Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-20-codice-civile-convocazione-dellassemblea-delle-associazioni
Timestamp: 2020-06-03 04:14:24+00:00
Document Index: 56844948

Matched Legal Cases: ['art. 20', 'art. 20', 'art. 801', 'art. 20', 'art. 314', 'art. 7', 'art. 314', 'art. 36', 'art. 20']

Art. 20 codice civile: Convocazione dell'assemblea delle associazioni | La Legge per tutti
Art. 20 codice civile: Convocazione dell’assemblea delle associazioni
L’assemblea deve essere inoltre convocata quando se ne ravvisa la necessita’ o quando ne e’ fatta richiesta motivata da almeno un decimo degli associati. In quest’ultimo caso, se gli amministratori non vi provvedono, la convocazione puo’ essere ordinata dal presidente del tribunale (1).
Bilancio: [v. 2423].
Assemblea: organo deliberativo delle associazioni, formato dall’insieme di tutti gli associati chiamati a decidere sulla disciplina e sull’attività dell’ente.
Convocazione: atto con il quale gli amministratori chiamano in adunanza i singoli associati, in un determinato luogo e per un certo giorno.
(1) L’assemblea oltre ad approvare il bilancio: delibera sulle modificazioni dell’atto costitutivo e dello statuto [v. 21]; delibera lo scioglimento dell’associazione e la devoluzione del patrimonio [v. 21]; nomina e revoca gli amministratori e delibera l’azione di responsabilità contro questi ultimi [v. 22]; delibera l’esclusione dell’associato ove ricorrano gravi motivi [v. 24]; esercita ogni altra funzione che l’atto costitutivo o lo statuto non attribuiscono ad altro organo.
Le associazioni dei produttori ortofrutticoli (a.z.p.a.o.), costituite per migliorare le condizioni di esercizio dell'attività di vendita sul mercato dei prodotti degli associati (l. n. 674 del 1978, applicativa del regolamento Cee n. 1360 del 1978), sono caratterizzate da evidenti scopi commerciali, del tutto eterogenei, in quanto tali, a quelli tipici dell'associazione (che possono di volta in volta assumere connotazioni culturali, sociali, ricreative, sportive), struttura collettiva istituzionalmente incompatibile con l'esercizio dell'attività commerciale, senza che l'assenza di fini lucrativi possa validamente inficiare tale affermazione, ben potendo l'organizzazione "de qua" svolgere un'attività di carattere intrinsecamente commerciale, pur senza perseguire la realizzazione di profitti in proprio, ma limitandosi a garantire migliori condizioni di mercato per l'espletamento dell'attività dei suoi membri. Ne consegue che le norme dettate in tema di associazioni devono ritenersi inapplicabili alle predette organizzazioni di produttori, ivi compresa quella, di cui all'art. 20 c.c., in tema di modalità di convocazione dell'organo assembleare dell'ente.
(Cass. Civ. Sez. I 11/09/1997 n. 8963)
Le associazioni dei produttori ortofrutticoli (a.z.p.a.o.), costituite per migliorare le condizioni di esercizio dell'attività di vendita sul mercato dei prodotti degli associati (l. n. 674 del 1978, applicativa del regolamento Cee n. 1360 del 1978), sono caratterizzate da evidenti scopi commerciali, del tutto eterogenei, in quanto tali, a quelli tipici dell'associazione (che possono di volta in volta assumere connotazioni culturali, sociali, ricreative, sportive), struttura collettiva istituzionalmente incompatibile con l'esercizio dell'attività commerciale, senza che l'assenza di fini lucrativi possa validamente inficiare tale affermazione, ben potendo l'organizzazione de qua svolgere un'attività di carattere intrinsecamente commerciale, pur senza perseguire la realizzazione di profitti in proprio, ma limitandosi a garantire migliori condizioni di mercato per l'espletamento dell'attività dei suoi membri. Ne consegue che le norme dettate in tema di associazioni devono ritenersi inapplicabili alle predette organizzazioni di produttori, ivi compresa quella, di cui all'art. 20 c.c., in tema di modalità di convocazione dell'organo assembleare dell'ente.
Poiché il provvedimento di ammissione alla G.I.C. ha efficacia costitutiva del rapporto previdenziale e derogatoria dalla disciplina del rapporto di lavoro, in caso di rigetto della relativa domanda il datore di lavoro non è esonerato dagli obblighi retributivi se frattanto ha sospeso unilateralmente il rapporto, salvo che provi o l'oggettiva impossibilità sopravvenuta di ricevere la prestazione dei dipendenti o l'accordo raggiunto con le O.O.S.S. - anche in sede di precedenza per la consultazione sindacale - di sospendere temporaneamente il rapporto di lavoro. A tal fine è però necessario o un mandato specifico o una ratifica univoca da parte dei lavoratori interessati in quanto l'iscrizione all'associazione sindacale non è atto idoneo a conferirle anche il potere di disporre di diritti acquisiti al patrimonio del lavoratore.
(Cass. Civ. Sez. Lavoro 06/08/1996 n. 7194)
L'adozione ordinaria non è venuta meno nè per effetto della l. 5 giugno 1967 n. 431 sull'adozione speciale nè per effetto della ratifica e dell'ordine di esecuzione (l. 22 maggio 1974 n. 357) della convenzione europea in materia di adozione di minori, firmata a Strasburgo il 24 aprile 1967. Pertanto non può addursi la scomparsa dell'istituto dell'adozione ordinaria per riconoscere gli effetti dell'adozione speciale ad un'adozione costituita conformemente alla legge straniera in base ad un provvedimento giurisdizionale straniero dichiarato efficace in Italia ai sensi dell'art. 801 c.p.c. Per stabilire se ad un'adozione siffatta vadano riconosciuti gli effetti dell'una o dell'altra specie di adozione previste dal nostro ordinamento, trattandosi di adozione regolata dalla legge italiana, ai sensi dell'art. 20, comma 2, disp.prel.c.c., per essere italiani gli adottanti, deve valutarsi a quale di tali specie essa corrisponda maggiormente sotto il profilo dei presupposti e degli effetti; e deve escludersi l'assimilazione all'adozione speciale se tra l'età degli adottanti e quella dell'adottato intercorra una differenza superiore ai quarantacinque anni, data l'inammissibilità di simile differenza ai termini dell'art. 314/2, comma 2 c.c. Gli art. 7 e 8 n. 3 della convenzione europea in materia di adozione di minori non sono in contrasto con l'art. 314/2, comma 2 c.c.
(Cass. Civ. Sez. I 16/06/1982 n. 3673)
Nonostante la disposizione contenuta nell'art. 36 c.c. secondo cui le associazioni non riconosciute sono regolate dagli accordi degli associati, queste si modellano, in virtù di un principio generale e costante, secondo una struttura organizzativa che non può prescindere dall'esistenza, accanto agli organi esecutivo e rappresentativo, di un organo deliberante (assemblea) formato di tutti i membri o associati, con la conseguenza che a fare ritenere l'inesistenza in concreto di tale organo non è sufficiente l'eventuale silenzio al riguardo dell'atto costitutivo, dal momento che a tale silenzio sopperiscono le norme che disciplinano le persone giuridiche in genere e le associazioni non riconosciute in particolare (art. 20 e 21 c.c.), a meno che la mancanza dell'organo assembleare dipenda da una precisa volontà di sopprimerlo in sede di modifiche apportate allo statuto originario dell'associazione non riconosciuta. In tal caso, però, qualora si accerti che la trasformazione sia stata deliberata da organi dell'associazione non riconosciuta, dei quali venga fondatamente contestata la legittimità rappresentativa e risulti che la delibera di trasformazione non è mai stata approvata dall'assemblea, deve ritenersi la giuridica inesistenza della nuova associazione, il cui ordinamento, per difetto di presupposti essenziali richiesti dalla legge, si ponga in aperto contrasto con questa.
(Cass. Civ. Sez. I 03/1/1981 n. 5791)