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Timestamp: 2020-01-28 01:01:05+00:00
Document Index: 84635110

Matched Legal Cases: ['art. 17', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 25', 'art. 199', 'art. 17', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 199']

Documenti Agenzia delle Entrate da Agenzia delle Entrate - CIRCOLARE N. 21 E DEL 25 05 2016 pdf - File PDF .it
CIRCOLARE N. 21 E DEL 25 05 2016 .pdf
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Titolo: Documenti Agenzia delle Entrate
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CIRCOLARE N. 21 E DEL 25 05 2016.pdf (PDF, 337 KB)
OGGETTO: Reverse charge per le cessioni “di console da gioco, tablet PC e
Agenzia delle Entrate – Direzione Centrale Normativa – Settore Imposte Indirette – Ufficio IVA
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2.1 Soggetti esclusi
Il D.Lgs. 11 febbraio 2016, n. 24, (G.U. n. 52 del 3 marzo 2016), adottato
in attuazione delle Direttive 2013/42/UE e 2013/43/UE del Consiglio del 22
luglio 2013, ha modificato l’art. 17 del DPR 26 ottobre 1972, n. 633.
In particolare, l’articolo 1, comma 1, lett. a), del citato D.Lgs. ha
modificato la rubrica dell’art. 17, del D.P.R. n. 633/1972, che ora fa riferimento
al “debitore d’imposta”. Le successive lettere da a) a d) del citato articolo 1,
hanno modificato il contenuto dell’articolo 17, sesto comma, del DPR n. 633 del
1972, che individua le operazioni soggette al meccanismo dell’inversione
contabile, c.d. reverse charge.
Nel dettaglio, la novella legislativa, ha
- riformulato la lett. b), concernente le cessioni di apparecchiature terminali per
il servizio pubblico radiomobile terrestre di comunicazioni, non riporta più il
riferimento ai “loro componenti e accessori”. L’intervento legislativo è di mero
aggiornamento formale e non ha alcuna conseguenza atteso che, in relazione ai
componenti e accessori di computer, il meccanismo dell’inversione contabile
previsto dalla previgente formulazione della lett. b) non aveva trovato
applicazione per assenza dell’autorizzazione da parte degli organi dell’UE;
- sostituito la lett. c) che adesso fa riferimento alle cessioni “di console da
gioco, tablet PC e laptop, nonché alle cessioni di dispositivi a circuito integrato,
quali microprocessori e unità centrali di elaborazione, effettuate prima della
loro installazione in prodotti destinati al consumatore finale”. La nuova
disposizione ha portata innovativa nella parte in cui estende, a decorrere dal 2
maggio 2016, il reverse charge alle cessioni di console di gioco, tablet PC e
Sono state, infine, abrogate, le disposizioni di cui alla lettera d) e dquinquies) che non aveva trovato applicazione per assenza della necessaria
autorizzazione dell’UE, concernenti rispettivamente:
- le cessioni di materiali e prodotti lapidei, direttamente provenienti da cave e
- le cessioni di beni effettuate nei confronti degli ipermercati (codice attività
47.11.1), supermercati (codice attività 47.11.2) e discount alimentari (codice
attività 47.11.3).
Al riguardo, con la presente circolare si forniscono i primi chiarimenti con
riguardo modifiche normative sopravvenute aventi carattere innovativo.
L’articolo 17, sesto comma, lett. c), del DPR n. 633 del 1972, dispone
l’applicazione del reverse charge in relazione alle cessioni “di console da gioco,
tablet PC e laptop, nonché alle cessioni di dispositivi a circuito integrato, quali
microprocessori e unità centrali di elaborazione, effettuate prima della loro
installazione in prodotti destinati al consumatore finale”.
La predetta disposizione nazionale trova fondamento nell’articolo 199 bis
della direttiva del Consiglio del 28 novembre 2006, 2006/112/CE, relativa al
sistema comune d’imposta sul valore aggiunto, (di seguito “direttiva IVA”)
secondo cui fino al 31 dicembre 2018 e per un periodo minimo di due anni, gli
Stati membri possono stabilire che il soggetto tenuto al pagamento dell’IVA sia il
soggetto passivo nei cui confronti sono effettuate, tra l’altro, le operazioni di cui
alla lettera h) di cui alla citata direttiva IVA che fa riferimento a “cessioni di
console di gioco, tablet PC e laptop”. Tale disposizione, come è noto, risponde
all’esigenza di affrontare il diffondersi di fenomeni fraudolenti, specie in alcuni
particolari settori manifestamente più a rischio, regolando direttamente
l’applicazione del meccanismo del reverse charge. In tali ipotesi, i singoli Stati
membri hanno la facoltà di adottare tale particolare meccanismo impositivo, a
informazioni relative all’ambito di applicazione della misura e al tipo e alle
In forza della predetta facoltà concessa dalla normativa dell’UE, il
legislatore nazionale ha ampliato l’art. 17, sesto comma, lett. c), del DPR n. 633
del 1972, che, nella versione previgente, faceva riferimento solo “alle cessioni di
personal computer e dei loro componenti ed accessori”. La previgente
disposizione, come è noto, era entrata in vigore dopo la decisione di esecuzione
del Consiglio del 22 novembre 2010, n. 2010/710/UE, pubblicata nella Gazzetta
Ufficiale dell’Unione Europea del 25 novembre 2010, che aveva autorizzato
l’Italia ad applicare il reverse charge alle operazioni, tra soggetti passivi, aventi
ad oggetto, tra l’altro, “dispositivi a circuito integrato quali microprocessori e
unità centrali di elaborazione prima della loro installazione in prodotti destinati
al consumatore finale”. Con la circolare n. 59/E del 2010 e la Risoluzione n.
36/E del 2011, la scrivente ha già avuto modo di precisare l’ambito di
applicazione del reverse charge in relazione alle cessioni di dispositivi a circuito
integrato quali microprocessori e unità centrali di elaborazione.
Per effetto della modifica normativa in commento il medesimo reverse
charge è applicabile anche alle cessioni, territorialmente rilevanti in Italia,
effettuate tra soggetti passivi, dei seguenti prodotti:
- console da gioco, (NC 9504 50 00);
- tablet PC (NC 8471 30 00);
- Laptop (NC 8471 30 00).
Giova precisare che ai fini dell’individuazione dei predetti beni, non rileva
la denominazione “commerciale” ma, bensì, la circostanza che si tatti di beni
della stessa qualità commerciale, aventi le stesse caratteristiche tecniche e lo
stesso codice di Nomenclatura Combinata (NC).
L’applicazione del meccanismo del reverse charge comporta che il
destinatario della cessione territorialmente rilevante, se soggetto passivo
d’imposta, è obbligato all’assolvimento dell’imposta, in luogo del cedente.
Giova precisare che il cessionario è obbligato all’assolvimento
dell’imposta mediante reverse charge anche se non stabilito in Italia o avente
stabile organizzazione in Italia. Per assolvere il predetto obbligo, dunque, il
cessionario - non stabilito o in assenza di stabile organizzazione nel territorio
dello Stato - dovrà identificarsi ai fini IVA in Italia (cfr. Risoluzione n. 28/E del
Pertanto, i cedenti dei beni in argomento sono tenuti ad emettere fattura
senza addebito d’imposta, con l’osservanza delle disposizioni di cui agli artt. 21 e
seguenti del D.P.R. n. 633 del 1972 e con l’indicazione della norma che prevede
l’applicazione del reverse charge (art. 17, sesto comma, lett. c); il cessionario
dovrà integrare la fattura con l’indicazione dell’aliquota e della relativa
annotarla
delle fatture emesse o in quello dei
corrispettivi, di cui agli artt. 23 o 24 del D.P.R. n. 633 del 1972, entro il
mese di ricevimento ovvero anche successivamente, ma comunque entro
quindici giorni dal ricevimento e con riferimento al relativo mese; lo stesso
documento, ai fini della detrazione, è annotato anche nel registro degli acquisti
di cui all’art. 25 del D.P.R. n. 633 del 1972.
Si ritiene che l’obbligo del meccanismo dell’inversione contabile alle
fattispecie in esame, ai sensi del citato articolo 17, comma 6, lett. c), del DPR n.
633 del 1972, trovi applicazione per le sole cessioni dei beni effettuate nella fase
distributiva che precede il commercio al dettaglio, analogamente a quanto già
precisato dalla scrivente con la circolare n. 59/E del 2010 e la Risoluzione n.
36/E del 2011.
Tale interpretazione è coerente con l’ampia facoltà concessa agli Stati
membri in forza del citato art. 199 bis della direttiva IVA e con le caratteristiche
che connotano il meccanismo del reverse charge, vale a dire, l’utilità ad evitare e
scoraggiare eventuali tentativi di frode, nonché semplificare la procedura di
riscossione dell’IVA. Ciò giustifica, ad avviso della scrivente, che il meccanismo
dell’inversione contabile per le fattispecie in esame non trova applicazione per la
fase del commercio al dettaglio la cui attività, è di regola, caratterizzata da una
frequenza tale da rendere particolarmente onerosa l’osservanza dell’applicazione
del meccanismo dell’inversione contabile in ragione della qualità di soggetto
passivo del cessionario-cliente.
Diversamente, per le cessioni dei beni in argomento che si verificano in
tutte le fasi di commercializzazione precedenti la vendita al dettaglio, il
destinatario della cessione, se soggetto passivo d’imposta nel territorio dello
Stato, è obbligato all’assolvimento dell’imposta, in luogo del cedente.
L’articolo 2 del D.Lgs. n. 24 del 2016, dispone che “Le disposizioni di cui
all'articolo 17, sesto comma, lettera c), del decreto del Presidente della
Repubblica n. 633 del 1972, come sostituite dall'articolo 1, comma 1, lettera c),
del presente decreto, si applicano alle operazioni effettuate a partire dal
sessantesimo giorno successivo a quello dell'entrata in vigore del presente
decreto” (3 marzo 2016).
Come già sopra evidenziato, la citata lett. c), dell’art. 17, sesto comma, del
DPR n. 633 del 1972, ha portata innovativa nella parte in cui estende il reverse
charge alle cessioni di console di gioco, tablet PC e laptop.
Ciò posto, in relazione alle cessioni aventi ad oggetto i predetti beni , in
forza dell’art. 2 del D.Lgs. n. 24 del 2016, che si ispira ai principi dello Statuto
del contribuente (art. 3, comma 2, della Legge 27 luglio 2000, n. 212) il reverse
charge è applicabile alle operazioni effettuate a decorrere dal 2 maggio 2016. La
misura ha carattere temporaneo, e si applica alle operazioni effettuate fino al 31
dicembre 2018, coerentemente alla previsione di cui all’art. 199-bis della
direttiva IVA.
Con riguardo alle violazioni relative all’omessa o errata applicazione del
reverse charge tornano applicabili le sanzioni di cui all’articolo 6, commi 9-bis 1
e 9-bis 2 del D.Lgs. n. 471 del 1997.
In considerazione dell’incertezza in materia e della circostanza che la
nuova disciplina in commento ha esplicato comunque la sua efficacia già in
relazione alle operazioni effettuate a decorrere dal 2 maggio 2016, nonché in
ossequio ai principi dello Statuto del contribuente, si precisa che sono fatti salvi i
comportamenti finora adottati dai contribuenti, ai quali, pertanto, non dovranno
anteriormente all’emanazione del presente documento di prassi.
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