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Timestamp: 2019-05-25 11:57:39+00:00
Document Index: 109142743

Matched Legal Cases: ['art. 126', 'art 7', 'sentenza ', 'art. 126', 'art. 196', 'art. 126', 'sentenza ', 'art. 204', 'art. 24', 'sentenza ', 'art. 201', 'art 3', 'sentenza ', 'art. 126', 'sentenza ', 'art 2049', 'art. 2049', 'sentenza ', 'sentenza ']

I mezzi di difesa a tutela avverso i provvedimenti della P.A. in materia di violazioni all’art. 126 bis del Codice della Strada
Angelo Mandetta
di Angelo Mandetta
Il regime della patente a punti è stato introdotto con il D.L. 27.6.2003 n. 151 convertito con la legge 1 agosto 2003 e vigente dal 30 giugno 2003 all’art 7, allo scopo di ridurre i sinistri stradali e le conseguenze letali degli stessi; il testo vigente, che risente dell’intervento della Corte Costituzionale con la famosissima sentenza n. 27 del 24.1.2005, è quello introdotto con il D.L. 3.10.06 n. 262 convertito con legge 24.11.06 n. 262 che riformula la disciplina contenuta al secondo comma dell’art. 126 bis relativa alla patente a punti. Il sistema può essere così sinteticamente illustrato:
a) nei casi in cui il verbale non viene immediatamente contestato al conducente del mezzo per una violazione al C.d.S., che comporta la personale sanzione della decurtazione a punti, l’Autorità interessata provvederà a notificare il verbale al proprietario del veicolo,ovvero all’utilizzatore a titolo di locazione finanziaria, all’usufruttuario, all’acquirente con patto di riservato dominio, obbligato in solido con il conducente al pagamento della sanzione amministrativa pecuniaria, ai sensi dell’art. 196 del C.d.S. ovvero al responsabile legale della persona giuridica. Nel verbale sono indicati i punti che verranno detratti sulla patente, ma ancora non è stata disposta la decurtazione; infatti unitamente al verbale viene inviato un modulo di dichiarazione da compilare a cura del responsabile in solido. La legge obbliga detti soggetti di fornire, all’organo di polizia che procede, entro 60 giorni dalla notifica del verbale,i dati personali e della patente del conducente al momento della commessa violazione;
b) a questo punto il verbalizzato potrà pagare la sanzione nel minimo edittale nel termine di 60 giorni e provvedere alla riferita comunicazione anche se il responsabile in solido si identifica con il conducente. In alternativa al pagamento potrà, ove ravvisasse vizi di forma o di sostanza del verbale della violazione originaria, proporre ricorso al Prefetto nello stesso termine di 60 giorni dalla notifica ovvero al Giudice di Pace territorialmente competente. Ciascuna di queste due strade è alternativa infatti scelto il ricorso in via amministrativa viene ad escludersi quello in via giurisdizionale ordinaria. In tutti questi casi si consiglia di comunicare e documentare all’organo di Polizia che è stato proposto ricorso nelle forme suddette per non incorrere nella situazione più avanti descritta. L’omissione della comunicazione potrà essere giustificata soltanto da documentati motivi da fornire entro sessanta giorni all’autorità competente.
c) nel caso il verbalizzato non provveda all’obbligo prescritto non si provvederà alla decurtazione nei confronti di alcuno, ma la P.A. emetterà a carico dei citati soggetti altro verbale, per violazione all’art. 126 bis del C.d.S. perché ometteva di comunicare chi fosse l’autore della violazione originaria di cui al precedente verbale che comportava peraltro una decurtazione dei punti della patente. Per la suddetta violazione si applicherà a loro carico la sanzione amministrativa pecuniaria in misura ridotta di € 250 se il pagamento viene effettuato nel termine di 60 giorni.
d) Avverso tale nuovo verbale si potrà procedere nei modi illustrati di cui al punto b).
Come è facile intuire dalla illustrazione suddetta sussiste un problema di coincidenza tra il termine per la comunicazione dei dati del conducente e quello per la presentazione del ricorso in via amministrativa ovvero in via giurisdizionale. Di conseguenza appare chiaro che la norma in esame si pone in contrasto con il principio nemo tenetur se detegere e con le indicazioni fornite dalla Corte Costituzionale.
La procedura di decurtazione dei punti previsti dalla norma
Vi sono alcune violazioni che l’ ordinamento considera di particolare gravità o di pericolo sociale e pertanto prevede oltre la sanzione pecuniaria anche la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente ovvero la decurtazione dei punti in misura prefissata su un complessivo monte punti di 20. Tale sanzione di carattere personale si riferisce esclusivamente al conducente del mezzo che necessariamente non può coincidere con il proprietario.
A seguito della comunicazione da parte del proprietario dei dati del conducente dell’auto, l’organo accertatore a sua volta è tenuto per legge a comunicare gli stessi all’anagrafe nazionale degli abilitati alla guida entro trenta giorni dalla definizione della contestazione. Per contestazione definiva si deve intendere una situazione di inoppugnabilità del provvedimento conseguente o alla decadenza dal termine di proporre ricorso o all’acquiescenza per intervenuto pagamento o al passaggio in giudicato della sentenza con cui è rigettato il ricorso avverso la violazione che ha dato origine alla decurtazione dei punti ( cfr. TAR Lecce 20.4.2005 n. 2378). Invero tale termine è ordinatorio, tuttavia per avvantaggiarsi nei propri adempimenti le Autorità al momento dell’elevazione del verbale chiedono i necessari chiarimenti in merito ai dati del conducente e quindi in alcuni casi anche prima della definizione della definizione della contestazione.
Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti comunica poi all’interessato la variazione del punteggio relativo alla patente di guida in suo possesso e questi avverso tale provvedimento può proporre ricorso giurisdizionale al TAR. Si segnalano alcune sentenze del TAR ( TAR Emilia-Romagna sez. Parma 23.3.2005 e TAR Puglia Sez. Lecce 23.3.2005 n. 1592) che hanno annullato tali provvedimenti della P.A. in quanto emessi prima della definizione dei ricorsi avverso le violazioni comportanti la perdita dei punti.
3) Possibilità di ricorrere autonomamente contro il provvedimento di decurtazione dei punti da parte del conducente
Può accadere che il proprietario del veicolo( obbligato in solido)paghi la sanzione in misura ridotta ai sensi dell’art. 204 bis del C.d.S. senza sentire in merito il trasgressore , conducente dell’auto e persona diversa dal proprietario. Nel caso in cui l’accertamento sia illegittimo il destinatario della decurtazione dei punti può. indipendentemente dalla posizione del proprietario, ricorrere contro la personale sanzione che lo riguarda.
All’entrata in vigore della legge (anno 2003) la giurisprudenza del Giudice di Pace considerava inammissibile il ricorso limitato alla sola decurtazione dei punti, che riguarda l’effettivo presunto trasgressore. Successivamente si è modificato tale orientamento considerando che così facendo si violerebbe il diritto di difesa da parte di quest’ultimo sancito dall’art. 24 della Costituzione. Nessuna norma preclude al conducente del veicolo di escludere l’applicazione a suo carico della sanzione personale della decurtazione dei punti sia attraverso la c.d. “giurisdizione condizionata” (ossia la possibilità di opposizione all’autorità giudiziaria, soltanto previa impugnazione del provvedimento dinanzi al Prefetto ed al successivo ricorso dinanzi all’autorità giudiziaria ordinaria avverso l’ordinanza ingiunzione) sia attraverso l’azione diretta innanzi al giudice ordinario nei confronti del verbale di accertamento. La decisione n. 471/2005 della Corte, allacciandosi ai contenuti della riferita sentenza n. 27/2005 ed in particolare al carattere ”personale” della sanzione a carico dell’autore materiale della violazione, riconosce per quest’ultimo un valore di sanzione principale e non accessorio. Pertanto mentre è preclusa la contestazione da parte dell’obbligato in solido per l’avvenuto pagamento in misura ridotta, è ammissibile l’iniziativa giudiziaria del contravventore diretta non all’annullamento del verbale de quo, bensì al mero accertamento della sua illegittimità al solo e specifico scopo che lo stesso verbale possa fungere da titolo per irrogare a tale soggetto la sanzione della decurtazione del punteggio della patente e da titolo per una eventuale azione di regresso.
4)I più frequenti casi di opposizione ai verbali elevati per omessa comunicazione dei dati del conducente
I motivi di opposizione più comuni che possono concludersi con l’annullamento del verbale sono:
a)di non aver ricevuto il verbale di contestazione contenente l’invito ad effettuare la comunicazione;
b) di aver ricevuto detto verbale trascorsi oltre 210 giorni rispetto alla data di ricezione del primo; nei 210 giorni sono computati 60 giorni per la comunicazione all’autorità oltre 150 giorni, tempo massimo per l’elevazione del secondo verbale ai sensi del primo comma dell’art. 201, riferito alla data di spedizione del verbale ove la notifica avvenga a mezzo del servizio postale ;
c)di documentare di aver ricevuto il verbale, quando era ancora pendente il ricorso in via amministrativa ovvero in via giudiziaria avverso al verbale di contestazione della originaria violazione;
d)di aver pagato l’oblazione nei termini e di essere egli stesso il trasgressore e quindi in buona fede ritenere di non essere tenuto alla comunicazione;
e)di aver effettuato all’autorità una generica comunicazione (“ non ricordo dato il lungo tempo trascorso”) ovvero genericamente di non essere in grado di individuare il conducente;
f)aver tempestivamente comunicato all’autorità una particolare concreta situazione, opportunamente documentata,in base alla quale il ricorrente non era assolutamente in grado di poter con certezza individuare chi fosse alla guida del mezzo.
Senza soffermarsi sulla fondatezza delle singole motivazioni, rimesse alla valutazione e sensibilità del Giudicante, si vuol sottolineare il contributo fornito dalla Corte Costituzionale con l’ordinanza 7.6.2006 n. 244 al lavoro dei giudici chiamati a decidere soprattutto sul motivo di cui al precedente punto f):
-il ricorrente deve provare di aver manifestato immediatamente le ragioni che impediscono ad ottemperare all’invito a rispondere fornendo sin dall’inizio una giustificazione legittima e ragionevole (idoneità di detti motivi);
-il giudice dovrà valutare la fondatezza del motivo, consapevole che agli illeciti amministrativi contemplati nel codice della strada si applica la disciplina generale dell’illecito depenalizzato di cui alla legge 24 novembre 1981 n. 689; in particolare l’art 3 ha previsto la responsabilità per l’illecito nei casi in cui esiste un’azione od omissione “cosciente e volontaria” e pertanto ha inteso prevedere il caso fortuito o la forza maggiore quali circostanze idonee ad esonerare l’agente da responsabilità, infatti il caso fortuito esclude la colpevolezza dell’agente e la forza maggiore esclude la coscienza e volontarietà dell’azione
5)L’omessa comunicazione dei riferiti dati da parte delle persone giuridiche
Va evidenziata la sentenza del Giudice di Pace di Chiasso n. 579 del 27.6.2006 che ha esaminato il caso in caso di mancata identificazione del conducente di un veicolo di proprietà di una società e quindi si pronuncia sull’obbligo di fornire i dati personali del conducente al momento della commessa violazione. Sostiene il Giudicante che l’omessa tenuta dei registri di servizio dei veicoli aziendali , giustificati da motivi di economia gestionale non è censurabile in assenza di un espresso obbligo di legge e poiché per la configurabilità della colpa per negligenza, occorre che il soggetto assuma,per ignoranza inescusabile, un comportamento diverso da quello imposto da una norma, non sussiste responsabilità , ai sensi dell’art. 126 bis comma 2 del c.d.s. del legale rappresentante di una persona giuridica allorquando questi, invitato a fornire i dati del conducente di un veicolo aziendale con il quale sia stata , in precedenza, commessa una violazione in relazione alla quale l’organo di polizia si sia astenuto dal procedere alla contestazione immediata, segnali tempestivamente la propria impossibilità obiettiva a provvedere a risalire all’identità del trasgressore.
Tale sentenza genera non poche perplessità in merito all’affermazione della esclusione della responsabilità per colpa del legale rappresentante, in quanto si ritiene che il registro dei conducenti delle auto di proprietà della persona giuridica debbano essere obbligatoriamente tenuti . Infatti tale obbligo sembrerebbe risalire all’art 2049 c.c. in materia di responsabilità per i danni arrecati dal fatto illecito commesso da dipendenti dell’imprenditore. Infatti nel caso di attività imprenditoriale, sussiste a carico dell’imprenditore la responsabilità, ai sensi dell’art. 2049c.c.,per gli atti illeciti produttivi di danni a terzi, compiuti da persone che, indipendentemente dall’esistenza o meno di uno stabile rapporto di lavoro subordinato, siano inserite, anche se temporaneamente e occasionalmente, nell’organizzazione aziendale ed abbiano agito, in questo contesto,su richiesta , per conto e sotto la vigilanza dell’imprenditore. ( Cass. n. 3616/1988). Così come è necessario individuare il conducente dell’auto, in caso di sinistri stradali per le responsabilità ad essi connesse, così deve essere identificato, a mezzo dei riferiti registri, il responsabile di una violazione al C.d.S.,attesa peraltro l’azione di regresso del proprietario ( imprenditore) nei confronti del conducente – trasgressore ( dipendente) per le sanzioni amministrative irrogate al proprietario del mezzo.
La Cassazione con la sentenza n. 13748 del 12 giugno 2007 ha ribadito tali principi anche nel caso di chi dispone di un vasto parco di auto ed adduca per questo motivo l’impossibilità di sapere chi guidasse il veicolo con il quale è stata commessa l’infrazione. Infatti dell’incapacità di identificare i conducenti risponde necessariamente la persona giuridica proprietaria del veicolo nei confronti della P.A. per le sanzioni e nei confronti dei terzi per i danni , a titolo di colpa per negligente osservanza del dovere di vigilare sull’affidamento dei mezzi stessi.
6)Problemi di costituzionalità in merito al nuovo termine fissato dal D.L 262/2006 convertito con modifiche nella legge n. 286/2006
Si ritiene che la modifica apportata sui termini per procedere alla comunicazione dei dati ( da trenta a sessanta giorni) non ha risolto come già accennato tutti i problemi.
Infatti non si comprende si possa conciliare l’obbligo imposto dalla legge n. 286/2006 con il principio espresso dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 27 del 24.1.05, secondo il quale in nessun caso il proprietario del veicolo è tenuto a rilevare i dati personali della patente del conducente prima della definizione dei procedimenti giurisdizionali o amministrativi per l’annullamento del verbale di contestazione dell’infrazione. Infatti soltanto dopo la definizione di quest’ultimi nel senso precedentemente esposto, il proprietario del veicolo sarà tenuto alla comunicazione prevista dalla Legge. In attesa di una norma che modifichi la vigente, è presumibile che la Consulta debba nuovamente pronunciarsi sull’argomento.
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