Source: https://www.diritto.it/la-casalinga-deve-essere-considerata-alla-stregua-di-una-lavoratrice-autonoma-e-per-tale-ragione-al-coniuge-della-stessa-spettano-i-riposi-giornalieri-ex-art-40-lett-c-d-lgs-n-1512001/
Timestamp: 2018-06-18 19:17:04+00:00
Document Index: 98303760

Matched Legal Cases: ['art. 40', 'art. 40', 'art. 40', 'sentenza ', 'art. 40', 'art. 40', 'art. 40', 'art. 31', 'art. 40', 'sentenza ', 'art. 40', 'sentenza ', 'art. 40', 'art. 40', 'art. 40', 'art. 31', 'art. 52']

La casalinga deve essere considerata alla stregua di una lavoratrice autonoma e, per tale ragione, al coniuge della stessa spettano i riposi giornalieri ex art. 40, lett. c, D. Lgs. n. 151/2001.
E’ questo l’importante principio contenuto nella pronuncia n. 2427, emessa in data 25 settembre 2014 dalla Seconda Sezione del Tribunale Amministrativo di Lecce.
Nella fattispecie un agente della Polizia di Stato, nei giorni seguenti la nascita della sua prima figlia avuta dalla propria compagna, ha richiesto all’Amministrazione di appartenenza di poter beneficiare dei riposi giornalieri ai sensi dell’art. 40, lettera c, Decreto Legislativo n. 151/2001, precisando che la madre della figlia svolgeva attività lavorativa di casalinga.
Il Ministero dell’Interno, però, ha rigettato la domanda del dipendente, ritenendo che la casalinga non può essere considerata alla stregua di una lavoratrice autonoma e che, quindi, non possono essere riconosciuti al coniuge della stessa i benefici di cui all’art. 40, lett. c, D. Lgs. n. 151/2001 nella parte in cui riconosce al padre i periodi di riposo di cui all’articolo 39 “nel caso in cui la madre non sia lavoratrice dipendente”.
Nell’assunto del Ministero, pertanto, la casalinga non può essere considerata una lavoratrice autonoma, con la conseguente esclusione dei benefici sopra citati.
Avverso tale diniego il dipendente ha richiesto l’intervento della Consigliera di Parità Provinciale che, difesa dal sottoscritto procuratore, ha adito il Tribunale Amministrativo competente, chiedendo l’annullamento dell’atto impugnato e il riconoscimento del diritto del dipendente di beneficiare dei riposi giornalieri nel caso in cui la madre svolga attività di casalinga.
Con sentenza n. 2427 del 25/09/14, pertanto, il Tar Lecce, dopo aver pacificamente riconosciuto la legittimazione a ricorrere della Consigliera, ha statuito «che la lettera c) dell’art. 40 del D.Lgs. n. 151/2001, riferendosi alla “madre che non sia lavoratrice dipendente”, si applica non solo alla lavoratrice “autonoma” ma, per la sua lata accezione letterale e in mancanza di esplicita esclusione, anche alla lavoratrice “casalinga”».
Secondo i Giudici Amministrativi, infatti, « la prospettata interpretazione estensiva della lettera c) dell’art. 40 citato è stata ritenuta maggiormente aderente alla ratio legis, volta a garantire al lavoratore padre la cura del bambino in tutte le ipotesi in cui l’altro genitore sia impegnato in attività lavorative che lo distolgano dall’assolvimento di tale compito. Poiché l’art. 40 del T.U. 151/2001 costituisce una norma volta a dare sostegno alla famiglia ed alla maternità in attuazione delle finalità generali di tipo promozionale scolpite dall’art. 31 della Costituzione, non può che valorizzarsi, nella sua interpretazione, la ratio della stessa, volta a beneficiare il padre di permessi per la cura del figlio allorquando la madre non ne abbia diritto in quanto lavoratrice non dipendente e pur tuttavia impegnata in attività (nella fattispecie, quella di “casalinga”), che la distolgano dalla cura del neonato».
L’importante sentenza, pertanto, valorizza l’attività lavorativa della casalinga rafforzando il ruolo che la stessa ricopre all’interno del tessuto societario e ribadisce l’importanza del ruolo del padre nella cura dei figli, consolidando il sempre più diffuso orientamento alla base dei recenti sviluppi normativi secondo cui i compiti della donna e dell’uomo non vanno ripartiti secondo ruoli distinti e separati, ma devono invece integrarsi reciprocamente nella cura dei figli.
Lecce, 15/10/2014
Avv. Francesco Fina
Consigliera di Parità della Provincia di Lecce, rappresentato e difeso dall’avv. Francesco Fina, con domicilio eletto presso Segreteria Tar in Lecce, via F. Rubichi 23;
Ministero dell’Interno, Questura di Lecce, rappresentati e difesi per legge dall’Avvocatura Dello Stato, domiciliata in Lecce, via Rubichi;
della nota 22.5.2014 prot. n. 868/1.2.12, notificata al sig. -OMISSIS- in data 29.5.2014, con cui la Questura di Lecce, Ufficio del Personale, ha rigettato la richiesta di fruizione dei riposi giornalieri avanzata dal sig. -OMISSIS-;
nonchè, ove occorra, della nota 24.6.2014 prot. n. 1249/1.2.12 con cui la Questura di Lecce ha respinto la diffida avanzata dalla Consigliera di Parità della Provincia di Lecce nonchè di ogni altro atto connesso, presupposto e/o consequenziale, ivi comprese la nota 8.11.2013 prot. n. 333_A/9807.F.6.2/7471-201;
nonchè per l’accertamento del sig. -OMISSIS- a fruire dei riposi richiesti e il risarcimento del danno dallo stesso patito a causa del diniego impugnato.
Visti gli atti di costituzione in giudizio di Ministero dell’Interno e di Questura di Lecce;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 11 settembre 2014 il dott. Marco Rinaldi e uditi nei preliminari l’avv. Francesco Fina per la ricorrente e l’avv. dello Stato G. Pedone;
3.1. La più recente giurisprudenza amministrativa ha chiarito che la lettera c) dell’art. 40 del D.Lgs. n. 151/2001, riferendosi alla “madre che non sia lavoratrice dipendente”, si applica non solo alla lavoratrice “autonoma” ma, per la sua lata accezione letterale e in mancanza di esplicita esclusione, anche alla lavoratrice “casalinga” (cfr: Consiglio di Stato, Sez. III, sentenza 10 settembre 2014 n. 4618; Consiglio di Stato, Sez. III, Ordinanza 30/08/13 n. 3386: Consiglio di Stato, Sez. VI, n. 4293/08).
La prospettata interpretazione estensiva della lettera c) dell’art. 40 citato è stata ritenuta maggiormente aderente alla ratio legis, volta a garantire al lavoratore padre la cura del bambino in tutte le ipotesi in cui l’altro genitore sia impegnato in attività lavorative che lo distolgano dall’assolvimento di tale compito (per Consiglio di Stato, Sez. III– sentenza 10 settembre 2014 n. 4618 “E’ illegittimo il provvedimento con il quale la P.A. ha respinto la domanda di un dipendente (nella specie si trattava di un assistente della Polizia di Stato) volta ad ottenere il riconoscimento del diritto a fruire dei riposi giornalieri di cui all’art. 40 del D.L.vo 26 marzo 2001 n. 151 con decorrenza dal giorno successivo al compimento del terzo mese di vita del figlio, motivato con il fatto che la moglie dell’istante è nella condizione di casalinga laddove le ipotesi contemplate dall’art. 40 del D.Lgs. 151/2001 prevedono la fruizione dei riposi in argomento da parte del padre nel caso di rinuncia della madre lavoratrice. Infatti, poiché l’art. 40 del T.U. 151/2001 costituisce una norma volta a dare sostegno alla famiglia ed alla maternità in attuazione delle finalità generali di tipo promozionale scolpite dall’art. 31 della Costituzione, non può che valorizzarsi, nella sua interpretazione, la ratio della stessa, volta a beneficiare il padre di permessi per la cura del figlio allorquando la madre non ne abbia diritto in quanto lavoratrice non dipendente e pur tuttavia impegnata in attività (nella fattispecie, quella di “casalinga”), che la distolgano dalla cura del neonato”).
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia Lecce – Sezione Seconda definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie nei limiti di cui in motivazione.
Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all’art. 52, comma 1 D. Lgs. 30 giugno 2003 n. 196, a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata, per procedere all’oscuramento delle generalità e degli altri dati identificativi del sig. -OMISSIS- manda alla Segreteria di procedere all’annotazione di cui ai commi 1 e 2 della medesima disposizione, nei termini indicati.
Così deciso in Lecce nella camera di consiglio del giorno 11 settembre 2014 con l’intervento dei magistrati: