Source: http://docplayer.it/50596-La-nuova-finanza-di-progetto-nel-codice-dei-contratti.html
Timestamp: 2018-11-21 08:30:37+00:00
Document Index: 36556769

Matched Legal Cases: ['art. 144', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 153', 'art. 153', 'art. 153', 'art. 128', 'art. 66', 'art. 153', 'art. 66', 'art. 153', 'art. 153', 'art. 144', 'art. 153', 'art. 153', 'art. 155', 'art. 153', 'art. 97', 'art. 153', 'art. 2', 'art. 153', 'art. 153', 'art. 153', 'art. 153', 'art. 153', 'art. 97', 'art. 153', 'art. 153', 'art. 153', 'art. 153', 'art. 153', 'art. 83', 'art. 83', 'art. 153', 'art. 83', 'art. 153', 'art. 153']

LA NUOVA FINANZA DI PROGETTO NEL CODICE DEI CONTRATTI - PDF
Download "LA NUOVA FINANZA DI PROGETTO NEL CODICE DEI CONTRATTI"
1 Unità Tecnica Finanza di Progetto Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica LA NUOVA FINANZA DI PROGETTO NEL CODICE DEI CONTRATTI Gennaio 2009 Dipartimento per la Programmazione e il Coordinamento della Politica Economica
2 Unità Tecnica Finanza di Progetto LA NUOVA FINANZA DI PROGETTO NEL CODICE DEI CONTRATTI Gennaio 2009 Massimo RICCHI Il presente documento di proprietà UTFP CIPE Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha scopo informativo e divulgativo. I contenuti sono utilizzabili citando obbligatoriamente la fonte. Non sono consentite la pubblicazione e la vendita anche parziale del contenuto. 2
3 INDICE 1 INTRODUZIONE IL COINVOLGIMENTO DEI TERZI NELLA PROGRAMMAZIONE IL PROMOTORE MONOFASE I contenuti del bando e la negoziazione del progetto Il tempo delle modifiche della proposta Il criterio per comparare le offerte Le funzioni dello studio di fattibilità I termini e i contenuti delle offerte Il sistema delle garanzie Le disposizioni per i finanziatori Il PROMOTORE BIFASE Il diritto di prelazione La seconda fase Il PROMOTORE ADDITIVO L analisi delle proposte additive La dichiarazione di pubblico interesse I tre sub procedimenti COME ORIENTARSI TRA I PROCEDIMENTI CON IL PROMOTORE LA COMPETENZA REGOLATORIA DELLA PA...42 BIBLIOGRAFIA
4 1 INTRODUZIONE Il Legislatore italiano con il terzo decreto correttivo al Codice dei contratti pubblici, D.Lgs. 11 settembre 2008, n. 152 (GU n. 231 del 2 ottobre 2008 Supplemento Ordinario 227) 1, rivoluzionando il procedimento con il promotore, continua nella sperimentazione del project financing e, in linea con quanto fatto dall esordio nel 1998, preferisce consegnare alla pubblica amministrazione (PA) una serie di opzioni alternative, articolate in più fasi semplici e procedimentalizzate, piuttosto che lasciare la libertà di modellizzare questo particolare tipo di affidamento. Tale impostazione, che tiene conto dell indole delle stazioni concedenti nazionali poco propense ad una completa gestione autonoma, ha contribuito in modo sostanziale allo sviluppo della finanza di progetto, trascinando anche l altra forma di aggiudicazione del contratto di concessione, rappresentata dalla procedura ristretta ad iniziativa pubblica ex art. 144 del D.Lgs. 163/2006, Codice dei contratti pubblici (Codice); così portando il mercato complessivo delle concessioni, indipendentemente dai processi di affidamento, a rappresentare nel 2005, con 1 I primi commenti al terzo correttivo: R. DE NICTOLIS, Le novità del terzo (e ultimo) decreto correttivo del codice dei contratti pubblici, in questa Rivista, 2008, 1225; A. COLETTA, Finanza di progetto e terzo decreto correttivo del codice dei contratti pubblici, in ; B. RAGANELLI, Partenariato Pubblico Privato ed opere pubbliche in Europa. La ricerca di un equilibrio tra regole e flessibilità, in com.it Studio I COM, ottobre 2008; M. COLLEVECCHIO, Prime riflessioni sulle modifiche della finanza di progetto inserite nel correttivo 3, Convegno IGI 30 settembre Sulla previgente normativa G. DE MARZO e M. BALDI, Il project financing nei lavori pubblici, Milano, II ed., 2004; AA.VV., La finanza di progetto con particolare riferimento ai profili pubblicistici, a cura di E. Picozza, Torino, 2005; AA.VV., Finanza di progetto, Quaderni CESFIN a cura di G. MORBIDELLI, Torino, 2004; F. FRACCHIA, Finanza di progetto: profili di diritto amministrativo, in Project Financing e opere pubbliche a cura di G. F. Ferrari e F. Fracchia, EGEA Milano, 2004; S. SAMBRI, Project Financing,la finanza di progetto per la realizzazione di opere pubbliche, Padova, 2006; G. F. CARTEI, Finanza di progetto e modelli partenariali pubblico privati: profili critici, in Responsabilità e concorrenza nel codice dei contratti pubblici, a cura di G. F. Cartei, Napoli, 2008, ; AA.VV., Finanza di progetto, problemi e prospettive, in Economia e Diritto del terziario a cura di A. AMATO, Francoangeli, n. 1, Per l impostazione law and economics si veda G. FIDONE, Aspetti giuridici della finanza di progetto, Luiss University Press, Roma, 2006; B. RAGANELLI, Finanza di progetto e opere pubbliche: quali incentivi?, Torino, Per gli aspetti privatistici A. Tullio, La finanza di progetto: profili civilistici, Milano, 2003; P. CARRIERE, Project financing, problemi di compatibilità con l ordinamento giuridico italiano, Padova,
5 circa 9 Mld, il 25% di tutti i contratti per la realizzazione di opere pubbliche in Italia 2. Con queste riflessioni a caldo sulla nuova disciplina, oltrechè cercare di mettere in chiaro i procedimenti, individuare i presupposti per azionarli ed indicare i nessi con gli altri articoli del Codice, si intende evidenziare l accresciuta discrezionalità regolatoria in capo alla PA 3. L esercizio della discrezionalità regolatoria consente alla PA, negli spazi lasciati dalla norma, di adattare l affidamento del contratto alla situazione concreta; le direttrici che presiedono la scelta sono sempre ispirate ai principi di rango comunitario, che come è noto mettono al centro la tutela della concorrenza 4. Nonostante l argomento regolatorio autorizzi più soluzioni interpretative per una stessa fattispecie e le indicazioni qui prospettate di conseguenza ammettono alternative, si è cercato di suggerire quelle azioni per rendere efficace ed efficiente l attività dei soggetti aggiudicatori 5, soprattutto 2 Il mercato del PPP e i relativi procedimenti di aggiudicazione non conoscono battute d arresto, vedi comunicato stampa Osservatorio Nazionale sul Project Financing ( del 2 maggio 2006: le gare con queste procedure rappresentano alla fine del 2005 circa un quarto del valore della spesa appaltata nell anno (9.511 milioni di euro su ). 3 Sull evoluzione della discrezionalità dall Unità d Italia ad oggi si veda G. D. COMPORTI, Lo Stato in gara: note sui profili evolutivi di un modello, in Il Diritto dell Economia, n. 2, 2007; G. ALPA, Aspetti civilistici del Codice dei contratti pubblici Prime note, Economia e Diritto del terziario, n. 3, 2007, pp. 749 e ss. 4 Si veda la direzione intrapresa dall Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici nella relazione di L. GIAMPAOLINO, Una nuova politica per le opere pubbliche in Italia: le difficoltà da una iperregolamentazione, Forum OICE, novembre 2007, p. 5, dove si legge: L Autorità guarda alla materia degli appalti in una luce nuova, come strumento funzionale al mercato inteso come valore da promuovere e tutelare. ; anche il CNEL, La finanza di progetto, Osservazioni e Proposte, documento 9 aprile 2008, ritiene che lo Stato deve intervenire sotto tre aspetti: promuovere la concorrenza, al fine di avere strutture di prezzo, qualità e costo più efficienti; promuoverne un livello qualitativo minimo adeguato, attraverso opportuni standard di qualità; promuoverne la solidarietà, nel senso che ne abbassa il prezzo sotto il costo, ove ritenuto opportuno, con integrazioni pagate attraverso le tasse.. 5 Per comprendere la materia degli affidamenti dei contratti di concessione o di partenariato, poiché si analizza un mercato di notevoli dimensioni, quello delle opere e dei servizi pubblici, non si può prescindere da una lettura del terzo correttivo in chiave di law and economics: aderenti a questa impostazione sulla previgente normativa B. RAGANELLI, op. cit. e G. FIDONE, op. cit. Invece, mette in luce come il PPP possa connotare la complessiva azione di politica governativa, partendo dall analisi di budget sino alla determinazione delle tariffe dei servizi pubblici, A. CARZANIGA, Aspetti generali del partenariato tra pubblico e privato, Opere pubbliche: le nuove modalità di realizzazione a cura di D. Spinelli e P. L. vecchia, Il Sole 24 ore, 2007, pp
6 evitando le trappole interpretative incoerenti con l impianto sistematico del Codice e con la tradizione giurisprudenziale 6 e dottrinaria maturata in questi anni di applicazione 7, che ha messo in risalto come le operazioni con il promotore siano connotate dal dialogo con il privato, guidato dall interesse pubblico, rivolto all eliminazione progressiva delle asimmetrie informative 8. Infine, è sembrato utile fornire alla PA dei criteri per orientarsi nella scelta dei diversi procedimenti, che consentono l affidamento dei contratti di concessione o, secondo la nuova definizione più estesa dell art. 3, comma 15 del Codice, dei contratti di Partenariato Pubblico Privato (PPP) 9. Preme sottolineare come alla PA sia richiesto un profondo cambiamento nell approccio all affidamento dei contratti complessi 10 ; prendendo coscienza di 6 Consiglio di Stato n. 6727/06, n. 4811/07, n. 142/05, n. 6287/05, n. 2355/08; Tar Puglia Bari n. 1117/06 e 1946/06, Tar Sicilia Palermo n. 1358/04, Tar Campania Napoli 9571/04 e 249/07, Tar Abruzzo Pescara n. 99/05, Tar Lombardia Brescia 398/07. 7 Si veda TAR Emilia Romagna, Sez. Bologna, n del 23 aprile 2008, la Sentenza si segnala per il riconoscimento di funzione di guida della dottrina sul terreno della finanza di progetto: in particolare i principi elaborati dalla dottrina in idem sentire con la giurisprudenza sono deliberatamente i presupposti della decisione. 8 Cosi in F. FRACCHIA, op. cit., pp. 37 ss. Inoltre, l A. suggerisce di applicare al procedimento con il promotore la categoria di operazione amministrativa da cui discendono importanti conseguenze interpretative in una disciplina dove ci sono più vuoti che pieni: In altri termini, l oggetto di siffatta disciplina esibisce i sopra individuati caratteri di unitarietà, di preordinazione ad un medesimo risultato pubblicistico e di assoggettamento ai principi dell attività amministrativa che segnalano l esistenza della categoria dell operazione amministrativa [ ] Se così è si riesce a giustificare la circostanza che l intera operazione risulti rilevante ai fini della sua convenienza, della sua compatibilità ambientale o della legittimità della scelta amministrativa [ ]; infine, pare più agevole individuare un canone interpretativo utilizzabile per le disposizioni incerte e una serie di indicazioni circa le modalità di svolgimento dell attività dell amministrazione, soprattutto in relazione ai casi in cui essa deve effettuare valutazioni molto delicate. 9 Il contratto complesso rientra nella nuova definizione di contratto di partenariato pubblico privato inserita dal terzo decreto correttivo nel Codice all art. 3, comma 15 ter. Si veda AA.VV., Il Partenariato pubblicoprivato, a cura di M.P. Chiti, Edizioni Scientifiche, Napoli, Per una analisi critica e comparativa del contratto di partenariato con alcune altre realtà europee, si veda C. RANGONE, Art. 3, c. 15 ter Decreto correttivo al Codice degli appalti pubblici, Convegno IGI 14 ottobre Mettono in evidenza le condizioni di efficienza dei contratti di PPP in una avanzata ottica economica E. IOSSA and D. MARTIMORT, The Simple Micro Economics of Public Private Partnerships, Paper 13 june, Si veda l Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici, Relazione Annuale 2007, presentata l 8 luglio 2008, pp L Autorità ha dedicato un capitolo per descrivere le procedure di aggiudicazione degli appalti complessi nei principali paesi europei, Regno Unito, Francia, Germania e Spagna così concludendo Le 6
7 essere una piccola Autority 11 deve avere cura del mercato a cui si rivolge per sviluppare una sana concorrenza e allo stesso tempo deve condizionare l offerta alle proprie richieste per centrare il pubblico interesse, poiché impersona la domanda di beni e servizi pubblici. Uno degli aspetti problematici del previgente procedimento con il promotore era quello della durata, scandito sostanzialmente da tre potenziali gare. La molteplicità dei passaggi obbligati lo esponevano ad una inusitata possibilità di ricorsi giurisdizionali per un unico procedimento: naturalmente anche il tempo impiegato in se per arrivare alla conclusione non giocava a favore di un suo mantenimento. Con il terzo decreto correttivo al Codice è intervenuta la riforma del promotore che ha gemmato due procedimenti alternativi originali entrambi caratterizzati dalla semplificazione dell articolazione del processo di gara e un terzo percorso, condizionato dall inattività della PA, che apre a tre possibili sub procedimenti: per comodità espositiva, cogliendo le caratteristiche di ciascuno, sono stati denominati rispettivamente promotore monofase, promotore bifase e promotore additivo. 2 IL COINVOLGIMENTO DEI TERZI NELLA PROGRAMMAZIONE E stato migliorato il processo propositivo di inserimento nella programmazione di opere tramite il promotore da parte di terzi esterni all amministrazione; infatti, i soggetti che possono presentare i suggerimenti da inserire negli atti programmatori, devono possedere dei requisiti di qualificazione molto più rigorosi a garanzia della serietà del loro impegno. Questa modalità programmatoria, ora singole discipline riguardanti l aggiudicazione degli appalti complessi appaiono strutturate in modo da lasciare un buon grado di elasticità e un ampio grado di discrezionalità alle amministrazioni nell adattare i modelli ai casi concreti. Le discipline di questi paesi non vedono la discrezionalità con sospetto ma anzi la considerano utile per garantire l efficacia dell azione amministrativa. [ ] La combinazione preferita in questi paesi, in conclusione, sembra quella tra discrezionalità regolata dai principi, piuttosto che da vincoli formali, versatilità e varietà dei modelli procedurali, responsabilità per le scelte e i risultati sostanziali e cooperazione e assistenza da parte di Autorità che, per posizione istituzionale e qualificazione tecnica, dispongano di una visone di insieme del mercato dei contratti pubblici.. 11 Much of what we have said about auction design is no more than an application of standard antitrust theory in P. KLEMPERER, What Really Matters in Auction Design, Journal of Economic Perspectives, V. 16, N. 1, Winter 2002, p
8 disciplinata dal comma 19 dell art. 153 del Codice, circoscrive i requisiti di qualificazione posseduti dagli operatori economici privati solo a quelli indicati al comma 8 (i proponenti qualificabili come concessionari) e al comma 20 (i proponenti qualificabili con altri specifici requisiti), e non più genericamente riferibili a tutti soggetti pubblici e privati. Si noti come i soggetti pubblici non siano più menzionati, forse per evitare le interferenze reciproche nelle programmazioni tra amministrazioni pubbliche e per presa d atto di scarso realismo della norma previgente. Lo studio di fattibilità, redatto dai terzi qualificati, diventa l unico documento da sottoporre alla PA ai fini dell inserimento dell opera nella programmazione pubblica; le semplici proposte di intervento, ammesse nel previgente art. 153, non sono più sufficienti perché non garantivano il necessario approfondimenti e costringevano, comunque, la PA diligente a redigere lo studio di fattibilità. Rimane inalterato l impianto autorizzatorio che da facoltà alla PA di decidere se accettare la proposta di inserimento nella programmazione, senza l obbligo di corrispondere un prezzo anche in caso di accoglimento e di acquisizione dello studio di fattibilità del privato. Inoltre, è stato imposto alla PA il termine sollecitatorio di 6 mesi per decidere se adottare gli studi di fattibilità proposti dai terzi: ciò a tutela dei privati che investono sulla redazione dello studio di fattibilità proprio per l opportunità di vederlo accolto nei documenti programmatori in tempi certi, guadagnando così un vantaggio competitivo lecito sull operazione successiva. La categoria dei vantaggi competitivi leciti spiega l incentivo dei privati a compiere delle azioni apparentemente in perdita, in questo caso affrontare i costi per la predisposizione dello studio di fattibilità senza la possibilità di recuperarli. Il vantaggio competitivo lecito pone in capo al soggetto privato, che presenta la proposta di programmazione in finanza di progetto, una transitoria posizione dominante, destinata a dissolversi nelle procedure concorrenziali successive o per il rifiuto della PA ad accogliere il suggerimento programmatorio. Il vantaggio competitivo lecito, nonostante si affievolisca in caso di sviluppo del procedimento, persiste in capo all operatore economico solo se si pone attenzione al fatto che il privato ha acquisito in esclusiva una forte competenza sull operazione per avere prima degli altri concorrenti studiato il caso, avere predisposto la matrice progetto (lo studio di fattibilità) adottata dalla PA per la quale ha già pronta l offerta e nell avere già 8
9 intrapreso un dialogo tecnico con la PA procedente. Questo vantaggio, inoltre, poiché viene segnalato al mercato, dovrebbe scoraggiare tutti quei potenziali concorrenti che non sono all altezza di presentare una proposta competitiva con quella del proponente; insomma il vantaggio competitivo lecito contribuisce ad innalzare il valore qualitativo delle proposte che potrebbero essere presentate nel prosieguo del procedimento, le uniche formulate dal mercato con la coscienza di avere chances di imporsi sul concorrente che ha determinato la programmazione della PA. 3 IL PROMOTORE MONOFASE L attuale art. 153 del Codice accorpa i contenuti modificati degli artt. 154 e 155 previgenti e delinea il procedimento del promotore monofase dal comma 1 al comma 14: in estrema sintesi la PA, dopo avere pubblicato un bando, aggiudica il contratto di concessione al concorrente che ha sottoposto la proposta migliore, valutata con il criterio dell offerta economicamente vantaggiosa. Le precisazioni riferite all obbligo di predisposizione di uno studio di fattibilità prima di lanciare la gara, la possibile programmazione nell elenco annuale delle opere pubbliche solo sulla base dello studio di fattibilità ex art. 128, comma 6 del Codice, la necessità di condizionare la pubblicazione del bando, che da l avvio alla selezione del promotore, alle modalità previste ex art. 66 o 122 del Codice, rispondono ad esigenze minime di individuazione degli obiettivi pubblici e di comunicazione al mercato europeo 12. Nella previgente disciplina questi standard erano stati messi in discussione dall ambiguità delle disposizioni che consentivano interpretazioni elusive. Infatti, nella pratica si riteneva che lo studio di fattibilità non dovesse essere predisposto dalla PA o non dovesse essere approfondito adeguatamente in fase di programmazione, perché i concorrenti ne redigevano uno proprio al momento 12 UTFP News n. 3, Il Mercato europeo del PPP: analisi, criticità e proposte, in Approfondimenti, ottobre dicembre
10 della presentazione della proposta 13. Inoltre, il previgente art. 153, comma 3, prescrivendo la pubblicazione dell avviso solo sui siti informatici di cui all art. 66, comma 7 del Codice, consentiva di escludere la pubblicità in GURI e soprattutto in GUCE, perché l avviso non veniva ritenuto un bando 14 ; i commi 2 e 3 dell art. 153 del Codice fugano ogni possibile equivoco sulla necessità di pubblicare un vero è proprio bando, utilizzando tutti i mezzi di pubblicità obbligatori che gli sono propri a seconda che il valore 15 del contratto da affidare sia sopra o sottosoglia I contenuti del bando e la negoziazione del progetto Gli stessi commi 2 e 3 dell art. 153 del Codice stabiliscono i contenuti obbligatori del bando riferendosi a quelli standard per le concessioni previsti dall art. 144 del Codice; nel procedimento monofase, però, sono stati aggiunti due contenuti specifici. Questi nuovi contenuti del bando, elencati nell art. 153, comma 3, sub lett. a) e b), costituiscono il fondamentale meccanismo regolatorio del nuovo procedimento fissato dalla legge, in particolare sub lett. a) l amministrazione aggiudicatrice, una volta individuato il promotore, ha la possibilità di chiedergli di apportare alla sua 13 Questa sviante prassi amministrativa e la corretta interpretazione che chiarisce l obbligatorietà dello studio di fattibilità nelle operazioni con il promotore è stata sottolineata, con la richiesta di una precisazione normativa, nel documento UTFP, 10 Temi per migliorare il ricorso alla finanza di progetto, in sito web , pp. 5 e ss. Nello stesso documento vengono suggeriti alcuni contenuti necessari dello studio di fattibilità per l affidamento di contratti di concessione, in particolare l analisi del value for money, l applicazione del public sector comparator, la previsione dello scenario di fallimento, la previsione di una opportuna distribuzione dei rischi, la valutazione di impatto sul debito pubblico, etc. 14 Per la centralità dell avviso e la sua assimilabilità al bando vedi la determinazione dell Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici, n. 8 dell 11 ottobre Nonostante l art. 153, comma 2, per individuare il valore del contratto ai fini della pubblicazione faccia riferimento all importo dei lavori, si veda la l interpretazione più aderente al Codice, alle direttive comunitarie e soprattutto alla natura del rapporto concessorio prospettata in UTFP News n. 1, Il valore europeo delle concessioni, in Approfondimenti, aprile giugno 2008, p. 8 e ss. 16 Il parere del Consiglio di Stato reso in adunanza del 14 luglio 2008, p. 9, sullo schema di decreto legislativo recante ulteriori modifiche ed integrazioni al D.Lgs. 163/2006, sottolinea come sia stato risolto il problema di pubblicità dell avviso sollevato dalla Commissione europea laddove al comma 3 si stabilisce che il bando di gara va pubblicato con le modalità di cui all articolo 66 ovvero di cui all articolo
11 offerta quelle modifiche eventualmente intervenute in fase di approvazione del progetto e i conseguenti adeguamenti del piano economico finanziario (PEF). La vigente disciplina consente di stabilire i limiti, i contenuti e il tempo di esercizio del potere di richiedere modifiche all offerta, sostanzialmente di negoziarla, che nel previgente art. 155, comma 1, lett. a) del Codice, era solo ellitticamente presupposto, laddove la PA poneva a base di gara il progetto preliminare presentato dal promotore, eventualmente modificato sulla base delle determinazioni delle amministrazioni stesse. Tale incisività prescrittiva ha autorizzato alcune posizioni interpretative rigide, che non ammettevano sostanziali modifiche al progetto e soprattutto al PEF, la cui variazione era il sintomo che si stavano travalicando i limiti consentiti di esercizio del potere di variazione. Quella posizione, rendendo intangibile la proposta, generava due inefficienze: - la prima bloccava sine die i procedimenti di aggiudicazione le cui proposte erano sottoposte a richieste di modifica, perché i costi aggiuntivi non potevano trovare accoglimento nel PEF; - la seconda, ancor più grave, non consentiva alla PA di modificare la proposta per centrare il pubblico interesse. La PA era obbligata nei fatti ad accettare una proposta mediocre piuttosto che azzerare una gara così complessa e dispendiosa. La soluzione offerta dalla nuova formulazione dell art. 153, comma 3, lett. a) non lascia dubbi riguardo la possibilità di apportare le modiche prescritte in sede di conferenza di servizi, disciplinate dagli artt. 14 bis e ss. della legge 7 agosto 1990, n. 241, per il richiamo del successivo comma 10, lett. c) all art. 97 del Codice. Neppure deve mettersi in dubbio la possibilità di richiedere modifiche progettuali e del PEF dalla stessa PA procedente in fase di approvazione del progetto: ciò sia per continuità con quella parte della giurisprudenza e dottrina 17 focalizzata 17 In particolare G. F. CARTEI, op. cit., pp. 225 e ss. L A. mette in evidenza come la natura ancipite della finanza di progetto, sospesa a metà tra le garanzie che presiedono alle gare pubbliche e la necessità che la procedura non inasprisca i canoni dell evidenza pubblica, ma consenta di individuare la migliore proposta e 11
12 sull efficienza dell azione amministrativa e sia, soprattutto, per l esplicito richiamo normativo. La nuova disciplina sancisce una prescrizione di carattere generale, laddove al comma 3 si riferisce alle modifiche eventualmente intervenute in fase di approvazione del progetto : queste, infatti, comprendono sia le eventuali richieste di modifica della stessa PA che, ai sensi del comma 10, quelle generate dalla conferenza di servizi. A questo punto si impone una riflessione supplementare ed aperta per alimentare il dibattito proprio alla luce dei compiti regolatori della PA. Se dovessimo accettare la soluzione interpretativa che limita le richieste alle sole modifiche progettuali dell amministrazione e a quelle emerse in conferenza di servizi il PEF muta di conseguenza per mantenere il nuovo equilibrio economico finanziario imposto dalle modifiche ex art. 153, comma 3, lett. a) del Codice, la PA si esporrebbe alla circostanza di poter sottoscrivere un contratto di concessione comprensivo di cospicue rendite non giustificate dai rischi assunti dal concessionario. Il limite della procedura monofase risiede nell impossibilità di sottoporre a confronto concorrenziale la proposta prescelta per ridurre gli ingiustificati margini di profitto 18. Questo esito si evita se la PA si comporta come un Autority 19 : con la di verificare fino a che punto l interesse privato possa corrispondere al pubblico interesse [ ] Di conseguenza, in tutte le ipotesi in cui le proposte presentate appaiano suscettibili di essere sviluppate secondo modalità diverse per quanto equivalenti sotto il profilo della gestione contenuta nel piano economico finanziario l amministrazione non dovrebbe limitarsi a chiarimenti su meri profili di irregolarità formale, ma dovrebbe poter formulare richieste su eventuali modifiche al piano originario che non mutino i caratteri essenziali dell opera. 18 F. MERUSI, Certezza e rischio nella Finanza di Progetto delle Opere Pubbliche, in Finanza di Progetto a cura di Morbidelli G., Giappichelli, Torino, 2004, p. 20. L Autore evidenzia che, qualora non si chiedesse al mercato in regime di concorrenza di realizzare un opera pubblica in finanza di progetto, si favorirebbero iniziative di tipo parassitario introducendo tra le spese dell opera costi non necessari. 19 Se ciascuna stazione appaltante si comportasse come una Autorità per la vigilanza contratti pubblici e una Autorità garante della concorrenza e del mercato si creerebbe un sistema a rete molto efficiente nella regolazione della conduzione delle gare, il cui nucleo denso è rappresentato dalle Autority nazionali. Sembra intravedersi la possibilità di un tale disegno in L. GIAMPAOLINO, L attività di regolazione come strumento di efficienza del mercato dei contratti pubblici, Convegno Infrastrutture e servizi: Competitività e Regole, Roma 26 giugno 2008, laddove segnala l esigenza di Un grande patto, in un comune contesto di garanzie, soprattutto per aumentare gli investimenti pubblici e privati, (che) deve pertanto collegare in un circuito virtuoso Autorità, stazioni appaltanti, imprese e cittadini che, come utenti di servizi, devono entrare in un contesto bilaterale di segnalazioni e di informazioni.. 12
13 capacità valutare ed imporre, in fase di approvazione del progetto, l eliminazione delle rendite, ad esempio ridimensionando i costi esposti di costruzione, i canoni richiesti alla PA per le opere fredde, il contributo pubblico in conto costruzione o gestione e procedere ad una più equa distribuzione dei rischi, etc, in altre parole far sopportare alla collettività un costo congruo per servizi pubblici 20. In una ricostruzione sistematica, la PA soddisfa il pubblico interesse non solo imponendo le modifiche progettuali ritenute opportune ma, anche attraverso una appropriata negoziazione, pagando al mercato il prezzo giusto per l opera pubblica e per i servizi erogati alla collettività, ottenendo così il c.d. value for money 21. Le concessioni sono un patrimonio pubblico e per tale motivo non possono essere 20 La Sentenza Tar Campania Napoli n. 9571/2004, dichiara apertamente il compito della PA di controllare il PEF laddove Alla stazione appaltante non è precluso l accertamento della coerenza e della sostenibilità economica dell offerta [ ] contenuto in re ipsa nell esame del PEF [ ] non è dunque ammissibile la sottrazione del PEF che questi equilibri spiega e giustifica a una seria valutazione di sostenibilità della stazione appaltante [ ] Valutazione di sostenibilità che [ ] non può identificarsi o risolversi nell asseverazione bancaria che [ ] non sostituisce la valutazione amministrativa ma ne costituisce un presupposto di partenza. La coerenza e la sostenibilità del PEF riguarda anche la congruenza del contributo pubblico, la veridicità dei dati di input compresi i costi corretti di costruzione, di gestione, di strutturazione finanziaria, di domanda, etc. Sull esigenza di imporre una corretta distribuzione dei rischi tra PA e privato concessionario si sofferma la Sentenza Tar Lombardia Brescia, n. 398/2007, precisa infatti che L allocazione del rischio deve quindi essere rispettosa degli indirizzi comunitari che definiscono la categoria della concessione e le forme di partenariato pubblico privato [ ] La ripartizione dei rischi si effettua caso per caso, in funzione della capacità delle parti in questione di valutare, controllare e gestire gli stessi [ ] La scelta del Comune di non sottoscrivere l originario schema di convenzione è quindi giustificata dalla necessità di rimediare a una distribuzione dei rischi non conforme alle caratteristiche della concessione di lavori mediante finanza di progetto. 21 La definizione di value for money nel documento divulgativo sulla finanza di progetto UTFP, 100 Domande e Risposte in p. 52: Con il termine Value for Money (VfM) si intende la combinazione ottimale dei costi complessivi del progetto e della qualità dei servizi erogati, in coerenza con le necessità degli utilizzatori, ovvero l ottenimento degli obiettivi perseguiti mediante un ottimale sfruttamento delle risorse disponibili. Il VfM dei PPP rappresenta il beneficio in termini finanziari derivante per l amministrazione dal ricorso a tale tipo di operazione. L accertamento del VfM da parte della Pubblica Amministrazione dovrebbe quindi rappresentare il presupposto per l avvio di operazioni di PPP. L Amministrazione dovrebbe verificare: 1) se il ricorso a forme di PPP è più conveniente rispetto alla procedura di appalto tradizionale; 2) se l eventuale proposta di PPP è effettivamente quella che ottimizza i costi per il settore pubblico e, nel caso di più proposte, scegliere quella più vantaggiosa. 13
14 svalutate 22 con un corrispondente arricchimento ingiustificato del partner privato; a ragione di ciò è sufficiente richiamare il principio di rango comunitario sancito dall art. 2 del Codice, laddove l affidamento e l esecuzione di opere lavori pubblici, servizi e forniture, ai sensi del presente codice, deve garantire la qualità delle prestazioni e svolgersi nel rispetto dei principi di economicità. Il secondo contenuto obbligatorio del bando, ai sensi dell art. 153, comma 3, lett. b) del Codice, prescrive che, in caso di rifiuto del promotore di apportare le modifiche indicate, l amministrazione ha la facoltà di chiedere ai concorrenti successivi in graduatoria l accettazione del contratto con le modifiche. Il primo dei concorrenti in ordine di chiamata che esprime il consenso succede al promotore e si assicura la sottoscrizione del contratto. Questa disposizione tiene il promotore sotto pressione per l accettazione delle modifiche alla sua offerta e, soprattutto, solleva la PA dal ricatto della mancanza di aggiudicatari alternativi. Il potere regolatorio della PA di ottenere le modifiche dal promotore è fortificato dalla minaccia di poter perdere il contratto. Si osservi come la sanzione sia necessaria specialmente quando la PA interviene sulla proposta negoziando le eventuali rendite ingiustificate, quando invece la richiesta di modifiche impone nuovi costi, il promotore non ha ragioni per rinunciare al contratto perchè il PEF viene obbligatoriamente riequilibrato ai sensi dell art. 153, comma 3, lett. a) del Codice. Al promotore che dovesse recedere è, comunque, garantita una compensazione economica pari al costo di predisposizione dell offerta non superiore al 2.5% del valore di investimento ai sensi del comma 12 dell art. 153 del Codice. Il concorrente subentrato è tenuto al pagamento dell indennizzo al promotore receduto e senza dubbio ne sopporterà integralmente il costo, non potendolo inscrivere nel PEF che regolerà il suo rapporto concessorio con la PA. 22 M. RICCHI, Finanza di Progetto, Contributo Pubblico, Controllo ed Equità (Le Concessioni sono Patrimonio Pubblico), in Il Diritto dell Economia, n. 3, 2006, pp. 579 e ss. L A. si sofferma sulla necessità di garantire una equità tra le parti nei contratti di concessione non solo alla firma del contratto ma per tutta la sua durata; ciò potrà avvenire solo inserendo delle clausole di retrocessione degli extra profitti, non collegate agli effettivi rischi assunti dal concessionario e con un pregnante controllo contabile per evitare opportunismi post contrattuali, diversamente la PA potrebbe firmare dei contratti predatori delle sue stesse risorse. 14
15 Ai sensi dell art. 153, comma 10, lett. d), qualora si dovesse verificare il caso che la proposta non necessiti di modifiche, la PA procede direttamente alla stipula della concessione; la previsione certamente stimolerà gli aspiranti promotori a sottoporre l offerta perfetta e la PA sarà tenuta a verifiche approfondite. 3.2 Il tempo delle modifiche della proposta La nuova disciplina all art. 153, comma 10 risolve la gran parte del problema del c.d. rischio amministrativo 23, imponendo l attivazione obbligatoria della conferenza dei servizi 24 ai sensi dell art. 97 del Codice, sul progetto preliminare presentato dal promotore anche ai fini della valutazione di impatto ambientale. Questo rischio è legato ai pareri, autorizzazioni, nulla osta comunque denominati che devono essere rilasciati da quegli enti della PA che presiedono la tutela di interessi pubblici specifici come quello ambientale, paesaggistico territoriale, storico artistico, della salute e della pubblica incolumità. Nel sistema previgente accadeva alla PA di esprimersi sulla conformità del progetto a questi differenti interessi imponendo delle prescrizioni in momenti successivi alla pubblicazione dell avviso ex previgente art. 153, comma 3 del Codice; rischiando così di far saltare il PEF di ogni proposta e, dunque, il banco della finanza di progetto. Le prescrizioni onerose, portatrici di nuovi costi, che intervenivano successivamente alla presentazione delle proposte o che modificavano il lay out progettuale, rendevano insensato il procedimento rivolto all individuazione del miglior progetto, falsando, in particolari circostanze, la concorrenza, ed espandevano senza controllo i tempi del già lungo procedimento. Poiché la volontà della PA si manifestava a rate, la soluzione era di provocare, prima della chiamata del mercato mediante l avviso, le prescrizioni che i concorrenti dovevano tenere a mente quando presentavano le proposte. La strategia operativa per far emergere la volontà della PA in anticipo rispetto alla presentazione delle offerte, si attua mediante l uso tempestivo dell accordo di 23 La soluzione di mitigare il rischio amministrativo, collegato alla localizzazione dell opera e alle necessarie varianti al PRG, mediante un accordo di programma (anche facente funzione di conferenza di servizi), a monte della fase programmatoria è stata suggerita nel documento UTFP, 10 Temi per migliorare il ricorso alla finanza di progetto, in sito web , pp. 24 e ss. 24 G. D. COMPORTI, Voce: Conferenza di servizi, Dizionario di Diritto Pubblico diretto da S. Cassese, Giuffrè, Milano,
16 programma e della conferenza di servizi o, meglio, delle conferenze di servizi 25. La soluzione prospettata dal Codice, imponendo l utilizzo la conferenza di servizi sul progetto preliminare del promotore, rimuove con forza di legge gran parte del rischio amministrativo, come abbiamo detto prima risolvibile solo in via di diligente prassi amministrativa, ma non risolve con pari vincolatività quello di efficienza della gara; gli aspiranti promotori presentano le proposte già potenzialmente confliggenti con le prescrizioni che verranno rese dalle varie autorità pubbliche. I costi delle modifiche progettuali imposte dalla conferenza di servizi e dalla valutazione di impatto ambientale devono essere sostenute dal promotore stesso, ai sensi del comma 10, lett. c) dell art. 153 del Codice. La norma accollando al promotore aggiudicatario il carico dei sunk costs di modifica del progetto, lo fidelizza ancor di più nel suo proposito di proseguire nella gara e, inoltre, neutralizza la reazione di censura immediata che potrebbero generare quelle proposte non linea con la prassi largamente riconosciuta: in altre parole la PA può permettersi di scegliere anche quelle proposte di cui ha coscienza che avranno necessità di importanti modifiche, richieste sia dalla stessa PA concedente come dalle altre anime della PA che si pronunceranno in sede di conferenza di servizi. Ai sensi dell art. 153, comma 11 del Codice, la stipulazione del contratto di concessione è sospensivamente condizionata: a) dalla conclusione positiva della procedura di approvazione del progetto; b) dall accettazione delle modifiche da parte del promotore o del diverso concorrente aggiudicatario. 25 La strategia suggerita nella prassi per abbattere integralmente il rischio amministrativo ed ottenere una migliore concorrenzialità in M. RICCHI, La regolazione di una operazione di PPP, in Rivista Amministrativa della Repubblica Italiana, febbraio 2007, fasc. 2, pp. 161 e ss., laddove La PA deve agire con una incalzante sequenza tra accordo di programma e conferenze di servizi per far emergere la sua volontà in anticipo rispetto alla presentazione delle proposte e stabilire il perimetro del progetto una volta per tutte, evitando che le prescrizioni dettate in tempi successivi falsino il processo di definizione dell operazione e la gara tra i concorrenti.. 16
17 3.3 Il criterio per comparare le offerte Il momento valutativo delle offerte nel procedimento monofase è determinante perché la scelta individua immediatamente l aggiudicatario, salva la sua facoltà di recedere in caso di modifiche non gradite. Il criterio di valutazione delle proposte è stato sensibilmente modificato rispetto a quello che presidiava la dichiarazione di pubblico interesse: infatti, ai sensi dell art. 153, comma 4 del Codice, le amministrazioni aggiudicatrici valutano le offerte presentate con il criterio dell offerta economicamente più vantaggiosa di cui all art Il Legislatore pur facendo propri i vincoli imposti alla discrezionalità dall offerta economicamente più vantaggiosa (OEV) ha comunque tenuto conto della specificità dei contratti complessi con due prescrizioni: 1) la prima, indicata al comma 5 dell art. 153 del Codice, riguarda gli elementi di giudizio. I tradizionali criteri di valutazione dell OEV, elencati dalla lett. a) alla lett. o) dell art. 83, comma 1 del Codice, sono stati estesi agli aspetti relativi alla qualità del progetto preliminare presentato, al valore economico e finanziario del piano e al contenuto della bozza di convenzione. Questi criteri aggiuntivi di valutazione devono intendersi obbligatori e non esemplificativi, senza la possibilità di essere omessi secondo le circostanze, come invece è possibile per quelli indicati dall art. 83 del Codice; 2) la seconda, inserita al comma 5 dell art. 153 del Codice, impone che i criteri vengano inseriti nel bando secondo l ordine di importanza loro attribuita, in base alla quale si procede alla valutazione comparativa tra le diverse proposte. In questo caso sembra evidente l intenzione di rendere prescrittiva l indicazione contenuta nell art. 83, comma 3 del Codice, in particolare di non precisare la ponderazione relativa da attribuire a ciascuno di essi, anche mediante una soglia 26 Il tema dell offerta economicamente vantaggiosa e sui numerosi metodi per valutarla non sono stati ancora presi in seria considerazione dalle amministrazioni aggiudicatrici in Italia, che utilizzano largamente solo il criterio aggregativo compensatore che può condurre, però, ad inefficienze sviando l interesse pubblico. Su questi temi puntuale A. COLETTA, Op. cit., pp. 31 e ss. e P. MORI, Il metodo aggregativocompensatore come criterio di aggiudicazione di aste, Dipartimento di Scienze Economiche Università di Firenze, Working Paper n. 12/08,
18 espressa con un valore numerico determinato. Infatti, per i contratti complessi la ponderazione tra criteri è piuttosto critica e può dare dei risultati indesiderati; intuitivamente è illogico utilizzare dei rigidi metri di giudizio per comparare delle proposte diverse tra loro, la soluzione è di indicare solo l ordine decrescente di importanza. La combinazione di queste due prescrizioni costituisce un sistema flessibile di valutazione delle offerte, che introduce degli elementi che vincolano la discrezionalità della PA ma non al punto da indurla a commettere scelte indesiderate in nome della trasparenza. Per comprendere il passo compiuto si noti come sia stato certamente abbandonato il criterio di massima discrezionalità che caratterizzava la dichiarazione di pubblico interesse 27 nel sistema previgente. Infatti, il criterio dell OEV costituiva solo una facoltà autovincolante della PA e la discrezionalità di scelta non era limitata ne dalla ponderazione dei criteri di valutazione delle offerte e neppure dall indicazione dell ordine decrescente dei criteri. C era l opportunità di esercitare una discrezionalità amministrativa pura 28. Il nuovo sistema, introducendo l obbligatorietà dell OEV e l indicazione dell ordine di importanza dei criteri, ha mantenuto per la PA la capacità di cogliere le proposte con soluzioni innovative. Infatti, se la computazione dei criteri di valutazione venisse rigidamente indicata ex ante, ciò non permetterebbe di premiare in modo appropriato le proposte con caratteristiche il cui valore non era immaginato al momento della pre determinazione. In questo modo la PA evita di essere costretta da ponderazioni fisse quando ancora non ha preso visione delle offerte che il mercato è stato capace di proporre; gli operatori economici puntano proprio sul valore dell innovazione per assicurarsi l aggiudicazione del contratto. Questa 27 Vedi M. RICCHI, Negoauction, discrezionalità e dialogo competitivo, in Studi e Contributi Si veda M. GIOVANNELLI, Discrezionalità tecnica e amministrativa nella scelta della proposta del promotore, commento a Sentenza Consiglio di Stato, n. 2355/08, in Urbanistica e Appalti, n. 9, 2008, pp In questo senso è esplicita la Sentenza n. 1552/2008 del TAR Emilia Romagna Bologna che descrive l evoluzione giurisprudenziale e dottrinaria della discrezionalità amministrativa nella dichiarazione di pubblico interesse; citando quest ultima si parla di un alto grado, di massimo margine, di valutazione di merito e di una scelta eminentemente politica. 18
19 maggiore flessibilità nella valutazione, non esclude che la PA decida, comunque, di autovincolarsi ex ante, tramite la ponderazione dei criteri e l assegnazione di pesi e punteggi, qualora si trovi più a suo agio nella gestione del procedimento 29. Inoltre, in questo caso si sottolinea l importanza della valutazione qualitativa sul progetto, sulla convenzione e sul PEF, perchè il giudizio su di essi consente di mirare alla sostanza dell offerta. La necessità di dare questi giudizi aperti e determinanti per l assegnazione finale del contratto, introduce fin da subito la competizione sul progetto, sulla convenzione e sul PEF. Nel regime previgente, i concorrenti, al momento della presentazione delle proposte, trascuravano la definizione qualitativa di questi documenti fondamentali, che veniva rimessa alla successiva negoziazione, sempreché la PA fosse stata in grado di migliorarla. Nel sistema vigente i concorrenti non possono più permettersi di tenere atteggiamenti di opportunismo pre e post contrattuale, presentando progetti, convenzioni e PEF che occultino informazioni importanti o che espongano previsioni e dati di input non veridici o inseriscano clausole vessatorie e depauperanti per la PA. Il rischio di essere messi fuori gara per i giudizi rivelatori di carenze di ogni tipo, dai dettagli ai requisiti strutturali, su questi documenti, determina decisamente l innalzamento qualitativo delle offerte presentate. 3.4 Le funzioni dello studio di fattibilità Ai sensi del comma 2 dell art. 153 del Codice, alla base di ciascuna gara deve esserci la predisposizione dello studio di fattibilità redatto dall amministrazione aggiudicatrice o adottato ad iniziativa di terzi ai sensi del comma 19. Lo studio di fattibilità diventa il punto di origine della Finanza di Progetto, così è anche il titolo dell art. 153: non solo è lo strumento per orientare le decisioni della PA sul se fare, 29 Si veda R. CAPONIGRO, La motivazione della scelta del contraente negli appalti aggiudicati con il criterio dell offerta economicamente più vantaggiosa, in amministrativa.it, L A. ricostruisce l evoluzione della valutazione del criterio dell offerta ceonomicamente più vantaggiosa a seguito del terzo correttivo. In particolare l eliminazione dal testo del Codice della precisazione delle motivazioni di scelta del contraente, prima rimesse alla commissione giudicatrice, ora inducono la stazione appaltante a formulare nel bando di gara criteri e sub criteri analitici e dettagliati per evitare di incorrere in violazione di legge e della par condicio. 19
20 sul quanto fare, sul come fare, sul dove fare, sul procedimento, sul tipo di contratto, sulle valutazioni di budget, sull impatto sul debito pubblico, sul timing, etc., portando la PA ai livelli di consapevolezza adeguati ai volumi finanziari, sempre molto elevati, implicati in una operazione di PPP, ma soprattutto per assumersi la responsabilità ed il dominio di tutti quei dati necessari per redigere le offerte da parte del mercato. Lo studio di fattibilità è diventato anche un documento preordinato all espletamento della gara, questa connotazione era poco evidente nella precedente normativa, adesso è una funzione imprescindibile. La qualità dello studio di fattibilità e, dunque, le necessarie risorse finanziarie da spendere per la sua redazione, aumentano l intensità del coinvolgimento della PA nell operazione; sono una necessaria posta di apertura per entrare in gioco, chi non è all altezza e non riesce a sostenerla finanziariamente sin dall inizio non dovrebbe poter utilizzare i procedimenti. E evidente come il budget per lo studio di fattibilità, la cui determinazione da parte della PA dovrebbe essere obbligatoria prima di intraprendere qualsiasi affidamento di PPP, sia commisurato alla grandezza e alla complessità dell operazione. Ciò comporta, di conseguenza, l urgenza di stabilire quali siano i contenuti necessari dello studio di fattibilità 30 per le operazioni di PPP, onde evitare che l interpretazione soggettiva della loro qualità svilisca l effetto virtuoso di selezionare quelle PA che possono permettersi di sostenere anche i costosi processi di aggiudicazione e di monitoraggio della concessione. La concessione deve essere considerata concettualmente, giuridicamente ed economicamente un unicum integrato alla durata, perciò il suo valore deve essere salvaguardato per tutto il tempo in cui il pubblico servizio è erogato alla collettività. Più è intenso l investimento nello studio di fattibilità adeguato alla complessità del contratto e minori saranno i costi dei concorrenti per la redazione delle offerte e quelli sostenuti dalla PA per l aggiudicazione della gara. Come opzione alternativa, qualora la PA decidesse di sostenere anche i costi di redazione del contratto di concessione, con una corretta distribuzione dei rischi, e 30 Il Presidente dell Autorità di vigilanza per i contratti pubblici cogliendo l importanza degli studi di fattibilità per il mercato ha indicato che L Autorità ha, infatti, allo studio una atto di valenza generale per indicare i contenuti tecnici ed operativi minimi dello studio di fattibilità differenziandoli a seconda della complessità dell opera da realizzare. in L. GIAMPAOLINO, Corso sugli appalti pubblici; la finanza di progetto, sala Gaetano Filangeri, TAR Campania, Napoli, Giugno 2008, p