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Timestamp: 2017-09-21 13:03:09+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 10', 'art. 3', 'art. 38', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1']

ANNALI DELLA FACOLTÀ DI GIURISPRUDENZA DI TARANTO. Anno IV - PDF
ANNALI DELLA FACOLTÀ DI GIURISPRUDENZA DI TARANTO. Anno IV
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Vincenzo Porta
1 ANNALI DELLA FACOLTÀ DI GIURISPRUDENZA DI TARANTO Anno IV CACUCCI EDITORE 2011
2 STEFANO VINCI IL FASCISMO E LA PREVIDENZA SOCIALE SOMMARIO: 1. La politica sociale tra stato liberale e regime fascista. 2. Lo stato sociale totalitario. 3. La legislazione previdenziale fascista. 4. La politica previdenziale del secondo dopoguerra. 1. Nella collana dei Testi per i corsi di preparazione politica, il Partito Nazionale Fascista dava alle stampe nel 1936 il volume dal titolo La politica sociale del fascismo dedicato alla materia del lavoro, della previdenza e dell assistenza 1. In una apologetica visione dell azione interventista e «totalitaria» 2 dello Stato, orientata alla «disciplina e difesa del lavoro» e alla «tutela ed incremento della stirpe» - quali obiettivi della «politica sociale del Fascismo» che «s integrano e si completano a vicenda in una funzione unitaria volta al benessere ed allo sviluppo morale e fisico del popolo italiano» 3 1 PNF, La politica sociale del fascismo, La Libreria dello Stato, a. XIV E.F. Il contenuto del testo si articola in sei capitoli: 1. azione sodale dello Stato e del Partito; 2. La tutela e l avvenire della stirpe; 3. La disciplina del lavoro; 4. Difesa, igiene e sicurezza del lavoro; 5. Elevamento morale, intellettuale e professionale dei lavoratori; VI. Previdenza ed assicurazioni sociali. Le pubblicazioni a cura del PNF vanno lette come manifestazione della politica propagandista attuata dal fascismo che aveva come scopo il raggiungimento del consenso attivo dei cittadini. Infatti - spiega P. COSTA, Lo Stato totalitario : un campo semantico nella giuspubblicistica del fascismo, in Quaderni fiorentini, 28 (1999), p l incontro tra individuo e comunità politica non poteva fondarsi «sulla semplice apatia, sull obbedienza meccanica dei sudditi» ma aveva bisogno di un adesione convinta e partecipe suscitata e guidata da un attenta orchestrazione propagandistica». Cfr. G. LUCATELLO, Profilo giuridico dello Stato totalitario, in Scritti giuridici in onore di Santi Romano, I, Filosofia e teoria generale del diritto. Diritto costituzionale, Cedam, Padova 1940, pp Sul significato di totalitario rinvio alla tavola sinottica elaborata da COSTA, op. cit., p. 74-5, che ha evidenziato, nell ambito di ben sette diverse definizioni, come il concetto di Stato totalitario rappresenti la realizzazione di una democrazia che si differenzia, in quanto organica od organizzata, dall atomistica democrazia parlamentare e si traduce nell ordinamento corporativo delle forze sociali: Stato totalitario si connette quindi con Stato sindacale e con Stato corporativo. 3 PNF, La politica sociale del fascismo, cit., p. 6. Il contenuto del volume si pone in linea con i contenuti dei discorsi di Mussolini di quegli anni. «Obiettivo del regime» dichiarava il duce in un discorso tenuto il 6 ottobre a Milano sulla crisi del capitalismo era la realizzazione di una «più alta giustizia sociale» che consisteva nel «lavoro garantito, salario equo, casa decorosa; non
3 710 Annali della Facoltà di Giurisprudenza di Taranto Anno IV - la previdenza sociale assumeva un ruolo fondamentale nell ambito delle «realizzazioni» del fascismo 4 : La PREVIDENZA sociale è, tra le manifestazioni della politica sociale del Regime fascista, quella che, forse, più ampiamente e più profondamente ne interpreta le promesse fondamentali e ne realizza i fini. Unitariamente concepita e organicamente attuata, la previdenza sociale ha segnato in Italia, una linea di sviluppo costante. Già nel 1923 l attenzione del regime era stata provvidamente rivolta al perfezionamento della previdenza sociale, sia dal punto di vista istituzionale, sia dal punto di vista funzionale, affermandosi fin da allora quell indirizzo unitario che doveva avere, più tardi, conferma dalla Carta del Lavoro e dalle successive realizzazioni, dalle quali la stessa Carta del Lavoro aveva tracciate le linee direttrici di orientamento e di sviluppo. Un notevole e confortevole cammino la previdenza sociale ha compiuto sotto gli impulsi della collaborazione corporativa e della solidarietà che di tale colla- borazione è l espressione migliore 5. Il lungo «cammino» a cui il Partito Nazionale Fascista faceva riferimento era in realtà già iniziato all indomani del primo dopoguerra, quando avevano preso piede i dibattiti parlamentari sui provvedimenti da adottare in materia di sicurezza e assistenza sociale - di cui il fascismo si farà presto fermo sostenitore 6 - che cedevano ormai il passo alle tradizionali forme di lotta contro il pauperismo 7 basta, significa che gli operai, i lavoratori debbono sempre più intimamente conoscere il processo produttivo per partecipare alla sua necessaria disciplina». B. MUSSOLINI, Scritti e discorsi, IX, Hoepli, Milano, 1935, p Cfr. R. ZANGRANDI, Il lungo viaggio attraverso il fascismo, Feltrinelli, Milano, 1982, p Essa rientrava tra gli interventi posti in essere nell ambito dell azione diretta alla difesa e l incremento della stirpe insieme a «la rigorosa disciplina dell igiene e della sanità pubblica; la lotta condotta in ogni campo contro le malattie sociali, la disciplina dell alimentazione, il risanamento edilizio, l igiene dell abitazione e l istituzione di case popolari non più fomiti di infezioni fisiche e morali ma fonti di salute, l assistenza sanitaria ed ospedaliera, l educazione fisica e morale della gioventù, la difesa morale e fisica della famiglia, la protezione della maternità e dell infanzia». PNF, La politica sociale del fascismo, cit., p Ivi, p Nella fase iniziale del fascismo, «l azione pubblica in campo sociale mostra per certi versi una notevole continuità con il passato: la scelta di dare il massimo impulso alle Casse Mutue (1929) sancisce ad esempio ancora una volta il tentativo da parte dello Stato di non accollarsi direttamente l onere della copertura di un grande rischio, oltrechè il fine di relegare la questione dell assistenza sanitaria ad un fatto di contrattualistica-privata dopo averlo ormai inquadrato come problema di pertinenza delle relazioni industriali». U. ASCOLI, Il sistema italiano di Welfare, in AA.VV., Welfare state all italiana, Laterza, Roma-Bari, 1984, p Scrive G. SILEI, Le socialdemocrazie europee e le origini dello Stato sociale ( ), Siena 1998: «Lo spartiacque tra il vecchio concetto di assistenza ai poveri e il moderno Stato sociale coincide con i provvedimenti varati nel corso degli anni ottanta dell Ottocento dalla Germania bismarckiana, cui si ispirarono generalmente gli altri Paesi, e che sancirono l istituzionalizzazione del concetto di assicurazione sociale». Rispetto alle tradizionali forme di lotta contro il pauperismo, che scrive J. ALBER, Le origini del welfare state: teorie, ipotesi ed analisi empirica, in Rivista Italiana di Scienza Politica, a. XII, n. 3, dicembre 1983, p «partivano dal presupposto di una colpa individuale come causa della situazione di bisogno e miravano all obiettivo di un benessere pubblico», il nuovo concetto di assicurazione sociale «faceva invece risalire le perdite di guadagno a cause collettive e si poneva come obiettivo la garanzia giuridica del benessere individuale». Sull argomento cfr. G.C. JOCTEAU, Le origini della legislazione sociale in Italia. Problemi e prospettive di ricerca, in Movimento operaio e socialista, XXVIII 1982, n. 2, p ; AA.VV.,
4 S. Vinci Il fascismo e la previdenza sociale 711 (la c.d. fase assistenziale della poor law 8 che Tocqueville identifica con la carità legale perseguita con il mutualismo 9 ) sull esempio del Sozialstaat 10 della Germania bismarkiana che aveva introdotto le assicurazioni sociali per gli operai (da coprire con versamenti dei lavoratori occupati, delle im- prese e per alcune tipologie di rischio con integrazioni da parte dello Stato), che mettessero al riparo i lavoratori stessi dal pericolo di trovarsi indifesi di fronte all eventualità di infortunio, invalidità, malattia e vecchiaia 11. In Italia, infatti, dopo l emanazione nel 1898 di due importanti leggi in materia di previdenza (la legge n. 80 del 17 marzo 1898 che istituì l assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro negli operai dell industria, con libera scelta dell istituto assicuratore e la legge n. 350 del 17 luglio 1898, che promosse la nascita della Cassa nazionale di previdenza per la vecchiaia e l invalidità degli operai, alla quale poteva i cittadini italiani che svolgevano lavori manuali o prestavano servizio ad opera o a giornata potevano iscriversi liberamente e volontariamente) prese piede «un approccio nuovo e più moderno al tema della previdenza sociale, che non riusciva più ad essere garantita dalle ottocentesche società di mutuo soccorso, né dal tradizionale reticolo di protezione familiare del lavoratore» 12. Welfare State all italiana cit.; P. ROSANVALLON, Lo Stato Provvidenza tra liberalismo e fascismo, Armando, Roma, 1984; M. FERRERA, Modelli di solidarietà. Politiche e riforme sociali nelle democrazie, Il Mulino, Bologna, 1993; ID., Il Welfare State in Italia, Il Mulino, Bologna, 1984; R. SCALDAFERRI, L origine dello «Stato sociale in Italia» ( ), in Il pensiero politico, a. XIX (1986) n. 3, p ; M. LA ROSA, Welfare State: teorie e metodologie di analisi, F. Angeli, Mi- lano, 1990; G.A. RITTER, Storia dello Stato sociale, Laterza, Roma-Bari, 1996; S. SEPE, Le ammi- nistrazioni della sicurezza sociale nell Italia unita ( ), Giuffrè, Milano, 1999, p. XII-362; F. CONTI G. SILEI, Breve storia dello stato sociale, Carocci, Roma, L origine della poor law inglese va individuata in una serie di statuti elaborati fra il 1598 e il 1601 sotto il regno di Elisabetta I, aventi come scopo da un lato di contenere fenomeni come il vagabondaggio e la mendicità, dall altro di prevenire le cattive conseguenze sociali della povertà attraverso un opera di assistenza. Tale ultimo obiettivo sarà realizzato soprattutto con la rivoluzione industriale e sarà attuato attraverso la raccolta di fondi per via impositiva sui scala locale da spendere poi in iniziative assistenziali nei confronti delle famiglie povere. Sull argomento P. SLACK, The English Poor Law , MacMillan, London, 1990; J.D. MARSHALL, The Old Poor Law , MacMillan, London, Sul concetto di pauperismo vedi A. DE TOCQUEVILLE, Il pauperismo (a cura di M. TESINI), Lavoro, Roma, 1988, p Scrive C. DE BONI, Lo stato sociale nel pensiero politico contemporaneo. L Ottocento, Firenze university press, Firenze, p. 6: «[ ] nella seconda metà dell Ottocento, la vera e propria nascita dello stato sociale, nella Germania bismarckiana, si apre anche a una definizione linguistica più precisa, in cui Sozialstaat significa ormai uno stato che opera per la stabilità sociale attraverso la cura dei livelli di vita dei suoi cittadini». 11 Scrive C. DE BONI, Lo stato sociale nel pensiero politico contemporaneo. Il Novecento: parte prima: da inizio secolo alla seconda guerra mondiale, Firenze university press, Firenze, 2009, p. 1: «La caratteristica dello stato sociale bismarkiano era stata quella di rendere tali assicurazioni obbligatorie per vaste categorie di lavoratori dipendenti, all inizio specialmente per gli operai dell industria; e già prima della fine dell Ottocento altri paesi si erano posti sulla medesima strada, in particolare per quanto riguarda l assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, resa obbligatoria anche in Austria e in alcuni stati dell Europa settentrionale». 12 F. QUARANTA, Per una storia dell unificazione degli enti previdenziali in Italia con partico- lare riferimento ad Inail e Inps, in Rivista degli infortuni e delle malattie professionali, n. 2/2007, p Intorno alla seconda metà dell 800 si diffusero le società di mutuo soccorso, associazioni
5 712 Annali della Facoltà di Giurisprudenza di Taranto Anno IV In un discorso tenuto al Senato nella seduta del 12 agosto 1921, il senatore Mario Abbiate 13, pioniere del Welfare State 14 e già ministro del lavoro e della previdenza sociale sotto il secondo governo Nitti 15, aveva evidenziato come «il funzionamento attuale delle assicurazioni sociali in Italia, le une separate dalle altre, con burocrazie multiple e strumenti diversi, per il loro costo di amministrazione e per la complessità delle operazioni che richiedono, suscita forti resistenze. È doloroso dire questo per chi ha dato la maggior opera della sua vita all avvento, nel nostro paese, delle assicurazioni sociali; ma è doveroso dirlo» 16. Segnalava, quindi, la necessità di «coordinare le assicurazioni esistenti, sulla base della istituenda assicurazione contro le malattie, per conseguire con minor dispendio, e col minor disturbo ai datori di lavoro, volontarie di lavoratori che, adottando lo schema assicurativo provvedevano a ripartire all interno della collettività degli associati i rischi comuni (malattia, infortunio, ecc.) in una logica di solidarietà redistributiva di mero stampo economico. Sull argomento cfr. A. CHERUBINI, Storia della previdenza sociale, Editori riuniti, Roma 1977; AA.VV., Novant anni di previdenza in Italia: culture, politiche, strutture. Atti del convegno (Roma, 9-10 novembre 1988), INPS, Roma 1989; AA.VV., Esperienze, evoluzione e prospettive delle assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali. Aspetti giuridici, economici, medico legali, tecnici e statistici, INAIL, Milano, Mario Abbiate (Genova, 14 febbraio 1872 Milano, 5 giugno 1954), avvocato, nel 1906 divenne segretario generale della Federazione internazionale delle Mutue. Nel 1909 fu eletto deputato di Vercelli nelle file della coalizione liberal-democratica. Durante la prima guerra mondiale elaborò un progetto per il riordinamento della previdenza sociale, affidatogli dalla Federazione italiana delle società di mutuo soccorso, di cui tenne la presidenza nazionale dal 1912 al Il 6 ottobre 1919 fu nominato senatore del Regno e nel 1920 Ministro dell Industria e del Commercio nel secondo governo Nitti e poi Ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale. Deciso oppositore del regime fascista dai banchi del Senato (fu uno dei tre senatori che denunciarono in aula le responsabilità di Mussolini per l omicidio Matteotti) nel 1946 farà parte della Consulta Nazionale. Cfr. Repertorio biografico dei Senatori dell Italia fascista, A-B (a cura di E. GENTILE e E. CAMPOCHIARO), Bibliopolis, Napoli, 2004, pp ; F. QUARANTA, Mario Abbiate e il suo progetto globale di assicurazioni sociali ( ). Un primo tentativo di riordino del sistema previdenziale italiano, in Rivista degli infortuni e delle malattie professionali, n. 3, 2005, p ; ID., Mario Abbiate nel novantesimo anniversario dell istituzione del ministero per il lavoro e la previdenza sociale, ivi, n. 1/ L espressione welfare state deriva da quella coniata dall economista britannico J.A. Hobson (welfare policy) per sottolineare la responsabiliktà pubblica nell assicurare il benessere di tutti i cittadini. A. BRIGGS, The Welfare State in Historical Perspective, in «Archives Européennes de Sociologie» n. 2, 1961; R.M. TITMUSS, Social Policy. An introduction, Hyman, London, 1974; F. GIROTTI, Welfare State: storia, modelli e critica, Carocci, Roma, Con regio decreto legge n. 700 del 3 giugno 1920, sotto gli auspici dell ultimo Governo Nitti, nasceva il ministero per il Lavoro e la previdenza sociale. Il fatto che si fosse scelta la via della decretazione d urgenza, scavalcando di fatto le prerogative parlamentari, non deve stupire più di tanto poiché già per alcuni fondamentali provvedimenti di natura previdenziale emanati in quel periodo (come l istituzione delle assicurazioni obbligatorie contro gli infortuni agricoli, nel 1917, nonché invalidità, vecchiaia e disoccupazione involontaria, nel 1919) era stato necessario intervenire con immediatezza, sia per testimoniare la riconoscenza del paese nei confronti delle classi popolari, contadine soprattutto, che più di altre avevano sofferto le conseguenze della guerra, sia per arginare la drammatica violenza dello scontro sociale in atto. Cfr. A. CANAVERO, Il Consiglio superiore del lavoro nel contesto politico e sociale del primo dopoguerra, in Il Consiglio superiore del lavoro ( ) (a cura di G. VECCHIO), F. Angeli, Milano, 1988, p ; G. SILEI, Lo Stato Sociale in Italia. Storia e Documenti. I. Dall Unità al fascismo, P. Lacaita, Manduria-Bari-Roma, 2003, p M. ABBIATE, Disoccupazione e opere pubbliche. Discorso al Senato pronunciato nella seduta del 12 agosto 1921, tip. del Senato, Roma, 1921, p. 9.
6 S. Vinci Il fascismo e la previdenza sociale 713 i massimi risultamenti. Dobbiamo risolvere questo problema al più presto: prima che attraverso i presenti ordinamenti provvisori le varie burocrazie si consolidino, e crescano le ostilità verso le assicurazioni stesse» 17. Il problema sollevato dal senatore Abbiate si inseriva nell ambito della questione della unificazione e statalizzazione degli enti previdenziali 18 che ebbe grande fervore in età giolittiana 19 e a cavallo del primo tragico conflitto mondiale. Scrive Arnaldo Cherubini: «il discorso corre per tutti i fogli della sinistra, da Il Miglioramento (giornale della Confederazione generale dell impiego privato) deciso nell esigere più larga tutela (1 marzo 1915) alla Cooperazione italiana (monitore della cooperazione della mutualità), che denuncia in merito la vergognosa speculazione delle compagnie private e dei professionisti del patrocinio (4 maggio 1915), si batte per la statizzazione dell assicurazione contro gli infortuni in agricoltura e sostiene l intervento finanziario dello Stato nel restante dell arco previdenziale» 20. Infatti il giornale L Avanti del 13 febbraio 1915 proclamava che ormai il tempo era definitivamente maturo per una radicale riforma della legge infortuni che estendesse la tutela ad ogni lavoratore, sancisse il monopolio della Cassa nazionale e unisse le malattie professionali 21. La avvertita necessità di un immediato intervento in materia favorì l istituzione nel 1917 dell assicurazione obbligatoria per i lavoratori agricoli 22 e 17 Ibidem. 18 Sull argomento cfr. D. MARUCCO, Mutualismo e sistema politico. Il caso italiano ( ), F. Angeli, Milano, 1981; G. SILEI, La Lega Nazionale delle Cooperative e la Federazione Nazionale delle Società di Mutuo Soccorso, in AA.VV., La cooperazione nell Italia tra Otto e Novecento. Liberali e socialisti (a cura di G. BOCCOLARI e N. ODESCALCHI), L Almanacco, Reggio Emilia 2003; F. QUARANTA, Per una storia dell unificazione degli enti previdenziali in Italia con particolare riferimento ad Inail e Inps, in Rivista degli infortuni e delle malattie professionali, n. 2/2007, p Nel primo quarto di secolo videro, infatti, luce importanti sviluppi delle forme previdenziali ed in particolare: la legislazione antinfortunistica (1904) e quella relativa alla tutela per l invalidità e la vecchiaia degli operai (1907); l istituzione della Cassa nazionale di maternità per la tutela delle donne in occasione del parto o dell aborto (1910); l istituzione dell assicurazione obbligatoria contro gli infortuni della gente di mare appartenente ad equipaggi di navi mercantili (1915); l estensione all agricoltura dell assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro (1917); l istituzione dell assicurazione obbligatoria contro la disoccupazione (1919). Sull argomento cfr. W. SALOMONE, Età giolittiana, F. De Silva, Torino, 1949; M. DEGL INNOCENTI, L età giolittiana ( ), in Storia del socialismo italiano, Il poligono, Roma, 1980, II; O. CASTELLINO, La previdenza sociale in Italia: quanto sociale e quanto previdente?, in Rivista di politica economica, n. 2, 1981, p. 140; G. REGONINI, Il sistema pensionistico: risorse e vincoli, in AA.VV.. Welfare State all italiana, cit.; P. DAVID, Il sistema assistenziale in Italia, ivi., p ; E. BARTOCCI, Le politiche sociali nell Italia liberale ( ), Donzelli, Roma, 1999, p ; R. DE FELICE, Mussolini il rivoluzionario, , Mondadori, Milano, A. CHERUBINI - I. PIVA, Dalla libertà all obbligo: la previdenza sociale fra Giolitti e Mussolini, F. Angeli, Milano, 1998, p Ibidem. 22 Il decreto legge luogotenenziale n del 23 agosto modificato con legge n. 297 del 24 marzo 1921 (Reg. di cui al D.lgt. 21 novembre 1918 n. 1889, modificato con il RD 2 settembre 1921 n. 1367) dispose che venivano assicurati di pieno diritto dai 9 ai 75 anni compiuti, i lavoratori fissi e avventizi, maschi e femmine, addetti ad aziende agricole e forestali, nonché proprietari, mezzadri, affittuari, loro mogli e figli che prestino abitualmente opera manuale nelle rispettive aziende. Organi gestori erano le Casse mutue fra le aziende agricole, le Casse consorziali di cui al
7 714 Annali della Facoltà di Giurisprudenza di Taranto Anno IV per i lavoratori degli stabilimenti ausiliari requisiti dal governo per la produzione di materiale bellico 23 e creata una commissione tecnica incaricata di studiare il «miglior modo di organizzare l assicurazione obbligatoria contro le malattie e coordinarla con i servizi di assistenza medica e ospedaliera, di tutela della maternità e con l assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e con le esistenti istituzioni di beneficenza e di mutuo soccorso» 24. Questi sforzi normativi troveranno conferma, nell immediato dopoguerra, nella legge 603/1919 che stabilì l obbligatorietà dell assicurazione per l invalidità e la vecchiaia per tutti i lavoratori dipendenti da privati - di età compresa tra i 15 e i 65 anni, operai e impiegati, nonché coloni, mezzadri e affittuari, senza distinzione di sesso o nazionalità 25 - ed unificò la Cassa nazionale infortuni e la Cassa nazionale per le assicurazioni sociali nella CNAS (Cassa nazionale per le assicurazioni sociali) 26, mentre l assicurazione sociale di malattia sarebbe nata solo un decennio più tardi L avvento del fascismo e la sua concezione corporativa dello Stato 28 nonostante nel 1922 sembrò che il governo «avesse l intenzione di afferrare TU del 1904, la CNI, e le società private autorizzate. Ivi, p I decreti lgt del 19 aprile, 24 luglio e 11 novembre 1917 prescrissero l obbligo assicurativo per i lavoratori di età non superiore a 70 anni, occupati a qualsiasi titolo e condizione presso gli stabilimenti ausiliari (circa con , secondo i dati raccolti da CHERUBINI, ibid., p. 236) requisiti dal governo per la produzione di materiale bellico. 24 La commissione, composta di 40 membri tra cui Mario Abbiate, Angiolo Cabrini e Luigi Devoto, fu proposta dal ministro dell industria, commercio e lavoro, Giuseppe De Nava. MINISTERO PER L INDUSTRIA, IL COMMERCIO ED IL LAVORO DIREZIONE GENERALE DEL LAVORO E DELLA PREVIDENZA SOCIALE, L assicurazione obbligatoria contro le malattie. Atti della Commissione incaricata della preparazione di uno schema di disegno di legge. Parte I: Studi preparatori, relazioni, schemi di progetti di legge, tip. Cecchini, Roma, 1920, p Il D.L. 29 aprile 1919 n. 603 riguardava i lavoratori dipendenti, fatta eccezione per il personale statale. L assicurazione garantiva l assegnazione di pensioni nel caso di invalidità al lavoro o di vecchiaia e inoltre la concessione di un assegno temporaneo mensile alla vedova o agli orfani e la prevenzione e cura dell invalidità. M. ORICCHIO, Il contenzioso previdenziale: lineamenti sostanziali e processuali, Cedam, Padova, 2010, p. 34: «Tra i due modelli di regime pensionistico sino ad allora attuati in Europa, quello inglese che prevedeva la corresponsione di una pensione minima a tutti i cittadini finanziata integralmente dallo Stato e quello tedesco che era basato su una forma di assicurazione per soli lavoratori finanziata con i contributi dei lavoratori e dei datori di lavoro con un modesto concorso dello Stato, venne adottato il secondo». 26 La CNAS, affidataria della gestione dell assicurazione, adotta scrive CHERUBINI, ibid., p il sistema finanziario della capitalizzazione a premio medio generale. Il sistema prendendo a base non gli assicurati come singoli ma il loro complesso, che permette l impiego di tariffe formate da uno o pochi elementi, calcolati sul complesso medesimo si dice presentare cospicui vantaggi (per l amministrazione e i suoi costi) sul premio individuale, e un qualche aspetto solidaristico». In materia di pensioni furono anche emanati la l. 1045/1920 che istituì il Fondo di invalidità e vecchiaia per il personale dipendente da aziende pubbliche esercenti servizi di telefonia e la l. 1246/1922 che istituì il Fondo per il personale dipendente dalle esattorie delle imposte dirette. 27 Sull ampio dibattito svoltosi negli anni 20 sull assicurazione obbligatoria contro le malattie cfr. C. TOVO, Assicurazione malattie e assicurazione infortuni, in «RAPS», I, 1922; P. POZZILLI, L organizzazione dell assicurazione contro le malattie e dell assicurazione contro gli infortuni, ibid., II, 1922; C. SAN PIETRO, L assicurazione malattie operai, in «Il Sole», 164-5, 1923; A. CABRINI, La mutualité in Italie, in Informations Sociales, 28 settembre Spiega P. GROSSI, L Europa del diritto, Laterza, Bari, , p. 245: «Ma ci fu una scelta del
8 S. Vinci Il fascismo e la previdenza sociale 715 e buttare all aria l intera legislazione riformista che dal 1901 al 1914 aveva gravato sull economia del Paese» 29 - mantenne e sviluppò la politica sociale 30 avviata dallo Stato liberale e diede una spinta di accelerazione al processo di unificazione degli istituti gestori delle assicurazioni sociali 31. Scrive Ignazio Silone: «Dopo alcuni tentativi il Fascismo fu costretto a ripercorrere le tracce del passato, poiché i bisogni economici, popolari e politici che hanno giustificato dal punto di vista borghese la demagogia sociale del passato, sono diventati anche più gravosi e più urgenti sotto il Fascismo. In realtà la legislazione sociale, con il suo sviluppo della burocrazia statale e internazionale, apre alla piccola e media borghesia una sfera d attività ed estende l organizzazione del potere borghese agli strati più ampi della popolazione. Una borghesia socialmente debole, come quella italiana, deve naturalmente e necessariamente mantenere una grande burocrazia e dedicarsi ad una politica di riforme sociali» 32. fascismo che va puntualizzata perché rappresenta un elemento di tipicità della storia del diritto italiano nel Novecento: quella di un assetto corporativistico della società e dell economia, ossia un assetto che, diffidando delle energie individuali solitarie, faceva pernio sulle collettività organizzate e sugli interessi di cui queste erano portatrici, tutte composte e armonizzate con l incombente interesse nazionale; faceva pernio sull individuo così come si esprime all interno dei varii raggruppamenti. Sul piano socio-politico, il corporativismo doveva servire al superamento del dualismo fra società e Stato; sul piano economico, a una cooperazione fra le diverse categorie produttive. [ ] Si gettava addosso all assetto corporativo una corazza autoritaria che gli era sicuramente troppo costringente; e si operava l imbrigliamento di quel pluralismo che, inevitabilmente, è sotteso a ogni articolazione corporativa». Sull argomento rinvio al recente lavoro di I. STOLZI, L ordine corporativo. Poteri organizzati e organizzazione del potere nella riflessione giuridica dell Italia fascista, Giuffrè, Milano, 2007 e alla bibliografia ivi contenuta. 29 I. SILONE, Il fascismo: origini e sviluppo (a cura di C.E. BAZZANI), L immagine, Roma, 1991, p «Il Fascismo nella sua molteplice attività sociale intesa a difendere ed a nobilitare il lavoro, si è sganciato come affermò il Duce nel discorso di Torino del 23 ottobre 1932 dal concetto troppo limitato di filantropia per arrivare al concetto più vasto e più profondo di assistenza. Dobbiamo fare ancora un passo innanzi: dall assistenza dobbiamo arrivare all attuazione piena della solidarietà nazionale. La politica del lavoro è un sistema di solidarietà sociale, non più inteso come un semplice fatto morale, ma come il carattere essenziale, concreto, attuale della vita sociale politicamente disciplinata». PNF, La politica sociale del fascismo, cit., p Il fascismo, così come il nazismo, sviluppò uno Stato sociale di tipo autoritario-totalitario, che costituiva scrive SILEI, Le socialdemocrazie europee, cit., p una sorta di riedizione e modernizzazione di quello bismarkiano. Sull argomento cfr. G. MIRA, Storia d Italia nel periodo fascista, Torino 1959; R. DE FELICE, Mussolini, il fascista, 2, L organizzazione dello stato fascista ( ), Einaudi, Torino, 1968; G.M. BRAVO, Sindacalismo fascista e corporativismo ( ), in AA.VV., Il movimento sindacale in Italia ( ), Einaudi, Torino, 1970; CHERUBINI, Storia della previdenza sociale, cit.; ID. - PIVA, Dalla libertà all obbligo, cit; L. GAETA, La politica sociale del fascismo nella pubblicistica corporativa, in Pol. Dir., 1985, 523; ID., L influenza tedesca sulla formazione del sistema previdenziale italiano, in Dir. Lav. Rel. Ind., 1992, I; D. PRETI, Economia e istituzioni dello stato fascista, Editori riuniti, Roma, 1980; ID., La modernizzazione corporativa ( ). Economia, salute pubblica, istituzioni e professioni sanitarie, F. Angeli, Milano, 1987; G.A. RITTER, Storia dello Stato sociale, Laterza, Bari, 1996; G. CAZZETTA, L autonomia del diritto del lavoro nel dibattito giuridico tra fascismo e repubblica, in Quaderni fiorentini, 28 (1999), t. 1, p SILONE, op. cit., p Secondo CHERUBINI - PIVA, Dalla libertà all obbligo, cit., p. 351: «Il fascismo attraversa due tempi, privatistico il primo in cui evidente è l assenso alle richiesta della dirigenza industriale e agraria. [ ] Il secondo tempo segna invece un ritorno a concezioni statalistiche». Nel primo periodo databile fino al 1926 la restaurazione fascista muove «contro le
9 716 Annali della Facoltà di Giurisprudenza di Taranto Anno IV La politica sociale attuata dal fascismo si impose però con un carattere «totalitario» che mirava a ricondurre sotto le mani del regime un sistema di protezione sociale ancora segnato dalla presenza del mutualismo e delle iniziative confessionali legati alle Opere Pie. La strategia adottata fu quella di una politica protettiva volta a creare consenso attorno al regime, visto che gli enti di assistenza finirono per favorire gli iscritti al partito fascista 33. Tale piano d intervento appare evidente già nella Carta del lavoro del 21 aprile del che Cappellini definisce «una dichiarazione di fede ed un programma di politica legislativa» 35 - in cui era stata affrontata la questione della previdenza pubblica, che avrebbe necessitato di maggiore coordinamento ed unificazione da parte dello Stato, attraverso gli organi corporativi e le associazioni professionali (dichiarazione XXVI) 36. Si legge nel volume La politica sociale del fascismo curato dal PNF: Il concetto che presiede allo Stato fascista corporativo è soprattutto un concetto unitario spirituale, sociale ed economico. [ ] Gli uomini sono condotti ogni giorno a compiere azioni spirituali, economiche e sociali; e queste azioni formano il substrato della vita degli individui e dei popoli. Per l esplicazione della sua attività politica, e della potestà legislativa, lo Stato deve incessantemente attingere a queste fonti. In questa aderenza sono la sua ragione di essere, la necessità della sua funzione, la vitalità premesse del socialismo» e risponde a necessità di ordine economico, quali ad esempio le difficoltà riscontrate nei confronti dei lavoratori della terra. Le prime riforme furono quindi contro quelle proposte da Giolitti, con la conseguenza di una «stasi previdenziale che, aggravata dai ritardi e dai difetti dell assicurazione di malattia, tende ad accentuare la fuga dalle campagne (per opporvisi, sono emanate norme di sapore feudale, come il blocco della mano d opera). Importante era che le assicurazioni sociali funzionassero anche allo scopo di incamerare i risparmi con strumenti contrattuali obbligati. E magari utile porre le diverse categorie l una contro l altra, creando o favorendo situazioni di disagio e privilegio; e concedere dove minacciasse un certo pericolo; sacrificando chi per difetto d organizzazione o d iniziativa non era in grado di preoccupare». Ivi, p Così DE BONI, Lo stato sociale nel pensiero politico contemporaneo. Il Novecento, I, cit., p G. DEL VECCHIO, I principi della Carta del lavoro, Cedam, Padova, 1934, p. 53, sottolineò la complessità di questo testo così aforistico, definendolo «documento politico e non dottrinale concepito veramente in modo che ne risulta singolarmente facile la lettura alle persone semplici, e difficile a quelle persone che vogliono ricavarne tutto il profondo contenuto». Con il che scrive FAUCCI, op. cit., p «Del Vecchio lascia al lettore la scelta di considerarsi o no persona semplice in grado di capire evangelicamente il profondo contenuto del documento. Il commento di Del Vecchio sembra inquadrare la Carta del lavoro nell istituzionalismo, corrente economica allora in auge negli Stati Uniti». 35 P. CAPPELLINI, Il fascismo invisibile. Una ipotesi di esperimento storiografico sui rapporti tra codificazione civile e regime, in Quaderni fiorentini, 28 (1999), t. I, p : «Certo le disposizioni contenute nella Carta del Lavoro non hanno valore positivo, ma non si può negare che esse siano criteri ispiratori dell azione dei governanti, della condotta dei cittadini e dell applicazione del diritto da parte degli organi giurisdizionali». 36 Si legge ancora nella Carta del 27 che l assicurazione per gli infortuni sul lavoro e contro la disoccupazione involontaria vanno perfezionate, quella di maternità migliorata ed estesa, quella contro le malattie professionali e la tubercolosi istituite come avviamento all assicurazione obbligatoria contro tutte le malattie. Sull argomento cfr. G. BOTTAI - A. TURATI, La Carta del lavoro illustrata e commentata, Edizioni del diritto del lavoro, Roma, 1929; M. PALLA, Lo Stato fascista, La nuova Italia, Firenze, 2001; C. GIORGI, La previdenza del regime. Storia dell Inps durante il fascismo, Il mulino, Bologna, 2004; SILEI, Lo Stato Sociale in Italia, cit., p. 373; F. CORDOVA, Verso lo Stato totalitario. Sindacati, società e fascismo, Rubbettino, Soveria Mannelli 2005.
10 S. Vinci Il fascismo e la previdenza sociale 717 della sua forza e della sua potenza. Se lo Stato, nella manifestazione della sua sovranità, dà valore preponderante ad uno solo dei tre elementi ai quali gli individui, i gruppi e le categorie inspirano le loro azioni per dimenticare o soffocare gli altri elementi, non avremo uno Stato unitario e organico, come lo concepisce il Fascismo, bensì uno Stato di parte, esangue, servo degli interessi indivi- dualistici o schiavo di ideologie collettivistiche 37. Questa vis coesiva 38 rivolta al coordinamento e all unificazione del sistema previdenziale, rispondeva a fini «squisitamente politici quali il controllo e stabilità politica, la ricerca del consenso» e anche se «bisogna indubbiamente registrare un processo di centralizzazione delle principali leve dell intervento statale, [ ] tale accentramento riguarda una volta di più soprattutto il controllo, e non la gestione diretta» 39. E la politica del controllo imposta dal fascismo «con la sua arroganza e con la costruzione di un sistema autoritario di potere» 40 si avvertiva su più fronti: basti guardare alle riforme poste in essere dal regime nei confronti delle libere professioni 41 che si concretizzarono, tra il 1926 e il 1933 in «uno dei più cospicui tentativi di disciplinamento sociale, di neutralizzazione politica e di inquadramento istituzionale attivati nell area delle professioni intellettuali» PNF, La politica sociale del fascismo, cit., p. 4: «Chi consideri l ordinamento dello Stato fascista, deve anzitutto riconoscere la perfetta rispondenza e l intelligente armonia fra i suoi istituti, i suoi organi, le sue leggi e i principi che ne costituiscono la solida base ideologica. Principi, occorre precisare, espressi dal lungimirante proposito di adeguare la realtà nei suoi aspetti modificabili ai fini medesimi dello Stato, e non già suggeriti da uno schema mentale, magari suggestivo, come può essere la costruzione astratta ma arbitrario e fuori della vita». 38 L espressione «vis coesiva della molteplicità» è utilizzata da A. VOLPICELLI, I presupposti scientifici dell ordinamento corporativo, in Atti del secondo convegno di studi sindacali e corporativi, tip. del Senato, Roma, 1932, I, p Sull argomento cfr. COSTA, op. cit., p ASCOLI, Il sistema italiano di welfare, cit., p. 28. Cfr. anche F. BONELLI, Il capitalismo italia- no. Linee generali di interpretazione, in Storia d Italia. Annali. I. Dal feudalesimo al Capitalismo, Einaudi, Torino P. GROSSI, Pagina introduttiva a Quaderni fiorentini, 28 (1999), p. 1. Scrive R. FAUCCI, Dall «economia programmatica» corporativa alla programmazione economica: il dibattito fra gli economisti, ibid., p. 9: «Fino al 1943 vi è stata una identificazione sostanziale, nel nostro paese, fra l economia corporativa e la programmazione, o, come allora si diceva, l economia programmatica. Questo non è dipeso solo dal fatto che con lo Stato corporativo il fascismo intendeva porre un forte accento sul controllo e la disciplina della produzione, ma dal fatto che gli osservatori e gli interpreti del tempo ritenevano che specie dopo la Grande crisi del una tendenza all intervento statale nell economia fosse ormai irreversibile in tutte le economie industrializzate, anche al di fuori dell Urss». 41 Sull argomento cfr. G. TURI, Libere professioni e fascismo, F. Angeli, Milano, 1994; AA.VV., I professionisti [cur. M. MALATESTA], Storia d Italia, X, Einaudi, Torino, 1996; F. TACCHI, Gli avvocati italiani dall unità alla Repubblica, Il mulino, Bologna, 2002; A. VARNI, Storia delle professioni in Italia tra Ottocento e Novecento, Il mulino, Bologna, 2002; G. ALPA R. DANOVI, Un progetto di ricerca sulla storia dell avvocatura, Il mulino, Bologna, 2003; M. SORESINA, Professioni e liberi professionisti in Italia dall Unità alla Repubblica, Le Monnier, Firenze, 2003; A. MENICONI, La maschia avvocatura. Istituzioni e professione forense in epoca fascista ( ), Il mulino, Bologna, 2006; S. VINCI, Genuzio Bentini. La deontologia dell avvocato penalista, Cressati, Taran- to, 2007; ID., Una regola per i paglietta. L esercizio della professione forense durante il fascismo, in Annali della Facoltà di Giurisprudenza di Taranto, anno I, n. 2, Cacucci, Bari, 2008, p G. TURI, Fascismo e cultura ieri e oggi, in Il regime fascista (a cura di A. DEL BOCA, M. LE-
11 718 Annali della Facoltà di Giurisprudenza di Taranto Anno IV Come la funzione di mediazione politica degli avvocati dell età liberale 43 si poneva in contrasto strutturale con l autoritarismo del regime fascista, che non poteva tollerare una rappresentanza sia pur tecnica di interessi o di bisogni, che non fosse riconducibile allo Stato-partito 44, così il governo non vedeva di buon occhio l esistenza di società di mutuo soccorso, enti e sindacati che, in quasi totale autonomia, provvedessero alla gestione del sistema previdenziale. Scrive Marzuoli: «Tutto, o quasi, è sottoposto a misure di indirizzo o di controllo dello Stato; si riordinano e si estendono le strutture pubbliche; si sviluppano i modi dell intervento pubblico e si assumono nuovi interessi. L ambito che più di altri ne è investito è il settore economicosociale, ma sono di particolare rilievo anche interessi per l innanzi non sufficientemente curati» 45. In tale ottica si comprende come l attuazione del «nuovo modello di organizzazione sociale» di stampo corporativo 46 che mirava a sopprimere le strutture intermedie tra il cittadino e lo Stato riducendo lo spazio ad ogni espressione di libero associativismo tese a giustificare il prelievo in chiave GNANI e M. G. ROSSI), Laterza, Roma-Bari, 1995, p La professione forense si concretizzò, per un lungo periodo dopo l unità d Italia, come opera di mediazione tra lo stato nuovo e la società. A. MAZZACANE, A jurist for united Italy: the trai- ning and culture of Neapolitan lawyers in the nineteenth century, in Society and the professions in Italy, (a cura di M. MALATESTA), Cambridge University Press, Cambridge, 1995, p. 101 definisce «traditional expertise» la funzione di raccordo tra Stato e società svolta dagli avvocati. L espressione mediazione racchiude in modo efficace l essenza stessa della professione forense in quegli anni. A. GRAMSCI, Quaderni dal carcere (a cura di V. GERRANTANA), Einaudi, Torino, 1975, III, p. 1520, descrive gli avvocati come il trait d union tra le masse contadine e l amministrazione pubblica, statale o locale, al quale competeva «una grande funzione politico sociale, perché la mediazione professionale è difficilmente scindibile da quella politica». Il Parlamento era stato in- fatti il traguardo dell avvocato liberale, il cui presupposto era costituito dalla notorietà conquistata sul campo professionale. Sull argomento cfr. A. MAZZACANE C. VANO, Università e professioni giuridiche in Europa nell età liberale, Jovene, Napoli, 1994; L. MUSELLA, Individui, amici, clienti. Relazioni personali e circuiti politici in Italia meridionale tra Otto e Novecento, Il mulino, Bologna, 1994; ID., Amici, parenti, clienti: i professionisti nelle reti della politica, in I professionisti, cit.; S. MAGAGNOLI, Elites e Municipi. Dirigenze, culture politiche e governo della città nell Emilia del primo 900, Bulzoni, Roma, 1999; S. ADORNO, Professionisti, famiglie e amministrazione in una periferia: Siracusa , in I professionisti, cit., p E. GENTILE, La via italiana al totalitarismo. Il partito e lo Stato nel regime fascista, Carocci, Roma, 2001, p. 165; MENICONI, op. cit., p. 79. Il governo considerava gli avvocati «indomabili avversari», sia per la resistenza effettiva di numerosi esponenti della classe forense, sia perché «unica tribuna, pur limitata da divieti e rappresaglie rimaneva in regime fascista quella delle aule giudiziarie». M. BERLINGUER, La crisi della giustizia nel regime fascista, Migliaresi, Roma, 1944, p C. MARZUOLI, Su alcuni aspetti della dottrina del diritto amministrativo tra fascismo e repubblica: appunti per dei giudizi da rivedere, in Quaderni fiorentini, 28, 1999), t. II, p.789: «Un rapido (incompleto cenno): enti territoriali, IMI, Corte dei Conti, autorizzazione per gli impianti industriali, acque e impinati elettrici, sanità, pubblica sicurezza, istruzione superiore, credito e banche, cose d interesse storico artistico, bellezze naturali, urbanistica». Cfr. G. MELIS, Il diritto amministrativo tra le due guerre, in Materiali per una storia della cultura giuridica, XX, n. 2, 1990, p. 406ss; S. CASSESE, La formazione dello Stato amministrativo, Giuffrè, Milano, 1974, p. 65ss. 46 P. UNGARI, Alfredo Rocco e l ideologia giuridica del fascismo, Morcelliana, Brescia, 1963, p. 10. Questo nuovo modello di organizzazione sociale fu avviato con la legge sindacale n. 563 del 3 aprile 1926 che stabilì l unicità del sindacato riconosciuto (soloquello fascista); contrattazione collettiva coin efficacia erga omnes; istituzione di un nuovo collegio giudicante con competenza sulle controversie collettive di lavoro; diveito, penalemtne perseguito, di sciopero e serrata.
12 S. Vinci Il fascismo e la previdenza sociale 719 impositiva eliminando ogni aspetto di libera adesione e contribuzione all ente al quale era demandato il compito di realizzare la funzione previdenziale e, dall altro, la trasformazione di questo in ente pubblico. 3. Dopo i primi provvedimenti del 1923 con i quali fu stabilito il riordino del Fondo per la disoccupazione involontaria affidato alla CNAS 47, senza però finanziamenti da parte dello Stato, si assistette nel 1926 ad una forte espansione della «mano pubblica» 48 con l avvio del monopolio assicurativo attuato attraverso il riordino della Cassa nazionale infortuni (CNI) 49 e la previsione del divieto per i datori di lavoro di assicurare i propri operai presso istituti o casse consorziate private 50 ; nel 1927 alla istituzione dell assicurazione obbligatoria contro la tubercolosi 51 estesa nel 1929 alle malattie per 47 Il R.D. 30 dicembre 1923 n e il successivo Regolamento approvato con RD 26 agosto 1924 n definì il riordino della CNAS, che rimase pressocchè inalterata per struttura e funzioni. Il decreto escluse dall obbligo assicurativo colono parziari e mezzadri e piccoli affittuari. Il passaggio dall assicurazione facoltativa all obbligatoria aveva reso la CNAS il fulcro di nuove attività previdenziali. Centralizzati i fondi di previdenza del personale addetto ai pubblici servizi di trasporto e assorbiti i fondi previdenziali delle altre categorie (pubblici servizi telefonici, esattorie delle imposte, agenti daziari), la CNAS aveva inoltre assunto la gestione della Cassa invalidi marina mercantile, del Fondo nazionale di disoccupazione trasformato in ramo assicurativo autonomo, e dell assicurazione contro la tubercolosi. CHERUBINI - PIVA, Dalla libertà all obbligo, cit., p Con riferimento all assicurazione per la disoccupazione, il testo del PNF, La politica sociale del fascismo, cit., p. 53 spiegava che essa aveva «per iscopo la concessione d un sussidio giornaliero massimo di L. 3,75 in caso di disoccupazione involontaria per la durata massima di 90 giorni se nei precedenti due anni risultano versati 48 contributi settimanali, e per la durata di 120 giorni se risultano versati nel biennio almeno 72 contributi. È sospeso il sussidio nei periodi di disoccupazione stagionale e durante i periodi di malattia. I contributi settimanali vengono corrisposti dal datore di lavoro, ma per metà sono a carico dell assicurato. [ ] Nel periodo 1922 al 1934 sono stati erogati, per assegni di disoccupazione, un miliardo e 100 milioni di lire». 48 Così B. SORDI, La resistibile ascesa del diritto pubblico dell economia, in Quaderni fiorentini, 28 (1999), p.1042: «Si sta dissolvendo l immagine unitaria di un diritto dell amministrazione saldamente racchiuso in un regime amministrativo di natura rigorosamente pubblica: la mano pubblica si espande rivestendo di forme pubblicistiche organizzazioni e formazioni sociali, dispiegando sulle relazioni sociali ed economiche nuove pretese di funzionalizzazione; ma si espande pure secondo una chiara dimensione prestazionale, coerente con i nuovi compiti redistributivi della statualità, ora addirittura, secondo una dimensione tipicamente economico-poroduttiva [ ] L estensione dei compiti pubblici non avviene più soltanto secondo quella direttrice di progressiva espansione del regime amministrativo, immaginata ancora pochi decenni prima: al monopolio della funzione si affiancano le attività, prive di connotati imperativi e funzionali, svolte in concorrenza con i soggetti privati». 49 La CNI ricevette un nuovo ordinamento con il RDL 16 maggio Il consiglio di amministrazione, da nominarsi con regio decreto, sarebbe stato composto da rappresentanti dei datori di lavoro e dei lavoratori e da due rappresentanti governativi. Il RD 6 luglio 1933 n riconoscerà la Cassa come ente parastatale. 50 RDL 5 dicembre 1926 n Scrive QUARANTA, Per una storia dell unificazione, cit., p. 333: «Da quell anno a dividersi i compiti assicurativi nei riguardi degli infortuni sul lavoro sarebbero restati solamente la Cassa nazionale infortuni ed i sindacati di mutua assicurazione. Questi, nonostante la fortissima pressione del mondo industriale, esemplificata nelle posizioni di Alberto Pirelli, furono qualche anno dopo posti in liquidazione». Cfr. A. FONTANA, Il rischio professionale: aspetti storici e profili di attualità, in AA.VV., , cit., p Decreto legge n del 27 ottobre PNF, La politica sociale del fascismo, cit., p. 55: «Il problema della lotta contro la tubercolosi fu subito avvertito dal Regime fascista in tutta la sua gravità. Sessantamila morti ogni anno e seicentomila ammalati costituivano, al momento dell av-
13 720 Annali della Facoltà di Giurisprudenza di Taranto Anno IV gente di mare; nel 1929 alla previsione dell assicurazione contro gli infortuni anche per le malattie professionali 52. La grande crisi finanziaria, produttiva e commerciale del 1929 e il conseguente calo dei livelli salariali ed il crollo occupazionale inaugurò una nuova stagione di interventismo in ambito economico e sociale 53. In campo previdenziale, l esigenza di convogliare una quota significativa di risorse fiscali verso le misure assistenziali più urgenti e verso i sussidi al gran numero di disoccupati portò a radunare le varie casse previdenziali in un organismo unitario 54 che rispondesse «alla necessità d impedire l esacerbarsi di pericolose forme di concorrenza» 55 : nel 1933 nacque l INFAIL (Istituto nazionale fascista contro gli infortuni sul lavoro) - chiamato a sostituire la CNI (Cassa nazionale infortuni) e i numerosi enti e sindacati autorizzati alla tutela infortuni 56 - a cui sarà demandata, in regime di monopolio, la gestione dell assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali per quasi la totalità dei dipendenti dello Stato 57 : la riforma previde la costituvento del Fascismo, il triste bilancio della tubercolosi in Italia. [ ] L assicurazione contro la tubercolosi, introdotta con decreto-legge del 27 ottobre 1927, ha come sua caratteristica particolare il concentramento della solidarietà operaia e padronale verso questa che è, senza dubbio, la più grave delle malattie sociali, in quanto colpisce di preferenza i più giovani, nelle età produttive e quindi del massimo valore economico, ed in quanto è malattia soprattutto dell infanzia e insidia alle radici la sanità fisica della stirpe. Di fronte alla efficienza delle difese organizzate sul piano assistenziale e su quello assicurativo, la tubercolosi retrocede rapidamente. Nel 1924 i morti per tubercolosi furono, in Italia, oltre : nel 1933 si discende a [ ] L assicurazione obbligatoria contro la tubercolosi ha lo stesso campo di applicazione dell assicurazione per l invalidità e la vecchiaia. Sono ad essa soggetti tutti coloro che lavorano alla dipendenza altrui e che abbiano compiuto il 15 anno di età e non superato il 65. Il numero degli assicurati si aggira intorno ai 6 milioni e mezzo». 52 Il R.D. n. 928 del 13 maggio 1929, entrato in vigore solo il 1 gennaio 1934, estese una prima protezione assicurativa contro le malattie professionali sulle stesse basi giuridiche del TU del Il provvedimento tutelava le intossicazioni da piombo, mercurio, fosforo, solfuro di carbonio, benzolo e la anchilostomiasi con esclusione dell infezione carbonchiosa perché inquadrabile tra gli infortuni sul lavoro. 53 In campo economico fra il 1931 e il 1933 furono creati due istituti atti a fronteggiare al crisi: l Istituto mobiliare italiano (IMI) per il finanziamento dell economia industriale nazionale in un periodo di difficoltà del sistema bancario, e l Istituto per la ricostruzione industriale (IRI), con il compito di affiancare la gestione pubblica a quella privata nelle imprese in crisi. Sull argomento DE BONI, ult. cit., p La Carta del Lavoro con la dichiarazione XXVI aveva affermato che «Lo Stato, mediante gli organi corporativi e le assicurazioni professionali, procurerà di coordinare e di unificare, quanto è più possibile, il sistema e gli istituti della previdenza» con la esplicita previsione, nel paragrafo successivo, del «perfezionamento dell assicurazione infortuni». BOTTAI - TURATI, La Carta del lavoro illustrata e commentata, cit. 55 PNF, La politica sociale del fascismo, cit., p RDL 23 marzo 1933 n L INFAIL assorbì ben 17 sindacati volontari e il loro Consorzio con l acquisizione di oltre contratti assicurativi. Lo statuto dell Infail sarà approvato con decreto 1280 del 28 settembre Ibidem: «In seguito all attribuzione all Istituto del rischio totalitario dell assicurazione infortuni, si è disposta la liquidazione dei Sindacati di mutua assicurazione, costituiti fra industriali, e del loro Consorzio, nonché il trasferimento all Istituto di tutti i contratti esistenti presso gli stessi». 57 Ibidem: «L Istituto Nazionale Fascista contro gli infortuni del lavoro eserciti tutte le assicurazioni degli addetti alle imprese, lavorazioni e costruzioni dell industria, dei trasporti terrestri e del commercio, attualmente soggette all obbligo assicurativo degli articoli 1, 6 e 7 della legge (testo unico) 31 gennaio 1904, ferme restando le eccezioni concernenti gli operai dipendenti dalle aziende
14 S. Vinci Il fascismo e la previdenza sociale 721 zione automatica del rapporto assicurativo, che abbandonava definitivamente il sistema privatistico-contrattuale in favore di quello pubblicistico 58, con prestazioni a carattere indennitario e sanitario a favore del lavoratore 59. Nell obiettivo di «armonicamente coordinare» il sistema previdenziale «nelle leggi, negli istituti, nelle funzioni, nel comune scopo della difesa integrale della salute della razza e dell integrale protezione del lavoro» 60, si assistette nel 1933 alla costituzione dell INFPS (Istituto nazionale fascista della previdenza sociale) che sostituì la Cassa nazionale delle assicurazioni sociali 61 e raccolse sotto di sè la gestione di tutte le assicurazioni obbligatorie. Si legge nel volume del PNF, La politica sociale del fascismo L Istituto Nazionale Fascista della Previdenza sociale [ ] esprime nella sua stessa denominazione l ampiezza del compito ad esso affidato, l unità delle direttive, l economia funzionale. Si riassume, infatti, in esso la gestione di tutta la previdenza sociale, fatta eccezione dell assicurazione malattie, la quale non ha ancora assunto carattere di assicurazione generale obbligatoria e conserva tuttora le caratteristiche di autonome del Ministero delle Comunicazioni». In realtà rimanevano esclusi dalla tutela soltanto gli addetti alla navigazione marittima e alla pesca marittima, per i quali provvedevano le tre Casse marittime di Genova, Napoli e Trieste; i dipendenti delle Aziende autonome del Ministero delle poste e telegrafi, cui il ministero provvedeva in via diretta; i detenuti addetti a lavori direttamente condotti dallo Stato. Con regio decreto n del 17 agosto 1935 fu ribadita l unicità e la differenziazione del modello assicurativo garantito dall INFAIL rispetto alle altre forme di natura previdenziale ed assistenziale. Venne estesa l automaticità della costituzione del rapporto assicurativo e delle prestazioni a tutti i lavoratori, adottato il pagamento degli infortuni più gravi in rendita anziché capitale, nonché migliorate le prestazioni sanitarie. CHERUBINI - PIVA, Dalla libertà all obbligo, cit., p Con tale nuovo sistema il diritto alle prestazioni nasceva automaticamente a seguito del verificarsi dell evento, anche se il datore di lavoro non avesse adempiuto agli obblighi assicurativi. 59 L Istituto è tenuto a provvedere alle cure necessarie per tutta la durata dell inabilità temporanea, e anche dopo la guarigione chirurgica, nella misura in cui occorrano per ripristinare la capacità lavorativa; nonché alla prima fornitura delle protesi da lavoro (cioè non decise per fini estetici) e al loro rinnovo, dopo trascorso il termine di durata stabilito. L azione per conseguire le prestazioni si prescriveva entro un anno dal giorno dell infortunio. Nel caso di inabilità permanente parziale, la rendita era stabilita proporzionalmente al grado dell inabilità, accresciuta di un decimo per la moglie e ciascun figlio in età minore di 15 anni o inabile al lavoro. In caso di inabilità permanente assoluta, la rendita annua corrisponde alla metà del salario annuo e viene riscossa dal giorno successivo a quello in cui cessa l indennità per temporanea. CHERUBINI - PIVA, Dalla libertà all obbligo, cit., p Cfr. L. RIVA SANSEVERINO, La nuova legge italiana per l assicurazione degli infortuni sul lavoro, in Le assicurazioni sociali, 6, 1935, p. 996; O. BELLOCCI, L assistenza medica nell Assicurazione Infortuni, in Trattato di Medicina Sociale, A. Wassermann e C., Milano, 1936, I, p. 836 ss.; D.R. PERETTI - GRIVA, Le cure mediche e chirurgiche che possono essere imposte all infortunato, in Rivista critica di diritto del lavoro, 1937, p. 6; E. FAMBRI, La prevenzione dell infortunio, in Trattato di medicina sociale, Wassermann e C., Milano, 1938, I, p. 969ss; I. GRASSO BIONDI, Problemi di deontologia sociale. L obbligatorietà delle cure nella nuova legge per gli infortuni industriali, in Diritto del lavoro, II, 1938, p PNF, La politica sociale del fascismo, cit., p RDL 27 marzo 1933 n. 371 convertito nella l. 3 gennaio 1934 n La gestione dell INFPS abbracciava le assicurazioni obbligatorie per invalidità e vecchiaia, tubercolosi, disoccupazione involontaria, maternità nonché per la gente di mare e il personale delle aziende esercenti servizi marittimi sovvenzionati e ogni altra assicurazione obbligatoria. Ed ancora fu affidato all Istituto la gestione dei servizi assistenziali, convalescenziari e case di cura, ambulatori antitracomatosi, mutualità scolastica, educazione sociale della previdenza, provvidenze intese a prevenire o attenuare i rischi delle assicurazioni obbligatorie e a intensificare i vantaggi di queste. Lo Statuto dell INFPS fu approvato con RD 1 marzo 1934 n GIORGI, La previdenza del regime, cit., p. 333.
15 722 Annali della Facoltà di Giurisprudenza di Taranto Anno IV mutua di categoria, e dell assicurazione infortuni che, ispirata al concetto di rischio professionale, e come tale a carico esclusivo dei datori di lavoro, ha organi suoi propri di gestione, tuttavia anch essi di diritto pubblico. L assicurazione obbligatoria per l invalidità e la vecchiaia, l assicurazione obbligatoria contro la disoccupazione, l assicurazione obbligatoria contro la tubercolosi, l assicurazione obbligatoria per la maternità, la Cassa nazionale di previdenza per gente di mare, sono le cinque grandi gestioni autonome dell Istituto; ma l autonomia di gestione non impedisce il coordinamento più intimo in tutto ciò che riguarda la pratica esplicazione dei compiti connessi alle singole gestioni 62. Nel 1935 si ebbe la promulgazione di un testo unico sul Perfezionamento e coordinamento legislativo della previdenza sociale 63 che disciplinò il frammentato sistema previdenziale per l invalidità e la vecchiaia, la disoccupazione, la tubercolosi e la maternità 64. Con riferimento al sistema pensionistico, il TU del 1935 ebbe importanza - scrive Oricchio - «soprattutto sul piano dell assetto giuridico-formale, ma non comportò variazioni sostanziali al sistema sorto nel 1919» 65. In particolare la riforma del 35 aveva previsto il finanziamento basato sulla contribuzione paritaria dei lavoratori e dei datori di lavoro, con un modesto intervento dello Stato che corrispondeva 100 lire per ogni pensione liquidata; il regime tecnico-assicurativo della capita- 62 PNF, La politica sociale del fascismo, cit., p. 50: Secondo i dati ivi riportati, per il complesso delle gestioni affidategli, l INFPS ha liquidato, dal 1922 al 1934, pensioni, per un importo annuo pari a 405 milioni di lire, a pagamento delle quali l Istituto ha erogato per oltre un miliardo e 700 milioni di lire. 63 Il RDL 4 ottobre 1935 n sul Perfezionamento e coordinamento legislativo della previdenza sociale (convertito nella l. 6 aprile 1936 n. 1155) creò il testo unico della materia. Scrivono CHERUBINI - PIVA, Dalla libertà all obbligo, cit., p. 369: «L ipotesi e quella di un diritto previdenziale concepito in modo organico e omogeneo contro le precedenti trattazioni (o espressioni) particolari delle singole branche assicurative e la previdenza sociale viene indicata quale alta manifestazione del principio di collaborazione fra i fattori produttivi della nazione, secondo quei moduli tipicamente ed autenticamente fascisti che fanno dell Istituto relativo un ente autarchico corporativo, non solo come sottolinea la relazione ministeriale ente assicuratore ma investito di pieno diritto della missione sociale di organo sociale della previdenza fascista : il che doveva insieme significare una riduzione della sfera di autonomia e un influenza politica sempre più decisiva sulle scelte». Cfr. G. MELIS, L organizzazione della gestione: l Inps nel sistema amministrativo italiano ( ), in Novant anni di previdenza in Italia, cit., p Per l invalidità e la vecchiaia erano previste la pensione (a 65 anni di età con almeno 480 settimane contributive e 10 anni di iscrizione), la cura e prevenzione dell invalidità (invalido si considera l assicurato la cui capacità di guadagno sia ridotta in modo permanente a meno di 1/3 del guadagno normale), un assegno temporaneo mensile in caso di morte dell assicurato; per la disoccupazione un indennità pari a lire 1,25 o 2,50 o 3,75 per un massimo di giorni nell anno solare; per la tubercolosi, la cura mediante ricovero in luoghi opportuni e un indennità temporanea; per maternità un assegno di parto o aborto. I contributi, paritetici, in percentuale sul salario, invocando la responsabilità del datore di lavoro e la nullità dei patti in contrario. Lo Stato concorre a costituire le pensioni per invalidità e vecchiaia con una quota fissa di lire 100 annue. Inoltre si assume metà dell onere relativo al pagamento degli assegni dell assicurato il quale muoia prima di aver liquidato la pensione, nonché le quote di pensione accreditate durante il servizio militare, il rimborso di lire 18 per ciascun parto o aborto, la quota complementare per le assicurazioni facoltative d invalidità e vecchiaia. CHERUBINI - PIVA, Dalla libertà all obbligo, cit., p ORICCHIO, op. cit., p. 34.
16 S. Vinci Il fascismo e la previdenza sociale 723 lizzazione 66 ; la formula del calcolo contributivo in funzione dell ammontare dei contributi versati al singolo 67 ; un età di pensionamento elevata (65 anni per gli uomini e le donne). Alcune modifiche al sistema furono apportate nel , quando fu accolto il principio della reversibilità della pensione ai superstiti, rinviando al 45 l erogazione effettiva della prestazione, e fu abbassata l età del pensionamento a 60 anni per gli uomini e a 55 per le donne, con aggiustamenti nella misura delle prestazioni, adeguate fino al In quest ultimo anno del regime si tentò anche di realizzare l unificazione delle assicurazioni per la malattia, il cui progetto - maturato nel primo dopoguerra - era stato presto accantonato per le prudenze del regime nei confronti delle «gravi, insormontabili forse, difficoltà economiche contro le quali un assicurazione generale per tutte le malattie si sarebbe certamente scontrata» 70. La scelta del governo fu, quindi, quella di mantenere temporaneamente in vita le numerose casse mutue aziendali o professionali a carattere volontaristico 71, stabilendo che «nei contratti collettivi di lavoro - si legge alla dichiarazione XXVIII della Carta del lavoro - sarà decisa, quando sia tecnicamente possibile, la costituzione di casse mutue per ma- 66 Ibidem: «Detto regime nella sua forma pura si basa sull investimento dei contributi riscossi dai lavoratori attivi e sul pagamento delle pensioni con il frutto degli investimenti. Ne segue la necessità di costituire ingenti riserve per la copertura delle prestazioni per tutto il tempo della loro erogazione. In una forma più attenuta le riserve assicurano solo il pagamento di alcune attualità di pensione. Al regime della capitalizzazione si contrapponeva il regime della ripartizione in base al quale le pensioni vengono pagate con i contributi riscossi nel periodo dell erogazione». 67 Ivi, p. 35: «Ad essa si contrappone la formula di calcolo retributivo in funzione, cioè, delle retribuzioni percepite dal lavoratore nell ultimo periodo di attività o anche in periodi più ampi, fino a comprendere tutta la vita assicurativa». 68 Il RDL 14 aprile 1939 n. 636 (convertito in l. 6 luglio 1939 n. 1272) introdusse nuove tabelle contributive e massimali sulla base di 0 classi di retribuzione mensili e 10 classi settimanali; riduzione dei limiti di età ai fini dell obbligo assicurativo e del diritto alla pensione a 60 anni per gli uomini e 55 per le donne; assicurazione per la maternità sostituita con quella per nuzialità e natalità; modifiche nel calcolo delle pensioni con aumento dell importo delle prestazioni; pensioni di reversibilità istituite a favore del coniuge o dei figli dell assicurato o del pensionato deceduto; contributi assicurativi aumentati e differenziazione fra impiegati e operai. Ibidem. 69 Il DL 18 marzo 1943 n. 126 (conv. L. 5 maggio 1943 n. 178) stabilì l aumento delle pensioni nella misura del 25% e i contributi del 50%, addossando l onere per 2/3 a carico del datore di lavoro e per 1/3 del lavoratore, nel sistema immutato della capitalizzazione, mentre le pensioni facoltative furono assimilate alle obbligatorie. 70 CHERUBINI - PIVA, Dalla libertà all obbligo, cit., p : «L obbligo assicurativo, rischioso anche perché destinato a immobilizzare capitali notevoli (derivanti dai contributi paritetici e così destinato a incidere sui salari e i profitti), avrebbe potuto evitarsi, magari ricorrendo a strumenti collaterali quali la clausola di un congruo periodo di malattia retribuita da inserire nei contratti collettivi di lavoro». 71 Ivi, p Le casse mutue, in quanto «organismi di classe e così politicamente nemici» vengono necessariamente compresse o deviate «ad altre istituzioni più corrive». Infatti nel novembre del 1925 viene soppressa la Federazione italiana delle Società di mutuo soccorso, di ispirazione socialista, e i beni sono incamerati a vantaggio delle associazioni sindacali giuridicamente riconosciute in base alla legge 3 aprile 1926 n «Di fatto, a norma dell art. 10, il riconoscimento ufficiale viene attribuito unicamente ai sindacati fascisti, gli unici quindi in grado di stipulare contratti collettivi, validi erga omnes, nei richiesti confronti cioè di tutti i lavoratori della categoria». Secondo P. GRECO, Contratto collettivo di lavoro e casse mutue per malattia, in Diritto del lavoro, 1934, p. 501, nel 1932 si contavano 1875 Casse mutue con iscritti, di cui con il 68% degli iscritti nell Italia settentrionale.
17 724 Annali della Facoltà di Giurisprudenza di Taranto Anno IV lattia, con contributo dei datori di lavoro e prestatori d opera, da amministrarsi da rappresentanti degli uni e degli altri, sotto la vigilanza degli organi corporativi» 72. Al 31 dicembre 1933 risultavano esistenti nel settore dell industria 1978 casse mutue di malattia con iscritti; nell agricoltura sette casse mutue provinciali con iscritti; nel commercio una cassa nazionale con iscritti; nei trasporti terrestri 14 casse regionali con iscritti e 11 casse autonome dei portuali con oltre iscritti e 5 casse dei telefonici con 6000 iscritti 73. La frammentarietà e disorganicità della materia richiedeva ormai un necessario riordino, anche in considerazione del differente ed unitario sistema attuato in materia di pensioni: si arrivò, quindi, nel 1943 alla istituzione dell Ente Mutualità (Istituto per assistenza di malattia ai lavoratori) 74 che, nei propositi della legge 138/1943 avrebbe dovuto condurre alla completa unificazione degli istituti di assistenza malattia, ma che di fatto non riuscì a realizzare tale intento Scopo delle casse mutue malattie era quello di garantire all iscritto, in caso di malattia, l assistenza medica, chirurgica, farmaceutica e ospedaliera; provvedere al loro ricovero in cliniche o case di salute; corrispondere all iscritto un sussidio di malattia, decorrente normalmente dal terzo o dal quarto giorno di degenza per una durata massima determinata (90 o 120 giorni), in misura pari alla metà o ai due terzi del salario percepito dall operaio. 73 Tali cifre risultano riportate in PNF, La politica sociale del fascismo, cit., p. 60: «La mutualità, prefiggendosi, come scopo fondamentale, l assistenza al lavoratore in caso di una sua malattia, risponde ad una funzione sociale della massima importanza e proficuità. Infatti mentre i bisogni del lavoratore aumentano durante la malattia, per la necessità di dover aggiungere alle normali spese quotidiane le spese per assistenza medica e per acquisto di medicinali, manca al lavoratore ogni elementare mezzo per farvi fronte, per il fatto che, richiedendo normalmente la malattia la assenza dal lavoro, gli è impossibile prestare la propria opera e ottenere, in corrispettivo, il salario. La impossibilità di avere tutte le cure necessarie e il bisogno di assentarsi il meno possibile dal lavoro, onde non perdere il salario, provocavano nel lavoratore, prima della sistemazione mutualistica, la tendenza a trascurare il proprio stato morboso, con grave rischio, oltre che per la sua salute, per la integrità fisica della razza; pertanto le norme concernenti la mutualità, costituitasi mediante contratti collettivi del lavoro, non soddisfano solo gli interessi individuali dei singoli, ma anche e principalmente l interesse collettivo della Nazione». 74 La legge 138 del 11 gennaio 1943 definì l Ente come «l organo mediante il quale le organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori assolvono i compiti denunciati dalle dichiarazioni XXVII e XXVIII della Carta del lavoro, per quanto concerne l assistenza dei lavoratori e dei loro familiari in caso di malattie». Il provvedimento stabilì l obbligo di iscrizione per tutti i lavoratori rappresentati dalle associazioni sindacali aderenti alle Confederazioni dei lavoratori dell industria, dell agricoltura, del commercio, del credito e assicurazioni, e altresì dei professionisti e artisti. Senza eccezioni, dovevano quindi fondersi tutte le Casse e tutti gli Enti che svolgevano funzioni di assistenza. CHERUBINI - PIVA, Dalla libertà all obbligo, cit., p Cfr. L. BARASSI, I soggetti del rapporto giuridico assicurativo, in Diritto del lavoro e assicurazioni sociali, II, 1930; P. SERRA, Previdenza fascista nel campo del lavoro. L unificazione dei contributi e l assicurazione obbligatoria per conduttori di aziende, in Gerarchia, 3, 1939; G. LANDI, Unificazione della mutualità sindacale, in Rivista del lavoro, maggio L insuccesso della unificazione fu probabilmente dovuto al fatto che si trattò di una riforma scrive N. BONFATTI, Dalle Mutue di soccorso all Ente Mutualità, in Rivista del lavoro, 7-8, «imbastita in fretta, raffazzonata alla meglio, con sostanziali riferimenti ad organi ai limiti della rovina» alla vigilia di una guerra.
18 S. Vinci Il fascismo e la previdenza sociale La caduta del fascismo e la fine del secondo conflitto modiale misero in crisi il funzionamento degli organi previdenziali italiani allora esistenti. Osserva Flavio Quaranta: «Ingenti riserve delle gestioni assicurative persero in gran parte il loro valore reale, essendo state investite nella quasi totalità, in titoli di Stato. L inflazione, di conseguenze rese irrisorie le prestazioni assicurative e la minaccia di una vasta disoccupazione si profilava all orizzonte» 76. Tale stato di cose necessitava un vasto riordino del sistema previdenziale, in conformità di un piano unitario di sicurezza sociale 77. Nel sull esempio inglese del rapporto Beveridge Social Insurance and Allied Services pubblicato a Londra nel 1942 che delineava il primo progetto organico e coerente di stato sociale in un economia di mercato 78 - con decreto del Capo provvisorio dello Stato fu istituita una commissione, presieduta dall esponente socialdemocratico on.le Ludovico D Aragona 79, con il compito di esaminare le forme di previdenza e assistenza e le assicurazioni sociali al fine di riformare la legislazione allora vigente ispirandosi ai principi di uniformità semplicità e di estensione dei limiti dell assistenza 80. I lavori svolti dalla commissione che recepì l idea di Beveridge per una sicurezza sociale correlata ad un reddito minimo garantito e ad una piena tutela della 76 QUARANTA, Per una storia dell unificazione, cit., p Ibidem: «La proposta dell unificazione previdenziale [ ] serpeggiò ancora nell ambito dei la- vori dei primi congressi delle organizzazioni sindacali e dei patronati dei lavoratori». Il riferimento è al congresso nazionale della CGIL tenutosi a Firenze nel giugno 1947, al convegno nazionale del patronato INCA-CGIL tenutosi a Firenze nel maggio 1947 e al convegno del patronato ACLI svoltosi a Roma nel giungo Il rapporto Beveridge, considerato la pietra miliare del moderno welfare state, fu pubblicato il 1 dicembre 1942 da lord William Beverdige, allora deputato liberale inglese. Il piano mirava ad una notevole diffusione e articolazione del benessere, così da estendere l assistenza, la sanità e la previdenza pubblica all intera popolazione. Il piano Beveridge, peraltro, mostrava aspetti di notevole modernità, poiché si prevedeva il superamento del sistema delle casse mutue e la creazione di sistemi nazionali finanziati prevalentemente con la fiscalità generale. L introduzione in Italia del piano beveridge trovò però forti opposizione da parte dei burocrati degli enti previdenziali ex fascisti che miravano a mantenere i privilegi fossilizzati sulla ramificazione degli enti statali e parastatali disseminati localmente dal passato Regime in funzione di controllo politico e sociale del territorio; dal corporatisvismo paternalista ancora molto attivo nel mondo cattolico e dell oltranzismo liberista di Luigi Einaudi, che bollava il piano beveridge come «uno di quei miti che improvvisamente fanno appello ai sentimenti». Sull argomento cfr. M. L. SERGIO, De Gasperi e la «questione socialista». L anticomunismo democratico e l alternativa riformista, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2004, p. 163s; F.A. CANCILLA, Servizi del welfare. Diritti sociali nella prospettiva dell integrazione europea, Giuffrè, Milano, 2007, p. 19s. 79 Ludovico D Aragona (Carnusco sul Naviglio, 23 maggio 1876 Roma, 17 giugno 1961) deputato dal 1919 al 1924,nel giugno del 1946 fu eletto all Assemblea Costituente. Nel 1947 lasciò il PSI e aderì al PSLI di cui divenne segretario generale negli anni Fu ministro del lavoro e della previdenza sociale nel II governo De Gasperi. Successivamente Ministro delle Poste e delle Comunicazioni tra il dicembre 1947 e il maggio 1948 e Ministro dei Trasporti tra il gennaio 1950 e l aprile E. COSSU, Ludovico D aragona, in Critica sociale, LIII (1961), 13, pp. 323 ss; P. CRAVERI, Sindacato e istituzioni nel dopoguerra, Il mulino, Bologna, 1977; P. NENNI, Tempo di guerra fredda. Diari , SugarCo, Milano, 1981; F.M. BIsCIoNE, voce «D Aragona, Ludovico» in Diz. Biog. It., Treccani, Roma, I lavori della commissione istituita con decreto n. 377 del 22 aprile 1947 terminarono il 29 febbraio 1948 e la relazione conclusiva fu presentata nel marzo dello stesso anno. Sull argomento rinvio a M. SARTI, Fondi pensione. Passato, presente, futuro, F. Angeli, Milano, 2007, p. 18ss.
19 726 Annali della Facoltà di Giurisprudenza di Taranto Anno IV salute, assistenza e previdenza per tutti i cittadini 81 furono compendiati nella relazione conclusiva, dalla cui lettura si evince un nuovo concetto di previdenza sociale che sostituì il termine assicurazioni sociali - che non doveva più essere intesa come l atto, sia pure non spontaneo, del singolo rivolto a costituire attraverso un rapporto individualizzato i presidii per l eventualità di certe occorrenze future, ma come l insieme dei mezzi predisposti dalla società a favore dei cittadini per la loro tutela dalla povertà e per la loro difesa dai più gravi bisogni. Questi mezzi dovranno costituire un tutto armonico, in cui le varie eventualità di danno e di aggravio economico dovranno trovare possibilità di riparazione. Qui sta il primo scopo da raggiungere: ricondurre ad unità lo slegato complesso che oggi costituisce l insieme delle forme di previdenza e di assistenza 82. Quale, quindi, la proposta operativa sviluppata dalla commissione per raggiungere tali obiettivi? In primo luogo tutti i lavoratori dipendenti e indipendenti, senza distinzione di sesso, età, retribuzione e reddito, avrebbero dovuto essere gli aventi diritto alle prestazioni del nuovo sistema previdenziale da realizzare. Le prestazioni in costanza di malattia o disoccupazione avrebbero dovuto essere commisurata alla retribuzione o al reddito del lavoratore, mentre per quanto riguarda la pensione di vecchiaia avrebbe dovuto essere subordinata alla effettiva cessazione di ogni attività lavorativa e al compimento del sessantesimo anno di età per gli uomini e al cinquantacinquesimo anno per le donne, con elevazione di tali limiti per i lavoratori indipendenti 83. Le ambiziose proposte della commissione - che costituirono una significativa svolta rispetto agli «assetti ereditati dall epoca liberale e soprattutto da quella fascista» 84 - non ebbero però seguito probabilmente a causa della mancanza di tempo e di mezzi che avrebbero invece permesso l adozione di soluzioni immediate. Osserva Gianni Silei: «[ ] le disastrose condizioni dell economia nazionale post-bellica, tali da non consentire il finanziamento di un sistema di protezione sociale gestito dallo Stato sul modello di quello 81 La commissione accolse alla lettera il principio inglese della «libertà dal bisogno» sia come obiettivo di politica sociale sia come criterio concreto in base al quale riformare la previdenza. Anche se la commissione fallì nel suo intento di revisionare il sistema previdenziale, indicò la strada della «sicurezza sociale» come libertà dal bisogno che sarà ripresa negli anni successivi fino ad essere recepita dalla legge.30 aprile 1969 n. 153 che porta il titolo «Revisione degli ordinamenti pensionistici e norme in materia di sicurezza sociale». 82 MINISTERO DEL LAVORO E DELLA PREVIDENZA SOCIALE, Relazione della commissione per la riforma della previdenza sociale, II edizione accresciuta dagli Atti della Commissione sanitaria, tip. Inail, Roma 1949, pp Sull argomento cfr. SARTI, op. cit., p. 18s. 83 La Commissione aveva anche previsto un assegno una tantum in caso di morte del lavoratore; l integrazione delle prestazioni base per inabilità temporanee o permanenti e per vecchiaia; l erogazione di una pensione mensile ai superstiti del lavoratore o del pensionato. Ivi, p M. FERRERA, Il welfare state in Italia. Sviluppo e crisi in prospettiva comparata, Il mulino, Bologna, 1984, p. 37.
20 S. Vinci Il fascismo e la previdenza sociale 727 britannico e scandinavo. Il fatto, ad esempio, che l importo delle pensioni di anzianità avrebbe dovuto essere, sulla base delle elaborazioni della Commissione, il 50-60% dell ultima retribuzione un importo talmente elevato da non avere eguali in nessun altro contesto europeo rendeva palesemente inapplicabile le proposte più innovative. [ ] Vi era poi il particolare contesto sociale che caratterizzava l Italia del dopoguerra e che la differenziava proprio dalle realtà nord europee che stavano invece realizzando il welfare state» 85. Fallito il tentativo di una completa revisione dell intero sistema previdenziale che avrebbe esteso l assicurazione contro la malattia indistintamente a tutti i lavoratori e garantito la completa copertura sanitaria tanto ai pensionati quanto ai familiari degli assicurati, la strada percorsa negli anni Cinquanta fu segnata da interventi parziali rivolti a conciliare la conservazione di istituti e discipline ancora ispirati alla solidarietà mutualistica o alla concezione corporativa e gli strumenti ispirati alla nuova concezione della tutela previdenziale di interesse generale 86. Infatti, il Governo De Gasperi in linea, per quanto possibile, con il principio di garanzia dell assistenza sociale quale diritto del cittadino recepito nella neonata Costituzione italiana 87 introdusse alcune misure in materia, quali il riordino della legislazione della disoccupazione nel 1949 (sussidi e creazione degli istituti per il governo del mercato del lavoro come il collocamento); la tutela della maternità nel 1950 (garanzia dl posto di lavoro per le lavoratrici madri e corresponsione di una indennità giornaliera durante il periodo di assenza pari all 80%) e la riforma pensionistica nel 1952 (pensione contributiva più integrazioni calcolate in base all inflazione e al numero di familiari a carico) G. SILEI, Lo stato sociale in Italia, cit., p Scrive GIROTTI, op. cit., p. 271: «Volendo rifarsi agli studi più accreditati, il caso italiano verrebbe incluso in un modello meritocratico occupazionale o conservatore corporativo, incentrato sulla remunerazione della prestazione lavorativa mediante una sostanziale riconferma dei differenziali di status conseguiti nel mercato del lavoro, come riflesso soprattutto nella ineguale distribuzione di forza politica e capacità contrattuale tra le diverse categorie. Ove viceversa si intenda cogliere il dato, non meno peculiare, di un particolarismo politico profondamente radicato anche nelle pratiche assistenziali, in assenza di un autentica autonomia e credibilità professionale delle burocrazie tecniche, occorre insistere sul carattere corporativo-clientelare o sul debole statalismo di istituzioni capaci di emanciparsi dagli interessi più forti (e mobilitati) della società civile». 87 La Costituzione poneva fra i suoi obiettivi la rimozione degli ostacoli che impedioscono il pieno sviluppo di ogni persona, anche di quelle più deboli, promuovendone la personalità e la determinazione dei confini dell intervento dello Stato nella sfera della protezione sociale (come si evince dagli impegni assunti negli artt. 2, 3, 32, 38 Cost.). In particolare la Costituzione creava un inscindibile legame tra le norme dedicate al lavoro (art. 3 c.1) e la norma generale sull assistenza e la previdenza (art. 38). Sull argomento cfr. A. GUALDANI, I servizi sociali tra universalismo e selettività, Giuffrè, Milano, 2007, p. 78 ss. 88 Sull argomento rinvio a FERRERA, op. cit., p Scrive SERGIO, op. cit., p. 164: «La stessa riforma dell edilizia popolare, con il Piano INA-Casa. Del 1949, essendo finanziata tramite contributi obbligatori ed estendendo quindi al settore abitativo l ambito delle assicurazioni sociali, puòà essere fatta rientrare nmel quedro delle prestazioni pubbliche ispirate alla Carta D Aragona e ad una mentalità riformista che guarda con rispetto all Inghilterra di Beveridge. Anche se non si potè allora andare più in là, furono comunque lanciari, contro la cultura più retriva dell epoca, i presupposti di una cittadinanza su base unitaria-nazionale che sarebbe rimasta a fondamento dela coesione identitaria italiana; almeno fino a quando i diritti sociali fossero rimasti intoccabili nel quadro della
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