Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-21160-del-07-08-2019
Timestamp: 2020-08-14 06:05:47+00:00
Document Index: 82549114

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 378', 'sentenza ', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 21160 del 07/08/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21160 del 07/08/2019
Cassazione civile sez. lav., 07/08/2019, (ud. 11/06/2019, dep. 07/08/2019), n.21160
sul ricorso 25667-2015 proposto da:
tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA L.G. FARAVELLI 22,
presso lo studio degli avvocati ARTURO MARESCA, ENZO MORRICO, FRANCO
RAIMONDO BOCCIA, ROBERTO ROMEI, che la rappresentano e difendono;
M.M., C.L., B.L., CO.OR.,
F.R., CA.PI.;
avverso la sentenza n. 14/2015 della CORTE D’APPELLO di VENEZIA,
depositata 21 05/05/2015 R.G.N. 1057/2013;
1. La Corte di Appello di Venezia, con sentenza del 5 maggio 2015, ha confermato la pronuncia di primo grado che aveva respinto le opposizioni a decreto ingiuntivo promosse da Telecom Italia Spa nei confronti dei lavoratori in epigrafe per il pagamento di somme maturate dal dicembre 2011 al giugno 2012, successivamente alla sentenza del 2006 con cui era stata dichiarata l’inefficacia della cessione del loro contratti di lavoro in relazione al trasferimento di ramo d’azienda avvenuto in favore della TNT Logistics Italia Spa; società per la quale i lavoratori avevano cessato di lavorare e di essere retribuiti nel novembre 2011.
2. La Corte territoriale ha escluso – per quanto qui interessa – che gli importi percepiti dal lavoratori a titolo di indennità di mobilità e di disoccupazione potessero costituire aliunde perceptum.
3. Per la cassazione di tale sentenza ha proposto ricorso Telecom Italia Spa con due motivi, illustrati da memoria ex art. 378 c.p.c.; non hanno svolto attività difensiva gli intimati.
1. Con il primo motivo si denuncia “violazione e falsa applicazione degli artt. 2112 e 2126 c.c.” sostenendo che il rapporto di lavoro con gli ingiungenti si sarebbe “estinto con l’accettazione della messa in mobilità, talchè nulla può essere dagli stessi rivendicato nei confronti di Telecom Italia Spa”; si deduce anche che nel corso del procedimento la società sarebbe venuta a conoscenza della circostanza che i lavoratori avrebbero “transatto il rapporto e ottenuto somme a titolo di incentivo all’esodo” da parte della cessionaria.
Il motivo, oltre i profili di inammissibilità derivanti dal carattere di novità della censura in quanto la questione non risulta specificamente trattata nella sentenza impugnata, è infondato.
2. Con il secondo motivo si denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 1206,1207 e 1223 c.c. per un verso lamentando che, ove affermata la natura risarcitoria delle somme ingiunte, avrebbero dovuto essere detratte le somme erogate a titolo di indennità di mobilità e, per altro verso, contestando che la costituzione in mora potesse essere fatta da chi lavorava presso il cessionario ovvero percepiva una indennità di mobilità che impediva l’effettuazione di una prestazione di lavoro.
La questione della natura dei crediti vantati dai lavoratori per effetto del mancato ripristino del rapporto di lavoro da parte di Telecom Italia Spa, nonostante la sentenza di accertamento della illegittimità della cessione del ramo d’azienda (cui erano addetti) a TNT Logistics Italia Spa, con decorrenza dalla messa in mora, trova soluzione nel senso della natura retributiva e non più risarcitoria (come invece secondo un indirizzo precedente: Cass. 17 luglio 2008 n. 19740; Cass. 9 settembre 2014 n. 18955; Cass. 25 giugno 2018, n. 16694) sulla scorta dell’insegnamento posto recentemente dalle Sezioni unite civili di questa Corte (sent. 7 febbraio 2018, n. 2990).
Pertanto, una volta sancita la natura retributiva delle somme da erogarsi dal cedente inadempiente al comando giudiziale ed escluso che la richiesta di pagamento dei lavoratori abbia titolo risarcitorio, non trova applicazione il principio della compensatio lucri cum damno su cui si fonda la detraibilità dell’aliunde perceptum dal risarcimento e, quindi, di detraibilità dell’indennità di mobilità non è dato parlare.
Nella specie non vi è neanche questione di efficacia estintiva del pagamento del terzo perchè la somma richiesta è relativa a periodo successivo alla cessazione dei rapporti con la cessionaria.
Quanto alla contestazione della costituzione in mora è da escludere che la prestazione lavorativa in fatto resa per un terzo precluda l’offerta di prestazione all’originario datore (cfr. Cass. n. 9747 del 2019), atteso che, una volta che l’impresa cedente, costituita in mora, manifestasse la volontà di accettare la prestazione, il lavoratore potrebbe scegliere di rendere la prestazione non più soltanto giuridicamente, ma anche effettivamente, in favore di essa.
4. Conclusivamente il ricorso deve essere respinto. Nulla per le spese in difetto di attività difensiva degli intimati.