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Timestamp: 2020-01-29 12:30:20+00:00
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Delibazione sentenza ecclesiastica: la Cassazione dice no se il coniuge ignora la riserva mentale dell'altro | Salvis Juribus
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Pubblicato 28 June 2019 | by Giuseppe Di Micco | in Famiglia
Con l’ordinanza n. 17036, VI sezione civile, depositata il 25 giugno 2019, la Suprema Corte torna a pronunciarsi in tema di efficacia civile delle sentenze canoniche di nullità matrimoniale, rigettando il ricorso proposto da una donna.
Quest’ultima, ricorreva in Cassazione avverso la sentenza della Corte di Appello di Reggio Calabria, che, non aveva ritenuto di delibare la sentenza ecclesiastica per esclusione di uno dei bona matrimonii (esclusione dell’indissolubilità), resa dal Tribunale ecclesiastico calabro, in quanto dagli atti del processo canonico era emerso che le riserve della donna sull’esclusione dell’indissolubilità del vincolo, non fossero state rese note al marito o quantomeno fossero state da lui conoscibili con la dovuta diligenza.
Secondo la Corte, la delibazione trovava ostacolo nella contrarietà all’ordine pubblico italiano e soprattutto per il principio della tutela della buona fede e dell’affidamento incolpevole.
La donna ricorre in Cassazione e si duole del fatto che la Corte di Appello avesse erroneamente valutato le risultanze istruttorie del giudizio canonico, omettendo di effettuare un’indagine rigorosa in merito alla conoscenza o conoscibilità del marito circa la riserva mentale della stessa. Infatti, nell’istruttoria davanti al giudice ecclesiastico sarebbe emerso che già durante il fidanzamento, l’uomo fosse stato messo a conoscenza della riserva mentale da parte della futura consorte.
Gli Ermellini non ritengono fondati motivi addotti dalla ricorrente e confermano la sentenza della Corte di Appello, poiché non è fondata la prova sulla conoscenza o conoscibilità della riserva all’altro coniuge. Ne consegue che non è possibile far conseguire alla sentenza ecclesiastica efficacia civile per contrarietà all’ordine pubblico italiano.
Inoltre, la Suprema Corte sottolinea un altro importante principio, ossia quello della piena autonomia da parte del giudice italiano di accertare la conoscenza o l’oggettiva conoscibilità dell’esclusione di uno dei bona matrimonii, non limitandosi semplicemente al controllo di legittimità della pronuncia ecclesiastica, ma riesaminando e valutando gli atti del processo canonico eventualmente acquisiti, senza dar luogo ad alcuna integrazione istruttoria.