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Timestamp: 2017-06-29 15:38:15+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 545', 'in fine', 'art. 146', 'art. 475', 'art. 556', 'art. 554', 'art. 556', 'art. 67', 'art. 624', 'art. 474', 'art. 474', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 475', 'art. 475', 'art. 477', 'art. 480', 'art. 485', 'art. 480', 'art. 605', 'art. 612', 'art. 617', 'art. 480', 'art. 492', 'sentenza ', 'art. 629', 'art. 498', 'art. 498', 'art. 629', 'art. 495', 'art. 590', 'art. 572', 'art. 572', 'art. 592', 'art. 2932', 'sentenza ', 'art. 615', 'art. 512', 'art. 619', 'art. 615', 'art. 617', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 618', 'art. 569', 'art. 615', 'art. 24', 'art. 615', 'art. 624', 'art. 512', 'art. 617', 'sentenza ', 'art. 111', 'art. 24', 'art. 111', 'art. 111', 'art. 117', 'art. 6', 'art. 24', 'art. 24', 'art. 569', 'art. 479', 'art. 480', 'art. 491', 'art. 112', 'art. 477', 'art. 499', 'art. 99', 'art. 615', 'art. 569', 'art. 474', 'art. 617', 'art. 617', 'art 586', 'art 586', 'art. 182', 'art. 24', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 2484', 'art. 445', 'art. 445', 'art. 518', 'sentenza ', 'art.182', 'sentenza ', 'art. 112', 'art. 2', 'art. 1376', 'art. 112', 'art. 2', 'art. 1376', 'art. 1', 'art. 59', 'art. 8', 'sentenza ']

ESECUZIONE FORZATA E DIRITTO DI DIFESA NELLA GIURISPRUDENZA COSTITUZIONALE INDICE - PDF
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1 ESECUZIONE FORZATA E DIRITTO DI DIFESA NELLA GIURISPRUDENZA COSTITUZIONALE INDICE a cura di A. Storto I. L ESECUZIONE FORZATA COME PROCESSO. I.1. L esecuzione forzata: premessa storica. Dal disegno del codice di procedura civile del 1865 (e del codice di commercio del 1882) all impostazione del codice di rito del 1940, attraverso «il punto di vista del titolo esecutivo». I. 2. Il dibattito dottrinale e l impostazione del codice del I. 3. Gli aspetti problematici e l avvento della Costituzione repubblicana. I. 4. I tentativi di riforma del processo esecutivo. I. 5. Le modifiche tecniche e la novella del II. LA GIURISPRUDENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE. II. 1. Il processo esecutivo come strumento di effettività della tutela giurisdizionale. II. 2. Il diritto di azione e il principio della domanda. II. 3. La giurisdizione condizionata. II. 4. L immunità degli Stati esteri dalla giurisdizione esecutiva italiana. II. 5. La previsione di limiti alla pignorabilità. II. 6. Ulteriori (apparenti) limitazioni del diritto di difesa. II. 7. La presenza di un giudice terzo ed imparziale. II. 8. Il principio del contraddittorio e la parità delle armi. II. 9. Diritto di difesa e ragionevole durata del processo esecutivo. PRONUNCE DELLA CORTE COSTITUZIONALE CITATE2 I. L ESECUZIONE FORZATA COME PROCESSO. I.1. L esecuzione forzata: premessa storica. Dal disegno del codice di procedura civile del 1865 (e del codice di commercio del 1882) all impostazione del codice di rito del 1940, attraverso «il punto di vista del titolo esecutivo». 1. L idea che l esecuzione coattiva dei provvedimenti giudiziali di condanna si collochi, sebbene con caratteri e struttura diversi, sul medesimo piano dell attività di cognizione ed affermazione del diritto, nella comune funzione di piena realizzazione della tutela delle posizioni giuridiche soggettive, è, tutto sommato, acquisizione recente. In sostanza, se è connaturata all esame storico di ogni tipo processuale l intuizione che il dictum giudiziale in tutti quei casi nei quali la pronuncia non sia l utilità ultima richiesta da chi invoca giustizia non realizza pienamente la pretesa azionata nel processo ove rimanga disgiunto da una attività di attuazione del comando, è pure vero che la concezione dell esecuzione forzata come tipo peculiare di processo è essenzialmente moderna e solo in tempi moderni ha finito per dispiegare tutta la panoplia di interrogativi di cui è gravida, soprattutto in punto di contemperamento degli opposti interessi in gioco 1 attraverso la verifica della applicabilità di una serie di guarentigie e limiti la cui teorizzazione era stata nel tempo riservata al solo processo di cognizione. L indagine, senz altro effettuata da ampi settori della dottrina già sotto la vigenza del codice di rito del 1865, si è tuttavia rivelata in tutta la sua urgenza e gravità con l avvento della Costituzione repubblicana che, attraverso le proposizioni degli articoli 3, 24 e, da ultimo, 111, ha imposto un netto cambio di prospettiva in conseguenza del nuovo cono di luce proiettato non solo sulla normativa storicizzata, ma soprattutto sulla esperienza giurisprudenziale, attraverso l obbligatoria riparametrazione, in stringenti termini costituzionali, di concezioni e schemi tradizionali. L accelerazione così impressa al processo interpretativo dell esecuzione forzata è stata, al pari che per altri settori giuridici, ovviamente guidata dalla giurisprudenza costituzionale attraverso un percorso di cui si cercherà di dar conto in questo lavoro che, spesso connotato da frammentarietà, è riuscito tuttavia a sfociare nella connotazione di un «modello» processuale sufficientemente nitido. Questo percorso appare oggi caratterizzato da due elementi, entrambi molto significativi. Da un lato, l evoluzione della giurisprudenza costituzionale è stata segnata, ancorché entro termini di formale continuità, da grandi mutamenti prospettici, figli indubbiamente della notevole evoluzione concettuale che questo tipo processuale a differenza di altri ha subito 1 Spesso intersecantisi secondo direttrici non univoche, com è per il peculiare rapporto che si instaura, nei processi di tipo espropriativo (quelli cioè volti a conseguire, mediante la vendita coattiva, la trasformazione di beni in danaro a soddisfazione di crediti ineseguiti), tra il creditore procedente, il debitore esecutato e gli eventuali creditori intervenuti. Questi ultimi, ad esempio, certamente alleati del primo nel compimento di atti esecutivi e di oneri processuali utili per l efficace compimento della procedura sono, per altro verso, indubbiamente ospiti processuali sgraditi al procedente ogni volta che il ricavato della vendita è o si presume che sia insufficiente all integrale soddisfazione della massa creditoria azionata; inoltre, risultano naturalmente antagonisti del soggetto passivo dell esproprio, quali potenziali agenti surrogatori del creditore pignorante in caso di inerzia processuale di questi.3 nell ultimo cinquantennio. Per altro verso, proprio l ultimo decennio ha mostrato segni di nuova vitalità, indotta da un maggior interesse dei rimettenti per un modello ormai percepito in termini pienamente processuali, soprattutto in conseguenza di una sempre più intensa (ancorché spesso disorganica) attività legislativa di riforma e di un rinnovato interesse anche della dottrina e della giurisprudenza Tratteggiare le origini dell esecuzione forzata, nell ottica di una lettura costituzionale del tema, significa soprattutto comprendere le ragioni della nascita, nonché il senso e la portata attuali, della nozione di «titolo esecutivo» che pervade la dommatica della materia. In questa ottica è importante richiamare (ancorché molto brevemente) il passato per comprendere quali elementi di frattura ovvero di continuità siano ricavabili da esso e, nel compiere questa operazione, non si può che partire dall esperienza romana, 2 nella quale, indubbiamente, l esecuzione di una pronuncia, intesa quale invasione della sfera giuridica dell obligatus, non era possibile senza l esercizio dell imperium da parte del magistrato. In sostanza, la natura privata del iudex si rifletteva sulla natura contrattuale, e dunque essenzialmente privata, della sentenza da questi pronunciata la cui esecuzione implicava l esercizio di una nuova azione (l actio iudicati) nei confronti del condannato il quale poteva o non contestare l altrui pretesa (con conseguente definizione della causa mediante duci iubere), ovvero provocare, mediante la infitiatio, una nuova litis contestatio e, dunque, un nuovo giudizio con condanna al pagamento del doppio, secondo una serie potenzialmente infinita di giudizi riassunta nel sistema dell ordo iudiciorum privatorum. Infatti, il diritto scaturente all esito (confessorio o litigioso) dell actio iudicati non generava nient altro che una (rinnovata) obligatio la quale, a sua volta, non legittimava il compimento di atti esecutivi diretti nella sfera giuridica del debitore, ma piuttosto l avvio di una nuova actio. Come appena detto, solo con l esercizio dell imperium del magistrato era possibile passare dalla cognizione all esecuzione, secondo un modello rimasto sostanzialmente invariato anche nel sistema della congnitio extra ordinem in cui, invece, la sentenza non era più il prodotto della cognizione di un iudex privato, ma dello stesso magistrato e che, tuttavia, non conteneva già l ordine esecutivo il quale, trascorso il tempus iudicati, doveva comunque essere prodotto con un nuovo provvedimento dallo stesso magistrato. In sostanza, sia nel sistema giuridico romano classico che in quello postclassico non è possibile rinvenire una nozione moderna di «esecuzione della sentenza», tenuto conto che questa costituisce niente di più che l atto conclusivo di una fase di giudizio cognitoria e non ha in sé forza esecutiva. Siamo dunque lontani dalla nozione di «titolo esecutivo» e di processo esecutivo La prospettiva sostanzialmente non cambia durante la lunga esperienza del «diritto comune». E ancora necessario, ai fini esecutivi, un nuovo intervento del magistrato sollecitato in 2 Il confronto con l esperienza romana è d altra parte un passaggio che tutti gli esegeti hanno considerato, ancorché con esiti e prospettive diverse, quale necessario punto di partenza per un esame del rapporto tra cognizione ed esecuzione. Si vedano, ad esempio, sul punto, DE PALO, Teoria del titolo esecutivo, Napoli, 1901, nonché il classico studio di LIEBMAN, Opposizioni di merito nel processo esecutivo, Roma, 2^ ed. 1936, oppure il saggio di VACCARELLA, L esecuzione forzata dal punto di vista del titolo esecutivo, che costituisce l Introduzione del volume, Titolo esecutivo, precetto, opposizioni, Torino, 1993, o, ancora, la voce di ALLORIO, Esecuzione forzata, in Nuovo Dig. It., Torino, V, 1937, 507.4 esito ad un actio iudicati ovvero al ricorso all officium iudicis, senza bisogno, in quest ultimo caso, di una nuova affermazione del diritto. Si assiste invece all equiparazione alla sentenza, sempre ai fini esecutivi, dei documenti notarili (i cc.dd. documenti confessionali o guarentigiati), 3 in quanto il notaio risulta investito di una extraordinaria cognitio sostitutiva di quella del giudice. L effetto ultimo è quello per cui, in caso di inadempimento, il magistrato darà esecuzione dietro semplice esibizione del documento. Si conferma dunque l idea di derivazione romana e destinata a riverberare i propri effetti fino ai nostri giorni che il cognoscere e l eseguire sono attività qualitativamente diverse e che quest ultima, abbisognevole dell imperium, non appartenga all esercizio della giurisdizione In un excursus storico funzionale alla ricostruzione del percorso evolutivo compiuto dall attività di esecuzione forzata, va certamente richiamata l esperienza del regno di Francia nel quale, per peculiarissime ragioni storiche, a partire dal diciassettesimo secolo, ad essa venne senz altro riconosciuta «natura amministrativa». 4 Lettres obligatories e sentenze, alle prime assimilate, sono documenti dotati di esecutività che non richiedono l intervento di un magistrato per l attuazione forzata, bastando a tal fine l attività di organi amministrativi centrali costituiti dai Sergents du Roy e sollecitata dall apposizione del sigillo, quale «impressione dell imperium all atto». 5 Tale impostazione, figlia (anche se per ragioni storiche diverse) della concezione romana e medievale della separatezza tra cognizione ed esecuzione, finirà per influenzare, se non altro come vestigia formale di un sistema non più corrispondente all attualità, i codici di procedura civile italiani sia preunitari che unitari. In questi ultimi, in particolare, la previsione dell art. 545 del code de procédure civile 6 finirà per confluire in termini di disciplina della «spedizione in forma esecutiva» per «le sentenze e gli altri provvedimenti dell autorità giudiziaria e gli atti ricevuti da notaio o da altro pubblico ufficiale», i quali, «per valere come titolo per l esecuzione forzata, debbono essere muniti della formula esecutiva, salvo che la legge disponga altrimenti»; attività che oggi «consiste nell intestazione Repubblica italiana In nome della legge e nell apposizione da parte del cancelliere o notaio o altro pubblico ufficiale, sull originale o sulla copia, della seguente formula: Comandiamo a tutti gli ufficiali giudiziari che ne siano richiesti e a chiunque spetti, di mettere a esecuzione il presente titolo, al pubblico ministero di darvi assistenza, e a tutti gli ufficiali della forza pubblica di concorrervi quando ne siano legalmente richiesti». 7 3 L esigenza di una rapida ed efficace tutela del credito generano dunque nuovi strumenti in applicazione del principio confessus pro iudicato habet, su cui v. LIEBMAN, op. cit., 68 e VACCARELLA, op. cit., Tale configurazione era il prodotto dell assimilazione delle sentenze alle lettres obligatories, atti di provenienza regia, che si era inteso sottrarre al controllo del potere giurisdizionale frammentato in numerosi organismi locali costituenti un sostanziale ostacolo all affermazione del potere centrale del re. 5 VACCARELLA, op. cit., Il quale prevedeva che «nessun giudicato o atto può essere messo in esecuzione se non ha la stessa intestazione che le leggi, e se non porta in fine il mandato agli ufficiali di giustizia conforme al prescritto dell art. 146». 7 Si tratta del 1 e del 3 comma dell art. 475 del codice di procedura civile vigente, sostanzialmente sovrapponibili al testo dell art. 556 del codice di rito del 1865.5 1.2. Quanto appena osservato con riguardo alla «formula esecutiva» costituisce nient altro che l epifenomeno di una più vasta filiazione dalla codificazione francese dei codici processuali italiani preunitari e di quello postunitario del 1865 che, per molti aspetti, costituiscono una mera trascrizione della prima. Nell impianto del codice di rito del 1865, ed è questa la specificità più importante ai fini della successiva evoluzione del sistema italiano, manca tuttavia il recepimento dell idea che quella esecutiva sia attività puramente amministrativa. I titoli esecutivi, elencati nell art. 554, 8 sono però solo le sentenze, le ordinanze e gli atti contrattuali, promananti dalla giurisdizione forzosa dell autorità giudiziaria ovvero da quella volontaria dei notai. Ciascuno di essi costituisce prova presunta certa di obbligazione vera ed è idoneo a rendere possibile l esecuzione forzata perché proveniente dall autorità, attraverso l apposizione della formula esecutiva la quale costituisce il mezzo che consente il passaggio dalla giurisdizione all imperium. Pur nella ondivaga valutazione dottrinale della natura dei titoli esecutivi di formazione notarile, 9 si può perciò dire, con buona approssimazione, che la sostanziale omogeneità di tutti i titoli esecutivi (ricondotti, in qualche modo, alla fonte di produzione dell autorità) 10 li riconosceva dotati di efficacia esecutiva propria che la formula dell art. 556 valeva unicamente ad affermare in modo solenne ed estrinseco Un elemento di rottura, ed insieme di rinnovamento della dommatica su titolo esecutivo ed esecuzione forzata, fu costituito dal riconoscimento della qualità di titolo esecutivo alla «cambiale», effettuato dal codice di commercio del 1882 con l art L inserimento di questo documento tra quelli legittimanti l intrapresa dell esecuzione forzata fu dirompente perché mise in crisi l idea, fin li coltivata, del titolo esecutivo come atto proveniente dall autorità, con implicito il comando alla coazione, ed idoneo a fornire la prova certa della esistenza del credito. L ammissione, tra i titoli esecutivi, di un documento di formazione privata, non contenente alcun accertamento sul credito né tantomeno un comando per l esercizio dell imperium, 11 impose 8 Anche questa è un innovazione rispetto al codice francese il quale, invece, conteneva un richiamo generico agli actes executoires. 9 Celebre la posizione di MORTARA, Commentario del codice e delle leggi di procedura civile, V, Dell esecuzione forzata sui beni. Dei procedimenti speciali, Milano, 1910, 17 s., il quale stigmatizzava la scelta legislativa dell aver confermato, al mero scopo di abbreviare il cammino processuale, tra i titoli esecutivi atti diversi da quelli di provenienza giudiziaria e, in particolare, quelli notarili, sforniti, finché il debitore non ritenga di spiegare un opposizione esecutiva, dell accertamento sul diritto, conseguibile solo attraverso la cognizione giudiziale. 10 Questa concezione, come si vede ben diversa da quella odierna, aveva peraltro impedito ogni tentativo di ricomprendere tra i titoli esecutivi le scritture private, per la loro inidoneità all apposizione della formula esecutiva e, più in generale, perché questa non poteva che essere apposta su atti promananti direttamente da pubblici ufficiali. 11 Ed inoltre non abbisognevole, per l esercizio dell azione esecutiva, dell apposizione della formula esecutiva, secondo quanto espressamente disposto dall art. 67 del reg, esec. cod. comm. Una ricostruzione delle origini e della portata storica ed attuale della formula esecutiva è tratteggiata in modo esauriente da Cass. 5 giugno 2007, n , ove si afferma che «sotto il codice di procedura vigente la dottrina ritiene in prevalenza che la nozione e la funzione della formula esecutiva accolte nel codice del 1865 sia stata mantenuta, perché la formula non ha alcun carattere6 inoltre nuovi sforzi interpretativi volti a chiarire la natura dell esecuzione forzata, ormai definitivamente sganciata da una previa attività cognitiva giudiziale. 12 Al di là della immediata percezione che quella esecutiva fosse attività giudiziaria, la disomogeneità dei titoli esecutivi indicati dal legislatore implicava l esigenza di comprendere che tipo di attività giudiziaria fosse richiesta per l attuazione dei diritti e, in definitiva, se vi fosse processo e quale fosse la qualità di questo in raffronto col modello paradigmatico della cognizione. In altre parole, il contrasto latente nell innovazione in esame tra l esigenza di rendere più spedita la tutela effettiva del credito (ed in particolare del credito professionale) e quella di impedire che l aggressione patrimoniale del debitore avvenisse senza alcuna spendita del potere cognitivo da parte del giudice, ha funzionato da spinta iniziale per la verifica del carattere integralmente giurisdizionale del processo di esecuzione forzata. E proprio gli strali che la migliore dottrina dell epoca indirizzò contro il nuovo titolo esecutivo 13 segnano l inizio del percorso evolutivo che condurrà, attraverso la consapevolezza dell esistenza di titoli esecutivi giudiziali e stragiudiziali (tra i quali ultimi erano da ricomprendere ormai anche gli atti notarili), ad una nuova concezione dell istituto e, in particolare, alla prima e più importante conquista ai fini della percezione interamente giurisdizionale dell esecuzione coattiva. Innanzitutto, si colse per la prima volta pienamente il fatto che il processo esecutivo aveva inizio a prescindere da una valutazione di ammissibilità e senza la necessità di alcuna preventiva validazione giudiziale: il titolo esecutivo rendeva l esercizio dell azione esecutiva autonomo rispetto al diritto fatto valere. In secondo luogo, definitivamente acquisita la consapevolezza che la forza esecutiva era «immanente» in ogni tipo di titolo esecutivo e non veniva ad esso conferita ab externo, si stabilizzò di essenzialità, tenuto presente il regime delle opposizioni, e perché con la spedizione in forma esecutiva non si accerta l'attuale efficacia del titolo esecutivo e non si verifica neppure l'avveramento della condizione sospensiva, la esecuzione della controprestazione, l'avvenuta scelta nella obbligazione alternativa e, più in generale, l'inesistenza di fatti impeditivi ed estintivi dell'azione esecutiva. Inoltre, alcun controllo è consentito compiere all'ufficiale giudiziario che non sia quello della semplice lettura delle risultanze estrinseche del titolo esecutivo, non essendo egli adatto a compiere indagini più delicate». La pronuncia richiama inoltre la costante giurisprudenza di legittimità la quale, disconoscendo l opinione (minoritaria) di chi «ha sostenuto che la spedizione in forma esecutiva adempie alla funzione di delibare l'esistenza, l'appartenenza e la validità formale del titolo esecutivo e che, sul piano strutturale, la spedizione del titolo in forma esecutiva è un elemento alla cui presenza la legge subordina la valenza dell'atto come titolo ed è comunque un requisito essenziale per la produzione dei suoi effetti; per cui, prima che sia apposta la formula esecutiva il diritto a procedere ad esecuzione forzata è soggetto ad una condizione impropria (condicio iuris), il cui avveramento soltanto ne consente l'esercizio», ha invece affermato «che la spedizione in forma esecutiva non accerta l'efficacia del titolo esecutivo, né l'inesistenza di fatti impeditivi o estintivi dell'azione esecutiva, ma rappresenta un elemento di consapevolezza per il debitore dell'esistenza del titolo esecutivo: Cass. 5 luglio 1990, n. 7074». 12 Attraverso questa consapevolezza si acquisì inoltre, definitivamente, anche quella del carattere non autoritativo, ma privato, degli atti ricevuti da notaio, su cui v. la critica di MORTARA alla nota Sono le note posizioni di MORTARA, op. cit., 17 s. e MATTIROLO, Trattato di diritto giudiziario italiano, V, Torino, 235 ss. e, in particolare, la posizione di quest ultimo che, nell impossibilità di ricondurre congruamente la cambiale alla concezione tradizionale, la definì titolo esecutivo di natura speciale.7 anche l idea che quella esecutiva non fosse attività di governo, qualitativamente diversa dall attività giurisdizionale, ma integrasse una modalità di attuazione della tutela giurisdizionale. 14 Il percorso evolutivo del processo di esecuzione continuò tuttavia a scontare il pregiudizio che l attuazione presupponesse un «accertamento» e che l accertamento per antonomasia fosse quello effettuato dal giudice. Di qui l idea, direttamente discendente dalla convinzione che il titolo esecutivo archetipico fosse la sentenza, che i titoli stragiudiziali contenessero una accertamento convenzionale, equiparabile a quello recato dai provvedimenti del giudice e, pertanto, fossero capaci di analoghe conseguenze in punto di coercizione. 15 Seppure con alcuni tentennamenti e ricadute nella pregressa concezione antinomistica processo-esecuzione, 16 il tentativo di cogliere l aspetto unificante di tutti i titoli esecutivi dovette però, alla fine, necessariamente prescindere dal fatto risolutivo dell accertamento per cogliere invece, ma quale punto di partenza dell indagine, la specificità dell istituto ed insieme del processo esecutivo nella circostanza che sia i titoli giudiziali (ancorché non definitivi) che quelli stragiudiziali hanno la medesima idoneità a sorreggere l esecuzione coattiva a prescindere dalla «certezza» 17 del diritto rappresentato e, in definitiva, dalla sua stessa esistenza; la loro intrinseca forza esecutiva è cioè idonea di per sé sola a mantenere in vita il processo fino a quando il titolo rimanga formalmente intatto La conquista così effettuata, che si colloca alla base della concezione moderna del processo di esecuzione forzata, postulava peraltro la risoluzione di un altra decisiva questione collegata al sistema dell intervento dei creditori nel processo di esecuzione forzata di tipo espropriativo, quello cioè volto a soddisfare i diritti di credito mediante la trasformazione in danaro dei beni del debitore esecutato, ottenuta ordinariamente col mezzo della vendita forzata. Nel sistema del codice del 1865 l espropriazione era infatti condotta in modo individuale dal solo creditore procedente munito di titolo esecutivo. Era questi che rappresentava di diritto tutti gli altri creditori (titolati o meno) che fossero intervenuti nella fase espropriativa, mentre era nella sola fase distributiva che il procedimento acquistava carattere concorsuale attraverso la domanda esecutiva degli intervenuti, la quale assumeva la forma della «opposizione sul prezzo» della vendita, e cioè, in sostanza della opposizione a che il ricavato della vendita forzata fosse assegnato al solo procedente. La contrapposizione tra queste due fasi, espropriativa e distributiva (o satisfattiva), faceva peraltro emergere con forza il problema, nella seconda di esse, della verifica della sussistenza, della entità e del carattere privilegiato o meno dei crediti fatti valere dagli intervenuti senza titolo esecutivo. Ora, a prescindere dal fatto di voler riconoscere alla fase di graduazione dei crediti successiva alla vendita ed inerente quella del riparto natura cognitiva o meramente esecutiva, era innegabile che, posta la premessa interpretativa della possibilità di intervento anche di chi non fosse 14 E affermazione che per primo fa CHIOVENDA, L azione nel sistema dei diritti, Bologna, 1904, 45 ss., il quale, seppure in modo embrionale e con alcune limitazioni di cui si dirà nel testo, coglie per intero il fenomeno della «interiorizzazione» della forza esecutiva. 15 CHIOVENDA, ult. cit. 16 E quanto ancora predica la ricerca del CARNELUTTI, Sistema di diritto processuale civile, I, Padova, 1936, 139, il quale finisce per definire quello esecutivo un «processo non giurisdizionale». 17 E, in altre parole, dall esistenza e dalla stabilità dell accertamento che precede o accompagna la formazione del titolo esecutivo. 18 E la sintesi operata da LIEBMAN, Opposizioni cit., 158 ss.8 munito di un titolo esecutivo, la verifica dei crediti di questi ricadesse pienamente nell alveo del processo esecutivo (ancorché non connotabile, anche in questa fase, dall unità dell azione esecutiva di espropriazione 19 ), ma con connotazioni analoghe a quelle del processo di cognizione, trattandosi di conoscere ed accertare il credito, richiesto in collocazione, «con ufficio analogo ad una citazione per pagamento». 20 Si poneva così, per la vicinanza imposta ai due moduli processuali (cognitivo ed esecutivo) dalla fase di riparto, la necessità di tracciare chiaramente un discrimen e di farlo solo a seguito della precisazione del proprium di ciascuno di essi e della verifica, quantitativa e qualitativa, della comune natura processuale. I. 2. Il dibattito dottrinale e l impostazione del codice del Toccò al legislatore del 1940 il compito di sciogliere i nodi che la precedente esperienza aveva posto in rilievo e gli toccò di farlo, in tempi ristretti, 21 spesso prescegliendo soluzioni che, da subito, si rivelarono insufficienti a regolare la realtà processuale. Così, il disegno del nuovo codice fu quello di separare nettamente l esecuzione dalla cognizione allo scopo di liberare il processo esecutivo (e quello di espropriazione forzata, in particolare) dalle «pastoie» dell accertamento e di consentirgli di conseguire, senza inutili rallentamenti, l effetto satisfattivo fissato nel titolo Premessa, infatti, negata pure da chi, come GARBAGNATI, Il concorso dei creditori, Milano, 1938, 324 ss., riconosceva natura totalmente esecutiva alla fase di riparto del ricavato. 20 MORTARA, op. cit., V, E noto, infatti, che il III Libro del codice di rito civile venne approvato, per far seguito alla entrata in vigore dei primi due, in gran fretta ed in assenza della approfondita verifica elaborativa che aveva connotato la redazione delle norme generali e di quelle sulla cognizione. 22 Recita infatti testualmente la Relazione al Re (par. 31) che «tutto il processo esecutivo, ma specialmente quello di espropriazione immobiliare, era dominato finora dalle forme, e perfino dalla terminologia, del processo di cognizione: le garanzie del contraddittorio e della collegialità, che sono preziose e insopprimibili quando si tratta di decidere, si trovavano impiegate fuor di luogo nel processo di esecuzione dove non si tratta più di decidere ma di operare in conformità di un titolo già di per sé esecutivo. Questo spreco di forme contenziose in un processo in cui non sussiste contesa derivava dalla mancanza di chiara distinzione teorica tra i due momenti, cognizione ed esecuzione, in cui si scinde la funzione giurisdizionale, e dalla assoluta prevalenza che nella considerazione degli studiosi aveva avuto nel secolo passato il processo di cognizione. La rinnovata attenzione che la più recente dottrina ha portato sul processo esecutivo ha dato anche qui i suoi frutti, in quanto il nuovo Codice, mettendosi sulla via tracciata dagli studi, ha potuto liberare la esecuzione di tutte le ingombranti sovrastrutture imitate dal procedimento contenzioso, e distinguere nettamente il procedimento esecutivo dalle fasi di cognizione che eccezionalmente possono incidere nel suo corso. Tale distinzione è stata tenuta sopra tutto presente nel disciplinare la materia delle opposizioni del debitore e dei terzi; riservate le forme del processo di cognizione a quei soli casi in cui la opposizione rende veramente necessaria una decisione con tutte le garanzie formali ad essa inerenti, il restante procedimento esecutivo è stato sveltito e purificato dai residui delle forme contenziose, dandosi forma di semplice ricorso alla domanda di autorizzazione a vendita che prima si proponeva con citazione, e forma di ordinanza o di decreto a quei9 Il titolo esecutivo assumeva dunque definitivamente il ruolo di «innalzare una barriera tra la cognizione e l esecuzione, quale è l effetto del dato di diritto positivo secondo cui è titolare della azione esecutiva e, quindi, è legittimato a proporla non chi è titolare del credito, ma chi è rappresentato come titolare del credito in uno dei documenti ai quali la legge riconosce la qualità di titolo esecutivo». 23 In sostanza, il processo di esecuzione forzata venne disegnato come autonomo dalle vicende (giudiziali o negoziali) che hanno preceduto la formazione del titolo esecutivo. Ciò che, per un verso e finché esiste il titolo, rende il processo insensibile alle vicende, anche estintive, del diritto sostanziale per la cui soddisfazione si opera e, per altro verso, impedisce che tali vicende possano essere decise all interno dell esecuzione, incanalandole, invece, in veri e propri giudizi esterni di cognizione ordinaria, la cui proposizione non ha alcun rilievo immediato sul processo esecutivo; quest ultimo, infatti, può essere sospeso solo con un apposito provvedimento del giudice della esecuzione (art. 624 cod. proc. civ.). Emergono in via immediata da questa impostazione due dati, entrambi funzionali alla ricerca in esame. In primo luogo, le intenzioni denunciate dal Legislatore nella Relazione al Re riproponevano una concezione la quale, avendo come premessa «una correlazione necessaria ed indissolubile tra i concetti di giurisdizione, accertamento e giudicato» 24, suscitava ancora una volta interrogativi in ordine al carattere giurisdizionale dell esecuzione forzata e, ormai più propriamente, in ordine al modo concreto di atteggiarsi, nel processo esecutivo, delle garanzie proprie del processo cognitivo. Inoltre, la stessa formulazione della norma cardine del processo esecutivo quella sul titolo esecutivo appunto disvelava come il disegno codicistico fosse stato modellato con riguardo prevalente all espropriazione forzata e non anche all esecuzione in forma specifica (cioè per consegna o rilascio, per fare o non fare, per un pati); dato che si coglie nitidamente nel primo comma dell art. 474 cod. proc. civ. (rubricato Titolo esecutivo ), laddove si stabilisce che il diritto incorporato nel titolo esecutivo deve essere, oltre che certo ed esigibile, anche liquido con evidente riferimento ad una caratteristica propria dei soli crediti di denaro e, dunque, sostanzialmente inutilizzabile per obbligazioni diverse da quelle pecuniarie L impianto del codice del 1940 disciplina, dunque, due tipi di processo esecutivo quello di espropriazione forzata per la realizzazione dei crediti e quello di esecuzione in forma specifica per gli obblighi diversi prevedendo tuttavia che, in ogni caso e per ogni tipo processuale, la fase esecutiva fosse preceduta dalla notifica, all avente diritto, del titolo esecutivo e del precetto. Quanto al titolo esecutivo, la nuova codificazione recepiva la distinzione storicamente recata tra titoli giudiziali (art. 474, secondo comma, n. 1: sentenze e provvedimenti ai quali la legge attribuisce espressamente efficacia esecutiva) e di formazione stragiudiziale (n 2: le cambiali e gli atri titoli di credito e gli atti ai quali la legge attribuisce espressamente efficacia esecutiva; n. 3: gli atti ricevuti da notaio o da altro pubblico ufficiale autorizzato dalla legge a riceverli, relativamente provvedimenti esecutivi che prima venivano rivestiti con le inutili solennità della sentenza di autorizzazione a vendere, o della sentenza di aggiudicazione». 23 Così VERDE, Attualità del principio «Nulla executio sine titulo», in Rivista di diritto processuale, 1999, VERDE - CAPPONI, Profili del processo civile. 3. Processo di esecuzione e processi speciali, Napoli, 1998, 9.10 alle obbligazioni di somme di danaro in essi contenute), secondo una regola di legalità e tipicità (sono titoli esecutivi solo quelli espressamente qualificati come tali dalla legge). Il titolo, spedito in forma esecutiva mediante l apposizione della relativa formula (art. 475, primo comma: che la prevede solo per i provvedimenti giudiziari e gli atti notarili o comunque pubblici), ha comunque una sua flessibilità soggettiva, potendo essere rilasciato, in forma esecutiva, anche in favore dei successori del soggetto individuato al suo interno come avente diritto (art. 475, secondo comma), ed utilizzato contro gli eredi dell obbligato (art. 477, primo comma), con alcune garanzie procedurali, consentendosi, in tal modo, la c.d. esecuzione ultra partes. Quanto al precetto, disciplinato dall art. 480 del codice di rito, consiste nella intimazione di adempiere l obbligo risultante dal titolo esecutivo entro un termine non minore di dieci giorni, con l avvertimento che, in mancanza, si procederà ad esecuzione forzata. In buona sostanza, ogni tipo di processo esecutivo deve essere preceduto dall invito ad adempiere e dalla contestuale «minaccia» della sua intrapresa. Da notare che il precetto, nell individuare esattamente l obbligazione di cui si chiede l adempimento, ove rivolto al pagamento di una somma di denaro ed a differenza di quanto avviene per le «altre» obbligazioni, prodromiche a ben individuati tipi di esecuzione in forma specifica 25 si manifesta generico; cioè, pur preludendo ad una espropriazione forzata, non rivela a quale tipo di processo espropriativo si antepone, potendo il creditore, in caso di mancato adempimento, avviare una espropriazione mobiliare (diretta o presso terzi), immobiliare, di crediti, contro il terzo proprietario Proprio con riguardo al processo espropriativo che, come si è detto, costituì l archetipo legislativo dell esecuzione il Legislatore del 1940 dettò delle regole comuni, sia con riguardo agli incombenti più strettamente procedurali (nomina del g.e. formazione del fascicolo dell esecuzione, notifiche, pubblicità), che disciplinando, in linea generale, gli istituti ricorrenti in ciascun tipo processuale: il pignoramento, l intervento dei creditori, la vendita, l assegnazione e la distribuzione delle somma da esse ricavata. Importante, in questa operazione normativa, fu l introduzione dell art. 485 (Audizione delle parti) il quale dispone ancora oggi che «quando la legge richiede o il giudice ritiene necessario che le parti ed eventualmente altri interessati siano sentiti, il giudice stesso fissa con decreto l udienza alla quale il creditore pignorante, i creditori intervenuti, il debitore ed eventualmente gli altri interessati debbono comparire davanti a lui», offrendo agli interpreti una indicazione ampiamente valutabile nel senso di un assetto contraddittorio del processo espropriativo. Letterale ancorché ampiamente discussa in dottrina, almeno per un certo periodo 26 era l indicazione in ordine al fatto che il processo di espropriazione forzata inizia solo col pignoramento 25 Per i quali, infatti, oltre ai requisiti prescritti dall art. 480 cod. proc. civ., è necessario effettuare nel precetto la descrizione sommaria dei beni mobili da consegnare e di quelli immobili da rilasciare (art. 605, primo comma) ovvero indicare il risultato da conseguire in via esecutiva (art. 612, primo comma). 26 Polemiche i cui echi si sono propagati fino all attualità. V. ad es. VERDE - CAPPONI, Profili cit., 52, i quali, nel sottolineare la natura incerta del precetto, si domandano ancora come spiegare una serie di dati non univoci, tra i quali il fatto che contro quest atto, necessario ma preprocessuale, siano consentite le tipiche impugnazioni esecutive dell opposizione all esecuzione (615, primo comma) e dell opposizione agli atti esecutivi (art. 617, primo comma), anziché quelle negoziali; o, ancora la circostanza che l art. 480, secondo comma, cod. proc. civ. include nel contenuto del11 e che la notifica del titolo e del precetto sono meri atti «prodromici» alla fattispecie processuale. Quanto al pignoramento i cui effetti sostanziali trovano ancora oggi la loro disciplina nel codice civile (artt ) è definito in linea generale come consistente in «una ingiunzione che l ufficiale giudiziario fa al debitore di astenersi da qualunque atto diretto a sottrarre alla garanzia del credito esattamente indicato i beni che si assoggettano all espropriazione e i frutti di essi». La scarna indicazione contenuta nell originario art. 492 cod. proc. civ., tratteggiando l unico elemento unificante tutte le ipotesi di pignoramento, rimanda alla compiuta disciplina dei singoli tipi di processo espropriativo, ordinati in relazione alla natura dei beni staggìti ovvero alla loro condizione giuridica o alla loro particolare relazione giuridica con il creditore procedente. Nel primo gruppo rientrano le norme sull espropriazione mobiliare presso il debitore (artt. 513 ss.), sulla espropriazione presso terzi di crediti o di cose mobili del debitore che sono in possesso di un terzo (artt. 543 ss.), sulla espropriazione di beni immobili (artt. 555 ss.). Nel secondo gruppo, l espropriazione di beni indivisi (artt. 599 ss.) e quella contro il terzo proprietario (artt. 602 ss.). Quest ultima, in particolare, opera (con rilevanti ricadute in termini di bilanciamento della effettività dell azione esecutiva con l esigenza di garanzia del diritto di difesa del debitore, del terzo espropriato e dei creditori particolari di quest ultimo) in ipotesi definite, con espressione immaginifica, di «responsabilità senza debito» quale quella del terzo datore di terzo di ipoteca (ma anche dell acquirente del bene ipotecato o dato in pegno a garanzia di un debito altrui) ovvero del pignoramento del bene la cui alienazione da parte del debitore è stata revocata per frode, con conseguente esercizio dell azione esecutiva, da parte del beneficiario della sentenza revocatoria, nei confronti dell acquirente revocato. 27 Il modello processuale dell espropriazione forzata detta inoltre, in via generale, la disciplina della vendita forzata (e dell assegnazione) quale passaggio necessario per la trasformazione giudiziale del bene pignorato in danaro, in ossequio al principio del divieto del patto commissorio (art cod. civ.) e della distribuzione della somma ricavata tra i creditori aventi diritto. Centrale, in particolare ai fini della verifica del modello legislativo della separatezza tra esecuzione e cognizione, è la scelta che il Legislatore del codice di rito fece in tema di intervento dei creditori. precetto previsto a pena di nullità «l indicazione delle parti», così facendo riferimento alle parti processuali e non anche a quelle dell obbligazione in esecuzione (che possono essere diverse dalle prime). Gli stessi Autori sottolineano come la questione si sia posta per la prima volta proprio col codice del 1940, visto che nella vigenza del codice di rito del 1865 non si dubitava del fatto che il precetto fosse un atto processuale e che quello immobiliare fosse soggetto a trascrizione nei pubblici registri. 27 In realtà l elenco delle situazioni che legittimano l intrapresa del processo ex artt. 602 e ss. cod. proc. civ. è molto più esteso e può dirsi che corrisponda, sostanzialmente, a quello stilato da TARZIA, voce Espropriazione contro il terzo proprietario, in Novissimo Digesto Italiano, VI, Torino, ss.; MICCOLIS, L espropriazione forzata per debito altrui, 2 ed., Torino, 1998, 53 ss. e, con particolare riguardo all espropriabilità di beni della comunione legale per debiti personali di uno dei coniugi, con conseguente costituzione dell altro in una posizione analoga a quella del terzo proprietario, ACONE, Spunti critici e ricostruttivi in tema di espropriazione dei beni della comunione legale coniugale, in Rassegna di diritto civile, 1980, 3 ss.12 Il sistema prescelto fu quello della c.d. porta aperta e, cioè, quello nel quale - posta la necessità di provocare l intervento dei c.d. creditori iscritti 28 tutti gli altri creditori del soggetto esecutato potevano intervenire liberamente nel processo esecutivo, ancorché non muniti di titolo esecutivo, partecipando alla procedura e dovendo essere sentiti ogni volta che la legge prescrivesse di sentire le parti. L unica differenza con i primi si coglieva nella diversità dei poteri processuali, visto che solo gli intervenuti muniti di titolo esecutivo potevano, in caso di inerzia del creditore procedente, provocare gli ulteriori atti esecutivi consentendo al processo di andare avanti. Il codice di rito del 1940 disegnava dunque l espropriazione forzata come un processo aperto a tutti i creditori, a prescindere dal possesso di un titolo esecutivo, dando attuazione secondo l insegnamento classico - al principio, scolpito dall art cod. civ., della par condicio creditorum. 29 La trama del processo di espropriazione rivelava, tuttavia, una notevole varietà di poteri degli intervenienti commisurata in via generale, per un verso, proprio al possesso del titolo esecutivo e, sotto altro profilo, al tempo dell intervento. Con riguardo al primo requisito, infatti, dagli articoli 526, 551 e 564, nonché dall esame letterale degli articoli 499, secondo comma («il ricorso deve contenere la domanda per partecipare alla distribuzione della somma ricavata») e 500 c.p.c. («l intervento dà diritto a partecipare alla distribuzione della somma ricavata»), emergeva con evidenza che il concorso paritario avrebbe trovato la propria realizzazione, salve le cause legittime di prelazione, nella sola fase distributiva, connotando già a monte l intervento dei creditori chirografari alla stregua di una azione tipicamente «satisfattiva», essendo quella «espropriativa» riservata al procedente ed agli intervenuti titolati, unici soggetti in grado di «provocare» i singoli atti dell espropriazione. 30 Solo dopo la vendita, dunque, il riparto avrebbe potuto essere sollecitato, a prescindere dal possesso di un titolo, da tutti i creditori concorrenti, gli stessi dei quali era richiesta la rinuncia per pronunciare, in questa fase, l estinzione del processo (art. 629, secondo comma, c.p.c.). 28 Cfr. l art. 498 cod. proc. civ. il quale dispone, ancora oggi, che «debbono essere avvertiti dell espropriazione i creditori che sui beni pignorati hanno un diritto di prelazione risultante da pubblici registri» e che a tal fine è loro notificato un avviso con l indicazione sommaria dei soggetti e dell oggetto dell espropriazione. Infine, «in mancanza della prova di tale notificazione, il giudice non può provvedere sull istanza di assegnazione o di vendita». Secondo la giurisprudenza di legittimità, tuttavia, l art. 498 «non contiene alcuna sanzione di nullità insanabile per il caso in cui l'assegnazione o la vendita avvengano egualmente senza avviso, ma comporta che il creditore procedente è tenuto a rispondere, a norma dell'art c.c., delle conseguenze dannose subite dai creditori iscritti a seguito del provvedimento di vendita o di assegnazione emesso illegittimamente, giacché la mancata notifica dell'avviso, costituendo violazione di un obbligo imposto da una norma giuridica, concreta un'ipotesi di fatto illecito extracontrattuale» (così, ex multis, Cass., 23 febbraio 2006, n. 4000). 29 Sulla continuità storica del principio del pari trattamento dei creditori e sulla origine dell art del codice civile, v. lo studio di ZIINO, Esecuzione forzata e intervento dei creditori, Palermo, 2004, 25 ss. 30 Cfr. sul punto l ampia ricostruzione delle diverse opinioni offerta da CAPPONI, in (Capponi, Bove, Martinetto, Sassani), L espropriazione forzata. Giurisprudenza sistematica di dir. proc. civ., diretta da Proto Pisani, Torino, 1988, 152 ss. ID., La verificazione dei crediti nell espropriazione forzata, Napoli, 1990, 50 ss.13 V era peraltro da sottolineare ed è il secondo corno del problema generale dell attuazione del pari trattamento come l effettività del concorso nella fase satisfattiva rimanesse condizionata, per i chirografari, dal tempo del loro intervento. Ai soli interventori tempestivi (ai sensi di quanto disposto dagli articoli 525, secondo e terzo comma, 551 e 563, secondo comma, c.p.c.) si concedeva infatti di concorrere paritariamente in sede distributiva, mentre i chirografari tardivi avrebbero potuto soddisfarsi unicamente sul compendio eventualmente residuato dal riparto tra creditori titolati, tempestivi ed iscritti (artt. 528 e 565 c.p.c.). Era stato tuttavia osservato che la disciplina degli interventi così delineata, ancorché marcatamente intesa a convogliare i poteri dei creditori chirografari nella fase di realizzazione concorrente dei rispettivi diritti, attribuiva agli intervenuti non titolati un peso, in alcuni casi decisamente rilevante per gli esiti della procedura, già nella fase espropriativa ed in tal modo confinava il rilievo del titolo esecutivo alla proposizione dell istanza di vendita o di assegnazione ed al potere di rinuncia di cui al primo comma dell art. 629 c.p.c. 31 D altra parte, lo stesso dato di fatto della esistenza e dell ammontare del credito dell interveniente finiva per rivestire un ruolo decisivo in tutte le fasi di liquidazione, dalla riduzione alla conversione del pignoramento, dalla cessazione della vendita a lotti all estensione del pignoramento, con l ovvia conseguente richiesta di stabilità dei diritti affermati. 32 Questo complesso impianto, dunque, imponeva, nel bilanciamento tra l esigenza di realizzazione della par condicio creditorum e quella di tutela del debitore dagli eccessi del processo esecutivo incondizionatamente aperto agli interventi non titolati, la verificabilità anticipata dei crediti, secondo il modello cognitivo, e insieme poneva forti interrogativi in ordine alla qualità della «prova» del credito affermato nella domanda di intervento. Tra gli istituti appena menzionati appare fondamentale, proprio per le implicazioni sul piano appena considerato, quello della conversione del pignoramento e cioè della sostituzione ai beni pignorati, mediante un apposito provvedimento del g.e. che ne stabilisse l entità e i tempi di versamento, di una somma commisurata al complesso dei crediti azionati nella procedura che l art. 495 del codice di rito del 1940 consentiva «in qualsiasi momento anteriore alla vendita». Più avanti si avrà modo di vedere come proprio attraverso questo istituto è stato messo a fuoco il fallimento dell idea di separatezza tra cognizione ed esecuzione. 31 V., in questo senso, ORIANI, La determinazione dei crediti ai fini del concorso, in Rivista trimestrale di diritto e procedura civile, 1993, 1, 140 s. che, con riguardo al penetrante ruolo rivestito già nella fase espropriativa dai creditori chirografari intervenuti nel processo esecutivo, menzionava gli obblighi di audizione (previsti dagli artt. 530, 552 e 569 all udienza per disporre l assegnazione o la vendita, dall art. 590 a seguito di asta immobiliare andata deserta e dall art. 572, primo comma sull offerta di acquisto dell immobile staggio), la decisività del loro dissenso per respingere, ove inferiore ad un quarto del valore dell immobile, l offerta di acquisto dell immobile nella vendita senza incanto (art. 572, secondo comma), la necessità del loro consenso per disporre l amministrazione giudiziaria del bene immobile invenduto (art. 592) nonché, tendenzialmente, le attività di cui agli artt. 538, 553, 559, 575, 588, 595 e 631 del codice di rito. 32 Ibidem.14 2.3. Due modelli processuali normativamente più scarni venivano invece dettati per le c.d. esecuzioni in forma specifica che sono, come detto, quelle volte ad attuare obblighi di consegna o rilascio, obblighi di fare e di non fare. 33 Accanto a queste forme di esecuzione diretta (artt. 2930, 2931, 2933), nel codice civile (sezione II, capo II, Titolo IV del libro VI Dell esecuzione forzata in forma specifica) è rinvenibile anche, all art. 2932, la disciplina della «esecuzione in forma specifica dell obbligo di concludere un contratto», attuabile mediante una sentenza che tiene luogo del contratto non concluso, la quale tuttavia non dà luogo ad un processo esecutivo, ma rappresenta una forma di tutela cognitiva a carattere costitutivo. Quanto alle forme esecutive dirette della consegna/rilascio e del fare/non fare, si tratta all evidenza di processi strutturalmente e funzionalmente diversi da quello espropriativo, la cui eterogeneità è segnata dalla diversità della situazione giuridica sostanziale fatta valere. Laddove quello è volto a trasformare un bene in danaro a soddisfazione esclusiva di un diritto di credito, questi sono diretti a reimmettere l avente diritto nella disponibilità dei beni mobili o immobili ovvero a garantirgli l esecuzione di un facere fungibile ovvero di un non facere. E chiaro che in un tale contesto non v è alcuno spazio per aspetti concorsuali e, quindi, per categorie quale quella della par condicio creditorum, potendosi al più parlare di colegittimazione di aventi diritto alla medesima prestazione. La differenza dalla espropriazione è inoltre segnata dal fatto che solo i titoli esecutivi di formazione giudiziale legittimano le esecuzioni in forma specifica Infine, come ampiamente anticipato attraverso il richiamo della Relazione al re, il codice completava il proprio disegno separatore dell attività cognitiva da quella meramente esecutiva incanalando le eccezioni di merito in appositi giudizi di cognizione strutturati in forma di opposizioni. Prima fra tutte, l opposizione all esecuzione, disciplinata dall art. 615 cod. proc. civ., per contestare il diritto della parte istante a procedere ad esecuzione forzata, spendibile, prima dell avvio dell espropriazione, contro il precetto e, dopo il perfezionamento di questo, avverso il pignoramento fino alla definizione del processo esecutivo. E il rimedio di merito per eccellenza, di volta in volta inteso dalla dottrina come diretto a contestare il diritto processuale di agire in executivis ovvero il diritto sostanziale rappresentato nel titolo esecutivo. Attorno al perno di questo paradigmatico rimedio di merito ruotavano inoltre l opposizione distributiva ex art. 512 cod. proc. civ., intesa a risolvere le controversie tra creditori concorrenti o tra creditore e debitore in ordine alla sussistenza o all ammontare di uno o più crediti o circa la sussistenza di diritti di prelazione, e l opposizione di terzo all esecuzione (art. 619) azionabile, appunto, dal terzo il quale pretende di avere la proprietà o altro diritto reale su beni pignorati. Il contenuto di quest ultimo rimedio coincide infatti sotto il profilo sostanziale e se ne discosta per quello dei soggetti legittimati ad opporre col contenuto che il secondo comma dell art. 615, risolvendo una querelle insorta già sotto il vigore del codice del 1865, assegna all opposizione all esecuzione con riguardo alla impignorabilità di singoli beni assoggettai all esecuzione. 33 Il codice di rito, per la verità, non utilizza mai la locuzione «esecuzione in forma specifica» che è invece mutuata dal codice civile.15 Peculiare, infine, l opposizione agli atti esecutivi che l art. 617 del codice di rito consente per contestare la regolarità formale del titolo esecutivo, 34 del precetto e di tutti gli atti esecutivi compiuti nel corso del processo esecutivo. Diversa dunque, nell intendimento del legislatore, la funzione delle due categorie di opposizione: quelle volte a contestare il diritto (alla radice o nella sua entità) di promuovere l esecuzione forzata ovvero di parteciparvi con poteri di impulso, quest ultima diretta a censurare il quomodo del processo esecutivo. Con evidenti riflessi sulla competenza, sui tempi e sui termini di proposizione del giudizio e, infine, sul regime delle impugnazioni: le opposizioni di merito sono definite con sentenza appellabile e, poi, ricorribile in via ordinaria in cassazione, mentre l opposizione di forma è definita con sentenza dichiarata espressamente «non impugnabile» (art. 618, secondo comma). L idea è dunque quella che l opposizione agli atti sia un rimedio interno, una sorta di reclamo, che esaurisce rapidamente la materia del contendere, limitata alle questioni di forma (essenzialmente le «nullità formali») degli atti esecutivi per poi consentire il sollecito prosieguo del processo esecutivo. Incidendo infatti sugli atti esecutivi, è questa l impugnazione che può determinare con più incisività l arresto del procedimento esecutivo attraverso l adozione da parte del g.e., nei casi urgenti, degli «opportuni provvedimenti»; tant è che l art. 569, secondo comma, del codice di rito il quale disciplina l udienza di autorizzazione alla vendita immobiliare dispone che «all udienza le parti possono fare osservazioni circa il tempo e le modalità della vendita, e devono proporre, a pena di decadenza, le opposizioni agli atti esecutivi, se non sono già decadute dal diritto di proporle», esigendo così la preventiva risoluzione delle questioni formali prima che venga avviato il meccanismo di liquidazione dei beni staggiti. In ogni caso, le opposizioni ex art. 615 e 619, incanalate in separati giudizi di merito, non determinano ipso jure la sospensione del giudizio se non per effetto di un espresso provvedimento del giudice il quale si convinca, attraverso una prognosi non dissimile da quella effettuata dal giudice cautelare, che ricorrono gravi motivi. 35 I. 3. Gli aspetti problematici e l avvento della Costituzione repubblicana. 3. Questo ancorché sommariamente descritto il quadro normativo al momento dell entrata in vigore della Costituzione repubblicana la quale, come già detto, pone con urgenza, all interno del processo esecutivo, il tema delle garanzie connesse al diritto di difesa sancito dall art. 24 Cost. e impone la verifica della natura dello stesso, rendendo non più rinviabile il chiarimento dei rapporti col modello paradigmatico della cognizione. Vero è, inoltre, che la Costituzione pose non solo dei parametri di verifica della legittimità delle norme esistenti e, ancor prima, una nuova rima eremeneutica per l intero processo esecutivo, ma in alcuni casi incise direttamente sull assetto processuale, determinando un mutamento di fisionomia di singoli istituti, già oggetto peraltro di, spesso rilevanti, assestamenti per via dottrinale e giurisprudenziale. 34 A differenza della opposizione ex art. 615, primo comma, cod. proc. civ., la quale si configura, prima dell avvio dell esecuzione, esclusivamente in termini di «opposizione al precetto», non potendo essere proposta se non dopo la notifica di quest atto e non anche del solo titolo esecutivo. 35 L art. 624 disponeva, invece, che «il giudice sospende totalmente o parzialmente la distribuzione della somma ricavata quando sorge una delle controversie previste nell art. 512», con un effetto sospensivo considerato sostanzialmente automatico.16 E il caso proprio dell opposizione agli esecutivi di cui all art. 617 cod. proc. civ., delineata come un agile rimedio interno al processo esecutivo in grado di risolvere rapidamente le questioni formali che dovessero costellarlo e, pertanto, definita con sentenza non impugnabile. Il carattere decisorio di tale pronuncia apre tuttavia uno scenario nuovo alla luce dell art. 111, secondo comma, Cost., 36 il quale consente sempre, «contro le sentenze e contro i provvedimenti sulla libertà personale, pronunciati dagli organi giurisdizionali ordinari o speciali», il ricorso in Cassazione per violazione di legge, e cioè il c.d. «ricorso straordinario per cassazione». Il rimedio oppositivo formale, caricatosi via via di nuovi contenuti, 37 è dunque definito con un provvedimento censurabile in cassazione, quantomeno con la ricaduta di un aumento dei tempi di definizione degli incidenti esecutivi. Il dibattito dottrinale e l esperienza giurisprudenziale sono stati dunque significativamente arricchiti dalla entrata in vigore della Carta costituzionale, peraltro in una sostanziale continuità con la tradizione dei temi discussi, spesso ampiamente, già sotto il vigore del codice del Due direttrici di ricerca vanno dunque seguite in funzione del tema prefissato per questo lavoro. In primo luogo, occorre dare conto dei risultati che dottrina e giurisprudenza hanno conseguito sul piano della individuazione della natura processuale dell esecuzione forzata, e della connessa garanzia del diritto di difesa, sotto lo stimolo degli articoli 3, 24 e, infine, 111 novellato, della Costituzione. In secondo luogo, non si può non tracciare un quadro della evoluzione e della crisi ovviamente sempre con riguardo al tema delle garanzie connesse al diritto di difesa degli istituti del processo esecutivo, fino a cogliere i motivi animatori dei vari tentativi di modifica del codice, tracciando, infine, un quadro essenziale dell assetto che fuoriesce dalla riforma del , anche nella prospettiva di nuove criticità rilevabili sul piano del rispetto del diritto costituzionale di difesa Quanto al primo aspetto quello cioè della verifica della natura processuale e delle specificità dell esecuzione forzata su questi piano occorre esaminare il modo ed i limiti con cui si è giunti a verificare la ricorrenza nel processo esecutivo delle garanzie che specificano il precetto dell art. 24 Cost. (ed oggi anche dell art. 111 della Carta costituzionale), ravvisabili nel diritto ad un giudice indipendente ed imparziale per un processo equo e giusto, nella eguaglianza delle parti che, sul piano effettuale, si risolve nella parità delle armi, nei diritti di azione e difesa ed in una serie di diritti e poteri processuali di base (domanda giudiziale, difesa ed eccezione, diritto alla prova), nonché nei principi dispositivo e dell impulso di parte e nel principio del contraddittorio; tutti collegati in una combinazione funzionale, quali «condizioni minime ed essenziali di effettività, da cui dipende il riconoscimento del diritto ad un equo processo» E l attuale settimo comma dell art. 111 Cost. novellato dalla legge costituzionale 23 novembre 1999, n Su cui v. oltre in questo lavoro. 38 E questa la sintesi operata da COMOGLIO, Principi costituzionali e processo di esecuzione, in Rivista di diritto processuale, 1994, 453 s. il quale, per come è dato evincere dalla definizione testuale riportata, pone l accento soprattutto sul fatto che le garanzie, riguardate dal punto di vista dell avente diritto e, in definitiva, del sistema processuale, devono comunque avere ad oggetto l effettività del risultato da conseguire.17 In questo senso, dunque, non si nutre oggi più alcun dubbio circa il fatto che la funzione esecutiva, considerata dal punto di vista dell unitarietà dell azione esecutiva, abbia natura pienamente giurisdizionale in quanto concorre con il processo di cognizione alla realizzazione di quella funzione. E stato inoltre opportunamente osservato in proposito che l effettività della tutela, intesa in termini di conseguimento del bene della vita mediante un processo giusto, «assume un contenuto ancor più sostanziale e concreto, laddove (come accade con l azione esecutiva, per la tutela forzata di un diritto già consacrato in un titolo esecutivo, di formazione giudiziale o meno) l oggetto da garantire non sia più l adeguatezza modale del processo di cognizione e delle sue strutture, ma sia invece l effettività delle forme e dei tempi in cui, nel susseguente processo di esecuzione, chi abbia ottenuto il riconoscimento giurisdizionale del proprio diritto ne possa poi ottenere l attuazione coattiva». 39 E chiaro, peraltro, che le esigenze di effettività della tutela, manifestantesi soprattutto in termini di celerità nel conseguimento dell esatta utilità costituente il bene della vita, vanno contemperate, nella piena attuazione dei precetti costituzionali richiamati, con il diritto del debitore e, più in generale, del soggetto sottoposto ad esecuzione a subire un processo esecutivo senz altro conforme alle norme che lo regolano, ma anche «giusto» ed «opportuno». 40 D altra parte, il carattere pienamente giurisdizionale della tutela esecutiva, posta in tal modo sullo stesso piano di quella cognitoria, può dirsi un dato ormai pienamente acquisito nelle maggiori legislazioni europee. Così è infatti nei sistemi di civil law, 41 così è in Spagna, dove l art. 117, terzo comma, della Costituzione del 1978 attribuisce agli organi giudiziari prestabiliti per legge «el ejercicio de la potestad jurisdiccional en todo tipo de processo, zigando y haciendo ejecutar lo juzgado» 42, così è, infine, nel sistema europeo delle garanzie, nel quale la Corte europea dei diritti dell Uomo, in sede di applicazione dell art. 6, par. 1 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell Uomo, 43 ha ripetutamente chiarito che il processo esecutivo, proprio per la sua natura pienamente giurisdizionale, non può essere considerato in modo dissimile da quello di cognizione, insieme al quale persegue il medesimo risultato ultimo della tutela effettiva dei diritti Il primo interrogativo che storicamente ha contrassegnato la ricerca degli «indici» di giurisdizionalità dell esecuzione forzata, è quello dell applicabilità del «principio della domanda giudiziale», cardine del nostro sistema processuale sancito normativamente dagli articoli 99 cod. 39 Ibidem. 40 Per questi ultimi concetti v. lo studio di BOVE, L esecuzione forzata ingiusta, Torino, V. sul punto W. GRUNSKY, voce Esecuzione forzata. V) Diritto comparato, in Enc. Giur.. XIII, 1989, $2.1, nonché COMOGLIO, L individuazione dei beni da pignorare, in Rivista di diritto processuale, 1992, 83 ss. e 97 ss. Unica eccezione, nel senso dell affidamento dell intera attività esecutiva ad organi amministrativi, è costituita dal sistema svedese. 42 E dove l art. 24, primo comma, della medesima Costituzione stabilisce che tutte le persone hanno un «derecho a obtener la tutela efectiva de los jueces y tribunales» e, dunque, anche il diritto ad una esecuzione effettiva delle sentenze giurisdizionali; su cui v. ancora COMOGLIO, Principi cit., 454 s. 43 Con particolare riguardo al diritto alla ragionevole durata dei processi ed alla imparzialità del giudice, nelle sentenze 26 febbraio 1993, Billi; 23 novembre 1993, Scopelliti; 21 maggio 1996, Ausiello, 26 settembre 1996, Di Pede e Zappia.18 proc. civ. e 2907 cod. civ. 44 in relazione all art. 24, primo comma, della Costituzione («tutti possono agire in giudizio»). Nel caso di specie, peraltro, si è verificata una sorta di rovesciamento prospettico, posto che è stato il riconosciuto carattere giurisdizionale della tutela esecutiva, percepita, anzi, come la forma più incisiva di realizzazione dei diritti, a spingere gli interpreti ad una serrata e, si vedrà tra un attimo, non facile ricerca per esso di una domanda giudiziale. 45 L origine di questa inversione è in qualche modo collegata anche alla semplificazione derivante dal dato normativo offerto dal codice di rito del 1865 nel quale come già sopra detto solo l art. 569 disponeva, al primo comma, che «nel caso di morte del debitore, l esecuzione cominciata può proseguirsi contro gli eredi senza che debba sospendersi o riassumersi» e, al secondo comma, che «l esecuzione s intende cominciata, riguardo ai mobili col pignoramento e riguardo agli immobili con la notificazione del precetto». Questo articolo, peraltro, venne prevalentemente inteso, per la verità non senza contrasti, nel senso che il secondo comma costituisse unicamente una particolare applicazione del primo, senza esprimere una regola generale, ravvisabile invece nel dato per cui il precetto, e in particolare quello immobiliare, era atto esecutivo e che in esso (secondo alcuni integrato dalla notificazione del titolo) si esprimesse la domanda esecutiva, intesa secondo la nota formula chiovendiana, quale «atto con cui la parte (attore), affermando la esistenza d una volontà concreta della legge che le garantisce un bene, dichiara la volontà che questa si attuata di fronte all altra parte (convenuto) e invoca a questo scopo l autorità dell organo giurisdizionale». 46 Le cose si complicarono con l entrata in vigore del codice di rito del 1940 nel quale più dati normativi congiuravano nel collocare il precetto, quale atto prodromico necessario, al di fuori del processo esecutivo, 47 con la conseguenza che risultava difficile cogliervi la domanda esecutiva se dalla sua notificazione non derivava l inizio dell esecuzione forzata. A questa difficoltà si aggiungeva l idea ben più radicale, coltivata da una autorevole parte della dottrina, per cui «la domanda non ha luogo nel processo di esecuzione, che è essenzialmente un processo non contraddittorio, e non provoca alcun giudizio sulla pretesa che si vuol far valere», 44 Il primo disponendo che «chi vuole far valere un diritto in giudizio deve proporre domanda al giudice competente» ed il secondo che «alla tutela giurisdizionale dei diritti provvede l autorità giudiziaria su domanda di parte e, quando la legge lo dispone, anche su istanza del pubblico ministero o d ufficio». 45 Ne dà ampio conto SALETTI, Processo esecutivo e prescrizione. Contributo alla teoria della domanda esecutiva, Milano, 1992, 14 ss. 46 CHIOVENDA, Istituzioni di diritto processuale civile,2 ed., I, Napoli, 1935, 145. Nel senso che il processo esecutivo fosse caratterizzato da una vera e propria domanda esecutiva paragonabile a quella introduttiva del processo di cognizione e, cioè, alla citazione, ALLORIO, voce Perenzione, in Enc. Giuridica italiana, XIII, II, Milano, 1938, 327; CARNELUTTI, Lezioni di diritto processuale civile, Processo di esecuzione, I, Padova, 1929, 91 ss.; LIEBMAN, Per la nozione dell atto di precetto, in Foro it., V. l art. 479, primo comma, cod. proc. civ.: «l esecuzione forzata deve essere preceduta dalla notificazione del titolo in forma esecutiva e del precetto»; l art. 480, primo comma: il precetto contiene l avvertimento che, in mancanza di adempimento nel termine di dieci giorni, «si procederà a esecuzione forzata»; nonché l art. 491: «l espropriazione forzata si inizia col pignoramento».19 in quanto in tale processo «la domanda, se così si vuol dire, è riassunta nel titolo esecutivo, nell immediatezza dell azione che questo comporta». 48 Una domanda giudiziale, tecnicamente intesa, non sarebbe dunque identificabile nel processo esecutivo, perché in esso non vi è traccia di giudizio. Anche questa concezione, comunque contrastata da una parte maggioritaria della dottrina, 49 non arrivava tuttavia a negare che nel processo esecutivo opera il fondamentale principio giurisdizionale del ne procedat iudex ex officio, e cioè che questo non possa che essere attivato in virtù di un atto di parte; essa, invece, si radicava nella convinzione che tutto il programma esecutivo fosse interamente scritto nel «titolo esecutivo» e che, quindi, sia il precetto che il pignoramento, integrati all occorrenza da ulteriori istanze necessarie per le singole procedure esecutive, non siano altro che la condizione perché il giudice pronunci (nel processo in esame, esegua), non valendo anche ad esprimere i contenuti della iniziativa di parte con la fissazione dell oggetto della pronuncia giudiziale secondo il principio normativizzato dall art. 112 cod. proc. civ. Solo in tempi relativamente recenti si è giunti invece a riconoscere un rilevante ambito di autonomia alla pretesa azionata nel processo esecutivo rispetto a quella documentata nel titolo esecutivo, in uno ad una certa discrezionalità della parte nella scelta del contenuto processuale: in una parola, si è giunti a ritenere che anche questo tipo processuale risponde al principio giuridico della domanda, tecnicamente intesa. Infatti, siccome il processo esecutivo tende alla realizzazione effettiva del diritto, se è vero che di norma è la notifica o l esibizione del titolo esecutivo che predetermina il suo contenuto, è pure vero che sovente il programma processuale risulta diverso da quello prefissato nel titolo e che le possibili modifiche sono tutte riconducibili alla discrezionalità ed alla autonomia della parte istante. E il caso della successione nel titolo esecutivo (artt. 475, secondo comma, dal lato attivo e art. 477 dal lato passivo, già sopra richiamati sub 2.1), ove ad un mutamento tra i soggetti indicati nel titolo esecutivo e quelli contro i quali o a favore dei quali viene richiesto l intervento giudiziale corrisponde anche un mutamento del diritto azionato. E anche il caso dell espropriazione contro il terzo proprietario ex artt. 602 cod. proc. civ. e 2910 cod. civ. (v. supra, sub 2.2) nella quale l azione esecutiva è discrezionalmente promossa dal creditore, mediante una propria attività assertoria, 48 E l opinione a più riprese espressa da SATTA, L esecuzione forzata, in Trattato di diritto civile italiano diretto da F. Vassalli, 4 ed., Torino, 1963, 59; ID., Commentario al codice di procedura civile, III, Milano, 1965, 106; ID., Diritto processuale civile, 11 ed., a cura di Punzi, Padova, 1992, 639; ID., voce Domanda giudiziale (diritto processuale civile), in Enc. dir., VIII, Milano 1961, 821. Opinione ripresa, con alcune variazioni ed attenuazioni, anche da altri Autori. Altri hanno giustificato un eguale conclusione con l impossibilità di individuare nel processo esecutivo una domanda introduttiva (FAZZALARI., Note in tema di diritto e processo, Milano, 1957, 155) o, comunque, un atto che riassuma la domanda di esecuzione c.d. globale, che sia volta cioè a conseguire l intera utilità derivante dal processo (TARZIA, L oggetto del processo di espropriazione, Milano, 1961, 40, 422; MANDRIOLI, L azione esecutiva, Milano, 1963, 3). 49 Per citare solo i più autorevoli tra gli A. convinti che, invece, il processo esecutivo fosse pervaso dal fondamentale principio della domanda, ANDRIOLI, Appunti di diritto processuale civile, Napoli, 1964, 250; BONSIGNORI, L esecuzione forzata, 2 ed., Torino, 1991, 39 ss; CALAMANDREI, Istituzioni di diritto processuale civile secondo il nuovo codice,, 2 ed., I, Padova, 1943, 213; CARNELUTTI, Istituzioni del processo civile italiano, 5 ed., Roma, 1956, 206.20 contro un soggetto diverso da quello che risulta debitore nel titolo esecutivo. 50 E infine il caso dell azione esecutiva promossa solo per una parte del credito (o comunque della prestazione) rappresentata nel titolo esecutivo, per libera scelta del creditore (che, ad esempio, agisca solo per la sorta capitale e non anche per gli accessori, ripromettendosi di agire per questi in un secondo momento) ovvero, di necessità, perché v è stato un parziale adempimento del debitore o dell obbligato. 51 Tutte queste ipotesi sono dunque il sintomo del fatto che il giudice dell esecuzione è chiamato ad operare secondo quanto richiesto dalla parte, in forza del titolo esecutivo, e che solo in relazione al contenuto così impresso al processo sarà possibile un eventuale reazione oppositiva del debitore esecutato. In questo senso, allora, è vera sia l affermazione che nel processo esecutivo non esiste, di norma, una domanda intesa come richiesta al giudice di un giudizio, ché questa attività solo pertiene alla cognizione, sia quella per cui l esecuzione forzata è avviata sulla scorta di una domanda intesa quale enunciazione di una pretesa globale della quale si chiede il soddisfacimento e che consiste nell attuazione di quella pretesa. Entrambi i processi, cognitivo ed esecutivo, sono dunque connotati dalla presenza di una vera e propria domanda giudiziale che, tuttavia, si atteggia diversamente in ciascuno di essi (richiesta di giudizio nel primo, richiesta di attuazione nel secondo), adeguandosi alla loro diversa struttura, ma con l effetto sostanzialmente simile di vincolare l attività provvedimentale del giudice nei limiti di quanto è chiesto. Se dunque è vero che anche il processo di esecuzione è improntato al principio della domanda, più difficile che nel processo di cognizione si è rivelata la ricerca dell atto che esprime la domanda iniziale, quella cioè che, sulla scorta del titolo esecutivo, stabilisce il contenuto effettivo del processo di esecuzione. E facile infatti rinvenire una vera e propria domanda nell atto di intervento dei creditori che, testualmente, alla stregua dell art. 499, secondo comma, del codice di rito, si propone con ricorso il quale deve contenere, oltre all indicazione del credito e quella del titolo di esso, «la domanda per partecipare alla distribuzione della somma ricavata»; 52 non è invece altrettanto semplice ricondurre al paradigma della domanda di cui all art. 99 del codice di rito un atto della sequenza processuale esecutiva. Indubbiamente la pretesa globale esecutiva viene enunciata dal creditore procedente nel «precetto», presupposto indefettibile di qualsiasi processo esecutivo il quale esprime una stretta corrispondenza con l attività esecutiva successiva: essa, infatti, non potrà che essere quella enunciata nel precetto. In questi termini esso vale, proprio quale espressione della domanda giudiziale, anche ad informare, in uno al titolo esecutivo, il debitore (cui tali atti sono notificati) di quel è la pretesa esecutiva, mettendolo così nelle condizioni di difendersi nella pienezza del contraddittorio. D altra parte è proprio e solo contro il precetto che è proponibile l opposizione di cui al primo comma dell art. 615 cod. proc. civ., con la quale si contesta «il diritto della parte istante a procedere ad esecuzione forzata» e così, in definitiva, si contrasta «l azione esecutiva». Significativo in questo senso, lo si è già notato, è il fatto che l opposizione all esecuzione, a 50 Cfr. SALETTI, Processo esecutivo cit., 38 s. 51 SALETTI, ult. cit., Circa la sostanziale condivisione dell idea che si tratti di vera e propria domanda giudiziale, cfr. CAPPONI, Intervento nell espropriazione forzata ed interruzione della prescrizione, in Riv. dir. process., 1986, 677. Vedere altro
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