Source: https://www.leggioggi.it/2013/11/18/il-blocco-a-regime-degli-stipendi-nel-pubblico-impiego-e-le-sue-criticita/
Timestamp: 2017-11-23 15:10:42+00:00
Document Index: 152062612

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 9', 'art. 21', 'art. 9', 'sentenza ', 'art. 7', 'art. 4']

Il blocco “a regime” degli stipendi nel pubblico impiego e le sue criticità
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Il Decreto del Presidente della Repubblica 4 settembre 2013, n. 122 ( Regolamento in materia di proroga del blocco della contrattazione e degli automatismi stipendiali per i pubblici dipendenti, in GURI n.251 del 25/10/2013), stabilisce, tra l’altro, all’art. 1 comma 1:
a) le disposizioni recate dall’articolo 9, commi 1, 2 nella parte vigente, 2-bis e 21 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, sono prorogate fino al 31 dicembre 2014;…
d) in deroga alle previsioni di cui all’articolo 47-bis, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, ed all’articolo 2, comma 35, della legge 22 dicembre 2008, n. 303, per gli anni 2013 e 2014 non si da’ luogo, senza possibilita’ di recupero, al riconoscimento di incrementi a titolo di indennita’ di vacanza contrattuale che continua ad essere corrisposta, nei predetti anni, nelle misure di cui all’articolo 9, comma 17, secondo periodo, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78. L’indennita’ di vacanza contrattuale relativa al triennio contrattuale 2015-2017 e’ calcolata secondo le modalita’ ed i parametri individuati dai protocolli e dalla normativa vigenti in materia e si aggiunge a quella corrisposta ai sensi del precedente periodo.“
Il decreto è un “decreto delegato” o di “delegificazione”, in virtù di espresso rinvio da parte del decreto legge 6 luglio 2011, n. 98, art. 16 comma 1, che prevedeva che “… con uno o piu’ regolamenti da emanare ai sensi dell’articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, …, puo’ essere disposta:… b) la proroga fino al 31 dicembre 2014 delle vigenti disposizioni che limitano la crescita dei trattamenti economici anche accessori del personale delle pubbliche amministrazioni previste dalle disposizioni medesime; c) la fissazione delle modalita’ di calcolo relative all’erogazione dell’indennità’ di vacanza contrattuale per gli anni 2015-2017“.
Le “vigenti disposizioni” sono quelle contenute nell’articolo 9, commi 1, 2, 2bis, e comma 17, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78. Quest’ultimo comma recita: “Non si da’ luogo, senza possibilita’ di recupero, alle procedurecontrattuali e negoziali relative al triennio 2010-2012 del personaledi cui all’articolo 2, comma 2 e articolo 3 del decreto legislativo30 marzo 2001, n. 165 e successive modificazioni. E’ fatta salval’erogazione dell’indennita’ di vacanza contrattuale nelle misurepreviste a decorrere dall’anno 2010 in applicazione dell’articolo 2,comma 35, della legge 22 dicembre 2008, n. 203”
la contrattazione collettiva, almeno per la parte economica, come per gli anni 2010-2012, non avrà luogo nemmeno per gli anni 2013-2014 e le retribuzioni saranno bloccate, come già per il 2010-2012, pure negli anni 2013-2014;
gli incrementi dell’indennità di vacanza contrattuale, fatta salva negli anni 2010-2012, non saranno riconosciuti negli anni 2013-2014;
L’indennità di vacanza contrattuale fu prevista da un accordo tra il Governo Ciampi e le parti sociali del 23 luglio 1993. Esso previde che dopo tre mesi di vacanza contrattualevenga corrisposto il 30 per cento del tasso di inflazione programmata, applicato ai minimi retributivi; e dopo sei mesi di vacanza contrattuale venga corrisposto il 50 per cento del tasso di inflazione programmata, applicato ai minimi retributivi. Ad oggi è disciplinata dall’articolo 47-bis del decreto-legislativo n. 165 del 2001, (introdotto dal decreto legislativo n. 150 del 2009), che prevede in ogni caso a decorrere dal mese di aprile dell’anno successivo alla scadenza del contratto collettivo nazionale di lavoro, se esso non sia rinnovato, è riconosciuta ai dipendenti dei rispettivi comparti di contrattazione una copertura economica che costituisce un’anticipazione dei benefici complessivi che saranno attribuiti all’atto del rinnovo contrattuale. L’articolo 2, comma 35 della legge n. 203 del 2008, ha previsto la liquidazione automatica dell’indennità di vacanza contrattuale, decorrente dal mese di aprile di ogni anno.
Il predetto DPR 122/2013 presenta delle criticità per due ordini di motivi
Il blocco degli incrementi dell’indennità di vacanza contrattuale non trova nessuna base normativa nell’art. 16 comma 1 del DL 98/2011.
Il citato articolo “delega” a emanandi regolamenti:
b) la proroga fino al 31 dicembre 2014 delle vigenti disposizioni…;
c) la fissazione delle modalita’ di calcolo relative all’erogazione dell’indennita’ di vacanza contrattuale per gli anni 2015-2017“
Come già anticipato in premessa, le “vigenti disposizioni” (art. 9 comma 17 DL 78/2010) facevano salval’erogazione dell’indennità di vacanza contrattuale
Il DPR de quo, invece, in modo assolutamente arbitrario e in assenza di qualsivoglia rinvio normativo, ha derogato ad una legge (legge 303/2005) e ad un atto avente forza di legge (decreto legislativo 165/2001), come espressamente ammesso dall’incipit della lettera d), che letteralmente si esprime: “in deroga alle previsioni di cui all’articolo 47-bis, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, ed all’articolo 2, comma 35, della legge 22 dicembre 2008, n. 303…”.
Il DPR in questione si sarebbe dovuto limitare a disciplinare “b) la proroga fino al 31 dicembre 2014 delle vigenti disposizioni (blocco retribuzioni) e la c) la fissazione delle modalita’ di calcolo relative all’erogazione dell’indennita’ di vacanza contrattuale per gli anni 2015-2017“.
In assenza di qualsivoglia rinvio operato dalla legge, quindi, la “deroga” all’47-bis, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, ed all’articolo 2, comma 35, della legge 22 dicembre 2008, n. 303 è da ritenersi illegittima e annullabile in quanto adottata in violazione di legge e viziata da eccesso di potere (art. 21-octies l. 241/1990).
Il blocco delle retribuzioni è in violazione degli artt. 3 (principio di uguaglianza), 36 ( diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del lavoro ) e 53 (Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva) della Costituzione.
In materia di deroghe temporanee a meccanismi rivalutativi di adeguamento delle retribuzioni del pubblico impiego, già la Corte Costituzionale, con riferimento all’art. 9 comma del DL 78/2010, con la sentenza n. 223/2012 si è così espressa:
Anche le Commissioni della Camera Affari costituzionali e Lavoro , riunite, nel parere espresso sottolineavano (parere del 19 giugno 2013):
… l’articolo 36 della Costituzione attribuisce al lavoratore « il diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro » e che è legittimo che i lavoratori abbiano adeguamenti contrattuali correlati all’andamento dell’inflazione; …
segnalata, pertanto, la necessità di tenere conto che l’allungamento temporale della misura del blocco dell’adeguamento retributivo, originariamente prevista dal decreto-legge n. 78 del 2010, rischia di trasformare l’intervento eccezionale in una vera e propria deroga al meccanismo medesimo, da valutare attentamente rispetto alle previsioni costituzionali, con particolare riguardo a quelle recate dagli articoli 3, 36, 39 e 97 della Costituzione;
… come emerge dai dati forniti dall’ISTAT nel corso delle audizioni svolte, nel biennio 2011-2012 si è registrata una perdita del potere d’acquisto delle retribuzioni contrattuali del settore pubblico di oltre cinque punti percentuali e che l’aspettativa per il 2013, in base alle proiezioni dell’indice delle retribuzioni contrattuali ed alle tendenze dell’inflazione, è di un’ulteriore riduzione delle retribuzioni contrattuali in termini reali;
… in tale quadro, è stato da più parti sottolineato come l’estensione del blocco della contrattazione a tutto il 2014, come previsto dal provvedimento in esame, implicherebbe un’ulteriore perdita di potere di acquisto, per i dipendenti pubblici, pari a circa 4 punti percentuali;
… dai dati forniti dall’ARAN riguardo alla massa complessiva del costo del lavoro, emerge che nel 2011 per le pubbliche amministrazioni si è registrato un decremento del 1,6 per cento rispetto al 2010 e il 2012 evidenzia una riduzione, ancora più marcata, del 2,3 per cento, a seguito della somma dell’effetto del calo delle retribuzioni pro-capite con l’ulteriore effetto del calo degli occupati; in tale quadro emerge – nel confronto con le retribuzioni del settore privato – un riallineamento della curva di crescita dei salari pubblici rispetto a quella del settore privato ed il riassorbimento della maggiore crescita registrata, a vantaggio dei primi, nella prima metà del 2000;
La stessa Avvocatura dello Stato, nel giudizio già citato davanti alla Corte Costituzionale, difendendo le disposizioni di cui al decreto 78 del 2010, argomentava
Il Presidente del Consiglio ricorda, poi, come l’intervento di finanza pubblica in questione non appaia dissimile dalla manovra del 1993 (art. 7 del decreto-legge 19 settembre 1992, n. 384 – Misure urgenti in materia di previdenza, di sanità e di pubblico impiego, nonché disposizioni fiscali –, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 novembre 1992, n. 438), rispetto alla quale la Corte costituzionale aveva dichiarato analoghe questioni manifestamente infondate (ordinanza n. 299 del 1999), in quanto non lesive…
Orbene, con le proroghe disposte, le disposizioni in argomento sono:
tutt’altro che “eccezionali e transeunti”, ma interessano un arco temporale di 5 anni (2010-2014);
tutt’altro che “consentanei allo scopo prefisso”, poichè evidentemente non consentono di risolvere la crisi economica;
tutt’altro che “necessitate dall’eccezionalità della situazione economica internazionale”, poichè ormai la situazione economica internazionale è in ripresa (tutti i paesi dell’eurozona nel 2014 hanno una previsione di incremento del PIL).
Quindi è evidente che “nel caso di specie, i ricordati limiti tracciati dalla giurisprudenza della Corte Costituzionale risultano irragionevolmente oltrepassati, e ormai le impugnate disposizioni non sono più giustificate “dell’eccezionalità della situazione economica da affrontare e limitati nel tempo”.
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luigi furlan 24 novembre 2013 at 22:30
Avendo letto la vs. analisi vi pongo un quesito:
Il DPCM 6 aprile 2013 (GU n.127 del 1-6-2013) nell’escludere Equitalia s.p.a e le società da essa controllate, Riscossione Sicilia s.p.a. e la SOSE s.p.a.(Soluzioni per il Sistema Economico s.p.a.), dall’ambito di applicazione delle disposizioni di cui ai commi 1 e, conseguentemente, 4, 9, 10 e 11 dell’art. 4 del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni dalla legge 7 agosto 2012, n. 135 ha di fatto equiparato Equitalia Spa e le società di riscossione dalla stessa controllate – in quanto società che gestiscono banche dati strategiche per il conseguimento di obiettivi economico-finanziari, individuate in relazione alle esigenze di tutela della riservatezza e della sicurezza dei dati alle seguenti società (tra l’altro espressamente richiamate nel DPCM):
1.	Sogei (Società Generale d’Informatica s.p.a. – società posseduta al 100% dal Ministero dell’Economia e delle Finanze);
2.	Consip s.p.a. (società posseduta al 100% dal Ministero dell’Economia e delle Finanze);
3.	Sose s.p.a. (Soluzioni per il Sistema Economicos.p.a. – Società del Ministero dell’Economia e delle Finanze per l’88% e della Banca d’Italia per il 12%))
Le Società di cui ai punti 1-2-3- sono state escluse – ab origine –a differenza delle Società del Gruppo Equitalia che vi sono state inspiegabilmente incluse – dalla cosiddetta LISTA ISTAT ossia l’- Elenco delle amministrazioni pubbliche inserite nel conto economico consolidato individuate ai sensi dell’articolo 1, comma 3 della legge 31 dicembre 2009, n.196 (Legge di contabilità e di finanza pubblica).
Il gruppo Equitalia – essendo incluso in quella Lista ha subito gli effetti del dl 78/2010 convertito nella legge 122/2010 che ha provocato blocco stipendiale ordinario ed accessorio dal 2011 a tutto il 2013).
Successivamente il dl 6 luglio 2012 n.95– riprendendo gli stessi principi della legge 122 del 2010 e convertito con modificazioni dalla legge 7 agosto 2012 n.135 (cd. Spending review)ha riproposto tale situazione per il 2013.
Poi è arrivato il DPCM del 6 aprile 2013 richiamato sopra.
Pertanto si richiede se, a vs. parere Equitalia Spa e le società di riscossione dalla stessa controllate oltre a Riscossione Sicilia s.p.a. debbano essere espressamente escluse “ex post” ma con effetto retroattivo al 2010 dalla Lista Istat (articolo 1, comma 3 della legge 31 dicembre 2009, n.196 – (Legge di contabilità e di finanza pubblica).
Ciò perché – ad oggi – la formulazione della nuova Legge di Stabilità (con conseguente blocco stipendiale, ordinario ed accessorio etc etc per tutto il 2014 ) e – più in generale – tutte le norme susseguitesi nel tempo relative al contenimento dei costi dell’ “apparato pubblico”, hanno sempre a riguardo le società inserite nella Lista Istat, vanificando con ciò di fatto la volontà che ha ispirato il DPCM 6 aprile 2013.
Luigi Furlan (dip. Equitalia)
Il blocco “a regime” degli stipendi nel pubblico impiego e le sue criticità | PANORAMALAVORO 18 novembre 2013 at 11:30
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