Source: http://www.sindacatofsi.it/2017/05/02/lavoro-subordinato-estinzione-del-rapporto-diritto-alla-conservazione-del-posto-infortuni-e-malattie-cassazione-civile-sez-lavoro-sentenza-22072016-n-15222/
Timestamp: 2018-03-20 13:59:49+00:00
Document Index: 72225242

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Lavoro subordinato, estinzione del rapporto, diritto alla conservazione del posto, infortuni e malattie Cassazione Civile, sez. lavoro, sentenza 22/07/2016 n° 15222 | Sindacato FSI
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Lavoro subordinato, estinzione del rapporto, diritto alla conservazione del posto, infortuni e malattie Cassazione Civile, sez. lavoro, sentenza 22/07/2016 n° 15222
Sentenza 22 luglio 2016, n. 15222
D.C.A., C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in ROMA, CORSO VITTORIO EMANUELE II 154, presso lo studio dell’avvocato VINCENZO SPARANO, che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato CLAUDIO SAVELLI, giusta delega in atti;
COMUNE RIMINI, C.F. (OMISSIS), in persona del Sindaco pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA POMPEO MAGNO 3, presso lo studio dell’avvocato SAVERIO GIANNI, rappresentato e difeso dall’avvocato ANTONELLA MICELE, giusta delega in atti;
avverso la sentenza n. 1523/2013 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA depositata il 09/01/14 + R.G.N. 1380/2012;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 27/04/2016 dal Consigliere Dott. DANIELA BLASUTTO;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. MASTROBERARDINO Paola, che ha concluso per l’inammissibilità o rigetto del ricorso principale e inammissibilità dell’incidentale.
4. Quanto all’appello proposto dal Comune, la Corte di merito, confermato che la D.C. venne adibita a mansioni non corrispondenti al suo inquadramento nel periodo 1999/2003, confermava la dipendenza concausale della patologia diagnosticata dalle vicissitudini professionali, mentre escludeva il danno professionale e/o esistenziale, in relazione ai quali era mancata qualsiasi allegazione e prova; conseguentemente, riduceva il risarcimento da Euro 10.000,00 a Euro 3.642,00, riconoscendo solo il danno non patrimoniale per lesione all’integrità psicofisica, quantificato secondo le tabelle di Milano del 2011 per una invalidità permanente del 3% (percento), senza personalizzazione, atteso che “l’esiguo grado di invalidità permanente accertato verosimilmente non pregiudica altri beni o valori personali di rilevanza costituzionale”.
6. La D.C. ha altresì depositato memoria ex art. 378 c.p.c.
6.1. Nella specie, la Corte di appello, con motivazione immune da vizi logici, ha interpretato la risposta fornita dalla ricorrente al Comune che l’aveva Invitata ad esprimere le sue intenzioni in proposito. L’interpretazione della volontà negoziale, costituente accertamento di merito, è stata contestata in modo del tutto generico dall’attuale ricorrente. Poiché l’interpretazione di un negozio giuridico costituisce un accertamento di fatto istituzionalmente riservato al giudice di merito, qualora il ricorso per cassazione deduca l’erroneità di tale interpretazione per violazione dei canoni ermeneutici, è onere del ricorrente indicare non solo la regola interpretativa violata, ma anche in qual modo il ragionamento del giudice si sia da essa discostato, non potendo la relativa censura limitarsi ad un generico richiamo alla violazione di uno o più criteri astrattamente intesi ovvero ad una mera prospettazione di un risultato interpretativo diverso da quello accolto nella sentenza (cfr. ex plurimis, Cass. nn. 1893/2009, 29322/2008, 18661/2006, 12786/2006, 3015/2006, 696/2006, 8293/2005).
7.1. La sentenza gravata è stata pubblicata dopo l’11 settembre 2012. Trova dunque applicazione il nuovo testo dell’art. 360 c.p.c. , comma 2, n. 5, come sostituito dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54, comma 1, lett. b), convertito, con modificazioni, nella L. 7 agosto 2012, n. 134 , il quale prevede che la sentenza può essere impugnata per cassazione “per omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti”. A norma dell’art. 54, comma 3, del medesimo decreto, tale disposizione si applica alle sentenze pubblicate dal trentesimo giorno successivo a quello di entrata in vigore della legge di conversione (pubblicata sulla G.U. n. 187 dell’11.8.2012). Nel sistema l’intervento di modifica dell’art. 360 c.p.c. , n. 5, come interpretato dalle Sezioni Unite di questa Corte, comporta un’ulteriore sensibile restrizione dell’ambito di controllo, in sede di legittimità, sulla motivazione di fatto.
7.2. Con la sentenza del 7 aprile 2014 n. 8053 le Sezioni Unite hanno chiarito che la riformulazione dell’art. 360 c.p.c. , comma 1, n. 5, disposta dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54 conv. in L. 7 agosto 2012, n. 134 , deve essere interpretata, alla luce dei canoni ermeneutici dettati dall’art. 12 preleggi , come riduzione al “minimo costituzionale” del sindacato di legittimità sulla motivazione. Pertanto, è denunciabile in cassazione solo l’anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in quanto attinente all’esistenza della motivazione in sè, purchè il vizio risulti dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze processuali. Tale anomalia si esaurisce nella “mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico”, nella “motivazione apparente”, nel “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili” e nella “motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile”, esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di “sufficienza” della motivazione.
Dunque, per le fattispecie ricadenti ratione temporis nel regime risultante dalla modifica dell’art. 360 c.p.c. , comma 1, n. 5), ad opera del D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54 il vizio di motivazione si restringe a quello di violazione di legge. La legge in questo caso è l’art. 132 c.p.c. , che impone al giudice di indicare nella sentenza “la concisa esposizione delle ragioni di fatto e di diritto della decisione”. Perchè la violazione sussista, secondo le Sezioni Unite, si deve essere in presenza di un vizio “così radicale da comportare con riferimento a quanto previsto dall’alt. 132 c.p.c., n. 4, la nullità della sentenza per mancanza di motivazione”. Mancanza di motivazione si ha quando la motivazione manchi del tutto oppure formalmente esista come parte del documento, ma le argomentazioni siano svolte in modo “talmente contraddittorio da non permettere di individuarla, cioè di riconoscerla come giustificazione del decisum”.
7.3. Nessuno di tali vizi ricorre nel caso in esame, atteso che la sentenza ha dato conto delle ragioni poste a base del decisum. La motivazione non è assente o meramente apparente, nè gli argomenti addotti a giustificazione dell’apprezzamento fattuale appaiono manifestamente illogici o contraddittori. La doglianza di insufficiente motivazione di cui al secondo motivo si pone, dunque, al di fuori dell’area di rilevanza del vizio denunciato ai sensi dell’art. 360 c.p.c. , n. 5.
In proposito, è stato altresì chiarito che, nel rigoroso rispetto delle previsioni dell’art. 366 c.p.c. , comma 1, n. 6, e art. 369 c.p.c. , comma 2, n. 4, il ricorrente deve indicare il “fatto storico”, il cui esame sia stato omesso, il “dato”, testuale o extratestuale, da cui esso risulti esistente, il “come” e il “quando” tale fatto sia stato oggetto di discussione processuale tra le parti e la sua “decisività”, fermo restando che l’omesso esame di elementi istruttori non integra, di per sè, il vizio di omesso esame di un fatto decisivo qualora il fatto storico, rilevante in causa, sia stato comunque preso in considerazione dal giudice, ancorchè la sentenza non abbia dato conto di tutte le risultanze probatorie (sent. cit.).
7.5. Il motivo di ricorso non corrisponde In alcun modo al modello risultante dalla nuova formulazione dell’art. 360 c.p.c. , n. 5 risolvendosi in una critica al risultato interpretativo cui è pervenuto il giudice di appello, al quale si oppone una diversa soluzione, ritenuta preferibile.
9. Il ricorso incidentale tende ad escludere l’esistenza di un danno biologico. Nella specie, la Corte di appello ha condiviso le conclusioni del C.t.u. medico-legale, che aveva ravvisato una relazione concausale tra le malattie riscontrate a carico della ricorrente e le vicissitudini lavorative. La prova del nesso causale è dato dalle risultanze della relazione medico-legale, condivise dalla sentenza impugnata. Il motivo non muove contestazioni in proposito. Esso è altresì inammissibile in relazione al vizio prospettato ex art. 360 c.p.c. , n. 5, valendo al riguardo le medesime considerazioni svolte con riguardo al ricorso principale.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 27 aprile 2016