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Timestamp: 2017-01-20 19:22:13+00:00
Document Index: 136858343

Matched Legal Cases: ['art. 180', 'art. 180', 'art. 278', 'art. 183', 'art. 179', 'art. 3', 'art.\n183', 'art. 165', 'art. 165', 'art. 180', 'art.\n183', 'art. 183', 'art. 183', 'art. 183', 'art. 183', 'art.\n183', 'art. 80', 'art. 95', 'art. 172', 'art.\n183', 'art. 93', 'art. 183', 'art. 183', 'art. 183', 'art.\n183', 'art. 103', 'art. 183', 'art. 183', 'art. 183', 'art. 187', 'art. 183', 'art. 183', 'art. 189', 'art. 190', 'art. 189', 'art. 190']

IL PROJECT FINANCING NEL D.LGS. 18 APRILE 2016, N. 50: NOVITÀ E PROFILI DI CRITICITÀ by Ordine degli Ingegneri della Provincia di Roma - issuu
NEL D.LGS. 18 APRILE 2016, N. 50:
a cura di Prof. Ing. Donato Morea, Dott. Ing. Valeria Tranquilli
L’articolo mostra le novità introdotte dal D. Lgs. 18 aprile 2016, n. 50, in materia di
Partenariato Pubblico-Privato e Project Financing nonché gli elementi di criticità per i quali è
auspicato un intervento risolutivo di ausilio da parte dell’ANAC. Ciò, allo scopo di
approfondire i concetti di “modernizzazione dei processi di gestione” nonché di “strumenti
finanziari innovativi ed economicamente più convenienti rispetto a quelli tradizionali”,
necessari, nel corrente momento di crisi economica, al sostegno degli investimenti in
D.Lgs. 18 Aprile 2016, n. 50: Partenariato
Pubblico-Privato e Project Financing
Il D.Lgs. 18 aprile 2016, n. 50 (Nuovo Codice
degli Appalti Pubblici e dei Contratti di Concessione) introduce un articolo ad hoc sul “Partenariato Pubblico e Privato”, ossia l’art. 180, il
quale, in aderenza a quanto contenuto nella
Legge 28 gennaio 2016, n. 11, “Deleghe al Governo
2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/UE del Parlamento Europeo e del Consiglio”, ha recepito
le indicazioni riportate all’interno della lettera
ss) della predetta Legge, prevedendo una “razionalizzazione ed estensione delle forme di
partenariato pubblico privato” nonché una previsione espressa alla lettera tt) della medesima
Legge “al fine di agevolare e ridurre i tempi
delle procedure di partenariato pubblico privato [...], delle modalità e delle tempistiche per
addivenire alla predisposizione di specifici studi di fattibilità che consentano di porre a gara
progetti con accertata copertura finanziaria derivante dalla verifica dei livelli di bancabilità,
garantendo altresì l’acquisizione di tutte le necessarie autorizzazioni, pareri e atti di assenso
comunque denominati entro la fase di aggiudicazione”. L’introduzione di questa nuova disciplina tende a creare una stretta sinergia tra
soggetto pubblico e privato, il cui obiettivo finale consiste nella realizzazione, trasformazione,
manutenzione e gestione operativa di un’opera
in cambio della sua disponibilità, o del suo
sfruttamento economico, o della fornitura di un
servizio connesso all’utilizzo dell’opera stessa.
Numerosi sono i vantaggi che la disciplina si
prefigge, tra i quali, per la Pubblica Amministrazione, la possibilità di attingere a maggiori
risorse, potendo contare sui capitali privati,
mentre, per i soggetti privati, importanti opportunità lavorative e di cooperazione. Inoltre, la
nuova disciplina può rappresentare un importante stimolo per il complesso dell’economia.
Entrando nel merito della disposizione contenuta nell’art. 180, il comma 1, definisce il Partenariato Pubblico-Privato in maniera più precisa
e circostanziata rispetto alla definizione contenuta nel previgente D.Lgs n. 163/2006, quale
instaurazione di una partnership tra soggetti
pubblici e privati, al fine di conseguire, efficacemente, obiettivi di politiche pubbliche mediante la condivisione del rischio e l’applicazione congiunta di competenze sia del privato
che del pubblico. Tra le tipologie di contratto di
Partenariato Pubblico-Privato sono presenti la
concessione di lavori, la concessione di servizi,
la locazione finanziaria, il contratto di disponibilità, le società miste e l’assegnazione di lavori o
servizi mediante Finanza di Progetto (Project
Financing). Il successivo comma 2 introduce
una duplice possibilità nei ricavi di gestione
per l’operatore economico, i quali potranno sia
provenire dal canone riconosciuto dall’Ente
concedente sia da qualsiasi altra forma di contropartita economica ricevuta dal medesimo
operatore economico, anche sotto forma di introito diretto della gestione del servizio ad utenza esterna. Relativamente alla questione del
trasferimento del rischio, il comma 3 chiarisce
che l’operatore economico si addossa il “rischio di costruzione”, “di disponibilità” e “di
domanda” dei servizi resi durante il periodo di
gestione dell’opera. Molto innovativo è il secondo periodo del comma 3, il quale prevede che
il recupero degli investimenti effettuati e dei costi sostenuti dall’operatore economico dipende
dall’effettiva fornitura del servizio o utilizzabilità
dell’opera. Pertanto, si distingue, in modo innovativo, il ricorso al Partenariato Pubblico-Privato per la realizzazione delle cosiddette “opere
calde” ed “opere fredde”, a seconda che le
stesse siano capaci di generare reddito o meno attraverso i ricavi da utenza, in modo da ripagare i costi dell’investimento ed apportare
una remunerazione all’operatore economico
(cfr. comma 4). Infine, la disciplina prevede
che, per raggiungere l’equilibrio economico finanziario, vale a dire la contemporanea presenza delle condizioni di convenienza economica e sostenibilità finanziaria, l’Amministrazione aggiudicatrice, nella fase di gara, possa
stabilire un prezzo ovvero un contributo nella
cessione di beni immobili (i quali non assolvo-
no più a funzioni d’interesse pubblico) che
sommato al valore di eventuali meccanismi di
finanziamento a carico dell’Amministrazione
non potrà essere superiore al 50% del costo
Un primo importante aspetto innovativo introdotto dal Nuovo Codice degli Appalti Pubblici
e dei Contratti di Concessione relativamente al
Project Financing riguarda l’unificazione della
disciplina sia per quanto riguarda l’affidamento
di lavori che di servizi. Infatti, la previgente normativa di settore distingueva la disciplina relativa ai lavori, contenuta nel D. Lgs. n. 163/2006
agli artt. dal 153 al 160, e quella relativa ai servizi, contenuta, invece, nel D.P.R. n. 207/2010,
all’art. 278. Le due predette discipline si differenziavano, principalmente, su tre aspetti:
nell’ambito dei lavori pubblici, l’attivazione della procedura di Project Financing risultava possibile sia su iniziativa privata che pubblica
mentre, nell’ambito dei servizi, solo su iniziativa
privata; inoltre, il contenuto della proposta ed i
termini procedurali previsti presentavano molteplici differenze; infine, nella procedura per
l’affidamento della concessione, se per i lavori
era necessario procedere con evidenza pubblica, per i servizi, invece, era richiesta una semplice gara informale. A seguito dell’unificazione
delle discipline con l’art. 183 del Nuovo Codice
degli Appalti Pubblici e dei Contratti di Concessione, le differenze sopra riportate sono ve-
nute meno, ma, al contempo, si potrebbe cadere in equivoco pensando che il Project Financing di servizi non sia stato disciplinato in
alcun modo; invero, all’art. 179, comma 3, si
chiarisce come l’applicazione della disciplina
per i lavori nell’ambito dei contratti di Partenariato Pubblico-Privato sia compatibile anche ai
Come nella previgente normativa di settore, anche nel Nuovo Codice degli Appalti Pubblici e
dei Contratti di Concessione, l’ambito di applicazione del Project Financing è relativo all’affidamento di concessioni, non di appalti di lavori
(esclusa, tuttavia, la locazione finanziaria).
Sotto l’accezione di concessione di lavori pubblici, il Nuovo Codice degli Appalti Pubblici e
dei Contratti di Concessione, all’art. 3, lettera
uu), quasi interamente in analogia al precedente, definisce “un contratto a titolo oneroso stipulato per iscritto in virtù del quale una o più
stazioni appaltanti affidano l’esecuzione di lavori ad uno o più operatori economici riconoscendo a titolo di corrispettivo unicamente il diritto di gestire le opere oggetto del contratto o
tale diritto accompagnato da un prezzo, con
assunzione in capo al concessionario del rischio operativo legato alla gestione delle opere”.
Nella suddetta definizione di concessione di lavori pubblici, viene introdotto il concetto di “rischio operativo”, già contenuto nella Direttiva
2014/23/UE, definito come il rischio legato alla
gestione di lavori o servizi dal punto di vista
della domanda o dell’offerta (o di entrambi), il
quale viene trasferito al concessionario.
Il “rischio operativo” è considerato tale quando
il recupero degli investimenti effettuati o dei costi sostenuti per la gestione dei lavori o dei servizi oggetto della concessione non è garantito
e, pertanto, comporta un’esposizione economica non trascurabile per il privato. Mentre tradizionalmente i criteri per valutare la corretta
qualificazione di un contratto di concessione
erano legati al “rischio di costruzione”, “di disponibilità” o “di domanda” e facevano, dunque, riferimento ai criteri Eurostat, con l’introduzione del “rischio operativo” si sono aperti nuovi scenari interpretativi e controversi. Ad esempio, nei casi di “opere fredde”, in cui i ricavi derivano dai canoni pagati dal soggetto pubblico,
la distinzione tra il “rischio operativo” e il “rischio di disponibilità” è talmente sottile da richiedere delle linee guida operative da parte
dell’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC);
tale situazione tende a disincentivare l’utilizzo
di concessioni per le “opere fredde”. Con determinazione n. 10 del 23.09.2015, l’ANAC ha
evidenziato le gravi conseguenze, in caso di
mancato rispetto dei criteri di trasferimento del
rischio, cui si esporrebbe la Pubblica Amministrazione.
Un’ulteriore ambiguità risiede nel fatto che l’art.
183 prevede che il Project Financing si possa
utilizzare per l’affidamento di una concessione
in alternativa al tradizionale affidamento mediante la disciplina della concessione, ma le
due discipline, per l’appunto, sono trattate separatamente. Infatti, i contratti di concessione
sono trattati all’art. 165 e poiché “[…] la maggior parte dei ricavi di gestione del concessionario proviene dalla vendita dei servizi resi al
mercato […]”, ai sensi del predetto art. 165, si
considerano concessioni i contratti relativi ad
“opere calde”. Invece, le concessioni relative
ad “opere fredde” sono disciplinate all’art. 180,
in cui “i ricavi di gestione dell’operatore economico prevengono dal canone riconosciuto
dall’Ente concedente e/o da qualsiasi altra forma di contropartita economica ricevuta dal
medesimo operatore economico, anche sotto
forma di introito diretto della gestione del servizio ad utenza esterna”. Pertanto, da una lettura
analitica della normativa, si potrebbe addurre
alla conclusione che il Project Financing sarebbe consentito, solamente, nel caso d’introiti di
gestione derivanti dal mercato, mentre non sarebbe attuabile nei casi di ricavi costituiti da
canoni pagati dal soggetto pubblico. Tale interpretazione sarebbe, però, contraria alla logica
di base della Finanza di Progetto.
Entrando nel merito delle novità procedurali
della disciplina del Project Financing, il Nuovo
Codice degli Appalti Pubblici e dei Contratti di
Concessione prevede, esclusivamente, la possibilità, per l’Amministrazione, d’utilizzare quella che nel previgente Codice veniva denominata procedura monofasica. Il comma 1 dell’art.
183 stabilisce che la Finanza di Progetto può
essere utilizzata per la realizzazione di lavori
pubblici o di pubblica utilità, a condizione che
questi siano inseriti negli strumenti di programmazione formalmente approvati dall’Amministrazione aggiudicatrice, ivi inclusi i Piani dei
Porti, finanziabili in tutto o in parte con capitali
privati. Inoltre, la norma stabilisce che, per le
infrastrutture afferenti alle opere in linea, è necessario che le relative proposte siano incluse
negli strumenti di programmazione approvati
Tale obbligo di programmazione risulta coerente con l’attuale disciplina normativa, che prevede l’obbligo di programmazione per l’Amministrazione anche per l’acquisizione di beni e
servizi, purché di valore superiore ai 40.000 euro.
Altra novità è presente all’interno del comma 2
dell’art. 183, il quale sancisce che, a base di
gara, debba essere posto il progetto di fattibilità predisposto dall’Amministrazione (e non lo
studio di fattibilità, come riportato nel precedente Codice), il quale deve essere stato precedentemente redatto da personale interno,
ma può essere appaltato a soggetti terzi nell’ipotesi di carenza di personale idoneamente
qualificato. In quest’ultimo caso, tali oneri connessi all’affidamento dell’attività a soggetti
esterni possono essere ricompresi nel quadro
economico e, dunque, essere posti a carico
dell’aggiudicatario finale. A ben vedere, però, il
Nuovo Codice degli Appalti Pubblici e dei
Contratti di Concessione ha rivisitato i livelli di
progettazione previsti per le opere pubbliche,
eliminando lo studio di fattibilità, il quale risulta
essere stato sostituito dal predetto progetto di
fattibilità, inglobante, a sua volta, studio di fattibilità e progetto preliminare. Una volta indetta
la gara sulla base del progetto di fattibilità, i
concorrenti dovranno presentare il progetto definitivo corredato dalla relativa offerta. Una delle differenze da evidenziare, rispetto alla concessione, consiste nel fatto che, nella concessione medesima, ad essere posto a base di
gare è il progetto definitivo.
L’art. 183, al comma 3, specifica, invece, il
contenuto del bando di gara e, dunque, che:
• la Stazione Appaltante ha la facoltà di chiedere al promotore selezionato di apportare
al progetto definitivo, da questi presentato,
le modifiche eventualmente intervenute in
fase d’approvazione dello stesso, anche al
fine del rilascio delle concessioni demaniali
marittime, ove necessario;
• nell’ipotesi di cui sopra, la concessione
verrà aggiudicata al promotore solo successivamente all’accettazione delle modifiche progettuali richieste nonché del conseguente eventuale adeguamento del piano
• in caso di mancata accettazione da parte
del promotore, l’Amministrazione ha facoltà
di chiedere, progressivamente, ai concorrenti successivi in graduatoria l’accettazione delle medesime modifiche da apportare
al progetto presentato dal promotore, alle
stesse condizioni proposte da quest’ultimo
e non accettate dallo stesso.
Le modifiche proposte dall’Amministrazione al
promotore potrebbero non essere esclusivamente di natura tecnica sul progetto, ma potrebbero riguardare l’intera offerta, in accordo a
quanto stabilito dalla Direttiva 2014/23/UE riportante che “l‘Amministrazione aggiudicatrice
o l’ente aggiudicatore può condurre liberamente negoziazioni con i candidati e gli offerenti.
L’oggetto della concessione, i criteri di aggiudicazione e i requisiti minimi non sono modificati nel corso delle negoziazioni”.
Con il comma 4 dell’art. 183, viene stabilito
che, per la valutazione delle offerte, debba essere utilizzato il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa secondo principi di aggiudicazione connessi alla natura, all’oggetto
ed alle caratteristiche del contratto. Il comma 5
del medesimo articolo stabilisce che gli aspetti
relativi alla qualità del progetto definitivo presentato, al valore economico e finanziario del
piano ed al contenuto della bozza di convenzione, debbano costituire oggetto di valutazione. I criteri di valutazione scelti dalla Stazione
Appaltante devono essere chiaramente indicati
nel bando di gara, secondo l’ordine d’importanza loro attribuito (art. 183, comma 6). Il comma 7 dell’articolo stesso prevede che il disciplinare di gara debba indicare l’ubicazione e la
descrizione dell’intervento da realizzare, la destinazione urbanistica, la consistenza e le tipologie del servizio da gestire, al fine di consenti-
re che le offerte siano omogenee tra di loro e,
pertanto, facilmente confrontabili per l’attribuzione dei punteggi.
Come riportato all’interno del comma 8 dell’art.
183, alla gara possono partecipare solo i soggetti in possesso dei requisiti per i concessionari, fermo restando il possesso dei requisiti disciplinati dall’art. 80 del Codice. Si evidenzia,
tuttavia, che nel Nuovo Codice degli Appalti
Pubblici e dei Contratti di Concessione non è
presente una previsione che indichi, in maniera
specifica, i requisiti del concessionario (come
precedentemente specificato dall’art. 95 del
D.P.R. n. 207/2010). Diversamente, l’art. 172 lascia libera facoltà all’Amministrazione di stabilire le condizioni di partecipazione che gli operatori economici debbano dimostrare per partecipare ad una gara per l’affidamento di concessioni. A differenza della normativa previgente, pertanto, ad oggi, le Stazioni Appaltanti non
sono vincolate a requisiti stabiliti dalla legge,
ma hanno libera facoltà di stabilirli.
Secondo quanto stabilito dal comma 9 dell’art.
183, le offerte presentate dai concorrenti devono contenere:
• un progetto definitivo;
• una bozza di convenzione;
• un piano economico-finanziario asseverato
dai soggetti abilitati, specificati dal Codice
stesso, il quale, oltre a prevedere il rimborso delle spese sostenute per la redazione
del progetto di fattibilità posto a base di ga-
ra, deve, anche, contenere la specificazione delle spese sostenute per la predisposizione delle offerte, che devono essere contenute nel 2,5% del valore dell’investimento;
• la specificazione delle caratteristiche del
servizio e della gestione;
• un documento che dia conto del preliminare coinvolgimento di uno o più istituti finanziatori nel progetto;
• la cauzione provvisoria di cui all’art. 93 del
• un’ulteriore cauzione fissata dal bando, in
misura pari al 2,5% del valore dell’investimento, come desunto dal progetto di fattibilità posto a base di gara, volta a coprire l’eventuale rimborso al promotore non aggiudicatario delle spese di predisposizione
In particolare, riguardo alla bozza di convenzione, si evidenzia quanto l’elaborato ricopra
un’importante valenza, anche in relazione alla
verifica della corretta allocazione dei rischi tra il
soggetto pubblico e quello privato, al fine di tutelare le caratteristiche necessarie alla qualificazione del contratto di concessione. Oltre allo
schema di convenzione, ai concorrenti si richiede di produrre una matrice dei rischi, nella
quale siano evidenziati i principali rischi legati
Relativamente alla procedura di gara, secondo
quanto riportato al comma 10 dell’art. 183,
prende in esame le offerte che sono pervenute nei termini previsti dal bando di gara;
• a seguito della valutazione effettuata secondo specifici criteri, redige la graduatoria e
nomina promotore il soggetto che ha presentato la migliore offerta;
• pone in approvazione il progetto definitivo
presentato dal promotore, la quale avviene
in Conferenza di Servizi;
• quando il progetto non necessita di modifiche progettuali, procede all’aggiudicazione
della concessione al promotore ed alla stipula della convenzione;
• qualora il promotore non accetti di apportare le modifiche richieste, come sopra illustrato, ha facoltà di richiedere progressivamente ai concorrenti successivi in graduatoria la modifica del progetto presentato dal
promotore alle stesse condizioni proposte
al promotore e non accettate dallo stesso.
La stipula del contratto di concessione avverrà
solo a seguito dell’approvazione del progetto
definitivo e dell’accettazione, da parte di uno
dei concorrenti, delle modifiche richieste dall’Amministrazione (art. 183, comma 11).
Il comma 12 dell’art. 183 stabilisce che, nel caso in cui risulti aggiudicatario della concessione un soggetto diverso dal promotore, questi
ha diritto al pagamento delle spese sostenute
per la predisposizione dell’offerta da parte
dell’aggiudicatario. Durante la fase di stipula
del contratto, ai sensi del comma 13 dell’art.
183, il concessionario dovrà prestare la cauzione definitiva di cui all’art. 103; inoltre, dalla data d’inizio dell’esercizio del servizio, il concessionario è tenuto al pagamento di una cauzione
a garanzia delle penali relative al mancato o
inesatto adempimento di tutti gli obblighi contrattuali relativi alla gestione dell’opera, pari al
10% del costo annuo operativo d’esercizio, dove, la mancata prestazione di tale cauzione costituisce grave inadempimento ai fini di un’eventuale risoluzione del contratto di concessione.
Il comma 14 del medesimo art. 183 disciplina,
invece, la procedura ad iniziativa privata alle
opere ed ai servizi non inclusi nella programmazione dell’Amministrazione.
L‘Amministrazione aggiudicatrice deve valutare, entro il termine perentorio di 3 mesi, la fattibilità della proposta (art. 183, comma 15). A tal
proposito, si segnala che il Nuovo Codice degli
Appalti Pubblici e dei Contratti di Concessione
non ha recepito la previsione dell’applicazione
di sanzioni, qualora l’Amministrazione non rispetti il termine dei 3 mesi.
Ricevuta la proposta, entro 3 mesi, l’Amministrazione deve valutarne il pubblico interesse.
A tal fine, l’Amministrazione aggiudicatrice può
invitare il proponente ad apportare al progetto
preliminare le modifiche necessarie per la sua
approvazione. Se il proponente non apporta le
modifiche richieste, la proposta non può essere
valutata di pubblico interesse. A seguito della
valutazione di pubblico interesse, il progetto
preliminare, eventualmente modificato, è inserito negli strumenti di programmazione approvati
dall’Amministrazione aggiudicatrice ed è posto
in approvazione. Il proponente è tenuto ad apportare le eventuali ulteriori modifiche chieste
in sede d’approvazione del progetto; in caso
contrario, il progetto si intende non approvato.
Successivamente, il progetto preliminare approvato è posto a base di gara per l’affidamento di una concessione, alla quale è invitato il
proponente, il quale, a questo punto, assume
la denominazione di promotore. Nel bando di
gara, l’Amministrazione può chiedere ai concorrenti (compreso il promotore) di presentare
eventuali varianti al progetto ma deve essere
specificato che il promotore può esercitare il
diritto di prelazione. Tale previsione del diritto
di prelazione è stata, in precedenza, oggetto di
contestazione per la sua incompatibilità a livello comunitario. I concorrenti, compreso il promotore, devono possedere i requisiti prescritti
per il concessionario. Se il promotore non risulta aggiudicatario, entro 15 giorni dalla comunicazione dell’aggiudicazione, può esercitare il
diritto di prelazione e divenire aggiudicatario,
qualora dichiari d’impegnarsi ad adempiere alle obbligazioni contrattuali alle medesime condizioni offerte dall’aggiudicatario. Se il promotore non risulta aggiudicatario e non esercita la
prelazione, ha diritto al pagamento, a carico
dell’aggiudicatario, dell’importo delle spese
per la predisposizione della proposta nel limite
del 2,5% del valore dell’investimento risultante
dallo studio di fattibilità. Se il promotore esercita la prelazione, l’originario aggiudicatario ha
diritto al pagamento, a carico del promotore,
dell’importo delle spese per la predisposizione
dell’offerta, nei medesimi limiti.
Con il comma 16 dell’art. 183, si stabilisce che
la proposta di cui al comma 15, primo periodo,
possa riguardare, in alternativa alla concessione, la locazione finanziaria (art. 187); infatti,
l‘iniziativa del privato viene prevista, anche, nel
caso di costruzione di opere mediante leasing
in costruendo o locazione finanziaria. Per
quanto concerne il contenuto della proposta e
la procedura di gara, il Nuovo Codice degli
rinvia a quanto previsto per il Project Financing
ad iniziativa privata prevista nel caso di opere
non incluse nella programmazione.
Relativamente ai requisiti del soggetto proponente, secondo quanto riportato nel comma 17
dell’art. 183, possono presentare le proposte i
soggetti in possesso dei requisiti del concessionario nonché i soggetti con i requisiti per
partecipare a procedure d’affidamento di contratti pubblici, anche per servizi di progettazione, eventualmente associati o consorziati con
Enti finanziatori e con gestori di servizi (possono aggregarsi, inoltre, le Camere di Commercio, Industria, Artigianato ed Agricoltura, nell’ambito degli scopi di utilità sociale e di pro-
zione dei proponenti in ogni fase della procedura, sino alla pubblicazione del bando di gara, purché tale recesso non determini l’insussistenza dei requisiti di qualificazione.
mozione dello sviluppo economico). Tuttavia, il
Contratti di Concessione non prevede requisiti
specifici per il concessionario e lascia, in tal
modo, piena discrezionalità al soggetto pubblico nell’individuarli al momento della gara. Da
ciò deriva la consapevolezza che non sia possibile individuare, a priori, dei soggetti che
possano presentare le proposte di Project Financing, creando un’oggettiva difficoltà nell’utilizzo della procedura ad iniziativa privata.
Infine, il comma 19 dell’art. 183 stabilisce che,
relativamente alla composizione del soggetto
proponente, le imprese che hanno presentato
la proposta possano recedere dalla composi-
Il Nuovo Codice degli Appalti Pubblici e dei
Contratti di Concessione prevede, anzitutto,
una disciplina più sistematica ed articolata del
Partenariato Pubblico-Privato, la quale, si
preoccupa di definirne i relativi contratti, i concetti di “rischio di costruzione”, “rischio di domanda” e “rischio di disponibilità” (la cui corretta allocazione è fondamentale, anche, ai fini
della contabilizzazione delle opere nonché per
il rispetto dei principi posti a tutela della finanza pubblica).
Tra gli aspetti innovativi del Nuovo Codice degli Appalti Pubblici e dei Contratti di Concessione medesimo relativi al Partenariato Pubblico-Privato, si evidenziano, in primo luogo, le
previsioni relative all’attività di programmazione
delle Amministrazioni aggiudicatrici, in quanto
viene prevista una programmazione biennale
per gli acquisti di beni e servizi e l’inserimento
nella programmazione triennale dei lavori pubblici, anche delle opere incompiute, ai fini della
loro ultimazione; sono stati modificati, inoltre, i
livelli di progettazione delle opere e dei servizi,
previsti ora su tre livelli d’approfondimento: il
progetto di fattibilità, il progetto definitivo ed il
Ulteriore novità risulta la particolare attenzione
rivolta alla fase d’esecuzione del contratto successiva alla procedura di evidenza pubblica;
infatti, l’Amministrazione aggiudicatrice ha la
facoltà di esercitare il controllo sull’attività dell’operatore economico, attraverso sistemi di
monitoraggio, verificando la permanenza, addossati all’operatore economico, dei rischi trasferiti. Con l’art. 189 “Interventi di sussidiarietà
orizzontale” e con l’art. 190 “Baratto amministrativo”, vengono introdotte due importanti novità. Con l’art. 189, viene definito un nuovo istituto che prevede la partecipazione della società civile, mediante gruppi di cittadini organizzati, i quali possono partecipare, attivamente, alla realizzazione di opere d’interesse locale, presentando loro stessi delle proposte operative. Invece, con l‘art. 190, vengono introdotti
i nuovi contratti di Partenariato Sociale, realizzati dagli Enti territoriali sulla base di progetti
presentati da cittadini singoli o associati. Tali
contratti possono riguardare la manutenzione,
la pulizia, l’abbellimento di aree verdi, piazze o
strade nonché la loro valorizzazione tramite iniziative culturali aventi finalità d’interesse generale.
Per quanto concerne le novità apportate dal
IL PROJECT FINANCING NEL D.LGS. 18 APRILE 2016, N. 50: NOVITÀ E PROFILI DI CRITICITÀ