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Timestamp: 2018-10-16 21:29:00+00:00
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Omesso versamento delle ritenute previdenziali in base alla nuova normativa - Cassazione sentenza n. 39464 del 2017 - Studio Cerbone
Omesso versamento delle ritenute previdenziali in base alla nuova normativa – Cassazione sentenza n. 39464 del 2017
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La Corte di Cassazione, sezione penale, con la sentenza n. 39464 depositata il 28 agosto 2017 intervenendo in tema di reato per omissione delle ritenute previdenziali e assistenziali di cui all’art. 2, comma 1 bis, del D.l. n. 463/1983, conv. in legge n. 638/1983, come modificato dall’articolo 3, comma 6, del D.lgs. n. 8 del 2016, a decorrere dal 6 febbraio 2016.
Si ricorda che la norma che regola il reato, modificata dal D.Lgs. n. 8/2016, statuisce che “L’omesso versamento delle ritenute di cui al comma 1, per un importo superiore a euro 10.000 annui, è punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa fino a euro 1.032. Se l’importo omesso non è superiore a euro 10.000 annui, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 10.000 a euro 50.000. Il datore di lavoro non è punibile, né assoggettabile alla sanzione amministrativa, quando provvede al versamento delle ritenute entro tre mesi dalla contestazione o dalla notifica dell’avvenuto della violazione.”
La vicenda è stata posta all’esame della Corte Suprema dal ricorso presentato dalla Procura contro il proscioglimento di un datore di lavoro che, nei mesi di ottobre 2009 e novembre 2009, non aveva versato le ritenute in favore dei dipendenti.
Gli Ermellini accolgono il ricorso della Procura ed affermano che “è erronea la decisione con il quale il Gip, posto di fronte alla richiesta – all’epoca giustificata dalla allora vigente struttura a ‘consumazione mensile’ della fattispecie – di emissione di decreto penale di condanna per il reato di omesso versamento di contributi previdenziali con riferimento solo ad alcune mensilità dell’anno solare, ha ritenuto di prosciogliere l’imputatoperché il totale dei versamenti relativi a tali mensilità non superava la soglia di euro 10.000”. La nuova struttura del reato impone, “qualora i singoli versamenti mensili – da soli o in sommatoria fra loro – non travalichino il limite normativo, di verificare se tale soglia sia stata successivamente superata nel corso dell’anno solare per effetto dell’aggiungersi di ulteriori omissioni mensili (con il limite finale del versamento relativo al mese di dicembre). Nella specifica scansione processuale in esame tale obbligo di verifica si traduce, in concreto, nel dovere del G.I.P. di rigettare … la richiesta di emissione del decreto penale di condanna eventualmente formulata con riferimento a omissioni ‘infraannuali’ non superanti la nuova soglia normativa, ordinando la restituzione degli atti al PM perché provveda all’ulteriore accertamento indicato”.
Per cui, per i giudici di legittimità, il Giudice di merito, nel caso di superamento della soglia, dovrà applicare la norma più favorevole al reo in particolare ai fini della prescrizione del reato calcolata per mese per mese, tenuto conto del periodo di sospensione di tre mesi di cui all’articolo 2, comma 1 quater, del D.L. 463/1983.La sentenza in commento ripercorre il sentiero dell’interpretazione fornita dalla sentenza n. 37232/16 riaffermando che il nuovo reato è “fattispecie caratterizzata dalla progressione criminosa nel cui ambito, una volta superato il limite di legge, le ulteriori omissioni nel corso del medesimo anno si atteggiano a momenti esecutivi di un reato unitario a consumazione prolungata la cui definitiva cessazione viene a coincidere con la scadenza prevista dalla legge per il versamento dell’ultima mensilità, ovvero, come noto, con il termine del 16 del mese di gennaio dell’anno successivo”. In base a tale interpretazione vi è un diverso momento consumativo tra la precedente figura di reato e la nuova; “mentre nel precedente assetto normativo il reato si consumava in corrispondenza di ogni omesso versamento mensile, nell’attuale e nuovo la consumazione appare coincidere, secondo una triplice diversa alternativa, o con il superamento, a partire dal mese di gennaio, dell’importo di euro 10.000 ove allo stesso non faccia più seguito alcuna ulteriore omissione, o con l’ulteriore o le ulteriori omissioni successive sempre riferite al medesimo anno ovvero, definitivamente e comunque, laddove anche il versamento del mese di dicembre sia omesso, con la data del 16 gennaio dell’anno successivo.”
Quanto al diritto intertemporale, secondo la Corte, laddove l’omissione annuale non abbia superato l’importo di 10.000 euro, si deve applicare, in quanto norma sicuramente più favorevole, la nuova previsione normativa, mentre, laddove l’importo sia stato superato, la previgente e la nuova norma devono “essere poste a confronto tra loro al fine di verificare quale delle due sia concretamente più favorevole con riferimento, in particolare, al momento consumativo, determinante al fine di individuare la decorrenza del termine di prescrizione tenuto conto peraltro, in entrambe le fattispecie, del periodo di sospensione di mesi tre di cui all’art. 2, comma 1 quater, del D.L. n. 463 del 1983” non inciso dalle modifiche del D.lgs. n. 8 del 2016 (Cass., Sez. III, n. 37232/16 già cit.).
Il reato di mancato versamento delle ritenute previdenziali ed assistenziali non è punibile se pagate entro tre mesi dalla contestazione – Cassazione sentenza n. 39332 del 2017
CORTE di CASSAZIONE, sezione penale, sentenza n. 39464 depositata il 28 agosto 2017 – Omesso versamento ritenuto e nuove norme del reato