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Timestamp: 2016-10-24 23:53:24+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 57', 'art. 57', 'art. 57', 'art. 8', 'art. 57', 'art. 10', 'art. 36']

⭐PGT Piano di Governo del Territorio Comune di Ponti Sul Mincio
PGT Piano di Governo del Territorio Comune di Ponti Sul Mincio
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1 INDICE 1. PREMESSE pag BIBLIOGRAFIA pag RIFERIMENTI NORMATIVI pag INQUADRAMENTO GEOGRAFICO pag ANALISI COMPONENTE GEOLOGICA pag Elementi strutturali pag Litologia di superficie pag Caratteristiche geotecniche pag Caratteristiche pedologiche pag Caratteristiche geomorfologiche pag Elementi idrogeologici pag ANALISI COMPONENTE IDROGEOLOGICA pag Inquadramento idrogeologico pag Permeabilità dei depositi superficiali pag Vulnerabilità del primo acquifero pag ANALISI DEL RISCHIO SISMICO pag Analisi I livello pag Analisi II livello pag Zona Z3a pag Zona Z4c pag Analisi III livello pag INQUADRAMENTO CLIMATICO pag VINCOLI pag CARTA DI SINTESI pag CARTA FATTIBILITA AZIONI DI PIANO pag VALUTAZIONE AMBITI DI TRASFORMAZIONE pag. 66 pag.12 1 PREMESSE Il Comune di Ponti sul Mincio ha affidato alla scrivente l incarico di redigere lo STUDIO GEOLOGICO DEL TERRITORIO A SUPPORTO DEL PGT (PIANO DI GOVERNO DEL TERRITORIO), con determinazione n. 233 del 22/12/2010. La metodologia adottata è quella descritta nella direttiva Criteri ed indirizzi per la definizione della componente geologica, idrogeologica e sismica del piano di governo del territorio, in attuazione dell art. 57, comma 1, della l.r. 11 marzo 2005, n. 12 e successivi aggiornamenti, che affronta tre differenti fasi di lavoro: 1) la fase di analisi, a sua volta suddivisa in: fase di ricerca storica e bibliografica, compilazione della cartografia di inquadramento, fase di approfondimento/integrazione, 2) la fase di sintesi/valutazione 3) la fase di proposta. La ricerca storica è stata finalizzata ad acquisire una conoscenza, il più approfondita possibile, del territorio in esame, basandosi sulla raccolta dei dati e della documentazione esistente, compresa quella disponibile presso le Strutture provinciali e regionali e il quadro conoscitivo delle caratteristiche fisiche del territorio e dei vincoli, contenuto nel Sistema Informativo Territoriale regionale. La base cartografica di lavoro, carta tecnica al georeferenziata, è stata predisposta dall Architetto Ombretta Ferrari, estensore del PGT. Il Comune di Ponti sul Mincio si colloca nelle seguenti tavole: E6b3 Peschiera del Garda; E6b4 Monzambano. Le tavole tematiche riguardano il territorio comunale, senza uscire dai suoi confini. Nella fase di caratterizzazione del territorio è stata predisposta la seguente carta Tematiche : 1) Carta inquadramento geolitologico, geomorfologico e idrologico Nella fase di approfondimento : 2) Carta della pericolosità sismica pag.23 3) Carta dei vincoli 4) Carta di sintesi Nella fase delle proposte : 5) Carta della fattibilità geologica Il Comune di Ponti sul Mincio è dotato di STUDIO GEOLOGICO dal 2005, redatto dal Dr. F. Baraldi ( SGI Studio geotecnico e idrogeologico), al quale si fa riferimento per la completezza e l approfondimento delle tematiche affrontate. La presente Relazione riprende in sintesi gli aspetti geologici generali ampiamente descritti nel citato STUDIO GEOLOGICO adeguandolo alla DGR n del , amplia la ricerca con la valutazione della pericolosità sismica locale e confronta le proposte degli ambiti di trasformazione con la situazione geolitologica e sismica del territorio. Il territorio comunale di Ponti sul Mincio è individuato nella seguente cartografia: a) CARTA TECNICA REGIONALE scala 1: Sezione N E6 b3 Ponti sul Mincio Sezione N E6 b4 Monzambano scala 1: Tavola N. E6 III Solferino scala 1: Foglio E6 Desenzano del Garda b) ISTITUTO GEOGRAFICO MILITARE ITALIANO scala 1: Foglio 48 Tavoletta III NE Peschiera del Garda Foglio 48 Tavoletta II NO Castelnuovo di Verona Foglio 48 Tavoletta II SO Valeggio sul Mincio Foglio 48 Tavoletta III SE Cavriana c) CARTOGRAFIA DEL P.A.I. scala 1: Foglio 123 Sezione III Peschiera del Garda MINCIO 07 pag.34 Foglio 144 Sezione IV Valeggio sul Mincio MINCIO 06 2 BIBLIOGRAFIA La prima fase dello studio ha comportato una ricerca storica e bibliografica, basata sulla raccolta di documentazione cartacea e/o su supporto informatico, presso i vari Enti competenti sul territorio: Regione, Provincia, Comune, Consorzi di Bonifica (Alta e Media Pianura Mantovana, Colli Morenici del Garda) e A.R.P.A. Di seguito sono citate tutte le fonti bibliografiche utilizzate : Sistema Informativo Territoriale Regionale : o cartografia e basi informative geografiche; o cartografia e basi informative tematiche; o fotografie aeree; o immagini derivate dalle riprese da telerilevamento aereo o satellitare; o specifici progetti di settore, finalizzati all'organizzazione di banche dati o di sistemi informativi. Programma di tutela e uso delle acque- PTUA Studi e Cartografie disponibili presso Amministrazione provinciale di Mantova : o Piano Cave della Provincia di Mantova approvato con delibera di consiglio comunale n 947 del 17/12/2003; o Catasto informatizzato delle attività estrattive Settore cave aggiornato all 1 gennaio 2007; o Programma Provinciale di Protezione Civile Provincia di Mantova, 2001; o Piano Territoriale di Coordinamento della Provincia di Mantova approvato con delibera del Consiglio Provinciale n 61 del 28/11/2002 e pubblicato sul BURL serie inserzioni n 5 del 29/01/2003. Piano Stralcio per l Assetto Idrogeologico (PAI) adottato con delibera del Comitato Istituzionale dell Autorità di Bacino del fiume Po n.18/2001 del Piano Territoriale di Coordinamento del Parco Regionale del Mincio, approvato con D.G.R. VII/193 del Piano Regionale di Risanamento delle Acque. Studi e indagini finalizzati al risanamento pag.45 delle falde idriche inquinate utilizzate a fini potabili. A cura di Amministrazione Provinciale di Mantova, 1991; Programma Provinciale di Previsione e Prevenzione di Protezione Civile. A cura di Amministrazione Provinciale di Mantova, 2000; I suoli dell area morenica gardesana. Settore mantovano. A cura di ERSAL, 2000; Consorzio di Bonifica Alta e Media Pianura Mantovana. Programmi provvisori di Bonifica. Mantova, 1999; TESTI SCIENTIFICI CONSULTATI AA.VV. (2008) Indirizzi e criteri per la microzonazione sismica. Rapporto finale del febbraio Conferenza delle Regioni, delle Province Autonome e della Presidenza del Consiglio dei Ministri; AA.VV. Database of Individual Seismogenic Sources (DISS) version 3. BAZZOLI G., Indagini litostratigrafiche ed idrogeologiche nell'anfiteatro morenico frontale del lago di Garda, nel tratto compreso tra i fiumi Chiese e Mincio (Brescia, Mantova; Verona). Tesi di Laurea in Scienze Geologiche, Università di Padova, A.A Baraldi F. et alii (1980) - Neotettonica di parte dei fogli Peschiera del Garda (48), Verona (49), Mantova (62) e di tutto il foglio Legnago (63) - CNR Prog.Fin. Geodinamica, pubbl. 356; Baraldi F., Prandi L., Zavatti A. (1990), Carta di vulnerabilità all inquinamento degli acquiferi dell unità idrogeologica: Fiume Mincio-Laghi di Mantova-Anfiteatro Morenico Frontale del Garda-Area pedecollinare, Atti I Convegno Naz. Sulla Protezione e Gestione delle Acque Sotterranee: Metodologie, Tecnologie e Obiettivi, vol. I, Sett., Marano sul Panaro (Modena); Baraldi F. e Zavatti A. (1994) Studi sulla vulnerabilità degli acquiferi. Volume 5. La Provincia di Mantova. Pitagora Editrice, Bologna; pag.56 C.N.R.-I.R.S.A. (1979) Lineamenti idrogeologici della Pianura Padana. Quaderni I.R.S.A., 28 (II), Roma; C.N.R.-I.R.S.A. (1981) Indagine sulle falde acquifere profonde della Pianura Padana. Quaderni I.R.S.A. 51 (II), Roma ; Cozzaglio A. (1933) - Note illustrative della Carta Geologica d'italia, Fogli 48 Peschiera del Garda e 62 Mantova Uff. Idr.R. Magistr. Acque, Venezia. Venzo S. (1965) Rilevamento geologico dell'anfiteatro morenico frontale del Garda dal Chiese all'adige, Mem. Soc. It. Sc. Nat. e Museo Civ. St. Nat., (XIV,I):1-82, IV tv, 1 carta, Milano. Baraldi F.,Cantoni A., Novellini G. : Piano Regolatore generale Comunale- Relazione geologica generale- Comune di ponti sul Mincio SINTESI Per avere dati relativi alla geologia del territorio morenico bisogna fare riferimento agli studi di Cozzaglio (1933, 1934). Secondo questo autore i depositi affioranti sono compresi in un intervallo di tempo che va dall interglaciale Mindel-Riss al postglaciale wurmiano. Successivamente l area morenica fu indagata da Venzo (1965) e dal Servizio Geologico d Italia (1969) che tuttavia non modificarono sostanzialmente quanto indicato dal Cozzaglio, in particolare per quel che riguarda la cronostratigrafia. Un importante contributo agli studi del territorio è stato dato da ENEL nell ambito delle ricerche condotte per la localizzazione di una centrale elettronucleare nel mantovano (1984, 1987). Alcuni di questi studi (Cremaschi, Morfogeo, Panizza) e altre ricerche successive (Castaldini, Cremaschi), hanno portato ad una ridefinizione delle caratteristiche geologiche e geomorfologiche dell anfiteatro morenico del Garda. Secondo questi autori il corpo principale dell apparato morenico gardesano è databile al Pleistocene superiore (Wurm) e non al Riss. Studi sulla idrogeologia e sulla vulnerabilità degli acquiferi sono stati eseguiti da Baraldi & Zavatti, Amministrazione Provinciale di Mantova. pag.67 Indagini di dettaglio sulla struttura del sottosuolo sono state eseguite da AGIP Mineraria, ENEL, Geoexpert, Gexon, Ismes. Per quel che riguarda la neotettonica studi particolari sono stati condotti da Baraldi et alii, Zanferrari et alii, Slejko et alii); essi hanno messo in evidenza la presenza di movimenti recenti nel territorio del lago di Garda. 3 RIFERIMENTI NORMATIVI La prevenzione del rischio idrogeologico attraverso una pianificazione territoriale compatibile con l assetto geologico, geomorfologico e con le condizioni di sismicità del territorio a scala comunale viene attuata in Regione Lombardia dal Le deliberazioni n. 5/36147 del 18 maggio 1993, n. 6/37918 del 6 agosto 1998 e n. 7/6645 del 29 ottobre 2001 hanno costituito sino ad ora gli indirizzi tecnici per gli studi geologici a supporto degli strumenti urbanistici generali dei comuni, secondo quanto stabilito dalla l.r. 24 novembre 1997, n. 41, recentemente abrogata dalla l.r. 11 marzo 2005, n.12 Legge per il governo del territorio. A livello nazionale, inoltre, l entrata a regime dei piani di bacino previsti dalla legge 183/89, ha contribuito notevolmente a valorizzare il ruolo della pianificazione locale come strumento di base di ogni pianificazione sovraordinata. Le recenti modifiche costituzionali (modifica del Titolo V) recepite, per quanto attiene agli aspetti urbanistico-territoriali, a livello regionale dalla l.r. 11 marzo 2005, n.12 Legge per il governo del territorio, impongono un approccio di più alto profilo, con una maggiore assunzione di responsabilità dei professionisti di settore in tutte le fasi del processo pianificatorio. L entrata in vigore della Legge per il governo del territorio, ha quindi modificato profondamente l approccio culturale alla materia urbanistica passando dal concetto di pianificazione a quello di Governo del Territorio; la conseguente variazione degli atti costituenti lo strumento urbanistico comunale (Piano di Governo del Territorio P.G.T.), ha imposto una ridefinizione dei criteri tecnici volti alla prevenzione dei rischi geologici, idrogeologici e sismici a scala comunale. pag.78 A tal riguardo, la Direzione Generale Territorio e Urbanistica Unità Organizzativa Tutela e Valorizzazione del Territorio della Regione Lombardia ha redatto i Criteri ed indirizzi per la definizione della componente geologica, idrogeologica e sismica del piano di governo del territorio, in attuazione dell art. 57, comma 1, della l.r. 11 marzo 2005, n. 12, contenuti nella d.g.r. n del 22 dicembre 2005 pubblicata sul Bollettino Ufficiale Regionale n. 13, Edizione Speciale del 28 marzo Nella direttiva sono forniti gli indirizzi, le metodologie e le linee guida da seguire per la definizione della componente geologica, idrogeologica e sismica del territorio comunale, per l individuazione delle aree a pericolosità geologica e sismica, la definizione delle aree a vulnerabilità idraulica e idrogeologica e l assegnazione delle relative norme d uso e prescrizioni; in particolare, vengono in questo atto introdotte nuove linee guida per la definizione della vulnerabilità e del rischio sismico, a seguito della nuova classificazione sismica del territorio nazionale, basate sulle più recenti metodologie messe a punto dalla comunità scientifica. Fornite indicazioni per l aggiornamento del quadro delle conoscenze geologiche per i comuni che hanno già realizzato uno studio geologico del proprio territorio a supporto della pianificazione locale. Forniti i criteri per rendere coerenti e confrontabili tutti gli strumenti pianificatori sovraordinati. I criteri e indirizzi approvati con la d.g.r. 8/1566/05 sono successivamente stati aggiornati e integrati dalla d.g.r. 28 maggio 2008, n. 8/7374 a seguito dell approvazione del d.m. 14 gennaio 2008 Approvazione delle nuove norme tecniche per le costruzioni, pubblicato sulla G.U. n. 29 del 4 febbraio 2008, Supplemento ordinario n. 30, ed entrato in vigore il 6 marzo 2008, e della l. 28 febbraio 2008, n 31 Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 31 dicembre 2007, n. 248, recante proroga di termini previsti da disposizioni legislative e disposizioni urgenti in materia finanziaria, pubblicata sulla G.U. n. 51 del 29 febbraio pag.89 Tali normative che hanno modificato rispettivamente la sostanza dell approccio alla tematica della difesa sismica e le relative modalità e tempistiche di applicazione, hanno reso necessario modificare l allegato 5 ( Analisi e valutazione degli effetti sismici di sito in Lombardia finalizzate alla definizione dell aspetto sismico nei piani di governo del territorio ) della direttiva n.8/1566/05. L aggiornamento dei criteri è contenuto nella Deliberazione Giunta regionale 30 novembre n. IX/2616 Aggiornamento dei Criteri ed indirizzi per la definizione della componente geologica, idrogeologica e sismica del piano di governo del territorio, in attuazione dell art. 57, comma 1, della l.r. 11 marzo 2005, n. 12, approvati con d.g.r. 22 dicembre 2005, n. 8/1566 e successivamente modificati con d.g.r. 28 maggio 2008, n. 8/7374; essi vertono essenzialmente sul tema delle riperimetrazioni delle aree in dissesto, conseguenti alla realizzazione di opere di difesa del suolo e di studi di dettaglio. Si è infatti ritenuto opportuno meglio definire le casistiche e le procedure per pervenire alle riperimetrazioni delle aree in dissesto, nonché puntualizzare e sottolineare le responsabilità che derivano dall utilizzo delle aree svincolate da perimetrazioni, evidenziando la rilevanza della gestione del rischio residuo e la necessità del mantenimento nel tempo delle condizioni assunte a base della proposta di riperimetrazione, in particolare attraverso la manutenzione delle opere, al fine di rendere più consapevoli i Comuni nelle valutazioni su uno sviluppo urbanistico e socio-economico del territorio compatibile con le caratteristiche del territorio stesso. La Dgr detta le linee guida dello studio con le seguenti indicazioni metodologiche: 1. Fase di analisi 2. Fase di sintesi /valutazione 3. Fase di proposta 4. Indicazioni per stesura relazione geologica 5. Riperimetrazione aree PAI Ai sensi dell art. 8, comma 1, lettera c) della l.r. 12/05, nel Documento di Piano del P.G.T. deve essere definito l assetto geologico, idrogeologico e sismico del territorio ai sensi dell art. 57, comma 1, lettera a). pag.910 Il Documento di Piano deve quindi contenere lo studio geologico nel suo complesso, anche al fine di consentire alle Province la verifica di compatibilità della componente geologica del P.G.T. con il proprio PTCP. Ai sensi dell art. 10, comma 1, lettera d della l.r. 12/05, nel Piano delle Regole devono essere individuate le aree a pericolosità e vulnerabilità geologica, idrogeologica e sismica, nonché le norme e le prescrizioni a cui le medesime sono assoggettate. Del Piano delle Regole devono quindi fare parte: _Carta di Sintesi _Carta dei Vincoli _Carta di Fattibilità _Carta del dissesto con legenda uniformata a quella del PAI (quando presente) _Norme geologiche di Piano. Tutti i Comuni (compreso quelli che hanno concluso l iter di adeguamento al PAI con studio geologico ritenuto conforme ai sensi della l.r. 41/97) in fase di predisposizione del Piano di Governo del Territorio sono comunque tenuti ad aggiornare i propri studi geologici ai sensi dei presenti criteri relativamente: _alla componente sismica e, qualora non abbiano già provveduto a farlo: _alla cartografia di sintesi e di fattibilità, che deve essere estesa all intero territorio comunale; _all aggiornamento delle carte dei vincoli, di sintesi e di fattibilità, con relativa normativa, riguardo alle perimetrazioni delle fasce fluviali e delle aree a rischio idrogeologico molto elevato. pag.1011 4 INQUADRAMENTO GEOGRAFICO Il Comune di Ponti sul Mincio si trova nella parte più settentrionale del territorio provinciale mantovano; confina con i territori comunali di Pozzolengo (BS), Peschiera del Garda (VR), Valeggio sul Mincio (VR), Monzambano (MN). Lungo il tratto settentrionale di confine comunale passano anche i confini provinciali (tra Mantova e Brescia) e regionale (tra Lombardia e Veneto). Il Lago di Garda, posto a nord del territorio comunale, dista in linea d aria circa 2 chilometri. Ponti Sul Mincio La superficie territoriale è di km 2. Il territorio comunale è interessato dalla presenza di un importante corso d acqua: il fiume Mincio, che scorre lungo il confine orientale del Comune. pag.1112 I depositi che costituiscono il suolo del territorio comunale sono di origine morenica, fluvioglaciale e fluviale. Per quanto riguarda i depositi morenici, essi fanno parte dell Anfiteatro Morenico del Garda (parte frontale) costruito dal ghiacciaio qui instauratosi fino alla fine del Pleistocene; i depositi fluvioglaciali e fluviali sono in gran parte dovuti all attività deposizionale del fiume Mincio, che costituiva il maggior scaricatore del ghiacciaio. Le quote altimetriche variano da un minimo di 62 metri s.l.m. in prossimità del fiume Mincio, nella parte SE del territorio comunale, ad un massimo di 146 metri s.l.m. nei pressi di Cascina Sansoni, nella zona NO del territorio comunale. Altre culminazioni notevoli sono la quota 144 metri s.l.m. a sud di Cascina Canale (zona NO del territorio comunale), Monte Casale (140 metri s.l.m.), Monte della Guardia (128 metri s.l.m.), Monte Croce (126 metri s.l.m.). La viabilità principale è costituita dalla Strada Provinciale N. 19 Dei Colli, con andamento N-S, e la Strada Provinciale N. 20 con andamento E-O. Oltre al capoluogo comunale altri centri importanti sono le frazioni Broglie (parte) e Dolci (parte), entrambe ubicate lungo il confine settentrionale. Ponti sul Mincio è un comune di origini medievali, adagiato ai piedi di un castello, storicamente inserito nel sistema dei fortilizi scaligeri. La costruzione del castello viene fatta risalire ad un periodo che va dal XII al XIV secolo e che, molto probabilmente, coincide con il XIII secolo e viene attribuita all iniziativa degli Scaligeri, che, in questa zona, unitamente con i Castelli di Monzambano, Valeggio, Nogarole, Peschiera, Sirmione e altri ancora, costituirono il proprio sistema sud-occidentale, a confine con i territori viscontei e gonzagheschi. pag.1213 5 ANALISI COMPONENTE GEOLOGICA FASE DI ANALISI La normativa richiede per la fase di analisi le seguenti valutazioni/procedure/studi: Ricerca storica e bibliografica Stesura della CARTOGRAFIA DI INQUADRAMENTO contenente i seguenti : o Elementi litologici, geologico tecnici e pedologici o Elementi strutturali o Elementi geomorfologici e di dinamica geomorfologica o Elementi idrografici, idrologici e idraulici o Elementi idrogeologici o Opere di difesa ed altri elementi antropici ELEMENTI STRUTTURALI Le note seguenti, aggiornamento di quanto già scritto nella relazione geologica del 2005, Dr. F. Baraldi, a supporto del PRG Comunale, sono desunte da : Programma Provinciale di Previsione e Prevenzione di Protezione Civile per il Rischio Sismico. Parte II: Risultati Analisi di Pericolosità. (a cura di :Amministrazione Provinciale di Mantova, Settore Ambiente Ecologia; Università di Bologna, Dipartimento di Fisica). BARONI C. & VERCESI P.L. (1989) - Neotettonica del territorio bresciano: stato delle conoscenze. In: "Il rischio sismico nel bresciano. Elementi per una valutazione", Fondazione Bresciana per la Ricerca Scientifica. Ed. Ramperto, Brescia. AMBROSETTI P., BOSI C., CARRARO F., CIARANFI N., PANIZZA M., PAPANI G., VEZZANI L. & ZANFERRARI A. (1987) - Neotectonic Map of Italy. Prog. Fin. Geodin. Sottopr. Neotettonica. Carte scala 1: pag.1314 L'evoluzione geologica dell'area dell alta pianura risulta connessa allo sviluppo della catena alpina prima e di quella appenninica nella fase successiva, costituendo l'avanfossa dei due sistemi. Dal Pliocene ad oggi tale depressione, dal profilo asimmetrico, con minore inclinazione del lato settentrionale, è stata progressivamente colmata da sedimenti dapprima marino - transizionali e quindi strettamente continentali. Strutturalmente la monoclinale pedealpina (Pedealpine Homocline) si presenta come un settore prevalentemente omoclinalico limitato a Nord dal fronte di sovrascorrimento sudalpino ed a Sud dal fronte di accavallamento esterno dell'appenino sepolto (ETF) che nel settore studiato corrisponde alla zona di virgazione che l'arco occidentale delle Pieghe Ferraresi forma con il sistema delle Pieghe Emiliane. Questa risulta interrotta solamente dalla struttura compressiva di volta Mantovana. In corrispondenza della provincia di Mantova è stata individuata la cosiddetta "zona ostacolo" ritenuta responsabile del disallineamento dell'etf. A causa del suo comportamento prevalentemente rigido la monoclinale padana non sembra essere stata interessata dalle deformazioni legate alla fase parossistica terziaria sebbene alcuni ricercatori abbiano riconosciuto blandi fenomeni di compressione esercitati dal Fronte Appenninico. Nella zona mantovana ricerche recenti condotte dall'enel evidenziano un sistema di faglie dirette con orientamento Est-Ovest con deboli segni di attività anche nel Quaternario. Tali disgiunzioni si possono inquadrare in un prevalente fenomeno di tilting innescato dal forte gradiente di subsidenza. Dati AGIP rielaborati hanno evidenziato come dal Pliocene ad oggi la depressione Padana sia stata progressivamente colmata, denotando un accentuata subsidenza. In particolare, nella zona di virgazione precedentemente citata si registra il maggiore spessore dei depositi plioquaternari dell'avanfossa. Per quanto concerne l'evoluzione tettonica di questo settore della pianura a partire dal Pliocene inferiore fino a tutto il Pleistocene (Intervallo II + III da 5.3 a 0.7 m.a.) si evidenzia una lenta subsidenza generalizzata non compensata dalla sedimentazione (Baraldi et alii, 1980). Nell'intervallo successivo (Intervallo IV anni) si assiste ad un progressivo riempimento del bacino ed il motivo tettonico predominante continua ad essere pag.1415 l'abbassamento generalizzato di tutta l'area. In particolare, per quanto riguarda il comune di Ponti, il territorio risulta inserito nella zona collinare i cui depositi appartengono al Sistema Morenico Frontale del Garda, legati all ultima glaciazione; la zona pedecollinare, o alta pianura, costituita da depositi fluvioglaciali ciottoloso-ghiaioso-sabbiosi rimane nella parte sud del territorio collinare. Tali depositi si sono formati durante gli intervalli interglaciali e in particolare nel corso dell ultima fase postglaciale, andando a colmare le aree esterne agli apparati morenici. Gli studi recenti di tettonica hanno rilevato che nell area attualmente compresa tra il Mincio e l Adige, vi è stata una lenta subsidenza non compensata dalla sedimentazione fino tutto il Pleistocene. pag.1516 fig. 4:Struttura tettonica semplificata dell Appennino settentrionale e dell avanfossa padanoadriatica ( AGIP 1983) L'evoluzione geologica dell'area dell alta pianura risulta connessa allo sviluppo della catena alpina prima e di quella appenninica nella fase successiva, costituendo l'avanfossa di entrambi i sistemi. Dal Pliocene ad oggi tale depressione, dal profilo asimmetrico, con minore inclinazione pag.1617 del lato settentrionale, è stata progressivamente colmata da sedimenti dapprima marinotransizionali e quindi strettamente continentali. Strutturalmente la monoclinale pedealpina (Pedealpine Homoclin e) si presenta come un settore prevalentemente omoclinalico limitato a Nord dal fronte di sovrascorrimento fig. 5 sudalpino e a Sud dal fronte di accavallamento esterno dell'appenino sepolto (ETF) che nel settore studiato corrisponde alla zona di virgazione che l'arco occidentale delle Pieghe Ferraresi forma con il sistema delle Pieghe Emiliane (cfr. Fig. 5). L assetto geologico dell area comunale di Ponti sul Mincio è il complesso risultato di eventi morfogenetici e deposizionali strettamente connessi all alternanza di fasi glaciali e post glaciali che hanno coinvolto il territorio in esame nell era Quaternaria. Nel corso del Quaternario continentale il succedersi di oscillazioni climatiche (cicli glaciali) ha dato origine a ripetute fasi di espansione (fasi glaciali) e ritiro (fasi interglaciali) dei ghiacci, che hanno portato alla formazione dell anfiteatro morenico del Garda. Nel Villafranchiano si registra un progressivo raffreddamento del clima. Questo raffreddamento è seguito da una prima discesa dei ghiacciai, di pag.1718 estensione ridotta, e dalla formazione di depositi conglomeratici, denominati "Ceppo" in Lombardia e riconoscibili da una forte cementazione della massa, facenti parte di enormi coni di deiezione allo sbocco delle principali valli prealpine. Queste conoidi passano verso sud a depositi di sabbie ed argille con detriti vegetali, torbe e tronchi, testimonianti un ambiente litorale poco profondo e a sedimenti marini ( forse Calabriano ). Tale accumulo è, inoltre, suddiviso in due coni sovrapposti intercalati da un orizzonte sabbioso testimone di una fase con clima più temperato e risalita temporanea del livello del mare. L'irruzione di questi primi ghiacciai nella valle gardesana provoca un'erosione enorme delle valli, al contrario dei successivi ghiacciai del Quaternario medio-recente che si impostano invece in valli già configurate ed erose. I movimenti tettonici villafranchiani interessanti la catena Alpina provocano inoltre una fortissima subsidenza del bacino Padano e un forte innalzamento dei depositi pliocenici (300 m) in tutta l'area prealpina. Il Quaternario marino è concordante sul Pliocene, confermando una deformazione d'insieme lenta e progressiva. Ai piedi delle Prealpi il mare del Quaternario Inferiore accumula sabbie e argille sui depositi pliocenici. In sintesi, facendo riferimento agli studi di Venzo, si può affermare che le ultime due fasi glaciali Pleistoceniche, denominate Riss e Wurm, sono state teatro dell espansione dei ghiacciai alpini in questi territori; a tali sistemi glaciali erano conseguentemente associati sistemi fluvioglaciali. Dai ghiacciai usciva infatti una massa idrica notevole, capace di trasportare e di deporre in pianura grandi quantità di sedimenti. Questi depositi andavano ad edificare una porzione di pianura, sulla quale il ghiacciaio poteva avanzare in un secondo tempo, dopo avere in parte eroso gli stessi sedimenti deposti dalle fiumane. L avanzamento dei ghiacci comportava la messa in posto di depositi morenici frontali sui sedimenti della parte alta della pianura. La fase di scavo dell'area terrazzata, legata allo scaricatore glaciale, il Mincio, viene collocata al termine della fase deposizionale della piana proglaciale con più fasi erosive nel corso dell'olocene. pag.1819 5.2 LITOLOGIA DI SUPERFICIE Nel presente studio, tra i tematismi esaminati relativi al territorio del Comune di Ponti sul Mincio, è stato affrontata anche la litologia di superficie che è rappresentata esclusivamente da depositi continentali quaternari. La zonazione delle caratteristiche litologiche dei terreni superficiali è stata raffigurata, alla scala 1:10.000, nella Carta di Inquadramento di Tav. 1. Per lo studio delle caratteristiche litologiche superficiali sono stati utilizzati, oltre che dati rilevabili dalla cartografia geologica ufficiale e dei dati ripostati nello studio geologico del Dr. Baraldi F. ( 2005), di osservazioni dirette sul territorio laddove situazioni di scavo lo hanno permesso. Il quadro cronostratigrafico dei depositi superficiali dell'area in esame è riferibile, secondo i più recenti studi in materia, al Pleistocene e all'olocene. Nel territorio circostante sono presenti le seguenti unità cronostratigrafiche: depositi alluvionali (Olocene) Tali depositi sono distinti in base alla composizione granulometrica prevalente, appartengono tutti all Olocene. Nell area in esame sono presenti le seguenti unità litologiche: - unità costituita da ghiaie con sabbia, rinvenibili nella valle del fiume Mincio; - unità costituita prevalentemente da loam con piccole frazioni sabbiose, rinvenibile in zone morfologicamente depresse delle vallecole inframoreniche; - unità costituita da argille e argille siltose, rinvenibili in aree depresse interessate da ristagni d acqua paludosi. livello fondamentale della pianura (Pleistocene superiore) - unità costituita prevalentemente da sabbie, talora con ghiaia minuta, e silt, rinvenibili nelle aree inframoreniche. depositi del dominio alpino (Pleistocene medio-superiore) Questi depositi sono di natura morenica e vengono distinti come segue: - morene della Fase di Solferino (Pleistocene superiore) - morene della Fase di Sedena (Pleistocene medio-superiore) pag.1920 - morene della Fase di Carpendolo (Pleistocene medio). Nel territorio comunale sono stati rilevati i seguenti litotipi ( Tav. 1 ): depositi morenici La cerchia morenica è costituita da grandi archi caratterizzati da paleosuolo ad argille rossastre. Si tratta di ammassi a granulometria assai variabile costituiti da blocchi, ciottoli, ghiaie, sabbie, limi e argille (diamicton); talora si rinvengono massi di notevole volumetria (massi erratici). Essi costituiscono i rilievi morenici i cui cordoni raggiungono altezze superiori a 140 metri. I clasti, mal classati, sono immersi in una matrice limoso argillosa avente funzione coesiva. In relazione alla loro genesi presentano un aspetto caotico, privo di stratificazione od orientazione a causa del particolare tipo di trasporto e deposizione senza selezione granulometria. La composizione petrografia dei clasti è da collegarsi al percorso del ghiacciaio gardesano dalle Alpi Retiche all alta pianura e che ha interessato, in momenti successivi, le aree trentine del Monte Raganella, delle catene dello Spinale e del Bondone, suddividendosi in due principali direzioni di apporto lungo le valli dei fiumi Adige e Sarca. I principali componenti petrografici risultano essere: - calcari, calcari dolomitici, dolomie, calcari marnosi e calcari selciferi tra le rocce sedimentarie; - porfidi quarziferi, graniti, granodioriti e dioriti tra le rocce ignee; - gneiss, filladi quarzifere e micascisti tra le rocce metamorfiche. Nei materiali di neoformazione, dovuti all alterazione dei precedenti tipi rocciosi in ambiente superficiale, prevalgono le argille spesso ricche di carbonato di calcio. depositi fluvioglaciali Si tratta di depositi prevalentemente ghiaiosi, frammisti a percentuali modeste di sabbia grossa, media e fine. Verso il fiume Mincio, nella granulometria compaiono frazioni limoso argillose. Essi derivano dall azione di erosione, trasporto e deposito degli scaricatori glaciali che, riprendendo il materiale morenico abbandonato dal ghiacciaio, lo hanno ridepositato pag.20 Vedere altro
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