Source: http://www.studiofortuna.it/ALFABETO/S.htm
Timestamp: 2018-12-16 22:10:26+00:00
Document Index: 183075601

Matched Legal Cases: ['art. 28', 'art. 28', 'art. 13', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 4', 'art. 7', 'sentenza ', 'art. 1']

Tribunale civile di Palermo, ord.za 16.10.2000, FILT-CGIL-FIT-CISL c. Siremar S.p.a.
Tribunale Civile di Palermo, Giudice del lavoro Dott. Di Marco, ordinanza 16.10.2000 su ricorso ex art. 28 L. 20.5.1970, n. 300, FILT - CGIL - FIT - CISL (Avv.ti A. Di Fede e R. Croce) c/ SIREMAR S.P.A. (Avv. S.A. Sciortino).
Sciopero nei servizi pubblici essenziali. Adozione di sanzioni disciplinari senza preventivo ricorso alle procedure di raffreddamento e di conciliazione. Illegittimità della condotta.
Letto il ricorso, proposto ai sensi dell' art. 28 1. n.300/70, con il quale le Organizzazioni Sindacali denominate FILT-CGL e FILT.-CISL, in persona dei rispettivi segretari provinciali, hanno denunciato quale antisindacale il comportamento tenuto dalla SIREMAR - Sicilia Regionale Marittima - S.p.A., consistito nell' avere inviato contestazione disciplinare, ai lavoratori che avevano aderito allo sciopero del 7/9/2000, per asserita illegittimità dell'astensione, in quanto svoltasi senza il preventivo esperimento delle procedure di raffreddamento e di conciliazione previste dalla legge n. 146/90, e ne ha chiesto la rimozione degli effetti;
Viste le difese della Società convenuta;
Sentite le parti e assunte sommarie informazioni sciogliendo la riserva;
L’esercizio del diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali è oggetto, in base alla legge n. 146/90 come modificata dalla l. n. 83/90, alla valutazione di legittimità della Commissione di Garanzia (art. 13 lett. I), che vi provvede con le procedure ivi indicate (art. 4, comma quarter) e, all’esito, "delibera le sanzioni previste dall’art. 4 e, per quanto disposto dal comma 1 dall’art. 4, prescrive al datore di lavoro di applicare le sanzioni disciplinari".
L’art. 4 comma 1 configura come fatto disciplinarmente rilevante il comportamento dei lavoratori che "... si astengano dal lavoro in violazione delle disposizioni dei commi 1 (primo periodo), e 3 dell’art. 2 o che richiesti dell’effettuazione dalle prestazioni di cui al comma 2 del medesimo articolo, non prestino la loro consueta attività", e prevede come sanzionabile il comportamento delle OO.SS. che "...proclamano uno sciopero o ad esso aderiscono in violazione delle disposizioni di cui all’art. 2".
Orbene, il quadro normativo è sufficientemente chiaro, e per la verità nessuna contestazione è stata sollevata sul punto, nell’individuare nella Commissione di Garanzia il solo soggetto legittimato a formulare il giudizio di illegittimità dell’astensione dal lavoro che, conseguentemente, risulta sottratto alla autonoma valutazione datoriale.
In altri termini, nel sistema della legge, il potere disciplinare del datore appare pesantemente limitato e ciò a motivo della funzione cui esso è preordinato: non già l’autotutela dell’impresa, ma la garanzia dei servizi e la salvaguardia delle primarie esigenze degli utenti.
Ne deriva che fino a quando la Commissione di Garanzia non abbia reso la prevista valutazione il fatto, astensione dal lavoro, non è suscettibile di assumere connotazioni disciplinari rilevanti.
Ed in effetti, di tutto ciò è certamente consapevole la convenuta che, infatti, non ha mancato di indicare una presunta valutazione di illegittimità della Commissione di Garanzia, quale presupposto legittimante l’esercizio del potere disciplinare, esplicatosi proprio negli atti di contestazione qui censurati.
Ed infatti, la Società convenuta ha inviato ai lavoratori (sei, secondo le informazioni assunte) che avevano partecipato allo sciopero, svoltosi il 7.9.2000, nell’ambito di una vertenza relativa alla corresponsione del compenso per le prestazioni del servizio di sicurezza in porto dei Comandanti e Direttori di macchina non in RO, contestazioni disciplinari del seguente tenore:
"Rileviamo che Ella il giorno 7 settembre 2000, a bordo del ... si è astenuta dal lavoro aderendo di fatto all’invito delle Segreterie Regionali delle Organizzazioni Regionali FILT-CGL e FILT-CISL...
Riguardo a detta agitazione la Commissione di Garanzia, con comunicazione prot. N. 5224 del 23 agosto 2000 diretta alle organizzazioni Sindacali alla Federlinea e alla Scrivente Società, aveva indicato che la proclamazione dello sciopero è illegittima e pertanto doveva essere revocata in quanto contraria alle norme della legge n. 146/90 ...
Per le esposte motivazioni, poichè ella ha violato consapevolmente gli obblighi imposti dalle disposizioni citate ... con la presente le comunichiamo l’apertura del procedimento disciplinare ...".
Orbene, il chiaro tenore letterale della contestazione disciplinare rappresenta, come fatto certo, una valutazione di illegittimità dell’astensione dal lavoro, ad opera della Commissione di Garanzia che, però, come è pacifico, non è stata, ad oggi, resa (la nota citata contiene solo le indicazioni previste dall’art. 4 lett. D l. N. 83/2000).
Ne deriva, sul piano oggettivo, il difetto del presupposto legittimante il potere disciplinare - dato che, come è ovvio, tale potere ha ragione di esplicarsi solo in presenza di un comportamento astrattamente configurabile come illecito e una simile configurabilità deve necessariamente seguire la valutazione della Commissione di Garanzia e, sul piano soggettivo, la deliberata intenzione di indurre nei lavoratori che hanno partecipato alla astensione, il convincimento di essere esposti ad un imminente potere sanzionatorio in dipendenza della azione sindacale.
Appare evidente la portata fortemente "persuasiva" del comportamento datoriale che, ben vero, non trova scusanti nè nella presunta esigenza di assicurare la immediatezza della contestazione, nè nella asserita intenzione di subordinare le ulteriori fasi del procedimento alle definitive determinazioni della Commissione di Garanzia.
Sotto il primo profilo, infatti, è sufficiente rilevare che il principio di immediatezza va valutato in correlazione alle modalità, di accertamento del fatto illecito - nel caso che ci occupa, subordinato alle valutazioni della Commissione di Garanzia-; sotto il secondo profilo, non può sfuggire che la presunta intenzione risulta del tutto inespressa nelle contestazioni inviate ai lavoratori, nè è desumibile per relazione dalla comunicazione ai Comandanti di Bordo del 5.7.2000, che non è stata richiamata nei singoli atti di contestazione.
In definitiva, le contestazioni disciplinari che ci occupano vanno giudicate del tutto intempestive e chiaramente preordinate a indurre nei lavoratori il timore dell’imminente esercizio del potere sanzionatorio correlato alla astensione dal lavoro svoltasi nell’ambito di una vertenza ancora non conclusa; con la conseguenza che per esse appare fortemente lesa l’immagine del sindacato e sostanzialmente compromesso l’esercizio delle libertà sindacali e del diritto di sciopero proprio in dipendenza dell’effetto comprensibilmente paralizzante che la pendenza del procedimento disciplinare è destinata a produrre sui lavoratori.
In conclusione la condotta denunciata va giudicata antisindacale e ne vanno rimossi gli effetti mediante la revoca delle contestazioni disciplinari più volte menzionate.
Non può invece accogliersi la domanda tendente a conseguire la condanna della Siremar ad astenersi, in futuro, dal porre in essere comportamenti del tipo di quello denunciato, dato che non è stata fornita alcuna prova, neanche indiziaria, della concreta possibilità che simili condotte vengano reiterate.
Del pari non sussistono i presupposti di legge per la chiesta pubblicazione.
Dichiara antisindacale il comportamento descritto in motivazione e, per l’effetto, ordina alla SIREMAR - Sicilia Regionale Marittima S.p.a. - la revoca delle contestazioni disciplinari pure indicate nella parte motiva.
Condanna la resistente a rifondere alle ricorrenti le spese del giudizio che liquida in lire 1.800.000 di cui lire 1.000.000 per onorario, con distrazione in favore degli avv.ti Di Fede e Croce.
Palermo 16 ottobre 2000
Per aspetti analoghi, cfr.: CASSAZIONE, Sez. lav., 6 ottobre 1999, n. 11147 - DELLI PRISCOLI Pres. - EULA Est. - SCHIRO P.M. (concl. conL) - Metronotte Massa s.r.l. (avv. Romanelli, Manfredi) c. FILCAMS CGIL di Massa Carrara (non costituita). Conferma T. Massa 23 aprile 1999.
con nota critica di PERA, Lo sciopero attuato con riduzione delle prestazioni dovute, in Riv.it.dir.lav. 2000,34.
Sciopero - Nozione - Astensione dei lavoratori da una parte delle mansioni dovute – configura sciopero legittimo - Reazione disciplinare del datore - Illegittimità.
"Poiché lo sciopero ben può legittimamente attuarsi attraverso lo svolgimento dell'attività con prestazioni ridotte rispetto alle dovute (nel caso, i metronotte omettevano il rilascio alla clientela del biglietto di controllo o la ricarica degli orologi funzionalmente equivalente), tiene comportamento antisindacale l'impresa che procede in via disciplinare per questa forma di lotta."
SCIOPERO - LEX
Modifiche ed integrazioni della legge 12 giugno 1990 n. 146 in materia di esercizio del diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali e di salvaguardia dei diritti della persona costituzionalmente tutelati.
All’articolo 2, comma 1, della legge 12 giugno 1990, n. 146, le parole da: "e con l’indicazione della durata dell’astensione dal lavoro" fino alla fine del comma sono sostituite dalle seguenti: ". I soggetti che proclamano lo sciopero hanno l’obbligo di comunicare per iscritto, nel termine di preavviso, la durata e le modalità di attuazione, nonché le motivazioni dell’astensione collettiva dal lavoro. La comunicazione deve essere data sia alle amministrazioni o imprese che erogano il servizio, sia all’apposito ufficio costituito presso l’autorità competente ad adottare l’ordinanza di cui all’articolo 8, che ne cura la immediata trasmissione alla Commissione di garanzia di cui all’articolo12".
All’articolo 2, comma 2, primo periodo, della legge 12 giugno 1990, n. 146, dopo le parole: "in relazione alla natura del servizio ed alle esigenze della sicurezza" sono inserite le seguenti: ", nonché alla salvaguardia dell’integrità degli impianti".
All’articolo 2, comma 2, primo periodo, della legge 12 giugno 1990, n. 146, le parole da: "di cui alla legge 29 marzo 1983, n. 93" fino a: "sentite le organizzazioni degli utenti" sono sostituite dalle seguenti: "di cui al decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e successive modificazioni, nonché nei regolamenti di servizio, da emanare in base agli accordi con le rappresentanze del personale di cui all’articolo 47 del medesimo decreto legislativo n. 29 del 1993".
All’articolo 2, comma 2, secondo periodo, della legge 12 giugno 1990, n. 146, dopo le parole: "possono disporre forme di erogazione periodica" sono aggiunte le seguenti: "e devono altresì indicare intervalli minimi da osservare tra l’effettuazione di uno sciopero e la proclamazione del successivo, quando ciò sia necessario ad evitare che, per effetto di scioperi proclamati in successione da soggetti sindacali diversi e che incidono sullo stesso servizio finale o sullo stesso bacino di utenza, sia oggettivamente compromessa la continuità dei sevizi pubblici di cui all’articolo 1. Nei predetti contratti o accordi collettivi devono essere in ogni caso previste procedure di raffreddamento e di conciliazione, obbligatorie per entrambe le parti, da esperire prima della proclamazione dello sciopero ai sensi del comma 1. Se non intendono adottare le procedure previste da accordi o contratti collettivi, le parti possono richiedere che il tentativo preventivo di conciliazione si svolga: se lo sciopero ha rilievo locale, presso la prefettura, o presso il comune nel caso di scioperi nei servizi pubblici di competenza dello stesso e salvo il caso in cui l’amministrazione comunale sia parte; se lo sciopero ha rilievo nazionale, presso la competente struttura del Ministero del lavoro e della previdenza sociale. Qualora le prestazioni indispensabili e le altre misure di cui al presente articolo non siano previste o non siano valutate idonee, la Commissione di garanzia adotta, nelle forme di cui all’articolo 13, comma 1, lettera a), la provvisoria regolamentazione compatibile con le finalità del comma 3".
All’articolo 2, comma 5, della legge 12 giugno 1990, n. 146, le parole da: "di cui alla legge 29 marzo 1983, n. 93" fino a: "di cui all’articolo 25 della medesima legge" sono sostituite dalle seguenti: "di cui al decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e successive modificazioni, nonché dei regolamenti di servizio da emanare in base agli accordi con le rappresentanze del personale di cui all’articolo 47 del medesimo decreto legislativo n. 29 del 1993 e nei codici di autoregolamentazione di cui all’articolo 2-bis della presente legge".
All’articolo 2, comma 6, della legge 12 giugno 1990, n. 146, dopo le parole: "quando l’astensione dal lavoro sia terminata." È inserito il seguente periodo: "Salvo che sia intervenuto un accordo tra le parti ovvero vi sia stata una richiesta da parte della Commissione di garanzia o dell’autorità competente ad emanare l’ordinanza di cui all’articolo 8, la revoca spontanea dello sciopero proclamato, dopo che è stata data informazione all’utenza ai sensi del presente comma, costituisce forma sleale di azione sindacale e viene valutata dalla Commissione di garanzia ai fini previsti dall’articolo 4, commi da 2 a 4-bis".
All’articolo 2, comma 6, della legge 12 giugno 1990, n. 146, dopo il terzo periodo sono aggiunti i seguenti: "Le amministrazioni e le imprese erogatrici dei servizi hanno l’obbligo di fornire tempestivamente all Commissione di garanzia che ne faccia richiesta le informazioni riguardanti gli scioperi proclamati ed effettuati, le revoche, le sospensioni ed i rinvii degli scioperi proclamati, e le relative motivazioni, nonché le cause di insorgenza dei conflitti. La violazione di tali obblighi viene valutata dalla Commissione di garanzia ai fini di cui all’articolo 4, comma 4-sexies".
1. Dopo l’articolo 2 della legge 12 giugno 1990, n. 146, è inserito il seguente: "Art. 2-bis. - 1. L’astensione collettiva dalle prestazioni, a fini di protesta o di rivendicazione di categoria, da parte di lavoratori autonomi, professionisti o piccoli imprenditori che incida sulla funzionalità dei servizi pubblici di cui all’articolo 1, è esercitata nel rispetto di misure dirette a consentire l’erogazione delle prestazioni indispensabili di cui al medesimo articolo. A tale fine la Commissione di garanzia di cui all’articolo 12 promuove l’adozione, da parte delle associazioni o degli organismi di rappresentanza delle categorie interessate, di codici di autoregolamentazione che realizzino, in caso di astensione collettiva, il contemperamento con i diritti della persona costituzionalmente tutelati di cui all’articolo 1. Se tali codici mancano o non sono valutati idonei a garantire le finalità di cui al comma 2 dell’articolo 1, la Commissione di garanzia, sentite le parti interessate nelle forme previste dall’articolo 13, comma 1, lettera a), delibera la provvisoria regolamentazione. I codici di autoregolamentazione devono in ogni caso prevedere un termine di preavviso non inferiore a quello indicato al comma 5 dell’articolo 2, l’indicazione della durata e delle motivazioni dell’astensione collettiva, ed assicurare in ogni caso un livello di prestazioni compatibile con le finalità di cui al comma 2 di cui all’articolo 1. In caso di violazione dei codici di autoregolamentazione, fermo restando quanto previsto dalla comma 3 dell’articolo 2, la Commissione di garanzia valuta i comportamenti e adotta le sanzioni di cui all’articolo 4".
2. Decorsi sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, qualora i codici di autoregolamentazione di cui all’articolo 2-bis della legge 12 giugno 1990, n. 146, introdotto dal comma 1 del presente articolo, non siano ancora stati adottati, la Commissione di garanzia, sentite le parti interessate nelle forme previste dall’articolo 13, comma 1, lettera a), della predetta legge n. 146 del 1990, come sostituito dall’articolo 10, comma 1, della presente legge, delibera la provvisoria regolamentazione.
3. All'articolo 4 della legge 12 giugno 1990, n. 146, il comma 3 è stato abrogato.
"4-bis. Qualora le sanzioni previste ai commi 2 e 4 non risultino applicabili, perché le organizzazione sindacali che hanno promosso lo sciopero o vi hanno aderito non fruiscono dei benefìci di ordine patrimoniale di cui al comma 2 o non partecipano alle trattative, la Commissione di garanzia delibera in via sostitutiva una sanzione amministrativa pecuniaria a carico di coloro che rispondono legalmente per l'organizzazione sindacale responsabile, tenuto conto della consistenza associativa, della gravità della violazione e della eventuale recidiva, nonché della gravità degli effetti dello sciopero sul servizio pubblico, da un minimo di lire 5.000.000 ad un massimo di lire 50.000.000. La sanzione viene applicata con ordinanza-ingiunzione della direzione provinciale del lavoro-sezione ispettorato del lavoro.
4-ter. Le sanzioni di cui al presente articolo sono raddoppiate nel massimo se l'astensione collettiva viene effettuata nonostante la delibera di invito della Commissione di garanzia emanata ai sensi dell'articolo 13, comma 1, lettere c), d), e), ed h).
4-sexies. I dirigenti responsabili delle amministrazioni pubbliche ed i legali rappresentanti degli enti e delle imprese che nel termine indicato per l'esecuzione della delibera della Commissione di garanzia non applichino le sanzioni di cui al presente articolo, ovvero che non forniscano nei successivi trenta giorni le informazioni di cui all'articolo 2, comma 6, sono soggetti ad una sanzione amministrativa pecuniaria da lire 400.000 a lire 1.000.000 per ogni giorno di ritardo ingiustificato. La sanzione amministrativa pecuniaria viene deliberata dalla Commissione di garanzia tenuto conto della gravità della violazione e della eventuale recidiva, ed applicata con ordinanza-ingiunzione della direzione provincial3 del lavoro-sezione ispettorato del lavoro, competente per territorio".
I commi sesto e settimo dell'articolo 28 della legge 20 maggio 1970, n. 300, introdotti dall'articolo 6, comma 1, della legge 12 giugno 1990, n. 146, sono abrogati.
All'articolo 7, comma 1, della legge 12 giugno 1990, n. 146, le parole: "di cui alla legge 29 marzo 1983, n. 93" sono sostituite dalle seguenti: "di cui al decreto legislativo 3 febbraio 199, n. 29, e successive modificazioni".
Dopo l'art. 7 della legge 12 giugno 1990, n. 146, è inserito il seguente: "Art. 7-bis - 1. Le associazioni degli utenti riconosciute ai fini della legge 30 luglio 1998, n. 281, sono legittimate ad agire in giudizio ai sensi dell'articolo 3 della citata legge, in deroga alla procedura di conciliazione di cui al comma 3 dello stesso articolo, anche al sono fine dio ottenere la pubblicazione, a spese del responsabile, della sentenza che accerta la violazione dei diritti degli utenti, limitatamente ai casi seguenti: a) nei confronti delle organizzazioni sindacali responsabili, quando lo sciopero sia stato revocato dopo la comunicazione all'utenza al di fuori dei casi di cui all'articolo 2, comma 6, e quando venga effettuato nonostante la delibera di invito della Commissione di garanzia di differirlo ai sensi dell'articolo 13, comma 1, lettere c), d), e) ed h), e da ciò consegua un pregiudizio al diritto degli utenti di usufruire con certezza dei servizi pubblici; b) nei confronti delle amministrazioni, degli enti o delle imprese che erogano i servizi di cui all'articolo 1, qualora non vengano fornite adeguate informazioni agli utenti ai sensi dell'articolo 2, comma 6, e da ciò consegua un pregiudizio al diritto degli utenti di usufruire dei sevizi pubblici secondo standard di qualità e di efficienza".
"Art. 8. - 1. Quando sussista il fondato pericolo di un pregiudizio grave e imminente ai diritti della persona costituzionalmente tutelati di cui all'articolo 1, comma 1, che potrebbe essere cagionato dall'interruzione o dalla alterazione del funzionamento dei servizi pubblici di cui all'articolo 1, conseguente all'esercizio dello sciopero o a forme di astensione collettiva di lavoratori autonomi, professionisti o piccoli imprenditori, su segnalazione della Commissione di garanzia ovvero, nei casi di necessità e urgenza, di propria iniziativa, informando previamente la Commissione di garanzia, il Presidente del Consiglio dei ministri o un Ministro da lui delegato, se il conflitto ha rilevanza nazionale o interregionale, ovvero, negli altri casi, il prefetto o il corrispondente organo nelle regioni a statuto speciale, informati i presidenti delle regioni o delle province autonome di Trento e Bolzano, invitano le parti a desistere dai comportamenti che determinano la situazione di pericolo, esperiscono un tentativo di conciliazione, da esaurire nel più breve tempo possibile, e se il tentativo non riesce, adottano con ordinanza le misure necessarie a prevenire il pregiudizio ai diritti della persona costituzionalmente tutelati di cui all'articolo 1, comma 1.
2. L'ordinanza può disporre il differimento dell'astensione collettiva ad altra data, anche unificando astensioni collettive già proclamate, la riduzione della sua durata ovvero prescrivere l'osservanza da parte dei soggetti che la proclamano, dei singoli che vi aderiscono, e delle amministrazioni o imprese che erogano il servizio, di misure idonee ad assicurare livelli di funzionamento del servizio pubblico compatibili con la salvaguardia dei diritti della persona costituzionalmente tutelati di cui all'articolo 1, comma 1. Qualora la Commissione di garanzia, nella sua segnalazione o successivamente, abbia formulato una proposta in ordine alle misure da adottare con l'ordinanza al fine di evitare il pregiudizio ai predetti diritti, l'autorità competente ne tiene conto. L'ordinanza è adottata non meno di quarantotto ore prima dell'inizio dell'astensione collettiva, slavo che sia ancora in corso il tentativo di conciliazione o vi siano regioni di urgenza, e deve specificare il periodo di tempo durante il quale i provvedimenti dovranno essere osservati dalle parti.
3.L'ordinanza viene portata a conoscenza dei destinatari mediante comunicazione da effettuare, a cura dell'autorità che l'ha emanata, ai soggetti che promuovono l'azione, alle amministrazioni o alle imprese erogatrici del servizio ed alle persone fisiche i cui nominativi siano eventualmente indicati nella stessa, nonché mediante affissione nei luoghi di lavoro, da compiere a cura dell'amministrazione o dell'impresa erogatrice. Dell'ordinanza viene altresì data notizia mediante adeguate forme di pubblicazione sugli organi di stampa, nazionali o locali, o mediante diffusione attraverso la radio e la televisione.
2. All'articolo 9, comma1, della legge 12 giugno 1990, n. 146, le parole: "da un minimo di lire 100.000 ad un massimo di lire 400.000" sono sostituite dalle seguenti:
"da un minimo di lire 500.000 ad un massimo di lire 1.000.000. Le organizzazioni dei lavoratori, le associazioni e gli organismi di rappresentanza dei lavoratori autonomi, professionisti e piccoli imprenditori, che non ottemperano all'ordinanza di cui all'articolo 8 sono puniti con la sanzione amministrativa pecuniaria da lire 5.000.000 a lire 50.000.000 per ogni giorno di mancata ottemperanza a seconda della consistenza economica dell'organizzazione, associazione o organismo rappresentativo e della gravità delle conseguenze dell'infrazione. Le sanzioni sono irrogate con decreto della stessa autorità che ha emanato l'ordinanza e sono applicate con ordinanza-ingiunzione della direzione provinciale del lavoro-sezione ispettorato del lavoro".
1. All'articolo12, comma 2, della legge 12 giugno 1990, n. 146, i periodi secondo e terzo, introdotti dall'articolo 17, comma 13, della legge 15 maggio 1997, n. 127, sono sostituiti dai seguenti: "La Commissione si avvale di personale, anche con qualifica dirigenziale, delle Amministrazioni pubbliche in posizione di comando o fuori ruolo, adottando a tale fine i relativi provvedimenti. Per i dipendenti pubblici si applica la disposizione di cui all'articolo 17, comma 14, della legge 15 maggio 1997, n. 127. La Commissione individua, con propria deliberazione, i contingenti di personale di cui avvalersi nel limite massimo di trenta unità. Il personale in servizio presso la Commissione in posizione di comando o fuori ruolo conserva lo stato giuridico e il trattamento economico fondamentale delle Amministrazioni di provenienza, a carico di queste ultime. Allo stesso personale spetta un'indennità nella misura prevista per il personale dei ruoli della Presidenza del Consiglio dei ministri, nonché gli altri trattamenti economici accessori previsti dai contratti collettivi nazionali di lavoro. I trattamenti accessori gravano sul fondo di cui al comma 5".
a) valuta, anche di propria iniziativa, sentite le organizzazioni dei consumatori e degli utenti riconosciute ai fini dell'elenco di cui alla legge 30 luglio 1998, n. 281, che siano interessate ed operanti nel territorio di cui trattasi, le quali possono esprimere il loro parere entro il termine stabilito dalla Commissione medesima, l'idoneità delle prestazioni indispensabili, delle procedure di raffreddamento e conciliazione e delle altre misure individuate ai sensi del comma 2 dell'articolo 2 a garantire il contemperamento dell'esercizio del diritto di sciopero con il godimento dei diritti della persona costituzionalmente tutelati, di cui al comma 1 dell'articolo 1, e qualora non le giudichi idonee sulla base di una specifica motivazione, sottopone alle parti una proposta sull'insieme delle prestazioni, procedure e misure da considerare indispensabili. Le parti devono pronunciarsi sulla proposta della Commissione entro quindici giorni dalla notifica. Se non si pronunciano, la Commissione, dopo aver verificato, in seguito ad apposite audizioni da svolgere entro il termine di venti giorni, l'indisponibilità delle parti a raggiungere un accordo, adotta con propria delibera la provvisoria regolamentazione delle prestazioni indispensabili, delle procedure di raffreddamento e di conciliazione e delle altre misure di contemperamento, comunicandola alle parti interessate, che sono tenute ad osservarla agli effetti dell'articolo 2, comma 3, fino al raggiungimento di un accordo valutato idoneo. Nello stesso modo la Commissione valuta i codici di autoregolamentazione di cui all'articolo 2, comma 2-bis, e provvede nel caso in cui manchino o non siano idonei ai sensi della presente lettera. La Commissione al fine della provvisoria regolamentazione di cui alla presente lettera, deve tenere conto delle previsioni degli atti di autoregolamentazione vigenti in settori analoghi o similari nonché degli accordi sottoscritti nello stesso settore nelle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale. Nella provvisoria regolamentazione, le prestazioni indispensabili devono essere individuate in modo da non compromettere, per la durata della regolamentazione stessa, le esigenze fondamentali di cui all'art. 1; salvo casi particolari, devono essere contenute in misura non eccedente mediante il 50 per cento delle pr43estaziioni normalmente erogate e riguardare quote strettamente necessarie di personale non superiori mediamente ad un terzo del personale normalmente utilizzato per la piena erogazione del servizio nel tempo interessato dallo sciopero, tenuto conto delle condizioni tecniche e della sicurezza. Si deve comunque tenere conto dell'utilizzabilità dei servizi alternativi o forniti da imprese concorrenti. Quando, per le finalità di cui nell'articolo 1, è necessario assicurare fasce orarie di erogazione dei servizi, questi ultimi devono essere garantiti nella misura di quelli normalmente offerti e pertanto non rientrano nella predetta percentuale del 50 per cento. Eventuali deroghe da parte della Commissione per casi particolare, devono essere adeguatamente motivate con specifico riguardo alla necessità di garantire livelli di funzionamento e sicurezza stretta ente occorrenti all'erogazione di servizi in modo da non compromettere le esigenze fondamentali di cui all'articolo 1. I medesimi criteri previsti per la individuazione delle prestazioni indispensabili ai fini della provvisoria regolamentazione costituiscono parametri di riferimento per la valutazione, da parte della Commissione, dell'idoneità degli atti negoziali e di autoregolamentazione. Le delibere adottate dalla Commissione ai sensi della presente lettera sono immediatamente trasmesse ai Presidenti delle Camere;
b) esprime il proprio giudizio sulle questioni interpretative o applicative dei contenuti degli accordi o codici di autoregolamentazione di cui al comma 2 dell'articolo 2 e all'articolo 2-bis per la parte di propria competenza su richiesta congiunta delle parti o di propria iniziativa.
Su richiesta congiunta delle parti interessate, la Commissione può inoltre emanare un lodo sul merito della controversia. Nel caso in cui il servizio sia svolto con il concorso di una pluralità di amministrazioni ed imprese la Commissione può convocare le amministrazioni e imprese interessate, incluse quelle che erogano servizi strumentali, accessori o collaterali, e le rispettive organizzazioni sindacali, e formulare alle parti interessate una proposta intesa a rendere omogenei i regolamenti di cui al comma 2 dell'articolo 2, tenuto conto delle esigenze del servizio nella sua globalità;
l) assicura forme adeguate e tempestive di pubblicità delle proprie delibere, con particolare riguardo alle delibere di invito di cui alle lettere c), d), e) ed h), e può richiedere la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale di comunicati contenenti gli accordi o i codici di autoregolamentazione di ambito nazionale valutati idonei o le eventuali provvisorie regolamentazioni da essa deliberate in mancanza di accordi o codici idonei. Le amministrazioni e le imprese erogatrici di servizi hanno l'obbligo di rendere note le delibere della Commissione, nonché gli accordi o contratti collettivi di cui all'articolo 2, comma 2, mediante affissione in luogo accessibile a tutti;
1. All'articolo 14, comma 1 della legge 12 giugno 1990, n. 146, le parole: "può indire" sono sostituite dalla seguente: "indìce".
L'articolo 17 della legge 12 giugno 1990, n. 146, è abrogto.
All'articolo 20, comma 1, della legge 12 giugno 1990, n. 146, nel secondo periodo, dopo le parole: "quanto previsto" sono inserite le seguenti:"dall'articolo 2 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, approvato con regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e dall'articolo 38 della legge 8 giugno 1990, n. 142, e successive modificazioni, nonché".
Le sanzioni comminate, anteriormente al 31 dicembre 1999, per le violazioni di cui al comma 1 sono estinte.
I giudizi di opposizione agli atti con i quali sono state comminate sanzioni per le violazioni di cui al comma 1, commesse anteriormente al 31 dicembre 1999, pendenti, in qualsiasi stato e grado, sono automaticamente estinti con compensazione delle spese.
In nessun caso si fa luogo al rimborso di somme corrisposte per il pagamento delle sanzioni.
Data a Roma, addì 11 aprile 2000