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Timestamp: 2017-01-20 22:03:19+00:00
Document Index: 24679627

Matched Legal Cases: ['art. 61', 'art. 61', 'art. 118', 'art. 323', 'art. 582', 'art. 61', 'art. 61', 'art. 61', 'art. 61', 'art. 61', 'art. 646', 'art. 61', 'art. 61']

HOME Codice penale Articoli Codice penale Aggiornato il 13 febbraio 2015 Codice penale Art. 61 codice penale: Circostanze aggravanti comuni L’AUTORE: Redazione
Aggravano il reato, quando non ne sono elementi costitutivi o circostanze aggravanti speciali, le circostanze seguenti: 1) l’avere agito per motivi abbietti o futili; 2) l’aver commesso il reato per eseguirne od occultarne un altro, ovvero per conseguire o assicurare a sè o ad altri il prodotto o il profitto o il prezzo ovvero la impunità di un altro reato; 3) l’avere, nei delitti colposi, agito nonostante la previsione dell’evento; 4) l’avere adoperato sevizie, o l’aver agito con crudeltà verso le persone; 5) l’avere profittato di circostanze di tempo, di luogo o di persona tali da ostacolare la pubblica o privata difesa; 6) l’avere il colpevole commesso il reato durante il tempo, in cui si è sottratto volontariamente alla esecuzione di un mandato o di un ordine di arresto o di cattura o di carcerazione, spedito per un precedente reato; 7) l’avere, nei delitti contro il patrimonio, o che comunque offendono il patrimonio, ovvero nei delitti determinati da motivi di lucro, cagionato alla persona offesa dal reato un danno patrimoniale di rilevante gravità; 8) l’avere aggravato o tentato di aggravare le conseguenze del delitto commesso; 9) l’avere commesso il fatto con abuso dei poteri, o con violazione dei doveri inerenti a una pubblica funzione o a un pubblico servizio, ovvero alla qualità di ministro di un culto; 10) l’avere commesso il fatto contro un pubblico ufficiale o una persona incaricata di un pubblico servizio, o rivestita della qualità di ministro del culto cattolico o di un culto ammesso nello Stato, ovvero contro un agente diplomatico o consolare di uno Stato estero, nell’atto o a causa dell’adempimento delle funzioni o del servizio; 11) l’avere commesso il fatto con abuso di autorità o di relazioni domestiche, ovvero con abuso di relazioni d’ufficio, di prestazione di opera, di coabitazione, o di ospitalità.
In tema di applicazione della aggravante di crudeltà, la mera reiterazione dei colpi, pur consistente, non può essere ritenuta fonte di aggravamento della pena in un contesto sorretto dal dolo d'impeto e dal finalismo omicidiario correlato a tale condizione psicologica; anche l'abbandono in stato agonico della vittima è condotta ricompresa nel finalismo omicidiario, non potendo assimilarsi la crudeltà all'assenza di tentativi di soccorso alla vittima (esclusa, nella specie, l'aggravante de quo, atteso che il quadro emerso aveva evidenziato come l'imputato avesse agito senza alcuna programmazione preventiva con modalità esecutive che alimentavano la considerazione di un'azione lesiva commessa con estrema rapidità, frutto di rabbia e aggressività, con colpi portati in rapida sequenza e ravvicinati, il cui numero doveva ritenersi indicativo anch'esso del dolo d'impeto).
Cassazione penale sez. I 10 febbraio 2015 n. 8163 Per motivo abietto si intende quello turpe, ignobile, che rivela nell'agente un grado tale di perversità da destare un profondo senso di ripugnanza in ogni persona di media moralità, nonché quello spregevole o vile, che provoca repulsione (riconosciuta, nella specie, la sussistenza dell'aggravante in capo all'imputato che, nella sedicente qualità di "mago", aveva truffato e sottoposto a violenza sessuale aggravata le vittime, abusando delle loro condizioni di inferiorità psichica e approfittando del loro stato di prostrazione psicologica).
Cassazione penale sez. III 09 gennaio 2015 n. 5171 L'aggravante ex art. 61, n. 9, c.p. («l'aver commesso il fatto con abuso dei poteri, o con violazione dei doveri inerenti a una pubblica funzione o a un pubblico servizio») trova il suo fondamento nell'esigenza di tutelare il corretto svolgimento dell'attività, a rilevanza pubblica, svolta da determinati soggetti. Per la sua configurazione, quindi, è necessaria una connessione tra abuso ed illecito oppure serve un nesso funzionale tra qualifica posseduta e reato: il soggetto deve, in altri termini, aver deviato dal fine istituzionale il potere attribuitogli dalla legge o violato il dovere impostogli (esclusa, nella specie, la sussistenza dell'aggravante de quo; l'imputato aveva sparato ad un uomo utilizzando l'arma di servizio per una ragione questione meramente privata di gelosia, agendo al di fuori dell'ambito delle sue funzioni. Non era possibile neanche rilevare un nesso funzionale tra la sua qualità di pubblico ufficiale e l'omicidio, non sussistendo alcun nesso di strumentalità tra il potere conferitogli dalla legge e la consumazione del reato. Infine, anche se aveva agito al di fuori dell'ambito delle sue funzioni, l'assassino non aveva approfittato delle mansioni affidategli, in quanto la sua presenza sul luogo del fatto e l'azione realizzata non avevano attinenze con la qualità soggettiva rivestita e con le funzioni ad essa inerenti).
Cassazione penale sez. I 04 dicembre 2014 n. 5966 La circostanza aggravante dell'aver commesso il fatto con abuso dei poteri inerenti a una pubblica funzione o a un pubblico servizio, di cui all'art. 61 n. 9 cod. pen., è di natura oggettiva, in quanto non si applica a taluno perché pubblico ufficiale, ma perché ha abusato dei propri poteri, e, quindi, riguarda una modalità dell'azione, con la conseguenza che la stessa si comunica ad eventuali concorrenti, ai sensi dell'art. 118 cod. pen. (Nella specie, relativa al delitto di cessione di sostanze stupefacenti, la Corte ha ritenuto corretta la decisione del giudice di merito che aveva reputato comunicabile al ricorrente l'aggravante predetta, contestata ad un concorrente il quale aveva violato i doveri inerenti la sua funzione di appartenente alla Polizia di Stato). (Dichiara inammissibile, App. Bari, 09/05/2013 )
Cassazione penale sez. VI 25 novembre 2014 n. 53687 Non si da assorbimento o consunzione del delitto di abuso d'ufficio di cui all'art. 323 c.p. in quello di cui all'art. 582 c.p., quandoché la condotta del pubblico agente si esaurisca nella mera produzione delle lesioni personali e ricorra tra i due illeciti il nesso teleologico di cui allo art. 61 n. 2 c.p., configurandosi invece un rapporto di concorso formale tra i reati, i quali offendono beni giuridici distinti (fattispecie relativa all'accusa mossa all'imputato che, nella sua qualità di Agente della Polizia di Stato, aveva sottoposto a maltrattamenti e violenze tre ragazzi, tratti in arresto in flagranza di reato in occasione di incidenti di piazza e poi condotti presso la Questura).
Cassazione penale sez. I 25 novembre 2014 n. 4584 Non è configurabile la circostanza aggravante di cui all'art. 61 n. 2 c.p. in relazione al reato di lesioni personali lievi commesso in attuazione della condotta propria del delitto di maltrattamenti in famiglia, atteso che il nesso teleologico necessario per la sussistenza della suddetta aggravante esige che le azioni esecutive dei due diversi reati che pone in relazione siano distinte (Cass., sez. VI, 31 maggio 2013 n. 23827).
Ufficio Indagini preliminari La Spezia 21 novembre 2014 n. 389 E' responsabile di tentato omicidio aggravato colui che, con atti idonei ed univoci - tanto sotto l'aspetto soggettivo quanto quello oggettivo - provi a cagionare la morte della vittima, profittando di una qualunque circostanza, casuale o provocata, che in qualche modo possa facilitare la realizzazione dell'evento delittuoso (nella specie, relativamente all'aggravante di cui all'art. 61 c.p. n. 5 - difesa minorata - , è stata riconosciuta la responsabilità per tentato omicidio aggravato in capo a due coniugi per aver accoltellato una donna alla spalla, mentre la stessa era intenta a raccogliere una cesta di verdura riposta nella sua auto all'interno del loro garage).
Cassazione penale sez. I 20 novembre 2014 n. 50903 La condotta appropriativa del responsabile della cassa di una Federazione sportiva integra il delitto di peculato quando ha ad oggetto fondi pubblici erogati per la promozione dell'attività sportiva e, invece, quello di appropriazione indebita aggravata, a norma degli artt. 646 e 61 n. 11 cod. pen., quando si riferisce a somme raccolte dall'ente per il proprio finanziamento quale soggetto giuridico privato, poiché nel primo caso, e non nel secondo, l'agente esercita un servizio pubblico. (Fattispecie in cui la S.C. ha ravvisato il concorso formale tra i reati di cui agli artt. 314 e 646 cod. pen., tale ultimo aggravato ai sensi dell'art. 61 n. 11 cod. pen., nella condotta del responsabile dell'ufficio amministrativo della Federazione Italiana Sport del Ghiaccio che, nella sua qualità, si era appropriato sia di somme di provenienza privata - tesseramenti, affiliazioni e multe irrogate a società e tesserati - che di fondi erogati dal C.O.N.I. per il finanziamento delle attività sportive). (Rigetta, App. Roma, 10/05/2013 )
Cassazione penale sez. VI 21 ottobre 2014 n. 53578 Ai fini della configurabilità dell'aggravante di cui all'art. 61, n. 11, cod. pen., il rapporto o contratto di lavoro rientra nell'ambito delle "relazioni di prestazione d'opera". (Fattispecie in tema di estorsione commessa dal datore di lavoro nei confronti di lavoratori subordinati). (Rigetta, App. Caltanissetta, 24/01/2013 )
Cassazione penale sez. II 10 ottobre 2014 n. 677 Risponde del reato di appropriazione indebita ex art. 646 c.p., con l'aggravante ex art. 61 n. 11 c.p. l'imputato che, incaricato dal proprietario di un'abitazione di eseguire dei lavori di ristrutturazione, e avendovi asportato, col consenso del proprietario, alcuni sanitari per il tempo necessario al rifacimento degli impianti con l'intesa che successivamente li avrebbe riposizionati in loco, viceversa non li riconsegni più al legittimo proprietario, né fornisca alcuna spiegazione in merito a tale decisione.
L'aggravante dell'aver agito con crudeltà verso la persona, di cui all'art. 61 n. 4 c.p., avendo natura soggettiva, richiede che la condotta dell'agente sia connotata da modalità tali da rendere evidente la volontà di infliggere alla vittima sofferenze aggiuntive che esulano dal normale processo di causazione dell'evento e che costituiscono un quid pluris rispetto all'attività necessaria ai fini della consumazione dei reato, rendendo la condotta stessa particolarmente riprovevole per la gratuità e superfluità dei patimenti cagionati alla vittima con un'azione efferata, rivelatrice di un'indole malvagia e priva del più elementare senso d'umana pietà, con la conseguenza che l'aggravante non può ravvisarsi - di norma - nella mera reiterazione dei colpi inferti alla vittima se tale azione, in quanto connessa alla natura del mezzo usato per conseguire l'effetto delittuoso, non eccede i limiti della normalità causale rispetto all'evento e non trasmoda in una manifestazione di efferatezza; anche la reiterazione dei colpi che hanno attinto la vittima può essere in concreto significativa di una condotta idonea a integrare l'aggravante, allorché essa non sia meramente funzionale al delitto, ma costituisca espressione - in puntuale coerenza all'orientamento sopra citato - della volontà dell'agente di infliggere sofferenze che esulano dal normale processo dì causazione dell'evento morte (riconosciuta la sussistenza dell'aggravante nei confronti dell'imputatto che adoperando un ventilatore e soprattutto le assi chiodate di una cassetta di legno, colpiva più volte la vittima mentre questa giaceva riversa sul letto incapace di reagire e le provocava gravi lesioni consistite in plurimi traumi fratturativi).
Cassazione penale sez. I 05 giugno 2014 n. 40829 Art. precedente
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