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Timestamp: 2019-10-14 14:11:24+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 83', 'art. 41', 'art. 41', 'art. 3', 'art. 17', 'art. 1', 'art. 83', 'art. 7', 'art. 1', 'art. 83', 'art. 1', 'art. 83', 'art. 35']

25 agosto 2001 Sentenza n. 7015 del TAR Lazio, sezione II - Aeranti
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25 agosto 2001 Sentenza n. 7015 del TAR Lazio, sezione II
Sentenza n. 7015 del TAR Lazio, Sezione II
sul ricorso n. 16981 del 2000, proposto da TELECOM ITALIA MOBILE – TIM S.p.a., in persona del legale rappresentante, rappresentato e difeso dagli avv.ti Giuseppe De Vergottini e Mario Sanino, per il presente giudizio elettivamente domiciliato in Roma, viale Parioli n. 180 , presso lo studio Sanino
la Regione Lazio, in persona del Presidente p.t. della Giunta Regionale, rappresentato e difeso dall’avv. Aldo Rivela, per il presente giudizio elettivamente domiciliato in Roma, alla via Marcantonio Colonna, presso l’Avvocatura regionale;
il Ministero dell’Ambiente, in persona del Ministro p.t., rappresentato e difeso dall’Avvocatura Generale dello Stato, presso la quale è elettivamente domiciliato, in Roma, alla via dei Portoghesi n. 12
della deliberazione della Giunta Regionale n. 1138 del 4 aprile 2001, recante la disciplina per l’installazione di SRB per telefonia cellulare;
nonché di ogni altro atto connesso, presupposto e conseguenziale, ivi compresa la delibera della Giunta Regionale recante modifica ed integrazione alla D.G.R. 1138/00, nonché, per quanto di ragione, del D.M. 381/98, artt. 4 comma III e 5 comma I
Visti gli atti di costituzione in giudizio delle Amministrazioni resistenti, nonché, in qualità di interventore ad adiuvandum, della ERICSSON Telecomunicazioni S.p.A., in persona del legale rappresentante, rappresentato e difeso dagli avv.ti Franco Alesi e Gennaro Contardi, presso lo studio del primo elettivamente domiciliato in Roma, Piazza Ponte Lungo n. 11;
Relatore alla pubblica udienza del 27 giugno 2001 il dr. Roberto POLITI; uditi altresì l’avv. Sanino per la parte ricorrente, l’avv. Caprio, in sostituzione dell’avv. Rivela, per l’Amministrazione regionale resistente, l’avv. dello Stato Cesaroni per il Ministero dell’Ambiente e l’avv. Contardi per il predetto interventore ad adiuvandum.
Rileva preliminarmente parte ricorrente – concessionaria per l’installazione e l’esercizio di impianti di telecomunicazioni per l’espletamento del servizio pubblico radiomobile di comunicazione con il sistema GSM – che dal contenuto delle avversate determinazioni regionali non è dato evincere, con inoppugnabile concludenza, la materia che l’Autorità ha inteso disciplinare; tuttavia manifestandosi l’intendimento di sottoporre al sindacato giurisdizionale i deliberati di che trattasi, laddove suscettibili di essere interpretati ed applicati anche con riferimento agli impianti dalla ricorrente stessa gestiti.
I relativi profili di censura possono così riassumersi:
1) Violazione e falsa applicazione dell’art. 1, IV comma, lett. c), della l. 59/97 e dell’art. 83, I comma, del D.Lgs. 112/98. Violazione e falsa applicazione del D.I. 391/98. Violazione del principio di uniformità della tutela. Eccesso di potere in tutte le sue figure sintomatiche ed in particolare per difetto di motivazione e di istruttoria, falsità della causa, difetto dei presupposti, sviamento, illogicità manifesta e disparità di trattamento. Incompetenza.
Nell’osservare come la materia dell’inquinamento elettromagnetico rientrerebbe nelle competenze statali, assume la Società ricorrente che la resistente Amministrazione regionale non avrebbe alcuna attribuzione.
2) Violazione e falsa applicazione della legge 10/77, del R.D. 1265/34, nonché della l.r. 56/89. Violazione del principio di buona amministrazione per genericità dell’azione amministrativa. violazione del principio di non aggravamento del procedimento. Carenza di motivazione. Eccesso di potere per erroneità dei presupposti ed illogicità. Pretestuosità.
Assume poi parte ricorrente l’illegittimità della disposizione con la quale tutti i nuovi impianti di telefonia sono stati assoggettati ad obbligo di rilascio di concessione edilizia; in proposito assumendosi come questi debbano, al contrario, ritenersi soggetti alle vigenti procedure di carattere edilizio ed urbanistico, in ragione delle specifiche caratteristiche di ogni intervento.
Inconferente si dimostrerebbe anche il richiamo alla disposizione di cui all’arte. 220 del Testo Unico sulle leggi sanitarie, di cui al R.D. 1265 del 1934.
4) Violazione della l. 31 luglio 1997 n. 249 e del D.M. 24 ottobre 1997 e della l. 59/97. Violazione dei principi in materia di procedimenti di secondo grado e del diritto di iniziativa economica (art. 41 Cost.). Eccesso di potere in tutte le sue figure sintomatiche, ed in particolare per irragionevolezza, difetto dei presupposti e di motivazione, falsità della causa, carenza di istruttoria. Incompetenza.
5) Violazione e falsa applicazione della l. 1150/42, della l. 47/85, della l. 10/77, della l. 241/90, della l. 457/78, del D.M. 1444/68 e degli artt. 873-899 c.c. Eccesso di potere in tutte le sue figure sintomatiche ed in particolare per difetto assoluto di motivazione e di istruttoria, falsità della causa, confusione e perplessità dell’azione amministrativa, difetto dei presupposti, illogicità ed ingiustizia manifesta. Violazione dell’art. 41 della Costituzione.
La resistente Amministrazione avrebbe omesso di indicare, all’atto dell’adozione dell’avversata determinazione, le norme a che avrebbero permesso di agire nei confronti della ricorrente; assumendosi che siffatta determinazione – nel dare atto dell’assenza di alcuna norma che nel territorio regionale precluda l’inedificabilità assoluta di manufatti quali le SRB, ovvero subordini i procedimenti di rilascio del relativo titolo autorizzatorio alla preventiva acquisizione di pareri e/o nulla osta sanitari – comprima anche il diritto di libertà nell’iniziativa imprenditoriale, postulato dalla norma costituzionale indicata in epigrafe.
6) Violazione e falsa applicazione della l. 142 del 1990
Ferma restando la già affermata competenza esclusiva dello Stato, sostiene parte ricorrente, in ogni caso, la carenza di legittimazione in capo alla Giunta Regionale a deliberare nella materia in esame.
Contesta parte ricorrente la disciplina dettata dall’avversata deliberazione quanto all’obbligo di rilascio del nulla osta sanitario da parte della ASL territorialmente competente con riferimento agli impianti esistenti.
Si eccepisce poi l’irrazionalità del termine di 60 giorni previsto per il conseguimento del nulla osta di che trattasi, comunque illegittimo in quanto non disciplinato da alcuna disposizione.
8) Violazione dell’art. 3, I comma, della legge 241 del 1990. Violazione e falsa applicazione della l.r. 56/89. Eccesso di potere in tutte le sue figure sintomatiche, ed in particolare per indeterminatezza dei contenuti della delibera. Violazione del principio di ragionevolezza.
La l.r. 56/89 – alla quale l’avversata deliberazione regionale rinvia – non trova applicazione per quanto concerne le antenne per telefonia radiomobile, bensì solo per quelle riguardanti gli impianti radiotelevisivi.
Assume poi parte ricorrente l’illegittimità del (pure) impugnato Decreto Ministeriale 381 del 1998 (limitatamente agli artt. 4, III comma e 5, I comma) in ragione delle sensure di seguito riportate:
9) Violazione dell’art. 17, III comma, della l. 23 agosto 1988 n. 4000. Incompetenza assoluta.
Nell’osservare come l’epigrafata normativa consenta l’adottabilità di decreti a mezzo di regolamenti ministeriali a condizione che il regolamento rientri nella competenza del Ministro e che la legge gli conferisca espressamente siffatto potere, rileva parte ricorrente che la l. 249 del 1997 assegnerebbe al Ministro dell’Ambiente il solo potere di fissare i tetti di radiofrequenza compatibili con la salute umana.
10) Violazione dell’art. 1, IV comma, lett. c), della l. 59/97 e dell’art. 83, I comma, del D.Lgs. 112/98. Violazione dei principi costituzionali di uniformità della tutela della salute e di unitarietà dell’interesse ambientale.
L’assegnazione alle Regioni ed alle Province di autonomi poteri di intervento intesi a disciplinare porzioni di materie che la vigente legislazione riserva allo Stato confliggerebbe con gli epigrafati principi, nonché con le pure rammentate indicazioni legislative, con riferimento alla violazione delle prerogative in subiecta materia tuttora esercitabili esclusivamente ad opera dell’Autorità statale.
11) Violazione dei principi che nel Titolo III del D.Lgs. 112/98 regolano la ripartizione di competenze fra Stato e Regioni in materia ambientale. Illogicità e perplessità dell’azione amministrativa.
Rileva parte ricorrente come, alla stregua dell’indicata fonte normativa, rimangano riservate allo Stato le funzioni che si riferiscono alla identificazione dei criteri generali per il monitoraggio ed il controllo dell’ambiente e del territorio, nonché quelle relative alla determinazione di standards tecnici uniformi da applicarsi sull’intero territorio nazionale.
Il trasferimento dei compiti di che trattasi alle Regioni ed alle Province autonome, di per sé illegittimo, si dimostrerebbe ulteriormente viziato in ragione della mancata predisposizione di criteri uniformi da seguirsi in sede applicativa.
12) Violazione del principio di uniformità della disciplina di principio nel settore dell’inquinamento da onde elettromagnetiche. Contraddittorietà con l’indirizzo legislativo in materia di protezione. Violazione del principio di ragionevolezza.
L’intero quadro normativa nel tempo formatosi in materia avrebbe costantemente affermato l’esigenza della uniformità della disciplina del settore; principio che parte ricorrente lamenta non essere stato osservato ad opera delle censurate disposizioni dell’impugnato Decreto Ministeriale.
Con motivi aggiunti alle controparti notificati il 26 – 27 aprile 2001, la S.p.A. T.I.M. ha sollecitato l’ulteriore annullamento del regolamento approvato dalla Giunta Regionale con deliberazione n. 2207 del 3 ottobre 2000.
I profili di censura con siffatto mezzo di tutela proposti all’attenzione dell’adito Giudice amministrativo possono così riassumersi:
13) Violazione dell’art. 7 della legge 241 del 1990. Violazione e falsa applicazione degli artt. 3, 7, 8 e 10 della l. 7 agosto 1990 n. 241. Eccesso di potere in tutte le sue figure sintomatiche, in particolare difetto di motivazione, contraddittorietà e difetto di istruttoria.
14) Violazione assoluta della legge 22 febbraio 2001 n. 36 e del D.I. 381 del 1998. Eccesso di potere in tutte le sue figure sintomatiche, ed in particolare per difetto di motivazione e di istruttoria, perplessità e confusione dell’azione amministrativa difetto assoluto dei presupposti.
Il regolamento regionale, pubblicato tre giorni dopo la legge quadro 36 del 2001, non contiene alcun accenno alla disciplina introdotta da quest’ultimo corpo normativo.
Sarebbero inoltre vigenti due diverse discipline nell’ambito della medesima Regione, atteso che all’adozione del testo regolamentare di cui alla deliberazione 2207 del 2000 non ha fatto seguito l’abrogazione della precedente delibera 1138 del 2000.
Assume poi parte ricorrente che il regolamento ora avversato, lungi dall’applicare il contenuto della citata legge 36 del 2001, ne avrebbe con più disposizioni operato una palese violazione (ad esempio, quanto agli “obiettivi di qualità”, all’adottabilità di un “piano di risanamento degli impianti”, alle modalità di verifica del livello di esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici).
15) Violazione e falsa applicazione dell’art. 1, IV comma, lett. c), della l. 59/97 e dell’art. 83, I comma, del D.Lgs. 112/98. Violazione e falsa applicazione del D.I. 391/98. Violazione del principio di uniformità della tutela. Eccesso di potere in tutte le sue figure sintomatiche ed in particolare per difetto di motivazione e di istruttoria, falsità della causa, difetto dei presupposti, sviamento, illogicità manifesta e disparità di trattamento. Incompetenza.
16) Violazione e falsa applicazione, sotto altro profilo, della legge 22 febbraio 2001 n. 36, dell’art. 1, IV comma, lett. c), della l.59/97 e dell’art. 83, I comma, del D.Lgs. 112/98. Violazione del principio di uniformità della tutela. Eccesso di potere in tutte le sue figure sintomatiche, ed in particolare per illogicità e ingiustizia manifesta.
La Regione Lazio si sarebbe arrogata il potere – riservato allo Stato dalla l. 36 del 2001 e dal D.Lgs. 112 del 1998 – di dettare norme in materia di adeguamento e realizzazione degli impianti, nonché di determinazione dei limiti massimi di esposizione alle emissioni.
Conclude parte ricorrente per l’accoglimento del proposto gravame, insistendo per l’annullamento delle determinazioni regionali con esso avversate; nonché – ai sensi dell’art. 35 del D.Lgs. 31 marzo 1998 n. 80 – per il riconoscimento del pregiudizio asseritamente sofferto a seguito dell’esecuzione dell’atto impugnato, con riveniente accertamento del danno e condanna dell’Amministrazione intimata alla liquidazione della somma a tale titolo spettante.
La resistente Amministrazione regionale ed il Ministero dell’Ambiente, costituitisi in giudizio, hanno eccepito l’infondatezza delle esposte doglianze, invocando la reiezione dell’impugnativa.
Si è inoltre costituita in giudizio, in qualità di interventore ad adiuvandum, la S.p.A. ERICSSON Telecomunicazioni, sostenendo le ragioni di censura esposte dalla parte ricorrente ed invocando, conseguentemente, l’accoglimento del presente gravame.
1. Si dimostra fondata – con attitudine, invero, assorbente rispetto ai rimanenti profili di doglianza dalla parte ricorrente dedotti – la censura con la quale viene contestata la competenza dell’Autorità regionale ai fini della disciplina della materia di installazione e mantenimento di impianti radio base per telefonia cellulare, segnatamente sotto i profili della tutela ambientale e della salute pubblica.
rientra nella competenza delle Regioni, “nel rispetto dei limiti di esposizione, dei valori di attenzione e degli obiettivi di qualità, nonché dei criteri e delle modalità fissati dallo Stato … l’esercizio delle funzioni relative all’individuazione dei siti di trasmissione e degli impianti per telefonia mobile, ai sensi della legge 31 luglio 1997 n. 249 e nel rispetto del decreto di cui all’articolo 4, comma 2, lettera a), e dei principi stabiliti dal regolamento di cui all’articolo 5″ (I comma, lett. a);
e, secondariamente, nel conferimento alle Regioni – con il vincolo del rispetto dei limiti di esposizione, dei valori di attenzione e degli obiettivi di qualità, nonché dei criteri e delle modalità fissati dallo Stato – dell’esercizio delle funzioni relative all’individuazione dei siti di trasmissione e degli impianti per telefonia mobile (mentre ai Comuni rimangono demandati compiti aventi rilievo attuativo, esecutivo, di controllo e di vigilanza; dal novero dei quali la pertinente disciplina appare aver sempre ribadito la non sussumibilità di attribuzione aventi autonoma valenza decisionale e, conseguentemente, attitudine potenzialmente derogatoria rispetto alla normativa fissata a livello statale).
Va osservato come l’Autorità regionale, nel disciplinare la materia delle emissioni elettromagnetiche, abbia esercitato attribuzioni che il quadro normativo vigente al momento dell’adozione dell’atto (e, come si è avuto modo di constatare, anche il successivo referente rappresentato dalla sopravvenuta legge 36 del 2001) riservava ad organi statali; per l’effetto non potendo non darsi atto della carenza di potestas decidendi in capo alla resistente Amministrazione regionale.
La fissazione di limiti di emissione, ovvero, ancora, l’individuazione di una distanza minima delle stazioni radio base (SRB) da particolari tipologie di insediamenti abitativi, in quanto essenzialmente preordinata a garantire la tutela della pubblica salute da ipotizzabili fonti di inquinamento (o, comunque, di pregiudizio) non costituisce, infatti, attribuzione che l’Amministrazione regionale possa autonomamente esercitare se non all’interno del quadro di riferimento statale di cui sopra, del quale va ribadita la vincolatività quanto al rispetto dei limiti di esposizione, dei valori di attenzione e degli obiettivi di qualità ivi disciplinati; siffatta considerazione ricevendo ulteriore conferma laddove le prescrizioni dettate in sede locale si pongano in contrasto con le indicazioni rivenienti da fonte normativa superiore.
L’individuazione di limiti, parametri e/o requisiti “diversi” da quelli rinvenibili nella normativa di promanazione statale non può, dunque, essere considerata legittima: all’Amministrazione regionale residuando – per quanto concerne la presente controversia (relativa ad atti adottati anteriormente all’entrata in vigore della legge 36 del 2001) – l’esercizio di compiti di vigilanza e/o di attuazione (ai quali, alla stregua della sopravvenienza normativa da ultimo citata, anche l’esercizio delle funzioni relative all’individuazione dei siti di trasmissione e degli impianti per telefonia mobile), i quali, con ogni evidenza, non involgono la titolarità di un’autonoma funzione decisoria.
L’unitarietà della tutela del bene-salute giustifica infatti, giusta quanto precedentemente osservato, la persistenza di una concentrata attribuzione statale in subiecta materia; venendo, altrimenti, in considerazione una variegata disciplina che, lungi dall’armonizzare su tutto il territorio nazionale i parametri fondamentali di tutela dei cittadini, verrebbe ad atteggiarsi con carattere di intuibile disarmonia, in evidente contrasto con i postulati costituzionali – che il Collegio intende in questa sede ribadire quali fondamentali referenti ermeneutici – di cui agli artt. 3 e 32 della Costituzione.
Se pure deve darsi atto dell’apprezzabile intento perseguito dalla singola Amministrazione regionale al fine di pervenire ad una migliore tutela del bene-salute dei cittadini residenti sul suo territorio, non può tuttavia il Collegio omettere di valutare – ai fini dell’apprezzamento della ratio insita nell’unitarietà della disciplina di che trattasi – la potenzialità pregiudizievole intrinseca all’eventuale ammissibilità di un generalizzato potere derogatorio in capo alle singole Regioni, fuori dalle previsioni (in precedenza diffusamente illustrate) dettate dalla normativa statale di riferimento.
Ad un siffatto “decentramento” decisionale – e non già meramente esecutivo e di vigilanza, come invece postulato dalla normativa applicabile – inevitabilmente finirebbe per accedere un complessivo quadro di disciplina (degli insediamenti degli impianti; dei limiti di emissione; dei parametri di tollerabilità; degli obiettivi di qualità) che, in quanto intuibilmente eterogeneo, di fatto introdurrebbe una differenziata tutela della salute dei cittadini in ragione dell’insediamento di essi su un (particolare) territorio regionale, il luogo che all’interno di un altro; ulteriormente, potendo dar luogo a fenomeni di concentrazione degli insediamenti di impianti in ambiti territoriali nei quali l’Autorità regionale abbia individuato – e conseguentemente posto – parametri e limiti meno rigidi, con riveniente incremento dell’esposizione della popolazione ivi residente ad un’accresciuta irradiazione elettromagnetica.