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Timestamp: 2018-11-15 20:54:59+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 76', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 76', 'art. 76']

Contenimento spese di personale e Corte dei conti
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C. Renna (La Gazzetta degli Enti Locali 2/10/2009) - Maggioli Editore
Continua la proliferazione di pareri e pronunce da parte della Corte dei conti, sollecitata in tal senso da una molteplicità di richieste da parte degli enti locali, alle prese con un sistema normativo che impone restrizioni nelle politiche di personale con profili non sempre chiari e di facile applicazione.
Spesso dietro a tali richieste si cela anche il desiderio di individuare possibili spazi per “allargare le maglie” di un sistema di contenimento delle spese sicuramente comprensibile ma non di rado penalizzante per gli enti.
È il caso di un comune laziale, al quale la sezione regionale di controllo della Corte dei conti ha risposto con deliberazione n. 27/2009/PAR del 18 giugno 2009, depositata in segreteria il successivo 20 luglio.
Il quesito avanzato dall’ente atteneva alla possibilità o meno, alla luce delle disposizioni recate con il noto comma 557 dell’art. 1 della finanziaria per il 2007 e con l’art. 76, comma 1, del d.l. 112/2008, convertito con legge 133/2008, di procedere all’assunzione di una figura dirigenziale per coprire un posto vacante in dotazione organica.
Il rilascio del parere costituisce occasione per la Corte per fare il punto sulla disciplina in materia.
Ribadito il concetto, più volte espresso dalla Corte, in relazione al quale ogni scelta organizzativa attiene all’attività discrezionale di ogni amministrazione, potendo la Corte medesima fornire esclusivamente indicazioni in ordine alla interpretazione di norme che attengono alla contabilità pubblica, senza con questo precostituire alcun tipo di soluzione concreta, ciò che viene sottolineato è il principio di riduzione della spesa per il personale.
È ricordato, in particolare, come la disciplina dell’art. 1, comma 557, della legge 296/2006, per gli enti sottoposti ai vincoli del patto di stabilità interno, sia di carattere programmatico, con conseguente piena autonomia degli enti su modalità e livello di contenimento della spesa.
La finanziaria per il 2008, con l’art. 3, comma 120, ha poi introdotto la possibilità di derogare al suindicato principio solo al verificarsi di determinate condizioni, quali l’avvenuto rispetto del patto di stabilità nell’ultimo triennio, il mancato superamento del parametro obiettivo di deficitarietà e del rapporto medio tra dipendenti in servizio e popolazione residente previsto per gli enti in dissesto.
L’art. 76 del d.l. 112/2008 ha richiesto poi la riduzione dell’incidenza percentuale della spesa di personale rispetto al totale delle spese correnti, sospendendo nel contempo la possibilità di applicare le suindicate deroghe in attesa di specifico d.P.C.M., alla cui emanazione è tra l’altro ancorata la possibilità stessa di assumere per gli enti con incidenza delle spese di personale pari o superiore al 50% delle spese correnti.
Nella valutazione complessiva delle spese di personale la Corte non omette, infine, la sottolineatura della portata dell’art. 76, comma 1, del d.l. 112 richiamato, con particolare riferimento al computo delle spese relative al personale confluito in società in house o miste, spesa che si consolida se non interviene formale cessazione del rapporto di lavoro con l’ente di provenienza, con la contestuale esclusione di qualsiasi forma di retrocessione per il dipendente ceduto.