Source: https://www.tassinarisestini.it/category/diritto-di-famiglia/
Timestamp: 2020-08-09 19:50:18+00:00
Document Index: 135031397

Matched Legal Cases: ['art. 167', 'art. 64', 'sentenza ', 'art. 156', 'sentenza ', 'art. 337', 'sentenza ']

Diritto di famiglia Archivi - Studio Legale Bergamo
Fondo patrimoniale: scopriamo cos’è
Il fondo patrimoniale è un istituto previsto dal nostro legislatore che consente di destinare un patrimonio al soddisfacimento dei bisogni della famiglia.
Il patrimonio può essere costituito da denaro e/o da beni mobili e/o immobili.
L’art. 167 del Codice civile prevede che il fondo patrimoniale possa essere costituito da “ciascuno o ambedue i coniugi, per atto pubblico” o anche da “un terzo, anche per testamento“.
Se costituito dai coniugi, questi vi possono provvedere sia al momento del matrimonio che in un momento successivo.
Il fondo deve essere annotato sull’atto di matrimonio, così da essere valido nei confronti dei terzi.
Se vi fanno parte dei beni immobili o mobili registrati (per esempio, un veicolo), è necessaria la trascrizione nei registri (ad esempio, in conservatoria o al PRA).
Quale è la finalità della costituzione del fondo patrimoniale?
Tutelare i beni inseriti nel fondo dall’aggressione dei creditori.
I beni inseriti nel fondo patrimoniale non possono essere soggetti ad esecuzione forzata.
Nel codice civile è anche precisato che la esecuzione “non può aver luogo per debiti che il creditore conosceva essere stati contratti per scopi estranei alla famiglia“.
Ciò detto, va precisata anche un’altra cosa.
Non sempre il fondo patrimoniale è considerato valido.
Se non vi sono reali bisogni della famiglia, il fondo patrimoniale può essere inefficace
Al riguardo, infatti, si è pronunciata in questi giorni anche la Suprema Corte.
Con l’ordinanza n. 2820 del 06 febbraio 2018, la Corte di Cassazione ha rilevato quanto segue:
“secondo il consolidato orientamento di questa Corte, la costituzione del fondo patrimoniale per fronteggiare i bisogni della famiglia, anche qualora effettuata da entrambi i coniugi, non integra, di per sé, adempimento di un dovere giuridico, non essendo obbligatoria per legge; essa configura, dunque, un atto a titolo gratuito.
Tale atto è suscettibile di esser dichiarato inefficace a norma della L. Fall., art. 64, salvo che si dimostri l’esistenza in concreto di una situazione tale da integrare, nella sua oggettività, gli estremi del dovere morale e il proposito del solvens di adempiere unicamente a quel dovere mediante l’atto in questione (per tutte Cass. n. 1902913, Cass. n. 6267-05, Cass. n. 18065-04“.
Nel caso esaminato, la Corte evidenzia che “ che i figli della coppia erano al momento (della costituzione del fondo) già tutti adulti e titolari di proprie attività imprenditoriali, e che l’atto – come peraltro ammesso dalla stessa ricorrente – non aveva riguardato solo la casa familiare ma anche un terreno edificabile e un intero stabile composto da diversi appartamenti e magazzini locati a terzi”.
Tale circostanza ha fatto ritenere alla Corte che mancasse la prova della necessità di fronteggiare i bisogni della famiglia.
In concreto, la Corte ha quindi ritenuto che la costituzione del fondo patrimoniale fosse stata un escamotage per pregiudicare i creditori.
Il fondo patrimoniale, quindi, è stato dichiarato inefficace.
8 Febbraio 2018 /da Avv. Stefania Volpi
https://www.tassinarisestini.it/wp-content/uploads/fondo-patrimoniale.jpg 300 450 Avv. Stefania Volpi https://www.tassinarisestini.it/wp-content/uploads/tassinari-sestini-300x75.png Avv. Stefania Volpi2018-02-08 18:35:362018-02-08 18:35:36Fondo patrimoniale: scopriamo cos'è
https://www.tassinarisestini.it/wp-content/uploads/assegnazione.jpg 375 450 Avv. Stefania Volpi https://www.tassinarisestini.it/wp-content/uploads/tassinari-sestini-300x75.png Avv. Stefania Volpi2017-12-05 16:46:312020-06-25 20:27:12Assegnazione casa coniugale ed esecuzione
Modifica mantenimento: caso pratico
Modifica mantenimento: con la sentenza n. 19746 del 9.8.2017 la Suprema Corte decide un altro caso pratico in merito a tale questione.
Il caso esaminato riguarda la richiesta del coniuge (nella fattispecie, la moglie) di ottenere un aumento dell’assegno di mantenimento rispetto a quanto riconosciutole in sede separazione.
La richiesta della donna era stata formulata allorquando il marito aveva chiesto (e ottenuto) la modifica delle condizioni di separazione con riguardo all’ammontare degli assegni di mantenimento corrisposti a favore dei figli.
Il marito, infatti, era stato autorizzato a versare un minor importo per il mantenimento a favore dei figli, divenuti economicamente indipendenti.
La donna rilevava quindi che le condizioni economiche del marito erano migliorate da quando lo stesso aveva ottenuto modifica mantenimento.
Sulla base di tale presunto miglioramento, pertanto, riteneva dovuto un aumento automatico delle somme che il marito corrispondeva a titolo di mantenimento a suo favore.
La riduzione dell’assegno di mantenimento dei figli non determina l’automatico aumento dell’assegno di mantenimento previsto a favore del coniuge
La Corte di Cassazione, ritenendo corretto e condivisibile quanto già deciso dalla Corte d’Appello, ha respinto le domande della donna.
Ha rilevato, infatti, la Suprema Corte che “le obbligazioni verso i figli e quelle verso la moglie operano su piani differenti e non può la caduta o la riduzione delle prime andare automaticamente a favore delle altre” .
Nel motivare la propria decisione, la Corte di Cassazione ha poi affermato che:
“In particolare, per ciò che concerne l’assegno di mantenimento in favore del coniuge più debole economicamente, deve aversi riguardo alla circostanza per cui la misura dell’assegno, precedentemente stabilita o concordata, fosse o meno condizionata dal concorrente onere economico nei confronti dei figli e quindi se risultasse o meno sufficiente a integrare di per sé la previsione normativa che impone la corresponsione dell’assegno per il mantenimento del coniuge privo di adeguati redditi propri.
Circostanze che spetta a quest’ultimo dedurre e provare perché altrimenti deve presumersi che la misura dell’assegno corrispondesse alla prescritta necessità di cui all’art. 156 c.c. e non risultasse compressa dal concorrente onere di contribuire al mantenimento dei figli.“.
Presupposto per la modifica mantenimento, quindi, è sempre l’insorgere di circostanze nuove rispetto a quelle esistenti al momento della pronuncia originaria.
E il compito di dedurre e provare le circostanze nuove è a carico della parte che chiede la modifica.
16 Novembre 2017 /da Avv. Stefania Volpi
https://www.tassinarisestini.it/wp-content/uploads/modifica-mantenimento.jpg 194 259 Avv. Stefania Volpi https://www.tassinarisestini.it/wp-content/uploads/tassinari-sestini-300x75.png Avv. Stefania Volpi2017-11-16 17:11:092020-06-26 17:28:47Modifica mantenimento: caso pratico
Comodato della casa e crisi coniugale
Il comodato è un contratto, disciplinato dal codice civile, in forza del quale “una parte (comodante) consegna all’altra (comodatario) una cosa mobile o immobile, affinché se ne serva per un tempo o per un uso determinato, con l’obbligo di restituire la stessa cosa ricevuta“.
Il comodato è normalmente gratuito.
In relazione alla durata, se non è pattuito un termine per la restituzione del bene, chi riceve il bene in comodato è tenuto a restituirlo non appena gli viene richiesto da chi gli ha concesso l’utilizzo del bene (c.d. concordato “precario”).
Spesso il contratto di comodato viene utilizzato in ambito familiare.
Ad esempio, accade che i genitori concedano una casa di loro proprietà in comodato al figlio ed alla sua nuova famiglia, senza determinazione di tempo.
Poiché in questo caso il comodato è “precario” (senza determinazione di tempo), l’immobile dovrebbe essere riconsegnato al proprietario che ne faccia semplice richiesta.
La questione, invece, è più complessa.
La Cassazione si è infatti trovata ad esaminare il caso di genitori/proprietari di un appartamento che hanno chiesto la restituzione del bene dato in comodato al figlio ed alla nuora.
La richiesta di restituzione era dovuta al fatto che la nuova famiglia stava affrontando una crisi coniugale ed i genitori/proprietari volevano tutelare il proprio patrimonio (l’appartamento) dalla suddetta crisi.
Tuttavia, la Corte di Cassazione, con la propria sentenza n. 13.716 del 31 maggio 2017, ha ribadito che, quando l’immobile è stato concesso in uso alla nuova famiglia, anche se non è prevista una durata, il comodato non può ritenersi un normale “comodato precario” ed il proprietario non può quindi pretendere la restituzione in forza della semplice richiesta.
Infatti, sebbene non sia stata determinata la durata del contratto di comodato, è evidente che lo stesso è vincolato dalla speciale “destinazione d’uso”.
La casa oggetto di comodato, infatti, deve ritenersi concessa in uso proprio per soddisfare le esigenze abitative di un nucleo familiare (quello del figlio e della sua nuova famiglia).
Per la Suprema Corte, questa “destinazione d’uso” prevale sulla mancanza del termine di durata.
La destinazione dell’immobile ad esigenze abitative di un nucleo familiare supera il diritto del proprietario alla restituzione dell’immobile concesso in comodato
Con la conseguenza che i genitori comodanti sono tenuti a consentire la continuazione del godimento anche in presenza di una crisi coniugale ed oltre la crisi coniugale stessa.
Unica eccezione, il sopraggiungere di un urgente e imprevisto bisogno del comodante.
In tal caso, spetterà al Giudice valutare la situazione e decidere se attribuire prevalenza ai bisogni del comodante o alle esigenze di tutela della nuova famiglia e della prole.
6 Giugno 2017 /da Avv. Stefania Volpi
https://www.tassinarisestini.it/wp-content/uploads/comodato-casa-e-crisi-coniugale-e1572272628436.jpg 536 1024 Avv. Stefania Volpi https://www.tassinarisestini.it/wp-content/uploads/tassinari-sestini-300x75.png Avv. Stefania Volpi2017-06-06 17:59:332020-06-26 17:36:38Comodato della casa e crisi coniugale
Assegno di mantenimento per il figlio: chi può chiederne la modifica?
Legittimato a richiedere la corresponsione e l’eventuale modifica dell’ assegno di mantenimento per il figlio, normalmente, è il genitore con il quale il figlio convive.
Ma se il figlio è maggiorenne e non convive con nessune dei due genitori?
Chi ha diritto a “gestire” l’ assegno di mantenimento?
L’ipotesi dell’ assegno di mantenimento a favore dei figli maggiorenni, non economicamente indipendenti, è un’ipotesi eccezionale che trova puntuale regolamentazione all’art. 337-septies del Codice Civile.
Tale norma prevede che, se il Giudice dispone il pagamento dell’ assegno di mantenimento a favore del figlio maggiorenne non economicamente indipendente, può prevedere che sia versato “direttamente all’avente diritto” e, quindi, al figlio.
In tal caso, la gestione dell’ assegno di mantenimento spetta esclusivamente al figlio.
La gestione spetta al figlio se maggiorenne e titolare, in via diretta ed esclusiva, del diritto al mantenimento
Con la conseguenza che la domanda giudiziale volta ad ottenere la modifica (aumento o riduzione) dell’importo dovuto a titolo di mantenimento dovrà essere presentata rispettivamente dal figlio contro il genitore o viceversa.
Nessun ruolo potrà avere l’altro genitore.
In tal senso, si è espresso di recente anche il Tribunale di Torino che, con provvedimento collegiale dell’11.04.2016, ha respinto la domanda di revoca dell’ assegno di mantenimento corrisposto ai figli maggiorenni formulata dal padre – tenuto al versamento – nei confronti della madre.
Il Tribunale evidenzia, infatti, che il padre avrebbe dovuto formulare la domanda nei confronti dei propri figli, i quali, maggiorenni e non conviventi con nessuno dei due genitori, hanno sempre percepito direttamente l’ assegno di mantenimento.
Diverso, invece, è il caso in cui i figli sono minorenni o lo erano quando è stato disposto il pagamento dell’assegno di mantenimento.
In tal caso, infatti, è il genitore convivente ad essere individuato come creditore dell’assegno, nel senso che spetta al genitore la gestione dello stesso in favore del figlio.
Con la conseguenza che sarà il genitore – e non il figlio minorenne – ad essere legittimato, anche per il figlio, a domandare la modifica ovvero a resistere alla domanda di modifica.
23 Marzo 2017 /da Avv. Stefania Volpi
https://www.tassinarisestini.it/wp-content/uploads/modifica-mantenimento-figlio-maggiorenne.jpg 480 640 Avv. Stefania Volpi https://www.tassinarisestini.it/wp-content/uploads/tassinari-sestini-300x75.png Avv. Stefania Volpi2017-03-23 12:15:332020-06-26 17:45:07Assegno di mantenimento per il figlio: chi può chiederne la modifica?
L’aumento dell’assegno di mantenimento: quando spetta?
Quando sorge il diritto all’aumento dell’assegno di mantenimento?
L’assegno di mantenimento per il coniuge economicamente più debole può essere sempre soggetto ad una revisione, sia in aumento che in riduzione, quando cambiano le condizioni che avevano indotto il Giudice a determinarlo.
Ciò significa, per esempio che il coniuge onerato dell’assegno di mantenimento, il quale, per ragioni indipendenti dalla propria volontà, subisca un netto peggioramento della propria condizione economica, può sempre richiedere al Giudice una revisione del contributo, in modo da adeguarlo alla diminuzione della propria capacità contributiva.
L’aumento dell’assegno di mantenimento è dovuto ogni volta che migliorano le condizioni economiche del coniuge che vi è tenuto?
L’aumento dell’assegno di mantenimento può essere certamente richiesto quando aumentano le esigenze economiche dei figli, ovvero a fronte di un grave peggioramento delle condizioni economiche del coniuge che ne è beneficiario.
Ma vale sempre anche il contrario?
Il sensibile miglioramento delle condizioni economiche di chi è tenuto al pagamento fa nascere spesso richieste di aumento dell’assegno di mantenimento da parte dell’altro.
Non sempre tuttavia tali richieste sono fondate.
E’ tipico il caso della vincita alla lotteria o al superenalotto.
Il fortunato vincitore della lotteria, non dovrà subire l’aumento dell’assegno di mantenimento in favore dell’ex coniuge.
La vincita alla lotteria è un evento occasionale e straordinario che non ha nulla a che vedere con il tenore di vita goduto dalla famiglia durante il matrimonio, né trova il proprio fondamento nell’attività svolta dal coniuge vincitore durante la convivenza.
La Corte di Cassazione si è pronunciata in tal senso, escludendo la possibilità che i miglioramenti che hanno origine da eventi autonomi, non collegati alla situazione ed alle aspettative maturate nel corso del matrimonio, possano dar luogo all’aumento dell’assegno di mantenimento cui il coniuge che ne ha beneficiato è già tenuto.
Tali eventi hanno infatti carattere di eccezionalità, poiché derivano da circostanze del tutto occasionali e imprevedibili e, non trovando fondamento nel rapporto matrimoniale ormai cessato, non possono influire sul rapporto economico tra gli ex coniugi.
Al contrario, se l’arricchimento del coniuge è in effetti la naturale e prevedibile conseguenza dell’attività già avviata nel corso del matrimonio, l’ex coniuge avrà diritto all’aumento dell’assegno di mantenimento.
Per esempio, l’imprenditore che durante il matrimonio getta le basi dell’attività e ne raccoglie i frutti con un sensibile aumento del proprio reddito solo dopo la separazione, farà probabilmente sorgere il diritto da parte dell’ex coniuge all’aumento di un assegno di mantenimento determinato in un momento in cui ancora l’attività non era fiorita.
L’avvocato divorzista è spesso chiamato a rispondere a questioni simili, ed altrettanto spesso le circostanze del singolo caso sono tanto importanti da poter fare la differenza tra l’esistenza di un diritto o la sua negazione.
13 Marzo 2017 /da Avv. Elena Angela Sestini
https://www.tassinarisestini.it/wp-content/uploads/aumento-dellassegno-di-mantenimento.jpg 283 424 Avv. Elena Angela Sestini https://www.tassinarisestini.it/wp-content/uploads/tassinari-sestini-300x75.png Avv. Elena Angela Sestini2017-03-13 17:20:212020-06-26 17:45:54L'aumento dell'assegno di mantenimento: quando spetta?
Mensa scolastica: spesa ordinaria o straordinaria?
E la mensa scolastica?
Accade spesso che i genitori, separati o divorziati, discutano di quali sono le spese straordinarie che quindi devono essere pagate “pro quota” oltre alle somme dovute con l’assegno di mantenimento.
Oggetto di discussione, fra gli altri, è anche il costo della mensa scolastica che ormai, sempre più di frequente, è necessaria se i figli hanno un orario scolastico che si prolunga anche nel pomeriggio.
Va innanzitutto fatta una precisazione: la giurisprudenza prevalente e costante è nel senso di qualificare come “ordinarie” le spese atte a soddisfare i bisogni della quotidianità del figlio, e “straordinarie” quelle destinate a fronteggiare le esigenze conseguenti ad eventi imprevedibili o eccezionali.
Sulla base di tale precisazione, appare evidente che l’alimentazione è un’esigenza quotidiana dei figli e, quindi, deve ritenersi ricompresa nell’assegno di mantenimento.
Se, infatti, il minore consuma il pasto del mezzogiorno presso la mensa scolastica anziché presso la propria abitazione, ciò non può comportare, a carico del genitore tenuto a corrispondere l’assegno di mantenimento, l’obbligo di versare una somma ulteriore.
Consumato a casa o in mensa, il pasto è un’esigenza quotidiana del minore
In tal senso, si sono pronunciati i Giudici di vari Tribunali.
Ad esempio, il Tribunale di Milano che, con decreto del 27.11.2013, così ha deciso: “La mensa scolastica non riveste alcuna connotazione straordinaria, essendo solo una modalità sostitutiva della voce “vitto” domestico già compresa in qualsiasi assegno mensile”.
Anche il Tribunale di Novara ha stabilito che: “Giova precisare che nel concetto di spese scolastiche straordinarie non rientrano i buoni mensa che costituiscono mera sostituzione del pasto casalingo rientrante nel mantenimento ordinario” (Trib. Novara, Sent. del 26.03.2009).
Medesimo orientamento esprime anche il Tribunale di Roma (sez. I, sentenza del 09.10.2009) che ha ritenuto fondata ed ha accolto l’opposizione presentata dal padre contro le richieste della madre che pretendeva il pagamento ulteriore delle spese della mensa scolastica.
Il Tribunale di Roma afferma: “difetta nella specie il requisito della straordinarietà della spesa, dovendosi la spesa per la mensa scolastica generalmente ricondurre (ove, cioè, non espressamente prevista a parte) nella quantificazione dell’assegno ordinario mensile poiché relativa al vitto quotidiano, primaria costante necessità dei minori da soddisfare, indipendentemente dal luogo (casa o scuola). Il principio è ancor più pertinente nella specie trattandosi di spesa per una mensa di scuola pubblica, il cui importo è notevolmente inferiore al corrispondente ammontare necessario per assicurare a casa la soddisfazione della stessa esigenza”.
Tuttavia, bisogna evidenziare che, come emerge anche da quest’ultima pronuncia, se le parti concordano espressamente che il costo della mensa scolastica sia “ulteriore” rispetto all’assegno di mantenimento, le spese relative alla mensa scolastica andranno ad aggiungersi alla somma corrisposta con l’assegno di mantenimento.
Il Tribunale di Bergamo ritiene le spese della mensa “non coperte dall’assegno di mantenimento“
Questo è l’orientamento, ad esempio, del Tribunale di Bergamo che definisce espressamente le spese della mensa come “non coperte dall’assegno periodico“.
I Giudici bergamaschi, pertanto, inseriscono espressamente la voce “mensa scolastica” nei propri provvedimenti identificandola come “spese scolastiche straordinarie per cui non è richiesto il preventivo accordo fra i genitori”.
7 Marzo 2017 /da Avv. Stefania Volpi
https://www.tassinarisestini.it/wp-content/uploads/mensa-scolastica.jpg 639 960 Avv. Stefania Volpi https://www.tassinarisestini.it/wp-content/uploads/tassinari-sestini-300x75.png Avv. Stefania Volpi2017-03-07 08:30:482020-06-26 17:46:32Mensa scolastica: spesa ordinaria o straordinaria?