Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-7874-del-20-03-2019
Timestamp: 2019-07-18 03:03:12+00:00
Document Index: 112451906

Matched Legal Cases: ['art. 91', 'art. 2233', 'art. 4', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 2233']

Sentenza Cassazione Civile n. 7874 del 20/03/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7874 del 20/03/2019
Cassazione civile sez. VI, 20/03/2019, (ud. 28/02/2019, dep. 20/03/2019), n.7874
sul ricorso 19158-2018 proposto da:
A.A., + ALTRI OMESSI, elettivamente domiciliati in ROMA,
GIOVAMBATTISTA FERRIOLO giusta procura in calce al ricorso;
16/01/2018;
28/02/2019 dal Consigliere Dott. CRISCUOLO MAURO.
La Corte d’appello di Perugia, con decreto n. 233 del 16/01/2018, condannò il Ministero della Giustizia a pagare in favore delle ricorrenti la somma di Euro 875,00 cadauna, a titolo d’equo indennizzo per la non ragionevole durata di un processo incardinato ai sensi della L. n. 89 del 2001, nonchè le spese processuali, liquidate in complessivi Euro 210,00, ed accessori, distratte in favore dei difensori antistatari.
Avverso tale decreto A.A., + ALTRI OMESSI propongono ricorso, esponendo, con l’unico motivo, la violazione e/o falsa applicazione dell’art. 91 c.p.c., dell’art. 2233 c.c., comma 2 e delle previsioni di cui al D.M. n. 55 del 2014, in quanto la Corte di merito aveva liquidato il rimborso spese di lite al disotto del minimo legale.
L’Amministrazione ha resistito ai fini della eventuale discussione orale.
Come già rilevato da questa Corte, e proprio con specifico riferimento alla liquidazione delle spese di lite nelle procedure di cui alla L. n. 89 del 2001 (Cass. n. 1018/2018), l’opinione secondo la quale il D.M. Giustizia 10 marzo 2014, n. 55, nella parte in cui stabilisce un limite minimo ai compensi tabellarmente previsti (art. 4) non può considerarsi derogativo del D.M. Giustizia 20 luglio 2012, n. 140, il quale, stabilendo in via generale i compensi di tutte le professioni vigilate dal Ministero della Giustizia, al suo art. 1, comma 7, dispone che “In nessun caso le soglie numeriche indicate, anche a mezzo di percentuale, sia nei minimi che nei massimi, per la liquidazione del compenso, nel presente decreto e nelle tabelle allegate, sono vincolanti per la liquidazione stessa”, non è condivisibile in quanto il D.M. n. 140 del 2012, risulta essere stato emanato allo scopo di favorire la liberalizzazione della concorrenza e del mercato, adempiendo alle indicazioni della UE, a tal fine rimuovendo i limiti massimi e minimi, così da lasciare le parti contraenti (nella specie, l’avvocato e il suo assistito) libere di pattuire il compenso per l’incarico professionale.
Viceversa, il giudice resta tenuto ad effettuare la liquidazione giudiziale nel rispetto dei parametri previsti dal D.M. n. 55 del 2014, il quale non prevale sul D.M. n. 140 del 2012, per ragioni di mera successione temporale, bensì nel rispetto del principio di specialità, poichè, diversamente da quanto affermato dall’Amministrazione resistente, non è il D.M. n. 140 del 2012, evidentemente generalista e rivolto a regolare la materia dei compensi tra professionista e cliente a prevalere, ma il D.M. n. 55 del 2014, il quale detta i criteri ai quali il giudice si deve attenere nel regolare le spese di causa.
Tornando al caso in esame la liquidazione effettuata dalla Corte locale in complessivi Euro 210,00 si pone al di sotto dei limiti imposti dal D.M. n. 55 del 2014, tenuto conto del valore della causa (da Euro 0,00 a Euro 1.100,00) e pur applicata la riduzione massima, in ragione della speciale semplicità dell’affare (art. 4, cit.) dovendosi escludere la possibilità di poter andare al di sotto dei detti minimi essendo ciò in violazione del principio di cui all’art. 2233 c.c. in merito alla necessità di corrispondere compensi adeguati al decoro della professione.