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Timestamp: 2020-04-05 07:25:56+00:00
Document Index: 157085029

Matched Legal Cases: ['art. 262', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 262', 'sentenza ', 'art. 262', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 262', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 262', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 676', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 263', 'art. 355', 'sentenza ', 'art. 264', 'sentenza ', 'art. 263', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 262', 'art. 7', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 263', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 263', 'art. 667', 'art. 676', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 263', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 263', 'art. 127', 'art. 127', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 263', 'art. 310', 'art. 263', 'sentenza ', 'art. 263', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 263', 'art. 127', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 263', 'art. 127', 'art. 585', 'art. 321', 'art. 321', 'art. 676', 'sentenza ', 'art. 263', 'art. 10', 'art. 127', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 263', 'art. 127', 'art. 127', 'art. 263', 'sentenza ', 'sentenza ']

Art. 262 codice di procedura penale - Durata del sequestro e restituzione delle cose sequestrate - Brocardi.it
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Articolo 262 Codice di procedura penale
Dispositivo dell'art. 262 Codice di procedura penale
1. Quando non è necessario mantenere il sequestro a fini di prova [187], le cose sequestrate sono restituite a chi ne abbia diritto, anche prima della sentenza [129, 425, 525-548]. Se occorre, l'autorità giudiziaria prescrive di presentare a ogni richiesta le cose restituite e a tal fine può imporre cauzione.
2. Nel caso previsto dal comma 1, la restituzione non è ordinata se il giudice dispone, a richiesta del pubblico ministero o della parte civile, che sulle cose appartenenti all'imputato o al responsabile civile sia mantenuto il sequestro a garanzia dei crediti indicati nell'articolo 316 (1).
3. Non si fa luogo alla restituzione e il sequestro è mantenuto ai fini preventivi quando il giudice provvede a norma dell'articolo 321 (2).
3-bis. Trascorsi cinque anni dalla data della sentenza non più soggetta ad impugnazione, le somme di denaro sequestrate, se non è stata disposta la confisca e nessuno ne ha chiesto la restituzione, reclamando di averne diritto, sono devolute allo Stato (3).
4. Dopo la sentenza non più soggetta a impugnazione [648] le cose sequestrate sono restituite a chi ne abbia diritto, salvo che sia disposta la confisca [c.p. 240].
(1) Si tratta di somme dovute all'erario dello Stato, per spese di giustizia, per pagamento della pena pecuniaria ovvero per il pagamento delle obbligazioni civili derivanti dal reato.
(2) La norma in esame prevede sia l'ipotesi di restituzione delle cose sequestrate (comma primo) sia di conversione automatica del sequestro da finalità probatoria a finalità cautelare.
(3) Tale comma è stato inserito dall’art. 2, comma 612, della l. 24 dicembre 2007, n. 244
Spiegazione dell'art. 262 Codice di procedura penale
Per quanto concerne le vicende estintive del sequestro, la collocazione sistematica della presente norma evidenzia come la restituzione delle cose sequestrate dipenda dal venir meno di esigenze probatorie che avevano in precedenza determinato il provvedimento.
Difatti, quando non è più necessario mantenere il sequestro a fini di prova, le cose sequestrate devono essere restituite a chi ne abbia il diritto, anche prima della sentenza.
A tale disposizione è direttamente collegata quella che impone la conversione del sequestro, da misura con finalità probatoria a misura con finalità cautelare.
Tale conversione non è tuttavia automatica, in quanto il legislatore richiede l’emissione di apposito provvedimento, nel rispetto delle ordinarie procedure, collegando il momento estintivo del sequestro penale con il momento di adozione della cautela reale.
Nello specifico, una volta venuto meno il presupposto probatorio, il giudice, su apposita istanza, può mantenere il vincolo conservativo o preventivo solamente quando abbia verificato la sussistenza dei rispettivi presupposti richiesti dalla legge (v. artt. 316 e 321).
Nel caso in cui il sequestro avesse ad oggetto somme di denaro e non sia stata disposta la confisca oppure nessuno abbia chiesto la restituzione, le somme sono devolute allo Stato, ma solo una volta decorsi cinque anni dalla sentenza irrevocabile.
Da ultimo, ai sensi del comma 4, le cose sequestrate sono restituite all’avente diritto una volta divenuta irrevocabile la sentenza, tranne nelle ipotesi in cui sia stata disposta la confisca.
Massime relative all'art. 262 Codice di procedura penale
Cass. pen. n. 9284/2015
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 9284 del 3 marzo 2015)
Cass. pen. n. 1116/2010
La restituzione di beni che a suo tempo siano stati sequestrati ad una società non può essere disposta in favore di quest’ultima ove trattisi di beni il cui legittimo possesso non risulti dai bilanci e dalla situazione patrimoniale (principio affermato, nella specie, con riguardo a somme di danaro accantonate “in nero” dagli amministratori di una società e pertanto da ritenersi, secondo la Corte, come non giuridicamente possedute dalla medesima società).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 1116 del 13 gennaio 2010)
Cass. pen. n. 18253/2008
L'avvenuta restituzione del bene sequestrato rende inammissibili, per sopravvenuta carenza di interesse, la richiesta di riesame del sequestro probatorio e l'eventuale successivo ricorso per cassazione. Infatti, con la restituzione della documentazione sequestrata, anche se accompagnata dall'estrazione di copia della stessa, il provvedimento limitativo del diritto sulla cosa si è già esaurito, e l'interessato non ha più alcuna ragione specifica per attivare o coltivare la procedura incidentale, funzionale esclusivamente a rimuovere le misure restrittive per le quali non sussistono i requisiti richiesti dalla legge. Il giudicato nel procedimento incidentale riguarda solo il vincolo imposto dal provvedimento di sequestro, e non i profili di legittimità e di utilizzabilità della prova acquisita.
(Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 18253 del 7 maggio 2008)
Cass. pen. n. 4965/2008
In tema di sequestro probatorio di immobile abusivo, laddove, venute meno, per effetto della definizione del procedimento, le esigenze probatorie, il giudice nulla disponga in ordine al bene in sequestro, in particolare non disponendo il sequestro preventivo o conservativo, deve ritenersi illegittima la protrazione del sequestro probatorio stesso al fine di conservare l'immobile in vista della sua demolizione, imponendosi invece la sua restituzione all'avente diritto.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 4965 del 31 gennaio 2008)
In caso di dissequestro di un bene oggetto di un contratto di leasing già sottoposto a sequestro preventivo, l'avente interesse alla restituzione non è il proprietario concedente bensì l'utilizzatore in quanto soggetto che assume i rischi connessi al deterioramento del bene, non dovuto all'uso, e alla perdita della res.
Cass. pen. n. 38710/2004
La conversione del sequestro probatorio in sequestro conservativo, ai sensi dell'art. 262, comma 2, c.p.p., può essere chiesto e disposto fino a quando la sentenza di merito non sia passata in giudicato, anche quando trattasi di sentenza non soggetta ad appello ma soltanto a ricorso per cassazione, come (di regola) nel caso di applicazione della pena su richiesta.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 38710 del 4 ottobre 2004)
Cass. pen. n. 4606/2003
Il giudice dell'esecuzione, nell'ambito del procedimento preordinato alla restituzione delle cose sequestrate (artt. 262 e 263 c.p.p.), ha il potere di accertare la titolarità delle stesse prima di disporne la restituzione. Detto potere spetta al giudice penale anche nel caso in cui non vi sia controversia sulla proprietà della cosa; né determina alcuna presunzione sulla titolarità della cosa l'appartenenza del luogo in cui il sequestro è avvenuto.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 4606 del 30 gennaio 2003)
Cass. pen. n. 4077/1999
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 4077 del 10 novembre 1999)
Cass. pen. n. 3225/1999
Il giudice non può trasformare il sequestro probatorio in sequestro conservativo a garanzia del pagamento delle spese di giustizia senza una richiesta del pubblico ministero, espressamente prevista dall'art. 262, comma secondo, c.p.p.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 3225 del 4 novembre 1999)
Cass. pen. n. 2544/1999
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 2544 del 28 ottobre 1999)
Cass. pen. n. 1597/1999
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 1597 del 17 luglio 1999)
Cass. pen. n. 1166/1999
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 1166 del 9 luglio 1999)
Cass. pen. n. 3053/1999
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 3053 del 24 giugno 1999)
Cass. pen. n. 1026/1999
In tema di sequestro probatorio, la restituzione delle cose sottoposte a sequestro, durante la fase delle indagini preliminari, può essere richiesta solo al pubblico ministero procedente da parte dell'interessato, il quale potrà rivolgersi al Gip solo in sede di opposizione contro l'eventuale decreto reiettivo emesso dal pubblico ministero. Ne consegue che se l'interessato, in questa fase, adisce direttamente il Gip il provvedimento che questi emette, previo parere del P.M., deve considerarsi affetto da nullità assoluta per incompetenza funzionale.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 1026 del 6 maggio 1999)
Cass. pen. n. 2073/1998
In tema di sequestro probatorio di documenti, qualora questi siano stati dissequestrati, perde di interesse la richiesta di riesame proposta dal soggetto cui tali documenti erano stati sequestrati, anche se, contestualmente al decreto di restituzione degli originali, il pubblico ministero abbia trattenuto copia di essi.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 2073 del 7 luglio 1998)
Cass. pen. n. 1929/1998
Il giudice dell'esecuzione può legittimamente disporre il dissequestro di somme di denaro relativamente ad un processo conclusosi con sentenza passata in giudicato con l'avvertenza che il sequestro permane in relazione ad altri procedimenti, ancora pendenti, cui le indagini a carico del medesimo imputato avevano dato luogo. Tale provvedimento di dissequestro contiene il doveroso avvertimento che le cose sequestrate non possono essere restituite finché dura l'omologo vincolo sugli altri procedimenti e deve ritenersi adottato a salvaguardia dell'altrui sfera di competenza.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 1929 del 24 giugno 1998)
Cass. pen. n. 6197/1998
Il provvedimento di rimessione al giudice civile della questione relativa alla restituzione delle cose sequestrate ha sempre carattere interlocutorio e, come tale, è intrinsecamente insuscettibile di impugnazione, né può presentare, se motivato in riferimento al capoverso dell'art. 676 c.p.p., alcun profilo di abnormità.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 6197 del 26 maggio 1998)
Cass. pen. n. 1414/1998
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 1414 del 7 maggio 1998)
Cass. pen. n. 5061/1997
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 5061 del 18 dicembre 1997)
Cass. pen. n. 3098/1997
Sono abnormi e devono essere annullati senza rinvio sia il parere espresso dal P.M., su una richiesta di restituzione di cose sottoposte a sequestro probatorio, sia il provvedimento del Gip che, a seguito del parere, abbia provveduto sulla richiesta; ciò in quanto non è possibile considerare il parere come provvedimento di rigetto e convertire in opposizione la trasmissione degli atti al Gip per la decisione. (Ha precisato la Corte che ove si seguisse tale ultima interpretazione, non verrebbe consentito alle parti di assolvere in maniera congrua al loro compito, sia per la presenza di una motivazione orientata su differenti presupposti; sia per la difficoltà della difesa di contrastare affermazioni non aderenti alla fattispecie considerata, risultandone in tal modo la opposizione snaturata della sua effettiva funzione di controllo e consentendosi l'adesione in questa seconda fase di una motivazione basata su diverse valutazioni da quelle eventualmente espresse col parere e, perciò, non sempre adeguatamente censurabili in sede di legittimità, così producendosi una evidente limitazione del diritto di difesa).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 3098 del 12 novembre 1997)
Cass. pen. n. 5163/1997
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 5163 del 11 novembre 1997)
Cass. pen. n. 2743/1997
In tema di sequestro operato dalla polizia, qualora sia inutilmente decorso il termine di 48 ore dalla trasmissione del relativo verbale, il P.M. non può più esercitare il potere di convalida, ma deve immediatamente disporre la restituzione dei beni. Qualora egli non provveda in tal senso, l'interessato, avvalendosi del procedimento di cui all'art. 263 c.p.p., può avanzare istanza di restituzione e successivamente, in caso di diniego, proporre opposizione al Gip; mentre, quando il P.M., nonostante il decorso del termine convalidi tardivamente il sequestro, l'interessato, a norma del terzo comma dell'art. 355 c.p.p., può presentare istanza di riesame, sulla quale il tribunale deve provvedere, adempiendo all'obbligo imposto dal comma 2 dello stesso articolo, e cioè ordinando la restituzione della cosa sequestrata.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 2743 del 3 giugno 1997)
Cass. pen. n. 9149/1996
Il giudice dell'esecuzione, competente alla restituzione delle cose sequestrate, deve accertare l'effettiva sussistenza del diritto alla restituzione a favore del richiedente, attuando, in caso negativo, la norma di cui all'art. 264 c.p.p., stante il principio che, per l'accoglimento della domanda, non è sufficiente il favor possessionis, ma occorre la prova positiva dello jus possidendi.
(Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 9149 del 17 ottobre 1996)
Cass. pen. n. 3123/1996
Qualora siano sequestrate cose pertinenti ai reati ipotizzati, è possibile disporre l'immediata restituzione delle cose non utili ai fini delle indagini poiché non può indagarsi sul legame pertinenziale di ogni singolo documento. Infatti occorre distinguere tra documenti e cose pertinenti al reato cioè collegate con un nesso strumentale al reato addebitato e quelle non più utili ai fini delle indagini cioè quelle che non è più necessario per i più disparati motivi mantenere vincolate ai fini di prova, per le quali è previsto un procedimento per la loro restituzione, art. 263 c.p.p., senza che ciò comporti il venir meno della natura pertinenziale delle res sequestrate. Ed invero il molteplice atteggiarsi delle modalità di elusione fiscale da parte di alcuni soggetti e soprattutto nel campo societario sia con fenomeni illeciti di evasione sia con attività consentite di elusione, impone, nel settore dei reati finanziari e societari, un'indagine a largo spettro, che non può quasi mai arrestarsi al nucleo originario dell'ambito societario ma deve estendersi a tutte le società collegate, possibili contenitori di operazioni tese in senso lato ad eludere la normativa vigente nelle predette materie.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 3123 del 9 settembre 1996)
Cass. pen. n. 12087/1995
Poiché il possesso di oggetti di interesse artistico, storico o archeologico, che appartengono al patrimonio indisponibile dello Stato fin dalla loro scoperta, si deve ritenere illegittimo a meno che il detentore non dimostri di averli legittimamente acquistati ai sensi degli artt. 43, 44 o 46, L. 1 giugno 1939, n. 1089, nel procedimento penale l'onere di tale dimostrazione incombe sulla persona presso la quale gli oggetti predetti sono stati rinvenuti; tuttavia se il processo si chiude con la declaratoria di estinzione del reato per amnistia o prescrizione, la persona prosciolta, ai fini della restituzione delle cose sequestrate, conserva la possibilità di fornire la prova della legittimità del possesso davanti al giudice dell'esecuzione. (In applicazione di detto principio la corte ha annullato la sentenza con la quale, dichiarato estinto per prescrizione il delitto di ricettazione di vari reperti archeologici, era stata disposta d'ufficio la restituzione dei predetti oggetti alla competente amministrazione dello Stato).
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 12087 del 11 dicembre 1995)
Cass. pen. n. 3572/1995
Qualora debba essere restituito un manufatto abusivo per il venir meno dell'efficacia del sequestro, dovendo la restituzione essere effettuata, ai sensi dell'art. 262, comma 1, c.p.p., a favore di chi «ne abbia diritto», è necessario accertare se sia trascorso il termine di novanta giorni dalla notificazione dell'ordinanza a demolire, da cui deriva, secondo il disposto dell'art. 7, L. 28 febbraio 1985, n. 47, l'automaticità dell'acquisizione e l'immediato trasferimento della res abusiva al patrimonio del comune dell'area di sedime e delle pertinenze urbanistiche, sempre che non vi sia un proprietario incolpevole ed estraneo all'abuso.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 3572 del 1 dicembre 1995)
Cass. pen. n. 3724/1995
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 3724 del 13 ottobre 1995)
Cass. pen. n. 3118/1995
In tema di restituzione del corpo del reato, l'insorgere della controversia sulla proprietà delle cose sequestrate, delle quali è stata ordinata la restituzione, di per sé non fa venir meno del tutto la competenza del giudice penale. Il procedimento incidentale dinanzi al giudice civile, previsto dall'art. 263, comma 3, c.p.p. nell'ambito del procedimento per la restituzione delle cose sequestrate, ha come oggetto esclusivo la risoluzione della controversia sulla proprietà delle stesse. Ne consegue che spetta al giudice penale che ha ordinato la restituzione delle cose sequestrate provvedere in ordine alla custodia delle stesse fino a quando la controversia sulla loro proprietà non sia stata risolta.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 3118 del 13 ottobre 1995)
Cass. pen. n. 2344/1995
In tema di sequestro probatorio, quando questo abbia ad oggetto somme depositate presso istituti bancari, che si assumano qualificabili come «corpo di reato», in quanto costituenti profitto del reato per cui si procede, il dissequestro di tali somme, una volta esaurite le esigenze probatorie, non può essere negato quando la loro provenienza risulti altrimenti giustificata. (Nella specie la Corte ha ritenuto erroneo il richiamo operato dal giudice di merito alla pretesa assoggettabilità delle somme in questione a confisca obbligatoria - rientrando esse invece solo nell'ambito della confisca facoltativa - come pure il richiamo alla «confusione» che poteva essersi realizzata fra somme lecitamente acquisite e somme costituenti provento di reato, non tenendo conto, detto ultimo richiamo, del fatto che la nozione di «corpo di reato» postula l'esistenza di un rapporto di immediatezza tra la cosa e la fattispecie penale ipotizzata).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 2344 del 29 agosto 1995)
Cass. pen. n. 20296/1995
Avverso il provvedimento di rigetto dell'istanza di restituzione delle cose sequestrate emesso dal giudice nel corso del giudizio di cognizione ai sensi dell'art. 263, n. 1, c.p.p., è possibile esperire l'opposizione prevista per gli incidenti di esecuzione dall'art. 667, n. 4, cui fa rinvio l'art. 676 c.p.p. Tale mezzo di impugnazione deve infatti essere esteso in via analogica poiché l'esigenza di tutela sostanziale dei diritti degli interessati deve essere salvaguardato, anche in assenza di una esplicita previsione del legislatore, con la possibilità di proporre successivamente opposizione davanti allo stesso giudice che ha emesso il provvedimento de plano.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 20296 del 28 luglio 1995)
Cass. pen. n. 23/1995
(Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 23 del 14 luglio 1995)
Cass. pen. n. 2816/1995
La restituzione dell'immobile abusivo deve essere effettuata all'avente diritto. Detto accertamento deve essere rigoroso e comprende in sede di restituzione di immobile costruito abusivamente la sussistenza dei presupposti, dei requisiti e delle condizioni da cui dipende l'acquisizione gratuita della res abusiva, dell'opera di sedime e di quella pertinenziale al patrimonio disponibile del comune ed il trasferimento dello ius possessionis, ed, in definitiva, la dimostrazione del verificarsi di detta acquisizione gratuita e se non vi ostino provvedimenti amministrativi o giurisdizionali i quali facciano venir meno o sospendano l'effetto acquisitivo.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 2816 del 8 luglio 1995)
Cass. pen. n. 3596/1995
In caso di sequestro probatorio, quando alla restituzione della res non abbia provveduto il giudice che procede, con ordinanza de plano suscettibile di incidente di esecuzione ma inoppugnabile, l'interessato deve rivolgersi al giudice dell'esecuzione a norma dell'art. 263, sesto comma, c.p.p. (Fattispecie in cui la Corte ha dichiarato l'inammissibilità del «controricorso» proposto dall'interessato, rilevando che non essendo previsto nel nostro ordinamento il ricorso incidentale, l'unica via consentita era quella sopra indicata, pur in presenza di un ricorso del pubblico ministero avverso il diniego di confisca delle stesse cose delle quali il privato aveva, sia pure utilizzando un mezzo non consentito, chiesto la restituzione).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 3596 del 4 aprile 1995)
Cass. pen. n. 105/1995
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 105 del 25 febbraio 1995)
Cass. pen. n. 4771/1995
In tema di sequestro probatorio, le censure concernenti la legittimità, la validità e l'opportunità del sequestro, anche nel merito, possono essere fatte valere solo con la richiesta di riesame; mentre con l'opposizione avverso il provvedimento del P.M. che abbia respinto l'istanza di restituzione delle cose sequestrate si fanno valere censure concernenti esclusivamente la cessazione della necessità di mantenere il sequestro a fini di prova. (Fattispecie in cui la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso avverso il provvedimento del Gip che aveva deciso in sede di opposizione al rigetto dell'istanza di restituzione, in cui si facevano valere vizi del provvedimento di sequestro deducibili soltanto con la richiesta di riesame).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 4771 del 21 febbraio 1995)
L'art. 263, comma quinto, c.p.p. rinvia all'art. 127 stesso codice per la regolamentazione del procedimento davanti al giudice per le indagini preliminari sull'istanza di restituzione delle cose sequestrate; ne consegue che - a norma del comma settimo dello stesso art. 127 - l'ordinanza decisoria deve essere comunicata o notificata «senza ritardo» ai soggetti che possono proporre ricorso per cassazione. La legge però non prevede che la violazione di tale norma costituisca causa di nullità, né il ritardo nel deposito (e nella comunicazione) della decisione può essere inquadrato nelle nullità di ordine generale.
Cass. pen. n. 3146/1994
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 3146 del 12 dicembre 1994)
Cass. pen. n. 4468/1994
In caso di sequestro probatorio l'istanza di dissequestro deve essere proposta al P.M. al diniego del quale deve seguire opposizione al Gip la cui decisione è ricorribile per cassazione; la competenza del tribunale del riesame è esclusa posto che il giudizio di opposizione costituisce vero e proprio giudizio di impugnazione per cui, stante la tipicità dei rimedi, non è dato derogare alle previsioni di legge.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 4468 del 1 dicembre 1994)
Cass. pen. n. 2821/1994
Qualora il giudice per le indagini preliminari, ricevuta direttamente un'istanza di restituzione di cose sottoposte a sequestro probatorio, in luogo di trasmetterla, come dovrebbe, al P.M. per quanto di sua competenza, ai sensi dell'art. 263, comma 4, c.p.p., gliela trasmette per un semplice, irrituale parere, acquisito il quale provveda negativamente, in conformità di esso, con ordinanza pronunciata de plano sull'istanza medesima, e avverso detta ordinanza venga quindi proposto appello al tribunale, ai sensi dell'art. 310 c.p.p., siffatto gravame va qualificato come opposizione al «parere» summenzionato, a sua volta assimilabile al decreto di rigetto previsto dal citato comma 4 dell'art. 263 c.p.p., e va quindi trasmesso, per la decisione, allo stesso giudice per le indagini preliminari, il quale provvederà ai sensi del successivo comma 5. Ove in tal senso non disponga il tribunale, potrà disporre la Corte di cassazione, investita di ricorso proposto avverso la decisione del tribunale stesso, previo annullamento di detta decisione.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 2821 del 26 agosto 1994)
In caso di rigetto, da parte del pubblico ministero, di richiesta di restituzione nell'ipotesi di sequestro di P.G., è consentito all'interessato di proporre non richiesta di riesame, bensì opposizione ai sensi dell'art. 263, quinto comma, c.p.p. Pertanto, è competente il giudice per le indagini preliminari, e non il tribunale del riesame, a conoscere e decidere in ordine all'esistenza e alla perenzione di un sequestro di P.G.
Cass. pen. n. 308/1994
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 308 del 30 aprile 1994)
Cass. pen. n. 203/1994
Qualora insorga controversia sulla proprietà della cosa confiscata, il giudice dell'esecuzione deve procedere ai sensi degli artt. 676 e 263, comma 3, c.p.p., rimettendo la risoluzione della questione al giudice civile del luogo competente in primo grado. (Fattispecie relativa a rigetto da parte del Gip di istanza presentata da società per ottenere la restituzione di un'auto confiscata, quale corpo di reato, in procedimento penale a carico di terzi, di cui si rivendicava la proprietà o, quantomeno, l'assegnazione della somma ricavata dall'avvenuta vendita all'asta del veicolo).
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 203 del 20 aprile 1994)
Cass. pen. n. 1613/1994
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 1613 del 11 aprile 1994)
Cass. pen. n. 1612/1994
In tema di misure cautelari reali, nel caso di sequestro probatorio, qualora il P.M. con proprio decreto abbia rigettato la richiesta di restituzione delle cose in sequestro dovrà ritenersi la competenza del tribunale per il riesame quando si tratti di valutare la legittimità e l'opportunità del provvedimento di sequestro, mentre dovrà ritenersi la competenza del Gip allorché si tratti di valutare la permanenza o la non permanenza delle condizioni che avevano legittimato la misura cautelare reale.
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 1612 del 11 aprile 1994)
Cass. pen. n. 576/1994
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 576 del 29 marzo 1994)
Cass. pen. n. 581/1994
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 581 del 23 marzo 1994)
Cass. pen. n. 60/1994
La previsione della ricorribilità per cassazione dell'ordinanza che dispone la restituzione delle cose sequestrate, esclude la revocabilità del provvedimento ad opera dello stesso giudice che lo ha emesso.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 60 del 17 marzo 1994)
Cass. pen. n. 3143/1993
In tema di sequestro probatorio, appartiene al P.M. la competenza a provvedere, nella fase delle indagini preliminari, in ordine alle istanze di restituzione delle cose in sequestro. Contro il decreto del P.M. va proposta opposizione, ex art. 263 quinto comma c.p.p., al Gip. L'ordinanza di quest'ultimo, emessa nel rispetto delle forme stabilite dall'art. 127 c.p.p., è impugnabile con ricorso per cassazione, e non già con richiesta di riesame.
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 3143 del 19 aprile 1993)
In tema di restituzione di immobile sequestrato, perché abusivamente realizzato, il giudice — di regola — deve restituire lo stesso a colui al quale sia stata sottratta la disponibilità, al momento della esecuzione del provvedimento di sequestro. È inibito infatti al giudice ordinario — al di fuori delle ipotesi tassativamente disciplinate (artt. 7 e 19 legge n. 47 del 1985) — di inserirsi nel procedimento di demolizione e di acquisizione dell'opera e dell'area — ad essa inerente — al patrimonio indisponibile dell'amministrazione, perché detto procedimento rientra nella sfera di potere esclusivo della P.A. e le relative controversie appartengono alla giurisdizione amministrativa. Non è possibile la restituzione in favore della amministrazione neppure al solo fine della demolizione, poiché quest'ultima è una sanzione amministrativa, applicabile direttamente dalla P.A. stessa in sede di autotutela. La res va invece restituita all'ente territoriale soltanto quando il predetto iter amministrativo sia stato completato (acquisizione e titolo per l'immissione in possesso) in modo incontestato e definitivo. (Nella specie il pretore aveva ordinato la restituzione dell'immobile ricadente in area sottoposta ad uso civico e quindi in zona paesisticamente vincolata ex legge n. 431 del 1985 in favore dell'amministrazione comunale, al solo fine di consentire la demolizione. La Corte ha annullato il provvedimento).
Cass. pen. n. 1780/1992
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 1780 del 25 giugno 1992)
Cass. pen. n. 414/1992
L'istanza di restituzione della cosa sequestrata, qualora si tratti di provvedimento probatorio, va formulata, avvalendosi del procedimento di cui all'art. 263 c.p.p. In tal caso va seguito il rito camerale di cui all'art. 127 ed avverso l'ordinanza conclusiva può essere proposto ricorso per cassazione nel termine di quindici giorni (art. 585 n. 1). Nell'ipotesi in cui il giudice disponga — sulla necessaria richiesta del pubblico ministero — che il sequestro sia mantenuto a fini preventivi ed adotti il relativo provvedimento ex art. 321, l'interessato può presentare istanza di riesame o ricorso diretto nel termine (diverso) di dieci giorni. In questo come in ogni altro (ordinario) provvedimento di sequestro preventivo è — poi — sempre possibile chiedere la revoca ex art. 321 cit., quando vengano meno le condizioni di applicabilità, previste dal primo comma della medesima disposizione. Al di fuori dei casi legislativamente ascrivibili nell'ambito della revoca, il rimedio da esperire è l'istanza di restituzione, disciplinata dall'art. 676.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 414 del 7 maggio 1992)
Cass. pen. n. 721/1992
In tema di sequestro probatorio, ai sensi dell'art. 263, quarto comma, c.p.p., come sostituito ad opera dell'art. 10 lett. a) del decreto legislativo 14 gennaio 1991, n. 12, nel corso delle indagini preliminari competente a provvedere sulla richiesta di restituzione delle cose sequestrate è il pubblico ministero. Al giudice per le indagini preliminari è, invece, attribuita la cognizione a provvedere, nelle forme previste dall'art. 127 c.p.p., sulle opposizioni proposte dagli interessati contro il decreto del pubblico ministero che accoglie o nega la richiesta di restituzione. (Fattispecie in cui la Corte ha annullato il provvedimento adottato dal giudice per le indagini preliminari che aveva disposto, adottando la procedura de plano, la restituzione delle cose sequestrate).
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 721 del 25 marzo 1992)
Cass. pen. n. 2959/1991
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 2959 del 5 febbraio 1991)
Cass. pen. n. 1792/1990
L'art. 263 del nuovo codice di procedura penale, il quale regola il procedimento per la restituzione delle cose sequestrate, rinvia, per la forma procedurale, alle disposizioni di cui all'art. 127 dello stesso codice. Dato essenziale di tale procedura è la ricorribilità per cassazione dell'ordinanza conclusiva (art. 127, settimo comma). Ne consegue che la decisione del giudice delle indagini preliminari ex art. 263 del nuovo codice di procedura penale, con la quale sia rigettata la richiesta di restituzione delle cose sequestrate, è soggetta a ricorso per cassazione. (Nell'affermare il principio di cui in massima la cassazione ha ritenuto infondata la tesi, sostenuta dal procuratore generale, secondo cui l'ordinanza che rigetta l'istanza di dissequestro non sarebbe soggetta a ricorso per cassazione ma alla procedura dell'incidente di esecuzione).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 1792 del 9 ottobre 1990)
Cass. pen. n. 524/1990
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 524 del 1 marzo 1990)