Source: https://olympus.uniurb.it/index.php?option=com_content&view=article&id=14800:cassazione-penale-sez-4-udienza-26-novembre-2016-n-9559-gioco-del-calcio-scriminante-dellaccettazione-del-rischio&catid=17&Itemid=138
Timestamp: 2019-11-18 07:06:09+00:00
Document Index: 184597835

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 590', 'sentenza ', 'art. 129', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 94', 'sentenza ', 'sentenza ']

1. Nel corso di una partita di calcio del campionato, serie "eccellenza", girone Sardegna, DB.V., calciatore della squadra dell'Alghero, in un'azione di gioco, al fine d'interrompere l'azione avviata da G.A., calciatore della squadra del Tempio, il quale, attorno al 48° minuto del secondo tempo, impossessatosi del pallone aveva dato vita ad un veloce contropiede della squadra ospitata, spingendo davanti a sé la sfera, con l'intento di guadagnare prestamente l'area di rigore, attingeva, con eccessiva violenza, con un calcio la gamba dell'avversa rio, causandogli lesioni gravi, consistite nella frattura della tibia sinistra.
Il Giudice di pace di Alghero, con sentenza del 20/1/2010, giudicò l'imputato colpevole del delitto di cui all'art. 590, commi 1 e 2, cod. pen., condannandolo, oltre alla pena stimata di giustizia, a risarcire il danno in favore della costituita parte civile, da liquidarsi in separata sede, ponendo, inoltre, provvisionale in favore della predetta p.c.
Il Tribunale di Sassari, in funzione di giudice dell'appello, con sentenza del 28/2/2013, precisati i fatti nei termini testuali seguenti: <<(...) nel momento in cui il DB.V. stava per calciare, il pallone si trovava ancora in prossimità della persona offesa, talché sia la traiettoria del calcio della gamba destra del prevenuto - piegata all'indietro - nonché la posizione del suo corpo rendono evidente che il medesimo aveva l'intenzione di colpire il pallone. Tuttavia, nell'attimo in cui il DB.V. proiettò la gamba destra in avanti, il G.A. aveva già allungato il pallone, talché l'intervento dell'imputato si rivolse in danno dell'avversario», dichiarato non doversi procedere per intervenuta prescrizione, confermò le statuizioni civili.
2. Il DB.V. ricorre per cassazione, allegando due motivi di censura.
2.1. Con il primo motivo il ricorrente prospetta violazione di legge: si ebbe a trattale d'infortunio scriminato dalla causa di giustificazione non codificata che fa riferimento alla teoria del rischio consentito e, quindi, il Tribunale avrebbe dovuto prosciogliere l'imputato per effetto della disposizione di cui al comma 2 dell'art. 129, cod. proc. pen..
2.2. Con il secondo motivo, denunziante violazione della legge processuale, viene contestata la competenza del giudice di pace, essendosi in presenza di un infortunio sul lavoro, ricadente sotto la giurisdizione del tribunale. Chiarisce il ricorrente essere lo stesso art. 2 della l. n. 91 del 23/3/1981 a qualificare come sportivi professionisti coloro che «esercitano l'attività sportiva a titolo oneroso con carattere di continuità». Essendo rimaste pienamente accertate le predette condizioni il giudice penale avrebbe dovuto inquadrare correttamente la svolta attività come professionale, senza che potesse assumere rilievo la circostanza che <
In punto di fatto il processo ha accertato che il ricorrente militava, nell'anno calcistico 2003/2004, nella Polisportiva Alghero Calcio, dalla quale percepiva un compenso di 1.400 euro al mese, oltre vitto e alloggio
La materia è regolata da norme primarie e secondarie e, pertanto, erra il ricorrente ad immaginare un potere giudiziario d'inquadramento vincolato al contenuto del negozio giuridico a cui le parti hanno inteso dare vita.
Al vertice dell'organizzazione del gioco del calcio è posta la Federazione Italiana Gioco Calcio (F.I.G.C.), la quale ha veste giuridica di associazione riconosciuta con personalità giuridica di diritto privato, nella quale confluiscono le associazioni sportive e le società < L'art. 2 della citata l. n. 91 dispone «Ai fini dell'applicazione della presente legge, sono sportivi professionisti gli atleti, gli allenatori, i direttori tecnico-sportivi ed i preparatori atletici, che esercitano l'attività sportiva a titolo oneroso con carattere di continuità nell'ambito delle discipline regolamentate dal CONI e che conseguono la qualificazione dalle federazioni sportive nazionali, secondo le norme emanate dalle federazioni stesse, con l'osservanza delle direttive stabilite dal CONI per la distinzione dell'attività dilettantistica da quella professionistica».
Gli artt. 28 e 29 delle norme organizzative interne della F.I.G.C. (N.O.I.F.) attribuiscono la qualifica di sportivi professionisti ai calciatori che militano nelle serie A, B e C. Coloro che militano nelle categorie inferiori devono considerarsi sportivi dilettanti. Non muta la loro natura la circostanza che possano pattuirsi accordi economici annuali, come puntualmente richiama il Tribunale, implicanti anche l'erogazione di una somma annuale, da corrispondersi in dieci rate mensili, d'importo eguale (art. 94ter N.O.I.F.).
La Corte di cassazione, aderendo all'opinione, peraltro più diffusa e convincente, secondo la quale gli eventi lesivi causati nel corso d'incontri sportivi e nel rispetto delle regole del gioco, restano scriminati per l'operare della scriminante atipica dell'accettazione del rischio consentito, ha escluso l'operatività di una tale scriminante, con la conseguente antigiuridicità del fatto, fonte di responsabilità: a) quando si constati assenza di collegamento funzionale tra l'evento lesivo e la competizione sportiva; b) quando la violenza esercitata risulti sproporzionata in relazione alle concrete caratteristiche del gioco e alla natura e rilevanza dello stesso (a tal ultimo riguardo, un conto è esercitare un agonismo, anche esacerbato, allorquando sia in palio l'esito di una competizione di primario rilievo, altro conto quando l'esito non abbia una tale importanza o, ancor meno, se si tratti di partite amichevoli o, addirittura, di allenamento); c) quando la finalità lesiva costituisce prevalente spinta all'azione, anche ove non consti, in tal caso, alcuna violazione delle regole dell'attività.
La constatazione che l'esercizio, specie con i caratteri agonistici delle gare di maggior rilievo, di una disciplina sportiva, che implichi l'uso necessario (es. pugilato, lotta, ecc.) o anche solo eventuale (calcio, rugby, pallacanestro, pallanuoto, ecc.) forza fisica, costituisce un'attività rischiosa consentita dall'ordinamento, per plurime ragioni, a condizione che il rischio, appunto, sia controbilanciato da adeguate misure prevenzionali, sia sotto forma di regole precauzionali, che dall'imposizione di obblighi di cure e trattamento a carico delle società sportive operanti, costituisce un sapere largamente condiviso. Sottolinea la natura di attività a rischio consentito la sentenza di questa Corte, Sez. 4, n. 20595 del 28/4/2010, dep. 1/6/2010, Rv. 247342, la quale alle pagg. 4 e ss., chiarisce come il rischio qui preso in considerazione sia relativo e non assoluto, in quanto posto a fronte di un vantaggio sociale del pari relativo e non assoluto e come il bilanciamento degli interessi contrapposti imponga uno scrupoloso rispetto delle regole cautelari. Con la conseguenza che il rischio accettato non ricomprende le azioni volontarie poste al di fuori dell'azione di gioco (cfr., pure Sez. 5, n. 42114 del 4/7/2011, dep. 16/11/2011, Rv. 251703) o anche solo non finalizzate alla predetta azione e neppure quelle tali da apparire sproporzionate ex ante, in quanto ne sia soggettivamente percepibile la lesività delle stesse.
Un conto è trattarsi di una competizione decisiva per le sorti dell'annata agonistica (si pensi a partite di calcio determinanti per la promozione di categoria o per la vincita dello scudetto di serie A, o, al contrario, importanti per scongiurare la retrocessione), oppure priva di un tale connotato (dalla gara amichevole, all'allenamento, fino a giungere a partite da dopolavoro) - in tal senso, oltre alla già citata sentenza n. 20595, si vedano, Sez. 5, n. 44306 del 4/7/2008, dep. 27/11/2008, Rv. 241687; Sez. 4, n. 2765 del 12/11/1999, dep. 25/2/2000, Rv. n. 217643)
a) Solo nelle discipline a violenza necessaria o indispensabile la scriminante copre azioni dirette a ledere l'incolumità del competitore, salvo, come si è anticipato, il rigoroso rispetto della disciplina cautelare di settore, ivi inclusa la speciale cautela nell'affronta re incontri tra atleti aventi capacità e/o forza fisica impari. In ogni caso, la scriminante non opera se resti accertato che lo scopo dell'agente non era quello di prevalere sul piano sportivo, ma di arrecare, sempre e comunque, una lesione fisica o, addirittura, procurare la morte del contendente.
La condotta del DB.V., diretta a colpire il pallone, appare meritevole di censura intranea all'ordinamento sportivo, non già perché smodatamente violenta (la pienezza agonistica qui era giustificata dal contesto dell'azione, dal momento di essa e dagli interessi in campo), bensì perché, mal calcolando la tempistica, invece che cogliere il pallone, aveva finito per colpire la gamba dell'avversario, che già aveva allungato la sfera in avanti; ma, certamente, non sconfina dal perimetro coperto dalla scriminante di cui s'è discorso.
Ciò posto, esclusa l'antigiuridicità del fatto s'impone la formula liberatoria di cui in dispositivo, la quale travolge in toto le statuizioni civili