Source: http://www.gadit.it/articolo/8641
Timestamp: 2019-10-16 08:24:11+00:00
Document Index: 41533317

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 112', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'sentenza ']

Cassazione SS.UU civile n. 11963 del 31 maggio 2011 Espropriazione, immobili, terreni, restituzione, opera, ultimazione, amministrativo, civile (2011-06-23) – Gadit
Con sentenza del 10 aprile 2006 il Tribunale Regionale delle Acque Pubbliche presso la Corte di Appello di Napoli, in parziale accoglimento della domanda di … F., condannava rispettivamente la Regione Campania e la X s.p.a., in proprio e quale mandataria del raggruppamento temporaneo di imprese con la X s.p.a., la X s.p.a. e la X s.r.l., al pagamento di Euro 7.359,30 oltre interessi, per occupazione legittima e di Euro 62.844,86 oltre interessi per l’occupazione appropriativa di mq. 15.609 di terreno (la prima), nonché al pagamento di Euro 27.069,41 oltre interessi, per l’occupazione illegittima di mq 12.458 di terreno (la seconda).
La decisione, impugnata in via principale da F. e in via incidentale dalla Alfa, in proprio e quale rappresentante dell’A.T.I., veniva poi confermata dal Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche. In particolare, sui diversi punti sottoposti al suo esame il Tribunale superiore rilevava, per l’appello principale: era insussistente il vizio di ultrapetizione con riferimento all’avvenuta liquidazione del risarcimento per l’occupazione appropriativa dell’area, poiché la domanda della F. comprendeva anche l’azione risarcitoria a tale titolo; era certamente avvenuta l’irreversibile trasformazione di parte delle aree legittimamente occupate, essendo ciò stato affermato sia dal c.t.u. che dal consulente dell’appellante principale, ed essendo inoltre irrilevante in senso contrario sia la mancata ultimazione delle opere, che il differimento della destinazione al pubblico interesse per il cui soddisfacimento erano state programmate; era inconsistente la deduzione dell’inapplicabilità dell’istituto dell’occupazione acquisitiva alla luce della giurisprudenza della Corte Europea, essendo intervenuta sul punto la Corte Costituzionale, che con la sentenza del 27 ottobre 2007, n. 348 aveva stabilito la necessità di rapportare comunque i criteri di liquidazione ai valori di mercato; risultava indimostrata la pretesa erroneità della valutazione delle perdite subite, che sarebbe stata riscontrabile nell’incidenza negativa sull’attività dell’impresa agricola e su quella dell’allevamento del bestiame, mentre le doglianze sollevate al riguardo sarebbero state comunque generiche.
Quanto all’appello incidentale, il Tribunale Superiore rilevava: l’inammissibilità della prova orale, richiesta per "dimostrare la mancanza di occupazione illecita ad opera della A.T.I. Alfa"; l’infondatezza dell’assunto secondo cui non vi sarebbe stata occupazione illecita delle aree non acquisite dalla Regione; l’inammissibilità della censura relativa alla disposta condanna al ripristino della fertilità delle aree illecitamente occupate; la correttezza della statuizione sulle spese, emessa in applicazione del principio della soccombenza.
Con i motivi di impugnazione … F. ha rispettivamente denunciato:
1) violazione dell’art. 112 c.p.c., in quanto il Tribunale Superiore avrebbe omesso di pronunciarsi sul motivo di appello con il quale era stato lamentato il mancato accoglimento della domanda di restituzione del fondo illegittimamente occupato e ciò, per di più, in contrasto con l’art. 1 del Protocollo n. 1 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, che nel caso di espropriazione illegittima imporrebbe la restituzione del fondo, quale "unico rimedio capace di eliminare le conseguenze dell’atto illecito" (p. 7);
2) violazione dell’art. 1 del Protocollo n. 1 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, interpretato dalla Corte Europea nel senso che lo stesso è da intendere violato se la lesione del diritto di proprietà non è conforme all’utilità pubblica (condizione di finalità) ed alle condizioni previste dalla legge (condizione di legalità). Nella specie queste ultime condizioni non sarebbero ravvisabili, sia perché per effetto dell’occupazione acquisitiva sarebbe consentito l’acquisto di proprietà di un bene sulla base di un fatto illecito, sia per l’approssimativa configurazione dell’istituto, non "assistito da norme chiare, sufficienti e conoscibili";
5) vizio di motivazione in ordine alla affermata irreversibile trasformazione dell’intero fondo. Con l’atto di impugnazione sarebbe stato infatti evidenziato come l’opera (peraltro, come detto, non ultimata) avrebbe compreso anche realizzazioni non visibili o comunque distanti dal "corpus" principale; ciò dunque, da un lato, avrebbe dovuto far escludere un giudizio di irreversibile trasformazione dell’intero terreno e, dall’altro, avrebbe dovuto comportare un esame, viceversa non verificatosi, circa il possibile perseguimento dell’interesse pubblico con la costituzione di un diritto di servitù, anziché con l’acquisizione del diritto dominicale;
6) violazione dell’art. 1 del Protocollo n. 1 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, atteso che la detta disposizione imporrebbe la "restitutio in integrum" in qualsiasi fattispecie di espropriazione indiretta, e comunque l’attribuzione di un valore equivalente a quello venale, esito al contrario non realizzato nel caso di specie.
Il Tribunale Superiore delle Acque, dal canto suo, pur senza entrare in specifici dettagli circa la cronologia degli eventi, ha affermato, come dato certo, che le opere in questione non erano ancora terminate, né erano all’epoca della decisione "destinate al pubblico interesse per cui furono predisposte e progettate" (p. 15), ma ha tuttavia ritenuto del tutto irrilevante tale aspetto, e ciò in ragione dell’avvenuta irreversibile trasformazione di parte delle aree legittimamente occupate, attestata sia dal consulente tecnico di ufficio che dal consulente di parte della stessa F.
Conclusivamente, devono essere accolti il quarto ed il quinto motivo di ricorso con assorbimento degli altri, la sentenza impugnata va conseguentemente cassata, con rinvio al Tribunale Superiore delle Acque pubbliche in diversa composizione, per una nuova delibazione in ordine all’istanza di restituzione del terreno oggetto di giudizio proposta da … F., sulla base del principio secondo cui il sollecitato riconoscimento del relativo diritto può essere negato quando, oltre all’accertata irreversibilità della trasformazione delle aree occupate, risulti la permanenza e l’attualità dell’interesse della Pubblica Amministrazione alla realizzazione e alla utilizzazione delle opere programmate.