Source: https://www.laleggepertutti.it/165952_si-puo-divorziare-per-delle-email
Timestamp: 2018-08-18 10:05:56+00:00
Document Index: 76198972

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 1', 'art. 13', 'sentenza ', 'art. 52']

Le email inviate al presunto amante possono giustificare una domanda di divorzio con addebito. Non serve la prova della consumazione di un atto sessuale, ossia del tradimento anche “fisico”. È sufficiente il testo contenuto all’interno della posta elettronica “semplice” per smascherare il tradimento del coniuge. È questo il chiarimento offerto da una interessante sentenza della Cassazione di due giorni fa [1] che avverte: si può divorziare per delle email. Ma procediamo con ordine e cerchiamo di fare il punto della situazione.
Le email “semplici” possono essere prova dell’infedeltà
Il succo della decisione è che si può divorziare per delle email semplici, benché genericamente contestate e in assenza di altre prove a corroborare il sospetto di infedeltà.
Ultima questione fondamentale: leggere l’email del coniuge, e magari stamparla per portarla in tribunale, è lecito o costituisce reato? Si può entrare nell’account di posta elettronica del marito o della moglie se ciò serve per esercitare i propri diritti in un processo? La questione è stata affrontata in diverso modo dalla giurisprudenza: favorevoli alla lettura delle email del coniuge sono la Corte di Appello di Trento (leggi Infedeltà: sì alla prova degli sms dell’amante), il tribunale di Torino (leggi Attenzione a sms ed email) e quello di Roma (Leggere sms e chat sul cellulare della moglie o del marito è lecito), secondo cui, quando si parla di coniugi, la privacy subisce una limitazione derivante dalla situazione di convivenza; contraria invece la Corte di appello di Taranto (leggi Email del coniuge: apertura e lettura non autorizzata).
[1] Cass. ord. n. 15811/17 del 23.06.2017.
– che, in definitiva, la corte del merito – richiamando il consolidato principio secondo cui, ai fini dell’addebito della separazione, l’inosservanza dell’obbligo di fedeltà coniugale rappresenta una violazione particolarmente grave, la quale, determinando normalmente l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza, deve ritenersi, di regola, circostanza sufficiente a giustificare l’addebito della separazione al coniuge responsabile, sempre che non si constati la mancanza di nesso causale tra infedeltà e crisi coniugale, mediante un accertamento rigoroso ed una valutazione complessiva del comportamento di entrambi i coniugi, tale che ne risulti la preesistenza di una crisi già irrimediabilmente in atto, in un contesto caratterizzato da una convivenza meramente formale (Cass. 7 dicembre 2007, n. 25618; ed ancora, più di recente, Cass., ord. 14 agosto 2015, n. 16859) e facendo corretta applicazione dei principi dell’onere probatorio in materia, secondo cui grava sulla parte che richieda, per l’inosservanza dell’obbligo di fedeltà, l’addebito della separazione all’altro coniuge l’onere di provare la relativa condotta e la sua efficacia causale nel rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza, mentre, è onere di chi eccepisce l’inefficacia dei fatti posti a fondamento della domanda, e quindi dell’infedeltà nella determinazione dell’intollerabilità della convivenza, provare le circostanze su cui l’eccezione si fonda, vale a dire l’anteriorità della crisi matrimoniale all’accertata infedeltà (Cass. 14 febbraio 2012, n. 2059), nonché valutando tutte le risultanze probatorie del processo nel caso concreto (oltre ai messaggi di posta elettronica, fotografie ed una relazione investigativa) – ha concluso per l’esistenza di una prova piena documentale di quell’imputabilità alla moglie, per avere instaurato durante il matrimonio una relazione sentimentale con un altro uomo, espletando il giudizio di fatto riservato alla medesima corte;
– che occorre provvedere alla dichiarazione di cui all’art. 13 D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115;
Ai sensi dell’art. 13 comma 1-quater del D.P.R. n. 115 del 2002, inserito dall’art. 1, comma 17 della 1. n. 228 del 2012, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1-bis, dello stesso art. 13.
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