Source: https://www.sardegnaeliberta.it/la-porcheria-dellannullamento-del-bando-di-scuola-digitale-motivazioni-bislacche-e-regali-alle-case-editrici-italiane/
Timestamp: 2017-05-24 05:54:07+00:00
Document Index: 81722108

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 5', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 1']

La porcheria dell’annullamento del bando di Scuola Digitale: motivazioni bislacche e regali alle case editrici italiane
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13 settembre 2012 19:396 commentiViews: 61
Punto 1: Illegittimità del provvedimento di revoca. Hanno annullato la delibera sbagliata
La deliberazione del 31 luglio 2012 con la quale si è dato mandato all’assessore della Pubblica Istruzione di procedere alla revoca del bando, impugna e annulla, come risulta dalla sua stessa intestazione “Modifica della Delib.G.R. n. 18/12 dell’11.5.2010 relativa all’approvazione delle linee-guida del progetto Scuola digitale” una delibera che si limitava ad approvare le linee guida del progetto predisposte, come prima bozza di lavoro, dal Direttore scientifico.
La delibera operativa che ha dato il via libera al bando e che ne riassumeva le linee di intervento e le relative fonti di finanziamento è tutt’altra: è la deliberazione n. 43/47 del 27/10/2011 avente per oggetto: “Scuola digitale. Aggiornamento delle azioni programmate e della dotazione finanziaria delle Linee di azioni FESR e FSE. Delib.G.R. n. 52/9 del 27.11.2009”.
Questa delibera, non a caso, si conclude con le seguenti decisioni
“ – di approvare le modifiche apportate agli interventi da attuare nell’ambito del progetto Scuola digitale e la conseguente rimodulazione della dotazione finanziaria dell’ex linea di attività 1.2.2.a (Asse I) e della Linea di attività 2.2.1.b (Asse II) del PO Sardegna FESR 2007-2013 e dell’obiettivo specifico h. dell’Asse IV del PO Sardegna FSE 2007-2013, nonché la rimodulazione degli assetti organizzativi previsti dalla deliberazione n. 52/9 del 27 novembre 2009;
– di dare mandato all’Assessore della Pubblica istruzione, Beni Culturali, Informazione, Spettacolo e Sport, in base a quanto indicato in premessa:
a. ad attuare le azioni necessarie per la realizzazione del progetto Scuola digitale, attraverso le azioni sinteticamente indicate in premessa”.
Se dunque si voleva procedere alla revoca del bando era questa la delibera da impugnare.
Va anche ricordato che l’aggiornamento a cui fa riferimento la delibera in questione si era reso necessario in seguito all’approvazione di una precedente deliberazione, la n.31/11 del 20 luglio 2011, avente per oggetto la “Riprogrammazione del programma operativo FESR 2007-2013 e della rimodulazione del piano finanziario”, con la quale la Giunta regionale approvava la destinazione al Progetto “Banda ultra larga” di € 31.200.000 originariamente destinati al progetto “Scuola digitale” per l’acquisto di tablet per gli studenti.
Rimanendo in vigore, in quanto non annullata e neppure citata, la deliberazione da cui è scaturito il bando e in virtù della quale la Giunta aveva dato mandato all’assessore della Pubblica Istruzione di procedere alla sua pubblicazione, la revoca in questione risulta priva di motivazioni formali valide.
Punto 2: Inconsistenza delle motivazioni addotte
La deliberazione n. 33/1 del 31.7.2012, avente per oggetto la “Modifica della Delib.G.R. n. 18/12 dell’11.5.2010 relativa all’approvazione delle linee-guida del progetto Scuola digitale” dà mandato all’Assessore della Pubblica Istruzione, Beni Culturali, Informazione, Spettacolo e Sport:
• di adottare tutti gli atti necessari per la revoca, finalizzata ad una nuova pubblicazione con modifiche, del provvedimento di indizione della procedura di gara aperta, di cui al bando pubblicato sul sito internet della Regione Sardegna il 27.4.2012 avente ad oggetto la “Realizzazione del sistema telematico, produzione di contenuti digitali e costituzione di un centro di competenze per l’erogazione dei servizi di eccellenza”;
• di adottare tutti gli atti necessari ad assicurare l’immediata disponibilità di contenuti didattici digitali interattivi multimediali, grazie alle nuove opportunità del mercato;
• di riconsiderare le esigenze della produzione di contenuti didattici, della piattaforma tecnologica e del centro di competenza di cui alle linee A, B, C del bando in argomento, alla luce degli accordi con il MIUR in funzione dell’obiettivo di posizionamento della Sardegna quale Regione di eccellenza sui temi della scuola digitale a livello nazionale;
• di supportare l’attuazione del progetto con un’adeguata azione di comunicazione e sensibilizzazione;
• di approvare l’Accordo di Programma Regione – MIUR sui temi della cloud education, allegato alla presente deliberazione;
• di provvedere all’adozione degli atti necessari per l’acquisizione dei tablet da destinare alle scuole.
Analizziamo uno per un o questi punti al fine di sondarne l’effettiva consistenza:
A. Revoca del bando
Viene giustificata, come esigenza di autotutela, facendo riferimento all’Accordo di Programma Regione – MIUR sui temi della cloud education, allegato alla deliberazione del 31 luglio 2012 e approvato contestualmente con essa. Ma quest’atto si limita a richiedere la rimodulazione della linea A del Capitolato tecnico: “Realizzazione del sistema telematico”, senza minimamente toccare le altre due linee, cioè la B e la C dello stesso Capitolato tecnico del Bando (rispettivamente, “Produzione di contenuti didattici digitali” e “Costituzione di un Centro di Competenze per l’erogazione di servizi di eccellenza”). L’art. 5 dice infatti: “ La regione si impegna a rimodulare il progetto Semid@s, con l’obiettivo di integrarlo col piano previsto dall’Agenda digitale”. Quindi l’azione di revoca e le motivazioni prodotte a sostegno di essa appaiono chiaramente esorbitanti rispetto agli effettivi contenuti dell’Accordo in questione.
Per quanto riguarda la suddetta linea A questo Accordo parte dall’esigenza di “un più stretto raccordo tra il progetto Semid@s- Scuola digitale in Sardegna e la strategia di Agenda Digitale Nazionale, all’interno del Piano di Azione Coesione che vede la Sardegna direttamente coinvolta sui temi del cloud computing quale possibile riferimento nazionale” ed offre, alla Sardegna, di diventare sede del data center dedicato alla scuola italiana, iil cui insediamento era originariamente previsto in Puglia. Di conseguenza il MIUR si impegna a “mettere a disposizione della Regione il software di gestione delle diverse funzioni del cloud education, sviluppato nell’ambito del progetto PON ricerca «Smart cities and social innovation: Smart education», che potrà quindi essere installato sul data center citato.
Si tratta, come è stato detto dal Presidente della Regione e dall’Assessore della Pubblica Istruzione, di una elargizione a titolo gratuito, che consente il risparmio di tutte le risorse destinate dal bando alla linea A del Capitolato (importo a base d’asta € 5.785.123,97 IVA esclusa)? Niente affatto (le bugie hanno le gambe corte, in questo caso cortissime) perché l’art. 5 “Impegni dell’Amministrazione regionale” stabilisce che “la Regione Sardegna parteciperà al progetto mediante uno specifico cofinanziamento e il coinvolgimento dei propri centri di ricerca (che vanno pagati, ovviamente, per questa loro prestazione) allo sviluppo del software per la gestione dei diversi servizi del cloud”.
Inoltre nell’importo previsto dalla linea A del bando erano compresi anche i seguenti servizio, non coperti dall’offerta del MIUR:
“Supporto specialistico ( Per tutta la durata del contratto, il Committente potrà richiedere: – l’individuazione dei rallentamenti del sistema e la loro risoluzione;- aggiornamento di procedure e politiche di sicurezza informatica inerenti il funzionamento in esercizio della nuova infrastruttura; – aggiornamento della documentazione tecnica di riferimento; – diagnosi e risoluzione di difetti e/o malfunzionamenti dell’oggetto della fornitura. La consulenza specialistica potrà essere richiesta dal committente, mediante e-mail o fax, dal lunedì al venerdì dalle ore 9.00 alle ore 18.00 . La consulenza specialistica dovrà essere erogata con i seguenti livelli di servizio: – tempo di presa in carico, 3 (tre) giorni lavorativi dalla ricezione della richiesta: l’aggiudicatario deve prendere in carico la chiamata inviando un fax o un’email di conferma alla persona di riferimento indicata dal committente; – tempo di intervento 10 (dieci) giorni solari dalla presa in carico: per intervento s’intende la presenza fisica della risorsa nella sede indicata nella chiamata, ove necessario, o l’evasione della richiesta. Il servizio comprende tutti gli oneri necessari per la perfetta e puntuale esecuzione del medesimo. Il supporto specialistico dovrà essere erogato dal lunedì al venerdì dalle 08.30 alle 18.00, e il sabato dalle 08.30 alle 13.00 ed anche in orari notturni ove necessario); Addestramento (L’Aggiudicatario, nell’ambito dei servizi offerti, dovrà erogare un ulteriore servizio di addestramento rivolto al personale tecnico dell’Amministrazione, con lo scopo di fornire loro una adeguata conoscenza delle nuove tecnologie offerte, tale da consentire la gestione del sistema prevista nell’ambito della fornitura; l’Addestramento dovrà essere volto all’approfondimento di temi riguardanti l’utilizzo e la gestione dei nuovi servizi oggetto di fornitura comprendendo le caratteristiche e le funzionalità salienti, con particolare riferimento alle configurazioni adottate e alla risoluzione dei problemi; Inoltre dovrà comprendere le comuni problematiche riscontrabili nell’implementazione della tecnologia nell’ambiente applicativo dell’Amministrazione; L’Aggiudicatario dovrà erogare una sessione di addestramento di durata di almeno 6 (sei) giorni, anche non consecutivi. L’aggiudicatario dovrà inoltre provvedere alla consegna della documentazione didattica per i discenti, sia su supporto cartaceo, sia su supporto elettronico (cd o dvd o usb-pendrive), comprendente una pianificazione delle sessioni di addestramento con gli argomenti trattati. Le sessioni di addestramento dovranno essere svolte da personale esperto e dovrà prevedere le prove sul sistema sui prodotti offerti funzionanti e saranno tenute presso gli uffici dell’amministrazione appaltante)”.
Infine (e questo è il punto più rilevante) la piattaforma il Sistema telematico messo a gara dalla Regione era pensato in modo non solo da poter ospitare la tipologia dei contenuti da produrre, ma da favorirne l’organizzazione e la ricerca non soltanto per parole chiave, come fanno i motori di ricerca maggiormente diffusi, ma per associazioni in termini di significato e di affinità semantiche, in modo da stimolare e rendere possibile una reale ottica inter- e trans- disciplinare. Non a caso nel Capitolato tecnico si faceva esplicita richiesta (cito testualmente dal Capitolato) di “un motore di ricerca semantico che:
Dalla proprietà alla subordinazione
Questa era la caratteristica fondamentale della piattaforma da realizzare, funzionale alla filosofia del progetto Semd@s e alle sue specifiche esigenze.. E oltre tutto, elemento da rimarcare ulteriormente, la Sardegna sarebbe stata proprietaria del codice sorgente del web semantico, in modo da poterlo liberamente sviluppare, “calibrandolo” sulle esigenze via via prospettate dal sistema scolastico nazionale.
La piattaforma commissionata dal MIUR a HP per il data center originariamente previsto in Puglia non ha queste caratteristiche. In particolare non prevede la realizzazione di un motore semantico che è non solo utile, ma indispensabile per le finalità di un progetto che intenda superare l’ottica puramente disciplinare del sistema scolastico nazionale. Basta leggere il progetto elaborato da HP per rendersene immediatamente conto. Per cui l’impegno che la Regione si assume per sviluppare il software in modo da adeguarlo alle esigenze e caratteristiche richieste dal progetto è particolarmente oneroso.
In definitiva, quindi, il risparmio che si ottiene è ben poca cosa, e non certo tale, comunque, da far pensare sensatamente a un importo rilevante da destinare all’acquisto di tablet per gli studenti, come viene detto nella delibera.
A proposito di quest’ultimo aspetto, poi, che il progetto Semid@s prevedeva la dotazione gratuita di tablet a tutti gli studenti delle scuole di ogni ordine e grado (dalle elementari alle scuole secondarie superiori) della Sardegna con una voce di spesa che era stata appositamente prevista e che figurava nella dotazione originaria del progetto. È stata la Giunta regionale, con la deliberazione n.31/11 del 20 luglio 2011, avente per oggetto la “Riprogrammazione del programma operativo FESR 2007-2013 e della rimodulazione del piano finanziario” a dirottare sul Progetto “Banda ultra larga” i 31.200.000 euro originariamente destinati al progetto “Scuola digitale” come quota parte, appunto, dell’acquisto di tablet per gli studenti.
Quella che dal ‘Corriere della sera’ del 12 settembre viene pomposamente definita “La scuola digitale di Profumo”, facendo riferimento al fatto che il Ministro della Pubblica Istruzione, nell’augurare un buon inizio di anno scolastico agli studenti, ha annunciato grandi innovazioni: tutte le classi scolastiche di medie e superiori avrà un computer e ogni insegnante delle regioni Puglia, Campania, Sicilia e Calabria, sarà dotato di un tablet, in Sardegna era già da tempo prevista e sarebbe stata realizzata se il progetto Semid@s fosse andato avanti secondo i tempi e le scadenze previste, ora bloccate dalla Giunta regionale. Per la digitalizzazione il ministero sostiene di aver messo in campo delle risorse sicure: 24 milioni di euro serviranno ad assegnare i computer che – ha detto – arriveranno nelle prossime settimane. Nello specifico 8.647 milioni serviranno a fornire di un computer le 34.558 classi di scuole medie e 15mila 650milioni serviranno per rifornire le 62.600 classi delle superiori. Il finanziamento per assegnare un tablet al 64,5% delle scuole delle quattro regioni della Convergenza (2.128 scuole) è di 31,8 milioni, e attinge ai fondi europei del programma Formez. Nello specifico 712 scuole in Campania (59,9%), 599 in Puglia (85,3%), 233 in Calabria (57,2%) e 584 in Sicilia (58,3%). L’obiettivo del governo è di attuare un investimento pluriennale mirato per avere una scuola più efficiente, capace di dare risposte agli studenti e al Paese.
La Sardegna questo investimento pluriennale, e in forma ben più corposa e con una distribuzione dei tablet ben più capillare, l’aveva già previsto: ha preferito, come si è visto, in parte dirottarlo altrove, in parte ritardarne l’erogazione con la revoca di un bando già pubblicato.
B. Adozione di tutti gli atti necessari ad assicurare l’immediata disponibilità di contenuti didattici digitali interattivi multimediali, grazie alle nuove opportunità del mercato.
Qui entra in scena l’effettivo protagonista dell’azione di revoca del bando, la questione dei contenuti didattici digitali e del In effetti la delibera con la quale si è posto fine alla gara già indetta è un autentico inno al mercato, a quello editoriale nella fattispecie, e alle sue grandi capacità di innovazione che bisogna saper seguire per essere moderni e progressisti, e non retrogradi e conservatori come qualcun altro (me nella fattispecie). La tesi che viene avanzata può dunque essere sintetizzata dicendo che la modernizzazione del mondo della scuola e della didattica deve avvenire seguendo la logica del mercato, in un approccio di adattamento passivo e di adeguamento alle scelte da esso operate e di accettazione supina dei prodotti da esso proposti, che infatti ci si propone di acquistare senza discutere, così come vengono graziosamente offerti dalle case editrici.
NON A CASO L’ASSESSORE MILIA HA CONVOCATO, COME RISULTA DA UNA CIRCOLARE DELL’ASSOCIAZIONE ITALIANA EDITORI, UNA RIUNIONE PER OGGI 14 SETTEMBRE CON GLI EDITORI SCOLASTICI PER DISCUTERE E VALUTARE CON LORO IL NUOVO BANDO DA PROPORRE.
Questa convocazione ha il sapore di una resa e di una capitolazione ai lamenti e alle proteste con cui la stessa Associazione Italiana Editori aveva accolto il bando pubblicato.. Sapete perché? Per il semplice fatto che la Regione pagava, ovviamente, i contenuti digitali prodotti (per tutte le discipline e per tutti gli ordini di scuola, in modo da sgravare totalmente e una volta per tutte le famiglie del costo, sempre più oneroso, dei libri di testo) ma, altrettanto ovviamente, rivendicava l’incondizionata proprietà dei materiali acquisiti, senza limiti né di tempo, né di spazio. Quest’ultima non è una formula retorica: sta a indicare, in concreto, che i vincitori della gara dovevano aggiornare questi contenuti gratuitamente per cinque anni e poi renderli disponibili per l’aggiornamento successivo da parte del sistema scolastico regionale, in modo che fossero sempre al passo con i tempi: e che, avendone la libera disponibilità, la Sardegna poteva esportarli e renderli fruibili in altre Regioni, previo accordi di collaborazione e di scambio di servizi che già si cominciavano a impostare e realizzare, e anche con altri Stati, essendo i contenuti in inglese, oltre che in italiano.
È chiaro il risultato che in questo modo, si sarebbe ottenuto: la Regione sarebbe stata proprietaria dell’archivio dei contenuti didattici per l’intero sistema scolastico nazionale, diventandone, di fatto, il centro propulsivo, e avrebbe avuto il diritto e la possibilità di esportare all’esterno, dalla propria piattaforma, i materiali di propria esclusiva proprietà.
C’è un altro fatto importante da sottolineare. La linea dell’Associazione Italiana editori non era stata seguita da tutti gli editori scolastici, né da tutti i maggiori. La Mondadori, il gruppo De Agostini Utet, l’Enciclopedia Italiana (la Treccani), la casa editrice dell’università Bocconi (l’Elea e la Bocconi Editori), la Garamond (scusate se è poco) avevano preso le distanze dall’AIE e deciso di partecipare al bando, il che rappresentava una indiscutibile vittoria della linea della Regione. Anziché sfruttare i vantaggi di questa divisione si è preferito piegarsi alla contestazione dei restanti editori. RCS. Giunti e Pearson in prima fila. E per accontentare questi contestatori che cosa ci si propone di fare. Lo dice chiaramente la delibera del 31 luglio: la Regione, anziché produrre contenuti originali sulla base delle esigenze accertate del sistema scolastico, di cui acquisiva il diritto di proprietà illimitato, si limiterà a comprare a caro prezzo solo licenze d’uso dei contenuti digitali, limitate nel tempo (due, tre anni, cinque al massimo, dopo di che però bisognerebbe ricominciare da capo e riacquistarle ex novo sempre a caro prezzo, imposto dal “mercato”) e nello spazio (l’uso delle licenze è limitato alla sola Sardegna, il che significa, nonostante tutta l’enfasi e l’ottica trionfalistica circolante, che in questo caso dalla Sardegna non sarà possibile esportare un bel nulla. A soddisfare i bisogni della altre regioni ci penserà il mercato, vendendo anche a esse le suddette licenze d’uso). In questo caso sono dunque le case editrice a mantenere, come già oggi succede per i manuali adottati, i diritti di proprietà sui contenuti didattici digitali. La Regione si ritaglia solo uno spazio limitato e marginale: la messa a bando della produzione dei soli contenuti didattici riguardanti la lingua, la storia e la cultura della nostra comunità. È come se si dicesse esplicitamente: tu, regione Sardegna, hai la capacità e il diritto di occuparti solo dei contenuti che riguardano la tua lingua e la tua cultura, al resto, ai grandi temi, all’approfondimento delle questioni di rilevanza nazionale e internazionale ci pensiamo noi ministero e noi grande case editrici di respiro nazionale e internazionale.
C’è infine un ultimo elemento da considerare, che riguarda la tanto sbandierata “immediata disponibilità” di questi contenuti disponibili sul mercato, presentata dalla delibera del 31 luglio come un presupposto fondamentale per avviare l’innovazione. Ci si dimentica (o meglio si finge di dimenticare) che anche per acquistare contenuti già prodotti occorre fare un bando europeo. Tempi minimi stimati responsabilmente dall’Assistenza tecnica del FSE (ma anche da Consip, sulla cui piattaforma elettronica sarebbero disponibili i materiali da acquisire): non meno di 9 mesi un anno. Alla faccia dell’immediatezza!
C. Editoria scolastica, Miur e mercato
Nel frattempo sono emersi altri fatti che smentiscono in modo plateale la linea assunta dalla regione. E si tratta di azioni e interventi promossi proprio da quel Ministero dell’Istruzione alla cui politica la Sardegna dice di volersi ispirare e conformare. Particolarmente esplicito in proposito è l’ACCORDO DEL 25 LUGLIO 2012 TRA GOVERNO, REGIONI E PROVINCE AUTONOME DI TRENTO E DI BOLZANO CONCERNENTE LA DIFFUSIONE NELLE SCUOLE DI OGNI ORDINE E GRADO DEI PROGETTI E DELLE AZIONI DI INNOVAZIONE DIDATTICA.
L’Accordo in questione, infatti, intende porre riparo al fatto “che sebbene il 93% dei ragazzi usi internet quotidianamente, come rivelano recenti indagine statistiche, e la maggior parte abbia familiarità con le nuove tecnologie, il mondo scolastico è popolato prevalentemente da contenuti cartacei e setting didattici tradizionali”. Per raggiungere questo obiettivo “è quindi necessario un ripensamento incisivo degli ambienti di apprendimento, occorrono impianti educativi e didattici che siano all’altezza delle aspettative degli studenti e consoni alle istanze della società contemporanea”. Per «ambienti di apprendimento» “si intendono gli «ambienti sociali» dove si svolgono delle attività che hanno per scopo quello di stimolare e sostenere la costruzione di conoscenze, abilità, competenze, motivazioni, atteggiamenti anche attraverso l’uso di idonei strumenti”.
Tra gli obiettivi che esso si pone il principale appare quello di cui alla lettera f) dell’Art. 1 (Obiettivi): “favorire la produzione di contenuti digitali per la didattica e il loro utilizzo nelle classi”.
Dunque, contrariamente a quello che afferma in modo perentorio la citata deliberazione della Giunta regionale della Sardegna del 31 luglio 2012, il mercato editoriale non è ancora maturo e pronto per quanto riguarda la produzione di contenuti didattici digitali, al punto che l’Accordo che stiamo esaminando ha la funzione di stimolarlo.
Per quanto riguarda l’IMPEGNO DELLE PARTI le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano si impegnano (art. 2) a perseguire gli obiettivi indicati all’art. 1, ed in particolare a:
“a) diffondere su tutto il territorio regionale il modello di scuola digitale attraverso l’attivazione delle iniziative del PNSD (Piano Nazionale di Scuola Digitale), attraverso appositi finanziamenti;
b) sostenere il PNSD attraverso la messa a disposizione di risorse per l’investimento in tecnologie e software per la didattica o investimenti sulla formazione dei docenti, a seconda delle esigenze peculiari delle singole Regioni e di eventuali vincoli finanziari che emergeranno dalle specifiche analisi di contesto e che saranno definiti negli accordi di cui al successivo art. 3”.
Basta leggere questi impegni che si assumono oggi le altre Regioni per capire quanto nei fatti (e non a parole) fosse avanti la Sardegna con il suo progetto “Scuola digitale” inopinatamente revocato dalla Giunta. Interessante è anche il riferimento all’esigenza di tener conto delle “esigenze peculiari delle singole Regioni”, quali emergono dalle specifiche analisi di contesto, mentre oggi la Sardegna sembra gloriarsi di una totale omologazione al quadro delle politiche scolastiche nazionali, senza nessuna rivendicazione delle proprie specificità
Dal canto suo il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca si impegna a:
“sostenere le Regioni nel perseguimento degli obiettivi di cui all’art. 1, ivi compreso l’implementazione del PNSD, attraverso l’acquisto di tecnologie e di software didattici e la formazione dei docenti e dei dirigenti scolastici, con appositi finanziamenti, ripartiti tra le Regioni sulla base della popolazione scolastica, nell’arco del triennio di riferimento, per una quota di 20 milioni, e per una ulteriore quota premiali di 4 milioni di euro, da ripartirsi in modo commisurato alla popolazione scolastica, qualora le Regioni, ognuna per le parti di propria competenza, cofinanzino il Piano suddetto con almeno il 40% dei finanziamenti ministeriali, ivi previsti, nell’ambito delle risorse disponibili a legislazione vigente”.
Il MIUR mette quindi a disposizioni, in un triennio, 20 milioni di euro, cioè l’importo previsto dal progetto “Semid@s” per la produzione dei contenuti digitali per tutte le discipline e per le scuole di ogni ordine e grado, a dimostrazione della correttezza e della congruità delle risorse previste dal progetto medesimo. Sulla base di questo impegno la Sardegna avrebbe potuto (se il bando non fosse stato revocato) ambire legittimamente a una consistente quota della premialità prevista, il che significa che avrebbe potuto ottenere, per questa via, del MIUR la stessa quota di cofinanziamento prevista dall’Accordo di programma con il MIUR che ha portato all’annullamento del bando per “Scuola digitale”.
Inoltre L’Accordo tra Governo e Regioni esaminato fa riferimento al Piano Scuola digitale- Azione Editoria digitale scolastica- Linee guida tecnico-operative per la stesura del Capitolato tecnico.
Questo documento dell’1 dicembre 2011 si propone “anche come azione di impulso al mondo dell’editoria per la realizzazione di prodotti editoriali innovativi” (a ulteriore conferma del fatto che il mercato editoriale, allo stato attuale, non è ancora matura e ha bisogno di essere stimolato) e “mira all’acquisizione, in collaborazione e con l’apporto delle istituzioni scolastiche coinvolte, di 20 prototipi di «edizioni digitali scolastiche», vale a dire prodotti che consentano ai protagonisti del processo educativo di interagire efficacemente con le moderne tecnologie digitali e multimediali e di sperimentare nuovi contenuti e modalità di studio e di cocostruzione dei saperi”.
Dunque è essenziale la “cocostruzione dei saperi” e dei relativi contenuti con la partecipazione e il coinvolgimento attivo di tutti i protagonisti del processo educativo, come si propone di fare il progetto “Semid@s”, obiettivo che è in palese contrasto con il proposito di acquisire materiali digitali già pronti e disponibili sul mercato editoriale, come si propone oggi di fare la regione Sardegna sulla base della deliberazione della Giunta del 31 luglio 2012.
Quanto questo proposito sia antitetico anche rispetto alle politiche ministeriali lo mostra in modo inoppugnabile l’art. delle Linee guida in oggetto relativo alle “Modalità di acquisizione dei prototipi di Editoria Digitale Scolastica”.
Questo articolo dice infatti che “l’utilizzo del MEPA è promosso dal MIUR quale strumento di acquisto privilegiato per le categorie di interesse delle Istituzioni Scolastiche.
L’Istituzione scolastica, in qualità di stazione appaltante, attiverà, attraverso il MEPA, una Richiesta di Offerta (RdO) rivolta alla Case Editrici e/o Imprese per l’acquisizione di un Progetto editoriale che descriva dettagliatamente il prototipo che si intende realizzare accompagnato da un prodotto dimostrativo (“Demo”).
Tutti gli interessati potranno partecipare alle RdO attraverso il MEPA, previa abilitazione presso lo stesso ( https://www.acquistinretepa.it/opencms/opencms/ ).
L’Istituzione scolastica procederà all’acquisizione dei Documenti di Progetto e delle relative Demo riguardanti la RdO lanciata, quindi nominerà una commissione di valutazione.
Il soggetto aggiudicatario della gara svilupperà la “Demo” in un prodotto finito strettamente aderente a quanto dichiarato nel Documento di Progetto.
L’Istituto appaltante seguirà lo stato di avanzamento dei lavori fino alla predisposizione e alla consegna del prodotto finito, procederà al suo collaudo ed effettuerà i pagamenti, ripartiti in più fasi.
Durante l’anno scolastico successivo all’acquisizione del prototipo si prevede un’azione di sperimentazione e monitoraggio del prodotto acquisito”.
Dunque, contrariamente a quello che oggi è intenzionata a fare la Giunta regionale della Sardegna, l’azione “Editoria digitale scolastica” del Miur non propone affatto di acquisire i materiali disponibili sul mercato editoriale, acquistandone le licenze d’uso, ma, al contrario, assegna l’iniziativa alle istituzioni scolastiche autonome, che devono rivolgere una specifica “Richiesta di Offerta (RdO) alle Case Editrici e/o Imprese per l’acquisizione di un Progetto editoriale”.
In merito a questa procedura va osservato che il ricorso alle “stazioni appaltanti”, individuate nelle singole istituzioni scolastiche autonome, non garantisce, come invece fa il progetto Semid@s, un approccio sistemico, in quanto ciascuna istituzione può (anzi deve, trattandosi di gara per “singoli punti ordinanti”, che non può incorrere nel sospetto di unica gara frazionata in modo fittizio) formulare il proprio Progetto editoriale in modo autonomo e non coordinato con le altre istituzioni, il che espone l’iniziativa a rischi, tutt’altro che teorici, di sovrapposizioni di progetti e contenuti e di vuoti e lacune difficilmente colmabili, pericoli che il progetto “Scuola digitale” in Sardegna evitava commissionando invece alle case editrici e/o imprese un progetto unico, articolato in 12 lotti, di contenuti digitali da produrre secondo standard omogenei e chiaramente identificati e definiti.
In presenza di questi fatti difficilmente contestabili risulta evidente quanto sia poco fondato il proposito, sbandierato dalla Giunta regionale della Sardegna, di riformulare il progetto “Scuola digitale” per meglio adeguarlo alle politiche scolastiche nazionali. Il realtà il progetto in questione non solo è perfettamente in sintonia con queste politiche, ma si pone, in maniera che può essere facilmente dimostrata, all’avanguardia rispetto a esse, così da poter assumere, qualora fosse attuato nella sua versione originale, una effettiva e concreta funzione di traino del processo di innovazione del sistema scolastico nazionale.
D. Riconsiderare le esigenze della produzione di contenuti didattici, della piattaforma tecnologica e del centro di competenza di cui alle linee A, B, C del bando in argomento, alla luce degli accordi con il MIUR
Questo esplicito riferimento alla riconsiderazione delle esigenze, della funzione e della natura del centro di competenze per l’erogazione dei servizi di eccellenza, la cui costituzione era stata messa a gara con la linea C del Capitolato tecnico, è un’ulteriore e grave prova della resa e capitolazione a esigenze e istanze esterne a cui la Regione si è piegata con la revoca del bando. Infatti il senso del “mutamento di governante” di cui si parla risulta chiaramente da documenti che sono alla base della delibera del 31 luglio. Si tratta di affidare all’Indire, ex Ansas, con sede a Firenze, la gestione del Centro di competenza per l’erogazione, al sistema scolastico sardo, dei servizi di eccellenza. Il che significa, ancora una volta, che anziché essere la regione Sardegna e la comunità scolastica regionale nel suo complesso a valutare e decidere quali innovazioni e quali nuovi servii adottare per migliorare l’efficienza e il rendimento delle istituzioni scolastiche di casa nostra e cercare di arginare la drammatica dispersione che colpisce il nostro sistema scolastiche. Questo ruolo cruciale, in nome dell’ottica nazionale adottata e così orgogliosamente sbandierata, sarà ceduto e appaltato all’esterno, a un istituto di diretta emanazione ministeriale, che una società in house del MIUR.
E. Provvedere all’adozione degli atti necessari per l’acquisizione dei tablet da destinare alle scuole
L’importo messo a gara per la realizzazione del sistema telematico (linea A del Capitolato tecnico) è di € 5.785.123,97 IVA esclusa. Esso non è però interamente utilizzabile, dato che la regione si è impegnata col Miur, come si è visto, a partecipare al progetto mediante uno specifico cofinanziamento e il coinvolgimento dei propri centri di ricerca allo sviluppo del software per la gestione dei diversi servizi del cloud. Inoltre ci sono da considerare tutti i servizi di supporto, assistenza e formazione, contemplati nel bando, di cui l’Accordo di programma Regione-Miur non fa menzione, ma che vanno considerati, se si vuol far funzionare decentemente il tutto. Quanto rimane allora a effettiva disposizione della Regione per l’acquisto di tablet per gli studenti. Al massimo due milioni di €, Iva esclusa (e quindi meno di 2,5 milioni di € in totale), importo con il quale si possono acquistare, a prezzi scontatissimi, non più di 10.000 tablet. Gli studenti sardi sono più di 180.000, quelli delle sole scuole secondarie di II grado sono più di 75.000: come si opererà la selezione dei 10.000 fortunati. La delibera del 31 luglio si limita a dire che “i risparmi derivanti dalla rimodulazione della predetta linea A verranno utilizzati pere l’acquisto dei tablet da destinare alle scuole secondo un piano che verrà definito con un successivo provvedimento di Giunta”. In bocca al lupo! Il rischio, tutt’altro che ipotetico, che si corre seguendo questa linea è quello di aggravare ulteriormente le discrepanze e le differenze di rendimento, cioè il drammatico sviluppo a macchia di leopardo, con rare punte di eccellenza e situazioni di gravi debolezze che coesistono anche nelle medesime realtà territoriali, che già oggi caratterizza il sistema scolastico regionale e ne compromette l’efficienza e la funzionalità.Intereventi di questa natura non possono essere fatti alla cieca e secondo la “logica della lotteria”: sotto a chi tocca e a chi è baciato dalla fortuna (o dalla benevolenza e dal classico “occhio di riguardo” dei governanti di turno). Esigono un progetto ben pensato e calibrato, che si faccia carico di soppesare con attenzione e in modo imparziale tutte le conseguenze e gli effetti a catena delle decisioni prese e delle scelte effettuate.
Salcan	17 settembre 2012 19:57
Complimenti per la poderosa, ponderosa, puntuale, dettagliata, precisa disamina.
Cono sicuro che il nostro prof ci ha lavorato tanto, ma mi piace pensare che sia stato aiutato da qualcuno esperto e profondo conoscitore della materia.
La cosa mi fa estremamente piacere, significa che il futuro generale sta già scegliendo i suoi colonnelli.
L’ora della battaglia per la riscossa si avvicina.
Nicola	14 settembre 2012 16:04
Tottu giustu.. su mundu es zirande a dortu e sos dortos sunu sos chi nos futtini…
Onorevole caru..
zeo ongna die controllo su situ sou e ogna die mi abbizzo chi semmus in unu mundu crudele e corrottu.
zeo la sigo e l’appo a sighire ca este in su zustu e mi piaghede custu situ..
una dimanda mi permittada..
Cando torramos a caddu cun sos temas de sa pastorizia e de s’agricoltura chi tantu hana addobbadu certos parassitas e certos ziligugos chi campana a palas nostras e de su suore nostru?
Beppe	14 settembre 2012 15:54
@Paolo e Anacleto
Se Paolo e Prof. Tagliagambbe elaborano un breve documento, magari per punti, sintetico e di facile lettura, da sottoporre all’attenzione di docenti, studenti e famiglie, mi attiverò per presentarlo nel mio Liceo e diffonderlo, tramite mailing-lis,t nelle altre scuole della provincia di Nuoro.
Anacleto Mitraglia	14 settembre 2012 13:18
1) parlarne coi colleghi;
2) parlarne coi dirigenti d’istituto;
3) parlarne con le famiglie degli studenti;
(non una volta, ma più volte, per informarci e costringere chi gravita nella scuola ad informarsi);
4) parlarne coi sindacati e indire assemblee, agitazione e proteste;
5) se si indice uno sciopero, scioperare (e non far solo finta, come a volte accade);
Il male dei nostri tempi è che un bailamme di informazioni ci travolge quotidianamente e spesso non siamo in grado di distinguere fra quelle da “stigazzi!”, quelle superflue, quelle importanti e quelle importantissime.
grazie a Paolo che ci fa da sveglia; grazie alla sua abnegazione.
Beppe	14 settembre 2012 10:08
Concretamente, i docenti sardi cosa possono fare per rivendicare l’originalità e l’attuazione del Progetto specifico pensato per le scuole della Sardegna? Possibile che la nostra Regione, da antesignana della digitalizzazione scolastica, diventi regione “neanche nominata” dal Ministro Profumo?
Vedi il link del Corriere della Sera del 12 settembre 2012:
http://www.corriere.it/cronache/12_settembre_12/profumo-scuola-ipad_5dc3c2ba-fcc7-11e1-8750-e7d636bddd26.shtml
Io, docente sardo, chiedo:
cosa possiamo fare per evitare l’ennesimo scippo alla Sardegna?
Nino	14 settembre 2012 08:05
Suvvia, scuola digitale? E che è ‘sta storia! La Sardegna è oggi preoccupata per Soru che autoproclamandosi innocente decide comunque di pagare 7.000.000 di euro in tre anni per evasione fiscale. Non ha la liquidità necessaria e mette in vendita i gioielli immobiliari. Evitiamo che tutto ciò accada aprendo una pubblica sottoscrizione. Chiediamo di conoscere il n. di c/c ed il codice IBAN.