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Timestamp: 2019-02-22 22:20:57+00:00
Document Index: 40194560

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 25', 'art. 51', 'sentenza ']

Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 29 ottobre 2013, n. 24334. Dipendente dell'Agenzia delle Entrate) licenziato per avere tenuto comportamenti illeciti costituenti reato, in obbedienza ad ordini di un superiore gerarchico - Renato D'Isa
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Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 29 ottobre 2013, n. 24334. Dipendente dell’Agenzia delle Entrate) licenziato per avere tenuto comportamenti illeciti costituenti reato, in obbedienza ad ordini di un superiore gerarchico
– Rileva che il licenziamento è stato comminato in base all’art. 25, comma 5, lettera d) del CCNL comparto Ministeri secondo il quale il licenziamento senza preavviso è previsto per la “commissione in genere-anche nei confronti di terzi – di atti o fatti, anche dolosi, che, pur costituendo o meno illeciti di rilevanza penale, sono di gravità tale da non consentire la prosecuzione neppure provvisoria del rapporto di lavoro”. Osserva che detta disposizione conteneva una tipizzazione delle conseguenze di un determinato fatto illecito consentendo al giudice soltanto di verificare la sussistenza delle condizioni richieste dalla norma senza disattenderla e richiamarsi ai criteri generali contenuti nel primo comma. Lamenta che, invece, il giudice d’appello aveva dato rilievo assorbente ed applicato i criteri generali stabiliti all’articolo 25,comma 1 (rilevanza della violazione di norme e disposizioni, grado di disservizio o di pericolo provocato dalla negligenza, l’esistenza di circostanze attenuanti, responsabilità derivanti dalla posizione di lavoro occupata dal dipendente, comportamento complessivo del lavoratore con particolare riguardo a precedenti disciplinari nell’ambito del biennio), criteri applicabili solo in assenza di una tipizzazione da parte del CCNL della sanzione da irrogare a fronte di un determinato fatto illecito. Rileva,infatti, che il successivo 9^ comma dell’articolo 25 citato stabiliva che “le mancanze non espressamente previste nella presente elencazione sono sanzionate secondo i criteri di cui al comma 1^, facendosi riferimento, quanto all’individuazione dei fatti sanzionabili, ai doveri dei lavoratori di cui all’articolo 23 e, quanto al tipo e alla misura delle sanzioni, ai principi desumibili dai commi precedenti” e ciò a riprova della residualità del ricorso ai criteri generali, in assenza di una tipizzazione da parte della contrattazione.
– Osserva, ancora, che la Corte aveva dunque violato le norme della contrattazione collettiva anche in considerazione del fatto che l’articolo 23, comma terzo, lettera h) menzionava tra gli obblighi del dipendente quello di “eseguire gli ordini inerenti all’espletamento delle proprie funzioni o mansioni che gli siano impartiti dai superiori. Se ritiene che l’ordine sia palesemente illegittimo, il dipendente deve farne rimostranza a chi l’ha impartito dichiarandone le ragioni; se l’ordine è rinnovato per iscritto ha il dovere di darne esecuzione. Il dipendente non deve, comunque, eseguire l’ordine quando l’atto sia vietato dalla legge penale o costituisca illecito amministrativo”. (norma conforme al contenuto dell’art. 51 cp).
Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 7 maggio 2013 n. 10550....