Source: http://www.alcei.it/?p=53
Timestamp: 2018-02-24 00:00:46+00:00
Document Index: 95141421

Matched Legal Cases: ['art.4', 'art.14', 'art.15', 'art.35', 'art.41', 'art.1']

Comunicato ALCEI del 31 marzo 1995 – ALCEI
Posted on 31/3/1995 by site admin
ALCEI (associazione per la libertÃ nella comunicazione elettronica interattiva) vuole richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica, come della magistratura e di chi definisce le norme di comportamento delle forze di polizia, su una grave e costante violazione dei diritti civili.
PerchÃ© Ã¨ una violazione dei diritti civili
Sequestrare un computer per conoscerne il contenuto Ã¨ un provvedimento illegittimo, repressivo, che lede i diritti fondamentali dei cittadini. Ã© anche un provvedimento tecnicamente e giuridicamente inutile.
Eppure questa pratica Ã¨ seguita abitualmente dalla magistratura e dalle forze di polizia in Italia.
Di quali orribili delitti sono sospettate le persone o le imprese assoggettate a questo sopruso? Nella maggior parte dei casi, si tratta di meri problemi commerciali: presunto o reale possesso, talvolta vendita, di software non registrato. CioÃ¨ presunte violazioni non piÃ¹ gravi del possesso di una cassetta musicale copiata da un disco.
In alcuni casi (per molti aspetti, ancora piÃ¹ sconcertanti) si tratta di ipotetici reati di opinione.
In generale dopo lo svolgimento dell’inchiesta le macchine vengono restituite; ma solo dopo che, senza alcun motivo, si Ã¨ recato un danno grave non solo chi usa le macchine sequestrate ma anche ad altre persone non coinvolte nell’indagine.
La tendenza non Ã¨ cambiata. Ancora oggi, senza alcun reale motivo, centinaia di cittadini innocenti vengono privati delle loro essenziali libertÃ ; e spesso di strumenti di sopravvivenza.
PerchÃ© Ã¨ un sopruso
Privare una persona, un’impresa, o una libera organizzazione senza fini di lucro, dell’uso del computer vuol dire privarla della possibilitÃ di comunicare, di lavorare, di svolgere la sua normale attivitÃ .
Queste operazioni ledono il diritto degli innocenti.
Non solo perchÃ© chi Ã¨ sottoposto ad un’indagine Ã¨ innocente finchÃ© la colpa non Ã¨ provata. Ma anche perchÃ© vengono coinvolte persone che non sono neppure sospettate.
Sequestrare un nodo di comunicazione, cui accedono centinaia o migliaia di persone, vuol dire privare ognuna di quelle persone della sua casella postale, dei suoi sistemi di comunicazione personale, di lavoro o di studio. Un danno enorme – ed assolutamente inutile.
PerchÃ© Ã¨ inutile
Chiunque abbia un minimo di preparazione tecnica sa che basta fare una copia del disco rigido di un computer per entrare in possesso, con assoluta certezza, di tutto ciÃ² che la memoria contiene. Porre sotto sequestro la macchina Ã¨ assolutamente inutile.
Questo concetto Ã¨ chiaro ad alcuni magistrati, che dispongono l’acquisizione della copia anzichÃ© il sequestro della macchina; ma purtroppo non Ã¨ compreso da molti altri.
PerchÃ© Ã¨ illegittimo
Non solo privare una persona di una sostanziale possibilitÃ di sopravvivenza e comunicazione Ã¨ una palese violazione dei diritti civili.
Ma Ã¨ anche una violazione delle leggi fondamentali della Repubblica Italiana e della comunitÃ internazionale.
– art.4 – Diritto al lavoro.
– art.14 – InviolabilitÃ del domicilio (il concetto di domicilio informatico Ã¨ definito dalla legge sui computer crime).
– art.15 – LibertÃ e segretezza della corrispondenza (su un computer spesso si trova, oltre alla corrispondenza di chi lo possiede, anche quella di altri).
– art.35 – Tutela del lavoro.
– art.41 – Tutela della libera iniziativa privata.
Violazione della convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo (protocollo addizionale):
art.1 – Ogni persona fisica o giuridica ha diritto al rispetto dei propri beni.
Il sequestro di corrispondenza informatica (che avviene anche a carico di terzi non indagati) Ã¨ in violazione degli Artt. 254-256-258 c.p.p. che tutelano la corrispondenza privata.
Un primato negativo dell’Italia
L’Italia rappresenta un caso limite mondiale in fatto di sequestri di computer.
Osservatori internazionali hanno constatato che le ondate di sequestri scatenate nel maggio-giugno 1994, in tutta Italia, per iniziativa delle procure di Pesaro e di Torino, non solo superano per dimensioni la famigerata Operation Sundevil condotta negli Stati Uniti nel 1990 (che ha suscitato enormi quanto giustificate proteste) ma qualsiasi altro caso noto di sequestri in qualsiasi altro paese.
Dopo quelle scandalose operazioni, qualcosa Ã¨ stato corretto? No.
I sequestri continuano, si continuano a coinvolgere centinaia di innocenti. Nuove ondate sono in atto, come quella che pare stia partendo in questi giorni da Cremona…
L’onesta opinione di ALCEI Ã¨ che non si tratti di una congiura organizzata per distruggere la libertÃ telematica.
Ma di un pericolo non meno grave, che non possiamo non chiamare col suo nome: ignoranza.
Ignoranza tecnica, ignoranza giuridica, mancanza di rispetto per i diritti dei cittadini. O colpevole disattenzione.
Ignoranza e disattenzione tanto piÃ¹ gravi quanto piÃ¹ si tiene conto della crescente diffusione della telematica in Italia: ogni giorno che passa aumenta il numero degli innocenti cittadini che si servono della comunicazione elettronica per lavoro, studio o corrispondenza personale e possono in qualsiasi momento cadere vittima di un arbitrario sequestro che neppure remotamente li riguarda.
Le soluzioni sono semplici. Basta rispettare le leggi fondamentali, cominciando dalla Costituzione; e basta ricorrere a soluzioni tecniche non complesse, che possono permettere alla magistratura ed alla polizia di svolgere il loro compito con un dispendio enormemente minore di energie (e quindi del denaro dei contribuenti) – e soprattutto con un danno assai minore per la societÃ civile e per centinaia, o migliaia, di innocenti.
ALCEI Ã¨ disponibile a fornire, se necessario, la consulenza tecnica che puÃ² servire alla magistratura, ed alle forze di polizia, per raggiungere questo doveroso risultato.
CategoriesComunicati, Sequestri di computer
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