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Timestamp: 2019-02-23 23:47:36+00:00
Document Index: 74177027

Matched Legal Cases: ['art.15', 'art. 10', 'art. 6', 'art. 18', 'art. 26', 'art. 26']

La Fatturazione - Difesa Tributaria - Dott. Commercialista Giuseppe MARINO Specialista in contenzioso tributario
Modello e contenuto minimo della fattura
Non esiste un modello legale di fattura, c'e' massima liberta di schema, ci sono pero' degli elemti obbligatori, come denominazione indirizzo partita iva e codice fiscale (meglio metterlo, visto che spesso gli elenchi clienti e fornitori appaiono e compaiono) dell'emittente e del cliente, quantità, decrizione del bene o della prestazione, valore unitario, importo totale, importo imponibile aliquote iva con relativi importi eventuali articoli di esenzione (es. art.15 Dpr 633/72 per le spese, art. 10 prestazioni sanitariaùe etc..)
Limitatamente ai professionisti e' necessario indicare la ritenuta d'acconto, lo stesso vale per gli agenti e rappresentanti, lavoratori autonomi, imprese che lavorano con i condomini (4%).
Quando e' obbligatorio emettere fattura, il momento impositivo art. 6 Dpr 633/72
In linea generale per la cessione di beni al momento della consegna del bene e per la prestazione di servizi al momento del pagamento
Cessioni di beni immobili: alla stipula dell'atto;
Cessioni di beni mobili: al momento della consegna o spedizione;
Cessioni di beni immobili con effetti traslativi o costitutivi postergati: al momento in cui
si verificano tali effetti;
Cessioni di beni mobili con effetti traslativi o costitutivi postergati: non oltre il decorso di
un anno dalla consegna o spedizione;
Espropriazioni: all'atto del pagamento del corrispettivo;
Contratti di somministrazione: all'atto del pagamento del corrispettivo;
Passaggi dal committente al commissionario: all'atto della vendita dei beni da parte del
commissionario;
Autoconsumo: all'atto del prelevamento dei beni;
Contratto estimatorio: all'atto della rivendita a terzi e non piu` tardi del decorso di un
anno dalla consegna o spedizione.
All'atto del pagamento del corrispettivo;
Autoconsumo: all'atto del prelevamento dei beni o, se di carattere periodico, nel mese
successivo a quello in cui sono rese le prestazioni.
Incasso di acconti;
Incasso anticipato rispetto ad un periodo a cavallo di due esercizi
Nella comune vita imprenditoriale si presenta, non di rado, la necessita` di consegnare a titolo gratuito dei beni a terzi che siano comunque collegati all'impresa stessa.
Altre volte, sempre gratuitamente, vengono forniti beni ai propri dipendenti, per esempio in occasione di particolari festivita` .
Queste cessioni gratuite sono soggette alla disciplina fiscale tanto ai fini delle imposte dirette, quanto dell'IVA.
Relativamente all'IVA, innanzi tutto e` indispensabile analizzare separatamente le varie situazioni
che generalmente si presentano:
Cessioni di beni rientranti nell'oggetto dell'attivita` dell'impresa che fa l'omaggio;
Cessioni di beni che non rientrano nell'oggetto dell'attivita` d'impresa che fa l'omaggio;
Cessioni gratuite di beni a titolo di sconto, premio, abbuono;
Cessioni gratuite verso l'estero.
Cessioni di beni rientranti nell'oggetto dell'attivita` dell'impresa
Per beni rientranti nell'oggetto della propria attivita` si intendono quei beni:
la cui produzione e/o il cui commercio rientra nell'attivita` tipica dell'impresa; ossia quella effettivamente svolta ancorche´ non prevalente e non quella solo nominalmente indicata nello statuto societario, ma di fatto non
esercitata o marginale.
Regola generale: la cessione gratuita di questi beni e` soggetta all'imposta, esattamente come se si trattasse di una vendita contro corrispettivo.
Eccezione: la cessione gratuita di campioni di modico valore ed appositamente contrassegnati.
Nel rispetto della regola generale, l'IVA assolta a monte, ossia quella dovuta e/o pagata al fornitore, e` detraibile (salvo, ovviamente, non si tratti di beni per i quali oggettivamente o per disposizione di legge non ne sia consentita la detrazione).
Per quanto riguarda le cessioni gratuite a terzi, quelle che seguono sono le alternative offerte alle imprese per un corretto comportamento.
Fattura senza rivalsa o con rivalsa Iva
Quando si cede un bene in omaggio l'iva e' dovuta, il fornitore puo' scegliere se chiedere al cliente l'iva o imputarla a suo carico.
Emettere fattura indicando l'importo dell'IVA, esattamente come per una normale vendita.
Specificare al ricevente che nulla e` dovuto (per esempio indicando a chiare lettere nel corpo della fattura stessa che si tratta di un «omaggio»). Il comportamento e` lecito, perche´ l'esercizio della rivalsa verso il cliente non e` obbligatorio nel caso di cessioni di beni rientranti nell'oggetto della propria attivita` .
Occorre pero` indicare in fattura la disposizione di legge che consente di non esercitare la rivalsa, ossia: «art. 18 del DPR n. 633/1972».
PI 00256398561
Fattura Documento N. 565
Del 03/01/2009
Spett. Pluto srl....
N. 1 Televisore Lcd 500,00
Totale Imponibile 500,00
Iva 20% 100,00
Totale Fattura 600,00
Art. 18, DPR n. 633/1972
Fattura senza rivalsa nulla e' dovuto al Fornitore
Se si effettua la rivalsa
Importo dovuto solo Iva
Certamente queste due alternative non sono molto praticate sia perche´ dal punto di vista commerciale non e` buona regola far conoscere l'esatto valore del bene che si regala sia perche´, se di omaggio si tratta, non si capisce per quale motivo chi riceve un regalo debba comunque esporsi finanziariamente.
Decisamente piu` opportune sono le restanti due alternative.
Il Registro Omaggi
La prima prevede di istituire un apposito registro degli omaggi. Questo registro non comporta particolari obblighi di tenuta, se non quello di numerarne le pagine ed evitare cancellature o spazi in bianco.
Annotare su tale registro il valore normale, ossia il valore commerciale e l'IVA relativa. Tale IVA sara` , alternativamente, sommata a quella dovuta ovvero sottratta dall'eventuale credito d'imposta del periodo.
Quantità Articolo Descrizione/Cessionario Valore Normale Iva
1 Tv Lcd Pluto srl 500,00 100,00
Come ultima alternativa, si puo` emettere un'autofattura riepilogativa di tutti gli analoghi omaggi fatti nel mese. Il documento indichera` tanto il valore normale degli omaggi quanto l'IVA relativa nonche´ la dizione «autofattura per omaggi».
Nel caso di autofattura riepilogativa di piu` omaggi, non potranno essere indicati sulla stessa i nomi dei destinatari, bensı` la ragione sociale dell'impresa stessa. E` opportuno, al fine di
facilitare futuri controlli, evidenziare nel corpo dell'autofattura tali beneficiari.
Documento N. 565
Spett. Autofattura mensile per omaggi (da caricare come cliente)
Via....PI....
AUTOFATTURA PER OMAGGI MESE DI GENNAIO
L'emissione di un'autofattura riepilogativa deve essere annotata nel registro delle vendite
per consentire un effettivo versamento dell'imposta.
Sino ad ora si e` parlato degli omaggi di beni rientranti nell'oggetto dell'attivita` dell'impresa, ma devoluti all'esterno di essa. Certamente non infrequente e` il caso di analoghi omaggi a favore di propri dipendenti. Ebbene, purtroppo, anche in questa ipotesi la situazione non muta, nel senso che ai fini IVA i dipendenti sono equiparati ai terzi. Tutto quanto sopra detto, quindi, si applica anche in questo caso.
Si e` detto, all'inizio, che esiste un'eccezione al regime di imponibilita` . Si tratta degli omaggi di beni che rispettino le seguenti caratteristiche:
- campioni, cioe` beni da cedere gratuitamente ai soli fini promozionali a favore di clienti o potenziali tali;
- appositamente contrassegnati come tali. Attenzione, tale indicazione deve essere indelebile e non si puo` utilizzare una semplice etichetta adesiva;
- di modico valore. Il legislatore non ha chiarito cosa debba intendersi per «modico valore».
Nella pratica si fa riferimento agli usi commerciali restando in ogni caso esclusi i beni di valore significativo. Si segnala che qualora piu` campioni gratuiti siano consegnati a favore di un unico destinatario, il modico valore non puo` piu` riferirsi al singolo campione, bensı` a quello complessivo.
Cessioni di beni non rientranti nell'oggetto dell'attivita` dell'impresa
Di regola i beni in questione sono acquistati appositamente per il suddetto scopo. Ne consegue che l'IVA pagata/dovuta al fornitore non e` detraibile. Essa incrementa la spesa (di rappresentanza) da registrare in contabilita` . E` comunque possibile detrarre l'IVA sull'acquisto di beni il cui costo unitario sia eguale od inferiore ad euro 25,82 (50.000 delle vecchie lire ). Attenzione, si tratta di una possibilita` , non di un obbligo.
La non detraibilita` dell'IVA a monte ha una fondamentale ripercussione sul comportamento
fiscale che deve tenere l'impresa allorquando eroga l'omaggio.
Difatti, se l'IVA a monte non e` stata detratta allora, all'atto della successiva cessione non ci sara` neppure l'obbligo di emettere alcuna fattura ne´ di annotare alcunche´ nel Registro degli omaggi. Sara` sufficiente conservare agli atti la copia del documento di trasporto (DDT) sul quale l'impresa avra` avuto cura di esplicitare che trattasi di una cessione gratuita.
Beni destinati a omaggi in un momento successivo
Puo` anche capitare che al momento dell'acquisto della merce non sia stata decisa la sua destinazione finale come omaggio; quindi l'impresa non solo ha provveduto alla normale registrazione della fattura nel registro degli acquisti, ma ha anche detratto l'IVA.
Dato che la norma qualifica come «cessione» l'omaggio di beni non di propria produzione di valore superiore a 25,82 euro, scatta l'obbligo di emissione di fattura con IVA ovvero di utilizzare una delle alternative enunciate nel paragrafo precedente.
Resta chiaro che, ancora una volta, il trattamento relativo ai beni ceduti destinati a omaggio in momento successivo all'acquisto trova piena applicazione anche nei confronti dei propri dipendenti.
La correzione o rettifica di fatture tecnicamente note come Note di Credito
Nella prassi commerciale non e` raro che si verifichi l'esigenza di rettificare il tributo indicato in una fattura gia` emessa, cui e` correlato per il fornitore l'obbligo di versamento dell'IVA e per il cliente il possibile diritto alla detrazione.
Esiste una specifica regolamentazione che distingue i comportamenti obbligatori per il fornitore da quelli che derivano da una scelta solo facoltativa dello stesso soggetto passivo (art. 26, Decreto IVA).
Sostanzialmente esistono due casi in cui puo` rendersi necessario un intervento di correzione rispetto all'IVA originariamente fatturata incrementandola (variazioni in aumento) ovvero riducendone l'importo (variazioni in diminuzione).
Le variazioni in aumento sono obbligatorie e devono essere effettuate nel caso in cui, successivamente all'emissione della fattura o alla sua registrazione, l'imponibile o l'imposta aumentino per un qualunque motivo. In tal caso, il cedente, ovvero il prestatore di un servizio, deve emettere una nota di debito la quale non e` altro che una nuova fattura ove verranno specificati i motivi per i quali essa e` stata emessa. Tale nota deve essere emessa negli ordinari termini.
Diversa e` invece l'ipotesi delle variazioni in diminuzione che sono comunque una facolta` e non un obbligo per il cedente o prestatore del servizio.
Le variazioni in diminuzione possono essere effettuate nelle ipotesi di:
- nullita` , annullamento, revoca, risoluzione, rescissione e simili dell'operazione originaria;
- mancato pagamento a causa di procedure concorsuali o di procedure esecutive infruttuose;
- abbuoni o sconti previsti contrattualmente.
Al verificarsi di tali situazioni l'emissione della nota di credito (che ai fini IVA non e` obbligatoria) e` possibile in qualunque momento, senza limiti di tempo.
Esistono due situazioni particolari (ma molto comuni) che riguardano:
1) le variazioni che dipendono da un sopravvenuto accordo tra le parti. In questo caso la nota di credito deve essere emessa entro un anno dall'effettuazione dell'operazione originaria ed il soggetto emittente deve provare il rispetto del suddetto termine;
2) le variazioni che dipendono da precedenti accordi; l'emissione della nota di credito e` possibile anche oltre l'anno successivo all'effettuazione dell'operazione originaria.
L'intervento di rettifica rispetto all'IVA fatturata avviene nel seguente modo.
- Tutte le volte che, successivamente all'emissione della fattura, l'ammontare dell'operazione
imponibile o dell'IVA aumenti per qualsiasi motivo, il fornitore o prestatore del servizio deve emettere sempre una nuova fattura, una parcella, una nota di debito
o simili documenti IVA che comportino un'integrazione dell'IVA a debito a suo tempo calcolata (variazione in aumento). Si riporta un esempio.
Documento N. 567
Spett. Pluto srl..............
Quantità Descrizione Valore Normale Iva
1 Tv Lcd difettoso Reso -500,00 -100,00
Totale Imponibile -500,00
Iva 20% -100,00
Totale Fattura -600,00
Si consiglia di utilizzare sempre la parola Documento, in modo tale da avere un'unica numerazione sia per le fatture sia per le note di credito o di addebito
- Se un'operazione imponibile, per la quale sia gia` stato rispettato l'obbligo di fatturazione,
viene meno in tutto (azzeramento dell'imponibile e dell'IVA) o anche solo in parte (semplice
riduzione), il cliente ha il diritto potenziale di portare in detrazione l'IVA corrispondente
alla variazione intervenuta (variazione in diminuzione).
La variazione in aumento accresce il debito del fornitore e incrementa anche la detrazione
per il cliente (ove spetti, naturalmente); la variazione in diminuzione riduce il
debito IVA originariamente calcolato dal fornitore ma anche il diritto alla detrazione per
Si riporta un esempio di nota di variazione parziale per diminuzione dell'imponibile
Ditta/Denominazione o ragione sociale
Documento n. 568 del 09/01/2009
(emessa ai sensi dell'art. 26, secondo comma, D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633)
Con riferimento alla ns. fattura n. 566 del 03/01/2008, essendosi verificata la condizione
che rende operativa la clausola di revisione del prezzo oppure essendo stato commesso un errore di attribuzione del prezzo ", si emette nota di variazione
per le richieste registrazioni rettificative agli effetti dell'IVA.
Descrizione Imponibile IVA 20%
Importi da fattura 500,00 100,00
Importi variati 1.200,00 240,00
Importi da registrare per variazione 700,00 140,00
Dato che la variazione in diminuzione e` una facolta` e non un obbligo, e` possibile emettere una nota di credito senza IVA oppure un documento (lettera con la quale si riconosce al cliente la riduzione dell'imponibile) che, ovviamente, non va indicato nei registri IVA. Questa facolta` nasce dal fatto che originariamente il cliente ha pagato l'IVA al fornitore, ma l'ha anche recuperata, quindi si trova in posizione assolutamente neutra. Per tale ragione un accredito IVA per questi significherebbe solo un ulteriore versamento senza alcun beneficio.
La situazione si verifica in modo speculare nel caso del fornitore che ha incassato l'IVA e l'ha
E` importante sottolineare che le note di credito a rettifica di precedenti fatture possono essere emesse solo dal fornitore o dal prestatore di servizi; la formulazione delle disposizioni di legge attualmente vigenti non consentono al cliente di sostituirsi al fornitore emettendo quindi al suo posto una nota di debito con IVA.
Quando effettuare le variazioni
La natura e i tempi previsti dalla legge per ciascuna delle due ipotesi di variazione (aumento e diminuzione) sono differenti.
Nel caso di variazioni in aumento, qualora in un momento successivo all'emissione della fattura intervenga un qualsiasi accadimento idoneo a incrementare la base imponibile (errori di calcolo, difetti per erronea applicazione del titolo di non imponibilita` /esenzione, applicazione di un'aliquota piu` bassa, ecc.), e` sempre obbligatorio emettere il documento che integri l'IVA a debito, a prescindere dal tempo intercorso dall'operazione originaria. Il decorrere del tempo incide solo sulle sanzioni e sugli interessi applicabili al versamento tardivo della differenza a debito.
Le cosiddette ‘‘variazioni in diminuzione'', invece, creano le maggiori perplessita` interpretative, comportando esse un'‘‘auto-riduzione'' di quanto gia` liquidato a favore dell'Erario.
Esse, infatti, rappresentano il sistema riconosciuto per ottenere un rimborso immediato dell'IVA versata in eccesso all'Erario rivalendosi sul cessionario/committente.
Per variazioni in diminuzione il decorso del tempo e` un requisito fondamentale che si puo` riassumere nel modo seguente:
Variazioni che dipendono da un sopravvenuto accordo tra le parti: La nota di credito deve essere emessa entro un anno dall'effettuazione dell'operazione originaria.
Variazioni che dipendono da precedenti accordi L'emissione della nota di credito e` possibile anche oltre l'anno successivo all'effettuazione dell'operazione originaria.
Fattura non ancora consegnata
La rilevazione dell'errore in una fattura emessa ma non ancora consegnata o spedita al cliente non comporta l'obbligo di emissione di un apposito ed ulteriore documento di rettifica considerato che, ai fini della legge IVA, la fattura si considera realmente ‘‘emessa''
solo all'atto della consegna o della spedizione. In tali situazioni, quindi, e` sufficiente eliminare
la fattura errata ed emetterne una nuova da consegnare o spedire alla controparte.
Parcella ‘‘pro-forma''
Nel caso di parcella ‘‘pro-forma'' emessa dai professionisti, considerato che detti documenti non hanno rilevanza ai fini dell'IVA (salvo che presentino tutti gli elementi sostanziali e caratteristici delle fatture, nel qual caso la parcella sarebbe essa stessa una ‘‘fattura''), la rilevazione di errori non comporta un obbligo di variazione: i dati corretti verranno esposti nella successiva ‘‘fattura'' emessa a pagamento ricevuto.
Si consiglia di utilizzare tale strumento, in quanto specialmente a fine anno, i professionisti emettono fattura a dicembre, che viene pagata a gennaio dell'anno successivo e capita molto spesso, che il professionista imputa reddito e iva all'anno precedente e il cliente all'anno successivo, creando un gran pasticcio con le ritenute.
Nell'ipotesi di errori di compilazione, variazioni di aliquota e altri casi di calcolo per difetto dell'IVA a debito sussiste sempre l'obbligo di rettifica in aumento, a prescindere dal tempo decorso dall'operazione.
Un caso particolare e` dato dall'emissione di una nota d'accredito per storno di operazioni di vendita intracomunitarie (effettuate nei confronti di soggetti passivi residenti in un Paese facente parte della UE).
Il decreto che ha dettato disposizioni fiscali in tema di scambi intracomunitari (D.L. n. 331/1993) non prevede alcuna norma specifica sulle modalita` da osservare in relazione alle variazioni in aumento e in diminuzione intervenute nelle operazioni intracomunitarie, siano esse cessioni o acquisizioni, pertanto si rendono applicabili le disposizioni valevoli per gli scambi tra soggetti nazionali.
In pratica, l'operatore e` tenuto ad osservare le disposizioni viste in precedenza che prevedono la facolta` (e non l'obbligo) di procedere alla variazione in diminuzione quando l'operazione (per la quale sia stata emessa fattura) sia venuta meno in tutto o in parte o se ne sia ridotto l'ammontare imponibile in conseguenza di dichiarazione di nullita` , annullamento, revoca, risoluzione, rescissione e simili o in conseguenza dell'applicazione di abbuoni o sconti previsti contrattualmente.
L'operatore nazionale puo` , quindi, operare mediante emissione di una nota di variazione in diminuzione dell'ammontare relativo al valore dei beni restituiti dal cessionario comunitario.
In tal caso deve procedere alla successiva registrazione della fattura e ad adempiere agli obblighi relativi alla compilazione dei modelli INTRASTAT.