Source: https://www.bolognaforense.net/2016/07/resoconto-per-il-primo-anno-di-mandato/
Timestamp: 2019-11-17 20:13:21+00:00
Document Index: 90343085

Matched Legal Cases: ['art. 335', 'art. 12', 'art. 5', 'art. 41', 'art. 15', 'art. 27', 'art. 29', 'art. 12', 'art. 15']

Resoconto del Consiglio dell’Ordine per il primo anno di mandato – Bologna Forense
L’11 maggio 2016 si è tenuta, all’Opificio della Fondazione Golinelli, l’Assemblea annuale degli iscritti all’Ordine degli Avvocati di Bologna, straordinariamente affollata (500 presenze). In quella sede il Consiglio dell’Ordine ha tracciato un resoconto, senza pretesa di esaustività, di quanto il Consiglio ha fatto in alcuni settori d’intervento che sono stati ritenuti di prioritaria importanza, e che ho cercato di sintetizzare di seguito, rimandando alla videoregistrazione per la relazione integrale svolta in Assemblea.
Il primo anno di mandato si è aperto con le restrizioni delle modalità di accesso per gli avvocati agli uffici giudiziari, conseguenti ai fatti criminosi avvenuti all’interno del Tribunale di Milano. Pur nella comprensione della delicatezza della tematica e dell’emergenza del momento, tali misure hanno trovato ferma opposizione da parte del Consiglio dell’Ordine: nelle riunioni con i capi degli uffici, e anche all’interno del Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza, al quale il Consiglio è stato invitato in via eccezionale a partecipare dal Prefetto, si è chiesto di tornare al più presto alla normalità, ovvero a che agli avvocati venisse riservato uguale trattamento rispetto a quello degli altri operatori di giustizia, sia nelle misure provvisorie e sia in quelle definitive.
Il Consiglio dell’Ordine ha rammentato che l’avvocatura bolognese è sempre stata aliena da condotte che abbiano mai potuto generare anche solo lontanamente il rischio di attentati a quella sicurezza che deve essere giustamente garantita all’interno degli uffici giudiziari, e ha respinto quindi con forza l’idea di un Tribunale che debba difendersi dagli avvocati; e ha ricordato che semmai agli avvocati, all’interno degli uffici giudiziari, la sicurezza deve essere assicurata, come a tutti gli altri operatori di giustizia.
Nell’occasione, l’avvocatura bolognese ha tenuto a rivendicare, con convinzione e orgoglio, la funzione sociale della difesa, perché l’avvocatura non è ospite all’interno degli uffici, ma vi accede – esattamente come i magistrati e il personale di Cancelleria – per svolgere la propria funzione, quale parte integrante della giurisdizione.
La questione di una rigida regolamentazione degli accessi degli avvocati è poi in seguito tornata d’attualità a causa dello svolgimento a Bologna del maxiprocesso “Aemilia”, nel corso del quale si erano levate proteste per controlli eccessivamente zelanti sui difensori che accedevano all’aula d’udienza.
Va dato atto che, a seguito delle proteste del Consiglio dell’Ordine e delle intese trovate nel corso delle riunioni operative che si sono succedute, grazie principalmente alla grande collaborazione della Procura Generale, le restrizioni alle modalità d’accesso sono state revocate e la situazione è tornata alla normalità.
Altre e diverse restrizioni d’accesso – questa volta alle Cancellerie – sono state motivo di ferma e immediata protesta da parte del Consiglio dell’Ordine: segnatamente quelle introdotte proditoriamente, senza alcuna previa consultazione o anche solo comunicazione, da parte dell’Ufficio del Giudice di Pace.
Nell’accedere alle Cancellerie del Giudice di Pace, gli avvocati avevano infatti trovato affisso un cartello che avvisava di un’improvvisa riduzione dell’orario d’apertura e, addirittura, della limitazione della “prenotazione per l’accesso allo sportello a 50 numeri”.
La formale e immediata protesta del Consiglio dell’Ordine veniva accompagnata dalla delibera di impugnazione al T.A.R. del provvedimento, con riserva di valutare la denuncia per interruzione del pubblico servizio. Approdata la notizia sulla stampa locale, immediatamente seguiva la revoca del provvedimento da parte del Coordinatore e del Dirigente dell’Ufficio del Giudice di Pace.
La questione delle indebite restrizioni d’accesso alle Cancellerie per gli avvocati ha poi avuto l’ennesima manifestazione al Tribunale per i Minorenni, dove parimenti i giorni e gli orari di accesso sono stati gravemente limitati da un ordine di servizio che ha incontrato, anche in questo caso, la immediata, formale e decisa protesta del Consiglio dell’Ordine, che si è visto nuovamente costretto a deliberare l’impugnazione al T.A.R. del provvedimento organizzativo. Al momento della redazione del presente scritto, il provvedimento non era stato revocato e si attendeva la celebrazione dell’udienza di discussione innanzi al T.A.R.
La posizione di protesta e opposizione del Consiglio dell’Ordine non ha comunque impedito allo stesso di impegnarsi nell’organizzazione del corso istituzionale di aggiornamento e perfezionamento in diritto minorile abilitante all’iscrizione nell’elenco dei difensori d’ufficio innanzi al Tribunale per i minorenni, che come anno si tiene presso la Fondazione Forense Bolognese.
Un’altra crisi nei rapporti con gli uffici giudiziari si è consumata con il Tribunale di Sorveglianza, le cui carenze sono state ritenute dal Consiglio Giudiziario meritevoli di un’audizione del suo Presidente che è stata condotta con il diretto coinvolgimento del Consiglio dell’Ordine, il quale ha segnalato la grave situazione dell’ufficio e la cui posizione critica è stata riportata nella relazione che il Consiglio Giudiziario ha poi inviato al C.S.M.
Merita di essere riferita – questa volta non per lamentare una difficoltà di rapporti, ma per segnalare una novità – l’attivazione di un tavolo permanente di confronto con la Questura, nel quale vengono esaminate congiuntamente le problematiche dell’attività forense nei rapporti con l’ufficio, specialmente in materia di immigrazione e asilo.
Nel dare atto infine della leale collaborazione e del franco confronto che sempre vi sono stati con il Tribunale e la Corte d’Appello, e che hanno consentito di risolvere alcune problematiche minori fatalmente emerse nel corso dell’anno, va segnalato che i rapporti istituzionali sono stati caratterizzati da una certa precarietà, dal momento che nel corso dell’anno sono cessati dalla funzione il Procuratore Generale, il Presidente della Corte d’Appello (e due Presidenti f.f.), il Procuratore della Repubblica, il Presidente del Tribunale, il Presidente del Tribunale di Sorveglianza e il Presidente del T.A.R.
È una riforma non ordinamentale ma organizzativa, tecnica e processuale, che sta apportando forti cambiamenti anche all’avvocatura e che sempre più ne porterà: si pensi ad esempio alla redazione degli atti, le cui tecniche vanno verso una direzione di sinteticità e intelligibilità nel formato digitale. Inoltre, ci si avvia oramai verso la telematizzazione anche dei processi – dopo quello civile – amministrativo (nel futuro prossimo) e penale (nel futuro meno immediato).
Nel processo civile, l’attenzione del Consiglio dell’Ordine è stata posta innanzitutto al delicato momento dell’attivazione dell’obbligatorietà dei depositi in Corte d’Appello: grazie alla tempestiva e sintonica collaborazione con la Corte, la temuta entrata in vigore dell’obbligo dei depositi telematici non ha creato problemi di sorta. Ogni problematica è stata affrontata e risolta per tempo, essendosi l’avvocatura fatta carico della formazione informatica di giudici e funzionari di Cancelleria, con uno stanziamento di 15.000 euro deliberato dall’Unione Regionale degli Ordini Forensi.
Rappresentanti del nostro Consiglio dell’Ordine hanno partecipato a incontri avuti direttamente con il Ministro della Giustizia e con i responsabili ministeriali per il processo telematico, nell’ambito del Tavolo Tecnico sul PCT costituito presso il Ministero, in rappresentanza degli Osservatori sulla giustizia civile italiani, che hanno scelto di affidarsi ai colleghi bolognesi quale riconoscimento dell’impegno profuso e degli ottimi risultati conseguiti a Bologna in materia di processo telematico.
Un nuovo e recente fronte di impegno il Consiglio dell’Ordine ha aperto per la telematizzazione di alcuni servizi della Procura della Repubblica, in particolare attivando – a proprie spese e in collaborazione con la Procura – il servizio di attestazione ex art. 335 c.p.p.
Sono poi stati potenziati i servizi di assistenza tecnica agli iscritti, forniti tramite la Fondazione Forense, cui è stata affidata la vendita delle chiavette usb contenenti i certificati di firma, la configurazione dei pc portatili e l’organizzazione continua di corsi di formazione, base e avanzato, sui servizi del processo telematico.
Lo stesso Consiglio dell’Ordine ha implementato la propria informatizzazione, rinnovando e aggiornando completamente il proprio sito internet, adottando un nuovo software gestionale per i propri uffici di segreteria e, da ultimo, curando l’edizione esclusivamente on-line della propria rivista Bologna Forense, che ha così abbandonato il tradizionale (e più costoso) formato cartaceo.
Riguardo alla rivista, va riportato il fatto che il passaggio al formato esclusivamente informatico, che destava qualche timore, ha dato risultati assolutamente incoraggianti: nei primi quattro mesi del 2016 la rivista on-line ha avuto
6.594 visite (con una media di 1.318 visite al mese), con consultazione di 57.206 pagine (con una media di oltre 11.000 pagine al mese).
Alla pubblicazione della rivista ha continuato ad affiancarsi la pressocchè quotidiana attività di informazione e aggiornamento agli iscritti veicolata tramite le consuete circolari e-mail, che sono state 106 nel 2015 e 65 nei primi quattro mesi del 2016.
ATTUAZIONE DELLA RIFORMA FORENSE
È proseguita nel 2015 la progressiva attuazione della legge di riforma della professione forense, la n. 247/2012. Sono stati emessi alcuni regolamenti attuativi: 1) il d.m. n. 144/2015 sulle specializzazioni, che è stato impugnato (il T.A.R. Lazio ha accolto l’impugnazione e il regolamento dovrà essere in parte riscritto); 2) il Regolamento del C.N.F. n. 1 del 20 novembre 2015, che ha sostituito il Regolamento n. 5 del 16 luglio 2014, sulle nuove modalità per ottenere l’iscrizione all’Albo speciale per il patrocinio innanzi alle magistrature superiori (per il quale pende impugnazione); 3) il d.m. n. 23/2016 sulle associazioni con altri professionisti non avvocati (del quale non si ha notizia di impugnazioni); 4) il d.m. n. 46/2016 sul nuovo esame da avvocato (per il quale l’impugnazione è annunciata); 5) il d.m. 47/2016 sull’esercizio effettivo della professione forense (anche per questo sono annunciate impugnazioni).
Quest’ultimo regolamento ha suscitato molto interesse e anche qualche apprensione nell’avvocatura, poiché stabilisce i criteri che i Consigli dell’Ordine dovranno adottare per accertare che i propri iscritti esercitino in modo “effettivo, continuativo, abituale e prevalente” la professione forense, pena la cancellazione d’ufficio dall’Albo.
Vale la pena ricordare, anche in questa sede, che il Consiglio dell’Ordine sarà tenuto a deliberare la cancellazione dell’iscritto in assenza dei seguenti requisiti:
essere titolari di una partita i.v.a. o fare parte di un’associazione o di una società fra avvocati dotata di partita i.v.a.;
avere“l’uso di locali e di almeno un’utenza telefonica destinati allo svolgimento dell’attività professionale, anche in associazione professionale, società professionale o in associazione di studio con altri colleghi o anche presso altro avvocato ovvero in condivisione con altri avvocati”;
avere“trattato almeno cinque affari per ciascun anno, anche se l’incarico professionale è stato conferito da altro professionista”;
essere titolare di un indirizzo di posta elettronica certificata, regolarmente comunicato al Consiglio dell’Ordine;
avere assolto l’obbligo di formazione continua;
avere una polizza di responsabilità civile professionale (sempre che nel frattempo venga emanato il decreto attuativo sulle “condizioni essenziali e sui massimali minimi dell’assicurazione obbligatoria”, come previsto dall’art. 12 n. 5 della legge forense, in assenza del quale l’assicurazione professionale non è ancora obbligatoria).
Tutti i requisiti suddetti devono concorrere, fatte salve le esenzioni di legge (cioè l’esonero dalla formazione continua per coloro che, al momento della verifica, avranno compiuto i 60 anni d’età o i 25 anni d’iscrizione all’Albo).
È previsto che la verifica non venga svolta per coloro che risulteranno iscritti all’Albo degli Avvocati da meno di cinque anni.
Il Consiglio dell’Ordine dovrà procedere alla prima verifica fra tre anni, ma ciò comporta che tutti i requisiti richiesti (compreso quello dell’assolvimento dell’obbligo formativo) dovranno essere presenti in tale data.
È dunque di fondamentale importanza avere bene a mente che chi fra tre anni risulterà non avere assolto il proprio obbligo formativo (o comunque non sarà in possesso anche di uno solo degli altri requisiti richiesti), dovrà essere cancellato dall’Albo, e non solo sanzionato disciplinarmente.
Mancano comunque ancora 6 decreti attuativi (5 ministeriali e 1 governativo) sui 27 totali previsti dalla legge forense: 1) il d.lgs. sulle società tra avvocati (cfr. art. 5 legge forense); 2) il d.m. sul tirocinio forense (cfr. art. 41 n. 13 l.f.); 3) il d.m. su tenuta e aggiornamento dell’Albo e sulle modalità di iscrizione e di trasferimento (cfr. art. 15 n. 2 l.f.); 4) il d.m. sul funzionamento dell’assemblea dell’Ordine (cfr. art. 27 n. 3 l.f.); 5) il d.m. sulle camere arbitrali e di conciliazione degli Ordini (cfr. art. 29 n. 1 lett. n l.f.); 6) il d.m. sulle condizioni essenziali e sui massimali minimi dell’assicurazione obbligatoria (cfr. art. 12 n. 5 l.f.).
Tutti i regolamenti già emessi – se e nella misura in cui sopravviveranno alle svariate impugnazioni in corso o preannunciate – impegneranno il Consiglio dell’Ordine in un’attività attuativa e di vigilanza di particolare intensità e importanza, soprattutto, come segnalato, per la verifica della sussistenza dei requisiti, ora di legge, per la permanenza dell’iscrizione all’Albo degli Avvocati.
L’AVVOCATURA NAZIONALE
Nell’elencare gli enti e associazioni di riferimento dell’avvocatura nazionale si è soliti riferirsi, nell’ordine, al Consiglio Nazionale Forense e poi all’Organismo Unitario dell’Avvocatura e alla Cassa Forense. Per una volta, desidero invece partire proprio da quest’ultima, che ha dimostrato di essere un ente molto dinamico, che non solo preserva e garantisce il nostro futuro ma anche offre opportunità e assistenza alla fasce più deboli della professione.
Il mandato di questo Consiglio dell’Ordine si è inaugurato il 30 marzo 2015, a una settimana esatta dall’insediamento del nuovo Consiglio, con la manifestazione “Open Day della Cassa Forense”, ospitata in un gremito Teatro Duse, che ha visto la partecipazione dell’intero “stato maggiore” della Cassa, in una giornata interamente dedicata alle tematiche previdenziali e assistenziali, quale primo segnale di attenzione che abbiamo voluto concretamente dare alle esigenze di tanti colleghi interessati.
La collaborazione con la Cassa Forense, e l’attenzione alle sue attività e opportunità, è poi proseguita con la partecipazione alla XI Conferenza Nazionale della Cassa Forense che si è tenuta a Rimini dal 24 al 26 settembre 2015, alla quale, grazie a un servizio gratuito di navetta messo a disposizione degli iscritti dal Consiglio dell’Ordine che ogni giorno collegava Bologna a Rimini, circa 70 colleghi del nostro Ordine hanno potuto partecipare, del tutto gratuitamente, ai tre giorni di lavoro, senza contare i tanti altri colleghi che hanno raggiunto Rimini con mezzi propri. Nella Conferenza, molto ben organizzata e ricca di contenuti, la Cassa ha mostrato di essere un ente moderno e dinamico, offrendo una rappresentazione dell’avvocatura italiana molto dettagliata, grazie al rapporto commissionato al Censis, e sessioni di analisi e approfondimento molto interessanti, che hanno visto la partecipazione, fra gli altri, anche del Ministro della Giustizia Andrea Orlando e del Vice-Presidente del C.S.M. Giovanni Legnini.
Passando a parlare del Consiglio Nazionale Forense, va innanzitutto ricordata la giusta battaglia che lo stesso ha condotto – ahinoi, invano – con l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, che ha inflitto al C.N.F. multe milionarie per avere difeso la irrinunciabilità dei principi della dignità e del decoro quali architravi di tutta l’attività degli avvocati, anche quella che si vorrebbe svincolare da qualsiasi limite e controllo (la pubblicità e la dimensione economica dell’assistenza legale, nel caso specifico), sacrificando secolari principi etici sull’altare di un liberismo sfrenato e sregolato. Ma “i diritti non sono merce”, come recitava il titolo di un recente Congresso Nazionale Forense, e crediamo che il C.N.F. bene abbia fatto a battersi in difesa dei principi fondamentali della nostra deontologia, e che debba continuare a farlo.
Va però anche detto che ci sono state alcune recenti iniziative del C.N.F. che hanno suscitato perplessità e anche incontrato forti critiche, da più parti, sia nell’associazionismo forense sia nello stesso mondo istituzionale dell’avvocatura.
Mi riferisco alla delibera (impugnata, anche questa) che ha attribuito gettoni e rimborsi spese ai Consiglieri nazionali. Sul punto, il nostro Consiglio dell’Ordine, al termine di un ampio dibattito, ha concluso ritenendo non inopportuno che ai componenti del C.N.F. (esattamente come accade da anni ai componenti della Cassa Forense) possano essere riconosciuti, in linea di principio, gettoni e rimborsi spese, ma ha espresso critica sul metodo prescelto nell’assunzione di una tale epocale decisione, non partecipativo e non trasparente, e anche sul quantum dei gettoni e dei rimborsi, che prevedono un esborso complessivo per il C.N.F. stimato in circa un milione di euro all’anno.
Altre forti perplessità – economiche e di opportunità – ha suscitato, a livello nazionale, la decisione del C.N.F. di rendersi editore di un quotidiano, “Il Dubbio”, che è in edicola dal 12 aprile 2016. Sul punto, il Consiglio dell’Ordine di Bologna si è riservato il giudizio, attendendo di poter giudicare nel concreto i contenuti e la politica editoriale del giornale, ma ha la convinzione che l’iniziativa editoriale potrà dirsi vincente solamente se il giornale sarà pluralista, dando voce alle diverse anime dell’avvocatura; se saprà occuparsi efficacemente e autorevolmente dei tanti problemi della giustizia; se non sarà un’avventura economica ardita e suscettibile di generare grosse perdite; se contribuirà all’unità dell’avvocatura e non sarà, al contrario, occasione di lacerazioni; se la sua amministrazione sarà trasparente.
Infine, l’Organismo Unitario dell’Avvocatura. Nei rapporti del Consiglio dell’Ordine Forense di Bologna con l’O.U.A., il 2016 ha rappresentato un anno di svolta, dove per la prima volta è stato deliberato dal Consiglio di non versare il contributo annuale di adesione all’organismo. La decisione nasce dalla formale richiesta, formulata dal nostro Consiglio all’O.U.A., di avere l’elenco di tutti gli Ordini non in regola con il pagamento delle quote annuali, posto che era notorio di fatto – ma mai ufficialmente dichiarato e documentato – che molti Ordini, che pure partecipano ai Congressi Nazionali Forensi con diritto di voto e ai processi decisionali dell’O.U.A., non hanno in realtà versato i contributi annuali dovuti (mentre il nostro Ordine li ha aveva sempre regolarmente versati, per somme importanti in quanto calcolate in proporzione al numero degli iscritti all’Albo). In attesa del riscontro dell’O.U.A., che per quasi un anno non è pervenuto, il nostro Consiglio ha così deliberato di sospendere il versamento, che tornerà a considerare all’esito del prossimo Congresso Nazionale Forense che si terrà a Rimini dal 6 all’8 ottobre 2016.
LE ARTICOLAZIONI DELL’ORDINE
Sono diverse le articolazioni del Consiglio dell’Ordine attraverso le quali l’ente di rappresentanza istituzionale dell’avvocatura bolognese svolge le proprie attività, come attribuite dal legislatore.
Innanzitutto la Fondazione Forense Bolognese, che è la la più antica e, ancora oggi, una delle più attive Fondazioni degli Ordini Forensi italiani, in grado di fornire un’offerta formativa ricca, qualificata e qualificante, la cui attività è illustrata, con dettagli statistici, nella relazione del Segretario del Consiglio dell’Ordine avv. Lorenzo Turazza. L’attività della Fondazione dovrà prossimamente intensificarsi per la costituzione della Scuola Forense voluta dalla legge di riforma dell’ordinamento forense, che dovrà essere frequentata obbligatoriamente dai praticanti; non appena il relativo regolamento attuativo sarà stato aggiornato (con riscrittura delle parti dichiarate illegittime dal T.A.R. Lazio), la Fondazione dovrà ulteriormente impegnarsi nell’organizzazione dei corsi di specializzazione, d’intesa con l’Università. Un ringraziamento aggiuntivo va alla Fondazione anche per l’attività di coordinamento della polisportiva “Jus Bologna Sport”, che conta gruppi sportivi di dieci diverse discipline, che si sono distinti per un intenso e importante calendario di eventi non solo sportivi ma anche formativi e di solidarietà, che ha il riconosciuto merito di avere creato tante occasioni di amicizia e rinsaldato lo spirito di colleganza e di coesione del corpo sociale forense.
È stato poi costituito, sempre in esecuzione della nuova legge forense, il Consiglio di Disciplina, che ha sgravato il Consiglio dell’Ordine dell’attività disciplinare, tanto impegnativa quanto delicata. Per il primo resoconto dell’attività del Consiglio di Disciplina rimando alla separata relazione del suo Presidente, il prof. avv. Flavio Peccenini.
L’Organismo di mediazione è invece una realtà oramai consolidata del nostro Ordine, che lavora a pieno regime e impegna ben 109 mediatori, tutti reclutati fra avvocati iscritti all’Albo dell’Ordine Forense di Bologna. Ogni giorno si tengono, nella sede dell’Organismo in via Sant’Isaia 20, più mediazioni, anche in contemporanea, con un’agenda fittissima d’incontri. L’ottimo funzionamento dell’organismo, riconosciuto anche al di fuori dei confini locali, ha portato all’organizzazione a Bologna della XVI Assemblea del Coordinamento della Conciliazione Forense, che ha radunato a Bologna il 7 e 8 aprile 2016 i rappresentanti di tutti gli organismi di mediazione forensi d’Italia, con provenienze da ogni parte del Paese.
Non va certamente dimenticato il Comitato Pari Opportunità, che è organismo, ufficiale e istituzionale, dell’Ordine, i cui componenti sono stati eletti dagli iscritti in concomitanza con le elezioni di rinnovo del Consiglio dell’Ordine. Per l’attività, preziosa e appassionata, del Comitato, rimando alla relazione della sua Presidente avv. Antonella Rimondi.
Il Consiglio dell’Ordine ha inoltre costituito, di nuovo in adempimento delle previsioni della legge n. 247/2012, lo Sportello per il cittadino. È già operativo da un paio d’anni, a seguito di perfetta intesa con il Comune di Bologna, lo Sportello “generalista” presso l’U.R.P. del Comune, in Piazza Maggiore, che attualmente impegna 34 colleghi in turni bisettimanali; ed è di imminente attivazione, in collaborazione e piena intesa con la Presidenza e la Dirigenza amministrativa del Tribunale di Bologna, lo Sportello per il cittadino in materia di diritto di famiglia, all’interno del Tribunale, che anch’esso impegnerà due volte alla settimana una quarantina di colleghi volontari, reclutati grazie alle associazioni forensi locali di di diritto di famiglia e delle persone, che hanno tutte condiviso con entusiasmo il progetto.
Ha proseguito i suoi lavori l’associazione “Auxilium”, fortemente voluta dal Consiglio dell’Ordine per meglio regolamentare il conferimento agli avvocati di incarichi quali ausiliari del giudice, che ha organizzato corsi che abiliteranno all’inserimento negli elenchi di avvocati disponibili ad assumere la funzione di amministratori di sostegno, di custodi e di delegati nelle vendite immobiliari, e che si propone di realizzare una duplice finalità: da una parte, ottenere che gli avvocati siano sempre più destinatari di nomine quali ausiliari di giustizia, come loro compete per legge; dall’altra, di garantire l’adeguata preparazione degli avvocati che possono venire nominati, tramite la formazione di elenchi di professionisti qualificati.
Da ultimo, è in corso la costituzione, da parte del Consiglio dell’Ordine, del proprio Organismo di composizione delle crisi da sovraindebitamento, ai sensi dell’art. 15 della legge n. 3/2012, che consentirà agli avvocati del nostro Ordine di poter assumere la funzione di gestori delle crisi, realizzando questa ulteriore possibilità offerta dalla politica di “degiurisdizionalizzazione” perseguita dal legislatore.
GLI OSSERVATORI SULLA GIUSTIZIA
È proseguita, intensa, l’attività dei vari Osservatori sulla giustizia operanti a Bologna. Va salutata con favore la recente costituzione, a iniziativa del Presidente della Corte d’Appello, dell’Osservatorio sulla giustizia penale presso la Corte, cui partecipano i rappresentanti di tutti i nove Ordini Forensi del Distretto, e che si affianca al già operativo Osservatorio sulla giustizia civile, anch’esso a base distrettuale. Nell’ambito dei lavori di quest’ultimo è stato possibile garantire l’entrata in vigore senza contraccolpi dell’obbligatorietà dei depositi telematici in Corte (per i quali l’Osservatorio ha approvato e diffuso un prezioso Vademecum), grazie all’impegno anche economico dell’Unione Regionale dei Consigli dell’Ordine, che si è fatta carico della formazione e affiancamento nel primo periodo sia dei funzionari di Cancelleria sia dei magistrati civili, come già sopra ricordato.
Presso il Tribunale, l’Osservatorio sulla giustizia civile – uno dei più antichi e vivaci dell’intero panorama nazionale – ha proseguito nelle proprie attività, con riunioni periodiche sempre intense e partecipate, che hanno portato all’approvazione di diversi nuovi Protocolli: sulla mediazione delegata, sulle autentiche degli atti in PCT e nelle notifiche, sulle esecuzioni civili telematiche, sui procedimenti di lavoro.
LINEE D’INDIRIZZO DELL’ATTIVITÀ DEL CONSIGLIO DELL’ORDINE
In questa sede, pare opportuno dichiarare quali saranno le linee d’indirizzo che il Consiglio dell’Ordine considererà preminenti nel prosieguo della propria attività.
Innanzitutto, si vorrà proseguire nella politica di aiuti agli iscritti inaugurata con la riduzione dei contributi annuali d’iscrizione per i patrocinatori e i giovani avvocati, con la revisione del Regolamento per l’accesso al fondo di solidarietà forense, con l’istituzione di diverse borse di studio per praticanti e giovani avvocati, con le convenzioni con l’ANT per visite di prevenzione gratuite per gli iscritti, fra le quali piace ricordare quelle offerte alle colleghe in occasione della ricorrenza dell’8 marzo.
Particolare attenzione questo Consiglio ha dedicato – e continuerà a dedicare – alla formazione continua dei propri iscritti. Come noto, il C.N.F. ha modificato sostanzialmente il proprio Regolamento sulla formazione continua, e di conseguenza il Consiglio dell’Ordine ha adeguato e aggiornato la propria “Circolare attuativa e interpretativa” in materia.
Le importanti novità introdotte con il Regolamento sulla effettività della professione, già sopra richiamato, impongono di diramare un “avviso ai naviganti” forte e chiaro, affinchè non ci siano in futuro fraintendimenti o sorprese: il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Bologna è da sempre impegnato nella verifica non a campione, ma capillare per ogni singolo iscritto, del regolare assolvimento degli obblighi formativi, e così continuerà a contenersi anche in futuro, quando al mancato assolvimento dovrà conseguire necessariamente la cancellazione dall’Albo dell’iscritto inadempiente. Per fare ciò, il Consiglio sta completando la creazione di una piattaforma informatica integrata fra l’Ordine e la Fondazione Forense, attraverso la quale ciascun iscritto potrà accedere, riservatamente, alla propria area personale, che sarà costantemente aggiornata con la contabilità dei crediti formativi già maturati e di quelli ancora mancanti.
In virtù della riforma della difesa d’ufficio con il d.lgs. n. 6/2015, nell’adunanza del 1° luglio 2015 il Consiglio ha apportato sostanziali modifiche al proprio precedente Regolamento per le difese d’ufficio, dovendo tenere conto della modifica dei requisiti necessari per ottenere l’iscrizione nell’elenco nazionale dei difensori d’ufficio predisposto e aggiornato dal Consiglio Nazionale Forense e del conseguente onere del difensore d’ufficio di attivarsi al fine di comprovare annualmente la sussistenza dei requisiti necessari al mantenimento dell’iscrizione nell’elenco nazionale, pena la cancellazione d’ufficio dallo stesso.
Le modifiche alla disciplina della difesa d’ufficio hanno comportato anche l’integrazione del corso istituzionale di formazione per difensori d’ufficio, che il Consiglio dell’Ordine organizza annualmente insieme alla Camera Penale “Franco Bricola” di Bologna.
Non solo in virtù delle novità legislative e regolamentari, la materia della difesa d’ufficio continuerà a godere di particolare attenzione dal parte del Consiglio dell’Ordine, impegnato sui fronti sia dell’aggiornamento dell’elenco dei difensori sia della qualificazione professionale degli stessi, al fine di garantire un servizio di assistenza giudiziale adeguato sotto tutti i profili, nell’esercizio di questa importante funzione d’interesse e rilevanza pubblica che l’ordinamento affida agli avvocati.
Nel patrocinio a spese dello Stato l’attività del Consiglio dell’Ordine è aumentata esponenzialmente. Il Consiglio è settimanalmente impegnato nella disamina di una enorme mole di richieste, che spesso portano con sé necessità di approfondimenti, richieste d’integrazione documentali, colloqui di chiarimento con gli istanti, confronti all’interno della competente Commissione su questioni delicate e controverse, solleciti per decisioni immediate per imminente scadenza dei termini, e non da ultimo un difficile scrutinio sulla non manifesta infondatezza delle ragioni che sorreggono le istanze. Non solo la mole, ma soprattutto la delicatezza e l’importanza dei diritti (massimamente in materia di immigrazione e asilo) che sono oggetto della maggior parte, e in numero sempre crescente, delle istanze, richiederà un proporzionale impegno da parte del Consiglio dell’Ordine, che di certo non vi si sottrarrà.
Un ultimo aspetto, fra i tanti altri, che ha trovato una particolare attenzione da parte del Consiglio dell’Ordine è quello legato al tema dell’abusivismo nella professione forense, declinato sia quale abuso del diritto sia quale vera e propria manifestazione criminosa.
Sotto il primo profilo, con la propria circolare n. 70/2015 – ripresa da altri Consigli e pubblicata in molte riviste – il nostro Consiglio ha voluto segnalare i limiti dell’esercizio professionale da parte degli avvocati stabiliti. Sotto il secondo, ha richiesto alla Procura della Repubblica, depositando formali istanze, di partecipare ai procedimenti penali nei confronti alcune persone indagate per il reato di esercizio abusivo della professione forense.
MEMORIA E COSCIENZA SOCIALE
L’avere fortemente voluto tenere la nostra Assemblea annuale, come già negli ultimi tre anni, in un luogo significativo della nostra città, qual è l’Opificio della Fondazione Golinelli, ha testimoniato il desiderio della comunità degli avvocati bolognesi di sentirsi parte integrante della società civile cittadina, e anche offerto l’opportunità di conoscere luoghi nuovi dedicati alla cultura della conoscenza e alla sensibilità sociale.
Il desiderio di far percepire, anche a noi stessi, che l’avvocatura non è una mera aggregazione di professionisti ma un vero e proprio corpo sociale, motiva buona parte delle attività di questo Consiglio dell’Ordine e ne costituisce una dichiarata priorità.
Una tale consapevolezza non può essere disgiunta dal desiderio di preservare la memoria di chi, nell’avvocatura, ci ha preceduto distinguendosi per valore e impegno sociale. Nell’anno trascorso abbiamo avuto il piacere di vedere intitolato dal Comune di Bologna all’avv. Angiola Sbaiz, indimenticato Presidente del nostro Ordine e prima donna a ricoprire la carica in tutta Italia, il giardino posto nell’area verde compresa tra via Portazza, via Montelungo e viale Roma.
E il 19 marzo 2016, come tutti gli anni, abbiamo partecipato alla biciclettata e alla cerimonia di ricordo tenuta in occasione del 14° anniversario della barbara uccisione del prof. avv. Marco Biagi, già iscritto al nostro Ordine.
La coscienza sociale che abbiamo invocato quale asse portante delle iniziative dell’Ordine ha portato a condividere, il 14 marzo 2016, l’iniziativa promossa dal Comune di Bologna per la presentazione del film “Eddy” di Simone Borrelli, con anche l’organizzazione di una tavola rotonda di discussione in materia di diritti umani che si è tenuta all’Università, cui hanno fatto seguito in serata l’acclamata proiezione del film al Teatro Il Celebrazioni e un concerto degli Jus Brothers, band interamente formata da avvocati e magistrati del Foro bolognese.
Come divenuta felice tradizione negli ultimi anni, a Natale si è tenuto al Teatro Duse lo spettacolo di beneficenza “Avvocanto”, nel quale hanno preso parte attiva allo spettacolo ben 51 avvocati-artisti, con un grande successo che ha consentito di vendere ben 820 biglietti – record assoluto delle tre edizioni della manifestazione – e di incassare la somma di 8.430 euro, interamente devoluta alla Fondazione ANT Italia Onlus.
Ultima solamente in ordine di tempo è stata la realizzazione del progetto “A scuola di legalità”, che il Consiglio dell’Ordine ha promosso in collaborazione con l’Assessorato alla scuola del Comune di Bologna, il Liceo scientifico Righi, la Procura Generale e la Corte d’Appello, e che ha voluto mettere concretamente a contatto gli studenti, quali “cittadini di domani”, con il mondo della giustizia, mediante la celebrazione di un processo simulato che si è svolto il 17 maggio 2016 nell’aula della Corte d’Assise d’Appello e che ha visto i ragazzi quali attori, e l’Ordine degli Avvocati protagonista nella diffusione della cultura della legalità, dei valori della democrazia, dell’esercizio dei diritti e dei doveri di cittadinanza, con l’obiettivo di favorire la formazione di cittadini consapevoli e responsabili.
Guardarsi indietro, come ho fatto per preparare l’Assemblea annuale cercando di enucleare alcuni aspetti ritenuti più importanti di altri, consente di rendere un rendiconto – non solo economico (per questo vale naturalmente la relazione del Tesoriere avv. Tiziana Zambelli) e certamente non esaustivo – dell’attività del Consiglio dell’Ordine.
Tante sono le cose fatte, che ho cercato di riassumere. Ma, nonostante le cose fatte, il pensiero corre però soprattutto alle tante cose che rimangono da fare e che occorrerà fare, anche in relazione alle ulteriori novità normative e regolamentari che certo non mancheranno.
E se ci sono altre cose da fare, le faremo: questo Consiglio ha la volontà, la determinazione, la tenacia e la fiducia di fare tutto quanto ritiene utile o necessario per rivendicare – con convinzione e orgoglio – la funzione anche sociale dell’avvocatura, e degli avvocati dell’Ordine di Bologna in particolare, che deve poter essere svolta con rispetto della dignità della professione forense e di chi quotidianamente la esercita, fra tante difficoltà.
Tutto questo non sarebbe possibile se il Consiglio dell’Ordine non fosse – come invece è – una squadra compatta, coesa, che raccoglie l’esperienza preziosa dei Consigli che l’hanno preceduto e la coniuga con l’entusiasmo e la grande dedizione dei Consiglieri attuali.
È per questo motivo che, in conclusione, desidero ringraziare davvero di cuore, fraternamente, tutti i Consiglieri che con il loro grande, grandissimo, impegno hanno garantito la realizzazione degli obiettivi già conseguiti e che certamente non mancheranno di coltivare e inseguire con uguale impegno i tanti obiettivi che rimangono da raggiungere: innanzitutto i preziosissimi e instancabili Segretario Lorenzo Turazza e Tesoriere Tiziana Zambelli, e poi i Consiglieri Annalisa Atti, Beatrice Belli, Federico Canova, Ercole Cavarretta, Francesco Paolo Colliva, Roberto Dalle Nogare, Elisabetta d’Errico, Antonella Gavaudan, Pietro Giampaolo, Stefano Goldstaub, Alessandro Lovato, Saverio Luppino, Sergio Palombarini, Antonio Spinzo, Stefano Tirapani, Stefania Tonini e Silvia Villa.