Source: http://studiolegalecavalletti.it/news-studio-legale-cavalletti-pisa/diritto-amministrativo/item/284-danno-erariale-discrezionalita-non-fa-rima-con-arbitrarieta.html
Timestamp: 2019-02-23 20:51:03+00:00
Document Index: 87210908

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 1', 'art. 97', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 23', 'art. 6']

Danno erariale: discrezionalità non fa rima con arbitrarietà
E’ quanto ricorda la Sezione centrale d’appello della Corte dei Conti con la sentenza nr. 296 dell'8 giugno 2015.
La norma che la difesa del convenuto richiama a tal proposito è l’art. 1, co. 1, della L. 14 gennaio 1994, n. 20, secondo cui “La responsabilità dei soggetti sottoposti alla giurisdizione della Corte dei conti in materia di contabilità pubblica è personale e limitata ai fatti ed alle omissioni commessi con dolo o con colpa grave, ferma restando l'insindacabilità nel merito delle scelte discrezionali”.
Secondo la giurisprudenza, “dal principio di legalità e di soggezione dell’amministrazione alla legge, dunque, ne consegue che qualunque manifestazione dell’azione amministrativa è passibile di controllo da parte della competente giurisdizione per verificarne la conformità alla normativa, anche sotto il profilo della logicità e della ragionevolezza”[1].
In un caso di contestazione della giurisdizione della Corte dei Conti motivata proprio con riferimento all’insindacabilità delle scelte discrezionali, la Corte di Cassazione, a proposito dei criteri di economicità ed efficacia introdotti dalla legge n. 241, ha evidenziato che “In virtù di tale specifica previsione, detti criteri, che costituiscono specificazione del più generale principio sancito dall’art. 97, primo comma, Cost., hanno acquistato "dignità normativa", assumendo rilevanza sul piano della legittimità (e non della mera opportunità) dell’azione amministrativa. La verifica della legittimità dell’attività amministrativa non può quindi prescindere dalla valutazione del rapporto tra gli obiettivi conseguiti e i costi sostenuti. E si intende, allora, che la violazione dei criteri sopra indicati possa assumere rilievo anche nel giudizio di responsabilità…”[2].
In tale prospettiva si colloca già l’art. 3, co. 4, della Legge 20 cit. che, nell’attribuire alla Corte dei Conti i compiti di controllo successivo sulla gestione delle pubbliche amministrazioni, stabilisce che la magistratura contabile “Accerta, anche in base all'esito di altri controlli, la rispondenza dei risultati dell'attività amministrativa agli obiettivi stabiliti dalla legge, valutando comparativamente costi, modi e tempi dello svolgimento dell'azione amministrativa”.
Altrettanto espliciti sono i riferimenti contenuti nel D.Lgs. 30 giugno 2011, n. 123 recante la riforma dei controlli di regolarità amministrativa e contabile, in cui si legge, a più riprese, che il fine dei controlli è “assicurare la legittimità, la proficuità, la correttezza e la regolarità delle gestioni” (art. 1, co. 2), “assicurare la legittimità e proficuità della spesa” (art. 2, co. 2) e “ricondurre a economicità e regolarità amministrativo-contabile le gestioni pubbliche” (art. 23, co. 2).
Secondo la Corte d’appello, “il contenzioso è stato instaurato senza osservare uno dei principi cardine della scelta amministrativa, ossia ‘conoscere per decidere’, principio che giustifica e conforma tutto il procedimento amministrativo” osservando che “Nel caso in esame … ciò che è mancato è stato il rispetto del procedimento amministrativo come luogo della massima acquisizione degli elementi informativi al fine del decidere, con patente violazione dell’art. 6 l. n. 241 del 1990”.
Danno erariale da responsabilità sanitaria, Mariotti Paolo, Serpetti Antonio, Giuffrè 2014;
La responsabilità amministrativa per danno erariale, Altieri Andrea, Giuffrè, 2012.
(Altalex, 26 agosto 2015. Nota di Dario Aragno)