Source: https://www.kockspartners-law.be/it/news-it/pillole/118-nieuws/newsletter-unternehmensrecht/475-newsletter-it-2015
Timestamp: 2020-07-08 03:55:27+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 63', 'art. 63', 'sentenza ', 'art 63', 'sentenza ', 'art. 63', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 84', 'art. 91', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 3', 'art.2', 'art. 24', 'art. 4', 'art.39', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 35']

Newsletter - Pillole di Diritto belga 2015
Sono sempre più numerose le imprese italiane che decidono di investire o delocalizzare all’estero ed in Belgio. Infatti, alla sua centralità geografica si aggiunge una crescente centralità politica ed economica che fa del Belgio ed in particolare di Bruxelles uno snodo particolarmente favorevole anche per le imprese italiane. Non bisogna dimenticare che esistono da anni rapporti culturali ed economici che legano il Belgio e l’Italia: già da tempo, per fare un esempio, il Belgio è uno dei più importanti partner commerciali dell’Italia a livello mondiale. Chiaramente la globalizzazione economica necessita di una regolamentazione sempre più complessa a tutti i livelli ed in tutti i settori.
Per questo motivo, lo studio legale Kocks & Partners, specializzato nell’assistenza e nella rappresentanza legale dei suoi clienti, negli ambiti, tra l’altro, del diritto societario, diritto del lavoro, diritto fallimentare, diritto della distribuzione, diritto tributario e delle controversie internazionali, amplia la sua gamma di offerte avvalendosi di un Italian Desk che ha il compito di offrire un servizio di assistenza legale nella gestione dei casi più complessi relativi ad imprese italiane che operano o che intendono investire o intraprendere operazioni economiche in Belgio.
Consultando il nostro sito web, arricchito di nuovi contenuti e da oggi anche in lingua italiana, avrà la possibilità di conoscere le principali novità del diritto belga in italiano e rimanere aggiornato sulle aree di attività dello studio.
Con la serie “Newsletter Italian Desk – Pillole di Diritto belga” offriamo due volte l’anno brevi notizie in italiano sugli attuali sviluppi del diritto belga.
In Belgio...
Licenziamento senza giusta causa. Cosa cambia dopo la sentenza della corte costituzionale belga del 18 dicembre 2014?
Con la sentenza 187/2014, la corte costituzionale belga ha stabilito che l’art. 63 della legge del 3 luglio 1978 relativa ai contratti di lavoro viola gli artt. 10 e 11 della Costituzione belga. In effetti, oggi, la volontà di giungere ad una progressiva armonizzazione tra lo statuto degli impiegati e quello degli operai non giustifica il mantenimento di differenziazioni relative alle possibili cause di licenziamento e all’indennizzo economico „certo“ dovuto al lavoratore in caso di licenziamento senza giusta causa.
Cosa succede in caso di licenziamento senza giusta causa?
Questa disciplina è stata oggetto di importanti riforme negli ultimi anni, anche al fine di incentivare le imprese che operano in Italia ad assumere nuova forza lavoro in attesa della tanto auspicata ripresa economica.
Il nuovo regolamento UE 848/2015 sulle procedure di insolvenza
Sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea (L. 141 del 5 giugno 2015) è stato pubblicato il regolamento 848/2015 (d‘ora in avanti reg. UE) relativo alle procedure di insolvenza. Dopo poco più di tredici anni dalla sua entrata in vigore (maggio 2002), si è resa necessaria una modifica al regolamento 1346/2000 per aggiornare la relativa disciplina alle più recenti proposte della Commissione e, senza alcun dubbio, per apportare quelle migliorie tanto volute dalla giurisprudenza europea.
Il nuovo codice di diritto dell’economia belga
L’idea di una modernizzazione del diritto economico belga risale al 2006 ed ha avuto inizio con dei lavori che hanno visto impegnati, contemporaneamente, giuristi ed economisti allo scopo di analizzare la legislazione economica e proporre dei progetti di riforma. Il nuovo Codice, entrato in vigore in larga parte il 31 Maggio 2014, è composto da 18 libri che raggruppano tutte le materie di diritto economico con l’esclusione delle materie settoriali (quali ad esempio assicurazioni, energia, etc.).
In Belgio....
​I fatti
Un operaio viene licenziato nel giugno del 2011 dietro pagamento di una buonuscita pari a 42 giorni di lavoro. Il lavoratore contesta il licenziamento dinnanzi al tribunale del lavoro invocando l’art. 63 della legge sui contratti di lavoro il quale prevede, a suo favore, una presunzione di licenziamento senza giusta causa e il pagamento di un indennizzo supplementare pari a 6 mesi.
Il datore di lavoro, invece, ritiene che il lavoratore operi in un settore di attività (l’industria alimentare) che prevede dei periodi di preavviso di gran lunga superiori a quelli applicabili ad altre attività e che quindi, proprio per questo, non vi è alcuna necessità di applicare ad esso il regime favorevole di licenziamento senza giusta causa.
C‘è da premettere che questa sentenza non ha un impatto pratico per i datori di lavoro ed i lavoratori del settore privato, per i quali l’art 63 della legge 3 luglio 1978 non si applica più dall‘aprile del 2014.
Di contro, questa sentenza ha un significativo rilievo per i datori di lavoro ed i lavoratori del settore pubblico, i quali non rientrano nella disciplina dettata dalla legge del 5 dicembre 1968.
In virtù di questa sentenza, un operaio licenziato dopo il 1 Aprile 2014 da un datore di lavoro pubblico non potrà richiedere l’indennizzo forfettario previsto in caso di licenziamento senza giusta causa dall’art. 63 della legge relativa ai contratti di lavoro e non potrà, tra l’altro, invocare una disposizione normativa che lo avrebbe tutelato dinnanzi ad un licenziamento senza giusta causa o ingiusto e che gli avrebbe concesso la possibilità di ottenere un indennizzo forfettario simile a quello previsto nel settore privato.
Ma è ragionevole questa distinzione tra operai del settore privato e quelli del settore pubblico?
In caso di licenziamento senza che sussista una giusta causa o un giustificato motivo si parla di licenziamento illegittimo ed in questo caso la legge prevede delle sanzioni a carico del datore di lavoro. La disciplina è stata profondamente modificata dalla c.d. Riforma Fornero (l.92 del 2012) e dal c.d. Jobs Act (d.lgs. 23/2015).
La disciplina dei licenziamenti illegittimi continua ad essere regolata, in linea di massima, dall’art. 18 dello statuto dei lavoratori così come modificato nel 2012 prevedendo il reintegro dei lavoratori soltanto quando il giudice accerti che il fatto non sussiste o quando lo stesso fatto viene punito dai contratti collettivi con sanzioni che non prevedono il licenziamento.
Per i neo-assunti con la nuova tipologia contrattuale (contratto a tutele crescenti) prevista dal Jobs Act non varrà la tutela concessa dall’art. 18 dello statuto dei lavoratori. Per questi lavoratori (operai, impiegati, quadri) il reintegro nel posto di lavoro è previsto soltanto in caso di licenziamento discriminatorio o nullo (intimato in forma orale).
In tutti gli altri casi di licenziamento ingiustificato e nei licenziamenti legati a ragioni economiche la tutela è rappresentata da un indennizzo crescente con il crescere dell’anzianità lavorativa. Questa regola dell’indennizzo monetario vale anche per i licenziamenti collettivi nei casi in cui non vengano rispettate le procedure e i criteri di scelta dei lavoratori da licenziare.
Questo nuovo regolamento inizierà ad applicarsi dal 26 giugno del 2017 (art. 84 reg. UE). Per tutti gli atti compiuti dal debitore prima di tale data continueranno ad applicarsi le leggi applicabili al momento del loro compimento ed in deroga all’art. 91 reg. UE, in base al quale il regolamento 1346/2000 è abrogato, quest’ultimo continuerà a disciplinare le procedure di insolvenza che rientrano nel suo ambito di applicazione.
Già da un primo raffronto col precedente, nella struttura il nuovo regolamento appare più articolato (89 considerando contro 33) e più strutturato del vecchio regolamento (82 articoli contro 47).
Così come il precedente, il regolamento 848 del 2015 troverà applicazione in tutti gli Stati dell’Unione europea ad eccezione della Danimarca (considerando 88) e disciplinerà le procedure relative ad un debitore il cui centro degli interessi principali è situato all’interno dell’Unione.
La ratio del regolamento si rinviene nell’esigenza di adottare una corretta gestione delle insolvenze relative alle imprese che operano in contesti transfrontalieri e di prevedere una loro gestione uniforme.
L’ambito di applicazione della disciplina è stato ampliato rispetto a quanto previsto in precedenza. Infatti dalla lettura congiunta dei considerando 9 e 10 con l’art. 1 del reg. UE si evince chiaramente che il nuovo regolamento si applicherà alle procedure di insolvenza indipendentemente dal fatto che il debitore sia una persona fisica o giuridica, un professionista o un privato. In particolare, il regolamento sarà esteso anche alle procedure di ristrutturazione nella fase in cui esiste soltanto una probabilità di insolvenza del debitore e alle procedure di remissione del debito o di un suo adeguamento con riguardo ai consumatori e ai lavoratori autonomi. Mentre, come già previsto anche dalla precedente disciplina, tale regolamento non si applicherà alle crisi delle imprese assicuratrici, agli enti creditizi, alle imprese di investimento ed agli organismi d’investimento collettivi (art. 1 n.2 reg. UE).
Anche il nuovo regolamento prevede due tipologie di procedura: la procedura principale d’insolvenza e la procedura territoriale, la quale diverrà secondaria nel caso di apertura della principale. L’art. 3 reg. UE conferma i titoli relativi alla competenza giurisdizionale previsti dal precedente regolamento sottolineando che, se il centro degli interessi principali del debitore si trova in uno Stato membro, i giudici di un altro Stato membro avranno la competenza di aprire una procedura di insolvenza territoriale solo se questi possiede una dipendenza (secondo l‘art.2 n.10 reg. UE: qualsiasi luogo di operazioni in cui un debitore esercita o ha esercitato nel periodo di tre mesi anteriori alla richiesta di apertura della procedura principale d'insolvenza, in maniera non transitoria, un'attività economica con mezzi umani e con beni) nel territorio di questo Stato.
Proprio per prevenire il forum shopping fraudolento, il nuovo regolamento prevede delle limitazioni relative alla validità del trasferimento del centro di interessi da uno Stato ad un altro qualora avvenga nei tre o nei sei mesi antecedenti alla domanda di apertura del procedimento.
Inoltre, al fine di armonizzare e coordinare le giurisdizioni dei vari Stati membri, l’art. 24 reg. UE impone la creazione di registri fallimentari nei quali saranno pubblicate le informazioni relative alle procedure di insolvenza.
Infine il regolamento prevede due nuovi capi (5 e 6) relativi rispettivamente alle procedure di insolvenza di società appartenenti ad un gruppo ed alla protezione dei dati.
Chiaramente adesso bisognerà attendere per verificare se tali modifiche proposte dalla Commissione e tanto volute dalla giurisprudenza europea contribuiranno ad armonizzare il diritto materiale dell’Unione nell’ottica di una riorganizzazione del fallimento e delle procedure concorsuali.
Al 2017!
Questo è quanto ha stabilito la Corte di cassazione belga. La Corte ha, infatti, disposto che il fatto che l’azione fraudolenta (del debitore) non abbia provocato un pregiudizio identico nei confronti di tutti i creditori non impedisce che l’azione pauliana esperita miri, dopo la dichiarazione di fallimento, al soddisfacimento della massa dei creditori.
Una delle prime e più evidenti modifiche riguarda la definizione di impresa che è definita come un’attività con scopo economico svolta non occasionalmente da una persona fisica o giuridica. È evidente che si tratti di una nozione amplia, certamente più di quanto non lo fosse in precedenza, che ingloba dei soggetti dapprima esclusi dalla nozione giuridica di commerciante quali gli agricoltori, i liberi professionisti e le società semplici. Ed accanto ad una nuova definizione di impresa se ne trova una di consumatore, il cui criterio di identificazione è lo scopo perseguito (cioè l’agire o meno per fini professionali). Inoltre, la nozione di consumatore andrà a ricomprendere anche l’attività professionale dell’interessato quando quest’ultima è talmente limitata da non essere predominante nel contesto globale del contratto.
Si comprende facilmente che la ratio di queste modifiche si ritrova in un’amplia riforma tesa da un lato ad una maggiore protezione dei diritti dei consumatori anche attraverso la previsione di un’azione collettiva e di una concreta tutela nelle vendite a distanza e dall’altro nella previsione di un’estensione dei casi in cui è possibile intentare un’azione inibitoria.
Il libro XI, riguardante la proprietà intellettuale, è entrato in vigore il 1 Gennaio 2015 e raggruppa le disposizioni relative, tra l’altro:
- ai brevetti d’invenzione;
- ai certificati complementari di protezione;
- al diritto d’autore e ai diritti connessi.
Nel libro X del Codice economico, il legislatore disciplina il contratto di concessione di vendita che fino al maggio del 2014 era regolato dalla legge 27 luglio del 1961. Tale legge prevedeva che in caso di recesso unilaterale del concedente, il concessionario avrebbe avuto diritto al pagamento di una indennità sostitutiva del preavviso e ad una indennità supplementare (ed il Belgio era l’unico Stato in Europa a prevederlo!).
Oggi il Codice prevede che il contratto di concessione di vendita in esclusiva stipulato a tempo indeterminato può essere risolto da un lato, per grave mancanza (manquement grave) dal concessionario senza la previsione di alcuna indennità né preavviso, dall’altro, in modo unilaterale, mediante un congruo preavviso o un’equa indennità. E per verificare la congruità del preavviso si dovrà tener conto di alcuni parametri tra i quali vale la pena ricordare la durata del rapporto tra concedente e concessionario (l'ancienneté de la relation) e la rilevanza del fatturato.
Sotto un’altra angolazione l’impostazione del libro X del nuovo Codice lascia un dubbio, relativamente a due considerazioni:
- la prima riguarda l’art. 4 della legge 27 luglio 1961, oggi trasposto interamente nell’art.39 libro X del Codice, il quale prevede che nel caso in cui il concessionario, danneggiato a causa di un recesso da un contratto di vendita, citi il concedente dinnanzi ad un tribunale belga, quest’ultimo applicherà soltanto il diritto belga;
- la seconda riguarda l’art. 6 della legge del 1961, il quale stabiliva che le disposizioni della suddetta legge si applicassero anche in caso di patto contrario.
Il dubbio è questo: poiché nel libro X del nuovo Codice del diritto dell’economia non è presente una norma che riprenda l’art. 6 della legge 27 luglio 1961, questo significa che i nuovi articoli 35 a 40 del libro X non hanno carattere imperativo?
È comunque vero che l’art. 35 del libro X dispone che anche le concessioni di vendita in esclusiva siano sottomesse alle norme del titolo terzo, nonostante qualsiasi clausola contraria.
Ovviamente non ci resta che attendere le prime decisioni giurisprudenziali per comprendere l’evoluzione di questa disciplina.
Progetto sulla deontologia professionale
In stretto rapporto con molte associazioni che si occupano di diritto anche a livello internazionale, l’Italian Desk dello studio legale Kocks & Partners collabora tra l’altro con l’AIGLI (Associazione Internazionale Giuristi Lingua Italiana).
Dal mese di marzo di quest’anno sta contribuendo ad un progetto sulla “deontologia professionale comparata“ al fine di comparare le regole e le prassi presenti in vari paesi per evidenziarne i tratti in comune e le diversità.
Convegno AIGLI - settembre 2015
Tenendo fede a quella che è la finalità dell’AIGLI, certamente condivisa dallo studio legale Kocks & Partners, cioè promuovere ed intensificare i rapporti tra giuristi di lingua italiana, il nostro Italian Desk parteciperà al 28° Convegno e all’ assemblea annuale degli associati che si terrà a Catania dal 17 al 20 settembre 2015 le cui tematiche principali trattate saranno il “Forum shopping e la concorrenza sleale”.
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