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Timestamp: 2018-02-21 12:51:02+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 3', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 707', 'art. 155', 'art. 42', 'art. 155', 'art.2', 'sentenza ', 'art. 19', 'art. 9']

Incidenti Stradali - Avvocato Angelo Cocozza. Studio Legale Santa Maria Capua Vetere (Caserta)
Pubblicato: 12 Luglio 2015 | Scritto da avv. Angelo Cocozza | | | Visite: 4583
Quando il matrimonio è in crisi e si vogliono tutelare gli interessi propri e dei figli, un legale può essere un aiuto prezioso per conoscere i propri diritti e per suggerire le soluzioni e le procedure più adatte al caso. Durante la fase di separazione e di divorzio, l'aiuto di un legale è indispensabile
per tutelare i propri interessi, sia quelli patrimoniali (assegno di mantenimento o alimenti) che gli interessi legati all'affidamento dei figli minori e della casa coniugale.
La separazione personale dei coniugi non determina la fine del matrimonio, tuttavia con essa gli effetti del vincolo matrimoniale vengono attenuati. La separazione personale dei coniugi, infatti, produce effetti sui rapporti sia patrimoniali che personali tra i coniugi. Tra gli effetti patrimoniali della separazione si possono indicare la cessazione della comunione legale dei beni, la possibile attribuzione di un assegno di mantenimento a favore del coniuge più debole, il dovere di contribuire al mantenimento della prole, ecc. .
Per quanto riguarda gli effetti sui rapporti personali dei coniugi, la separazione legale sospende l’obbligo di coabitazione, di fedeltà e di collaborazione tra i coniugi.
La legge prevede due modi per giungere alla separazione personale tra i coniugi: la separazione consensuale e la separazione giudiziale.
A differenza della separazione, il divorzio pone fine al matrimonio ed allo status di coniuge, che riacquista lo stato libero e può passare - se lo desidera - a nuove nozze.
I casi di scioglimento del matrimonio (se contratto con rito civile) o di cessazione degli effetti civili del matrimonio (se matrimonio concordatario) sono tassativamente elencati nell’art. 3 della legge 898/1970 e riguardano per lo più casi di rilevanti condanne penali a carico di uno dei coniugi, ovvero condanne per delitti contro l’altro coniuge o i figli; il caso in cui uno dei coniugi, cittadino straniero, ha ottenuto all'estero l'annullamento o lo scioglimento del matrimonio o ha contratto all'estero nuovo matrimonio; il caso in cui il matrimonio non sia stato consumato ovvero sia passata in giudicato sentenza di rettificazione di attribuzione di sesso di uno dei coniugi. La causa di divorzio più comune rimane comunque la separazione personale dei coniugi protratta per almeno tre anni dall’avvenuta comparizione dei coniugi avanti al Presedente del Tribunale. Come per la separazione, il divorzio può essere congiunto o giudiziale. Il divorzio è congiunto quando vi è accordo sulle condizioni di divorzio e i coniugi presentano insieme il ricorso di divorzio; Il divorzio è giudiziale quando non vi è accordo sulla richiesta o sulle condizioni di divorzio ed il ricorso viene presentato da uno solo dei coniugi. La sentenza di dichiarazione di divorzio comporta vari effetti di natura patrimoniale e personale. Tra gli effetti di natura personale ricordiamo il venir meno dei diritti e degli obblighi derivanti dal matrimonio, la riacquisizione dello status libero, per la donna la perdita del cognome del marito aggiunto al proprio. Tra gli effetti di natura patrimoniale vi è lo scioglimento della comunione legale (ove questo non fosse già intervenuto per effetto della separazione), la cessazione della comunione convenzionale, lo scioglimento del fondo patrimoniale, l’esclusione dall’impresa famigliare.
Assistenza del difensore
A partire dal 1° gennaio 2006 (data di entrata in vigore delle modifiche apportate dal D.L. 14.03.2005 n. 35 convertito nella Legge 14.05.2005 n. 80, tra cui la disciplina in materia di diritto di famiglia di cui all’art. 707 C.P.C., l’assistenza di un legale è diventata obbligatoria anche per presentare le domande di separazione consensuale. Pertanto, a partire da tale data, i coniugi non potranno più presentare personalmente le domande di separazione consensuale ma, come per i casi di separazione giudiziale, è diventata obbligatoria l’assistenza di un difensore. Tale disciplina, e quindi anche la necessità di avvalersi dell’ausilio di un legale, trova applicazione anche per i casi di divorzio. Il ricorso per ottenere lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio dovrà essere presentato e seguito da un legale, sebbene residuino alcuni Tribunali che ammettono la presentazione del ricorso di divorzio congiunto da parte dei coniugi personalmente.
Separazione e Divorzio II parte
Sia per l'assegnazione che per il divorzio particolari frizioni sorgono spesso circa l’assegnazione della casa coniugale. In tale aspetto si verificano i maggiori attriti per i coniugi, poiché il coniuge estromesso – soprattutto quando sia il proprietario esclusivo o unico dell’immobile – viene fortemente penalizzato; molto spesso l’assegnazione della abitazione si traduce in una espropriazione se non definitiva, destinata a perdurare per molti anni. Sinteticamente si può qui precisare che l’istituto dell’assegnazione della casa coniugale è regolato dl’art. 155 quater aggiunto al Codice Civile dalla Legge 54/2006 (sull’affido condiviso). Questa norma, rubricata come “assegnazione della casa familiare e prescrizioni in tema di residenza” stabilisce che “il godimento della casa familiare è attribuito tenendo prioritariamente conto dell’interesse dei figli. Dell’assegnazione il giudice tiene conto nella regolazione dei rapporti economici tra i genitori, considerato l’eventuale titolo di proprietà. Il diritto al godimento della casa familiare viene meno nel caso che l’assegnatario non abiti o cessi di abitare stabilmente nella casa familiare o conviva more uxorio o contragga nuovo matrimonio. Il provvedimento di assegnazione e quello di revoca sono trascrivibili e opponibili a terzi ai sensi dell’articolo 2643. Nel caso in cui uno dei coniugi cambi la residenza o il domicilio, l’altro coniuge può dunque chiedere, se il mutamento interferisce con le modalità dell’affidamento, la ridefinizione degli accordi o dei provvedimenti adottati, ivi compresi quelli economici”. L’interpretazione oggi data alla norma dalla Corte di Cassazione è quello secondo cui il diritto all’assegnazione della (ex) casa coniugale spetta al genitore con cui convivono i figli minorenni o maggiorenni non autonomi conviventi e ciò indipendentemente dal fatto che sia o meno titolare di un diritto reale o personale di godimento sull’immobile. Lo scopo della norma è quella di assicurare una pronta e conveniente sistemazione della prole incolpevole del fallimento del matrimonio e di impedire che questa, oltre al trauma della separazione dei genitori, subisca anche quello dell’allontanamento dall’ambiente in cui vive ed infine di favorire la continuazione della convivenza tra loro. Attualmente, la Suprema Corte di Cassazione ha ribadito questa rigida interpretazione della legge, escludendo il diritto all’assegnazione della casa familiare laddove non vi siano figli minorenni o maggiorenni non autonomi ed annullando tutte quelle interpretazioni estensive della norma che tendevano a riconoscere il diritto all’assegnazione della casa anche a favore del coniuge economicamente più debole, pur in assenza di figli, privando della proprietà il titolare del bene. La giurisprudenza maggioritaria nega appunto questa possibilità sul presupposta che il diritto del coniuge proprietario del bene subirebbe una limitazione eccessiva, in contrasto con l’art. 42 comma 2 della Costituzione, in quanto egli ternerebbe in possesso dell’abitazione solo in caso di decesso dell’altro coniuge, o di sue nuove nozze.
L’assegnazione della casa familiare costituisce una facoltà di godimento qualificata come “diritto atipico personale“, che, pertanto, non priva il proprietario dell’immobile della disponibilità del suo diritto dominicale. Da ciò derivano alcune conseguenze: secondo un costante orientamento giurisprudenziale l’assegnazione comporta l’accollo di tutti gli oneri condominiali ordinari a carico del coniuge assegnatario; mentre le spese straordinarie continuano a gravare sul proprietario; su quest’ultimo continuerà a gravare anche l’imposta comunale sugl'immobili (ICI). Le eventuali rate di mutuo preesistente sull’immobile continuano ad essere di competenza del coniuge che si è accollato il mutuo, salvo diversi accordi tra i coniugi.
Per quanto attiene all'affidamento dei figli: consistente nell’obbligo di custodia dei figli inteso come obbligo per ciascun genitori di provvedere a tutto ciò che occorre per garantire una esistenza civile e dignitosa ai figli. Con la citata legge 54/2006 è stato introdotto il c.d. affido condiviso, disciplinato dal novellato art. 155 del c.c., che così recita:
“Art. 155. - (Provvedimenti riguardo ai figli) – Anche in caso di separazione personale dei genitori il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale. Per realizzare la finalità indicata dal primo comma, il giudice che pronuncia la separazione personale dei coniugi adotta i provvedimenti relativi alla prole con esclusivo riferimento all’interesse morale e materiale di essa. Valuta prioritariamente la possibilità che i figli minori restino affidati a entrambi i genitori oppure stabilisce a quale di essi i figli sono affidati, determina i tempi e le modalità della loro presenza presso ciascun genitore, fissando altresì la misura e il modo con cui ciascuno di essi deve contribuire al mantenimento, alla cura, all’istruzione e all’educazione dei figli. Prende atto, se non contrari all’interesse dei figli, degli accordi intervenuti tra i genitori. Adotta ogni altro provvedimento relativo alla prole. La potestà genitoriale è esercitata da entrambi i genitori. Le decisioni di maggiore interesse per i figli relative all’istruzione, all’educazione e alla salute sono assunte di comune accordo tenendo conto delle capacità, dell’inclinazione naturale e delle aspirazioni dei figli. In caso di disaccordo la decisione è rimessa al giudice. Limitatamente alle decisioni su questioni di ordinaria amministrazione, il giudice può stabilire che i genitori esercitino la potestà separatamente. Salvo accordi diversi liberamente sottoscritti dalle parti, ciascuno dei genitori provvede al mantenimento dei figli in misura proporzionale al proprio reddito; il giudice stabilisce, ove necessario, la corresponsione di un assegno periodico al fine di realizzare il principio di proporzionalità, da determinare considerando
Lo Studio Legale dell'avv. Angelo Cocozza si occupa di offrire assistenza sia in ambito stragiudiziale nella fase antecedente la proposizione della domanda di separazione e divorzio attraverso un’attività di mediazione al fine di giungere ad un accordo sulle condizioni di separazione o divorzio tra i coniugi; sia in ambito giudiziale, attraverso la redazione ed il deposito del ricorso di separazione o divorzio e l’assistenza della parte in udienza.
Categoria: settori di attività
Pubblicato: 12 Luglio 2015 | Scritto da avv. Angelo Cocozza | | | Visite: 3347
VITTIMA DELL’ECCESSIVA DURATA DI UN PROCESSO?
PER OTTENERE IL RISARCIMENTO DEL DANNO!
L'Italia è al 156° posto su 181 nella classifica mondiale sulla durata dei processi!
Nel rapporto Doing Businness 2009, l'italia e' al 156 posto, su 181 nazioni, nella classifica sulla durata del processo. Tutti i Paesi europei sono tra i primi 50 (Germania nona, Francia decima, Belgio 22esima, Svizzera 32esima). Nel 2008 la durata media di un giudizio per il recupero di un credito commerciale e' stato in Italia di 1.210 giorni, contro i 316 in Giappone, 331 in Francia, 394 in Germania e 515 in Spagna. L'Italia si posiziona dopo Sao Tome' (con 1.185 giorni), Guinea Bissau (1.140), Gabon (1.070), Angola (1.011) ed Egitto (1.010), e precede di poco Gibuti (1.125)
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Una volta depositata la domanda inizia una istruttoria a cura della Corte di appello competente, la quale deve pronunciarsi entro quattro mesi dal deposito del ricorso, e tale decreto, immediatamente esecutivo, è impugnabile solo per Cassazione.
La giurisprudenza piu’ recente ha quantificato il danno in circa 1000 euro per ogni anno successivo ai 3 anni per un processo di primo grado, e ai 2 anni per un processo di appello.
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Pubblicato: 12 Luglio 2015 | Scritto da avv. Angelo Cocozza | | | Visite: 2573
Pubblicato: 12 Luglio 2015 | Scritto da avv. Angelo Cocozza | | | Visite: 5951
Risarcimento dei danni conseguenti ad un incidente stradale
Lo Studio Legale Cocozza offre assistenza gratuita per incidenti stradali con conseguenti danni a cose e persone. Un incidente stradale, oltre che fonte di danni, disagi e lutti, costituisce un fenomeno intorno al quale si muovono, costantemente, milioni di euro.
Questa enorme quantità di denaro crea, inevitabilmente, fortissimi contrasti di interessi fra chi deve pagare i danni (le assicurazioni) e chi deve ricevere il giusto risarcimento. Tuttavia, enorme è la forza economica delle Società di assicurazione, ed elevata la preparazione dei propri dipendenti che nella fase di liquidazione fanno prevalere rispetto alla debole posizione del danneggiato, poichè egli non è normalmente in grado di conoscere le numerose ed avvolte contraddittorie norme che regolano i suoi diritti e non è dunque nelle condizioni di farli valere in maniera efficace.
La persona che deve ricevere un risarcimento di danno, quindi, deve, frequentemente, percorrere un complesso e tortuoso itinerario per la tutela dei propri diritti. Spesso, il danneggiato, prima di ottenere quanto gli spetta, entra in contatto con svariati operatori il cui intervento, a vario titolo, si può rendere necessario: ad esempio autoriparatori, agenti assicurativi o loro collaboratori, periti, infermieri, medici, Agenti di Polizia, Carabinieri, commercialisti, consulenti di varia natura e numerosi altri. In alcuni casi questi operatori ritengono di poter consigliare al danneggiato il nominativo di uno Studio Legale cui rivolgersi per ottenere un giusto risarcimento ed una valida tutela difensiva. Ma il loro consiglio può rivelarsi errato, a volte perchè tende a favorire un professionista collegato per amicizia o parentela, indipendentemente dalla sua professionalità e competenza, a volte, più semplicemente, perchè è il frutto di scarsa conoscenza della materia.
La materia del risarcimento del danno, SPECIE DEL DANNO ALLA PERSONA, è materia delicatissima, di grande complessità e vastità, soggetta a frenetica evoluzione, soprattutto negli ultimi anni, che può essere conosciuta e trattata solo da un professionista legale che abbia maturato una vasta esperienza ed una approfondita competenza nel settore. Si tratta di materia spessissimo sconosciuta, sia agli operatori intermedi di cui si è parlato sopra, sia, e soprattutto, ai cittadini che hanno subito un danno. Questi ultimi, per non correre il rischio di commettere irreparabili errori, hanno la necessità di affidare i loro interessi ad uno Studio Legale dotato di competenza specifica ed esperienza.
Gli Avvocati - o presunti tali - che adottano sistemi di "reclutamento" della clientela, commettono infrazione all'art. 19 del Codice Deontologico Forense, il quale, sotto la rubrica "Divieto di accaparramento della Clientela", recita testualmente come segue: "E' vietata l'offerta di prestazioni professionali a terzi e in genere ogni attività diretta all'acquisizione di rapporti di clientela a mezzo di agenzie o procacciatori o altri mezzi illeciti. L'avvocato non deve corrispondere ad un collega, o ad altro soggetto, un onorario, una provvigione o qualsiasi altro compenso quale corrispettivo per la presentazione di un cliente. Costituisce infrazione disciplinare l'offerta di omaggi o di prestazioni a terzi ovvero la corresponsione o la promessa di vantaggi per ottenere difese o incarichi".
Significativi interventi legislativi hanno sensibilmente mutato i procedimenti giudiziali e stragiudiziali relativi al risarcimento dei danni conseguenti ad un incidente stradale.
Il 2 febbraio 2007 è entrato in vigore il nuovo sistema del c.d. indennizzo diretto. La disciplina del risarcimento diretto si applica in tutte le ipotesi di danni al veicolo e di lesioni di lieve entità (0-9%)al conducente, anche quando nel sinistro siano coinvolti terzi trasportati. Qualora i terzi trasportati subiscano lesioni, la relativa richiesta del risarcimento del danno resta soggetta alla specifica procedura prevista dall’articolo 141 del codice delle assicurazioni e, dunque la richiesta di risarcimento dei danni può essere rivolta alla compagnia di assicurazioni che garantisce il veicolo che li trasportva. Il Terzo trasportato va, quindi, sempre risarcito se ha subito lesioni in un incidente stradale a prescindere dalla responsabilità dei conducenti dei veicoli.
La procedura del risarcimento danni con indennizzo diretto non si si applica tuttavia nelle ipotesi di incidenti stradali a causa dei quali la vittima ha subito lesioni considerate gravi (superiori a 9% di invalidità prermanente ed in tal caso, il danneggiato invia la richiesta di risarcimento del danno alla compagnia di assicurazione responsabile del sinistro
Lo scopo della procedura di risarcimento diretto dovrebbe essere, in linea di principio, quello di garantire risarcimenti più rapidi ed equi agli utenti, ma i dubbi sulle sue reali possibilità di funzionamento sono tanti. Con questo nuovo sistema, infatti, è stato rimesso tutto nelle mani delle compagnie di assicurazione le quali, come detto, sono interessate a pagare poco o niente. Il regolamento di attuazione prevede addirittura, all’art. 9, che l’assicurazione si adoperi fornendo al danneggiato “supporto tecnico nella compilazione della richiesta di risarcimento, anche al fine della quantificazione dei danni alle cose e ai veicoli, il suo controllo e l’eventuale integrazione, l’illustrazione e la precisazione dei criteri di responsabilità“. Insomma, dovrebbero essere le stesse compagnie assicurative a dover assistere il danneggiato, fornendogli in teoria i consigli migliori per essere tutelato…
Purtroppo, l’esperienza professionale è ricca di esempi di persone che si sono avventurate da sole a richiedere risarcimenti di propri danni alle compagnie, ricevendone netti rifiuti o proposte insignificanti, salvo poi vedere notevolmente aumentate le loro opportunità quando si presentavano con l’assistenza di un professionista e con la giusta documentazione alla mano.
Pubblicato: 12 Luglio 2015 | Scritto da avv. Angelo Cocozza | | | Visite: 2570
Lo Studio Legale Cocozza offre competenze per partecipare alle aste giudiziarie.
L’assistenza che possiamo offrire a chiunque voglia acquistare un immobile all’asta comprende:
Ricerca dell’immobile d’interesse
Consulenza sulla procedura scelta
convenienza alla partecipazione
studio dei dati contenuti nella perizia elaborata
dal consulente tecnico del Tribunale per la valutazione dell’immobile da acquistare
Assistenza, eventuale, per pratica mutuo collegato all’acquisto all’asta
Predisposizione degli adempimenti formali per accedere all’asta
Partecipazione diretta all’asta e/o attraverso ns. rappresentante
Assistenza intera procedura fino all’aggiudicazione dell’immobile