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Timestamp: 2017-12-17 09:50:51+00:00
Document Index: 19311617

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

vietato collezionare francobolli - Pagina 3 - Filatelia e Francobolli
Oggi è 17 dicembre 2017, 10:50
vietato collezionare francobolli
Messaggio da Ivano Abbatantuono » 18 aprile 2017, 13:52
Ribadisco che solo la lettura integrale della sentenza, con le sue specifiche motivazioni, potrebbe darci spunti veri di discussione; i trafiletti di giornali ed i comunicati stampa "di categoria" potrebbero essere ben più fuorvianti....
Ciò premesso, e quindi con ampia riserva di eventuali inesattezze dovute a quel poco che sinora è dato di capire della concreta vicenda, quel che appare più preoccupante è l'eventualità (e sottolineo il termine, visto che nessuno ha sotto mano la sentenza originale) che il giudice abbia inteso che qualunque busta diretta a pubbliche amministrazioni si appartenga allo Stato e non possa essere né detenuta, né tanto meno compravenduta.
Va premesso che la regola generale sui beni mobili è che IL POSSESSO VALE TITOLO (il possessore, cioè, si presume proprietario) e che si presume il possesso in buona fede. Ribaltando i termini della questione, per contestare al possessore la legittimità del suo titolo, occorre di norma dimostrare la sua malafede, prova che potrebbe essere specifica (ad es., dimostrare con testimoni, atti o altri mezzi di prova che il possessore era al corrente della provenienza illegittima) o anche di natura indiziaria / presuntiva (fatti che lascino presumere che il possessore fosse, o anche dovesse, essere a conoscenza dell'illecito).
A quanto sinora sembra di capire, il giudice avrebbe escluso la buona fede su un paio di presupposti discutibili:
1) che le buste in quanto tali appartengano al novero dei beni pubblici indisponibili;
2) che esistano elenchi analitici dei beni archivistici dismessi, mandati al macero e simili.
Orbene, quanto al primo punto ho fatto qualche ricerca, ma finora non sono riuscito a trovare gran giurisprudenza; comunque, mi sembra quantomeno opinabile ritenere che i meri involucri con cui vengono recapitati gli atti debbano essere anch'essi considerati "atti". Tantissimi uffici cestinano le buste subito dopo averle aperte e prelevato il contenuto.
Sul secondo si è presa una gran cantonata, e basta rileggersi il mio intervento di qualche giorno fa: NON ESISTONO ELENCHI ANALITICI DEL MATERIALE CARTACEO DI VOLTA IN VOLTA DISMESSO O DISTRUTTO !!!!! Ne esistono solo descrizioni sommarie per annate, serie o riferimenti di affari che in nessun modo, di norma, possono condurre a identificare il singolo pezzo di carta !
Comunque sia, a mio avviso non viene invece richiesto alla diligenza del possessore di conservarsi la ricevuta di ogni singolo acquisto, quella si sarebbe troppo. D'altra parte se riteniamo -solo per ipotesi- che le buste in questione siano di per se stesse di provenienza illecita, non saremmo scusati soltanto perché in possesso di una fatturina.
Non conoscendo le carte processuali, peraltro, non possiamo neppure escludere che la decisione sia stata presa sulla base di eventuali prove specifiche del possesso di mala fede.
Di certo la materia non è puntualmente disciplinata dalla legge, e tanto basta a che in qualche singolo caso si possa opinare diversamente (ricorderei a tutti, peraltro, che esistono pure l'appello ed il ricorso per Cassazione, per fasciarci la testa aspetterei almeno una decisione di quest'ultima )
Messaggio da prefil » 18 aprile 2017, 14:06
Ricevo il seguente comunicato dal Circolo Filatelico Culturale Tassoni di Modena.
Ai Soci del Circolo Filatelico Culturale "A.Tassoni" (Mo)
Agli Amici del Circolo Tassoni
A tutti i Circoli Filatelici in indirizzo
SABATO 29 APRILE alle ore 15,00 presso la sede del Circolo "Tassoni" in viale Monte Kosica 91 - Modena -
si terrà un incontro/dibattito relativo ai sequestri di documenti, in possesso dei collezionisti, alla luce degli ultimi avvenimenti giudiziari. Sarà presente il Sen. Carlo Amedeo Giovanardi che ha presentato una interpellanza al ministro Franceschini, relativa a questo problema, sperando venga accolta e finalmente siano diramate disposizioni chiare e non soggette ad interpretazioni personali. Nutrita sarà la presenza di importanti personaggi del mondo filatelico e di storia postale.
Messaggio da Antonio Bove » 18 aprile 2017, 16:05
17 aprile 2017, 13:20
Credevo di aver fatto una cosa buona postando questo documento, e mi aspettavo qualche risposta, visto che l'argomento tocca quasi tutti i collezionisti.
Ma nessuno si è degnato di fare un commento.
E da tempo che penso sia diventato inutile scrivere quì, almeno da parte mia, se da tempo avevo ridotto i miei interventi, penso che forse valga la pena di assentarsi totalmente.
Certamente letto con attenzione!
Non ho ritenuto di dover aggiungere altro o fare commenti non per mancanza di interesse o per disattenzione nei confronti della tua ricerca ma solo ed esclusivamente perché non ritengo ci fosse da aggiungere altro in quanto l'iniziativa va esattamente nella direzione di quanto scritto su quest'argomento!
Messaggio da eugenioterzo » 18 aprile 2017, 20:44
Grazie Lua, tutte iniziative importanti a risolvere questo spinoso argomento.
Messaggio da Ivano Abbatantuono » 19 aprile 2017, 8:25
Anch'io mi scuso se non ho riscontrato adeguatamente la preziosa informativa sull'interpellanza e ringrazio Eugenio per averla divulgata.
La stessa, peraltro, è meramente interlocutoria e rappresentativa di un positivo interessamento di alcuni politici; purtroppo, fin quando non dovesse essere accolta e tradotta in atti normativi, non è in alcun modo utilizzabile per contrastare eventuali iniziative giudiziarie quale quella di cui discutiamo.
Messaggio da Antonello Cerruti » 19 aprile 2017, 8:30
18 aprile 2017, 20:44
Omaggio alla toscanità del nuovo Presidente?
Messaggio da eugenioterzo » 19 aprile 2017, 20:34
Ringrazio il Signor Antonello Cerruti per aver evidenziato il mio errore nello scrivere Lua invece di Luca, purtroppo ho qualche problema alla vista.
Messaggio da debene » 22 aprile 2017, 7:33
http://www.vaccarinews.it/index.php?_id=22612
Messaggio da Antonello Cerruti » 22 aprile 2017, 8:28
Non volevo certo sottolineare l'insignificante errore di battitura ma solo evidenziare che questo coincideva singolarmente con una pronuncia tutta toscana del nome del nuovo Presidente.
Messaggio da Antonello Cerruti » 22 aprile 2017, 8:36
22 aprile 2017, 7:33
Mi sembra una dichiarazione piena di concetti di grande lucidità e coerente con lo spirito della legge.
Fa anche giustizia di tante errate ed incomplete interpretazioni della sentenza di Torino, così come avevo più volte scritto nei miei interventi sopra.
Come sottolineato più volte, la sentenza introduce un'inversione nell'onere della prova della liceità della provenienza del materiale sequestrato che non regge e non reggerà ad una revisione in secondo grado di giudizio, se mai ci si arriverà perchè i tempi del procedimento si sono dilatati sino al limite dei termini della prescrizione.
L'importante sarebbe avere - in una norma chiarificatrice - un elenco completo degli enti che abbiano denunciato furti o sottrazione di materiale. Al di fuori di quelle dirette a tali destinatari, la circolazione delle lettere - anche quelle presuntivamente "demaniali" - dovrebbe essere libera e legittima e quindi non perseguibile.
Messaggio da Fabio76 » 22 aprile 2017, 14:22
Oggi la confusione regna sovrana, molti collezionisti alle prime armi si sentono impauriti nel continuare questa avventura, se poi si deve passare anche da delinquenti...temo che se non succederà qualcosa la filatelia inizierà a fare la parte di un malato che si spegnerà lentamente, ma spero proprio di sbagliarmi.
Un giovane collezionista
Messaggio da Antonello Cerruti » 22 aprile 2017, 14:53
Cominciamo con il ripetere che i francobolli sono totalmente al di fuori di questa discussione.
Resta da chiarire solo la demanialità e quindi la possibilità di commercializzazione di lettere dirette ad enti pubblici.
Tutto il resto è pura disinformazione giornalistica.
Messaggio da eugenioterzo » 22 aprile 2017, 20:57
Io credo che si dovrebbe arrivare ad una decisione chiara come ad esempio.
Il sequestro dovrebbe essere utilizzato solo in caso esista la prova di una denuncia di furto da parte dell'ente detentore.
Io ricordo quando frequentavo un importante archivio di Stato, segnalai alla direttrice che in una filza vi erano alcune lettere importanti anche sotto il profilo economico, gli avevo suggerito di mettere nel faldone delle fotocopie, mentre gli originali andrebbero messi in un contenitore con una nota che evidenzi il fascicolo di provenienza, il documento originale potrebbe sempre essere richiesto e visionato dal ricercatore, così sarebbe totalmente al sicuro.
La risposta della direttrice fù che i documenti non possono essere tolti dal suo posto.
Una spiegazione burocratica che non mi ha convinto.
Messaggio da acquarius1 » 23 aprile 2017, 8:04
22 aprile 2017, 20:57
La stupidità della burocrazia italiana è nota in tutto il mondo. Ma è proprio in questo limbo che si annidano corruzione e furti.
La British Library digitalizza tutto alla prima richiesta di un certo libro o docimento e ti manda il CD. Fine dei furti e dei dinieghi a studiare se non per pochi eletti. Alla biblioteca dell'ETH - Politecnico di Zurigo ti mettono a disposizione il mondo intero con una semplice richiesta tramite email al solo costo vivo dell'operazione richiesta
Messaggio da Giuliano Padrin » 23 aprile 2017, 10:34
Non sarei intervenuto su questo argomento se ieri non avessi ricevuto gli aggiornamenti del sito "Il postalista" con il particolare riferimento all'editoriale del suo Direttore Responsabile:
http://www.ilpostalista.it/editoriali/editoriali_86.htm
Mi ha infatti colpito la sentenza di assoluzione allegata ai vari interventi, per un aspetto che in questa discussione non mi sembra sia emerso adeguatamente.
Ferma restando la positività della sentenza a favore del collezionista/studioso, risulta chiaro che, dei 974 documenti oggetto del contendere solo 130 furono restituiti per sentenza allo stesso. Per gli altri si stabilì che fossero " restituiti ... agli altri organi pubblici od Istituzioni, conformemente alle indicazioni emergenti dagli allegati dell'elaborato peritale ...".
Dai commenti giornalisti alla sentenza di Torino, di cui ovviamente neanche io ho la versione completa, a 21 anni di distanza, risulterebbe confermata la stessa procedura per cui " ... sta ora ai carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di identificarli uno per uno e stabilire in quale archivio vadano collocati." (vds. http://www.ilsecoloxix.it/p/italia/2017 ... elia.shtml ).
Ne consegue che possiamo pure disquisire in punta di diritto, anche ai massimi livelli, circa la punibilità o meno del collezionista sotto il punto vista penale e sul carattere di demanialità o meno dei documenti, ma sembrerebbe sancito il fatto che il materiale, che comunque presenti caratteristiche che lo collocano fra quelli pertinenti al Patrimonio dello Stato, va verificato e restituito a chi di competenza qualsiasi sia il titolo sulla base del quale il collezionista ne detiene il possesso.
E, per curiosità, chi ha avuto la sfortuna di incappare in questi problemi, a parte le spese legali cui ha dovuto sottostare per vedere sancita la sua buona fede, quante lettere ha ricevuto indietro di quelle sequestrate?
Il problema, chiaramente, attiene al materiale compreso in quella categoria che noi chiamiamo "Storia Postale" e quindi la "Filatelia" non può esserne toccata. Il guaio è che, dopo tanti anni di filatelia, viene quasi naturale spostarsi verso la "Storia Postale" anche perchè, negli ultimi decenni, è stato questo il traguardo verso il quale ci hanno spinto sia gli studiosi che i commercianti.
Quando io acquisivo documenti postali per le mie collezioni, giustificavo l'esborso monetario che ne derivava dicendo in testa mia:"Mi da più soddisfazione che mangiarmi una pizza, per cui ben venga!"
Questo mio assunto, ora, rischia di essere falso e fuorviante. Forse era meglio se mi mangiavo una pizza!
Detto ciò, un altro argomento mi preme focalizzare.
Mentre sento attorno a me discorsi tranquillizzanti del genere "nessun problema, vedrete che tutto si risolverà ...", "Non vi preoccupate, adesso il senatore Giovanardi ...", ecc. ecc., mi meraviglia l'assenza dal coro, della Federazione delle Società Filateliche Italiane.
Federazione alla quale, per interposta Società, apparteniamo, più o meno, tutti.
Qualche anno fa, con una manifesta intenzione "lobbystica" a favore della categoria dei collezionisti, era nato un "Club" che forse in questi frangenti avrebbe potuto dire la sua. Purtroppo, ora, non cè più ed a difendere le buone ragioni del "Collezionista" sembra esserci solo ... l'Associazione dei "Commercianti".
Vi chiedo scusa se mi sono perso qualche informazione (magari positiva) e se il mio ragionamento non avrà tranquillizzato alcuni amici di questo Forum, ma vi confesso tutta la mia perplessità, visto anche che fra le due sentenze corrono appunto 21 anni e, come diceva qualcuno: " ... siamo da capo a dodici!"
Messaggio da Ivano Abbatantuono » 24 aprile 2017, 8:46
Il vero punto dubbio del caso in esame è costituito proprio da questa sorta di "inversione dell'onere della prova" posta alla base della decisione. E l'errore è in parte confermato dall'ordine di dissequestro che, a quanto è dato capire, è pure contenuto in sentenza: come si fa a dire che il dissequestro avverrà in favore degli enti pubblici rispettivamente competenti od anche degli stessi imputati secondo l'esito di (ulteriori) approfondimenti della polizia giudiziaria ? ma non era tutto materiale illegalmente detenuto ???????
Detto questo, non voglio dilungarmi su considerazioni generaliste quali "nulla di cui preoccuparsi" o, all'opposto, "la filatelia è morta" ecc.; un corretto inquadramento della fattispecie, a mio avviso, la colloca come una decisione abbastanza singolare e come tale non dovrebbe ragionevolmente replicare grandi effetti sul prossimo e sul futuro. Né va sottovalutato che nel caso di specie si era di fronte ad un grosso compendio documentale, in parte di sicura provenienza illecita.
Suggerirei soltanto un po' più di cautela quando si commercia materiale del genere, dopo di che non credo si possa stare con l'ansia perché 1 giudice su 10.000 la pensa in un certo modo.
Messaggio da Guido Morolli » 26 aprile 2017, 17:14
Allego la pagina odierna del " Resto del Carlino "...
Extract pages from Il Resto del Carlino RavennaFaenzaLugo 26 Aprile 2017.pdf
Un grande all'amico Valentinotti.
Messaggio da eugenioterzo » 26 aprile 2017, 21:05
Grazie per l'informazione, restiamo tutti in attesa per i risultati dell'interpellanza di Giovanardi.
Messaggio da Giuliano Padrin » 29 aprile 2017, 14:44
Premetto subito che, pur apprezzando la testata, non faccio parte del gruppo de "Il postalista", tuttavia ritengo meritevole di attenzione quanto ha scritto Lorenzo Olivieri nell'ultimo numero:
http://www.ilpostalista.it/editoriali/editoriali_89.htm
Non nego che al momento si stia facendo qualcosa, ma, dato il reiterarsi delle situazioni incresciose, che, come già rilevato, vanno avanti da qualche decennio, credo che un quesito al Ministro, forse, sia un po' pochino.
Spero di essere smentito nel prossimo futuro, ma credo che si continuerà a nascondere ancora una volta la polvere sotto il tappeto.
Ancora un amaro saluto
Messaggio da prefil » 3 maggio 2017, 14:18
Ricevo il seguente comunicato da Claudio Manzati, presidente del CIFO (Collezionisti Italiani Francobolli Ordinari).
L’intervento al Senato di Carlo A. Giovanardi
SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 17ª – Aula – Resoconto stenografico della seduta n. 815 del 02/05/2017
815a SEDUTA PUBBLICA – RESOCONTO STENOGRAFICO – MARTEDÌ 2 MAGGIO 2017
Accedi al video dell’intervento in aula attraverso il seguente link a cui puoi accedere cliccando direttamente sulla stringa
https://www.youtube.com/watch?v=lGb1Y-D ... e=youtu.be
GIOVANARDI (GAL (GS, PpI, M, Id, E-E, MPL, RI)).
Signor Presidente, credo che il senatore Gotor mi abbia offerto la possibilità di indicare proprio un paradosso gigantesco sottostante alle sue parole, che ha in Italia delle applicazioni davanti alle quali c’è da rimanere soltanto increduli, per questo comunismo archivistico e artistico che si vuole diffondere. Lo dico al Sottosegretario, sperando che ci sia qualcosa da fare anche in questa occasione, lo dico al presidente della 10a Commissione – se per cortesia vuole ascoltarmi un attimo – e anche ai relatori.
Vedete, fin dall’inizio del Regno d’Italia, attraverso leggi dello Stato italiano e circolari vincolanti dei Ministeri, vennero destinati allo spoglio tonnellate di carte provenienti da enti e archivi pubblici, fra cui decine di milioni di buste e lettere che venivano ritenute di nessun interesse. Qua ho tutta la documentazione delle leggi dell’epoca. Queste carte degli spogli venivano vendute a quintali o a tonnellate e venivano destinate al macero o venivano consegnate alla Croce Rossa, che ne propagandò in maniera efficace e capillare la vendita ai privati, per poter meglio operare nel campo della carità e della beneficenza.
Orbene, collega Gotor, richiamo un attimo la sua attenzione: l’articolo 54 del vigente codice dei beni culturali fra i beni inalienabili cita i singoli documenti appartenenti allo Stato, alle Regioni e ad altri enti pubblici territoriali, nonché gli archivi e i singoli documenti di enti e istituti pubblici diversi. Questo sarebbe un patrimonio nazionale da tutelare. Allora, malgrado il fatto che, con circolare, il Ministero dei beni culturali abbia indicato chiaramente che tale norma non può essere applicata alle semplici buste con francobollo, ma soltanto a quelle che contengono qualche utilità per gli archivi, se ne è stata denunciata la sottrazione, alcune Soprintendenze periferiche ritengono che tutto quello – ascoltate cos’è il nostro patrimonio – che negli ultimi secoli è stato indirizzato a Comuni, Province, tribunali e parrocchie faccia parte del demanio dello Stato, mettendo peraltro in moto denunce penali e sequestri di materiale, per incitazione a incauto acquisto, nei confronti di tutti quelli che sono in possesso di qualcuna delle decine di milioni di documenti postali che sono stati legittimamente comprati (parlo di materiale del valore di 2 euro, 4 euro o 10 euro) negli ultimi centocinquant’anni dai collezionisti e dai loro progenitori nelle bancarelle, nelle aste, durante i convegni filatelici, eccetera. Letto il testo di un ordine del giorno che purtroppo non potrò presentare; il relatore si era detto disposto a farlo, ma con la fiducia decadrà.
Addirittura, la Soprintendenza di Cosenza ha sequestrato 10.000 lettere, con la motivazione, senatore Gotor, che, avendo più di cinquant’anni, pur essendo state inviate dai militari al fronte della Prima e della Seconda guerra mondiale ai loro familiari (fra la Prima e la Seconda guerra mondiale sono state inviate dai cinque ai sei miliardi di lettere e cartoline, tre milioni e mezzo al giorno), esse hanno un interesse storico. Il detentore è stato condannato e purtroppo ha patteggiato la pena, così la sentenza è passata in giudicato.
Questi comportamenti stanno mettendo in crisi un comparto che vedeva operare, fino a ieri, una ventina di case d’asta filateliche, più di cento commercianti, centinaia di circoli filatelici e un milione di collezionisti, per un giro d’affari di circa 200 milioni all’anno. Tutti in questo momento sono potenzialmente incriminabili per incauto acquisto o ricettazione, se non forniscono la prova (impossibile) che la singola lettera indirizzata a un ente pubblico fa parte delle decine di milioni scartate per legge dalle pubbliche amministrazioni.
Quindi, per capirci, lo Stato con legge liberalizza, privatizza, vende e dà alla Croce Rossa, per attività caritative, queste tonnellate di materiale. Per tre generazioni questo materiale viene comprato da centinaia di migliaia di persone e adesso invece lo Stato dice che tutti questi sono dei criminali. Quindi a casa loro arrivano i Carabinieri, fanno i sequestri, arriva una denuncia penale, sequestrano mille lettere, le portano alle Soprintendenze, i Carabinieri le mandano alle Soprintendenze di tutta Italia. Per fare cosa? Per mandarle a marcire negli scantinati.
Guardate, ho qui con me la rivista «Link», che dice: «La scomparsa degli archivi di Stato: così l’Italia distrugge la sua storia». Ma lo sapete che all’Archivio di Stato centrale chiunque può entrare, può andare a vedere anche cose riservatissime e magari se le infila sotto la giacca e non c’è nessun controllo? Lo sapete che nella periferia di Roma ci sono interi magazzini pieni di decine, centinaia di milioni di dati archiviati dal Ministero del tesoro, degli elenchi delle marocchinate durante la guerra, delle liste dei profughi dell’Istria e della Dalmazia, di quelle delle opzioni del 1939 che nessuno è in grado di controllare e di filmare?
In questa situazione, in cui non riusciamo a salvaguardare l’indispensabile, cioè le cose che devono stare negli archivi di Stato, si è aperta la caccia a decine di milioni di lettere. Questo perché i sovraintendenti, evidentemente, non hanno altro da fare che stare davanti a Internet a controllare se viene venduta su eBay una lettera che ha valore di 5, 10 o 15 euro, di cui naturalmente esistono milioni di copie, per far scattare le sanzioni penali.
Io faccio un appello al Governo. Saranno solo un milione di persone, ma ci tengono. Hanno salvato la storia culturale del nostro Paese. Hanno scritto centinaia di libri su questa storia minore. Ci sono istituti, come l’Istituto di studi storici postali di Prato, che hanno scritto cose magnifiche sulla storia postale. Loro hanno salvato e mantenuto, in questo Paese, un patrimonio, che lo Stato terrebbe negli scantinati per farlo mangiare ai topi. Perché questa sarebbe la fine di queste tonnellate di carta.
Vogliamo essere ragionevoli? Sì, questo discorso vale per i quadri. È ovvio che un quadro eccezionale di cinquant’anni fa deve rimanere in Italia. Ma voi pensate che si possa immaginare che i quadri degli ultimi settant’anni dei pittori moderni, a centinaia e a migliaia, debbano tutti avere l’opzione per andare all’estero? Ma parliamo di Europa? Ma parliamo di concorrenza? Ma parliamo di privatizzazione? Solo nell’Albania di Enver Hoxha era proibito fare la collezione di francobolli. Neanche in Cina e in Unione Sovietica era proibito.
E io qui lo denuncio. Sabato ho partecipato a una riunione di commercianti, di case d’asta e di collezionisti che sono angosciati, perché non è bello vedersi arrivare i carabinieri in casa a seguito di una denuncia dovuta al fatto che tuo nonno ha comprato una lettera o perché magari hai attaccati alla parete ricordi di guerra che un tuo parente ha inviato a tua madre o a tua nonna, i quali vengono definiti documenti con un valore storico e quindi possono essere sequestrati. Ma mi domando se i sette miliardi di lettere mandate dai combattenti possano essere definite patrimonio storico del nostro Paese, visto che hanno più di cinquant’anni. Perché è quello che sta accadendo.
Io speravo che un piccolo emendamento chiarisse che è evidente che i beni di cui all’articolo 54, attualmente detenuti negli archivi, devono stare negli archivi. Ci mancherebbe altro. E per i documenti rubati dagli archivi e il cui furto è stato denunciato, è chiaro che deve essere perseguito chi li ha rubati. Ma estendere questo principio in questa maniera folle a decine, forse centinaia di milioni, di carte che lo Stato ha legittimamente venduto è una follia alla quale stiamo assistendo e che stiamo denunciando.
Da quattro anni abbiamo rapporti con i Ministri pro tempore spiegando la situazione. Il Ministero dei beni culturali ha fatto una circolare ma i singoli soprintendenti spiegano che di questa circolare a loro non interessa assolutamente nulla, perché ritengono di dare loro interpretazione. A proposito del discorso del senatore Gotor, ma chi è poi l’esperto che stabilisce il valore di una opera pressoché contemporanea? Un sovrintendente che non sa distinguere un francobollo da una busta, e che non sa neanche di cosa parla?
Sarebbero quelli che vanno nelle case d’asta e che, prima dell’asta, vanno a prendere il catalogo e smarriscono i clienti dicendo che devono sequestrare questo o quest’altro, come ad esempio cartoline del 1950 perché indirizzate a un Comune? Ma quando arrivavano ai Comuni sindaco e segretario comunale le prendevano e le buttavano nel cestino, e solo alcune finivano in archivio. E poi c’erano gli spogli degli archivi.
Ma vogliamo creare un Paese di criminali? Ma fin dove arriva il reato penale del nostro Paese? Fin dove il cittadino può essere sottoposto a procedimenti penali e addirittura al ritiro del passaporto? Un collezionista, per una busta di 10 euro che gli è stata regalata da un amico, ha subito un procedimento penale. Quando poi questo industriale, sei mesi dopo doveva andare all’estero, gli è stato detto che non poteva ottenere il passaporto perché risultava un procedimento penale a suo carico.
Dico al Governo di andarsi a leggere i giornali, La Stampa o il Quotidiano Nazionale, perché questi fatti ormai sono pubblici. Io faccio fatica a spiegare ai commercianti e ai collezionisti che c’è un Senato e c’è un Governo, perché queste cose gridano vendetta al cospetto di Dio. Ma ci sarà qualcuno che provvede? Purtroppo sento invece che ci sono ancora idee per cui la libertà privata non esiste e non esiste nemmeno il collezionismo privato. È tutto dello Stato. Arriva un funzionario di una soprintendenza periferica, magari di Cosenza e, abusando della sua autorità, porta via 10.000 lettere a un privato, inventandosi che dopo cinquant’anni è tutto suo. Suo di chi? Dell’archivista?
Sapete dove sono adesso gli scatoloni? Sono negli scantinati e una parte non si sa più neanche dove sia, visto che stanno cercando dove sono finiti. Dove volete che finisca questa roba? Dove finiscono questi milioni di carte? Chi ha i soldi per archiviarle? Ogni anno lo Stato spende 19 milioni di euro solo di affitti per tenere dentro questi enormi magazzini milioni di carte. Attualmente sono nei magazzini perché nessuno ha le risorse, neanche per gestire le cose più belle.
Come ho detto anche agli amici del Volkspartei c’è tutta la storia agricola del 1939-1940 e delle opzioni in Alto Adige che sta lì, tutta accatastata, in decine di migliaia di faldoni e vogliamo recuperarla. E chi la recupera?
Allora vogliamo correre dietro la singola lettera? Vogliamo tenere impegnati carabinieri, magistrati, primo grado, secondo grado e tutti gli archivi per bloccare una passione, un hobby, il più popolare che ci sia e che coinvolge milioni di persone?
Colleghi senatori, se questa è la funzione del Parlamento e del Governo, altro che liberalizzazioni, altro che concorrenza e altro che Europa! Ora spero, signor Sottosegretario, che si riesca (e quattro Ministri, a parole, ci hanno dato ragione) a cavare un ragno dal buco e ad approvare una norma che chiarisca definitivamente che chi si è fidato di questo Stato e ha dato una mano alla Croce Rossa comprando questo materiale, oggi non diventi un potenziale criminale.