Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-1030-codice-civile-prestazioni-accessorie
Timestamp: 2018-10-23 17:22:49+00:00
Document Index: 54306193

Matched Legal Cases: ['art. 1030', 'art. 1030', 'art. 1030', 'art. 1030', 'art. 1067', 'art. 1125']

Il proprietario del fondo servente non è tenuto a compiere alcun atto per rendere possibile l’esercizio della servitù da parte del titolare (1), salvo che la legge o il titolo disponga altrimenti (2).
Prestazione accessoria: prestazione cui il proprietario del fondo servente è obbligato dal titolo o dalla legge al fine di agevolare l’esercizio della servitù da parte del titolare.
(1) La servitù può consistere soltanto nel sopportare una data attività del proprietario del fondo dominante o nell’astenersi dal compiere una certa attività. Il proprietario del fondo servente non può perciò essere tenuto ad un comportamento attivo.
(2) Così, ad esempio, il proprietario del fondo servente può essere obbligato dal titolo a provvedere alla manutenzione della strada adibita alla servitù di passaggio.
Ai sensi dell'art. 1030 cod. civ., non è configurabile una servitù prediale quando l'utilità a favore del fondo dominante, anche se fornita attraverso il fondo servente, sia legata ad un "facere" del proprietario di quest'ultimo, perché mancherebbe in tal caso il carattere dell'obiettività, come connotato duraturo e permanente, della soggezione di un fondo all'altro. (Nella specie, in applicazione dell'enunciato principio, la S.C. ha confermato la decisione di merito, la quale aveva escluso la sussistenza del possesso di una servitù di passaggio, in quanto l'accesso al fondo dominante attraverso un cancello posto sul fondo preteso servente era risultato comunque subordinato a specifiche richieste di ingresso e conseguenti autorizzazioni operate di volta in volta). Rigetta, App. Milano, 13/06/2007
Cassazione civile sez. II 02 luglio 2014 n. 15101
Cassazione civile sez. II 27 giugno 2011 n. 14179
La servitù può comportare per il proprietario del fondo servente l'obbligo di un facere, purché esso costituisca solo un'obbligazione accessoria che non esaurisce l'intero contenuto della servitù, in quanto volto solo a consentirne il completo esercizio. (Nella specie la Suprema Corte ha ritenuto compatibile con il contenuto di una servitù di passaggio l'obbligo di tagliare i rami ovvero di potare gli alberi che ne ostacolavano l'esercizio).
Cassazione civile sez. II 17 giugno 2010 n. 14622
L’art. 1030 c.c. costituisce il fondamento normativo di tale effetto, poiché ammette la possibilità di obblighi del proprietario del fondo servente a compiere atti per rendere possibile l’esercizio della servitù da parte del titolare nei limiti della legge e del titolo, obblighi che la giurisprudenza di legittimità pacificamente riconduce alla figura delle “obligationes propter rem”.
Tribunale Messina sez. I 12 agosto 2006
In tema di servitù di passaggio, rientra nel diritto del proprietario del fondo servente l'esercizio della facoltà di apportare modifiche allo stesso ed apporvi un cancello per impedire l'accesso ai non aventi diritto, pur se dall'esercizio di tale diritto possano derivare disagi minimi e trascurabili al proprietario del fondo dominante in relazione alle pregresse modalità di transito. Ne consegue che, ove non dimostrato in concreto dal proprietario del fondo dominante al quale venga consegnata la chiave di apertura del cancello l'aggravamento o l'ostacolo all'esercizio della servitù, questi non può pretendere l'apposizione del meccanismo di apertura automatico con telecomando a distanza, o di altro similare rimedio, peraltro in contrasto col principio servitus in facendo consistere nequit.
Cassazione civile sez. II 24 aprile 2003 n. 6513
Il giudice del merito non può escludere tout court la costituzione contrattuale di una servitù a carico di un fondo il cui proprietario ha assunto l'obbligo di destinazione a verde, ritenendo, perciò solo, la configurabilità di un obbligo di facere, di natura personale, perché, invece, la destinazione a verde, mutuata dagli strumenti urbanistici in contrapposizione a quella edificatoria, in sè non obbliga a fare alcunché, ma limita negativamente il diritto di proprietà, non consentendo un'utilizzazione diversa, mentre la pattuizione dell'obbligo del proprietario di manutenzione del fondo è "propter rem" e compatibile con la servitù, ai sensi dell'ultima parte dell'art. 1030 c.c., per conservare lo stato di fatto.
Cassazione civile sez. II 27 agosto 1998 n. 8511
Non è configurabile una servitù prediale quando l'utilità a favore del fondo dominante, anche se fornita attraverso il fondo servente, sia legata ad un facere del proprietario di questo fondo, sicché manca il carattere dell'obiettività come connotato duraturo e permanente di soggezione di un fondo all'altro. Non può, pertanto, ritenersi costituita per destinazione del padre di famiglia una servitù (di attingimento di acqua) a seguito della vendita di una porzione di un appartamento nel quale l'acqua potabile defluisca attraverso l'impianto rimasto collegato al contatore posto nell'altra porzione dell'appartamento stesso, essendo l'utilità subordinata alla conservazione di uno stato di fatto dipendente soltanto dalla libera determinazione del proprietario dell'immobile nel quale è allogato il contatore, esclusivo titolare dell'utenza.
Cassazione civile sez. II 26 giugno 1987 n. 5636
Il proprietario del fondo servente non è tenuto a compiere alcun atto per rendere possibile l'esercizio della servitù da parte del titolare, salvo che la legge o il titolo dispongano altrimenti, ma anche in quest'ultima ipotesi il facere eventualmente richiesto a detto proprietario non costituisce mai l'essenza della servitù, ma soltanto l'oggetto di un rapporto obbligatorio propter rem, meramente accessorio rispetto al contenuto della servitù stessa.
Cassazione civile sez. II 28 gennaio 1987 n. 775
Il diritto di proprietà può essere frazionato in senso orizzontale e quindi la proprietà del sottosuolo può appartenere ad un soggetto diverso dal proprietario del suolo e del fabbricato su esso insistente. In tal caso il rapporto tra i rispettivi proprietari non è di comunione perché il fondo sottostante deve sopportare il peso dell'edificio sovrastante e quindi il rapporto tra le due proprietà è di servitù (servitus oneris ferendi). Pertanto, da un lato il proprietario del sottosuolo non deve, se sono necessarie opere di manutenzione o consolidamento per consentire l'esercizio di detta servitù, sopportarne le spese, in applicazione dell'art. 1030 c.c., a meno che la legge o il titolo dispongano diversamente; dall'altro egli non può diminuire o rendere più incomoda la servitù, in applicazione dell'art. 1067 c.c. (principio affermato in fattispecie in cui il giudice di merito, per le opere di manutenzione e consolidamento della volta di una grotta su cui sovrastavano degli edifici, aveva posto a carico del proprietario di questa le relative spese, a norma dell'art. 1125 c.c., ritenuta inapplicabile dalla Corte cass.).
Cassazione civile sez. II 21 aprile 2004 n. 7655