Source: https://www.dl.camcom.it/sonocittadino/sono-cittadino-cosa-mi-puo-servire/conoscere-i-prodotti-e-la-loro-vigilanza/le-attivita-di-accertamento
Timestamp: 2020-02-20 19:14:01+00:00
Document Index: 150838251

Matched Legal Cases: ['art. 7', 'art.10', 'art. 7', 'art.7', 'art.7', 'art.13', 'art. 3', 'art.5', 'art.6', 'art. 8', 'art. 10', 'art. 11', 'art.2', 'art. 10', 'art. 5', 'art. 1', 'art. 1', 'art.9', 'art.14', 'art.14', 'art. 3', 'art.5', 'art.3', 'art.5', 'art. 10']

SONO IMPRESA / Cosa mi può servire? / Conoscere i prodotti e la loro vigilanza / Le Attività di Accertamento
Le apparecchiature soggette a requisiti di compatibilità elettromagnetica se sicure e conformi alle normative vigenti, devono poter circolare liberamente nel mercato unico comunitario.
In questo quadro, la vigilanza del mercato é essenziale per contribuire al corretto funzionamento del mercato: solo prodotti conformi devono poter circolare.
Lacompatibilità elettromagnetica è l'idoneità di una apparecchiatura a funzionare nel proprio ambiente elettromagnetico in modo soddisfacente e senza produrre, in altre apparecchiature e nello stesso ambiente, perturbazioni elettromagnetiche inaccettabili.
Apparecchiatura: ogni apparecchio o impianto fisso
Apparecchio: ogni dispositivo finito o combinazione di dispositivi finiti, messo a disposizione del mercato come unità funzionale indipendente, destinato all’utilizzatore finale e che può generare perturbazioni elettromagnetiche o il cui funzionamento può subire gli effetti di tali perturbazioni, ivi compresi: 1) i componenti o sottounità destinati ad essere integrati in un apparecchio dall'utilizzatore finale e che possono generare perturbazioni elettromagnetiche o il cui funzionamento può subire gli effetti di tali perturbazioni; 2) gli impianti mobili definiti come una combinazione di apparecchi ed eventualmente altri dispositivi, destinata ad essere spostata e utilizzata in ubicazioni diverse
Impianto fisso: una combinazione particolare di apparecchi di vario tipo ed eventualmente di altri dispositivi, che sono assemblati, installati e destinati ad essere utilizzati in modo permanente in un luogo prestabilito.
Compatibilità elettromagnetica: l'idoneità di una apparecchiatura a funzionare nel proprio ambiente elettromagnetico in modo soddisfacente e senza produrre, in altre apparecchiature e nello stesso ambiente, perturbazioni elettromagnetiche inaccettabili
Direttiva 2014/30/UE del 26 febbraio 2014 concernente l’armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative alla compatibilità elettromagnetica
D.Lgs. 6 novembre 2007, n.194 (come modificato dal D.Lgs.18 maggio 2016, n.80) attuazione della Direttiva 2014/30/UE concernente l’armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative alla compatibilità elettromagnetica.
La Direttiva disciplina la compatibilità elettromagnetica delle apparecchiature e prescrive la loro conformità ad un livello adeguato di compatibilità elettromagnetica.
Ambito di applicazione: la direttiva si applica agli apparecchi e agli impianti fissi.
Esclusioni: sono esclusi dall’ambito di applicazione della normativa richiamata:
a) Apparecchiature radio e terminali di telecomunicazioni;
b) Prodotti aeronautici e loro parti e dispositivi;
c) Apparecchiature radio utilizzate da radioamatori a meno che tali apparecchiature non siano disponibili sul mercato;
c-bis) kit di valutazione su misura per professionisti destinati ad essere utilizzati unicamente in strutture di ricerca e sviluppo a tali fini;
d) Apparecchi e impianti fissi costruiti per usi militari.
Inoltre il decreto non si applica alle apparecchiature per loro natura e per le loro caratteristiche fisiche:
Conformità e requisiti
Per essere conformi i prodotti devono possedere requisiti fissati dalle normative di settore. La conformità dei prodotti immessi in commercio é dichiarata dal fabbricante attraverso l’apposizione della marcatura CE.
Le apparecchiature devono essere conformi ai seguenti requisiti essenziali di cui all’Allegato I (art. 7 D.Lgs 194/2007):
1. Requisiti generali - Le apparecchiature sono progettate e fabbricate, tenendo conto del progresso tecnologico, in modo tale che:
b) presentino un livello di immunità alle perturbazioni elettromagnetiche prevedibili in base all'uso al quale sono destinate che ne consenta il normale funzionamento senza deterioramenti inaccettabili
2. Requisiti specifici per gli impianti fissi - Installazione dei componenti e uso al quale sono destinati. Gli impianti fissi sono installati secondo le buone prassi di ingegneria industriale e nel rispetto delle indicazioni sull'uso al quale i loro componenti sono destinati, al fine di soddisfare i requisiti essenziali di cui al punto 1.
2) il rappresentante autorizzato: la persona fisica o giuridica, stabilita nella Comunità e designata espressamente dal fabbricante, che agisce in nome e per conto del fabbricante stesso sul territorio dell'Unione europea; il rappresentante autorizzato è assoggettato agli obblighi e agli oneri posti a carico del fabbricante dal presente decreto legislativo;
3) l'importatore: la persona fisica o giuridica che immette nel mercato comunitario un prodotto proveniente da un Paese terzo; se il fabbricante non ha sede nella Comunità e non ha nominato un rappresentante autorizzato, l'importatore deve fornire alle autorità di vigilanza (...) le informazioni necessarie sul prodotto.
Marcatura CE (art.10 D.Lgs 194/2007)
La marcatura CE deve essere apposta in modo visibile, leggibile e indelebile sull’apparecchio o sulla sua targhetta. Nei casi in cui ciò non è possibile o la natura dell’apparecchio non lo consente, essa è apposta sull’imballaggio e sui documenti di accompagnamento.
La marcatura CE è apposta sul materiale elettrico prima della sua immissione sul mercato.
Fabbricanti (art. 7 bis D.Lgs 194/2007):
1. All'atto dell'immissione dei loro apparecchi sul mercato, i fabbricant assicurano che siano stati progettati e fabbricati conformemente ai requisiti essenziali di cui all'allegato I.
7. I fabbricanti garantiscono che l'apparecchio sia accompagnato dalle istruzioni e dalle informazioni di cui all'articolo 11 ("Informazioni sull'uso dell'apparecchio) in lingua italiana. Tali istruzioni e informazioni, al pari di qualunque etichettatura, devono essere chiare, comprensibili e intelligibili.
Importatori (art.7 quater D.Lgs 194/2007):
2. Prima di immettere un apparecchio sul mercato gli importatori assicurano che il fabbricante abbia eseguito l'appropriata procedura di valutazione della conformità (...). Essi assicurano che il fabbricante abbia preparato la documentazione tecnica, che la marcatura CE sia apposta sull'apparecchio, che quest'ultimo sia accompagnato dai documenti prescritti, e che il fabbricante abbia rispettato le prescrizioni di cui all'articolo o 7-bis commi 5 e 6 ("Obblighi dei fabbricanti"). L'importatore, se ritiene o ha motivo di ritenere che un apparecchio non sia conforme all'allegato I, non immette l'apparecchio sul mercato fino a quando non sia stato reso conforme. Inoltre, quando l'apparecchio presenta un rischio, l'importatore ne informa il fabbricante e le autorità di vigilanza del mercato.
4. Gli importatori garantiscono che l'apparecchio sia accompagnato dalle istruzioni e dalle informazioni di cui all'articolo 11 ("Informazioni sull'uso dell'apparecchio) in lingua italiana.
Distributori (art.7 quinquies DL.gs 194/2007)
1. Quando mettono un apparecchio a disposizione sul mercato, i distributori si comportano applicando con la dovuta diligenza le prescrizioni del presente decreto.
2. Prima di mettere un apparecchio a disposizione sul mercato i distributori verificano che esso rechi la marcatura CE, sia accompagnato dalla documentazione necessaria nonché dalle istruzioni e dalle informazioni di cui all'articolo 11 ("Informazioni sull'uso dell'apparecchio), in una lingua che può essere facilmente compresa dagli utilizzatori finali nello Stato membro in cui l'apparecchio deve essere messo a disposizione sul mercato o in servizio e, per il mercato italiano, in lingua italiana, e che il fabbricante e l'importatore si siano conformati alle prescrizioni di cui, rispettivamente, all'articolo 7-bis, commi 5 e 6 ("Obblighi dei fabbricanti") e all'articolo 7-quater, comma 3 ("Obblighi degli importatori"). Il distributore, se ritiene o ha motivo di ritenere che un apparecchio non sia conforme alle prescrizioni di cui all'allegato I, non mette l'apparecchio a disposizione sul mercato fino a quando esso non sia stato reso conforme. Inoltre, se l'apparecchio presenta un rischio, il distributore ne informa il fabbricante o l'importatore e le autorità di vigilanza del mercato.
5. I distributori, a seguito di una richiesta motivata di un'autorità nazionale competente, forniscono a quest'ultima tutte le informazioni e la documentazione, in formato cartaceo o elettronico, necessarie per dimostrare la conformità dell'apparecchio. Cooperano con tale autorità, su sua richiesta, a qualsiasi azione intrapresa per eliminare i rischi presentati dall'apparecchio da essi messo a disposizione sul mercato
Attenzione - la presente è una scheda di sintesi sulle previsioni della norma di riferimento; si invitano gli operatori economici a consultare il vigente testo integrale.
Il materiale elettrico di bassa tensione se sicuro e conforme alle normative vigenti, deve poter circolare liberamente nel mercato unico comunitario.
Rientrano nella definizione di materiale elettrico di bassa tensione i prodotti elettrici destinati ad essere utilizzati ad una tensione nominale compresa fra 50 e 1.000 Volt in corrente alternata e fra 75 e 1.500 Volt in corrente continua; tali prodotti devono sottostare alle disposizioni previste dal D.Lgs. n. 86/2016, che ha recepito la Direttiva 2014/35/UE.
Se il materiale elettrico è stato immesso sul mercato prima del 20 aprile 2016 è consentita l'applicazione della precedente normativa, disciplinata dalla Direttiva 2006/95/CE e la Legge 18 ottobre 1977, n. 791.
Sono esclusi dall’ambito di applicazione della normativa richiamata:
basi e spine di corrente per uso domestico;
Principali elementi degli obiettivi di sicurezza del materiale elettrico destinato ad essere adoperato entro taluni limiti di tensione (D.lgs 86/2016- allegato I)
Per essere conformi i prodotti devono possedere requisiti formali e requisiti di sicurezza fissati dalle normative di settore. La conformità dei prodotti immessi in commercio é dichiarata dal fabbricante attraverso l’apposizione della marcatura CE.
Le caratteristiche essenziali del materiale elettrico, la cui conoscenza ed osservanza sono indispensabili per un impiego conforme alla destinazione ed esente da pericolo, sono indicate sul materiale elettrico stesso, oppure, qualora ciò non sia possibile, su una scheda che l'accompagna.
Il materiale elettrico e le sue parti costitutive sono costruiti in modo da poter essere assemblati e collegati in maniera sicura ed adeguata.
Il materiale elettrico e' progettato e fabbricato in modo da assicurare la protezione dai pericoli citati ai punti 2 e 3 del presente allegato, sempreché esso sia adoperato in conformità della sua destinazione e osservando le norme di manutenzione.
Protezione dai pericoli che possono derivare dal materiale elettrico.
le persone e gli animali domestici siano adeguatamente protetti dal pericolo di lesioni fisiche o altri danni che possano derivare da contatti diretti o indiretti;
non possano prodursi sovratemperature, archi elettrici o radiazioni che possono causare un pericolo;
le persone, gli animali domestici e i beni siano adeguatamente protetti dai pericoli di natura non elettrica che, come insegna l'esperienza, possono derivare dal materiale elettrico;
l'isolamento sia proporzionato alle sollecitazioni prevedibili.
Protezione dai pericoli dovuti all'influenza di fattori esterni sul materiale elettrico.
nelle condizioni di sovraccarico previste, non causi pericolo alle persone, agli animali domestici e ai beni.
«fabbricante»: la persona fisica o giuridica che fabbrica materiale elettrico o che lo fa progettare o fabbricare, e commercializza tale materiale con il proprio nome o marchio commerciale;
«importatore»: la persona fisica o giuridica stabilita nell'Unione che immette sul mercato dell'Unione materiale elettrico originario di un Paese terzo;
«distributore»: la persona fisica o giuridica presente nella catena di fornitura, diversa dal fabbricante e dall'importatore, che mette a disposizione sul mercato materiale elettrico;
Marcatura CE (art.13 D.Lgs 86/2016)
La marcatura CE deve essere apposta in modo visibile, leggibile e indelebile sul materiale elettrico o sulla sua targhetta. Nei casi in cui ciò non è possibile o la natura del materiale elettrico non lo consente, essa è apposta sull’imballaggio e sui documenti di accompagnamento.
I fabbricanti (art. 3 D.Lgs 86/2016):
garantiscono che sul materiale elettrico da essi immesso sul mercato sia apposto un numero di tipo, di lotto o di serie, oppure qualsiasi altro elemento che ne consenta l'identificazione, oppure, qualora le dimensioni o la natura del materiale elettrico non lo consentano, che le informazioni prescritte siano fornite sull'imballaggio o in un documento di accompagnamento del materiale elettrico;
indicano sul materiale elettrico il loro nome, la loro denominazione commerciale registrata o il loro marchio registrato e l'indirizzo postale al quale possono essere contattati, oppure, ove ciò non sia possibile, sull'imballaggio o in un documento di accompagnamento del materiale elettrico. L'indirizzo indica un unico punto presso il quale il fabbricante può essere contattato. Le informazioni relative al contatto sono redatte anche in lingua italiana.
garantiscono che il materiale elettrico sia accompagnato da istruzioni e informazioni sulla sicurezza, in lingua italiana.
Gli importatori (art.5 D.Lgs 86/2016):
assicurano che il fabbricante abbia indicato le informazioni sopra descritte;
indicano sul materiale elettrico il loro nome, la loro denominazione commerciale registrata o il loro marchio registrato e l'indirizzo postale al quale possono essere contattati oppure, ove ciò non sia possibile, sull'imballaggio o in un documento di accompagnamento del materiale elettrico. Le informazioni relative al contatto sono in lingua italiana;
I distributori (art.6 DL.gs 86/2016): verificano l’esistenza delle informazioni sopra indicate.
Si precisa che i prodotti elettrici che costituiranno oggetto prevalente della vigilanza, in ragione dell’entità del rischio che essi pongono sono i seguenti:
1) APPARECCHI PER L’ILLUMINAZIONE
2) PICCOLI ELETTRODOMESTICI
3) ELETTROUTENSILI NON PROFESSIONALI
4) MATERIALE DA INSTALLAZIONE
5) APPARECCHIATURE PER ESTETICA
La presente è una scheda di sintesi sulle previsioni della norma di riferimento; si invitano gli operatori economici a consultare il testo integrale vigente.
I DPI -dispositivi di protezione individuale- sono:
Per essere conformi i prodotti devono possedere requisiti formali e requisiti di sicurezza fissati dalle normative di settore. La conformità dei prodotti immessi in commercio é dichiarata dal fabbricante che appone la marcatura CE.
Dal 21 aprile 2019 è entrato in vigore il Regolamento (UE) 2016/425, che detta le disposizioni per la conformità dei DPI; conseguentemente, con il D.Lgs 17 del 19 febbraio 2019 è stato aggiornata la norma italiana, ossia il D.Lgs 475/92.
I DPI devono soddisfare i requisiti essenziali di salute e di sicurezza, di cui all'allegato II del Regolamento (UE) 2016/425 ad essi applicabili.
I DPI sono classificati secondo le categorie di rischio di cui all'allegato I del Regolamento (tre categorie).
L’attività di vigilanza della Camera di commercio si focalizza sui DPI di Iª categoria (Esempi: occhiali da sole ad azione non correttiva, maschere da sci, occhialini da nuoto).
b) contatto con prodotti per la pulizia poco aggressivi o contatto prolungato con
La marcatura CE è apposta sul DPI in modo visibile, leggibile e indelebile. Se ciò fosse impossibile o ingiustificato a causa della natura del DPI, la marcatura CE è apposta sull'imballaggio o sui documenti di accompagnamento del DPI.
La marcatura CE è apposta sul DPI prima della sua immissione sul mercato.
Dati e informazioni obbligatorie
Principali obblighi dei fabbricanti (art. 8 Regolamento (UE) 2016/425)
Principali obblighi degli importatori (art. 10 Regolamento (UE) 2016/425)
Principali obblighi dei distributori (art. 11 Regolamento (UE) 2016/425)
prima di mettere un DPI a disposizione sul mercato, i distributori verificano che esso rechi la marcatura CEe sia accompagnato dai documenti richiesti, dalle istruzioni e dalle informazioni di cui al punto 1.4 dell'allegato II, in una lingua facilmente comprensibile per i consumatori e gli altri utilizzatori finali dello Stato membro in cui il DPI è messo a disposizione sul mercato, e che il fabbricante e l'importatore abbiano soddisfatto i requisiti di cui all'articolo 8, paragrafi 5 e 6, e all'articolo 10, paragrafo 3, rispettivamente (riferimenti del prodotto e del fabbricante);
Si riportano le principali norme armonizzate in materia:
EN ISO 12312-1:2013 – Occhiali e filtri da sole
EN 174:2001 (pubblicata in lingua italiana come UNI EN 174:2004) – Maschere per lo sci da discesa.
La presente è una scheda di sintesi sulle previsioni normative di riferimento; si invitano gli operatori economici a consultare il testo integrale vigente.
Scopo della Parte IV Titolo I del Codice del Consumo (D.lgs. 6 settembre 2005, n. 206) è quello di garantire che i prodotti immessi sul mercato, siano sicuri.
Ai sensi dell’Art. 103 comma 1 lettera a) per prodotto sicuro si intende qualsiasi prodotto che, in condizioni di uso normali o prevedibili, non presenti alcun rischio o presenti rischi minimi compatibili con l’impiego prevedibile del prodotto e accettabili nel contesto di una elevata tutela della salute e sicurezza delle persone.
Ai fini dell’applicazione delle disposizioni di cui alla Parte IV, Titolo I del Codice, un prodotto si presume sicuro quando è conformealle specifiche disposizioni comunitarie che disciplinano gli aspetti di sicurezza, o in mancanza di disposizioni legislative comunitarie, alle disposizioni legislative nazionali specifiche vigenti nello stato membro in cui il prodotto viene commercializzato (Art. 105 comma 1). In mancanza di disposizioni specifiche sia a livello comunitario che nazionale, un prodotto si presume sicuro quando è conforme alle norme tecniche nazionali non cogenti che recepiscono norme tecniche europee armonizzate (ove esistenti) (Art. 105 comma 2).
In assenza sia di disposizioni legislative che di norme tecniche non è applicabile la presunzione di conformità e la sicurezza del prodotto è valutata in base alle norme nazionali non cogenti che recepiscono norme europee, alle norme in vigore nello stato membro in cui il prodotto è commercializzato, alle raccomandazioni della Commissione europea relative ad orientamenti sulla valutazione della sicurezza dei prodotti, ai codici di buona condotta in materia di sicurezza vigenti nel settore interessato, agli ultimi ritrovati della tecnica, al livello di sicurezza che i consumatori possono ragionevolmente attendersi (Art. 105 comma 3).
Destinatari delle disposizioni sulla sicurezza dei prodotti (Art. 103 comma 1 lettere d, e)
Ai fini della norma in esame si distinguono 2 categorie di soggetti:
gli altri operatori professionali della catena di commercializzazione nella misura in cui la loro attività possa incidere sulle caratteristiche di sicurezza dei prodotti;
Il produttore fornisce al consumatore tutte le informazioni utili alla valutazione e alla prevenzione dei rischi derivanti dall’uso normale o ragionevolmente prevedibile del prodotto, se non sono immediatamente percettibili senza adeguate avvertenze, e alla prevenzione contro detti rischi. La presenza di tali avevrtenze non esenta, comunque, dal rispetto degli altri obblighi previsti nel presente titolo.
Il produttore adotta misure proporzionate in funzione delle caratteristiche del prodotto fornito per onsentire al consumatore di essere informato sui rischi connessi al suo uso e per intraprendere le iniziative opportune per evitare tali rischi, compresi il ritiro del prodotto dal mercato, il richiamo e l’informazione appropriata ed efficace nei confronti dei consumatori.
a) l’indicazione in base al prodotto o al suo imballaggio, dell’identità e degli estremi del produttore; il riferiemnto al tipo di prodotto o, eventualmente, alla partita di prodotti di cui fa parte, salva l’omissione di tale indicazione nei casi in cui sia giustificata;
b) i controlli a campione sui prodotti commercializzati, esame dei reclami e, se del caso, la tenuta di un registro degli stessi, nonchè l’informazione ai distributori in merito a tale sorveglianza.
Inoltre tutti gli operatori sono tenuti alla collaborazione con l’autorità di vigilanza e a fornire su richiesta la documentazione attestante la presunzione e valutazione di sicurezza del prodotto.
Scopo della vigilanza è quindi:
verificare che i prodotti immessi siano sicuri;
intervenire nel caso di prodotti non sicuri.
Definizioni e ambito di intervento delle Camere di Commercio.
Anche le prescizioni degli articoli da 6 a 12, concernenti le indicazioni da riportare sui prodotti per una adeguata informazione del consumatore, rientano a pieno titolo nell'abito delle competenze camerali di cui all'art.2 lett. c) della legge n. 580/1993 in materia di "vigilanza e controllo sulla sicurezza e confomiità dei prodotti"
“I PRODOTTI ALIMENTARI DI CUI AL REGOLAMENTO (CE) N. 178/2002, DEL 28 GENNAIO 2002 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO” - Art. 102 comma 6
Tutte le disposizioni legislative sotto richiamate si intendono nel testo vigente come completate dalle successive modifiche e integrazioni alle stesse.
DECISIONE 2010/15/UE recante linee guida per la gestione del sistema comunitario d’informazione rapida (RAPEX) e della procedura di notifica di cui, rispettivamente, all’articolo 12 e all’articolo 11 della Direttiva 2001/95/CE relativa alla sicurezza generale dei prodotti.
D. Lgs 06/9/2005 n. 206 - Codice del consumo, a norma dell'articolo 7 della L. 29 luglio 2003, n. 229 (artt. da 6 a 12 e da 102 a 113)
Consumo di carburante e emissioni CO2
Il D.P.R. n. 84 del 17 febbraio 2003 si prefigge lo scopo di fornire ai consumatori le informazioni relative al consumo di carburante ed alle emissioni di CO2 delle autovetture nuove, cioè dei veicoli a motore della categoria M1 che non siano stati precedentemente venduti, se non a fini di rivendita al dettaglio o di distribuzione, comprese le autovetture cosiddette "Km zero".
apposizione di un’etichetta riportante il consumo di carburante e le emissioni di CO2 in modo visibile su ciascun modello di autovettura, (oppure nelle vicinanze dello stesso) esposto, offerto in vendita o in leasing presso il punto vendita.
esposizione, per ciascuna marca di autovettura, di un manifesto o di uno schermo di visualizzazione che contenga l’elenco dei dati ufficiali relativi al consumo di carburante ed alle emissioni specifiche di CO2 di tutte le autovetture nuove esposte o messe in vendita o in leasing nel punto vendita. A tal fine, il costruttore del veicolo fornisce al responsabile del punto vendita, per ciascun modello di autovettura, il manifesto in formato cartaceo o, su richiesta, in formato idoneo ad essere visualizzato sullo schermo precedentemente citato;
distribuzione gratuita, su richiesta del consumatore, della guida al risparmio di carburante e alle emissioni di CO2, redatta annualmente dal Ministero dello Sviluppo Economico, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale e nei siti del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, del Ministero dei Trasporti
SCARICA LA GUIDA 2016 SUL RISPARMIO DI CARBURANTI ED EMISSIONI CO2 DELLE AUTOVETTURE
Il materiale promozionale, destinato al grande pubblico, per la commercializzazione dei veicoli (i manuali tecnici, gli opuscoli, gli annunci pubblicitari su giornali e riviste, la stampa specializzata, i manifesti pubblicitari, ecc.) deve contenere - in modo leggibile e comprensibile - i valori relativi al consumo ufficiale di carburante e alle emissioni specifiche ufficiali di CO2 dei veicoli cui si riferisce.
E‘ vietato apporre sulle etichette, sulla guida, sul manifesto o sul materiale promozionale altri marchi, simboli o diciture relativi al consumo di carburante o alle emissioni di CO2 non conformi a quanto disposto dal DPR 84/2003.
Si ricorda che ai sensi dell’art. 10 del sopracitato decreto, spetta alle Camere di Commercio il compito di vigilare sul corretto adempimento di quanto prescritto e, su indicazione precisa del Ministero dello Sviluppo Economico, che viene periodicamente informato, di svolgere anche attività di monitoraggio periodico delle inserzioni presenti sui principali giornali (quotidiani e/o periodici) pubblicati nel territorio di competenza, onde verificare, e se del caso sanzionare, l’eventuale presenza di annunci irregolari. La questione della pubblicità a mezzo stampa è regolata dall’Art. 6 del DPR n. 84/2003 e dall’allegato IV, che entra nel dettaglio prevedendo alcuni requisiti minimi, per i dati sui consumi ed emissioni da indicare negli annunci pubblicitari.
Per l’omesso adempimento, ovvero l’adempimento in modo incompleto o erroneo, degli obblighi citati, è prevista una sanzione amministrativa da un minimo di € 250,00 ad un massimo di € 1.000,0
I prodotti tessili per poter circolare liberamente nel mercato unico comunitario devono essere accompagnati da una corretta etichettatura, che riporti indicazioni atte a garantire un’informazione corretta al consumatore e ridurre i rischi di frode sia per il consumatore che per gli operatori economici.
Il Protocollo d’Intesa Mise – Unioncamere per il rafforzamento dell’attività di vigilanza delle Camere di Commercio prevede che per il settore “etichettatura moda” (tessuti e calzature) i controlli siano mirati alla verifica degli aspetti di composizione ed etichettatura dei prodotti..
In questo quadro, la vigilanza é essenziale per contribuire al corretto funzionamento del mercato: solo prodotti etichettati correttamente possono essere offerti al consumatore finale.
Il Reg.(UE) n.1007/2011 disciplina in maniera dettagliata l’utilizzo di alcune fibre nonchè forma e contenuti dell’etichettatura de prodotti tessili, prevedendo altresì esenzioni e deroghe per prodotti tessili specifici.
Nel rinviare alla diretta consultazione della norma per gli elementi di dettaglio, qui di seguito si illustrano sinteticamente gli aspetti principali della discioplina:
il prodotto tessile non è solo l'abbigliamento;
salva esclusione espressa dal parte del Regolamento, sul prodotto tessile deve sempre essere presente l'etichetta di composizione;
l'etichetta di composizione può essere anche stampata sul prodotto tessile, o deve comunque esservi cucita ("saldamente fissata"), pertanto non sono considerate conformi eventuali etichettature di composizione in cartoncino, prontamente amovibili;
le fibre devono essere indicate in ordine decrescente per percentuale di peso sul totale del prodotto;
le fibre devono essere indicate con la denominazione prevista nel Regolamento e in lingua Italiana (un'applicazione letterale della norma impone che anche una dicitura come l'inglese "cotton" in luogo di "cotone" vada considerata non conforme).
Il D.lgs.190/2017 ha definito in dettaglio un articolato sistema sanzionatorio a carico del dettagliante e del fabbricante/importore che violino del disposizioni del Regolamento.
Trovano inoltre applicazione le norme del "Codice del Consumo" che impongono l'indicazione degli estremi relativi al fabbricante/importatore UE (denominazione o marchio e sede legale): si noti che tali informazioni non sono però soggette all'obbligo di apposizione nelle stesse forme rese invece obbligatorie per la composizione, per cui, anche se dovessero essere riportate su cartoncino facilmente amovibile o sulla confezione, risulterebbero comuque conformi.
REGOLAMENTO (UE) N. 1007/2011 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 27 settembre 2011 relativo alle denominazioni delle fibre tessili e all'etichettatura e al contrassegno della composizione fibrosa dei prodotti tessili e che abroga la direttiva 73/44/CEE del Consiglio e le direttive del Parlamento europeo e del Consiglio 96/73/CE e 2008/121/CE
Direttiva 2001/95/CE Sicurezza generale dei prodotti - G.U.C.E. n° L 11 del 15.01.2002
Decreto Legislativo 06 settembre 2005 n. 206 "Codice del Consumo", artt. 6-12 e 102-112
Come compilare le etichette dei prodotti tessili
AGGIORNAMENTO SANZIONI PRODOTTI TESSILI E CALZATURE
Come leggere le etichette dei prodotti tessili
Ai sensi della Direttiva 94/11/CE del 23 marzo 1994, le calzature, per poter circolare liberamente nel mercato unico comunitario, devono essere accompagnate da una corretta etichettatura, che riporti indicazioni atte a garantire un’informazione corretta al consumatore e ridurre i rischi di frode sia per il consumatore che per gli operatori economici.
In questo quadro, la vigilanza é essenziale per contribuire al corretto funzionamento del mercato: solo prodotti etichettati correttamente devono poter circolare.
L'art. 5 del D.lgs 190/2017 ha riconfermanto le competenze in materia di vigilanza delle Camere di Commercio in questo settore: i controlli sono mirati alla verifica degli aspetti di composizione ed etichettatura del prodotto.
Le calzature poste in vendita al consumatore finale devono riportare un’etichetta contenente informazioni sulla composizione secondo le modalità dell’Art. 4 del D.M. 11/04/1996 (recepimento della Dir. 94/11/CE) utilizzando esclusivamente i simboli e le informazioni scritte per i materiali contenute nell’Allegato I del D.M. 11/04/1996.
Indicazioni obbligatorie (etichettatura di composizione)
L’etichetta deve contenere simboli o informazioni scritte il lingua italiana secondo le definizioni e illustrazioni contenute nell’Allegato I del D.M. 11/04/1996. Nel caso in cui le informazioni relative alla composizione siano riportate sotto forma di simboli devono essere utilizzati esclusivamente i pittogrammi previsti dalla normativa.
L’etichetta deve essere apposta su almeno una delle calzature e può essere stampata, incollata, goffrata o applicata ad un supporto attaccato.
Deve essere visibile, saldamente applicata, accessibile al consumatore e realizzata con simboli di dimensioni tali da non indurlo in errore.
Indicazioni facoltative (informazioni supplementari)
E’ bene ricordare che le informazioni facoltative non possono sostituire quelle obbligatorie, relative alla composizione del prodotto, che devono essere sempre e comunque presenti in etichetta; inoltre, anche a tali informazioni facoltative si applicano gli stessi principi generali in materia di chiarezza, leggibilità e veridicità [2].
Definizioni e ambito di intervento delle Camere di Commercio
1. Scarpe con o senza tacco da portare all'interno o all'esterno.
2. Stivali fino alla caviglia, stivali a metà gamba, stivali fino al ginocchio e stivali che coprono le cosce.
3. Sandali di vario tipo, «espadrilles» (scarpe con tomaia in tela e suole in materia vegetale intrecciata), scarpe da tennis, scarpe da jogging e per altre attività sportive, scarpe da bagno e altre calzature di tipo sportivo.
4. Calzature speciali concepite per un'attività sportiva e che sono o possono essere munite di punte, ramponi, attacchi, barrette o accessori simili, calzature per il pattinaggio, lo sci, la lotta, il pugilato e il ciclismo. Sono anche comprese le calzature cui sono fissati dei pattini, da ghiaccio o a rotelle.
5. Scarpe da ballo.
6. Calzature in un unico pezzo formato in gomma o plastica, esclusi gli articoli «usa e getta» in materiale poco resistente (carta, fogli di plastica, ecc., senza suole riportate).
7. Calosce portate sopra altre calzature, in alcuni casi prive di tacco.
8. Calzature «usa e getta» con suole riportate concepite in genere per essere usate soltanto una volta.
9. Calzature ortopediche.
Rientrano altresì nella definizione di calzature, e pertanto sono soggetti agli obblighi di etichettatura, i prodotti cui si riferisce il capitolo 64 della Nomenclatura Combinata [1], le cui voci sono di seguito riportate:
1. Calzature impermeabili con suole esterne e tomaie di gomma o di materia plastica, la cui tomaia non e' stata ne' unita alla suola esterna mediante cucitura o con ribadini, chiodi, viti, naselli o dispositivi simili, ne' formata da differenti pezzi uniti con questi stessi procedimenti.
2. Altre calzature con suole esterne e tomaie di gomma o di materia plastica .
3. Calzature con suole esterne di gomma, di materia plastica, di cuoio naturale o ricostituito e con tomaie di cuoio naturale.
4. Calzature con suole esterne di gomma, di materia plastica, di cuoio naturale o ricostituito e con tomaie di materie tessili.
5. Altre calzature
6. Parti di calzature (comprese le tomaie fissate a suole diverse dalle suole esterne); suole interne amovibili, tallonetti ed oggetti simili amovibili; ghette, gambali ed oggetti simili, e loro parti.
Sono esclusi dal campo di applicazione della normativa riguardante l’etichettatura i seguenti prodotti (Art. 1 comma 4 D.M. 11/04/1996)
1. Calzature d’occasione usate.
2. Calzature aventi caratteristiche di giocattolo.
3. Calzature di protezione (disciplinate dal D.Lgs 4 dicembre 1992, n. 475: che reca il recepimento della Direttiva 89/686/CEE concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative ai dispositivi di protezione individuale).
4. Calzature disciplinate dal D.P.R. 10 settembre 1982, n. 904, recante attuazione della Direttiva 76/769/CEE del Consiglio concernente il ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative degli Stati membri relative alle restrizioni in materia di immissione sul mercato e di uso di talune sostanze e preparati pericolosi.
DIRETTIVA 94/11/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 marzo 1994, sul ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri concernenti l'etichettatura dei materiali usati nelle principali componenti delle calzature destinate alla vendita al consumatore.
D.Lgs. 6/9/2005 n. 206 - Codice del consumo, artt. 6-12 e 102-113
D.Lgs. 11/11/2017 n. 190 (sanzioni)
Schema sanzioni calzature
I giocattoli, se sono sicuri e conformi alle normative vigenti, devono poter circolare liberamente nel mercato unico comunitario.
Per essere conformi i prodotti devono possedere i requisiti di sicurezza fissati dalle normative di settore.
L’apposizione della marcatura CE presume la conformità dei giocattoli immessi in commercio.
In attuazione della direttiva 2009/48/CE è stato adottato, a livello nazionale, il D.Lgs 54/2011 di cui si illustrano le principali previsioni.
Sono considerati giocattoli e quindi ricompresi nella disciplina di settore "i prodotti progettati o destinati, in modo esclusivo o meno, a essere utilizzati per fini di gioco da bambini di eta' inferiore a 14 anni" (art. 1 c. 1 del D.Lgs. 54/2011).
Sono esclusi dall’ambito di applicazione del D.Lgs. 54/2011 i seguenti prodotti, elencati nell’allegato I:
2. Prodotti destinati a collezionisti adulti, purché il prodotto o il suo imballaggio rechino un’indicazione chiara e leggibile che si tratta di un prodotto destinato a collezionisti di età 14 anni e superiore. Esempi di questa categoria: a) modelli in scala fedeli e dettagliati, b) kit di montaggio di dettagliati modelli in scala, c) bambole folcloristiche e decorative e altri articoli analoghi, d) repliche storiche di giocattoli, e e) riproduzioni di armi da fuoco reali.
11. Prodotti e giochi con dardi appuntiti, quali giochi di freccette con punte metalliche
Il decreto non si applica (art. 1 c. 2 del D.Lgs. 54/2011)
L’art.9 e l’allegato II del D.Lgs 54/2011 e prescrivono i requisiti essenziali e specifici di sicurezza che devono possedere i giocattoli immessi sul mercato.
I giocattoli, comprese le sostanze chimiche che contengono non devono infatti compromettere la sicurezza e la salute dell’utilizzatore o dei terzi, quando sono utilizzati conformemente alla loro destinazione.
La marcatura CE deve essere apposta in modo visibile, leggibile e indelebile sul giocattolo o su un’etichetta affissa sull’imballaggio. Nel caso di giocattoli di piccole dimensioni o costituiti da piccole parti la marcatura CE può essere apposta su un’etichetta oppure su un foglio informativo. (art.14, comma 4, D.Lgs 54/2011). Può essere seguita da un pittogramma o da qualsiasi altro marchio che indichi un rischio o un impiego particolare.(art.14, comma 5, D.Lgs 54/2011).
I fabbricanti (art. 3 commi 6,7,8 D.Lgs 54/2011):
- garantiscono che sui loro giocattoli sia apposto un numero di tipo, di lotto, di serie, di modello oppure un altro elemento che consenta la loro identificazione, oppure, qualora le dimensioni o la natura del giocattolo non lo consentano, che le informazioni prescritte siano fornite sull’imballaggio o in un documento di accompagnamento del giocattolo;
- indicano sul giocattolo il loro nome, la loro denominazione commerciale registrata o il loro marchio registrato e l’indirizzo dove possono essere contattati oppure, ove ciò non sia possibile, sull’imballaggio o in un documento di accompagnamento del giocattolo.
Gli importatori (art.5 comma 4 D.Lgs 54/2011):
Indicano sul giocattolo il loro nome, la loro denominazione commerciale registrata o il loro marchio registrato e l’indirizzo a cui possono essere contattati, oppure, ove ciò non sia possibile, sull’imballaggio o in un documento di accompagnamento.
Istruzioni, informazioni, avvertenze.
Il giocattolo deve essere accompagnato da istruzioni e informazioni sulla sicurezza fornite almeno in lingua italiana (art.3, comma 8; art.5, comma 5 D.Lgs 54/2011.
Laddove ciò risulti opportuno per la sicurezza dell'uso, le avvertenze indicano le opportune restrizioni relative agli utilizzatori e vanno apposte in modo chiaramente visibile e facilmente leggibile,facilmente comprensibile ed accurato sul giocattolo, su un'etichetta o sull'imballaggio, nonché, se del caso, sulle istruzioni per l'uso di cui e'corredato. Per i giocattoli di piccole dimensioni venduti senza imballaggio, le avvertenze appropriate sono apposte sul giocattolo stesso.
Le avvertenze che determinano la decisione di acquistare il giocattolo, quali quelle che precisano l'età minima e l'età massima degli utilizzatori devono figurare sull'imballaggio destinato al consumatore o essere altrimenti chiaramente visibili al consumatore prima dell'acquisto, anche nelle ipotesi di acquisto per via telematica. (art. 10 e allegato V, D.Lgs. 54/2011)
D.Lgs. 11/4/2011 n. 54 Attuazione della direttiva 2009/48/CE sulla sicurezza dei giocattoli.
D.Lgs. 27/9/1991 n. 313 - Attuazione della Direttiva n. 88/378/CEE relativa al ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri concernenti la sicurezza dei giocattoli, a norma dell'Art. 54 della L. 29 dicembre 1990, n. 428. (resta applicabile solo ai giocattoli immessi sul mercato fino a luglio 2011 per quanto concerne i requisiti fisico meccanici ed elettrici; fino al 20 luglio 2013 per quanto concerne i requisiti chimici).
Link a Unioncamere Italiana - Settore Regolazione del mercato- Giocattoli: Unioncamere Settore Regolazione del mercato
L’etichettatura energetica degli elettrodomestici, prevista dalla normativa nazionale e comunitaria, ha la funzione di informare i consumatori circa il consumo di energia e di altre risorse essenziali (come, ad esempio, l’acqua) da parte del prodotto offerto in vendita: viene così offerta la concreta possibilità di perseguire un impiego più razionale delle risorse energetiche, favorendone il risparmio e contribuendo nel contempo ad una riduzione dell’inquinamento atmosferico. La possibilità, grazie all’etichettatura energetica, di orientare le scelte d’acquisto verso modelli dai minori consumi, con prestazioni migliori, fornisce inoltre un ulteriore stimolo allo sviluppo tecnologico dei prodotti offerti in commercio.
La più recente normativa di riferimento in materia è il Regolamento (UE) 2017/1369 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 4 luglio2017.
Restano comunque applicabili il d.lgs 104/2012 e i regolamenti delegati adottati dalla Commissione UE in attuazione della direttiva UE 2010/30 fino all'emanazione dei nuovi regolamenti.
L'etichetta esposta sul prodotto indica l’efficienza energetica e contiene le informazioni relative al consumo di energia elettrica e di altre risorse; la classificazione energetica è indicata con le lettere da A a G; per esemplificazioni consultare l’opuscolo alla sezione “Documenti” di questa pagina.
Il d.lgs. 28 giugno 2012 , n. 104, detta la disciplina in materia di vigilanza sull’applicazione della normativa, prevedendo espressamente, all’articolo 4, che il Ministero dello Sviluppo Economico si avvalga a tal fine anche della collaborazione delle Camere di Commercio, in quanto titolati della funzione di vigilanza e controllo sui prodotti ai sensi della Legge n.580/93, e stabilendo una serie di sanzioni amministrative, da 500 a 40.000 Euro, a carico dei fornitori e dei distributori per violazioni, a vario titolo, di questa normativa.
OPUSCOLO ETICHETTATURA ENERGETICA - CCIAA VE