Source: https://www.scribd.com/doc/102545938/Le-Vittime-della-Tratta-dalla-Nigeria
Timestamp: 2016-09-01 04:10:04+00:00
Document Index: 154857361

Matched Legal Cases: ['art. 18', 'sentenza ', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 18']

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riti magici, religiosi e difficoltà di integrazione.
Perugia, 7 agosto 2012 Il punto : esperienze a confronto di Antonietta Confalonieri Alessandra Donatelli Castaldo Unione Forense per la tutela dei diritti dell’uomo
La tratta è un fenomeno sulla cui dimensione bisogna riconoscere che le statistiche non appaiono sempre attendibili e che i numeri variano velocemente rendendo difficile, se non impossibile, una corretta stima della portata esatta del traffico di esseri umani in Europa. Un’unica certezza emerge drammaticamente : le donne e i bambini sono le prime vittime di questa attività criminale che è in continuo aumento. Altro dato inquietante è quello che svela come l’ Italia sia uno dei Paesi prediletti quale punto di arrivo di un viaggio che per le vittime si è trasformato in un incubo; per questa ragione è nota la attenzione che il legislatore italiano ha dedicato a questo tema anche nella assunzione di impegni a carattere internazionale . Sono note le rotte provenienti dall’est Europa – oggetto di approfondito studio nell’ambito della ricerca denominata WEST i cui risultati sono pubblicati e
consultabili su apposito sito INTERNET – rimangono,invece , ancora estremamente difficili i contatti con l’Africa dove la Nigeria si presenta come il paese dal quale inizia solitamente il viaggio. La analisi delle vicende nigeriane porta ad individuare in Benin City, il luogo di partenza e con grande frequenza l’Umbria quale destinazione finale. Benin City, capitale di Edo State appare dai racconti come uno dei “regni dell’illegalità” più potenti dell’Africa occidentale dove le Autorità, gli uomini politici e l’Amministrazione “si nutrono di occulto” e si impongono su tutte le questioni concrete ....compresa quella delle donne trafficate in Italia per essere immesse nel mercato dello sfruttamento sessuale. Un meccanismo di business fatto sulla pelle di ragazze molto giovani, che si regge sulla logica della domanda e dell’offerta , e che si snoda dalla Nigeria all’Italia lungo le vie della tratta, gestito da organizzazioni internazionali, che vengono ormai identificate come vere e proprie “mafie”. Insomma, sembra che da Benin City, attraverso il Ghana e la Spagna provenga la stragrande maggioranza delle ragazze trafficate in Italia : Benin City si appalesa come il centro di quell’intricato intreccio di business e traffici, di azioni pseudo legali e riti tradizionali, di finanza e stregoneria ... che è all’origine della tratta : un giro di favori, ricatti, doni e minacce di dimensioni vastissime e complesse. L’esperienza maturata nel corso di anni di attività processuale dimostra che il fenomeno della tratta proveniente dalla Nigeria presenta delle peculiarità proprie. - Il reclutamento della vittima nel villaggio - il viaggio - la contrazione del debito - la maman - la soggezione attraverso il rito voodoo - la tenacia nel richiedere il pagamento del debito dopo la fuga della vittima
la violenza esercitata in Nigeria sui familiari della vittima che scappa A differenza di altre organizzazioni criminali, in questo caso lo stato di totale assoggettamento della vittima – paragonato ad uno stato di schiavitù – viene ottenuto soprattutto attraverso la pratica del rito voodoo. Il “voodoo” (dai nigeriani chiamato “ju ju” ) è il modo in cui la gente nigeriana vive ed interpreta la realtà e condiziona la vita della gente. Tutti vi credono fermamente, anche la gente di fede cristiana , anche chi ha un grado di istruzione medio alto con cui, comunque, non riesce a superare pregiudizi e superstizioni che fanno parte del loro D.N.A. . E allora con lo “ju ju “ , il “babalau” ( cioè lo stregone ) o la “madam” di turno, se già le vittime sono in Italia , mischiano gli indumenti intimi delle ragazze, parti intime del loro corpo ( capelli, peli ,unghie...) con il loro sangue mestruale, fanno loro bere “pozioni che danno loro potere” e le incutono paura . Lo ju ju serve a giurare di non rivelare mai i nomi di chi le conduce in Europa, rappresenta una catena per i trafficanti per controllare le ragazze, serve a confermare il contratto di compra vendita e di trasporto ( che spesso ha anche una forma pseudo legale di accollo del debito contratto dalla ragazze per pagare il viaggio e che finirà per concretizzarsi in ritorsioni pseudo legali sulla famiglia di origine, come ad esempio l’esproprio della casa !! ). Le storie si ripetono sempre inesorabilmente uguali, persino nella loro crudeltà. Per illustrare meglio la situazione e soprattutto la sofferenza delle vittime di traffickig possiamo tentare di fare una sintesi. Accade, per lo più, che nella periferia di un villaggio nigeriano, una famiglia numerosa ed estremamente povera si trova costretta a vendere una figlia solitamente minorenne - ad un trafficante, che spesso proviene dal Ghana. La famiglia ovviamente ignora quello che
sarà il destino già segnato della giovane. Da qui nasce il debito della ragazza nei confronti del trafficante, che verrà maggiorato dalle spese del viaggio. La ragazza talvolta accetta di buon grado quello che crede un cambiamento in positivo della propria vita, perché convinta – dalle spiegazioni che le hanno dato - di andare a lavorare in una fabbrica , a servizio , come parrucchiera per africani.....o qualcosa di simile in Europa. Inizia quindi il viaggio, solitamente a piedi e in un gruppo, che viene accompagnato da uno o più trafficanti e a seguito dei vari spostamenti all’interno della Nigeria e del Ghana, si arriva sino alla riva del mare. Da qui le ragazze vengono “traghettate” con imbarcazioni di fortuna sino alla Spagna (è usuale che per varie ragioni non tutte le ragazze sopravvivano alla traversata perciò quelle che muoiono vengono gettate in mare, senza alcuno scrupolo). Una volta in Spagna ci può essere un cambio di guardia tra i trafficanti oppure accade che le ragazze vengano vendute - nuovamente, ma ad un prezzo più che quadruplo di quello che è stato pagato alla famiglia - ad un gruppo di donne nigeriane domiciliate in Italia. Il passaggio delle frontiere europee avviene attraverso un meccanismo complesso e talvolta anche grazie a documenti falsi. Una volta in Italia le ragazze vengono private dei documenti eventualmente posseduti, e al loro arrivo capiscono che il loro lavoro sarà la prostituzione. Vengono quindi addestrate alla vita di strada con la forza, con la violenza, con minacce di ritorsioni alla famiglia, ma soprattutto terrorizzate con riti woodoo (in Italia e in Nigeria). “Hai con noi un debito di 50.000 € da pagarci per rimborsare le spese sostenute per il tuo viaggio, dopo sarai libera – sono solite ripetere le donne che tengono prigioniere le ragazze – noi abbiamo speso tanto per portarti qui e devi ringraziarci di essere in Italia”. Non c’è scampo, si “lavora in strada” al mattino sulle statali e sui raccordi autostradali e di sera e di notte in città.
La storia è sempre uguale: ogni ragazza piange, si dispera, medita la fuga ma è terrorizzata dalle ritorsioni sulla famiglia, dalle maledizioni dei riti voodoo, dalla violenza della sua “madame”........ che finisce anche per mandarla in ospedale per le percosse che le infligge, ed esempio perché dal conto dei profilattici e dei soldi che la ragazza le ha riportato all’alba, emerge - in difetto - una differenza di 35 € che la ragazzina non sa giustificare. Gli ospedali sono i luoghi in cui le ragazze acquistano coraggio e si confidano magari con qualche infermiera che le mette in contatto con le forze dell’Ordine e/o con gli operatori di una casa di accoglienza . A questo punto la ragazza “viene accolta in fuga”, inizia la trafila burocratica che le consente di ottenere il PERMESSO DI SOGGIORNO (in base all’ art. 18 del T.U. sull’immigrazione), denuncia la” maman” e affronta il processo. Grazie alla struttura in cui viene accolta la ragazza ricomincia una vita normale, impara la lingua italiana, gode di assistenza psicologica e culturale, riesce ad ottenere un lavoro “onesto”, e in casi eccezionali partecipa al processo contro i suoi sfruttatori assistita da un avvocato che cercherà di garantirle la sicurezza utilizzando tutti gli strumenti che la Legge consente . Se l’incubo della segregazione in Italia sembra dissolto il risveglio non è meno amaro a causa delle notizie che arrivano dai famigliari in Nigeria. La “fuga” della ragazza, la sua denuncia e persino la celebrazione del processo a carico della sua maman e dei suoi vari “aiutanti” nella gestione anche della tratta provoca violente ripercussioni in Nigeria. Anche qui le testimonianze delle ragazze sono sempre simili : “mio padre è stato portato via per essere sottoposto al rito woodoo” oppure “una donna e due uomini armati si sono presentati nella casa africana dove ancora vive la mia famiglia e, puntando una pistola alla tempia del fratellino più piccolo, hanno picchiato la
mamma, pretendendo da lei il saldo del debito e la mia assenza dal processo che si sta celebrando in Italia”. La reazione è scontata, la denuncia in Italia delle violenze sui familiari non porta ad alcun risultato soprattutto pratico, le più fiduciose richieste di rogatorie internazionali cadono nel vuoto e alla vittima non rimane che … “rientrare nel giro” della illegalità, lasciando la “casa accoglienza”, il nuovo lavoro con la conseguente revoca del permesso di soggiorno. Il ciclo ricomincia, ma questa volta per la ragazza è peggio di prima ............ chi la vuole incontrare si può recare di giorno sui raccordi e sulle statali, di notte alla stazione o verso lo stadio, sino a quando non arriverà alla soglia del suicidio … e la oltrepasserà. Il processo contro la sua maman si sarà anche concluso con la condanna, perché comunque le varie prove erano sufficienti, ma la maman è “irreperibile” (....e forse il prezzo della sua fuga e del rientro in Nigeria è stato pagato con i soldi che la ragazza ricomincia a consegnare alla nuova “padrona” ). La sentenza avrà anche ordinato il pagamento del risarcimento del danno, ma tutto questo rimane solo sulla carta. Le chiamano “prostitute”, ma sarebbe meglio dire PROSTITUITE, costrette a vendere se stesse, il loro corpo, la loro dignità, ridotte a merce di un traffico che ha assunto la intollerabile forma di una delle peggiori SCHIAVITU’ CONTEMPORANEE. Secondo la c.d. “Direzione Nazionale Antimafia”, che con la c.d. “Transcrimine” si occupa del problema a partire dalla firma della Convenzione ONU sulla criminalità organizzata transnazionale (Palermo 2000), nel sistema italiano lo strumento di maggior interesse è rappresentato dall’applicazione dell’art. 18 del T.U. sull’immigrazione : il soggiorno per motivi di protezione sociale ha, infatti, favorito le denunce e
stabilizzato sul territorio i potenziali testimoni. Dal punto di vista pratico tale norma cerca di assicurare un minimo di tutela alle vittime, dato che il sistema approntato dal legislatore con l'art. 18 dl 286 del 1998 offre un mezzo assolutamente valido per garantire alle vittime di tratta e prostituzione forzata una reale e valida assistenza per affrancarsi dalla condizione disumana in cui versavano . Tale strumento può essere certamente considerato all’avanguardia soprattutto se si riflette sul fatto che una legge interna del ’98 sia riuscita ad anticipare statuizioni che solo a partire dal 2000, con la Convenzione di Palermo e i suoi protocolli addizionali, sono state fatte proprie dal diritto internazionale. Il rilascio del permesso di soggiorno è condizionato alla presenza degli elementi oggettivi quali le accertate situazioni di violenza o grave sfruttamento di cittadini stranieri, il concreto, grave ed attuale pericolo per la loro incolumità da un lato, e dall’altro, la rilevanza del contributo offerto dalla vittima stessa all’attività investigativa dell’autorità giudiziaria finalizzata alla lotta contro l’organizzazione criminale. Di certo, la collaborazione della vittima non può, in virtù del carattere umanitario della norma, essere usata come oggetto di scambio, non può essere offerta per ottenere il rilascio del permesso di soggiorno, così come la mancata collaborazione non può, da sola, giustificarne la revoca. In realtà, il sistema dell’art. 18 incentiva la collaborazione, ma non scaturisce da essa. L’indicazione di rischio si è rivelata la strumentalizzazione della norma , da parte di immigrati illegali , per ottenere l’accesso a strutture assistenziali . I rischi, però, possono essere evitati con un’attenta valutazione dei piani d’intervento e della serietà delle organizzazioni interessate , che debbono essere conosciute e offrire serie garanzie.
D’altro canto la istituzione in seno ai progetti di attuazione dell’art. 18 di uffici legali, con avvocati che valutano con competenza e attenzione i casi nei quali il ricorso alla via giudiziaria appaia utile , si è rivelata determinante alla riduzione dei rischi di strumentalizzazione. L’esperienza dimostra che per intraprendere il cammino verso la libertà ed indipendenza dai trafficanti occorre consentire alle vittime trafficate di poter subito fruire dell’accoglienza della prima assistenza e del permesso di soggiorno che le toglie dallo stato di illegalità involontario in cui si trovano. L’art. 18 testo unico sull’immigrazione interviene in questo contesto prevedendo anche la istituzione di programmi di assistenza e di integrazione sociale, veri e propri percorsi di “doppio binario “, giuridico e sociale per soggetti stranieri, , in particolare donne e minori, che intendano sottrarsi alla violenza e ai condizionamenti di personaggi dediti al traffico di persone a scopo di sfruttamento sessuale. L’auspicio è di individuare nuove strategie per il contrasto di questi crimini, che si rivelino determinanti, così come lo è stata l’attuazione dell’art. 18 del TU sull’immigrazione che ad oggi ha permesso di togliere dalla schiavitù del marciapiede più di 3.000 donne . Lo strumento previsto dall’art. 18 in esame è particolarmente utilizzato dalle Procure di Perugia , Genova , Torino , Milano e Ascoli Piceno . Fra gli Enti che nelle diverse città italiane hanno risposto all’invito legislativo è il Comune di Perugia con l’Assessorato alle politiche di coesione sociale, che ha promosso ed attuato il programma di assistenza e di integrazione sociale, previsto dall’art. 18 D.L.gls. n° 286/98 con la promozione del progetto denominato inizialmente - “Free Women” (1).
) realizzato con finanziamenti per il 70% della spesa totale a valere sulle risorse statali –
Il programma è finalizzato alla assistenza ed integrazione sociale delle donne immigrate, vittime della tratta e di violenza ai fini di sfruttamento sessuale onde salvaguardare il diritto alla salute delle stesse, il diritto alla loro integrità psicofisica, il diritto alla libertà sessuale contro ogni forma di soprusi e violenza, così tutelando la loro dignità e favorendo il pieno sviluppo della loro personalità; é stato sviluppato un complesso lavoro per la protezione e l’inserimento sociale delle vittime di tratta ai fini di sfruttamento sessuale; si contribuisce efficacemente al contrasto delle organizzazioni criminali che ne gestiscono il traffico e lo sfruttamento; si sta realizzando l’inclusione sociale mediante i programmi di assistenza ed integrazione sociale; si va riformulando in termini di legalità – sicurezza - autonomia il progetto migratorio; ci si vuole porre in maniera alternativa e antagonista alle reti di sfruttamento. La sensibilità di tutti gli operatori del progetto Free Women ha consentito di fare un salto di qualità : alle vittime accolte in fuga viene assicurata da parte del programma la possibilità di avvalersi di una assistenza legale, che viene loro assicurata in modo gratuito, che le assiste nella fase della preparazione del processo e le rappresenta nel momento del giudizio anche con la costituzione di parte civile finalizzata ad ottenere il risarcimento del danno. Il progetto Free Women si distingue anche per una seconda peculiarità; nel processo penale le vittime non vengono lasciate da sole : oltre alla costituzione di parte civile per mezzo di avvocati dell’ufficio legale del progetto stesso , le vittime accolte in fuga vengono anche idealmente e concretamente affiancate dal progetto attraverso la costituzione di parte civile del Comune di Perugia. In questo modo la comunità rappresentata dal suo primo cittadino manifesta il
Dipartimento Pari Opportunità- e per il 30% a valere sulle risorse del Comune di Perugia ex DPR 31.08.1999, n. 394
proprio sdegno nei confronti del fenomeno criminale e rivendica con il dovere istituzionale la tutela dei diritti umani. L’attività processuale del progetto è riuscita ad ottenere nel lasso di tempo di circa 8 anni circa una serie di sentenze di condanna degli imputati al risarcimento del danno sia a favore della vittima (quantificato in cifre che variano tra i trenta e i cinquantamila euro procapite) sia a favore della città, con l’unico handicap che il credito portato dalle somme riconosciute a titolo di danno non è esigibile per insolvibilità dei condannati.
Baraccopoli alla periferia di Benin City (Nigeria)
L’arrivo in Italia attraverso barconi di fortuna
La consapevolezza di essere stata ingannata La famiglia della ragazza sta “trattando” la consegna della ragazza ai trafficanti di esseri umani
Un rito woodoo. La ragazza fa una solenne promessa
Non sai dove andare e non conosci nessuno, la madame ti cede una stanza nella sua casa. Dicono che ti fanno un favore, ma sei costretta a pagare l’affitto, il vitto, la luce elettrica e perfino l’acqua che bevi.
L’attraversata del deserto, un viaggio che può durare anche molti mesi prima dell’arrivo in Libia
L’amarezza, la solitudine, i pianti, la rabbia, la diffidenza verso tutti. Sei costretta a pagare un debito enorme, e lo dovrai fare vendendo il tuo corpo. Ti offrono perfino il pezzetto di marciapiede dove “lavorerai” e ovviamente dovrai pagare anche quello
Le Vittime della Tratta dalla Nigeria by Foundation for Africa48 viewsEmbedDownloadDescriptionRiti magici e religiosi, difficoltà di integrazione delle ragazze nigeriane vittime dei trafficanti di uomini e della mafia nigeriana che, al loro arrivo in Italia, sono costrette a prostituirsi.Riti magici e religiosi, difficoltà di integrazione delle ragazze nigeriane vittime dei trafficanti di uomini e della mafia nigeriana che, al loro arrivo in Italia, sono costrette a prostituirsi.Interests: Types, Creative WritingRead on Scribd mobile: iPhone, iPad and Android.Copyright: Public DomainDownload as PDF, TXT or read online from ScribdFlag for inappropriate contentShow moreShow less