Source: http://consiglioaperto.blogspot.com/2008/10/
Timestamp: 2018-06-21 20:07:06+00:00
Document Index: 64288934

Matched Legal Cases: ['art. 2952', 'art. 3', 'art. 2952', 'art. 10', 'art. 10', 'sentenza ', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 38', 'art. 4', 'sentenza ', 'art. 76', 'art. 3', 'art. 76', 'art. 76', 'art. 76', 'art. 76', 'art. 3', 'art. 76', 'art. 76', 'art. 3', 'art. 76', 'art. 8', 'art. 10', 'art. 76', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 204', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 12', 'art. 7', 'art. 352', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 157', 'art. 23']

consiglioaperto: ottobre 2008
Portato a 2 anni il termine di prescrizione ex art. 2952 cpv c.c..
Segnaliamo a chi fosse sfuggito che con l. 27/10/08 n.166, art. 3 comma 2, è stato modificato l'art. 2952, 2° comma, c.c., portando a due anni il termine di prescrizione dei diritti nascenti dal contratto di assicurazione.
Pertanto il secondo comma ora recita: "Gli altri diritti derivanti dal contratto di assicurazione e dal contratto di riassicurazione si prescrivono in due anni dal giorno in cui si è verificato il fatto su cui il diritto si fonda".
Esami Avvocato 2009: designato il Presidente Commissione Salerno.
Nelle scorse tornate, il Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Salerno ha designato il Presidente della Commissione per l'esame Avvocato 2009.
Secondo accreditate indiscrezioni il Presidente sarà l'Avv. Giuseppe Tedesco, prestigioso penalista del Foro di Salerno.
Si attende la nomina ufficiale da parte del Ministero della Giustizia.
Pubblicato da AVV. GIUSEPPE CELIA a 12:06:00 Nessun commento:
Garante Privacy: nell'azione disciplinare sul terzo si ha diritto d'accesso ai dati.
Il Garante per la protezione dei dati personali ha ordinato ad un istituto di credito di comunicare ai ricorrenti i dati personali agli stessi riconducibili relativi ad un procedimento disciplinare avviato dallo stesso istituto a carico di un proprio collega. In particolare, i ricorrenti erano stati chiamati dall'istituto di credito resistente a fornire giustificazioni in ordine ad alcuni fatti che il collega avrebbe riferito nell'ambito di un procedimento disciplinare avviato a suo carico.
L'istituto di credito aveva opposto un rifiuto all'istanza dei due dipendenti, "a prescindere dalla esistenza o meno della ipotizzata documentazione e delle affermazioni che in essa sarebbero riportate", rilevando di non poter fornire loro documentazione relativa a un procedimento disciplinare avviato nei confronti di un terzo senza il consenso di questi.
Il Garante ha pertanto stabilito che "la richiesta di accedere ai dati personali ai sensi degli artt. 7 e 8 del Codice consente di ottenere, ai sensi dell'art. 10 del predetto Codice, la comunicazione in forma intelligibile dei dati personali effettivamente trattati dal titolare del trattamento, estrapolati dai documenti che li contengono; rilevato che la consegna in copia di atti e documenti contenenti i dati personali richiesti è prevista, dall'art. 10, comma 4, del Codice, solo previa omissione di eventuali dati personali riferiti a terzi e solo nel caso in cui l'estrapolazione dei dati da tali documenti risulti particolarmente difficoltosa per il titolare".
(Garante per la protezione dei dati personali, Provvedimento del 3 luglio 2008: Garantito l'accesso ai dati personali nei procedimenti disciplinari a carico di terzi).
Anche l'assessore assolto paga le spese del processo.
L'assoluzione «perché il fatto non sussiste» non basta a garantire agli amministratori locali il rimborso delle spese legali sostenute per difendersi.
E l'indennizzo illegittimo può ricadere anni dopo sulle finanze degli assessori che danno il via libera alla copertura comunale delle parcelle pagate agli avvocati dei loro colleghi.
La vicenda emerge dalla sentenza n. 350/2008 della sezione giurisdizionale per la Liguria della Corte dei conti, che ha condannato sei assessori a pagare al Comune la somma rimborsata ai loro predecessori, che erano stati assolti con formula piena in giudizio.
Elezioni Cassa Forense: pubblicato il regolamento elettorale.
ELEZIONI DEI COMPONENTI DEL COMITATO
DEI DELEGATI DELLA CASSA NAZIONALE DI PREVIDENZA E ASSISTENZA FORENSE
PER IL QUADRIENNIO 2009-2013
Con provvedimento del Presidente della Cassa del 4 settembre 2008, sono state indette le elezioni dei componenti del Comitato dei Delegati della Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza Forense e, quindi, nella circoscrizione di questo Consiglio dell'Ordine, che fa parte del Collegio Elettorale di Salerno, le votazioni avranno inizio il giorno 06 febbraio 2009 e si chiuderanno alle ore 13.00 del 7 febbraio 2009.
A questo scopo sarà costituita un'apposita Sezione Elettorale presso la sede del Tribunale, che rimarrà aperta il giorno 06 febbraio dalle ore 9,00 alle ore 18 ed il giorno 7 febbraio dalle ore 9,00 alle ore 13.00.
Hanno diritto di elettorato attivo e passivo tutti coloro che risultano iscritti alla Cassa, a tutti gli effetti, alla data del 3 settembre 2008, giorno precedente a quello di indizione delle elezioni.
Hanno diritto di elettorato passivo gli elettori che siano anche in possesso dei requisiti di cui all'art. 13 dello Statuto della Cassa Forense e non si trovino nelle condizioni di ineleggibilità previste dalla legge n.180/2003.
Si evidenzia che, ai sensi dell’art. 13 dello Statuto della Cassa Forense, i componenti il Comitato dei Delegati durano in carica quattro anni e non sono rieleggibili più di due volte consecutivamente.
E’ ammesso soltanto il voto di lista, che può essere espresso con l'indicazione del numero o del motto ovvero del nome di uno o di tutti i candidati della lista che s’intende votare.
Le liste non possono contenere un numero di candidati superiore a due (numero dei Delegati spettanti al Collegio Elettorale).
L e liste dei candidati devono essere depositate, a pena di irricevibilità, presso uno dei Consigli dell'Ordine del Collegio Elettorale entro le ore 12.00 del 29 novembre 2008.
La lista deve essere sottoscritta, con la dichiarazione di accettazione da parte dei candidati in essa compresi, che devono contestualmente dichiarare di essere in possesso dei requisiti previsti dall'art. 13 dello Statuto.
La lista può essere individuata da un motto e deve essere presentata da un iscritto alla Cassa e ad un Albo del Collegio.
Essa deve riportare anche la sottoscrizione di almeno altri 50 iscritti alla Cassa appartenenti al Collegio elettorale e non candidati se questo ha un numero di elettori inferiori a 1.500 e 100 se superiore.
Nessuno può sottoscrivere più di una lista. Tutte le sottoscrizioni debbono essere autenticate dal Presidente o dal Consigliere Segretario o, ancora, da uno o più Consiglieri dell'Ordine a ciò appositamente delegati dal Presidente.
Le autenticazioni delle sottoscrizioni possono essere sostituite mediante l'allegazione di fotocopia di documento d'identità del sottoscrittore, ai sensi dell’art. 38, comma 3, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445.
Il Presidente del Consiglio dell'Ordine al quale la lista è presentata attesta, in calce ad essa, la data e l'ora di presentazione, la trasmette immediatamente alla Commissione Elettorale del Collegio e ne affigge copia all'Albo del Consiglio.
Le liste devono pervenire a pena di decadenza alla Commissione Elettorale del Collegio entro il cinquantesimo giorno precedente l'inizio del periodo elettorale, così come indicato dal Presidente della Cassa.
La Commissione numera le liste secondo l'ordine in cui le sono pervenute. Indi controlla la tempestività della presentazione e la loro regolarità.
Entro 3 giorni dalla scadenza dei termini per la trasmissione delle liste la Commissione delibera sulla loro od esclusione o su quella dei candidati ed entro il giorno successivo comunica il relativo provvedimento, anche a mezzo fax, al Presidente dell'Ordine presso cui sono state depositate; questi, senza ritardo e non oltre il giorno successivo, ne da notizia al presentatore di ciascuna lista.
La Commissione provvede stampa del manifesto contenente tutte le liste presentate e riconosciute regolari, con il loro numero d'ordine, l'eventuale motto e con i nomi e cognomi dei candidati; trasmette il manifesto a tutte le Commissioni Elettorali del distretto in modo che lo stesso venga affisso entro e non oltre il ventesimo giorno precedente l'inizio delle votazioni all'albo dei Consigli dell'Ordine, nonché in tutti gli altri luoghi che le commissioni elettorali ritengano di stabilire.
Il manifesto, durante le operazioni di voto, deve essere affisso all'esterno ed all'interno delle sale di votazione in conformità a quanto stabilito dall'art. 4, comma 10 del Regolamento per la elezione del Comitato dei Delegati.
della Commissione Elettorale di Salerno
IL PRESENTE REGOLAMENTO ELETTORALE E’ STATO PUBBLICATO SUL QUOTIDIANO “CRONACHE DEL MEZZOGIORNO” DEL 29/10/2009.
Il pm è fuori stanza.
Lo sanno anche i corrimano dei tribunali che i magistrati lavorano mediamente poco, che non di rado Tizio «oggi non c’è», che Caio «oggi lavora a casa», che Sempronio «oggi non è venuto», che pochi si sobbarcano il lavoro di molti perché molti sono imboscati o fuori stanza: sono uomini e funzionari come gli altri, non è che sono eticamente superiori.
Uno sgobbone come Francesco Ingargiola, presidente della Corte d’Appello di Caltanissetta, lo disse chiaramente in un bel libro di Massimo Martinelli: «Nei tribunali il problema principale è proprio questo, far lavorare e motivare i giudici; perché se la giustizia è al capolinea non è colpa solo di leggi farraginose, ma anche di molti colleghi che non lavorano a sufficienza».
Questo a dispetto di 51 giorni di ferie l’anno, record italiano.
Le toghe che si fanno il mazzo, insomma, da un giro di vite guadagnerebbero e basta: ecco perché l’uscita del ministro Renato Brunetta sui tornelli anche a palazzo di Giustizia (idea che un sondaggio del Corriere della Sera, ieri, vedeva favorevole l’80 per cento dei votanti) ha avuto il potere di restituirci la stizzita Associazione nazionale magistrati per ciò che meramente è: un piccolo sindacato di categoria.
«È arrivato il momento», ha detto il presidente dell’Associazione, Luca Palamara, «di accendere i riflettori sulle reali disfunzioni della giustizia».
Siete già abbastanza illuminati, dottor Palamara.
tratto dal sito: http://www.ilgiornale.it
TORNELLI VUOL DIRE GIUSTIZIA.
Ho parlato dei tornelli in tribunale, intendendo non tanto, e non solo, le strutture fisiche, quanto il controllo degli orari di lavoro, della presenza e, quindi, della produttività di tutto il personale della giustizia, e subito, come al solito, s`è levato il solito coro: è una boutade, non conosco la materia, non ho competenza.
Cercherò di esser più preciso: la fine dell`anarchia giudiziaria, dal punto di vista dell`organizzazione del lavoro negli uffici, è solo un primo passo, piccolo e necessario, perché i costi della giustizia che non funziona sono insopportabili, sia in termini di spesa pubblica che di civiltà collettiva.
Mi limito ad alcuni punti, consapevole che il tema è complesso e non esauribile in poche righe.
Abbiamo avviato l`operazione trasparenza sull`assenteismo nella Pubblica Amministrazione, documentando l`impatto delle assenze per malattia dei dipendenti, dopo l`introduzione delle trattenute previste dal decreto 112, e mettendo i dati in sequenza storica.
Il risultato è stato un crollo dei finti malati (-44,6% nel mese di settembre rispetto allo stesso mese di un anno fa). Non è la soluzione di tutti i mali, ma è un passo in avanti.
Come sono andate le cose nel comparto della giustizia? Non lo so, non lo sa nessuno, perché quei dati non sono mai arrivati.
Hanno risposto alcune amministrazioni centrali, ma la trasparenza è stata rifiutata dall`insieme degli uffici periferici.
Non abbiamo dati relativi alle presenze dei magistrati, ma neanche dei cancellieri e dell`altro personale amministrativo, che sono tutti dipendenti pubblici. Che sia chi amministra la giustizia a sottrarsi alla trasparenza non è un bell`esempio.
I tempi della giustizia italiana (penale, civile, amministrativa) sono scandalosamente lunghi, al punto da esporci a fondati e preoccupanti rilievi internazionali.
Una giustizia che viaggia con i tempi italiani non merita di chiamarsi giustizia. Di questo, naturalmente, non portano la responsabilità solo i magistrati, essendoci colpe enormi del legislatore.
Ma sono responsabili anche i magistrati. Per esempio:la legge è chiarissima, stabilendo che le motivazioni delle sentenze si depositano contemporaneamente o pochi giorni dopo la lettura del dispositivo, e solo in casi eccezionali entro tre mesi. La regola, di fatto, è che le motivazioni arrivano dopo molti mesi, e talora dopo anni.
Nessuno paga, perché i tempi che riguardano i cittadini sono perentori (quindi obbligatori), mentre quelli cui devono attenersi i magistrati ordinatori (vale a dire che sono solo indicativi). Non credo sia tollerabile.
Dei procedimenti penali che s`iniziano arrivano a sentenza sì e no il 30%, fra questi risultando numerosi gli assolti.
Significa che più del 70% dei procedimenti si perde per strada, risucchiato dai tempi delle prescrizioni. Una pacchia, per i criminali.
Nel solo tribunale penale di Roma quasi l`80% dei rinvii è dovuto ad errori procedurali commessi dagli uffici, il che meriterebbe un serio controllo di produttività, con premi a chi lavora bene e sanzioni per chi lo fa come capita. Ogni volta che si solleva il tema la risposta dei magistrati è: servono più soldi.
Ma noi abbiamo più magistrati e spendiamo più della media europea.
Spendiamo troppo, non troppo poco, ma spendiamo male, come dimostra il capitolo informatizzazione: ci sono 7000 server al servizio della giustizia (ne basterebbe il 10%) e 169 sale dedicate (ne basterebbero 29).
Tutto questo non solo è costato per gli acquisti, ma costa ogni anno, in servizi di assistenza e manutenzione, un occhio della testa.
E non funziona, perché la telematica richiede integrazione dei sistemi, non moltiplicazione dei centri autogestiti ed autoreferenziali.
E integrazione vuol dire scientificità dell`organizzazione con relative responsabilità manageriali e di gestione che, nei nostri palazzi di giustizia, semplicemente non esistono. Ognuno per sé, magari in buona fede, ma in totale disorganizzazione.
Dicono i magistrati: ci portiamo il lavoro a casa. Ma mica voglio una giustizia amministrata nel tinello!
Ed a che serve informatizzare tutto, se poi il lavoro si fa da un`altra parte? Mancano gli uffici? Si organizzi il lavoro giudiziario in modo che gli uffici ci siano e siano aperti al pubblico, che problema c`è?
Non vedo proprio perché qualcuno debba sentirsi sminuito se si controllano le entrate e le uscite dal lavoro al fine di evitare i tanti deserti pomeridiani nei nostri tribunali.
Ci guadagneranno quelli che lavorano tanto, come si dimostra in alcune procure che, a legislazione vigente, sono riuscite a migliorare l`organizzazione interna, ci guadagneranno i cittadini, ci guadagnerà l`economia del Paese.
Non ce l`ho con i magistrati, ma non possono esistere delle aree protette dalla trasparenza e dalla produttività. Meno che mai dove ci si occupa dei diritti dei cittadini.
RENATO BRUNETTA (Ministro per la Pubblica amministrazione e l`innovazione)
Da "LA STAMPA" di martedì 28 ottobre 2008
Eventi formativi per il mese di novembre 2008.
ALFANO: TORNELLI PER GIUDICI? LAVORO SU EFFICIENZA.
(AGI) - Enna, 27 ott. - “Stiamo lavorando per una riforma della giustizia che dia efficienza al sistema”.
Cosi’ risponde il ministro della Giustizia Angelino Alfano, a Enna per l’inaugurazione dell’anno accademico della Facolta’ di Giurisprudenza, alle domande sulla proposta del ministro Brunetta di apporre i tornelli anche per i magistrati.
“Sarebbe bello vedere gli uffici giudiziari aperti anche il pomeriggio - ha aggiunto Alfano - con i magistrati che lavorano la’ dentro. Sarebbe bello vedere tutti i magistrati a lavoro anche di pomeriggio in Tribunale perche’, tantissimi lavorano portando i fascicoli a casa, ed e’ vero che lavorano. Ha ragione anche il presidente di Anm, Luca Palamara, quando sostiene che tanti magistrati non hanno un proprio ufficio. Speriamo di potere rimediare facendo si’ che, con le risorse derivanti dai fondi giacenti che stanno per essere restituiti agli istituiti di credito e dalle Poste con i beni confiscati, possiamo investire nel sistema giustizia e sicurezza”.
Conclude Afano: “Siamo al lavoro con il ministro Maroni per trovare le risorse che ci permetteranno anche di risolvere questi problemi logistici”. (AGI)
GIUSTIZIA: ALFANO, QUELLA CIVILE ITALIANA E' DA RIFONDARE.
Catania, 24 ott. - (Adnkronos) - "La giustizia civile italiana e' da rifondare e proprio per questo motivo abbiamo portato in Parlamento, e la Camera l'ha gia' approvata, una significativa riforma del processo civile che sintetizzerei cosi': piu' internet per fare andare piu' veloci le cancellerie dei nostri tribunali; sanzioni gravi a chi gioca ad allungare i tempi del processo; sentenze piu' chiare, leggibili e comprensibili per tutti i cittadini e promozione della mediazione civile, ovvero un accordo fuori dal tribunale tra persone che evitano il contenzioso e si mettono d'accordo tra di loro sotto l'egida di organismi registrati presso il ministero della Giustizia al fine di avere un pronunciamento in 4 mesi".
Lo ha detto il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, a Catania dove ha preso parte alla VI giornata della giustizia civile europea in corso di svolgimento al centro fieristico Le Ciminiere.
Congresso Nazionale Forense: definito il programma "sociale".
L'aforisma (...in economia tutto si paga!)
GIUSTIZIA CIVILE: MOVIMENTO CONSUMATORI CHIEDE RIFORMA ORGANICA.
(AGI) - Roma, 25 ott - Il Movimento Consumatori denuncia la “scarsa utilita’ della miniriforma” del processo civile, attualmente all’esame del Parlamento e annuncia che ricorrera’ alla Corte europea dei diritti dell’Uomo per denunciare la violazione sistematica del diritto dei cittadini ad un equo processo entro tempi ragionevoli.
La situazione, si legge in una nota, “e’ ormai disastrosa e non potra’ trovare sbocchi positivi fino a quando non si avra’ il coraggio di abbattere privilegi e combattere inefficienze, approntando una seria e concreta riforma organica della giustizia civile che non puo’ prescindere, peraltro, dalla copertura dei posti vacanti del personale amministrativo e giudiziario”.
In occasione della “Giornata europea della Giustizia civile’ - celebrata il 25 ottobre di ogni anno - che ha lo scopo di permettere ai cittadini europei una migliore comprensione dei loro diritti e del funzionamento del loro sistema giudiziario, il Movimento Consumatori mette a disposizione un numero verde (800178950) e il proprio sito web (www.movimentoconsumatori.it) per fornire informazioni sul diritto al risarcimento dei danni legati all’eccessiva durata dei processi, invitando tutti coloro che stanno subendo lungaggini processuali ad attivarsi al fine di sollecitare riforme serie e durature.(AGI)
Convegno: "La formazione dell'Avvocato in Europa" (Roma - 6/8 novembre 2008).
Gratuito patrocinio: come determinare il limite reddituale.
Oggetto: Richiesta di Consulenza Giuridica - Uffici dell'Amministrazione Finanziaria - Gratuito patrocinio - Determinazione del reddito del nucleo familiare - Art. 76, comma 2, del D.P.R. n. 115 del 2002
Risoluzione n. 387 del 20.10.2008
L'art. 76, comma 1, del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, riconosce il diritto a fruire del gratuito patrocinio in favore dei soggetti titolari di un reddito imponibile ai fini dell'imposta personale sul reddito, risultante dall'ultima dichiarazione, non superiore a euro 9.723,84.
Per quanto concerne la corretta interpretazione del concetto di reddito che definisce lo stato di non abbienza, l'amministrazione finanziaria è intervenuta con risoluzione 21 gennaio 2008, n. 15, chiarendo che il reddito cui far riferimento per poter riconoscere il diritto al gratuito patrocinio è quello imponibile ai fini dell'Irpef, quale definito dall'art. 3 del Tuir, integrato dagli altri redditi indicati dall'art. 76 del D.P.R. n. 115 del 2002.
Ad avviso di codesta Direzione, permangono, tuttavia, incertezze interpretative in merito alle disposizioni contenute nel comma 2 dell'art. 76 sopra citato il quale prevede che "se l'interessato convive con il coniuge o con altri familiari, il reddito è costituito dalla somma dei redditi conseguiti nel medesimo periodo da ogni componente della famiglia compreso l'istante".
La norma sopra citata fa riferimento, infatti, ai redditi conseguiti e non a quelli imponibili, con la conseguenza che, al fine di determinare lo stato di non abbienza del nucleo familiare, potrebbero essere considerati anche altri elementi non rilevanti ai fini della determinazione del reddito Irpef.
In particolare, è stata posta all'attenzione di codesta Direzione Regionale la problematica concernente la possibilità, per i soggetti esercenti attività d'impresa commerciale, di scomputare le perdite eventualmente subite dall'ammontare complessivo dei redditi degli altri familiari conviventi.
Al riguardo, il Tribunale di.., il Garante del contribuente per.. e il Garante del contribuente per.. hanno espresso un orientamento favorevole, ritenendo che il diritto al gratuito patrocinio debba essere riconosciuto sulla base del reddito effettivo dei soggetti interessati, prescindendo da disposizioni di portata meramente fiscale.
Ciò premesso, codesta Direzione Regionale chiede di sapere se, ai fini della determinazione del reddito del nucleo familiare di cui all'art. 76, comma 2, del D.P.R. n. 115 del 2002, sia corretto compensare le perdite subite dal soggetto che esercita attività d'impresa col reddito conseguito dai familiari conviventi.
La Direzione Regionale ritiene che i soggetti interessati a beneficiare del gratuito patrocinio, che convivono con altri familiari titolari di reddito, non possano operare alcuna compensazione tra i redditi conseguiti dai familiari e l'eventuale perdita subita nell'esercizio di un'attività d'impresa.
Le condizioni per poter essere ammessi al gratuito patrocinio sono disciplinate dall'art. 76 del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, ai sensi del quale:
"1. può essere ammesso al patrocinio chi è titolare di un reddito imponibile ai fini dell'imposta personale, risultante dall'ultima dichiarazione, non superiore a euro 9.723,84.
2...se l'interessato convive con il coniuge o con altri familiari, il reddito è costituito dalla somma dei redditi conseguiti nel medesimo periodo da ogni componente della famiglia compreso l'istante.
3. Ai fini della determinazione dei limiti di reddito, si tiene conto anche dei redditi che per legge sono esenti dall'imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef) o che sono soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d'imposta, ovvero ad imposta sostitutiva".
In relazione alla richiamata disposizione, la scrivente, con risoluzione 21 gennaio 2008, n. 15, ha chiarito che il reddito cui far riferimento al fine di determinare se sussistono le condizioni per l'accesso al diritto al gratuito patrocinio è il reddito imponibile ai fini dell'Irpef, quale definito dall'art. 3 del Tuir, integrato dagli altri redditi indicati dallo stesso art. 76 del D.P.R. n. 115 del 2002.
Per effetto del riportato comma 2 dell'art. 76, i redditi prodotti dai contribuenti che compongono il nucleo familiare del soggetto interessato al gratuito patrocinio sono rilevanti ai fini della formazione del reddito da confrontare con l'ammontare massimo di reddito previsto dal comma 1 dello stesso articolo 76.
Al riguardo, la scrivente ritiene che, analogamente a quanto precisato per i soggetti interessati a beneficiare del gratuito patrocinio, anche per i familiari conviventi sia corretto far riferimento al reddito imponibile ai fini dell'Irpef, così come determinato dall'art. 3 del Tuir.
Pertanto, ai fini della determinazione del reddito di cui all'art. 76, comma 2, del D.P.R. n. 115 del 2002, è possibile dedurre dal reddito complessivo dei singoli componenti del nucleo familiare, determinato ai sensi dell'art. 8 del Tuir, esclusivamente gli oneri previsti dall'art. 10 del Tuir.
Non è possibile, invece, attesa la chiara formulazione del comma 2 del richiamato art. 76, diminuire l'importo risultante dalla somma redditi dei componenti del nucleo familiare delle eventuali perdite subite nell'esercizio di un'attività d'impresa svolta da uno o più di essi, che non abbiano trovato capienza nel reddito d'impresa o (nel caso di imprese minori o di lavoro autonomo), nel reddito complessivo dell'esercente.
Di conseguenza, con particolare riferimento al quesito posto da codesta Direzione Regionale, la scrivente ritiene che, ai fini della determinazione del reddito di riferimento da utilizzare per verificare lo stato di non abbienza di un soggetto interessato al gratuito patrocinio, non sia possibile scomputare dal reddito complessivo l'eventuale perdita subita nell'esercizio di un'attività d'impresa svolta da altri componenti del nucleo familiare.
Texas: 10 esecuzioni capitali in un mese.
Giustizia: Avvocatura, su processo civile riforma frettolosa.
(AGI) - Roma, 20 ott. - E' una "riforma emergenziale e frettolosa" quella inerente il processo civile. E' il giudizio dell'Organismo Unitario dell'Avvocatura, riunitosi in assemblea il 17 e il 18 ottobre.
"Questa riforma - sottolinea Michelina Grillo, presidente dell'Oua - non risolvera' i problemi della giustizia civile e dei cittadini: i richiami dell'Europa continueranno a fioccare. La soluzione migliore e' riaprire il confronto ed uscire dalla logica emergenzialista che ispira questo provvedimento. Pur apprezzando lo sforzo del Guardasigilli non possiamo non esprimere la nostra contrarieta' a questo disegno di legge, ma non ci sottraiamo costruttivamente dal proporre alcuninecessari aggiustamenti".
L'Avvocatura, dunque, invita a riaprire il confronto per una riforma organica e di sistema del settore, confronto che perseguira' anche se la politica dovesse scegliere di continuare nel percorso avviato.
L'Oua ribadisce la sua "ferma contrarieta' all'ennesimo intervento emergenziale su materia delicata quale la procedura civile", ma propone emendamenti al disegno di legge gia' approvato dalla Camera: in particolare, sull'introduzione del filtro di ammissibilita' in Cassazione, gli avvocati definiscono "senz'altro condivisibile l'esigenza di alleggerire il notevole carico di lavoro", ma "del tutto inadeguata appare la soluzione progettata, che desta numerosissime perplessita'". La norma, osserva l'Oua, "appare eccessivamente generica (anche con riferimento alla violazione dei principi regolatori del giusto processo)".
Quello del ripensamento dell'accesso alla Corte di cassazione "e' un tema sicuramente importante - scrive l'Avvocatura nel deliberato dell'assemblea - ma che per la sua delicatezza richiede un'adeguata ponderazione ed un approfondito dibattito, non tollerando, attesi i valori in gioco, soluzioni estemporanee e lesive di diritti anche costituzionalmente garantiti".
Secondo gli avvocati, e' anche inaccettabile, "che il tema venga affrontato con una norma improvvisata, inserita quasi di sorpresa in un testo normativo avente tutt'altra natura (collegato alla finanziaria) e verosimilmente destinato, proprio per tale sua natura, ad una rapida approvazione parlamentare, tale da non consentire l'approfondimento necessario".
Anche l'aumento delle competenze del giudice di pace appare "del tutto inopportuno", sottolinea l'Oua, "in considerazione dell'ancora del tutto insoddisfacente livello di preparazione assicurato dai giudici di pace e comunque del dubbio se essi siano in grado di reggere l'aumento di carico, e dell'assoluta necessita' che qualsiasi misura destinata ad incidere sulla magistratura onoraria e sui suoi compiti venga preceduta da un'organica e non ulteriormente rinviabile riforma della stessa".
L'aforisma (..le riforme urgenti, riguardano sempre gli altri!).
COA Salerno: gara per affidamento servizio formazione a distanza.
Di Pietro e Machiavelli.
Le norme non valgono più di coloro che le applicano.
Se le interpreta un homo bonus, dicendi peritus (un galantuomo che sa di diritto, come i romani definivano il giurista), anche una legge mediocre darà buoni risultati.
Viceversa non c’è legge, per quanto ben fatta, che in mano ad un giudice incolto o disonesto non conduca a risultati disastrosi.
Machiavelli ha stabilito la legge secondo cui in politica le norme etiche vanno invocate solo per ricavarne il cinico vantaggio di apparire virtuosi: nella realtà bisogna assolutamente guardarsi dall’applicarle, diversamente si darebbe ai nemici un vantaggio incolmabile.
Il Principe deve lodare la verità senza dirla, predicare la santità della parola data senza mantenerla, celebrare il valore dei patti per poi violarli.
Ma anche una legge “immorale” va applicata con intelligenza.
Nel Cinquecento questi principi funzionavano perfettamente perché era un’epoca in cui la grande massa del popolo era composta da analfabeti; in cui mancavano i moderni mezzi di comunicazione; in cui bastava che il Signore si facesse vedere inginocchiato in chiesa per farsi credere un uomo buono e pio. Oggi è diverso.
L’informazione penetra dappertutto. Un politico non può avere un’amante che i giornali lo scoprono; non può usare l’auto di servizio che rischia un processo per peculato; non può rimangiarsi un’affermazione che subito i media lo svergognano.
Non è cambiato il diritto d’essere immorali in politica: è cambiata la facilità di beneficiarne.
Oggi il segretario fiorentino si rassegnerebbe a dire: avete il diritto di essere dei farabutti, ma la cosa è talmente pericolosa che vi conviene essere morali.
Di Pietro è fermo ad una lettura cinquecentesca di Machiavelli.
Una volta ottenuta l’associazione col Pd, non ha fatto altro che tradire i patti – ad esempio quello del gruppo unico e quello dell’unità d’azione – e ha solo tirato l’acqua al proprio mulino.
È andato avanti a colpi di estremismo, di esagerazioni retoriche, di demagogia. Non ha badato a niente e a nessuno. Non ha visto che il proprio profitto e non ha tenuto nessun conto delle ragioni che hanno fatto nascere il Pd.
Questo partito infatti, per modernizzarsi, ha rinunciato agli atteggiamenti più grevi e fanatici e soprattutto si è amputato degli alleati di estrema sinistra.
Ha capito che il loro massimalismo da un lato non l’avrebbe portato alla vittoria, dall’altro non gli avrebbe comunque permesso di governare.
Di Pietro invece ha solo pensato che, se erano stati eliminati certi partiti, non era stata eliminata la loro base elettorale: e per questo si è buttato a corpo morto ad impadronirsene.
Ha cominciato ad esprimersi come Diliberto, come Pecoraro Scanio, come i girotondini, e con la sua concorrenza sleale il progetto politico del Pd l’ha affossato. Oggi una vittoria del centro-sinistra è meno verosimile che nell’aprile di quest’anno.
In questi mesi, mentre il Pd è sembrato logorarsi, l’ex-magistrato ha acquistato una visibilità sproporzionata.
Ha sfruttato con ogni mezzo e senza nessuno scrupolo la leva dell’estremismo popolare e ha visto aumentare le intenzioni di voto a suo vantaggio, per esempio in Abruzzo. Si è comportato come il Principe. E fin qui bisognerebbe applaudirlo.
Ma le idee vanno applicate con intelligenza: diversamente esse si rivoltano contro chi le vorrebbe sfruttare.
Se il Pd si mantiene fermo nella scomunica – ma la coerenza non è il forte dei partiti - Di Pietro si troverà a combattere da solo: la fama d’inaffidabile e d’egoista è infatti un bagaglio molto scomodo.
Quando si dovesse tornare a votare, in un quadro tendenzialmente bipartitico, chi l’accetterebbe in una coalizione? O quante probabilità ci sono che, come alternativa a Berlusconi, l’Italia sceglierebbe Di Pietro?
Scritto da Gianni Pardo - martedì 21 ottobre 2008
CNF: sabato prossimo (25/10) nuovo incontro per esame riforma professione forense.
Pubblicato da AVV. GIUSEPPE CELIA a 15:42:00 Nessun commento:
Un profilo dell’Avv. Giuseppe Frigo.
Roma, 21 ott. (Apcom) - Se nella Costituzione italiana è inserito il principio del 'giusto processo' lo si deve anche al penalista Giuseppe Frigo, che stasera, salvo cambi repentini di linea, dovrebbe essere eletto giudice della Corte Costituzionale al posto di Romano Vaccarella, dimessosi a maggio 2007.
Bresciano, 73 anni, sposato e con due figli, Frigo ha due passioni: i suoi baffi, all'insù, e la collezione di libri antichi di storie venete e di criminalistica.
Frigo è stato per tutta la vita avvocato penalista. Moltissimi i processi in cui è stato protagonista.
Ad esempio, ha difeso il finanziere Gnutti nel processo per la scalata alla banca Antonveneta, ma è stato anche legale di parte civile nel processo per il sequestro dell'imprenditore Soffiantini. Ha tutelato gli interessi di Cesare Previti nel processo per calunnia ai danni dei pm milanesi Ilda Boccassini e Gherardo Colombo, ma è stato anche avvocato di Adriano Sofri, nel procedimento per chiedere la revisione del processo per l'omicidio del commissario Calabresi.
Dal 1998 al 2002 è stato presidente dell'Unione Camere Penali: da leader dei penalisti, Frigo ha contribuito alla stesura del codice di procedura penale e lavorato perchè il principio del giusto processo fosse inserito in Costituzione, vedendo coronati i suoi sforzi proprio grazie a una sentenza della Consulta. Non solo: Frigo è anche professore di procedura presso l'Università di Brescia, città dove vive e lavora.
Politicamente, Frigo è da sempre assertore della separazione delle carriere tra pm e giudici, ma di recente ha preso posizione sulla revisione della norma sulle intercettazioni, sostenendo che è meglio non restringerle eccessivamente rendendo sempre più corta la lista dei reati per cui si possono disporre.
Meglio, secondo l'avvocato, "rendere più severe" le norme che ne vietano la pubblicazione fino al dibattimento.
Di fatto, Frigo si ritiene un tecnico e appena appresa la notizia dell'ufficializzazione della sua candidatura, questa mattina, ha tenuto a sottolineare proprio questa peculiarità.
Giudice Consulta: intesa sul nome dell’Avv.Giuseppe Frigo, Veltroni apre.
ROMA, 21 ott. - Una nuova fumata nera e il blitz dei radicali alla Camera durante la seduta per eleggere il giudice della Consulta. Ma ora i gruppi dei parlamentari del Pdl, dopo il ritiro di Gaetano Pecorella, convergono sul nome dell'avvocato Giuseppe Frigo.
Trovando aperture anche da parte del Pd. «Penso che lo voteremo, ma lo formalizzeremo più tardi» ha detto Antonello Soro, capogruppo del Partito democratico alla Camera, riferendosi a Frigo.
«La candidatura presentata verrà esaminata con assoluta attenzione con l'obiettivo di chi vuole sciogliere questo nodo» fa sapere il segretario dei democratici Walter Veltroni. Sottolineando tuttavia che «non c'è alcun baratto precisa tra la Consulta e la Vigilanza Rai» e annunciando che il Pd continuerà a votare Orlando «perché sono inaccettabili pregiudiziali verso una forza politica».
Sì a Frigo da parte della Lega e dell'Udc. «È una persona che garantisce autorevolezza, indipendenza e professionalità. I nostri gruppi parlamentari voteranno questo nome» afferma in una nota Lorenzo Cesa.
La prossima votazione è in programma alle 19 di oggi. Durante quella svoltasi in mattinata è mancato ancora una volta il numero legale. «Oggi sono un po' più ottimista rispetto ai giorni precedenti sulla Consulta. Giorni fa ho manifestato la mia preoccupazione, oggi manifesto un certo ottimismo» aveva detto il presidente del Senato Renato Schifani prima che il Pdl rendesse ufficiale la candidatura di Giuseppe Frigo.
Il diretto interessato intanto, l'avvocato bresciano che fu il legale della famiglia Soffiantini durante il sequestro dell'imprenditore, ringrazia per l’indicazione del suo nome come giudice della Corte costituzionale, rivendicando di essere «un tecnico» e auspicando che ciò possa contribuire a trovare «convergenze» in materia di giustizia.
L’ex leader dell’Unione Camere Penali Avv. Frigo reagisce così, a caldo, all’ufficializzazione della sua candidatura alla Consulta.
«Ringrazio per l’indicazione del mio nome, che mi fa onore, soprattutto - dice Frigo - perché corrisponde all’intento dell’indicazione di un tecnico, quale io ritengo di essere. Mi auguro che questo possa aiutare a trovare convergenze indispensabili per far progredire la giustizia italiana».
Pubblicato da AVV. GIUSEPPE CELIA a 15:01:00 Nessun commento:
Congresso Nazionale Forense: nota del Presidente Avv. Montera ai Delegati di Salerno.
CONSIGLIO DELL'ORDINE DEGLI AVVOCATI SALERNO
Salerno, 18 ottobre 2008
Raccomandata (anticipata via fax)
Sigg.ri Avv.ti
Francesco ACCARINO
Fortunato NADDEO
Mario SCUCCIMARRA
Delegati al XXIX Congresso Nazionale Giuridico Forense
Oggetto: XXIX Congresso Nazionale Giuridico Forense-Bologna 13/16 novembre 2008.
L'Avv. Giuseppe Mojo, Tesoriere dell’OUA, mi ha comunicato che, per procedere alla elezione dei delegati all'Assemblea dell'Organismo Unitario dell'Avvocatura, al Distretto di Salerno è stata assegnata la sala n. 9 (2°piano), presso la Galleria d'Arte Moderna, annessa al Palazzo della Cultura e dei Congressi.
Poiché la disponibilità è dalle ore 9,00 alle ore 11,00 di sabato 15/11/2008, c'incontreremo alle ore 9,00 presso la sala assegnataci.
Raccomando la puntualità e la partecipazione di tutti.
Vi ringrazio per la collaborazione,i miei migliori saluti.
CRISI BANCHE: AVVOCATI PRONTI, SU MUTUI, AD AUTENTICA GRATUITA.
(AGI) - Roma, 19 ott. - “Servono nuove regole, come richiesto dal governatore della Banca d’Italia, per la valutazione del merito creditizio e il corretto operare degli operatori finanziari nella vendita dei prodotti di finanziamento alle famiglie e alle imprese. Servono minori costi per consentire alle famiglie di scegliere mutui piu’ convenienti. Gli avvocati ribadiscono al governo la loro disponibilita’ ad autenticare gratuitamente le firme sui mutui ipotecari”.
E’ quanto afferma Agostino D’Antuoni, presidente di ‘Avvocati per le riforme’, che insieme a deputati e senatori della Lega e del Pdl ha formulato gli emendamenti che saranno presentati al Dl 155 ‘misure per la tutela del risparmio delle famiglie’, in relazione alla crisi internazionale che sta colpendo il settore dei mutui.
“Con l’aumento della domanda”, si legge in una nota, “si e’ altresi’ allargato il mercato dell’offerta. Alle banche un tempo uniche a proporre mutui si sono aggiunti altri soggetti finanziatori quali le societa’ finanziarie, assicuratrici le casse previdenziali private e pubbliche. Per il triennio 2004-2006 nel valutare il rapporto dei volumi di compravendita delle unita’ abitative assistite da un mutuo ipotecario rispetto al totale delle compravendite si rileva che tale incidenza e’ pari al 45,3 nel 2004 ed e’ aumentata al 46,55 nel 2005 e al 48 nel 2006″.
L'aforisma (...assai adatto all'Avvocatura attuale).
Cassazione Civile: il danno da fumo va sempre provato.
La Cassazione ha annullato la sentenza di un giudice di pace, che aveva riconosciuto ad una fumatrice di sigarette light un risarcimento equitativo di mille euro.
La tesi ritenuta illegittima dalla Cassazione Civile nella recente sentenza n. 25250/2008 e' quella che il fumatore sarebbe stato ingannato dalla scritta light, che lasciava presupporre un effetto meno negativo sulla salute, rispetto alle sigarette 'normali'.
La scritta era stata infatti giudicata pubblicita' ingannevole dall'Antitrust, ma questo solo fattore non legittima un risarcimento, in quanto occorre dimostrare, secondo il Supremo Collegio, anche lo specifico danno subito.
IL P.D. HA RIPUDIATO DI PIETRO.
Elezioni USA: Convegno alla Provincia di Salerno (24/10/2008)
CONSULTA: PECORELLA, SU MIO NOME NESSUN IMPEDIMENTO ISTITUZIONALE.
Roma, 16 ott. - (Adnkronos) - "Ho ritenuto sinora di dover mantenere il piu' stretto riserbo sulle vicende che riguardano l'elezione del giudice della Corte costituzionale per ragioni piu' che comprensibili.
Tuttavia, essendo stata messa in discussione anche la mia persona, considero doveroso rappresentare le ragioni per cui non e' configurabile quell' 'impedimento istituzionale' che e' stato fatto valere dal Pd per sostenere la 'indisponibilita'' alla mia elezione. Tale 'impedimento' non sussiste, sia per ragioni di natura normativa, sia per motivi di fatto".
Lo scrive l'on. Gaetano Pecorella, candidato Pdl per il posto vacante di giudice in Consulta, in una lettera inviata ai presidenti di Senato e Camera, Renato Schifani e Gianfranco Fini.
Ue ricorre a Corte Giustizia contro l’Italia su tariffe massime avvocati.
Bruxelles, 16 ott. (Apcom) - La Commissione europea ha deciso di adire la Corte di giustizia in merito alla normativa italiana sul sistema di onorari massimi obbligatori per i servizi degli avvocati.
Bruxelles - si legge in una nota - contesta la necessità di tali disposizioni.
Queste ultime - secondo la parte ricorrente – ostacolerebbero l'accesso al mercato italiano da parte dei prestatori originari di un altro Stato membro senza, parallelamente, garantire l'accesso alla giustizia e la sua corretta amministrazione o tutelare i destinatari dei servizi in modo proporzionato rispetto agli obiettivi di interesse generale che si pone tale normativa.
La normativa sarebbe dunque in contrasto con gli articoli 43 e 49 del Trattato che garantiscono rispettivamente la libertà di stabilimento e la libera prestazione di servizi all'interno dell'Unione europea.
Elezioni Cassa Forense: il riparto dei Delegati (2 al Distretto di Salerno).
CASSAZIONE: PROSCIOLTO PETRUCCIOLI DISSE 'BUFFONI' A DUE CONSIGLIERI DEL 'CDA SMART'.
Roma, 16 ott. - (Adnkronos) - La Cassazione ha confermato il proscioglimento dall'accusa di diffamazione aggravata accordato al presidente della Rai Claudio Petruccioli che, nel marzo del 2003, in qualita' di presidente della Commissione parlamentare di vigilianza sui servizi radiotelevisivi, disse, nel corso di alcune interviste, che Antonio Baldassarre e Ettore Adalberto Albertoni erano due 'buffoni' dal momento che tre (Luigi Zanda, Carmine Donzelli e Marco Staderini) dei cinque consiglieri avevano presentato le loro dimissioni mentre i due superstiti (appunto Baldassarre e Albertoni) avevano continuato ad adottare decisioni all'epoca di quello che venne definito il 'Cda smart'.
Per la Quinta sezione penale, che ha respinto i ricorsi di Baldassarre e Albertoni, legittimamente il gup di Roma ha dichiarato il non luogo a procedere nei confronti di Petruccioli in quanto questi non ha fatto altro che esercitare "nella sua funzione parlamentare attivita' di critica e di denuncia politica" tutelati dalla Costituzione e dalla legge 240/03.
I querelanti consiglieri di amministrazione della Rai dal 22 febbraio 2002, a seguito delle dimissioni rassegnate da tre consiglieri del cda, si erano ritrovati ad essere gli unici consiglieri rimasti in carica e si era quindi posto il problema della legittimita' del loro operato, nonche' della validita' delle loro deliberazioni sino alla reintegrazione del collegio.
Ecco perche' Petruccioli, si era sfogato con la stampa dicendo "Il fatto che continuino a prendere decisioni mi sembra una vera buffonata", "basta con questo comportamento da buffoni", "i membri del cda della Rai sono due buffoni".
Ne era scaturita la denuncia dei due consiglieri che, dopo il proscioglimento accordato dal gup di Roma, si sono rivolti a piazza Cavour sostenendo che quanto meno doveva essere disposto il rinvio a giudizio per Petruccoli avendo pronunciato "epiteti gratuitamente offensivi della reputazione altrui".
La Sezione di Mercato San Severino è alla paralisi: i documenti di protesta dell'A.T.F.
Previdenza forense: la tabella della nuova contribuzione.
Compensi gratuito patrocinio penale: comunicazione del Consigliere Avv. Cecchino Cacciatore.
Con soddisfazione, Ti comunico che in materia di liquidazioni degli onorari difensivi a regime di patrocinio a spese dello Stato comincia a muoversi qualcosa.
Sono stato, infatti, convocato, in data 3 novembre, da parte dell’A.N.M. - sezione di Salerno.
Oggetto di tale incontro sarà la recente decisione della Suprema Corte (Cass. Penale - IV Sezione - 01.04.2008 n°36313), che i magistrati (a cui fermamente ho rimesso il precedente giurisprudenziale) non potranno certamente disattendere, con la quale è stato sancito il principio cardine cui il Giudice deve attenersi nella liquidazione dei compensi ai difensori: il rispetto dei criteri e delle tabelle professionali vigenti, essendo unico vincolo il solo tetto massimo determinato in base alla comparazione tra il minimo e il massimo dei compensi (ed accertati i minimi degli stessi).
Mi impegno, sin d’ora, ad aggiornarTi sull’esito dell’incontro con la magistratura salernitana.
Usa, giudice dichiara improcedibile causa contro Dio: "Perché imputato non è rintracciabile".
Un senatore 71enne del Nebraska ha fatto causa a Dio, colpevole di "minacce terroristiche contro di lui e contro i suoi colleghi, nonché di causare un diffuso stato di paura, morte e distruzione che coinvolge milioni di persone".
Ma alla bizzarra querela il giudice della contea di Douglas ha risposto con un altrettanto bizzarro verdetto, respingendo l'istanza: Dio non puo' essere chiamato a giudizio perché nessuno sa dove abita.
Ernie Chambers, senatore indipendente, avvocato mai iscritto all'albo, aveva citato Dio per sostenere che chiunque puo' essere chiamato in giudizio. "Il mio atto dimostra che tutti possono essere accusati o accusatori", ha spiegato Chambers.
"Se Dio è onnisciente, saprà anche di essere chiamato a giudizio" ha aggiunto il politico che salta regolarmente la messa e spesso sferra duri attacchi contro i cattolici di Omaha, la principale città del Nebraska.
Il suo assioma, invece, si è scontrato con la logica ferrea del giudice Marlon Polk.
Ora il senatore dispone di 30 giorni di tempo per decidere se appellarsi alla sentenza e portare avanti la sua insolita battaglia.
La Cassazione a proposito di....rimbambiti!
Non commette un reato di diffamazione chi, in un contesto politico, dà all’avversario del “rimbambito”.
Lo si evince da una sentenza (n. 38747/2008) con cui la Cassazione penale ha annullato senza rinvio, in base all’articolo 51 del codice penale (sulla non punibilità per l’esercizio di un diritto o adempimento di un dovere, ndr), un verdetto della Corte d’appello di Genova che aveva stabilito il risarcimento danni dovuto dall’allora sindaco di un piccolo Comune a favore di un consigliere comunale, dichiarando prescritto il reato di diffamazione.
Durante una seduta straordinaria del consiglio comunale nel `99, il primo cittadino si era rivolto al consigliere, rappresentante di un partito di opposizione, dicendo “ho dimenticato per un attimo che lei è il solito rimbambito”.
La Suprema Corte (quinta sezione penale, sentenza n.38747) ha accolto il ricorso del sindaco: “il linguaggio della polemica politica può assumere toni più pungenti ed incisivi rispetto a quelli comunemente adoperati nei rapporti tra privati”, ricordano gli “ermellini”, e “anche espressioni, altrimenti ingiuriose, quali “buffone” o “ridicolo”, se calate nel preciso contesto di una pubblica assemblea avente ad oggetto temi dibattuti di interesse amministrativo locale, non sono state ritenute eccedenti i limiti della lecita manifestazione di dissenso su iniziative e comportamenti politici, sempre dovendosi trattare di situazioni in cui non risultasse con assoluta certezza che l’autore del fatto avesse inteso riferirsi alla persona in sé e non al suo comportamento come uomo pubblico che dispone direttamente degli interessi della comunità di cui fa parte”.
POF: incontro formativo a Mercato San Severino, organizzato dall'A.T.F. (n. 3 crediti).
ALFANO: NO A TORNELLI, MA MAGISTRATI NON LAVORINO A CASA.
Roma, 14 ott. - (Adnkronos) - I magistrati non lavorino a casa propria piuttosto che in ufficio.
E' il parere del ministro della Giustizia Angelino Alfano che e' intervenuto alla presentazione del libro 'La palude' di Massimo Martinelli.
Il Guardasigilli ricordando alle toghe che anche a Palazzo Chigi sono stati da poco istallati i tornelli per i funzionari, ha sollecitato i magistrati a restare piu' in ufficio.
"Cio' non significa che sono a favore dei tornelli nelle Procure -ha aggiunto- ma ritengo che i magistrati debbano darsi canoni non solo di sostanza ma anche di estetica: perche' devono portarsi i fascicoli a casa anziche' studiarli in ufficio? L'appello e' a buone pratiche che diano all'esterno un segnale di efficienza".
Pubblicato da AVV. GIUSEPPE CELIA a 15:20:00 Nessun commento:
Giuseppe Sileci eletto alla presidenza dell’Aiga.
È Giuseppe Sileci, avvocato civilista di Catania, a succedere a Valter Militi alla presidenza dell’Aiga, l’associazione dei giovani avvocati. Guiderà l’associazione per il triennio 2008-2001, Sileci è stato eletto domenica, a chiusura del XX congresso ordinario Aiga, che si è svolto a Messina- Taormina dal 9 al 12 ottobre.
Tra le priorità indicate da Sileci nel programma elettorale, la riforma dell’ordinamento forense e la regolamentazione dell’accesso alle professioni giuridiche fin dall’università.
Secondo il neo presidente Aiga, «occorre modificare l’impostazione dei percorsi e l’approccio dei giovani sul mercato del lavoro.
Servono nuovi spazi di mercato per consentire ai giovani di scommettere sul proprio futuro; occorre puntare con decisione sulle specializzazioni e sulla incentivazione dello strumento associativo».
I giovani avvocati, dice Sileci, «sono pronti a raccogliere la sfida di una società che richiede competenze e qualità, lo Stato, da parte sua, deve fornire strumenti idonei a favorire aggregazioni e competitività». L’altra grande priorità è la riforma complessiva del sistema giustizia.
Per Sileci «occorre puntare sull’efficienza e sulla produttività, ottimizzare le risorse e favorire una partecipazione paritaria dei soggetti della giurisdizione nelle scelte che riguardano l’amministrazione giudiziaria».
Avvocati: ancora nessun accordo sulla riforma della professione.
Nulla di fatto nella riunione di sabato scorso a Roma: tutto rinviato al 25 ottobre.
L’assemblea dell’avvocatura convocata presso il Cnf dal presidente Guido Alpa cui hanno partecipato rappresentanti dell’Oua, gli ordini e delle varie associazioni di categoria, non è stata in grado di varare il testo delle riforma della riforma della professione forense da consegnare al ministro della Giustizia, Angiolino Alfano.
Una situazione di stallo sottolineata anche da Filippo Berselli, presidente della commissione Giustizia del Senato.
“Sto aspettando – ha lamentato a MP – di avere in mano qualche elemento per valutare la proposta degli avvocati. Per ora l’unico disegno di legge che ho sul tavolo è quello del senatore del Pd, Felice Casson”.
Il punto del contendere resta sempre lo stesso: il disciplinare.
Il compromesso proposto per arrivare a un accordo secondo che prevedeva la presenza sia pure in forma minoritaria nella commissione giudicante, nominata livello distrettuale, dei rappresentanti dell’ordine di appartenenza dell’incolpato non è passata.
Contro la proposta l’ordine di Milano e altri ordini minori che si sono portati sulle sue posizioni che volevano invece che la fase giudicante fosse riservata agli ordini circondariali.
A questo punto, visto l’empasse, Alpa, ha proposto un rinvio al 25 ottobre per cercare di trovare un accordo.
Articolo tratto da: Mondo Professionisti
Parcheggio a pagamento sulla carreggiata, nei centri abitati.
PARCHEGGIO A PAGAMENTO SULLA CARREGGIATA, NEL CENTRO ABITATO – TITOLO SCADUTO – VERBALE DI ACCERTAMENTO DI VIOLAZIONE – OPPOSIZIONE – ACCOGLIMENTO, ANNULLAMENTO VERBALE
[Giudice di Pace di Maddaloni, Dott. Alfonso di Nuzzo, sentenza del 2 agosto 2008]
resa, previa lettura del dispositivo, al termine dell’istruttoria nell’udienza del 15 luglio 2008, nella causa civile iscritta al n° */08 R.G., recante oggetto il ricorso ex art. 204-bis del decreto legislativo 30/04/62 n. 285 e succ. mod. (cd. Codice della Strada), vertente
* , domiciliato in Maddaloni alla via *,- ricorrente-
Comune di Kkkkk, in persona del legale rappresentante pro tempore, resistente contumace.
Come da atti e verbale di causa.
Col ricorso depositato nella cancelleria di questo U.G. il * gennaio 2008, il ricorrente è insorto avverso il verbale d'accertamento di violazione n. */T contestatogli dalla P.M. del Comune di Kkkkk, per la violazione dell'art. 7 del Codice della Strada, perché il giorno * 2007 il veicolo intestato al ricorrente veniva trovato in sosta su stallo a pagamento sprovvisto del titolo (cd. grattino); al trasgressore, di conseguenza, è stato intimato il pagamento della prevista sanzione pecuniaria.
A motivo dell’opposizione il ricorrente accusa l’illegittimità della sanzione a norma dell’art. 7, commi 6 e 8, del vigente C.d.S.
Ricevuto il ricorso, questo Giudice con ordinanza in data * 2008 ha fissato la comparizione delle parti per l’udienza del 15 luglio successivo disponendo, in via cautelare, per la provvisoria sospensione dell’efficacia esecutiva del provvedimento impugnato.
All’udienza di scadenza nessuno è comparso; nè il ricorrente né alcuno per il resistente E.L.
Il Giudice, verificate le notifiche e la regolarità delle costituzioni, visti gli atti, poiché fondati sono apparsi i profili di illegittimità del provvedimento impugnato rappresentati dal ricorrente, ha trattenuto la causa in decisione con contestuale lettura in udienza del dispositivo allegato al verbale di causa.
In limine litis, va dichiarata la contumacia del Comune di Kkkkk, in persona del legale rappresentante pro tempore, il quale benchè ritualmente evocato in giudizio non ha inteso parteciparvi per sostenere le sue eventuali ragioni.
Nel merito, il ricorso può essere accolto.
L’art. 7 del vigente C.d.S. dispone testualmente: “Nei centri abitati i Comuni possono, con ordinanza del sindaco: [.....] d) riservare limitati spazi alla sosta dei veicoli degli organi di polizia stradale di cui all'art. 12, dei vigili del fuoco, dei servizi di soccorso, nonché di quelli adibiti al servizio di persone con limitata o impedita capacità motoria, munite del contrassegno speciale, ovvero a servizi di linea per lo stazionamento ai capilinea; e) stabilire aree nelle quali è autorizzato il parcheggio dei veicoli; [.....] 6. Le aree destinate al parcheggio devono essere ubicate fuori della carreggiata e comunque in modo che i veicoli parcheggiati non ostacolino lo scorrimento del traffico [.....]”.
A ben vedere, dunque, il C.d.S. prevede due diverse discipline di arresto dei veicoli:
a) gli “spazi di sosta”, per i veicoli della polizia stradale, dei vigili del fuoco, dei servizi di soccorso, adibiti al servizio di persone con limitata o impedita capacità motoria, capilinea, e
b) le “aree di parcheggio”, ad uso di tutti gli altri veicoli non rientranti nella specifica casistica di cui alla lettera b) del primo comma dell’art. 7, dianzi elencata.
E specifica: le aree (si badi bene: le aree, non gli spazi di sosta, che sono parte della carreggiata, come prevede l’art. 352 comma 1 del DPR 495/92, Regolamento al C.d.S.) destinate al parcheggio devono essere ubicate fuori della carreggiata (e specialmente se trattasi di strada urbana di scorrimento, art. 2 comma 3 lettera d) C.d.S.) e comunque - ove mai dovessero ricadervi, cioè - in modo che i veicoli parcheggiati non ostacolino lo scorrimento del traffico.
L’ipotesi dell’area di parcheggio interna alla carreggiata, che secondo la definizione del n. 7, comma 1, art. 3 del C.d.S. è la parte della strada destinata allo scorrimento dei veicoli composta da una o più corsie di marcia, pavimentata e delimitata da strisce bianche (o gialle, se provvisorie) di margine, è dunque residuale - se non proprio eventuale - rispetto alla previsione generale, tanto che il C.d.S. la consente nelle strade urbane a senso unico di marcia, lungo il margine sinistro della carreggiata purché rimanga spazio sufficiente al transito almeno di una fila di veicoli e comunque non inferiore a tre metri di larghezza (art. 157, comma 1, punto 4).
La contumacia del Comune di Kkkkk ha impedito l’accertamento di circostanze fondamentali di cui s’è fatto cenno, che non si evincono dal laconico accertamento di violazione al C.d.S. notificato al ricorrente, nel quale le uniche notizie riportate attengono alla data e luogo della rilevata (pretesa) infrazione, * 2007 via *, e la sintetica motivazione “sostava in zona a pagamento con il titolo scaduto”.
Validi motivi dunque sussistono, anche alla luce del comma dodicesimo dell’art. 23 della legge 689/81, per ritenere fondata l’opposizione e per annullare il provvedimento impugnato.
in via preliminare, dichiara la contumacia del Comune di Kkkkk in persona del legale rappresentante pro tempore;
nel merito, accoglie il ricorso di * e per l’effetto annulla l’accertamento di violazione alle norme del C.d.S. n. */T elevato dalla P.M. del Comune di Kkkkk il * 2007 a carico del ricorrente.
Così deciso in Maddaloni il 2 agosto 2008
Tratto dal sito: www.iussit.eu
Giustizia/Ghedini: I magistrati sono una casta, creare due Csm.
Roma, 11 ott. (Apcom) - Il Csm non funziona, pertanto va riformato in modo da far pagare realmente i magistrati che sbagliano.
Nicolò Ghedini (Pdl), legale di Silvio Berlusconi, spiega ad Affaritaliani.it il progetto del governo sulla Giustizia.
"L'idea della maggioranza - afferma - è quella di avere due Consigli Superiori della Magistratura separati e carriere separate per pubblici ministeri e giudici, che comunque manterrebbero rigorosamente la loro indipendenza da qualsiasi potere politico e da qualsiasi ingerenza del potere legislativo o dell'esecutivo".
Ma in questo momento la priorità è "completare la riforma del codice di procedura civile, che è già stata approvata da un ramo del Parlamento; approvare una riforma compiuta del codice di procedura penale per l'accelerazione del processo penale; l'attuazione dell'articolo 111 sul giusto processo. E soprattutto la certezza della pena, che è un impegno che abbiamo preso in campagna elettorale e che i cittadini si aspettano in maniera molto rapida".
Quanto al provvedimento sulle intercettazioni, "è un percorso separato, già presentato, e immagino che sarà approvato entro l'anno da entrambi i rami del Parlamento".
Che cosa c'è che non va nell'attuale Consiglio Superiore della Magistratura?
"Non funziona, perché la commistione pubblici ministeri-giudici già di per sé crea un problema sulle garanzie del cittadino, quando c'è un problema disciplinare o comunque quando ci deve essere una valutazione di questi soggetti che devono andare ad assumere un ufficio o un altro. E poi il Csm è preda delle correnti, il sistema elettivo che abbiamo modificato noi nella legislatura 2001-2006 si è rivelato fallimentare e quindi oggi come oggi c'è un Consiglio che è lo specchio dell'Anm, con una rigida suddivisione in correnti. Questo si riverbera immediatamente anche sulle nomine nei vari uffici in giro per l'Italia".
"Poi il disciplinare - sottolinea Ghedini - non funziona assolutamente, ci sono voluti dieci anni per sanzionare quel giudice che erano undici anni che non depositava una sentenza. E' un meccanismo tutto interno che tende a proteggere la categoria (non tanto dalle ingerenze della politica, che sarebbe positivo), che si chiude in se stessa come una vera e propria casta. Certamente non si può generalizzare, ci sono componenti del Csm di altissimo livello e il presidente della Repubblica è bravissimo a presiederlo. Però nella pratica succede così, il Csm non funziona".
Come si fa a stabilire che se un magistrato sbaglia paga?
"E' proprio questo il punto, togliere questa assoluta autoreferenzialità all'interno della categoria. Pur nel rispetto della loro indipendenza e autonomia, bisogna strutturare il Csm e le leggi collegate in modo che effettivamente quando il cittadino si rivolge a un organismo per avere giustizia, se un magistrato ha compiuto degli atti illeciti o semplicemente sbagliati - per colpa o per dolo - possa avere giustizia. Perché oggi la legge sulla responsabilità dei magistrati è la più inapplicata di tutte: da quando è entrata in vigore ci sono stati solo tre o quattro casi di riconoscimento di responsabilità civile".
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