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Timestamp: 2018-01-22 22:14:44+00:00
Document Index: 13247578

Matched Legal Cases: ['art.1', 'art. 1', 'art.12', 'art. 17', 'art.17', 'art. 1', 'art.2', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 17', 'art. 1', 'art.1']

PROVINCIA DI SAVONA SETTORE TUTELA DEL TERRITORIO E DELL AMBIENTE - PDF
PROVINCIA DI SAVONA SETTORE TUTELA DEL TERRITORIO E DELL AMBIENTE
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1 PROVINCIA DI SAVONA SETTORE TUTELA DEL TERRITORIO E DELL AMBIENTE PIANO DI BACINO STRALCIO SUL RISCHIO IDROGEOLOGICO RELAZIONE Ambito di Bacino di rilievo regionale: CENTA Bacino: CARENDA Comuni: ALBENGA CERIALE CISANO SUL NEVA Approvato con D.C.P. n. 47 del 25/11/2003 E LAVORI IDRAULICI Via Amendola 10 tel. 019/83131 fax. 019/ Sito Internet:
3 PREMESSA QUADRO GENERALE DI RIFERIMENTO Quadro istituzionale, normativo e amministrativo di riferimento Strumenti di pianificazione vigenti Altri strumenti di pianificazione Dati utilizzati CARATTERISTICHE DEL BACINO Geografia Geologia Metodologia di studio Litostratigrafia Tettonica e assetto strutturale Geomorfologia Metodologia di studio Considerazioni relative allo stato della roccia Caratterizzazione delle coperture Movimenti franosi Franosità diffusa e fenomeni erosivi Fenomeni carsici Riporti artificiali e discariche Cave Acclività Idrogeologia Reticolo idrografico Tavola del Reticolo idrografico (tav. 13) Uso del suolo Territori modellati artificialmente Territori agricoli Territori boscati ed ambienti seminaturali Descrizione della rete idrografica T. Carenda - Asta principale T. Torsero - Asta principale RIO ANTOGNANO E RII MINORI DELLA PIANA DI ALBENGA RII MINORI DEL COMUNE DI CERIALE Idrologia di piena SETTORE TUTELA DEL TERRITORIO E DELL AMBIENTE E LAVORI IDRAULICI Via Amendola 10 tel. 019/83131 fax. 019/ Sito Internet:
4 2.7.1 Premessa Caratterizzazione delle precipitazioni intense e delle portate di piena per i bacini liguri. Valori di portata al colmo di piena, con assegnato tempo di ritorno, per i bacini idrografici con foce al mar Tirreno luglio (C.I.M.A.) Università degli Studi di Genova Determinazione delle linee segnalatrici di probabilità pluviometrica Portate di piena Portate di piena di progetto per il bacino Carenda (Rif. Normativa di Piano) 50 3 PROBLEMATICHE E CRITICITA DEL BACINO Premessa Problematiche di tipo geomorfologico Suscettività al dissesto dei versanti Problematiche di tipo idraulico Aree storicamente inondate Verifiche idrauliche Fasce di inondabilità Fascia di riassetto fluviale Principali criticità del bacino Criticità puntuali Considerazioni sul trasporto solido Premessa RISCHIO IDROGEOLOGICO Premessa Determinazione del rischio idrogeologico Carta del rischio idraulico Carta del rischio geomorfologico
5 PREMESSA La presente Relazione Tecnica di Piano è stata revisionata a seguito del parere vincolante della Regione Liguria espresso tramite D.G.R. n 1068/2002 e D.G.R. n 1158/2002. Il presente piano è stato redatto quale piano di bacino stralcio sul rischio idrogeologico in adempimento all art.1, comma1, del decreto-legge 11 giugno 1998, n. 180, convertito, con modificazioni, nella legge 3 agosto 1998 n 267 e costituisce parte del piano di bacino stralcio per la difesa idrogeologica, nonché del piano di bacino completo, di cui alla legge 18 maggio 1989, n.183 e sue modificazioni ed integrazioni. Esso è di conseguenza un primo stralcio funzionale che risponde nei contenuti prioritariamente a quanto richiesto dal citato D.L. 180/98 e dal relativo Atto di indirizzo e coordinamento per l individuazione dei criteri relativi agli adempimenti di cui all art. 1, commi 1 e 2, del decreto-legge 11 giugno 1998, n. 180/98, pubblicato sulla G.U. del Il percorso di formazione e adozione del presente piano è quello attualmente previsto in generale per i piani di bacino dalla normativa vigente, con particolare riferimento alla legge regionale 21 giugno 1999, n.18. Il presente piano di bacino stralcio si è valso degli studi propedeutici generali relativi alle caratteristiche del territorio e alle problematiche del bacino a suo tempo affidati dalle Amministrazioni ed Enti operanti sul territorio in esame. 2
6 1 QUADRO GENERALE DI RIFERIMENTO 1.1 Quadro istituzionale, normativo e amministrativo di riferimento Il quadro di riferimento generale per la formazione del Piano di bacino è rappresentato dalle norme contenute nella legge quadro 18 maggio 1989, n Rilevanza particolare ha inoltre la legge 4 dicembre 1993, 493, che all art.12 integra l art. 17 della L. 183/89 con il comma 6 ter che introduce la possibilità di redigere ed appprovare i piani di bacino anche per sottobacini o per stralci relativi a settori funzionali. Per gli aspetti connessi alla pianificazione di bacino regionale si deve far riferimento alla legge regionale 28 gennaio 1993, n.9, che in sostanza recepisce la L.183/89, regionalizzandone i contenuti e istituendo l Autorità di Bacino Regionale. Le procedure di approvazione dei piani di bacino sono state in parte modificate dalla legge regionale 21 giugno 1999, n.18. Un ulteriore impulso alla pianificazione di bacino è stato fornito dal decreto legge 11 giugno 1998 n.180, convertito, con modificazioni, nella legge 3 agosto 1998 n 267 Misure urgenti per la prevenzione del rischio idrogeologico ed in favore delle zone colpite da disastri franosi nella regione Campania, modificato dal D.L. 132/99, convertito, con modifiche, dalla L. 262/99. Tale decreto al comma 1 dell articolo 1 dispone che entro il termine del 30 giugno 1999, le Autorità di bacino di rilievo nazionale ed interregionale e le regioni per i restanti bacini, adottano, ove non si sia già provveduto, piani stralcio di bacino per l assetto idrogeologico redatti ai sensi del comma 6-ter dell art.17 della L.183/89 e successive modificazioni che contengano in particolare l individuazione e la perimetrazione delle aree a rischio idrogeologico e le relative misure di salvaguardia. I criteri relativi agli adempimenti di cui al comma 1 dell art. 1 del succitato D.L. 180/98, sono stati forniti, come previsto dal comma 2 dell art.2 del D.L 180/98, in Atto di indirizzo e coordinamento per l individuazione dei criteri relativi agli adempimenti di cui all art. 1, commi 1 e 2, pubblicato sulla G.U. del Esso, in particolare, pur ribadendo la necessità che le Autorità di Bacino compiano ogni sforzo per accelerare i tempi per l adozione dei piani stralcio, stabilisce come termine ultimo per l adozione dei piani stralcio per il rischio idrogeologico il 30 giugno 2001, e quello per l approvazione il 30 giugno Specifica inoltre che le attività relative all individuazione e alla perimetrazione delle aree a rischio di inondazione e a rischio di frana dovranno essere articolate nelle seguenti 3 fasi: 1) individuazione aree soggette a rischio idrogeologico; 2) perimetrazione, valutazione dei livelli di rischio e definizione di misure di saivaguardia; 3) programmazione della mitigazione del rischio. Il D.L. 180/98, ha inteso quindi, dichiaratamente dare un accelerazione agli adempimenti della L. 183/89, soprattutto a riguardo l individuazione e perimetrazione delle aree a rischio idrogeologico (inteso come inondazione e frana). In adempimento al comma 1, art. 1, del suddetto D.L. 180/98, l Autorità di Bacino di rilievo regionale intende adottare, entro la scadenza posta del 2001, piani di bacino stralcio (ai sensi del comma 6ter, art. 17. L.183) sul rischio idrogeologico, costituiti 3
7 essenzialmente dalle due tematiche relative al rischio idraulico e rischio geomorfologico (suscettività al dissesto e rischio di frana). Trattandosi di uno stralcio funzionale non esaurisce chiaramente tutte le tematiche previste dal piano di bacino completo. Peraltro è uno stralcio più limitato rispetto allo stralcio per la difesa idrogeologica così come impostato dall Autorità di bacino di rilievo regionale in Liguria a seguito della L.R. 9/93. Questo tipo di piano, che è elaborato prioritariamente come adempimento al D.L. 180/98, è uno stralcio funzionale, che rappresenta una parte del piano stralcio per la difesa idrogeologica e del quale sarà quindi parte integrante, così come del piano di bacino nella sua stesura completa. Esso è quindi approvato con le procedure ordinarie previste dalla L. R. 18/99. I criteri seguiti per l elaborazione dei suddetti piani stralcio sul rischio idrogeologico sono quelli già adottati dall Autorità di bacino regionale per la redazione dei piani stralcio per la difesa idrogeologica. In particolare i criteri generali per l elaborazione dei piani di bacino regionali sono stati formalizzati, così come previsto dalla L.9/93, nel documento Criteri per l elaborazione dei piani di bacino approvati dal Comitato Istituzionale dell Autorità di bacino di rilevo regionale nella seduta del Tali criteri sono stati poi integrati da una serie di raccomandazioni e documenti relativamente a specifiche problematiche. Nell ambito del presente piano stralcio per il rischio idrogeologico, oltre ai citati criteri generali, e a quelli relativi all Atto di indirizzo e coordinamento per l individuazione dei criteri relativi agli adempimenti di cui all art. 1, commi 1 e 2, del decreto-legge 11 giugno 1998, n. 180/98, sono stati seguiti i criteri contenuti nelle seguenti raccomandazioni o linee guida: raccomandazione n.1 Metodologie per la mappatura delle aree soggette a rischio di inondazione raccomandazione n. 3bis Documento propedeutico all informatizzazione dei dati e delle cartografie di base per la redazione dei piani di bacino, raccomandazione n. 4 Standard cartografici relativi in particolare alle legende per la carta di copertura e d uso del suolo, carta di dettaglio dei movimenti franosi, censimento dei movimenti franosi raccomandazione n. 4 Valutazione della pericolosità e del rischio idraulico e idrogeologico- Carte derivate raccomandazione n. 7 Definizione delle fasce di inondabilità e di riassetto fluviale raccomandazione n. 8 Redazione della carta del rischio idrogeologico nei piani stralcio di bacino Linea guida n. 1/1999 Nota sul rischio idraulico residuale nell ambito della pianificazione di bacino regionale linea guida 2/2000 Indicazioni metodologiche per la costruzione della carta di suscettività al dissesto dei versanti linea guida 3/2000 Schema di struttura e dei contenuti essenziali di un piano di bacino stralcio sul rischio idrogeologico (ai sensi del comma 1, art.1, del Dl180/98 e ss.mm.ed ii, convertito il Legge 267/98) 4
8 Si sottolinea, infine, che ai sensi della L. 183/89 il piano di bacino, così come i suoi stralci funzionali, è uno strumento sovraordinato per le parti prescrittive agli altri strumenti di pianificazione settoriale ed urbanistica, con effetto di integrazione e di prevalenza, in caso di contrasto, della pianificazione territoriale di livello regionale, provinciale e comunale. 1.2 Strumenti di pianificazione vigenti Nell ambito della pianificazione di bacino risulta di interesse la valutazione delle potenzialità e delle previsioni di sviluppo antropico contenute nei vari livelli di pianificazione. Nel presente piano stralcio, tuttavia, si è stabilito, a livello provinciale, di non sviluppare la presente fase che verrà invece, ampiamente trattata nei successivi studi ed elaborati relativi al Piano di Bacino Altri strumenti di pianificazione Relativamente alla Direttiva CEE 92/43/ CEE istitutiva dei siti bioitaly, si osserva che nell ambito del bacino Carenda è presente il seguente sito individuato come SIC (siti di importanza comunitaria): IT M.Acuto Poggio Grande 1.3 Dati utilizzati Per quanto riguarda la parte geologica per la cartografia di base del piano vengono utilizzati gli studi disponibili presso i vari Enti Pubblici. Tali dati sono stati integrati da verifiche sul terreno ed in base all esperienza lavorativa maturata dai professionisti nella zona di studio. I dati e le elaborazioni a carattere idrologico sono stati tratti dallo studio Caratterizzazione delle precipitazioni intense e delle portate di piena per i bacini liguri redatto dal C.I.M.A. per conto della Regione Liguria. Per quanto riguarda il rilievo delle sezioni idrauliche si è proceduto con rilievi effettuati in modo speditivo dal Cima nel luglio La base cartografica utilizzata è la carta tecnica regionale in scala 1:5.000 e scala 1: (in formato raster e vettoriale), che riporta il bacino nei fogli n , , ,
9 2 CARATTERISTICHE DEL BACINO 2.1 Geografia Il bacino denominato Carenda comprende i seguenti bacini idrografici: rio Antognano (sup. 2.9 km 2 ), torrente Carenda (sup. 8 km 2 ) torrente Torsero (sup. 6 km 2 ) rio San Rocco (sup. 2.4 km 2 ) rio Fontane o Cuore (sup. 1 km 2 ) altre rii minori lungo la fascia costiera afferenti direttamente a mare nel tratto compreso tra la foce del Centa e Capo Santo Spirito. Lo spartiacque del comprensorio Carenda, partendo dalla costa al margine di ponente e risalendo in senso orario, segue la linea di separazione idrografica tra Centa e rio Antognano, per poi risalire lungo il crinale al M. Pesalto (686,4 m), Croce Ceresa (710,2 m), Poggio Grande (812,7 m), Monte Acuto (748 m), M. Croce (541,4 m), Monte Piccaro (280,3 m). Il bacino del comprensorio Carenda confina con quello del Fiume Centa a sud e a ovest (T. Neva), a nord con il bacino del torrente Varatella. Per quanto riguarda i dati climatici all interno del Bacino è presente una stazione di monitoraggio termo-pluviometrico: Isolabella (cod. 2046, quota 40 m). Dal punto di vista climatico in analogia con i territori circostanti il comprensorio rientra nella zona climatica mediterranea ed in particolare nella sottoregione mesomediterranea, con una distribuzione bimodale delle precipitazioni, con massimo principale autunnale e secondario primaverile, e unimodale delle temperature che registrano il massimo in agosto ed il minimo in gennaio. All incirca il 56 % delle precipitazioni annue è mediamente distribuito nei mesi invernali ed autunnali, manifestandosi spesso sotto forma di bruschi rovesci concentrati in autunno, periodo nel quale si sono in genere avute le principali piene e i gli episodi alluvionali. 2.2 Geologia La parte settentrionale del bacino è caratterizzata geologicamente dalla presenza di litotipi calcareo-dolomitici appartenenti all Unità Arnasco-Castelbianco. La parte pedemontana è costituita da depositi pliocenici e alluvionali antichi, mentre la porzione subpianeggiante del territorio è caratterizzata da depositi alluvionali o recenti ed attuali Metodologia di studio L elaborato grafico di riferimento è la Carta Geolitologica. La definizione stessa indica il risalto che si è voluto dare ai caratteri litologici rispetto all attribuzione 6
10 formazionale delle rocce in quanto più rispondente alla caratterizzazione fisica del materiale. La suddivisione della roccia in base allo stato di conservazione viene tuttavia affrontato nell elaborazione della Carta Geomorfologica, secondo le specifiche regionali (Raccomandazione 3 bis). Pertanto in questo elaborato sono state verificate e raggruppate le formazioni ed i vari membri delle stesse, in funzione della litofacies dominante; allo stesso tempo sono stati inseriti gli acronimi formazionali, riportati negli standards di inserimento dei tematismi geologici nel sistema informativo regionale di bacino. I terreni alluvionali sono stati primariamente suddivisi per tipologia. Sono state cartografate le giaciture, i sovrascorrimenti fra le unità principali e le discontinuità tettoniche principali. I dati bibliografi di partenza sono costituiti da varie pubblicazioni scientifiche, e dalla consultazione di lavori precedenti (P.R.G. Comunali ove disponibili). I dati di base, ove necessario, sono stati integrati e verificati dal rilevamento geologico sul terreno Litostratigrafia Rimandando alla bibliografia scientifica ed alla cartografia geologica ufficiale per l inquadramento paleogeografico e tettonico generale delle unità affioranti all interno del bacino, in questa sede sembra doveroso soffermarci esclusivamente sui caratteri litostratigrafici e tettonici che più sono legati agli aspetti di difesa del suolo ovvero maggiormente influenti sulle condizioni di stabilità del territorio. ALLUVIONI MOBILI - Aree occupate dall idrografia attuale, alluvioni per lo più ghiaiose degli alvei attivi dei principali corsi d acqua ed i depositi ghiaiosi e sabbiosi delle spiagge attuali. ALLUVIONI NON TERRAZZATE (Olocene) Alluvioni non alterate in superficie, e depositi di spiaggia correlati, alluvioni di fondovalle (all interno del fluviale recente dove questo è terrazzato, mal delimitabili da esso dove non lo è), per lo più ghiaioso-sabbiose, solo localmente limose o argillose. ALLUVIONI RECENTI (Pleistocene) Alluvioni, per lo più ghiaioso-sabbiose, costituenti dei terrazzi il cui dislivello rispetto al fondovalle attuale, piuttosto forte a distanza dalla costa, va progressivamente diminuendo da monte a valle sino ad annullarsi in prossimità della costa stessa; alterazione superficiale molto ridotta. ALLUVIONI ANTICHE (Pleistocene antico Pliocene superiore) Ghiaie talora molto grossolane, poligeniche (anche con ciottoli di cristallino) e sabbie, localmente molto alterate in superficie, costituenti i terrazzi fluviali più antichi - Pleistocene antico? Pliocene superiore. CONGLOMERATI DI MONTE VILLA (Pliocene sup. - medio) Conglomerati a ciottoli prevalentemente calcarei, più o meno cementati; localmente sabbie debolmente coerenti". Dalla "Carta Geologica dei terreni compresi tra il Brianzonese ligure ed il Flysch ad Elmintoidi s.s.", A. Boni e M. Vanossi, Conglomerati di M. Villa s.s. Stratificazione piuttosto massiccia, verso la base sottolineata da alternanze di livelli sabbiosi ed argillosi. I livelli conglomeratici sono costituiti da ciottoli assai arrotondati, con un buon grado di sfericità. La taglia è variabile da qualche mm fino a 50 cm di diametro; forte prevalenza di ciottoli provenienti dalle formazioni fliscioidi, mancano del tutto gli elementi a "facies verrucana", (caratteristici della 7
11 "Pietra di Cisano"); matrice alla base argilloso-sabbiosa, quindi, salendo, più ricca in carbonati, più cementata". Da "Nuovi dati e considerazioni sulla stratigrafia del bacino pliocenico di Albenga", P. Boni, G.F. Peloso, P.L. Vercesi, Mem.Soc. Geol. It., Sono stati successivamente suddivisi, da altri autori, in più orizzonti, differenti per caratteristiche sedimentologiche e morfologiche. Pietra di Cisano Costituita da un conglomerato assai compatto e tenace, formato da ciottoli a pezzatura medio-piccola, ben arrotondati e con elevato grado di sfericità; i costituenti di questo conglomerato sono in maggioranza ciottoli di dolomie, calcari e quarziti triassici e calcari liassici; la diffusione di ciottoli quarzitici "variegati" a facies verrucana distingue la Pietra di Cisano dai contigui Conglomerati di M. Villa s.s.; il cemento è calcareo. Caratteristica dominante della Pietra di Cisano è il fatto che, essendo particolarmente abbondante la componente calcarea, in superficie il deposito si presenta molto alterato e spesso trasformato in un sedimento a matrice argillosa rossastra che riempie tasche di erosione. Brecciole di S. Giacomo Affiorano tra la chiesa di S. Giacomo e l'abitato di Salea; depositi conglomeratici grigiastri, costituiti da ciottoli di quarzo e calcare, ben cementati, alquanto grossolani nei livelli più bassi, e a pezzatura assai minuta in quelli mediani e superiori; la morfometria dei ciottoli è assai varia anche se prevalgono gli elementi arrotondati su quelli a spigoli vivi e quelli sferici su quelli appiattiti. Sabbie grossolane di Costa del Maglio-Ceriale Deposito di sabbie grossolane ricoperte da sedimenti quaternari per lo più colluviali. Da "Nuovi dati e considerazioni sulla stratigrafia del bacino pliocenico di Albenga (Alpi Marittime)", P. Boni, G.F. Peloso, P.L. Vercesi, Mem. Soc. Geol. It., I depositi sopra descritti sono diffusamente ricoperti da materiali alterati, di color rosso nelle varie tonalità e costituiti da una matrice argillosa azoica che ingloba ciottoli spesso decalcificati, e da sabbie per lo più grossolane. Lo spessore dei suddetti materiali è estremamente variabile, ma, di norma, decresce procedendo dal centro verso la periferia del bacino. La loro genesi è da ricollegarsi, essenzialmente, all'alterazione pedogenetica della componente carbonatica dei sedimenti pliocenici iniziatasi, verosimilmente, in epoca villafranchiana; il passaggio tra il deposito pliocenico ed il materiale di alterazione che lo ricopre è, per lo più, assai graduale, a volte risulta assai difficile distinguere i depositi in oggetto dai livelli ARGILLE DI ORTOVERO (Pliocene medio inferiore) - Alternanze stratificate di argille sabbiose sovrastanti argille azzurre fossilifere, affioranti nelle incisioni torrentizie nella fascia pedemontana. FORMAZIONE DI ALBENGA (Eocene Paleocene) - Suddivisibili in: Membro di Leuso: "Areniti da grossolane a fini, quarzoso-feldspatiche, molto micacee, a cemento calcitico, di colore grigio, in strati di spessore variabile (10-50 cm), alternate a siltiti fini quarzoso-micacee, in strati sottili (2-15 cm); verso la base, intercalazioni di calcari quarzosi...". Dalla "Carta Geologica dei terreni compresi tra il Brianzonese ligure ed il Flysch ad Elmintoidi s.s.", A. Boni e M. Vanossi, Arenarie di Leuso-Quartarole: "Torbiditi arenaceo-pelitiche massicce, riferibili ai lobi di una conoide sottomarina...; ". Da "Alpi Liguri" - Guide Geologiche Regionali - BE-MA Ed Membro (o Calcari) di Curenna :"Calcari chiari, (localmente rossastriverdastri),...in strati sottili, di aspetto scistoso, separati da livelli millimetrici grigi o verdini; 8
12 verso la sommità... banchi di areniti quarzoso-micacee... " (Paleocene- Eocene inf.); dalla "Carta geologica dei terreni compresi tra il brianzonese ligure s.l. ed il Flysch ad Elmintoidi s.s." (A. Boni, M. Vanossi, 1972). RADIOLARITI DI ARNASCO (Malm) - "Diaspri, radiolariti e scisti silicei, di colore rosso, verde o grigio, in strati sottili". Dalla "Carta Geologica dei terreni compresi tra il Brianzonese ligure ed il Flysch ad Elmintoidi s.s.", A. Boni e M. Vanossi, BRECCE DI M. GALERO (Lias medio Dogger) - Dal basso (alto geometrico nella successione ribaltata): Membro A - Brecce carbonatiche a ciottoli e blocchi di dolomie prevalentemente noriche, calcari retici,e spongoliti liassiche; caratterizzato da accentuata eterometria dei clasti e da un assetto caotico;...stratificazione di norma assente, tranne che nei termini di passaggio ai calcari liassici. Membro B - Brecce poligeniche con elementi in gran parte provenienti da terreni permo-triassici. Membro C - Arenarie quarzoso-micacee con granuli calcarei fini ("Arenarie di Nasino"). Da "Rilevamento geologico ed analisi strutturale del settore meridionale dell'unità di Arnasco-Castelbianco (Alpi Marittime)", G. Dallagiovanna e S. Seno, Mem. Soc. Geol. It., 28, CALCARI DI ROCCA LIVERNA (Lias) Calcari grigi, in strati evidenti, quasi sempre con frequenti e potenti lenti e bande di selce chiara, porosa, a patina giallorossastra; talora con belemniti; locali intercalazioni di microbrecce, passaggi laterali e verso l'alto alle Brecce di M. Galero; spessore medio degli strati si aggira sui cm; passano eteropicamente verso l'alto alle Brecce di M. Galero; livelli lentiformi di brecce, di spessore variabile, si trovano inoltre entro i calcari stessi nei quali sfumano lateralmente attraverso zone a microbrecce..."- Dalle "Note Illustrative della Carta Geologica d'italia, Foglio Albenga-Savona", A. Boni et alii, Nell'ambito di questa formazione sono distinguibili, dal basso, due litofacies principali: - calcari grigi, spongolitici, ben stratificati, in strati decimetrici, con o senza lenti e liste di selce, talora con belemniti e lamellibranchi; - calcari spongolitici nerastri, con selce dispersa e marne a patina di alterazione rossastra, passanti anche lateralmente alle Brecce di M. Galero..." Da "Rilevamento geologico ed analisi strutturale del settore meridionale dell'unità di Arnasco-Castelbianco (Alpi Marittime)", G. Dallagiovanna e S. Seno, Mem. Soc. Geol. It., 28, CALCARE DI VERAVO (Retico-Hettangiano) Calcari e calcari marnosi grigioscuri, calcari a lumachelle e a coralli, peliti grigio-nerastri e dolomie a patina olivastra, in banchi di spessore variabile. DOLOMIE DI M- ARENA (Carnico?- Norico) Dolomie cristalline, da grigio chiare a biancastre, talora grigio scure e rosate, ben stratificate, in banchi dello spessore medio di 40 cm, con rare intercalazioni pelitiche. 9
13 2.2.3 Tettonica e assetto strutturale Il comprensorio del Carenda è caratterizzato da formazioni rocciose appartenenti all Unità tettonica prepiemontese Arnasco-Castelbianco cui si sovrappongono in discordanza stratigrafica i depositi pliocenici ed alluvionali. L assetto strutturale delle formazioni rocciose è caratterizzato da variabilità delle giaciture con sviluppo di pieghe sia a grande che a piccola scala. Sono presenti numerose faglie sulle quali spesso è impostato il reticolo nella zona montana. Per quanto riguarda i lembi pliocenici, nei conglomerati è riconoscibile una giacitura monoclinale con immersione sud est a moderata inclinazione. 2.3 Geomorfologia Il comprensorio Carenda presenta nella sua estensione aspetti assai diversificati dal punto di vista morfologico: la vasta pianura alluvionale, in parte urbanizzata in parte coltivata intensivamente, la fascia pedemontana, con nuclei abitativi sparsi e diffusa coltivazione ad uliveto, vigneti etc. la zona montana (q max. Poggio Grande 812,7 m). Il paesaggio morfologico è in gran parte determinato dalle condizioni geologiche e dipende dalla litologia, dallo stato di conservazione della roccia e dalle strutture tettoniche. La zona montana è caratterizzata da forti pendenza con substrato roccioso affiorante o subaffiorante, il litosuolo calcareo non permette un consistente sviluppo di vegetazione. La fascia pedemontana è caratterizzata da moderate pendenze, risulta fortemente incisa dai corsi d acqua Metodologia di studio Per la redazione della carta geomorfologica e di quella della franosità ad essa legata ci si è avvalsi della consultazione dei P.R.G. Comunali e segnalazioni da parte di Comuni e Comunità Montana, della consultazione del Piano Territoriale delle Attività di Cava, della Carta Inventario dei Fenomeni Franosi della Regione Liguria e del Catasto Regionale delle Cavità Carsiche. Il rilevamento è stato effettuato tramite la visione delle foto aree disponibili presso la Provincia di Savona, integrato e completato dal rilevamento sul terreno. La cartografia è stata redatta secondo le specifiche regionali Considerazioni relative allo stato della roccia La suddivisione del substrato è stata effettuata in quattro classi in base dello stato della roccia. Rf roccia in cattive condizioni di conservazione R0 roccia subaffiorante e/o con caratteristiche strutturali non ben rilevabili R roccia in buone condizioni di conservazione e giacitura favorevole al pendio Rs roccia in buone condizioni di conservazione e giacitura sfavorevole al pendio 10
14 2.3.3 Caratterizzazione delle coperture Le coltri eluvio-colluviali sono scarse e limitate alle zone di versante. Sulla carta geomorfologica vengono cartografate distintamente le coltri significative di potenza stimata fino a 3 m e le coperture detritiche di potenza stimata superiore ai 3 m. La carta geologica riporta le sole coperture di potenza superiore ai 3 m. In assenza di dati sulla caratterizzazione geotecnica dei materiali non è stato possibile operare una distinzione in base alla granulometria. Durante i sopralluoghi effettuati per l aggiornamento dei dati del 2004 (aggiornamenti geologici ex D.G.R.1592/03), è stato modificato il perimetro di alcuni corpi detritici Movimenti franosi Nell ambito del comprensorio Carenda non sono presenti frane già censite ai sensi del D.L. 180/98 e contraddistinte sulla Carta inventario e nei relativi Estratti. Dallo studio effettuato non si sono rilevate frane di livello areale: solo dall esame della cartografia GEOMAP fornita dalla regione Liguria è stato possibile cartografare una paleofrana a carattere areale immediatamente a valle della Località Poggio Castellano Franosità diffusa e fenomeni erosivi Sono estesamente rappresentati i processi erosivi superficiali ed i movimenti franosi di ridotte dimensioni prevalentemente impostati nei suoli o nei livelli di maggiore alterazione del substrato roccioso, localmente interessato da rocce tenere. Sono rappresentati anche fenomeni di erosione spondale e di erosione profonda lungo i corsi d acqua, che spesso innescano franamenti di dimensioni variabili, da piccole a medio grosse. In particolare la gran parte dei fenomeni franosi interessa le scarpate spondali dei principali corsi d acqua nella fascia pedemontana con particolare evidenza nel rio Torsero, in cui si assiste al crollo a partire dal ciglio di blocchi di materiale con effetti negativi sul deflusso delle acque e sul trasporto solido. Durante i sopralluoghi effettuati per l aggiornamento dei dati del 2004 (aggiornamenti geologici ex D.G.R.1592/03), sono state rilevate e cartografate le seguenti criticità: - in sponda orografica sinistra del rio Iba (nel comune di Ceriale): alcune aree con fenomeni di ruscellamento diffuso, un ciglio di distacco attivo (sponda destra del rio serbatoio), frana non cartografabile, rottura di pendio attiva; - nel comune di Ceriale in località Largo (campo da calcio): una frana puntuale e un ciglio di distacco attivo; - nel comune di Albenga lungo il rio Gruppin, lungo entrambe le sponde, in prossimità della confluenza con il rio dei Rubini rotture di pendio attive; nel comune di Ceriale in localita Prelanino a monte della strada: una frana puntuale. 11
15 2.3.6 Fenomeni carsici Con un bacino caratterizzato da una rilevante presenza di substrato calcareo o dolomitico le cavità carsiche sono diffuse. Nella carta geomorfologica, ove noto, si è distinto tra le varie forme carsiche. Ove questi dati non erano disponibili si riporta il simbolo generico di cavità carsica con coordinate tratte dal relativo catasto Riporti artificiali e discariche I riporti segnalati nella cartografia del Piano sono per lo più di piccole dimensioni e riferibili alla costruzione dell autostrada e per la realizzazione di spazi verdi (attrezzati) o aree sportive. Nel comune di Ceriale in località Peagna è attualmente in attività una discarica di materiali provenienti da terre di scavo e da demolizioni. Tale area risulta sottoposta, pertanto, ad un regime normativo speciale previsto per le discariche. Durante i sopralluoghi effettuati per l aggiornamento dei dati del 2004 (aggiornamenti geologici ex D.G.R.1592/03), sono stati rilevati e cartografati i seguenti riporti: - nel comune di Albenga in località Ciappe a monte dell autostrada: un area interessata da riporto/sbancamento; - nel comune di Albenga in località san Giacomo Maggiore: riporto in corrispondenza del cimitero Cave Non vi sono cave attive. Nel bacino è segnalata una cava dismessa ( Fontana ) nel comune di Albenga in loc. Salea. Vi si estraeva argilla per usi chimico-industriali. Per quanto riguarda le cave dismesse o abbandonate la perimetrazione è stata indicata tramite rilevamento visivo o visione di foto aeree Acclività La carta dell acclività ricavata per via informatica, è stata acquisita dalla Regione Liguria tramite la Provincia di Savona. Il procedimento seguito ha impiegato il modello digitale del terreno, con maglia 20 x 40 m. Il grid di campionamento utilizzato è di 10 x 10 m tramite il software Terrain Analyst di Intergraph. Dopo l elaborazione sono stati eliminati i poligoni elementari aventi un area minore di 50 m 2 al di sotto della tolleranza accettabile con maglia di tale ampiezza. Il bacino è stato suddiviso nelle seguenti classi di attività: 1) 0-10% 2) 10-20% 12
16 3) 20-35% 4) 35-50% 5) 50-75% 6) % 7) >100% 2.4 Idrogeologia La carta idrogeologica è stata derivata dalla sovrapposizione delle carte geologica e geomorfologica integrate dalle informazioni relative alle fonti di prelievo idrico disponibili (Comuni e studio Italgas). Sulla carta è stata definita la permeabilità dei vari settori di bacino in riferimento al substrato. Alle coperture detritiche potenti e alle alluvioni corrisponde permeabilità per porosità. Ai conglomerati pliocenici e ai litotipi della Formazione di Albenga è stata assegnata permeabilità per fratturazione. Ai calcari e dolomie permeabilità per fratturazione e carsismo Le Argille di Ortovero sono state classificate come impermeabili. La carta idrogeologica elaborata evidenzia per il bacino Carenda un territorio caratterizzato pressoché interamente da rocce permeabili. Gli unici affioramenti di rocce impermeabili sono localizzati in brevi tratti lungo l alveo del rio Carenda e del rio Torsero. Nel settore settentrionale del bacino si sviluppano rilievi collinari costituiti prevalentemente da rocce calcaree permeabili per fratturazione e carsismo e subordinatamente da rocce conglomeratiche e brecce permeabili per fessurazione. La permeabilità relativa delle formazioni è mediamente buona e nelle rocce calcaree è attiva una circolazione idrica sotterranea che si manifesta in superficie con emergenze a carattere sorgivo localizzate lungo gli alvei del rio Torsero, del rio San Rocco e del rio Fontana. Nel settore meridionale e centrale del bacino si sviluppa la piana costiera e di fondovalle caratterizzata da depositi detritici di natura alluvionale permeabili per porosità. La permeabilità relativa è mediamente buona o elevata tuttavia, nel sottosuolo sono presenti variazioni laterali e verticali di permeabilità prodotte dalla presenza di lenti o livelli di materiali fini semipermeabili o impermeabili. La circolazione idrica sotterranea è attiva e si manifesta con la presenza di un acquifero multifalda da cui attingono, per uso irriguo e per uso potabile, i numerosi pozzi distribuiti sul territorio Reticolo idrografico Sulla carta idrogeologica è evidenziato lo sviluppo della rete idrografica. 13
17 Tale sviluppo può essere caratterizzato attraverso la gerarchizzazione del reticolo che permette di definire l ordine del bacino, ossia l ordine dell asta fluviale terminale. La classificazione del reticolo idrografico è stata condotta secondo la metodologia proposta da Horton-Strahler, pertanto l ordine delle varie aste si determina in base al seguente schema: un asta che non nasce dalla confluenza di altre due è di primo ordine; un asta di ordine n e un asta di ordine (n-1) congiungendosi danno origine ad un asta di ordine n; due aste di ordine n congiungendosi danno origine ad un asta di ordine (n+1); La gerarchizzazione è stata condotta sulla base CTR raster alla scala 1: Per quanto riguarda i corsi d acqua principali si rileva: rio Antognano lunghezza asta principale 1 del 2 ordi ne 3 km torrente Carenda lunghezza asta principale del 4 o rdine 5.7 km torrente Torsero lunghezza asta principale del 3 o rdine 7,2 km rio San Rocco lunghezza asta principale del 3 ordi ne 3,6 km rio Fontane o Cuore lunghezza asta principale del 3 ordine 1,5 km Tavola del Reticolo idrografico (tav. 13) La Carta del Reticolo Idrografico non costituisce elaborato contenente le previsioni di Piano ma è da considerarsi parte degli elaborati di analisi al Piano stesso. La tavola 13 comprende i corsi d acqua già iscritti negli elenchi delle acque pubbliche, (fermo restando che il valore di ufficialità può essere attribuito unicamente all'elenco delle acque pubbliche del territorio della Provincia di Savona pubblicato sulla G.U. n. 244 del 15/10/1941 ed integrato con D.P.R. del 30/06/1954), gli ulteriori tratti che rivestono significativa rilevanza idraulica nonché tutti i tratti individuati dalla base topografica della cartografia della Carta Tecnica Regionale. 2.5 Uso del suolo La composizione cartografica deriva da una serie di indagini di campagna atte ad individuare il tipo di destinazione del territorio o di porzioni di esso, in rapporto a delle classi di individuazione prestabilite. Si sono così distinti territori agricoli, superfici con caratteristiche naturali (boschi e vegetazione spontanea), aree urbane, aree produttive (industriali e commerciali), reti di comunicazione (autostrade e ferrovie) e corpi idrici. Le informazioni ricevute sulle diverse destinazioni dei suoli, si rilevano fondamentali ai fini di una corretta gestione del territorio anche in relazione alle trasformazioni esercitate dall'uomo nel corso del tempo. Le aree individuate sono state catalogate in base alla legenda del piano. La carta realizzata in scala 1:10000 è stata elaborata sia sulla fotointerpretazione sia tramite rilievi diretti di verifica in campo. 14
18 Territori modellati artificialmente ZONE URBANIZZATE Tessuto urbano continuo è rappresentato dalle concentrazione litoranea degli abitati compresi tra le propaggini nord di Albenga e Cerial Tessuto urbano discontinuo è formato da piccoli agglomerati e da case sparse ZONE INDUSTRIALI, COMMERCIALI, RETI DI COMUNICAZIONE Aree industriali o commerciali comprendono piccole porzioni del territorio concentrate nei pressi della fascia litoranea e della ferrovia Reti autostradali, ferroviarie e spazi accessori: si identificano nell'asse autostradale Genova - XX Miglia, nella Strada Statale Aurelia che corre all'interno della ampia pianura del comprensorio albenganese e nella rete ferroviaria (Ferrovie dello Stato) lungo la fascia marina AREE VERDI ARTIFICIALI NON AGRICOLE Aree verdi urbane: rappresentano piccoli spazi verdi pubblici o privati destinati a giardini e zone di sosta, sono per lo più concentrate nel tessuto urbano e molte volte sono difficilmente cartografabili per le modeste dimensioni, sono in ogni modo insignificanti ai fini dell'uso del suolo Aree sportive e ricreative: si identificano negli impianti sportivi quali i campi di calcio e sono generalmente ben visibili Territori agricoli SEMINATIVI : Seminativi irrigui: comprendono porzioni della Piana di Albenga posta nella fascia dell immediato entroterra tra gli abitati di Albenga e Ceriale. Per la maggiore importanza sono unificati tutti nei seminativi irrigui Seminativi, vivai, colture in serra: nella piana di Albenga tra Albenga e Ceriale e nelle zone ad essa limitrofe sono presenti molte serre con coltivazioni specializzate e assumono il significato di aziende agricole principali. L'assetto produttivo della pratica agricola si presenta diversificato con dominanza dell'indirizzo orto-floricolo sia in pieno campo sia in serra COLTURE PERMANENTI ARBOREE Oliveti terrazzati: la coltivazione è praticata sulle pendici meglio esposte dei rilievi dell entroterra del bacini. Vi sono sia oliveti coltivati, sia oliveti in stato di abbandono. L'impianto olivicolo terrazzato con muretti a secco è sempre ben leggibile, anche laddove il bosco e gli incendi boschivi hanno determinato la ricolonizzazione della flora spontanea. Tuttavia la sistemazione ad oliveto terrazzato determina un fitto sistema capillare per la regimazione delle acque meteoriche. 15
19 PRATI, PASCOLI Comprendono esigue porzioni di territorio localizzate nelle zone alte del bacino. Trattasi in genere di formazioni naturali ricavate in zone pseudopianeggianti, ove è praticato il pascolo libero da parte di allevatori dei comuni limitrofi dell'entroterra che sfruttano le zone dell'alta collina nei mesi primaverili-estivi. Assai limitata ed in disuso è la pratica dello sfalcio per la fienagione EX COLTIVI In molti casi l'abbandono dell attività sta favorendo l'instaurarsi di una vegetazione spontanea di tipo arbustivo, per cui molte di queste aree possono essere inserite negli ex coltivi Territori boscati ed ambienti seminaturali PRATERIE Comprendono aree limitate ove è in corso un processo di rinaturalizzazione verso forme più stabili. A causa delle caratteristiche edafiche, climatiche tali areali rimarranno comunque come situazioni di passaggio tra ecosìstemi diversi come ad esempio i prati-pascoli, sfruttati dall'uomo e dagli animali, e gli arbusteti, forma di passaggio verso popolazioni più evolute ZONE BOSCATE Comprendono una percentuale limitata del territorio, occupata da occupata da cedui misti invecchiati, cedui semplici da fustaie di latifoglie e da conifere termofile derivanti da impianti artificiali con un buon grado di copertura (dal 50 al 100%) con funzione principalmente protettiva ZONE CARATTERIZZATE DA VEGETAZIONE ARBUSTIVA Rappresentano zone di transito da coltivi - prativi, zone comunque sfruttate, a forme naturali quali il bosco: comprendono noccioleti, calluna, sorbo, cisto e ginestre. Sono per altro molto estese formazioni arbustive di macchia o gariga, correlate alla povertà del suolo ed al ripetersi degli incendi ZONE CON VEGETAZIONE Spiagge, dune Rocce nude. Comprende superfici assolutamente limitate per estensione Aree con vegetazione rada è limitata tra le formazioni rocciose affioranti ove l'esiguo spessore del suolo non permette la crescita di vegetazione importante. 2.6 Descrizione della rete idrografica T. Carenda - Asta principale I sopralluoghi effettuati sul Torrente Carenda, nel luglio 2000, hanno permesso di individuare le principali caratteristiche del corso d acqua che, abbinate ai rilievi topografici delle sezioni, formano un quadro completo per la successiva modellazione idraulica. 16
20 Torrente Carenda allo sbocco a mare Nel tratto subito a monte dello sbocco a mare il Torrente Carenda attraversa gli abitati e le campagne di regione Rapalline e Carenda. Il corso d acqua ha qui andamento rettilineo e regolare. Come si può osservare dalla foto , scattata dal ponte della strada statale vecchia Aurelia, la sezione è rettangolare con pareti in calcestruzzo in buono stato. Il fondo alveo è in condizioni discrete, con presenza di vegetazione arbustiva e canneti. Foto Torrente Carenda: tratto terminale antistante il ponte della strada Il ponte della vecchia Aurelia ha pile addossate alle sponde del corso d acqua. Pertanto nell attraversamento la sezione non subisce significative diminuzioni in larghezza, la quale si assesta ad un valore di circa 17.4 m, mentre si abbassa lievemente in altezza nell incontrare l impalcato del ponte, in cemento armato dello spessore di circa 1 1,5 m. di conseguenza si misura un altezza tra fondo alveo e impalcato di 2.8 m (Foto ). Foto Torrente Carenda: ponte sulla vecchia Aurelia. circa una decina di metri dal ponte di fig. 3 si trova la sezione di sbocco a mare, praticamente coincidente con l attraversamento del ponte della ferrovia (Foto ). 17