Source: https://gruppodinterventogiuridicoweb.com/2017/09/17/usi-civici-story-in-sardegna/
Timestamp: 2019-12-06 13:58:23+00:00
Document Index: 177245455

Matched Legal Cases: ['art. 7', 'art. 127', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 22', 'art. 127', 'art. 127', 'art. 117', 'art. 36', 'art. 3', 'art. 17', 'art. 127', 'art. 117', 'art. 37', 'art. 38', 'art. 39', 'art. 146', 'art. 3', 'art. 146', 'art. 21']

Usi civici story, in Sardegna. | Gruppo d'Intervento Giuridico onlus
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settembre 17, 2017 gruppodinterventogiuridicoweb	Lascia un commento Go to comments
In questa torrida estate 2017 sono nuovamente tornati d’attualità in Sardegna i diritti d’uso civico.
Tante polemiche, prese di posizione di esponenti governativi nazionali e regionali, di associazioni e intellettuali. In tanti han parlato – anche con atti formali – ma è molto fondato il dubbio che spesso l’abbiano fatto senza sapere nemmeno di che cosa parlavano.
Proviamo, così, a far un po’ d’ordine. Sempre che sia possibile.
Il quadro normativo vigente è dato fondamentalmente dalla legge n. 1766/1927 e s.m.i., dal regio decreto n. 332/1928 e s.m.i., dalla legge regionale n. 12/1994 e s.m.i.
Dopo la legge n. 431/1985 (la nota Legge Galasso), i demani civici hanno anche acquisito una funzione di tutela ambientale (riconosciuta più volte dalla giurisprudenza[1]). Questa funzione è importantissima, basti pensare che i demani civici si estendono su oltre 5 milioni di ettari in tutta Italia (un terzo dei boschi nazionali), mentre i provvedimenti di accertamento regionali stanno portando la percentuale del territorio sardo rientrante in essi a quasi il 20% (circa 4-500.000 ettari).
Con deliberazione Giunta regionale n. 25/11 del 23 maggio 2017 è stato approvato l’atto di indirizzo interpretativo per la gestione delle competenze in materia di diritti di uso civico in Sardegna. Sono stati, così, innovati e integrati i precedenti indirizzi interpretativi per i procedimenti relativi alla gestione dei diritti di uso civico e dei demani civici emanati con il decreto Assessore Agricoltura R.A.S. n. 953/DEC A 53 del 31 luglio 2013, previa deliberazione Giunta regionale n. 21/6 del 5 giugno 2013.
Non ha fatto tradizionalmente meglio l’apparato tecnico-amministrativo della Regione autonoma della Sardegna, tant’è che s’è pensato bene di delegare gran parte delle competenze amministrative all’Agenzia regionale Argea Sardegna, nata per gestire le procedure di sostegno al settore agricolo. Le deleghe amministrative sono state operate fondamentalmente con la legge regionale n. 3/2008 (art. 7, comma 19°) e con la deliberazione Giunta regionale n. 65/34 del 6 dicembre 2016.[2]
Nella storia recente una preoccupazione costante è stata quella di promuovere provvedimenti legislativi e amministrativi di sdemanializzazione, denominati erroneamente nell’Isola “sclassificazione”, a partire dalla legge regionale n. 18/1996 che comportò una prima serie di operazioni di sdemanializzazione di terreni dal regime demaniale civico perché irrimediabilmente trasformati da lottizzazioni edilizie lungo alcuni tratti costieri come Costa Rey – Monte Naj, in Comune di Muravera.
Tanta fretta (erano passati solo due anni dalla legge regionale n. 12/1994) era determinata dal procedimento penale aperto dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari riguardo le vendite illecite di terreni a uso civico a scopo speculativo da parte di alcuni Comuni, su puntuali denunce delle associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico onlus e Amici della Terra. Numerosi notai erano indagati e l’allora Assessore regionale dell’agricoltura Felicetto Contu (eterno rappresentante delle Istituzioni, ancor oggi difensore civico regionale), casualmente anch’egli notaio, prese a cuore la vicenda promuovendo un iter rapido del relativo disegno di legge regionale.
Gli attacchi istituzionali alle terre collettive perdurarono anche durante l’Amministrazione regionale Soru, pur ben disposta verso la tutela ambientale: con la legge regionale 11 maggio 2006, n. 4 venivano introdotte nell’ordinamento regionale nuove e pericolose ipotesi di sdemanializzazione, poi abrogate – dopo reiterate proteste delle associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico onlus e Amici della Terra – dalla legge regionale 12 giugno 2006, n. 9. L’Amministrazione regionale Cappellacci proseguirà nei tentativi di nuove sdemanializzazione di terreni dal regime demaniale civico con la legge regionale 7 agosto 2009, n. 3 e poi con la legge regionale 30 giugno 2011, n. 12, che prevede la possibilità di sclassificazione dal regime demaniale civico dei soli “terreni soggetti ad uso civico siti in località Oddoene nel Comune di Dorgali, che abbiano perso la destinazione funzionale originaria di terreni boschivi o pascolativi”, al fine di risolvere la vicenda di decine di casi di abusivismo edilizio realizzati nella vallata di Oddoene e appartenenti al demanio civico di Dorgali, assegnati negli anni ’40 e ’50 del secolo scorso in enfiteusi a residenti e, in buona parte, illegittimamente alienati in momenti successivi.
Nel 2012 venne ancora presentata la proposta di legge n. 372 per consentire una ripresa delle operazioni di sdemanializzazione.
In troppe occasioni si è tentato di promuovere assurde operazioni di sdemanializzazione, mediante via legislativa e successivi provvedimenti di attuazione, veri e propri nuovi Editti delle Chiudende, sempre avversati dal Gruppo d’Intervento Giuridico onlus, con campagne stampa e segnalazioni al Governo per sollevare conflitti di attribuzione (art. 127 cost.) davanti alla Corte costituzionale.
In due casi è stato il Giudice delle Leggi a esprimersi in modo netto: la legge regionale Sardegna n. 19/2013 è stata duramente bocciata dalla sentenza della Corte costituzionale n. 210/2014, così come la legge regionale Sardegna n. 5/2016 è stata cassata dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 103 dell’11 maggio 2017.
La legge regionale Sardegna n. 5/2016 era, poi, giunta all’approvazione consiliare dopo una serie di proposte normative, anche a iniziativa della Giunta Pigliaru, veramente scandalose.
Sette Fratelli, Is Concias, cascata
Narbolia, pineta costiera di Is Arenas
Sono, poi, tantissimi i casi di terreni a uso civico illegittimamente occupati da privati, da Portoscuso a Orosei, da Carloforte a Nuoro, a Posada, a Siniscola, a Villagrande Strisaili, a Villacidro, a Lotzorai, a tanti altri Comuni. L’art. 22 della legge regionale n. 12/1994 e s.m.i.[3] prevede l’obbligo di recupero dei terreni a uso civico illegittimamente occupati a carico dei Comuni e, in caso di inerzia, con intervento sostitutivo regionale: pur essendo ben note tali situazioni negli atti dell’Inventario generale delle Terre civiche, non si è a conoscenza di eventuali interventi in via sostitutiva da parte della Regione autonoma della Sardegna in alcuno dei numerosissimi casi di inerzia da parte dei Comuni interessati.
E’ ora di farlo.
Le azioni in difesa dei diritti di uso civico del GrIG.
Oltre alle campagne di sensibilizzazione e alle segnalazioni al Governo per sollevare conflitti di attribuzione (art. 127 cost.) nei confronti delle normative regionali lesive dei diritti di uso civico, il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus sta conducendo una battaglia legale per giungere alla promulgazione dei restanti 123 provvedimenti di accertamento di altrettanti demani civici , tuttora chiusi nei cassetti regionali, e per l’avvio dei recuperi delle terre collettive occupate illegittimamente. In proposito, sono state rivolte due specifiche istanze (21 ottobre 2015 e 30 gennaio 2017) alla Regione autonoma della Sardegna e a una prima serie di Comuni dove risultano occupazioni illegittime, in seguito alle quali la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari (anch’essa destinataria delle istanze) ha aperto un procedimento penale.
La Petizione contro il nuovo Editto delle Chiudende promossa dal Gruppo d’Intervento Giuridico onlus per la difesa delle terre civiche in Sardegna ha raccolto ben 1.176 adesioni ed è stata oggetto di discussione nel corso dell’incontro tenutosi il 10 aprile 2017 con il Presidente della Regione autonoma della Sardegna Francesco Pigliaru e i suoi collaboratori insieme alle proposte contenute nella Proposta di legge regionale “Trasferimento dei diritti di uso civico e sdemanializzazione di aree compromesse appartenenti ai demani civici”, predisposta sempre dal GrIG.
Le norme sugli usi civici della legge regionale Sardegna n. 11/2017.
A fine giugno 2017 il Consiglio regionale ha approvato la legge regionale Sardegna n. 11/2017 in materia di urbanistica, ma contenente alcune norme (artt. 36-41) in tema di usi civici. In proposito, il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus ha espresso forte soddisfazione, in quanto sono state sostanzialmente accolti i contenuti della propria Proposta di legge regionale “Trasferimento dei diritti di uso civico e sdemanializzazione di aree compromesse appartenenti ai demani civici”.
Il bacino dei fanghi rossi di Portoscuso, gli usi civici, il Soprintendente Martino.
Il Soprintendente per Archeologia, Belle Arti, Paesaggio di Cagliari Fausto Martino è stimato per la sua determinazione e competenza nel difendere l’ambiente. Nel caso di specie, ha contestato pubblicamente (vds. G.A.Stella, Sardegna, il prezzo del lavoro nel Sulcis: raddoppiano i fanghi tossici, Il Corriere della Sera, 8 agosto 2017) la legge regionale e ha chiesto al Governo di impugnarla davanti alla Corte costituzionale, perché avrebbe consentito la sdemanializzazione di parte del bacino dei “fanghi rossi”, folle discarica di residui della lavorazione della bauxite per ottenere alluminio primario posta sulla costa di Portoscuso, nell’area industriale di Portovesme. Il bacino, realizzato a partire dal 1978 in parte su terreni a uso civico (accertati nel 2005) è oggetto del progetto di ripresa degli impianti Eurallumina, comprendente anche la nuova centrale a carbone. In tale nefasta ipotesi sarebbe ampliato a 178 ettari, con argini alti mt. 46 sul livello del mare.
Gli usi civici con il disastro ambientale di Portoscuso-Portovesme hanno, però, davvero ben poco a che fare: il progetto di ripresa degli impianti Eurallumina (fermi dal 2009) comprensivo della centrale a carbone c’entra ben poco con gli usi civici. La trasformazione avvenuta è irreversibile: quei terreni non potranno mai ritornare a vedere l’utilizzo collettivo per pascolo o legnatico, per esempio. Ha senso solo il trasferimento dei diritti su altri terreni con effettivo valore ambientale. Portoscuso soffre una situazione ambientale-sanitaria, addirittura peggiorata negli ultimi anni, che non consente alcun nuovo progetto industriale con aumento dei carichi inquinanti, per giunta fuori da ogni logica economica. Lo diceva anche l’attuale Presidente della Regione Pigliaru prima di diventare Presidente.
L’impugnazione da parte del Governo.
Il Consiglio dei Ministri, nella seduta del 29 agosto 2017, ha deliberato il ricorso alla Corte costituzionale ai sensi dell’art. 127 cost. per violazione delle competenze statali in materia di tutela dell’ambiente, degli ecosistemi e dei beni culturali (art. 117, comma 2°, lettera s, cost.) da parte della Regione autonoma della Sardegna con la legge regionale n. 11/2017.
Impugnati gli articoli 37 (permuta e alienazione di terreni a uso civico), 38 (trasferimento dei diritti di uso civico) e 39 (sdemanializzazione e trasferimento dei diritti di uso civico) della legge. Non impugnato l’art. 36 (regolamento di gestione dei terreni civici), che introduce una disposizione per consentire gli interventi di disinquinamento in assenza di titolo sui terreni a uso civico contaminati, e 40 (norme transitorie), norma di rinvio alla disciplina statale e per la conclusione delle procedure in corso.
Nel ricorso il Governo contesta la “implicita esclusione di una diversa valutazione complessiva tecnico-discrezionale della sussistenza attuale di valori paesaggistici anche non strettamente identificabili con il perdurare dei caratteri e degli usi civici (ad esempio, terreni agrari, ovvero boschivi o pascolativi) … precludendo soluzioni valutative diverse, volte anche, ad esempio, ad ipotizzare, come prevede l’articolo 143 del codice, processi di riqualificazione e recupero di contesti paesaggistici parzialmente compromessi o degradati, oltre al ripristino dello stato dei luoghi ove possibile”.
Qui la delibera Consiglio dei Ministri 29 agosto 2017.
Le reazioni all’impugnazione governativa.
La notizia dell’impugnazione della legge regionale n. 11/2017 ha dato luogo ad accese reazioni e a un dibattito infinito come mai s’era visto in tema di usi civici.
Spesso, però, è stata fatta una confusione infernale con un altro argomento, di ben maggiore attenzione: il disegno di legge regionale sul governo del territorio presentato nei mesi scorsi dalla Giunta Pigliaru.[4]
Tale confusione ha disorientato parecchie persone, convinte del contenuto negativo della legge sull’onda di dichiarazioni spesso sganciate dalla realtà dei fatti, convincimento alimentato dalle polemiche istituzionali incentrate fondamentalmente sul contenuto del disegno di legge regionale sul governo del territorio presentato dalla Giunta Pigliaru.
Reazioni fortemente negative da parte della Giunta regionale, plauso da parte di Italia Nostra, talvolta sostegno ai vertici del Ministero per i Beni e Attività Culturali e Turismo, ma estrema confusione su natura e ruolo delle terre collettive, oggetto della gran parte dell’impugnativa governativa, espresso da intellettuali che mai in passato han speso una parola in difesa degli usi civici.
Naturalmente il Ministro per i Beni e Attività Culturali e Turismo Franceschini ha difeso l’operato del proprio Ministero e del Soprintendente Martino, in particolare, ma sono state due prese di posizione della Sottosegretaria Borletti Buitoni a lasciare molto perplessi. Infatti, è emersa un preoccupante accostamento fra norme sugli usi civici impugnate – nella prima nota nemmeno citati – e disegno di legge regionale sul governo del territorio. Insomma, a voler esser buoni han mischiato le mele con le arance.
Qui le due note della Sottosegretaria Borletti Buitoni: Poscia, più che l’dolore potè il cemento (30 agosto 2017) e “Le piccole precauzioni conservano le grandi virtù” JJ Rousseau (4 settembre 2017).
Roma, Fiume Tevere
La schizofrenia istituzionale.
E’ rimasto un po’ in ombra un fatto fondamentale. Su emendamento presentato dal sen. Lai, il Governo (di cui fan parte sia il Ministro Franceschini che la Sottosegretaria Borletti Buitoni) prima e il Parlamento poi hanno disposto che i “terreni” rientranti nei “piani territoriali di sviluppo industriale” di cui alle norme per gli interventi pubblici nel Mezzogiorno “sono sottratti dal regime dei terreni ad uso civico, con decorrenza dalla data di approvazione dei piani o loro atti di variante“, con buona pace di tutti (art. 3, comma 17° ter, del decreto-legge 20 giugno 2017, n. 91, convertito con modificazioni nella legge 3 agosto 2017, n. 123, c.d. decreto per il Sud).
Fine degli usi civici al bacino “fanghi rossi” e cittadini di Portoscuso derubati una seconda volta, perché non avranno altri terreni a uso civico e ambiente in cambio. Fine anche a Villacidro, se è per quello. Fine degli usi civici anche su quei terreni non irrimediabilmente trasformati (come previsto dalla legge regionale Sardegna n. 11/2017) e sono parecchi ettari nelle aree industriali.
Per di più, il Governo delibera il ricorso alla Corte costituzionale il 29 agosto 2017, mentre la legge n. 123/2017 era già vigente (art. 17). Insomma, il Governo ha impugnato una norma che riguardo il caso oggetto d’interesse (gli usi civici nelle aree industriali) non dispiegava più alcun effetto proprio per volontà dello stesso Legislatore statale.
Perché non convincono le critiche alla legge regionale Sardegna n. 11/2017.
L’impugnazione davanti alla Corte costituzionale per conflitto di attribuzione (art. 127 cost.) della legge regionale n. 11/2017 per violazione delle competenze statali in materia di tutela dell’ambiente, degli ecosistemi e dei beni culturali (art. 117, comma 2°, lettera s, cost.) non convince per nulla.
E meno convincono certe voci in difesa, curiosamente mai sentite in occasione dei numerosi tentativi di nuovi Editti delle Chiudende effettuati da più di vent’anni a questa parte.
1) la legge regionale Sardegna n. 11/2017 prevede esplicitamente il raggiungimento di accordi di copianificazione fra Ministero per i Beni e Attività Culturali e Turismo e Regione autonoma della Sardegna per i casi di permuta e alienazione di terre a uso civico (art. 37), trasferimento dei diritti di uso civico (art. 38) e sdemanializzazione e contestuale trasferimento dei diritti di uso civico (art. 39). Si tratta, in ogni caso, di provvedimenti che non possono essere adottati “sino alla sottoscrizione dell’accordo che riconosce l’assenza di valori paesaggistici determinati dall’uso civico”.
Quindi, senza accordo di copianificazione concluso non vi può essere alcun trasferimento, alienazione, permuta, sdemanializzazione di terreni a uso civico. Altro che pretesa “esclusione” delle articolazioni centrali e periferiche del Ministero per i Beni e Attività Culturali e il Turismo. Il Ministero ha, di fatto, potere vincolante: se non c’è conclusione dell’accordo di copianificazione, non si fa nulla: infatti, i relativi provvedimenti non possono essere adottati “sino alla sottoscrizione dell’accordo che riconosce l’assenza di valori paesaggistici determinati dall’uso civico”;
2) nell’ambito degli accordi di copianificazione Ministero-Regione, come noto, ben possono entrare processi di riqualificazione e recupero di contesti paesaggistici parzialmente compromessi o degradati, oltre alla previsione del ripristino dello stato dei luoghi ove possibile, nuovi provvedimenti e misure di tutela paesaggistica: non c’è alcun preteso “contenuto vincolato”. Sarebbe come volerlo vedere anche nel procedimento di autorizzazione paesaggistica solo perché l’art. 146 del decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i. che lo riguarda è rubricato “autorizzazione”. Qualsiasi “cultore della materia”, come ha affermato la Sottosegretaria Borletti Buitoni, saprebbe leggerlo, anche un neofita animato da improvviso sacro furore per una materia precedentemente negletta. Siamo davvero interessati a sapere dove s’anniderebbe questo “contenuto vincolato”, visto che senza accordo di copianificazione sottoscritto non si può far nulla;;
3) non c’è, poi, sostanziale differenza con quanto previsto dalla legge regionale Sardegna n. 26/2016 non impugnata dal Governo[5], se non riguardo la previsione di un’eventuale intervento sostitutivo…del Ministero per i Beni e Attività Culturali e Turismo dopo il termine ordinatorio di 90 giorni[6].
Evidentemente l’intervento sostitutivo eventuale del Ministero per i Beni e Attività Culturali e Turismo dev’essere considerato un sopruso incostituzionale;
4) difficile rinvenire “una nuova, anche diversa, qualità paesaggistica e sopratutto ambientale” nelle terre collettive occupate dalle aree industriali, come espresso dalla Sottosegretaria Borletti Buitoni, se i diritti di uso civico e, conseguentemente, il vincolo paesaggistico non esistono più, eliminati dal Legislatore statale (art. 3, comma 17° ter, del decreto-legge 20 giugno 2017, n. 91, convertito con modificazioni nella legge 3 agosto 2017, n. 123, c.d. decreto per il Sud) all’insaputa di troppi. Magari, prima o poi, qualcuno lo spiegherà;
5) l’argomento della “scarsità di personale” delle Soprintendenze è quanto di meno “giuridico” si possa sentire: per esempio, è ben noto che nel procedimento di autorizzazione paesaggistica (art. 146 del decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) è previsto il parere obbligatorio e vincolante della Soprintendenza. Che si fa? L’espressione del parere di legge è legata alla presenza o meno di personale? Siamo seri…
Naturalmente, ora bisogna serenamente attendere l’ennesimo pronunciamento della Corte costituzionale in materia, consapevoli che questa volta poteva esser risparmiato.
Nel mentre, piaccia o non piaccia, il GrIG continuerà come sempre a difendere quei 4-500 mila ettari di demani civici sardi, anche grazie alle nuove norme oggetto di impugnazione governativa.
A breve nuove azioni per il recupero dei terreni a uso civico illegittimamente occupati e per la promulgazione di decine e decine di accertamenti di altrettanti demani civici tuttora nei cassetti regionali.
[1] vds. sentenze Corte cost. n. 345/1997, n. 46/1995 e ordinanze Corte cost. nn. 71/1999, 316/1998, 158/1998, 133/1993. Vds.. anche Cass. civ., SS.UU., 12 dicembre 1995, n. 12719; Cass. pen., Sez. III, 29 maggio 1992, n. 6537.
[2] In precedenza, con varie competenze (es. istruttorie sulle istanze comunali di disposizioni dei terreni rientranti nei demani civici, ecc.) erano state delegate (determinazione Direttore gen.le Ass.to agricoltura n. 501 del 13 giugno 2006) agli Ispettorati provinciali dell’agricoltura, spesso privi di alcuna conoscenza della materia. Successivamente, con la legge regionale n. 2/2007 (art. 21, comma 11°), le funzioni già degli Ispettorati provinciali dell’agricoltura erano state trasferite all’Agenzia regionale Argea Sardegna, con una procedura non esente da dubbi di legittimità.
[4] qui i testi del disegno di legge regionale:
Art. 1 Modifiche all’articolo 18 bis della legge regionale n. 12 del 1994
(Sclassificazione di terreni civici)
Dopo il comma 7 dell’articolo 18 bis della legge regionale 14 marzo 1994, n. 12 (Norme in materia di usi civici. Modifica della legge regionale 7 gennaio 1977, n. 1 concernente l’organizzazione amministrativa della Regione sarda), è aggiunto il seguente:
“7 bis. Ai fini della valutazione degli aspetti paesaggistici la Regione e il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo (Mibact) effettuano le analisi e le verifiche di competenza in occasione dell’elaborazione congiunta del Piano paesaggistico regionale o, in fase anticipata, attraverso singoli accordi di copianificazione adottati ai sensi degli articoli 11 e 15 della legge 7 agosto 1990, n. 241 (Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi), e successive modifiche ed integrazioni. Sino all’effettuazione di tali adempimenti il decreto di cui al comma 7 non produce effetti in merito alla sottrazione dei terreni oggetto di sclassificazione dalla categoria di beni paesaggistici vincolati ai sensi dell’articolo 142, comma 1, lettera h), del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell’articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137), e successive modifiche e integrazioni”
Estratto Artt. 37, 38, 39
“Ai fini della valutazione degli aspetti paesaggistici la Regione e il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo effettuano le analisi e le verifiche di competenza in occasione dell’elaborazione congiunta del Piano paesaggistico regionale o, in fase anticipata, attraverso singoli accordi di copianificazione adottati, nel termine di novanta giorni dalla deliberazione del consiglio comunale, ai sensi degli articoli 11 e 15 della legge n. 241 del 1990, e successive modifiche ed integrazioni. Sino alla sottoscrizione dell’accordo che riconosce l’assenza di valori paesaggistici determinati dall’uso civico, il decreto di cui al comma 4 non può essere adottato. Decorso inutilmente il termine sopraindicato il Ministero provvede in via sostitutiva ai sensi dell’articolo 156, comma 1, del decreto legislativo n. 42 del 2004”.
(foto Raniero Massoli Novelli, S.D., archivio GrIG))
settembre 29, 2017 alle 2:46 pm
da L’Unione Sarda, 29 settembre 2017
Villaputzu, il campo abbandonato diventerà un villaggio turistico: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2017/09/29/villaputzu_il_campo_abbandonato_diventer_un_villaggio_turistico-68-649957.html
La Regione può annullare i permessi di costruire. Il T.A.R. Sardegna salva Lepri e Pernici sarde!
“Sono un cacciatore, sparo a chi c**** mi pare” gruppodinterventogiuridicoweb.com/2019/12/05/son… di @wordpressdotcom 21 hours ago
Ambiente e salute nell'area vasta di Cagliari. gruppodinterventogiuridicoweb.com/2019/12/05/amb… di @wordpressdotcom 21 hours ago
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