Source: https://www.tidona.com/compensazione-tecnica-compensazione-atecnica-e-pignoramento-verso-un-indirizzo-uniforme-della-corte-di-cassazione/
Timestamp: 2020-07-10 18:53:38+00:00
Document Index: 21181526

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art.1241', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 111', 'art. 111', 'art. 111', 'art. 1246', 'art. 545', 'art. 553', 'art. 111', 'art. 1241', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art.2917', 'art. 1246', 'art. 1241', 'art. 56']

Compensazione tecnica, compensazione atecnica e pignoramento: verso un indirizzo uniforme della Corte di Cassazione | Studio Legale Tidona e Associati | Diritto Bancario e Finanziario
27 Gennaio 2008 In Diritto bancario
1. Preliminare all’esame della sentenza annotata è un breve inquadramento dell’istituto della compensazione[3], che il codice civile definisce all’art.1241[4]. La compensazione è un modo di estinzione diverso dall’adempimento[5] e si può definire come l’elisione di due reciproche obbligazioni, fino al limite della loro concorrenza[6]. La compensazione può essere legale e giudiziale. La prima si verifica solo tra due debiti che hanno per oggetto una somma di denaro o una quantità di cose fungibili dello stesso genere e che sono ugualmente liquidi ed esigibili. I presupposti della compensazione sono l’omogeneità, la liquidità e l’esigibilità dei crediti. Il secondo tipo di compensazione, quella giudiziale, è effetto della sentenza del giudice, il quale non si limita ad accertare un fatto ma lo determina. Si ha compensazione giudiziale quando quella legale non ha potuto operare perché uno dei debiti (o entrambi) non è liquido, purché però esso sia di facile e pronta liquidazione in seguito ad accertamenti anche matematici[7]. Un’ulteriore distinzione, rilevante in questa sede in quanto espressamente trattata dalla Suprema Corte nella suestesa sentensa, è quella tra compensazione in senso tecnico e in senso atecnico (anche dette compensazione propria ed impropria). La Suprema Corte, nella sua giurisprudenza, risalente negli anni[8] e ripetutamente ribadita anche in epoca recente[9] – ha affermato che perché possa parlarsi di compensazione in senso tecnico occorre che i due debiti contrapposti siano riferibili a rapporti autonomi e distinti; in mancanza di tale requisito dell’autonomia dei crediti – autonomia che non è necessariamente assicurata neppure dall’eventuale diversa natura, contrattuale ed extracontrattuale, delle obbligazioni reciproche[10] – si ha una semplice «partita di dare ed avere», alla quale non trova applicazione la disciplina limitativa dell’operatività della compensazione sia sul piano processuale[11], sia sul piano sostanziale[12]. Questa giurisprudenza – che è ispirata, nella sostanza, ad un favor per il simultaneus processus – richiede quindi che il giudice accerti il saldo delle poste attive e passive sicché comunque dalla reciprocità dei due debiti (omogenei, liquidi ed esigibili) consegue l’effetto della loro automatica estinzione fino a concorrenza di quello di importo minore. Pertanto sia la compensazione legale in senso stretto[13], che la compensazione c.d. atecnica[14] operano di diritto per effetto della sola coesistenza dei due debiti e conseguentemente la sentenza del giudice che l’accerti è meramente dichiarativa di un duplice effetto estintivo già verificatosi e quindi di due obbligazioni già esauritesi. Ma in entrambi i casi le obbligazioni reciproche hanno vita autonoma fino alla loro coesistenza talché[15] – con riferimento proprio all’ipotesi di debiti reciproci originati da un unico rapporto – fino al momento in cui il giudice compie (anche d’ufficio) il calcolo del dare e dell’avere delle parti, gli opposti crediti restano separatamente esposti ai relativi eventi estintivi, compresa la prescrizione.
La Corte ha tuttavia corretto la motivazione della sentenza impugnata nella parte in cui affermava che l’ordinanza di revoca dell’assegnazione potesse essere impugnata con il ricorso per Cassazione a norma dell’art. 111 Cost., in coerenza all’indirizzo consolidato per cui il ricorso straordinario per cassazione avverso l’ordinanza del giudice dell’esecuzione di assegnazione delle somme pignorate è inammissibile. Secondo la costante giurisprudenza della Corte, infatti, ai fini dell’impugnabilità di un provvedimento giurisdizionale con il ricorso per cassazione, a norma dell’art. 111 della Costituzione, è necessario che esso presenti, oltre al requisito della decisorietà, anche quello della definitività, il quale va inteso nel senso che contro il provvedimento medesimo non deve essere previsto dall’ordinamento alcuno specifico mezzo di impugnazione; di conseguenza, l’ordinanza di assegnazione di somme, costituendo l’atto conclusivo dell’esecuzione forzata e, quindi, essa stessa atto esecutivo, deve essere impugnata con il rimedio dell’opposizione agli atti esecutivi, quando si tratta di far valere vizi che si riferiscono ai singoli atti esecutivi o ad essa stessa, mentre può essere impugnata con l’appello, quando la sua pronuncia abbia assunto natura decisoria, per avere inciso sulle posizioni sostanziali del creditore o del debitore; il suddetto provvedimento, invece, non è mai suscettibile di ricorso per cassazione ex art. 111 Cost., mancando del carattere della definitività[17].
Pres. Vittori – Rel. Segreto – P.M. Russo – J.M. (avv.ti Carpi, Chiussi, Visconti) c. Uap italiana S.p.A. e Axa assicurazioni S.p.A. (avv.ti Nicolais, Parodi) e L.B. e M.E.
Contratto di investimento –Obblighi di informazione – Violazione – Nullità – Insussistenza.
[3] V. De Lorenzi, Voce Compensazione, in Digesto delle Discipline Privatistiche (sez. civ.), 1988, 65 e ss.; N. Di Prisco, I modi di estinzione delle obbligazioni diversi dall’adempimento, in Tratt. Rescigno, Torino, 1984, vol. IX, 309 e ss.; C. Patti, La compensazione nei suoi aspetti giuridici, Napoli, 1983; B. Inzitari, Compensazione, in Casi e questioni di diritto privato. Volume V – Obbligazioni e contratti. Ottava edizione, a cura di A.. Di Majo, B. Inzitari, V. Mariconda, E. Roppo, 1999, Milano; M. Petrone, La compensazione tra autotutela e autonomia, 1997, Milano; P. Perlingieri, Regolamento compensativo volontario e compensazione volontaria, in Scritti in onore di Salvatore Pugliatti. Vol. I – Diritto civile, 1978, Milano; ID, Dei modi di estinzione delle obbligazioni diversi dall’adempimento, in Commentario Scialoja e Branca, 1975;
[4] Toschi Vespasiani, Compensazione tra debito da conferimento e credito del socio verso la società, in Studium iuris, 2003, n. 3, p. 353; Venezia, Compensazione impropria e contratto di agenzia, in Contr., 2003, n. 5, p. 481; Apice, Debito di restituzione e compensazione, in Diritto e pratica delle Società, 2003, n. 5, p. 86; Dalbosco, La compensazione convenzionale, in Riv. dir. civ., 1996, n. , p. 177-I; Accroglianò, L’eccezione di compensazione nei rapporti tra fideiussore e creditore, in Contr., 2002, n. 6, p. 605 Tassone, Contestazione del controcredito e compensazione legale, in questa Rivista, 2001, n. 8, p. 1094; Apice, Estinzione per compensazione di due crediti reciproci, in Diritto e pratica delle Società, 1999, n. 18, p. 82; Di Sabato, Ancora sulla estinzione per compensazione del debito di conferimento, in Rivista di diritto dell’impresa, 1997, n. 1, p. 97; Civerra, Aumento del capitale sociale mediante compensazione e disciplina dei conferimenti, in Soc., 1997, n. 12, p. 1433.
[11] Stante l’inapplicabilità delle preclusioni previste per le eccezioni sollevabili dal debitore convenuto ovvero – come si è ritenuto talora – la rilevabilità anche d’ufficio, in luogo della rilevabilità solo su eccezione di parte: Cass. 7 ottobre 1991 n. 10447, cit.; Cass. 16 gennaio 1988 n. 301
[12] Non applicandosi in particolare i limiti di cui all’art. 1246 c.c., nè il limite alla pignorabilità di cui all’art. 545 c.p.c.: Cass. 5 maggio 1995 n. 4873, cit.
[16] In merito a tale questione, la Corte ha in precedenza affermato che “nel vigente sistema l’ordinanza di assegnazione dei crediti indicata dall’art. 553 cod. proc. civ. è l’atto conclusivo dell’espropriazione presso terzi, ma in sè è anche atto che appartiene al processo esecutivo. L’impugnazione dell’ordinanza conclusiva del processo di esecuzione può essere proposta attraverso il rimedio dell’opposizione agli atti esecutivi, quando si tratta di far valere i vizi che si riferiscono ai singoli atti di questo processo, oppure attraverso l’appello, quando il provvedimento del giudice dell’esecuzione incide sulle posizioni sostanziali del creditore o del debitore. Questo principio generale è stato applicato dalla giurisprudenza di questa Corte in maniera consolidata proprio con riferimento all’ordinanza di assegnazione del credito, intesa come atto appartenente al processo esecutivo: sent. 29 gennaio 1999 n. 796; 3 febbraio 1998, n. 1091; 6 settembre 1996, n. 8153; 20 novembre 1990, n. 11195; 17 aprile 1982, n. 2333; 26 giugno 1978, n. 3149; 24 marzo 1976, n. 1061; 17 marzo 1976, n. 989; 12 marzo 1973, n. 686, esemplificativamente. Vale a dire che, nei rapporti tra debitore assegnante e terzo assegnato suo debitore, l’avvenuta assegnazione del credito implica conclusione del processo esecutivo, il quale, pertanto, non può essere riaperto ad istanza del terzo assegnato, per la ragione che l’assegnazione implica il trasferimento del credito e quindi la conclusione dell’espropriazione presso terzi. Chiuso il processo esecutivo, cioè, non v’è spazio per una successiva revoca. Piuttosto, il terzo assegnato può proporre opposizione agli atti esecutivi contro l’ordinanza di assegnazione, come questa Corte ha già ritenuto; mentre non è ammissibile il ricorso per cassazione ai sensi dell’art. 111, secondo comma, della Costituzione, il quale implica l’esistenza di un provvedimento definitivo ed irretrattabile”. Cass. 28 giugno 2000, n. 8813.
[17] (Cass. n. 796 del 1999, Cass. n. 6331 del 1999, Cass. n. 3070 del 1998) Ed. ancora “Il ricorso straordinario per cassazione avverso l’ordinanza del giudice dell’esecuzione di rigetto dell’istanza di revoca del provvedimento di assegnazione è a sua volta inammissibile, difettando tale provvedimento di rigetto del necessario requisito della decisorietà – non alterando esso in alcun modo la posizione delle parti, così come fissata dal provvedimento di cui il giudice ha rifiutato la revoca – ed essendo comunque impugnabile con il rimedio dell’opposizione agli atti esecutivi per i vizi ad esso relativi (vedi Cass. n. 3070 del 1998, Cass. n. 9801 del 1993, Cass. n. 8521 del 1992) “Cass. 14 febbraio 2000, n. 1670
[18] Sul contratto di agenzia, tra i tanti, E.Saracini, Il contratto d’agenzia, Milano, 1987; P.Lambertucci, Agenti e rappresentanti (agenti e rappresentanti – diritto del lavoro), in EG, Treccani, vol. I, 1-12, Roma, 1988; E.Saracini, Lineamenti ed elementi distintivi dell’agenzia, in Profili di diritto interno e comunitario, Fermo, 1988; R.Baldi, Agenzia (contratto di), in Enciclopedia Giuridica, Treccani, vol. I, 1-9, Roma, 1988; G. Trioni, Agenzia e lavoro subordinato: interferenze di disciplina giuridica, in Il rapporto di agenzia, profili di diritto interno e comunitario, Fermo, 1988; M.Caputi – F.Loreni, Agenti e rappresentanti, Roma, 1989; A.Baldassarri, Il contratto di agenzia, Milano, 1992; AA.vv., Il contratto di agenzia, Torino, 1993; G. Trioni, Il contratto d’agenzia, 1994; C.M.Bianca – G.Patti – S.Patti, voce Agenzia, in Lessico del diritto civile, Milano, 1995; E. Saracini – F. Toffoletto, Il contratto di agenzia, Milano 1996; O. Cagnasso, voce Agenzia, in Dig, disc. priv., Sez. comm., vol.I, Torino , 1997; R. Baldi, Il contratto di agenzia, la concessione di vendita, il Franchising, Milano, 1997;
[20]Cass. 29.3.2004, n. 6214; Cass. 12.4.1999, n. 3564. l’istituto della compensazione in senso proprio, di cui agli artt. 1241 e segg. c.c., presuppone l’autonomia dei rapporti da cui nascono i contrapposti crediti delle parti, con la conseguenza che, allorché i rispettivi crediti e debiti abbiano origine da un unico rapporto, ancorché complesso, l’applicabilità delle citate disposizioni va esclusa, occorrendo in tal caso procedere ad un semplice accertamento delle reciproche partite di dare e avere, che può essere compiuto anche unilateralmente dalle parti o d’ufficio dal giudice (cfr. da ultimo Cass. n. 12905 del 1995, Cass. n. 4174 del 1998). Cass. 23.1.1999, n. 648 L’applicabilità delle disposizioni degli art. 1241 e segg., c.c. (riguardanti l’ipotesi della compensazione in senso tecnico – giuridico) postula l’autonomia dei rapporti da cui nascono i contrapposti crediti delle parti e pertanto va esclusa allorché i rispettivi crediti e debiti abbiano origine da un unico rapporto, occorrendo in tal caso procedere ad un semplice accertamento delle reciproche partite di dare e avere, che il giudice deve compiere, alla stregua degli atti, anche se non sia stata proposta specifica domanda riconvenzionale o eccezione di compensazione; ne deriva che, ove l’unico rapporto sia rappresentato da un rapporto di agenzia caratterizzato da parasubordinazione, occorre prima determinare il saldo cantabile, comprendendo nell’operazione tutte le partite di debito e credito derivanti dal rapporto stesso (Cass. civ., 7ottobre 1991, n. 10447). Cass. 25.11.2002, n. 16561 cit.
[21] In tale situazione, (nel rapporto di agenzia n.d.r.) per costante insegnamento della giurisprudenza, non sono applicabili le disposizioni degli artt. 1241 e segg. cod. civ., le quale postulano l’autonomia dei rapporti da cui nascono i contrapposti crediti delle parti, ma occorre procedere ad una operazione di mero accertamento contabile delle reciproche partite di dare e di avere, accertamento che il giudice deve compiere, alla stregua degli atti, anche se non sia stata proposta specifica domanda riconvenzionale o eccezione di compensazione (cfr., da ultimo, Cass. nn. 2943-89 e 301-88). Cass. 7 ottobre 1991, n. 10447.
[22] Pertanto sia la compensazione legale in senso stretto (Cass. 21 febbraio 1985; 4 maggio 1981 n. 2750; 21 maggio 1979 n. 2916), che la compensazione c.d. atecnica (Cass. 30 maggio 1997 n. 4800) operano di diritto per effetto della sola coesistenza dei due debiti e conseguentemente la sentenza del giudice che l’accerti è meramente dichiarativa di un duplice effetto estintivo già verificatosi e quindi di due obbligazioni già esauritesi.
Ma nell’un caso e nell’altro le obbligazioni reciproche hanno vita autonoma fino alla loro coesistenza talché – come ha già affermato questa Corte (Cass. 3 novembre 1986 n.6426) con riferimento proprio all’ipotesi di debiti reciproci originati da un unico rapporto – fino al momento in cui il giudice compie (anche d’ufficio) il calcolo del dare e dell’avere delle parti, gli opposti crediti restano separatamente esposti ai relativi eventi estintivi, compresa la prescrizione.
Si ha quindi – come ha esattamente ritenuto la sentenza impugnata – che opera anche il cit.art.2917 c.c. sicché l’estinzione per compensazione, tecnica o atecnica che sia, del credito pignorato successiva al pignoramento non ha effetto in pregiudizio del creditore pignorante e dei creditori che intervengono nell’esecuzione, ove siano identificabili due distinte situazioni giuridiche, di credito e di debito, ancorché nascenti da un unico rapporto; mentre su un piano del tutto diverso operano i menzionati, limiti alla compensazione che ridimensionano l’ambito di applicabilità della compensazione tecnica rispetto a quello (più ampio) della compensazione atecnica (cfr. soprattutto Cass. 18 dicembre 1995 n. 12905 e Cass. 5 maggio 1995 n. 4873 cit.) e non incidono viceversa sull’opponibilità dell’estinzione del credito pignorato al creditore pignorante. Cass. sez. lav., 19 novembre 1998, n. 11690.
La risposta è negativa. Infatti, è consolidata giurisprudenza di questa Suprema Corte (v. sentenze 13-5-82 n. 2968; 5-4-84 n. 2216 ed altre) che “la compensazione in senso proprio presuppone l’autonomia dei due crediti, con la conseguenza che quando si tratta di un unico rapporto, ancorché complesso, la questione si riduce ad un semplice calcolo di dare ed avere che può essere compiuto d’ufficio dal giudice”.
[26] Tale principio era stato poco prima già affermato dalla Corte di Cassazione: “l’art. 1246 c.c. prevede che la compensazione si verifica qualunque sia il titolo dell’uno o dell’altro debito; tale disposizione, nel suo testuale tenore, sancisce che, ai fini della compensazione, non è necessaria l’identità o l’affinità dei titoli dei reciproci rapporti obbligatori, affermando così la regola della compensabilità delle obbligazioni, ancorché derivanti da fonti distinte, senza che, però, si sia, perciò solo, autorizzati a desumere l’esclusione della compensazione di obbligazioni scaturenti da un unico contratto o da una unica fonte negoziale o da un unico evento. Una tale esclusione non si ricava neppure dalle altre norme codicistiche che disciplinano l’istituto, e non a caso l’art. 1241 c.c. si limita a stabilire che “quando due persone sono obbligate l’una verso l’altra, i due debiti si estinguono per le quantità corrispondenti”, facendo riferimento ai “due debiti”, cioè alle due obbligazioni, senza alcun cenno all’unicità o pluralità dei rapporti nei quali le obbligazioni hanno causa (v. in tal senso S.U. n. 775 del 1999 e, da ultimo, Cass. sez l. n. 8924 del 2004)”. Cass., 11 marzo 2005, n. 5349, in Giust. civ. Mass. 2005, f. 3.
[27] “Ai fini della configurabilità della compensazione in senso tecnico è irrilevante la pluralità o meno dei rapporti posti a base delle reciproche obbligazioni, essendo invece necessario solo che le suddette obbligazioni, quale che sia il rapporto (o i rapporti) da cui traggono origine, siano “autonome” ossia non legate da nesso di sinallagmaticità reciproca, posto che, in tale ipotesi, la non compensabilità “in senso tecnico” deriva dal fatto che l’elisione delle reciproche obbligazioni verrebbe ad incidere sull’efficacia del negozio, mentre, in ogni altro caso, non vi è motivo alcuno per escludere l’operatività dell’istituto della compensazione e la relativa disciplina, che tiene conto anche delle caratteristiche dei crediti per evitare, tra l’altro, che l’operatività della compensazione si risolva in una perdita di tutela per alcuni creditori; deve peraltro escludersi che la rilevata non operatività dell’istituto della compensazione disciplinato dal codice possa tradursi in un modo indiretto per ammettere una sorta di compensazione di fatto, cosiddetto “atecnica”, in ipotesi in cui la disciplina codicistica non la ammetterebbe, ovvero la ammetterebbe entro limiti precisi”. Cass., 11 marzo 2005, n. 5349, cit..
[29] Per alcuni cenni bibliografici sulla compensazione nel fallimento, mi permetto di rinviare al mio Fallimento del socio, liquidazione della quota e compensazione fallimentare, (nota a Cass. 18 marzo 2005, n. 6006, ord.) su questa Rivista, n. 7/20005, pag. 971 e ss.; si vedano, inoltre, Lamanna, Compensazione nella verifica del passivo ed effetti preclusivi delle azioni revocatorie, in Fall., 2005, n. 4, p. 408; Olivieri, Compensazione e fallimento Effetti del fallimento sui crediti (Gli). Novita’ nelle proposte di riforma delle procedure concorsuali. Atti dei Convegni S.I.S.CO. 24 novembre 2001 e 16 novembre 2002, 2004, Milano; AA.VV., Compensazione di crediti e domanda riconvenzionale, in Fall., 2003, n. 7, p. 758;; Colesanti, «Variations sérieuses» sul tema della compensazione nel fallimento, in Riv. dir. civ., 2002, n. 5, p. I-735; Ponti – Ferrari, Cessione di crediti scaduti verso il fallito stipula nel periodo c.d. sospetto è possibilità per il cessionario, a sua volta debitore del fallito, di far valere in compensazione il credito cedutogli, in La nuova giurisprudenza civile commentata, 2003, n. 4, p. I-540; Badini Confalonieri, Compensazione e mandato all’incasso, in Fall., 2004, n. 6, p. 658; Canale, Riflessioni sul fideiussore del fallito, la compensazione e l’ammissione al passivo del condebitore escusso, in Riv. trim. dir. proc. civ., 2002, n. 3, p. 923; Murrini, La Consulta conferma la costituzionalità della disciplina della compensazione dei crediti non scaduti ex art. 56 comma 2 l. fall., in questa Rivista, 2001, n. 8, p. 1042; AA.VV., Fallimento: rimane il divieto di compensazione per l’acquisto di un credito non scaduto, in Impresa commerciale industriale, 2000, n. 11, p. 1743; Apice, Revocatoria fallimentare e compensazione del credito, in Diritto e pratica delle Società, 2000, n. 20, p. 77; ID, Reciprocità dei crediti e compensazione in sede di fallimento, ivi, 2000, n. 13, p. 78; Borrello, Fallimento del promissario acquirente e compensazione, in Contr., 2000, n. 4, p. 352; Panzoni, Compensazione e fallimento: esigibilità e liquidità del credito e obbligazioni restitutorie in caso di scioglimento del contratto pendente, in Fall., 2000, n. 5, p. 537; Fauceglia, Patto di compensazione e revocatoria fallimentare, in Dir. fall., 1999, n. , p. II-1061; De Sensi, Le condizioni operative della compensazione nel fallimento secondo l’orientamento restrittivo della Cassazione, in Dir. fall., 1999, n. , p.II-768; Tarzia, Compensazione e pegno irregolare nel fallimento, in Fall., 1999, n. 2, p. 158; Molè, Garanzia e opponibilità in compensazione di un credito del fideiussore, in Contr., 1998, n. 1, p. 86; Panzani, Regresso del fideiussore nei confronti del fallito e compensazione, in Fall., 1998, n. 10, p. 1049; Terenghi, Pagamento del fideiussore e operatività della compensazione, in Fall., 1998, n. 1, p. 79; Oliva. Deposito bancario e compensazione, in Fall., 1997, n. 3, p. 314; Apice, Compensazione e procedure concorsuali, in Fall., 1997, n. 4, p. 337; Foschini, La compensazione nel fallimento: recenti orientamenti giurisprudenziali, in Dir. fall., 1996, n. , p. I-565; Didone, Compensazione di credito del fideiussore escluso dopo il fallimento, in Fall., 1995, n. 3, p. 282; Inzitari, Presupposti civilistici e fallimentari per il riconoscimento al creditore fallimentare della facoltà di compensazione (Atti del Convegno tenutosi a L’Aquila il 18 – 20 ottobre 1991 su Mezzi di finanziamento e crisi d’impresa), in Dir. fall., 1992, n. , p. I-530, Stanghellini, Nuovi presupposti della compensazione fallimentare, in Giur. comm., 1992, n. , p. II-734; Inzitari, Presupposti civilistici e fallimentari per il riconoscimento al creditore fallimentare della facoltà di compensazione, in Banca borsa e titoli di credito, 1992, n. 1, p. II-8; Mercurio, Eccezione di compensazione nel procedimento di verifica dei crediti, in Fall. 1990, n. 7, p. 734.