Source: https://www.portaldiritto.com/riforma-monti-divorzio-breve.htm
Timestamp: 2020-04-03 20:24:17+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 433', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

È possibile che la coppia decida per una separazione consensuale, che prevede un accordo dei coniugi che decidono di annullare i vincoli precedentemente presi con il matrimonio religioso e civile. Soprattutto quando si hanno dei figli poi si opta per la separazione in casa, dove la coppia decide di vivere sotto lo stesso tetto.
Ci sono situazioni però che non riescono a risolversi esclusivamente con l'adozione della separazione; in questi casi è necessario prendere misure decisamente più drastiche. Nei casi estremi infatti e dopo un periodo di separazione si avviano invece le pratiche del divorzio vero e proprio. Per coloro che vogliono accorciare i tempi giuridici è possibile inoltre il divorzio breve anche in Italia.
Questa forma di risoluzione del matrimonie consiste nella possibilità di applicare le dinamiche legali legate al divorzio stesso in modo più veloce rispetto al normale accelerando così le pratiche e le procedure previste per la sua attuazione.
Il divorzio breve è consentito unicamente trascorsi tre anni di separazione legale; questo è quanto previsto in Italia, in altri Paesi si può procedere direttamente al divorzio breve senza separazione obbligatoria precedente.
La recente riforma sul divorzio italiano
Recentemente sono state modificate le dinamiche legate al divorzio breve con la prevista riduzione della durata di separazione obbligatoria che scenderà ad un anno.
In caso di prole non maggiorenne, in una fase molto particolare ancora della vita e di crescita fisica e psicologica, la durata di separazione dovrà invece essere di due anni. Altre novità sono legate al patrimonio da dividere tra i due ex coniugi.
Con la separazione personale il regime di comunione viene meno già in udienza, nella quale di presidente del tribunale decreta la separazione anche dei beni.
Come farlo in fretta?
L’Istat ha pubblicato dati relativi a separazioni e divorzi in Italia riuscendo a dare delle buone notizie. Per l’appunto, secondo i dati dell’ente statistico la percentuale dei divorzi nel Belpaese ha subito un calo dello 0,7 %, andando in controtendenza rispetto a quanto registrato dal 1995.
Il cambiamento registrato negli ultimi 15 anni nelle regioni italiane ha messo in luce altri fattori interessanti. In principio era una tendenza prevalentemente settentrionale, con la Valle D’Aosta ad avere le percentuali più importanti. Oggi il Nord Italia resta leader nel numero, ma evidenzia cali importanti, mentre il Centro-Sud descrive una crescita esponenziale con il Lazio ad avere la media più elevata.
Nello specifico, a contribuire all’aumento di questo numero si è resa protagonista Roma, grazie ai tanti residenti nella Capitale. Il lungo tempo dedicato a queste tipologie di processo è da sempre una criticità per i tanti romani che hanno deciso di intraprendere questo percorso. Infatti, è molto frequente venire a conoscenza di esperienze di coppie che hanno avuto figli con un processo per divorzio ancora non terminato.
Complice la presenza di Città del Vaticano, i praticanti cattolici di Roma scelgono la via dell’annullamento alla Sacra Rota; purtroppo non è un percorso molto semplice sia in termini pratici che dal punto di vista economico. Infine, l’ultima tendenza importante è stata descritta dall’affrontare tale processo in un Paese estero. In Italia per completare un divorzio è necessario un iter di tre anni di separazione, mentre all’Estero esistono diversi Paesi dove quest’ultimo percorso non è previsto.
Ma è davvero questa la soluzione per velocizzare i termini? In realtà non è sempre così sicura, viste le barriere linguistiche e giurisdizioni differenti rispetti all’Italia. Proprio per questo motivo, alcuni Studi Legali di Roma hanno aumentato la loro esperienza in questo settore inserendo nel team dei professionisti di diritto di famiglia pronti a ridurre quanto possibile i tempi del divorzio.
Quello congiunto: quali sono le sue caratteristiche?
Per Divorzio si intende il disfacimento del matrimonio civile e la conclusione degli effetti del matrimonio religioso. Si parla di slegatura del vincolo matrimoniale, quando si frappone in relazione al matrimonio civile; si parla di cessazione degli effetti civili del matrimonio, quando il divorzio interviene in relazione al matrimonio concordatario.
Per arrivare alla separazione una coppia deve rivolgersi al Tribunale competente per territorio. A seconda che i consorti siano in accordo o meno nello slegare il vincolo matrimoniale, il procedimento seguirà due processi differenti:
giudiziale (i consorti non sono d’accordo sulle condizioni)
congiunto (c'è accordo dei coniugi sulle condizioni)
Al giorno d’oggi molto spesso capita che, per incomprensioni o per problemi di diversa natura, l’amore tra due persone finisce. Quando tra i due coniugi non va più come si desidera si opta per la fine del matrimonio e si decide di separarsi oppure di divorziare. Il divorzio può verificarsi attraverso due procedimenti ben distinti. Esiste infatti quello canonico, detto giudiziale; oltre ad esso è possibile velocizzare maggiormente le pratiche e optare così per il rito abbreviato detto divorzio congiunto.
Quando si ha la necessità di accelerare le pratiche di separazione, al fine di tutelare maggiormente i figli e i coniugi stessi, si opta per il divorzio congiunto: è ammissibile unicamente previa comune accordo scritto tra le due parti, che dovranno dare prova di aver già pattuito in merito alle eventuali divisioni patrimoniali e di aver già deciso in merito agli interessi e ai diritti personali di ciascuno dei due, al fine di evitare le pratiche della forma giudiziale. Non è solamente di veloce realizzazione, ma prevede dei costi decisamente minori rispetto a quello giudiziale.
In caso di divorzio congiunto, ci saranno tre giudici che dovranno ascoltare i due ex coniugi insieme e decidere se concederlo . È bene però sapere che può essere richiesto unicamente trascorsi tre anni di separazione legale che si calcolano partendo dall’incontro di separazione presso il Presidente del Tribunale di competenza.
Affinché il ricorso sia valido, secondo l’articolo 4 della legge numero 898 del 1970 e diversamente dalla separazione, è necessario esprimere in modo chiaro ed esplicito le condizioni di entrambi i coniugi in merito ai figli e al patrimonio, anche in base ai rapporti economici instaurati tra i due. Sarà poi il Tribunale a decidere sul da farsi e a verificare che le condizioni dichiarate non vadano contro gli interessi della prole.
Qualche cenno su quello giudiziale
Nel momento in cui si parla di divorziare dal punto di vista giudiziale il procedimento è sempre più complesso e articolato. Nel caso di ricorso per il divorzio congiunto non è imposta la presenza dell’avvocato, mentre il ricorso per il giudiziale può essere mostrato anche da un solo coniuge.
Gli interventi per "forzare" il pagamento
In caso di inadempimento il coniuge creditore può dunque ricorrere alle azioni esecutive per il recupero credito. Il coniuge beneficiario, può querelare l’ex consorte che rischia di essere punito con la reclusione e con il pagamento di una multa. Nel momento in cui l'obbligato non versi il contributo, è possibile agire nei confronti di terzi che sono suoi debitore. I terzi sono obbligati a versare le somme di denaro dovute al coniuge beneficiario.
L’ex coniuge può ricorrere in appello invece contro la sentenza di divorzio. In questa situazione la sentenza è presa nuovamente in esame dal giudice di secondo grado.
L'assegno per il mantenimento dei figli
Per alimenti si intendono le prestazioni di sostegno dovute alla persona che si trovi in stato di bisogno economico (sono tra gli obblighi di solidarietà familiare secondo l’art. 433 del codice civile). Sono tenuti a quest’obbligo:
Il dovere di fornire gli alimenti nasce per il soggetto che è nel grado di parentela più vicino. Agli alimenti è tenuto anche il donatario, così come sono anche dovuti dal coniuge cui sia imputabile la nullità del matrimonio in favore dell'altro coniuge. L’abitazione nella casa familiare tocca al genitore cui sono affidati i figli (il giudice valuta le condizioni economiche dei coniugi per tutelare il più debole).
Solitamente è il padre il soggetto fornitore dell’assegno per il loro mantenimento (la madre è obbligata soltanto nel 2% circa dei casi). Nel momento in cui si parli di separazioni con presenza di figli affidati al padre, la percentuale di madri che devono versare il contributo economico sale in maniera considerevole.
Storia di questo istituto in Italia
Fu nel 1965 iniziava la mobilitazione del Partito Radicale per sensibilizzare l'opinione pubblica su questo tema. Nel 1970 il divorzio veniva inserito nell'ordinamento giuridico italiano con la legge n. 898.
Gli italiani furono poi chiamati il 12 maggio 1974 a decidere se abrogare la legge Fortuna-Baslini: parteciparono al voto l'87,7% degli aventi diritto, votarono no il 59,3%, mentre i sì furono il 40,7% . Da sottolineare che comunque la normativa venne più volte ritoccata; si ridussero i tempi necessari per giungere alla sentenza e si diede al giudice la facoltà di pronunciare una sentenza parziale.
Il Tribunale deve dunque controllare l’esistenza di alcune condizioni:
è riconosciuta la fine della comunione materiale e della comunione spirituale tra i coniugi
sia stata approvata la separazione consensuale e la separazione giudiziale e siano trascorsi almeno tre anni dall'udienza presidenziale
uno dei coniugi non sia stato condannato a qualsiasi pena detentiva
Il Tribunale può emettere una pronuncia solo per la cessazione degli effetti civili (quelli religiosi possono venire meno soltanto con la dichiarazione di nullità del sacramento del matrimonio). La sentenza di divorzio produce i seguenti effetti personali: mutamento dello stato civile dei coniugi e perdita del cognome del marito da parte della moglie.
Occorre pagare un assegno periodico per il mantenimento del coniuge che sia privo di redditi adeguati (con conseguente perdita dei diritti successori. L’assegno di mantenimento e la sua quantificazione è specificata in relazione alle circostanze ed ai redditi dell’obbligato. Presupposti per il diritto al mantenimento sono la non titolarità di redditi propri e la sussistenza di una disparità economica tra le parti.
Tra le molte novità proposte in queste ultime settimane dal governo tecnico Monti, una in particolare ha suscitato la reazione benevola di una categoria spesso dimenticata di cittadini italiani: i divorziati o in attesa di divorzio. La riforma del divorzio breve non è esattamente una novità del nuovo esecutivo.
Almeno due emendamenti sono stati presentati negli anni scorsi nel tentativo di modificare il codice civile in materia di disciplina del diritto di famiglia. L’ultimo in termini temporali è stato presentato il 6 luglio del 2010 e poi accantonato per la spinosità dell’argomento.
In tema di divorzio, che sia esso breve o lungo, i parlamentari italiani hanno sempre formato schieramenti trasversali rispetto alle varie bandiere di partito, proprio perché il tema solleva problemi di natura etica e morale. Per questa stessa ragione, non si è mai riuscito a trovare un punto d’accordo sulla materia e i cittadini direttamente interessati dal problema hanno continuato a doversela vedere con le lunghe attese della giustizia.
Le novità dell’emendamento
Le principali novità dell’emendamento che sarà presentato il prossimo 7 febbraio in Parlamento si riassumo in due articoli. Il primo si occupa della riduzione dei tempi di attesa per la concessione del divorzio (consensuale) che si allineano ai parametri europei: dai tre anni si passa ad un solo anno di attesa nel caso in cui la coppia non abbia figli o se essi abbiano già compiuto la maggiore età.
Nel caso in cui i figli siano ancora minori, i tempi possono essere più dilatati e le procedure possono durare fino ad un massimo di due anni, per far si che il cambiamento dello status della famiglia non sia repentino e non danneggi psicologicamente i minori.
Il secondo articolo riguarda gli effetti patrimoniali del divorzio. Attualmente il problema della gestione del patrimonio in regime di comunione dei beni rimane insoluto fin quando la coppia non ottiene formalmente il divorzio. Dato che possono passare anni e che nel frattempo i coniugi potrebbero anche non vivere più sotto lo stesso tetto (come abitualmente accade), rimanere impigliati nelle maglie della burocrazia economica per ogni tipo di spesa da effettuare, diventa uno stillicidio per entrambi gli ex-coniugi.
La riforma va a regolare proprio questo aspetto, affermando che la comunione dei beni viene sciolta quando il giudice autorizza i coniugi a vivere separati, il che potrebbe anche non coincidere con la separazione formale.
I primi feedback relativi all’emendamento sul divorzio breve sono stati da subito visibili sui numerosi forum che si occupano dell’argomento e che accolgono un gran numero di persone che hanno attualmente in atto procedure di separazione o che ne sono uscite da poco.
Alcuni forum si sono organizzati e attraverso azioni di gruppo, come l’invio di e-mail collettive ai singoli deputati, stanno cercando di far sentire la propria voce e di ottenere l’approvazione della legge. Secondo dati Eurispes (2012) circa l’82,2% degli italiani sono favorevoli a questa riforma e questi dati danno il polso reale della situazione che molti italiani si trovano a vivere in questo momento.
Le Regioni a statuto speciale vedono il proprio fondamento nei rispettivi statuti mentre quelle a statuto ordinario fanno riferimento dall’articolo 117 della Costituzione.
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