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Timestamp: 2018-09-20 22:24:45+00:00
Document Index: 112060850

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 2', 'art. 9', 'art. 36', 'art. 12', 'art. 2', 'art. 9', 'art. 4', 'art. 8', 'art. 15', 'art. 18', 'art. 16', 'art. 3', 'art. 18', 'art. 2117', 'art. 5', 'art.4', 'art. 36', 'art. 2', 'art. 4', 'art. 3', 'art. 2', 'art.4', 'art.3', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 4', 'art. 6', 'art. 4', 'art. 27']

La Figura Del Responsabile Del Fondo Pensione Aperto quale interprete di interdisciplinarieta’
di Michele Squeglia*
1.2 Le singolarità presenti nel Fondo pensione aperto e l’esigenza della figura blindata del responsabile 4
1.3 I compiti devoluti al responsabile del Fondo e l’interdisciplinarietà della sua funzione 9
1.4 L’estensione della figura del responsabile nei fondi pensione negoziali o chiusi 12
Nel nostro Paese l’integrazione tra le prestazioni previdenziali obbligatorie e le forme pensionistiche complementari è stato oggetto di un lungo dibattito, spesso esoterico, condotto intorno all’indispensabilità dell’introduzione, nel nostro ordinamento, del concetto di complementarietà, coerentemente ai segnali offerti dalla politica economica di progressivo aumento della spesa pensionistica rispetto al prodotto interno lordo e dalle non incoraggianti analisi demografiche, attuariali ed economiche[1].
La soluzione, alla quale è pervenuto lentamente il legislatore con le leggi fin qui emanate, è stata quella di attuare un sistema previdenziale a capitalizzazione[2], definito di secondo e di terzo pilastro, congegnato in modo da contemperare l’esigenza di diversificare il rischio, sotto il profilo delle scelte di risparmio nell’età lavorativa[3], con l’esclusione di ogni pregiudizio dei diritti nel frattempo acquisiti dai destinatari delle forme pensionistiche nate ante il decreto legislativo, istitutivo della previdenza complementare in Italia[4]. Un sistema, integrativo di quello obbligatorio, che è stato incardinato su diverse tipologie contrattuali (fondi pensione negoziali, aperti, polizze individuali) alle quali sono corrisposte differenti articolazioni all’interno di esse, ciascuna indipendente e autonoma dalle altre (fondo pensione aperto su base collettiva e individuale, fondi negoziali preesistenti all’entrata in vigore del d.lgs. n. 124/93 e fondi negoziali successivi all’emanazione del decreto, polizze vita con finalità previdenziali), con formule che sono state mutuate, per un verso, da schemi tipicamente aziendali, conosciuti nella realtà bancaria e parabancaria e, per un altro verso, dalle esperienze maturate dai partners europei[5].
Su queste premesse, i fondi pensione aperti, che nascono per iniziativa dei soggetti cui la legge ha abilitato all’esercizio della gestione dei fondi, ai sensi degli art. 1, comma 1, lett. c) della legge n. 1/91, art. 2 del d.gs. n. 174/95, del titolo I della legge n. 77/83, vale a dire, rispettivamente, banche, compagnie di assicurazione, società di intermediazione mobiliare e società di gestione del risparmio, si presentano come un prodotto previdenziale, fruibile qualora non operino o non sussistano le fonti istitutive, in cui il sottoscrittore (perché è tale da considerare il soggetto, anche non lavoratore, che aderisce ad essa) riceve una copertura e una continuità pensionistica, per così dire chiavi in mano, le cui condizioni sono indicate nel prospetto informativo, descrittivo delle principali caratteristiche del Fondo al quale si aderisce.
Qui basti solo accennare che i fondi aperti hanno contribuito inequivocabilmente a colmare il vuoto previdenziale in cui ha versato (e versa tuttora) una fetta più vulnerabile del mercato del lavoro, rappresentata da lavori, in genere, sottoprotetti, parziali, intermittenti, parasubordinati[6], caratterizzantesi per l’assenza di garanzie dovute a oggettive difficoltà di accumulazione, a causa della discontinuità dei versamenti contributivi obbligatori. In quest’ottica, va intesa la recente ammissibilità, prevista dall’art. 9 bis del d.lgs. n. 124/93 (per effetto delle modifiche apportate dal d.lgs. n. 47/00[7]) dell’adesione individuale[8], oltre che su base collettiva, in modo da fomentare certezza per il lavoratore cd. atipico sul proprio progetto previdenziale. Un’apertura che ha incontrato il favor del mercato, almeno stante le recenti analisi di settore[9] che hanno evidenziato, per tali tipologie previdenziali, un progressivo incremento di adesioni nonché di interesse tra i sottoscrittori (lavoratori e non), visto il più favorevole regime di tassazione ad esse applicate[10], rispetto al più recente passato.
1.2 Le singolarità presenti nel Fondo pensione aperto e l’esigenza della figura blindata del responsabile
Il Fondo pensione aperto presenta, rispetto ai fondi pensione negoziali (o chiusi), proprietà e caratteristiche peculiari, giustificate dalla natura di prodotto commerciale, preordinato a finalità previdenziale, e sottoposto alle regole tipiche della sollecitazione del pubblico risparmio (artt. 4, comma 4, e 9 del d.lgs. n. 124/93). Ciò suggerisce di compiere una breve panoramica dei fondi in discussione, così da comprendere la ratio alla base della previsione della figura di un soggetto al quale è attribuita la responsabilità del fondo [11].
Come si è avuto modo di accennare, il Fondo pensione aperto è istituito direttamente da soggetti abilitati (banche, compagnie di assicurazione, società di intermediazione mobiliare e società di gestione del risparmio), che approvandone il regolamento attuativo, danno origine ad un Fondo all’interno del patrimonio del soggetto promotore donde evitare, per un verso, la distrazione delle risorse della forma pensionistica e, per un altro verso, l’esigibilità da parte di eventuali terzi creditori. Una tale configurazione, legata da un cordone spesso al soggetto promotore, si qualifica per l’assenza di organi regolamentari e per la garanzia della separatezza amministrativa e contabile, distanziandosi nettamente dai fondi pensione negoziali (o chiusi) in quanto soggetti giuridicamente autonomi che assumono, salvo alcune limitate eccezioni[12], la forma della associazione non riconosciuta (art. 36 c.c.) ovvero del soggetto dotato di personalità giuridica privata (art. 12 c.c.)[13]. A ben guardare, una simile caratteristica trascina con sé altri effetti: in primo luogo, l’esigenza del controllo, all’atto della costituzione del fondo, da parte delle autorità che ordinariamente vigilano sul soggetto promotore (Banca di Italia, Consob o Isvap), e, in secondo luogo, la necessità dell’approvazione, da parte della Commissione di Vigilanza, del regolamento di attuazione che comporta la consequenziale iscrizione presso l’albo dei fondi pensione, nonché l’autorizzazione del prospetto informativo e della successiva scheda di adesione da parte della Commissione Nazionale per la Società e la Borsa[14].
Altra caratteristica, concerne la platea dei destinatari, atteso che l’adesione è ammessa tanto su base collettiva (art. 2, comma 1, d.lgs. n. 124/93)[15] quanto su base individuale (art. 9 bis d.lgs. n. 124/93), indipendentemente dalla circostanza di essere prestatore di lavoro. Ciò significa che anche colui che è titolare, per esempio, di un reddito fondiario può legittimamente essere iscritto a forme di previdenza individuale. Si badi inoltre che l’adesione resta volontaria anche quando è frutto di un accordo collettivo inteso a consentire la partecipazione alla forma previdenziale.
Se queste sono, nelle linee essenziali, le caratteristiche dei fondi in questione, si può comprendere il fitto reticolato di controlli e di cautele messo a punto dal legislatore e culminato con l’individuazione di un soggetto ad hoc (artt. 4, lett. c), 15, 18 bis, d.lgs. n. 124/93, D.M. n. 211/97, D.M. n. 703/96) avente il compito di assicurare terzietà, trasparenza e garanzia nei confronti degli iscritti al Fondo, la cui presenza appare ancora più singolare vista l’assenza, nella struttura del fondo aperto, di organi sociali propri.
Un soggetto, denominato responsabile del Fondo, cui il legislatore ha richiesto il possesso di requisiti di professionalità e di onorabilità, di cui all’art. 4 del Decreto Ministeriale n. 211/97, al pari dei componenti degli organi di amministrazione dei fondi pensione negoziali o chiusi[16].
In species, sono richiesti requisiti di onorabilità, previsti dalla disciplina di settore, per gli amministratori e i membri degli organi di controllo degli intermediari in valori mobiliari nonché l'assenza delle cause di ineleggibilità, di decadenza (artt. 2382, 2392 e seguenti del codice civile[17]) e di incompatibilità (art. 8, comma 8, D.M. n. 703/96).
Peraltro, il decreto ministeriale prevede che il ruolo debba essere ricoperto da un soggetto che abbia svolto, per uno o più periodi, complessivamente non inferiori ad un triennio, funzioni di amministratore o di carattere direttivo presso società o enti del settore creditizio, assicurativo e finanziario, o in società fiduciarie di cui alla legge 23 novembre 1939, n. 1966, o in società di intermediazione mobiliare o in società di gestione di fondi comuni di investimento ovvero le funzioni di cui all'articolo 3, lettera c), della legge 2 gennaio 1991, n.1.
Come alternativa la legge pone il pregresso svolgimento di una serie di attività tra di esse fungibili quali le funzioni: i) di amministratore o di carattere direttivo presso i fondi pensione; ii) di amministratore, o di carattere direttivo o di partecipazione ad organi collegiali presso organismi con finalità previdenziali; iii) di amministratore o di carattere direttivo o di partecipazione ad organi collegiali presso enti ed organismi associativi, a carattere nazionale, di rappresentanza di categoria[18].
In sostanza, il legislatore individua una vasta schiera di categorie di soggetti blindati, preferibilmente aventi la qualifica dirigenziale, o perché abilitati o perché provvisti di esperienza qualificata[19], allo scopo, non secondario, di assicurare al fondo pensione un soggetto al quale devolvere la funzione cruciale di gestione del risparmio previdenziale degli aderenti.
Si aggiunga, attesa la delicatezza dei compiti assegnati al responsabile, che l’art. 15 del decreto legislativo n. 124/93 prevede, “nei casi di maggiore gravità”, la sanzione della decadenza[20] ovvero della sospensione, per le fattispecie minori, dalla carica (entrambe su proposta della Commissione di Vigilanza e corroborate con successivo decreto del Ministero del Welfare), laddove il soggetto si sia reso colpevole di alcune gravi inottemperanze quali quelle di non provvedere alle richieste, di non uniformarsi alle prescrizioni della Commissione, di fornire a quest’ultima informazioni false, di violare le disposizioni dell’articolo 6, commi 4 e 5, del d.lgs. n. 124/93 (in tema di convenzioni e di concessione e/o di assunzione di prestiti), di non effettuare le comunicazioni relative alla sopravvenuta variazione della condizione di onorabilità nel termine di quindici giorni dal momento in cui sono venuti a conoscenza degli eventi e delle situazioni relative.
In ogni caso, resta ferma la sanzione penale, prevista dal successivo art. 18-bis (aggiunto dall’art. 16 della legge n. 335/95), che contempla l’arresto da sei mesi a tre anni qualora si forniscano segnalazioni, dati, o documenti falsi alla Commissione di Vigilanza nonché la sanzione amministrative ( da € 2.582, 28 a 15.493,71), di cui al medesimo articolo, nei casi di omessa comunicazione, nel termine indicato, della sopravvenuta variazione della condizione di onorabilità.
1.3 I compiti devoluti al responsabile del Fondo e l’interdisciplinarietà della sua funzione
Il soggetto promotore procede all’individuazione del responsabile del Fondo all’atto della predisposizione del regolamento, in modo che il soggetto nominato sia indicato nel successivo prospetto informativo, concernente l’offerta al pubblico di adesione al fondo aperto, approvato dalla Commissione Nazionale per la Società e la Borsa. Tale obbligo non esime il promotore a fornire comunicazione tempestiva alla Commissione di Vigilanza, anche successivamente laddove si è provveduto alla sostituzione del Responsabile per scadenza del mandato o per inadempienza connessa all’esercizio della sua funzione.
L’analisi dei principali fondi aperti, presenti sul mercato previdenziale[21], mostra l’assegnazione al responsabile di compiti sempre più proteiformi e versatili, coerentemente all’individuazione della figura di top management della forma pensionistica scissa, in dottrina, “tra il ruolo dell’institore e quella dell’amministratore sotto il profilo delle responsabilità”[22].
In assenza di precise disposizioni legislative dai chiari contorni applicativi in merito alle attribuzioni da affidare al responsabile, sono le posizioni assunte dalla Commissione di Vigilanza, in materia regolamentare, a fare scuola nella intricata individuazione. Nella prassi applicativa al responsabile sono devolute le seguenti attività: a) vigilanza su possibili conflitti di interesse e, nel caso di insorgenza, successiva comunicazione alla Commissione di Vigilanza, ai sensi degli articoli 7 e 8 del Decreto del Ministro del Tesoro n. 703/96[23]; b) garanzia dell’autonomia gestionale rispetto eventuali ingerenze del soggetto promotore[24]; c) verifica della rispondenza della politica di impiego delle risorse alla normativa vigente in materia di fondi pensione nonché ai criteri stabiliti nel regolamento; d) proposta e predisposizione delle modifiche al regolamento che appaiono più funzionali nonché quelle derivanti per espressa disposizione di legge; e) monitoraggio alle attività di gestione; f) controllo dell’applicazione delle convenzioni stipulate; g) trasparenza delle comunicazioni agli iscritti; h) sorveglianza affinché l’esercizio del diritto di voto e degli altri diritti, relativi agli strumenti finanziari, nei quali risultano investite le disponibilità del Fondo pensione, siano esercitati nell’esclusivo interesse degli aderenti; i) corretta tenuta della contabilità; j) organizzazione del lavoro per gli addetti all’ufficio assegnatogli; k) proposta al soggetto promotore per la risoluzione dei contratti stipulati, o di modifica delle relative condizioni, con la banca depositaria, con i gestori finanziari delegati, con i soggetti abilitati all’erogazione delle rendite e delle prestazioni accessorie, con i gestori amministrativi-contabili del Fondo; l) predisposizione di una relazione annuale in materia di controlli da trasmettere all’autorità di vigilanza, con particolare riferimento alle procedure organizzative adottate per garantire la separazione delle operazioni poste in essere per conto del Fondo pensione rispetto al complesso delle operazioni del soggetto promotore e dei suoi aderenti; m) segnalazione alla Commissione di Vigilanza di eventuali vicende in grado di incidere sull’equilibrio del Fondo pensione nonché sull’adozione dei provvedimenti ritenuti necessari per la salvaguardia della condizione di equilibrio; n) partecipazione alle riunioni del Consiglio di Amministrazione del soggetto promotore per le materie inerenti il Fondo pensione.
Da questa enumerazione si possono ricavare alcune osservazioni utili al prosieguo dell’indagine.
Innanzi tutto va riconosciuto la lungimiranza del legislatore, che chiamato ad individuare i requisiti di professionalità e di onorabilità del responsabile del fondo, ha richiesto lo svolgimento di funzioni “di carattere direttivo”, puntando in questo modo sulla preparazione professionale, sulla competenza e sull’esperienza dei soggetti[25].
Da ciò discende una figura cruciale nell’economia del fondo aperto che deve essere in possesso, per così dire, dell’arte della direzione aziendale e come tale in grado di adattarla allo scenario aziendale che dinanzi gli si presenta.
Un soggetto dotato di interdisciplinarietà vasta e flessibile, a partire dai nuovi approcci provenienti dal diritto del lavoro e della previdenza, dall’economia aziendale, dall’ingegneria gestionale e della matematica finanziaria. Di questi concetti il responsabile del fondo deve impadronirsene pienamente in quanto le forme pensionistiche complementari in senso ampio conoscono aspetti che spaziano dalla lettura degli investimenti alla cognizione dell’assett allocation delle risorse finanziarie, dalle previsioni commerciali alle strategie di marketing e di promozione, dall’organizzazione del lavoro alla gestione amministrativa e contabile. L’autorevolezza professionale, la credibilità, la disponibilità al dialogo e la coerenza comportamentale sono alcune delle caratteristiche richieste, da un lato, al fine di assicurare attendibilità e credibilità su una materia così eterogenea e composita, dall’altro lato, per evitare fenomeni, noti in economia, di asimmetria informativa[26]. Del resto, l’approccio giuridico tradizionale puntella il dato previdenziale e normativo, assicurando una visione ampia ma non operativa ai fini gestionali. L’approccio economico tralascia il tecnicismo delle leggi, a favore di analisi quantitative e di performance. Infine, quello manageriale cura l’organizzazione senza aggiungervi l’indispensabile precisione dell’approccio giuridico.
Ad avviso di chi scrive, occorre invece un approccio interdisciplinare, perché il mondo dell’economia e della sicurezza sociale lo è sempre di più. Basti riflettere che il quadro, parlando delle forme pensionistiche non negoziali, fa trovare al responsabile il suo giusto luogo nel livello e nel tempo della gestione del fondo ma ad una condizione: conoscere ed adeguare l’uso della materia, a lui devoluta, al circolo virtuoso dell’approfondimento, della comunicazione e dell’organizzazione in modo da diventare, non solo il garante, ma anche l’attore qualificato della strategia perseguita dalla forma previdenziale.
1.4 L’estensione della figura del responsabile nei fondi pensione negoziali o chiusi
Il ruolo significativo assegnato al Responsabile del Fondo pensione aperto, giustificato come si è detto dalle peculiarità di questa forma pensionistica, suggerisce alcune riflessioni intorno alla sua presenza nei fondi pensioni negoziali o chiusi. Innanzi tutto c’è da chiedersi il perché dell’esigenza di una figura garantista e prudenziale in una forma previdenziale che, per natura, è già dotata di organi deputati a questa funzione. Ci si riferisce al Consiglio di amministrazione e, in particolare, al Presidente del Fondo o, in sua assenza o impedimento, al Vice presidente.
La risposta può essere desunta riflettendo, per un istante, sulla complessità dei rapporti intrattenuti tra tutti i soggetti negoziali (Fondo pensione, banca depositaria, gestore amministrativo e finanziario) che, in alcuni casi, impone la presenza di un organo statutario (altra soluzione potrebbe essere la scelta di uno dei membri del consiglio di amministrazione) che avrebbe lo scopo precipuo di verificare sul campo il lavoro esternalizzato, in modo da fungere da interfaccia tra gli organi del Fondo, gli iscritti, e i soggetti esterni.
I più attenti osserveranno che una siffatta figura era già presente nei fondi pensione negoziali nati ante il d.lgs. n. 124/93 e che trovava un suo espresso riconoscimento statutario. Difatti, essa era per lo più identificata con il ruolo di segretario del fondo pensione con l’espressa assegnazione di funzioni, talora anche rilevanti, aventi ad oggetto la predisposizione del rendiconto annuale, l’archiviazione delle posizioni individuali degli iscritti, la redazione dei verbali del consiglio di amministrazione, la predisposizione delle comunicazioni da trasmettere agli aderenti. La sua nomina avveniva per il tramite dell’organo consiliare e l’individuazione del soggetto ricadeva tra coloro che coprivano, in genere, il ruolo di responsabile del servizio amministrativo aziendale.
In questa nuova formulazione, al responsabile del Fondo pensione negoziale (in possesso dei requisiti di onorabilità e professionalità previsti per gli amministratori) verrebbero attribuiti compiti precipui tra i quali il dirigere il corretto svolgimento della funzione amministrativa-contabile, l’adempiere a funzioni di monitoraggio e di controllo circa l’attività svolta dal service amministrativo esterno, l’assicurare l’autonomia della gestione finanziaria e assicurativa, lo svolgere un’attività di supporto al Consiglio di Amministrazione circa i rapporti con gli enti di vigilanza, il coadiuvare il Consiglio di Amministrazione circa gli obblighi di informazione nei confronti degli iscritti[27].
Anche in questo caso si richiederebbe un soggetto in possesso delle doti professionali e di conoscenza che gli consentano di adempiere il ruolo affidatogli con professionalità e capacità allo scopo di consentire la perfetta interazione tra gli organi statutari, gli iscritti e altri operatori che intervengono sulle vicende del Fondo. Ne è in gioco il grado di soddisfazione dell’iscritto derivante dalla qualità percepita ed attesa dal servizio (customer satisfaction), dacché, giova ricordarlo, l’adesione al Fondo pensione è lasciata alla volontà del singolo lavoratore.
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Sondrio, 2002
f.to Michele Squeglia
AA.VV. “Rapporto sulla Previdenza Complementare 2001”, Atti del Pension Forum 2001, Università Bocconi.
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*Avvocato, Funzionario-Responsabile della Direzione INPDAP (Istituto Nazionale di Previdenza per i Dipendenti dell’Amministrazione Pubblica) di Sondrio.
[1] E’ noto, che la diminuzione delle nascite e l’aumento della durata della vita tende a ridurre il numero delle persone attive alle quali è assegnato il compito di produrre risorse per soddisfare i bisogni dei soggetti non più produttivi.
[2] Con tale sistema una parte del proprio reddito, indirizzato all’incremento del capitale personale pensionistico, è investito in attività remunerative in modo che gli interessi percepiti aumentino il valore reale del capitale medesimo (per un’estensione del sistema a capitalizzazione al regime pensionistico obbligatorio, MODIGLIANI F., CEPRINI M. L. “Un graduale cambiamento dalla ripartizione alla capitalizzazione”, Il Sole 24 Ore, 17 dicembre 1998).
[3] Ciò in quanto gli strumenti previdenziali convivono tra di essi, atteso che ai prodotti collettivi (fondi pensione negoziali , fondi pensione aperti su base collettiva) sono affiancabili quelli individuali (fondi pensione aperti su base individuale e polizze vita con finalità previdenziali).
[4] Il d.lgs. in argomento, datato 21 aprile 1993, n. 124, recante “Disciplina delle forme pensionistiche complementari, a norma dell'articolo 3, comma 1, lettera v), della legge 23 ottobre 1992, n. 421“, pubblicato sulla G.U. 27 aprile 1993, è stato emanato dopo che la legge delega 23 ottobre 1992 n. 423 (art. 3, comma 1, lett. v) aveva proceduto a delineare i tratti caratterizzanti sui quali il Governo doveva attenersi per la regolazione dell’intera materia.
[5]Per un’analisi economico-istituzionale comparata degli schemi di previdenza complementare esistenti nei paesi membri dell’Unione Europea, V. ANDRIETTI, “La previdenza complementare nell’Unione Europea: un’analisi comparata”, Atti della Fondazione G. Brodolini, Roma, 1999.
[6] Sulla ammissibilità dei collaboratori ad aderire a forme pensionistiche negoziali su base collettiva, M. SQUEGLIA “I collaboratori coordinati e continuativi come destinatari della previdenza complementare” in <La collaborazione coordinata e continuativa. Aspetti contrattuali, previdenziali, assicurativi e fiscali>, di M. SQUEGLIA, pp. 87 e seg., Sistemi Editoriali Simone, Napoli, 2002.
[7] Il d.lgs. 18 febbraio 2000, n. 47 recante norme in materia di "Riforma della disciplina fiscale della previdenza complementare, a norma dell'articolo 3 della legge 13 maggio 1999, n. 133" , è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 57 del 9 marzo 2000 - Supplemento Ordinario n. 41. Il decreto è stato a sua volta oggetto di modifiche e di integrazioni intervenute per effetto del d.lgs. 12 aprile 2001, n. 168, recante “Disposizioni correttive del decreto legislativo 18 febbraio 2000, n. 47, in materia di riforma della disciplina fiscale della previdenza complementare” (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 108 dell’11 maggio 2001).
[8] In questi casi, non è prevista né una contribuzione da parte del datore di lavoro, né la destinazione di quote del trattamento di fine rapporto.
[9] Una ricerca condotta da Assoprevidenza ha evidenziato che, a fine 2001, gli iscritti ai fondi pensione aperti erano 284.929, di cui 252.509 provenienti da adesioni individuali e 32.420 da adesioni collettive (ASSOPREVIDENZA, “I quaderni di Assoprevidenza, anno 2002). Per un’analisi minuziosa sui fondi in argomento si veda anche CNEL, “La previdenza complementare. Studi e Indagini” , 2001, www.cnel.it
[10] In dettaglio, i contributi per essi sostenuti (anche relativamente alle persone a carico) sono deducibili in misura pari al 12% dal reddito annuo complessivo con un limite assoluto di € 5.164,57 (d.lgs. n. 47/00).
[11] In generale sulle caratteristiche dei Fondi Pensione aperti, C. BAZZANO “I fondi pensione aperti e i gestori”, Simone, Napoli 1997; M. BESSONE, “Previdenza complementare”, Giappichelli, Torino 2000; A. D. CANDIAN, I fondi pensione, Ipsoa, Milano, 1998; F. MAZZIOTTI “Diritto della previdenza sociale”, Edizioni Scientifiche, Napoli, 2000; R. PESSI, “La previdenza complementare”, Cedam, Padova, 2001.
[12] Si tratta dei cd. vecchi fondi contrattuali ai quali viene concessa per un periodo temporale limitato (per i termini: art. 18 d.lgs. n. 124/93), di mantenere la configurazione giuridica pre-riforma, coincidente con quella dei fondi pensione interni con vincolo del patrimonio di destinazione, separato e autonomo, ai sensi dell’art. 2117 c.c.
[13] Difatti, l’art. 5, comma 1, della legge n. 335/95 dispone che “A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge (17 agosto 1995), l’autorizzazione all’esercizio dell’attività ai sensi del comma 3 dell’art.4 del decreto legislativo 21 aprile 1993, n. 124, e successive modificazioni ed integrazioni, è concessa esclusivamente ai fondi pensione costituiti nelle forme previste dal comma 1 dell’articolo 4 del medesimo decreto legislativo” (rectius, art. 36 e 12 c.c.).
[14] Il prospetto informativo e la scheda di adesione vanno redatti secondo gli schemi all’uopo predisposti dall’autorità di vigilanza (sul punto, si veda la deliberazione CONSOB del 18.04.01 n. 13086, allegato 6).
[15] Il comma 1 dell’art. 2 recita che le (..) “Forme pensionistiche complementari possono essere istituite: a) per i lavoratori dipendenti sia privati sia pubblici, identificati per ciascuna forma secondo il criterio di appartenenza alla medesima categoria, comparto o raggruppamento, anche territorialmente delimitato, e distinti eventualmente anche per categorie contrattuali, oltre che secondo il criterio dell'appartenenza alla medesima impresa, ente, gruppo di imprese o diversa organizzazione di lavoro e produttiva; b) per raggruppamenti sia di lavoratori autonomi sia di liberi professionisti, anche organizzati per aree professionali e per territorio; b-bis) per raggruppamenti di soci lavoratori di cooperative di produzione e lavoro, anche unitamente ai lavoratori dipendenti dalle cooperative interessate; b-ter) per i soggetti destinatari del decreto legislativo 16 settembre 1996 n.565, anche se non iscritti al fondo ivi previsto” (…)
[16] L’emanazione del D.M. 14 gennaio 1997 n. 211 è avvenuta per effetto della previsione del terzo comma dell’art. 4 del d.lgs. n. 124/93. che, tra l’altro, detta nella lettera c) che i requisiti di onorabilità e di professionalità dei componenti degli organi collegiali e, comunque, dei responsabili del fondo, vanno desunti dai “criteri di cui all’art. 3 della legge 2 gennaio 1991 n. 1, da graduare sia in funzione delle modalità di gestione del fondo stesso sia in funzione delle eventuali delimitazioni operative contenute negli statuti”. Tale disposizione è stato oggetto di successiva precisazione da parte de legislatore, dacché l’art. 2 del d.l. n. 129/97 stabilisce che “all’art.4, comma 3, lett. c) del decreto legislativo 23 aprile 1993 n.124 e successive modificazioni ed integrazioni le parole ‘facendo riferimento ai criteri di cui all’art.3 della legge 2 gennaio 1991, n. 1” si interpretano nel senso che i requisiti per l’esercizio dell’attività, con particolare riferimento all’onorabilità e professionalità dei componenti degli organi collegiali e, comunque, dei responsabili del Fondo possono essere desunti da funzioni assimilabili espletate presso organismi associativi abilitati all’istituzione di forme pensionistiche complementari, ovvero presso enti e organismi espletanti attività in materia di previdenza obbligatoria o complementare”.
[17] Spetta alla Commissione di Vigilanza la verifica dell’esistenza di cause impeditive alla funzione di responsabile connesse al rispetto della normativa di cui al d.lgs. n. 47/94, recante “Disposizioni attuative della legge 17 gennaio 1994 n. 47, in materia di comunicazioni e certificazioni della normativa antimafia”.
[18] Tale disposizione trova applicazione esclusivamente per i primi cinque anni dalla data di entrata in vigore del decreto (art. 4, seconda comma, D.M. n. 211/97). Sul punto si veda la recente deliberazione Covip del 24.07.02, www.covip.it
[19] La previsione dell’esercizio “della funzione di carattere direttivo “, di cui all’art. 4 del D.M. n. 211/97, è diversa “dalla funzione di direzione” richiesta dall’art. 8, comma 8, D.M. Tesoro n. 703/1996 in materia di incompatibilità all’esercizio delle funzioni. Qui si fa riferimento a quella che, nelle pagine che seguono, definiremo come interdisciplinarietà del responsabile del fondo, indipendentemente dal possesso della qualifica effettivamente ricoperta in azienda e non necessariamente coincidente con quella dirigenziale. Nell’art. 8 è invece richiesto l’esercizio di un effettivo potere decisionale-dirigenziale, tale da determinare almeno potenzialmente una situazione di conflitto di interesse sia per il fondo pensioni sia per l’ente sottoscrittore (cfr. deliberazione Covip 23.04.98, www. covip.it).
[20] Anche il venir meno dei requisiti di professionalità e di onorabilità ovvero il sopravvenire delle cause, di cui all’art. 4 del D.M. n. 211/97, determina la decadenza dall’incarico di responsabile del fondo.
[21] Cfr. Regolam. Fondo Pensione Fideuram-Fondo Pensione Aperto, 1998; Regolam. Fondo Pensione Aperto-Carinord Previdenza, 1998; Regolam. Lavoro e Futuro-Fondo Pensione Aperto, 1999; Regolam. Fondo Pensione Aperto -Commercial Union Previdenza, 2002.
[22] Così, A. BELTRATTI, N. BUCCI, A. D. CANDIAN, S. FELICETTI, M. MIRANDO, D. PACE, S. PACE, A. PORTA, S. TOSCANO, “Rapporto sulla Previdenza Complementare 2001”, Atti del Pension Forum 2001, pp. 35, Università Bocconi.
[23] Il decreto ministeriale 21 novembre 1996 n. 703, recante “Regolamento recante norme sui criteri e sui limiti di investimento delle risorse dei fondi di pensione e sulle regole in materia di conflitto di interesse”, è stato pubblicato sulla G.U. 22.02.97 n. 44.
[24] Il principio è sancito dal protocollo all’art. 6, comma 4, lett. c), del regolamento della Commissione di Vigilanza sulle procedure per l’autorizzazione all’esercizio dell’attività dei fondi pensione del 27.1.1998.
[25] Sul significato da attribuire a“ funzioni di carattere direttivo”, di cui all’art. 4 del D.M. n. 211/97, si veda la nota 19 di pag. 7.
[26] Ciò perché il probabile sottoscrittore è portato a convincersi che nel mercato pensionistico gli addetti ai lavori (consulenti, tecnici, assicuratori) dispongono di informazioni migliori e più complete che li pone su un piano non paritario rispetto ad essi, così da ritenere consuetudinari i comportamenti opportunistici da parte dei soggetti che offrono prestazioni previdenziali (per un approfondimento sugli effetti negativi di questo fenomeno si veda il saggio sul “mercato dei bidoni” di G. A. AKERLOF, “The Market for Lemons”, Quartely Journal of Economics, vol. 84, 1970).
[27] Un esempio recente di responsabile del Fondo Pensione negoziale, collocato tra gli organi statutari, è contenuta nell’art. 27 dello Statuto del Fondo Pensione del Gruppo Bancario del Credito Valtellinese, rubricato “ Direttore responsabile del Fondo ”.