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Timestamp: 2018-06-18 17:09:07+00:00
Document Index: 6337767

Matched Legal Cases: ['art. 163', 'art. 164', 'art. 163', 'art. 164', 'art. 164', 'art. 164', '§ 253', '§ 253', '§ 253', '§ 130', 'sentenza ', '§ 242']

L'introduzione della causa tra sostanziazione e individuazione
SKU: 8818009180
Dalla Bontà Silvana
9788849535327
"Quaderni de «Il giusto processo civile»"
290347.jpg Quaderni de «Il giusto processo civile»
Se illustre dottrina ha a più riprese evidenziato la centralità dell’atto introduttivo del giudizio di cognizione, in quanto atto che rappresenta l’«occasione più appropriata» per «una speculazione che investe la teoria dell’intero processo», l’autrice ritorna sul tema focale dell’introduzione della causa, proponendosi di restituirne indagine sotto specifico angolo visuale e con approccio comparatistico. Lo studio affronta così un selezionato profilo controverso, che attraversa l’ordinamento nazionale come altri ad esso giuridicamente vicini e lontani: quello relativo alla c.d. specificità richiesta all’attore nel descrivere, in seno all’atto introduttivo del giudizio, la pretesa azionata. Nella cornice di questo più generale tema, che non poco ha segnato, in tempi meno recenti, le note teorie della sostanziazione ed individuazione della domanda, l’autrice indaga due questioni ancor’oggi attuali, alla luce dell’evolversi – e complicarsi – del contenzioso domestico (e non solo). Per un verso, quella relativa a quali fatti l’attore debba indicare nell’atto introduttivo onde renderlo valido, con quale precisione egli debba provvedervi ed a quale funzione siffatta indicazione, se necessaria, risponda. Per altro ma contiguo verso, l’autrice indaga se e come l’attore si trovi nelle condizioni di essere (sempre) a conoscenza di quei fatti e, ove non lo sia, se e come l’ordinamento (anche da un punto di vista processuale) lo metta nella posizione di guadagnarla. Muovendo dalla disciplina raccolta nell’art. 163 c.p.c., dedicata all’atto di citazione avanti al tribunale di primo grado – in combinato disposto con l’art. 164 c.p.c., relativo al regime di sua nullità –, lo studio si apre quindi all’analisi comparata con due selezionati ordinamenti, quello tedesco e statunitense, onde verificare quali soluzioni, di diritto positivo ed applicative, essi abbiano offerto sul punto. Fine interpretativo ultimo che questo volume prepara è una (eventuale ri-)lettura della disciplina interna di cui agli artt. 163 e 164 c.p.c.
Silvana Dalla Bontà è ricercatrice confermata di diritto processuale civile presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Trento. È autrice di monografie (L’impugnazione delle delibere del Consiglio d’amministrazione nelle Società per Azioni. Studio sui rapporti tra tutela specifica e tutela risarcitoria, 2012; Contributo allo studio del filtro in appello, 2015) e di vari saggi in tema di diritto processuale civile, con particolare attenzione, nell’orizzonte del contenzioso civile e commerciale transfrontaliero, alla dimensione europea e comparata, nonché in materia di diritto processuale tributario. Ha svolto numerosi periodi di ricerca in qualità di guest researcher, anche dietro conseguimento di borse di studio straniere, presso università ed istituti di ricerca europei e statunitensi. Fa parte del Comitato di redazione delle riviste «Il giusto processo civile» e «Diritto e pratica tributaria».
1. Individuazione del campo di indagine: l’atto introduttivo del processo di cognizione
2. Selezionate questioni oggetto della ricerca: la specificità richiesta all’attore nel descrivere, in seno all’atto introduttivo del giudizio, la pretesa azionata e suoi corollari. L’attualità del tema nella dimensione nazionale, comparata ed europea
3. Metodo di indagine: l’esame di selezionati profili ed originali posizioni sul tema di ricerca negli ordinamenti tedesco e statunitense. Le ragioni di metodo e scelta dell’oggetto della comparazione
4. Fine dell’indagine: spunti di riflessione intermedia in vista di una rilettura dell’atto introduttivo del processo di cognizione e questioni correlate
5. Programma di ricerca: gli snodi dell’indagine…
6. (segue) …ed il suo punto di partenza: il fecondo dibattito nazionale sulle diverse e spinose pieghe della questione relativa alla specificità richiesta all’attore nel descrivere, in seno all’atto introduttivo del giudizio, la pretesa azionata
Capitolo II – La specificità dell’atto introduttivo del giudizio nell’ordinamento nazionale
1. Premesse introduttive: la ricognizione del dibattito su funzione, contenuto e disciplina dell’atto di citazione nel processo di cognizione di primo grado quale imprescindibile punto di partenza nonché essenziale viatico concettuale e terminologico della successiva indagine
2. Il confronto dottrinale sulla controversa lettera degli artt. 163, co. 3 nn. 3 e 4 e 164 c.p.c. alla luce dello schema triadico della teoria dell’identificazione dell’azione. Nella costellazione di spinose questioni poste dalle norme, la selettiva individuazione di quelle di interesse all’indagine
3. (segue) La discussa collocazione nell’art. 163 c.p.c. degli elementi oggettivi dei tria (petitum e causa petendi) e la travagliata definizione contenutistica della sua «nozione più tribolata»: la causa petendi. La fascinazione per la dicotomia Substantiierungs- e Individualisierungstheorie e il loro definitivo superamento
4. Dall’antitesi sostanziazione versus individuazione all’attenzione per il ruolo assegnato alla causa petendi nell’individualizzazione della res in judicium deducta: la risaputa e fondante ricostruzione che poggia sulla distinzione tra domande su diritti auto- ed eterodeterminati e questioni ad essa correlate
5. (segue) In particolare, la controversa questione della definizione della causa petendi quale fatto costitutivo (o generatore) del diritto azionato con la domanda giudiziale. Nella varietà di ricostruzioni dottrinali la non facile individuazione di un approdo definitivo
6. I significativi impulsi al dibattito dottrinale offerti dalla riforma del ’90 con riguardo al regime di nullità dell’atto di citazione nel processo di cognizione di primo grado: le difficoltà di ricomporre a sistema le ricostruzioni sull’atto introduttivo della domanda giudiziale avanzate prima della riforma ed il novellato testo dell’art. 164 c.p.c.
7. La sfida interpretativa lanciata dalla nuova lettera dell’art. 164 c.p.c. e la varietà di ipotesi ricostruttive avanzate in letteratura con riguardo al ruolo dei «fatti costituenti le ragioni della domanda» in relazione alla nullità dell’atto di citazione e all’ammissibilità della domanda
8. (segue) In particolare, la linea interpretativa che ricompone la distinzione tra atti introduttivi di domande auto- ed eterodeterminate (e quindi del diverso ruolo del fatto costitutivo ai fini dell’ammissibilità della domanda) con il novellato testo dell’art. 164 c.p.c. esaltando la funzione dell’atto di citazione (anche) quale atto preparatorio del successivo svolgimento del processo
9. Gli spunti di riflessione sulla questione relativa alla difficoltà per l’attore di indicare sin dall’atto introduttivo «i fatti costituenti le ragioni della domanda» quale specifico profilo della più ampia tematica dei fenomeni di c.d. asimmetria informativa tra attore e convenuto. Una questione ancora aperta ed attualizzata dalle suggestioni provenienti dalla dimensione europea
10. Considerazioni riepilogative ed apertura all’indagine comparata
Capitolo III – La specificità dell’atto introduttivo del giudizio Un’indagine comparata
Premesse introduttive
Sezione I – La specificità dell’atto introduttivo nell’ordinamento tedesco
Orientamenti consolidati e recenti ripensamenti
1. L’atto introduttivo del giudizio (Klageschrift) nel processo civile tedesco avanti al tribunale: il dato positivo di cui al § 253 ZPO ed in particolare le disposizioni relative alla determinazione del suo contenuto sotto il profilo oggettivo
2. La centralità dell’atto introduttivo del giudizio quale momento iniziale di proposizione della domanda giudiziale: consonanze, seppur in diversa prospettiva, con la levatura del dibattito nella letteratura nazionale
3. La Klageschrift nell’interpretazione dottrinale ed applicazione giurisprudenziale maggioritaria quale atto di fissazione del c.d. programma della lite sotto il profilo oggettivo: il § 253, cpv. II n. 2 ZPO
4. (segue) In particolare sull’indicazione del fondamento della pretesa fatta valere (Klagegrund): una nozione controversa. Cenni ricognitivi sulla sua interpretazione secondo gli orientamenti prevalenti
5. Recenti ripensamenti sugli elementi oggettivi richiesti nella Klageschrift. La mancata indicazione del titolo della domanda (Klagegrund) non è requisito di ammissibilità nelle domande a petitum (Antrag) sia autodeterminato che eterodeterminato, ma solo di accoglimento nel merito: la tesi di J. Braun
6. Le ragioni storiche addotte a motivo del ripensamento sulla funzione del Klagegrund. Le radici nel diritto comune germanico della formulazione del § 253, cpv. II n. 2 ZPO nel passaggio dal judicium al processus della CPO del 1877: tra peso della tradizione e spinte innovative. La perdita di funzione della «specifica indicazione del fondamento della pretesa azionata» ai fini dell’ammissibilità della domanda
7. Precisazioni e corollari delle ricostruzione di J. Braun con riguardo alla (rivisitata) funzione del Klagegrund nel quadro normativo – sostanziale e processuale – tedesco
8. (segue) Puntualizzazioni terminologiche e sistematiche in merito al contenuto della Klageschrift con riguardo alla descrizione del Klagegrund: la sostanziazione della domanda quale requisito meramente ordinatorio dell’atto introduttivo del giudizio (c.d. Ordnungsfunktion): il § 130 n. 3 ZPO e le conseguenze del suo mancato rispetto. Gli effetti sulla pronuncia della sentenza contumaciale: cenni
9. La c.d. sostanziazione nella descrizione del fattispecie concreta (c.d. Sachverhaltsschilderung) quale contenuto meramente ordinatorio della Klageschrift: sua nozione nella distinzione tra concludenza ed oggettiva fondatezza. Modalità di attuazione e grado di specificità richiesta: una questione aperta. Cenni e rinvio
10. Considerazioni riepilogative intermedie: un confronto con il panorama nazionale. Cenni
Sezione II – La specificità dell’atto introduttivo nell’ordinamento statunitense Dal notice-pleading al (nuovo) fact-pleading
1. Osservazioni preliminari: alcune necessarie puntualizzazioni di metodo a premessa dell’indagine sull’ordinamento statunitense
2. L’atto introduttivo del giudizio (complaint) nel processo civile federale statunitense: il dato positivo nelle Federal Rules of Civil Procedure (FRCP) quale ‘punto di arrivo e di partenza’ tra evoluzione storica e recenti ripensamenti
3. Il complaint di cui alla FRCP 8(a)(2) quale ‘punto di arrivo’ dell’evoluzione storica dell’atto giudiziario di parte (pleading) di inizio del processo: il peso della tradizione at common law e in equity
4. Il modello del c.d. fact-pleading quale reazione al formalismo del pleading at common law: il Field Code dello Stato di New York del 1848. Tra intentio legis e concrete applicazioni: le difficoltà di superare la tradizione
5. (segue) In particolare sugli elementi relativi al contenuto oggettivo del fact-pleading: il controverso ruolo di facts e cause of action quale retaggio delle forms of action. Confronti minimi con le categorie della dogmatica euro-continentale
6. Un radicale cambiamento di prospettiva: il notice-pleading della FRCP 8(a)(2) nel più generale ripensamento del processo civile statunitense tra semplificazione delle forme e valorizzazione della discovery quali strumenti per favorire l’accesso alla giustizia
7. (segue) …e la traduzione nella prassi del notice-pleading. La controversa delimitazione del contenuto della «notice». Tra reazioni restrittive della letteratura ed applicazioni della giurisprudenza federale: dal caso Conley v. Gibson del 1957 alle più recenti rivisitazioni della FRCP 8(a)(2)
8. Il revirement della U.S. Supreme Court tra il 2007 e il 2009: il c.d. fenomeno Twiqbal. Tra plausibility del complaint e limitazione dell’accesso alla discovery: verso un ritorno al fact-pleading?
9. Le articolate reazioni dottrinali e giurisprudenziali alla rivisitazione della Suprema Corte federale: tra critiche, difficoltà di applicazione e nuove proposte ricostruttive. La non facile lettura delle conseguenze del fenomeno Twiqbal nel più generale quadro della struttura processuale e socio-giuridica statunitense
10. Osservazioni minime sull’interpretazione del fenomeno Twiqbal alla luce delle categorie euro-continentali pur nella distanza terminologicoconcettuale tra tradizione statunitense e quella di civil law: nella (persistente) lontananza tra i due mondi i benefici effetti di un rinnovato dialogo tra speculazioni della letteratura statunitense e spunti di riflessione euro-continentali
Capitolo IV – Specificità dell’atto introduttivo e asimmetria informativa
Sezione I – La soluzione statunitense
Tra vecchie e nuove prospettive
1. Il rapporto di complementarietà tra notice-pleading e pre-trial discovery nell’originario impianto delle FRCP del 1938: la scelta per un (più esteso) accesso alla giustizia nella cornice delle caratteristiche ordinamentali del sistema giuridico statunitense
2. La crisi del rapporto tra notice-pleading e pre-trial discovery nel progressivo aumento della complessità delle liti ed abuso della discovery: una questione difficile
3. Il fenomeno Twiqbal quale risposta all’abuso della discovery ma fattore di ‘scompenso’ nel bilanciamento dell’asimmetria informativa tra parti. Il nuovo (fact-)pleading quale strumento per selezionare le (sole) domande meritorie
4. Conseguenze del fenomeno Twiqbal sulla gestione dell’asimmetria informativa nel prisma della giurisprudenza
5. (segue) In particolare la soluzione del IX Circuito federale: un’indagine casistica
6. Le soluzioni dottrinali al post Twiqbal nel tentativo di ri-bilanciare, in sede processuale, l’asimmetria informativa alla luce del più generale contesto ordinamentale statunitense
7. (segue) In particolare, la proposta di introdurre una c.d. pre-dismissal o pre-suit discovery: il new pleading system necessita di una new discovery
8. (segue) …e i necessari limiti della pre-suit discovery onde evitarne abusi, nel confronto con le esperienze statali
9. La diversa scelta della novella del 2015 alle FRCP: tra mantenimento della FRCP 8(a)(2) e ritocco della disciplina della discovery a rafforzamento della proportionality. Tra intentio legis e concrete applicazioni
10. Considerazioni conclusive e riflessioni intermedie minime nel confronto con gli ordinamenti euro-continentali
Sezione II – Proposte di soluzione nell’ordinamento tedesco
Tra ricostruzioni dottrinali ed espedienti giurisprudenziali
1. Il problema dell’asimmetria informativa tra attore e convenuto quale elemento di incidenza nella stesura dell’atto introduttivo del giudizio ed emersione del più generale tema del reperimento di informazioni utili al processo (c.d. Informationsbeschaffung o -gewinnung)
2. (segue) In particolare, l’asimmetria informativa tra parti quale ostacolo alla narrazione del fatto necessaria all’individualizzazione e/o concludenza della domanda. Le difficoltà di definire e risolvere il problema
3. Il diverso retroterra socio-culturale e giuridico della tradizione eurocontinentale, ed in particolare tedesca, rispetto a quello statunitense: dal principio nemo tenetur edere contra se alla valorizzazione della natura sostanziale del diritto di informazione anziché del processo quale sede di reperimento delle informazioni. Tra ferme convinzioni ed emergenti criticità
4. La reazione all’insoddisfazione per le soluzioni tradizionali ancorate al diritto sostanziale di informazione: il tentativo dottrinale di valorizzare il processo quale fondamento e sede del reperimento delle informazioni. Le proposte ricostruttive favorevoli ad un generale obbligo processuale di chiarimento (c.d. allgemeine prozessuale Aufklärungspflicht) e il loro rifiuto in dottrina e giurisprudenza
5. Il coacervo di strumenti processuali di origine pretorile volti a superare il problema dell’asimmetria conoscitiva tra parti (anche) nella stesura dell’atto introduttivo del giudizio
6. L’onere secondario di allegazione (c.d. sekundäre Behauptungslast) quale espediente di creazione giurisprudenziale ed a natura processuale per sopperire all’impossibilità dell’attore di sostanziare la domanda
7. (segue) Applicazioni e limiti dello strumento dell’onere secondario di allegazione. Tra critiche ed insoddisfazioni
8. Il rinnovato interesse per il diritto sostanziale di informazione: il diritto generale all’informazione preparatorio del processo (allgemeiner vorbereitender Informationsanspruch) quale applicazione del principio di correttezza e buona fede (c.d. Treu und Glauben Prinzip: § 242 BGB)
9. (segue) Applicazioni e limiti del diritto generale a natura sostanziale di informazione preparatorio del processo: tra apprezzamenti e critiche
10. Considerazioni conclusive e riflessioni minime nel confronto con l’ordinamento statunitense alla luce (anche) dei più recenti interventi comunitari (seppur in settoriali contenziosi a tipica asimmetria informativa)
RIEPILOGO E SPUNTI RICOSTRUTTIVI