Source: http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2017/03/gentiloni-ha-regalato-zone-di-mare.html
Timestamp: 2017-08-23 02:12:19+00:00
Document Index: 110815847

Matched Legal Cases: ['art.264', 'art.264', 'art.264', 'art. 2', 'art. 264', 'art. 264', 'art.264', 'art. 264', 'art. 264', 'art. 406', 'art. 408']

Su La Testa!: GENTILONI HA REGALATO ZONE DI MARE ITALIANO ALLA FRANCIA: DENUNCIATO DAL DEPUTATO PILI
Invece di finire sotto processo per alto tradimento della patria, è stato promosso addirittura presidente del consiglio. E' l'Italia che affonda sempre più. Per la cronaca. Il 21 marzo 2015, in gran segreto, vale a dire tenendo all’oscuro l’opinione pubblica italiana, l’allora ministro degli esteri Paolo Gentiloni, attuale inquilino di Palazzo Chigi al posto del trombato Matteo Renzi, ha donato ben 339,9 chilometri quadrati di mare italiano ad uno Stato straniero. In Francia questo omaggio è stato ratificato dal Parlamento, in Italia invece proprio no. L’11 marzo dello scorso anno si è dibattuto alla Camera sulla cessione delle acque territoriali fatta a favore della Francia, con accordo firmato appunto a Caen il giorno 21 marzo 2015. Il dibattito scaturito dall’interpellanza urgente numero 2/01308, presentata dal deputato sardo Mauro Pili di Unidos, riassume la vicenda. La risposta del sottosegretario di Stato allo Sviluppo Economico, tale Antonello Giacomelli, è stata a dir poco vergognosa, anzi omertosa.
Nessuno in Italia è stato interpellato durante i negoziati. Nessuno ha chiesto almeno l’opinione dei pescatori o dei rappresentanti del popolo, ossia deputati e senatori. Quello di Caen doveva essere un accordo segreto che sarebbe venuto a galla solo a fatto compiuto. Ma la Francia ha rovinato i piani di Renzi e Gentiloni. Infatti, dopo che il parlamento francese ha ratificato il trattato, i transalpini l’hanno subito fatto valere, sequestrando il peschereccio “Mina”, il quale stava pescando come sempre nelle acque della cosiddetta “fossa del cimitero”, (così denominata perché una volta si identificava allineando la prua della barca alle croci del camposanto di Ospedaletti), dove da tempo immemorabile i liguri vanno a pescare i famosi gamberoni rossi di Sanremo. Dopo si è consumato l’episodio del peschereccio Cecilia in Sardegna.
Secondo il sottosegretario Giacomelli questo accordo è stato negoziato e firmato soltanto per definire “confini certi” tra i territori di competenza di Francia e Italia. Ma allora perché tanta segretezza? C’entrano forse qualcosa i giacimenti di idrocarburi scoperti dall’azienda norvegese TGS Nopec? I dati incredibilmente riservati del ministero dello Sviluppo Economico attestano in quelle aree la disponibilità di gas e petrolio. L’onorevole Pili non contento ha battuto la via giudiziaria, presentando un esposto alle Procure di Tempio e Sassari, di Roma e infine di Genova. Ecco le motivazioni del deputato Mauro Pili:
«E’ fin troppo evidente che dopo le risposte parlamentari alle interrogazioni emerge con grave rilievo l’assenza di qualsiasi vantaggio per l’interesse nazionale a fronte di un gravissimo danno (nocumento in base all’art.264 del Codice Penale) per la sovranità, l’economia e le ricadute sociali. Si tratta di un atto dovuto, così come è la prima volta che si richiama l’art.264 del codice penale per un accordo internazionale, proprio perché si è dinanzi ad un fatto inedito e inaudito di cessione di sovranità a fronte di un danno evidente all’interesse nazionale. Nell’esposto sono richiamati anche i possibili danni e interessi legati all’indeterminato utilizzo di possibili giacimenti di idrocarburi in mare che risulterebbero alla mercè della condizione più favorevole sul piano giuridico ed economico, considerato anche il prossimo referendum del 17 aprile».
Il 16 marzo 2016, la presentazione dell’esposto alla Procura di Roma. Ecco le parole di Pili:
«Stamane ho depositato, con protocollo n.82928, presso la Procura di Roma l’esposto denuncia sui gravissimi contenuti ed effetti dell’accordo bilaterale Italia – Francia del 21 marzo 2015 che ha profondamente modificato i confini a favore della Francia con grave danno per l’interesse nazionale e della Sardegna. Si tratta del primo passo obbligato per costringere il governo italiano a dichiarare le ragioni di tale accordo e a valutare in modo oggettivo e obiettivo il nocumento che ha generato rispetto all’interesse nazionale. E’ un atto dovuto considerata la gravità dell’atto compiuto e del fatto che mai dal dopoguerra ad oggi erano stati modificati i confini marittimi nazionali in modo così evidente e a danno dell’interesse nazionale. Per questo motivo, dopo le mancate risposte del governo, e le reiterate azioni tese a manipolare i fatti e lo stesso contenuto dei documenti, ho ritenuto doveroso presentare l’esposto denuncia che per ogni buon conto allego. Non appena i magistrati competenti riterranno di dover aprire un fascicolo mi impegno sin d’ora a costituire formalmente un pool di legali che voglia prendere a cuore tale causa».
http://aic.camera.it/aic/scheda.html?core=aic&numero=2/01308&ramo=C&leg=17
http://documenti.camera.it/leg17/resoconti/assemblea/html/sed0588/sommario.htm
http://www.camera.it/leg17/410?idSeduta=0588&tipo=stenografico#sed0588.stenografico.tit00030.sub00020.int00040
http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=2-01308&ramo=C&leg=17
https://www.facebook.com/mauro.pilibis/videos/1003947803017257/
https://www.facebook.com/mauro.pilibis/videos/1003970623014975/
E DI CONTESTUALE DENUNCIA
Il sottoscritto Mauro Pili in qualità di cittadino Sardo e di Deputato eletto nella circoscrizione elettorale Sardegna
Il presente atto ha quale scopo di porre all’attenzione di questo Ecc.mo Procuratore della Repubblica accadimenti che si inseriscono nell’ambito di una vicenda che riguarda affari di Stato con gravissime ripercussioni nelle attività economiche e sociali delle aree di competenza giurisdizionale e territoriale della S.V., affinché vengano effettuati gli opportuni accertamenti, nonché venga valutata la sussistenza di eventuali profili di rilevanza penale di specifici fatti dedotti con particolare riferimento al reato di cui all’art.264 del codice penale e al documentato nocumento arrecato allo Stato Italiano e conseguentemente alla Sardegna.
Il 21 marzo del 2015, nella cittadina francese di Caen, il ministro degli Esteri della Repubblica Italiana Gentiloni e quello della Repubblica francese Fabius sottoscrivevano quello che di seguito sarà richiamato come “Accordo Confini 2015”;
nell’accordo si definivano nuovi confini marittimi con modifica rilevante e sostanziale della sovranità negli specchi acquei definiti con coordinate marittime riportate nel testo sottoscritto dai due delegati;
da tale nuova conformazione dei confini marittimi si rileva una cessione rilevante di sovranità sulle acque internazionali da parte dell’Italia verso la Francia senza che nessun elemento di vantaggio o di contropartita sia indicata nel testo sottoscritto;
emerge dalla nuova configurazione che sul versante est, a nord della Sardegna, il confine marittimo territoriale della Francia (Corsica) passa dalle normate 12 miglia alle quasi 40 miglia, occupando gran parte delle acque internazionali da sempre oggetto di attività di pesca da parte delle marinerie sarde, residenti nei comuni rivieraschi direttamente connessi con quegli spazi acquei;
sul versante Nord Ovest della Sardegna si configura, invece, un’estensione delle acque territoriali francesi dalle 12 miglia alle oltre 200 miglia, rendendo impraticabile l’intero specchio acqueo a nord ovest della Sardegna;
nello stesso “Accordo Confini 2015” si fa menzione alla possibile concordata gestione di eventuali giacimenti di idrocarburi ricadenti a cavallo del confine, senza definire alcun che sulle modalità d’intesa;
nell’“Accordo Confini 2015” non viene in alcun modo indicata contropartita per la cessione di tali rilevanti porzioni di mare alla sovranità di uno stato straniero e non si tiene in nessun conto della presenza sulla linea di confine di una zona delimitata con decreto del ministro dello sviluppo economico denominata “zona E” per la ricerca di idrocarburi liquidi o gassosi;
sullo stesso versante degli idrocarburi appare evidente che l’“Accordo Confini 2015” costituisca un evidente cessione di vantaggi economici alla Francia e un chiaro nocumento allo Stato italiano considerato che l’ubicazione di tale zona E è avvenuta con la piena consapevolezza della presenza nel sottosuolo marino di idrocarburi, e in tal senso il ministero dello sviluppo economico ha deciso l’ubicazione di tale vasta area di ricerca petrolifera e di gas;
si tratterebbe di una cessione di sovranità di vastissime superfici di mare senza alcuna condizione alla Francia che confermerebbe il nocumento per lo Stato Italiano considerato che si prevede la facoltà di sfruttamento di tale eventuale giacimento anche dall’altro fronte del confine;
tale “Accordo Confini 2015” è stato ratificato dallo Stato francese;
l’Italia non ha nemmeno avviato l’iter per la ratifica parlamentare prevista costituzionalmente;
tale accordo non risulta, dunque, in vigore;
nel mese di febbraio le autorità francesi al largo della costa nord est della Sardegna hanno arbitrariamente fermato il motopeschereccio Cecilia, con il comandante Piero Langiu, della marineria di Golfo Aranci intimandogli di non oltrepassare un fantomatico nuovo confine marittimo che a detta della guardia costiera francese sarebbe stato deciso da un accordo internazionale tra Italia e Francia il 21 marzo del 2015;
tale divieto è apparso da subito una violazione non solo del diritto internazionale ma anche di quello marittimo considerato che tale divieto veniva imposto in acque notoriamente e pacificamente riconosciute internazionali;
alla luce di questo fatto gravissimo, senza che le autorità italiane abbiano niente comunicato alle imbarcazioni operanti storicamente nell’area, è stata accertata l’esistenza dell’accordo sottoscritto dal Ministro degli esteri Gentiloni con il suo omologo francese Fabius il 21 marzo 2015 nella regione della Normandia a Caen;
con l’accordo vengono di fatto modificati i confini delle acque internazionali sino a registrare a Nord della Sardegna un’estensione delle acque territoriali francesi da 12 miglia ad oltre 38 miglia;
si tratta di un fatto di una gravità inaudita perché compiuto segretamente, senza coinvolgere in alcun modo, né le regioni interessate, a partire dalla Sardegna e la Liguria, e tantomeno le categorie produttive direttamente coinvolte nell’attività di pesca tradizionale in quegli specchi acquei;
il limite territoriale delle 12 miglia marine è adottato dalla maggior parte degli Stati mondiali e coincide nella stessa misura anche per lo spazio aereo sovrastante, per il fondo e il sottofondo marino – a meno di un limite inferiore imposto per problemi geografici di delimitazione riferito alle brevi distanze tra Stati, come nel caso delle Bocche di Bonifacio;
il diritto internazionale di Geopolitica degli Spazi Marittimi, sancito nella Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del Mare (Montego Bay – 10 dic. 1982), definisce i limiti territoriali degli Stati nella misura delle 12 miglia marine, a partire dalla linea batimetrica di 1,50 mt dalla costa;
l’Italia ha esteso a 12 miglia il proprio mare territoriale con la Legge 14 agosto 1974 n ° 359, ampliando il precedente limite di 6 miglia previsto dall’art. 2 del Codice della Navigazione del 1942. Il nostro Paese ha stipulato accordi di delimitazione con la Francia, per la fissazione delle frontiere marittime nell’area delle Bocche di Bonifacio, e con la Jugoslavia (cui sono succedute Croazia e Slovenia), per la delimitazione del golfo di Trieste;
il D.P.R. 26 Aprile 1977, n° 816, ha stabilito un «sistema di linee di base» articolato in 38 segmenti complessivi, che ha portato ad una notevole semplificazione del margine esterno del mare territoriale, passato ad uno sviluppo lineare inferiore a 5000 km, rispetto ad uno sviluppo costiero effettivo d 7418 km;
la delimitazione delle acque territoriali tra l’Italia ed i Paesi confinanti, inoltre, è stata attuata con la Convenzione di Parigi del 28 novembre 1986, tra Italia e Francia, relativa alla delimitazione delle frontiere marittime nell’area delle Bocche di Bonifacio – (l’Accordo definisce i limiti delle acque territoriali posti tra la Sardegna e la Corsica mediante una linea composta di 6 segmenti);
l’accordo siglato dall’Italia riconosce di fatto a totale vantaggio della Francia il cosiddetto diritto alla zona economica esclusiva, (esercitabile esclusivamente al di fuori delle acque territoriali del paese che ne fa richiesta);
la zona economica esclusiva è un’area esterna al mare territoriale, immediatamente dopo la zona contigua, che non può invadere i limiti territoriali di un altro Stato e che si estende fino a 200 miglia marine – (e cioè: a partire sempre dalla linea di base dalla quale è misurata l’ampiezza delle acque territoriali di 12 mgl, con una estensione massima di 188 miglia marine);
all’interno delle zone economiche esclusive lo stato costiero esercita giurisdizione funzionale in specifiche materie. Secondo l’articolo 58 para 1 della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del Mare, tutti gli altri Stati, sia costieri che privi di litorale, godono della libertà di navigazione (marittima), di sorvolo, di posa in opera di condotte e cavi sottomarini e di altri usi del mare leciti in ambito internazionale;
i maggiori poteri, spettano in questo caso allo Stato costiero titolare della zona economica esclusiva che ha la titolarità dei diritti sovrani sulla massa d’acqua sovrastante, il fondo marino ai fini dell’esplorazione e dello sfruttamento, la conservazione e la gestione delle risorse naturali, viventi e non viventi – (e dunque soprattutto la pesca), compresa la produzione di energia delle acque e delle correnti; la giurisdizione in materia di installazione e uso di isole artificiali o strutture fisse, ricerca scientifica in mare e protezione come è la conservazione dell’ambiente marino;
secondo quanto si apprende dal comunicato ufficiale del Ministero degli esteri pubblicato nel sito ufficiale del ministero il governo italiano ha ceduto il mare al nord della Sardegna, sino a 40 miglia sul lato est e oltre 200 miglia su quello ovest, e una porzione rilevante sul piano qualitativo della Liguria, in cambio della tutela della linea retta di confine sull’arcipelago toscano;
nel documento ufficiale del ministero degli esteri si legge: “Nel corso dei negoziati che hanno portato alla firma dell’Accordo, la parte italiana ha ottenuto di mantenere immutata la definizione di linea retta di base per l’arcipelago toscano, già fissata dall’Italia per la delimitazione del mare territoriale nel 1977”;
si tratta di un’ammissione gravissima che confermerebbe un nocumento rilevante ai danni dello Stato italiano e che costituisce un atto che lede le attività economiche sarde con particolare riferimento alla pesca;
nel documento ufficiale del Ministero degli esteri è anche scritto che “ per il mare territoriale tra Corsica e Sardegna, è stato completamente salvaguardato l’accordo del 1986, inclusa la zona di pesca congiunta”;
si tratta di un’affermazione del tutto falsa;
nell’accordo di Caen è scritto in modo esplicito che tale accordo, quello richiamato del 1986, sarà abrogato integralmente;
non esistendo nessuna possibile comparazione tra quanto ceduto e quanto ricevuto in quello che il ministero degli esteri definisce negoziato appare evidente che il danno è tale da far derivare un gravissimo nocumento all’interesse nazionale;
nell’ambito dell’“Accordo Confini 2015” è disciplinata anche la parte relativa ai possibili giacimenti di idrocarburi, gas e petrolio, in quelle porzioni di mare cedute alla Francia;
è evidente che tale disciplina non è casuale essendoci sull’area ovest soprattutto un grande interesse da parte di soggetti interessati alla ricerca di idrocarburi;
ci sarebbero studi nella disponibilità dello stesso ministero dello sviluppo economico per 1,4 trilioni di metri cubi di gas e 0,42 bilioni di barili di petrolio;
lo studio dichiarato dalla stessa TGS Nopec dichiara la possibile presenza un 1,4 “TRILIONI” (TRILIONI) di metri cubi di gas, mezzo Bilione ( BILIONE) di barili di petrolio, 2,23 milioni di barili di gas naturale in forma liquida;
la mancata definizione di una chiara e definita norma di gestione di tali possibili giacimenti consente una discrezionalità tale da aggravare il possibile nocumento all’interesse nazionale;
un dato di raffronto lascia comprendere l’interesse su quell’area: la terra possiede giacimenti accertati di gas pari a 179 trilioni di metri cubi;
un report riservato in mano al ministero dello Sviluppo economico dice chiaramente che in quella fascia “provenzale” c’è petrolio e gas;
SINTESI NOCUMENTO
l’Accordo Confini 2015 potrebbe aver, dunque, causato un gravissimo nocumento allo Stato italiano sia sul piano della cessione di sovranità in acque internazionali, che su quello economico legato sia all’attività economica di pesca che della presenza di idrocarburi. E proprio in questa ultima ipotesi della presenza di idrocarburi, al nocumento allo Stato italiano si potrebbero aggiungere rilevanti arricchimenti di soggetti terzi che potrebbero più favorevolmente sfruttare tali giacimenti sul versante francese piuttosto, che su quello italiano, considerato anche il prossimo referendum sulla materia;
la delicatezza della questione sottoposta alla Vostra attenzione si colloca nella più sistematica trattazione dell’illecito tra i delitti contro la personalità dello Stato, che pur nella particolare natura e delicatezza degli interessi tutelati dall’art. 264 c.p., non può in alcun modo essere condizionata da eventuali riflessi di natura politica e o d’immagine;
la conseguente divulgazione di rapporti e di collegamenti che svelano indirizzi politici ed economici dello Stato, che in alcun modo posso essere preclusi ad un’attenta valutazione, non costituisce alcuna remora a procedere ad una puntuale verifica in sede penale dei fatti che si richiamano nel presente Esposto – denuncia;
nonostante la dottrina faccia rilevare esigenze di opportunità politica, connesse alla peculiarità degli interessi tutelati dall’art. 264 c.p., appare chiaro e doveroso un riflesso diretto nella struttura della fattispecie, con particolare riferimento alla costruzione della possibilità del nocumento agli interessi nazionali come condizione obiettiva di punibilità;
è significativa la preoccupazione comune alla relazione introduttiva Appiani ed alla relazione ministeriale Rocco di sottolineare la portata e l’àmbito di applicazione della norma;
nella relazione Rocco si richiama in termini puntuali l’esigenza di riaffermare le ragioni dell’art.264 c.p.: «Le ragioni, che allora militavano per fare introdurre nella nostra legislazione questa figura di delitto, non soltanto sussistono anche oggi, ma può dirsi che abbiano acquistato ed acquistino, ogni giorno più, importanza sempre maggiore per il continuo sviluppo dei rapporti, che lo Stato deve allacciare o mantenere con l’estero»;
L’unica innovazione introdotta nel nuovo ordinamento penale è di carattere letterale che sostituisce all’espressione interesse «pubblico» viene sostituita quella di interesse «nazionale».
tale esposto – denuncia intende sottoporre alla Vostra Cortese attenzione sia il tipo di reato che l’esigenza di individuare il soggetto attivo del presunto illecito, indicato con il termine generico «chiunque», che si deve trattare, infatti, di persona «incaricata di trattare all’estero affari di Stato»;
essendo richiamato esplicitamente negli atti ufficiali disponibili che si allegano solo il Ministro delegato e sottoscrittore dell’accordo in oggetto non si può escludere che altri soggetti attivi, funzionari dello Stato e/o agenti diplomatici abbiano svolto un ruolo diretto nella trattazione e definizione dell’accordo richiamato;
nella fattispecie tra l’incarico di trattare all’estero Affari di Stato e il rendersi infedele al mandato, deve ritenersi che il termine mandato non intervenga nel suo rigoroso significato tecnico-giuridico di contratto civilistico, ma in quello generico di incarico, come appunto quello riservato a chi ha definito e sottoscritto in nome e per conto dello Stato Italiano tale accordo con lo Stato francese;
il mandato è di fatto conferito attraverso un rapporto di natura pubblicistica, in relazione alla natura dell’affare ed al soggetto chiamato a trattarlo come in questo caso il Ministro degli esteri delegato;
a prescindere dal modo con cui l’incarico è stato conferito e dal soggetto cui viene affidato, con l’atto di incarico è stata conferita al soggetto la qualità di titolare di un ufficio, che consente all’incaricato l’esercizio di un potere che gli viene delegato direttamente dallo Stato;
per quanto riguarda la natura degli affari da trattare all’estero, vi è piena concordanza in dottrina che l’oggetto dell’affare è del tutto irrilevante e, in particolare, che non deve necessariamente trattarsi di un’attività di natura politica;
qualunque attività, dunque, a prescindere dalla sua originaria qualificazione, diviene affare di Stato una volta che il Governo italiano conferisca ad un suo incaricato il mandato di trattare all’estero l’attività stessa;
rientrano pertanto nell’àmbito dell’art. 264 c.p. anche affari industriali, come quelli relativi alla definizione di aree specifiche di pesca, prospezione ed estrazione di idrocarburi, commerciali, turistici, culturali, relativi a rapporti di lavoro, ecc.
l’infedeltà è, dunque, un concetto normativo, nel senso che non si tratta di un elemento descrittivo generico o indefinito, ma di un concetto relativo a dati rilevabili e riscontrabili oggettivamente;
appare indispensabile verificare l’esistenza del presupposto del possibile nocumento all’interesse nazionale, che risulterebbe condizione obiettiva di punibilità;
in questa fattispecie l’infedeltà che si chiede di accertare non può essere intesa come volontà di tradire, implicante la rappresentazione delle conseguenze nocive del proprio operato, ma come discrepanza, rilevabile sul solo terreno obiettivo, tra l’incarico ricevuto e quello realizzato;
è fin troppo evidente che si potrà parlare di condotta «infedele» se si rappresenta non solo l’attività di “chiunque” delegato come discordante rispetto alle istruzioni ricevute, ma anche e soprattutto per il potenziale nocumento che la condotta ha effettivamente arrecato all’interesse nazionale;
il potenziale nocumento all’interesse nazionale, nell’art. 264 c.p., appare evidente come condizione obiettiva di punibilità;
in questa fattispecie occorre accertare che qualunque comportamento, sia questo positivo od omissivo, costituisca o meno violazione delle istruzioni ricevute, cioè del contenuto dell’incarico, ovvero non abbia alcuna diretta attinenza con i limiti posti dal mandato, può integrare gli estremi della condotta infedele, sempreché l’agente se ne rappresenti la potenziale carica lesiva degli interessi nazionali e la contraddittorietà con le finalità perseguite dal Governo italiano con il conferimento dell’incarico;
a tal proposito appare dirimente l’evidenza che la stessa norma affida al riconoscimento del nocumento all’interesse nazionale quale momento consumativo ed oggettività giuridica;
occorre valutare se il nocumento all’interesse nazionale dal caso in oggetto di tale esposto – denuncia si trova in rapporto di causalità con la stessa nozione di infedeltà al mandato, nel senso che il soggetto che «si rende dolosamente infedele, vuole implicitamente cagionare un nocumento agli interessi nazionali»;
la definizione e individuazione del possibile nocumento come condizione obiettiva di punibilità e il ruolo che è stato attribuito a tale elemento nella struttura della fattispecie criminosa è elemento oggettivo e dirimente;
l’ipotesi di delitto in esame configura un reato proprio, sorretto dal particolare dolo dell’agente che viola un dovere di fedeltà assunto verso lo Stato con l’accettazione dell’incarico: ne consegue che in tanto potrà realizzarsi un’ipotesi di concorso in cui figurino terzi non mandatari , in quanto il soggetto proprio abbia agito con il dolo di infedeltà;
va valutato se i fatti richiamati configurano un’ipotesi di concorso necessario, in cui la plurisoggettività è rappresentata dalla partecipazione della o delle controparti che hanno trattato l’affare con il mandatario.
Per quanto sopra esposto e motivato il sottoscritto Mauro Pili chiede che l’Ecc.ma Procura della Repubblica adita voglia disporre gli opportuni accertamenti in ordine ai fatti esposti in narrativa, valutando gli eventuali profili di illiceità penale degli stessi e, nel caso, individuare i possibili responsabili e procedere nei loro confronti.
Formula altresì denuncia-querela qualora dagli accertamenti emergessero fatti-reato procedibili a querela di parte.
Il sottoscritto chiede di essere avvisato ex art. 406 c.p.p. in caso di richiesta di proroga delle indagini preliminari ed ex art. 408 c.p.p. in caso di richiesta di archiviazione presso lo Studio Legale …………
Roma, 16 marzo 2016».
Stenografico dell’11 marzo 2016:
«(Iniziative in relazione ad un recente accordo sottoscritto con la Francia in merito ai confini delle acque territoriali, con particolare riferimento alla prospezione geologica per la ricerca di idrocarburi nel mare a nord della Sardegna – n. 2-01308)
PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza urgente Pili e Pisicchio n. 2-01308, concernente iniziative in relazione ad un recente accordo sottoscritto con la Francia in merito ai confini delle acque territoriali, con particolare riferimento alla prospezione geologica per la ricerca di idrocarburi nel mare a nord della Sardegna (Vedi l'allegato A – Interpellanze urgenti).
Chiedo al deputato Pili se intenda illustrare la sua interpellanza. Prego, onorevole.
MAURO PILI. Grazie Presidente, rappresentante del Governo, questa interpellanza urgente ripercorre quello che è successo in questi ultimi due mesi rispetto a una vicenda che in molti hanno considerato una bufala. Era facile poterla considerare una bufala, vista la gravità della dichiarazione che il Governo ha fatto e ha sottoscritto il 21 marzo 2015 a Caen, in Normandia: un Trattato, Accordo, che sostanzialmente cedeva alla Francia importanti e consistenti parti di mare al nord della Sardegna, a est, a ovest e verso la Liguria. Avevano ragione ad avere dubbi, seri dubbi sulla veridicità di quella notizia, perché un Governo autorevole e istituzionalmente degno di questo nome mai avrebbe sottoscritto un Accordo di tale gravità e di tale imponenza. Appariva surreale che un Governo legittimato potesse cedere confini marittimi a un altro Stato senza averne avuto mandato dal Parlamento e per giunta cedendo sovranità nazionale, anzi, aggiungo sovranità internazionale, su quelle acque. Roba da fantapolitica, e bene hanno fatto coloro che hanno avuto seri dubbi su questa vicenda, dubbi che, ora dopo ora, giorno dopo giorno, sono svaniti di fronte all'incedere dei documenti, degli atti, della veridicità delle notizie che gli atti stessi riportavano. Era una scandalosa verità che il Governo avesse sottoscritto quell'Accordo con coordinate marittime che segnavano la modifica sostanziale e radicale dei confini del mare del nostro Paese e dei confini internazionali. Il Governo Renzi lo ha fatto in gran segreto e in silenzio, basta andare sul sito del Ministero degli esteri – che ha Pag. 8sottoscritto quell'Accordo – e si vedrà, come si può immaginare, la sfilza di comunicati stampa dal primo all'ultimo giorno dell'anno, ma, stranamente, vi è un buco comunicazionale, che è quello del 21 marzo 2015. Vi è un comunicato stampa il 20, un comunicato stampa il 22, stranamente c’è il silenzio rispetto a quello che è stato sottoscritto a Caen: doveva restare segreto. Non c’è stato nessun tweet da parte del Presidente del Consiglio, solito sbandierare qualsiasi tipo di informazione che possa dargli qualche tornaconto di qualsiasi genere si voglia immaginare.
Ebbene, non c’è stato il tweet con le fatidiche 100 e passa lettere in cui poteva sintetizzare «ho regalato un po’ di mare italiano e internazionale alla Francia», se avesse sintetizzato in questo modo avrebbe dato una risposta corretta e avrebbe dato un'informazione assolutamente veritiera: ha ceduto importanti parti di mare, utilizzate storicamente dai pescatori sardi innanzitutto, e da quelli liguri, senza alcun tipo di limite. Sapevano Gentiloni e Renzi, prima Renzi, perché lo aveva sottoscritto un mese prima con Hollande a Parigi, e poi ratificato e sostanzialmente decodificato nelle sue coordinate marittime a Caen; sapevano di essere stati beccati, di essere stati trovati con le classiche mani nella marmellata di chi ha ceduto qualcosa senza dichiarare né il fine né quello che sottobanco è stato sostanzialmente, poi, magari negoziato.
Di quell'accordo non si sarebbe saputo niente perché la ratifica non è stata pianificata, la ratifica parlamentare, secondo tutte le disposizioni parlamentari e costituzionali, spettava e spetta al Parlamento, magari sarebbe stata una ratifica anonima e silenziosa, magari di giovedì pomeriggio, con il guardaroba pieno di trolley e di valigie pronte per la partenza del fine settimana, un'alzata di mano o magari un tasto rosso o verde per approvarla.
Ebbene, vi è andata male, perché quell'accordo è uscito dalle retrovie del Ministero degli esteri, lo si è avuto prima della proposta di ratifica, e in quell'accordo, che vedremo nel dettaglio, vi è scritto esattamente quello che in pochi potevano credere, e cioè che le linee di confine sono state in maniera rilevante modificate da quell'accordo.
È evidente che si tratta di un fatto gravissimo, che è stato messo in evidenza da quello che voi avete detto essere stato un incidente increscioso, deprecabile, e cioè il sequestro di un peschereccio in Liguria, e dico in Liguria perché quel peschereccio era convinto di essere in acque italiane e le conferme delle capitanerie erano che si trattava di un peschereccio in acque italiane, però, stranamente, è stato sequestrato. In realtà, la Francia, facendo affidamento sul servilismo dell'Italia, aveva applicato e messo in essere quell'accordo che ancora non è stato ratificato dal Parlamento italiano, e lo applicava, facendo sì che scattasse quella che è stata di fatto una grande prova generale, che ha riguardato prima la Liguria e poi la Sardegna. Prova generale per capire cosa è l'effetto, cosa sarebbe stato e cosa sarà, se voi ratificherete quell'accordo, quel tipo di divieto, e cioè non si potranno più utilizzare porzioni di mare rilevantissimo sul piano qualitativo in Liguria, facendo fuori un'economia consolidata della pesca in quel territorio e, dall'altra in Sardegna, avete ceduto acque internazionali alla sovranità francese, in accordo tra due Stati, ad est di oltre 28 miglia in più rispetto alle 12 miglia francesi, e quindi la Francia ha 40 miglia, sottraendone 28 alle acque internazionali, che non potranno più vedere i pescatori sardi fruire di quelle aree e battute di pesca; perché sono state circoscritte quelle aree, guardando le batimetriche, cioè quei punti dove la pesca è più prospiciente e, soprattutto, più perseguibile sul piano anche operativo. Ebbene, di fatto, la Francia ha delimitato le aree più pescose, le ha fatte proprie, e di fronte ad un Paese come l'Italia, che non è stata in grado di proporre alcun tipo di alternativa a quelle zone economiche esclusive che la Francia voleva imporre, ha subito e ha subito silenziosamente, sapendo che il Governo italiano era assolutamente da quel punto di vista deficitario, perché niente ha fatto per bloccare quel tipo di azione.Pag. 9
Avete detto, lo ha detto il Ministro Gentiloni in Commissione Esteri la settimana scorsa per conto del Governo, che si tratta però di un accordo che nasce da lontano e si riferisce a quattro sessioni di negoziato, a Roma il 14 dicembre del 2006, a Parigi il 28 marzo 2007, all'isola d'Elba il 28 settembre del 2007, a Roma il 26 marzo 2012. Tutti negoziati che non hanno portato a nessun tipo di accordo, va detto con estrema chiarezza. Se allora non c’è stata l'intesa su quelle coordinate marittime, l'intesa invece c’è stata a firma del Governo Renzi e a firma del Ministro Gentiloni, che hanno sottoscritto la cessione, perché nei negoziati, lo dice la parola stessa, si negozia e ovviamente nel momento in cui non si arriva a conclusione dell'iter nel negoziato vuol dire che non c’è l'intesa. Quindi, sino al 21 marzo del 2015, il Governo italiano, tutti quelli che sono succeduti di destra, di sinistra, misti e fritti misti, non hanno assolutamente firmato quell'accordo; lo ha firmato il Governo Renzi, che ne ha la totale responsabilità politica ed istituzionale. In quell'accordo si dice, con estrema chiarezza, che cambiano i confini del Paese e i confini della giurisdizione della Repubblica italiana e di quella francese; è nell'articolo 1 dove si dice che la linea di delimitazione tra i mari territoriali, la piattaforma continentale e le acque sotto giurisdizione della Repubblica italiana sono codificati dai seguenti punti cardinali, latitudine e longitudine, e si vede nell'accordo che è stato radicalmente modificato; ma avete detto, lo ha detto il Governo in ripetute occasioni in questi due mesi, che vengono mantenuti i luoghi di pesca tradizionali situati all'interno di una zona definita dalle linee che congiungono i seguenti punti. O non capite niente di topografia, o non sapete cosa sono le latitudini e longitudini, perché se uno fa gli incroci, le triangolazioni di questi dati, capirà che stiamo parlando di quello che i pescatori definiscono un pollaio, cioè un quadrilatero minimo, un millesimo di quanto è stato ceduto, dove in base agli accordi del 1986 poteva esserci una pesca congiunta dei pescherecci italiani e di quelli francesi. Tentate quindi di dire che c’è un mantenimento di quella base di pesca congiunta su quello che appunto i pescatori definiscono un pollaio.
Si è poi detto che ci sono interessi petroliferi. Se anche questo fosse vero, dietro le quinte c’è questo e poi vedremo di poterlo sviscerare anche questo punto, e c’è il punto all'articolo 4 dell'accordo che dice sostanzialmente che: se un giacimento di risorse naturali del fondo marino o del sottosuolo si estende su entrambi i lati della linea di delimitazione nuova e se le risorse situate su un lato di questa possono essere sfruttate a partire da impianti situati sull'altro lato, le parti cercano di accordarsi. Ma vi pare che questo, che prevede che le parti cerchino di accordarsi, possa essere un accordo ? Non c’è un accordo, perché c’è il sottobanco, che riguarda quelle società, dalla Schlumberger alla TGS-Nopec norvegese. Su quell'area, costruita ad hoc in quel versante occidentale della Sardegna, è stata posizionata la cosiddetta Zona E per le prospezioni petrolifere, quelle prospezioni che devastano il mare soltanto nella presunta ricerca di petrolio, che invece si è dimostrato essere soltanto un palliativo per speculazioni di ben altra natura. Ebbene, di fronte a questo, voi avete fatto un accordo che ha tutto da perdere e niente da guadagnare, cioè avete ceduto la sovranità internazionale di quei mari, non avete dichiarato niente di più di quello che è scritto nel comunicato ufficiale. Il comunicato ufficiale dice: la parte italiana ha ottenuto di mantenere immutata la definizione di linea diretta di base dell'arcipelago toscano, già fissata dall'Italia, per la delimitazione del mare territoriale nel 1977. Questo è quello che avete ottenuto secondo il comunicato della Farnesina di una settimana fa, quindi è evidente che si tratta un accordo a perdere e l'accordo a perdere per l'Italia significa infedeltà di Stato.
Ciò significa che il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, se non dichiarerà quello che è il tornaconto di quell'accordo, ha manifestato e applicato un mandato del Governo italiano Pag. 10in maniera infedele rispetto all'interesse dello Stato; tale interesse è sancito dall'articolo 264 del codice penale, il quale statuisce che chiunque, incaricato dal Governo italiano di trattare affari di Stato, si rende infedele al mandato è punito, se dal fatto possa derivare nocumento all'interesse nazionale. Qui c’è un nocumento acclarato, dimostrato di cessione di interesse e sovranità internazionale: vi è la cessione di spazi economici di attività importanti come la pesca, e vi è anche la cessione di sovranità per quanto riguarda petrolio e gas, che si vuole cedere magari alla Francia soltanto per l'obiettivo di scavalcare il referendum che in Italia potrebbe essere bocciato; io mi auguro che venga bocciato, quel vostro provvedimento ! E dall'altra parte cedere magari alla Francia la possibilità di compiere in maniera più spregiudicata ricerche petrolifere che danneggiano l'ambiente e che devastano il patrimonio ambientale, anche della Sardegna. Questo noi non ve lo consentiremo !
ANTONELLO GIACOMELLI, Sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico. Signora Presidente, l'accordo tra Italia e Francia, evocato nel testo dell'atto in esame e nell'illustrazione dell'interpellante, è stato firmato il 21 marzo 2015, ed è il frutto di un negoziato che è andato avanti dal 2006 al 2012, e che ha coinvolto diversi Governi e diverse amministrazioni tecniche, come sempre avviene in questi casi: il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare per gli aspetti di protezione ambientale, il Ministero della difesa per gli aspetti di sicurezza, il Ministero dello sviluppo economico per la piattaforma continentale, il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali per le questioni legate alla pesca, e il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo per gli aspetti di protezione appunto dei beni culturali. Nel corso del negoziato i Dicasteri competenti per materia hanno avuto modo di rappresentare le proprie autonome valutazioni ed esprimere il proprio assenso.
L'accordo, così come già affermato dal Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale anche in sede parlamentare, non è ancora in vigore, né per l'Italia né per la Francia, in quanto non ancora avviato l'iter di ratifica parlamentare. Lo stesso accordo risponde alla necessità di stabilire fra l'Italia e la Francia dei confini marittimi certi e univoci: il regime dei mari infatti sta vivendo mutamenti radicali, dovuti da una parte alla tendenza di tutti gli Stati ad estendere la propria giurisdizione sull'alto mare sulla base di quanto previsto dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982, e dall'altra all'espansione della normativa europea relativa alla politica comune sulla pesca.
Con riferimento specifico alla Sardegna, il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale conferma che le linee già tracciate nell'unico Accordo bilaterale in vigore, quello sulle Bocche di Bonifacio del 1986, resterebbero, se l'accordo entrasse in vigore, immutate. Questo accordo non solo non cede nulla, ma anzi per la prima volta, fissando in modo chiaro le aree di competenza tra Italia e Francia, potrà dare concreta attuazione all'obiettivo di proteggere i mari italiani anche oltre le 12 miglia dalla costa, che costituisce attualmente il limite del mare territoriale. Anche in tema di risorse dei fondali marini l'accordo tutela gli interessi nazionali, prevedendo la concertazione tra Italia e Francia per lo sfruttamento delle risorse naturali sui fondali marini a cavallo della linea di delimitazione della piattaforma continentale: la concertazione!
Ciò premesso, su questo ultimo aspetto, di competenza in particolare del Ministero dello sviluppo economico, occorre precisare che la zona E, citata nell'atto in esame come porzione limitata del Mar Tirreno aperta all'eventuale attività di ricerca e coltivazione di idrocarburi, era stata originariamente istituita dalla legge Pag. 11n. 613 del 1967, e comprendeva tutto il sottofondo marino tirrenico adiacente al territorio della penisola italiana, nonché il sottofondo marino adiacente al territorio della Sardegna.
Successivamente, per tener conto dei più stringenti vincoli ambientali posti dalla normativa nazionale, e in particolare dall'articolo 35 del decreto-legge n. 83 del 2012 (che ha modificato il codice ambientale vietando le attività upstream nelle zone marine e costiere protette, nonché entro le 12 miglia dalle linee di costa lungo l'intero perimetro costiero nazionale e dal perimetro esterno delle citate aree protette), sono state rimodulate tutte le zone marine aperte alle attività minerarie, con una riduzione complessiva del 44 per cento della superficie originariamente aperta.
Anche la zona marina E è stata rimodulata con decreto del Ministero dello sviluppo economico dell'8 agosto 2013, limitando la superficie potenzialmente idonea allo svolgimento di attività di ricerca e coltivazione di idrocarburi ad una zona di circa 39 mila chilometri quadrati posta ad ovest della Sardegna, e già facente parte della piattaforma continentale italiana, in base a quanto previsto dalla richiamata Convenzione delle Nazioni Unite. Pertanto, quest'area non è mai stata oggetto dell'Accordo di Caen.
La definizione della zona E, come rimodulata nel 2013, risponde, quindi, ad uno specifico interesse dello Stato ad avere maggiore consapevolezza delle potenzialità dei propri fondali marini, anche ai fini della valorizzazione delle proprie risorse naturali, in zone comunque lontane dalle coste nazionali e al di fuori delle aree protette.
Si rileva, infatti, che la zona marina E non risulta ad oggi ancora esplorata dal punto di vista minerario, e sussistono pochissimi dati di ricerca scientifica relativi ad essa.
I dati del server americano, a cui gli interpellanti fanno riferimento, effettivamente riportati da uno studio pubblico americano effettuato dal Servizio geologico degli Stati Uniti nel 2004, sono dati essenzialmente relativi alle caratteristiche geologiche del bacino provenzale, ben più ampio della zona marina italiana E, comprensivo quindi anche delle acque spagnole e francesi.
In base a tali dati geologici, i ricercatori americani hanno stimato che l'area marina provenzale – quindi quella provenzale, più ampia – potrebbe avere risorse potenziali di gas per circa 1,4 trilioni di metri cubi e 0,42 miliardi di barili di olio.
Questi dati sono di carattere bibliografico: si tratta di stime scientifiche, non ancora supportate da studi dettagliati o confermate da specifiche attività nell'area.
Dato, tuttavia, l'interesse dello Stato ad approfondire questi temi – per una maggior conoscenza dei territori sottoposti alla propria giurisdizione e una maggior consapevolezza delle risorse naturali –, il Ministero dello sviluppo economico ha avviato una collaborazione con enti di ricerca per lo studio delle caratteristiche geologiche delle zone marine, fra cui anche la zona marina E.
Nell'ambito di questi studi è stato chiarito che per definire il potenziale dell'area, preso atto delle stime presenti in letteratura, sono necessarie ricerche specifiche a livello geologico e rilievi fisici in campo, da svolgere nell'ambito di permessi di prospezione rilasciati dal Ministero dello sviluppo economico; e da realizzare secondo le stringenti norme di sicurezza vigenti in Italia, di recente ulteriormente potenziate attraverso il recepimento e l'attuazione della specifica direttiva europea.
I dati così rilevati concorrerebbero allo studio e alla conoscenza dell'area, verrebbero resi pubblici e consentirebbero a tutti gli utenti interessati di conoscere i dati relativi ad un anno dalla scadenza dei titoli minerari.
Sarebbe, pertanto, difficile, ad oggi, immaginare l'interesse di eventuali società del settore su questa specifica area marina, non avendo ancora consapevolezza delle effettive potenzialità minerarie della stessa.
Ad oggi, sono state soltanto presentate, relativamente alla zona marina E, due istanze per il conferimento di permessi di Pag. 12prospezione; lo ricordo, i titoli minerari non esclusivi, di durata annuale, non consentono di effettuare perforazioni, ma solo attività geofisica di ricerca. Entrambe queste istanze sono in corso di istruttoria. I procedimenti relativi a queste istanze, tra le quali quella presentata dalla Nopec TGS, tra le maggiori operanti nel settore e che svolge da anni attività di prospezione nei mari di tutto il mondo, non sono stati ancora finalizzati; non è quindi attualmente in atto, nella zona marina ad ovest della Sardegna, nella zona citata dall'atto in esame, alcuna delle attività citate nell'atto presentato dagli interpellanti.
Il Governo, tuttavia, ribadisce la propria disponibilità, oltre alla massima attenzione, a fornire al Parlamento in tutte le sedi e nelle forme previste, non solo nell'iniziativa della ratifica parlamentare ancora non avviata, tutte le informazioni e gli aggiornamenti sulle vicende esposte nell'atto.
PRESIDENTE. Il deputato Pili ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interpellanza.
MAURO PILI. Grazie, Presidente. Non posso che ritenermi totalmente insoddisfatto. Si tratta di una risposta destituita di senso istituzionale, perché un Governo se, fosse autorevole, direbbe: ho sottoscritto quell'accordo e lo porterò alla ratifica, perché ne sono pienamente convinto.
In realtà, tutto questo non è avvenuto. Il primo quesito che è stato posto e che nell'interpellanza era molto esplicitato e molto chiaro è: quando ritenete di dover trasformare quell'accordo in ratifica parlamentare ? Non c’è stata alcuna risposta, perché sapete benissimo che attendete il giovedì, all'ultimo momento, per poter sostanzialmente far passare in silenzio o tentare di far passare in silenzio quell'accordo.
Quando si dice che tutti i Ministeri hanno dato l'assenso, intendete anche quello dell'agricoltura ? Anche quello della pesca ? Io ho i miei dubbi che un Ministero competente, che conosce le vicissitudini della pesca nel sistema Paese, abbia potuto dare quell'autorizzazione a quella firma.
Ma quel che è più grave è l'affermazione con la quale il rappresentante del Governo ha detto in quest'Aula che l'accordo nasce dall'esigenza – leggo e ripeto testualmente – di avere confini certi e univoci. Ma come, sino ad oggi non c'erano confini certi e univoci ? Come fa ad affermare, in quest'Aula parlamentare, un rappresentante di un Governo costituzionalmente costituito, che non ci fossero, sino ad oggi, confini certi e univoci ? L'unico dato certo è che i confini prima c'erano, ed erano chiari, ed erano univoci, ed erano unanimemente riconosciuti. Poi, il rappresentante del Governo aggiunge: tutti gli Stati puntano ad espandere la propria sovranità sulle acque internazionali. Ah, quindi, la Francia puntava ad estendere e ad espandere le proprie acque territoriali rispetto a quelle internazionali. E se questa affermazione è stata fatta in quest'Aula parlamentare significa che la Francia ha ottenuto l'estensione sulle acque internazionali, cosa che, in questo accordo, in questo trattato, non esiste per l'Italia, cioè l'Italia non ha ottenuto niente, perché la domanda era esplicita. Se noi abbiamo ceduto le 28 miglia ad est e le 200 miglia a ovest, cosa ha ottenuto in cambio l'Italia ?
Non c’è stata da parte del Governo alcun tipo di risposta; c’è omissione di qualunque tipo di risposta rispetto al tema del nocumento economico. Questo accordo ha provocato e provoca un nocumento economico all'interesse nazionale. E poi è ridicolo affermare che restano immutate le norme sottoscritte da Andreotti a Parigi, nel 1986, sulle Bocche di Bonifacio. E chi ha mai detto che quelle sono state modificate ? C’è qualcuno che può pensare che quei confini, che non sono sovrapponibili, possano essere modificati, se vi è un'intesa ? Quelli che sono cambiati sono i confini ad est e a ovest, non tentate di rigirare la partita; per quanto riguarda le Bocche di Bonifacio, nessuno può pensare che vengano modificati i confini, perché si tratta di acque territoriali, lo capisce anche Pag. 13un bambino, ed è assolutamente sorprendente che il Ministero degli esteri cerchi risposte talmente prive di sostanza e di articolazione istituzionale. E poi dite: lo avete fatto per proteggere i mari italiani. No, in realtà, avete protetto la Francia a favore di acque internazionali che erano nella disponibilità, anche, dell'Italia, che è ben diverso. E se è vero come è vero quello che lei ha affermato e cioè che la zona E ha ridotto, in maniera consistente, le aree per quanto riguarda la prospezione, la ricerca e l'estrazione petrolifera di idrocarburi liquidi o gassosi, in realtà, è l'esatto contrario, perché, se avete tolto le aree di prospezione geologica dai confini delle acque territoriali, le avete posizionate tutte in un punto che è la zona E al nord ovest della Sardegna, guarda caso coincidente con i confini del nuovo accordo; inoltre se aveste letto bene anche la risposta che avete dato oggi, avreste tentato di ragionare, perché c’è scritto che dovete trovare l'accordo con la Francia per la piattaforma provenzale, perché, se ciò che c’è scritto è leggibile in un solo modo, quello c’è scritto; e allora è evidente che voi non potete parlare di riduzione del 40 per cento, forse avete ridotto quello che non era sfruttabile e avete collocato lì tutta quell'area, non 39 chilometri quadrati, ma 139 chilometri quadrati, che è diverso; avete sbagliato anche su quel dato, basta prendersi il decreto di Zanonato che dice, in maniera puntuale, quello che è realmente successo. Il decreto Zanonato è l'applicazione di un sistema che voi avete messo in campo già da allora, attraverso le indicazioni di chi sta dietro questa operazione; e c’è ancora una volta l'ENI, guarda caso collegata con la TGS Nopec con la quale opera in tutto il mondo, e non è un caso che il Ministero dello sviluppo economico dica: attenzione, la Nopec è una grande società internazionale, è una società di geofisica internazionale; stranamente, però, utilizza gli Air Gun, che sono degli strumenti che vengono definiti dagli scienziati americani «bombe sismiche», che devastano l'ambiente e guarda caso, lì, proprio a due passi, c’è il santuario dei cetacei, che è sanzionato quello, e che è protetto da convenzioni internazionali. Ma quale protezione dell'ambiente, quale protezione del mare ? Avete collocato una zona E proprio a ridosso del santuario dei cetacei, con tutte le ripercussioni che gli Air Gun hanno su quel tipo di fronte. Lei dice che non incide sull'Accordo di Caen, la zona E di prospezione petrolifera; vuol dire che non l'avete letto l'Accordo di Caen, perché dice che la piattaforma del sottosuolo è congiuntamente e concordatamente gestita; ciò vuol dire che, se passa il referendum e, quindi, vengono vietate le concessioni, quelle che sono già in essere, perché lei ha detto che ci sono due soggetti che già concorrono, sono fatte salve, sì o no, nel processo concessorio? C’è una diatriba costituzionale e sostanziale se le concessioni richieste anche di prospezione sono una preautorizzazione alla concessione; è un tema che, ovviamente, riguarda anche quella parte e, quindi, è evidente che state, anche in questo caso, bluffando. Poi lei dice, abbiamo messo a studiare enti di ricerca su quella zona E, per capire se c’è o non c’è il petrolio, se bisogna fare degli studi approfonditi o meno: ma siete dei rabdomanti ? E perché l'avete posizionata lì la zona E se non avete gli studi ? Chi ve li ha fatti gli studi per dire che, in zona E, c’è petrolio, perché l'avete messa lì e non l'avete messa nell'arcipelago toscano ? Lo dico a Zanonato e a chi ne ha avuto la responsabilità politica. Perché oggi decidete di fare degli studi su quella zona mare E, se dite di non avere nessun dato ? Ci sono due istanze, ma intanto non sono più due, ma è una sola, che è quella della TGS Nopec, perché quella della Schlumberger, i texani, è stata rispedita al mittente con oltre 500 osservazioni presentate dal Movimento Unidos Sardegna che ha posto elementi scientifici per bloccare quel tipo di istanze.
Ebbene, la TGS Nopec, con arroganza, porta avanti questo processo e dice nella sua richiesta: non chiedeteli a noi i dati sul petrolio, non chiedeteli a noi, ditelo al Ministero dello sviluppo economico, che li ha. È scritto nella comunicazione formale che il Ministero ha ricevuto – il Ministero dell'ambiente, che tali informazioni strategiche Pag. 14sono in possesso del Ministero dello sviluppo economico. Quindi, voi le avete e sapete che l'Accordo di Caen è funzionale a quell'aspetto, che è fondamentale per gestire, poi, dopo, a cavallo della Francia o dell'Italia, a seconda dell'andamento del referendum quello che più vi aggrada.
MAURO PILI. Io lo voglio ribadire qui, e concludo: quella prova generale dei francesi è la cartina di tornasole: rappresenta il cambio dei confini territoriali ed internazionali delle acque, ma significa anche aver creato un nocumento all'interesse nazionale. O voi dichiarate, come dovete dichiarare, che quell'Accordo va rescisso, va revocato, oppure, certamente, tutte le azioni, anche di natura penale, saranno perseguite per arrivare a capire qual è il vantaggio, sottobanco, che qualcuno ha ottenuto. Non spero certo il Rolex, così come in Arabia Saudita, ma, sicuramente, qualcuno ha tratto vantaggi su questa vicenda. Non possiamo permetterlo e noi questo Accordo, che riguarda i confini nazionali, non lo potremo mai accettare. E in Sardegna, semmai sventolando la bandiera dei quattro mori, quell'Accordo noi non lo faremo passare assolutamente mai».