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Timestamp: 2018-06-21 12:39:20+00:00
Document Index: 129427139

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 45', 'art. 672', 'art. 133', 'art. 133', 'sentenza ']

Cani in lite, un uomo prova a dividerli e viene morso: padrone condannato. Proprietario del quadrupede, un pastore tedesco, dichiarato colpevole. Decisiva l’omessa custodia dell’animale, uscito facilmente dalla casa. – Noi Radiomobile™
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Cani in lite, un uomo prova a dividerli e viene morso: padrone condannato. Proprietario del quadrupede, un pastore tedesco, dichiarato colpevole. Decisiva l’omessa custodia dell’animale, uscito facilmente dalla casa.
Posted on 26 settembre 2017 AuthorNoi RadiomobileLeave a comment
(Corte di Cassazione, sez. IV Penale, sentenza 14 Settembre 2017, n. 41963)
Ad avviso del ricorrente, infatti, sarebbero stati omessi nella ricostruzione da parte del giudice di merito elementi fattuali, pur emersi dell’istruttoria, che, invece, ove tenuti in considerazione e correttamente valutati, avrebbero dovuto condurre all’assoluzione dell’imputato.
Si tratta dello stato dei luoghi e del contesto abitativo, anche fotograficamente dimostrato, essendo i fatti maturati in una zona di campagna, in prossimità della casa dell’imputato, lungo una strada sterrata generalmente non frequentata, e ciò a maggior ragione il giorno di Natale, verso l’imbrunire, quando un gruppo di persone, tra cui la vittima, con cani al seguito, si sono avventurati a passeggio, così venendo ad introdurre un imprevedibile elemento di anomalia e di eccezionalità tale da interrompere, quale causa sopravvenuta, il nesso di causalità tra la contestazione di omessa vigilanza sul proprio cane da parte di Ti. Bo. e l’evento concretamente occorso.
Nel contesto fattuale suaccennato il fatto del terzo, cioè la condotta delle persone diverse dall’imputato, tra cui Ma. Ve., e la colpa del danneggiato verrebbero a costituire caso fortuito rilevante, secondo il ricorrente, ai sensi dell’art. 45 cod. pen., con conseguente esclusione della responsabilità dell’imputato in relazione alla custodia del proprio cane. In ogni caso – si ritiene – le persone che passeggiavano in campagna, tra cui la p.o., in compagnia dei loro cani, avrebbero palesemente accettato il rischio dell’incontro con un altro cane, non essendo infrequente che in una casa in campagna vi sia un animale libero, anche solo temporaneamente.
Sarebbe stato prevedibile infatti, secondo il ricorrente, che, anche per un senso di territorialità, sarebbe potuto accadere uno scontro tra cani, sicché sarebbe stata opportuna da parte del gruppetto intento alla passeggiata pomeridiana una – sensata – manovra di retromarcia, non essendo peraltro obbligato il passaggio nei pressi dell’abitazione del ricorrente.
3.4. Ulteriore profilo di illegittimità discenderebbe dall’avere qualificato il fatto come delitto di lesioni colpose, anziché come contravvenzione di omessa custodia e malgoverno di animali, ex art. 672 cod. pen., peraltro di recente depenalizzata, tra l’altro non risultando, almeno ad avviso dello scrivente, che sia stato proprio il cane dell’imputato a ferire (OMISSIS).
Infatti la Corte di legittimità ha più volte precisato che la determinazione della pena tra il minimo ed il massimo edittale rientra tra i poteri discrezionali del giudice di merito ed è insindacabile nei casi in cui la pena sia applicata in misura media e, ancor più, se prossima al minimo, anche nel caso il cui il giudicante si sia limitato a richiamare criteri di adeguatezza, di equità e simili, nei quali sono impliciti gli elementi di cui all’art. 133 cod. pen. (così Sez. 4, n. 21294 del 20/03/2013, Se., Rv. 256197; in conformità, tra le altre, Sez. 2, n. 28852 del 08/05/2013, Ta. e altro; Rv. 256464; Sez. 3, n. 10095 del 10/01/2013, Mo., Rv. 255153).
La specifica e dettagliata motivazione in ordine alla quantità di pena irrogata è necessaria soltanto se la pena sia di gran lunga superiore alla misura media di quella edittale, potendo altrimenti essere sufficienti a dare conto dell’impiego dei criteri di cui all’art. 133 cod. pen. le espressioni del tipo “pena congrua” o “pena equa”, come pure il richiamo alla gravità del reato o alla capacità a delinquere (così, tra la tante, Sez. 4, n. 46412 del 05/11/2015, Sc., Rv. 265283; Sez. 4, n. 27959 del 18/06/2013, Pa., Rv 258356; Sez. 2, n. 36245 del 26/06/2009, De., Rv. 245596).
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