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Timestamp: 2019-11-20 14:07:09+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 281', 'art. 281', 'sentenza ', 'art. 281', 'art. 133', 'sentenza ', 'art. 375', 'art. 1469', 'art. 1469', 'art. 33', 'art. 34', 'art. 281', 'sentenza ', 'art. 1469', 'art. 33', 'sentenza ', 'art. 281', 'art. 375', 'art. 281', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 27', 'sentenza ', 'art. 281', 'art. 133', 'art. 186', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 133', 'sentenza ', 'art. 1469', 'art. 25', 'art. 1469', 'art. 1469', 'art. 33', 'art. 142', 'art. 1469', 'art. 1469', 'art. 63', 'art. 5', 'art. 63']

Sentenza ex art. 281 sexies cpc: ancora sul termine per l'impugnazione laddove il Giudice non dia lettura in udienza del dispositivo e della contestuale motivazione - De Stasio - Studio Legale
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Creato Venerdì, 22 Febbraio 2013 20:32
Nel caso di sentenza redatta a verbale o allegata allo stesso ai sensi dell'art. 281 sexies cod.proc.civ., la sua pubblicazione, al fine della decorrenza dei termini "ad opponendum", esige che la pronuncia sia stata letta in udienza e che di tale lettura, concernente motivazione e dispositivo, si dia atto nel verbale immediatamente sottoscritto dal giudice; dal difetto di tale adempimento consegue il mancato esonero per il cancelliere dall'osservanza delle attività comunicatorie ex art. 133 cod. proc. civ. (Nella fattispecie la S.C. ha ritenuto che, in caso di non riscontro nel verbale d'udienza dell'avvenuta lettura di dispositivo e motivazione, sussisteva la tempestività del ricorso per regolamento di competenza, anche se proposto oltre il termine di trenta giorni dall'udienza ma prima del decorso di trenta giorni dalla comunicazione del provvedimento da parte del cancelliere).
Cass. civ. Sez. I Ord., 06-09-2007, n. 18743
Dott. MACIOCE Luigi - rel. Consigliere
FIDITALIA s.p.a., elettivamente domiciliata in Roma, via Augusto Riboty 22, presso MARTELLA Valerio con l'avv. Luciano Mancini del Foro di Bologna, che la rappresenta e difende giusta delega in atti;
C.G., elettivamente domiciliato in Roma, via Lunigiana 6, presso D'AGOSTINO Gregorio con l'avv. Mario Intilisano del Foro di Messina, che lo rappresenta e difende giusta delega in atti;
FINAGEN s.p.a.;
avverso la sentenza del Tribunale di Venezia n. 541 dell' 1.3.2006;
Udita la relazione della causa svolta nella c.d.c. del 03/04/07 dal Relatore Cons. Dott. Luigi Ma cioce;
Lette le richieste 21.11.2006 ex art. 375 c.p.c., del P.G. dirette alla dichiarazione di inammissibilità del ricorso per regolamento, per tardività.
In forza di contratto di finanziamento 28.3.1992 la società FINAGEN, erogatrice di prestito personale, sull'assunto di essere creditrice per la sua restituzione, chiese al Tribunale di Venezia ingiunzione per la somma di Euro 6.693,28 a carico del contraente C.G.. Emessa ingiunzione, il C. con citazione 28.2.2005 si oppose eccependo in limine l'incompetenza per territorio del Giudice adito ex art. 1469 bis c.c., comma 3, n. 19, e art. 1469 ter c.c., comma 4, (D.Lgs. n. 206 del 2005, art. 33, comma 2, lett. U, art. 34, commi 3 e 36). Si costitui FINAGEN che contestò la pretesa incompetenza. Il Giudice adito, in composizione monocratica, fissata udienza per la decisione ex art. 281 sexies c.p.c., alla data dell'1.3.2006, raccolte le conclusioni delle parti, si ritirò per decidere e quindi emise sentenza in pari data che contestualmente depositò. Nella sentenza, recante data di deposito dell'1.3.2006, il Tribunale, premesso di poter omettere la narrativa del fatto (stante l'esonero legale da tal incombente le volte in cui fosse stato letto dispositivo e concisa esposizione delle ragioni di decisione), dichiarò la propria incompetenza ed affermò quella dei Tribunale di Messina (nel cui circondario era sita la residenza dell'opponente - contraente C.) quindi revocando l'opposta ingiunzione. A tal declinatoria il Tribunale pervenne affermando: che la specie doveva regolarsi con la disciplina (sopravvenuta ma ratione temporis applicabile) di cui all'art. 1469 bis c.c. e segg., trattandosi di contratto tra professionista e consumatore, e non già il Testo Unico Bancario (posto che le norme del codice, e quindi l'art. 33, commi 3 e 4, del codice del consumo, ne prevedevano l'applicazione ai contratti aventi ad oggetto la prestazione di servizi finanziari); che tanto la disciplina codicistica novellata quanto il nuovo decreto del 2005 non prevedevano affatto una competenza territoriale inderogabile del Foro del consumatore (quello della sua residenza o del suo domicilio eletto) bensì un foro territoriale esclusivo, derogabile non con mero richiamo ad altri fori legali alternativi ma solo le volte in cui la deroga fosse stata apposta all'esito di trattativa individuale; che nella specie la pattuizione convenzionale del Foro di Venezia, lungi dall'essere stata prodotta da alcuna (non provata) trattativa individuale, era stata inserita dalla finanziatrice in un modulo formulario di portata generale; che pertanto ne discendeva la nullità della clausola e l'applicazione del foro della residenza.
Avverso tale declinatoria, comunicata dalla cancelleria alla FINAGEN il 14.3.2006, ha proposto ricorso per regolamento la sua avente causa soc. FIDITALIA con atto del 12 - 13.4.2006 nel quale ha prospettato che dovesse applicarsi il TUB, che comunque l'erogazione di prestito personale non rientrasse tra i servizi finanziari, che la normativa del codice civile non configurava affatto un foro esclusivo derogabile, che invece erano previste ipotesi di fori inderogabili ma in ipotesi tra le quali non era comprensibile quella sottoposta, che pertanto doveva essere affermata la competenza del foro di Venezia.
Non si è costituita FINAGEN nel mentre ha depositato memoria il C., eccependo, in primo luogo, la inammissibilità per tardività del regolamento, sul rilievo per il quale, essendo stata la sentenza pronunziata e letta ex art. 281 sexies c.p.c., il i marzo 2006, da tal data decorreva il termine di 30 giorni per l'istanza di regolamento, termine spirato indubitabilmente il 12 Aprile 2006.
Il Presidente della Sezione ha rimesso al P.G. gli atti per le sue richieste sul proposto regolamento (e sull'assunto della necessaria applicazione dell'art. 375 c.p.c., n. 4) ed il P.G. con richiesta 21.11.2006 ha concluso per la sua inammissibilità per tardività, sul rilievo che la pronunzia ex art. 281 sexies c.p.c., avesse comportato la decorrenza dalla lettura della sentenza del termine per l'impugnazione.
La soc. FIDITALIA ha depositato memoria nella quale ha fatto rilevare come ex actis non risultasse affatto che era avvenuta la lettura del provvedimento all'esito della discussione dell'1.3.2006.
Giova premettere che la trattazione del regolamento è avvenuta rettamente al di fuori dell'applicazione delle nuove regole di cui al D.Lgs. n. 40 del 2006, posto che la sentenza fatta segno a ricorso per regolamento è stata letta e/o pubblicata il 1 marzo 2006 e quindi il giorno avanti a quello (2.3.2006) dal quale, con riguardo alla pubblicazione dei provvedimenti, il D.Lgs. n. 40 del 2006, art. 27, comma 2, (pubbl. in G.U. 15.2.2006) fa decorrere l'applicazione delle nuove norme.
Giova quindi rilevare, con riguardo alla questione dalla quale il P.G. ha tratto argomento per la sua richiesta, che, alla stregua dell'indirizzo di questa Corte (Cass. 22409/06 - 4401/06 - 17665/04), la sentenza pronunziata a termini dell'art. 281 sexies c.p.c., può ritenersi pubblicata ai fini della decorrenza dei termini (non acceleratori) ad opponendum, e senza che assuma rilievo il successivo o contestuale "deposito” in cancelleria ed anzi in esonero dall'onere del cancelliere di provvedere alle comunicazioni di rito, le volte in cui la pronunzia, scritta a verbale od al verbale allegata, sia stata letta in udienza e di tal lettura (dispositivo e concisa motivazione) si dia atto nel verbale dal Giudice immediatamente sottoscritto. Ne discende che t'esonero dall'osservanza della prescrizione comunicatoria di cui all'art. 133 c.p.c., comma 2, (e la collocazione del dies a quo del termine impugnatorio) è correlato al rispetto del procedimento comunicatorio speciale di cui all'art. 186 sexies c.p.c., che vede la contestualità tra redazione-lettura della sentenza ed inserimento-pubblicazione nel verbale.
Su tali premesse appare evidente che, raccogliendo le esatte osservazioni della società FIDITALIA, non possa ritenersi nella specie avverata la condizione di esonero anzidetta e la conseguente deroga alla previsione di decorrenza del termine ad opponendum, non avendo il requirente P.G. rilevato in fatto la incompletezza della fattispecie procedimentale.
Dal verbale dell'udienza 1.3.2006, infatti, emerge che il Giudicante, ritiratosi all'esito della discussione orale, fece ritorno indicando a verbale la sola attività di deposito della sentenza e non attestò che di essa aveva, come d'obbligo, data lettura (“il Giudice si ritira in Camera di consiglio e decide come da separata sentenza, che deposita"). Nè, di converso, tal lettura è desumibile dalla premessa della sentenza, là dove di essa si fa menzione non già come "fatto" realmente avvenuto bensì come condizione giuridica di esonero dall'obbligo di estendere la narrativa del provvedimento. Sintomatico, è di contro, che il cancelliere provvide a dare comunicazione ex art. 133 c.p.c., comma 2, in data 14.3.2006 della sentenza n. 541 pubblicata l'1.3.2006. Emerge dunque - come dato non surrogabile da indici od equivalenti - che il Giudice, nella sua veste di p.u. indicato dalla norma, non attestò la avvenuta lettura del provvedimento.
E di qui, in dissenso dalle richieste del P.G. (dissenso non ostativo della cognizione dell'impugnazione nel merito: Cass. 12384/05 e 8968/05), la tempestività della impugnazione stessa.
Esaminando la questione proposta nel regolamento, pare al Collegio che rettamente il Giudice di Venezia abbia declinato la propria competenza in favore del Tribunale nel cui circondario è, incontestabilmente, la residenza del convenuto sostanziale C..
Come statuito da questa Corte (S.U. 14669/03) sono certamente applicabili, pur a rapporto originato dalla convenzione inter partes del 1992, le sopravvenute norme di cui all'art. 1469 bis c.c., comma 3, (poi riprodotte da quelle, ancora successive, di cui al D.Lgs. n. 206 del 2005), trattandosi di nonne di natura processuale che regolano la competenza a conoscere delle controversie che, come nella specie, siano state instaurate dopo la loro entrata in vigore (La L. n. 52 del 1996, art. 25).
Nè si scorge ragione alcuna per dubitare (come rettamente non dubitato dal Giudice di Venezia) della applicazione, a regolare il rapporto processuale instaurato con riguardo al contratto di finanziamento Finagen- C., della previsione di cui all'art. 1469 bis c.c., comma 3, n. 19, essendo previsto dall'art. 1469 bis c.c., commi 4, 5 e 6, (vd. anche D.Lgs. n. 206 del 2005, art. 33, commi 4, 5, 6) che le norme di tutela trovino applicazione ai contratti aventi ad oggetto la prestazione di servizi finanziari.
Contrariamente alla opinione espressa dalla ricorrente, invero, se non vi è dubbio sul fatto che le condizioni di esercizio del prestito al consumo possano trovare fonte regolatrice nelle previsioni di cui al D.Lgs. n. 385 del 1993, eD.Lgs. n. 58 del 1998, (con le modifiche apportate dal D.Lgs. n. 37 del 2004) altrettanto indubbio è che il contraente del prestito al consumo, in quanto consumatore, sia fatto segno alla tutela nel momento della contrattazione apprestata in via generale (ma anche e con significativo riguardo al contraente dei servizi finanziari) dal capo 14^ bis c.c., introdotto dalla L. n. 52 del 1996, e dalle norme successivamente approvate (alle prime sostituite per effetto delD.Lgs. n. 206 del 2005, art. 142).
Venendo quindi alla applicazione delle norme del codice civile testè indicate, va rammentato che le disposizioni di cui all'art. 1469 bis c.c., comma 3, n. 19, e art. 1469 ter c.c., stabiliscono la competenza territoriale esclusiva del Giudice del luogo in cui il consumatore ha la residenza presumendo la vessatorietà della clausola di deroga, presunzione superabile, ad onere del professionista, con la dimostrazione della preesistenza alla stipula di trattativa individuale: e le Sezioni Unite di questa Corte, con la già richiamata sent. 14669/03 (cui adde 23892/06 e 309/07), hanno anche precisato che tale presunzione sussiste anche ove la pattuizione si sia tradotta nella indicazione derogatoria di una località coincidente con l'applicazione di uno dei criteri delineati dal codice di rito.
Competenza esclusiva ma derogabile, come ha anche affermato Cass. 13642/06 la cui motivazione non ha trovato perfetta rispondenza nella massima invocata dalla ricorrente a sostegno di contraria opinione.
Nè rilievo di sorta può riconoscersi alla previsione di cui al D.Lgs. n. 206 del 2005, art. 63, (dalla quale la ricorrente argomenta per la inderogabilità delle sole previsioni del capo nel quale tal articolo è inserito), posto che ad una controversia introdotta il 28.2.2005 deve certamente applicarsi secondo il ridetto indirizzo delle S.U. (che presta ossequio all'art. 5 c.p.c.), la norma processuale sulla competenza vigente a tal data (quella contenuta negli artt. 1469 bis e ter c.c.) ma non certo quella che è stata introdotta dal provvedimento del 6.9.2005.
E tra le disposizioni applicabili alla controversia sottoposta non sussisteva alcun antecedente del predetto art. 63, (comminante la inderogabilità della competenza territoriale per le controversie afferenti contratti conclusi "a distanza"), avente analoga portata: di qui la estraneità dalla presente controversia della questione interpretativa posta dalla ricorrente.
Su tali premesse appare esatto l'accertamento effettuato dal Giudice di Venezia (e che questa Corte rileva ex actis ineccepibile) per il quale non solo nessuna prova è stata da Fiditalia offerta della preesistenza di trattativa individuale ma la sequenza degli atti, e la utilizzazione per la stipula di modulo standard, attesta che in concreto nessuna trattativa venne in essere. Consegue la inefficacia della clausola derogatoria e la esatta individuazione nel Tribunale di Messina del Giudice competente a conoscere della controversia. In tal senso si dichiara, regolando le spese secondo soccombenza.
Rigetta il ricorso e dichiara la competenza del Tribunale di Messina; condanna s.p.a. FIDITALIA a pagare al C. le spese di lite, per Euro 1.100,00 (di cui Euro 100,00 per esborsi) oltre spese generali ed accessori di legge.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 3 aprile 2007.
Depositato in Cancelleria il 6 settembre 2007