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Timestamp: 2019-12-15 19:36:37+00:00
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La sostituzione di due componenti del collegio giudicante - Renato D'Isa
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La sostituzione di due componenti del collegio giudicante
Corte di Cassazione, sezione sesta (terza) civile, Ordinanza 10 luglio 2019, n. 18574.
Ordinanza 10 luglio 2019, n. 18574
La sostituzione di due componenti del collegio giudicante (nella specie, della corte d’appello) nel corso dell’udienza di precisazione delle conclusioni non determina la nullità della sentenza se, benché successiva alla formale enunciazione delle conclusioni stesse, sia anteriore al trattenimento della causa in decisione e si situi nell’ambito di un contesto d’udienza unitario, nel quale le parti abbiano ancora la facoltà e l’onere di presenziare e far constare a verbale eventuali osservazioni o contestazioni, salvo che non venga dedotta e provata una specifica lesione del diritto di difesa in dipendenza di tale scansione. (Nella specie, la S.C. ha escluso la nullità della sentenza di secondo grado emessa da un collegio che era subentrato al precedente, in virtù di specifico provvedimento di sostituzione risultante dal verbale di udienza, dopo che le parti avevano precisato le conclusioni ma prima che la causa venisse trattenuta in decisione).
sul ricorso iscritto al n. 20884/2017 R.G. proposto da:
avverso la sentenza n. 855/2017 della CORTE D’APPELLO di
CATANZARO, depositata il 09/05/2017;
del 07/03/2019 dal Consigliere Dott. DE STEFANO Franco;
(OMISSIS) chiede, affidandosi ad un ricorso articolato su
due motivi notificato tra il di 01 ed il 07/09/2017, la cassazione della sentenza n. 855 del 09/05/2017 della Corte di appello di Catanzaro, di accoglimento dell’appello di (OMISSIS) contro la propria condanna al risarcimento del danno dalla diffamazione dal primo ascrittagli come compiuta in un esposto al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Crotone in data 11/11/2011;
non espleta attivita’ difensiva l’intimato;
e’ formulata proposta di definizione in camera di consiglio ai sensi dell’articolo 380-bis c.p.c., comma 1, come modificato dal Decreto Legge 31 agosto 2016, n. 168, articolo 1-bis, comma 1, lettera e), conv. con modif. dalla L. 25 ottobre 2016, n. 197;
non sono depositate memorie ai sensi dell’articolo 380-bis c.p.c., comma 2, u.p., del medesimo.
il ricorrente si duole: col primo motivo, di “nullita’ della sentenza impugnata per violazione degli articoli 158, 161, 275 e 276 c.p.c. in relazione all’articolo 360 c.p.c., n. 4 “, per l’insanabile divergenza tra la composizione del Collegio che aveva trattenuto la causa in decisione e quello che la ha decisa, secondo le risultanze rispettivamente – del verbale di udienza e della stessa sentenza; col secondo motivo, di “omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che era stato oggetto di discussione tra le parti in relazione all’articolo 360 c.p.c., n. 5, nonche’ violazione e falsa applicazione dell’articolo 51 c.p. (esimente del “diritto di critica”) in relazione all’articolo 360 c.p.c., n. 3″, con particolare riguardo alla falsita’ delle affermazioni contenute nell’esposto diffamatorio (prima fra tutte quella sulla perorazione della propria nomina da parte dell’avv. Pirruccio) ed alla non configurabilita’ dell’esimente del diritto di critica dinanzi a tali falsita’;
il Collegio non condivide la proposta del relatore, formulata in termini di manifesta fondatezza del primo motivo;
e’ ben vero che questa Corte ha piu’ volte affermato (v., tra le altre, Cass. 06/12/2016, n. 24951) che, in grado di appello, in base alla disciplina di cui al novellato articolo 352 c.p.c., il collegio che delibera la decisione deve essere composto dagli stessi giudici dinanzi ai quali e’ stata compiuta l’ultima attivita’ processuale (cioe’ la discussione o la precisazione delle conclusioni), conseguendo la nullita’ della sentenza al mutamento della composizione del collegio medesimo (e salvo che la divergenza consistente nell’indicazione, nell’intestazione della sentenza, di un magistrato diverso da quello indicato nel verbale dell’udienza collegiale dipenda da un errore materiale, allora emendabile con la procedura di correzione di cui agli articoli 287 e 288 c.p.c.: infatti, pur non avendo efficacia probatoria a se’ stante l’intestazione e possedendo pubblica fede invece il verbale di udienza, in ogni caso l’assenza da questa del magistrato che sottoscrive quale estensore la sentenza e’ sicuro indice della non corrispondenza del Collegio decidente con quello che ha assunto la causa in decisione e, pertanto, causa di nullita’ della sentenza stessa);
ed e’ altrettanto vero che, nella specie, la composizione del Collegio a cui e’ originariamente intestato il verbale dell’udienza di precisazione delle conclusioni e quella del Collegio che ha in concreto deciso l’appello risultano differenti: nel primo risultando presidente la Dott.ssa (OMISSIS) e giudici a latere le Dott.sse (OMISSIS) e (OMISSIS) e nel secondo risultando presidente la Dott.ssa (OMISSIS) e giudici a latere il Dott. (OMISSIS) e, quale giudice ausiliario e relatore, la Dott.ssa (OMISSIS);
e tuttavia la meticolosa disamina degli atti di causa ed in particolare del verbale dell’udienza di precisazione delle conclusioni, possibile per la natura del vizio denunciato ed adeguatamente descritto nel ricorso, consente di rilevare che la trattazione in udienza era iniziata si’ da parte del Collegio composto dalla presidente Dott.ssa (OMISSIS) e dai giudici a latere Dott.sse (OMISSIS) e (OMISSIS), ma altresi’ che, sicuramente prima di adottare il provvedimento conclusivo di assegnazione della causa in decisione (si vedano le righe ultima e penultima prima della penultima intestazione “Il Collegio” nel relativo foglio del verbale: le quali precedono l’assegnazione della causa in decisione, verbalizzata alla quart’ultima riga prima dell’ultima intestazione “Il Collegio”), quella stessa Corte, con separato provvedimento a firma del presidente del Collegio, aveva previamente modificato la composizione di questo, nominando presidente la Dott.ssa (OMISSIS), relatore la Dott.ssa (OMISSIS) e giudice a latere il Dott. (OMISSIS);
orbene, pur dovendosi in effetti intendere il provvedimento di sostituzione (nella specie, di due componenti del Collegio su tre) come logicamente premesso alla formale precisazione delle conclusioni onde consentire agli effettivi componenti del Collegio chiamato a decidere di acquisire contezza delle attivita’ defensionali svolte fino all’ultima udienza, l’unitarieta’ del contesto di udienza in cui i fatti si sono, nella specie, svolti consente di riferire utilmente ogni attivita’ espletata anche prima del trattenimento della causa in decisione appunto al Collegio come designato per la medesima; e solo sarebbe stata preclusa la modifica della composizione del Collegio giudicante a verbale conclusivamente e definitivamente chiuso – e quindi al di fuori del contraddittorio tra le parti appunto sul mutamento dell’Organo giudicante – ed a causa quindi assegnata o trattenuta a sentenza;
infatti, la sostituzione e’ avvenuta allorche’ era ancora in pieno corso lo svolgimento dell’udienza stessa e pienamente operante l’onere delle parti di essere presenti e fare constare ogni loro contestazione od osservazione, anche sul reso provvedimento di sostituzione, nello stesso verbale di udienza: con la conseguenza che, nella specie, ogni eventuale irritualita’ derivante dalla invertita scansione della sequenza procedimentale resterebbe sanata per l’evidente raggiungimento dello scopo di quei provvedimenti;
la pubblica fede che assiste quel verbale impone di concludere nel senso che il Collegio, subito prima dell’introito della causa in decisione ed in unitario contesto con la precisazione delle conclusioni, fosse allora ritualmente composto appunto dalla detta presidente e dai due giudici a latere da ultimo designati: e, cosi’, con ogni evidenza in composizione corrispondente a quella dell’intestazione della sentenza ed a quella del Collegio che questa ha deliberato, con conseguente esclusione della fondatezza della doglianza qui svolta;
ne’ rileva – se non altro, di per se’ sola – la circostanza che le conclusioni fossero state gia’ precisate prima di tale sostituzione, non avendo l’odierno ricorrente allegato (ne’ tanto meno provato) specifiche lesioni del suo diritto di difesa in dipendenza di tale invertita scansione, neppure certo preclusa dall’omessa menzione nell’intestazione del verbale di udienza della presenza dei consiglieri poi designati, atteso che per notoria prassi l’intestazione di quello e’ riferita al presidente, al consigliere piu’ anziano e ad altro, generalmente – ma non certo necessariamente – il relatore;
infatti, la denuncia di vizi fondati sulla pretesa violazione di norme processuali non tutela l’interesse all’astratta regolarita’ dell’attivita’ giudiziaria, ma garantisce solo l’eliminazione del pregiudizio subito dal diritto di difesa della parte in conseguenza della denunciata violazione: sicche’ e’ inammissibile l’impugnazione con cui si lamenti un mero vizio del processo, senza prospettare anche le ragioni per le quali l’erronea applicazione della regola processuale abbia comportato, per la parte, una lesione del diritto di difesa o altro pregiudizio per la decisione di merito (Cass. 18/12/2015, n. 26831); o, in altri termini, in virtu’ del generale principio di diritto processuale, elaborato da questa Corte (Cass. 22/02/2016, n. 3432; Cass. 24/09/2015, n. 18394; Cass.16/12/2014, n. 26450; Cass. 13/05/2014, n. 10327; Cass.22/04/2013, n. 9722; Cass. 19/02/2013, n. 4020; Cass. 14/11/2012, n. 19992; Cass. 23/07/2012, n. 12804; Cass. 09/03/2012, n. 3712; Cass. 12/09/2011, n. 18635; Cass. Sez. U. 19/07/2011, n. 15763; Cass. 21/02/2008, n. 4435; Cass. 13/07/2007, n. 15678), per il quale nessuno ha diritto al rispetto delle regole del processo in quanto tali, ma solo se, appunto in dipendenza della loro violazione, ha subito un concreto pregiudizio;
il motivo e’ quindi infondato, alla stregua del seguente principio di diritto: “nel corso dell’udienza di precisazione delle conclusioni dinanzi a giudice collegiale (nella specie, corte d’appello), la sostituzione di due componenti del Collegio e’ rituale anche se avvenga dopo la formale enunciazione delle parti delle conclusioni stesse, purche’ prima del trattenimento della causa in decisione e si tratti del medesimo contesto di udienza in cui le parti ancora avevano facolta’ ed onere di presenziare e fare constare a verbale osservazioni o contestazioni, ove quelle non deducano e provino una specifica lesione del loro diritto di difesa in dipendenza di tale scansione”;
all’infondatezza del primo si accompagna l’inammissibilita’ del secondo motivo: a prescindere dalla non configurabilita’ di un fatto il cui omesso esame fondi la censura ai sensi del nuovo testo dell’articolo 360 c.p.c., n. 5 – come nella specie – quello non si esaurisca un fatto storico o materiale ancorche’ secondario (Cass. Sez. U. 8053 e 8054 del 2014), e’ evidente che con la censura si tende a conseguire una rimeditazione degli apprezzamenti di fatto ed in concreto compiuti dalla corte territoriale anche quanto alla dedotta falsita’ di alcune delle circostanze di fatto;
ma tali apprezzamenti delle espressioni addotte come lesive dell’altrui reputazione, la valutazione dell’esistenza o meno dell’esimente dell’esercizio del diritto di critica costituiscono oggetto di accertamenti di fatto, riservati al giudice di merito ed insindacabili in sede di legittimita’ se sorretti da argomentata motivazione (giurisprudenza costante; da ultimo: Cass. ord. 14/03/2018, n. 6133; Cass. ord. 23/03/2018, n. 7242);
il ricorso, infondato il primo motivo ed inammissibile il secondo, va pertanto rigettato, ma non vi e’ luogo a provvedere sulle spese del giudizio di legittimita’, non avendovi svolto attivita’ difensiva l’intimato;
va dato infine atto – mancando ogni discrezionalita’ al riguardo (tra le prime: Cass. 14/03/2014, n. 5955; tra molte altre: Cass. Sez. U. 27/11/2015, n. 24245) – della sussistenza dei presupposti per l’applicazione del Decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, articolo 13, comma 1-quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, articolo 1, comma 17, in tema di contributo unificato per i gradi o i giudizi di impugnazione e per il caso di reiezione integrale, in rito o nel merito.
Ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica n. 115 del 2002, articolo 13, comma 1-quater, inserito dall’articolo 1, comma 17 della L. n. 228 del 2012, da’ atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso articolo 13, comma 1-bis.
Procedimento disciplinare e comunicazione degli addebiti
renatodisa - 19 Settembre 2019