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Timestamp: 2020-08-09 18:26:35+00:00
Document Index: 116591251

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 4', 'art. 380', 'art. 1', 'art. 111', 'art. 6', 'art. 13', 'sentenza ', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 133', 'art. 41', 'art. 2', 'art 4', 'sentenza ', 'art. 4']

Sentenza Cassazione Civile n. 24187 del 13/10/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24187 del 13/10/2017
Cassazione civile, sez. II, 13/10/2017, (ud. 25/05/2017, dep.13/10/2017), n. 24187
sul ricorso 13969-2016 proposto da:
M.M.P., elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE MAZZINI
Con ricorso del 20.4.2015 M.M.P. adiva la Corte d’appello di Firenze per ottenere la condanna del Ministero della Giustizia al pagamento di un equo indennizzo, ai sensi della L. 24 marzo 2001, n. 89, art. 2. Processo presupposto, un giudizio di equa riparazione instaurato innanzi alla Corte d’appello di Perugia il 25.5.2010, definito con sentenza di questa Corte Suprema di Cassazione con sentenza del 19.11.2012 e portato ad esecuzione satisfattiva, in base ad un precetto notificato il 10.1.2014, con provvedimento di assegnazione divenuto irrevocabile il 23.10.2014.
Con decreto del 12.5.2015 reso all’esito della fase monitoria la Corte d’appello fiorentina, in accoglimento della domanda, liquidava in favore della ricorrente l’indennizzo di Euro 1.000,00, sulla base di una durata, giudicata irragionevole, di 21 mesi, considerando cumulativamente la fase cognitiva e quella esecutiva.
L’opposizione erariale proposta era accolta dalla Corte distrettuale con decreto del 26.11.2015, che rigettava la domanda, condannando la M. alle spese. Respinte le eccezioni pregiudiziali di decadenza per decorso del termine della L. n. 89 del 2001, art. 4 e d’incompetenza della Corte territoriale adita, riteneva la Corte in composizione collegiale che il procedimento presupposto aveva avuto una durata complessiva di due anni, sei mesi e 5 giorni (di cui due anni e un mese la fase di cognizione, e nove mesi quella di esecuzione), sicchè il termine di durata ragionevole di due anni, sei mesi e cinque giorni (richiamata Cass. S.U. n. 6312/14) non era stato superato.
Per la cassazione di tale decreto ricorre R.I., in base a due motivi, cui ha fatto seguito il deposito di memoria.
Resiste con controricorso I Ministero della Giustizia, che propone, altresì ricorso incidentale condizionato.
Attivato il procedimento camerale ex art. 380-bis c.p.c., comma 1 inserito, a decorrere dal 30 ottobre 2016, dalla D.L.31 agosto 2016, n. 168, art. 1-bis, comma 1, lett. f), convertito, con modificazioni, dalla L. 25 ottobre 2016, n. 197, la ricorrente ha depositato memoria.
e) va infine dichiarata manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale della L. n. 89 del 2001, artt. 2 e 4 della parte in cui stabiliscono un termine di decadenza semestrale per la valutazione unitaria della fase di cognizione e di quella di esecuzione, in relazione all’art. 111 Cost. e all’art. 6, paragrafo 1 e art. 13 CEDU, per le ragioni tutte che seguono.
Con la sentenza n. 6312/14 le S.U. di questa Corte Suprema, chiamate, tra l’altro, ad affrontare il diverso problema se il processo di esecuzione forzata, eventualmente promosso per ottenere la realizzazione dell’equo indennizzo, potesse qualificarsi o no come del tutto autonomo rispetto al precedente processo di cognizione di formazione del titolo, hanno affermato il principio per cui in caso di ritardo della P.A. nel pagamento delle somme riconosciute in forza di decreto di condanna “Pinto” definitivo, pronunciato ai sensi della L. 24 marzo 2001, n. 89, art. 3 l’interessato, ove il versamento delle somme spettanti non sia intervenuto entro il termine dilatorio di mesi sei (secondo quanto indicato dalla Corte EDU, sentenza 29 marzo 2006, Cocchiarella contro Italia) e giorni cinque (in relazione al disposto di cui all’art. 133, secondo comma, c.p.c.) dalla data in cui il provvedimento è divenuto esecutivo, ha diritto – sia che abbia esperito azione esecutiva per il conseguimento delle somme a lui spettanti, sia che si sia limitato ad attendere l’adempimento spontaneo della P.A. – ad un ulteriore indennizzo commisurato al ritardo nel soddisfacimento della sua pretesa eccedente al suddetto termine, nonchè, ove intrapresa, all’intervenuta promozione dell’azione esecutiva, che, tuttavia, può essere fatto valere esclusivamente con ricorso diretto alla CEDU (in relazione all’art. 41 della Convenzione EDU) e non con le forme e i termini della L. n. 89 del 2001, art. 2, comma 1, la cui portata non si estende alla tutela del diritto all’esecuzione delle decisioni interne esecutive.
Successivamente, richieste di fornire risposta all’interrogativo se la disciplina statuale che prevede un termine di decadenza semestrale dalla definitività del giudizio debba in generale riferirsi all’esito del procedimento complesso (accertamento + esecuzione) o se, posto tale principio, possa però assumere rilievo anche la condotta non attiva della parte, tenuta dopo la irretrattabilità della fase di cognizione e prima della fase di esecuzione; e dunque se, in altri termini, la dislocazione temporale del dies ad quem della definitività del giudizio come sopra indicato non trovi un limite nel maturarsi, tra una “fase” e l’altra, del termine semestrale previsto dall’art 4 della originaria formulazione della L. n. 89 del 2001, le S.U. con sentenza n. 9142/16 hanno ritenuto che ove si sia attivata per l’esecuzione nel termine di sei mesi dalla definizione del procedimento di cognizione, ai sensi della L. n. 89 del 2001, art. 4 la parte può esigere la valutazione unitaria dei procedimenti, finalisticamente considerati come unicum, mentre, ove abbia lasciato spirare quel termine, essa non può più far valere l’irragionevole durata del procedimento di cognizione, essendovi soluzione di continuità rispetto al successivo procedimento di esecuzione.
7. – Seguono le spese, liquidate come in dispositivo, a carico della parte ricorrente.
La Corte rigetta il ricorso e condanna la parte ricorrente alle spese, che liquida in Euro 500,00, oltre spese prenotate e prenotande a debito.