Source: https://www.laleggepertutti.it/321498_licenziamento-per-malattia-ultime-sentenze?replytocom=343807
Timestamp: 2020-07-10 14:04:22+00:00
Document Index: 51324211

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2110', 'art. 42', 'art. 2087', 'sentenza ', 'art. 2110', 'art. 1', 'art. 2', 'sentenza ', 'sentenza ']

Licenziamento per malattia: ultime sentenze
Licenziamento illegittimo in caso di malattia: le pronunce della Cassazione e dei giudici sulla natura ritorsiva e discriminatoria.
1 Licenziamento al rientro da un lungo periodo di malattia
2 Licenziamento per superamento del comporto: il datore di lavoro deve specificare i singoli giorni di assenza?
3 Diritto alla conservazione del posto di lavoro del dipendente collocato in congedo straordinario
4 Ingiustificato il licenziamento per superamento del comporto se la malattia è dovuta a responsabilità del datore di lavoro
5 Licenziamento per superamento del periodo di comporto, vanno ricompresi i giorni non lavorati ricompresi nel periodo di malattia
6 Licenziamento ritorsivo in malattia
7 La malattia del lavoratore e la sua inidoneità al lavoro sono cause di impossibilità della prestazione lavorativa con natura e disciplina giuridica diverse
8 Il licenziamento per recesso del datore di lavoro è legittimo nei confronti della donna che inizi il proprio stato di gravidanza durante il periodo di preavviso
9 L’esercizio di altra attività lavorativa o extralavorativa da parte del lavoratore durante la malattia è giusta causa di licenziamento
10 Elementi probanti il carattere ritorsivo del licenziamento
11 Licenziamento per superamento comporto: non è necessaria la descrizione dettagliata delle cause
12 Assenze future per cure mediche: si può licenziare?
Licenziamento al rientro da un lungo periodo di malattia
E’ ritorsivo il licenziamento basato sul presupposto di una riorganizzazione aziendale priva di fondamento, se l’intimazione è avvenuta subito dopo il rientro del lavoratore da una lunga malattia.
Corte di Cassazione, sezione Lavoro, sentenza 23 settembre 2019 n. 23583
Licenziamento per superamento del comporto: il datore di lavoro deve specificare i singoli giorni di assenza?
In tema di licenziamento per superamento del comporto, il datore di lavoro non deve specificare i singoli giorni di assenza, potendosi ritenere sufficienti indicazioni più complessive, anche sulla base del novellato art. 2 della l. n. 604 del 1966, che impone la comunicazione contestuale dei motivi, fermo restando l’onere di allegare e provare compiutamente in giudizio i fatti costitutivi del potere esercitato; tale principio, tuttavia, trova applicazione nel comporto cd. “secco” (unico ininterrotto periodo di malattia), ove i giorni di assenza sono facilmente calcolabili anche dal lavoratore, mentre, nel comporto cd. per sommatoria (plurime e frammentate assenze) occorrerà una indicazione specifica delle assenze computate, in modo da consentire la difesa al lavoratore. (Nella specie, la S.C. ha cassato la decisione del giudice di merito che, in una ipotesi di comporto per sommatoria, aveva ritenuto irrilevante la mancata risposta del datore alla richiesta del lavoratore di specificazione del numero di assenze).
Cassazione civile sez. lav., 27/02/2019, n.5752
Nel licenziamento per superamento del periodo di comporto, a fronte della richiesta del lavoratore di conoscere i periodi di malattia, il datore di lavoro deve provvedere ad indicare i motivi del recesso ex art. 2, comma 2, L. 15 luglio 1966, n. 604, in quanto le regole ivi previste sulla forma dell’atto e la comunicazione dei motivi del recesso si applicano anche al suddetto licenziamento, non essendo dettata nessuna norma speciale al riguardo dall’art. 2110 c.c..
Diritto alla conservazione del posto di lavoro del dipendente collocato in congedo straordinario
Il diritto alla conservazione del posto di lavoro del dipendente collocato in congedo straordinario ex art. 42, comma 5, del d.lgs. n. 151 del 2001, per la necessità di prestare assistenza ad un congiunto in situazione di disabilità grave, pone un divieto al licenziamento fondato sulla fruizione del congedo medesimo ed è finalizzato a garantire al lavoratore la certezza di un trattamento economico e di sostegno per il periodo di assistenza, analogamente a quanto avviene per la malattia. Ne consegue che il recesso datoriale intimato al lavoratore per ogni altra causa, diversa e legittima, durante la fruizione del congedo, non è nullo, bensì, al più, inefficace fino al termine dello stesso.
Cassazione civile sez. lav., 25/02/2019, n.5425
Ingiustificato il licenziamento per superamento del comporto se la malattia è dovuta a responsabilità del datore di lavoro
In tema di licenziamento per superamento del periodo di comporto, le assenze del lavoratore per malattia non giustificano il recesso del datore di lavoro ove l’infermità dipenda dalla nocività delle mansioni o dell’ambiente di lavoro che lo stesso datore di lavoro abbia omesso di prevenire o eliminare in violazione dell’obbligo di sicurezza (art. 2087, c.c.) o di specifiche norme.
Peraltro, incombe sul lavoratore l’onere di provare il collegamento causale tra la malattia che ha determinato l’assenza e le mansioni espletate in mancanza del quale deve ritenersi legittimo il licenziamento.
Tribunale Trieste sez. lav., 01/02/2019, n.20
Licenziamento per superamento del periodo di comporto, vanno ricompresi i giorni non lavorati ricompresi nel periodo di malattia
In tema di licenziamento per superamento del periodo di comporto, devono essere inclusi nel calcolo del periodo, oltre ai giorni festivi, anche quelli di fatto non lavorati, che cadano durante il periodo di malattia indicato dal certificato medico, operando, in difetto di prova contraria (che è onere del lavoratore fornire), una presunzione di continuità, in quei giorni, dell’episodio morboso addotto dal lavoratore quale causa dell’assenza dal lavoro e del mancato adempimento della prestazione dovuta, con la precisazione che la prova idonea a smentire tale presunzione di continuità può essere costituita solo dalla dimostrazione dell’avvenuta ripresa dell’attività lavorativa.
Cassazione civile sez. lav., 13/09/2019, n.22928
Licenziamento ritorsivo in malattia
Illegittimo il licenziamento perché discriminatorio quando la misura venga emessa a seguito della protratta malattia del prestatore che a detta del datore non consentiva di soddisfare l’interesse imprenditoriale. La misura è stata definita come ritorsiva e arbitraria e quindi del tutto illegittima.
Corte di Cassazione, sezione Lavoro, sentenza 17 giugno 2016, n. 12592
Ritorsivo il licenziamento deciso dalla società per giusta causa con l’accusa al lavoratore di simulare la malattia, se è dimostrato che la malattia è reale e c’è stato un precedente rifiuto del lavoratore di accettare una transazione economica finalizzata ad ottenere le sue dimissioni.
Corte di Cassazione, sezione Lavoro, Sentenza 1° marzo 2018, n. 4883
La malattia del lavoratore e la sua inidoneità al lavoro sono cause di impossibilità della prestazione lavorativa con natura e disciplina giuridica diverse
La malattia del lavoratore e la sua inidoneità al lavoro sono cause di impossibilità della prestazione lavorativa che hanno natura e disciplina giuridica diverse: la prima ha carattere temporaneo, implica la totale impossibilità della prestazione e determina, ai sensi dell’art. 2110 c.c., la legittimità del licenziamento quando ha causato l’astensione dal lavoro per un tempo superiore al periodo di comporto; la seconda ha carattere permanente o, quanto meno, durata indeterminata o indeterminabile, non implica necessariamente l’impossibilità totale della prestazione e consente la risoluzione del contratto ai sensi degli artt. 1256 e 1463 c.c.
Corte appello Milano sez. lav., 11/07/2019, n.854
Il licenziamento per recesso del datore di lavoro è legittimo nei confronti della donna che inizi il proprio stato di gravidanza durante il periodo di preavviso
Il licenziamento per recesso del datore di lavoro è legittimo nei confronti della donna che inizi il proprio stato di gravidanza durante il periodo di preavviso. La decorrenza del preavviso è però sospesa, come accade nei casi di malattia o infortunio. Ad affermarlo è la Cassazione che ha confermato la decisione di merito che respingeva la domanda della lavoratrice volta all’annullamento del licenziamento e al pieno reintegro nel posto di lavoro. Per la Corte, in tal caso, il licenziamento non è nullo ma solo inefficace fino a tutto il periodo della gravidanza.
Cassazione civile sez. lav., 03/04/2019, n.9268
L’esercizio di altra attività lavorativa o extralavorativa da parte del lavoratore durante la malattia è giusta causa di licenziamento
Il licenziamento rappresenta la più grave delle sanzioni che un datore di lavoro può irrogare nell’esercizio del proprio potere disciplinare laddove il comportamento del lavoratore sia stato tale da interrompere il rapporto fiduciario posto alla base del vincolo lavorativo. Ebbene, l’espletamento di altra attività, lavorativa ed extralavorativa, da parte del lavoratore durante lo stato di malattia è idoneo a violare i doveri contrattuali di correttezza e buona fede nell’adempimento dell’obbligazione e a giustificare il recesso del datore di lavoro laddove si riscontri che l’attività espletata costituisca indice di una scarsa attenzione del lavoratore alla propria salute e ai relativi doveri di cura e di non ritardata guarigione (nella specie la condotta tenuta dal lavoratore, ossia l’aver partecipato ad un evento sportivo palesemente incompatibile con lo stato di malattia a causa di infortunio che lo teneva assente dal lavoro -anche indipendentemente dall’aver seguito allenamenti più o meno costanti in tale periodo di assenza dal lavoro – è stata giudicata di per sé sufficiente a ledere il vincolo fiduciario).
Tribunale Catania sez. lav., 05/06/2019, n.2679
Elementi probanti il carattere ritorsivo del licenziamento
Insussistenza di calo del fatturato e delle commesse nel periodo anteriore al licenziamento; assunzioni di altri lavoratori in coincidenza con l’assenza per malattia del lavoratore licenziato, possibilità di repechage sulla base delle mansioni svolte dal lavoratore e violazione comunque dei criteri di scelta tra i dipendenti con mansioni fungibili sono elementi che il giudice deve valutare ai fini dell’affermazione della natura ritorsiva del licenziamento.
Corte appello Bologna sez. lav., 30/04/2019, n.406
Licenziamento per superamento comporto: non è necessaria la descrizione dettagliata delle cause
In tema di licenziamento per superamento del comporto, anche nel regime successivo all’entrata in vigore dell’art. 1, comma 37, della l. n. 92 del 2012 – che ha modificato l’art. 2 della l. n. 604 del 1966 imponendo la comunicazione contestuale dei motivi del licenziamento – il datore di lavoro non deve specificare nella comunicazione i singoli giorni di assenza, potendosi ritenere sufficienti indicazioni più complessive, idonee ad evidenziare il superamento del comporto in relazione alla disciplina contrattuale applicabile, quali il numero totale di assenze verificatesi in un determinato periodo, fermo restando l’onere, nell’eventuale sede giudiziaria, di allegare e provare, compiutamente, i fatti costitutivi del potere esercitato. Orbene, il licenziamento per superamento periodo di comporto è assimilabile a quello per giustificato motivo oggettivo, sicché non è necessaria la descrizione completa e dettagliata delle circostanze di fatto relative alla causale, trattandosi di eventi di cui il lavoratore è a conoscenza diretta.
Tribunale Rovigo sez. lav., 16/04/2019, n.105
Assenze future per cure mediche: si può licenziare?
È nullo in quanto discriminatorio il licenziamento della lavoratrice che manifesta al datore di lavoro la sua intenzione di assentarsi in futuro per sottoporsi a pratiche di inseminazione artificiale. Di conseguenza, la dipendente illegittimamente licenziata ha diritto alla reintegrazione sul posto di lavoro, oltre al risarcimento del danno in misura pari alle retribuzioni che avrebbe conseguito nel periodo compreso tra il recesso illegittimo e l’effettiva ripresa del servizio. Lo ha affermato la Cassazione precisando che per identificare la natura discriminatoria del licenziamento intimato, rileva unicamente il rapporto di causalità tra il trattamento di fecondazione e l’atto di recesso, essendo invece irrilevante la circostanza che l’intervento sia stato già effettuato, sia in corso oppure, come nel caso di specie, sia stato solo programmato e annunciato.
Corte di Cassazione, sezione Lavoro, sentenza 5 aprile 2016, n. 6575
Mattia Roma ha detto:
03/10/2019 alle 09:55
Il dipendente che è assente dal lavoro perché malato può essere licenziato a causa della malattia? Cioè se passa troppo tempo malato
03/10/2019 alle 10:03
Il dipendente assente dal lavoro perché malato non può essere licenziato a causa della malattia stessa. L’Inps si fa carico di pagargli la busta paga, ma il datore di lavoro deve conservargli il posto. Non per sempre però. Esiste un tempo massimo che si chiama comporto. Scaduto il comporto – la cui durata è fissata nei contratti collettivi in relazione alla specifica categoria di lavoro – l’azienda può procedere al licenziamento. La risoluzione del contratto di lavoro non deve avvenire per forza subito, ossia il giorno dopo, ma comunque entro un margine di tempo ragionevole, per dare la possibilità all’imprenditore di verificare se la prestazione del dipendente, rientrato dalla lunga malattia, è ancora utile.Il licenziamento intervenuto prima del comporto non ha effetti anche se – come chiarito dalle sezioni unite della Cassazione – il dipendente dovesse continuare a stare a casa: in quel caso, il datore, superato il tetto massimo di giorni, deve inviare un nuovo atto di licenziamento.
03/10/2019 alle 09:56
Cosa succede alla scadenza del periodo comporto? Il datore può licenziare il dipendente?
03/10/2019 alle 10:04
Alla scadenza del comporto, il rapporto di lavoro prosegue, a meno che il datore di lavoro decida di recedere dal contratto e di comunicare al dipendente il licenziamento per iscritto.Il datore di lavoro può procedere al licenziamento solo per il semplice fatto del superamento del comporto, senza dover provare l’esistenza di un giustificato motivo di licenziamento, la sopravvenuta impossibilità della prestazione, o l’impossibilità di adibire il lavoratore a mansioni diverse.Allo stesso modo, il datore non deve effettuare la comunicazione preventiva all’ITL prevista per la generalità delle aziende con più di 15 dipendenti.
Gina Nuoro ha detto:
03/10/2019 alle 09:58
Salve. vorrei porvi una domanda. E’ consentito il licenziamento per superamento del comporto nei confronti del malato grave a cui non è stata inviata una comunicazione della scadenza del termine massimo di assenza dal lavoro?
03/10/2019 alle 10:06
Il licenziamento per superamento del comporto nei confronti del malato grave a cui non sia stata inviata una previa comunicazione dell’imminente scadenza del termine massimo di assenza dal lavoro si considera dunque – sempre secondo la sentenza contenuta in questo articolo https://www.laleggepertutti.it/302830_troppo-tempo-in-malattia-e-valido-il-licenziamento-senza-avviso – come discriminatorio. In tal caso, al dipendente non spetta solo il risarcimento ma anche la reintegra sul posto di lavoro.È vero non esiste alcuna norma espressa che preveda l’obbligo della comunicazione relativa all’approssimarsi del termine di comporto, ma questa va desunta dalle norme generali dell’ordinamento quando il lavoratore, tenuto conto della sua malattia particolarmente grave e delicata (nel caso di specie affetto da handicap), non gli consente di prestare attenzione allo scadere dei termini. Il datore deve, quindi, tenere un comportamento teso alla correttezza e buona fede che gli impone una comunicazione anche per informare della possibilità di salvare il posto.Di fronte alla condizione di invalidità dell’interessato, l’impresa viene meno a un dovere di solidarietà sociale non avvisandolo che sta per perdere il posto.
03/10/2019 alle 09:59
In quali casi il datore di lavoro può licenziare un dipendente in malattia? Grazie mille per l’eventuale risposta alla mia domanda
03/10/2019 alle 10:08
Oltre al superamento del periodo di comporto, la giurisprudenza ha riconosciuto possibile il licenziamento per giusta causa del dipendente in malattia quando questi, durante la malattia stessa, ha commesso condotte illecite, tanto gravi da ledere il rapporto di fiducia. Il caso emblematico è quello del malato immaginario, di chi cioè produce un certificato medico falso, simulando una patologia che non ha. Tale circostanza può essere provata tramite la visita di controllo dell’Inps o il comportamento tenuto dal lavoratore durante la malattia.
Leggi questo articolo https://www.laleggepertutti.it/293452_licenziamento-per-giusta-causa-in-malattia ti spiegheremo quando è possibile risolvere il rapporto di lavoro se il dipendente si mette spesso malato. Il comporto e le eccezioni.
02/12/2019 alle 14:52
Salve, trovo molto utili i vostri articoli, ma volevo porvi un quesito che non trovo esplicato da nessuna parte .. è possibile licenziare per malattia un lavoratore a tempo indeterminato anche se non è stato superato il periodo di comporto? Anche se nella prassi questo è illegittimo, ci sono stati dei casi di licenziamento per malattia in tal senso? Si può trovare della giurisprudenza a sostegno di questa ipotesi?
Spero mi possiate rispondere.
03/12/2019 alle 01:00
Grazie mille Virginia. Ti consigliamo di leggere i seguenti articoli:
-Assenteismo per malattia. Licenziamento per scarso rendimento a causa di assenze continue per malattie ma intervallate, inferiori al periodo di comporto. https://www.laleggepertutti.it/283217_assenteismo-per-malattia
-Licenziamento per malattia: ultime sentenze https://www.laleggepertutti.it/321498_licenziamento-per-malattia-ultime-sentenze
-Malattia connessa a patologia invalidante: si può licenziare? https://www.laleggepertutti.it/336814_malattia-connessa-a-patologia-invalidante-si-puo-licenziare
-Licenziamento per giusta causa in malattia https://www.laleggepertutti.it/293452_licenziamento-per-giusta-causa-in-malattia
22/01/2020 alle 11:49
Quando un dipendente cade malato e presenta il certificato del medico curante all’Inps, non può essere licenziato salvo che ciò sia dovuto a crisi aziendale o a illeciti disciplinari attinenti a comportamenti da questi posti in essere. In altri termini, il licenziamento giustificato solo per l’assenza del dipendente e per la necessità di rimpiazzarlo con un’altra persona è illegittimo. Ma questo non vale per sempre: poiché l’azienda non può rimanere a tempo indeterminato senza un proprio collaboratore (che potrebbe essere indispensabile nella catena produttiva), la legge stabilisce un termine entro il quale il dipendente in malattia non può essere licenziato (cosiddetto periodo di comporto) e oltre il quale, invece, il datore di lavoro può procedere al licenziamento. Naturalmente, il datore può anche decidere di conservare ugualmente il posto al dipendente assente oltre il comporto, non essendo per forza tenuto a sbarazzarsene. Il datore che fa rientrare il dipendente che ha superato il comporto lo può ancora licenziare dopo qualche giorno (non troppi però, altrimenti il suo comportamento è considerato come rinuncia a tale diritto).
22/01/2020 alle 11:52
Buongiorno. Cosa succede in caso di licenziamento durante la malattia?
22/01/2020 alle 11:56
In alcuni casi il problema non riguarda la tempestività o tardività del licenziamento per superamento del periodo di comporto ma l’azienda licenzia il dipendente nel bel mezzo del periodo di comporto e dunque in quel periodo nel quale vige il divieto di licenziamento.Sulle conseguenze del licenziamento durante la malattia per molti anni si è avuta una forte incertezza interpretativa.Da un lato, alcune sentenze della Cassazione affermavano che il licenziamento intimato durante la malattia non fosse nullo ma solo inefficace. La conseguenza di questo orientamento è che il licenziamento restava del tutto valido ma solo congelato nei suoi effetti fin quando non terminava il periodo di comporto.Un altro filone giurisprudenziale al contrario, affermava che il licenziamento intimato durante la malattia fosse radicalmente nullo in quanto contrario alla norma imperativa di legge che vieta di licenziare il dipendente in malattia. Con la conseguenza che in questo caso il dipendente poteva ottenere la reintegrazione nel posto di lavoro e un risarcimento del danno pari a tutti gli stipendi e tutti i contributi previdenziali tra la data del licenziamento e quella dell’effettiva riammissione in servizio.Il contratto deve ritenersi ormai risolto e superato dall’intervento delle sezioni Unite della Cassazione che, si ricorda, intervengono quando ci sono sentenze di segno diverso su un determinato argomento e giungono a risolvere il contrasto pronunciando l’ultima parola. Le Sezioni Unite hanno sposato la teoria della nullità del licenziamento intimato durante la malattia.