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Timestamp: 2020-08-04 03:29:22+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 27018 del 27/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27018 del 27/12/2016
Cassazione civile, sez. III, 27/12/2016, (ud. 04/10/2016, dep.27/12/2016), n. 27018
sul ricorso 19282-2012 proposto da:
M.A., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEL
rappresentato e difeso dagli avvocati NERIO ZUCCACCIA, BERNARDO
PAOLIERI giusta procura speciale in calce al ricorso;
V.I., R.G.B., elettivamente domiciliati in
li rappresenta e difende unitamente all’avvocato
FRANCESCO DEPRETIS giusta procura speciale a margine del
COMUNE DI CITTA’ DI CASTELLO;
avverso la sentenza n. 205/2012 della CORTE D’APPELLO di PERUGIA,
04/10/2016 dal Consigliere Dott. ANTONIETTA SCRIMA;
BASILE Tommaso,che ha concluso per il rigetto del ricorso.
Nel 2000 il Comune di Città di Castello convenne in giudizio, dinanzi al Tribunale di Perugia, sezione distaccata di Città di Castello, M.A. e i coniugi R.G.B. e V.I., esponendo che: 1) nel 1997 aveva proceduto ad asta pubblica per la vendita di 35 lotti di beni immobili di sua proprietà, fra cui il lotto n. (OMISSIS), che, in base a detta procedura, era stato assegnato con riserva al M.; 2) essendo il lotto da ultimo indicato costituito da terreni agricoli, aveva notificato il provvedimento di assegnazione con riserva, con l’indicazione del prezzo di aggiudicazione, ai convenuti R. e V., proprietari di terreni confinanti con quelli oggetto della procedura di vendita, per l’esercizio, se del caso, del diritto di prelazione ritenuto loro spettante ai sensi della L. n. 817 del 1971 e questi avevano manifestato la loro volontà di esercitare tale diritto; 4) il M. aveva a quel punto fatto presente di avere anche lui diritto di prelazione ai sensi della normativa già richiamata e che, anzi, doveva essere preferito agli altri confinanti ed aveva pertanto insistito per l’assegnazione definitiva del lotto; 5) il Comune, ritenendo tutti i convenuti titolari del diritto di prelazione, aveva revocato l’assegnazione provvisoria del lotto al M. e lo aveva cointestato pro quota a tutti i predetti, invitandoli al pagamento delle somme dovute e a fissare la data dell’atto di trasferimento; 6) al momento della stipula erano sorte contestazioni tra il M. da un lato e i coniugi R. V., ritenendo tutti di aver titolo all’assegnazione in via esclusiva.
Tanto premesso, il Comune di Città di Castello chiese al Tribunale adito di dichiarare in favore di chi tra i convenuti dovesse essere stipulato l’atto pubblico di trasferimento.
Con sentenza del 27 ottobre 2008 il Tribunale di Perugia, sezione distaccata di Città di Castello, dichiarò l’inammissibilità per carenza di interesse della domanda proposta dal Comune, rigettò la domanda riconvenzionale avanzata dai coniugi R. e V. e accolse, invece, la domanda riconvenzionale proposta dal M. dichiarando che a quest’ultimo il Comune dovesse assegnare definitivamente il lotto di cui si discute in causa e compensò integralmente tra le parti le spese di lite.
Avverso tale decisione i coniugi R. e V. proposero gravame cui resistette il M. che avanzò a sua volta appello incidentale in relazione alla pronuncia sulle spese mentre il Comune rimase contumace.
La Corte di appello di Perugia, con sentenza del 29 maggio 2012, in parziale riforma della sentenza impugnata, dichiarò che i coniugi R. e V. avevano diritto ad essere preferiti al M. nella stipula dell’atto di trasferimento del lotto n. (OMISSIS), con ogni consequenziale e relativa volturazione, trascrizione, annotazione e formalità di legge e condannò il M. al pagamento, in favore dei predetti coniugi, delle spese del doppio grado del giudizio di merito.
Avverso la sentenza della Corte territoriale il M. ha proposto ricorso per cassazione, notificato nel mese di agosto 2012, illustrato da memoria e basato su quattro motivi.
Hanno resistito con controricorso, pure illustrato da memoria, il R. e la V..
Il Comune di Città di Castello non ha svolto attività difensiva in questa sede.
1. Con il primo motivo, lamentando “violazione e falsa applicazione di quanto disposto dall’art. 100 c.p.c. ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5”, il ricorrente sostiene che la Corte di merito avrebbe dovuto dichiarare la carenza di interesse ad agire dei coniugi R. V., avendo gli stessi in secondo grado chiesto alla Corte territoriale di dichiarare la sussistenza del diritto di prelazione esclusivamente in capo ad essi appellanti e la declaratoria che essi avevano il diritto di acquistare il terreno oggetto della prelazione, così limitando le loro richieste a pronunce meramente dichiarative e prive di effetti giuridici.
1.1. Il motivo, peraltro veicolato irritualmente con l’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 e non con il n. 4 cit. articolo, è comunque infondato, tenuto conto che il Comune, con la notifica del verbale di gara aveva rivolto anche ad essi la denuntiatio e stante, quindi, la sussistenza dell’interesse degli controricorrenti a vedersi riconosciuto il diritto a stipulare l’acquisto del lotto in questione in esclusiva per mancanza dei requisiti richiesti in capo al M..
2. Con il secondo motivo, deducendo “violazione e falsa applicazione dell’art. 346 c.p.c., ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3”, il ricorrente censura la sentenza impugnata nella parte in cui la Corte di merito ha ritenuto di non poter esaminare le eccezioni con le quali lo stesso ha contestato che gli appellanti fossero effettivamente titolari del diritto di prelazione, “per il giudicato interno formatosi sulla loro negazione”, non avendo il M. proposto appello incidentale in relazione all’affermazione del Tribunale – sia pure contenuta solo in motivazione e non anche in dispositivo – in relazione alla spettanza del diritto di prelazione in favore di tutti i convenuti, così accogliendo in parte la domanda dei coniugi R. e V..
Sostiene il ricorrente che la Corte di merito, nell’assumere tale decisione, non avrebbe considerato che il M. era risultato vittorioso nel giudizio di primo grado, avendo il Tribunale rigettato le domande avversarie e ordinato al Comune convenuto di assegnare i beni controversi proprio al M. sicchè questi, al fine di riproporre le questioni sollevate in primo grado, non era obbligato a proporre appello incidentale.
Ed invero la parte pienamente vittoriosa nel merito in primo grado, difettando di interesse al riguardo, non ha l’onere di proporre, in ipotesi di gravame formulato dal soccombente, appello incidentale per richiamare in discussione “le eccezioni non accolte nella sentenza di primo grado”, da intendersi come quelle che risultino superate o non esaminate perchè assorbite o anche quelle esplicitamente respinte qualora l’eccezione mirava a paralizzare una domanda comunque respinta per altre ragioni, ma è soltanto tenuta a riproporle espressamente nel giudizio di appello in modo tale da manifestare la sua volontà di chiederne il riesame, al fine di evitare la presunzione di rinuncia derivante da un comportamento omissivo, ai sensi dell’art. 346 c.p.c. (Cass. 26/11/2010, n. 24021; Cass. 28/08/2013, n. 19828). E nel caso di specie è incontroverso che le eccezioni in parola siano state riproposte in appello.
3. Con il terzo motivo, lamentando “violazione e falsa applicazione della L. n. 590 del 1965, art. 8, e della L. 14 agosto 1971, n. 817, art. 7 anche in relazione all’art. 2697 c.c. ed agli artt. 244 e 345 c.p.c. ex art. 360 c.p.c., n. 5”, il ricorrente censura la sentenza impugnata nella parte in cui la Corte di merito ha ritenuto che lo stesso non era titolare del diritto di prelazione, essendo risultato dalla documentazione acquisita al giudizio che negli anni 1996 e 1997, e cioè nel biennio precedente l’asta pubblica, il M. aveva concesso in affitto a terzi le particelle nn. (OMISSIS), confinanti con il lotto di cui si discute in causa, e non avendo il predetto dato riscontro probatorio della sua affermazione secondo cui i contratti di affitto in parola sarebbero stati riferiti a coltivazioni stagionali L. n. 203 del 1982, ex art. 56 e pertanto non potrebbe escludersi che per il restante periodo dell’annata agraria egli avesse coltivato il terreno di cui alle dette particelle. Il ricorrente, nel ribadire l’irrilevanza di detti affitti per colture stagionali, che non eliminerebbero, a suo avviso, la relazione tra il coltivatore diretto e il fondo, assume che quanto da lui rappresentato emergerebbe anche dagli accertamenti compiuti, per conto del Comune, dal geom. C., il quale avrebbe sostenuto soltanto dubitativamente che il M. “potrebbe rimanere escluso dall’esercizio del diritto di prelazione” proprio per aver affittato le predette particelle a terzi per la coltivazione del tabacco ed essendo, altresì, emerso che il M. aveva la qualifica di coltivatore diretto proprietario di terreni confinanti con i fondi posti in vendita. Lamenta, inoltre, il ricorrente che la Corte territoriale non abbia ammesso la prova articolata in primo grado e volta a dimostrare la coltivazione anche dei terreni posti a confine con il fondo oggetto di vendita.
3.1. Il motivo non può essere accolto, essendo riferito ad accertamento in fatto rimesso al giudice del merito ed insindacabile in sede di legittimità. Quanto poi alla mancata ammissione della prova testimoniale va evidenziato che la Corte di merito ha precisato espressamente che tale prova è stata chiesta in appello solo in caso di ammissione della prova articolata ex adverso, prova non ammessa perchè ritenuta non necessaria. Peraltro lo stesso M. conferma a p. 20 del ricorso che la Corte di merito ha esattamente indicato le modalità della sua richiesta istruttoria in appello nei sensi sopra precisati e ciò non è irrilevante sul piano processuale, sicchè correttamente la predetta Corte non ha accolto tale subordinata istanza istruttoria.
A quanto precede va aggiunto che spetta in via esclusiva al giudice di merito il compito di individuare le fonti del proprio convincimento, di controllare l’attendibilità e la concludenza delle prove, di scegliere, tra le complessive risultanze del processo, quelle ritenute maggiormente idonee a dimostrare la veridicità dei fatti ad essi sottesi, dando, così, liberamente prevalenza all’uno o all’altro dei mezzi di prova.
4. Con il quarto motivo, deducendo “violazione e falsa applicazione della L. n. 590 del 1965, art. 8 e della L. 14 agosto 1971, n. 817, art. 7 in relazione all’art. 1362 c.c. ex art. 360 c.p.c., n. 5″, il ricorrente censura la sentenza impugnata nella parte in cui la Corte territoriale ha ritenuto infondata l’eccezione di inidoneità della comunicazione del 23 aprile 1998 inviata dai coniugi R. al Comune di Città di Castello a perfezionare il contratto di vendita.
Con il motivo all’esame, al di là della rubrica e con la precisazione che nell’illustrazione del mezzo non si deducono specifici vizi di motivazione nonostante il richiamo nella predetta rubrica all’art. 360 c.p.c., n. 5”, il ricorrente si limita a contrapporre una sua “lettura” della comunicazione in parola diversa dalla quella operata dalla Corte di merito, la quale trova riscontro nel testo di detta comunicazione riportato in ricorso e risulta logicamente e congruamente argomentata.
5. In conclusione vanno rigettati il primo, il terzo e il quarto motivo del ricorso, va accolto il secondo; la sentenza impugnata va cassata in relazione al motivo accolto e la causa va rinviata, anche per le spese del presente giudizio di legittimità, alla Corte di appello di Perugia in diversa composizione.
La Corte rigetta il primo, il terzo e il quarto motivo del ricorso e accoglie il secondo; cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia la causa, anche per le spese del presente giudizio di legittimità, alla Corte di appello di Perugia in diversa composizione.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile della Corte Suprema di Cassazione, a seguito di riconvocazione, il 21 dicembre 2016.