Source: http://www.giurcost.org/decisioni/2002/0127s-02.html
Timestamp: 2019-02-18 12:55:48+00:00
Document Index: 32287567

Matched Legal Cases: ['art. 13', 'art. 1', 'art. 13', 'art. 3', 'art. 13', 'art. 1', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 38', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 1', 'art. 13', 'art. 1', 'art. 13', 'sentenza ', 'art. 13', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 127', 'art. 53', 'art. 43', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 1', 'art. 3']

Consulta OnLine - Sentenza n. 127 del 2002
nel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 13, comma 8, della legge 27 marzo 1992, n. 257 (Norme relative alla cessazione dell'impiego dell'amianto), come modificato dall'art. 1, comma 1, del decreto-legge 5 giugno 1993, n. 169 (Disposizioni urgenti per i lavoratori del settore dell'amianto), convertito, con modificazioni, nella legge 4 agosto 1993, n. 271, promosso con ordinanza emessa il 10 novembre 2000 dal Tribunale di Treviso nel procedimento civile vertente tra Andreazza Giancarlo ed altri e le Ferrovie dello Stato S.p.A. ed altro, iscritta al n. 828 del registro ordinanze 2000 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 3, prima serie speciale, dell'anno 2001.
Visti gli atti di costituzione di Andreazza Giancarlo ed altri, delle Ferrovie dello Stato S.p.A. e dell'INPS nonchè l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri;
1. Nel corso di un giudizio promosso da taluni dipendenti delle Ferrovie dello Stato S.p.A., al fine di ottenere, nei confronti del proprio datore di lavoro e dell'INPS, l'accertamento del diritto al beneficio previdenziale previsto dall'art. 13, comma 8, della legge 27 marzo 1992, n. 257 (Norme relative alla cessazione dell’impiego dell’amianto), il Tribunale di Treviso, con ordinanza del 10 novembre 2000, ha sollevato, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale del menzionato art. 13, comma 8, della legge n. 257 del 1992, come modificato dall’art. 1, comma 1, del decreto-legge 5 giugno 1993, n. 169 (Disposizioni urgenti per i lavoratori del settore dell’amianto), convertito, con modificazioni, nella legge 4 agosto 1993, n. 271.
La norma censurata stabilisce, in favore dei lavoratori esposti all'amianto per un periodo superiore a dieci anni, che "l'intero periodo lavorativo soggetto all'assicurazione obbligatoria contro le malattie professionali derivanti da esposizione all'amianto, gestita dall'Inail, é moltiplicato, ai fini delle prestazioni pensionistiche, per il coefficiente 1,5".
2. Si sono costituiti, fuori termine, Andreazza Giancarlo ed altri, ricorrenti del giudizio a quo.
3. Si sono, inoltre, costituite le altre parti del giudizio principale e cioé le Ferrovie dello Stato S.p.A. - Società di trasporti e Servizi per Azioni, nonché l'INPS.
3.1. Le Ferrovie dello Stato S.p.A. hanno concluso, in via pregiudiziale, per "la restituzione degli atti al giudice rimettente perchè verifichi nuovamente e motivi sulla rilevanza della questione", e, in via subordinata, per "la dichiarazione di inammissibilità o di manifesta infondatezza della questione" medesima.
Nel rammentare, poi, che il personale dipendente dalle FF.SS. é assicurato all'INAIL soltanto dal 1° gennaio 1996 ed iscritto al Fondo speciale gestito dall'INPS a decorrere dall'aprile 2000, la parte costituita ribadisce l'inapplicabilità dell'art. 13, comma 8, della legge n. 257 del 1992 al predetto personale anche in forza di una "esegesi sistematica e complessiva" della medesima norma, il cui comma 10 "fa riferimento ad un meccanismo che coinvolge esclusivamente le imprese del settore privatistico"; sicchè, per l'"inequivocabile ed espresso il richiamo all'INPS quale soggetto passivo delle prestazioni pensionistiche erogate ai lavoratori che siano ammessi al pensionamento anticipato", é giocoforza "ritenere che la disciplina non si applichi ai dipendenti delle FF.SS. (e a tutti quelli all'epoca iscritti ad altri fondi di previdenza diversi dall'INPS)".
3.2. L'INPS, nel concludere per l'inammissibilità o, in subordine, per l'infondatezza della questione, sostiene, anzitutto, che l'ordinanza di rimessione é generica, giacché "non precisa, per ogni lavoratore, il periodo di esposizione all'amianto ... nè se il lavoratore era pensionato o meno all'entrata in vigore della legge n. 257 del 1992".
4. E' intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, il quale ha chiesto che la questione sia dichiarata inammissibile, come da ordinanza n. 7 del 2000 della Corte costituzionale, e, comunque, infondata.
5. In prossimità dell'udienza hanno depositato memorie illustrative le Ferrovie dello Stato S.p.A. e l'INPS, nonchè l'intervenuto Presidente del Consiglio dei ministri.
5.1. Le Ferrovie dello Stato S.p.A., a conferma delle conclusioni già rassegnate, ribadiscono che il denunciato art. 13, comma 8, "ben può essere interpretato come una norma che partecipa della medesima ratio del provvedimento che la contiene: ossia il massimo contenimento del c.d. danno occupazionale discendente dall'eliminazione dal ciclo produttivo dell'amianto e, dunque, dalla chiusura ovvero riconversione delle aziende che lo estraevano e lo trattavano direttamente".
Ad avviso della parte costituita, il censurato art. 13, comma 8, appartiene, dunque, "al campo della previdenza", avendo come presupposto l'art. 38, secondo comma, della Costituzione, e non può ad esso attribuirsi un contenuto "risarcitorio (del danno alla salute)"; la norma tutela, infatti, il "danno all'occupazione" ed il suo destinatario può essere considerato "solo chi é stato espulso dal mercato del lavoro a causa della dismissione dell'amianto".
Sotto diverso profilo, la memoria assume che il tertium comparationis individuato dal rimettente appare "assolutamente inidoneo" a fondare la prospettata incostituzionalità, giacchè "i settori lavorativi "privato" e "non privato" costituiscono situazioni soggettivamente ed oggettivamente diversificate".
5.2. L'INPS, reiterando, preliminarmente, l'eccezione di inammissibilità della questione e, in ogni caso, insistendo per la sua infondatezza, sostiene che le disposizioni contenute nell'art. 13 della legge n. 257 del 1992, e successive modificazioni, rispondono "allo scopo precipuo di accelerare il pensionamento dei lavoratori esposti al rischio" dell'amianto e che, segnatamente, il comma 8 del citato art. 13 é finalizzato "al più rapido conseguimento del trattamento economico previdenziale sostitutivo della retribuzione", la quale "difficilmente potrebbe essere mantenuta attraverso utile reimpiego" dei lavoratori esposti all'amianto.
Tanto premesso, la parte costituita assume che i lavoratori delle Ferrovie dello Stato, "fintanto che erano tutelati con rapporto di pubblico impiego, avevano la garanzia della stabilità del posto di lavoro in quanto sostanzialmente pubblici dipendenti" e ciò "spiega perchè i benefici di cui al citato art. 13 riguardano i lavoratori del settore privato ed iscritti all'assicurazione generale obbligatoria per l'invalidità, la vecchiaia ed i superstiti, che avrebbero potuto subire conseguenze negative sotto il profilo occupazionale dall'entrata in vigore della legislazione che ha vietato l'uso dell'amianto".
Peraltro, anche se si intendesse applicare la norma denunciata al dipendenti delle Ferrovie dello Stato "con retroattività dall'avvenuta privatizzazione, nessun lavoratore potrebbe rientrare nell'esposizione ultradecennale", giacchè il divieto di utilizzo dell'amianto é reso operativo, a mente dell'art. 1, comma 2, della legge n. 257 del 1992, a decorrere da 365 giorni dalla data di entrata in vigore della legge medesima.
5.3. Il Presidente del Consiglio dei ministri, nel concludere per la manifesta infondatezza della sollevata questione, rileva che "il differente regime previdenziale dei ferrovieri (iscritti al fondo pensioni con onere a carico delle FF.SS. e dello Stato) e dei dipendenti privati (iscritti all'INPS) non legittima il dubbio di costituzionalità", non potendo ravvisarsi violazione del principio di eguaglianza nel raffronto tra regimi previdenziali diversi, nè potendosi estendere "a favore dell'una le provvidenze dettate per l'altra" categoria.
Sostiene, ancora, la difesa erariale che in presenza di un tertium comparationis che ha natura di norma eccezionale, derogatoria alla regola generale desumibile dal complesso sistema normativo, non può utilmente invocarsi il principio di eguaglianza, risultando così "inammissibile la estensione ad altre ipotesi", ove, peraltro, "la mancata estensione di un beneficio non può di per sè costituire offesa al dettato costituzionale".
1. Il Tribunale di Treviso ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 13, comma 8, della legge 27 marzo 1992, n. 257 (Norme relative alla cessazione dell’impiego dell’amianto), come modificato dall’art. 1, comma 1, del decreto-legge 5 giugno 1993, n. 169 (Disposizioni urgenti per i lavoratori del settore dell’amianto), convertito, con modificazioni, nella legge 4 agosto 1993, n. 271.
La disposizione stabilisce che, "per i lavoratori che siano stati esposti all'amianto per un periodo superiore a dieci anni, l'intero periodo lavorativo soggetto all'assicurazione obbligatoria contro le malattie professionali derivanti da esposizione all'amianto gestita dall'INAIL, é moltiplicato, ai fini delle prestazioni pensionistiche, per il coefficiente 1,5".
2. In via preliminare deve essere rilevata la tardività e, perciò, l'inammissibilità della costituzione di Andreazza Giancarlo ed altri, ricorrenti del giudizio a quo, effettuata con memoria depositata oltre il termine stabilito dagli artt. 25, secondo comma, della legge n. 87 del 1953, e 3 delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.
3. Sempre in via preliminare, vanno esaminate le eccezioni di inammissibilità sollevate dalle parti costituite, le quali adducono un difetto di motivazione dell'ordinanza di rimessione in punto di rilevanza: mentre, secondo l'INPS, sarebbe assente ogni riferimento specifico alle singole posizioni dei lavoratori interessati al beneficio previsto dalla disposizione censurata, ad avviso delle Ferrovie dello Stato non sarebbe possibile la verifica sulla "necessaria pregiudizialità logico-giuridica della questione sollevata rispetto alle domande svolte dai lavoratori" nel giudizio principale.
4. Nel merito la questione non é fondata.
In quell'occasione si é evidenziato, che la norma censurata ¾ nel testo risultante dalla soppressione (operata in sede di conversione in legge del decreto-legge n. 169 del 1993) della locuzione "dipendenti dalle imprese che estraggono amianto o utilizzano amianto come materia prima, anche se in corso di dismissione o sottoposte a procedure fallimentari o fallite o dismesse" ¾ conferisce essenziale rilievo, "ai fini dell’applicazione del beneficio previdenziale, all’assoggettamento dei lavoratori all’assicurazione obbligatoria contro le malattie professionali derivanti dall’amianto, escludendo, al tempo stesso, ogni selezione che possa derivare dal riferimento alla tipologia dell’attività produttiva del datore di lavoro".
Coerentemente con tale conclusione, che trova conferma proprio nelle vicende normative che hanno preceduto l'approvazione del testo attuale del comma 8 dell'art. 13, lo scopo della disposizione medesima é stato rinvenuto "nella finalità di offrire, ai lavoratori esposti all’amianto per un apprezzabile periodo di tempo (almeno 10 anni), un beneficio correlato alla possibile incidenza invalidante di lavorazioni che, in qualche modo, presentano potenzialità morbigene".
E ciò attraverso un precetto ritenuto da questa Corte "adeguatamente definito negli elementi costitutivi della fattispecie che ne é oggetto e congruamente correlato allo scopo che il legislatore si é prefisso", ove si consideri il rapporto che, nell'ambito della stessa disposizione, é dato rinvenire tra il dato di riferimento temporale e la nozione di rischio morbigeno, caratterizzante il sistema della assicurazione obbligatoria gestita dall'INAIL.
5. Così definite portata e finalità del precetto sospettato di incostituzionalità, va osservato che il rimettente, nel sollevare la questione, muove dal presupposto che la norma denunciata riservi il beneficio pensionistico della rivalutazione dei periodi assicurativi "ai lavoratori dipendenti da aziende private", senza possibilità di estensione ai dipendenti delle Ferrovie dello Stato; e ciò "quanto meno per il periodo antecedente al primo gennaio 1996", data in cui la gestione dell'assicurazione infortuni, per detti dipendenti, passò all'INAIL.
Indagine tanto più necessaria ove si consideri non solo l'assenza, nel caso specifico, di diritto vivente, ma anche l'esigenza, evidenziata dalla costante giurisprudenza di questa Corte, di una doverosa ricerca, tra più soluzioni interpretative possibili, di quella costituzionalmente adeguata, posto che l'incostituzionalità di una disposizione può dichiararsi soltanto ove sia impossibile darne una interpretazione costituzionale e non già perchè é possibile darne interpretazioni incostituzionali.
6. In questa prospettiva, occorre rilevare che l'interpretazione adottata dal giudice a quo non risulta essere l'unica possibile, militando per una diversa lettura della disposizione censurata plurimi elementi esegetici, i quali portano a ritenere che essa sia volta a tutelare, in linea generale, tutti i lavoratori esposti all'amianto, in presenza, beninteso, dei presupposti fissati dalla disposizione stessa, secondo quanto evidenziato dalla già ricordata sentenza di questa Corte n. 5 del 2000. Presupposti richiesti proprio perchè la legge n. 271 del 1993 ha voluto tener conto della capacità dell'amianto di produrre danni sull'organismo in relazione al tempo di esposizione, sì da attribuire il beneficio della maggiorazione dell'anzianità contributiva in funzione compensativa dell'obiettiva pericolosità dell'attività lavorativa svolta.
7. Così individuata la causa giustificativa della norma denunciata, non corretta appare, anzitutto, la qualificazione, da parte del giudice a quo, dei lavoratori delle Ferrovie dello Stato come dipendenti di "imprese non private", senza, con ciò, avvedersi che, alla data di entrata in vigore della disposizione denunciata (frutto della modifica apportata, all'art. 13, comma 8, della legge n. 257 del 1992, dalla legge 4 agosto 1993, n. 271, di conversione del decreto-legge n. 169 del 1993), l'Ente cui essi appartenevano (istituito dalla legge n. 210 del 1985, in luogo della già Azienda autonoma delle Ferrovie dello Stato) era stato trasformato in società per azioni, in virtù della delibera CIPE del 12 agosto 1992: trasformazione che, come anche rilevato da questa Corte (sentenza n. 179 del 1996), ha dato luogo ad un "organismo societario privatistico (sia pure a configurazione speciale)".
Inoltre, anche se, come ricorda il rimettente, il personale ferroviario é stato assicurato presso l'INAIL soltanto dal 1° gennaio 1996, in forza dell'art. 2, comma 13, del decreto-legge n. 510 del 1996, convertito nella legge n. 608 del 1996, non può ignorarsi che la stessa disposizione ha posto a carico dell'INAIL, a decorrere sempre dal 1° gennaio 1996, tutte le prestazioni, comprese quelle relative agli eventi infortunistici e alle manifestazioni di malattie professionali verificatisi entro il 31 dicembre 1995 e non ancora definiti, essendo all'uopo contemplato, dal successivo comma 15, l'obbligo delle Ferrovie dello Stato S.p.A. di versare all'INAIL una riserva matematica per il pagamento di tutte le predette prestazioni.
E ciò senza trascurare che anche in precedenza il personale ferroviario, benchè escluso, per effetto dell'art. 127 del d.P.R. n. 1124 del 1965 (ora abrogato dall'art. 53, comma 7, della legge n. 449 del 1997), dalla gestione assicurativa INAIL, fruiva, con erogazione a diretto carico delle Ferrovie dello Stato, di una tutela assicurativa contro gli infortuni corrispondente a quella contemplata dallo stesso decreto.
A tacer del fatto che, dal 1° aprile 2000, la gestione pensionistica del personale delle Ferrovie dello Stato é stata affidata all'INPS, presso il quale ente é istituito un apposito Fondo, con contestuale soppressione di quello istituito con legge n. 418 del 1908 (art. 43 della legge n. 488 del 1999), l'argomento addotto dal giudice a quo, pretermettendo, ancora una volta, la dovuta considerazione della ratio della norma censurata, non tiene adeguatamente conto del fatto che ¾ come rilevato, del resto, dalla stessa giurisprudenza ordinaria ¾ non può essere certo la diversità dell'onere contributivo per le imprese e finanziario per gli istituti previdenziali, risultante dal menzionato comma 10 dell'art. 13, a costituire, di per sè, un elemento interpretativo per escludere la spettanza del beneficio stesso anche in favore di lavoratori iscritti a gestioni previdenziali diverse dall'INPS.
8. Alla luce delle motivazioni che precedono, la disposizione denunciata si presta, dunque, ad essere interpretata in modo diverso da quello prospettato dal rimettente, consentendo in particolare di ricomprendere nel previsto beneficio previdenziale anche i lavoratori delle Ferrovie dello Stato, beninteso, in presenza dei richiesti presupposti, attinenti, segnatamente, all'esposizione ultradecennale all'amianto, alla soggezione all'assicurazione obbligatoria contro le malattie professionali derivanti dall'esposizione all'amianto e al rischio morbigeno, secondo quanto innanzi già evidenziato.
dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 13, comma 8, della legge 27 marzo 1992, n. 257 (Norme relative alla cessazione dell’impiego dell’amianto), come modificato dall’art. 1, comma 1, del decreto-legge 5 giugno 1993, n. 169 (Disposizioni urgenti per i lavoratori del settore dell’amianto), convertito, con modificazioni, nella legge 4 agosto 1993, n. 271, sollevata, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, dal Tribunale di Treviso, con l’ordinanza in epigrafe.