Source: http://www.eius.it/giurisprudenza/2004/037.asp
Timestamp: 2013-05-24 01:17:40+00:00
Document Index: 171305838

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1375', 'art. 3', 'art. 1336', 'art. 3', 'art. 1218', 'art. 1226', 'sentenza ', 'sentenza ']

EIUS - Corte di cassazione, sezione lavoro, sentenza 4 marzo 2004, n. 4462
Sentenza 4 marzo 2004, n. 4462
Con ricorso del 17 novembre 1995 al Pretore di Venezia, Orazio Tiepolo, dipendente della s.p.a. Ferrovie dello Stato con la qualifica di impiegato-capo settore, esponeva di aver partecipato ad una selezione del personale decisa dalla societ� con ordine di servizio del 28 agosto precedente e finalizzata ad una �selezione del personale per l'avviamento al percorso di professionalizzazione di capo settore gestioni�. Egli aveva riportato il maggior punteggio nella graduatoria provvisoria, formata attraverso i titoli, ma nella graduatoria definitiva era stato collocato all'ultimo posto, senza alcuna motivazione e con conseguente esclusione dalla selezione e danno per la progressione in carriera.
Il ricorrente chiedeva pertanto l'accertamento della illiceit� di detta esclusione, l'annullamento della graduatoria definitiva e la condanna della datrice di lavoro a riformularla nonch� a risarcire il danno.
Costituitasi la convenuta, il Pretore, ritenendo che il difetto di motivazione fosse sufficiente a dimostrare la pretestuosit� della valutazione sfavorevole, accoglieva le domande con decisione del 3 dicembre 1999, riformata per� con sentenza del 3 novembre 2000 dal Tribunale, il quale riteneva priva di fondamento qualsiasi pretesa del Tiepolo.
Esso sosteneva non avere il lavoratore prospettato alcun obbligo gravante sulla datrice di lavoro e da essa violato, e qualificava come atto negoziale la denunciata graduatoria, non affetta da alcun vizio che potesse giustificare l'annullamento.
In ogni caso non rientrava nei poteri del giudice di sostituirsi alla detta datrice nell'esercizio di poteri discrezionali e cos� di inserire l'appellato in una nuova graduatoria.
Negava infine il Tribunale che l'assenza di motivazione nell'esclusione del candidato dalla graduatoria definitiva fosse prova dell'illiceit� della condotta della societ�, giacch� non sussisteva alcun obbligo di motivare, n� di detta illiceit� aveva fornito alcuna prova il lavoratore, attore in giudizio.
Contro questa sentenza ricorre per cassazione il Tiepolo mentre la s.p.a. Rete ferroviaria italiana resiste con controricorso.
Col primo motivo il ricorrente lamenta vizi di motivazione in ordine alla negazione, da parte del Tribunale, di alcun obbligo, gravante sulla datrice di lavoro e derivante dall'ordine di servizio dispositivo di una selezione del personale, utile per la progressione in carriera.
Sostanzialmente la medesima censura � contenuta nel secondo motivo di ricorso, col quale il ricorrente, denunziando la violazione degli artt. 1218 c.c. e 24 Cost., sostiene essere derivato dal detto ordine di servizio l'obbligo della datrice di lavoro di selezionare i dipendenti secondo i criteri indicati nello stesso ordine e secondo il principio della buona fede nell'esecuzione delle obbligazioni (art. 1375 c.c.).
Col terzo motivo la ricorrente sostiene che l'esercizio del potere discrezionale nella selezione comportava altres�, a carico della datrice di lavoro, l'obbligo di motivare, ai sensi dell'art. 3 l. 241/1990.
Col quarto motivo egli aggiunge, invocando gli artt. 1218, 1223 e 2043 c.c., che la violazione degli obblighi suddetti comportava a carico dell'inadempiente la condanna al risarcimento del danno, costituito dalla perdita della possibilit� (chance) di progressione in carriera.
I quattro motivi, da esaminare insieme perch� connessi, sono fondati.
Da tempo questa Corte ha enunciato i seguenti principi in materia di concorsi indetti dalle imprese di diritto privato all'interno della loro organizzazione, onde selezionare il personale ai fini della progressione in carriera.
A) Attraverso il bando di concorso, eventualmente contenuto (come nella fattispecie concreta qui in esame) in un ordine di servizio, l'impresa formula una offerta al pubblico, valida come proposta contrattuale (art. 1336, primo comma, c.c.), con la quale essa assume l'obbligo di procedere alla selezione secondo i criteri indicati nello stesso bando e comunque secondo il principio di correttezza e di buona fede canonizzati negli artt. 1175 e 1375 c.c., che si specificano nei doveri di imparzialit� e di trasparenza dell'azione (cfr. Cassazione S.U. 6031/1993).
B) Il contenuto dell'obbligo ossia la prestazione dovuta dall'imprenditore-datore di lavoro, consiste in un'attivit� discrezionale e pi� precisamente nella valutazione comparativa dei titoli e della capacit� professionale dei candidati-prestatori di lavoro; discrezionalit� controllabile ossia non equivalente a mero arbitrio, con la conseguente configurazione, in capo a ciascun candidato, di una posizione soggettiva, oltrech� di credito, di interesse legittimo di diritto privato, e non di soggezione (Cassazione 8132/2000, con ulteriori richiami; 10514/2001, 13922/2001, 13952/2002, 1382/2003). Non � infatti raro che, all'interno del rapporto obbligatorio, il compimento della prestazione dovuta comporti l'esercizio di scelte da parte del debitore (si pensi all'obbligazione alternativa di cui agli artt. 1285 ss. c.c. e si veda Cassazione S.U. 295/2000).
C) Quando il creditore abbia provato la sussistenza dell'obbligazione, l'onere di provare l'adempimento incombe sul debitore (Cassazione 12921/1991, 5686/1985, 7553/1999, 2204/1994).
Spetta perci� all'imprenditore-debitore di provare di avere eseguito le operazioni di valutazione concorsuale attenendosi al suddetto dovere di imparzialit�, il cui difetto ben pu� essere ritenuto dal giudice di merito sulla base dell'assenza di motivazione delle scelte discrezionali. L'art. 3 l. 241/1990 � richiamato impropriamente dal ricorrente poich� riguarda l'azione della pubblica amministrazione e non dei soggetti privati, e tuttavia esso rileva qui indirettamente, quale dimostrazione della impossibilit� di controllare, anche in sede giudiziale, la discrezionalit� se non attraverso la motivazione degli atti d'esercizio del potere, pubblico o privato.
D) In caso di inadempimento dei detti obblighi da parte dell'imprenditore, il prestatore di lavoro-creditore ben pu� esercitare l'azione di esatto adempimento, al fine di ottenere la ripetizione delle operazioni concorsuali e della valutazione, nonch� l'azione di risarcimento del danno (art. 1218 c.c.). Questo pu� consistere nella perdita non gi� del vantaggio che il lavoratore avrebbe ottenuto in caso di esito favorevole della valutazione, ma soltanto nella perdita della possibilit� (chance) di tale esito, ed il relativo ammontare potr� essere determinato dal giudice di merito in via equitativa (art. 1226 c.c.) (Cassazione supra cit.).
Questi principi sono stati completamente disattesi dalla sentenza impugnata, che anzi ha trascurato la relativa problematica e che perci� dev'essere cassata. La causa va rinviata ad altro collegio di merito, che si designa nella Corte di appello di Trieste e che si pronuncer� sull'appello proposto dalla societ� contro la decisione pretoriale, uniformandosi ai principi di diritto test� enunciati, e provveder� anche in ordine alle spese processuali.
La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Corte d'appello di Trieste, anche per le spese.