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Timestamp: 2020-04-05 03:52:52+00:00
Document Index: 28915482

Matched Legal Cases: ['art. 12', 'art. 19', 'art. 28', 'art. 369', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 369', 'art. 325', 'art. 334']

Sentenza Cassazione Civile n. 2487 del 31/01/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2487 del 31/01/2017
Cassazione civile, sez. I, 31/01/2017, (ud. 15/07/2016, dep.31/01/2017), n. 2487
SINDACO COMUNE DI S. STEFANO DEL SOLE, rappresentato e difeso
Via dei Portoghesi, n. 12, è elettivamente domiciliato;
L.D.G. – H.R.L., elettivamente
domiciliate in Roma, Via Emo, n. 114, nello studio Sorrentino;
rappresentate e difese dall’avv. Giuseppe Di Meo, giusta procura
avverso il decreto della Corte di appello di Milano, n. 1156,
depositato in data 8 luglio 2015.
Sentita la relazione svolta all’udienza pubblica del 15 luglio 2016
Sentito per la ricorrente l’avv. Dello Stato Lorenzo D’Ascia:
Dott. Federico Sorrentino, che ha concluso per l’improcedibilità
del ricorso principale, rigetto incidentale.
Con il decreto indicato in epigrafe la Corte di Appello di Napoli, in riforma del provvedimento del Tribunale di Avellino di rigetto del ricorso proposto dalle signore L.D.G. e H.R.L., con il quale si erano opposte al rifiuto del Sindaco del Comune di Santo Stefano del Sole di trascrivere l’atto di matrimonio contratto dalle stesse in (OMISSIS), ha accolto il reclamo delle predette, ed ha ordinato la trascrizione dell’atto di matrimonio nei registri dello Stato civile di quel Comune.
La corte partenopea, richiamati i principi affermati da questa Corte con le note decisioni nn. 4148 del 2012 e 8907 del 2015, ha osservato che nel caso in esame veniva in considerazione un matrimonio contratto in (OMISSIS) da due cittadine francesi, una della quali possedeva, iure sanguins, anche la cittadinanza italiana: poichè la validità del matrimonio era stata riconosciuta dallo stato di appartenenza della coppia, la stessa non poteva affievolirsi in caso di trasferimento della stessa in Italia, comportando il mancato riconoscimento la violazione dei diritti stabiliti dall’art. 12 della Carta di Strasburgo, in primis quello al matrimonio anche per persone dello stesso sesso, ovvero a una vita familiare, nonchè alla libera circolazione delle persone nel territorio degli stati membri della Comunità europea ed il principio di non discriminazione.
Si è poi osservato che la fattispecie trovava regolamentazione nel D.P.R. n. 396 del 2000, art. 19, riguardante la trascrizione degli atti dello stato civile formati all’estero, laddove la L. n. 218 del 1995, art. 28, prevede che il matrimonio è valido, quanto alla forma, se è considerato tale dalla legge del luogo di celebrazione, nell’ambito del principio secondo cui il genere della coppia non costituisce limite di ordine pubblico, nè nazionale, nè internazionale.
Ai sensi dell’art. 369 c.p.c., comma 2, infatti, secondo la giurisprudenza di questa Corte, “qualora, o in base ad eccezione del controricorrente, o per le emergenze del diretto esame delle produzioni delle parti o del fascicolo d’ufficio emerga che la sentenza impugnata era stata notificata ai fini del decorso del termine di impugnazione, la S.C., indipendentemente dal riscontro della tempestività o meno del rispetto del termine breve, deve accertare se la parte ricorrente abbia ottemperato all’onere del deposito della copia della sentenza impugnata entro il termine di cui all’art. 369 c.p.c., comma 1 e, in mancanza, deve dichìarare improcedibile il ricorso” (Cass., sez. un., 16 aprile 2009, n. 9005; Cass., 10 agosto 2015, n. 16632).
Il ricorso incidentale è inefficace, in quanto proposto tardivamente rispetto al termine di cui all’art. 325 c.p.c.. In proposito va richiamato il principio secondo cui, qualora il ricorso principale per cassazione venga dichiarato improcedibile, l’eventuale ricorso incidentale tardivo diviene inefficace, e ciò non in virtù di un’applicazione analogica dell’art. 334 c.p.c., comma 2 – dettato per la diversa ipotesi dell’inammissibilità dell’impugnazione principale – bensì in base ad un’interpretazione logico-sistematica dell’ordinamento, che conduce a ritenere irrazionale che un’impugnazione (tra l’altro anomala) possa trovare tutela in caso di sopravvenuta mancanza del presupposto in funzione del quale è stata riconosciuta la sua proponibilità (Cass., 4 febbraio 2014, n. 2381; Cass., Sez. un., 14 aprile 2008, n. 9741).
La Corte dichiara improcedibile il ricorso principale, inefficace l’incidentale e condanna il ricorrente alle spese relative al presente giudizio di legittimità, liquidate in Euro 4.200,00, di cui Euro 200,00 per compensi, oltre accessori di legge.