Source: https://renatodisa.com/2016/05/30/corte-di-cassazione-sezione-ii-civile-sentenza-23-maggio-2016-n-10618/
Timestamp: 2018-11-19 09:53:10+00:00
Document Index: 83783395

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Corte di Cassazione, sezione II civile, sentenza 23 maggio 2016, n. 10618 - Avvocato Renato D'Isa
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La canna fumaria non è una costruzione, ma un semplice accessorio di un impianto e quindi non trova applicazione la disciplina di cui all’art. 907. Nel caso di specie le caratteristiche dei manufatti di cui si discute si tratta in sostanza di semplici tubi in materiale metallico
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sentenza 23 maggio 2016, n. 10618
– ha respinto la domanda di rimozione di due canne fumarie avanzata dalla R. (capo A), dichiarando la soccombenza virtuale della parte appellante;
– ha respinto la domanda di risarcitoria in relazione ad un corpo di fabbrica realizzato dai convenuti sul confine (capo C) ordinando alla R. la restituzione della somma eventualmente incassata;
– ha respinto la domanda di rimozione di alcune tubazioni installate dai convenuti-appellanti (capo L).
– che, come risultava dalla CTU, le due canne fumarie (capo A) erano state regolarizzate rispettando il PRG della città di Carrara sia sotto il profilo della dispersione dei fumi (stante l’allungamento verso l’alto) che sotto quello della distanza (non prevista dalla normativa locale), per cui il fumo non poteva creare danno alla abitazione adiacente;
– che la successiva edificazione in aderenza da parte della attrice aveva fatto venir meno ogni danno in relazione al corpo di fabbrica posizionato dai convenuti sul confine (capo C), per cui andava riformata la pronuncia di risarcimento danni emessa dal Tribunale;
– che da uno dei titoli allegati dagli appellanti era emersa la proprietà comune del suolo in cui erano state interrate le tubazioni (capo L) per cui la collocazione posta in essere dagli appellanti convenuti rientrava nell’uso legittimo del bene comune ai sensi dell’art. 1102 cc.
Richiama inoltre la violazione della normativa UN17129/1992 circa le zone di ristagno dei combusti e l’altezza rispetto al colmo del tetto vicino e il pregiudizio non solo al panorama, ma anche al decoro architettonico. Ritiene pertanto corretta la decisione del primo giudice che aveva ordinato la rimozione delle canne, mentre invece la Corte d’Appello ha basato il suo decidere solo sull’intervenuto innalzamento delle costruzioni.
Ciò posto, la Corte d’Appello non ha affermato che la costruzione dei convenuti fosse stata realizzata a distanza regolamentare, ma ha semplicemente osservato che la successiva edificazione in aderenza da parte della attrice abbia fatto venir meno ogni danno per l’immobile della stessa in relazione al preesistente fabbricato edificato dai convenuti. A questo punto, posto che – come si visto – si discuteva solo di danni e non più di una pretesa ripristinatoria (per effetto, come si è visto, della rinunzia dell’attrice), spettava alla R. di provare innanzitutto – per demolire l’affermazione dei giudici di merito – quale danno avesse ricevuto il suo immobile dalla nuova situazione di fatto venutasi a creare (esistenza di due fabbricati in aderenza sul lato “S. “), e di dimostrare altresì che sul lato “monti” insisteva una porzione di manufatto a distanza illegale dal confine, ma ciò non risulta: infatti, in violazione, ancora una volta, del principio di autosufficienza, la ricorrente si è limitata soltanto a richiamare la consulenza tecnica di ufficio senza allegare al ricorso le parti salienti dell’elaborato né, quanto meno, trascriverne fedelmente il contenuto per la parte riguardante il lato “monti”. Non spettando alla Corte di Cassazione l’accesso e la consultazione degli atti del processo, nessuna verifica è possibile effettuare in questa sede.
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa|2016-05-30T11:55:12+00:0030 maggio 2016|Cassazione civile 2016, Corte di Cassazione, Diritti reali e Condominio, Diritto Civile e Procedura Civile, Distanze, Sentenze - Ordinanze|1 Commento
Le Luci e Vedute – Avvocato Renato D'Isa 30 maggio 2016 at 11:47 - Reply
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