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Timestamp: 2018-07-21 13:13:32+00:00
Document Index: 93120496

Matched Legal Cases: ['art. 28', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 23', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2214', 'art. 2214', 'art. 217', 'art. 216', 'art. 216', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Piero Di Bello - Pagina 45 di 46 - Esperto Fiscalità Internazionale - Wealth Management (Gestione del Patrimonio)
Lo strangolamento del Fisco in campo Iva – Mente in Malta ogni tre mesi il Fisco rimborsa l’iva con assegno statale, in Italia si riduce il diritto al proprio credito.
Le precedenti limitazioni relative alla compensazione IVA, oggetto peraltro di interventi anche da parte dell’Agenzia delle entrate, stabilivano che il credito IVA da dichiarazione annuale, nonché quello relativo ai primi tre trimestri dell’anno fosse compensabile liberamente fino ad un importo di 10.000 euro.
Se il credito superava il tetto massimo di Euro 10.000,00, l’eccedenza era compensabile dal giorno 16 del mese successivo alla presentazione della dichiarazione IVA o del modello TR infrannuale.
Con il D.L. 16/2012 si modifica la soglia oltre la quale è determinante, ai fini della compensazione del credito, la presentazione della dichiarazione IVA per il credito annuale o del modello TR per il credito trimestrale abbassandola ad Euro 5.000,00.
Purtroppo però non è stata stabilita una precisa decorrenza in tal senso; termini e modalità attuative sono state delegate ad un successivo provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate.
Particolare attenzione deve essere posta dai soggetti che, pur avendo un credito IVA superiore a 10.000 euro, alla data di entrata in vigore del Decreto, cioè il 2 marzo scorso, hanno già compensato orizzontalmente importi inferiori ad Euro 10.000,00 ma superiori agli attuali Euro 5.000,00.
Prudenzialmente, tali soggetti, se intendono utilizzare il credito residuo dovranno, in virtù del nuovo limite di Euro 5.000,00, dovranno procedere alla presentazione della dichiarazione annuale in forma autonoma e posticipare la compensazione del credito residuo dal 16 aprile.
Si ricorda, che, comunque, a tutela del contribuente, la Legge 212/2000 – Disposizioni in materia di statuto dei diritti del contribuente – prevede, ai commi 1 e 2, in termini di efficacia temporale delle norme tributarie, che le disposizioni tributarie non abbiano effetto retroattivo
e che, relativamente ai tributi periodici, le modifiche introdotte possano essere applicate solo a partire dal periodo d’imposta successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore delle disposizioni che le prevedono.
Le disposizioni tributarie, inoltre, non possono prevedere adempimenti a carico dei contribuenti la cui scadenza sia fissata anteriormente al sessantesimo giorno dalla data della loro entrata in vigore o dell’adozione dei provvedimenti di attuazione in esse espressamente previsti.
Rimane ferma la disposizione secondo la quale, se il credito annuale risulta superiore a Euro 15.000,00, può essere compensato previa presentazione della dichiarazione IVA autonoma, alla quale deve essere apposto visto di conformità.
Scheda Paese: Malta Il sistema tributario è influenzato da quello britannico, soprattutto per la definizione di residenza fiscale
Il sistema fiscale maltese è orientato soprattutto, anche per la posizione geografica strategica e delle scarse risorse naturali, a promuovere gli investimenti stranieri e a sostenere lo sviluppo dei servizi finanziari. Tuttavia le modifiche legislative, introdotte con l'Income Tax Act e l'Income Tax Management Act del 1994, hanno cercato di superare l'immagine di Malta come paradiso fiscale. L'adesione all'Unione europea nel 2004, la riforma fiscale del 2007 (con l'introduzione della participation exemption e l'abolizione dei benefici fiscali delle International Trading Companies ITC e delle International Holding Companies IHC nel 2010) e l'adozione dell'euro nel 2008 hanno fatto il resto. Tanto che con decreto ministeriale del 27 luglio 2010 la Repubblica di Malta è stata espunta dall'elenco dei Paesi a regime fiscale privilegiato e inserita nella c.d. white list, che comprende gli Stati che assicurano, sulla base di convenzioni, lo scambio di informazioni per contrastare fenomeni elusivi d'imposta.
L'anno d'imposta corrisponde a quello solare e le tipologie di reddito soggette ad imposta sono:
La tassazione delle persone fisiche dipende dal luogo dove hanno fissato la propria residenza ordinaria o il proprio domicilio. Infatti l'Income Tax Act distingue le seguenti fattispecie:
1. persone fisiche con domicilio e residenza ordinaria a Malta: sono tenute a pagare l'imposta sul reddito ovunque prodotto, secondo il principio del world wide income;
2. persone fisiche che disgiuntamente risiedono o sono residenti a Malta: sono soggetti a tassazione sui redditi prodotti a Malta, su quelli generati all'estero ma ricevuti a Malta e sul capital gain generato a Malta.
L'imposta è soggetta ad aliquote progressive, per scaglioni, fino a un massimo del 35% diversamente articolato, a seconda che si tratti di persone singole o coniugate. I lavoratori autonomi sono tenuti a versare l'imposta, provvisoria in tre rate (20% in aprile, 30% in agosto e 50% in dicembre ) e a versare il saldo entro il primo semestre dell'anno successivo.
Reddito tassabile in euro % aliquota Deduzioni
0 – 8.500 0 0
8.501 – 14.500 15 1.275
14.501 – 19.500 25 2.725
da 19.501 35 4.675
0 – 11.900 0 0
11.901 – 21.200 15 1.785
21.201- 28.700 25 3.905
da 28.701 35 6.775
3. persone fisiche non residenti, né domiciliate: sono soggette a tassazione su redditi prodotti esclusivamente nel territorio, nonché su redditi prodotti all'estero ma rimessi a Malta. Il reddito da partecipazioni e royalties è esentasse, così come il capital gain su quote d'investimento collettivo e su titoli non derivanti da proprietà immobiliare maltese.
Periodo d’imposta 2008/2010
701 – 3.100 20 140
3.101 – 7.800 30 450
da 7.801 35 840
5. residenti permanenti che hanno intenzione di trasferire la residenza fiscale a Malta e che, previa certificazione degli uffici fiscali sulla base del "Permanent Residence Scheme", hanno diritto alle seguenti agevolazioni fiscali:
Le società sono assoggettate a un'aliquota fiscale forfetaria del 35% che corrisponde anche all'aliquota massima della tassazione delle persone fisiche. Ciò comporta che non è dovuta alcuna imposta supplementare dai destinatari dei dividendi e l'azionista che fosse assoggettato ad aliquota inferiore può richiedere il rimborso per la parte eccedente versata dalla società.
Complessivamente il sistema fiscale maltese riesce ad attrarre numerosi investitori sia per l'efficienza e l'estrema semplificazione delle procedure che per gli innegabili vantaggi fiscali: aliquota d'imposta del 35%, nessuna restrizione valutaria, nessuna legislazione Cfc, nessuna regolamentazione su thin cap, né su transfer pricing, nessuna trattenuta fiscale su dividendi, interessi e royalties a non residenti, nessuna tassa sul patrimonio. Oltre a un sistema diversificato di rimborsi, diretto a evitare la doppia imposizione, rispettivamente nella misura di 6/7, 5/7 e 2/3, a seconda che l'imposta pagata derivi rispettivamente da ritenute d'acconto sui dividendi, imposte sugli interessi o ritenute alla fonte sulle royalties.
Per la vendita di beni e la prestazione di servizi si applica l'aliquota ordinaria Iva del 18%, ma sono previste aliquote agevolate pari a:
1. prodotti alimentari e farmaceutici. Malta ha negoziato tale esenzione, in fase di adesione all'Unione europea, per un periodo di transizione;
5% per: es. prestazioni alberghiere, antichità ed oggetti d'arte, scarpe e prodotti in pelle, servizi di assistenza domiciliare, vestiti e biancheria per la casa, fornitura di energia elettrica, ingresso in musei, teatri e concerti, prodotti dolciari;
Le eco tax contributions impongono una tassazione ad aliquota variabile che dipende dal diverso grado di inquinamento ambientale riconosciuto ad alcuni prodotti, quali batterie, pneumatici, elettrodomestici ecc.
Malta e l'euro: sostituzione del circolante
Convenzione contro le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e per prevenire evasioni fiscali, firmata il 16 luglio 1981 ed entrata in vigore l'8 maggio1985; accordo modificato conProtocollo del 24 novembre 2010.
e il Governo della Repubblica di Malta;
desiderosi di concludere un Accordo per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul
reddito e prevenire le evasioni fiscali, hanno convenuto le seguenti disposizioni:
Capitolo I – Campo di applicazione dell'Accordo
Articolo 1 – Soggetti
Il presente Accordo si applica alle persone che sono residenti di uno o di entrambi gli Stati
Articolo 2 – Imposte considerate
1. Il presente Accordo si applica alle imposte sul reddito prelevate per conto di ciascuno degli Stati
contraenti, delle sue suddivisioni politiche o amministrative o dei suoi enti locali, qualunque sia il
2. Sono considerate imposte sul reddito le imposte prelevate sul reddito complessivo o su elementi
del reddito, comprese le imposte sugli utili derivanti dall'alienazione di beni mobili o immobili, le
imposte sull'ammontare complessivo degli stipendi e dei salari corrisposti dalle imprese, nonché le
imposte sui plusvalori.
3. Le imposte attuali cui si applica l'Accordo sono:
ii) l'imposta sul reddito delle persone giuridiche; ancorché riscosse mediante ritenuta alla fonte;
(qui di seguito indicate quali «imposta italiana»);
b) per quanto concerne Malta:
l'imposta sul reddito e la sovrimposta, ivi compresi gli acconti di imposta prelevati mediante
ritenuta alla fonte od altrimenti;(qui di seguito indicate quali «imposta maltese»).
1 L. 2 maggio 1983, n. 304 (1). Pubblicata nella Gazz. Uff. 27 giugno 1983, n. 174, S.O. Ratifica ed esecuzione
dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica di Malta per evitare le doppie
imposizioni in materia di imposte sul reddito e prevenire le evasioni fiscali, con protocollo e scambio di lettere, firmato
a La Valletta il 16 luglio 1981. Il Ministero degli affari esteri ha reso noto che lo scambio degli strumenti di ratifica
dell'Accordo qui allegato è avvenuto l'8 maggio 1985; di conseguenza il medesimo Accordo, a norma dell'art. 28 dello
stesso, è entrato in vigore l'8 maggio 1985 (vedi comunicato in Gazz. Uff. 24 maggio 1985, n. 121).
4. L'Accordo si applicherà anche alle imposte future di natura identica o analoga che verranno
istituite dopo la firma del presente Accordo in aggiunta o in sostituzione delle imposte esistenti. Le
Autorità competenti degli Stati contraenti si comunicheranno le modifiche rilevanti apportate alle
rispettive legislazioni fiscali.
5. Quando l'Accordo stabilisce che il reddito proveniente da uno Stato contraente è, in tutto o in
parte, esente da imposta in tale Stato e, in base alla legislazione in vigore nell'altro Stato contraente,
detto reddito è tassabile con riguardo all'ammontare ivi rimesso o ricevuto e non con riguardo
all'intero suo ammontare, l'esenzione da accordare nel detto primo Stato è limitata alla sola parte del
reddito rimessa o ricevuta nell'altro Stato.
Capitolo II – Definizioni
Articolo 3 – Definizioni generali
1. Ai fini del presente Accordo, a meno che il contesto non richieda una diversa interpretazione:
a) il termine «Italia» designa la Repubblica italiana;
b) il termine «Malta» designa la Repubblica di Malta;
c) le espressioni «uno Stato contraente» e «l'altro Stato contraente» designano, come il contesto
richiede, l'Italia o Malta;
d) il termine «persona» comprende le persone fisiche; le società ed ogni altra associazione di
e) il termine «società» designa qualsiasi persona giuridica o qualsiasi ente che è considerato
persona giuridica ai fini dell'imposizione;
f) le espressioni «impresa di uno Stato contraente» e «impresa dell'altro Stato contraente»
designano rispettivamente un'impresa esercitata da un residente di uno Stato contraente e una
impresa esercitata da un residente dell'altro Stato contraente;
g) il termine «nazionali» designa:
i) per quanto concerne l'Italia, le persone fisiche che hanno la nazionalità italiana, nonché le
persone giuridiche, società di persone od associazioni costituite in conformità della legislazione
in vigore in Italia;
ii) per quanto concerne Malta, i cittadini maltesi così designati dal capitolo III della
Costituzione di Malta e dalla legge sulla cittadinanza maltese del 1965, nonché le persone
giuridiche, società di persone od associazioni costituite in conformità della legislazione in
vigore in Malta;
h) per «traffico internazionale» s'intende qualsiasi attività di trasporto effettuato per mezzo di
una nave o di un aeromobile da parte di un'impresa la cui sede di direzione effettiva è situata in
uno Stato contraente, ad eccezione del caso in cui la nave o l'aeromobile siano utilizzati
esclusivamente tra località situate nell'altro Stato contraente;
i) in Italia: il Ministero delle finanze;
ii) in Malta: il Ministro incaricato per le finanze od uno suo rappresentante autorizzato.
2. Per l'applicazione del presente accordo da parte di uno Stato contraente, le espressioni non
diversamente definite hanno il significato che ad esse è attribuito dalla legislazione di detto Stato
relativa alle imposte oggetto dell'Accordo, a meno che il contesto non richieda una diversa
Articolo 4 – Domicilio fiscale
1. Ai fini del presente Accordo, l'espressione «residente di uno Stato contraente» designa ogni
persona che, in virtù della legislazione di detto Stato, è assoggettata ad imposta nello stesso Stato, a
motivo del suo domicilio, della sua residenza, della sede della sua direzione o di ogni altro criterio
di natura analoga. Tale espressione non comprende le persone che sono imponibili in detto Stato
contraente soltanto per il reddito che esse ricavano da fonti situate in detto Stato.
2. Quando, in base alle disposizioni del paragrafo 1, una persona fisica è considerata residente di
entrambi gli Stati contraenti, la sua situazione è determinata nel seguente modo:
a) detta persona è considerata residente dello Stato contraente nel quale ha un'abitazione
permanente. Quando essa dispone di un'abitazione permanente in ciascuno degli Stati contraenti,
è considerata residente dello Stato contraente nel quale le sue relazioni personali ed economiche
sono più strette (centro degli interessi vitali);
b) se non si può determinare lo Stato contraente nel quale detta persona ha il centro dei suoi
interessi vitali, o se la medesima non ha un'abitazione permanente in alcuno degli Stati
contraenti, essa è considerata residente dello Stato contraente in cui soggiorna abitualmente;
c) se detta persona soggiorna abitualmente in entrambi gli Stati contraenti ovvero non soggiorna
abitualmente in alcuno di essi, essa è considerata residente dello Stato contraente del quale ha la
d) se detta persona ha la nazionalità di entrambi gli Stati contraenti, o se non ha la nazionalità di
alcuno di essi, le Autorità competenti degli Stati contraenti risolvono la questione di comune
3. Quando, in base alle disposizioni del paragrafo 1, una persona diversa da una persona fisica è
considerata residente di entrambi gli Stati contraenti, si ritiene che essa è residente dello Stato
contraente in cui si trova la sede della sua direzione effettiva.
Articolo 5 – Stabile organizzazione
1. Ai fini del presente Accordo, l'espressione «stabile organizzazione» designa una sede fissa di
affari in cui l'impresa esercita in tutto o in parte la sua attività.
h) la prestazione di servizi, ivi comprese l'attività di consulenza, effettuata da un'impresa per
mezzo di impiegati o di altro personale se tale attività si protrae nel Paese, per lo stesso progetto
o per uno collegato, per un periodo o periodi la cui durata complessiva oltrepassi i dodici mesi
nel corso di un biennio.
a) si fa uso di una installazione ai soli fini di deposito, di esportazione o di consegna di merci
appartenenti all'impresa;
b) le merci appartenenti all'impresa sono immagazzinate ai soli fini di deposito, di esposizione o
c) le merci appartenenti all'impresa sono immagazzinate ai soli fini della trasformazione da parte
di un'altra impresa;
e) una sede fissa di affari è utilizzata, per l'impresa, ai soli fini di pubblicità, di fornire
informazioni, di ricerche scientifiche o di attività analoghe che abbiano carattere preparatorio o
4. Una persona che agisce in uno Stato contraente per conto di una impresa dell'altro Stato
contraente – diversa da un agente che goda di uno status indipendente, di cui al paragrafo 5 – è
considerata «stabile organizzazione» nel primo Stato se dispone nello Stato stesso di poteri che
esercita abitualmente e che le permettano di concludere contratti a nome dell'impresa, salvo il caso
in cui l'attività di detta persona sia limitata all'acquisto di merci per l'impresa.
5. Non si considera che un'impresa di uno Stato contraente ha una stabile organizzazione nell'altro
Stato contraente per il solo fatto che essa vi esercita la propria attività per mezzo di un mediatore, di
un commissionario generale o di ogni altro intermediario che goda di uno status indipendente, a
condizione che dette persone agiscano nell'ambito della loro ordinaria attività.
residente di uno Stato contraente ovvero svolga la sua attività in quest'altro Stato (sia per mezzo di
una stabile organizzazione oppure no) non costituisce di per sé motivo sufficiente per far
considerare una qualsiasi delle dette società una stabile organizzazione dell'altra.
Capitolo III – Imposizione dei redditi
1. I redditi derivanti da beni immobili sono imponibili nello Stato contraente in cui detti beni sono
situati.
2. L'espressione «beni immobili» è definita in conformità al diritto dello Stato contraente in cui i
beni stessi sono situati. L'espressione comprende in ogni caso gli accessori dei beni immobili,
nonché i diritti ai quali si applicano le disposizioni del diritto privato riguardanti la proprietà
fondiaria. Si considerano altresì «beni immobili» l'usufrutto dei beni immobili e i diritti relativi a
canoni variabili o fissi per lo sfruttamento o la concessione dello sfruttamento di giacimenti
minerari, sorgenti ed altre ricchezze del suolo; le navi, i battelli e gli aeromobili non sono
considerati beni immobili.
3. Le disposizioni del paragrafo 1 si applicano ai redditi derivanti dalla utilizzazione diretta, dalla
locazione o dall'affitto, nonché da ogni altra forma di utilizzazione di beni immobili.
4. Le disposizioni dei paragrafi 1 e 3 si applicano anche ai redditi derivanti da beni immobili di una
impresa nonché ai redditi dei beni immobili utilizzati per l'esercizio di una libera professione.
1. Gli utili di un'impresa di uno Stato contraente sono imponibili soltanto in detto Stato, a meno che
l'impresa non svolga la sua attività nell'altro Stato contraente per mezzo di una stabile
organizzazione ivi situata. Se l'impresa svolge in tal modo la sua attività, gli utili dell'impresa sono
imponibili nell'altro Stato ma soltanto nella misura in cui detti utili sono attribuibili alla stabile
2. Fatte salve le disposizioni del paragrafo 3, quando un'impresa di uno Stato contraente svolge la
sua attività nell'altro Stato contraente per mezzo di una stabile organizzazione ivi situata, in
ciascuno Stato contraente vanno attribuiti a detta stabile organizzazione gli utili che si ritiene
sarebbero stati da essa conseguiti se si fosse trattato di una impresa distinta e separata svolgente
attività identiche o analoghe in condizioni identiche o analoghe e in piena indipendenza dall'impresa
di cui essa costituisce una stabile organizzazione.
3. Nella determinazione degli utili di una stabile organizzazione sono ammesse in deduzione le
direzione e le spese generali di amministrazione, sia nello Stato in cui è situata la stabile
organizzazione, sia altrove.
4. Qualora uno degli Stati contraenti segua la prassi di determinare gli utili da attribuire ad una
stabile organizzazione in base al riparto degli utili complessivi dell'impresa fra le diverse parti di
essa, la disposizione del paragrafo 2 del presente articolo non impedisce a detto Stato contraente di
determinare gli utili imponibili secondo la ripartizione in uso. Tuttavia, il metodo di riparto adottato
dovrà essere tale che il risultato sia conforme ai princìpi contenuti nel presente articolo.
acquistato merci per l'impresa.
annualmente con lo stesso metodo, a meno che non esistano validi e sufficienti motivi per procedere
7. Quando gli utili comprendono elementi di reddito considerati separatamente in altri articoli della
presente Convenzione, le disposizioni di tali articoli non vengono modificate da quelle del presente
Articolo 8 – Navigazione marittima ed aerea
1. Gli utili derivanti dall'esercizio, in traffico internazionale, di navi o di aeromobili sono imponibili
soltanto nello Stato contraente in cui è situata la sede della direzione effettiva dell'impresa.
2. Se la sede della direzione effettiva dell'impresa di navigazione marittima è situata a bordo di una
nave o di un battello, detta sede si considera situata nello Stato contraente in cui si trova il porto di
immatricolazione della nave o del battello, oppure, in mancanza di un porto di immatricolazione,
nello Stato contraente di cui è residente l'esercente la nave od il battello.
3. Le disposizioni del paragrafo 1 si applicano parimenti agli utili derivanti dalla partecipazione a
un fondo comune (pool), a un esercizio in comune o ad un organismo internazionale di esercizio.
Articolo 9 – Imprese associate
a) un'impresa di uno Stato contraente partecipa direttamente o indirettamente, alla direzione, al
controllo o al capitale di un'impresa dell'altro Stato contraente, o
b) le medesime persone partecipano, direttamente o indirettamente, alla direzione, al controllo o
al capitale di un'impresa di uno Stato contraente e di un'impresa dell'altro Stato contraente, e,
nell'uno e nell'altro caso, le due imprese, nelle loro relazioni commerciali o finanziarie, sono
vincolate da condizioni accettate o imposte, diverse da quelle che sarebbero state convenute tra
imprese indipendenti, gli utili che in mancanza di tali condizioni sarebbero stati realizzati da una
delle imprese, ma che a causa di dette condizioni non lo sono stati, possono essere inclusi negli
Articolo 10 – Dividendi
1. I dividendi pagati da una società residente di uno Stato contraente ad un residente dell'altro Stato
2. Tuttavia, tali dividendi possono essere tassati nello stato contraente di cui la società che paga i
dividendi è residente ed in conformità alla legislazione di detto Stato, ma:
a) se i dividendi sono pagati da una società residente dell'Italia ad un residente di Malta che ne
sia il beneficiario effettivo, l'imposta italiana così applicata non può eccedere il 15 per cento
dell'ammontare lordo dei dividendi;
b) se i dividendi sono pagati da una società residente di Malta ad un residente dell'Italia che ne
sia il beneficiario effettivo:
i) l'imposta maltese non può eccedere quella applicabile a carico della società che paga i
dividendi per gli utili così distribuiti;
ii) nonostante le disposizioni del subparagrafo i), l'imposta maltese non può eccedere il 15 per
cento dell'ammontare lordo dei dividendi se tali dividendi sono pagati con profitti od utili
prodotti negli anni per i quali la società beneficiaria2 di agevolazioni fiscali in base alle norme
che regolano in Malta la concessione di incentivi all'industria, e l'azionista presenti
dichiarazioni e documentazioni contabili alle autorità fiscali maltesi con riferimento ai redditi
assoggettabili alla imposta maltese per il relativo anno di accertamento. Le Autorità competenti
degli Stati contraenti stabiliranno di comune accordo le modalità di applicazione di tale
limitazione. Questo paragrafo non riguarda l'imposizione della società per gli utili con i quali
sono stati pagati i dividendi.
3. Ai fini del presente articolo il termine «dividendi designa i redditi derivanti da azioni, da azioni o
diritti di godimento, da quote minerarie, da quote di fondatore o da altre quote di partecipazione agli
utili, ad eccezione dei crediti, nonché i redditi di altre quote sociali assoggettati al medesimo regime
fiscale dei redditi delle azioni secondo la legislazione fiscale dello Stato di cui è residente la società
4. Le disposizioni dei paragrafi 1 e 2 non si applicano nel caso in cui il beneficiario dei dividendi,
residente di uno Stato contraente, eserciti nell'altro Stato contraente di cui è residente la società che
paga i dividendi sia un'attività commerciale o industriale per mezzo di una stabile organizzazione
ivi situata, sia una libera professione mediante una base fissa ivi situata, e la partecipazione
generatrice dei dividendi si ricolleghi effettivamente ad esse. In tal caso i dividendi sono imponibili
5. Qualora una società residente di uno Stato contraente ricavi utili o redditi dall'altro Stato
contraente, detto altro Stato non può applicare alcuna imposta sui dividendi pagati dalla società, a
meno che tali dividendi siano pagati ad un residente di detto altro Stato o che la partecipazione
generatrice dei dividendi si ricolleghi effettivamente a una stabile organizzazione o a una base fissa
2 Rectius «beneficia».
3 Rectius «articolo».
4 Il Ministero degli affari esteri ha reso noto che lo scambio degli strumenti di ratifica del presente Accordo, con
protocollo e scambio di lettere, è avvenuto l'8 maggio 1985; di conseguenza il medesimo Accordo, a norma del presente
articolo, è entrato in vigore l'8 maggio 1985 (vedi comunicato in Gazz. Uff. 24 maggio 1985, n. 121).
situata in detto altro Stato, né prelevare alcuna imposta, a titolo di imposizione degli utili non
distribuiti, sugli utili non distribuiti della società, anche se i dividendi pagati o gli utili non
distribuiti costituiscano in tutto o in parte utili o redditi realizzati in detto altro Stato.
Articolo 11 – Interessi
1. Gli interessi provenienti da uno Stato contraente e pagati ad un residente dell'altro Stato
2. Tuttavia, tali interessi possono essere tassati nello Stato contraente dal quale essi provengono ed
in conformità della legislazione di detto Stato, ma, se la persona che percepisce gli interessi ne è
l'effettivo beneficiario, l'imposta così applicata non può eccedere il 10 per cento dell'ammontare
lordo degli interessi. Le Autorità competenti degli Stati contraenti regoleranno di comune accordo
le modalità di applicazione di tale limitazione.
3. Nonostante le disposizioni del paragrafo 2, gli interessi provenienti da uno degli Stati contraenti
sono esenti da imposta in detto Stato se:
b) gli interessi sono pagati al Governo dell'altro Stato contraente o ad un suo ente locale o ad un
ente od organismo (compresi gli istituti finanziari) interamente di proprietà di questo Stato
contraente o di un suo ente locale; o
c) gli interessi sono pagati ad altri enti od organismi (compresi gli istituti finanziari) in
dipendenza di finanziamenti dagli stessi concessi in applicazione di accordi conclusi tra i
Governi degli Stati contraenti.
4. Ai fini del presente articolo il termine «interessi» designa i redditi dei titoli del debito pubblico,
delle obbligazioni di prestiti garantite o non da ipoteca e portanti o meno una clausola di
partecipazione agli utili, e dei crediti di qualsiasi natura, nonché ogni altro provento assimilabile, in
base alla legislazione fiscale dello Stato da cui i redditi provengono, ai redditi di somme date in
5. Le disposizioni dei paragrafi 1 e 2 non si applicano nel caso in cui il beneficiario degli interessi,
residente di uno Stato contraente, eserciti nell'altro Stato contraente dal quale provengono gli
interessi sia un'attività commerciale o industriale per mezzo di una stabile organizzazione ivi
situata, sia una libera professione mediante una base fissa ivi situata ed il credito generatore degli
interessi si ricolleghi effettivamente ad esse. In tal caso gli interessi sono imponibili in detto altro
6. Gli interessi si considerano provenienti da uno Stato contraente quando il debitore è lo Stato
Stato. Tuttavia, quando il debitore degli interessi, sia esso residente o no di uno Stato contraente, ha
in uno Stato contraente una stabile organizzazione per le cui necessità viene contratto il debito sul
quale sono pagati gli interessi e tali interessi sono a carico della stabile organizzazione, gli interessi
stessi si considerano provenienti dallo Stato contraente in cui è situata la stabile organizzazione.
7. Se, in conseguenza di particolari relazioni esistenti tra debitore e creditore o tra ciascuno di essi e
terze persone, l'ammontare degli interessi pagati, tenuto conto del credito per il quale sono pagati,
eccede quello che sarebbe stato convenuto tra debitore e creditore in assenza di simili relazioni, le
disposizioni del presente articolo si applicano soltanto a quest'ultimo ammontare. In tal caso, la
parte eccedente dei pagamenti è imponibile in conformità della legislazione di ciascuno Stato
contraente e tenuto conto delle altre disposizioni del presente Accordo.
Articolo 12 – Canoni
1. I canoni provenienti da uno Stato contraente e pagati ad un residente dell'altro Stato contraente
sono imponibili soltanto in detto altro Stato, qualora detto residente sia il beneficiario effettivo dei
canoni e questi siano costituiti da compensi di qualsiasi natura corrisposti per l'uso o la concessione
in uso di un diritto di autore su opere letterarie, artistiche o scientifiche, pellicole cinematografiche
o registrazioni per trasmissioni televisive o radiofoniche.
2. I canoni provenienti da uno Stato contraente e pagati a un residente dell'altro Stato contraente
sono imponibili in detto altro Stato contraente se sono costituiti da compensi di qualsiasi natura
corrisposti per l'uso o la concessione in uso di brevetti, marchi di fabbrica o di commercio, disegni o
modelli, progetti, formule o processi segreti, di attrezzature industriali, commerciali o scientifiche, o
per informazioni concernenti esperienze di carattere industriale, commerciale o scientifico.
Tuttavia, tali canoni possono essere tassati anche nello Stato contraente dal quale essi provengono,
ed in conformità della legislazione di detto Stato, ma se il percipiente ne è il beneficiario effettivo
l'imposta così applicata non può eccedere il 10 per cento dell'ammontare lordo dei canoni stessi.
3. Le disposizioni dei paragrafi 1 e 2 non si applicano nel caso in cui il beneficiario dei canoni,
residente di uno Stato contraente, eserciti nell'altro Stato contraente dal quale provengono i canoni,
sia un'attività commerciale o industriale per mezzo di una stabile organizzazione ivi situata, sia una
libera professione mediante una base fissa ivi situata, ed i diritti o i beni generatori dei canoni si
ricolleghino effettivamente ad esse. In tal caso i canoni sono imponibili in detto altro Stato
4. I canoni si considerano provenienti da uno Stato contraente quando il debitore è lo Stato stesso,
una sua suddivisione politica o amministrativa, un suo ente locale o un residente di detto Stato.
Tuttavia, quando il debitore dei canoni, sia esso residente o no di uno Stato contraente, ha in un
Stato contraente una stabile organizzazione per le cui necessità è stato contratto l'obbligo al
pagamento dei canoni e che come tale ne sopporta l'onere, i canoni stessi si considerano provenienti
dallo Stato contraente in cui è situata la stabile organizzazione.
5. Se, in conseguenza di particolari relazioni esistenti tra debitore e creditore o tra ciascuno di essi e
terze persone, l'ammontare dei canoni pagati, tenuto conto della prestazione per la quale sono
pagati, eccede quello che sarebbe stato convenuto tra debitore e creditore in assenza di simili
relazioni, le disposizioni del presente articolo si applicano soltanto a quest'ultimo ammontare. In tal
caso, la parte eccedente dei pagamenti è imponibile in conformità della legislazione di ciascuno
Stato contraente e tenuto conto delle altre disposizioni del presente accordo.
Articolo 13 – Utili di capitale
1. Gli utili provenienti dalla alienazione di beni immobili secondo la definizione di cui al paragrafo
2 dell'articolo 6, sono imponibili nello Stato contraente dove detti beni sono situati.
2. Gli utili provenienti dalla alienazione di beni mobili appartenenti ad una stabile organizzazione
che un'impresa di uno Stato contraente ha nell'altro Stato contraente, ovvero di beni mobili
appartenenti ad una base fissa di cui dispone un residente di uno Stato contraente nell'altro Stato
contraente per l'esercizio di una libera professione, compresi gli utili provenienti dalla alienazione
totale di detta stabile organizzazione (da sola od in uno con l'intera impresa) o di detta base fissa,
sono imponibili in detto altro Stato. Tuttavia, gli utili provenienti dalla alienazione di navi od
aeromobili utilizzati nel traffico internazionale, nonché gli utili provenienti dalla alienazione dei
beni mobili relativi al loro esercizio sono imponibili soltanto nello stato contraente in cui è situata la
sede della direzione effettiva dell'impresa.
3. Gli utili provenienti dalla alienazione di ogni altro bene diverso da quelli menzionati ai paragrafi
1 e 2 sono imponibili soltanto nello Stato contraente di cui l'alienante è residente.
Articolo 14 – Professioni indipendenti
1. I redditi che un residente di uno Stato contraente ritrae dall'esercizio di una libera professione o
da altre attività indipendenti di carattere analogo sono imponibili soltanto in detto Stato. Tuttavia
detti redditi possono essere tassati nell'altro Stato contraente nei seguenti casi:
a) quando egli disponga abitualmente nell'altro Stato contraente di una base fissa per l'esercizio
della sua attività (nel qual caso, i redditi sono imponibili nell'altro Stato limitatamente alla parte
attribuibile a detta base fissa); o
b) quando egli soggiorni nell'altro Stato contraente per un periodo o periodi che raggiungono o
oltrepassano in totale 183 giorni nel corso di un anno solare.
2. L'espressione «libera professione» comprende in particolare le attività indipendenti di carattere
scientifico, letterario, artistico o pedagogico, nonché le attività indipendenti dei medici, avvocati,
ingegneri, architetti, dentisti e contabili.
1. Salve le disposizioni degli articoli 16, 18, 19 e 20, i salari, gli stipendi e le altre remunerazioni
contraente riceve in corrispettivo di un'attività dipendente di uno Stato contraente sono imponibili
soltanto nel primo Stato se:
183 giorni nel corso dell'anno solare considerato; e
b) le remunerazioni sono pagate da o a nome di un datore di lavoro che non è residente dell'altro
3. Nonostante le disposizioni precedenti del presente articolo, le remunerazioni relative a lavoro
subordinato svolto a bordo di navi o di aeromobili in traffico internazionale sono imponibili nello
Stato contraente nel quale è situata la sede della direzione effettiva della impresa.
Articolo 16 – Compensi e gettoni di presenza
Le partecipazioni agli utili, i gettoni di presenza e le altre retribuzioni analoghe che un residente di
uno Stato contraente riceve in qualità di membro del consiglio di amministrazione o di altro analogo
organo di una società residente dell'altro Stato contraente sono imponibili in detto altro Stato.
1. Nonostante le disposizioni degli articoli 14 e 15, i redditi che gli artisti dello spettacolo, quali gli
artisti di teatro, del cinema, della radio o della televisione ed i musicisti, nonché gli sportivi,
ritraggono dalle loro prestazioni personali in tale qualità sono imponibili nello Stato contraente in
cui dette attività sono svolte.
2. Quando il reddito proveniente da prestazioni personali di un artista dello spettacolo o di uno
sportivo, in tale qualità, è attribuito ad un'altra persona che non sia l'artista o lo sportivo medesimo,
detto reddito può essere tassato nello Stato contraente dove dette prestazioni sono svolte, nonostante
le disposizioni degli articoli 7, 14 e 15.
Articolo 18 – Pensioni e annualità
1. Fatte salve le disposizioni del paragrafo 2 dell'articolo 19, le pensioni e le altre remunerazioni
analoghe, nonché le annualità, pagate ad un residente di uno Stato contraente, sono imponibili
a) l'espressione «pensioni ed altre remunerazioni analoghe» designa i pagamenti periodici
corrisposti successivamente al collocamento a riposo in relazione ad un cessato impiego, o come
risarcimento di danni subiti in relazione ad un cessato impiego;
b) il termine «annualità» designa le somme fisse pagate periodicamente vita natural durante
oppure per un periodo di tempo determinato o determinabile in dipendenza di un obbligo
contratto di effettuare tali pagamenti contro un adeguato e pieno corrispettivo in denaro o in beni
valutabili in denaro.
corrispettivo di servizi resi a detto Stato o a detta suddivisione od ente locale, sono imponibili
b) Tuttavia, tali remunerazioni sono imponibili soltanto nell'altro Stato contraente qualora i
servizi siano resi in detto Stato e il beneficiario della remunerazione sia un residente di detto
altro Stato contraente che:
i) abbia la nazionalità di detto Stato; o
suddivisione od ente locale, sono imponibili soltanto in questo Stato.
b) Tuttavia, tali pensioni sono imponibili soltanto nell'altro Stato contraente qualora il
beneficiario sia un residente di questo Stato e ne abbia la nazionalità.
3. Le disposizioni degli articoli 15, 16 e 18 si applicano alle remunerazioni o pensioni pagate in
corrispettivo di servizi resi nell'ambito di un'attività industriale o commerciale esercitata da uno
4. Le disposizioni del paragrafo 1, a), si applicano egualmente alle remunerazioni pagate,
nell'ambito di un programma assistenziale di sviluppo di uno Stato contraente, di una sua
suddivisione politica o amministrativa o di un suo ente locale, con fondi costituiti esclusivamente da
detto Stato o sue suddivisioni o suoi enti locali, ad uno specialista o un volontario inviati nell'altro
Stato contraente con il consenso di detto altro Stato.
Articolo 20 – Insegnanti, studenti e apprendisti
1. Un professore od un insegnante il quale soggiorni temporaneamente, per un periodo non
superiore a due anni, in uno Stato contraente per insegnare o condurre ricerche presso una
università, collegio, scuola od altro istituto d'istruzione e che è, o era immediatamente prima di tale
soggiorno, residente dell'altro Stato contraente è esente da imposta nel detto primo Stato contraente
limitatamente alle remunerazioni ricevute per tale insegnamento o ricerca.
2. Le somme che uno studente o un apprendista il quale è, o era prima, residente di uno Stato
contraente e che soggiorna nell'altro Stato contraente al solo scopo di compiervi i suoi studi o di
attendere alla propria formazione professionale, riceve per sopperire alle spese di mantenimento,
d'istruzione o di formazione professionale, sono esenti da imposta in questo altro Stato contraente a
condizione che tali somme provengano da fonti fuori di detto altro Stato contraente.
3. Le remunerazioni che un apprendista il quale è, o era prima, residente di uno Stato contraente
riceve in corrispettivo di un'attività dipendente che svolge nell'altro Stato contraente a scopo di
addestramento pratico per un periodo di tempo che sia ragionevolmente giustificato per condurre a
termine il suo apprendistato, non sono imponibili in detto altro Stato.
4. Le remunerazioni che uno studente il quale è, o era prima, residente di uno Stato contraente
riceve in corrispettivo di un'attività dipendente che svolge non a tempo pieno nell'altro Stato
contraente per un periodo di tempo che sia ragionevolmente giustificato per condurre a termine i
suoi studi, non sono imponibili in detto altro Stato.
Articolo 21 – Altri redditi
1. Gli elementi di reddito di un residente di uno Stato contraente, qualsiasi ne sia la provenienza,
che non sono stati trattati negli articoli precedenti del presente Accordo sono imponibili soltanto in
2. Le disposizioni del paragrafo 1 non si applicano nel caso in cui il beneficiario del reddito,
residente di uno Stato contraente, eserciti nell'altro Stato contraente sia un'attività commerciale o
industriale per mezzo di una stabile organizzazione ivi situata, sia una libera professione mediante
una base fissa ivi situata ed il diritto od il bene produttivo o del reddito si ricolleghi effettivamente
ad esse. In tal caso, gli elementi di reddito sono imponibili in detto altro Stato contraente secondo la
Capitolo IV – Metodo per evitare le doppie imposizioni
Articolo 22 – Eliminazione della doppia imposizione
1. La doppia imposizione sarà eliminata in conformità dei seguenti paragrafi del presente articolo.
2. Se un residente dell'Italia possiede elementi di reddito che sono imponibili in Malta, l'Italia, nel
calcolare la proprie imposte sul reddito specificate nell'articolo 2 del presente Accordo, può
includere nella base imponibile di tali imposte detti elementi di reddito, a meno che espresse
disposizioni del presente Accordo non stabiliscano diversamente. In tal caso, l'Italia deve dedurre
dalle imposte così calcolate l'imposta maltese sui redditi, ma l'ammontare della deduzione non può
eccedere la quota di imposta italiana attribuibile ai predetti elementi di reddito nella proporzione in
cui gli stessi concorrono alla formazione del reddito complessivo. Nessuna deduzione sarà invece
accordata ove l'elemento di reddito venga assoggettato in Italia ad imposizione mediante ritenuta a
titolo di imposta su richiesta del beneficiario di detto reddito in base alla legislazione italiana.
3. Fatte salve le disposizioni della legislazione maltese concernenti la concessione del credito di una
imposta estera nei confronti della imposta maltese, quando, in base alle disposizioni del presente
Accordo, un reddito di fonte italiana viene assoggettato ad imposizione in Malta, l'imposta italiana
dovuta sul reddito in questione è portata in deduzione dall'imposta maltese dovuta sullo stesso
4. Ai fini dei paragrafi 2 e 3 del presente Accordo3, qualora le imposte sui dividendi, sugli interessi
o sui canoni provenienti da uno Stato contraente non vengano prelevate in tutto o in parte per un
limitato periodo di tempo in base alla legislazione di detto Stato, tali imposte non prelevate in tutto
o in parte si considerano pagate per un ammontare non superiore:
a) al 15 per cento dell'ammontare lordo dei dividendi di cui all'articolo 10;
b) al 10 per cento dell'ammontare lordo degli interessi di cui all'articolo 11; e
c) al 10 per cento dell'ammontare lordo dei canoni di cui all'articolo 12.
Capitolo V – Disposizioni speciali
Articolo 23 – Non discriminazione
1. I nazionali di uno Stato contraente, siano essi residenti o non di uno degli Stati contraenti, non
sono assoggettati nell'altro Stato contraente ad alcuna imposizione od obbligo ad essa relativo,
diversi o più onerosi di quelli cui sono o potranno essere assoggettati i nazionali di detto altro Stato
che si trovino nella stessa situazione.
2. L'imposizione di una stabile organizzazione che un'impresa di uno Stato contraente ha nell'altro
Stato contraente non può essere in questo altro Stato meno favorevole dell'imposizione a carico
delle imprese di detto altro Stato che svolgono la medesima attività. Tale disposizione non può
essere interpretata nel senso che faccia obbligo ad uno Stato contraente di accordare ai residenti
dell'altro Stato contraente le deduzioni personali, le esenzioni e le deduzioni di imposta che esso
accorda ai propri residenti in relazione alla loro situazione o ai loro carichi di famiglia o ad ogni
altra condizione personale.
3. Fatta salva l'applicazione delle disposizioni dell'articolo 9, del paragrafo 7 dell'articolo 11 o del
paragrafo 5 dell'articolo 12, gli interessi, i canoni ed altre spese pagati da un'impresa di uno Stato
contraente ad un residente dell'altro Stato contraente sono deducibili ai fini della determinazione
degli utili imponibili di detta impresa, nelle stesse condizioni in cui sarebbero deducibili se fossero
pagati ad un residente del primo Stato.
indirettamente, posseduto o controllato da uno o più residenti dell'altro Stato contraente, non sono
assoggettate nel primo Stato contraente ad alcuna imposizione od obbligo ad essa relativo, diversi o
più onerosi di quelli cui sono o potranno essere assoggettate le altre imprese della stessa natura del
5. Ai fini del presente articolo il termine «imposizione» designa le imposte di ogni genere e
Articolo 24 – Procedura amichevole
gli Stati contraenti comportano o comporteranno per lui una imposizione non conforme alle
disposizioni del presente Accordo, egli può, indipendentemente dai ricorsi previsti dalla
legislazione nazionale di detti Stati, sottoporre il caso all'Autorità competente dello Stato contraente
di cui è residente o, se il suo caso ricade nell'ambito di applicazione del paragrafo 1 dell'articolo 23,
a quella dello Stato contraente di cui possiede la nazionalità. Il caso dovrà essere sottoposto entro i
tre anni che seguono la prima notificazione della misura che comporta un'imposizione non
conforme all'Accordo.
2. L'Autorità competente, se il ricorso le appare fondato e se essa non è in grado di giungere ad una
composizione con l'Autorità competente dell'altro Stato contraente al fine di evitare una tassazione
non conforme all'Accordo. L'accordo raggiunto sarà applicato quali che siano i termini previsti dalle
legislazioni nazionali degli Stati contraenti.
amichevole composizione le difficoltà o i dubbi inerenti all'interpretazione o all'applicazione
dell'Accordo. Esse potranno altresì consultarsi al fine di eliminare la doppia imposizione nei casi
non previsti dall'Accordo.
4. Le Autorità competenti degli Stati contraenti potranno comunicare direttamente tra loro al fine di
pervenire ad un accordo nel senso indicato nei paragrafi precedenti.
Articolo 25 – Scambio di informazioni
applicare le disposizioni del presente Accordo o quelle delle leggi interne degli Stati contraenti
relative alle imposte previste dall'Accordo, nella misura in cui la tassazione che tali leggi prevedono
non è contraria all'Accordo, nonché per evitare le evasioni fiscali. Lo scambio di informazioni non
viene limitato dall'articolo 1. Le informazioni ricevute da uno Stato contraente saranno tenute
segrete, analogamente alle informazioni ottenute in base alla legislazione interna di detto Stato e
saranno comunicate soltanto alle persone od autorità (ivi compresi l'autorità giudiziaria e gli organi
amministrativi) incaricate dell'accertamento o della riscossione delle imposte previste dal presente
Accordo, delle procedure o dei procedimenti concernenti tali imposte, o delle decisioni di ricorsi
presentati per tali imposte. Le persone od autorità sopracitate utilizzeranno tali informazioni
soltanto per questi fini. Le predette persone od autorità potranno servirsi di queste informazioni nel
corso di udienze pubbliche o nei giudizi.
imporre ad uno degli Stati contraenti l'obbligo:
a) di adottare provvedimenti amministrativi in deroga alla propria legislazione e alla propria
prassi amministrativa o a quelle dell'altro Stato contraente;
b) di fornire informazioni che non potrebbero essere ottenute in base alla propria legislazione o
nel quadro della propria normale prassi amministrativa o di quelle dell'altro Stato contraente;
c) di trasmettere informazioni che potrebbero rivelare un segreto commerciale, industriale,
professionale o un processo commerciale oppure informazioni la cui comunicazione sarebbe
contraria all'ordine pubblico.
Articolo 26 – Funzionari diplomatici e consolari
Le disposizioni del presente Accordo non pregiudicano i privilegi fiscali di cui beneficiano i
funzionari diplomatici o consolari in virtù delle regole generali del diritto internazionale o di
1. Le imposte riscosse in uno dei due Stati contraenti mediante ritenuta alla fonte sono rimborsate a
richiesta del contribuente o dello Stato contraente di cui esso è residente qualora il diritto alla
percezione di dette imposte sia disciplinato dalle disposizioni del presente Accordo.
2. Le istanze di rimborso devono essere prodotte entro i termini stabiliti dalla legislazione dello
Stato contraente tenuto ad effettuare il rimborso stesso e devono essere corredate di un attestato
ufficiale delle Autorità competenti dell'altro Stato di cui l'istante è residente. Tale attestato deve
certificare che sussistono le condizioni richieste per avere diritto al rimborso.
3. Le Autorità competenti degli Stati contraenti stabiliranno di comune accordo, in conformità delle
disposizioni dell'articolo 24 del presente Accordo, le modalità di applicazione del presente articolo.
1. Il presente Accordo sarà ratificato e gli strumenti di ratifica saranno scambiati a Roma non
2. Il presente Accordo entrerà in vigore dopo lo scambio degli strumenti di ratifica4 e le sue
disposizioni si applicheranno:
a) in Italia, con riferimento ai redditi imponibili per i periodi d'imposta che iniziano il, o
successivamente al, 1° gennaio 1976;
b) in Malta, con riferimento alle imposte prelevate per gli anni di accertamento che iniziano
con l'anno di accertamento cui sono imputati i redditi del 1976.
3. Le domande di rimborso o di accreditamento d'imposta cui dà diritto il presente Accordo con
riferimento ad ogni imposta dovuta da un residente di uno Stato contraente relativa a periodi
d'imposta che iniziano il, o successivamente al, 1° gennaio 1976 e fino all'entrata in vigore
dell'Accordo medesimo, possono essere presentate entro tre anni dall'entrata in vigore
dell'Accordo stesso o, se più favorevole, dalla data in cui è stata prelevata l'imposta. La
precedente disposizione non limita in alcun modo i termini più ampi eventualmente previsti a tal
fine in favore del residente medesimo dalla legislazione dello Stato contraente di cui lo stesso è
Articolo 29 – Denuncia
Il presente Accordo avrà durata indefinita ma ciascuno Stato contraente potrà notificarne la
cessazione all'altro Stato contraente per via diplomatica entro il 30 giugno di ciascun anno solare
che inizia successivamente allo scadere di un periodo di cinque anni dalla data della sua entrata in
vigore e, in tal caso, l'Accordo cesserà di avere effetto:
a) in Italia, con riferimento ai redditi imponibili per i periodi di imposta che iniziano il, o
successivamente al, 1° gennaio dell'anno solare successivo a quello della denuncia;
b) in Malta, con riferimento alle imposte prelevate per gli anni di accertamento dei redditi
realizzati nel corso di ciascun periodo che inizia il 1° gennaio dell'anno successivo a quello della
denuncia o degli anni seguenti.
In fede di che i sottoscritti, debitamente autorizzati a farlo, hanno firmato il presente Accordo.
Fatto a Valletta il 16 luglio 1981 in duplice esemplare in lingua italiana ed inglese, entrambi i testi
facenti egualmente fede.
MAURIZIO BATTAGLINI
ROBERT J. STIVALA
All'atto della firma dell'Accordo concluso in data odierna tra la Repubblica italiana e la Repubblica
di Malta per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e per prevenire le
evasioni fiscali, i sottoscritti hanno concordato le seguenti disposizioni supplementari che formano
I. Con riferimento all'articolo 3, nel caso si raggiunga un Accordo tra l'Italia e Malta sulla
regolamentazione dei rispettivi diritti sulla piattaforma continentale e sulle questioni connesse, gli
Stati contraenti avvieranno negoziati allo scopo di modificare le definizioni di Italia e di Malta in
modo da tener conto dell'Accordo così raggiunto.
II. Con riferimento all'articolo 5, l'espressione «una miniera, una cava o altro luogo di estrazione di
risorse naturali», di cui al relativo paragrafo 2, f), comprende un luogo di perforazione lontano dalla
III. Con riferimento al paragrafo 3 dell'articolo 7, l'espressione «spese sostenute per gli scopi
perseguiti dalla stabile organizzazione» designa le spese direttamente connesse con l'attività della
IV. a) Con riferimento all'articolo 8, se gli utili conseguiti in dipendenza dell'esercizio di una nave
in traffico internazionale da parte di un'impresa la cui sede di direzione effettiva è situata in
Malta sono esenti da imposta ai sensi delle disposizioni della sezione 86 della legge sulla
navigazione mercantile del 1973 (Merchant Shipping Act, 1973) o in base a disposizioni
identiche o analoghe, tali utili possono essere tassati in Italia, a meno che non sia adeguatamente
provato ad uso delle competenti Autorità italiane che non più del venti per cento del capitale
della società che possiede la nave è detenuto, direttamente o indirettamente, da persone non
residenti di Malta;
b) con ulteriore riferimento all'articolo 8, un'impresa di uno Stato contraente che realizza utili
mediante l'esercizio di navi od aeromobili in traffico internazionale non è assoggettata ad alcuna
imposta locale applicata nell'altro Stato contraente.
V. Con riferimento al paragrafo 1 dell'articolo 24, all'espressione «indipendentemente dai ricorsi
previsti dalla legislazione nazionale» si attribuisce il significato secondo cui l'attivazione della
procedura amichevole non è in alternativa con la procedura contenziosa nazionale che va, in ogni
caso, preventivamente instaurata entro i termini previsti dalla legislazione nazionale.
VI. La disposizione di cui al paragrafo 3 dell'articolo 27 non impedisce alle Autorità competenti
degli Stati contraenti di stabilire di comune accordo procedure diverse per l'applicazione delle
riduzioni di imposta previste dal presente Accordo.
VII. Nonostante le disposizioni del paragrafo 2 dell'articolo 28, le disposizioni dell'articolo 8 si
applicheranno con riferimento ai redditi realizzati nei periodi d'imposta che iniziano il, o
successivamente al, 1° gennaio 1969.
Per il Governo della Repubblica italiana Per il Governo della Repubblica di Malta
MAURIZIO BATTAGLINI ROBERT J. STIVALA
ho l'onore di riferirmi all'articolo 12 dell'Accordo tra il Governo di Malta ed il Governo italiano per
evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e prevenire le evasioni fiscali che è
stato firmato, in data odierna, a Valletta e di proporre per conto del Governo della Repubblica
italiana che i due Governi convengano che, se il Governo di Malta limiterà, in un qualsiasi Accordo
concluso con altri Paesi dell'OCSE, l'imposta sui canoni indicati nel paragrafo 2 del predetto
articolo ad un'aliquota inferiore al 10 per cento dell'ammontare lordo dei canoni, i due Governi si
consulteranno allo scopo di modificare l'articolo in questione in modo che lo stesso trattamento
venga fissato su base di reciprocità. Il Governo di Malta informerà appena possibile il Governo
italiano su ogni nuovo Accordo con i Paesi dell'OCSE che preveda un'aliquota inferiore al dieci per
cento sui predetti canoni.
Ho l'onore, inoltre, di proporre che la presente nota e la risposta di Vostra Eccellenza, che conferma
l'adesione del Governo di Malta alla proposta suddetta, costituiscano un Accordo tra i due Governi
relativo al paragrafo 2 dell'articolo 12 di detto Accordo.
Colgo l'opportunità per manifestare a Vostra Eccellenza l'assicurazione della mia più alta
Sig. ROBERT J. STIVALA
Segretario Ministero delle finanze, dogane e investimenti finanziari del popolo Valletta
ho l'onore di informarLa di aver ricevuto la nota di Vostra Eccellenza, in data odierna, del seguente
«Ho l'onore di riferirmi all'articolo 12 dell'Accordo tra il Governo di Malta ed il Governo italiano
per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e prevenire le evasioni fiscali che
è stato firmato, in data odierna, a Valletta e di proporre per conto del Governo della Repubblica
Ho l'onore di informarLa che il Governo di Malta è d'accordo con la sopra menzionata proposta.
Colgo l'occasione per esprimere a Vostra Eccellenza l'assicurazione della mia più alta
Sua Eccellenza MAURIZIO BATTAGLINI
Accordi amministrativi per lo scambio di informazioni – (IInghilterra, Malta e altri Stati Anglosassoni si sono RIFIUTATI)
Australia Canberra 04.12.1986
Austria Roma 05.04.1985
Belgio Roma 09.04.1997 Bruxelles 11.07.1997
Danimarca Roma 26.10.1984
Finlandia Roma 12.12.1997
Francia Parigi 13.06.1984
Germania Bonn 05.05.1994
Lituania Roma 11.05.2006
Norvegia Roma 08.04.1998
Polonia Cracovia 04.09.2000
Slovacchia Roma 22.04.1997
Spagna Madrid 01.06.1984
Svezia Roma 29.04.1997
Trinidad e Tobago Roma 21.05.1985
Tunisia Roma 29.04.1987
Ungheria Budapest 05.06.1997
U.S.A. Washington 20.10.1983
Accordi amministrativi per l'effettuazione di verifiche fiscali simultanee
Australia Roma 06.06.2002
Austria Roma 21.10.1987
Belgio Roma 09.04.1997
Bruxelles 11.07.1997
Danimarca Roma 29.11.1996
Francia Parigi 01.03.1985
U.S.A. Washington 31.03.1983
Washington 22.06.1984
Convenzione firmata a Tirana il 12 dicembre 1994 e ratificata con legge n. 175 del 21 maggio 1998. In vigore dal 21 dicembre 1999
Convenzione firmata a Vienna il 29 giugno 1981 e ratificata con legge n. 762 del 18 ottobre 1984 – in vigore dal 6 aprile 1985. (Con legge n. 365 del 16 ottobre 1989 è stato ratificato il Protocollo aggiuntivo alla Convenzione – in vigore dal 1° maggio 1990)
Convenzione firmata a Roma il 29 aprile 1983 e ratificata con legge n. 148 del 3 aprile 1989. In vigore dal 29 luglio 1989
Convenzione frmata a Minsk l'11 luglio 2005 e ratificata con legge n. 74 del 29 maggio 2009
Convenzione firmata a Sofia il 21 settembre 1988 e ratificata con legge n. 389 del 29 novembre 1990. In vigore dal 10 giugno 1991
Convenzione firmata a Praga il 5 maggio 1981 e ratificata con legge n. 303 del 2 maggio 1983 – in vigore dal 26 giugno 1984. (La Convenzione stipulata con la Cecoslovacchia si applica anche alla Repubblica Ceca e alla Repubblica Slovacca)
Convenzione firmata a Nicosia il 24 aprile 1974 e ratificata con legge n. 564 del 10 luglio 1982. Dal 23 novembre 2010 è in vigore il Protocollo aggiuntivo per evitare le doppie imposizioni e per prevenire le evasioni fiscali in materia di imposte sul reddito. Lo ha reso noto il Ministero degli Affari Esteri con un comunicato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 3 marzo 2011 n.51. Il protocollo è stato firmato a Nicosia il 4 giugno 2009 e ratificato con legge n.70 del 3 maggio 2010 (G.U. n. del 24 maggio 2010)
Convenzione firmata a Roma il 20 ottobre 1999 e ratificata con legge n. 75 del 29 maggio 2009. Entrata in vogore il 15 dicembre 2010
Convenzione firmata a Copenaghen il 5 maggio 1999 e ratificata con legge n. 170 dell’11 luglio 2002. In vigore dal 27 gennaio 2003
Convenzione firmata a Tallin il 20 marzo 1997 e ratificata con legge n. 427 del 19 ottobre 1999. In vigore dal 22 febbraio 2000
Convenzione firmata a Helsinki il 12 giugno 1981 e ratificata con legge n. 38 del 25 gennaio 1983. In vigore dal 23 ottobre 1983
Convenzione firmata a Venezia il 5 ottobre 1989 e ratificata con legge n. 20 del 7 gennaio 1992. In vigore dal 1° maggio 1992
Convenzione firmata a Bonn il 18 ottobre 1989 e ratificata con legge n. 459 del 24 novembre 1992. La convenzione è entrata in vigore il 26 dicembre 1992
Convenzione firmata ad Atene il 3 settembre 1987 e ratificata con legge n. 445 del 30 dicembre 1989. In vigore dal 20 settembre 1991
Convenzione firmata a Dublino l’11 giugno 1971 e ratificata con legge n. 583 del 9 ottobre 1974. In vigore dal 14 febbraio 1975
Convenzione firmata a Roma il 10 settembre 2002 e ratificata con legge n. 138 del 4 agosto 2008
Jugoslavia ex (3)
Convenzione firmata a Belgrado il 24 febbraio 1982 e ratificata con L. n. 974 del 18 dicembre 1984 – in vigore dal 3 luglio 1985. (La Convenzione stipulata con la Repubblica Socialista Federativa di Jugoslavia si applica alla Serbia, al Montenegro, alla Slovenia, alla Croazia e alla Bosnia ed Erzegovina)
Convenzione firmata a Riga il 21 maggio 1997 e ratificata con legge n. 73 del 18 marzo 2008
Convenzione firmata a Vilnius il 4 aprile 1996 e ratificata con legge n. 31 del 9 febbraio 1999. In vigore dal 3 giugno 1999
Convenzione firmata in Lussemburgo il 3 giugno 1981 e ratificata con legge n. 747 del 14 agosto 1982. In vigore dal 4 febbraio 1983
Convenzione firmata a Roma il 20 dicembre 1996 e ratificata con legge n. 482 del 19 ottobre 1999. In vigore dall’8 giugno 2000
La convenzione è stata firmata a La Valletta il 16 luglio 1981 (S.O. alla Gazz. Uff. n. 174 del 24 giugno 1983) ed è entrata in vigore l'8 maggio 1985. Il 24 novembre 2010 è entrato in vigore (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 9 febbraio 2011 n.32) il Protocollo che modifica l'accordo del 1981, autorizzato con legge 30 aprile 2010, n. 77, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 123 del 28 maggio 2010. In conformità all'articolo 5, il protocollo è entrato in vigore il 24 novembre 2010.
La Convenzione, che si compone di 31 articoli e un protocollo aggiuntivo, è stata firmata a Roma il 3 luglio 2002. L'accordo è stato ratificato per l'Italia con legge n. 8 del 3 febbraio 2011 (pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n.45 del 24 febbraio 2011 – supplemento ordinario) ed entrerà in vigore alla data di ricevimento dell'ultima delle notifiche con le quali i due Stati si informeranno del completamento delle procedure interne di ratifica. Nella G. U. n. 221 del 22 settembre, il ministero degli Affari Esteri ha comunicato l’entrata in vigore della Convenzione a partire dal 14 luglio.
non esistono Convenzioni contro la doppia imposizione sottoscritte con l’Italia
Convenzione firmata a Roma il 17 giugno 1985 e ratificata con legge n. 108 del 2 marzo 1987. In vigore dal 25 maggio 1987
Convenzione firmata a l’Aja l’8 maggio 1990 e ratificata con legge n. 305 del 26 luglio 1993. In vigore dal 3 ottobre 1993
Convenzione firmata a Roma il 21 giugno 1985 e ratificata con legge n. 97 del 21 febbraio 1989. In vigore dal 26 settembre 1989
Convenzione firmata a Roma il 14 maggio 1980 e ratificata con legge n. 562 del 10 luglio 1982. In vigore dal 15 gennaio 1983
Convenzione firmata a Pallanza il 21 ottobre 1988 e ratificata con legge n. 329 del 5 novembre 1990. In vigore dal 31 dicembre 1990
Convenzione firmata a Bucarest il 14 gennaio 1977 e ratificata con legge n. 680 del 18 ottobre 1978. In vigore dal 6 febbraio 1979
Convenzione firmata a Roma il 9 aprile 1996 e ratificata con legge n. 370 del 9 ottobre 1997. In vigore dal 30 novembre 1998. Sulla G.U. n. 153 del 03.07.2012, il ministero degli Affari esteri ha comunicato l’entrata in vigore del protocollo di modifica della Convenzione tra Italia e Russia per evitare le doppie imposizioni in materia di Imposte sul reddito e sul patrimonio e per prevenire le evasioni fiscali, con Protocollo Aggiuntivo del 9 aprile 1996, firmato a Lecce il 13 giugno 2009.
Convenzione firmata a Roma il 21 marzo 2002 e non ratificata. Il protocollo aggiuntivo della Convenzione contro le doppie imposizioni tra l’Italia e la Repubblica di San Marino è stato firmato il 13 giugno a Roma. Il protocollo, che non è stato ratificato dai due Parlamenti, modifica l'accordo del 2002 adeguando l'intesa agli standard dell'Ocse.
Convenzione firmata a Lubiana l'11 settembre 2001 e ratificata con legge n. 76 del 29 maggio 2009. Entrata in vigore il 12 gennaio 2010
Convenzione firmata a Roma l’8 settembre 1977 e ratificata con legge n. 663 del 29 settembre 1980. In vigore dal 24 novembre 1980
Convenzione firmata a Roma il 6 marzo 1980 e ratificata con legge n. 439 del 4 giugno 1982. In vigore dal 5 luglio 1983
Convenzione firmata a Roma il 9 marzo 1976 e ratificata con legge n. 943 del 23 dicembre 1978. In vigore dal 27 marzo 1979
Convenzione firmata ad Ankara il 27 luglio 1990 e ratificata con legge n. 195 del 7 giugno 1993
Convenzione firmata a Kiev il 26 febbraio 1997 e ratificata con legge n. 169 dell’11 luglio 2002. In vigore dal 25 febbraio 2003
Convenzione firmata a Budapest il 16 maggio 1977 e ratificata con legge n. 509 del 23 luglio 1980. In vigore dal 1° dicembre 1980
Unione Sovietica ex (3)
Convenzione firmata a Roma il 26 febbraio 1985 e ratificata con L. n. 311 del 19 luglio 1988 – in vigore dal 30 luglio 1989. Dopo il discioglimento dell'Unione Sovietica, Italia e Russia hanno firmato una autonoma convenzione (vedi sopra).
La convenzione stipulata con la ex Unione Sovietica si applica attualmente a Kirghisistan, Tagikistan e Turkmenistan.
La convenzione stipulata con la ex Jugoslavia si applica attualmente ai seguenti paesi: Bosnia Herzegovina, Croazia, Slovenia, Serbia e Montenegro.
(3) I paesi successori delle Federazioni disciolte applicano la Convenzione salvo la stipula e l'entrata in vigore di una propria convenzione.
La normativa antielusione mira a contrastare quei comportamenti finalizzati a trasferire i redditi in Paesi esteri con il preciso scopo di evitare il pagamento delle imposte.
Il decreto del Mef 27 luglio 2010 ha provveduto a modificare i decreti adottati in base agli articoli 6 ed 11 del decreto legislativo n. 239 (white list con cui e' attuabile lo scambio di informazioni) e in base agli articoli 2, 110 e 167 del Tuir (black list Stati e territori aventi regime fiscale privilegiato).
Esonero Iscrizione Inps Coadiuvanti Impresa Familiare
Pubblichiamo alcune delucidazioni emanate dall'inps in riferimento agli obblighi contributivi di iscrizione, sospensione e cancellazione inps commercianti.
L'obbligo contributivo per gli esercenti attività commerciale decorre dal 1 gennaio 1965 ai sensi della Legge 613 del 22 luglio 1966.
L'assetto complessivo della gestione commercianti è stato ridisegnato dalla legge 662 del 23 dicembre 1996, estendendo la possibilità
di iscrizione a nuove attività e a soggetti che erano esclusi dalla precedente normativa.
Il procedimento di iscrizione nel corso del tempo è stato oggetto di molteplici interventi, nell'ottica di una sempre maggiore
Infatti dal 1 gennaio 2004 al 31 marzo 2008 è stato previsto un sistema iscrizione, sostituito dal 1 aprile 2010 dalla procedura
di iscrizione denominata "Comunicazione Unica per la nascita dell' impresa" (ComUnica).
L’art. 9 del decreto legge 31 gennaio 2007, n. 7, convertito con modificazioni nella legge 2 aprile 2007, n. 40, ai commi 1 e 2 ha
previsto che ai fini dell’avvio dell’attività d’impresa gli interessati debbano assolvere a tutti gli adempimenti richiesti presentando, per
via telematica o su supporto informatico, la Comunicazione unica all’ufficio del registro delle imprese (al sito
www.registroimprese.camcom.it – rif. msg. 4226 del 19/02/2008).
La Comunicazione Unica vale quale assolvimento di tutti gli adempimenti amministrativi previsti per l’iscrizione al registro delle imprese
ed ha effetto, sussistendo i presupposti di legge, ai fini previdenziali e assistenziali, nonché per l’ottenimento del codice fiscale e della
Tale modalità deve essere utilizzata in via obbligatoria a decorrere dal 1 aprile 2010 (art. 9 D.L. 31/01/2007 n. 7, modificato
dall'art. 23, comma 13, D.L. 1/07/2009 n. 78).
La ComUnica deve essere utilizzata da tutti i soggetti che presentano domanda di iscrizione al Registro delle Imprese e per i quali
sorge l’obbligo d’iscrizione alla Gestione previdenziale dei Commercianti (quadro AC).
L’utilizzo del nuovo sistema di comunicazione è obbligatorio per tutte le notizie che hanno rilievo al fine di un aggiornamento delle
informazioni contenute negli archivi del Registro delle imprese:
Inoltre, posto che la nascita dell'impresa non è il presupposto automatico per il sorgere dell'obbligo contributivo nella Gestione
previdenziale dei Commercianti, ma ad essa deve essere collegato l'esercizio dell'attività in via abituale e prevalente, tramite il quadro
“AC” di ComUnica deve essere effettuata una dichiarazione di “iscrivibilità” o di “non iscrivibilità".
a) svolgimento di attività da lavoro dipendente;
b) partecipazione alla realizzazione dello scopo sociale esclusivamente tramite conferimento di capitale non svolgendo attività;
c) altra attività prevalente con iscrizione alla relativa cassa/ente previdenziale;
d) iscrizione alla gestione previdenziale degli artigiani o commercianti per altra attività d'impresa.
Devono essere comunicate direttamente all’Inps tutte le informazioni relative alla modifica della posizione contributiva del titolare o del
coadiuvante che non siano di interesse del Registro delle Imprese.
E', tuttavia, possibile (ma non necessario) utilizzare ComUnica nei casi di iscrizione di un coadiuvante in un momento successivo alla
nascita dell’impresa.
La cessazione di una impresa può non far venir meno l'obbligo contributivo per il titolare o socio che contemporaneamente eserciti la
propria attività in altra impresa. Tale circostanza (che tecnicamente è denominata "continuità contributiva") deve essere evidenziata
sul quadro AC della ComUnica.
N.B.: Qualora, a seguito della presentazione della ComUnica, emergano delle incongruenze tali da non consentire il perfezionamento
della iscrizione, la procedura emette à una lettera con la quale l’interessato viene invitato a presentarsi, presso gli uffici della Sede Inps.
Dichiarazione Iva (Italia-Malta 1-16)
Le istruzioni della Dichiarazione Iva 2012 dello stato Italiano è composta da 98 pagine contro 1 pagina del governo Maltese, mentre la Dichiarazione Iva Italiana è composta di 16 pagine contro 1 pagina del governo Maltese.
I diritti del contribuente in Malta vengono rispettati, infatti le liquidazioni a credito Iva vengono immediatamente, di default, rimborsate con assegno del governo maltese nel termine di 90 giorni, contro il Governo Italiano che oltre a dover fare richiesta telematica, prima ti invia la Tributaria in sede per una presunzione di colpevolezza e se va bene dopo 6 anni ti versa il diritto acquisito.
Cara Italia …………. sei diventata Obsoleta!!!
A breve l’agevolazione prima casa sarà una chimera in Italia
Al bonus fiscale prima casa
non basta l’utenza elettrica
Requisiti soggettivi e oggettivi mettono i paletti all’agevolazione. L’immobile, per esempio, non deve
essere di lusso ed è fondamentale la residenza del nuovo proprietario
I benefici d’imposta previsti per l’acquisto della prima casa spettano unicamente a
coloro che dimostrano, in base alle risultanze anagrafiche, di risiedere o di lavorare
nel Comune dell’immobile acquistato, senza che a tal fine possano essere prese in
considerazione situazioni di fatto contrastanti con tali risultanze.
Questo il principio di diritto ribadito dalla Cassazione nell’ordinanza n. 271 dell’8
gennaio, che ha confermato un orientamento da ritenersi oramai pacifico in
giurisprudenza in materia di benefici prima casa (cfr Cassazione, sentenze n.
17597/2012, n. 1530/2012, n. 14399/2010, n. 4628/2008, n. 1173/2008, n. 22528/
2007, n. 18077/2002 e n. 8377/2001).
Le difficoltà applicative e i dubbi interpretativi concernenti la struttura normativa di
riferimento hanno alimentato, nel corso degli anni, un notevole contenzioso in materia di tassazione agevolata per l’acquisto
di questo tipo di abitazione.
Al riguardo, ricordiamo brevemente che i benefici fiscali in esame presuppongono la sussistenza di requisiti soggettivi
(concernenti, cioè, l’acquirente) e oggettivi (concernenti la natura e l’ubicazione dell’immobile) specificatamente previsti
dalla Nota II bis dell’articolo 1 della Tariffa, parte prima, allegata al Testo unico dell’imposta di registro (Tur), approvato con
Dpr n. 131/1986.
In particolare, sulla base di tale disposizione normativa, le agevolazioni si applicano agli atti traslativi a titolo oneroso della
proprietà di abitazione non di lusso e agli atti traslativi o costitutivi di nuda proprietà, usufrutto, uso e abitazione relativi alle
stesse solo se ricorrono alcune condizioni, tra le quali, per quel che qui rileva, che l’immobile sia ubicato nel territorio del
Comune in cui l’acquirente ha o stabilisca entro diciotto mesi dall’acquisto la propria residenza o, se diverso, in quello in cui
l’acquirente svolge la propria attività.
Due contribuenti propongono ricorso innanzi ai competenti giudici tributari avverso l’avviso di liquidazione emesso da un
ufficio finanziario a seguito della revoca dei benefici fiscali “prima casa” ottenuti, ai sensi della normativa richiamata, in
occasione dell’acquisto da parte degli stessi di un immobile da destinare a prima abitazione.
Tale revoca era fondata sull’intervenuta decadenza dei contribuenti/ricorrenti dall’agevolazione in esame, in conseguenza
del mancato trasferimento della residenza, nel Comune dell’immobile acquistato, nel prescritto termine di diciotto mesi.
Il ricorso viene respinto in primo grado, ma il successivo appello è accolto dai giudici del gravame sul presupposto che i
contribuenti/appellanti avessero fornito idonea prova dei requisiti necessari per beneficiare del regime fiscale agevolato,
nello specifico, la sussistenza del presupposto fattuale del trasferimento di residenza nei termini normativamente previsti.
Avverso tale pronuncia, l’ufficio finanziario propone ricorso in Cassazione deducendo la violazione e la falsa applicazione
della succitata normativa in tema di benefici fiscali “prima casa”.
Innanzitutto, i giudici di piazza Cavour ritengono insufficiente e illogica la motivazione della sentenza d’appello (equiparabile
all’omissione della stessa), atteso che non contiene gli elementi da cui i giudici del gravame hanno tratto il proprio
convincimento logico-giuridico, rendendo di fatto impossibile ogni controllo sull’esattezza e sulla logicità del ragionamento
Nel caso di specie, infatti, precisa la Cassazione, la sentenza d’appello fa riferimento a una bolletta per la fornitura di energia
elettrica accompagnata da una dichiarazione di un maresciallo dei Carabinieri che, per stessa affermazione dei giudici,
appare oggettivamente resa in termini generici.
Nello specifico, “non viene data contezza dell’iter logico seguito e dei concreti elementi utilizzati nel percorso decisionale,
per giungere ad affermare il trasferimento di residenza…”.
Nel merito, lo stesso maresciallo “…aveva riferito di dimora giustificata ‘dalla paura di subire furti del materiale edile lì riposto
e custodito’ e non anche di trasferimento di residenza del nucleo familiare e del relativo arredo”.Invece, conclude la Corte di
legittimità, non viene dato risalto all’esame e alla valutazione delle circostanze evidenziate dall’Amministrazione ricorrente
“…quali le risultanze del certificato storico di residenza, nonché che la bolletta esibita non afferiva ad utenza per
approvvigionamento di energia elettrica di una casa per civile abitazione, bensì funzionale alla mera esecuzione dei lavori
Addio Piccolo Imprenditore, oramai anche tu sei fallibile in Italia
Con la sentenza 769 dello scorso 8 gennaio la Cassazione, rigettando il ricorso
proposto da un’imputata, ha stabilito che non risponde di bancarotta documentale
semplice, ma del più grave reato di bancarotta fraudolenta documentale, il titolare di
una ditta individuale che sopprime o occulta il libro giornale e il libro degli inventari
obbligatori per legge, rendendo così impossibile alla curatela la ricostruzione della
situazione patrimoniale e del movimento degli affari della ditta poi fallita.
Con una sentenza del 2011 la Corte d’appello di Palermo confermava la pronuncia
con cui il giudice per le indagini preliminari presso il tribunale di Palermo, in sede di
giudizio abbreviato, aveva condannato l’imputata, in qualità di titolare di una ditta
individuale, dichiarata fallita con una sentenza del 2004 del Tribunale di Palermo, tra
gli altri, per il reato di cui all’articolo 216, comma 1, n. 2 della legge fallimentare.
Avverso tale sentenza l’imputata proponeva ricorso per Cassazione denunciando, in particolare, l’inosservanza ed erronea
applicazione della legge penale, ai sensi dell’articolo 606, comma 1, lettera b) c.p.p., in relazione agli articoli 216 e 217,
legge fallimentare, in quanto, sulla base delle risultanze processuali, non poteva essere condannata per il delitto di
bancarotta fraudolenta documentale essendo eventualmente configurabile nei suoi confronti il delitto di bancarotta semplice
documentale, di cui all'articolo 217, comma 2, della stessa legge fallimentare.
Secondo la tesi difensiva, infatti, l’imputata non avrebbe mai commesso quello che le veniva contestato (falsificazione,
distruzione o occultamento di registri contabili obbligatori), ma avrebbe avuto soltanto una condotta omissiva, consistente nel
fatto di aver operato in contabilità semplificata fino al 1999 e di non avere tenuto le scritture contabili nei tre anni anteriori alla
dichiarazione di fallimento, quando l'attività imprenditoriale si era interrotta.
Tale condotta non sarebbe stata idonea a integrare il più grave reato per cui la stessa era stata condannata nei primi due
Con un altro motivo, poi, la ricorrente deduceva la violazione di legge in relazione agli articoli 1 e 216 della legge
fallimentare, 2, comma 4, c.p. e 3 della Costituzione, in quanto, dovendosi ricondurre la ditta individuale di cui era titolare, in
ragione dell'attività svolta (esercizio di una piccola attività di scuola materna ed elementare privata), alla categoria del
piccolo imprenditore, non più assoggettabile al fallimento. Questo perché, in virtù delle modifiche apportate all’articolo 1
della legge fallimentare dal Dlgs 5/2006 e dal Dlgs 169/2007 (che ne hanno dilatato notevolmente la nozione) era venuto
meno uno degli elementi costituitivi dei reati ad essa ascritti (ovvero la dichiarazione di fallimento) in virtù del principio di
successione delle leggi penali nel tempo sancito dall’articolo 2, comma 4 c.p., che prevede l’applicabilità della legge più
favorevole al reo, salvo che sia stata pronunciata sentenza irrevocabile.
La Corte suprema, con la sentenza in esame ha rigettato il ricorso, condannando altresì la ricorrente alla refusione delle
In particolare, con riferimento al primo motivo, la Corte osserva, citando un orientamento consolidato sul punto (cfr,
Cassazione, sentenza 33402/2009), “che anche le imprese sottoposte ad un regime tributario di contabilità semplificata sono
obbligate alla tenuta delle scritture e dei libri di cui all'art. 2214, c.c., ed in modo particolare del libro giornale e del libro degli
inventari che lo stesso art. 2214, c.c., indica come scritture contabili obbligatorie per chi esercita un'attività commerciale”, sia
ai fini civili sia a quelli penali previsti dalla legge fallimentare.
I giudici precisano, poi, che ove la condotta illecita si sostanzi non nella semplice omissione di tale tenuta, ma in un fatto di
bancarotta pre-fallimentare consistente nella distruzione (cioè nell'eliminazione fisica delle scritture contabili o di quanto in
esse annotato) o nella sottrazione delle scritture medesime (che, a sua volta, si risolve nella indisponibilità, totale o parziale,
delle scritture contabili attraverso il loro occultamento o con il renderne impossibile o difficoltosa la materiale apprensione),
finalizzate a evitare l'apprensione delle scritture medesime da parte degli organi fallimentari (nel caso di specie il curatore
fallimentare non ha rinvenuto le scritture contabili della ditta individuale, fatta eccezione per un registro vendite relativo al
solo periodo 11 dicembre 2000-30 giugno 2001 e un registro acquisti relativo al solo periodo 31 gennaio 2000-30 giugno
2001) “appare configurabile non il delitto di bancarotta semplice documentale di cui all'art. 217, co. 2, legge fall., ma il più
grave delitto di bancarotta fraudolenta documentale come previsto in una delle prime tre ipotesi disciplinate dall'art. 216, co.
1, n. 2, legge fall., reato, come è noto, di pura condotta, per la cui realizzazione non si richiede il verificarsi dell'evento della
concreta impossibilità di ricostruire il patrimonio o il movimento degli affari dell'impresa dichiarata fallita” (tale elemento è
valorizzabile, invece, per la verifica dell’elemento soggettivo del dolo specifico).
In altri termini, ciò che ha fatto propendere per la configurazione di tale ipotesi delittuosa è stato proprio il mancato
rinvenimento, da una certa data in poi, delle scritture contabili obbligatorie per legge (libro giornale e libro degli inventari), dal
quale il giudice per le indagini preliminari, con motivazione approfondita, condivisa dalla corte di appello, ha desunto la
soppressione o l'occultamento delle stesse scritture, non essendo stato possibile alla curatela, in loro mancanza e alla luce
della scarsa documentazione fornita, ricostruire la situazione patrimoniale e il movimento degli affari della ditta.
Quanto all'elemento soggettivo, rappresentato in questo caso dal dolo specifico, cioè dalla necessità che la condotta sia
finalizzata allo scopo di procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto o di recare pregiudizio ai creditori, in previsione della
possibilità del fallimento, proprio l’impossibilità per gli organi del fallimento di ricostruire la situazione patrimoniale della ditta
dichiarata fallita, a causa del mancato deposito e del mancato rinvenimento delle scritture contabili obbligatorie, “assume
valore pregnante per dimostrare l'esistenza del dolo specifico, cioè della volontà di arrecare un pregiudizio ai creditori in
previsione del possibile fallimento”.
Sottolinea inoltre la Corte che, ove anche si volesse qualificare la condotta illecita in termini di mera omissione delle scritture
contabili obbligatorie, ipotizzando, come prospetta la ricorrente, che la contabilità, almeno per un certo periodo di tempo, non
sia stata mai tenuta, sarebbe pur sempre configurabile “non il delitto di bancarotta documentale semplice, ma quello più
grave di bancarotta fraudolenta documentale di cui all'ultima ipotesi dell'art. 216, co. 1, n. 2, legge fall.” che, per costante
giurisprudenza di legittimità (cfr Cassazione, pronunce 32173/2009 e 6769/2005), ricorre quando sia stata raggiunta la
prova, come nel caso in esame, che l'omessa tenuta delle scritture contabili è mirata a impedire la ricostruzione della
situazione patrimoniale e del movimento degli affari dell’impresa individuale dichiarata fallita, finalità resa particolarmente
evidente dalla connessione di tale omissione con alcuni fatti distrattivi per cui pure l’imputata era stata condannata.
In relazione al secondo motivo, sebbene sussista un orientamento giurisprudenziale formatosi in passato secondo cui, in
tema di reati fallimentari spetta al giudice penale il potere-dovere di verificare autonomamente, tra l'altro, se l'imputato possa
o meno essere considerato piccolo imprenditore, non soggetto, come tale, a fallimento (in modo da poter verificare, nel
tempo, tutti gli elementi costitutivi del reato, tra cui quello della dichiarazione di fallimento), la Cassazione ha ritenuto di
dover aderire a un nuovo filone interpretativo inaugurato con la sentenza 19601/2008 delle sezioni unite. Secondo tale
arresto il giudice penale investito del giudizio relativo a reati di bancarotta (ex articoli 216 e seguenti, Rd 267/1942) non può
sindacare la sentenza dichiarativa di fallimento, quanto al presupposto oggettivo dello stato di insolvenza dell'impresa e ai
presupposti soggettivi relativi alle condizioni previste per la fallibilità dell'imprenditore.
Per questo motivo, le modifiche apportate all'articolo 1 della legge fallimentare non esercitano influenza, ai sensi dell'articolo
2 c.p., sui procedimenti penali in corso. Tale orientamento è stato poi confermato da altre decisioni delle sezioni semplici
intervenute al riguardo. (cfr Cassazione, sentenze 9279/2009, 40404/2009 e 29907/2008).
Sul punto la Corte suprema richiama anche un orientamento manifestatosi in tema di successione di norme extrapenali nel
tempo, secondo il quale deve ritenersi inapplicabile il principio previsto dall’articolo 2 del codice penale, qualora si tratti di
modifiche della disciplina integratrice della fattispecie penale (come quelle relative ai presupposti per la dichiarazione di
fallimento) che non incidano sulla struttura essenziale del reato, ma comportino esclusivamente una variazione del
contenuto del precetto delineando la portata del comando.
In questi casi rimane integro il disvalore sociale della condotta, che non è venuta meno con la nuova normativa, essendosi il
legislatore limitato a modificare i presupposti per l'applicazione della norma incriminatrice penale, per cui appare del tutto
irragionevole ritenere che siffatte modifiche (alla norma extrapenale) retroagiscano (cfr Cassazione, sentenza 40324/2011).
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