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Timestamp: 2020-07-07 18:50:25+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 2255 del 31/01/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2255 del 31/01/2011
Cassazione civile sez. trib., 31/01/2011, (ud. 07/12/2010, dep. 31/01/2011), n.2255
sul ricorso 11747-2007 proposto da:
avverso la sentenza n. 35/2006 della COMM. TRIB. REG. SEZ. DIST. di
BRESCIA, depositata il 03/03/2006;
La FIAAM FILTER S.P.A., Oggi SOGEFI FILTRATION S.P.A., con ricorsi separati e poi riuniti, ha impugnato il silenzio rifiuto formatosi in esito alla presentazione di due richieste di rimborso di una parte di imposte pagate all’estero e non portate in detrazione nelle dichiarazioni dei redditi relative agli anni 1997 e 1998. La società sostiene di avere diritto al credito di imposta anche con riferimento al prelievo subito sui dividendi esteri che soltanto in parte concorrono alla formazione del reddito complessivo, ai sensi del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, artt. 96 e 96 bis del TUIR vigente ratione temporis.
La Commissione tributaria provinciale, prima, e la Commissione tributaria regionale, poi, hanno accolto nel merito il ricorso della società, escludendo, nella specie, che si sia verificata la decadenza di cui all’art. 15, terzo comma, TUIR. L’Agenzia delle Entrate ricorre contro la società contribuente, per ottenere la cassazione della sentenza di appello, meglio indicata in epigrafe, sulla base di due motivi.
2. Con il secondo motivo, denunciando la violazione e falsa applicazione degli artt. 15 e 96 bis del TUIR, nel testo vigente ratione temporis, la difesa dell’Agenzia ricorrente sostiene la tesi che per determinare l’ammontare del credito di imposta spettante alla società contribuente, ai sensi del citato art. 15, comma 1, si debba tenere conto soltanto dell’ammontare delle imposte che hanno inciso la parte di dividendi esteri (nella specie il 5%) che partecipano alla formazione del reddito complessivo imponibile in Italia (secondo il disposto dell’art. 96 bis TUIR).
L’interpretazione letterale e sistematica delle norme di riferimento inducono a ritenere che la società non abbia diritto al rimborso richiesto. Non si comprende per quale ragione le imposte che incidono sui dividendi tassati all’estero – che non entrano nella formazione della base imponibile in Italia e quindi sono esenti da imposta in Italia (per cui non sussiste il rischio della doppia imposizione) – dovrebbero essere recuperate in Italia, attraverso il meccanismo del credito/detrazione d’imposta, con la conseguenza non tanto di evitare la doppia imposizione, ma di fare ottenere al percettore la totale esenzione fiscale dei dividendi che vengono tassati all’estero e vengono poi “detassati” in Italia, attraverso il meccanismo del credito di imposta.
La Corte rigetta il primo motivo di ricorso, accoglie il secondo, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta i ricorsi introduttivi della società contribuente. Compensa le spese dell’intero giudizio.