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Timestamp: 2019-08-24 11:01:14+00:00
Document Index: 136565578

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 5', 'art. 14', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 8', 'sentenza ']

Immigrazione, l'integrità familiare non si tocca: la Grande Camera condanna l'Olanda | Diritti EuropaDiritti Europa
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Immigrazione, l’integrità familiare non si tocca: la Grande Camera condanna l’Olanda
Posted by: Marco Petrachi in Categorie Violazioni CEDU, I diritti in Europa, In evidenza, Notizie, Vita privata e familiare 24 ottobre 2014
La Grande Camera della Corte europea dei Diritti dell’Uomo ha risposto nel caso Jeunesse contro Paesi Bassi alla richiesta d’aiuto di una donna, la sig.ra Jeunesse, che per lungo tempo ha vissuto con la paura di esser separata dalla propria famiglia a causa delle dure leggi olandesi sull’immigrazione.
Il caso riguarda il rifiuto delle autorità olandesi di concedere ad una donna, nata in Olanda prima dell’indipendenza del Suriname, sposata con un cittadino olandese con il quale ha avuto tre figli, il permesso di risiedere nel paese con la propria famiglia.
La vicenda della signora Jeunesse ha inizio nel 1997 quando una volta arrivata in Olanda con un visto turistico decide di continuare a risiedere nel paese dopo la scadenza dello stesso. Tra il 97 e il 2010 la donna ha chiesto per cinque volte il permesso di residenza ma le richieste sono state rifiutate dal governo olandese. A causa del rifiuto di lasciare il paese, nell’aprile del 2010, è stata posta in custodia dalla polizia di frontiera ai fini dell’espulsione ma è stata rilasciata nel mese di agosto dello stesso anno perché incinta del terzo figlio.
La signora Jeunesse ritiene che il diniego di residenza in Olanda sia una violazione dell’articolo 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare) dell’art. 3 (proibizione della tortura), dell’art. 5 (diritto alla libertà ed alla sicurezza) e dell’art. 14 (divieto di discriminazione) della CEDU (Convenzione Europea per la Salvaguardia dei Diritti e delle Libertà Fondamentali). Inoltre sostiene che sia stato violato l’art. 3 comma 1 del protocollo No. 4 (divieto di espulsione dei cittadini) e l’art. 1 del protocollo No. 12 (divieto generale di discriminazione). Le numerose violazioni proposte fanno sì che il ricorso, dopo essere stato depositato nel 2010, venga dichiarato ammissibile nel 2012 e venga affidato alla giurisdizione della Grande Camera per la notevole rilevanza del caso.
Nel prendere la decisione la corte ha evidenziato come la situazione di irregolarità della sig.ra Jeunesse si protraesse dal 1997 e come la donna abbia continuato a vivere in una situazione di precarietà a causa degli insuccessi nell’ottenere le autorizzazioni necessarie per continuare a vivere accanto alla propria famiglia; inoltre la corte ha tenuto conto del fatto che tutti i componenti della famiglia della signora Jeunesse sono di origini olandesi e che lei stessa godeva della cittadinanza olandese fino all’indipendenza del Suriname nel 1975, che le ha causato la perdita involontaria della predetta cittadinanza.
I giudici sottolineano come, nonostante le autorità sapessero l’indirizzo di residenza della donna, siano rimaste inermi per 16 anni, lasciando sospesa la sorte della stessa. Questa discrasia nella funzione pubblica ha fatto sì che signora Jeunesse potesse continuare la propria vita familiare in Olanda. Per questo la corte ha riconosciuto la violazione dell’art. 8 della Convenzione, in quanto non è stato raggiunto un giusto equilibrio tra gli interessi della signora Jeunesse e la sua famiglia nel mantenere la propria vita familiare nei Paesi Bassi e l’interesse di ordine pubblico del governo nel controllo dell’immigrazione.
I giudici hanno disposto che i Paesi Bassi devono pagare alla sig.ra Jeunesse 1.714 € in relazione ai danni non pecuniari (soddisfacendo la richiesta della donna riguardo al trauma subito da lei e dai suoi figli) e 564,50 € per costi e spese sostenute per la partecipazione all’udienza dinanzi alla Grande Camera.
Ci sono state, tuttavia, delle opinioni dissenzienti nelle quali i giudici Villiger, -per il Liechtestein-, Mahoney -per il Regno Unito- e Silvis -per l’Olanda- sottolineano come la Corte abbia prestato grande attenzione alle circostanze particolari del caso, trascurando il ruolo sussidiario ad essa assegnato dalla Convenzione; inoltre hanno accusato i giudici di essere stati guidati da ciò che è umano piuttosto che da ciò che è giusto.
La sentenza originale è disponibile a questo link: Jeunesse V. The Netherlands
Art 8 CEDU Dean Spielmann Grande Camera Olanda	2014-10-24
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