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Timestamp: 2017-03-25 19:31:12+00:00
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Matched Legal Cases: ['arti\n12', 'art. 39', 'art. 9', 'art. 9', 'art.10', 'art.11', 'art. 2', 'art. 2']

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12 milioni di agricoltori 46 milioni di posti di lavoro 6 % del PIL Europeo 500 milioni di consumatori Europei La Politica Agricola Comune nasce nel 1962 con il duplice obiettivo di garantire, ai cittadini dell’UE, la produzione regolare di prodotti agroalimentari a prezzi accessibili (sicurezza alimentare) e, ai produttori agricoli, un adeguato tenore di vita e l’applicazione di prezzi congrui. La PAC rappresenta la prima politica integrata dell’Unione Europea che ha fatto da apripista ed ha favorito la creazione del mercato unico europeo. Un po' di storia
1957 – Trattato di Roma
Con l’entrata in vigore del Trattato di Roma, le politiche agricole degli Stati membri sono state sostituite da meccanismi d’intervento a livello comunitario.
È con il Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea (TFUE) che vengono individuati gli obiettivi economici e sociali della PAC, quali quelli di (art. 39 del TFUE):
incrementare la produttività dell’agricoltura, sviluppando il progresso tecnico e assicurando un impiego ottimale dei fattori di produzione, in particolare della manodopera;
Tali obiettivi sono rimasti pressoché immutati anche dopo le numerose riforme avviate a partire dagli anni ’80.
1962 – Nasce la Politica Agricola Comune (PAC)
Nel 1962, il Consiglio Europeo adotta i primi regolamenti relativi alla PAC finalizzata ad istituire un mercato unico dei prodotti agricoli ed una solidarietà finanziaria attraverso il Fondo Europeo Agricolo di Orientamento e Garanzia (FEAOG), suddiviso nel 1964 nelle due sezioni “Garanzia” e “Orientamento”.
1968 – Piano Mansholt
Alla fine degli anni ’60 emerge la necessità di una politica di rinnovamento strutturale dell’agricoltura.
Sicco Mansholt, allora Commissario all’agricoltura, nella sua proposta “Memorandum sulla riforma dell’agricoltura nella Comunità Europea”, meglio nota come “Piano Mansholt” evidenziava come la politica di sostegno dei prezzi e la diffusione della meccanizzazione e dell’utilizzo di mezzi chimici derivanti dal progresso tecnologico, avrebbe portato alla formazione di eccedenze produttive difficilmente collocabili sul mercato europeo. Allo stesso tempo, constatava che la politica di sostegno dei prezzi non aumenta i redditi degli agricoltori, che crescevano molto più lentamente di quelli degli altri settori. Occorreva dunque avviare una politica regionale di sviluppo finalizzata all’ammodernamento del settore agricolo attraverso l’aumento delle dimensioni aziendali e la riduzione dell’occupazione.
Le proposte contenute nel Piano Mansholt andavano nella direzione di un maggiore sforzo finanziario nel decennio 1970-1980 in modo da avere, nel decennio successivo, un sistema agricolo moderno e conseguentemente una progressiva riduzione del sostegno dei prezzi agricoli.
La realizzazione concreta del Piano Mansholt fu molto limitata, anche se portò all’avvio delle politiche strutturali per l’agricoltura, con direttive a favore sia delle aziende agricole, sia delle “zone svantaggiate”.
Nel 1972 furono emanate tre direttive che rappresentano il primo vero intervento di una certa organicità a favore delle strutture agricole, con finanziamenti del FEOGA-Orientamento.
Tali direttive riguardavano l’ammodernamento delle aziende agricole, la cessazione anticipata dell’attività agricola e l’informazione e la qualificazione professionale degli agricoltori.
1985 – Libro Verde
Il 1985 è l’anno della pubblicazione del Libro verde sulle “Prospettive della Politica Agraria Comune”. Si tratta di una delle tre fondamentali tappe di riforma della PAC.
Le proposte del Libro Verde sono finalizzate a ristabilire l’equilibrio tra offerta e domanda in modo da limitare il surplus produttivo.
Con il Libro Verde inizia ad affermarsi il principio, già contenuto nel Piano Mansholt, del sostegno diretto ai redditi agricoli e non ai prezzi dei prodotti.
Il progetto di riforma si limitava a prevedere alcune misure dirette a calmierare la crescita della produzione agricola a carattere integrativo e non alternativo del sostegno ai prezzi.
Tali misure erano previste nell’ambito di tre direttive relative alla concessione di un premio per la messa a riposo delle terre (Reg. (CEE)1094/88), alla cessazione anticipata dell’attività agricola (Reg (CEE) 1096/88), all’estensivazione (Reg. (CEE) 4115/88) e all’instaurazione di stabilizzatori finanziari che favorivano la sostanziale riduzione della spesa attraverso l’introduzione di meccanismi di stabilizzazione finanziaria.
1992 – 1999 – Riforma Mac Scharry
La difficile sostenibilità, finanziaria e internazionale, dei meccanismi di sostegno dei prezzi portò nel 1992 alla riforma Mac Sharry diretta ad avvicinare i prezzi comunitari a quelli internazionali ed a introdurre un sistema di compensazione agli agricoltori basato sui pagamenti diretti ad ettaro differenziati per coltura.
La riforma Mac Sharry, che coincise con il Summit della Terra di Rio de Janeiro, diede concreta attuazione alle proposte già contenute nel Piano Mac Sharry e nel Libro Verde.
La riforma, attraverso l’emanazione di 3 nuovi regolamenti, introdusse modifiche importanti, quali:
la riduzione graduale dei prezzi di intervento;
l’introduzione di pagamenti compensativi per ettaro e per capo basati su rese storiche parzialmente “disaccoppiati”;
il set aside obbligatorio (messa a riposo dei terreni);
2000 – 2004 – Agenda 2000
Il processo d’integrazione europea e l’ampliarsi dei negoziati multilaterali sulla liberalizzazione del commercio dei prodotti agricoli rese necessaria a partire dalla metà degli anni ’90 una nuova riforma della PAC.
Nel marzo del 1999 a Berlino viene approvato il documento Agenda 2000 “Per una Unione più forte e più grande” che rappresentava una modifica importante della politica agricola e strutturale dell’Unione Europea.
Accanto all’obiettivo di ammodernamento strutturale delle aziende agricole, Agenda 2000 individuava quali obiettivi della PAC quelli di:
valorizzazione della multifunzionalità dell’agricoltura;
aumento della competitività, a difesa delle quote di mercato mondiale dell’agricoltura europea;
sostegno all’occupazione ed al reddito nel quadro di strategie di sviluppo rurale;
maggiore attenzione alle sostenibilità agro-ambientale;
maggiore attenzione al ruolo di produzione di “beni pubblici”;
maggiore attenzione a qualità e salubrità degli alimenti.
A seguito delle riforme introdotte la PAC si articolava su due pilastri: il primo pilastro dedicato alle politiche di regolazione dei mercati e dei prezzi nonché agli aiuti diretti al reddito; il secondo pilastro dedicato alla politica di Sviluppo Rurale.
2005 – 2009 – Riforma Fischler
Nata come “Revisione di medio termine” (Mid-Term Review) di Agenda 2000 per verificare l’effetto delle riforme introdotte nel 1999, la riforma operata nel 2003 e nota come Riforma Fischler ha introdotto regole che hanno cambiato radicalmente le modalità del sostegno del settore agricolo da parte dell’Unione Europea.
Le novità introdotte dalla riforma si riferivano ai seguenti 6 punti essenziali:
Disaccoppiamento: un pagamento unico per azienda agli agricoltori dell’UE, indipendente dall’effettiva produzione;
Condizionalità ecologica (cross-compliance): il pagamento unico per azienda condizionato al rispetto delle norme in materia di salvaguardia ambientale, sicurezza alimentare, sanità animale e vegetale, protezione degli animali e all’obbligo di mantenere la terra in buone condizioni agronomiche ed ecologiche;
Modulazione: riduzione di tutti i pagamenti diretti delle aziende che ricevono più di 5.000,00 €/anno allo scopo di finanziare la nuova politica di Sviluppo Rurale;
Rafforzamento del secondo pilastro della PAC (Sviluppo Rurale): potenziamento della politica di Sviluppo Rurale, nuove misure a favore dell’ambiente, della qualità e del benessere animale, aiuti agli agricoltori per interventi che favoriscono l’adeguamento alle norme di produzione in vigore nell’UE;
Disciplina finanziaria: introduzione di un meccanismo di disciplina finanziaria teso ad evitare che venga superato il bilancio agricolo fissato fino al 2013;
Revisione di alcune Organizzazioni Comuni di Mercato (OCM) quali quelli del settore lattiero-caseario, riso, foraggi essiccati, olio d’oliva e tabacco.
2010 – 2013 – Health Check
Nel novembre 2008 si è conclusa Health Check ovvero la verifica dello stato di salute della PAC, prevista dalla riforma Fischler.
Con l’approvazione dell’Health Check si modificava ed in parte completava la riforma Fischler attraverso l’aggiornamento del Regime di Pagamento Unico (RPU), la revisione del disaccoppiamento totale degli aiuti, lo smantellamento degli ultimi residui della politica dei mercati ed il rafforzamento della politica di Sviluppo Rurale tramite la modulazione progressiva e l’inserimento di quattro nuove priorità: cambiamenti climatici e rispetto del protocollo di Kyoto; energie rinnovabili; gestione delle risorse idriche; biodiversità.
Oggi, dopo sessant’anni, la PAC accanto agli obiettivi della sicurezza alimentare e del sostegno agli agricoltori si trova ad affrontare nuove sfide come la tutela e la gestione sostenibile delle risorse naturali, i cambiamenti climatici, il mantenimento delle comunità rurali, la salvaguardia della biodiversità e del benessere degli animale, ecc.
Per rispondere a queste nuove sfide il 3 marzo 2010, con la presentazione del documento “Europa 2020: una strategia per la crescita intelligente, sostenibile e inclusiva” si è avviato il lungo percorso di riforma della PAC 2014-2020 che si è concluso il 26 giugno 2013 con l’accordo tra Parlamento europeo, Consiglio e Commissione europea (trilogo).
La nuova riforma, entrata in vigore il 1° gennaio 2014, ha visto il coinvolgimento anche della società civile e dei soggetti interessati: alla Commissione Europea sono arrivati quasi 6 mila contributi individuali e collettivi.
Giovane, verde, sostenibile, competitiva sono le parole chiavi della riforma della PAC 2014-2020.
Giovane perché nella definizione dei pagamenti diretti tiene conto, ai fini della competitività del settore agricolo, del ruolo svolto dai giovani agricoltori sostenendo la fase d’inserimento e l’adeguamento strutturale delle aziende.
Verde e sostenibile perché la gestione delle risorse naturali e l’azione per il clima rappresentano uno dei tre obiettivi prioritari della PAC 2014-2020. Una delle novità della PAC 2014-2020 relativa al I Pilastro è rappresentato dal greening ovvero il pagamento per le pratiche agricole benefiche per il clima e l’ambiente. Gli agricoltori che percepiscano il pagamento di base ne avranno diritto a condizione che rispettino congiuntamente, salvo nel caso di presenza di soli prati permanenti, le seguenti tre pratiche agricole:
presenza del 7% di aree di interesse ecologico.
La gestione sostenibile delle risorse naturali e l’azione per il clima rappresentano un obiettivo prioritario anche del II Pilastro. I PSR dovranno infatti promuovere il ripristino, la salvaguardia e il potenziamento degli ecosistemi e la promozione di pratiche agricole che usano le risorse in modo efficiente nonché di un’agricoltura a basse emissioni di carbonio e resiliente al clima.
Competitiva perché stimolare la competitività del settore agricolo è, insieme alla gestione sostenibile delle risorse naturali e l’azione per il clima e allo sviluppo equilibrato delle zone rurali, uno degli obiettivi strategici di lungo periodo assegnati dalla PAC 2014-2020 alla politica di Sviluppo Rurale.
La struttura della PAC 2014-2020
La PAC è articolata in due Pilastri. Il primo Pilastro riguarda le misure di sostegno al mercato (Organizzazione Comune di Mercato unica) e i pagamenti diretti.
Il 30% dei nuovi pagamenti diretti, che entreranno in vigore dal 1° gennaio 2015 e che riguarderanno gli Agricoltori attivi, è legato al “Greening” (inverdimento) ovvero al rispetto di tre pratiche agricole sostenibili ed ecocompatibili quali, la diversificazione delle colture, il mantenimento dei prati permanenti e la tutela delle zone di interesse ecologico.
Il Primo Pilastro è finanziato totalmente dall’UE attraverso il fondo FEAGA (Fondo Europeo Agricolo Di Garanzia).
Le risorse assegnate all’Italia per il I pilastro ammontano a circa 3,8 miliardi di euro all’anno per un totale di 27 miliardi di euro.
Il secondo Pilastro riguarda la Politica di sviluppo rurale nel periodo 2014-2020 orientata al raggiungimento di 3 obiettivi strategici:
La politica di sviluppo rurale sarà attuata attraverso i programmi regionali (PSR) e nazionali (PON).
I Programmi dovranno basarsi su almeno 4 delle seguenti 6 priorità, a loro volta articolate in 18 focus area, individuate dalla Politica di sviluppo rurale:
preservare, ripristinare e valorizzare gli ecosistemi connessi all’agricoltura e alle foreste;
Almeno il 30% delle risorse stanziate dovrà essere destinato allo sviluppo rurale per finanziare le misure relative all’agricoltura biologica, alle zone soggette a vincoli naturali, alla gestione del suolo e alla lotta contro il cambiamento climatico e almeno il 5% per l’approccio LEADER.
I PSR potranno prevedere anche dei sottoprogrammi tematici riguardanti, tra l’altro, i giovani agricoltori, le piccole aziende agricole, le zone montane, le filiere corte, le donne nelle zone rurali, la mitigazione dei cambiamenti climatici e l’adattamento ad essi nonché la biodiversità.
Il secondo pilastro è cofinanziato dall’UE attraverso il FEASR (Fondo Europeo Agricolo Per Lo Sviluppo Rurale) e dagli Stati membri.
L’Accordo di Partenariato (AP) 2014-2020, documento da cui deriva la programmazione dei PSR e dei PON e articolato in 11 Obiettivi Tematici (OT), evidenzia che il FEASR partecipa prevalentemente al sostegno dell’OT3 “Competitività dei sistemi produttivi” e, in linea con la strategia di Europa 2020, agli OT4 “Energia sostenibile e qualità della vita”, OT5 “Clima e rischi ambientali” e OT6 “Tutela dell’ambiente e valorizzazione delle risorse culturali e ambientali”.
L’Italia potrà contare su circa 10,4 miliardi di euro, a cui si aggiunge la quota di cofinanziamento nazionale per un totale di 20,8 miliardi di euro.
Di questi, 18,6 miliardi di euro sono destinati all’attuazione dei 21 PSR e 2,2 miliardi di euro ai 2 PON, uno relativo alla “Rete rurale nazionale” e l’altro a gestione del rischio, infrastrutture irrigue e biodiversità.
La PAC 2014-2020 si articola nei seguenti Regolamenti presenti nella sezione Media:
- Regolamento (UE) n. 1307/2013 recante norme sui pagamenti diretti agli agricoltori nell’ambito dei regimi di sostegno previsti dalla politica agricola comune
- Regolamento (UE) n. 1308/2013 recante organizzazione comune dei mercati dei prodotti agricoli
- Regolamento (UE) n. 1305/2013 sul sostegno allo sviluppo rurale da parte del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale
- Regolamento (UE) n. 1306/2013 sul finanziamento, sulla gestione e sul monitoraggio della politica agricola comune
- Regolamento (UE) n. 1370/2013 recante misure per la fissazione di determinati aiuti e restituzioni connessi all’organizzazione comune dei mercati dei prodotti agricoli
- Regolamento (UE) n. 1310/2013 - regolamento per la fase transitoria della programmazione dello sviluppo rurale)
PER UN’AGRICOLTURA AL PASSO COI TEMPI!
L’azione d’informazione “Per un’agricoltura al passo coi tempi” promossa da Acli Terra e dal C.A.A. Acli e cofinanziata dalla Commissione Europea, è diretta a diffondere, presso gli operatori rurali e i cittadini, le tematiche al centro della Politica Agricola Comune (PAC) 2014-2020 nonché le prospettive e opportunità derivanti dalla sua riforma.
il giovane imprenditore agricolo quale protagonista attivo di un’agricoltura innovativa, competitiva e sostenibile;
il carattere multifunzionale dell’agricoltura come fattore di valorizzazione delle funzioni ambientali, sociali ed economiche;
la sicurezza alimentare e i sistemi di tracciabilità a garanzia della trasparenza dei processi produttivi e dell’origine dei prodotti agricoli e alimentari.
La presenza sui più diffusi social network, la realizzazione di uno spot e di video sui temi più importanti della PAC, lo sviluppo di un APP gratuita per smartphone “La PAC a portata di click” e la realizzazione del contest “La tua agricoltura” sono solo alcune delle attività che saranno realizzate. AGRICOLTURA AL PASSO COI TEMPI
La PAC per gli agricoltori
L'agricoltore attivo
Una delle novità della PAC 2014-2020 è l’introduzione della definizione di active farmers (agricoltori attivi) allo scopo di individuare quali beneficiari dei pagamenti diretti solo gli agricoltori in attività escludendo i soggetti per i quali l’agricoltura non rappresenta una parte significativa delle proprie attività economiche.
Solo gli agricoltori attivi potranno beneficiare dei pagamenti diretti ed accedere a molte misure del PSR. Allo stesso modo l’assegnazione di nuovi titoli ed il trasferimento dei titoli potranno essere effettuati solo a favore degli agricoltori attivi.
Dai pagamenti sono escluse, per definizione, le imprese che gestiscono aeroporti, servizi ferroviari, impianti idrici, servizi immobiliari, terreni sportivi e aree ricreative permanenti, a meno che non dimostrino che l’importo annuo dei pagamenti diretti ricevuti sia almeno pari al 5% dei proventi ottenuti dalle attività extra-agricole, oppure che l’attività agricola non sia insignificante o che l’attività principale consiste nell’esercizio dell’attività agricola. Gli Stati membri possono integrare tale black list (lista negativa).
Il documento “La nuova PAC: le scelte nazionali – Regolamento (UE) n. 1307/2013″ approvato dal Consiglio dei Ministri del 31 luglio 2014 ha previsto l’allargamento della lista nera ad altre quattro categorie di soggetti: persone fisiche e giuridiche che svolgono attività di intermediazione creditizia (banche e finanziarie); persone fisiche e giuridiche che svolgono attività di intermediazione commerciale (es. società immobiliari); società per azioni, cooperative e mutue assicurazioni che svolgono attività di assicurazione e/o riassicurazione e la Pubblica Amministrazione, fatta eccezione per gli enti che effettuano formazione e sperimentazione in campo agricolo.
Per tali soggetti, tuttavia, possono essere considerati agricoltori attivi le loro società partecipate.
Inoltre, il Reg. 1307/2013 (art. 9, par. 2) prevede che una persona fisica o giuridica che rientra nella lista nera è da considerare “agricoltore attivo” se dimostra o che l’importo annuo dei pagamenti diretti è almeno pari al 5% dei proventi totali ottenuti da attività non agricole nell’anno fiscale più recente per cui tali prove siano disponibili o che le sue attività agricole non sono insignificanti o che la sua attività principale o il suo oggetto sociale è l’esercizio di un’attività agricola.
In aggiunta a tali criteri, il Consiglio dei Ministri del 31 luglio 2014 ha deciso di considerare agricoltori in attività i soggetti che dimostrano il possesso di uno dei seguenti requisiti: 1) iscrizione all’Inps come coltivatori diretti, imprenditori agricoli professionali, coloni o mezzadri 2) partita IVA in campo agricolo con dichiarazione annuale IVA. Per le aziende agricole con superfici prevalentemente ubicate in zone montane e/o svantaggiate è sufficiente il possesso della Partita IVA in campo agricolo.
Si è previsto inoltre di non applicare le disposizione dell’art. 9, paragrafi 2 e 3, del Reg. (UE) 1307/2013 alle persone fisiche o giuridiche che percepiscono aiuti diretti per un ammontare massimo di € 5.000 per le aziende le cui superfici sono prevalentemente ubicate nelle zone svantaggiate e/o di montagna e di € 1.250 euro nelle altre zone.
Il sistema di pagamenti diretti
Dal 1° gennaio 2015 il pagamento unico aziendale introdotto dalla Riforma Fischler sarà sostituito dal sistema di pagamenti diretti introdotto dalla PAC 2014-2020, che prevede 7 componenti di aiuto, alcune delle quali obbligatorie per ciascun Stato membro e altre facoltative.
Le componenti obbligatorie riguardano:
un pagamento di base per ettaro, il cui importo deve essere armonizzato secondo criteri economici o amministrativi nazionali o regionali e sottoposto a un processo di convergenza;
una componente “verde” (greening), sotto forma di un sostegno complementare a compensazione dei costi legati alla fornitura di beni pubblici ambientali non remunerati dal mercato;
un pagamento supplementare ai giovani agricoltori per cinque anni.
Le quattro componenti facoltative sono:
un pagamento ridistributivo che consente di rafforzare il sostegno per i primi ettari di un’azienda;
un sostegno aggiuntivo ai redditi nelle zone con vincoli naturali specifici;
un sostegno accoppiato alla produzione concesso ad alcune zone o tipi di agricoltura per ragioni economiche e/o sociali;
un sistema semplificato per i piccoli agricoltori, con pagamenti non superiori a 1 250 EUR.
Il Consiglio dei Ministri del 31 luglio 2014 ha deciso di attivare le seguenti 5 tipologie di pagamenti:
pagamento di base per ettaro pari al 58% del massimale nazionale;
pagamento ecologico (greening): pari al 30% del massimale nazionale;
pagamento per i giovani agricoltori: pari all’1% del massimale nazionale;
pagamento accoppiato: 11% del massimale nazionale;
pagamento per i piccoli agricoltori che sostituisce tutti gli altri pagamenti diretti, al fine della semplificazione amministrativa.
L’art.10 del Reg (UE) 1307/2013 prevede che gli Stati Membri non concedano pagamenti diretti agli agricoltori in uno dei casi seguenti:
se l’importo totale dei pagamenti diretti richiesti è inferiore a 100 €;
se la superficie ammissibile dell’azienda per la quale sono richiesti i pagamenti diretti è inferiore a 1 ettaro.
Il Regolamento, tuttavia, concede agli Stati Membri di adottare soglie differenti entro determinati limiti. Per l’Italia, tali limiti sono: a) fino a 400 € per l’importo totale dei pagamenti diretti; b) 0,5 ettari per la superficie ammissibile a pagamenti diretti.
Le scelte operate dall’Italia prevedono di innalzare la soglia minima obbligatoria di 100 € prevista dal Reg. (UE) 1307/2013, portandola a:
250 €/beneficiario per gli anni 2015 e 2016;
300 €/beneficiario dal 2017.
L’art.11 del Reg (UE) 1307/2013 prevede inoltre una riduzione (degressività) dell’importo dei pagamenti diretti da concedere a un agricoltore per un dato anno civile di almeno il 5 % per la parte dell’importo al di sopra di 150 mila €.
Rispetto a quanto previsto dal Regolamento comunitario, le scelte nazionali prevedono che l’importo dei pagamenti diretti da concedere a un agricoltore per un dato anno civile è ridotto del 50% per la parte dell’importo eccedente 150 mila € del Pagamento di Base. Qualora l’importo così ridotto superi i 500 mila €, la parte eccedente i 500 mila € del Pagamento di Base è ridotta del 100%. Prima di procedere all’applicazione di dette percentuali di riduzione, ai pagamenti di base eccedenti gli importi sopra detti sono sottratti i costi relativi ai salari e agli stipendi legati all’esercizio di un’attività agricola e forestale effettivamente pagati e dichiarati dall’agricoltore nell’anno civile precedente, compresi le imposte e gli oneri sociali sul lavoro, i contributi previdenziali e assistenziali pagati dall’imprenditore per la propria posizione e per quella dei suoi familiari. In mancanza di dati disponibili sui salari effettivamente versati e dichiarati dall’agricoltore nell’anno precedente, si utilizzano i dati più recenti a disposizione.
Il pacchetto dei pagamenti diretti della PAC 2014-2020 prevede un pagamento obbligatorio annuale in favore delle aziende guidate da giovani agricoltori, ovvero coloro che hanno meno di 40 anni di età e che si insediano per la prima volta in azienda come capoazienda.
Il pagamento potrà essere concesso per un massimo di 5 anni.
Il Consiglio dei Ministri del 31 luglio 2014 ha deciso di destinare 80 milioni di euro all’anno, l’intero plafond previsto dal regolamento comunitario, alle imprese condotte da under 40 con una maggiorazione del 25% degli aiuti diretti per i primi cinque anni dall’insediamento.
Una risposta concreta al problema del ricambio generazionale, particolarmente sentito in Italia, che sarà rafforzata anche dal confermato premio di primo insediamento previsto dalle politiche di sviluppo rurale e dalle misure di incentivazione in cantiere a livello nazionale con l’iniziativa #Campolibero.
Regionalizzazione e convergenza
La revisione del sistema dei pagamenti diretti ha portato il Consiglio dei Ministri del 31 luglio 2014 ha adottare un sistema di pagamenti uniformi a livello nazionale anche sulla base della scelta di considerare l’Italia “regione unica” utilizzando il sistema di convergenza “modello irlandese” diretto ad attenuare le differenze derivanti dall’applicazione del sistema disaccoppiato..
Il sistema di convergenza interna basato sul modello irlandese stabilisce il livello massimo di perdite, garantendo a tutti i soggetti aventi diritto all’aiuto il raggiungimento di un valore minimo. In particolare, il modello irlandese prevede che nessun beneficiario può subire una diminuzione superiore al 30% del valore iniziale del proprio titolo diritto all’aiuto e, parallelamente, nessun diritto all’aiuto potrà avere un valore unitario inferiore al 60% del valore unitario nazionale al 2019.
Ai fini della definizione del valore iniziale dei titoli e della superficie complessiva su cui applicare il sistema sono stati considerati i valori pagati per ettaro nella campagna 2014 considerando tutta la superficie come ammissibile.
Il paragrafo 2 dell’articolo 52 del Reg. (UE) 1307/2013 stabilisce che “Il sostegno accoppiato può essere concesso esclusivamente a quei settori o a quelle regioni di uno Stato membro in cui determinati tipi di agricoltura o determinati settori agricoli che rivestono particolare importanza per ragioni economiche, sociali o ambientali, si trovano in difficoltà.”
Accanto a tali presupposti, l’Italia nell’individuare i settori da sostenere attraverso l’aiuto accoppiato, ha tenuto conto anche dei seguenti aspetti:
ricadute negative del processo di convergenza;
particolare importanza nel contesto economico, sociale ed ambientale di determinate aree del Paese, con una valutazione sulla redditività e sui mercati locali di approvvigionamento;
rischio di abbandono o di declino della produzione, con ripercussioni negative sull’equilibrio agro-ambientale di alcune aree territoriali, mediante la valutazione degli effetti legati alla sostituzione della coltura o alle condizioni idro-geologiche.
Sulla base di tali aspetti le risorse, pari all’11% del massimale nazionale, sono state assegnate a 8 settori produttivi (zootecnia da carne e da latte, seminativi, piano proteico e grano duro e olivicoltura) e a 17 misure di intervento.
La maggior parte delle risorse sono state assegnate alla zootecnia al fine di incentivare lo sviluppo di un modello di produzione sostenibile in grado di aumentare l’efficienza del settore diminuendo al contempo la dipendenza dall’estero.
Il Piano seminativi si articola in un piano proteico nazionale, distinto in tre sotto-misure in relazione alla circoscrizione territoriale di riferimento, e in misure relative a riso, barbabietola da zucchero e pomodoro da industria, comparti a rischio di sostituzione con conseguenti problemi di approvvigionamento nella filiera nazionale e sui mercati locali.
Il piano proteico prevede un premio specifico per la soia che interessa le aziende presenti nelle regioni del Nord Italia che destinano fino al 10% della propria superficie a seminativi alla produzione di soia. L’obiettivo di tale sotto-misura è di incentivare la coltivazione di soia OGM free che contribuisca anche al miglioramento qualitativo dei mangimi.
Oltre al premio per la soia, il piano proteico prevede un premio per le colture annuali proteaginose ed il frumento duro (Centro Italia) ed un premio per le colture proteiche ed il frumento duro (Sud Italia).
Il sostegno all’olivicoltura si articola in 3 sotto-misure: un premio base olivo che interessa le superfici olivicole localizzate nelle Regioni ( in cui la superficie olivicola rappresenta almeno il 25% della SAU regionale, in quanto l’olivicoltura costituisce una parte rilevante dell’economia agricola regionale; un premio aggiuntivo olivo che interessa le superfici olivicole nelle Regioni Obiettivo “Convergenza” ove è soddisfatto il criterio “superficie olivo/SAU regionale” superiore al 25%, caratterizzate da pendenza media superiore al 7,5% e un premio olivicoltura con rilevante importanza economica territoriale ed ambientale, i cui requisiti sono soddisfatti per le superfici olivicole che aderiscono a sistemi di qualità (DOP, IGP, biologico).
La PAC per i cittadini
Gli obiettivi specifici della PAC 2014-2020, quali la competitività del settore agricolo e redditività delle produzioni, la gestione sostenibile delle risorse e contrasto dei cambiamenti climatici e la valorizzazione delle differenziazioni delle agricolture e delle aree rurali, assegnano agli agricoltori un nuovo ruolo.
Accanto alla produzione di beni alimentari di qualità, l’agricoltore è chiamato a gestire quei beni pubblici collegati all’agricoltura quali la tutela dell’ambiente, la conservazione delle risorse naturali, la difesa del suolo e la rivitalizzazione delle aree rurali, con evidenti benefici per l’intera collettività.
La riforma della PAC 2014-2020 conferma, infatti, come una delle sue priorità lo sviluppo di un’agricoltura multifunzionale, concetto inserito per la prima volta con la riforma della PAC avviata da Agenda 2000. L’agricoltura, oltre a produrre alimenti sicuri e di qualità, svolge diverse funzioni ambientali, paesaggistiche, ricreative, culturali, ecc., strategiche per l’equilibrio ambientale, sociale ed economico.
La PAC 2014-2020, nel rispetto delle diverse tradizioni, pratiche agricole ed economie rurali caratterizzanti i diversi Paesi europei, sostiene la competitività e redditività del settore agricolo attraverso diversi strumenti che consentono la modernizzazione del settore.
Il sostegno alla produzione agricola è legato anche all’obiettivo della PAC 2014-2020 di promuovere una produzione agricola sempre più attenta alla tutela dell’ambiente, alla difesa del suolo, alla conservazione della biodiversità e alla rivitalizzazione delle aree rurali. Oltre ad un aiuto specifico per l’agricoltura biologica, il 30% dei pagamenti diretti e il 30% dei finanziamenti per lo sviluppo rurale sono legati a metodi produttivi sostenibili dal punto di vista ambientale.
Allo stesso modo, la PAC 2014-2020 promuove un modello di impresa agricola sempre più orientato al mercato ed ai consumatori attraverso lo sviluppo della vendita diretta tra i produttori e i consumatori.
Il crescente interesse dei consumatori verso i prodotti locali, regionali e le specialità tradizionali ha contribuito a far aumentare sempre più il numero di agricoltori che praticano la vendita diretta dei propri prodotti anche trasformati al fine di aggiungervi un valore locale.
L’evoluzione di una domanda di alimenti locali consente alle aziende agricole di ricavarsi nuovi spazi economici, recuperando redditività attraverso sia la crescita del valore aggiunto dei prodotti agricoli sia lo sviluppo di diverse attività economiche (agriturismo, servizi di gestione ambientale, servizi didattici e sociali) con importanti ricadute, non solo economiche, sulle comunità locali.
La diversificazione dell’attività agricola consente dunque di conservare e tutelare il paesaggio rurale e le tradizioni culturali locali contribuendo alla vitalità e allo sviluppo socio-economico delle comunità rurali.
A tal fine la politica di sviluppo rurale (secondo pilastro), componente essenziale del modello agricolo europeo fondato sulla multifunzionalità dell’attività agricola, sostiene le organizzazioni di produttori e quelle interprofessionali e lo sviluppo delle filiere corte dal produttore al consumatore, senza intermediari.
La PAC 2014-2020 incentiva, inoltre, l’ingresso dei giovani in agricoltura prevedendo, per gli agricoltori sotto i 40 anni, una maggiorazione del 25% del sostegno al reddito nei primi cinque anni di attività nel settore. L’obiettivo è di stimolare l’occupazione e l’imprenditorialità mantenendo e migliorando, al contempo, l’offerta di servizi pubblici che consentono di mantenere vive le comunità rurali.
Sistemi di qualità La sicurezza alimentare e la qualità delle materie prime sono considerate, nell’ambito della politica e delle normative per la tutela dei consumatori, strumenti fondamentali per garantire un elevato grado di protezione della salute dei cittadini contro i possibili rischi derivanti dal consumo di alimenti di origine animale e vegetale, lungo tutta la filiera, dalla produzione alla tavola. La qualità dei prodotti alimentari è garantita dalle norme di etichettatura, commercializzazione e qualità, come pure da quelle sui sistemi di qualità, sui sistemi di certificazione e le regole sul benessere degli animali. La politica di sviluppo rurale prevede dei fondi per sostenere la partecipazione degli agricoltori a sistemi di qualità, nonché a sistemi di etichettatura biologica, inclusi i regimi di certificazione agricola riconosciuti dagli Stati membri.
I prodotti caratterizzati dalla loro origine geografica sono identificati da due marchi: la “Denominazione di Origine Protetta” (DOP) e l’”Indicazione Geografica Protetta” (IGP).
Il marchio DOP è un marchio attribuito dall’Unione Europea a quei prodotti agricoli o alimentari le cui peculiari caratteristiche qualitative sono strettamente interdipendenti dalla zona geografica in cui avviene tutto il processo produttivo. Secondo il regolamento CE 510/06, art. 2 comma 1, è “il nome di una regione, di un luogo determinato o, in casi eccezionali, di un paese che serve a designare un prodotto agricolo o alimentare: originario di tale regione, di tale luogo determinato o di tale paese, la cui qualità o le cui caratteristiche sono dovute essenzialmente o esclusivamente ad un particolare ambiente geografico, inclusi i fattori naturali e umani, e la cui produzione, trasformazione e elaborazione avvengono nella zona geografica delimitata”.
L’IGP è il marchio di origine attribuito dall’Unione europea a quei prodotti agricoli e alimentari per i quali una determinata qualità, la reputazione o altre caratteristiche dipendono dall’origine geografica. Secondo il Regolamento CE n. 510/06, art. 2 comma 1 b), è “il nome di una regione, di un luogo determinato o, in casi eccezionali, di un paese che serve a designare un prodotto agricolo o alimentare: come originario di tale regione, di tale luogo determinato o di tale paese e del quale una determinata qualità, la reputazione o altre caratteristiche possono essere attribuite a tale origine geografica e la cui produzione e/o trasformazione e/o elaborazione avvengono nella zona geografica delimitata.”
A fine agosto 2014 risultano iscritte nel registro Ue 265 prodotti, di cui 144 DOP, 119 IGP e 2 Specialità Tradizionali Garantite (STG).
I prodotti a marchio DOP comprendono formaggi (Parmigiano Reggiano, Grana Padano, Pecorino Romano, ecc.), prodotti a base di carne (Prosciutto San Daniele, Prosciutto di Parma, ecc.), ortofrutticoli e cereali (Mela Val di Non, Pomodoro di Pachino, Pesca e Nettarina di Romagna, ecc.), oli e grassi (Umbria, Garda, ecc.), aceti (Aceto balsamico tradizionale di Modena). Dal 2011 il marchio DOP riguarda anche i vini.
Tra i prodotti a marchio IGP si annoverano carni fresche (Abbacchio Romano), pesci (Acciughe sotto sale del Mar Ligure), prodotti a base di carne (Mortadella di Bologna), paste alimentari (Pasta di Gragnano), oli e grassi (Toscano) e ortofrutticoli e cereali (Arancia rossa di Sicilia).
LA PAC 2014-2020 promuove e sostiene l’agricoltura biologica come modello di gestione dell’azienda agricola e di produzione agroalimentare basato sull’interazione tra le migliori pratiche ambientali, un alto livello di biodiversità, la salvaguardia delle risorse naturali, l’applicazione di criteri rigorosi in materia di benessere degli animali e una produzione confacente alle preferenze di taluni consumatori per prodotti ottenuti con sostanze e procedimenti naturali.
L’agricoltura biologica è un metodo di coltivazione e di allevamento che ammette solo l’impiego di sostanze naturali, escludendo l’utilizzo di sostanze di sintesi chimica (concimi, diserbanti, insetticidi).
Il metodo di produzione biologico esplica pertanto una duplice funzione sociale, provvedendo da un lato a un mercato specifico che risponde alla domanda di prodotti biologici dei consumatori e, dall’altro, fornendo beni pubblici che contribuiscono alla tutela dell’ambiente, al benessere degli animali e allo sviluppo rurale.
La normativa europea al fine di tutelare il consumatore da pratiche ingannevoli e garantire la concorrenza leale tra i diversi prodotti all’interno del mercato comunitario ha adottato due Regolamenti (Reg. (CE) 834/07 e Reg. (CE) 889/08) che definiscono il marchio e le modalità di etichettatura specifiche per i prodotti biologici e quelli ottenuti a partire da materie prime biologiche.
Il Libro bianco sulla Sicurezza Alimentare individua nella tracciabilità degli alimenti il principale strumento che consente di fornire al consumatore informazioni chiari e trasparenti su tutto il progetto produttivo e sulla singola fase della filiera (“from farm to fork”).
La tracciabilità dei prodotti agroalimentari, prendendo in considerazione le diverse fasi della catena alimentare, consente di esaminare le attività e le procedure che garantiscono le caratteristiche dei prodotti.
La tracciabilità, oltre ad essere un obbligo di legge, rappresenta per l’azienda agricola uno strumento utile per verificare il proprio processo produttivo, la creazione di valore aggiunto, traendo, quindi, vantaggi competitivi sul mercato.
L’introduzione di un sistema di tracciabilità documentato responsabilizza tutte le imprese dell’intera filiera produttiva al rispetto di norme a tutela delle caratteristiche dei prodotti.
La comunicazione dell’origine della materia prima agricola in etichetta, garantita da un sistema di tracciabilità, consente al consumatore di fare scelte consapevoli in relazione alle sue esigenze soggettive, che riguardano, oltre all’origine della materia prima agricola, anche le caratteristiche nutrizionali ed organolettiche del prodotto.
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Un contest dedicato agli agricoltori che hanno saputo valorizzare la dimensione multifunzionale dell’attività agricola.
La tua agricoltura, quattro categorie in concorso!
categoria riservata alle aziende agricole che hannosviluppato progetti e attività d’inclusione sociale e d’inserimento lavorativo di fasce marginali della popolazione.
categoria riservata alle aziende agricole che hanno puntato sulla diversificazione delle attività coniugando l’attività tradizionale di produzione di prodotti agroalimentari con attività sostenibili dal punto di vista ambientale come la valorizzazione delle biomasse di origine agricola, la produzione di energia verde solare, eolica, ecc.), la vendita diretta dei prodotti agricoli, ecc.
categoria riservata alle aziende agricole che hanno avviato esperienze volte a ristabilire il contatto tra il mondo rurale e la città realizzando attività di Fattorie Didattiche, Fattorie Sociali, Fattorie Scuola, Fattorie Educative, ecc.
categoria riservata alle aziende agricole che hanno saputo diversificare il reddito attraverso lo sviluppo dell’attività agrituristica.
Racconta la tua storia… e vinci!
…gira un filmato (max 15 minuti), anche con il tuo telefonino, in cui racconti la storia della tua azienda agricola multifunzionale. Le storie più significative saranno premiate con l’abbonamento annuale a riviste specializzate di settore.
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Acli Terra: 41.881213, 12.469105
Caa Acli: 41.881057, 12.468978
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