Source: https://progettoautismo.it/notizie/ultime/in-che-cosa-i-decreti-migliorano-la-104.html
Timestamp: 2019-05-21 03:30:15+00:00
Document Index: 85384416

Matched Legal Cases: ['art. 30', 'art. 3', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 7', 'art. 5', 'e contrario', 'art. 13']

In che cosa i decreti migliorano la #104? | Ultime | Notizie
Strutturare e proporre decreti, da parte di un governo, non deve portare ad una involuzione ma ad una evoluzione verso il meglio che il cuore dell’uomo conosce e sperimenta dentro di sé.
Gentile Avv. Maurizio Benincasa, cortesemente si presenti per i nostri lettori. Ci parli della Sua esperienza e di come è approdato al mondo della scuola e della disabilità.
Sono un avvocato minorile che da oltre un decennio mi occupo della tutela dei diritti delle persone minori di età che trovano nella convenzione sui diritti del fanciullo di New York del 1989, il suo massimo riconoscimento, a quella cultura e a quel patrimonio di diritti ispiro la mia azione e il mio impegno sociale. Non a caso il nome della nostra associazione riporta la data 20 novembre 1989 (giorno dell’adozione della convenzione predetta).
Nell’ambito di esperienze locali comuni ho incontrato familiari e amici con figli disabili e dalla loro esperienza, dai loro bisogni, dall’affermazione forte dei diritti dei minori con disabilità, ma anche dei maggiorenni, è nata l’esigenza e l’impegno sociale di indirizzare i nostri sforzi e la nostra attività nei confronti delle persone con disabilità e dei loro familiari, costituendo l’associazione 20 novembre 1989, di cui sono il Presidente, che si occupa per l’appunto in via prevalente della tutela dei diritti delle persone con disabilità.
Avv. Benincasa, ci parli della rete dei 65 movimenti..
La rete dei 65 movimenti, oggi arrivata al numero di 105 movimenti, è nata su iniziativa dei docenti di sostegno della scuola in modo particolare dei Professori Daniele Costabile e Leonardo Alagna a seguito di un tavolo tecnico costituito a Palermo. Qui il sito internet https://retedei65movimenti.wordpress.com/ . È un movimento di partecipazione dal basso che unisce diverse culture e mondi: quello delle associazioni di famiglie con disabilità, quello dei docenti di sostegno, quello dei docenti precari, quello degli assistenti all’autonomia e comunicazione. Per noi è stato fondamentale confrontarci con i docenti di sostegno che si occupano a scuola in modo prevalente dei nostri ragazzi, per misurare anche i nostri pregiudizi e se vogliamo limiti di conoscenza del mondo dei precari storici della scuola. Siamo convinti infatti che non serva agli alunni disabili la contrapposizione con i docenti, ma la condivisione di un progetto comune dove possano trovare allocazione l’esigenza della continuità didattica e formativa, con la soluzione della stabilizzazione dei docenti precari della scuola, l’unica, a mio avviso, vera ed effettiva riforma per garantire la continuità didattica per gli alunni con disabilità.
Siete stati recentemente “auditi” dal Min. Fedeli e dal suo Staff. Ci può dire dettagliatamente come si è svolto l’incontro? Quali questioni sono state messe in evidenza?
L’incontro si è svolto alla presenza del Ministro, del sottosegretario De Filippo e dello staff del ministro. L’incontro è servito a noi per capire alcune cose.
L’incontro è servito innanzitutto per spiegare al ministro le ragioni del ritiro del DDL n.378, che abbiamo motivato con un documento contenente delle modifiche che abbiamo lasciato al Ministro.
In primo luogo abbiamo avuto la conferma che il governo in 18 mesi di tempo, previsto dalla legge 107 del 2015, per approntare lo schema del futuro decreto legislativo, sostanzialmente non ha aperto nessun tavolo istituzionale per sentire il parere del mondo della disabilità, della scuola, delle organizzazioni sindacali. Da luglio 2016, nessun incontro, anche informale è stato fatto. L’urgenza per il governo erano infatti il referendum ed evidentemente non si doveva parlare di questa delega. La conseguenza, dopo la vittoria del NO al referendum è stata quella di redigere in tutta fretta da parte dei dirigenti degli uffici un testo qualunque prima che scadessero i termini. Tutto ciò lo abbiamo ritenuto inaccettabile, inopportuno e irresponsabile nella misura in cui quel DDL mira a stravolgere completamente una legge quadro fondamentale di tutela dei diritti degli alunni con disabilità, quale è la legge 104/1992.
Per tale ragione abbiamo proposto l’unica cosa sensata, ragionevole e responsabile che si possa fare, cioè chiedere lo stralcio del DDL 378 ed impegnarci tutti, dal giorno dopo, a lavorare ad un testo condiviso e comunque discusso seriamente e non con dieci minuti farsa di audizione parlamentare e qualche bozza di emendamenti ad un testo di suo non emendabile.
Con il nuovo decreto 378, ora in fase di dibattito parlamentare per 60 gg., ormai giunti quasi al termine, ci sono novità talmente significative e gravi per la famiglia del disabile, tanto che questa sembra scomparire. Si affacciano fantasmi che sembravano superati con la Carta Costituzionale e l’art. 30. Quali sono le criticità gravi o gravissime che Lei ravvede in questi decreti?
Guardi è difficile rispondere a questa domanda in una intervista perché sono talmente tanti gli aspetti gravi contenuti nel DDL 378, che si fa persino fatica a pensare che si possa avere immaginato un testo di tale genere che incide pesantemente nella vita degli alunni con disabilità e delle loro famiglie.
In primo luogo viene in rilievo clamoroso la scomparsa delle famiglie nei momenti della valutazione degli effettivi bisogni dell’alunno, cioè le famiglie scompaiono al momento della predisposizione della diagnosi funzionale, del PEI e del profilo dinamico funzionale, straordinari atti che da oltre 25 anni garantiscono la possibilità di personalizzare le misure e i servizi necessari al bisogno di ogni singolo alunno al fine di realizzare il suo diritto allo studio, all’istruzione e all’inclusione scolastica.
In secondo luogo scompaiono tutte le figure che conoscono l’alunno nel tempo e che congiuntamente alle famiglie programmano il suo futuro didattico, in particolare l’equipe multidisciplinare dell’ASP, i docenti di sostegno dell’alunno, nonché le altre figure professionali se esistenti (educatori – assistenti all’autonomia e comunicazione)
La scomparsa è legata al fatto che la diagnosi funzionale e il profilo dinamico funzionale, non ci saranno più, sostituiti da una fantomatica valutazione “diagnostico – funzionale”, che secondo la relazione illustrativa dovrebbe accertare il “funzionamento” dell’alunno, quasi che fosse una macchina e non una persona. Valutazione fatta da una Super Commissione centrale prevalentemente sanitaria composta da: quattro medici di cui uno dell’INPS, un terapista della riabilitazione (?), un operatore sociale (?) e un rappresentante dell’amministrazione scolastica nominato dall’Ufficio regionale scolastico, con particolari competenze in materia di disabilità, che non conosce quell’alunno e non l’ha mai visto prima!
La super commissione prevalentemente sanitaria valuterà l’alunno solo sulle carte, senza cioè conoscere approfonditamente la sua storia il suo vissuto.
Le famiglie non sono gradite e quindi non sono previste.
La cosa gravissima, però, è un'altra: sarà questa super commissione centrale che “accerta il diritto al sostegno e individua e quantifica tutte le altre prestazioni sociali di cui l’alunno/a ha bisogno” (trasporto, assistente igienico - personale - assistente all’autonomia e comunicazione)”.
Ecco in tutta la sua limpidezza lo stravolgimento dei diritti che agli alunni con disabilità sono riconosciuti da oltre 25 anni dalla legge 104 del 1992.
Per la legge 104, il percorso è opposto: accertata la condizione di disabilità, ai sensi dell’art. 3, da questa ne discendano direttamente tutta una serie di diritti fondamentali (sostegno, trasporto, igienico – personale e assistente all’autonomia e comunicazione), la personalizzazione del diritto che esiste già, poi avviene con quegli strumenti che tutti conoscono previsti dall’ art. 12 legge 104 del 1992 e cioè Diagnosi funzionale, Pei e Profilo dinamico funzionale, un procedimento dal basso che vede coinvolte le famiglie e tutti coloro che conoscono la storia e il vissuto dell’alunno/a.
Qui invece si demanda alla valutazione di una super commissione, che deve valutare “come funziona sulle carte” quel particolare alunno/a, l’accertamento del diritto non sarà più collegato all’accertamento della disabilità, ma al funzionamento.
In buona sostanza potrà accadere che un bambino/a con disabilità grave potrebbe anche non avere riconosciuto il diritto al sostegno specializzato perché secondo loro “funziona” anche senza, quindi non lo si aiuta.
Tutto ciò ovviamente è fatto solo per risparmiare risorse, tanto è vero che ricorre sempre il termine “nei limiti delle risorse disponibili”, quando noi sappiamo benissimo, perché c’è lo ricorda sempre la Corte Costituzionale, (vedi sentenze n. 80 del 2010 e da ultimo 275/2016), che di fronte ai diritti fondamentali degli alunni con disabilità non ci sono ragioni di bilancio che tengono.
Ancora il PEI finisce di avere ogni funzione, non sarà più uno strumento redatto congiuntamente dai soggetti indicati dall’ art. 12 legge 104, ma solo dai docenti del consiglio di classe, le famiglie e gli operatori specializzati si limitano a partecipare, ciò è coerente con il fatto che tutto è già stato deciso e progettato prima ad opera della super commissione centrale.
Ancora, si prevede la possibilità di aumentare gli alunni per classe, con la dicitura, di “norma” non più di 22, tutto ciò in contrasto con l’art. 7della Legge 1977 n. 517, e del DPR 2009 n. 81, art. 5 che prevedono il limite massimo di 20 alunni, aumentabile al massimo un 10%.
Si prevedono i contributi per le scuole private commisurati al numero degli studenti disabili accolti e della percentuale di alunni con disabilità rispetto al numero complessivo, con il rischio della costituzione di scuole speciali, perché le scuole private saranno incentivate dal contributo ad accogliere quanti più alunni con disabilità, senza, però, che allo stesso tempo, si prevedano tutti gli altri obblighi necessari previsti per realizzare l’inclusione scolastica.
Vengono soppressi inspiegabilmente GLIP e il GLH, (che prevedono la partecipazione delle famiglie), al loro posto subentra il GIT (Gruppo per l’ Inclusione Territoriale), composto da dirigenti scolastici nominati dall’Ufficio regionale scolastico che sarà destinato a proporre all’USR la quantificazione delle risorse dei docenti di sostegno.
Il GIT, organismo inutile, ci costa oltre 13 milioni di euro, fondi presi dal fondo buona scuola e tolti alla scuola dell’inclusione.
Il potenziamento dell’organico di Diritto, a fronte delle necessità e la sua formazione non è un’urgenza?
Assolutamente sì. Ed è quello che abbiamo chiesto al Ministro e al suo staff. Visto che l’organico di diritto dei docenti di sostegno ammonta a circa 100.000 mila insegnanti, a fronte di un fabbisogno di oltre 140.000 mila, anziché coprire questi posti con l’organico di fatto, ogni anno, che è la causa prima della mancata continuità didattica, si regolarizzino i docenti precari di sostegno che lavorano con specializzazione da tanto tempo in condizioni umane e professionali non accettabili. A quel punto il contenzioso si ridurrebbe drasticamente, con risparmi ingenti e strutturali nel tempo, e verrebbe garantita la vera continuità didattica.
La risposta a questo annoso problema è tutta politica.
Se Lei dovesse riscrivere il decreto nella parte inerente il Sostegno e i Docenti Curriculari terrebbe conto di un punto di arrivo, cioè formazione robusta di base per tutti i docenti nei confronti della disabilità o, nel contempo, terrebbe conto della situazione reale in cui versa la Scuola italiana in cui l’insegnante di sostegno riceve in “appalto” l’alunno disabile, scaricando di responsabilità i suoi colleghi?
Le dico questo perché come sottolineava Ianes nel testo "L’evoluzione dell’insegnante di sostegno. Verso una didattica inclusiva", si ipotizza di affidare gli alunni con disabilità agli insegnanti curriculari.
Non si tratta di una novità, è un’idea già ampiamente affrontata dallo stesso Ianes in molte occasioni, ma che adesso trova sistemazione "teorica" in un libro.
L’idea è semplice: non affidare più agli insegnanti specializzati il sostegno agli alunni in difficoltà, ma utilizzare i docenti curriculari aiutati da un limitato numero di specialisti che ruotano in tutte le classi. In questo modo si potrà parlare di vera inclusione.
Il movimento della rete dei 65 è totalmente contrario a questa tesi per tre motivi insuperabili:
1) Non puoi trasformare un docente di ruolo in un docente di sostegno specializzato in didattica, puoi fare in modo che il docente di ruolo sia formato sull’inclusione scolastica, come è giusto che sia, peccato che sono anni che si parla di formazione, ma non è stata mai fatta e certo la colpa non è della legge 104 del 1992:
2) Il docente di sostegno lo deve fare chi vuole farlo, chi se la sente, perché il peggiore nemico dell’alunno con disabilità è un docente non motivato, del resto lo stesso DDL prevede persino maggiori crediti formativi per i docenti di sostegno del futuro;
3) In questo modo verrebbe meno il rapporto 1/1, in molti casi indispensabile.
Ma anche qui, l’art. 13 della legge 104 prevede che il docente di sostegno sia contitolare della classe insieme agli altri, se ciò in molti casi non è avvenuto è da addebitare esclusivamente al fatto che i docenti non di sostegno non sono mai stati formati, dunque non sanno come comportarsi quando l’insegnante di sostegno va via, con tutto quello che poi raccontano le famiglie dei loro figli.
Ma la colpa è della legge 104? Cosa centra la legge 104 con la mancata formazione dei docenti?
La mia personale preoccupazione è che coloro che teorizzano questa metodologia di inclusività non tengano conto realisticamente del “peccato originale” che ha lo Stato. Il quale è tutt’altro che neutro. Come un organismo vivente lo Stato segue dinamiche sue proprie di autoconservazione e non necessariamente di crescita. Per cui non terrà conto dell’inclusione ma del risparmio delle risorse economiche. Cavalcando la scomparsa dell’insegnante di Sostegno come un’occasione di risparmio.
Sono d’accordo, tutto il testo del DDL è fatto per risparmiare risorse in danno degli alunni con disabilità, salvo per il GIT che costa 13 milioni di euro che togliamo al fondo buona scuola. Un comportamento inspiegabile razionalmente.
Avvocato Lei sa che nelle Marche esistono delle tabelle usate dagli organi provinciali per decidere in base ai codici della disabilità le ore di sostegno? Le risulta in altre regioni? Cosa ne pensa? (si veda questo articolo https://www.ilcattolico.it/rassegna-stampa-cattolica/etica/quando-l-idolo-delle-risorse-schiaccia-la-cura-per-il-disabile.html)
Non conoscevo tali tabelle, se esistono sono illegittime con assoluta certezza giuridica.
Ringraziandola per questo incontro Lei ha particolari significativi per il quale i governi hanno letteralmente dormito per 18 mesi sulla 107 e nel costruire in fretta e approssimazione tali decreti?
Qui le posso dare un dettaglio che abbiamo appreso all’incontro con il ministro e il suo staff.
Fino al mese di giugno 2016 hanno sentito qualche associazione di disabili, ma a partire dal mese di luglio più nessuno. L’urgenza erano i referendum, della delega inclusione, impopolare per il Governo, non si doveva parlare, caduto il governo Renzi, visto che le deleghe stavano scadendo, in tutta fretta i dirigenti del MIUR hanno dovuto approntare quella mostruosità giuridica rappresentata dal DDL 378. I risultati sono sotto gli occhi di tutti, questo è il modo attraverso il quale questo governo ha inteso trattare una materia delicatissima e fondamentale per la vita di milioni di bambini con disabilità.
© http://www.lacrocequotidiano.it - 14 marzo 2016