Source: http://www.studiorossignoli.it/normativa/116-delibera-21-marzo-2013-dellautorita-per-le-garanzie-nelle-comunicazioni.html
Timestamp: 2019-04-19 16:23:23+00:00
Document Index: 128444200

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 32', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 45', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 32', 'art. 32', 'art. 2', 'art. 7', 'art. 22', 'art. 29', 'art. 5', 'sentenza ', 'art. 11', 'art. 32', 'art. 32', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 32', 'art. 7', 'art. 32', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 28', 'sentenza ', 'art. 32', 'art. 3', 'art. 32', 'art. 25', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1']

Delibera 21 marzo 2013 dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni
Nuovo piano di numerazione automatica dei canali della televisione digitale terrestre, in chiaro e a pagamento, modalità di attribuzione dei numeri ai fornitori di servizi di media audiovisivi autorizzati alla diffusione di contenuti audiovisivi in tecnica digitale terrestre e relative condizioni di utilizzo. (DELIBERA 237/13/CONS)
VISTA la legge 31 luglio 1997, n. 249, recante “Istituzione dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e norme sui sistemi delle telecomunicazioni e radiotelevisivo”, ed in particolare, pubblicata nel Supplemento ordinario n. 154/L alla Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana – serie generale – del 31 luglio 1997, n. 177;
VISTO il decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177, recante “Testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici” pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana del 7 settembre 2005, n. 208, e successive modifiche e integrazioni;
VISTO il decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 44, di attuazione della direttiva 2007/65/CE relativa al coordinamento di determinate disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri concernenti l'esercizio delle attività televisive, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana del 29 Marzo 2010 n. 73, e in particolare l’art. 5, che novella l’art. 32 del Testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici;
VISTO il decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259, recante approvazione del “Codice delle comunicazioni elettroniche”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana del 15 settembre 2003, n. 215, e successive modifiche e integrazioni;
VISTO il decreto-legge 23 gennaio 2001, n. 5, recante “Disposizioni urgenti per il differimento di termini in materia di trasmissioni radiotelevisive analogiche e digitali, nonché per il risanamento di impianti radiotelevisivi”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana del 24 gennaio 2001, n. 19, convertito con modificazioni dalla legge 20 marzo 2001, n. 66, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana del 24 marzo 2001, n. 70;
VISTA la legge 3 maggio 2004, n. 112, recante “Norme di principio in materia di assetto del sistema radiotelevisivo e della RAI-Radiotelevisione italiana S.p.A., nonché delega al Governo per l'emanazione del testo unico della radiotelevisione” pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana del 5 maggio 2004, n. 104;
VISTA la delibera n. 366/10/CONS del 15 luglio 2010, recante “Piano di numerazione automatico dei canali della televisione digitale terrestre in chiaro e a pagamento, modalità di attribuzione dei numeri ai fornitori di servizi di media audiovisivi autorizzati alla diffusione di contenuti audiovisivi in tecnica digitale terrestre e relative condizioni di utilizzo”, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana del 10 agosto 2010, n. 185;
CONSIDERATO che con le sentenze n. 04658/2012, n. 04659/2012, n. 04660/2012 e n. 04661/20120, depositate il 31 agosto 2012, il Consiglio di Stato ha annullato il Piano di numerazione automatico dei canali della televisione digitale terrestre approvato con la predetta delibera n. 366/10/CONS formulando le seguenti osservazioni: “Nelle more delle nuove determinazioni della AGCOM in ordine alla adozione del nuovo Piano TLC sarà inevitabile un corrispondente vuoto regolamentare e, quindi, è probabile che si determini una situazione di confusione nella programmazione delle emittenti conseguente alla possibilità di acquisire liberamente il numero del telecomando su cui irradiare i palinsesti. Pertanto, al fine di ridurre tale problematica conseguenza dell’annullamento in questione, è necessario che, in osservanza del principio del buon andamento, l’AGCOM medio tempore adotti, con l’urgenza del caso, ogni misura transitoria ritenuta utile allo scopo di consentire l’ordinata fruizione della programmazione televisiva da parte degli utenti e degli operatori del settore. Data l’urgenza e la necessità di provvedere, tra le soluzioni possibili appare ipotizzabile anche l’adozione di una proroga di fatto del Piano LCN annullato, fermo restando che si tratta di un rimedio da adottare in via di straordinaria urgenza. Quindi va ribadito che, comunque, l’AGCOM è tenuta ad adottare le nuove determinazioni in tema di LCN con la sollecitudine corrispondente all’obbligo di dare ottemperanza alla presente sentenza di annullamento della delibera n. 366/2010.”;
- con la sentenza n. 4658/2012 il Consiglio di Stato ha dichiarato l’inadeguatezza dell’utilizzo delle graduatorie Corecom. di cui al Decreto Ministeriale 5 novembre 2004 n.292, recante “Regolamento per la concessione alle tv locali dei contributi di cui all’art. 45 co.3 della legge 23 dicembre 1998 n.448”, quale criterio per l’attribuzione della numerazione alle emittenti locali. Ciò in quanto “pur evidenziando tali graduatorie degli elementi potenzialmente non estranei ai criteri indicati dalla legge, tuttavia le stesse non avrebbero potuto essere utilizzate dall’Agcom ai fini dell’adozione del piano di numerazione automatica dei canali della televisione digitale terrestre”; infatti tali graduatorie erano “compilate per finalità diverse da quelle per le quali veniva predisposto il piano Agcom essendo il frutto combinato di due fattori di assegnazione del punteggio e cioè del fatturato e del numero dei dipendenti”. Il Consiglio di Stato ha, inoltre, evidenziato che la procedura per l’accesso a tali contributi avveniva su impulso volontario da parte delle emittenti locali, tanto che all’incirca il 13% di queste non compariva in tali graduatorie, non avendo presentato istanza per partecipare. Ne deriva che le graduatorie citate, essendo state adottate con una diversa ratio e perseguendo finalità che si discostano dai requisiti di cui all’articolo 32 del Testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici, potevano solo in parte essere considerate come un criterio di qualità e un indice di rilevamento delle preferenze degli utenti e del radicamento nel territorio, in quanto “in esse venivano nel contempo in rilievo esigenze di sostegno all’emittenza locale, preordinate alla sola erogazione di contributi pubblici”, costituendo, pertanto, un criterio inidoneo ad accertare le abitudini e preferenze degli utenti e il radicamento delle emittenti sul territorio.
- con la sentenza n. 4659/2012 il Consiglio di Stato ha rilevato l’illegittimità del termine di quindici giorni stabilito dall’Autorità per la consultazione pubblica indetta con delibera n. 122/10/CONS a seguito della quale è stata approvata la delibera n. 366/10/CONS, in luogo dei trenta giorni stabiliti dall’articolo 11 del decreto legislativo n. 259/2003 (recante il Codice delle comunicazioni elettroniche). Con la medesima sentenza, inoltre, il Consiglio di Stato ha ulteriormente argomentato l’inidoneità dell’utilizzo del criterio delle graduatorie Corecom. con riferimento all’attribuzione delle numerazioni alle emittenti locali. Infatti, essendo tali graduatorie compilate sulla base del fatturato delle emittenti, le stesse sono inidonee ad attestare le preferenze degli utenti in quanto “anche ove si consideri che una delle principale voci di fatturato è rappresentata dalla raccolta della pubblicità, cionondimeno l’ulteriore passaggio, tra la raccolta della pubblicità e le preferenze degli utenti, rimane non dimostrato. Infatti la raccolta della pubblicità, pur se è un utile indicatore della preferenza degli utenti ( in quanto di solito gli inserzionisti si rivolgono alle emittenti con maggior numero di utenti), tuttavia da solo non è univoco né sufficiente”. Invece, le abitudini e le preferenze degli utenti si prestano ad essere soppesate più correttamente con riferimento “all’unico indice di carattere diretto ed endogeno cioè il livello di ascolto di ciascuna emittente ed il suo radicamento nel territorio, fermo restando che il legislatore ha attribuito al criterio “abitudine dell’utente” una valenza autonoma rispetto agli ascolti-preferenze.”
Inoltre, il Consiglio di Stato ha rilevato che “le emittenti che non avevano chiesto le sovvenzioni per l’adeguamento delle rete, non erano inserite nelle graduatorie Corecom e comunque, anche applicando i criteri alternativi previsti, non sarebbero valutate in condizioni di parità con le altre emittenti inserite in graduatoria(...).le graduatorie CORECOM, compilate su base regionale, sono intrinsecamente disomogenee rispetto alle aree di servizio delle emittenti irradianti il segnale su aree interregionali oppure soltanto provinciale: ne discende che un’emittente che, trasmettendo in più regioni, avesse numeri di LCN diversi per ciascuna delle aree servite dovrebbe provvedere ad onerosi adeguamenti tecnici per differenziare la trasmissione del numero LCN da impianto ad impianto ed evitare facili sovrapposizioni di segnale”. Con riferimento al criterio della qualità delle emittenti stabilito dalla legge, il Consiglio di Stato ha evidenziato che “appare di intuitiva portata il ruolo strategico acquisito di fatto dalle emittenti locali di qualità che hanno valorizzato usi e costumi di specifiche aree geografiche, costituenti un patrimonio di cultura locale tradizionale, profana e religiosa che (attraverso servizi giornalistici e trasmissioni divulgative su feste, cibi, luoghi di culto e beni storico ambientali) viene proposta alle nuove generazioni ed alla platea di cultori ed operatori commerciali (come quelli del settore turistico ed agroalimentare oppure dei prodotti dell’artigianato), evitando sia la dispersione di tali risorse sia l’affievolimento dello spirito di identità della comunità locale in antitesi a modelli di comportamento di massa, diffusi dalle comunicazioni in rete e provenienti da altre culture, che possono essere recepiti passivamente dagli utenti e comportare effetti disaggreganti su contesti socio culturali già a rischio. Né si può dimenticare, sotto altro profilo, il contributo informativo e socio-assistenziale che l’emittente locale di qualità è in grado di offrire alla platea di utenti della propria area geografica in occasione di situazioni di emergenza, nonché di specifiche problematiche circoscritte al territorio corrispondente al proprio bacino di utenza”.
Infine, nella medesima sentenza, il Consiglio di Stato ha espresso rilievi in ordine all’assegnazione delle posizioni otto e nove del piano di numerazione alle emittenti “MTV – Music Television” e “Deejay TV”, in quanto “le posizioni otto e nove devono essere attribuite (in conformità alle abitudini e preferenze degli utenti nella sintonizzazione dei canali) ad emittenti generaliste, ove operative, fermo restando che il criterio delle abitudini consolidate (come si è detto) ha una valenza sua propria rispetto agli ascolti, mentre Music TV e Deejay Television non possono essere inserite nella categoria delle emittenti generaliste c.d. storiche che trasmettono programmi generalisti da decenni”.
- con la sentenza n. 4660/2012 il Consiglio di Stato, sempre a proposito dell’attribuzione delle posizioni 8 e 9 del telecomando ha rilevato che “gli esiti della indagine-sondaggio (con 10.000 interviste) effettuata da Demoskopea s.p.a., alla data del 2 luglio 2010, che ha portato all’individuazione di 9 canali nazionali generalisti quali preferiti nelle abitudini e nelle preferenze degli utenti, ad avviso del Collegio, non risulta suffragata da corrispondente ed univoco riscontro” in quanto “secondo il sondaggio, nelle aree a ricezione analogica sui numeri da 1 ad 8 risultano sintonizzate le emittenti nazionali ex analogiche, mentre al numero 9 risulta sintonizzata per il 51,1% una emittente locale; la situazione, peraltro, cambia nelle aree a ricezione digitale, in cui, invece, in prevalenza su tutti i numeri da 1 a 9 del telecomando sono sintonizzate le emittenti nazionali ex analogiche (...). Infatti “da un lato, i dati non sono univoci e, dall’altro, i risultati del sondaggio sono fuorvianti in quanto assommano elementi disomogenei, considerato che, all’epoca , in 6 Regioni era stato già effettuato lo switch-off con il passaggio definitivo alla tecnica digitale e, quindi, con la sintonizzazione incontrollata dei vari canali sul telecomando, che non poteva certo reputarsi rispondente alle abitudini e preferenze degli utenti”. Il Consiglio di Stato, conseguentemente, ha ritenuto che “un argomento ex post a conferma di tale difetto d’istruttoria si rinviene nella stessa individuazione delle due emittenti nazionali cui la connessa determinazione del Ministero dello Sviluppo economico del 24 novembre 2010 ha attribuito i numeri 8 e 9 del telecomando: infatti MTV e Deejay TV certamente non hanno le caratteristiche richieste per inserirsi nella categoria delle emittenti ex analogiche generaliste, poiché si tratta, all’evidenza, di emittenti con programmazione chiaramente non rivolte ad un pubblico generalizzato, ma dedicata ad una specifica fascia di utenza con prevalenza di trasmissioni sul mondo giovanile e, comunque, di programmi con impostazione per una utenza specifica, spesso tratti anche da emittenti anglofone (per cui sono diffuse in lingua inglese con i sottotitoli in italiano), nonché di spettacoli su generi musicali di tendenza per un pubblico di giovani”.
- con la sentenza n. 4661/2012, il Consiglio di Stato, nel ribadire l’illegittimità dell’esiguo termine di quindici giorni concesso per la consultazione pubblica, ha comunque condiviso l’impostazione dell’Autorità secondo la quale “l’indicazione dei “canali generalisti nazionali” nell’art. 32 comma 2, citato, ai fini del rispetto delle preferenze degli utenti, si riferisce ai soli canali ex analogici, anche perché solo con riguardo a questo era ragionevole ancorare al criterio delle abitudini e preferenze l’assegnazione dei numeri di LCN” ed ha, inoltre, confermato la legittimità dell’attribuzione delle numerazioni da 10 a 19 alle emittenti locali, in quanto “l’AGCOM, visti i risultati del sondaggio Demoskopea, non poteva che attribuire alle emittenti locali i numeri da 10 a 19 in corrispondenza alle abitudini e preferenze degli utenti e tenendo conto del legame di tali emittenti con il territorio; tra l’altro in tal guisa l’AGCOM ha anche, sia pur con risultati non soddisfacenti, provveduto a valorizzare il pluralismo culturale rappresentato dal rapporto di tali emittenti con il contesto sociale del territorio. Pertanto il posizionamento dei canali nativi digitali a partire dal numero 21 LCN non costituisce una violazione dell’art. 32, comma 2, citato, oppure una discriminazione rispetto di canali storici ex analogici, ma discende direttamente dall’applicazione del parametro normativo che prescrive di attribuire i numeri del LCN nel “rispetto delle abitudini e preferenze degli utenti, con particolare riferimento ai canali generalisti nazionali e alle emittenti locali”;
CONSIDERATO che nella rinnovazione del procedimento ai fini dell’adozione del nuovo Piano di numerazione l’Autorità deve doverosamente tenere conto dei rilievi formulati dal Consiglio di Stato con le citate sentenze;
- Aeranti-Corallo (prot. 63376 del 11 dicembre 2012); Associazione Alpi Radio Tv - Associazione emittenti locali per la libertà e il pluralismo dell’informazione (ALPI) (prot. 55611 del 7 novembre 2012); Associazione Italiana per lo sviluppo del Digitale Televisivo Terrestre (DGTVi) (prot. 58236 del 19 novembre 2012); Associazione Televisioni Digitali Indipendenti (ATDI) (prot. 58242 del 19 novembre 2012); Comitato Radio TV Locali (CRTL) (prot. 60165 del 27 novembre 2012); Coordinamento Autonomo Multimediale (CAM) (unitamente alle società Julie Italia S.r.l., Italia Med S.c.a.r.l, Napoli 9 di Teleacerra S.r.l., Pallotta Group S.r.l., TV Oggi S.r.l., Telepagani Nuova S.c.a.r.l.) (prot. 54042 del 31 ottobre 2012); Coordinamento Nazionale Nuove Antenne (CONNA) (prot. 61295 del 30 novembre 2012); Coordinamento Nazionale Televisioni (CNT) Terzo Polo Digitale (prot. 56168 del 9 novembre 2012 e prot. 58379 del 20 novembre 2012); Federazioni Radio Televisioni (FRT) (prot. 61011 del 29 novembre 2012); REA - Radiotelevisioni Europee Associate (prot. 57999 del 19 novembre 2012);
- All Music S.p.a. (prot. 57887 del 16 novembre 2012); Associazione amici di Telepace (prot. 52777 del 24 ottobre 2012); Associazione Nazionale Utenti Televisivi e Consumatori Italiani (Utelit Consum) (prot. 56170 del 9 novembre 2012); Canale Italia S.r.l. (prot. 62671 del 7 dicembre 2012); Class Editori S.p.A. (prot. 64522 del 17 dicembre 2012); Consorzio Alphabet S.r.l (prot. 58238 del 19 novembre 2012); De Agostini Editore S.p.a. (prot. 58245 del 19 novembre 2012); Discovery Italia S.r.l. (prot. 58332 del 19 novembre 2012); EDB Media S.r.l. (prot. 58329 del 19 novembre 2012); Effe Tv S.r.l. (prot. 58041 del 19 novembre 2012); Fox International Channels Italy S.r.l. (prot. 56509 del 9 novembre 2012); H3G S.p.A. (prot. 58150 del 19 novembre 2012); Julie Italia S.r.l. (prot. 53323 del 26 ottobre 2012); MGM-Tv S.r.l. (prot. 56167 del 9 novembre 2012); Napoli Tivù S.r.l. (prot. 57487 del 15 novembre 2012); Nuova Rete S.r.l. (prot. 57996 del 19 novembre 2012); P.T.V. Programmazioni Televisive S.p.a. (prot. 56160 del 9 novembre 2012); QVC Italia S.r.l.(prot. 58335 del 19 novembre 2012); RAI Radiotelevisione Italiana S.p.a. (prot. 58289 del 19 novembre 2012); RAS Bolzano (prot. 55686 del 7 novembre 2012); Radio Tele Molise (prot. 54608 del 5 novembre 2012); Radio VideoCalabria 99 S.r.l. (unitamente alle società Napoli Canale 21 S.r.l., RTV 38 S.p.a., Roma Uno S.r.l, Telelombardia S.p.a., Rete 7 S.p.a.; P.T.V. Programmazioni televisive S.p.a., TV Centro Marche S.p.a., Umbria Televisione S.r.l., Soc. Op. Im. S.r.l., Sige S.p.A., Videogruppo Televisione S.p.a., Società Telequattro S.r.l.) (prot. 57649 del 15 novembre 2012); Rete 8 S.r.l. (prot. 58002 del 19 novembre 2012); Rete Blu S.p.A. (prot. 61976 del 4 dicembre 2012); Roma Uno S.r.l. (unitamente alle società Radio Video Calabria 99 S.r.l, Napoli Canale 21 S.r.l, RTV38 S.p.a., Tele Nord S.r.l, Telelombardia S.p.a., Rete 7 S.p.a, P.T.V. Programmazioni Televisive S.p.A., TV Centro Marche S.p.a., Umbria Televisione S.r.l., Op.Im S.r.l., Sige S.p.a., Videogruppo Televisione S.p.a., Telequattro S.r.l.) (prot. 57673 del 15 novembre 2012); Romi O S.r.l. (prot. 58157 del 19 novembre 2012); RTI Reti Televisive Italiane S.p.a. (prot. 58334 del 19 novembre 2012); RTV 38 S.p.A. (unitamente alle società Radio Video Calabria 99 S.r.l., Napoli Canale 21 S.r.l., Roma Uno S.r.l, Telelombardia S.p.a., Rete 7 S.p.a., P.T.V. Programmazioni televisive S.p.a., soc. Op.Im.S.r.l., Sige S.p.A., Videogruppo Televisione S.p.a., Società Telequattro S.r.l.) (prot. 57672 del 15 novembre 2012); Sestarete e Rete 8 S.r.l. (prot. 57663 del 15 novembre 2012); Sitcom Televisioni S.r.l. (prot. 58318 del 20 novembre 2012); SKY Italia S.r.l. (prot. 58349 del 20 novembre 2012); Soprodimec S.p.a. (prot. 53318 del 26 ottobre 2012); Switchover Media S.r.l. (prot. 57877 del 16 novembre 2012); T.C.S. Tele Costa Smeralda S.p.A, unitamente con Sardegna Tv S.r.l. e Videolina S.p.a. (prot. 58397 del 20 novembre 2012); Telecapri S.p.a. (prot. 56159 del 9 novembre 2012); Telecittà S.p.a. (prot. 56161 del 9 novembre 2012); Telecom Italia Media S.p.a. (prot. 54039 del 31 ottobre 2012); Telenorba S.p.a. (prot. n. 58243 del 19 novembre 2012); Tele Nord S.r.l (unitamente alle società Radio Video Calabria 99 S.r.l., Napoli Canale 21 S.r.l., RTV 38 S.p.a., Roma Uno S.r.l, Telelombardia S.p.a., Rete 7 S.p.a., P.T.V. Programmazioni televisive S.p.a., TV Centro Marche S.p.a., Umbria Televisione S.r.l., soc. Op.Im.S.r.l., Sige S.p.A.; Videogruppo Televisione S.p.a.; Società Telequattro S.r.l.) (prot. 57618 del 15 novembre 2012); Telepadova S.p.a. (prot. 57492 del 15 novembre 2012); Telequattro S.r.l. (unitamente alle società Radio Video Calabria 99 S.r.l., Napoli Canale 21 S.r.l., RTV 38 S.p.a., Roma Uno S.r.l, Telelombardia S.p.a., Rete 7 S.p.a.; P.T.V. Programmazioni televisive S.p.a., TV Centro Marche S.p.a., soc. Op.Im.S.r.l., Sige S.p.a., Videogruppo Televisione S.p.a.) (prot. 57676 del 15 novembre 2012); Television Broadcasting System TBS S.p.a. (prot. 56166 del 9 novembre 2012); TivuItalia S.p.a. (prot. n. 64500 del 17 dicembre 2012); TV Centro Marche S.p.a. (unitamente alle società Radio Video Calabria 99 S.r.l., Napoli Canale 21 S.r.l., RTV 38 S.p.a., Roma Uno S.r.l, Telelombardia S.p.a., Rete 7 S.p.a., P.T.V. Programmazioni televisive S.p.a., Soc. Op.Im.S.r.l., Sige S.p.A., Videogruppo Televisione S.p.a., Società Telequattro S.r.l.) (prot. 57632 del 15 novembre 2012); Umbria Televisione S.r.l. (unitamente alle società Radio Video Calabria 99 S.r.l., Napoli Canale 21 S.r.l., RTV 38 S.p.a., Roma Uno S.r.l, Telelombardia S.p.a., Rete 7 S.p.a.; P.T.V. Programmazioni televisive S.p.a., TV Centro Marche S.p.a., soc. Op.Im.S.r.l., Sige S.p.A., Videogruppo Televisione S.p.a., Società Telequattro S.r.l.) (prot. 57757 del 16 novembre 2012); Viacom International Media Networks Italia S.r.l. (prot. 58375 del 20 novembre 2012).
SENTITE le osservazioni formulate nel corso delle audizioni dei seguenti soggetti che ne hanno fatto richiesta: Aeranti Corallo (in data 27 novembre 2012); All Music S.p.a. (in data 30 novembre 2012); Associazione Alpi Radio Tv (ALPI) (in data 19 novembre 2012); Associazione Italiana per lo sviluppo del Digitale Televisivo Terrestre (DGTVi) (in data 12 dicembre 2012); Associazione Nazionale Utenti Televisivi e Consumatori Italiani (Utelit Consum) (in data 12 dicembre 2012); Associazione Televisioni Digitali Indipendenti (ATDI) (in data 21 novembre 2012); Canale Italia S.r.l. (in data 14 novembre 2012); Class Editori S.p.a. (in data 3 dicembre 2012); Comitato Radio TV Locali (CRTL) (in data 21 novembre 2012); Coordinamento Autonomo Multimediale (CAM) (in data 21 novembre 2012); Coordinamento Nazionale Nuove Antenne (CONNA) (in data 4 dicembre 2012); Coordinamento Nazionale Televisioni – Terzo Polo Digitale (in data 5 dicembre 2012); (Discovery Italia S.r.l. (in data 20 novembre 2012); E.D.B. Media S.r.l. (in data 13 dicembre 2012); Effe Tv S.r.l. (in data 26 novembre 2012); Federazioni Radio Televisioni (FRT) (in data 27 novembre 2012); Fox International Channels Italy S.r.l. (in data 12 novembre 2012); Incremento Finanziario S.r.l. (in data 22 novembre 2012); Italiana Televisioni S.r.l. (in data 22 novembre 2012); Julie Italia S.r.l. (in data 21 novembre 2012); MGM Tv S.r.l. (in data 5 dicembre 2012); Multi Services Enterprise S.p.a. (in data 22 novembre 2012); Napoli Tivù S.r.l. (in data 14 novembre 2012); P.T.V. Programmazioni Televisive S.p.a. (in data 3 dicembre 2012); QVC Italia S.r.l. (in data 10 dicembre 2012); RAI Radiotelevisione Italiana S.p.a. (in data 27 novembre 2012); R.E.A. (in data 10 dicembre 2012); Rete Blu S.p.a. (in data 26 novembre 2012); Rete Sette S.p.a. (in data 3 dicembre 2012); R.T.I. S.p.a. (in data 5 dicembre 2012); Sardegna Tv S.r.l. (in data 4 dicembre 2012); Sitcom Televisioni S.r.l. (in data 14 novembre 2012); SKY Italia S.r.l. (in data 4 dicembre 2012); Soprodimec S.p.a. (in data 20 novembre 2012); Switchover Media S.r.l (in data 12 novembre 2012); TBS S.p.a. (in data 5 dicembre 2012); T.C.S. Tele Costa Smeralda S.p.a. (in data 4 dicembre 2012); Tele A di Abbaneo Alfredo S.p.a. (in data 22 novembre 2012); Telecapri S.p.a. (in data 5 dicembre 2012); Telecittà S.r.l. (in data 3 dicembre 2012); Telecom Italia Media S.p.a. (in data 27 novembre 2012); Telenorba S.p.a.(in data 19 novembre 2012); TivuItalia S.p.a. (in data 10 dicembre 2012); Videolina S.p.a. (in data 4 dicembre 2012);
Nel prendere atto che dall’approvazione della delibera n. 366/10/CONS ad oggi è avvenuto il definitivo passaggio alle trasmissioni terrestri in tecnica digitale (lo switch-off risale al 4 luglio 2012), si è reso anzitutto necessario allineare l’impianto definitorio del vecchio Piano alle nuove nozioni del Testo unico, eliminando quelle obsolete.
Inoltre, nella descrizione dei generi di programmazione, si è ritenuto di rimodulare la definizione di “programmazione semigeneralista” rispetto alla medesima del vecchio Piano al fine di evitare possibili condotte elusive. In particolare è stato previsto che deve trattarsi di una “programmazione dedicata ad almeno tre generi differenziati inclusa l’informazione giornaliera, tutti distribuiti in modo equilibrato nell’arco della giornata di programmazione ivi comprese le fasce di maggiore ascolto, nessuno dei quali raggiunge il 70 per cento della programmazione stessa”, a fronte della norma del vecchio Piano che non prevedeva alcuna nozione relativa alla omogeneità della distribuzione dei vari generi, né al loro numero. La finalità sottesa alla modifica è di evitare condotte elusive da parte di emittenti che, trasmettendo due soli generi di cui uno nella sola fascia notturna, siano qualificabili come semigeneraliste, con il conseguente ottenimento delle posizioni riservate a tale genere.
Ad avviso di questi soggetti sarebbe, invece, da escludere che, al fine di identificare un’emittente “generalista”, possano essere utilmente presi in considerazione elementi quali il target di pubblico o la classificazione dei programmi, dovendosi, al contrario, fare esclusivo riferimento alla legittima e storicamente dimostrata presenza dell’emittente sulla piattaforma analogica. Analogamente, da un soggetto intervenuto giunge la richiesta di integrazione della definizione di “canale generalista nazionale” con la previsione del requisito del possesso del titolo concessorio/autorizzativo per la trasmissione in tecnica analogica in capo al canale storicamente irradiato e la verifica dei requisiti richiesti nella domanda di prolungamento di concessione/autorizzazione (contributi INPS, copertura di rete, simulcast ecc.). Numerosi partecipanti concordano con la richiesta di integrazione e sollecitano la previsione espressa di requisiti e titoli abilitativi per il riconoscimento della qualifica di “generalista”. Anche altri stakeholder condividono la valorizzazione della storicità inserita nella definizione di emittente generalista.
Uno degli stakeholder ha espresso perplessità in relazione alla definizione di genere di programmazione tematica, richiedendo che sia esplicitato che detta qualificazione possa essere riconosciuta avendo cura di analizzare sempre la programmazione nella fascia di maggior ascolto (dalle ore 19 in poi). Un altro, al contrario, suggerisce di specificare che la qualificazione di canale tematico sia riconosciuta qualora, in qualunque momento della giornata, per sei ore consecutive, la programmazione del canale sia dedicata in misura pari o superiore al 70%, ad uno dei generi tematici previsti, posizione condivisa da un altro soggetto. Un partecipante a riguardo afferma che è necessario chiarire esplicitamente che la tematicità ricorre solo con riferimento ai generi elencati dalla norma di legge di riferimento, mentre, con riguardo ai canali di programmazione tematici “bambini e ragazzi”, ritiene utile correggere la definizione con “e/o ragazzi” in modo da riferirlo a più fasce di età. In merito al genere delle televendite, chiede di modificarne la definizione inserendo il riferimento alle “offerte trasmesse al pubblico allo scopo di fornire (…) beni”, in luogo delle “offerte dirette al pubblico”, al fine di rendere la definizione di “televendita” completamente aderente a quella contenuta nell’art. 2, comma 1, lett. ii) del d.lgs. 177/2005.
L’Autorità ha esercitato tale competenza per la prima volta nel 2000, determinando con la delibera n. 216/00/CONS gli standard dei decodificatori e le norme per la ricezione dei programmi televisivi ad accesso condizionato. La delibera appena citata prevede sostanzialmente una serie di standard minimi per i decodificatori della televisione digitale terrestre, nonché specifiche tecniche volte ad assicurare che i decoder dispongano di una funzione di aiuto alla sintonizzazione e di consultazione relativa alle informazioni sui programmi trasmessi. Con riguardo alle guide elettroniche ai programmi, l’art. 7, comma 1, della delibera sancisce che la stessa sia orientata a fornire un'informazione non distorta agli utenti.
Mentre alcuni stakeholder concordano con l’impostazione data dall’Autorità, altri soggetti interessati hanno proposto alcune sostanziali modifiche che, a loro giudizio, dovrebbero contribuire alla realizzazione di un Piano di numerazione più rispondente all’evolversi del mercato del digitale terrestre. Un partecipante afferma di non ritenere validi i criteri di ripartizione delle numerazioni riproposti dall’Autorità, i quali andrebbero profondamente modificati, e non “alla luce dello sviluppo di mercato”, bensì in un’ottica ripristinatoria dei danni causati all’emittenza locale dalla delibera n. 366/10/CONS. Chiede pertanto che tutta l’offerta ex analogica nazionale e locale sia collocata in posizioni anteriori rispetto ai canali della nuova offerta digitale. Secondo il medesimo soggetto, nei primi numeri dovrebbe essere proposta tutta l’offerta ex analogica ordinata secondo abitudini e preferenze degli utenti e, a seguire, l’offerta nativa digitale, ordinata secondo i generi tematici, fermo restando che nel primo arco dovrà essere previsto un adeguato spazio per le emittenti di qualità legate al territorio. Un soggetto ritiene, invece, che le numerazioni andrebbero assegnate considerando prioritariamente la storicità, escludendo ogni riferimento agli indici di ascolto.
1.4.2. La numerazione a tre cifre
Un nuovo elemento di criticità viene sollevato da parte di uno stakeholder, il quale chiede che siano previste riserve di numeri da destinarsi alle diffusioni interconnesse e alle emittenti di qualità e legate al territorio che trasmettono programmi in contemporanea sulla base di quanto disposto dall’art. 22, comma 3, della delibera n. 353/11/CONS al fine di aprire un nuovo mercato in grado di produrre ascolti comparabili con le principali emittenti nazionali. In tal modo sarebbe possibile conferire un elevato livello di riconoscibilità al network, che sino ad oggi è costretto ad utilizzare numerazioni differenti in aree geografiche diverse, con conseguente disorientamento dell’utenza e perdita di competitività. Secondo un soggetto interessato è opportuno precisare che per nuovo entrante s’intende un soggetto non già titolare di alcuna autorizzazione alla fornitura di servizi di media audiovisivi; questi ritiene altresì opportuna l’adozione di misure volte ad evitare l’accaparramento di risorse da parte del medesimo soggetto, introducendo un limite massimo di autorizzazioni/numerazioni di cui si può divenire titolari.
L’articolo 4 dello schema è stato parzialmente inciso dalle sentenze del Consiglio di Stato che, nel confermare la correttezza dell’attribuzione delle prime posizioni dell’arco 0-9 ai canali nazionali ex analogici, sollevano obiezioni in merito all’attribuzione dei numeri 7, 8 e 9. Pertanto è stata mantenuta inalterata la struttura dell’articolo sottoponendolo a consultazione, riservando un’eventuale modifica dei criteri di attribuzione dei suddetti numeri all’esito della nuova indagine sulle abitudini e preferenze degli utenti.
Di opinione completamente contraria uno stakeholder, che propone di assegnare i primi tre numeri del primo arco al servizio pubblico e i numeri da 4 a 9 ad emittenti locali, riservando alle emittenti generaliste e alle altre nazionali i numeri da 10 in poi. L’intervento radicale proposto avrebbe lo scopo di dare maggiore visibilità all’emittenza locale, ponendo così rimedio alla depauperazione delle riserve economiche subita dal settore a seguito dello switch-off e degli effetti negativi prodotti dal precedente Piano di numerazione. Anche un altro partecipante chiede che nel primo arco di numerazione siano previsti prioritariamente spazi che valorizzino la programmazione delle emittenti locali di qualità e fortemente legate al territorio. Un soggetto interessato chiede che all’emittenza locale venga destinato un ulteriore arco di numerazione, mentre un altro sollecita che alle locali siano attribuiti anche i numeri da 20 a 25. Alcuni interessati chiedono, invece, che siano assegnate alle emittenti locali le numerazioni dal 7 al 19 oppure dal 7 a 16, ferme restando le numerazioni da 70 in poi. Sulla stessa linea alcuni partecipanti che chiedono di rendere effettiva la tutela dell’emittenza locale, riservando ad essa i numeri 7, 8 e 9 o, quantomeno, i numeri 8 e 9.
1.6. Articolo 5
L’art. 29, comma 2, del Testo unico stabilisce infatti che “La domanda di autorizzazione di cui al comma 1 può essere presentata da consorzi di emittenti locali costituiti secondo le forme previste dall'articolo 35 del decreto del Presidente della Repubblica 27 marzo 1992, n. 255, o dalle singole emittenti concessionarie o autorizzate, sulla base di preventive intese”.
1.8. Articolo 7 - L’assegnazione della numerazione per le trasmissioni differite dello stesso palinsesto
Un soggetto interessato condivide la riserva per le trasmissioni differite dello stesso palinsesto nel secondo arco di numerazione, a condizione che sia assicurato l’effettivo e corretto utilizzo di queste numerazioni per evitare il fenomeno dell’“accaparramento” o l’uso improprio delle stesse. Non ritiene tuttavia necessario mantenere la medesima riserva nel terzo arco di numerazione. In merito all’assegnazione dei numeri in questo arco, una società propone un sistema di sorteggio per le domande di attribuzione.
Secondo l’opinione di diversi soggetti la riserva di un intero arco di numerazione per le trasmissioni differite dello stesso palinsesto è eccessiva, stante la carenza di risorse da destinarsi alle emittenti, mentre altri ritengono che la riserva sia da eliminare, anche al fine di consentire il posizionamento dei broadcaster esclusi dal primo arco di numerazione nel secondo e nel terzo arco. Uno stakeholder osserva invece che la riserva dovrebbe valere in ogni caso, salvo carenza di disponibilità di spazi per gli usi ordinari.
Un soggetto, al contrario, ritiene che l’interesse primario del pluralismo sia quello della prevalenza dei canali in chiaro, per cui, in caso di necessità, è essenziale privilegiare questi ultimi a discapito dei canali a pagamento. In accordo con quanto appena riportato, un partecipante afferma che è necessario destinare ai canali in chiaro i primi sette archi di numerazione, ai canali a pagamento l’ottavo arco e collocare le radio, che occupano poca capacità trasmissiva, nel nono e decimo arco.
Un soggetto interessato propone, al contrario, una modalità innovativa di attribuzione delle numerazioni che preveda, come tentativo preliminare prima di dar luogo alle gare, di verificare la possibilità di convocare dei tavoli di confronto fra le emittenti, in una logica analoga al tentativo di conciliazione. Suggerisce di consentire scambi fra emittenti anche successivamente alle gare al fine di assicurare la conservazione di posizioni consolidate e propone altresì che le graduatorie vengano formulate a livello regionale anche nelle province autonome di Trento e Bolzano. Uno stakeholder chiede che vengano valorizzati gli eventuali accordi fra emittenti e, al fine di garantire un uso razionale delle risorse disponibili, sollecita il ripristino della previsione contenuta nel precedente Piano che consentiva che “ … due emittenti locali aventi sede operativa principale nella stessa regione con aree di servizio totalmente separate, possono richiedere l’attribuzione della stessa numerazione nelle province separatamente servite, previo accordo tra loro” (art. 5, comma 4, lett. b) della delibera n. 366/10/CONS). Con riferimento alla possibilità di scambi di numerazione fra emittenti locali sancita dal comma 7, un interessato ritiene che i canali nativi digitali in ambito locale non debbano essere privilegiati rispetto alle emittenti televisive locali ex analogiche che sono anche operatori di rete, quindi chiedono per queste ultime l’applicazione di criteri di valutazione diversi rispetto ai canali nativi digitali nazionali. Sostengono che è impensabile per un operatore di rete, che investe e si prodiga per tutelare i propri dipendenti, concorrere sullo stesso Piano con un mero fornitore di servizi di media audiovisivi.
Di contro un diverso partecipante alla consultazione, nel sollecitare controlli più stringenti, propone la previsione di una specifica procedura che consenta al Ministero di rilevare d’ufficio eventuali difformità in merito al genere di programmazione effettivamente irradiato e di sostituire il numero attribuito in caso di omesso adeguamento da parte dell’emittente. Un soggetto manifesta decise perplessità sul limite di un solo numero da attribuire con sorteggio pubblico per scoraggiare eventuali domande di attribuzione strumentali: questi ritiene che il medesimo effetto debba essere raggiunto attraverso l’intensificazione dei controlli da parte dei soggetti competenti e non con misure che frustrano le iniziative economiche degli operatori. La modalità del sorteggio non risulta gradita neppure ad altri, che la giudicano inopportuna e dannosa per chi è presente sul mercato con impegno e investimenti.
Una sostanziale proposta di modifica giunge anche da parte di uno stakeholder il quale ritiene sia necessario svincolare il rilascio dell’autorizzazione per i servizi di media audiovisivi dall’assegnazione del numero LCN, stante la supposta scarsità di numerazioni disponibili, al fine di agevolare comunque l’ingresso di nuovi player sul mercato, con la specificazione da parte dell’Autorità che il soggetto è autorizzato diffondere il proprio palinsesto fino all’assegnazione del numero LCN. Tale soggetto chiede anche che venga introdotto un numero massimo di autorizzazioni/assegnazioni LCN per evitare accaparramenti, allo scopo di gestire razionalmente le risorse scarse. Ritiene necessario introdurre un criterio di assegnazione dei numeri ai nuovi entranti diverso da quello cronologico della richiesta (first come first served).
Opinione di uno stakeholder, invece, è che l’Autorità debba dare giusta applicazione al principio dell’affidamento nell’assegnazione della numerazione.
1.12. Articolo 11 – Le condizioni di utilizzo delle numerazioni
Il Consiglio di Stato, in particolare con la sentenza n. 04660/2012, ha richiesto all’Autorità di rinnovare l’indagine sulle abitudini e sulle preferenze degli utenti, da condursi con adeguati criteri che garantiscano univocità di elementi di comparazione, in ragione della disomogeneità dei dati prodotti, che hanno risentito del fatto che lo switch-off non fosse ancora realizzato in tutte le regioni d’Italia e della esiguità del campione di 10.000 individui utilizzato come base statistica. Nello specifico, il Consiglio di Stato ha rilevato che “gli esiti della indagine-sondaggio (con 10.000 interviste) effettuata da Demoskopea s.p.a., alla data del 2 luglio 2010, che ha portato al l’individuazione di 9 canali nazionali generalisti quali preferiti nelle abitudini e nelle preferenze degli utenti, ad avviso del collegio, non risulta suffragata da corrispondente ed univoco riscontro” in quanto “secondo il sondaggio, nelle aree a ricezione analogica sui numeri da 1 ad 8 risultano sintonizzate le emittenti nazionali ex analogiche, mentre al numero 9 risulta sintonizzata per il 51,1% una emittente locale; la situazione, peraltro, cambia nelle aree a ricezione digitale, in cui, invece, in prevalenza su tutti i numeri da 1 a 9 del telecomando sono sintonizzate le emittenti nazionali ex analogiche (...). Infatti “da un lato, i dati non sono univoci e, dall’altro, i risultati del sondaggio sono fuorvianti in quanto assommano elementi disomogenei, considerato che, all’epoca , in 6 Regioni era stato già effettuato lo switch-off con il passaggio definitivo alla tecnica digitale e, quindi, con la sintonizzazione incontrollata dei vari canali sul telecomando, che non poteva certo reputarsi rispondente alle abitudini e preferenze degli utenti”.
La procedura di gara si è conclusa l’8 novembre 2012 con l’aggiudicazione provvisoria all’Istituto Piepoli. In data 29 novembre l’Autorità ha proceduto all’aggiudicazione definitiva e, terminato il periodo di standstill di 35 giorni previsto dall’art. 11, comma 10, del d.lgs. n. 163/2006, in data 22 gennaio 2013, ha proceduto alla stipula del contratto.
Con riferimento alla struttura della ricerca, l’indagine è stata realizzata dal 10 al 31 gennaio 2013 attraverso 23.604 interviste telefoniche CATI.
Hanno variato la numerazione da 1 a 6
Hanno variato la numerazione da 7 a 9
Hanno variato la numerazione da 10 a 20
Hanno variato la numerazione da 21 in poi
Sul totale degli intervistati
Su coloro che hanno variato la numerazione
Tale quota cresce tra le donne intervistate, soprattutto di età superiore. Le donne più anziane risultano essere più attive o più informate sulla rinumerazione dei canali sul telecomando, anche se si occupano materialmente della sintonizzazione in pochissimi casi. In via generale, solo in un caso su tre l’intervistato ha dichiarato di aver effettuato personalmente la variazione del telecomando. La variazione del telecomando è più elevata nelle regioni del Nord Ovest (28%) e registra la quota più bassa nelle Isole (19%).
Canali da 10 a 20
L’indagine ha inoltre previsto un quesito rivolto alle preferenze antecedenti allo switch-off nella regione dell’intervistato al fine di constatare quale fosse il primo canale su cui, prima del passaggio al digitale terrestre, fosse presente una emittente locale. Tale quesito è stato introdotto in accoglimento delle numerose richieste rappresentate nel corso della consultazione pubblica di riflettere lo status quo ante e, per tale via, evitare, per quanto possibile dato il decorso del tempo, di fornire una rappresentazione alterata delle abitudini e preferenze degli utenti a seguito dell’influenza del Piano LCN annullato. Né d’altra parte sarebbe stato possibile utilizzare i dati della pre-sintonia analogica, in quanto, come già rilevato nella delibera n. 366/10/CONS, tali dati erano fermi al 2005, elemento da cui era emersa la necessità di disporre l’avvio di un’indagine demoscopica.
L’incidenza percentuale di costoro, superiore al 90%, è tale da non far ritenere giustificata una eventuale alterazione delle posizioni attualmente occupate da La7, MTV e Deejay TV, in quanto si porrebbe in netto contrasto con il rispetto delle abitudini degli utenti stabilito dall’art. 32, comma 2, lett. b), del Testo unico;
L'art. 32, comma 2, lettera b), del decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177, come novellato dall’articolo 5, comma 2, del decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 44, individua come uno dei criteri fondamentali da utilizzare per l'attribuzione delle numerazioni, il rispetto delle preferenze e delle abitudini degli utenti, principio ribadito dalle sentenze del Consiglio di Stato.
Relativamente alle preferenze degli utenti lo strumento storicamente utilizzato dal mercato è costituito dall'analisi degli ascolti. In esecuzione delle competenze attribuitele in materia dalla legge 31 luglio 1997, n. 249, l’Autorità, con delibera n. 85/06/CSP, ha approvato un atto di indirizzo sulla rilevazione degli indici di ascolto e di diffusione dei mezzi di comunicazione, disciplinando l’organizzazione dei soggetti realizzatori delle indagini, i criteri metodologici per la ricerca e la pubblicazione e la trasparenza delle informazioni relative alle rilevazioni. In Italia il sistema di misurazione degli ascolti televisivi conforme a tale disciplina è quello gestito da Auditel.
In ordine al numero di emittenti locali rilevate da Auditel, va segnalata la non completa rilevazione di tutte le emittenti a seguito dello spegnimento del segnale analogico che consentiva una rilevazione 1:1 tra canale di trasmissione e emittente irradiata. Nel digitale terrestre, infatti, sebbene sia astrattamente possibile rilevarle tutte, occorre, però, che ci sia l’adesione volontaria delle emittenti medesime al sistema di rilevazione. A tale proposito, è possibile identificare tre diverse categorie di emittenti: le emittenti “rilevate e pubblicate”, quelle “rilevate e non pubblicate” e quelle “non rilevate”. Dalle informazioni fornite dalla società Auditel, le emittenti “rilevate e pubblicate” sono circa 150, mentre quelle “rilevate e non pubblicate” risultano essere un numero variabile negli anni da 35 a 110.
Ai soggetti che già in passato, con il sistema analogico, erano operativi nel settore è stato riconosciuto il posizionamento nei primi numeri del primo arco di numerazione, proprio in ragione del fatto che storicamente essi si sono affermati nel panorama televisivo degli italiani. Si è ritenuto, come richiesto da altri intervenuti, di ripristinare l’avverbio “legittimamente”, presente nella medesima definizione del piano approvato con la delibera n. 366/10/CONS. Tale avverbio risulta già utilizzato per identificare i medesimi soggetti dall’art. 1 della legge 29 marzo 1999, n. 78 e dall’art. 2-bis della legge 20 marzo 2001, n. 66, pertanto il suo inserimento è pertinente con analoghe disposizioni del quadro normativo del settore televisivo. L’aggiunta dell’avverbio “storicamente” ha ottenuto approvazione durante la consultazione in quanto utile a identificare le emittenti ex analogiche nazionali nella loro accezione di emittenti riconosciute dal pubblico dei telespettatori, in conformità a quanto disposto dall’art. 32, comma 2, lett. b), del Testo unico, in materia di rispetto delle abitudini degli utenti. È stato inserito l’espresso riferimento agli obblighi di informazione qualificati come principi generali nel settore dei servizi di media audiovisivi e declinati dall’art. 7 del Testo unico.
Alla luce di quanto evidenziato e sulla base dei molteplici rilievi sollevati dai soggetti interessati, si è ritenuto necessario introdurre un criterio di bilanciamento degli interessi coinvolti attraverso la predisposizione di precisi limiti qualitativi e quantitativi. Questi ultimi si sostanziano nella previsione di una programmazione dedicata ad almeno tre generi differenziati, anche diversi da quelli indicati dall’art. 32, comma 2, lett. c), del Testo unico, come, a titolo esemplificativo, l’intrattenimento leggero di cui all’articolo 40-bis, comma 1, del Testo unico, tutti distribuiti in maniera equilibrata nell’arco della giornata di programmazione ivi comprese le fasce di maggior ascolto. Perché tale prescrizione sia rispettata, inoltre, nessuno dei generi di cui al citato articolo 32 (bambini e ragazzi, informazione, cultura, sport, musica e televendite) deve raggiungere il 70% della programmazione realizzata dall’emittente, in quanto la soglia del 70% è il discrimen per la qualifica di canale tematico di cui alla lett. o) del medesimo comma.
All’art. 1, comma 1, lett. u) si ritiene, come suggerito da un operatore, di conformare la definizione di televendita a quanto disposto dall’art. 2, comma 1, lett. ii) del Testo unico. L’attuale disposizione, dunque, inquadra la televendita come “l’offerta diretta trasmessa al pubblico”, esattamente come stabilito dal Testo unico. Ciò che rileva, per identificare la televendita, (e conseguentemente la relativa programmazione tematica) è la finalizzazione della comunicazione alla conclusione di un contratto di vendita di “beni o servizi, compresi i beni immobili, i diritti e le obbligazioni”. Affinché l’attività di televendita sia effettuata legittimamente, essa deve rifarsi ai criteri individuati dal Regolamento allegato alla delibera 538/01/CSP, in materia di pubblicità radiotelevisiva e televendite, a cui rimanda anche l’art. 28 del Codice del consumo. È previsto che tale forma di comunicazione commerciale presenti determinate informazioni che consentano al pubblico di determinarsi consapevolmente all’acquisto. Come indicato dalla Corte di Cassazione in occasione della sentenza n. 6994 del 28 marzo 2006, tale momento informativo costituisce “parte essenziale e necessaria dell’offerta diretta”, ragion per cui, al fine di qualificare il programma come televendita ed escludere, di conseguenza, l’inquadramento nell’ambito di un altro genere, bisogna focalizzare l’attenzione sulle informazioni fornite e sulla finalità della comunicazione. Se la trasmissione è funzionale a realizzare l’offerta diretta alla commercializzazione di beni, servizi, diritti o obbligazioni, si rientra nel campo della programmazione tematica “televendita” quale che sia, quindi, la modalità di conduzione, di presentazione, di allestimento della scena o del palinsesto e qualunque sia l’attività svolta come cornice dell’offerta suddetta.
4.2. Articolo 2 - Ambito di applicazione
La scelta di tipo conservativo è stata da più parti sollecitata nell’ambito della consultazione pubblica e si accorda con la deliberata intenzione di creare un sistema armonico che tende a sincronizzare le modifiche espressamente sollecitate dalle sentenze del Consiglio di Stato con ulteriori correzioni resesi necessarie per consolidare le prime.
Nella determinazione del Piano di numerazione, si è ritenuto opportuno mantenere “una numerazione aperta che inizia con una cifra”, utilizzando la medesima modalità di ripartizione che caratterizzava il precedente piano.
In secondo luogo, si è ritenuto opportuno ribadire la suddetta scelta sulla base dell’art. 32 del Testo unico i cui principi sono richiamati dallo stesso art. 3 in commento. Difatti, occorre ricordare che il d.lgs. 177/05 e successive modifiche, nell’attribuire all’Autorità il potere di stabilire con proprio regolamento le modalità di attribuzione dei numeri ai fornitori di servizi di media audiovisivi, le impone di rispettare alcuni principi e criteri direttivi tra cui rientrano, alle lett. a) e b), la tutela della semplicità d'uso del sistema di ordinamento automatico dei canali ed il rispetto delle abitudini e preferenze degli utenti. In particolare, questi ultimi troverebbero difficoltà ad adattarsi ad un nuovo radicale cambiamento d’uso, con l’introduzione di una nuova e diversa tipologia di numerazione.
A questo riguardo, sul piano metodologico, si osserva che, mentre l’indagine svolta nel 2010 dalla Demoskopea aveva riguardato sia i canali digitali che quelli analogici, in quanto effettuata in un periodo in cui lo switch-off non era stato portato a completamento in tutta Italia e due terzi del campione selezionato utilizzava ancora il televisore in modalità analogica su un campione di 10.000 unità, la rinnovata indagine, condotta dall’Istituto Piepoli nel 2013, si è svolta in un contesto di switch-off avvenuto, così assicurando omogeneità dei dati, e su un campione più che raddoppiato di 23.600 unità. Questi due elementi assicurano, come già evidenziato al paragrafo 2 della presente delibera, la completezza dell’indagine e il superamento delle perplessità rilevate in sede giurisdizionale.
Nell’ambito di quest’ultima categoria, la normativa vigente distingue tra giochi autorizzati e assoggettati al controllo dell’Agenzia delle dogante e dei monopoli e giochi non autorizzati e in quanto tali illegali. Premesso il divieto assoluto di questi ultimi, soccorre per quanto riguarda i giochi d’azzardo autorizzati il criterio interpretativo offerto dall’art. 32, comma 2, lett. c), che vieta l’irradiazione sul primo arco di numerazione di programmi rivolti ad un pubblico di soli adulti. È ragionevole supporre che un’emittente la cui programmazione prevalente sia costituita dalla trasmissione di giochi d’azzardo sia essenzialmente rivolta ad un pubblico adulto e che pertanto debba trovare collocazione in un arco di numerazione diverso dal primo.
Nel merito, fermo restando la competenza del Ministero dello sviluppo economico nell’attribuzione delle posizioni LCN ai singoli soggetti che ne fanno richiesta, previo esame del possesso dei requisiti, dal punto di vista della configurabilità di quali canali generalisti nazionali possano ambire ai numeri 7, 8 e 9, si rileva che sia MTV che Deejay TV vantano titoli abilitativi rilasciati in qualità di emittenti nazionali analogiche, con conseguente legittimazione a trasmettere sulla base del titolo concessorio/autorizzatorio e dei relativi obblighi, tra cui anche la trasmissione in simulcast analogico-digitale fino alla fine dello switch-off e la copertura in tecnica digitale di almeo il 50% della popolazione nazionale, condizione necessaria per usufruire della proroga ai sensi dell’art. 25 della legge n. 112 del 2004.
Si evidenzia in proposito che le emittenti oggi denominate MTV che Deejay Tv sono state destinatarie di legittimo titolo abilitativo sin dal 1992 ed hanno conseguentemente osservato, negli anni a seguire, tutti gli adempimenti previsti per i canali nazionali analogici, quali il pagamento del canone di concessione, e gli obblighi informativi, ivi compresa la trasmissione quotidiana di telegiornali e il rispetto della normativa sulla comunicazione politica sia nei periodi ordinari che nel corso delle campagne elettorali e referendarie, oneri essenziali per lo svolgimento dell’attività di radiodiffusione televisiva. La loro storicità va esaminata anche alla luce della sopravvenuta separazione societaria, imposta dalla normativa ai concessionari televisivi nazionali con l’avvento del sistema di trasmissione in tecnica digitale terrestre, che ha dato vita all’operatore di rete (rispettivamente la società Telecom Italia Media Broadcasting s.r.l e la società Rete A s.p.a.) e al fornitore di contenuti (rispettivamente MTV della società MTV Italia s.r.l. e Deejay TV della società All Music s.p.a.). Inoltre, il Consiglio di Stato, nella sentenza n. 4660/2012, ha rilevato che la programmazione di MTV e Deejay TV fosse “chiaramente non rivolt[a] ad un pubblico generalizzato, ma dedicata ad una specifica fascia di utenza con prevalenza di trasmissioni sul mondo giovanile e, comunque, di programmi con impostazione per una utenza specifica, spesso tratti anche da emittenti anglofone (per cui sono diffuse in lingua inglese con i sottotitoli in italiano), nonché di spettacoli su generi musicali di tendenza per un pubblico di giovani”.
Anche Deejay Tv propone una programmazione eterogenea (12% di musica oltre a film e serie tv internazionali, fiction, attualità, informazione ed intrattenimento, con 3 ore e mezza di diretta) che consente di confermare il suo carattere generalista. Si tratta di un’emittente commerciale con aree di intrattenimento adulto e light entertainment, come nella programmazione dalle ore 19,00 in poi che è rivolta ad un pubblico adulto, o nel weekend quando la programmazione è rivolta ad un pubblico più familiare. L'offerta del canale è rivolta alle diverse fasce d'età, a seconda degli orari.
4.5. Articolo 5
4.5.1. L’assegnazione delle numerazioni alle emittenti locali
In merito all’assegnazione delle posizioni LCN all’emittenza locale, il Consiglio di Stato, nella sentenza n. 4660/2012, sottolinea l’importanza del valore culturale delle emittenti locali. Nella sentenza n. 4658/2012, inoltre, si afferma che il criterio della garanzia della semplicità d’uso del sistema di ordinamento automatico dei canali e del rispetto delle abitudini e preferenze degli utenti è stato previsto per definire i “range” di numerazione ove devono essere collocate, nel complesso, le tv locali e non per definire le numerazioni di ogni singola tv locale”.
Tali aspetti sono stati tenuti nel massimo conto nella predisposizione del nuovo Piano. L’esame degli approfondimenti condotti nel corso del procedimento ha, infatti, indotto a razionalizzare ed ottimizzare le disponibilità per le emittenti locali, confermando per le emittenti di qualità le posizioni di maggior pregio del primo e nel secondo arco (10-19; 110-119), nonché ad assegnare all’emittenza locale nel complesso tutto il terzo, il settimo ed il decimo arco, allo scopo di garantire possibilità di espansione anche alle nuove offerte digitali locali. Tale scelta è da ricondurre alla posizione di particolare rilievo attribuito dal Consiglio di Stato alle cd. emittenti locali di qualità rispetto all’emittenza locale nel suo complesso, esaltando “il ruolo strategico acquisito di fatto dalle emittenti locali di qualità che hanno valorizzato usi e costumi di specifiche aree geografiche, costituenti un patrimonio di cultura locale” anche in termini di consolidamento dello spirito di identità della comunità locale. Sul punto il giudice amministrativo non ha poi mancato di sottolineare anche “il contributo informativo e socio-assistenziale che l’emittente locale di qualità è in grado di offrire alla platea di utenti della propria area geografica in occasione di situazioni di emergenza, nonché di specifiche problematiche circoscritte al territorio corrispondente al proprio bacino di utenza”.
Proprio in tale ottica sono state riservate a tali emittenti le numerazioni maggiormente attrattive e nel contempo, sotto altro profilo, si è voluto assicurare il più ampio spazio possibile all’emittenza locale in quanto tale, riconoscendo nuove numerazioni anche in vista di un ulteriore sviluppo della creatività digitale quale espressione delle realtà territoriali anche più piccole.
Analoga indicazione è rilevabile dall’esame delle osservazioni degli stakeholder nell’ambito della consultazione pubblica, dalle quali si evidenzia da più parti che la massiva collocazione di emittenti locali nel primo arco di numerazione comporta una compressione degli spazi disponibili su tale arco con una conseguente limitazione all’accesso di nuovi entranti, destinati ad occupare unicamente numerazioni di minor pregio.
Alla medesima esigenza di razionalizzare l’allocazione delle risorse è riconducibile la scelta di assegnare, nel primo arco, una riserva di numerazione alle emittenti locali che trasmettono programmi in contemporanea, sulla base di quanto disposto dall’articolo 29 del Testo unico, secondo il quale “[l]a domanda di autorizzazione di cui al comma 1 può essere presentata da consorzi di emittenti locali costituiti secondo le forme previste dall’articolo 35 del decreto del Presidente della Repubblica 27 marzo 1992, n. 255, o dalle singole emittenti concessionarie o autorizzate, sulla base di preventive intese”. Resta fermo che il numero LCN potrà essere attribuito, sul piano soggettivo, unicamente alle singole emittenti che hanno stipulato l’intesa, e non all’intesa o al consorzio in quanto tale.
Tale riserva è giustificata dall’analisi dei dati di esperienze precedenti che hanno dimostrato che il sistema della diffusione interconnessa può portare alla crescita delle emittenti locali di qualità, sfruttando la sinergia degli investimenti comuni, in grado di produrre un’offerta competitiva con quella delle emittenti nazionali.
È così possibile conferire un elevato livello di competitività alle emittenti locali costituite in network, sino ad ora costretto ad utilizzare numerazioni differenti in aree geografiche diverse, con conseguente disorientamento dell’utenza e perdita di competitività, nonché difficoltà di promozione e comunicazione.
La riserva di appositi numeri a questa tipologia di emittenti locali, all’interno dei primi archi di numerazione, appare altresì necessaria per creare una sostanziale contiguità con le emittenti nazionali – con le quali effettivamente competono in forza dell’interconnessione – rendendo così più agevole l’uso dello strumento televisivo da parte dell’utenza.
Al fine di rendere trasparente e meritocratica l’attribuzione del numero, è previsto il ricorso a graduatorie pluriregionali. Queste ultime sono formate sulla base delle posizioni ricoperte dalle singole emittenti all’interno delle rispettive graduatorie regionali, nelle quali le medesime devono essere collocate in posizione utile. Per altro verso, alla distinta tipologia delle emittenti che trasmettono in più regioni – e che intendono uniformare la propria numerazione LCN nelle diverse zone di irradiazione – è riservata la possibilità di ricorrere allo scambio delle numerazioni sulla base di accordi tra emittenti locali.
Con riferimento alle diverse modalità di esercizio, la nozione di informazione deve essere intesa in modo estensivo ricomprendendo quindi “notiziari, programmi o rubriche di approfondimento, inchieste, reportage, dibattiti e fili diretti, telecronache, talk show anche su temi sociali e di costume” (art. 1, comma 1, lett. q) del Regolamento). Di pari rilevanza la cura dedicata ai programmi di approfondimento anche culturale e di programmazione dedicata ai minori.
In ragione delle numerose e decise sollecitazioni registrate da parte dei partecipanti alla consultazione, si è ritenuto opportuno riconoscere, quale parametro di continuità e affidabilità aziendale, il numero dei dipendenti dei fornitori di servizi di media audiovisivi, con particolare attenzione alla stabilità del rapporto lavorativo da valutarsi in base alla durata dei singoli contratti su base decennale.
Alle trasmissioni differite di uno stesso palinsesto nazionale è stata riservata la numerazione nell’ottavo arco.
Alle trasmissioni differite di uno stesso palinsesto nazionale, cui è stata già attribuita una numerazione nel primo, nel secondo o nel sesto arco di numerazione si riserva, ove possibile, all’interno dell’ottavo arco di numerazione, una posizione corrispondente a quella detenuta nel primo, nel secondo o nel sesto arco. L’obiettivo è di semplificare la memorizzazione e la selezione dei canali da parte dell’utente, preservando un valore conservativo sia rispetto alle abitudini ormai sviluppate dagli utenti sia rispetto ad assetti già parzialmente consolidati a livello di mercato.
Anche ai canali diffusi in simulcast, si è ritenuto opportuno, ove possibile, riservare una posizione corrispondente a quella già attribuita nel precedente arco di numerazione al corrispondente canale in SD o in HD, al fine di semplificare la memorizzazione e la selezione dei canali da parte dell’utente, per garantire la semplicità d'uso del sistema di ordinamento automatico dei canali e il rispetto per le abitudini degli utenti.
In conseguenza del raggruppamento di suddetti servizi (simulcast SD/HD e trasmissioni differite) sull’ottavo arco di numerazione, che nel vecchio Piano era assegnato alle radio, all’emittenza radiofonica è stato riservato l’arco successivo, ovvero il nono, attualmente assegnato ad “altri servizi”.
Si rileva che nell’ambito della consultazione pubblica da più parti è stata sollevata una decisa perplessità in merito all’utilizzabilità del sorteggio quale strumento per l’assegnazione del numero LCN in caso di carenza di spazi disponibili. In proposito va rilevato che il sorteggio consente di garantire un trattamento paritario e trasparente nei confronti dei diversi fornitori di media audiovisivi che aspirano all’attribuzione di numerazioni, stante la presenza di soggetti nuovi entranti, la sostanziale disomogeneità in termini di storicità delle emittenti esistenti e di conseguenza di disponibilità di dati relativi agli indici di ascolto.
Si è peraltro ritenuto di disattendere la proposta di svincolare il rilascio dell’autorizzazione per i servizi di media audiovisivi dall’assegnazione del numero LCN, allo scopo di ovviare alla supposta scarsità di numerazioni disponibili e agevolare l’ingresso di soggetti sul nuovi entranti, ritenendo al contrario di confermare che l'attribuzione dei numeri ai soggetti già abilitati all’esercizio della radiodiffusione televisiva in tecnica digitale terrestre avvenga con separato provvedimento integrativo dell'autorizzazione.
Infine, con riferimento alla previsione di mantenere in vigore le numerazioni attualmente in uso fino all’attribuzione delle nuove numerazioni, si sottolinea come tale previsione sia giustificata dalla necessità di non determinare una “situazione di confusione nella programmazione delle emittenti conseguente alla possibilità di acquisire liberamente il numero del telecomando su cui irradiare i palinsesti” e “l’ordinata fruizione della programmazione televisiva da parte degli utenti”, così indicato dal Consiglio di Stato nella sentenze n. 04568/2012, 04659/2012, 04660/2012 e 04661/2012, anche tenuto conto del tempo necessario per l’espletamento delle procedure di attribuzione da parte del Ministero. Si è ritenuta, altresì, meritevole di accoglimento la proposta di individuare un unico giorno valido su tutto il territorio nazionale per la transizione dalle vecchie alle nuove numerazioni, al fine di agevolare gli utenti e le emittenti nel processo di risintonizzazione del telecomando.
4.10. Articolo 10 - Condizioni di utilizzo delle numerazioni
Come noto, l’articolo 3-quinquies, comma 5, della legge 26 aprile 2012, n. 44, prevede che a partire dal 1º gennaio 2015 tutti gli apparecchi atti a ricevere servizi radiotelevisivi venduti dalle aziende produttrici ai distributori di apparecchiature elettroniche al dettaglio sul territorio nazionale devono integrare un sintonizzatore digitale per la ricezione di programmi in tecnologia DVB-T2. In vista di tale cambiamento, acquisiranno un ruolo preminente le guide elettroniche ai programmi (EPG) nelle quali andranno ad integrarsi i servizi di media audiovisivi operanti sul digitale terrestre con i servizi over-the-top (OTT). Al fine di ridurre il rischio di creazione di ostacoli alla fruizione dei servizi da parte dei singoli operatori, in conseguenza dell’eventuale sorgere di nuovi bottleneck sul mercato dei servizi di media audiovisivi, non più derivanti dal limite della capacità trasmissiva o dalla numerazione, ma bensì dalle strategie dei produttori di apparati televisivi che privilegiano la fruizione di servizi e contenuti over-the-top rispetto ai tradizionali canali televisivi, appare opportuno valutare l’eventuale necessità regolamentare.
1. L’Autorità adotta, ai sensi dell’articolo 32, comma 2, del decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177, come modificato dal decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 44, e in ottemperanza alle sentenze del Consiglio di Stato n. 04658/2012, n. 04659/2012, n. 04660/2012 e n. 04661/20120, depositate il 31 agosto 2012, il provvedimento recante il Nuovo piano di numerazione automatica dei canali della televisione digitale terrestre, in chiaro e a pagamento, le modalità di attribuzione dei numeri ai fornitori di servizi di media audiovisivi autorizzati alla diffusione di contenuti audiovisivi in tecnica digitale terrestre e le relative condizioni di utilizzo, riportato nell’allegato A, che costituisce parte integrante della presente delibera. La struttura del Piano è riportata nell’allegato B alla delibera stessa.