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Timestamp: 2018-02-22 12:45:08+00:00
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Processo Tornado | Infonodo
Processo Tornado
Processo Tornado Gest. Bolli e timbri postali falsi su una cambiale da 10 milioni girata due volte da Saverio Lo Mastro
Abbronzato, giacca leggera color panna, pantaloni di gabardine tortora, camicia “botton down” azzurra, Felice Vittorio Zaccaria torna in Tribunale a Monza due anni e mezzo dopo la sentenza che lo ha condannato a 5 anni di carcere.
Pena confermata in Appello il 4 maggio scorso per il fallimento da 52 milioni di euro della sua società, la Tornado Gest, che ha costruito a Muggiò, dentro al parco del Grugnotorto, il multiplex a 15 schermi ora abbandonato e saccheggiato.
L’immobile che nessuno ha acquistato all'asta, ha un valore di 3,2 milioni di euro. Finirà a Mediocredito creditrice nel fallimento dopo aver concesso un mutuo di 17,5 milioni.
In Tribunale c'è anche Saverio Lo Mastro, per l'udienza del processo che deve fare chiarezza sul ruolo giocato dall’ex direttore della filiale di Banca Intesa di Cinisello Balsamo, Giancarlo Garavaglia, e da Angelo Bartone, amministratore della Hipponion.
Lo Mastro, polo azzurra, pantaloni di tela color ghiaccio, barba di alcuni giorni, occhiali, tiene in mano un corposo fascicolo di atti giudiziari. Ha ancora conti aperti con la giustizia. Il 22 luglio tornerà a Palazzo per sapere se i giudici gli concederanno l'indulto.
Tra Lo Mastro e Zaccaria non c'è incrocio di sguardi. Stanno distanti. E del resto è comprensibile se si pensa che Zaccaria, sotto giuramento, al presidente Giuseppe Airò dichiara: “Lo Mastro è venuto a casa mia e mi ha preso a schiaffi. Ho avuto intimidazioni, furti nei cantieri e in ufficio. A mio figlio Andrea Simone (socio con Lo Mastro e Rocco Cristello nella Valedil – ndr) arrivò un sms: “stai attento a tua figlia”. Andrea mi disse: “Dagli tutto perchè altrimenti ci ammazzano”. A quel punto, il 4 maggio 2006, gli ho ceduto la società. In cambio di niente”.
Presidente: “Si rifiuta di dirlo? Lo dica, le hanno fatto un'estorsione!”. Zaccaria: “Ho avuto intimidazioni. Sono andato dal maresciallo dei carabinieri di Muggiò e gli ho detto tutto ma non ho fatto denuncia. Sa, c'era Rocco Cristello (ucciso a Verano nel marzo 2008 – ndr) volevo stare tranquillo. Vent'anni di lavoro e non mi è rimasto nulla”.
Piange miseria il costruttore calabrese Felice Vittorio Zaccaria.
“E adesso che fa?”, chiede il presidente.
“Pensionato a 1.300 euro. Faccio il nonno. Prendo i nipoti e li porto a scuola. Al mare. Mia moglie (Aldina Stagnati condannata a 4 anni per il fallimento, anche per lei pena confermata in Appello – ndr) è in attesa della pensione, sa, la Fornero... Non ho più niente, gli immobili me li hanno tutti pignorati..”.
Pubblico ministero Donata Costa: “Come ha conosciuto Lo Mastro?”.
“Ha rilevato quote della Sef, la società che controllava Tornado Gest. Stefano Firmano aveva proposto a me il 60 per cento, io però non avevo soldi; lui allora ha ceduto il 30 per cento a Lo Mastro che possedeva un società che faceva lavori in subappalto per un'altra società (I.C.I. - ndr) che avevo chiamato per finire i lavori nel cantiere di Muggiò. Secondo Firmano era affidabile, aveva due Ferrari..”.
Presidente: “Lo Mastro girava in Ferrari? Lei ha la Ferrari?”.
Zaccaria, ridendo, smentisce: “No! No!”.
Già non aveva la Ferrari bensì una Lomborghini gialla. E con quella si presentò dal notaio a firmare l'atto di concessione per 99 anni del terreno di Oggiono su cui voleva costruire un'altra multisala. Per il Comune era presente l'avvocato Del Giacomo, ora segretario a Carate Brianza. Fu costretto a rincorrere Zaccaria fino a Muggiò per farsi pagare la parcella notarile!
Presidente: “Zaccaria, lei è calabrese e fa il costruttore, arriva Lo Mastro che gira con la Ferrari, qualche sospetto non le viene?”
“Era diventato socio di Stefano Firmano nella Sef...”.
Pubblico ministero: “Arrivano Lo Mastro e Rocco Cristello, con quale accento parlavano?”.
“Non era compito mio sindacare...Firmano aveva voluto far entrare Lo Mastro ma non è che Tornado Gest non navigasse in buone acque, andava bene...Secondo lui Lo Mastro e Cristello erano operatori affidabili. Da quanto ho letto hanno acquistato il 30 per cento di Sef per 2 milioni di euro. E da quel momento i miei rapporti con Firmano si sono rotti”.
Presidente: “In questo processo valutiamo le posizioni di Giancarlo Garavaglia e Angelo Bertone. Conosceva Garavaglia?”.
“L'ho conosciuto all'inizio del 2000. Era direttore di Banca Intesa a Cinisello Balsamo. Ci fu presentato da Giovanni Bono della Coel, società che stava lavorando alla realizzazione del multiplex. Bono ci fece conoscere Maurizio Cerea che incontrai un paio di volte e avviò la pratica per il mutuo di Mediocredito. Vede, presidente, noi a Banca Intesa avevamo chiesto un fido, non un finanziamento!”.
Pubblico ministero: “Lei dice noi, a chi si riferisce?”.
“A Stefano Firmano. Noi versammo a Banca Intesa un milione di euro destinato al finanziamento del progetto di Tornado Gest. Avevamo chiesto un fido. Il 50 per cento del capitale era mio, il restante 50 di Firmano il cui fratello era commercialista a Muggiò. La pratica avviata da Cerea a Mediocredito andò a buon fine ed ottenemmo 17,5 milioni di euro. Però con quella cifra non si poteva costruire il multiplex. E poi c'era una condizione: Mediocredito impose che Sef finanziasse il progetto mettendo 10 milioni. Ci furono dati 7 milioni d'anticipo, il restante a stato avanzamento lavori ed una rata finale di 2,5 milioni”.
Donata Costa: “Da dove veniva quel 50 per cento di cui lei, Zaccaria, ci ha parlato?”.
“Dalle mie attività. Vendetti la palestra (Biofitnees – ndr), e con bonifici versai 700 mila euro della società A.F. e 300 mila da F.A., ci sono i documenti. Mi insinuai nel fallimento ma né A.F. né F.A. vennero accettate. Alla fine io versai 8,3 milioni di euro, Sef non aveva niente”.
Pubblico ministero: “Lei sa che il maresciallo Carotenuto della Guardia di finanza di Monza in merito ha detto cose diverse da quelle che racconta lei e poi c'è la perizia di Vergallo, consulente della Procura”.
“Vergallo non ha contestato che Coel versava soldi alla Sef. Il fatto è che eseguiti i lavori Coel emetteva ricevuta, io non avevo disponibilità finanziarie, e quindi Coel mi dava i soldi per pagare la Riba. Poi emetteva una nuova Riba”.
PM: “Perchè lei non aveva soldi per pagare?”.
“Non si poteva costruire con 17,5 milioni e io, oltre alla Coel, dovevo pagare altre società che stavano lavorando al cantiere di Muggiò. Poi quando mi accorsi che alcune sale cinematografiche non erano costruite secondo la certificazione Rei, a giugno 2004, estromisi Coel dal cantiere”.
PM: “Lei dice non ho soldi per pagare la fattura di Coel, perchè
non è Sef che le presta i soldi per pagare la Riba?”.
“Se fossero tornati insoluti Banca Intesa chiudeva il conto”.
Ergo, Sef era una scatola vuota!
PM: “Quali erano i suoi rapporti personali con l'imputato Garavaglia?”. “Nessun rapporto personale. Io ero cliente, lui direttore di Banca Intesa. Magari s'andava a prendere un caffè assieme”.
PM: “Sa se qualcuna delle società riconducibili a lei ha fatto lavori alla villetta di Garavaglia?”.
“So che stava costruendo la casa, gli ho fornito il nominativo di un fabbricante di serramenti...”.
Presidente: “Sa se poi questa società ha davvero fatto dei lavori a casa di Garavaglia?”.
“Sì, mi ha detto che la Briancesco (di Mozzate – ndr) aveva fatto i lavori, non so se sia stata pagata...”.
Prima dell'ingresso in aula di Saverio Lo Mastro viene sentito un ispettore capo della Polizia scientifica di Milano relativamente ad una lettera della Hipponion del 13 agosto 2008 e ad una cambiale di 10 milioni di euro della stessa società firmata da Lo Mastro con seconda girata di Lo Mastro a Sef a suo tempo presentata ai curatori per essere ammessa al fallimento.
“Il sigillo posto sul foglio A4, la lettera della Hipponion, è risultato contraffatto – spiega l'ispettore capo – così come contraffatte sono le marche da bollo da 15,49 euro apposte sulla cambiale mentre autentiche sono quelle da 0,45. In quanto ai timbri degli uffici postali di Nova MIlanese e Muggiò, quest'ultimo è risultato contraffatto”.
Depone Saverio Lo Mastro. Il presidente fa presente che ha l'obbligo di rispondere.
Pubblico ministero Donata Costa: “Com'è che ad un certo punto diventa amministratore di Tornado Gest?”.
“Nel 2005 entro in possesso del 30 per cento di quote Sef che appartenevano alla famiglia Firmano che avevo conosciuto in quanto geometra facevo lavori per conto della I.C.I. di Marco Impari. La I.C.I. era stata chiamata da Zaccaria nel cantiere di Tornado Gest dopo aver estromesso la Coel per completare le opere. Non so come Zaccaria conoscesse Impari. Dopo qualche mese di lavoro ho conosciuto Stefano Firmano. Con lui ho sottoscritto una scrittura privata con la quale mi impegnavo, una volta venduto l'immobile, a riconoscergli 2 milioni di euro. Zaccaria avrebbe dovuto finanziare Sef con 5 milioni. Con lui, prima di prendere le quote, ho parlato e aveva dato il benestare”.
PM: “Perchè Firmano le cede le quote?”.
“Perché era depresso. Stava tutto il giorno in ufficio, s'annoiava. Io invece avevo costruito cento appartamenti...Lui era ragioniere, io geometra. Andavo anche a controllare il lavoro degli operai senza farmi vedere...”.
PM: “Quando lei diventa socio di Sef le vengono presentati i bilanci?”.
“Sì, c'è anche un allegato: 7 milioni messi di cui 2 da Firmano, i restanti da Zaccaria. Sef aveva finanziato Tornado con più di 9 milioni. C'era poi il finanziamento di Mediocredito attraverso Banca Intesa e un ulteriore finanziamento di 6 milioni e però non ricordo perché”.
Reale vuoto di memoria di Lo Mastro o volontà di cancellare l'operazione della multisala di Oggiono di cui fu eseguito solo lo scavo costato 4 milioni? Zaccaria ebbe da Unicredit di Monza l'anticipo di 1 milione, sui 6 previsti, per quell'operazione. I restanti 5 milioni sarebbero stati pagati soltanto dopo la vendita della multisala di Muggiò. Cosa mai avvenuta.
PM: “Mediocredito chiese ulteriori garanzie?”.
“No. Per completare il versamento di 9 milioni Zaccaria versò 500 mila euro e accese un mutuo sugli appartamenti liberi da vendere del Condominio Delle Grazie di Muggiò. Feci io la perizia degli appartamenti”.
Il teste racconta d'aver completato con la forza lavoro della Hipponion le opere affidate da Zaccaria alla I.C.I. , senza un regolare contratto. “La Hipponion lavorava al Condominio Delle Grazie, Valedil entra in un secondo tempo, quando il cinese Song Zhicai ha necessità dei box per i commercianti al piano -5. Della Valedil oltre a me era socio Rocco Cristello, una quota l'abbiamo ceduta ad Andrea Simone Zaccaria”.
PM: “Avete avuto rapporti anche personali con la famiglia Zaccaria?”.
“Sì. Oltre all'ingresso del figlio di Zaccaria in Valedil ho compensato con le quote di Delle Grazie. Valedil è poi fallita...”.
PM: “Dopo il fallimento di Tornado Gest, nel 2008, lei, come Hipponion, si insinua nel fallimento con una cambiale di 10 milioni”.
“Doveva essere la somma del finanziamento soci. Emessa da Tornado girata a Hipponion e Sef beneficiaria essendo controllante di Tornado Gest”.
PM: “Lei sapeva che Hipponion non aveva dato soldi?”.
“Non ci sono state le condizioni”.
“E allora perché deposita all'istanza di fallimento la cambiale da 10 milioni che non è stata ammessa? Lei nell'operazione Tornado Gest non ha messo un euro. In quanto ai 500 mila euro è un'altra storia...”.
Ricostruita da una telefonata dell'ottobre 2007 tra Lo Mastro e Giovanni Bono della Coel.
PM: “Bono le chiede: Firmano che fine ha fatto?..Sai che la Guardia di finanza non ha sequestrato il documento? Lo sto cercando anch'io...Non ho problemi. E lei dice: Firmano mi ha venduto quote delle sue società e dei debiti fatti. Gli ho dato 4 assegni di 500 mila euro ciascuno e lui cosa ha dichiarato alla Guardia di finanza? Che li ha smarriti. Poi però li hanno trovati nella sua cassaforte”.
Lo Mastro: “Gli assegni erano dati in garanzia da presentare dopo la vendita dell'immobile. A me la Guardia di finanza ha detto di non aver trovato gli assegni”.
Ammette poi Lo Mastro d'aver firmato lui col nome di Angelo Bartone la lettera di Hipponion inviata ai curatori a cui era allegata la cambiale.
“Bartone è un muratore – dice Lo Mastro -, lavorava per la Hipponion. Lo avevo nominato io amministratore della società. Ora si è trasferito in Calabria”.
Si chiude l'udienza con le proteste di Maurizio Cerea convocato come teste e invitato dal presidente Airò a ripresentarsi il 14 luglio. Quando, accompagnato dai carabinieri, sarà in aula anche Stefano Firmano.
Tra Ici non pagata e ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato, il “cubo di cemento” fatto costruire dall'amministrazione Zanantoni dentro al parco del Grugnotorto alla società Tornado Gest di Felice Vittorio Zaccaria - dichiarata fallita dal Tribunale di Monza nel gennaio 2010 con debiti per 56milioni di euro - è finora costato ai muggioresi oltre 2,5milioni di euro, ma il conto finale rischia d'essere ancor più salato.
Saverio Lo Mastro, subentrato alla Stagnati nella proprietà - di fatto trasformando il multisala in una lavatrice della ’ndrangheta - e Stefano Firmano che a Lo Mastro aveva ceduto le quote societarie, hanno patteggiato rispettivamente a 4 e a 3 anni di reclusione.
All’inizio il multisala doveva avere 5 sale cinematografiche che diventano 9, sei anni dopo, quando Tornado Gest chiede al Dipartimento dello Spettacolo il parere per la realizzazione.
Il 9 maggio 1997 il direttore Cristina Criscuolo risponde che “è stato espresso in via preliminare parere favorevole, limitando a 1500 il numero dei posti autorizzabili” e aggiunge “[..] entro il termine non prorogabile di fine febbraio 1998, Tornado Gest dovrà presentare istanza al Comune di Muggiò ed inviarne copia al Dipartimento”.
Il 30 luglio 1997, Zaccaria presenta la richiesta in comune per realizzare sull'area del Grugnotorto “strutture finalizzate ad un centro sportivo, culturale con multisala cinematografica, piscina con spazi per il benessere e il tempo libero annessi con l'utilizzo del verde per l'attività all'aperto quali minigolf, percorsi vita, tennis e calcetto, con la dotazione dei necessari servizi e strutture inerenti”.
Il 14 maggio 1998, il sindaco Stefano Rijoff scrive alla Tornado Gest che “la Commissione edilizia riunitasi il 15 marzo 1998 ha espresso parere contrario al rilascio della concessione edilizia”.
Zaccaria non ci sta e dà mandato all'avvocato Bruno Santamaria di ricorrere al Tar della Lombardia.
Il tribunale si esprime (sentenza n. 4151 del 2000) pochi mesi dopo la vittoria elettorale (con i voti di An e Forza Italia) di Pietro Stefano Zanantoni, dando ragione al costruttore.
Da allora, il neo sindaco Zanantoni avrà buon gioco nel raccontare che il Tar “lo ha obbligato” a far costruire il multisala.
La realtà è un po’ diversa. Quello che Zanantoni non dice é che Felice Vittorio Zaccaria ha vinto soltanto perché scrive il Tar: “L'affermazione errata circa la possibilità di utilizzazione delle aree fatta dalla società ricorrente (Tornado Gest – ndr) non è stata smentita nemmeno dalla difesa comunale e, conseguentemente, il Tar non ha potuto che giungere alla conclusione di cui alla sentenza”.
Precisano i giudici amministrativi che “la zona (sulla quale avrebbe dovuto essere costruita la multisala – ndr) è destinata a parco pubblico territoriale. Essa sarà realizzata secondo modalità stabilite a livello consortile. In attesa della costituzione dell'apposito Consorzio vi è consentita l'utilizzazione agricola con esclusione di qualsiasi utilizzo a scopo residenziale”.
Il legale della Regione, Graziano Dal Molin, al quale Zanantoni si rivolge chiedendo un parere, il 5 settembre 2000 scrive che il Comune di Muggiò “può impugnare davanti al Consiglio di Stato in sede giurisdizionale la sentenza prospettando in maniera completa quanto avrebbe dovuto essere esplicitato e soprattutto illustrando la normativa che vieta, in attesa della formale costituzione del Consorzio, un utilizzo delle aree diverso da quello agricolo”.
Dal Molin non nasconde che “la riforma della sentenza in esame è un obiettivo difficile da raggiungere, con l'ulteriore rischio di esporre l'Amministrazione Comunale ad un maggior danno”, ma aggiunge: “Quanto sopra affermato non giustifica comunque l'assunzione di un atteggiamento passivo e acquiescente”.
L'opposizione – che aveva raccolto 3.000 firme contro la realizzazione del cinema multisala - chiederà alla Giunta Zanantoni di andare al Consiglio di Stato, Zanantoni farà spallucce non intervenendo nemmeno quando verrà a sapere che nel luglio 2001 Zaccaria ha falsamente dichiarato con un'autocertificazione inviata al Dipartimento Generale per il Cinema, Divisione IV del Ministero per i beni e le Attività Culturali, d'essere in possesso della licenza edilizia.
Intanto, dentro al parco del Grugnorto, Tornado Gest ha già scavato un’enorme buca non per costruite 5 o 9 sale, ma 15.
Già, 15 e proprio Zanantoni gli ha da una mano raccontando in consiglio comunale d'aver letto su Il Sole24 Ore che soltanto il multisala con tante sale può economicamente stare in piedi. In realtà il quotidiano riportava un'inchiesta che affermava esattamente il contrario. I lavori senza autorizzazione vengono comunque bloccati.
Dopo una movimentata serata di consiglio, il 28 febbraio 2002, la costruzione del multiplex passa. Ai consiglieri che chiedono se la votazione riguarda 5, 9 o 15 sale nessuno risponde.
L'assessore Sandro Sisler ripete, invece, come un mantra “stasera andiamo a votare l'acquisizione di 330 metri quadri di verde e la manutenzione per 10 anni”. E Zanantoni invita tutti ad una biciclettata per ammirarare i lavori una volta finiti. Sono passati 12 anni da quella sera.. Qualcuno potrebbe prima delle elezioni invitare Zanantoni e i muggioresi a farsi un giro attorno alla zona di parco deturpato.
Il piano integrato d'intervento per le 15 sale viene approvato il 2 maggio 2002. La convenzione è stata preparata dal notaio Luigi Andrea Falce e prevede nel caso di “inadempimento di una qualunque delle obbligazioni assunte o il mancato rispetto dei termini, la risoluzione di diritto del presente contratto”.
“L'operatore – scrive l'architetto Vittoria Di Giglio alla Giunta – ha dato inizio ai lavori mentre ha disatteso l'obbligo previsto nella clausola risolutoria espressa comportando automaticamente la decadenza della convenzione e l'abuso edilizio costituito dall'esecuzione dei lavori in assenza di titolo. E' stata quindi emessa ordinanza di sospensione dei lavori e con la decadenza della convenzione l'operatore non ha più titolo per edificare”.
Il 4 giugno 2003 la Giunta Zanantoni decide la risoluzione della convenzione con Tornado Gest, poi però, inspiegabilmente, tornerà sui suoi passi firmando la nuova convenzione pochi mesi prima delle elezioni 2004.
Mentre la Tornado Gest scava per costruire il multisala, Zaccaria propone un Programma Integrato d'Intervento per un’altra sua proprietà, il Palazzo Taccona Bertoglio d’Adda.
Il Piano prevede per l’antico edificio “una destinazione parte residenziale, parte commerciale e uffici, mediante svuotamento della parte centrale del palazzo dal primo al terzo piano e traslazione del relativo volume a sud dove è prevista la realizzazione di un nuovo edificio residenziale a tre piani”, come scrive in una lettera inviata il 5 aprile 2001 al comune di Muggiò, l'allora l'amministratore della società Stefano Firmano.
Otto mesi dopo (16 dicembre 2001) avviene il crollo parziale della facciata del Palazzo Taccona.
Il comune chiama l'ingegner Mauro Cattaneo e gli affida la relazione tecnica sul crollo. Cattaneo scriverà: “Secondo le affermazioni dei rappresentanti della proprietà, raccolte direttamente dallo scrivente, a far tempo dalla fine dello scorso mese di luglio 2001 ogni opera connessa ai lavori in corso è stata sospesa in ragione delle precarie condizioni di stabilità dell'immobile [...]
A malincuore, in ragione del significato storico dell'immobile e del suo valore di testimonianza per la comunità di Muggiò e non solo, ritengo quindi di poter suggerire solo un intervento di abbattimento”.
Di altro tenore la valutazione della Soprintendenza che era, nel frattempo, scesa in campo per tutelare l’edificio vincolando l’edificio nel gennaio del 2002.
Il 4 febbraio 2002 la Soprintendente Carla Di Francesco che ha ricevuto la relazione dell'ingegner Lorenzo Jurina scrive, infatti, al sindaco Zanantoni invitandolo ad “emanare una nuova ordinanza che revochi la precedente del 19 dicembre 2001 e disponga invece l'esecuzione delle opere di messa in sicurezza dell'edificio”.
“A mio giudizio – è scritto nella relazione di Lorenzo Jurina - il crollo è un fatto locale che poco ha a che vedere col grado di stabilità globale dell'edificio. La stabilità di Palazzo Taccona, per tutto quanto ho osservato, resta nella norma degli edifici coevi [...] La demolizione non è la soluzione da suggerire tenuto conto del valore storico dell'edificio. Ritengo che si possa – o aggiungerei che si debba - pensare ad un intervento di messa in sicurezza e successivo consolidamento e restauro conservativo”.
L'intervento diretto della Soprindentenza ha consentito la conservazione dell’antica dimora alla quale la società di Zaccaria voleva come dire, cambiare i connotati.
Infatti è scritto nel documento inviato da Firmano al comune “la nostra proposta di Piano integrato è determinata dalla constatazione che il Progetto di Restauro e Risanamento conservativo in corso di realizzazione, conforme alle prescrizioni del Prg ha avuto un impatto negativo con il mercato”.
Insomma, restaurare e risanare Palazzo Taccona secondo le prescrizioni del Prg sarebbe stato troppo oneroso. Meglio quindi stravolgere il progetto originario, demolire tre piani ed edificare una costruzione aggiuntiva sul retro.
A compensare la mancata distruzione di Palazzo Taccona, Zanantoni verrà in soccorso del “povero” costruttore “mettendogli a disposizione” l'area di via Leoncavallo dove da un paio di mesi è stato inaugurato il nuovo mercato in precedenza previsto in via Casati a fianco dell'ex Fillattice, area recuperata come residenziale da Giuseppe Malaspina.
Non si è ben capito se a suo tempo il progetto delle villette a schiera di via Leoncavallo finì in Regione e poi si è perso o cosa sia accaduto. Quel che è certo è che Zaccaria iniziò a vendere sulla carta intascando gli anticipi. Le villette però non furono mai realizzate. In tanti in questi anni si sono rivolti in Comune chiedendo ai funzionari informazioni sull'esistenza del progetto e su come recuperare gli anticipi versati per quelle villette fantasma, qualcuno quei soldi ancora li aspetta.
Ma la storia dei due mandati di Zanantoni non è ancora completa.
C'è, ad esempio, la questione del campo sportivo di via 1. Maggio legato alla realizzazione dell'ex Fillattice con quella fideiussione di 375mila euro per le opere di urbanizzazione dell'area mercato annessa al residenziale di via Casati che il sindaco Zanantoni a distanza di dieci anni non ha ancora escusso da Giuseppe Malaspina per le difficoltà finanziarie in cui si trova il costruttore.
Una delle sue tante società, il Gruppo Edile Caronno SpA è stata, infatti, dichiarata fallita con un buco di 44milioni di euro.
Il 25 febbraio di quest’anno, dopo lunghissima attesa, la Giunta Zananatoni ha preso la decisione di “attivare procedimento di escussione fideiussoria ed azioni di recupero crediti per somma residua non coperta”. Nel frattempo però il costo di sistemazione dell'area ormai ex mercato di via Casati è lievitata a 850mila euro.
L'area mercato è al tempo stesso una comodità e un disagio (rumore all'alba degli ambulanti) per i residenti. Se poi il mercato è previsto sull'area che fronteggia una palazzina di due piani in costruzione nella quale – febbraio 2009 – il sindaco Zanantoni ha acquistato un appartamento da 200 metri quadri firmando l’atto nell’ufficio Tecnocasa dell’amico Antonio Caggia all'epoca candidato della lista “Brianza 2009 per il bene di Muggiò”, è bene che lo si decentri in un altro luogo. Come effettivamente è stato fatto spostandolo nell’area di via Leoncavallo.
La stessa che il funzionario di banca e sindaco di Muggiò Pietro Stefano Zanantoni aveva verbalmente (?) concesso a Felice Vittorio Zaccaria.
L'immobile di via Casati, ora venduto come Residenza Victoria, è ancora da ultimare. La società Edilizia & Ambiente che lo stava costruendo, dichiarata fallita dal Tribunale di Monza, era amministrata da Franco Quitadamo che possedeva la metà delle quote, l'altra metà era della moglie di Andrea Simone Zaccaria,(figlio di Felice Vittorio) che lavorava nel cantiere. Quando compare sulla stampa la notizia che la casa la sta costruendo Zaccaria, Zanantoni, immediatamente, oscura il suo sito web “Brianza 2009”.
Troppo lunga sarebbe raccontarvi la storia di questo immobile e per questo vi rimandiamo all'articolo pubblicato da infonodo.org nell’aprile 2012 (vedi La casa di Zanantoni la costruiva Zaccaria ).
Qualche particolare interessante però lo aggiungo.
Ad acquistare i terreni su cui è in costruzione la Residenza Victoria è stato Fabio Stellittano ex proprietario del Bar Italia che, ceduto il bar alla FA.MAR Sas di Stella Zannino, ha aperto un locale di fronte, su via Gatribaldi. Che prima di diventare l'attuale Good Morning è stata sede di “Brianza 2009”.
Se ne deduce che Pietro Zanantoni conosce molto bene Fabio Stellittano e del resto questi il 1. ottobre 2007 dove va chiedere i quattro assegni circolari di 110.833 euro ciascuno intestati rispettivamente a Cassina Angela, Cassina Luigia, Cassina Rinaldo e Colzani Paolo Emilio che servono per acquistare da il terreno di via Casati? Alla sede di Milano della Banca Popolare di Sondrio dove lavora come funzionario Pietro Stefano Zanantoni. Solo una combinazione?
Quando poi il 7 febbraio 2008 (delibera n.7) il Consiglio va a votare la variante per la riperimentazione di una zona piccola dell'area, Zanantoni si astiene. Quando invece vengono votate le osservazioni esce dall'aula.
Fabio Stellittano acquista anche tre appartamento a Cascina Faipò.
Vi chiederete che c'è di strano. Lo strano è che gli appartamenti avrebbero dovuto essere prima proposti agli inquilini residenti.
Non esiste alcun documento ufficiale che provi che è stata comunicata loro l'offerta d'acquisto.
E ancora: dove sono finiti i soldi introitati per quei 3 appartamenti ed altri venduti e gli affiti incassati, che per legge devono essere impiegati unicamente per la manutenzione del patrimonio immobiliare Erp? Certamente dentro il bilancio, si, ma sotto quale voce? Quale documentazione relativa è stata inviata alla Regione? Le ultme notizie riferiscono di un nuovo sistema contabile in forma sperimentale legato al patto di stabilità che prevede per i Comuni uno sconto di oltre il 50 per cento se vengono sforati i 600mila euro. In questo caso si eliminano i residui a bilancio e anche le somme impegnate, non spese, vengono azzerate. Cosichè altri 260mila euro contegiati per la manutenzione degli stabili Erp resterebbero in cassa.
Sarebbe ancora lungo il quaderno delle doglianze sull'Amministrazione Zanantoni tra il 1999 e il 2004 e tra il 2009 e il 2014.
Sorvoliamo sulla questione della caserma dei Carabinieri e delle centinaia di migliaia di euro anche in questo caso spesi per progetti (quello commissionato da Zanantoni alla E.T.S. di Villa d'Almé) e ricorsi al Tar.
E sorvoliamo anche sul campo sportivo che avrebbe dovuto costruire la Silene di Giuseppe Malaspina il quale invece bloccò i lavori chiedendo in cambio altre volumetrie per l'ex Fillattice rifiutandosi di eseguire lavori per 300mila euro.
Col risultato che tornato a Villa Casati a giugno 2009 Zanantoni spinse sull'acceleratore la costruzione del campo di via 1. maggio con fondo in asfalto costato ai contribuenti muggioresi quasi 1milione di euro e molte sbucciature alle ginocchia dei giovani calciatori con conseguenti proteste dei genitori.
E che dire del “pollaio” in vetroresina al cimitero?
Non c'era più spazio per le sepolture e allora l'amministrazione Fossati decise di far preparare un progetto ottenendo anche il finanziamento.
Carlo Fossati perse le elezioni e Pietro Zanantoni tornò a sedersi sulla poltrona di sindaco.
Come prima cosa chiese al funzionario di essere ragguagliato sull'urgenza relativa al cimitero. Avuto il report dalla funzionaria De Martini, lo mise in un cassetto per diversi mesi decidendo poi (la Giunta) di acquistare dalla ditta Bosisio i loculi in vetroresina. Costo pattuito 78mila euro che diventano 112mila quando sette mesi dopo i loculi vengono consegnati. Col tempo, per rendere decente “il pollaio” vengono spesi altri soldi per un totale di circa 150mila euro.
Ci sarebbe poi da parlare dell’area di via Marx che avrebbe dovuto restare a verde secondo “Stile”, il programma elettorale 2009 di Zanantoni, e invece stanno scomparendo gli orti per fare posto ai palazzi che sostituiranno il “Cubotto” Aler nonchè le 5 villette che costruirà l’impresa monzese che ha vinto l’appalto.
Infine del rifacimento di piazza Garibaldi con l'asfalto rosso.
Spesa prevista sotto i 100mila euro poi però viene presa la decisione di far asfaltare alla ditta che si è aggiudacata i lavori, la Colombo Strade, anche il raccordo con la piazza del Burghet e la Giunta approva una delibera integrativa per altri 99mila euro. Tutto regolare?
Presentandosi nei giorni scorsi ai suoi elettori, speranzoso di ottenere il terzo mandato, Pietro Stefano Zanantoni ha esordito con lo slogan “Il meglio deve ancora venire”.
Allora, incrociamo le dita e tocchiamo ferro.
Cinamercato
Il difficile rapporto del sindaco Pietro Zanantoni con i costruttori edili. La piazza mercato di via Casati mai realizzata così come i percorsi nel verde di Tornado Gest dentro al parco del Grugnotorto
La caserma dei carabinieri costata 25mila euro di progetto ed altri 10mila euro tra ricorsi al Tar e parcelle legali, è rimasta nel libro dei sogni di Pietro Zanantoni.
Il campo di calcio di via XXV Aprile-I Maggio è stato realizzato – dopo un lungo stop - ma anziché essere opera a costo zero di cui doveva farsi interamente carico il costruttore Giuseppe Malaspina che stava edificando su 42mila metri cubi, 160 appartamenti nella vicina area ex Fillattice ha inciso sulle casse comunali per 1,3milioni di euro. E sono ancora aperti i contenziosi sulla conguità del primitivo progetto dell’architetto Francesco Fiorica e con il costruttore Giuseppe Malaspina che non ha realizzato la prevista area mercato annessa al condominio e neppure parcheggi, percorsi pedonali, aiuole e attrezzature sportive previste dalla convenzione.
Villa Casati ha in mano una fideiussione di 375mila euro della Silene srl che poteva essere escussa un anno fa e però Zanantoni ha deciso di tenerla in cassaforte. Semplicemente perchè “Malaspina che era un sostenitore di AN e Forza Italia e 300mila euro per chi ha un impero di centinaia di milioni sono una bazzecola”, dichiarò a verbale Pietro Zanantoni il 25 ottobre 2007 davanti alla Commissione d’indagine sui lavori del campo sportivo di via I° Maggio il cui cantiere era stato bloccato in quanto occorrevano 300mila euro per completare l’opera - che avrebbe dovuto costare 650mila euro - e sarebbero stati dati soltanto se ci fosse stato, come promesso dall’Amministrazione Zanantoni che aveva firmato la convenzione, un aumento di volumetria dell’ex Fillattice (lettera del legale della Silene avvocato Santamaria).
Nessuno allora andò a controllare; ma mentre la Commissione di Villa Casati iniziava il lavoro d’inchiesta da tre mesi, il 20 luglio, sia la Silene srl che stava realizzando il campo sportivo sia Gimal arl che edificava l’ex Fillattice ed aveva prestato fideiussioni alla Silene, erano stata cancellata dal registro della Camera di Commercio. Cinque anni dopo secondo Zanantoni “il problema vero è che in questi mesi l’imprenditore Malaspina era sparito, allora per vie traverse gli ho fatto avere un messaggio…Purtroppo non abbiamo a che fare con uno spiccato imprenditore della provincia di Monza e Brianza ma un imprenditore che, non voglio giudicarlo da un punto di vista etico, ma sicuramente è in gravi difficoltà economiche” (Consiglio comunale 21 dicembre 2012).
Peccato però che mentre con una lettera piange miseria ed offre due appartamenti e alcuni box in via Casati per evitare l’escussione della fideiussione di 375mila euro e chiudere il contenzioso per quei lavori irrealizzati per altri 700mila euro della piazza mercato, parcheggi e percorsi pedonali aiuole e attrezzature sportive che richiederebbero un investimento di circa 758mila euro, Giuseppe Malaspina, sta portando avanti con la società Due G Lario srl, capitale 100mila euro, il Piano d’Intervento Integrato da 150milioni di euro sull’ex area Albarelli a Como, al confine con la dogana di Chiasso. Un’edificazione di 240mila metri cubi con abitazioni, parcheggi per 500 auto, negozi, servizi strutture ricreative e ambulatori.
La storia di Malaspina con Villa Casati è per molti versi simile a quella di Felice Vittorio Zaccaria e della sue società Tornado Gest e Palazzo dei Conti Taccona. E sì perché secondo la testimonianza resa in aula durante il processo per il fallimento da 56milioni di euro di Tornado Gest (Zaccaria condannato in primo grado a 5 anni, la moglie Aldina Stagnati a 4 anni così come Saverio Lo Mastro e 3 anni a Stefano Firmano, pena patteggiata per Lo Mastro e Firmano) dall’architetto Giorgio Ponti, professionista nominato dalla curatela, “le opere di urbanizzazione secondaria irrealizzate da Tornado Gest ammontano a 1.881.542,89 euro”. E si tratta proprio di quelle opere che l’allora sindaco Pietro Zanantoni aveva promesso di inaugurare con una biciclettata tra il verde. L’esposizione complessiva di Tornado Gest e Palazzo dei Conti Taccona nei confronti di Villa Casati ammonta a oltre 4milioni di euro. Di cui un milione e mezzo di Ici mai pagata.
Lo “scatolone” ex multiplax a 15 schermi mai accesi tutti assieme e mai decollato, trasformato in centro di commercio dei cinesi controllato dalla n’drangheta, è una ferita che mai verrà rimarginata. L’immobile sta subendo un continuo visibile degrado. Le numerose aste sono andate deserte. L’ultimo valore attribuito è stato di 6milioni di euro. Eppure nessuno l’ha voluto.
PII Ex Fillattice by
ex fillattice
Muggiò - Tornado Gest, il 21 dicembre sarà il giorno della verità
di Pier Attilio Trivulzio da l'esagono
Muggiò - Slitta al 20 o al 21 dicembre la sentenza per il fallimento da 53 milioni di euro di Tornado Gest. L’ultima udienza dibattimentale prima della requisitoria del pubblico ministero e le arringhe degli avvocati - che avrebbe dovuto tenersi il 30 novembre è stata rinviata a causa dell’indisponibilità del giudice Gallucci. Era stato convocato il maresciallo Maurizio Mazzacua della Guardia di Finanza di Monza per essere sentito in merito alla custodia nella sede di via Manzoni della documentazione sequestrata il 17 novembre 2005 negli uffici di via Vincenzo Monti a Sesto San Giovanni di Felice Vittorio Zaccaria. Si dovrà presentare il 12 dicembre alle ore 14.30. E’ stato convocato anche Stefano Firmano – ha già patteggiato 3 anni di carcere per il fallimento di Tornado Gest -, dovrà essere presente anche il suo legale, l’avvocato Giarda. La requisitoria del pubblico ministero Giordano Baggio è prevista per il 17 dicembre mentre il 19 sarà la volta degli avvocati. Quindi camera di consiglio. Chiuso il processo Tornado Gest il presidente Italo Ghitti si trasferirà a Piacenza essendo stato nominato presidente del Tribunale; Giordano Baggio andrà invece a Palazzo di Giustizia di Milano.
Muggiò, processo Tornado Gest cinesi in aula: «Pagavamo Song Zhicai»
— MUGGIÒ —
IL FACCENDIERE CINESE Song Zhicai e il cognato connazionale Chen Hongai, che risulta ancora latitante, ieri al centro del processo al Tribunale di Monza sul fallimento della Tornado Gest, la società che nel 2004 ha realizzato nel Parco del Grugnotorto il Magic Movie Park. Il cinema multisala corredato di negozi non è mai decollato, anzi è stato chiuso per mancanza di autorizzazioni dopo l’apertura di un Cinamercato di abbigliamento abusivo, naufragato nel 2007 con un buco di circa 40 milioni di euro.
I DUE IMPUTATI cinesi sono accusati di concorso in truffa ed estorsione per avere affittato a connazionali i negozi del piano terreno del multisala, trasformato in Cinamercato, e di averli minacciati quando loro si erano rifiutati di pagare, avendo scoperto che i negozi non avrebbero potuto essere affittati perchè risultavano abusivi. Ieri sono stati sentiti al processo come testimoni alcuni cittadini cinesi che avevano contrattato con Song Zhicai l’affitto dei negozi per destinarli al commercio all’ingrosso di abbigliamento e varie altre cineserie. «Ho avuto uno stand al Magic Movie di Muggiò - ha confermato una cinese che non parla bene italiano e per questo ha avuto in ausilio come interprete il figlio -. Abbiamo scoperto degli stand disponibili dalla pubblicità. Il nostro spazio era di 98 metri quadrati. Per entrare mio marito ha pagato 98mila euro e poi pagavamo un affitto di 2.900 euro al mese. Abbiamo trattato con Song Zhicai e a lui abbiamo dato i soldi. Ma ad aiutare Song Zhicai c’era anche il fratello di sua moglie, ma il nome non me lo ricordo.
Sono rimasta fino all’estate del 2006, poi è stato tutto chiuso per qualche mese. Quando ha riaperto si pagava l’affitto tramite banca».
ALLO STESSO PROCESSO sono invece imputati di bancarotta fraudolenta l’ex amministratore della Tornado Gest Felice Zaccaria e la moglie Aldina Stagnati, di Villasanta. Coimputato insieme ai coniugi Zaccaria era anche Saverio Lo Mastro, così come il prestanome della società per le operazioni contabili Stefano Firmano, che hanno già patteggiato sempre per l’accusa di concorso in bancarotta fraudolenta della Tornado Gest rispettivamente la pena di 4 anni e 3 anni di reclusione. Lo Mastro è stato sentito in aula, ma si è avvalso della facoltà di non rispondere. Secondo l’accusa, gli imputati hanno provocato il fallimento della Tornado Gest con una serie di operazioni finanziarie sospette e di distrazioni di denaro e beni della srl muggiorese. Dal canto loro, negano assolutamente tutte le accuse gli imputati, che hanno scelto di affrontare il dibattimento proprio per dimostrare la loro estraneità alle accuse contestate.
Muggiò, udienza Tornado Gest: Lo Mastro tace
L’ultimo amministratore si è avvalso della facoltà di non rispondere
«MI AVVALGO della facoltà di non rispondere». Con queste parole a sorpresa ieri pomeriggio Saverio Lo Mastro, l’ultimo amministratore della Tornado Gest, che ha già patteggiato la pena di 4 anni di reclusione, si è presentato al processo al Tribunale di Monza sul fallimento della Tornado Gest, la società che nel 2004 ha realizzato nel Parco del Grugnotorto il Magic Movie Park, cinema multisala corredato di negozi mai decollato anzi chiuso per mancanza di autorizzazioni dopo l’apertura di un Cinamercato di abbigliamento abusivo e naufragata nel 2007 con un buco di circa 40 milioni di euro.
AL PROCESSO sono imputati di bancarotta fraudolenta l’ex amministratore della Tornado Gest Felice Zaccaria e la moglie Aldina Stagnati, di Villasanta, mentre sono imputati di truffa ed estorsione il faccendiere cinese Song Zhicai, accusato in concorso con suo cognato Chen Hongai, che risulta invece ancora latitante. Coimputato insieme ai coniugi Zaccaria era anche Saverio Lo Mastro, così come il prestanome della società per le operazioni contabili Stefano Firmano, che a sua volta ha già patteggiato sempre per l’accusa di concorso in bancarotta fraudolenta della Tornado Gest 3 anni di reclusione.
Saverio Lo Mastro sta scontando la pena agli arresti domiciliari in Calabria. La sua decisione di non parlare ha fatto infuriare il pm al processo Giordano Baggio. «Avevo avuto indicazioni diverse, allora poteva anche starsene a casa», ha dichiarato il rappresentante della pubblica accusa. Secondo l’accusa, gli imputati hanno provocato il fallimento della Tornado Gest con una serie di operazioni finanziarie sospette e di distrazioni di denaro e beni della srl muggiorese. I due imputati cinesi sono invece accusati di avere affittato a connazionali i negozi del piano terreno del multisala trasformato in Cinamercato e di averli minacciati quando loro si erano rifiutati di pagare perché avevano scoperto che i negozi non avrebbero potuto essere affittati perché risultavano abusivi.
IERI SONO STATI sentiti al processo anche una prima parte di cittadini cinesi che avevano contrattato con Song Zhicai l’affitto dei negozi per destinarli al commercio all’ingrosso di abbigliamento e altro. Nonostante all’ultimo momento giudici e pm si siano resi conto di non avere chiamato un interprete cinese per sentire i testimoni, un particolare che ha causato un certo attrito in aula, le testimonianze sono proseguite cercando di fare esprimere i cinesi attraverso la loro sommaria conoscenza della lingua italiana.
Dal canto loro, negano assolutamente le accuse gli imputati, che hanno scelto di affrontare il dibattimento proprio per dimostrare la loro estraneità alle accuse contestate. Il processo continua l’8 giugno con altre testimonianze di cinesi.
Muggiò, processo per bancarotta della Tornado Gest: ex vicesindaco in aula
L’EX VICESINDACO di Muggiò al banco dei testimoni ieri alla ripresa del processo al Tribunale di Monza per la presunta bancarotta della Tornado Gest, la società che ha realizzato nel 2004 nel Parco del Grugnotorto il Magic Movie Park, il cinema multisala corredato di negozi e mai decollato anzi chiuso per mancanza di autorizzazioni dopo l’apertura di un Cinamercato di abbigliamento abusivo e naufragata nel 2007 con un buco di circa 40 milioni.
Al processo sono imputati di bancarotta fraudolenta l’ex amministratore della Tornado Gest Felice Zaccaria e la moglie Aldina Stagnati, mentre sono imputati di truffa ed estorsione il faccendiere cinese Song Zhicai, accusato in concorso con suo cognato Chen Hongai, che risulta invece ancora latitante. «Quella del multisala è stata una vicenda molto complessa che ha impegnato tutta l’amministrazione comunale - ha dichiarato Maria Arcangela Fiorito, vicesindaco di Muggiò dal 2004 al 2009 - . La Tornado Gest aveva firmato un piano integrato di intervento con la precedente Giunta per un multisala con centro commerciale. Nel 2006 io ho emesso una serie di ordinanze legate alla violazione delle norme per la prevenzione antincendio con la sospensione dell’attività cinematografica e poi per il commercio all’ingrosso che non era previsto dalla convenzione. Avevo poi avuto un incontro con una delegazione di cinesi, stupiti per la sospensione della vendita e preoccupati per gli investimenti già eseguiti. Erano presenti anche Zaccaria e Song Zhicai».
Muggiò, commercialista parla della bancarotta della società che realizzò il Magic Movie Park
«Tornado Gest, contabilità da cinema»
«NOI FACEVAMO un controllo incrociato delle società per fare quadrare il bilancio ed era un cinema».
Un commento che sembra calzare a pennello quello fatto ieri da una testimone alla ripresa del processo per la presunta bancarotta della Tornado Gest, la società che ha realizzato nel 2004 nel Parco del Grugnotorto il Magic Movie Park, il cinema multisala corredato di negozi e mai decollato anzi chiuso per mancanza di autorizzazioni dopo l’apertura di un Cinamercato di abbigliamento abusivo e naufragata nel 2007 con un buco di circa 40 milioni di euro.
Al processo sono imputati di bancarotta fraudolenta l’ex amministratore della Tornado Gest Felice Zaccaria e la moglie Aldina Stagnati, mentre sono imputati di truffa ed estorsione il faccendiere cinese Song Zhicai, accusato in concorso con suo cognato Chen Hongai, che risulta invece ancora latitante.
Secondo l’accusa, gli imputati hanno provocato il fallimento della Tornado Gest con una serie di operazioni finanziarie sospette e di distrazioni di denaro e beni della srl muggiorese. I due imputati cinesi sono invece accusati di avere affittato a connazionali i negozi del piano terreno del multisala trasformato in Cinamercato e di averli minacciati quando loro si erano rifiutati di pagare perché avevano scoperto che i negozi non avrebbero potuto essere affittati perché risultavano abusivi.
A PRESENTARSI ieri davanti al collegio di giudici del Tribunale di Monza presieduto da Italo Ghitti A.M., una contabile che lavorava nello studio di commercialista che seguiva la Tornado Gest e le altre società ad essa collegate.
«Io seguivo una decina di aziende facenti capo a Zaccaria tranne la Servizi Immobiliari che la seguiva un’altra collega - ha dichiarato in aula la contabile -. Ultimamente la Tornado Gest aveva una contabilità molto intricata che non si riusciva più a venirne a capo. Solitamente c’erano delle annotazioni sulle operazioni da contabilizzare. Se non si capiva si chiedeva alle impiegate di Zaccaria oppure se loro non c’erano, rispondeva Stefano Firmano come contabile delle società. I controlli incrociati delle società erano un cinema perché per alcune società avevo dei riscontri e per altre no. Alla fine i conti quadravano sempre, ma per farli quadrare era un cinema. A volte mandavamo fax o lettere allo studio Zaccaria per indicare che alcuni dati non risultavano attendibili per mancanza di riscontri».
Coimputato insieme ai coniugi Zaccaria era anche Saverio Lo Mastro, l’ultimo amministratore della Tornado Gest, che ha già patteggiato la pena a 4 anni di reclusione. Ha patteggiato sempre per l’accusa di concorso in bancarotta fraudolenta della Tornado Gest a 3 anni di reclusione Stefano Firmano, ritenuto il prestanome della società per le operazioni contabili.
Muggiò, asta deserta per il Magic Movie Park: il prezzo base va a picco
È ANDATA ancora deserta ieri l’asta per la vendita del Magic Movie Park, il cinema multisala realizzato nel 2004 dalla fallita società Tornado Gest nel Parco del Grugnotorto.
LA STRUTTURA, corredata di negozi e mai decollata, anzi chiusa per mancanza di autorizzazioni dopo l’apertura di un Cinamercato di abbigliamento abusivo, ha un valore stimato di 32 milioni di euro. Ma ieri la sua offerta base è scesa a 11 milioni e 400mila euro dopo che altre aste già fissate sono andate deserte. E nonostante questo nessuno la vuole comprare. Ora il valore nelle prossime aste non scenderà ulteriormente. La valutazione del Magic Movie Park è uscita nel processo in corso al Tribunale di Monza per il fallimento della Tornado Gest, naufragata nel 2007 con un buco di circa 40 milioni di euro. Al processo sono imputati di bancarotta fraudolenta l’ex amministratore della Tornado Gest Felice Zaccaria e la moglie Aldina Stagnati, mentre sono imputati di truffa ed estorsione il faccendiere cinese Song Zhicai, accusato in concorso con suo cognato Chen Hongai, che risulta invece ancora latitante.
«LA CURATELA del fallimento - ha dichiarato in aula l’architetto Giorgio Ponti, consulente - ha proposto di realizzare un albergo di 120 camere con sala congressi, cinema e fitness. Ma la struttura è in vendita a 11 milioni di euro e non c’è alcuna offerta. Del resto davanti c’è una fabbrica di asfalto che butta addosso i fumi. La stima del valore della struttura da me fatta ammonta a soli 32 milioni di euro. Perché solo le opere di urbanizzazione non ancora realizzate, i parcheggi, i laghetti per la pesca, valgono 3 milioni di euro. Abbatterla costerebbe 600mila euro. E in caso di demolizione quell’area varrebbe 20 milioni di euro».
Muggiò, multisala valutata 32 milioni: oggi all’asta a un terzo del valore
Il consulente per la curatela del fallimento: gravi mancanze e difetti
ANCORA LA PAROLA all’architetto Giorgio Ponti, consulente per la curatela del fallimento, ieri alla ripresa del processo al Tribunale di Monza per la presunta bancarotta fraudolenta della Tornado Gest. La società nel 2004 ha realizzato nel Parco del Grugnotorto il Magic Movie Park, cinema multisala corredato di negozi mai decollato anzi chiuso per mancanza di autorizzazioni dopo l’apertura di un Cinamercato di abbigliamento abusivo (oggi alle 12 è fissata un’altra vendita all’asta della struttura, il cui valore è sceso a 11 milioni e 400 mila euro perchè altre aste sono andate deserte) ed è naufragata nel 2007 con un buco di circa 40 milioni di euro.
«HO VERIFICATO il contenzioso tra la Tornado Gest e la società di costruzioni Coel che ha realizzato il Magic Movie - ha dichiarato il consulente - con un contratto di appalto del 2001 per 7 milioni di euro. Il contenzioso è sorto perchè la fornitura della Coel aveva gravi mancanze. Prima di tutto le strutture prefabbricate non erano a norma antincendio sufficiente, tanto che il collaudatore si è rifiutato di eseguire il collaudo. Il danno è valutabile in circa 1 milione di euro. C’erano poi altri gravi difetti per un danno complessivo di 5 milioni di euro. La stima del valore della struttura da me fatta ammonta a soli 32 milioni di euro. Perchè solo le opere di urbanizzazione non ancora realizzate, i parcheggi, i laghetti per la pesca, valgono 3 milioni di euro».
SECONDO L’ACCUSA, gli imputati hanno provocato il fallimento della Tornado Gest con una serie di operazioni finanziarie sospette e di distrazioni di denaro e beni della srl muggiorese. I due imputati cinesi sono invece accusati di avere affittato a connazionali i negozi del piano terreno del multisala trasformato in Cinamercato e di averli minacciati quando loro si erano rifiutati di pagare perchè avevano scoperto che i negozi non avrebbero potuto essere affittati perchè risultavano abusivi. La difesa dei coniugi Zaccaria ha ribattuto al consulente sullo scarso valore attribuito al Magic Movie sostenendo che non sono stati presi in considerazione, ad esempio, «330 mila euro al mese di contratti commerciali solo nel 2005». «Non è colpa nostra se nessuno lo vuole quello scatolone lì», ha quindi commentato il pm Giordano Baggio, titolare dell’inchiesta e rappresentante della pubblica accusa al processo.
Processo Tornado, si torna in aula
Mercoledì 3 novembre, dopo cinque mesi di stop, torna in aula al Palazzo di Giustizia di Monza in piazza Garibaldi il processo per il fallimento della Tornado Gest, la società amministrata da Aldina Stagnati col marito Felice Vittorio Zaccaria che ricopriva la carica di procuratore - e che i curatori sostengono essere stato di fatto il vero amministratore delegato – che ha costruito dentro il parco del Grugnotorto il multiplex a 15 schermi Magic Movie Park. Il 10 gennaio 2007 il Tribunale di Monza aveva dichiarato il fallimento di Tornado Gest accertando un buco di 53 milioni di euro (altri 3 milioni di euro sono in attesa di definizione).
Dopo 7 mesi di detenzione in via Sanquirico e altri due di arresti domiciliari, a dicembre, su parere favorevole del presidente Italo Ghitti, Aldina Stagnati, Felice Vittorio Zaccaria (accusati di bancarotta fraudolenta) e il cinese Song Zhicai (estorsione e truffa) sono tornati liberi pur avendo l’obbligo di presenziare alle udienze del processo in corso. Imputati, ma usciti dal processo dopo aver patteggiato Stefano Firmano (3 anni) e Saverio Lo Mastro, ultimo amministratore di Tornado Gest (quattro anni) che resta in carcere per altri reati e dovrà corrispondere la somma di 500 mila euro.
All’udienza di mercoledì sono stati convocati gli ingegneri Lunghini e Nicolini, revisori della Reddy’s Group che dopo le ispezioni ai lavori in corso all’immobile di Muggiò e il controllo sui conti della Tornado Gest, suggerirono a Mediocredito di bloccare il finanziamento di 17,5 milioni che Tornado Gest aveva ottenuto grazie all’interessamento di Maurizio Cerea, consulente finanziario di Coel, società di costruzioni di Lallio che eseguì parte dei lavori al multiplex oltre a quelli del Palazzo dei Conti Taccona e al residence Delle Grazie.
E ai buoni uffici di Giancarlo Garavaglia all’epoca direttore della filiale di Cinisello Balsamo di Banca Intesa-Mediocredito, rinviato a giudizio per concorso in bancarotta. Deporranno anche una funzionaria di Mediocredito che autorizzò la pratica di versamento direttamente ai fornitori di Tornado Gest delle fatture emesse e il vice della filiale. Per recuperare almeno parte dei soldi spariti dai bilanci di Tornado Gest, i curatori hanno da tempo provveduto a trascrivere un’azione revocatoria sul fondo patrimoniale degli Zaccaria che comprende come bene di maggior valore la villetta di via Morandi a Villasanta dove i coniugi abitano. Anche il curatore della bergamasca Coel, Guido Zambetti, è in attesa della decisione che la Cassazione prenderà in merito alla società Delle Grazie.
Al Delle Grazie, società di cui era stato chiesto il fallimento inizialmente concesso e poi ritirato per opposizione degli Zaccaria, ed in attesa del pronunciamento della Cassazione, Coel ha provveduto a suo tempo a pignorare alcuni appartamenti. Su Tornado Gest, invece, Coel vanta un credito di 2,5 milioni di euro per lavori eseguiti di cui solo 332mila euro riconosciuti. Il valore effettivo dei lavori dovrà essere accertato dal consulente tecnico che il curatore ha chiesto. Due decreti ingiuntivi sarebbero stati presentati sempre da Coel, anche per due altre società degli Zaccaria: Acquario Gest e Palazzo dei Conti Taccona.
Pier Attilio Trivulzio
tratto dall'eagono 01/11/2010
si torna in aula