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Timestamp: 2019-09-17 22:40:31+00:00
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Caso De Magistris: ecco le motivazioni della sentenza di Appello a Salerno - Calabria Magazine
da Redazione 10 Febbraio 2019 10 Febbraio 2019 0157
Il sindaco di Napoli: oggi mi sento di nuovo magistrato
Della sentenza si sapeva, delle motivazioni ovviamente poco o nulla. E dalla lettura delle motivazioni si capisce la soddisfazione di Luigi de Magistris, oggi sindaco di Napoli, ieri magistrato impegnato in delicate inchieste antimafia.
“La Corte d’Appello di Salerno ha depositato le motivazioni della sentenza con cui ha accolto il mio ricorso contro l’assoluzione di Salvatore Murone (all’epoca dei fatti Procuratore Aggiunto della Repubblica di Catanzaro), Giancarlo Pittelli (all’epoca dei fatti Avvocato e Senatore della Repubblica), Giuseppe Galati (all’epoca dei fatti Sottosegretario del Ministero alle attività produttive), Dolcino Favi (all’epoca dei fatti Procuratore Generale facente funzioni della Corte d’Appello di Catanzaro) ed Antonio Saladino (all’epoca dei fatti imprenditore) riconoscendo il reato di abuso d’ufficio in capo agli imputati, rispettivamente come dai capi di imputazione contestati, per la sottrazione illecita delle indagini Poseidone e Why Not.
“A distanza di oltre dieci anni dai fatti Magistrati autonomi, onesti e coraggiosi statuiscono quello che tutte le persone perbene che hanno avuto modo di conoscere i fatti ben sapevano”
Fatti ormai prescritti per il lungo decorso del tempo e sentenza valevole per i soli effetti civili perché la Procura della Repubblica di Salerno e la Procura Generale ritennero di non impugnare la sentenza di assoluzione di primo grado nonostante i PM di udienza avessero chiesto la condanna degli imputati. A distanza di oltre dieci anni dai fatti Magistrati autonomi, onesti e coraggiosi statuiscono quello che tutte le persone perbene che hanno avuto modo di conoscere i fatti ben sapevano. La revoca del procedimento Poseidone da parte del Procuratore Lombardi (nel frattempo deceduto) e l’avocazione del procedimento Why Not da parte del Procuratore Generale Dolcino Favi furono illegittime. Nella sentenza si riconosce che gli imputati, per i capi di imputazione loro contestati, hanno commesso abuso d’ufficio nel sottrarmi le indagini. Atti illeciti, al fine di cagionarmi un danno ingiusto ed un vantaggio ingiusto agli indagati. Non vi è nessun precedente nella storia giudiziaria del nostro Paese. Una criminale ragion di Stato condusse a fermare indagini che entravano nel cuore del sistema criminale dei rapporti tra criminalità organizzata, affari, politica, settori di magistratura e forze dell’ordine, con il collante della massoneria deviata. Il Consiglio Superiore della Magistratura che sapeva o aveva il dovere di sapere come stavano realmente i fatti, avendo acquisito atti ed avendo ascoltato i valorosi magistrati di Salerno che indagavano sui magistrati di Catanzaro, decise, su sollecitazione del Ministro della Giustizia Mastella e della Procura Generale della Cassazione, di strapparmi la toga di pubblico ministero e trasferirmi da Catanzaro per incompatibilità ambientale. Difesero l’ambiente criminale e corrotto e trasferirono chi aveva individuato corrotti e corruttori. So bene che cosa avevamo scoperto e stavamo scoprendo, eravamo arrivati al cuore corrotto dello Stato, evidentemente verità che non dovevano scoprirsi. Con una violenza istituzionale senza precedenti hanno distrutto prima me e i miei collaboratori e poi i magistrati di Salerno, autonomi e coraggiosi, che avevano accertato l’onesta’ e la correttezza del mio operato e verificato che era in atto un’attività criminale, da parte di vari esponenti delle istituzioni e della magistratura, per fermarmi. Avete distrutto il mio difficile e complesso lavoro investigativo ma non avete distrutto la mia coscienza. Provo anche vergogna per tutti quelli che nelle Istituzioni in quegli anni, soprattutto nella magistratura, rimasero alla finestra a guardare lo spettacolo di deviazioni criminali senza precedenti. Se i criminali di Stato hanno vinto in quegli anni è stato anche per questa colpevole inerzia. Oggi, però, è come se mi sentissi di nuovo magistrato”.
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