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Timestamp: 2020-08-13 18:18:05+00:00
Document Index: 57159356

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 96', 'art. 385', 'art. 385', 'art. 13', 'art. 27', 'art. 58', 'art. 1944', 'art. 385', 'art. 1226', 'art. 385', 'art. 2', 'art. 13']

Sentenza Cassazione Civile n. 26911 del 23/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26911 del 23/12/2016
Cassazione civile, sez. VI, 23/12/2016, (ud. 03/11/2016, dep.23/12/2016), n. 26911
sul ricorso 5174/2015 proposto da:
ITALFONDIARIO S.P.A., C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in
ROMA, VIA CRESCENZIO 107, presso lo studio dell’avvocato ANNALISA
PUCILLO, rappresentato e difeso dall’avvocato ALFREDO ARIA, giusta
avverso la sentenza n. 2586/2014 della CORTE D’APPELLO di MILANO,
emessa l’11/06/2014 e depositata il 03/07/2014;
udito l’Avvocato Massimo Panzarani (delega Avvocato Federico
Pergami), per i ricorrenti, che si riporta al ricorso.
“1. La società Itafondiario s.p.a. nel 2009 ha chiesto ed ottenuto dal Tribunale di (Lecco un decreto ingiuntivo nei confronti di) F.F. e C.A., fideiussori della società G.A. s.p.a..
Gli intimati hanno proposto opposizione al decreto, rigettata dal Tribunale con sentenza 17.3.2010 n. 158.
La Corte d’appello di Milano, adita dai soccombenti, ha rigettato il gravame con sentenza 3.7.2014 n. 2586.
La sentenza d’appello è stata impugnata per cassazione da F.F. e C.A., con ricorso fondato su un motivo.
2. Con l’unico motivo di ricorso i ricorrenti sostengono che la Corte d’appello non avrebbe esaminato un fatto decisivo, incorrendo nell’errore previsto dall’art. 360 c.p.c., n. 5.
Il “fatto” che il giudice di merito avrebbe omesso di esaminare, secondo la prospettazione del ricorrenti, sarebbe il seguente: che essendo il debitore principale fallito, se il fideiussore adempisse la sua obbligazione il creditore (potrebbe) poi insinuarsi al passivo fallimentare, ottenendo due volte l’adempimento della medesima obbligazione, senza che il fideiussore possa opporvisi o controllare che ciò non accade.
Il creditore ha facoltà di escutere il patrimonio del fideiussore come e quando crede, vi sia stato o meno il fallimento del debitore. La circostanza che un creditore, soddisfatto dal garante, possa poi escutere anche il debitore principale è scongiurata dalle norme sulla ripetizione dell’indebito, e comunque sussiste con riferimento a qualunque tipo di garanzia e per tutti i tipi di obbligazione.
4. Si propone pertanto il rigetto del ricorso e la condanna dei ricorrenti ex art. 96 c.p.c., attesa la rara pochezza della tesi giuridica sostenuta dai ricorrenti”.
4. Il Collegio condivide, altresì, la proposta del relatore di condanna dei ricorrenti d’ufficio per responsabilità aggravata, ex art. 385 c.p.c., comma 4.
4.1. Al presente giudizio, infatti, è applicabile ratione temporis l’art. 385 c.p.c., comma 4, a norma del quale “quando pronuncia sulle spese (…) la Corte, anche d’ufficio, condanna (…) la parte soccombente al pagamento, a favore della controparte, di una somma, equitativamente determinata, non superiore al doppio dei massimi tariffari, se ritiene che essa ha proposto il ricorso o vi ha resistito anche solo con colpa grave”.
Tale norma è stata introdotta dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40, art. 13 e, per espressa previsione dell’art. 27, comma 2, del medesimo Decreto, si applica ai ricorsi per cassazione proposti avverso le sentenze pubblicate a decorrere dalla data di entrata in vigore del decreto medesimo, avvenuta il 2 marzo 2006.
Tuttavia, per espressa previsione della stessa L. n. 69 del 2009, art. 58 “le disposizioni della presente legge che modificano il codice di procedura civile (…) si applicano ai giudizi instaurati dopo la data della sua entrata in vigore”, vale a dire dopo 4 luglio 2009.
(b) il giudizio in primo grado è iniziato il 30.3.2009, e dunque prima del 4 luglio 2009.
4.2. Ciò posto circa la disciplina applicabile, questa Corte ritiene che agire o resistere in giudizio con mala fede o colpa grave vuol dire azionare la propria pretesa, o resistere a quella avversa, con la coscienza dell’infondatezza della domanda o dell’eccezione; ovvero senza aver adoperato la normale diligenza per acquisire la coscienza dell’infondatezza della propria posizione.
Nel caso di specie, i ricorrenti sono fideiussori, condannati dal giudice di merito ad adempiere la propria obbligazione nei confronti del creditore garantito. A fronte di questa condanna, i ricorrenti hanno allegato in buona sostanza che essa sarebbe erronea, perchè il fideiussore non potrebbe essere escusso dal creditore principale se questi non abbia prima aggredito il debitore principale, fallito.
Si tratta di un principio in contrasto frontale con le chiare e risalenti regole risultanti dall’art. 1944 c.c., comma 2.
I ricorrenti vanno dunque condannati di ufficio ai sensi dell’art. 385 c.p.c., nel testo applicabile ratione temporis, al pagamento in favore della parte intimata, in aggiunta alle spese di lite, d’una somma equitativamente determinata a titolo di risarcimento del danno.
Tale somma va determinata assumendo a parametro di riferimento l’importo delle spese dovute alla parte vittoriosa per questo grado di giudizio, e nella specie può essere fissata in via equitativa ex art. 1226 c.c., nell’importo di Euro 7.800, oltre interessi legali dalla data di pubblicazione della presente ordinanza.
5. Le spese del presente grado di giudizio vanno a poste a carico dei ricorrenti, ai sensi dell’art. 385 c.p.c., comma 1 e sono liquidate nel dispositivo.
(-) condanna F.F. e C.A., in solido, al pagamento in favore di Italfondiario s.p.a. della somma di Euro 7.800, oltre interessi legali dalla data di pubblicazione della presente ordinanza;
(-) condanna F.F. e C.A., in solido, alla rifusione in favore di Italfondiario s.p.a. delle spese del presente grado di giudizio, che si liquidano nella somma di Euro 7.800, di cui Euro 200 per spese vive, oltre I.V.A., cassa forense e spese forfettarie D.M. 10 marzo 2014, n. 55, ex art. 2, comma 2;
(-) dà atto che sussistono i presupposti previsti dal D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, per il versamento da parte di F.F. e C.A., in solido, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l’impugnazione.