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Timestamp: 2018-06-18 11:18:41+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 1283', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 346', 'sentenza ', 'art. 1938', 'art. 1421', 'sentenza ', 'art. 1283', 'art. 1421', 'Cass. Sez. ', 'art. 1283', 'Cass. Sez. ', 'sentenza ']

CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. I CIVILE - ORDINANZA 10 gennaio 2018, n.371
| Catalogo libri | Rivista | Distribuzione | Formazione | LUNEDÌ 18 GIUGNO AGGIORNATO ALLE 13:18
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. I CIVILE - ORDINANZA 10 gennaio 2018, n.371MASSIMA
1. Nell’ambito del contratto autonomo di garanzia, ammessa la proponibilità, da parte del garante, delle eccezioni fondate sulla nullità del contratto-base per violazione di norme imperative, il garante autonomo deve ritenersi pienamente legittimato a sollevare, nei confronti della banca, l’eccezione di nullità della clausola anatocistica, allorquando essa non si fondi su di un uso normativo (e non ricorrano, ovviamente, le altre condizioni legittimanti di cui all’art. 1283). Va evidenziato, del resto, che, se si ammettesse la soluzione contraria, si finirebbe per consentire al creditore di ottenere, per il tramite del garante, un risultato che l’ordinamento vieta.
2. L’impermeabilità del contratto autonomo di garanzia alle eccezioni di merito del garante trova un limite, oltre che nel caso in cui sia proponibile la cd. exceptio doli generalis seu presentis, basata sull’evidenza certa del venir meno del debito garantito per pregressa estinzione dell’obbligazione principale per adempimento o per altra causale, in queste altre ipotesi: quando le eccezioni attengano alla validità dello stesso contratto di garanzia; quando esse ineriscano al rapporto tra garante e beneficiario; quando il garante faccia valere l’inesistenza del rapporto garantito; quando, infine, la nullità del contratto-base dipenda da contrarietà a norme imperative o illiceità della causa ed attraverso il contratto di garanzia si tenda ad assicurare il risultato che l’ordinamento vieta. Infatti, l’accessorietà dell’obbligazione autonoma di garanzia rispetto al rapporto debitorio principale assume un carattere elastico, di semplice collegamento e coordinamento tra obbligazioni, ma non viene del tutto a mancare: e ciò sarebbe dimostrato, oltre che dal meccanismo di riequilibrio delle diverse posizioni contrattuali attraverso il sistema delle rivalse, proprio dalla rilevanza delle ipotesi in cui il garante è esonerato dal pagamento per ragioni che riguardano comunque il rapporto sottostante.
Con citazioni notificate il 3 febbraio 1994 A.G. e S.P. proponevano due distinte opposizioni avverso il decreto ingiuntivo pronunciato nei loro confronti, oltre che della società Rider’s s.r.l., su ricorso del Credito Italiano. Ai predetti A. e S. era stato intimato il pagamento della somma di L. 96.742.369, pari a Euro 49.963,26, oltre interessi e spese, avendo riguardo alla garanzia dagli stessi prestata in favore della società Rider’s, debitrice principale. Gli opponenti eccepivano la nullità delle garanzie fideiussorie, asseritamente prestate senza la previsione dell’importo massimo garantito, e l’addebito di interessi superiori a quello contrattualmente convenuto e, comunque, a quello legale.
I due giudizi venivano riuniti e, a seguito dell’esperimento di consulenza tecnica d’ufficio, il Tribunale di Napoli revocava il decreto ingiuntivo opposto e condannava gli opponenti al pagamento della somma di Euro 45.545,41, oltre interessi legali. Riteneva il giudice di prime cure che non era stata formulata alcuna circostanziata contestazione con riferimento alle movimentazioni documentate dagli estratti conto acquisiti e che il saldo debitore della Rider’s alla data del 15 novembre 1992, una volta operato lo scomputo degli interessi anatocistici e applicato agli interessi il tasso nominale massimo dei buoni ordinari del Tesoro, ammontava alla somma sopra indicata.
2. - A. e S. proponevano gravame che la Corte di appello di Napoli, con sentenza depositata il 17 maggio 2011, nella resistenza della banca, respingeva.
3. - Quest’ultima sentenza è oggetto del ricorso per cassazione proposto dai soccombenti appellanti: ricorso fondato su quattro motivi. Resiste con controricorso Eris Finance s.r.l., nella qualità di procuratrice di Unicredit Management Bank s.p.a., che è subentrata nella posizione del Credito Italiano.
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. I CIVILE - ORDINANZA 10 gennaio 2018, n.371 - Pres. Dogliotti – est. Falabella
1. - Con il primo motivo è lamentata omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione, 'eccesso di pronuncia e violazione di norme di diritto'. Rilevano i ricorrenti che la banca aveva richiesto, in fase di gravame, la conferma della sentenza di primo grado: circostanza che impediva al giudice di appello di esaminare le questioni da essa proposte in prime cure. In particolare, non avrebbero potuto essere prese in considerazione le eccezioni relative alla qualificazione della garanzia come autonoma e la conseguente inopponibilità, da parte dei garanti, delle eccezioni che avrebbe potuto sollevare il debitore principale, con particolare riferimento alla capitalizzazione trimestrale degli interessi.
1.1. - La censura va disattesa.
La sentenza impugnata ha dato atto che la banca non aveva spiegato appello incidentale, ma che la stessa aveva comunque riproposto a norma dell’art. 346 c.p.c. la questione relativa alla natura autonoma della garanzia prestata e quella -ad essa correlata - degli effetti derivanti dalla clausola contrattuale che imponeva al garante di pagare 'a semplice richiesta'.
2. - Possono ora esaminarsi congiuntamente, in quanto connessi, il secondo e il quarto motivo.
2.1 - Il secondo motivo denuncia la nullità, erroneità, indeterminatezza e illogicità della sentenza impugnata laddove ha mancato di motivare sui criteri di determinazione del saldo iniziale, nonché omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione. Ricordano i ricorrenti che la Corte di merito aveva osservato che la consulenza tecnica esperita in primo grado, e recepita dal Tribunale, non consentiva di stabilire se il saldo finale fosse o meno il frutto dell’incidenza di una illegittima capitalizzazione trimestrale degli interessi passivi intervenuta nel periodo intercorrente tra l’accensione del conto corrente e l’ultimo trimestre del 1992; ricordano, inoltre, che lo stesso giudice del gravame aveva dato atto di un saldo iniziale di L. 63.922.316 e che non era dato sapere se tale importo costituisse il risultato di operazioni poste in essere dall’apertura del conto o se, sul conto stesso, fossero refluite precedenti passività. In tal modo, secondo gli istanti, la Corte di Napoli aveva ignorato la copiosa giurisprudenza, di legittimità e di merito, secondo cui, in caso di mancata prova del primo saldo, esso non potesse essere che pari a zero.
2.2 - Con il quarto motivo gli istanti si dolgono della violazione e falsa applicazione dell’art. 1938 c.c.. Censurano, in buona sostanza, la decisione impugnata laddove ha ritenuto che il garante non potesse opporre al beneficiario l’illegittimità della attuata capitalizzazione degli interessi passivi. Rilevano, in proposito, che le clausole che prevedono una capitalizzazione degli interessi sono affette da nullità per contrasto con norma imperativa e che tale nullità è rilevabile d’ufficio, a norma dell’art. 1421 c.c..
2.3. - Si desume dalla sentenza impugnata che i ricorrenti avessero formulato in appello una questione vertente sull’onere probatorio del credito vantato dalla banca. Risulta nondimeno dalla menzionata pronuncia che la Corte distrettuale abbia inteso superare detta questione sulla scorta della natura autonoma della garanzia prestata (e quindi sulla base del rilievo per cui tale garanzia precluderebbe al garante la facoltà di opporre al creditore le eccezioni relative al rapporto fondamentale).
Ne consegue che - non essendovi ragione di discostarsi dall’insegnamento che ammette la proponibilità, da parte del garante, delle eccezioni fondate sulla nullità del contratto-base per violazione di norme imperative - il garante autonomo debba ritenersi pienamente legittimato a sollevare, nei confronti della banca, l’eccezione di nullità della clausola anatocistica, allorquando essa non si fondi, come nella specie, su di un uso normativo (e non ricorrano, ovviamente, le altre condizioni legittimanti di cui all’art. 1283). Va evidenziato, del resto, che, se si ammettesse la soluzione contraria, si finirebbe per consentire al creditore di ottenere, per il tramite del garante, un risultato che l’ordinamento vieta.
3. - È oggetto del terzo motivo la censura di violazione e falsa applicazione degli artt. 1283 e 1421 c.c.. Osservano i ricorrenti che in presenza di un anatocismo vietato gli interessi a debito del correntista debbano essere calcolati senza operare alcuna capitalizzazione; rilevano, altresì, che in tema di capitalizzazione trimestrale la nullità della clausola è rilevabile, anche d’ufficio, in fase di gravame, a norma dell’art. 1421 c.c..
3.1. - Anche tale motivo è fondato.
Ora, questa S.C. si è più volte espressa nel senso che nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo la nullità delle clausole anatocistiche possa essere rilevata d’ufficio anche in fase di gravame (Cass. 25 novembre 2010, n. 23974; Cass. 10 ottobre 2007, n. 21141; Cass. 1 marzo 2007, n. 4853; non contrasta - a ben vedere - con detto indirizzo Cass. 11 novembre 2011, n. 23656, che ha escluso la rilevabilità d’ufficio della nullità in una ipotesi in cui era mancata la tempestiva specifica allegazione della clausola anatocistica); proprio in quanto si verte in tema di eccezioni rilevabili d’ufficio la nullità può essere poi dedotta anche nella comparsa conclusionale d’appello (Cass. 28 ottobre 2005, n. 21080). Superfluo aggiungere, poi, che l’attuabilità del rilievo officioso, in appello, delle nullità contrattuali risulta oggi più ampio rispetto a quanto non lo fosse in passato, e ciò in ragione dell’importante arresto di Cass. Sez. U. 12 dicembre 2014, nn. 26242 e 26243.
Quale sia tale disciplina è stato poi chiarito dalle Sezioni Unite della Corte: una volta dichiarata la nullità della previsione negoziale relativa alla capitalizzazione, per contrasto con il divieto di anatocismo stabilito dall’art. 1283 c.c. - il quale osterebbe anche ad un’eventuale previsione negoziale di capitalizzazione annuale - gli interessi a debito del correntista devono essere infatti calcolati senza operare alcuna capitalizzazione (Cass. Sez. U. 2 dicembre 2010, n. 24418).
4. - In conclusione, vanno accolti il secondo, il terzo e il quarto motivo, mentre deve essere respinto il primo. La sentenza va cassata con riferimento ai motivi accolti e la causa va rinviata ad altra sezione della Corte di appello di Napoli, che dovrà fare applicazione dei suesposti principi di diritto.