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Timestamp: 2019-02-18 08:09:49+00:00
Document Index: 55893614

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 709', 'art. 96', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2087', 'art. 1218', 'art. 5', 'sentenza ', 'art. 545', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 316', 'art. 333', 'art. 337', 'art. 709', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 5', 'sentenza ', 'art. 709', 'sentenza ']

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Divorzio: la Cassazione dice addio al criterio del tenore di vita
Infatti, la Cassazione, con la sentenza n. 11504 del 10.05.2017, ha abbandonato il pluriconsolidato parametro, per determinare l'assegno divorzile a favore dell'ex coniuge che lo richiede: non conterà più il criterio del tenore di vita goduto nel corso del matrimonio, bensì conterà l'indipendenza o autosufficienza economica.
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Con ordinanza del 3 marzo 2017, il Tribunale di Lodi, in applicazione della L. n. 3/2012 (cd. legge salva-suicidi), ha bloccato un pignoramento avviato nei confronti di un ex imprenditore a seguito della proposizione dell'istanza di ammissione alla procedura di composizione della crisi da sovra-indebitamento. Il giudice, dopo aver valutato le ragioni dell'incapacità di adempiere alle proprie obbligazioni, ha decretato l'impossibilità di iniziare o proseguire azioni cautelari o esecutive e quella di acquistare diritti di prelazione sul patrimonio oggetto di liquidazione da parte dei creditori aventi titolo o causa anteriore.
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03/05/2017 commenti (0)
Il Tribunale di Milano, sez. IX civ., decreto 9-11 marzo 2017,ha ribadito che la c.d. PAS (sindrome di alienazione parentale) non è una patologia clinica, ma consiste in una serie di condotte atte a emarginare e a neutralizzare l’altra figura genitoriale.
Nel caso di specie, a seguito di una prima regolamentazione del diritto di frequentazione del padre con la figlia nata da una convivenza di fatto, la madre aveva depositato un ricorso ex art. 709 ter c.p.c., segnalando il disinteresse del padre e la conseguente reazione della figlia minore di contrarietà a vedere il padre.
A seguito di relazione dei Servizi Sociali, il Tribunale aveva disposto l’affidamento della minore al Comune, limitando la responsabilità genitoriale delle parti, con collocamento presso la madre.
Nel giudizio veniva appurato che il genitore collocatario aveva posto in essere comportamenti alienanti, tali da compromettere la relazione padre-figlia, marginalizzando e neutralizzando l'altra figura genitoriale, nonché causando forte stress nel padre e vulnerabilità della figlia.
Il Tribunale ha altresì applicato la sanzione prevista per la responsabilità processuale aggravata ex art. 96 comma III c.p.c. nei confronti del genitore alienante che ha promosso la causa, condannando quindi la madre al pagamento delle spese del processo, oltre a una somma di uguale misura da quantificarsi sul valore delle spese di lite.
ECCESSIVA CONFLITTUALITA’ TRA GENITORI: CONSEGUENZE
Quando risulta accertata un accentuata conflittualità e incomunicabilità tra i genitori anche per le scelte fondamentali del minore, il Giudice può decidere di sospendere la responsabilità genitoriale di ENTRAMBI i genitori, nominando un tutore.
Nel caso di specie, l’intervento dei servizi sociali non aveva sortito effetti positivi, permaneva una totale incomunicabilità anche sulla scelta della scuola, delle attività extrascolastiche e dei trattamenti sanitari, ed i genitori non avevano intrapreso o proseguito i percorsi di mediazione e di sostegno alla genitorialità proposti.
28/03/2017 commenti (0)
IL LICENZIAMENTO DISCIPLINARE: i controlli del Giudice
Con sentenza n. 7166 del 21.03.2017 la Suprema Corte precisa che in caso di licenziamento per giusta causa è dovere del giudice verificare la rispondenza delle pattuizioni dei CCNL alla previsione contenuta nell'articolo 2106 del codice civile , rilevando la nullità di quelle clausole contrattuali che prevedono come giusta causa di licenziamento condotte che, per loro natura, sono assoggettabili solo a eventuali sanzioni conservative.
In secondo luogo, qualora tale verifica consenta, da un lato, di escludere la nullità delle clausole del contratto collettivo e, dall'altro, di ritenere che l'infrazione disciplinare sia configurabile astrattamente come giusta causa, il compito del giudice sarà quello di apprezzare in concreto la gravità degli addebiti.
Richiamando il proprio consolidato orientamento, la Cassazione rammenta che la valutazione concreta circa la gravità del fatto contestato e il conseguente giudizio di proporzionalità tra lo stesso e la sanzione espulsiva deve essere condotto attraverso un'analisi che tenga in debita considerazione i profili oggettivi e soggettivi, nonché la futura affidabilità del dipendente circa la prestazione dedotta in contratto
IL DATORE NON DEVE GARANTIRE LA TOTALE ASSENZA DI RISCHI NELL'AMBIENTE DI LAVORO
Con la recente sentenza n. 4970 del 27 febbraio 2017, la Suprema Corte precisa gli obblighi in materia di sicurezza gravanti sul datore di lavoro ex art. 2087 c.c. indicando la ripartizione degli oneri probatori nel caso di domanda di risarcimento del danno proposta dal dipendente a seguito di un infortunio. Nel caso di specie il lavoratore era precipitato da dieci metri d'altezza mentre disboscava una parete rocciosa e aveva agito in giudizio contro il datore di lavoro per ottenere il risarcimento del danno patito a causa dell'infortunio sul lavoro. La Cassazione ha stabilito che il dipendente non ha l'onere di provare la colpa del datore di lavoro, posto che vige la presunzione posta dall'art. 1218 c.c., tuttavia deve allegare il fatto che costituisce l'omissione nel predisporre le misure di sicurezza, ovverosia l'inadempimento del datore, e il nesso di causalità tra tale inadempimento e il danno. Per quanto riguarda il datore di lavoro, questi deve dimostrare di aver attuato tutte le misure di prudenza necessarie a tutelare la salute del lavoratore, come l'aver fornito adeguate istruzioni e strumenti di sicurezza.
Se il rischio connesso a una tipologia di lavoro o di attrezzatura non è eliminabile del tutto e il verificarsi di un incidente non può essere imputato a colpa del datore di lavoro, la Corte ha ritenuto che "non può pretendersi l'adozione di accorgimenti per fronteggiare evenienze infortunistiche ragionevolmente impensabili", poiché, diversamente si configurerebbe un'ipotesi di responsabilità oggettiva.
14/03/2017 commenti (0)
IL PATTO SULL'ASSEGNO DI DIVORZIO CONTRATTO AL MOMENTO DELLA SEPARAZIONE È NULLO
Attenzione a corrispondere al coniuge al momento della separazione una cospicua somma una tantum con l'intenzione di definire i rapporti economici in via tombale, perché tale esborso non può essere considerato dal giudice un'anticipazione sia dell'assegno di separazione, sia di divorzio. Ciò perché l’art. 5 della legge 898/1970, comma 8, che prevede che Su accordo delle parti la corresponsione può avvenire in unica soluzione ove questa sia ritenuta equa dal tribunale", non è applicabile al di fuori del giudizio di divorzio. Inoltre gli accordi di separazione non possono implicare la rinuncia all'assegno di divorzio e sono da considerarsi nulli perché stipulati in violazione del principio fondamentale d’indisponibilità dei diritti in Sentenza del 30.01.2017 n. 2224 la Corte Suprema
I COMPENSI DEGLI AMMINISTRATORI SONO ADESSO PIGNORABILI SENZA LIMITI
Risolvendo un lungo contrasto giurisprudenziale, la Suprema Corte con sentenza n. 1545/2017 ha stabilito che il rapporto che lega società e amministratore unico o società e consiglieri di amministrazione è di tipo societario, cancellando la prerogativa di parasubordinazione che la stessa Cassazione aveva sentenziato sui rapporti di lavoro degli amministratori.
Le conseguenze sono diverse e rilevanti: - sulle controversie adesso sarà competente per materia il tribunale delle imprese, non più quello del lavoro; - i compensi spettanti agli amministratori per le funzioni svolte in ambito societario sono ora pignorabili per intero, senza che trovi applicazione il limite di un quinto, previsto dall'art. 545, comma 4, c.p.c., in considerazione dell'immedesimazione organica tra amministratore e S.p.a. e dell'assenza del requisito di coordinazione/parasubordinazione; - gli aspetti previdenziali e assicurativi subiranno modifiche.
02/03/2017 commenti (0)
Divorzio: in caso di nuova convivenza si perde il diritto all'assegno di manteni
La Cassazione con ordinanza n. 4649/2017 conferma il proprio orientamento sul venir meno del diritto al mantenimento in caso di nuova convivenza.
La Corte specifica che il parametro dell'adeguatezza dei mezzi rispetto al tenore di vita goduto durante la convivenza matrimoniale da uno dei coniugi viene meno di fronte alla instaurazione, da parte di questi, di una famiglia, ancorché di fatto, costituita da uno stabile modello di vita in comune, con la nascita di figli ed il trasferimento del nuovo nucleo in una abitazione messa a disposizione dal convivente.
24/02/2017 commenti (0)
Il licenziamento di un dipendente per aver fumato in azienda è illegittimo
Con la sentenza numero 3733/2017 la Corte di cassazione ha sancito che la sanzione espulsiva rappresenta una conseguenza esagerata rispetto alla violazione del divieto di fumare e incoerente con le previsioni contrattuali collettive che giustificano il licenziamento disciplinare.
Nel caso di specie, l'aver fumato sul lavoro non era l'unica mancanza contestata al lavoratore, tuttavia le altre contestazioni si erano rivelate completamente infondate.
Quindi, la Corte ha ritenuto meritevoli di accoglimento le doglianze del dipendente licenziato per una sigaretta nel lontano 2002, confermandone la reintegra nel posto di lavoro e la condanna della società datrice di lavoro al risarcimento del danno commisurato alle retribuzioni globali di fatto maturate dal giorno del licenziamento sino al soddisfo.
DIFFERENZA SOMMINISTRAZIONE E APPALTO DI LAVORO: CONSEGUENZE
La differenza tra la somministrazione e l'appalto di lavoro risiede nell'effettivo esercizio del potere organizzativo della prestazione lavorativa e nell'organizzazione dei mezzi necessari all'impresa da parte dell'appaltatore, mentre risulta secondaria la mera sussistenza di un potere organizzativo di tipo amministrativo (ad esempio in tema di ferie o permessi) in capo all'appaltatore.
Quando il ruolo della ditta appaltatrice sia residuale o di carattere meramente amministrativo, deve essere riconosciuto il rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato con l’azienda committente, quella cioè che ha richiesto la prestazione lavorativa.
Questo è il principio affermato dalla Corte di Cassazione con Sent. 07 febbraio 2017, n. 3178, che nel caso di specie ha accertato che l'attività concretamente svolta dai dipendenti dell’appaltatrice presso la committente era quella stessa di contazione valori da quest'ultima svolta ed organizzata, e che era inoltre la proprietaria delle attrezzature necessarie per l'effettuazione del servizio; che la committente si limitava a richiedere all'appaltatrice solo un certo numero di ore lavoro, su base mensile, in base alle specifiche esigenze di ogni periodo, con indicazione dei turni orari, limitandosi l'appaltatrice ad abbinare le persone a tali ruoli.
L'importanza del Regolamento Aziendale
Il regolamento aziendale è costituito da un insieme di previsioni e di regole che vanno ad integrare i contenuti del CCNL, finalizzato anche a contrastare le criticità e i comportamenti che creano difficoltà e sono d’intralcio alla produttività.
Verranno pertanto disciplinati i vari aspetti della vita aziendale indicando le corrette procedure da seguire, nei vari ambiti.
Spesso, vengono indicate specifiche policy aziendali e regolamentati anche aspetti comportamentali del lavoratore nei confronti di terzi e di clienti, nonché rispetto ai propri colleghi ed al datore di lavoro, con la specifica delle condotte disciplinarmente rilevanti.
Quindi il regolamento aziendale rappresenta uno strumento che possiamo scrivere a seconda delle nostre esigenze e può diventare estremamente vantaggioso se correttamente predisposto e poi condiviso con i collaboratori.
Piano del consumatore, cancellato debito di 60mila euro a famiglia parmense
Il Tribunale di Parma ha omologato il Piano del consumatore proposto da un nucleo familiare che potrà ora far fronte ai suoi impegni economici con un onere mensile commisurato al reddito.
Nel caso di specie, a seguito della perdita del posto di lavoro di un coniuge e la perdurante situazione di disoccupazione dell'altro, la famiglia non riusciva a onorare le obbligazioni finanziarie assunte nei confronti di sei enti creditori per un ammontare complessivo di circa 170mila euro, di cui 158mila euro di mutuo sulla prima casa.
L'organismo di composizione della crisi aveva previamente accertato la mancanza di colpe del debitore circa la situazione di sovraindebitamento ed il Tribunale ha poi omologato il piano, che prevede l'esdebitazione di oltre 60.000 euro, ovverosia la cancellazione della parte del debito che non sarebbe stata soddisfatta liquidando tutto il patrimonio del nucleo familiare.
Approfondimenti Sovraindebitamento
26/01/2017 commenti (0)
Come calcolare il periodo di comporto?
Ai fini di tale calcolo del periodo di comporto si deve tenere conto anche dei giorni non lavorativi compresi nel periodo di assenza per malattia, dovendosi presumere la continuità dell'episodio morboso. La Corte di Cassazione con la sentenza n. 24027 del 24 novembre 2016 precisa infatti che tale presunzione opera, non solo per le festività e per i giorni non lavorativi che cadano nel periodo della certificazione, ma altresì nella diversa ipotesi di certificati medici in sequenza di cui il primo attesti la malattia sino all'ultimo giorno lavorativo che precede il riposo domenicale (ossia fino al venerdì) ed il secondo la certifichi a partire dal primo giorno lavorativo successivo alla domenica (ovvero dal lunedì).
Per superare tale presunzione di continuità è necessaria la dimostrazione dell'avvenuta ripresa dell'attività lavorativa, atteso che solo il ritorno in servizio rileva come causa di cessazione della sospensione del rapporto, con la conseguenza che i soli giorni che il lavoratore può legittimamente richiedere che non siano conteggiati nel periodo di comporto sono quelli successivi al suo rientro in servizio.
Il mobbing è il reiterato atteggiamento ostile e vessatorio di colleghi e superiori sul luogo di lavoro, finalizzato all'esclusione e al danneggiamento di un determinato lavoratore. Tale comportamento di carattere persecutorio è difficile da provare e non è specificamente disciplinato dal codice civile e penale, tuttavia negli ultimi anni vi sono state numerose pronunce della Corte di Cassazione in favore del dipendente oppresso.
Con la recentissima sentenza n. 74 del 4 gennaio 2017, la Cassazione ha stabilito che anche il comportamento ostile dei colleghi, anche condotto con con singoli atti di per sé leciti e che non sia controllato o sanzionato dai superiori, è configurabile come mobbing. Il lavoratore può sporgere denuncia e ottenere la condanna del datore di lavoro per mobbing, se quest'ultimo non ha intrapreso le misure necessarie per rimuovere gli elementi di disagio di cui è a conoscenza.
Ultime novità in materia di unioni civili
In data 14 gennaio 2017 il Consiglio dei Ministri ha approvato i tre decreti legislativi di attuazione dell’articolo 1, comma 28, lettere a), b) e c), della Legge Cirinnà (Legge n. 76 del 20 maggio 2016). In particolare, è stata varata la nuova disciplina riguardante le iscrizioni e annotazioni ufficiali relative allo stato civile e sono state modificate le norme di diritto internazionale e di diritto penale concernenti le unioni civili.
Il matrimonio omosessuale contratto all’estero produce in Italia gli effetti dell’unione civile.
Per quanto riguarda lo stato civile delle coppie omosessuali, sono stati creati appositi registri per le iscrizioni e trascrizioni delle unioni. Il partner dell’unione civile che aggiunge al suo il cognome del partner non perde il suo cognome d’origine.
L’unione potrà essere sciolta a mezzo lettera raccomandata laddove la decisione non venga da entrambi i partner.
In caso di sindaci "obiettori" contrari alle unioni civili, è prevista la possibilità di delegare le funzioni di ufficiale di stato civile a consiglieri, assessori o persino privati cittadini per celebrare l’unione.
Il confine tra lavoro autonomo e subordinato
Sussiste un rapporto di lavoro subordinato e non di natura autonoma, pur in presenza della stipula formale di contratti di consulenza, qualora emerga (anche tramite dichiarazioni testimoniali) che il lavoratore è tenuto al rispetto di orari di lavoro identici a quelli degli altri dipendenti ed utilizza mezzi e strumenti del datore di lavoro.
Nello specifico la Suprema Corte ha dichiarato illegittimo il provvedimento espulsivo nei confronti della lavoratrice incinta, che è stata licenziata quando ha richiesto di poter svolgere la propria attività con modalità diverse, quali il telelavoro o con orario ridotto, il che dimostra l'esistenza della subordinazione e non di un rapporto di consulenza.
Sentenza Corte di Cassazione n. 18502 del 21 settembre 2016
Retribuzione commisurata alle effettive mansioni svolte
Con sentenza n. 204545 del 12 ottobre 2016 la Cassazione ribadisce la legittimità a percepire una retribuzione adeguata alle mansioni svolte effettivamente, anche in mancanza, nel caso di specie, di un atto di conferimento formale, precisando che tale diritto non sussiste solo nel caso in cui tali mansioni superiori siano svolte all'insaputa o contro la volontà del datore di lavoro.
13/10/2016 commenti (0)
Trasferimento del genitore e maternal preference
La Corte di Cassazione con sentenza del 14 settembre 2016, n. 18087 conferma che in caso di trasferimento di un genitore non si perde, per il solo fatto di voler trasferire la propria residenza lontano da quella dell'altro coniuge, l'idoneità a essere collocatari dei figli minori.
Il giudice dovrà valutare, nel preminente interesse dei figli, quale collocamento presso l'uno o l'altro dei genitori sia più funzionale, anche se ciò incide negativamente sulla quotidianità dei rapporti con il genitore non collocatario.
Nel caso concreto la Corte ha ritenuto che corrispondeva all’interesse dei minori la scelta della madre di trasferirsi per motivi di lavoro nel luogo in cui risiedeva la sorella con i suoi figli, cosi da poter usufruire del suo aiuto, essere inserita nel suo giro di amicizie, e consentire che i cugini crescessero insieme.
In caso di urgenza e rischio di conseguenze pregiudizievoli per i figli si possono emettere provvedimenti senza il preventivo intervento dell'altro genitore.
Spesso ci si rivolge al Giudice quando vi è un contrasto tra i genitori su questioni di particolare importanza relative all’affidamento del minore ex art. 316 c.c., o per eventuali condotte pregiudizievoli di un genitore nei confronti del figlio ex art. 333 c.c. , o per la regolazione della responsabilità genitoriale ex art. 337-ter c.c., o ancora per le controversie sulle modalità di affidamento ex art. 709-ter c.p.c..
Il caso preso in esame dal Tribunale di Padova, con decreto del 28 luglio 2016, è innovativo laddove prevede che il principio del contraddittorio possa lasciare il passo all’urgenza di un provvedimento finalizzato ad evitare eventuali conseguenze pregiudizievoli nei confronti dei figli da parte di uno dei genitori.
Nel caso concreto in oggetto la ricorrente, italiana e da mesi residente in Italia, già separata in Canada con un accordo non riconoscibile in Italia,
ivi avviava la procedura di separazione. A seguito delle minacce di rimpatrio della figlia ricevute dal legale canadese del marito, chiedeva al giudicante di intervenire disponendo inaudita altera parte il divieto di espatrio della minore e fissando la residenza di quest'ultima in Italia, nonchè stabilendo le modalità di visita.
La registrazione delle convivenze di fatto.
I conviventi di fatto possono ora disciplinare i propri rapporti patrimoniali con un contratto di convivenza redatto con atto pubblico o scrittura privata autenticata da un notaio o avvocato, che ne attesta la conformità alle norme imperative e all'ordine pubblico. Entro il termine di dieci giorni il professionista dovrà trasmettere copia del contratto al comune di residenza dei coniugi, ove verrà registrato in anagrafe e diverrà opponibile ai terzi.
All’uopo il Ministero dell'Interno ha comunicato le prime indicazioni operative alle anagrafi comunali tramite Circolare n. 7 del 1° giugno 2016.
In particolare, ai fini della registrazione del contratto di convivenza l'ufficiale anagrafico del comune di residenza dei coniugi, ricevuta copia del contratto di convivenza trasmessa dal professionista, dovrà: - registrare, nella scheda di famiglia dei conviventi oltre che nelle schede individuali, la data e il luogo di stipula, la data e gli estremi della comunicazione da parte del professionista; - assicurare la conservazione agli atti dell'ufficio della copia del contratto.
Novità sulla prova dell'obbligo di ripescaggio
La Corte di Cassazione, sezione lavoro, con sentenza del 22/03/2016 n° 5592 ha preso posizione in merito alla questione della ripartizione dell’onere della prova del c.d. obbligo di repechage in caso di licenziamento per giustificato motivo oggettivo.
L'ordinamento pone l’onere della prova circa l’esistenza delle ragioni economiche sottese al licenziamento in capo al datore di lavoro, il quale deve anche dar conto delle verifiche effettuate all’interno dell’azienda volte a valutare la possibilità di ricollocare il lavoratore, eventualmente anche in mansioni inferiori, al fine di evitare la risoluzione del rapporto di lavoro. Sovente in giurisprudenza si è sostenuto che tale onere sorga soltanto laddove il lavoratore abbia già quantomeno dedotto la sussistenza di posizioni lavorative o mansioni libere che l’azienda avrebbe potuto assegnargli. Circostanza difficile da allegare, soprattutto in presenza di realtà aziendali di rilevanti dimensioni.
Diversamente la sentenza citata esclude qualsiasi onere di allegazione a carico del lavoratore ed imputa al datore di lavoro anche la prova della mancanza di posizioni di lavoro o mansioni libere in azienda, in coerenza con il disposto dell’art. 5 della L. 604/1966.
La scelta del luogo della prestazione lavorativa rientra nella potestà organizzativa del datore di lavoro e incontra un limite solo nelle previsioni dettate in materia di trasferimento del lavoratore (può essere attuato solo in presenza di comprovate ragioni tecniche, organizzative o produttive). Conseguentemente il lavoratore non può lamentare un aggravio della prestazione conseguente al mutamento del luogo della prestazione disposto dal datore di lavoro dal domicilio del prestatore alla sede dell'azienda.
Questo principio è enunciato nella sentenza della Cassazione Civile del 15/03/2016 n° 5056 che afferma la legittimità del licenziamento disciplinare del lavoratore sottrattosi alla direttiva di tornare a prestare l'attività lavorativa presso i locali aziendali anziché presso il proprio domicilio.
La legge sulle Unioni civili introduce due istituti con disciplina diversa per le coppie omosessuali e per le coppie etero.
Unione civile: le novità principali sono che si costituisce di fronte all'ufficiale di stato civile e alla presenza di due testimoni e dall'unione deriva l'obbligo reciproco all'assistenza morale e materiale e alla coabitazione, ma non l'obbligo di fedeltà.
Il regime ordinario e' la comunione dei beni, a meno che le parti pattuiscano una diversa convenzione patrimoniale.
Con la nuova legge la pensione di reversibilità e il TFR maturato spettano al partner dell'unione che diventa anche erede a cui va la "legittima", cioè il 50%, e il restante va agli eventuali figli.
Per lo scioglimento dell'unione si applicano in quanto compatibili le norme della legge sul divorzio, ma bastano tre mesi di separazione.
Convivenze di fatto: sono quelle tra due persone maggiorenni unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da un'unione civile.
I conviventi possono sottoscrivere un contratto che regoli i rapporti patrimoniali, che può prevedere la comunione dei beni, hanno gli stessi diritti dei coniugi nell'assistenza del partner in carcere e in ospedale ed in caso di morte di uno dei partner, l'altro ha diritto di subentrare nel contratto di locazione. Se il deceduto e' proprietario della casa, il convivente superstite ha diritto di continuare a vivere in quella abitazione tra i due e i cinque anni, a seconda della durata della convivenza.
In caso di cessazione della convivenza, il giudice stabilisce il diritto del convivente di ricevere dall'altro convivente gli alimenti qualora versi in stato di bisogno e non sia in grado di provvedere al proprio mantenimento, in proporzione alla durata della convivenza.
Quando i litigi tra genitori separati che riguardano i figli possono portare a richiedere l'intervento del Giudice ai sensi dell'art. 709 ter. c.c.
Il Tribunale di Milano, sez. IX civ., con ordinanza 23/03/2016 ha chiarito che l'intervento del Giudice è diretto a dirimere gli scontri genitoriali limitatamente agli “affari essenziali” del minore ossia istruzione, educazione, salute, residenza abituale e non micro conflitti quali il taglio dei capelli, la possibilità per un genitore di delegare un parente per prelevare il figlio da scuola, l’acquisto di un tipo di vestito piuttosto che un altro o la specificazione di dati di estremo dettaglio riguardo ai tempi di frequentazione.
In particolare l'ordinanza richiama il ruolo dell’avvocato di famiglia che deve svolgere un ruolo “protettivo” del minore, cercando di arginare il micro-conflitto invece che alimentarlo.
Quando i coniugi decidono di costituire un fondo patrimoniale ciò che rileva, ai fini della decorrenza del termine di prescrizione dell’azione revocatoria (cinque anni), è quando l’atto è stato reso opponibile ai terzi, e non la data della stipula della convenzione.
Questo principio è stato confermato dalla Corte di Cassazione, sentenza 24 marzo 2016 n. 5889 che ha revocato il fondo patrimoniale, considerando il periodo di prescrizione decorrente non dalla data dell’atto, ma dalla sua annotazione a margine dell’atto di matrimonio. Non rileva pertanto la trascrizione dell’atto nei pubblici registri immobiliari, che costituisce mera pubblicità-notizia e non sopperisce al difetto di annotazione nei registri dello stato civile.
L'illegittimità del contratto di lavoro interinale comporta l'instaurazione di un rapporto di lavoro subordinato con l'impresa utilizzatrice.
La Corte di Cassazione, con ordinanza 06/04/2016 n° 6608, richiama, tra l'altro, il principio in base al quale in riferimento alle esigenze di natura temporanea che consentono il ricorso al lavoro temporaneo, la dicitura riportata nel contratto “punte di intensa attività”, deve considerarsi eccessivamente generica, in quanto non consente di individuare le ragioni specifiche della necessità di ricorrere al lavoro interinale.
L’illegittimità del contratto di fornitura comporta, pertanto, le conseguenze previste dall’ordinamento sul divieto di intermediazione e interposizione nelle prestazioni di lavoro: l’instaurazione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato tra lavoratore ed l'impresa fruitrice della prestazione.
La Corte di Cassazione – con l’ordinanza 11 marzo 2016, n. 4797 – consolida il proprio orientamento affermando che la breve durata del matrimonio non è sufficiente ad escludere il riconoscimento dell'assegno divorzile.
Gli Ermellini hanno ritenuto che in caso di malattia del coniuge, da cui derivi una totale incapacità lavorativa, e di reddito esiguo (derivante da pensione d’invalidità) percepito dallo stesso, il coniuge obbligato debba corrispondere l’assegno divorzile, a prescindere dalla circostanza che il matrimonio sia durato solo due anni e dal fatto che quest’ultimo abbia costituito un nuovo nucleo familiare.
Da tale linea giurisprudenziale, si differenziano soltanto i casi in cui la durata del vincolo sia stata così breve da ritenere che non si sia verificata alcuna comunione materiale e spirituale tra i coniugi (Cass. Civ. n. 6164/2015).
La giurisprudenza della Cassazione ha nuovamente confermato, con ordinanza del 02/03/2016 n° 4175, che la convivenza “occasionale” o “temporanea” con un terzo non consente di presumere il miglioramento delle condizioni economiche di chi convive con lo stesso.
Quindi da sola non è sufficiente ad esonerare il coniuge dal contributo di mantenimento.
Peraltro nel caso in cui vi sia un’occupazione lavorativa saltuaria, qualora il reddito del beneficiario dell’assegno sia modesto e saltuario non viene meno l’obbligo del contributo di mantenimento.
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