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Timestamp: 2020-06-01 13:26:12+00:00
Document Index: 77520547

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 18', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 13', 'art. 13', 'sentenza ']

CORTE DI CASSAZIONE - Ordinanza 06 novembre 2018, n. 28232 - Nei licenziamenti disciplinari, qualora il licenziamento sia intimato per giusta causa o giustificato motivo soggettivo, come definiti dalla legge la pubblicità del codice disciplinare non è necessaria al fine della validità del licenziamento disciplinare - Studio Cerbone
CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 06 novembre 2018, n. 28232 – Nei licenziamenti disciplinari, qualora il licenziamento sia intimato per giusta causa o giustificato motivo soggettivo, come definiti dalla legge la pubblicità del codice disciplinare non è necessaria al fine della validità del licenziamento disciplinare
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CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 06 novembre 2018, n. 28232
Licenziamento – Assenza dal lavoro – Computo dei giorni di ferie – Omessa affissione del codice disciplinare
con sentenza pubblicata il 19 aprile 2016 la Corte di appello di Napoli, sezione lavoro, ha rigettato l’impugnazione proposta da D. Del M. avverso la sentenza del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, giudice del lavoro, di rigetto dell’impugnativa di licenziamento – irrogatogli il 9 novembre 2012 dalla P.S. s.r.l. – e proposta dal lavoratore nei confronti della P.S. s.r.l. e della F.Ili P. & C. S.r.l.;
avverso detta pronuncia propone ricorso per cassazione D. Del M., censurandola con plurimi motivi, ai sensi dell’art. 360, comma 1, nn. 3, 4 e 5, c.p.c., in relazione all’art. 18 della l. n. 300 del 1970, come modificato dall’art. 1, commi 47 e segg. della l. n. 92 del 2012, e 2697 c.c., e segnatamente per: computo errato del numero complessivo dei dipendenti delle due società, da considerare quale un unico centro di imputazione, per mancata disamina di tutti i motivi di appello, per omessa valutazione della prova per testi espletata in prime cure, per non avere valutato l’omessa affissione del codice disciplinare, per inesatto computo dei giorni di ferie spettanti e mancata imputazione di essi ai giorni di assenza, per mancata specificazione delle ragioni del recesso da parte del datore di lavoro;
la P.S. s.r.l. e la F.Ili P. & C. s.r.l. hanno resistito con distinti controricorsi;
nell’imminenza dell’adunanza camerale la difesa del solo ricorrente ha depositato memoria; ritenuto che:
la sentenza impugnata ha affermato, in aderenza a orientamento di questa Corte (Cass. n. 18166 del 2013 e, in precedenza, n. 9816 del 2008), che il lavoratore non può imputare le ferie ancora da fruire ai giorni di assenza, disattendendo in tal modo, con esaustiva motivazione, l’affermazione del Del M., dell’essergli stato assicurato, dal datore di lavoro, che sarebbe potuto giungere alla pensione senza più dovere prestare attività lavorativa, fruendo delle ferie arretrate;
il ricorso è, pertanto, rigettato, con regolazione delle spese di lite – in favore di ciascuna delle due società convenute – secondo soccombenza;
ai sensi dell’art. 13, comma 1 quater, del d. P.R. n. 115 del 2002, deve, inoltre, darsi atto – in mancanza di qualsiasi margine di discrezionalità giudiziale – della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1 bis dello stesso art. 13
CORTE di CASSAZIONE sentenza n. 18124 depositata il 15 settembre 2016 - Per i licenziamenti effettuati per ragioni disciplinari, anche se la disciplina collettiva preveda un determinato comportamento come giusta causa o giustificato motivo soggettivo…