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Timestamp: 2019-05-22 03:53:40+00:00
Document Index: 145056369

Matched Legal Cases: ['art. 590', 'art. 2652', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

In quali casi un contratto è nullo?
Cause di nullità e conseguenze, differenze tra nullità ed annullabilità e rilevabilità d'ufficio.
1. Cause di nullità di un contratto
La nullità è il più grave vizio contrattuale in quanto determina la caducazione di tutti gli atti prodotti fin dall'inizio; ovvero il contratto è come se non fosse mai esistito.
Manca una definizione precisa di nullità nel codice. La nozione, quindi, è desunta dalla dottrina.
Le cause di nullità sono illustrate all'articolo 1418 del codice civile:
1) contrarietà a norme imperative: ovvero quelle che non possono essere derogate dalle parti;
2) mancanza di un elemento essenziale del contratto:
2.1) accordo tra le parti;
2.2) causa;
2.3) oggetto (oltre che mancante anche impossibile, illecito, indeterminato o indeterminabile);
2.4) forma, quando è prescritta sotto pena di nullità;
3) illiceità: contrarietà ad ordine pubblico o buon costume, oppure quando le parti hanno concluso un contratto per un motivo illecito comune ad entrambe;
4) contrarietà ad una specifica norma di legge: cause di nullità previste espressamente dalla legge.
Per quanto riguarda il profilo temporale si distinguono nullità originaria, nullità successiva (quando il venir meno degli effetti dipende da un fatto successivo e non da un vizio strutturale di quella specifica fattispecie) e nullità derivata (nullità di un contratto successivo, determinata dalla nullità di un precedente contratto, da cui il contratto successivo dipende sul piano pratico-economico).
2. Le conseguenze della nullità di un contratto
La nullità può essere totale o parziale, nel qual caso il negozio è interamente nullo solo se i contraenti non l'avrebbero concluso senza quella parte o clausola colpita da nullità; viceversa si producono gli effetti di un diverso contratto, cioè la cosiddetta conversione del negozio nullo.
Caratteri della nullità sono:
- l'insanabilità;
- la legittimazione assoluta all'impugnazione;
- l'efficacia nei confronti dei terzi;
- l'efficacia retroattiva.
La nullità del negozio si fa valere mediante l'azione di nullità che è un'azione dichiarativa (o di mero accertamento), perché non tende a mutare la situazione giuridica preesistente, ma si limita semplicemente ad accertarla: in altre parole, la nullità opera di diritto.
Il contratto nullo non può essere sanato, salvo diversa disposizione di legge. Sono casistiche rintracciabili all'interno del codice civile, ovvero: art. 590 c.c. (conferma ed esecuzione volontaria di disposizioni testamentarie nulle) e 799 c.c. (conferma ed esecuzione volontaria di donazioni nulle). In queste ipotesi il legislatore ha ritenuto prevalente l'interesse alla conservazione del negozio, per il semplice motivo che, in materia successoria, spesso il disponente non è più in vita.
Altra eccezione si ha nel caso in cui si tratti di beni mobili registrati o di beni immobili e l’atto nullo sia trascritto nei registri immobiliari: l’art. 2652 n.6 del codice civile prevede che, se la domanda di nullità è trascritta cinque anni dopo rispetto la trascrizione dell’atto impugnato, la sentenza che l’accoglie non pregiudica i diritti del terzo che ha acquistato in buona fede, in base ad un atto trascritto prima della trascrizione della domanda.
Un negozio nullo non produce effetti, ma spesso vengono poste in essere azioni sulla base di esso. Quali sono le conseguenze?
Innanzitutto l'imprescrittibilità (salvo gli effetti dell'usucapione e della prescrizione delle azioni di ripetizione) e cioè, in qualsiasi momento, al cospetto di una richiesta di esecuzione di un contratto nullo, ci si può opporre. Legittimato a far valere tale azione è chiunque: parti in causa, terzo e giudice.
In secondo luogo, il contratto non produce effetti sin dall'inizio. Alla dichiarazione di nullità ne consegue il diritto delle parti di ripetere le prestazioni eventualmente eseguite.
3. Differenze tra nullità ed annullabilità
Abbiamo visto quali sono le cause di nullità, vediamo adesso quelle di annullabilità al fine di coglierne le differenze. Un contratto è annullabile (forma meno grave di invalidità rispetto alla nullità, con la quale si permette al contraente di impugnare il negozio giuridico viziato e di farne cessare l'efficacia) quando:
- una parte è incapace;
- il consenso è stato dato per errore (essenziale e riconoscibile dall'altro contraente);
- estorto con violenza (anche esercitata da un terzo);
- carpito con dolo (raggiri tali da parte di un contraente tali che, in mancanza, l'altra parte non avrebbe prestato il proprio consenso).
L'annullabilità produce gli effetti di un contratto valido, ma vengono meno una volta accolta l'azione di annullamento. L'annullabilità può essere fatta valere solo dalla parte interessata e la relativa azione si prescrive in cinque anni. Il contratto annullabile può essere sanato tramite convalida o rettifica e non pregiudica i diritti acquistati a titolo oneroso dai terzi in buona fede.
Il contratto può essere rescisso se è concluso a condizioni inique per la parte che si trova in stato di pericolo o di bisogno. Il contratto si estingue con l’adempimento della prestazione. La risoluzione del contratto riguarda soltanto i contratti a prestazioni corrispettive e può avvenire a seguito del verificarsi di alcuni fenomeni, ovvero: l'inadempimento, l'impossibilità sopravvenuta, l'eccessiva onerosità sopravvenuta.
4. Rilevabilità d'ufficio
Le Sezioni Unite della Cassazione hanno sancito la rilevabilità d'ufficio della nullità in ogni stato e grado del processo, contemperata però con la valorizzazione del principio di collaborazione tra giudice e parti del processo; il giudice, quindi, deve procurare il contraddittorio delle parti rispetto alle questioni rilevate d'ufficio. In particolare, la Corte ha così statuito: “nel giudizio di appello ed in quello di cassazione, il giudice, in caso di mancata rilevazione officiosa, in primo grado, di una nullità contrattuale, ha sempre facoltà di procedere ad un siffatto rilievo”.
Conseguenza della mancata segnalazione del giudice alle parti delle questioni rilevabili d'ufficio sarà la nullità della sentenza per violazione del diritto di difesa delle parti.
La Corte di Cassazione ha ribadito e ampliato tale concetto in una sentenza ancor più recente (sentenza n.7294/2017) laddove afferma che se durante un giudizio di primo grado, né le parti, né il giudice hanno esaminato o prospettato in qualche modo la questione relativa alla nullità del contratto, questa è rilevabile d’ufficio in grado appello.
Codice Civile: articoli 1418, 590, 799
Cassazione: 2016 n. 12996
Cassazione: 2017 n. 7294
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