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Timestamp: 2020-05-29 11:35:30+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 1915 del 27/01/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1915 del 27/01/2011
Cassazione civile sez. II, 27/01/2011, (ud. 13/12/2010, dep. 27/01/2011), n.1915
sul ricorso 10206/2005 proposto da:
R.M. C.F. (OMISSIS), G.C. C.F.
(OMISSIS), R.C. C.F. (OMISSIS), R.
F. C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliati in ROMA,
VIA VIGLIENA 10, presso lo studio dell’avvocato GRAZIANI Giovanni,
R.G., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA LUIGI LUCIANI
1, presso lo studio dell’avvocato MANCA BITTI Daniele, che lo
rappresenta e difende unitamente all’avvocato MINA ANDREA;
avverso la sentenza n. 635/2004 della CORTE D’APPELLO di BRESCIA,
depositata il 24/08/2004;
13/12/2010 dal Consigliere Dott. VINCENZO MAZZACANE;
udito l’Avvocato Manca Bitti Daniele con delega dell’Avv. Mina Andrea
depositata in udienza difensore del resistente che si riporta agli
atti scritti;
Proposto gravame dai suddetti eredi di R.A. cui resisteva R.G., nella contumacia di R.L., la Corte di Appello di Brescia con sentenza del 24-8-2004 ha rigettato l’impugnazione, rilevando che la menzionata scrittura del 1-2-1994, sottoscritta dal solo R.C. “per eredi R.A.” senza essere munito di procura conferita da parte degli altri coeredi nella necessaria forma scritta, comportava la nullità dell’atto di divisione ivi contenuto.
Con l’unico motivo articolato i ricorrenti, deducendo violazione e falsa applicazione di norme di diritto ed insufficiente motivazione, censurano la sentenza impugnata per non aver considerato che la menzionata scrittura del 1-2-2004 era stata sottoscritta da R. C. “per eredi R.A.”, in qualità quindi di rappresentante della madre G.C. e delle sorelle F. e R.M.R., consentendo così il perfezionamento della convenzione; ciò era confortato dal fatto che queste ultime non avevano avuto nulla da opporre in proposito, e che anzi successivamente avevano addirittura confermato la procura sottoscrivendo la suddetta scrittura privata.
I ricorrenti rilevano che, qualora si fosse voluto ritenere R. C. un “falsus procurator”, il negozio da lui concluso non sarebbe stato nè nullo nè annullabile ma semplicemente inefficace fino alla ratifica da parte del “dominus”, fatto nella specie verificatosi sia in precedenza oralmente sia successivamente per iscritto da parte degli altri eredi di R.A.; pertanto si sarebbe dovuto tenere conto che l’eccezione di inefficacia del contratto concluso dal “falsus procurator” non è deducibile dall’altro contraente, ma soltanto dallo pseudo rappresentato.
Infine i ricorrenti sostengono che, contrariamente all’assunto del giudice di appello, la lettera inviata l’8-5-1995 da R.G. a R.C. quale rappresentante degli eredi di R. A. del seguente tenore “con la presente sono a chiederle un incontro formale per addivenire ad un accordo sulla suddivisione degli immobili intestati ai sig. R.G., R.L., eredi R.A.”, avrebbe dovuto essere considerata come una semplice richiesta di giungere alla effettiva divisione degli immobili così come previsto in data 1-2-1994, e non una manifestazione della volontà di revocare il proprio consenso prestato nella scrittura privata dell’anno precedente.
La sentenza impugnata, premesso che gli appellanti intendevano far valere la scrittura del 1-2-1994 con la quale essi avrebbero di comune accordo con L. e R.G. proceduto alla divisione degli immobili in comunione, e considerato che per un atto di divisione immobiliare è prevista la forma scritta “ad substantiam”, ha rilevato che anche la procura rilasciata a colui che intende stipulare un negozio divisorio in nome di altri deve rivestire la forma scritta ai sensi dell’art. 1392 c.c., ed esistere al momento della stipula; nella fattispecie, invece, nella quale R.C. aveva sottoscritto l’atto “per gli eredi R.A.”, mancava la procura nella necessaria forma scritta, considerata la sua mancata produzione a fronte di una specifica contestazione; pertanto l’assunto del ricorrente in ordine al fatto che R.C. avrebbe sottoscritto l’atto di divisione suddetto anche in qualità di rappresentante della madre G.C. e delle sorelle Franca e R.M.R. sono del tutto irrilevanti in presenza della corretta e comunque non censurata statuizione sopra enunciata.
Il giudice di appello, inoltre, “ad abundantiam” ha osservato che alla inesistenza della procura proveniente da una delle parti necessarie di un contratto da stipulare per iscritto, da ritenere equivalente al difetto di sottoscrizione, si sarebbe potuto ovviare con la produzione in giudizio dell’atto ad opera di colui che non lo aveva sottoscritto; e tuttavia tale eventualità era estranea alla fattispecie, dove la domanda giudiziale formulata da R.G. con la quale si chiedeva la divisione dei beni senza alcun riferimento alla scrittura del 1-2-1994 era incompatibile con la permanenza di una sua volontà di far salvo quanto da lui dichiarato nel suddetto documento; a tale riguardo la sentenza impugnata ha ritenuto di incerto significato la lettera dell’8-5-1995, in base ad un accertamento di fatto sorretto da logica motivazione alla luce della lettura di quella parte del suo contenuto trascritta nel ricorso, dove in realtà non è contemplato alcun richiamo all’accordo divisionale del 1-2-1994.