Source: http://docplayer.it/13746803-La-sicurezza-antincendio-nei-luoghi-di-lavoro-strumento-di-verifica-e-controllo-check-list.html
Timestamp: 2018-06-21 18:57:47+00:00
Document Index: 25599455

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 14', 'art. 13', 'art. 13', 'art 4', 'art.14', 'art. 33', 'art.14', 'art. 33', 'art.14', 'art. 33']

3 C.1. Porte dei locali di lavoro C.2. Porte installate lungo le vie di uscita ed in corrispondenza delle uscite di sicurezza C.3. Percorsi orizzontali interni C.4. Percorsi verticali interni C.5. Spazio calmo D. Mobilità negli spazi esterni Per ognuna di queste viene fornita un informazione di base sulla disabilità e sulle sue possibili manifestazioni e sull interazione con gli aspetti strutturali e impiantistici del luogo che si sta analizzando. Nell ultima riga di ogni voce viene posta una domanda in cui vengono considerate, o ricordate, le eventuali iniziative da porre in atto al fine di compensare le eventuali carenze riscontrare, in attesa di una loro risoluzione. 3. GUIDA ALL USO Nella compilazione della check-list devono essere coinvolte tutte le figure professionali e i possibili utenti del luogo di lavoro, con particolare riferimento alle persone con disabilità (1). Per comprendere le difficoltà che una persona con disabilità può incontrare in caso di emergenza, è necessario, per quanto possibile, immedesimarsi nelle varie problematiche che questa può incontrare nell utilizzo e nella fruibilità, in sicurezza, degli spazi. La compilazione della check-list dovrà essere effettuata ogni volta che la destinazione d uso o la logistica delle attività lavorative vengono modificate. Per quanto concerne le tolleranze delle misure vanno considerate quelle indicate nel D.M. 30/11/1983 (Termini, definizioni e simboli grafici di prevenzione incendi), che di seguito si ricordano: - misure linerari: tolleranza del 2% per misure maggiori di 2,40 m e del 5% per misure minori o uguali di 2,40 m. - misure di superficie: 5% - misure di volume: 5% (1) Nell introduzione alla circolare n. 4/2002 (Linee guida per la valutazione della sicurezza antincendio nei luoghi di lavoro ove siano presenti persone disabili) viene posta l attenzione sulla necessità che sia previsto, ove possibile (ad esempio, quando sono già presenti lavoratori disabili), il coinvolgimento degli interessati nelle diverse fasi del processo. 3/ 31
5 2.2. Se al posto o ad integrazione di un segnale acustico si utilizza un segnale luminoso intermittente, il codice del segnale dovrà essere identico Un dispositivo destinato ad emettere un segnale luminoso utilizzabile in caso di pericolo grave andrà munito di comandi speciali o di lampada ausiliaria. B. Orientamento durante l esodo Per favorire l orientamento e la riconoscibilità delle strutture da parte delle persone con disabilità sensoriale, oltre ai cartelli segnaletici si possono utilizzare sistemi integrati costituiti da guide naturali (2), percorsi-guida (3), mappe tattili (4), indicazioni puntuali tattili (5), sistemi informativi elettronici (6), ecc., con l obiettivo di eliminare quelle barriere costituite dalla mancanza di accorgimenti e segnalazioni che permettono l orientamento e la riconoscibilità dei luoghi e delle fonti di pericolo per chiunque e in particolare per i non-vedenti, per gli ipovedenti e per i sordi (6) L abbinamento di percorsi-guida e mappe tattili, per la riconoscibilità e l orientamento di luoghi particolarmente complessi o, per loro natura, privi di guide o riferimenti naturali, è quello maggiormente indicato dalle associazioni di persone con disabilità visiva. Con riferimento a quest ultima circostanza si riportano, a puro titolo di esempio, alcune categorie di ambienti: Nodi per mobilità: stazioni ferroviarie/metropolitane, aerostazioni, ecc. Spazi pedonali aperti: piazzali, cortili, marciapiedi, ecc. Edifici e/o servizi di interesse pubblico caratterizzati da spazi ampi e/o da una articolazione complessa: strutture sanitarie, uffici postali, banche, centri commerciali, musei, impianti sportivi, ecc. Nell ambito degli interventi finalizzati alla sicurezza il sistema integrato deve includere, tra le altre, la segnalazione di vie di fuga e di uscite di sicurezza, che devono essere necessariamente incluse nel più generale sistema di orientamento. A tal proposito si è potuto prendere atto che in caso di evacuazione in condizioni di scarsa visibilità (presenza di fumo, scarsa illuminazione, ecc.) le misure rivolte all orientamento per le persone con disabilità sensoriale siano state utilizzate da tutti. Per l efficacia dell orientamento durante l esodo, oltre alle misure di tipo impiantistico ed edilizio, sono determinanti le misure gestionali che intervengono prima, durante e dopo il verificarsi di una emergenza. Tali misure devono essere rivolte sia ai lavoratori che alle persone (in particolare con disabilità) che possono essere presenti occasionalmente nell ambiente considerato. Alcune tipologie di misure gestionali specifiche che migliorano l orientamento sono: (2) Per guida naturale si intende una particolare conformazione dei luoghi, tale da consentire al disabile visivo di orientarsi e proseguire la sua marcia senza bisogno di altre indicazioni. (3) Per percorsi-guida si intendono particolari superfici tattili, articolate in codici informativi di semplice comprensione che forniscono informazioni e criteri di orientamento. (4) Per mappe tattili si intendono rappresentazioni di ambienti percettibili anche a persone non vedenti. Queste possono essere collocate in modo fisso in punti strategici oppure essere definiti come strumenti portatili a servizio della singola persona. (5) Ad esempio numeri in rilievo presenti sul corrimano delle scale utilizzate per l'esodo che comunichino con il tatto la posizione raggiunta. (6) Una delle definizioni di barriera architettonica contenuta nel D.M. LL.PP. 236/89, art. 2 5/ 31
6 Informazione (distribuzione di materiale esplicativo per le modalità d esodo accessibile a tutti); Formazione diretta del lavoratore (partecipazione attiva alle simulazioni di evacuazione/prove d esodo anche dei lavoratori con disabilità); Formazione di addetti alla sicurezza con compiti di affiancamento alle persone con disabilità (in particolare curando l aspetto della comunicazione, nella fase d esodo, verso le persone con difficoltà sensoriali). Le misure gestionali devono essere sempre calibrate sulle specifiche caratteristiche della struttura e dell organizzazione lavorativa (7). C. Mobilità negli spazi interni Questa sezione considera l azione di esodo che va dall abbandono della postazione di lavoro al raggiungimento del luogo sicuro. Ciò include la percorrenza di spazi interni (mobilità orizzontale e verticale) ed il transito attraverso le porte interne di accesso ai singoli locali e le porte di ingresso/uscita della struttura. In linea di principio la struttura e i suoi elementi devono garantire l esodo della persona con disabilità in modo autonomo: ciò dipende dall interazione tra il quadro funzionale delle singole persone e i fattori ambientali presenti, i quali possono ostacolare o facilitare lo svolgimento delle azioni finalizzate all esodo (abbandonare il posto di lavoro, attraversare la stanza, aprireattraversare-richiudere la porta, ecc.). (7) A tal proposito si veda la pubblicazione Il soccorso alle persone disabili: indicazioni per la gestione delle emergenze, a cura del Ministero dell Interno, Dipartimento dei Vigili del Fuoco, del Soccorso Pubblico e della Difesa Civile, Roma, 2003, (disponibile gratuitamente su 6/ 31
9 Per i luoghi di lavoro costruiti o utilizzati prima del 27 novembre 1994 non si applicano le seguenti disposizioni di cui ai commi 2, 3, 4, 5 e 6 dell art. 14 del D.P.R. 547/55; in particolare: Comma 2. Quando in un locale le lavorazioni ed i materiali comportano pericoli di esplosione o specifici rischi di incendio e sono adibiti alle attività che si svolgono nel locale stesso più di 5 lavoratori, almeno una porta ogni 5 lavoratori deve essere apribile nel verso dell'esodo ed avere larghezza minima di m 1,20. Comma 3. Quando in un locale si svolgono lavorazioni diverse da quelle previste al comma 2, la larghezza minima delle porte è la seguente: a) quando in uno stesso locale i lavoratori normalmente ivi occupati siano fino a 25, il locale deve essere dotato di una porta avente larghezza minima di m 0,80; b) quando in uno stesso locale i lavoratori normalmente ivi occupati siano in numero compreso tra 26 e 50, il locale deve essere dotato di una porta avente larghezza minima di m 1,20 che si apra nel verso dell'esodo; c) quando in uno stesso locale i lavoratori normalmente ivi occupati siano in numero compreso tra 51 e 100, il locale deve essere dotato di una porta avente larghezza minima di m 1,20 e di una porta avente larghezza minima di m 0,80, che si aprano entrambe nel verso dell'esodo; d) quando in uno stesso locale i lavoratori normalmente ivi occupati siano in numero superiore a 100, in aggiunta alle porte previste alla lettera c) il locale deve essere dotato di almeno 1 porta che si apra nel verso dell'esodo avente larghezza minima di m 1,20 per ogni 50 lavoratori normalmente ivi occupati o frazione compresa tra 10 e 50, calcolati limitatamente all'eccedenza rispetto a 100. Comma 4. Il numero complessivo delle porte di cui al comma 3 può anche essere minore, purchè la loro larghezza complessiva non risulti inferiore. Comma 5. Alle porte per le quali è prevista una larghezza minima di m 1,20 è applicabile una tolleranza in meno del 5% (cinque per cento). Alle porte per le quali è prevista una larghezza minima di m. 0,80 è applicata una tolleranza in meno del 2% ( due per cento). Comma 6. Quando in un locale di lavoro le uscite di emergenza di cui all'art. 13, comma 5, coincidono con le porte di cui al comma 1, si applicano le disposizioni di cui all'art. 13, comma 5. In ogni caso la larghezza delle porte di uscita di detti luoghi di lavoro deve essere conforme a quanto previsto dalla concessione edilzia ovvero dalla licenza di abitabilità. C.2. Porte installate lungo le vie di uscita ed in corrispondenza delle uscite di sicurezza L uscita di piano non è altro che l uscita di emergenza così come descritta nel D.Lgs. 626/94. La vigente normativa ( 8) fornisce le seguenti definizioni: Via di uscita (da utilizzare in caso di emergenza): percorso senza ostacoli al deflusso che consente agli occupanti un edificio o un locale di raggiungere un luogo sicuro. Uscita di piano: uscita che consenta alle persone di non essere ulteriormente esposte al rischio diretto degli effetti di un incendio e che può configurarsi come segue: a) uscita che immette direttamente in un luogo sicuro; b) uscita che immette in un percorso protetto attraverso il quale può essere raggiunta l'uscita che immette in un luogo sicuro; c) uscita che immette su di una scala esterna. (8) D.M. 10/3/98 (Criteri generali di sicurezza e per la gestione dell emergenza nei luoghi di lavoro) All. III 9/ 31
13 C.5. Spazio calmo Per spazio calmo si intende un luogo sicuro statico contiguo e comunicante con una via di esodo verticale od in essa inserito. Tale spazio non deve costituire intralcio alla fruibilità delle vie di esodo ed avere caratteristiche tali da garantire la permanenza di persone con ridotte o impedite capacità motorie in attesa dei soccorsi (9). Negli edifici esistenti la realizzazione di tali luoghi si rende necessaria soprattutto in presenza di edifici pluripiano e/o complessi nei quali l estensione e l articolazione degli spazi e dei piani, in relazione al numero di persone presenti, non consenta di pianificare un esodo immediato dall edificio stesso. Il concetto di spazio calmo riprende quello degli spazi resi sicuri mediante una loro compartimentazione, concetto presente anche nell ambito della specifica normativa sull abbattimento delle barriere architettoniche. Infatti, nell art 4.6 del vengono indicate nel seguente modo le necessità poste con la sicurezza in caso d incendio: Qualsiasi soluzione progettata per garantire l'accessibilità o la visitabilità deve comunque prevedere un adeguata distribuzione degli ambienti e specifici accorgimenti tecnici per contenere i rischi di incendio anche nei confronti di persone con ridotta o impedita capacità motoria o sensoriale.a tale fine dovrà essere, ove tecnicamente possibile e nel rispetto delle vigenti normative, la suddivisione dell'insieme edilizio in " compartimenti antincendio" piuttosto che l'individuazione di " sistemi di via d'uscita" costituiti da scale di sicurezza non utilizzabili dalle persone con ridotta o impedita capacità motoria. La suddivisione in compartimenti, omissis deve essere effettuata in modo da prevedere ambienti protetti opportunamente distribuiti ed in numero adeguato, resistenti al fuoco e facilmente raggiungibili in modo autonomo da parte delle persone disabili, ove ottenere i soccorsi. Lo spazio calmo non è solamente il luogo nel quale la persona con disabilità attende i soccorsi esterni mentre tutti gli altri lasciano più o meno velocemente l edificio, ma va considerato come una risorsa strutturale nella predisposizione del piano d esodo: tornando all esempio citato nei percorsi verticali, la presenza di attrezzature e/o ausili che facilitano le operazioni d esodo può essere localizzata proprio all interno o nelle immediate vicinanze dello spazio calmo dove, ad esempio, le operazioni di trasferimento dalla sedia a ruote elettronica a quella manuale possono avvenire all interno di spazi e tempi congrui. Il dimensionamento, la localizzazione e la scelta della compartimentazione o quella del singolo spazio calmo dipendono chiaramente dalle caratteristiche della struttura edilizia e dalle specifiche dell attività svolta. In taluni casi è opportuno che uno spazio calmo, sufficientemente dimensionato, sia realizzato sulle scale di sicurezza esterne: ciò può avvenire o nel caso di istallazione di scale di sicurezza ex novo o nel caso di adeguamento. (9) La definizione è stata introdotta dal D.M. 9/4/1994 (Regola tecnica di prevenzione incendi per la costruzione e l'esercizio delle attività ricettive turistico-alberghiere) e successivamente ripreso da altre norme. 13/ 31
19 C.1.7 Gli eventuali vetri presenti sulle porte sono collocati ad un altezza di almeno 0.40 m dal pavimento? Ripristinare tale condizione, ovvero verificare che i vetri siano del tipo antisfondamento Art C.1.8 Le porte apribili nei due versi sono trasparenti o munite di pannelli trasparenti? Predisporre tali pannelli oppure modificare i serramenti affinché possano aprirsi in un solo verso. D.P.R.547/5 5 art.14 D.Lgs.626/9 4 art. 33 C.1.9 Le porte trasparenti sono dotate di un segno identificativo all altezza degli occhi? Apporre opportune segnalazioni di sicurezza poste ad un altezza dal pavimento tra 1 m e 1.80 m. (10) D.P.R.547/5 5 art.14 D.Lgs.626/9 4 art. 33 C.1.10 Le superfici trasparenti delle porte sono realizzate con materiale di sicurezza affinché i lavoratori non rimangano feriti in caso di una loro rottura? Sostituire i materiali D.P.R.547/55 art.14 D.Lgs.626/94 art. 33 (10) E questa una indicazione della fascia di altezza individuata in vari riferimenti bibliografici a cui giunge l occhio di un bambino o di un adulto nella percezione di un elemento che può essere di ostacolo. 19/ 31
21 C.1.14 La maniglia della porta è posta ad un'altezza compresa tra 85 e 95 cm? Posizionare le maniglie ad un'altezza compresa tra 85 e 95 cm (consigliata 90 cm) Art C.1.15 La maniglia della porta è di tipo a leva, opportunamente curvata ed arrotondata e manovrabile con un "pugno chiuso"? (11) Sostituire le maniglie non adatte con altre del tipo a leva o modificare quelle esistenti: in entrambi i casi devono essere manovrabili con un "pugno chiuso" C.1.16 Le porte possono essere aperte con uno sforzo inferiore a 8 kg (valore consigliato tra 2,5 e 3,5 kg)? (12) - Se presente, registrare o sostituire la molla di chiusura. - Sostituire la porta con una più leggera. Art (11) La verifica può essere effettuata con il test del pugno chiuso (C.f.r. prima parte - Descrizione delle voci, par. C.2). (12) La verifica può essere effettuata utilizzando un dinamometro (C.f.r. prima parte - Descrizione delle voci, par. C.2). 21/ 31
22 C.1.17 Le porte dotate di molla di chiusura consentono il fermo nella posizione aperta? Installare un fermo o sostituire la molla (se la porta è del tipo resistente al fuoco tale fermo non è ammesso) C.1.18 Sono presenti maniglioni per agevolare la chiusura della porta? (13) Posizionare un maniglione orizzontale di chiusura sul lato opposto al verso di apertura a 75 cm di altezza da terra. Il maniglione deve essere lungo almeno 40 cm e l estremità più prossima al punto di rotazione della porta deve essere di 10 cm. Lo spazio libero tra il maniglione e il piano della porta deve essere di 5 cm. C.1.19 Sono previste condizioni in grado di compensare le eventuali carenze riscontrate, in attesa di una loro risoluzione? Definire le misure necessarie, anche di tipo gestionale, per compensare le eventuali carenze riscontrate, in attesa di una loro risoluzione. D.Lgs. 626/94 Art. 4 (13) Un serramento, benché non resistente al fuoco, può limitare il passaggio di fumi e gas, nonché la propagazione dell incendio, da un ambiente all altro per un certo tempo. 22/ 31
23 C.2.1 C.2.2 C.2.3 C.2.4 C.2.5 Nei luoghi di lavoro a rischio d incendio medio o basso, ove siano presenti sino a 50 lavoratori l uscita di piano è larga 0.80 m? Nei luoghi di lavoro a rischio d incendio medio o basso, ove siano presenti da 51 a 100 lavoratori vi sono due uscite di piano larghe 0.80 m? Nei luoghi di lavoro a rischio d incendio medio o basso, ove siano presenti da 101 a 150 lavoratori vi sono due uscite di piano: una è larga 0.80 m e una 1,20 m? Nelle aree interessate da specifici pericoli di esplosione e incendio, oppure laddove le lunghezze dei percorsi monodirezionali non sono rispettate, indipendente-mente dall affollamento vi sono almeno due uscite di piano? Le porte sono apribili nel verso dell esodo con facilità? Adeguare le uscite di piano alle normative D.M. 10/3/98 All.III Adeguare le uscite di piano alle normative D.M. 10/3/98 All.III Adeguare le uscite di piano alle normative. Ogni 50 persone in più si aggiunge un modulo da 0,60 m, cioè una porta da 0,80 m o per due moduli una porta da 1,20 m. Adeguare le uscite di piano a quanto previsto dalla normativa Modificare il senso di apertura della porta. (Qualora ciò possa determinare pericoli per passaggio di mezzi o per altre cause, adottare accorgimenti atti a garantire condizioni di sicurezza equivalente. Se l area servita ha un affollamento superiore a 50 persone, oppure la porta è situata al piede o vicino al piede di una scala, oppure la porta serve un'area a elevato rischio di incendio si deve obbligatoriamente invertire il senso di apertura della porta.) D.M. 10/3/98 All.III D.M. 10/3/98 All.III D.Lgs. 626/97 Art. 33 D.M 10/3/98 All. III C.2. Porte installate lungo le vie di uscita ed in corrispondenza delle uscite di sicurezza C.2.6 Le porte sono apribili a semplice spinta dall interno? Installare un dispositivo di apertura a semplice spinta dall interno D.Lgs. 626/97 Art. 33 D.M 10/3/98 All. III 23/ 31
24 C.2.7 Il dispositivo di cui al punto precedente è posto ad un'altezza compresa tra 85 e 95 cm? Posizionarlo ad un'altezza compresa tra 85 e 95 cm (consigliata 90 cm) Art C.2.8 Gli spazi antistanti e retrostanti le porte hanno dimensioni adeguate per la manovra di una sedia a ruote considerando il tipo di apertura? - Rimuovere o riposizionare arredi e/o altri ostacoli. - Collocare la porta in un'altra posizione. - Invertire il senso di apertura della porta. Art C.2.9 La pavimentazione degli spazi antistanti e retro-stanti le porte è complanare, ovvero presenta un dislivello inferiore a 2,5 cm? Rendere complanare la pavimentazione degli spazi antistanti e retrostanti le porte Art C.2.10 La pavimentazione degli spazi antistanti e retrostanti è tale da non creare condizioni di scivolosità? - Sostituire la pavimentazione scivolosa degli spazi antistanti e retrostanti le porte. - Intervenire con adattamenti che riducano la scivolosità. Art C.2.11 Le porte dotate di molla di chiusura consentono il fermo nella posizione aperta? Installare un fermo o sostituire la molla (se la porta è del tipo resistente al fuoco tale fermo non è ammesso) Art C.2.12 Sono previste condizioni in grado di compensare le eventuali carenze riscontrate, in attesa di una loro risoluzione? Definire le misure necessarie, anche di tipo gestionale, per compensare le eventuali carenze riscontrate, in attesa di una loro risoluzione. D.Lgs. 626/94 Art. 4 24/ 31
25 C.3.1 C.3.2 La pavimentazione composta da elementi complanari con eventuali risalti non superiori a 2,5 cm? Esistono dislivelli (salti di quota) lungo il percorso d esodo? Rendere complanare la pavimentazione del percorso (14). Raccordare il dislivello (salto di quota) con una rampa avente le seguenti caratteristiche: - pendenza 8%; - sviluppo lineare a 6.25 m (n.b. vedi int.); - larghezza < 90 cm; - almeno un corrimano ad un altezza compresa tra 90 e 100 cm; - presenza di cordolo sul lato privo di parapetto pieno (h < 10 cm, evidenziato con materiale e colore diverso da quello del piano di calpestio della rampa e non avente spigoli vivi); - pavimentazione antisdrucciolo; - adeguato contrasto visivo per segnalare l inizio e la fine della rampa. Art Art C.3. Percorsi orizzontali interni È sempre consigliabile, nell ambito del più generale sistema integrato per l orientamento (vedi parte relativa all orientamento durante l esodo), prevedere l istallazione di codici tattili che segnalino ulteriormente la presenza della rampa (15) (14) Benché la norma conceda un dislivello massimo pari a 2,5 cm, esperienze dimostrano che anche una tale piccola dimensione potrebbe determinare difficoltà, anche possibilità di inciampo per le persone che non se ne avvedono. (15) Nel caso non sia possibile realizzare o adeguare rampe esistenti seguendo le indicazioni fornite, occorre prevedere opportune misure gestionali che assicurino la presenza di addetti alla sicurezza, opportunamente formati, con compiti di affiancamento alle persone con disabilità e dotati, a seconda delle peculiari esigenze della struttura analizzata, di ausili che ne facilitino il compito. 25/ 31
26 C.3.3 Gli elementi costituenti la pavimentazione hanno giunti di larghezza inferiore a 5 mm? - Intervenire livellando i giunti di larghezza maggiori a 5 mm. - Sostituire gli elementi della pavimentazione C.3.4 Gli elementi costituenti la pavimentazione sono tali da non determinare condizioni di scivolosità? - Sostituire le pavimentazioni scivolose. - Intervenire con adattamenti che riducano la scivolosità. Art Art C.3.5 La pavimentazione è realizzata con materiali che non creino condizioni di abbagliamento? - Intervenire sul sistema di illuminazione artificiale (es. schermare, riposizionare o calibrare l intensità luminosa degli apparecchi illuminanti) e su quello di illuminazione naturale installando opportuni schermi e diffusori (es. tende). - Trattare meccanicamente o chimicamente la pavimentazione in modo da ridurne la riflettività. C.3.6 Il percorso d esodo ha una larghezza minima di 100 cm? - Ampliare il percorso fino ad una larghezza adeguata. - Riorganizzare il percorso d esodo. Art C.3.7 Sono presenti degli allargamenti atti a consentire l inversione di marcia per una persona in sedia a ruote? - Creare, in base alle caratteristiche e alla lunghezza del percorso, allargamenti per consentire la rotazione di 360 (minimo 150cmX150cm). - Riorganizzare il percorso. C.3.8 I percorsi d esodo sono liberi da arredi o ostacoli che riducono la larghezza utile del passaggio? - Eliminare gli ostacoli a terra e/o impostati ad un altezza inferiore a 2 m. - Riorganizzare la distribuzione degli arredi e delle attrezzature (16). D.M. 10/3/98 All. III (16) I percorsi orizzontali interni d esodo oltre ad avere alcune caratteristiche dimensionali di base, devono poter garantire un basso livello di tortuosità. Disporre di vie d esodo sufficientemente ampie, ad andamento lineare e prive di ostacoli (fotocopiatrici, mobili, ecc.) che rendono tortuoso il percorso (ciò è determinante sia per assicurare l esodo per es. ad un cieco che avanza lungo una parete del percorso sfiorandola con la mano, che in condizioni di bassa visibilità per tutti. 26/ 31
27 C.3.9 Se sono presenti ostacoli non eliminabili (vedi punto precedente), essi sono rilevabili con un bastone? - Aggiungere all ostacolo sospeso un elemento da estendere fino a terra. - Valutare l opportunità della predisposizione di una segna-lazione rilevabile da un bastone o dal tatto plantare che faccia da barriera d avvertimento tattile. Art C.3.10 Nel caso di rampe esistenti poste lungo il percorso d esodo, rispon-dono alle caratteristiche elencate nel punto precedente? Adeguare le rampe esistenti. Art C.3.11 Sono previste condizioni in grado di compensare le eventuali carenze riscontrate, in attesa di una loro risoluzione? Definire le misure necessarie, anche di tipo gestionale, per compensare le eventuali carenze riscontrate, in attesa di una loro risoluzione. D.Lgs. 626/94 Art. 4 27/ 31