Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-19295-del-18-07-2019
Timestamp: 2020-05-28 18:33:33+00:00
Document Index: 73347804

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Sentenza Cassazione Civile n. 19295 del 18/07/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19295 del 18/07/2019
Cassazione civile sez. VI, 18/07/2019, (ud. 14/02/2019, dep. 18/07/2019), n.19295
sul ricorso 7470-2018 proposto da:
VERITAS SPA, in persona del legale rappresentante pro tempore,
T.C.C. elettivamente domiciliato in ROMA, VIA OTRANTO
36 presso lo studio dell’avvocato MARIO MASSANO, che lo rappresenta
avverso la sentenza n. 1794/2017 del TRIBUNALE di VENEZIA, depositata
in data 1/08/2017:
Con d.i. n. 76/2014 il Giudice di Pace di Venezia ingiunse alla Veneziana Energia Risorse Idriche Territorio Ambiente Servizi – V.E.R.I.T.A.S. S.p.a. (in seguito indicata, per brevità, VERITAS) di pagare a T.C.C. la somma di Euro 224,53, oltre interessi legali e spese, a titolo di restituzione dell’importo dell’IVA indebitamente applicata nelle fatture relative alla TIA1 e, a partire dal 2011, alla TIA2.
La società VERITAS si oppose al d.i. contestando quanto dedotto e chiesto dalla controparte e, in particolare e tra l’altro, affermando la differenza di regime tra TIA1, avente natura di tributo, e TIA2, avente natura di corrispettivo, con la conseguenza che l’applicabilità dell’IVA alla TIA2 non poteva essere oggetto di discussione, ed eccependo la prescrizione.
Il Giudice di Pace, con sentenza n. 137/2016, rigettò l’opposizione, confermò il d.i. opposto e condannò VERITAS al pagamento delle spese in favore dell’opposta.
Avverso tale decisione VERITAS propose appello dinanzi al Tribunale di Venezia, sostenendo l’assoggettabilità della TIA2 a IVA, eccependo la prescrizione del diritto vantato dall’appellata e censurando la sentenza impugnata anche per non aver il primo Giudice compensato, almeno in parte, le spese di lite e per aver violato il predetto Giudice l’art. 91 c.p.c., comma 4.
Il Tribunale di Venezia, con la sentenza n. 1794/2017, ritenendo che il Giudice di pace avesse violato, nella liquidazione delle spese, l’art. 91 c.p.c., comma 4, in parziale riforma della sentenza impugnata, condannò la VERITAS alla rifusione delle spese del giudizio di primo grado, liquidandole in complessivi Euro 224,53, oltre accessori di legge, condannò la predetta parte anche alle spese del secondo grado del giudizio, rigettò la domanda ex art. 96 c.p.c. proposta dall’appellata.
T.C.C. ha resistito con controricorso pure illustrato da memoria.
1. Va preliminarmente disattesa l’eccezione di inammissibilità del ricorso, sollevata in controricorso, e basata sull’affermazione che nel ricorso la VERITAS non avrebbe “distinto le bollette oggetto dell’originario decreto ingiuntivo facenti riferimento alla TIA1 rispetto a quelle facenti riferimento alla TIA2”.
Tale eccezione è infondata, atteso che a p. 6 del ricorso è stato precisato espressamente che l’impugnazione ora all’esame riguarda la TIA2 con riferimento, in particolare, alle “somme di cui alle fatture indicate ai numeri da 1) a 10) nella tabella di cui alle pp. 8-9 del ricorso per ingiunzione (che si depositerà quale doc. 4), esponenti IVA per Euro 75,34”.
2. Va poi rilevato che la questione, sollevata dalla controricorrente a p. 13 e seguenti del controricorso e secondo cui le fatture di cui si discute in causa sarebbero state emesse in relazione alla TIA1 e non, quindi, con riferimento alla TIA2, è inammissibile per novità, non avendo detta parte rappresentato se, quando e in quali termini tale questione sia stata proposta nel giudizio di merito.
3. Con l’unico motivo di ricorso la ricorrente deduce la “violazione e/o falsa applicazione del D.P.R. n. 633 del 1972, artt. 1, 3, e art. 4, commi 2 e 3, del D.Lgs. n. 152 del 2006, art. 238 e del D.L. n. 78 del 2010, art. 14, comma 33, convertito, con modificazioni, nella L. 30 luglio 2010, n. 122, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), per avere la sentenza impugnata erroneamente accomunato la tariffa disciplinata del D.Lgs. n. 152 del 2006, art. 238 (c.d. TIA2) a quella disciplinata dal D.Lgs. n. 22 del 1997, art. 49 (c.d. TIA1) e/o per averne escluso la natura corrispettiva e/o comunque il suo assoggettamento all’IVA”.
In particolare, premesso che il riportato motivo riguarda l’applicazione – negata dal Tribunale – dell’IVA alla TIA2, la ricorrente, nel censurare la decisione presa dal Giudice di appello (che ha ritenuto di assimilare la TIA2 alla TIA1, traendo anche per la prima, in tema di applicabilità dell’IVA, le conclusioni cui la giurisprudenza è pervenuta in ordine alla TIA1), mette in luce la differente natura di tale tariffa – che costituisce il corrispettivo per lo svolgimento del servizio di raccolta, recupero e smaltimento dei rifiuti solidi urbani – e la diversità del suo statuto normativo rispetto a quello della TIA1 e sostiene l’irrilevanza, ai fini che qui rilevano, della natura di società in house di VERITAS.
3.2. Con l’ordinanza n. 16332 del 21 giugno 2018, questa Corte si è pronunciata in ordine al differente regime a cui soggiacciono le c.d. TIA1 e TIA2.
Nello specifico, è stato affermato che la tariffa di cui al D.Lgs. n. 22 del 1997, art. 49, ha natura tributaria e, come tale, non può essere soggetta all’applicazione dell’IVA; viceversa, la tariffa di cui al D.Lgs. n. 152 del 2006, art. 238, così come interpretata dal D.L. n. 78 del 2010, art. 14, comma 33, conv. dalla L. n. 122 del 2010, ha la natura di un corrispettivo privatistico che, di conseguenza, può essere assoggettato ad IVA ai sensi del D.P.R. n. 633 del 1972, artt. 1,3, art. 4,commi 2 e 3.
3.3. Ritiene il Collegio che il principio affermato con l’ordinanza n. 16332/18, ampiamente motivata sul punto in questione e in cui si ripercorre tutta l’evoluzione normativa e giurisprudenziale in tema di c.d. TIA 2, vada ribadito in questa sede.
3.4. In particolare, come chiarito nell’arresto in parola, con cui è stato deciso analogo ricorso della Veritas S.p.a., la disciplina della c.d. TIA 2 quale delineata nel citato art. 238, differenziandosi significativamente dal regime della c.d. TIA 1, da un lato individua il fatto generatore dell’obbligo del pagamento nella produzione di rifiuti, ancorando dunque il debito all’effettiva fruizione del servizio, nonchè commisurando l’entità del dovuto alla quantità e qualità dei rifiuti prodotti, e, dall’altro, afferma, in modo netto e innovativo insieme, la natura di “corrispettivo” della tariffa in parola (v. ordinanza richiamata pag. 8).
Nè rileva, in contrario, la circostanza che il pagamento della c.d. TIA 2 (come quello della c.d. TIA 1) sia obbligatorio per legge, atteso che il D.P.R. n. 633 del 1972, art. 3, prevede che “le prestazioni verso corrispettivo dipendenti da contratti d’opera, appalto, trasporto, mandato, spedizione, agenzia, mediazione, deposito e in genere da obbligazioni di fare, di non fare e di permettere” costituiscono prestazioni di servizi (ai fini della assoggettabilità all’IVA ex art. 1 medesimo decreto) “quale ne sia la fonte” (v. pag. 8 del precedente di questa Corte appena richiamato).
La natura privatistica della c.d. TIA 2, e, quindi, la sua portata innovativa e ontologicamente diversa rispetto alla precedente c.d. TIA 1, già desumibile dal tenore della norma istitutiva, è stata poi definitivamente confermata dal D.L. n. 78 del 2010, art. 14, comma 33, come convertito, che ha previsto che “le disposizioni di cui al D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152, art. 238, si interpretano nel senso che la natura della tariffa ivi prevista non è tributaria. Le controversie relative alla predetta tariffa, sorte successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto, rientrano nella giurisdizione dell’autorità giudiziaria ordinaria”, sicchè, a fronte del chiaro disposto di tale norma, è evidente che, a seguito della sua emanazione, non è più dato neppure interrogarsi sulla natura di corrispettivo, e non di tributo, della c.d. TIA 2, e sulla conseguente sua assoggettabilità ad IVA (v. pag. 9 dell’arresto del 2018 già sopra richiamato).
3.5. La parte controricorrente sostiene che tale ricostruzione contrasterebbe con altra giurisprudenza di questa Corte, a Sezioni Unite, e in particolare con Cass., sez. un., 11/07/2017, n. 17113 e con Cass., sez. un., 15/03/2016, n. 5078 (v. in controricorso e memoria).
Secondo il primo dei due arresti appena menzionati e richiamati pure dalla T.C., l’addizionale provinciale sulla cd. TIA2 ha natura tributaria, come si evince dalla stessa formulazione letterale della disposizione istitutiva, la quale prevede un sistema di reperimento, attraverso un tributo, della provvista necessaria all’esercizio, di utilità generale, di funzioni di interesse pubblico, mancando un rapporto di corrispondenza economica tra la prestazione dell’amministrazione e il vantaggio ricevuto dal privato (che condurrebbe a escluderne la natura di tassa).
D’altra parte, l’attenuazione del “nesso” tra prestazione e corrispettivo, come di quello tra servizio e suo esatto “controvalore”, si spiega, secondo quanto sopra rilevato, con l’implicazione di un contratto di massa innervato da profili agevolativi, senza che necessariamente venga meno il superamento del regime tributario oggetto della scelta legislativa.
In questo senso, risulta irrilevante la circostanza che il gestore sia una società c.d. “in house”: infatti, l’attività commerciale di tali società nei confronti di terzi ben può restare privatistica, nonostante la rilevanza pubblicistica del regime dell’ente ad altri fini correlati al controllo della società stessa da parte dell’amministrazione che ne sia socia.
3.6. Alla luce di quanto sopra evidenziato, consegue che è legittima l’imposizione e riscossione dell’IVA sulle fatture relative alle cd. TIA2 di cui si discute in causa a partire dall’anno di riferimento 2011 (v. ricorso p. 3).
4. Il ricorso va, pertanto, accolto; la sentenza impugnata va cassata e la causa va rinviata, anche per le spese del presente giudizio di cassazione, al Tribunale di Venezia, in persona di diverso magistrato.
5. Stante l’accoglimento del ricorso, va dato atto della insussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla legge 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, in misura pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.