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Timestamp: 2019-11-20 17:50:13+00:00
Document Index: 120918261

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Assegno divorzile non più legato al tenore di vita tenuto dall'ex coniuge durante il matrimonio - La Previdenza - Quotidiano di informazione giuridica
Assegno divorzile non più legato al tenore di vita tenuto dall'ex coniuge durante il matrimonio
Corte d'Appello di Milano, sezione V civile, sentenza 16.11.2017 n. 4793
Pubblichiamo la sentenza della Corte d'Appello di Milano, peraltro oggetto di grande attenzione da parte dei media nazionali che ha introdotto un nuovo principio in tema di attribuzione dell'assegno divorziale nel senso che la misura del medesimo non può riferirsi al tenore di vita tenuto durante il matrimonio.
LA CORTE D'APPELLO DI MILANO SEZIONE V CIVILE
composto dai signori Magistrati: Maria Cristina CANZIANI Presidente Pietro CACCIALANZA Consigliere Maria Grazia DOMANICO Consigliere rel. est. ha pronunciato la seguente SENTENZA nella causa civile iscritta al numero di ruolo generale sopra indicato, discussa in Camera di Consiglio all'udienza collegiale del 20.9.2017, promossa con ricorso depositato il 22.1.2016 da: BE. Si., nato a (omissis...), rappresentato e difeso dal Prof. Avv. Pier Filippo Giuggioli e dall'Avv. Valeria De Vellis, elettivamente domiciliato presso lo studio di quest'ultima in Milano via Principe Amedeo APPELLANTE CONTRO BA. Mi., nata a (omissis...), rappresentata e difesa dall'avv. Maria Cristina Morelli e dall'avv. Maria Serena Ciccarese presso il cui studio in Milano via Fontana 11 è elettivamente domiciliata APPELLATA Con l'intervento del P.G. presso la Corte d'Appello di Milano OGGETTO: Appello avverso la sentenza n. 1842 del 22-23.6.2015 del Tribunale di Monza in materia di scioglimento del matrimonio CONCLUSIONI (si omettono le conclusioni delle parti)
L'appellante Be. ritiene anzitutto la insussistenza dei requisiti per la costituzione dell'obbligazione di pagamento dell'assegno divorzile e censura la sentenza impugnata "nella parte in cui ha acriticamente assunto il tenore di vita, quale termine di comparazione ex art. 5 legge n. 898 del 1970 per la valutazione di adeguatezza? delle sostanze della Signora Ba....criterio, come noto, assente dalla norma in parola ma interpolato da una costante interpretazione giurisprudenziale successiva alla pronuncia a Sezioni Unite della Suprema Corte n. 11490/1990". Osserva quindi che il riferimento al parametro del "tenore di vita" costituisce l'interpretazione normativa della "volontà di un Legislatore non solo socialmente, ma anche costituzionalmente superato".
Il pagamento, da parte di Si. Be., di una somma complessiva di oltre 110 milioni di Euro costituisce nei fatti un indebito trasferimento di ricchezza, non consentito dall'ordinamento; inoltre una disponibilità così ingente di liquidità, accumulata in un arco temporale estremamente contenuto, ha consentito alla signora Ba. una ulteriore produzione di ricchezza mediante patrimonializzazione della misura non consumata, e ciò secondo la comune esperienza. Infatti "...se i costi del mantenimento della signora Ba. fossero stati anche solo tendenzialmente avvicinabili alla misura goduta, la medesima non avrebbe avuto alcuna difficoltà di esibizione probatoria, adempiendo a quell'"onere sempre eluso nel corso della lunga epopea giudiziaria...". - La sentenza impugnata è viziata nella parte in cui ha omesso di valutare la sussistenza del requisito del comma 6 dell'art. 5 L. 898/70 perchè sia riconosciuto l'assegno divorzile, ovvero la capacità del richiedente di procurarsi i mezzi adeguati.
-Vengono infine censurati altri passaggi della motivazione della sentenza impugnata, in particolare laddove si fa riferimento alla pressione fiscale, che viene espressamente criticata così come viene operata, motivazione che mostra come sia radicata "...una concezione "indissolubilista" del matrimonio e "matrimonialista" del divorzio di cui...il perdurante utilizzo del criterio del "tenore di vita" è il precipitato più ingombrante e anacronistico: il divorzio, nella concezione del Tribunale di Monza, assurge ad avere, nel rapporto tra ex coniugi, un mero carattere formale che nulla fa decadere, sul piano sostanziale, rispetto all'?unione matrimoniale di cui si continua ad imporre giudizialmente, al di fuori della volontà dei consociati e lontani dai canoni Europei, una perdurante, irrazionale, sopravvivenza.".
- I principi normativi e giurisprudenziali, secondo i quali l'assegno divorzile deve essere strumento di riequilibrio delle posizioni economiche dei coniugi e deve garantire la conservazione del tenore di vita coniugale, rispondono a ragionevolezza: "il legislatore, consapevole del fatto che la divisione del lavoro nella famiglia si caratterizza per una ripartizione e distinzione di ruoli, ha dettato delle regole attuative del principio costituzionale di parità (art. 29 Cost.), stabilendo che ,,con il matrimonio il marito e la moglie acquistano gli stessi diritti e assumono gli stessi doveri?, ,,sono tenuti, ciascuno in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale o casalingo a contribuire ai bisogni della famiglia?(art. 143 c.c.) e devono adempiere l'obbligo di mantenere i figli (art. 147 e 315 bis c.c.) ,,in proporzione alle rispettive sostanze e secondo la loro capacità di lavoro professionale o casalingo? (art. 148 c.c. e 316 bis c.c.). Così, in applicazione degli stessi valori, nel momento in cui il matrimonio si scioglie, il principio della parità tra i coniugi deve trovare applicazione e realizzazione attraverso una equa condivisione delle risorse della famiglia, ciò a tutela del coniuge debole proprio nella fase in cui le scelte operate in virtù del matrimonio manifestano le loro conseguenze negative.".
- Il tenore di vita in costanza di matrimonio costituisce un parametro dal quale partire, per affrontare poi la specificità dei casi concreti. Il presupposto per riconoscere il diritto all'assegno divorzile è costituito dalla "inadeguatezza dei mezzi del coniuge richiedente (tenendo conto di tutte le sue possibilità) a conservare un tenore di vita analogo a quello avuto in costanza di matrimonio, senza che sia necessario uno stato di bisogno dell'?avente diritto, il quale può anche essere economicamente autosufficiente, avendo rilievo l'apprezzabile deterioramento, in dipendenza del divorzio, delle condizioni economiche del medesimo che, in via di massima, devono essere ripristinate in modo da ristabilire un certo equilibrio (Cass. Sez. Unite n. 11490/90...)".
- il 17.2.2014 veniva pronunciata dal Tribunale di Monza sentenza parziale n. 499/2014 di scioglimento del matrimonio - in data 11.7.2014 veniva depositata, nel giudizio di separazione, la sentenza n. 2740 dalla Corte di Appello di Milano, che poneva a carico di Be. un assegno mensile a favore della moglie di Euro 50.000,00 mensili dalla domanda (4.11.2009) fino a settembre 2010 (data di rilascio della casa coniugale da parte di Ba.) e, successivamente, di Euro 2.000.000,00 mensili;
Nelle more del presente giudizio è stata anche depositata, il 16.5.2017, la sentenza della Corte di Cassazione che, nel respingere il ricorso proposto da Si. Be., ha reso definitiva la sentenza di questa Corte che aveva riconosciuto nel giudizio di separazione un assegno di mantenimento a favore della signora Ba., sentenza della Suprema Corte che non contrasta con il nuovo orientamento in tema di assegno divorzile ma, al contrario, espressamente aderisce ad esso. Afferma infatti il principio secondo cui la separazione personale, a differenza dello scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio, presuppone la permanenza del vincolo coniugale, sicchè i "redditi adeguati" cui va rapportato, ai sensi dell'art. 156 c.c., l'assegno di mantenimento a favore del coniuge, in assenza della condizione ostativa dell'addebito, sono quelli necessari a mantenere il tenore di vita goduto in costanza di matrimonio, essendo ancora attuale il dovere di assistenza materiale, che non presenta alcuna incompatibilità con tale situazione temporanea, dalla quale deriva solo la sospensione degli obblighi di natura personale di fedeltà convivenza e collaborazione, e che ha una consistenza ben diversa dalla solidarietà post-coniugale, presupposto dell'assegno di divorzio. In particolare la Suprema Corte evidenzia "...la sostanziale diversità del contributo in favore del coniuge separato dall'assegno divorzile, sia perchè fondati su presupposti del tutto distinti, sia perchè disciplinati in maniera autonoma e in termini niente affatto coincidenti.". Quindi la Corte di Cassazione precisa che mentre nella separazione il dovere di assistenza materiale conserva la sua efficacia e la sua pienezza in quanto costituisce uno dei cardini del matrimonio e fonda quindi l'assegno di mantenimento, non apparendo incompatibile lo stato di separazione, in ipotesi anche temporaneo, non altrettanto può affermarsi quanto alla solidarietà post-coniugale, che è alla base dell'assegno divorzile: "al riguardo - si legge nella sentenza ­ è sufficiente richiamare la recente sentenza di questa Corte n. 11504 del 10.5.2017, le argomentazioni che la sorreggono...e i principi di diritto con essa enunciati".
Dunque il passaggio dal parametro del "tenore di vita durante il matrimonio" a quello della "autosufficienza economica" viene ribadito anche da questa terza sentenza della prima sezione civile della Suprema Corte. Ciò premesso, deve evidenziarsi che, nel preliminare giudizio sull'an debeatur, occorre verificare la mancanza o meno di mezzi adeguati, o comunque la impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive, da parte del coniuge richiedente l'assegno, così come espressamente prescrive il sesto comma dell'art. 5 L.898/70.
L'adeguatezza è certamente un concetto astratto e anche relativo, ed è stata per lungo tempo rapportata dalla giurisprudenza al tenore di vita mantenuto in costanza di matrimonio8. Peraltro il criterio del tenore di vita goduto in costanza di matrimonio è stato, nella valutazione dei casi concreti, contemperato, moderato, fino ad essere talora azzerato, tenuto conto della molteplicità dei criteri indicati nel comma 6 dell'art. 5 L. 898/1970, pur se si tratta di criteri di valutazione riservati al quantum, quali: le condizioni dei coniugi, le ragioni della decisione, il contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare e alla formazione del patrimonio di ciascuno o di quello comune, il reddito di entrambi, elementi tutti da valutarsi in rapporto alla durata del matrimonio. Sulla stessa linea sembrano essere le osservazioni sviluppate dal Tribunale di Udine nella sentenza dell'11.5-1.6.2017, in particolare laddove osserva come in realtà "...il giudizio sull'an non possa logicamente essere distinto da quello sul quantum, atteso che si tratta di un?unica operazione in cui i due aspetti si compenetrano e servono a trovare un equo contemperamento di tutte le esigenze rappresentate dal legislatore nel tormentato art. 5, 5. e 9. comma...". Operazione ermeneutica errata, ma resa necessaria dal permanere di una interpretazione giurisprudenziale dei parametri di riferimento per definire i mezzi adeguati non più rispondente ai mutamenti sociali in atto, distorsione di cui il recente revirement della Corte di Cassazione si è fatto carico e che ha, condivisibilmente, superato.
La sentenza della prima sezione civile della Suprema Corte n. 11504 del 10.2.2017, depositata il 10.5.2017, cui oltretutto è seguita anche altra conforme sentenza della Cassazione, la numero 15481 del 29.5-22.6.2017, con Collegio parzialmente diverso (e alle quali aderisce anche la sentenza 12196/17, con Collegio ancora parzialmente diverso) ha mutato il pregresso orientamento interpretativo della norma in questione, affermando i seguenti principi di diritto, richiamati anche nei seguenti termini da Cass. 15481/17: 1. il diritto all'assegno di divorzio di cui all'art. 5, comma 6, della L. n. 74 del 1987 è condizionato dal suo previo riconoscimento in base a una verifica giudiziale che si articola necessariamente in due fasi, tra loro nettamente distinte e poste in ordine progressivo dalla norma (nel senso che alla seconda può accedersi solo all'esito della prima, ove conclusasi con il riconoscimento del diritto): una prima fase, concernente l'an debeatur, informata al principio dell'autoresponsabilità economica di ciascuno dei coniugi quali "persone singole" e il cui oggetto è costituito esclusivamente dall'accertamento volto al riconoscimento o meno del diritto all'assegno divorzile fatto valere dall'ex coniuge richiedente; una seconda fase, riguardante il quantum debeatur improntata al principio della solidarietà economica dell'ex coniuge obbligato alla prestazione dell'assegno nei confronti dell'altro quale persona economicamente più debole (art. 2 in relazione all'art. 23 Cost.) che investe soltanto la determinazione dell'importo dell'assegno stesso.
LaPrevidenza.it, 25/11/2017