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Timestamp: 2019-12-16 10:00:49+00:00
Document Index: 126158649

Matched Legal Cases: ['art. 27', 'art. 27', 'art. 27', 'art. 2346', 'art. 2342', 'art. 2463', 'art. 2463']

Il work for equity nelle start-up innovative
Carlo Riganti, partner dello Studio Legale Romina Guglielmetti | 2 luglio 2014
I benefici e le agevolazioni previste dal D.L. n. 179 del 2012 (il "Decreto Crescita 2.0") per il c.d. work for equity hanno quale fine ultimo quello di consentire alle start-up innovative (le "Start-up") di beneficiare di forme alternative di remunerazione delle prestazioni professionali qualificate, indispensabili per il successo del progetto imprenditoriale innovativo, nelle prime fasi dell'attività d'impresa, per loro natura caratterizzate da limitate disponibilità finanziarie.
A tal fine, con il citato provvedimento normativo il Legislatore ha introdotto un regime di favore per le remunerazioni mediante assegnazione di azioni, quote o strumenti finanziari partecipativi (gli "Strumenti Finanziari") a favore dei consulenti, professionisti e, in generale, dei fornitori di opere e servizi, diversi dai lavoratori dipendenti e dai collaboratori continuativi delle Start-up (i "Beneficiari").
L'intervento normativo, così come si vedrà nel proseguo, è fonte di plurimi vantaggi consentendo:
i)alle Start-up di avvalersi dei servizi necessari all'avvio dell'attività a fronte dell'emissione, in luogo di denaro, di Strumenti Finanziari; e
ii)ai Beneficiari di:
a)acquisire detti Strumenti Finanziari, in luogo del pagamento in denaro della prestazione resa, ovvero incrementare la partecipazione già detenuta nel capitale della Start-up emittente;
b)non computare ai fini fiscali gli Strumenti Finanziari nel calcolo del reddito complessivo.
Il comma 4° dell'art. 27 del Decreto Crescita 2.0 stabilisce che "le azioni, le quote e gli strumenti finanziari partecipativi emessi a fronte dell'apporto di opere e servizi resi in favore di start-up innovative o di incubatori certificati, ovvero di crediti maturati a seguito della prestazione di opere e servizi, ivi inclusi quelli professionali, resi nei confronti degli stessi, non concorrono alla formazione del reddito complessivo del soggetto che effettua l'apporto, anche in deroga all'articolo 9 del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, al momento della loro emissione o al momento in cui è operata la compensazione che tiene luogo del pagamento".
La relazione illustrativa del Decreto Crescita 2.0 chiarisce poi che, per le suddette finalità, la disposizione in esame "codifica il regime di non imponibilità degli apporti di opere e servizi già contemplata dall'Agenzia delle entrate (Circ. 10/E del 16/3/2005) e lo estende anche all'ipotesi in cui gli apporti abbiano ad oggetto crediti maturati a fronte di opere e servizi resi a favore delle suddette imprese. Pertanto, prosegue la relazione illustrativa, tali apporti sono esenti da qualsivoglia imposizione, non assumendo rilevanza fiscale in capo ai soggetti che li effettuano né al momento dell'ultimazione dell'opera o del servizio né al momento della emissione delle azioni, quote ovvero degli strumenti finanziari.
Tale quadro normativo consente alle Start-up di remunerare, in maniera fiscalmente conveniente attraverso l'emissione di Strumenti Finanziari, tanto gli apporti di opere e servizi da rendere, quanto quelli già prestati attraverso la compensazione dei crediti maturati dai Beneficiari.
È opportuno sin d'ora precisare che il regime fiscale di favore non trova applicazione, così come previsto dal 5° comma del richiamato art. 27, con riferimento alle "plusvalenze realizzate mediante la cessione a titolo oneroso" degli Strumenti Finanziari che rimangono "assoggettate ai regimi loro ordinariamente applicabili.".
Parimenti esclusi dal beneficio in parola, così come previsto per i piani di incentivazione del personale delle Start-up (di cui si è trattato nella precedente pubblicazione "I piani di incentivazione del personale delle start-up innovative e i relativi benefici ed incentivi fiscali" - http://www.diritto24.ilsole24ore.com/art/avvocatoAffari/mercatiImpresa/2014-06-18/startup2-153350.php), sono anche le forme di remunerazioni in denaro.
LE AGEVOLAZIONI PREVISTE PER IL WORK FOR EQUITY
Come chiarito nella "Guida all'uso dei piani azionari e del work for equity" pubblicata il 24 marzo 2014 dal Ministero dello Sviluppo Economico, l'assegnazione degli Strumenti Finanziari nel contesto del work for equity è esente da imposte e non concorre alla formazione del reddito imponibile del percettore, né al momento dell'ultimazione dell'opera o del servizio né al momento della effettiva emissione degli Strumenti Finanziari.
A differenza di quanto previsto dal 1° comma dell'art. 27 del Decreto Crescita 2.0 per i predetti piani di incentivazione del personale delle Start-up, nessuna decadenza dal regime di favore in parola è prevista a seguito del riacquisto degli Strumenti Finanziari da parte: i) della Start-up emittente; ii) da altro soggetto che controlla o è direttamente controllato dalla Start-up emittente; o iii) da altro soggetto che è controllato dalla stessa società che controlla la Start-up emittente.
Come anticipato, sono e restano viceversa escluse dall'applicazione del regime di favore, e perciò rimangono soggette ad ordinaria tassazione alla data della cessione, le eventuali plusvalenze percepite dai Beneficiari a fronte del trasferimento a titolo oneroso degli Strumenti Finanziari.
Da ultimo, è opportuno ricordare che le prestazioni e i servizi resi a fronte dell'emissione degli Strumenti Finanziari, oltre a essere soggettate all'applicazione dell'IVA (se dovuta), devono essere regolarmente fatturate dai Beneficiari alla Start-up.
I BENEFICIARI DEL WORK FOR EQUITY
Come anticipato, Beneficiari del regime agevolato previsto per il work for equity sono i consulenti, i professionisti e, in generale, i fornitori di opere e servizi alle Start-up diversi dai lavoratori dipendenti e dai collaboratori continuativi delle stesse.
GLI STRUMENTI FINANZIARI DESTINATI AL WORK FOR EQUITY
Le prestazioni e i servizi resi alle Start-up nell'ambito del work for equity possono essere remunerate attraverso i seguenti Strumenti Finanziari:
i)azioni o quote della Start-up (che possono anche avere diritti differenti da quelle in circolazione); o
ii)strumenti finanziari partecipativi, ossia gli strumenti emessi ai sensi del D.lgs. 179/2012 e dell'art. 2346, 6° comma, del Codice Civile, forniti di diritti patrimoniali o anche di diritti amministrativi, escluso il diritto di voto nell'assemblea della società. Detti strumenti danno diritto ad un'opzione sugli aumenti di capitale eventualmente deliberati dalla società cui si riferiscono.
A differenza di quanto previsto per i piani di incentivazione del personale delle Start-up, non sono soggetti ad agevolazione fiscale le assegnazioni di diritti per l'acquisto o la sottoscrizione di azioni, quote o strumenti finanziari partecipativi della Start-up, quali i diritti di opzione.
Requisito indispensabile per l'attuazione del work for equity è che lo Statuto della Start-up contenga previsioni che consentano all'assemblea dei soci di deliberare:
i)aumenti di capitale a favore di soggetti terzi non soci della Start-up, quali potenziali Beneficiari estranei alla compagine sociale;
ii)l'emissione di Strumenti Finanziari a fronte del conferimento di prestazioni di servizi e d'opera professionale;
iii)l'emissione di strumenti finanziari partecipativi da destinare a soci e non soci.
Ove la Start-up emittente sia costituita sotto forma di S.r.l., l'aumento di capitale a pagamento dedicato all'emissione degli Strumenti Finanziari deve essere garantito da apposite polizze fideiussorie o fideiussioni bancarie a carico dei Beneficiari apportatori delle stesse, analogamente a quanto previsto per le S.r.l. ordinarie. Dette garanzie possono essere sostituite, qualora lo Statuto della Start-up lo preveda, dal versamento a titolo di cauzione del corrispondente importo in denaro.
Si segnala, inoltre, che ai sensi del 5° comma dell'art. 2342 del cod. civ., è esclusa per le S.p.A. ordinarie la possibilità di ricevere conferimenti aventi ad oggetto prestazioni d'opera e di servizi.
Limiti alla possibilità di emettere strumenti finanziari partecipativi sussistono anche per le società a responsabilità limitata cd. "semplificate" – S.r.l.s. - (di cui all'art. 2463-bis del cod. civ.) soggette all'obbligo di adottare il modello standard tipizzato di Statuto di cui al Decreto Ministero della Giustizia n° 138 del 2 giugno 2012 (G.U. 14.08.2012) che non contempla l'emissione di tali strumenti. Tale limitazione parrebbero parimenti sussistere, in ragione dell'assenza di precisazioni al riguardo, anche per le società a responsabilità limitata a capitale ridotto - S.r.l.c.r. - (di cui ai commi 4 e 5, dell'art. art. 2463 del cod. civ.).
Da ultimo, si segnala l'opportunità che il work for equity venga regolamentato dalla Start-up con un contratto ad hoc da concludersi con i Beneficiari contenente, tra l'altro:
i)il dettaglio del tipo di opera o servizio da rendere;
ii)la valorizzazione degli apporti accompagnata da una perizia di stima redatta da un esperto;
iii)gli eventuali obiettivi di performance da raggiungere;
iv)le conseguenze nel caso di mancata fornitura dell'opera o servizio.
LE PRECISAZIONI DELLA CIRCOLARE 16/E CON RIFERIMENTO AL WORK FOR EQUITY
IL TRATTAMENTO DELLE PLUSVALENZE REALIZZATE CON LA CESSIONE DEGLI STRUMENTI FINANZIARI
Con la Circolare 16/E l'Agenzia delle Entrate ha chiarito che, pur non prevedendo il Decreto Crescita 2.0 alcuna decadenza dal regime di favore per i Beneficiari in caso di riacquisto degli Strumenti Finanziari da parte della Start-up emittente, resta ferma "l'applicazione del regime di tassazione ordinario previsto dall'articolo 67 del TUIR per i redditi diversi di natura finanziaria". Pertanto, in conformità a quanto previsto dal disposto dal comma 5° dell'articolo 27 del Decreto Crescita 2.0, "le plusvalenze realizzate mediante la cessione a titolo oneroso degli strumenti finanziari di cui al presente articolo sono assoggettate ai regimi loro ordinariamente applicabili.".
LE PRESTAZIONI ASSOGGETTABILI AL REGIME DI FAVORE
L'Agenzia delle Entrate ha inoltre chiarito che rientrano nel regime di favore previsto per il work for equity "anche le prestazioni professionali rese dagli amministratori della start-up innovativa o dell'incubatore certificato, ovvero i relativi crediti, il cui reddito sia da qualificare come di lavoro autonomo". Sono di contro escluse da tale ambito "le prestazioni rese dai soggetti la cui remunerazione rientra tra i redditi di lavoro dipendente o assimilato".
L'APPLICAZIONE DEL NORMALE REGIME IVA ALLE PRESTAZIONI RESE DAI BENEFICIARI
Da ultimo, la Circolare 16/E ribadisce "l'applicazione del normale regime IVA sulle prestazioni" rese nell'ambito del work for equity.
LE PRINCIPALI DIFFERENZE TRA I PIANI DI INCENTIVAZIONE DEL PRESONALE E IL WORK FOR EQUITY DELLE START-UP
Le principali differenze e gli elementi in comune tra i pani di incentivazione del personale e il work for equity delle Start-up possono essere così riassunti:
Work for equity Piani di incentivazione
- Fornitori di opere e servizi
Limiti di importo non imponibile Nessuno Nessuno
Azioni, quote, strumenti finanziari partecipativi.
Sono esclusi gli strumenti aventi ad oggetto diritti per l'acquisto o la sottoscrizione di azioni o quote. Azioni, quote, strumenti finanziari partecipativi, stock option.
Limite temporale di emissione 4 anni dalla costituzione della Start-up o perdita dei requisiti 4 anni dalla costituzione della Start-up o perdita dei requisiti
Vincoli alla cessione Nessuno
- Società controllate dalla Start-up
Plusvalenze derivanti dalla cessione dei titoli Escluse dal regime di favore Escluse dal regime di favore
Remunerazioni in denaro Escluse dal regime di favore Escluse dal regime di favore