Source: http://dirittiefrontiere.blogspot.com/2015/06/ventimiglia-ed-altyre-frontiere-alfano.html
Timestamp: 2017-06-24 20:52:25+00:00
Document Index: 35396884

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 8', 'art. 5', 'art. 25', 'art.24', 'art.47', 'art.\n24', 'art.6', 'art. 8', 'art. 9', 'art. 4', 'art. 25']

Diritti e Frontiere: Ventimiglia ed altre frontiere. Alfano minaccia rimpatri sommari. Ma l'Europa rimane divisa e lontana. Se questa è ancora Europa.
Ventimiglia ed altre frontiere. Alfano minaccia rimpatri sommari. Ma l'Europa rimane divisa e lontana. Se questa è ancora Europa.
Documento redatto da Alessandra Ballerini e Fulvio Vassallo Paleologo dopo una visita alla frontiera di Ventimiglia ed una richiesta di accesso agli atti effettuate con i parlamentari Luca Pastorino e Stefano Quaranta
un tempismo che denota una strategia condivisa, gli attacchi terroristici in
Francia, in Tunisia, in Somalia ed in Kuwait hanno oscurato la conclusione del Consiglio
Europeo di Bruxelles che avrebbe dovuto affrontare i temi del debito greco e
della cd. emergenza immigrazione. Un Consiglio che veniva dopo il Consiglio
straordinario convocato due mesi fa su richiesta dell’Italia, dopo la strage
del 18 aprile, e dopo una proposta, un piano sull’immigrazione articolato in
dieci punti, presentata, il 13 maggio, dalla Commissione europea a guida
Juncker. Il fallimento era già nell’aria, dopo la risposta negativa del
Consiglio di Sicurezza alle pressioni della Commissaria UE Mogherini per una
serie di interventi militari “mirati” in territorio libico, per combattere i
trafficanti di esseri umani. In
realtà la missione UE, che di fatto era stata propagandata e fatta “partire”
prima della riunione del Consiglio a Bruxelles, restava amputata della seconda
e della terza parte. La prima fase che è stata avviata ieri si risolve in una
attività di intelligence e di scambio di informazioni che rientrano già oggi
nelle attività ordinarie delle marine militari e degli altri corpi armati degli
stati europei coinvolti in una operazione Frontex davanti alle coste libiche.
Del tutto fumose le fasi due e tre che prevederebbero l’intervento in acque
libiche e gli interventi militari mirati a terra “ per contrastare le
organizzazioni dei trafficanti”. Nessuno
poteva prevedere però un esito tanto negativo del Consiglio europeo che avrebbe
dovuto esaminare ed approvare i dieci punti del Piano sull’immigrazione
presentato dalla Commissione al Consiglio ed al Parlamento. Un consiglio che si
è concluso anticipatamente, praticamente con un nulla di fatto, per le
divergenze emerse nel corso della discussione tra i capi di stato e di governo,
e poi per il precipitoso rientro di Hollande in Francia dopo l’attentato di Lione.
unici punti su cui a Bruxelles si è trovato un accordo ( ma si dovrà ancora
decidere dove si trovano i soldi da trasferire a Frontex per le missioni di
rimpatrio forzato) sembrano quelli costituiti dalla conferma degli accordi con
i dittatori dei paesi terzi che garantiranno procedure sommarie di
riammissione, e soprattutto il ricorso sempre più esteso ai voli di rimpatrio
sommario gestiti dall’agenzia Frontex ed alla detenzione amministrativa, già
nei centri di prima accoglienza, per bloccare i migranti ( richiedenti asilo o
migranti economici) prima del rilascio delle impronte digitali e della
successiva identificazione. Appare tuttavia improbabile che l’attivazione degli
“hot spot” e degli “hub chiusi”, di fatto centri di detenzione temporanea privi
di quelle garanzie che le leggi e le direttive europee prevedono per i CIE (centri
di identificazione ed espulsione), raggiunga l’obiettivo auspicato di bloccare
in Italia tutti coloro che per effetto dell’iniquo Regolamento Dublino III
tentano in tutti i modi di lasciare l’Italia per trasferirsi verso altri paesi
europei. Tra questi si trovano siriani, eritrei, somali, proprio quelle persone
che in maggiore misura ottengono il riconoscimento del diritto di asilo anche
nei paesi del nordeuropa. Gli altri, quelli maggiormente esposti al rischio di
rimpatri, come egiziani, ghanesi e gambiani, non si oppongono al prelievo delle
impronte digitali ed accettano il confinamento in Italia, salvo poi a
protestare quando i documenti di soggiorno, promessi per anni durante
l’isolamento nei centri di accoglienza, non arrivano.
Dopo gli attentati in
Francia ed in Tunisia, soprattutto, per non parlare degli effetti devastanti
degli altri attentati, si può prevedere che in tutta Europa si andrà ad una
ulteriore stretta sui controlli alle frontiere interne, e dunque si potranno
riprodurre tante situazioni di respingimenti a catena, come quelli che si
verificano da settimane a Ventimiglia, ed in misura minore ad altre frontiere
italiane, nel Friuli,come ai confini con la Svizzera e con l’Austria. Si tratta
quindi di verificare il rispetto elle garanzie che sono previste dal
Regolamento Frontiere Schengen 562 del 2006, che richiede procedure formali e
impone anche il rispetto dei diritti fondamentali riconosciuti ai migranti
dalle Convenzioni internazionali. http://video.corriere.it/ventimiglia-viveri-donati-francia-migranti-bloccati-frontiera/bf5298c2-1bf4-11e5-a24d-298f280523ad http://video.corriere.it/ventimiglia-croce-rossa-ancora-140-migranti-scogli/f5860a14-1bf4-11e5-a24d-298f280523ad Si
corre il rischio che decisioni fondamentali che riguardano la vita delle
persone siano assunte in frontiera dalle autorità amministrative al di fuori
dei principi consolidati dello stato di diritto. E potrebbero andare in crisi
anche gli accordi bilaterali di riammissione, come nel caso di Italia e Francia
l’accordo di Chambery. Gli enormi spazi di discrezionalità affidati alle
autorità amministrative nella “selezione” dei migranti da respingere ha già
prodotto una serie di incidenti tra le polizie di frontiera italiana e
francese. Dopo la ripresa degli attacchi terroristici in Tunisia ed in Francia
si potrebbe verificare un’ulteriore inasprimento dei controlli, tanto da
arrivare ad una ennesima sospensione del Trattato di Schengen.
Circolare 28 aprile 2014 del Ministero dell'Interno rappresentava
"l'impossibilità di accogliere favorevolmente le istanze prodotte da parte
francese... laddove non sia comprovata da quell'Autorità d'Oltralpe la mancanza
dei mezzi di sussistenza già all'atto dell'ingresso in quel territorio e
relativamente ai minori senza che siano state avviate tutte le necessarie
iniziative ed approfondimenti anche di carattere giuridico-normativo,
finalizzati alla salvaguardia dei minori... Si fa riferimento in particolare alle
questioni relative alle tempistiche necessarie per l'espletamento delle
procedure di riammissione e per l'attuazione pratica dell'istituto in parola
(affidamento dello straniero alle autorità di confine) nonché alle divergenze in materia di prove per le quali risulta opportuno
prevedere un'armonizzazione delle misure tra gli Uffici di confine
interessati." L'Accordo
tra la Repubblica Italiana e la Repubblica Francese sulla Riammissione delle persone in situazione irregolare (in Gazzetta Ufficiale n. 164 15.7.2000) prevede la riammissione (art. 5) nel caso di
cittadino di stato terzo che non soddisfa o non soddisfa più le condizioni
d'ingresso e di soggiorno.. qualora venga accertato che il cittadino e' entrato
nel territorio di detta parte dopo aver soggiornato o dopo essere transitato attraverso il territorio della Parte contraente richiesta"
L'art. 8 del medesimo accordo prevede che "ai fini dell'applicazione
della'art. 5 comma 1 l'ingresso o il soggiorno di cittadini di stati terzi nel
territorio della Parte contraente richiesta sono accertati o constati mediante
gli elementi indicati nell'annesso del presente accordo". Tale Annesso
peraltro prevede al punto 1.4 che "La Parte contraente richiesta risponde
senza indugio o comunque entro 48 ore a decorrere dal ricevimento della
richiesta" e al punto 1.5 che "la persona oggetto della richiesta di
riammissione viene consegnata soltanto dopo il ricevimento dell'accettazione
della Parte contraente richiesta". E' poi previsto dal medesimo Annesso che la
richiesta di riammissione di un cittadino di uno stato terzo debba contenere
una serie di informazioni ed elementi (punti 2 e 3), in particolare che
consentano di stabilire o constatare l'ingresso o il soggiorno della persona
interessata nel territorio della Parte contraente richiesta. "La persona
oggetto della richiesta di riammissione viene consegnata soltanto dopo il ricevimento
dell'accettazione della Parte contraente richiesta". Tra gli elementi che consentono di constatare
l'ingresso o il soggiorno del cittadino di stato terzo nel territorio della
parte contraente richiesta, indicati nel punto 3 rientra il "titolo di trasporto
nominativo" che consente di stabilire l'ingresso nel territorio della
parte contraente richiesta o nel territorio della parte contraente richiedente
con provenienza dalla parte contraente richiesta". Inoltre
lo stesso Accordo di riammissione tra Italia e Francia prevede uffici di
coordinamento unificati costituiti da agenti della polizia italiana e di quella
francese, ed individua con precisione le aree di frontiera dei due paesi nei
quali si possono svolgere le operazioni coordinate di controllo di frontiera.
infine rammentare quanto previsto nella parte finale dell'accordo di Chambery tra Italia e Francia: secondo l’art. 25 ciascuna delle Parti
Contraenti, per ragioni di ordine pubblico, di sicurezza nazionale o di salute
pubblica, può sospendere l'applicazione del presente Accordo mediante notifica
scritta all'altra Parte. La sospensione ha effetto il primo del mese successivo
al ricevimento della notifica da parte dell'altra Parte Contraente." Nel
corrente mese di giugno la Gendarmerie francese presente presso il valico di Ponte
S. Luigi a Ventimiglia sta materialmente operando, o quanto meno richiedendo,
la riammissione in Italia, in base al suddetto accordo di Chambery del 3
ottobre 1997, anche di 150 cittadini di Paesi terzi al giorno.
Alle autorità italiane è sorto quindi il
dubbio che non si trattasse di persone per le quali vi siano elementi di prova
che consentano di constatare l'ingresso o il soggiorno del cittadino di stato
terzo nel territorio della parte contraente richiesta, indicati nel punto 3 dell'Annesso
indicato, ma che fossero in definitiva cittadini di paesi terzi irregolarmente
soggiornanti (anche da lunghi periodi) in Francia, rintracciati anche in luoghi
ben lontani dalla frontiera. Le
persone coattivamente condotte dalla polizia francese al valico di Ponte S. Luigi non ricevono la notifica di alcun atto o provvedimento e si trovano rinchiuse in container nell'attesa che le autorità italiane
valutino nei tempi e nei modi di cui al citato Annesso (fino a 48 ore) se
accettare o meno la richiesta di riammissione da parte della Francia. Negli
ultimi giorni, dopo avere verificato alcune "scorrettezze" da parte
della gendarmerie francese (persone della quali si chiedeva la riammissione
rintracciate anche a Parigi o gia' titolari di permessi di soggiorno francesi
venuti a scadere o comunque in possesso di documentazione che ben provava la
loro lunga pregressa permanenza in Francia) la polizia di frontiera italiana ha
esercitato con più meticolosità gli accertamenti sopra indicati nei tempi
necessari e comunque nelle 48 ore a disposizione. Nella
giornata di venerdì 19 giugno u.s. stando a quanto riferito dalla polizia di
frontiera di Ventimiglia, alle ore 17, le autorità francesi avevano già
richiesto la riammissione di 60 cittadini extracomunitari e di queste richieste
40 erano state respinte dalla polizia italiana in quanto non possedevano gli
elementi richiesti dall'Accordo e dal relativo Annesso. http://www.ilpaesenuovo.it/2015/06/20/rimpallo-di-migranti-alla-frontiera-di-ventimiglia-denunciato-poliziotto-su-facebook-diceva-bruciare-immigrati/ http://www.today.it/cronaca/lite-italia-francia-sui-migranti-sgombero-e-caos-a-ventimiglia.html In
queste controversie tra autorità italiane e francesi, le persone, cittadini di
paesi terzi, spesso potenziali richiedenti asilo, spesso minorenni, o categorie
comunque vulnerabili, restano private della libertà personale nei container di
Ponte S. Luigi. E la situazione potrebbe peggiorare ancora nei prossimi giorni.
Nessun provvedimento formale viene mai notificato ne' dalla polizia francese ne' da quella
italiana. Viene redatto dalla polizia francese soltanto un verbale di
riammissione consegnato direttamente “a mani” della polizia italiana. Si è potuto constatare che, nonostante quanto dichiarato sempre in data 19 giugno
scorso dal responsabile della gendarmerie francese presente al valico di ponte
S. Luigi (il quale ci assicurava che si trattava di una normale procedura
prevista dall'accordo Schengen), l’incremento delle richieste di riammissione
da parte della Francia in queste ultime settimane non e' dovuto ne' ad
un'applicazione ne' ad una sospensione del Regolamento Schengen. http://europa.eu/legislation_summaries/justice_freedom_security/free_movement_of_persons_asylum_immigration/l14514_it.htm Il
Regolamento 562/2006/CE, giova ricordarlo, prevede comunque ( in base all’articolo 12- Sorveglianza di frontiera) che "La sorveglianza si
prefigge principalmente di impedire l’attraversamento non autorizzato della
frontiera, di lottare contro la criminalità transfrontaliera e di adottare
misure contro le persone entrate illegalmente. I
diritti di difesa, e dunque il diritto ad un ricorso effettivo, sono garantiti
in favore di qualsiasi persona, quale che sia il suo stato giuridico, dalla
Costituzione italiana ( art.24), dalla Carta dei Diritti fondamentali
dell'Unione Europea ( art.47) e da tutte le carte costituzionali che
costituiscono la tradizione costituzionale comune a fondamento della stessa
Unione Europea. Peraltro lo stesso Accordo di Chambery prevede espressamente all'art.
24 che "le disposizioni del presente accordo non ostacolano l'applicazione
degli accordi sottoscritti dalle parte contraenti in materia di tutela dei
diritti dell'uomo". Occorre
anche fare riferimento alle norme dettate dalla Direttiva sui rimpatri 2008/115/CE in materia di respingimenti. In particolare si dovrebbero
rispettare i diritti di difesa da riconoscere a qualsiasi essere umano e
garantire la mediazione linguistica e la conoscenza effettiva dei provvedimenti
adottati dalle autorità di polizia. Anche ai fini dell'eventuale esercizio del
diritto di ricorso. http://europa.eu/legislation_summaries/justice_freedom_security/free_movement_of_persons_asylum_immigration/jl0014_it.htm Ed
ancora, l' Art. 47 della Carta dei Diritti fondamentali dell'Unione
Europea prevede com'e' noto il diritto a un ricorso effettivo e a un giudice
imparziale. "Ogni individuo i cui diritti e le cui libertà garantiti dal
diritto dell'Unione siano stati violati ha diritto a un ricorso effettivo
dinanzi a un giudice, nel rispetto delle condizioni previste nel presente
articolo. Ogni individuo ha diritto a che la sua causa sia esaminata equamente, pubblicamente ed entro un termine ragionevole da un giudice indipendente e
imparziale, precostituito per legge. Ogni individuo ha la facoltà di farsi
consigliare, difendere e rappresentare." http://www.europarl.europa.eu/charter/pdf/text_it.pdf La Carta dei Diritti dell'Unione
Europea vieta qualsiasi respingimento collettivo, senza distinguere tra
frontiere esterne e frontiere interne, (come invece si verifica nel Regolamento
Schengen 562/2006/CE dove si distingue tra frontiere esterne e frontiere
interne anche ai fini delle formalità da adottare nei provvedimenti di respingimento.)
19 della Carta (Protezione in caso di allontanamento, di espulsione e di estradizione) prevede "1. Le espulsioni collettive sono
vietate.2. Nessuno può essere allontanato, espulso o estradato verso uno Stato
in cui esiste un rischio serio di essere sottoposto alla pena di morte, alla
tortura o ad altre pene o trattamenti inumani o degradanti." http://tg24.sky.it/tg24/cronaca/2015/06/16/migranti_sgomberati_scogli_ventimiglia_tensioni.html Non
ci sono e non ci possono essere zone franche rispetto al principio di legalità ed alla riserva di giurisdizione, non esistono in Europa terre di
nessuno, zone di transito o sale di attesa, nelle quali le polizie possano
limitare la libertà personale di circolazione con procedure sommarie impedendo
alle persone l'accesso al territorio e ad una procedura equa per il
riconoscimento dello status di protezione e il conseguente inserimento nei
sistemi nazionali di accoglienza. http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2013:180:0060:0095:IT:PDF In
base all'art.6 della Direttiva Procedure 2013/32/UE che riguarda le
procedure per il riconoscimento dello status di protezione internazionale
1.Quando chiunque
presenti una domanda di protezione internazionale a un’autorità competente a norma del diritto nazionale a registrare tali domande, la registrazione è effettuata entro tre giorni lavorativi dopo la presentazione della domanda. Se la domanda di protezione internazionale è presentata ad altre autorità preposte a ricevere tali domande ma non competenti per la registrazione a norma del diritto nazionale, gli Stati membri provvedono affinché la registrazione sia effettuata
entro sei giorni lavorativi dopo la presentazione della domanda. Gli Stati membri garantiscono che tali altre autorità preposte a
ricevere le domande di protezione internazionale quali la polizia, le guardie
di frontiera, le autorità competenti per l’immigrazione e il personale dei
centri di trattenimento abbiano le pertinenti informazioni e che il loro
personale riceva il livello necessario di formazione adeguato ai loro compiti e
alle loro responsabilità e le istruzioni per informare i richiedenti dove e in
che modo possono essere inoltrate le domande di protezione internazionale. 2.
Gli Stati membri provvedono affinché chiunque abbia presentato una domanda di
protezione internazionale abbia un’effettiva possibilità di inoltrarla quanto
prima. Gli Stati membri possono esigere che le domande di protezione
internazionale siano introdotte personalmente e/o in un luogo designato. 4. In
deroga al paragrafo 3, una domanda di protezione internazionale si considera
presentata quando un formulario sottoposto dal richiedente o, qualora sia
previsto nel diritto nazionale, una relazione ufficiale è pervenuta alle
autorità competenti dello Stato membro interessato.5. Secondo l'art. 8 della
stessa Direttiva Informazione e consulenza nei centri di trattenimento e
ai valichi di frontiera "Qualora vi siano indicazioni che cittadini di
paesi terzi o apolidi tenuti in centri di trattenimento o presenti ai valichi di frontiera, comprese le zone di transito alle frontiere esterne, desiderino presentare una domanda di protezione internazionale, gli
Stati membri forniscono loro informazioni sulla possibilità di farlo. In tali centri di trattenimento e ai valichi di frontiera
gli Stati membri garantiscono servizi di interpretazione nella misura
necessaria per agevolare l’accesso alla procedura di asilo.2. Gli Stati membri
garantiscono che le organizzazioni e le persone che prestano consulenza e
assistenza ai richiedenti abbiano effettivo accesso ai richiedenti presenti ai
valichi di frontiera, comprese le zone di transito, alle frontiere esterne. Gli
Stati membri possono adottare norme relative alla presenza di tali organizzazioni
e persone nei suddetti valichi e, in particolare, subordinare l’accesso a un
accordo con le autorità competenti degli Stati membri. I limiti su tale accesso
possono essere imposti solo qualora, a norma del diritto nazionale, essi siano
obiettivamente necessari per la sicurezza, l’ordine pubblico o la gestione
amministrativa dei valichi interessati, purché l’accesso non risulti in tal
modo seriamente ristretto o non sia reso impossibile. Secondo l'art. 9 della
Direttiva Procedure 2013/32/CE (Diritto di rimanere nello Stato membro durante
l’esame della domanda) "1. I richiedenti sono autorizzati a rimanere nello
Stato membro, ai fini esclusivi della procedura, fintantoché l’autorità
accertante non abbia preso una decisione secondo le procedure di primo grado di
cui al capo III. Gli stati nazionali dovranno adeguarsi alla Direttiva entro il
20 luglio 2015, ma entro quella data dovranno anche garantire l'adozione di
tutte le misure, dall'informazione alla tutela legale, per garantire che siano
comunque garantiti i diritti fondamentali dei richiedenti asilo. Non
risulta che i cittadini di paese terzi presenti al valico S. Luigi dei quali la
polizia francese ha chiesto la riammissione (o ha effettivamente riammesso) in
Italia siano stati resi edotti della possibilità di presentare domanda di
protezione internazione o comunque delle norme poste a tutela dei loro diritti
fondamentali da parte della gendarmerie francese. Nè è ipotizzabile che questa
informativa e tutela sia stata effettivamente assicurata, atteso che la
procedura di riammissione avviene in maniera informale, sommaria e collettiva,
senza l'esame di situazioni individuali, in assenza di qualsiasi notifica agli
interessati di alcun provvedimento, e senza alcuna possibilità di presentare un
ricorso effettivo contro questi provvedimenti pure limitativi della libertà
personale. Tutto
ciò avviene in palese violazione in particolare degli articoli 3, 6 e 13 della
Cedu nonché dall'art. 4 protocollo 4 . Preme ancora ricordare che ad oggi non
e' stata applicata formalmente la procedura di richiesta di ripristino dei
controlli delle frontiere da parte della Repubblica Francese, procedura pure prevista ma solo in caso "di
minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza interna,". In tale
ipotesi un paese dell’UE può in via eccezionale ripristinare il controllo alle frontiere interne per un periodo limitato. Quando intende provvedere in tal senso ne dà comunicazione quanto prima agli altri paesi dell’UE e alla Commissione. Anche il Parlamento europeo è informato. I paesi dell’UE e la Commissione si consultano,
almeno quindici giorni prima della data prevista per il ripristino dei
controlli di frontiera, per organizzare una cooperazione reciproca ed esaminare
la proporzionalità delle misure rispetto agli avvenimenti all’origine del
ripristino del controllo. La decisione di ripristinare il controllo alle
frontiere interne è presa secondo criteri di trasparenza e ne viene data piena
informazione al pubblico, salvo che imprescindibili motivi di sicurezza lo
impediscano. Non sembra che le autorità francesi abbiano rispettato o invocato
queste regole procedurali. Certo
che, ad ogni attentato terroristico in Europa, torna prepotente la questione
della sospensione della libera circolazione prevista dal Regolamento Schengen. Come se la minaccia terroristica non avesse il
suo radicamento più profondo nelle componenti autoctone tra persone che
generalmente non sono “immigrate” ma sono lungo residenti o addirittura nativi
nello stesso paese in cui colpiscono.
l'art. 25 del Regolamento frontiere Schengen è prevista una procedura particolare "nei casi che richiedono un’azione
urgente". 1. Quando
l’ordine pubblico o la sicurezza interna di uno Stato membro richiedono un’azione
urgente, lo Stato membro interessato può ripristinare in via eccezionale e
immediatamente il controllo di frontiera alle frontiere interne. 2. Lo Stato
membro che ripristina il controllo di frontiera alle frontiere interne ne
avverte senza indugio gli altri Stati membri e la Commissione e fornisce le
informazioni di cui all’articolo 24, paragrafo 1, indicando i motivi che giustificano il ricorso a questa procedura. I
controlli più intensi alle frontiere interne non devono però scaricarsi sui
diritti negati ai migranti, diritti che sono procedurali e sostanziali, come il
diritto di ingresso in un paese per chiedere protezione internazionale, o il
diritto alla libera circolazione se in possesso di validi titoli di viaggio.
il Considerando 7 del Regolamento "Le verifiche di frontiera dovrebbero
essere effettuate nel pieno rispetto della dignità umana. Il controllo di
frontiera dovrebbe essere eseguito in modo professionale e rispettoso ed essere
proporzionato agli obiettivi perseguiti." Ed infatti come ribadito nel
Considerando 20 del Regolamento "Il presente regolamento rispetta i
diritti fondamentali ed osserva i principi riconosciuti, in particolare, dalla
Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. Dovrebbe essere attuato nel
rispetto degli obblighi degli Stati membri in materia di protezione
internazionale e di non respingimento". La
Francia ha ripetutamente violato queste regole procedurali ed il comportamento delle autorità francesi è all'origine della grave emergenza umanitaria che si è verificata alla frontiera italo-francese
di Ventimiglia. Una emergenza umanitaria che non si può certo risolvere con gli interventi da ordine pubblico, ma che va invece affrontata garantendo strumenti di tutela legale e forme immediate di
accoglienza temporanea. La Francia, come qualunque altro paese Schengen deve
ottemperare alle sopra citate procedure previste dalla normativa dell'Unione
Europea in materia di protezione internazionale. Prima
di eseguire qualunque tipo di respingimento o riammissione va verificato che la
persona non abbia un titolo di ingresso valido, e non si possono respingere
indiscriminatamente persone che si trovano in prossimità dei valichi di
frontiera, o in altre parti del territorio dello stato da un tempo superiore a
quello per il quale è possibile adottare un provvedimento di respingimento. Nei
casi previsti dalla Direttiva dell’Unione Europea sui rimpatri, 2008/115/CE,
occorre adottare provvedimenti di espulsione, secondo quanto previsto dalle
normative nazionali di attuazione. Vanno comunque riconosciute a tutte le
persone da respingere o da espellere i diritti di difesa e gli altri diritti
fondamentali. Se
i migranti si presentano alla frontiera francese per fare richiesta di asilo
non possono essere respinti indiscriminatamente verso il paese dal quale
provengono, ma solo a seguito di una procedura individuale, con le dovute garanzie, anche per accertare che non si tratti di soggetti vulnerabili e di minori non accompagnati. I minori non accompagnati hanno diritto di presentare richiesta di asilo in qualunque paese si trovino o nel quale arrivino. Chi varca il confine si trova comunque nel
territorio dello stato nel quale ha fatto ingresso e se ne viene allontanato si
tratta di un caso di respingimento, che come tale viene disciplinato dalle
normative interne e dalle direttive europee. I respingimenti non possono
restare affidati esclusivamente alla discrezionalità delle autorità di polizia
si tratta di riammissioni di richiedenti asilo effettuate in base al vigente
Regolamento Dublino, vanno osservate procedure specifiche e va garantito il
diritto di difesa contro le decisioni di ritrasferimento, inclusa la
possibilità di ricorrere alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea ed alla
Corte Europea dei diritti dell'Uomo. Quando
una persona, qualunque persona, cittadino europea o di paesi terzi, è
sottoposta al potere d'imperio delle autorità di polizia di quel paese, scatta
la giurisdizione, nel senso che le autorità di polizia di frontiera si devono
comportare in conformità a quanto previsto dalle leggi interne e dalle
Direttive o Regolamenti dell'Unione Europea, ed i loro comportamenti non
conformi a leggi e regolamenti, siano concretizzati in provvedimenti
amministrativi, o rimangano allo stadio di comportamenti materiali, possono
essere denunciati davanti alle autorità nazionali e internazionali. Per questo
occorre attivarsi come cittadini solidali e costruire attorno ai migranti reti d’urgenza
di informazione e di difesa legale.
Fulvio Vassallo Paleologo Invia tramite email