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Timestamp: 2018-07-18 20:32:41+00:00
Document Index: 64128894

Matched Legal Cases: ['art. 210', 'art. 119', 'art 119', 'art 210', 'art 183', 'art 119', 'art 210', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

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Tribunale di Pesaro – Rimessione in istruttoria
Vi rimettiamo di seguito provvedimento ottenuto presso il tribunale di Pesaro dall’avvocato Maria Chiara Magi di cui vi lasciamo breve nota:
“… è con vivo piacere che Vi informo che il Tribunale di Pesaro, all’udienza preposta per la discussione orale, ha revocato il precedente provvedimento nominando CTU.
Trattasi di contenzioso instaurato al fine di accertare il reale dare/avere tra le parti in un rapporto di apercredito.”
Tribunale Pesaro ordine esibizione ex art. 210 cpc
Siamo lieti di attenzionarVI il provvedimento ottenuto presso il tribunale di Pesaro dall’Avvocato Antonio Paone di cui di seguito vi lasciamo Sua breve nota:
“Si allega importante provvedimento ottenuto dall’Avv. Antonio Paone del Foro di Rimini presso il Tribunale di Pesaro.
La causa, riguardante l’accertamento e verifica di due conti di cui uno affidato e l’altro per anticipo fatture, era stata anticipata dalla richiesta alla banca di tutti i contratti e gli estratti dall’inizio dei rapporti, ai sensi dell’art. 119 del Testo Unico Bancario.
Le perizie di parte intanto, sulla scorta degli unici documenti ancora in possesso del correntista, erano state commissionate a SDL CENTROSTUDI Spa.
Instauratosi il procedimento, la banca non dava riscontro alla richiesta ex art 119 TUB, contestando geneticamente l’ordine di esibizione ex art 210 cpc richiesto dall’Avv. Paone già nell’atto di citazione laddove l’istituto di credito non avesse ottemperato alla predetta richiesta entro i 90 gg concessi dal Testo Unico Bancario.
L’istanza era rinnovata anche nella prima e nella seconda memoria ex art 183 cpc, nonché nel Verbale del primo incontro delle operazioni peritali, essendo stata ammessa CTU, in cui il legale ha presenziato anche quale consulente di parte.
Il consulente richiedeva al giudice lumi, non potendo addivenire alla stesura di alcun elaborato stante la mancanza di numerosi estratti.
Solo in quella occasione il consulente di parte della banca esibiva stampa della pec con cui l’istituto aveva risposto alla richiesta ex art 119 avanzata dal avv. Paone, che contrariamente MAI AVEVA RICEVUTO ALCUNA PEC.
Opponendosi fermamente alla produzione tardiva del documento contestato, essendo spirato ogni termine di legge per depositare documenti in giudizio, e non avendo MAI la banca contestato di avere inviato i documenti richiesti, se non durante le operazioni peritali, il legale riusciva ad ottenere dal giudice ordine di esibizione ex art 210 di tutta la Documentazione così come richiesta ai fini dello svolgimento della consulenza tecnica ammessa.
Nonostante l’atteggiamento scorretto (per non dire altro) della banca, si è così evitata una sconfitta processuale, essendo come noto onore dell’attore produrre i documenti a fondamento delle richieste.”
Tribunale di Pesaro – Sospensione Provvisoria Esecutorietà di Decreto Ingiuntivo
Si procede alla pubblicazione di ordinanza ottenuta dall’avv. Maria Chiara Magi presso il Tribunale di Pesaro, con la quale l’organo giudicante ha disposto la sospensione della provvisoria esecutorietà di D.I. opposto, fondando la decisione sulla mancata allegazione degli estratti conto in fase monitoria.
Tribunale di Pesaro – Ammissione CTU e Quesiti
Si pubblica ordinanza ottenuta dall’avv. Denis Marini in sostituzione dell’avv. Massimo Meloni presso il Tribunale di Pesaro, ove il giudice ha disposto CTU incaricando il consulente a procedere entro 15 giorni come specificato dai quesiti riportati.
Tribunale di Pesaro – Rigetto Opposizione della Banca e Condanna alle Spese Processuali
La sentenza che precede ha per oggetto un’opposizione a decreto ingiuntivo con cui la ditta opponente contestava il procedimento monitorio instaurato dalla Banca, ritenendosi gravemente lesa dal comportamento illegittimo e scorretto di essa banca che, a seguito di repentina e non motivata revoca degli affidamenti richiedeva, con decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo il pagamento di € 116.483,97, oltre agli interessi maturati al tasso del 10% dal 24.05.2012 sino al saldo effettivo, nonché spese legali e competenze.
La ditta opponenda fondava la propria contestazione sull’esistenza – evidente- di un collegamento negoziale fra esso contratto di apertura di credito ed il successivo contratto di mutuo fondiario; difatti, con detti contratti, chiaramente avvinti da un unico nesso teleologico, veniva da subito conferito alla cliente, all’unico fine di realizzazione di un progetto edificatorio di lottizzazione che prevedeva la realizzazione di n. 12 ville unifamiliari, l’importo di euro 350.000,00 (100.000,00 con contratto di apertura di credito e 250.000,00 con il contratto di mutuo fondiario cui sarebbe seguito a stato avanzamento lavori la somma di euro 250.000,00 come stipulato con atto pubblico ripassato tra le parti).
In sede di opposizione la ditta opponente sollevava una serie di questioni assolutamente non approfondite dal Giudicante in sentenza e, per certi versi, completamente omesse e spiegava anche domanda riconvenzionale ritenendo affatto motivata la mancata erogazione da parte della Banca delle somme stipulate per contratto tra le parti, con le conseguenze che da detto comportamento sarebbero e sono derivate alla ditta opponente ossia la paralisi dell’attività economica con evidente danno di cui si chiedeva – vanamente – il risarcimento, come da quantificazione del proprio perito di parte che, indicando tre voci di danno: danno per fermo cantiere, danno per aumento dei costi e danno subito per mancata vendita e rendita dell’azienda, lo quantificava in oltre un milione e settecento mila euro.
Nelle more della controversia la ditta, a mezzo del proprio legale, anche al fine di valutare un’eventuale composizione della questione – mai peraltro rimessa in mediazione dal Giudice di merito – richiedeva alla Banca opposta, a mezzo raccomandata A/R, la rendicontazione delle operazioni contabili e finanziarie e dei servizi bancari relativi ad entrambi i contratti.
Anche detta richiesta, peraltro riproposta al Giudice nella fase istruttoria con richiesta di esibizione della detta documentazione e riformulata in sede di p.c., veniva completamente ignorata sia dalla Banca che dal Giudicante il quale si limitava, con ordinanza, a rigettare le richieste istruttorie, ritenendole superflue.
Vieppiù il Giudicante, in sentenza, motivava l’assenza di attività istruttoria considerando inutili le prove per testi chieste dall’opponente “essendo volte a dimostrare non l’intento comune, ma gli scopi e le motivazioni personali di un solo contraente” (Sic!)
È opportuno considerare che la difesa della Ditta opponente indicava come teste, fra i tanti, l’allora direttore della Banca, ossia chi stipulava con la ditta in oggetto i due contratti, anche detto testimone veniva considerato inidoneo ad “offrire elementi utili”.
Nessuna motivazione sussiste, fra l’altro, sulla mancata nomina del ctu richiesta da questa difesa ed insistita nell’istanza di revoca dell’ordinanza istruttoria depositata.
Le due vicende contrattuali, lo si ripete, sono simultaneamente connesse e da considerarsi come un unico sinallagma, atteso che la cliente non avrebbe mai stipulato il primo contratto se non in previsione di ricevere ulteriore e cospicua “finanza” con il mutuo edilizio.
E’ quindi indubbio che: 1) la cliente esercente attività di “lavori generali di costruzioni di edifici” venne legalmente costituita in data 1° giugno 2007; 2) che, dopo i necessari tempi di progettazione ed autorizzazione, la stessa, nelle precitate forme e per i noti scopi, in data 27 novembre 2007, ebbe a concordare con la banca opposta, per il necessario allestimento del cantiere edile, una prima somma di denaro a ciò necessario, somma pari ad €.
100.000,00, erogata nelle forme dell’apertura di credito e, successivamente, per la realizzazione degli edifici da porre in vendita, in data 6 giugno 2008, il mutuo fondiario di €. 500.000,00.
La succinta sentenza del tribunale di Pesaro si è limitata ad escludere il collegamento negoziale ritenendo – a suo dire – inesistente l’elemento soggettivo del collegamento negoziale, poiché a detta del Giudicante “non sussiste nella fattispecie la comune volontà delle parti circa il coordinamento dei contratti”.
La questione avrebbe meritato un maggiore approfondimento da parte del Giudicante che, ha peraltro completamente omesso di valutare alcune richieste dell’istante e, senza alcuna motivazione chiara, ha rigettato le domande della ditta immobiliare, ditta immobiliare che, ricordiamolo, si trasfonde in un privato cittadino pensionato.
Nessuna condizione è mutata dall’erogazione degli affidamenti ad oggi, se non la realizzazione – tutta documentata – di buona parte del cantiere, la costruzione di pali, fondamenta, fabbricati ora lasciati al grezzo ed abbandonati all’incuria, a causa dello scarso “senso di valutazione iniziale” della Banca, che ha deciso, inopinatamente e senza l’esistenza di condizioni oggettive concrete, di revocare, a lavori avviati, gli affidamenti, gettando nel baratro la ditta che ad oggi, non riesce ad affrontare i creditori e si ritrova con un’esposizione debitoria pesante, con la conseguente ed inevitabile perdita di tutto ciò che ha conquistato con i sacrifici di una vita, non da ultimo la tranquillità e la salute.
Avv. Maria Luisa Palladino
La procedura era giunta alla seconda asta, fissata per il 9 luglio.
A seguito del mancato pagamento di alcune rate del mutuo ipotecario di € 270.000,00 la banca notificava atto di precetto.
Successivamente, la stessa aveva instaurato la procedura di espropriazione forzata, con pignoramento e successiva vendita della abitazione dei coniugi (stima di partenza delle aste pari a € 685.000,00).
La cliente quindi si affidava a SDL che, nella persona dell’avv. Paone, proponeva un primo ricorso in opposizione all’esecuzione sulla base della perizia che evidenziava la pattuizione di interessi usurari con superamento del tasso soglia da parte del solo tasso di mora, applicato peraltro più volte ovvero sulla rata intera e non sulla quota capitale.
Il predetto ricorso però veniva rigettato in quanto nell’esecuzione vi era stato l’intervento di altro creditore (Equitalia) che vantava un credito di oltre € 200.000,00.
Non perdendosi d’animo, si è raggiunto con Equitalia un accordo per la rateazione del debito ed, infine, si è provveduto al deposito del secondo ricorso con allegazione delle accettazioni di rateazione di Equitalia.
Eliminato questo ostacolo, il giudice accoglieva il ricorso ravvisando i gravi motivi, così sospendendo l’asta immobiliare.
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