Source: http://www.avvocatolauralandi.it/avvocatolauralandi/essere-e-sembrare/appunti-di-viaggio/rassegna-stampa/145-relazione-tra-sessantenne-e-bambina
Timestamp: 2019-08-22 11:49:39+00:00
Document Index: 100802170

Matched Legal Cases: ['sentenza\n', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 609', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Sei qui: Home Utili Appunti di viaggio Rassegna stampa Non è reato: sesso tra sessantenne e bambina
Pubblicato Sabato, 28 Dicembre 2013 01:19 | Scritto da Landi Laura | | | Visite: 1920
contribuiamo ad esprimere la nostra indignazione
ma è evidente... il signore non porta il cognome Berluscon, dunque non è reato (grave).
Non c'è interpretazione che regga all'indignazione... Di solito critico i titoloni dei giornali che danno addosso alle sentenze di cassazione, senza leggere con attenzione e mettere in ordine norme ed istituti giuridici ... ma in questo caso, c'è da rifiutarsi di leggere e capire. Il fatto è matematico: lui 60, lei 11 a letto nudi in flagranza di reato. E che vogliamo capire, più di questo???
fonti il giornale movimento infanzia a chi difende la sentenza
A leggere la sentenza si intende che tutto gioca sull'elemento dell'aggravante (che la Cassazione ha ritenuto non esservi) ....
Di seguito lo stralcio della sentenza che accoglie i motivi di ricorso dell'uomo
Cassazione penale , sez. III, sentenza 08.11.2013 n° 4517
... Omissis... 6. È invece fondato il terzo motivo, in quanto è in parte erronea e in parte contraddittoria la motivazione con la quale la corte d'appello ha negato il riconoscimento della attenuante del fatto di minore gravità di cui all'art. 609 quater, comma 4. La sentenza impugnata, invero, ha motivato questa statuizione in considerazione del fatto che l'atto sessuale consumato dall'imputato costituiva la forma più invasiva e, pertanto, più grave di lesione dell'altrui integrità psicofisica; mentre non rilevava che l'imputato non avesse adottato forme di violenza o coartazione verso la vittima. Erano poi irrilevanti il consenso della vittima e la circostanza che i rapporti sessuali si erano innestati nell'ambito di una relazione amorosa. Ciò perché il fatto che il L. avesse potuto provare un amore non meramente filiale verso la ragazza costituiva un sentimento innaturale, che comunque non aveva come ineludibile portato il congiungimento carnale. Un tale sentimento di affetto, anzi, avrebbe dovuto indurre il L. a preoccuparsi del corretto sviluppo psico-fisico della ragazza. Infine, l'imputato aveva dimostrato una notevole pervicacia.
L'ultimo motivo di ricorso - con il quale si censura anche la motivazione sulla determinazione della pena base - resta pertanto assorbito, ma non precluso. Il giudice del rinvio, quindi, anche qualora ritenesse non concedibile nessuna delle dette attenuanti, dovrà comunque compiere una nuova globale valutazione del trattamento sanzionatorio alla luce anche delle eccezioni sollevate con il ricorso sulla contraddittorietà della giustificazione addotta dalla sentenza impugnata in punto di perimetrazione della pena base, fissata in misura alquanto elevata rispetto al minimo edittale. La sentenza impugnata ha invero giustificato la pena facendo riferimento alla gravità della condotta ed alla intensità del dolo, anche perché il L. avrebbe dotato la ragazza di un cellulare per consentire “comunicazioni protette” e l'avrebbe indotta a costruire la falsa apparenza di una normale vita di relazione con un suo coetaneo per celare il proprio rapporto amoroso. Ciò però contrasta con quanto risulta da entrambe le sentenze di merito, le quali non indicano elementi di prova in ordine alla premeditazione nella dotazione del telefonino e nella costruzione di una falsa relazione con tale A. , la quale al contrario viene invece spiegata come invenzione della ragazza volta a generare gelosie nell'imputato (pag. 2 della sentenza impugnata).