Source: https://www.scribd.com/document/335279326/1-MettersiInProprio
Timestamp: 2019-09-17 14:22:30+00:00
Document Index: 88975033

Matched Legal Cases: ['art. 2082', 'art. 55', 'art. 2195', 'art. 2135', 'art. 2083', 'art. 2222', 'art.2229', 'art.49', 'art. 67', 'art.\n2082', 'art. 2563', 'art. 2555', 'art. 2135', 'art.\n2083', 'art. 2195', 'art. 2135', 'art. 5', 'art. 2083', 'art. 2083', 'art. 2222', 'art. 2229', 'art.\n2229', 'art. 61', 'art. 61']

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Guida alla creazione di un'impresa o di un lavoro autonomo.
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tersi in proprio:
M ettersi
Lavoratore autonomo, Imprenditore commerciale, artigiano... alcune definizioni
Avviare unattivit autonoma o diventare imprenditore
Non sempre chiaro il significato di espressioni quali mettersi in proprio, avviare unattivit
autonoma o diventare imprenditore.
Mettersi in proprio unespressione generica che si riferisce a tutte le attivit di lavoro
non dipendente: si pu dire, quindi, che chiunque avvia unattivit lavorativa in forma non
subordinata si mette in proprio.
Pi difficile distinguere lattivit di lavoro autonomo dallattivit imprenditoriale: in
genere, tuttavia, si attribuiscono al lavoro autonomo delle caratteristiche diverse da quelle dellimpresa.
Tutte le attivit di lavoro indipendente1 si possono perci classificare, secondo le norme
civilistiche e fiscali,2 in due categorie principali:
attivit di impresa;
attivit di lavoro autonomo.
1 - Secondo un altro punto di vista, a partire dallistituzione del Registro delle imprese presso le Camere di commercio, tutte le attivit
di lavoro indipendente possono essere rilette secondo la seguente ripartizione:
Impresa commerciale e Impresa agricola;
Tale ripartizione tiene meno conto della differenza tra attivit economica di impresa e attivit economica non di impresa, ed
legata piuttosto alla dimensione e tipologia dellazienda (cio come vedremo pi avanti la combinazione di capitale e lavoro
utilizzata dallimprenditore nellesercizio della propria attivit):
quando lazienda grande si ha limprenditore in senso stretto, che pu essere commerciale (da non confondersi con il commerciante
- v. pi avanti) o agricolo a seconda dellambito in cui lazienda opera;
quando lazienda piccola si ha il piccolo imprenditore, figura ibrida in cui confluiscono alcuni piccoli imprenditori commerciali
(i piccoli commercianti), i piccoli imprenditori agricoli, gli artigiani e tutti coloro che svolgono attivit professionale organizzata
prevalentemente con il lavoro proprio e dei familiari);
quando lazienda non esiste si ha il lavoro autonomo.
Naturalmente esistono infiniti dibattiti in dottrina e giurisprudenza per chiarire i confini tra questi istituti, ma chiaro che la soluzione di questi problemi non rientra nei compiti della nostra pubblicazione. In ogni caso, ci che conta per chi legge che rientrare in
uno piuttosto che in un altro di questi quattro tipi di attivit, rilevante a diversi fini: fallimento, tenuta dei libri contabili, regime
della pubblicit verso terzi degli atti costitutivi e dei bilanci, regime previdenziale e fiscale ed accesso al credito.
2 - Quando si parla di normativa civilistica, si fa riferimento soprattutto al codice civile (c.c.); quando si parla di normativa fiscale si fa
riferimento ad alcune leggi fondamentali, tra cui il Testo Unico Imposte sui Redditi (T.U.I.R.), le leggi IVA, ecc.
1. Mettersi in proprio: la scelta imprenditoriale
Attivit di impresa
Attivit di lavoro autonomo
(art. 2082 c.c.;
art. 55 TUIR)
(art. 2195 c.c.)
(art. 2135 c.c.)
Attivit connesse
(art. 2083 c.c.; l. 443/85)
Esercenti attivit
professionali organizzate
con il lavoro proprio
Attivit di intermediazione
Attivit di servizi
Attivit bancarie
Altre attivit ausiliarie
(contratto dopera:
art. 2222 c.c.)
Esercizio di arti
o professioni
(prestatore dopera
art.2229 c.c. e sgg.;
art.49 1 comma, TUIR)
(art. 67 lett. l TUIR;
d.lgs. 276/2003)
Cosa si intende per attivit di impresa
Il codice civile non fornisce la definizione di impresa, ma quella di imprenditore (art.
2082 c.c.).
imprenditore chi esercita professionalmente una attivit economica organizzata
al fine della produzione o dello scambio di beni e di servizi.
evidente che lattivit citata dal codice (economica, organizzata, diretta alla produzione o allo
scambio di beni e di servizi, esercitata professionalmente) non altro che limpresa. Questultima
pu essere perci definita come lattivit dellimprenditore.
In base a questa definizione risulta chiaro che, affinch vi sia impresa, devono ricorrere le
lesercizio di una attivit economica diretta alla produzione o allo scambio di beni e di servizi;
lorganizzazione dellattivit;
la professionalit.
Esaminiamole brevemente.3
Per non fare confusione: impresa, azienda, ditta
Nel linguaggio comune, impresa, azienda e ditta sono usati come sinonimi.
limpresa lattivit svolta dallimprenditore;
lazienda lo strumento necessario per svolgere tale attivit: locali, mobili, macchinari,
la ditta la denominazione commerciale dellimprenditore, (art. 2563 c.c.), cio
il nome con cui egli esercita limpresa distinguendola dalle imprese concorrenti: cos
come le persone devono avere un nome e un cognome, anche limpresa deve avere una
ditta.3
3 - V. pi avanti, I segni distintivi dellimpresa.
Caratteristiche dellimpresa
Esercizio di unattivit economica diretta alla produzione o allo
scambio di beni e di servizi
Lattivit economica unattivit diretta alla creazione di nuova ricchezza, non solo attraverso la produzione di nuovi beni, ma anche aumentando il valore di quelli esistenti (per
esempio trasformandoli o mettendoli in commercio). Non rientrano in questa definizione le
attivit culturali, intellettuali o sportive: ad esempio lo scrittore, lo scienziato, il calciatore
non sono considerati imprenditori.
Organizzazione dellattivit
Lattivit economica si considera organizzata e pu assumere quindi caratteristiche
dimpresa quando svolta attraverso unazienda.
In proposito il codice civile (art. 2555) definisce lazienda come il complesso dei beni
organizzati dallimprenditore per lesercizio dellimpresa: macchinari, impianti, attrezzature, locali, arredi, ecc., o pi genericamente capitali. Tuttavia oltre che di capitali lazienda
fatta anche di lavoro, cio di risorse umane, ognuna con una propria funzione, coordinate e
dirette dallimprenditore.
Lorganizzazione deve avere unimportanza apprezzabile nellesercizio dellattivit: se questa
esercitata con strumenti modesti e senza ricorrere al lavoro altrui, non attivit organizzata
(e non pu quindi, in questo senso, considerarsi impresa). Per esempio un grafico web che
lavori da solo e con lutilizzo di mezzi ridotti (studio in casa, telefono, computer, ecc.) non
considerato in genere imprenditore ma lavoratore autonomo, come vedremo trattando di questo
Non richiesto che limprenditore sia anche proprietario dei beni organizzati: sufficiente
che egli ne abbia la disponibilit a qualsiasi titolo (affitto di unazienda, uso gratuito di un
capannone industriale, ecc.).
Quando limprenditore non proprietario di azienda
Proprietario di azienda non vuol dire necessariamente imprenditore. Ad esempio, se Mario
Bianchi acquista un negozio di frutta e verdura e lo gestisce personalmente, imprenditore
e proprietario insieme; ma se decide di darlo in locazione, cessa di essere imprenditore, e quindi non ne ha pi gli obblighi n i diritti. In questo caso, imprenditore diventa il
conduttore, cio chi ha preso lazienda in affitto, con tutte le conseguenze che ne derivano ai
fini fiscali, contributivi e delle responsabilit verso terzi.
La professione lesercizio abituale e prevalente di unattivit: per professionalit sintende
quindi la sistematicit, la non sporadicit dellattivit esercitata.
Ad esempio, uno studente universitario che occasionalmente faccia interviste per una societ di indagini demoscopiche non svolge attivit professionale, quindi non considerato
Non necessario, invece, che lattivit sia svolta ininterrottamente: una attivit stagionale,
quando sia esercitata in forma organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni e
servizi (per esempio la gestione di uno stabilimento balneare), costituisce attivit dimpresa.
In genere, il requisito della professionalit implica anche lo scopo di lucro, che in senso stretto
lintento di ottenere dei ricavi superiori ai costi e conseguire quindi un utile. Tuttavia, le imprese
pubbliche e alcuni tipi di imprese private (ad esempio le cooperative) non hanno scopo di lucro in questo senso. Per esse, dunque, tale concetto inteso in senso pi ampio, come scopo genericamente
egoistico o quantomeno come criterio di economicit di gestione (in modo da coprire i costi).4
Quando lattivit non impresa
Se si vuole avviare unattivit:
con un fine non economico (ad esempio un circolo ricreativo o culturale);
non organizzata tramite unazienda (ad esempio un fotografo ambulante con unattrezzatura
modesta);
esercitata non in forma professionale (ad esempio delle ripetizioni private a tempo perso),
facile dedurre che non si tratta di impresa.
Gli enti che hanno un obiettivo non economico quale quello morale, ricreativo, culturale, sportivo, scientifico, ecc., sono inquadrati in apposite figure giuridiche (Associazioni,
Fondazioni, ecc.).4
Ditta, insegna, marchio: i segni distintivi dellimpresa
Limprenditore, al fine di distinguere la propria attivit ed i propri prodotti dai concorrenti,
utilizza alcuni segni distintivi tutelati dalla legge: la ditta, linsegna e il marchio.
La ditta identifica il nome dellimpresa;
Linsegna identifica i locali dellimpresa;
Il marchio identifica i prodotti (o servizi) dellimpresa.
4 - Su questo argomento vedi cap. 16, Gli aspetti giuridici.
La ditta il nome sotto cui limprenditore esercita lattivit; lunico tra i segni distintivi
dellimpresa ad essere obbligatorio. Nel caso di impresa individuale, deve contenere almeno
il cognome o la sigla del titolare (Neri A.; F.M.), eventualmente accompagnati da nomi
di fantasia (Rossi Mare, A.B. Service). Nel caso di impresa collettiva, deve contenere
lindicazione della forma giuridica (S.n.c., S.r.l., ecc.) e corrisponde alla ragione sociale (per
le societ di persone) o alla denominazione sociale (per le societ di capitali): es. Studio Beta
S.n.c. di Mario Bianchi & C., Fiat Auto S.p.a..
La ditta pu essere trasferita ad altri solo contestualmente al trasferimento a qualunque titolo
(cessione, successione, ecc.) dellazienda nel suo complesso.
In quanto segno distintivo, la ditta deve individuare limpresa senza possibilit di
confusione, e soprattutto senza ledere i diritti altrui. Ad esempio, se a Firenze esiste
da tempo una ditta il cui nome Mario Bianchi Articoli Sportivi, unaltra persona il
cui nome fosse pure Mario Bianchi avrebbe ogni diritto di vendere articoli sportivi a
Firenze, ma dovrebbe operare sotto una ditta diversa (ad esempio Mario Bianchi - Tutto
per lo Sport), in modo da rendere ben chiaro che si tratta di unaltra impresa rispetto
Linsegna un emblema affisso sulla porta dei locali in cui opera limpresa; pu contenere parole
ed immagini, e pu essere generica (cinema, bar) o specifica (Cinema Astor, Bar
Nettuno); nel secondo caso gode della stessa tutela accordata alla ditta.
Per esporre uninsegna occorre informarsi sulle norme in materia (che sono di competenza
comunale e possono variare a seconda delle localit e dei quartieri: nei centri storici sono pi
restrittive), nonch sui relativi tributi.
Il marchio pu identificare:
un prodotto o servizio di unimpresa: Opel Corsa, Fiat Punto, 1288, Trenitalia;
una linea di prodotti o servizi: Apple MacBook, Europ Assistance;
un prodotto o servizio di pi imprese: Pura Lana Vergine, Bancomat (in questo caso si parla
di marchio collettivo).
Pu essere formato:
da un nome (marchio nominativo), spesso coincidente con la ditta: es. il nome Ferrarelle
scritto con un particolare carattere tipografico;
da unimmagine (marchio emblematico): es. la stella a tre punte della Mercedes, lomino
di gomma della Michelin;
o da ambedue (marchio misto): es. il simbolo dellIBM, leggibile sia come scritta che come
disegno (le linee di scansione dello schermo del computer).
Per essere pienamente tutelati dalla legge, i segni distintivi:
non devono contrastare con la legge o con la morale corrente (non devono, ad esempio, contenere
parole sconvenienti o immagini pornografiche);
devono contenere un elemento che caratterizzi proprio quellimpresa o quel prodotto (luso dellinsegna
fornaio non pu essere riservato esclusivamente ad un unico imprenditore);
non devono essere gi utilizzati da altre imprese della zona che trattino prodotti simili;
non devono trarre in inganno leventuale acquirente circa la natura del prodotto (cos non si pu
inscatolare carne di sgombro con il nome di tonno, e non si possono vendere bibite con
grado alcoolico inferiore ai dieci gradi con il nome di vino).
Luso di segni distintivi gi utilizzati da altri imprenditori pu comportare lintimazione da
parte di questi a cessarne luso o almeno a modificarli in modo che non consentano confusioni,
oltre alla richiesta di risarcimento danni (sempre che lesistenza di questi venga dimostrata).
Un utile accorgimento per evitare complicazioni di questo tipo quello di verificare, prima
di formare la propria ditta o insegna, se esista qualcosa di analogo gi registrato al Registro
Imprese della Camera di commercio.
Pur non costituendo (soprattutto per le insegne) una garanzia assoluta, laver effettuato una
verifica di questo tipo pu, in molti casi, evitare dei problemi inutili e costituisce sempre
una prova della volont di non produrre danni a terzi.
Per quanto riguarda il marchio, la migliore protezione possibile la registrazione come marchio dimpresa allUfficio Brevetti e Marchi della Camera di commercio (ma possibile registrare come marchio dimpresa anche la ditta e linsegna).
Registrare un segno distintivo come marchio dimpresa consente di estenderne la tutela
a tutto il territorio nazionale, a prescindere dallambito di diffusione del prodotto. La domanda va presentata allUfficio Brevetti e Marchi presso una qualsiasi Camera di commercio.
I tre tipi di imprenditore per il codice civile
Come abbiamo gi detto allinizio di questo capitolo, il codice civile distingue, in base al
genere di attivit, due figure fondamentali di imprenditore:5
imprenditore agricolo (art. 2135 c.c.).
Il codice inoltre, considerando le dimensioni e le caratteristiche aziendali individua la figura del
piccolo imprenditore, di cui limprenditore artigiano rappresenta la figura pi tipica (art.
2083 c.c.).
5 - Il nostro ordinamento giuridico classifica limprenditore e la sua attivit in un modo poco lineare: ci dovuto soprattutto a ragioni
storiche, che non il caso di approfondire in questa sede.
Queste distinzioni non sono puramente accademiche: appartenere alluna o allaltra di queste figure giuridiche comporta una serie di conseguenze rilevanti sul piano amministrativo, fiscale, previdenziale e creditizio.6
Per non fare confusione: imprenditore commerciale e commerciante
Attenzione a non confondere imprenditore commerciale con commerciante.
Per il codice civile il termine commerciale non indica lappartenenza a un particolare
settore economico (quello del commercio), ma identifica un determinato status giuridico: sono quindi imprenditori commerciali tutti coloro che esercitano attivit produttive, di
intermediazione (i commercianti in senso stretto) e di servizi, con le caratteristiche sopra indicate.6
Chi imprenditore commerciale
Sebbene il codice distingua tra imprenditore commerciale, imprenditore agricolo e piccolo
imprenditore, la figura pi importante, che produce cio le conseguenze giuridiche di maggior rilievo (per esempio la possibilit di fallire) quella di imprenditore commerciale.
Per opinione corrente il concetto di imprenditore commerciale si ottiene per esclusione,
sottraendo dalla nozione generale di imprenditore la figura dellimprenditore agricolo e
(quando ricorre) del piccolo imprenditore: in parole povere, sono imprenditori commerciali tutti gli imprenditori che non sono n agricoli n piccoli.
Imprenditore agricolo	Piccolo imprenditore	=
imprenditore commerciale (art. 2195 c.c.) chi esercita:
unattivit industriale diretta alla produzione di beni e servizi (ad esempio una fabbrica automobilistica, unemittente televisiva privata);
unattivit intermediaria nella circolazione dei beni (cio lattivit commerciale comunemente intesa):
-commercio allingrosso;
-commercio al dettaglio;
6 - Esercizio di attivit economica diretta alla produzione e allo scambio di beni e servizi; organizzazione; professionalit.
-commercio ambulante;
-pubblici esercizi commerciali (bar, ristoranti, ecc.);
unattivit di servizi:
-attivit di trasporto per terra, per acqua o per aria;
-attivit bancaria o assicurativa;
-altre attivit ausiliarie delle precedenti (ad esempio unagenzia di mediazione, di pubblicit, ecc.).
Come sopra accennato, rientrare in questo quadro giuridico produce una conseguenza molto
limprenditore commerciale assoggettato al fallimento.
Il fallimento pu avere conseguenze molto pesanti sul piano patrimoniale, ma anche personale,
dellimprenditore.7 Data la complessit della materia, rimandiamo per maggiori dettagli a
pubblicazioni specializzate.
Chi imprenditore agricolo
imprenditore agricolo (art. 2135 c.c.)8 chi esercita una o pi delle seguenti attivit:
attivit connesse (es. produzione e vendita diretta di olio, vino, miele, funghi, formaggi, ecc.).
Per la precisione si intendono connesse le attivit, esercitate dal medesimo imprenditore
valorizzazione che abbiano ad oggetto:
prodotti ottenuti prevalentemente dalla coltivazione del fondo o del bosco o dallallevamento di animali;
attivit dirette alla fornitura di beni o servizi mediante lutilizzazione prevalente di attrezzature o risorse dellazienda normalmente impiegate nellattivit agricola esercitata, ivi
comprese le attivit di valorizzazione del territorio e del patrimonio rurale e forestale, ovvero
di ricezione ed ospitalit.
7 - Come recita la legge fallimentare (R.D. 267/42 art. 5) Limprenditore che si trova in stato dinsolvenza dichiarato fallito. Lo stato
dinsolvenza si manifesta con inadempimenti od altri fatti esteriori, i quali dimostrino che il debitore non pi in grado di soddisfare regolarmente le
proprie obbligazioni. La procedura di fallimento ha come scopo quello di soddisfare i creditori dellimpresa. Di conseguenza, il fallito
chiamato a rispondere dei debiti con tutto il suo patrimonio, anche per la parte non investita direttamente nellazienda.
8 - Come modificato dal d.lgs. 228/2001.
Chi piccolo imprenditore
Secondo il codice civile (art. 2083 c.c.) sono piccoli imprenditori:
coloro che esercitano unattivit professionale organizzata prevalentemente con il lavoro proprio e dei
Questa figura, pur richiamata espressamente dal codice aveva perso via via dimportanza per
la sostanziale indeterminatezza della legislazione al riguardo, che rendeva e rende tuttora
difficile identificare con precisione quando un imprenditore piccolo. Dal 93 ha ripreso
tuttavia maggior significato con listituzione del Registro delle Imprese presso le Camere di
commercio, che prevede una Sezione Speciale per liscrizione dei piccoli imprenditori.
riunisce sia lambito di attivit dellimprenditore commerciale (relativamente ai commercianti
in senso stretto) che quello dellimprenditore agricolo;
si caratterizza per le limitate dimensioni dellimpresa, dove comunque il lavoro del titolare e
dei familiari deve essere prevalente sia sul lavoro dei terzi che sul capitale investito nellazienda.
La conseguenza pi importante che deriva da questo status giuridico che generalmente, a
differenza dellimprenditore commerciale,
il piccolo imprenditore non pu fallire.
Attenzione per: il fatto di essere iscritti alla Camera di commercio come piccoli imprenditori non
mette del tutto al riparo dal rischio di fallimento. Infatti in caso di insolvenza il piccolo
imprenditore non viene automaticamente riconosciuto come tale: il giudice fallimentare
che decide di volta in volta, secondo vari criteri dettati dalla legge fallimentare9 e dalla
giurisprudenza in merito.
9 - R.d. 16 marzo 1942, n. 267, riformato dal d.lgs. 12 settembre 2007, n. 169. In base alla riforma, il legislatore fornisce ora una
nuova nozione quantitativa di piccolo imprenditore (ammontare di attivo patrimoniale, di ricavi, ecc.) che prescinde dal criterio qualitativo stabilito dallart. 2083 c.c. Ma le nuove norme non fugano i dubbi interpretativi. In ogni caso il ruolo del giudice fallimentare
e della giurisprudenza di merito si conferma fondamentale per applicare la normativa ai singoli casi concreti.
Limprenditore artigiano
Come si visto, a proposito del piccolo imprenditore il codice richiama esplicitamente
alcune figure (coltivatore diretto, artigiano, piccolo commerciante). Queste figure sono state
oggetto di disciplina speciale a vari fini (previdenziali, creditizi, ecc.). Vedremo ora in particolare, per la sua importanza, la disciplina dellartigianato (con una avvertenza: le definizioni
di artigiano per il codice e per la disciplina speciale pur sovrapponendosi in larga parte
non coincidono esattamente).10
Lattivit artigiana, per limportanza economica che tradizionalmente riveste nel nostro
Paese, regolata a livello nazionale da una Legge speciale sullArtigianato (legge 443/85 e successive modifiche e integrazioni).11 Tale legge precisa le caratteristiche sia dellimprenditore
artigiano che dellimpresa artigiana. Esistono inoltre diverse leggi regionali che regolano la
materia a livello locale (in Veneto la Legge Regionale n. 67 del 31.12.1987).
considerato imprenditore artigiano chi:
esercita personalmente, professionalmente e in qualit di titolare limpresa artigiana;
assume la piena responsabilit dellimpresa, con tutti gli oneri e i rischi inerenti alla sua direzione e gestione;
svolge prevalentemente in prima persona lattivit, intervenendo, anche manualmente, nel processo
Limprenditore artigiano pu essere titolare di una sola impresa artigiana.
assume esclusivamente una delle forme giuridiche consentite dalla Legge Speciale (Impresa individuale, Societ in nome collettivo, Societ in accomandita semplice, Societ a responsabilit
limitata, Cooperativa, Consorzio - v. cap. 16);
ha un numero di dipendenti non superiore a determinati limiti, che variano da 8 a 40 secondo il
tipo di contratto (apprendisti o non apprendisti), di lavorazione (in serie o non in serie) e di
settore (edilizia, trasporti, abbigliamento, ecc.); 12
rivolta alla produzione di beni (anche semilavorati) e di servizi, ad esclusione delle seguenti attivit:
-attivit agricola;
-attivit di intermediazione commerciale (somministrazione al pubblico di alimenti e
bevande, commercio allingrosso, al dettaglio, ecc.);
-attivit ausiliarie di queste ultime (agente, mediatore, ecc.).
10 - Alcuni esempi: il caso dellartigiano iscritto allAlbo apposito ma non piccolo imprenditore (es. Srl unipersonale artigiana) e
viceversa quello del piccolo imprenditore artigiano ma non iscritto allAlbo (es. titolare di impresa familiare artigiana non partecipante
allattivit produttiva).
11 - Modificata dalla legge 20 maggio 1997, n 133 Modifiche allarticolo 3 della legge 8 agosto 1985 in materia di impresa artigiana
costituita in forma di societ a responsabilit limitata con unico socio o di societ in accomandita semplice.
12 - Ad es. unimpresa di trasporto, per essere considerata artigiana, deve avere non pi di 8 dipendenti; unimpresa che opera nei
settori delle lavorazioni artistiche, tradizionali e dellabbigliamento su misura, per essere considerata artigiana deve avere un massimo
di 32 dipendenti, compresi gli apprendisti in numero non superiore a 16: il numero massimo dei dipendenti pu essere elevato fino
a 40 a condizione che le unit aggiuntive siano apprendisti; ecc. Per maggiori informazioni si pu consultare la banca dati Filo
dArianna presso le Camere di commercio o Aziende speciali convenzionate con Retecamere.
Naturalmente lartigiano potr svolgere le attivit di cui sopra in quanto strumentali ed
accessorie allesercizio dellimpresa: ad esempio una pasticceria artigiana pu vendere i propri
prodotti anche direttamente al pubblico (purch tali prodotti siano consumati immediatamente nei locali di produzione), in quanto tale commercio puramente accessorio cio
secondario rispetto allattivit principale (quella produttiva).
Pi in generale lartigiano pu vendere liberamente prodotti propri e di terzi, per con
nel caso in cui venda prodotti propri al di fuori dei locali di produzione dovr attenersi agli
obblighi previsti per i commercianti, ma ci non gli far perdere la qualifica di artigiano;
nel caso in cui venda prodotti non realizzati da lui, non solo dovr attenersi agli obblighi previsti per i commercianti, ma (se il reddito che gli deriva dal commercio maggiore di quello
che proviene dallattivit produttiva) potr perdere la qualifica di artigiano ed acquisire
quella di commerciante.
bene ricordare ancora che la figura dellartigiano, come definita dalla legge speciale, non
coincide esattamente con quella prevista dal codice civile; ai fini pratici, tuttavia, ci che
conta sapere che ogni imprenditore che abbia le caratteristiche previste dalla legge
speciale sullartigianato tenuto a presentare domanda di iscrizione allAlbo provinciale delle imprese artigiane, che di regola ha sede presso la Camera di commercio.13
Dalliscrizione allAlbo derivano importanti conseguenze:
lobbligo del pagamento dei contributi INPS per la previdenza e lassistenza sanitaria previste
a carico degli artigiani;
il diritto ad usufruire di sgravi fiscali non indifferenti, di finanziamenti agevolati (erogati
soprattutto dallArtigiancassa, lente finanziario di categoria) e di altri benefici (abbattimenti contributivi per i dipendenti, ecc.).
Lartigiano ieri e oggi: dal calzolaio allesperto di siti web
Al giorno doggi artigiano non pi solo il calzolaio, il fabbro ferraio o limpagliatore di
sedie. Pu rientrare in questa figura giuridica, se ne ha i requisiti, anche chi offre prodotti o
servizi innovativi: ad esempio fotografia industriale, pubblicit e comunicazione dimpresa,
computergrafica, desktop publishing, realizzazione di siti internet, ecc.
13 - In alcune regioni, come ad esempio in Toscana, le Commissioni provinciali per lartigianato (C.P.A.) sono state abolite e le relative
funzioni vengono svolte direttamente dalle Camere di commercio.
Quando un imprenditore piccolo in senso economico
Attenzione a non confondere la denominazione piccola e media impresa (PMI) con
la definizione data dal codice civile a proposito del piccolo imprenditore. La prima
una classificazione di tipo economico, la seconda identifica uno status giuridico.
Dal punto di vista economico, le imprese possono essere classificate in vario modo per le
loro dimensioni. Fino a qualche anno fa, per classificare la dimensione di unimpresa in senso
economico si usavano criteri di tipo statistico (per non accettati da tutti) che prendevano in
considerazione il numero degli addetti e il fatturato.14
Oggi si fa riferimento principalmente alla normativa dellUnione Europea (Disciplina sugli Aiuti
di Stato). Ci offre un quadro comune di riferimento e criteri chiari di individuazione delle
imprese, soprattutto quanto a questioni come lautonomia delle PMI, e la possibilit o meno
per una PMI di essere considerata tale nel caso di controllo da parte di unaltra impresa o gruppo.
Per la Commissione Europea, secondo i parametri attualmente in vigore,15 occorre distinguere se limpresa sia autonoma16 o meno.
Nel primo caso, sono considerate microimprese quelle che hanno:
non pi di 10 effettivi;17
o un fatturato annuo o un totale di bilancio annuo non superiore a 2 milioni di Euro (si considera
il dato pi favorevole).
Sono considerate piccole imprese quelle che hanno:
non pi di 50 effettivi;
o un fatturato annuo o un totale di bilancio annuo non superiore a 10 milioni di Euro (si considera
Sono, invece, medie imprese quelle che hanno:
non pi di 250 effettivi;
o un fatturato annuo non superiore a 50 milioni di Euro o un totale di bilancio annuo non superiore
a 43 milioni di Euro (si considera il dato pi favorevole).
14 - Un modello di classificazione statistica era il seguente: fino a 10 addetti, microimpresa; fino a 100 addetti, piccola impresa; fino a 500
addetti, media impresa; oltre 500 addetti, grande impresa. Oggi, nel glossario dellIstat compaiono le seguenti definizioni: piccola impresa
(commercio al dettaglio), limpresa con uno o due addetti; media impresa (commercio al dettaglio), limpresa, con un numero di addetti
da tre a cinque, prevalentemente caratterizzata da piccole superfici di vendita; grande impresa, quella che occupa 500 addetti ed oltre.
15 - Parametri desunti dallAll. 1 Reg. 800/2008. Per maggiori particolari v. cap. 17.
16 - considerata autonoma qualsiasi impresa non associata o non collegata ad altre imprese. Per la definizione di impresa
associata e collegata v. cap. 17.
17 - Espressi in termini di ULA (Unit Lavorative Anno), che si ottengono sommando il numero degli occupati a tempo pieno per lintero anno, a quello degli stagionali e degli occupati a tempo parziale, contabilizzati in frazioni di ULA. Per maggiori dettagli v. cap. 17.
Nel secondo caso, ai fini del rispetto dei parametri sopra indicati, ai dati relativi allimpresa
considerata (effettivi e fatturato o totale di bilancio) occorre sommare quelli delle imprese
associate o collegate ad essa.18
Sei imprenditore? Devi...
Tutti gli imprenditori (commerciali, agricoli e piccoli) sono tenuti alliscrizione nel
Registro delle imprese presso la Camera di commercio competente, cio quella della
provincia in cui posta la sede legale (per maggiori dettagli v. cap. 11).
I soli imprenditori commerciali sono inoltre obbligati, ai fini civilistici, alla tenuta delle
scritture contabili (v. cap. 14), obbligo che peraltro, ai fini fiscali, finisce per estendersi
anche a quasi tutti gli imprenditori.19
Cosa si intende per attivit di lavoro autonomo 19
Con tale espressione si intende (art. 2222 c.c. - contratto dopera) ogni attivit lavorativa
lesecuzione, contro corrispettivo, di unopera o di un servizio;
Come accennato allinizio, il lavoro autonomo si differenzia dallimpresa principalmente per
lassenza di una significativa organizzazione, cio di una azienda.20
Secondo la normativa fiscale (artt. 49 e 81 TUIR) e secondo le ultime disposizioni legislative in materia di lavoro (d.lgs. 276/03) le attivit autonome possono essere svolte nei
18 - Ai dati relativi allimpresa associata occorre sommare una proporzione dei dati relativi a tutte le altre imprese associate. La proporzione va calcolata in base alla percentuale di partecipazione al capitale o alla percentuale dei diritti di voto detenuti dalle altre imprese
associate (si considera la percentuale pi elevata delle due, cos come nel caso di partecipazioni incrociate).
Ai dati relativi allimpresa collegata occorre sommare il 100% dei dati relativi a tutte le altre imprese collegate. Per maggiori dettagli v. cap. 17.
19 - In teoria, secondo il codice gli imprenditori agricoli e i piccoli imprenditori non sono obbligati alla tenuta delle scritture contabili;
in pratica per, nella maggior parte dei casi, vi sono obbligati dalle norme fiscali, soprattutto se esercitano lattivit sotto forma di societ (per
maggiori particolari v. cap. 14).
20 - Dal punto di vista giuridico, nel caso di studi professionali che si avvalgono del lavoro di personale non abbiamo comunque unazienda, che come detto sopra lo strumento necessario per esercitare unattivit di impresa: tutta lattivit infatti incentrata sullopera
del professionista, e gli eventuali dipendenti o collaboratori (segretarie ecc.) svolgono un ruolo puramente accessorio.
collaborazione a progetto, che ha sostituito di fatto la tradizionale collaborazione coordinata e continuativa;21
Esercizio di arti o professioni
Si considera tale lo svolgimento di attivit di lavoro autonomo per professione abituale (anche
se non esclusiva). Rientrano in questa categoria:
gli artisti (pittori, musicisti, ecc.) e i professionisti dello sport e dello spettacolo (calciatori, attori, ecc.);
i professionisti intellettuali (avvocati, medici, commercialisti, ecc.).
Questi ultimi sono considerati prestatori dopera intellettuale (art. 2229 e segg. c.c.), i cui elementi distintivi sono:
il carattere intellettuale della prestazione, cio luso di intelligenza e cultura in modo prevalente rispetto alleventuale impiego di lavoro manuale;
la discrezionalit nellesecuzione del lavoro: il medico o lavvocato, ad esempio, possono
eseguire il lavoro che gli stato affidato come meglio credono;
il semplice compimento della prestazione indipendentemente dal risultato. Il professionista intellettuale, cio, ha diritto al compenso per il solo fatto di aver prestato la propria opera: si
tenuti, ad esempio, a pagare lonorario allavvocato anche se si perde la causa.
A volte per esercitare una professione richiesta liscrizione preventiva in appositi albi, ordini o
elenchi: si parla, in tal caso, di professioni protette (giornalisti, notai, medici, ecc. - cfr. in proposito lart.
2229 c.c.); in caso contrario, si parla di professioni libere (es. consulenti dazienda, pubblicitari, ecc.).22
In quanto tali, gli esercenti arti o professioni non sono imprenditori: essi per lo diventano quando operano
nellambito di unaltra attivit considerata imprenditoriale (un architetto che opera in una impresa di
costruzioni di cui titolare, un regista che lavora per una casa cinematografica di cui proprietario, ecc.). In questi casi lo stesso soggetto pu essere insieme imprenditore e lavoratore
autonomo (con due diversi regimi fiscali): ad es. un medico quando opera come libero professionista un lavoratore autonomo, quando opera nella sua clinica privata un imprenditore.
21 - La collaborazione coordinata e continuativa quellattivit che pur avendo contenuto intrinsecamente professionale viene svolta:
senza vincolo di subordinazione a favore del committente, ma in modo adeguato alle sue esigenze (lattivit del collaboratore infatti
coordinata con quella del committente, che impartisce delle direttive di massima);
nel quadro di un rapporto continuativo (cio non occasionale) e a termine;
senza impiego di mezzi organizzati (cio non usando propri locali, macchinari, attrezzature, ecc.);
con retribuzione periodica prestabilita.
A differenza del professionista intellettuale, il collaboratore deve garantire il risultato finale dellopera o del servizio reso al committente.
Anche gli esercenti arti o professioni possono svolgere attivit di collaborazione: in questo caso, tuttavia, deve trattarsi di attivit
collaterali (non rientranti, perci, nellarte o professione abituale esercitata dal soggetto).
22 - Il professionista non iscritto in albi non va confuso con il c.d. libero professionista, termine che si riferisce comunemente a
Come sopra accennato, nel settore privato il d.lgs. 276/2003 (attuativo della l. 30/2003,
cosiddetta legge Biagi) ha sostituito il tradizionale contratto di collaborazione coordinata
e continuativa (che continua tuttavia a sussistere per alcuni casi particolari)23 con il contratto di collaborazione a progetto.24
Fatte salve queste eccezioni, tutti i contratti di collaborazione coordinata e continuativa
sono stati a suo tempo trasformati laddove possibile in contratti a progetto o in normali
contratti di lavoro subordinato a tempo indeterminato. Questa norma si resa necessaria
per il fatto che molti datori di lavoro hanno fino a ieri abusato della forma contrattuale di
collaborazione coordinata e continuativa, utilizzando per diversi anni dei co.co.co. come veri
e propri dipendenti di fatto.
Il contratto a progetto un rapporto di lavoro autonomo continuativo (cio non sporadico),
in base al quale il collaboratore assume, ufficialmente senza vincolo di subordinazione,25
lincarico di eseguire uno o pi progetti specifici o programmi di lavoro (o delle fasi di essi) determinati dal committente.
Tale contratto presenta le seguenti caratteristiche:
un incarico gestito autonomamente in funzione del risultato da raggiungere (nel rispetto tuttavia
del vincolo di coordinamento con il committente);
ha durata determinata o determinabile dalla natura del progetto stesso (ma entro tale termine
irrilevante il tempo impiegato per lesecuzione della prestazione).
23 - Il rapporto di collaborazione coordinata e continuativa senza progetto si applica solo nella pubblica amministrazione (d.lgs.
276/03, circolare ministeriale 1/2004).
Nel settore privato si applica la disciplina della collaborazione a progetto, tranne che nei seguenti casi (d.lgs. 276/2003, art. 61
professioni intellettuali per lesercizio delle quali necessaria liscrizione in appositi albi professionali esistenti alla data del 24
ottobre 2003 (circolare ministeriale 1/2004);
attivit di collaborazione rese e utilizzate a fini istituzionali in favore di associazioni e societ sportive dilettantistiche affiliate alle
federazioni sportive nazionali, alle discipline sportive associate e agli enti di promozione sportiva riconosciute dal Coni;
componenti degli organi di amministrazione e controllo di societ e partecipanti a collegi e commissioni (compresi gli organismi
di natura tecnica - c.m. 1/2004);
collaboratori che percepiscono la pensione di vecchiaia (compresi quei soggetti, titolari di pensione di anzianit o di invalidit
che, ai sensi della normativa vigente, al raggiungimento del 65 anno di et, vedono automaticamente trasformato il loro trattamento
in pensione di vecchiaia - c.m. 1/2004);
24 - Tecnicamente il contratto a progetto una fattispecie di collaborazione coordinata e continuativa ed la sola modalit di co.co.
co. applicabile nel settore privato.
25 - D.lgs. 276/2003, art. 61 e segg.
Co.co.pro., autonomo in teoria
In realt le collaborazioni a progetto si trovano a met strada fra il lavoro autonomo e il lavoro dipendente: in tali casi si parla, infatti, di contratti e/o lavoratori parasubordinati. Questo spiega
fra laltro la diversa qualificazione fiscale che ha subito, nel tempo, il reddito prodotto da
questo tipo di attivit.
Si considera tale qualsiasi attivit di lavoro autonomo:
non continuativa, esercitata cio in modo sporadico (es. un medico che scrive occasionalmente
un articolo su una rivista scientifica; uno studente universitario che viene ingaggiato per la
distribuzione di volantini in occasione di un evento particolare);
senza vincolo di coordinamento con il committente.
Il d.lgs. 276/03 ha definito pi precisamente il lavoro autonomo occasionale come una prestazione con le seguenti caratteristiche:
la durata complessiva non deve essere superiore a 30 giorni nel corso dellanno solare, nei
confronti dello stesso committente;
la somma dei compensi percepiti nel medesimo anno solare da ogni committente non
deve superare i 5.000 euro (soglia al di sopra della quale scattano determinati obblighi
contributivi).
L idimpresa
Il web ha rivoluzionato il modo di fare impresa: alcuni spunti di riflessione
Il web rappresenta uno strumento imprescindibile per qualsiasi iniziativa imprenditoriale,
poich consente alle persone e dunque alle imprese di entrare in relazione tra loro: internet
non solo un mezzo di comunicazione, ma un canale che consente alle imprese di essere
visibili sul mercato, di promuoversi e di far parte di un luogo dinterazione sociale ed economico.
Il web, dunque, non si deve tradurre in un sito vetrina di promozione di prodotti e servizi,
ma in una risorsa a disposizione delle aziende che, durante qualsiasi fase del proprio ciclo di
vita, devono sfruttare le opportunit della rete per valorizzare il proprio business.
Essere presenti sul web, fare rete una prospettiva nuova e completamente diversa di fare
Il web come risorsa strategica per la creazione dimpresa
Le informazioni, i servizi, i processi di acquisto e pi in generale i processi aziendali diventano
sempre pi una prerogativa del web, che entrato ormai a far parte del DNA della societ
e dunque delle imprese. Gli utenti sono sempre connessi (basti pensare alla diffusione degli
smartphone, dei tablet e al costante incremento degli utenti dei social network) e le imprese,
ancor di pi nella fase di avvio, devono adottare la rete come elemento imprescindibile per la loro esistenza e il proprio sviluppo.
Se la nuova frontiera del digitale, come anticipato da Steve Jobs, ha i contorni sfumati
di una nuvola, le aziende devono ripensare il proprio modo di operare puntando sui
fattori dellimpatto, del coinvolgimento, dellesperienza, della partecipazione e della
condivisione, adottando soluzioni integrate e innovative che puntino sul ruolo centrale
Le opportunit della rete
Limpresa online
Per una nuova impresa la prima attivit da progettare quella di garantire la propria presenza online, attraverso la realizzazione:
2. Limpresa ai tempi di internet
di un sito web aziendale;
di profili su uno o pi social network;
Con riferimento al sito web, la progettazione deve prevedere alcuni elementi informativi e promozionali che riguardano trasversalmente tutte le tipologie di attivit
imprenditoriali, tra cui la descrizione dellazienda (chi siamo), la presentazione dei
prodotti/servizi, del portfolio e dei clienti, le news sugli aggiornamenti del sito e i
form di contatto per ricevere richieste di informazioni o feedback utili per le azioni
di customer satisfaction.
Il sito web deve incoraggiare lesplorazione e la ricerca e soprattutto deve essere organizzato
secondo criteri facilmente comprensibili al pubblico ma che al tempo stesso ne incoraggino
la visita attraverso una presentazione efficace dellimpresa.
Focus sul sito web aziendale
La progettazione di un sito web aziendale varia anche in funzione del budget disponibile.
Il neo imprenditore pu optare per due scelte: acquisire un template predefinito e personalizzarlo in funzione delle proprie esigenze; oppure commissionare un progetto ex novo
e adattarlo alle proprie esigenze. La seconda opzione implica un processo pi complesso
composto dalle seguenti fasi: progettazione dellarchitettura; realizzazione del layout grafico (web design); sviluppo tecnologico; progettazione e pubblicazione dei contenuti; test;
I neo-imprenditori hanno lopportunit di fare rete e aumentare la propria visibilit
attraverso i social network che, gratuitamente, consentono di avviare un processo
di comunicazione partecipativa. Tramite i social network, infatti, le aziende possono
adottare un approccio realmente collaborativo con il cliente e sviluppare un dialogo
Attivare questo processo significa in primo luogo creare un proprio profilo sui principali
social network (Facebook, Linkedin e Twitter) e anche in funzione delle specificit delliniziativa e degli obiettivi aziendali moderare quotidianamente i contenuti e interagire con i
fan, i follower e i componenti di queste reti sociali.
Nel nostro Paese sono circa 21 milioni gli iscritti a Facebook (di questi 13 vi accedono
tutti i giorni); 1,7 milioni il totale degli utenti italiani di Linkedin e un milione i visitatori
mensili su Twitter (marzo 2012). Un terzo del Paese iscritto ad almeno un social network.
Le aziende non possono non essere presenti su questi strumenti di comunicazione web.
I social network sono una fonte inesauribile di conoscenza sul consumatore medio, uno
strumento per la classificazione dei target e dei segmenti di mercato per carpire i gusti, le
abitudini e i consumi. Essi si basano su un fortissimo senso di fiducia tra gli utenti, il pi
delle volte amici o semplici conoscenti tra loro, altre volte perfetti sconosciuti ma accomunati dai medesimi interessi. Questa fiducia viene utilizzata dalle aziende per pubblicizzare
nuovi prodotti e nuove forme di consumo in operazioni di marketing virali, capaci di
generare passaparola e forte interesse. Le imprese, che da anni hanno capito la portata dello
strumento, sfruttano le piattaforme sociali per dimostrarsi aperte al dialogo con gli utenti
e sensibili nei loro confronti.
Oggi essere presenti sui social vuol dire essere visibili. Facendo un paragone con il passato, una FanPage di Facebook come linsegna di un negozio; un tweet come lannuncio
urlato in un mercato; Linkedin come la cena di lavoro, dove far nascere accordi e successi
imprenditoriali. Fino a qualche anno fa era impensabile la vita di unimpresa o di un esercizio commerciale senza tali strumenti. Oggi impensabile la vita di unimpresa senza i
Il blog un mini-sito, un diario di bordo, una finestra sul mondo del mercato globale.
molto pi semplice da usare rispetto ad un sito web e questo facilita moltissimo gli aggiornamenti. Gli aggiornamenti generano RSS, ossia richiami al contenuto pubblicato, che
possono essere condivisi e ripubblicati su altri blog. Questo fenomeno porta alla creazione di
una rete molto estesa definita come link popularity, ossia si creano dei grandi collegamenti
che potrebbero portare il blog di una azienda a essere visibile su 10, 100, 1000 altri blog.
Una visibilit che non si ferma alle reti di relazioni, ma che mediante tecniche specifiche,
porta a scalare le classifiche di indicizzazione sui motori di ricerca. Essere tra i primi risultati correlati ad una parola su Google, ad esempio, corrisponde ad una pubblicizzazione
costante dellazienda. Visibilit quindi, ma non solo. Un blog aggiornato e interattivo
con lutenza di riferimento significa creare un rapporto strettissimo con i propri lettori/
utenti. Un esempio? Nelmulinochevorrei.it una community online del Mulino Bianco
basata interamente sulla partecipazione dei consumatori-utenti. Una piattaforma dove
tutti possono inviare le proprie idee su nuovi prodotti, promozioni, confezioni, formati e
addirittura consigli nel campo dellimpegno sociale e ambientale. Tutti gli utenti possono
leggere e votare le proposte: sta poi allazienda scegliere le migliori, intuirne la fattibilit
e realizzarle in futuro.
Internet una nuova cultura che entra in azienda e porta a modificare le strategie operative
delle imprese: di conseguenza, non si pu tradurre solo in visibilit sul web attraverso il
sito o ladesione ai social network (vedi sopra), ma pu essere anche unopportunit reale di
sviluppo e valorizzazione del proprio business.
I pi recenti studi rivelano scenari positivi per le aziende che hanno avviato attivit di
e-business, specialmente di commercio elettronico, poich la vendita e lacquisto online
consentono di entrare in contatto diretto con un ampio mercato potenziale (per tipo e localizzazione geografica), superando gli ostacoli che si possono riscontrare soprattutto nella fase
di start-up di unimpresa.
Le nuove imprese e soprattutto le micro e piccole imprese sin dalla fase di start-up hanno
lopportunit di adottare il web come leva strategica di innovazione e sviluppo della propria
iniziativa imprenditoriale: e dunque di fare e-business attraverso la gestione dei processi
aziendali, secondo una logica web-oriented che consente di:
acquisire nuove risorse professionali attraverso il web (e-recruitment);
gestire i fornitori online, riducendo i costi di stock management e i costi e tempi di approvvigionamento ed (eventualmente) di consegna dei prodotti (e-procurement);
semplificare la comunicazione interna aziendale con strumenti di condivisione e partecipazione online, attraverso ladozione di una interfaccia unica che rappresenta il punto di accesso
per tutte le risorse umane dellimpresa;
sviluppare le relazioni con i propri clienti attraverso strumenti web-based che semplificano
linterazione e riducono i tempi e i costi di gestione secondo un approccio di customer satisfaction (es. luso della chat o dei social network per fornire assistenza ai clienti o risolvere
problematiche indicate dai clienti);
ampliare il proprio mercato con il commercio elettronico per consentire anche ad una
piccola impresa di poter rivolgersi ad un numero di clienti potenziali estremamente elevato,
promuovendo con una vetrina online i propri prodotti o servizi (e-commerce);
tracciare tutte le informazioni in entrata (ad esempio i contatti del proprio sito web) per
analizzare le caratteristiche dei propri clienti e conseguentemente per avviare azioni di
Focus su Google Analytics
Con il servizio gratuito di Google Analytics unazienda con un sito web pu per ciascuna
parola chiave conoscere nel dettaglio le voci che compongono il relativo volume di ricerca.
Questo aspetto di estrema rilevanza poich consente di individuare il numero di persone
che hanno effettuato una ricerca, il periodo di riferimento, larea di localizzazione; di conseguenza, limpresa pu misurare costi e risultati e monitorare costantemente la propria
attivit sul web.
Il web rappresenta unopportunit soprattutto per le piccole e le micro imprese che, anche
in assenza di budget da investire in comunicazione, possono promuovere la propria attivit
con risorse economiche limitate.
Il web infatti consente dintraprendere piccole azioni e di aggirare in tal modo quel limite
invalicabile che si pone a tante piccole imprese, costituito dallimpossibilit di oltrepassare
una certa soglia dinvestimento economico. Con le campagne di comunicazione online le
aziende possono aumentare la propria visibilit, incrementare il traffico utenti sul proprio
sito oppure promuovere iniziative ad hoc.
Le azioni di comunicazione, come ciascuna attivit di promozione (cfr. capitolo 18), sono
strutturate secondo un piano di intervento che in funzione delle risorse a disposizione
deve prevedere la definizione degli obiettivi, del target e la progettazione di un messaggio
coerente con la tipologia di intervento.
Con il web anche le aziende di piccole dimensioni possono raggiungere consumatori mirati,
ottimizzando i propri investimenti con un completo controllo sullazione veicolata sul web.
Modelli di promozione sul web
Una delle principali azioni di comunicazione il banner advertising che ha lobiettivo di
generare curiosit e attrarre lutente affinch il visitatore clicchi per avere maggiori informazioni
su un prodotto/servizio. In questo caso si tratta di inserzioni su siti web individuati dallazienda
che, oltre al costo della produzione del banner (e/o di un altro elemento visivo da pubblicare
online), deve sostenere linvestimento pubblicitario relativo allacquisto dello spazio online.
Focus sugli strumenti usati per il banner advertising
Banner e bottoni: hanno formati variabili in funzione dello spazio disponibile sul sito ospitante.
Sliding banner: banner che effettua lo spostamento verso il basso del contenuto editoriale
del sito ospitante.
Interstitial: pagina web vera e propria che si apre, a tutto schermo, tra una pagina web e
unaltra (al click dellutente che ha richiesto una determinata pagina). Ha una durata temporale ben precisa (proprio come uno spot TV), generalmente non inferiore ai 5 secondi o
superiore ai 30 e pu contenere musica e animazioni in flash.
Spot movie: filmato in formato digitale erogato via streaming.
DHTML: floating box realizzata in GIF/FLASH da inserire in una determinata posizione.
Popunder: finestra che si apre automaticamente allapertura della pagina del browser, caricandosi
dietro la finestra principale: non invade il campo visivo dellutente ma ne cattura lattenzione.
Overlayer: immagine di grande impatto visivo che compare in centro pagina e rimane visibile per alcuni secondi.
Advertorial: contenuto editoriale creato ad hoc per esigenze aziendali e dedicato allinformazione del target di riferimento per i propri prodotti e servizi.
Limpresa che avvia una campagna web con inserzioni pubblicitarie online pu pagare i relativi costi adottando le seguenti modalit di pricing (determinazione del prezzo):
Pay-per-view: tariffa unitaria per ogni visualizzazione del banner;
Pay-per-clic: tariffa unitaria per ciascun clic effettuato dallutente;
Pay-per-lead: costo unitario per ogni contatto diretto con un visitatore che clicca sul banner
e arriva nella pagina bersaglio rilasciando informazioni allazienda (ad esempio compilando un form);
Pay-per-sale: tariffa unitaria per ogni vendita generata online (nel caso di aziende che usano
sistemi di e-commerce).
Per le nuove imprese e soprattutto (ma non solo) per aziende di piccole e micro dimensioni
che si pongono lobiettivo di aumentare la propria visibilit online (dunque soprattutto
nella fase di start-up), si pu far ricorso alle campagne di keyword advertising (keyword
= parola chiave) come, ad esempio, quelle di Google Adwords. In questo caso le aziende
sostengono un costo in funzione delle ricerche che gli utenti effettuano sui motori e, pertanto, si tratta di azioni estremamente targettizzate e con unelevata efficacia a fronte
di un investimento ridotto.
Le principali modalit per attivare una campagna di keyword advertising sono:
banner per keyword: i banner sponsorizzati compaiono accanto (prima, dopo o a fianco) ai risultati puri della ricerca sulle parole chiave su cui limpresa ha attivato la
link sponsorizzati nei motori di ricerca: le aziende hanno la possibilit di far comparire il link
al proprio sito aziendale in cima ai risultati delle ricerche effettuate dagli utenti relative ad
argomenti pertinenti ai contenuti delle proprie pagine;
contextual advertising (pubblicit testuale content-targeted): ogni volta che la pagina di
un sito viene visualizzata, il servizio identifica il contenuto ed il significato della pagina
stessa e fornisce automaticamente al visitatore del sito un text-link pubblicitario coerente
con il contenuto delle pagine che sta visitando, oppure legato alle sezioni o categorie del sito
(incontro tra inserzionista e visitatore).
Il modello di pricing in questo caso uno dei seguenti:
pay-per-clic: il modello pi utilizzato e comporta il pagamento solo per il numero di
visite effettivamente fatte dagli utenti a partire dai link posti in cima ai risultati delle
pay-per-query: lazienda paga lacquisizione di uno spazio che compare in testa ai risultati di ricerca in funzione di particolari parole chiave, per un determinato periodo di
clic ad asta: il costo del click aumenta in funzione del numero di aziende che vogliono
associare il loro box ad una determinata parola chiave e in posizione di rilievo.
Focus su Google AdWords: un esempio pratico
Con Google Adwords un imprenditore pu destinare anche una somma di poche decine di
euro per promuovere la propria azienda. In seguito alla selezione delle parole chiave e alla
creazione della propria inserzione (solo testuale) con un investimento di 50 euro e un costo
per clic pari a 30 centesimi di euro limpresa otterr una media di 160-170 contatti, ovvero
potenziali clienti che, proprio attraverso il clic, sono andati a visitare la sua pagina.
Per quanto lefficacia del risultato sia sempre vincolata alla qualit del messaggio realizzato
ed alla corretta identificazione del proprio target, una piccola o micro impresa e soprattutto
un neo-imprenditore nella fase di start-up pu avviare un processo di crescita continuo,
tenendo sempre sotto controllo linvestimento e con il vantaggio di poter misurare costantemente i risultati anche per la definizione di nuove azioni di promozione.
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