Source: https://agriregionieuropa.univpm.it/en/content/article/31/16/finestra-sulla-pac-n13
Timestamp: 2020-08-10 12:03:58+00:00
Document Index: 79784798

Matched Legal Cases: ['art. 68', 'art. 63', 'art. 68', 'art. 68', 'art. 69', 'art. 69', 'art. 68', 'art. 69', 'art. 68', 'art. 69', 'art. 69', 'art. 68', 'art. 69', 'art. 68', 'art. 69', 'art. 68', 'art. 68', 'art. 63', 'art. 69', 'sentenza ']

Finestra sulla PAC n.13 | Agriregionieuropa
Finestra sulla PAC n.13
Archiviato l’Health Check, inizia ora la delicata fase delle decisioni nazionali relative alla sua implementazione. La Francia ha dato prova di notevole tempismo comunicando la propria strategia per l’utilizzo del “bilancio dello stato di salute della PAC” al fine di costruire la politica agricola nazionale nella prospettiva del “dopo 2013”. Il documento francese punta su una strategia di sostegno dell’allevamento al pascolo e di valorizzazione delle superfici foraggere attraverso il riequilibrio del livello degli aiuti a favore delle produzioni strutturalmente più deboli. Pur senza applicare alcuna opzione di ravvicinamento o di regionalizzazione, l’accorto uso dei fondi dell’art. 68 del regolamento (CE) n. 73/2009 e il riutilizzo della quota di aiuti parzialmente disaccoppiati per seminativi e carni bovine che, a norma dell’art. 63 dello stesso regolamento, dal 2010 dovranno essere totalmente disaccoppiati, permetterà di aumentare il valore medio degli aiuti ricevuti dai produttori di ovicaprini, dagli allevamenti da latte di montagna e dagli allevamenti bovini al pascolo, a scapito dei produttori di seminativi.
In Italia il dibattito sulla PAC è per ora completamente assorbito dall’iter legislativo del decreto legge sulla distribuzione delle quote latte. Resta invece in penombra la discussione sulla costruzione di una visione complessiva delle politiche per l’agricoltura italiana in vista del 2013 e di come dovrebbero essere sinergicamente utilizzati gli strumenti e i fondi messi a disposizione dall’Health check. Numerose sono le questioni sulle quali i paesi, e quindi l’Italia, sono chiamati a decidere in tempi brevi.
- Revisione della programmazione dello sviluppo rurale. Entro il 30 giugno 2009 dovrà essere inviato alla Commissione europea il Piano strategico nazionale (PSN) riveduto sulla base dei nuovi orientamenti strategici comunitari, per tenere conto delle “nuove sfide”. Entro la stessa data dovranno essere presentati alla Commissione i PSR rivisti. L’Italia dovrà decidere se fissare specifiche priorità nell’ambito delle “nuove sfide” o se lasciare le Regioni libere di programmare le misure e le azioni in funzione dei “bisogni” espressi dal proprio territorio. Un correttivo al rischio che le “sfide” con capacità di lobbying maggiore fagocitino l’intero plafond, potrebbe essere quello di introdurre una sorta di dotazione minima per “sfida”, simile a quella per Asse dello sviluppo rurale.
- Ripartizione dei fondi derivanti dalla nuova modulazione. Per permettere a ciascuna Regione di modificare i propri PSR in virtù delle “nuove sfide”, occorrerà decidere rapidamente in merito alle modalità di ripartizione dei fondi aggiuntivi derivanti dalla modulazione. Poiché tali fondi sono vincolati a specifici obiettivi, non è del tutto certo e/o auspicabile che i criteri di ripartizione da utilizzare siano quelli adottati per distribuire i fondi dell’attuale modulazione. Oltre tutto, anche in sede comunitaria si è sovvertito il criterio di ripartizione dei fondi legato alla superficie agricola, all’occupazione agricola e al PIL pro capite, permettendo a ciascun paese di rientrare in possesso dell’intero ammontare di risorse drenate dai propri agricoltori dalla nuova modulazione aggiuntiva. La scelta del criterio da adottare in ambito nazionale dovrà essere strettamente legata alle priorità che si darà il PSN. È infatti evidente che se il PSN delegasse alle Regioni la scelta di quali sfide affrontare, il criterio di ripartizione delle risorse dovrebbe essere il più neutrale possibile. Nel caso in cui, invece, il PSN si orientasse su specifiche “sfide”, potrebbe essere più appropriato usare un criterio strettamente legato all’obiettivo prescelto. Se, ad esempio, l’Italia dovesse decidere di spendere le risorse aggiuntive della nuova modulazione sulla “sfida” relativa alla gestione delle risorse idriche, il criterio di ripartizione dei fondi dovrebbe tenere conto dello stato delle risorse idriche e dei “bisogni” espressi da ciascuna Regione.
- Soglie e requisiti minimi per avere diritto ai pagamenti diretti. A decorrere dal 2010 saranno concessi pagamenti solo per gli aiuti che ricadono al di sopra di una certa soglia. Si ricorda che l’Italia può applicare una soglia compresa tra 100 e 400 euro oppure una soglia fisica compresa tra 0,5 e 1 ettaro. La scelta della soglia andrà fatta tenendo conto che è presumibile che aiuti di così bassa entità rappresentino una porzione tutto sommato trascurabile del reddito complessivo dei beneficiari, basato prevalentemente sui redditi derivanti da attività extra-agricole. L’Italia, in applicazione della riforma Fischler, ha già optato per un limite minimo di 100 euro [pdf]. Le nuove disposizioni danno al nostro paese la possibilità di aumentare tale soglia fino a 400 euro. Considerevoli sarebbero invece i benefici derivanti dal risparmio sui costi amministrativi da sostenere per l’erogazione di questi aiuti e dalla possibilità di destinare le risorse risparmiate ad altre finalità (attraverso l’uso della riserva nazionale).
- Ravvicinamento/regionalizzazione dei diritti all’aiuto. Entro il 1° agosto 2009, per una decisione da applicarsi nel 2010, o entro il 1° agosto 2010, per una decisione da applicarsi negli anni successivi, l’Italia dovrà stabilire se e come procedere al ravvicinamento del valore dei titoli e/o alla regionalizzazione del regime di pagamento unico. Sebbene l’Italia sembri decisamente orientata a non mettere mano al valore dei diritti all’aiuto, sarebbe invece auspicabile avviare almeno un confronto su questi temi, per iniziare a comprendere gli effetti redistributivi delle diverse opzioni di regionalizzazione, in vista di una sua probabile applicazione obbligatoria nel prossimo futuro.
- Sostegno specifico a titolo dell’art. 68 del regolamento 73/2009. Entro il 1° agosto 2009, o 2010, o 2011, gli Stati membri possono decidere di utilizzare dall’anno successivo fino al 10% dei massimali nazionali per concedere sostegno nell’ambito delle diverse misure previste dall’art. 68. L’Italia, poiché già applica l’art. 69 del regolamento (CE) n. 1782/2003, ha di fronte alcune opzioni:
terminare l’applicazione dell’art. 69 del regolamento 1782/2003, integrando le somme trattenute nel regime di pagamento unico, e non applicare l’art. 68 del regolamento 73/2009;
terminare l’applicazione dell’art. 69 del regolamento 1782/2003, integrando le somme trattenute nel regime di pagamento unico, e applicare l’art. 68 del regolamento 73/2009;
mantenere l’attuale applicazione dell’art. 69 del regolamento 1782/2003, rendendo compatibili, entro il 1° agosto 2009, le misure d’applicazione nazionale dell’art. 69 con il sostegno previsto dall’art. 68 del regolamento 73/2009;
mantenere le attuali trattenute previste dall’art. 69 del regolamento 1782/2003 ma rivedere le condizioni di ammissibilità al sostegno sulla base di quanto previsto dall’art. 68 del regolamento (CE) n. 73/2009.
Attualmente l’Italia, in virtù dell’art. 69, utilizza di 189 milioni di euro per concedere pagamenti supplementari in favore di quattro settori, con livelli di efficacia piuttosto contenuti, visto che, tranne che per la barbabietola da zucchero, gli aiuti erogati in favore dei seminativi, delle carni bovine e delle carni ovicaprine si sono sempre attestati su livelli molto bassi, notevolmente inferiori agli aiuti teoricamente possibili (di per sé non molto elevati). L’art. 68 del regolamento 73/2009 potrebbe essere l’occasione per ridiscutere del complessivo impianto del sostegno accordato da questo strumento (rivedendo i settori da sostenere, le misure da attivare e le modalità del sostegno) anche in considerazione delle maggiori risorse teoricamente disponibili (oltre 400 milioni di euro all’anno).
- Integrazione anticipata del sostegno accoppiato nel regime di pagamento unico. Entro il 1° agosto 2009 l’Italia può decidere di integrare anticipatamente (nel 2010 o 2011) nel regime di pagamento unico alcuni aiuti accoppiati. Si tratta dell’aiuto alle sementi, di quello per le colture proteiche, dell’aiuto specifico per il riso, del pagamento per ettaro per la frutta in guscio, dell’aiuto alla produzione per le patate da fecola. In assenza di una decisione tali aiuti saranno comunque integrati nel RPU dal 2012. L’Italia, in ogni caso, dovrà decidere come utilizzare le somme che si renderanno disponibili. Infatti, potrà utilizzare tali importi, in tutto o in parte, per introdurre nuovi diritti all’aiuto o aumentare il valore di quelli esistenti sulla base del tipo di attività agricola esercitata dagli agricoltori nel corso di uno o più anni del periodo 2005-2008 (indipendentemente dal fatto che essi siano o meno beneficiari “storici”), o differenziare l’aumento del valore dei diritti all’aiuto tenendo conto del sostegno di cui gli agricoltori hanno beneficiato, direttamente o indirettamente, tra il 2005 e il 2008. Nell’ambito dell’integrazione anticipata ricade la possibilità, a partire dal 2010, di non concedere più gli aiuti transitori previsti per l’ortofrutta o di concederli ad un tasso più basso. In tal caso, le somme disponibili sono ripartite tra gli agricoltori dei rispettivi settori in proporzione al sostegno di cui hanno beneficiato nel periodo di riferimento fissato dal regolamento 1782/2003, oppure durante un periodo rappresentativo più recente.
Relazione della Corte dei Conti sull’efficacia della condizionalità (dicembre 2008)
La relazione speciale della Corte dei Conti europea sulla condizionalità dà un giudizio abbastanza negativo sull’efficacia di tale politica [pdf]. Sulla base di un audit svolto in sette Stati membri, la Corte conclude che il controllo sul rispetto della condizionalità è carente e talvolta inesistente. Risulta inadeguato anche il sistema sanzionatorio. La Corte suggerisce quindi di definire obiettivi specifici e misurabili che possano tradursi in obblighi controllabili a livello di singola azienda agricola. Per questo raccomanda di semplificare, chiarire e gerarchizzare gli obblighi imposti con la condizionalità.
Relazione della Corte dei Conti sull’ammasso dei cereali (dicembre 2008)
La Corte dei Conti europea ha svolto un audit sulla gestione del sostegno all’ammasso pubblico di cereali al fine di verificare in che misura tali operazioni consentono di minimizzare i costi e di massimizzare le entrate [pdf]. L’audit è stato svolto in Germania e Ungheria, paesi che nel 2006 e 2007 detenevano il 91% delle scorte pubbliche di cereali. La relazione conclude che le procedure volte a garantire che i cereali acquistati abbiano la qualità richiesta e siano correttamente conservati risultano essere adeguate. Non sembrano adeguate, invece, le procedure applicate per minimizzare i costi e per evitare che i cereali restino in giacenza più a lungo del necessario. La Corte dei Conti prosegue indicando la necessità di migliorare la trasparenza della procedura di bilancio e di calcolo dei rimborsi dovuti agli Stati membri, al fine di minimizzare il rischio di compensazione eccessiva.
Regolamenti definitivi dell’ Health Check (gennaio 2009)
Sono stati emanati i regolamenti definitivi contenenti le decisioni prese nell’ambito dell’Health Check. Il regolamento (CE) n. 72/2009 [pdf] riguarda le modifiche apportate alle misure di mercato dell’OCM unica, al regime temporaneo di ristrutturazione dell’industria dello zucchero, alle misure specifiche per il settore agricolo nelle regioni ultraperiferiche e nelle isole minori dell’Egeo, alle azioni di informazione e promozione dei prodotti agricoli. Il regolamento (CE) n. 73/2009 [pdf], relativo ai regimi di sostegno diretto agli agricoltori, abroga il regolamento 1782/2003 [pdf] a partire dal 1° gennaio 2009, salvo alcune eccezioni previste per le misure relative agli aiuti specifici per prodotto e ad alcuni aspetti della condizionalità. Il regolamento (CE) n. 74/2009 [pdf] modifica il regolamento (CE) n. 1698/2005 [pdf] sul sostegno allo sviluppo rurale. Infine, la Decisione n. 61 [pdf] modifica gli orientamenti strategici comunitari per lo sviluppo rurale per il periodo di programmazione 2007-2013 per tenere conto delle “nuove sfide” individuate nell’Health Check.
OCM vitivinicola e sviluppo rurale (gennaio 2009)
Uno degli elementi più delicati della nuova programmazione 2007-2013 è la questione della coerenza e compatibilità delle misure di sviluppo rurale con le misure strutturali che a vario titolo sono contenute nelle diverse OCM. A questo proposito, riguardo all’OCM vitivinicola, la Commissione europea ha emanato il regolamento (CE) n. 42/2009 che obbliga gli Stati membri a scegliere attraverso quale canale, sviluppo rurale o programmi nazionali di sostegno, finanziare le operazioni di ristrutturazione e riconversione dei vigneti e le operazioni di investimento, al fine di evitare il rischio di doppio finanziamento. A tale scopo gli Stati membri devono indicare in maniera dettagliata le operazioni che rientrano nei propri programmi nazionali di sostegno per permettere di verificare che la stessa operazione non venga finanziata tramite lo sviluppo rurale.
Ripartizione annuale FEASR 2007-2013 (gennaio 2009)
A seguito della riforma dell’OCM vino, che prevede il trasferimento di una parte delle risorse maturate dal settore allo sviluppo rurale, si è reso necessario modificare tanto gli importi messi a disposizione del FEASR [pdf] quanto la loro ripartizione tra gli Stati membri [pdf]. Con la nuova ripartizione l’Italia aumenta la propria dotazione complessiva del 2,7%, portandosi a 8,5 milioni di euro.
Tabella 1 - Italia - Sostegno comunitario allo sviluppo rurale per il periodo 2007-2013 (prezzi correnti in euro)
2007 1.142.143.461
2008 1.135.428.298
2009 1.127.350.921
2010 1.155.713.236
2011 1.325.406.589
2012 1.320.949.382
2013 1.313.305.996
Totale 2007-2013 8.520.297.883
Di cui importo minimo regioni in Convergenza 3.341.091.825
Restituzioni alle esportazioni per i prodotti lattiero-caseari (gennaio 2009)
A seguito delle pesanti condizioni di mercato l’UE ha deciso di introdurre, per la prima volta dal giugno 2007, le restituzioni alle esportazioni per taluni prodotti lattiero-caseari (latte scremato in polvere, latte intero in polvere, burro, formaggio). I prezzi medi comunitari, dopo aver superato del 30-40% il prezzo d’acquisto all’intervento nel giugno 2008, nel dicembre dello stesso anno si sono portati al di sotto del prezzo minimo garantito del 6% per il burro e del 10% per il latte scremato in polvere. Allo stesso tempo la Commissione ha aperto l’ammasso privato con due mesi di anticipo e ha assicurato che gli acquisti all’intervento andranno oltre i limiti fissati (30.000 tonnellate per il burro e 109.000 per il latte scremato in polvere) [pdf].
Rapporto del Gruppo etico sulla politica agricola (gennaio 2009)
Facendo seguito ad una richiesta del Presidente delle Commissione europea Barroso, il Gruppo europeo sull’Etica ha espresso un parere sulle implicazioni etiche dello sviluppo delle moderne tecnologie agricole [pdf]. Il Gruppo dichiara di essere consapevole della necessità di promuovere l’innovazione in agricoltura ma ritiene che la tecnologia da sola non rappresenti la soluzione dei problemi. Ritiene, inoltre, che qualsiasi tecnologia in agricoltura debba rispondere a tre priorità: salubrità degli alimenti, sicurezza alimentare e sostenibilità. Il Gruppo sviluppa poi una serie di raccomandazioni riguardanti numerosi aspetti della politica agricola e dell’attività agricola nei quali occorrerebbe tenere conto degli aspetti etici.
Etichettatura olio d’oliva (febbraio 2009)
A seguito di una decisione del Comitato di gestione, a partire dal 1° luglio 2009 sarà obbligatorio indicare in etichetta l’origine dell’olio vergine ed extravergine di oliva. Nel caso di un olio che ha origine da olive prodotte e trasformate in un solo paese potrà essere indicato il nome dello Stato membro, della Comunità o del paese terzo, a seconda dei casi. In caso contrario, dovrà essere chiaramente indicato che si tratta di una miscela di oli provenienti da paesi diversi di origine comunitaria o extracomunitaria o comunitaria/extracomunitaria. Il nuovo regolamento in corso di pubblicazione, che modifica il regolamento (CE) n. 1019/2002 [pdf], non stabilisce l’esatta dicitura da apporre in etichetta. Lo stesso regolamento prevede che uno Stato membro può vietare la produzione sul proprio territorio di miscele di oli d’oliva e di altri oli vegetali ma non potrà vietarne la loro commercializzazione. Infine, in etichetta potrà essere fatto riferimento a proprietà organolettiche relative al gusto e/o all’olfatto solo per gli oli vergini ed extravergini, purché tali proprietà siano basate sulla procedura per la valutazione messa a punto dal COI (e contenuto nell’allegato 12 del regolamento (CE) n. 2568/91 [pdf]). I prodotti a denominazione di origine mantengono la regolamentazione separata per essi prevista.
Semplificazione della PAC (febbraio 2009)
La Commissione europea ha adottato una Comunicazione che rimuove 240 atti legislativi della PAC adottati prima del 2007. Si tratta di norme collegate a misure temporanee o eccezionali di sostegno in favore di alcuni dei principali prodotti agricoli comunitari. La decisione rientra nell’ambito dell’Iniziativa sulla riduzione del peso della regolamentazione e dei vincoli amministrativi nell’ambito della quale si inserisce la semplificazione e migliore regolamentazione della PAC [link].
Cambiamento climatico (febbraio 2009)
La Commissione europea ha adottato la Comunicazione “Verso un accordo organico sui cambiamenti climatici a Copenaghen” [pdf] che rappresenta il contributo comunitario alla conferenza delle Nazioni Unite sul tema del cambiamento climatico che si terrà il prossimo dicembre. L’obiettivo della conferenza è di giungere ad un accordo per contenere l’aumento della temperatura rispetto ai livelli pre-industriali entro i 2° centigradi. L’UE si dice disposta, nell’ambito di un accordo internazionale, a ridurre del 30% le proprie emissioni di gas serra rispetto ai valori del 1990, andando oltre la riduzione del 20% alla quale si è impegnata unilateralmente nell’ambito del pacchetto “Clima ed energia”. Sulla necessità di dare priorità alle misure per mitigare gli effetti del cambiamento climatico si è espresso anche il Parlamento europeo che ha dato parere favorevole a due rapporti nei quali si evidenzia la necessità di ridurre le emissioni di gas serra dell’80% entro il 2050 al fine di contenere l’aumento della temperatura [pdf] [pdf]. Sempre in tema di cambiamenti climatici, un altro rapporto mette in evidenza come l’agricoltura attualmente rappresenti il 14% delle emissioni di gas serra, quota che potrebbe salire dell’1,1% all’anno fino al 2030 - pari ad un incremento del 31% - se non verranno messe in atto misure di mitigazione. Secondo questo rapporto, la crescita è da attribuire all’incremento della popolazione e alla maggiore domanda di carne legata all’aumento del reddito pro capite. La migliore gestione dei pascoli, degli avvicendamenti colturali, della lavorazione del suolo, della gestione delle acque potrebbero notevolmente contribuire a ridurre il contributo dell’agricoltura all’emissione di gas serra.
Piano europeo di ripresa economica: banda larga e nuove sfide (febbraio 2009)
Nell’ambito del Piano europeo di ripresa economica, lanciato dalla Commissione europea a fine novembre 2008 [pdf] e approvato nel Consiglio UE di dicembre, è stato proposto uno stanziamento di 1,25 miliardi di euro in favore dello sviluppo rurale. I due terzi di tali fondi dovrebbero essere utilizzati per sviluppare l’accesso a internet a banda larga nelle zone rurali; la restante parte dovrebbe essere usata per fronteggiare le “nuove sfide” individuate nell’Health Check (cambiamenti climatici, energie rinnovabili, gestione delle risorse idriche, salvaguardia della biodiversità, misure di accompagnamento della ristrutturazione del settore lattiero-caseario, innovazione). Sulla ripartizione delle risorse non c’è ancora accordo tra i Paesi. Le risorse dovrebbero essere recuperate dal margine che si prevede verrà lasciato libero dalla rubrica 2 del bilancio “Risorse naturali” per il 2009. Sembra invece ormai tramontata l’idea di usare i fondi non utilizzati per il 2008.
Spesa FEAGA per il 2008 (febbraio 2009)
Sulla base delle indicazioni provvisorie della Commissione europea risulta che nel 2008 si è registrato un esubero del 2,9% delle spese sostenute dal FEAGA rispetto allo stanziamento di bilancio per lo stesso anno [pdf]. Tali maggiori spese sono però coperte dalle entrate relative alle somme recuperate dagli Stati membri nel 2007 e 2008 (somme non utilizzate, irregolarità, superprelievo, cioè le multe per le quote latte pagate prevalentemente dall’Italia). Quello delle carni suine è il settore nel quale si sono registrate spese superiori agli stanziamenti previsti, mentre per ortofrutta e aiuti disaccoppiati l’esubero è solo contabile. I maggiori risparmi si sono invece realizzati nel settore dei cereali, dello zucchero e del vino, che hanno speso meno di quanto previsto.
Health Check: gli orientamenti della Francia (febbraio 2009)
La Francia ha reso noti i propri orientamenti riguardo all’applicazione nazionale dell’Health Check [pdf]. Michel Barnier, ministro dell’Agricoltura e della Pesca, ha infatti annunciato la strategia francese per adattare la PAC alla prospettiva del 2013. La manovra riguarderà 1,4 miliardi di euro, il 18% degli aiuti diretti elargiti in favore degli agricoltori francesi, e sarà indirizzata al raggiungimento di quattro obiettivi:
1. Consolidare l’economia e l’occupazione sul territorio, privilegiando le imprese familiari. A questo obiettivo saranno dedicati 265 milioni di euro.
Tabella 2 - Consolidare il sostegno in favore delle produzioni strutturalmente fragili
Ovicaprini 135 milioni di euro
Produzione di latte di montagna 45 milioni di euro
Grano duro nelle zone tradizionali del
sud della Francia 8 milioni di euro
Produzione di qualità dei vitelli allattanti 4,6 milioni di euro
Legumi in pieno campo e patate da consumo 30 milioni di euro
Indennità compensativa di svantaggi naturali 42 milioni di euro
2. Instaurare un nuovo sostegno per l’allevamento al pascolo e per le superfici foraggere al fine di mantenere il potenziale produttivo zootecnico. A questo obiettivo saranno dedicati 980 milioni di euro. La parte più importante del pacchetto è la creazione di un aiuto specifico, pagato nell’ambito del I pilastro, in favore delle superfici a pascolo.
Tabella 3 - Instaurare un nuovo sostegno in favore dell’allevamento
Aiuto alle superfici a pascolo produttive
(I pilastro) 700 milioni di euro
Aiuti agroambientali sulle superfici estensive
(II pilastro) 240 milioni di euro
Aiuti ai foraggi 30 milioni di euro
3. Accompagnare un modello di sviluppo durevole dell’agricoltura per produrre di più e meglio. Questo obiettivo riceverà 129 milioni di euro.
Tabella 4 - Sostenere i sistemi produttivi durevoli
Sostegno alla produzione di proteine vegetali 40 milioni di euro
Accrescere il sostegno all’agricoltura biologica 57 milioni di euro
Aiuti supplementari alle nuove sfide 32 milioni di euro
4. Instaurare un dispositivo di copertura dei rischi climatici e sanitari. A questo obiettivo saranno dedicati 140 milioni di euro.
Tabella 5 - Instaurare un dispositivo di gestione dei rischi
Assicurazioni sul raccolto 100 milioni di euro
Fondi sanitari 40 milioni di euro
Le risorse finanziarie per alimentare i fondi necessari al raggiungimento di questi obiettivi saranno recuperati da:
l’aumento del tasso di modulazione (202 milioni di euro) destinato al finanziamento delle misure previste dal II pilastro della PAC;
l’envelope costituita a titolo dell’art. 68 (385 milioni di euro) per finanziare gli obiettivi 1, 3 e 4;
i fondi risultanti dal totale disaccoppiamento degli aiuti ai seminativi (640 milioni di euro) e alla zootecnia (130 milioni di euro) a titolo dell’art. 63, destinati al sostegno degli allevamenti al pascolo, alle produzioni animali che utilizzano foraggi, ai legumi in piena aria e alle patate da consumo.
Grazie a queste decisioni oltre la metà degli agricoltori riceverà un aiuto medio compreso tra 200 e 350 euro/ha, con un aumento medio di oltre il 50%. Tale convergenza nel livello degli aiuti permetterà l’abbandono progressivo dei riferimenti storici. In particolare, gli allevamenti ovini al pascolo o di montagna dovrebbero vedere aumentare i lori aiuti in media del 30%; gli allevamenti di latte al pascolo dovrebbero vedere aumentare i loro aiuti del 15%. Gli altri allevamenti bovini, da carne o da latte, non dovrebbero registrare forti riduzioni per via dell’aiuto alla valorizzazione dei foraggi. Saranno, invece, i produttori di seminativi a cedere risorse finanziarie.
La notifica ufficiale alla Commissione europea dovrà avvenire entro il 1° agosto 2009 per permettere l’applicazione del pacchetto di misure nel 2010.
Art. 69 – Pagamenti supplementari anno 2008 (dicembre 2008)
Sono stati resi noti gli importi riconosciuti ai produttori a titolo dell’art. 69 del regolamento (CE) n. 1782/2003 per l’anno 2008. Ancora una volta si assiste ad una forte decurtazione degli importi unitari previsti per cereali e carni ovicaprine, rispetto ai valori massimi teoricamente disponibili, mentre per la barbabietole da zucchero è stato riconosciuto un importo consistente, più elevato di quello dello scorso anno, a seguito dell’incremento della dotazione finanziaria per la progressiva applicazione della riforma dell’OCM zucchero e della progressiva riduzione delle superficie coltivata conseguente alla rinuncia alle quote da parte dell’Italia. L’importo per le carni bovine non è ancora disponibile.
Tabella 6 - Art. 69 - Pagamenti supplementari erogati in Italia
Pagamenti 2008 Pagamenti 2007
Seminativi (euro/ha) 46,55 50,70
Barbabietole da zucchero (euro/ha) 196,42 118,74
Carni bovine (euro/capo) non disponibile 26,49
Carni ovicaprine (euro/capo) 1,51 1,44
Decreto-legge sulle quote latte (febbraio 2009)
A seguito dell’approvazione dell’Health Check, che ha attribuito all’Italia un aumento del 5% delle quote latte dal 2009, è stato emanato il decreto-legge n. 4 del 5 febbraio 2009 [pdf] contenente le disposizioni per l’assegnazione dei nuovi quantitativi di riferimento tra i produttori (compreso l’aumento del 2% concesso dal 1° aprile 2008 [pdf]). Il decreto è ora in discussione in Parlamento per la sua conversione in legge, ma il cammino non è dei più agevoli. Il decreto stabilisce innanzitutto che per la campagna 2008/09 anche i produttori non titolari di quota e quelli che hanno prodotto oltre il 100% della propria quota individuale sono ammessi alla compensazione. A partire dal 2009/10 sono ammesse a compensazione, dopo le priorità stabilite dalla legge 119 del 2003 (aziende con quota B tagliata, aziende di montagna, aziende in zone svantaggiate), le aziende:
che non hanno superato la produzione registrata nel 2007/08, purché non abbiano ceduto quota;
che hanno superato il proprio quantitativo di riferimento di non più del 6%.
Gli aumenti di quota (pari ad un complessivo 7%) sono attribuiti alla riserva nazionale (e non alle Regioni, a differenza dell’attuale gestione delle quote) per essere prioritariamente assegnati alle aziende che nel periodo 2007/08 hanno realizzato consegne di latte non coperte da quota e risultino ancora in produzione nella campagna di assegnazione, nei limiti del quantitativo prodotto in esubero nel 2007/08 al netto delle quote vendute dal 1995/96 fino alla campagna di assegnazione.
Le assegnazioni saranno fatte seguendo le seguenti priorità:
aziende con quota B tagliata nei limiti del quantitativo ridotto che risulta prodotto nel 2007/08, al netto delle rassegnazioni;
aziende di pianura e in zone svantaggiate che abbiano prodotto oltre la quota individuale di più del 5%;
aziende di pianura e in zone svantaggiate che nel 2007/08 abbiano coperto con affitti la produzione realizzata in misura superiore al 5% della quota individuale.
Le quote assegnate non possono essere vendute o date in affitto fino al 31 marzo 2015. In caso di cessazione dell’attività i quantitativi confluiscono nella riserva nazionale.
Il decreto legge istituisce presso l’AGEA il Registro nazionale dei debiti in cui sono iscritti tutti gli importi dovuti dai produttori agricoli agli organismi pagatori riconosciuti connessi a provvidenze ed aiuti da questi erogati. In questo registro saranno iscritti anche gli importi dovuti a seguito del superamento delle quote latte. L’iscrizione nel Registro equivale all’iscrizione al ruolo ai fini della procedura di recupero del debito. In sede di corresponsione di provvidenze e aiuti si procederà automaticamente al recupero delle somme dovute.
I produttori agricoli possono richiedere la rateizzazione dei debiti iscritti nel Registro per il mancato pagamento delle multe connesse al funzionamento delle quote latte. La rateizzazione è ammessa per somme pari o superiori a 25.000 euro. Per le somme inferiori a 100.000 euro la rateizzazione non sarà superiore a 10 anni; per i debiti compresi tra 100.000 e 300.000 euro la rateizzazione non potrà superare i 20 anni, per i debiti superiori a 300.000 euro la durata non potrà eccedere i 30 anni. Il decreto stabilisce anche i tassi di interesse. Questo è un aspetto importante in quanto i tassi dovranno essere in linea con quelli di mercato per non far prefigurare un trattamento di riguardo assimilabile ad un aiuto di Stato. Entro 45 giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione del decreto, l’AGEA intimerà a ciascun produttore il versamento delle somme esigibili. Questo avrà 60 giorni di tempo per chiedere la rateizzazione. Un Commissario straordinario deciderà in merito all’accoglimento o meno della richiesta.
Il mancato versamento di anche una sola rata determina la decadenza dai benefici della rateizzazione e dell’assegnazione delle nuove quote.
Le somme versate dai produttori di latte in virtù del decreto affluiscono in un conto di tesoreria per essere destinate all’estinzione delle anticipazioni fatte da AGEA a seguito della mancata riscossione dei crediti. Le somme residue tornano al bilancio dello Stato per essere assegnate al MiPAAF e destinate al settore lattiero-caseario per interventi di ristrutturazione del debito, accesso al credito e misure di accompagnamento.
Il decreto-legge, dunque, segue le indicazioni emerse nel compromesso di novembre sull’Health Check, assegnando le nuove quote ai produttori in esubero, nel tentativo di regolarizzare la produzione in eccesso e porre fine al pagamento delle multe.
Il decreto ha sollevato parecchie obiezioni. In primo luogo, esso impone la rateizzazione delle multe, o il loro immediato pagamento, come condizione necessaria per avere l’assegnazione delle quote, ma solo a seguito della chiusura del contenzioso e di sentenza a favore dell’Amministrazione. Tutti coloro che hanno contenziosi in atto per multe non pagate si vedranno assegnate le quote supplementari e saranno chiamati a pagare il prelievo, o a rateizzare il dovuto solo quando il debito sarà diventato esigibile. Questo passaggio viene visto da molti come una grave mancanza nei confronti di chi ha lavorato nel rispetto delle regole, compreso il pagamento delle multe. Una possibile modifica del decreto in fase di conversione in legge potrebbe riguardare l’obbligo di condizionare l’assegnazione delle nuove quote alla rinuncia al contenzioso. Sembra inoltre che in fase di approvazione in commissione agricoltura del Senato sia stato deciso di togliere la soglia del 5%, di aggiungere i produttori di montagna tra i beneficiari delle nuove quote, di equiparare, nelle priorità, gli affittuari di quote ai produttori in esubero.
Tabella 7 - Ammontare della quote nazionale di latte in Italia (tonnellate)
Italia 2007/08 reg. (CE) n. 1234/2007 2008/09 reg. (CE) n. 248/2008 Da 2009/10 a 2014/15 reg. (CE) n. 72/2009
Quota nazionale 10.530.060,000 10.740.661,200 11.288.542,866*
*La quota effettiva dovrebbe aumentare di circa 85.000 tonnellate per via della modifica del coefficiente di materia grassa del latte consegnato.
FAO: “The state of Food Insecurity in the World. 2008” (dicembre 2008)
La FAO ha pubblicato un volume sullo stato della insicurezza alimentare mondiale che contiene le più recenti statistiche sulla denutrizione e presenta una revisione dell’impatto dell’aumento dei prezzi degli alimenti sul problema della fame nel mondo [pdf].
EUROSTAT: redditi agricoli (dicembre 2008)
L’EUROSTAT ha reso noto che, sulla base delle prime stime relative al 2008, il reddito agricolo per unità di lavoro nei 27 paesi dell’UE si è ridotto del 4,3% rispetto al 2007 (per l’Italia si registra, invece, un aumento del 2,1%) [pdf]. La caduta è frutto di una contrazione del reddito agricolo (-6,3%) e di una contestuale riduzione del fattore lavoro (-2,1%). La diminuzione del reddito agricolo è prevalentemente da imputare ad un forte aumento del costo dei consumi intermedi (fertilizzanti, energia, mangimi) che ha più che compensato l’aumento del valore della produzione.
Indagine RICA-REA – Anno 2006 (gennaio 2009)
L’Istat ha presentato le stime dei risultati economici delle aziende agricole (con l’esclusione di quelle di piccolissime dimensioni) per il 2006, elaborate sulla base delle informazioni raccolte tramite la REA (Rilevazione sui risultati economici delle aziende agricole) e la RICA (Rete di informazione contabile agricola). I dati mettono in evidenza una contrazione rispetto all’anno precedente sia della produzione (-3%) che del fatturato (-3,4%), quet’ultimo negativamente influenzato tanto dai prodotti vegetali quanto dai prodotti zootecnici ad esclusione degli animali per la macellazione, che fanno invece registrare un aumento rispetto al 2005. L’analisi mette in luce come nel 2006 sia proseguito l’aumento delle spese sostenute dalle aziende per l’acquisto di energia elettrica, acqua e combustibili. A livello territoriale emerge come nelle regioni del Nord sia concentrato il 24% della aziende che realizzano la metà della produzione nazionale e il 45% del valore aggiunto agricolo. Nel Mezzogiorno è invece localizzato il 59% delle aziende che realizzano il 35% della produzione e il 40% del valore aggiunto. La quota maggiore di lavoratori dipendenti si trova al Sud e Isole (61%) mentre il Nord assorbe il 24% del lavoro dipendente.
EUROSTAT: prezzi agricoli (febbraio 2009)
Sulla base dei dati forniti dagli Stai membri l’EUROSTAT ha reso noto che i prezzi agricoli in termini reali nel 2008 sono aumentati del 2,7% rispetto all’anno precedente [pdf]. Questo incremento è dovuto alle produzioni animali (+6,6%), mentre quelle vegetali sono rimaste sostanzialmente invariate (-0,6%), sebbene si registrino forti differenziazioni tra i prodotti. Ad esempio, sempre in termini reali, tra le produzioni vegetali la patate hanno fatto registrare una contrazione dei prezzi del 16% e l’olio d’oliva del 7%, a fronte di aumenti del 10% per le colture industriali. L’Italia si è mantenuta in linea con il dato medio comunitario. Nel nostro paese, infatti, i prezzi agricoli in termini reali sono aumentati del 2,6%, ma ciò è stato il risultato di un aumento fatto registrare tanto dalle produzioni vegetali (+2,6%) che da quelle animali (+2,5%). Allo stesso tempo si è assistito ad un forte aumento del prezzo dei mezzi di produzione (+11,6% a livello comunitario e +8% a livello nazionale) trainati dall’aumento dei prezzi dei fertilizzanti.
DG AGRI: Farm Bill statunitense (febbraio 2009)
L’ultimo numero del “Monitoring Agri-trade Policy” della DG AGRI è dedicato all’analisi del funzionamento del nuovo Farm Bill statunitense e in particolare all’esame della novità del regime ACRE (Average Crop Revenue Election) [pdf].
ISTAT: previsioni di semina (febbraio 2009)
L’ISTAT ha reso noti i dati sulle intenzioni di semina per l’annata agraria 2008-2009 basati sull’indagine campionaria che ha coinvolto oltre 8.000 aziende agricole [pdf] [pdf]. Le modifiche della PAC e le turbolenze di mercato sembrano avere indotto gli agricoltori ad una certa prudenza. Rispetto alla precedente annata agraria, infatti, si rileva un aumento delle superfici lasciate a riposo, una riduzione delle superfici a frumento tenero, frumento duro e mais, di quelle tabacchicole, delle superfici a legumi freschi e di quelle ad ortive. Dovrebbero aumentare le altre superfici cerealicole (avena, orzo e riso), le superfici a semi oleosi, a pomodoro, patate e quelle a legumi secchi (fagioli/fave). L’indagine presenta poi un’analisi delle intenzioni di semina a livello territoriale e delle dinamiche di sostituzione complementarietà tra le coltivazioni a livello aziendale.