Source: http://www.upel.va.it/quesito/ristrutturazione-edilizia-mediante-demolizione-e-ricostruzione-fabbricato-rustico/
Timestamp: 2017-10-24 11:18:12+00:00
Document Index: 56729479

Matched Legal Cases: ['art. 27', 'sentenza ', 'art. 22', 'art. 14', 'art. 14', 'art. 40', 'art. 4']

RISTRUTTURAZIONE EDILIZIA MEDIANTE DEMOLIZIONE E RICOSTRUZIONE FABBRICATO RUSTICO
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La presente per chiedere parere in merito alla ristrutturazione edilizia mediante la demolizione e ricostruzione di un fabbricato rustico esistente e cambio di destinazione d’uso in fabbricato di civile abitazione.
Sul cambio di destinazione d’uso credo non ci si debba porre alcun problema, è tranquillamente consentito dalla normativa vigente. (Chiaramente il PGT lo consente)
Trattasi di un rustico fatiscente mai utilizzato ai fini abitativi.
L’art. 27 della L.R. 12/2005 dispone che: “Nell’ambito degli interventi di ristrutturazione edilizia sono ricompresi anche quelli consistenti nella demolizione e ricostruzione totale o parziale, nel rispetto della volumetria preesistente fatte salve le sole innovazioni necessarie per l’adeguamento alla normativa antisismica. (lettera dichiarata costituzionalmente illegittima con sentenza della Corte cost. n. 309 del 2011, limitatamente all’ultimo periodo, come interpretato dall’art. 22 della legge reg. n. 7 del 2010, nella parte in cui esclude l’applicabilità del limite della sagoma alle ristrutturazioni mediante demolizione e ricostruzione)
Credo non ci si debba a questo punto porre alcun dubbio sul rispetto della sagoma che può essere tranquillamente non rispettata.
Il problema invece, si presenta con il RISPETTO DELLA VOLUMETRIA ESISTENTE.
Il progetto prevede la demolizione del rustico di mc. 255,30 la ricostruzione di un fabbricato di civile abitazione di mc. 502,87 considerati dal progettista come mc. 255,30 in ristrutturazione (demolizione e ricostruzione) e mc 247,57 in ampliamento.
Nella zona urbanistica oggetto di intervento l’ampliamento suddetto sarebbe consentito, ma il mio dubbio è il seguente:
La ristrutturazione deve prevedere la ricostruzione del solo volume esistente.
Una volta effettuata tale ricostruzione è possibile presentare un’altra pratica per l’ampliamento.
Si capisce però che interpretando la norma in questa maniera il risultato non cambierebbe ma tale procedure potrebbe configurarsi come un aggravio di procedimento e di costi.
Come si può invece giustificare un unico progetto? È possibile? Se si, c’è la possibilità di essere supportati da della giurisprudenza o altro?
Demolendo il fabbricato è possibile ricostruire la stessa volumetria al netto dei muri perimetrali utilizzando la normativa sul l’efficienza energetica (art. 14 L. 102/2014)?
Se si: con il comma 6 dell’art. 14 (riduzione del 20% indice di prestazione energetica) come nuove costruzioni o con il comma 7 (riduzione del 10% indice di prestazione energetica) come edifici esistenti?
Del rustico in questione non è possibile rintracciare i provvedimenti autorizzativi.
I proprietari, con il supporto di un parere “pro veritate” di un loro legale, sostengono mediante la presentazione di una vecchia fotografia dalla quale si può indicativamente risalire all’età delle persone presenti nella foto e da cui si vede che il fabbricato in questione era già esistente e mediante la presentazione di dichiarazioni sostitutive di atto di notorietà che lo stesso è stato costruito nel 1964 e che pertanto può essere considerato a tutti gli effetti autorizzato.
Sul valore di tali dichiarazioni, l’avvocato richiama l’art. 40 della L. 47/85 il quale dispone che per le opere iniziate anteriormente al 1 settembre 1967, in luogo degli estremi della licenza edilizia può essere prodotta una dichiarazione sostitutiva di atto notorio, rilasciata dal proprietario o altro avente titolo attestante che l’opera risulti iniziata in data anteriore al 1 settembre 1967.
Tale dichiarazione, che libera il proprietario dall’obbligo di citare ed eventualmente di produrre i permessi di costruire rilasciati, è stata resa possibile, inizialmente in forza dell’art. 4 della Legge 15/1968 e successivamente ai sensi degli articoli 46 e seguenti del DPR 445/2000, contenente le disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa.
Conclude dicendo che, essendo impossibilitato, l’attuale proprietario, a produrre altra documentazione inerente l’immobile, è da ritenersi satisfativa e sufficiente per legge l’autocertificazione circa la data di realizzazione dell’immobile e quindi circa la legittimità dell’immobile.
Alla luce di quanto esposto si può tranquillamente considerare legittimo l’immobile esistente?
Nella ristrutturazione, mediante demolizione e ricostruzione, non deve essere rispettato il sedime dell’immobile esistente. È corretto?
L’edificio ricostruito deve essere rispettoso delle distanze dai confini e dai fabbricati esistenti?