Source: http://www.reputazioneonline.it/diritto-all-oblio-giurisprudenza-italiana
Timestamp: 2017-09-25 13:30:03+00:00
Document Index: 9131713

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 11', 'art. 7']

Diritto all’oblio giurisprudenza Italiana
Italia: normativa sulle informazioni giudiziarie
Ddl Intercettazioni/portali informatici. L’11 giugno 2009 la Camera dei Deputati ha approvato il ddl 1415A in materia di intercettazioni, in cui il comma 28 dell’art. 1 prevede per il responsabile di qualsiasi “sito informatico” lo stesso obbligo di rettifica che la Legge sulla stampa (n. 47 dell'8 febbraio 1948) pone a carico del direttore responsabile delle testate giornalistiche.
Ddl diritto all’oblio. Il 20 maggio 2009 L’on. Carolina Lussana ha avanzato una proposta di legge “finalizzata a riconoscere ai cittadini, già sottoposti a processo penale, il cosiddetto « diritto all’oblio » su internet, cioè la garanzia che – decorso un certo lasso temporale – le informazioni (immagini e dati) riguardanti i propri trascorsi giudiziari non siano più direttamente attingibili da chiunque.” (Camera dei Deputati N.2455).
“Prima della nascita di internet, l’eco delle vicende giudiziarie di una persona imputata in un processo penale finiva per esaurirsi in tempi accettabili, finchè non si fosse spento nella stampa locale e nazionale l’interesse per quel determinato fatto di cronaca. Oggi, invece, qualsiasi fatto può essere destinato a restare perennemente in rete prima di una cancellazione o di una modifica da parte del gestore del sito web. “(Camera dei Deputati N.2455)
Così recita l’articolo 1 della proposta di legge sul diritto all’oblio:
1. Salvo che risulti il consenso scritto dell’interessato, non possono essere diffusi o mantenuti immagini e dati, anche giudiziari, che consentono, direttamente o indirettamente, l’identificazione della persona già indagata o imputata nell’ambito di un processo penale, sulle pagine internet liberamente accessibili dagli utenti o attraverso i motori di ricerca esterni al sito in cui tali immagini o dati sono contenuti, quando sono trascorsi:
tre anni dalla sentenza irrevocabile di condanna per una contravvenzione;
cinque anni dalla sentenza irrevocabile di condanna per un delitto, se la pena inflitta è inferiore a cinque anni di reclusione;
dieci anni dalla sentenza irrevocabile di condanna per un delitto, se la pena inflitta è superiore a cinque anni di reclusione;
quindici anni dalla sentenza irrevocabile di condanna per un delitto, se la pena inflitta è superiore a dieci anni di reclusione;
venticinque anni dalla sentenza irrevocabile di condanna per un delitto, se la pena inflitta è superiore a venti anni di reclusione
Corte di Cassazione e garante per la privacy
In Italia la Suprema Corte di Cassazione riconosce anch’essa il diritto all’oblio, scontrandosi con le affermazioni del Garante per la protezione dei dati personali
La Corte di Cassazione a questo punto rende il concetto di privacy, non più in una dimensione statica, ma dinamica, tenendo in considerazioni le nuove implicazioni in rapporto alla cronaca giudiziaria.
Secondo quanto previsto dall'art. 11 del Codice per la protezione dei dati personali, la Corte di Cassazione stabilisce che l’informazione oggetto di trattamento di un soggetto, risponda ai criteri di proporzionalità, necessità, pertinenza allo scopo, esattezza e coerenza con la sua attuale ed effettiva identità personale o morale
Un soggetto ha dunque diritto non solo di conoscere sempre chi possiede i suoi dati personali e come li adopera, ma anche di opporsi al trattamento degli stessi, richiedendone la rimozione, rettificazione o aggiornamento. (art. 7, d.lgs. n. 196 del 2003).
Quindi al fine di tutelare l’identità sociale di un soggetto, bisogna garantirne l’aggiornamento della notizia lesiva che lo coinvolge, implementando le nuove informazioni relative all’evoluzione della vicenda stessa.
Il dibattito on line in Italia
Il ddl Pecorella e il disegno dell’on. Lussana sono stati oggetto di numerose e accese discussioni in Rete perché, pur nelle differenze di merito, riguardano la stessa questione: quali conseguenze produce sulle attuali possibilità di comunicare dei cittadini l’omologazione di diritti e doveri su Web e carta stampata?
l’estendibilità dei provvedimenti a soggetti e contenuti costituzionalmente diversi
rendere decidibile quali fatti sono condivisibili per sempre da una memoria collettiva e quali meritano di cadere nell’oblio
Nel secondo caso si rischia al contrario, una pericolosa semplificazione: la proposta di cancellare “decorso un certo lasso temporale” (deciso da chi e in base a quali parametri?) i contenuti che riferiscono su trascorsi procedimenti penali, contraddice l’identità costitutiva della Rete, ma anche lo stesso obbligo di rettifica discusso in precedenza.
E' proprio in questi casi infatti che si rende opportuno l’obbligo di aggiornare, e in caso di errori rettificare, il nuovo stato delle vicende per produrre una corretta informazione, piuttosto che cancellare da Internet e dalle menti l’intera vicenda, come se non fosse mai accaduta, come troppo spesso vediamo fare su giornali e tv. E’ esattamente questa la forza di Internet e al contempo la debolezza degli altri media.