Source: http://overlex.com/leggiarticolo.asp?id=1443
Timestamp: 2019-09-23 16:38:09+00:00
Document Index: 24215504

Matched Legal Cases: ['art. 159', 'art.177', 'art. 179', 'art. 177', 'art. 177', 'art. 177', 'art. 178', 'art. 180', 'art. 184', 'art. 179', 'art. 1813', 'art. 1197', 'art. 177', 'art. 177', 'art. 1203', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 177']

Articolo del 23/09/2007 Autore Redazione Altri articoli dell'autore
Traccia e soluzione di Diritto Civile tratti dal Corso di preparazione per l'esame forense tenuto dall'avv. Luigi Viola su Overlex (III edizione, III sessione 2007)
Tizio, nel gennaio 2006, prestava a Caio la somma di 20.000,oo euro, a titolo di mutuo.
Caio, da parte sua, si obbligava a restituire tale somma entro settembre 2007.
Nel marzo 2006, Tizio si sposava con la bellissima Francesca, senza stabilire alcunché riguardo al regime patrimoniale.
Successivamente, Caio, con atto del notaio Cappuccetto datato 3 agosto 2007, trasferiva il terreno “Pizzilonghi” a Tizio, come forma di datio in solutum.
Sempronio, brillante imprenditore, poi, il 3 settembre 2007 manifestava a Tizio la volontà di acquistare il terreno “Pizzilonghi”, al prezzo di euro 30.000,oo; Tizio, allora, comunicava a Francesca la propria volontà di vendere, ma quest’ultima era di diverso avviso.
Tizio si recava dal legale Marco, per sapere se poteva vendere il terreno “Pizzilonghi” senza il consenso della moglie Francesca.
Il candidato, assunte le vesti di Marco, rediga motivato parere.
Svolgimento della dott.ssa Georgia Schirinzi
Nel caso in esame, il Sig. Tizio intende sapere se sia necessario il consenso della moglie Francesca per poter vendere a Sempronio il terreno ricevuto da Caio a titolo di datio in solutum, in sostituzione del denaro da questi dovutogli a fronte di un contratto di mutuo, stipulato fra i due alcuni mesi prima del matrimonio di Tizio, celebrato senza prevedere alcuna convenzione matrimoniale.
Va, prima di tutto, messo in evidenza che, in mancanza di diverso accordo fra i coniugi, come nel caso di specie, il regime patrimoniale della famiglia, è costituito, ai sensi dell’art. 159 c.c., dalla comunione legale dei beni, regolata dagli artt. 177 ss. c.c.
In particolare, secondo quanto disposto dall’art.177, comma I, lett. a), c.c., sono oggetto della comunione legale cosiddetta “immediata”, in quanto automaticamente operante,“gli acquisti compiuti dai due coniugi insieme o separatamente durante il matrimonio, ad esclusione di quelli relativi a beni personali”, intesi questi ultimi come quelli elencati dall’art. 179 c.c., così rubricato, che comprende: i beni che appartenevano ai coniugi prima del matrimonio; i beni ricevuti per donazione o successione ereditaria; i beni di uso strettamente personale e quelli strumentali all’esercizio della professione; i beni ottenuti a titolo di risarcimento del danno e le pensioni attribuite per la perdita della capacità lavorativa; i beni acquisiti con il trasferimento dei beni personali in presenza di un’espressa dichiarazione nell’atto di acquisto.
Fanno, invece, parte della comunione legale cosiddetta de residuo: i frutti dei beni propri di ciascun coniuge (art. 177, comma I, lett. b)); i proventi delle attività separate (art. 177, lett.c)); gli utili e gli incrementi di aziende appartenenti ad uno dei coniugi prima del matrimonio, ma gestite da entrambe (art. 177, comma I, lett. d)); i beni destinati all’esercizio dell’impresa di uno dei coniugi costituita dopo il matrimonio e gli incrementi dell’impresa di uno dei coniugi costituita anche prima del matrimonio (art. 178). Si tratta di beni che rientrano nella comunione solo se esistenti al momento dello scioglimento della stessa, ma che fino ad allora restano nella piena disponibilità e nel libero godimento del coniuge che ne è titolare, al pari dei beni personali.
Al contrario di questi ultimi, infatti, i beni facenti parte della comunione immediata sono soggetti ad uno speciale regime di amministrazione disciplinato dall’art. 180 c.c., il quale prevede che gli atti di ordinaria amministrazione spettano disgiuntamente a ciascun coniuge, mentre quelli di straordinaria amministrazione, ivi compresa la stipula di contratti con cui si concedono o si acquistano diritti personali di godimento, competono congiuntamente ad entrambi.
Quanto appena detto implica che, al fine di poter stabilire se Tizio abbia il potere di vendere il terreno, occorre preliminarmente verificare se questo rientri o meno nella comunione dei beni.
Egli, infatti, facendo a meno del consenso di Francesca, rischia di siglare un accordo contro cui la moglie potrebbe proporre azione di annullamento entro un anno dalla data in cui abbia conoscenza dell’atto e, in ogni caso, entro un anno dalla data di trascrizione, o ancora, entro un anno dallo scioglimento della comunione, qualora l’atto non sia stato trascritto o il coniuge non ne abbia avuto conoscenza prima di tale momento (art. 184 c.c.).
Secondo la lettera del sopra citato art. 179, comma I, lett. a), il bene acquisito dal solo marito in costanza di matrimonio rientra nella comunione legale.
Tuttavia, va fatto notare che, nel caso di specie, non si tratta di un normale contratto di vendita stipulato dopo il matrimonio. Si è, invece, di fronte ad un atto con cui il debitore Caio, nell’approssimarsi del termine stabilito, non fa altro che adempiere alla propria obbligazione nei confronti di Tizio, scaturente da un precedente e diverso contratto di mutuo.
Tale tipo di contratto prevede che una parte consegni all’altra una determinata quantità di denaro o di altre cose fungibili e che quest’ultima si obblighi a restituire altrettante cose della stessa specie e qualità, il c.d. tantundem eiusdem generis et qualitatis (art. 1813 c.c.). Ciò significa che l’originaria controprestazione del mutuatario Caio sarebbe dovuta consistere in una somma di denaro e, dunque, che, solo tramite una datio in solutum, egli ha trasferito al mutuante Tizio un bene immobile.
La prestazione in luogo di adempimento o datio in solutum è disciplinata dall’art. 1197 c.c. con cui si dispone che il creditore, pur avendo diritto all’esatta esecuzione della prestazione dovuta, ne può accettare in sostituzione una diversa che assume efficacia liberatoria. In merito, dottrina e giurisprudenza concordano nel ritenere che, con la datio in solutum, l’oggetto dell’obbligazione non cambia in quanto la prestazione dovuta rimane sempre quella originaria che viene semplicemente surrogata con un’altra ritenuta egualmente satisfattiva, senza per questo dare vita ad una nuova obbligazione, escludendo, così, qualunque effetto novativo (cfr. per tutte, Cass. Civ., 21/3/1969, n. 913).
Quanto appena affermato consente di sostenere che, nel caso di specie, il trasferimento del bene immobile rappresenta la prestazione surrogatoria della inizialmente dovuta restituzione del denaro, motivo per cui, nel valutare l’appartenenza o meno del terreno alla comunione, non si dovrà fare riferimento al diritto reale sorto con l’acquisizione del bene, bensì al diritto di credito nato con l’originario contratto di mutuo.
In materia di diritti di credito, esiste un forte contrasto fra parte della dottrina e una pressoché unanime giurisprudenza di legittimità in ordine alla possibilità di far rientrare tali rapporti nell’ambito dei beni in comunione legale ai sensi dell’art. 177, comma I, lett. a).
In particolare, la Cassazione ha sempre escluso che essi cadono in comunione sulla base di due principali argomentazioni.
Secondo la prima, più datata, ricostruzione, i diritti di credito sarebbero estranei a tale regime patrimoniale in relazione all’assunto che l’ordinamento italiano prevede la sola comunione dei diritti reali, disciplinata dagli artt. 1100 ss. c.c. (cfr. Cass. Civ., 23/7/1987, n. 6424).
Più di recente, inoltre, la Suprema Corte è intervenuta con numerose sentenze aggiungendo che lo speciale meccanismo acquisitivo stabilito dall’art. 177 c.c. non opera nei confronti di obbligazioni che producono effetti meramente relativi e personali, così come avviene per i diritti di credito (cfr. Cass. Civ., 22/9/2000, n. 12554; Cass. Civ., 18/2/1999, n. 1363; Cass. Civ., 27/1/1995, n. 987; Cass. Civ., 11/9/1991, n. 9513).
La minoritaria tesi della dottrina critica l’opposta teoria ravvisando, innanzi tutto, l’impossibilità di assimilare le figure della comunione legale e della comunione ordinaria, differenti per loro stessa natura giuridica. Avverso il secondo argomento, invece, si sostiene l’acquisibilità ex lege dei diritti di credito, malgrado il loro carattere di personalità, e, a conferma, si portano gli esempi della cessione volontaria, dell’espropriazione forzata, nonché della surrogazione legale dei crediti di cui all’art. 1203 c.c., che costituirebbe un’ipotesi di trasferimento espressamente prevista dal legislatore. Ad ulteriore supporto di tale visione, viene, infine, generalmente citata una singolare sentenza della Cassazione Penale del 23/1/1998, n. 6216, che, sconfessando l’orientamento di quella Civile, ha legittimato il sequestro conservativo di valori creditizi, in base alla premessa che anch’essi fanno parte della comunione legale.
Ciononostante, da ultimo, la Sezione I della Cassazione Civile con la sentenza del 20/1/2006, n. 1197, ha nuovamente confermato il filone interpretativo giurisprudenziale, ribadendo il principio già espresso da Cass. Civ., Sez. V, 1/4/2003, n. 4959, secondo il quale per “acquisti” ai sensi dell’art. 177 c.c. debbano intendersi i soli atti traslativi della proprietà o costitutivi di diritti reali, per cui sarebbero esclusi, “per la loro natura relativa e personale”, i diritti di credito nati da contratti stipulati da uno dei coniugi, anche se strumentali all’acquisto di beni (dello stesso tenore anche Cass. Civ., Sez. I, 27/4/2004, n. 8002) e dissociandosi, esplicitamente e in maniera presumibilmente definitiva, dalla citata decisione della Cassazione Penale.
Alla luce delle considerazioni appena esposte, deve concludersi che, nel caso in esame, essendo il trasferimento del terreno avvenuto a titolo di datio in solutum in sostituzione dell’originariamente dovuta prestazione in denaro, quello che si è instaurato è un rapporto meramente creditizio, come tale dall’unanime giurisprudenza di legittimità ritenuto estraneo alla comunione dei beni fra coniugi. Ne consegue che il terreno costituisce bene personale di Tizio che potrà, pertanto, liberamente procedere alla vendita dello stesso a Sempronio, senza la necessità del consenso della moglie.