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Timestamp: 2020-05-25 12:03:41+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 22690 del 28/09/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22690 del 28/09/2017
Cassazione civile, sez. I, 28/09/2017, (ud. 28/04/2017, dep.28/09/2017), n. 22690
G.G., rappresentata e difesa dall’avv. SVEVA MARIA
INSABATO, con domicilio eletto presso la Cancelleria della corte di
Avv. Z.M., quale curatore speciale della minore
GR.RO., rappresentata e difesa dall’Avv. Magda N. Naggar, con
domicilio eletto presso il suo studio in Torino, Via Duchessa
Jolanda, n. 18;
TORINO; TUTORE PROVVISORIO DELLA MINORE ASSESSORE ALLA SALUTE,
POLITICHE SOCIALI E ABITATIVE DEL COMUNE DI TORINO;
G.R., rappresentata e difesa dall’Avv. Guglielmo Fumero, con
domicilio eletto presso il suo studio in Carmagnola, Via E. Duse n.
Iolanda, n. 18;
avverso la sentenza della Corte d’appello di Torino n. 35/2015
depositata il 15 settembre 2015;
Udita la relazione svolta nella pubblica udienza del 28 aprile 2017
udita l’Avv. Sveva INSABATO per la ricorrente principale;
udita l’Avv. Magda Nicoletta NAGGAR CIVALLERO per la
udito l’Avv. Guglielmo FUMERO per la ricorrente incidentale;
La Corte d’appello di Torino, respingendo i distinti gravami proposti dalla sig.ra G.G. e dalla sig.ra G.R., rispettivamente madre e zia della minore Gr.Ro., nata il (OMISSIS), ha confermato la sentenza con cui il Tribunale per i minorenni aveva dichiarato lo stato di adottabilità della bambina, già affidata ad una coppia che ne aveva poi chiesto l’adozione.
Nel contraddittorio con il tutore provvisorio e il curatore speciale e con l’intervento del P.M. e del padre della minore sig. Gr.Al.Ma., rimessosi alla decisione dei giudici, la Corte ha disposto nuova consulenza tecnica di ufficio. Sulla base di essa ha accertato l’inidoneità della sig.ra G.G., per le sue fragilità, a rispondere ai bisogni di accudimento materiale e morale della figlia, fortemente traumatizzata da maltrattamenti, incuria, trascuratezza, non riconoscimento; nonchè l’incapacità della stessa – che attribuisce le difficoltà dei rapporti con la bambina alla personalità di quest’ultima piuttosto che alle proprie mancanze – di prendere atto delle proprie carenze genitoriali. Ha altresì escluso l’idoneità della zia della bambina a svolgere un efficace ruolo genitoriale, sul rilievo che i suoi vissuti infantili di deprivazione e di abuso da parte del padre mal si conciliano con il bisogno della bambina di un contesto psicologico e affettivo “forte” dal punto di vista emotivo, che possa aiutarla a contenere i propri vissuti traumatici e possa rappresentare un punto di riferimento stabile e concreto nel suo percorso di crescita presumibilmente assai complesso. Infine, era stata la stessa bambina – che della zia non serbava alcun ricordo – a chiedere espressamente e nettamente di essere lasciata con la coppia affidataria, che ella riconosceva come coppia genitoriale:
La sig.ra G.G. ha proposto ricorso per cassazione con tre motivi. La sig.ra G.R. ha proposto a sua volta ricorso, da qualificare incidentale perchè di poco successivo. Il curatore speciale della minore ha presentato controricorso.
1. Con il primo motivo del ricorso principale si denuncia “omessa o, quantomeno, insufficiente motivazione in ordine al fatto controverso e decisivo per il giudizio della sussistenza dello stato di abbandono del minore”. Si lamenta che sul punto la sentenza impugnata sia priva di adeguata motivazione in ordine alle ragioni che hanno indotto i giudici a ritenere non emendabili e recuperabili in tempo utile le carenze genitoriali della ricorrente, nonchè in ordine al danno che la minore potrebbe subire; si argomenta quindi diffusamente circa le ragioni per cui, ad avviso della ricorrente, tale stato non sussisterebbe.
Ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, come modificato dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, conv. in l. 7 agosto 2012, n. 134 (qui applicabile ratione temporis), in sede di legittimità è denunciabile esclusivamente il vizio di “omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti”.
Ad avviso della ricorrente il fatto non esaminato sarebbe appunto, genericamente, lo stato di abbandono della minore. Tale fatto, però, non è stato certo trascurato dalla Corte d’appello, come risulta da quanto riferito sopra nella narrativa in fatto, e le censure della ricorrente, in realtà, si sostanziano in pure e semplici critiche di merito sulla valutazione in proposito operata dal giudice a quo.
2. Con il secondo motivo, denunciando violazione della L. 4 maggio 1983, n. 184, artt. 1,8 e 12 si lamenta che la Corte d’appello non si sia attenuta al criterio che lo stato di adottabilità può essere dichiarato solo allorchè si accerti l’impossibilità che il minore cresca nella sua famiglia naturale nonostante l’esperimento di adeguati interventi di sostegno da parte dei servizi sociali e l’impossibilità dell’affidamento ai nonni o ad altri parenti. La Corte, infatti, ad avviso della ricorrente, si è limitata ad affermare l’inidoneità della zia materna, senza neppure prendere in considerazione la possibilità di fornirle un supporto di carattere psicologico e sociale che le consentisse di superare le sue difficoltà.
2.1. Il motivo è infondato perchè la Corte d’appello ha, con accertamento di fatto insindacabile sotto il profilo della violazione di legge, escluso radicalmente che la zia potesse svolgere, per ragioni psicologiche, il ruolo di sostegno del quale la nipote aveva bisogno. La tesi secondo cui ella avrebbe potuto superare le proprie difficoltà grazie all’aiuto di psicologi o dei servizi sociali configura una pura, inammissibile critica di merito, che peraltro trascura del tutto l’ulteriore elemento, valorizzato dalla Corte d’appello, del rifiuto manifestato dalla bambina per soluzioni che la allontanassero dalla famiglia affidataria.
3. Con il terzo motivo, denunciando violazione della L. n. 184 del 1983, artt. 8 e 15 si lamenta che la Corte d’appello abbia trascurato il percorso evolutivo compiuto dalla ricorrente nell’affrontare la situazione e nel rielaborare in maniera consapevole i fatti, nonchè la piena disponibilità da essa manifestata nel corso della procedura a collaborare con i servizi sociali; sicchè, se pure i presupposti dello stato di abbandono sussistevano al momento in cui la piccola Roberta era stata allontanata dalla madre, certamente essi erano venuti meno nel corso del procedimento, anche grazie alla disponibilità manifestata dalla zia. Inoltre la mancata audizione della dott.ssa Ro., psicologa che aveva seguito che aveva seguito da oltre due anni e continuava a seguire la sig.ra G., non ha consentito una valutazione adeguata dell’attualità e concretezza del suo recupero, nè una valutazione prognostica e comparativa tra il percorso della madre e le esigenze di crescita e stabilità della figlia.
3.1. Il motivo è inammissibile perchè, come si è riferito sopra in narrativa, la Corte d’appello ha, al contrario, accertato in fatto che la ricorrente è incapace di prendere atto delle proprie carenze genitoriali; dunque le censure articolate sotto la rubrica della violazione di legge costituiscono in realtà pure e semplici critiche di merito della sentenza impugnata.
4. Con il ricorso incidentale, denunciando violazione della L. n. 184 del 1983, artt. 1, 8, 15 e 17 e degli artt. 2697 e 2729 c.c., nonchè omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio, si lamenta che la Corte d’appello non abbia accertato con il necessario rigore il difetto di capacità della ricorrente di occuparsi in maniera adeguata della nipotina, a causa delle criticità rilevabili nella consulenza tecnica di ufficio posta a base della decisione, che la ricorrente illustra.
4.1. Il motivo non può essere accolto perchè la critica svolta dalla ricorrente nei confronti della consulenza tecnica non supera mai il livello della pura e semplice censura di merito. Anche laddove viene denunciata una contraddizione (astrattamente rilevante sotto il profilo del vizio di cui all’art. 360 c.p.c., n. 5) – tra l’affermazione che la bambina non aveva ricordi della zia e della cugina e l’affermazione che la medesima vuole fortemente dimenticare le immagini legate alle due parenti – il rilievo non ha fondamento, essendo invece evidente il senso della complessiva affermazione, ossia che la bambina non ricorda perchè non vuole ricordare.
5. In conclusione entrambi i ricorsi vanno respinti.
La Corte rigetta i ricorsi. Condanna le ricorrenti in solido al pagamento, in favore della controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 3.000,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 %, agli esborsi liquidati in Euro 200,00 e agli accessori di legge.