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Timestamp: 2020-05-29 05:22:29+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 17226 del 13/07/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17226 del 13/07/2017
Cassazione civile, sez. III, 13/07/2017, (ud. 04/11/2016, dep.13/07/2017), n. 17226
sul ricorso 14033-2014 proposto da:
EDILAZIO 92 SCARL in persona del legale rappresentante
C.E., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA VINCENZO ARANGIO RUIZ
23, presso lo studio dell’avvocato PIERFRANCESCO MACONE, che la
IMMOBILIARE BULLICANTE SRL in persona del legale rappresentante Dott.
Z.D., elettivamente domiciliata in ROMA, P.ZA DELLA
avverso la sentenza n. 1271/2014 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
04/11/2016 dal Consigliere Dott. GIACOMO TRAVAGLINO;
Il Tribunale di Roma, accogliendo la domanda proposta dalla s.r.l. Immobiliare Bullicante, dichiarò cessato il contratto di locazione stipulato con la conduttrice Edilazio 92 alla scadenza del 31.3.2011, condannando quest’ultima al rilascio dell’immobile e rigettandone la domanda riconvenzionale di pagamento dell’indennità da perdita dell’avviamento commerciale.
La corte di appello di Roma, investita dell’impugnazione proposta dalla Edilazio, la rigettò.
Avverso la sentenza della Corte capitolina la società appellante ha proposto ricorso per cassazione sulla base di 5 motivi di censura.
L’Immobiliare Bulicante resiste con controricorso.
Con il primo motivo, si denuncia error in procedendo in relazione all’art. 622 c.p.c. (art. 360 c.p.c., n. 3).
Il motivo – con il quale si lamenta nuovamente, in questa sede, l’erroneità del provvedimento di revoca dell’ordinanza di cessazione degli effetti dell’intimazione di sfratto pronunciato dal Tribunale, nonostante la Corte di appello, al folio 2 della sentenza, abbia offerto corretta e convincente (sia pur implicita) motivazione in proposito – è privo di pregio, attesane la patente carenza di interesse attuale a proporlo: l’immobile locato, difatti, è stato spontaneamente rilasciato dall’odierna ricorrente nelle more del giudizio di merito, senza la necessità di procedere ad esecuzione per rilascio in forza di un accordo intervenuto tra le parti, cui era conseguita la cessazione degli effetti del contratto per mutuo consenso, onde la irrilevanza di ogni questione endoprocedimentale relativa alla legittimità del provvedimento di revoca dell’ordinanza pronunciata ex art. 622 c.p.c..
Con il secondo motivo, si denuncia error in iudicando sul diniego dell’indennità L. n. 392 del 1978, ex art. 34 (art. 360 c.p.c., n. 3).
Con motivazione scevra da vizi logico-giuridici, la Corte territoriale ha ritenuto inapplicabile la norma in parola ai contratti, quale quello di specie, relativi a laboratori e uffici condotti in locazione da società editoriali, anche nell’ipotesi in cui vi si svolgano attività di vendita di arretrati, stipula di abbonamenti, sottoscrizione di contratti pubblicitari (Cass. 5268/1997).
Ne consegue che, sotto le spoglie del vizio di violazione di legge, si sollecita, inammissibilmente, a questa Corte la rivisitazione di fatti di causa il cui esame è rimesso in via esclusiva al giudice del merito.
Con il terzo motivo, si denuncia nullità della sentenza per violazione dell’art. 112 c.p.c. (art. 360 c.p.c., n. 4).
Il motivo – con il quale si lamenta la illegittimità del decisum della Corte territoriale nella parte in cui ha ritenuto che l’asserito mutamento di destinazione non fosse mai stato comunicato alla locatrice, nè questa ne fosse mai venuta a conoscenza prestandovi acquiescenza – non ha giuridico fondamento.
La contestazione del presupposto fattuale dell’avviamento commerciale, difatti, non costituisce eccezione in senso stretto, bensì mera difesa, desumibile anche implicitamente dal contenuto degli atti processuali sottoposti al vaglio del giudicante, onde nessuna violazione dell’art. 112 c.p.c. appare nella specie predicabile.
Con il quarto motivo, si denuncia error in iudicando in relazione alla L. n. 392 del 1978, artt. 34 e 80 (art. 360 c.p.c., n. 3).
Con essa, difatti, si invoca, sia pur implicitamente, a questa Corte una rivisitazione modificativa dei criteri interpretativi costantemente adottati dal giudice di legittimità in relazione alla portata applicativa della L. n. 392 del 1978, art. 80 senza offrire, peraltro, alcun credibile argomento per tale mutamento ermeneutico.
Con il quinto motivo, si denuncia, infine, error in iudicando in relazione all’art. 91 c.p.c. (art. 360 c.p.c., n. 3).
La censura è manifestamente inammissibile, avendo la Corte territoriale fatto buon governo – alla luce del criterio della soccombenza anche virtuale – dei principi posti a presidio del riparto delle spese di giudizio.
La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di Cassazione, che si liquidano in complessivi Euro 7.800, di cui 200 per spese.