Source: https://www.personaedanno.it/articolo/i-diritti-negati-dell-avvocato-revocato-trib-modena-23-6-2017
Timestamp: 2018-04-24 18:16:56+00:00
Document Index: 161556989

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 93', 'art. 45', 'art. 93', 'art. 1193', 'art. 13', 'art. 68', 'sentenza ', 'art. 702', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 93', 'art. 13']

Consumatori - Consumatori - Alessio Anceschi - 14/09/2017
Con due distinte pronunce, il tribunale di Modena si pronuncia a sfavore dell'avvocato revocato, interpretando restrittivamente le relative norme.
Nel primo caso, con sentenza n. 2446 del 17/12/2015 il Tribunale di Modena in persona del Dr. Alberto Rovatti si pronuncia incidentalmente sul diritto dell'avvocato revocato a richiedere la distrazione delle spese di lite, escludendolo sulla base di giurisprudenza che in realtà parla di tutt'altro (Cass. civ. n. 994 del 1992).
Nel caso di specie, il difensore costituito aveva depositato la revoca del mandato con annessa nota spese giudiziale (debitamente opinata) e richiesta di distrazione delle spese di lite ex art. 93 c.p.c.
Il procedimento era proseguito con il nuovo difensore sostituito (che avrebbe anche specifici obblighi deontologici a riguardo, ex art. 45 cod. deont.), il quale, al termine del giudizio, senza depositare alcuna nota spese, richiedeva la distrazione delle spese legali per sé.
Il Tribunale riconosceva il diritto alla distrazione delle spese di lite esclusivamente a favore del nuovo difensore, liquidandogli i compensi per l'intero giudizio (quindi anche per la parte prestata dal difensore precedente), escludendone invece i diritti dell'avvocato sostituito che attendeva il saldo dei propri compensi già da diversi anni.
La pronuncia pare errata in quanto l'art. 93 c.p.c. assicura il diritto a richiedere la distrazione delle spese di lite all'avvocato "con procura", intendendosi come tale anche l'avvocato costituitosi in giudizio per la parte assistita che abbia rinunciato al mandato od al quale il mandato sia stato revocato in corso di causa, considerando che al momento della revoca o della rinuncia del mandato egli possiede senz'altro quel potere procuratorio presupposto dalla norma, tantopiù laddove la distrazione sia richiesta unitamente alla comunicazione della revoca o della rinuncia al mandato.
Deve quindi ritenersi che la possibilità di richiedere la distrazione delle spese di lite debba essere esclusa unicamente nei confronti di quei difensori che non abbiano assistito la parte processuale nel procedimento di merito e di coloro che non abbiano poteri procuratori, compreso lo stesso domiciliatario.
Và poi da sé (anche alla luce dell'art. 1193 c.c.) che il credito più antico debba essere soddisfatto con preferenza rispetto a quello successivo, fermo restando gli obblighi deontologici tra avvocati che imporrebbero all'avvocato sostituto di adoperarsi "perché siano soddisfatte le legittime richieste" dell'avvocato sostituito.
Anche in un'altra circostanza, il Tribunale di Modena si è pronunciato a sfavore dell'avvocato revocato, questa volta in materia di applicazione del vincolo di solidarietà previsto dall'art. 13 co. 8°, l. 247/2012 (sostitutivo dell'antico art. 68, r.d. 1578/1933).
In questo caso, il primo avvocato aveva difeso il proprio assistito nel primo grado di giudizio che si era concluso sfavorevolmente nei confronti del proprio assistito. Quest'ultimo impugna la sentenza con un diverso difensore, giungendo immediatamente ad un accordo particolarmente favorevole con la controparte.
Preso atto dell'intervenuto accordo, il difensore del primo grado solleva il vincolo di solidarietà, chiedendo il saldo del proprio compenso anche nei confronti della controparte con la quale era stato raggiunto l'accordo transattivo.
Con ordinanza del 23.6.2017 il Tribunale di Modena dichiara l'improcedibilità del procedimento (azionato con ricorso ex art. 702 bis c.p.c. puro) sostenendo che la "controversia" del primo grado del giudizio sia distinta da quella del secondo.
La pronuncia evidenzia correttamente che l'art. 13 co. 8°, l. 247/2012 sia una norma eccezionale in quanto "deroga alla regola generale secondo cui il difensore può rivolgersi esclusivamente al cliente" per ottenere i propri compensi, giungendo tuttavia alla conclusione che la stessa "debba essere interpretata restrittivamente", laddove l'eccezionalità esclude soltanto l'interpretazione estensiva od analogica. Tra interpretazione "restrittiva" ed "estensiva" passa però l'interpretazione della norma per quello che la stessa effettivamente dice.
L'art. 13 co. 8°, l. 247/2012, così come la norma sostituita del 1933, esprime chiaramente che "quando una controversia oggetto di procedimento giudiziale od arbitrale viene definita mediante accordi presi in qualsiasi forma, le parti sono solidalmente tenute al pagamento dei compensi e dei rimborsi delle spese a tutti gli avvocati costituiti che hanno prestato la loro attività professionale negli ultimi tre anni e che risultino ancora creditori, salvo espressa rinuncia al beneficio della solidarietà". La norma si riferisce pertanto ai compensi spettanti a tutti gli avvocati "costituiti" che abbiano prestato la loro attività professionale negli ultimi tre anni e che siano, ovviamente, ancora creditori verso l'assistito. Posto che il credito dell'avvocato matura al momento della cessazione del mandato è del tutto evidente che la norma si riferisca a tutti gli avvocati che abbiano prestato la propria attività professionale, nel giudizio civile ("costituiti") fino a tre anni prima del raggiungimento dell'accordo transattivo e che, parimenti la "controversia oggetto del procedimento giudiziale", sia la controversia di merito, indipendentemente dal grado di giudizio nel quale la controversia viene risolta.Nel caso di specie appare peraltro anomala una dichiarazione di "improcedibilità" conseguente a rilievi che attengono piuttosto al merito della vicenda. Sia l'art. 93 c.p.c. che l'art. 13 co. 8°, l. 247/2012 sono norme di garanzia a favore dell'avvocato, considerando peraltro che il professionista legale non gode di "ammortizzatori sociali", né di molte altre agevolazioni giuslavoristiche. Garanzie che, secondo le pronunce espresse, vengono a mancare proprio in quegli ambiti laddove maggiormente dovrebbero operare. Ma tant'è, presso il foro di Modena la professione legale non gode forse di molta considerazione.
ordinanza 23-6-2017.pdf