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Timestamp: 2018-07-21 00:03:41+00:00
Document Index: 145169206

Matched Legal Cases: ['art. 6', 'art. 1', 'art. 47', 'art. 23', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 24', 'art. 12', 'art. 24', 'art. 24', 'art. 1', 'art. 24', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 59', 'art. 1']

Pensioni e TFR per dipendenti pubblici (ex INPDAP): circolare INPS n. 37/2012 | Io Non Faccio Niente
Paolo Valente / 15 marzo 2012
Circolare numero 37 del 14-03-2012.pdf
SOMMARIO: 1. Premessa –2. Equo indennizzo e pensioni privilegiate (art. 6) – 3. Interpretazione dell’articolo 47, comma 2 della legge 24 aprile 1980 n. 146 (articolo 23, comma 6) –
4. Ampliamento della platea dei destinatari del sistema contributivo pro-rata (articolo 24, comma 2) –
5. Certezza dei diritti per i requisiti di accesso e definizione delle prestazioni pensionistiche (articolo 24, comma 3) –
6. Disapplicazione della c.d. “finestra mobile” e deroghe (articolo 24, commi 5 e 14) –
7. Requisiti prescritti per il diritto alla pensione di vecchiaia (articolo 24, commi 6, 7, 9 e 20) –
8. Requisiti prescritti per il diritto alla pensione anticipata (articolo 24, comma 10) –
9. Ulteriore possibilità di accesso alla pensione anticipata nel sistema contributivo (articolo 24, comma 11) –
10. Adeguamenti agli incrementi della speranza di vita (articolo 24, comma 13) –
11. Coefficiente di trasformazione (articolo 24, comma 16) –
12. Armonizzazioni (articolo 24, comma 18) –
13. Totalizzazione ai fini della pensione di vecchiaia e di anzianità (articolo 24, comma 19) –
14. Opzione per liquidazione del trattamento pensionistico esclusivamente con le regole del sistema contributivo (articolo 24, comma 7) –
15. Inabilità a qualsiasi attività lavorativa ai sensi della legge n. 335/1995 –
16. Termine di pagamento dei TFS e dei TFR in relazione a cessazioni dal servizio connesse a pensionamenti con 40 anni di anzianità contributiva e precisazioni sulle deroghe ai nuovi termini previsti dall’art. 1, comma 23, del D.L. n. 138/2011 convertito con modificazioni dalla legge n. 148/2011.
Nel Supplemento ordinario n. 276 della Gazzetta ufficiale n. 300 del 27 dicembre 2011 è stata pubblicata la legge n. 214 del 22 dicembre 2011 di conversione, con modificazioni, del decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201, avente per oggetto “Disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici; la normativa è stata ulteriormente modificata dalla Legge 24 febbraio 2012 n. 14, di conversione del decreto legge 29 dicembre 2011 n. 216.
Con la presente, acquisito il parere del Ministero del lavoro e delle politiche sociali reso con nota n. 2680 del 22 febbraio 2012, si forniscono le indicazioni per quanto concerne le disposizioni in materia di trattamenti pensionistici e di trattamenti di fine servizio e fine rapporto per gli iscritti alle casse gestite dall’ex INPDAP.
L’articolo in oggetto abroga gli istituti dell’accertamento della dipendenza dell’infermità da causa di servizio, del rimborso delle spese di degenza per causa di servizio, dell’equo indennizzo e della pensione privilegiata, demandando, ove previsto, la competenza in materia di tutela delle infermità dipendenti da causa di servizio all’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni e le malattie professionali (gestita dall’INAIL).
Per esplicita disposizione legislativa, ai fini che qui interessano, il riconoscimento dell’equo indennizzo e della pensione di privilegio continuano ad essere disciplinati dalla normativa vigente alla data di entrata in vigore del decreto legge n. 201/2011 (6 dicembre 2011) nei confronti del personale appartenente alle Forze Armate (Esercito, Marina e Aeronautica), all’Arma dei Carabinieri, alle Forze di Polizia ad ordinamento civile (Polizia di Stato, Corpo forestale dello Stato e Polizia Penitenziaria) e militare (Guardia di finanza), al comparto vigili del fuoco e soccorso pubblico.
1) per i procedimenti di riconoscimento dell’equo indennizzo e della pensione privilegiata già avviati alla data del 6 dicembre 2011;
b) per gli iscritti alla CTPS, cinque anni dalla cessazione, elevati a dieci anni qualora l’infermità sia derivata da parkinsonismo; nell’ipotesi in cui vi sia stato il riconoscimento, per la medesima infermità, della causa di servizio in costanza di attività lavorativa non sussiste alcun termine (articolo 169 del DPR 29 dicembre 1973, n. 1092); sempre nei confronti degli iscritti alla Cassa Stato resta, in ogni caso, fermo quanto precisato nella nota operativa INPDAP n. 35 del 15 ottobre 2008;
3) nelle ipotesi di procedimenti avviabili d’ufficio relativi ad eventi intervenuti anteriormente al 6 dicembre 2011.
3. Interpretazione dell’articolo 47, comma 2 della legge 24 aprile 1980 n. 146 (articolo 23, comma 6)
L’art. 47, comma 2, della legge 24 aprile 1980 n. 146 prevede che: “I dipendenti dello Stato e di altre pubbliche amministrazioni, nonché i dipendenti degli enti e degli altri istituti di diritto pubblico, sottoposti alla vigilanza dello Stato, che non siano membri del Parlamento e siano chiamati all’ufficio di Ministro e di Sottosegretario, sono collocati in aspettativa per il periodo durante il quale esercitano le loro funzioni, conservando per intero il trattamento economico loro spettante, in misura comunque non superiore a quella dell’indennità percepita dai membri del Parlamento”.
L’art. 23, comma 6, del decreto legge n. 201/2011 dispone che ai fini del trattamento di quiescenza e previdenza (sia trattamento di fine servizio che di fine rapporto) dei dipendenti pubblici, che non siano membri del Parlamento e siano chiamati all’Ufficio di Ministro e Sottosegretario, si debba prendere a riferimento, per la determinazione delle relative prestazioni, l’ultimo trattamento economico in godimento prima del conferimento dell’incarico governativo, inclusa, per i dirigenti, la parte fissa e variabile della retribuzione di posizione, ed esclusa la retribuzione di risultato; il periodo di aspettativa è, comunque, considerato utile ai fini dell’anzianità di servizio.
Conseguentemente l’obbligo contributivo sia a fini pensionistici che previdenziali dovrà essere assolto, secondo l’ordinaria ripartizione in quota datoriale e quota personale, con riferimento all’ultimo trattamento economico in godimento prima del conferimento dell’incarico governativo, dal Ministero presso il quale sono esercitate le funzioni di Ministro o Sottosegretario.
La disposizione in esame trova applicazione nei confronti di tutti gli iscritti alle casse gestite dall’ex Inpdap, ivi compresi quelli di cui al comma 18 dell’articolo 24 della legge in esame (si veda infra il paragrafo 12), per i quali è prevista l’emanazione, entro il 30 giugno 2012, di un regolamento, ai sensi dell’art. 17, comma 2, della legge n. 400/88, ai fini dell’armonizzazione dei requisiti di accesso al pensionamento.
L’introduzione del sistema contributivo pro-rata dal 1° gennaio 2012 comporta per il personale militare, delle forze di polizia civili e militari e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco il venir meno della disposizione di cui all’articolo 6, comma 2 del D.lgs. 30 aprile 1997, n. 165 (accesso al pensionamento con 53 anni di età e massima anzianità contributiva), salva l’ipotesi in cui detto personale abbia già raggiunto al 31 dicembre 2011 l’aliquota massima dell’ottanta per cento.
Nulla è innovato nei confronti dei soggetti di cui all’articolo 1, comma 12, della legge 8 agosto 1995, n. 335, già destinatari del c.d. sistema di calcolo misto di pensione.
Di conseguenza, i requisiti previsti dalla normativa vigente al 31 dicembre 2011 sia ai fini dei trattamenti pensionistici di anzianità (sistema delle quote ovvero massima anzianità contributiva) che ai fini delle pensioni di vecchiaia, sono salvaguardati, per i soggetti di cui sopra, anche nel caso di accesso al pensionamento in data successiva al 31 dicembre 2011, ferma restando l’applicazione delle disposizioni di cui all’articolo 12, commi 1 e 2 (finestra mobile rispettivamente per pensioni di vecchiaia e pensione di anzianità) del D.L. 31 maggio 2010, n. 78 convertito con modifiche dalla legge 30 luglio 2010, n. 122.
Gli iscritti in possesso dei requisiti prescritti per il diritto al trattamento pensionistico entro il 31 dicembre 2011, possono chiedere all’ente previdenziale la certificazione di tale diritto, avente valore meramente dichiarativo, posto che il diritto risulta già acquisito in virtù dei requisiti anagrafici e contributivi posseduti anteriormente al 1° gennaio 2012. Nel ribadire che la predetta certificazione deve essere rilasciata solamente a condizione che gli iscritti, al 31 dicembre 2011, siano in possesso dei requisiti previsti dalla normativa vigente per il diritto alla pensione, per le modalità di rilascio della certificazione in esame si rimanda a quanto illustrato nella circolare INPDAP n. 44 del 13 settembre 2005.
6. Disapplicazione della c.d. “finestra mobile” e deroghe (articolo 24, commi 5 e 14)
Nei confronti dei soggetti che acquisiscono il diritto alla pensione di vecchiaia o alla pensione anticipata dal 1° gennaio 2012 in base ai requisiti prescritti dalla legge in esame, non trovano applicazione le disposizioni di cui all’articolo 12, commi 1 e 2 (finestra mobile rispettivamente per le pensioni di vecchiaia e di anzianità) del D.L. 31 maggio 2010, n. 78 convertito con modifiche nella legge 30 luglio 2010, n. 122 e quelle di cui all’articolo 1, comma 21, primo periodo del D.L. 13 agosto 2011, n. 138 convertito con modificazioni dalla legge 14 settembre 2011, n. 148 (finestra di uscita per il personale del comparto Scuola e AFAM), fatta eccezione per le fattispecie specificate nella presente circolare.
In merito all’articolo 1, comma 21, primo periodo del D.L. 13 agosto 2011, n. 138 convertito con modificazioni dalla legge 14 settembre 2011, n. 148 si rappresenta che la previsione legislativa ivi contenuta (accesso al trattamento pensionistico del personale del comparto scuola e AFAM a decorrere, rispettivamente, dal primo settembre o primo novembre dell’anno successivo alla maturazione dei requisiti) avrebbe dovuto trovare applicazione nei confronti di detto personale che avesse maturato i requisiti per il diritto a pensione a decorrere dal 1° gennaio 2012, come specificato nella circolare INPDAP n. 16 del 9 novembre 2011.
In conseguenza della disapplicazione effettuata dall’articolo 24, comma 5 della legge in esame (che ha effetto sempre per requisiti maturati a partire dal 1° gennaio 2012) le istruzioni contenute nel paragrafo 1 della citata circolare si intendono superate e l’accesso al pensionamento del personale del comparto scuola e AFAM continua ad essere disciplinato dalle disposizioni di cui all’articolo 59, comma 9 della legge 27 dicembre 1997, n. 449 con riferimento all’anno di maturazione dei requisiti e non già all’anno successivo, come previsto dal citato articolo 1, comma 21, della legge n. 148/2011, fatta eccezione per le fattispecie specificate nella presente circolare.
2) lavoratrici che accedono al pensionamento in virtù di quanto disposto dall’articolo 1, comma 9 della legge n. 243/2004, ossia che conseguono il diritto all’accesso al trattamento pensionistico di anzianità, in presenza di un’anzianità contributiva pari o superiore a trentacinque anni e di un’età pari o superiore a 57 anni (requisito anagrafico da adeguarsi, a partire dal 1° gennaio 2013, agli incrementi della speranza di vita) optando per la liquidazione del trattamento medesimo secondo le regole di calcolo del sistema contributivo (disposizione prevista, in via sperimentale, solo per pensioni decorrenti entro il 31 dicembre 2015). Nei confronti delle lavoratrici del comparto scuola ed AFAM il regime delle decorrenze è quello di cui all’articolo 1, comma 21 del decreto legge n. 138/2011 che non è stato abrogato ma disapplicato con riferimento esclusivamente ai soggetti che a decorrere dal 1° gennaio 2012 maturano i requisiti per il pensionamento indicati ai commi da 6 a 11 dell’articolo 24 della legge in esame. Conseguentemente, per coloro che maturano il diritto ad esempio dal 1° gennaio al 31 dicembre 2012 la decorrenza del relativo trattamento pensionistico è fissata al 1° settembre o novembre 2013 in relazione al comparto di appartenenza (Scuola o AFAM).
4) lavoratori che accedono al trattamento pensionistico in regime di totalizzazione ai sensi del decreto legislativo 2 febbraio 2006, n. 42 e s.m.i., ai quali continua ad applicarsi il comma 3, del più volte citato articolo 12 della legge n. 122/2010. Per il personale del comparto scuola ed AFAM, come chiarito dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali con la nota n. 04/UL0000945/P del 23 febbraio 2011, continuano a trovare applicazione le disposizioni di cui all’articolo 59, comma 9 della legge n. 449/1997, così come successivamente modificate dall’articolo 1, comma 21, del decreto legge n. 138/2011. In altri termini, chi consegue i requisiti minimi per il diritto a pensione in regime di totalizzazione dal 1° gennaio 2012, accede al trattamento pensionistico dall’inizio dell’anno scolastico o accademico (in relazione al comparto di appartenenza Scuola o AFAM) successivo a quello di maturazione dei relativi requisiti. Si precisa che tale particolare regime opera solo qualora l’ultimo periodo di iscrizione previdenziale sia riconducibile ad attività disciplinata dalla normativa del comparto scuola o AFAM; diversamente la decorrenza del trattamento pensionistico in regime di totalizzazione è fissata decorsi 18 mesi dalla data di maturazione dei prescritti requisiti;
nonché, nel limite massimo numerico stabilito con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, nei confronti di:
5) lavoratori collocati in mobilità e mobilità lunga ai sensi della legge 23 luglio 1991, n. 223 sulla base di accordi sindacali stipulati anteriormente al 4 dicembre 2011; nel caso di mobilità ai sensi degli articoli 4 e 24 della citata legge n. 223/1991 i requisiti per il pensionamento devono essere maturati entro il periodo di fruizione dell’indennità di mobilità;
6) lavoratori che alla data del 4 dicembre 2011 sono titolari di prestazione straordinaria a carico dei fondi di solidarietà di settore di cui all’articolo 2, comma 28, della legge 23 dicembre 1996, n. 662 nonché ai lavoratori per i quali sia stato previsto da accordi collettivi stipulati entro la medesima data il diritto di accesso ai predetti fondi di solidarietà; in tale secondo caso gli interessati restano tuttavia in carico dei fondi medesimi fino al compimento di almeno 60anni di età, ancorché maturino prima del compimento della predetta età i requisiti per l’accesso al pensionamento previsti prima della data di entrata in vigore del decreto legge n. 201/2011;
8) lavoratori che alla data del 4 dicembre 2011 hanno in corso l’istituto dell’esonero dal servizio di cui all’articolo 72, comma 1, del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni con legge 6 agosto 2008, n. 133; l’istituto dell’esonero si considera, comunque, in corso qualora il provvedimento di concessione sia stato emanato prima del 4 dicembre 2011; dalla data di entrata in vigore della presente legge è abrogato l’istituto dell’esonero, tranne che per i casi sopra specificati;
9) lavoratori il cui rapporto di lavoro si sia risolto entro il 31 dicembre 2011, in ragione di accordi individuali sottoscritti anche ai sensi degli articoli 410, 411 e 412-ter del codice di procedura civile, o in applicazione di accordi collettivi di incentivo all’esodo stipulati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative a livello nazionale, a condizione che ricorrano i seguenti elementi:
– la data di cessazione del rapporto di lavoro risulti da elementi certi e oggettivi, quali le comunicazioni obbligatorie agli ispettorati del lavoro o ad altri soggetti equipollenti, indicati nel medesimo decreto ministeriale;
– il lavoratore risulti in possesso dei requisiti anagrafici e contributivi che, in base alla previgente disciplina pensionistica, avrebbero comportato la decorrenza del trattamento medesimo entro un periodo non superiore a ventiquattro mesi dalla data di entrata in vigore del citato decreto-legge n. 201 del 2011.
10) lavoratori che alla data del 31 ottobre 2011 risultano essere in congedo per assistere figli con disabilità grave ai sensi dell’articolo 42, comma 5, del testo unico di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, i quali maturino, entro ventiquattro mesi dalla data di inizio del predetto congedo, il requisito contributivo per l’accesso al pensionamento indipendentemente dall’età anagrafica di cui all’articolo 1, comma 6, lettera a), della legge 23 agosto 2004, n. 243, e successive modificazioni e integrazioni (40 anni di anzianità contributiva).
Per gli iscritti alle forme esclusive dell’assicurazione generale obbligatoria, che maturano a decorrere dal 1° gennaio 2012 i requisiti prescritti per il diritto a pensione, il requisito anagrafico per l’accesso alla pensione di vecchiaia è determinato in 66 anni in presenza di un’anzianità contributiva minima pari a 20 anni.
Per i lavoratori con riferimento ai quali il primo accredito contributivo decorre dal 1° gennaio 1996, fermi restando il limite anagrafico minimo pari a 66 anni e quello contributivo pari a 20, l’accesso al pensionamento è altresì condizionato all’importo della pensione che deve risultare non inferiore a 1,5 volte l’importo dell’assegno sociale (c.d. importo soglia); tale importo è annualmente rivalutato sulla base della variazione media quinquennale del PIL nominale, appositamente calcolata dall’ISTAT, con riferimento al quinquennio precedente l’anno da rivalutare. Il predetto importo soglia non può in ogni caso essere inferiore, per un dato anno, a 1,5 l’importo mensile dell’assegno sociale stabilito per il medesimo anno.
Si prescinde dal predetto requisito di importo minimo se in possesso di un’età anagrafica pari a settanta anni, ferma restando un’anzianità contributiva effettiva di cinque anni. Si specifica che per “contribuzione effettiva” deve intendersi solo la contribuzione, sia obbligatoria che volontaria che da riscatto, effettivamente versata e accreditata con esclusione quindi di quella figurativa.
Considerato che i requisiti di accesso al sistema pensionistico devono essere adeguati agli incrementi della speranza di vita ai sensi dell’articolo 12 del D.L. 31 maggio 2010, n. 78 convertito con modificazioni dalla legge 30 luglio 2010 n. 122 e s.m.i., a decorrere dal 1° gennaio 2013 il requisito anagrafico di 66 anni e quello di 70 anni sono incrementati di 3 mesi.
Per un’immediata visualizzazione dei requisiti prescritti a partire dal 1° gennaio 2012 per il diritto alla pensione di vecchiaia, sia in un sistema di calcolo misto (contributivo pro-rata) che contributivo *, si riporta uno schema riepilogativo.
ANNO ETA’ ANZIANITA’ CONTRIBUTIVA
* Nel sistema di calcolo contributivo, oltre ai sopra riportati requisiti, l’importo della pensione deve essere non inferiore a 1,5 volte l’importo dell’assegno sociale, tranne i casi di accesso al pensionamento con 70 anni età (in questo caso la contribuzione effettiva minima richiesta è pari a 5 anni).
Per esplicita previsione normativa, i requisiti anagrafici illustrati al presente paragrafo devono essere tali da garantire un’età minima di accesso al pensionamento non inferiore a 67 anni per i soggetti che maturano il diritto alla prima decorrenza utile al pensionamento dall’anno 2021; qualora, per effetto dei predetti adeguamenti agli incrementi della speranza di vita, non sia assicurata l’età minima di 67 anni, con un decreto direttoriale sono ulteriormente incrementati i predetti requisiti anagrafici.
Nei confronti dei soggetti che maturano i requisiti per l’accesso al pensionamento a partire dal 1° gennaio 2012, la pensione anticipata si consegue esclusivamente a condizione che risulti maturata un’anzianità contributiva di 42 anni e 1 mese per gli uomini e 41 anni e 1 mese per le donne. Tali requisiti sono aumentati di un ulteriore mese per l’anno 2013 e di un ulteriore mese a decorrere dal 2014, fermi restando gli incrementi della speranza di vita a decorrere dal 1° gennaio 2013.
Per un’immediata visualizzazione dei requisiti prescritti a partire dal 1° gennaio 2012 per il diritto alla pensione anticipata, sia in un sistema di calcolo misto (contributivo pro-rata) che contributivo, si riporta uno schema riepilogativo già aggiornato agli attuali valori inerenti l’incremento della speranza di vita.
Sulla quota retributiva del trattamento pensionistico relativa alle anzianità contributive maturate antecedentemente al 1° gennaio 2012 è applicata una riduzione pari a 1 punto percentuale per ogni anno di anticipo nell’accesso al pensionamento rispetto all’età di 62 anni; tale riduzione è elevata a 2 punti percentuali per ogni anno ulteriore di anticipo rispetto a due anni (ovvero rispetto ai 60 anni di età).
Nel caso in cui l’età al pensionamento non sia intera la riduzione percentuale è proporzionale al numero dei mesi.
Le riduzioni percentuali di cui sopra non trovano applicazione, limitatamente ai soggetti che maturano il previsto requisito di anzianità contributiva entro il 31 dicembre 2017, qualora la predetta anzianità contributiva ivi prevista derivi esclusivamente da prestazione effettiva di lavoro, includendo i periodi di astensione obbligatoria per maternità, per l’assolvimento degli obblighi di leva, per infortunio, per malattia e di cassa integrazione guadagni ordinaria.
Nei confronti dei lavoratori con riferimento ai quali il primo accredito contributivo decorre dal 1° gennaio 1996, il diritto alla pensione anticipata, oltre ai casi illustrati al precedente paragrafo 8, si consegue, altresì, al compimento del requisito anagrafico di sessantatre anni, a condizione che risultino in possesso di un’anzianità contributiva effettiva di almeno venti anni e che l’ammontare della prima rata di pensione risulti essere non inferiore ad un importo soglia mensile, quantificato per l’anno2012, inmisura pari a 2,8 volte l’importo dell’assegno sociale.
L’importo della soglia mensile è annualmente rivalutato sulla base della variazione media quinquennale del PIL, appositamente calcolata dall’ISTAT con riferimento al quinquennio precedente l’anno da rivalutare; l’importo della soglia mensile non può in ogni caso essere inferiore a 2,8 volte l’importo mensile dell’assegno sociale.
Si specifica che per “contribuzione effettiva” deve intendersi solo la contribuzione, sia obbligatoria che volontaria che da riscatto, effettivamente versata e accreditata con esclusione quindi di quella figurativa.
Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale secondo le modalità previste dall’articolo 12 della legge n. 122/2010. A partire dalla medesima data i riferimenti al triennio, di cui al comma 12-ter del citato articolo, devono riferirsi al biennio.
Con effetto dal 1° gennaio 2013 il coefficiente di trasformazione di cui all’articolo 1, comma 6, della legge n. 335/1995 è esteso anche per le età corrispondenti a valori fino a 70, soggetto ad adeguamenti in relazione agli incrementi della speranza vita.
Ogniqualvolta il predetto adeguamento comporti, con riferimento al valore originariamente indicato in 70 anni per l’anno2012, l’incremento dello stesso tale da superare di una o più unità il predetto valore di 70, il coefficiente di trasformazione è esteso anche per le età corrispondenti a tali valori superiori a 70 anni, nell’ambito della procedura di cui all’articolo 1, comma 11, della citata legge n. 335/1995.
Nei confronti dei soggetti che accedono al pensionamento con requisiti diversi da quelli previsti per la generalità dei lavoratori a decorrere dal 1° gennaio 2012, la disposizione in esame demanda ad un regolamento, ai sensi dell’art. 17, comma 2, della L. n. 400/88, da emanare entro il 30 giugno 2012, su proposta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, l’adozione di misure di armonizzazione dei requisiti di accesso al sistema pensionistico, tenendo conto delle obiettive peculiarità ed esigenze dei settori di attività nonché dei rispettivi ordinamenti.
Per quanto attiene agli iscritti alle casse pensioni gestite dall’ex Inpdap, la norma in esame trova applicazione nei confronti del personale delle Forze Armate (Esercito, Marina, Aeronautica), dell’Arma dei Carabinieri, delle forze di polizia ad ordinamento civile (Polizia di Stato, Corpo forestale dello Stato, Polizia penitenziaria) e militare (Guardia di finanza) e Corpo nazionale dei vigili del fuoco nonché nei confronti dei lavoratori per i quali viene meno il titolo abilitante allo svolgimento della specifica attività lavorativa per raggiungimento del limite di età quali, ad esempio, gli appartenenti ai profili professionali di cui all’articolo 5 della legge n. 248/1990 (controllore del traffico aereo, pilota, operatore radiomisure, esperto di assistenza al volo e meteo).
Come già precisato al paragrafo 4, l’armonizzazione riguarda esclusivamente i requisiti minimi di accesso al pensionamento; di conseguenza, anche nei confronti del personale in esame è introdotto il sistema contributivo pro-rata per le anzianità contributive maturate a partire dal 1° gennaio 2012.
Con il comma in esame, a seguito della soppressione delle parole “di durata non inferiore a tre anni” contenute all’articolo 1, comma 1 del decreto legislativo 2 febbraio 2006 n. 42, la facoltà di cumulo di periodi assicurativi non coincidenti può essere esercitata indipendentemente dalla anzianità contributiva posseduta in ciascuna gestione assicurativa.
In quanto normativa di carattere speciale non specificamente modificata dall’art. 24 della legge in esame, restano ferme le ulteriori disposizioni vigenti in materia di pensione in regime di totalizzazione, ivi compresi i requisiti anagrafici prescritti (65 anni) ovvero, in caso di accesso indipendentemente dall’età, i quaranta anni di anzianità contributiva nonché il regime delle decorrenze di cui all’articolo 12, comma 3 (finestra mobile di 18 mesi), della legge n. 122/2010.
Alle prestazioni pensionistiche in regime di totalizzazione trova, in ogni caso, applicazione l’adeguamento alla speranza di vita di cui dell’art. 12 del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122.
In riferimento alla facoltà di opzione del trattamento pensionistico esclusivamente con le regole del sistema contributivo, con il comma 7 dell’art. 24 sono state soppresse le parole “ivi comprese quelle relative ai requisiti di accesso alla prestazione di cui al comma 19” contenute nell’articolo 1, comma 23, della legge n. 335/1995 e s.m.i.; la soppressione della citata locuzione fa venire meno il rinvio ai requisiti di accesso per la pensione di vecchiaia nel sistema contributivo.
Di conseguenza, anche se resta salva la facoltà dei lavoratori iscritti all’AGO e alle forme sostitutive ed esclusive della stessa, che alla data del 31 dicembre 1995 possono far valere un’anzianità contributiva inferiore a 18 anni, di optare per la liquidazione del trattamento pensionistico esclusivamente con le regole del sistema contributivo a condizione che, al momento dell’opzione, abbiano anche maturato un’anzianità contributiva pari o superiore a 15 anni di cui almeno 5 nel sistema medesimo, ai soggetti che optano per la liquidazione del trattamento pensionistico esclusivamente con le regole di calcolo del sistema contributivo si applicano i requisiti di accesso alla pensione di vecchiaia e alla pensione anticipata, introdotti dall’art. 24 del decreto in esame, previsti per i lavoratori in possesso di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995.
16. Termine di pagamento dei trattamenti di fine servizio e di fine rapporto in relazione a cessazioni dal servizio connesse a pensionamenti con 40 anni di anzianità contributiva e precisazioni sulle deroghe ai nuovi termini previsti dall’art. 1, comma 23, del D.L. n. 138/2011 convertito con modificazioni dalla legge n. 148/2011.
Le modifiche introdotte dall’art. 24 alle regole di accesso e calcolo per le prestazioni pensionistiche rendono necessarie alcune precisazioni sull’ambito di applicazione dei termini di pagamento delle prestazioni di fine servizio dei dipendenti pubblici, di cui all’art. 3 del D.L. 28 marzo 1997, n. 79 convertito dalla legge 28 maggio 1997, n. 140, come recentemente modificato dall’art. 1, commi 22 e 23, del D.L. 13 agosto 2011, n. 138, convertito con modificazioni dalla legge 14 settembre 2011, n. 148.
Dal 1° gennaio 2012, venendo meno sia la possibilità di conseguire il diritto a pensione con 40 anni di anzianità contributiva a prescindere dall’età per chi non ha già maturato tale requisito al 31.12.2011, sia la nozione di anzianità contributiva massima (40 anni di contribuzione ovvero un minor numero di anni con riferimento ad alcuni regimi speciali), tipica del sistema di calcolo retributivo, alle cessazioni con 40 anni di anzianità contributiva non potrà più essere applicato il termine di 6 mesi (o quello di 105 giorni previsto dalle deroghe del D.L. 138/2011 – si veda infra) per il pagamento delle prestazioni di fine servizio.
Pertanto, per il personale interessato dalle nuove regole di accesso e calcolo della pensione e che cessa dal servizio senza aver raggiunto i limiti di età previsti dal proprio ordinamento di appartenenza, i trattamenti di fine servizio e fine rapporto non possono essere messi in pagamento prima di 24 mesi dall’interruzione del rapporto di lavoro.
Resta tuttavia fermo il termine di 6 mesi (o quello di 105 giorni previsto dalle deroghe del D.L. 138/2011) per il personale che ha maturato l’anzianità contributiva massima ai fini pensionistici (40 anni ovvero anzianità contributive inferiori con riferimento ai dipendenti appartenenti a regimi pensionistici speciali, per esempio il personale militare) entro il 31 dicembre 2011 anche se cessa successivamente alla predetta data.
Per il personale interessato dalle deroghe di cui all’art. 1, comma 23, del D.L. 138/2011, convertito con modificazioni dalla legge n. 148/2011, e che, pertanto, ha maturato il diritto a pensione entro il 12 agosto 2011 (31 dicembre 2011, se personale della scuola e del comparto AFAM), valgono i vecchi termini di pagamento dei TFS e dei TFR anteriori a quelli introdotti dall’art. 1, comma 22, del D.L. 138/2011, con la precisazione riportata di seguito sulla scorta delle osservazioni fornite dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali con nota prot. n. 2680 del 22 febbraio 2012.
In caso di cessazione dal servizio per inabilità o per decesso, trova applicazione il termine breve che prevede che la prestazione deve essere liquidata entro 105 giorni dalla cessazione. In particolare, si ricorda che l’ente datore di lavoro è tenuto a trasmettere all’Inps gestione ex Inpdap la documentazione necessaria entro 15 giorni dalla cessazione del dipendente; questo Istituto, a sua volta, provvede a corrispondere la prestazione, o la prima rata di questa, entro i tre mesi successivi alla ricezione della documentazione stessa. Decorsi questi due periodi (complessivamente pari a 105 giorni) sono dovuti gli interessi.
– raggiungimento dei limiti di età;
– cessazioni dal servizio conseguenti all’estinzione del rapporto di lavoro a tempo determinato per raggiungimento del termine finale fissato nel contratto stesso (cfr. circolare Inpdap n. 30 del 1/8/2002 che ha chiarito che questa casistica è equiparata all’ipotesi di cessazione per limiti di servizio);
– cessazione dal servizio connesso ad un pensionamento conseguito con l’anzianità contributiva massima ai fini pensionistici (per esempio 40 anni per la generalità dei lavoratori dipendenti ovvero anzianità contributive inferiori con riferimento al personale appartenente a regimi pensionistici speciali) se maturata entro il 31 dicembre 2011.
Nei casi rientranti nel termine in esame l’Istituto non può procedere alla liquidazione e al pagamento della prestazione, ovvero della prima rata di questa, prima che siano decorsi sei mesi dalla cessazione del rapporto di lavoro. Decorso tale termine, l’istituto deve mettere in pagamento la prestazione entro 3 mesi. Decorsi questi due periodi (complessivamente pari a 270 giorni) sono dovuti gli interessi.
– le dimissioni volontarie, con o senza diritto a pensione;
– il recesso da parte del datore di lavoro (licenziamento o destituzione dall’impiego).
Nei casi rientranti nel termine in esame l’Istituto non può procedere alla liquidazione e al pagamento della prestazione, ovvero della prima rata di questa, prima che siano decorsi 24 mesi dalla cessazione del rapporto di lavoro. Scaduto il termine, l’istituto deve mettere in pagamento la prestazione entro 3 mesi. Decorsi questi due periodi (complessivamente pari a 27 mesi) sono dovuti gli interessi.
Non sono interessate dai termini sopra indicati le seguenti tipologie di dipendenti per i quali continua a trovare applicazione la disciplina previgente all’art. 1, comma 22, del decreto legge 13 agosto 2011, convertito con modificazioni dalla legge 14 settembre 2011, n. 148:
– lavoratori che hanno maturato i requisiti contributivi ed anagrafici per il pensionamento, sia di anzianità che di vecchiaia (raggiunti limiti di età o di servizio) prima del 13 agosto 2011;
– personale del comparto scuola e delle istituzioni di alta formazione artistica e specializzazione musicale (AFAM) interessato all’applicazione delle regole sulla decorrenza della pensione (rispettivamente dal primo settembre e dal primo novembre) di cui all’art. 59, comma 9, della legge 27 dicembre 1997, n. 449 e che matura i requisiti per il pensionamento entro il 31 dicembre 2011; rientra nella disciplina derogatoria anche il personale docente dipendente da istituzioni scolastiche comunali a condizione che le stesse abbiano recepito nei propri regolamenti le disposizioni relative all’ordinamento dei docenti della scuola statale.
1) termine di 105 giorni per le cessazioni dal servizio per inabilità, decesso, limiti di età o di servizio previsti dagli ordinamenti di appartenenza (comprese le cessazioni per limiti di età o raggiungimento della massima anzianità contributiva a fini pensionistici, a condizione che i relativi requisiti siano stati maturati entro il 12 agosto 2011, con eccezione del personale della scuola e AFAM i cui requisiti devono essere stati maturati entro il 31 dicembre 2011) e per le cessazioni dal servizio conseguenti all’estinzione del rapporto di lavoro a tempo determinato per raggiungimento del termine finale fissato nel contratto stesso;
In relazione al punto 1), secondo quanto precisato nella citata nota prot. n. 2680 del 22 febbraio 2012 del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, la deroga di cui all’art. 1, comma 23, del decreto legge 13 agosto 2011, n. 138, illustrata nel punto “3.5 Deroghe” della circolare n. 16 del 9 novembre 2011, va intesa nel senso che per i lavoratori che alla data del 12 agosto 2011 abbiano maturato i requisiti congiunti di età ed anzianità contributiva (cosiddetta “quota”) ma non abbiano ancora raggiunto il limite di età previsto dall’ordinamento di appartenenza ovvero l’anzianità contributiva massima, il Tfs/Tfr è erogato dopo sei mesi, anche qualora il lavoratore abbia successivamente raggiunto, al momento della cessazione, i predetti requisiti di accesso per limiti di età ovvero di anzianità contributiva massima (es. 40 anni).
15 marzo 2012 in Documenti. Tag:INPDAP, INPS, pensioni
Nuove regole per la pensione: circolare INPS n. 35/2012
Inpdap digitale da giugno 2013
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40 pensieri su “Pensioni e TFR per dipendenti pubblici (ex INPDAP): circolare INPS n. 37/2012”
17 marzo 2012 alle 11:19
tripolone ha detto:
è uno schifo la liquidazione è sacra con che diritto si da dopo due o tre anni e ora di finirla è una confisca di un bene altro che confisca di beni ai mafiosi anche noi cittadini trattati come mafiosi mi vergogno di essere italiano
18 maggio 2012 alle 13:51
Buongiorno, vorrei farvi una domanda, dopo 6 anni e 7 mesi mi sono congedato senza demeriti dall’esercito per motivi personali, e all’amministrativa mi dicono che non mi spetta nulla…ma è possibile? E’ passato un Anno ancora niente!!!!
raghi m'hammed ha detto:
son stato sfrattato,ed ho chiesto all’inpdap,la liquidazione,dei due anni che ho lavorato a tempo determinato,e mandato a casa. passati 10 mesi ancora non vedo un centesimo,ma se la nuova circolare dice dopo 6mesi +3?
tommaso destino ha detto:
vorrei sapere ,sono dipendente pubblico anno 1955 lavoro dall’età di 15 annia oggi ho maturato circa 39 anni di contributi 33 circa comunali 14 mesi di militare e 6 anni e 20giornigià fatta la rincongiunzione anni addietro come si evince dai tablati inps. domanda quando posso andare in pensione e se c’è ancora l’anno precoce che lo stato accreditava?Mi chiamo tommaso destino sono nato a foggia 8/8/1955 vi ringrazio di una risposta grazie.
speriamo che si fà 100 se renzi vuole devi invogliare anche gli altri politiciper aver occuppazione giovanile una persona a 60 anni è sfruttata e costa il doppio alla pubblica ammnitrazione con i contributi tra stipendio e contributi, mandandolo in pensione con i requisiti di 100 verrebbea a risparmiare i contributi dando al lavoratore quello che ha versato da tanti anni a oggi sono 41 e 4 mesi vi pare giusto, e le pensioni d’oro tagliatele che fà una persona come amato a prendere 40,000,00 euri cosa deve fare con tanti soldi e le persono che si muoiono di fame.
mi viene da vomitare 27 mesi dopo il pagamento del tfr se lo fanno anche nel privato fanno bene visto che lo fa anche lo Stato che non cè è assente e un diritto del lavoratore rivedete questa norma o e rivoluzione parola di uno che a servito lo stato
23 ottobre 2012 alle 19:52
pagare il tfr maturato dopo 41 anni di servizio dopo 2 anni è un furto aggravato. Spero di trovare qualcuno che riesca a rivedere tutto.
chiarellagiambalvo ha detto:
INFATTI! HAI RAGIONE! E’ UN FURTO AGGRAVATO! NON E’ GIUSTO DIRE “MI VERGOGNO DI ESSERE ITALIANO/A” !SONO QUELLI CH FANNO QUESTE LEGGI CHE SI DOVREBBERO VERGOGNARE! LORO SONO LA ROVINA DELLO STATO ITALIANO, LA NOSTRA ROVINA! NON E’ MAI ESISTITO UNA COSA DEL GENERE ! ASPETTANO CHE SI CREPI COSI’ SE LO PAPPANO LORO! IO SONO ANDATA CON IL MASSIMO DELL’ETA’, PERCHE’ MI HANNO MANDATO VIA LORO (COME INSEGNANTE)E CON I CONTRIBUTI OLTRE I 36), CON LA PROMESSA SCRITTA SULLA BUSTA PAGA ,DI UN ULTIMO SCATTO.PRIMA, DICONO IL TFR DOPO UN (1) ANNO, LA PRIMA META’ E DOPO DUE (“), LA SECONDA META’.ORA VOGLIONO DARMI AD INTENDERE CHE NON DOVREI AVERLO NEANCHE QUEST’ANNO? NON SI PUO’ ASPETTARE! SI DEVE AGIRE IN QUALCHE MODO! ROBA DA VOMITO!
mortavccimia ha detto:
so delinquenti autorizzati tutti da anni 50 a oggi ancor di piu danno soldi ad immigrati e iatliani con terremoti e senza lavoro se ne fregano ma aloro interessa la faccia con la germania cianno rovinato a noi del popolo sti zozzi . dicono che e tutto sotto controllo per stati islamici . ma loro chi li controlla nessuno e non so terroristi anche loro ahhhh”””
Buongiorno tra scioperi e congedo di matrimonio mi hanno fatto fare 43 anni di contributi perché sono giorni non riconosciuti dall Inps. Che vegogna si sbrigassero a darmi il TFR che mi sono pagato con 3terzi della mia vita! A servizio del cittadino.
30 novembre 2012 alle 22:52
ma perchè non ci si mette insieme e facciamo una bella petizione
qualsiasi cosa per smuovere questa ingiustizia,
ma anche l’impossibilità di chiedere l’anticipo della liquidazione x proprio uso
urgente e contingente.
E” una vera discriinazione che lede le pari opportunità di una parte di cittadini a confronto con altri, ma non c’è nessun avvocato tra qelli che scrivono, che si prenda a cuore la
faccenda, anche dietro piccolo compenso, penso che siano
in molti pronti a sottoscrivere l’incarico, l’unione fa a forza.
In un periodo simile è impensabile e incivile sia far aspettare 2 anni per dare la
propria liquidazione che non poter parte di essa in anticipo per far fronte
ai problemi dovuti alla grave crisi in cui ci troviamo, quando non passa giorno che sentiamo persone del governo gozzovigliare con soldi pubblici a palate.
sono d’accordissimo con quello che dice: anch’io sono andata in pensione e la MIA liquidazione la prendero’ fra 27 mesi: Si perche’ oltre i 24 mesi si dovra’ aspettare ancora tre mesi!!!! sono tutti pazzi. Ma chi è quel “……” che ha avuto questa brillante idea? e perche’ i sindacati, i partiti cosidetti di sinistra non hanno fatto obiezioni? io sono d’accordo per fare una petizione, per far capire a tutti quei signori che continuano ad umentarsi gli stipendi che ci siamo anche noi e che ABBIAMO DIRITTO ad avere cio’ che è nostro SUBITO!
Roberto Azzia ha detto:
30 dicembre 2012 alle 11:36
sono dipendente pubblico che con 60 anni più 40 di contributi,non posso andare in pensione e devo fare altri 2anni e 6 mesi ancora,mentre i lavoratori privati con la deroga, con la quota 96 ma-
turata nel 2012,con 60 anni e 36 di contributi posso andare in pensione anticipata,perchè questa
disparità?forse il padrone (confindustria)fa sentire la sua voce . lascio a Voi ogni commento.
Roberto da Catania.
non si capisce perchè il mio commento è in attesa di moderazione, visto che non si può scrivere
con semplicità vi prego di cancellare il mio commento. grazie
30 dicembre 2012 alle 13:18
eh, un attimo di pazienza…
maria rosa criscuolo ha detto:
perché il trattamento di fine rapporto non si conclude con l’ ultimo giorno del rapporto stesso? L’ Ente che mette in quiescenza il lavoratore lo fa perché questi ha il diritto e, quindi l’ Ente ha fatto tutti, dico, tutti i conti all’ uopo, anche il calcolo del TFR appunto. Allora qual’ è la scusa perché il pagamento del trattamento viene posticipato a data incerta e oltre 6/9 mesi dalla fine del rapporto, quando la ragione del diritto è per l’ aiuto all’ approccio alla nuova dimensione di vita meno abbiente?
Gaspare bonni ha detto:
Sono un pensionato docente scuola dal 1 settembre 2012 nato 2/4/51 con 38 anni di servizio ancora non ho notizie del tfs quanto dovro ancora aspettare?
20 maggio 2014 alle 22:54
Sono un docente di ed. fisica di 64 anni a luglio di quest’anno ; a settembre andrò in pensione e gradirei sapere perchè la liquidazione , maturata in modo professionale e sacrosanto , non come i ” BURATTINI ” al governo , non deve essere liquidata dopo pochi giorni !!! Il mutuo , le tasse , il vivere quotidiano lo devo pagare sempre , senza ritardi !! Non capite che siamo vicini alla guerra civile ??
Ma Renzi che segue tutto…….. lo sa dei 27 mesi di attesa per il TFS? Almeno dateci la possibilità di poter chiedere un anticipo come nel privato!!!!!!
Voglio la mia liquidazione appena vado in pensione. Non me ne frega niente delle leggi angherie fatto da questi governanti fantocci. Uniamoci davvero
1 marzo 2015 alle 23:57
Sono d’accordo con tutti voi…Maurizio, Marco, Francesco,Angy, Gabriella, Wilma, Marco, Roberto…dobbiamo fare qualcosa davvero ! Con quale diritto non ci danno i soldi ,i nostri soldi, sudati…che noi abbiamo versato , o meglio che “LORO” ci hanno tolto ,volenti o nolenti, dalle buste paga,per una intera vita di lavoro? ma come facciamo a ritrovarci?e poi siamo pochi…è un problema che bisogna diffondere…attendo vostre risposte.
dal 01/01/2016 aspettavo il primo assegno, non mi è arrivato nulla sono andata all’inps (ex inpdap)
la quale mi informa, che tutto era a osto ma siccome sono a corto di personale devo attendere se tutto va bene almeno 2 mesi, ma che razza di paese viviamo!!!! non parliamo poi della liquidazione!!!!!
ma ci vogliamo svegliare, possibile che non si può fare nulla per far rispettare i nostri diritti!!!
Credo sia una battaglia che vale la pena combattere. Il tfr è proprietà del pensionato.
urca a chi ha fatto sta legge del menga gli venissero tutte le moroiede infiamate come il peperoncino calabrese devo aspettare 27 mesi a partire dal primo settembre 2014 e sono anche invalido con seri problemi di salute vergogna sindacati e politici del ca.. io ci sto a fare la rivoluzione
sonopiù che d’accordo Gina
Domenico Galderisi ha detto:
Sono stato riformato 11 aprile 2011 col grado di brigadiere, col blocco legge 122, ma il 10 aprile 2011, ero passato al grado superiore brigadiere capo, mi anno notificato il decreto è rifatto il concerto col grado brigadiere capo, ma fino alla data odierna non mi è stata ne rivalutata la pensione ne dato arretrati e non viene pagata la pensione da brigadiere capo. Vorrei sapere se mi daranno i miei diritti, oppure non pensarci più.
5 gennaio 2016 alle 15:17
si devono unire le forze e rivolgesi ad un avvocato non abbiamo altra scelta
penso proprio che e la cosa piu giusta da fare e una vergogna io sono andato in pensione il 01 02 2015 con 37 anni di contribuzione e 63 di eta e ancora non si parla del tfr all’impdap mi dicono che debbo spettare 24 mesi
ANNO 2016 SONO UNA LAVORATRICE DI ANNI 65 E 7 MESI DAL 1/01/2016 DOVEVO AVERE IL PRIMO ASSEGNO PENSIONISTICO, INVECE NULLA, SONO ALL’INPS PER AVERE CHIARIMENTI IN MERITO:
RISPOSTA SONO A CORTO DI PERSONALE, SE TUTTO VA BENE ALLA FINE DI GENNAIO AVRO’ UN ACCONTO, MUTUO DA PAGARE, POSSIBILE CHE NON SI POSSA FARE NULLA? IO PENSO CHE SI VIOLI LA STESSA COSTITUZIONE PER CUI NIENTE PENSIONE , TANTO MENO LIQUIDAZIONE TFR
QUALI SONO LE STRUTTURE A CUI BISOGNA RIVOLGESI PER AVERE QUELLO CHE MI SPETTA.
Ferdinando SESTITO ha detto:
sono fernando, ho 50 anni d’età è ho lavorato 20 anni piu’ maggiorazioni per l’arma dei carabinieri, sono stato cessato dal servizio nell’anno 2007, oggi sono invalido civile al 100% e percepisco un assegno di euro 290. Come devo fare a far valere gli anni di contribuzione ed eventualmente posso chiedere la pensione di inabilità. Mi è stata assegnata una tabella 8^ cat. A dalla CMO, ma la commissione di verifica nell’anno 2007 me la riggettava. Taenuto conto di essere in congedo illimitato con estratto contribuitivo inpdap aggiornato e con versamenti anno 2007, e prosegue fino alla data odierna, da cui secondo me sarei ancora iscritto a detto istituto, non avrei diritto alle prestazioni come se fossi ancora in servizio. Ringrazio in anticipo per la risposta.
ciao a tutti sono anch’io d’accordo bisogna fare la rivoluzione senza armi per carità ma con un buon avvocato a cui sta al cuore questa vergognosa situazione del TFR e far scomodare i NS politici dalle loro poltrone e rivedere le leggi più schifose fatte per noi lavoratori, anche la diversità di trattamento tra dipendenti statali e dipendenti di enti locali per la richiesta di anticipazione TFR ho tre figli da mantenere e tra 3 mesi vado in pensione per raggiunti limiti di età. Via la democrazia (dei nostri parlamentari non la nostra) a Renzi dico fai le giuste riforme per appianare le disparità sociali. Auguri a tutti voi non so che altro augurarci. Giuseppe
9 maggio 2017 alle 12:41
chiedo scusa e correggo viva la democrazie
10 maggio 2017 alle 15:17
sonno Stefano il 1° giugno 2017 andrò in pensione con 65 anni di età e 42 anni e 10 mesi di servizio così ottenuti 8 anni e 2 mesi per lavoro in Belgio e 34 anni
GIUSEPPE FORTE ha detto:
10 agosto 2017 alle 12:22
vado in pensione con 43 anni di contributi e 62 di eta perché devo aspettsre 2 anni per avere il mio T.F.R.
Filippo Casale ha detto:
Sono andato in pensione il 1° aprile 2016 sapendo che avrei avuto liquidato il t.f.r. dopo 24 mesi + 3 . Vado a chiede all’INPS sede di Messina a che punto è la pratica per la liquidazione di quanto sopra e mi viene detto che maturerò tale diritto ad agosto 2019. Ma insomma in che cavolo di paese viviamo? Avrò il mio t.f.r. dopo 3 anni e mezzo dalla collocazione in quiescenza? Ma siamo pazzi ? In tale modo si calpestano i principi essenziali delle persone. A chi posso rivolgermi per vedere se tutto questo non è un sopruso?
16 marzo 2018 alle 22:46
Non c’è piu’ da parlare ma solo da AGIRE!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Noi italiani dobbiamo passare ai fatti!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Basta essere succubi di questi ………………………!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Pietro Scano via Torino 2 SanGavino Monreale ha detto:
sono un ex lavoratore della scuola, collocato a riposo per età, 67 anni e 10 mesi. dovrei percepire la liquidazione (regime TFR) dopo 12 mesi; dalle informazioni che ho io la scola dovrebbe preparare un dossier da presentare all’inps-inpdap; dalla segreteria della scuola invece si afferma che non è necessario alcun documento in quanto la documentazione e tutta a carico dell’imps inpdap. vorresi sapere:
1) in caso di trattamento TFR cosa prevede la legislazione?
2) in caso di trattamento TFS la scuola deve preparare l’apposita dovcumentazione?
Informazioni aggiornate possono essere reperite su noipa:
https://noipa.mef.gov.it/web/mypa/tfr-e-tfs-dei-dipendenti-previdenziale
giuseppe liberali ha detto:
alla domanda ,perché la liquidazione viene percepita cosi tanto tempo dopo al fine rapporto.?per ottenere subito le spettanze cosa si puo fare subito.