Source: https://www.officinelegali.eu/privacy/accesso-civico-a-documenti-contenente-dati-e-informazioni-personali-di-un-dipendente-dellamministrazione-comunale/
Timestamp: 2020-02-17 22:21:33+00:00
Document Index: 155161195

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 3', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 4', 'art. 5', 'sentenza ']

Accesso civico a documenti contenente dati e informazioni personali di un dipendente dell'amministrazione comunale - OfficineLegali
Accesso civico a documenti contenente…
Con il Parere rilasciato in data 7 febbraio 2019, il Garante per la protezione dei dati personali ha chiarito i limiti di un accesso civico “generalizzato” avente ad oggetto tre contratti di appalto «con esplicito riferimento a tutti gli incarichi conferiti e agli importi liquidati o da liquidare per le prestazioni di professionisti progettisti e direttori dei lavori coinvolti nei lavori di costruzione del complesso scolastico [identificato in atti]» deliberati alla fine degli anni ottanta.
Il parere è stato reso ai sensi dell’articolo 5, comma 7, del d. lgs. n. 33 del 14 marzo 2013, nell’ambito del procedimento relativo a una richiesta di riesame sul provvedimento di diniego parziale di un accesso civico.
Nello specifico, risulta che è stata presentata un’istanza di accesso civico a una specifica nota, identificata in atti, inviata al Comune, contenente dati e informazioni personali di un dipendente.
Il Comune ha respinto l’istanza di accesso civico richiamando, fra l’altro, il diritto alla protezione dei dati personali (art. 5-bis, comma 2, lett. a, del d. lgs. n. 33/2013) e rappresentando, altresì, che:
– «il contenuto [della nota] consiste in valutazioni discrezionali e soggettive sulla professionalità dell’unità lavorativa ivi nominata»;
– è necessario garantire la tutela «dell’immagine» del dipendente «anche in funzione di eventuali azioni discriminatorie o tendenziose, con ricadute insidiose nelle relazioni dell’attuale contesto lavorativo»;
– non è possibile «accordare un eventuale accesso civico parziale al documento in questione mediante oscuramento di dati identificativi personali; ciò in quanto tale accorgimento tecnico non eliminerebbe completamente la possibilità di risalire, atteso che questi potrebbe essere facilmente identificato, anche da parte di terzi, attraverso il complesso della vicenda descritta e le ulteriori informazioni contenute nel documento di cui è stata chiesta l’ostensione».
IL GARANTE PER LA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI HA OSSERVATO CHE:
Il caso sottoposto all’attenzione del Garante riguarda la presentazione di una richiesta di accesso civico a una specifica comunicazione fornita al Comune da un proprio dipendente, contenente dati personali dello stesso, nonché ulteriori informazioni relative anche alla capacità professionale, alle prospettive di carriera e a iniziative svolte all’esterno all’amministrazione di appartenenza.
Al riguardo, occorre precisare, in primo luogo, che – a differenza dei documenti a cui si è avuto accesso ai sensi della l. n. 241 del 7/8/1990 – i dati e i documenti che si ricevono a seguito di una istanza di accesso civico divengono «pubblici e chiunque ha diritto di conoscerli, di fruirne gratuitamente, e di utilizzarli e riutilizzarli ai sensi dell’articolo 7», sebbene il loro ulteriore trattamento vada in ogni caso effettuato nel rispetto dei limiti derivanti dalla normativa in materia di protezione dei dati personali (art. 3, comma 1, del d. lgs. n. 33/2013).
Di conseguenza, è anche alla luce di tale amplificato regime di pubblicità dell’accesso civico che l’ente destinatario dell’istanza deve valutare se i dati personali richiesti arrecano (o possano arrecare) un pregiudizio concreto alla protezione dei dati personali del soggetto controinteressato, in base al quale decidere se rifiutare o meno l’accesso alle informazioni e al documento richiesto.
In tale quadro, si ritiene che, ai sensi della normativa vigente e delle indicazioni contenute nelle Linee guida dell’ANAC in materia di accesso civico, il Comune di Latina – conformemente ai precedenti orientamenti del Garante in materia di accesso civico ai dati dei dipendenti (cfr. pareri contenuti nei seguenti provvedimenti: n. 485 del 29/11/2018, in www.gpdp.it, doc. web n. 9063969; n. 373 del 31/5/2018, ivi, doc. web n. 9001960; n. 142 dell´8/3/2018, ivi, doc. web n. 8684742) – ha correttamente respinto l’accesso civico, considerando che l’ostensione del documento richiesto può arrecare proprio quel pregiudizio concreto alla tutela della protezione dei dati personali previsto dall’art. 5-bis, comma 2, lett. a), del d. lgs. n. 33/2013.
Infatti, considerata la tipologia e la natura dei dati e delle informazioni personali oggetto dell’istanza di accesso e il particolare regime di pubblicità dei dati oggetto di accesso civico, si ritiene che dall’ostensione dei dati e delle informazioni richieste potrebbero derivare al soggetto interessato ripercussioni negative sul piano sociale, relazionale e professionale. Ciò anche pensando alle ragionevoli aspettative di confidenzialità dell’interessato e alla non prevedibilità delle conseguenze derivanti a quest’ultimo dalla conoscibilità da parte di chiunque dei dati richiesti (cfr. par. 8.1 delle Linee guida dell’ANAC in materia di accesso civico, cit.).
Le predette osservazioni impediscono, come evidenziato anche dal Comune, la possibilità di accordare un eventuale accesso civico parziale oscurando i dati del controinteressato, ai sensi dell’art. 5-bis, comma 4, del d. lgs. n. 33/2013, in quanto tale accorgimento tecnico non eliminerebbe completamente la possibilità di risalire, atteso che questi potrebbe essere facilmente identificato, anche da parte di terzi, attraverso il complesso della vicenda descritta e le ulteriori informazioni contenute nel documento di cui è stata chiesta l’ostensione. Sul punto si ricorda, infatti, che per «dato personale» si intende «qualsiasi informazione riguardante una persona fisica identificata o identificabile («interessato»)» e che «si considera identificabile la persona fisica che può essere identificata, direttamente o indirettamente, con particolare riferimento a un identificativo come il nome, un numero di identificazione, dati relativi all’ubicazione, un identificativo online o a uno o più elementi caratteristici della sua identità fisica, fisiologica, genetica, psichica, economica, culturale o sociale» (art. 4, par. 1, n. 1, del Regolamento).
Rimane, in ogni caso, salva la possibilità di accedere al documento richiesto, ai sensi della diversa legge sul diritto di accesso ai documenti amministrativi (artt. 22 ss. della l. n. 241 del 7/8/1990), laddove sia dimostrata l’esistenza di «un interesse diretto, concreto e attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento al quale è chiesto l’accesso».
esprime parere nei termini suesposti in merito alla richiesta del Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza del Comune di Latina, ai sensi dell’art. 5, comma 7, del d. lgs. n. 33/2013.
FONTE: Garante per la protezione dei dati personali, parere del 7 febbraio 2019 (Doc-Web: 9086520)
Categories: Privacy, Trasparenza 10 febbraio 2019
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