Source: http://www.alberodeicambiamenti.it/separazione.html
Timestamp: 2019-12-12 22:08:47+00:00
Document Index: 119994917

Matched Legal Cases: ['art. 155', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 12', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

La separazione, intesa come procedimento volto a modificare o sospendere lo stato di coniuge e i diritti e i doveri ad esso collegati, può essere consensuale o giudiziale, a seconda che sussista o meno l’accordo delle parti sulla volontà di separarsi e sulle relative condizioni.
La legge 2014 n. 162 ha recentemente introdotto anche due istituti a carattere stragiudiziale con cui è possibile accedere alla separazione e al divorzio: la cosiddetta “negoziazione assistita” e il "procedimento davanti all’ufficiale di stato civile".
Tutti questi procedimenti, però, sono applicabili unicamente alle coppie sposate (con o senza figli) e non possono quindi essere utilizzati dalle coppie di fatto per la regolamentazione dell’affidamento e del mantenimento dei figli nati dalla loro unione.
LA NEGOZIAZIONE ASSISTITA E
IL PROCEDIMENTO DINANZI ALL'UFFICIALE DI STATO CIVILE
EFFETTI RISPETTO AI FIGLI
La separazione consensuale presuppone il consenso di entrambi i coniugi sia sulla volontà di separarsi che sulle condizioni della separazione.
La separazione consensuale si chiede con ricorso al Tribunale ordinario ed è esente da imposta di bollo, di registro e da ogni altra tassa, salvo il pagamento di un contributo per l’iscrizione a ruolo di € 43,00.
Per chiedere la separazione consensuale, è opportuna l’assistenza di un avvocato per ognuno dei coniugi; nel caso in cui la separazione non sia conflittuale, i coniugi possono essere assistiti da uno stesso avvocato.
Al termine del procedimento il Tribunale, dopo aver verificato che gli accordi stabiliti fra i coniugi siano conformi agli interessi dei figli e della famiglia, omologa la separazione.
Il decreto di omologa è titolo esecutivo relativamente agli aspetti economici in esso contenuti ed è titolo per l’iscrizione di ipoteca giudiziale.
Gli accordi stabiliti in sede di separazione consensuale possono essere sempre oggetto di modifica, su richiesta di uno o di entrambi i coniugi, in seguito alla sopravvenienza di giustificati motivi.
La riconciliazione, espressa o tacita, determina la cessazione dello stato di separazione e di tutti gli effetti giuridici ad essa connessi.
La separazione giudiziale può essere chiesta da uno solo dei coniugi quando non c'è accordo sulla volontà di separarsi o sulle condizioni della separazione.
La separazione giudiziale si chiede con ricorso al Tribunale ordinario ed è esente da imposta di bollo, di registro a da ogni altra tassa salvo il pagamento del contributo per l’iscrizione a ruolo di € 98,00.
Dopo aver depositato in Tribunale il ricorso, il Presidente del Tribunale fissa l’udienza alla quale entrambi i coniugi devono comparire personalmente, con l’assistenza (obbligatoria) di un difensore.
Il Presidente del Tribunale provvede all’audizione dei coniugi tentando la conciliazione. Se la conciliazione non riesce, il Presidente adotta i provvedimenti temporanei ed urgenti che reputa opportuni, autorizzando i coniugi a vivere separati, decidendo in merito all’affidamento dei figli, all’assegnazione della casa coniugale, all’assegno per il mantenimento dei figli e/o del coniuge economicamente più debole che non abbia adeguati redditi propri.
Tali provvedimenti possono essere revocati o modificati dal giudice istruttore nella successiva fase giudiziale di primo grado e, in taluni limitati casi, possono essere oggetto di reclamo dinanzi alla Corte d’Appello.
Nella fase di merito dinanzi al giudice istruttore, vengono acquisiti i mezzi di prova e disposta l’audizione obbligatoria dei figli minori che abbiano compiuto dodici anni, e anche di età inferiore se capaci di discernimento.
Il giudice, qualora ne ravvisi l’opportunità e previo consenso delle parti, può rinviare l’adozione dei provvedimenti relativi ai figli per consentire che i coniugi, avvalendosi di esperti, tentino una mediazione familiare finalizzata al raggiungimento di un accordo nell’interesse proprio e della prole (art. 155 c.c.).
Nel caso in cui la mediazione abbia un esito positivo, le parti dovranno tornare davanti al Tribunale che provvederà a recepirne l’accordo in forma di provvedimento giudiziale.
Qualora, invece, la mediazione non riesca, il giudice dispone l’affidamento condiviso dei figli ad entrambi i coniugi (salvo il caso in cui reputi questo tipo di affidamento contrario all’interesse del minore); determina i tempi e le modalità della presenza dei figli presso ciascun genitore; fissa la misura e il modo con cui ciascun coniuge deve contribuire al mantenimento, all’istruzione e all’educazione dei figli e adotta ogni altro provvedimento relativo alla prole.
La sentenza definitiva di separazione può essere impugnata dinanzi alla Corte d’Appello.
Gli effetti dello stato di separazione possono venire a cessare in seguito all’intervenuta riconciliazione, che si manifesta con la volontà espressa o tacita di entrambi i coniugi di ricostituire una comunione materiale e spirituale.
La separazione di fatto, ovvero la cessazione della convivenza per volontà di uno o di entrambi i coniugi al di fuori del procedimento giudiziale, ha l’effetto di sospendere il diritto all’assistenza morale e materiale, ma non produce effetti sull’obbligo di osservanza dei doveri coniugali (come il dovere di fedeltà e di mantenimento del coniuge e dei figli) né determina lo scioglimento del regime di comunione legale tra i coniugi.
La recente legge 2014 n. 162 ha previsto la possibilità per i coniugi di accedere alla separazione anche attraverso due istituti a carattere in tutto o in parte stragiudiziale: la negoziazione assistita e il procedimento dinanzi all’ufficiale di stato civile.
La negoziazione assistita consiste nella possibilità per i coniugi, anche in presenza di figli minori o maggiorenni portatori di handicap grave o incapaci o economicamente non autosufficienti, di stipulare, con l’assistenza degli avvocati, una convenzione di negoziazione al fine di raggiungere una soluzione consensuale in merito alla separazione personale o alla modifica delle condizioni stabilite in sede di separazione.
Gli avvocati sono vincolati all’obbligo della riservatezza per cui non possono essere chiamati a deporre sul contenuto delle dichiarazioni rese e delle informazioni acquisite nel corso del procedimento, salvo diverso accordo dei coniugi.
La procedura si differenzia a seconda che siano presenti figli minori o maggiorenni.
a) In presenza di figli minori, o maggiorenni non economicamente autosufficienti, incapaci o portatori di handicap grave, l’accordo raggiunto con l’assistenza degli avvocati dovrà essere trasmesso a cura dei legali al Pubblico Ministero entro il termine di 10 giorni per ottenere l'autorizzazione. Conseguita l'autorizzazione del PM, l'accordo dovrà essere trasmesso all’ufficiale di stato civile per le relative annotazioni a margine dell’atto di matrimonio e dell’atto di nascita dei coniugi. Qualora il Pubblico Ministero ravvisi un’irregolarità nell’accordo o lo reputi contrario all’interesse della prole, la convenzione verrà da questi trasmessa al Presidente del Tribunale che fisserà, entro i successivi 30 giorni, la comparizione delle parti davanti a sé per gli opportuni provvedimenti.
L’accordo di negoziazione assistita che abbia ottenuto il nulla osta o l’autorizzazione del Pubblico Ministero o del Presidente del Tribunale, produce gli stessi effetti della sentenza che pronuncia la separazione o la modifica delle condizioni di separazione. Ha quindi efficacia esecutiva e costituisce titolo per l’iscrizione di ipoteca giudiziale.
L’art. 12 della legge 2014 n. 162 prevede anche la possibilità per i coniugi di ottenere la separazione personale o la modifica delle condizioni stabilite in sede di separazione direttamente dinanzi all’ufficiale di stato civile.
Questa procedura tuttavia non è applicabile in presenza di figli minori, maggiorenni portatori di handicap gravi o economicamente non autosufficienti o qualora sia stata pronunciata una separazione con addebito. L’accordo può contenere pattuizioni di carattere economico (es. assegno di mantenimento, aumenti, riduzioni, rinunce, ecc.) ma non patti di trasferimento patrimoniale (ovvero relativi a trasferimenti di natura immobiliare), o accordi circa l’assegnazione della casa familiare, l’affidamento o mantenimento dei figli rientranti nelle predette categorie protette.
Il procedimento ha inizio con la dichiarazione resa personalmente dalle parti di volersi separare o di voler modificare le condizioni di separazione. Dopodiché le parti provvedono personalmente alla compilazione e alla sottoscrizione dell’accordo davanti all’ufficiale di stato civile.
Decorsi almeno 30 giorni dalla ricezione dell’accordo, le parti devono comparire nuovamente dinanzi al Sindaco per la conferma dell’accordo. Nel caso in cui il Sindaco rilevi delle irregolarità o la mancanza dei presupposti di legge, il procedimento non potrà concludersi a causa del rifiuto dell’ufficiale di stato civile di ricevere la dichiarazione delle parti.
Nel caso in cui, invece, il procedimento abbia esito positivo, l’accordo raggiunto davanti all’ufficiale di stato civile produrrà gli stessi effetti della separazione consensuale omologata o della separazione giudiziale dichiarata con sentenza passata in giudicato o del decreto di modifica delle condizioni di separazione. Ha quindi efficacia esecutiva ed è titolo per l’iscrizione di ipoteca giudiziale.
Effetti della separazione rispetto ai coniugi
In passato, il passaggio in giudicato della sentenza di separazione o l’omologazione degli accordi di separazione consensuale determinava lo scioglimento del regime di comunione legale dei beni fra i coniugi.
A seguito della recente legge 2015 n. 55, l’effetto dello scioglimento della comunione legale è stato anticipato alla data del provvedimento presidenziale anziché al passaggio in giudicato della sentenza di separazione.
Il coniuge al quale non sia stata addebitata la separazione e che non abbia adeguati redditi propri che gli consentano di mantenere lo stesso tenore di vita goduto durante il matrimonio, ha diritto, indipendentemente dallo stato di bisogno, ad un assegno di mantenimento a carico dell’altro coniuge.
L’assegno di mantenimento può essere corrisposto periodicamente (in tal caso è deducibile fiscalmente e può essere soggetto a successiva revisione) o in un’unica soluzione (in tal caso non è deducibile né rivedibile).
Il coniuge che versi in stato di bisogno ha diritto ad un assegno alimentare anche quando gli sia stata addebitata la separazione.
Effetti della Separazione rispetto ai Figli
A seguito della Legge 2006 n. 54, in caso di separazione o divorzio la regola è quella dell’affidamento condiviso dei figli minori ad entrambi i coniugi.
Per conseguire questa finalità, il legislatore ha disposto che anche quando sia previsto il collocamento prevalente presso uno dei due genitori, la responsabilità sul minore (che un tempo si chiamava “potestà genitoriale”) spetti ad entrambi i coniugi, i quali devono decidere congiuntamente le questioni di maggiore interesse per i figli (istruzione, educazione e salute) tenendo conto delle capacità, dell'inclinazione naturale e delle aspirazioni dei figli. In caso di disaccordo la decisione è rimessa al giudice. Limitatamente alle decisioni su questioni di ordinaria amministrazione, il giudice può stabilire che i genitori esercitino la potestà separatamente.
L’affidamento esclusivo ad uno dei due genitori rappresenta l’eccezione e può essere disposto dal giudice qualora sussista il rischio di un grave pregiudizio all’interesse del minore (come, ad esempio, in caso di abuso o di totale inadempienza all’obbligo di mantenimento dei figli e di discontinuo esercizio del diritto di visita, ecc.).
Salvo diversi accordi tra le parti, entrambi i genitori devono provvedere al mantenimento dei figli minori e dei figli maggiorenni che non abbiano ancora raggiunto senza loro colpa l’indipendenza economica o che siano portatori di handicap, in misura proporzionale al loro reddito.
Il giudice può disporre a carico del genitore non convivente un assegno periodico a favore del minore, il cui ammontare è calcolato tenendo conto delle esigenze del figlio, del tenore di vita goduto dal figlio prima della separazione, dei tempi di permanenza presso ciascun genitore, delle risorse economiche di entrambi i genitori e della valenza economica dei compiti domestici e di cura assunti da ciascun genitore.
Il diritto del coniuge all’assegnazione della casa familiare prescinde dal titolo di proprietà dell’abitazione e presuppone il collocamento dei figli minori o la convivenza con i figli maggiorenni non indipendenti economicamente o portatori di handicap.
Il provvedimento di assegnazione è trascrivibile e opponibile ai terzi, dà diritto alla successione nel contratto di locazione o nel contratto di comodato concesso per ragioni familiari, e comporta l’obbligo del coniuge assegnatario di provvedere al pagamento delle spese ordinarie e condominiali (le spese straordinarie e l’ICI, invece, restano a carico del proprietario dell’immobile).