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Timestamp: 2018-12-11 18:17:45+00:00
Document Index: 8085357

Matched Legal Cases: ['art. 1993', 'art. 1994', 'art. 2002', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 2412', 'art. 2483']

Dispense sui titoli di credito - Docsity
Schemi riassuntivi Diritto Commerciale
eleonora.murianni1 29 ottobre 2013
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Dispense sui titoli di credito, Schemi riassuntivi di Diritto Commerciale. Alma Mater Studiorum – Università di Bologna
Appunti di diritto commerciale. Schemi relativi all'argomento di diritto commerciale titoli di credito.
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CAPITOLO 40 (PARTE 1)
I TITOLI DI CREDITO I titoli di credito sono documenti destinati alla circolazione che attribuiscono il diritto ad una determinata prestazione. Questa può consistere nel pagamento di una somma di denaro, come avviene nella cambiale, nell’assegno bancario, nelle obbligazioni di società e nei titoli del debito pubblico (titoli di credito in senso stretto). Può consistere anche nel diritto alla riconsegna di merci depositate o viaggianti, come avviene nella fede di deposito, nella polizza di carico e così via (titoli di credito rappresentativi di merci). Vi sono infine titoli di credito che rappresentano una situazione giuridica complessa ed i relativi diritti, come le azioni di società e le quote di partecipazione a fondi comuni di investimento (titoli di partecipazione).
Fra i titoli di credito ve ne sono poi alcuni che vengono di regola emessi ognuno per una distinta operazione economica e si presentano perciò come titoli individuali (ad esempio cambiali e assegni). Altri per contro, come le azioni e le obbligazioni, rappresentano frazioni di uguale valore nominale di una unitaria operazione economica di finanziamento (titoli di massa).
Ancora, alcuni titoli di credito, come le azioni e i titoli rappresentativi di merci, presuppongono un ben determinato rapporto giuridico e solo in base a tale rapporto possono essere emessi (titoli causali). Per altri, invece, come la cambiale e gli assegni, il rapporto giuridico che dà luogo alla loro emissione può variamente atteggiarsi (titoli astratti).
I titoli di credito costituiscono quindi una famiglia varia e composita, perché varie e composite sono le operazioni economiche che determinano la loro emissione.  Alcune leggi speciali già regolavano prima dell’emanazione del codice civile e regolano tutt’ora alcune figure tipiche di titoli di credito. Il codice civile del 1942 ha nel contempo introdotto una disciplina generale dei titoli di credito. La quale consente di colmare eventuali lacune delle disciplina speciali. La previsione di regole comuni a tutti i titoli di credito consente di colmare eventuali lacune delle discipline speciali: le stesse sono infatti applicabili ai singoli titoli di credito già noti e regolati, salvo che la dsciplina speciale nn disponga diversamente.Risponde inoltre allo scopo di fissare uno statuto generale direttamente applicabile a tutte le nuove figure di credito che la realtà economica può creare (titoli atipici).
La legge nn da una nozione del titolo di credito.
Funzione e caratteri essenziali dei titoli di credito I titoli di credito svolgono un ruolo fondamentale in una moderna economia basata sul credito e sulla circolazione della ricchezza. La loro funzione tipica e costante è infatti quella di rendere più semplice e sicura la circolazione dei
diritti di credito, neutralizzando i rischi che presenta la disciplina della cessione del credito.
Le regole di circolazione più semplici sono quelle previste per i beni mobili: la proprietà dei beni mobili si trasferisce con il semplice consenso e, inoltre, l’acquirente di un bene mobile è tutelato contro il rischio della mancanza di titolarità nel trasferente dalla regola “possesso di buona fede vale titolo”.  Allora, se il problema è quello di rendere più semplice e sicura la circolazione della ricchezza immateriale, la soluzione è quella di creare un modello alternativo di circolazione del credito basato su regole analoghe a quelle che governano la circolazione dei beni mobili. Da questa semplice idea la disciplina dei titoli di credito realizza un complesso di regole che elevano il documento ad equivalente materiale del diritto.
Incorporazione. La finzione giuridica consiste nel ritenere che oggetto di circolazione sia il documento (cosa mobile) anziché il diritto in esso menzionato, mentre in realtà è l’opposto (chi acquista un titolo di credito vuole acquistare il diritto in esso menzionato, non il pezzo di carta). Si può così affermare che nel titolo di credito il diritto è incorporato nel documento. La disciplina generale dei titoli di credito si fonda su 4 principi cardine:
1. Chi acquista la proprietà del documento (cosa mobile) diventa titolare del diritto in esso menzionato. E si badi, diventa titolare del diritto cartolare anche se ha acquistato il titolo a non domino (ad esempio da un ladro) purché sia in buona fede. È questo il principio dell’autonomia in sede di circolazione del diritto cartolare che sostanzialmente ricalca il principio “possesso di buona fede vale titolo” proprio dei beni mobili. Ed è principio che consente di neutralizzare il più grave dei rischi della cessione del credito: il rischio cioè che chi trasferisce il credito non sia titolare dello stesso: in tal caso nulla il cessionario acquista. Il possessore di buona fede di un titolo di credito acquista invece il relativo diritto anche se acquista il titolo da un ladro e quindi da chi non è titolare del credito.
2. Chi acquista un titolo di credito acquista un diritto il cui contenuto è determinato
esclusivamente dal tenore letterale del documento. Acquista inoltre un diritto che è di regola immune dalle eccezioni fondate sui rapporti personali intercorsi fra debitore e precedenti possessori del titolo. Sono questi i principi della letteralità e autonomia in sede di esercizio del diritto cartolare. E sono principi che consentono di superare l’ulteriore rischio cui è invece esposto il cessionario del credito: il rischio cioè di vedersi opposte tutte le eccezioni che il delatore poteva opporre al cedente. Per contro, che acquista un titolo di credito acqista un diritto che è autonomo dalla possizione del dante causa anche sotto il profilo del contenuto della pretesa azionabile. A lui sono opponibili solo determinate eccezioni (c.d. le eccezioni reali), tassativamente previste.
3. Chi ha conseguito il possesso materiale del titolo di credito, nelle forme prescritte dalla
legge, è senz’altro legittimato all’esercizio del diritto cartolare. Art 1992 può cioè pretendere dal debitore la prestazione senza essere tenuto a provare l’acquisto della proprietà del titolo e della titolarità del diritto. D’altro canto il debitore paga bene se paga in buona fede al possessore qualificato del titolo, anche se questi non è il titolare del diritto. È questa la funzione di legittimazione del titolo di credito.
4. I vincoli sul diritto menzionato in un titolo devono (pegno, sequestro, pignoramento) devono
essere effettuati sul titolo e non hanno effetto se non risultano dal titolo. NOZIONE: In estrema sintesi, si può dire che il titolo di credito è un documento necessario e sufficiente per la costituzione, la circolazione e l’esercizio del diritto letterale ed autonomo in esso incorporato.
Tre momenti salienti della vita di un titolo di credito:
 La creazione del titolo di credito
 RAPPORTO FONDAMENTALE. La creazione ed il rilascio di un titolo di credito trovano giustificazione in un rapporto fra emittente e primo prenditore (c.d. Rapporto fondamentale o causale) ed in un accordo fra gli stessi con cui si conviene di fissare nel titolo di credito la prestazione dovuta dal primo al secondo (c.d. convenzione di rilascio o esecutiva). Ad esempio, in una vendita con pagamento differito (rapporto causale) si pattuisce (convenzione esecutiva) che il compratore rilasci al venditore un pagherò cambiario per importo corrispondente al prezzo dovuto.
RAPPORTO CARTOLARE. Il titolo di credito riproduce, in forma semplificata e schematizzata, secondo le indicazioni prescritte dalla legge, l’obbligazione derivante dal rapporto fondamentale. nell’es fatto, la cambiale menzionerà solo l’obbligo dell’emittente (compratore) di pagare al rpenditore(venditore) una determinata somma (il prezzo della vendita) ad una determinata scadenza.
La dichiarazione risultante dal titolo di credito costituisce il rapporto cartolare ed il diritto dalla stessa riconosciuto al prenditore del titolo il diritto cartolare destinato a circolare. Nell’esempio fatto, il diritto cartolare è il diritto al pagamento di una somma di denaro da parte dell’emittente e tale diritto sarà acquistato dal terzo cui la cambiale è trasferita da parte del primo prenditore.
Letteralità ed autonomia del diritto cartolare sono principi posti a tutela della circolazione del credito e perciò operano solo ed in quanto il titolo abbia circolato.
 TITOLI DI CREDITO ASTRATTI E CAUSALI L’emissione di un titolo di credito presuppone sempre l’esistenza di un determinato rapporto fondamentale fra emittente e primo prenditore. La connessione che si instaura fra rapporto fondamentale e rapporto cartolare non è però identica per tutti i titoli di credito. Al riguardo, come anticipato, i titoli di credito possono distinguersi in due grandi categorie: titoli astratti e titoli causali.
Sono titoli di credito astratti quelli che possono essere emessi in base ad un qualsiasi rapporto fondamentale e che non contengono alcuna menzione del rapporto che ha dato luogo alla loro emissione.
Esempio classico di titolo astratto è la cambiale: chi emette una cambiale lo può fare per vari motivi (perché ha acquistato merce a credito, perché ha contratto un mutuo, etc) ma la cambiale non contiene alcun riferimento al rapporto causale. (anche assegno bancario e assegno circolare).
Sono invece titoli causali quelli che possono essere emessi solo in base ad un determinato tipo di rapporto fondamentale. Sono titoli di credito causali le azioni e le obbligazioni di società; le quote di partecipazione a fondi comuni di investimento; i titoli rappresentativi di merce.
La distinzione fra titoli di credito astratti e causali è importante sul piano della disciplina.
a) Nei titoli astratti il contenuto del diritto cartolare è determinato esclusivamente dalla lettera del titolo: in essi manca infatti ogni riferimento al rapporto fondamentale che ha dato luogo all’emissione ed anche se apparisse è per legge irrilevante. (letteralità completa) nei rapporti fra emittente e terzo prenditore resta perciò preclusa in radice ogni possibilità di far riferimento ad altre fonti regolamentari, anche legali, per integrare quanto risulta dalla lettera del titolo.
b) Nei titoli causali il contenuto del diritto cartolare è invece determinato non solo dalla lettera del
titolo ma anche dalla disciplina legale del rapporto obbligatorio tipico richiamato nel documento. E ciò anche se tale disciplina non è riprodotta nel titolo. Questi titoli si definiscono perciò a letteralità incompleta o per relationem. Così ad esempio le obbligazioni emesse da una società per azioni sono assoggettate alla relativa disciplina legale, pur se questa non è riprodotta nel titolo. La società potrà perciò opporre al portatore una modifica delle condizioni del prestito approvata dall’assemblea degli obbligazionisti, anche se la stessa non risulta dal titolo. Eccezion fatta per i titoli azionari, è invece oggi pacifico che anche ai titoli causali è invece applicabile il principio dell’autonomia del diritto cartolare in sede di esercizio. Il rapporto cartolare resta indipendente dal rapporto fondamentale ed al terzo portatore non sono opponibili le eccezioni fondate su rapporti personali. Così, ad esempio, è pacifico che, se il sottoscrittore del prestito obbligazionario non ha versato la somma corrispondente, la società non potrà eccepire tale circostanza al terzo portatore. E discorso analogo vale per tutti gli altri titoli causali che attribuiscono il diritto al pagamento di una somma di denaro (ad esempio quote di partecipazione a fondi comuni).
 La circolazione del titolo di credito
Uno dei profili caratterizzanti la disciplina dei titoli di credito è la distinzione fra titolarità del diritto cartolare e legittimazione all’esercizio dello stesso: titolare del diritto cartolare è il proprietario del titolo; legittimato al suo esercizio è invece il possessore del titolo nelle forme prescritte dalla legge. Le qualità di proprietario­titolare e di possessore­legittimato di regola circolano congiuntamente e coincidono
nella stessa persona. Nel corso della circolazione del titolo si può tuttavia verificare una dissociazione delle due posizioni (proprietà e possesso) ed una conseguente dissociazione fra chi è titolare del diritto cartolare (proprietario spossessato) e chi è invece solo legittimato ad esercitarlo (possessore non proprietario).
Al riguardo è necessario distinguere fra circolazione regolare e circolazione irregolare.  Si ha circolazione regolare quando il titolo viene trasferito dall’attuale proprietario ad altro soggetto in forza di un valido negozio di trasmissione, che di regola trova fondamento in un preesistente rapporto causale fra le parti. Chi trasferisce la proprietà del titolo dovrà poi consegnarlo ed adempiere le eventuali altre formalità necessarie per attribuire all’acquirente la legittimazione all’esercizio del relativo diritto. È opinione prevalente che anche in materia di titoli di credito trovi applicazione il principio consensualistico fissato per il trasferimento della proprietà di una cosa materiale. Ne consegue che nella circolazione regolare il solo consenso è sufficiente per il trasferimento della proprietà del titolo ed il conseguente acquisto della titolarità del diritto.
 La circolazione irregolare si ha quando la circolazione del titolo non è sorretta da un valido negozio di trasferimento. Si pensi al caso classico in cui un titolo di credito è stato rubato. In tal caso il possessore del titolo (il ladro) non acquista la proprietà del titolo e la titolarità del diritto, che restano al derubato. Ha però la possibilità di fatto di esercitare il diritto (legittimazione) e di far circolare ulteriormente il titolo. Si ha quindi una dissociazione fra proprietà­titolarità e possesso­legittimazione. Chi ha perso il possesso del titolo contro la sua volontà non è ovviamente senza tutela. Potrà esercitare azione di rivendicazione nei confronti dell’attuale possessore e riottenere il documento. Inoltre, se si tratta di titoli all’ordine o nominativi potrà anche avvalersi della procedura di ammortamento, che gli consente di ottenere un surrogato del titolo smarrito o distrutto. Tutto ciò però finquando il titolo non pervenga nelle mani di un terzo di buona fede, ignaro cioè del difetto di titolarità dell’alienante. È stabilito che “chi ha acquistato in buona fede il possesso di un titolo di credito non è soggetto a rivendicazione”. La sua posizione è perciò inattaccabile dall’ormai ex proprietario spogliato, che potrà esercitare solo azione di risarcimento danni nei confronti di colui che gli ha sottratto il titolo.
Più esattamente, perché si perfezioni l’acquisto a non domino di un titolo di credito devono ricorrere 3 presupposti:
1. un negozio astrattamente idoneo a trasferire la proprietà del titolo, ossa un negozio valido salvo che per il difetto di titolarità del dante causa
2. l’investitura dell’acquirente nel possesso del titolo, con l’osservanza delle formalità prescritte dalla relativa legge di circolazione
3. la buona fede dell’acquirente, cioè l’ignoranza, non dovuta a colpa grave, del difetto di proprietà del documento nell’alienante.
Si tenga infine presente che i titoli di credito possono circolare anche secondo i meccanismi di diritto comune; cioè nella forma e con gli effetti della cessione. Il principio è espressamente enunciato per i titoli all’ordine ma ha portata generale. In tal caso pero oggetto immediato del trasferimento è il diritto cartolare nn la proprietà del titolo: l’acquirente percio succede nella posizione del precedente creditore e resta esposto a tutte le eccezioni a questi opponibili.
Norme che regolano la circolazione: LA LEGGE DI CIRCOLAZIONE distingue. In tutte e tre la legittimazione presuppone il possesso del titolo; nei titoli all’ordine e nominativi il possesso deve essere però integrato da indicazioni nominative risultanti dal titolo. I titoli al portatore sono perciò definiti titoli a legittimazione reale. I titoli all’ordinee nominativi sono invece titoli a legittimazione nominale.
 i titoli al portatore. [libretto postale/di banca]Sono al portatore i titoli di credito che recano la clausola “al portatore”. I titoli al portatore circolano mediante la semplice consegna del titolo. Il possessore è legittimato all’esercizio del diritto in essi menzionato in base alla sola presentazione del titolo al debitore.
L’emissione di titoli di credito al portatore contenenti l’obbligo di pagare una somma di denaro è ammessa solo nei casi stabiliti dalla legge, dato che la semplicità di circolazione li rende idonei a fungere da surrogato della moneta legale. Possono essere al portatore: gli assegni bancari, i libretti di deposito, le azioni di risparmio, le obbligazioni di società, le quote di partecipazione a fondi comuni, le azioni di Sicav, i titoli del debito pubblico. Per prevenire l’utilizzazione di titoli al portatore in operazioni di riciclaggio del denaro proveniente da reati, il trasferimento (di denaro e) di titoli al portatore di importo superiroe a 12.500 euro puo essere eseguito solo tramite intermeediari abilitati quali banche e le società di intermediazione mobiliare, tenuti ad identificare che effeettua il trasferimento. Per i titoli al portatore non è, di regola, ammesso l’ammortamento.
 i titoli all’ordine.[cambiale] I titoli all’ordine sono titoli intestati ad una persona determinata. Essi circolano mediante consegna del titolo accompagnata dalla girata. Il possessore del titolo all’ordine si legittima in base ad una serie continua di girate. Sono titoli di credito all’ordine: la cambiale, l’assegno bancario e circolare, i titoli rappresentativi di merci.
La girata è una dichiarazione scritta sul titolo (di regola sul retro) e sottoscritta, con la quale l’attuale possessore (girante) ordina al debitore cartolare di adempiere nei confronti di altro soggetto (giratario). La girata può essere in pieno o in bianco: è piena quando contiene il nome del giratario. La forma consueta è “per me pagare a…” con la sottoscrizione del girante. La girata è in bianco quando non contiene il nome del girante, ma è costituita dalla sola firma del girante. Chi riceve un titolo girato in bianco può riempire la girata con il proprio nome o con quello di altra persona oppure può girare di nuovo il titolo in pieno o in bianco oppure, ancora, può trasmettere il titolo ad un terzo senza riempire la girata e senza apporne una nuova.
In quest’ultimo caso la circolazione successiva avviene mediante semplice consegna manuale del titolo.
La girata trasferisce tutti i diritti inerenti al titolo. Quando vi siano state più girate, l’attuale possessore del titolo si legittima in base ad una serie continua di girate, di cui l’ultima a lui intestata o in bianco. È necessario cioè che il nome di ogni girante corrisponda a quello del giratario della girata precedente, fino a risalire al primo prenditore. Il debitore è tenuto a controllare solo la regolarità formale delle girate, non anche l’autenticità e la validità.
Di regola la girata non ha funzione di garanzia, il girante non è responsabile verso i giratari successivi per l’inadempimento da parte dell’emittente.
Il codice regola due tipi di girata con effetti limitati: la girata per l’incasso o per procura e la girata a titolo di pegno.
1. Nella girata per procura, il giratario assume la veste di rappresentante per l’incasso del girante. Titolare del credito cartolare resta il girante ed il giratario non acquista alcun diritto autonomo.
Perciò, diversamente che nella girata pura e semplice, il debitore può opporre al giratario per procura tutte le eccezioni personali opponibili al girante, non invece quelle personali al giratario. Inoltre, il giratario per procura non può ulteriormente girare il titolo se non per procura.
2. La girata a titolo di pegno (detta anche girata in garanzia) attribuisce al giratario un diritto di pegno sul titolo, a garanzia di un credito che il giratario stesso vanta nei confronti del girante. Il giratario acquista perciò un diritto autonomo, sia pure limitato. Il giratario in garanzia può esercitare tutti i diritti inerenti al titolo per il soddisfacimento del proprio credito verso il girante. Non può però trasferire ad altri il titolo in quanto non è proprietario dello stesso. Perciò la girata da lui fatta vale solo come girata per procura.
 i titoli nominativi. I titoli nominativi sono titoli intestati ad una persona determinata. Essi si
caratterizzano per il fatto che l’intestazione deve risultare non solo dal titolo, ma anche da un apposito registro tenuto dall’emittente[banca o stato](doppia intestazione).
Possono essere titoli nominativi: le obbligazioni, le quote di partecipazione a fondi comuni di investimento, i titoli del debito pubblico. La nominatività è inoltre obbligatoria per le azioni diverse da quelle di risparmio e delle Sicav. E le azioni costituiscono la categoria più diffusa di titoli nominativi.
Complesse sono le procedure per il trasferimento della legittimazione nei titoli nominativi: è in ogni caso necessaria la cooperazione dell’emittente dovendosi procedere al mutamento dell’intestazione non solo sul titolo ma anche sul registro da questi tenuto. La doppia annotazione del nome dell’acquirente può avvenire secondo due diverse procedure:
1. Una prima procedura prevede il cambiamento delle due intestazioni a cura e sotto la responsabilità dell’emittente, attraverso il cosiddetto transfert. Il transfert può essere richiesto sia dall’alienante sia dall’acquirente. Diverse sono però le formalità da osservare nei due casi:
a. l’alienante deve esibire il titolo e deve provare la propria identità e la propria capacità di agire, mediante certificazione di unn notaio o di un agente di cambio.
b. l’acquirente che richiede il transfer deve invece esibire il titolo e deve inoltre dimostrare il suo diritto, cioè l’acquisto del titolo, mediante atto pubblico o scrittura privata autenticata da un notaio o da un agente di cambio.
2. più snella è la seconda forma di trasferimento prevista per i titoli nominativi: il trasferimento mediante girata. Nel trasferimento per girata la doppia annotazione è eseguita da soggetti diversi ed in tempi diversi: l’annotazione sul titolo (girata) è fatta dall’alienante; quella nel registro dell’emittente ad opera di quest’ultimo e si rende necessaria solo quando l’acquirente voglia esercitare i diritti del titolo.
Forma della girata La girata dei titoli nominativi deve essere datata, deve contenere l’indicazione del giratario (non può essere perciò in bianco), e deve inoltre essere autenticata da un notaio o da un agente di cambio o, per le azioni, da un funzionario di borsa o da una Sim.
Nettamente diversi sono poi gli effetti della girata dei titoli nominativi rispetto a quella dei titoli all’ordine. La girata di un titolo nominativo attribuisce infatti al possessore solo la “legittimazione ad ottenere la legittimazione”, ossia ad ottenere l’annotazione del trasferimento nel registro dell’emittente. Solo in seguito a quest’ultima il giratario consegue la legittimazione all’esercizio dei diritti inerenti al titolo, mentre prima di tale momento il trasferimento mediante girata non ha efficacia nei confronti dell’emittente. Per i titoli azionari, la preventiva annotazione nel libro dei soci non è tuttavia necessarie per l’esercizio dei diritti sociali: in base all’attuale disciplina, il giratario che si dimostra possessore in base ad una serie continua di girate è legittimato ad esercitare tutti i diritti sociali. Resta tuttavia fermo l’obbligo della società di aggiornare il libro soci.
 L’esercizio del diritto cartolare
La legittimazione. La disciplina dei titoli di credito si caratterizza per la notevole semplicità delle modalità di esercizio del diritto. Il possessore qualificato del titolo può infatti far valere il diritto cartolare nei confronti del debitore senza essere tenuto a provare il valido acquisto della proprietà del titolo. È stabilito infatti che il possessore di un titolo di credito “ha diritto alla prestazione in esso indicata verso presentazione del titolo” (legittimazione attiva).è così spostato sul debitore l’onere di provare il difetto di titolarità, ove intenda resisteree alla richiesta di adempimento. Allo stesso modo, “il debitore che senza dolo o colpa adempie la prestazione nei confronti del possessore è liberato anche se questi non è il titolare del diritto”. La liberazione del debitore non è subordinata alla sua buona fede, bensì all’assenza di dolo o colpa grave, il che significa che il debitore è liberato non solo quando ignora il difetto di titolarità del legittimato ma anche quando, pur essendone a conoscenza, non disponga di mezzi di prova sicuri per contestare il difetto di titolarità o, quantomeno, nn sia in grado di procurarseli con l’ordinaria diligenza.  le eccezioni cartolari Il regime delle eccezioni che il debitore cartolare può opporre al portatore del titolo per sottrarsi al pagamento è fissato dall’art. 1993. Le eccezioni cartolari si distinguono in due grandi categorie: eccezioni reali ed eccezioni personali. Le prime sono opponibili a qualunque portatore del titolo. Le seconde sono invece opponibili solo ad un determinato portatore e non si ripercuotono sugli altri. ­ Danno luogo ad eccezioni reali:
a) Le eccezioni di forma, vale a dire la mancata osservanza dei requisiti formali del titolo richiesti dalla legge a pena di nullità (ad esempio la mancanza nel titolo cambiario della denominazione cambiale) b) Le eccezioni fondate sul contesto letterale del titolo .(principio della letteralità del diritto cartolare) c) La falsità della firma , da intendersi nel sensso che la sottoscrizione nn è giuridicamente riferibile a colui che figura dal titolo come debitore
d) Il difetto di capacità o di rappresentanza al momento dell’emissione del titolo , al momento cioè in cui l’obbligazione cartolare diviene operativa con l’immissione del titolo in circolazione e) La mancanza delle condizioni necessarie per l’esercizio dell’azione. Ad esempio nella cambiale la mancata levata del protesto, necessario per l’esercizio dell’azione contro gli obbligati di regresso.
­ Sono invece eccezioni personali tutte le eccezioni diverse da quelle reali. Rientrano in particolare fra le eccezioni personali: 1. le eccezioni derivanti dal rapporto fondamentale che ha dato luogo all’emissione del titolo,
opponibili solo al primo prenditore 2. le eccezioni fondate su altri rapporti personali con i precedenti possessori, opponibili solo a colui che è stato parte del relativo rapporto. 3. l’eccezione di difetto di titolarità del diritto cartolare, opponibile al possessore del titolo che non ne ha acquistato la proprietà o l’ha successivamente persa.
Le eccezioni di cui ai punti 1) e 2) si definiscono “eccezioni personali fondate su rapporti personali”, mentre quelle di cui al punto 3) sono “eccezioni personali in senso stretto” in quanto non trovano fondamento in un rapporto fra debitore e portatore del titolo.
Per le eccezioni personali in senso stretto è applicabile la regola dettata dall’art. 1994 per l’acquisto a non domino: il debitore contesta infatti il mancato acquisto o la perdita della proprietà del titolo. L’eccezione di difetto di titolarità è quindi opponibile nei confronti di tutti i successivi possessori in malafede o colpa grave;che cioè conoscevano o dovevano conoscere il difetto di titolarità di un precedente possessore. Condizioni piu rigorose sono invece richieste per l’opponibilità ai successivi possessori delle eccezioni personali fondate su rapporti personali. Ciò è possibile solo se l’attuale possessore nell’acquistare il titolo “ha agito intenzionallmente a danno del debitore”.
È questa la c.d. ewceptio doli, che richiede nn solo la conoscenza (mala fede) o conoscibilità (colpa grave) dell’eccezione, ma una situazione piu grave: il dolo. Vale a dire, un accordo fraudolento fra chi trasmette e chi riceve il titolo o, quanto meno, lo specifico intento di quest’ultimo di danneggiare il debitore privandolo di eccezioni che questi avrebbe potuto opporre al precedente possessore.
L’ammortamento Portato alle estreme conseguenze, il principio dell’incorporazione potrebbe comportare che l’esercizio del diritto cartolare è precluso anche in caso di perdita involontaria del titolo (smarrimento, sottrazione o distruzione). Nella pratica, però, a favore di colui che ha perso il possesso del titolo e la legittimazione vi sono rimedi che consentono di svincolare l’esercizio del diritto dal possesso del titolo. Questi rimedi sono diversi per i titoli all’ordine o nominativi e per i titoli al portatore.
 Per i titoli all’ordine e nominativi è previsto l’istituto dell’ammortamento. È questo uno speciale procedimento diretto ad ottenere la dichiarazione giudiziale che il titolo originario non è più strumento di legittimazione. Chi ha ottenuto l’ammortamento può infatti esigere il pagamento su presentazione del relativo decreto e, se il titolo non è scaduto, può ottenere dall’emittente un duplicato del titolo perduto.
La procedura di ammortamento è ammessa solo in caso di smarrimento, sottrazione o distruzione del titolo e si articola in due fasi: la prima essenziale, la seconda eventuale. La procedura di ammortamento inizia con la denunzia al debitore della perdita del titolo e con il contestuale ricorso al presidente del tribunale.
Il presidente del tribunale, dopo gli opportuni accertamenti, pronuncia con decreto l’ammortamento. Il decreto deve essere pubblicato nella Gazzetta Ufficiale. Il debitore non può però pagare prima che siano decorsi 30 giorni dalla pubblicazione del decreto nella Gazzetta Ufficiale. Entro questo termine, infatti, il terzo detentore del titolo può proporre opposizione contro il decreto di ammortamento depositando il titolo presso la cancelleria del tribunale. Si apre così un ordinario giudizio di cognizione, che ha per oggetto l’accertamento della proprietà del titolo e si chiude con la revoca del decreto se l’opposizione è accolta. Se invece l’opposizione è respinta, il decreto di ammortamento diventa definitivo ed il titolo è consegnato al ricorrente.
 La procedura di ammortamento non è ammessa per i titoli al portatore, salvo alcune eccezioni tassativamente previste. Il possessore del titolo al portatore che ne provi la distruzione ha tuttavia diritto ad ottenere dall’emittente il rilascio di un duplicato o di un titolo equivalente. Nel caso invece di smarrimento o sottrazione del titolo o distruzione non provata, chi ha subito tali eventi e li abbia denunziati all’emittente ha diritto alla prestazione, decorso il termine di prescrizione del titolo. Solo così, infatti, il debitore è posto al riparo dal pericolo di un doppio pagamento.
Documenti di legittimazione e titoli impropri I titoli di credito vanno tenuti distinti dai documenti che hanno solo una funzione di legittimazione, ma non attribuiscono un diritto letterale ed autonomo. L’art. 2002 prevede due categorie di tali documenti: i documenti di legittimazione ed i titoli impropri.
 I documenti di legittimazione “servono solo ad identificare l’avente diritto alla prestazione”. Sono documenti di legittimazione i biglietti di viaggio, di cinema, della lotteria, gli scontrini di deposito di bagagli.
Questi documenti legittimano il possessore come titolare originario del diritto e non svolgono alcun ruolo ai fini della circolazione dello stesso. Il diritto, quando non è dichiarato incedibile, potrà circolare nella forma della cessione.
 I titoli impropri consentono “il trasferimento del diritto senza l’osservanza delle forme proprie della Cessione”, ma con gli effetti di quest’ultima. È, ad esempio, titolo improprio la polizza di assicurazione all’ordine o al portatore. I titoli impropri agevolano la circolazione in quanto dispensano il cessionario dalla formalità della notifica al debitore. Non attribuiscono però un diritto letterale ed autonomo, dato che legittimano il possessore come cessionario del diritto documentato.
La gestione accentrata dei titoli di massa La circolazione dei titoli di credito non è senza pericoli dato il rischio di smarrimento o di furto dei titoli.
Inoltre la rapidità di circolazione dei titoli nominativi è ostacolata dalle complesse formalità connesse alla duplice annotazione sul titolo e sul registro dell’emittente. Da qui l’esigenza di rendere più sicuro il mercato dei titoli di massa a larga diffusione (e di quello delle azioni quotate in primo luogo) attraverso l’adozione di meccanismi che consentano di ridurre il movimento materiale dei titoli ed i relativi pericoli. A tale finalità risponde nel nostro ordinamento il sistema di gestione accentrata di strumenti finanziari rappresentati da titoli. In base all’attuale disciplina: 1. l’attività di gestione accentrata di strumenti finanziari di emittenti privati è esercitata da apposite società per azioni a statuto speciale (le società di gestione accentrata) che operano sotto la vigilanza della Consob e della Banca d’Italia, anche se allo stato l’unica società è la Monte Titoli 2. sono ammessi al sistema azioni ed altri strumenti finanziari di emittenti privati individuati dalla Consob 3. la gestione accentrata dei titoli di Stato è affidata alla Banca d’Italia. 4. le modalità di funzionamento del sistema di gestione accentrata sono diverse a seconda che gli strumenti finanziari immessi sono o meno rappresentati da titoli cartacei. La gestione accentrata degli strumenti finanziari non dematerializzati (gestione accentrata nn dematerializzata)si fonda sulla custodia accentrata dei titoli presso la società di gestione. L’adesione al sistema è facoltativa. I titoli sono infatti immessi nella gestione accentrata sulla base di un contratto di deposito titoli in amministrazione stipulato dai titolari con gli intermediari ammessi al sistema (banche, Sim, Sgr, società emittenti) e che attribuisce all’intermediario­depositario la facoltà di procedere al subdeposito presso la società di gestione accentrata. Questo sistema consente di sostituire la circolazione documentale dei titoli con una circolazione dematerializzata fondata su scritture contabili poste in essere dalla società di gestione, scritture che hanno lo stesso valore del trasferimento materiale del titolo. Nel contempo, l’esercizio dei diritti cartolari è svincolato dall’esibizione dei titoli. Questo sistema non comporta tuttavia la soppressione materiale dei titoli: gli stessi, infatti, vengono pur sempre creati e rilasciati dall’emittente e restano depositati presso la società di gestione. Gestione dematerializzata. Una versa e propria dematerializzazione dei titoli di massa, con l’eliminazione del documento cartaceo integralmente sostituito da sistemi elettronici di scritturazione, è stata invece introdotta dal decreto legislativo 213/1998 per alcune categorie di strumenti finanziari. Infatti non possono più essere rappresentati da titoli, e sono immessi nel sistema di gestione accentrata in regime di dematerializzazione, gli strumenti finanziari (azioni, obbligazioni etc) negoziati nei mercati regolamentati italiani, nonché quelli non negoziati in mercati regolamentati ma diffusi fra il pubblico in misura rilevante, secondo i criteri individuati dalla Consob. L’emissione e la circolazione degli strumenti finanziari dematerializzati avviene esclusivamente attraverso il sistema di gestione accentrata, con registrazioni contabili elettroniche che producono effetti equivalenti a quelli previsti dalla disciplina dei titoli di credito. Infatti “colui il quale ha ottenuto la registrazione a suo favore, in base a titolo idoneo e in buona fede, non è soggetto a pretese o azioni da parte dei precedenti titolari”.
Nonostante la soppressione del titolo di credito come documento, sopravvivono perciò i principi ispiratori della disciplina dei titoli di credito, sia pure con i necessari adattamenti imposti dal fatto che il vincolo di circolazione non è più costituito dalla carta ma da registrazioni contabili elettroniche.
Cambiale tratta e vaglia cambiario La cambiale è un titolo di credito la cui funzione tipica, anche se non esclusiva, è quella di differire il pagamento di una somma di denaro attribuendo nel contempo al prenditore la possibilità di monetizzare agevolmente il credito concesso, con il trasferimento del titolo. È quindi essenzialmente è uno strumento di credito. La cambiale è regolata dal Regio Decreto n° 1669 del 1933, detta Legge Cambiaria. Esistono due tipi di cambiale: la cambiale tratta ed il vaglia cambiario (o pagherò cambiario). Diversa è la struttura dei due titoli.
 Nella cambiale tratta, una persona (traente) ordina ad un’altra persona (trattario) di pagare una somma di denaro al portatore del titolo. La cambiale tratta ha perciò la struttura di un ordine di pagamento. In essa figurano 3 persone:
1. il traente che dà l’ordine e garantisce il pagamento del titolo; 2. il trattario che è il destinatario dell’ordine di pagamento e che diventa obbligato cambiario ed obbligato principale solo in seguito all’accettazione; 3. il prenditore che è il beneficiario dell’ordine di pagamento. Traente (ordina) trattario (pagare) portatore del titolo
La complessa struttura della cambiale tratta porta a distinguere:  rapporto di valuta . Intercorrente tra traente e prenditore: dà causa all’emissione o negoziazione dle
titolo (es. Vendita di merce da cui scaturisce l’obbligo di pagamento dle prezzo)  rapporto di provvista . Intercorrente tra traente e trattario: in forza di esso il traente ordina al trattario di
pagare la somma portata dal titolo al prenditore o ad un suo giratario. Questo rapporto puo derivare da qualsiasi causa: un rapporto contrattuale per il quale il trattario risulti debitore nei confronti del traente, o un rapporto di conto corrente o di apertura di credito (in tali casi il traente è la banca), o una delegazione di pagamento. Il rapporto di provvista è quindi per sua natura extracambiario e diventa rapporto cambiario solo con l’accettazione da parte del trattario.
 Il vaglia cambiario ha invece la struttura di una promessa di pagamento. In esso figurano solo due persone:
1. l’emittente, che promette il pagamento assumendo la veste di obbligato cambiario principale; 2. il prenditore, che è il beneficiario della promessa di pagamento.
Emittente (promessa) prenditore La cambiale tratta ed il vaglia cambiario, pur diversi per struttura, presentano alcuni caratteri fondamentali comuni che è bene tenere subito presenti. a) La cambiale è un titolo di credito all’ordine, che circola quindi tramite girata b) La cambiale è un titolo astratto. Essa può essere emessa anche se manca un debito del traente o dell’emittente nei confronti del prenditore, al fine di dare a quest’ultimo uno strumento per procurarsi temporaneamente disponibilità di denaro negoziando il titolo (ad esempio scontandolo presso una banca). È questa la cosiddetta cambiale di favore. c) La cambiale è un titolo rigorosamente formale. Solo il titolo che presenta le indicazioni prescritte dalla legge vale come cambiale d) La cambiale è un titolo che incorpora una pluralità di obbligazioni: quelle del traente, dell’accettante, dei giranti e di tutti gli avallanti. Gli obbligati cambiari sono obbligati in solido verso il portatore del titolo ma nel contempo sono disposti per gradi e distinti in obbligati diretti (emittente, accettante e loro avallanti) ed in obbligati di regresso (traente, giranti e loro avallanti). e) La cambiale è un titolo esecutivo ed è assistita da particolari agevolazioni processuali in modo da consentire al portatore un pronto soddisfacimento in caso di mancato pagamento.
I requisiti formali della cambiale La cambiale è di consueto redatta su appositi moduli prestampati con i quali viene assolta l’imposta di bollo sulle cambiali. Il modulo bollato (o qualsiasi altro pezzo di carta) è qualificabile come cambiale solo se contiene determinate indicazioni, fissate dagli art. 1 (cambiale tratta) e 100 (vaglia cambiario) della legge cambiaria. Sono questi i requisiti formali della cambiale, la cui mancanza comporta che il titolo non vale come cambiale. Tuttavia, mentre alcune di tali indicazioni sono indispensabili (requisiti essenziali), altre possono anche mancare (requisiti naturali).
 Sono requisiti formali essenziali della cambiale: ­ la denominazione di cambiale inserita nel contesto del titolo ed espressa nella lingua in cui il titolo è redatto. Per il vaglia cambiario possono essere utilizzate in alternativa le denominazioni “vaglia cambiario” o “pagherò cambiario”. ­ L’ordine incondizionato nella cambiale tratta (“pagherete a…”) o la promessa ncondizionata nel vaglia cambiario (“pagherò a…”) di pagare una somma determinata. Somma che è di regola espressa sia in lettere sia in cifre. In caso di discordanza, prevale la somma scritta in lettere. Se la somma è scritta più volta in lettere o in cifre, in caso di discordanza la cambiale vale per la somma minore. ­ L’indicazione nella cambiale tratta del nome di chi è designato a pagare. (trattario)nonchè del luogo e data di nascita ovvero il codice fiscale dello stesso. ­ Il nome del primo prenditore ­ La data di emissione della cambiale ­ La sottoscrizione del traente o dell’emittente
A differenza di tutti gli altri requisiti, la sottoscrizione deve essere autografa, cioè apposta manualmente dal traente o dall’emittente.
 Sono requisiti formali naturali della cambiale:
­ L’indicazione della scadenza. Questa infatti può essere omessa ed in tal caso la cambiale si considera pagabile a vista. Se indicata, la scadenza deve rientrare, a pena di nullità, in uno dei 4 tipi previsti dalla legge: a vista, a certo tempo vista, a certo tempo data, a giorno fisso. ­ L’indicazione del luogo dove la cambiale è emessa
­ L’indicazione del luogo di pagamento. In relazione alla data di scadenza la cambiale puo essere:
 a vista, è immediatamente esigibile perche scade nel momento in cui il portatore ne richiede il pagamento all’emittente o al trattario. Essa deve in ogni caso esssere presentata per il pagamento entro un anno dalla data di emissione
 a certo tempo vista. , scade dopo un certo tempo dall’accettazione o dalla levata del protesto (“a dieci giorni vista””a un mese vista”..)
 a certo tempo data, scade decorsi un toto di giorni dall’emissione (“a 90 giorni””a un mese”..)  a giorno fisso, scade nel giorno indicato
Non costituisce requisito di validità della cambiale il pagamento dell’imposta proporzionale di bollo. La mancanza o l’insufficienza originaria del bollo privano però la cambiale della qualità di titolo esecutivo. La successiva regolarizzazione fiscale è comunque necessaria affinché il portatore possa esercitare in giudizio i diritti cambiari, ferma restando la perdita della qualità di titolo esecutivo.
 La cambiale in bianco Il titolo privo di qualcuno dei requisiti essenziali non vale come cambiale. Eccezion fatta per la sottoscrizione del traente o dell’emittente (unico requisito per il quale è richiesta l’autografia) non è però necessario che tutti i requisiti siano presenti all’atto dell’emissione del titolo: basta che la cambiale sia completa al momento in cui il portatore ne chiede il pagamento. La cambiale che circola sprovvista di uno o più requisiti essenziali si chiama cambiale in bianco. E perché si possa parlare di titolo di credito cambiario in bianco basta la sola sottoscrizione autografa apposta sull’usuale modulo bollato o anche su un qualsiasi foglio di carta che porti la denominazione “cambiale”. Tutto il resto può essere aggiunto dopo ad opera del prenditore del titolo. Di regola, l’emissione della cambiale in bianco è accompagnata da un accordo di riempimento fra emittente e primo prenditore, con il quale si fissano le modalità del successivo riempimento del titolo. All’emissione della cambiale in bianco si ricorre infatti quando alcuni dati cambiari (ad esempio importo e/o scadenza) non sono attualmente determinabili ma lo saranno in futuro. Chi rilascia una cambiale in bianco resta esposto al rischio che la stessa sia riempita dal prenditore in modo difforme da quanto pattuito, al rischio cioè di abusivo riempimento. Tale rischio è limitato se il pagamento della cambiale viene richiesto da colui con cui è intercorso l’accordo di riempimento: a questi l’emittente potrà sempre opporre la violazione dell’accordo di riempimento, pur restando a suo carico l’onere di provare in giudizio il riempimento abusivo. Il rischio è ben più grave se l’immediato prenditore, dopo aver completato il titolo in difformitàdegli accordi, lo giri ad un terzo. L’eccezione di abusivo riempimento è infatti un’eccezione personale. Essa non è opponibile al terzo possessore “a meno che questi non abbia acquistato la cambiale in mala fede”. In difetto di tale prova, il
debitore dovrà pagare la cambiale e potrà solo chiedere il risarcimento dei danni all’autore dell’abusivo riempimento, esposto anche alle sanzioni previste per il reato di abuso di foglio in bianco.
DECADENZA Il portatore decade dal diritto di riempire la cambiale in bianco dopo 3 anni dal giorno dell’emissione del titolo. Il riempimento tardivo non è però opponibile al portatore di buona fede al quale il titolo sia pervenuto già completo.
Ma la disciplina fin qui esposta è applicabile anche quando sia mancato del tutto un accordo di riempimento fra emmittente e primo prenditore? Quando cioè la cambiale è entrata in circolazione senza o contro la volontà del sottoscrittore. Ad es, un modulo cmbiario firmato viene rubato ancora incompleto ed il aldro dopo averlo riempito, gira la cambiale ad un terzo di buona fede. Si parla in tal caso di cambiale incompleta.merita di essere condivisa l’opinione prevalente che applica la disciplina della cambiale in bianco anche alla cambiale meramente incompleta: in entrambi i casi l’abusivo riempimento costituisce eccezione personale.
È certo una soluzione grave, ma è una soluzione imposta dall’esigenza primaria di sicurezza della circolazione propria dei titoli di credito.
Capacità e rappresentanza cambiaria L’assunzione di obbligazione cambiarie costituisce sempre atto eccedente l’ordinaria amministrazione. Il rappresentante legale del minore o dell’interdetto può assumere obbligazioni cambiarie in loro nome solo previa autorizzazione del tribunale. Per l’inabilitato ed il minore emancipato non autorizzato all’esercizio di impresa commerciale, è previsto che la loro firma sia accompagnata da quella del curatore con la clausola “per assistenza” o altra equivalente. In mancanza, il curatore è obbligato personalmente. Rappresentanza cambiaria L’obbligazione cambiaria può essere assunta anche a mezzo rappresentante. Questi deve far risultare dal titolo tale sua qualità, utilizzando la formula “per procura” o altra equivalente purché idonea ad evidenziare che stanno assumendo obbligazione in nome altrui. Regole specifiche sono dettate dalla legge cambiaria in tema di interpretazione della procura generale e di rappresentanza senza poteri.
 In merito al primo punto, la soluzione è diversa a seconda che il rappresentato sia o meno impreditore commerciale. Il rappr generale di un imrp comm puo assumere obbligazioni cambiarie, salvo che nn risulti diversamente dall’atto di conferimento dei poteri soggetto a pubblicità legale. Per ocntro, il rappr generale di chi nn è imprenditore commerciale nn puo aassumere obbligazioni cambiarie, salvo prova contraria.
 (falsus procurator)In merito al secondo punto, introduce una vistosa deroga alla disciplina di diritto comune. Infatti, il rappresentante cambiario senza poteri (o che ha ecceduto i poteri conferitigli) è per legge “obbligato cambiariamente come se avesse firmato in proprio”. Vale a dire, è tenuto al pagamento in luogo del preteso rappresentato, che puo eccepire il difetto di rappresentanza anche al terzo possessore di buona fede trattandosi di eccezione reale.
Il rappresentante senza poteri che ha pagato ha “gli stessi diritti che avrebbe avuto il preteso rappresentato”. Puo cioè agire cambiaariamente nei confronti degli eventuali obbligati cambiari di grado anteriore.
La cambiale è un titolo di credito destinato ad incorporare più obbligazioni. Nasce con l’obbligazione del traente o dell’emittente ed altre se ne possono aggiungere durante la vita del titolo: quella del trattario­ accettante, quella dei singoli giranti oppure quella degli avallanti. Le probabilità di pagamento del portatore del titolo sono quindi notevolmente rafforzate. Le obbligazioni cambiarie sono rette da alcuni principi peculiari.
 Innanzitutto l’invalidità della singola obbligazione cambiaria non incide sulla validità delle altre. È questo il principio della reciproca indipendenza delle obbligazioni cambiarie.
Ad esempio, se l’obbligazione del traente è invalida perché lo stesso è incapace, l’accettante o i giranti, che si sono validamente obbligati, non possono sottrarsi al pagamento della cambiale.
 Inoltre, tutti gli obbligati cambiari sono obbligati in solido nei confronti del portatore del titolo alla scadenza, che perciò può chiedere a ciascuno di essi il pagamento dell’intera somma cambiaria.
Tuttavia gli obbligati cambiari non sono obbligati tutti nello stesso modo. ­ Nei confronti del portatore del titolo, gli obbligati cambiari sono distinti in due categorie: obbligati diretti ed obbligati di regresso. L’azione nei confronti dei primi (azione diretta) non è subordinata a particolari formalità. L’azione nei confronti dei secondi (azione di regresso) presuppone invece il verificarsi di determinate condizioni sostanziali (rifiuto del pagamento) ed è subordinata a specifici adempimenti formali (levata del protesto). Sono obbligati diretti: l’emittente, l’accettante ed i loro avallanti. Sono obbligati di regresso: il traente, i giranti e i loro avallanti.
Diversa è anche la posizione degli obbligati cambiari nei rapporti reciproci: uno solo di essi deve sopportare il peso definitivo del debito cambiario, mentre gli altri sono per legge garanti di grado successivo del pagamento. Nei rapporti interni, infatti, gli obbligati cambiari sono disposti per gradi. Nella cambiale tratta accettata, obbligato di primo grado è l’accettante, obbligato di secondo grado è il traente, obbligato di terzo grado è il primo girante e seguono poi nell’ordine i successivi giranti. L’avallante assume invece un grado cambiario immediatamente successivo a quello dell’obbligato per il quale l’avallo è stato dato. La graduazione delle obbligazioni cambiarie comporta che se paga l’obbligato di primo grado tutti gli altri sono liberati non solo nei confronti del portatore ma anche nei rapporti interni. Per contro, il pagamento effettuato da un obbligato di grado intermedio libera definitivamente solo quelli di grado successivo, dato che il solvens ha azione cambiaria per il recupero dell’intera somma pagata nei confronti degli obbligati di grado anteriore. Oltre che obbligazioni di grado diverso, la cambiale può contenere anche obbligazioni di pari grado. E ciò si verifica quando più persone assumono la stessa posizione cambiaria: coemittenti o coavallanti.
L’accettazione della cambiale L’accettazione è la dichiarazione con la quale il trattario si obbliga a pagare la cambiale alla scadenza. Con l’accettazione il trattario diventa obbligato principale e diretto
La presentazione della cambiale per l’accettazione costituisce di regola una facoltà del portatore del titolo ed il traente può anche vietare che la cambiale sia presentata per l’accettazione. La presentazione per l’accettazione è tuttavia obbligatoria nella cambiale a certo tempo vista, dato che in tal caso la presentazione è necessaria per determinate la scadenza del titolo. Ma è obbligatoria anche quando è così prescritto dal traente o da un girante, con eventuale fissazione di un termine. L’accettazione deve essere scritta sulla cambiale ed è espressa con le parole “accetto”, “visto” o altra equivalente, seguite dalla sottoscrizione del trattario, con indicazione del luogo e della data di nascita oppure del codice fiscale. CONTENUTO L’accettazione deve essere incondizionata. Può però essere limitata ad una parte della somma ed in tal caso il portato potrà agire anticipatamente contro gli obbligati di regresso per la parte residua. Ogni altra modifica apportata dall’accettante al tenore della cambiale (ad esempio modifica della scadenza) equivale a rifiuto di accettazione e consente il regresso anticipato. Il rifiuto di accettazione della cambiale espone gli obbligati di regresso al pagamento prima della scadenza (regresso per mancata accettazione). REVOCA l’accettazione divena definiitiva con la restituzione del titolo al portatore e prima di tale momento puo essere sempre revocata, mediante cancellazione. Nondimeno, il trattario che ha dato notizia scritta dell’accettazione al portatore oad un firmatario qualsiasi, resta obbligato nei loro confronti nonostante l’intervenuta cancellazione. ACCETTAZIONE PER INTERVENTO il rifiuto di accettazione della cambiale espone gli obbligati di regresso al pagamento pima della scadenza (regresso epr mancata accettazione). Per evitare questa conseguenza le legge prevede l’istituto dell’accettazone per intervento. In caso di rifiuto da parte del trattario, l’accettaizione puo essere cioè fatta da un terzo. E si puo trattare sia di un terzo gia indicato nella cambiale da uno degli obbligati di regresso (c.d. indicato al bisogno), sia di un terzo non indicato. L’accettante per intervento nn diventa in alcun caso obbligato principale. Egli è infatti obbligato nello stesso modo di colui per il quale interviene e, nel silenzio, l’accettazione si reputa data per il traente. La sua posizione è quindi, sostanzialmente, quella di un obbligato di regresso di grado successivo a quello dell’obbligato per il quale l’intervento è stato dato.
L’avallo L’avallo è una dichiarazione cambiaria con la quale un soggetto (avallante) garantisce il pagamento della cambiale per tutta o parte della somma. L’avallo è una tipica garanzia cambiaria: consiste in una firma di garanzia posta sul titolo da un soggetto (avvallante) a favore di un obbligao cambiario (avvallato). L’avvallo deve risultare dal titolo o dal foglio di allungamento, con le parole “per avallo” o altre equivalenti, seguite dalla sottoscrizione dell’avallante. L’avallo può essere dato per uno qualsiasi degli obbligati cambiari e l’avallante deve indicare per chi l’avallo è stato dato. Infatti, in mancanza, l’avallo si intende dato per il traente nella cambiale tratta e per l’emittente nel pagherò cambiario. L’istituto presenta le seguenti caratteristiche:
 L’avvallante garantisce il pagamento (anche parziale ma sempre incondizionato) della somma da parte dell’avvallato
 La responsabilità dell’avvallante è solidale: che ha diritto al pagamento puo escutere l’avvallante senza dover agire preventivamente contro l’avvallato
 L’obbligazione dell’avvallante è la medesima dell’avvallato: l’avvallante occuperà la posizione che l’avvallato deteneva nella gerarchia degli obbligati cambiari, per cui ogni successivo portatore della cambiale ha, verso l’avvallante, il diritto al pagamento della somma cambiaria alle medesime condizioni che ha nei confronti dell’avvallato. Tuttavia, in virtù del principio di indipendenza delle obbligazioni cambiarie, l’obbligazione assnta dall’avvallante è autonoma: e perciò, valida, anche “se l’obbligazione garantita è nulla per una qualsiasi causa, eccetto che un vizio di forma”
 Il pagamento dell’avvallante libera l’avvallato e i successivi prenditori del titolo; l’avvallante avrà, pero, diritto ad esercitare azione di rivalsa contro l’avvallato e i firmatari della cambiale precedenti a questi.
COAVVALLO L’avallo può essere prestato anche da più persone congiuntamente per lo stesso obbligato cambiario. I coavallanti restano obbligati di grado successivo rispetto all’avallato, ma sono obbligati di pari grado fra loro.
Avvallo e fideiussione.l’avvallo è perciò una tipica garanzia cambiaria che si differenzia nettameente dalla fideiussione. L’avvallo è una garanzia sostanzialmente autonoma; la fideiussione è invece una garanzia accessoria.
Il credito cambiario puo essere sorretto da ulteriori garanzie(c.d. extracambiarie) tra cui Ipoteca (c.d. cambiale ipotecaria): a garanzia della cambiale, si costituisce un’ipoteca iscritta nel registro dei beni immobili e annotata nel testo del titolo. Successivamente la garanzia corcolerà, senza necessità di ulteriori annotazioni, con la cambiale stessa: la garanzia ipotecaria, sorta in favore dell’attuale possessore del titolo, si trasmette anche a quelli successivi.
La circolazione della cambiale La cambiale tatta viene, di regola, emessa a causa di un negozio (c.d.rapporto di provvista) concluso tra il traente ed il trattatario, in forza del quale il traente vanta un credito ed il trattatario ne è obligato al pagamento. Essa è poi consegnata al beneficiario a causa di un ulteriore rapporto (c.d. rapporto di valuta) in cui il traente è debitore dle beneficiario. Successivamente la cambiale potrà essere trasferita dal beneficiario (o dal primo prenditore nel pagherò) ad un terzo, da questi ad un altor e cosi via, finchè nn sarà incassata: ogni trasferimento avviene, in genere, perchè chi trasferisce deve denaro a colui che prende la cambiiale. La modalità naturale di trasferimento della cambiale è la GIRATA, ovvero “l’ordine(formulato nel testo con le parole “per me pagate a..”) impartito dal possessore attuale del titolo al debitore originario, di pagare al nuovo prenditore della cambiale”. Colui che impartisce l’ordine e consegna (gira) la cambiale è detto garante; la persona che riceve la cambiale e a favore della quale è impartito l’ordine è detta giratario.
La girata presenta le seguenti caratteristiche:  deve essere sotoscritta in maniera autografa dal girante  deve essere incondizionata: eventuali condizioni apposte si reputano inesistenti  puo essere piena (se v’è indicazione del giratario) o in bianco (in quest’ulimo caso il giratario puo apporvi il
proprio nome oppure nn scriverne alcuno, girandola nuuovamente in bianco).
La girata ha la funzione di trasferire la legittimità all’esercizio del diritto cambiario: il rpesentatore del titolo è, infatti, legittimato ad ottenere la rpestazione dal debitore sulla base di una serie continua di girate(cioè ogni girante deve corrispondere al giratario della girata precedente). La trasferibilità della cambiale mediante girata è elemento naturale , non essenziale ad essa; tuttavia solo il traente o l’emittente possono, con la clausola “non all’ordine”escluderne la girabilità: in tal caso sarà trasferibile mediante un’ordinaria cessione del credito.
 funzione di garanzia della girata. La girata cambiaria svolge un’importante funzione di garanzia. Ogni girante infati diviene obbligato verso tutti i successivi prenditori del titolo: è responsabile solidalmente cioè per l’accettazione e il pagamento della cambiale. Cosi, a misura che il titolo circola da un soggetto ad un altro, il credito cambiario si rafforza: alla responsabiilità del debitore originario (trattario accettante o emittetnte)si aggiunge quella di tutti coloro che sono entrati in possessso del titolo e l’hanno successivamente girato adaltri. Vanno pero rammentate le seguenti clausole di girata:
 senza garanzia: esclude la responsabilità del girante versi tutti i successivi preditori dle titolo  non all’ordine: limita la responsabilità del girante al suo immediato giratario.
Il pagamento della cambiale Legittimato a chiedere il pagamento della cambiale è il portatore che giustifica il suo diritto con una serie continua di girate. Le girate cancellate si hanno per non scritte. Chi paga alla scadenza è tenuto a controllare solo la regolarità formale delle girate e la continuità delle stesse e se il titolo contiene girate in bianco si presume che il sottoscrittore della girata successiva sia il beneficiario di quella in bianco. Chi paga non è invece tenuto a controllare l’autenticità della firma dei giranti e, più in generale, la validità sostanziale delle girate. Eseguiti tali controlli, il debitore cambiario è liberato anche se paga al non titolare, a meno che da parte sua non vi sia stato dolo o colpa grave.
Presentazione per il pagamento La cambiale deve essere presentata per il pagamento al trattario nella cambiale tratta e all’emittente nel vaglia cambiario, oppure alla diversa persona designata nel titolo a pagare per loro. Nella cambiale “a giorno fisso” e “a certo tempo data o vista”, la presentazione deve essere effettuata nel giorno della scadenza o in uno dei due giorni feriali successivi. La cambiale “a vista” deve invece essere presentata per il pagamento entro un anno dalla data di emissione. L’omessa presentazione nei termini comporta la perdita dell’azione cambiaria nei confronti degli obbligati di regresso. Termine essenziale in deroga al diritto comune il termine di scadenza della cambiale è termine essenziale non solo per il creditore ma anche per il debitore cambiario. Il portatore della cambiale non è tenuto a ricevere il pagamento prima della scadenza. Il portatore della cambiale non può rifiutare un pagamento parziale: sono così tutelati gli obbligati di regresso che restano responsabili solo per il residuo. Il pagamento per l’intero dà diritto alla restituzione del titolo quietanzato dal portatore. In caso di pagamento parziale, il debitore può invece esigere che ne sia fatta menzione nel titolo e gliene sia data quietanza separata.
Queste cautele sono necessarie per evitare di essere esposti ad un secondo pagamento o al pagamento dell’intera somma. Pagamento per intervento comel’accettazione, anche il pagamento della cambiale puo essere effettuato per intervento, al ffine di evitare che il portatore promuova azione cambiaria nei cofronti degli obbligati di regresso.
Il mancato pagamento del trattario (nella tratta)o dell’emittente (nel pagherò) dà diritto: • azione diretta contro gli obbligati principali, non soggetta a formalità nè a decadenza. In particolare,
non è necessaria la levata del protesto, nè vi sono dei termini di decadenza. Il portatore deve solo osservare il termine di prescrizione che è di 3 anni dala scadenza della cambiale; esso puo aver luogo in qualunque tipo di cambiale, sia alla scadenza che prima, a condizione che vi sia un obbligato di regresso a cui favore l’intervento è spiegato. Esso nn puo essere rifiutato dal portatore, pena la perdita dall’azione di regresso verso coloro che sarebbero stati liberati per effetto dell'intervento.
• azione di regresso contro i relativi obbligati. In entrambi i casi il portatore della cambiale puo pèretendere il pagamento da tutti i suddetti obbligati nei seguenti modi:
 iniziare l’esecuzione forzata sul patrimonio del suo debitore, utilizzando la cambiale come titolo esecutivo
 promuovere un oprdinario giudizio di cognizione  avvalersi del procedimento di ingiunzione (che consente d’iscrivere immediatamente l’ipoteca
giudiziale).
In caso di mancato pagamento (o mancata accettazione), inoltre, il portatore del titolo ha l’obbligo di avvisare il proprio girante e i suoi avvallanti; questi dovrà poi avvisare il proprio e cosi via risalendo la catena fino a giungere al traente o all’emittente. Il mancato avviso, eccetto che la cambiale porti la clausola “sena avviso”, obbliga l’inadempiente al risarciemtno dei danni arrecati.
L’azione di regresso. Il protesto. L’azione cambiaria di regresso si differenzia da quella diretta per essere condizionata al maturare di 2 presupposti: uno sostanziale, rappresentato dal mancato pagamento (e nella cambiale tratta dalla mancata accettazione)del titolo, ed uno formale rappresentato dalla necessità che tale evento venga constatato in una forma determinata.
L’azione di regresso contro il trenste, i giranti e relativi avvallanti presenta le seguenti caratteristiche:  puo essere esercitata alla scadenza , se il pagamento non ha avuto luogo  oppure prima della scadenza, in caso di:
1. mancata o parziale accettazione del trattario 2. fallimento del trattario 3. fallimento del traente in caso di cambiale nn accettabile
­ è soggetta a decadenza per decorrenza dei termini stabiliti dalla legge ­ è subordinata alla levata del protesto.
Il protesto è la constatazione solenne (accolta, cioè con atto pubblico), effettuata da un pubblico ufficiale, del mancato pagamento (o mancata accettazione) alla presentazione della cambiale.
In particolare il protesto:  deve essere redatto entro i termini stabiliti dalla legge  è destinato ad un’apposita pubblicità attraverso iscrizione nell’elenco dei protesti presso la Camera di
commercio.  La sua omissione fa perdere il diritto all’azione di regresso  Nel caso di fallimento del trattario o del traente di cambiale nn accettabile, la levata del protesto puo
essere sostituita con la sentenza dichiarativa di fallimento  Nn è necessario se la cambiale contiente la clausola “senza spese” o altra equivalente.
le azioni extracambiarie al portatore dle titolo insoddisfatto spettano, oltre all’azione cambiaria diretta o di regresso, anche due tipiche azioni extracambiarie, e cioè:
a) L’azione causale. È basata sul rapporto causale che soggiace all’emissione del titolo e inoltre: ­ È subordinata alla levata del protesto per mancata accettazione o mancato pagamento ­ Richiede il deposito della cambiale presso la cancelleria del Tribunale, per impedire che – nonostante
l’esperimento dell’azione causale – la cambiale continui a circolare e il debitore sia esposto a rischio di un duplice pagamento
­ Non puo essere sperita qualora l’emissione o la trasmissione del titolo abbia determinato, in visrtù di un’espressa volontà delle parti, novazione del rapporto
­ È soggetta alla prescrizione propria del rapporto sottostante, dewcorrente dalla scadenza del titolo ­ Puo essere proposta cumulativamente con l’azione cartolare, sia nello stesso che in separati processi
b) L’azione di arricchimento è il irmedio esperibile, in ultima istanza, dal portatore del tiolo che sia decaduto dalle azioni cambiarie (ad es per decorrenza dei termini) o sia sprovvisto di rapporto causale (azione a carattere sussidiario). È esercitata dal portatore contro l’ìobbligato cambiario ingiustamente arricchitosi a suo danno e limittamente alla somma dell’arriccchimento (non quindi per la somma portata dalla cambiale). Si prescrive entro un anno dalla perdita dell’azione cambiaria.
Il regime delle eccezoni cambiarie
qualsiasi sia il mezzo giudiziale (esecuzione forzata, decreto ingiuntivo, giudizio di cognizione )esperito dal portatore della cambiale insoluta, l’obblligato chiamato a rispondere del mancato pagamento puo fare opposizione. Le eccezioni oipponibili si distinguono in:
­ Eccezioni reali. Che possono essere mosse contro qualsiasi portatore; la dotttrina prevalente ritiene che esse coincidano con le eccezioni reali previste dalla disciplina generale sui titoli di credito
­ Eccezioni personali. Che possono essere opposte solo ad un determinato firmatario del titolo sulla base del rapporto personale tra questi e l’obbligato chiamato al pagamento.
le c finanziarie disciplinate dalla L. 13 gennaio 1994, n. 43, sono titoli di credito all’ordine emessi in serie. Hanno una durata compresa fra i 3 e i 12 mesi e sono dirette alla raccolta di risparmio tra il pubblico da parte delle imprese che necessitano di un finanziamento a breve termine. Tali imrpese, medinate la sottoscrizione di una cambiale finanziaria con la quale si impegnano – incondizionatamente – a pagare alla scadenza stabilita la somma indicata nel titolo, possono reperire fondi senza ricorrere all’indebiltamento bancario. La disciplina, i presupposti e i limiti della emissione delle cambiali finanziarie sono regolati dalla deliberazione CICR 19 luglio 2005, n. 1058 (successivamente integrata dalla delibera CICR 22 febbraio 2006, n. 241), la quale ha altresì stabilito che il valore nominale unitario della cambiale finanziaria nn puo essere inferiore a 50 mila euro.
Le cambiali finanziarie: ­ Sul piano normativo, sono tioli di credito causali(in quanto è obbligatoria la dizione “cambiale finanziaria” che
fa emergere il rapporto sottostante) all’ordine, equiparati per ogni effetto al vaglia cambiario ordinario “senza garanzia”(in quanto possono essere girate solo in tal modo per cui i risparmiatori fanno affidamento solo nelle garanzie dell’impresa emittente)
­ Sul piano funzionale, sono strumenti di finanziamento a breve o brevissimo termine: chi le emette intende procurarsi danaro, mentre coloro all’ordine dei quali sono emesse (primi prenditori o succesivi giratari) intendono investire fruttuosamente i porpri risparmi.
Le cambiali finanziarie possono essere emesse: dalle società finanziarie e assicurative assoggetate a vigilanza ed autorizzate a effettuare la raccolta del risparmio; dalle società e dagli enti con titoli negoziati in un mercato regolamentato, nonchè s.p.a., s.a.p.a., coop e s.r.l., purchè l’emissione non superi il limite previsto dall’art. 2412, 1° comma (il doppio del capitale sociale, della riserva legale e delle altre riserve disponibili risultanti dall’ultimo bilancio approvato), e purchè nelle s.r.l. siano rispettate le condizioni di cui all’art. 2483.
L’assegno bancario (o chéque) è un titolo di credito che contiene l’ordine incondizionato diretto ad una banca di pagare a vista una somma determinata all’ordine di una determinata persona o al portatore. Funzione tipica dell’assegno bancario è quella di consentire l’utilizzazione di somme disponibili presso una banca per effettuare pagamenti a terzi evitando l’utilizzo materiale del denaro. L’assegno è quindi uno strumento di pagamento alternativo rispetto alla moneta legale. L’assegno bancario è attualmente regolato dal Regio Decreto n° 1736 del 1933, nota come Legge
Assegni. L’assegno bancario è redatto dal traente su appositi moduli prestampati fornitigli dalla banca (carnet di assegni) ed ha la stessa struttura della cambiale tratta.
Nell’assegno bancario, come nella cambiale tratta, figurano infatti 3 persone: 1. il traente che dà l’ordine di pagamento alla banca e risponde del mancato pagamento 2. la banca­trattaria alla quale l’ordine di pagamento è rivolto 3. il prenditore dell’assegno. Essendo identica la struttura, la disciplina dell’assegno bancario è in larga parte modellata su quella della cambiale tratta. In particolare, anche l’assegno bancario è un titolo di credito astratto, formale ed esecutivo. Anche l’assegno bancario di regola incorpora una pluralità di obbligazioni (quelle del traente, dei giranti e dei loro avallanti) reciprocamente indipendenti, solidali e disposte per gradi. Se identica è la struttura, diversa è però la funzione tipica dei due titoli: strumento di pagamento l’assegno bancario; strumento di credito la cambiale tratta. La disciplina dell’assegno bancario presenta perciò alcune significative differenze rispetto a quella della cambiale tratta, ispirate dall’esigenza di prevenire e reprimere possibili utilizzazioni dell’assegno bancario per scpi diversi da quello tipico ed in particolare l’utilizzazione come strumento si credito.
Le principali differenze possono essere così sintetizzate:  trattario può essere solo una banca  il rapporto di provvista fra traente e banca trattaria può essere costituito esclusivamente da fondi
disponibili esistenti presso la banca e utilizzabili mediante l’emissione di assegni bancari  l’assegno bancario non può essere accettato dalla banca trattaria  l’assegno bancario è sempre pagabile a vista e deve inoltre essere presentato per il pagamento entro brevi termini  l’assegno bancario è assistito da una particolare disciplina sanzionatoria, di recente depenalizzata, volta a
reprimere l’uso abusivo di assegni bancari (assegni non autorizzati ed assegni a vuoto).
I requisiti dell’assegno bancario È necessario distinguere i requisiti formali di validità dell’assegno bancario dai semplici requisiti di regolarità. La mancanza dei primi comporta che il titolo non vale come assegno bancario. La mancanza dei secondi, invece, espone a sanzioni amministrative pecuniarie ma non comporta l’invalidità del titolo.
o Costituiscono in particolare semplici requisiti di regolarità dell’assegno bancario: ­ l’esistenza presso la banca trattaria di fondi disponibili, per somma almeno pari all’importo dell’assegno emesso ­l’esistenza di una convenzione che attribuisce al traente il diritto di disporre mediante assegni bancari.
In pratica, entrambe le condizioni sono soddisfatte quando il traente intrattiene con la banca un rapporto di conto corrente bancario e questo presenta un saldo a favore del cliente. L’emissione di assegni bancari senza l’osservanza delle condizioni in esame (assegno non autorizzato o assegno a vuoto) configura un illecito, oggi depenalizzato e colpito da sanzioni pecuniarie. Semplice requisito di regolarità è anche l’osservanza delle norme sul bollo. In mancanza, l’assegno bancario perde la qualità di titolo esecutivo. o Sono invece requisiti di validità dell’assegno bancario (requisiti formali):
­la denominazione di assegno bancario (o chéque) inserita nel contesto del titolo ­ l’ordine incondizionato di pagare una somma determinata, di regola espressa in lettere ed in cifre ­ l’indicazione del trattario che può essere solo una banca ­ l’indicazione del luogo di pagamento ­ la data ed il luogo di emissione dell’assegno ­ la sottoscrizione del traente.
La banca trattaria
La banca trattaria nn si configura mai come obbligato cartolare, né diretto, né in via di regresso; nn esiste alcun obbligo della banca verso il portatore dell’asssegno, per cui essa potrà anche rifiutare il pagamento:il rifiuto ingiustificato espone ovviamente l bacna a conseguenze giuridiche, ma, di fatto, essa ne risponderà solo verso il traente, non già verso il portatore dell’assegno. La conseguenza di questa facoltà della banca trattaria è che l’assegno bancario, a differenza della cambiale, non puo esssere accettato: un’eventuale accettazione della banca si considera inesistente. La banca trattaria, nell’assegno all’rdine, è tenuta solo a controllare la regolare continuità delle girate, non anche a verificare l’autenticità delle firme dei giranti: la banca che, senza dolo o colpa grave, adempie la prestazione nei confronti del prestatore, è liberata anche se questi nn è il titolare del diritto purchè provi di aver utilizzato la normale diligenza professionale.
Nella pratica si sono diffusi alcuni mezzi, legali o convenzionali, per tutelare la legittima aspettativa dle prenditore a che l’assegno sia pagato dalla banca; in specie: o Assegno vistato.il visto posto dalla banca sul titolo non equivale ad accettazione: esso attesta
semplicemente l’esistenza di fondi di cui la banca si impegna a garantre la persistenza fino alla scadenza del termine di presentazione dell’assegno. In caso di ritiro anticipato o falsa attestazione, la banca ne sarà responsabile per i danni arrecati.
o Bene fondi bancario.è la conferma dell’esistenza di fondi a nome del traente, resa dalla banca trattaria ad altra banca a cui è stato girato l’assegno per l’incasso. Trattasi, dunque, di mera dichiarazione informativa: in caso di falso essa ne risponderà in base alla generale responsabilità extracontrattuale.
In caso di revoca dell’ordine di pagamento, da parte del traente, la banca trattaria è obbligata ad uniformarsi, ma solo dopo la scadenza del termine di presentazione del titolo affinchè nn ne sia ingiustamente danneggiato il prenditore. Fino alla scadenza di tale termine, invece, la banca è lasciata libera di decidere se pagare o meno, restando esonerata da ogni responsabilità nei confronti del traente e del possessore dell’assegno.
La circolazione dell’assegno. Il pagamento
L’assegno bancario puo essere emesso all’ordine o al portatore: nel primo caso si trasferisce mediante girata e consegna del titolo, nel secondo atraverso la semplice consegna. L’assegno è pagabile a vista (ogni disposizione contraria vale come nn apposta); esso deve essere, pero, presentato al trattario per il pagamento entro i prescritti termini di legge: 8 giorni, se il pagamento deve avvenire nello stesso comune di emissione, 15 giorni, se in comuni diversi. Oltre tali termini non consegue l’automatico e necessario rifiuto di pagamento della banca, ma solo la possibilità che l’ordine di pagamento venga rifiutato da traente. La banca che effettua il pagameto è tenuta ad accertare la regolare continuità delle girate e l’identità di chi incassa l’assegno. Se l’assegno non è interamente “coperto”, il trattario potrà pagarlo sino a concorrenza della provvista ed il presentatore non potrà rifiutare il pagamento parziale. Qualsiasi stipulazione di interessi, inserita nell’assegno bancario, si ha per non apposta.
L’azione cambiaria, sulla base dell’assegno, è soltanto azione di regresso, maancando l’obbligato principale (il trattario /banca nn deve accettare l’assegno), la quale puo avvenire solo per mancato pagamento. In caso di mancato pagamento della banca trattaria, quindi, sono responsabili verso il possessore attuale del titolo il traente, i giranti e gli avvallanti (il portatore non è tenuto a rispettare l’ordine nel quale essi si obbligarono). L’azione contro i giranti e i relativi avvallanti è subordinata alla levata di protesto o atto equivalente, mentre l’azione contro il traente non è soggetta ad alcuna formalità. Dette azioni si prescrivono in sei mesi dal termine di presentazione. L’azione di regresso di chi ha pagato l’assegno contro gli altri obbligati si prescrive in sei mesi dal giorno in cui fu effettuato il pagamento, oppure dal giorno in cui l’azione di regresso fu esperita contro di lui. Anche per l’assegno bancario, il presentatore del titolo deve dare avvsio agli altri firmatari del mancato pagamento, pena la responsabilità per i danni arrecati.
Particolari tipologie di assegno bancario
Diffuse sono le seguenti figure particolari di assegno bancairo, finalizzate soprattutto alla riduzione dei rischi connessi aal sua circolazione (furti o smarrimenti, oppure pagamenti effettuati a portatore in mala fede):
 Assegno sbarrato. Sull’assegno vengono tracciate due rette parallele all’interno delle quali puo essere inserita la parola “banchiere” o il nome di un banchiere. La clausola limita la circolazione dell’assegno solo nella fase iniziale, in qunato esso sarà pagabile solo ad un banchiere oppure ad un cliente della banca trattaria
 Assegno nn trasferibile. È pagabile oslo all’immediato prenditore: esso non puo essere in alcun modo trasferito ad altri, se nn ad un banchiere e solo per l’incasso. La clausola di “non trasferibilità” è obbligatoria nel caso di asegni bancari (o circolari) d’importo superiore ai 12.500 euro. Tale importo è stato introdotto dal D. L. 112/2008, conv. L. 133/2008, cha ha vietato il trasferimento in denaro contante o di libretti di deposito bancari o postali al portatore, effettuato a qualsiasi titolo tra soggetti diversi, quando il valore dell’operazione sia complessivamente pari o sup a 12.500 euro.
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