Source: https://www.professionegiustizia.it/documenti/notizia/2019/compensazione-impropria-leasing-concordato-preventivo
Timestamp: 2020-02-24 20:35:28+00:00
Document Index: 2862760

Matched Legal Cases: ['art. 56', 'art. 72', 'art. 72', 'art. 169', 'art. 56', 'art. 1243']

Risolto il contratto di locazione finanziaria (di un immobile) in base a clausola risolutiva espressa, successivamente il locatario veniva ammesso alla procedura del concordato preventivo.
Su base contrattuale mentre rimaneva l’obbligo del locatario al pagamento dei canoni (non ancora maturati e del prezzo pattuito per l'esercizio dell'opzione di acquisto, ma sotto forma di risarcimento, stante la risoluzione) allo stesso veniva riconosciuto il diritto ad ottenere il ricavato che il concedente avrebbe ottenuto dalla vendita dell'immobile oggetto del contratto.
Si pone la necessità di compensazione delle due partite.
Qualora la parte entri in fallimento o concordato preventivo, tuttavia, operano le regole dettate dalla legge fallimentare, art. 56, art. 72, art. 72 quater (applicabile anche al concordato preventivo) e art. 169 bis l.fall., che si riportano di seguito:
Art. 169-bis Contratti pendenti
La compensazione impropria come mero esercizio contabile
La Corte di Cassazione civile decide sul caso con Sentenza n. 26320 depositata in data 17 ottobre 2019 e riesamina il caso chiarendo i confini del concetto di “compensazione” distinta e diversa dalla cosiddetta “compensazione impropria”, così come delineata dalla giurisprudenza della stessa corte.
E ricorda che “la compensazione presuppone l'autonomia dei rapporti cui si riferiscono i contrapposti crediti delle parti”, mentre si potrà denominare “compensazione impropria” il caso nel quale “rispettivi crediti e debiti abbiano origine da un unico rapporto, nel qual caso la valutazione delle reciproche pretese importa soltanto un semplice accertamento contabile di dare ed avere”.
In questo ultimo caso, quello della compensazione impropria “... giudice può procedere senza che sia necessaria l'eccezione di compensazione o la proposizione di domanda riconvenzionale”.
Secondo precedente arresto della stessa Corte, qualora si sia in presenza di una compensazione impropria va escluso il presupposto della compensazione e dunque dell'applicabilità dell'art. 56 l. fall.
E aggiunge la Corte “ dato imprescindibile è che il fatto genetico di entrambe le obbligazioni sia antecedente l'apertura della procedura concorsuale” pur se i “presupposti di liquidità ed esigibilità, ex art. 1243 cod. civ., maturino dopo la data di presentazione della domanda di ammissione al concordato”.
La compensazione impropria non è soggetta alle norme della legge fallimentare
La S.C. amplia la descrizione della compensazione impropria nel tentativo di rendere maggiormente chiaro il suo ambito.
La compensazione impropria verrebbe in esame ogni qual volta “ … le obbligazioni derivanti da un unico negozio siano tra loro legate da un vincolo di corrispettività che ne escluda l'autonomia”.
Si avrà invece compensazione in senso proprio “quando le obbligazioni, ancorché aventi causa in un unico rapporto negoziale, non siano in posizione sinallagmatica avendo carattere autonomo, non v'è ragione per escludere la fattispecie dall'area della compensazione in senso tecnico”.
Nel caso di specie la corte afferma che “L'obbligazione risarcitoria dell'utilizzatrice non è in rapporto sinallagmatico con il diritto alla differenza fra la maggiore somma ricavata dalla collocazione del bene e l'ammontare del debito risarcitorio, ma si tratta di situazioni giuridiche autonome, benché rinvenienti dalla medesima fonte negoziale”.
«nel caso di risoluzione per inadempimento di contratto di locazione finanziaria in epoca antecedente l'ammissione al concordato preventivo dell'utilizzatore, il concedente ha diritto di compensare il credito risarcitorio derivante da clausola penale con il suo debito, derivante dalla medesima clausola contrattuale, rappresentato dalla maggiore somma ricavata dalla vendita o altra collocazione del bene rispetto al medesimo credito risarcitorio».
Corte di Cassazione civile Sez. III Sentenza n. 26320 dep. 17/10/2019