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Timestamp: 2019-11-17 00:23:42+00:00
Document Index: 148093350

Matched Legal Cases: ['art. 2057', 'art. 1872', 'sentenza ', 'art. 7', 'sentenza ', 'sentenza ']

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Risarcimento in forma di rendita anche per i danni non patrimoniali
19/07/2019 /in Newsletter
Nell’ambito di una vicenda relativa a un caso di malpractice medica, il Tribunale di Milano, nel procedere alla liquidazione dei danni, patrimoniali e non patrimoniali subiti dalla parte lesa, ha provveduto, ai sensi dell’art. 2057 c.c., mediante la costituzione di una rendita vitalizia (art. 1872 c.c.).
La motivazione è stata individuata nella oggettiva gravità della situazione, nel carattere permanente del danno e nell’impossibilità di stabilire, in modo oggettivo, una durata presumibile della vita della danneggiata (ormai già in età molto avanzata).
Per la quantificazione di tale rendita sono state prese in considerazione le somme dovute alla ricorrente a titolo di danno non patrimoniale, l’importo dovuto a titolo di danno patrimoniale e la presumibile aspettativa di vita della danneggiata. Tale rendita, «attraverso la quale si risarcisce un danno già integralmente verificatosi», è stata fatta decorrere dal momento dell’illecito, con la conseguenza che la struttura convenuta è stata obbligata altresì a «provvedere al pagamento di una somma capitale, calcolata moltiplicando l’importo della rendita mensile per il numero di mesi compreso tra l’illecito e la data della pronuncia».
https://www.previti.it/wp-content/uploads/2016/02/logo-previti-1030x204.png 0 0 Alessia Lionello https://www.previti.it/wp-content/uploads/2016/02/logo-previti-1030x204.png Alessia Lionello2019-07-19 11:34:522019-07-19 11:34:52Risarcimento in forma di rendita anche per i danni non patrimoniali
Con ordinanza n. 16894 depositata il 27 giugno scorso, la Corte di Cassazione civile ha risolto tre distinte questioni connesse al risarcimento del danno per malpractice medica, sancendo, in particolare: (i) l’applicabilità, salvo il verificarsi di circostanze eccezionali, delle più recenti ed aggiornate tabelle di Milano per la quantificazione del risarcimento del danno biologico del soggetto danneggiato dal sinistro; (ii) la necessità di allegare e soprattutto di provare in giudizio la diminuzione di guadagno e la sua diretta derivazione dalla diminuzione dell’integrità psicofisica; (iii) il risarcimento delle spese legali stragiudiziali soltanto alla duplice condizione che l’intervento del consulente legale sia stato utile per definire il contenzioso e che il danneggiato abbia dimostrato di aver effettivamente sostenuto la relativa spesa.
Con particolare riferimento alla seconda delle suelencate questioni, la Suprema Corte ha ribadito il suo precedente orientamento secondo cui il danneggiante ha l’onere di provare in giudizio la pregressa esistenza dello svolgimento di attività lavorativa in grado di produrre reddito e il venir meno della capacità lavorativa a causa del danno subito, non potendo considerare automaticamente venuta meno la capacità di produrre reddito per il solo fatto che il soggetto abbia subito una lesione.
Inoltre, la Corte di Cassazione ha ritenuto che, nella valutazione del risarcimento da liquidare, bisogna tenere conto di tutti i vantaggi pervenuti, o che perverranno, al danneggiato aventi funzioni riparatorie del danno, quali gli importi percepiti a titolo di pensione di inabilità e indennità di accompagnamento. Ebbene, nel caso di specie il Collegio ha rilevato la mancanza da parte del danneggiato dell’indicazione degli importi percepiti a titolo di pensione di inabilità e indennità di accompagnamento e pertanto ha ritenuto che ciò impedisse la quantificazione da parte del Giudice del danno per lucro cessante da perdita di guadagno; conseguentemente, ha ritenuto infondato il relativo motivo di ricorso.
https://www.previti.it/wp-content/uploads/2016/02/logo-previti-1030x204.png 0 0 Gaia Arturi https://www.previti.it/wp-content/uploads/2016/02/logo-previti-1030x204.png Gaia Arturi2018-07-27 16:21:172018-07-27 16:21:17La lesione anche grave dell’integrità psicofisica non determina automaticamente una diminuzione di guadagno
La Suprema Corte di Cassazione, con le recentissime sentenze n. 9806 e 9807 del 20 aprile 2018, è tornata ad analizzare il tema della responsabilità professionale in ambito sanitario, con particolare riferimento al c.d. “consenso informato” del paziente.
Nel primo caso in esame, avente ad oggetto un intervento di chirurgia estetica volto alla rimozione di un tatuaggio, il paziente lamentava di non essere stato adeguatamente informato in merito alla circostanza che il trattamento prescelto avrebbe comportato il residuare di una vistosa cicatrice.
La Corte, ribadendo che l’adeguato consenso rilasciato dal paziente deve ricomprendere altresì i profili relativi agli esiti successivi alla pratica chirurgica da adottarsi, evidenziava come dalle risultanze probatorie del caso di specie emergesse che il paziente fosse stato reso edotto circa l’ “esito cicatriziale” correlato all’intervento. Nessun addebito poteva quindi sostanziarsi in capo al professionista autore dell’intervento, avendo questi correttamente ottemperato al proprio dovere di informazione.
Nell’ulteriore vicenda qui analizzata, gli Ermellini si sono invece concentrati sugli aspetti risarcitori connessi all’accertata carenza di un consenso adeguatamente informato da parte dei genitori di un minore affetto da una rara patologia e sottoposto ad un delicato intervento chirurgico.
In particolare, è stato evidenziato come la violazione, da parte del medico, del dovere di informare il paziente “con la necessaria e ragionevole precisione” in ordine alle conseguenze di un intervento, può causare due diversi tipi di danni: un danno alla salute, sussistente quando sia ragionevole ritenere che il paziente -su cui grava il relativo onere probatorio- se correttamente informato, avrebbe evitato di sottoporsi all’intervento; nonché un danno da lesione del diritto all’autodeterminazione, sussistente qualora, a causa del deficit informativo, il paziente abbia subito un pregiudizio, patrimoniale oppure non patrimoniale (ed, in tale ultimo caso, di apprezzabile gravità), diverso dalla lesione del diritto alla salute, vedendosi negare la possibilità di prepararsi adeguatamente all’intervento chirurgico – e alle relative conseguenze – affrontandolo con “maggiore e migliore consapevolezza”.
https://www.previti.it/wp-content/uploads/2016/02/logo-previti-1030x204.png 0 0 Gaia Arturi https://www.previti.it/wp-content/uploads/2016/02/logo-previti-1030x204.png Gaia Arturi2018-05-18 12:54:232018-05-18 14:29:37Cassazione: il medico deve informare il paziente su ogni dettaglio
20/04/2018 /in Newsletter
Arriva dal Tribunale di Milano una delle prime applicazioni della legge n. 24/2017 (Gelli-Bianco), che ha riformato la disciplina della responsabilità sanitaria, sostituendo il decreto legge 158/2012 (Decreto Balduzzi).
Il Tribunale, con la sentenza n. 1654 del 16 febbraio scorso, ha dato ragione a una paziente che aveva promosso il giudizio contro un dentista libero professionista. Il giudice ha riconosciuto la responsabilità professionale, di natura contrattuale, del medico e lo ha condannato a risarcire i danni causati dalla sua condotta imprudente nella predisposizione e nel montaggio di protesi e impianti. Prima di avviare il contenzioso, la paziente aveva regolarmente promosso un procedimento per accertamento tecnico preventivo (Atp) – prescritto come condizione di procedibilità dalla nuova legge – che aveva accertato la responsabilità del medico.
Il Tribunale, in particolare, ha chiarito che al sinistro lamentato dalla paziente si deve applicare in sede giudiziale la Legge n. 24/2017 ed, in particolare, l’art. 7, secondo cui “l’esercente la professione sanitaria di cui ai commi 1 e 2 risponde del proprio operato ai sensi dell’articolo 2043 del codice civile, salvo che abbia agito nell’adempimento di obbligazione contrattuale assunta con il paziente”. Avendo, nella fattispecie, riconosciuto la sussistenza di un vero e proprio contratto d’opera professionale con il medico, il giudice ha quindi ritenuto di qualificare la responsabilità di quest’ultimo come contrattuale, ciò che consente al danneggiato attore di potersi limitare a dedurre l’inesatto adempimento da parte del professionista, ricadendo su quest’ultimo l’onere di dimostrare o che nessun rimprovero di scarsa diligenza o di imperizia possa essergli mosso, o che, pur essendovi stato il suo inesatto adempimento, questo non abbia avuto alcuna incidenza causale sulla produzione del danno.
https://www.previti.it/wp-content/uploads/2016/02/logo-previti-1030x204.png 0 0 Gaia Arturi https://www.previti.it/wp-content/uploads/2016/02/logo-previti-1030x204.png Gaia Arturi2018-04-20 15:46:112018-04-20 15:46:11Responsabilità contrattuale per il medico libero professionista
Sono state depositate le motivazioni della sentenza n. 8770/18, con la quale le Sezioni Unite penali della Cassazione hanno affrontato il contrasto giurisprudenziale sul perimetro della nuova disciplina della responsabilità sanitaria (Legge n. 24/2017) e i correlati profili di diritto intertemporale.
La Corte, pur evidenziando come in ciascuna delle due sentenze alla base del contrasto siano state formulate osservazioni condivisibili, rimarca la mancanza di una sintesi interpretativa complessiva, capace di delineare l’effettiva portata del nuovo articolo 590-sexies del codice penale. Si segnala l’attenzione rivolta alle linee guida, le quali, anche a seguito della procedura introdotta dalla nuova disciplina, non perdono la loro intrinseca essenza di condensato delle acquisizioni scientifiche, tecnologiche e metodologiche concernenti i singoli ambiti operativi.
La Corte, poi, non condivide l’impostazione delle due sentenze sull’estensione della causa di non punibilità introdotta dal nuovo articolo 590-sexies, riguardante l’ipotesi di imperizia: l’una commette infatti l’errore di non conservarne alcuno spazio di operatività, offrendone un’interpretazione di fatto abrogatrice, in contrasto con l’intento del Legislatore di contrastare la «medicina difensiva»; l’altra valorizza la norma in modo assoluto, attribuendole una portata impropriamente ampia. Presupposto per l’operatività della causa di non punibilità è il fatto che il sanitario abbia cagionato per colpa da imperizia l’evento lesivo o mortale, essendosi attenuto alle linee guida adeguate al caso di specie.
Per le Sezioni Unite, tuttavia, il mancato riferimento esplicito alla «colpa lieve» da parte del Legislatore non impedisce di tenerne conto, posto che l’esenzione da pena per il sanitario rispettoso delle raccomandazioni in tanto si comprende in quanto tale osservanza sia riuscita a eliminare la commissione di errore colpevole non grave, eppure causativo dell’evento.
La Corte affronta anche il tema dell’individuazione della legge più favorevole, enucleando i casi immediatamente apprezzabili: la disciplina previgente (Legge 189/2012) risulta più favorevole in relazione alle contestazioni per comportamenti negligenti o imprudenti del sanitario, commessi prima della riforma, con colpa lieve, nonché nell’ambito della colpa da imperizia, qualora l’errore determinato da colpa lieve sia caduto sul momento “selettivo” delle linee guida e, cioè, sulla valutazione della loro appropriatezza. Infine, sempre nell’ambito della colpa da imperizia, l’errore determinato da colpa lieve nella sola fase attuativa andava esente per la Legge Balduzzi ed è oggetto di causa di non punibilità in base all’articolo 590-sexies c.p., essendo, in tale prospettiva, ininfluente, in relazione all’attività del giudice che si trovi a decidere con la nuova legge su fatti verificatesi antecedentemente alla sua entrata in vigore, la qualificazione giuridica dello strumento tecnico attraverso il quale giungere al verdetto liberatorio.
https://www.previti.it/wp-content/uploads/2016/02/logo-previti-1030x204.png 0 0 Gaia Arturi https://www.previti.it/wp-content/uploads/2016/02/logo-previti-1030x204.png Gaia Arturi2018-03-02 10:23:482018-03-02 10:23:48Resta la colpa medica «lieve»
Colpa medica alle Sezioni unite
Sulla responsabilità medica saranno le Sezioni Unite a pronunciarsi. E non su un aspetto marginale, ma sulle conseguenze stesse della riforma del marzo scorso. La questione è stata sollevata d’ufficio e verrà trattata nell’udienza del 21 dicembre prossimo. In particolare, il Presidente della quarta sezione, nell’operare il rinvio, sottolinea di trovarsi ad affrontare un procedimento relativo al reato di lesioni colpose a carico di un medico specialista in neurochirurgia; tra i motivi del ricorso c’è quello dell’osservanza delle linee guida da applicare nel trattamento della specifica patologia considerata. Sul punto, è intervenuta la legge Gelli Bianco, la n. 24 dell’8 marzo 2017 – che ha cancellato la precedente disciplina datata 2012 (legge n. 189) – la quale ha introdotto una causa di esclusione della punibilità per il medico imputato di omicidio colposo o lesioni personali colpose. Causa che scatta se l’evento si è verificato per imperizia (non, quindi, nelle ipotesi di negligenza e imprudenza) e sono state rispettate le raccomandazioni contenute nelle linee guida o – in mancanza – le buone pratiche clinico assistenziali. Come considerare però l’impatto delle modifiche? La Cassazione, sul punto, si è divisa. Secondo una prima pronuncia, la disciplina precedente era più favorevole, perché aveva escluso la rilevanza penale di tutte le condotte caratterizzate da colpa lieve in contesti regolati da linee guida e buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica. La nuova disciplina, invece, avrebbe eliminato la distinzione tra colpa lieve e colpa grave per l’attribuzione della responsabilità, dettando nello stesso tempo una nuova articolata disciplina sulle linee guida, che rappresentano il parametro per la valutazione della colpa per imperizia in tutte le sue espressioni. Una seconda sentenza, al contrario, giudica la nuova disciplina come più favorevole, avendo previsto una causa di esclusione dalla punibilità a favore del medico che, a determinate condizioni, opera su tutti i casi di imperizia, indipendentemente dal grado della colpa. Letture tanto diverse che hanno indotto i vertici della Corte a considerare rilevante la questione sollevata.
https://www.previti.it/wp-content/uploads/2016/02/logo-previti-1030x204.png 0 0 Gaia Arturi https://www.previti.it/wp-content/uploads/2016/02/logo-previti-1030x204.png Gaia Arturi2017-12-01 09:55:012017-11-30 09:56:50Colpa medica alle Sezioni unite
Con sentenza n. 243 del 10.1.2017, la terza sezione civile della Corte di Cassazione ha ulteriormente chiarito i principi in tema di nesso causale nelle ipotesi di responsabilità medica.
In particolare, qualora risulti che un medico ginecologo, cui fiduciariamente una gestante si sia rivolta per accertamenti sulle condizioni della gravidanza del feto, non abbia adempiuto correttamente la prestazione per non aver prescritto l’amniocentesi e all’esito della gravidanza il feto nasca con una sindrome che l’accertamento avrebbe potuto svelare, la semplice circostanza che due mesi dopo quella prestazione, la gestante abbia rifiutato di sottoporsi all’amniocentesi, non elide l’efficacia causale dell’inadempimento quanto alla perdita di chance di conoscere lo stato della gravidanza e, conseguentemente, la perdita di quella chance deve essere considerata una parte di quel danno ascrivibile all’inadempimento del medico.
https://www.previti.it/wp-content/uploads/2016/02/logo-previti-1030x204.png 0 0 Gaia Arturi https://www.previti.it/wp-content/uploads/2016/02/logo-previti-1030x204.png Gaia Arturi2017-02-01 16:23:192017-02-01 16:23:19Responsabilità medica e nesso causale
E’ possibile riprendere il lavoratore di nascosto? 15/11/2019