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Timestamp: 2018-08-17 02:06:16+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 39', 'art. 42', 'art. 37', 'art. 41', 'art. 2659', 'art. 40']

I comitati | KYK.it
Pubblicato il: 04-03-2016 | Categoria : Senza categoria | 471 views | FONTE ORIGINALE
Comitati: nozione, struttura giuridica, fondo, capacità immobiliare, responsabilità.
Il comitato è un ente di fatto più circoscritto delle associazioni non riconosciute; esso è composto da un gruppo di persone che, attraverso un’aggregazione di mezzi materiali, si propone il raggiungimento di uno scopo altruistico, generalmente nell’interesse pubblico, e all’uopo cerca contributi per mezzo di pubbliche sottoscrizioni o inviti a offrire (TRABUCCHI).
La legge (art. 39) cita, con enumerazione solo esemplificativa, i casi di comitati più frequenti nella pratica giuridica: comitati di soccorso, di beneficenza, di promozione di opere pubbliche etc.
Quanto alla struttura giuridica, nell’ambito del comitato, si distingue:
— aspetto soggettivo: costituito dai componenti del comitato (cd. promotori o organizzatori);
— aspetto oggettivo: che è il risultato dell’attività dei promotori e dà luogo ad una aggregazione di mezzi materiali coi quali si persegue lo scopo.
Nella fase iniziale il comitato si avvicina all’associazione, in quanto esso si forma sulla base di un accordo di tipo associativo. Dopo la raccolta delle offerte, il vincolo di destinazione impresso a queste ultime corrisponde a quello che grava sul patrimonio di una fondazione: ciò spiega perché parte della dottrina, considerando la prevalenza dei mezzi rispetto alle persone, assimila la figura del comitato a quella di una fondazione priva di riconoscimento.
Il fondo del comitato si costituisce con le offerte (oblazioni) dei singoli promotori. Tali oblazioni sono versate, di regola, in seguito a richiesta del comitato ed hanno il carattere di donazioni manuali (e come tali sono esenti dall’onere della forma dell’atto pubblico). Per altra parte della dottrina si tratta di liberalità d’uso (BIANCA) o di adempimento di obbligazioni naturali (BASILE).
Per quanto riguarda la titolarità del fondo comune, occorre richiamare quanto visto nei paragrafi precedenti a proposito del fondo comune delle associazioni non riconosciute, che non è di proprietà pro quota dei singoli associati ma è di proprietà del gruppo, considerato come autonomo centro di imputazione. Altrettanto può dirsi dei fondi raccolti dal comitato e dei beni acquistati con tali fondi.
Di certo deve escludersi una comunione di proprietà in capo a soggetti (i componenti il comitato) che, a differenza degli associati, non possono usarli per fini propri, non possono mutarne la destinazione (mentre gli associati possono mutare l’oggetto della associazione e, dunque, lo scopo cui è destinato il fondo comune) e che non potranno mai diventare proprietari dei beni del fondo comune, nemmeno a seguito dell’estinzione del comitato, perché la destinazione di essi prevista dall’art. 42 c.c. esclude che possa procedersi a una liquidazione cui faccia seguito una ripartizione, come invece non è escluso dall’art. 37 c.c. per le associazioni non riconosciute (CHINÉ-ZOPPINI).
Esclusa una comunione di proprietà, non essendo, d’altra parte, configurabile un patrimonio senza soggetto, la conseguenza inevitabile è che i beni confluiti nel comitato a seguito delle oblazioni e quelli acquistati con quelle offerte sono di proprietà del comitato stesso, cui dunque deve riconoscersi una capacità giuridica autonoma che consente l’attribuzione di proprietà e più in genere la titolarità diretta di rapporto a contenuto patrimoniale.
Poiché il comitato non è «persona giuridica», non sono in esso riscontrabili tutte le caratteristiche che possono far parlare di un soggetto di diritto in senso pieno. Manca, ad esempio, la totale separatezza tra obbligazioni assunte a nome del comitato e patrimonio personale degli organizzatori e di coloro che assumono la gestione dei fondi raccolti (art. 41 c.c.). Sussiste, invece, la totale insensibilità del patrimonio del comitato rispetto alle obbligazioni personali degli organizzatori.
Capacità immobiliare
Quando coloro che hanno la gestione dei fondi raccolti decidono di trasformare il denaro in beni diversi dal denaro, si rende necessaria un’operazione di acquisto di tali beni.
L’operazione è materialmente compiuta da uno o più degli incaricati della gestione dei beni e dà luogo, automaticamente, senza necessità di ulteriori operazioni di ritrasferimento di proprietà, all’acquisto in capo al comitato, come autonomo soggetto di diritti. Questo effetto non è conseguenza di un preteso rapporto di mandato che gli altri componenti del comitato avrebbero conferito al componente che effettua materialmente l’operazione di acquisto, ma del fatto che anche gli amministratori del comitato, come quelli delle associazioni non riconosciute, sono organi di quel soggetto di diritto, e quando agiscono per conto di quest’ultimo riescono ad ottenere l’acquisto immediato e diretto del bene in capo al soggetto di diritto da loro distinto.
Identica situazione si dovrebbe avere anche quando l’acquisto abbia per oggetto un bene immobile. Tuttavia, in questo caso sorgono complicazioni legate al regime di pubblicità inerente alla circolazione dei beni immobili. Occorre un’intestazione a un soggetto dotato di personalità giuridica e dunque, necessariamente, alla situazione reale (acquisto in capo al soggetto comitato) non corrisponde la situazione quale risulta nei registri immobiliari (acquisto in capo a chi agisce quale organo del comitato).
Potrebbe ritenersi, tuttavia, che tale necessità sia venuta meno a seguito della modificazione apportata all’art. 2659 c.c. dalla L. 52/85 che richiede, per la trascrizione, la denominazione delle associazioni non riconosciute, oltre alle generalità delle persone che la rappresentano: non è infatti improbabile che tale innovazione possa essere applicata, almeno in via di interpretazione analogica, anche agli acquisti di beni immobili da parte di comitati.
Nel comitato non c’è distinzione tra membri e dirigenti elettivi responsabili: l’assemblea dei promotori provvede ad organizzare la raccolta e la gestione delle oblazioni, senza discostarsi dallo scopo annunciato.
Circa la responsabilità dei membri del comitato, distinguiamo:
— responsabilità verso gli oblatori: i componenti del comitato sono responsabili personalmente e solidalmente verso gli oblatori della conservazione del patrimonio e della sua destinazione allo scopo stabilito;
— responsabilità verso i terzi creditori: tutti i componenti del comitato (non solo quelli che hanno agito, come nel caso delle associazioni non riconosciute) sono responsabili solidalmente e personalmente delle obbligazioni assunte dal comitato, sempre che quest’ultimo non abbia acquistato la personalità giuridica. Essi, però, possono esigere che gli oblatori effettuino le oblazioni promesse e lasciate ineseguite.
In conclusione, non sussiste mai una responsabilità del comitato come tale, ma dei suoi componenti.
Se i promotori chiedono il riconoscimento della personalità giuridica, il comitato diventa una vera e propria fondazione: secondo TRABUCCHI, però, l’applicazione delle regole dettate per le persone giuridiche non fa venir meno la norma base dell’art. 40, di guisa che sussiste una speciale responsabilità solidale degli organizzatori.