Source: https://www.laleggepertutti.it/175093_ispettori-del-lavoro-trovano-dipendenti-irregolari-che-succede
Timestamp: 2018-08-21 03:58:41+00:00
Document Index: 9085461

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ', 'art. 429', 'art. 429']

Lavoratori irregolari: le dichiarazioni rese dai dipendenti assunti a nero davanti agli ispettori del lavoro fanno piena prova e possono essere usate in processo anche se vengono ritrattate.
Chi impiega dipendenti irregolari rischia grosso nel caso in cui arrivino gli ispettori del lavoro: infatti, oltre alla sanzione amministrativa da 100 a 500 euro (a lavoratore) per la mancata comunicazione di assunzione ai Servizi per l’impiego, scatta anche la maxisanzione per il lavoro sommerso, sanzione anch’essa amministrativa, ma molto più salata. In particolare se l’impiego effettivo del lavoratore è fino a 30 giorni: da 1.500 a 9.000 euro per ciascun lavoratore irregolare; per l’impiego effettivo del lavoratore da 31 e fino a 60 giorni: da 3.000 a 18.000 euro per ciascun lavoratore irregolare; per l’impiego effettivo del lavoratore oltre 60 giorni: da 6.000 euro a 36.000 euro per ciascun lavoratore irregolare. Ma che valore hanno le dichiarazioni rese dai dipendenti irregolari nel momento in cui arrivano gli ispettori del lavoro? Possono essere ritrattate in un successivo momento o confutate in caso di giudizio davanti al giudice? A dare una risposta a questi quesiti è stata una recente sentenza del tribunale di Larino [1].
Prima ancora di vedere che succede se arrivano gli ispettori del lavoro e trovano dipendenti irregolari ti consiglio innanzitutto di leggere la guida Lavoro in nero: conseguenze per lavoratore e datore. Ti ricordo anche che a rischiare nel caso di un’ispezione non è solo il datore di lavoro, ma anche il dipendente qualora questi, benché assunto “a nero”, percepisca anche l’assegno di disoccupazione dall’Inps (la cosiddetta Naspi). In tal caso, infatti, gli ispettori potrebbero segnalarlo alla Procura della Repubblica per due reati: da un lato quello di percezione indebita di erogazioni a carico dello Stato; dall’altro per la falsità resa in un atto pubblico, ossia nel dichiarare all’Inps di essere senza lavoro. Non tutto però è perduto: non si perde la Naspi in qualsiasi caso si ottenga un nuovo lavoro, ma solo se questo non raggiunge particolari limiti di reddito (di cui abbiamo parlato in Naspi: cosa fare se trovo lavoro?).
Vediamo ora di comprendere cosa succede quando arrivano gli ispettori del lavoro. Come noto, è compito di questi accertare eventuali irregolarità lavorative ossia assunzioni non comunicate al centro dell’impiego e mancato pagamento di contributi. A tal fine sono tenuti a redigere un verbale delle operazioni di controllo svolte e ad assumere informazioni dal personale presente in azienda. Ed è proprio su questo aspetto che si sofferma la sentenza in commento: che valore hanno le dichiarazioni fornite dai dipendenti davanti agli ispettori del lavoro? Possono essere ritrattate in un successivo momento se sono il frutto di un errore o di un fraintendimento dovuto al momento di “panico” e di timore per le indagini? Brutte notizie: secondo la Cassazione [2], i verbali redatti dagli ispettori fanno «piena prova», ossia dimostrano in modo inconfutabile i fatti che i funzionari attestavano avvenuti in loro presenza [3]: ad esempio l’aver visto un certo numero di persone dentro il locale svolgere determinate mansioni ed altre invece scappare via, ecc. Invece per quanto riguarda la parte del verbale ove vengono raccolte le dichiarazioni rese dai lavoratori interrogati, la prova può essere liberamente valutata dal giudice, il quale però può anche basarsi solo su questa per arrivare alla decisione finale. In buona sostanza il tribunale può ritenere sufficiente quanto dichiarato dai lavoratori in nero davanti agli ufficiali senza bisogno di dover procedere a ulteriori conferme con una seconda testimonianza in udienza. Qualora il contenuto delle affermazioni dei soggetti interrogati consenta di ritenere provati i fatti, il giudice può fermarsi a queste. La Cassazione ha detto [4] che le dichiarazioni dei lavoratori rilasciate in sede ispettiva possono far prova in giudizio e, ove esse siano univoche, non necessitano di essere ivi confermate. Tutto ciò che può fare il datore di lavoro è di dimostrare eventuali contraddizioni delle dichiarazioni rese agli ispettori in grado di inficiare l’attendibilità dei dipendenti interrogati.
Nella specie, il tribunale, nonostante la ritrattazione in giudizio delle dichiarazioni rese, ha considerato verosimile quanto riferito agli ispettori da un lavoratore, occupato in un bar senza regolare contratto, sulla data esatta dell’inizio della sua prestazione, rigettando il ricorso del titolare dell’esercizio contro la sanzione amministrativa irrogata.
[1] Trib. Larino, sent. n. 49/17 del 26.04.2017.
[2] Cass. sent. n. 244416/2008.
[3] Salvo intraprendere una causa di «querela di falso» per confutare le dichiarazioni dei pubblici ufficiali, durante la quale però bisognerà fornire una rigorosa prova contraria.
[4] Cass. sent. n. 10427/2014.
Tribunale di Larino – Sezione lavoro – Sentenza 26 aprile 2017 n. 49
Il Giudice del lavoro Daniele Colucci all’udienza del 12 aprile 2017 ha emesso la seguente
nella causa iscritta al n. 534/13 R.G.L.
Ad. S.n.c., in persona del suo legale rappresentante Sa.Lu., rappresentata e difesa dall’avv. S.Sa.
Ispettorato Territoriale del Lavoro di Campobasso e Isernia, in persona dirigente p.t., rappresentata dal funzionario delegato dott.ssa V.Pe.
OGGETTO: opposizione a ordinanza ingiunzione (ricorso del 1 agosto 2013) CONCISA ESPOSIZIONE DEI MOTIVI DELLA DECISIONE
Con il ricorso in atti il legale rappresentante della società indicata in epigrafe si è opposto all’ingiunzione di pagamento n. 86 del 17 luglio 2013, per la complessiva somma di Euro 5.758,32, per aver irregolarmente occupato, presso il bar del campeggio gestito, per n. 13 giorni a partire dal 10 giugno 2009, la minore Gu.An., senza un regolare contratto di lavoro, quindi omettendo di comunicare, nei termini di legge, presso il Centro per l’impiego, l’assunzione della medesima nonché di registrare il nominativo sulle scritture obbligatorie per legge.
Contestava le risultanze della successiva indagine ispettiva, che aveva accertato una tale pretesa realtà, basate sulle mere dichiarazioni della stessa Gu., invece regolarmente assunta dal 27 giugno 2009 e che, sul punto, era evidentemente incorsa in un errore.
Concludeva, pertanto, chiedendo a questo Tribunale l’annullamento della sanzione impugnata.
Si costituiva l’allora Direzione Territoriale del Lavoro di Campobasso, che resisteva alla spiegata opposizione.
Ammessa ed espletata prova testimoniale, la causa perveniva all’odierna udienza per la discussione, all’esito della quale veniva discussa e decisa come da dispositivo e per i motivi che seguono.
Orbene, il ricorso è infondato.
Vi sono, in primo luogo, le risultanze dell’accesso ispettivo del 9 luglio 2009, nel corso del quale la Gu. dichiarava, nell’immediatezza temporale dei fatti, di aver iniziato a lavorare presso il campeggio dell’opponente, con mansioni di barista, il 10 giugno 2009 (e che: in pari data iniziava a lavorare sua madre, impegnata nella cucina) e che il suo orario di lavoro era di quattro ore giornaliere, dalle 10.00 alle 14.00, per 4 giorni a settimana.
Ascoltata la di lei madre, Sa.Ma., la medesima confermava che la figlia aveva iniziato a lavorare il 10 giugno 2009, al bar, mentre lei era stata contestualmente assunta in cucina, poi coadiuvata dalla collega Bu.An.
Veniva sentita anche quest’ultima, che dichiarava di aver effettivamente iniziato a lavorare in data 13 giugno 2009, di aver svolto la sua attività in cucina, unitamente alla Salvatore, e che alla data della sua assunzione aveva trovato la Gu. che già espletava le sue mansioni al bar.
Dunque un quadro istruttorio, formatosi in sede amministrativa, inequivoco e riscontrato, nel senso che l’attività lavorativa di Gu.An. sia effettivamente iniziata il 10 giugno 2009, nei termini contestati.
A tal riguardo va sottolineato che, come chiarito dalla S.C. (cfr. Cass. Sez. Lav., 2.10.2008 n. 244416), i verbali redatti dagli ispettori fanno piena prova, fino a querela di falso, dei fatti che i funzionari attestano avvenuti in loro presenza, mentre per le altre circostanze riferite ai verbalizzanti, e in particolare per le dichiarazioni rese dai lavoratori interrogati, il materiale probatorio è liberamente valutabile e apprezzabile dal giudice di merito, il quale può anche considerarlo prova sufficiente delle circostanze riferite al pubblico ufficiale, qualora il loro contenuto consenta di ritenere provati i fatti in questione.
In tale ottica si è correttamente ritenuto (arg. ex Cass. Sez. Lav., 14.5.2014 n. 10427) che le dichiarazioni dei lavoratori rilasciate in sede ispettiva possano far prova in giudizio e, ove esse siano univoche, non abbisognano di essere ivi confermate, tanto più se il datore di lavoro non alleghi e dimostri eventuali contraddizioni delle dichiarazioni rese agli ispettori in grado di inficiarne l’attendibilità.
Solo per estremo scrupolo è stata ammessa l’escussione testimoniale dinanzi a questo giudice, ma le dichiarazioni rilasciate dai testi non hanno la forza e la solidità di smentire la puntuale realtà emersa in sede ispettiva.
Infatti, Gu.An., dopo una generica conferma di aver iniziato a lavorare il 27 giugno 2009, ha precisato di non ricordare esattamente la data, tuttavia ricollegando il fatto dell’inizio della sua prestazione con la fine della scuola che, per fatto notorio, vi è proprio, certamente di fatto, intorno al 10 giugno.
Anche la teste Ca.Mi., che prima della Gu. aveva lavorato al bar, ha dichiarato genericamente di un passaggio di consegne verso la fine di giugno 2009, tuttavia precisando di non ricordare la data.
Solo la Sa.Ma., madre della Gu., ha riferito a questo giudice con certezza che la figlia aveva iniziato a lavorare il 27 giugno 2009, pur ammettendo la sua presenza presso il bar sin dal precedente giorno 10, data in cui lei stessa aveva iniziato a lavorare in cucina. Ha giustificato la divergenza con quanto riportato in sede amministrativa con un malinteso. Trattasi, tuttavia, di una spiegazione goffa, in quanto la dichiarazione resa agli ispettori era chiara, temporalmente argomentata e non si prestava ad alcun malinteso: “Faccio presente che mia figlia Gu.An. lavora al bar adiacente il ristorante e ha iniziato a lavorare dal 10 giugno u.s., dalla mia data di assunzione.
Pertanto, a fronte delle chiare risultanze amministrative, alle generiche dichiarazioni degli altri testi e, anzi, all’affermazione di sostanziale conferma resa dalla Gu. (la sua prestazione iniziava quando non andava più a scuola), cui aggiungere le dichiarazioni della Bu., all’esterno da alcuni anni e non risentita da questo giudice, ma le cui affermazioni rese in sede ispettiva sono, per quanto detto, di per sé utilizzabili, va ritenuto, e per non ritenere la falsa testimonianza, che la Salvatore a distanza di anni abbia ricordato male la sequenza temporale degli eventi, invece riportata con puntualità a ridosso di essi.
D’altronde l’ammissione della presenza della figlia presso il bar sin dal giorno 10 di per sé toglie forza alle sue stesse dichiarazioni, da un lato la teste stando un cucina, cioè in un ambiente separato, dall’altro non comprendendosi perché la figlia, inattiva, dovesse stare presso il bar anziché con lei in cucina o, in alternativa, a villeggiare liberamente nel camping.
Può delinearsi, allora, un quadro istruttorio coerente nel senso di ritenere che l’assunzione quale barista di Gu.An. presso il camping dell’opponente sia avvenuta non il 27 giugno 2009, come formalmente risultante, ma il precedente giorno 10, ricavandosene la legittimità dell’ordinanza ingiunzione opposta, sulla quale non sono state dedotte ulteriori censure.
In conclusione, la spiegata opposizione va sicuramente rigettata.
Nulla va disposto per le spese di lite, essendo stata l’Amministrazione in giudizio con un proprio funzionario.
Il termine per il deposito della motivazione è stato determinato ex art. 429, comma 1, c.p.c. P.Q.M.
Il Giudice del lavoro,
definitivamente pronunciando nella controversia promossa da Santi Luigi, quale rappresentante dell’Ad. S.n.c. di Sa. e Be., nei confronti dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Campobasso e Isernia, in persona del dirigente p.t., ogni contraria istanza ed eccezione disattesa, così provvede: rigetta il ricorso; nulla per le spese;
visto l’art. 429, comma 1, c.p.c., fissa in giorni 15 il termine per il deposito della motivazione.
Così deciso in Larino il 12 aprile 2017. Depositata in Cancelleria il 26 aprile 2017.