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Timestamp: 2017-01-18 08:04:08+00:00
Document Index: 73149783

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 7', 'art. 35', 'art. 35', 'art.40', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 35', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art 7', 'art. 76', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 50', 'art. 8', 'art. 25', 'sentenza ', 'sentenza ', 'Cass. Sez. ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 7', 'art. 1', 'art. 5', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 11']

⭐I controlli nel momento doganale. di Giovanni De Mari. Le procedure di campionamento Dogana le novità. di Francesco Campanile Andrea Colantuono
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1 sommario editoriale 2 Formazione: nuove frontiere di Antonio Rossano primo piano 3/6 Liberalizzazione scelta giusta o no? di Danilo Desiderio osservatorio Giurisprudenza comunitaria e nazionale di Alessandro Fruscione speciale europa 13/20 Importazioni oggetto di dumping Norme preferenziali paneuromediterranee Tabella accordi preferenziali a cura di Mauro Giffoni Codifica consolidamento rifusione di Danilo Desiderio dogane 21/30 I controlli nel momento doganale di Giovanni De Mari Le procedure di campionamento di Ettore Sbandi 2012 Dogana le novità di Francesco Campanile Andrea Colantuono giurisprudenza 33 TAR Lombardia 31 maggio 2012 di Fabrizio Vismara centro studi 35 Sportello internazionalizzazione professione Responsabilità civile obbligatoria filo diretto Revisione dell accertamento e rimborso delle imposte di Andrea Toscano Enrico Calcagnile Il codice EORI non cambia le regole Il regolamento (CE) n. 312 del 16 aprile 2009 della Commissione reca modifiche al regolamento (CEE) n. 2454/93 DAC. Il numero EORI (numero di registrazione e identificazione degli operatori economici) definito come un numero unico nella Comunità europea è attribuito dall autorità doganale di uno Stato membro, oppure dalla o dalle autorità designate da uno Stato membro, agli operatori economici e ad altre persone in conformità delle norme stabilite. di Gianni Gargano Francesco Pagnozzi pagg. 7/9 Prodotti difesa cambiano le norme S ulla G.U. n.169 del 21/7/2012 è stato pubblicato il D.lgs. 22 giugno 2012 n.105 che contiene Modifiche ed integrazioni alla legge 9/7/1990, n. 185, recante nuove norme sul controllo del l'e spor ta zio ne, importazione e transito dei materiali di armamento, in attuazione della direttiva 2009/43/CE, che semplifica le modalità e le condizioni dei trasferimenti all'interno delle Comunità di prodotti per la difesa. di Enrico Perticone pag Il Doganalista Rivista giuridico-economica di commercio internazionale Autorizzazione Tribunale Roma n. 199 del 05/04/ ANNO XXV n. 4 Luglio-Agosto 2012 Direttore Responsabile: Walter Orlando Comitato di Redazione: Italo Antelli, Giovanni De Mari, Antonio Di Gioia, Luciano Gallo, Mauro Lopizzo, Gianfranco Lorenzoni, Marino Manlio, Franco Mestieri, Walter Orlando, Enrico Perticone, Eugenio Pizzichelli. Coordinatore editoriale: Liana Zagarese Editore: Consiglio Nazionale degli Spedizionieri Doganali Redazione: Consiglio Nazionale degli Spedizionieri Doganali ROMA Via XX Settembre, 3 Tel Fax Sito Internet: - Pubblicità: Centro Studi e Servizi srl - Via XX Settembre, Roma - Tel Stampa: Stab. Tipolitografico Ugo Quintily spa - Viale Enrico Ortolani, 149/ Roma - Tel. 06/ Poste Italiane spa - Sped. Abb. postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) - art. 1, comma 1 - DCB Roma Foto di copertina: tratta dalla Rivista dell Autorità Portuale di Venezia Associato all Unione Stampa Periodica Italiana Per la stampa di questa rivista è stata utilizzata carta di pura cellulosa ecologica ECF (Elemental Chlorine Free), certificata FSC, con elevato contenuto di riciclo selezionato. 12 editoriale Formazione: nuove frontiere Entro il 13 agosto gli ordini professionali dovranno adeguarsi a quanto previsto dal decreto legge 138/2011, cosidetto Salva Italia che prevede, all articolo 3, comma 5b l'obbligo per il professionista di seguire percorsi di formazione continua permanente predisposti sulla base di appositi regolamenti emanati dai consigli nazionali. La vio lazione dell'obbligo di formazione continua determina un illecito disciplinare e come tale è sanzionato sulla base di quanto stabilito dall'ordinamento professionale che dovrà integrare tale previsione; ed ancora, sempre all articolo 3, comma 5c, la disciplina del tirocinio per l'accesso alla professione deve conformarsi a criteri che garantiscano l'effettivo svolgimento dell'attività formativa e il suo adeguamento costante all'esigenza di assicurare il miglior esercizio della professione. Obiettivo del Decreto, così come della bozza di regolamento approvata lo scorso 15 giugno alla Camera, partendo dalla definizione di professione regolamentata ed aprendo la strada al recepimento della direttiva europea sulle qualifiche professionali, è ribadire il libero accesso alle professioni regolamentate, ferma restando la disciplina dell esame di Stato, confermando il principio della libertà dell esercizio delle professione, fondato su autonomia di giudizio intellettuale e tecnico e vietando espressamente l introduzione di limitazioni del numero di persone abilitate ad esercitare la professione su tutto o parte del territorio dello Stato (salve deroghe fondate su ragioni di pubblico interesse, quale la tutela della salute). Il principio della formazione quindi come elemento imprescindibile per la qualificazione professionale, questa volta viene enunciato in maniera chiara nel dispositivo normativo e definisce ontologicamente una delle ragion d essere per gli ordini professionali nonché uno degli elementi fondanti lo spazio semantico dell espressione qualificazione professionale. Il compito per gli Ordini sarà quello di definire le linee guida e programmatiche che possano soddisfare i due elementi principali di questo ambito: la formazione per l accesso alla professione, compresa nel comma 5c del Decreto e la formazione continua, evidentemente volta al mantenimento di quei requisiti di conoscenza, competenza ed aggiornamento, indispensabili a definire il livello qualitativo e quantitativo della qualificazione. D altra parte, per quanto riguarda i doganalisti, l importanza e l esigenza di un aggiornamento costante ed una formazione congrua e continua sono stati sempre affermati, a partire dalla legge fondativa della professione (1612/1960), passando per regolamenti e dispositivi di autoregolamentazione interna, fino all ultimo Codice Deontologico del 2008, sia con riferimento ai compiti istituzionali del Consiglio Nazionale degli Spedizionieri Doganali e dei Consigli Compartimentali territoriali, sia per quanto riguarda i requisiti professionali dei doganalisti. È un occasione da non perdere per tutti gli ordini professionali per strutturarsi e darsi un organizzazione interna stabile e coordinata cercando di non perdere uno spazio ed una competenza specifica che già sono messe in discussione da altre organizzazioni associative (come ad esempio Confprofessioni) che propongono invece di inserire nei regolamenti attuativi ministeriali il riconoscimento della competenza formativa anche ad entità e soggetti terzi. È quindi urgente ed improcrastinabile la definizione di una struttura stabile di coordinamento didattico ed operativo che coordini e definisca con periodicità costante le aree di competenza professionale su cui andare a definire un programma didattico e coordinato, ottimizzato al meglio e strutturato, con evidenti aree di interesse comune, sul doppio binario dell accesso alla professione come quello della formazione continua. Tale programma dovrà essere necessariamente vincolante, pena la sua inefficacia e quindi quella del compito istituzionale, sia a livello centralizzato che a livello territoriale. È necessario che doganalisti di Roma, Milano, Cagliari o Palermo, abbiano competenze equivalenti su quelli che vengono individuati, di volta in volta, come elementi centrali dell aggiornamento e dello sviluppo professionale. Il tutto dovrà essere supportato, in maniera sempre più organica e completa, da strumenti per la Formazione a Distanza che consentano il mantenimento dei requisiti anche quando, per questioni logistiche ed organizzative (pensiamo ad ordini territoriali comprendenti aree distanti ed eterogenee tra loro) non sia possibile portare in tutte le sedi un adeguato numero di incontri in presenza. Sarà anche necessaria la predisposizione di strumenti di verifica ed accertamento delle competenze, a salvaguardia dell interesse degli stessi doganalisti e della funzione istituzionale di sorveglianza posta dal Decreto in capo agli ordini. Antonio Rossano 23 primo piano Ad aprile 2011, le dogane americane hanno lanciato un iniziativa denominata Broker Regulatory Revision Project avente per oggetto la rivisitazione della normativa che regola la professione di spedizioniere doganale (customs broker) negli USA, in modo da elevare gli standard qualitativi ed ampliare le funzioni di tale figura, rendendola un partner sempre più vicino alle dogane. Il customs broker infatti, essendo un intermediario fra impresa e dogana, ha un rapporto assai stretto e continuo con le imprese che rappresenta. La posizione privilegiata di contatto diretto con gli operatori commerciali di cui gode, può dunque essere sfruttata dalle dogane per eseguire, tramite di lui, una serie di verifiche e controlli sulle imprese che rappresenta. Mentre in Europa si continua ad insistere sulla liberalizzazione dei servizi doganali, negli USA si assiste dunque ad un orientamento radicalmente opposto: i criteri di accesso e di esercizio della professione di spedizioniere doganale verranno resi ancora più selettivi, in modo da poter trasformare tale figura in un vero e proprio alter ego delle dogane, un soggetto agente a latere dell amministrazione che integrerà le funzioni di quest ultima facendo leva sulla competenza e professionalità di cui dispone in materia doganale e di commercio estero. Riportiamo a tale proposito un articolo tratto dalla rivista the American Shipper del 22 giugno 2011, in cui il Presidente dell Associazione americana degli spedizionieri doganali formula alcune considerazioni sul ruolo del customs broker negli Stati Uniti a seguito dell annuncio delle dogane americane di revisione della regolamentazione sui servizi di customs brokerage. Come customs broker di terza generazione, so cosa ci vuole per porre in commercio negli Stati Uniti merci provenienti dall estero. Come presidente dell Associazione Nazionale degli Spedizionieri Doganali e degli Spedizionieri d America (NCB FAA), so che il nostro settore è costituito da migliaia di persone che lavorano per aziende piccole e grandi, vecchie e di nuova costituzione, di successo ed in crisi di sopravvivenza, per somme che non riflettono il valore reale del servizio che forniamo. È triste sentire ogni tanto qualcuno affermare che "noi ostinatamente ostacoliamo il progresso." Il fatto è che senza di noi e senza la NCBFAA, gli importatori porterebbero ancora a mano le loro fatture commerciali e polizze di carico alle dogane, per poi aspettare settimane per ottenere lo svincolo delle loro merci e la cosa non sarebbe proprio l ideale per lo svolgimento dei loro affari internazionali. Se non avete mai provato a sdoganare merci in ingresso negli Stati Uniti, vi invito a farlo. E ingenuo pensare che ad uno spedizioniere doganale basti spingere un paio di pulsanti e magicamente le merci sono svincolate e consegnate Liberalizzazione scelta giusta o no? a casa vostra. Tanto per cominciare, diamo uno sguardo alla nuova normativa sul Security Filing Importer (ISF). Informazioni di pre-arrivo della spedizione che solo tre anni fa erano indisponibili, ora vanno trasmesse alle dogane prima che avvenga il carico della merce, per oltre il 90% delle spedizioni dirette via nave verso gli Stati Uniti. Ora, gli spedizionieri doganali o gli spedizionieri già dispongono di queste informazioni e le trattano prima che esse vengano trasmesse alle dogane. Ma cosa accade se non avete accesso diretto al sistema Automated Broker Interface od al sistema Automated Manifest per comunicare questi dati? Come si invia l'isf? Come fanno le dogane a riceverla? La risposta è che ogni importatore dovrebbe dotarsi di un sistema compatibile con il sistema telematico delle dogane e curarne la manutenzione. Con quali costi? Il Direttore delle dogane Alan Bersin ha recentemente affermato che ben due documenti su tre di quelli oggetto di verifica nell ambito di un operazione di importazione sono generati da agenzie diverse dalle dogane. Oltre ad una miriade di regole 34 primo piano doganali, ci sono numerose altre norme di cui bisogna tenere conto per poter effettuare correttamente un operazione di importazione. Conoscete la regolamentazione della Food and Drug Administration (FDA)? E che dire della legge sul Bio-Terrorismo? Avete mai fatto delle ricerche od incaricato degli esperti del settore per valutare come questa legge impatta sulla vostra azienda? Poi ci sono le regole di registrazione dei prodotti, le regole di preavviso FDA e ora anche la nuova legge sulla sicurezza alimentare. Naturalmente, il vostro spedizioniere doganale può offrirvi un supporto in tutto questo. Il Ministero dell'agricoltura, la Environmental Protection Agen - cy, la Federal Communications Commission, il Ministero dei Trasporti: esistono più di 20 agenzie governative, ciascuna delle quali ha propri requisiti che devono essere soddisfatti ogni volta che occorre dichiarare una spedizione per l importazione. Le regole antidumping, gli accordi di libero scambio, i contingenti, i divieti di commercializzazione, le norme sul traffico di armi, ecc. Riuscite ad immaginare cosa accadrebbe se il vostro spedizioniere doganale non li conoscesse? Come verrebbero sdoganate le vostre merci? Probabilmente queste sarebbero bloccate o sequestrate dalle dogane. Vi immaginate se avete più spedizioni in corso ed il problema si verifica quando le vostre merci sono già in viaggio? Non è una buona cosa se avete qualcuno nel vostro angolo che presta attenzione a queste cose? Ho sentito più e più volte che le dogane vogliono ridurre i costi di importazione. Ma analizziamoli questi costi: spese di nolo mare/aria, dazi ed altri diritti doganali, compensi da corrispondere allo spedizioniere doganale e spese di consegna. I noli non li possiamo controllare, il versamento dei dazi costituisce un obbligo, i diritti di handling delle merci e le tasse governative non le possiamo controllare. Ci sono diritti per le verifiche, per i veicoli, spese per il deposito delle merci da assoggettare a controllo, diritti ulteriori applicati da vettori, terminalisti, autotrasportatori (es. per il posizionamento dei container nelle aree di verifica), e così via. Molti di questi costi sono il risultato delle iniziative volte ad aumentare la sicurezza poste in essere dal governo. La tariffa da corrispondere allo spedizioniere doganale rappresenta in media circa lo 0,1 per cento del costo delle merci importate. Poi c'è il compenso da corrispondere al trasportatore e le spese per il prelievo e la conse- Società uninominale Capitale sociale interamente versato X ,00 CENTRO ASSISTENZA DOGANALE Legge n. 66 art. 7 comma 1 septies AUTORIZZAZIONE N. 2167/DIV. V/SD DEL MINISTERO DELLE FINANZE DIREZIONE GENERALE DIPARTIMENTO DELLE DOGANE E IMPOSTE INDIRETTE ALBO NAZIONALE C.A.D. N. 30 DEL MINISTERO DELLE FINANZE DG SD DIV. V CARPI (Modena) Via dei Trasporti, 2/A Tel più linee Fax Telex Samasped I Internet: REA Registro Imprese MO Partita IVA CENTRO ELABORAZIONE DATI INTRASTAT ASSEVERAZIONI SDOGANAMENTI IMPORT EXPORT CONSULENZA IN MATERIA DOGANALE, IVA COMUNITARIA, ACCISE E COMMERCIO ESTERO ESPERTO NEL SETTORE TESSILE ABBIGLIAMENTO E NELLA GESTIONE DEL TPP VERSO QUALSIASI PAESE 45 primo piano gna della merce. Allora mi domando: quali di tutti questi costi dovrebbero essere ridotti? Durante il simposio doganeoperatori commerciali, la Consumer Product Safety Commission (CPSC) ha recentemente illustrato il caso in cui aveva avviato una collaborazione con le dogane per l esecuzione di un esame assai approfondito su due contenitori che erano stati segnalati come contenenti merci non conformi. Per fortuna la segnalazione era sbagliata e le merci sono poi risultate conformi. "Disastro evitato!" è stato il loro commento. Ciò però che la CPSC non ha detto o non sa è che i costi di stoccaggio e di movimentazione pagati per avere due contenitori bloccati per due settimane hanno superato i dollari. Se poi consideriamo anche il fatto che le merci erano del tipo time-sensistive (sensibili al fattore tempo), potete immaginare quali danni effettivi abbia subito dal cliente. Nella maggior parte dei porti della nazione, se un agenzia governativa blocca una spedizione, i costi di quest ultima non vengono sospesi. Controstallie ed altre spese inerenti la custodia delle merci continuano ad accumularsi giorno per giorno. Cosa genera questi costi aggiuntivi? Io suggerisco a coloro che vogliono ridurre i costi di importazione di andare a verificare dove essi maturano e non nel nostro settore, visto che lavoriamo assai duramente proprio per aiutare l impresa a ridurre i costi di importazione. Questo ci porta all argomento sull utilizzazione del customs broker come un "moltiplicatore" per raggiungere gli importatori di piccole e medie dimensioni. In realtà, è proprio questo che facciamo per migliaia di importatori che pur conoscendo bene il loro prodotto, il più delle volte hanno una conoscenza assai limitata del processo di importazione. Li aiutiamo a sdoganare le loro merci districandoci attraverso un labirinto di regolamentazioni e facendo in modo che le stesse vengano consegnate loro pochi giorni dopo l'arrivo negli Stati Uniti. Parliamo di questo ruolo di moltiplicatore dello spedizioniere doganale. Il punto è che ciò che noi facciamo, lo facciamo per aziende di ogni tipo, dalle grandi multinazionali con più divisioni di importazione e migliaia di prodotti diversi, fino alle imprese di nuova costituzione con prodotto unico. Inoltre, lo facciamo tutti i giorni... è la nostra routine. Parliamo un po dell Automated Commercial Environment, il sistema telematico doganale. Sapete perché gli spedizionieri che si servono dell ACE sono così pochi? Perché il sistema non sempre funziona ed inoltre non è possibile utilizzarlo per ottenere lo svincolo di una spedizione negli Stati Uniti. Sebbene sia possibile utilizzare l ACE per le funzioni dichiarative, per uno spedizioniere doganale, utilizzare tale sistema significa mantenere due sistemi operativi diversi e formare il proprio personale a svolgere una serie di operazioni in entrambi i sistemi. Un vero e proprio incubo! Vogliamo poi parlare di inefficienze e di costi delle importazioni? Ci piacerebbe che l ACE funzionasse come ci è stato promesso. Per oltre 10 anni siamo andati al Congresso a chiedere i soldi per lo sviluppo del sistema. Dopo una spesa di ben tre miliardi di dollari, il sistema oggi è solo una frazione di ciò che ci era stato promesso inizialmente. Inoltre ci è stato detto che presto le sue funzionalità saranno ridotte in molte delle aree che sono cruciali per le nostre imprese. Voi passereste ad un nuovo sistema se sapete che è peggiore di quello che attualmente utilizzate? La risposta è "no", ed infatti non lo faremo. Due anni fa, la NCBFAA ha consegnato alle dogane un white paper che delineava i requisiti minimi di sistema necessari affinché i nostri iscritti effettuassero il passaggio all ACE. Una volta che lo sviluppo di questo sistema soddisferà questi requisiti minimi, siate certi che noi incoraggeremo i nostri iscritti a transitare al nuovo sistema. Le dogane sanno perfettamente di quello di cui stiamo parlando e per questo continuiamo a sostenere con forza lo sviluppo dell ACE. Siamo entusiasti dei progressi che Cindy Allen ha fatto nel limitato periodo di tempo in cui era responsabile del progetto ACE. Ciò ci dà speranza che questo progetto, che oramai sembra non conoscere fine, venga valorizzato e completato prima che tutti noi andiamo in pensione. Il nostro settore è composto da professionisti sottoposti a numerosissime norme, profondamente dediti alla loro attività e soggetti ad un rigoroso esame di accesso alla professione. Lo sapevate che il tasso di superamento annuale per il nostro esame è inferiore al 10 per cento? Si tratta di una percentuale inferiore a quella dell'esame di commercialista, di avvocato, di medico o di broker assicurativo. Cinque anni fa, la NCBFAA sviluppò un programma 56 primo piano di sei mesi di certificazione chiamato Certified Customs Specialist (CCS). All'inizio del programma, gli spedizionieri doganali già in possesso di licenza vennero esonerati dalla frequenza del corso, a condizione che guadagnassero almeno 20 unità di formazione continua all'anno. Gli altri interessati diversi dagli spedizionieri doganali, gli spedizionieri doganali non beneficiari dell esonero, e chi semplicemente voleva saperne di più sul processo di importazione, potevano liberamente iscriversi ad esso. Invitiamo chiunque abbia il desiderio di saperne di più sul processo di importazione a partecipare a questo corso. In quanto professionisti del settore sappiamo che occorre essere sempre aggiornati in un settore in cui i cambiamenti si verificano quotidianamente, per cui la formazione continua annuale è importante. Apprezziamo il fatto di essere stati riconosciuti come gli individui più competenti ed informati nel settore doganale e di essere stati interpellati per determinare un cambiamento positivo nel futuro ambito delle nostre attività. Siamo i maggiori sostenitori dell ACE, dell ISF, del C-TPAT e di qualsiasi programma governativo che sia ragionevole e consenta di facilitare gli scambi. Rendiamo sempre più le operazioni di importazione negli Stati Uniti più complesse, regolamentate e complicate che non solo le più grandi aziende, ma anche le più piccole, possono capirle. Accogliamo i cambiamenti positivi, ma diventiamo testardi quando le promesse fatte non sono mantenute ed i costi associati a programmi miopi e mal concepiti si ripercuotono in termini negativi sul nostro settore e sul commercio. La funzione dello spedizioniere doganale è molto più che spingere un semplice pulsante. Gestiamo oltre il 95 per cento delle dichiarazioni trasmesse alle dogane con l'unico scopo di fare in modo che i prodotti dei nostri clienti vengano immessi in commercio degli Stati Uniti legalmente, rapidamente e nel modo più efficiente possibile. E lo facciamo con orgoglio, professionalità e umiltà. Danilo Desiderio RISOLVERE I VOSTRI PROBLEMI QUOTIDIANI. E IL NOSTRO LAVORO!! SAMASPED SIGNIFICA GARANZIA DI SERVIZIO E PROFESSIONALITA LINEA DIRETTISSIMA PLURISETTIMANALE ITALIA BULGARIA ITALIA CONSULENZA TRASPORTI, TARIFFE E COMMERCIO ESTERO MAGAZZINO DOGANALE DI TEMPORANEA CUSTODIA MERCI ESTERE DEPOSITO DOGANALE PRIVATO MERCI ESTERE DEPOSITO IVA CARPI (Modena) Via dei Trasporti, 2 Tel più linee Fax più linee 67 fisco Il regolamento (CE) n. 312 del 16 aprile 2009 della Commissione, reca modifiche al regolamento (CEE) n. 2454/93 DAC aggiungendo: all articolo 1, il punto 16): numero EORI (numero di registrazione e identificazione degli operatori economici) definito come un numero unico nella Comunità europea, attribuito dall autorità doganale di uno Stato membro, oppure dalla o dalle autorità designate da uno Stato membro, agli operatori economici e ad altre persone in conformità delle norme definite al capitolo 6; al capitolo 6 sistema di registrazione e identificazione l articolo 4 duodecies ove si specifica che il numero EORI è utilizzato per l identificazione degli operatori economici e di altre persone nei loro rapporti con le autorità doganali. Prima di affrontare più dettagliatamente la questione ed, in particolare, le istruzioni emanate dall Amministrazione (nota prot. n /R.U. del 17/06/2009 reperibile sul sito dell Agenzia delle Dogane), devo precisare che il nuovo codice, pur dovendosi indicare nel DAU secondo determinate modalità, non modifica le norme doganali attualmente in vigore in tema di: 1. dichiarante; 2. rappresentanza in dogana; 3. identificazione diretta ai fini Iva di soggetti comunitari o residenti in un Paese terzo con il quale esistano strumenti giuridici che disciplinano la reciproca assistenza in materia di imposizione indiretta (a tutt oggi nessuno); 4. rappresentanza fiscale ai fini Iva. A prescindere, perciò, dalle caratteristiche del codice e dalla sua modalità di acquisizione, indicate nella citata nota delle Il codice EORI... non cambia le regole Dogane, si rappresenta che le novità riguardano le modalità di indicazione degli spe di to ri/e - spor ta to ri, importatori, rappresentanti, obbligati principali, nelle caselle 2, 8, 14 e 50 del DAU, nelle quali fino al primo luglio 2009 veniva indicato il numero di partita IVA o il codice fiscale o, nella casella 14, il numero di patente del doganalista. Dal primo luglio 2009 i riquadri in questione dovranno essere così compilati: Esportazione Casella 2 - Vanno indicate le generalità dello speditore/esportatore: cognome e nome, ovvero ditta, denominazione o ragione sociale e indirizzo completo, nonché il codice EORI così come attribuito. Ai soggetti comunitari, ovvero terzi, con i cui paesi esistono strumenti giuridici che disciplinano la reciproca assistenza in materia di imposizione indiretta (vedi nota n. 1), identificati direttamente in Italia ai fini IVA, il codice EO- RI è costituito dal numero di par- tita IVA attribuito a norma dell art. 35-ter del DPR 633/72 che, in questo caso dovrà essere indicato anche nella casella 44, preceduto dalla sigla ID =, nonché nell apposito campo note presente nei diversi tracciati telematici per le dichiarazioni doganali. Qualora, invece, il soggetto, comunitario o terzo, abbia nominato un proprio rappresentante fiscale in Italia, a norma dell art comma del DPR 633/72, questi continuerà ad essere indicato nella sola casella 2. Casella 8 Destinatario - Vanno indicate le generalità del Destinatario: cognome e nome, ovvero ditta, denominazione o ragione sociale e indirizzo completo. Casella 14 - Dichiarante/Rappresentante - In tale casella vanno indicate le generalità del rappresentante in dogana dello spe di to re/es por ta to re, precedute dal codice 2 in caso di rappresentanza diretta e dal codice 3 nel caso di rappresentanza indiretta. Il codice EORI sostitui- 78 fisco sce i precedenti codici identificavi, compreso il numero della patente del doganalista. Importazione Casella 2 - Vanno indicate le generalità del fornitore estero (cognome e nome, ovvero ditta, denominazione o ragione sociale e indirizzo completo). Casella 8 Destinatario - Vanno indicate le generalità dell importatore: cognome e nome, ovvero ditta, denominazione o ragione sociale e indirizzo completo, nonché il codice EORI così come attribuito. Ai soggetti comunitari, ovvero terzi, con i cui paesi esistono strumenti giuridici che disciplinano la reciproca assistenza in materia di imposizione indiretta (vedi nota n. 1), identificati direttamente in Italia ai fini IVA, il codice EORI è costituito dal numero di partita IVA attribuito a norma dell art. 35-ter del DPR 633/72 che, in questo caso dovrà essere indicato anche nella casella 44, preceduto dalla sigla ID =, nonché nell apposito campo note presente nei diversi tracciati telematici per le dichiarazioni doganali. Qualora, invece, il soggetto, comunitario o terzo, abbia nominato un proprio rappresentante fiscale in Italia, a norma dell art comma del DPR 633/72, questi continuerà ad essere indicato nella sola casella 2. Casella 14 Dichiarante/Rappresentante - In tale casella vanno indicate le generalità del rappresentante in dogana dell importatore, precedute dal codice 2 in caso di rappresentanza diretta e dal codice 3 nel caso di rappresentanza indiretta. Il codice EORI sostituisce i precedenti codici identificavi, compreso il numero della patente del doganalista. Transito Comunitario Casella 50 Obbligato principale - Vanno indicate le generalità dell obbligato principale, nonché il codice EORI, così come attribuito. Le novità esposte, peraltro già in vigore dal 1 luglio 2009, non modificano per nulla quanto già esposto sulle differenze esistenti tra la rappresentanza in dogana, disciplinata all articolo 5 paragrafo 4 comma 2, del CDC, norma comunitaria, e la rappresentanza fiscale, prevista invece all articolo 17, secondo comma, del decreto Iva. Si rende pertanto necessario soffermarsi, ancora, sui diversi istituti del dichiarante, del rappresentante in dogana e del rappresentante fiscale ai fini Iva. 89 fisco Il dichiarante in dogana Il dichiarante in dogana è la persona che fa la in dogana a nome proprio, ovvero la persona in nome della quale tale è fatta. Laddove per s intende l atto con il quale una persona manifesta la volontà di vincolare una merce ad un determinato regime doganale.il dichiarante deve essere stabilito nella Comunità, così come disposto dall articolo 64, secondo paragrafo, lettera b) del CDC. Il dichiarante, ovvero la persona in nome della quale la è fatta, è indicato al riquadro 8 del DAU DESTINATARIO, La rappresentanza in dogana l articolo 5, paragrafo 4, comma 2 del CDC (diritto di rappresentanza) dispone che chiunque può farsi rappresentare in dogana per l espletamento di atti e formalità previsti dalla normativa doganale. Il destinatario/proprietario della merce, indicato al riquadro 8 del DAU può, cioè, espletare direttamente le formalità doganali ovvero farsi rappresentare da un terzo soggetto. In tal caso si verte in tema di rappresentante doganale che può essere: Diretta (articolo 5, secondo paragrafo, prima alinea del CDC), quando il rappresentante agisce in nome e per conto del rappresentato/proprietario della merce. La rappresentanza diretta è riservata agli spedizionieri doganali iscritti nell albo professionale istituito con la legge 22 dicembre 1960, n (art.40, comma 2 del TULD); Indiretta (articolo 5, secondo paragrafo, secondo alinea del CDC), che invece è libera, nel senso che può essere conferita a chiunque. Il rappresentante indiretto agisce a nome proprio, sebbene per conto di terzi, risultando, perciò, debitore, in solido con il rappresentato, per l obbligazione doganale. Sempre in tema di rappresentanza in dogana, l articolo 5 del CDC in commento di - spo ne al comma 4, secondo periodo, che la persona (rappresentante doganale) che agisca senza disporre del potere di rappresentanza è considerata agire a suo nome e per proprio conto rispondendo, pertanto, dei diritti dovuti come se avesse dichiarato egli stesso la merce, e si fosse indicato egli stesso quale destinatario al riquadro 8 del DAU. Il rappresentante doganale deve essere indicato ai riquadri 14 e 54 del DAU e precisare se agisce in regime di rappresentanza diretta o indiretta. La rappresentanza fiscale ai fini Iva La rappresentanza fiscale ai fini Iva consente ad un soggetto, comunitario o non, di poter compiere, in Italia, operazioni doganali. Qualora il rappresentato sia comunitario, il rappresentante fiscale ai fini Iva compila il campo 8 della d immissione in libera pratica di beni destinati in deposito Iva, in nome e per conto di soggetto comunitario, che, in quanto tale ed in virtù del disposto dell articolo 64, secondo paragrafo, lettera b) del CDC, è il solo che può essere riconosciuto quale destinatario dalla stessa dogana. Diversa è, invece, l ipotesi di rappresentato soggetto terzo. In tal caso, infatti, non si verifica la condizione di cui al citato articolo 64, paragrafo 2, lettera b) del CDC; (il dichiarante deve essere stabilito nella Comunità), per cui il rappresentante fiscale dovrà considerarsi il destinatario e rispondere in proprio di ogni diritto dovuto. Rappresentante in dogana, indicato ai riquadri 14 e 54 del DAU è, invece lo spedizioniere doganale, che potrà agire in regime di rappresentanza diretta o indiretta, su mandato conferitogli dal soggetto estero. A sostegno di quanto esposto valga la sentenza emessa dalla 7 Sezione della Commissione Provinciale di Trieste, n. 27/7/08, pronunciata il 22 gennaio 2008 e depositata il 12 marzo 2008, che confermando quanto fin qui sostenuto, così recita: Il collegio condivide l assunto della ricorrente secondo cui la rappresentanza ai fini Iva non si identifica con la rappresentanza ai fini doganali: non può esservi alcun dubbio, infatti, che la rappresentanza che si richiede al rappresentante doganale ex art. 5 del CDC sia quella di diritto comune, connessa al rapporto di mandato ricevuto dal committente (art c.c.). Conclusivamente, l avviso di accertamento si sarebbe dovuto intestare e notificare alla ditta xxx quale proprietaria della merce, indicata nella casella 8 della bolletta e nei documenti commerciali e di trasporto allegati alla bolletta stessa. In conclusione l unica novità che ha comportato l istituzione del codice EORI nella compilazione del DAU riguarda il caso di soggetti comunitari, o terzi, ove possibile, identificati direttamente ai sensi dell art. 35-ter del decreto IVA i quali dovranno indicare il proprio codice EORI, preceduto dalla sigla ID anche nella casella 44 del DAU e nell apposito campo note presente nei diversi tracciati telematici, senza che questa formalità modifichi in alcun modo gli istituti della rappresentanza in dogana e della rappresentanza ai fini IVA. Gianni Gargano Francesco Pagnozzi 910 osservatorio Giurisprudenza com Corte di Giustizia, Sez. III^, sentenza 14/6/2012, causa C-533/10 - Pres. Lenaerts, Rel. Arestis CIVAD SA c/ Receveur des douanes de Roubaix e altri Rimborso di dazi non legalmente dovuti Nozione di forza maggiore Regolamento istitutivo di un dazio antidumping successivamente dichiarato invalido L articolo 236, paragrafo 2, secondo comma, del codice doganale comunitario, come modificato dal regolamento (CE) n. 2700/2000 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 novembre 2000, deve essere interpretato nel senso che l illegittimità di un Regolamento comunitario non costituisce un caso di forza maggiore, ai sensi di tale disposizione, che consente di prorogare il termine di tre anni entro il quale un importatore può chiedere il rimborso dei dazi all importazione versati in applicazione di detto regolamento; inoltre, ai sensi del terzo comma del citato paragrafo 2, il detto rimborso non può essere disposto d ufficio dalle autorità doganali nazionali se prima non sia intervenuta una declaratoria di invalidità, di modifica o di abrogazione da parte delle istituzioni competenti dell Unione. La CIVAD, società stabilita in Francia e avente per oggetto sociale la vendita di merci per corrispondenza, ha commercializzato a tale titolo biancheria da letto di cotone proveniente dal Pakistan. Con lettere del 26 luglio e del 28 ottobre 2002, la CIVAD ha chiesto all Amministrazione doganale francese il rimborso dei dazi antidumping da essa versati in base alle dichiarazioni di importazione depositate, in applicazione del Regolamento CEE n. 2398/97, per i periodi compresi rispettivamente tra il 15 dicembre 1997 ed il 25 gennaio La domanda veniva accolta con riferimento alle dichiarazioni di importazione depositate nel periodo compreso tra il 29 luglio 1999 ed il 25 gennaio Sono state invece respinte le domande per le dichiarazioni di importazione depositate durante gli altri periodi, con la motivazione che dette domande erano state presentate dopo la scadenza del termine di tre anni previsto all articolo 236, paragrafo 2, primo comma, del codice doganale. Con lettera del 24 aprile 2008, la CIVAD ha chiesto all Amministrazione di riconsiderare la propria decisione, sostenendo che le era impossibile depositare domande di rimborso prima della decisione della Corte di Giustizia che ha dichiarato invalido il regolamento 2398/97. Con lettera datata 14 agosto 2008, l Amministrazione ha respinto tale domanda e la CIVAD ha pertanto proposto ricorso giurisdizionale. Il Giudice adito, ritenendo che la soluzione della controversia dinanzi ad esso pendente dipendesse dall interpretazione dell articolo 236, paragrafo 2, del codice doganale, ha deciso di sospendere il giudizio e di sottoporre alla Corte due questioni pregiudiziali. Con la sua prima questione, il giudice del rinvio ha chiesto se l articolo 236, paragrafo 2, del codice doganale dovesse essere interpretato nel senso che l illegittimità di un regolamento comunitario costituisse un caso di forza maggiore che consentiva di prorogare il termine di tre anni durante il quale un importatore poteva chiedere il rimborso dei dazi all importazione versati in applicazione di tale regolamento. Nel rispondere negativamente al quesito, la Corte ha osservato che a seguito della declaratoria di invalidità, da parte sua, di un regolamento antidumping, un operatore economico, in linea di principio, non potrà più chiedere il rimborso dei dazi antidumping versati in base a detto regolamento e per i quali il termine di tre anni di cui all articolo 236, paragrafo 2, del codice doganale è scaduto. Infatti, l articolo 236, paragrafo 2, del codice doganale limita ad un periodo di tre anni il rimborso dei dazi doganali non legalmente dovuti e tale termine di decadenza di tre anni appare ragionevole. Un termine di decadenza ragionevole, indipendentemente dal fatto che sia imposto dal diritto nazionale o da quello dell Unione, è nell interesse della certezza del diritto, posta a tutela sia del singolo che dell amministrazione interessata, e non impedisce quindi l esercizio, da parte del singolo, dei diritti conferiti dall ordinamento giuridico dell Unione Quanto alla possibilità di considerare l illegittimità del regolamento n. 2398/97 come un caso di forza maggiore, la Corte ha ricordato che, ai sensi dell articolo 236 del codice doganale, il rimborso dei dazi all importazione o all esportazione versati è concesso soltanto a determinate condizioni e in casi specificamente previsti. Siffatto rimborso costituisce quindi un eccezione rispetto al normale regime delle importazioni ed esportazioni e, di conseguenza, le disposizioni che lo prevedono devono essere interpretate restrittivamente. Nel contesto della normativa doganale, la nozione di forza maggiore deve, in linea di principio, essere intesa nel senso di circostanze estranee al soggetto che l invoca, anormali e imprevedibili, le cui conseguenze non avrebbero potuto evitarsi no no - stan te ogni diligenza impiegata. Ne risulta che la nozione di forza maggiore comporta un elemento oggettivo, relativo alle circostanze 1011 osservatorio unitaria e nazionale anormali ed estranee all operatore, e un elemento soggettivo, costituito dall obbligo dell interessato di premunirsi contro le conseguenze dell evento anormale, adottando misure appropriate senza incorrere in sacrifici eccessivi. Nel caso di specie, quanto all elemento oggettivo, l illegittimità di un regolamento antidumping, quale il regolamento n. 2398/97, non può essere ad avviso della Corte considerata una circostanza anormale. Infatti, l Unione è un Unione di diritto nella quale le sue istituzioni, i suoi organi e i suoi organismi sono soggetti al controllo della conformità dei loro atti, in particolare, ai Trattati UE e FUE. Rientra nella natura delle cose del diritto dell Unione il fatto che talune norme che lo compongono possano essere dichiarate invalide. Quanto all elemento soggettivo, la CIVAD avrebbe potuto presentare domanda di rimborso sin dal primo versamento dei dazi antidumping in base al regolamento n. 2398/97, al fine, segnatamente, di contestare la validità di detto regolamento innanzi le autorità giudiziarie competenti. Con la seconda questione, il giudice del rinvio ha chiesto alla Corte di chiarire se l articolo 236, paragrafo 2, terzo comma, del codice doganale debba essere interpretato nel senso che esso impone alle autorità nazionali di procedere d ufficio al rimborso di dazi antidumping riscossi in applicazione di un regolamento dichiarato invalido ed eventualmente a quali condizioni. La Corte ha osservato che, in mancanza di una declaratoria di invalidità, di modifica o di abrogazione da parte delle istituzioni competenti dell Unione, il regolamento che abbia istituito un dazio antidumping rimane obbligatorio in tutti i suoi elementi ed è direttamente applicabile in ogni Stato membro, ragion per cui le autorità doganali nazionali non possono considerare, prima di tale declaratoria di invalidità, che i dazi imposti in base alle sue disposizioni non erano legalmente dovuti ai sensi dell articolo 236, paragrafo 1, del codice doganale. Pertanto, esse non possono nemmeno, prima di tale declaratoria, procedere, sulla base dell articolo 236, paragrafo 2, terzo comma, del codice doganale, al rimborso d ufficio dei dazi antidumping versati, pur se ritenessero illegittimo tale regolamento. C.T.R. Napoli, Sezione n. 51, sentenza n. 121/2012 dell 11/5/ Pres. Candela, Rel. Stanizzi Società XY c/ Ufficio delle dogane di Napoli I Dichiarazioni di terzi verbalizzate da pubblici ufficiali Valore probatorio E indiziario Deposito IVA Omessa introduzione di merci Prova - Necessità Le dichiarazioni di terzi (nella specie, trasportatori di merci) raccolte dalla polizia tributaria ed inserite in un P.V. di constatazione non hanno alcun valore di testimonianza, ma unicamente valore di mere informazioni acquisite nell ambito di indagini amministrative e, come tali, prive di efficacia probatoria, con la conseguenza che le stesse, da sole, sono inidonee ad affermare una responsabilità del contribuente in ordine all omessa introduzione di merci in un deposito IVA, potendo tali dichiarazioni costituire un riscontro di quanto già accertato e provato sulla base di ulteriori elementi raccolti nel corso delle indagini. C.T.R. Potenza, Sezione n. 1, sentenza n. 36/2012 del 27/2/ Pres. Genovese, Rel. Morlino Società XY c/ Ufficio delle Entrate di Potenza Dichiarazioni di terzi verbalizzate da pubblici ufficiali Valore probatorio È indiziario L art 7 co. 4 D.Lgs. n. 546 del 1992, che disciplina il processo tributario, prevede un divieto assoluto di utilizzazione della prova testimoniale, che comunque non comporta l impossibilità assoluta di utilizzare, ai fini della decisione, le dichiarazioni testimoniali rese da terzi, raccolte dalla Polizia Tributaria ed inserite nel processo verbale di constatazione o di dichiarazioni testimoniali rese in un processo penale. Tali elementi probatori possono essere utilizzati nel processo tributario non come prova testimoniale, bensì come mere informazioni (proprio perché assunte in assenza di un contraddittorio tra le parti del processo tributario) sfornite pertanto, ex sé, di efficacia probatoria, con la conseguenza che esse risultano del tutto inidonee, di per sé, a fondare un affermazione di responsabilità del contribuente, potendo soltanto fornire un ulteriore riscontro a quanto già accertato e provato aliunde in sede di procedimento tributario. Due pronunce di identico tenore delle Commissioni Tributarie Regionali di Napoli e Potenza affrontano il tema della valenza probatoria delle dichiarazioni rese a pubblici funzionari nel corso di indagini volte ad accertare eventuali evasioni di tributi. Le sentenze sono sostanzialmente conformi e affermano l impossibilità di attribuire valore di piena prova a tali dichiarazioni, potendo assumere tale caratteristica solo i fatti avvenuti alla presenza dei pubblici ufficiali e dei quali essi diano conto, non anche le dichiarazioni rese da terzi in relazioni ad indagini amministrative da essi svolte. Alessandro Fruscione Studio Santacroce-Procida-Fruscione 1112 1213 speciale europa Il regolamento (CE) n. 1225/2009 del Consiglio stabilisce le norme relative alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità europea. Questo regolamento è conforme alle regole dell OMC sul dumping, ovvero l accordo relativo all applicazione dell articolo VI dell accordo generale sulle tariffe doganali e sul commercio del Importazioni oggetto di dumping Un prodotto è considerato oggetto di dumping quando il suo prezzo all esportazione nell Unione europea (UE) è inferiore ad un prezzo comparabile del prodotto simile, applicato nel paese esportatore (di norma il paese d origine) nell ambito di normali operazioni commerciali. Un dazio antidumping può essere imposto su qualsiasi prodotto oggetto di dumping la cui immissione in libera pratica nell UE causi un pregiudizio. È quindi necessario dimostrare che le importazioni che formano oggetto di un dumping causano o minacciano di causare un pregiudizio importante ad un industria dell Unione o un ritardo sensibile nella creazione di quest industria. L inchiesta per determinare l esistenza del dumping è aperta in seguito ad una denuncia scritta presentata da qualsiasi persona fisica o giuridica, nonché da qualsiasi associazione non avente personalità giuridica, che agisce per conto dell industria dell Unione. Per poter essere considerata presentata dall industria dell Unione, o per suo conto, la denuncia deve essere sostenuta dai produttori dell Unione che complessivamente realizzano oltre il 50 % della produzione totale del prodotto simile attribuibile a quella parte dell industria dell Unione che ha espresso sostegno od opposizione alla denuncia. L inchiesta tuttavia non può essere aperta se i produttori dell unione che hanno espresso un chiaro sostegno alla denuncia effettuano meno del 25 % della produzione totale del prodotto simile realizzata dall industria dell Unione. La denuncia deve essere introdotta presso la Commissione o presso uno Stato membro che la fa pervenire alla Commissione. Se risulta che gli elementi di prova sono sufficienti per aprire un inchiesta, la Commissione inizia il procedimento antidumping entro quarantacinque giorni a decorrere dalla data di presentazione della denuncia e pubblica un avviso nella Gazzetta ufficiale dell Unione europea. Se invece gli elementi di prova presentati sono insufficienti, il denunziante ne è informato. L avviso di apertura del procedimento annuncia l inizio dell inchiesta, indica il prodotto e i paesi interessati, fornisce un riassunto delle informazioni ricevute e dispone che tutte le informazioni pertinenti devono essere comunicate alla Commissione. Da notare che l inchiesta antidumping non osta alle procedure di sdoganamento. Dopo l apertura del procedimento, la Commissione, in collaborazione con gli Stati membri, inizia l inchiesta a livello dell Unione. Quest inchiesta durerà al massimo sei mesi. L inchiesta riguarda tanto le pratiche di dumping quanto il pregiudizio, i cui aspetti sono esaminati simultaneamente. La Commissione ha la possibilità di instaurare un dazio provvisorio, se è stato accertato a titolo provvisorio l esistenza del dumping e del conseguente pregiudizio subito dall industria dell Unione e qualora l interesse dell Unione richieda un intervento per evitare tale pregiudizio. I dazi provvisori vengono imposti non prima di ses- 1314 speciale europa santa giorni e non oltre nove mesi a decorrere dalla data di inizio del procedimento. I dazi provvisori sono protetti da una garanzia e al momento dell immissione in libera pratica dei prodotti interessati nell Unione, l operatore economico che importa questi prodotti, dovrà costituire tale garanzia. I dazi provvisori sono imposti per un periodo di sei mesi e possono essere prorogati di tre mesi oppure, in alcuni casi specifici, possono essere imposti per un periodo di nove mesi. Nel caso in cui la denuncia viene ritirata, oppure non si ritiene necessario imporre delle misure di difesa, l inchiesta o il procedimento sono chiusi. Quando invece, dalla constatazione definitiva dei fatti risulta l esistenza di dumping e di un conseguente pregiudizio, il Consiglio, deliberando su una proposta presentata dalla Commissione dopo aver sentito il comitato consultivo, istituisce un dazio antidumping definitivo. Se è stato istituito un dazio provvisorio, una proposta di misura definitiva deve essere presentata al più tardi un mese prima della scadenza di tale dazio. L importo del dazio antidumping non può superare il margine di dumping accertato e dovrebbe essere inferiore a tale margine, qualora un importo inferiore sia sufficiente per eliminare il pregiudizio causato all industria dell Unione. Le misure antidumping definitive scadono dopo cinque anni dalla data in cui sono state istituite oppure dopo cinque anni dalla data della conclusione dell ultimo riesame relativo al dumping e al pregiudizio, salvo che nel corso di un riesame non sia stabilito che la scadenza di dette misure implica il rischio del persistere o della reiterazione del dumping e del pregiudizio. Un avviso di imminente scadenza delle misure è pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell Unione europea a una data appropriata nel corso dell ultimo anno del periodo di applicazione delle misure antidumping. a cura di Mauro Giffoni ASSOCIAZIONE NAZIONALE CENTRI DI ASSISTENZA DOGANALE A S S O C A D NON HAI ANCORA PENSATO DI ESERCITARE LA PROFESSIONE DEL DOGANALISTA SOTTO FORMA D IMPRESA CON UN CENTRO DI ASSISTENZA DOGANALE SRL (C.A.D.)? COMPITI OPERATIVI ATTRIBUITI AI CAD DALLA LEGISLAZIONE VIGENTE. 1. Sono abilitati alla rappresentanza dinanzi agli uffici dell Amministrazione finanziaria. 2. Sono abilitati a svolgere i compiti che lo Stato, le Regioni, le Province, i Comuni e gli Enti Locali, per effetto di norme nazionali o comunitarie, possono affidare ai privati. 3. Sono abilitati a svolgere attività quali enti per le ispezioni della Comunità Europea Reg. CEE 3284/ Sono muniti dall Amministrazione Finanziaria dello speciale timbro conforme all allegato 62 del DAC (Reg. 2454/93), da utilizzare per la certificazione dei documenti emessi. 5. Possono ricevere o emettere dichiarazioni doganali, asseverarne il contenuto. 6. Possono operare negli spazi doganali. 7. Possono operare anche presso i luoghi, i magazzini o i depositi dei soggetti per conto dei quali di volta in volta essi operano e presso i quali le merci si trovano giacenti. 8. Sono autorizzati a riscuotere i diritti portuali. 9. Possono asseverare i dati acquisiti ed elaborati nell esercizio degli incarichi loro conferiti dagli operatori. 10. Sono ammessi alle procedure semplificate di cui all art. 76 del Codice Doganale Comunitario. INFORMATI TELEFONACI!!!!! CAD L ESERCIZIO DELLA PROFESSIONE IN CHIAVE MODERNA BOLOGNA - Via Riva Reno - Tel Fax (presso Consiglio Compartimentale Spedizionieri Doganali) recapito provvisorio: CAD MESTIERI Srl CARPI (Modena) Via dei Trasporti, 2/A Tel Fax15 speciale europa Qualche anno fa la CE ha proposto di sostituire tutti i protocolli bilaterali relative alle norme di origine preferenziali con uno strumento giuridico unico. L idea di una convenzione regionale sulle norme di origine preferenziali per la zona paneuromediterranea ha ricevuto il sostegno dei ministri euromediterranei del commercio durante il loro incontro a Lisbona il 21 ottobre Norme preferenziali paneuromediterranee obiettivo principale di questa L convenzione è quello di creare le condizioni per una gestione più efficace del sistema di cumulo paneuromediterraneo. Uno strumento giuridico unico può essere modificato più facilmente rispetto a vari protocolli. Con questa convenzione, i sistemi bilaterali vigenti sulle norme di origine sono trasporti in un quadro multilaterale, fatti salvi i principi stabiliti nei singoli accordi pertinenti o in altri accordi bilaterali pertinenti. Questa convenzione è stata aperta a tutti i paesi della zona paneuromediterranea, ma anche ai paesi dei Balcani Occidentali (1). Il cumulo paneuromediterraneo è un sistema di cumulo diagonale tra l Unione europea ed un certo numero di paesi europei e mediterranei. Il cumulo diagonale si applica tra più di due paesi che hanno deciso di applicarsi le stesse norme di origine. Per poter beneficiare del cumulo diagonale, la lavorazione o trasformazione deve essere effettuata su dei prodotti originari. Il prodotto avrà l'origine del paese dove ha avuto luogo l'ultima lavorazione o trasformazione, sempre che eccedi un'operazione minima. Se nel paese di produzione finale le materie originarie di uno o più paesi non subiscono lavorazioni o trasformazioni che vanno al di là delle lavorazioni minime, l origine del prodotto finale è attribuita al paese esportatore solo se il valore ivi aggiunto è superiore al valore dei materiali utilizzati originari di uno degli altri paesi. In caso contrario, il prodotto ottenuto è considerato originario del paese che ha conferito il maggior valore in materiali originari utilizzati nella fabbricazione nel paese esportatore. Se non è effettuata nessuna lavorazione o trasformazione nel paese di esportazione, il prodotto conserva la sua origine quando è esportato in uno degli altri paesi. La prova dell origine continuerà ad essere fornita da un certificato di circolazione delle merci EUR.1 oppure da un certificato di circolazione delle merci EUR-MED. Inoltre, gli operatori economici che esportano per un ammontare inferiore a EUR oppure gli esportatori che sono autorizzati ( esportatore autorizzato ) potranno presentare una di origine oppure una di origine EUR-MED. Quindi, questa rilasciata dall esportatore su una fattura, una bolla di consegna o qualsiasi altro documento commerciale che descrive i prodotti in questione, non sarà più chiamata bensì di origine. Il testo della convenzione regionale sulle regole di origine preferenziali paneuromediterranee è stato aperto alle firme il 15 giugno 2011 (2). Alcuni paesi hanno già firmato questa convenzione ed in alcuni paesi è anche già entrata in vigore. Tuttavia, questa convenzione non è stata ancora pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell Unione europea. 1) Albania, ex Repubblica Iugoslava di Macedonia, Bosnia e Erzegovina, Svizzera, Algeria, Egitto, Isole Faroer, Croazia, Israele, Islanda, Giordania, Kosovo, Libano, Liechtenstein, Marocco, Montenegro, Norvegia, Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, Serbia, Siria, Tunisia, Turchia ed Unione europea. 2) La Convenzione regionale sulle regole di origine preferenziali paneuromediterranee può essere consultata al seguente link: 1516 speciale europa Tabella accordi preferenziali Unione europea ha siglato degli accordi preferenziali con alcuni paesi terzi. Questi accordi permettono alle parti firmatarie dell accordo di concedersi delle preferenze tariffarie. Per poter be- L neficiare delle preferenze tariffarie, gli operatori economici devono applicare le regole relative alle norme di origine contenute nei vari accordi. 16 Regime preferenziale Regime Tipo No Prova di cumulo drawback dell origine ACP (Asia, Caraibi e Reg. (CE) n. 1528/2007 Bilaterale, totale NO EUR.1 Pacifico) regime preferenziale autonomo Albania Regime preferenziale Bilaterale, SI EUR.1, diagonale Algeria Regime preferenziale Bilaterale, SI EUR.1, EUR-MED, diagonale totale Andorra (prodotti Regime preferenziale Bilaterale SI EUR.1, agricoli) APE (Comorre, Regime preferenziale Bilaterale, NO EUR. 1, Madagascar, Mauritius, totale Seychelles, Zambia, Zimbabwe) APE (Papua Nuova Regime preferenziale Bilaterale, NO EUR.1, Guinea, Isole Figi) totale Bosnia-Erzegovina Regime preferenziale Bilaterale, SI EUR.1, diagonale CARIFORUM Regime preferenziale Bilaterale, NO EUR.1, diagonale Ceuta e Melilla Regime preferenziale Bilaterale. In alcuni SI EUR.1, diagonale e totale Cile Regime preferenziale Bilaterale SI EUR.1,17 speciale europa Cisgiordania e Striscia Regime Bilaterale, SI EUR.1, di Gaza preferenziale diagonale Croazia Regime preferenziale Bilaterale, SI EUR.1, diagonale Egitto Regime preferenziale Bilaterale, SI EUR.1, EUR-MED, diagonale Ex Repubblica Regime preferenziale Bilaterale, SI EUR.1, Iugoslava di Macedonia diagonale Giordania Regime preferenziale Bilaterale, SI EUR.1, EUR-MED, diagonale Islanda Regime preferenziale Bilaterale, SI EUR.1, EUR-MED, diagonale Isole Faeroe Regime preferenziale Bilaterale, SI EUR.1, EUR-MED, diagonale Israele Regime preferenziale Bilaterale, SI EUR.1, EUR-MED, diagonale Kosovo Reg. (CE) n. 1215/2009 Bilaterale NO EUR.1, e successive modifiche Libano Regime preferenziale Bilaterale SI EUR.1, EUR-MED, Marocco Regime preferenziale Bilaterale, SI EUR.1, EUR-MED, diagonale, totale Messico Decisione n. 2/2000 Bilaterale SI EUR.1, del Consiglio congiunto CE-Messico del 23 marzo 2000 Moldavia Regolamento (CE) Bilaterale NO EUR.1, n. 55/18 speciale europa Montenegro Regime preferenziale Bilaterale, SI EUR.1, diagonale Norvegia Regime preferenziale Bilaterale, SI EUR.1, EUR-MED, diagonale PTOM (Paesi e territori Regime preferenziale Bilaterale, NO EUR.1, d oltremare) autonomo diagonale, totale Repubblica di Corea Regime preferenziale Bilaterale SI Dichiarazione di origine SADC Regime preferenziale Bilaterale, NO EUR.1, diagonale, totale Spazio Economico Regime preferenziale Bilaterale, SI EUR.1, Europeo (SEE) Serbia Regime preferenziale Bilaterale, SI EUR.1, diagonale Siria Regime preferenziale Bilaterale NO EUR.1, EUR.2 SPG Regime preferenziale Bilaterale, NO FORM A, EUR.1, autonomo regionale diagonale Sudafrica Regime preferenziale Bilaterale. NO EUR.1, In alcuni casi: totale Svizzera Regime preferenziale Bilaterale, SI EUR.1, EUR-MED, diagonale Tunisia Regime preferenziale Bilaterale, SI EUR.1, EUR-MED, diagonale, totale Turchia (prodotti agricoli) Regime preferenziale Bilaterale, SI EUR.1, EUR-MED, diagonale Turchia (prodotti CECA) Regime preferenziale Bilaterale, SI EUR.1, EUR-MED, diagonale 1819 speciale europa A coloro che si occupano dell interpretazione o dell applicazione della normativa europea per lavoro o per studio, capita frequentemente di imbattersi in versioni consolidate, codificate od a rifusioni di atti normativi dell Unione, provando spesso senso di di - so rien ta men to nei confronti di tali termini. Il presente articolo tenta di gettare un po di luce sulla materia, facendo distinzione fra i tre concetti. Codifica consolidamento rifusione Per consolidamento si intende l integrazione di strumenti di base della legislazione europea, con le loro successive modifiche e rettifiche, nell ambito di documenti non ufficiali unici, le cosiddette versioni Consleg. Lo scopo di tali versioni è quello di favorire un accesso più trasparente e semplice al diritto europeo. A differenza della codificazione e della rifusione, il consolidamento non costituisce una tecnica legislativa vera e propria, ma un semplice servizio offerto ad operatori e cittadini europei volto a facilitare la ricostruzione della normativa inerente un determinato settore di attività. Molti testi pubblicati ufficialmente nella Gazzetta ufficiale dell'unione europea, vengono infatti successivamente riuniti in un unico documento di agevole lettura che presenta lo stato attuale della normativa europea in un determinato settore. Tali documenti sono raccolti dall Ufficio delle Pubblicazioni Ufficiali dell'unione europea in un Repertorio della legislazione consolidata dell'unione europea, liberamente accessibile su internet, organizzato per capitoli tematici e collocato nell ambito di EUR-Lex, ossia la banca dati che consente la consultazione di tutti gli atti pubblicati nella Gazzetta ufficiale dell'unione europea, compresi i Trattati, la giurisprudenza della Corte di Giustizia UE e le proposte di atto normativo europeo adottate dalla Commissione europea. Il Repertorio della legislazione consolidata dell'unione europea contiene appunto le versioni consolidate dei principali atti normativi dell UE, ossia dei Regolamenti, delle Direttive e delle Decisioni, integrati con le modifiche e rettifiche più recenti. Di solito, la versione consolidata di ciascun atto viene resa disponibile sul Repertorio entro quattro settimane dalla pubblicazione di un atto di modifica/rettifica nella Gazzetta ufficiale dell'unione europea, anche se - trattandosi di un servizio ancora in fase sperimentale - non tutti gli atti giuridici adottati dalle istituzioni europee sono disponibili entro tale archivio. Per codifica si intende la procedura con cui vengono abrogati uno o più atti normativi che disciplinano una data materia, in vista della sua (o loro) sostituzione con un unico atto - in una versione aggiornata - senza tuttavia innovare rispetto alla normativa previgente. Lo scopo della codificazione è infatti semplicemente quello di mettere ordine ad una data materia, raccogliendo tutte le disposizioni che la disciplinano all interno di in un unico testo organico, facilmente consultabile da parte di operatori e cittadini, così da fornire loro dei riferimenti normativi chiari e trasparenti. Esistono due tipi di codificazione: "verticale" (il nuovo atto normativo sostituisce un solo atto precedente) oppure "orizzontale" (il nuovo atto normativo sostituisce più atti precedenti paralleli che disciplinano la stessa materia). Le iniziative di codificazione sono ovviamente frequenti soprattutto in quegli ambiti in cui la regolamentazione europea ha subito nel tempo notevoli cambiamenti. Per quanto riguarda la rela- 1920 speciale europa tiva procedura, il 20 dicembre 1994, il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione hanno concluso un accordo interistituzionale nel quale è stato concordato un metodo di lavoro accelerato ai fini della codificazione ufficiale dei testi legislativi. Un esempio di atto normativo codificato è il regolamento (CE) n. 260/2009 del Consiglio del 26 febbraio 2009 sul regime comune applicabile alle importazioni. La rifusione è un processo simile a quello di codificazione perché consolida in un unico atto normativo uno o più atti precedentemente adottati, con tutte le modifiche che ad essi sono seguite nel tempo, comprensive di altre regolamentazioni connesse. Il suo fine è analogo a quello delle codificazioni, in quanto mira a rendere la legislazione europea quanto più accessibile, comprensibile e leggibile possibile. Per illustrare l utilizzazione di tale tecnica legislativa, la Commissione europea ha adottato, il 1 febbraio 2008, delle apposite linee guida sull uso della tecnica della rifusione. La differenza principale rispetto alle codificazioni, è costituita dal fatto che la rifusione prevede l apporto di modifiche anche di carattere sostanziale alla disciplina previgente. Come per le codificazioni, anche le rifusioni possono essere sia orizzontali che verticali, a seconda che oggetto del relativo processo sia un unico atto previgente (con tutte le successive modifiche), oppure una serie di atti che disciplinano materie differenti, ma strettamente connesse fra loro. Un esempio di rifusione è costituito dalla proposta di nuovo 20 Codice Doganale dell Unione, contenuta nel doc. COM(2012) 64 finale, che mira a sostituire il Reg. (CE) 450/2008 apportandovi alcuni aggiornamenti dovuti all esigenza di allinearlo alle disposizioni del Trattato di Lisbona. Anche per quanto riguarda la rifusione il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione hanno siglato un Accordo Interistituzionale, il 28 novembre 2001, per definire le regole che disciplinano la procedura di esercizio di tale tecnica legislativa. L accordo in questione precisa che la rifusione rende possibile l'adozione di un nuovo testo legislativo in forma compatta, che riproduce il contenuto di un precedente atto, integrandolo con alcune modifiche sia di forma (es. adattamenti formali o redazionali), che di sostanza. Alla Commissione europea spetta il compito di predisporre la proposta dell atto normativo in versione rifusa, mettendo in risalto (evidenziando il relativo testo in colore grigio) le modifiche sostanziali che si intendono introdurre rispetto all atto precedente. La proposta di rifusione è accompagnata da una relazione illustrativa (di solito integrata nel testo della proposta stessa), che motiva tutte le modificazioni sostanziali introdotte, indicando con precisione quali sono le disposizioni dell'atto precedente che restano immutate. Una volta predisposta la bozza di proposta di atto rifuso, un gruppo consultivo composto dai servizi giuridici del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione, ne effettua l esame formulando, con la massima tempestività, un parere destinato alle suddette istituzioni nel quale sono illustrate le novità contenute nell atto ed esaminata la congruità della vecchia disciplina rispetto alle parti nuove. Successivamente, la parola passa a Parlamento e Consiglio per la votazione e l approvazione della proposta. Essendo la rifusione, come la codificazione, una tecnica legislativa avente il fine di facilitare l opera di aggiornamento ed adattamento della normativa europea, il processo di adozione delle relative proposte si svolge secondo tempistiche particolarmente rapide. È infatti necessario che Parlamento europeo e Consiglio (ossia i due co-legislatori dell UE) limitino le proprie proposte di emendamento al progetto di rifusione solo alle parti nuove della proposta, per non appesantire l iter di approvazione dell atto. Il punto 8 dell Accordo interistituzionale del 28 novembre 2001 (2002/C 77/01) prevede tuttavia la possibilità di introdurre, in via eccezionale, modifiche sostanziali anche alle disposizioni che nella proposta della Commissione erano rimaste immutate (ossia alle parti non evidenziate in grigio), qualora durante il procedimento legislativo dovesse, per varie ragioni, emergere una necessità di loro introduzione (il caso più tipico è quello in cui vengono riscontrate all interno della proposta di rifusione delle disposizioni che contrastano o mancano di coerenza rispetto a nuove modifiche sostanziali proposte dalla Commissione). D. D. Vedere altro
LE AGEVOLAZIONI IN MATERIA DI PROVA DELL ORIGINE PREFERENZIALE DELLE MERCI di Luca Moriconi e Marina Zanga Estero >> Commercio internazionale Nei suoi molteplici ed articolati campi di applicazione, la Dettagli LE PROVE DELL ORIGINE PREFERENZIALE. Ufficio delle Dogane di Bergamo Area Gestione Tributi
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