Source: https://www.studioassociatoborselli.it/opposizione-esecuzione-e-tutela-diritto-abitazione/
Timestamp: 2020-05-25 02:02:53+00:00
Document Index: 163864511

Matched Legal Cases: ['art. 615', 'art 617', 'art 624', 'art 618', 'art. 615', 'art. 630', 'art. 567', 'art. 630', 'art. 560', 'art. 560', 'sentenza ']

Opposizione all’esecuzione e tutela del diritto all’abitazione – d'Ambrosio Borselli – Studio Legale Associato
Dicembre 16, 2019by Edgardo Diomede d'Ambrosio Borselli
E’ utile fare una premessa prima di addentrarci nell’analisi dei tre punti appena descritti, va premesso cioè che il processo esecutivo è un processo a contraddittorio attenuato, che si svolge per tutelare l’interesse del creditore, ma va sottolineato pure che tale principio trova il suo limite in diversi principi Costituzionali, come quello di economia processuale e del giusto processo anche alla luce dei principi di ragionevolezza, di economicità dei giudizi, che hanno spinto recentemente il nostro legislatore ad adottare sistemi ed istituti come la mediazione, atti a garantire attraverso quei principi, non solo il miglior funzionamento del sistema giudiziario, ma altresì una migliore contemperazione degli interessi di tutte le parti attraverso un accordo che le soddisfi tutte, essendo costruito sulla base dei propri reciproci interessi e non a tutela ed in ragione di una sola di esse, ossia il creditore!!! E va altresì sottolineato pure che quel contraddittorio attenuato trova ormai un ulteriore limite grazie agli indirizzi giurisprudenziali delle Corti Europee che, facendo riferimento all’ar. 6 par. 1 della convenzione europea sui Diritti dell’Uomo, hanno più volte messo in evidenza la necessità che anche il processo esecutivo debba rispettare i principi dell’equo processo, e in tempi recenti con la sent. n. C-34/13 del 10.09.14 della Corte di Giustizia che ha testualmente affermato che ” Nel diritto dell’Unione, il diritto all’abitazione è un diritto fondamentale garantito dall’articolo 7 della Carta” e pertanto “Per quanto riguarda in particolare le conseguenze che comporta l’espulsione del consumatore e della famiglia dall’abitazione che costituisce la loro residenza principale, la Corte ha già sottolineato l’importanza, per il giudice competente, di emanare provvedimenti provvisori atti a sospendere un procedimento illegittimo di esecuzione ipotecaria o a bloccarlo, allorché la concessione di tali provvedimenti risulta necessaria per garantire l’effettività della tutela voluta dalla direttiva 93/13”, insomma i tempi cambiano e la tutela del debitore,che decida di difendersi, specie in caso di abitazione familiare, non è affatto poi così attenuata (si legga anche a tale riguardo Esecuzione immobiliare: Corte di Giustizia Ue “il Giudice può ricalcolare gli interessi del mutuo”)!!!
A) Tutto ciò potrà avvenire certamente in caso di irregolarità macroscopiche con i due classici rimedi dell’opposizione all’esecuzione (da proporre se il processo è iniziato ex art. 615 comma 2° c.p.c con ricorso al g.e.) e dell’opposizione agli atti esecutivi, (ex art 617 comma 2° c.p.c. da proporre nel termine perentorio di venti giorni), in tali casi di opposizione potrà, essendovi i presupposti, essere sospesa la procedura ex art 624 cpc (in caso di opposizione all’esecuzione ovvero che contesti il “se” dell’esecuzione stessa)o ex art 618 cpc (in caso di opposizione agli atti esecutivi che contesti solo la regolarità formale dei singoli atti del processo, e non gli stessi presupposti dello stesso) (per saperne di più sull’opposizione agli atti esecutivi si legga anche “Guida all’Opposizione al pignoramento immobiliare: competenza, forma e termini della fase cautelare”mentre per saperne di più sulla sospensione volontaria o a seguito di opposizione si legga “Guida alla sospensione del pignoramento immobiliare: la sospensione volontaria, quelle interna ed esterna, tutto sugli artt. da 623 a 628 cpc”), Va sottolineato peraltro che, al contrario di quanto comunemente si creda, le opposizioni ex art. 615 e 617 cpc, non definiscono affatto l’ambito delle possibili contestazioni possibili nell’ambito della procedura esecutiva, le contestazioni che possono portare all’estinzione della procedura esecutiva laddove (più frequentemente di quanto si creda) il creditore non abbia rispettato un termine essenziale del pignoramento si propongono infatti con istanza ex art. 630 cpc (si leggano a tal riguardo gli articoli “Estinzione del pignoramento per mancato rispetto del termine previsto dall’art. 567 terzo comma cpc-Istanza ex art. 630 cpc- Accoglimento” e “Il Tribunale di Salerno segue la Cassazione: estinto pignoramento per il mancato deposito della nota di trascrizione entro 15 giorni!”), tornando alle opposizioni ex 615 e 617 cpc a proposito di opposizioni particolarmente rilevanti si consideri che dopo le modifiche all’art. 560 cpc (dal D.l. 59/2016 conv. in L. 119/2016), con l’ordinanza di vendita alcuni Giudici stanno provvedendo all’emissione dell’ordine di liberazione (ma si ritiene erroneamente, e per sapere come opporsi si legga al riguardo “Il nuovo ordine di liberazione: come e perchè opporsi al rilascio anticipato dell’immobile“), ma tale situazione cambierà nuovamente grazie alle ultimissime modifiche all’art. 560 cpc introdotte dalla legge 12/19 di conversione del dl 135/18 ed in vigore per le procedure iniziate dal 13 febbraio 2019, si legga “Le modifiche agli artt. 495, 560 e 569 c.p.c. ad opera della Legge 12/19″
C) altro elemento determinante, nell’ambito di una procedura, che una valida difesa deve perseguire nell’interesse del debitore e di quei diritti che abbiamo visto vanno tutelati al punto 1) è una Adeguata valutazione dell’Immobile da parte del consulente del Giudice (si legga anche l’articolo “Il Ruolo dell’Esperto (Consulente Tecnico d’Ufficio) Nell’Esecuzione Immobiliare“, su tale complesso argomento che tocca principi Costituzionali, principi che, peraltro hanno indotto il legislatore ad una riforma, quella delle L. 80/2005 e 263/2005, del processo esecutivo immobiliare, che aveva proprio lo scopo di eliminare il monopolio di fatto instaurato da cerchie ristrette di soggetti operanti in un’ottica speculativa, con l’assurdo paradosso che una valutazione non congrua ed adeguata possa, sfavorire le parti del processo esecutivo ossia il debitore che ha contratto i debiti contando sui valori dei propri beni e i creditori che hanno concesso i crediti sul presupposto di quel valore e favorire ancora invece quelle ristrette cerchie di speculatori che a fronte di valutazioni non adeguate si accaparrano quei beni al di sotto del loro reale valore di mercato, infatti, mentre il meccanismo dei ribassi funziona ed ha sempre funzionato benissimo non altrettanto può dirsi, al contrario, del sistema dell’incanto che dovrebbe favorire eventuali rialzi di beni messi all’asta ad un prezzo inferiore a quello che effettivamente è il loro valore di mercato. Tanto che la riforma ha previsto come prioritario il sistema di vendita senza incanto), valutazione che se da un lato può interessare relativamente a un creditore che potrebbe preferire realizzare una somma minore ma in tempi rapidi (magari consapevole di poter perseguire successivamente il debitore per altre vie per il residuo credito), è certamente FONDAMENTALE nell’interesse del debitore, che in primis non vedrà svalutato il suo immobile, e non si troverà in tempi rapidi fuori di casa e con ulteriore prezzo da pagare per non aver soddisfatto appieno il credito della Banca, ed in secondo luogo potrà guadagnare anche nella fase dell’asta molti anni, laddove fossero necessari diversi incanti (a distanza di molti mesi o anni l’uno dall’altro) con relativi eventuali ribassi del bene!!!
Ora è abbastanza intuitivo capire come un creditore che in una prima fase, convinto di arrivare in tempi, relativamente brevi, e senza costi particolarmente sostenuti, ad una realizzazione del proprio credito era sostanzialmente “intrattabile”, pretendendo spesso l’impossibile (se un debitore arriva a non pagare delle rate mutuo è improbabile, per usare un eufemismo, che possa saldare in tempi brevi importi che spesso per effetto di spese, interessi ecc. -e qui potremmo entrare nell’altro ampio discorso dei mutui a tassi usurari, che pure dopo la recente sentenza n. C-34/13 del 10 settembre 2014 della Corte di Giustizia della comunità Europea, diventano quelle clausole abusive per le quali è ormai legittimo chiedere la sospensione della stessa procedura esecutiva, discorso che però per la sua complessità ci riserviamo di trattare in una pubblicazione successiva- che superano lo stesso importo inizialmente ricevuto), col trascorrere del tempo, con le complicazioni, con l’aumento dei costi conseguenti possa man mano ritenere quel credito sempre più deteriorato e di conseguenza accettare di rinunciare a fette anche molto consistenti dello stesso pur di realizzarne almeno una parte in tempi accettabili (in fondo le banche hanno sia strumenti contabili, come il mettere in passivo che può convenire anche a fini fiscali, che possibilità di guadagno anche rilevante delle cifre su cui riescano a mettere rapidamente le mani, per non parlare dei veri e propri aiuti da parte dello stato e della Bce su cui possono contare, per i quali può convenire alle stesse, a fronte di crediti deteriorati, incassare importi anche di 4-5 volte inferiori in tempi rapidi,) ed è così che può avvenire che la Banca decida di trattare a condizioni ben diverse col debitore, oppure, come anche frequentemente sta accadendo, decida di cedere, singoli o interi pacchetti di crediti deteriorati a società di recupero crediti, che acquisendo a prezzi tanto inferiori, e svolgendo la propria attività proprio in un’ottica istituzionale di realizzazione, saranno ben più pronte, rapide e flessibili in una trattativa a condizioni enormemente inferiori a quelle inizialmente richieste (in alcuni casi si è arrivati a chiudere transazioni con cui il debitore ha saldato l’intero suo debito, cancellando ipoteche pignoramenti ed ogni altro suo debito, con importi pari ad un terzo di quelli inizialmente richiesti!!).