Source: http://www.mil2002.org/cronaca/ricorso/testo_ricorso.htm
Timestamp: 2017-11-18 23:05:11+00:00
Document Index: 101063875

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 2', 'art. 8', 'art. 1', 'art. 96', 'art. 1']

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SECRETARY GENERAL (Mr Kofi A. Annan)
Il M.I.L. - Movimento Indipendentista Ligure è stato ufficialmente costituito il 17 gennaio 2001 grazie all'adesione di numerosi cittadini liguri, d'estrazione varia (operai, casalinghe, impiegati, artigiani, pensionati, dirigenti, insegnanti, docenti universitari, liberi professionisti, ecc.), che ne hanno sottoscritto lo statuto in particolare condividendone lo scopo (primo comma dell'art. 1)
il M.I.L., nell'interesse e per conto dell'attuale Popolazione Ligure, si propone di recuperare pacificamente, con azioni giuridiche e politiche, la Sovranità di Nazione Indipendente, temporaneamente perduta nel 1814 a causa dell'illegittima decisione assunta dal Congresso di Vienna.
e la clausola di scioglimento (art. 2)
cause previste, in via transitoria, dalle leggi vigenti
Genova è città dalle origini antichissime, parecchi secoli prima della nascita di Gesù Cristo. Si registra che nel 205 a.C. Magone distrusse Genova, alleata di Roma e nemica di Cartagine, e che nel 203 a.C., ossia appena due anni dopo la distruzione, il Senato romano inviò a Genova il pretore Spurio Lucrezio per far risorgere la città dalle macerie.
Più di mille anni dopo, nel 935 Genova venne straziata dai saraceni ma risorse. Pochi anni dopo, nel 958, ottenne dal re Berengario II un "diploma" mediante il quale venivano confermati ai genovesi «ogni loro possesso e consuetudine, vietando che qualunque signore possa dar loro molestia». I genovesi infatti si erano distinti nella lotta contra paganos e nella repressio saracenorom. Nel 970 Genova. debellò i pirati saraceni che infestavano il Mediterraneo, attaccandoli nel loro covo di Frassineto, nel golfo di Saint Tropez, consolidandosi sempre più quale Stato indipendente organizzato secondo un sistema istituzionale repubblicano (la futura Repubblica di Genova).
Nel 1099, all'epoca della prima crociata un genovese, Caffaro, iniziò la scrittura degli "Annali", ovvero delle vicende genovesi scritte da un contemporaneo. Genova ottenne di batter moneta nel 1139 da Corrado II, Cunradus rex romanorum, consolidando sempre più la sua indipendenza e sovranità.
Dall'XII al XIV secolo è stata la più grande potenza marinara (militare e mercantile) del "mondo" di allora (ancora oggi le famose battaglie navali della Meloria, contro Pisa nel 1284, e di Curzola, contro Venezia nel 1298, sono studiate nelle più prestigiose accademie navali).
Quando, per le sue attività commerciali, Genova aveva necessità di approdi sicuri, concordava il giusto prezzo con cui remunerare i legittimi proprietari, senza tentazioni di conquiste egemoniche e senza l'utilizzo della forza delle armi; così sono nate le "maone" ed i "fondaci" che hanno dato origine ad una vera e propria rete logistica per la gestione di un "grande mercato" in tutto il Mar Mediterraneo, nel quale la flotta mercantile genovese trafficava e commerciava con grande ricaduta di ricchezza per tutta la Comunità Ligure.
Dopo la scoperta dell'America, Genova si è saputa trasformare nella più grande potenza finanziaria e tale è rimasta fino alla sua annessione al regno di Sardegna.
Fin dai suoi albori la Repubblica di Genova ebbe in nuce una spiccata impronta "federalista" riflettentesi nel riconoscimento di larghissima autonomia alle comunità periferiche (si pensi che il piccolo Comune di Parodi Ligure, oggi in Piemonte, aveva un proprio Statuto e che Noli era una Repubblica sovrana ed indipendente "confederata" con la Repubblica di Genova!).
L'evoluzione dell'ordinamento del governo Genovese fu piuttosto complessa. Dai consoli, dai podestà stranieri, dai capitani del popolo si passò ai dogi perpetui e quindi, con la riforma di Andrea Doria del 1528, ai dogi biennali. L'ordinamento definitivo, che resse fino all'avvento di Napoleone, si ottenne con le Leges Novae approvate e giurate il 17 marzo 1576 nella Cattedrale di San Lorenzo.
È interessante segnalare che il Governo della Liguria, pur nelle varie forme succedutesi nei secoli, è sempre stato gradito alla popolazione, anche quella minuta, che traeva beneficio dall'appartenere a una comunità ricca e prospera. In effetti non si conoscono rivolte e ribellioni del popolo contro il legittimo governo genovese: il popolo insorse più volte ma sempre e solo contro l'invasore straniero!
A parte le mire dei Savoia che dal 1625 in poi diventarono sempre più pressanti e violente, tutto proseguì più o meno senza problemi fino all'avvento di Napoleone. Infatti, il 9 ottobre 1796 per conservare la propria sovranità, la Repubblica di Genova stipulò a Parigi una Convenzione Segreta per evitare l'invasione delle truppe napoleoniche, pagando un importo di ben 4 milioni di franchi. Va sottolineato come l'art. 8 di detta convezione stabilisca «la conservazione dell'integrità del suo territorio nel suo stato attuale e conformemente ai trattati attualmente esistenti». Nonostante ciò la Francia non stette ai patti: invase la Liguria e fece razzia dell'enorme patrimonio del Banco di San Giorgio, delle Chiese e delle case private senza che ci fosse alcun status di guerra. Ma in data 6 giugno 1797, per evitare che l'armata di Napoleone, pronta a Mombello, si diriga su Genova e faccia una carneficina, i reggitori della Repubblica furono costretti a firmare una Convenzione che decretò la nascita della Repubblica Democratica Ligure. Il titolo di presidente venne conferito in un primo tempo allo stesso doge della Repubblica di Genova, Giacomo Maria Brignole. Questa Repubblica venne dichiarata autonoma rispetto a quella Cisalpina e a quella Cispadana per non irritare il sentimento indipendentista dei Genovesi e dei Liguri.
Napoleone giunse quindi al suo epilogo. Il 26 aprile 1814 la Repubblica di Genova, dominata dai francesi con la forza fino al 6 aprile 1814 (abdicazione di Napoleone), fu legalmente ricostituita dal comandante delle truppe inglesi, Generale William Bentinck, con il famoso Proclama il quale, all'art. 1, decreta
Contravvenendo al Proclama del 26 aprile 1814, le Grandi Potenze si orientarono verso la riunione degli Stati della Repubblica di Genova al Regno di Sardegna. Le trattative per impedire una simile sciagura furono condotte a Parigi dal marchese Agostino Pareto e a Vienna dal Marchese Antonio Brignole Sale. Val la pena di rimarcare che, sino a quando la speranza di conservare la plurisecolare indipendenza non fu delusa, entrambi i delegati sempre reclamarono il mantenimento dell'integrità e della continuità del territorio costituente l'antica Repubblica. Purtroppo il Congresso di Vienna dispose, con la forza, che gli Stati della ricostituita Repubblica di Genova fossero riuniti al Regno di Sardegna. I delegati della Repubblica di Genova, che partecipava sovrana al Congresso di Vienna, e il legittimo Governo genovese non vollero firmare alcun documento di approvazione delle decisioni prese dal Congresso. Più precisamente nella Nota del 12 novembre 1814 inviata, per conto del Governo Ligure, dal Presidente del Governo provvisorio Gerolamo Serra al Ministro Plenipotenziario Antonio Brignole Sale si legge
Infine, saputa l'irrevocabile decisione del Congresso di Vienna venne emesso il famoso Proclama dei Governatori e Procuratori della Serenissima Repubblica di Genova che inizia con la frase
Informati che il Congresso di Vienna ha disposto della nostra Patria riunendola agli Stati di S. M. il Re di Sardegna risoluti dall'una parte a non lederne i diritti imperscrittibili, dall'altra a non usar mezzi inutili e funesti, Noi deponiamo un'Autorità che la confidenza della Nazione e l'acquiescenza delle principali Potenze avevano comprovata.
Dopo la sconfitta di Novara del 23 marzo 1949 e l'abdicazione di Carlo Alberto in favore di Vittorio Emanuele II, i genovesi sperarono di riottenere la perduta indipendenza politica, ma soprattutto mercantile, imprenditoriale e finanziaria di cui erano stati improvvisamente privati. Ma dall'1 al 10 aprile 1849 le truppe sabaude, comandate dal generale La Marmora, si abbandonarono al Sacco di Genova soffocando in un bagno di sangue la rivolta degli insorti genovesi e liguri. Dopo il massacro il re Vittorio Emanuele II complimentandosi in una lettera scritta in francese col generale La Marmora non esitò a definire i genovesi vile et infecte race de canailles.
La Liguria venne annessa d'imperio al Regno di Sardegna dal Congresso di Vienna nel 1815. Gli altri Stati italici furono annessi, dal 1848 al 1871 con la forza e la violenza, al Regno di Sardegna e poi d'Italia. Al fine di rendere legittima, in ossequio al principio di diritto internazionale di autodeterminazione dei popoli, un'annessione fatta con la violenza che sarebbe altrimenti stata totalmente illegittima dal punto di vista delle norme giuridiche regolanti i rapporti tra Stati sovrani, fu intrapresa la via della legittimazione popolare facendo votare, dal 1860 al 1871, ai territori conquistati militarmente i plebisciti di annessione alla Monarchia Sabauda.
Ma ai cittadini Liguri non fu mai concesso di manifestare la loro volontà in quanto la Liguria, non è mai stata chiamata a votare alcun plebiscito di annessione. È infatti evidente che i cittadini genovesi e liguri avrebbero votato NO!
In questo modo veniva garantita l'unità del neonato Stato sabaudo, mettendo a tacere, almeno temporaneamente, la contraria volontà del popolo ligure che, insofferente al centralismo burocratico, era intenzionato a mantenere l'indipendenza istituzionale costruita nel corso dei secoli sul territorio governato dalla Repubblica di Genova.
Il materiale allegato e le informazioni presentate dimostrano la sussistenza di un rapporto di sovranità intercorrente tra la Repubblica di Genova ed il territorio corrispondente all'attuale Liguria nonché l'esistenza, al tempo della Repubblica di Genova, di legami giuridici, sanciti, in trattati bilaterali, di alleanza militare ed economica con altri Stati sovrani.
Tali legami sono il presupposto per l'applicazione del principio di autodeterminazione attraverso la libera e genuina espressione della volontà dei popoli insediati su un determinato territorio.
Dal punto di vista giuridico, l'occupazione, oltre alla cessione ed alla successione, è pacificamente un mezzo di acquisizione di sovranità su un territorio; ma, secondo quanto affermato dalla Corte Internazionale di Giustizia nel parere consultivo del 16.09.1975 sulla questione concernente il Sahara Occidentale, condizione cardine perché una tale occupazione sia valida è che il territorio in questione costituisca "terra nullius".
Secondo la prassi degli Stati vigente nel periodo in cui è avvenuta l'annessione del territorio ligure al Regno Sabaudo, il territorio abitato da un popolo dotato di un'organizzazione politica e sociale come era la Repubblica di Genova, non poteva essere considerato terra nullius. In questi casi si riteneva che l'effettiva acquisizione della sovranità non discendesse dall'occupazione, ma dagli accordi conclusi con i governanti locali.
Le informazioni fornite mostrano che, al tempo dell'invasione sabauda, il territorio ligure era abitato da un popolo che, da quasi dieci secoli, era socialmente e politicamente organizzato secondo una forma istituzionale repubblicana con capi competenti a rappresentarlo e ad esternarne la volontà, ed era stato capace di imporre il proprio dominio militare e le proprie regole economiche in tutto il Mediterraneo.
Perciò, si deve concludere che la Liguria, al tempo in cui fu annessa al Regno di Sardegna, non era terra nullius, ma apparteneva al popolo Ligure che esercitava su di essa, attraverso propri rappresentanti istituzionali riconosciuti come tali anche da parte degli altri Stati stranieri, una totale sovranità territoriale.
Da tale considerazione discende che l'acquisizione del territorio ligure da parte del Regno di Sardegna (poi diventato Stato Italiano) è stato effettuato in maniera illegittima in quanto ha violato una norma fondamentale di diritto internazionale consuetudinario, il principio di autodeterminazione dei popoli. Infatti, dopo l'ingresso dei Savoia nel territorio della Repubblica di Genova effettuato mediante l'uso della forza, l'annessione di tale territorio al Regno di Sardegna non è stata ratificata per mezzo della volontà della popolazione ivi residente fino ad allora in maniera autonoma ed indipendente.
A tale proposito è opportuno mettere in luce che la libera volontà del popolo ligure si è sempre manifestata nel senso di accettare tutte le varie forme di governo che si sono succedute nel tempo. Infatti, mai si sono verificate rivolte e ribellioni del popolo contro il legittimo governo genovese: il popolo insorse più volte, ma sempre e solo contro l'invasore.
E' infine necessario sottolineare che la questione trattata, oltre ad affondare le radici nelle documentate vicende storiche, è ancora tutt'oggi di grande attualità dal momento che, in data 09.04.2002, il Consiglio della Provincia di Genova attualmente in carica, riconoscendo che "la Repubblica di Genova non ha mai accettato le statuizioni del Congresso di Vienna del 1815 e non ha mai votato, a differenza di altre regioni italiani, alcun plebiscito per l'annessione al Regno d'Italia", auspicava che i principi ed i valori che esprimono la civiltà del popolo ligure nei secoli vengano riconosciuti ed enunciati nel redigendo statuto della Regione Liguria.
Tale considerazione dimostra che l'attuale volontà del popolo ligure, manifestata attraverso le statuizioni degli organi politici di esso rappresentativi, è ancora quella di vedere riconosciuto il proprio diritto all'indipendenza ed alla sovranità, diritto al quale il popolo non ha mai deliberatamente rinunciato.
La violazione del diritto all'autodeterminazione del popolo ligure, in quanto avente per oggetto un principio di tale fondamentale importanza da assurgere al livello di norma di ius cogens del diritto internazionale consuetudinario, non può considerarsi sanata alla luce del decorso del tempo e del successivo effettivo esercizio della sovranità territoriale da parte del Regno di Sardegna e poi d'Italia sul territorio prima appartenente alla Repubblica di Genova. Il consolidamento dell'esercizio di tale sovranità, benché mai contestata da altri membri della comunità internazionale, non può comunque cancellare dalla storia l'effettivo compimento di un atto di espansione territoriale frutto di violenza e di violazioni di norme internazionali talmente gravi da dover essere condannate anche a distanza di molti anni.
Ciò che chiediamo è che la S.V., ai sensi dell'art. 96 Carta dell'ONU, ottenuta l'autorizzazione dell'Assemblea Generale, voglia sottomettere la presente questione alla Corte Internazionale di Giustizia nella sua funzione consultiva affinché risponda al seguente quesito: "L'ingresso dei Savoia in Liguria, stabilito dal Congresso di Vienna nel 1814 e realizzato il 7 gennaio 1815 con la presa di possesso del plenipotenziario sabaudo Ignazio Tahon di Revel, fu illegittimo in quanto irrispettoso di principi di diritto internazionale consuetudinario - e segnatamente il divieto dell'uso della forza nei rapporti tra Stati e dell'autodeterminazione dei popoli - talmente fondamentali che la loro violazione non può considerarsi sanata in forza del successivo effettivo esercizio della sovranità da parte degli invasori su quel territorio?"
Appare infatti sussistere la competenza della Corte a dare un parere non vincolante sulla questione in oggetto. Come emerge da quanto detto sopra, tale questione, pur prendendo le mosse da una situazione di fatto e pur non riguardando diritti ed obbligazioni attualmente esistenti, è analizzabile in termini giuridici e suscita problemi di diritto internazionale.
Infatti, come nel caso relativo alla questione del Sahara Occidentale affrontato dalla Corte Internazionale di Giustizia nel parere del 16.10.1975, la questione da noi sollevata investe le tematiche dell'attribuzione di sovranità territoriale sulla Liguria e dell'esercizio del diritto di autodeterminazione del popolo ligure. Tale questione appare rientrare nel secondo dei tre settori di competenza elencati dall'art. 1 della Carta istitutiva dell'O.N.U., e cioè nell'attività finalizzata allo sviluppo delle relazioni amichevoli tra Stati "fondati sul rispetto del principio dell'uguaglianza dei diritti e dell'autodeterminazione dei popoli".
In conclusione, ai sensi sia del trattato istitutivo, sia del citato precedente della Corte Internazionale di Giustizia, appare sussistere la competenza dell'O.N.U. ad occuparsi della questione oggetto del presente documento, eventualmente anche nei soli limiti della funzione consultiva spettante al suddetto organo.
Inoltre, una pronuncia della Corte Internazionale di Giustizia su tale questione, oltre a non avere rilievo meramente accademico, sortirebbe l'effetto pratico di costituire il presupposto giuridico per una consultazione della popolazione attualmente residente sul territorio ligure per mezzo di un plebiscito popolare avente per oggetto l'annessione allo Stati italiano e da realizzarsi sotto gli auspici dell'ONU al fine di restituire a tale popolazione il diritto di determinare il proprio status politico secondo la propria volontà liberamente espressa.
Genova, 16 maggio 2002