Source: http://concordati.ilcaso.it/codice_amministrazionestraordinaria/50
Timestamp: 2020-07-08 14:24:50+00:00
Document Index: 154289399

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 50', 'art. 51', 'art. 50', 'art. 50', 'art. 50', 'art. 50']

2. Fino a quando la facoltà di scioglimento non è esercitata, il contratto continua ad avere esecuzione (1).
(1) Cfr. articolo 1 bis del D.L. 28 agosto 2008, n. 134, convertito in legge 27 ottobre 2008, n. 166.
Amministrazione straordinaria (d. lgs. n. 270/1999) – Art. 50 – Contratti in corso al momento dell’apertura della procedura – Determinazione del Commissario straordinario – Necessità
Amministrazione straordinaria (d. lgs. n. 270/1999) – Art. 50 – Contratti in corso al momento dell’apertura della procedura – Disdetta – Recesso contraente in bonis – Illegittimità – Sussistenza.
La stabilizzazione dei rapporti contrattuali in corso al momento dell’apertura dell’amministrazione straordinaria consegue non al mancato esercizio tout court della facoltà di scioglimento da parte del commissario straordinario, ma alla sua positiva determinazione di subentrare nei rapporti in questione. Una indiretta ma evidente conferma di una simile conclusione proviene dall’art. 1-bis della legge n. 166 del 2008 che chiarisce, con interpretazione autentica, che il secondo comma dell’art. 50 del d.lgs. n. 270/1999 va inteso nel senso per cui l’esecuzione del contratto, o la richiesta di sua esecuzione da parte del commissario, non precludono a quest’ultimo la facoltà di scioglimento, che rimane impregiudicata, né comportano, fino all’espressa dichiarazione di subentro del commissario stesso, l’attribuzione all’altro contraente dei diritti previsti dall’art. 51, commi 1 e 2, in caso di subingresso da parte dell’ufficio commissariale. (Luca Caravella) (riproduzione riservata)
Fino a quando la facoltà di scioglimento non viene esercitata, il contratto continua ad avere esecuzione e resta insensibile ad ogni evento modificante per dare tempo al commissario di formulare la sua scelta. In caso di disdetta del contratto esercitata ante diem dal contraente in bonis, questa altro non costituisce che un recesso, posto che i diversi termini impiegati sono da considerare alla stregua di sinonimi perché in ogni caso incidono - ponendone fine - su un rapporto negoziale che sarebbe, in mancanza, continuato. Sono riconducibili al genere del recesso pure le specie denominate disdetta e/o similia, essendo, quindi, sempre figura di recesso, “evento modificante”, quella disdetta che vale, come si usa dire, “recesso determinativo”, in quanto la inesecuzione del programma viene differita alla scadenza di un termine di preavviso tale da lasciar interrompere la continuazione altrimenti automatica di un rapporto contrattuale destinato a seguire nel tempo. Il contraente in bonis è obbligato (anzi vive una condizione di pati) ad attendere le scelte del commissario straordinario e nulla può fare, tantomeno recedere illegittimamente, se non mettere in mora il commissario a norma dell’art. 50 del d.lgs. n. 270/1999 una volta che il Ministero ne abbia autorizzato il programma, sempreché prima non sia intervenuta la scadenza naturale del contratto. (Luca Caravella) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 18 Gennaio 2018, n. 1195. Segue...
Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - Contratti in corso - Posizione e facoltà del contraente in bonis - Subentro del commissario - Volontà esplicita - Esecuzione "inerziale" del contratto - Esclusione.
Può dunque parlarsi di "subentro" del commissario in un rapporto negoziale pendente solo dopo che questi abbia formalmente ed inequivocabilmente estrinsecato una precisa volontà in tal senso, vuoi perché a ciò appositamente provocato dall'altro contraente mediante il previsto interpello, vuoi perché spontaneamente determinatosi in questa prospettiva, senza necessità di attendere l'intimazione della controparte; in nessun caso, invece, la parentesi temporale di esecuzione per così dire "inerziale" del contratto, prevista dall'art. 50, comma 2, potrà venire interpretata come tacito subentro per facta concludentia del commissario, nemmeno laddove quest'ultimo avesse richiesto o sollecitato all'altro contraente l'esecuzione della propria prestazione in applicazione di tale disciplina. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 18 Gennaio 2018, n. 1195. Segue...
Fallimento ed altre procedure concorsuali - Liquidazione coatta amministrativa - Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - In genere - Disciplina dei rapporti pendenti - Locazione finanziaria intercorsa tra società di leasing ed impresa ammessa alla procedura di amministrazione straordinaria - Sopravvenuta scadenza del termine contrattuale per l'esercizio dell'opzione d'acquisto - Residua possibilità di subentro da parte del commissario straordinario - Esclusione - Fondamento - Conseguenze - Fattispecie..
Nell'amministrazione straordinaria delle grandi imprese in stato di insolvenza, disciplinata dal d.lgs. 8 luglio 1999, n. 270, la disciplina dei rapporti pendenti, regolata dal relativo art. 50 e prevedente una generale facoltà di scioglimento da parte del commissario straordinario quanto ai contratti ancora ineseguiti o non interamente eseguiti, presuppone che questi ultimi non siano pervenuti nel frattempo alla loro naturale scadenza; ne consegue che se, come nella specie, per un contratto di locazione finanziaria di macchinari, già concessi a tale titolo alla società debitrice, dopo la sua ammissione alla procedura sia scaduto il termine per l'esercizio della facoltà di riscatto ed il commissario non abbia manifestato in precedenza la volontà di avvalersene, cessando ogni vincolo fra le parti, nasce l'obbligo, in capo all'utilizzatore, di restituzione dei beni, in accoglimento della domanda di rivendica degli stessi avanzata dalla società concedente. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Febbraio 2012, n. 2762. Segue...
Amministrazione straordinaria – Prosecuzione dei contratti preesistenti – Finalità – Facoltà di subentro del commissario – Diritto del contraente al risarcimento del danno – Esclusione..
In mancanza di subentro nel rapporto da parte del commissario straordinario, che ha invece manifestato la propria volontà di scioglimento dal contratto, nessun diritto può essere riconosciuto al contraente in bonis a titolo di risarcimento per inadempimento della clausola relativa ai livelli minimi di fornitura; deve essere infatti condivisa l’interpretazione secondo la quale l’art. 50 d.lgs. n. 270/1999 prevede la continuazione dei contratti preesistenti l’amministrazione straordinaria unicamente ai fini della conservazione aziendale e per assicurare al commissario uno spatium deliberandi per l’esercizio della facoltà di scioglimento o di subentro, per cui la continuazione di una precedente fornitura dopo la dichiarazione d’insolvenza, non accompagnata da una espressa dichiarazione da parte del commissario, non comporta il trasferimento del rapporto in capo alla procedura. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Pescara, 15 Febbraio 2009. Segue...
Fallimento ed altre procedure concorsuali - Liquidazione coatta amministrativa - Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - In genere - Natura e finalità - Azione revocatoria fallimentare - Esperibilità - Condizioni e limiti - Destinazione liquidatoria della procedura - Necessità - Momento rilevante - Decisione sull'azione revocatoria - Cessione dell'intero complesso aziendale - Funzione di liquidazione - Configurabilità. .
Nell'amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi, disciplinata dal decreto-legge 30 gennaio 1979, n. 26, convertito nella legge 3 aprile 1979, n. 95, in ordine alla quale tra azione revocatoria fallimentare e fase conservativa sussiste un'incompatibilità logica e di fatto, prima ancora che giuridica, un'effettiva destinazione liquidatoria della procedura di amministrazione straordinaria può manifestarsi già prima del formale avvio del procedimento di alienazione dei beni, perché un'attività di conservazione dell'azienda, nella sua unitarietà funzionale, ben può risultare destinata alla salvaguardia non solo dell'unità produttiva, bensì anche della tutela delle ragioni dei creditori, i quali hanno interesse all'alienazione di un complesso aziendale efficiente e avviato, piuttosto che alla separata alienazione dei singoli beni aziendali. Ne consegue che l'eventualità di una destinazione liquidatoria della procedura deve essere accertata con riferimento al momento della decisione sull'azione revocatoria, e ciò anche quando, al momento della decisione, sia già stato alienato l'intero complesso aziendale, dato che anche la cessione dell'intero complesso aziendale ha funzione di liquidazione, ove si consideri che un risultato di risanamento, senza liquidazione dei beni, in tanto può aversi, in quanto a riprendere l'attività produttiva o di scambio sia il medesimo originario imprenditore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 Marzo 2006, n. 5301. Segue...