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Timestamp: 2019-12-12 23:57:16+00:00
Document Index: 148800973

Matched Legal Cases: ['art. 263', 'art. 2', 'art. 71', 'art. 305', 'art. 305', 'art. 305', 'art. 305']

BB.2019.122 - 2019-10-24 - Beschwerdekammer: Strafverfahren - Sequestro (art. 263 e segg. CPP).
Numero dell'incarto: BB.2019.122
A. BV LLC, rappresentata dagli avv. Pierluigi Pasi e Emanuele Ganser,
B. Nell'ambito di tale inchiesta, il MPC ha sequestrato svariate relazioni bancarie riconducibili a B., tra cui, il 24 febbraio 2017, la relazione n. 5 presso la banca S., Ginevra, intestata a A. BV LLC, con sede a Charlestown (Saint Kitts e Nevis) (v. act. 7, pag. 4 e seg.). Con scritti del 13 e 24 maggio 2019, B. ha postulato lo sblocco di tutti i conti di cui egli è titolare, contitolare con terzi, beneficiario economico o avente diritto di firma (v. act. 1.3 e 1.5). Con decreto del 29 maggio 2019, il MPC ha respinto integralmente detta istanza (v. act. 1.2).
C. Con reclamo dell'11 giugno 2019, A. BV LLC è insorta contro il suddetto decreto dinanzi alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale, postulando, in via principale, l'annullamento dello stesso e il dissequestro della sua relazione bancaria e, in via subordinata, l'annullamento del decreto, con rinvio della causa al MPC affinché quest'ultimo si pronunci con una decisione meglio motivata, con protestate spese e ripetibili (v. act. 1).
E. Con replica del 19 agosto 2019, l'insorgente si è riconfermata nelle sue conclusioni ricorsuali, aggiungendo e chiedendo, in via alternativa, l'annullamento parziale del decreto impugnato, nel senso che vengano sbloccati almeno USD 35'577'768.91 (v. act. 13).
stati versamenti, per un totale complessivo di USD 4.4 milioni, provenienti da relazioni bancarie intestate alla società E. SA, anch'essa riconducibile al gruppo C. Infine, altri USD 180 milioni circa sarebbero pervenuti, tra settembre 2010 e dicembre 2015, sulle relazioni riconducibili a B. provenienti da una relazione intestata al Consorcio F. - G. Il denaro accreditato sulle relazioni bancarie riconducibili a B. sarebbe stato trasferito su relazioni a lui riconducibili all'estero e a terzi, tra cui H., ex direttore del gruppo C. in Venezuela (v. act. 1.2, pag. 1 e seg.).
Per quanto attiene all'asserita mancata indicazione da parte del MPC di operazioni illecite concrete, in entrata e in uscita, sulla relazione bancaria della reclamante, la questione sarà trattata più avanti, nell'ambito dell'analisi riguardante l'esistenza o meno del sospetto di reato alla base della contestata misura (v. infra consid. 3).
3. La reclamante contesta il mantenimento del sequestro del suo conto, misura ritenuta inoltre irrispettosa del principio della proporzionalità. In sostanza, se tale misura poteva essere giustificata e legittima nel febbraio 2017, all'avvio del procedimento penale nei confronti di B., ciò non sarebbe più il caso oggi, nella misura in cui gli atti istruttori espletati dal MPC non avrebbero permesso di rafforzare i sospetti di reato (sia del crimine a monte all'estero che del riciclaggio di denaro in Svizzera), i quali, al contrario, si sarebbero affievoliti, apparendo inesistenti. Dirimente sarebbe l'inesistenza sia di accrediti provenienti da società del livello C sul suo conto che di versamenti di denaro da quest'ultimo conto a favore di società del livello C e D. In definitiva, non costituendo i valori patrimoniali depositati sul suo conto né prodotto di reato né valori destinati a determinare o a ricompensare l'autore di un reato, essi sarebbero da dissequestrare.
CP è stato modificato unicamente con l'aggiunta della punibilità dei delitti fiscali qualificati (v. più ampiamente, Ferrara Micocci/Salmina, Il riciclaggio del provento di delitti fiscali qualificati secondo il nuovo diritto penale svizzero, in: Sgubbi/Mazzanti/Ferrara Micocci/ Salmina, La voluntary disclosure, profili penalistici, 2015, pag. 241 e segg.). Il nuovo diritto, estendendo il proprio campo di applicazione, è di per sé meno favorevole al reo rispetto a quello precedente, ma la questione è qui irrilevante non trattandosi nella fattispecie di reati fiscali: a maggior ragione non vi è dunque motivo di scostarsi dalla regola dell'art. 2 cpv. 1
3.3.1 In concreto, richiamato quanto già evidenziato in precedenza (v. supra consid. 2.2; cfr. anche sentenze del Tribunale penale federale BB.2018.193 del 13 febbraio 2019 consid. 2.3.1; BB.2018.194 del 22 febbraio 2019 consid. 2.3.1), si rileva che l'esistenza delle società del cosiddetto livello C e delle loro relazioni bancarie, che il gruppo C. ha ammesso di aver utilizzato quali "casse nere", è già stata constatata dal MPC mediante decreto d'accusa del 21 dicembre 2016, passato in giudicato, nei confronti delle società E. SA e I. SA per titolo di punibilità dell'impresa (v. act. 7, pag. 3; atto 03-00-0004 e segg. incarto MPC). Ciò detto, l'analisi delle relazioni bancarie intestate alle suddette società di sede appartenenti al livello C, ossia J. Ltd, K. Ltd, L. Ltd, società M., N. Ltd, O. LP, P. LLP, Q. Ltd e società R., ha permesso di appurare versamenti per un totale complessivo di circa USD 43.7 milioni e EUR 3.2 milioni su relazioni bancarie riconducibili a B., avente diritto economico della reclamante. L'utilizzo di nomi in codice ha permesso di ricollegare parte di tali versamenti a progetti effettuati dal gruppo C. in Venezuela, e meglio i progetti G., AA., BB., CC., DD. e EE. Il MPC ha assodato che per un versamento
di USD 398'000.- è stato utilizzato il "codinome" FF. riferibile a "GG.", codice che si riferirebbe probabilmente a H., ex direttore del gruppo C. in Venezuela. Sono stati parimenti accertati versamenti per un totale di USD 4.4 milioni effettuati tra dicembre 2015 e marzo 2016 provenienti da relazioni bancarie intestate alla società E. SA sul conto n. 2 presso la banca HH., intestato alla società II. Ltd, di cui B. è avente diritto economico. Pure rilevante, contrariamene a quanto asserito dalla reclamante, risulta essere il trasferimento complessivo di USD 180 milioni, intervenuto tra settembre 2010 e dicembre 2015, proveniente dalla relazione n. 3 presso la banca JJ., intestato al Consorcio F. - G., di cui faceva parte anche il gruppo C. (con partecipazione al 50% secondo la reclamante, a fronte delle partecipazioni al 40% della società italiana KK. e al 10% della società venezuelana LL., v. act. 13, pag. 3), sul conto n. 4 presso la banca S., intestato alla reclamante, dal quale sono stati trasferiti, tra luglio 2012 e maggio 2016, USD 91'476'262 sul conto litigioso di quest'ultima. Anche se l'appartenenza o meno di tale consorzio al livello C non sembrerebbe appurata, va nondimeno messo in evidenza l'ingente flusso di denaro
tra il citato conto presso la banca JJ. e i conti riconducibili a B., che l'autorità inquirente ritiene essere veicolo di riciclaggio di denaro tra i livelli C e D, con B. che fungerebbe quindi da intermediario. Tale modus operandi è del resto già stato accertato dal MPC nel suo decreto d'accusa del 21 dicembre 2016 (v. atto 03-00-0011 e segg., in particolare 03-00-0014 e seg.). L'autorità inquirente deve poter chiarire, sulla base di documentazione probante, i motivi precisi legati alle singole operazioni che hanno portato a tale spostamento di denaro, essendoci sufficienti motivi per ritenere, visto che si è in presenza anche di denaro proveniente dal gruppo C., che il flusso in questione possa essere legato ai fatti corruttivi oggetto d'inchiesta all'estero e, di riflesso, di rilevanza per il procedimento elvetico. Non si tratta del resto dei soli versamenti sospetti di simile entità effettuati a favore di relazioni bancarie riconducibili a B. e oggetto di accertamenti da parte dell'autorità inquirente (v. act. 7 pag. 3, 7.1 e 7.2). Contrariamente a quanto asserito dalla reclamante, gli indizi dell'esistenza di un crimine a monte sono tutt'ora persistenti e si sono anzi corroborati dall'apertura delle indagini.
bancaria intestata alla società RR. Ltd presso la banca S., di cui avente diritto economico risulta essere TT., cittadino venezuelano, il quale avrebbe lavorato per otto anni per la società AAA. CVG, committente del progetto per la costruzione della centrale idroelettrica G., così come anche, attraverso la sua società, per diversi anni in un progetto idroelettrico in Venezuela nel quale avrebbe fornito servizi di consulenza a una delle società di B. (v. act. 7, pag. 4). Nel documento prodotto dal MPC intitolato "Schema flussi finanziari - B." (v. act. 7.2), vengono elencati diversi versamenti per svariati milioni di USD e EUR verso conti riconducibili a B. e a entità terze a partire proprio dal conto litigioso della reclamante. Ad esempio, USD 17'750'400.- e EUR 350'071.- sono stati trasferiti su conti all'estero di B. USD 39'439'657.- sono stati versati a controparti terze, di cui USD 19 milioni probabilmente per un acquisto immobiliare nonché un'altra parte destinata a H.
H. ha parimenti dichiarato che il gruppo C. avrebbe pagato tangenti a titolo di contributi finanziari alle campagne elettorali di FFF., candidato presidenziale in Venezuela nel 2012 e 2013, in cambio della promessa di mantenimento dei contratti conclusi con il gruppo C. Questi pagamenti sarebbero stati effettuati per il tramite del dipartimento "GGG." che identificava i pagamenti attraverso i nomi in codice "HHH." (campagna elettorale 2012) e "III." (campagna elettorale 2013) per i versamenti a favore della relazione bancaria intestata alla società T. Corp riconducibile a B. (v. act. 7, pag. 7). Anche questo è confermato nell'acordo de Leniência già citato (v. act. 7.6, punto 12.13.2). Le affermazioni di H., che la reclamante ritiene irrilevanti e poco credibili, ma che sono state prese seriamente in considerazione dalle autorità inquirenti brasiliane sulla base di riscontri oggettivi, concorrono a rendere maggiormente concreti i sospetti di reato.
3.3.4 Questa Corte ritiene le conclusioni del MPC sufficientemente sostanziate e condivisibili. Esse sono del resto compatibili con i meccanismi e il modus operandi già descritti nel decreto d'accusa del 21 dicembre 2016 a carico di E. SA e I. SA. Sulla base di quanto per il momento emerso nel corso delle indagini, vi sono sufficienti indizi per ipotizzare che conti riconducibili a B., come quello qui litigioso della reclamante, siano stati utilizzati per attività di riciclaggio sul territorio svizzero. Infatti, nella misura in cui sul conto oggetto della decisione impugnata sono giunti valori patrimoniali sia dalla relazione n. 6 presso la banca S., intestata alla società OOO. Corp., di cui B. è avente diritto economico, la quale è stata alimentata a sua volta con denaro proveniente dalle società offshore del livello C, sia dalla relazione n. 4 presso la banca S., intestata alla reclamante, la quale è stata destinataria di valori provenienti dal conto n. 3 presso la banca JJ., intestata al Consorcio F. - G., al quale partecipava anche il gruppo C., la connessione fra l'ipotetico reato e i beni oggetto del sequestro è data (v. supra consid. 3.1).
3.3.5 La reclamante sostiene che i valori patrimoniali giunti sul suo conto costituiscono la remunerazione per prestazioni di consulenza fornite al gruppo C. A tal proposito, il MPC afferma di non aver mai ricevuto documentazione che comprovasse le prestazioni fornite da B., come ad esempio fogli di lavoro, rapporti, tabelle, perizie, scritti ufficiali, ecc. Esso cita uno scritto del 7 settembre 2018, mediante il quale il precedente rappresentante legale di B. ha dato spiegazioni in merito alle relazioni contrattuali tra il suo cliente e il gruppo C. e il Consorzio F. - G. (di cui il gruppo C. faceva parte). In tale scritto (v. act. 7.7, pag. 6 in fondo) risulta che il Consorzio ad un certo punto non sarebbe più stato in grado di pagare B. perché a sua volta non riusciva ad incassare le proprie fatture dalla cliente. Visto il ruolo importante di B., il gruppo C. avrebbe proposto di pagarlo direttamente sostituendo il Consorzio. Per giustificare i pagamenti in entrata sulle relazioni bancarie B. non avrebbe avuto altra scelta che accettare di firmare tre contratti (v. act. 7.11, 7.12 e 7.13) con le società J. Ltd, O. LP e P. LLP, società che costituiscono le "casse nere" del gruppo C. Tuttavia, secondo il MPC, dall'analisi dei
flussi risulta che sulle relazioni bancarie riconducibili a B. in Svizzera non sono confluiti unicamente valori patrimoniali provenienti da dette società, ma anche da altre "casse nere" del gruppo C. (v. act. 7.2). Il MPC fa notare come il contratto tra la società T. Corp e J. Ltd dell'8 agosto 2013 e il contratto tra la società T. Corp e P. LLP del 13 marzo 2014 siano identici, cambiando unicamente il logo delle società (v. act. 7.11 e 7.13). Oggetto dei due contratti sarebbe un progetto di costruzione che nulla ha a che vedere con le prestazioni che B. avrebbe fornito secondo il rappresentante legale. L'autorità inquirente rileva che nei server utilizzati dal gruppo C. e sequestrati a Ginevra è stato trovato un foglio contenente quattro diversi logotipi della società T. Corp (v. act. 7.14), mal comprendendo per quale ragione il gruppo C. fosse in possesso del logo di tale società. In tale contesto si inserisce anche una e-mail ritrovata nel server del gruppo C. del 19 settembre 2013, mediante la quale JJJ., collaboratore della banca KKK. (Antigua), istituto controllato dal gruppo C. e da questo utilizzato per la gestione delle "casse nere" (v. act. 7.15, pag. 5), chiede ad una persona dall'incerto ruolo di fare il logo, la carta
intestata e la carta per fattura della società T. Corp (v. act. 7.16). I due contratti in questione sono stati trovati anche nei server del gruppo C., non firmati, trattandosi verosimilmente di bozze. Il MPC aggiunge che nei server sono anche state ritrovate delle e-mail da parte di o destinate a LLL. della banca KKK., la quale nella banca si sarebbe occupata dell'organizzazione dell'allestimento dei contratti fittizi (v. act. 7.15, pag. 14) tra le società costituenti le "casse nere" e i beneficiari finali dei valori patrimoniali, con allegati dei contratti (v. act. 7.17, 7.18 e 7.19). Una e-mail del 1° agosto 2013 è proprio indirizzata da LLL. a "MMM.", nome in codice corrispondente a NNN., considerato il responsabile dell'organizzazione dei contratti fittizi nel dipartimento "GGG." del gruppo C. Da rilevare che l'esistenza e la funzione di "MMM." ("Verantwortlich für die fiktiven vertraglichen Grundlagen zur Plausibilisierung der Zahlungen") è già stata constatata dal MPC nel suo decreto d'accusa del 21 dicembre 2016 (v. atto 03-00-0018 incarto MPC). Visto quanto precede, questa Corte condivide i sospetti e le conclusioni del MPC sulla natura fittizia dei contratti firmati da B. con le società del gruppo C., società inattive e
utilizzate unicamente quali "casse nere" (v. atto 03-00-0014 incarto MPC). Quanto emerso per la società T. Corp potrebbe rappresentare un modus operandi applicato anche ad altre società, per cui è possibile che altri contratti fittizi siano stati redatti per giustificare versamenti su altri conti in Svizzera. Per quanto attiene all'aspetto soggettivo del reato, B. sostiene in ogni caso di non aver mai saputo di essere stato remunerato con denaro di presunta origine criminale. A tal proposito, vanno condivisi i dubbi espressi dal MPC, il quale, alla luce della professione d'avvocato di B. e della sua esperienza di navigato uomo d'affari, ritiene tale affermazione poco credibile.
3.3.7 Tenuto conto che sulla relazione bancaria intestata alla reclamante sono giacenti USD 57'756'255.- (stato al 30 giugno 2019) e che i valori di presunta origine criminale versati sulle relazioni riconducibili a B. ammonterebbero a USD 228 milioni e EUR 3.2 milioni, la misura contestata risulta ossequiosa del principio della proporzionalità. Per quanto riguarda gli eventuali valori patrimoniali di cui la reclamante asserisce di poter dimostrare la provenienza lecita, va ricordata la possibilità per il MPC di sequestrare anche beni non legati ad un reato in vista di garantire l'esecuzione di un eventuale risarcimento equivalente a carico dell'imputato ai sensi dell'art. 71 cpv. 3
3.3.8 La reclamante postula il dissequestro di almeno USD 35'577'768.91. Essa motiva tale richiesta con il fatto che, conducendo il MPC la sua inchiesta per titolo di riciclaggio di denaro ai sensi dell'art. 305bis n. 1
CP - ciò che essa dedurrebbe dal contenuto della rogatoria al Brasile del 18 giugno 2019 -, tutti i presunti atti di riciclaggio antecedenti il mese di agosto 2012 sarebbero comunque prescritti, con l'impossibilità quindi di confiscare i relativi importi. Questa Corte rileva che gli atti dell'incarto non permettono di giungere a tale conclusione. Il decreto d'apertura del procedimento a carico di B., come del resto anche la rogatoria di cui sopra, menziona infatti unicamente il riciclaggio di denaro ai sensi dell'art. 305bis
CP, senza specificazioni ulteriori (v. rubrica 1 incarto MPC; cfr. anche, ad esempio, atto 12-01-0001 e segg. incarto MPC). Non vi sono altri decreti o decisioni agli atti in senso opposto. Che nella domanda di assistenza si affermi che il reato di riciclaggio di denaro ai sensi dell'art. 305bis
CP si prescrive in sette anni non è sufficiente per escludere l'ipotesi del riciclaggio aggravato, tanto più che nel già menzionato decreto d'accusa del 21 dicembre 2016, per reati simili a quelli qui
ipotizzati, è stato applicato l'art. 305bis n. 2
CP (v. atto 03-00-0004 e segg. incarto MPC). La richiesta di dissequestro parziale va pertanto respinta.
Entscheid : BB.2019.122
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