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Timestamp: 2019-10-14 16:49:24+00:00
Document Index: 68143245

Matched Legal Cases: ['art. 14', 'art. 20', 'art. 31', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 9', 'art. 44', 'art. 41', 'art. 41', 'art. 41', 'art. 16', 'art. 42', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 10', 'art. 3', 'art. 136', 'art. 8', 'art. 41', 'art. 3', 'art. 35', 'art. 17', 'art. 20', 'art. 31', 'art. 31', 'art. 7', 'art. 31', 'art. 31', 'art. 31', 'art. 322', 'art. 9', 'art. 26', 'art. 31', 'art. 9', 'art. 33']

inserito in Diritto&Diritti nel aprile 2004
Gabriele Carlotti , il permesso di costruire in deroga e la ristrutturazione edilizia nel d.p.r. n. 380/2001
SOMMARIO: PRIMA PARTE – IL PERMESSO DI COSTRUIRE IN DEROGA. LA DISCIPLINA PRECEDENTE. 1. Origine e giustificazione dell’istituto. 2. La natura eccezionale della concessione in deroga. - 3. La nozione di edifici o impianti pubblici o di interesse pubblico. - 3.1. Le interpretazioni ministeriali. - 3.2. La casistica giurisprudenziale. – 4. La previsione nella normativa urbanistica locale. - 5. L’ambito oggettivo della deroga. - 6. Il procedimento di adozione. - 7. La concessione in deroga ed i terzi. - 8. La disciplina regionale marchigiana.
LA DISCIPLINA ATTUALE. 9. L’art. 14 del testo unico. - 10. I presupposti applicativi: 1) non più necessaria la previsione negli strumenti urbanistici. - 10.1. 2) gli edifici ed impianti pubblici o di interesse pubblico. - 11. L’oggetto della deroga: i commi 1 e 3. – 12. Gli aspetti procedimentali: 1) la delibera preventiva del Consiglio comunale. – 12.1 2) la scomparsa del nulla osta. – 12.2. 3) le garanzie partecipative dei controinteressati. – 12.3. 4) l’applicazione dell’art. 20 del testo unico. - 13. Conclusioni.
SECONDA PARTE - LA RISTRUTTURAZIONE EDILIZIA. LA DISCIPLINA PRECEDENTE. 14. L’art. 31 l. n. 457/1978. – 15. L’oggetto dell’intervento. – 16. I limiti della ristrutturazione edilizia. – 17. La ristrutturazione mediante demolizione e ricostruzione. – 18. L’art. 1, 6° co., l. n. 443/2001.
LA DISCIPLINA ATTUALE. 19. L’art. 3 del testo unico. – 20. L’art. 9, 2° co., del testo unico. – 21. La circolare 7.8.2004, n. 4174 del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti. – 22. I titoli edilizi. – 23. L’apparato sanzionatorio amministrativo: gli artt. 33 e 37 del testo unico. – 24. Gli illeciti penali: l’art. 44 del testo unico. - 25. Le agevolazioni fiscali. – 26. La disciplina regionale marchigiana. – 27. Bibliografia essenziale.
La circostanza che la concessione edilizia in parola fosse adottata in deroga agli strumenti urbanistici ne evidenziava la natura eccezionale[3]. Uno dei cardini fondamentali del diritto dell’edilizia è infatti quello dell’indefettibile e rigorosa conformità dei titoli costruttivi alle leggi urbanistiche nonché a tutte le altre prescrizioni contenute nei regolamenti edilizi, negli strumenti generali ed in quelli attuativi[4]. Tale stato di cose è, del resto, coerente con la ricostruzione dogmatica dell’assenso edilizio - da sempre propugnata dalla giurisprudenza e dalla dottrina amministrative – nei termini di atto vincolato e non revocabile[5], diretto alla verifica della corrispondenza del progetto presentato alla disciplina urbanistica[6].
Con esclusivo riguardo alla sola normativa statale, la dottrina, in linea di massima, era schierata su due differenti orientamenti: da un lato, vi era chi riteneva derogabile qualunque previsione di piano, ivi comprese le destinazioni urbanistiche di zona; altri – e con essi la giurisprudenza amministrativa assolutamente prevalente - negavano siffatta possibilità ed, anzi, tendevano ad escludere che attraverso la concessione in deroga si potesse consentire la realizzazione di volumi maggiori di quelli autorizzabili o l’inosservanza degli standard di altezza, distanza e densità edilizia fissati dal d.m. 2 aprile 1968, n. 444; questi ultimi, in particolare, in quanto ritenuti funzionali alla superiore salvaguardia di esigenze di carattere igienico sanitarie collegate al diritto alla buona qualità della vita di tutti i cittadini, erano considerati come un limite inderogabile anche per l’autonomia regolamentare degli enti locali[24]. Si opinava inoltre che l’insuperabilità delle norme fissate dal d.m. cit. discendesse dal principio dell’inderogabilità delle norme primarie: muovendo dal presupposto che il d.m. n. 1444/1968 era stato emanato in attuazione dell’art. 41-quinquies l. urb., si pensava che una deroga al primo si concretasse anche in un’inammissibile deroga al secondo[25].
A ben vedere le opposte conclusioni alle quali giungevano i due indirizzi rassegnati si fondavano su differenti ed inconciliabili interpretazioni della concessione in deroga: secondo i sostenitori della prima tesi il provvedimento configurava di una variante puntuale alla pianificazione, mentre per gli altri la natura della figura non si discostava dalle normali concessioni di costruzione dall’indispensabile presupposto – del tutto inesistente per certe zonizzazioni - dell’edificabilità giuridica dell’area di futura insistenza dell’opera assentita.
La giurisprudenza – si è già detto - non ha mai accolto la prima tesi; i giudici amministrativi hanno sempre graniticamente sostenuto, coerentemente con un’esegesi assai restrittiva dell’art. 41-quater l.urb., che le deroghe previste nelle singole concessioni non potessero mai travolgere le direttive di ordine urbanistico stabilite nel P.R.G.C. e che, pertanto, non fossero derogabili le destinazioni di zona che del piano sono, appunto, le norme direttrici[27]. L’emersione del principio si ebbe in occasione delle note ed annose vicende del «Palatrussardi» di Milano[28].
(legge 17 agosto 1942, n. 1150, art. 41-quater, introdotto dall'art. 16 della legge 6 agosto 1967, n. 765; decreto legislativo n. 267 del 2000, art. 42, comma 2, lettera b); legge 21 dicembre 1955, n. 1357, art. 3)
La disposizione offriva una definizione positiva di ristrutturazione edilizia[46], prevalente su quelle eventualmente contrarie degli strumenti urbanistici generali e dei regolamenti edilizi, nei termini di un complesso di interventi «rivolti a trasformare gli organismi edilizi mediante un insieme sistematico di opere che possono portare ad un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente. Tali interventi comprendono il ripristino o la sostituzione di alcuni elementi costitutivi dell'edificio, la eliminazione, la modifica e l'inserimento di nuovi elementi ed impianti».
L'attività di ristrutturazione presenta, invero, molte affinità con quelle di manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo, tanto è vero che tale intervento (ristrutturazione) può essere attuato con attività astrattamente riconducibili a dette altre categorie soggette, nel precedente regime, ad autorizzazione edilizia.
Gli interventi di ristrutturazione edilizia, diversamente dagli interventi di manutenzione straordinaria che tendono a conservare l'organismo inalterato nei suoi elementi tipologici, sono caratterizzati dalla loro idoneità ad introdurre un quid novi rispetto al precedente assetto dell'edificio, realizzandosi una assoluta trasformazione dell'edificio precedente, sì da giungere ad un'opera diversa per tipo, caratteristiche e dimensioni.
La ristrutturazione edilizia, quindi, non è vincolata al rigoroso rispetto degli elementi tipologici, formali e strutturali dell'edificio esistente e differisce sia dalla manutenzione straordinaria (che non può comportare aumento della superficie utile o del numero delle unità immobiliari o mutamento della destinazione d'uso), sia dal restauro e risanamento conservativo (che non può trasformare gli elementi costitutivi dell’edificio, ma soltanto ripristinarli o rinnovarli, senza modificare in modo sostanziale la preesistente struttura edilizia, consentendone soltanto variazioni d'uso compatibili con l'immobile conservato).
a) fossero conservate le caratteristiche fondamentali dell'edificio preesistente;
b) la successiva ricostruzione dell'edificio riproducesse almeno nelle linee fondamentali, quanto a sagoma e volumi, quello demolito, con la recisa esclusione della realizzazione di nuovi volumi[57].
In primo luogo si contemplò la possibilità, rimessa alla scelta dell’interessato, di eseguire ristrutturazioni edilizie sulla base di una semplice denuncia di inizio attività alternativa alla concessione edilizia, senza nulla innovare (art. 1, 7° co. l. cit.) in punto all’obbligo di versamento del relativo contributo concessorio e fatta salva la necessità di ottenere preventivamente, per interventi su immobili sottoposti a tutela storico-artistica o paesaggistico-ambientale, il parere o l'autorizzazione richiesti dalle disposizioni di legge vigenti.
Infine stabilì che, ai fini del calcolo della volumetria, non si dovesse tener conto delle innovazioni necessarie per l'adeguamento dell’immobile ristrutturato alla normativa antisismica.
f) gli «interventi di ristrutturazione urbanistica», quelli rivolti a sostituire l'esistente tessuto urbanistico-edilizio con altro diverso, mediante un insieme sistematico di interventi edilizi, anche con la modificazione del disegno dei lotti, degli isolati e della rete stradale.
Va detto che la lett. d) è stata modificata dall'art. 1 d.lg. 27.12.2002, n. 301.
Nell’originaria versione gli «interventi di ristrutturazione edilizia» erano definititi come «interventi rivolti a trasformare gli organismi edilizi mediante un insieme sistematico di opere che possono portare ad un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente. Tali interventi comprendono il ripristino o la sostituzione di alcuni elementi costitutivi dell'edificio, l'eliminazione, la modifica e l'inserimento di nuovi elementi ed impianti. Nell'àmbito degli interventi di ristrutturazione edilizia sono ricompresi anche quelli consistenti nella demolizione e successiva fedele ricostruzione di un fabbricato identico, quanto a sagoma, volumi, area di sedime e caratteristiche dei materiali, a quello preesistente, fatte salve le sole innovazioni necessarie per l'adeguamento alla normativa antisismica».
Nell'àmbito degli interventi di ristrutturazione edilizia sono ricompresi anche quelli consistenti nella demolizione e ricostruzione con la stessa volumetria e sagoma di quello preesistente…
Nell'àmbito degli interventi di ristrutturazione edilizia sono ricompresi anche quelli consistenti nella demolizione e successiva fedele ricostruzione di un fabbricato identico, quanto a sagoma, volumi, area di sedime e caratteristiche dei materiali, a quello preesistente,...
Con specifico riferimento alla ristrutturazione edilizia il testo unico – mutando il precedente regime incentrato sull’indefettibile concessione edilizia onerosa[66] - ha distinto due tipi di ristrutturazione edilizia ed altrettanti regimi abilitativi; segnatamente, per quegli interventi che portino ad un organismo edilizio in tutto od in parte diverso dal precedente – e qui rileva la ricordata modifica dell’art. 10, 1° co., lett. c) – sarà necessario ottenere preventivamente il permesso di costruire (c.d. ristrutturazione “pesante”), al contrario dove ciò non si verifichi, sarà sufficiente la d.i.a. (c.d. ristrutturazione “leggera”)[67].
Inoltre, pur confermandosi la fondamentale alternativa tra il ripristino e l’irrogazione della sanzione pecuniaria (nell’ipotesi di impossibilità – non soltanto materiale, ma anche economico-giuridica - del primo motivatamente accertata dall’ufficio tecnico comunale), è stato previsto un nuovo criterio per il computo dell’aumentato valore edilizio derivante da un’illecita ristrutturazione, degli edifici destinati ad uso abitativo, che ora è operato con riferimento all’ultimo costo di produzione determinato con decreto ministeriale, maggiorato sulla base dell’indice ISTAT del costo di costruzione alla data di esecuzione dell’abuso.
Alla luce delle novità portate dal testo unico è difficile immaginare che, in assenza di differenti normative legislative regionali, entrambe le previsioni – qualora identicamente recepite nei singoli strumenti urbanistici locali - possano ancora trovare immutata applicazione, apparendo le stesse in parziale contrasto con i principi evincibili dalla disciplina statale (è inutile ricordare che la potestà regionale in materia edilizia è di natura concorrente).
[1] L’art. 3, citato nel testo ed ora abrogato dall'art. 136, 1° co., d.p.r. 6.6.2001, n. 380, disponeva: «Il rilascio di licenza edilizia in applicazione di disposizioni le quali consentono ai Comuni di derogare alle norme di regolamento edilizio e di attuazione dei piani regolatori, è subordinato al preventivo nulla osta della Sezione urbanistica regionale, nonché della Sovrintentenza ai monumenti.
Per i Comuni compresi negli elenchi di cui all'art. 8 della legge 17 agosto 1942, n. 1150, il nulla osta è accordato dal Ministero dei lavori pubblici, su rapporti della Sezione urbanistica e della Sovrintendenza predetti, sentito il Consiglio superiore dei lavori pubblici.
Gli organi statali, dei quali è previsto l'intervento nei commi precedenti, devono pronunciarsi, con provvedimenti motivati, nel termine massimo di sessanta giorni decorrenti dalla data di ricezione del progetto da parte degli organi stessi».
[2] L’art. 41-quater recitava: «I poteri di deroga previsti da norme di piano regolatore e di regolamento edilizio possono essere esercitati limitatamente ai casi di edifici ed impianti pubblici o di interesse pubblico e sempre con l'osservanza dell'art. 3 della legge 21 dicembre 1955, n. 1357.
L'autorizzazione è accordata dal sindaco previa deliberazione del Consiglio comunale».
[7] La circostanza fu messa adeguatamente in luce dalla giurisprudenza: «Il rilascio di concessioni edilizie “in deroga” presuppone l'esercizio di poteri discrezionali in senso proprio in ordine all’opportunità di accordare o meno il titolo richiesto, e non è quindi configurabile nel caso in cui si faccia applicazione di una norma del regolamento edilizio che consente il superamento dei normali indici di altezza degli edifici sulla base di predeterminati criteri afferenti a valutazioni di carattere esclusivamente tecnico» (Cons. St., sez. V, 20.10.1982, n. 740, CS, 1982, I, 1237).
[9] Oppure – come prevedeva espressamente al capo III, punto 2, la circolare del Ministero dei lavori pubblici del 28.2.1956, n. 847, recante chiarimenti sull’applicazione della legge 21 dicembre 1955, n. 1537 - in atti unilaterali di vincolo, costituiti in favore delle singole Amministrazioni comunali, da trascriversi nei registri ipotecari.
[30] L’art. 35 l. 8.6.1990, n. 142, sulle competenze delle Giunte comunali, recitava: «1. La giunta collabora con il sindaco o con il presidente della provincia nell'amministrazione del comune o della provincia ed opera attraverso deliberazioni collegiali.
2-bis. È, altresì, di competenza della giunta l'adozione dei regolamenti sull'ordinamento degli uffici e dei servizi, nel rispetto dei criteri generali stabiliti dal consiglio».
[40] Le norme citate del decreto ministeriale, recante «Limiti inderogabili di densità edilizia, di altezza, di distanza fra i fabbricati e rapporti massimi tra spazi destinati agli insediamenti residenziali e produttivi e spazi pubblici o riservati alle attività collettive, al verde pubblico o a parcheggi da osservare ai fini della formazione dei nuovi strumenti urbanistici o della revisione di quelli esistenti, ai sensi dell'art. 17 della L. 6 agosto 1967, n. 765» rispettivamente dispongono: «Art. 7. Limiti di densità edilizia.
Qualora le distanze tra fabbricati, come sopra computate, risultino inferiori all'altezza del fabbricato più alto, le distanze stesse sono maggiorate fino a raggiungere la misura corrispondente all'altezza stessa. Sono ammesse distanze inferiori a quelle indicate nei precedenti commi, nel caso di gruppi di edifici che formino oggetto di piani particolareggiati o lottizzazioni convenzionate con previsioni planovolumetriche».
[45] L’art. 20 del testo unico attualmente recita: «1. La domanda per il rilascio del permesso di costruire, sottoscritta da uno dei soggetti legittimati ai sensi dell'articolo 11, va presentata allo sportello unico corredata da un'attestazione concernente il titolo di legittimazione, dagli elaborati progettuali richiesti dal regolamento edilizio, e quando ne ricorrano i presupposti, dagli altri documenti previsti dalla parte II, nonché da un'autocertificazione circa la conformità del progetto alle norme igienico-sanitarie nel caso in cui il progetto riguardi interventi di edilizia residenziale ovvero la verifica in ordine a tale conformità non comporti valutazioni tecnico-discrezionali.
3. Entro sessanta giorni dalla presentazione della domanda, il responsabile del procedimento cura l'istruttoria, acquisisce, avvalendosi dello sportello unico, i prescritti pareri dagli uffici comunali, nonché i pareri di cui all'articolo 5, comma 3, sempre che gli stessi non siano già stati allegati alla domanda dal richiedente e, valutata la conformità del progetto alla normativa vigente, formula una proposta di provvedimento, corredata da una dettagliata relazione, con la qualificazione tecnico-giuridica dell'intervento richiesto.
5. Il termine di cui al comma 3 può essere interrotto una sola volta dal responsabile del procedimento, entro quindici giorni dalla presentazione della domanda, esclusivamente per la motivata richiesta di documenti che integrino o completino la documentazione presentata e che non siano già nella disponibilità dell'amministrazione o che questa non possa acquisire autonomamente. In tal caso, il termine ricomincia a decorrere dalla data di ricezione della documentazione integrativa.
7. Il provvedimento finale, che lo sportello unico provvede a notificare all'interessato, è adottato dal dirigente o dal responsabile dell'ufficio, entro quindici giorni dalla proposta di cui al comma 3, ovvero dall'esito della conferenza di servizi di cui al comma 6. Dell'avvenuto rilascio del permesso di costruire è data notizia al pubblico mediante affissione all'albo pretorio. Gli estremi del permesso di costruire sono indicati nel cartello esposto presso il cantiere, secondo le modalità stabilite dal regolamento edilizio.
10-bis. Il termine per il rilascio del permesso di costruire per gli interventi di cui all'articolo 22, comma 7, è di sessanta giorni dalla data di presentazione della domanda».
[46] Distinta dagli interventi di ristrutturazione urbanistica, definiti dalla successiva lett. e) dell’art. 31 l. n. 457/1978, come interventi di ristrutturazione urbanistica, quelli rivolti a sostituire l'esistente tessuto urbanistico-edilizio con altro diverso mediante un insieme sistematico di interventi edilizi anche con la modificazione del disegno dei lotti, degli isolati e della rete stradale. All’evidenza la differenza tra la ristrutturazione edilizia e quella urbanistica risiede nella circostanza che la seconda riguarda uno spazio urbanistico non limitato ad un solo edificio; si tratta cioè di un recupero non puntuale.
[47] Benché, contra, «Nella nozione di “ristrutturazione edilizia”, interpretata ai sensi dell' art. 31 lett. c ) L. 5 agosto 1978 n. 457, rientrano anche gli interventi consistenti nella demolizione e successiva fedele ricostruzione di un fabbricato, con la conseguenza che gli stessi beneficiano del regime autorizzatorio anziché di quello concessorio, ai sensi dell' art. 7 D.L. 23 gennaio 1982 n. 9, convertito dalla L. 25 marzo 1982 n. 94», T.A.R. Calabria, Reggio Calabria, 28.7.2000, n. 1317, TAR, 2000, I, 4609.
[49] Il testo della disposizione, in materia di norme per favorire il superamento e l’eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati, è il seguente: «1. I progetti relativi alla costruzione di nuovi edifici, ovvero alla ristrutturazione di interi edifici, ivi compresi quelli di edilizia residenziale pubblica, sovvenzionata ed agevolata, presentati dopo sei mesi dall'entrata in vigore della presente legge sono redatti in osservanza delle prescrizioni tecniche previste dal comma 2».
[51] Definiti dall’art. 31 lett. c) come «quelli rivolti a conservare l'organismo edilizio e ad assicurarne la funzionalità mediante un insieme sistematico di opere che, nel rispetto degli elementi tipologici, formali e strutturali dell'organismo stesso, ne consentano destinazioni d'uso con essi compatibili. Tali interventi comprendono il consolidamento, il ripristino e il rinnovo degli elementi costitutivi dell'edificio, l'inserimento degli elementi accessori e degli impianti richiesti dalle esigenze dell'uso, l'eliminazione degli elementi estranei all'organismo edilizio».
[53] Tra le molte, si cita: «Il concetto di ristrutturazione edilizia, desumibile dall'art. 31, lett. d), l. 5.8.1978 n. 457, postula necessariamente la preesistenza di un fabbricato da ristrutturare, ossia di un organismo edilizio dotato di mura perimetrali, strutture orizzontali e copertura, onde la ricostruzione su ruderi o su un edificio già da tempo demolito costituisce nuova costruzione e richiede un'apposita concessione edilizia», Cons. St., sez. V, 10.3.1997, n. 240, FA, 1997, 783 (s.m.).
[54] «Ai sensi dell'art. 31 comma 1 lett. d) l. 5.8.1978 n. 457 la ristrutturazione edilizia è ravvisabile anche per gli interventi effettuati su un fabbricato che diano luogo ad un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente, purché la novità sia ristretta alle opere concernenti il ripristino o la sostituzione di alcuni elementi costitutivi dell'edificio, l'eliminazione, la modifica e l'inserimento di nuovi elementi ed impianti e non consiste nella realizzazione di nuovi volumi, Cons. St., sez. V, 26.2.1992, n. 143, FA, 1992, 472 (s.m.).
[59] «Nella nozione di ristrutturazione edilizia rientrano pure gli interventi di demolizione e successiva fedele ricostruzione del fabbricato preesistente, anche nel caso in cui il crollo del manufatto si verifichi accidentalmente nel corso di lavori regolarmente assentiti ad altri fini, purché non solo la nuova realizzazione sia identica (quanto a volumi, ingombro e ubicazione) alla preesistente, ma soprattutto tra il rilascio dell'originario titolo, il crollo e la presentazione del nuovo progetto non si verifichi soluzione di continuità», Cons. St., sez. V, 1°.12.1999, n. 2021, FA, 1999, 2489 (s.m.).
[60] «La demolizione e la ricostruzione di un edificio non possono essere qualificate come intervento di ristrutturazione, dovendo la ristrutturazione, in quanto diretta al recupero del patrimonio edilizio preesistente, comprendere la conservazione di alcuni elementi costitutivi dell'edificio, laddove la demolizione accompagnata dalla ricostruzione dell'edificio è caratterizzata da elementi costruttivi e da un risultato, che le conferiscono fisionomia autonoma e differenziata. L'errore inevitabile su legge penale, fondato sul contrasto giurisprudenziale esistente sull'argomento tra il Consiglio di Stato e la Corte di cassazione, non può essere invocato in sede di appello contro provvedimenti emessi in materia di sequestro preventivo sia per i limiti propri del giudizio di impugnazione di cui all'art. 322 bis c.p.p. sia perché occorre adempiere un obbligo di diligenza ai fini della conoscenza della legge penale», Cass. pen., sez. III, 9.6.1994, Giust. pen., 1994, II, 552 (s.m.).
[61] I commi 6, 7 ed 8 della disposizione menzionata nel testo prevedono quanto segue: «6. In alternativa a concessioni e autorizzazioni edilizie, a scelta dell'interessato, possono essere realizzati, in base a semplice denuncia di inizio attività, ai sensi dell'articolo 4 del decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 398, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 1993, n. 493, come sostituito dall'articolo 2, comma 60, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, e successive modificazioni:
c) gli interventi ora sottoposti a concessione, se sono specificamente disciplinati da piani attuativi che contengano precise disposizioni plano-volumetriche, tipologiche, formali e costruttive, la cui sussistenza sia stata esplicitamente dichiarata dal consiglio comunale in sede di approvazione degli stessi piani o di ricognizione di quelli vigenti. Relativamente ai piani attuativi che sono stati approvati anteriormente all'entrata in vigore della presente legge, l'atto di ricognizione dei piani di attuazione deve avvenire entro trenta giorni dalla richiesta degli interessati; in mancanza si prescinde dall'atto di ricognizione, purché il progetto di costruzione venga accompagnato da apposita relazione tecnica nella quale venga asseverata l'esistenza di piani attuativi con le caratteristiche sopra menzionate;
8. La realizzazione degli interventi di cui al comma 6 che riguardino immobili sottoposti a tutela storico-artistica o paesaggistico-ambientale è subordinata al preventivo rilascio del parere o dell'autorizzazione richiesti dalle disposizioni di legge vigenti. Si applicano in particolare le disposizioni del testo unico delle disposizioni legislative in materia di beni culturali e ambientali, di cui al decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490».
[65] Vale ricordare che il primo comma dell’art. 9 l. n. 47/1985 recitava: «Fermo restando quanto disposto dal successivo art. 26, le opere di ristrutturazione edilizia, come definite dalla lettera d) del primo comma dell'art. 31 della legge 5 agosto 1978, n. 457, eseguite in assenza di concessione o in totale difformità da essa, sono demolite ovvero rimosse e gli edifici sono resi conformi alle prescrizioni degli strumenti urbanistico-edilizi entro il termine stabilito dal sindaco con propria ordinanza, decorso il quale l'ordinanza stessa è eseguita a cura del comune e a spese dei responsabili dell'abuso».
[66] Salvo il caso di concessione gratuita prevista dall’art. 9, 1° co., l. n. 10/1997 per gli interventi di ristrutturazione non comportanti aumento delle superfici utili di calpestio né mutamento della destinazione d'uso, quando il concessionario si impegni, mediante convenzione o atto d'obbligo unilaterale, a praticare prezzi di vendita e canoni di locazione degli alloggi concordati con il comune ed a concorrere negli oneri di urbanizzazione.
[69] L’art. 33 dispone: «1. Gli interventi e le opere di ristrutturazione edilizia di cui all'articolo 10, comma 1, eseguiti in assenza di permesso o in totale difformità da esso, sono rimossi ovvero demoliti e gli edifici sono resi conformi alle prescrizioni degli strumenti urbanistico-edilizi entro il congruo termine stabilito dal dirigente o del responsabile del competente ufficio comunale con propria ordinanza, decorso il quale l'ordinanza stessa è eseguita a cura del comune e a spese dei responsabili dell'abuso.
2. Qualora, sulla base di motivato accertamento dell'ufficio tecnico comunale, il ripristino dello stato dei luoghi non sia possibile, il dirigente o il responsabile dell'ufficio irroga una sanzione pecunaria pari al doppio dell'aumento di valore dell'immobile, conseguente alla realizzazione delle opere, determinato, con riferimento alla data di ultimazione dei lavori, in base ai criteri previsti dalla legge 27 luglio 1978, n. 392, e con riferimento all'ultimo costo di produzione determinato con decreto ministeriale, aggiornato alla data di esecuzione dell'abuso, sulla base dell'indice ISTAT del costo di costruzione, con la esclusione, per i comuni non tenuti all'applicazione della legge medesima, del parametro relativo all'ubicazione e con l'equiparazione alla categoria A/1 delle categorie non comprese nell'articolo 16 della medesima legge. Per gli edifici adibiti ad uso diverso da quello di abitazione la sanzione è pari al doppio dell'aumento del valore venale dell'immobile, determinato a cura dell'agenzia del territorio.
3. Qualora le opere siano state eseguite su immobili vincolati ai sensi del decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, l'amministrazione competente a vigilare sull'osservanza del vincolo, salva l'applicazione di altre misure e sanzioni previste da norme vigenti, ordina la restituzione in pristino a cura e spese del responsabile dell'abuso, indicando criteri e modalità diretti a ricostituire l'originario organismo edilizio, ed irroga una sanzione pecuniaria da 516 a 5164 euro.
6-bis. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche agli interventi di ristrutturazione edilizia di cui all'articolo 22, comma 3, eseguiti in assenza di denuncia di inizio attività o in totale difformità dalla stessa».
[70] Il cui testo stabiliva: «Fermo restando quanto disposto dal successivo articolo 26, le opere di ristrutturazione edilizia, come definite dalla lettera d) del primo comma dell'articolo 31 della legge 5 agosto 1978, n. 457, eseguite in assenza di concessione o in totale difformità da essa, sono demolite ovvero rimosse e gli edifici sono resi conformi alle prescrizioni degli strumenti urbanistico-edilizi entro il termine stabilito dal sindaco con propria ordinanza, decorso il quale l'ordinanza stessa è eseguita a cura del comune e a spese dei responsabili dell'abuso.
Qualora le opere siano state eseguite su immobili vincolati ai sensi delle leggi 1 giugno 1939, n. 1089, e 29 giugno 1939, n. 1497, l'amministrazione competente a vigilare sull'osservanza del vincolo, salva l'applicazione di altre misure e sanzioni previste da norme vigenti, ordina la restituzione in pristino a cura e spese del responsabile dell'abuso, indicando criteri e modalità diretti a ricostituire l'originario organismo edilizio, ed irroga una sanzione pecuniaria da lire un milione a lire dieci milioni.