Source: http://www.studio-legale-online.net/2017/11/8235/
Timestamp: 2020-07-06 06:03:17+00:00
Document Index: 107508616

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Responsabilità dell'amministratore di condominio per gli infortuni degli operaiStudio Legale Online
Responsabilità dell’amministratore di condominio per gli infortuni degli operai
L’amministratore di condominio è considerato committente ogni qual volta affida delle opere di manutenzione a terzi su parti comuni dell’edificio gestito. Pertanto, egli è tenuto sempre a verificare l’idoneità tecnico-professionale dell’impresa affidataria, delle imprese esecutrici e dei lavoratori autonomi ed è, allo stesso tempo, tenuto a redigere (o a far redigere) il piano di sicurezza e coordinamento (ai sensi degli artt. 26 e 90 D.lgs. n. 81/2008), pena la relativa responsabilità in caso di morte degli operai impegnati nel cantiere
Reato di omicidio colposo – Violazione delle norme sulla sicurezza del lavoro – Amministratore di condominio e committente dei lavor – Procacciatore del lavoro e di materiale e fornitore delle attrezzature utilizzate – Morte di operaio a seguito di precipitazione al suolo dal terrazzo di immobile condominiale – Appello – Riforma ai soli fini civili – Riforma “in peius” della sentenza assolutoria di primo grado fondata non gia’ su un diverso apprezzamento in ordine all’attendibilita’ di una prova dichiarativa diversamente valutata in primo grado, ovvero su una diversa valutazione del suo contenuto e della sua portata, bensi’ su una valutazione organica, globale ed unitaria degli ulteriori elementi indiziari a carico (esterni alle dichiarazioni) erroneamente considerai in maniera atomistica dalla decisione del primo giudice – Presupposti per la rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale in appello – Non sussistono
5.1. In particolare, denunzia violazione ed erronea applicazione del decreto legislativo n. 81 del 2008 e degli articoli 192 e 530 c.p.p., e degli articoli 40, 41 e 43 c.p., e, nel contempo, mancanza, contraddittorieta’ e manifesta illogicita’ della motivazione, poiche’, pur convenendosi che, in linea generale, l’amministratore di condominio possa considerarsi datore di lavoro o committente, conseguentemente tenuto, nella seconda ipotesi, a verificare l’idoneita’ tecnico-professionale dell’impresa affidataria, delle imprese esecutrici e dei lavoratori autonomi e a redigere il piano di sicurezza e coordinamento (Decreto Legislativo n. 81 del 2008, articolo 90), nel caso di specie, in buona sostanza, dalle fonti dichiarative valorizzate dalla Corte di appello ( (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS)), ove correttamente valutate, sia in se’ sia anche congiuntamente alle parole del fratello di (OMISSIS), (OMISSIS), secondo cui il suo congiunto era stato comandato da (OMISSIS) per eseguire i lavori in questione (aspetto gia’ valorizzato in primo grado), non si trarrebbe la sicura prova che l’incarico venne affidato proprio dal ricorrente, e cio’ tenendo in considerazione l’effettivita’ e la concretezza delle mansioni e dei ruoli svolti, secondo un risalente orientamento di legittimita’ richiamato dal ricorrente.
In realta’ – si legge nell’impugnazione – “il (OMISSIS) non ordino’ ad alcuno l’inizio dei lavori, come confermato dalle dichiarazioni rese in udienza da (OMISSIS), non forni’ l’attrezzatura, ma ha posto in essere solo una primissima valutazione circa la spesa che i condomini avrebbero dovuto sopportare (…) il (OMISSIS) si occupo’ di porre al vaglio dei condomini il preventivo avuto, cosi’ come fece con l’avv. (OMISSIS), riservando ogni decisione all’esito di tale valutazione” (v. pp. 9-10 del ricorso); l’imputato avrebbe, insomma, dato inizio ad attivita’ propedeutiche all’affidamento dei lavori, prendendo contatti con (solo) due dei sette condomini affinche’ valutassero la congruita’ dei preventivi; in ogni caso, non avrebbe svolto nessuna concreta ingerenza nei lavori (v. pp. 9 e 13-14 del ricorso).
L’assenza di interesse economico dell’amministratore, non proprietario, confermerebbe l’assunto difensivo, sottolineandosi anche che sarebbe emerso positivamente – essendo gia’ stato valutato dal Tribunale nella sentenza riformata – che l’ordine di iniziare i lavori fu impartito a (OMISSIS) da (OMISSIS), condomino che doveva partecipare alla esecuzione degli stessi percependone un compenso.
La Corte avrebbe anche, erroneamente ed illegittimamente, trascurato la decisivita’ delle dichiarazioni rese nel corso dell’abbreviato da (OMISSIS) Giorgio, il quale, in sostanza, avrebbe attribuito a (OMISSIS) il ruolo di committente.
5.2. Con un ulteriore motivo di ricorso si censura, sempre denunziando violazione di legge e difetto motivazionale, avere omesso di indagare sull’elemento psicologico della colpa, sul nesso eziologico tra la colpa e l’evento, sulla causalita’ della colpa e sulla causalita’ tra l’adempimento delle regole cautelari imposte e la verificazione dell’evento, in quanto la sentenza si sarebbe limitata a porre l’addebito a carico dell’imputato sulla base della sola posizione di garanzia, addirittura senza nemmeno indagare sull’effettiva causa della caduta della vittima (al riguardo si riporta in maniera critica un passaggio tratto dalla p. 3 della decisione, ove testualmente si legge che “Rilevante ai fini della presente decisione, al di la’ del mancato accertamento della precisa causa della caduta del povero (OMISSIS), e’ verificare chi avesse affidato i lavori all’infortunato e potesse qualificarsi a tutti gli effetti committente”).
1.1. Mediante la proposizione del primo blocco di motivi (di cui si e’ dato atto al punto n. 5.1. del “ritenuto in fatto”), si vorrebbe trarre conseguenze di diritto (cioe’ l’illegittimita’ della decisione) da una (solo auspicata dalla difesa) ricostruzione dei fatti, che risulta in realta’ assertiva e meramente alternativa rispetto a quella operata dai Giudici di appello, che hanno ritenuto – fornendo al riguardo adeguata motivazione – che (OMISSIS) diede in effetti incarico alla vittima di svolgere lavori condominiali, che non verifico in alcun modo la formazione, le competenze e l’idoneita’ tecnico-professionale dell’operaio e che non adotto’, nonostante si trattasse di lavori sostanzialmente in quota, nessun tipo di precauzione.
1.2. I motivi di ricorso ulteriormente sviluppati (v. punto n. 5.2. del “ritenuto in fatto”) ruotano, a ben vedere, intorno all’interrogativo circa il rispetto o meno nel caso di specie dei principi affermati dalle Sezioni Unite nella nota decisione del 2016, ricorrente Dasgupta, per l’evenienza di riforma della sentenza assolutoria in appello (infatti, “Il giudice di appello che riformi, ai soli effetti civili, la sentenza assolutoria di primo grado sulla base di un diverso apprezzamento dell’attendibilita’ di una prova dichiarativa ritenuta decisiva, e’ obbligato a rinnovare l’istruzione dibattimentale, anche d’ufficio”: Sez. U, n. 27620 del 28/04/2016, Dasgupta Tapas Kunar, Rv. 267489).
Ebbene, la corretta applicazione del principio di diritto richiamato non implica ineluttabilmente il riascolto, da svolgersi sempre e comunque, dei testimoni gia’ escussi in primo grado.
Infatti, e’ stato – condivisibilmente – precisato che “Non sussiste l’obbligo di procedere alla rinnovazione della prova testimoniale decisiva per la riforma in appello dell’assoluzione, quando la deposizione e’ valutata in maniera del tutto identica sotto il profilo contenutistico, ma il suo significato probatorio viene diversamente apprezzato nel rapporto con le altre prove” (Sez. 3, n. 19958 del 21709/2016, dep. 2017, Chiri, Rv. 269782).
Inoltre, “Non sussistono i presupposti per la rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale in appello qualora la riforma “in peius” della sentenza assolutoria di primo grado sia fondata non gia’ su un diverso apprezzamento in ordine all’attendibilita’ di una prova dichiarativa diversamente valutata in primo grado, ovvero su una diversa valutazione del suo contenuto e della sua portata, bensi’ su una valutazione organica, globale ed unitaria degli ulteriori elementi indiziari a carico (esterni alle dichiarazioni) erroneamente considerai in maniera atomistica dalla decisione del primo giudice” (Sez. 2, n. 3917 del 13/09/2016, dep. 2017, Fazi, Rv. 269592. Prima delle Sezioni Unite del 28 aprile 2016, ric. Dasgupta, lo stesso principio peraltro era stato gia’ affermato, tra le altre, da Sez. 2, n. 41736 del 22/09/2015, Di Trapani, Rv. 264682, secondo cui “Il giudice d’appello per procedere alla “reformatio in peius” della sentenza assolutoria di primo grado non e’ tenuto – secondo l’articolo 6 CEDU, cosi’ come interpretato dalla sentenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo del 5 luglio 2011, nel caso Dan c/Moldavia alla rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale qualora approdi, in base al proprio libero convincimento, ad una valutazione di colpevolezza attraverso una rilettura degli esiti della prova dichiarativa (di cui non ponga in discussione il contenuto o l’attendibilita’), valorizzando gli elementi eventualmente trascurati dal primo giudice, ovvero evidenziando gli eventuali travisamenti in cui quest’ultimo sia incorso nel valutare le dichiarazioni”; v., in termini, Sez. 3, n. 45453 del 18/09/2014, P., Rv. 260867; nello stesso senso, cfr. Sez. 6, n. 18456 del 01/07/2014, dep. 2015, Marziali, Rv. 263944; Sez. 5, n. 16975 del 12/02/2014, Sirsi, Rv. 259843).
Facendo applicazione dei richiamati principi, si osserva che nel caso di specie la Corte territoriale ha riformato la sentenza ai soli fini civili valorizzando le stesse fonti di conoscenza gia’ valutate dal G.i.p. (il contenuto delle testimonianze di cui si e’ dato atto al punto n. 4 del “ritenuto in fatto”) ma giungendo a risultato diverso. Riscontrandosi la presenza della necessaria “motivazione rafforzata”, corretto e logico, in definitiva, risulta l’argomentare della sentenza impugnata, che offre adeguata giustificazione a tutti i temi evidenziati dalla difesa nel ricorso (elemento psicologico, nesso eziologico, causalita’ della colpa e posizione di garanzia) e, in conseguenza, non si impone come necessario il nuovo ascolto dei testimoni.
Solo suggestivo, infine, ma non probante il passaggio del ricorso relativo al mancato accertamento della causa del decesso, emergendo invece chiaramente dalle sentenza di merito che la ragione della morte sta nella precipitazione dall’alto, da ben dieci metri, di (OMISSIS), che stava svolgendo lavori nell’interesse del condominio senza alcuna cautela antinfortunistica: infatti, in materia di infortuni sul lavoro, in caso di lavori svolti in esecuzione di un contratto di appalto o di prestazione di opera, il committente, anche quando non si ingerisce nell’esecuzione, rimane comunque obbligato a verificare l’idoneita’ tecnico – professionale dell’impresa e dei lavoratori autonomi scelti in relazione ai lavori affidati (Sez. 4, n. 44131 del 15/07/2014, Heqimi e altri, Rv. 264975).
2. Al rigetto del ricorso consegue, per legge (articolo 616 c.p.p.), la condanna del ricorrente al pagamento del spese processuali ed alla rifusione di quelle sostenute dalle parti civili, che si liquidano, viste le tariffe professionali, come in dispositivo.
Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali, nonche’ al rimborso delle spese di giudizio in favore delle parti civili liquidate in tremila Euro, oltre accessori come per legge.
Tagged:amministratorecommittentecondominioinfortuniresponsabilitàsicurezza