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Timestamp: 2019-01-17 07:14:19+00:00
Document Index: 174830482

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 378', 'art. 2935', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 135', 'art. 112', 'sentenza ']

Suprema Corte di Cassazione - Sezione Lavoro – Sentenza n. 2285/2013 - Medicina e Società
Suprema Corte di Cassazione – Sezione Lavoro – Sentenza n. 2285/2013
Corte di Cassazione – Sezione Lavoro – Sentenza n. 2285 depositata il 31/1/2013
1. La Corte d’Appello di Cagliari con la sentenza n. 63 del 26 aprile 2007, accoglieva l’impugnazione proposta dall’INAIL nei confronti di S.S.P. nei confronti della sentenza emessa dal Tribunale di Cagliari l’11 febbraio 2005.
2. Lo S., premesso di aver lavorato dal 1977 esposto al rischio di sordità da rumori in lavorazioni particolarmente rumorose come coltivatore diretto, contraendo un’ipoacusia di natura professionale, poiché l’INAIL aveva rigettato la domanda proposta in via amministrativa il 20 dicembre 2001, aveva adito il Tribunale per l’accertamento del proprio diritto ad un indennizzo in capitale ovvero in rendita commisurato al danno biologico che fosse stato accertato in corso di causa e la condanna dell’istituto assicuratore al pagamento delle relative somme con rivalutazione monetaria, interessi legali e spese.
3. Il giudice di primo grado accoglieva la domanda dichiarando il diritto dello S. ad una rendita commisurata ad un danno biologico per ipoacusia del 19% dalla domanda.
4. La Corte d’Appello, su impugnazione dell’INAIL, riteneva fondata l’eccezione di prescrizione formulata dalla stessa, in quanto da parte del ricorrente vi era la consapevolezza dell’esistenza della malattia e dell’origine professionale della stessa.
5. Per la cassazione della sentenza resa in grado di appello ricorre lo S. prospettando un motivo di ricorso assistito dal prescritto quesito di diritto.
6. L’INAIL resiste con controricorso, depositando memoria in prossimità dell’udienza ex art. 378 c.p.c..
1. Con l’unico motivo di ricorso è dedotta violazione dell’art. 2935 c.c. e del D.P.R. n. 1124 del 1965, artt. 111 e 112, richiamati dal D.Lgs. n. 38 del 2000, art. 13, comma 11, dal D.Lgs. n. 38 del 2000, art. 13, comma 2, e degli artt. 3 e 38 Cost., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3.
Il quesito di diritto è stato così specificato: se può farsi decorrere la prescrizione del diritto ad un indennizzo per malattia
professionale prima della presentazione della domanda amministrativa di indennizzo, sulla sola considerazione che la malattia professionale era preesistente alla domanda di indennizzo.
Questa Corte intende dare continuità, condividendolo, al principio già affermato (Cass., n. 27323 del 2005, 14717 del 2006) secondo cui a seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 206 del 1988 (dichiarativa dell’illegittimità costituzionale D.P.R. n. 1124 del 1965, art. 135, comma 2, nella parte in cui poneva una presunzione assoluta di verificazione della malattia professionale nel giorno in cui veniva presentata all’istituto assicuratore la denuncia con il certificato medico), nel regime normativo attuale la manifestazione della malattia professionale, rilevante quale “dies a quo” per la decorrenza del termine prescrizionale di cui al D.P.R. 30 giugno 1965, n. 1124, art. 112, può ritenersi verificata quando la consapevolezza circa l’esistenza della malattia, la sua origine professionale e il suo grado invalidante siano desumibili da eventi oggettivi ed esterni alla persona dell’assicurato, che costituiscano fatto noto, ai sensi degli artt. 2727 e 2729 cod. civ., come la domanda amministrativa, nonché la diagnosi medica, contemporanea, dalla quale la malattia sia riconoscibile per l’assicurato.
Non è ravvisabile, quindi, nella sentenza della Corte d’Appello, che ha fatto applicazione del principio sopra ricordato nel verificare la decorrenza del termine di prescrizione, alcun contrasto con le disposizioni normative invocate dal ricorrente, né la lesione dei parametri costituzionali richiamati.