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Timestamp: 2017-09-26 02:04:11+00:00
Document Index: 115024799

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 6', 'art. 5', 'art. 6', 'sentenza ', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 10']

Diritto camerale e compatibilità con la normativa comunitaria: rinvio alla Corte di Giustizia Europea
Villani Maurizio, 5 aprile 2012
“I diritti camerali annuali per l’iscrizione al registro delle imprese non sono un’imposta indiretta e, dunque, non sono vietati dalla Direttiva Ue 2008/7 (concernente le imposte indirette sulla raccolta di capitali) che impone agli Stati membri di non applicare imposte indirette sulla registrazione o su qualsiasi altra formalità preliminare all’esercizio dell’ attività di una società di capitali.”
Al fine di valutare la compatibilità comunitaria dell’articolo 18 della legge n. 580/1993, disciplinante, appunto, il versamento del diritto annuale, dovrà in particolare aversi riguardo a due delle disposizioni della Direttiva del Consiglio 12 febbraio 2008 n. 71: l’art. 5, comma 1, lettera c), e l’art. 6, comma 1, lettera e).
L’ art. 5, comma 1, lett. c) della Direttiva sopra citata dispone che gli Stati membri non possano assoggettare le società di capitali ad alcuna forma di imposizione indiretta, tra l’altro, per le operazioni di registrazione o qualsiasi altra formalità preliminare all’esercizio di un’attività alla quale una società di capitali può essere soggetta a causa della sua forma giuridica. Peraltro, in deroga a quanto previsto dal precedente articolo 5, ai sensi dell’art. 6 comma 1 lett. e) possono essere applicati diritti di carattere remunerativo.
Certamente il diritto camerale dovuto dalle imprese alle Camere di Commercio, sebbene non rientri nella nozione di “tributo locale”, ha natura di entrata tributaria. Questo è quanto ha statuito la Corte di Cassazione SS.UU. con sentenza n. 13549 del 24 giugno 2005 secondo la quale le relative controversie appartengono, a seguito della L. 28 dicembre 2001, n. 448, alla giurisdizione delle Commissioni tributarie ai sensi dell’ art. 2 del D. Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546.
Nel caso esaminato dalla Commissione tributaria di Benevento, i ricorrenti hanno evidenziato come gli articoli 5, comma 1, lettera c), e 6, comma 1, lettera e) della Direttiva comunitaria vietino agli Stati membri dell’Unione europea di applicare alle imprese imposte sulla raccolta di capitali. Il relativo procedimento risulta ad oggi ancora pendente.
Fra queste due pronunce si inserisce, poi, la sentenza della Corte di Appello di Caltanissetta n. 326 del 21.12.2005 secondo la quale il diritto camerale annuale non è in alcun modo assimilabile alle forme di imposizione vietate dall’art. 5, comma 1, lett. c) della Direttiva Ue 2008/7. Ne consegue che esso è legittimo e dovuto.
In particolare, la Corte di Appello di Caltanisetta ha puntualizzato che il “diritto camerale annuale non è in alcun modo assimilabile alle forme di imposizione vietate all’art. 10, lett. c) della Direttiva CEE n. 69/335 essendo queste ultime attinenti ad adempimenti antecedenti l’esercizio dell’attività di impresa, ossia l’immatricolazione o qualsiasi altra formalità preliminare all’esercizio di un’attività imprenditoriale”.