Source: http://www.esproprionline.it/site/d_NewsList.asp?whichpage=4&SortField=&SortDir=&CategoriaNews=7&DataDa=&DataA=&stat=3
Timestamp: 2018-01-17 04:57:58+00:00
Document Index: 47243057

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 42', 'art. 119', 'art. 21', 'art. 133', 'art. 53', 'art. 42', 'art. 42', 'art. 21', 'sentenza ', 'art. 117']

L'illecito permanente può venire a cessare in virtù della rinuncia abdicativa da parte del proprietario, implicita nella proposizione della sola domanda di risarcimento per equivalente per perdita del diritto dominicale in conseguenza dell'irreversibile trasformazione del bene. Il risarcimento è commisurato al valore venale del bene al momento del perfezionamento della rinuncia abdicativa dei proprietari e, quindi, al momento della proposizione della domanda risarcitoria. Sono altresì dovuti gli interessi compensativi, da computare sull'importo originariamente dovuto e, quindi, sui progressivi adeguamenti correlati all'inflazione, calcolati in via equitativa in base agli indici medi di svalutazione, fino alla data di deposito della sentenza di condanna. Su tutte le somme dovute decorrono, altresì, gli interessi legali, dalla data di deposito della sentenza fino all'effettivo soddisfo.
Il provvedimento di acquisizione, che la pubblica amministrazione adotta ai sensi dell'art. 42-bis del d.P.R. n. 327/2001, per i casi in cui vi sia stata utilizzazione del bene immobile privato per scopi di interesse pubblico "modificato in assenza di un valido ed efficace provvedimento di esproprio o dichiarativo della pubblica utilità", è certamente provvedimento che rientra tra quelli per i quali l'art. 119, co. 2, c.p.a. contempla la dimidiazione dei termini.
La contestazione del silenzio dell'autorità espropriante in ordine a istanza di deposito dell'indennità di esproprio liquidata nell'ambito della procedura di cui all'art. 21 D.P.R. 327/2001, mira in realtà a conseguire il deposito dell'indennità espropriativa dei suoli, vertendo pertanto la controversia in materia di corresponsione dell'indennizzo espropriativo, devoluta alla giurisdizione dell'Autorità giudiziaria ordinaria, ai sensi dell'art. 133 c.p.a. comma 1, lett. t) e g) e dell'art. 53, comma 2, D.P.R. n. 327 del 2001.
INDENNITÀ 42 BIS: COMPETENZA CORTE D'APPELLO IN UNICO GRADO
Le somme da corrispondere al proprietario a termini dell'art. 42 bis D.P.R. n. 327 del 2001 vanno qualificate come indennizzo e non come risarcimento del danno, ivi compreso l'interesse del 5%, nonostante l'espressione "a titolo risarcitorio" contenuta nel comma 3 dell'art. 42 bis. Ne discendono due corollari: un primo secondo cui le controversie aventi ad oggetto la domanda di determinazione o di corresponsione delle indennità in questione sono attribuite alla giurisdizione del Giudice ordinario, e, quale ulteriore conseguenza, l'affermazione della competenza funzionale della Corte di Appello in unico grado.
È violativo dell'obbligo dell'Amministrazione di provvedere con un provvedimento espresso ex arrt. 2 l. 241/90, concludendo il procedimento già avviato a seguito della non accettazione ad opera dei ricorrenti dell'indennità provvisoria, la mancata nomina da parte dell'Autorità espropriante della commissione dei due tecnici di cui al comma 3 del citato art. 21 T.U. espr. e la mancata fissazione del termine entro il quale presentare la relazione di stima del bene.
NON CONFIGURABILE UN GIUDICATO AUTONOMO SUL CRITERIO INDENNITARIO
Sia in tema di opposizione alla stima dell'indennità di espropriazione che in tema di risarcimento del danno per occupazione illegittima, in ordine all'individuazione del criterio legale di stima non è concepibile la formazione di un giudicato autonomo rispetto a quello riguardante il valore venale dell'immobile, dal momento che il bene della vita alla cui attribuzione mira l'impugnante è il risarcimento, da liquidarsi nella misura prevista dalla legge, e non l'indicato criterio legale in sé considerato.
NON INDENNIZZABILI I FABBRICATI ABUSIVI
La valutazione comparativa degli interessi in gioco e la conseguente decisione in ordine all'acquisizione o alla restituzione del bene illegittimamente occupato rimane nella sfera di discrezionalità dell'Amministrazione, secondo la ratio ordinamentale chiarita dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 71/2015, per cui il giudice amministrativo, nel caso di ricorso avverso il silenzio ex art. 117 c.p.a., non può condannare la P.A. all'adozione di un atto specifico riconoscendo la fondatezza della pretesa sostanziale, dovendosi limitare all'accertamento dell'obbligo generico di provvedere entro il termine all'uopo fissato.
TERMINI PER L'OPPOSIZIONE ALLA STIMA: DILATORIO QUELLO DELL'ART. 54, PERENTORIO QUELLO DELL'ART. 29
DOPO L'ACCORDO TRANSATTIVO NEMMENO GLI EREDI POSSONO CHIEDERE LA RESTITUZIONE DEL BENE ILLEGITTIMAMENTE OCCUPATO
L'accordo transattivo che abbia definitivamente sanato e superato l'illiceità della occupazione estende i suoi effetti vincolanti agli eredi, con la conseguenza che questi non possono rivolgersi al giudice amministrativo facendo valere l'illegittimità dell'occupazione, potendo la domanda di restituzione / risarcimento essere consentita unicamente nel caso in cui sia annullato o revocato il provvedimento amministrativo di autorizzazione della transazione, e sia, conseguentemente, annullato o risolto il successivo accordo transattivo, e dovendo ogni controversia attinente all'esecuzione e/o risoluzione di tale contratto transattivo di natura privatistica ritenersi devoluta alla giurisdizione del Giudice ordinario.
Un uomo di ingegno mediocre crede di scrivere divinamente; uno di solido ingegno ritiene di scrivere passabilmente (Jean de La Bruyère)