Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-20310-del-23-08-2017
Timestamp: 2019-05-21 02:59:48+00:00
Document Index: 130132441

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 37', 'art. 153', 'sentenza ', 'art. 327', 'sentenza ', 'art. 37', 'art. 153', 'sentenza ', 'art. 184', 'art. 46', 'art. 153', 'art. 38', 'art. 13', 'art. 1', 'art. 13']

Sentenza Cassazione Civile n. 20310 del 23/08/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20310 del 23/08/2017
Cassazione civile, sez. VI, 23/08/2017, (ud. 20/06/2017, dep.23/08/2017), n. 20310
sul ricorso 18124-2016 proposto da:
S.S., SC.AN.RI., S.G.,
elettivamente domiciliati in ROMA, VIA ASSISI, 7, presso lo studio
dell’avvocato FRANCESCA MORFU’, rappresentati e difesi dall’avvocato
avverso la sentenza n 26/1/2016 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
REGIONALE della CALABRIA, depositata 14/01/2016;
partecipata del 20/06/2017 dal Consigliere Dott. GIULIA IOFRIDA.
Sc.An.Ri., S.G. e S.S. propongono ricorso per cassazione, affidato ad unico motivo, nei confronti dell’Agenzia delle Entrate (che resiste con controricorso), avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Calabria n. 26/01/2016, depositata in data 14/1/2016, con la quale – in controversia concernente l’impugnazione di avvisi di accertamento emessi per IRPEF ed addizionali regionali e comunali dovute in relazione agli anni d’imposta 2006 e 2007 – è stata confermata la decisione di primo grado, che aveva respinto il ricorso dei contribuenti, stante la declaratoria di inammissibilità del gravame dagli stessi proposto per tardività.
1. I ricorrenti lamentano, con unico motivo, la violazione, ex art. 360 c.p.c., n. 3, del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 37, comma 2 e art. 153 c.p.c., comma 2, non avendo i giudici della C.T.R. ritenuto ammissibile un appello tardivo in caso di mancata notifica del dispositivo della sentenza, avendo avuto i contribuenti conoscenza della sentenza della C.T.P. di Catanzaro soltanto con la notificazione delle intimazioni di pagamento.
Questa Corte ha, di recente, ribadito che “il termine previsto dall’art. 327 c.p.c., comma 1 decorre dalla pubblicazione della sentenza e, quindi, dal suo deposito in cancelleria e non già dalla comunicazione che di tale deposito dà il cancelliere alle parti D.P.R. n. 546 del 1992, ex art. 37, comma 2 trattandosi di attività informativa che resta estranea al procedimento di pubblicazione, della quale non è elemento costitutivo, nè requisito di efficacia” (v. Cass.7675/2015; Cass.24913/2008; Cass. 8508/2013; Cass. 639/2003).
E’ per questa ragione che è stato ritenuto privo di rilievo, gela fattispecie, l’istituto della rimessione in termini, previsto dall’art. 153 c.p.c., comma 2, a seguito della 1.69/2009, pur essendone stata riconosciuta l’applicabilità al rito tributario (da ultimo, Cass.12544/2015; Cass.8715/2014; Cass. 3277/2012).
Invero, è stato chiaramente precisato da questa Corte (Cass. 8151/2015) che “l’errore sulla norma processuale che disciplina le forme di notifica della sentenza tributaria di appello, rimane escluso dall’ambito di applicazione dell’istituto della rimessione in termine già previsto dall’art. 184 bis cod. proc. civ., abrogato dalla L. 18 giugno 2009, n. 69, art. 46, e sostituito dalla generale previsione di cui all’art. 153 c.p.c., comma 2, in quanto viene a risolversi in un errore di diritto inescusabile (cfr. Cass. n. 17704 del 29/07/2010), non integrante un fatto impeditivo della tempestiva proposizione della impugnazione, estraneo alla volontà della parte, e della prova del quale quest’ultima è onerata (cfr. Cass. n. 23323 del 2013, che, subordina l’ammissibilità dell’impugnazione tardiva, oltre il termine “lungo” dalla pubblicazione della sentenza, previsto dal D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 38, comma 3, alla dimostrazione dell'”ignoranza dei processo”, dovendo la parte fornire prova di “non averne avuto alcuna conoscenza per nullità della notificazione del ricorso e della comunicazione dell’avviso di fissazione dell’udienza”), postulando la causa non imputabile che legittima la rimessione in termine il verificarsi di un evento che presenti il carattere della assolutezza – e non già una impossibilità relativa, nè tantomeno di una mera difficoltà – e che sia in rapporto causale determinante con il verificarsi della decadenza (cfr. Cass. 8216 del 2013)”.
La Corte respinge il ricorso e condannai ricorrenti, in solido, ai rimborso delle spese processuali del presente Giudizio di legittimità, liquidate in complessivi Euro 2.500,00, a titolo di compensi, oltre eventuali spese prenotate a debito.
Ai sensi dal D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17 dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.