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Timestamp: 2018-02-19 15:38:10+00:00
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Sentenza n. 5224 del 8 ottobre 2012 Consiglio di Stato | Tutto Stranieri
Home Sentenze Consiglio di Stato Sentenza n. 5224 del 8 ottobre 2012 Consiglio di Stato
Domanda di emersione dal lavoro irregolare per cittadini extracomunitari addetti ad attività di assistenza alla persona
sul ricorso numero di registro generale 1295 del 2012, proposto da: *****, rappresentato e difeso dall’avv. Luigi Mamone, con domicilio eletto presso lo studio dell’Avv. Luca Ranalli in Roma, via A. Pollaiolo N.5;
Ministero dell’Interno, in persona del Ministro pro-tempore, U.T.G. – Prefettura di Reggio Calabria, in persona del Prefetto pro-tempore, rappresentati e difesi dall’Avvocatura Generale dello Stato, domiciliataria per legge in Roma, via dei Portoghesi, 12;
della sentenza del T.A.R. CALABRIA – SEZ. STACCATA DI REGGIO CALABRIA n. 00906/2011, resa tra le parti, concernente DOMANDA DI EMERSIONE DAL LAVORO IRREGOLARE – MCP –
Visti gli atti di costituzione in giudizio del Ministero dell’Interno e dell’ U.T.G. – Prefettura di Reggio Calabria;
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 11 maggio 2012 il Cons. Paola Alba Aurora Puliatti e uditi per le parti l’Avv. avvocati Cordova su delega di Mamone e l’Avv. dello Stato Dettori;
Il Sig. *****, affetto da patologia che ne limita l’autosufficineza, ha proposto nei termini di cui alla l. 102 del 3.8.2009 tre domande di emersione di lavoro irregolare per cittadini extracomunitari addetti ad attività di assistenza alla propria persona.
Con provvedimento del 23 settembre 2010, lo Sportello Unico per l’Immigrazione di Reggio Calabria ha rigettato la domanda di regolarizzazione relativa al Sig. ***** per l’esistenza a suo carico di sentenza di condanna ostativa alla procedura di emersione.
Successivamente, con provvedimento del 7 ottobre 2010, ha disposto il rigetto di tutte le domande presentate dal Sig. *****, evidenziando che il numero delle richieste (tre) superava il massimo consentito dalla legge di sanatoria (due).
Infine, con provvedimento del 16 febbraio 2011, oggetto del presente giudizio, lo Sportello Unico per l’Immigrazione di Reggio Calabria ha annullato in autotutela il precedente provvedimento del 23 settembre 2010, riconoscendo che non era stata pronunciata una sentenza di condanna ostativa alla regolarizzazione, ma ha rigettato ugualmente l’istanza di emersione da lavoro irregolare sostenendo che il numero di domande di regolarizzazione superava il limite di legge.
Il provvedimento veniva impugnato con ricorso n. 235/2011 dal Sig. ***** nella parte di interesse.
La sentenza appellata, riunito il ricorso all’altro n. 234/2011 proposto dal Sig. *****, ha rigettato l’impugnazione dell’odierno appellante, ritenendo sulla base dell’ordine di presentazione delle domande, come attestata dal numero di protocollo, che quella riguardante il Sig. ***** sia eccedente rispetto al limite di legge.
L’appello è affidato alla denuncia di violazione ed erronea interpretazione dell’art. 1 ter, commi 4 e 6, della l. 102/2009 e dell’art. 5, comma 5, del D.lgs 286/1998, perché l’Amministrazione non avrebbe tenuto conto che uno dei tre lavoratori, il Sig. *****, avendo contratto matrimonio con una cittadina lituana, aveva regolarmente avviato le procedure per il rilascio della carta di soggiorno per motivi familiari. Infine, l’appellante eccepisce la nullità del decreto per violazione dei suoi diritti di difesa; l’eccesso di potere per insufficiente e incongrua motivazione, inesatta rappresentazione della realtà e difetto di istruttoria.
All’udienza dell’11 maggio 2012 la causa è stata trattenuta per la decisione.
2. Sostiene il ricorrente che sarebbe stata erroneamente interpretata la norma che consente l’emersione del lavoro irregolare, in quanto l’art.1-ter, comma 4, della l. 102/2009 non indica quale causa di inammissibilità della dichiarazione di emersione la presentazione di più istanze di regolarizzazione. Per il principio di tassatività delle ipotesi di inammissibilità nel nostro ordinamento, il provvedimento impugnato sarebbe conseguentemente illegittimo.
La norma di cui all’art. 1-ter del D.L. 78/2009, convertito in l. 102/2009, ha consentito in via eccezionale, ai fini dell’emersione del lavoro nero, di sanare retroattivamente situazioni di irregolarità contributive, consentendo ai lavoratori in difetto di permesso di soggiorno di conseguire il detto titolo, ricorrendo determinati presupposti, tra cui l’esistenza del rapporto di lavoro da almeno tre mesi alla data del 30 giugno 2009 e la continuità dello stesso alla data di presentazione della dichiarazione di cui al comma 2 del medesimo articolo.
Inoltre, per quanto rileva ai fini del presente giudizio, il comma 6 dell’art. 1-ter ammette la regolarizzazione per ciascun nucleo familiare di un lavoratore domestico di sostegno al bisogno familiare e di due lavoratori per le attività di assistenza a soggetti affetti da patologie o handicap che ne limitano l’autosufficienza.
Si tratta di presupposto che limita l’accesso allo speciale beneficio della “regolarizzazione” di due soli cittadini extracomunitari privi di permesso di soggiorno che prestano attività al servizio di persone affette da handicap o patologie invalidanti.
Poiché il Sig. *****, come accertato dal TAR, essendo affetto da patologia che ne limita l’autosufficienza, aveva diritto a regolarizzare due badanti ed ha invece dichiarato, in ordine cronologico, di voler regolarizzare il Sig. ***** ( con istanza prot. N. P-RC/L/N/2009/104644), il Sig. ***** (con istanza prot. N. P-RC/L/N/104867) ed il Sig. ***** (con istanza prot. N-RC/L/N/2009/104918), legittimamente l’Amministrazione ha ritenuto non accoglibile la richiesta di regolarizzazione del Sig. *****, che, secondo i numeri di protocollo delle relative istanze, risultava essere il terzo per cui veniva avanzata richiesta di regolarizzazione; pertanto, oltre i limiti di legge.
3. Sostiene ancora l’appellante che l’Amministrazione non ha ben valutato nello svolgimento dell’attività istruttoria le posizioni personali dei tre destinatari della richiesta di emersione; non avrebbe tenuto conto che uno dei tre lavoratori, il Sig. *****, avendo contratto matrimonio con una cittadina lituana aveva regolarmente avviato le procedure per il rilascio della carta di soggiorno per motivi familiari, ottenendo, a conclusione delle procedure, la carta di soggiorno in data 17.1.2008 e perdendo interesse alla regolarizzazione della posizione lavorativa alle dipendenze del Sig. *****.
Se fosse stata esclusa d’ufficio la richiesta riguardante il Sig. ***** l’appellante sarebbe rientrato nei limiti del numero di soggetti regolarizzabili.
Il Collegio osserva che si tratta di motivo nuovo, non sviluppato in primo grado e come tale inammissibile per il principio dell’immutabilità dell’oggetto del giudizio in appello, a tutela del doppio grado di giudizio, codificato dall’art. 104, comma 1, del codice del processo amministrativo.
In ogni caso, come fa rilevare lo stesso ricorrente, essendo la posizione del Sig. ***** assimilata a quella di un lavoratore domestico italiano o comunitario, andava denunciata all’INPS e non all’Ufficio Immigrazione del Ministero dell’Interno ed, in caso di errore, era possibile ripresentare l’istanza all’INPS entro il 31 dicembre 2009 ( circolare Ministero dell’Interno del 1° dic. 2009, n. 7602); circostanza che però non si è verificata nella fattispecie.
Vero è che il ricorrente produce in giudizio un permesso di soggiorno rilasciato al predetto Sig. ***** in data il 27.2.2010 ad altro titolo (motivi familiari); tuttavia, si tratta di titolo rilasciato successivamente alla data della dichiarazione che il datore di lavoro ha reso entro i termini di legge ( 30 settembre 2009), e di cui, tra l’altro, non risulta che l’Ufficio interessato abbia avuto tempestivamente contezza, unitamente ad una dichiarazione di sopravvenuta carenza di interesse alla emersione dal lavoro irregolare.
4. Neppure è ammissibile il secondo motivo di appello con cui si invoca l’applicazione dell’art. 5, comma 5, del T.U. di cui al D.Lgs n. 286/1998, che consente all’Amministrazione di valutare “sopraggiunti nuovi elementi che consentono il rilascio” del permesso di soggiorno ( successivamente alla richiesta), perché trattasi di motivo nuovo proposto per la prima volta in appello.
In ogni caso, la norma invocata non è estensibile alle speciali ipotesi di “sanatoria” disciplinate dall’art. 1-ter della legge n. 102/2009, riguardando i diversi casi di rilascio (o revoca) del permesso di soggiorno per motivi di lavoro, quando mancano (o vengono a mancare successivamente) i requisiti richiesti per l’ingresso ed il soggiorno nel territorio dello Stato.
5. Infine, anche il terzo e quarto motivo di ricorso vanno dichiarati inammissibili, perché proposti per la prima volta in appello.
6. In conclusione, l’appello va rigettato.
7. Le spese si compensano tra le parti, considerata la peculiarità della vicenda.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 11 maggio 2012
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