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Timestamp: 2018-06-22 17:08:30+00:00
Document Index: 158834775

Matched Legal Cases: ['art. 21', 'art. 22', 'art. 146', 'art. 10', 'art. 24', 'art. 56', 'art. 146', 'art. 226', 'art. 116', 'art. 85', 'art. 48', 'art. 3', 'art. 9', 'art. 146', 'art. 226', 'art. 239', 'art. 146', 'art. 118', 'art. 11', 'art. 3', 'art. 85', 'art. 48', 'art. 239', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 21', 'art. 3', 'art. 55']

N. 00504/2016 REG.PROV.COLL.
N. 00917/2015 REG.RIC.
sul ricorso numero di registro generale 917 del 2015, proposto da:
Italia Nostra Onlus, rappresentata e difesa dall'avv. Mirco Ricci, con domicilio eletto presso Mirco Ricci in Perugia, via Cesare Beccaria, 11;
Comune di Gubbio, rappresentato e difeso dall'avv. Claudio Rosimini, con domicilio eletto presso Isabella Sorbini in Perugia, via Palermo s.n.c.;
Direzione Regionale Beni Culturali e Paesaggistici Umbria - Soprintentendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici dell’Umbria, le Belle Arti l'Architettura e l'Arte Contemporanee, rappresentati e difesi per legge dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato di Perugia, domiciliataria in Perugia, via degli Offici, 14;
Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia, rappresentata e difesa dall'avv. Mario Rampini, con domicilio eletto presso Mario Rampini in Perugia, piazza Piccinino n.9;
- della deliberazione G.C. del Comune di Gubbio n. 21 del 11.02.2015 avente ad oggetto “Piano attuativo n. 4 - Macroarea Centro Storico - Progetto di restauro, rifunzionalizzazione e riuso delle Logge dei Tiratori. Esame Osservazioni - Approvazione” pubblicata sul B.U.R.U. del 31 marzo 2015;
- di ogni altro atto comunque denominato, connesso e/o conseguente anche non conosciuto, comprese per quanto occorrer possa:
- la deliberazione del Commissario Straordinario del Comune di Gubbio n. 37 del 10.09.2013 avente ad oggetto “Piano attuativo n. 04 Macroarea Centro Storico - Progetto di restauro, rifunzionalizzazione e riuso delle Logge dei Tiratori. Esame Osservazioni - Adozione”;
- il parere prot. n. 0016022 del 24.07.2013 della Soprintendenza per i beni Architettonici e Paesaggistici dell’Umbria , avente ad oggetto “D.lgs. 42/2004 art. 21 comma 4, e art. 22 - Richiesta di autorizzazione alla esecuzione dei lavori”;
- il parere prot. n. 20895 del 8.10.2013 della Soprintendenza per i beni Architettonici e Paesaggistici dell’Umbria, avente ad oggetto “D.lgs. 42/2004 art. 146”;
- la nota della Direzione regionale per i Beni culturali e Paesaggistici dell’Umbria prot. 7081 del 17.10.2013 avente ad oggetto “Gubbio - Loggia dei Tiratori, ristrutturazione e piano attuativo” con cui la Direzione proponeva di rimettere il pronunciamento ultimo al Ministero acquisendo il parere del Consiglio Superiore per i Beni Culturali e Paesaggistici”;
- la nota della Direzione regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell’Umbria prot. 7312 del 25.10.2013 avente ad oggetto “Progetto di intervento sulle Logge dei Tiratori di Gubbio” con cui si comunicava la rimessione della scelta conclusiva alle valutazioni del Ministero;
- la nota della Direzione regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell’Umbria prot. 254 del 15.01.2014 avente ad oggetto “Gubbio - Loggia dei Tiratori - progetto di restauro, rifunzionalizzazione e riuso piano attuativo - tavolo tecnico consultivo istituito con D.G.G. n. 1127 del 3 dicembre 2013 - Trasmissione verbale riunione del 17 dicembre 2013” ed i relativi atti trasmessi, cioè a) la nota della Direzione Generale per il Paesaggio, le Belle Arti, l’Architettura e l’arte Contemporanea prot. n. 803 del 13.01.2014 avente ad oggetto “Gubbio - Loggia dei Tiratori - progetto di restauro, rifunzionalizzazione e riuso piano attuativo - tavolo tecnico consultivo istituito con D.G.G. n. 1127 del 3 dicembre 2013 - tavolo tecnico consultivo istituito con D.G.G. n. 1127 del 3 dicembre 2013 -Trasmissione verbale riunione del 17 dicembre 2013” e b) Verbale del tavolo tecnico consultivo istituito con Decreto del Direttore Generale n. 1127 del 3 dicembre 2013 e convocato con nota n. 32399 del 12 dicembre 2013 sul progetto di restauro, rifunzionalizzazione e riuso piano attuativo della Loggia dei Tiratori a Gubbio (PG):
- la nota della Direzione regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell’Umbria prot. 1495 del 7.3.2014 CI 34.19.07 avente ad oggetto “Gubbio (PG) - Loggia dei Tiratori, ristrutturazione e piano attuativo”;
- per quanto occorrer possa, la deliberazione G.C. n. 15 del 4.02.2015 con la quale è stato approvato il documento strategico del Q.S.V. “Gubbio caposaldo della civiltà Umbra” nella parte in cui si prevede “il polo per le attività convegnisti che ed espositive”;
- di ogni altro atto comunque denominato, connesso e/o conseguente.
Visti gli atti di costituzione in giudizio del Comune di Gubbio, della Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell’ Umbria - Soprintentendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici dell’Umbria e della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 6 aprile 2016 il dott. Paolo Amovilli e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
1. - Con ricorso straordinario al Capo dello Stato notificato il 29 luglio 2015 l’associazione Italia Nostra impugnava gli atti di adozione ed approvazione, in seguito indicati, del Piano attuativo presentato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia, concernente il progetto di restauro, rifunzionalizzazione e riuso di edificio storico denominato “Logge dei Tiratori” in Gubbio, unitamente ai pareri favorevoli espressi dalla Soprintentendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici dell’Umbria, dal Tavolo tecnico consultivo presso il MIBAC e dalla Direzione Soprintentendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici dell’Umbria.
L’edificio di che trattasi, realizzato nel 1603 - sopra lo Spedal Grande eretto nel 1323, ubicato nel centro storico di Gubbio, e suddiviso in un piano terra, primo piano e sovrastante loggiato, presenta indubbio pregio storico artistico, quale testimonianza di antico opificio per l’asciugatura della lana.
La Fondazione Cassa di Risparmio, in qualità di ente proprietario, ha presentato al Comune di Gubbio proposta di Piano attuativo riguardante il complesso edilizio, articolato sulla redistribuzione al primo piano delle superfici esistenti con cambi di destinazione d’uso e, quanto al loggiato, mediante inserimento di circa venti infissi in vetro (di dimensioni 4,5 x 3 mt.) nelle aperture, con inserimento di sistema di trattamento dell’aria.
Con deliberazione del Commissario Straordinario n. 37 del 10 settembre 2013 il Comune ha adottato il suddetto Piano previo favorevole parere della locale Soprintendenza, secondo cui le caratteristiche delle opere sono compatibili con la conservazione dell’immobile, pur con la prescrizione, quanto ai vetri, della realizzazione con materiale “ad alta trasparenza ed autopulente”.
Seguivano i pareri favorevoli della Commissione comunale per la qualità architettonica ed il paesaggio, del Tavolo tecnico consultivo istituito dal Direttore Generale del MIBAC (composto da 8 membri tutti Dirigenti o funzionari ministeriali) della Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell’ Umbria.
Con deliberazione G.C. n. 21 dell’11 febbraio 2015 il Piano attuativo di che trattasi è stato infine approvato.
In seguito all’opposizione ai sensi dell’art. 10 del d.P.R. n. 1199/1971 effettuata dalla controinteressata Fondazione Cassa di Risparmio, l’associazione Italia Nostra ha trasporto il ricorso straordinario innanzi a questo Tribunale Amministrativo.
A sostegno del gravame Italia Nostra deduce i seguenti motivi, così riassumibili:
I. Violazione e/o falsa applicazione dell’art. 24 della L.R. Umbria n. 11/2005 (vigente al momento della delibera di adozione del Piano) violazione e/o falsa applicazione dell’art. 56 L.R. Umbria n. 1/2015 (vigente al momento della delibera di approvazione del Piano): l’Amministrazione avrebbe completamente stravolto l’iter procedimentale prescritto dalla normativa regionale applicabile, dovendo il parere della Commissione intervenire prima di quello della Soprintendenza, rilasciato non ai sensi dell’art. 146 D.lgs. 42/2004 bensì degli artt. 21 e 22 del medesimo D.lgs.;
II. Violazione e/o falsa applicazione dell’art. 226 delle N.T.A. del P.R.G. Parte Strutturale del Comune di Gubbio: la Commissione avrebbe dovuto verificare la compatibilità del Piano attuativo con quanto previsto dal P.R.G.;
III. Violazione e/o falsa applicazione dell’art. 116 delle N.T.A. del P.R.G. Parte Strutturale del Comune di Gubbio: la chiusura del loggiato mediante vetrate di mt. 4,5 x 3 realizzerebbe aumento di volumetria non consentito dalle N.T.A. del P.R.G.;
IV. Violazione e/o falsa applicazione dell’art. 85 delle N.T.A. del P.R.G. Parte Operativa del Comune di Gubbio; violazione e/o falsa applicazione dell’art. 48 delle N.T.A. del P.R.G. - Parte Operativa; eccesso di potere per contraddittorietà manifesta: gli interventi previsti sulle aperture delle Logge sarebbero incompatibili con l’obbligo derivante dalle N.T.A. di salvaguardia e preservazione delle aperture storiche originarie;
V. Violazione e/o falsa applicazione della Direttiva 2001/42/UE, degli artt. 6, 11 e 12 del D.lgs. 152/2006, della L.R. 12/2010: sarebbe del tutto apodittica la deliberazione di approvazione del Piano attuativo nella parte in cui esclude impatti significativi sull’ambiente al fine di escludere la sottoposizione a VAS, applicandosi essa anche agli strumenti urbanistici di tipo attuativo;
VI. Violazione e/o falsa applicazione della Direttiva 2001/42/UE, del D.lgs. 152/2006 sotto altro profilo; dell’art. 3 della legge 241 del 1990; eccesso di potere per difetto di motivazione, travisamento dei fatti e dei presupposti: il Comune avrebbe dovuto motivare adeguatamente la propria decisione di non assoggettare a VAS il Piano attuativo in ragione delle caratteristiche del progetto;
VII. Violazione e/o falsa applicazione degli artt. 20 e 21 del D.lgs. 42/2004, dell’art. 9 Cost.; eccesso di potere per travisamento dei fatti e dei presupposti, difetto di motivazione e contraddittorietà manifesta: la prevista “vetrificazione” del loggiato si appalesa incompatibile con il carattere storico ed artistico del bene con perdita della peculiare caratteristica architettonica oggetto di tutela; il carattere amovibile delle vetrate in considerazione delle notevoli dimensioni (4,5 x 3) sarebbe soltanto apparente, trattandosi di elementi in realtà fissi; sarebbe mancata indagine sul rischio (soltanto ipotetico) di scoperchiamento dei locali a causa del vento.
Si è costituito il Comune di Gubbio eccependo preliminarmente l’inammissibilità e/o l’irricevibilità del ricorso per irritualità della sua notificazione poiché:
- nei confronti dell’Amministrazione comunale la notificazione del ricorso straordinario si sarebbe perfezionata solo il 31 luglio 2015 ovvero dopo il termine decadenziale di 120 giorni, non potendosi qui applicare - ad avviso della difesa comunale - i principi generali in ordine alla scissione del momento di perfezionamento della notificazione tra mittente e destinatario;
- sarebbe irrituale per la notificazione dei ricorsi straordinari la domiciliazione presso l’Avvocatura Generale dello Stato;
- la ricorrente avrebbe provveduto a depositare l’atto di costituzione e solo successivamente provveduto a notificare l’avviso mentre nell’ipotesi di trasposizione la parte ricorrente deve provvedere prima alla notifica e solo dopo al deposito.
La ricorrente con successiva memoria ha ampiamente controdedotto alle suesposte eccezioni in rito.
Si è costituita la controinteressata Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia eccependo preliminarmente l’inammissibilità dei primi due motivi di gravame oltre che del settimo motivo, non avendo anzitutto Italia Nostra impugnato la deliberazione G.C. 21/2015 con cui l’Amministrazione comunale ha motivatamente respinto l’osservazione da essa presentata e, quanto al settimo motivo, perché volto a censurare nel merito il contenuto dei pareri resi dal MIBAC pretendendo di sovrapporvi le proprie personali valutazioni.
Nel merito ha evidenziato l’infondatezza di tutte le doglianze ex adverso dedotte, poiché in sintesi:
- l’atto della Soprintendenza del 27 luglio 2013 costituirebbe provvedimento autorizzatorio all’esecuzione di interventi edilizi sull’immobile di che trattasi non avendo nulla a che vedere con il parere reso ai sensi dell’art. 146 D.lgs. 42/2004 ai fini della tutela paesaggistica;
- l’art. 226 delle N.T.A. si riferisce alle ipotesi di mancanza del Piano Attuativo;
- le vetrate previste nel piano attuativo non determinano alcun aumento di volume non comportando tra l’altro la chiusura definitiva dei lati della loggiata essendo apribili o rimovibili secondo le stesse prescrizioni impartite dalla Soprintendenza;
- scopo dell’intervento sarebbe proprio quello di conservazione delle aperture del loggiato;
- l’intervento per cui è causa rientrerebbe nel novero dei piani attuativi espressamente esclusi dalla procedura di VAS ai sensi dell’art. 239 c., 2 L.R. 1/2015; sarebbe in ogni caso irragionevole pretendere una VAS per un progetto che innestandosi su singolo edificio esistente da oltre 500 anni nel pieno centro storico della città prevede l’esecuzione di mere opere interne oltre l’apposizione di vetrate rimovibili, quindi senza impatto sull’ambiente;
Con successiva memoria la difesa comunale ha evidenziato l’infondatezza del ricorso anche nel merito, con argomentazioni in gran parte simili a quelle prospettate dalla Fondazione controinteressata.
Con successiva memoria depositata il 5 marzo 2016 la difesa della ricorrente, nell’insistere per l’accoglimento delle proprie argomentazioni e controdedurre alle eccezioni delle controparti, ha altresì sollevato nuove doglianze inerenti i provvedimenti impugnati, ovvero in sintesi:
- l’Amministrazione statale avrebbe travalicato i confini della discrezionalità tecnica consistenti nel giudizio di compatibilità storico artistico che le sarebbero propri per esercitare surrettiziamente una discrezionalità amministrativa ponderando altri interessi pubblici quali la fruizione del bene da parte della collettività;
- in luogo di una valutazione di compatibilità il MIBAC avrebbe effettuato quindi una valutazione di convenienza e di mera opportunità;
- sarebbe del tutto carente ogni rilevazione sulla consistenza e le caratteristiche storiche e materiali del manufatto vincolato;
- l’avversità all’intervento sarebbe stata manifestata dal mondo della cultura nazionale e dallo stesso Presidente della Repubblica;
Con memorie di replica sia la Fondazione che il Comune hanno eccepito l’inammissibilità della memoria depositata dalla ricorrente il 5 marzo 2016 nella parte in cui introduce (da pag. 13 a 32) motivi di gravame del tutto nuovi.
Alla camera di consiglio del 27 gennaio 2016, su accordo delle parti, l’istanza incidentale cautelare è stata “abbinata” al merito
All’udienza pubblica del 6 aprile 2016, uditi i difensori, la causa è stata trattenuta in decisione.
2. - E’ materia del contendere la legittimità dei provvedimenti con cui il Comune di Gubbio ha adottato ed approvato il Piano attuativo presentato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia concernente il progetto di restauro, rifunzionalizzazione e riuso dell’edificio storico denominato “Logge dei Tiratori” in Gubbio, dietro parere favorevole espresso dalla Commissione comunale per la qualità architettonica ed il paesaggio, dal Tavolo tecnico consultivo istituito dal Direttore Generale del MIBAC, dalla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell’ Umbria, pareri tutti parimenti gravati.
3. - Può prescindersi per ragioni di economia processuale dall’esame delle articolate eccezioni in rito riguardanti la rituale presentazione del ricorso straordinario al Capo dello Stato, risultando come si dirà il ricorso trasposto innanzi all’adito Tribunale Amministrativo infondato nel merito.
4. - Va invece preliminarmente esaminata, al fine della doverosa delimitazione dell’odierno “thema decidendum”, l’eccezione di inammissibilità parziale della memoria depositata da Italia Nostra il 5 marzo 2016.
Con il suddetto atto difensivo, non notificato alle controparti, la ricorrente da pag. 13 a pag. 32 introduce doglianze del tutto nuove rispetto all’oggetto del giudizio cristallizzato con il ricorso introduttivo, vertente sulla sola parte del Piano attuativo concernente la prevista “vetrificazione”, pretendendo di ampliare del tutto irritualmente (oltre che tardivamente) i motivi ivi di gravame.
Infatti, soltanto con tale memoria Italia Nostra lamenta in sintesi:
- l’indebito esercizio da parte della Soprintendenza e del MIBAC di una discrezionalità di tipo amministrativo in luogo di quella tecnica attribuita dalla legge;
- il difetto di istruttoria quanto alla consistenza ed alle caratteristiche storiche del manufatto vincolato;
- la mancata ricognizione da parte dell’autorità tutoria dello stesso vincolo storico artistico;
- l’omesso pronunciamento del Consiglio Superiore dei Beni Culturali e Paesaggistici
Nel processo amministrativo sono inammissibili le censure formulate in memoria non notificata alla controparte, sia nell'ipotesi in cui risultino completamente nuove e non ricollegabili ad argomentazioni espresse nel ricorso introduttivo, sia quando, pur richiamandosi ad un motivo già ritualmente dedotto, introducano elementi sostanzialmente nuovi, ovvero in origine non indicati, con conseguente violazione del termine decadenziale e del principio del contraddittorio, essendo affidato alla memoria difensiva il solo compito di una mera illustrazione esplicativa dei precedenti motivi di gravame, senza possibilità di ampliare il “thema decidendum” (ex multis T.A.R. Marche 7 novembre 2014, n. 924; T.A.R. Piemonte sez. I, 4 dicembre 2015, n. 1738).
4.1. - La memoria è pertanto in parte qua inammissibile.
5. - Quanto al merito il ricorso è infondato e va respinto.
5.1 - Pare opportuno premettere sotto il profilo fattuale che il Piano attuativo per cui è causa concerne edificio denominato “Loggia dei Tiratori” esistente nel centro storico di Gubbio dal XVI secolo, sottoposto a vincolo storico artistico, caratterizzato strutturalmente da un piano terra, da un primo piano e dal sovrastante piano loggiato.
Stante il pacifico stato di degrado, la Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia e le autorità competenti hanno avviato un percorso di restauro, rifunzionalizzazione e riuso delle Logge dei Tiratori, comprensivo di un mutamento di destinazione d’uso e della chiusura del loggiato con vetrate di grandi dimensioni (4,5 x 3 mt.) arretrate rispetto al filo interno dei pilastri per 30 - 40 cm, rimovibili in modo da formare una sorta di teca.
Tale chiusura è stata ritenuta dal Tavolo tecnico istituito presso il MIBAC ”necessaria ed indispensabile per la protezione e la conservazione del bene stesso”.
5.2. - In punto di diritto - come ampiamente noto - le valutazioni effettuate dal MIBAC in materia di compatibilità ambientale e di compatibilità fra l'opera di restauro dei beni assoggettati a vincolo storico-artistico e l'esigenza di conservazione dei valori artistici e storici che i predetti beni esprimono, risultano espressione di un'ampia discrezionalità tecnica (ex multis Consiglio di Stato sez. sez. VI, 23 luglio 2015, n. 3652; T.A.R. Lazio sez. I, 15 luglio 2013, n. 6997) sindacabile dal g.a. solo sotto il profilo del travisamento dei fatti e della manifesta illogicità o irragionevolezza (Consiglio di Stato sez. VI, 14 ottobre 2015, n. 4750; id. 4 giugno 2015, n. 2751).
Non è pertanto possibile, come si dirà in prosieguo, in tale sindacato giurisdizionale pretendere una sovrapposizione delle valutazioni opinabili effettuate dal MIBAC con valutazioni altrettanto opinabili prospettate dalla parte ricorrente (ex plurimis Consiglio di Stato sez. III, 24 settembre 2013, n. 4687) o esigere una rinnovata valutazione di merito da parte di questo Tribunale, esito che concreterebbe una evidente violazione del principio costituzionale di separazione dei poteri dello Stato (Consiglio di Stato sez. V, 28 ottobre 2015, n. 4942; T.A.R. Puglia Lecce sez. II, 27 novembre 2015, n. 3436), spettando esclusivamente al MIBAC e alle proprie articolazioni territoriali ogni giudizio discrezionale tecnico in subiecta materia.
6. - Tanto premesso possono partitamente esaminarsi tutti i motivi di gravame.
In data 22 agosto 2013 è stato espresso da parte della Commissione comunale per la qualità architettonica ed il paesaggio il parere favorevole all’adozione del Piano mentre soltanto l’8 ottobre 2013 la Soprintendenza ha espresso il parere ai sensi dell’art. 146 del D.lgs. 42/2004 come si evince dall’oggetto, dall’intestazione e dal contenuto.
L’autorizzazione della Soprintendenza del 26 luglio 2013 (quindi prima del parere comunale) risulta invece rilasciata ai sensi degli artt. 21 c. 4, e 22 del D.lgs. 42 del 2004 ovvero unicamente per l’esecuzione di interventi edilizi su beni culturali.
Tali circostanze risultavano d’altronde già motivatamente esplicitate dal Comune in sede di rigetto dell’osservazione dell’associazione Italia Nostra (deliberazione G.C. n. 21/2015) nella fase di adozione del Piano attuativo, deliberazione completamente rimasta inoppugnata.
6.1. - Ne discende de plano l’insussistenza dell’asserita alterazione dell’iter procedimentale, con conseguente infondatezza del primo motivo.
6.2 - Non merita condivisione neppure il secondo motivo.
Ad avviso della ricorrente l’intervento oggetto del Piano attuativo, quale intervento in tessuto di rilevante interesse storico architettonico, sarebbe incompatibile con le prescrizioni di cui all’art. 118 delle N.T.A..
Trascura l’odierna deducente che secondo gli artt. 118 e 226 delle N.T.A. depositate in giudizio, le prescrizioni di cui si discute sono inapplicabili laddove, come nel caso di specie, trattasi di interventi previsti nel Piano attuativo ed esplicitamente autorizzati dalla Soprintendenza (atto prot. 16214 del 26 luglio 2013).
6.3. - Anche il terzo motivo non è persuasivo.
In linea di principio, gli interventi edilizi comportanti la chiusura di un locale con struttura in vetri (se fissa) sono idonei a determinare la creazione di nuova volumetria (ex plurimis T.A.R. Campania Napoli sez. IV, 12 giugno 2014, n. 3245; in termini vedi di recente anche Consiglio di Stato sez. V, 5 maggio 2016, n. 1822 relativamente ad un porticato).
Secondo l’art. 11 delle N.T.A. Parte strutturale (norma evidentemente derogatoria) sono però escluse ai fini del calcolo della SUC - URB “gli spazi non interamente chiusi perimetralmente anche se coperti quali logge, balconi, terrazze, altane” purché abbiano sporgenza o profondità non superiore a 2 mt. e occupino almeno il 20 % della superficie coperta del relativo piano”.
Nel caso di specie la loggiata dell’edificio in questione soddisfa entrambe le condizioni, risultando incontestata sia una profondità superiore a 2 mt. sia l’estensione pari alla totalità dell’ultimo piano dell’edificio storico.
Ne consegue dunque, in termini oggettivi, l’irrilevanza della chiusura della loggiata ai fini del denunziato aumento di volumetria.
L’idoneità a sviluppare volumetria urbanistica deve poi esser esclusa - secondo il Collegio - anche sotto altro profilo, in considerazione della precipua finalità perseguita dal Piano attuativo di concerto con il MIBAC, di tutela dell’integrità dell’edificio storico, si da poter qualificare l’intervento quale “restauro e risanamento conservativo” (art. 3 lett. c) t.u. edilizia) essendo diretto alla mera conservazione, mediante consolidamento, ripristino o rinnovo degli elementi costitutivi, dell'organismo edilizio esistente, ed alla restituzione della sua funzionalità.
Giova infine evidenziare che in disparte la diversa quanto apodittica ricostruzione operata dalla difesa della ricorrente, le vetrate da apporre alla loggiata presentano oggettivo carattere amovibile e reversibile, senza particolari lavori, secondo del resto le puntuali prescrizioni impartite dal MIBAC, si da escludere anche sotto questo ulteriore aspetto la stessa idoneità a sviluppare una vera e propria volumetria.
6.4. - Il quarto motivo non merita positivo apprezzamento.
Ad avviso di Italia Nosta la contestata “vetrificazione” determinerebbe l’illegittimo stravolgimento delle “aperture storiche originarie” in violazione dell’art. 85 comma 3 delle N.T.A. del P.R.G. parte operativa.
Come condivisibilmente opinato dall’Amministrazione comunale la norma di piano in esame tutela non già l’apertura in sé bensì la sua leggibilità come testimonianza storica, si da vietare interventi come ad es. la tamponatura atti a cancellare la parte preesistente. Al contrario, l’apposizione delle vetrate in questione, arretrate di circa 30 cm. rispetto alle aperture originarie, consente un agevole discernimento tra le seconde e le prime peraltro come detto rimuovibili e reversibili.
Del tutto inconferente poi è la lamentata violazione dell’art. 48 c. 1, delle N.T.A. al P.R.G. parte operativa, in quanto l’edificio storico in questione risulta pacificamente di proprietà privata ovvero della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia.
6.5. - Parimenti privi di pregio sono il V ed il VI motivo di gravame.
Ai sensi dell’art. 239 comma 2, della L.R. 1/2015 (e dell’omologo art. 3 c. 4, L.R. 12/2010) sono esclusi dal campo di applicazione della VAS gli strumenti della pianificazione urbanistica comunale di cui al comma 4 lett. e) dell’art. 3 della L.R. 12/2010, alle condizioni ivi previste.
L’art. 3 comma 4, lett. e) della L.R. 12/2010 annovera “e) i piani e programmi, compresi gli strumenti della pianificazione urbanistica comunale, qualora non ricorra nessuna delle due condizioni di cui al comma 2 lettere a) e b)”.
A sua volta l’art. 3 comma 2 lett. a) e b) prevede che la valutazione venga effettuata per i piani o programmi:
“a) che sono elaborati per la valutazione e gestione della qualità dell'aria ambiente per i settori agricolo, forestale, della pesca, energetico, industriale, dei trasporti, della gestione dei rifiuti e delle acque, delle telecomunicazioni, del turismo, della pianificazione territoriale o della destinazione dei suoli e che definiscono il quadro di riferimento per l'approvazione, l'autorizzazione, l'area di localizzazione o comunque la realizzazione dei progetti elencati negli allegati II, III e IV alla Parte seconda del d.lgs. 152/06 e successive modifiche e integrazioni;
b) che, in considerazione dei possibili impatti sulle finalità di conservazione dei siti designati come zone di protezione speciale per la conservazione degli uccelli selvatici e quelli classificati come siti di importanza comunitaria per la protezione degli habitat naturali e della flora e della fauna selvatica, richiedono la valutazione d'incidenza ambientale, di seguito denominata VIncA, ai sensi dell'articolo 5 del decreto del Presidente della Repubblica 8 settembre 1997, n. 357 (Regolamento recante attuazione della direttiva 92/43/CEE relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali, nonché della flora e della fauna selvatiche) e successive modifiche e integrazioni;”
Non essendo il progetto in questione ricompreso tra quelli di cui agli allegati II, III e IV alla parte seconda del D.lgs. 152/2006 né tantomeno elaborato per la valutazione della qualità dell’aria ambiente né ricadente in zona SIC, lo stesso risulta escluso dall’ambito di applicazione della VAS.
Sarebbe invero irragionevole - come argomentato dalla difesa civica e della controinteressata - pretendere un procedimento particolarmente complesso come la valutazione ambientale strategica per un intervento di risanamento conservativo di un singolo edificio con mutamento di destinazione d’uso ad attività culturali e realizzazione di opere esclusivamente interne, fatta eccezione per l’apposizione delle vetrate, come visto reversibili ed indispensabili ai fini della conservazione della stessa loggiata.
Coerentemente con quanto sopra esposto il Comune, con motivazione “semplificata” ma comunque sufficiente ha escluso la necessità della VAS.
Sul punto, anche a voler apprezzare il lamentato vizio “formale” di insufficiente motivazione, esso risulterebbe di per sé privo di capacità invalidante ai sensi dell’art. 21-octies comma 2, della legge 241 del 1990, non ravvisandosi alcun ambito di discrezionalità dell’autorità comunale, risultando comunque fermo l’esito del risultato finale ovvero il non assoggettamento a VAS.
6.6. - Il settimo ed ultimo motivo è inammissibile.
Ad avviso di Italia Nostra la “vetrificazione” della loggiata sarebbe oltre modo impattante e radicalmente incompatibile con il vincolo monumentale impresso sull’immobile; inoltre, vetrate di così ampie dimensioni (4,5 x 3 mt.) costituirebbero elementi fissi si da giustificare la presenza di impianto di areazione.
Con il presente motivo la ricorrente tenta invero di censurare nel merito la scelta operata dal MIBAC di chiudere la loggiata con apposizione di vetri amovibili e autopulenti, tra l’altro non premurandosi di indicare quali sarebbero le alternative possibili atte a garantire la conservazione dell’edificio.
Con valutazione che il Collegio reputa non manifestamente illogica né irragionevole e quindi non sindacabile in sede di giurisdizione generale di legittimità, il MIBAC ha ritenuto la chiusura delle logge “indispensabile per la protezione e la conservazione del bene” oltre che elemento fondamentale di garanzia per la stessa fruizione da parte della collettività.
Non va trascurato - diversamente da quanto pervicacemente argomentato dalla ricorrente - che ai sensi dello stesso art. 3 c, 1, del D.lgs. 42/2004 la conservazione del bene culturale è specificatamente connessa alla fruizione dello stesso, che costituisce il principale scopo della stessa protezione accordata ai beni culturali.
Tale finalità di fruizione è d’altronde evidente in altre norme del Codice Beni Culturali, laddove si consente all’Amministrazione l’imposizione di prescrizioni volte ad assicurare la pubblica godibilità del bene (vedi ad es. art. 55 D.lgs. 42/2006 in materia di vendita di beni culturali).
La fruibilità a favore della collettività è in funzione dunque della stessa “valorizzazione” dei beni culturali, non essendo sufficiente la sola “conservazione”: del resto - secondo autorevole dottrina - “il bene culturale è pubblico non in quanto bene di appartenenza, ma in quanto bene di fruizione”.
In ogni caso la scelta di chiusura con le vetrate, fermo restando ogni valutazione estetica di pertinenza della Soprintendenza, non pare manifestamente illogica nè irragionevole rispetto allo scopo primario di conservazione di un bene di chiara valenza storico artistica, specie in una situazione quale quella di specie di forte degrado.
7. - Alla luce delle suesposte considerazioni il ricorso è infondato e va respinto.
Sussistono giusti motivi per disporre l’integrale compensazione delle spese di lite, attesa l’obiettiva complessità delle questioni trattate.
Così deciso in Perugia nella camera di consiglio del giorno 6 aprile 2016 con l'intervento dei magistrati: