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Timestamp: 2018-03-18 19:17:32+00:00
Document Index: 158510509

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 3', 'art. 13', 'art. 4', 'art. 11', 'art. 3']

di Morena Ragone - 14 luglio 2015 - Google +
...e per il 1° gennaio, primo giorno dell’anno; per il 6 gennaio, festa dell’Epifania; per il 25 aprile, anniversario della Liberazione; per la domenica di Pasqua; per il lunedì dopo Pasqua… ecc.
Segue elenco di complessivi dodici giorni di chiusura obbligatoria per le attività commerciali.
Sembra ieri quando abbiamo scritto, proprio su queste “pagine”, che i social non fanno – nel senso che non dovrebbero osservare – orari di ufficio.
Il Disegno di Legge S.1629 in discussione al Senato dopo essere stato approvato alla Camera lo scorso 25 settembre, nell’introdurre una nuova “Disciplina degli orari di apertura degli esercizi commerciali”, inserisce un’eccezione alla deroga già contenuta nell’art. 3 del decreto legge 4 luglio 2006, n. 223, convertita con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, relativo alle “Regole di tutela della concorrenza nel settore della distribuzione commerciale”, disponendo la sostituzione del comma 1 lett. d bis con un nuovo d bis che nel ribadire l’assenza di limiti e prescrizioni relativi a “il rispetto degli orari di apertura e di chiusura, l’obbligo della mezza giornata di chiusura infrasettimanale dell’esercizio nonché quello di chiusura domenicale e festiva” inserisce un “ad eccezione dei seguenti giorni... omissis”. Segue elenco, da noi parzialmente ripreso all’inizio dell’articolo.
L’eccezione stabilisce, in sostanza, che in alcuni giorni – corrispondenti alle principali festività italiane – tutte le attività di distribuzione commerciale dovranno osservare un turno di riposo.
A mio avviso – e lo dico qui, a monte del discorso – il problema potrebbe essere l’aver dimenticato che l’art. 3 del decreto legislativo n. 223/2006 si applica davvero a tutte le attività commerciali, escluse le sole attività di cui all’art. 13 del D. Lgs. n. 114/1998; un errore, potremmo definirlo così, di scrittura normativa.
Il grassetto non è casuale, ed è – probabilmente – la causa delle due differenti interpretazioni circolanti: da una parte, l’applicabilità della nuova disposizione a tutte le attività di distribuzione commerciale, quindi anche agli artt. 17 – “Apparecchi automatici” – 18 – “Vendita per corrispondenza, televisione o altri sistemi di comunicazione” – e 21 – “Commercio elettronico” – del D. Lgs. n. 114/1998, richiamate dall’art. 4, comma 1, lett. h) sotto la dicitura di “forme speciali di vendita al dettaglio”; dall’altra, la loro esclusione proprio in quanto forme speciali di vendita, assoggettate a disciplina specifica.
Certo, se il legislatore ha previsto una disciplina apposita per tali forme speciali di vendita, è possibile che esse abbiano delle caratteristiche peculiari: perché, allora, renderle assimilabili a tutte le altre?
Il Disegno di Legge dispone anche, in un successivo comma 1-ter, che “Le tipologie di attività di cui all’articolo 13, comma 1, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, e le attività di somministrazione di alimenti e bevande non sono soggette ad alcun obbligo di chiusura domenicale o festiva”; disposizione che ha ulteriormente fatto propendere per la prima interpretazione prospettata, con conseguente estensione del blocco nelle giornate indicate anche alle forme speciali di vendita.
È possibile che chi ha scritto la disposizione non abbia valutato adeguatamente la scrittura del testo e la terminologia utilizzata: se è vero che la disciplina di orari e giorni di chiusura si applica, ai sensi dell’art. 11, agli esercizi di vendita al dettaglio – quindi, si presume, una parte di tutte le attività di distribuzione commerciale – sarebbe quanto meno opportuno modificare l’incipit dell’art. 3 del D.Lgs. n. 223/2006, che fa riferimento, come abbiamo visto, alle “attività di distribuzione commerciale” in senso lato, di cui al D.Lgs. n. 114/1998, inserendo gli opportuni richiami.
La differente terminologia utilizzata porta spesso a errori di questo tipo, con difficoltà degli operatori di districarsi tra le differenti interpretazioni.
Al di là della causa dell’errore, le eventuali conseguenze forse andavano meglio soppesate e valutate: per la corretta scrittura di un testo normativo non è solo essenziale la specifica competenza tecnica necessaria a legiferare correttamente nel settore di riferimento, ma anche la capacità di predisporre un testo normativo che attesti, nei fatti, la previa lettura integrale dell’impianto normativo da modificare e di tutte le fonti di riferimento.
Anche per evitare situazioni tipo quella in esame.
Quello che in determinati contesti si chiama “analisi di impatto della regolamentazione” – che dovrebbe essere alla base di ogni proposta normativa per comprendere su cosa e in che modo essa opererà, se migliorerà la vita di cittadini, utenti e amministrazione – e che, nel non escludere la cosiddetta “opzione zero” (= lasciamo tutto com’è) prevede anche l’analisi dell’impatto sulla concorrenza e l’eventuale presenza di elementi distorsivi.
In questo caso, anche a voler aderire alla seconda interpretazione, non mi pare trascurabile la proposta di Federdistribuzione di integrare il comma 1 ter – che prevede le esclusioni – con la seguente premessa “le tipologie di attività commerciali diverse dalla vendita al dettaglio in sede fissa…”, sì da escludere con certezza le forme speciali di vendita al dettaglio e la vendita all’ingrosso dall’applicazione della nuova normativa.
Credo che un chiarimento definitivo in tal senso sia più che opportuno, al di là di qualsiasi interpretazione si faccia propria.
chiusura attività,