Source: https://fiscomania.com/tardiva-emissione-della-fattura-elettronica-sanzioni/
Timestamp: 2020-02-18 22:13:19+00:00
Document Index: 156117241

Matched Legal Cases: ['art. 6', 'art. 10', 'art. 21', 'art. 10', 'art. 1', 'art. 6', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 6', 'art. 12', 'art. 13', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 6']

Tardiva emissione della Fattura Elettronica: le sanzioni - Fiscomania
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In caso di tardiva emissione della fattura elettronica si applica la sanzione prevista dall’art. 6 del DLgs. n 471/97. Si tratta di una sanzione che va dal 90% al 180% dell’imponibile non correttamente documentato.
In caso di ritardata, quindi tardiva emissione della fattura elettronica il legislatore ha previsto un preciso sistema sanzionatorio.
Tuttavia, al fine di rendere maggiormente agevole la fase di avvio del processo di fatturazione elettronica l’art. 10 del DL n 119/18 aveva disposto la mancata applicazione della sanzione prevista per la tardiva emissione della fattura. Questo a condizione che la fattura fosse stata emessa in formato elettronico oltre il termine stabilito dall’art. 21 del DPR n 633/72, ma entro il termine di effettuazione della liquidazione IVA periodica.
Il periodo di applicazione della misura di attenuazione della sanzione per omessa fatturazione è stato poi esteso, in sede di conversione, dal citato art. 10 del DL 119/2018, al 30 settembre 2019 con riferimento ai soli soggetti passivi che effettuano la liquidazione periodica dell’IVA con cadenza mensile.
Vediamo, quindi, le sanzioni previste in caso di tardiva emissione della fattura elettronica. Cominciamo!
Emissione della fattura elettronica immediata
Tardiva emissione della fattura elettronica: il regime sanzionatorio
Tabella riassuntiva: sanzioni per la tardiva emissione della fattura elettronica
Regolarizzazione da parte del cessionario o committente
Sanzioni fatturazione elettronica e ravvedimento operoso
Il termine di emissione della fattura elettronica dipende dal tipo di fattura che andiamo ad emettere. Possiamo emettere:
Fattura elettronica immediata.
Fattura elettronica differita.
Con riguardo alle fatture elettroniche emesse ai sensi dell’art. 1 co. 3 del DLgs. n 127/2015, la fattura si intende emessa solo se è stata trasmessa al SdI e non è stata scartata da quest’ultimo.
La fattura elettronica immediata accompagna il bene o che certifica il compenso percepito per un servizio reso. La fattura immediata deve essere emessa entro 12 giorni dal momento di effettuazione dell’operazione, stabilito ai sensi dell’art. 6 del DPR n 633/72.
In particolare, per le cessioni di beni al momento della spedizione / consegna dei beni, per le prestazioni di servizi al momento del pagamento.
La fattura differita, può essere emessa per cessioni di beni e prestazioni di servizi, in alternativa alla fattura immediata.
Essenzialmente la fattura differita si discosta dalla tradizionale fattura dalla data di emissione rispetto alla consegna dei beni o dal termine dell’erogazione di un servizio e dal loro pagamento. Questa tipologia di fattura costituisce una importante semplificazione per le imprese, perché permette di riepilogare in un unico documento fiscale i pagamenti eseguiti nel mese solare da un dato cliente.
Proprio per l’esistenza di quest’ultimo obbligo, che rende complicata la successiva gestione fiscale, è ormai pratica consolidata quella fatturare entro il mese (tipicamente nell’ultimo giorno lavorativo) e non posticipare nei 15 giorni successivi.
Che cosa accade se viene ritardato il momento di effettuazione della fattura?
La disposizione sanzionatoria è la seguente.
A partire dall’1.1.2019, le fatture relative ad operazioni tra soggetti residenti o stabiliti in Italia emesse con modalità diverse da quelle previste dall’art. 1 co. 3 del DLgs. n 127/2015, si considerano non emesse (art. 1 co. 6 del DLgs. n 127/2015).
Sia nel caso di fattura elettronica non emessa che emessa in modo tardivo si applica la sanzione prevista dall’art. 6 del DLgs. n 471/97.
La sanzione varia dal 90% al 180% dell’imposta relativa all’imponibile non correttamente documentato, con un minimo di 500 euro. La sanzione è dovuta nella misura da 250 a 2.000 euro, se la violazione non ha inciso sulla corretta liquidazione del tributo
Trovano comunque applicazione, alternativa fra loro, gli istituti del “cumulo giuridico” di cui all’art. 12 del DLgs. 472/97 e del “ravvedimento operoso” di cui all’art. 13 del DLgs. 472/97 (principio di diritto 11.11.2019 n. 23).
A fronte della tardiva emissione della fattura si rende applicabile la sanzione di cui all’art. 6 comma 1 del DLgs. n 471/97, corrispondente a un importo, per ciascuna violazione:
L’Agenzia delle Entrate (con la risposta a interpello 24 settembre 2019 n. 389 e il principio di diritto 11 novembre 2019 n. 23) ha chiarito che la tardiva emissione della fattura che non ha inciso sulla corretta liquidazione del tributo rappresenta una violazione formale.
Violazione, per la quale si rende applicabile la sanzione in misura fissa (da 250 a 2.000 euro). Questo, considerato che tale inadempimento ben potrebbe rientrare nelle “inosservanze di formalità e di adempimenti suscettibili di ostacolare l’attività di controllo, anche solo in via potenziale”.
Non può ricorrere, invece, l’esimente prevista per le violazioni c.d. “meramente formali”, di cui agli artt. 10 comma 3 della L. n 212/2000 (“Statuto del contribuente”) e 6 comma 5-bis del DLgs. n 472/97. Tale ultima disposizione prevede, infatti, la non punibilità delle “violazioni che non arrecano pregiudizio all’esercizio delle azioni di controllo e non incidono sulla determinazione della base imponibile, dell’imposta e sul versamento del tributo”.
Data di emissione della fattura Sanzione Entro la liquidazione periodica Oltre la liquidazione periodica
Oltre 12 giorni dalla data di effettuazione dell’operazione Sanzione ex art. 6 del DLgs. 471/97 Sanzione minima di € 250 Sanzione minima di € 500
Oltre il giorno 15 del mese successivo a quello di riferimento Sanzione ex art. 6 del DLgs. 471/97 Sanzione minima di € 250 Sanzione minima di € 500
Le sanzioni possono essere ridotte con Ravvedimento operoso.
La tardiva emissione della fattura ha delle conseguenze sanzionatorie anche per il soggetto cessionario o committente che non si vede arrivare nei termini la fattura dal prestatore.
Il cessionario o committente, per non incorrere nella sanzione di cui all’art. 6 co. 8 del DLgs. n 471/97 (pari al 100% dell’imposta, con un minimo di 250 euro per ogni violazione) deve adempiere gli obblighi documentali ivi previsti mediante il Sistema di Interscambio.
Se questi non ha ricevuto la fattura entro 4 mesi dalla data dell’operazione, deve trasmettere al Sistema di Interscambio, previo pagamento dell’imposta, entro il trentesimo giorno successivo, la c.d. “autofattura da regolarizzazione“, indicando nella sezione anagrafica del cedente/prestatore i dati del fornitore e in quella del cessionario/committente i propri, mentre il campo “TipoDocumento” è compilato con il codice convenzionale “TD20” (cfr. provv. Agenzia delle Entrate 30.4.2018 n. 89757);
Se invece il soggetto ha ricevuto una fattura irregolare, deve trasmettere il documento di cui sopra, previo pagamento dell’imposta, entro il trentesimo giorno successivo alla registrazione.
La trasmissione dell’autofattura al Sistema di Interscambio sostituisce l’obbligo di presentazione della fattura in formato analogico all’Ufficio dell’Agenzia delle Entrate territorialmente competente.
Una fattispecie correlata a quella di tardiva emissione della fattura elettronica è quella in cui il file telematico viene scartato dal sistema di interscambio. In questo caso, abbiamo detto, che la fattura risulta non inviata, quindi passibile del regime sanzionatorio sopra indicato.
Tuttavia, se ci si accorge in tempo della fattispecie è possibile rimediare risparmiando le sanzioni. Infatti, la fattura elettronica scartata può essere reinviata entro i 5 giorni dalla data di notifica dello scarto. Sul punto vedasi il provvedimento 30 aprile 2018 dell’Agenzia delle Entrate.
Vediamo di seguito una tabella contenente i principali codici di errore che si possono leggere nelle ricevute/notifiche di scarto dello Sdi:
Il pagamento deve essere eseguito tramite modello F24, compilando la sezione erario ed utilizzando il codice tributo 8911. L’anno da indicare nel modello è quello in cui è avvenuta la violazione.
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