Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-26536-del-17-10-2019
Timestamp: 2020-07-13 15:35:22+00:00
Document Index: 34193519

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 8', 'art. 360', 'art. 14', 'art. 360', 'art. 5', 'art. 2', 'art. 8', 'art. 14', 'art. 8', 'art. 5', 'art. 8', 'art. 13']

Sentenza Cassazione Civile n. 26536 del 17/10/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26536 del 17/10/2019
Cassazione civile sez. I, 17/10/2019, (ud. 12/07/2019, dep. 17/10/2019), n.26536
sul ricorso 16863/2018 proposto da:
M.T., elettivamente domiciliato in Roma Via G Marcora 18 20
presso lo studio dell’avvocato Faggiani Guido che lo rappresenta e
difende unitamente all’avvocato Dalla Bona Roberto;
avverso il decreto del TRIBUNALE di MILANO, depositato il 19/04/2018;
Il Tribunale di Milano ha respinto il ricorso proposto da M.T., cittadino del Bangladash, avverso il provvedimento della competente Commissione territoriale che aveva negato al richiedente asilo il riconoscimento della protezione internazionale anche nella forma sussidiaria e di quella umanitaria.
Contro il decreto del predetto Tribunale è ora proposto ricorso per cassazione sulla base di tre motivi.
Il ricorrente censura la decisione del tribunale: (i) sotto un primo profilo, per violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5, D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3, oltre che della Direttiva 2004/83/CE (recepita con il D.Lgs. n. 251 del 2007), in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4, in quanto, erroneamente, il primo giudice aveva pronunciato sulla non credibilità intrinseca ed estrinseca del richiedente asilo per la mancata allegazione di riscontri e per incongruenze riferibili alla dinamica degli eventi esposti, benchè, il giudice avrebbe potuto attivare i propri poteri d’ufficio in virtù del principio della cooperazione istruttoria, non avendo particolare rilevanza la maggiore o minore specificità del racconto reso dal richiedente; (ii) sotto un secondo profilo, per violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 6, 7 e art. 14, lett. c), in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4, in quanto, il giudice del merito, non aveva effettuato le indagini necessari anche in presenza di dichiarazioni generiche e contraddittorie del richiedente, poichè, in relazione al riconoscimento della protezione internazionale, è invece sufficiente la sussistenza di una situazione di violenza indiscriminata a cui non sia contrapposto un efficace e concreto intervento da parte dello Stato; (iii) sotto un terzo profilo, per violazione dell’art. 5, comma 6 del T.U. Imm., dell’art. 2 Cost. e dell’art. 8 Cedu, in quanto, erroneamente, il Tribunale, ha ritenuto l’insussistenza dei presupposti della protezione umanitaria, sulla base degli stessi motivi di diniego della protezione internazionale, senza un’autonoma valutazione delle situazioni di vulnerabilità, alla luce di una valutazione comparativa, al fine di verificare se il rimpatrio possa determinare la privazione della titolarità e dell’esercizio dei diritti umani “al di sotto del nucleo ineliminabile costitutivo dello statuto della dignità personale”.
Nel caso di specie, il giudice del merito ha accertato l’inattendibilità della narrazione, ancorandola all’assenza di un qualunque riscontro, rispetto a una vicenda di natura prettamente privata, circostanza che alla stregua dei principi regolatori della materia, non imponeva alcun approfondimento istruttorio d’ufficio.
Secondo la giurisprudenza di questa Corte, “Ai fini del riconoscimento della protezione sussidiaria, a norma del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), la nozione di violenza indiscriminata in situazioni di conflitto armato, interno o internazionale, va rappresentata dal ricorrente come minaccia grave e individuale alla sua vita, sia pure in rapporto alla situazione generale del paese di origine, ed il relativo accertamento costituisce apprezzamento di fatto di esclusiva competenza del giudice di merito non censurabile in sede di legittimità”(Cass. n. 32064/18, 30105/18).
Nel caso di specie, il giudice del merito ha accertato che le eventuali minacce gravi e individuali alla vita del richiedente non provengono da un “agente non statale di persecuzione” e non sono legate a nessuno dei motivi di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 8 (ma, bensì a una vicenda privata).
Secondo la giurisprudenza di questa Corte, “Non può essere riconosciuto al cittadino straniero il diritto al permesso di soggiorno per motivi umanitari, di cui al D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, considerando, isolatamente ed astrattamente, il suo livello di integrazione in Italia, nè il diritto può essere affermato in considerazione del contesto di generale e non specifica compromissione dei diritti umani accertato in relazione al Paese di provenienza atteso che il rispetto del diritto alla vita privata di cui all’art. 8 CEDU, può soffrire ingerenze legittime da parte di pubblici poteri finalizzate al raggiungimento d’interessi pubblici contrapposti quali quelli relativi al rispetto delle leggi sull’immigrazione, particolarmente nel caso in cui lo straniero non possieda uno stabile titolo di soggiorno nello Stato di accoglienza, ma vi risieda in attesa che sia definita la sua domanda di riconoscimento della protezione internazionale (Sentenza CEDU 8/4/2008 Ric. 21878 del 2006 Caso Nyianzi c. Regno Unito), (Cass. ord. 17072/2018).
Nel caso di specie, il giudice del merito ha accertato l’assenza di situazioni di vulnerabilità “individualizzata e specifica”, ed ha evidenziato come le attività svolte dal richiedente nel periodo di accoglienza (formative e di lavoro) non costituiscono prova di una particolare situazione di vulnerabilità.
La mancata predisposizione di difese scritte da parte dell’amministrazione statale,, esonera il collegio dal provvedere sulle spese.
ricorrente dell’ulteriore importo pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.