Source: https://www.expartecreditoris.it/provvedimenti/udienza-precisazione-conclusione
Timestamp: 2020-01-20 18:27:35+00:00
Document Index: 95090113

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 1815', 'art. 117', 'art. 1284', 'art. 1284', 'art. 96', 'art. 183', 'art. 117', 'art. 1815', 'art. 1526', 'art 11', 'art. 1815', 'art. 1526', 'art. 1283', 'art. 1283', 'art. 1458', 'art. 1526', 'art. 1526', 'art. 1458', 'art. 4', 'art. 96', 'art. 96', 'art. 101', 'art. 96', 'art. 96', 'art. 91', 'sentenza ']

UDIENZA DI PRECISAZIONE CONCLUSIONI: onere di reiterare le richieste istruttorie in modo specifico -
Questo il principio espresso dal Tribunale di Torino, Giudice Edoardo Di Capua, con la sentenza n.29 del 07.01.2019, che si riporta di seguito.
nella causa civile iscritta al n. omissis/2016 R.G. promossa da:
-PARTE ATTRICE OPPONENTE-
BANCA LEASING;
-PARTE CONVENUTA OPPOSTA-
avente per oggetto: Opposizione a decreto ingiuntivo per inadempimento da contratto di leasing;
Per la parte attrice opponente (a verbale di udienza in data 19.9.2018 e su foglio di precisazione delle conclusioni depositato in data 18.9.2018):
“Contrariis rejectis, previa ammissione dei mezzi di prova che si renderanno necessari ad esito delle eventuali difese avversarie ad integrazione di quelli documentali già offerti, riservata comunque ogni più opportuna deduzione, produzione ovvero istanza nei termini di rito che sin da ora se ne chiede la concessione, voglia l’Ill.mo designato giudice del Tribunale di Torino:
nel merito in via principale, revocare il decreto ingiuntivo nr. 9812/2016 Ingiunzione, nr. 23445/2016 R.G., reso in data 3 ottobre 2016 dal Tribunale di Torino, in quanto, per i motivi esposti in atti è infondato in fatto e diritto;
in via riconvenzionale, principale e nel merito, accertare e dichiarare la nullità, per contrarietà alla normativa antiusura, delle clausole relative alla determinazione degli interessi contenute nel contratto di locazione finanziaria contraddistinto con il numero OMISSIS, dichiarando per l’effetto, ai sensi e per gli effetti dell’art. 1815, secondo comma, cod. civ., che per tale contratto di finanziamento, non sono dovuti interessi, con ogni conseguenza che ciò comporta, sulla determinazione del relativo saldo dare / avere e della relativa rielaborazione del piano di ammortamento;
in via riconvenzionale, principale e nel merito, accertare e dichiarare la violazione da parte dell’Istituto di Credito erogante della normativa sulla trasparenza per mancata indicazione del Tasso Annuo Effettivo Globale – T.A.E.G. nel contratto di locazione finanziaria contraddistinto con il numero OMISSIS e per l’effetto, rideterminare integralmente il piano di ammortamento ricalcolando gli interessi corrispettivi ad un tasso sostitutivo ex art. 117 T.U.B.;
in via subordinata alla domanda principale sempre in via riconvenzionale e nel merito, per tutti i motivi esposti nella premessa del presente atto, accertare e dichiarare la nullità ex art. 1284 cod. civ. della clausola relativa agli interessi per aver applicato un tasso di interesse superiore a quello indicato per iscritto, contenuta contenute nel contratto di locazione finanziaria contraddistinto con il numero OMISSIS, dichiarando per l’effetto, ai sensi e per gli effetti dell’art. 1284 cod. civ., che per tale contratto di finanziamento gli interessi sono dovuti esclusivamente al tasso legale nelle misure e nel tempo vigenti;
sempre in via riconvenzionale e nel merito, per tutti i motivi esposti nella premessa del presente atto, accertare e dichiarare la nullità, per contrasto con l’articolo 1526 Codice Civile, delle clausole risolutive espresse contenute nel contratto di locazione finanziaria contraddistinto con il numero OMISSIS, essendo palesemente sbilanciate da un punto di vista economico a favore del concedente in oggi convenuta opposta ed, in ogni caso, perché si pongono in contrasto col divieto di cui all’articolo 1383 Codice Civile e per condannare la BANCA Leasing S.p.A., in persona del legale rappresentante pro tempore, alla restituzione di quanto percepito nel corso del rapporto;
in via riconvenzionale principale e nel merito, per i motivi esposti in atti, accertare e dichiarare la violazione da parte della BANCA LEASING S.P.A. delle norme di buona fede oggettiva e per l’effetto dichiarare tenuta e condannare quest’ultima, in persona del legale rappresentante pro tempore, al risarcimento dei danni che si quantificano in una somma non inferiore ad euro 20.000,00, ovvero in quell’altra diversamente emergente nel corso dell’istruttoria;
in via principale e nel merito, per i motivi esposti in giudizio, accertare l’illegittimità della segnalazione alla Centrale dei Rischi presso la Banca d’Italia del nominativo della SOCIETÀ S.R.L. e per l’effetto, dichiarare tenuta e condannare la BANCA LEASING S.P.A., in persona del legale rappresentante pro tempore, al risarcimento dei danni residuati al conchiudente, che si chiede vengano liquidati in via equitativa dal Giudice;
in ogni caso, con vittoria di spese e di compenso professionale, maggiorata dei rimborsi forfettari, accessori fiscali e previdenziali come per legge”.
Per la parte convenuta opposta (a verbale di udienza in data 19.9.2018 e su foglio di precisazione delle conclusioni depositato in data 6.9.2018):
“Voglia l’Ill.mo Tribunale adito, respinta ogni contraria istanza, eccezione e deduzione,
– respingere tutte le domande proposte da parte attrice in quanto totalmente infondate, sia in fatto che in diritto e per l’effetto confermare l’ingiunzione di pagamento di cui al decreto ingiuntivo telematico n. XXX/2016, RG n. XXX/2016, del 3 ottobre 2016 per Euro 59.072,74 oltre voci accessorie, oltre interessi al tasso legale di cui al D. Lgs 231/2002 dal dovuto alla data di effettivo pagamento, rivalutazione monetaria dalla data del ricorso al saldo nonché spese, diritti ed onorari della procedura monitoria e successive occorrende;
– condannare le parte attrice al pagamento di una somma pari ad Euro 5.000,00 a titolo di responsabilità aggravata ex art. 96 c.p.c. ovvero a quella diversa somma accertata e liquidata nel corso del presente giudizio, oltre interessi e rivalutazione monetaria, ovvero liquidata anche in via equitativa.
condannare parte attrice al pagamento della somma ingiunta ovvero quella diversa somma accertata e liquidata nel corso del presente giudizio, oltre interessi e rivalutazione monetaria.
con il favore di spese, competenze e onorari di giustizia, spese generali I.V.A. e C.P.A. come per legge.”
1.1. Su ricorso depositato dalla società BANCA LEASING S.P.A., in persona dell’Avv. A. S., il Tribunale di Torino, con decreto n. XXX/2016, datato 3.10.2016, depositato in data 3.10.2016, ha ingiunto alla SOCIETÀ S.R.L, in persona del legale rappresentante pro tempore, di pagare alla ricorrente la somma di Euro 59.072,74, oltre interessi convenzionali di mora dal dovuto fino al saldo, ed oltre alle spese della procedura monitoria e successive occorrende.
– che la stessa ha concluso con la società SOCIETÀ S.R.L il contratto di locazione finanziaria OMISSIS con cui è stato concesso l’utilizzo del seguente bene: Centro di lavoro verticale Mod. XM 1000 completo di accessori;
– che la società R. S.R.L. non ha pagato numerosi canoni di rimborso e pertanto la Banca ha risolto il contratto con conseguente riconsegna del bene;
– che dalla vendita del bene è stata ricavata la somma di Euro 20.000,00 oltre IVA, regolarmente accreditata alla debitrice;
– che pertanto la Banca è creditrice della somma residua di Euro 59.072,74.
1.2. Con atto di citazione datato 14.11.2016, la società SOCIETÀ S.R.L., in persona dell’amministratore unico e legale rappresentante pro tempore omissis, ha convenuto in giudizio la ricorrente, proponendo opposizione avverso il predetto decreto ingiuntivo chiedendo, nel merito, l’accoglimento delle conclusioni di cui in epigrafe.
– non ha ammesso tali deduzioni istruttorie;
– ha invitato le parti a precisare le conclusioni;
– ha fissato udienza di precisazione delle conclusioni in data 19.9.2018.
Sulle deduzioni istruttorie già proposte dalla parte attrice opponente.
Senonché, come si è accennato pocanzi, nelle proprie conclusioni definitive la parte attrice opponente non ha reiterato l’istanza di ammissione delle prove dedotte nella memoria depositata ai sensi dell’art. 183, 6° comma, n. 2) c.p.c. e, precisamente, la richiesta di ammissione della CTU.
Dunque, la parte che si sia vista rigettare dal giudice di primo grado le proprie richieste istruttorie ha l’onere di reiterarle al momento della precisazione delle conclusioni poiché, diversamente, le stesse debbono intendersi rinunciate (e non possono essere riproposte in appello); e tale onere non è assolto neppure attraverso il richiamo generico al contenuto dei precedenti atti difensivi, atteso che la precisazione delle conclusioni deve avvenire in modo specifico, coerentemente con la funzione sua propria di delineare con precisione il “thema” sottoposto al giudice e di porre la controparte nella condizione di prendere posizione in ordine alle (sole) richieste – istruttorie e di merito – definitivamente proposte (cfr. in tal senso: Cass.civile sez. III, 03 agosto 2017, n. 19352).
Sul merito della presente causa.
“nel merito in via principale, revocare il decreto ingiuntivo nr. xxx/2016 Ingiunzione, nr. xxx/2016 R.G., reso in data 3 ottobre 2016 dal Tribunale di Torino, in quanto, per i motivi esposti in atti è infondato in fatto e diritto;
in via principale e nel merito, per i motivi esposti in giudizio, accertare l’illegittimità della segnalazione alla Centrale dei Rischi presso la Banca d’Italia del nominativo della R. S.r.l. e per l’effetto, dichiarare tenuta e condannare la BANCA Leasing S.p.a., in persona del legale rappresentante pro tempore, al risarcimento dei danni residuati al conchiudente, che si chiede vengano liquidati in via equitativa dal Giudice.”
– che in data 13.3.2012 (in realtà 23.3.2012) la SOCIETÀ S.R.L stipulava con la BANCA LEASING S.P.A. il contratto di locazione finanziaria OMISSIS per finanziare l’acquisto di un “Centro di lavoro verticale, Mod. XM 1000 completo di accessori” del costo di Euro 62.000,00 oltre IVA (docc. n. 2,3 e 4);
– che nel contratto non veniva inserita l’indicazione del c.d. Indicatore Sintetico di Costo – I.S.C., e/o Tasso Annuo Effettivo Globale – T.A.E.G.;
– che quanto suddetto comportava una violazione della normativa sulla trasparenza e pertanto veniva richiesta la rideterminazione integrale del piano di ammortamento ricalcolando gli interessi corrispettivi ad un tasso sostitutivo ex art. 117 TUB;
– che per la determinazione del T.A.E.G. veniva effettuato un calcolo che portava ad ottenere come risultato un tasso pari a 8,829%;
– che il superamento del tasso soglia ai fini dell’usura riguardava non solo gli interessi corrispettivi ma anche quelli moratori e, pertanto, la verifica dell’eventuale superamento del tasso doveva essere eseguita in via autonoma con riferimento a ciascuna delle due categorie di interessi nel momento in cui gli stessi sono promessi o comunque convenuti, indipendentemente dal momento del loro pagamento;
– che con la Legge 108 del 1996 il legislatore individuava un limite entro il quale ricomprendere ogni forma di remunerazione del credito, prescrivendo che “per la determinazione del tasso di interesse usurario si tiene conto delle commissioni, remunerazioni, a qualsiasi titolo e delle spese, escluse quelle per imposte e tasse, collegate all’erogazione del credito”;
– che quindi ai fini della verifica di legittimità dei tassi inseriti alla data della pattuizione occorreva includere le commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo, spese, commissione per anticipata estinzione, escluse quelle imposte e tasse, compresa la maggiorazione per gli interessi di mora, nonché il tasso effettivo applicato nel piano di ammortamento allegato al contratto;
– che, da tale calcolo, il tasso finale così ottenuto era pari a 11,670%, valore superiore a 11,225% che era il tasso soglia di usura fissato dalla legge per i rispettivi periodi temporali;
– che per tali motivi, la clausola relativa al computo degli interessi contenuta nel contratto di locazione finanziaria in esame era nulla per contrarietà alla normativa antiusura nr. 108 del 1996 e, ai sensi e per gli effetti dell’art. 1815, secondo comma, cod. civ., nessun interesse era dovuto;
– che l’applicazione del tasso leasing è superiore a quello pattuito;
– che, difatti, l’ammortamento utilizzato dall’BANCA LEASING S.P.A., conteneva una formula di matematica attuariale che prevedeva l’applicazione dell’interesse “composto” e non quello “semplice” previsto dal codice civile e ciò comportava di fatto l’applicazione di un tasso ultra legale superiore a quello fissato per iscritto nel contratto;
– che dai conti effettuati si evince un tasso leasing del 7,037% e un T.E.F. pari a 7,219%;
– che, di conseguenza, la BANCA LEASING S.P.A. nel contratto indicava un tasso di interesse, mentre nel concreto ne utilizzava uno più alto;
– che, nel caso di specie, si tratta di un leasing c.d. “traslativo” il cui oggetto è un bene destinato a conservare un notevole valore alla scadenza del contratto: in tale ipotesi l’interesse dell’utilizzatore, parte attrice opponente, era quello di acquistare la proprietà del bene esercitando l’opzione d’acquisto dopo aver pagato tutti i canoni pattuiti;
– che, in caso di risoluzione anticipata per inadempienza del compratore, l’art. 1526 c.c. prevede che, il venditore – concedente, nel caso di specie la BANCA LEASING S.P.A. – sia tenuto a restituire le rate riscosse ma abbia diritto a vedersi riconosciuto un equo compenso per l’uso della cosa, oltre al risarcimento del danno;
– che, rispetto a quanto suddetto, si eccepisce la nullità, per contrasto con l’articolo 1526 c.c., delle clausole risolutive espresse contenute nel contratto di leasing azionato, essendo palesemente sbilanciate da un punto di vista economico a favore del concedente in oggi convenuta opposta e, in ogni caso, perché si ponevano in contrasto con il divieto di cui all’articolo 1383 c.c.;
– che vi era stata la violazione degli obblighi di correttezza e buona fede da parte della convenuta opposta in quanto con lettera 20 maggio 2005, la R. S.R.L. aveva comunicato alla BANCA LEASING S.P.A. la possibilità di vendere il mezzo oggetto del contratto di leasing ad un prezzo di Euro 40.000,00 (doc.6);
– che tale proposta veniva successivamente ribadita dalla SOCIETÀ S.R.L con lettera del 10 dicembre 2015 (doc.7);
– che, però, tale richiesta veniva ritenuta non congrua da parte della BANCA LEASING S.P.A. con comunicazione del 5 gennaio 2016 (doc.8), salvo poi decidere di vendere il bene al prezzo di Euro 20.000,00;
– che vi era stata una illegittima segnalazione alla Centrale dei Rischi che aveva comportato una richiesta di rientro dagli affidamenti da parte di tutti gli altri intermediari;
– che tale segnalazione aveva creato difficoltà alla parte attrice opponente ad ottenere nuovi finanziamenti;
– che le eccezioni formulate da parte attrice opponente sono del tutto generiche, infondate oltre che prive di qualsiasi elemento probatorio;
– che, difatti, dal contratto di leasing stipulato in data 23.3.2012, si evince come il tasso di leasing (anche definito tasso corrispettivo) fosse di 7,035%, il tasso effettivo globale (T.E.G.): fosse di 7,722%, il tasso soglia anti usura al momento della stipula fosse di 11,225% e il tasso di interesse convenzionale di mora fosse pari a Euribor 3 mesi in vigore durante il periodo di mora aggiornato di 9 punti percentuali. (doc. 2);
– che, in aggiunta a quanto sopra, all’art 11) delle Condizioni Generali del contratto in oggetto veniva espressamente indicato il criterio di computo del tasso di mora e veniva altresì precisato che nel caso in cui il tasso di mora avesse superato il tasso soglia, il primo sarebbe stato ridotto nel rispetto del secondo sulla base di una formula ivi descritta (doc. 2);
– che, sulla base di quanto suddetto, il contratto conteneva una espressa “clausola di salvaguardia” che comportava la piena liceità, validità ed operatività dei tassi applicati, previsti dal contratto ed in linea con le disposizioni di legge vigenti al momento della sua stipula (doc.2);
– che, quindi, era ed è esclusa l’usurarietà dei tassi in presenza della siffatta clausola contrattuale e la non applicazione delle sanzioni di cui all’art. 1815 c.c.;
– che, circa la violazione delle norme specifiche sulla trasparenza dei costi e dei tassi di interesse nei contratti di finanziamento, il provvedimento della Banca d’Italia del 15.7.2015 stabilisce che l’indicazione del T.A.E.G. e dell’I.S.C. non è prevista per la categoria dei contratti di leasing finanziario;
– che, come pronunciato dalla recente decisione dell’A.B.F. di Milano, per in contratti di leasing, l’indicatore sintetico di costo di cui è richiesta l’esplicitazione all’interno del contratto è rappresentato dal tasso interno di attualizzazione, o tasso leasing, che risulta chiaramente indicato nel contratto in questione (doc. 2);
– che non può essere operato un cumulo fra interessi corrispettivi e moratori ai fini del calcolo dell’usura;
– che, diversamente da quanto affermato da parte attrice opponente, il contratto in questione non ha natura traslativa ma bensì di godimento e pertanto deve essere ricondotto nell’ambito dei contratti ad esecuzione continuata o periodica, con conseguente inefficacia dell’art. 1526 c.c.;
– che riguardo alla violazione da parte della convenuta opposta circa gli obblighi di buona fede, correttezza e diligenza la Banca rilevava come dalla documentazione della parte attrice opponente (doc. avv. 6, 7 e 8), quest’ultima non comunicava alcuna possibilità di vendere il mezzo oggetto del contratto di leasing ad un prezzo di Euro 40.000,00 ma si era semplicemente limitata a formulare una proposta transattiva, a saldo e stralcio, per detto valore;
– che tale proposta, a fronte del maggior debito, all’epoca pari ad Euro 69.637,46, non veniva accettata dalla convenuta opposta;
– che la mancata adesione alla proposta non poteva essere vista come una violazione degli obblighi di correttezza e buona fede in quando la Banca manifestava una sua scelta su valutazioni di carattere economico, prive di qualsiasi riflesso giuridico;
– che riguardo alla segnalazione alla Centrale dei Rischi la Banca rilevava come ogni mese gli intermediari inviino alla Centrale Rischi i rapporti di credito con i propri clienti e altresì sono tenuti a informare tempestivamente gli eventi che interessano la propria clientela, dando luogo a comunicazioni inframensili riguardanti dati di natura strettamente qualitativa;
– che questa procedura viene fatta in modo tale che tutti gli intermediari abbiano un quadro generale della posizione finanziaria di ogni singolo cliente e diano conferma della effettiva sofferenza degli stessi;
– che la condotta assunta dalla parte attrice opponente può configurarsi come temeraria.
3.4. Si deve osservare che, secondo la tesi prevalente, tanto in dottrina quanto in giurisprudenza, nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo si verifica un’inversione della posizione processuale delle parti, mentre resta invariata la posizione sostanziale, nel senso che si apre un ordinario giudizio di cognizione, nel quale ciascuna delle parti viene ad assumere la propria effettiva e naturale posizione, risultando a carico del creditore opposto, avente in realtà veste di attore per aver chiesto l’ingiunzione, l’onere di provare l’esistenza del credito, ed a carico del debitore opponente, avente la veste di convenuto, quello di provare eventuali fatti estintivi, modificativi o impeditivi dell’obbligazione (cfr. in tal senso: Tribunale Roma sez. XI, 04 luglio 2017, n. 13614 in Redazione Giuffrè 2017; Tribunale Teramo, 01 febbraio 2017, n. 71 in Redazione Giuffrè 2017; Tribunale Grosseto, 22 aprile 2016, n. 335 in Redazione Giuffrè 2016; Corte appello Lecce sez. II, 27 gennaio 2016, n. 57 in Redazione Giuffrè 2016; Tribunale Modena sez. I, 14 gennaio 2016, n. 75 in Giurisprudenza locale – Modena 2016; Tribunale Lucca, 02 dicembre 2015 n. 2095 in Redazione Giuffrè 2016; Tribunale Salerno sez. II, 11 novembre 2015 n. 4736 in Redazione Giuffrè 2016; Tribunale Roma sez. X, 22 gennaio 2015 n. 1434 in Redazione Giuffrè 2015; Tribunale Salerno, 25 ottobre 2014 n. 4999 in Redazione Giuffrè 2014; Tribunale Nocera Inferiore, 23 aprile 2014 n. 656 in Redazione Giuffrè 2014;Tribunale Teramo, sez. lav., 03 ottobre 2013, n. 611 in Redazione Giuffrè 2013; Tribunale Roma, sez. VIII, 01 giugno 2013, n. 11964; Tribunale Milano, 12 marzo 2013, n. 3456 in Redazione Giuffrè 2013; Tribunale Teramo, sez. lav., 20 febbraio 2013, n. 167 in Redazione Giuffrè 2013; Tribunale Nocera Inferiore, sez. II, 30 gennaio 2013, n. 86 in Redazione Giuffrè 2013; Tribunale Pescara, sez. IX, 30 aprile 2012, n. 8548 in Redazione Giuffrè 2012; Cass. civile, sez. II, 24 maggio 2010, n. 12622; Cass. civile, sez. lav., 13 luglio 2009, n. 16340; Tribunale Genova, 23 gennaio 2009, n. 347 in Guida al diritto 2009, 43 53; Corte appello Palermo, sez. III, 21 gennaio 2009, n. 62 in Guida al diritto 2009, 14 64; Cass. civile, sez. I, 31 maggio 2007 n. 12765; Cass. civile, sez. I, 03 febbraio 2006, n. 2421; Cass. civile, sez. III, 24 novembre 2005, n. 24815; Cass. civile, sez. II, 30 luglio 2004, n. 14556; Cass. civile, sez. III, 17 novembre 2003, n. 17371; Cass. civile, sez. II, 4 aprile 2003, n. 5321; Cass. civile, sez. I, 27 giugno 2000, n. 8718; Cass. civile, sez. II, 29 gennaio 1999, n. 807; Cass. civile, sez. lav., 17 novembre 1997, n. 11417; Cass. civile, Sezioni Unite, 07 luglio 1993 n. 7448).
Invero, secondo l’orientamento della giurisprudenza prevalente, meritevole di essere condiviso, la clausola di salvaguardia, per la quale il tasso di interesse corrisponde al tasso soglia usura impedisce “ab origine” che la pattuizione possa violare la soglia dell’usura (cfr. in tal senso: Tribunale Bologna sez. III, 31 gennaio 2018 n. 20087, in Redazione Giuffrè 2018; Tribunale Padova, 13 gennaio 2016 in Redazione Giuffrè 2016).
Invero, l’art. 1283 c.c. vieta la produzione di interessi su interessi scaduti ed è questa l’unica fattispecie regolata.
In altri termini, si ha “interesse composto”, rilevante agli effetti dell’art. 1283 c.c., se e soltanto se gli interessi maturati sul debito nel periodo X si aggiungono al capitale, andando così a costituire la base di calcolo produttiva di interessi del periodo X+1 e così via.
Per contro, come la giurisprudenza di merito ha ormai chiarito, il piano di ammortamento alla francese prevede che il debitore rimborsi alla fine di ogni anno (o di altro intervallo temporale che disciplina la cadenza delle rate) e per tutta la durata dell’ammortamento, una rata costante posticipata tale che al termine del periodo stabilito il debito sia completamente estinto, sia in linea capitale che per interessi.
Ogni rata costante si compone di una quota interessi e di una quota capitale; dal punto di vista del mutuatario, la quota interessi rappresenta il costo per l’uso del denaro mentre la quota capitale rappresenta la somma destinata al rimborso del capitale mutuato. In linea generale – nei contratti di mutuo in cui la restituzione del prestito è fatta in modo graduale nel tempo – il debitore paga periodicamente sia gli interessi, sia una parte del capitale.
– la quota interessi necessaria per pagare gli interessi sul debito di quel periodo;
– la quota capitale necessaria per rimborsare una parte del prestito.
Ora, di tali quote componenti la rata, solo le quote capitale vanno ad estinguere il debito, generando – di rata in rata – un debito residuo sempre minore, su cui si calcolano gli interessi che il mutuatario paga con la rata successiva.
Di rata in rata, quindi, le quote interessi sono sempre decrescenti, mentre le quote capitali possono essere costanti (metodo di ammortamento c.d. uniforme, caratterizzato dal fatto che le quote capitali sono sempre costanti e conseguentemente, essendo le quote interessi decrescenti, le rate sono decrescenti) oppure variabili (metodo di ammortamento progressivo o c.d. francese, in cui ad essere costante è la rata complessiva, ragione per cui – essendo la quota interesse comunque decrescente – la quota capitale è invece crescente).
Sul punto, possono richiamarsi le seguenti più recenti pronunce: Tribunale Brescia, 11 ottobre 2017 in Redazione Giuffrè 2018; Tribunale Torino, sez. I, 28 settembre 2017, n. 4555 in www.expartecreditoris.it; Tribunale Bergamo 25 luglio 2017 in www.ilcaso.it; Tribunale Bologna sez. IV, 24 giugno 2017 n. 1292, in Redazione Giuffrè 2017; Tribunale Monza sez. I, 19 giugno 2017 n. 1911, in Redazione Giuffrè 2017; Tribunale Lucca, 18 febbraio 2017 n. 407, in Redazione Giuffrè 2017; Tribunale Pavia 25 gennaio 2017 in www.ilcaso.it; Tribunale Treviso sez. III, 27 ottobre 2016 n. 2646, in Guida al diritto 2017, 10, 64; Tribunale Mantova sez. II, 21 ottobre 2015 n. 985, in Redazione Giuffrè 2016; Tribunale Padova sez. II, 05 ottobre 2016, in Redazione Giuffrè 2016; Tribunale Padova, 29 maggio 2016, in Redazione Giuffrè 2016; Tribunale Verona sez. III, 24 marzo 2015 n. 758, in Redazione Giuffrè 2015; Tribunale Lucca, 01 ottobre 2014 n. 1439 in Redazione Giuffrè 2014; Tribunale Torino 17 settembre 2014 in www.ilcaso.it; Tribunale Pescara, 10 aprile 2014, in Redazione Giuffrè 2014; Tribunale Milano, 30 ottobre 2013, in Banca Borsa Titoli di Credito 2015, 1, II, 45 .
Al riguardo, la Cassazione ha individuato in realtà due distinte figure contrattuali:
nella prima, corrispondente a quella “tradizionale”, l’utilizzazione della res da parte del concessionario, dietro versamento dei canoni all’uopo previsti, si inquadra, secondo la volontà delle parti, in una funzione di finanziamento a scopo di “godimento” del bene per la durata del contratto, conforme alla potenzialità economica del bene stesso, onde i canoni costituiscono esclusivamente il corrispettivo di tale godimento;
nella seconda, invece, le parti, al momento della formazione del consenso, prevedono che il bene, avuto riguardo alla sua natura, all’uso programmato ed alla durata del rapporto, è destinato a conservare, alla scadenza contrattuale, un valore residuo particolarmente apprezzabile per l’utilizzatore, in quanto notevolmente superiore al prezzo di opzione, sicché il trasferimento del bene all’utilizzatore non costituisce, come nel leasing tradizionale, un’eventualità del tutto marginale ed accessoria, ma rientra nella funzione assegnata dalle parti al contratto.
nel primo caso, trova applicazione la regola di cui all’art. 1458 c.c., con la conseguenza che il concedente conserva il diritto a trattenere tutti i canoni percepiti;
nel secondo caso trova invece applicazione il meccanismo riequilibratore delle prestazioni previsto nell’art. 1526 c.c. per la vendita con riserva di proprietà, sicché, in caso di risoluzione per inadempimento dell’utilizzatore, quest’ultimo ha diritto alla restituzione delle rate riscosse solo dopo la restituzione della cosa, mentre il concedente ha diritto, oltre al risarcimento del danno, a un equo compenso per l’uso dei beni oggetto del contratto.
Dunque, non risulta fondata la domanda formulata dalla parte attrice opponente sull’applicazione dell’art. 1526 c.c., essendo il contratto di leasing configurabile come leasing di “godimento” e non “traslativo” con conseguente applicazione dell’art. 1458, 1° comma c.c.
Sulle spese processuali del presente giudizio di opposizione.
4.2. Precisamente, tenuto conto dei parametri generali per la determinazione dei compensi in sede giudiziale previsti dall’art. 4, comma 1, del citato D.M. 10 marzo 2014 n. 55 (e, in particolare, delle caratteristiche e del pregio dell’attività prestata, della natura, della difficoltà -contrasti giurisprudenziali, quantità e contenuto della corrispondenza intrattenuta- e del valore dell’affare, dei risultati conseguiti, del numero e della complessità delle questioni giuridiche e di fatto trattate),i compensi vengono liquidati sulla base della Tabella 2) allegata al predetto Regolamento, secondo i seguenti valori di liquidazione previsti nello scaglione “da Euro 52.000,01 ad Euro 260.000,00”:
Sulla domanda di risarcimento danni per responsabilità aggravata proposta dalla parte convenuta opposta, ex art. 96 c.p.c.
Come già chiarito in giurisprudenza, “la pronuncia ex art. 96 comma 3 c.p.c. non richiede la preventiva instaurazione del contraddittorio ex art. 101 c.p.c., essendo posterius e non prius logico della decisione di merito; può essere resa in tutti i procedimenti in cui vengono regolate le spese di lite, ed anche nei confronti del terzo chiamato o del terzo intervenuto; introduce nell’ordinamento una forma di danno punitivo per scoraggiare l’abuso del processo e preservare la funzionalità del sistema giustizia deflazionando il contenzioso ingiustificato, ciò che esclude la necessità di un danno di controparte, pur se la condanna è prevista a favore della parte e non dello Stato; presuppone il requisito della malafede o della colpa grave, come nel caso dell’art. 96, comma 1, c.p.c.; è teoricamente possibile la coesistenza di una pronuncia di condanna ai sensi dell’art. 96 commi 1 e 3 c.p.c.” (cfr. in tal senso: Tribunale Reggio Emilia, 25 settembre 2012, n. 1569 in Redazione Giuffrè 2012).
Il TRIBUNALE DI TORINO, Prima Sezione Civile, in composizione monocratica, ogni contraria istanza, deduzione ed eccezione disattesa, definitivamente pronunziando, nella causa di opposizione a decreto ingiuntivo iscritta al n. XXXX/2016 R.G. promossa dalla SOCIETÀ S.R.L, in persona dell’amministratore unico e legale rappresentante pro tempore omissis (parte attrice opponente), contro la società BANCA LEASING S.P.A. (parte convenuta opposta), nel contraddittorio delle parti:
1) Rigetta l’opposizione e tutte le domande ed eccezioni proposte dalla parte attrice opponente avverso il decreto ingiuntivo opposto del Tribunale di Torino n. omissis/2016, datato 3.10.2016, depositato in data 3.10.2016, che conferma integralmente.
2) Dichiara tenuta e condanna la parte attrice opponente SOCIETÀ S.R.L., in persona del legale rappresentante pro tempore, ai sensi dell’art. 91 c.p.c., a rimborsare alla parte convenuta opposta le spese del presente giudizio di opposizione, liquidate in complessivi Euro 10.720,00 per compensi, oltre al rimborso spese forfettarie nella misura del 15% del compenso totale della prestazione, oltre ad I.V.A. e C.P.A. come per legge, nonché le spese di registrazione della presente sentenza e successive occorrende.
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