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Timestamp: 2018-05-24 23:39:49+00:00
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Assegnazione della casa coniugale e tutela della prole (Corte di Cassazione, sez. I civile, sentenza 22 luglio 2015, n. 15367). – Noi Radiomobile™
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Assegnazione della casa coniugale e tutela della prole (Corte di Cassazione, sez. I civile, sentenza 22 luglio 2015, n. 15367).
In tema di assegnazione dell’abitazione coniugale, l’interesse tutelato dall’ordinamento è quello dei figli a permanere nell’ambiente domestico in cui sono cresciuti.
L’assegnazione della casa coniugale, pur avendo anche importanti riflessi economici, non può essere disposta per sopperire alle esigenze economiche del coniuge più debole, a garanzia delle quali è unicamente destinato l’assegno di divorzio.
Con sentenza n. 680/1994, depositata il 18.1.1994, il Tribunale di Roma pronunciava la cessazione degli effetti civili del matrimonio concordatario contratto da C.A.L. e B.M. in data 27.8.1972.
Tale decisione, per quel che interessa in questa sede, confermava l’assegnazione della casa coniugale, sita in (omissis) , di proprietà del B. , alla signora C. , come già disposto in sede di separazione, con provvedimento trascritto l’1.8.1987.
1.1. Con rogito notarile in data 5.6.1998, B.M. alienava, peraltro, il suddetto immobile in favore di L.G. , il quale veniva, pertanto, reso edotto della sussistenza del diritto di godimento del bene in capo alla C. , in quanto affidataria della figlia – allora minorenne – B.C. .
1.2. Con successivo provvedimento del 4.5.2004, emesso in sede di revisione delle condizioni del divorzio, ai sensi dell’art. 9 della L. n. 898 del 1970, il Tribunale di Roma revocava l’assegno di mantenimento disposto dalla predetta sentenza n. 680/1994 in favore di B.C. , divenuta, nelle more, maggiorenne ed economicamente autosufficiente, senza pronunciarsi sul provvedimento di assegnazione della casa coniugale.
2. Il L. , visto l’esito negativo della richiesta di rilascio dell’immobile in questione, proposta in via stragiudiziale con missiva del 15.11,2005, instaurava, pertanto, dinanzi al Tribunale di Roma, un giudizio di accertamento dell’insussistenza del diritto di C.A.L. e di B.C. a continuare ad occupare l’ex casa coniugale, con domanda di condanna delle medesime al rilascio del bene e alla corresponsione di un’indennità per l’illegittima occupazione dello stesso, a far data dal dicembre 2005.
2.2. L’appello avverso tale pronuncia proposto da L.G. , veniva, peraltro, accolto dalla Corte di Appello di Roma, con sentenza n. 3532/2013, depositata il 18.6.2013, con la quale il giudice di seconde cure riteneva che il venir meno del diritto al mantenimento, in capo alla figlia B.C. , comportasse anche l’insussistenza dei diritto della medesima e della madre C.A.L. a continuare ad abitare nella ex casa coniugale.
3. Per la cassazione della sentenza n. 3532/2013 hanno proposto, quindi, ricorso C.A.L. e B.C. nei confronti di L.G. , affidato a cinque motivi.
accoglie il quarto motivo di ricorso, rigetta i primi tre e dichiara assorbito il quinto;
cassa l’impugnata sentenza in relazione al motivo accolto e, decidendo nel merito, dichiara cessato il diritto di godimento dell’immobile per cui è causa in capo alle ricorrenti a far tempo dal 18.6.2013, data dalla quale sarà dovuta la relativa indennità di occupazione;
dichiara compensate tra le parti le spese di tutti i gradi del giudizio.
Ai sensi dell’art. 13, co. 1 quater, del d.P.R. n. 115 del 2002, da atto della non sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte delle ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del co. 1 bis dello stesso art. 13.
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