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Timestamp: 2020-04-07 14:19:04+00:00
Document Index: 28602837

Matched Legal Cases: ['art. 6', 'art. 5', 'art. 15', 'sentenza ', 'art. 3', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 1', 'art. 25', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 21', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 31', 'art. 8', 'art. 3', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 3']

Pubblicato il 28 novembre 2019 da Teleconsul Editore S.p.A.
Pubblicato il 22 novembre 2019 da Teleconsul Editore S.p.A.
Pubblicato il 18 novembre 2019 da Teleconsul Editore S.p.A.
Pubblicato il 15 novembre 2019 da Teleconsul Editore S.p.A.
Con messaggio n. 4171 del 14 novembre 2019, l’Inps fornisce indicazioni in merito agli obblighi di iscrizione e contribuzione dei professori, ricercatori e figure equiparate che svolgono attività di assistenza sanitaria presso le Aziende ospedaliero-universitarie o strutture convenzionate
Come noto, i professori, i ricercatori e le figure equiparate in servizio presso le Università italiane che prestano, in aggiunta all’attività didattica e di ricerca, attività di assistenza sanitaria presso le Aziende ospedaliero-universitarie o strutture comunque convenzionate, oltre al trattamento economico da parte dell’Università, ricevono i trattamenti economici aggiuntivi previsti dai relativi CCNL dei dirigenti del SSN, a carico della struttura sanitaria, ovvero (art. 6, D.Lgs. n. 517/1999):
– un trattamento graduato in relazione alle responsabilità connesse ai diversi tipi di incarico (c.d. indennità di posizione);
– ed un trattamento aggiuntivo graduato ai risultati ottenuti nell’attività assistenziale e gestionale, nonché all’efficacia nella realizzazione dell’integrazione tra attività assistenziale, didattica e di ricerca (c.d. indennità di risultato).
A questi emolumenti può aggiungersi, poi, l’indennità di “esclusività” (art. 5, co. 3, D.Lgs. n. 517/1999) che estende ai professori e ricercatori universitari il trattamento economico aggiuntivo per i dirigenti sanitari (art. 15-quater, co. 5, D.Lgs. n. 502/1992), quale corrispettivo per la limitazione intramoenia dell’attività libero professionale e cioè per lo svolgimento del rapporto di lavoro in regime di esclusività. Tale emolumento, distinto dalla retribuzione, viene corrisposto con importi fissi e ricorrenti.
Orbene, poichè lo svolgimento dell’attività assistenziale medica svolta presso le suddette strutture, trova il suo fondamento nel rapporto di lavoro principale instaurato con l’Università, l’obbligo di contribuzione deve essere assolto anche per le retribuzioni erogate per l’attività sanitaria, nelle casse e nei fondi a cui risulta iscritto il lavoratore per il rapporto di lavoro instaurato con l’Università, segnatamente alla Cassa per i trattamenti pensionistici dei dipendenti dello Stato (CTPS) e al Fondo ex Enpas per i trattamenti di previdenza, nonché alla Gestione unitaria delle prestazioni creditizie e sociali.
Orbene, per la corretta valorizzazione, ai fini pensionistici, del trattamento economico graduato in relazione alle responsabilità connesse ai diversi tipi di incarico, la retribuzione di posizione connessa all’incarico attribuito al personale in esame può essere considerata quale parte aggiuntiva al trattamento economico fondamentale e quindi valutabile ai fini del trattamento pensionistico in quota A), senza operare la maggiorazione del 18%. Ciò, in relazione alla funzione perequativa del compenso in questione tra il trattamento economico fondamentale del personale del SSN e il trattamento stipendiale attribuito al personale universitario, che presta servizio nelle strutture sanitarie per effetto delle convenzioni. Viceversa, l’indennità di risultato e quella di esclusività, in quanto soggette a variazione in relazione ai risultati conseguiti, sono da valutarsi nella c.d. “quota B” del trattamento di pensione.
Pubblicato il 14 novembre 2019 da Teleconsul Editore S.p.A.
Esula dai poteri riconosciuti dalla normativa vigente, la possibilità delle Casse privatizzate di emanare un contributo di solidarietà in quanto esso non può essere ricondotto ad un “criterio di determinazione del trattamento pensionistico”, ma costituisce un prelievo che può essere introdotto solo dal Legislatore (Corte di Cassazione, sentenza 12 novembre 2019, n. 29292).
Una Corte d’appello territoriale, confermando la decisione resa dal Tribunale di prime cure, aveva accolto la domanda proposta da un professionista nei confronti della Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza dei Dottori Commercialisti, intesa a conseguire la declaratoria di non debenza del contributo di solidarietà imposto dalla Cassa, con riferimento al periodo 2009/2013. Secondo la Corte territoriale il contributo predetto era illegittimo sulla base del principio per cui, una volta maturato il diritto alla pensione di anzianità, l’Ente previdenziale debitore non può con atto unilaterale, regolamentare o negoziale, ridurne l’importo, tantomeno adducendo generiche ragioni finanziarie, poiché ciò lederebbe l’affidamento del pensionato nella consistenza economica del proprio diritto soggettivo, costituzionalmente tutelato (art. 3).
Ricorre così in Cassazione la CNPADC, lamentando principalmente che Corte territoriale non avesse considerato la possibilità di adottare, da parte di tutte le Casse privatizzate, i necessari provvedimenti all’equilibrio di bilancio, legittimando così la prevista trattenuta.
Per la Suprema Corte il ricorso non è fondato. Alla luce, infatti, del recente orientamento di legittimità (Corte di Cassazione, sentenza n. 10 dicembre 2018, n. 31875), esula dai poteri riconosciuti dalla normativa vigente, la possibilità delle Casse di emanare un contributo di solidarietà in quanto esso, al di là del nome utilizzato, non può essere ricondotto ad un “criterio di determinazione del trattamento pensionistico”, ma costituisce un prelievo che può essere introdotto solo dal Legislatore.
Tantomeno può incidere in senso modificativo la sentenza con cui la Corte costituzionale ha sancito la legittimità costituzionale della norma di cui all’articolo 1, comma 486, della Legge n. 147/2013, sostanziandosi la pronunzia nell’affermata congruità del prelievo disposto da tale previsione legislativa, e non da una norma di natura regolamentare o negoziale, rispetto alle condizioni enunciate dalla stessa Corte costituzionale per la legittimità dell’intervento, ovvero l’operare all’interno del complessivo sistema della previdenza, l’essere imposto dalla crisi contingente e grave del predetto sistema, l’incidere sulle pensioni più elevate, il porsi come prelievo sostenibile, il rispettare il principio di proporzionalità, l’essere comunque utilizzato come misura una tantum.
Pubblicato il 11 novembre 2019 da Teleconsul Editore S.p.A.
Con circolare n. 133 del 7 novembre 2019, l’Inps fornisce le istruzioni operative per la fruizione delle riduzioni contributive connesse ai contratti di solidarietà in favore delle aziende che, sulla base dei decreti direttoriali adottati dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali, siano state ammesse allo sgravio contributivo (art. 6, D.L. n. 510/1996, conv. in L. n. 608/1996), a valere sulle risorse stanziate per l’anno 2018.
Come noto, tra le varie misure a vantaggio delle imprese, è stato previsto un incentivo connesso alla stipula di contratti di solidarietà (CdS) difensivi accompagnati da Cigs. Nello specifico, in favore dei datori di lavoro che stipulino contratti di solidarietà, è stabilita una riduzione contributiva del 35% per ogni lavoratore interessato alla riduzione dell’orario di lavoro in misura superiore al 20%, per la durata del contratto e, comunque, per un periodo non superiore a ventiquattro mesi, nei limiti delle risorse preordinate nel Fondo per l’occupazione (art. 6, co. 4, D.L. n. 510/1996).
Per l’anno 2018, destinatarie della riduzione contributiva sono le imprese che al 30 novembre 2018 abbiano stipulato un contratto di solidarietà ai sensi del D.L. n. 726/1984 (convertito in L. n. 863/1984) o del D.Lgs. n. 148/2015, nonché le imprese che abbiano avuto un contratto di solidarietà in corso nel secondo semestre dell’anno precedente. Diversamente da quanto richiesto in passato, ai fini dell’ammissione allo sgravio non è stata necessaria l’individuazione, nel contratto di solidarietà, di strumenti finalizzati a indicare miglioramenti della produttività di entità analoga allo sgravio contributivo spettante sulla base dell’accordo sulla riduzione dell’orario di lavoro ovvero di un piano di investimenti finalizzato a superare le inefficienze gestionali o del processo produttivo. Inoltre, la domanda presentata da ciascuna impresa doveva riportare l’importo della riduzione contributiva richiesta che, in caso di accoglimento della stessa, viene riportato nei decreti direttoriali di ammissione alla decontribuzione quale misura massima del beneficio. L’Inps, infatti, non è più chiamato a stimare, in via preventiva, l’onere connesso alle richieste di riduzione contributiva presentate dalle imprese interessate e a comunicarne i risultati al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, ai fini dell’adozione dei relativi decreti.
Orbene, completata l’istruttoria delle istanze, la Direzione generale degli Ammortizzatori sociali e della formazione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali ha adottato i provvedimenti di ammissione alla riduzione contributiva, per l’importo massimo indicato in ciascuna istanza, fermo restando che possono essere conguagliate solo le somme effettivamente spettanti.
La riduzione contributiva deve essere applicata sui contributi versati per ciascun dipendente interessato all’abbattimento dell’orario di lavoro, come stabilito nel contratto di solidarietà. Il beneficio deve essere rapportato a ciascun periodo di paga ricompreso nell’arco temporale di autorizzazione alla fruizione del beneficio stesso. Considerato che l’obbligazione contributiva sorge alla scadenza del periodo di paga, le riduzioni contributive sono applicabili nel periodo cui si riferisce la denuncia contributiva, in relazione all’orario di lavoro effettuato da ogni lavoratore. Conseguentemente, per ogni mese i datori di lavoro hanno diritto alla riduzione del 35% sulla parte dei contributi a loro carico per ogni lavoratore che, in detto mese, abbia un orario ridotto in misura superiore al 20% rispetto a quello contrattuale. Non sono soggette alla riduzione contributiva:
– il contributo per la garanzia sul finanziamento della Qu.I.R. (art. 1, co. 29, L. n. 190/2014);
– il contributo aggiuntivo contro la disoccupazione involontaria, pari allo 0,30% della retribuzione imponibile (art. 25, co. 4, L. n. 845/1978);
– il contributo di solidarietà sui versamenti destinati alla previdenza complementare e/o ai fondi di assistenza sanitaria (L. n. 166/1991);
– il contributo di solidarietà per i lavoratori dello spettacolo (art. 1, commi 8 e 14, D.Lgs. n. 182/1997).
La riduzione contributiva è incompatibile con qualunque altro beneficio contributivo previsto, a qualsiasi titolo, dall’ordinamento, fermo restando che essa è subordinata al possesso della regolarità contributiva ed al rispetto della parte economica degli accordi e contratti collettivi (art. 1, co. 1175, L. n. 296/2006).
La procedura per il conseguimento della riduzione contributiva deve essere attivata ad iniziativa del datore di lavoro. La Struttura Inps competente, invece, accertata sulla base della documentazione prodotta dall’azienda (decreto direttoriale di ammissione al beneficio) la sussistenza dei presupposti per il riconoscimento della riduzione contributiva, provvede ad attribuire alla posizione aziendale il codice di autorizzazione “1W”, “Azienda che ha stipulato contratti di solidarietà accompagnati da CIGS, ammessa alla fruizione delle riduzioni contributive ex lege 608/1996 ai sensi del D.I. 27 settembre 2017, n. 2”.
Per esporre nel flusso Uniemens le quote di sgravio spettanti per il periodo autorizzato, le aziende interessate valorizzano all’interno di <DenunciaAziendale>, <AltrePartiteACredito>, i seguenti elementi:
– nell’elemento<CausaleACredito>, il codice causale di nuova istituzione “L943”, avente il significato di “Arretrato conguaglio sgravio contributivo per i CdS stipulati ai sensi dell’articolo 1 del DL 30 ottobre 1984, n. 726 (L. 863/1984), nonché dell’art. 21, comma 1, lett. c), D. Lgs. n. 148/2015, anno 2018”;
– nell’elemento <ImportoACredito>, il relativo importo.
Le predette operazioni di conguaglio vanno effettuate entro il giorno 16 febbraio 2020, dalle imprese destinatarie dei decreti direttoriali di autorizzazione, indicate nell’elenco allegato alla circolare n. 133, i cui periodi di Cigs per solidarietà risultino conclusi entro il 31 marzo 2019. Le altre aziende, non indicate nell’elenco, ancorché già destinatarie dei decreti di ammissione alle riduzioni contributive, saranno autorizzate ad operare i conguagli con successive circolari.
Con messaggio n. 4098 dell’8 novembre 2019, l’Inps fornisce le modalità operative di compilazione del flusso Uniemens, in ordine al pagamento della maggiorazione del contributo addizionale NASpI, nei casi di rapporti di lavoro a tempo determinato rinnovati per un numero di volte estremamente elevato e comunque superiore a nove. Ciò, al fine del superamento della problematica del proliferare dei codici “M7NN” (dove “NN” indica il numero di rinnovo), in attesa di sviluppi procedurali che consentiranno, in futuro, la gestione dei rinnovi con un sistema più semplificato.
Come noto, il contributo addizionale NASpI sui contratti a termine è aumentato di 0,5 punti percentuali in occasione di ciascun rinnovo di contratto, anche in regime somministrazione, che sia intervenuto a far tempo dal 14 luglio 2018. In sostanza, la misura ordinaria dell’1,4% va incrementata dello 0,5%, cui va aggiunto nuovamente l’incremento dello 0,5% in caso di ulteriore rinnovo. Ai soli fini della determinazione della misura del contributo addizionale al quale aggiungere l’incremento dello 0,5%, non si tiene conto dei rinnovi contrattuali intervenuti precedentemente al 14 luglio 2018. Sul piano generale, la fattispecie del rinnovo ricorre quando l’iniziale contratto raggiunge la scadenza originariamente prevista o successivamente prorogata e le parti procedono alla sottoscrizione di un ulteriore contratto a termine. Considerato che la disciplina dei rapporti a termine si applica anche alla somministrazione di lavoratori assunti a tempo determinato, l’aumento del contributo addizionale NASpI opera anche nei casi in cui lo stesso utilizzatore abbia instaurato un precedente contratto di lavoro a termine con il medesimo lavoratore ovvero nell’ipotesi inversa. Altresì, qualora venga modificata la causale originariamente apposta a un contratto a termine, si configura un rinnovo e non una proroga, anche se l’ulteriore contratto segua il precedente senza soluzione di continuità; in tale ipotesi, pertanto, l’incremento del contributo addizionale è dovuto. Diversamente, nell’ipotesi in cui le parti abbiano stipulato un primo contratto privo di causale, perché di durata inferiore a 12 mesi, e successivamente abbiano prolungato la durata del contratto oltre i 12 mesi, indicando per la prima volta una causale, si configura una proroga e non un rinnovo. L’incremento non si applica:
– ai contratti di lavoro domestico;
– ai rapporti a tempo determinato degli operai agricoli, esclusi dall’applicazione del regime della NASpI;
– i lavoratori assunti a termine per lo svolgimento delle attività stagionali (D.P.R. n. 1525/1963);
– i lavoratori dipendenti delle Pubbliche Amministrazioni (art. 1, co. 2, D.Lgs. n. 165/2001).
– alle assunzioni di lavoratori adibiti a svolgere attività di insegnamento, di ricerca scientifica o tecnologica, di trasferimento di know-how e di supporto, di assistenza tecnica o coordinamento all’innovazione, stipulati da università private, incluse le filiazioni di università straniere, istituti pubblici di ricerca, società pubbliche che promuovono la ricerca e l’innovazione, enti privati di ricerca.
Con riferimento alla compilazione dell’Uniemens, i datori di lavoro tenuti al versamento della maggiorazione del contributo addizionale NASpI, a decorrere dalla competenza settembre 2019, espongono nel flusso mensile, nella sezione <AltreADebito> di <DatiRetributivi> di <DenunciaIndividuale>, i lavoratori per i quali è dovuta la maggiorazione, valorizzando i seguenti elementi:
– nell’elemento <CausaleADebito> va inserito uno dei seguenti valori: M701, M702, M703, M704, M7NN, a seconda che si tratti del primo, secondo, terzo, quarto o ennesimo rinnovo;
– nell’elemento <AltroImponibile> va indicata la quota di imponibile soggetta a maggiorazione;
– nell’elemento <NumGG> o <NumOre> va inserito il numero di giorni/ore a cui si riferisce la contribuzione dovuta, secondo la medesima logica di calcolo di <GiorniContributiti> e <OreContribuite>;
Più specificamente, nel caso di un numero di rinnovi estremamente elevato e comunque superiore a nove, premesso che i nove codici da “M701” a “M709” sono già operativi in procedura e posto che X sia il numero di rinnovi, per la valorizzazione in Uniemens dei predetti codici deve essere applicata la seguente formula matematica:
X : 9 = Y + R (dove R indica il resto della divisione X : 9).
In sostanza, deve essere esposto Y volte il codice “M709” ed una volta il codice M70R (dove R è il resto); ad esempio, se trattasi del rinnovo numero 32, essendo 32 : 9 = 3 + 5 (resto), va esposto tre volte il codice “M709” ed una volta “M705”.
In caso di più rinnovi ricadenti nello stesso mese, all’interno della stessa denuncia vanno indicati, contemporaneamente, più codici causali; parimenti, anche il dato importo (contributo) deve essere riproporzionato e gli altri valori (AltroImponibile, numGG e numOre) ripetuti.
Il lavoratore interessato dal rinnovo di un precedente contratto a tempo determinato va indicato nel flusso Uniemens, nell’elemento <Assunzione>, con il codice tipo assunzione “1R” (avente il significato di “Assunzione effettuata a seguito di rinnovo di precedente rapporto a tempo determinato). Se per il lavoratore spettano agevolazioni contributive esposte in Uniemens mediante nettizzazione della contribuzione dovuta, anche l’importo della maggiorazione va calcolato tenendo conto dell’agevolazione spettante.
Pubblicato il 4 novembre 2019 da Teleconsul Editore S.p.A.
A decorrere dal periodo di competenza gennaio 2020, pur in assenza di contribuzione, è sussistente per il datore di lavoro l’obbligo di presentazione della denuncia mensile Uniemens, in caso di fruizione da parte del lavoratore di aspettativa o distacco sindacale ovvero aspettativa per cariche pubbliche elettive. la comunicazione con flusso UniEmens diventerà canale esclusivo, in sostituzione delle attestazioni cartacee finora in uso, per comprovare l’esistenza ed il protrarsi dell’aspettativa o del distacco, nonché per attestare le retribuzioni da assumere a base per l’accredito figurativo in caso di aspettativa (Inps, messaggio 31 ottobre 2019, n. 3971).
Nel caso in cui il rapporto di lavoro risulti sospeso per aspettativa o distacco sindacale del lavoratore, ovvero per aspettativa per cariche pubbliche elettive, a decorrere dal periodo di competenza gennaio 2020, pur in assenza di contribuzione, è sussistente per il datore di lavoro l’obbligo di presentazione della denuncia mensile Uniemens, contenente l’indicazione degli elementi utili agli accrediti figurativi connessi alla funzione sindacale o pubblica/elettiva esercitata. I dati dichiarati nel flusso sostituiscono le attestazioni cartacee prodotte all’Ente previdenziale ai fini delle istruttorie dei connessi accrediti figurativi e delle verifiche di legittimità sul versamento della contribuzione aggiuntiva per i sindacalisti (art. 3, commi 5 e 6, D.Lgs. 16 settembre 1996, n. 564), ove richiesto dal sindacato. L’assenza di flussi Uniemens nel periodo di aspettativa o distacco rende impossibile il relativo accredito figurativo a favore del lavoratore e qualifica nel contempo illegittima l’eventuale contribuzione aggiuntiva versata dal sindacato. Per i lavoratori chiamati a funzioni pubbliche elettive o a ricoprire cariche sindacali provinciali e nazionali, collocati in aspettativa (art. 31, L. 20 maggio 1970, n. 300), le retribuzioni da riconoscere ai fini del calcolo della pensione sono commisurate alla retribuzione della categoria e qualifica professionale posseduta dall’interessato al momento del collocamento in aspettativa e di volta in volta adeguate in relazione alla dinamica salariale e di carriera della stessa categoria e qualifica. Per i lavoratori collocati in aspettativa da partiti politici o da organizzazioni sindacali, che non abbiano regolato mediante specifiche normative interne o contrattuali il trattamento economico del personale, si prendono in considerazione ai fini predetti le retribuzioni fissate dai contratti nazionali collettivi di lavoro per gli impiegati delle imprese metalmeccaniche (art. 8, co. 8, L. 23 aprile 1981, n. 155). Detto valore, ascrivibile alla retribuzione virtuale e nella sostanza identico al valore annuo che si ottiene moltiplicando la <RetribTeorica> per il <NumMensilita>, rappresenta il dovuto contrattuale (CCNL, integrativo, individuale) con esclusione di quanto connesso alla presenza. Il dovuto ha natura dinamica e deve tener conto non solo dell’assetto retributivo esistente all’atto del collocamento in aspettativa, ma anche degli incrementi che dovessero determinarsi nel tempo dell’aspettativa a seguito di rinnovi contrattuali, reinquadramenti, scatti di categoria o simili. Il riferimento non è solo agli aumenti fisiologici dei valori retributivi per la categoria e/o la qualifica, ma anche ad eventuali nuove voci contrattualmente introdotte da rinnovi o da disposizioni normative sopravvenute.
Pubblicato il 28 ottobre 2019 da Teleconsul Editore S.p.A.
Il contributo d’ingresso per la mobilità si inscrive nella variegata tipologia di oneri economici che l’ordinamento offre in materia di contributi previdenziali (obbligatori, volontari, figurativi, addizionali, di solidarietà, ritenute, oneri economici appunto) con differenze terminologiche che non possono incidere sul regime prescrizionale, per cui pur dandosi atto della precipua diversità, per natura e funzione, dei contributi complessivamente considerati, risponde ad un criterio di ragionevolezza assoggettare alla disciplina della prescrizione quinquennale ex art. 3, co. 9, lett. b), della L. n. 335/1995 (Corte di Cassazione, ordinanza 10 ottobre 2019, n. 25592)
Una Corte d’appello territoriale aveva confermato la decisione di primo grado che aveva parzialmente accolto l’opposizione proposta da un datore di lavoro nei confronti dell’Inps, in proprio e quale procuratore speciale della S.C.C.I. spa e dell’Agente della riscossione, avverso una cartella esattoriale per omesso pagamento del contributo di ingresso per i lavoratori collocati in mobilità, annullandola in parte per intervenuta prescrizione estintiva quinquennale del credito azionato. Secondo la Corte territoriale trovava applicazione la prescrizione quinquennale (art. 3, co. 9, lett. a), L. n. 335/1995), stante la natura contributiva del contributo di mobilità di cui all’articolo 5, comma 4, della Legge n. 223/1991. Avverso tale sentenza ricorre così in Cassazione l’Istituto, lamentando violazione e falsa applicazione della legge (art. 5, co. 4, L. n. 223/1991; art. 3, co. 9, lett. a), L. n. 335/1995), per l’erroneità della ritenuta ascrivibilità nel novero della contribuzione previdenziale degli oneri posti a carico delle imprese che collochino in mobilità il proprio personale.
In continuità, infatti, con l’orientamento consolidato di legittimità questa Corte (ex multis, Corte di Cassazione, sentenza n. 672/2018), va affermato che la ricomprensione della c.d. tassa di ingresso per la mobilità nella categoria della contribuzione previdenziale è coerente con la lettera e la ratio della norma istitutiva e si inscrive nella variegata tipologia di oneri economici che l’ordinamento offre in materia (obbligatori, volontari, figurativi, addizionali, di solidarietà, ritenute, oneri economici) con differenze terminologiche che non possono incidere sull’appartenenza alla comune ed ampia categoria dei contributi previdenziali. Ancor di più, tale differenza terminologica non rileva in tema di regime prescrizionale, per cui pur dandosi atto della precipua diversità, per natura e funzione, dei contributi complessivamente considerati, risponde ad un criterio di ragionevolezza assoggettare alla disciplina della prescrizione quinquennale (art. 3, co. 9, lett. b), L. n. 335/1995) tutti i contributi, nell’accezione ampia comprensiva degli oneri economici che, per ciascun lavoratore posto in mobilità, il datore di lavoro è tenuto a versare alla Gestione degli interventi assistenziali e di sostegno alle gestioni previdenziali (corrispondenti, per ciascun lavoratore, ad una somma pari a sei volte il trattamento mensile).
Regione Emilia-Romagna e parti sociali hanno sottoscritto un nuovo accordo sulla cassa integrazione … [Continua…]