Source: http://www.tribunale.udine.giustizia.it/it/Content/Index/43096
Timestamp: 2019-08-23 06:50:30+00:00
Document Index: 133258885

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 550', 'art. 336', 'art. 337', 'art. 343', 'art. 349', 'art. 588', 'art. 648', 'sentenza ', 'art. 73']

La messa alla prova | Tribunale di Udine
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La messa alla prova è stata introdotta con legge 28.4.2014 n. 67, in vigore dal 17.5.2014, ed è regolata dagli articoli da 168-bis a 168-quater del codice penale e dagli articoli da 464-bis a 464-novies, 657-bis del codice di procedura penale, 141-bis e 141-ter delle norme di attuazione del codice di procedura penale.
Essa consiste in una modalità alternativa di conclusione del procedimento penale, che consente alla persona imputata o indagata di richiedere, per determinate tipologie di reato ed al fine di evitare la pronuncia di una sentenza di condanna, la sospensione del procedimento penale e l’ammissione ad un programma che prevede lo svolgimento di attività lavorativa non retribuita, l’adempimento di determinate prescrizioni, il risarcimento del danno alla persona offesa o danneggiata dal reato, l’eliminazione o, se non possibile, l’attenuazione delle conseguenze dannose o pericolose del reato.
La messa alla prova può essere richiesta per i seguenti reati (consumati o tentati):
reati puniti con la sola pena pecuniaria (multa per i delitti o ammenda per le contravvenzioni)
reati puniti con pena detentiva (reclusione per i delitti o arresto per le contravvenzioni) non superiore nel massimo a quattro anni, anche se congiuntamente o alternativamente alla pena pecuniaria
delitti previsti dall’art. 550 comma 2 codice procedura penale, i quali superano il limite massimo di pena di quattro anni di reclusione:
violenza o minaccia a pubblico ufficiale (art. 336 comma 1 codice penale)
resistenza a pubblico ufficiale (art. 337 codice penale)
oltraggio a magistrato in udienza aggravato (art. 343 comma 2 codice penale)
violazione di sigilli aggravata (art. 349 comma 2 codice penale)
rissa aggravata, esclusi i casi in cui dalla rissa derivino la morte oppure lesioni gravi o gravissime, cioè superiori a quaranta giorni di durata o comportanti danni permanenti all’integrità fisica dell’offeso (art. 588 comma 2 codice penale)
furto aggravato (artt. 624, 624 bis, 625 codice penale)
ricettazione (art. 648 codice penale).
Nel caso in cui un soggetto sia imputato o indagato per più reati e solo per taluni di essi la messa alla prova sia ammissibile, si ritiene che essa non possa essere concessa, in quanto ne deve conseguire la definizione totale, e non solo parziale, del procedimento penale. Neppure essa può essere concessa a colui che sia stato dichiarato delinquente abituale, professionale o per tendenza (artt. 102 e seguenti codice penale) e nei casi in cui non sia possibile formulare previsione di astensione da altre condotte di reato (ad esempio nel caso in cui la persona imputata o indagata abbia già riportato condanne penali, in special modo se per reati analoghi a quello per il quale viene richiesta la messa alla prova).
La messa alla prova può essere concessa una sola volta e comporta l’affidamento della persona imputata o indagata al Servizio sociale per lo svolgimento di un programma avente ad oggetto: attività di volontariato di rilievo sociale, osservanza di prescrizioni con il Servizio sociale o con strutture sanitarie, osservanza di obblighi relativi al luogo di dimora ed alla libertà di movimento, divieti di frequentare determinati locali pubblici. Il programma di trattamento viene elaborato, previ gli accertamenti del caso, dall’U.E.P.E. (Ufficio Esecuzione Penale Esterna, organo del Ministero della Giustizia) di Udine, Pordenone e Gorizia, con sede in Udine, via Trento n. 67, o da altro U.E.P.E. se il richiedente risiede o dimora abitualmente fuori dalla circoscrizione territoriale di competenza dell’U.E.P.E. di Udine, Pordenone e Gorizia, la quale comprende i circondari dei Tribunali di Udine, di Pordenone (che include anche il Portogruarese) e di Gorizia. Il programma viene trasmesso al giudice competente.
La messa alla prova richiede di norma la prestazione di lavoro di pubblica utilità (l.p.u.) da svolgersi presso enti o associazioni pubbliche o private (Stato, Regioni, Province, Comuni, Aziende sanitarie, enti ed organizzazioni, anche internazionali, operanti in Italia nei settori dell’assistenza sociale e sanitaria e del volontariato nei vari campi d’attività) che abbiano sottoscritto l’apposita convenzione con il Tribunale di Udine; l’elenco degli enti convenzionati è reperibile sul presente sito del Tribunale di Udine. Il l.p.u. consiste nella prestazione di attività non retribuita, che viene determinata secondo le disponibilità dell’ente, anche in base alla professionalità ed alle attitudini del richiedente e tenendo conto delle sue esigenze di lavoro, di studio, di famiglia e di salute, nel limite massimo di otto ore giornaliere e per durata non inferiore a dieci giorni, anche non continuativi. L’ente deve garantire l’assicurazione contro gli infortuni in favore del soggetto che svolge il l.p.u..
Profili processuali:
la richiesta di messa alla prova può essere presentata durante le indagini preliminari o con l’opposizione al decreto penale di condanna emesso dal giudice per le indagini preliminari o dopo l’emissione del decreto di giudizio immediato o all’udienza preliminare o, nel caso in cui l’udienza preliminare non sia prevista, all’udienza dibattimentale in fase introduttiva (cioè prima che si dia inizio al processo); a seconda della fase in cui la richiesta viene presentata, è competente a decidere il giudice per le indagini preliminari o il giudice del dibattimento penale;
la richiesta è proposta oralmente o per iscritto dalla persona imputata o da un procuratore speciale, che di norma è il difensore cui sia attribuito dall’interessato tale potere; è obbligatorio il parere del pubblico ministero titolare del procedimento;
la richiesta deve contenere i dati necessari all’elaborazione del programma: dati anagrafici completi del richiedente, nomina del difensore, documentazione relativa al procedimento per il quale la richiesta viene effettuata, dichiarazione di disponibilità dell’ente o dell’associazione se già acquisita, documentazione relativa a particolari condizioni del richiedente - quali ad esempio stato di tossicodipendenza o di alcoldipendenza o condizioni di salute che possano influire sullo svolgimento di determinate attività -, segnalazione di eventuale misura cautelare o esecuzione di pena in corso, documentazione relativa alla proposta di risarcimento in favore della persona offesa o danneggiata o alle altre modalità di eliminazione delle conseguenze dannose o pericolose del reato;
la decisione è emessa dal giudice con ordinanza all’udienza cui vengono convocate le parti (pubblico ministero, imputato, difensore, persona offesa); il giudice, se non sussistono i presupposti per il proscioglimento dell’imputato, dispone la sospensione del procedimento con messa alla prova se ritiene che il programma di trattamento sia idoneo e che la persona imputata si asterrà da ulteriori reati; l’ordinanza che decide sulla richiesta, accogliendola o respingendola, può essere impugnata dalle parti con ricorso alla Corte di Cassazione; se la richiesta viene respinta, essa può comunque essere riproposta dinanzi al giudice del dibattimento;
la sospensione del procedimento inizia a decorrere dal momento in cui la persona interessata sottoscrive il verbale di messa alla prova e non può superare i seguenti termini:
due anni se si procede per reati puniti con pena detentiva, anche se congiunta o alternativa alla pena pecuniaria
un anno se si procede per reati puniti con la sola pena pecuniaria;
il corso della prescrizione del reato è sospeso durante la sospensione del procedimento per la messa alla prova;
in caso di necessità le prescrizioni della messa alla prova possono essere modificate dal giudice dopo aver sentito la persona imputata ed il pubblico ministero;
l’esito positivo della messa alla prova determina l’estinzione del reato, la quale viene dichiarata dal giudice, previa acquisizione della relazione finale dell’U.E.P.E., con sentenza pronunciata in udienza con la partecipazione del pubblico ministero, del difensore, della persona imputata e della persona offesa; se sono previste sanzioni amministrative, esse vengono applicate dall’autorità amministrativa competente (ad esempio, la sospensione o la revoca della patente per il reato di guida in stato d’ebbrezza vengono applicate dal Prefetto e non dal giudice);
in caso di esito negativo della messa alla prova, il giudice dispone con ordinanza che il procedimento riprenda il suo corso e la richiesta non può più essere riproposta;
è prevista la revoca della sospensione del procedimento per messa alla prova nei casi di grave o reiterata trasgressione al programma di trattamento o alle prescrizioni imposte ovvero nel caso di rifiuto di svolgere il lavoro di pubblica utilità; è causa di revoca anche la commissione durante la messa alla prova di un delitto non colposo o di un reato della stessa indole di quello per il quale si sta procedendo; il giudice dispone la revoca in sede di udienza con la partecipazione delle parti; in tal caso il procedimento riprende il suo corso e la richiesta di messa alla prova non può più essere riproposta; l’ordinanza di revoca può essere impugnata con ricorso alla Corte di Cassazione;
in caso di esito negativo o di revoca della messa alla prova il periodo eseguito viene comunque detratto dalla pena cui la persona imputata sia condannata; tre giorni di prova sono equiparati ad un giorno di pena detentiva o a 250 euro di pena pecuniaria.
Va infine ricordato che la stipulazione delle convenzioni per la messa alla prova è normativamente distinta da quella relativa ai diversi casi del lavoro di pubblica utilità previsto dagli artt. 186 comma 9-bis e 187 comma 8-bis Codice della Strada per i reati di guida in stato d’ebbrezza, rifiuto di sottoporsi all’accertamento alcolimetrico e guida in stato di alterazione da sostanze stupefacenti o psicotrope e dall’art. 73 comma 5-bis, d.P.R. n. 309/90 per reati in materia di sostanze stupefacenti che abbiano carattere di lieve entità.
La Cancelleria del Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Udine ha sede in Udine, largo Ospedale Vecchio n. 1, ala penale, secondo piano.
La Cancelleria del Tribunale dibattimentale penale ha sede nel medesimo edificio al terzo piano.
Gli enti e le associazioni interessate a stipulare la convenzione con il Tribunale di Udine per la messa alla prova possono contattare in orario d’ufficio la Segreteria della Presidenza del Tribunale (tel. 0432.517920 / 0432.517982 / 0432.517897) o richiedere informazioni al seguente indirizzo di posta elettronica: tribunale.udine@giustizia.it
L’Ufficio Esecuzione Penale Esterna di Udine, Pordenone e Gorizia può essere contattato per la redazione del programma ai seguenti indirizzi di posta elettronica:
uepe.udine@giustiziacert.it
uepe.udine@giustizia.it
Modello istanza di programma di trattamento per messa alla prova (formato .doc e formato .pdf)
Linee guida per l'attuazione dell'istituto della messa alla prova per adulti
Enti ed Associazioni convenzionati