Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-2696-del-04-02-2011
Timestamp: 2020-04-09 14:14:59+00:00
Document Index: 130946641

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 3', 'art. 18', 'art. 59', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art, 1', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 58', 'art. 18']

Sentenza Cassazione Civile n. 2696 del 04/02/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2696 del 04/02/2011
Cassazione civile sez. trib., 04/02/2011, (ud. 07/10/2010, dep. 04/02/2011), n.2696
T.S., rappresentato e difeso dall’avv. Lattanzi Carlo
Giovanni, presso il quale è elettivamente domiciliato in Roma in
stabilimento via Sardegna n. 38;
Toscana n. 207/29/05, depositata il 16 dicembre 2005.
udito l’avv. Carlo Giovanni Lattanzi per il ricorrente;
T.S., titolare dello stabilimento balneare (OMISSIS), ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Toscana in epigrafe che, rigettandone l’appello, ha confermato il rigetto del ricorso introduttivo avverso l’avviso di accertamento e liquidazione dell’ICI per l’anno 2001, relativa allo stabilimento balneare, emesso dal Comune di Carrara.
Il giudice d’appello, rigettate le eccezioni relative alla dedotta violazione della L. 27 luglio 2000, n. 212, artt. 7, 10 e 11, ha infatti ritenuto che la norma contenuta nel nuovo testo del D.Lgs. 30 giugno 1992, n. 504, art. 3, come modificato dalla L. n. 23 dicembre 2000, n. 388, art. 18, giustificava l’imposizione tributaria.
Il ricorrente affida il ricorso a cinque motivi fondati su violazione di legge e vizio di motivazione.
Col primo motivo il ricorrente si duole di erronea applicazione degli artt. 952 e 953 cod. civ.; di violazione e falsa applicazione degli artt. 36 e segg. cod. nav. e dei corrispondenti articoli del regolamento di esecuzione nonchè della legislazione in tema di concessioni del demanio marittimo, e cioè del D.P.R. n. 616 del 1977, art. 59 e L. n. 494 del 1993, art. 1 e segg.; in particolare, il contribuente assume che da nessuna delle superiori disposizioni emergerebbe che la concessione del demanio marittimo farebbe insorgere in capo al concessionario una proprietà superficiaria e come tale tassabile ai fini ICI. Col secondo motivo deduce falsa applicazione del D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 3, come modificato dalla L. n. 388 del 2000, art. 18, nel senso che tale intervento legislativo, parziale, non avrebbe immutato la precedente disciplina delle concessioni in area demaniale e, in particolare, sull’automatico acquisto della proprietà da parte del concessionario.
Le censure, nei termini sopra esposti, sono in parte pertinenti alla disciplina normativa e relativa interpretazione giurisdizionale anteriore all’intervento legislativo di cui dalla L. n. 388 del 2000, art. 18 del quale il ricorrente non valuta adeguatamente la portata.
Invero le SS.UU. di questa Corte (sent. n. 3692 del 2009), benchè chiamate a dirimere il contrasto su diversa questione (la proponibilità del ricorso cumulativo), hanno – esaminando gli altri motivi – rilevato che L. n. 388 del 2000, art. 18, modificando il D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 3, comma 2 – pur non applicabile al caso esaminato perchè relativo ad ICI per gli anni dal 1995 al 1998 – ha esteso la soggettività passiva dell’imposta ai concessionari di aree demaniali precedentemente non soggetti all’imposta; hanno poi osservato che, ciò nonostante, l’assoggettabilita ad ICI del proprietario di un immobile costruito, in forza di concessione, su un’area demaniale, doveva ritenersi incontroversa già sotto la precedente normativa e interpretazione giurisprudenziale; hanno richiamato le sentenze Cass. n. 22757/04 e n. 8637/05 che avevano affermato che il provvedimento amministrativo di concessione ad aedificandum su un area demaniale poteva in astratto dare luogo sia ad un diritto di natura reale, riconducibile alla proprietà superficiaria (cfr. Cass. 1718/07 e 21054/07, proprio con riferimento all’ipotesi di stabilimento balneare), sia ad un diritto di natura personale, che poteva essere fatto valere nei confronti del solo concedente, gravando sulla parte che invocasse tale seconda configurazione giuridica l’onere di dedurre chiari indici rilevatori (Cass. 4402/98, 7300/01, 9938/08), tra i quali rilievo decisivo doveva essere attribuito alla destinazione dell’opera costruita dal concessionario al momento della cessazione del rapporto, “dato che è evidente che, se essa torna nella disponibilità del concedente, ci troviamo in presenza di un rapporto obbligatorio” (così Cass. 22757/04 e da ultimo Cass. 24498/2009); hanno concluso che il relativo accertamento, integrando una questione di fatto, andava rimesso al giudice del merito, e sottolineavano che, nel caso di proprietà superficiaria, l’assoggettamento dell’immobile all’ICI derivava dal testo originario del D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 3 (v.
Questa Corte aveva altresì osservato (Cass. n. 24498/2009) che nel suo testo originario, il D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 504, art. 3, comma 1, individuava i “soggetti passivi” dell’imposta comunale sugli immobili (ICI) nel “proprietario di immobili di cui al comma 2 dell’art, 1” ovvero nel “titolare del diritto di usufrutto, uso o abitazione sugli stessi …”; il comma 2, poi, disponeva che “per gli immobili concessi in superficie, enfiteusi o locazione finanziaria” soggetto passivo era “il concedente” (sia pure “con diritto di rivalsa, rispettivamente, sul superficiario, enfiteuta o locatario”) e la Corte costituzionale (sent. n. 200 del 1999) chiamata a dirimere il dubbio di legittimità costituzionale dell’art. 3, comma 2, dopo aver precisato che “il diritto di superficie cui ha riguardo il legislatore delegato è una situazione diversa dalla proprietà superficiaria che nasce successivamente alla esecuzione della costruzione”, ha evidenziato che “in tale ipotesi … pur esistendo due beni, la costruzione ed il suolo, oggetto di distinti diritti di proprietà, l’ICI … sarà dovuta, ai sensi di quanto disposto dal … D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 3, n. 1, soltanto dal proprietario superficiario del fabbricato, restandone, invece, escluso il concedente, proprietario del suolo”, per “l’ovvia ragione che il suolo sul quale insiste il fabbricato, non essendo qualificabile nè come area edificabile, nè come terreno agricolo (cfr. D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 504, art. 2, lett. b) e c), non rientra nel novero di quei beni che l’art. 1 dello stesso D.Lgs. dichiara tassabili ai fini ICI” con conseguente “assoggettabilita all’ICI del proprietario superficiario del fabbricato”.
Lo stesso giudice delle leggi, di poi (ordinanza n. 331 del 2000), aveva confermato che “nel caso di proprietà superficiaria, il soggetto passivo dell’imposta va individuato, ai sensi del D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 3, cerare 1, nel proprietario dell’edificio realizzato su suolo altrui e non già nel concedente”.
2002 n. 18062; 2003 n. 1419; 2002 n. 11460; 2000 n. 10137; 2000 n. 12810; 2000 n. 11776; 1999 n. 9644; 1999 n. 7273; 1999 n. 6809; 1999 n. 5802) ha reiteratamente affermato (con riguardo a terreno comunale concesso in superficie a cooperativa edilizia per la costruzione di alloggi economici e popolari) che l’edificazione del fabbricato rende applicabile l’ICI a carico della cooperativa stessa o degli assegnatati in veste di proprietari del manufatto che insiste sul suolo o di parti di esso.
Tale excursus giurisprudenziale, confermato nelle ultime pronunzie relative alla problematica in esame per gli anni anteriori al 2001 (Cass. n. 9935/2008; n. 22522/2009; n. 15470/2010), evidenzia che la necessità ermeneutica – oggetto di specifica censura in questa sede, in particolare, nel terzo motivo – di partire dall’esame del contenuto della concessione e, cioè, se la stessa fosse ad effetti di tipo reale (idoneo, pertanto, a costituire un diritto superficiario oggetto di tassazione ai fini lei a norma del D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 3, comma 2, poi unificato col cortina 1 nella modifica operata dal del D.Lgs. n. 46 del 1997, art. 58, lett. a), ovvero di tipo obbligatorio e, pertanto, non tassabile, dipendeva proprio dal fatto che bisognava trovare un fatto genetico idoneo di tal tipo di diritto tassabile.
Si può, pertanto, affermare che la individuazione legislativa del concessionario quale soggetto d’imposta a norma del predetto art. 18, a datare dalla data di applicabilità della nuova disciplina (nel caso in esame anno 2001) rende il concessionario obbligato non solo sostanziale (quale obbligato per rivalsa del concedente secondo la giurisprudenza costituzionale di cui sopra) ma anche formale, senza più necessità di accertare se la concessione che gli attribuiva il diritto di costruire immobili sul demanio avesse effetti reali (con la conseguenza della tassabilità degli immobili ai fini ICI in capo al concessionario) o obbligatori ( con la diversa conseguenza della intassabilità).