Source: http://www.siallavitaweb.it/2019/09/30/riflessioni-sulla-sentenza-della-corte-istituzionale/
Timestamp: 2020-08-07 04:04:33+00:00
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Riflessioni sulla sentenza della Corte Istituzionale
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Riflessioni sulla sentenza della Corte Istituzionale di Marie-Cristine Jeannot
La data del 24 settembre 2019 sta per arrivare. Ricordiamo che un anno fa il 28 ottobre 2018 la Consulta ha chiamato in causa il Parlamento per legiferare sul fine vita in Italia e adesso si rischia l’emanazione di una sentenza a favore del suicidio assistito (e in futuro dell’eutanasia legale) da parte della Corte Costituzionale con la modifica dell’articolo 580 del codice penale (che oggi punisce con la reclusione da 5 a 12 anni l’”istigazione o aiuto al suicidio”). Secondo questo articolo Marco Cappato, esponente dei Radicali e dell’Associazione Luca Coscioni, dovrebbe essere incriminato per avere aiutato Fabiano Antoniani (detto Dj Fabo), rimasto tetraplegico dopo un incidente stradale, a morire con il suicidio assistito presso la “ clinica” svizzera Dignitas.
L’Italia è divisa in due campi di battaglia da una parte Marco Cappato e i suoi sostenitori che vogliono la depenalizzazione del suicidio assistito e l’eutanasia legale e dell’altra parte chi difende la vita (la Chiesa cattolica, associazioni per la famiglia e per la vita, alcuni rappresentanti politici, persone di buona volontà).
A riguardo vorrei sottolineare che questa battaglia per la vita va al di là di ogni cultura o credo religioso… riguarda l’intera umanità.
La maggior parte della popolazione non è ben informata e la manipolazione di massa è purtroppo d’attualità…penso in particolare alla manifestazione concerto di questo 19 settembre 2019 a Roma per sostenere la campagna per l’eutanasia legale, dal titolo “Liberi fino alla fine” su iniziativa dell’Associazione
Luca Coscioni con la partecipazione purtroppo di molti artisti e personaggi pubblici. Quanta menzogna…si invoca i falsi miti di “libertà” e “dignità” ma la verità è che si gioca sulla più grande paura dell’uomo: la sofferenza…..si parla anche della qualità della vita sotto i tratti di una pseudo compassione “per una vita più dignitosa fino alla fine”… ma la verità è che quello che conta veramente è la riduzione dei costi.
Lo scorso 11 settembre 2019 si è svolto presso la Cei il Tavolo “Famiglia e Vita “ sul tema del “Eutanasia e Suicidio assistito- Quale dignità della morte e del morire?”. Erano presenti al dibattito numerose associazioni. Il Cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza episcopale italiana, in questa occasione ha fatto un appello chiaro e fermo sul fine vita, ha denunciato la “logica utilitaristica” del fine vita e affermato il sì alla vita (vi invito a leggere il suo discorso dello scorso 11 settembre).
Vorrei tuttavia fare umilmente e senza nessuna polemica una piccola obiezione sulla frase “la via più percorribile sarebbe quella di un’attenuazione e differenziazione delle sanzioni dell’aiuto al suicidio nel caso di familiari”; capisco il tentativo di negoziazione al riguardo, ma mi permetto di non essere d’accordo.
Ribadisco con forza il no a qualsiasi modifica dell’art. 580 del codice penale e a leggi mortifere di ogni tipo. Il Cardinale Bassetti ha anche sottolineato che “l’eutanasia non va confusa con il rifiuto dell’accanimento terapeutico (…) mentre nel caso del rifiuto all’accanimento, la morte è intesa come un male che ormai non può essere evitato, nel caso dell’eutanasia essa è direttamente cercata”. Aggiungerei ovviamente che lo è anche nel caso del suicidio assistito. Una volta mi è capitato di parlare con un medico che lavora in Svizzera, mi ha detto che alcune delle sue paziente si erano messe in lista d’attesa per essere uccise nel Centro “Exit”. Era un gran dispiacere per lui, e anche per me a sentire queste parole. Che tristezza!
Tali leggi sono presenti ad esempio in Francia (legge Clayes Leonetti), Germania e Svizzera (suicidio assistito), l’eutanasia è in vigore ad esempio in Lussemburgo, Olanda, Belgio (il Belgio ha anche esteso l’eutanasia ai minori nel 2016).
La legge 219/2017 sulle DAT in Italia (disposizioni anticipate di trattamento) o biotestamento entrato in vigore il 31 gennaio 2018 comporta anche zone d’ombra e prevede tra l’altro la sospensione della nutrizione e dell’idratazione (che non fanno parte della terapia ma che è il diritto vitale di ognuno).
Così i pazienti (e le loro famiglie), come si può già vedere in altri paesi, si ritrovano ben presto abbandonati e prigionieri di protocolli che vanno nel senso di chi chiede il fine vita però che purtroppo non tutela chi non lo vuole. Penso a Charlie Gard, a Alfie Evans, a Vincent Lambert e tanti altri conosciuti e non, la lista è lunga …. si uccidono intere generazioni. Si è visto come Stati e tribunali tolgono la potestà ai genitori, alle famiglie grazie a leggi mortifere e impongono sempre la morte del paziente (con l’aiuto delle strutture sanitarie) invocando il loro “miglior interesse” e l’”ostinazione irragionevole”, anche se purtroppo non è vero nella maggior parte dei casi. Tuttavia di fronte a tali leggi una parte del mondo medico ricorda il ruolo del medico come difensore della vita e rivendica l’obiezione di coscienza. Ricordiamo anche a livello deontologico l’esistenza della terapia del dolore con cure palliative e il divieto dell’eutanasia. La centralità della relazione paziente- medico è primordiale però risulta essere molto compromessa da leggi mortifere frutto di teorie eugenetiche. Queste ultime prevedevano già nel XIX secolo la purificazione della specie umana con la sterilizzazione per la prevenzione di malattie ereditarie; a volte anche curare un bambino malformato o malato era visto come “una perdita di tempo” perché comunque si pensava che sarebbe sopravissuto solo pochi anni o mesi. Poi il regime nazista portò l’eugenetica all’estremo, scartò ed eliminò bambini, adulti con problemi fisici, psichici, ammalati gravi per poi continuare nella sua estrema follia con lo sterminio di massa che conosciamo. Si parlava allora anche di “morte pietosa” e di vita non degna di essere vissuta. È importante constatare che è ancora di attualità.
Oggi più che mai torna alla ribalta la “cultura dello scarto”, quella dell’”usa e getta” per chi è più debole fisicamente e anche psicologicamente, le persone sono abbandonate dalle nostre società inaridite dagli egoismi per un maggiore benessere… Sarebbe necessario al contrario investire di più sull’assistenza e l’accompagnamento di chi ne ha bisogno. Ognuno di noi deve reagire e dare voce a chi non ha più voce…
Charlie Gard era degno di vivere?
Charlie è morto il 28 luglio 2017 in un hospice pediatrico inglese. Aveva 11 mesi ed è stato vittima di una battaglia legale già persa prima di iniziare malgrado la tenacia dei genitori e dei loro sostenitori. L’ospedale Gosh forte dell’appoggio del tribunale inglese tolse la potestà ai genitori, impendendo al piccolo Charlie di accedere alle cure previste dall’ospedale Bambin Gesù di Roma. Il 28 luglio in un hospice segreto di Londra gli fu tolta la ventilazione e morì dopo circa 8 minuti guardandosi negli occhi con mamma Costance, prima di morire. E Alfie Evans… anche la sua vita non era degna di essere vissuta?… quando il “migliore interesse“ del bambino, secondo la Common Law inglese, era la morte.
Si toglie anche la potestà ai genitori, Alfie era come Charlie intrappolato in ospedale, quello dell’Alder Hey Hospital di Liverpool. È vero che papà Tom provò a portarlo via con l’aiuto del suo legale, ma l’uscita fu in breve tempo bloccata da numerosi poliziotti. Un’ambulanza medica era pronta, l’ospedale Bambin Gesù era pronto ad accogliere il piccolo.. Tribunale e ospedale impedirono qualsiasi consenso legale per il trasferimento di Alfie in Italia. C’erano tanti sostenitori a seguire l’andamento e a fare di tutto per aiutare. Anche Papa Francesco lanciò un appello il 15 aprile 2018 ma malgrado ciò le macchine per la respirazione furono staccate il 24 aprile. Alfie continuava a vivere, lottava per la vita. Purtroppo il 28 aprile 2018 morì, aveva quasi due anni. Papà Tom disse: “il mio piccolo gladiatore è volato via”…si Alfie voleva vivere e ha lottato fin che è stato possibile..
E mia madre che morì dopo solo due settimane in ospedale, anche se con una malattia incurabile era così indegna di vivere? Si disse che la morte non era immediata, che c’era tempo però che era confusa….non era confusa per niente. Mia madre mangiava da sola, scherzava, sorrideva malgrado la malattia…non abitando in Francia dovevo tornare per portarla via, non feci in tempo…la settimana dopo la mia partenza peggiorò in circostanze strane con la sospensione dei trattamenti. La rivedetti nella sala mortuaria. Ricordo che in Francia esiste la legge Clayes Leonetti per cui persone in stato di malattia incurabile o affette da certe patologie, possono trovarsi intrappolate da protocolli; basta che siano nel coma o dichiarate confuse e diventa più facile applicare il fine vita, spesso anche senza il parere della famiglia o del paziente stesso, togliendo idratazione e nutrizione (che ripeto non sono terapie).
E Vincent Lambert?…anche lui non era degno di vivere?…è vero, era paralizzato da anni ma mangiava aiutato dai suoi cari, girava la testa, gli occhi…non era certo in fin di vita. Era chiuso a chiave nella sua stanza e non curato. Altre strutture sanitarie in Francia avevano dato la loro disponibilità per accoglierlo, 70 medici e operatori sanitari avevano firmato una petizione sul Figaro per interpellare le autorità e ribadire che Vincent non era in fine di vita. Mi ricordo il suo sguardo anche quando in un video si vide piangere.. gli era appena stato annunciato che il “ medico” avrebbe eseguito il fine vita. Viviane Lambert, una parte della famiglia e i suoi avvocati erano arrivati alle più alte istanze internazionali pure fino all’ONU per difendere la vita di Vincent … tuttavia lo Stato francese impose il fine vita.
L’11 luglio 2019 Vincent muore dopo 9 giorni di agonia durante una calda estate in cui gli si era tolta l’idratazione e la ventilazione….Fu “una morte pietosa” secondo voi? Ci sono ancora tante altre situazioni conosciute e non. Penso anche in queste ore a Tafida in Inghilterra.
Non lo ripeterò mai abbastanza, abbiamo una grande responsabilità, non lasciamoci svuotare della nostra umanità, dell’amore e della verità che c’è in noi. Il Talmud dice: “chi salva una vita, salva il mondo intero” ricordiamocelo sempre.
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