Source: http://www.ilcaso.it/famigliaminori/indice-famminori-tutto.php?id_cont=nov-famminori-merito
Timestamp: 2017-09-19 15:06:23+00:00
Document Index: 64751910

Matched Legal Cases: ['art. 44', 'art. 44', 'art. 44', 'art. 44', 'art. 315', 'art. 315', 'art. 361', 'art. 256', 'art. 254', 'art. 250', 'sentenza ', 'art. 49', 'art. 7', 'art. 143', 'art. 92', 'art. 156', 'art. 156', 'art. 156', 'art. 156', 'art. 671', 'art. 337', 'art. 316', 'art. 316', 'art. 316']

Adozione coparentale – Coppia formata da persone dello stesso sesso – Coppia formata da due uomini – Cd. stepchild adoption – Ammissibilità – Sussiste
Unione civile – Classificazione – Famiglia – Sussiste
Nell’ipotesi di minore concepito e cresciuto nell’ambito di una coppia dello stesso sesso, sussiste il diritto ad essere adottato dalla madre non biologica, secondo le disposizioni sulla adozione in casi particolari ex art. 44 lett. D della Legge 4 maggio 1983, n. 184, sussistendo, in ragione del rapporto genitoriale di fatto instauratosi fra il genitore sociale ed il minore, l’interesse concreto del minore al suo riconoscimento. Questa interpretazione è stata di recente avallata dall’articolo 1 della legge 76 del 2016. Infatti, la «clausola di salvaguardia» che chiude il comma 20 di detto articolo apre alla possibilità di un’applicazione alle unioni civili delle disposizioni in materia di adozioni, ma solo, per l’appunto, nei limiti del diritto vigente. La sua funzione, dunque, è quella di chiarire all’interprete che la mancata previsione legislativa dell’accesso all’adozione coparentale non deve essere letta come un segnale di arresto o di contrarietà rispetto all’orientamento consolidatosi negli ultimi anni in giurisprudenza in favore dell’adozione coparentale ai sensi della lettera d) dell’art. 44 l. 184 del 1983. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
La legge n. 76 del 2016 ha eletto le coppie formate da persone dello stesso sesso, ove sussistenti vincoli affettivi, al rango di “famiglia”. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Minorenni Bologna 06 luglio 2017.
Unione civile – Classificazione – Famiglia – Sussiste – Omogenitorialità – Idonea crescita del minore – Sussiste
La legge n. 76 del 2016 ha eletto le coppie formate da persone dello stesso sesso, ove sussistenti vincoli affettivi, al rango di “famiglia”. La stabile relazione affettiva tra due persone dello stesso sesso, che si riconoscano come parti di un medesimo progetto di vita, con le aspirazioni, i desideri e i sogni comuni per il futuro, la condivisione insieme dei frammenti di vita quotidiana, costituisce a tutti gli effetti una “famiglia”, luogo in cui è possibile la crescita di un minore, senza che il mero fattore “omoaffettività” possa costituire ostacolo formale. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Nell’ipotesi di minore concepito e cresciuto nell’ambito di una coppia dello stesso sesso, sussiste il diritto ad essere adottato dalla madre non biologica, secondo le disposizioni sulla adozione in casi particolari ex art. 44 lett. D della Legge 4 maggio 1983, n. 184, sussistendo, in ragione del rapporto genitoriale di fatto instauratosi fra il genitore sociale ed il minore, l’interesse concreto del minore al suo riconoscimento. Questa interpretazione è stata di recente avallata dall’articolo 1 della legge 76 del 2016. Infatti, la «clausola di salvaguardia» che chiude il comma 20 di detto articolo apre alla possibilità di un’applicazione alle unioni civili delle disposizioni in materia di adozioni, ma solo, per l’appunto, nei limiti del diritto vigente. La sua funzione, dunque, è quella di chiarire all’interprete che la mancata previsione legislativa dell’accesso all’adozione coparentale non deve essere letta come un segnale di arresto o di contrarietà rispetto all’orientamento consolidatosi negli ultimi anni in giurisprudenza in favore dell’adozione coparentale ai sensi della lettera d) dell’art. 44 l. 184 del 1983. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Minorenni Bologna 31 agosto 2017.
Famiglia – Filiazione – Status di figlio – Diritti del minore – Presupposti – Necessità riconoscimento del genitore – Esclusione
Famiglia – Filiazione – Riconoscimento – Rifiuto del consenso da parte dell’altro genitore – Modalità di esercizio del diritto al riconoscimento
La riforma della filiazione (legge 219/2012; d.lgs. 154/2013) ha abrogato la precedente distinzione tra figli legittimi e figli naturali riconoscendo (art. 315 c.c.) l’unicità dello status del figlio nato nell’ambito o al di fuori di un matrimonio, confermando espressamente (art. 315 – bis c.c.) il diritto del minore ad essere mantenuto, educato ed istruito da entrambi i genitori sin dalla nascita indipendentemente dal riconoscimento da parte del genitore. Tale riconoscimento non è elemento costitutivo o condizione di efficacia dello status di figlio che sorge con la nascita ma condiziona esclusivamente il concreto esercizio, e riconoscimento esterno, della responsabilità genitoriale (art. 361, comma 4 c.c.) di cui sono titolari i genitori, in ragione degli evidenti profili di pubblicità legati alla registrazione negli archivi dell’Ufficio dello Stato Civile dell’atto di riconoscimento. (Marco Valecchi) (riproduzione riservata)
La manifestazione della volontà di riconoscere il figlio nato fuori dal matrimonio, irrevocabile ai sensi dell’art. 256 c.c., avviene secondo le forme previste dall’art. 254 c.c. o, in difetto del consenso dell’altro genitore che lo abbia già effettuato, con la notifica del ricorso ai sensi dell’art. 250, comma 4 c.c. che instaura un procedimento regolato dal rito camerale che si conclude con una sentenza con cui, ove l’opposizione sia ritenuta infondata, il tribunale ordinario detterà contestualmente i provvedimenti ritenuti opportuni ai sensi degli artt. 315 – bis e 262 c.c. dando atto del perfezionamento dell’efficacia della volontà di riconoscere il figlio palesata con la proposizione del ricorso e non revocabile ed ordinando all’Ufficiale di Stato Civile l’annotazione nell’atto di nascita del minore ai sensi dell’art. 49, comma 1 lett k) del DPR 396/2000. (Marco Valecchi) (riproduzione riservata) Tribunale Prato 26 luglio 2017.
Deve condannarsi il genitore soccombente alla rifusione a favore dell'altro genitore della metà delle spese di lite (nel caso di specie il giudice ha condannato il marito a rimborsare alla moglie le spese della procedura giudiziaria visto il rigetto di tutte le domande del marito e l’accoglimento di alcune delle domande della moglie). (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 17 dicembre 2014.
Separazione dei coniugi – Proposta in Italia dopo domanda di divorzio presentata all’estero dall’altro coniuge – Litispendenza – Affermazione – Pregiudizialità della causa straniera – Affermazione
In caso di domanda di divorzio introdotta all’estero da uno dei in data anteriore al ricorso per separazione presentato in Italia dall’altro coniuge, sussiste identità di oggetto e causa petendi, dovendo il giudice procedere ad una valutazione di equivalenza delle situazioni soggettive fatte valere sotto il profilo sostanziale (intollerabilità della prosecuzione della convivenza coniugale e dei rimedi perseguiti), prescindendosi dalla inevitabile diversità della qualificazione giuridica di tali situazioni e degli strumenti di tutela nell’ambito dei due diversi ordinamenti.
In ogni caso, anche ove dovessero escludersi i presupposti della litispendenza, dovrebbe affermarsi la pregiudizialità della causa straniera ex art. 7, 3° co., L.217/95, essendo indubbia la incompatibilità tra il pronunciando divorzio e la domanda di separazione coniugale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Como 24 gennaio 2017.
Separazione dei coniugi – Omologa dell’accordo di “separati in casa” – Esclusione
Fermo restando che sul piano personale le parti hanno facoltà di comportarsi e autodeterminarsi come meglio credono, la loro volontà non può però piegare gli istituti giuridici sino a dare riconoscimento e tutela a situazioni le quali non solo non sono previste dall’ordinamento ma si pongono altresì in contrasto con i principi che ispirano la normativa in materia familiare.
L’ordinamento non può dare riconoscimento, con le relative conseguenze di legge, a soluzioni “ibride” che contemplino il venir meno tra i coniugi di gran parte dei doveri derivanti dal matrimonio, pur nella persistenza della coabitazione, la quale ex art. 143 cc costituisce anch’essa uno di questi doveri e rappresenta la “cornice” in cui si inseriscono i vari aspetti e modi di essere della vita coniugale; è vero che in costanza di matrimonio tale dovere può essere derogato, per accordo tra i coniugi, nel superiore interesse della famiglia, per ragioni di lavoro, studio ecc.. sì da non escludere la comunione di vita interpersonale, ma ciò non autorizza ad affermare la validità di un accordo (con le conseguenze di legge della separazione) volto a preservare e legittimare la mera coabitazione una volta che sia cessata la comunione materiale e spirituale tra le parti.
L’istituto della separazione trova giustificazione in una situazione di intollerabilità della convivenza oggettivamente apprezzabile e giuridicamente controllabile, talché non si vede come possa “oggettivamente” apprezzarsi la condizione di intollerabilità della convivenza laddove gli stessi coniugi progettino di prorogarla a tempo indeterminato per ragioni di convenienze varie.
Al desiderio dei coniugi di proseguire una convivenza meramente formale (pur legittimo sul piano personale ed attuabile nella sfera privata), non corrisponde alcun “tipo” di strumento e/o istituto nell’attuale ordinamento, ergo il desiderio non può assurgere a diritto; non può quindi trovare accoglimento la pretesa di attribuire, con il provvedimento di omologa, riconoscimento giuridico, con i conseguenti effetti tipici della separazione coniugale, ad un accordo privatistico che regolamenti la condizione di “separati in casa”; del resto, diversamente opinando, l’istituto della separazione consensuale, se del tutto svincolato da riferimenti oggettivi, si presterebbe fin troppo facilmente ad operazioni elusive o accordi simulatori, per finalità anche illecite. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Como 06 giugno 2017.
Ricorso per l'affidamento ed il mantenimento dei figli nati fuori dal matrimonio - Assegno di mantenimento in favore dei figli - Criteri di determinazione - Redditi del genitore onerato
Ciascuno dei genitori deve provvedere al mantenimento dei figli in misura proporzionale al proprio reddito netto. Per determinare l'assegno di mantenimento per il figlio a carico del genitore non convivente è necessario fare riferimento al reddito netto dello stesso ma occorre sottrarre gli oneri abitativi, le utenze e le altre spese (tributi, trasporti, mantenimento proprio) del genitore onerato. In particolare, dal reddito del genitore onerato vanno detratti pro quota gli oneri abitativi (quota di spettanza delle rate di mutuo) dell'immobile ove vive con la propria madre (nel caso di specie il giudice ha posto a carico del padre non convivente un assegno di mantenimento della figlia di Euro 500,00. Il padre percepisce un reddito mensile netto di Euro 1.749,17 decurtato però da un esborso mensile di Euro 438,00 per la rata di mutuo e per le utenze dell'abitazione ove lo stesso vive con la propria madre, reddito decurtato altresì da altre spese; la madre invece è invalida al 46% ed è priva di occupazione). (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata) Tribunale Monza 11 marzo 2015.
Ricorso per l'affidamento ed il mantenimento dei figli nati fuori dal matrimonio - Lesione al diritto alla bigenitorialità - Scelta collocamento del minore - Nomina CTU
Ricorso per l'affidamento ed il mantenimento dei figli nati fuori dal matrimonio - Collocamento provvisorio del minore in corso di CTU - Presso il genitore col quale si trova il minore - Sussiste
Deve disporsi la CTU (Consulenza Tecnica d'Ufficio) quando il padre lamenta un comportamento della madre che lede il diritto alla bigenitorialità. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata)
Nelle more della CTU sui genitori diretta ad accertare quale genitore sia in grado di garantire il rispetto della figura dell'altro genitore, deve disporsi, in via provvisoria, il collocamento del minore presso l'abitazione del genitore col quale il minore ha vissuto da quando è cessata la convivenza more uxorio tra le parti. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata)
Ciascuno dei genitori deve provvedere al mantenimento dei figli in misura proporzionale al proprio reddito netto. Per determinare l'assegno di mantenimento per il figlio a carico del genitore non convivente è necessario fare riferimento al reddito netto dello stesso ma occorre sottrarre le voci negative del genitore onerato. In particolare, dal reddito del genitore onerato va detratta la spesa per la rata di mutuo contratto per l'acquisto dell'abitazione ove vive tale genitore (nel caso di specie il giudice ha posto a carico del padre non convivente un assegno di mantenimento del figlio di Euro 250,00. Il padre percepisce un reddito mensile netto di Euro 1.400,00 decurtato però da un esborso mensile di Euro 520,00 per la rata di mutuo dell'abitazione ove lo stesso vive). (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata) Tribunale Monza 31 marzo 2015.
Procedimento di divorzio giudiziale – Instaurazione del giudizio presso la residenza del ricorrente – Incompetenza territoriale – Sussiste
Procedimento di divorzio giudiziale – Incompetenza territoriale – Condanna alle spese – Compensazione delle spese
Deve essere dichiarata l'incompetenza territoriale del Tribunale adito, essendo parte resistente residente nel circondario di altro Tribunale (nella specie del Tribunale di Monza) e non sussistendo alcun criterio attuale per il radicamento della procedura presso codesto Tribunale. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata)
In ragione dell'esito e della natura del presente giudizio, della contenuta durata della procedura, della probabile prosecuzione della causa e nella ritenuta sussistenza dei motivi di cui al comma II dell'art. 92 c.p.c., si dispone che le spese di lite siano interamente compensate tra le parti. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata) Tribunale Santa Maria Capua Vetere 12 gennaio 2016.
Il sequestro previsto dall'art. 156 c.c. presuppone solo l'esistenza di un credito liquido ed accertato funzionando il vincolo del sequestro quale coazione psicologica sulla parte obbligata. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata)
Il sequestro previsto dall'art. 156 c.c. costituisce uno strumento volto ad assicurare l'adempimento degli oneri futuri relativi all'assegno di mantenimento da parte del coniuge obbligato. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata)
Il sequestro previsto dall'art. 156 c.c. non costituisce la garanzia per il pagamento dell'assegno di mantenimento già maturato ma non versato dal coniuge obbligato. Per tale credito il coniuge beneficiario può agire esecutivamente sulla base del titolo esecutivo. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata)
Nel procedimento per sequestro previsto dall'art. 156 c.c. le censure formulate dal coniuge obbligato con riguardo sia alla debenza sia all'entità dell'assegno di mantenimento sono irrilevanti visto che in tale procedimento è preclusa al giudice ogni valutazione in merito. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata)
Il procedimento per sequestro conservativo previsto dall'art. 671 c.p.c. presuppone, oltre al requisito del fumus bonis iuris, anche il periculum in mora. Tale secondo requisito può essere desunto sia da elementi oggettivi concernenti la capacità patrimoniale del coniuge obbligato (consistenza quantitativa e qualitativa del patrimonio) sia da elementi soggettivi evincibili dal comportamento di quest'ultimo, comportamento diretto a sottrarre il proprio patrimonio dall'esecuzione forzata iniziata dal coniuge beneficiario al fine di ottenere il pagamento coatto dell'assegno di mantenimento. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata) Tribunale Monza 05 febbraio 2016.
Separazione personale dei coniugi – Affidamento dei figli minori – Risoluzione dei conflitti genitoriali – Art. 337 ter c.c. – Provvedimenti relativi alla prole – Nomina di coordinatore genitoriale – Ammissibilità
Nell’ambito del giudizio di separazione personale, ove non ricorrano le circostanze per disporre l’affidamento esclusivo dei figli a uno dei genitori, onde risolvere i conflitti che tra essi insorgono nei rapporti con i figli, nell’assumere i provvedimenti relativi alla prole ex art. 337 ter c.c., può disporsi il ricorso, per un periodo limitato di tempo, a una figura professionale esterna con il compito i) di monitorare l’andamento dei rapporti genitori/figli, fornendo le opportune indicazioni eventualmente correttive dei comportamenti disfunzionali dei genitori e intervenendo a sostegno di essi in funzione di mediazione; ii) di coadiuvare i genitori nelle scelte formative dei figli, vigilando in particolare sulla osservanza del calendario delle visite previsto per il genitore non collocatario assumendo al riguardo le opportune decisioni in caso di disaccordo; iii) di redigere relazione informativa sull’attività svolta, da trasmettere al Giudice Tutelare. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 05 maggio 2017.
Procedimento ex art. 316 c.c. e ss. (Regolamento dei figli nati fuori dal matrimonio) – Provvedimenti provvisori – Percorsi di mediazione, psicologici e di sostegno alla genitorialità – Diritto del padre ad incontrare la figlia – Sussiste
Procedimento ex art. 316 c.c. e ss. (Regolamento dei figli nati fuori dal matrimonio) – Provvedimenti provvisori – Regolamentazione visite padre-figlia – Diritto del padre ad incontrare la figlia – Incontri in spazio neutro – Sussiste
Procedimento ex art. 316 c.c. e ss. (Regolamento dei figli nati fuori dal matrimonio) – Provvedimenti provvisori – Regolamentazione visite padre-figlia – Diritto del padre ad incontrare la figlia – Incontri con l’aiuto di un educatore privato – Sussiste
In attesa dello svolgimento del percorso di mediazione intrapreso dalle parti, del percorso di psicoterapia della madre, del percorso psicologico del padre e del percorso di sostegno alla genitorialità iniziato da entrambi, il padre ha il diritto ad incontrare la figlia al fine di evitare il rischio di un pregiudizio per la minore. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata)
Il padre ha il diritto ad incontrare la figlia in uno spazio neutro al fine di evitare il rischio di un pregiudizio per la minore, la quale sin dalla nascita non ha una relazione con il padre. I Servizi Sociali territorialmente competenti dovranno predisporre gli incontri con cadenza all’inizio quindicinale e modulando nel proseguo le modalità ed i tempi in relazione allo sviluppo e all’esito degli accertamenti disposti. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata)
Nelle more dell’attivazione degli incontri in spazio neutro da parte dei Servizi Sociali territorialmente competenti, il padre ha il diritto ad incontrare la figlia secondo le modalità indicate da un educatore privato, scelto di comune accordo dalle parti e con ripartizione al 50% delle relative spese. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 24 marzo 2017.