Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2009/09/novita-fiscali-del-23-settembre-2009-inizia-liter-di-approvazione-della-finanziaria-2010-il-consiglio-dei-ministri-ha.html
Timestamp: 2018-06-22 07:15:06+00:00
Document Index: 5625737

Matched Legal Cases: ['art. 2934', 'art. 2946', 'art. 38', 'art. 24', 'art. 19', 'art. 9', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 17', 'art. 74', 'art. 44', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Novità fiscali del 23 settembre 2009: inizia l'iter di approvazione della Finanziaria 2010: il Consiglio dei Ministri ha approvato la manovra; l’INPS procede a recuperare le detrazioni se manca la dichiarazione; la prescrizione dei crediti di lavoro; i residenti nella U.E. possono chiedere il rimborso IVA sulle operazioni del reverse charge | Commercialista Telematico
Novità fiscali del 23 settembre 2009: inizia l'iter di approvazione della Finanziaria 2010: il Consiglio dei Ministri ha approvato la manovra; l’INPS procede a recuperare le detrazioni se manca la dichiarazione; la prescrizione dei crediti di lavoro; i residenti nella U.E. possono chiedere il rimborso IVA sulle operazioni del reverse charge
1) Via libera alla Finanziaria 2010: Il C.D.M. ha approvato la manovra
2) L’INPS procede a recuperare le detrazioni se manca la dichiarazione
3) La prescrizione dei crediti di lavoro
4) I residenti nella Ue possono chiedere il rimborso Iva sulle operazioni del reverse charge
Il Consiglio dei Ministri ha approvato gli interventi di finanza pubblica per gli anni 2010-2013, che comprendono:
– il disegno di legge recante disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2010);
– il disegno di legge recante il bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2010 e bilancio pluriennale per il triennio 2010-2012;
– la Relazione revisionale programmatica per l’anno 2010;
– la Nota di aggiornamento al Documento di programmazione economica-finanziaria per gli anni 2010-2013.
Il disegno di legge finanziaria per il 2010 prevede, tra l’altro, l’utilizzo delle maggiori risorse derivanti dalla misure di contrasto all’evasione e all’elusione fiscale senza dar luogo ad un peggioramento dei saldi di finanza pubblica.
(Consiglio dei Ministri n. 63 del 22.09.2009)
L’INPS ha comunicato che con la rata di ottobre procederà con le operazioni di recupero delle detrazioni per carichi di famiglia sulle pensioni non giustificate dall’apposito modello Detr.
Infatti, dal 01.01.2008 la richiesta per ottenere le detrazioni deve essere presentata annualmente al proprio sostituto d’imposta.
Per tale finalità, nello scorso mese di febbraio 2009, l’Istituto previdenziale ha infatti inviato il modello in oggetto a tutti i pensionati invitando i destinatari a restituirlo entro il 30.06.2009.
Adesso l’INPS, dopo avere effettuato le opportune verifiche, procederà con il recupero delle detrazioni concesse che non trovano giustificazione causa mancanza di apposita dichiarazione.
Resta la possibilità per il contribuente di potere richiedere tali detrazioni, in presenza dei necessari requisiti, entro il periodo delle operazioni di conguaglio di fine anno.
La prescrizione comporta l’estinzione dei diritti del lavoratore che rimanga inerte per il periodo determinato dalla legge (prescrizione estintiva ex art. 2934 e ss. c.c.).
Il termine di prescrizione estintiva ordinaria è decennale (art. 2946 c.c.), tuttavia, alcuni importanti diritti del lavoratore sono sottoposti a prescrizione più breve.
Come nel caso dei crediti retributivi corrisposti con cadenza periodica, i quali si prescrivono nel termine di cinque anni.
Lo ha precisato la Fondazione studi dei consulenti del lavoro nel parere n. 7 del 22.09.2009.
In giurisprudenza viene ritenuto che il lavoratore potrebbe non esercitare il proprio diritto per il timore reverenziale nutrito nei confronti del datore di lavoro. Pertanto, è stato differito l’inizio della decorrenza della prescrizione al momento della cessazione del rapporto di lavoro.
La successiva giurisprudenza della Corte Costituzionale ha delimitato l’ambito di applicazione del predetto principio.
La Corte Costituzionale ha escluso che tale principio riguardi i diritti del lavoratore di natura diversa dalla retribuzione.
In particolare, la Corte Costituzionale ha stabilito che il principio della non decorrenza della prescrizione dei crediti retributivi opera solo per quei rapporti che non sono assistiti dalla garanzia della stabilità che sussiste ogni qualvolta il rapporto è regolato da una disciplina che subordina la legittimità e l’efficacia del licenziamento alla sussistenza di circostanze oggettive e predeterminate, e affidi al giudice il sindacato su tali circostanze nonché la possibilità di rimuovere gli effetti del licenziamento illegittimo.
In conclusione, per i lavoratori assistiti dalla stabilità reale la prescrizione quinquennale dei crediti retributivi decorre durante il rapporto, a partire dal momento in cui matura ogni singolo diritto (di solito mese per mese, con la percezione della retribuzione in busta paga).
Invece, per i lavoratori non assistiti dalla stabilità reale, la prescrizione dei crediti retributivi decorre dalla fine del rapporto, a partire dalla quale i lavoratori hanno cinque anni per rivendicare i crediti relativi all’intera vita professionale intercorsa con il datore di lavoro.
Prescrizione nei rapporti precari
In tali casi, la giurisprudenza ritiene che la situazione psicologica di timore del lavoratore cessi soltanto nel momento in cui è stata giudizialmente accertata l’esistenza di un rapporto stabile.
In caso di successione di contratti a termine la prescrizione non decorre se i singoli contratti o la successione sono illegittimi, trattandosi di un unico contratto a tempo indeterminato di fatto instabile, mentre può decorrere in relazione a ciascun contratto se i singoli contratti e la serie sono legittimi.
Spetta al datore di lavoro, che eccepisce la decorrenza della prescrizione del credito del lavoratore in costanza di rapporto di lavoro, l’onere di provare la stabilità del rapporto stesso.
I residenti in altri Paesi UE possono chiedere il rimborso dell’IVA sugli acquisti effettuati in Italia anche se compiono operazioni soggette al regime del reverse charge.
La Comunitaria ha, infatti, cambiato le regole per i rimborsi IVA ai non residenti.
I non residenti possono chiedere il rimborso dell’IVA pagata per acquisti di beni e servizi compiuti nell’esercizio di impresa, arti o professioni nel territorio dello Stato, anche se hanno compiuto, nel periodo d’imposta, operazioni attive soggette al regime del reverse charge.
È questo uno degli aspetti legati alla modifica all’art. 38-ter del D.P.R. n. 633/1972, apportata dalla legge Comunitaria per il 2008 (art. 24, comma 4, lettera e, Legge n. 88/2009).
Tale articolo del D.P.R. IVA fissa i presupposti in presenza dei quali i soggetti residenti in altri Paesi dell’Unione europea possono ottenere il rimborso dell’IVA afferente agli acquisti di beni e servizi effettuati nel territorio dello Stato.
La norma italiana prevede, in particolare, che tali contribuenti, che non si siano identificati direttamente e che non abbiano nominato un rappresentante fiscale, “possono ottenere, in relazione a periodi inferiori all’anno, il rimborso dell’imposta, se detraibile a norma dell’art. 19, relativa ai beni mobili e ai servizi importati o acquistati, sempreché di importo complessivo non inferiore a duecento euro”.
A tal fine, essi devono essere soggetti passivi d’imposta nel proprio Stato di residenza e non devono aver effettuato operazioni attive in Italia, ad eccezione delle prestazioni di trasporto e delle relative prestazioni accessorie non imponibili ai sensi dell’art. 9, nonché delle prestazioni indicate all’art. 7, comma 4, lettera d), D.P.R. n. 633/1972.
La nuova norma ha eliminato il riferimento all’art. 7, lettera d), e stabilisce che i soggetti residenti in altri Paesi UE, senza rappresentante fiscale e senza identificazione diretta, possono chiedere il rimborso IVA anche se hanno effettuato operazioni attive soggette al reverse charge di cui all’art. 17, commi 3, 5, 6 e 7, D.P.R. n. 633/1972, all’art. 74, commi 7 e 8 (rottami), dello stesso decreto e all’art. 44, comma 2, D.L. n. 331/1993.
La modifica completa e conferma la posizione dell’Agenzia delle Entrate (risoluzione n. 137/E del 08.04.2008).
Inoltre, a partire dalle richieste di rimborso che saranno inoltrate dal 1° gennaio 2010, le disposizioni applicabili per il rimborso dell’IVA afferente gli acquisti di beni e servizi effettuati da soggetti passivi UE nel territorio di uno Stato membro diverso da quello di residenza, saranno quelle contenute nella direttiva n. 2008/9/CE del Consiglio del 12 febbraio 2008, che sostituisce, a partire dalla data sopra indicata, la direttiva n. 79/1072/CE del Consiglio del 6 dicembre 1979, con la finalità di semplificare le procedure di rimborso, anche mediante il ricorso a tecnologie elettroniche per l’inoltro della richiesta.
La nuova direttiva sui rimborsi, tra l’altro, prevede lo spostamento in avanti del termine per la presentazione dell’istanza, che dal 30 giugno dell’anno successivo passa al 30 settembre (gli Stati membri, però, possono prevedere un termine più ravvicinato) e l’inoltro dell’istanza in forma elettronica, all’Amministrazione Finanziaria dello Stato in cui l’impresa è stabilita.
Inoltre, si attende l’emanazione di un nuovo decreto legge fiscale che riguarda anche la disciplina dei rimborsi IVA a soggetti non residenti, al fine di risolvere la procedura di infrazione 2003/4648.
Le modifiche agli artt. 17 e 38-ter del D.P.R. n. 633/1972 comporteranno che i soggetti con stabile organizzazione in Italia non potranno più identificarsi ai fini IVA, per cui il rimborso dell’imposta per acquisti di beni e servizi effettuati in Italia dovrà essere necessariamente richiesto mediante la propria stabile organizzazione, anche per gli acquisti effettuati direttamente dalla casa madre.
– Comunitaria 2008: La nuova base imponibile IVA dal 27 settembre
Dal 27.09.2009 partono le nuove regole in materia di base imponibile e valore normale IVA. Infatti a partire da tale data avrà effetto la nuova formulazione degli artt. 13 e 14, D.P.R. n. 633/1972 prevista dalla Legge 7 luglio 2009, n. 88 (Comunitaria 2008).
Operazioni senza corrispettivo
La base imponibile andrà calcolata con il criterio del costo (anziché con quello normale).
La base imponibile è costituita dal prezzo d’acquisto, o in assenso dal prezzo di costo.
Operazioni tra soggetti collegati
Si assume quale base imponibile il valore normale e non il corrispettivo.
Veicoli e telefonini a disposizione dei dipendenti
Il riferimento è il valore normale se è dovuto un corrispettivo inferiore a tale valore, anche se dovrà essere emanato un DM per l’individuazione dei criteri di tale valore normale.
– La notifica di un atto giudiziario é valida se consegnata al rappresentante della società
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19076 del 01.09.2009, ha stabilito che la notifica di un atto giudiziario nei confronti di una persona giuridica va considerata valida nel caso in cui venga eseguita nelle mani del legale rappresentante della società.
Secondo la Suprema Corte, infatti, in questo caso si ravvisa il rispetto di due principi fondamentali:
– il principio di validità della notifica a mani proprie del destinatario;
– il principio di immedesimazione organica tra la società e le persone che la rappresentano ovvero ne realizzano le finalità in maniera esecutiva.
– Per le associazioni non riconosciute evasione fiscale da provare
Accogliendo il ricorso dell’ex rappresentante legale di una associazione sportiva accusata di fatture false, la Corte di Cassazione, con la sentenza 19486/2009, ha rovesciato la decisione della commissione tributaria regionale del Veneto.
In base a tale sentenza, sarà più difficile per il fisco recuperare le imposte evase dalle associazioni non riconosciute.
Il rappresentante legale infatti, non è automaticamente responsabile dei tributi non versati all’erario.
Sarà pertanto il fisco a dovere provare, al di là della qualifica formale, il coinvolgimento del vertice nelle irregolarità con la dichiarazione o con le fatture.
I giudici della sezione tributaria, hanno in particolar modo sottolineato, che: “la responsabilità personale e solidale di colui che agisce in nome e per conto dell’associazione non riconosciuta non è collegata alla mera titolarità della rappresentanza dell’associazione, bensì all’attività negoziale concretamente svolta per conto di essa e risoltasi nella creazione di rapporti obbligatori fra questa e i terzi. La responsabilità in oggetto non concerne neppure in parte, un debito proprio dell’associato, ma ha carattere accessorio, anche se non sussidiario, rispetto alla responsabilità primaria dell’associazione stessa, con la conseguenza che l’obbligazione, avente natura solidale, di colui che ha agito per essa è inquadrabile fra quelle di garanzia ex lege”.
– Giudizio tributario equo
Nulla perché non motivata la sentenza della Ctr che quantifica la pretesa fiscale oltre i limiti delle domande di parte.
Il giudice tributario che ritiene invalido l’avviso di accertamento per motivi di carattere sostanziale, deve esaminare nel merito la pretesa tributaria e, con una motivata valutazione sostitutiva, ricondurla alla corretta misura, evitando, però, di fare ricorso a criteri equitativi
(Corte di Cassazione, sentenza n. 19079/2009).