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Timestamp: 2019-04-23 00:36:16+00:00
Document Index: 103074988

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 1224', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 111', 'sentenza ', 'art. 111', 'art. 100', 'art. 2033', 'art. 111', 'art. 360', 'art. 112', 'art. 360', 'art. 360', 'sentenza ']

La domanda di rideterminazione del saldo è esperibile anche con conto corrente apertoAvvocati recupero crediti
Cassazione Civile, Sezione VI, Sottosezione 1, Ordinanza n. 21646 del 05/09/2018
Con ordinanza del 05 settembre 2018 la Corte di Cassazione, Sezione VI Civile, ha stabilito che la domanda di accertamento negativo è autonomamente esperibile anche in costanza di rapporto, poiché quando il conto corrente è aperto l’interesse del cliente trova normale soddisfazione nel ricalcolo dell’effettivo saldo, depurato degli addebiti nulli. Il correntista, infatti, sin dal momento dell’annotazione in conto di una posta, avvedutosi dell’illegittimità dell’addebito in conto, ben può agire in giudizio per far dichiarare la nullità del titolo su cui quell’addebito si basa e, di conseguenza, per ottenere una rettifica in suo favore delle risultanze del conto stesso: e potrà farlo, se al conto accede un’apertura di credito bancario, proprio allo scopo di recuperare una maggiore disponibilità di credito entro i limiti del fido concessogli.
G., elettivamente domiciliato in __, rappresentato e difeso dall’avv. __;
B. N. S.p.A., in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in __, rappresentata e difesa dall’avv. __;
avverso la sentenza n. __ della CORTE D’APPELLO di POTENZA, depositata il __;
Con citazione notificata il __ G. evocava in giudizio B. N. S.p.A. domandando l’accertamento della nullità di clausole anatocistiche dei contratti di conto corrente intercorsi tra le parti e regolanti un rapporto che risaliva al __; l’attore domandava, altresì, l’accertamento del dare e avere relativo al conto in essere, con scomputo degli interessi anatocistici, l’accertamento della somma che la stessa istante aveva indebitamente versato alla banca a quel titolo, oltre che a titolo di commissione di massimo scoperto, fino al __, nonché la condanna di B. N. S.p.A. alla ripetizione dell’indebito consistente nelle somme illecitamente riscosse dall’istituto di credito; in subordine, chiedeva la corresponsione del medesimo importo quale indennizzo per l’ingiustificato arricchimento; il tutto con la maggiorazione della rivalutazione, degli interessi e del risarcimento del maggior danno ex art. 1224 c.c..
Nella resistenza di B. N. S.p.A., il Tribunale di Matera accoglieva in parte la domanda e condannava la convenuta stessa alla restituzione dell’importo complessivo di Euro __, oltre interessi.
– Interposto gravame, la Corte di appello di Potenza, con sentenza del __, riformava la pronuncia impugnata e rigettava la domanda attrice. Osservava che la domanda di ripetizione dell’indebito presupponeva un precedente pagamento e che alla data dell’introduzione del giudizio il rapporto di conto corrente era ancora in corso, presentando esso una esposizione debitoria di L. __ a fronte di un fido di __. Rilevava, inoltre, che, con riferimento a quel momento, non vi era alcuna evidenza di versamenti aventi funzione solutoria, e non ripristinatoria della provvista; né poteva rilevare, ad avviso della Corte potentina, la circostanza per cui il conto corrente fosse stato chiuso il __, dal momento che la domanda era delimitata all’arco temporale ricompreso tra il __ e il __. Infine, il giudice del gravame affermava che il rigetto della domanda relativa all’indebito travolgeva anche le domande “presupposte” aventi ad oggetto la richiesta di accertamento della nullità di clausole contrattuali e la rideterminazione del saldo, posto che esse dovevano intendersi strumentali all’accoglimento della domanda di condanna, non potendo “l’esame di queste ultime e l’interesse ad esse sotteso (…) essere isolato e (…) prescindere dalla richiesta restitutoria”.
– La sentenza è impugnata per cassazione da G., che fa valere tre motivi. Con controricorso resiste B. N. S.p.A. Sono state depositate memorie.
– Con il primo motivo viene dedotta la violazione dell’art. 111 Cost., artt. 99, 100 e 112 c.p.c., nonché degli artt. 1283, 1418, 1419, 1421 e 2907 c.c. Si lamenta, in sintesi, che la Corte di merito abbia mancato di pronunciare sulla domanda di nullità della clausola contrattuale che regolava gli interessi anatocistici, reputando assorbente la circostanza per cui al momento dell’introduzione del giudizio il rapporto era ancora in corso e la domanda di ripetizione non poteva essere accolta.
Il secondo motivo censura la sentenza impugnata per violazione dell’art. 111 Cost., art. 100 c.p.c. e art. 2033 c.c. Rileva il ricorrente che la domanda di mero accertamento sulla validità della clausola contrattuale che regolava la capitalizzazione trimestrale aveva autonoma funzione in quanto consentiva di appurare il saldo del conto corrente e conseguentemente di individuare chi, tra la banca e il correntista, fosse debitore nei confronti dell’altro; osserva, altresì, che tale accertamento prescindeva dalla condictio indebiti e che l’azione correlativa era volta a un risultato utile e giuridicamente apprezzabile. Assume dunque l’istante che il correntista, così come vanta il diritto al ricalcolo del saldo in pendenza del rapporto, così è titolare di una azione giudiziale diretta al corrispondente accertamento.
Col terzo mezzo viene lamentata la violazione dell’art. 111 Cost., artt. 100 e 112 c.p.c., artt. 2907 e 2042 c.c. L’istante si duole del mancato esame, da parte del giudice del gravame, della domanda di indennizzo per l’ingiustificato arricchimento: domanda che era stata proposta in via subordinata rispetto a quella di ripetizione dell’indebito.
– Nei termini che si vengono ad esporre i primi due motivi, che possono esaminarsi congiuntamente in ragione della connessione che evidenziano, sono fondati. Il terzo motivo è invece assorbito.
2.1. È anzitutto da disattendere l’eccezione della banca controricorrente vertente sulla incompletezza dei richiami operati dall’istante alle deduzioni e alle domande da questa svolte nella comparsa di risposta in appello: incompletezza che rileverebbe nei termini di carente autosufficienza del ricorso per cassazione quanto ai denunciati vizi di cui sarebbe affetta la pronuncia di appello con riguardo alle domande di accertamento della nullità contrattuale. In realtà, è la stessa Corte di Potenza ad occuparsi delle predette domande, così implicitamente, ma univocamente, affermando, con statuizione non impugnata, che esse facevano parte del tema devoluto al suo esame e che su di esse doveva quindi rendersi una pronuncia.
Parimenti da respingere è l’assunto per cui l’omessa pronuncia non sarebbe stata denunciata a mezzo di un puntuale riferimento alla fattispecie di cui all’art. 360 c.p.c., n. 4. E’ incontestabile che la ricorrente, col primo motivo, abbia inteso dedurre anche il vizio di cui all’art. 112 c.p.c.: lo si desume dalla rubrica e dal compiuto svolgimento delle censura; né può conferirsi rilievo dirimente al mancato richiamo, nella intestazione del motivo, alla tipologia del vizio di cui all’art. 360 c.p.c., n. 4, giacché, come è noto, una erronea intitolazione del motivo di ricorso per cassazione non osta alla sua sussunzione in altre fattispecie di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, né determina l’inammissibilità del ricorso, se dall’articolazione del motivo sia chiaramente individuabile il tipo di vizio denunciato (Cass. 7 novembre 2017, n. 26310; Cass. 27 ottobre 2017, n. 25557; Cass. 20 febbraio 2014, n. 4036).
La Corte di appello avrebbe dovuto quindi comunque statuire sul merito delle domande di accertamento proposte, giacché l’acclarata insussistenza di rimesse solutorie non escludeva un interesse della correntista rispetto alle pronunce invocate.
– In conclusione, vanno accolti i primi due motivi, mentre rimane assorbito il terzo. La sentenza è cassata, con rinvio della causa alla Corte di appello di Potenza, in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di legittimità.
Cass_civ_Sez_VI _1_Ord_ n_2164605_ del_05_09_2018
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