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Timestamp: 2017-10-21 23:10:50+00:00
Document Index: 115564793

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 303', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 2697', 'art. 360']

EREDITARE DEBITI TRIBUTARI SE SI ACCETTA L’EREDITA’? AVVOCATO SUCCESSIONI BOLOGNA
EREDITARE DEBITI TRIBUTARI SE SI ACCETTA L’EREDITA’?
EREDITARE CONVIENE SEMPRE?
NO SE IL DE CUIUS AVEVA TROPPI DEBITI O DEBITI SUPERIORI AI BENI POSSEDUTI MEGLIO NON ACCETTARE L’EREDITA’
Molti pensano che un’eredità sia sempre una condizione favorevole e un beneficio economico, molto spesso si si ereditano soldi o beni immobili ma a volte accettando l’eredita’ si accettano i debiti fiscali del defunto. Chiedi subito una consulenza dall’avvocato Sergio Armaroli i051/6447838 s hai dei dubbi!!
Sulla parte istante incomba l’onere di provare la legittimazione passiva processuale dei soggetti ai quali la domanda o l’impugnazione sia stata notificata, e, dunque, la loro avvenuta assunzione della qualità di erede per accettazione espressa o tacita, non essendo sufficiente la mera chiamata all’eredità, atteso che la “legitimatio ad causam” non si trasmette dal “de cuius” al chiamato per effetto della sola apertura della successione (Cass. 17295/2014). In particolare, in tema di obbligazioni tributarie, grava sull’Amministrazione finanziaria creditrice del de cuius l’onere di provare l’accettazione dell’eredità da parte del chiamato, per potere esigere l’adempimento dell’obbligazione del suo dante causa. Tale onere non può essere assolto con la produzione della sola denuncia di successione, mentre è idoneamente adempiuto con la produzione degli atti dello stato civile, dai quali è dato coerentemente desumere quel rapporto di parentela con il “de cuius” che legittima alla successione ai sensi degli artt. 565 e ss. c.c. (Cass. 13738/2005), o di qualsiasi altro documento dal quale possa, con pari certezza, desumersi la sussistenza di detta qualità.
A seguito di processo verbale di constatazione della Guardia di Finanza di Sondrio del 17.12.1996, veniva notificato a D.M.P. un avviso di rettifica, con il quale l’Ufficio recuperava a tassazione la maggiore IVA dovuta per l’anno di imposta 1991.
L’appello proposto dall’Agenzia delle Entrate veniva, altresì, disatteso dalla CTR della Lombardia con sentenza n. 80/2000, impugnata dall’Amministrazione finanziaria con ricorso per cassazione, accolto da questa Corte con sentenza n. 6346/2008, depositata il 10.3.2008, con la quale la decisione di appello suindicata veniva cassata con rinvio ad altra sezione della CTR della Lombardia.
Il giudizio era, quindi, riassunto dall’Ufficio nei confronti di D.M.G. , D.M.M. e D.M.S. , eredi di D.M.P. , deceduto in data (OMISSIS). La CTR – con sentenza n. 107/1/2009, depositata il 5.8.2009 – accoglieva l’appello dell’Amministrazione finanziaria, ritenendo fondata e comprovata la pretesa azionata nei confronti del contribuente.
Per la cassazione della sentenza n. 107/1/2009 hanno proposto, quindi, ricorso D.M.G. , D.M.M. e D.M.S. nei confronti dell’Agenzia delle Entrate, affidato a quattro motivi. L’amministrazione intimata non ha svolto attività difensiva.
Con il primo motivo di ricorso, D.M.G. , D.M.M. e D.M.S. denunciano la violazione degli artt. 100 e 300 c.p.c., in relazione all’art. 360, co. 1, n. 3 c.p.c..
Con il secondo motivo di ricorso, D.M.G. , D.M.M. e D.M.S. denunciano la violazione dell’art. 303 c.p.c., in relazione all’art. 360, co. 1, n. 3 c.p.c..
Con il terzo motivo di ricorso, D.M.G. , D.M.M. e D.M.S. denunciano la violazione degli artt. 519 e 521 c.c., in relazione all’art. 360, co. 1, n. 3 c.p.c..
Con il quarto motivo di ricorso, D.M.G. , D.M.M. e D.M.S. , denunciano la violazione dell’art. 2697 c.c., nonché l’omessa motivazione su un punto decisivo della controversia, in relazione all’art. 360, co. 1, nn. 3 e 5 c.p.c..
L’accoglimento del quarto motivo di ricorso comporta la cassazione dell’impugnata sentenza, con rinvio ad altra sezione della CTR della Lombardia, che dovrà procedere a nuovo esame del merito della controversia, motivando adeguatamente in ordine alla questione suindicata. Il giudice di rinvio si atterrà, inoltre, al seguente principio di diritto: “in tema di obbligazioni tributarie, grava sull’Amministrazione finanziaria creditrice del de cuius l’onere di provare l’accettazione dell’eredità da parte dei chiamati, per potere esigere l’adempimento dell’obbligazione del loro dante causa; tale onere non può essere assolto con la produzione della sola denuncia di successione, mentre è idoneamente adempiuto con la produzione degli atti dello stato civile, dai quali è dato coerentemente desumere quel rapporto di parentela con il de cuius che legittima alla successione ai sensi degli artt. 565 e ss. c.c., o di qualsiasi altro documento dal quale possa, con pari certezza, desumersi la sussistenza di detta qualità”.
Il medesimo giudice provvederà, infine, alla liquidazione delle spese del presente giudizio di legittimità.
By Sergio Armaroli| 2016-03-02T18:58:43+00:00	febbraio 27th, 2016|Successioni eredità|0 Comments