Source: http://firenze.sentenze.ilcaso.it/codice_procedura_civile/82
Timestamp: 2020-04-05 23:59:10+00:00
Document Index: 80230178

Matched Legal Cases: ['art. 13', 'sentenza ', 'art. 82', 'art. 82', 'art. 24', 'sentenza ']

I. Davanti al giudice di pace le parti possono stare in giudizio personalmente nelle cause il cui valore non eccede euro 1.100. (1)
II. Negli altri casi, le parti non possono stare in giudizio se non col ministero o con l'assistenza di un difensore. Il giudice di pace tuttavia, in considerazione della natura ed entità della causa, con decreto emesso anche su istanza verbale della parte, può autorizzarla a stare in giudizio di persona.
III. Salvi i casi in cui la legge dispone altrimenti, davanti al tribunale e alla corte d'appello le parti debbono stare in giudizio col ministero di un procuratore legalmente esercente; e davanti alla corte di cassazione col ministero di un avvocato iscritto nell'apposito albo.
(1) L'art. 13 del D.L. 22 dicembre 2011, n. 212 ha sostituito le parole « euro 516,46 » con le parole « euro mille ». La modifica è entrata in vigore il 23 dicembre 2011. Per effetto della legge di conversione del citato decreto legge, la legge 17 febbraio 2012, n. 10 il valore è stato aumentato ad « euro 1.100 »; la modifica è entrata in vigore il 23 dicembre 2011.
Avvocato - Tariffa forense deliberata dal C.N.F. - D.m. di approvazione - Fonte regolamentare - Principi contenuti nella legge n. 794 del 1942 - Giudizio di cassazione - Competenze del difensore - Diritti di procuratore - Spettanza - Esclusione.
Il d.m. di approvazione della tariffa forense, avendo natura di fonte regolamentare così come desumibile dalla legge 7 novembre 1957, n. 1051, di attribuzione della competenza al Consiglio Nazionale Forense, deve essere interpretato alla luce dei parametri e all'interno dei limiti stabiliti dalla legge 13 giugno 1942, n. 794, che escludono il riconoscimento dei diritti di procuratore per qualsiasi giudizio di cassazione compreso il regolamento di competenza, nonostante l'istanza possa essere proposta anche da un avvocato non iscritto nell'albo speciale dei cassazionisti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 Aprile 2019, n. 10492. Segue...
Liquidazione coatta amministrativa - Risoluzione del concordato - Procedimento - Natura contenziosa - Difesa tecnica - Necessità.
Nella liquidazione coatta amministrativa, la risoluzione del concordato è pronunciata dal tribunale con sentenza in camera di consiglio, emessa su ricorso del curatore o di uno o più creditori. A differenza di quanto previsto per il concordato fallimentare dall'articolo 137, comma 1, il giudizio, pur svolgendosi secondo la disciplina dei procedimenti in camera di consiglio, non può essere promosso dal tribunale anche d'ufficio o su semplice rapporto del curatore e del comitato dei creditori, ma deve essere necessariamente instaurato con un atto avente i requisiti prescritti dall'articolo 125 c.p.c. e soggetto all'osservanza dell'articolo 82, comma 3, c.p.c. che, nei giudizi davanti al tribunale, impone alle parti l'obbligo di stare in giudizio con il ministero di un procuratore legalmente esercente. In tal senso depone innanzitutto la considerazione secondo cui il procedimento in esame, pur svolgendosi nelle forme previste dagli articoli 737 e seguenti c.p.c., non costituisce espressione di giurisdizione volontaria, ma, avendo ad oggetto una controversia su diritti soggettivi, riveste carattere contenzioso e conduce, in caso di accoglimento della domanda, ad un provvedimento decisorio suscettibile di acquistare, in difetto di opposizione, autorità di giudicato, con la conseguenza che, analogamente a quanto accade per tutti gli altri procedimenti destinati a concludersi con un provvedimento incidente su diritti soggettivi o status ed idoneo ad acquistare efficacia definitiva, si svalgono gli stessi con rito ordinario o camerale, trova applicazione il principio inderogabile della necessità della difesa tecnica. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 02 Ottobre 2015, n. 19723. Segue...
Dichiarazione di fallimento - Procedimento - Ministero di un avvocato - Necessità - Avvocato non più legalmente esercente - Inesistenza del ricorso.
Art. 82 c.p.c. – Obbligo della difesa legale – Necessità – Sussiste (art. 82 c.p.c.)..
L'art. 82 c.p.c. stabilisce che nei giudizi promossi dinanzi al Giudice di pace le parti possono stare in giudizio personalmente nelle cause il cui valore non eccede Euro 516,46, mentre nelle cause che eccedono tale valore il Giudice di pace, in considerazione della natura ed entità della causa, con decreto emesso anche su istanza verbale della parte, può autorizzarla a stare in giudizio di persona. Negli altri casi, la medesima norma prevede che le parti non possano stare in giudizio se non con il ministero o con l'assistenza del difensore e che davanti al tribunale o alla corte d'appello, salvi i casi in cui la legge dispone altrimenti, le parti debbano stare in giudizio col ministero di un procuratore legalmente esercente. Il fondamento di tale regola si ravvisa in un duplice ordine di ragioni. Per un verso la complessità delle norme, che regolano lo svolgimento del processo, e il tecnicismo nella redazione degli atti richiedono una preparazione e delle competenze che solo un tecnico del diritto, il quale è tenuto continuamente ad aggiornarsi sui mutamenti legislativi e giurisprudenziali, è in grado di avere. Per altro verso, la collaborazione di un esperto serve a filtrare il processo dalle emozioni e dalla passionalità, che difficilmente mancano nei diretti protagonisti della lite e che potrebbero privarli della necessaria lucidità e attitudine a valutare con serenità e distacco i fatti della controversia e a scegliere la più opportuna e adeguata strategia processuale. Appare dunque chiaro come il legislatore, nell'esigere la collaborazione del difensore, abbia voluto tutelare le parti stesse, garantendo loro nel miglior modo possibile l'esercizio del diritto di difesa, costituzionalmente inviolabile in ogni stato e grado del procedimento (art. 24 della Cost.). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 30 Ottobre 2013, n. 24517. Segue...
Art. 82 c.p.c. – Obbligo della difesa legale – Necessità – Sussiste..
E’ necessario l’accertamento della ricorrenza di motivi sopravvenuti, rispetto alla situazione accertata dalla sentenza di divorzio, perché il giudice possa provvedere alla modifica delle condizioni fissate in sede divorzile. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 30 Ottobre 2013, n. 24515. Segue...