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Timestamp: 2020-02-26 15:52:51+00:00
Document Index: 86532034

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 374', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 91', 'art. 96', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 4', 'art. 238', 'art. 14', 'art. 49', 'art. 238', 'art. 238', 'sentenza ', 'art. 238', 'art. 14', 'sentenza ', 'art. 49', 'art. 1', 'art. 33', 'art. 49', 'art. 49', 'art. 1', 'art. 31']

Il Caso.it, Sez. Giurisprudenza, 22538 - pubb. 18/10/2019
Cassazione civile, sez. III, 25 Settembre 2019, n. 23949. Pres. Amendola. Est. Positano.
La questione relativa alla natura giuridica della tariffa integrata ambientale, cd T.I.A.2 e l'assoggettabilità ad Iva della stessa, esiga un pronunciamento della Corte nella sua più tipica espressione di organo della nomofilachia: si versa, invero, in questione di particolare importanza, in ragione degli assai incidenti (ed immediatamente percepibili) riverberi di natura pratico-applicativa che da essa scaturiscono, sia con riferimento alla predetta tariffa integrata ambientale, sia riguardo alla istituzione della (successiva) TARI, regolata dalla L. n. 147 del 2013, art. 1, commi 641 e seguenti che prevede che i Comuni, ove sia operante un sistema di misurazione puntuale dei rifiuti, possano applicare una tariffa corrispettiva in alternativa alla Tari classica. La nuova normativa -come si è precisato in premessa- è strutturata in maniera tale che si ripresenteranno le medesime problematiche affrontate a proposito della T.I.A.2 riguardo alla qualificazione tributaria o privatistica della stessa. Ricorrono pertanto le condizioni per la rimessione del ricorso al Primo Presidente perché valuti ex art. 374 c.p.c. l'opportunità di un'eventuale assegnazione alle Sezioni Unite. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
2. La società Veritas aveva proposto opposizione e C. si era costituito nel conseguente giudizio, che si era concluso con il rigetto dell'opposizione da parte del Giudice di pace.
3. Avverso la sentenza del giudice di primo grado aveva proposto appello la società Veritas, deducendo l'assoggettabilità all'Iva, anche in forza del diritto comunitario, non soltanto della Tariffa di Igiene Ambientale (c.c. T.I.A.1) ma anche della Tariffa Integrata Ambientale (c.d. T.I.A.2); l'insussistenza dell'indebito; la prescrizione della pretesa attorea; e l'erroneità della decisione in punto di spese. Nel giudizio di appello si era costituito C., che, in via principale, aveva chiesto la conferma della sentenza impugnata e, in via subordinata, aveva sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 91 c.p.c., comma 4 ed aveva chiesto l'applicazione del disposto di cui all'art. 96 c.p.c. In sede di note conclusive la società appellante aveva rinunciato al primo motivo di appello, nonchè, in considerazione della sentenza n. 5078/2016 emessa nelle more dalle Sezioni Unite di questa Corte, alla domanda di rimessione alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea della questione pregiudiziale.
1. Il ricorso è affidato ad un solo motivo. Precisamente la società Veneziana Energia Risorse Idriche Territorio Ambiente Servizi - V.E.R.I.T.A.S. s.p.a. denuncia, in relazione all'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3: violazione e/o falsa applicazione del D.P.R. n. 633 del 1972, artt. 1, 3 e art. 4, comma 2 e comma 3, del D.Lgs. n. 152 del 2006, art. 238 del D.L. n. 78 del 2000, art. 14, comma 33 convertito con modificazioni nella L. n. 122 del 2010, nella parte in cui il Tribunale, quale giudice di appello, ha erroneamente accomunato alla tariffa prevista dal D.Lgs. n. 22 del 1997, art. 49 (c.d. T.I.A.1) la tariffa prevista dal D.Lgs. n. 152 del 2006, art. 238 (c.d. T.I.A.2), nonchè nella parte in cui ha escluso la natura corrispettiva e comunque il suo assoggettamento ad IVA.
2. La società ricorrente ha precisato che oggetto del motivo è l'applicabilità dell'Iva alla tariffa integrata ambientale, prevista dal D.Lgs. n. 152 del 2006, art. 238 (c.d. T.I.A.2). Nella specie detta tariffa, succedendo alla Tariffa T.I.A.1, era stata applicata dal Comune di Venezia, nel quale sono ubicati i relativi immobili, a partire dal 2011 fino al 2013, anno nel quale era stata sostituita dapprima dalla TARES e poi dalla TARI. Le fatture, relative alla T.I.A.2, erano quelle indicate ai numeri da 32 a 39 nella tabella riportata nel ricorso per ingiunzione. Le Sezioni Unite di questa Corte con sentenza n. 5078/2006 hanno ritenuto non applicabile l'Iva alla TIA 1. Ciò posto, rileva l'esponente che il Tribunale avrebbe erroneamente ritenuto di assimilare la TIA 2 alla T.I.A.1, traendo anche per la prima le conclusioni raggiunte per la seconda dalle Sezioni Unite in tema di applicabilità dell'IVA. Sostiene che l'errore nel quale è incorso il decidente discende dalla diversa natura e dal diverso statuto della T.I.A.2 (avente natura corrispettiva, come affermato dal citato art. 238 e confermato dal citato art. 14, in quanto correlata alla effettiva produzione di rifiuti con conseguente obbligo di pagamento soltanto in presenza di tale produzione) rispetto alla T.I.A.1 (avente, invece, natura tributaria, come precisato dalle Sezioni Unite di questa Corte, in quanto correlata alla mera occupazione o detenzione di locali ed aree, con conseguente obbligo di pagamento anche in assenza di produzione di rifiuti), questioni che, per vero, avevano formato oggetto di appello e delle successive note conclusive. Aggiunge che anche la Corte Costituzionale, con sentenza n. 238 del 2009, ebbe a porre in evidenza le differenze tra la T.I.A.1 e la T.I.A.2. (cioè tra la tariffa di igiene ambientale e la tariffa integrata ambientale).
3. Per la rilevanza della questione e per la complessità della disciplina normativa di settore è opportuno ripercorrere brevemente l'evoluzione normativa e giurisprudenziale in materia.
4. Il D.Lgs. 5 febbraio 1997, n. 22, art. 49 (Attuazione delle direttive 91/156/CEE sui rifiuti, 91/689/CEE sui rifiuti pericolosi e 94/62/CE sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio: il cosiddetto "decreto Ronchi"), successivamente modificato dalla L. 9 dicembre 1998, n. 426, art. 1, comma 28 e dalla L. 23 dicembre 1999, n. 488, art. 33 (finanziaria 2000), stabilì l'obbligo dei Comuni di effettuare, in regime di privativa, la gestione dei rifiuti urbani ed assimilati e, in particolare, di istituire una "tariffa" per la copertura integrale dei costi per i servizi relativi alla gestione dei rifiuti urbani e dei rifiuti di qualunque natura o provenienza giacenti sulle strade ed aree pubbliche e soggette ad uso pubblico, nelle zone del territorio comunale.
5. Tale tariffa - usualmente denominata "Tariffa di Igiene Ambientale" (di seguito anche T.I.A.1) - era composta "da una quota determinata in relazione alle componenti essenziali del costo del servizio, riferite in particolare agli investimenti per le opere e dai relativi ammortamenti, e da una quota rapportata alle quantità di rifiuti conferiti, al servizio fornito, e all'entità dei costi di gestione, in modo che sia assicurata la copertura integrale dei costi di investimento e di esercizio" (D.Lgs. n. 22 del 1997, art. 49, comma 4).
6. Con regolamento del Ministro dell'Ambiente e della Tutela del Territorio, venne elaborato il metodo normalizzato per definire le componenti dei costi e determinare la tariffa di riferimento. Il metodo normalizzato fu approvato con il regolamento di cui al D.P.R. 27 aprile 1999, n. 158 (Norme per la elaborazione del metodo normalizzato per definire la tariffa del servizio di gestione del ciclo dei rifiuti urbani).
7. Diversamente dalla normativa sulla TARSU, l'art. 49 del decreto Ronchi evitò di qualificare espressamente il prelievo come tributo o tassa, pur mantenendo il riferimento testuale alla "tariffa"; stabilì altresì che la TIA doveva sempre coprire l'intero costo del servizio di gestione dei rifiuti.
8. Peraltro, la completa soppressione della TARSU e la sua sostituzione con la T.I.A.1, inizialmente fissata a decorrere dal 1 gennaio 1999, venne differita dal legislatore, a partire dalla L. 9 dicembre 1998, n. 426, art. 1, comma 28, che spostò l'entrata in vigore della riforma al 1 gennaio 2000.
9. Per l'anno 1999 venne tuttavia prevista la facoltà per i Comuni di adottare in via sperimentale la T.I.A.1 (L. 23 dicembre 1998, n. 448, art. 31, comma 7).