Source: http://dimarzio.info/it/articoli/liberta-religiosa/379-alliance-defending-freedom-contro-il-rapporto-salles-traduzione.html
Timestamp: 2019-03-23 18:34:43+00:00
Document Index: 10664558

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', '§ 31', '§ 62', '§ 123', 'sentenza ', '§ 49', '§ 78', 'sentenza ', '§ 44', 'sentenza ', '§ 24', 'sentenza ', '§ 37', '§ 47', '§ 36', '§ 50', '§ 47', '§ 4', '§ 52', 'sentenza ', '§ 84']

OGGETTO: La Protezione dei minori contro gli abusi delle sette
Relatore: Signor Rudy Salles [AS/Jur (2014) 07]
1. La Alliance Defending Freedom [ADF] è un’organizzazione legale formata da 2300 avvocati collegati tra di loro, con più di 40 avvocati a tempo pieno e ha uffici in tutto il mondo, inclusa Europa, America del Nord, America Latina e India. L’ADF è accreditata presso il Parlamento Europeo, alla Fundamental Rights Agency (per la quale svolge anche un ruolo all’interno dell’Organo Consultivo) e all’Organizzazione per la Sicurezza e Cooperazione in Europa (OSCE). L’ADF ha anche acquisito lo Status Consultivo presso le Nazioni Unite. L’ADF ha trattato più di quaranta cause dinanzi alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e vi rappresenta oggi l’organizzazione legale leader in materia di libertà di religione.
2. Istituzionalmente, l’ADF è seriamente preoccupata del fatto che il Comitato Affari Legali e Diritti Umani abbia adottato il Rapporto del signor Salles intitolato: La Protezione dei Minori Contro gli Abusi delle Sette. L’ADF in via preliminare prende atto del grave effetto frenante nei confronti della libertà di religione che si viene a creare quando il governo interferisce indebitamente nell’autonomia delle chiese. In questo senso, la Francia fornisce un esempio di oltraggioso super-monitoraggio dei gruppi religiosi da parte della Miviludes, con la quale il Relatore, signor Salles, ha solidi legami.
3. Il lavoro della Miviludes ha portato a innumerevoli violazioni della libertà religiosa e ha letteralmente rovinato delle esistenze. Il caso L’Affaire Schmidt contro la Francia(1) celebrato dinanzi alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo fornisce una visione approfondita di cosa comporti un monitoraggio improprio della vita religiosa per quanto riguarda i bambini. Axel e Delwyn Schmidt, a seguito di una segnalazione inesatta che li indicava come membri di una setta (quando in realtà la loro chiesa era stata ufficialmente sciolta, e stavano frequentando una chiesa Presbiteriana al momento della violazione dei loro diritti parentali) si sono visti sottrarre la figlia Vittoria per sette anni sotto l’accusa che la famiglia appartenesse a una setta. Questo, nonostante non fosse mai stata sollevata nei confronti dell’uno o dell’altro genitore alcuna accusa di abusi fisici o mentali ai danni della figlia. Il monitoraggio improprio delle cosiddette sette ha anche portato a punizioni nei confronti di chiese con sanzioni fiscali oppressive, in sostanza, misure atte a impedire loro di operare ulteriormente(2).
4. La legislazione penale e civile fornisce un’ampia protezione contro potenziali abusi di minori e altri individui da parte di sette. Fornire allo Stato discrezionalità illimitata di monitorare gruppi religiosi a livello extra-giudiziale lede la sostanza stessa della libertà religiosa, dei diritti dei genitori e dell’autonomia della chiesa. Il seguente memorandum illustrerà l’importanza di questi principi per quanto riguarda la giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo della legislazione internazionale.
Libertà di Religione: l’Autonomia della Chiesa
5. La storia europea è caratterizzata da culture e storie molto distinte e differenti. Come risultato di questa diversità si è sviluppato un certo numero di modelli circa il rapporto Stato/Chiesa nell’arco degli stati membri del Consiglio d’Europa. Tali modelli vanno da una rigida separazione dalla Chiesa e secolarismo(3) da un’estremo, a una chiesa di Stato riconosciuta, dall’altro(4). L’istituzione di una chiesa di Stato rientra nelle disposizioni della Convenzione(5). La Corte ha anche sancito che un sistema multi-livello del riconoscimento in quanto chiesa, in base al quale alcune chiese ricevano dello Stato maggiori benefici di altre, è compatibile con l’Articolo 14 della Convenzione(6).
6. La libertà di religione non ha avuto un cammino facile in Europa. E’ arrivata nel corso dei secoli con molto spargimento di sangue e fiumi d’inchiostro versati. Con l’evoluzione del trattato sui diritti umani seguito alla Seconda Guerra Mondiale, la libertà di pensiero, di coscienza e di religione hanno trovato il loro spazio tra i diritti fondamentali elencati in molti dei principali trattati sui diritti umani del XX secolo, tra i quali la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. Questi strumenti hanno riconosciuto i pericoli rappresentati da Stati che si arrogano il potere assoluto e che limitano le libertà individuali e il bene comune. La sostanza di tutti questi documenti era la stessa: che agli Stati non può essere concessa un’illimitata discrezionalità di regolare le azioni individuali o di assicurarsi che venga messa in uso una visione del mondo che sia conforme a un proprio specifico insieme di valori. Questo medesimo principio, tuttavia, deve essere ugualmente applicato anche agli enti e alle Corti incaricati per trattato di salvaguardare i diritti enunciati in tali trattati, e tra questi enti c’è anche l’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa.
7. La libertà di pensiero, di coscienza e di religione è un diritto fondamentale tutelato da diversi basilari trattati internazionali sui diritti umani(7). La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha elevato i diritti garantiti dall’Articolo 9 al ruolo di capisaldi di una società democratica(8). L’Articolo 9 ha assunto la posizione di un diritto fondamentale in base alla Convenzione Europea(9).
8. Il Comitato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, ha giustamente affermato che la libertà di pensiero, di coscienza e di religione è un diritto “profondo” e “di ampia portata” di “carattere fondamentale”; un diritto che gli Stati membri non possono sospendere, a cui non possono derogare, neppure in momenti di emergenza pubblica, ai sensi dell’Articolo 4.2 dell’ICCPR(10).
9. Questa Corte, nel caso Hasan e Chaush ha correttamente sostenuto quanto segue:
La Corte fa presente che le comunità religiose esistono, tradizionalmente e universalmente, sotto forma di strutture organizzate. Esse rispettano regole che spesso i seguaci considerano di origine divina. Le cerimonie religiose hanno un proprio significato e valore sacri per i credenti se celebrate da ministri ordinati a tali fini in ottemperanza a dette regole. La personalità dei ministri di culto è senza dubbio importante per ogni membro della comunità. La partecipazione alla vita della comunità è dunque una manifestazione della propria religione, tutelata dall’Articolo 9 della Convenzione(11).
10. L’Articolo 9 della Convenzione si erge a sé stante, in quanto unico diritto fondamentale che riconosce il rapporto tra l’individuo e il trascendente. Protegge quindi la coscienza più profonda e radicata e le convinzioni basate sulla fede. Nel caso Chiesa Metropolitana di Bessarabia ed Altri contro la Moldavia, è stato sancito che: Il dovere di uno Stato alla neutralità e imparzialità, come definito nella sua giurisprudenza, è incompatibile con un qualsiasi potere da parte dello Stato di valutare la legittimità delle credenze religiose, e richiede che gruppi in conflitto si tollerino a vicenda …”(12). Questo concetto della neutralità dello Stato e quanto sancito dall’Articolo 9 sulla libertà di religione è stato ribadito dalla Corte anche nel caso Serif contro la Grecia: “La Corte fa presente che la libertà di pensiero, di coscienza e di religione è uno dei fondamenti di una “società democratica”, secondo gli intenti della Convenzione. Il pluralismo indissociabile da una società democratica, conquistato a caro prezzo nel corso dei secoli, dipende da questo(13).
11. La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha ulteriormente definito che l’Articolo 9 richieda agli Stati di astenersi dall’interferire con l’autonomia delle chiese o con il diritto di manifestare credenze religiose: “[F]atti che dimostrano la mancanza da parte delle autorità di mantenersi neutrali nell’esercizio dei loro poteri in questo campo, deve portare alla conclusione che lo Stato abbia interferito con la libertà dei fedeli di manifestare la propria religione ai sensi dell’Articolo 9 della Convenzione”(14). Si fatica quindi a credere che l’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa raccomandi agli Stati membri di imbarcarsi in un processo di monitoraggio della legittimità delle credenze religiose e, in sostanza, di fare “teologia”. Tale monitoraggio sarebbe un affondo al cuore stesso del principio di neutralità dello Stato.
12. Un trattamento differente è discriminatorio, agli scopi dell’Articolo 14, se esso “non ha un obiettivo e una giustificazione ragionevole”, vale a dire, se non persegue “un fine legittimo”, o se non esiste “un ragionevole nesso di proporzionalità tra i mezzi impiegati e i fini che s’intendono perseguire”(15). In base al principio di non discriminazione, ne consegue che “Il diritto alla libertà di religione, come garantito dalla Convenzione, esclude qualsiasi discrezionalità da parte dello Stato di stabilire se le convinzioni religiose o i mezzi usati per esprimente tali credenze siano legittimi”(16).
13. La giurisprudenza chiara e costante della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo in materia di neutralità dello Stato nei confronti dei gruppi religiosi, affiancata dal crescente numero di sentenze della Corte contro le Massime Parti Contraenti per aver monitorato impropriamente gruppi religiosi, è in netto contrasto con le raccomandazioni presentate dal signor Salles. Poiché gli Stati membri sono vincolati alla Convenzione, anche la PACE deve attenersi a uno standard per cui i suoi rapporti e le sue raccomandazioni non contraddicano la normativa che disciplina l’Europa in materia di libertà religiosa. Il Rapporto su La Protezione dei Minori Contro gli Abusi delle Sette, quindi, deve essere categoricamente respinto dall’Assemblea Parlamentare.
Diritti Parentali e Diritto Internazionale
14. L’ADF è stata in prima linea nella difesa dei genitori da abusi da parte dello Stato in materia di diritti parentali, in particolare nel settore dell’istruzione. La questione dei diritti parentali ed educazione, letta alla luce del Rapporto proposto dal signor Salles, presenta forse una delle più ampie divergenze presenti nella legislazione europea attuale: quella esistente tra le chiare tutele previste per i genitori nel diritto internazionale in materia di educazione, da un lato, e abusi aggressivi da parte degli Stati membri, dall’altro. L’approvazione del Rapporto Salles danneggerebbe ulteriormente i diritti dei genitori europei di educare i figli secondo le loro convinzioni religiose e filosofiche. Esistono abbondanti esempi di tali abusi nei casi trattati dall’ADF.
15. A Salzkotten, Germania, 14 genitori di fede cristiana sono stati imprigionati, alcuni per più di 40 giorni, e la maggioranza di loro in più occasioni, semplicemente per aver optato di non far frequentare ai loro figli di 9-10 anni due giorni di lezioni obbligatorie di “educazione sessuale”(17). Sempre in Germania, una ragazza di 15 anni è stata rinchiusa in un istituto psichiatrico per aver espresso il desiderio di ricevere un’educazione parentale a casa sua. Il motivo per il suo fermo di polizia, e susseguente ricovero presso la struttura psichiatrica di Norimberga, è stata una falsa diagnosi stilata da un unico professionista che asseriva che la giovane soffriva di “Scuola-fobia”(18). In Svezia, un bambino di sette anni è stato fatto scendere da un aereo diretto in Svezia dalla polizia e dai servizi sociali solamente in base al fatto che stava ricevendo un’istruzione privata a casa. La famiglia si stava trasferendo in India per svolgere lavoro missionario in un orfanatrofio. La polizia era senza un mandato e sulla famiglia non pendeva alcuna accusa, quando il piccolo Domenic Johansson fu sottratto ai genitori quasi quattro anni fa(19). In Spagna, il governo Zapatero aveva dato il via a lezioni obbligatorie note come “educazione alla cittadinanza”, che indottrinava i bambini con un bombardamento di materiale che promuoveva l’orientamento omosessuale, quello iper-sessuale, il comunismo, e che derideva in modo aggressivo la Chiesa Cattolica. La cosa forse ancora più sconvolgente è che il governo abbia respinto tutte le richieste di genitori che chiedevano di esentare i figli dalle lezioni, nonostante le oltre 50.000 denunce presentate dai genitori, le centinaia di cause legali e, infine, una causa legale in stile class action presso la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo(20).
16. Le forze che stanno dietro alla soppressione dei diritti dei genitori e all’indottrinamento ideologico dei nostri bambini hanno un solo obiettivo in mente: rubare i cuori e le menti di questa generazione, nonostante i migliori tentativi dei genitori per opporvisi. Una citazione di un umanista di primo piano degli anni ’30 esprime tale obiettivo in modo davvero inequivocabile: “L’educazione è pertanto l’alleato più potente dell’umanesimo, e ogni scuola pubblica è una scuola di umanesimo. La scuola domenicale teista, che si riunisce un’ora la settimana, e insegna solo a una frazione dei bambini, che può fare per contrastare un programma di cinque giorni di insegnamenti umanistici?”(21).
17. Quando lo stato diviene l’arbitro di cosa sia accettabile nell’allevare i bambini, diventa il dittatore dell’opinione pubblica e dell’orientamento sociale, defraudando in quanto tale la democrazia. Non abbiamo qui una questione di abuso o negligenza nei confronti dei bambini; è, piuttosto, una questione di coscienza, credenza, preferenza, ed ideologia. Se lo Stato si arroga il diritto di determinare quale credenza un genitore possa o non possa instillare nel suo bambino, esso viola una libertà fondamentale su cui si fonda l’ordine sociale. Della libertà, intesa nel senso corretto, non può auto-investirsi lo Stato stesso, in quanto ciò diviene tirannia o fascismo. Il ruolo dello Stato è riconoscere, rispettare e proteggere la libertà: la libertà del singolo, della famiglia, e della gente in generale.
18. Questa tendenza legale, che il Rapporto Salles persegue (che lo Stato subentri ai genitori nel loro ruolo di custodi e guide nello sviluppo dei loro stessi bambini) minaccia la libertà di religione e le libertà di coscienza, credenza, e perfino di parola. Perché se lo Stato ha facoltà di dettare cosa un bambino debba credere, può controllare i perimetri della parola all’interno della società in generale. Di fatto, lo Stato acquisisce il monopolio dei principi e del dialogo socialmente accettabile, ed esclude dalla sfera pubblica il dialogo su argomenti che esso etichetta come credenze “fondamentaliste” o “anormali”. Questo non tramite regolamentazione diretta (non ancora, per lo meno) ma tramite regolamentazione della famiglia, che costituisce l’atomo della società, e il vivaio dei cittadini futuri.
19. Sono numerosi i documenti internazionali che confermano i genitori quali primari e principali educatori della loro prole. Anche solo per tale fatto, i genitori hanno il massimo dei diritti e la massima responsabilità in materia di educazione dei propri bambini. Le istituzioni dello Stato dovrebbero assisterli in tale compito; le scuole devono perseguire la cooperazione dei genitori, e non devono in alcun caso rimuovere artificialmente i diritti dei bambini e i diritti dei genitori tramite l’imposizione ai bambini di un’educazione contraria a quella che essi ricevono dai propri genitori.
20. La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, Articolo 26 (3) sancisce che: “I genitori hanno un diritto prioritario nella scelta del genere di educazione che vada impartita ai propri figli, “.
21. La Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti del Bambino afferma chiaramente che tra i diritti più importanti del bambino, oltre al diritto alla vita, vi sono specificamente il diritto all’amore dei genitori e il diritto all’educazione. La Convenzione altresì fa esplicitamente notare che i diritti dei genitori non sono giustapposti ai diritti del bambino. Per di più, i genitori, essendo coloro che maggiormente amano i loro bambini, sono quelli cui è maggiormente richiesto di decidere sull’educazione dei propri bambini. Pertinenti sono i seguenti stralci:
Articolo 5: Gli Stati Partecipanti dovranno rispettare responsabilità, diritti e doveri dei genitori o, ove sia il caso, dei membri della famiglia estesa o comunità come stipulato da consuetudini locali, tutori legali o altre persone legalmente responsabili del bambino, a fornire al bambino, in maniera coerente all’evolversi delle sue capacità, appropriato indirizzo e guida nell’esercizio, da parte del bambino, dei diritti riconosciuti nella presente Convenzione. [enfasi aggiunta]
1. Gli Stati Partecipanti dovranno sforzarsi al meglio per assicurare il riconoscimento del principio secondo cui i genitori hanno responsabilità in comune nella crescita e sviluppo del bambino. I genitori o, se tale è il caso, i tutori legali, hanno la primaria responsabilità della crescita e sviluppo del bambino. La loro preoccupazione fondamentale sarà verso cosa meglio salvaguardi gli interessi del bambino.
2. Allo scopo di garantire e promuovere i diritti esposti nella presente Convenzione, gli Stati Partecipanti dovranno fornire assistenza appropriata a genitori e tutori legali nel compimento delle proprie responsabilità di crescita dei bambini, e dovranno assicurare lo sviluppo d’istituzioni, strutture e servizi atti a prendersi cura dei bambini. [enfasi aggiunta]
22. Egualmente pertinente, il Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici afferma, nell’Articolo 18, che: “Gli Stati Partecipanti al presente Patto s’impegnano ad avere rispetto della libertà dei genitori e, laddove sia il caso, dei tutori legali, di garantire un’educazione religiosa e morale dei propri bambini in conformità alle proprie convinzioni.”
23. Inoltre, la Convenzione contro la Discriminazione nell’Educazione sostiene, nell’Articolo 5(1)(b) che è essenziale che gli stati “rispettino la libertà di genitori e, ove sia il caso, tutori legali di, in primo luogo, scegliere per i propri bambini istituzioni diverse da quelle mantenute dalle pubbliche autorità, ma conformi a quei minimi standard educativi eventualmente contemplati o approvati dalle competenti autorità e, in secondo luogo, di garantire, secondo modalità coerenti con le procedure seguite in quello Stato per l’applicazione della sua normativa, l’educazione religiosa e morale del bambino in conformità con le proprie convinzioni; e che nessuna persona o gruppo di persone dovrebbe venire obbligato a ricevere insegnamento religioso che fosse in disaccordo con le proprie convinzioni.”
24. La Convenzione Europea dei Diritti Umani, Protocollo 1, Articolo 2, rispecchia il medesimo concetto: “Nell’esercizio di ogni funzione che esso assuma in relazione all’educazione e all’insegnamento, lo Stato dovrà rispettare il diritto dei genitori di garantire educazione e insegnamento tali da essere conformi alle proprie convinzioni religiose e filosofiche.” Il termine ‘convinzioni filosofiche’ viene interpretato dalla Convenzione Europea dei Diritti Umani come un tutt’uno(22) e si estende ad includere credenze pedagogiche; si tratta delle credenze dei genitori in merito a quale sia il modo migliore per educare i propri bambini.
25. Indubbiamente, quindi, i genitori debbono essere al centro del processo decisionale quando si tratta dell’iter educativo, che influenza profondamente il sistema di valori del bambino. I sistemi scolastici dovranno quindi operare in modo di armonizzare l’educazione istituzionale con l’educazione dei bambini da parte dei genitori.
26. Le proposte presentate dal Sig. Salles hanno già condotto ai summenzionati abusi dei diritti parentali. Per dirla in pratica, se le raccomandazioni del Sig. Salles venissero adottate dagli Stati Membri, ci ritroveremmo poi ad assistere all’imposizione di ancora maggiori limitazioni ai diritti dei genitori circa la scelta di recedere da lezioni ideologicamente offensive, e l’autonomia di un’istruzione parentale o confessionale.
27. Salvaguardare la possibilità di un pluralismo nell’educazione è essenziale per la preservazione di una società democratica(23). I genitori debbono essere in grado di scegliere la scuola per i propri figli, sia essa pubblica o privata(24). Sebbene il sovvenzionamento statale a scuole private o confessionali non venga garantito dal Protocollo 1, Articolo 2(25), il diritto di istituire scuole private o confessionali lo è(26). Va anche riconosciuto il fatto che piattaforme alternative per l’istruzione, quale l’istruzione parentale domestica, ricadono sotto le massicce protezioni accordate ai diritti dei genitori dal corpus della normativa internazionale.
28. Nelle scuole private, l’insegnamento religioso e filosofico ha facoltà di essere totalmente indipendente, con la riserva che lo Stato può stabilire determinate condizioni circa i requisiti dei docenti, l’insegnamento di determinate materie, o l’organizzazione interna delle scuole(27). Sebbene l’indottrinamento religioso sia proibito nelle scuole(28), lo Stato non ha facoltà alcuna di determinare se le credenze religiose o i mezzi usati per esprimere tali credenze religiose siano legittimi(29). Lo Stato può unicamente richiedere che ogni insegnamento venga impartito in maniera oggettiva, critica e pluralistica(30). Né il fatto che esistano scuole private o confessionali esime lo Stato dal rispettare i diritti dei genitori circa il crescere i propri bambini in base alle proprie credenze religiose e filosofiche(31).
29. Mantenere scuole religiose o confessionali è un requisito di fondamentale importanza per mantenere una società pluralistica dal punto di vista religioso(32). Il Protocollo 1, Articolo 2, non permette che si faccia distinzione tra istruzione religiosa e altre materie. È fatto obbligo allo Stato rispettare le convinzioni dei genitori, religiose o filosofiche che siano, nell’arco dell’intero programma didattico dello Stato(33). Tale dovere si estende al punto di valere non solo per i contenuti didattici e le loro modalità di attuazione, ma anche per l’esecuzione di tutte le “funzioni” assunte dallo Stato. Il significato del verbo ‘rispettare’ va oltre il 'riconoscere’ o il ‘prendere in considerazione’(34).
30. Come ha sancito la Corte, “È in adempimento a un dovere naturale nei confronti dei propri bambini (essendo i genitori i principali responsabili dell’educazione e istruzione dei propri bambini) che i genitori possono pretendere dallo Stato che esso rispetti le loro convinzioni religiose e filosofiche. Il loro diritto corrisponde dunque a una responsabilità intimamente connessa all’appagamento ed esercizio del diritto all’educazione”(35). Secondo punto, ed egualmente pertinente, che “la democrazia non significa meramente che i punti di vista della maggioranza debbano sempre prevalere: va raggiunto un equilibrio che assicuri l’equo ed appropriato trattamento delle minoranze, ed eviti eventuali abusi di una posizione dominante”(36).
31. Perciò, sebbene gli Stati abbiano facoltà di fissare standard minimi necessari all’istruzione, essi non possono, come invece raccomanda il Rapporto Salles, monitorare piani di studio, cosa che soffocherebbe l’insegnamento o l’esercizio religioso in ambito didattico. Deprivazione, questa, che verosimilmente impedirebbe le capacità evolutive del bambino, e andrebbe a discapito di quelli che sono i migliori interessi per lo standard del bambino contemplati dalla legge internazionale(37). Inoltre, come ha recentemente affermato il Concilio Europeo, “la storia ha dimostrato che violazioni della libertà accademica … hanno sempre dato origine a un regresso intellettuale e, di conseguenza, al ristagno sociale ed economico”(38).
32. Tanto la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo quanto la Convenzione Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali, garantiscono il diritto di istituire scuole private(39). Il diritto di istituire istituzioni didattiche private presuppone il diritto dei genitori di scegliere tra educazione pubblica e privata; oppure, tra differenti scuole private o confessionali. Anche qui, la distinzione sarebbe illusoria, e quindi senza ragione di essere, se un qualche livello di libertà accademica non dovesse essere concessa nell’ambito dello sviluppo dell’iter scolastico. Gli effetti limitanti delle norme proposte dal signor Salles invero violerebbero direttamente il chiaro significato delle suddette disposizioni presenti nelle leggi internazionali.
33. Il diritto all’istruzione e il rispetto dell’autorità dei genitori sui propri bambini presuppongono un certo livello di libertà. Un aspetto di tale diritto è costituito dal fatto che le scuole statali non possano esercitare un monopolio nell’istruzione. Come prescrive l’Articolo 13 della Convenzione Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali, “gli Stati Partecipanti alla presente Convenzione si impegnano ad avere rispetto della libertà dei genitori e, ove sia il caso, dei tutori legali, di scegliere per i propri bambini scuole, diverse da quelle istituite dalle pubbliche autorità, che si conformino a quei minimi standard didattici eventualmente fissati o approvati dallo Stato, e di assicurare ai loro bambini l’educazione religiosa e morale conforme alle proprie convinzioni”(40). Tra le opzioni educative che dovranno essere rese disponibili a tutti i genitori in forza delle norme internazionali, vi è il diritto a istruire a domicilio.
34. L’istruzione a domicilio ha assunto il ruolo di abituale diritto internazionale tra la gran maggioranza delle nazioni democratiche. Il livello di coordinazione e supporto infrastrutturale nell’ambito dell’istruzione a domicilio getta gravi ombre su eventuali argomentazioni che la frequenza obbligatoria scolastica sia un mezzo legittimo per proteggere l’ordine pubblico. I casi in cui la ADF ha difeso genitori dediti all’istruzione a domicilio che erano stati imprigionati, avevano fatto domanda dello status di rifugiati, o i cui bambini erano stati posti in affidamento (tutti casi in cui erano assenti abusi fisici o mentali, e qualsiasi prova di negligenza) si ergono in netto contrasto con l’operato dello Stato di separare famiglie in nome di ideologie.
35. Il presente memorandum ha delineato leggi e giurisprudenza dei trattati internazionali concernenti diritti dei genitori e autonomia delle chiese. Ambedue i concetti sono essenziali per il godimento della libertà di pensiero, coscienza, e religione, il che richiede dallo Stato il dovere della neutralità. La proposta del Sig. Salles colpisce al cuore stesso i suddetti strumenti di protezione, e crea un clima maturo per abusi da parte di Stati attori. Il presente memorandum ha anche delineato significative violazioni, sia della libertà di religione che dei diritti dei genitori, che hanno avuto luogo come risultato del fatto che norme analoghe a quelle del Rapporto Salles siano state incoraggiate. Per un’Europa libera e democratica, una in cui gente di ogni fede e filosofia possa godere di egual protezione sotto la legge, la Alleanza in Difesa della Libertà sollecita i Membri della Assemblea Parlamentare del Consiglio Europeo a respingere il Rapporto su La Protezione dei Minori contro gli Eccessi delle Sette.
1 ECHR, Affaire Schmidt c. France, istanza n. 35109/02, sentenza del 26 luglio 2007.
2 Vedi ad es.: ECHR, Affaire Eglise Evangelique Missionaire et Salaun v. France, istanza n. 25502/07, sentenza del 31 gennaio 2013.
3 Es.: Turchia. L’Articolo 2 della sua Costituzione sancisce che la Turchia è “uno stato democratico, secolare e sociale.” L’Articolo 4 rende tali principi basilari inderogabili. COSTITUZIONE TURCA, Articoli 2, 4 (Legge n. 2709).
4 Es.: Regno Unito. Cf. The Act of Settlement, 12 & 13 Will. 3, c. 2, art. 1-3 (1701) (Eng.).
6 Vedi: ECHR, Koppi v. Austria, 10 dicembre 2009, n. 33001/03; ECHR, Religionsgemeinschaft der Zeugen Jehovas and Others v. Austria, 31 luglio 2008, n. 40825/98; ECHR, Verein der Freunde der Christengemeinschaft and Others v. Austria, 26 febbraio 2009, n. 76581/01.
7 Vedi ad es.: Convenzione Europea dei Diritti Umani, Articolo 9; Convenzione Internazionale sui Diritti Civilii e Politici, Articolo 18; e Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, Articolo 18;
8 ECHR, 25 maggio 1993, Kokkinakis v. Greece, Serie A n. 260-A, § 31: AFDI, 1994, p. 658.
9 Kokkinakis op.cit., ECHR, 23 giugno 1993, Hoffmann v. Austria, Serie A, n. 255-C: JDI, 1994, p. 788; Otto-Preminger-Institut, op. cit.; ECHR, 26 settembre 1996, Manoussakis and Others v. Greece, Verbali 1996-IV: AFDI, 1996, p. 749.
10 HRC, Commento Generale n. 22: Il Diritto alla Libertà di Pensiero, Coscienza e Religione (1993) [1],
disponibile al: http://www2.ohchr.org/english/bodies/hrc/comments.htm.
11 ECHR, 26 ottobre 2000, Hasan & Chaush v. Bulgaria (Istanza n. 30985/96), § 62.
12 ECHR, 13 dicembre 2001, Metropolitan Church of Bessarabia and Others v. Moldova, Istanza n. 45701/99., § 123.
13 ECHR, Serif v. Greece, istanza n. 38178/97, sentenza del 14 dicembre 1999, § 49.
14 ECHR, 26 ottobre 2000, Hasan & Chaush v. Bulgaria (Istanza n. 30985/96), § 78.
15 ECHR, Caso Kosteski v. The Former Yugoslavia Republic of Macedonia, istanza n. 55170/00, sentenza del 13 aprile 2006, § 44. Vedi anche: Karlheinz Schmidt v. Germany, sentenza del 18 luglio 1994, Serie A n. 291-B, pagg. 32-33, § 24, e ECHR, Camp and Bourimi v. the Netherlands, istanza n. 28369/95, sentenza del 3 ottobre 2000, § 37.
16 ECHR, 26 settembre 1996, Manoussakis v. Greece (RJD 1996, p. 1346), § 47.
17 Vedi: http://www.adfmedia.org/News/PRDetail/4690?AspxAutoDetectCookieSupport=1.
18 Vedi: http://www.wnd.com/2008/03/59947/.
19 Vedi: http://www.adfmedia.org/News/PRDetail/3607.
20 Vedi: http://adfmedia.org/News/PRDetail/5315.
21 Charles F. Potter, Humanism: A New Religion (New York: Simon and Schuster, 1930).
22 ECHR, 25 febbraio 1982, Campbell and Cosans v. the United Kingdom, Serie A, N. 48, § 36: CDE, 1986, p. 230.
23 ECHR, Kjeldsen, Busk Madsen and Pederson v. Denmark, Sentenza del 7 dicembre 1976, Istanza n. 5095/71, 5920/72, 5926/72, § 50.
24 ECHR, 5 dicembre 1990, Graeme v. the United Kingdom, 64 DR 158.
25 Vedi ad es.: ECHR, X and Y v. the United Kingdom, Istanza n. 9461/81, Eur. Comm’n H.R. Dec. & Rep. 210 (1982).
29 ECHR, Manoussakis and Others v. Greece, Verbali 1996-IV: AFDI, 1996, p. 749, § 47.
34 Caso Folgero and Others v. Norway, op. cit..
37 Vedi ad es.: Nazioni Unite, Convenzione sui Diritti del Bambino, G.A. Res. 44/25, annex, 44 U.N. GAOR Supp. (No. 49) at 167, U.N. Doc. A/44/49 (1989), entrata in vigore il 9.2.1990, Articolo 14.
38 Assemblea Parlamentare del Consiglio Europeo, Risoluzione 1762, Libertà Accademica ed Autonomia Universitaria, 30 giugno 2006, § 4.3.
39 Vedi ad es.: ECHR, 5 dicembre 1990, Graeme v. the United Kingdom, 64 DR 158; ECHR, X and Y v. the United Kingdom, Istanza n. 9461/81, Eur. Comm’n H.R. Dec. & Rep. 210 (1982). Vedi anche: ICESCR, supra n. 21, Articolo 13(4).
32 Vedi ad es.: Natan Lerrner, Group Rights and Discrimination in International Law, Capitolo 10 (1991) ove nota la schiacciante maggioranza del gruppo di pressione a favore di garanzie per l’educazione religiosa in base al Trattato sulle Minoranze fissato dalla Lega delle Nazioni.
33 Kjeldsen, Busk Madsen and Pederson v. Denmark, op. cit., § 52. Vedi anche: Caso Folgero and Others v. Norway, Istanza n. 15472/02, sentenza del 29 giugno 2007., § 84(c).
37 Vedi ad es.: Nazioni Unite, Convenzione sui Diritti del Bambino, G.A. Sent. 44/25, alleg., 44 U.N. GAOR Supp. (n. 49) a 167, U.N. Doc. A/44/49 (1989), entrata in vigore 9.2.1990, Articolo 14.
40 Nazioni Unite, Convenzione Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali, New York, 16 dicembre 1966.
- Vedi altro a: http://www.freedomofconscience.eu/2014/04/the-protection-of-minors-against-excesses-of-sects-rapporteur-mr-rudy-salles/#sthash.TLVvbR1Q.dpufv