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Timestamp: 2017-10-20 05:14:27+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art.15', 'art.15', 'art.3', 'art.6', 'art.6', 'art.15', 'art.24', 'sentenza ', 'art.15', 'art. 17']

T.A.R. Campania Napoli, Sezione II, 26 maggio 2011
SENTENZA N. 2855
Come già osservato da questa Sezione (cfr. sentenza 10 luglio 2006 n.7386), l’art.15 del T.U. sull’edilizia, conformemente alla regola tempus regit actum, afferma l’altrettanto generale principio secondo cui l’entrata in vigore del nuovo strumento di programmazione è di per sé solo impeditiva di ogni attività edilizia che allo stesso non risulti conforme, escludendo l’ultrattività di precedenti normative o provvedimenti incompatibili.
Con l’atto introduttivo del giudizio, notificato il 26 aprile 2008 e depositato il 15 maggio seguente, il sig. Gaetano Pisacane ha premesso di aver conseguito dal Comune di Qualiano, in data 29 ottobre 2007, il permesso di costruire n.87 per la realizzazione di un sottotetto termico non abitabile sul preesistente fabbricato di proprietà, sito alla via S. Rosa n.33, individuato in catasto al foglio 6, particella n.80, sub.8 e 9. Il ricorrente ha esposto che, dopo la comunicazione d’inizio dei lavori ed a seguito di sopralluogo effettuato l’8 gennaio 2008, il Comune gli ha inviato la comunicazione di avvio del procedimento di decadenza del titolo edilizio, culminato nell’impugnato provvedimento finale emesso il 14 febbraio 2008, ai sensi dell’art.15, comma 4, del D.P.R. n.380 del 2001.
A sostegno della domanda giudiziale di annullamento della determinazione sfavorevole, il ricorrente ha dedotto i seguenti motivi: violazione e/o falsa applicazione dell’art.3 della L. n.241/1990, degli art.6, 27 e 37 del D.P.R. n.380 del 2001 – violazione del giusto procedimento – eccesso di potere per errore sui presupposti di fatto e di diritto, difetto assoluto di istruttoria e di motivazione. L’interessato assume, da un lato, che i lavori sarebbero già iniziati sin dal rilascio del titolo e che il nuovo P.R.G. non potrebbe considerarsi come jus superveniens, essendo stato approvato antecedentemente al rilascio del permesso, dall’altro, che il provvedimento impugnato non evidenzierebbe le ragioni del contrasto dell’intervento già assentito con la nuova normativa urbanistica.
Si è costituita in resistenza l’intimata amministrazione comunale, che ha preliminarmente eccepito l’irricevibilità e l’inammissibilità del gravame. Nel merito, il Comune di Qualiano ha difeso la legittimità dell’azione amministrativa in contestazione, concludendo con richiesta di reiezione della domanda giudiziale.
Con ricorso per motivi aggiunti, l’impugnazione è stata estesa al successivo provvedimento del 22 maggio 2008, con cui l’amministrazione comunale ha reiterato la declaratoria di decadenza del permesso di costruire sulla base di una più articolata motivazione, che ha individuato negli art.6 bis e 17 delle N.T.A. le previsioni urbanistiche violate.
Con ordinanza n.39/2011, la Sezione ha disposto incombenti a carico di entrambe le parti.
Il solo ricorrente ha eseguito l’adempimento istruttorio, depositando la documentazione richiesta in data 7 marzo 2011.
Alla pubblica udienza del 5 maggio 2011 la causa è stata chiamata e trattenuta per la decisione.
1. Il ricorso introduttivo va dichiarato improcedibile per sopravvenuto difetto d’interesse.
Invero, come descritto nella premessa in fatto, il primo provvedimento impugnato, adottato il 14.2.2008, con cui è stata dichiarata la decadenza del permesso di costruire n.87 del 29.10.2007, è stato sostituito dal provvedimento, datato 22.5.2008, avente contenuto analogo al precedente ed emesso sulla base di una più articolata motivazione, che individua negli artt. 6 bis e 17 delle norme di attuazione del nuovo P.R.G. (pubblicato sul B.U.R.C. n.54 del 15.10.2007) le previsioni con cui si porrebbe in contrasto il titolo edilizio già assentito.
L’interesse processuale della parte ricorrente si concentra, dunque, sul ricorso per motivi aggiunti, con il quale sono state peraltro sostanzialmente riproposte le medesime censure già mosse avverso la prima declaratoria di decadenza.
2. Venendo al merito della controversia, è in discussione la sussistenza di entrambi i presupposti fondanti la potestà amministrativa esercitata, secondo quanto disposto dall’art.15, comma 4, del d.P.R. n.380 del 2001, in base al quale: “Il permesso decade con l'entrata in vigore di contrastanti previsioni urbanistiche, salvo che i lavori siano già iniziati e vengano completati entro il termine di tre anni dalla data di inizio”.
3. Con riguardo al primo profilo della fattispecie, il ricorrente si è limitato a dichiarare l’avvenuto inizio dei lavori, senza tuttavia fornire idonei elementi probatori a sostegno dell’assunto, atti a smentire, in punto di fatto, quanto accertato in sede di sopralluogo dal personale dell’ufficio tecnico comunale unitamente a quello della locale stazione dei Carabinieri (in data 8 gennaio 2008, con verbale corredato da rilievi fotografici). Al riguardo, è sufficiente osservare che, secondo la consolidata giurisprudenza, la mera stipula del contratto di appalto ovvero la comunicazione di inizio dei lavori, non accompagnata dalla concreta realizzazione di opere, non è sufficiente a dimostrare l’effettivo intendimento del titolare del permesso di realizzare la costruzione assentita, giustificando così l’adozione del provvedimento in discussione (cfr. T.A.R. Veneto, Sezione II, 24 gennaio 2008 n.174; T.A.R. Campania, Napoli, Sezione IV, 5 gennaio 2006 n.59 e Sezione II, 12 gennaio 2011 n.74; Consiglio di Stato, Sezione IV, 3 ottobre 2000, n.5242).
4. Si palesa priva di pregio anche l’argomentazione secondo cui il nuovo P.R.G. non potrebbe considerarsi come jus superveniens. Vero è che lo strumento urbanistico in questione è stato approvato con decreto della Provincia di Napoli n.697 del 7 settembre 2007 ma esso è entrato in vigore successivamente al rilascio (29 ottobre 2007) del titolo ossia, ai sensi dell’art.24, punto 12, della L.R. Campania n.16 del 22 dicembre 2004, decorsi quindici giorni dalla pubblicazione sul B.U.R.C. n.54 del 15 ottobre 2007.
5. Né può ritenersi sussistente il lamentato vizio di difetto di motivazione.
Come già osservato da questa Sezione (cfr. sentenza 10 luglio 2006 n.7386), l’art.15 del T.U. sull’edilizia, conformemente alla regola tempus regit actum, afferma l’altrettanto generale principio secondo cui l’entrata in vigore del nuovo strumento di programmazione è di per sé solo impeditiva di ogni attività edilizia che allo stesso non risulti conforme, escludendo l’ultrattività di precedenti normative o provvedimenti incompatibili. Posto che la decadenza del titolo edilizio per mancata osservanza del termine di inizio dei lavori opera di diritto, assumendo in tal caso carattere meramente dichiarativo, il Collegio ritiene che nella fattispecie in esame il richiamo agli artt. 6 bis e 17 delle norme di attuazione del nuovo P.R.G. sia idoneo a far comprendere le ragioni della mancata conformità urbanistica dell’intervento. Al riguardo va fatto integralmente rinvio a quanto statuito dalla Sezione con riguardo ad analoghe controversie concernente lo stesso ente locale (sentenze del 30 gennaio 2009 n.542 e del 12 gennaio 2011 n.74). Nei richiamati precedenti si è, anzitutto premesso che l’art. 17 dispone quanto segue: “è consentita, ai fini della coibentazione termica dei solai di copertura degli edifici, la realizzazione di un solaio a falda avente funzione di intercapedine secondo le prescrizioni di cui all'articolo 6 bis”; quest'ultimo nel regolare le coperture a falde ed i volumi tecnici prevede che “ai fini della coibentazione termica degli edifici, la realizzazione di copertura a falda con evidente funzioni di volume tecnico è consentita esclusivamente per un'altezza minima coincidente con la linea di gronda ed un'altezza massima, calcolata al colmo non superiore a 2,20 mt.”.
Nell’odierno caso in trattazione, il sottotetto progettato non rispetta le misure appena indicate atteso che, come può riscontrarsi dalla lettura degli elaborati progettuali allegati all’istanza e dalla stessa relazione tecnica esibita dal ricorrente (a firma dell’arch. S. Onofaro), lo schema costruttivo della tettoia è quello a 2 falde con “altezza perimetrale ai confini cm.0.00 e al centro della gronda interna ml.2.70”.
Risulta dunque evidente il contrasto tra il permesso di costruire, con il quale era stata autorizzata la realizzazione di un sottotetto con altezza massima pari a m. 2,70, ed il nuovo strumento urbanistico, che consente invece un’altezza massima di m. 2,20.
Invero, le dimensioni del sottotetto comportano un non trascurabile incremento di volumetria dell'immobile ed escludono la sussumibilità dell’opera nell’ambito della categoria dei meri volumi tecnici, nella quale rientrano esclusivamente le porzioni di fabbricato destinate ad ospitare impianti, legati da un rapporto di strumentalità necessaria con l’utilizzazione dello stesso. Nel caso di specie, l’intervento si sostanzia, piuttosto, in un piano di copertura, avente consistente cubatura, reso oggettivamente suscettibile di uso abitativo, integrante un nuovo organismo edilizio autonomamente utilizzabile, come chiarito dalla Sezione in analoghe fattispecie (cfr. T.A.R. Campania, II Sezione, 3 febbraio 2006 n.1506 e 29 giugno 2007, n.6382).
6. In conclusione, alla stregua di tutte le considerazioni fin qui svolte, il ricorso va respinto siccome infondato.
La peculiarità della vicenda ed il comportamento processuale dell’amministrazione resistente, che non ha ottemperato alla richiesta istruttoria disposta dalla Sezione, giustificano peraltro l’equa compensazione delle spese di giudizio, fatto salvo il contributo unificato, che resta definitivamente a carico della parte soccombente.
Spese compensate, fatto salvo il contributo unificato, che resta a carico della parte soccombente.
Così deciso in Napoli nella camera di consiglio del 5 maggio 2011 con l'intervento dei magistrati: