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Timestamp: 2019-07-16 22:57:38+00:00
Document Index: 52583096

Matched Legal Cases: ['art. 16', 'art. 21', 'art. 5', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 21', 'art. 21', 'art. 2', 'art. 2', 'sentenza ', 'sentenza ']

Invisible News: 2008-11-23
Disegno di legge Cassinelli: quando dalla stretta si passa alla farsa
E’ probabile che all’estero stiano ancora ridendo alla notizia dell’iniziativa legislativa del 19 novembre assunta dal deputato Pdl Roberto Cassinelli, membro della Commissione Giustizia alla Camera, per regolamentare la Rete. Un progetto di legge che il deputato ha avuto il coraggio di definire “legge salvablog in piena antitesi con il ddl ammazzablog presentato da Ricardo Franco Levi”
da www.difesadellinformazione.com
Bologna, 24 novembre 2008
Secondo Cassinelli, il precedente ddl di Levi, ora ritirato, si poneva quale “misura assolutamente illiberale e inaudita che metteva il bavaglio alla libera circolazione delle idee”.
In effetti, è vero che il disegno di legge Levi imponeva, in linea di principio, a chiunque detenesse un sito o un blog l’obbligo di iscrizione al Registro degli Operatori di Comunicazione (Roc, tenuto presso l’Agcom). E’ vero che estendeva alle pubblicazioni su internet le norme sui reati di stampa (primo fra tutti, quello di “stampa clandestina” previsto dall’art. 16 della legge sulla stampa del ’48 per chi non effettuasse l’iscrizione al Roc). E’ anche vero, però, che il disegno di legge Levi dispensava dall’obbligo di iscrizione quei soggetti che operano in rete “in forme o con prodotti, quali i siti personali o ad uso collettivo, che non costituiscono il frutto di un’organizzazione imprenditoriale del lavoro”.
Su quest’ultima disposizione si è detto tutto e il contrario di tutto. Le interpretazioni più allarmistiche, equivocando sull’aggettivo “imprenditoriale”, estendevano l’obbligo di iscrizione al Roc a chi si limitava ad inserire un banner pubblicitario o addirittura un annuncio Google Adsense. In realtà, la norma individuava il presupposto dell’iscrizione al Roc non in una generica “attività di impresa”, ma nella “organizzazione imprenditoriale del lavoro” caratterizzante l’impresa stessa.
Certo, tecnicamente nel concetto di “attività di impresa” può rientrare l’inserimento di un banner pubblicitario che garantisce un introito di poche decine di Euro mensili. Ma è quanto accade all’interno dell’impresa che qui conta. Una “organizzazione imprenditoriale del lavoro” richiede l’esercizio di poteri di direzione, di controllo, di coordinamento, di specificazione dell’attività espletata da altri soggetti che operano nell’impresa. Insomma, una struttura organizzata. Cosa impossibile da rinvenire in un sito gestito, ad esempio, da una sola persona, che inserisce alcuni banner. Anche il barbiere, l'idraulico e il piastrellista svolgono “attività di impresa”, ma se lavorano da soli non daranno mai vita ad una “organizzazione imprenditoriale del lavoro”.
Ora l’onorevole Cassinelli, dopo aver bollato come “misura assolutamente illiberale e inaudita” l’iniziativa di Levi, si presenta come strenuo difensore dell’art. 21 Cost., affermando (così si legge nella sua Relazione alla Camera) che “la rete internet sta diventando il mezzo più sfruttato per esprimere e diffondere il proprio pensiero, ed è per questo che va sostenuta e resa sempre più fruibile a tutti i cittadini”. Vediamo come Cassinelli intende "sostenere" la Rete.
Il ddl Cassinelli sottopone all’obbligo di registrazione di cui all’art. 5 della legge sulla stampa (si badi bene: è la registrazione presso il tribunale, non l’iscrizione al Roc) ogni sito internet che abbia come scopo “la pubblicazione o la diffusione di notizie di attualità, cronaca, economia, costume o politica” (premessa generale), quando nella gestione di tali siti si verifichi “almeno una” delle condizioni elencate nell’art. 2, comma 1°. Le condizioni sono talmente tante che è difficile ipotizzare siti esenti dall’obbligo di registrazione. Tra l’altro, balza all’occhio la condizione di cui alla lettera g), il cui avveramento farebbe scattare l’obbligo di registrazione, ossia quando “il gestore e gli autori delle pagine vendono direttamente, o comunque percepiscono compensi correlati alla vendita di inserzioni pubblicitarie all’interno delle pagine medesime”. Questo sì che riguarda l’inserzione di banner e di annunci Google AdSense! Diversamente dal parametro del frutto della “organizzazione imprenditoriale del lavoro” che voleva introdurre Levi.
E l’art. 2, comma 2°, rende ancor più chiari gli scopi che il ddl si prefigge. Esclude dall’obbligo di registrazione quei siti che hanno “quale scopo unico […] la pubblicazione o la diffusione di idee ed opinione proprie e personali”. Se si raffronta questa disposizione con quella già vista del comma 1°, ne deriva che non sarà sottoposto all’obbligo di registrazione chi tiene un blog in cui racconta che lunedi si è scottato un dito scolando la pasta, martedi ha conosciuto l’amore della sua vita, mercoledì ha dovuto portare il gatto dal veterinario. E questi non dovranno nemmeno preoccuparsi di inserire venti banner a pagamento, perché la lettera della norma è inequivocabile: “Sono in ogni caso esclusi dagli obblighi previsti dall’articolo 5 della legge 8 febbraio 1948 n. 47 […]”, ossia la registrazione presso il tribunale.
Tra l’altro, la registrazione presso il tribunale, previsto dall’art. 5 della legge sulla stampa, è un procedimento certamente più complesso di quello che porta all’iscrizione al Roc (oltre che dispendioso). E il presidente del tribunale potrebbe anche rifiutarla se chi presenta la domanda non è giornalista o non ha provveduto a nominarne uno in qualità di responsabile del sito. Infatti, requisito imprescindibile per quella registrazione, così come disciplinata dall’art. 5 della legge sulla stampa, è la nomina di un direttore responsabile, che deve essere iscritto all’albo dei giornalisti. Su questo aspetto il ddl Cassanelli tace, ma rinvia in continuazione all’obbligo di quella registrazione. E non ci sarebbe da meravigliarsi se qualche presidente di tribunale rifiutasse l’iscrizione in mancanza di un giornalista come direttore responsabile, poiché in caso contrario violerebbe l’art. 5 della legge sulla stampa.
Non c’è dubbio, quindi, che il disegno di legge Cassinelli si pone in aperto contrasto con l’art. 21 Cost., norma che tutela la libertà di manifestazione del pensiero “con la parola, lo scritto ed ogni altro mezzo di diffusione”. Ciò in quanto si propone di abbattere il circuito dell’informazione in Rete. Peraltro, molto di più di quanto non si proponesse il ddl Levi. Se quest’ultimo poteva essere interpretato come una seria stretta alla libertà sul web, il ddl Cassinelli diventa una farsa, perché nell’invocare il rispetto dell’art. 21 lo riferisce soltanto ai siti che non si occupano di problemi di attualità. E’ come se si limitasse fortemente l’informazione in tv a vantaggio dei reality show.
Del resto, la regolamentazione legislativa dei siti web, con particolare riferimento agli obblighi di registrazione, si presta di per sé a varie critiche. L’obbligo di registrazione nasce nella legge sulla stampa del 1948 sul presupposto che ogni pubblicazione cartacea deve essere riferibile a qualcuno. Anche con riferimento alla stampa non periodica, per la quale l’art. 2 impone negli stampati l’indicazione dei nomi dello stampatore, dell’editore, del luogo e della data di pubblicazione. Ciò nella consapevolezza di dover procedere ad una identificazione preventiva di soggetti che attraverso il cartaceo potrebbero commettere reati, e che in mancanza di quella identificazione con ogni probabilità rimarrebbero ignoti.
Ma tale necessità non si presenta nella Rete. Qui ogni accesso è registrato, e chi scrive è agevolmente identificabile. In altre parole, in Rete non vi è ragione di pretendere quella identificazione preventiva che la legge sulla stampa impone per il cartaceo, per la semplice ragione che sussiste già, sia pure in forma diversa da quella attuata dalla legge sulla stampa.
Vi è un ulteriore aspetto del ddl Casinelli che va segnalato. Tra i soggetti che gestiscono siti esenti dall’obbligo di registrazione, pone all’art. 2, comma 2°, quelli che hanno come unico scopo: “[…] f) la creazione di momenti di discussione e dibattito su temi specifici; g) l’aggregazione di utenti terzi in una comunità virtuale”. Il pensiero corre immediatamente ai forum. E’ significativo che la proposta di legge ostacoli le lucide e articolate manifestazioni di pensiero in ordine ad un fatto di attualità, mentre incentivi la formazione di quelle piazze virtuali in cui spesso centinaia di voci, non seguendo un filo logico, indeboliscono ogni tentativo di analisi critica, che finisce per essere offuscata dalle divagazioni, se non dagli insulti.
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Quadro orario a parte, a fare i conti in tasca alla spesa della scuola pubblica per gli insegnanti di religione si trova qualche sorpresa. A partire dal numero complessivo: in aumento costante, per le massicce immissioni in ruolo fatte negli ultimi anni. Tra il 2004 e il 2007 sono stati assunti oltre 15mila tra maestri e professori di religione. Adesso superano i 25mila, e cifra più cifra meno costano 800 milioni all'anno. Ottocento milioni pagati da tutti, incomprimibili e insindacabili. E non solo perché oggetto di un accordo sottoscritto con uno Stato estero: non è che nei patti col Vaticano siano stati scritti anche i dettagli organizzativi e burocratici, e spesso sono questi a fare la differenza. Un esempio: mentre da tutte le parti ci si affanna per razionalizzare, accorpare, risparmiare, l'insegnante di religione è attribuito rigidamente per classe.
Questo vuol dire che c'è sempre, anche se solo uno studente di quella classe opta per l'insegnamento della religione. Ma anche senza arrivare al caso estremo, facciamo un'ipotesi vicina alla realtà di molti quartieri delle grandi città: se ci sono due classi con dieci studenti ciascuna che scelgono la religione, queste non si possono accorpare per quell'ora. Un meccanismo che moltiplica le ore e le cattedre. Diventa interessante, a questo punto, sapere quanti studenti scelgono l'ora di religione, per capire perché il numero degli insegnanti è cresciuto e se potrebbero essere utilizzati meglio: senonché la Pubblica istruzione questa informazione non la fornisce. È un dato che gli uffici statistici del ministero hanno, ma non è a disposizione del pubblico.
Allora bisogna andare alla fonte direttamente interessata, la Cei, per sapere qualcosa. E la Cei ci dice che nella media italiana il 91,2 per cento degli studenti si avvale dell'ora di religione: si va dal 94,6 delle elementari all'84,6 delle superiori. Sembrano tantissimi. E però sono in calo dal 2000 (allora erano sul 94 per cento). Il che segnala un primo paradosso: mentre diminuiva il numero degli studenti 'avvalentisi', aumentava quello dei maestri e prof di religione. I quali sono per la maggioranza donne, quasi sempre non ecclesiastici, mediamente un po' più giovani degli altri insegnanti. Quello che la Cei non dice (e il ministero si guarda bene dal far sapere) è come sono distribuiti: si sa che nelle scuole delle grandi città e nei quartieri con maggiore presenza di stranieri le percentuali scendono molto, ma nel dettaglio non si può andare. Anche perché, qualunque numero venga fuori, vale la rassicurazione del ministro Gelmini: "Gli insegnanti di religione non si toccano".
Può toccarli solo la stessa Curia che ha dato loro l'idoneità all'insegnamento, revocandogliela, anche per motivi morali o personali, come una convivenza fuori dal matrimonio o cose simili. In quel caso, si è stabilito qualche anno fa, l'insegnante di religione immesso in ruolo non perde il posto, ma può far valere i suoi titoli per insegnare altre materie: scavalcando altri precari con meno santi in paradiso.
Bari, minacce di morte a Michele Cagnazzo
Minacce di morte allo scrittore-criminalista Michele Cagnazzo. L’atto intimidatorio giunto presso lo studio-abitazione dello scrittore e criminalista Michele Cagnazzo, impegnato già da diversi anni sul fronte antimafia (in data 24/11/2008, contenente una lettera di minacce e due proiettili di grosso calibro), come da immediata dichiarazione rilasciata dallo stesso Cagnazzo
da Michele Cagnazzo blog
“si ritiene non riconducibile soltanto ed unicamente al suo libro-inchiesta “Mafia una guerra senza confini”, che comunque rimane una denuncia chiara, netta del malaffare, della corruzione e della questione mafiosa in Italia ed in Puglia, ma potrebbe essere altresì riconducibile anche all’incessante attività antimafia che Cagnazzo sta portando avanti ed espletando in questi ultimi anni attraverso innumerevoli dibattiti, conferenze e presentazioni, durante i quali non risparmia nomi, cognomi, fatti e circostanze”. Tra le ulteriori attività del Cagnazzo segnaliamo anche il progetto di Educazione alla Legalità di cui è coordinatore denominato “L’Antimafia entra nelle Scuole” – Conoscere le mafie ricostruire la legalità, che sta portando avanti con assoluta determinazione in diversi Istituti Scolastici.
Tutta questa incessante attività antimafia si lega ultimamente anche alle ultime inchieste e studi di settore sulle nuove frontiere ed aree di intervento della mafia barese, ovvero quella economica. Ultimamente ha dichiarato pubblicamente che nella riedizione ampliata del suo ultimo libro “Mafia una guerra senza confini”, che uscirà a breve, ci sarà un capitolo interamente dedicato “Ai segreti della mafia Barese: dall’usura al riciclaggio”.
Tale attività incessante ha evidentemente punto nel vivo quelle logiche di malaffare contro cui incensantemente lotta Michele Cagnazzo. Le segrete corporazioni mafiose non sono state a guardare, ma da tempo hanno cercato di ostacolare quest’attività in modo più o meno sottile sino a quando in data 17/11/2008 ha ricevuto un SMS anonimo contenete la seguente minaccia “ Lascia perdere la mafia bastardo se no farai brutta fine”.
Tutto questo, dichiara Cagnazzo, potrebbe aver dato fastidio a qualcuno, “lo schifoso potere mafioso quando lo sfidi emerge in tutta la sua arroganza e prepotenza”, io continuerò a fare quello che ho sempre fatto, perché la lotta alla mafia è una personale scelta etica e morale, e non riesco a concepire la mia vita in maniera diversa. Quindi non mi pongo il problema della paura e non mi fermerò. Il coraggio di fronte a queste ignobili minacce ha già preso il sopravvento.
Sentenza storica, di merito, che blocca le trivellazioni petrolifere nella Val di Noto
Il Comitato per le energie rinnovabili e contro le trivellazioni gas/petrolifere in Sicilia esprime grande soddisfazione per la sentenza del TAR di Catania che dà piena ragione al Comune di Vittoria per quanto riguarda la questione delle perforazioni per idrocarburi di Sciannacaporale dove insistono le sorgenti d' acqua che servono appunto la città di Vittoria
da www.notriv.it
Nella sentenza l' ARPA e la Panther debbono pagare tutte le spese di lite della Consulenza Tecnica d' Ufficio (C.T.U.) e viene riconosciuto il rischio per le risorse idriche. Viene decretato anche che la V.I.A. ( Valutazione d' Impatto Ambientale ) deve essere propedeutica a qualsiasi iniziativa e si deve acquisire il parere vincolante del Comune dove insiste l'intervento (nel caso in specie Vittoria), dell' ASL e del Genio Civile, pertanto deve essere rifatto da parte della società tutto l' iter precedente.
Comitato per le energie rinnovabili
e contro le trivellazioni gas/petrolifere in Sicilia
( sinteticamente COMITATO NO TRIV)
Approfondimenti: www.notriv.it ; Sentenza del tar
Le ragioni del movimento NOTRIV: 17/3/2003 val di noto manifestazione NO TRIV
Minacce mafiose a Giulio Cavalli
Nuova minaccia a Giulio Cavalli. Solidarietà all’attore dal mondo politico, dello spettacolo e della società civile Giulio Cavalli, autore, attore e regista teatrale, ha ricevuto l’ennesima, insostenibile, minaccia mafiosa lunedì sera
da giuliocavalli.net
Foto di M. Pazzi da www.maurapazzi.com
Durante le prove del suo spettacolo nel teatro di Tavazzano (Provincia di Lodi), infatti, alcuni sconosciuti hanno imbrattato, il furgone della Compagnia di Cavalli con le scritte “Smettila” con una croce accanto, “Non dimentichiamo” e “Riina Libero” - scritta, quest’ultima, che riprende quelle apparse a Palermo pochi giorni fa.
AgoraVox Italia:redazione@agoravox.it 0033-...
FascioeMartello:redazione@fascioemartello.it
A quanto pare c'è un certo fermento legislativo attorno al tema editoria ed Internet. Mentre in commissione cultura si tratta sui finanziamenti pubblici, dopo l'annuncio dello stralcio del ddl Levi, ribattezzato ammazzablog, arriva il ddl Cassinelli. Per chi fosse curioso, il testo è reperibile sul sito del deputato. Cassinelli, non senza astuzia, lo annuncia già come il "ddl salva blog". Per capire il perché facciamo un piccolo passo indietro
Roma - In Italia è in vigore da vari anni una legge (62/2001) che definisce come "prodotto editoriale" qualsiasi "prodotto realizzato su supporto (...) informatico, destinato alla pubblicazione (...) di informazioni". Ovvero: quasi ogni sito, forum, blog sulla terra.
Etichette: attualità, politica, web activism
«De Gregorio, basta odio e falsità», firmato Forza Nuova: questa la scritta in vernice nera apparsa in giornata sotto l'abitazione della direttora dell'Unità Concita De Gregorio in zona piazza Tuscolo
Una scritta del genere era apparsa anche sotto casa del direttore di Repubblica il 6 novembre. Il leader di Forza Nuova Fiore aveva parlato di «provocazione».«Esprimo la mia solidarietà a De Gregorio per le indegne scritte apparse a piazza Tuscolo contro di lei. Ho dato disposizione al Decoro Urbano di cancellarle immediatamente», afferma il sindaco di Roma, Gianni Alemanno.«Le scritte dei neofascisti di Forza nuova sotto casa del direttore dell'Unità sono una grave minaccia e il segno che l'offensiva verso l'informazione continua». Lo dice il segretario del Pd Walter Veltroni.
«Esprimo la solidarietà mia e di tutto il Partito democratico a Concita De Gregorio e le confermo il pieno impegno del Pd contro il clima intimidatorio che l'estremismo di destra tenta di istaurare ormai da tempo». Da parte sua la redazione esprime solidarietà e vicinanza alla direttora.
«Le gravi minacce che le vengono rivolte colpiscono, oltre a lei, i redattori impegnati nel lavoro di inchiesta sull'estremismo di destra e l'intero giornale - si legge nel comunicato - Il blitz di marca nazi-fascista contro la trasmissione "Chi l'ha visto", le intimidazioni al collega del Tg3 Santo Della Volpe, le minacce a Ezio Mauro e, in ultimo, quelle al direttore de l'Unità: l'attacco ai giornalisti e alla libera informazione prosegue. Non ci faremo intimidire».
Disegno di legge Cassinelli: quando dalla stretta ...
Sentenza storica, di merito, che blocca le trivell...