Source: http://casadeibenicomuni.it/la-proposta-di-delibera-sulle-famiglie-di-fatto/
Timestamp: 2017-09-24 13:45:25+00:00
Document Index: 152127298

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 3', 'art. 30', 'art. 31', 'art. 21', 'art. 14', 'art. 8', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 4', 'art. 33', 'art. 4', 'art. 2', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 21', 'art. 8', 'art, 4', 'art. 1', 'art. 30', 'art. 73', 'art. 46']

LA PROPOSTA DI DELIBERA SULLE FAMIGLIE DI FATTO – Casa dei Beni Comuni – Belluno
Delibera, Riconosciamoci
PROPOSTA DI DELIBERA DI INIZIATIVA POPOLARE RICONOSCIMENTO E GARANZIA DELLE FAMIGLIE DI FATTO E SOSTEGNO ALLE NUOVE FORME FAMILIARI
1. nella comunità Bellunese, in linea con quanto accade in Europa e nel resto d’Italia, cresce il numero delle nuove famiglie che, per scelta o perché gli viene negato, non accedono al matrimonio, pur costituendo relazioni stabili e durature, basate sull’affetto reciproco di chi ne fa parte e sulla condivisione personale, sociale ed economica di ogni aspetto della vita;
2. in tutta Europa i Parlamenti hanno riconosciuto le nuove famiglie rendendo egualitario l’accesso al matrimonio da parte delle coppie formate da persone dello stesso sesso; introducendo istituti alternativi al matrimonio; favorendo con opportune regolamentazioni chi sceglie la coabitazione con altri per ragioni di solidarietà e condivisione dei beni materiali, anche a prescindere da ragioni affettive;
3. il parlamento italiano, invece, continua a rimanere sordo alle crescenti richieste, da parte della società civile, di Movimenti e Associazioni e di singoli Cittadini e Cittadine, anche nel territorio Bellunese, di interventi legislativi che riconoscano tutela e sostegno a tali famiglie di fatto, siano esse composte da cittadini eterosessuali come omosessuali;
4. la mancata regolamentazione delle nuove forme di famiglia rappresenta una palese e irragionevole discriminazione nei confronti di Cittadini a cui non viene riconosciuta uguale dignità sociale e parità di diritti e doveri anche in ambito familiare;
5. chi vive nelle nuove famiglie non ha nessun riconoscimento istituzionale; è limitato nell’accesso a beni e servizi; subisce con maggiori probabilità la violazione di diritti fondamentali nelle situazioni in cui è più debole per ragioni di età, perché minore, anziano o ammalato, per ragioni sociali e economiche o nei momenti di crisi dell’unione;
6. l’art. 2 della Costituzione italiana richiede che la Repubblica riconosca e garantisca i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità;
7. l’art. 3 della Costituzione riconosce la pari dignità sociale dei cittadini e vieta trattamenti differenziati in ragione di caratteristiche personali, chiedendo – inoltre – che la Repubblica rimuova «gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese»;
8. l’art. 30 della Costituzione prevede il diritto dei genitori di mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio e l’art. 31 chiede alla Repubblica di tutelare la maternità e l’infanzia favorendo gli istituti necessari a tale scopo;
9. l’art. 21 della “Convenzione dei diritti fondamentali dell’Unione Europea” vieta «qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle o l’origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l’appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, gli handicap, l’età o l’orientamento sessuali»;
10. l’art. 14 della Convenzione europea dei diritti umani, in combinato disposto con l’art. 8, vieta la discriminazione in base a caratteristiche personali nella vita privata e familiare, riconoscendo tra le famiglie protette anche quelle formate da due persone dello stesso sesso;
11. lo Statuto del Comune di Belluno:
12. all’art. 1, comma 2, impone che il Comune riconosca e garantisca «i diritti dei propri cittadini, singoli ed associati, che ne esprimono la civiltà e le comuni, solidali ragioni di vita»;
13. all’art. 1, comma 4, riconosce il ruolo della Città di Belluno nell’esprimere e concorrere nel «garantire i valori universali della libertà, della democrazia, della giustizia, della eguaglianza e della pace, nel promuovere lo sviluppo culturale ed economico nonché la qualità della vita per i suoi cittadini e i suoi ospiti, attenta sia ai caratteri specifici della propria identità, sia alla evoluzione della realtà nazionale ed internazionale, consapevole delle crescenti interdipendenze che possono influire sulle condizioni di vita della comunità locale»;
14. all’art. 2, comma 2, richiede che il Comune assuma ed eserciti «con atti di autonomia, anche compiti non espressamente individuati e riconosciuti dall’ordinamento vigente con la finalità di superare gli squilibri sociali, economici e territoriali esistenti nel proprio ambito, in funzione di obiettivi di pari opportunità di sviluppo per le diverse componenti della comunità locale»;
15. la giurisprudenza costituzionale e di legittimità riconoscono pacificamente che tra le formazioni sociali tutelate dall’art. 2 Costituzione ci sono le famiglie di fatto, dello stesso sesso o di sesso differente, oltre alle famiglie fondate sul matrimonio;
16. ancorché la creazione di un nuovo status personale spetti al legislatore statale, il Comune deve intervenire a riconoscere e garantire le nuove famiglie nell’ambito dell’esercizio delle sue funzioni e dei compiti afferenti alla comunità locale, che le assegnano la Costituzione e la legge;
17. il Comune, nell’ambito delle proprie competenze, quale ente più prossimo ai cittadini, nel rispetto del generale principio di sussidiarietà, deve promuovere le pari opportunità, prevenire e contrastare ogni forma di discriminazione nei confronti delle famiglie di fatto, favorendone l’integrazione sociale e prevenendo forme di disagio, con particolare riferimento alle persone anziane, emarginate o ammalate e ai figli minori anche delle persone omosessuali;
18. al fine di eliminare condizioni di disparità e situazioni discriminatorie nei confronti delle famiglie non matrimoniali il Comune deve modificare ed integrare le sue politiche e interventi, realizzando inoltre una ricognizione degli ambiti e delle provvidenze di sua competenza che riguardano le formazioni sociali familiari;
19. nell’attuazione delle sue politiche di inclusione e non discriminazione, il Comune prende in considerazione le famiglie anagrafiche quali risultanti dai registri e dalle schede anagrafiche;
20. il Comune può rilasciare la certificazione anagrafica alle famiglie di fatto basate su vincolo affettivo, così come individuate dall’art. 4 comma 1 del Regolamento attuativo della legge anagrafica e ai sensi del successivo art. 33 che consente il rilascio di certificati di residenza e dello stato di famiglia «oltre che di ogni altra posizione desumibile dagli atti anagrafici», d’ordine del sindaco (D.P.R. 223/1989);
21. le nuove famiglie, basate su vincolo affettivo come quelle coniugate, rappresentano una specifica realtà sociale che, quando coabitano ai sensi dell’art. 4 del Regolamento anagrafico, la legge già prende a riferimento per il calcolo dell’Indicatore della situazione economica equivalente (ISEE), di cui al Decreto Legislativo 31 marzo 1998, n. 109 e successive modificazioni, per l’accesso alle prestazioni sociali agevolate;
visti, pertanto:
1. gli art. 2, 3, 29, 30 e 117 della Costituzione della Repubblica Italiana,
2. la sentenza n.138/2010 della Corte Costituzionale,
3. la sentenza 15/3/20120 n. 4184 della Corte di cassazione,I sez. civile,
4. la sentenza del 24/6/2010 caso Schalk e Kopf c. Austria (ric. 30141/04) della Corte europea dei diritti umani,
5. la direttiva 2004/38/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio Europeo,
6. la direttiva 2003/86/CE del Consiglio Europeo,
7. l’art. 21 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea
8. gli art. 8 e 14 della Convenzione Europea per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà fondamentali
9. l’art, 4 del D.P.R. n. 223/1989,
10. l’art. 1 e 2 dello Statuto Comunale di Belluno,
11. gli art. 30, 31, e 35 del regolamento e funzionamento del Consiglio comunale.
Visti gli articoli 20, 69 e art. 73 dello Statuto del Comune di Belluino e il Regolamento per gli Istituti di partecipazione e di iniziativa popolare,
1. di approvare, per le motivazioni sopra esposte in premessa, la proposta di “Regolamento per il riconoscimento e la garanzia delle famiglie di fatto”, il cui testo è allegato alla presente deliberazione (all. 1), di cui costituisce parte integrante e sostanziale;
2. di delegare al Sindaco ed agli Assessori competenti la presentazione di una relazione al Consiglio Comunale che illustri gli indirizzi dell’amministrazione ed il programma di attività previsto sulle materie richiamate nella presente deliberazione, con particolare riferimento al tema della lotta contro ogni forma di diseguaglianza e discriminazione nei confronti delle famiglie non basate sul matrimonio, sia composte da persone dello stesso sesso che di sesso diverso;
3. di impegnare il Sindaco, gli Assessori competenti e le Commissioni di attivarsi per modificare i regolamenti, gli atti e le determinazioni comunali al fine di riconoscere la piena parità delle famiglie di fatto nei servizi erogati dal Comune;
4. di organizzare il rilascio da parte dell’anagrafe di una attestazione di famiglia anagrafica basata su “vincolo di natura affettiva” ai sensi dell’articolo 4 del D.P.R. 223/1989 (Regolamento anagrafico). Il procedimento amministrativo avviene attraverso il sito web del Comune e/o con l’utilizzo della modulistica a tal fine predisposta dall’amministrazione e disponibile in rete.
REGOLAMENTO PER IL RICONOSCIMENTO E LA GARANZIA DELLE FAMIGLIE DI FATTO
Articolo 1 – Attività di sostegno delle famiglie di fatto
1. Ai fini della presente deliberazione si intende per famiglia di fatto “un insieme di persone legate da vincoli affettivi coabitanti ed aventi dimora abituale nello stesso comune” (articolo 4 comma 1 ai sensi D.P.R. 223/1989, Nuovo Regolamento anagrafico della popolazione residente).
2. Il Comune provvede, attraverso singoli atti e disposizioni degli Assessorati e degli Uffici competenti, a tutelare e sostenere le coppie di fatto, al fine di superare situazioni di discriminazione, favorire pari opportunità, integrazione e lo sviluppo nel contesto sociale, culturale ed economico del territorio.
3. Il comune riconosce parità nell’erogazione dei propri servizi alle famiglie non fondate sul matrimonio, formate da persone dello stesso o differente sesso, con priorità nei seguenti ambiti:
a. diritto alla casa;
c. giovani, genitori e anziani;
d. sport e tempo libero;
e. formazione, scuola e servizi educativi;
f. diritti e partecipazione;
g. Mobilità e trasporti.
4. Gli atti e le determinazioni dell’Amministrazione devono prevedere per le famiglie di fatto pari condizioni di accesso ai servizi ed alle attività promosse in ciascuna delle aree tematiche sopra indicate, con particolare attenzione alle condizioni di svantaggio economico e sociale.
5. All’interno del Comune di Belluno i componenti delle famiglie di fatto sono equiparati al “parente prossimo del soggetto” ai fini della possibilità di assistenza.
Articolo 2 – Rilascio di attestato di famiglia anagrafica alle coppie di fatto basate su vincolo affettivo
1. L’ufficiale di anagrafe rilascia, su richiesta degli interessati, attestato di “famiglia anagrafica basata su vincolo affettivo”, ai sensi dell’articolo 4 del Regolamento anagrafico, in relazione a quanto documentato dall’Anagrafe della popolazione residente (D.P.R. 223/1989). Tale attestato comporta l’aggiornamento automatico della scheda anagrafica degli interessati.
2. L’attestato è rilasciato per gli usi necessari al riconoscimento di diritti e benefici previsti da Atti e Disposizioni dell’Amministrazione comunale.
3. L’ufficio competente può verificare l’effettiva coabitazione delle persone che richiedono l’attestato.
4. L’attestato può essere sostituito dalla dichiarazione dell’interessato ai sensi degli art. 46 e ss. del D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445.
5. Lo status di famiglia di fatto decade su comunicazione degli interessati.
Articolo 3 – Norme finali
1. Il presente regolamento entra in vigore il quindicesimo giorno successivo alla pubblicazione nell’Albo pretorio dell’ente della deliberazione di approvazione.