Source: http://www.cercasentenze.it/articoli-e-commenti/reclamo-e-mediazione-secondo-la-circolare-n-92012-avv-anna-leo.html
Timestamp: 2018-10-19 16:19:59+00:00
Document Index: 132424927

Matched Legal Cases: ['art. 17', 'art. 22', 'art. 19', 'art. 19', 'art. 19', 'art. 50', 'art. 77', 'art. 19', 'art. 86', 'art. 19', 'art. 2', 'art. 12', 'art. 24', 'art. 10', 'art. 17', 'art. 39', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 137', 'art. 17', 'art. 21', 'art. 22', 'art. 39', 'art. 22', 'art. 22', 'art. 60', 'art. 22', 'art. 22', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 23', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 27', 'art. 17', 'art. 17']

Reclamo e mediazione secondo la circolare n. 9/2012 - Avv. Anna Leo | Articoli e Commenti
La procedura in analisi deve ritenersi sostanzialmente finalizzata a evitare il "rinvio" ai giudici tributari delle contestazioni che possono essere risolte in sede amministrativa, attraverso un esame volto ad anticipare l'esito ragionevolmente atteso del giudizio, tenuto conto della situazione di fatto e di diritto sottesa alla singola fattispecie.
Dal combinato disposto del comma 1 dell’art. 17 bis che dispone l'applicazione del nuovo istituto alle controversie aventi ad oggetto gli "atti emessi dall'Agenzia delle entrate" nonché del successivo comma 6 che stabilisce: "Per il procedimento si applicano le disposizioni di cui agli articoli 12, 18, 19, 20, 21 e al comma 4 dell'art. 22, in quanto compatibili" si ricava che il contribuente deve esperire la fase amministrativa ogni qual volta intenda impugnare uno degli atti individuati dall'art. 19 del D.Lgs. n. 546/1992, emessi dall'Agenzia delle entrate, e il valore della controversia non sia superiore a ventimila euro.
Si ritiene, infine, che trovi applicazione al procedimento di mediazione anche il disposto dell'art. 19, comma 3 del D.Lgs. n. 546/1992, in base al quale "La mancata notificazione di atti autonomamente impugnabili, adottati precedentemente all'atto notificato, ne consente l'impugnazione unitamente a quest'ultimo".
avviso di mora di cui alla lett. e) dell'art. 19, comma 1 del D.Lgs. n. 546/1992; peraltro, tale atto è stato soppresso e sostituito dall'avviso di intimazione di cui all'art. 50, comma 2, del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602;
iscrizione di ipoteca sugli immobili di cui all'art. 77 del D.P.R. n. 602/1973, prevista dalla lett. e- bis ) del medesimo art. 19, comma 1, del D.Lgs. n. 546/1992;
fermo di beni mobili registrati, di cui all'art. 86 del D.P.R. n. 602/1973, elencato sub lett. e- ter ) dell'art. 19, comma 1;
atti relativi alle operazioni catastali, indicate nell'art. 2, comma 3, del D.Lgs. n. 546/1992.
Il valore della controversia è determinato secondo le disposizioni di cui al comma 5 dell’art. 12 del D.Lgs. n. 546/92 che dispone: "Per valore della lite si intende l'importo del tributo al netto degli interessi e delle eventuali sanzioni irrogate con l'atto impugnato; in caso di controversie relative esclusivamente alle irrogazioni di sanzioni, il valore è costituito dalla somma di queste".
In ipotesi di avviso di accertamento che si limiti a ridurre o ad azzerare la perdita dichiarata (senza accertamento di un reddito), il valore è determinato sulla base della sola imposta "virtuale", che si ottiene applicando le aliquote vigenti per il periodo d'imposta oggetto di accertamento all'importo risultante dalla differenza tra la perdita dichiarata, utilizzata e/o riportabile e quella accertata.
Qualora, a seguito della rettifica della perdita, l'avviso di accertamento rechi anche un imponibile o, comunque, un'imposta dovuta, il valore è, invece, dato dall'importo risultante dalla somma dell'imposta "virtuale", come prima calcolata, e dell'imposta commisurata al reddito accertato.
In caso di accertamento che rettifica in aumento l'imposta dovuta da persona fisica che aveva utilizzato una perdita d'impresa per ridurre altri redditi, il valore della lite è dato dalla maggiore imposta accertata e dalla imposta "virtuale" relativa alla eventuale parte di perdita riportabile.
Il nuovo istituto trova applicazione con riferimento "agli atti suscettibili di reclamo notificati a decorrere dal 1° aprile 2012". Per atti notificati dal 1° aprile 2012 si intendono gli atti ricevuti dal contribuente a decorrere da tale data.
sottopone in via preventiva alla competente struttura dell'Agenzia delle entrate i motivi per i quali intende chiedere al Giudice tributario l'annullamento, totale o parziale, dell'atto;
può anche formulare una motivata proposta di mediazione, completa della rideterminazione dell'ammontare della pretesa.
funzione pre-processuale di "chiamata in giudizio dell'Agenzia";
avvia una fase amministrativa nel corso della quale il contribuente e la stessa Agenzia delle entrate possono giungere a una rideterminazione della pretesa tributaria ovvero dell'importo chiesto a rimborso.
non è consentito integrare (successivamente all'introduzione del giudizio) i motivi del ricorso. Invero, ai sensi del comma 2 dell'art. 24 del D.Lgs. n. 546/1992, l'integrazione dei motivi di ricorso è ammessa esclusivamente quando " resa necessaria dal deposito di documenti non conosciuti ad opera delle altre parti o per ordine della commissione ";
il ricorso depositato nella segreteria della Commissione tributaria provinciale deve essere conforme a quello consegnato o spedito alla Direzione con l'istanza di mediazione, a pena di inammissibilità dello stesso.
1) la Direzione nei cui confronti è avviato il procedimento amministrativo in esame, cui spetta la legittimazione in giudizio ai sensi dell'art. 10 del D.Lgs. n. 546/1992, ossia alla struttura " che ha emanato l'atto impugnato o non ha emanato l'atto richiesto ";
Nella circolare n. 1/DF del 21 settembre 2011, concernente l'introduzione del contributo unificato nel processo tributario, il Ministero dell'economia e delle finanze ha precisato, al punto 2.1, che è " dovuto il contributo unificato per i seguenti atti:
h) reclamo con o senza proposta di mediazione di cui al comma 1 dell'art. 17-bis, aggiunto al D.Lgs. n. 546/1992 dall'art. 39, comma 9, del decreto legge n. 98/2011, nelle controversie di valore non superiore a ventimila euro, al momento del deposito nella Segreteria della Commissione tributaria provinciale , decorso il termine di 90 giorni previsto dal citato comma 9 o il termine più breve nel caso di rigetto o di accoglimento parziale del reclamo stesso; ".
Al punto 3 la medesima circolare chiarisce che "l'obbligo di pagamento del contributo insorge al momento del deposito del reclamo nella Segreteria della Commissione tributaria provinciale ".
Al punto 2.2 della circolare n. 1/DF del 2011 si afferma che il contributo unificato non è dovuto per il " reclamo con o senza proposta di mediazione di cui al comma 1 dell'art. 17-bis, D.Lgs. n. 546/1992 nelle controversie di valore non superiore a ventimila euro, al momento della sua presentazione alla Direzione provinciale o alla Direzione regionale dell'Agenzia delle Entrate che ha emanato l'atto ai sensi del comma 5 dell'art. 17-bis del D.Lgs. n. 546 /1992 ".
a mezzo di ufficiale giudiziario, con le modalità previste dall'art. 137 e seguenti del codice di procedura civile;
mediante consegna diretta all'Ufficio dell'Agenzia delle entrate, che ne rilascia ricevuta;
direttamente a mezzo del servizio postale, mediante spedizione dell'istanza in plico senza busta raccomandato con avviso di ricevimento, sul quale non sono apposti segni o indicazioni dai quali possa desumersi il contenuto dell'atto.
Ai sensi dell'art. 17- bis , comma 5 del D.Lgs. n. 546/1992, " il reclamo va presentato alla Direzione provinciale o alla Direzione regionale che ha emanato l'atto, le quali provvedono attraverso apposite strutture diverse ed autonome da quelle che curano l'istruttoria degli atti
Con il deposito presso la segreteria della Commissione tributaria del medesimo ricorso che ha costituito parte integrante dell'istanza si ha, invece, la "costituzione in giudizio".
a quello di compimento dei novanta giorni dal ricevimento dell'istanza da parte della Direzione, se la predetta non notifica il provvedimento di accoglimento ovvero non si formalizza l'accordo di mediazione;
a quello di comunicazione del provvedimento con il quale l'Ufficio respinge l'istanza prima del decorso dei predetti novanta giorni;
a quello di comunicazione del provvedimento con il quale l'Ufficio, prima del decorso di novanta giorni, accoglie parzialmente l'istanza.
Le " strutture diverse ed autonome da quelle che curano l'istruttoria degli atti reclamabili " sono gli Uffici legali delle Direzioni provinciali, nonché le analoghe strutture delle Direzioni regionali e del Centro operativo di Pescara per i procedimenti di competenza di quest'ultimo.
- di provvedimenti emessi ai sensi dell'art. 21 (" Sanzioni accessorie ") del D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 472;
- riguardanti istanze di cui all'art. 22 (" Ipoteca e sequestro conservativo ") del D.Lgs. n. 472 del 1997;
- del diniego della chiusura delle liti fiscali "minori" pendenti prevista dall'art. 39, comma 12 del D.L. n. 98/2011.
Se non vi è il pagamento integrale delle somme dovute, ovvero della prima rata in caso di pagamento rateale, la mediazione non si perfeziona e l'atto originario continua a produrre effetti. Conseguentemente, il contribuente può:
- agire in giudizio, costituendosi in giudizio ai sensi dell'art. 22 del D.Lgs. n. 546/1992;
- desistere dal contenzioso; in tal caso, decorso il termine di cui all'art. 22 del D.Lgs. n. 546/1992, l'atto oggetto di istanza diviene definitivo e l'Ufficio procede alla conseguente riscossione.
IL DINIEGO ALL'ISTANZA
Nel termine di novanta giorni dal ricevimento dell'istanza, l'Ufficio porta il provvedimento di diniego a conoscenza del contribuente.
Gli atti emessi in esito al procedimento amministrativo di mediazione possono essere portati a conoscenza del contribuente nella forma della notificazione prevista per gli atti tributari di cui all'art. 60 del D.P.R. n. 600/1973 oppure utilizzando la posta elettronica certificata (PEC), che ne assicura la conoscenza certa e in tempo reale.
Per esigenza di speditezza e celerità del procedimento amministrativo di mediazione, il provvedimento di accoglimento o il diniego dell'istanza potrà essere più sollecitamente portato a conoscenza del contribuente avvalendosi dei recapiti di posta elettronica ordinaria o fax indicati dall'istante.
L'INSTAURAZIONE DEL GIUDIZIO
Il termine di trenta giorni per la costituzione in giudizio del ricorrente, contemplato dall'art. 22 del D.Lgs. n. 546/1992, inizia a decorrere dal giorno successivo:
- a quello di compimento dei novanta giorni dal ricevimento dell'istanza da parte della Direzione, qualora non sia stato notificato il provvedimento di accoglimento della stessa ovvero non sia stato formalizzato l'accordo di mediazione;
- a quello di notificazione del provvedimento con il quale l'Ufficio respinge l'istanza prima del decorso dei predetti novanta giorni;
- a quello di notificazione del provvedimento con il quale l'Ufficio, prima del decorso di novanta giorni, accoglie parzialmente l'istanza.
Il deposito del ricorso presso la Segreteria della Commissione tributaria provinciale deve avvenire entro il termine perentorio di trenta giorni stabilito dall'art. 22, comma 1, del D.Lgs. n. 546/1992, cui si applica la richiamata sospensione feriale trattandosi di termine relativo a un atto processuale, qual è l'atto di costituzione in giudizio.
Il ricorso depositato presso la Segreteria della Commissione tributaria provinciale deve essere conforme a quello consegnato o spedito con l'istanza di mediazione.
Se l'atto depositato presso la segreteria del Giudice non è conforme a quello consegnato o spedito all'Ufficio con l'istanza di mediazione, il ricorso è inammissibile.
La costituzione in giudizio del contribuente a seguito di impugnazione di atti emessi dall'Agente della riscossione
Per quanto concerne la cartella di pagamento se il contribuente solleva eccezioni concernenti sia l'attività svolta dall'Agenzia delle entrate sia quella dell'Agente della riscossione deve notificare il ricorso ad entrambi, ed è tenuto comunque a presentare l'istanza prevista dall'art. 17- bis del D.Lgs. n. 546/1992.
dal giorno successivo alla scadenza di novanta giorni dal ricevimento dell'istanza se non è stato notificato provvedimento di accoglimento o non è stata formalizzata alcuna mediazione;
dal giorno successivo alla data di comunicazione del provvedimento di rigetto dell'istanza o dell'atto con il quale l'Agenzia, prima del decorso di novanta giorni, accoglie parzialmente l'istanza.
Pertanto non si avrà uno sdoppiamento dei termini per quanto concerne gli adempimenti processuali inerenti ad un'unica controversia.
In caso contrario, si verificherebbe l'inammissibile conseguenza di una costituzione in giudizio circoscritta alla parte del ricorso riguardante l'Agente della riscossione, effettuata entro trenta giorni dalla proposizione dell'istanza, vale a dire quando il termine di novanta giorni per l'esame dell'istanza stessa, limitatamente all'attività dell'Agenzia, è ancora pendente.
Peraltro, siffatta conseguenza sarebbe ulteriormente inammissibile con riguardo alle controversie in cui il contribuente impugni, oltre alla cartella di pagamento, anche l'avviso di accertamento, assumendo che quest'ultimo non gli sia stato notificato ovvero sollevi vizi inerenti sia al ruolo sia alla cartella.
In tali fattispecie, la eventuale conclusione positiva del procedimento di mediazione con l'Agenzia delle entrate farebbe venir meno l'intera controversia e, dunque, l'interesse del contribuente alla costituzione in giudizio.
Nel caso di impugnazione cumulativa proposta avverso una pluralità di atti, il valore della lite va individuato con riferimento a ciascun atto impugnato con il medesimo ricorso. Ne deriva che, per gli atti di valore non superiore a ventimila euro, il contribuente è tenuto ad osservare il procedimento di cui all'art. 17- bis del D.Lgs. n. 546/1992. Per la costituzione in giudizio valgono le regole suesposte.
Nel caso di mancato versamento integrale delle somme dovute ovvero della prima rata in caso di pagamento rateale, la mediazione non si perfeziona e l'atto originario continua a produrre effetti, con la conseguenza che il contribuente può decidere se incardinare il giudizio, depositando il ricorso presso l'Organo giurisdizionale.
In tale situazione, tenuto conto dell'impianto sistematico della normativa in esame, si ritiene che il termine per la costituzione in giudizio del ricorrente decorra dal giorno successivo al compimento dei novanta giorni previsti dal comma 9 dell'art. 17- bis del D.Lgs. n. 546/1992.
La costituzione in giudizio dell'Ufficio
Verificata la costituzione in giudizio del contribuente, l'Ufficio procede a sua volta a costituirsi in giudizio, richiamando il contenuto dell'atto di diniego.
Il termine di sessanta giorni previsto dall'art. 23 del D.Lgs. n. 546/1992 per la costituzione in giudizio del resistente decorre:
dal giorno successivo alla scadenza di novanta giorni dal ricevimento dell'istanza;
A fronte dell'eventuale mancato svolgimento preventivo della fase amministrativa della mediazione, l'inammissibilità del ricorso, ancorché " rilevabile d'ufficio in ogni stato e grado del giudizio "(art. 17- bis , comma 2 del D.Lgs. n. 546/1992), sarà sempre eccepita dall'Ufficio nelle proprie controdeduzioni e coltivata in ogni grado di giudizio.
Successivamente alla costituzione in giudizio delle parti, la Commissione tributaria provinciale procede all'esame della controversia secondo le disposizioni del D.Lgs. n. 546/1992, tenendo conto, ovviamente, del procedimento di mediazione e delle vicende che l'hanno caratterizzato.
A mero titolo esemplificativo, per le controversie rientranti nell'ambito di applicazione dell'art. 17- bis del D.Lgs. n. 546/1992, il Presidente della Commissione tributaria, nell'effettuare l'esame preliminare del ricorso di cui all'art. 27 del medesimo D.Lgs. n. 546, ovviamente terrà conto, ai fini della tempestività del ricorso stesso, della data di notifica dell'istanza.
La speciale disciplina della condanna della parte soccombente alle spese del giudizio e della mediazione, di cui al comma 10 dell'art. 17- bis del D.Lgs. n. 546/1992, costituisce, infine, un efficace deterrente a sottovalutare la funzione deflativa del contenzioso assolta dal procedimento di mediazione.
- condanna la parte soccombente a versare all'altra parte una somma a titolo di rimborso delle spese del procedimento di mediazione, normativamente fissata nel cinquanta per cento delle spese di giudizio; dal momento che il comma 10 dell'art. 17- bis precisa che tale somma è " in aggiunta alle spese di giudizio ", la condanna al rimborso non trova applicazione nei casi di compensazione delle spese di lite;
- fuori dei casi di soccombenza reciproca, i Giudici possono compensare, parzialmente o per intero, le spese di lite solo se ricorrono giusti motivi, da indicare esplicitamente nella motivazione della sentenza; i " giusti motivi " vanno peraltro individuati nelle ragioni che hanno indotto l'Ufficio a rigettare l'istanza di mediazione del contribuente.