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Timestamp: 2020-04-01 22:03:07+00:00
Document Index: 25613749

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Sentenza Cassazione Civile n. 19532 del 30/09/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19532 del 30/09/2016
Cassazione civile sez. trib., 30/09/2016, (ud. 19/07/2016, dep. 30/09/2016), n.19532
sul ricorso 11842-2012 proposto da:
MALLARDO &amp; C. SRL;
avverso la sentenza n. 111/2011 della COMM.TRIB.REG. di NAPOLI,
L’agenzia delle entrate, sulla base di processo verbale redatto dalla guardia di finanza in data 22 dicembre 2006, ha notificato alla società Mallardo &amp;amp; C. s.r.l. esercente l’attività di vendita al dettaglio di elettrodomestici e articoli di elettronica accertamento con cui sono state determinate maggiori i.r.pe.g., i.r.a.p. e i.v.a. per l’anno di imposta 2003 e sono state irrogate sanzioni.
Avverso questa decisione l’agenzia propone ricorso per cassazione, notificato all’intimata nel domicilio eletto presso il professionista officiato per la difesa in giudizio in data 11 maggio 2012, a mani proprie dello stesso, affidatò a quattro motivi, rispetto al quale la contribuente non svolge difese.
1. – Con un primo motivo di ricorso, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, l’agenzia denuncia violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 42, del D.P.R. n. 633 del 1972, artt. 51 e 52 e della L. n. 212 del 2000, art. 7, in tema di “Motivazione “per relationem” degli atti tributari. Facendo riferimento al passaggio motivazionale con cui i giudici di merito hanno, da un lato, dato atto della rituale allegazione del processo verbale all’avviso di accertamento, dall’altro ritenuto illegittima “la pedissequa accettazione del processo verbale di constatazione in modo acritico che contrasta la funzione propria dell’attività accertativa che deve svolgere l’ufficio”, l’agenzia ha richiamato la giurisprudenza di questa corte che, trattando della motivazione “per relationem”, non ha ritenuto tale illegittimità.
2. – Con un secondo motivo di ricorso, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, l’agenzia lamenta vizio di motivazione in riferimento al medesimo passaggio della sentenza impugnata.
3. – Il primo motivo è fondato, con assorbimento del secondo. Invero, questa corte ha ripetutamente affermato l’erroneità dell’assunto secondo cui le considerazioni e conclusioni della guardia di finanza, quali in genere riportate nei processì verbali di constatazione, dovessero essere – quando poste alla base della motivazione di avvisi di accertamento – oggetto di autonomo vaglio, critico o adesivo, dell’amministrazione fiscale (cfr. ad es. sez. 5, n. 10205 del 2003, n. 2907 del 2010, nn. 8183 e 21119 del 2011, nn. 4523 e 16976 del 2012). Come rilevato specificamente in alcuni di detti precedenti, l’atto amministrativo finale di imposizione tributaria è legittimamente adottato quando, munendosi di un’adeguata motivazione, faccia propri i risultati conseguiti nelle precedenti fasi procedimentali, essendo tale principio desumibile sia dalle norme generali sull’attività amministrativa poste dalla L. 7 agosto 1990, n. 241 (applicabili, salva specialità, anche per il procedimento amministrativo tributario), alla stregua delle quali il titolare dei poteri di decisione non è tenuto a reiterare l’esercizio dei poteri, d’iniziativa e, soprattutto, istruttori, che hanno preparato la sua attività; sia dalle norme tributarie generali di cui alla L. 27 luglio 2000, n. 212, artt. 7 e 12; sia, infine – per quanto concerne in particolare – dalle disposizioni del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, artt. 51 e 52 che, nel regolare minuziosamente la fase istruttoria del procedimento di accertamento, prevedono che gli uffici si avvalgano delle prestazioni cognitive di altri organi, di altre amministrazioni e della guardia di finanza. Ciò posto, va dunque ribadito che la motivazione degli atti di accertamento “per relationem”, con rinvio alle conclusioni contenute nel verbale redatto dalla guardia di finanza nell’esercizio dei poteri di polizia tributaria, non è illegittima per mancanza di autonoma valutazione da parte dell’ufficio degli elementi da quella acquisiti, significando semplicemente che l’ufficio stesso, condividendone le conclusioni, ha inteso realizzare una economia di scrittura, che, avuto riguardo alla circostanza che si tratta di elementi già noti al contribuente, non arreca alcun pregiudizio al corretto svolgimento del contraddittorio. A tale principio, con ogni evidenza, non si è attenuta la commissione regionale che, con la sentenza impugnata, ha ritenuto illegittima “la pedissequa accettazione del processo verbale di constatazione in modo acritico che contrasta la funzione propria dell’attività accertativa che deve svolgere l’ufficio”.
4. – Con il terzo motivo, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, l’agenzia denuncia violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 633 del 1972, artt. 23 e 24 e D.M. 23 marzo 1983, art. 12. Facendo riferimento ai passaggi contenuti nella sentenza impugnata secondo cui il giornale di fondo non sarebbe scrittura obbligatoria, lo stesso non sarebbe stato, diversamente da quanto assunto dall’ufficio, consegnato in maniera incompleta e frammentaria, e – àfronte delle verifiche dei dati contabili effettuate a campione – vi sarebbe stato un accertamento per le vendite in base ai buoni di consegna riguardante l’attività complessiva, l’agenzia lamenta l’operata violazione da parte della sentenza della disciplina cennata che, prevedendo l’obbligatoria generazione di giornale di fondo dal registratore di cassa parimenti obbligatorio, consente di accertare maggiori importi per vendite non fatturate ove risultino, come nel caso di specie, buoni di consegna che non trovino puntuale corrispondenza nell’emissione di scontrini fiscali; ciò del tutto a prescindere da verifiche campionarie sulla contabilità.
5. – Con il quarto motivo, in relazione all’art. 360 c.p.c., co. 1, n. 5, l’agenzia ha sostenuto che si traducesse in vizio di motivazione l’erronea percezione da parte della commissione regionale circa l’avere – secondo la sentenza impugnata – l’amministrazione mai rilevato l’incompletezza e frammentarietà del giornale di fondo; ciò che invece risultava smentito;dall’appello dell’ufficio e dalla documentazione in atti.
7. Questa corte ha già affermato (cfr. sez. 5 n. 472). del 2003) che “ai sensi del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 23 e del D.M. 23 marzo 1983, artt. 1 e 12 sussiste per il contribuente l’obbligo di indicazione, nello scontrino giornaliero e nel giornale di fondo, dell’ammontare complessivo dei corrispettivi giornalieri.” Qualora, pertanto, dalla stessa documentazione contabile risulti un divario tra la somma degli importi coperti dagli scontrini fiscali e la somma – superiore – degli importi incassati (nel caso esaminato in detto precedente, risultanti da dati di carte di credito), legittimamente l’ufficio fonda sul detto divario, del citato D.P.R. n. 633 del 1972, ex art. 54, comma 2, la presunzione di occultamento di maggiori ricavi. Ciò posto, risulta chiaro che nel caso di specie, ove il divario è stato apprezzato mediante confronto tra il giornale di fondo e i buoni d’ordine, parimenti il differenziale legittimamente è stato ritenuto riconducibile a ricavi occultati o comunque non regolarmente registrati; ciò a prescindere da ogni questione circa accertamenti a campione di natura contabile. Tale principio è stato visibilmente non applicato dalla sentenza impugnata, che va quindi cassata.
8. – Alla luce di quanto più sopra enunciato, dunque, la sentenza impugnata va cassata in relazione ai motivi accolti, con rinvio alla commissione tributaria regionale della Campania in diversa composizione, che applicherà i principi di diritto sopra esplicati e provvederà anche in ordine alle spese del giudizio di legittimità.
La corte accoglie il ricorso per quanto di ragione, cassa,la sentenza impugnata in relazione ai motivi accolti e rinvia, anche per le spese del giudizio di legittimità, alla commissione tributaria regionale della Campania in diversa composizione.