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Timestamp: 2013-12-06 01:36:41+00:00
Document Index: 68982129

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 66', 'art. 66', 'art. 66', 'art. 36', 'sentenza ', 'art. 491', 'art. 66', 'art. 66', 'art. 66', 'art. 102', 'art. 66']

Berlusconi va giudicato dal Parlamento, lo dice la Costituzione | STAMPA LIBERA
DOMINIO E POTERE (5019)
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Berlusconi va giudicato dal Parlamento, lo dice la Costituzione 11 settembre 2013 | Autore Redazione | Stampa articolo
BERLUSCONI RICUSI I SENATORI OSTILI EX ARTT. 35-44 C.P.P.
Enuncio qui un ulteriore metodo difensivo che avrebbe possibilità di salvare il seggio di Berlusconi, quindi anche la sua libertà personale oltreché l’agibilità politica: Berlusconi potrebbe ricusare i senatori che si sono dichiarati già per la sua decadenza o che hanno interesse ad essa. Qualora la ricusazione sia respinta, potrà sostenere l’illegittimità del provvedimento di sua decadenza e contestare l’intero sistema.
Berlusconi dunque ricusi tutti i senatori grillini e pidini che hanno anticipato il loro voto, ossia che hanno anticipato che voteranno per la sua decadenza. Se la ricusazione non verrà accolta, se quei senatori voteranno egualmente, Berlusconi potrà contestare questa violazione del fair judgement davanti alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, e dichiarare che la sua estromissione dal Senato sia illegittima e dimostri che tutto il sistema viola le garanzie fondamentali.
Come esposto nel mio precedente pezzo, “Art. 66 Cost.: autodichia”, il giudizio sull’ineleggibilità o decadenza dei suoi membri che l’art. 66 della Costituzione devolve a ciascuna Camera è un vero e proprio giudizio, un atto giurisdizionale, non politico – un atto che deve applicare il diritto.
Ma se, per l’art. 66, il Senato (e la giunta) sono (funzionalmente) giudici in questo còmpito, allora sono giudici anche i singoli membri del Senato; ne consegue che, applicando i principi fondamentali del giusto processo e le norme del vigente codice di procedura civile, B. ha il diritto di ricusare quei Senatori-giudici che, ad esempio, abbiano già espresso, nel procedimento ex art. 66, pareri su quello che dovrà essere il giudizio del Senato sulla decadenza, cioè che abbiano espresso un loro pre-giudizio o un loro desiderio; o se abbia vantaggio dall’esito del giudizio; o se sussistano gravi motivi di convenienza. La ricusazione sospende il giudizio fino alla decisione su di essa. Competente a decidere sulla ricusazione, in questo caso, mancando una previsione normativa, credo potrebbe essere una sezione della Corte di Cassazione diversa da quella che ha giudicato B. ultimamente.
La materia è disciplinata dagli artt. 35-44 del codice di procedura penale.
Art. 35 Incompatibilità per ragioni di parentela, affinità o coniugio 1. Nello stesso procedimento non possono esercitare funzioni, anche separate o diverse, giudici che sono tra loro coniugi, parenti o affini fino al secondo grado.
Art. 36 Astensione 1. Il giudice ha l’obbligo di astenersi: a) se ha interesse nel procedimento o se alcuna delle parti private o un difensore è debitore o creditore di lui, del coniuge o dei figli; b) se è tutore, curatore, procuratore o datore di lavoro di una delle parti private ovvero se il difensore, procuratore o curatore di una di dette parti è prossimo congiunto (307-4 c.p.) di lui o del coniuge; c) se ha dato consigli o manifestato il suo parere sull’oggetto del procedimento fuori dell’esercizio delle funzioni giudiziarie; d) se vi è inimicizia grave fra lui o un suo prossimo congiunto (307-4 c.p.) e una delle parti private; e) se alcuno dei prossimi congiunti (307-4 c.p.) di lui o del coniuge è offeso o danneggiato dal reato o parte privata; f) se un prossimo congiunto di lui o del coniuge svolge o ha svolto funzioni di pubblico ministero; g) se si trova in taluna delle situazioni di incompatibilità stabilite dagli artt. 34 e 35 e dalle leggi di ordinamento giudiziario (18; 19 ord. giud.); h) se esistono altre gravi ragioni di convenienza. 2. I motivi di astensione indicati nel comma 1 lett. b) seconda ipotesi e lett. e) o derivanti da incompatibilità per ragioni di coniugio o affinità, sussistono anche dopo l’annullamento, lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio. 3. La dichiarazione di astensione è presentata al presidente della Corte o del tribunale che decide con decreto senza formalità di procedura (125). 4. Sulla dichiarazione di astensione del presidente del tribunale decide il presidente della corte di appello; su quella del presidente della corte di appello decide il presidente della corte di cassazione .
Art. 37 Ricusazione 1. Il giudice può essere ricusato dalle parti: a) nei casi previsti dall’art. 36 comma 1 lett. a), b), c), d), e), f), g); b) se nell’esercizio delle funzioni e prima che sia pronunciata sentenza, egli ha manifestato indebitamente il proprio convincimento sui fatti oggetto dell’imputazione. 2. Il giudice ricusato non può pronunciare né concorrere a pronunciare sentenza fino a che non sia intervenuta l’ordinanza che dichiara inammissibile o rigetta la ricusazione (41). Art. 38 Termini e forme per la dichiarazione di ricusazione 1. La dichiarazione di ricusazione può essere proposta (41), nell’udienza preliminare, fino a che non siano conclusi gli accertamenti relativi alla costituzione delle parti (420); nel giudizio, fino a che non sia scaduto il termine previsto dall’art. 491 comma 1; in ogni altro caso, prima del compimento dell’atto da parte del giudice. 2. Qualora la causa di ricusazione sia sorta o sia divenuta nota dopo la scadenza dei termini previsti dal comma 1, la dichiarazione può essere proposta entro tre giorni. Se la causa è sorta o è divenuta nota durante l’udienza, la dichiarazione di ricusazione deve essere in ogni caso proposta prima del termine dell’udienza. 3. La dichiarazione contenente l’indicazione dei motivi e delle prove è proposta con atto scritto ed è presentata, assieme ai documenti, nella cancelleria del giudice competente a decidere (40). Copia della dichiarazione è depositata nella cancelleria dell’ufficio cui è addetto il giudice ricusato. 4. La dichiarazione, quando non è fatta personalmente dall’interessato, può essere proposta a mezzo del difensore o di un procuratore speciale (122). Nell’atto di procura devono essere indicati, a pena di inammissibilità, i motivi della ricusazione.
In effetti, l’art. 66 è un articolo disperato: da un lato prescrive un giudizio secondo legalità, non di parte; dall’altra i giudici sono molto di parte, essendo alleati o avversari politici. Quindi l’art. 66 prescrive l’impossibile. O meglio: prescrive una finzione.
ART. 66 COST.: AUTODICHIA E DIVISIONE DEI POTERI
UNA CORRETTA SOLUZIONE COSTITUZIONALE PER B E PER IL GOVERNO?
L’art. 66 Cost. stabilisce che sono le camere a giudicare (sì, la Costituzione dice proprio: giudicare) sull’eleggibilità e sull’incompatibilità ciascuna dei suoi propri membri. Questo tipo di giudizio si definisce “autodikìa” (autogiustizia) e si tratta di un vero e proprio giudizio, di un atto di applicazione del diritto oggettivo, non di un atto politico o legislativo.
La funzione di questa norma costituzionale, notoriamente, è quella di tutelare l’indipendenza delle camere nelle persone dei loro membri, quali espressioni dirette della volontà-sovranità popolare, contro la possibilità di ingerenze, condizionamenti, intimidazioni, arresti abusivi da parte di portatori del potere giudiziario, ossia di magistrati.
L’autodikìa è una deroga al principio di separazione dei poteri, secondo il quale il potere giudiziario deve essere esercitato dai giudici soltanto. Scrive Wikipedia alla voce autodichia: “la generalità delle costituzioni prevede l’autodichia del parlamento (ed eventualmente di altri organi costituzionali) in relazione a controversie riguardanti atti e attività che si svolgono al suo interno (i cosiddetti interna corporis), in modo da sottrarlo ad ingerenze di altri poteri dello Stato e salvaguardare così la sua indipendenza. In campo parlamentare, il principio di autodichia riguarda essenzialmente “il diritto del Parlamento di essere giudice delle controversie che riguardano i propri dipendenti”. La Corte costituzionale ha stabilito la legittimità di tale forma di giurisdizione, ritenendo che deroghe al divieto costituzionale di istituire giudici speciali (art. 102, 2º co. Cost.) sono ammissibili “nei confronti degli organi immediatamente partecipi del potere sovrano dello Stato, situati ai vertici dell’ordinamento, in posizione di assoluta autonomia ed indipendenza”.”
Di fronte a un caso come il caso B., l’art. 66 Cost. Comporta pertanto che il Senato non debba e non possa affatto recepire acriticamente (“rispettosamente”) la sentenza, ma che esso dovrà indagare e assicurarsi, ai fini suddetti,
-che le norme in questione non appaiano incostituzionali – nel qual caso il Senato dovrebbe rimetterle alla Corte Costituzionale per la sua valutazione;
-che effettivamente prescrivano la decadenza degli eletti e non solo l’incandidabilità di chi non è ancora eletto;
-che le norme stabilenti l’ineleggibilità, l’incandidabilità o la decadenza non abbiano carattere penale, perché in tal caso non potrebbero essere applicate a fatti anteriori al loro venire in essere;
-che i giudici che hanno condannato B. abbiano operato nel rispetto dei principi fondamentali di indipendenza e di neutralità (quindi devono valutare se le dichiarazioni del presidente della Corte dr Esposito rivelino pregiudizio od ostilità verso B.);
-che i detti giudici abbiano rispettato i diritti della difesa e del giusto processo (quindi che non gli abbiano, ad es., impedito di portare testimoni rilevanti a sua difesa, come egli sostiene);
-che i giudici abbiano motivato la condanna, e che non lo abbiano fatto in modo fittizio o con palesi forzature, tali da suggerire un intento persecutorio.
Solo se tutti questi punti saranno soddisfatti, il Senato potrà legittimamente dichiarare decaduto B. Si noti come, con rare eccezioni, i suoi avversari politici disconoscano la doverosità delle verifiche suddette.
Naturalmente, nel fare queste valutazioni, la giunta e poi il Senato devono tener conto anche del fatto che B. ha subito un altissimo numero di indagini penali da quando è in politica, e indagare se vi sia il fumus di una strategia politico-giudiziaria contro di lui.
Dovranno anche tener conto di fattori generali, ossia:
-dell’alto grado di partiticizzazione dei magistrati in Italia, paese in cui, senza che nessuna istituzione di garanzia reagisca, molti magistrati dichiarano pubblicamente e liberamente di coordinare le loro azioni e il loro uso di poteri giudiziari a fini politici e ideologici; sicché il grado-base di probabilità di uso improprio dello strumento giudiziario è elevato;
-della bassissima qualità media della giustizia italiana, che si colloca a livello di Africa nera (157° posto al mondo) e che viene continuamente condannata dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per violazione delle regole del giusto processo.
In tutto questo procedimento, o processus judicii, a B. deve essere dato modo di difendersi portando prove, ad esempio, dell’intendo persecutorio o della non-neutralità dei suoi giudici.
07/09/13 Marco Della Luna
Pubblicato in DOMINIO E POTERE 7 Commenti a “Berlusconi va giudicato dal Parlamento, lo dice la Costituzione” Giovanni:
11 settembre 2013 at 19:37
Se lo vogliono far cadere lo faranno, questo è il punto.
Rispondi fiorella:
11 settembre 2013 at 20:13
Ho sperato (inutilmente) che almeno su questa penosa questione non avrei letto nulla su questo sito e invece puntuale arriva l’articolo, confuso, sgrammaticato e assurdo nella pretesa giuridicità delle argomentazioni.
Cuffaro e Cosentino sono andati dignitosamente in galera per molto meno, dimostrando di avere un loro codice d’onore. Per B. vergogna italiana, tutti si sbracciano a raffazzonar questioni.
Spero che voi di STAMPA LIBERA evitate in futuro di cadere così in basso.
Rispondi mingozzi:
13 settembre 2013 at 01:35
Cara sig.ra/sig.ina Fiorella, io invece mai avrei scommesso di leggere su questo bel sito libero,una farneticazione politica e mi permetta,ignorante,come la Sua.A parte l’evidenza della volonta’ di disfarsi di un nemico con tutti i mezzi a disposizione,qui stiamo parlando di una persona i cui diritti sono stati calpestati e ne consegue che lo sono stati anche quelli di 70 milioni di italiani.La saluto con la vana speranza che Lei possa essere la sola in tutta la sua sinistra a pensarla cosi’.
11 settembre 2013 at 20:17
Ho scritto “evitate” per un refuso, intendevo scrivere “evitiate”
11 settembre 2013 at 20:34
Egregio dott. Della Luna,
seppur ho letto dei suoi articoli interessanti, questa volta Lei ha talmente toppaco che non vale neanche la pena di leggere il suo articolo sino in fondo. Lei toppa dalle fondamenta del suo ragionamento….
Al di la del giudizio politico sul politico Berlusconi e morale sull’uomo Berlusconi, che ogni cittadino ha modo di esprimere a suo personale giudizio, in punta di diritto, in tema di ricusazione la sua tesi fa acqua da tutte le parte in quanto, volendo seguire il suo ragionamento, allora andrebbero anche ricusati tutti i senatori del pdl che non solo avrebbero un grande vantaggio a livello politico ( e non solo) ma che da sempre si sono espressi contro la decadenza di Berlusconi. In parlamento siedono uomini politici e quindi, in quanto tale, esprimono pensieri e giudizi politici, e non può essere diversamente.
Non vale la pena neanche di continuare la discussione, quello che più mi dispiace è che in italia ci si riduca sempre, ogni discussione, a livello di fazioni, senza tenere un atteggiamento neutro, oggettivo e distaccato. Questo purtroppo poi fa venire meno anche la fiducia sulla bontà e/o tenuta in termini di concretezza di ragionamento di altri suoi scritti o tesi che avrebbero invece assai più valore.
Me ne dispiace in quanto chi desidera effettivamente cambiare il sistema e proporre delle serie alternative dovrebbe uscire da questo squallido gioco dei pro o anti Berlusconi, che, in fondo, è parte del sistema anche se sicuramente non ne è un pezzo da 90 a livello mondiale.
Rispondi svetrone:
11 settembre 2013 at 22:43
Eh si…povera Italia, paese di “azzeccagarbugli”.
Hai voglia a parlar di scie chimiche, signoraggio e massimi sistemi. Qui siamo ancora all’ABC..
Trovare simili discettazioni su giornaletti come la Repubblica o Libero mi sembra normale. Mi fa un po’ tristezza leggerle sul vostro sito.
12 settembre 2013 at 11:31
Ormai la Merckel ha deciso l’eliminazione di Berlusconi amico di Putin.
Intanto lei fa affari d’oro con i russi,nell’ultimo G20 si strusciava contro Putin,unico sbocco reale di mercato per la spazzutura tedesca.
E l’Italia perde punti del PIL a rotta di collo.
« I morti e i fronti della Turchia, interventista in Siria