Source: https://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_1_12_1.page?contentId=SPS995907&previsiousPage=mg_1_12
Timestamp: 2019-08-26 04:51:47+00:00
Document Index: 50465647

Matched Legal Cases: ['art. 13', 'art. 12', 'art. 19', 'art. 19', 'art. 19', 'art. 19', 'art. 19', 'art. 12', 'art. 30', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 111', 'art. 12', 'art. 111', 'art. 4']

Tutela sociale della maternità e interruzione volontaria della gravidanza (febbraio 2012)
Relazione al Parlamento sulla L. 194/78:
(Dati relativi agli anni: 1995 – 2011)
Persone iscritte presso le Procure
Numero medio di persone iscritte per proc. e propensione all’associazione
Richieste di aborto relative a donne magg. interdette (art. 13 della L. 194/78)
Tabella di sintesi relativa alle giurisdizioni penale e volontaria: anno 2011
Tabelle relative alla giurisdizione penale: anno 2011
Tabelle relative alla giurisdizione volontaria: anno 2011
I dati relativi agli anni 1995 – 2011 mostrano che il fenomeno, a livello di giurisdizione penale, ossia di repressione delle violazioni delle disposizioni penali previste dalla Legge, è di ridotte proporzioni, essendo caratterizzato da un contenuto numero di procedimenti penali iscritti presso le Procure (188 procedimenti penali iscritti nell’anno 2011 presso le Procure), e, analogamente, da un numero di persone iscritte anch'esso contenuto (291 persone iscritte nell’anno 2011 presso le Procure, con un numero medio di circa 1,6 persone iscritte per procedimento).
Caratteristica di rilievo è la marcata incidenza degli stranieri, nei procedimenti penali iscritti presso le Procure, sul totale delle persone iscritte. Nell’anno 2011 la percentuale degli stranieri sul totale delle persone iscritte presso le Procure è stata del 31,7%; tale incidenza risulta essere piuttosto elevata, soprattutto se si pensa che la popolazione straniera residente al 01/01/11 costituisce solo il 7,5% (fonte: ISTAT) circa dell’intera popolazione residente in Italia.
Restringendo l’analisi alle sole persone che hanno commesso delitti di tipo esclusivamente doloso (artt. 18 e 19 della Legge), l’incidenza degli stranieri diventa pari al 64,8% nel 2011. Tale incidenza, se confrontata con il 31,7% sopra riportato, evidenzia, anche per l’anno 2011, una propensione decisamente maggiore da parte degli stranieri rispetto agli italiani a commettere i delitti dolosi sopra indicati (vedi par. 2.3.e).
I dati relativi agli anni 1989 – 2011 mostrano che il fenomeno, a livello di giurisdizione volontaria, ossia di richieste al Giudice Tutelare di autorizzazione all’aborto da parte di donne minorenni, nei casi in cui sia mancato l’assenso delle persone che esercitano la potestà o la tutela su di esse (art. 12 della Legge), è, come sempre, di preoccupanti dimensioni; quasi nullo è invece il numero di richieste al Giudice Tutelare di autorizzazione all’aborto da parte di donne maggiorenni interdette.
Sono state infatti 1.134 le richieste di autorizzazione all’aborto da parte di donne minorenni nel 2011, mentre nulle sono state le richieste da parte di donne maggiorenni interdette.
L’andamento sembra permanere pressoché stazionario in entrambi i casi durante l’intero periodo esaminato, forse in lieve diminuzione per ciò che riguarda le richieste delle donne minorenni. Le autorizzazioni all’aborto vengono in genere concesse dal Giudice Tutelare alle donne nella quasi totalità dei casi (informazione che è stato tuttavia possibile desumere fino all’anno 2005, ma che resta verosimilmente perdurante).
Per ciò che riguarda in particolare quest’ultima, nel corso degli ultimi anni tali osservazioni sono state sostanzialmente ribadite dagli Uffici giudiziari e, in generale, non ne sono state aggiunte di nuove. Anche nel corso dell’anno 2011 non sono state segnalate nuove difficoltà di tipo interpretativo od applicativo della Legge da parte dei singoli uffici, sebbene sia stata emessa da un Giudice Tutelare un’ordinanza di rimessione degli atti alla Corte Costituzionale, a causa di un possibile contrasto tra una norma della Legge ed alcuni articoli della Costituzione (vedi anche il par. 3.5).
Si fa presente che, anche per l’anno 2011, come per gli ultimi anni del periodo esaminato, non sono state richieste le copie di tutti i provvedimenti emessi dai Giudici Tutelari indistintamente, ma solo le copie di quei provvedimenti che il Giudice Tutelare avesse ritenuto significativi per segnalare eventuali difficoltà di tipo interpretativo od applicativo della Legge, o questioni di legittimità costituzionale.
I dati relativi al periodo 1995 – 2011 mostrano che il fenomeno è di ridotte proporzioni, essendo caratterizzato da un contenuto numero di procedimenti penali iscritti presso le Procure (188 procedimenti penali iscritti nel 2011 presso le Procure, di cui solo 7 contro ignoti):
che mostra come questi particolari procedimenti siano circa il 25-30% dei procedimenti totali (nel 2011 si sono avuti 48 procedimenti iscritti presso le Procure ex art. 19 su un totale di 188, con un’incidenza del 26%).
Analogamente al numero di procedimenti, anche il numero delle persone iscritte è di ridotte proporzioni (291 persone iscritte nel 2011 presso le Procure, con un numero medio di circa 1,6 persone iscritte per procedimento):
Per ciò che riguarda le persone iscritte presso le Procure per i delitti previsti dall’art. 19 della Legge (aborto clandestino), abbiamo la seguente tabella:
Persone iscritte nei procedimenti penali di cui all'art. 19 della L. 194/78 (aborto clandestino) iscritti presso le Procure
che mostra come le persone iscritte in questi particolari procedimenti siano mediamente circa il 30% del totale (nel 2011 si sono avute 57 persone iscritte ex art. 19 su un totale di 291 persone iscritte, con una incidenza del 20%).
Procedimenti penali di cui all'art. 19 della L. 194/78 (aborto clandestino) iscritti presso le Procure con 3 o più persone iscritte
Caratteristica di rilievo è la marcata incidenza degli stranieri, nei procedimenti penali iscritti presso le Procure, sul totale delle persone iscritte. Nell’anno 2011 la percentuale degli stranieri sul totale delle persone iscritte presso le Procure è stata del 31,7% (è la somma delle percentuali relative alle modalità “UE“, Unione Europea, e “Altro”, ossia restanti Paesi esteri).
Tale incidenza risulta essere piuttosto elevata, soprattutto se si pensa che la popolazione straniera residente al 01/01/11 costituisce solo il 7,5% circa dell’intera popolazione residente in Italia:
(1) si ipotizza che i dati non rilevati abbiano la stessa distribuzione di quelli rilevati
(2) Unione Europea esclusa Italia + Svizzera e Norvegia (per permettere la confrontabilità dei dati della serie storica, la Romania, aderente alla UE dal 2007, è rimasta sempre inserita nella categoria "Altro")
Restringendo l’analisi alle sole persone che hanno commesso delitti di tipo esclusivamente doloso (artt. 18 e 19 della Legge), si nota che l’incidenza degli stranieri è stata nel 2011 del 64,8% (data, anche qui, dalla somma delle due modalità diverse da ‘Italia’):
(1) e (2): vedi sopra
Tale incidenza del 64,8%, se confrontata con il 31,7% sopra riportato, evidenzia, anche per l’anno 2011, una propensione decisamente maggiore da parte degli stranieri rispetto agli italiani a commettere i delitti dolosi sopra indicati.
Se infatti tale propensione fosse stata identica per entrambi i gruppi, le percentuali di questa tabella sarebbero state identiche a quelle della tabella precedente (ad es., nel 2011, nuovamente il 31,7% anziché il 64,8%).
Per l’anno 2011 il tasso di risposta degli Uffici giudicanti è stato del 76% . Se da un lato solo pochi degli Uffici giudicanti rispondenti comunicano di avere trattato procedimenti di cui alla Legge, confermando quindi le ridotte proporzioni del fenomeno già ben visibili presso le Procure, dall’altro si è potuto constatare che in genere quelli non rispondenti presentano pochi o nessun caso.
I dati inerenti la professione delle persone, raccolti per il periodo 1995 – 2011 e relativi ai procedimenti trattati dagli Uffici giudicanti sono stati i seguenti:
Relativamente all’anno 2011, non sono state formulate nuove osservazioni, né sollevate questioni di legittimità costituzionale, nè segnalate difficoltà di tipo interpretativo od applicativo della Legge in ambito penale.
Come esposto nel par. 2.3.e, una parte significativa delle persone iscritte nei procedimenti penali iscritti presso le Procure è costituita da stranieri (31,7% nel 2011).
Le percentuali di risposta degli uffici dei Giudici Tutelari relative al periodo 2001-2011 sono state ben significative, considerato anche il fatto che in genere presso gli uffici non rispondenti pervengono poche o nessuna richiesta:
Nel periodo 1989 – 2011 non vi è stata quasi nessuna richiesta al Giudice Tutelare relativa a donne maggiorenni interdette, come si vede dalla seguente tabella riepilogativa:
Al contrario, nello stesso periodo in esame, il numero di richieste al Giudice Tutelare da parte di donne minorenni, nei casi in cui sia mancato l’assenso delle persone che esercitano la potestà o la tutela su di esse, è sempre di preoccupanti dimensioni, sebbene appaia forse in lieve diminuzione, essendo mediamente di circa 1.300 l’anno (1.134 nel 2011):
TAB. 1 Richieste per età della minorenne (in anni computi) (*)
TAB. 2 Richieste per motivi addotti all’aborto dalla minorenne
Persona eventualmente consultata dalla minorenne e motivi di non consultazione
TAB. 3 Richieste per persona consultata dalla minorenne
TAB. 4 Richieste per motivi della non consultazione (1) (2)
(*) Unione Europea esclusa Italia + Svizzera e Norvegia
Nel corso degli ultimi anni tali osservazioni sono state ribadite e, in generale, non ne sono state aggiunte di nuove. Relativamente all’ano 2011, si segnala solo l’emissione, da parte di un Giudice Tutelare, di un’ordinanza di rimessione degli atti alla Corte Costituzionale, a causa di un possibile contrasto tra uno specifico inciso dell’art. 12 della Legge ed alcuni articoli della Costituzione.
Come detto in precedenza, anche per l’anno 2011, come per i precedenti anni 2006-2010, non sono state richieste le copie di tutti i provvedimenti emessi dai Giudici Tutelari indistintamente, ma solo le copie di quei provvedimenti che il Giudice avesse ritenuto significativi per segnalare eventuali difficoltà di tipo interpretativo o applicativo della Legge, o questioni di legittimità costituzionale.
Le osservazioni possono così raggrupparsi (si riportano quelle più significative degli ultimi anni):
1° gruppo) Relativamente ai motivi addotti, è stato affermato da un giudice che “se fosse sufficiente il semplice disagio personale e relazionale della minore a far ritenere sussistente il serio pericolo per la salute psichica prescritto dalla legge, dovrebbe concludersi che in tutti i casi di concepimento ad opera di una minore, che ne abbia tenuto all’oscuro i suoi genitori, l’aborto dovrebbe essere autorizzato quasi automaticamente, perché quasi sempre, in casi del genere, la minore vive una situazione di grave sofferenza e disagio…”.
Relativamente ai motivi di non consultazione, è stato osservato che, senza poteri di accertamento ed istruttori, risulta difficile per il giudice valutare l’esistenza dei “seri motivi che impediscono o sconsiglino la consultazione delle persone esercenti la potestà o la tutela”, anche a causa dei tempi molto ristretti prescritti dalla Legge per decidere sulla richiesta (il giudice deve decidere entro 5 giorni dalla ricezione della relazione della struttura; vedi anche par. 3.2). A tale proposito è stato affermato che non rientra tra i seri motivi di non consultazione il mero timore della minorenne di una censura, sia pure ferma e decisa, da parte dei genitori, i quali hanno il diritto-dovere di educare i figli (art. 30 della Costituzione). Sarebbe infatti necessario un ‘quid pluris’ da lasciare fondatamente prevedere una rottura irreparabile dei rapporti genitori-figlia. Infatti, "se la consultazione dei genitori non è prescritta essa non è nemmeno esclusa, ma lasciata (…) al prudente apprezzamento del giudice" (sent. 109/81 della Corte Costituzionale). Analogamente è stato osservato che “la consultazione dei genitori va decisa o esclusa a seconda che, con essa, la libertà morale della minore si rafforzi (nel caso in cui il confronto con persone, le quali costituiscano un punto di riferimento affettivo e morale, possa rimuovere pregiudizi o rinsaldare motivazioni e dare, comunque, indispensabile conforto in un delicatissimo momento di vita), ovvero si riduca (nel caso in cui i genitori possano conculcare la minore, imponendo soluzioni, anziché favorendo un processo formativo)."
In questo contesto potrebbero forse inserirsi, ad esempio, due questioni di legittimità costituzionale.
La prima questione è stata sollevata, nel 2011, da un Giudice Tutelare a causa di un possibile contrasto tra uno specifico inciso dell’art. 12 della Legge (…“o sconsiglino”…) ed alcuni articoli della Costituzione (artt. 24, 29 e 30), in quanto è stato rilevato che il diritto soggettivo del genitore (nel caso pratico, il padre della minorenne) di istruire ed educare i figli, non appare sufficientemente tutelato dal citato art. 12 della Legge nel momento in cui viene esclusa, ove sussistano “seri motivi”, la possibilità di informarlo della gravidanza e di manifestarne il suo avviso. Come rilevato dallo stesso Giudice Tutelare, la Corte Costituzionale già si era espressa più volte, nel passato, su analoga questione; tuttavia lo stesso Giudice ha inteso ugualmente sollevare il contrasto normativo, in quanto il contesto socio-culturale nel quale era nata la Legge nel 1978 appare a tutt’oggi profondamente cambiato.
La seconda questione è stata sollevata da un Giudice Tutelare ancora relativamente all’art. 12 della Legge ma in relazione all’art. 111, 6° comma della Costituzione (“Tutti i provvedimenti giurisdizionali devono essere motivati”). Se infatti da un lato l’art. 12 della Legge assegna teoricamente al Giudice un certo potere discrezionale autorizzativo e integrativo della volonta' della minorenne (“Il giudice tutelare…può autorizzare la donna…”), consentendogli quindi di motivare il suo provvedimento (in accordo quindi con l'art. 111, 6° comma Cost.), dall’altro, tale potere discrezionale non sembra essere di fatto esercitabile, non essendovi concretamente il tempo materiale per una eventuale istruttoria (il giudice deve infatti provvedere entro soli 5 giorni dalla ricezione della relazione della struttura sanitaria), come peraltro osservato anche da altri Giudici di questo primo gruppo.
2° gruppo) Un secondo gruppo di Giudici Tutelari ha invece affermato sostanzialmente che al giudice non spetterebbe sindacare sui motivi addotti dalla minorenne all’aborto, né sull’esistenza dei seri motivi di non consultazione, in quanto sarebbe semplicemente sufficiente quanto affermato dalla minorenne stessa. Una volta verificata la sussistenza dei requisiti e la correttezza delle procedure indicati dalla Legge, al giudice spetterebbe unicamente, da un lato, di fornire alla minorenne un sostegno volto ad integrare la sua libera ma non ancora del tutto formata volontà, e, dall’altro, di assicurarsi che la sua scelta sia libera da coercizioni morali, senza quindi entrare mai nel merito di quanto affermato dalla minorenne stessa, non essendovi bisogno di alcuna valutazione discrezionale circa i motivi addotti ed i seri motivi di non consultazione (da ciò discende che l’autorizzazione diviene quasi automatica, come ha affermato un giudice del primo gruppo; vedi sopra).
E’ stato anche osservato che alcune strutture sono solite inviare relazioni carenti ed incomplete, non corredate dal proprio parere e da cui non è chiaro se sono state eseguite le procedure disposte dalla Legge. In particolare, come osservato da alcuni Giudici, la struttura dovrebbe attestare anche la sussistenza o meno delle condizioni previste dall’art. 4 della Legge (pericolo per la salute fisica e psichica della minore, sue precarie condizioni socio-economiche,…), mentre vi sono anche casi in cui non viene indicata neanche la data di nascita della minorenne, né la settimana di gravidanza. Tale carenza risulterebbe più marcata nel caso dei medici di fiducia, il cui possibile ricorso da parte della minorenne, secondo alcuni giudici, dovrebbe essere abrogato.