Source: https://iusletter.com/archivio/contratto-monofirma-dichiarazione-inadeguatezza-obblighi-della-banca-depositaria/
Timestamp: 2019-10-16 02:27:08+00:00
Document Index: 171903420

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1341', 'art. 29', 'art. 1838']

Contratto “monofirma”, dichiarazione di inadeguatezza e obblighi della banca depositaria - Iusletter
Contratto “monofirma”, dichiarazione di inadeguatezza e obblighi della banca depositaria
Una recente sentenza di legittimità si è pronunciata in merito alla nullità del c.d. contratto “monofirma”, al contenuto della dichiarazione inadeguatezza e agli obblighi della banca depositaria.
Degli investitori negoziavano strumenti finanziari presso un intermediario e, successivamente, ne ordinavano il trasferimento presso altro istituto. Dopo avere subito ingenti perdite citavano in giudizio entrambe le banche avanzando domande di nullità del contratto di negoziazione, ricezione e trasmissione ordini per assenza della firma della banca e di risarcimento del danno per inadempimento.
In seguito all’emissione della sentenza di secondo grado – che respingeva le domande attoree – gli investitori decidevano di ricorrere in sede di legittimità adducendo diversi motivi di impugnazione, tra cui: nullità del c.d. contratto “monofirma”, mancata esplicitazione delle ragioni di inadeguatezza dell’investimento e violazione degli obblighi informativi.
La Corte, nell’affrontare i (ben) dodici motivi di ricorso avanzati, ha affrontato il tema del contratto privo della sottoscrizione del cliente, riconoscendo la correttezza della sentenza impugnata che aveva rigettato la domanda di nullità: “va escluso che l’impugnata pronuncia sia affetta dalle sollevate censure logiche, avendo essa motivato in maniera congrua e coerente, e senza incorrere in alcuna deviazione argomentativa che ne comprometta la ratio ispiratrice, che nella specie i prescritti requisiti di forma hanno trovato piena e completa osservanza”.
La decisione, pur rilevando l’assenza della sottoscrizione della banca, ha tuttavia affermato che il contratto era stato correttamente formalizzato in quanto: “il modulo di che trattasi «non esprime una mera proposta e una dichiarazione unilaterale, ma ha il tenore ed il contenuto di un contratto»; «come tale è denominato nella intestazione e nel testo contiene la dichiarazione degli appellanti dell’avvenuta consegna e sottoscrizione dei documenti contrattuali ed in particolare della consegna di una copia del contratto “debitamente sottoscritta dai soggetti abilitati a rappresentarvi”»; e «non subordina l’efficacia del contratto all’approvazione di altro organo della banca, regola in modo dettagliato il rapporto, è completo della approvazione specifica per iscritto di alcune clausole ex art. 1341/1342 cc e reca in calce la sottoscrizione del funzionario incaricato”.
Con riferimento al contenuto della dichiarazione di inadeguatezza, inoltre, la Corte ha richiamato il costante orientamento di legittimità secondo cui “in tema di intermediazione finanziaria, la sottoscrizione, da parte del cliente, della clausola in calce al modulo d’ordine, contenente la segnalazione d’inadeguatezza dell’operazione sulla quale egli è stato avvisato, è idonea a far presumere assolto l’obbligo previsto in capo all’intermediario dall’art. 29, comma 3, del reg. Consob n. 11522 del 1998;” riconoscendo che la banca, nel corso del giudizio, aveva correttamente provato l’esecuzione degli obblighi informativi a mezzo di testimoni.
In ultimo, la Corte ha affrontato il tema della responsabilità del secondo istituto (cui i titoli erano stati trasferiti dopo l’acquisto) affermando che a quest’ultimo non poteva applicarsi la disciplina finanziaria ma solo quella attinente al rapporto di deposito titoli: “Rettamente perciò la Corte d’Appello ne ha negato l’inadempimento da parte del [omissis] presso cui i titoli, negoziati a suo tempo per il tramite della [omissis], erano stati trasferiti a fini di custodia ed amministrazione, giacché i compiti gravanti sul depositario, officiato in tal senso a mente dell’art. 1838 cod. civ., per come imposto dalla norma, si esauriscono nella sola conservazione dei titoli e nella loro amministrazione, consistenti in particolare nella riscossione dei dividendi e degli interessi, con esclusione perciò di ogni obbligo ulteriore e, segnatamente, degli obblighi consultivi ed informativi sottesi alla gestione del portafoglio”.
Cass., Sez. I Civ, 3 luglio 2017, n. 16318 (leggi la sentenza)
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