Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-343-codice-civile-apertura-della-tutela
Timestamp: 2018-03-21 10:57:13+00:00
Document Index: 116037874

Matched Legal Cases: ['art. 343', 'art. 49', 'art. 54', 'art. 32', 'art. 343', 'art. 4', 'art. 9', 'sentenza ', 'art. 32', 'art. 4', 'art. 343', 'art. 32', 'art. 32', 'art. 5', 'art. 4']

Codice civile Art. 343 codice civile: Apertura della tutela
Se entrambi i genitori sono morti o per altre cause non possono esercitare la patria potestà, si apre la tutela presso il tribunale del circondario dove è la sede principale degli affari e interessi del minore (1).
Se il tutore è domiciliato o trasferisce il domicilio in altro circondario, la tutela può essere ivi trasferita con decreto del tribunale (2).
(1) La norma fa riferimento al luogo in cui il minore ha il suo domicilio, indipendentemente dal luogo in cui questi abbia la sua residenza.
(2) Questa disposizione afferma il principio per cui il domicilio del minore è necessariamente quello del tutore. La possibilità di trasferire la tutela nel luogo in cui il tutore è domiciliato è finalizzata a consentire la concreta attuazione dei poteri connessi alla posizione di tutore.
L’apertura della tutela si verifica come conseguenza automatica della sussistenza dei presupposti indicati dalla legge. Pertanto, si esclude assolutamente che il giudice possa valutare in maniera discrezionale la necessità di nominare un tutore.
L’art. 343 c.c. (secondo cui la nomina del tutore al minore va disposta quando “i genitori non possono esercitare la responsabilità genitoriale”), può essere interpretato estensivamente, laddove i genitori non siano in grado, anche per loro disinteresse, di instaurare un rapporto significativo con i figli (Nel caso di specie, in seguito a decesso della moglie, il padre si era del tutto disinteressato dei figli, che erano andati ad abitare con la famiglia degli zii. In applicazione del principio di massima, lo zio è stato nominato tutore degli stessi).
Tribunale Modena sez. II 28 maggio 2014
In tema di contenzioso tributario, l'appello incidentale tardivo può riguardare anche questioni diverse da quelle prospettate con l'appello principale, non potendo attribuirsi a questo strumento di difesa una pienezza diversa da quella dell'appello incidentale civile, tenuto conto della tendenziale equiparazione del processo tributario a quello civile, stante il disposto dell'art. 49 del d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, che richiama per le impugnazioni tributarie le norme processuali civili, nonché dell'art. 54 del citato d. lgs., che, nel disciplinare espressamente l'appello incidentale tributario, non pone alcuna limitazione in ordine ai suoi contenuti. Cassa con rinvio, Comm. Trib. Reg. Fondi, 10/07/2012
Cassazione civile sez. VI 21 marzo 2014 n. 6650
Cassazione civile sez. VI 15 maggio 2012 n. 7621
Secondo l'insegnamento dalla Corte costituzionale, l'art. 32 comma 1 d.lg. n. 286 del 1998 va interpretato nel senso che il permesso deve essere rilasciato anche quando il minore sia stato sottoposto alla tutela ai sensi dell'art. 343 c.c., nonché a qualsivoglia tipo di affidamento ai sensi della l. n. 184 del 1983 (non solo quello "amministrativo", ma anche quello "giudiziario" - rispettivamente art. 4 commi 1 e 2, l. n. 184 del 1983 - e anche quello "di fatto" ai sensi dell'art. 9 della medesima legge), senza che rilevino, dunque, le norme in materia di affido applicabili nel paese di provenienza.
T.A.R. Brescia (Lombardia) sez. I 12 aprile 2012 n. 632
Alla luce dei principi enunciati dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 198 del 1998, l'art. 32 comma 1, d.lg. n. 286 del 1998 va interpretato nel senso che il permesso di soggiorno al compimento della maggiore età può essere rilasciato non soltanto quando l'interessato è stato sottoposto ad affidamento amministrativo o giudiziario ai sensi dell'art. 4 commi 1 e 2, l. n. 184 del 1983, ma anche a tutela ai sensi degli art. 343 e ss. c.c.; tale conclusione non è smentita dall'introduzione nell'art. 32 del comma 1 bis (e 1 ter) ai sensi della l. n. 189 del 2002, riferendosi il comma 1 e il comma 1 bis a due fattispecie distinte: il primo, a quella dei minori sottoposti ad affidamento o a tutela (allo scopo di salvaguardare l'unità familiare); il secondo, a quella dei "minori stranieri non accompagnati", che versano in una diversa situazione e per i quali il legislatore ha richiesto il requisito dell'ammissione al "progetto di integrazione sociale e civile", dovendosi da ciò trarre la conclusione che i requisiti previsti dai due commi sono alternativi e non cumulativi. Il minore sottoposto a tutela ha, quindi, il requisito per cui può essergli rilasciato il permesso di soggiorno ai sensi dell'art. 32 comma 1, con esercizio di potere che è discrezionale, i cui parametri di esercizio sono quelli di cui all'art. 5 comma 5 d.lg. n. 286 del 1998, per il quale il permesso di soggiorno o il suo rinnovo sono rifiutati se mancano o vengono a mancare i requisiti chiesti per l'ingresso e il soggiorno nel territorio dello Stato, a loro volta precisati nel precedente art. 4, comma 3, sempre che non siano sopraggiunti nuovi elementi che ne consentano il rilascio o che non si tratti di irregolarità amministrative sanabili. (Riforma Tar Friuli Venezia-Giulia, Trieste, sez. I, n. 714 del 2010).
Consiglio di Stato sez. VI 06 giugno 2011 n. 3364