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Timestamp: 2020-04-06 04:36:06+00:00
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Bulgaria: ogni giorno di carcere in più rileva pro futuro!Diritti Europa
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Bulgaria: ogni giorno di carcere in più rileva pro futuro!
Posted by: Erika Scorrano in Categorie Violazioni CEDU, I diritti in Europa, In evidenza, Ingiusta detenzione 27 marzo 2013
Ingiusta detenzione – Sentenza Asen Kostov v. Bulgaria, 26 Marzo 2013
Nulla poena sine lege: questo principio impone che nessuno possa essere condannato per un’azione o un’omissione che nel momento in cui si è verificata non costituiva reato a norma di una legge interna o internazionale. Quale espressione di garanzia, questo principio è la trasposizione in ambito penale della più generale certezza del diritto: conoscenza o mera conoscibilità delle leggi perché i cittadini sappiano cosa è lecito fare e cosa non lo è. E se questo è il punto di partenza, dando per assodato che un’eventuale condanna sia intervenuta in conformità alla legge, occorre allora chiedersi quali altri tipi di garanzie intervengano nell’ambito di un procedimento penale, sede prima che sacrifica la libertà personale, in modo che non debbano farne le spese anche altri diritti.
La vicenda in esame insiste proprio su questo, cercando di capire se la privazione della libertà personale possa ritenersi comunque giustificata dal momento che la sentenza di condanna rilevante nel caso di specie prevedeva un termine di detenzione inferiore rispetto a quello che poi il ricorrente ha dovuto effettivamente scontare.
IL CASO – Il ricorrente è un cittadino bulgaro, il Sig Asen Kostov. Nel 2003 patteggia la condanna a un anno di reclusione: viene condannato per rapina. Ma essendo diversi i reati commessi tra il 1991 e il 1998 per i quali lo si accusa, diversi sono i procedimenti penali pendenti a suo carico e questo dato incide nettamente sui risvolti della vicenda che lo vede coinvolto. Sulla base della normativa interna, infatti, quando più sentenze incidono sullo stesso imputato può essere irrogata un’unica pena complessiva se tutti i reati sono stati commessi prima della condanna. Ed è quello che fa la Corte distrettuale di Plovdiv condannando il Sig. Kostov a una pena complessiva di due anni di carcere ma, a seguito di un ricorso proposto dallo stesso, la sentenza del tribunale inferiore viene annullata e scatta la condanna a un anno di reclusione, da intendersi come periodo complessivo dal quale andava decurtato il tempo già trascorso dal ricorrente in carcere per la pena patteggiata in precedenza. Sorge allora il problema di valutare della legittimità del suo stato di detenzione: la sentenza interviene il 10 maggio del 2004, ma il ricorrente viene rilasciato solo a giugno.
Per questo il il Sig Asen Kostov decide di rivolgersi a Strasburgo: in violazione dell’Art 5 Cedu ritiene che la sua detenzione sia illegittima perché sembrerebbe non essere più giustificata dalla condanna intervenuta in tal direzione, essendo i termini previsti da questa già esauriti.
Il Governo ritiene invece che la privazione della libertà personale sia giustificata proprio dal fatto che vi erano altri procedimenti penali a suo carico ancora pendenti: per questo il ricorrente viene rilasciato solo quando la sentenza diviene definitiva.
Inoltre, sempre sulla base dell’Art 5, il ricorrente lamenta che nessun risarcimento gli sia stato corrisposto come ristoro per uno stato di detenzione che egli reputa illegittimo. Il Governo contesta le affermazioni del Sig Asen Kostov ritenendo che questi avrebbe potuto richiedere che il giudice interno si pronunciasse con un’unica sentenza rispetto a tutte le accuse su di lui pendenti e che un’eventuale ristoro poteva essere richiesto a norma di una legge interna.
CORTE EDU – La Corte ricorda che l’articolo 5 della Convenzione Europea dei diritti dell’uomo sancisce un diritto umano fondamentale, vale a dire la tutela dei singoli contro le interferenze arbitrarie da parte dello Stato sul loro diritto alla libertà. La questione saliente nel caso di specie è se, alla luce della decisione del 10 maggio 2004, la detenzione del ricorrente fino al mese di giugno 2004 possa ritenersi giustificata ai sensi dell’articolo 5 § 1. Non si può ignorare che a decorrere dal 10 maggio 2004 le autorità nazionali fossero consapevoli del fatto che la durata della pena del ricorrente fosse scaduta. Tuttavia si rifiutano di liberarlo, sottolineando la necessità di imporre una pena complessiva per tutte le condanne pendenti a suo carico. Quando una nuova sentenza, nel 2006, condanna il ricorrente ad altri anni di reclusione, da questi viene decurtato il periodo precedentemente scontato in eccesso: la Corte ritiene che tale convalida retroattiva della detenzione del ricorrente durante il periodo in questione non può servire da giustificazione per lo stesso. Ritiene pertanto che vi sia stata una violazione dell’Art 5 Cedu.
Lo stesso articolo 5 stabilisce che se una delle sue disposizioni viene violata si ha diritto a una ristorazione: di conseguenza la Corte accoglie la questione del ricorrente rispetto al risarcimento. Il ricorso interno per i danni è stato respinto in considerazione di una pena maggiore inflitta con la decisione del 2006, pertanto il ricorrente non ha avuto la possibilità di provare di aver subito un danno in violazione dell’Art 5 Cedu all’interno dello Stato e non ha avuto diritto ad alcuna ristorazione. Quindi la Corte accerta che anche nel suo ultimo comma l’Art 5 Cedu è stato violato e dichiara che la Repubblica bulgara è tenuta a versare 2000€ per danno non patrimoniale e 1500€ a titolo di costi e spese al Sig. Kostov.
Non rispettare il disposto di una sentenza è come adottare una decisione arbitraria lì dove invece l’arbitrio dovrebbe essere bandito e la certezza del diritto più che mai dovrebbe essere la base del tutto. Il Sig. Kostov è stato trattenuto oltre il termine fissato dalla sentenza: è come dire che nessuna sentenza sia mai intervenuta a giustificare la privazione della sua libertà personale. Resta da chiedersi se basti un risarcimento in denaro per restituire al ricorrente i giorni di libertà perduti.
La sentenza in originale è reperibile qui: Sentenza Asen Kostov v. Bulgaria del 26 Marzo 2013.
Art 5 CEDU Bulgaria Ineta Ziemele Quarta Sezione	2013-03-27
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