979, n. 93. La Corte Cost., con sentenza 10 dicembre 1987, n. 562, ha dichiarato l’illegittimità cost. del presente articolo nella parte in cui non richiama espressamente l’obbligo di corrispondere l’indennità per la perdita dell’avviamento commerciale di cui all’art. 69, settimo, ottavo e nono comma, della presente legge nel testo originario.