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Timestamp: 2017-01-22 22:23:32+00:00
Document Index: 72351943

Matched Legal Cases: ['art.\n2752', 'sentenza ', 'art. 30', 'art. 30', 'art. 30', 'art. 44', 'art. 2752', 'art. 98', 'art. 101']

Risoluzione Agenzia Entrate n. 41 del 05.04.2005
Irap - Insinuazione passivo fallimentare
regionali, al fine di orientare correttamente l'operato dei Concessionari, hanno
sottoposto alla scrivente Direzione il quesito in ordine alla collocazione in
via privilegiata o chirografaria del credito IRAP nella procedura fallimentare.
In particolare è stato chiesto quale deve essere il
comportamento del concessionario del servizio nazionale della riscossione in
caso di diniego espresso dal Tribunale fallimentare in ordine alla richiesta di
ammissione al passivo in via privilegiata del credito IRAP ai sensi dell'art.
2752 del c.c., motivata sulla base della inesistenza di una espressa previsione
legislativa di tale ipotesi.
Come è noto, la disciplina generale di cui
all'articolo 2745 c.c. dispone "il privilegio è accordato dalla legge in
considerazione della causa del credito"; pertanto, il privilegio è
direttamente ricollegato dalla legge a determinati crediti in ragione della loro
specifica causa, secondo una scelta economico - politica, come tale riservata
alla discrezionalità del legislatore.
Tale necessaria correlazione tra causa del credito e
privilegio è stata evidenziata dalla Suprema Corte secondo la quale "la
causa intanto privilegia il credito in quanto sussistano in concreto le ragioni
per accordare il trattamento preferenziale che, per contro, non ha ragione
d'essere non solo quando si è del tutto fuori dallo schema tipico previsto dal
legislatore, ma anche quando allo schema tipico previsto in astratto non
corrispondono, in concreto, quelle caratteristiche del credito che hanno
determinato, in sede di formazione della nota, il trattamento preferenziale in
ragione della causa del credito.
Alla luce dello stretto collegamento tra privilegio e
causa del credito deve valutarsi l'ambito applicativo dell'articolo 2752 c. c.
in forza del quale " hanno privilegio generale sui mobili del debitore i
crediti dello stato per l'imposta sul reddito delle persone fisiche, per
l'imposta sul reddito delle persone giuridiche e per l'imposta locale sui
redditi...".
Tale norma dunque, al pari di tutte quelle istitutive
di privilegio, ha carattere eccezionale in quanto deroga al principio generale
della par condicio creditorum.
Atteso che l'articolo 14 delle Disposizioni preliminari
al codice civile dispone che "le leggi penali e quelle che fanno eccezione
a regole generali o ad altre leggi non si applicano oltre i casi e i tempi in
esse considerati", ne consegue che l'articolo 2752 del codice civile non
può applicarsi in via analogica. In particolare, la ratio del divieto di
applicazione analogica delle norme eccezionali consiste nell'evitare
un'arbitraria estensione delle deroghe alla disciplina generale oltre i casi
specificamente previsti dal legislatore.
Secondo il comune orientamento dottrinale e
giurisprudenziale, tuttavia, è ammessa un'interpretazione estensiva delle norme
eccezionali. Circa la distinzione tra interpretazione estensiva ed analogica,
può ritenersi, in via generale, che con l'interpretazione estensiva si afferma
un significato della norma più ampio di quello risultante dalla mera
interpretazione letterale, fino a ricomprendere quei casi che solo
apparentemente sembrano esclusi ma che in realtà sottendono la medesima ratio.
L'analogia, viceversa, quale mezzo suppletivo della
legge, non riguarda il significativo della norma, bensì consente l'applicazione
di quest'ultima a casi non ricompresi nel suo ambito.
Occorre altresì considerare che ai sensi dell'articolo
12 delle Disposizioni preliminari al codice civile, l'interprete non può
fermarsi al significato letterale della legge, ma deve anche tener conto
"dell'intenzione del legislatore" inteso obiettivamente come interesse
specifico tutelato dalla norma.
Ciò premesso in via generale, con riferimento al caso
di specie si osserva che l'IRAP ha sostituito - tra le altre imposte - l'ILOR di
cui ha ereditato la natura di tributo diretto ed erariale assumendone la stessa
rilevanza nell'ambito del sistema tributario nazionale.
Invero, tenuto conto che le imposte dirette colpiscono
la ricchezza come tale, la natura diretta dell'IRAP è stata implicitamente
affermata dalla stessa Corte Costituzionale con sentenza del 21 maggio 2001, n.
156 secondo cui " il valore aggiunto prodotto altro non è che la nuova
ricchezza creata dalla singola unità produttiva, che viene, mediante l'IRAP,
assoggettata ad imposizione ancor prima che sia distribuita al fine di
remunerare i diversi fattori della produzione, trasformandosi in reddito per
l'organizzatore dell'attività, i suoi finanziatori, i suoi dipendenti e
collaboratori. L'imposta colpisce perciò, con carattere di realtà, il fatto
economico diverso dal reddito, comunque espressivo di capacità di contribuzione
in capo a chi, in quanto organizzatore dell'attività, è autore delle scelte
dalle quali deriva la ripartizione della ricchezza prodotta i diversi soggetti
che, in varia misura, concorrono alla sua creazione".
Allo stesso modo, non può negarsi la natura di tributo
erariale dell'IRAP.
Se, infatti, l'IRAP è stata ideata come strumento
capace di attribuire alle Regioni un grado molto ampio di autonomia tributaria,
per il contribuente essa si configura come un tributo statale in quanto
istituita con legge dello Stato che ne ha definito i caratteri e la disciplina
fondamentale quanto a soggetti colpiti, presupposti e materia imponibile.
Per altro verso, si osserva che ai sensi dell'articolo
25 del decreto legislativo 15 dicembre 1997 n. 446, " fino a quando non
hanno effetto le leggi regionali di cui all'articolo 24, per le attività di
controllo e rettifica della dichiarazione, per l'accertamento e per la
riscossione dell'imposta regionale nonché per il contenzioso si applicano le
disposizioni in materia delle imposte sui redditi..."
In particolare, "l'imposta dovuta a ciascuna
Regione in base alla dichiarazione è riscossa mediante versamento del soggetto
passivo da eseguire con le modalità e nei termini stabiliti per le imposte sui
redditi" (art. 30, comma 2, dlgs. 446/97). Inoltre, "nel periodo
d'imposta per il quale la dichiarazione deve essere presentata sono dovuti
acconti dell'imposta ad esso relativa secondo le disposizioni previste per le
imposte sui redditi" (art. 30, comma 3, dlgs. 446/97).
Infine, "la riscossione coattiva dell'imposta
avviene mediante ruolo sulla base delle disposizioni che regolano la riscossione
coattive delle imposte sui redditi..." (art. 30, comma 6, dlgs. 446/97).
Da ultimo si evidenzia che, secondo quanto disposto
dall'art. 44 del decreto legislativo n. 446/97, "ai fini dell'applicazione
dei trattati internazionali in materia tributaria, l'imposta regionale sulle
attività produttive è equiparata ai tributi erariali aboliti con l'articolo
36": tra tali tributi risulta espressamente indicata anche l'ILOR.
L'IRAP ha, inoltre, sostituito l'ILOR nelle
convenzioni, stipulate e stipulande, contro le doppie imposizioni.
In base alle considerazioni esposte, pertanto, il
credito IRAP, benché non espressamente richiamato dall'articolo 2752 del codice
civile, deve ritenersi assistito da privilegio.
Sulla base delle considerazioni sopra esposte, i
concessionari della riscossione devono richiedere l'ammissione al passivo del
credito IRAP iscritto a ruolo in via privilegiata, ai sensi dell'art. 2752 del
c.c. e laddove tale collocazione non venga riconosciuta, dovrà essere proposta
opposizione ai sensi dell'art. 98
del R.D. n. 267 del 1942, ovvero dovrà insistersi nella richiesta nel caso che
la contestazione avvenga in sede di insinuazione tardiva ai sensi dell'art. 101 del R.D. n. 267 del 1942. L' Ascotributi è
pregata di portare a conoscenza dei propri associati il contenuto della