Source: https://news.avvocatoandreani.it/doc/tribunale-di-firenze-sentenza-1645-2016-103126.html
Timestamp: 2020-07-12 07:53:45+00:00
Document Index: 48032436

Matched Legal Cases: ['art. 281', 'art. 281', 'art. 5', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 281']

Tribunale di Firenze - Sentenza n. 1645/2016
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO TRIBUNALE ORDINARIO di FIRENZE
Il Tribunale, nella persona del Giudice dott. Riccardo Guida, ha pronunciato ex art. 281 sexies cod. proc. civ., la seguente:
nella causa civile di I Grado iscritta al n. r.g. 12908/2014 promossa da:
AAA S.N.C., con il patrocinio dell’avv. Mauro Gualtiero e Alessandro Berti.
BANCA CR FIRENZE S.P.A., con il patrocinio dell’avv. Luigi Marotti.
Oggetto: azione in materia di contratti bancari.
L’attrice ha convenuto in giudizio Cassa di Risparmio di Firenze Spa ed ha chiesto a questo Tribunale di accertare numerosi profili d’illegittimità (applicazione d’interessi ultralegali non pattuiti per iscritto, applicazione d’interessi debitori anatocistici, superamento del cd tasso soglia previsto dalla L. n. 108/1996, indebita applicazione della CMS etc.) di un contratto di conto corrente bancario affidato e di un mutuo ipotecario inter partes; ha chiesto inoltre che siano rideterminati i rapporti di dare e avere tra le parti e la condanna di Cassa di Risparmio di Firenze Spa alla restituzione delle somme indebitamente riscosse.
Costituendosi la convenuta ha contestato la domanda ed ha chiesto che essa sia respinta.
Questo giudice ha rilevato d’ufficio la questione relativa alla condizione di procedibilità dell’esperimento del procedimento di mediazione e la causa è stata discussa e decisa all’odierna udienza, nelle forme dell’art. 281 sexies cod. proc. civ., sulle conclusioni delle parti sopra trascritte.
La domanda è improcedibile per mancato avveramento della condizione di procedibilità del preventivo esperimento del procedimento di mediazione, disciplinato dall’art. 5 D.L.vo. n. 28/2010 e successive modifiche.
È pacifico che la materia – i contratti bancari – sia ricompresa nel catalogo normativo delle controversie per le quali il preventivo esperimento del procedimento di ADR costituisce una condizione di procedibilità della domanda.
Nella prima udienza del 20.05.2015 è stato rilevato d’ufficio che la mediazione non era stata esperita (v. il citato verbale); è stato quindi assegnato all’attrice un termine per iniziare il procedimento di mediazione.
Detto procedimento non è stato esperito in quanto, dagli atti prodotti dalla difesa attorea (solo) all’odierna udienza, risulta unicamente una convocazione scritta della convenuta, su carta intestata dell’organismo di conciliazione denominato ADR SEMPLIFICA di Imola, datata 29.05.2015, al primo incontro di mediazione presso la sede secondaria di Firenze.
Non è stato prodotto alcun atto o verbale del relativo procedimento di mediazione, sicché è da escludere che esso si sia effettivamente svolto.
A ciò si aggiunga che, come già era stato stabilito all’udienza del 20.05.2015, la domanda di mediazione doveva essere depositata presso un organismo competente, ossia presso un organismo avente sede legale nel circondario di questo Tribunale, come prescritto dall’art. 4 D.L.vo citato.
D’altra parte, la circostanza che già una volta sia stato rivelato ex officio che la mediazione non si era svolta, a giudizio del Tribunale, preclude al giudice la facoltà di rimettere nuovamente la parte onerata in mediazione.
A mente dell’art. 5 (D.L.vo citato) il giudice può rimettere le parti (rectius: parte attrice) in mediazione una sola volta, se accerta che il procedimento di ADR non è stato esperito.
Nel caso di perdurante inerzia dell’onerato – che non si attivi compiutamente per l’effettivo esperimento del procedimento di mediazione – la condizione di procedibilità della domanda deve ritenersi definitivamente non avverata.
Una diversa soluzione interpretativa, che consentisse al giudice di inviare ripetutamente la parte onerata in mediazione, fino a quando essa non si svolga ritualmente, non solo sarebbe svincolata da un effettivo supporto normativo, ma si porrebbe in palese contrasto con la ratio deflativa che connota il procedimento di mediazione.
D’altro canto, il verificarsi della condizione di procedibilità non può consistere nella mera presentazione della domanda di mediazione (per di più innanzi ad un organismo territorialmente incompetente).
L’alternativa che qui si disconosce finirebbe col disattendere la surrichiamata ratio deflativa dello strumento di ADR che postula l’effettiva partecipazione delle parti (o quanto meno di una di esse) ad un iter procedimentale, scandito, come ogni processo, da tre fasi essenziali nella specie mancanti, quali l’inizio, lo svolgimento e la fine.
Ai sensi dell’art. 5 comma 2 bis D.L.vo citato, difatti, perché la condizione si consideri avverata è necessario un quid pluris rispetto alla mera proposizione della relativa domanda: la norma richiede che il primo incontro davanti al mediatore si concluda senza accordo; è da escludere quindi l’avveramento della condizione quando manca l’incontro, perché le parti neppure incontrano il mediatore.
L’inerzia dell’onerato, in sede stragiudiziale, si riverbera sul versante processuale e determina il mancato avveramento della condizione di procedibilità della domanda.
Le spese processuali, liquidate in dispositivo ai sensi del DM n. 55/2014 - secondo il parametro medio dello scaglione di riferimento (valore indeterminabile alto), considerate le fasi processuali effettivamente svolte - seguono la soccombenza.
Il Tribunale di Firenze dichiara la domanda improcedibile;
condanna l’attrice a pagare alla convenuta le spese processuali che liquida in euro 8.030,00 a titolo di compenso, oltre al 15% sul compenso, all’IVA e al CPA come per legge.
Sentenza emessa ex art. 281 sexies cod. proc. civ., pubblicata mediante lettura in assenza delle parti rinuncianti a presenziare ed allegazione a verbale.
Il Giudice dott. Riccardo Guida