Source: https://paolosdantone.wordpress.com/2009/11/03/avviso-rettifica-errore-attivo-2/
Timestamp: 2017-10-23 09:41:28+00:00
Document Index: 42020611

Matched Legal Cases: ['art.220', 'art.19', 'art. 78', 'art. 221', 'art. 201', 'art. 11', 'art. 1', 'art. 220', 'art. 78', 'art. 221', 'art.11', 'art. 133', 'art. 201', 'art. 78', 'art. 89', 'art. 78', 'art. 11', 'art. 78', 'art. 11']

L’avviso di rettifica non implica errore attivo della dogana | D'Antone - Dogana Accise Zenzero
Posted on 3 novembre 2009 by paolosdantone.wordpress.com	 Inviato su Accertamento, Accisa sospesa, Avviso Rettifica, Contenzioso, Dogana, Giudiziale	 Tag 3 anni dall'immissione in libera pratica, accertamento divenuto definitivo, Avviso di rettifica, Avviso suppletivo e di rettifica, Contabilizzazione dei dazi, DAU, dichiarazione doganale, diritti doganali, Errore attivo, errore attivo dell'autorità doganale, IVA all'importazione, recupero dei dazi, regime doganale, revisione della dichiarazione doganale, Trasformazione sotto controllo doganale	 Lascia un commento
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Nella revisione dell’accertamento delle merci ottenute dalla trasformazione sotto controllo doganale, entro tre anni dall’immissione in libera pratica, l’avviso suppletivo e di rettifica non implica alcun errore attivo della dogana.
La norma di cui all’art.220 del Regolamento CEE 2913/92 non disciplina il potere di controllo e rettifica, da parte dell’Amministrazione doganale, dei dazi non contabilizzati.
L’avviso suppletivo e di rettifica dell’accertamento (che costituisce avviso di accertamento e avviso di liquidazione secondo la classificazione degli atti suscettibili di ricorso operata dall’art.19, comma 1, lettera –a- e lettera –b- del D.Lgs 546/1992) viene emesso in esito al procedimento di controllo a posteriori delle singole dichiarazione d’importazione (o immissione in libera pratica) dei prodotti trasformati.
Detto procedimento di accertamento è disciplinato dall’art. 78 del Reg. CEE 2913/1992. Esso ha lo scopo di riscontare l’esattezza delle indicazioni figuranti nella dichiarazione, può essere iniziato d’ufficio o su istanza del dichiarante e può portare alla revisione dell’accertamento della dichiarazione nonché alla rideterminazione dei diritti dovuti dal dichiarante (dazi, eventuale accisa ed iva).
In tal caso, l’importo dei maggiori dazi dovuti deve essere comunicato al debitore con un avviso di accertamento, da notificarsi nel termine di prescrizione di tre anni dalla data in cui è sorta l’obbligazione doganale (art. 221, par. 3, Reg. CEE 2913/1992), ovvero dalla data di presentazione della dichiarazione di immissione in libera pratica delle merci soggette all’applicazione dei dazi all’importazione (art. 201, lett. a), Reg. CEE 2913/1992).
L’avviso di accertamento utilizzato dalla dogana per comunicare al debitore l’importo dei maggiori dazi accertati a seguito dell’esito del controllo a posteriori è, appunto, l’avviso di rettifica dell’accertamento, previsto dall’art. 11, comma 5, del D.lgs. 8 novembre 1990, n. 374.
Il termine di tre anni è specificamente previsto dal codice doganale rispetto a quello generale per il recupero delle risorse proprie comunitarie previsto dal Reg. CE n. 2988 del 18 dicembre 1995. Detto regolamento, che come precisato dalla Corte di giustizia è di applicazione generale (cfr. Corte di Giustizia CE, sez, II, 24 giugno 2004, causa C – 278/02), precisa altresì che i termini per il recupero delle risorse proprie fissati dalle disposizioni nazionali non possono mai essere inferiori a tre anni (art. 1, Reg. 2988/1995).
Né può incidere sull’esercizio del potere accertativo dell’Ufficio doganale il termine previsto per l’iscrizione dei dazi nella contabilità doganale. Questo termine, infatti, ha rilievo sul piano dei rapporti tra Stato e Comunità, in quanto la ritardata iscrizione in contabilità delle risorse proprie da parte dell’ufficio doganale (contabilizzazione) può far sorgere, oltre all’obbligo di corrispondere gli interessi sulle somme dovute, la responsabilità contabile del Ricevitore della dogana.
Si noti tuttavia che ove la materia imponibile emerga da un controllo a posteriori, la contabilizzazione (art. 220, Reg. CEE 2913/1992) deve avvenire entro due giorni dal giorno in cui la dogana:
si è resa conto della situazione in atto;
è in grado di calcolare l’importo dei dazi;
ha individuato il debitore d’imposta.
Il termine per la contabilizzazione a posteriori, pertanto, non decorre dalla presentazione della dichiarazione, ma dall’esito del controllo successivo eseguito ai sensi dell’art. 78 del Reg. CEE 2913/1992.
Ma, giova insistere, questo termine ha rilievo solo interno e non può essere invocato dal debitore, né il suo rispetto deve essere provato dall’ufficio, in quanto l’azione di recupero dei dazi doganali e dell’iva all’importazione è soggetta solo al termine di prescrizione triennale di cui all’art. 221, par. 3 del codice doganale. Un analogo termine di durata triennale per la revisione della dichiarazione, del resto, è previsto dal D.lgs. 8 novembre 1990, n.374.
Il Decreto Legislativo 374/1990, afferente il riordinamento degli istituti doganali e revisione delle procedure di accertamento e controllo, in attuazione, tra l’altro, delle direttive n.79/695/CEE del 24 luglio 1979 e n. 82/57/CEE del 17 dicembre 1981, all’art.11 (alinea: Revisione dell’accertamento, attribuzioni e poteri degli uffici) nel regolamentare tale potere di controllo e di rettifica dispone, tra l’altro, che, in caso di rettifica conseguente a revisione d’ufficio, l’avviso di rettifica deve essere notificato, a pena di decadenza, entro il termine di tre anni dalla data in cui l’accertamento è divenuto definitivo.
That Coloured Day by_m0thyyku
Ove l’ufficio delle dogane abbia valutato la posizione dell’operatore al fine di autorizzare il regime di trasformazione sotto controllo doganale (artt. 650 e seguenti del Reg. CEE 2454/93), la successiva revisione dell’accertamento che evidenzi l’errata determinazione della base imponibile non può essere intesa come un errore attivo dell’autorità doganale, non evidente al contribuente.
Diversa è la funzione che svolge il procedimento autorizzatorio rispetto a quello di controllo (a posteriori) della corretta applicazione della fiscalità doganale.
Giova al riguardo ricordare che l’autorizzazione preventiva alla trasformazione sotto controllo doganale serve ad accertare che:
sia possibile individuare nei prodotti trasformati le merci d’importazione;
la specie e lo stato delle merci, al momento del loro vincolo al regime, non possa più essere economicamente ristabilito dopo la trasformazione;
il ricorso al regime non serva ad eludere l’applicazione delle disposizioni in materia di origine o le restrizioni quantitative applicabili alle merci importate;
siano soddisfatte le condizioni necessarie affinché il regime contribuisca a favorire la creazione o il mantenimento di un’attività di trasformazione di merci nella Comunità senza che siano pregiudicati gli interessi essenziali dei produttori comunitari di merci affini (condizioni economiche).
L’autorizzazione, infatti, è un atto che ha lo scopo di rimuovere i limiti posti dalla legge all’esplicazione di un’attività da parte dei privati a garanzia dell’interesse generale. Nel caso della trasformazione sotto controllo doganale, la preventiva autorizzazione della dogana, serve ad assicurare il rispetto delle condizioni economiche richieste dall’art. 133 del reg. CEE 2913/1992 e, dunque, a tutelare gli operatori economici che svolgano analoghe attività all’interno dell’Unione europea.
Una volta autorizzato l’impiego del regime doganale, l’operatore acquista i prodotti extra-comunitari dichiarandoli (modello IM 9) per la trasformazione sotto controllo doganale (senza che detti prodotti siano assoggettati a dazio), esegue le lavorazioni e provvede ad immettere in libera pratica i prodotti trasformati presentando la prescritta dichiarazione doganale (modello IM 4).
Per ciascuna operazione di immissione in libera pratica l’operatore è quindi obbligato al pagamento dei diritti doganali (art. 201, Reg. CEE 2913/1992) ed è assoggettato ai poteri di controllo della dogana, il cui esercizio può essere contestuale all’operazione di sdoganamento (artt. 13 e segg. Reg. CEE 2913/1992) o successivo (art. 78 del Reg. CEE 2913/1992). In questo modo, si conclude il regime sospensivo della trasformazione sotto controllo doganale, ovvero, lo stesso risulta “appurato” (art. 89 del Reg. CEE 2913/1992).
Il controllo a posteriori delle singole dichiarazioni di immissione in libera pratica dei prodotti trasformati (art. 78 Reg. CE 2913/1992) serve a verificare la corretta applicazione dei dazi previsti dalla tariffa doganale comune.
Ne deriva che l’autorizzazione ad operare la trasformazione non implica alcun accertamento preventivo sulla corretta applicazione dei dazi e il controllo a posteriori, ogni qual volta rileva l’erroneità della dichiarazione, implica logicamente il riconoscimento di un errore, ma del dichiarante, non certo dell’autorità doganale (il che, si noti, è quanto avviene anche nel settore dell’imposizione diretta, ove il contribuente dichiara ed autoliquida l’imposta, e resta soggetto al potere di controllo dell’ufficio finanziario, fino al decorso dei termini di prescrizione previsti per l’esecuzione dei controlli).
La mancata applicazione della procedura di cui all’art. 11 del D.Lgs. n. 374 del 1990, riferibile a tutte le ipotesi di revisione dell’accertamento divenuto definitivo, comporta l’illegittimità della rettifica dell’accertamento.
L’ufficio doganale non attesta la corrispondenza tra il dichiarato merceologico e l’accertato merceologico ma si limita ad espletare, all’atto dell’accettazione della dichiarazione doganale, un controllo cartolare volto a accertare la corretta compilazione del modello di dichiarazione (DAU) e la completezza dei documenti allegati.
Non possono poi confondersi i controlli sulle lavorazioni svolte in applicazione della trasformazione sotto controllo doganale, che attengono alla gestione del regime autorizzatorio con quelli relativi alle singole operazioni di importazione dei prodotti ottenuti da tali lavorazioni, che alla stregua dell’art. 78 del Reg. CEE 2913/1992, possono sempre svolgersi anche a posteriori e con tutta la ricchezza dei mezzi istruttori previsti a favore dalla norma citata.
La dogana è sempre obbligata ad esperire la procedura di cui all’art. 11 del D.Lgs. n. 374 del 1990 ogni qual volta debba procedere alla rettifica dell’accertamento divenuto definitivo all’esito della presentazione della dichiarazione, senza che l’ufficio abbia effettuato immediati rilievi al dichiarante.
Il sistema dei controlli a posteriori, cioè posti in essere dopo la presentazione della dichiarazione, e nel termine di tre anni dall’accettazione della medesima, è ormai il principale strumento di controllo delle operazioni doganali. Esso contribuisce a rendere meno gravosi i controlli contestuali all’atto del compimento delle singole operazioni doganali, agevolando la celerità commerciale nell’interesse degli operatori.
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