Source: http://politicafemminile-italia.blogspot.it/2013/08/sardegna-oggi-era-il-termine-il-governo.html
Timestamp: 2017-06-24 03:23:52+00:00
Document Index: 20969817

Matched Legal Cases: ['art. 4', 'art.51', 'art. 4', 'art. 3', 'art. 122', 'art.4', 'art.16', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 4', 'art. 4', 'sentenza ', 'art.16', 'art.3', 'art.51', 'art.117']

Politica femminile Italia: Sardegna; oggi era il termine: il Governo ha sollevato davanti alla Consulta il problema della legge elettorale n.14 del 25/6/2013?
ARCHIVIO/DOCUMENTI • Scade oggi, 2 agosto 2013, il termine per sottoporre alla Consulta la questione di legittimità costituzionale dell’art. 4, comma 4 della legge statutaria elettorale della Regione Sardegna. Il 2 luglio l’avv. Gioia Vaccari aveva indirizzato al Presidente del Consiglio Letta la richiesta al Governo di impugnare davanti alla Consulta la legge elettorale della Sardegna, che viola platealmente gli artt. 51 e 117 della Costituzione. Tutto ciò grazie a voto segreto PD/PDL. [E ricordiamo che, solo il 20 giugno, con un altro voto segreto, sempre in Sardegna era stata bocciata la doppia preferenza di genere (come già avvenuto in Puglia, e prima ancora in Sicilia. In Sardegna era stato infatti approvato un emendamento (il numero 13, passato con 40 voti favorevoli e 34 contrari, e la peggio che pavida, pessima astensione della presidente del Consiglio Claudia Lombardo) che, facendo decadere i restanti emendamenti, ha eliminato sul nascere la possibilità stessa di discutere l'introduzione della duplice scelta in sede elettorale]. Ma tornando alla lettera dell'avv. Vaccari: la richiesta è stata sottoscritta con decisione, in Sardegna, da molte Associazioni e/o Sezioni locali (fra le quali CIF, FIDAPA, AIDDA, Noi donne 2005, SNOQ), inoltre dalle Consigliere di Parità e da molte cittadine impegnate. E’ un problema importante e che ci riguarda tutte/i: perché se tale legge regionale venisse tacitamente accettata, con certezza altre ne seguirebbero, dello stesso tenore, in altre Regioni e non solo. Si legittimerebbe infatti di poter violare pacificamente, con leggi regionali e nazionali, l'art.51 Costituzione. Confidiamo dunque che entro oggi l'impugnazione sarà presentata. Ecco il testo integrale della lettera inviata al premier:
II. La legge statutaria elettorale della Regione Sardegna, emanata in attuazione dello Statuto Speciale della Sardegna, nel Capo I riguardante il sistema elettorale, all’art. 4, rubricato “Liste circoscrizionali”, così dispone: 1. La dichiarazione di presentazione delle liste circoscrizionali è accompagnata, a pena di esclusione, dalla dichiarazione di collegamento con il candidato alla carica di Presidente della Regione.
La detta legge ha inoltre, all’art. 3, modificato la legge 2 luglio 2004 n. 165, di attuazione dell’art. 122 Cost., in materia di elezioni dei consigli regionali introducendo, al comma 1 dell’art.4, la lettera c-bis) che ha posto, quale principio fondamentale per la legislazione elettorale delle regioni, quello della promozione della parità tra uomini e donne nell’accesso alle cariche elettive attraverso la predisposizione di misure che permettano di incentivare l’accesso del genere sottorappresentato alle cariche elettive. VI. L’evoluzione della situazione di fatto, costituita da cittadini di sesso femminile non solo in maggioranza, come attestato dall’ultimo censimento del 2011, ma anche da cittadine munite di elettorato attivo e votanti, in percentuale preponderante, come dimostrato dalle ultime elezioni del Parlamento nel 2013, unitamente agli impulsi provenienti dalla società civile ed agli orientamenti europei per l’attuazione della effettiva parità di genere, ha indotto il legislatore ordinario e quello costituzionale ad introdurre, a decorrere dal 2001 in poi, le norme precettive sopra rammentate, per le quali” la promozione delle condizioni di parità nell’accesso alla carica di consigliere regionale”, come disposto dall’art.16 dello Statuto Speciale della Sardegna nel testo vigente, impone l’adozione di effettive condizioni che raggiungano detta finalità.
VII.2.A tale decisione hanno fatto seguito, peraltro, diversi orientamenti, che hanno tenuto conto della evoluzione della situazione di fatto maturatasi, a tacer d’altro,a seguito della Conferenza Internazionale delle donne del 1995 e della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea del 2000, ratificata dall’Italia nel 2008, che hanno affermato il principio che il raggiungimento della parità impone l’adozione di misure positive tali da consentire al sesso sottorappresentato una effettiva parità di trattamento. Sono mutati anche nel tempo i parametri costituzionali di riferimento, che hanno introdotto le modifiche in precedenza esposte. VII.3.Con la sentenza della Corte Costituzionale n.49 del 13 febbraio 2003 riguardante la legge elettorale della regione Valle d’Aosta, che prevedeva la presenza di entrambi i sessi nelle liste dei candidati alla elezione del Consiglio regionale, è stato affermato che nella normativa non vi era alcuna incidenza diretta nel contenuto dei diritti rigorosamente garantiti in egual misura a tutti i cittadini, non essendovi violazione di norme costituzionali nella prevista presenza, nelle liste elettorali, di candidati di entrambi i sessi, essendo tutti egualmente eleggibili sulla base dei soli ed eguali requisiti prescritti.
• Ha rammentato la Corte che la legge costituzionale n.2/2001, integrando gli statuti delle regioni a statuto speciale, ha espressamente attribuito alle leggi elettorali delle regioni il compito di promuovere condizioni di parità per l’accesso alle consultazioni elettorali, e ciò proprio al fine di conseguire l’equilibrio nella rappresentanza dei sessi. • La Corte ha inoltre osservato di avere riconosciuto che la finalità di conseguire una parità effettiva fra uomini e donne è positivamente apprezzabile dal punto di vista costituzionale e che vanno valutate positivamente le misure liberamente adottate dai partiti e gruppi politici, per assicurare l’effettiva presenza paritaria delle donne nelle cariche rappresentative. VII.4. Con la recente ed assai nota sentenza della Corte Costituzionale n. 4 del 14 gennaio 2010 la Corte costituzionale ha deciso il ricorso del Presidente del Consiglio dei Ministri per la declaratoria della incostituzionalità della legge regionale della Campania n.4/2009, in materia di elezione al Consiglio regionale. La legge era censurata, tra l’altro, con riferimento all’art. 4 comma 3, che dispone che l’elettore può esprimere uno o due voti di preferenza e che nel caso di espressione di due preferenze, una deve riguardare un candidato di genere maschile, l’altra un candidato di genere femminile.
La Corte ha altresì precisato che i mezzi per attuare questo disegno di realizzazione della parità effettiva tra donne e uomini nell’accesso alle cariche elettive possono essere di diverso tipo. La tecnica prescelta dalla norma censurata nel presente giudizio è quella di predisporre condizioni generali volte a favorire il riequilibrio di genere nella rappresentanza politica ed ha escluso che possano essere legittimamente introdotte nell’ordinamento misure che non si propongano di rimuovere gli ostacoli che impediscono alle donne di raggiungere determinati risultati, bensì di attribuire loro direttamente quei risultati medesimi. VIII. Quanto sopra esposto, l’art. 4 comma 4 della legge statutaria elettorale della Sardegna n.14 pubblicata il 2 luglio 2013, va censurato per illegittimità costituzionale in riferimento agli articoli 51, 117, 3 della Costituzione ed all’articolo 16 dello Statuto Speciale della Regione Sardegna, per le seguenti ragioni.
Come rilevato dalla Corte Costituzionale nella sentenza n.4/2010 citata, il quadro normativo, costituzionale e statutario (nella specie l’art.16 dello Statuto Speciale, secondo comma, come modificato dalle leggi costituzionali n.2/2010 e n.3/2013) è ispirato al principio fondamentale della effettiva parità tra i due sessi nella rappresentanza politica sia nazionale che regionale. E tale principio fondamentale è espressione dell’art.3,secondo comma della Costituzione, che impone alla Repubblica la rimozione degli ostacoli che di fatto impediscono la piena partecipazione di tutti i cittadini all’organizzazione politica del Paese. Il legislatore costituzionale con l’art.51, primo comma della Costituzione, come modificato dalla legge costituzionale n.1/2003, nello stabilire che a tal fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini pretende che per l’accesso alle cariche elettive sia assicurata la predetta parità. L’art.117 Cost. al settimo comma stabilisce che le leggi regionali rimuovono ogni ostacolo che impedisce la piena parità degli uomini e delle donne e promuovono parità di accesso alle cariche elettive.
Gioia Vaccari,
legge n.14 del 25/6/2013,
legge statutaria antidonne,
Noi dinne 2005,
VOTO SEGRETO,
voto segreto maschile