Source: https://www.euroconsumatori.eu/articoloregionale/396
Timestamp: 2019-05-23 09:58:50+00:00
Document Index: 97011550

Matched Legal Cases: ['art. 2043', 'art. 2051', 'art. 2051', 'art. 2043', 'art. 2051', 'art. 2051']

RESPONSABILITA’ DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE AI SENSI DEGLI ARTICOLI 2043 E 2051 C.C.
Una buca sul manto stradale, una macchia d'olio, un dissesto in un marciapiede, sono tanti i possibili pericoli a cui l'utente della strada può andare in contro.
Se si verifica un incidente è però possibile, se sussistono determinate condizioni, ottenere il risarcimento del danno.
La responsabilità della Pubblica Amministrazione può essere inquadrata o nell’ambito della fattispecie generale di responsabilità extracontrattuale di cui all’art. 2043 c.c. o in quella più specifica della responsabilità da cose in custodia prevista dall’art. 2051 c.c.
Il prevalente indirizzo giurisprudenziale ravvisa nella fattispecie di cui all’art. 2051 c.c. una presunzione di responsabilità a carico di colui che ha in custodia la cosa, il quale, per andare esente da responsabilità dovrebbe dimostrare il caso fortuito e cioè, secondo tale impostazione, dovrebbe dimostrare che il danno si è verificato per un evento non prevedibile né superabile con l’uso della normale diligenza adeguata alla natura della cosa.
Tale responsabilità si fonda, infatti, esclusivamente sul rapporto di custodia e sul nesso di causalità tra la res e il danno e nella struttura della norma non vi è spazio per una valutazione del comportamento del custode: questi non potrà liberarsi dalla responsabilità dimostrando di essere stato diligente, ma dovrà fornire la prova positiva del caso fortuito.
Dovrà fornire cioè la prova dell’esistenza di una causa a lui estranea che valga ad interrompere o ad escludere il nesso di causalità materiale tra la cosa in custodia ed il danno, rimanendo a suo carico la causa ignota.
In ogni caso, per le ipotesi di sinistri stradali causati dalla cattiva manutenzione di strade ed autostrade, va segnalata l’introduzione, nell’ambito della generale responsabilità di cui all’art. 2043 c.c., dei concetti di insidia e trabocchetto utilizzati per indicare una situazione di pericolo occulto e cioè, secondo una giurisprudenza ormai cristallizzata, una situazione caratterizzata dalla non prevedibilità ed invisibilità del pericolo.
Tale limite fa sì che la P. A. sia tenuta ad evitare che dal bene possa generare una situazione di pericolo occulto (insidia o trabocchetto) caratterizzata dal duplice e concorrente requisito della non visibilità oggettiva e della non prevedibilità soggettiva.
Al danneggiato, pertanto, incombe l’onere di provare in giudizio l’insidiosità della situazione di pericolo e cioè la sua non prevedibilità né visibilità, mentre all’amministrazione pubblica spetterà di provare quei fatti impeditivi o modificativi che la liberano da responsabilità.
Una volta dimostrato il nesso di causalità tra la cosa e il danno, dunque, è sempre configurabile la responsabilità del custode. Quest'ultimo può però dimostrare che l'evento lesivo si è determinato a seguito del verificarsi del c.d. "casofortuito".
Detto questo la Cassazione ha anche chiarito che il carattere oggettivo della responsabilità ex art. 2051 c.c. fa sì che la stessa sia fondata sulla relazione intercorrente tra il custode e la cosa e non su un comportamento, un'attività o una particolare condotta, prudente o negligente, dello stesso, per cui affinchè possa configurarsi in concreto è sufficiente che sussista il nesso causale tra il bene in custodia e il danno arrecato (Cass. n. 8229/2010; 4279/2008; 28811/20008).
Ad assumere rilievo nell'evento lesivo, in sostanza, è la mera sussistenza del rapporto di custodia, quale "relazione di fatto, e non semplicemente giuridica, tra il soggetto (custode) e la cosa, che legittima una pronunzia di responsabilità ex art. 2051 c.c., fondandola sul potere di governo della cosa".
Vice Presidente Arianna Picarella