Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-11623-del-11-05-2017
Timestamp: 2020-01-27 18:56:48+00:00
Document Index: 498389

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 7', 'art. 52', 'art. 7', 'art. 52', 'art. 7', 'art. 52', 'art. 3', 'art. 7', 'art. 52', 'art. 7', 'art. 18', 'art. 52', 'art. 7', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 11623 del 11/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11623 del 11/05/2017
Cassazione civile, sez. trib., 11/05/2017, (ud. 23/01/2017, dep.11/05/2017), n. 11623
lo studio dell’avvocato FRANCESCO VANNICELLI, che lo rappresenta e
difende unitamente all’avvocato FEDERICA PEZZATO giusta delega a
udito per il ricorrente l’Avvocato VANNICELLI che si riporta e chiede
O.F. impugnava innanzi alla Commissione Tributaria Provinciale di Brescia l’avviso di liquidazione dell’imposta ed irrogazione di sanzioni, relativo ad imposte di Registro, Ipotecaria e Catastale, con il quale l’Agenzia delle Entrate contestava la revoca delle agevolazioni fiscali di cui aveva usufruito per l’acquisto della prima casa con l’atto di compravendita stipulato in data (OMISSIS), in ragione delle caratteristiche di lusso dell’abitazione. La Commissione Tributaria Provinciale di Brescia accoglieva il ricorso, rilevando la mancanza di motivazione dell’atto impugnato, per omessa allegazione degli atti a cui faceva riferimento. Avverso tale pronuncia proponeva appello l’Agenzia delle Entrate innanzi alla Commissione Tributaria Regionale della Lombardia che accoglieva l’impugnazione, ed in riforma della sentenza di primo grado, respingeva il ricorso proposto dal contribuente, condannandolo al pagamento delle spese di lite. O.F. propone ricorso per la cassazione della sentenza, svolgendo un solo motivo. Ha resistito con controricorso l’Agenzia delle Entrate. Il ricorrente ha presentato memorie.
1. Con l’unico motivo di ricorso, si censura la sentenza impugnata denunciando in rubrica: “Violazione e falsa applicazione ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, della L. n. 212 del 2000, art. 7, comma 1, e D.P.R. n. 131 del 1986, art. 52, comma 2 bis, anche in relazione agli artt. 24 e 111 Cost.”, avendo il giudici del gravame affermato che “l’avviso di liquidazione non può dirsi privo di motivazione per mancata allegazione degli atti, che l’ufficio ha poi chiarito essere null’altro se non le planimetrie catastali in possesso anche del contribuente”, mentre l’atto impositivo già al momento della sua notifica al contribuente deve assolvere a tutti gli obblighi previsti dalla L. n. 212 del 2000, art. 7, comma 1, nonchè dal D.P.R. n. 131 del 1986, art. 52, comma 2 bis, affinchè sia garantito il diritto di difesa. Ne consegue che la tardiva allegazione, avvenuta solo nel corso del procedimento innanzi alla Commissione Tributaria (e, nel caso di specie, solo in sede di ricorso d’appello) della documentazione richiamata nell’atto impositivo non può certo sanare il vizio di nullità insito nell’atto impugnato.
Si sostiene, inoltre, che i giudici di appello abbiano confuso l’eccezione specifica sollevata dal ricorrente (mancata allegazione della documentazione richiamata nell’atto impositivo in violazione della L. 27 luglio 2000, n. 212, art. 7, comma 1, e D.P.R. n. 131 del 1986, art. 52, comma 2 bis) con una generica eccezione di carenza di motivazione L. 7 agosto 1990, n. 241, ex art. 3 che prescrive l’obbligo per gli atti amministrativi di indicare i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che determinano la decisione dell’amministrazione.
Nel caso che occupa, l’avviso di liquidazione, il cui contenuto è stato trascritto in ricorso, con ciò assolvendosi all’onere di autosufficienza, reca nel testo: “da controlli d’ufficio effettuati e dalle risultanze della documentazione allegata agli atti si rileva che…”, mentre il ricorrente deduce l’illegittimità dell’atto impugnato proprio per mancata allegazione della documentazione richiamata, in violazione della L. 27 luglio 2000, n. 212, art. 7, comma 1, e D.P.R. n. 131 del 1986, art. 52, comma 2 bis.
Il disposto della L. n. 212 del 2000, art. 7 prescrive espressamente che negli atti dell’Amministrazione finanziaria devono essere indicati “i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che hanno determinato la decisione dell’amministrazione”.
Ne consegue che la qualificazione di un immobile come “di lusso”, da cui scaturisce la perdita di agevolazioni fiscali, impone la motivazione dell’atto con cui l’Amministrazione provvede in termini che esplicitano in maniera intellegibile le specifiche giustificazioni. La conoscenza di tali presupposti deve poter consentire al destinatario di valutare l’opportunità di impugnare l’atto impositivo e, in tal caso, di specificare, come richiesto dal D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 18, i motivi di doglianza.
Il contribuente deve avere contezza delle ragioni dell’Amministrazione, e quindi essere messo in grado di valutare l’opportunità di fare o meno acquiescenza al provvedimento, e, in caso di ricorso, di approntare le proprie difese con piena consapevolezza, nonchè per impedire all’Amministrazione, nel quadro di un rapporto di leale collaborazione, di addurre in un eventuale successivo contenzioso ragioni diverse rispetto a quelle enunciate. L’Amministrazione, pertanto, non può produrre successivamente nuovi documenti ad integrazione della motivazione, in quanto ciò si risolverebbe nell’arbitrario allungamento dei termini dell’accertamento, oltre ad essere in contrasto con i principi enunciati.
“In tema di imposta di registro, ipotecaria e catastale, alla stregua di quanto sancito dal D.P.R. n. 131 del 1986, art. 52, comma 2 bis, è nullo per difetto di motivazione l’avviso di liquidazione di imposta ed irrogazione di sanzioni con il quale l’Agenzia delle Entrate abbia revocato le agevolazioni fiscali per l’acquisto della “prima casa”, qualora la motivazione dell’atto faccia riferimento a “controlli d’ufficio effettuati” e “risultanze della documentazione allegata agli atti”, di fatto non allegati, nè precedentemente noti al contribuente, nè riprodotti nell’avviso stesso, atteso che l’obbligo di allegazione, previsto dalla L. n. 212 del 2000, art. 7mira a garantire al contribuente il pieno ed immediato esercizio delle sue facoltà difensive, laddove, in mancanza, egli sarebbe costretto ad una attività di ricerca, che comprimerebbe illegittimamente il suo diritto di difesa”.
La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e decidendo nel merito accoglie l’originario ricorso proposto dal contribuente; compensa tra le parti le spese dell’intero giudizio.