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Timestamp: 2019-06-16 12:52:01+00:00
Document Index: 133723805

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 2621', 'art. 30', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2113', 'art. 2621', 'art. 9', 'art. 2621', 'sentenza ', 'art. 19', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 589', 'art. 2', 'art. 53', 'art. 95', 'art. 7', 'art. 100']

NOVA STUDIA : Novastudia newsletter Nov 2015 (only ITA version). To require an Enligh versione read to slt@novastudia.com
Novastudia with the endorsement of UE Observatory on Privacy organizes a seminar on Pension Funds and Privacy
Novastudia Milan, with its partners Lucerna Iuris by Marco Maglio (co-author and top expert on Data...
Nicola TIlli speaker at Sna MIlano
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Nicola Tilli speaker for SNA about insurance agencies compliance
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Senate of the Italian Repubblic - Presentation of the new Book Edited by Maggioli on Privacy Law
Co-authors Miriam Polini, Alessandro Anzani and Nicola TIlli ofi Novastudia Milano are produ to...
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SOMMARIO Ottobre 2015 ALIMENTI OGM: tutto quello che câ€™Ã¨ da sapere (P.E. 27 ottobre...
Publications & Legal Updates
Approvato alla Camera il Provvedimento â€œDisposizioni per la tutela e la valorizzazione della biodiversitÃ agraria e alimentareâ€� (Ddl. 348-B, istitutiva di un sistema nazionale di tutela e di valorizzazione della biodiversitÃ di interesse agricolo ed alimentare, 19 novembre 2015).
La riforma dei reati in materia agroalimentare e D.lgs. 231/2001 (Ddl. â€œNuove norme in materia di reati agroalimentareâ€� 14 ottobre 2015).
Via libera al Senato del Collegato Ambientale (Ddl. "Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell'uso eccessivo di risorse naturali"collegato alla legge di stabilitÃ 2014 ).
La mancata accettazione da parte di un lavoratore di una riduzione salariale del 25 % costituisce un licenziamento ai sensi della direttiva sui licenziamenti collettivi (Corte di Giustizia UE, sentenza 11 novembre 2015 C-422/14 ).
DIRITTO DELL'INFORMATICA E DELL'INTERNET
Trasferimento dati in USA: decaduta l'autorizzazione "Approdo sicuro" (Provv. Gar. Privacy, 22 ottobre â€“ 6 novembre 2015).
nullitÃ della rinuncia del lavoratore alla liquidazione del trattamento di fine rapporto (Cass., sez. lavoro, sent. n. 23087/2015).
Falso c.d. valutativo a seguito della modifica dell'art. 2621 cod. civ. (Cass. pen., Sez. V, ud. 12 novembre 2015).
Voluntary Disclosure: Ãˆ legge la proroga dei termini ( D.L. n. 153/2015, â€œmisure per la finanza pubblicaâ€� c.d. decreto Voluntary disclosure).
L'importazione di alcuni modelli digitali dall'estero non si puÃ² bloccare.
Telemarketing: le ultime decisioni del Garante della privacy (Garante Privacy, 26 novembre 2015).
RESPONSABILITA' DEGLI ENTI
poteri dl curatore fallimentare: la richiesta di dissequestro (Cass., sez. II Pen., sent. 16 novembre 2015).
infortunio del soggetto estraneo all'azienda (Cass., Pen. Sez. IV, sent. n. 44793/2015).
Trust: il Consiglio nazionale del notariato contro gli orientamenti della Cassazione (Studio CNN 132/2015/T).
Separazioni e divorzi in comune: il rifiuto dell'ufficiale dello stato civile puÃ² essere impugnato (Trib. di Milano, sez. Nona, decreto del 24 settembre 2015).
Incentivi all'assuzione anche per liberi professionisti.
Aggiornato il Sistema ISO anche negli Studi legali e imprese.
Il 19 novembre 2015 la Camera ha approvato definitivamente la proposta di legge 348-B che istituisce un sistema nazionale di tutela e di valorizzazione della biodiversitÃ agraria e alimentare. L'istituzione del sistema avviene in linea con la disciplina internazionale e nazionale sulla materia ed Ã¨ costituito da:
a) l' Anagrafe nazionale della biodiversitÃ agraria e alimentare, istituita presso il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali (articolo 3), ove sono indicate tutte le risorse genetiche locali di origine vegetale, animale o microbica a rischio di estinzione o di erosione genetica;
b) la Rete nazionale della biodiversitÃ agraria e alimentare (articolo 4);
c) il Portale nazionale della biodiversitÃ agraria e alimentare (articolo 5);
d) il Comitato permanente per la biodiversitÃ di interesse agricolo ed alimentare (articolo 8).
Obiettivo di questa Legge Ã¨ la valorizzazione della ricchezza agricola dell'Italia, riconoscendo all'agricoltore il ruolo di â€œCustodeâ€� di questo inestimabile patrimonio. All'interno del piano triennale di attivitÃ del CREA sono previsti interventi per la ricerca sulla biodiversitÃ agraria e alimentare, sulle tecniche necessarie per favorirla, tutelarla e svilupparla.
Si sono conclusi lo scorso 14 ottobre i lavori per lo Schema di disegno di legge recante â€œNuove norme in materia di reati agroalimentareâ€�.
La strada prescelta Ã¨ stata quella di un duplice intervento nel corpo del D.lgs. 8 giugno 2001, n. 231: lâ€™ampliamento dei reati presupposto alle frodi in commercio di prodotti alimentare (artt. 516, 517, 517 quater e 517 quater c.p.) e dei delitti contro la salute pubblica (artt. 439, 439 bis, 440, 440 bis, 444, 445 bis e 452 c.p.) da una parte; la previsione di una peculiare figura di Modello di organizzazione e
gestione, idoneo a escludere o attenuare la responsabilitÃ delle imprese alimentari
costituite in forma societaria, dallâ€™altra. Ai fini del riconoscimento di una capacitÃ esimente (o comunque attenuante) per il modello, percorrendo la strada giÃ intrapresa in materia di sicurezza sul lavoro
dallâ€™art. 30 del d. lgs. n. 81/2008, sono state individuate talune caratteristiche ben
precise, sostanzialmente riconducibili:
a) allâ€™adempimento di obblighi giuridici, sanciti sia a livello nazionale che sovranazionale, relativi al rispetto degli standard di fornitura di informazioni sugli alimenti, alle attivitÃ di verifica sui contenuti delle comunicazioni pubblicitarie, di vigilanza e di controllo sui prodotti alimentari, alle procedure di ritiro o di richiamo dei prodotti alimentari importati, prodotti, trasformati, lavorati o distribuiti non conformi ai requisiti di sicurezza degli alimenti, alle attivitÃ di valutazione e di
gestione del rischio e alle periodiche verifiche sullâ€™effettivitÃ e sullâ€™adeguatezza del
modello stesso;
b) alla presenza, allâ€™interno del modello, di idonei sistemi di registrazione delle
attivitÃ prescritte, di unâ€™articolazione di funzioni tale da garantire adeguate
competenze tecniche e necessari poteri per le attivitÃ di verifica, valutazione, gestione e controllo del rischio, di un adeguato sistema disciplinare e soprattutto un idoneo sistema di vigilanza e controllo sullâ€™attuazione del modello e sul mantenimento nel tempo delle condizioni di idoneitÃ delle misure adottate.
Nei confronti di piccole e medie imprese si prevede una notevole semplificazione, con la possibilitÃ che il compito di vigilanza possa essere assegnato a un solo soggetto, purchÃ© dotato â€“ oltre che di autonomi poteri di iniziativa e di controllo â€“ di adeguata professionalitÃ e specifica competenza anche (ma non solo) nel settore alimentare, individuato nellâ€™ambito di un elenco nazionale appositamente istituito.
Sempre in chiave semplificatoria, Ã¨ consentito al titolare di imprese alimentari
aventi meno di dieci dipendenti e un volume dâ€™affari annuo inferiore a 2 milioni di euro di svolgere direttamente i compiti di prevenzione e tutela della sicurezza degli alimenti o mangimi e della lealtÃ commerciale (sempre che abbia frequentato corsi di
formazione adeguati alla natura dei rischi correlati alla propria attivitÃ produttiva), venendo meno lâ€™obbligo di designare lâ€™operatore del settore degli alimenti o dei mangimi, il responsabile della produzione e il responsabile della qualitÃ .
Ãˆ stato approvato dal Senato il 4 novembre 2015 il Collegato ambientale - disegno di legge recante â€œdisposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell'uso eccessivo di risorse naturaliâ€�. Il testo ritorna ora al vaglio della Camera. Il Ddl contiene misure per: la mobilitÃ sostenibile nelle cittÃ , difesa del mare, valutazione dellâ€™impatto sanitario degli impianti energetici, economia circolare, prevenzione del rischio idrogeologico, potenziamento del servizio idrico e garanzia dei consumi dâ€™acqua essenziali da parte dei cittadini piÃ¹ disagiati, gestione e prevenzione della produzione dei rifiuti, potenziamento e miglioramento degli acquisti verdi da parte della Pubblica amministrazione e per la tutela degli animali domestici, difesa del capitale naturale e per lâ€™introduzione di sistemi di remunerazione dei servizi svolti dagli ecosistemi e dallâ€™ambiente.
Viene istituito il nuovo marchio volontario â€œMade Green in Italyâ€� per indicare e comunicare lâ€™impronta ambientale dei prodotti. Chi compra potrÃ privilegiare il â€œchilometro zeroâ€� certificato e le produzioni agricole e industriali sostenibili.
La Corte di Giustizia dellâ€™Unione Europea con sentenza del 11 novembre 2015 nella causa C-422/14, ha statuito che la risoluzione di un contratto di lavoro in seguito al rifiuto da parte del lavoratore di acconsentire a una modifica unilaterale e sostanziale, a suo svantaggio, degli elementi essenziali di tale contratto costituisce un licenziamento ai sensi della direttiva sui licenziamenti collettivi. La Corte ritiene che il fatto che un datore di lavoro proceda, unilateralmente e a svantaggio del lavoratore, a una modifica sostanziale degli elementi essenziali del contratto di lavoro per ragioni non inerenti alla persona del lavoratore stesso rientra nella nozione di Â«licenziamentoÂ» ai sensi della direttiva. La Corte ricorda che i licenziamenti si caratterizzano per la mancanza di consenso da parte del lavoratore. Nel caso di specie, la cessazione del rapporto di lavoro della lavoratrice che ha acconsentito alla risoluzione consensuale Ã¨ imputabile alla modifica unilaterale apportata dal datore di lavoro a un elemento sostanziale del contratto di lavoro per ragioni non inerenti alla persona della lavoratrice stessa. Tale cessazione costituisce quindi un licenziamento. Infatti, secondo i Giudici, la nozione di licenziamento non puÃ² essere interpretata restrittivamente in quanto la Direttiva Ue Ã¨ volta al rafforzamento della tutela dei lavoratori in caso di licenziamenti collettivi. Inoltre, lâ€™obiettivo dellâ€™armonizzazione delle norme applicabili ai licenziamenti collettivi consiste nel garantire una protezione di analoga natura dei diritti dei lavoratori nei vari Stati membri e nellâ€™uniformare gli oneri che tali norme di tutela comportano per le imprese dellâ€™Unione. La nozione di licenziamento condiziona direttamente lâ€™applicazione della tutela e dei diritti predisposti dalla direttiva a favore dei lavoratori. Tale nozione incide, quindi, direttamente sugli oneri per lâ€™impresa che la tutela dei lavoratori comporta. Di conseguenza,
qualsiasi normativa nazionale o interpretazione che conduca a ritenere che, in una fattispecie come quella oggetto del procedimento principale, la risoluzione del contratto di lavoro non costituisca un licenziamento ai sensi della direttiva altererebbe lâ€™ambito di applicazione di questâ€™ultima, privandola cosÃ¬ della sua piena efficacia.
Il Garante per la Privacy ha dichiarato decaduta l'autorizzazione emanata a suo tempo con la quale si consentivano i trasferimenti di dati verso gli Stati Uniti sulla base del cosiddetto accordo "Safe Harbor". Per poter trasferire dati oltreoceano, societÃ multinazionali, organizzazioni e imprese italiane dovranno ricorrere alle altre possibilitÃ previste dalla normativa sulla protezione dei dati personali. Il provvedimento (in corso di pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale) Ã¨ stato adottato dal Garante a seguito della recente sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea, che ha dichiarato invalido il regime introdotto in virtÃ¹ dell'accordo "Approdo sicuro" (Safe Harbor), facendo venire meno il presupposto di legittimitÃ per il trasferimento negli Usa di dati personali dei cittadini europei per chi utilizzava questo strumento. La decisione presa dal Garante Ã¨ in linea con quanto concordato nelle settimane scorse nell'ambito del Gruppo che riunisce le AutoritÃ della privacy dell'Ue. In attesa delle prossime decisioni che verranno assunte in sede europea, le imprese potranno dunque trasferire lecitamente i dati delle persone solo avvalendosi di strumenti quali, ad esempio, le clausole contrattuali standard o le regole di condotta adottate all'interno di un medesimo gruppo (le cosiddette BCR, Binding Corporate Rules). L'AutoritÃ si Ã¨ comunque riservata di effettuare controlli per verificare la liceitÃ e la correttezza del trasferimento dei dati.
nullitÃ della rinuncia del lavoratore alla liquidazione del trattamento di fine rapporto (Cass., sez. lav., sent. n. 23087/2015).
La Corte di Cassazione Ã¨ stata chiamata a pronunciarsi sulla validitÃ di un accordo transattivo sottoscritto da un lavoratore alcuni mesi prima della cessazione del rapporto di lavoro, con il quale lo stesso aveva rinunciato a veder computati ai fini del TFR benefici ed emolumenti ulteriori rispetto alla retribuzione che pure erano stati erogati con continuitÃ nel corso del rapporto.
PoichÃ© il diritto alla liquidazione del trattamento di fine rapporto del lavoratore ancora in servizio Ã¨ un diritto futuro, la rinuncia effettuata dal lavoratore Ã¨ nulla ai sensi degli artt. 1418, comma 2, e 1325 c.c., per mancanza dellâ€™oggetto, non essendo ancora il diritto entrato nel patrimonio del lavoratore e non essendo sufficiente lâ€™accantonamento delle somme giÃ effettuato.
Il diritto alla liquidazione del TFR Ã¨ dunque un diritto futuro. I giudici della Corte hanno prima di tutto chiarito che, secondo la giurisprudenza di legittimitÃ , dal momento che il diritto alla liquidazione del trattamento di fine rapporto del lavoratore ancora in servizio Ã¨ un diritto futuro, â€œla rinuncia effettuata dal lavoratore Ã¨ radicalmente nulla ai sensi degli artt. 1418, comma 2, e 1325 c.c., per mancanza dellâ€™oggetto, non essendo ancora il diritto entrato nel patrimonio del lavoratore e non essendo sufficiente lâ€™accantonamento delle somme giÃ effettuatoâ€�.
La rinuncia del lavoratore subordinato a diritti futuri ed eventuali, infatti, non Ã¨ annullabile previa impugnazione da proporsi nel termine di cui allâ€™art. 2113 c.c., poichÃ© tale ultima norma si riferisce a diritti giÃ acquisiti e non ad una rinuncia preventiva, come tale incidente sul momento genetico dei suddetti diritti.
Nel caso di specie, quindi, secondo la Cassazione, la Corte di merito ha errato nel negare che la fattispecie concreta attenesse ad una preventiva disposizione di diritti non ancora sorti nÃ© maturati.
La Corte ha, dunque, accolto il motivo di ricorso esaminato.
La Corte di Cassazione nell'udienza del 12 novembre 2015, ha risolto la seguente questione: "Se a seguito della modifica dell'art. 2621 cod. civ., introdotta dall'art. 9 legge 27.5.2015 n. 69 anche mediante la soppressione dell'inciso "ancorchÃ© oggetto di valutazioni", il falso c.d. valutativo sia tuttora punibile". La Corte addottando una soluzione affermativa ha precisando che: "Nell'art. 2621 c.c. il riferimento ai 'fatti materiali' quali possibili oggetti di una falsa rappresentazione della realtÃ non vale a escludere la rilevanza penale degli enunciati valutativi, che sono anch'essi predicabili di falsitÃ quando violino criteri di valutazione predeterminati o esibiti in una comunicazione sociale. Infatti, quando intervengono in contesti che implicano l'accettazione di parametri di valutazione normativamente determinati o, comunque, tecnicamente indiscussi, gli enunciati valutativi sono idonei ad assolvere una funzione informativa e possono dirsi veri o falsi". Questa soluzione si pone dunque in netto contrasto con quanto affermato dalla stessa Cassazione, Sez. V, 30 luglio 2015, n. 33774 che, al contrario, aveva affermato la sopravvenuta irrilevanza dei falsi c.d. valutativi.
Il 13 novembre scorso Ã¨ stato convertito in legge il d.l. n. 153/2015 che ha prorogato i termini per l'accesso alla voluntary disclosure. Come stabiliva il D.l. lâ€™accesso alla procedura Ã¨ consentito fino al 30 novembre, mentre lâ€™integrazione dell'istanza e l'invio della relativa relazione di accompagnamento devono avvenire entro il 30 dicembre 2015, termine questâ€™ultimo utilizzabile non solo dai nuovi aderenti alla procedura ma anche da chi avesse giÃ presentato la documentazione necessaria e dovesse correggerla. Inoltre, il termine ultimo per concludere le procedure di controllo ed accertamento Ã¨ fissato al 31 dicembre 2016 per le contestazione dell'anno 2010.
MARCHI E
L'ITC (International Trade Commission) aveva imposto il blocco delle importazioni all'interno degli Stati Uniti di alcuni modelli digitali ad uso dentistico sviluppati in Pakistan e da lÃ¬ inviati negli Stati Uniti per essere realizzati con stampanti 3D. La US Court of Appeals for the Federal Circuit ha accolto i ricorsi mossi nei confronti della decisione dell'ITC in quanto l'infrazione brevettuale avviene fuori dagli Stati Uniti e comporta solo successivamente, e per via telematica, l'ingresso nel Paese di mezzi per creare prodotti attraverso la stampa 3D. La questione riguarda il diritto brevettuale e la giurisdizione sui beni digitali. L'ITC considerava tale caso un aggiramento delle leggi che regolano la proprietÃ intellettuale e decise cosÃ¬ di intervenire come se si trattasse di prodotti fisici. Pur non potendo ordinare un blocco dei prodotti incriminati presso le frontiere digitali, aveva deciso di considerare "spediti" negli Stati Uniti tali file, facendoli rientrare nella definizione di merce importata. L'ITC stabiliva in tal modo l'esistenza di un confine digitale che opera nella stessa maniera di quello fisico. CiÃ² spinse le aziende ICT e associazioni di categoria ad opporsi alla decisione della Commissione in quanto l'estensione ai dati digitali della propria giurisdizione va contro inequivocabilmente i poteri conferitoli dal Congresso. Tali argomentazioni sono state accolta dalla US Court of Appeals for the Federal Circuit.
Con la newsletter n. 480 del 26 novembre 2015, sono state rese note alcune recenti decisioni del Garante per la protezione dei dati personali inerenti al telemarketing. Le societÃ di telemarketing non possono contattare unâ€™utenza riservata senza aver prima acquisito il consenso dellâ€™intestatario della linea: Ã¨ quanto deciso dal Garante privacy relativamente al caso di un utente che lamentava di essere disturbato da offerte promozionali telefoniche nonostante il suo numero non fosse presente â€“ dietro sua richiesta â€“ in alcun elenco telefonico.
Lâ€™azienda destinataria della decisione del Garante, dopo aver inizialmente negato, aveva ammesso che alcune telefonate promozionali erano state gestite tramite il loro centralino su incarico di un gestore telefonico; nÃ© la compagnia telefonica nÃ© il call center, tuttavia, avevano acquisito il consenso dellâ€™utente a contattarlo sulla sua utenza. Secondo la normativa sulla privacy, invece, Ã¨ possibile contattare un utente solo qualora questi abbia espresso il proprio consenso al trattamento dei dati personali per finalitÃ di marketing.
Il Garante, pertanto, ha vietato alla societÃ di telemarketing il trattamento dei dati personali dellâ€™interessato e lâ€™utilizzo del numero riservato di potenziali clienti senza previa documentazione di aver acquisito il loro consenso libero e informato.
poteri dl curatore fallimentare: la richiesta di dissequestro (Cass., Sez. II Pen., Sent. 16 novembre 2015 n. 45519).
Con la sentenza n. 45519/15 il Supremo Collegio Ã¨ tornato a pronunciarsi sulla questione della legittimazione del curatore fallimentare a proporre impugnazione contro i provvedimenti in materia di sequestro.
La Corte ha ricordato che le Sezioni Unite hanno recentemente stabilito (n. 11170/15) che il curatore fallimentare non Ã¨ legittimato a proporre impugnazione contro il provvedimento di sequestro adottato ai sensi dellâ€™art. 19 d.lgs. n. 231/2001 (confisca). Il curatore fallimentare, infatti, deve certamente essere considerato terzo rispetto al procedimento di sequestro dei beni giÃ appartenuti alla societÃ fallita, con la conseguenza che non puÃ² agire in rappresentanza dei creditori.
Pertanto, il curatore non puÃ² essere considerato come â€œun soggetto privato che agisca in rappresentanza o sostituzione del fallito e/o dei singoli creditori o del comitato dei creditoriâ€�, ma rappresenta un â€œorgano che svolge una funzione pubblica ed affianca il Tribunale ed il Giudice delegato per perseguimento degli interessi dinanzi indicatiâ€�.
Il principio vale anche per le impugnazioni di provvedimenti di rigetto della richiesta di dissequestro. Il principio illustrato, secondo il quale il curatore fallimentare non Ã¨ legittimato a proporre impugnazione contro il provvedimento di sequestro, sottolinea la Corte, non puÃ² che comportare la carenza di legittimazione a proporre gravame avverso il provvedimento di rigetto della richiesta di dissequestro.
Lâ€™assenza di legittimazione del curatore fallimentare a proporre gravame, di conseguenza, determina lâ€™inammissibilitÃ del ricorso.
SICUREZZA SUL
infortunio del soggetto estraneo all'azienda
(Cass. Pen. sez. IV, sentenza n.
44793/2015).
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 44793/2015, si Ã¨ pronunciata sul tema dell'estendibilitÃ della tutela antinfortunistica a soggetti estranei all'ambiente di lavoro.
Nella fattispecie, la Corte dâ€™Appello di Milano aveva condannato il responsabile per la sicurezza all'interno di una s.r.l. per il reato di omicidio colposo (art. 589 c.p.) per aver contribuito a cagionare lâ€™investimento di un pedone.
Il giudice di merito rilevava come, pur avendo redatto il documento di valutazione dei rischi ed aver rinvenuto un pericolo nella circolazione dei pedoni nel piazzale, lâ€™imputato non avesse predisposto alcuna misura di sicurezza idonea a scongiurare ipotesi di infortunio, come per esempio passaggi di larghezza sufficiente e delimitati da strisce per la circolazione dei pedoni.
Il condannato ricorreva per Cassazione, rilevando, tra gli altri motivi, che la persona offesa non fosse un dipendente dellâ€™azienda.
La Cassazione ha confermato il consolidato orientamento giurisprudenziale per cui, in materia di prevenzione degli infortuni nel luogo di lavoro, anche il terzo ad essa estraneo Ã¨ beneficiario della tutela vigente in capo ai soggetti preposti ai controlli.
Dal principio appena espresso, deriva dunque che che dellâ€™infortunio occorso allâ€™extraneus risponde il garante della sicurezza, ove lâ€™evento lesivo rientri nellâ€™area di rischio definita dalla regola cautelare violata e il soggetto terzo non abbia posto in essere delle condotte di volontaria esposizione al pericolo.
In capo al ricorrente, infatti, vigeva un obbligo di comportamento attivo, consistente nell'attivazione delle misure idonee a neutralizzare i rischi di investimento derivanti dalla circolazione di pedoni ed automezzi nel piazzale.
Con lo Studio n. 132/2015/T il Consiglio nazionale del notariato ha espresso le proprie posizioni in merito al recente orientamento della Corte di Cassazione in materia di imposizione indiretta sui vincoli di destinazione. Con tre ordinanze (nn. 3735, 3737 e 3886 del 4 febbraio 2015) gli Ermellini, in merito allâ€™applicazione dellâ€™imposta sulle successioni e donazioni ai vincoli di destinazione, hanno ritenuto configurabile unâ€™autonoma imposta gravante sulla costituzione del vincolo, in contrasto con il panorama interpretativo vigente negli ultimi anni.
La Cassazione, chiamata a pronunciarsi in tre casi concernenti ipotesi di trust auto dichiarato con finalitÃ di garanzia, di fondo patrimoniale e di scopo, ha annullato con rinvio le statuizioni con cui le Commissioni Tributarie Regionali si erano pronunciate nel senso della sola imposizione fissa di registro sulla costituzione del vincolo, considerando applicabile lâ€™imposizione in misura proporzionale dellâ€™8%.
Lâ€™inversione di tendenza prospettata dagli Ermellini consegue allâ€™interpretazione, operata dagli stessi, dellâ€™art. 2 del d.l. 262/2006 (recante misure in materia di riscossione); il Collegio, infatti, ha ritenuto che, con la suddetta norma, sia stata introdotta una nuova imposta sulla costituzione del vincolo di destinazione e che il mero contenuto economico della destinazione basti a dimostrare la capacitÃ contributiva del soggetto, con conseguente irrilevanza del trasferimento patrimoniale legato al vincolo.
Il Consiglio nazionale del notariato ha rilevato alcune criticitÃ nella suddetta interpretazione, potenzialmente idonea, a parere dellâ€™organismo, ad estendere lâ€™applicazione dellâ€™imposta ad ogni tipologia di vincolo di destinazione, anche di natura non traslativa ed indipendentemente dal carattere oneroso o liberale.
Lo studio del Consiglio evidenzia come lâ€™orientamento della Suprema Corte abbia sollevato dubbi anche in molta parte della dottrina, che ha concentrato le proprie critiche sullâ€™insostenibilitÃ della tesi dellâ€™istituzione di una nuova imposta, stante il tenore letterale della norma, e sul possibile contrasto dellâ€™interpretazione suddetta con lâ€™art. 53 della Costituzione.
In caso di accordi di separazione e divorzio dinnanzi al Comune, Ã¨ possibile impugnare il rifiuto dell'Ufficiale dello Stato civile a ricevere le dichiarazioni dei coniugi, necessarie per perfezionare l'iter.
Nonostante il decreto legge 132/2014 (Misure urgenti di degiurisdizionalizzazione) nulla abbia disposto a tal proposito, puÃ² applicarsi la disposizione ex art. 95 del DPR 396/2000 ed entrambi i coniugi potranno rivolgersi al Tribunale. Lo ha stabilito il Tribunale di Milano in un recente decreto (presidente Servetti, estensore Buffone) che negli accordi di separazione o divorzio davanti al Sindaco del Comune ha consentito di far riferimento all'art. 7 del DPR 396/2000 secondo cui "nel caso in cui l'ufficiale dello stato civile rifiuti l'adempimento di un atto da chiunque richiesto, deve indicare per iscritto al richiedente i motivi del rifiuto". Nel silenzio del decreto legge 132/2014, dalla norma citata puÃ² desumersi un potere di rifiuto in capo al funzionario esercitabile in via generale: tuttavia, questo richiamo consente anche di rintracciare il contestuale regime giuridico di impugnazione applicabile anch'esso in via generale a fronte del diniego opposto.
A seguito del rifiuto dell'ufficiale dello stato civile di ricevere in tutto o in parte una dichiarazione, sarÃ possibile ricorrere al Tribunale ex artt. 95 e 96 Dpr n. 396/2000. Al ricorso fa seguito un procedimento in camera di consiglio, in cui dovranno essere sentiti gli interessati e il Procuratore della Repubblica, al termine del quale il collegio provvederÃ con decreto motivato.
Tuttavia, il Tribunale di Milano chiarisce che il rifiuto opposto dal funzionario dovrÃ essere impugnato da ambedue i coniugi poichÃ©, trattandosi dello scioglimento del loro matrimonio, costoro assumono le caratteristiche di una parte plurisoggettiva a composizione necessaria.
Al contrario, se impugnasse solo uno dei due, l'acquiescenza dell'altro integrerebbe un difetto di interesse ad agire ex art. 100 c.p. di colui che impugna uti singuli.
Incentivi all'assuzione anche per liberi professionisti .
Gli incentivi allâ€™assunzione sono diversi e consistono in sgravi contributivi o in bonus conguagliati in sede di pagamento dei contributi. Le agevolazioni allâ€™assunzione valide per le imprese possono essere utilizzate dai professionisti. Tra i pricipali si possono ricordare: Bonus disoccupati 2016; Bonus Garanzia Giovani; Apprendistato; Bonus donne disoccupate; Bonus disoccupati over 50.
Aggiornato il Sistema ISO anche negli Studi legali e imprese..
E' stata aggiornata la normativa tecnica europea ed internazionale EN ISO 9001, finalizzata ad indicare i requisiti standard per i Sistemi di Gestione per la QualitÃ . Lâ€™entrata in vigore della versione aggiornata della norma, UNI EN ISO 9001:2015, determina il graduale abbandono delle disposizioni previgenti in materia.
Per un periodo di tre anni (che si concluderÃ nel settembre 2018), tutte le organizzazioni o imprese che hanno adeguato il loro sistema di gestione alla versione precedente della norma tecnica ISO (2008) potranno gradualmente passare alla nuova edizione.
Allo scadere del triennio, perÃ², le certificazioni non conformi alla UNI EN ISO 9001:2015 saranno ritirate dal mercato.
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