Source: http://www.arpalombardia.it/sites/arpalombardia2013/RSA/Pagine/tematismo.aspx?p1=106
Timestamp: 2018-05-24 02:21:37+00:00
Document Index: 75376786

Matched Legal Cases: ['arte 1', 'arte 2', 'art. 6', 'art. 8', 'art. 25', 'art. 12', 'art. 29', 'art. 6', 'art. 8', 'art. 5', 'art.29']

La necessità di proteggere l’ambiente dall’inquinamento è da sempre una questione di grande rilevanza. Per la Lombardia il tema dei controlli ambientali relativi al tessuto produttivo è al centro delle politiche regionali di prevenzione ambientale a causa della rilevanza degli impatti sul territorio e sull’ecosistema, in relazione alla diffusa presenza degli insediamenti produttivi. Le attività di controllo comprendono:
	Controllo tecnico e amministrativo: con promozione della conformità degli impianti alle prescrizioni ambientali pertinenti stabilite dalla normativa e dagli atti autorizzativi in essere;
	Monitoraggio sulla conformità dei processi e delle emissioni derivanti dall’esercizio degli impianti rispetto a limiti numerici specificati in leggi e regolamenti, autorizzazioni, ordini o ingiunzioni o alle MTD (migliori tecniche disponibili);
	Valutazione dell’attività di monitoraggio dell’impatto degli impianti controllati sull’ambiente al fine di valutare la necessità di effettuare un controllo complementare o specifico;
L’attività ispettiva di ARPA si pone come obiettivo la verifica degli standard stabiliti dalla normativa e dagli atti autorizzativi rilasciati alle diverse attività produttive e la promozione della protezione dell’ambiente mediante l’autocontrollo effettuato dalle stesse; tale attività di ARPA viene svolta mediante il monitoraggio delle varie matrici ambientali verificando i dati aziendali ed effettuando campionamenti e/o misure presso gli impianti e mediante verifiche in loco.
Le ispezioni ambientali possono essere suddivise in :
	Attività ordinarie ovvero effettuate come parte di un programma di ispezioni.
	Attività straordinarie ovvero effettuate a seguito di reclami, in occasione di rilascio, rinnovo, modifica di un’autorizzazione o nell’ambito di indagini relativi ad incidenti gravi, inconvenienti e inadempienze, o a seguito degli esiti del monitoraggio ambientale.
A seguito del gravissimo incidente avvenuto a Seveso (MB) nel 1976 è iniziato, prima a livello europeo e poi a livello nazionale, il processo di regolamentazione degli aspetti legati alla prevenzione dei rischi di incidente rilevante.
Uno stabilimento è a Rischio di Incidente Rilevante (stabilimento RIR) e rientra nel campo di applicazione della “normativa Seveso” - il d.lgs. 334/1999 e s.m.i. - se detiene sostanze e/o preparati pericolosi in quantitativi superiori alle soglie previste dall’Allegato I del decreto stesso. La presenza può essere reale o prevista e le sostanze e/o preparati pericolosi possono essere presenti come materia prima, prodotti, sottoprodotti, residui o prodotti intermedi, ivi compresi quelli che possono ragionevolmente ritenersi generati in caso di incidente.
L’allegato I è suddiviso in due sezioni distinte: nella parte 1 è riportato un elenco di sostanze nominali mentre nella parte 2 sono riportate le sostanze per categorie di pericolo ovvero tossiche, molto tossiche, comburenti, esplosive, infiammabili e pericolose per l’ambiente. In entrambi i casi sono individuate due valori soglia (colonna 2 e colonna 3) che identificano per i Gestori adempimenti diversi in base alla classificazione dell’azienda ovvero:
1.	Stabilimenti in articolo 5 comma 2 i cosiddetti “sotto soglia” in cui sono presenti sostanze pericolose in quantità inferiori a quelle indicate nell'Allegato I del d.lgs. 334/1999 s.m.i. e contemporaneamente la cui attività produttiva rientra tra quelle elencate all'Allegato A del decreto stesso.
2.	Stabilimenti in articolo 6 in cui sono presenti sostanze pericolose in quantità superiori a quelle indicate nell’Allegato I colonna 2 (valore soglia più basso) ma inferiori a colonna 3.
3.	Stabilimenti in articolo 8 in cui sono presenti sostanze pericolose in quantità superiori a quelle indicate nell’Allegato I colonna 3 (valore soglia più alto).
Il rischio industriale infatti, a differenza di quello connesso ad eventi naturali, è associato alla presenza sul territorio di impianti produttivi che per la natura delle sostanze che utilizzano o detengono possono costituire fonte di pericolo per l’uomo o l’ambiente.
Per poter valutare l’entità del rischio è fondamentale identificare e individuare tutti i possibili eventi anomali di un’attività, stimare la frequenza e la probabilità di accadimento di un determinato incidente, determinare l’estensione e la gravità delle conseguenze.
Una volta individuato, è possibile diminuire il “rischio” tramite misure di prevenzione e/o di protezione intervenendo direttamente sui fattori che lo determinano - ad esempio rendendo più efficaci le misure di prevenzione di tipo tecnico, impiantistico, procedurale e organizzativo – e/o cercando di ridurre le conseguenze negative in caso di incidente – ad esempio con bacini di contenimento, sistemi antincendio più funzionali e pianificazione delle emergenze ed è a questo che sono finalizzati i controlli.
In particolare, negli stabilimenti RIR le attività di controllo possono essere schematizzate nel seguente modo:
1.	Verifiche ispettive sul Sistema di Gestione della Sicurezza (SGS)
L’articolo 25 del d.lgs. 334/99 prevede che vengano svolte delle verifiche ispettive al fine di accertare l’adeguatezza della politica di prevenzione degli incidenti rilevanti posta in atto dal gestore e dei relativi sistemi di gestione della sicurezza.
Le verifiche consistono in un esame pianificato e sistematico dei sistemi organizzativi, gestionali e tecnici applicati nello stabilimento per garantire che il gestore possa comprovare di aver adottato misure adeguate, tenuto conto dell’attività svolta, per prevenire qualsiasi incidente rilevante, di disporre dei mezzi sufficienti a limitarne le conseguenze all’interno e all’esterno del sito e di non aver modificato la situazione dello stabilimento rispetto ai dati e alle informazioni contenute nell’ultimo rapporto di sicurezza presentato.
Negli stabilimenti in articolo 8 le verifiche ispettive sono predisposte dal Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare (MATTM) tramite la nomina di commissioni costituite da funzionari del Corpo Nazionale dei Vigili del fuoco, Arpa, Ispra e Inail (ex Ispesl) seguendo le linee guida contenute nel provvedimento della Direzione Generale per la Salvaguardia Ambientale del MATTM, il DSA- DEC - 2009 0000232 del 25/03/2009.
Per gli stabilimenti in articolo 6 le ispezioni sono invece predisposte dalla Regione - sulla base un programma annuale di controllo predisposto dalla competente Direzione Generale della Giunta regionale d’intesa con l’Arpa - tramite commissioni composte da funzionari del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco territorialmente competenti e Arpa e seguendo quanto riportato nella Delibera Giunta Regionale 3 febbraio 2010 n. 11182.
2.	Istruttorie tecniche sui Rapporti di Sicurezza (RdS)
L’articolo 21 del d.lgs. 334/99 e s.m.i. prevede - per gli stabilimenti in articolo 8 - lo svolgimento di istruttorie tecniche per la valutazione e l’esame del Rapporto di Sicurezza.
I controlli periodici sono finalizzati ad accertare la correttezza della valutazione del rischio e l’adeguatezza delle misure preventive e protettive messe in atto dal gestore per la limitazione del rischio ed in particolare l’istruttoria tecnica del RdS ha lo scopo di:
§	valutare l’idoneità e l’efficacia dell’analisi del rischio;
§	verificare, anche mediante sopralluoghi presso lo stabilimento, la corrispondenza delle informazioni contenute nel RdS a quanto effettivamente attuato da parte del gestore;
§	rilevare le situazioni di carattere impiantistico e gestionale sulle quali è opportuno intervenire per prevenire il rischio di incidente rilevante, migliorando le condizioni di sicurezza interne ed esterne allo stabilimento (sicurezza della popolazione, protezione ambientale, sicurezza dei lavoratori, sicurezza dei processi);
§	verificare la conformità della documentazione alle disposizioni di legge.
E’ un organo inter-istituzionale costituito - oltre che dai VVF - da Regione, Arpa, Inail (ex Ispesl), comune e provincia territorialmente competenti.
Le istruttorie comprendono sopralluoghi tesi a garantire che i dati e le informazioni contenute nel RdS descrivano fedelmente la situazione dello stabilimento.
3.	Controlli presso aziende cosiddette “sottosoglia”
ARPA Lombardia svolge attività di controllo finalizzata alla verifica di assoggettabilità al D. Lgs 334/99 s.m.i. in attività produttive del proprio territorio di competenza che non risultano essere formalmente già notificate in art. 6 o in art. 8.
Ad esempio tale verifiche possono essere svolte come approfondimento a seguito di segnalazione successiva ad altre attività di controllo su altre tematiche (IPPC, rifiuti ecc.), a seguito di segnalazioni da parte di enti territoriali, o a seguito di eventi incidentali.
§	Normativa generale Seveso:
-	D.M. Ambiente 9 Agosto 2000 – Individuazione delle modifiche di impianti e di depositi, di processi industriali, della natura o dei quantitativi di sostanze pericolose che potrebbero costituire aggravio di rischio;
-	D.lgs. 334 del 17 agosto 1999 come modificato e integrato dal d.lgs. 238 del 21 Settembre 2005 – attuazione delle direttive 96/82/CE relativa al controllo dei pericoli di incidente rilevante connessi con determinate sostanze pericolose. Testo coordinato ed aggiornato dal d.lgs. 238/2005 di attuazione della direttiva 2003/105/CE;
§	Normativa specifica sulle verifiche sui Sistemi di Gestione delle Sicurezza (SGS):
-	DSA- DEC - 2009 0000232 del 25/03/2009:
-	D.M. Ambiente 9 agosto 2000 - Linee guida per l’attuazione del sistema di gestione della sicurezza;
-	Delibera Giunta Regionale 3 febbraio 2010 n. 11182 – modalità per lo svolgimento delle verifiche ispettive ai sensi dell’art. 25 d.lgs. 334/99 e s.m.i. per accertare l’adeguatezza della politica di prevenzione degli incidenti rilevanti e dei relativi sistemi di gestione della sicurezza, adottati presso gli stabilimenti soggetti agli artt. 6 e 7 del d.lgs. 334/99;
-	Decreto dirigente unità organizzativa 30 giugno 2010 n. 6555 – D.g.r. 3 febbraio 2010 n. 11182 – approvazione della modulistica tecnica per le verifiche ispettive presso gli stabilimenti soggetti agli artt. 6 e 7 del d.lgs. 334/99;
§	Normativa specifica sulle istruttorie dei Rapporti di Sicurezza (RdS):
-	D.M. 20 ottobre 1998 – Criteri di analisi e valutazione dei rapporti di sicurezza relativi ai depositi di liquidi infiammabili e/o tossici;
-	D.M. 15 maggio 1996 – Criteri di analisi e valutazione dei rapporti di sicurezza relativi ai depositi di gas e petrolio liquefatto (GPL);
-	D.P.C.M. 31 marzo 1989 e s.m.i. – Applicazione dell’art. 12 del D.P.R. 17 maggio 1988, n. 175, concernente i rischi rilevanti connessi a determinate attività industriali;
ARPA Lombardia svolge attività di supporto tecnico scientifico agli organi preposti alla valutazione e alla prevenzione del rischio di incidente rilevante. In particolare per quanto riguarda i controlli RIR, i compiti sono i seguenti:
§	Valuta i rapporti di sicurezza degli stabilimenti in articolo 8 del d.lgs. 334/99 e s.m.i. su mandato del CTR
§	Verifica i sistemi di gestione della sicurezza per gli stabilimenti sia in articolo 6 che in articolo 8 del d.lgs. 334/99 e s.m.i. rispettivamente su mandato di Regione Lombardia e del MATTM.
§	Effettua controlli sulle aziende “sottosoglia”.
§	Su richiesta delle Autorità competenti vigila sul mantenimento delle misure di sicurezza e verifica dell’attuazione delle prescrizioni e raccomandazioni fatte alle Ditte nel corso delle attività istruttoria e di verifica ispettiva.
I compiti di Arpa sui rischi di incidente rilevante non si esauriscono però solo con i controlli presso le aziende e, per completezza, di seguito si riportano le altre attività:
§	fa parte del Comitato Tecnico Regionale (CTR) e partecipa alle sedute periodiche nel corso delle quali vengono analizzate le risultanze del gruppo di lavoro sulle istruttorie, vengono presentati gli esiti delle verifiche ispettive, vengono valutati i NOF e viene espresso il parere di compatibilità territoriale nel caso di nuovi insediamenti RIR in assenza dello specifico elaborato tecnico sui rischi di incidente rilevante (ERIR);
§	su richiesta delle Autorità competenti vengono svolte attività di indagine post incidentale;
§	svolge attività di supporto in fase emergenziale e post emergenziale alla Autorità competenti per la verifica della messa in sicurezza per quanto attiene agli aspetti ambientali;
§	supporta le prefetture nella redazione dei piani di emergenza esterni (PEE);
§	partecipa a tavoli regionali e nazionali per la redazione di linee guide e/o istruzioni operative inerenti i rischi di incidente rilevante;
§	effettua corsi di educazione e formazione agli Enti Locali sulla tematica RIR.
La Lombardia è la prima regione in Italia per numero di stabilimenti a rischio di incidente rilevante e da sola raggiunge circa il 25,2% del totale seguita dal Veneto con il 9,8% e dal Piemonte con il 9%.
Nel complesso sono presenti 288 aziende RIR di cui 133 sono in articolo 6 mentre le restanti 155 in articolo 8. La loro distribuzione non è “uniforme” sul territorio regionale ma si concentrano nella parte alta della pianura padana tra le province di Milano (24,3%), Bergamo (16,7%), Brescia (15,6%) e Varese (9,7%). La provincia con meno aziende RIR, come prevedibile, è Sondrio dove sono presenti solo 3 aziende in articolo 6.
Le aziende a rischio di incidente rilevante appartengono a comporti produttivi e merceologici diversi, i principali sono: attività galvaniche per il 21%, ausiliarie per la chimica con il 16%, gas di petrolio liquefatto con il 12% e farmaceutiche per l’8%.
Nel 2012 ARPA Lombardia ha effettuato 30 verifiche ispettive sui sistemi della gestione della sicurezza – 26 su aziende in articolo 6 e 4 su aziende in articoli 8 – 9 istruttorie sui rapporti di Sicurezza e 81 controlli sottosoglia.
•	D.g.r. n. IX / 4621/2012 e s.m.i.
2) il prelievo di campioni di acque reflue urbane per l’analisi di laboratorio.
Il numero di impianti che viene controllato e per i quali viene espresso un giudizio di conformità varia di anno in anno in base alle autorizzazioni rilasciate dalle Province. Nel 2012 gli impianti della Lombardia con potenzialità autorizzata = 2.000 AE risultati regolarmente in funzione per tutto l'anno, che sono stati controllati al fine di esprimere un giudizio di conformità tecnica sono 402, per una capacità depurativa totale pari a quasi 14 milioni di abitanti equivalenti (si ricorda a tal proposito che le acque reflue urbane convogliate in rete fognaria sono il risultato del miscuglio di acque reflue domestiche, industriali e meteoriche di dilavamento, e che in alcune province, come ad esempio quella di Brescia, la componente industriale risulta particolarmente consistente). Dei 402 impianti considerati, 226 sono al di sotto dei 10.000 AE, 120 tra 10.000 e 49.999 AE, 56 con potenzialità = 50.000 AE.
Gli impianti con più di 50.000 AE sono circa il 14% del totale, ma garantiscono oltre il 75% della capacità depurativa totale della regione; a tal proposito si ricorda come il Piano di Tutela delle Acque della Regione abbia posto come obiettivo strategico proprio la riduzione della frammentazione della depurazione sul territorio a favore di impianti di dimensioni medio – grandi, con previsioni di collettamenti a impianti di carattere intercomunale.
A partire dalla fine degli anni 90 la normativa europea in materia ambientale si è orientata verso un approccio “integrato”; uno degli esempi più rappresentativi è fornito dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA).
L’introduzione nell’ordinamento nazionale dell’A.I.A. è avvenuto per la prima volta nel 1999 con il recepimento della Direttiva 96/61/CE.
Il Decreto di recepimento (successivamente abrogato e sostituito con altri fino al suo “inglobamento” nel Testo Unico Ambientale D.lgs 152/06) rappresentò in un certo senso un vero e proprio “shock” culturale in quanto introdusse alcuni dei concetti innovativi dettati dalla direttiva europea:
•	superamento dell’approccio ‘command and control’ con il coinvolgimento del gestore dell’impianto, quale soggetto attivo e propositivo;
•	messa a punto di un piano di monitoraggio da parte dell’azienda che copra tutta la validità dell’ autorizzazione e che porti l’Azienda al continuo miglioramento;
•	trasparenza del procedimento amministrativo e il coinvolgimento del pubblico e di tutti i portatori di interessi.
L’AIA affronta e disciplina sostanzialmente tutte le problematiche ambientali connesse con il sito produttivo, in particolare gli scarichi di acque reflue, le emissioni atmosferiche, la produzione di rifiuti, l’impatto acustico e i consumi energetici ed idrici che vengono valutati con riferimento a documenti tecnici che la normativa definisce MTD (Migliori Tecniche Disponibili), elaborate in sede europea cui le Aziende devono progressivamente attenersi.
Il termine che la normativa imponeva agli impianti esistenti per l’ottenimento dell’AIA era il 30 ottobre 2007; per quella data tutti gli impianti lombardi esistenti rientranti nel campo di applicazione della normativa ottennero l’AIA dalla Regione Lombardia (Autorità Competente).
A partire dal 1 gennaio 2008 in Regione Lombardia l’Autorità Competente per il rilascio il rinnovo ed il riesame delle autorizzazioni integrate Ambientale (ad eccezione degli inceneritori di rifiuti urbani) è la Provincia.
La durata dell’autorizzazione è di 5 anni, ad eccezione delle attività zootecniche (allevamenti di cui al punto 6.6 dell’All.VIII) per le quali la durata è di 10 anni; la durata si estende a 6 anni nel caso delle aziende certificate secondo la Norma UNI EN ISO 14001 e a 8 anni nel caso di registrazione EMAS
Il riferimento normativo è il D.Lgs 152/06 come modificato dal D.Lgs.128/2010, il cosiddetto Testo Unico Ambientale, in particolare la Parte Seconda Titolo IIIbis (artt. dal 29-bis al 29-quattuordecies) mentre le tipologie di aziende soggette sono individuate nel relativo allegato VIII.
È in corso, a livello nazionale, il recepimento della nuova Direttiva Europea 2010/75/EU relativa alle emissioni industriali (IED).
•	estensione del campo di applicazione per le attività IPPC, con l’introduzione di nuove attività quali la produzione di pannelli a base di legno;
•	emanazione delle “BAT conclusion” (documenti di riferimento – Decisioni EU che fissano le nuove condizioni di esercizi e i relativi valori limite)
•	la frequenza delle ispezioni ambientali regolata sulla valutazione del rischio ambientale
Ai sensi dell’art. 29-decies, comma 3 del D.lgs 152/06 smi ARPA, effettua i controlli sulle attività autorizzate dalla Regione o dalla Provincia a seconda della tipologia di attività.
Fin dalla sua introduzione l’AIA ha avuto come effetto quello di “ricalibrare” l’attività di controllo secondo un approccio integrato (valutazione congiunta degli aspetti ambientali con l’espressione di un giudizio complessivo) e tenendo presente l’obiettivo di effettuare 2 visite ispettive presso le aziende nel corso di validità dell’AIA.
L’obiettivo di un controllo AIA è quello di accertare:
•	il rispetto delle condizioni dell'autorizzazione integrata ambientale;
•	la regolarità dei controlli a carico del gestore dell’azienda;
•	che il gestore abbia ottemperato ai propri obblighi di comunicazione.
Ai sensi della normativa comunitaria l’attività di controllo di ARPA può essere suddivisa in due tipologie:
Attività ordinaria: è programmata nell’AIA e fa parte della pianificazione delle ispezioni IPPC per il territorio lombardo.
Tale attività riguarda l’intero complesso; le indagini da svolgere e il relativo grado di approfondimento vengono definiti sulla base di valutazioni riguardanti i potenziali impatti del complesso sull’ambiente.
I costi dell’attività ordinaria sono a carico del gestore dell’azienda e soggetti a tariffazione in accordo con la normativa regionale.
Attività straordinaria: attività che non può essere oggetto di pianificazione e programmazione da parte di Arpa e che richiede spesso tempestività di intervento a seguito di un particolare evento (es. grave incidente ambientale).
L'attività straordinaria può riguardare singoli aspetti o ben definite parti del complesso ed è finalizzata a rispondere ad una specifica richiesta pervenuta ad Arpa (da parte ad esempio dell’Autorità Giudiziaria).
I costi dell’attività straordinaria non sono a carico del gestore e rimangono in capo all'Autorità Competente.
Parallelamente a questa attività ARPA svolge i controlli in collaborazione con ISPRA sulle attività la cui AIA viene rilasciata dal Ministero dell’Ambiente (MATTM), le cosiddette AIA statali.
Sulla base di una convenzione con ISPRA, ARPA effettua i controlli sulle aziende lombarde autorizzate dal MATTM ovvero quelle elencate nell’All. XII alla Parte Seconda del D.lgs 152/06.
Tali controlli vengono effettuati sulla base di un programma stabilito su base annuale dal MATTM e pubblicato sul sito del Ministero.
In Regione Lombardia le AIA di competenza statale, sono 19 così ripartite:
•	14 attualmente autorizzate, in esercizio e pertanto sottoposte a verifiche periodiche
•	4 autorizzate ma non entrate ancora in servizio
•	1 chiusa
L’anno 2012 rappresenta per ARPA il quinto anno di “esperienza sul campo” in materia di controlli AIA. I controlli sono stati infatti avviati nel 2008 a seguito dell’ottenimento nell’ottobre del 2007 delle autorizzazioni da parte di tutte le aziende lombarde.
Nel 2012 hanno subito un forte impulso anche i controlli delle aziende zootecniche (codici IPPC 6.6).
Si tenga infine presente che il 2012 rappresenta anche l’anno del “rinnovo” dell’AIA per una buona parte delle aziende (quelle che avevano ottenuto l’AIA nel 2007 non certificate o registrate EMAS).
Tipologia Seleziona Aziende-RIR Depuratori IPPC
Scarica i dati sui depuratori in XLS(296 Kb)
Seleziona Acque reflue domestiche Acque reflue industriali Acque reflue urbane AE AIA BAT BOD COD CTR Gestore IED Incidente rilevante IPPC MTD NAR NOF Notifica PEE PEI Pericolo Politica di prevenzione degli incidenti rilevanti Potenzialità autorizzata RdS Rischio Scarico Scenario incidentale SGS Sostanze pericolose SS Stabilimenti in art. 6 Stabilimenti in art. 8 Stabilimento in art. 5 co. 2 Stabilimento Stato di qualità di corpo idrico recettore Trattamento depurativo Valore limite emissione
AIA Autorizzazione Integrata Ambientale: autorizzazione rilasciata ai sensi dell’art.29 sexies della Parte Seconda Titolo IIbis del D.lgs 152/06 smi
BAT Best Available Technique: è il termine inglese per indicare le Migliori Tecniche Disponibili.
CTR Il Comitato Tecnico Regionale è un organo regionale presieduto dai Vigili del Fuoco ed è costituito dal comandante provinciale dei Vigili del Fuoco competente per territorio, due rappresentanti dell’ARPA, due rappresentanti dell’Inail (ex ISPESL - dell’Istituto Superiore per la Prevenzione e Sicurezza sul Lavoro), un rappresentante della Regione, un rappresentante della Provincia e del Comune territorialmente competente. Il CTR ha il compito di: effettuare l’istruttoria e valutazione finale dei rapporti di sicurezza per gli stabilimenti in articolo 8 esistenti, nuovi e per modifiche con aggravio del rischio (NOF); trasmettere gli esiti al Ministro dell’Ambiente e delle Tutela del Territorio e del Mare (MATTM), al prefetto, alla regione, al sindaco e al Comando dei VV.F; diffidare il gestore in caso di mancati adempimenti al D.Lgs. 334/1999; sospendere l’attività e ordinare la chiusura dello stabilimento o impianto; individuare le aree ad elevata concentrazione di aziende RIR; coordinare i gestori nell’elaborazione del piano sicurezza integrato; rilasciare i pareri di compatibilità territoriale.
Gestore La persona fisica o giuridica che gestisce o detiene lo stabilimento.