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Timestamp: 2018-04-27 00:28:55+00:00
Document Index: 91801469

Matched Legal Cases: ['art. 1938', 'art. 1938', 'art. 1938', 'art. 1938', 'art. 1349', 'art. 1938', 'art. 1938', 'sentenza ', 'art. 1938']

Articolo del 24/08/2005 Autore Dott.ssa Diana Rattazzi Altri articoli dell'autore
In merito alla questione dell’ammissibilità della figura dell’accollo di debito futuro, analizzata in un recente contributo particolare attenzione merita la previsione dell’art. 1938 c.c.
Invero, nell’accollo, accanto alla ratio primaria consistente nella modifica soggettiva del rapporto obbligatorio a latere debitoris, è individuabile anche una funzione pratica di garanzia, in quanto l’assuntore si trova di fatto a rafforzare col suo patrimonio la garanzia generica del credito dell’accollatario. Ciò avviene, d’altra parte, non solo nell’accollo cumulativo ma anche in quello liberatorio, laddove la liberazione dell’accollato sottintende l’attenta ponderazione della capienza patrimoniale del nuovo debitore.
Delineata in tal modo l’ulteriore funzione dell’istituto in oggetto, indubitabile è la sua contiguità con la fattispecie disciplinata dall’art. 1938 c.c. Contiguità che sembra portare nuova linfa alla tesi dell’ammissibilità dell’accollo di debito futuro.
Alla luce delle considerazioni che precedono, invero, pur in assenza di una sua espressa previsione, la norma che disciplina la fideiussione per obbligazioni future o condizionali attesta il riconoscimento positivo di un meccanismo analogo a quello della figura in esame.
A questo punto va affrontata la questione della presunta natura di norma eccezionale dell’art. 1938, posto che il principio di cui agli artt. 1346 e ss. (ammissibilità delle prestazioni future con il limite della determinabilità) è di certo un principio generale, rispetto al quale era semmai una delle più frequenti applicazioni della norma ex art. 1938 ante novella del 1992, a costituire, all’apparenza, eccezione.
Nella sua applicazione più ricorrente, rappresentata dalla fideiussione omnibus, ove la garanzia è prestata per tutte le obbligazioni presenti e future del debitore, la norma di cui al 1938 doveva invero fare i conti proprio con il principio della determinabilità dell’oggetto del contratto. In conseguenza di ciò, prima che la l. 154 del 1992 introducesse, tra l’altro, l’obbligo dell’importo massimo garantito, la giurisprudenza, proprio al fine di evitare che la fideiussione omnibus incorresse in una declaratoria di nullità per indeterminatezza dell’oggetto, ne sosteneva l’ammissibilità, ritenendo sufficiente, per i debiti futuri, la determinabilità per relationem, riferita cioè all’obbligazione principale assunta dal garantito. Sempre avvalendosi dei principi generali, utilizzava in particolare il principio di progressiva integrabilità dell’oggetto del contratto (art. 1349), per cui la determinazione dell’oggetto della fideiussione può essere operata, in un momento successivo al suo sorgere, dalla volontà del creditore o di un terzo [Comm. breve al codice civile Cian Trabucchi, sub art. 1938 c.c.].
In definitiva, quella dell’art. 1938 non può dirsi norma che faccia eccezione ai principi generali, dal momento che prima in via interpretativa, poi per intervento dello stesso legislatore, ha recepito expressis verbis il limite di cui agli artt. 1346 e ss. Limite richiamato, del resto, anche dalla nota sentenza del 1994, favorevole alla prospettabilità dell’accollo di debito futuro.
Si può dunque concludere nel senso che dal sistema, che non impone come elemento essenziale del debito l’attualità, e dall’esame precipuo della norma di cui all’art. 1938 c.c. che presenta, nei riguardi dell’istituto che ci occupa, un’evidente affinità quanto all’oggetto, si ricavano senza dubbio una serie di indici contrari alla tesi che nega l’ammissibilità dell’accollo di debito futuro.
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