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Timestamp: 2018-02-19 10:12:13+00:00
Document Index: 52104127

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Guida la bicicletta con tasso alcolemico 2,96 g/l. A bordo anche il figlio minore dell’imputato. E’ reato: guida in stato di ebrezza. – Noi Radiomobile™
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Guida la bicicletta con tasso alcolemico 2,96 g/l. A bordo anche il figlio minore dell’imputato. E’ reato: guida in stato di ebrezza.
Posted on 11 ottobre 2017 AuthorNoi RadiomobileLeave a comment
(Corte di Cassazione, sez. IV, sentenza 19 marzo 2012, n. 10684)
P.M. propone ricorso per cassazione avverso la sentenza del Gup del Tribunale di Milano, del 9 marzo 2011, che, su opposizione dell’imputato avverso il decreto penale di condanna in precedenza emesso, lo ha ritenuto colpevole del reato di guida in stato di ebbrezza alcolica della propria bicicletta (con a bordo anche il figlio minore dell’imputato) con tasso alcolemico rilevato pari a 2,96 e 2,59 g/l e lo ha condannato alla pena di mesi uno, giorni quindici di arresto e 1.000,00 Euro di ammenda; sostituita la pena detentiva con la corrispondente pena pecuniaria.
a) eccezione d’incostituzionalità dell’art. 186 del codice della strada, con riferimento all’art. 3 della Costituzione, in relazione alla prevista applicazione della sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida per tutti i casi di conduzione di veicoli in stato di ebbrezza alcolica, senza differenziare quelli di guida di veicoli a motore e quelli di guida di un velocipede;
b) vizio di motivazione della sentenza impugnata in punto di affermazione della responsabilità dell’imputato e di diniego delle circostanze attenuanti generiche.
1 – Priva di rilievo è, nel caso di specie, la questione di costituzionalità dell’art. 186 del codice della strada, sollevata dal ricorrente con riferimento all’applicabilità, nel caso di violazione di detta norma, della sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida.
2 – Infondato è, nel merito, il ricorso.
A) In punto di responsabilità, il giudice del merito ha rilevato che l’imputato, al personale di PG intervenuto a seguito di segnalazione pervenuta al 112, era stato indicato, da un addetto alla vigilanza, come il conducente della bicicletta – sulla quale si trovava anche un bambino – che avanzava in equilibrio precario, cadendo continuamente e ponendo, quindi, in pericolo la propria incolumità, nonché quella del figlio e degli altri utenti della strada.
Il giudicante ha altresì ricordato che la stessa moglie dell’imputato aveva riferito che il marito era aduso a simili comportamenti, tanto che ella aveva deciso di separarsi.
Lo stesso P. , d’altra parte, ha ricordato ancora il giudicante, ha dichiarato in udienza che quando era intervenuto il personale di PG lui era già sceso dalla bicicletta, in tal guisa avendo implicitamente ammesso di essersi trovato alla guida del velocipede fino a pochi momenti prima, come riferito a detto personale dagli addetti alla vigilanza.
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