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Timestamp: 2018-01-23 21:30:33+00:00
Document Index: 90160716

Matched Legal Cases: ['art. 38', 'art. 38', 'art. 38', 'sentenza ', 'art. 10', 'art. 38', 'art. 38']

10/12/2012 - ACCERTAMENTO SINTETICO: LO SCOSTAMENTO (DEL 25%) SI CALCOLA TRA IL REDDITO ACCERTATO E QUELLO DICHIARATO AL LORDO DEGLI ONERI DEDUCIBILI
ACCERTAMENTO SINTETICO:
LO SCOSTAMENTO (DEL 25%) SI CALCOLA TRA IL REDDITO ACCERTATO E QUELLO DICHIARATO AL LORDO DEGLI ONERI DEDUCIBILI
Accertamento - Accertamento e controlli - Accertamento sintetico - Scostamento tra reddito accertato e dichiarato - Modalità di computo - Art. 38 del D.P.R. n. 600/1973.
Ai fini della legittimità dell’accertamento sintetico, l’art. 38 del D.P.R. n. 600/1973 ante D.L. n. 78/2010 prevedeva che tra reddito dichiarato e accertato dovesse sussistere uno scostamento del 25%. Per computare ciò, è necessario raffrontare due categorie omogenee, quindi il reddito accertato che è per definizione un reddito lordo, e quello dichiarato al lordo degli oneri deducibili, e non quello risultante dal rigo RN6. Ciò trova conforto nella versione del richiamato art. 38 post D.L. n. 78/2010, ove il Legislatore, con una norma che può essere applicata retroattivamente, ha affermato, in sostanza, che il reddito dichiarato da considerare è quello al lordo degli oneri deducibili.
Il redditometro, non implica per nulla l’inversione dell’onere della prova a carico del contribuente, né, tanto meno, la dimostrazione di fatti gravi precisi e concordanti. Il redditometro, rappresenta una verità virtuale, convenzionale che spetta al Giudice, col proprio libero arbitrio, vagliarla sui presupposti che, per tabulas, emergono sia dalle lagnanze di parte che nelle deduzioni dell’Amministrazione. Il redditometro non è altro, quindi, che uno, dei tanti, indicatori dell’ipotetica capacità contributiva del soggetto accertato.
Come da narrativa dell’Ufficio il ricorrente ha presentato la dichiarazione dei redditi modello unico 2007 per l’anno d’imposta 2006 ed è stata oggetto di una specifica segnalazione da parte del sistema centrale dell’anagrafe tributaria in quanto risulta essere in possesso di elementi indicativi di capacità contributiva, per importi palesemente incongruenti con la propria situazione reddituale.
L’attività istruttoria è stata avviata dall’Agenzia delle Entrate, direzione provinciale di Reggio Emilia, competente territorialmente per l’anno 2006, con l’invito a comparire n. [Omissis], per effettuare un contraddittorio con l’Ufficio, al fine di fornire chiarimenti, dati e notizie in merito alla propria situazione reddituale.
All’invito hanno fatto seguito n. 2 verbali di contraddittorio, in data 23/11/2011 prot. n. [Omissis] e in data 12/12/2011 prot. n. [Omissis] durante i quali il ricorrente ha presentato la documentazione di seguito elencata:
a) Certificato dell’aeronautica tedesca del 30/04/2003;
b) Dichiarazione di esercenza dell’anno 2005 per l’aeromobile [Omissis] del 18/11/2011;
e) Certificato di navigabilità dell’I.T. del 04/04/2005;
d) Polizza Assicurativa n. [Omissis] regolarmente intestata all’I.T. snc, diretto sostenitore della spesa, del 31/12/2005;
e) Certificato di immatricolazione Enac del 18/07/2006;
f) Contratto di finanziamento Banca [Omissis] del 2004 per acquisto quota di 1/3 aeromobile;
g) Lettera Banca [Omissis] con data estinzione del contratto di finanziamento;
h) Contratto di finanziamento Banca [Omissis] del 2004 per acquisto quota 1/3 aeromobile;
i) Prospetto Banca [Omissis] dove si rileva estinzione finanziamento;
l) Copia estratto conto F.C. di accredito vendita
m) Copia contratto di esercenza 15/09/2004 con I.T. snc.
L’accertamento pare concentrarsi su 12 ore di (lezioni) di volo oltre ad altri indici di capacità presuntiva di reddito.
Nel ricorso parte ricorrente chiede, oltre alla sospensione dell’esecutorietà dell’atto impugnato, che se ne dichiari la nullità, l’inefficacia e comunque l’infondatezza e/o illegittimità, con vittoria di spese ed onorari.
Per l’Ufficio, l’accertamento impugnato risulta legittimo e fondata è la pretesa dell’Ufficio che si oppone alle argomentazioni del ricorrente e ne chiede il rigetto in quanto del tutto pretestuose e prive di fondamento per le ragioni di seguito esposte.
Al contrario, questo Giudice ritiene fondate le doglianze di parte ricorrente. Per cui il ricorso merita di essere accolto per le motivazioni di cui nel proseguo.
Durante il contraddittorio emerge, come sostenuto dall’Ufficio, che per mantenere il brevetto di volo devono essere svolte n. 12 ore di volo all’anno o 24 in due anni e che il costo orario è di € 100,00, affermazione che emerge dal primo verbale di contraddittorio ma ritrattata dalla parte in seguito, sia nelle memorie difensive presentate in data 9/02/2012 oltre che nel ricorso introduttivo e nei successivi atti depositati.
Tale situazione di non possesso dell’aeromobile in questione, si evince anche dagli atti dell’anno 2006, depositati dalla parte con documenti ufficiali;
– documento attestante la cancellazione dal registro aereonautico Tedesco in data 19.1.2006
– documento attestante l’immatricolazione nel registro aereonautico Italiano (ENAC) in data 18/7/2006 a nome dell’esercente I.T. snc, situazioni che evidenziano lo stazionamento dell’aeromobile in questione presso l’I.T. snc a Napoli presso l’aeroporto di Capodichino, ciò dimostra chiaramente la veridicità della tesi sostenuta dalla parte di non aver potuto effettuare le ore di volo, sull’aeromobile in questione. Tale evidente situazione avrebbe dovuto portare l’Ufficio a sostenere, eventualmente, che la parte abbia effettuato le 12 ore di volo presso un Aero Club, utilizzando un aeromobile di proprietà di quest’ultimo. Parte ricorrente come sostenuto dall’Ufficio durante il contraddittorio del 23/11/2011 ha dichiarato di aver effettuato 12 ore di volo e non risulta appartenente ad un aeroclub.
Per tanto l’Ufficio, avrebbe dovuto, come disposto dal DPR 600/73 art. 38 comma 4 e 5 e relativi aggiornamenti, calcolare le ore di volo applicando la riduzione del 30 % al costo orario stabilito per l’utilizzo di aerei da turismo appartenenti ad aeroclub.
Tale riduzione non è stata tenuta in dovuto conto e ciò determina l’annullabilità dell’atto opposto.
Errori nel calcolo effettuato dall’Ufficio
L’Agenzia delle Entrate, come sopra menzionato, in palese contrasto con quanto disposto dal Provvedimento 14/02/2007 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 51 del 02/03/2007, non ha tenuto presente della riduzione del 30% del costo orario per gli aerei da turismo appartenenti ad aeroclub.
Tale mancanza, oltre ad altre, porta il calcolo dell’accertamento ad essere errato, non corrispondente alla realtà legislativa e ad un risultato maggiore, con la inaccettabile conseguenza di un atto di accertamento errato ed alterato. Gli errori riportati nell’avviso di accertamento sia di natura numerica sia di natura fattuale e sia di diritto oltre che di sintassi sono così numerosi ed eclatanti da richiedere la nullità dell’atto stesso.
Come evidenziato da questo stesso Giudice nella sentenza 182.1.12 del 10.5.2012, “… la ratio del redditometro poggia su indicatori di capacità contributiva e loro meccanismo di calcolo. La scelta degli indicatori di capacità contributiva e la determinazione dei relativi coefficienti non si fondano sulla rilevazione e misurazione di dati effettivi dei contribuenti, ma sono il frutto di stime effettuate il cui risultato appare non in linea con i dati reali rilevabili empiricamente nelle singole fattispecie. L’assenza di adeguate rilevazioni campionarie priva infatti del necessario rigore scientifico i calcoli che il redditometro impone nella quantificazione reddituale. Il metodo utilizzato per determinare il reddito sintetico presunto consisteva) nel sommare i vari importi stimati tenendo conto dei coefficienti e degli abbattimenti previsti e graduati in funzione degli importi. Se dal punto di visto operativo l’intento è quello di ricostruire lo specifico reddito imputabile al contribuente mediante le propensioni specifiche al consumo per ciascun indicatore, ogni importo ottenuto rappresenta una stima dalla cui somma si ottiene il reddito complessivo. Per cui se esiste anche un solo errore di sovrastima all’interno dei beni utilizzati come paniere per la determinazione del reddito sintetico, l’intera metodologia risulta inattendibile per un duplice ordine di motivi:
• il calcolo dell’abbattimento progressivo è informato a criteri decrescenti, per cui il valore più elevato viene considerato al 100%, il secondo valore è considerato per il 60% e così via. Alla luce di ciò il singolo errore di sovrastima, anche se isolato, comporta un sovvertimento della ‘gerarchia di calcolo’ con un risultato finale completamente diverso; la stima oltre misura di uno dei parametri non permette alcuna capacità di assorbimento da parte degli indicatori, come ad esempio avviene nel calcolo della media ...”.
Il calcolo effettuato dall’Ufficio ne risulta non solo inficiato ma del tutto errato dagli errori commessi del quale se ne cita il più eclatante:
– mancato abbattimento del 30% del valore dell’ora di volo.
Ne consegue altro motivo di nullità assoluta.
Disinvestimenti patrimoniali
La dimostrazione delle maggiori uscite, presuntivamente dedotte dalla differenza tra il reddito determinato, o determinabile, sinteticamente, e quello dichiarato, può essere giustificata dalle maggiori entrate derivanti da riscatti di polizze previdenziali, ovvero da disinvestimenti finanziari, senza che sia necessario correlare temporalmente le maggiori uscite con le maggiori entrate. Nel caso di specie dagli atti emerge che parte ricorrente ha portato in sede di contraddittorio i giustificativi di un disinvestimento di Euro 42.822,75 in data 22/06/2006; disinvestimento da fondi appartenenti alla moglie. Tale dimostrazione deve essere tenuta in considerazione al fine del calcolo antecedente all’emissione dell’avviso di accertamento. L’Ufficio non ne ha tenuto in alcuna considerazione.
In diritto (favor rei)
Il reddito dichiarato preso in considerazione dall’Agenzia delle Entrate è quello evidenziato al Rigo N6 del Modello Unico al netto degli oneri contemplati dall’art. 10 del DPR 917/86. Tale procedimento risulta palesemente errato in quanto si mette a confronto un reddito lordo (accertato) con un reddito netto (dichiarato). Tale palese difformità si evidenzia maggiormente con l’emanazione del D.L. n. 78/2010 il quale stabilisce, modificando l’art. 38 del D.P.R. n. 600/1973 che il reddito complessivo accettabile ecceda di almeno un quinto quello dichiarato (lordo), e non più quello “complessivo netto” eliminando di fatto la discrasia che portava a considerare ai fini del confronto un reddito lordo (determinato sinteticamente) e un reddito netto degli oneri deducibili (dichiarato).
Appare evidente, come correttamente sottolineato da parte ricorrente, che la revisione (più che l’aggiornamento) dell’accertamento sintetico, operata con il D.L. n. 78/2010, non può rappresentare un intervento di natura sostanziale, perché non introduce nuove fattispecie impositive, sicché, per chi condivide l’impostazione, attuata più volte dalla giurisprudenza e dalla prassi dell’Agenzia delle entrate, della distinzione tra norme sostanziali e procedimentali, l’intervento operato con il D.L. n. 78/2010 va catalogato tra quelli riguardanti norme procedimentali, con la conseguenza che il contribuente può sostenere l’applicazione retroattiva delle nuove disposizioni, se più favorevoli, anche per le annualità precedenti al 2009. Situazione analoga a quella degli studi di settore, per i quali la Corte di cassazione a Sezioni Unite (sentenze 18 dicembre 2009, nn. 26635, 26636, 26637 e 26638), le quali hanno precisato che gli studi rientrano nel genus degli accertamenti standardizzati, sicché la forma più evoluta delle varie tipologie di accertamento appartenenti a tale genus prevale sulle precedenti.
Sempre in diritto
Questo Giudice infatti ritiene che il redditometro, non implica per nulla l’inversione dell’onere della prova a carico del contribuente, né, tanto meno, la dimostrazione di fatti gravi precisi e concordanti. Il redditometro, rappresenta una verità virtuale, convenzionale che spetta al Giudice, col proprio libero arbitrio, vagliarla sui presupposti che, per tabulas, emergono sia dalle lagnanze di parte che nelle deduzioni dell’Amministrazione. Il redditometro non è altro, quindi, che uno, dei tanti, indicatori dell’ipotetica capacità contributiva del soggetto accertato.
L’art. 38 D.P.R. 600/1973, comma 4, prevede che l’amministrazione finanziaria può, in base ad elementi e circostanze di fatto certi, determinare sinteticamente il reddito complessivo netto del contribuente.
Pertanto, la norma esige dati certi con riguardo alla esistenza del maggior reddito imponibile e, in presenza di siffatti dati, richiede l’individuazione dell’entità del reddito stesso con parametri finanziari.
La determinazione del reddito effettuata sulla base dell’applicazione del cosiddetto redditometro (DD.MM. 10 settembre 1992 e 19 novembre 1992) non preclude al contribuente l’assolvimento dell’onere della prova circa la sussistenza di un reddito imponibile inferiore a quello accertato. Le presunzioni previste ex lege hanno carattere relativo e non assoluto; conseguentemente il thema probandum non è limitato all’accertamento della sussistenza di redditi esenti o da redditi soggetti a ritenute alla fonte a titolo di imposta, essendo ammissibile dimostrare l’entità del reddito inferiore.
Nel caso che si discute, i motivi della difesa sono certamente letti con attenzione e con altrettanta precisione vengono recepiti i rilievi dell’Ufficio.
La lettura dagli atti processuali complessivi porta questo Giudice alla convinzione che quanto accertato e preteso sia frutto di gravi errori e inesattezze.
Al contrario, le doglianze di parte ricorrente appaiono precise, puntuali e concordanti.
Da quanto sopra scritto, posto che anche l’Ufficio non ha contestato compiutamente le affermazioni della difesa, il Collegio, annulla l’atto impugnato, in quanto sia in diritto, ma soprattutto nel merito, non può che essere censurato per le motivazioni di cui sopra.
Vi sono sufficienti e fondate e valide ragioni perché le spese seguano la soccombenza.
La Commissione accoglie il ricorso. Condanna l’Agenzia delle entrate al pagamento delle spese di lite che si quantificano in euro 3.000,00.