Source: https://www.asgi.it/notizie/open-arms-lavviso-di-conclusione-indagini-se-la-disobbedienza-diventa-violenza/
Timestamp: 2019-05-23 09:31:16+00:00
Document Index: 44082695

Matched Legal Cases: ['art. 12', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 452', 'Cass. Sez. ', 'art. 416', 'art. 12', 'art. 12', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 416']

Open Arms: l’avviso di conclusione indagini. Se la disobbedienza diventa violenza… - Asgi
18/12/2018 Asilo / Protezione internazionale,Commenti,Notizie	Crisi umanitaria, Giurisprudenza, Rubrica-Diritti-Senza-Confini
Qualche mese orsono, Marco Patarnello – commentando su questa Rivista il rigetto della richiesta di sequestro preventivo della nave Open Arms decretato dal gip presso il Tribunale di Ragusa – affermava ottimisticamente che «soccorrere i migranti non è reato» 1.
Marco Patarnello, però, si sbagliava. Ad avviso della Procura della Repubblica di Ragusa «soccorrere i migranti» non solo è reato, ma addirittura può integrare il delitto di violenza privata, in danno delle autorità italiane, essendo indicata come persona offesa il «Ministero degli Interni, in persona del Ministro pro tempore». La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Ragusa ha infatti depositato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari 2 nel cui ambito era stato chiesto (e rigettato) il sequestro preventivo della nave Open Arms. Due gli indagati: il comandante della nave Open Arms e il capo missione della ong Open Arms Proactiva. Due le ipotesi di reato: al capo A) si contesta agli indagati di aver commesso il delitto di violenza privata, costringendo le autorità italiane a concedere l’approdo della nave in territorio italiano; al capo B) si contesta agli stessi indagati di aver favorito l’ingresso sul territorio italiano di 216 cittadini extra-comunitari.
Siccome si parla di fatti storici determinati, è indispensabile partire proprio dai fatti. Lo si farà nel modo più schematico possibile, rimandando per gli approfondimenti ad altri contributi in passato pubblicati su questa Rivista relativi a questa triste vicenda 3:
– Il 15 marzo 2018 viene avvistato un gommone con diversi migranti a bordo, a circa 40 miglia dalla costa libica; tale avvistamento verrà burocraticamente registrato come «evento SAR n. 164»; nel giro di poche ore vengono avvistate altre imbarcazioni con a bordo migranti (che verranno burocraticamente registrate come eventi SAR nn. 165 e 166);
– La comunicazione relativa a tali eventi SAR viene diramata a svariati operatori, ivi comprese le autorità libiche e il personale della motonave Open Arms, che si trovava in zona;
– Le autorità libiche comunicano di aver assunto la responsabilità di quelle operazioni SAR e intimano agli altri operatori «to stay out of sight of event»;
– Il personale della motonave Open Arms – che si trova ancora in zona – constata che le autorità libiche tardano ad arrivare sul luogo dei soccorsi e, pertanto, provvedono a soccorrere prima i migranti coinvolti nell’evento SAR n. 166 e, poi, i migranti coinvolti nell’evento SAR n. 164;
– Nelle ore successive si registrano tensioni, con una motovedetta delle autorità libiche che si avvicina ai rescue boats in dotazione alla motonave Open Arms e “pretende” di ottenere la consegna dei migranti appena soccorsi dal personale della ong, rivendicando di aver assunto il coordinamento delle operazioni;
– Open Arms non “consegna” i migranti alle autorità libiche e via radio invoca il soccorso della Centrale operativa dell’Italian Maritime Rescue Coordination Center (IMRCC); quest’ultima risponderà di non poter intervenire, essendo stato assunto dalle autorità libiche il coordinamento delle operazioni e trovandosi la Open Arms al di fuori della zona SAR che rientra nella responsabilità delle autorità italiane; a fronte dei paventati timori per la sicurezza, l’IMRCC di Roma suggerisce ad Open Arms di rivolgersi alla centrale operativa del suo Stato di bandiera (la Spagna, il cui MRCC, però, non risponde alle richieste di Open Arms);
– Dopo un significativo numero di ore, i 218 migranti soccorsi nell’ambito degli eventi SAR nn. 164 e 166 sono a bordo di Open Arms; la centrale operativa dell’IMRCC di Roma rappresenta di non aver voce in capitolo in ordine all’individuazione del porto di approdo sicuro (il place of safety, cd. POS), non rientrando quelle operazioni nella responsabilità del Governo italiano;
– Il successivo 16 marzo 2018, Open Arms rappresenta l’esistenza di una grave situazione sanitaria a bordo, relativa ad un neonato di tre mesi e la madre; la centrale operativa IMRCC di Roma invita il personale di Open Arms a rivolgersi alle autorità maltesi (essendo, in quel momento la nave a circa quattro miglia dalle acque maltesi);
– Le autorità maltesi intervengono prontamente, ma solo per soccorrere le due persone in condizione di grave emergenza;
– Nelle ore successive Open Arms sollecita più volte la Centrale operativa dell’IMRCC di Roma a indicare un porto di approdo sicuro, ricevendo sempre in risposta l’invito a rivolgersi alle autorità maltesi o a quelle dello Stato di bandiera (la Spagna);
– Anche le autorità spagnole inviteranno il comandante di Open Arms a rivolgersi alle autorità maltesi e – nell’ambito di una comunicazione via radio – il comandante replicherà interrogandosi (e interrogando l’interlocutore) sull’utilità di rivolgersi a Malta, già sapendo che quelle autorità – come altre volte in passato – avrebbe opposto loro un rifiuto;
– Open Arms non risponderà più alle comunicazioni via radio della Centrale operativa IRMCC di Roma, salvo poi – una volta giunta in zona SAR di “competenza” italiana – chiedere alla centrale operativa l’indicazione di un porto di approdo italiano;
– Nella notte del 16 marzo 2018 Open Arms approderà al porto di Pozzallo.
– Il 18 marzo 2018, la Procura distrettuale di Catania dispone il sequestro preventivo in via di urgenza della motonave Open Arms; gli indagati sono due: il comandante della motonave e il coordinatore generale della ong Proactiva Open arms; i titoli di reato per i quali è disposto il sequestro preventivo d’urgenza sono due: associazione per delinquere e favoreggiamento dell’immigrazione irregolare in Italia;
– Il gip distrettuale presso il Tribunale di Catania – con provvedimento del 27 marzo 2018 – riterrà la sussistenza di una certa serietà indiziaria quanto alla violazione dell’art. 12 d.lgs n. 286/1998 (ciò che sarà sufficiente a convalidare il sequestro disposto in via di urgenza); viceversa, il gip presso il Tribunale di Catania escluderà anche solo il fumus relativo alla sussistenza del delitto associativo 4;
– Una volta esclusa la sussistenza del fumus relativo alla commissione di un reato associativo e venuta dunque meno la competenza funzionale del gip distrettuale, il gip di Catania dichiara la propria incompetenza territoriale, essendo competente l’autorità giudiziaria di Ragusa;
– Il pubblico ministero presso il Tribunale di Ragusa – ricevuti gli atti – sollecita a sua volta il sequestro preventivo della motonave Open Arms con richiesta presentata in data 7 aprile 2018; gli indagati sono sempre il comandante e la coordinatrice generale della ong e il titolo di reato ipotizzato è il «favoreggiamento dell’immigrazione clandestina di cui agli artt. 110 c.p., 12, comma 3, lett. a) e b) 3-bis, d.lgs n. 286/1998»;
– Il gip presso il Tribunale di Ragusa con decreto depositato in data 16 aprile 2018 rigetterà la richiesta di sequestro preventivo, ritenendo non sussistere un fumus commissi delicti relativamente alla violazione dell’art. 12 d.lgs n. 286/1998; in estrema sintesi e rimandando alla lettura del provvedimento, il gip presso il Tribunale di Ragusa – sulla base di un’articolata lettura delle fonti internazionali e di plurime notizie attestanti l’esistenza di gravi violazioni dei diritti umani perpetrate in territorio libico in danno dei migranti – ha ritenuto che la mancata consegna dei migranti alla Guardia costiera libica non possa considerarsi una condotta illecita prodromica al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina in Italia, trattandosi di condotta giustificata dalla scriminante dello stato di necessità [5]; in ordine al fatto che gli indagati non abbiano richiesto alle autorità maltesi l’indicazione di un porto di approdo sicuro (cd. POS), il gip ha invece escluso la sussistenza del fumus commissi delicti valorizzando due argomenti: a) da un lato, la situazione (normativa e di fatto) relativa alla posizione della Libia e di Malta rispetto alle operazioni SAR si presentava fluida e incerta, con inevitabili ricadute sul piano del dolo; b) dall’altro lato, difetta una prova della concreta disponibilità delle autorità maltesi – pure informate della situazione della Open Arms (avendo offerto il soccorso d’urgenza ad un neonato e alla madre) – ad accogliere i 216 migranti ancora a bordo della Open Arms [6]. Il provvedimento di rigetto della richiesta di sequestro preventivo sarà poi confermata dal Tribunale per il riesame di Ragusa, con ordinanza dell’11 maggio 2018 [7].
La prima impressione che ho tratto leggendo la formulazione dell’addebito è stata una: «disobbedienza = violenza», nel senso che la disobbedienza all’ordine impartito dall’autorità amministrativa (e/o politica, stante l’indicazione del Ministero come “persona” offesa) è sic et simpliciter equiparato alla violenza [8]. Del resto, la riconduzione delle condotte sopra elencate all’ambito semantico della parola “violenza” sembra confliggere con il primo canone ermeneutico da considerare, ossia il significato proprio delle parole (art. 12 disp. prel. cc). Stando al vocabolario Treccani, per violenza deve intendersi: «Ogni atto o comportamento che faccia uso della forza fisica(con o senza l’impiego di armi o di altri mezzi di offesa) per recare danno ad altri nella persona o nei suoi beni o diritti, quindi anche per imprese delittuose (…)».
Sempre più spesso, in giurisprudenza, si legge che il riferimento alla violenza, si identifica «in qualsiasi mezzo idoneo a privare coattivamente l’offeso della libertà di determinazione e di azione, potendo consistere anche in una violenza impropria, che si attua attraverso l’uso di mezzi anomali diretti ad esercitare pressioni sulla volontà altrui, impedendone la libera determinazione» [15]; un simile principio di diritto ritorna – in misura più o meno convincente – in numerosissime decisioni della giurisprudenza di legittimità, “a copertura” delle più disparate situazioni di fatto.
La ricognizione appena operata consente di apprezzare in modo nitido le forzature presenti nella contestazione di reato formulata nei confronti dei due attivisti di Open Arms, che, all’evidenza, evoca il concetto di violenza impropria (quella «che si attua attraverso l’uso di mezzi anomali diretti ad esercitare pressioni sulla volontà altrui, impedendone la libera determinazione», per usare la ricorrente formula cui fa ricorso la Corte di cassazione).
Ma non si possono certo trascurare i “profili sostanziali”. Occorre cioè chiedersi che cosa –almeno secondo la Procura di Ragusa – avrebbero dovuto fare i militanti di Open Arms per non coartare la volontà delle autorità italiane. Per sviluppare questo esercizio intellettuale, può essere utile provare a “capovolgere” l’addebito formulato nell’avviso di conclusione delle indagini preliminari.
Ma il pensiero corre anche ad altre iniziative giudiziarie. Il riferimento è all’iniziativa dell’autorità giudiziaria catanese che ha disposto il sequestro della nave Aquarius di una ong nel contesto di un procedimento per traffico illecito di rifiuti (art. 452-quaterdecies cp) [35]. Stando all’ipotesi d’accusa – che suscita qualche perplessità, sebbene risulti ad oggi condivisa dal gip catanese – gli operatori umanitari che agivano sulla nave Aquariusavevano smaltito in modo illecito ingenti quantità di rifiuti. Nel provvedimento di sequestro preventivo, il gip di Catania ritiene che i rifiuti smaltiti dalla nave Aquarius – in parte preponderante, i vestiti dei migranti (e, in minor se non minima parte, avanzi di cibi e rifiuti sanitari) – siano rifiuti pericolosi, in quanto potenzialmente contaminati da agenti patogeni e virus infettivi; è significativo che il rischio di contaminazione di quei rifiuti sia ritenuto provato sulla base di un dato notorio: «Costituisce fatto notorio che le precarie condizioni fisiche dei migranti soccorsi in seguito alle operazioni S.A.R., provati dal lungo viaggio dai Paesi di origine, dalle spesso disumane condizioni in cui essi sono trattenuti nelle “connection houses” in Libia, dalla fatica del viaggio in mare, fanno sì che, appena trasportati a bordo delle navi di soccorso, ad essi siano somministrati alimenti solidi e liquidi di vario genere, forniti indumenti, prestata assistenza sanitaria e medica» [36]; sulla base di questa premessa, il gip – qualche pagina dopo – scrive che «i migranti, infatti, durante il lungo viaggio intrapreso dal loro Paese d’origine, passando per i carenti centri di detenzione in Libia, prima di giungere in Italia sono esposti al rischio di trasmissione infettiva da agenti patogeni ed altri fluidi biologici, che, a loro volta, possono essere veicolati per contatto indiretto attraverso i propri effetti personali ed oggetti materiali» [37]. Ed è proprio questo rischio di contaminazione – strettamente legato alle “disumane” condizioni di trattenimento in Libia – che convince il gip a ritenere che (anche) i vestiti dei migranti siano rifiuti pericolosi…
A tale giudizio si potrebbe obiettare che «nell’intero àmbito della parte speciale del diritto penale non vi è probabilmente altro concetto così diffuso ma al contempo di così incerta e problematica determinazione come quello di violenza: al contrario di quel che potrebbe apparire a prima vista, si tratta infatti di un concetto “terribilmente impreciso”. Ciò è dovuto in primo luogo al fatto che il termine “violenza”, prima ancor che a quello giuridico, appartiene al linguaggio corrente, ove esso è adoperato in numerosi e mutevoli significati» [39].
[1] M. Patarnello, Dissequestrata la nave Open Arms: soccorrere i migranti non è reato, in Rivista QG on-line, 19 aprile 2018
[3] Cfr. S. Perelli, Il sequestro della nave Open Arms: è reato soccorrere migranti in pericolo di vita?, in Rivista QG online, 31 marzo 2018; M. Patarnello, art. cit..
[15] Così, Cass. Sez. 5, n. 4284 del 29/09/2015 ─ dep. 02/02/2016, G, Rv. 266020 (in un caso in cui è stata ritenuta violenta la condotta di chi – il marito nei confronti della moglie, nella specie – impedisce l’esercizio dell’altrui diritto di accedere ad un locale o ad una delle stanze di un’abitazione, chiudendone a chiave la serratura); la casistica giurisprudenziale è sterminata.
[24] Relativamente alle convenzioni internazionali relative alle operazioni Save and Rescue (SAR), nonché relativamente alla possibile individuazione di place of safety in territorio libico o maltese, vds. F.Vassallo Paleologo,Gli obblighi di soccorso in mare nel diritto sovranazionale e nell’ordinamento interno, in Questione Giustizia trimestrale, n. 2/2018. Si rimanda, in particolare, alla lettura dei paragrafi 4 e ss.
[27] Cfr. Procura di Palermo, richiesta di archiviazione del 28 maggio 2018, p. 6. La richiesta di archiviazione è stata formulata dalla Procura della Repubblica di Palermo – e accolta dal gip – in relazione ad un procedimento penale in cui si ipotizzava, a carico di ignoti militanti della ong Open Arms, la commissione dei reati di associazione per delinquere (art. 416, comma 6, cp) e favoreggiamento dell’immigrazione irregolare sul territorio nazionale (art. 12, d.lgs 286/1998); a p. 6 della richiesta, trattando delle ragioni per cui si ritiene non integrata la violazione dell’art. 12 d.lgs 286/1998, si legge: «Argomenti decisivi e assorbenti, al fine della confutazione di quanto sopra esposto, risultano essere allora da un lato, l’effettività del soccorso e, dall’altro, l’assoluta mancanza di cooperazione dello Stato di Malta nella gestione dei predetti eventi SAR»; si rimanda al testo della richiesta e alla nota redazionale: Open Arms e Sea Watch, la richiesta di archiviazione della Procura di Palermo, in Rivista QG on-line, 21 giugno 2018
[30] Cfr. Tribunale permanente dei popoli, sessione sulla violazione dei diritti delle persone migranti e rifugiate, 2017-2018, (in particolare, pp. 9 ss., pp. 16 ss.), annotata da M. Ventrone, Il Tribunale permanente dei popoli condanna l’Italia e l’Unione europea per concorso in crimini contro l’umanità a causa delle politiche sull’immigrazione, in Rivista QG on-line, 11 aprile 2018
[33] Cfr. Corte di assise di Milano, sentenza del 10 ottobre 2017 , pubblicata con nota redazionale, su questa Rivista on-line, 3 aprile 2018; la sentenza è poi annotata da G. Battarino, I campi di raccolta libici: un’istituzione concentrazionaria, in Questione giustizia trimestrale, n. 2/2018
[35] Cfr. Gip presso il Tribunale di Catania, decreto 15 novembre 2018, annotato criticamente da G. Amendola, Migranti e traffico illecito di rifiuti, in questa Rivista QG on-line, 29 novembre 2018
Foto: Open Arms, Di Gregor Rom – Opera propria, CC BY-SA 4.0
M. Patarnello, Dissequestrata la nave Open Arms: soccorrere i migranti non è reato, in Rivista QG on-line, 19 aprile 2018
Qui leggibile in allegato.
Cfr. S. Perelli, Il sequestro della nave Open Arms: è reato soccorrere migranti in pericolo di vita?, in Rivista QG online, 31 marzo 2018; M. Patarnello, art. cit.
Così il gip presso il Tribunale di Catania, 27 marzo 2018 (pp. 15 e ss.): «Per converso, va detto che questo Presidente non rileva adeguati elementi probatori in merito alla sussistenza del reato di associazione per delinquere, finalizzata al compimento di una serie indeterminata di delitti di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, neanche sotto il profilo della serietà degli indizi. Infatti, le generiche argomentazioni proposte dal P.M. in tale direzione, non consentono di enucleare gli elementi costitutivi della fattispecie criminosa di cui all’art. 416 comma 6 C.P.» [nelle pagine successive del provvedimento il gip argomenterà tale giudizio]. Il provvedimento è annotato criticamente da S. Perelli, art. cit..