Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-1838-codice-civile-deposito-di-titoli-in-amministrazione
Timestamp: 2019-05-20 19:41:48+00:00
Document Index: 154973866

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 1834', 'art. 1838', 'art. 1997', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 19', 'art. 24']

Art. 1838 codice civile: Deposito di titoli in amministrazione | La Legge per tutti
Se per i titoli depositati si deve provvedere al versamento di decimi o si deve esercitare un diritto di opzione, la banca deve chiedere in tempo utile istruzioni al depositante e deve eseguirle, qualora abbia ricevuto i fondi all’uopo occorrenti. In mancanza d’istruzioni, i diritti di opzione devono essere venduti per conto del depositante a mezzo di un agente di cambio.
Alla banca spetta un compenso nella misura stabilita dalla convenzione o dagli usi, nonchè il rimborso delle spese necessarie da essa fatte.
E’ nullo il patto col quale si esonera la banca dall’osservare, nell’amministrazione dei titoli, l’ordinaria diligenza.
Il sequestro giudiziario non può avere ad oggetto una ragione di credito su somme di danaro, non essendo configurabile, rispetto ad un bene fungibile, un'esigenza di tutela preordinata a garantire la fruttuosità dell'esecuzione coattiva di una sentenza che dirima la controversia insorta sulla titolarità o sul possesso del bene conteso mediante la consegna o il rilascio forzati di quello stesso bene sul quale è stato autorizzato e posto il vincolo, ma solo una generica esigenza di tutela della garanzia patrimoniale alla quale è preordinato il rimedio del sequestro conservativo in funzione della pronuncia di condanna al pagamento e della fruttuosità dell'espropriazione forzata. Allorché sia invocata tutela cautelare a supporto di una domanda di merito di petizione ereditaria volta all'accertamento della qualità di eredi legittimi ed ad ottenere la restituzione dei beni che compongono l'asse ereditario, il sequestro giudiziario è lo strumento cautelare corretto per garantire e tutelare nella pendenza del giudizio ordinario la conservazione di quei beni rilevanti nella loro specifica individualità, purché si tratti di beni infungibili e non di crediti o somme di denaro. Perciò il sequestro giudiziario non può avere ad oggetto il saldo attivo di un conto corrente, in quanto credito pecuniario (spettando la proprietà del denaro depositato alla banca ex art. 1834 c.c.) ed invece può essere disposto sul dossier titoli, perché a norma dell'art. 1838 c.c., la banca ne risulta solo depositaria mantenendone il depositante (o i suoi aventi causa) la titolarità.
Tribunale Torino sez. II 05 maggio 2009
L'art. 1997 c.c., nel disporre che il pignoramento ed ogni altro vincolo sul diritto menzionato in un titolo di credito o sulle merci da esso rappresentate non hanno effetto se non si attuano sul titolo, trova spiegazione nella circostanza che, se il pignoramento od il vincolo si attuassero con la mera ingiunzione al terzo in possesso del titolo di non pagare al debitore, il terzo - non risultando impedita la circolazione del titolo - si troverebbe esposto a pagare due volte, cioè al creditore procedente assegnatario del credito documentato dal titolo ed suo portatore, legittimato a pretenderne il pagamento secondo la legge di circolazione del titolo. Tuttavia, allorquando il titolo di credito sia in possesso di un terzo in forza di un rapporto che non gli attribuisca la titolarità del credito, ma solo la legittimazione ad esercitare per conto del titolare i diritti nascenti dal titolo, come accade nel caso di deposito di titoli in amministrazione ed in particolare in relazione ai titoli che, in base al d.lg. n. 213 del 1998, sono assoggettati alla disciplina della dematerializzazione, il pignoramento si può eseguire presso il terzo, essendo il titolo una cosa del debitore posseduta dal terzo stesso. (Sulla base di tali principi la S.C. ha cassato la sentenza che aveva rigettato l'opposizione agli atti esecutivi proposta dal creditore avverso le ordinanze del giudice dell'esecuzione, che avevano dichiarato nullo il pignoramento di titoli in deposito ai sensi del detto d.lg. perché eseguito con le forme dell'espropriazione presso terzi, anziché in quelle dell'espropriazione presso il debitore. A seguito della cassazione la S.C. ha anche deciso nel merito, accogliendo l'opposizione e dichiarando la nullità dell'ordinanza del giudice dell'esecuzione, che aveva dichiarato nullo il pignoramento).
Cassazione civile sez. III 28 febbraio 2007 n. 4653
Il contratto di deposito titoli a custodia e in amministrazione non presuppone necessariamente la proprietà, ma solo la disponibilità dei titoli stessi, con la conseguenza che la contitolarità del contratto non comporta necessariamente la dimostrazione della comproprietà dei titoli da parte dei contitolari, comproprietà che deve essere desunta da ulteriori elementi.
Cassazione civile sez. I 22 settembre 2000 n. 12552
L'attività di gestione di un portafoglio titoli, svolta da una banca con ampia discrezionalità (quanto agli investimenti da eseguire), fa sorgere un'obbligazione di mezzi e non di risultato, con la conseguenza che il gestore incorre in responsabilità solo ove, nell'espletamento della propria attività, operi in maniera non corrispondente alla perizia ed alla diligenza da impiegarsi nello specifico ramo commerciale e non, pertanto, ove il risultato della gestione, ancorché positivo, non sia ritenuto adeguato dal cliente-mandante.
Tribunale Roma 09 dicembre 1991
Il comportamento della banca depositaria che accredita sul conto corrente del cliente gli importi derivanti dall'incasso di dividendi su titoli da essa custoditi e amministrati con oltre sessanta giorni di ritardo rispetto alla data di "stacco della cedola" va qualificato come negligente e costituisce, quindi, inadempimento.
Tribunale Milano 23 febbraio 1989
Nell'ipotesi di controversia sulla proprietà dei titoli di un deposito a custodia e in amministrazione l'obbligo della banca di non restituire il controvalore dei titoli stessi (nella specie, Bot) nel frattempo scaduti fino alla definizione della controversia non esclude la facoltà della banca stessa di utilizzare il danaro ricavato, facoltà che costituisce il presupposto per l'applicabilità delle norme sul mutuo al deposito anzidetto - da qualificarsi irregolare -, con il conseguente obbligo dell'istituto di credito mutuatario di corrispondere gli interessi sulle somme anzidette.
Il titolare di un deposito titoli in amministrazione ha diritto di ottenere dalla banca copia della documentazione afferente il rapporto contrattuale ed in caso di inadempimento a tale obbligo può essere pronunciata condanna della banca alla consegna della documentazione richiesta. (Nella specie è stato altresì ritenuto che la controversia tra il cliente e la banca rientrasse nell'ambito del processo societario ed è stata emessa sentenza di condanna alla consegna della documentazione richiesta ai sensi dell'art. 19 d.lg. n. 5/2003, che disciplina lo speciale giudizio sommario per le controversie aventi ad oggetto il pagamento di somme e la consegna di cose mobili determinate).
Tribunale Nocera Inferiore 31 luglio 2006
Nel caso in cui fra banca e investitore sia in corso, come nel caso di specie, un contratto di deposito in custodia ed amministrazione, non può ritenersi sussistente in capo alla prima l'obbligo di segnalare al cliente l'aggravamento delle condizioni economiche dell'emittente dei titoli immessi nel deposito, non trovando ciò fondamento in alcuna disposizione normativa e essendo tale obbligo espressamente previsto dall'art. 24 t.u.f. con esclusivo riferimento al rapporto di gestione patrimoniale.
Tribunale Bologna 05 febbraio 2008