Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-27497-del-30-12-2016
Timestamp: 2020-06-01 17:37:01+00:00
Document Index: 150407016

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 41', 'art. 39', 'art. 360', 'art. 53', 'sentenza ', 'art. 53', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 132', 'art. 118', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 27497 del 30/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27497 del 30/12/2016
Cassazione civile, sez. trib., 30/12/2016, (ud. 20/12/2016, dep.30/12/2016), n. 27497
sul ricorso 7478-2012 proposto da:
avverso la sentenza n. 300/2011 della COMM. TRIB. REG. di NAPOLI,
L’agenzia delle entrate, sulla base di verifica fiscale della guardia di finanza nei confronti della Beton Campania s.r.l. fornitrice di calcestruzzo alla ditta individuale P.R. esercente attività di costruzioni edilizie, ha notificato a quest’ultimo con riferimento all’anno di imposta 2006 avviso di accertamento contestando utilizzo di fatture per operazioni inesistenti di cessione di calcestruzzo, recuperando a tassazione maggiori Irpef, Irap e Iva ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 41 bis e art. 39, comma 1, lett. d).
2. – Con il primo motivo di ricorso l’agenzia denuncia ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, violazione della norma processuale di cui al D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 53, nella parte in cui l’atto di appello è stato ritenuto privo di motivi specifici. Il motivo è fondato. Come si evince dal ricorso, che ne trascrive i passaggi rilevanti, e dalla stessa sentenza impugnata, l’atto di appello – che peraltro può essere direttamente esaminato da questa corte in quanto giudice del fatto processuale – è costituito da una premessa in cui si riportano gli elementi scaturiti dal controllo della guardia di finanza presso la Beton Campania s.r.l. e riportati in processo verbale di constatazione, da un passaggio di argomentazione giuridica in cui si richiama che la contestazione di utilizzo di fatture relative a operazioni inesistenti inverte l’onere della prova dell’esistenza delle operazioni, ponendolo a carico dell’utilizzatore, nonchè da un passaggio di argomentazione fattuale con cui si deduce che non sembrerebbe adeguata prova contraria offerta dal contribuente quella costituita da un verbale della polizia stradale e dall’effettuazione di lavori di viabilità, privilegiati dalla commissione provinciale a scapito degli elementi offerti dall’amministrazione – ripercorsi alle pp. 3 ss. dell’atto di appello. Stante l’ampia specificità delle complessive censure, sussiste dunque il denunciato vizio di violazione della norma processuale dell’art. 53 cit.
4. – Con il terzo motivo, infine, formulato in via subordinata, l’agenzia censura la sentenza impugnata per nullità processuale di difetto assoluto di motivazione ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, in relazione al D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 1 e 36 e art. 132 c.p.c., n. 4, – art. 118 disp. att. c.p.c., essendo apparente e sostanzialmente inesistente la motivazione con la quale la commissione regionale ha affermato di condividere le statuizioni del primo giudice senza nulla osservare circa le specifiche censure dell’ufficio, dichiarate inammissibili, omettendo un iter argomentativo.
5. – Il secondo motivo di censura deve ritenersi fondato, mentre il terzo può dichiararsi assorbito, alla luce dell’accoglimento del primo e del secondo motivo di censura e comunque dell’essere stato esso formulato in via subordinata. Invero, effettivamente la sentenza impugnata presenta uno sviluppo motivazionale del tutto peculiare, come innanzi descritto, onde non pare potersi dubitare del fatto che – essendo il dispositivo dichiarativo dell’inammissibilità dell’appello e in quanto tale correlato alla parte della motivazione esplicativa della mancanza di specificità dei motivi d’appello (come sopra oggetto di cassazione), quest’ultima appare unica “ratio decidendi” idonea a sorreggere il dispositivo, ponendosi il residuo, precedente argomentare un elemento di contraddizione argomentativa, con connotati come detto di singolarità, posto che le affermazioni di condivisione della prima sentenza, non correlate ai motivi di censura dichiarati inammissibili, appaiono confliggenti con tale declaratoria.
Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della sezione 5^ civile, il 20 dicembre 2016.