Source: http://www.ateneoweb.com/taxelex-documento/risoluzione-agenzia-entrate-n-393-del-20102008.html
Timestamp: 2016-12-04 16:23:25+00:00
Document Index: 164125888

Matched Legal Cases: ['art. 11', 'art. 10', 'art. 817', 'art. 60', 'art. 10', 'art. 31', 'art. 10', 'art. 60', 'art.10']

Risoluzione Agenzia Entrate n. 393 del 20.10.2008
Interpello ai sensi dell'art. 11 della legge n. 212 del 2000 - Cessione di
un complesso immobiliare appartenente alla categoria catastale D/1 in favore
di un Ente pubblico. Imponibilità IVA. Art. 10, primo comma, n. 8-ter) del
D.P.R. n. 633 del 1972
l'interpretazione dell'art. 10 comma 1 del DPR n. 633 del 1972,
Nel corso del 2006, Alfa S.p.A. ha conferito ad altra
Società un
ramo d'azienda comprendente un complesso immobiliare costituito da:
- un edificio strumentale classificato in categoria catastale D/1;
- un appartamento classificato in categoria catastale A/3, costituente parte
del bene di cui sopra.
Il citato complesso immobiliare, dichiarato di interesse architettonico e
storico (in quanto tale sottoposto alle vigenti disposizioni di tutela di
cui ai Decreti Legislativi n. 42/2004 e n. 156/2006 che, tra l'altro,
prevedono che il Ministero per i beni e le attività culturali, le Regioni
od altro Ente pubblico territoriale possano esercitare la facoltà di
acquistare in via di prelazione i beni alienati a titolo oneroso o conferiti
in società, al medesimo prezzo stabilito nell'atto di alienazione, ovvero al medesimo valore attribuito nell'atto di conferimento)
dalla Regione.. nel corso del 2007, mediante un Decreto del Dirigente
Generale, avvalendosi delle prerogative di legge.
Ciò premesso, l'istante chiede di conoscere se l'operazione debba essere o
meno assoggettata all'IVA e, in caso affermativo, se alla cessione dell'unità accatastata come A/3, ove non sussista il vincolo pertinenziale
ex art. 817 del c.c. rispetto al complesso immobiliare principale classificato nella categoria catastale D/1, sia applicabile il regime di
La Società istante ritiene che la cessione del complesso immobiliare in
questione, in quanto effettuata nei confronti di un Ente pubblico locale che non ha acquisito detto bene nell'esercizio di impresa, sia soggetta
all'applicazione dell'IVA con aliquota ordinaria del 20%.
Al riguardo si ritiene che nessun rilievo può avere, al fine di escludere
l'applicazione dell'IVA, la circostanza che la cessione di cui trattasi sia
stata effettuata nell'ambito di un procedimento per l'acquisizione, in via
di prelazione, del complesso immobiliare da parte dell'Ente locale ai sensi
dell'art. 60 del D. Lgs. n. 42/2004, concernente la tutela dei beni
culturali, in relazione ad un pregresso conferimento in società dei beni in
argomento. Nell'esercizio del diritto di prelazione citato, infatti, le modalità di determinazione del prezzo del bene in corrispondenza del valore
attribuito al complesso immobiliare nell'atto di conferimento in società non influiscono,
né potrebbero in alcun modo influire, sul trattamento
tributario dell'operazione che viene in concreto realizzata e configurante comunque la cessione di un immobile verso un corrispettivo.
L'art. 10, primo comma, n. 8-ter), del D.P.R. n. 633 del 1982, come
modificato dalD.L. n. 223 del 2006, convertito dalla Legge n. 248 del 2006,
prevede il regime di esenzione dall'imposta sul valore aggiunto per le
cessioni di fabbricati o di porzioni di fabbricati strumentali che per le loro caratteristiche non sono suscettibili di diversa utilizzazione senza
radicali trasformazioni.
Non sono interessate dal regime di esenzione e, quindi, sono imponibili
all'IVA le cessioni di immobili strumentali per natura:
a) effettuate, entro quattro anni dalla data di ultimazione della
costruzione o dell'intervento, dalle imprese costruttrici degli stessi o
dalle imprese che vi hanno eseguito, anche per il tramite di imprese appaltatrici, gli interventi di
cui all'art. 31, primo comma, lettere c), d) ed e), della legge 5 agosto 1978, n. 457;
b) effettuate nei confronti di cessionari soggetti passivi d'imposta che
svolgono in via esclusiva o prevalente attività che conferiscono il
diritto alla detrazione d'imposta in percentuale pari o inferiore al 25 per cento;
c) effettuate nei confronti dei cessionari che non agiscono
nell'esercizio di impresa, arti o professioni;
d) per le quali nel relativo atto il cedente abbia espressamente
manifestato l'opzione per l'imposizione.
Relativamente al caso di specie, qualora il complesso immobiliare
appartenente alla categoria catastale D/1 - Opifici - sia acquisito
dall'Ente pubblico al di fuori dell'esercizio di un'attività
imprenditoriale, si ritiene che l'operazione sia imponibile all'IVA, con la conseguenza che l'importo fissato quale corrispettivo della cessione
assoggettato ad IVA, con applicazione del regime di imponibilità - previsto dall'art. 10, primo comma, n. 8-ter) del D.P.R. n. 633 del 1972.
Si rammenta che nella circolare 4 agosto 2006, n. 27/E, questa Agenzia ha
avuto modo di precisare che l'assoggettamento ad IVA è obbligatorio quando
la cessione è effettuata nei confronti di soggetti che non hanno diritto
ad esercitare la detrazione dell'imposta loro addebitata in via di rivalsa.
Ciò premesso, la scrivente, concordando con il parere espresso
dall'istante, considera irrilevante la circostanza che l'acquisizione del complesso immobiliare sia conseguenza del diritto di prelazione esercitato
dall'Ente Regione, secondo il disposto dell'art. 60 del Decreto legislativo
22 gennaio 2004, n. 42, recante il codice dei beni culturali e del
paesaggio ai sensi dell'articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137, che attribuisce al Ministero per i beni e le
attività culturali, alle Regioni,
ovvero agli enti pubblici territoriali interessati, la facoltà di
acquistare in via di prelazione i beni culturali alienati a titolo oneroso o conferiti in
società, rispettivamente, al medesimo prezzo stabilito
nell'atto di alienazione o al medesimo valore attribuito nell'atto di
conferimento. Il diritto di prelazione, infatti, è soltanto una modalità
di acquisto rispondente al fine di far acquisire al patrimonio pubblico un
bene che riveste interesse non solo per il suo proprietario ma anche per tutta la
società civile. Il suo eventuale esercizio, pertanto, non
influenza in alcun modo il trattamento fiscale attribuito ai beni oggetto
di compravendita. Per quanto riguarda in particolare i presupposti per
l'applicazione dell'IVA ad un'operazione, si rammenta che l'assoggettamento
al tributo è inevitabile quando la cessione o la prestazione è posta in
essere nel territorio dello Stato da un soggetto che agisce nell'esercizio di impresa, arte o professione. L'assoggettamento ad IVA non
è mai escluso
dalla circostanza che l'acquisto sia effettuato da un organismo pubblico,
neppure nell'ipotesi in cui l'acquisto stesso si inquadri in un
procedimento diretto alla tutela di interessi di carattere generale. A conferma di quanto affermato si fa presente che anche nei procedimenti di
espropriazione per pubblica utilità (in cui è indubitabile la presenza di
finalità di interesse pubblicistico) la cessione del cespite all'ente espropriante costituisce operazione rilevante ai fini dell'IVA qualora il
destinatario del provvedimento ablativo sia un soggetto d'imposta ed il
bene colpito sia collegato allo svolgimento dell'attività imprenditoriale, artistico o professionale.
Per quanto concerne, invece, la contestuale cessione
immobiliare appartenente alla categoria catastale A/3, ove non
costituisca pertinenza dell'immobile strumentale per natura, trattandosi
di una porzione di fabbricato avente destinazione abitativa, occorre
far riferimento all'art.10, primo comma, n. 8-bis), il quale disciplina
le cessioni di fabbricati o porzioni di fabbricato non strumentali
prevedendo l'applicazione del regime di esenzione dall'IVA e, per il
principio dell'alternatività,l'assoggettamento all'imposta di registro
proporzionale di cui al Testo unico dell'imposta di registro, approvato
con D.P.R. n. 131 del 26 aprile 1986.