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Timestamp: 2019-09-19 15:25:43+00:00
Document Index: 22238572

Matched Legal Cases: ['art. 475', 'art. 473', 'art. 473', 'art. 473', 'art. 473', 'art. 1120', 'art. 1337']

Irrilevanza ai fini dell’accettazione tacita dell’eredità, della sottoscrizione della relazione di notificazione di un atto giudiziario da parte del chiamato all’eredità.
La mera circostanza che il chiamato all’eredità abbia sottoscritto la relazione di notificazione di un atto giudiziario a lui notificato in qualità di erede, non comporta in alcun modo accettazione dell'eredità, atteso che a norma dell'art. 475 cod. civ., l'atto pubblico o la scrittura privata in forza dei quali il chiamato stesso può assumere il titolo di erede, deve consistere in un atto scritto che provenga personalmente dal soggetto in questione o alla cui formazione questi abbia partecipato.
Cassazione 24/02/2009, n. 4426
Obbligatorietà dell’accettazione dell’eredità con beneficio d’inventario per le persone giuridiche favorite da disposizioni testamentarie a titolo universale.
Dalla lettera dell’art. 473 c.c., si evince chiaramente che la legge impone alle persone giuridiche l’accettazione con beneficio d’inventario soltanto nel caso di disposizioni testamentarie a titolo universale che le favoriscano, e non anche nell’ipotesi di disposizioni a titolo particolare.
Cassazione 20/01/94, n. 464
Obbligatorietà dell’accettazione dell’eredità con beneficio d’inventario per le persone giuridiche diverse dalle società.
Posto che a termini dell’art. 473 c.c. le persone giuridiche diverse dalle società possono accettare le eredità loro devolute soltanto con il beneficio d’inventario, in caso di accettazione divenuta inefficace per inosservanza di detta norma, non potendo trovare applicazione, per evidente incompatibilità, la diversa disposizione che stabilisce che il beneficiario è da considerare erede puro e semplice, si deve escludere che sussista alcuna accettazione.
Cassazione 29/09/2004, n. 19598
Presupposti di inapplicabilità alle fondazioni dell’obbligo di accettare l’eredità con beneficio d’inventario.
L'obbligo di accettare l'eredità con beneficio d'inventario di cui all’art. 473 c.c., non si applica alle fondazioni costituite per testamento e nominate contestualmente eredi universali del testatore, giacché il patrimonio delle stesse non può confondersi con quello del de cuius.
Cassazione 08/10/2008, n. 24813
Le conseguenze dell’omessa redazione dell’inventario sull’accettazione dell’eredità ad opera di una persona giuridica.
A norma dell’art. 473 c.c., l'accettazione dell'eredità da parte di una persona giuridica può avvenire soltanto con beneficio d’inventario. Ne deriva che l’omessa redazione dell’inventario, in violazione quindi di termini e modalità previsti dalla legge per l’efficacia dell’accettazione in oggetto, comporta che l'ente chiamato non acquisti la qualità di erede.
Cassazione 12/04/2017, n. 9514
Declaratoria di risoluzione per inadempimento del preliminare e risarcimento danni: l'attore non può incamerare la caparra
Per innovazione in senso tecnico giuridico deve intendersi non qualsiasi mutamento o modificazione della cosa comune, ma solamente quella modificazione materiale
In tema di condominio negli edifici, per innovazione in senso tecnico giuridico, vietata ai sensi dell'art. 1120 c.c., deve intendersi non qualsiasi mutamento o modificazione della cosa comune, ma solamente quella modificazione materiale che alteri l'entità sostanziale o ne muti la destinazione originaria.
Buona fede contrattuale e violazione della buona fede
Nel corso delle trattative e nella formazione del contratto le parti devono rispettare il principio generale della buona fede (art. 1337 c.c.).
Le parti devono in particolare comportarsi con correttezza e lealtà, osservare alcuni obblighi e seguire determinati comportamenti individuati dalla giurisprudenza. In particolare devono tutelare l’affidamento della controparte nella conclusione delle trattative e non recedere senza giustificato motivo, devono osservare obblighi di comunicazione, informazione, riservatezza, chiarezza, custodia e protezione del bene.
Non devono poi condurre trattative parallele o prolungarle eccessivamente senza giustificato motivo.
La parte che viola uno degli obblighi di buona fede, può essere chiamata in giudizio dalla controparte, per il risarcimento dei danni a titolo di responsabilità precontrattuale (Cass. 4 aprile 2017 n. 8671).
Secondo parte della giurisprudenza la responsabilità precontrattuale presuppone che il contratto non sia stato concluso o comunque non validamente concluso (Cass. 11 settembre 1989 n. 3922) come nel caso più diffuso di violazione dell’obbligo di buona fede per recesso ingiustificato dalle trattative.
La giurisprudenza unanime ritiene che la responsabilità precontrattuale abbia natura extra contrattuale (Cass. SU 16 luglio 2001 n. 9645, Cass 1 febbraio 1995 n. 1163).
La responsabilità precontrattuale può sorgere tanto in relazione al processo formativo del contratto quanto in rapporto alle semplici trattative ossia in quella fase anteriore in cui le parti si limitano a manifestare la loro tendenza alla stipulazione del contratto, senza ancora porre in essere alcuno di quegli atti di proposta e di accettazione che integrano il vero e proprio processo formativo (Cass. 14 febbraio 2000 n. 1632, Trib. Milano 27 novembre 2009)
Spoglio o turbativa di immobile posti in essere con una pluralità di atti e decorrenza del termine utile per l'esperimento dell'azione possessoria
Nel caso di spoglio o turbativa posti in essere con una pluralità di atti, il termine utile per l'esperimento dell'azione possessoria decorre dal primo di essi soltanto se quelli successivi, essendo strettamente collegati e connessi, devono ritenersi prosecuzione della stessa attività; altrimenti, quando ogni atto - presentando caratteristiche sue proprie - si presta ad essere considerato isolatamente, il termine decorre dall'ultimo atto.
Cassazione civile sez. II, 14/06/2019, n.16053
Cassazione civile, sez. III, 13/06/2019, n. 15873
Se una porta ha natura condominiale, non si può escluderne l'uso da parte dei condomini
Se viene accertata la natura condominiale di una porta, escluderne l'utilizzo da parte dei condomini come ulteriore accesso all'edificio, non essendo ciò previsto dal regolamento condominiale, viola il loro diritto all'utilizzo delle parti comuni.
Cassazione civile sez. VI, 12/06/2019, n.15851