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Timestamp: 2017-06-22 22:59:02+00:00
Document Index: 84216724

Matched Legal Cases: ['art. 30', 'art. 30', 'art. 30', 'art. 31', 'sentenza ', 'art. 30', 'art. 24', 'art. 30', 'art. 30', 'art. 30', 'sentenza ', 'art. 30', 'art. 30', 'art. 30', 'art. 30', 'art. 30', 'art. 30', 'art. 30', 'art. 30', 'art. 30', 'art. 30', 'art. 30', 'art. 118', 'art. 30', 'art. 30', 'art. 30', 'art. 147', 'art. 30', 'art. 30', 'sentenza ', 'art 30', 'art. 10', 'art. 243', 'art. 243', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 10', 'art.10', 'art. 2']

Costituzione della Repubblica italiana. Parte I DIRITTI E DOVERI DEI CITTADINI. Titolo II Rapporti etico-sociali - PDF
Costituzione della Repubblica italiana. Parte I DIRITTI E DOVERI DEI CITTADINI. Titolo II Rapporti etico-sociali
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1 Costituzione della Repubblica italiana Parte I DIRITTI E DOVERI DEI CITTADINI Titolo II Rapporti etico-sociali I figli e la responsabilità genitoriale nella Costituzione (art. 30 Cost.) Norma di riferimento: art. 30 Cost [1] È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio. [2] Nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti. [3] La legge assicura ai figli nati fuori dal matrimonio ogni tutela giuridica e sociale, compatibile con i diritti dei membri della famiglia legittima. [4] La legge detta le norme e i limiti per la ricerca della paternità. Riferimenti normativi: artt. 155 bis, 252, 261, 262, 269, 317 bis, 330, 333, 433, 467, 537, 565, 573 c.c.; artt. 572 c.p.; L , n. 151; L , n. 184; L , n. 149; L , n. 40. Bibliografia: Alessano, Condizione giuridica dello straniero e valori costituzionali, indec, 2001; G. 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(Segue) I diritti del minore adottato, il criterio della imitatio naturae ed i presupposti legittimanti l adozione. 8. (Segue) La stabilità della famiglia adottante: dalla esclusività della famiglia legittima alla estensione dell adozione a quella naturale. 9. (Segue) Il diritto del minore alla famiglia o al singolo genitore? L adozione del single, il diritto alla bigenitorialità e l adozione dell omosessuale. 10. (Segue) I limiti di età. 11. I rapporti di filiazione nella procreazione non naturale. 12. La ricerca della paternità tra limiti legislativi e diritto (costituzionalmente protetto) all accertamento del proprio status filiationis. La sentenza sulla dichiarazione e sull accertamento giudiziale della paternità e maternità dei figli incestuosi (C. Cost., n. 494/2002). 13. Diritti dei minori nella giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell uomo. 14. Il minore da oggetto di tutela a soggetto di diritti negli accordi internazionali Costituzione e filiazione: l art. 30 tra interpretazione e attuazione. Il diritto-dovere dei genitori «di mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio» Con le norme sulla famiglia e sulla condizione dei figli, la Costituzione aggiunge uno dei tasselli più importanti e visibili alla ridefinizione dei contenuti e dei temi del costituzionalismo moderno, fino al secondo novecento tradizionalmente chiuso alla dimensione dei rapporti etico-sociali, quelli per intenderci che nella nostra Carta fondamentale troveranno spazio negli artt. da 29 a 34. B Non sorprende perciò che un custode (e un protagonista) della esperienza costituzionale liberale, come Vittorio Emanuele Orlando, provi (senza successo: la sua proposta di o.d.g. venne infatti bocciata) con un ordine del giorno del 23 aprile 1947 a convincere i suoi colleghi costituenti della opportunità di tenere questi temi fuori dalla Costituzione, «sia perché mancano di un effettivo contenuto normativo (...), sia perché invadono campi riservati alla competenza legislativa ed attualmente regolati da codici, cioè da leggi costituenti un sistema che non si può alterare in una sua parte senza compromettere la certezza del diritto» (Lamarque, sub art. 30, in Comm. Bifulco, Celotto, Olivetti, I, Torino, 2006, 624 ss.). In questo senso, per molto tempo la lettura dell art. 30 Cost. è stata schiacciata sugli ultimi due commi, quelli oggettivamente più controversi sul piano della definizione di una ratio organica della norma, con l effetto di tenere nell angolo, attenuandone la portata rivoluzionaria (secondo la analisi di Bessone, sub art. 30, in Comm. Cost. Branca, Bologna-Roma, 1976, 86 ss.), l affermazione del dovere (e diritto) dei genitori di mantenere, educare, istruire i figli, «anche se nati fuori dal matrimonio». Il riferimento ai «diritti dei membri della famiglia legittima» come punto di compatibilità e di raffronto del principio dell assicurazione ai figli nati fuori del matrimonio di ogni tutela giuridica e sociale, e l affidamento alla legge di un oscuro compito di dettare (non solo le norme ma anche) i limiti per la ricerca della paternità, sembrò a molti come l espressione di un tentativo del costituente di circoscrivere le dinamiche applicative del principio della parità, e di costruire un rete difensiva attorno alla famiglia legittima e ai suoi componenti [Lamarque, Famiglia (dir. cost.), in Diz. dir. pubbl. Cassese, III, Milano, 2006, 2424]. E in effetti, in diversi interventi in Assemblea Costituente, compare una certa enfasi sul rischio di una accoglienza piena e non limitata del criterio della tutela paritaria tra figli legittimi e naturali, che indubbiamente finisce col proporre un immagine ambigua e non perfettamente consapevole delle questioni in gioco delle formule costituzionali che furono poi formalmente approvate (sul dibattito costituente, v. per una ottima sintesi delle posizioni espresse, Lamarque, sub art. 30, 625 ss.). Questa sorta di gerarchia interpretativa rovesciata sulle disposizioni dell art. 30 Cost. consentirà, almeno fino alla riforma del diritto di famiglia del 1975, a sua volta sospinta da una serie di indirizzi innovativi del giudice costituzionale e più in generale da profonde modificazioni dei costumi sociali e della stessa morale sessuale, una marcata valorizzazione delle norme civilistiche, considerate come pa- 54 30 Titolo II - Rapporti etico-sociali rametro per interpretare e configurare nella loro portata applicativa la disposizione costituzionale in esame (cfr. Cattaneo, Norme costituzionali e dichiarazione giudiziale di paternità, in RDMP, 1963, 496), con il risultato di neutralizzare per molto tempo gli elementi di novità contenuti nell art. 30. La scoperta della novità del sistema costituzionale, e l adozione delle norme costituzionali e dei principi della Carta alla stregua di chiavi di orientamento del diritto di famiglia e dei minori, avvengono progressivamente, e soprattutto mettendo in luce le profonde connessioni che legano le disposizioni particolari (come appunto quelle sulla famiglia e sui figli) alle grandi coordinate assiologiche della Costituzione. Il dovere dei genitori verso i figli diventa così un corollario del principio di solidarietà sociale e del raccordo strumentale tra formazioni sociali (tra cui la famiglia occupa certamente un posto speciale e prioritario) e svolgimento della personalità degli individui; e soprattutto, la necessità che questo dovere non subisca declinazioni riduttive legate alla condizione dei figli, e che figli legittimi e figli nati fuori del matrimonio ricevano una tutela tendenzialmente paritaria, si pone come una attuazione ineludibile del principio di eguaglianza, di pari dignità sociale e di pieno sviluppo della persona umana. In altre parole, «le basi costituzionali della condizione dei figli nei confronti dei genitori» (così si esprime A.M. Sandulli, sub art. 30, in Comm. Cian, Oppo, Trabucchi, Padova, 1992, 36, a proposito della norma costituzionale in esame) vanno ricercate anche e anzi, in prima battuta negli artt. 2 e 3 Cost., e questo rivolgimento del quadro di orientamento interpretativo (dal codice civile alle grandi narrazioni del disegno costituzionale) si riversa sulle contraddizioni interne all art. 30 Cost., mettendo in primo piano proprio il suo comma iniziale, con il riconoscimento del dovere di assistenza genitoriale indipendentemente dal carattere legittimo o meno della filiazione (Rescigno, La tutela dei figli nati fuori del matrimonio, inrdmf, 1965, 35-36; e Lamarque, sub art. 30, 630). Non più dunque, i diritti alla tutela paritaria dei figli non legittimi nei limiti e in rapporto di compatibilità con «i diritti dei membri della famiglia legittima», come permetteva di (o induceva a) fare il 3 o co. (ma in realtà già Esposito, Famiglia e figli nella Costituzione italiana, inla Costituzione italiana. Saggi, Padova, 1954, , aveva sottolineato che il 3 o co. dell art. 30 non era formulato contro i figli illegittimi, «per escludere nei loro riguardi, quando esistano figli legittimi, un pieno diritto al mantenimento, all educazione ed all istruzione», e che «i diritti dei membri della famiglia legittima garantiti di fronte agli illegittimi non sono tutti quelli storicamente, tradizionalmente, riconosciuti ai membri della famiglia, né la Costituzione, fingendo di preoccuparsi della tutela dei figli nati fuori del matrimonio, ha dichiarati intangibili, garantendoli costituzionalmente, tutti i diritti e tutti i privilegi dei membri della famiglia legittima»), ma l operazione esattamente contraria: e ciò sospinge il 3 o co. in una dimensione sempre più evanescente, pur nel suo significato minimale di meccanismo di preservazione della coesione della famiglia legittima, della vita familiare (Lamarque, Famiglia, 2425; e ancora Esposito, 149, rilevando che «il testo costituzionale esclude che il figlio illegittimo, che non fa parte della famiglia legittima, possa per legge essere immesso in tale società o istituzione, che si possa stabilire un diritto a coabitare con i membri della famiglia legittima, a partecipare alla vita di questa,...»). Al centro dell articolo, e della sua attuazione, si pone così il minore come punto di attrazione di interessi preminenti su quelli di tutti gli altri membri della famiglia e dei soggetti del rapporto genitoriale, nonché i diritti fondamentali dei figli, anche se nati fuori del matrimonio, primo fra tutti il diritto al nome, che porta alla cancellazione indiretta (in sostanza questa legge introduce il divieto di indicazione della paternità e della maternità in ogni atto in cui la persona sia indicata per fine diverso da quello relativo all esercizio di doveri o diritti derivanti dallo stato di legittimità o di filiazione), già con la L , n. 1064, della sigla N.N. (non nominato) per quei soggetti privi di riconoscimento volontario o giudiziario dello status di figlio, giustamente ritenuta discriminatoria e lesiva appunto di un attributo fondamentale della persona umana. 65 Costituzione della Repubblica italiana 30 La L , n. 151 ma ancora prima la normativa del 1967 sull adozione speciale, sono state le prime, più importanti, traduzioni di questo rinnovato (nell interpretazione) schema normativo costituzionale. Per certi versi, hanno anche contribuito alla sua «elaborazione», nel senso che, come del resto è accaduto per altri principi del diritto costituzionale (si pensi all impatto della L , n. 241 sulla lettura del canone costituzionale dell imparzialità e del buon andamento della P.A., ovvero delle leggi Bassanini sull art. 118 Cost., prima della riforma costituzionale del 2001) gli interventi del legislatore sono portatori di una carica conformativa dei significati della norma costituzionale. L attuazione non è disgiunta da un momento di ridefinizione dei contenuti di ciò che si viene attuando; è, in altri termini, anche ri-elaborazione, co-produzione di contenuti e implicazioni [v. Patti, Codificazioni ed evoluzione del diritto privato, Bari, 1999, 16 ss.; più in generale, sull interpretazione della Costituzione alla luce della legislazione ordinaria attuativa e sulla osmosi dinamica tra norme costituzionali e ordinamento sub-costituzionale v. Bin, Diritti e argomenti. Il bilanciamento degli interessi nella giurisprudenza costituzionale, Milano, 1992, 18 ss., 24; Paladin, Le fonti del diritto italiano, Bologna, 1996, 111 e ; e Nania, Il valore della Costituzione, Milano, 1985, 110, secondo cui «La Costituzione-schema deve soltanto ispirare l attuazione, può identificare un quadro ideologico di riferimento e indicare gli orientamenti della tradizione, ma non la solleva dal compito di reinterpretare la realtà allo scopo di scoprirne le esigenze concrete di vita. L attuazione è, a sua volta, portatrice di valori e pur senza elevarsi a potere originario di creazione (...), vuole riflettere in sé l attualità sociale e quelle esigenze che il Costituente (...) non aveva potuto nemmeno prefigurarsi (...)».]. L affermazione del compito genitoriale di mantenere, istruire, educare i figli pone un principio costituzionale che oltrepassa le forme e le tipologie, sia del rapporto coniugale che della filiazione. In altri termini, questa responsabilità dei genitori, che è un punto di attrazione di diritti e di doveri da considerare inscindibilmente, come due facce della stessa medaglia, prescinde dall essere i figli legittimi o naturali, e dalla condizione dei genitori (sposati tra di loro, conviventi, sposati con altri soggetti, singles,...). La conseguenza dell aver messo in primo piano il «principio del preminente interesse del minore» [nonostante alcune incertezze e difficoltà concettuali che si riconducono a questa nozione (per le quali, v. Lamarque, sub art. 30, 630; e Costanzo, Vicende di due principi costituzionali rilevanti e affini, in DFP, 1995, 1126 ss.)] è appunto quella di disancorare il rapporto di filiazione, e le connesse responsabilità, dalla relazione di coppia, e dalle sue connotazioni (coniugale, more uxorio). L impiego, nella norma costituzionale, di entrambe le figure principali della soggettività (il diritto e il dovere ), significa in primo luogo che «questi compiti non sono affidati ai genitori solo nell interesse dei figli, ma anche a soddisfazione di una giustificata pretesa dei genitori» (Esposito, 144, che evidenzia come ciò conduca ad una lettura rigorosa dei casi di incapacità dei genitori e di intervento sostitutivo da parte delle istituzioni; cfr. anche Lupo, Il diritto del minore al mantenimento delle relazioni parentali, inscritti in memoria di Giovanni Cattaneo, II, Milano, 2002, 1363, che parla di un diritto soggettivo dei genitori all educazione dei minori come limite all ingerenza dello Stato e dei terzi nello svolgimento della funzione educativa ad essi affidata). A Da un diverso punto di vista, è chiaro che il richiamo al dovere di mantenere, educare e istruire i figli, l insistenza sulla centralità della posizione del minore, configurano tale compito genitoriale come una funzione, per questo corredata di garanzie sostitutive (quelle discendenti dal 2 o co. dell art. 30) proprio per la primarietà degli interessi tutelati (cfr., in giurisprudenza, C. Cost., , n. 132). Come ha chiarito la giurisprudenza costituzionale, l interesse dei figli ad una serena formazione della propria personalità all interno della famiglia, e attraverso i compiti di mantenimento e di assistenza affidati ai genitori, è protetto anche con idonee misure coercitive che la legislazione ordinaria attribuisce alla potestà dell autorità giudiziaria, finalizzate ad 76 30 Titolo II - Rapporti etico-sociali assicurare la tempestività e l efficacia dei doveri di mantenimento e di assistenza (cfr. C. Cost., , n. 258; C. Cost., , n. 278). Il dovere di assistenza verso i figli supera la dimensione meramente economico-alimentare, la cura materiale. L interesse del minore che la norma costituzionale tutela riguarda il pieno sviluppo della persona nella complessità dei suoi significati e delle sue proiezioni, che riguardano l autonomia del soggetto, le sue esigenze di libertà concreta (e perciò eguale ), le sue aspirazioni anche ideali e culturali, e non soltanto le condizioni economiche (v. C. Cost., , n. 121). Su questo punto, la formula costituzionale è chiarissima ed inequivoca. I figli hanno bisogno di cose, risorse, possibilità economiche e materiali, soddisfazione di bisogni essenziali, ma anche e soprattutto di un contesto affettivo ed educativo, che ciascun genitore deve contribuire a formare con il proprio bagaglio di esperienze, in cui possano crescere serenamente, sviluppare la propria identità personale, acquisire gli strumenti per cercare da soli il loro posto nell esperienza umana e nella vita di relazione, in corrispondenza alle aspirazioni ed inclinazioni naturali di ciascuno (così T. min. L Aquila, decr ; T. Venezia, ; secondo il giudice veneziano incombe, altresì, sul genitore inadempiente, una responsabilità per danno non patrimoniale derivante dalla lesione del diritto fondamentale del figlio all assistenza morale e materiale da parte di ciascun genitore). 2. Art. 30 Cost., principio di procreazione responsabile, diritti del minore La posizione di debolezza rivestita dal minore nel contesto socio-economico viene controbilanciata dalle garanzie di tutela accordatagli dal legislatore, prima tra tutte, dall equiparazione tra filiazione legittima e filiazione naturale, che ha trovato il primo riconoscimento nell art. 30 Cost. A Il codice civile del 1942 era improntato alla tutela della integrità della famiglia legittima. Ciò si traduceva nell accordare ampia e pacifica tutela ai figli nati in costanza di matrimonio, rispetto ai quali i figli naturali vertevano in una condizione di tutela deteriore; per essi, infatti, la titolarità di diritti in quanto figli veniva subordinata esclusivamente al riconoscimento o all accertamento giudiziale dello status filiationis (art. 147 c.c.). Tale disciplina era ispirata ad una forte remora, unita anche alla riprovazione sociale, che all epoca si nutriva per la famiglia di fatto e, dunque, per l accertamento della verità biologica (C. Cost., , n. 170; cfr. anche C. Cost., , n. 134), perché vista come potenzialmente lesiva della integrità della famiglia legittima. In linea con tale visione il figlio naturale, significativamente denominato illegittimo, non poteva neanche ottenere il riconoscimento in caso uno dei due genitori fosse coniugato. Tale impostazione è stata superata con l entrata in vigore del testo costituzionale che, ispirato alla necessità di tutelare la figura del figlio e, dunque, del minore, come soggetto di diritto, inverte la prevalenza accordata sino ad allora al favor legitimitatis sul favor veritatis affermando, all art. 30, il principio di procreazione responsabile, che accorda diritti ai figli in quanto tali, a prescindere dal loro status di figlio naturale o legittimo. La ratio della disposizione nello specifico e di tutto il testo costituzionale in senso lato è quella per cui non possono ricadere su un soggetto incolpevole le conseguenze, in termini di riduzione di tutela, derivanti dalla sua nascita in un tempo ed in un contesto diversi rispetto a quello di una famiglia legittima. È il figlio che merita tutela in quanto tale, non rilevando che la sua nascita sia avvenuta o meno in costanza di matrimonio. Ne consegue che i doveri di mantenimento, istruzione, educazione dei figli, di cui all art. 30 Cost., che si traducono nei rispettivi diritti per i figli, in particolare per quelli minori, gravano sui genitori per il solo fatto di aver procreato, in virtù della prevalenza accordata dal testo costituzionale alla verità biologica rispetto a quella legittima. A tale impostazione costituzionale ha, chiaramente, fatto seguito la riforma del codice civile intervenuta nel 1975 con L. n. 151/1975 che, nel modificare la disciplina codicistica sulla famiglia, si è ispirata al programma costituzionale di cui agli artt. 2, 3, 29 e 30, trac- 87 Costituzione della Repubblica italiana 30 ciando un nuovo concetto di responsabilità e, dunque, di doveri per i genitori nei confronti dei figli, a prescindere dall accertamento dello status filiationis di questi ultimi. In linea con tale impostazione anche la giurisprudenza, sia di merito che di legittimità, è venuta negli anni a consolidarsi sull orientamento che supera, sotto il profilo della tutela, qualsivoglia predilezione per i figli legittimi rispetto a quelli naturali, mediante il riconoscimento anche a questi ultimi della possibilità di agire coattivamente al fine di ottenere l adempimento degli obblighi gravanti sui genitori e da essi lasciati inadempiuti (C. civ., Sez. I, , n. 4273; T. Roma, ; T. Firenze, decr ). In una pronuncia piuttosto recente la giurisprudenza di merito ha ritenuto il genitore responsabile per l inadempimento all obbligo di mantenimento del proprio figlio anche per il periodo antecedente la sentenza che ne accertasse giudizialmente la paternità (T. Venezia, ). La tutela che il testo costituzionale accorda ai minori è una tutela indiretta, in quanto essi non sono espressamente richiamati nelle singole disposizioni, ma beneficiano dei riconoscimenti in esso contenuti con riguardo alla categoria generale di figli, in cui essi sono ricompresi. Ne consegue che la tutela che l ordinamento accorda ai figli, nel caso dei minori deve essere interpretata con maggiore rigore, considerata la posizione di debolezza che essi assumono nel contesto sociale e prima ancora in quello familiare. Per minore si intende l individuo che non abbia ancora superato la maggiore età; sono, dunque, accorpati in tale categoria, soggetti dalle età più disparate, che hanno come comune denominatore il fatto di vertere in una posizione di debolezza. Tale posizione è riconducibile al loro essere soggetti ancora in fase di formazione che si presume non abbiano acquisito la capacità di discernimento e di autonoma cura dei propri interessi che, generalmente, l ordinamento ricollega al conseguimento del diciottesimo anno di età con l attribuzione della capacità d agire. Tuttavia, non mancano eccezioni a questa regola generale, come nel caso dei minori emancipati, a cui l ordinamento, sulla base della presunzione che attraverso il matrimonio essi abbiano raggiunto la capacità di gestire autonomamente i propri interessi, attribuisce alcune capacità in genere riconnesse alla maggiore età, ferma restando per l esercizio di altre, la garanzia della nomina di un curatore (artt. 390 ss. c.c.). La posizione di debolezza del minore si esplica sotto diversi profili. B Sotto il profilo affettivo, il minore è inteso quale soggetto debole, nel senso che necessita di crescere in un contesto amorevole, pacifico e rassicurante, che gli consenta di manifestare e sviluppare al meglio la propria personalità e di relazionarsi con gli altri soggetti. La dottrina (Bianca, La filiazione: bilanci e prospettive a trent anni dalla riforma del diritto di famiglia, in DFP, 2006, 1, 207), dunque, ha individuato nel decalogo dei diritti del minore il diritto all amore, da intendersi come diritto del minore ad ottenere da entrambi i genitori quella carica affettiva che costituisce il presupposto indefettibile del proprio processo di crescita. Naturale che la condizione di bisogno affettivo in cui verte il minore possa essere garantita soltanto dalla presenza di una famiglia, in quanto formazione sociale in grado di fornire una tutela insostituibile da parte dello Stato. Difatti, proprio al fine di garantire al minore la presenza e l intervento di una famiglia nel suo processo di crescita, l ordinamento riconosce gli istituti dell adozione e dell affidamento familiare, i quali consentono al minore di vivere in un contesto familiare che, sebbene non naturale, sia in ogni caso consono ai propri bisogni ed idoneo a fornirgli il necessario apporto affettivo, allorquando egli manchi di una famiglia di origine ovvero la stessa non sia in grado di intervenire, in modo dovuto, nel processo evolutivo del proprio figlio. Risponde all esigenza di garantire la presenza di entrambe le figure genitoriali nel processo di crescita del minore anche il diritto di visita del coniuge non affidatario, riconosciuto al fine di evitare che le vicende disgreganti l unità familiare, rimesse alla scelta esclusiva dei genitori, possano avere delle ripercussioni anche sul processo di crescita dei figli, il cui interesse, pertanto, sia morale che materiale, diventa oggetto prevalente di tutela. Il diritto di visita del minore, infatti, è stato ritenuto da 9 Vedere altro
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