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Timestamp: 2018-09-19 17:42:45+00:00
Document Index: 104751877

Matched Legal Cases: ['art. 40', 'art. 3', 'art. 13', 'art. 50', 'art. 13', 'art. 14', 'art. 16']

Sei qui: Home Espropriazione di terreno agricolo Protocollo d'intesa tra la T.E.E.M. e le organizzazioni sindacali degli agricoltori e dei proprietari di fondi
APPROVAZIONE DEL PROTOCOLLO D'INTESA FRA L'ENTE ESPROPRIANTE E LE ORGANIZZAZIONI SINDACALI DEGLI AGRICOLTORI E DEI PROPRIETARI DI FONDI SULLE MODALITÀ ED I CRITERI DI ESPROPRIO RIGUARDANTI LA TANGENZIALE EST ESTERNA DI MILANO. BREVE COMMENTO.
Lo scorso 7 agosto è stato siglato il protocollo d'intesa in oggetto, che ricalca in gran parte quello intercorso fra la Brebemi e le stesse Organizzazioni Sindacali.
Viene innanzitutto ribadito che le indennità di esproprio saranno commisurate al valore agricolo (e non al valore agricolo medio) inteso come il valore di mercato del fondo ai sensi dell'art. 40, comma 1 del DPR 327/01 ed ai principi contenuti nella Sentenza della Corte Costituzionale n. 181 del 10.06.2011.
Esemplificando: se un terreno destinato urbanisticamente a zona agricola si trova in prossimità di uno stabilimento industriale, potrebbe essere richiesto per stoccaggio di materiali all'aperto o per altri usi connessi all'attività latistante: il relativo valore potrà discostarsi da quello del terreno puramente agricolo e dovrà essere computato sul possibile prezzo che il complesso industriale potrebbe erogare per la relativa acquisizione.
All'art. 3, c. 4 si precisa che il documento in esame non ha valore retroattivo e quindi gli accordi precedentemente siglati non possono essere rettificati sulla base dell'intesa in argomento.
Poiché le indennità provvisorie della T.E.E.M. sono state calcolate sulla base dei valori agricoli medi moltiplicati per il coefficiente 1,5, è evidente come l'applicazione acritica del detto criterio comporti disomogeneità di trattamento che, con la norma anzidetta, vengono eliminate.
Per quanto concerne l'occupazione temporanea, l'accordo (art. 13, c.1) fa riferimento all'indennità calcolata ai sensi dell'art. 50, comma uno del DPR 327/01, sulla base del valore agricolo.
In realtà, secondo una prassi consolidatasi in sede di liquidazione dell'indennità di occupazione temporanea o d'urgenza, la stessa dovrebbe essere computata non già nella misura di 1/12º del valore dell'area espropriata, bensì nella misura di 1/12º del valore dell'indennità di esproprio competente per l'ablazione dell'area stessa, ivi comprendendo dunque tutti i danni diretti e indiretti che l'espropriazione determina (ad esempio anche ai fabbricati costituenti il centro aziendale).
Si rileva comunque una differente impostazione fra il comma 1 ed il comma 5 dello stesso art. 13, laddove al comma 5 si parla, in caso di prolungamento dell'occupazione, di 1/12º dell'indennità di esproprio (e non di 1/12º dell'indennità calcolata sulla base del valore agricolo).
Il criterio indennitario indicato all'art. 14 nel caso di espropriazioni di fabbricati rurali fa riferimento al relativo valore di ricostruzione, cui vanno sommati i costi tecnici accessori, nonché il valore dell'area su cui si colloca l'edificio e quello dell'area di pertinenza. Tale (corretta) impostazione viene praticamente svuotata dal comma 1) dell'allegato A nel quale viene indicato che per i fabbricati agricoli l'indennità sarà calcolata considerando la loro durata massima convenzionale di anni 50 con deprezzamento annuo convenzionale pari al 2%: in tal modo, per un fabbricato ad esempio dell'età di quarant'anni il costo di ricostruzione calcolato come sopra viene abbattuto dell'80%.
Tali statistiche presentano dunque valori percentuali di abbattimento dei valori rapportati all'età degli immobili decisamente più contenuti. Sul punto sarebbe necessario un ulteriore approfondimento.
L'accordo raggiunto con il protocollo di intesa in argomento riguarda una fattispecie frequente che comporta danni notevoli alle aziende agricole allorché si vengono a determinare formazioni di corpi aziendali separati.
In tal caso l'art. 16 prescrive che sarà esclusivamente considerato il deprezzamento della parte di fondo (come sopra separato) di proprietà ricompresa entro il limite massimo della fascia di rispetto autostradale (m. 60).
Tale limitazione appare incongrua, in quanto il danno conseguente alla separazione in due tronconi di un fondo attraversato dalla sede autostradale, con inaccessibilità di una porzione dal centro aziendale, non può essere limitato alla sola fascia della larghezza m. 60 latistante il ciglio dell'autostrada, ma dovrebbe estendersi a tutta la parte di fondo che rimane separata dal centro aziendale.
A parere dello scrivente si è confuso il danno derivante dall'imposizione di detta inedificabilità da quello che consegue invece alla circostanza che una porzione di fondo rimane separata dal centro aziendale, il che comporta una serie di inconvenienti operativi (difficile collegamento interno tra i due fondi separati, spostamenti di attrezzature, di prodotti, di concimi, etc., e/o bestiame resi disagevoli ed altro) e conseguentemente maggiori costi per la relativa coltivazione.