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Timestamp: 2017-08-21 02:58:59+00:00
Document Index: 75403075

Matched Legal Cases: ['art. 39', 'sentenza ', 'art. 39', 'art. 11', 'art. 17', 'art. 111', 'art. 9', 'art. 54']

Riordino della giustizia tributaria - [Legali.com]
Riordino della giustizia tributaria
Articolo pubblicato online il 5 settembre 2011
MAGGIORI POTERI AL MINISTERO DELL'ECONOMIA E DELLE FINANZE
Il legislatore, con la recente manovra economica estiva, nel dettare nuove disposizioni in materia di riordino della giustizia tributaria, ha conferito maggiori poteri al Ministero dell'economia e delle finanze per quanto riguarda l'organizzazione amministrativa e contabile delle Commissioni Tributarie (art. 39, comma 2. D.L. n. 98 del 06/07/2011 convertito, con modificazioni, dalla Legge n. 111 del 15/07/2011).
1) il Presidente di ciascuna Commissione Tributaria deve limitarsi ad esercitare la vigilanza sugli altri componenti e non pi� sull'andamento dei servizi di segreteria;
2) il Presidente di ciascuna Commissione Tributaria pu� soltanto segnalare alla Direzione della giustizia tributaria del Dipartimento delle finanze del Ministero dell'economia e delle finanze, per i provvedimenti di competenza, la qualit� e l'efficienza dei servizi di segreteria della propria Commissione;
3) in definitiva, il Presidente di ciascuna Commissione Tributaria Regionale pu� esercitare la vigilanza soltanto sull'attivit� giurisdizionale, e non pi� su quella amministrativa ed organizzativa, delle Commissioni Tributarie Provinciali aventi sede nella circoscrizione della stessa e sui loro componenti;
4) il Consiglio di Presidenza della giustizia tributaria pu� esprimere parere soltanto sul (misero) compenso fisso mensile spettante ai componenti delle Commissioni tributarie, mentre non deve pi� esprimere alcun parere sulla determinazione del compenso aggiuntivo (oggi, � 25 nette a sentenza depositata e nulla per le ordinanze di sospensione), sul quale, invece, deve decidere, senza alcun parere, soltanto il Ministro dell'economia e delle finanze con proprio decreto;
5) in conclusione, il Consiglio di Presidenza della giustizia tributaria (organo di auto-governo) pu� vigilare soltanto sul funzionamento dell'attivit� giurisdizionale delle Commissioni Tributarie e pu� disporre ispezioni soltanto nei confronti del personale giudicante, non anche quello amministrativo, affidandone l'incarico ad uno dei suoi componenti.
Infine, l'opera di maggior controllo delle Commissioni Tributarie da parte del Ministero dell'economia e delle finanze, sia dal punto di vista organizzativo che contabile, si completa con le seguenti disposizioni:
- previo accordo tra il Ministero della difesa ed il Ministero dell'economia e delle finanze, il personale dei ruoli delle Forze armate che risulti in esubero pu� essere distaccato, con il proprio consenso, alle segreterie delle Commissioni Tributarie (art. 39, comma 7, cit.);
- i compensi corrisposti ai membri delle Commissioni Tributarie entro il periodo d'imposta successivo a quello di riferimento si intendono concorrere alla formazione del reddito imponibile, ai sensi dell'art. 11 DPR n. 917/86, con l'applicazione della pi� alta aliquota marginale e non pi� con la ridotta aliquota separata (art. 17 DPR cit.); di conseguenza, i gi� miseri compensi saranno ulteriormente falcidiati dalla maggiore tassazione.
La citata manovra estiva si � rilevata l'ulteriore occasione mancata per riformare totalmente (non riordinare semplicemente) la giustizia tributaria.
Anzi, con le succitate modifiche si � ulteriormente rafforzata la gestione amministrativa e contabile da parte del Ministero dell'economia e delle finanze che, non bisogna mai dimenticare, � una delle parti in causa.
In sostanza, il legislatore continua ad ignorare il chiaro e preciso dettato costituzionale dell'art. 111, comma 2, che stabilisce: "Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parit�, davanti a giudice terzo e imparziale. La legge ne assicura la ragionevole durata"�.
Sino a quando la giustizia tributaria sar� gestita dal Ministero dell'economia e delle finanze non si potr� certo parlare di "giudice terzo e imparziale"�, che non solo deve essere tale ma anche apparire tale all'esterno.
Il precetto costituzionale sar� veramente rispettato quando la giustizia tributaria sar� gestita da un organo istituzionale veramente terzo ed imparziale (per esempio, la Presidenza del Consiglio dei Ministri, come per i TAR, o il Ministero della Giustizia).
- non devono pi� essere nominati "su proposta del Ministro delle finanze"� (oggi, art. 9, comma 1, D.Lgs. n. 545 cit.);
- per la loro competenza, professionalit� ed impegno futuro a tempo pieno, devono avere compensi congrui e dignitosi, non miseri come gli attuali, che peraltro saranno ulteriormente falcidiati.
La diversa gestione, inoltre, determiner� un contraddittorio tra le parti in condizioni di effettiva parit�, senza le limitazioni istruttorie attuali (divieto di testimonianza e giuramento), che mortificano il diritto di difesa dei contribuenti a vantaggio del fisco.
La giustizia tributaria deve risolvere con competenza, professionalit� ed equilibrio le controversie fiscali che possono avere gravi conseguenze economiche sull'andamento aziendale (con possibilit� di fallimenti e licenziamenti, specie nell'attuale grave momento di recessione economica).
Oggi, invece, sembra quasi che il Ministero dell'economia e delle finanze, mortificando i giudici tributari (soprattutto con le recenti ed assurde novit� legislative in tema di incompatibilit�) nonch� limitando il diritto di difesa del contribuente, per facilitare il ricorso agli istituti deflativi, voglia utilizzare le Commissioni Tributarie per fare cassa, peraltro militarizzandole (con giudici tributari "militari"� e con personale di segreteria proveniente dalle Forze armate!).
Spero soltanto che la riforma dei riti processuali civili (art. 54 Legge n. 69 del 18 giugno 2009, che ha riformato il processo civile) nonch� la generale riforma fiscale, da attuare entro il 30 settembre 2012, determinino finalmente il legislatore a riscrivere totalmente il processo tributario, con l'inserimento peraltro tra le disposizioni costituzionali.
Se la gente evade, oggi come in passato, � principalmente perch�:
- il carico fiscale � eccessivo;
- le norme tributarie sono troppe, scritte male ed ingestibili;
- la legislazione fiscale cambia in continuazione, ignorando (anzi calpestando) lo Statuto del contribuente, come oggi � avvenuto con le manovre economiche appena approvate.
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