Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-22097-del-04-09-2019
Timestamp: 2020-08-12 18:43:39+00:00
Document Index: 159593306

Matched Legal Cases: ['art. 6', 'art. 54', 'art. 2', 'art. 54', 'art. 360', 'art. 6', 'art. 13', 'art. 2', 'art. 54', 'art. 3', 'art. 117', 'art. 6', 'art. 13', 'art. 46', 'sentenza ', 'art. 54', 'art. 2', 'art. 6', 'art. 54', 'art. 71', 'art. 6', 'art. 117']

Sentenza Cassazione Civile n. 22097 del 04/09/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22097 del 04/09/2019
Cassazione civile sez. II, 04/09/2019, (ud. 22/05/2019, dep. 04/09/2019), n.22097
sul ricorso 6081/2015 proposto da:
E.G., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA VALADIER
Con ricorso depositato presso la Corte d’Appello di Roma in data 7 marzo 2011 E.G. proponeva, domanda di accertamento della violazione del termine di ragionevole durata del processo di cui all’art. 6, paragrafo 1, CEDU con contestuale richiesta di condanna del Ministero dell’economia e delle finanze al pagamento in suo favore dell’equa riparazione ex L. n. 89 del 2001.
Con Decreto 30 gennaio 2015 la Corte d’appello rigettava la domanda e condannava il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
La Corte d’Appello preso atto che il ricorso innanzi al Tar Campania era stato notificato il 24 giugno del 1993 e che non era stata pre5entata alcuna istanza di prelievo e che, dunque, il processo era stato dichiarato perento per inattività della parte, visto il D.L. n. 112 del 2008, art. 54, comma 2, riteneva la domanda non proponibile.
Per la cassazione di tale decreto E.G. propone ricorso, sulla base di due motivi.
Il primo motivo di ricorso deduce la violazione e falsa applicazione degli artt. 6 e 13 CEDU, L. n. 89 del 2001, art. 2, erronea applicazione della L. n. 133 del 2008, art. 54, comma 2, in relazione al disposto di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.
IL ricorrente, inoltre, sottolinea che il problema della presentazione o meno delle, istanza di prelievo, nel caso di specie, non riveste alcun ruolo come risulta confermato dalla scansione temporale del giudizio amministrativo presupposto. Il secondo motivo di ricorso ha ad oggetto la violazione e falsa applicazione dell’art. 6, par. 1 e art. 13 della CEDU, L. 89 del 2001, art. 2 e degli artt. 91 e 92 c.p.c..
Il ricorrente censura la condanna al pagamento delle spese del giudizio liquidate in Euro 1888,50 pur in presenza di tutti i presupposti per la compensazione delle stesse.
Questa Corte con ordinanza interlocutoria n. 27100/2017 ha ritenuto rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità, costituzionale del D.L. n. 112 del 2008, art. 54, comma 2, convertito con modificazioni in L. n. 133 del 2008, come modificato dal D.Lgs. n. 104 del 2010, art. 3, comma 23, all. 4, in relazione all’art. 117 Cost., comma 1 e ai parametri interposti dell’art. 6, par. 1, art. 13 e art. 46, par. 1 CEDU. Ritiene il Collegio che il ricorso sia fondato, dovendo prendersi atto che nelle more del presente giudizio è intervenuta la sentenza della Corte Costituzionale n. 34 del 6 marzo 2019, che ha dichiarato incostituzionale il D.L. n. 112 del 2008, art. 54, comma 2 e successive modifiche, qui rilevante, trattandosi nella specie di procedimento per il quale non risulta applicabile la previsione di cui alla L. n. 89 del 2001, art. 2, comma 1, come novellato dalla L. n. 208 del 2015 (attesa la specifica norma transitoria di cui alla stessa L. n. 89 del 2001, art. 6, comma 2 bis, atteso che il processo presupposto alla data del 31 ottobre 2016 avrebbe già superato i termini di durata ragionevole).
Per l’effetto ha ritenuto che la norma in esame si pone in contrasto con la “costante giurisprudenza della Corte EDU”, atteso che l’istanza di prelievo, cui fa riferimento il D.L. n. 112 del 2008, art. 54, comma 2 (prima della rimodulazione, come rimedio preventivo, operatane dalla L. n. 208 del 20159, non costituisce…un adempimento…necessario ma una mera facoltà del ricorrente (ex art. 71, comma 2 codice del processo amministrativo, la parte “può” segnalare al giudice l’urgenza del ricorso), con effetto puramente dichiarativo di un interesse già incardinato nel processo e di mera “prenotazione della decisione” (che può comunque intervenire oltre il termine di ragionevole durata del correlativo grado di giudizio), risolvendosi in un adempimento formale, rispetto alla cui violazione la, non ragionevole e non proporzionata, sanzione di improponibilità della domanda di indennizzo risulta non in sintonia nè con l’obiettivo del contenimento della durata del processo nè con quello indennitario per il caso di sua eccessiva durata.
La sopravvenuta declaratoria di incostituzionalità della norma che subordinava la proponibilità della domanda di equo indennizzo alla necessaria presentazione dell’istanza di prelievo per contrasto con i parametri convenzionali della CEDU (art. 6, par. 1), la cui violazione comporta, appunto, per interposizione, quella dell’art. 117 Cost., comma 1, impone quindi la cassazione del decreto impugnato con rinvio per nuovo esame ad altra sezione della Corte d’Appello di Roma, la quale dovrà in ogni caso considerare, come ribadito dalla Consulta nella menzionata sentenza, che la mancata presentazione dell’istanza di prelievo può costituire elemento indiziante di una sopravvenuta carenza, o di non serietà, dell’interesse della parte alla decisione del ricorso, potendo quindi assumere rilievo ai fini della quantificazione dell’indennizzo ex lege n. 89 del 2001, ma non potendo viceversa condizionare la stessa proponibilità della correlativa domanda.