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Timestamp: 2019-08-21 17:04:51+00:00
Document Index: 60406370

Matched Legal Cases: ['art. 32', 'art. 1', 'art. 32', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 53', 'art. 3', 'art. 24', 'art. 3', 'art. 32', 'art. 1']

No alla presunzione di maggior reddito per i prelievi dei professionisti - Legali.com
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martedì 7 ottobre 2014, di Maurizio Villani
Con unâ€™importantissima sentenza, n. 228 depositata il 06/10/2014, la Corte Costituzionale ha finalmente dichiarato incostituzionale lâ€™applicazione dellâ€™art. 32, comma 1, numero 2), secondo periodo, del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, come modificato dallâ€™art. 1, comma 402, lettera a), numero 1), della Legge 30 dicembre 2004, n. 311, in relazione ai titolari di reddito di lavoro autonomo.
A tale decisone la Corte Ã¨ giunta a seguito dellâ€™ordinanza emessa dalla CTR Lazio n. 27/29/2013, con la quale i giudici tributari rimettevano la questione in merito, appunto, alla legittimitÃ di applicazione di tale normativa anche ai liberi professionisti, e non solo ai titolari di reddito di impresa, dubitando della ragionevolezza della norma.
Come noto, infatti, lâ€™art. 32 cit. al comma 1, numero 2), come modificato dallâ€™art. 1 della Legge n. 311/2004, espressamente prevede â€œI dati ed elementi attinenti ai rapporti ed alle operazioni acquisiti e rilevati rispettivamente a norma del numero 7) e dell’articolo 33, secondo e terzo comma, o acquisiti ai sensi dell’articolo 18 comma 3, lettera b), del decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504, sono posti a base delle rettifiche e degli accertamenti previsti dagli artt. 38, 39, 40 e 41 se il contribuente non dimostra che ne ha tenuto conto per la determinazione del reddito soggetto ad imposta o che non hanno rilevanza allo stesso fine; alle stesse condizioni sono altresÃ¬ posti come ricavi o compensi a base delle stesse rettifiche ed accertamenti, se il contribuente non ne indica il soggetto beneficiario e sempre che non risultino dalle scritture contabili, i prelevamenti o gli importi riscossi nell’ambito dei predetti rapporti od operazioni.â€
Nello specifico, la Corte Costituzionale, dopo aver ricordato che lâ€™art. 1 della Legge n. 311/2004 ha esteso la presunzione che riguardava unicamente gli imprenditori (limitata ai <>) anche allâ€™ambito operativo dei lavoratori autonomi (inserendo anche i <>), ha delineato due gruppi di censure meritevoli di pronuncia:
uno avente ad oggetto lâ€™estensione della inversione dellâ€™onere della prova e della presunzione de qua ai compensi dei lavoratori autonomi;
lâ€™altro avente ad oggetto lâ€™applicazione retroattiva della norma agli anni di imposta precedenti allâ€™entrata in vigore della legge n. 311 del 2004.
Con il primo gruppo di censure il giudice rimettente ha ritenuto sussistente la violazione dellâ€™art. 53 della Costituzione oltre che dellâ€™art. 3 Cost., rilevando che per il reddito da lavoro autonomo non varrebbero le correlazioni logico-presuntive tra costi e ricavi tipiche del reddito dâ€™impresa.
Con il secondo gruppo di censure, invece, il giudice rimettente ha sostenuto che la disposizione impugnata, se applicata agli anni dâ€™imposta in corso o anteriori alla novella legislativa, comporta la violazione dellâ€™art. 24 della Costituzione, in quanto ai contribuenti professionisti viene addossato un onere probatorio imprevedibile ed impossibile da assolvere, nonchÃ© la violazione dellâ€™art. 3, comma 2, della Legge 27 luglio 200, n. 212, per violazione del principio del contradittorio.
A seguito di tali censure, la Corte Costituzionale ha, innanzitutto, chiarito che anche se le figure di imprenditore e lavoratore autonomo sono per molti versi affini, non Ã¨ possibile equipararle per quanto attiene alla presunzione che il prelevamento dal conto bancario corrisponde ad un costo a sua volta produttivo di un ricavo.
CiÃ² perchÃ© lâ€™attivitÃ dei lavoratori autonomi, a differenza degli imprenditori, si caratterizza per la prevalenza del proprio lavoro e la marginalitÃ dellâ€™apparato organizzativo, apparato che, peraltro, per alcune tipologie di lavoratori autonomi, nei quali Ã¨ piÃ¹ accentuata la natura intellettuale, Ã¨ quasi assente.
Ed ancora, la non ragionevolezza della presunzione Ã¨ avvalorata dal fatto che gli eventuali prelevamenti si inseriscono in un sistema di contabilitÃ semplificata - del quale per lo piÃ¹ si avvale la categoria â€“ e, pertanto, da tale assetto contabile deriva la fisiologica promiscuitÃ delle entrate e delle spese professionali e personali.
Infine, lâ€™esigenza di combattere lâ€™evasione fiscale, ritenuta rilevante nel settore, Ã¨ giÃ stata sostenuta dalla normativa sulla tracciabilitÃ dei movimenti finanziari che prevede che dal 1Â° gennaio 2014 vi Ã¨ lâ€™obbligo, anche se non sanzionato, di accettare pagamenti, di importo superiore a trenta euro, effettuati con carte di debito in favore di imprese e professionisti per lâ€™acquisto di prodotti o per la prestazione di servizi.
Alla luce di tali argomentazioni, la Corte ha, quindi, correttamente affermato che <>, con conseguente dichiarazione di illegittimitÃ dellâ€™art. 32 comma 1, numero 2), secondo periodo, del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, come modificato dallâ€™art. 1, comma 402, lettera a), numero 1), della Legge 30 dicembre 2004, n. 311.