Source: http://inaatc.it/page/usura
Timestamp: 2018-09-21 04:41:56+00:00
Document Index: 150238093

Matched Legal Cases: ['art. 644', 'art. 15', 'art. 15', 'art. 15', 'art. 15', 'art. 109', 'art. 16', 'art. 14', 'art. 14', 'art. 15', 'art. 15', 'art. 14', 'art. 14']

Usura | I.N.A.A.T.C. ONLUS
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L'usura è un reato. L’art. 644 del Codice Penale lo descrive così: “Chiunque si fa dare o promettere, sotto qualsiasi forma, per se o per altri, in corrispettivo di una prestazione di denaro o di altra utilità, interessi o altri vantaggi usurari è punito con la reclusione da uno a sei anni e con la multa da Euro 3.098 a Euro 15.493..”.
Cioè consiste nel concedere un prestito ad un tasso di interesse sproporzionato e comunque superiore al cosiddetto “tasso soglia” (il TEGM, o tasso effettivo globale medio, aumentato del 50%). Chi ricorre all’usura ha un impellente bisogno di denaro, e l’usura sembra una possibile soluzione.
Si possono distinguere due livelli di usura.
Lo “strozzino” o “cravattaro” è l’ “amico” senza scrupoli che opera nel paese o nel quartiere. I suoi “clienti” sono negozianti, artigiani, famiglie in difficoltà. Usa fondi propri per effettuare prestiti relativamente modesti, spesso in contanti e senza atti scritti. Se il prestito non viene rimborsato alla scadenza, viene rinnovato con un interesse fisso. Il rimborso si effettua pagando mensilmente i soli interessi (VEDI ES. 100 euro al mese per un prestito iniziale di 1000 pari al 10% mese). Se questi non vengono pagati, il prestito viene rinnovato: in questo modo il debito iniziale si moltiplica (non pagando per due mesi, la cifra prestata sale a 1200 euro e le rate mensili a 120).
La criminalità organizzata gestisce l’usura con maggiore capacità operativa rispetto ad un semplice “strozzino”, servendosi di tecniche raffinate: conosce bene lo stato di necessità delle vittime e sa come portarle a pagare tassi esorbitanti, fino a privarla di tutti i beni. I suoi “clienti” sono in genere piccole e medie imprese, che a partire dal rapporto di usura finiscono per essere coinvolte in traffici illeciti ( ad esempio di stupefacenti ) ed estorsioni.
LEGGE ANTI-USURA
Una legge innovativa, con un approccio preventivo,
La Legge 7 marzo 1996 n. 108 "disposizioni in materia di usura" apre due spazi innovativi. Si tratta della prevenzione diretta a evitare che il fenomeno dell'usura si riproduca ulteriormente e della solidarietà per coloro che ne sono vittime. Gli strumenti previsti dalla legge consistono nella creazione di Fondi. Ambedue gli spazi rendono concreta la partecipazione delle società civile al problema e responsabilizzano le istituzioni. Sono però di complessa attuazione e il regolamento di prossima emanazione dovrà fare chiarezza proprio su questi aspetti.
La particolare attenzione al momento della prevenzione del fenomeno usura trova attuazione per il tramite dell'art. 15 della legge, che istituisce, presso il Ministero del Tesoro, il "fondo per la prevenzione del fenomeno dell'usura". La dotazione patrimoniale del Fondo è utilizzata per finanziare, per il 70%, i fondi speciali anti-usura costituiti dai Confidi, e, per il rimanente 30%, le fondazioni e le associazioni riconosciute per la prevenzione del fenomeno dell'usura (art. 15.1).
I FONDI ANTI-USURA
I fondi speciali Confidi potranno usufruire dei contributi del Fondo a condizione che, a loro volta, costituiscano speciali fondi anti-usura destinati a garantire, sino all'80%, banche e istituti di credito che concedano finanziamenti a medio termine e incrementi di linee di credito a breve termine a favore di piccole e medie imprese a elevato rischio finanziario, e che i medesimi contributi erogati siano cumulabili con eventuali altri contributi concessi dalle Camere di Commercio (art. 15.2).
Tali fondi dovranno soddisfare i requisiti patrimoniali prescritti dal Ministero del Tesoro con proprio Decreto, il quale dovrà inoltre indicare i requisiti di onorabilità e di professionalità dei relativi esponenti (art. 15.3). E' del tutto probabile, e del resto auspicabile sotto il profilo dell'unitarietà della disciplina in materia, che i requisiti di onorabilità imposti corrispondano a quelli previsti dall'art. 109 Decreto Legge 385/93 per gli esponenti degli enti creditizi, e da ultimo richiamati dal già esaminato art. 16.3 per i soggetti esercenti attività di mediazione creditizia.
Il ruolo dei fondi anti-usura dei Confidi, quindi, si risolve, in buona sostanza, in un rafforzamento della garanzia fideiussoria offerta alle banche disponibili a finanziare soggetti caratterizzati da una anomala situazione aziendale, tale da rendere il loro accesso al credito legale difficilmente ottenibile per il tramite delle ordinarie condizioni di erogazione.
La disciplina predisposta ha suscitato alcune perplessità in larga misura determinate dalle imprecisioni tecniche presenti nel testo normativo. La validità e l'efficacia dell'intervento è destinata, di conseguenza, a dipendere dal contenuto del prossimo regolamento emanato dal Ministro del Tesoro, il quale dovrà tra l'altro tener conto che:
a) i Confidi, per natura, non sono abilitati a utilizzare i loro fondi per incrementare linee di credito, dato che il loro compito istituzionale è limitato all'offerta di garanzie;
b) la fruizione dei vantaggi offerti dai fondi speciali anti-usura deve essere ancorata a criteri di valutazione obiettivi e preventivamente individuati, onde evitare che delle risorse offerte approfittino soggetti non meritevoli.
Libera è pure, in tali casi, la misura della garanzia fideiussoria offerta alle banche, che potrà quindi coprire finanche la totalità del credito erogato.
Ma ciò che più preme rilevare è la possibilità accordata dalla legge a queste istituzioni di operare nel campo dell'assistenza tecnica e dell'informazione a favore dei soggetti a rischio di usura. Si tratta di un momento destinato ad avere grande rilevanza sotto l'aspetto preventivo, dato che spesso l'usurato necessita, prima ancora che dell'aiuto finanziario, di un punto di riferimento sotto il profilo della consulenza economica e giuridica.
A tal fine è auspicabile che gli operatori di tali enti siano vincolati dal segreto d'ufficio, onde poter godere della massima fiducia da parte dei fruitori dei loro servizi.
A ben vedere, la normativa in commento, più che costituire una nuova categoria di persone giuridiche, sembra in verità istituzionalizzare, e disciplinare autonomamente, un particolare tipo di attività no profit, la quale, per le peculiarità dei soggetti interessati e la rilevanza sociale del settore in cui si svolge, viene sottoposta a controlli e modalità operative tassativamente previste dal legislatore, a tutela dell'ordine pubblico economico.
Trattandosi quindi di disciplina dell'attività, e non del soggetto, finisce per essere irrilevante la natura giuridica, pubblica o privata, dell'ente operante, che potrà ben essere tanto una fondazione o una associazione (riconosciuta) di diritto privato quanto una fondazione bancaria o, in ipotesi, una IPAB.
IL FONDO DÌ SOLIDARIETA'
Ben diverso da un generico fine di prevenzione del fenomeno dell'usura è il fine di carattere general-preventivo, di marcata impronta penalistica, che anima l'istituzione, presso l'ufficio del Commissario straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative anti-racket, del "fondo di solidarietà per le vittime dell'usura" (art. 14.1).
Tale fondo è destinato a operare, per sua stessa natura, in un momento successivo alla conclusione del contratto usurario, e con lo scopo di consentire, da un lato, la repressione del reato di usura, e, dall'altro, di recuperare l'usurato al credito legale.
E' proprio a seguito di questa duplice finalità che la disciplina dell'istituto risulta fortemente contraddistinta da una logica di tipo do ut des.
Infatti, condizione essenziale per poter attingere alle risorse del Fondo è l'essere un imprenditore o un professionista che si sia dichiarato vittima del delitto di usura e che risulti parte offesa nel relativo procedimento penale (art. 14.2). Occorre inoltre non essere stati in precedenza condannati per il reato di usura, non essere o essere stati sottoposti a misure di prevenzione personale, non aver concorso nel fatto delittuoso in menzione o in reati ad esso connessi, non essere stati sottoposti alle misure di prevenzione o ai relativi provvedimenti di applicazione previsti dalla Legge 1423/56, in tema di persone pericolose per la sicurezza, e dalla Legge 575/65, in tema di mafia, e ai conseguenti provvedimenti (art. 15.7), nonché non aver reso dichiarazioni false o reticenti nel provvedimento penale in cui l'usurato risulti parte offesa (art. 15.6).
E' quindi evidente che l'accesso al Fondo è condizionato a un fattivo contributo della vittima alla condanna dell'usuraio.
In cambio di ciò il Fondo provvede all'erogazione di un mutuo senza interessi della durata massima di 5 anni, il cui importo è commisurato al danno subìto dall'usurato "per effetto degli interessi e degli altri vantaggi usurai corrisposti", nonché agli "ulteriori rilevanti danni per perdite o mancati guadagni" derivanti dalle caratteristiche del prestito usuraio, dalle sue modalità di riscossione o dalla sua riferibili a organizzazioni criminali (art. 14.4).
Il tenore letterale della norma ("può erogare") depone chiaramente nel senso di una mera facoltà, e non anche di un obbligo, per quanto riguarda l'erogazione di importi a copertura degli "ulteriori rilevanti danni", i quali (si pensi, ad esempio, al caso del danneggiamento o della distruzione dei locali aziendali) possono raggiungere notevole importo.
E' quindi auspicabile e opportuno che, ovviamente nei limiti delle (scarse) disponibilità del Fondo, si faccia ampio uso, in sede applicativa, di tale facoltà, anche ai fini di creare un ulteriore incentivo alla collaborazione degli usurati.
Il mutuo così erogato si ascrive all'ampia categoria dei mutui di scopo, dovendo essere supportato da un piano di investimento e di utilizzo delle somme ottenute "che risponda alla finalità di reinserimento della vittima del delitto di usura nella economia legale", essendo comunque vietato l'utilizzo della somma allo scopo di estinguere il debito usuraio (art. 14.5).
A parte i problemi legati alla effettiva consistenza economica del Fondo, la normativa in questione, che dovrebbe essere integrata da apposito regolamento governativo entro il 24 settembre, si segnala per la particolare complessità tecnica del procedimento predisposto. E' chiaro l'intento di evitare che le disponibilità del Fondo finiscano per essere intascate da soggetti non meritevoli, a danno dei veri bisognosi.