Source: http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Resaula&leg=16&id=00554464&part=doc_dc-allegatob_ab&parse=no
Timestamp: 2013-05-25 20:50:50+00:00
Document Index: 6851012

Matched Legal Cases: ['art. 20', 'art. 412', 'sentenza ', 'art. 700', 'sentenza ', 'art. 700', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 12', 'art. 84', 'art. 84', 'art. 84', 'art. 19', 'art. 19']

Il disegno di legge in titolo dispone la conversione in legge del decreto-legge n. 26 del 2011 recante misure urgenti per garantire l'ordinato svolgimento delle assemblee societarie annuali. L'articolo 1, comma 1, del decreto-legge, prevede che, in deroga alle disposizioni vigenti, per alcune tipologie di società emittenti sia possibile posticipare da centoventi a centottanta giorni dalla chiusura dell'esercizio 2010 i termini per la convocazione dell'assemblea annuale, anche qualora tale possibilità non sia prevista dallo statuto.
Come esplicitamente indicato dal comma 1, l'opportunità di consentire lo slittamento delle assemblee annuali è motivata dal fatto che le società dovranno applicare le nuove norme del decreto legislativo n. 27 del 2010, che ha recepito nell'ordinamento italiano la direttiva 2007/36/CE concernente l'esercizio di alcuni diritti degli azionisti di società quotate, apportando rilevanti modifiche alla normativa vigente in materia di interventi in assemblea e diritto di voto.
La possibilità di posticipo interessa le società cui si applica l'articolo 154-ter del Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, vale a dire le emittenti quotate che hanno l'Italia come Stato membro d'origine, investite dall'obbligo di pubblicare alcune relazioni finanziare a cadenza periodica. Ricordo al riguardo che le norme di cui all'articolo 2364, secondo comma, e all'articolo 2364-bis, sempre secondo comma, del codice civile prescrivono che l'assemblea ordinaria sia convocata entro il termine stabilito dallo statuto e comunque non oltre centoventi giorni dalla chiusura dell'esercizio sociale.
Lo statuto può prevedere un termine maggiore, comunque non superiore a centottanta giorni, nel caso di società tenute alla redazione del bilancio consolidato ovvero quando lo richiedano particolari esigenze relative alla struttura e all'oggetto della società. In questi casi gli amministratori devono segnalare le ragioni della dilazione nella relazione sulla gestione.
Il comma 2 consente alle predette società che abbiano già pubblicato l'avviso di convocazione dell'assemblea annuale al 27 marzo 2011, data di entrata in vigore del decreto-legge, di convocare a nuova data l'assemblea, in prima o unica convocazione. La nuova convocazione è possibile solo qualora non sia decorso, con riferimento all'assemblea originariamente convocata, il termine stabilito dall'articolo 83-sexies, comma 1, del TUF (Testo unico in materia di intermediazione finanziaria), per l'invio delle comunicazioni che legittimano all'intervento in assemblea e all'esercizio del diritto di voto nelle società italiane con azioni ammesse alla negoziazione nei mercati regolamentati o nei sistemi multilaterali di negoziazione italiani o di altri Paesi dell'Unione europea.
Il secondo e il terzo periodo del comma 2 dell'articolo 1 contemplano il caso in cui l'assemblea, di cui si dispone il posticipo, sia stata convocata anche per la nomina dei componenti degli organi societari stabilendo, in tale ipotesi, che sia mantenuta anche per la nuova convocazione la validità delle liste già depositate presso l'emittente e che possano essere presentate nuove liste nel rispetto dei termini previsti dall'articolo 147-ter, comma 1-bis, del TUF (ai sensi del quale le liste sono depositate presso l'emittente entro il venticinquesimo giorno precedente la data dell'assemblea chiamata a deliberare sulla nomina dei componenti del consiglio di amministrazione e messe a disposizione del pubblico presso la sede sociale, sul sito Internet o con le altre modalità previste dalla Consob, con regolamento, almeno 21 giorni prima della data dell'assemblea) e delle norme regolamentari dettate dalla Consob per la disciplina delle modalità per l'elezione, con voto di lista, di un membro effettivo del collegio sindacale da parte dei soci di minoranza.
Il quarto periodo del comma 2 estende la possibilità di rinvio anche all'assemblea straordinaria convocata con il medesimo avviso.
Come confermato dal Governo, si tratta di una norma di portata generale, non occasionale e limitata, quindi, solo al caso di Parmalat, che introduce un elemento di flessibilità sulle attività di gestione delle società. Già lo scorso anno la norma era stata inserita nel decreto-legge di proroga dei termini mentre quest'anno è stata introdotta, comunque, in anticipo sulle scadenze ordinarie di tutte le società italiane. È, quindi, necessario che il decreto-legge sia convertito e, soprattutto, che venga «ricordato» anche per l'anno prossimo, in modo da rimuovere ogni supposizione relativa a interventi specifici.
Ciò nonostante, non vi è dubbio che il provvedimento debba essere considerato anche con riferimento alla vicenda che ha interessato gli assetti proprietari del gruppo Parmalat. Il gruppo alimentare francese Lactalis, nelle settimane precedenti all'emanazione del decreto-legge, ha acquisito, mediante acquisto di azioni sul mercato e attraverso operazioni di acquisto dei pacchetti azionari precedentemente detenuti da alcuni fondi di investimento esteri, circa il 29 per cento del capitale del predetto gruppo Parmalat, acquisendone potenzialmente il controllo. È, altresì, notizia recente dell'OPA lanciata su Parmalat da parte del gruppo Lactalis.
Gli assetti di controllo del gruppo Parmalat rivestono un evidente rilievo politico in considerazione della centralità di tale gruppo, sia per quanto riguarda il comparto agroalimentare sia per quanto riguarda l'intero sistema economico nazionale.
In tale contesto, l'iniziativa legislativa assunta dal Governo ha dato la possibilità agli amministratori di Parmalat, così come agli amministratori di tutte le altre società, di dotarsi di uno strumento per verificare, in attesa dello svolgimento dell'assemblea annuale, se sussistano ipotesi alternative rispetto all'acquisizione del controllo da parte del gruppo francese che siano più vantaggiose per le prospettive del gruppo Parmalat, per gli azionisti di quest'ultimo, nonché per gli interessi complessivi dell'economia italiana.
Il consiglio di amministrazione di Parmalat, riunitosi il 1° aprile scorso, ha dunque deliberato, avvalendosi delle norme del decreto-legge in esame, di revocare la convocazione della precedente assemblea ordinaria e straordinaria e di convocare una nuova assemblea, con il medesimo ordine del giorno, prevista per i giorni 25, 27 e 28 giugno prossimi.
Con provvedimento dell'8 aprile 2011 il tribunale di Parma ha confermato il decreto del presidente del tribunale del 4 aprile 2011, che aveva affermato la conformità della deliberazione di rinvio assembleare del consiglio di amministrazione di Parmalat. Il tribunale, pertanto, ha respinto l'istanza di sospensione della deliberazione impugnata presentata dal gruppo Lactalis.
In tale quadro ricordo che contestualmente l'articolo 7 del decreto-legge n. 34 del 2011, già approvato qui in Senato, ha autorizzato la Cassa depositi e prestiti ad assumere partecipazioni in società di rilevante interesse nazionale in termini di strategicità del settore, di operatività, di livelli occupazionali, di entità di fatturato ovvero di ricadute per il sistema economico-produttivo del Paese e che, secondo le modifiche introdotte al Senato, risultino in una stabile situazione di equilibrio finanziario patrimoniale ed economico e siano caratterizzate da adeguate prospettive di redditività anche attraverso veicoli societari o fondi di investimento, partecipati da Cassa depositi e prestiti ed eventualmente da società private o controllate dallo Stato o enti pubblici.
Conseguentemente, nell'assemblea straordinaria dell'11 aprile, la Cassa depositi e prestiti ha approvato le modifiche statutarie necessarie a consentire l'assunzione dei nuovi compiti istituzionali.
Tali interventi sono conformi con gli indirizzi espressi dal Governo e dal Ministro Tremonti in sede di audizione presso la Commissione finanze della Camera dei deputati nei giorni scorsi. Sappiamo infatti che il problema dell'economia di questo Paese non è tanto quello di difendere, quanto quello di sviluppare le imprese e la loro dimensione, soprattutto in considerazione del fatto che il 90 o 95 per cento del prodotto interno lordo del Paese è composto da imprese con meno di 15 addetti.
Poiché finora gli incentivi alla fusione non hanno portato risultati importanti, è necessario individuare nuove strade: ad esempio, la nuova legge sulle reti che, sulla base di un libero contratto tra imprese, ha consentito di generare un'entità consortile più grande, in grado di interloquire con banche, fisco e mercati da una posizione contrattuale più forte.
Allo stesso modo, il fondo strategico di Cassa depositi e prestiti - che sarà esaminato dall'altro ramo del Parlamento - è volto ad accompagnare il processo di integrazione delle economie con un processo di crescita dimensionale, attraverso la disponibilità di risorse finanziarie e strumentali, know-how e nuove occasioni dì sviluppo.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, il decreto-legge all'esame, è volto ad introdurre disposizioni finalizzate a consentire ad alcune tipologie di società quotate in borsa, di avvalersi della possibilità di convocare l'assemblea annuale entro il termine di 180 giorni dalla chiusura dell'esercizio 2010, anche ove tale facoltà non sia prevista dallo statuto della società.
Sarebbe sbagliato non soffermarci su ciò che è accaduto di recente e sarebbe pure un errore archiviare questo decreto-legge come se nulla fosse.
Esso infatti denota come il Governo sia incapace di avere una visione complessiva di politica economica, meno che meno di politica industriale e adotti provvedimenti episodici, slegati, insomma, e ricorra, come solito, ad una "furbata".
Con questo provvedimento si è minata infatti la credibilità stessa del nostro Paese. Con l'adozione del suddetto atto abbiamo fatto capire agli investitori stranieri che qualora un'azienda proveniente da un altro Paese metta in moto un meccanismo di acquisizione di un'impresa italiana che a noi, per qualche ragione, non piace, siamo pronti e disponibili a cambiare le regole del gioco a partita iniziata!
Al contrario, elaborare una politica industriale è anche questo: garantire regole certe e permanenti. L'incertezza del quadro normativo, infatti, è proprio una delle cause per cui le imprese italiane non crescono e quelle straniere non investono in Italia.
Per chiarire meglio ripercorriamo un momento il caso Parmalat. Quando l'azienda francese, Lactalis, ha fatto un'operazione di acquisizione di una quota del 29 per cento di una nostra società importante come la Parmalat, invece che interrogarci sulle motivazioni per cui ciò è avvenuto, abbiamo reagito cambiando le regole del gioco in corsa, cioè mettendo la Lactalis nella impossibilità di poter esprimere la gestione in toto della Parmalat di cui aveva acquistato, investendo un miliardo di euro, una quota che gli permetteva di controllare il consiglio di amministrazione.
Credo che se un domani un azienda straniera volesse investire del capitale in Italia, questo precedente la scoraggerà! Noi abbiamo, al contrario, l'esigenza di attirare capitali dall'estero in Italia, non di respingerli!
Viene spontaneo chiedersi: qual è allora la politica economica di questo Esecutivo, che legava la sua mission alla rivoluzione liberale e che oggi sembra aver abbracciato una pericolosa e regressiva linea statalista e neoprotezionista? Qual è la strada che intende imboccare questo Governo, visto che al momento pare navigare a vista?
Sia nel caso si voglia percorrere la via protezionista o, al contrario, decidere di perseguire la strada liberista, le nostre aziende dovrebbero essere messe nelle condizioni di stare sul mercato insieme alle altre aziende europee, e con esse dovrebbero confrontarsi.
Basta che si decida e si abbandoni la via dell'estemporaneità e degli espedienti. È mutile, insomma, far finta di niente, far finta che il nostro Paese abbia una politica economica, quando invece il caso emblematico in questione testimonia il contrario.
È chiaro quindi che non abbiamo una visione strategica, non abbiamo neppure ancora individuato i settori strategici che - e questo un'economia liberale lo permette - vanno protetti. È evidente che abbiamo la necessità di proteggere alcuni asset del nostro Paese. Ciò tuttavia non può avvenire applicando una logica provinciale meramente difensiva. Alimentare sentimenti patriottici a favore dell'italianità può solo avere qualche riscontro elettorale.
L'Italia non ha bisogno di questo, ma di una politica industriale di largo respiro che non sia basata su logiche puramente difensive, ma piuttosto sullo sviluppo, sulla tecnologia, sull'internazionalizzazione. È questa la sfida che il sistema industriale e il sistema socio-economico devono affrontare, senza rincorrere provincialismi, senza chiudersi in protezionismi, senza pensare che l'unica politica industriale sia la difesa di una mal interpretata italianità.
Perché non ci siamo posti l'interrogativo del motivo per cui la Parmalat non sia stata acquisita da una azienda italiana piuttosto che straniera? La risposta probabilmente è semplice, il nostro è un sistema economico ancora troppo piccolo. È fuori di dubbio che la piccola e media impresa hanno rappresentato e rappresentano tutt'ora la spina dorsale del nostro sistema economico. Tuttavia, la globalizzazione del mercato e l'attuale sistema economico mondiale necessitano anche di grandi imprese.
Se si continua a non far nulla per favorire la crescita dimensionale delle imprese italiane, è evidente che questo sarà sempre un Paese comunque più debole e più fragile.
Chiediamoci allora come possono crescere le nostre imprese: proprio tramite quelle iniziative che mancano al nostro Paese, ovvero tramite una politica industriale e fiscale.
Una politica industriale è basata sulle tecnologie, sulla ricerca e sullo sviluppo e, nel caso italiano, sulla crescita dimensionale e patrimoniale delle imprese, su un sistema fiscale che sostenga la patrimonializzazione, sulle reti e sulle alleanze. Le reti e le alleanze, poi, non possono non avere ormai una dimensione internazionale, soprattutto europea.
È necessario quindi sostenere le aziende nella patrimonializzazione grazie a fondi di investimento, messi, ad esempio, a disposizione dalla Cassa depositi e prestiti. Unitamente a queste misure, è necessario aiutare con politiche fiscali la fusione tra aziende. Quindi è indispensabile prevedere la defiscalizzazione degli utili che vengono reinvestiti. Mi pare, purtroppo, che ad oggi questa vicenda si possa considerare conclusa.
In virtù di quanto sopra già ampiamente detto, siamo sempre più convinti della inutilità di tale provvedimento e della necessità piuttosto di avviare una vera e seria politica economica non estemporanea per il nostro Paese; per quanto sopra esposto dichiaro quindi l'astensione del mio Gruppo a questo provvedimento.
Sono in congedo i senatori: Alberti Casellati, Augello, Belisario, Caliendo, Camber, Caselli, Castelli, Ciampi, Colli, Comincioli, Cutrufo, Davico, Dell'Utri, Delogu, Digilio, Giovanardi, Licastro Scardino, Mantica, Mantovani, Palma, Pera, Saro, Stancanelli, Thaler e Viceconte.
Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Chiti e Mauro, per attività di rappresentanza del Senato; Cursi e Tomaselli, per attività della 10a Commissione permanente; Fantetti, Firrarello e Pedica, per attività del Comitato per le questioni degli italiani all'estero; Marino Ignazio Roberto Maria, per attività della Commissione parlamentare d'inchiesta sull'efficacia e l'efficienza del Servizio sanitario nazionale; Amoruso, per attività dell'Unione interparlamentare.
Ministro Regioni e coesione
Ministro rifor. per il feder.
Ministro sempl. normativa
Proroga dei termini per l'esercizio della delega di cui alla legge 5 maggio 2009, n. 42, in materia di federalismo fiscale (2729)
(presentato in data 18/5/2011)
C.4299 approvato dalla Camera dei deputati.
Nuove norme in materia di disciplina dei Comitati degli Italiani all'estero (2726)
(presentato in data 16/5/2011);
senatore Giambrone Fabio
Concessione di un contributo straordinario per l'attuazione di un piano d'emergenza per il settore turistico di Lampedusa e della provincia di Agrigento (2727)
(presentato in data 17/5/2011);
senatore Caforio Giuseppe
Delega al Governo in materia di soppressione dei ruoli speciali dell'Arma dei carabinieri e del Corpo della guardia di finanza e dei ruoli direttivi speciali del Corpo di polizia penitenziaria (2728)
(presentato in data 18/5/2011).
sen. Bertuzzi Maria Teresa ed altri
Misure volte a favorire la parità di accesso agli organi di gestione, programmazione, indirizzo e controllo degli enti pubblici (2698)
(assegnato in data 18/05/2011);
Modifiche alla disciplina per la ripartizione del Fondo unico giustizia (2527)
Modifiche al codice penale in materia di prescrizione del reato (2718)
sen. Gamba Pierfrancesco Emilio Romano, sen. Totaro Achille
Disposizioni in materia di personale militare sospeso dal servizio o collocato anticipatamente in quiescenza a seguito di un procedimento penale poi conclusosi con provvedimento di assoluzione, proscioglimento o archiviazione (2557)
sen. Cantoni Gianpiero Carlo
Modifica all'articolo 275 del codice dell'ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, concernente l'estensione della disciplina dei sepolcreti di guerra al Tempio ossario di Timau (Udine) (2701)
Nuove disposizioni in materia di comuni montani, nonché delega al Governo per l'emanazione del codice della legislazione in materia di montagna (2688)
previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 6° (Finanze e tesoro), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), 8° (Lavori pubblici, comunicazioni), 9° (Agricoltura e produzione agroalimentare), 10° (Industria, commercio, turismo), 11° (Lavoro, previdenza sociale), 12° (Igiene e sanita'), 13° (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14° (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali
Norme a favore dell'imparzialità delle procedure di amministrazione straordinaria delle banche e della trasparenza delle retribuzioni dei membri del direttorio e dei commissari straordinari della Banca d'Italia (2679)
sen. Spadoni Urbani Ada ed altri
Disposizioni concernenti la concessione di un credito d'imposta in favore delle piccole e medie imprese (2687)
sen. Centaro Roberto, sen. Cicolani Angelo Maria
Disposizioni a tutela dei lavoratori marittimi (2685)
sen. Allegrini Laura ed altri
Disposizioni in materia di determinazione dei tempi di pagamento per alcune tipologie di cessione periodica o continuativa di prodotti agricoli, ittici o alimentari (2669)
previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 10° (Industria, commercio, turismo), 14° (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali
Istituzione del marchio etico per il riconoscimento delle imprese socialmente responsabili (2647)
previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 3° (Affari esteri, emigrazione), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 11° (Lavoro, previdenza sociale), 13° (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14° (Politiche dell'Unione europea), Commissione straordinaria diritti umani, Commissione parlamentare questioni regionali
Misure per il sostegno delle micro, piccole e medie imprese. Deleghe al Governo in materia di incentivi alle imprese, di coordinamento delle norme in materia di semplificazione e certificazione sostitutiva e in materia di contratti pubblici (2684)
previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), 8° (Lavori pubblici, comunicazioni), 14° (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali
sen. Fioroni Anna Rita ed altri
Disciplina delle attività di produzione di generi alimentari (2686)
previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), 9° (Agricoltura e produzione agroalimentare), 11° (Lavoro, previdenza sociale), 12° (Igiene e sanita'), 13° (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14° (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali
Disposizioni per la riqualificazione e il potenziamento della rete commerciale nei centri storici e nei centri commerciali naturali (2704)
previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), 8° (Lavori pubblici, comunicazioni), 13° (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14° (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali
sen. Poretti Donatella ed altri
Modifiche al decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, in materia di protezione del suolo (2666)
Disposizioni concernenti il divieto di commercializzazione dei sacchi non biodegradabili per l'asporto delle merci (2703)
(assegnato in data 18/05/2011).
Il Ministro dell'interno, con lettera in data 13 maggio 2011, ha inviato, ai sensi dell'articolo 113 della legge 1° aprile 1981, n. 121, la relazione sull'attività delle Forze di polizia, sullo stato dell'ordine e della sicurezza pubblica e sulla criminalità organizzata, relativa all'anno 2009.
Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a e alla 2a Commissione permanente (Doc. XXXVIII, n. 3) .
Il Ministro della difesa, con lettera in data 17 maggio 2011, ha inviato la Nota aggiuntiva allo stato di previsione per la Difesa per l'anno 2011, aggiornato a marzo 2011 (Atto n. 622).
Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 4a e alla 5a Commissione permanente.
I senatori Rutelli, Poretti e Giai hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-05184 dei senatori Peterlini ed altri.
PERDUCA, PORETTI - Ai Ministri della giustizia, dell'istruzione, dell'università e della ricerca, dell'interno e della difesa - Premesso che:
per quanto risulta agli interpellanti, da oltre 6 anni (marzo 2005) va avanti a Siena una chiara, evidente e voluta strategia di denegata giustizia - che ormai è degenerata ad avviso degli interpellanti in un vero e proprio accanimento o persecuzione giudiziaria, un massacro giudiziario - a carico di un docente-cittadino retto, capace e preparato e quindi assai stimato ed apprezzato dagli onesti ma proprio per questo scomodo, il maestro elementare senese Adriano Fontani, "reo" solo, dal settembre 2004, di aver promosso iniziative per la legalità, la trasparenza, la democrazia e la buona amministrazione dentro e fuori la scuola o di non aver taciuto o aver evidenziato "internamente" per sanarle o aver documentatamente denunciato pubblicamente sui migliori media nazionali (cui ha da molti anni facile accesso per la sua preparazione e la stima di cui gode presso redazioni giornalistiche e televisive di ogni livello) numerose situazioni di discriminazioni, illegalità, abusi, mala amministrazione e malaffare da lui subite o viste, dentro e fuori la scuola, scolastiche e politico-amministrative, la qual cosa gli ha procurato una cinica e dura persecuzione scolastica e politico-ambientale a 360 gradi, come di seguito gli interpellanti documentano, che si trascina ormai da quasi 7 anni e che lo porta ad essere ormai un cittadino senza diritti, deprivato in primis proprio del fondamentale diritto alla giustizia;
su queste discriminazioni, abusi e persecuzioni scolastiche e politiche da lui subite sono già state presentate due interrogazioni parlamentari a risposta scritta ai vari Ministri dell'istruzione, entrambe alla Camera dei deputati: la prima in data 10 marzo 2005 (4-13378, a firma dell'on. Bianchi Clerici, appartenente al Gruppo della Lega Nord Padania), sulla discriminazione religiosa che è all'origine dell'odissea del maestro Fontani, la seconda, molto più dettagliata, sulla persecuzione scolastica e politica che ne è seguita, presentata in data 29 luglio 2008 (4-00824, sottoscritta dall'on. Emerenzio Barbieri, appartenente al Gruppo del Popolo della Libertà);
sulla chiara strategia di denegata giustizia che a Siena si porta avanti a suo carico sono già state presentate al Ministro della giustizia due diverse interrogazioni a risposta scritta, una prima assai corposa e dettagliata presentata dagli interpellanti al Senato in data 21 settembre 2010 (4-03687, seduta n. 425) ed una successiva più sintetica alla Camera dei deputati in data 28 settembre 2010 (4-08803, Emerenzio Barbieri, appartenente al Gruppo del Popolo della Libertà);
la gravissima situazione in cui si trova il signor Fontani di persecuzione a 360 gradi da una parte e di denegata giustizia dall'altra è purtroppo ben descritta amaramente in una e-mail scritta allo stesso in data 10 luglio 2009 da uno studio legale senese che - nonostante pienamente consapevole delle lampanti ragioni del maestro e della sovrabbondante, ma purtroppo del tutto inutile, mole di prove testimoniali e documentali per sostenerle - prima si vide "costretto" in data 2 aprile 2009 ad abbandonare la difesa di Fontani con raccomandata con ricevuta di ritorno senza alcun preavviso orale e poi via e-mail ad incoraggiare calorosamente ed amichevolmente Fontani a desistere da ogni ulteriore tentativo di cercare giustizia a Siena;
prima di dare conto delle documentate ed innumerevoli prove che dimostrano come la strategia di denegata giustizia a carico di Fontani è ormai sempre di più diventata una vera persecuzione ed accanimento giudiziario contro di lui è opportuno riferire, suffragandola solo con una minima parte dei fatti ed eventi disponibili (quasi tutti supportabili da inoppugnabile documentazione scritta, oltre a testimonianze), di questa persecuzione a 360 gradi di cui Fontani è vittima, che possa spiegare la sconcertante espressione dei suoi ex legali secondo cui Fontani sarebbe da tempo vittima di una sorta di "sistema mafioso";
si ricorda innanzitutto che il maestro Fontani ha fondato nel 2007 il "Comitato nazionale contro mobbing-bossing scolastico" che tanto successo ha avuto tra i colleghi, tanta vasta e grave casistica ha raccolto in tutta Italia sul grave degrado di legalità, democrazia, diritto e trasparenza sempre crescente nella scuola pubblica, sempre più feudalizzata dall'autonomia in ogni parte del Paese, il Comitato ha ottenuto tanti autorevoli spazi ed interviste sulla migliore stampa nazionale ed alla Rai (con varie decine di interviste rese in pochi anni su Rai 3 in Toscana ed Emilia-Romagna, Rai Parlamento, Rai News 24, Rai Radio1 - Radio anch'io), RadioRadicale, ed inevitabilmente ciò gli ha procurato tanta avversione, cinica persecuzione e mirato accanimento da parte di tutta la filiera scolastica: locale, provinciale, regionale e nazionale, tanto da essere ufficialmente e formalmente accusato, nel decreto firmato in data 19 settembre 2008 dal direttore dell'Ufficio scolastico provinciale di Siena Luigi Sebastiani che disponeva la sua sospensione per 3 mesi dal servizio e dallo stipendio (nel periodo compreso tra ottobre e dicembre 2008), di portare avanti un disegno strategico volto a demolire l'intera scuola pubblica italiana oltre alla scuola dove insegna (il dottor Sebastiani disponeva tale pesante e completamente ingiustificata misura contro Fontani pochi mesi dopo averlo già sanzionato con la censura, il tutto dopo che lo stesso Sebastiani lo aveva pure denunciato penalmente, RGNR 89-2009);
ormai dal dicembre 2009 Fontani ha subito (ed inutilmente denunciato: RGNR 1249-2010, 3990-2010 e 4203-2010) 3 casi accertati (2 dei quali documentati e testimoniati da postini e funzionari delle stesse Poste italiane) di chiara violazione della corrispondenza e recentemente, sollecitando indagini (sul procedimento 3990-2010) Fontani ha fornito indicazioni su altri 3 episodi sospetti di corrispondenza intercettata ma "ovviamente" nessuna indagine è stata disposta dalla Procura di Siena come ha scritto il pubblico ministero Marini nella sua richiesta di archiviazione (datata 16 marzo 2011) sulla prima di queste denunce (RGNR 1249-2010);
sul primo e più importante rinvio a giudizio ottenuto da Fontani a carico dei suoi persecutori (RGNR 364-2006, ovviamente ottenuto dall'unico pubblico ministero che ha sempre fatto rapide e puntuali indagini sulle sue denunce, la dottoressa Alessandra Chiavegatti ben presto "trasferita" da Siena, nell'agosto 2008) - tutti personaggi potenti ed importanti o con strettissime parentele di seguito elencati: il dirigente scolastico Mauro Guerrini, che era al contempo Sindaco dello stesso paese di Montalcino, dirigente provinciale di partito, membro della fondazione Monte dei Paschi di Siena; due maestre con familiari importanti: il marito di una di esse, Rosa Anna Giorgi, è uno dei principali dirigenti di una delle più importanti aziende multinazionali italiane, Finmeccanica - va registrato che ad oltre 4 anni dal rinvio a giudizio (gennaio 2007) il processo non è mai iniziato, non è mai entrato nel merito, ben due giudici si sono astenuti ed un altro ha preferito liberarsene facendo spostare il processo a Firenze (peraltro con motivazioni ad avviso degli interpellanti poco sostenibili) ed avvicinarne così i tempi della prescrizione;
a riprova del clima di ostracismo ed intimidazione da sempre esistente a carico di chi difende e sostiene Fontani in Val d'Arbia, nell'altro processo ottenuto da Fontani a carico dei suoi persecutori (ovviamente anch'esso risultato delle indagini del sopra citato pubblico ministero Chiavegatti: RGNR 242-2008), si è verificato che la testimone dell'accusa Cialdani Angiolini, che aveva testimoniato con sommarie informazioni dai Carabinieri di Monteroni confermando gli abusi subiti da Fontani, in sede di udienza (12 ottobre 2010) ha sostanzialmente ritrattato tutto, dicendo ripetutamente di non ricordare più nulla (neppure di aver testimoniato e firmato dai carabinieri) e la stessa testimone chiave a carico della moglie del richiamato dirigente di Finmeccanica nel processo sopra citato che non si riesce a celebrare (RGNR 364-2006) da tempo va dicendo che in aula non confermerà come testimone dell'accusa le dichiarazioni rese e controfirmate dai carabinieri, che dimostravano la totale falsità delle gravi accuse della maestra Giorgi a carico di Fontani per cui la medesima è stata rinviata a giudizio (violenze fisiche e verbali che Fontani le avrebbe fatto davanti agli alunni), rinunciando a difenderlo dalle pesanti diffamazioni subite dalla Giorgi stessa;
ad ulteriore conferma di tale clima di ostracismo, persecuzione ed intimidazione contro Fontani, recentemente un suo concittadino ha scritto al Presidente della regione Toscana testimoniando che molti genitori di alunni vorrebbero difendere Fontani e lo stimano, ma hanno paura di ritorsioni politiche e scolastiche; lo stesso concittadino racconta pure che il Sindaco del suo paese gli chiese di non far iscrivere Fontani in una nota associazione nazionale di cui era responsabile locale;
ancora una prova della persecuzione che rischiano di subire coloro che sostengono e testimoniano per Fontani sta nella vicenda, che lo stesso ha raccontato a molti concittadini, di un genitore che andò a testimoniare a favore di Fontani davanti all'ispettore Chiaramonte in data 28 gennaio 2008, lui come gli altri visti e avvicinati dal dirigente scolastico che stava alla porta d'ingresso per identificarli tutti, guarda caso pochi giorni dopo sanzionato dal Sindaco (di cui il dirigente scolastico era consigliere comunale e iscritta al medesimo partito) per essere uscito in strada fuori dall'ufficio per fumare una sigaretta (ciò che meraviglia è che lo ha fatto per decenni, mai sanzionato prima di essere stato visto a testimoniare per Fontani): è lo stesso Sindaco che prima scrive (in piena visita ispettiva) alle autorità scolastiche una lettera ufficiale contro Fontani volta a farlo cacciare e poi in data 29 febbraio 2008 si reca pure personalmente a testimoniare contro di lui dall'ispettore Chiaramonte accusandolo di essere presente ai consigli comunali e di avvicinare gli amministratori, definendolo un "molestatore dell'altrui tranquillità" (come risulta dalla relazione finale di Chiaramonte datata 8 marzo 2008);
lo stesso ispettore scolastico Umberto Chiaramonte, in detta relazione finale, prima si vanta per iscritto di aver impedito a Fontani di portare centinaia di genitori come testimoni a suo favore, ostacolandolo in ogni modo e negandogli tempo per convocarli (dal venerdì pomeriggio per il successivo lunedì mattina, a scuola chiusa il sabato), poi, di fronte ai numerosi genitori che sono comunque riusciti a presentarsi a favore di Fontani nonostante gli ostacoli, per la profonda stima ed affetto verso di lui, ha del tutto ignorato il merito delle loro testimonianze, non li ha citati neppure per nome, li ha ammassati in poche righe ed ha dichiarato comunque del tutto ininfluenti le loro dichiarazioni ai fini dell'ispezione, a giudizio degli interpellanti proprio perché favorevoli a Fontani;
una recentissima inchiesta-denuncia televisiva di 2 ore e mezza intitolata "Feudo Scuola", trasmessa dalla principale TV privata della Toscana (RTV-38) in data 22 marzo 2011, nonostante telefonate di diffida a non trasmetterla dopo che era stata localmente pubblicizzata in Val d'Arbia da Fontani - condotta dalla giornalista Patrizia Menghini in rigoroso stile "Report-Gabanelli" e realizzata grazie alla documentazione, alle testimonianze ed alla casistica messa a disposizione dal maestro Fontani che l'aveva proposta all'emittente - non solo ha mostrato il forte clima di intimidazioni, ritorsioni, omertà, illegalità, abusi, frodi, ruberie che caratterizzano molte scuole, oltre ai complotti contro i docenti scomodi che i dirigenti scolastici organizzano aizzando contro di loro genitori e docenti (come confermato anche da una docente fiorentina che si è fatta intervistare a volto coperto) ma, sullo specifico caso del maestro Fontani, ha confermato, da una parte, l'inoppugnabilità dei documenti scritti in suo possesso per dimostrare gli abusi subiti e quelli visti cui lui si è opposto (pagandola sempre cara con persecuzioni, campagne di calunnie e cacciate per "incompatibilità ambientale") e, dall'altra, come sia stato sempre inutilmente e massicciamente difeso da famiglie e genitori, tanto è vero che un suo ex alunno di Buonconvento ormai maggiorenne ha telefonato in diretta a nome della classe per confermare che Fontani fu un ottimo insegnante e ribadendo che inutilmente tutti si coalizzarono per difenderlo ma non furono mai presi in considerazione dall'ispettore scolastico (Majorana nel 2005) e non furono mai convocati come testimoni neppure dalla Procura;
in data 23 novembre 2009, pare su disposizione del capo locale della Digos di Siena Berardini, è dimostrato che Fontani fu l'unico cittadino senese cui venne, del tutto ingiustificatamente ed abusivamente, ripetutamente impedito ad personam l'ingresso (con agente che gli sbarrava fisicamente l'ingresso ogni volta che si avvicinava) alla conferenza pubblica "GovernIncontra" tenuta al Teatro dei rinnovati di Siena, mentre Fontani chiedeva ripetutamente, quanto inutilmente, di entrare solo per dare una busta di materiale sulla sua vicenda e sulla piaga del mobbing nella scuola al sottosegretario di Stato per l'istruzione Pizza presente all'incontro (mentre fu permesso l'ingresso a diverse personalità che contestarono in modo verbalmente violento ministri e rappresentanti del Governo): ciò che appare tanto più strano è il fatto che la Digos è stata per anni testimone in decine di occasioni del comportamento correttissimo di Fontani, sia quando egli ha manifestato sia quando è semplicemente intervenuto al dibattito o ha solo presenziato in occasione di convegni, incontri, visite istituzionali, manifestazioni varie;
Fontani ha inutilmente da allora chiesto numerose volte di essere ricevuto dal questore e dal prefetto di Siena per avere spiegazione di tanto immotivato abuso a suo carico e una sua denuncia-esposto penale presentata alla Procura su questo sconcertante abuso in data 30 dicembre 2009 non si sa neanche che fine abbia fatto, tanto che, anche recentemente (15 aprile), il cancelliere della Procura di Siena dottor Cozzi, sempre disponibilissimo e corretto per fare ricerche e fornire informazioni, gli ha detto di non essere riuscito neppure a rintracciare detta sua denuncia, né, quindi, Fontani ne conosce, a distanza di quasi 1 anno e mezzo, il relativo numero di procedimento (RGNR), necessario per chiederne l'avocazione alla Procura generale;
in data 26 ottobre 2008, un'ora dopo che Fontani aveva smesso di manifestare individualmente ed in modo silenzioso solo con un cartellone in mano a Montalcino e mentre stava parlando con l'ex Sindaco Raffaelli, il maresciallo Alberti ed il brigadiere Carlo Ventrone lo obbligavano a seguirli nella locale caserma dei carabinieri (ore 18 circa, al che Fontani attivò il dispositivo di audio-video-registrazione che recava con sé e che è solito usare per difendersi da abusi e prevenire false accuse) dove il maresciallo Raimondo Viscomi gli contestava una denuncia scritta ai sensi dell'art. 20 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza di cui al regio decreto n. 773 del 1931 ("manifestazione non autorizzata") e, mentre lo faceva, teneva a rassicurarlo che era solo una formalità e che tutto sarebbe finito nel nulla perché in realtà nessun reato vi era. All'obiezione di Fontani sul perché allora lo denunciasse, lo stesso teneva a ribadire semplicemente che doveva farlo ma tutto sarebbe finito nel nulla, tanto che poche ore dopo (alle ore 11.50 del giorno seguente) Fontani, convocato telefonicamente nella stessa caserma, veniva invitato prima a stracciare la denuncia, poi si vedeva scrivere dallo stesso Viscomi un documento che lo discolpava completamente da qualunque reato, accompagnato da lodevoli scuse ufficiali dello stesso Viscomi a nome dell'Arma, apprezzate dal Fontani;
innumerevoli volte e senza che ve ne fosse il minimo motivo il maresciallo dei carabinieri del Comune di Monteroni d'Arbia (dove Fontani risiede dal 1981 e ha insegnato in ben 3 riprese ed è quindi assai conosciuto, stimato e benvoluto dalla stragrande maggioranza della popolazione), Gaetano Medico, ha disposto nel 2008 l'identificazione di Fontani o mandato i carabinieri a richiesta del dirigente scolastico Tardio e delle sue strette amiche-collaboratrici, senza che nulla mai sia successo, senza che ve ne fosse la minima necessità né che qualcosa giustificasse la presenza dei carabinieri, anche quando Fontani era semplicemente presente senza manifestare, laddove è dimostrato che ci sono state occasioni in cui gli stessi carabinieri di Monteroni non sono interventi di fronte a segnalazioni e richieste per molestie di un ubriaco, rischi di risse in un bar;
in data 27 gennaio 2008 lo stesso maresciallo Medico fece prima pronte indagini sua sponte (senza che neppure vi fosse la formalizzazione della querela contro Fontani, presentata presso di lui in data 1° novembre 2007) e poi stese un rapporto con cui chiese zelantemente al giudice di pace la diretta incriminazione del maestro Fontani accusandolo di aver causato un presunto malore alla bidella Erminia Salerno per una semplice conversazione di pochi secondi da lui avuta in data 30 ottobre 2007 (le chiese chiarimenti sul perché spiasse completamente la sua vita scolastica con falsi resoconti scritti, causandogli due addebiti disciplinari in una settimana), nonostante la ricostruzione dei fatti del Maresciallo fosse direttamente e platealmente smentita proprio dall'unica testimone oculare da lui stesso escussa in data 20 dicembre 2007 (la maestra Michela Butini), peraltro indicata come tale dalla stessa querelante, che aveva testimoniato a discolpa di Fontani riferendo di aver visto una normale discussione; lo zelante maresciallo è stato indirettamente smentito dal rapporto dei suoi stessi subalterni, brigadieri Marino Palla e Luca Nucci, che, chiamati sul posto quel 30 ottobre 2007 dalla stessa Salerno, se ne erano andati via tranquilli senza chiamare il 118 perché la Salerno stava benissimo e si erano espressamente lamentati di essere stati chiamati e disturbati (dalla Salerno) per così poco (atti dei procedimenti RGNR 132-2008 e 406-2009);
dall'altra parte risulta agli interpellanti che mai una sola volta il maresciallo Medico abbia fatto con altrettanto zelo indagini sua sponte o abbia chiesto il rinvio a giudizio delle controparti sulle numerose denunce presentate da Fontani presso la sua caserma contro il locale dirigente scolastico Tardio e le sue strette amiche-collaboratrici (bidella Salerno inclusa); anzi una volta dovette essere richiamato dal pubblico minstero Chiavegatti, che gli dovette sollecitare con nota autografa scritta le indagini già da tempo a lui richieste su una di queste denunce presentate da Fontani, come risulta dagli atti del relativo procedimento (RGNR 1160-2007);
incidentalmente, tra le tante iniziative e denunce scomode del docente-cittadino Fontani, assai sgradite alle autorità locali, c'è quella di aver acquisito ufficialmente documentazione presso il Comune ed averla pubblicata su un magazine on line su cui scrive ("Mondoraro") che ha fatto emergere definitivamente lo scandalo morale, di cui nel Comune si parlava da tempo a bassa voce, delle cosiddette "case in edilizia popolare semiregalate per soli VIP": 16 appartamenti di pregio (terra-tetto con mansarda, giardino davanti, orto-giardino-gazebo dietro, parcheggio da 100 posti auto davanti) che, ad un terzo del valore di mercato, con una cooperativa-passaparola con sede fissata presso i capannoni del Sindaco di allora, sono risultati assegnati in buona parte a personaggi di potere locali, tra cui, appunto, il maresciallo Gaetano Medico (oltre alle due figlie di quel Sindaco, il capo dei locali vigili urbani, i figli del funzionario dell'Ufficio tecnico e del direttore della locale filiale della banca Monte dei Paschi di Siena, l'allora assessore ai lavori pubblici, la compagna dell'ingegnere dell'Ufficio tecnico);
oltre a questo Fontani si è permesso di commentare in una Radio locale che gli concede spazi di denuncia, il fatto che sia diventato nuovo vigile urbano (il quarto), nello stesso Comune di Monteroni dove risiede e dove opera il maresciallo Medico, proprio la figlia di detto maresciallo Medico;
a giudizio degli interpellanti, negli ultimi tempi si è passati da una "semplice" strategia di denegata giustizia (limitarsi "solo" ad archiviare sistematicamente tutte le sue numerose e documentatissime denunce senza mai indagare né mai convocare i numerosi testimoni indicati - salvo un unico caso ed a parte il pubblico ministero Chiavegatti che sempre ha compiuto indagini e spesso ha rinviato a giudizio i persecutori di Fontani ma che presto è stata "trasferita" da Siena) ad una sempre più accentuata evidente persecuzione e accanimento giudiziario (consistente da una parte nel far archiviare frettolosamente tutte le sue denunce pregresse onde impedire pure alla Procura generale di indagare per avocazione e, dall'altra, ricercare con ansia ogni denuncia contro Fontani e chi lo sostiene per trasformarle in immediati rinvii a giudizio a suo carico per "diffamazione" o "calunnia"). Ciò è clamorosamente dimostrato da quanto accaduto ultimamente alla Procura di Siena negli ultimi mesi e in particolare nei soli 8 giorni che vanno dal 9 al 16 marzo 2011;
le date ed i numeri parlano da soli visto che in soli 8 giorni da quando Fontani si è avvalso per la prima volta della facoltà di richiesta di avocazione alla Procura generale di Firenze a partire dal 9 marzo 2011 (facoltà ex art. 412, prima di chiedere l'avocazione alla Procura generale regionale quando una Procura locale non comunica entro 6 mesi - più eventualmente altri 6 con richiesta di proroga al giudice per le indagini preliminari - la conclusione delle indagini o la richiesta di archiviazione o il rinvio a giudizio) la Procura di Siena non solo richiede frettolosamente l'archiviazione di 14 sue pregresse denunce, giacenti da oltre due anni e mezzo, tutte documentatissime, dettagliate ed inutilmente infarcite di testimoni da chiamare, ma contemporaneamente fa a suo carico due rinvii a giudizio su due denunce del dirigente scolastico con le richiamate conoscenze politiche Tardio, le cui varie illegalità, favoritismi, abusi e mala amministrazione (peraltro riconosciute perfino dall'ispettore mandato a fare la sua ispezione contro Fontani, nella sua relazione finale datata 8 marzo 2008) erano state inutilmente evidenziate, allo scopo di "sanarle internamente", da Fontani nell'istituto scolastico comprensivo del suo Comune di Monteroni d'Arbia prima di esserne cacciato per "incompatibilità ambientale"; il dirigente scolastico Tardio ha visto in pochi mesi trasformare quattro sue denunce in altrettanti immediati rinvii a giudizio contro Fontani e chi lo sostiene, tutti per "diffamazione" per aver esposto e denunciato, o internamente alla autorità scolastiche superiori o pubblicamente, la persecuzione subita dal maestro Fontani (RGNR 2379-2008, 44-2009 poi diventato 86-2011, 240-2008, 374-2009: gli ultimi due con processi già prontamente iniziati);
doverosamente informata la Procura di Siena dalla Procura generale delle richieste di avocazione di Fontani del 9 marzo, il vice procuratore di Siena Nicola Marini nei soli 3 giorni che vanno dal 14 al 16 marzo si affretta a richiedere l'archiviazione di ben 14 sue diverse documentatissime denunce pregresse (di cui 12 in un solo giorno, il 14 marzo: RGNR 2865, 2866, 2867, 2869, 2870, 2871, 2876, 2878, 2880-2008; 104-2009; 198-2008; 101-2010; le altre due in data 16 marzo: RGNR 1249-2010 e 1491-2010) riguardanti gli abusi subiti sia nella prima (Buonconvento, 2004-2005) che nella seconda (Monteroni d'Arbia, 2007-2008) parte della persecuzione scolastico-politica da lui subita (in particolare erano accusati i dirigenti scolastici, amministratori e dirigenti politici Guerrini e Tardio e gli Ispettori scolastici Salvatore Majorana ed Umberto Chiaramonte), giacenti da 2 anni e mezzo ad ora, richieste evidentemente strumentali onde farle frettolosamente archiviare ed impedire così che con l'avocazione la Procura generale faccia quelle indagini che il tribunale di Siena rifiuta di fare da oltre 6 anni (alla Procura di Siena pare si abbia paura che, finalmente indagando, si scoprano le tante evidenti e ben documentate ragioni rivendicate dal maestro Fontani);
non solo, nello stesso giorno in cui chiede l'archiviazione di queste sopraelencate denunce presentate da Fontani il 14 marzo, il pubblico ministero Marini si accorge che nel fascicolo di una di esse (RGNR 198-2008) è stata inserita per sbaglio una denuncia contro Fontani del solito suddetto dirigente scolastico Tardio (RGNR 44-2009) e così nella stessa data 14 marzo immediatamente ne chiede, con scritta autografa di pugno, con grande zelo, lo stralcio per avviare pronte "investigazioni" (come sempre si fa alla Procura di Siena quando le denunce sono contro Fontani) da cui deriva un altro rinvio a giudizio per "diffamazione" contro Fontani per il contenuto in realtà niente affatto diffamatorio di alcuni suoi cartelli di protesta contro la persecuzione scolastica e politica subita da lui esposti la domenica davanti ad una chiesa (RGNR 86-2011);
in data 9 marzo Fontani deposita un'istanza di sollecito di fare indagini su una sua dettagliata deposizione di 11 pagine, documentata da 40 allegati e dall'indicazione di numerosi testimoni da lui tematicamente e nominativamente indicati in cui esponeva i numerosi abusi e le irregolarità gestionali (anche sui bambini), favoritismi, omissioni ed illegalità subiti e visti nella gestione dell'istituto scolastico comprensivo di Monteroni d'Arbia commessi o tollerati da parte del suddetto dirigente scolastico Tardio (dopo e per aver evidenziato i quali era stato poi perseguitato in quella scuola con evidenti complotti portati avanti dallo stesso dirigente scolastico e dal suo ristrettissimo gruppo di amiche-collaboratrici, le stesse che erano "danneggiate" dall'opera in favore di legalità e trasparenza portata avanti da Fontani a Monteroni nel periodo che va dal marzo 2007 al dicembre 2008) - deposizione da lui resa in data 28 dicembre 2009 come persona sottoposta ad indagini nell'ambito di un procedimento a suo carico (RGNR 2379-2008) sempre su denuncia del solito dirigente scolastico Tardio, sulle quali sempre si procede prontamente - ma il pubblico ministero non solo non fa fare alcuna di dette indagini richieste da Fontani ma il giorno dopo, 10 marzo, con grande zelo rinvia per la quarta volta a giudizio Fontani per "diffamazione" contro il suddetto dirigente scolastico "e politico" Tardio (come è successo 4 volte su 4);
se è consentito un paragone con l'attualità che ben esprime la situazione, alla Procura di Siena, a giudizio degli interpellanti, si agisce da anni contro Fontani come se a Torino, fatte le debite proporzioni, ci si fosse rifiutati, da una parte, di indagare sulle responsabilità dei morti della ThyssenKrupp archiviando tutto ma, dall'altra, rinviando prontamente a giudizio i familiari e gli amici dei morti per diffamazione per aver manifestato con i famosi duri cartelli di protesta recanti le parole: "Bastardi Assassini";
nel settembre 2010 un collega del maestro Fontani - che ha insegnato in entrambe le scuole dove si è svolta la sua persecuzione (Buonconvento e Monteroni d'Arbia) ed è testimone sia di parte delle sue vicende che di certi abusi che in una di queste scuole si commettono - a nome di una piccola delegazione (una ventina) delle varie centinaia di testimoni da Fontani inutilmente e tematicamente indicati nelle sue tante denunce e mai chiamati dalla Procura da oltre 6 anni - si è coraggiosamente recato in Procura per prendere appuntamento per parlare con il Procuratore capo il quale, dopo essere stato informato che il collega chiedeva di parlare a favore di Fontani, si è fatto trovare con tutti e quattro i suoi sostituti (gli stessi che hanno sempre ed immancabilmente fatto archiviare tutte le sue denunce e mandato quasi sempre avanti quelle contro di lui), lo ha liquidato in pochi minuti chiedendogli a quale titolo si presentasse a difendere Fontani non essendo il suo legale, gli ha negato l'appuntamento richiesto con gli altrui testimoni dicendogli che sarebbero stati chiamati se e quando la Procura lo avesse ritenuto opportuno (cioè mai, visto ciò che succede da 6 anni);
non bastassero tali semplici date e cifre che ben giustificano, ad avviso degli interpellanti, il parlare di "massacro giudiziario", accanimento e persecuzione giudiziaria a carico del maestro Fontani, se si esamina come e con quali motivazioni sono state fatte tutte quelle richieste di archiviazione di massa in un solo giorno (ben 12 in data 14 marzo 2011), si scopre che agli atti le sole indagini che risultano fatte fare dal pubblico ministero Marini (procedimento RGNR 2865-2008 in cui hanno riunito ben 10 sue diverse denunce) - che non fa interrogare nessuno dei numerosissimi testimoni da Fontani tematicamente indicati nelle sue denunce sempre assai circostanziate e documentate - risultano due "interrogatori", ad avviso degli interpellanti singolari, fatti con il chiaro fine di aver una "pezza d'appoggio" per poter archiviare tutto a loro favore, fatti proprio a coloro che comparivano più spesso come denunciati e possibili imputati (il dirigente scolastico Tardio, 5 volte, e l'ispettore scolastico Chiaramonte, 4 volte), in cui si chiede loro di confessare gli addebiti (e loro ovviamente non confessano di fronte a sconcertanti domande, come quelle più che compiacenti rivolte dal maresciallo Gaetano Medico alla Tardio);
in data 1° aprile 2011, trovato casualmente per i corridoi il Procuratore capo Salerno, il Maestro Fontani (lì presente per consultare i numerosi fascicoli delle 14 sue denunce di cui è stata richiesta l'archiviazione onde preparare l'opposizione) gli ha gentilmente chiesto spiegazioni circa la modalità, del tutto singolare, seguita per le indagini, secondo cui sono stati interrogati in modo compiacente i denunciati senza che siano stati chiamati invece i testimoni da lui indicati a carico dei denunciati; il Procuratore Salerno avrebbe risposto che non c'era bisogno di chiamare i testimoni indicati da Fontani perché la Procura era a conoscenza della situazione generale;
inutile dire che nei numerosi procedimenti avviati contro Fontani mai una sola volta egli ha goduto di un simile privilegio, quello di essere interrogato lui, indicato come denunciato, per potersi difendere con simili compiacenti domande in fase di indagini preliminari e così dare "pezze d'appoggio" per far archiviare tutto; anzi, come sopra documentato, si procede sempre con insolito zelo direttamente al suo rinvio a giudizio per "diffamazione";
nello stesso suddetto maxi-procedimento per far archiviare 10 documentate denunce di Fontani (RGNR 2865-2008) non solo il pubblico ministero Marini si è limitato a fare sbrigative considerazioni a tavolino su 9 di esse per liquidarle tutte senza alcuna minima vera indagine e senza mai far chiamare neppure uno dei numerosi testimoni in esse tematicamente indicati (salvo, come sopra detto, far chiamare direttamente i denunciati a discolparsi), ma pare dimenticare di prendere in considerazione nella sua richiesta di archiviazione quella che più ancora delle altre mostrava, in modo organico, documentato e completo, il chiaro disegno persecutorio portato avanti contro Fontani di comune accordo da tutta una filiera gerarchica, scolastica e politica nonché tutti i gravi falsi, abusi e sviamenti dell'ultima ispezione da lui subita (Monteroni d'Arbia, Umberto Chiaramonte, 2008) come se per quella il pubblico ministero Marini non fosse capace di trovare neppure i soliti pretesti usati nelle altre 9 per chiederne l'archiviazione;
nello stesso maxi-procedimento di cui sopra, pur di far archiviare (come sempre ha chiesto dal 2005) una documentata denuncia di Fontani contro le solite 7-8 maestre che lo avevano falsamente accusato per iscritto (con lettera protocollata inviata a tutta la filiera gerarchica scolastica proprio in corrispondenza della suddetta preconfezionata visita ispettiva di Chiaramonte a suo carico, agli inizi del 2008) di averle offese nelle riunioni scolastiche con pesanti epiteti, pur dovendo il pubblico ministero Marini dare ragione a Fontani davanti alla genericità delle accuse che non indicavano date o verbali a supporto ed alla totale mancanza di prove, ciò che dimostrava che esse lo avevano davvero chiaramente diffamato, il pubblico ministero Marini non solo non chiama nessuno dei numerosi testimoni da Fontani citati presenti alle stesse riunioni, né fa acquisire i verbali delle riunioni che dimostrano la totale falsità delle accuse e la piena e ben nota correttezza espositiva di Fontani e quindi la loro consapevole diffamazione, ma scrive che, conoscendo Fontani, si presume che le affermazioni delle colleghe siano tutt'altro che infondate (RGNR 002865-2871-2008);
questo assomiglia tanto a quando, pur di archiviare (come sempre ha fatto 15 volte su 15) un'altra simile denuncia di Fontani contro delle maestre che lo avevano gravemente diffamato (Buonconvento, giugno 2005) testimoniando ai Carabinieri contro di lui e inventandosi che avrebbe addirittura dato in mano ai bambini dei volantini con offese rivolte al dirigente scolastico e alle maestre (stranamente nessuna copia di tale fantomatico volantino è stata mai conservata o fatta oggetto di denuncia alle autorità scolastiche e giudiziarie) il giudice per le indagini prelminari Francesco Bagnai, preso atto della indimostrabilità e della falsità delle accuse contro Fontani, pur di salvare le calunniatrici di Fontani da un sacrosanto rinvio a giudizio, secondo quanto è a conoscenza degli interpellanti, scrisse che era vero che Fontani non lo aveva mai scritto e nulla risultava a conferma di questa accusa contro di lui, ma comunque era dimostrato che Fontani ne pensava il contenuto (RGNR 1890-2008, R-GIP 407-2009);
ciò riconferma l'inaccettabile linea della Procura di Siena a carico del maestro Fontani da 6 anni: da una parte sempre e comunque colpevole, per definizione, lui e quindi sempre credibili, per definizione, tutte le accuse e le denunce in quanto presentate contro di lui a prescindere da prove, testimonianze e documentazione, dall'altra, sempre e comunque scagionati i suoi diffamatori e persecutori, per definizione, e quindi inaccettabili ed archiviate senza indagare le sue pur documentate denunce con testimoni citati ed altre prove fornite in quanto presentate da Fontani;
inoltre c'è, a giudizio degli interpellanti, una difforme valutazione da parte di Procura e Tribunale di Siena degli insulti e delle diffamazioni a seconda che Fontani ne sia la vittima o ne sia il presunto autore, come ben dimostra lo stesso pubblico ministero Marini che ha già dato reiteratamente prova per iscritto del fatto che, qualunque pur grave e gravissima offesa, insulto e diffamazione Fontani riceva, per lui mai è tale se la vittima è Fontani, trovando scuse, giustificazioni e scriminanti di ogni tipo per scagionare chi lo offende, insulta, denigra o diffama e per chiedere sempre e comunque l'archiviazione delle sue documentate denunce; il pubblico ministero Marini ne ha dato abbondanti prove proprio nella sua sopracitata recentissima richiesta di archiviazione del procedimento in cui aveva accorpato ben 10 sue diverse denunce (RGNR 002865-2010) dove ha trovato modo con mille acrobazie, giustificazioni e scriminanti di ogni sorta (spesso richiamando presunte "offese reciproche" in realtà del tutto inesistenti) di giustificare e non rinviare a giudizio persone che lo avevano sicuramente offeso e diffamato e per di più in modo assai pesante;
esempio eclatante ed inconfutabile di tale difformità di valutazione (a seconda che Fontani sia il denunciato o il denunciante) si ha laddove mentre quando fu un importante dirigente scolastico (Guerrini di Montalcino, anche 2 volte Sindaco, dirigente provinciale del partito lì da sempre egemone, e deputato della fondazione Monte dei Paschi di Siena) a denunciare Fontani, nella sua denuncia contro Fontani i reati, sia secondo il pubblico ministero Formisano che secondo il giudice per le indagini preliminari Francesco Bagnai, c'erano ma dovettero archiviare loro malgrado per improcedibilità formale della querela (RGNR 353 o 2553-2005; R-GIP 2481-2005); quando, una volta archiviata, Fontani vi fece sopra una denuncia per calunnia, allora lo stesso giudice per le indagini preliminari Bagnai l'ha archiviata come sempre ha fatto ma questa volta sostenendo, al contrario, che in quella stessa denuncia iniziale del dirigente scolastico e Sindaco non vi era nulla di rilievo penale, quindi nessuna "calunnia" (RGNR 1896-2008; R-GIP 382 o 322-2009): lo stesso identico documento dunque valutato in modo diametralmente opposto (una volta come oggetto di reato ed una volta no) a seconda che sia usato per denunciare Fontani o che Fontani lo usi per denunciare altri;
per il pubblico ministero Marini infatti (così come per gli altri pubblici ministeri della Procura Firrao e Formisano, in assoluta e concordata coerenza) non costituisce offesa né diffamazione (e viene chiesta quindi sempre l'archiviazione di ogni denuncia di Fontani) l'essere stato lui definito in una pubblica assemblea "fuori di cervello" (RGNR 2865/2867-2008), in 2 diversi colloqui "cretino" (RGNR 2865/2869-2008), "falso, bugiardo, arrogante, squilibrato" dal Vice dirigente scolastico provinciale Timitilli (RGNR 2865/2880-2008), in una pubblica assemblea "malato di cervello" (RGNR 332-2008), "falso e perverso" dal dirigente scolastico provinciale Sebastiani (RGNR 142-2008), etc., nonostante che tali insulti e diffamazioni fossero inoppugnabilmente provate da 3 diversi tipi di prove da lui inutilmente prodotte (verbali, testimonianze, audioregistrazioni);
così come per i pubblici ministeri della Procura di Siena fin dal 2005 non vi sono mai state "diffamazioni" a carico di Fontani, provvedendo quindi a far archiviare, scusare, giustificare e scagionare sempre i suoi diffamatori, accuse, da una parte, assolutamente certe fatte a suo carico (provate da documenti scritti, spesso firmati dagli stessi autori da lui poi denunciati), dall'altra, pesanti, gravissime ed infamanti ed infine risultate inconfutabilmente e provatamente false e decadute, quindi, in modo inoppugnabile, diffamazioni sistematicamente portate avanti dalla scuola nell'ambito di una chiara e cinica strategia e disegno persecutorio di pesante delegittimazione finalizzate alla totale distruzione morale, umana e professionale di un docente, cittadino retto, preparato e stimato, ma proprio per questo sempre più scomodo per la scuola pubblica e l'intero contesto politico locale per le sue iniziative di successo e le sue documentate quanto doverose denunce;
come quando si è chiesto comunque di archiviare di fronte alla dimostrata, grave, diffamante e poi risultata falsa accusa contro Fontani di aver infastidito un'alunna o di creare grave turbamento ad alunni o di aver perseguitato un bidello solo per la loro appartenenza religiosa, nonostante Fontani avesse citato numerosi testimoni che provavano la falsità di tali accuse, confinate in poche righe in calce le loro dichiarazioni dall'ispettore Majorana (Buonconvento 3-5/2005) ed ovviamente mai chiamati come testimoni dalla Procura (RGNR 2865-2878-2008, pubblico ministero Marini);
come quando si è comunque archiviato di fronte alla dimostrata, grave, diffamante e poi risultata falsa accusa contro Fontani fatta dall'ispettore Chiaramonte (Monteroni d'Arbia, 28 gennaio 2008) ad alcuni genitori e colleghi intervenuti a difenderlo dall'accusa di picchiare i bambini con calci e pugni e di sbatterli contro il muro (RGNR 1843-2008); anzi la Procura vuole accusare Fontani di calunnia per aver denunciato l'ispettore sapendolo innocente (visto che gli unici 2 testimoni finora chiamati in 6 anni di quelli indicati da Fontani non hanno confermato), senza che la Procura voglia acquisire le ulteriori prove (altri testimoni e le decisive audioregistrazioni) che dimostrano inoppugnabilmente che l'ispettore ha davvero fatto simili diffamazioni e quindi Fontani non lo ha calunniato (RGNR 3079-2010);
come quando si è comunque archiviato di fronte alla dimostrata, grave, diffamante e poi risultata falsa accusa contro Fontani, rivolta davanti a molte persone, da una docente vecchia amica del dirigente scolastico, che peraltro mai neppure un giorno ha insegnato nello stesso plesso di Fontani, di essere un subdolo ricattatore o quella di altro dirigente della scuola che accusa Fontani di avere l'abitudine di ricattare, minacciare, intimidire, senza nulla specificare in proposito (RGNR 85-2006 e 3307-2005);
come quando si è comunque archiviato di fronte alla dimostrata, grave, diffamante e poi risultata falsa accusa contro Fontani, controfirmata da una collega, di aver lui perseguitato un'alunna accusandola falsamente di aver rubato un orologio solo perché era meridionale (RGNR 85-2006 e 3307-2005);
come quando si è comunque archiviato di fronte alla dimostrata, grave, diffamante e poi risultata falsa accusa contro Fontani delle solite 3-4 colleghe di aver addirittura egli dato in mano ad alunni di prima elementare volantini con offese rivolte alle maestre e al Preside (RGNR 1890-2008): davanti alla palese falsità delle accuse ed alla assoluta mancanza di prove sull'esistenza di simili volantini (non esistono copie né genitori che ne abbiamo mai saputo nulla), pur di archiviare sempre, e comunque salvare le docenti da un sacrosanto rinvio a giudizio, il giudice per le indagini preliminari Bagnai scrisse che comunque Fontani ne pensava il contenuto (RGNR 1890-2008, R-GIP 407-2009 D.A. del 12 agosto 2009);
come quando si è comunque archiviato di fronte alla dimostrata, grave, diffamante e poi risultata falsa accusa contro Fontani da parte del dirigente scolastico di aver turbato gravemente i suoi ex alunni che andò a trovare in una breve visita di 5 minuti dopo la sua cacciata da Buonconvento nel 2005 (contentissimi di rivederlo e tanti genitori glielo attestarono per iscritto a sua difesa): falsa ed infamante accusa per cui fu pure messo al bando per iscritto da tutto il suo ex istituto scolastico comprensivo di Montalcino come una sorta di persona pericolosa (RGNR 335-2008);
come quando si è comunque archiviato di fronte alla dimostrata, grave, diffamante e poi risultata falsa accusa contro Fontani fatta dal locale rappresentante dei Testimoni di Geova che, pur non avendo figli iscritti a scuola, si recò alla segreteria della scuola per denunciarlo definendolo, per iscritto, come un pericolo per l'intera comunità contro cui provvedere al più presto (RGNR 592-2006);
come quando si è comunque archiviata (per di più senza fissare neppure la camera di consiglio a seguito della sua opposizione alla richiesta di archiviazione) la denuncia di Fontani per diffamazione, calunnia e simulazione di reato di fronte alla dimostrata, grave, diffamante e poi risultata falsa accusa contro Fontani fatta da una bidella che, nell'ambito di una messa in scena organizzata con il dirigente scolastico dalle sue solite due più strette amiche-collaboratrici da lei sempre usate per redigere decine di falsi documenti contro di lui, lo aveva accusato e denunciato pure penalmente per averle causato un malore per una semplice conversazione (RGNR 406-2009);
l'elenco potrebbe continuare: neppure la più pesante, chiaramente provata come fatta a suo carico e poi inconfutabilmente dimostrata falsa delle diffamazioni contro Fontani è mai tale per la Procura di Siena se la vittima ed il denunciante è appunto il maestro Fontani Adriano;
ma quando è Fontani ad essere accusato di diffamazioni, come sopra detto, si usa ben altro metro e misura e si procede subito a rinviarlo a giudizio per inezie e "reati" davvero invisibili, talvolta addirittura per aver solo fatto il suo dovere di segnalazione e denuncia come pubblico dipendente;
come il rinvio a giudizio per diffamazione a carico di Fontani anche solo per aver denunciato su Internet la persecuzione subita dal suo dirigente scolastico Tardio, da lui accusata di aver istigato contro di lui, invece che difenderlo e sostenerlo come sarebbe stato suo chiaro dovere, una mamma che voleva vendicarsi dell'essere stato solo lui ad avere il coraggio di suggerire il docente di sostegno per la figlia ed averle fatto ripetute note onde non mandasse più la figlia a scuola in canottiera e priva di libro e quaderno (vedi RGNR 2379-2008);
come un altro rinvio a giudizio per diffamazione a carico di Fontani per aver accusato nei suoi cartelli di protesta davanti alla chiesa poche colleghe di averlo vigliaccamente colpito con documenti diffamatori scritti alle spalle mentre passava momenti drammatici in famiglia per l'agonia finale della morte della madre per Alzheimer ed il padre che rischiava la vita in ospedale per un'operazione sbagliata, ed avere così messo in dubbio il loro senso di umanità (RGNR 44-2009 poi diventato 86-2011);
come un ulteriore rinvio a giudizio per diffamazione a carico di Fontani per aver scritto una serie di doverose lettere e documenti riservati alle superiori autorità scolastiche competenti (e non alla stampa o in pubblico) per segnalare non solo abusi, favoritismi, ingiustizie e violazioni subite da lui ma anche altre gravi violazioni ed abusi (talvolta anche a carico dei bambini) da lui viste e lasciate impunite mentre lui veniva continuamente controllato, richiamato e colpito per inezie (RGNR 240-2008);
il giudice per le indagini preliminari di Siena Francesco Bagnai ha archiviato sempre tutte le denunce di Fontani (14 volte su 14) e nel suo ennesimo decreto di archiviazione dichiara inammissibile la sua opposizione scrivendo che Fontani non indica elementi per fare indagini che abbiano relazione con i fatti, laddove Fontani aveva indicato i nomi di 5 testimoni oculari dell'evento-reato sia in querela che in opposizione, e poi argomenta che non si poteva procedere contro la bidella da lui denunciata che lo aveva calunniato perché non era stata ancora archiviata la sua denuncia contro di lui, mentre Fontani aveva scritto già in querela che detta sua denuncia era stata archiviata ben 15 mesi prima (RGNR 406-2009, R-GIP 890-2009);
lo stesso giudice per le indagini preliminari Bagnai che, mentre per ben due volte definisce inutili e defatiganti le indagini sulle denunce di Fontani (RGNR 1896-2008, R-GIP 382-2009; 2998-2008, R-GIP 494-2009), in uno dei suoi decreti di archiviazione non si limita ad archiviare come sempre la sua denuncia ma incoraggia la controparte a denunciare lui (RGNR 1977-2008, R-GIP 2334-2008) come se evidentemente quando sono contro Fontani le indagini non fossero allora né inutili né faticose ma benvenute e fatte con zelo, come in realtà davvero accade con tutte le denunce contro Fontani pur davanti ad ipotesi di reato davvero "invisibili" (si veda sopra quanto scritto e fatto dal pubblico ministero Marini in data 14 marzo 2011 sui procedimenti RGNR 198-2008, e 44-2009, diventato poi 86-2011), salvo quelle formalmente improcedibili, da oltre 6 anni;
tre diversi pubblici ministeri e il giudice per le indagini preliminari che concordemente, tutti e 4, pur di procedere contro Fontani per "calunnia" rifiutano in 4 diverse fasi (querela, opposizione, camera di consiglio del procedimento-madre e memoria postavviso di garanzia di quello a carico di Fontani) di acquisire tutte quelle prove (ulteriori testimonianze ed audioregistrazioni) che dimostrano che Fontani non ha accusato l'Ispettore scolastico sapendolo innocente, ma lui ha effettivamente fatto a suo carico le gravi diffamazioni da Fontani denunciate (RGNR 1843-2008; RGNR 3079-2010);
nello stesso procedimento di cui sopra, originato appunto per la tanto agognata incriminazione di Fontani per calunnia (RGNR 3079-2010), il pubblico ministero Firrao scrive di suo pugno che non c'è da fare alcuna indagine perché le indagini suppletive richieste da Fontani sono già state fatte nel procedimento da cui il presente promana, mentre è invece facile dimostrare che tale affermazione è palesemente e consapevolmente falsa perché mai né in sede di opposizione, né di camera di consiglio, né in sede di memoria post-avviso di garanzia sono mai state fatte le indagini suppletive (cioè aggiuntive ed ulteriori), da Fontani richieste rispetto a quelle iniziali post-querela (ulteriori testimonianze ed audioregistrazioni);
lo stesso giudice per le indagini preliminari Francesco Bagnai che archivia una denuncia di Fontani contro la scuola perché gli era stato illegittimamente impedito di presenziare ad una riunione scolastica cui aveva pieno diritto di essere presente (ipotesi di reato di abuso d'ufficio o altro) con la motivazione che era evidente il tentativo di Fontani di strumentalizzare la giustizia per risolvere i suoi problemi religiosi, senza che nessuno abbia capito cosa c'entrino i presunti problemi religiosi di Fontani con l'illecito impedimento alla sua partecipazione ad un consiglio di istituto (RGNR 885-2006; R-GIP 1483-2006);
tre giudici del Tribunale di Siena firmano una sentenza da giudici del lavoro (RG 530 dell'8 novembre 2005) in cui definiscono sprezzantemente Fontani come "Serpiko della Scuola Italiana", respingendo un suo ricorso civile ex art. 700 del codice di procedura civile, ciò che pare un clamoroso e significativo autogol, visto che il famoso e straordinariamente retto poliziotto newyorkese da solo si mise esemplarmente e coraggiosamente contro i suoi colleghi corrotti, come se secondo il Tribunale di Siena si dovesse difendere, proseguendo in metafora, la polizia corrotta;
in un'altra sentenza civile del Tribunale di Siena in cui tre giudici del lavoro respingevano un altro ricorso di Fontani ex art. 700, in un passaggio, i giudici dello stesso Tribunale usano contro Fontani cinque documenti senza accorgersi che due sono inesistenti (non esiste alcun documento con quelle date), uno dimostrava esattamente il contrario e gli altri due sono scritti da quelle solite docenti strette amiche-collaboratrici del dirigente scolastico appartenenti (proseguendo nella metafora di cui sopra) a quella polizia corrotta i cui interessi erano stati danneggiati dall'opera in favore di legalità, trasparenza e la buona amministrazione portata avanti da Serpiko-Fontani (RG 814-2008 dell'11 marzo 2009),
se il Ministro della giustizia non ritenga utile disporre un'attenta ispezione, come ripetutamente richiesto dallo stesso Fontani a far data dal maggio 2009, al Palazzo di giustizia di Siena, affinché si acclari il perché dopo oltre 6 anni non si sia ancora indagato seriamente e a fondo sui gravi e documentati abusi e sulla grave persecuzione scolastica ed extrascolastica di cui il maestro Fontani è vittima e che ha già avuto pesantissime ed amare ripercussioni sulla sua famiglia, sui suoi risparmi e sulla sua salute;
cosa intenda fare il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca per riparare sia alla grave discriminazione che è alla genesi dell'odissea di Fontani (dal settembre 2004) che alla dura e lunga persecuzione che ne è seguita e se voglia, da una parte, disporre un'inchiesta interna su come è stato gestito dall'ex dirigente scolastico regionale per la Toscana Cesare Angotti (in carica da 12 anni fino ad ottobre 2010) il caso Fontani provvedendo ad annullare sanzioni, punizioni, ispezioni e trasferimenti da Fontani ingiustamente patiti dal 2004 al 2009 e, dall'altra, valorizzare la battaglia (e la preziosa documentazione acquisita) portata avanti da Fontani e dagli altri docenti e dipendenti del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca membri del "Comitato Nazionale contro Mobbing-Bossing Scolastico" per combattere il degrado di diritto e democrazia nella scuola pubblica promuovendo la legalità, la trasparenza e buona amministrazione nella scuola pubblica dell'autonomia;
cosa intendano fare i Ministri della difesa (per le competenze relative all'Arma dei carabinieri) e dell'interno per accertare e sanzionare gli eventuali abusi e le immotivate limitazioni e compressioni della libertà e dei diritti ingiustamente patiti dal cittadino Adriano Fontani - che, a quanto risulta agli interpellanti, è persona retta, benvoluta e assai stimata dagli onesti, sempre educatissima e rispettosa di istituzioni ed autorità (anche quando manifesta, nel suo silenzioso stile gandhiano che ripudia perfino la sola violenza verbale) - ampiamente documentate nella presente interpellanza anche e soprattutto al fine di prevenirne altri ed ulteriori in futuro.
(2-00354)
SPADONI URBANI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che l'interrogante ha già proposto l'atto di sindacato ispettivo 4-03152 avente ad oggetto il trasferimento di risorse al Comune di Marsciano e ai comuni circostanti per gli interventi necessari a seguito dei gravi eventi sismici che avevano colpito parte del territorio della Regione Umbria il 15 dicembre 2009;
(3-02174)
anche nell'ultima tornata elettorale, nel primo turno di votazione, si sono verificati casi, nei Comuni superiori a 15.000 abitanti, a cominciare dai Comuni di Cagliari e di Lanciano, in cui la mera lettura dei dati dal sito del Ministero dell'interno che presentano separatamente le percentuali dei voti validi per i candidati sindaci e per le liste e coalizioni (i voti validi di ogni candidato sindaco sono divisi per il totale dei voti validi a tutti i candidati sindaci; i voti validi delle liste e delle coalizioni sono divisi per il totale dei voti validi delle liste e delle coalizioni) può indurre in errore ai fini dell'attribuzione del premio di maggioranza nei confronti del sindaco eletto al secondo turno che l'articolo 73, comma 10, secondo la linea del decreto legislativo n. 267 del 2000 (testo unico enti locali) condiziona al fatto che nessuna altra lista o coalizione non abbia già ottenuto al primo turno almeno il 50 per cento più uno dei voti validi;
dopo la sentenza n. 3022/2010 del Consiglio di Stato si è pacificamente assestata l'interpretazione, già decisa dal Tar Piemonte, secondo la quale ai fini del calcolo di detta maggioranza si pongono al numeratore le cifre delle liste e coalizioni ma al denominatore si pongono tutti i voti validi per l'elezione del sindaco, compresi quelli degli elettori che hanno votato esclusivamente per candidati sindaci;
per fare un esempio nel caso oggetto della sentenza, relativo al Comune di Alba, si stabilì che il premio fosse necessariamente assegnato al sindaco eletto al ballottaggio giacché la coalizione più votata al primo turno, diversa da quella che aveva sostenuto l'eletto, con 9.134 voti non aveva conseguito il 50 per cento dei voti più uno, dal momento che tale cifra, ai fini della determinazione della percentuale, andava divisa non per 17.705 (totale dei voti validi di lista), ma per 19.478 (totale dei voti validi per la competizione a sindaco, compresi voti per solo sindaco);
la sentenza del Consiglio di Stato, com'è noto, non lascia alcun margine interpretativo in senso diverso, utilizzando in modo chiarissimo e combinato il criteri dell'interpretazione testuale, logico-sistematica, della volontà del legislatore e teleologico e rilevando puntualmente che si tratta di circoscrivere in modo restrittivo un'ipotesi, quella del mancato premio, che in un sistema improntato alle esigenze prioritarie della governabilità, non può che essere una "norma eccezionale" da valutare "in modo restrittivo",
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda tempestivamente dare ampia diffusione della sentenza del Consiglio di Stato, sia con un'apposita nota che preceda la pubblicazione dei risultati elettorali sia soprattutto nei contesti territoriali in cui potrebbero esservi dubbi interpretativi per semplice mancanza di informazione.
(4-05210)
LANNUTTI - Ai Ministri per i rapporti con le Regioni e per la coesione territoriale e dell'economia e delle finanze - Premesso che
un articolo di Gianni Del Vecchio e Stefano Petrelli per "L'Espresso" riporta gli sprechi delle regioni a statuto speciale a partire dalle province che si moltiplicano (Sardegna), ai governatori super pagati (Alto Adige), al turismo in auto blu (Friuli), ai milioni di euro per treni fantasma (Val d'Aosta), sussidi di 5.000 euro per i funerali degli onorevoli (Sicilia);
si legge nel citato articolo: «Doppioni, doppioni, ancora doppioni. Parlamentini regionali che crescono. Province che si moltiplicano. Scuderie di auto blu. E spese pazze per progetti infiniti. In Italia cinque regioni che piangono la crisi continuano a spendere come se la crisi non ci fosse. Stavolta non è Roma ladrona a strafare, ma sono le virtuose regioni a statuto speciale: Trentino Alto Adige, Valle d'Aosta, Friuli Venezia Giulia, Sicilia e Sardegna. E non c'è nemmeno da sperare che la riforma federalista aggiusti le magagne. Perché la legge cara alla Lega, che peraltro i costi li aumenta invece che ridurli, le ha già risparmiate: si applicherà solo alle 15 regioni a statuto ordinario. E quindi non inciderà su tanti esempi di sprechi. Altrettanto speciali. In Sicilia, la Regione viene usata come un bancomat. Alla vigilia del federalismo, infatti, l'isola si presenta con i conti in perfetto disordine: i debiti superano i 5 miliardi di euro. Il primo macigno grava sulla voce "stipendi". Per un esercito di oltre 20 mila persone, fra dirigenti, impiegati e funzionari che ogni mese ricevono il salario, la Sicilia stacca ogni anno un assegno da 1,2 miliardi di euro. Mentre altri 615 milioni servono a coprire i costi dei 14 mila pensionati. Oltre ai dipendenti diretti, esiste un gigantesco indotto pararegionale, composto da altre decine di migliaia di dipendenti i cui costi alla fine pesano sempre e comunque sui conti siciliani: tra forestali, personale delle società partecipate, operai dei cantieri, precari e addetti alla formazione professionale, sono almeno 80 mila i dipendenti indiretti di mamma Regione. Per non parlare dei costi dell'Assemblea regionale siciliana, il parlamento più antico d'Europa. E molto probabilmente anche il più caro. Per votare la legge di bilancio interno bastano soltanto cinque minuti: tanto s'impiega, secondo il rito siculo, a leggere e approvare le oltre cento pagine che compongono l'analisi dei costi dell'Ars. Quei cinque minuti gravano per oltre 171 milioni di euro sul bilancio siciliano, visto che a tanto ammontano le risorse necessarie a mantenere il parlamento a pieno regime, tra pensioni dorate per i quasi 300 ex parlamentari, stipendi dei 90 deputati, costi del personale e servizi di gestione. Per arrivare a questa cifra (...) bisogna tenere conto degli "extra" che gli inquilini di Palazzo dei Normanni si sono concessi nel tempo, da aggiungere ai 16 mila euro intascati ogni mese. Complessivamente, un "gettone d'oro" da quasi 2 milioni di euro. Ai deputati siciliani, ad esempio, toccano indennità aggiuntive per i compiti svolti nelle commissioni. E lì non sempre ci si spezza le reni dalla fatica. Il primato d'inefficienza l'ha stabilito la commissione parlamentare per la revisione dello Statuto autonomista: per sole sette ore di riunione in un anno e mezzo di lavoro ha generato gettoni per un totale di 135 mila euro. Per i deputati siciliani, inoltre, sono previsti mutui agevolati per l'acquisto della casa o dei locali della segreteria politica. Per gli inquilini e per gli ex inquilini di Sala d'Ercole, sino all'anno scorso era previsto un bonus di 6.400 euro per l'aggiornamento culturale. E neanche sul punto di morte la Regione si scorda di te: è previsto un sussidio per le esequie, e cioè 5 mila euro per garantire delle "onorevoli" sepolture. Del resto, in Sicilia un parlamentare è per sempre. (...) In Trentino Alto Adige, invece, la Regione non si capisce bene a che serve: le sue funzioni sono quasi interamente assorbite dalle Province di Trento e Bolzano. Negli uffici i dipendenti sono 175 e costano alle casse pubbliche quasi 14 milioni di euro l'anno. Ma che siano così tanti non si direbbe, gironzolando per i due palazzi (uno per Provincia). Possono sempre dire che il cattivo esempio viene dall'alto: i membri della giunta, da queste parti, si vedono di rado. L'esecutivo (e ci mancherebbe) è piuttosto snello: cinque componenti. Presidente e vice sono rispettivamente il governatore dell'Alto Adige Luis Durnwalder (che, per inciso, con i suoi 320.496 euro lordi l'anno guadagna più di Barack Obama) e quello del Trentino, Lorenzo Dellai. Come presidenti di due Province autonome che hanno competenza su tutto, i due lavorano dalla mattina alla sera per i rispettivi enti, ma in Regione si sono attribuiti deleghe meno impegnative. Con loro, tre assessori (Svp-Pd) chiamati a gestire le poche competenze rimaste in capo alla Regione. Sostanzialmente, previdenza integrativa e "pacchetto famiglia". Più i giudici di pace, l'ordinamento dei Comuni, gli aiuti umanitari e i convegni sulle minoranze linguistiche. Un po' poco, per giustificare un bilancio che per il 2011 prevede uscite per 415 milioni di euro. Solo per mantenere se stessa, la Regione spende 33 milioni, alla voce "amministrazione generale". In consiglio, le cose non vanno meglio. Altri 40 dipendenti e un bilancio 2011 di oltre 38 milioni, di cui 34 di spesa corrente. Soldi che serviranno anche a pagare le indennità dei consiglieri (13 mila euro lordi al mese) e i vitalizi degli oltre 190 ex: super pensionati con almeno due legislature alle spalle. L'anno scorso, i 70 consiglieri (35 di Trento e altrettanti di Bolzano) si sono riuniti 14 volte: una seduta al mese, o poco più. Approvando cinque disegni di legge, di cui tre collegati alla Finanziaria. Nel corso degli anni le Province di Bolzano e Trento si sono prese anche l'ultimo pacchetto di materie, prima gestite dalla Regione: dalla cooperazione alle Casse di Risparmio e Rurali, dai libri fondiari alla cooperazione. Tra le voci di bilancio figurano anche 193 milioni di euro come "funzioni delegate alle Province autonome", soldi cioè versati per aiutarle a gestire le competenze "scippate". (...) Per un apparato burocratico che resiste imperterrito al suo svuotamento, eccone quattro che sono sorti dal nulla, resistendo al vento anti-casta che soffia sulla politica. In Sardegna dal 2005 ci sono ben quattro nuove province (Olbia-Tempio, Ogliastra, Carbonia-Iglesias e Medio Campidano) che si vanno ad aggiungere a quelle storiche di Cagliari, Nuoro, Sassari e Oristano. Sono il prodotto di una legge regionale del 2001, che le ha istituite proprio nel nome dell'autonomia speciale. Piccoli enti (in media una ventina di comuni o poco più) che costano 26 milioni l'anno al bilancio regionale, stando alle cifre 2010. Perché quattro province in più significano anche quattro nuove giunte e quattro nuovi consigli, senza considerare l'ondata di assessori, consiglieri e dipendenti. Il tutto in otto nuovi capoluoghi, visto che tutte hanno scelto la doppia capitale. In Sardegna c'è chi alza la voce per abolirle: il governatore Ugo Cappellacci ne parla da un paio d'anni, la Provincia di Nuoro ne ha chiesto un accorpamento ed è nato un gruppo su Facebook dal nome molto esplicito: "Aboliamo le nuove province sarde". Tanto rumore, ma per ora nessun risultato. Nell'isola comunque gli sprechi non si fermano alla proliferazione di poltrone. Il vecchio consiglio regionale da un paio d'anni si fa notare per la scarsa produttività dei suoi componenti, a fronte dei 70 milioni di euro che drena ogni anno dal bilancio. Nel 2010 il parlamentino ha approvato 16 leggi, poco più di una al mese, contro le 24 del 2005, le 26 del 2000 e le 36 del 1995. A metà febbraio l'aula è stata chiusa per un mese, non avendo nulla da fare, visto che le commissioni non licenziavano testi. Commissioni che hanno un arretrato pauroso: giacciono nei loro cassetti 230 provvedimenti. E fra questi c'è anche la proposta di legge numero uno, la prima a essere presentata nella legislatura, che sancirebbe la riduzione del numero dei consiglieri regionali. (...) Se in Sardegna le province non bastano mai, in Valle d'Aosta esiste solo la Regione. Basta e avanza: i soldi che arrivano sono tanti (trattiene il 90 per cento delle entrate) e gli abitanti pochi (meno di 130 mila). Quindi si spende e si spande. A volte va bene, altre si creano dei veri e propri buchi neri, come l'ormai storico trenino che avrebbe dovuto collegare le stazioni sciistiche di Cogne e Pila. Un progetto fallito, e congelato dalla giunta solo nel 2008. Nel 1980 puntava ad agevolare il turismo, ma oggi - oltre trent'anni e 30 milioni di euro dopo - vede i suoi vagoni abbandonati nella stazione deserta di Acque Fredde. Tant'è che la Corte dei conti valdostana nel giugno scorso ha chiesto al progettista e direttore dei lavori un maxi-risarcimento da 14,6 milioni di euro. Il procedimento è in corso, e nel frattempo i sindaci di Cogne e Gressan, Franco Allera e Michel Martinet, vorrebbero che la galleria restasse operativa, almeno "per eventuali emergenze", con un esborso di almeno altri 430 mila euro. Anche l'acquisto del Grand Hôtel Billia, famoso quattro stelle accanto al casinò di Saint-Vincent, doveva costare ad Aosta "solo" 58 milioni di euro. Questo nel 2005. Poi nel 2007 la Regione stanzia altri 24 milioni per un programma di ristrutturazione dell'evidentemente vetusto complesso (è del 1908), ma nel 2010 il progetto definitivo sale a 35 milioni. I lavori, annunciano, termineranno nel 2013. Nel frattempo, facendo due conti, la spesa è lievitata a 93 milioni di euro. Sempre in nome del turismo, nel 2006 la giunta decide di rinnovare l'aeroporto Corrado Gex di Saint-Christophe e di allungarne la pista. Dei collegamenti previsti con la Francia, al momento è attivo solo quello con Angers, una cittadina del nord. Ma una volta investiti 20 milioni, i passeggeri in più sono pochi, assicura chi vive lì, e gli aerei sono gli stessi di prima. (...) In Friuli sembra che la vicenda di Edouard Ballaman, il presidente del consiglio regionale leghista costretto alle dimissioni per uso disinvolto dell'auto blu, non abbia insegnato granché. Né sono valsi i richiami dell'assessore alla funzione pubblica, Andrea Garlatti, che a gennaio ha ricordato che solo presidente e assessori possono godere del privilegio di una vettura di servizio. Il blog friulano "Il perbenista" ha aperto il fuoco sull'ennesimo episodio di uso allegro dei soldi pubblici, portando il caso all'attenzione della Corte dei conti: pare proprio che il direttore dell'agenzia turistica regionale Turismo Fvg, Andrea Di Giovanni, si presentasse al lavoro a bordo di una Mercedes grigia con autista annesso. E che il responsabile informatizzazione dell'agenzia, Giampiero Campaiola, ci arrivasse su una Fiat Croma, e che pure un consulente, Claudio Tognoni, girasse con una sportivissima Alfa Mito due porte. Vetture che Turismo Fvg ha preso in leasing e le cui fatture vengono quindi pagate con fondi pubblici. L'ennesimo abuso, sostiene un'interrogazione del consigliere del Pd Mauro Travanut. Ma la giunta oppone una difesa d'ufficio: non sono privilegi, ma esigenze di servizio. Anche se, mentre lo dicevano, due delle tre auto sono state riconsegnate alla Maggiore»;
la differenziazione tra regioni speciali e regioni ordinarie, riconosciuta dalla Carta costituzionale del 1948, ha oggi perso la sua ratio, non solo per evidenti mutamenti della realtà politica e sociale, ma soprattutto per le innovazioni al sistema regionale introdotte dal nuovo titolo V della parte seconda della Costituzione;
nell'attuale contesto le regioni a statuto speciale ricevono dallo Stato finanziamenti di gran lunga maggiori rispetto a quelle a statuto ordinario: si tratta di un'evidente sperequazione che oggi appare per molti versi assolutamente incomprensibile. Con l'accettazione da parte dello Stato di una significativa idea di federalismo, occorre far sì che tutte le regioni godano di un'identica posizione di partenza, in modo che non si configuri una situazione che veda un federalismo di tipo duale. Tra le forme e condizioni particolari di autonomia riconosciute alle regioni speciali si annovera, infatti, una maggiore autonomia finanziaria;
negli anni questa eccezione costituzionale ha permesso abusi intollerabili, a discapito delle finanze pubbliche, da parte degli amministratori locali, che hanno usato questa discrezionalità per creare consensi elettorali,
se il Governo non intenda assumere le opportune iniziative legislative al fine di procedere alla riforma costituzionale delle regioni a statuto speciale con l'obiettivo di eliminare i presupposti giuridici che possono determinare situazioni come quelle esposte in premessa considerato che non c'è più ragione per cui queste regioni debbano beneficiare di condizioni finanziarie molto più favorevoli rispetto alle altre;
se non ritenga necessario ridurre i finanziamenti alle regioni a statuto speciale considerato che negli anni questa eccezione costituzionale ha permesso ingenti spese e abusi intollerabili a discapito delle finanze pubbliche.
(4-05211)
la legge 28 dicembre 2005, n. 262, "Disposizioni per la tutela del risparmio e la disciplina dei mercati finanziari", prevedeva all'articolo 19, comma 10: "Con regolamento da adottare ai sensi dell'articolo 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400, è ridefinito l'assetto proprietario della Banca d'Italia, e sono disciplinate le modalità di trasferimento, entro tre anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, delle quote di partecipazione al capitale della Banca d'Italia in possesso di soggetti diversi dallo Stato o da altri enti pubblici";
pertanto il termine del 28 dicembre 2008 per riportare la Banca d'Italia nella legalità e nuovamente proprietà del Popolo italiano è scaduto;
negli atti di sindacato ispettivo 4-04659, 4-01756 e 2-00231, ancora senza risposta, l'interrogante chiedeva al Governo ragione di tale gravissima inadempienza che crea nocumento alla credibilità delle istituzioni ed alle aspettative degli utenti e dei risparmiatori, che hanno il diritto di avere un'autorità di vigilanza sganciata dalle grinfie e dagli interessi dei banchieri e dei loro sodali;
la distribuzione delle quote è rimasta sostanzialmente invariata dal 1948 ad oggi, e gli unici cambiamenti sono stati dovuti alle acquisizioni e fusioni bancarie avvenute nel frattempo;
da un articolo del quotidiano "Il Sole-24 ore" si apprende che la banca Monte dei Paschi di Siena vuole vendere le quote di Banca d'Italia in suo possesso: «Il Monte dei Paschi non ha abbandonato l'idea di cedere la partecipazione (4,6%) in Banca d'Italia. "Ci stiamo adoperando perché questa quota venga valorizzata, ma non possiamo garantire il risultato perché non dipende solo da noi", ha confermato ieri il presidente di Banca Mps, Giuseppe Mussari, rispondendo in assemblea alla domanda di un azionista. Il pacchetto di titoli Bankitalia, a valore di libro, sfiora gli 800 milioni. Ma, allo stato attuale, non è negoziabile (come il resto del capitale dell'Istituto centrale)»;
per quanto risulta all'interrogante:
dal progetto di bilancio della banca Monte dei Paschi di Siena del 2010 nel capitolo 4.1.b. "Attività finanziarie disponibili per la vendita" si evince che il 4,60 per cento delle quote di Banca d'Italia è valutato 794.969.000 euro, 105.995 euro ogni quota;
nel bilancio 2010 banca Intesa valuta il 42,5 per cento delle quote di Banca d'Italia 627 milioni di euro, 6.687 euro a quota;
nel bilancio 2010 di assicurazioni Generali SpA, al capitolo azionariato e titoli alla voce Banca d'Italia, la percentuale sul capitale sociale è 4,488 per cento, valutata 69.879.535 euro, 3.677 euro ad azione;
dal bilancio 2008 della Cassa di risparmio di Volterra al capitolo "4.1 Attività finanziarie disponibili per la vendita" alla voce Banca d'Italia si parla della loro quota di 0,065 per cento, per un totale di 1.937.688 euro, 9.998 euro ad azione;
nel bilancio 2009 della Cassa di risparmio di Città di Castello SpA si parla di 228 quote per un valore di 2,289 milioni di euro 10.039 euro ad azione;
nel bilancio 2009 della Cassa di risparmio di Orvieto SpA si parla di 237 quote per un valore di 1,889 milioni di euro, 7.970 euro ad azione;
nel bilancio 2009 della Cassa di risparmio di Spoleto SpA risultano 100 quote, 0,030 per cento, per un valore di un milione di euro, 10.000 euro ad azione;
considerato che, per quanto si legge sul sito della Banca d'Italia, alla sezione "Partecipanti al capitale", «La partecipazione al capitale della Banca d'Italia è disciplinata dagli artt. 3 e 49 dello Statuto. Il capitale, di ammontare pari a 156.000 euro, è rappresentato da 300.000 quote di partecipazione nominative di 0,52 euro ciascuna. La disciplina della titolarità delle quote di partecipazione fa rinvio alle disposizioni legislative. È altresì stabilito che la cessione di quote del capitale avviene solo previo consenso del Consiglio Superiore e su proposta del Direttorio "nel rispetto dell'autonomia e dell'indipendenza dell'Istituto e di una equilibrata distribuzione»,
se, alla luce delle differenti valutazioni delle quote di Banca d'Italia possedute dalle banche ed assicurazioni, risulti che si stia commettendo falsa comunicazione sociale valutando le quote anche 10.000 volte di più il loro valore nominale;
come possa la banca Monte dei Paschi di Siena inserire le quote della Banca d'Italia in "Attività finanziarie disponibili per la vendita" se non vi è un mercato aperto dove venderle e con quale criterio finanziario siano state valutate quasi 800 milioni di euro;
quale sia il motivo per cui, se il 100 per cento delle quote della Banca d'Italia sono valutate 156.000 euro, vi sia la descritta differenza;
quanto valuti Unicredit a bilancio le quote di Banca d'Italia;
se gli eventuali investitori nelle banche che detengono le quote di Banca d'Italia siano correttamente informati;
se siano stati effettuati illeciti finanziari nel redigere i bilanci delle banche che possiedono le quote di Banca d'Italia configurabili in una valutazione maggiorata di quest'ultime rispetto a quello effettivo e se tali appostazioni non possano configurare un vero e proprio falso in bilancio.
(4-05212)
SPEZIALI, AMATO - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che l'assemblea dei soci della Cassa di Risparmio di San Miniato ha eletto il 29 aprile 2011 il nuovo presidente e il consiglio di amministrazione deliberando, al tempo stesso, le indennità degli amministratori;
rilevato che, pur trattandosi di una società per azioni bancaria, e quindi dotata di piena autonomia, la fondazione Cassa di risparmio, che possiede la maggioranza delle azioni della SpA e che congiuntamente a Cattolica assicurazioni esprime il patto di sindacato, ha deciso di non rinnovare né il presidente uscente né sette degli otto consiglieri di sua espressione benché nel triennio che si è concluso con l'assemblea del 29 aprile siano stati realizzati importanti risultati, con il ritorno in attivo del bilancio, e con l'attuazione del piano di risanamento indicato dall'organo di vigilanza (che tre anni fa aveva rilevato con un'ispezione una situazione finanziaria preoccupante) e del piano industriale concordato con lo stesso socio di maggioranza;
considerato, inoltre, che l'elezione a nuovo presidente della banca del presidente della fondazione, che era stato rieletto a detto incarico sette mesi fa, ha dato luogo ad una sovrapposizione fra fondazione e banca che, per le modalità con la quale si è realizzata e per l'assenza di motivazioni, appare non garantire pienamente l'autonomia della società rispetto alla proprietà;
agli azionisti non sarebbe stata data alcuna spiegazione riguardo al passaggio di consegne e il rinnovo del consiglio d'amministrazione né sarebbero state illustrate le prospettive che si intendono dare alla banca;
sarebbe mancata, quindi, un'informativa adeguata e trasparente ai soci;
l'indennità del neopresidente della Banca sarebbe stata portata da 120.000 a 250.000 euro, mentre quelle del vice presidente e dei consiglieri avrebbero subìto un leggere incremento, nonostante il parere non favorevole dei rappresentanti sindacali che ne fanno parte,
gli interroganti chiedono di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di tali procedure e quali siano gli intendimenti al riguardo per gli aspetti di propria competenza.
(4-05213)
PEDICA - Ai Ministri dell'interno, della giustizia e della difesa - Premesso che:
in data 30 aprile 2011 l'interrogante riceveva una raccomandata da parte della Legione Carabinieri Lazio - Stazione di Roma Medaglie D'Oro - di Via Ugo Bignami, presso la portineria di un edificio sito in Roma in via Prisciano e non alla propria residenza di via degli Ammiragli, nella quale risiede da oltre vent'anni;
l'interrogante veniva a conoscenza della notifica sopra indicata solo perché consegnatagli dalla portiera dell'edificio;
nonostante la stranezza dell'accaduto l'interrogante si recava presso la Legione Carabinieri Lazio - Stazione di Roma Medaglie D'Oro- di Via Ugo Bignami, sia per conoscere l'atto notificato sia soprattutto per ottenere delucidazioni in relazione alle motivazioni che avevano indotto alla notifica dell'atto in un luogo diverso rispetto alla residenza dell'interrogante, e comunque a lui non riferibile;
presso la Legione Carabinieri Lazio - Stazione di Roma Medaglie D'Oro - di Via Ugo Bignami i carabinieri presenti riferivano all'interrogante che l'indirizzo di Via Prisciano, al quale era stata inviata la raccomandata, era stato loro indicato dal Maresciallo Buoncompagno del Comando dei Carabinieri di Fondi (Latina);
tale accadimento suscita alcune perplessità, in quanto è noto che un atto normalmente viene notificato o all'indirizzo indicato, ad esempio, dal querelante nella denuncia-querela o a quello di residenza del destinatario;
la vicenda risulta anomala se non indicativa di una situazione preoccupante, in cui l'invio di un atto presso un indirizzo diverso dalla residenza del destinatario sembra voler significare ben altro messaggio rispetto a quello proprio dell'atto notificato, messaggio che l'interrogante ritiene che potrebbe rappresentare interessi particolari propri della criminalità organizzata,
se e quali interventi urgenti i Ministri in indirizzo, nell'ambito delle rispettive competenze, intendano effettuare per far luce su un sistema apparentemente anomalo;
se e con quali provvedimenti, nell'ambito delle rispettive competenze, intendano intervenire per verificare come mai e in ossequio a quale meccanismo i carabinieri del Comune di Fondi abbiano indicato, per l'invio dell'avviso sopraddetto, alla Legione Carabinieri Lazio - Stazione di Roma Medaglie D'Oro - di Via Ugo Bignami un indirizzo non attribuibile all'interrogante.
(4-05214)
OLIVA - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dell'interno - Premesso che:
il decreto-legge 26 marzo 2011, n. 27, reca misure urgenti per la corresponsione di assegni una tantum al personale delle Forze di polizia, delle Forze armate e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco;
è apprezzabile qualsiasi provvedimento legislativo che assicuri una maggiore retribuzione alle Forze dell'ordine che quotidianamente si occupano della sicurezza dei cittadini;
gli agenti della Polizia di Stato, in particolare, per i delicatissimi compiti che gli sono affidati e per operare in condizioni di piena efficienza necessitano di un'adeguata strumentazione operativa;
da quanto si apprende dall'Ansa, la strumentazione in dotazione agli Agenti della Polizia di Stato di Palermo sarebbe inadeguata e insufficiente al punto da dover operare spesso in condizioni di grave disagio, da ultimo a causa del malfunzionamento dei ponti radio tra Palermo e la provincia e del guasto alle moto in uso ai "falchi",
quali iniziative i Ministri in indirizzo intendano adottare, alla luce di quanto esposto in premessa, in favore degli Agenti di Polizia di Palermo;
se siano previsti stanziamenti di risorse al fine di consentire alle Forze dell'ordine di poter svolgere la loro attività servendosi di materiali e strumenti idonei alle funzioni che svolgono.
(4-05215)
GHEDINI, NEROZZI, BIONDELLI, RANUCCI, NEGRI, GASBARRI - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dello sviluppo economico - Premesso che:
il gruppo Alstom è presente in Italia dal 1998 e opera nei mercati della produzione e trasmissione di energia e del trasporto ferroviario. Il gruppo, che ha raccolto l'eredità di nomi storici dell'industria elettromeccanica italiana, quali Sasib, Ercole Marcili, Fiat Ferroviaria, Parizzi e recentemente Passoni & Villa, ha 13 siti, tra sedi e stabilimenti produttivi, sul territorio nazionale e impiega circa 3.700 persone;
attraverso le proprie tecnologie Alstom Italia ha partecipato positivamente allo sviluppo delle infrastrutture del Paese. Con le proprie persone nei centri di progettazione e nei siti produttivi sparsi sul territorio nazionale, l'azienda contribuisce ad aumentare le capacità tecnologiche dell'Italia e grazie al lavoro generato per i fornitori locali e ad una importante quota di esportazione, dà il proprio apporto all'economia nazionale;
da recenti informazioni sembrerebbe che la multinazionale francese abbia presentato la scorsa settimana la proposta di un piano di adeguamento della base industriale che riguarda alcuni siti Transport in Germania, Italia e Spagna. Tale piano prevederebbe la riduzione di 1.380 posti di lavoro, di cui 280 in Italia; si parla in particolare di 40 esuberi a Bologna, 40 a Guidonia, 55 a Savigliano e la conferma della cassa integrazione straordinaria per 145 dipendenti a Colleferro;
da fonti di stampa sembrerebbe che i lavoratori a tempo determinato non avranno il rinnovo del contratto e che 62 dipendenti della sede di Bologna saranno trasferiti a Verona,
considerato che in questo contesto destano elevata preoccupazione le prospettive industriali di questo gruppo non solo per l'occupazione, ma anche per il ruolo strategico che la produzione di questa azienda ricopre nel settore strategico dei trasporti,
se quanto riportato in premessa risponda al vero e se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza delle problematiche in atto nell'azienda Alstom;
quali iniziative intenda eventualmente assumere per sostenere, nell'immediato, la concertazione tra i vertici aziendali, le rappresentanze dei lavoratori e gli enti locali affinché vengano adottate adeguate misure per porre soluzione a questa preoccupante situazione aziendale, al fine della piena salvaguardia dell'occupazione e della produzione.
(4-05216)
RANUCCI, FILIPPI Marco, DONAGGIO, MAGISTRELLI, MORRI, PAPANIA, SIRCANA, VIMERCATI, ZANDA, SANNA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e per il turismo - Premesso che:
l'aumento dei prezzi dei biglietti per i collegamenti navali da e per la Sardegna sta creando un grave nocumento ai cittadini isolani e a tutti coloro che vivono nelle altre regioni d'Italia, nonché a tutto il settore turistico, essendo questo il motore trainante per l'economia dell'isola;
l'Autorità garante della concorrenza e del mercato, nella riunione dell'11 maggio 2011, ha deciso di avviare un'istruttoria nei confronti delle società Moby, Grandi Navi Veloci e Forship (marchio appartenente a Sardinia Ferries) e delle loro controllate, per verificare se abbiano posto in essere un'intesa restrittiva della concorrenza, finalizzata all'aumento coordinato dei prezzi per il trasporto passeggeri da e per la Sardegna in particolare;
la crisi della Tirrenia ha causato e sta causando ai passeggeri gravi disservizi, che vanno dalla soppressione di rotte, alle minacce di scioperi fino ai ritardi nell'apertura delle prenotazioni, orientando e in alcuni casi obbligando molti viaggiatori verso altre compagnie di navigazione le quali, approfittando della "debolezza" della flotta di Stato, hanno applicato un aumento eccessivo dei biglietti che oscilla tra il 60 e il 130 per cento rispetto all'anno precedente, in particolar modo sulle rotte sarde;
i prezzi praticati rischiano inevitabilmente di comprimere le possibilità di ripresa e sviluppo del sistema economico e produttivo della Sardegna, soprattutto nel settore del turismo balneare anche a causa della competizione esercitata dai Paesi emergenti;
senza un rapido intervento che ripristini la concorrenza e tuteli gli interessi dei consumatori, la stagione turistica estiva della Sardegna e di altri territori insulari rischia di venire irrimediabilmente compromessa, visto che gli operatori del settore ricettivo alberghiero hanno già registrato un sensibile calo nelle prenotazioni a causa dei costi dei trasporti marittimi che stanno dirottando i flussi turistici verso altre mete internazionali,
se la Presidenza del Consiglio dei ministri e i Ministri in indirizzo intendano intervenire per porre fine ad indiscriminate violazioni, in particolare dei principi del libero mercato e della libertà di scelta dei consumatori, perpetrate da talune società, che forniscono servizi per i collegamenti navali da e per le isole, con la messa in atto di un "cartello" finalizzato all'aumento coordinato dei prezzi;
se non ritengano di dover adottare misure straordinarie, nei confronti dei territori insulari, volte al sostegno dell'economia nel settore turistico ricettivo, nonché all'immediata riduzione dei prezzi del trasporto marittimo, anche al fine di garantire la continuità territoriale prevista dalla Costituzione;
se e quali iniziative intendano adottare per attivare un sistema di prevenzione al fine di far rispettare le norme in materia di concorrenza previste dall'art. 2 della legge n. 287 del 1990 e scongiurare il ripetersi di simili atteggiamenti fuorvianti del libero mercato.
(4-05217)
CAFORIO, BUGNANO, BELISARIO, GIAMBRONE, PEDICA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro per il turismo - Premesso che:
l'ENIT, il più importante ente pubblico attivo in materia di turismo, è stato trasformato in "Agenzia nazionale del turismo" ai sensi dell'art. 12, commi 2-7, del decreto-legge n. 35 del 2005 (cosiddetto decreto competitività), convertito, con modificazioni, della legge n. 80 del 2005, allo scopo di promuovere l'immagine unitaria dell'offerta turistica italiana per favorirne le condizioni di commercializzazione. L'Agenzia, qualificata come ente dotato di personalità giuridica di diritto pubblico, fornito di autonomia statutaria, regolamentare, organizzativa, patrimoniale, contabile e di gestione, al momento della trasformazione era sottoposta alla vigilanza del Ministero delle attività produttive (ora Ministero dello sviluppo economico);
risulta all'interrogante che l'ENIT, in materia di gare d'appalto, abbia adottato una nuova modalità di nomina dei componenti di commissione giudicatrice nel caso di aggiudicazione con il criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa;
infatti, in occasione della gara d'appalto, mediante procedura ristretta, bandita dall'ente al fine di affidare le attività inerenti allo "stand Italia" per la partecipazione alle principali fiere turistiche, trasmessa all'ufficio delle Pubblicazioni ufficiali delle Comunità europee, la commissione di aggiudicazione risulterebbe essere stata nominata in violazione delle norme contenute nel decreto legislativo n. 163 del 2006, recante "Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE", e segnatamente dell'art. 84;
in particolare, l'ENIT avrebbe nominato, quali componenti di tale commissione, due membri esterni alla pubblica amministrazione (un avvocato ed un architetto) senza seguire la procedura di nomina prevista dall'art. 84 del citato codice di cui al decreto legislativo n. 163 del 2006;
in tal modo, l'ENIT non avrebbe proceduto alla nomina di propri dipendenti, pur avendo disponibili le professionalità occorrenti nell'ambito della dotazione organica dell'ente, ma al contrario avrebbe effettuato una scelta "diretta e fiduciaria" di soggetti esterni non appartenenti allo stesso ente né ad altre pubbliche amministrazioni aggiudicatrici, e neppure ricompresi nell'ambito di elenchi di professionisti, con almeno dieci anni di iscrizione nel rispettivo albo professionale (formato sulla base di rose di candidati fornite dagli ordini professionali), o di professori universitari di ruolo (formato sulla base di rose di candidati fornite dalle facoltà di appartenenza), secondo quanto previsto al comma 8 dell'art. 84,
se corrisponda al vero quanto riportato e, in caso affermativo, quali siano stati i motivi addotti per giustificare siffatte decisioni non rispondenti alla vigente normativa;
se il Governo intenda adottare i provvedimenti necessari al fine di rimuovere gli eventuali atti illegittimi, qualora sia accertato che l'ENIT abbia posto in essere attività contrarie alle disposizioni normative in materia di bandi di gara aventi ad oggetto l'affidamento di contratti con il criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa;
se le procedure di nomina abbiano creato il presupposto per possibili o accertati danni erariali;
se si intenda sanzionare i vertici dell'ente, qualora siano accertate responsabilità del Commissario straordinario e del Direttore generale in merito ai fatti richiamati in premessa;
quali attività di controllo abbiano sinora effettivamente svolto i soggetti preposti alla vigilanza sull'ENIT, in particolare il Dipartimento per lo sviluppo e la competitività del turismo istituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, considerato anche che non risulta pervenuta, ai sensi dell'articolo 30, comma 5, della legge n. 70 del 1975, la relazione sull'attività svolta dall'ente per il periodo relativo alla Legislatura in corso e l'ultimo invio al Parlamento, da parte del Ministro per il turismo, è relativo agli anni 2007 e 2008.
(4-05218)
CAFORIO, BUGNANO, BELISARIO, GIAMBRONE, PEDICA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'economia e delle finanze, per la pubblica amministrazione e l'innovazione e per il turismo - Premesso che:
l'ENIT - Agenzia nazionale del turismo è ente dotato di personalità giuridica di diritto pubblico, fornito di autonomia statutaria, regolamentare, organizzativa, patrimoniale, contabile e di gestione, sottoposto all'attività di indirizzo e vigilanza del Dipartimento per lo sviluppo e la competitività del turismo (DSCT) della Presidenza del Consiglio dei ministri. La struttura organizzativa dell'ENIT è costituita dalla sede centrale di Roma ed articolata in Uffici dirigenziali, e su una rete estera articolata in unità organiche d'area e uffici satellite, dislocati in Paesi europei ed extraeuropei;
la natura di ente pubblico non economico comporta la piena applicazione ed osservanza per l'ENIT del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, "Norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche";
l'organizzazione e la relativa disciplina dell'Ente sono state affidate ad un regolamento di delegificazione: il decreto del Presidente della Repubblica 6 aprile 2006 n. 207, recante "Regolamento recante organizzazione e disciplina dell'Agenzia nazionale del turismo, a norma dell'articolo 12, comma 7, del D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito, con modificazioni, dalla L. 14 maggio 2005, n. 80";
ai sensi dell'articolo 12 del regolamento citato, l'Agenzia si dota di uno Statuto che assicura il perseguimento delle finalità dell'ente e definisce i compiti, i poteri e l'ordinamento dell'Agenzia stessa. Il comma 2 della medesima disposizione stabilisce che lo Statuto è deliberato a maggioranza assoluta dal consiglio di amministrazione ed entra in vigore con l'approvazione del Ministro delle attività produttive, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e con il Ministro per la funzione pubblica. La stessa procedura è seguita per le successive modificazioni;
nel corso del 2009, l'art. 19 della legge n. 69 del 2009 ha, da una parte, radicalmente modificato la struttura dell'organo collegiale di amministrazione (sostanzialmente, riducendo i componenti del Consiglio da 15 a 9, oltre il presidente), e, dall'altra, ha sancito che, "fino all'insediamento del nuovo consiglio di amministrazione, le funzioni dell'organo collegiale di amministrazione (…) sono svolte da un commissario nominato secondo le norme vigenti". Con decreto del Ministro del turismo in data 31 luglio 2009 è stato nominato il commissario straordinario;
risulta all'interrogante che il commissario straordinario dell'Ente abbia deliberato (con proprio atto del 12 luglio 2010) una modifica all'articolo 18 dello Statuto, concernente disposizioni riguardanti il personale, volta a consentire l'assunzione, con contratto di diritto privato del Paese estero di insediamento, di personale locale a cui affidare la responsabilità della gestione e del funzionamento delle stesse sedi ENIT;
detta modifica allo Statuto dell'Ente, preventivamente sottoposta ai Ministri dell'economia e delle finanze e per la pubblica amministrazione e l'innovazione, pare non aver ottenuto il necessario parere positivo in quanto il nuovo testo dell'articolo 18 non sarebbe validamente supportato da riferimenti normativi, ma anzi comprometterebbe esigenze importanti di natura e finalità pubblica (riguardanti gestione amministrativa e organizzativa, erogazione di servizi eccetera) che la precedente disposizione statutaria invece provvedeva a tutelare;
è del tutto evidente che la natura pubblica dell'ENIT, dei suoi compiti istituzionali e del suo assetto organizzativo (sia della sede centrale di Roma che delle sedi estere) non possa affatto venire disattesa in forza di una modifica statutaria discutibile, alquanto dubbia e totalmente carente dei presupposti normativi che consentirebbero di "privatizzare" l'ente, modificandone l'attuale profilo giuridico;
tale innovazione, de facto e contra legem, espone ovviamente la pubblica amministrazione a gravi conseguenze sia in termini di responsabilità che di danno erariale, in quanto è del tutto evidente che si presterebbe ad essere anche utilizzata surrettiziamente per eludere il vigente blocco delle assunzioni nel comparto pubblico (tra cui è appunto compreso l'ENIT);
è ben noto che la responsabilità di gestione, funzionamento e spesa di qualsiasi ufficio di un ente pubblico può essere affidata esclusivamente ad impiegati pubblici, assunti in conformità alle disposizioni contenute nel decreto legislativo n.165 del 2001;
l'unica possibilità di deroga prevista dalla citata normativa in materia (art. 19, comma 6, del decreto legislativo n. 165 del 2001) è l'assunzione con contratto di diritto privato di esterni alla pubblica amministrazione per la copertura di uffici dirigenziali, ma entro rigidi limiti di contingenti percentuali, che in ENIT potrebbe consentire l'assunzione di un solo dirigente esterno;
l'ENIT, così come l'ICE (Istituto per il commercio estero) o gli uffici delle Ambasciate, utilizza personale di nazionalità estera assunto localmente per le esigenze delle sedi operative all'estero, il cui rapporto di lavoro è disciplinato dalle norme e dagli usi locali;
ciò, tuttavia, sino ad oggi non ha mai comportato alcun affidamento di responsabilità gestionali ai cosiddetti dipendenti locali assunti all'estero, tanto meno ovviamente l'affidamento di responsabilità dei procedimenti di cui alla legge n. 241 del 1990, stante la natura palesemente non pubblicistica del rapporto di lavoro di tali dipendenti;
nel mese di marzo 2011, la Direzione generale dell'ENIT avrebbe impartito apposite disposizioni ad alcuni uffici esteri dell'ente, volte ad applicare coattivamente i contenuti dell'articolo 18 dello Statuto (modificato dal Commissario straordinario, ma non approvato dagli organi vigilanti), chiedendo di pubblicare un bando di selezione per direttori di sedi estere ENIT che non prevede la qualifica di dirigente di pubblica amministrazione, contravvenendo alla vigente normativa in materia di concorsi pubblici,
se corrisponda al vero quanto riportato in premessa e se il Governo sia a conoscenza dei fatti descritti;
se la complessiva attività posta in essere dall'ENIT particolarmente nel corso dell'ultimo anno, risulti pienamente conforme alla natura pubblica dell'ente;
se, verificati i fatti sopra indicati, si ritenga di intervenire con urgenza per scongiurare ogni eventuale conseguenza che possa scaturire da atti ed attività posti in essere difformemente dalla normativa vigente;
qualora si riscontrino mancanze ovvero comportamenti censurabili sotto ogni profilo da parte del commissario straordinario o del direttore generale, se si ritenga necessario ed opportuno adottare idonee misure nei confronti dei soggetti responsabili;
quali iniziative si intendano adottare al fine di verificare la piena conformità dell'attuale assetto organizzativo e statutario dell'ENIT al sistema pubblicistico previsto per gli enti pubblici non economici, nonché approfondire i fatti come sopra esposti;
quali iniziative il Governo voglia assumere affinché sia garantito da parte dell'ENIT il pieno rispetto della normativa relativa alle pubbliche amministrazioni, anche in ordine all'affidamento di funzioni di responsabilità gestionale presso gli uffici della rete estera dello stesso ente, al fine di scongiurare ogni possibile danno conseguente ad attività poste in essere da soggetti esterni alla pubblica amministrazione, favorite ed avallate dalla Direzione generale dell'ENIT.
(4-05219)
i siti archeologici di Pompei comprendono quattro siti archeologici Pompei, Ercolano, Stabia e Oplontis e il museo di Boscoreale;
nella zona archeologica di Castellammare di Stabia (Napoli) nella zona settentrionale di Varano, sorgono numerose villae in posizione panoramica: "villa S. Marco" che, con una superficie di 11.000 metri quadrati, è una delle più grandi tra le "ville" romane a carattere residenziale; "villa Arianna", la più antica, che deve il nome alla grande pittura a soggetto mitologico rinvenuta nella parete di fondo del triclinio; il "Secondo complesso" del Varano, affiancato alla precedente;
considerato che nuovi scavi sono stati rinvenuti a Stabia, nella zona situata accanto villa Arianna; tuttavia, risulta che al di sopra di essi siano situati locali adibiti a ristorazione e bar,
se la realizzazione delle suddette opere edilizie sia avvenuta nel pieno rispetto delle prescrizioni normative e regolamentari in materia e, in caso contrario, quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare nei confronti di coloro che si siano resi responsabili di tale scempio;
se abbia disposto o intenda disporre ogni utile iniziativa volta a verificare se e quali danni tali strutture possano arrecare al sito archeologico.
(4-05220)
GIAMBRONE, BELISARIO, LI GOTTI, CARLINO, MASCITELLI - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dell'economia e delle finanze - Premesso che:
sulla gestione dei call center per conto di INPS e INAIL gli interroganti hanno già presentato in data 3 dicembre 2009 l'atto di sindacato ispettivo n. 4-02383, rimasto finora senza esito;
all'epoca della presentazione del citato atto di sindacato ispettivo, la gestione dei call center di INPS e INAIL, prima affidata ad un consorzio di aziende coordinate dal gruppo Poste italiane SpA, era di recente passata alla società Transcom SpA;
risulta che ancora non vi sia stata, in conformità alle direttive emanate dal Ministro del lavoro e delle politiche sociali, conferma della tutela delle posizioni dei lavoratori addetti nelle varie strutture dei call center interessati, la maggior parte dei quali è ubicata nel Mezzogiorno con sedi a Palermo, Paternò (CT), Crotone e Bari, in generale realtà particolarmente problematiche dal punto di vista socio-economico;
Crotone, ad esempio, è afflitta da un'eccezionale condizione di depressione economica e di paurosa disoccupazione dovuta al radicale processo di deindustrializzazione, che ha da tempo indotto i più giovani a lasciare il territorio per trasferirsi altrove;
a Palermo, oltre 50 dipendenti della società Getek ICT Srl (società del gruppo Gepin SpA, facente parte del citato consorzio coordinato da Poste Italiane), dopo avere lavorato nel contact-center dell'INPS per 10 anni (da ottobre del 2000 a settembre 2010), si trovano oggi in cassa integrazione e sarebbero prossimi al licenziamento,
quali iniziative urgenti di competenza il Governo intenda assumere al fine di garantire la continuità e la stabilità dei lavoratori dei call center interessati da questo cambio di società aggiudicataria dell'appalto INPS-INAIL;
quali iniziative si intendano porre in essere al fine di provvedere alla salvaguardia retributiva dei numerosi lavoratori di aziende operanti nel settore dei call center, che assai spesso godono di una retribuzione non proporzionata alla quantità e qualità del lavoro e insufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa.
PISANU, DINI - Al Ministro degli affari esteri - (4-05222)
(Già 3-01139)