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Timestamp: 2020-08-06 14:00:58+00:00
Document Index: 25305520

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Non può essere esclusa la responsabilità penale per omicidio colposo del datore di lavoro che trascura le procedure di sicurezza neppure in presenza di un comportamento imprudente del lavoratore. – Avvocato Diritto Penale Roma Eur
Non può essere esclusa la responsabilità penale per omicidio colposo del datore di lavoro che trascura le procedure di sicurezza neppure in presenza di un comportamento imprudente del lavoratore.
Si segnala ai lettori del blog la sentenza 12181.2020, resa dalla IV Sezione penale della Corte di Cassazione, con la quale il Collegio del diritto, esprimendosi in merito ad un caso di omicidio colposo del lavoratore aggravato dalla violazione della normativa posta a presidio della sicurezza sul lavoro, richiama i consolidati orientamenti giurisprudenziali sedimentati in ordine alle responsabilità connesse alla posizione di garanzia datoriale ed ai ristetti limiti di rilevanza comportamenti negligenti e disattenti del lavoratore infortunato in termini di interruzione del nesso di causalità tra la condotta colposa e l’evento antigiuridico.
Nel caso di specie, il lavoratore addetto alla pulizia della giostra dell’impianto di schiumatura delle selle, rimaneva schiacciato dagli organi in movimento del macchinario, con conseguente decesso.
All’imputata, nella qualità di vice presidente del consiglio di amministrazione della società, veniva contestato il reato di omicidio colposo, per aver cagionato la morte del dipendente, con colpa consistita in negligenza, imprudenza ed imperizia e inosservanza delle norme antinfortunistiche (in particolare, per omessa valutazione dei rischi lavorativi, mancata predisposizione delle misure prevenzionistiche opportune ed omessa formazione e informazione dei lavoratori).
La Corte di appello di Venezia confermava la sentenza di primo grado che aveva condannato la prevenuta per il delitto ascrittole.
La difesa della giudicabile interponeva ricorso per cassazione avverso la decisione della Corte territoriale, deducendo violazione di legge e vizio di motivazione in ordine al riconoscimento della responsabilità penale in capo all’imputata.
La Suprema Corte, nel rigettare il ricorso, valida il percorso logico-giuridico seguito dai Giudici del merito, ritenuto conforme ai consolidati orientamenti giurisprudenziali in materia di titolarità della posizione di garanzia e connessi obblighi di prevenzione e di interruzione del nesso causale tra la condotta colposa ed evento antigiuridico.
Di seguito si riportano i passaggi più significativi tratti dal compendio motivazionale della sentenza dei Giudici di legittimità:
compito del titolare della posizione di garanzia è evitare che si verifichino eventi lesivi dell’incolumità fisica intrinsecamente connaturati all’esercizio di talune attività lavorative anche nell’ipotesi in cui siffatti rischi siano conseguenti ad eventuali negligenze, imprudenze e disattenzioni dei lavoratori subordinati, la cui incolumità deve essere protetta con appropriate cautele.
Il garante non può, infatti, invocare, a propria scusa, il principio di affidamento, assumendo che il comportamento del lavoratore era imprevedibile, poiché tale principio non opera nelle situazioni in cui sussiste una posizione di garanzia (Cass., Sez. 4, 22-10-1999, Grande, Rv. 214497).
Infondata è anche la doglianza inerente all’interruzione del nesso causale, giacché quest’ultima, nella sequenza fattuale descritta nella motivazione della sentenza impugnata, non può certamente essere ravvisata.
L’operatività dell’art. 41, comma 2, cod. pen. è infatti circoscritta ai casi in cui la causa sopravvenuta inneschi un rischio nuovo e del tutto incongruo rispetto al rischio originario, attivato dalla prima condotta (Cass., Sez. 4, n. 25689 del 3-5-2016, Rv. 267374; Sez. 4, n. 15493 del 10-3-2016, Pietrannala, Rv. 266786; n. 43168 del 2013, Rv. 258085).
Non può, pertanto, ritenersi causa sopravvenuta, da sola sufficiente a determinare l’evento, il comportamento negligente di un soggetto, nella specie il lavoratore, che si riconnetta ad una condotta colposa del datore di lavoro (Cass., Sez. 4, n. 18800 del 13-4-2016, Rv. 267255; n. 17804 del 2015, Rv. 263581; n. 10626 del 2013, Rv.256391).
In questi casi è configurabile la colpa dell’infortunato nella produzione dell’evento, con esclusione della responsabilità penale del titolare della posizione di garanzia (Cass., Sez 4, 27-2-1984, Monti, Rv. 164645; Sez. 4, 11-2-1991, Lapi, Rv. 188202).
Nel caso di specie, dalla motivazione della sentenza impugnata risulta come l’operazione effettuata, anche laddove la si voglia connotare in termini di imprudenza e imperizia, rientrasse appieno nelle mansioni del lavoratore e fosse dettata da precise esigenze operative, connesse all’accesso nella zona da pulire e all’espletamento delle operazioni di pulizia. D’altronde, il giudice a quo, con motivazione del tutto congrua, ha sottolineato come l’imputata non avesse nominato un responsabile per la prevenzione competente, dotandolo dei relativi poteri di spesa, né avesse stabilito una procedura controllata che garantisse l’incolumità degli addetti alle pulizie, impegnati ad operare nelle anzidette pericolose condizioni; né avesse disposto la chiusura, con una griglia, del pertugio; né avesse individuato modalità che ponessero il capo macchina in condizione di avviare la fase di carico delle copertine in assoluta sicurezza, come poi avvenne dopo l’infortunio, allorchè venne ottemperato, in pochi giorni, a tutte le prescrizioni dello SPISAL>.
Quadro giurisprudenziale di riferimento della responsabilità del garante e della interruzione del nesso causale:
Cassazione penale sez. IV, 24/05/2018, n.39125
Ove il garante abbia negligentemente omesso di attivarsi per impedire l’evento, non può invocare, quale causa di esenzione dalla colpa, l’errore sulla legittima aspettativa in ordine all’assenza di condotte imprudenti, negligenti o imperite da parte dei lavoratori, poiché il rispetto della normativa antinfortunistica mira a salvaguardare l’incolumità del lavoratore e dei terzi anche dai rischi derivanti dalle stesse imprudenze e negligenze del lavoratore o dagli errori di quest’ultimo, purché connessi allo svolgimento dell’attività lavorativa.
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