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Timestamp: 2020-08-12 22:11:46+00:00
Document Index: 144317461

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1362', 'art. 13', 'art. 1', 'art. 13']

Sentenza Cassazione Civile n. 13033 del 23/06/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13033 del 23/06/2016
Cassazione civile sez. VI, 23/06/2016, (ud. 22/04/2016, dep. 23/06/2016), n.13033
sul ricorso 7452-2015 proposto da:
D.B.M., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA MIRABELLA
ECLANO 20, presso lo studio dell’avvocato SERAFINA DENISE
AMENDOLA, rappresentata e difesa dagli avvocati ANGELO DI NOVI,
ANNA DI NOVI giusta procura a margine del ricorso;
B.A., B.C.;
avverso la sentenza n. 1192/2014 della CORTE D’APPELLO di CATANZARO
del 29/07/2014, depositata il 04/08/2014;
22/04/2016 dal Consigliere Relatore Dott. LUIGI GIOVANNI LOMBARDI.
– B.A. e B.C. convennero in giudizio D. B.M., chiedendo – per quanto qui rileva – che venisse accertata la costituzione in favore dell’immobile di loro proprietà, in forza della scrittura privata inter partes stipulata il 10.4.2000, della servitù di veduta sul fondo della convenuta mediante l’apertura della finestra al secondo piano fuori terra;
– la convenuta – per quanto qui ancora rileva – chiese il rigetto della suddetta domanda attorea;
– il Tribunale di Paola accolse la detta domanda;
– sul gravame proposto dalla D.B., la Corte di Appello di Catanzaro confermò sul punto la pronuncia di primo grado;
– per la cassazione della sentenza di appello ricorre D.B. M. sulla base di quattro motivi;
B.A. e B.C., ritualmente intimati, non hanno svolto attività difensiva.
Atteso che i quattro motivi di ricorso (con i quali si deduce la violazione e falsa applicazione dì norme di diritto, nonchè l’omesso esame circa fatti decisici per il giudizio, per avere la Corte di Appello ritenuto che la scrittura privata stipulata inter partes va interpretata nel senso che la servitù di veduta pattuita si riferiva alla finestra posta al secondo piano dell’edificio attoreo inteso quale terzo piano fuori terra) appaiono inammissibili, in quanto con i suddetti motivi la ricorrente mira a censurare l’interpretazione di un atto negoziale, che è un tipico accertamento di fatto riservato al giudice di merito, incensurabile in sede di legittimità, quando – come nel caso di specie – sono stati rispettati i canoni legali di ermeneutica contrattuale di cui all’art. 1362 c.c. e segg. e la motivazione osserva i canoni della logica (cfr. Sez. L, Sentenza n. 17168 del 09/10/2012, Rv. 624346;
Sez. 2, Sentenza n. 13242 del 31/05/2010, Rv. 613151; Sez. 3, Sentenza n. 24539 del 20/11/2009, Rv. 610944);
– la memoria depositata dal difensore non offre argomenti nuovi che consentano di dissentire dalla proposta del relatore, limitandosi a ribadire quanto sostenuto nel ricorso;
– ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater (inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17) applicabile ruttane temporis (essendo stato il ricorso proposto successivamente al 30 gennaio 2013), ricorrono i presupposti per il raddoppio del versamento del contributo unificato da parte del ricorrente, a norma del cit. art. 13, comma 1-bis.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile – 2, il 22 aprile 2016.