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Timestamp: 2017-11-24 18:52:41+00:00
Document Index: 69511343

Matched Legal Cases: ['art. 23', 'art. 141', 'art. 141', 'art. 23', 'art. 23', 'art. 141']

Commissariate otto Province, ma manca una riforma organica delle autonomie locali - Quotidiano LegaleQuotidiano Legale Sul commissariamento delle Province il TAR Veneto rimette la questione al TAR Lazio
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Scritto da: Carlo Rapicavoli Scritto il: giugno 17, 2012 In: Dottrina, Enti Locali e P.A., Notizie
Nella Gazzetta Ufficiale del 16 giugno 2012 sono stati pubblicati i quattro decreti del Presidente della Repubblica che dispongono la nomina del commissario straordinario delle Province di Ancona, Como, La Spezia e Vicenza.
Le Province di Genova e Belluno erano state commissariate in precedenza.
Lo stesso è accaduto per le Province Regionali di Caltanissetta e Ragusa, per le quali la competenza esclusiva spetta alla Regione Sicilia.
In Sardegna i cittadini sono stati chiamati ad esprimersi su 5 referendum abrogativi regionali e i 5 referendum consultivi regionali relativi alla soppressione delle nuove Province e ad una consultazione su alcuni temi relativi all’organizzazione amministrativa della Regione.
I Commissari “sono nominati fino all’elezione dei nuovi organi provinciali, a norma di legge” e agli stessi sono conferiti i poteri spettanti al consiglio provinciale, alla giunta ed al presidente.
Per le quattro Province di Ancona, Como, La Spezia e Vicenza, come era stato espressamente richiesto da due ordini del giorno di analogo tenore presentati alla Camera e al Senato ed accolti dal governo, nelle more dell’emanazione della nuova legge sulle modalità di elezione dei nuovi organi provinciali, per assicurata la continuità nella gestione delle amministrazioni interessate, sono stati nominati commissari straordinari i Presidenti uscenti.
In tal modo i cittadini di otto Province italiane – in virtù di quanto disposto da un decreto legge, in considerazione della straordinaria necessità ed urgenza di “salvare l’Italia” – non potranno esercitare il loro diritto di elettorato per il rinnovo dei propri rappresentanti nella Province.
La risposta dovrebbe rinvenirsi nell’art. 23, comma 20, del D. L. 6 dicembre 2011 n. 201, convertito in Legge 22 dicembre 2011 n. 214, che così prevede: “Agli organi provinciali che devono essere rinnovati entro il 31 dicembre 2012 si applica, sino al 31 marzo 2013 l’art. 141 del D. Lgs. 267/2000 e successive modificazioni. Gli organi provinciali che devono essere rinnovati successivamente al 31 dicembre 2012 restano in carica fino alla scadenza naturale. Decorsi i termini di cui al primo e al secondo periodo del presente comma, si procede all’elezione dei nuovi organi provinciali di cui ai commi 16 e 17”, su cui si fondano i decreti del Presidente della Repubblica di nomina dei Commissari.
La norma dovrebbe applicarsi sino al 31 marzo 2013, ma abbiamo già visto che i decreti di nomina dei Commissari non prevedono tale scadenza ma stabiliscono che “sono nominati fino all’elezione dei nuovi organi provinciali, a norma di legge”
In realtà sussistono molti dubbi sull’applicabilità dell’art. 141 del D. Lgs. 267/2000, così come disposto dall’art. 23, comma 20, del decreto “Salva Italia”.
Così è stato; infatti le Province sono adesso amministrate da un Commissario.
L’art. 23, comma 20, dispone l’applicabilità dell’art. 141 fino al 31 marzo 2013.
I decreti di nomina individuano il termine di validità nell’elezione dei nuovi organi provinciali, a norma di legge”.
Cosa accadrà se l’elezione dei nuovi organi non avverrà entro il 31 marzo 2013?
– elezione contestuale del Consiglio provinciale e del suo Presidente
– elettorato passivo riservato ai Sindaci e consiglieri in carica al momento della presentazione delle liste e della proclamazione
– ciascuna candidatura alla carica di Presidente della Provincia è collegata a una lista di candidati al Consiglio provinciale;
– i votanti possono esprimere fino a due preferenze: se decidono di esprimere la seconda preferenza, una delle due deve riguardare un candidato del Comune capoluogo o di sesso diverso da quello a cui è destinata la prima preferenza;
– è proclamato Presidente della Provincia il candidato che ottiene il maggior numero di voti. In caso di parità si prevede il ballottaggio. In caso di ulteriore parità è eletto il più anziano d’età;
– Le cariche di Presidente e Consigliere provinciale sono compatibili con quelle di Sindaco e Consigliere comunale;
– È vietato il cumulo degli emolumenti.
Dunque: incertezza sulla scadenza dei Commissari; incertezza sul futuro e sulle nuova modalità di elezione.
Su quest’ultimo ricorso è arrivata la prima decisione del TAR Veneto, che si è espresso con Ordinanza n. 806/2012 del 13 giugno sul ricorso presentato da un gruppo di cittadini residenti in Provincia di Belluno per l’annullamento del decreto del Ministro degli Interni 24/2/2012 e del decreto del prefetto della provincia di Belluno 5/3/2012 prot. n. 3597, laddove, rispettivamente, hanno omesso di indire la consultazione per l’elezione diretta degli organi di governo della Provincia di Belluno e la convocazione dei relativi comizi elettorali.
Il TAR ha ritenuto fondata l’eccezione dell’Amministrazione resistente, tramite l’Avvocatura dello Stato, secondo cui controversie come quella in esame, riguardanti, cioè, anche la impugnazione come atto presupposto di un decreto ministeriale, ove omette di indire la consultazione per l’elezione diretta degli organi di governo delle province, sono devolute, alla competenza del Tar del Lazio – Roma, trattandosi di cause dirette all’annullamento anche di provvedimenti emanati da un organo centrale dello Stato e aventi efficacia su tutto il territorio nazionale.
Viene pertanto dichiarata l’incompetenza territoriale del TAR Veneto a conoscere il giudizio, con conseguente indicazione del Tar del Lazio – Roma, quale giudice competente, dinanzi al quale il processo potrà proseguire, previa riassunzione della causa entro il termine di trenta giorni.
Cominciano a levarsi le voci critiche anche da quei settori della “società civile” certamente non sospettabili di “faziosità pro Province”.
Un primo allarme è arrivato nei giorni scorsi da Vicenza, dove appunto gli organi – Presidente, Giunta e Consiglio Provinciale – sono giunti alla scadenza naturale ed è stato nominato il Commissario
In un’intervista rilasciata a Il Mondo.it, Giuseppe Zigliotto, nuovo Presidente di Confindustria Vicenza ha affermato: “Oggi abbiamo un ente che sta sparendo, ma nessuno ha messo in chiaro chi ne prenderà il ruolo, manca ancora un quadro direttivo”. “Lei capisce – continua il leader degli imprenditori locali – che un commissario non deve rispondere al territorio e non avrà nemmeno la disponibilità di una tesoreria. Quindi ai cittadini verrà a mancare un interlocutore. E la Provincia ha competenza sul lavoro, per dirne una, ma anche sulle scuole superiori, e quindi la formazione professionale, sui piani territoriali e le opere pubbliche come le strade. Va bene chiudere un ente, ma occorre chiarezza, e noi oggi non sappiamo chi sarà il nostro interlocutore, e come si muoverà”.
Al momento attuale non è ancora definito il destino delle Province. Tuttavia, in sede europea (BCE) e nell’ ambito della discussione relativa alla “spending review” è chiaramente emerso che una vera proposta di razionalizzazione non deriva dall’abolizione delle province ma dal loro accorpamento, come ben aveva evidenziato una ricerca della Bocconi, commissionata dall’UPI.
L’Unione delle Province d’Italia, infatti, in alternativa all’intervento del Governo, ha proposto una riforma degli enti di area vasta che consente di riallocare 5 miliardi a favore dello sviluppo dei territori, attraverso:
Scritto da: Carlo Rapicavoli il 17 giugno 2012.