Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-23201-del-17-09-2019
Timestamp: 2020-08-13 15:21:00+00:00
Document Index: 35916243

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Sentenza Cassazione Civile n. 23201 del 17/09/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23201 del 17/09/2019
Cassazione civile sez. VI, 17/09/2019, (ud. 09/05/2019, dep. 17/09/2019), n.23201
sul ricorso iscritto al n. 13717/2017 R.G. proposto da:
Z.M., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA. SISTINA 125,
avverso la sentenza n. 7072/2016 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
l’avv. Z.M. ricorre, affidandosi a sette motivi con atto notificato a mezzo p.e.c. il 23/05/2017, per la cassazione della sentenza n. 7072 del 23/11/2016 della Corte di appello di Roma, di rigetto – con condanna altresì al pagamento di Euro 500 ai sensi dell’art. 96 c.p.c., comma 3 – del suo appello avverso i capi della sentenza resa dal tribunale capitolino, di accertamento del credito verso il terzo Banca Monte dei Paschi di Siena spa in capo all’originario debitore esecutato Comune di Roma (ma non anche nei confronti dell’altro terzo Banca Nazionale del Lavoro spa): appello fondato sull’insufficienza della liquidazione delle spese di lite a carico della Banca Monte dei Paschi di Siena, sulla violazione del D.M. n. 585 del 1994 per mancato riconoscimento delle spese generali di lite, nonchè sull’illegittimità del rigetto della domanda ex art. 96 c.p.c. da lui dispiegata;
è formulata proposta di definizione in camera di consiglio ai sensi del comma 1 dell’art. 380-bis c.p.c., come modificato dal D.L. 31 agosto 2016, n. 168, art. 1-bis, comma 1, lett. e), conv. con modif. dalla L. 25 ottobre 2016, n. 197;
a) “violazione, errata e/o falsa applicazione del D.M. n. 127 del 2004, art. 1, cd. tariffario forense in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, motivazione apparente o perplessa in ordine all’individuazione del tariffario applicabile”;
c) “violazione e/o falsa applicazione del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578, art. 60, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, perplessa o apparente motivazione in ordine all’obbligo di motivazione se la liquidazione è inferiore ai minimi – complessità in diritto dell’intervenuto commissariamento del Comune di Roma”;
d) “violazione e/o falsa applicazione del D.M. n. 127 del 2004, art. 1, c.d. tariffario forense per l’illegittimo accorpamento delle competenze agli onorari in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5, omessa pronuncia – motivazione perplessa o apparente”;
e) “violazione e/o falsa applicazione dell’art. 92 c.p.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3 – illegittimità della mancata compensazione delle spese del giudizio svolto in corte d’appello a fronte della mancata pronuncia sulla riunione ex art. 274 c.p.c. e dell’abnormità/manifesta iniquità della condanna”;
f) “violazione e/o falsa applicazione dell’art. 96 c.p.c., comma 3, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3 – illegittimità della condanna a carico dell’appellante – illogica e/o carente e/o perplessa e/o apparente motivazione”;
g) “inesistenza del provvedimento del 5/6/14”;
– risultano del pari inammissibili il secondo – ai sensi dell’art. 366 c.p.c., n. 6, dato che si fonda sulla nota spese – ed il terzo e il quarto motivo, che presuppongono dovesse applicarsi il D.M. n. 127 del 2004: il che, come visto, non è;
manifestamente infondato è il quinto motivo, in quanto la disapplicazione della disciplina della riunione non comporta mai la nullità della sentenza, nè sussiste un diritto della parte, la quale abbia oltretutto essa stessa dato luogo consapevolmente alla molteplicità delle pendenze, alla riunione o ad un previo contraddittorio sull’eventualità di procedervi oppur no, nè, in linea generale, alla compensazione anche solo parziale delle spese di lite in relazione alla serialità delle iniziative (e riferendosi la giurisprudenza addotta dal ricorrente ad ipotesi in cui invece la compensazione era stata disposta e, poi, ritenuta giustificata); d’altra parte, nemmeno si spiega come e perchè la riunione avrebbe potuto o tanto meno dovuto implicare la compensazione, mentre l’istanza di riunione era stata formulata dalla B.N. L. e la mera non opposizione dello Z. non lo legittimerebbe nemmeno in thesi a dolersi del mancato accoglimento dell’istanza formulata da altra parte;
è inammissibile il sesto motivo, risultando applicato l’art. 96 c.p.c. in conformità ai principi elaborati da questa Corte (tra molte, v. Cass.. 07/10/2013, n. 22812, ma soprattutto Cass. ord. 22/02/2016, n. 3376, ovvero Cass. 21/07/2016, n. 15017, ovvero ancora Cass. 14/10/2016, n. 20732) e rimanendo allora incensurabile in questa sede di legittimità, siccome articolata su apprezzamenti di merito a quegli riservati, la valutazione del giudice di appello sulla sussistenza dei relativi presupposti: individuati nella considerazione congiunta di numerosi appelli avverso capi già favorevoli esclusivamente in tema di spese di lite del primo grado (a tanto dovendo appunto riferirsi la censura alla base della condanna) in una molteplicità seriale di controversie di accertamento dell’obbligo del terzo tesoriere di un Ente pubblico territoriale che aveva impartito oltretutto specifiche istruzioni;
è, infine, radicalmente inammissibile il settimo motivo, per difetto assoluto di specificità in ordine alle norme che si assumerebbero violate ed alla formulazione non riconducibile ad alcuna delle tipologie di vizi di cui all’art. 360 c.p.c., a parte l’evidente insussistenza delle radicali ipotesi di inesistenza in un provvedimento ordinatorio adottato nella pienezza dei poteri del presidente di sezione, con delega di quelli relativi alla riunione al collegio decidente, salve le determinazioni di questo in ordine alla precisazione delle conclusioni;