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Timestamp: 2019-05-23 19:03:22+00:00
Document Index: 41816656

Matched Legal Cases: ['art. 51', 'art. 51', 'art. 1', 'art. 51', 'art. 51', 'art. 83', 'art. 82', 'art. 5', 'art. 83']

Integrare retta RSA - Co.Nord
Un Comune chiede se sia consentito, o meno, ad un sindaco di un comune con popolazione inferiore ai 1000 abitanti di candidarsi per il terzo mandato consecutivo.
Il limite del cd. doppio mandato, oggi contemplato dall'art. 51 TUEL, è stato inizialmente previsto dalla L. 81/1993 con cui era stata introdotta l’elezione diretta del sindaco e del presidente della provincia.
La ratio della norma viene generalmente ricondotta all’esigenza di bilanciare i nuovi e maggiori poteri riconosciuti, proprio dal sistema di elezione diretta, al sindaco e al presidente di provincia rispetto a quelli delle giunte e dei consigli, così introducendo un limite – in soli termini di continuità – alla permanenza al vertice dell'Amministrazione di un determinato soggetto.
Ed infatti la L. 81/1993 ha solamente previsto l'immediata rieleggibilità alla medesima carica dopo due mandati consecutivi, senza con ciò pregiudicare un eventuale terzo mandato, previa opportuna interruzione.
Anche la giurisprudenza ha più volte chiarito la rispondenza di tale norma alla necessità di favorire il ricambio ai vertici dell’amministrazione locale ed evitare la soggettivizzazione dell’uso del potere dell’amministrazione locale, in modo da spezzare il vincolo personale tra elettore ed eletto per sostituire alla personalità del comando l’impersonalità di esso ed evitare clientelismo (Corte di cassazione, I Sezione civile, sent. 20 maggio 2006 n. 11895).
Cionondimeno, l'ineleggibilità per un terzo mandato consecutivo per il sindaco od il presidente della provincia ha sempre sollevato – sia sul piano politico che su quello giuridico – notevoli perplessità, tanto che ne è stata a più riprese posta in dubbio la costituzionalità.
Così stando le cose, dopo numerosi tentativi di modificare l'art. 51 del TUEL (tra cui l'approvazione da parte del Senato nel 2004 di una proposta di legge che intendeva consentire la possibilità di un terzo mandato consecutivo per i sindaci di comuni con popolazione superiore a 3.000 abitanti), si è giunti alla promulgazione della L. 56/2014 (cd. Legge Del Rio) con cui, tra le numerose norme a favore dei piccoli comuni, è stata prevista dal c. 138 dell'art. 1 la deroga, per i comuni con popolazione fino a 3000 abitanti, rispetto alle disposizioni di cui all'art. 51 TUEL, prevedendo tuttavia un limite massimo di tre mandati (da intendersi come consecutivi).
Pertanto un sindaco di un comune con popolazione inferiore ai 1000 abitanti ben potrà candidarsi per una terza tornata elettorale, stante l'inapplicabilità della causa di ineleggibilità di cui all'art. 51 TUEL.
Un Comune chiede se sia consentito, o meno, il cumulo tra l'indennità di carica di assessore e quella di parlamentare.
Com'è noto, gli interventi legislativi succedutisi negli ultimi dieci anni in materia di ordinamento degli enti locali – ed, in particolare, in tema di organi di governo dei suddetti enti – sono stati tutti finalizzati al perseguimento di una maggiore efficienza nella gestione dei predetti enti pubblici, obiettivo molto spesso raggiunto attraverso puntuali interventi di riduzione della spesa riconducibile ai comuni, agli enti intermedi od alle province.
E' in questo quadro, dunque, che vengono ad innestarsi le innumerevoli modifiche apportate al TUEL circa la disciplina relativa alla composizione, al funzionamento degli organi di governo degli enti nonché allo status degli amministratori locali.
Per brevità, e per quanto qui più interessa, occorre richiamare quindi la disciplina attualmente dettata dall'art. 83 del D. Lgs. 267/2000 ove –in coerenza con il precedente art. 82 con cui viene previsto il divieto di cumulo tra indennità di amministratore eventualmente dovute da differenti enti locali ad un medesimo soggetto – si prescrive che i “parlamentari nazionali ed europei, nonché i consiglieri regionali non possono percepire i gettoni di presenza o altro emolumento comunque denominato previsti dal presente capo”.
La norma vigente rappresenta il risultato di uno specifico intervento normativo apportato con il D. Lgs. 78/2010, decreto con cui, oltre a prevedere un tetto massimo ai gettoni di presenza, la riduzione delle indennità spettanti agli amministratori locali, nonché il divieto di attribuire emolumenti in qualsiasi forma agli amministratori di comunità montane e unioni di comuni, è stata stabilita l’estensione a qualsiasi emolumento degli amministratori locali, previsto dal TUEL, del divieto di cumulo per i parlamentari nazionali ed europei, e per i consiglieri regionali, divieto in precedenza limitato al solo gettone di presenza ( tanto che, con l'art. 5, c. 8, del D. Lgs. 78/2010 è stato espressamente previsto che all'art. 83, dopo le parole: “i gettoni di presenza” sono inserite le seguenti: “o altro emolumento comunque denominato”).
Così stando le cose, è chiaro come il quesito posto debba essere risolto nel senso della non cumulabilità delle indennità dovute all'amministratore locale con qualsiasi altro emolumento maturato quale membro del parlamento, sia esso nazionale od europeo.