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Timestamp: 2020-01-28 17:45:37+00:00
Document Index: 57646510

Matched Legal Cases: ['art. 1277', 'art. 19', 'art. 19', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 19', 'art. 19']

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da Daniele Minussi | Nov 17, 2019 | Tributi
Con il decreto legge 124/2019 (meglio conosciuto come DEF 2019) tra le altre cose, è stato ancora una volta variato il tetto massimo ai pagamenti che possono essere effettuati utilizzando denaro contante. Dal prossimo luglio 2020 fino al 31 dicembre 2021 si potranno utilizzare contanti fino all’importo di euro 1999, oltre tale data fino all’importo di euro 999.
A noi non interessa fare alcuna considerazione di ordine politico o di opportunità, ma un discorso di carattere puramente tecnico. La prima cosa da riferire al riguardo è quella di mettere a fuoco la norma fondamentale costituita dall’art. 1277 codice civile, ai sensi del quale “I debiti pecuniari si estinguono con moneta avente corso legale nello Stato al tempo del pagamento e per il suo valore nominale.” Che la moneta avente corso legale possa consistere nei biglietti di banca, corrisponde ad un dato d’esperienza comune.
A questa regola sono state nel corso degli anni poste limitazioni via via sempre più stringenti fino all’ultima di poche settimane fa. Ma vediamo, sia pure in via di estrema sintesi, il minuetto delle disposizioni che si sono succedute nel tempo. Iniziamo dal 2006: a quel tempo non era indispensabile “tracciare” i pagamenti, pur vigendo già il limite per la possibilità di utilizzare i contanti, il cui importo per singolo pagamento non poteva eccedere euro 12.500. Dal 4 luglio di quell’anno venne introdotto l’obbligo negli atti notarili di vendita immobiliare di indicare anche le modalità di pagamento del prezzo.
Da quel momento in poi si può ben dire che sia seguita una sarabanda di interventi normativi, anche in contraddizione l’uno rispetto all’altro. Così, di seguito, dal 29 dicembre 2007 fa introdotta, allo scopo di contrastare il riciclaggio di denaro, la previsione della c.d. “adeguata verifica” che consiste nella valutazione della congruenza della situazione personale dell’acquirente rispetto alla capacità economica manifestata con l’acquisto.
Dal 30 aprile 2008 il limite della utilizzabilità del denaro contante venne drasticamente ridotto al limite di euro 5000, per di più aggiungendo il cosiddetto “cumulo”. Se Tizio avesse pagato a Caio per lo stesso affare in tempi diversi somme in contanti, ai fini dell’apprezzamento dell’eventuale superamento del predetto limite di euro 5000, tutti questi singoli pagamenti avrebbero dovuto essere tra loro cumulati.
Dal 25 giugno 2008 e fino al 3 novembre 2009 si ripristinò il “vecchio” limite di euro 12.500, pur permanendo le altre prescrizioni già descritte. Dal 31 maggio 2011, ancora una volta il limite venne ristretto ad euro 5000. Questo non bastava ancora: così dal 13 agosto dello stesso anno si verificò un ulteriore “giro di vite”. La nuova limitazione si pose sulla soglia di euro 2.500. Come si sa, il legislatore è instancabile: ancora nel 2011, precisamente a far tempo dal 6 dicembre, il limite venne ancora abbassato in maniera draconiana fino ad euro 1000, ove rimase per qualche anno.
Dal 1° gennaio 2016 la soglia venne, questa volta, incrementata ad euro 3000, che è l’attuale livello vigente. Come detto nelle prime righe di questo articolo, l’anno venturo però si andrà ad euro 2000 dal 1° luglio, per poi “convergere” nuovamente a 1000 euro dal 1° gennaio 2022, ovviamente semprechè qualcuno non ci ripensi, cambiando ancora le carte in tavola.
Dov’è il problema? Va chiarito al riguardo che nel sistema normativo vale, in generale, la regola secondo la quale “tempus regit actum”. Cosa significa? Che per giudicare un fatto (nel nostro caso la legittimità dell’esecuzione di un pagamento) occorre fare riferimento alla legge vigente in quel preciso momento in cui esso venne compiuto. Se Paolo ha pagato 4500 euro in contanti a Giulio nel tempo che intercorre tra il 2006 e oggi, per vedere se è sanzionabile oppure se la sua condotta è conforme a legge, occorre andare a verificare il giorno preciso in cui questo pagamento è stato eseguito. Soltanto così si può capire, in base alla legge vigente a quel tempo, se il suo comportamento può essere considerato legittimo o no. Insomma: è necessario andare in giro con la tabellina e il calendario e, come sappiamo, l’ignoranza della legge non è scusabile.
da Guido Brotto | Set 22, 2019 | Tributi
L’Agenzia delle Entrate si è espressa in riferimento al trasferimento a terzi della prima casa, entro i cinque anni dal suo acquisto, in esecuzione di un accordo di separazione omologato dal Tribunale. Sul punto, l’Ente di riscossione ha avuto modo di statuire che non si verifica un’ipotesi di decadenza dall’agevolazione prima casa.
Un contribuente ha fatto presente all’Amministrazione Finanziaria di aver acquistato insieme al coniuge nel 2015 un immobile abitativo usufruendo dell’agevolazione prima casa. Nel 2018 i coniugi si sono separati consensualmente con accordo omologato dal Tribunale e, in esecuzione dell’accordo, hanno venduto prima dei 5 anni a terzi la suddetta abitazione ripartendo il ricavato in parti uguali tra loro. Si è precisato, inoltre, che non vi è capacità economica per riacquistare un’altra prima casa per ciascun coniuge. Il contribuente ritiene di non decadere dall’agevolazione prima casa ai sensi dell’art. 19, L. 6 marzo 1987, n. 74, concernente l’esenzione da tutte le imposte e tasse per gli atti relativi ai procedimenti di separazione e divorzio.
La disciplina in materia di agevolazione prima casa prevede un’ipotesi di decadenza, qualora l’immobile venga alienato prima del decorso di cinque anni decorrenti dalla data del suo acquisto. In caso di vendita infra quinquennale è possibile evitare la decadenza solo riacquistando una prima di casa di abitazione[1] entro 12 mesi dalla vendita della prima casa. In caso di decadenza sono dovute le imposte ordinarie, oltre ad una sanzione del 30%.
Le agevolazioni in caso di separazione e divorzio
L’art. 19 della legge 6 marzo 1987, n. 74, prevede un’esenzione da imposte e tasse per tutti gli atti, i documenti e i provvedimenti relativi al procedimento di scioglimento del matrimonio o di cessazione dei suoi effetti civili. La Corte Costituzionale, con sentenza del 10 maggio 1999, n. 154, ha ritenuto applicabile la detta esenzione anche ai procedimenti di separazione.
Tra i molteplici provvedimenti della Suprema Corte sul tema, la sentenza n. 8104 del 29 marzo 2017, ha statuito che la vendita nel quinquennio all’altro coniuge per effetto di un accordo di separazione omologato non comporta decadenza dall’agevolazione prima casa e ciò proprio in forza di quanto normato dal suddetto art. 19 della L. 74 del 1987.
In altre termini, l’art. 19 è volto a favorire gli atti posti in essere dai coniugi nel momento della crisi coniugale, sottoposti al controllo dell’Autorità Giudiziaria e finalizzati a regolare i loro rapporti patrimoniali.
L’Agenzia delle Entrate con la circolare del 21 giugno 2012 n. 27/E e con la risoluzione del 9 settembre 2019 n. 80/E ritiene che non si verifichi la decadenza dall’agevolazione prima casa qualora:
uno dei coniugi trasferisca all’altro, prima del decorso del termine di 5 anni dall’acquisto, la propria quota della casa coniugale acquistata con le agevolazioni c.d. prima casa;
entrambi i coniugi vendano a terzi la propria casa coniugale, prima del decorso di 5 anni dall’acquisto, la casa familiare acquistata con le agevolazioni prima casa, a prescindere da come sia ripartito il ricavato.
Va precisato che anteriormente alla risoluzione n. 80/E, l’Amministrazione Finanziaria riteneva di escludere la decadenza dai benefici prima casa, solo nel caso in cui il coniuge, destinatario dei proventi derivanti dalla vendita della prima casa, avesse riacquistato un altro immobile da adibire ad abitazione principale entro un anno dall’alienazione.
Da oggi, dopo la risoluzione 80/E, è possibile ritenere che la vendita infra quinquennale della prima casa – in esecuzione di un accordo di separazione o di divorzio – non comporti mai, in ogni caso, la decadenza dai benefici prima casa.
[1] La prima casa di abitazione si distingue dalla prima casa, in quanto nel primo caso la casa deve essere adibita a residenza principale, mentre per la “sola” prima casa è sufficiente avere la residenza nel comune ove è ubicato l’abitazione.
da Guido Brotto | Ago 31, 2019 | Tributi
da Guido Brotto | Ago 19, 2019 | Tributi
La regola generale prevede che la base imponibile per calcolare l’imposta di registro e le imposte di successione e donazione, sia costituita dal valore venale del bene o del diritto alla data dell’atto. In determinati casi, tuttavia, il legislatore consente di utilizzare una base imponibile diversa dal prezzo dichiarato in atto e nello specifico permette di fare riferimento al valore catastale.
Quando è possibile utilizzare il valore catastale?
Il valore catastale può essere assunto come base imponibile per il calcolo di talune imposte nei casi in cui è possibile fare riferimento alla c.d. valutazione automatica e nei casi in cui è possibile fare riferimento al c.d. prezzo valore.
Cosa si intende per valutazione automatica?
La valutazione automatica è quel particolare meccanismo che inibisce all’Amministrazione Finanziaria di poter procedere ad un’azione di accertamento di valore qualora il valore dichiarato sia almeno pari a quello determinato automaticamente mediante l’applicazione alla rendita catastale dell’immobile dei moltiplicatori vigenti al momento della formazione dell’atto.
Il meccanismo della valutazione automatica è applicabile nei seguenti casi:
atti di divisione immobiliare senza conguagli ovvero con conguagli non superiore al 5%;
ai trasferimenti immobiliari soggetti all’imposta di successione e donazione.
Il meccanismo non è applicabile a tutti gli immobili; in particolare, si dovrà fare riferimento al valore venale per gli immobili iscritti in catasto senza rendita catastale nonché per i terreni edificabili e i terreni non agricoli e non edificabili.
Cosa si intende per prezzo valore?
È un meccanismo che consente all’acquirente di richiedere che la base imponibile sia costituita dal valore catastale. Si differenzia dalla valutazione automatica in quanto il prezzo valore per operare deve conseguire ad una specifica opzione dell’acquirente. Qualora opzionato il prezzo valore, è preclusa all’Amministrazione Finanziaria la possibilità di procedere ad accertamento di valore, salvo che vi sia stata occultazione di corrispettivo.
Per poter opzionare il prezzo valore sono necessari dei requisiti oggettivi e un requisito soggettivo.
Dal lato oggettivo, si deve trattare di trasferimenti onerosi soggetti ad imposta di registro (ivi comprese le fattispecie assimilate, come i conguagli divisionali superiori al 5%), che abbiano ad oggetto fabbricati abitativi e/o loro pertinenze (anche se acquistate separatamente).
Dal lato soggettivo, il prezzo valore può essere opzionato solo da persone che dichiarano di non agire nell’esercizio di attività commerciali, artistiche o professionali.
Il modo più semplice per calcolare il valore catastale è quello di moltiplicare la rendita catastale dell’immobile per un determinato moltiplicatore fissato dalla legge.
Esempio: rendita catastale pari a euro 456,78 moltiplicata per il coefficiente di 115,5 = euro 52.758,09 (tale risultato rappresenta la base imponibile per calcolare l’imposta di registro ovvero l’imposta di successione o donazione, qualora ricorrano i requisiti per la prima casa).
Quali sono i moltiplicatori?
I coefficienti catastali a leggi vigenti sono i seguenti:
TIPOLOGIA IMMOBILI COEFFICIENTE
Fabbricati abitativi qualora ricorra l’agevolazione prima casa Rendita catastale moltiplicata per 115,5
Fabbricati appartenenti alle categorie catastali A e C (sono escluse le categoria A/10 e C/1) Rendita catastale moltiplicata per 126
Fabbricati in categoria catastale B Rendita catastale moltiplicata per 176,4
Fabbricati in categoria catastale A/10 (uffici) e gruppo D Rendita catastale moltiplicata per 63
Fabbricati in categoria catastale C/1 (negozi e botteghe) e gruppo E Rendita catastale moltiplicata per 42,84
Terreni agricoli Reddito dominicale moltiplicato per 112,5
da Guido Brotto | Ago 18, 2019 | Tributi
da Guido Brotto | Giu 24, 2019 | Tributi