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Timestamp: 2017-09-20 18:05:36+00:00
Document Index: 5680598

Matched Legal Cases: ['§ 5', '§ 4', '§ 2', '§ 5', '§ 4', '§ 3', '§ 5', '§ 4']

L’evoluzione dell’assetto delle TLC nazionali negli anni ´60
C. Mossotto: La rete telefonica numerica integrata
4. L’evoluzione dell’assetto delle TLC nazionali negli anni ’60
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1 L´irizzazione del servizio telefonico
Gli anni ´60 furono un periodo caratterizzato da grandi evoluzioni nell´assetto delle telecomunicazioni in Italia con una significativa crescita del ruolo del Gruppo STET(*).
Fino alla fine del 1957, l´esercizio del servizio telefonico nazionale era fondamentalmente basato sulla struttura definita nel 1925: cinque Concessionarie private, a ciascuna delle quali era assegnata una Zona del territorio nazionale(*), e l´Azienda di Stato per i Servizi Telefonici (ASST) con il compito di gestire il servizio telefonico interurbano a grande distanza, quello internazionale, nonché di esercitare una funzione di controllo sulle cinque Concessionarie.	Le Concessionarie delle prime tre Zone facevano capo alla STET, la finanziaria di settore costituita dall´IRI nel 1933 a seguito della crisi del 1929-30(*), mentre la Teti era controllata da La Centrale del Gruppo Pirelli-Orlando e la Set era parte del Gruppo svedese LM Ericcson attraverso la finanziaria SETEMER che controllava anche la FATME, succursale italiana della manifatturiera svedese Ericcson, e la società di impiantistica Sielte (denominata inizialmente Sei)(*)(*).
Nel 1955(*), allo scadere delle Concessioni del 1925, in sede politica si aprì un ampio dibattito che si concluse con l´approvazione del Decreto Legge del 6 giugno 1957, n. 374, con il quale si stabilì di “irizzare” l´intero settore del servizio telefonico(*). La conseguenza immediata fu la cessione da parte dei privati (La Centrale e la SETEMER) dei pacchetti di controllo della Teti e della Set e la loro conseguente integrazione nella STET che controllava così tutte e 5 le Concessionarie.
Le nuove Convenzioni che sancivano il nuovo assetto (con decorrenza 1º gennaio 1958) vennero firmate l´11 dicembre 1957. Tra l´altro, esse definivano la ripartizione delle competenze tra le Concessionarie e l´ASST in termini di competenze del traffico (Art. 8) e di Impianti e collegamenti (Art. 12 e 13). Veniva attribuito alle Concessionarie “il traffico che si svolge nell´ambito di ciascun Comportamento della Zona di concessione”(*), mentre era di competenza della ASST “il traffico tra Settori sedi di Centro di compartimento”. Il resto del traffico era “misto”. Per quanto riguarda gli Impianti e collegamenti, l´ASST aveva fondamentalmente la competenza di installare ed esercire i collegamenti riguardanti la rete internazionale e quella “primaria” collegante i Centri di Compartimento e le Concessionarie avevano l´obbligo (Art. 29) di assumere in uso i circuiti dello Stato che risultavano disponibili, prima di procedere alla realizzazione di propri mezzi sulle tratte coperte dalla rete statale(*).
2 Il Piano Regolatore Telefonico Nazionale
L´11 dicembre 1957 venne contestualmente approvato, con Decreto Ministeriale, il Piano Regolatore Telefonico Nazionale(*) che definiva le norme fondamentali per l´espletamento del servizio telefonico e, tra queste, l´organizzazione territoriale in Compartimenti (21), Distretti (231) e Settori (1.400), il Piano di Numerazione, i criteri di istradamento delle comunicazioni e gli altri criteri utili a definire le modalità di interconnessione tra gli impianti delle Concessionarie e l´Azienda di Stato(*)(*). Esso rappresentava una premessa essenziale per superare le dimensioni ancora prevalentemente locali della telefonia e dare impulso allo sviluppo della teleselezione (sia d´operatrice sia da utente)(*) .
In particolare va sottolineato che l´introduzione del “principio delle vie deviate” nell´istradamento delle comunicazioni interdistrettuali è fondamentale per l´economicità della rete teleselettiva a lunga distanza. Secondo tale principio l´istradamento va effettuato − quando esistenti − in prima scelta su collegamenti diretti, detti trasversali, che collegano l´origine con la destinazione, e nelle scelte successive in modo da impegnare la via libera con il minor numero di transiti. In tal modo si evitano soluzioni estreme quali una rete completamente magliata ovvero una rete scheletrica esclusivamente gerarchica e, nel contempo, il dimensionamento dei fasci dei collegamenti diretti viene progettato con un grado di utilizzo (rendimento) economicamente valido, garantendo nel contempo la buona qualità del servizio.
Un tema estremamente controverso, che trovò una sistemazione nell´insieme di vari documenti normativi(*), fu la definizione dei criteri di tariffazione delle chiamate interurbane teleselettive e delle relative modalità tecniche di realizzazione nelle centrali di commutazione.
Nel servizio interurbano manuale (tramite operatrice) la tariffazione avveniva sulla base di unità di tempo di 3 minuti (con arrotondamento per eccesso) e l´operatrice provvedeva a compilare un cartellino per ogni conversazione che comprendeva gli elementi utili (in particolare il numero del chiamante) per la successiva fatturazione in bolletta. Tale modalità si mantenne con la teleselezione da operatrice (TSO). Nei primi sistemi teleselettivi veri e propri (TSU) realizzati a partire dal 1932 si adottò il cosiddetto “conteggio multiplo tempo e zona” che manteneva le unità di tempo di 3 minuti, ma provvedeva automaticamente alla tassazione facendo avanzare il contatore dell´abbonato chiamante di un numero (multiplo) di scatti dipendente dalla durata (tempo) della conversazione e dalla distanza (zona) mediante l´invio di “impulsi di tassazione” al termine della conversazione (o dell´unità di 3 minuti).
Tale sistema era però limitato nel numero di impulsi che si poteva tecnicamente inviare per ogni multiplo e ciò poneva gravi problemi al crescere delle distanze coperte dalla TSU e della relativa tariffa. Inoltre il sistema presentava insuperabili problemi nell´estensione della TSU anche dai telefoni a gettone (e successivamente a quelli a gettone/moneta) per l´impossibilità di garantire l´incasso al termine della comunicazione effettuata. A partire dal 1949, si passò così alla “tassazione ciclica”, che si stava adottando in tutta l´Europa, in cui gli impulsi di tassazione venivano inviati uno alla volta durante la conversazione con una frequenza dipendente dalla distanza (zona). Questo sistema aveva significativi vantaggi anche per l´utente in quanto: 1) realizzava il principio “paghi solo quello che usi”; 2) permetteva di installare presso l´abbonato il cosiddetto “teletax ” che consentiva all´utente di verificare in tempo reale i propri consumi ed in particolare il costo della singola comunicazione(*). Quest´ultima possibilità era particolarmente interessante per gli esercizi pubblici (bar, alberghi, ecc.).
In Nord America, l´AT&T, che come già detto aveva il monopolio del servizio a lunga distanza e copriva l´85% del territorio attraverso le Compagnie Regionali, impostò la tariffazione delle chiamate interurbane teleselettive mantenendo invece gli stessi criteri del servizio manuale tramite operatrice, automatizzando solamente la compilazione dei “cartellini” attraverso il sistema di “toll ticketing” (detto anche “Automatic Message Accounting”). Questa soluzione richiedeva che anche nelle più vecchie centrali elettromeccaniche (non crossbar) fosse introdotta, attraverso hardware aggiuntivo, la capacità di trasmettere a valle l´identità del chiamante (Automatic Number Identification), elemento essenziale perché la centrale di transito interurbana fosse in grado di “compilare” il cartellino. Peraltro, essendo diffusa in molte aree del Nord America la fatturazione a forfait del traffico locale, questa soluzione evitava di introdurre nelle relative centrali locali il contatore d´abbonato. Per l´utente questa soluzione aveva il vantaggio di fornire la “documentazione dettagliata delle comunicazioni” teleselettive (sulla base dei cartellini).
Dal punto di vista del posizionamento strategico dei gestori, la differenza fondamentale tra l´impostazione europea e quella nordamericana stava nel fatto che quella europea assegnava un ruolo preminente al gestore locale (che veniva a detenere tutte le informazioni per la fatturazione anche del traffico teleselettivo, mentre quella nordamericana assegnava il ruolo preminente al gestore della lunga distanza.
In Italia la presenza del dualismo Concessionarie − Azienda di Stato, che in Europa si presentava solo in pochi altri Paesi (Danimarca e Finlandia) comportò di per sé una lunga diatriba su quale delle due impostazioni dovesse essere adottata nell´estensione della teleselezione, anche se il dinamismo dimostrato dalle Concessionarie nell´avviare l´introduzione della teleselezione all´interno delle proprie aree di competenza, ancor prima delle Convenzioni del 1957 che ne sancì gli obblighi, rendeva ineludibile l´adozione dell´impostazione europea.
Tuttavia, come si vedrà in seguito, questa diatriba ebbe un lungo strascico in merito alla documentazione dettagliata delle comunicazioni, che si risolse definitivamente solo con l´avanzata numerizzazione delle centrali di commutazione, intrinsecamente capaci di fornire questa prestazione. Qui basta ricordare che le Convenzioni del 1957 sancivano (Art. 21 − Sviluppo della teleselezione) che “La Società sarà tenuta a fornire a ciascun abbonato, se preventivamente richiesta, la documentazione delle conversazioni interurbane effettuate dal rispettivo apparecchi, verso corresponsione di uno speciale compenso, approvato dall´Amministrazione, in relazione al maggior onere che la prestazione richiede” (vedi § 5.3 per le implicazioni di tale obbligo).
3 La nascita della SIP telefonica (1964) e il rafforzamento del Gruppo STET
Già a partire dal 1958 in sede politica si aprì un nuovo dibattito sul riassetto del settore dell´energia elettrica. Come noto prevalse l´opzione della nazionalizzazione (legge 6 dicembre 1962 n. 1643) con la creazione dell´ENEL e l´indennizzo delle cinque società ex-elettriche. Tra queste erano comprese la SIP- Società Idroelettrica Piemontese e la SME − Società Meridionale di Elettricità. del Gruppo IRI.
Dopo un ulteriore dibattito, anche in sede politica, sulla destinazione degli indennizzi delle società IRI(*), il 29 ottobre 1964 venne stipulato l´atto di fusione nella SIP, che assunse la denominazione di SIP − Società Italiana per l´Esercizio Telefonico p.a., delle sue controllate elettriche(*) e delle 5 Concessionarie della STET, con la costituzione di una Direzione General(*). Con tale decisione si conseguirono due obiettivi: 1) investire i fondi rinvenienti dagli indennizzi ENEL nello sviluppo delle telecomunicazioni che, in quel periodo, svolsero anche una funzione anticiclica in un´economia che stava significativamente rallentando essendosi esaurito il cosiddetto “miracolo economico”, e 2) accelerare, anche a livello operativo, il processo di amalgamazione delle 5 preesistenti Concessionarie(*)
Dal punto di vista normativo, la fusione nella SIP diede luogo alla firma di una nuova Convenzione con lo Stato che unificò semplicemente le 5 Convenzioni del 1957. Ben più rilevante fu la riforma, sempre del 1964, dei criteri di tariffazione del traffico interurbano con il passaggio dalla lunghezza del collegamento fisico utilizzato per realizzare il collegamento a quello della distanza in linea d´aria. La riforma, oltre ad essere importante per migliorare i rapporti con l´utenza utilizzando criteri più trasparenti e facilmente comprensibili da parte del consumatore, era essenziale per permettere lo sviluppo della rete teleselettiva secondo il principio delle vie deviate (vedi § 4.2), adottando il quale la connessione tra due località poteva avvenire di volta in volta, in funzione delle condizioni di traffico sulla rete, su collegamenti di diversa lunghezza.	La distanza in via d´aria permetteva inoltre di realizzare i collegamenti tra le centrali ottimizzando la struttura della rete trasmissiva senza che questo avesse impatto sulle tariffe: ad esempio, collegamenti tra due località realizzati mettendo in cascata circuiti trasmissivi ricavati da ponti radio di adeguata capacità che collegavano ciascuna località al capoluogo anziché con un esiguo sistema trasmissivo diretto.
A seguito della fusione e dell´obbligo convenzionale del Concessionario “di non entrare in partecipazione diretta od indiretta in Aziende senza l´autorizzazione del Ministero delle Poste e delle Telecomunicazioni d´intesa con quello del Tesoro e delle Partecipazioni Statali”, venne trasferito alla STET il portafoglio delle proprie partecipazioni. Tra queste assume particolare significato per l´assetto delle TLC nazionali, il trasferimento del 49% della SIT Siemens alla STET che veniva così a possederne il 98% (il restante 2% era dell´IRI che lo mantenne ancora per alcuni anni), completando, anche dal punto di vista dell´assetto azionario, quel percorso di creazione di una manifatturiera nazionale, che era iniziato nel 1950 per volontà di Guglielmo Reiss Romoli(*).
Dal punto di vista industriale il cammino verso un´autonomia iniziato nel 1950 fu complesso e irto di difficoltà. Negli anni ´50 la Siemens S.p.A. dovette in primo luogo definire con la Siemens tedesca gli accordi di licenza e mutua collaborazione necessari per proseguire la produzione dei sistemi in portafoglio e passare a quella dei sistemi più recenti, (in particolare del sistema di commutazione SMN con Selettore a motore con contatti in metallo nobile(*) inventato dalla Siemens tedesca già prima della guerra ma introdotto in Italia solo a partire dagli anni ´50) e cominciare a costituire autonomi laboratori dapprima di progettazione e poi anche di ricerca(*). Come già detto (vedi § 2.1 ), nel campo della trasmissione questa autonomia venne acquisita in tempi sostanzialmente ridotti ed in particolare lo studio, sviluppo e produzione degli apparati di trasmissione numerici furono fin dall´inizio completamente autonomi (seconda metà degli anni ´60). Nel campo della commutazione la situazione era molto più complessa e fu subito chiaro che solo la commutazione numerica avrebbe potuto fornire l´opportunità di acquisire un´autonomia (vedi § 5.2).
Successivamente, nel 1965 nacque la commissionaria per l´esportazione “Italtel S.p.A.”, con il compito di operare sul mercato estero. Nel 1980, in occasione della scadenza e rinegoziazione degli accordi con la Siemens tedesca, la denominazione Italtel S.p.A. sostituì quella di SIT Siemens anche per il mercato interno e nel 1982 le due si fusero, per incorporazione, nella “Italtel Società Italiana Telecomunicazioni”.
E´ importante ricordare che il quadro complessivo dell´assetto industriale manifatturiero comprendeva nel 1964, oltre alla SIT Siemens, la Face Standard(*) del Gruppo americano ITT, la Fatme succursale della LM Ericcson svedese, la GTE(*) succursale dell´omonima società americana(*); e la Telettra(*). A queste si aggiungevano la Pirelli, la Ceat e la Incet per la fornitura di cavi per telecomunicazioni ed altre società minori.
Il 5 dicembre 1964(*) venne costituita a Torino la società CSELT (Centro Studi e Laboratori Telecomunicazioni)(*) appositamente creata per lo svolgimento di attività di studio, ricerca applicata e sviluppo nel campo delle telecomunicazioni nell´interesse sia delle concessionarie (SIP e successivamente anche Italcable e Telespazio) sia della manifatturiera del Gruppo (SIT Siemens e successivamente anche della società di impiantistica SIRTI); si era così costituita la premessa per una minore dipendenza dall´estero anche nel settore delle tecnologie avanzate(*).
Il 28 settembre1965 entrò a far parte del Gruppo STET l´Italcable − Compagnia Italiana dei Cavi Sottomarini attraverso l´incorporazione nella stessa della Società Idroelettrica Sarca Molveno(*) costituita a suo tempo dalla SIP e dall´Edison, destinando così una parte degli indennizzi ENEL anche allo sviluppo delle telecomunicazioni internazionali(*).
L´entrata dell´Italcable comportò l´ingresso nel Gruppo STET anche della Telespazio, costituita nel 1961 da Italcable e RAI per sperimentare le nascenti tecnologie di telecomunicazione via satellite, per le quali ottenne la concessione in esclusiva dal Ministero delle Poste e Telecomunicazioni nel 1965.
Nel 1966 anche la Sirti entrò a far parte del Gruppo STET, la cui partecipazione passò dal 10% (precedentemente della Siemens Halske e che la STET acquistò nel 1948 dall´amministrazione giudiziale) al 50%. Le altre quote erano così suddivise: Pirelli 30%, Isec (ITT) 10%, Ceat (10%)(*). L´acquisizione del controllo della Sirti era importante per il Gruppo STET a fronte degli impegnativi programmi di sviluppo a livello sia delle reti urbane (in particolare reti di distribuzione) sia della rete interurbana divenuto tumultuoso con lo sviluppo della teleselezione. Si tenga tra l´altro presente che in Italia, a differenza della maggioranza degli altri Paesi Europei, l´attività di installazione e manutenzione degli impianti non era svolta direttamente dal gestore.	Il quadro complessivo delle società di installazione ed impiantistica comprendeva oltre alla Sirti, leader del settore, Sielte del Gruppo Ericcson, Siette del Gruppo ITT e, specialmente nell´installazione nelle reti urbane, una grande quantità di aziende minori la più grande delle quali era l´AET successivamente acquisita dalla STET(*).
Infine, nel 1968 la STET acquisì, per sostenerne la stessa esistenza e aprire prospettive di sviluppo, la Società Generale Semiconduttori (SGS) fondata nel 1957 da Telettra e Olivetti. SGS si fuse nel 1987 con la francese Thomson Semiconducteurs, formando l´attuale STMicroelectronics.
4 La Convenzione del 1968
Le Convenzioni del 1957, confermate da quella del 1964, avevano dato luogo ad un significativo sviluppo della teleselezione, ma contenevano un grave ostacolo al suo completamento sull´intero territorio nazionale per la presenza del cosiddetto “traffico misto” (vedi § 4.1).
La soluzione ideale sarebbe stata quella di unificare la rete teleselettiva dell´ASST (quella tra i settori dei 21 Centri di Compartimento) con quella della SIP in un´unica rete che svolgesse tutto il traffico in ambito nazionale, ripartendone i proventi in funzione dei rispettivi apporti in termini di impianti e collegamenti, ma la soluzione non era ancora matura(*) per la volontà dell´Amministrazione di mantenere la titolarità di una parte del traffico nazionale(*).
Nella Convenzione del 1968, entrata in vigore il 1º maggio, si pervenne così alla soluzione pragmatica di attribuire all´ASST la competenza esclusiva al traffico telefonico interurbano nazionale svolto tra 37 Distretti (i distretti dei 21 Centri di Compartimento più 17 distretti che, in gergo, vennero detti “assimilati”) e tutto il rimanente traffico nazionale alla SIP. A fronte di tale soluzione venne stabilito l´obbligo, che fu rispettato, della SIP di completare la realizzazione della teleselezione in ambito nazionale entro 30 mesi (ossia entro l´ottobre del 1970) e pose le basi per una sua estensione al traffico internazionale (continentale ed intercontinentale).
Un´altra importante innovazione della Convenzione del 1968 fu l´affidamento alla SIP, come unica interfaccia verso l´utente, del servizio di trasmissione dati (nonché “di segnaletica e di ogni altro tipo di servizio di tipo telegrafico”)(*). Per rispondere a questa nuova esigenza e recuperare il ritardo che l´Italia aveva accumulato rispetto ad altri Paesi Europei, la SIP costituì un apposito Servizio in modo da soddisfare compiutamente e con immediatezza le esigenze dell´utenza mediante un insieme di soluzioni che comprendevano uso della rete telefonica commutata e affitto di circuiti diretti tra sedi d´utente che, quando richiesto dall´utenza, erano anche integrate da apparecchiature specializzate.
La Convenzione stabilì anche i criteri per un assorbimento della vecchia rete telegrafica su palificazione nella ormai molto più ampia e tecnologicamente avanzata rete telefonica e una razionalizzazione delle palificazioni ad uso telefonico tra SIP e ASST. Si prendeva così atto che, almeno dal punto di vista della rete trasmissiva, la telegrafia era ormai divenuta marginale nell´ambito delle telecomunicazioni.
La successiva e conseguente revisione del Piano Regolatore del 1971, oltre ad introdurre gli adattamenti coerenti con l´assetto della Convenzione del 1968, introdusse due importanti innovazioni. In primo luogo nell´Articolo 1 “Definizione dei servizi telefonici” venne introdotto “il servizio radiomobile” accanto ai servizi urbano, interurbano ed internazionale(*). In secondo luogo vennero recepiti per la rete interdistrettuale due ulteriori sistemi di segnalazione accanto al sistema a due frequenze in banda fonica stabilito dal Piano Regolatore del 1957(*): il sistema di segnalazione fuori banda, precedentemente noto come codice STET in quanto da questa definito attraverso l´ASCOT (vedi nota 60) ed ampiamente utilizzato, anche prima del 1957, nei collegamenti teleselettivi di competenza delle Concessionarie(*) e il più moderno sistema di segnalazione multifrequenze.
Vedi “Il Telefono 1881-1981 Cent´anni al servizio del Paese” SIP - Direzione Centrale Relazioni esterne e stampa, Aprile 1981.X
La 1ª Zona (Stipel) comprendeva Piemonte e Lombardia
La 2ª Zona (Telve) comprendeva Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige (nonché, inizialmente, Zara)
La 3ª Zona (Timo) comprendeva Emilia, Marche, Umbria, Abruzzi e Molise
La 4ª Zona (Teti) comprendeva Liguria, Toscana, Lazio e Sardegna
La 5ª Zona (Set) comprendeva Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia.X
Precedentemente le tre Concessionarie erano controllate dalla SIP − Società Idroelettrica Piemontese: la Stipel fin dalla firma della Convenzione del 1925, le altre due attraverso successive acquisizioni.X
Tra gli azionisti di La Centrale e della SETEMER erano presenti, con quote di minoranza, rispettivamente il Banco di Roma e il Credito Italiano e di conseguenza, a causa della crisi del 29-30, al momento della sua costituzione (1933) l´IRI si trovò a possedere, indirettamente, partecipazioni di minoranza anche nelle altre due Concessionarie che non vennero conferite alla STET e che vennero successivamente cedute.X
La crisi del 29-30 e la costituzione dell´IRI, portò anche all´ingresso nel Gruppo STET della Seat, la società degli elenchi telefoni nata nel 1925, dopo un passaggio intermedio alla SIP.X
In effetti il dibattito su un riassetto dell´esercizio della telefonia si aprì nel dopoguerra subito dopo la riconsegna nel 1947 alle preesistenti organizzazioni civili degli impianti di telecomunicazione da parte dell´autorità militare.	Occorre infatti ricordare (vedi “Il Telefono 1881-1981 Cent´anni al servizio del Paese” SIP - Direzione Centrale Relazioni esterne e stampa, Aprile 1981, pag. 93) “che nel 1947, quando già la ricostruzione della rete telefonica italiana era in corso, ma ancora numerosi erano i problemi che dovevano essere risolti, in ordine sia ai finanziamenti necessari, sia anche alle innovazioni tecniche che si riteneva di poter introdurre, dal Gruppo americano ITT - International Telephony and Telegraph - che era già presente in Italia con la fabbrica FACE di Milano, fu presentato un piano per il riordino globale del servizio telefonico e telegrafico. Tale piano prevedeva la riunione in un´unica organizzazione delle cinque Concessionarie e dell´Azienda di Stato, nonché dei servizi telegrafici e radioelettrici, con la costituzione di un unico ente per tutte le telecomunicazioni destinate al servizio pubblico. Il piano conteneva elementi senza dubbio interessanti, ma in esso erano chiaramente impliciti molti pericoli per l´autonomia decisionale del Ministero P.T. e più in generale dell´Italia in un settore così delicato e di preminente importanza quale quello delle telecomunicazioni. Tali considerazioni spinsero a non accogliere l´offerta della ITT.”
Estremamente interessante è anche la testimonianza del prof. Luigi Bonavoglia nella conferenza tenuta a L´Aquila nel maggio 1994, in occasione della nascita di Telecom Italia, sulla storia della telefonia in Italia (vedi il videoclip n. 4 alla pagina http://luigi.bonavoglia.eu/cammino_telecomunicazioni.phtml).X
L´articolo primo della legge stabiliva infatti che “le concessioni dei servizi telefonici ad uso pubblico possono essere accordate solo a società per azioni, il cui capitale sia direttamente o indirettamente posseduto dallo Stato”.X
Attraverso l´istituto del “traffico ceduto” veniva attribuito alla singola Concessionaria, salvo quella della 5ª Zona, anche “il traffico tra località di Comportamenti diversi della Zona di concessione, escluso quello tra Settori sedi di Centro di compartimento.” Nell´ambito del “traffico ceduto” erano comprese anche altre relazioni di traffico irrilevanti dal punto di vista storico.X
L´Art. 21 prevedeva inoltre l´automazione del servizio in ambito distrettuale entro dieci anni.X
L´Art. 7 delle Convenzioni con le Concessionarie stabilivano che “Il Piano regolatore �(omissis)�costituisce parte integrante della presente convenzione”.X
Il Piano Regolatore conteneva anche previsioni di sviluppo del servizio per il periodo ´59-´62, che furono significativamente superate. Esse avevano lo scopo di formalizzare (e quantificare) l´impegno ad un significativo sviluppo del servizio telefonico in tutte le aree del Paese che era invece mancato nel dopoguerra nelle Zone servite dai Concessionari privati anche per la prevista possibilità di riscatto degli impianti da parte dello Stato a breve termine (a partire dal 1956).X
Il Piano Regolatore prevedeva che lo stesso fosse oggetto di revisione almeno ogni 5 anni. L´ultima revisione è avvenuta nel 1998.X
La costituzione dell´apposita commissione ministeriale per la redazione del Piano Regolatore avvenne, su proposta del Consiglio Superiore Tecnico delle telecomunicazioni, nel 1951 con la partecipazione anche di rappresentanti delle concessionarie (che anche in funzione di questa partecipazione costituirono l´ASCOT - Associazione nazionale delle Società Concessionarie Telefoniche) e delle aziende manifatturiere e di impiantistica. I lavori della Commissione andarono a rilento sia per le intrinseche difficoltà tecniche di trovare una soluzione comune per l´interconnessione di impianti eterogenei (vedi § 3.1) sia per gli interessi contrastanti dei diversi soggetti.X
Convenzioni del 1957, Piano Regolatore e Decreti tariffariX
In effetti, i teletax a 50Hz utilizzati a quell´epoca erano pienamente compatibili anche con il conteggio multiplo tempo e zona, in quanto gli impulsi di conteggio a 50 Hz avevano essi stessi la potenza necessaria per il loro corretto funzionamento. Il conteggio multiplo tempo e zona avrebbe invece dato problemi rilevanti nei moderni teletax a 12/16 kHz impiegati in Europa a partire dagli anni ´80 per eliminare sia i disturbi alla conversazione dei precedenti teletax sia gli errori di conteggio sui teletax dovuti a forti rumori impulsivi sulle linee d´utente che simulavano impulsi spuri di tassazione e che comportavano disallineamenti tra lettura sul teletax e sul contatore di centrale. Infatti gli impulsi di conteggio a 12/16 kHz costituivano solo un segnale, ma la potenza per il funzionamento del teletax, dotato di una piccola batteria tampone o condensatore, era data dalla corrente di alimentazione del telefono che veniva meno al momento del riaggancio del chiamante.X
Per parecchi mesi al progetto di fusione nella Sip delle 5 Concessionarie telefoniche si contrappose in sede politica quello di assegnare alla nuova Sip il progetto e la realizzazione di una rete di trasporto fluviale, soprattutto nel Nord Italia.X
Vizzola, P.C.E ed S.P.E.X
con sede a Roma e Torino (per la Direzione Amministrativa)X
Il caso IRI fu l´unico che si concluse con un risultato positivo dal punto di vista industriale: Sip con il rafforzamento finanziario della telefonia in concessione ed una ulteriore tappa nel processo di razionalizzazione dell´assetto istituzionale; SME con un significativo sviluppo del settore agro-alimentare, della grande distribuzione e della ristorazione.X
STET acquistò la totalità della Siemens S.p.A. (italiana), emanazione delle società tedesche Siemens Halske (S&H) e Siemens Schuchertwercke (SSW), nel 1950 dall´amministrazione giudiziaria che aveva il compito di vendere o liquidare i beni tedeschi posti in Italia definiti dall´accordo di Washington del 1945 fra i governi americano, francese, inglese ed italiano in merito ai danni di guerra. Subito dopo cedette alla SIP idroelettrica il 49%, all´IRI il 2% mantenendone il 49%. I principali clienti della società ne diventarono i nuovi azionisti (in particolare, in quegli anni la Siemens S.p.A vantava quasi il 70% delle forniture di allacciamenti telefonici).	Fu presto avviato un processo di specializzazione nelle telecomunicazioni a seguito del quale nel 1960 viene creata, per scorporo, la Siemens Elettra S.p.A. che viene ceduta alle S&H e SSW tedesche, mentre la Siemens S.p.A. si trasforma in Società Italiana Telecomunicazioni Siemens S.p.A. (in breve, SIT Siemens).X
Si trattava ancora di un sistema passo-passo ma rispetto al precedente selettore a sollevamento e rotazione del tipo Strowger aveva notevoli vantaggi sia nelle prestazioni (in particolare assenza di rumore e ridotta manutenzione per la mancanza di contatti striscianti) sia nella flessibilità di impiego (nel selettore SMN le decadi ed il numero dei passi entro le decadi potevano essere fissati a piacere e facilmente modificati variando il marcaggio elettrico dei passi).X
Basti ricordare che il primo relè telefonico venne progettato in Italia dalla Siemens S.p.A solo nel dopoguerra.X
la cui produzione in Italia riguardava solo le centrali di commutazione e non gli apparati e i sistemi di trasmissioneX
Da ricordare anche la Marelli Lenkurt, joint venture tra Marelli e GTE specializzata nei ponti radio, divenuta di proprietà tutta americana nel 1965.X
Negli USA la GTE svolgeva non solo attività di manifatturiera ma anche, in maniera prevalente, quella di esercizio del servizio telefonico essendo il più grande gestore al di fuori del Bell System.X
Telettra è stata una delle principali imprese italiane di progettazione e produzione di apparati per le telecomunicazioni su portante fisico e in ponte radio. Solo negli anni 70 (vedi §§ 5.2 e 5.3) estese l´attività anche nella commutazione.X
Precursore dello CSELT fu lo Csel, nato nel 1961, inquadrato nella Stipel ma riconosciuto da apposita delibera del Comitato Esecutivo della STET come centro di ricerca al servizio di tutto il Gruppo.X
100% STETX
Nell´ambito del Ministero P.T. svolgevano attività di ricerca in taluni settori l´Istituto Superiore delle Poste e Telecomunicazioni (ISPT) e la Fondazione Ugo Borboni.X
Vedi “Il Telefono 1881-1981 Cent´anni al servizio del Paese” SIP - Direzione Centrale Relazioni esterne e stampa, Aprile 1981, pag. 115 e “Centenario del Servizio Telefonico Pubblico in Italia 1881/1981” Supplemento al bollettino “Informazioni di Marketing” Anno XI -1980 - SIP − Direzione Generale − a cura di Evelina Vitali, pag. 95.X
I rapporti tra Italcable e lo Stato vennero puntualizzati e formalizzati solo nel 1968 con un´apposita Convenzione che concedeva all´Italcable l´esercizio dei collegamenti telefonici, telegrafici e telex tra l´Italia e i Paesi non europei e non rientranti nell´area del Mediterraneo (ad eccezione di Israele). I servizi verso gli altri Paesi erano invece di pertinenza dell´Azienda di Stato (ASST) per la telefonia e l´Amministrazione delle Poste e Telecomunicazioni per telegrafia e telex.X
La Sirti (vedi “Le Telecomunicazioni in Italia e il Museo della Sirti”, di Luigi Bonavoglia, 1992, pag. 68) nacque nel 1919 come Consorzio costituito dalle due fabbriche di cavi telefonici (Pirelli e Tedeschi) e dalla Western Electric e venne costituita in società per azioni nel 1921 con il compito di provvedere, per conto dei Telefoni di Stato (che nel 1925 diventeranno l´ASST, vedi § 4.1), alla realizzazione della rete nazionale in cavo, in bassa frequenza (vedi nota 2).X
Per quanto riguarda le centrali di commutazione l´installazione e manutenzione era svolta, direttamente o attraverso proprie controllate/consociate, dalle stesse manifatturiere.X
Questa soluzione fu realizzata solo con la Convenzione del 1984 che ripartì i proventi del traffico interurbano in funzione dei relativi apporti e precisamente: 81,472% alla SIP e 18,528% all´ASST.X
Preso atto di tale posizione, nel corso del dibattito che precedette la firma della nuova Convenzione venne proposto di realizzare comunque una unitarietà della rete per quanto riguarda la commutazione prevedendo che le centrali di transito a 4 fili fossero dotate della funzione che, in gergo, venne chiamata “commutazione di colore” secondo la quale l´istradamento delle chiamate in tali centrali avvenisse non solo in funzione della destinazione (indicativo distrettuale del chiamato) ma anche della caratterizzazione del circuito di ingresso alla centrale (traffico SIP o ASST). Anche questa soluzione non risultò percorribile per la volontà dell´ASST di mantenere tra i propri compiti l´esercizio di centrali di transito a 4 fili non solo per il traffico internazionale ma anche per quello nazionale di propria competenza con conseguente duplicazione degli impianti. Rimanevano quindi sostanzialmente confermate le competenze del 1957 in termini di Impianti e collegamenti. Anche questa situazione fu superata solo con la Convenzione del 1984.X
All´interno del Ministero delle Poste e Telecomunicazioni le funzioni di esercizio dei servizi di telecomunicazione non assegnati in concessione erano svolte oltre che dall´ASST (per la telefonia) dalla Direzione Servizi Telegrafici (telegrafo e telex) e dalla Direzione Servizi Radioelettrici (servizio radio-marittimo oltre che gestione del Piano Nazionale delle frequenze radio ed assegnazione in concessione di frequenze radio per uso privato). La comparsa del nuovo servizio di trasmissione dati, non prevista esplicitamente nel vigente Codice Postale, veniva considerata un´estensione dei servizi telegrafici. La Convenzione del 1968 di fatto poneva il confine tra servizi telegrafici classici e trasmissione dati a 200 baud, dove il baud è l´unità di misura (ora desueta) del numero di “simboli” trasmessi nell´unità di tempo (il secondo) mentre con l´unità bit/s si misura la quantità di informazione che si può trasmettere nell´unità di tempo.	Questa situazione fece sì che le norme relative al nuovo servizio di trasmissione dati fossero inserite nella Convenzione 1968 nello stesso articolo (4) che comprendeva anche altri argomento “telegrafici” quali il “servizio di accettazione, trasmissione, ricezione fonica e recapito dei telegrammi e fonotel”.X
La Convenzione aggiuntiva del 1972 impegnò la SIP a realizzare, entro due anni, un servizio radiomobile, sia di conversazione sia di teleavviso, nel compartimento di Roma e di estenderlo successivamente e progressivamente a tutto il territorio nazionale. Con tale atto venne esclusa la competenza su tale servizio della Direzione Servizi Radioelettrici e, per quanto riguarda il teleavviso, anche della Direzione Servizi Telegrafici.X
che, di fatto, era scarsamente utilizzato per il suo alto costo e con questa decisione diventava desueto.X
Il sistema ebbe in un primo tempo il nome di “codice di segnalazione a 25 Hz” in quanto nei collegamenti in bassa frequenza la segnalazione veniva trasmessa a 25 Hz. Nei sistemi (analogici) con multiplazione a divisione di frequenza la segnalazione veniva invece trasmessa a 3.825 Hz, prima della multiplazione. Sia i 25 Hz sia i 3.825 Hz sono “fuori banda”: l’una al di sotto, l’altra al di sopra della banda fonica (300-3.400 Hz). X