Source: https://www.dirittiregionali.it/2012/12/03/cons-st-sent-n-57822012-aspettando-la-corte-il-consiglio-di-stato-conferma-il-proprio-orientamento-sulle-rette-rsa/
Timestamp: 2018-06-25 07:39:21+00:00
Document Index: 47414263

Matched Legal Cases: ['art. 14', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 117', 'art. 1', 'art. 22', 'art. 25', 'art. 8', 'art. 3', 'art. 3']

[Cons. St., sent. n. 5782/2012] Aspettando la Corte, il Consiglio di Stato conferma il proprio orientamento sulle rette RSA - Diritti Regionali
/ Archivio (2011-2015) / [Cons. St., sent. n. 5782/2012] Aspettando la Corte, il Consiglio di Stato conferma il proprio orientamento sulle rette RSA
In attesa che la Corte costituzionale – dopo l’udienza di discussione dello scorso 23 ottobre 2012 – si pronunci sull’art. 14, co. 2, lett. c), legge reg. Toscana n. 66 del 2008 (norma in base alla quale si stabilisce che «la quota di compartecipazione dovuta dalla persona assistita ultrasessantacinquenne è calcolata tenendo conto altresì della situazione reddituale e patrimoniale del coniuge e dei parenti in linea retta entro il primo grado»), il Consiglio di Stato ha affrontato nuovamente la questione della compartecipazione al costo delle prestazioni nelle RSA.
Come si ricorderà, a seguito delle prime sentenze con le quali i giudici di Palazzo Spada – ribaltando il proprio precedente orientamento – avevano iniziato ad affermare l’immediata applicabilità del principio dell’evidenziazione economica dei soli disabili gravi o ultrasessantacinquenni non autosufficienti (cfr. Cons. Stato, sent. nn.: 1607/2011, commentata qui; 5185/2011, commentata qui), il filone giurisprudenziale in questione si era ulteriormente consolidato attraverso una serie di decisioni conformi dello scorso luglio 2012, nn. 4071, 4077 e 4085 (commentate qui).
Ancora una volta, con la recente pronuncia del 16 novembre 2012, n. 5782, il Consiglio di Stato ha preso in esame la materia de qua.
In questo caso, la madre di un disabile grave ha impugnato la sentenza (n. 1264 del 2011) con la quale il Tar Brescia ha respinto il suo ricorso per l’annullamento: a) della nota del 31 marzo 2008, con cui il Responsabile del settore servizi sociali del Comune di Brescia ha domandato il rilascio di una garanzia, in favore dell’amministrazione, per il pagamento della retta di degenza del figlio presso una struttura di accoglienza residenziale per disabili; b) della nota del 28 febbraio 2008 con cui il medesimo Dirigente le ha chiesto una maggiorazione del contributo giornaliero per la retta di degenza del figlio presso la stessa Comunità; c) della delibera della giunta comunale di Brescia del 30 marzo 2007 e del relativo allegato che ha disciplinato l’erogazione dei servizi e degli interventi socio assistenziali.
Con la pronuncia in oggetto, i giudici amministrativi di secondo grado prendono le mosse dal principio dell’evidenziazione della posizione economica del solo assistito di cui all’art. 3, co. 2-ter del d.lgs. n. 109 del 1998 (per approfondire, sia consentito un rinvio ad A. Candido, Residenze Sanitarie Assistenziali e rette dei degenti: tra livelli essenziali e diritto alla tutela della salute, in Quad. reg., n. 3/2010, p. 905 ss., consultabile qui), per valutare la portata del quale ritengono indispensabile operare una ricostruzione del quadro delle fonti in materia.
Da un lato, sotto il profilo del riparto di competenze legislative tra Stato e Regioni, il Consiglio di Stato ricorda che le materie «assistenza e beneficienza pubblica» e «politiche sociali» sono devolute alla competenza residuale regionale (ad es., cfr. Corte cost., sent. n. 124 del 2009), nell’ambito della quale, alla luce della costante giurisprudenza del giudice delle leggi (ex multis, cfr. Corte cost., sent. n. 10 del 2010), lo Stato può intervenire attraverso la propria competenza trasversale in tema di «determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale» (art. 117, co. 2, lett. m, Cost.).
Dall’altro, si collocano le leggi ordinarie dello Stato, vale a dire: in primo luogo, la l. n. 328 del 2000, che mira a eliminare le situazioni di bisogno e disagio «derivanti da inadeguatezza di reddito, difficoltà sociali e condizioni di non autonomia» (art. 1), indicando le prestazioni che le Regioni devono assicurare in favore di anziani e disabili (art. 22) e rinviando espressamente, per la verifica delle condizioni economiche degli assistiti, al d.lgs. n. 109 del 1998 (art. 25); in secondo luogo, proprio quest’ultimo decreto, che individua i criteri di determinazione della situazione economica del richiedente (artt. 1, 2, 3).
Infine, entro tale quadro si pone l’art. 8, co. 3, della legge reg. Lombardia n. 3 del 2008 (si fa riferimento alla previgente versione del testo normativo; per una disamina della nuova disciplina lombarda, avvenuta con l. reg. n. 2 del 2012, cfr. qui), ove si stabiliva che gli assistiti avrebbero contribuito alla copertura del costo delle prestazioni «in rapporto alle proprie condizioni economiche, così come definite dalle normative in materia di Indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) e nel rispetto della disciplina in materia di definizione dei livelli essenziali di assistenza».
Tanto premesso, il Consiglio di Stato precisa che il caso di specie «non verte, come in precedenti giudizi sulla medesima materia, sulla questione dell’applicabilità immediata o meno del principio di evidenziazione della situazione economica del solo assistito […], ma solo sulle sue modalità di applicazione» (Cons. St., sent. n. 5782 del 2012). Il Tar Brescia, infatti, non ha nega l’immediata applicabilità del principio di cui all’art. 3, co. 2-ter del d.lgs. n. 109 del 1998, ma «ne sostiene un’interpretazione temperata, ritenendo che la previsione di un DPCM per definirne i limiti di applicazione ne escluda una portata assoluta e incondizionata» (ibid.).
Detto assunto è smentito dai giudici di secondo grado, secondo i quali le finalità che la norma individua esplicitamente sono duplici e tra loro connesse: da un lato, il principio della considerazione della situazione economica del solo assistito ai fini della contribuzione al pagamento delle rette; dall’altro, l’esigenza di favorire la permanenza del medesimo presso il nucleo familiare di appartenenza.
In assenza del DPCM di attuazione del predetto principio, tali compiti devono quindi ritenersi demandati alle Regioni e ai Comuni; sì che le famiglie non possono trovarsi gravate dall’onere di «contribuzione al pagamento delle prestazioni di assistenza curate da soggetti pubblici o accreditati» (ibid.).
Tanto posto, secondo il Consiglio di Stato, l’operato dell’amministrazione comunale di Brescia è da considerarsi illegittimo, con conseguente annullamento della citata delibera della giunta comunale nella parte in cui non effettua alcuna distinzione, sulla contribuzione a carico delle famiglie, con riguardo alla posizione dei disabili gravi e degli anziani non autosufficienti. Conseguentemente, risultano altresì illegittime le impugnate note del Responsabile del settore servizi sociali.
Allo stesso tempo, tuttavia, i giudici amministrativi respingono gli ulteriori motivi di appello della ricorrente, sottolineando, in particolare, che: a) non potrebbe essere ipotizzata nel caso di specie una violazione del principio di proporzionalità nel rapporto tra situazione economica e contribuzione richiesta, posto che l’appellante non ha presentato la dichiarazione ISEE alla quale è tenuta in virtù del d.lgs. n. 109 del 1998; b) anche l’indennità di accompagnamento «è parte della situazione economica dell’assistito che è da prendere in considerazione come forma di compartecipazione residua per il ricovero. Ciò è confermato dalla natura stessa della prestazione che è erogata per accedere a beni e servizi necessari al superamento o alla mitigazione della non autosufficienza» (ibid.).
Tralasciando tali ultimi aspetti, quanto sinora esposto conferma l’orientamento, oramai divenuto pacifico nella giurisprudenza del Consiglio di Stato (perlomeno in attesa che la Corte costituzionale chiarisca il proprio punto di vista in materia), in virtù del quale l’art. 3, co. 2-ter, d.lgs. n. 109 del 1998 ha fissato il principio guida in materia di compartecipazione al pagamento delle rette relative ai servizi de quibus: quello, tassativo e immediatamente applicabile, secondo cui, in relazione alle modalità di contribuzione al costo delle prestazioni relative a soggetti ultrasessantacinquenni non autosufficienti e a persone con handicap permanente grave, si deve tenere conto della situazione economica dei soli assistiti.