Source: https://www.cortecostituzionale.it/actionSchedaPronuncia.do?anno=2017&numero=50
Timestamp: 2020-01-20 03:18:39+00:00
Document Index: 143411192

Matched Legal Cases: ['art. 14', 'art. 117', 'art. 22', 'art. 12', 'art. 11', 'art. 29', 'art. 60', 'art. 68', 'art. 22', 'art. 145']

Sentenza 50/2017 (ECLI:IT:COST:2017:50)
Udienza Pubblica del 07/02/2017; Decisione del 07/02/2017
Deposito del 10/03/2017; Pubblicazione in G. U. 15/03/2017 n. 11
Norme impugnate: Artt. 2, c. 1° e 3°, 3, c. 2°, 12, c. 1°, 14, c. 1°, 15, c. 1°, 17, c. 1°, 18, c. 1°, 27, c. 1°, 31, c. 1°, 34, c. 1°, 50, c. 1°, 51, c. 1°, 61, c. 6°, 68, c. 7°, e 80, c. 1°, lett. b), della legge della Regione Liguria 02/04/2015, n. 11.
Massime: 39734 39735 39736 39737 39738 39739 39740
Atti decisi: ric. 64/2015
L’articolo 15 della legge impugnata ha sostituito l’art. 14 della legge reg. Liguria n. 36 del 1997, che disciplina il procedimento per l’approvazione del Piano territoriale regionale (PTR) Vi si prevede che il piano è trasmesso al Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo (di seguito MiBACT) ai soli fini dell’espressione di un parere.
La disciplina regionale contrasterebbe, pertanto, con l’art. 117, secondo comma, lettera s), Cost., in quanto le pertinenti norme statali (artt. 143, comma 9, e 145 del codice dei beni culturali e del paesaggio) escludono che gli strumenti di pianificazione territoriale possano sostituirsi al piano paesaggistico.
Da ultimo, la facoltà per i Comuni di assentire direttamente in sede di rilascio dei titoli edilizi, varianti non essenziali al progetto rientranti nei margini di flessibilità, si porrebbe in contrasto con l’art. 22, comma 2-bis, del TUE, il quale prevede che «[s]ono realizzabili mediante segnalazione certificata d’inizio attività e comunicate a fine lavori con attestazione del professionista, le varianti a permessi di costruire che non configurano una variazione essenziale, a condizione che siano conformi alle prescrizioni urbanistico-edilizie e siano attuate dopo l’acquisizione degli eventuali atti di assenso prescritti dalla normativa sui vincoli paesaggistici, idrogeologici, ambientali, di tutela del patrimonio storico, artistico ed archeologico e dalle altre normative di settore».
2.3.‒ Parimenti superata dallo ius superveniens risulta la questione posta con riferimento all’art. 12, comma 1, della legge impugnata, che aveva sostituito l’art. 11 della legge reg. Liguria n. 36 del 1997, inserendo fra gli elementi dei quali il PTR avrebbe potuto demandare al PTGcm (Piano territoriale generale della città metropolitana) e al PTC (piano territoriale di coordinamento) provinciale l’integrazione e lo sviluppo, fornendo specifiche indicazioni, anche: «a) la disciplina di tutela, salvaguardia, valorizzazione e fruizione del paesaggio in ragione dei differenti valori espressi dai diversi contesti territoriali che lo costituiscono».
Il Governo si duole dell’ultimo periodo del comma 3 dell’art. 29-ter, secondo cui: «non possono dar luogo al riconoscimento del credito edilizio gli edifici realizzati in assenza od in difformità dai prescritti titoli abilitativi edilizi e paesaggistici, se non previa loro regolarizzazione». La disposizione censurata travalicherebbe i limiti della potestà legislativa regionale in materia di condono edilizio, ponendosi in contrasto con i principi fondamentali in materia di «governo del territorio» contenuti agli artt. 36 e 37 del d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia – Testo A), di seguito TUE, i quali subordinano il rilascio del titolo in sanatoria alla conformità dell’intervento alla disciplina urbanistica ed edilizia vigente sia al momento della realizzazione dello stesso che al momento della presentazione della domanda.
6.3.‒ Secondo il ricorrente, la facoltà per i Comuni di assentire direttamente in sede di rilascio dei titoli edilizi varianti non essenziali al progetto rientranti nei margini di flessibilità (art. 60, comma 5, della legge reg. Liguria n. 36 del 1997, come novellato dall’art. 68, comma 7, della legge regionale n. 11 del 2015) costituirebbe una violazione dell’art. 22, comma 2-bis, del TUE, secondo cui: «Sono realizzabili mediante segnalazione certificata d’inizio attività e comunicate a fine lavori con attestazione del professionista, le varianti a permessi di costruire che non configurano una variazione essenziale, a condizione che siano conformi alle prescrizioni urbanistico-edilizie e siano attuate dopo l’acquisizione degli eventuali atti di assenso prescritti dalla normativa sui vincoli paesaggistici, idrogeologici, ambientali, di tutela del patrimonio storico, artistico ed archeologico e dalle altre normative di settore».
6.4.‒ Da ultimo, il Governo si duole del fatto che, introducendo la possibilità per il Comune di modificare unilateralmente la disciplina paesaggistica contenuta nel PUC, senza prevedere la partecipazione degli organi ministeriali, le norme impugnate violerebbero l’art. 145 del codice dei beni culturali e del paesaggio.