Source: https://gruppodinterventogiuridicoweb.com/2016/09/21/la-normativa-regionale-sullattivita-estrattiva-non-puo-derogare-alla-disciplina-nazionale-di-tutela-ambientale-e-del-paesaggio/
Timestamp: 2017-04-28 23:40:42+00:00
Document Index: 58999577

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 3', 'art. 145', 'art. 117', 'art. 4', 'art. 146', 'art. 23', 'art. 145', 'art. 23', 'art. 15', 'art. 117', 'art. 9', 'art. 146']

La normativa regionale sull’attività estrattiva non può derogare alla disciplina nazionale di tutela ambientale e del paesaggio. | Gruppo d'Intervento Giuridico onlus
> acqua, biodiversità, difesa del territorio, giustizia, inquinamento, Italia, paesaggio, pianificazione, rifiuti, sostenibilità ambientale	> La normativa regionale sull’attività estrattiva non può derogare alla disciplina nazionale di tutela ambientale e del paesaggio.	La normativa regionale sull’attività estrattiva non può derogare alla disciplina nazionale di tutela ambientale e del paesaggio.
Il Giudice delle leggi ha, in pratica, demolito l’impianto normativo predisposto dalla Regione Liguria per la gestione delle attività di cava in rapporto con le normative di tutela ambientale.
In primo luogo, ha voluto ricordare che la tutela dell’ambiente s’identifica nel nostro Ordinamento un valore costituzionalmente protetto, una sorta di “materia trasversale” (Corte cost., n. 407/2002). Proprio la trasversalità della materia implica l’intersezione con “competenze diverse che ben possono essere regionali”, con la conseguenza che allo Stato sarebbe riservato solo “il potere di fissare standards di tutela uniformi sull’intero territorio nazionale, senza peraltro escludere in questo settore la competenza regionale alla cura di interessi funzionalmente collegati con quelli propriamente ambientali” (sentenza n. 407 del 2002). Alle Regioni non è consentito apportare deroghe peggiorative rispetto ai parametri minimi di tutela dell’ambiente fissati dalla normativa statale (Corte cost. n. 300/2013).
Non può, quindi, che essere illegittimo vincolo di mero raccordo (art. 3, comma 1°, della legge regionale Liguria n. 6/2015) fra piano regionale delle attività estrattive e piano territoriale di coordinamento paesistico, perché altera decisamente il principio di prevalenza gerarchica del piano paesaggistico, di cui all’art. 145 del decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i. (codice dei beni culturali e del paesaggio), esplicativo della competenza statale esclusiva ai sensi dell’art. 117, comma secondo, lettera s, cost.
Analogamente illegittima l’assenza (art. 4, comma 1°, della legge regionale Liguria n. 6/2015) al momento dell’adozione del piano regionale delle attività estrattive del rapporto ambientale, documento fondamentale per la procedura di valutazione ambientale strategica (V.A.S.) disposta dagli artt. 11, comma 5°, e 13, commi 1° e 3°, del decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i. (codice dell’ambiente).
Illegittima anche la previsione di inconferenti “margini di flessibilità” (artt. 8, comma 3°; 11, comma 2°; 17, commi 2° e 3°; 24, commi 1° e 2°, della legge regionale Liguria n. 6/2015) fra autorizzazione all’attività estrattiva e precedente autorizzazione paesaggistica, in palese violazione dell’art. 146, comma 4°, del codice dei beni culturali e del paesaggio. Dichiarate incostituzionali anche le previsioni di modifica del piano regionale delle attività estrattive (art. 23, comma 1°, della legge regionale Liguria n. 6/2015) senza il coinvolgimento del Ministero per i Beni e Attività Culturali e il Turismo, in violazione dell’art. 145, comma 5°, del decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i., dell’incremento fino al 25% dell’area di cava (art. 23, comma 2°, della legge regionale Liguria n. 6/2015) senza previsione di piano in quanto “irrilevante”, perché in violazione del principio di co-pianificazione di cui agli artt. 135, 143 e 156 del codice dei beni culturali e del paesaggio.
Infine illegittima anche la previsione della mera segnalazione certificata di inizio attività (SCIA) per riempimenti dei siti di cava (art. 15, commi 1° e 2°, della legge regionale Liguria n. 6/2015) in violazione degli artt. 208, 214 e 216 del codice dell’ambiente, anch’esso attuativo della competenza statale esclusiva in materia ai sensi dell’art. 117, comma 2°, lettera s, cost.
Un freno alla cattiva attività legislativa delle Regioni e delle Province autonome in danno all’ambiente e al paesaggio.
dalla Rivista telematica di diritto ambientale Lexambiente, 19 settembre 2016
Corte Costituzionale sent. 210 del 16 settembre 2016.
Oggetto: Ambiente – Norme della Regione Liguria – Modifiche alla legge regionale n. 12 del 2012 [Testo unico sulla disciplina dell’attività estrattiva] – Piano Territoriale Regionale delle Attività di Cava – Previsione che il piano viene predisposto in raccordo con la pianificazione territoriale paesaggistica e urbanistica;
Formazione ed approvazione del Piano – Soppressione della previsione della necessaria presentazione del rapporto ambientale, redatto sulla base del rapporto preliminare del d.lgs. n. 03/04/2006 n. 152.
Autorizzazione all’esercizio dell’attività estrattiva – Previsione che il provvedimento di autorizzazione contiene, tra l’altro, “l’individuazione dei margini di flessibilità dell’autorizzazione paesaggistica, per l’esecuzione degli interventi che non si configurano come variante sotto il profilo paesaggistico”;
Varianti all’autorizzazione – Previsione che le varianti devono acquisire la preventiva acquisizione dell’autorizzazione paesaggistica, ove si tratti di varianti non rientranti nei margini di flessibilità stabiliti;
Permesso di ricerca – Previsione che il permesso contiene l’individuazione degli elementi essenziali caratterizzanti il programma dei lavori di ricerca e l’individuazione dei margini di flessibilità dell’autorizzazione paesaggistica – Previsione che talune varianti al permesso sono eseguibili mediante SCIA, allegando gli elaborati progettuali, ferma restando la preventiva acquisizione dell’autorizzazione paesaggistica, ove si tratti di varianti non rientranti nei margini di flessibilità stabiliti;
Norme transitorie relative all’autorizzazione paesaggistica – Richiamo ai “margini di flessibilità” di cui all’art. 9, comma 2, lett. c-bis), della legge regionale n. 12 del 2012, per le autorizzazioni all’esercizio dell’attività estrattiva in corso e per le attività di vigilanza e sanzionatorie;
Riutilizzo di materiali – Disciplina del recupero e lavorazione di materiali di provenienza esterna, estratti da altre cave ovvero derivanti da demolizioni, restauri o sbancamenti – Previsione del rilascio del titolo autorizzativo ad esercitare le attività di recupero mediante la presentazione al SUAP di una SCIA;
Previsione che le modifiche al Piano approvato ai sensi della legge regionale n. 12 del 1979, che conserva efficacia fino all’entrata in vigore del Piano Regionale dell’Attività di cava di cui alla legge regionale n. 12 del 2012, sono approvate dalla Giunta regionale.
Inoltre, va rilevato che il rapporto di necessaria presupposizione, stabilito dall’art. 146, comma 4, del codice dei beni culturali e del paesaggio, tra l’autorizzazione paesistica e l’autorizzazione all’esercizio dell’attività estrattiva, impone che quest’ultima non possa avere dei contenuti, come i detti «margini di flessibilità», che non risultino già previsti e disciplinati nell’autorizzazione paesistica, non essendo consentito al legislatore regionale di introdurre, ex novo, categorie concettuali ed istituti idonei, per la loro indeterminatezza, a cagionare l’elusione dei precetti statali
(foto A.G., E.R., S.D., archivio GrIG)
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