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Timestamp: 2017-02-20 08:38:51+00:00
Document Index: 33880810

Matched Legal Cases: ['§ 170', '§ 4', '§ 11', '§ 16', '§ 18', 'art. 64', 'art. 65', 'art. 65']

La Family Court inglese fa i conti con la Shari‘a. Il caso Juffali vs Juffali – di Valeria Cianciolo - Persona e Danno
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La Family Court inglese fa i conti con la Shari‘a. Il caso Juffali vs Juffali – di Valeria Cianciolo	Valeria Cianciolo	I diritti, nel mondo islamico, sono fondati sulla (e conformati dalla) Shari’a, che ne determina tipi e contenuti [1]. In questo senso, si può dire che i diritti sono da un lato, culturalmente specifici, ma hanno una portata relativa e, poiché possono esservi diversi sistemi di diritti fondamentali, non è detto che sia possibile metterli in comparazione tra di loro, al fine di « creare giustificazioni di “superiorità” (culturale, civile, etc.) » [2] per “tarare” quale sia il migliore e quale il peggiore. Manca il parametro esterno rispetto al quale operare tale “misurazione”, valido per entrambi i sistemi e sarebbe, tuttavia, “politicamente” sconveniente giudicare una cultura parametrandola con un’altra cultura.
Il dibattito nel Vecchio Continente non depone a favore del riconoscimento della Shari‘a. E l’Inghilterra, terra che conosce l’immigrazione di persone, in buona misura proveniente dalle sue ex colonie, - ma anche con un buon numero di libanesi, siriani, arabi che sono spesso perfettamente integrati perché sono la linfa vitale del sistema finanziario britannico – fa i conti con la contaminazione del proprio diritto con il diritto islamico.
Si tratta del caso Juffali vs Juffali, che vede contrapposti da un lato, un avvenente e spregiudicata modella americana e dall’altro lato, il sessantunenne di lei marito, facoltosissimo finanziere saudita, nato in Libano che durante il procedimento di divorzio si trovava nella "fase finale di una malattia terminale" (§ 170), "e riceveva cure palliative in una clinica di Zurigo" (§ 4).
La provenienza della ricchezza del finanziere libano – saudita, è stata l'azienda di famiglia, EA Al-Juffali e Brothers, "un'impresa familiare di successo, coinvolta nella fornitura di energia elettrica e telecomunicazioni in tutto il Regno di Arabia Saudita" ... "che la ricchezza [aveva] consentito al convenuto di essere coinvolti in una serie di cause benefiche e filantropiche" (§ 11).
Dal 2005 la casa coniugale era Bishopsgate House: una "proprietà vasta e prestigiosa ... immediatamente adiacente al Windsor Great Park" ( "BGH") con "un seguito completo del personale, compreso groundsmen, giardinieri e ... la sicurezza" (§ 16).
L’uomo aveva anche acquistato un grande palazzo a Venezia nel 2007, che la donna sosteneva fosse un dono per lei e, nel 2008, un appezzamento di terreno sul quale era stato costruito un sostanziale chalet "iceberg", di "sontuosa opulenza" a Gstaad, in Svizzera (§ 18).
La donna nel corso del processo di divorzio afferma che queste proprietà, e una "casa weekend" nel Devon acquistati anche nel 2008 erano stati donati a lei.
Accade poi che questo facoltoso signore arabo nel febbraio 2012, all'insaputa della moglie americana sposa una giovane donna libanese di 24 anni e tiene la sua cerimonia di nozze proprio a Venezia, nel Palazzo donato alla seconda moglie americana.
Il finanziere però, divorzia dalla terza moglie libanese poco dopo, riconciliandosi solo temporaneamente con la ricorrente e le parti tornano a vivere a BGH, loro residenza coniugale, dove nel giugno 2013, alla moglie, nel corso di una festa di famiglia veniva chiesto di firmare, in presenza di un Imam, quello che la stessa ricorrente pensava essere un testamento biologico, scritto in arabo ( sebbene lei non fosse in grado di leggere l'arabo).
Si trattava di una sorta di "contratto di vendita".
Per quel che concerne la liquidazione del mantenimento della ricorrente, la corte ha valutato attentamente gli introiti familiari affermando che “un budget annuo netto di due milioni e mezzo di sterline siano sufficienti per soddisfare le esigenze ragionevoli della ricorrente”, pertanto, considerando l’aspettativa di vita della signora e “valutando attentamente una adeguata dotazione finanziaria per il suo futuro”, le ha riconosciuto un totale di cinquantatre milioni di sterline, mentre per quel che concerne i gioielli, “ai fini di ornamento personale”, le ha attribuito preziosi per un valore di più di quattro milioni di sterline, mentre ha rinviato a successivi accordi tra le parti la divisione degli altri beni mobili.
Esclusa la generale applicabilità dell'art. 64 della l. n. 218/1995, poiché il ripudio non segue ad un atto assimilabile ad una sentenza, la norma applicabile potrebbe essere l'art. 65, secondo cui "i provvedimenti stranieri relativi alla capacità delle persone, nonché all'esistenza di rapporti di famiglia" hanno effetto in Italia "purché non siano contrari all'ordine pubblico e siano rispettati i diritti essenziali della difesa".
E’ da escludere l'efficacia del ripudio nella sua tipica formulazione unilaterale e stragiudiziale, come nel caso Juffali (talaq): evidente la contrarietà all'ordine pubblico, in base alle convenzioni internazionali, ratificate anche dall'Italia, che vietano ogni discriminazione contro le donne e stabiliscono l'uguaglianza di diritti e di responsabilità fra coniugi [4]; di "diritti essenziali della difesa" non è nemmeno il caso di parlare; l'unilateralità non cessa anche quando sia la stessa donna, ex post, a chiedere l'efficacia in Italia, o ad acconsentire alla richiesta avanzata dell'ex marito, giacché ciò non può far velo al fatto che unilateralità e bilateralità sono caratteristiche coessenziali all'atto, debbono sussistere al momento della sua formazione, sicché un atto unilaterale non diviene bilaterale solo perché il destinatario si limita a prenderne atto (nel caso di specie, perché la vittima di una prevaricazione, sapendo di essere indifesa, vi si rassegna).
Si può, infine, fondatamente dubitare che il ripudio costituisca "provvedimento" ai sensi dell'art. 65 l. cit., giacché rimane un atto privato di volontà, sia pure reso davanti ad un'autorità locale, che si limita ad autenticarlo.
[1] G. Di Plinio, Il costituzionalismo e la Shari’a, 1183 ss.
[2] F. D’Agostino, Pluralità delle culture e universalità dei diritti
[3] Il caso Hammersmith è riportato come la prima vicenda giudiziaria in cui ad una corte britannica è stato chiesto di pronunciarsi in merito ad un divorzio islamico.
[4] C. Campiglio, La famiglia islamica
Juffali_v_Juffali__2016__EWHC_1684__Fam_.pdf