Source: http://www.privacy.it/archivio/garanterico19990727.html
Timestamp: 2018-03-24 09:55:53+00:00
Document Index: 167243985

Matched Legal Cases: ['art. 7', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 29', 'art. 16', 'art. 13', 'art. 22', 'art. 41', 'art. 476', 'art. 13']

Ricorso del 27 luglio 1999
In data odierna, con la partecipazione del prof. Stefano Rodotà, presidente, del prof. Giuseppe Santaniello, vice presidente, del prof. Ugo De Siervo, componente, e del dott. Giovanni Buttarelli, segretario generale;
esaminato il ricorso presentato dal sig. . nei confronti della Azienda di
Viste le osservazioni dell'Ufficio formulate dal Segretario generale ai sensi dell'art. 7, comma 2, lettera a) del d.P.R. 31 marzo 1998 n. 501;
1. Il ricorrente lamenta, con ricorso presentato il , che la Asl di , non avrebbe fornito positivo riscontro alla propria istanza, inoltrata il .., con la quale aveva richiesto, ai sensi dell'art. 13 della legge n. 675/1996, la cancellazione "di tutta la banca dati" contenente le proprie informazioni personali.
A giudizio dell'interessato, la Asl di . avrebbe infatti trattato i dati che lo riguardano, relativi in particolare al suo stato di salute, "in contrasto con quanto espressamente previsto e regolato" dalla medesima legge n. 675. Più specificamente il ricorrente ha sottolineato che i dati personali contenuti nella propria cartella clinica detenuta sarebbero stati trasmessi in più occasioni alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di  in occasione di indagini relative ad alcuni procedimenti giudiziari penali che vedevano lo stesso sig. . come persona offesa.
La richiesta di cancellazione dei dati troverebbe giustificazione nel fatto che i dati personali in questione sarebbero "confusi, non chiari e fondati su valutazioni personali estranee al campo medico diagnostico e, comunque, non tutelabili ai fini della salvaguardia dell'incolumità pubblica e del soggetto interessato".
Pertanto, con l'odierno ricorso, l'interessato ha chiesto "la cancellazione o in subordine il blocco dei dati trattati in violazione di legge".
2. Con nota pervenuta a questo Ufficio lo stesso giorno della presentazione del ricorso da parte dell'interessato ., la Asl di , rispondendo alla richiesta formulata da quest'ultimo ai sensi dell'art. 13 della legge n. 675/1996, ha fornito allo stesso e, per conoscenza, al Garante le seguenti indicazioni:
i dati personali del sig. . in possesso della Asl medesima sarebbero contenuti nella cartella clinica, nella corrispondenza intercorsa fra l'interessato e la Asl stessa, nonché nelle notizie riportate "su un registro ad uso interno nel quale si fa riferimento unicamente alle date in cui l'interessato ha contattatoloperatore che è intervenuto";
l'Asl "è disponibile, con il consenso dell'interessato, a procedere alla distruzione di tutto il carteggio intercorso" nonché delle notizie riportate nel registro, "non rilevandosi alcuna utilità alla conservazione" di tali documenti;
per quanto concerne, invece, la cartella clinica, l'Asl ha evidenziato di non poter procedere alla distruzione della cartella clinica in quanto, sulla base della vigente normativa, la stessa cartella dovrebbe essere "conservata illimitatamente poiché rappresenta un atto ufficiale, indispensabile a garantire la certezza del diritto", anche secondo le previsioni della circolare del Ministero della sanità n. 900.2/AG.464/260 del 19 dicembre 1986.
3. In data , il ricorrente ha inviato alcune osservazioni in relazione alla comunicazione della Asl di .., trasmettendo copia della documentazione (pervenuta all'Autorità il giorno successivo) che sarebbe in possesso della stessa Asl.
In particolare, nel ribadire le doglianze evidenziate nel ricorso e la richiesta di cancellazione di tutti i dati in possesso della Asl, il ricorrente ha fatto presente che:
non intenderebbe rilasciare il consenso alla cancellazione dei dati contenuti nel carteggio intercorso con la predetta Asl se non dopo aver chiarito le lacune, definite dall'interessato come "illegittime ed offensive", della cartella clinica che lo riguarda;
sarebbe opportuno precisare "l'esatto significato della parola "cartella clinica"" con riferimento ai documenti che ad essa dovrebbero essere allegati e, in particolare, ad alcune "valutazioni personali" ivi riportate nel  a seguito delle richieste di accesso alla documentazione formulate dal sig. ..; ciò al fine di ottenere la cancellazione, all'interno della stessa cartella clinica, delle parti dove appunto si parla, in modo ritenuto inesatto, del predetto carteggio intercorso con la Asl.
Tali considerazioni sono state confermate nell'audizione svoltasi presso l'Ufficio del Garante il , nella quale il ricorrente ha nuovamente evidenziato che l'Asl conserverebbe "una serie di documenti eccessiva rispetto alla cartella clinica vera e propria", da cui comunque "dovrebbe essere espunto fra l'altro il riferimento al citato carteggio (ultime due pagine della cartella)", chiedendo infine che "l'intera cartella clinica venga distrutta o, in subordine, resa anonima, ovvero consegnata per la sua conservazione ad altro soggetto, preferibilmente al Garante".
Sulla base del preventivo assenso espresso dalle parti, è stato prorogato di ulteriori venti giorni il termine di cui all'art. 29, comma 4, della legge n. 675, trasmettendo alla Asl di .. copia delle osservazioni e dei documenti presentati dal ricorrente.
Da ultimo, il .., la Asl ha inviato un'ulteriore memoria al Garante (trasmessa, via fax, il  dall'Ufficio al ricorrente), nella quale ha ribadito "la propria disponibilità a procedere alla distruzione, ex art. 16 l. 675/1996, previo consenso dell'interessato, di tale documentazione ad eccezione della cartella clinica".
A tale riguardo, la medesima Asl ha sottolineato che la disciplina della conservazione e distruzione della cartella clinica rientra nell'ambito di applicazione del d.P.R. n. 1409 del 30 settembre 1963 sullo scarto degli atti d'archivio, facendo inoltre riferimento ad un decreto del 16 dicembre 1986 e alla già menzionata circolare del 19 dicembre 1996 emanati dal Ministero della sanità, sulla possibilità di conservare le cartelle cliniche ed i relativi referti per un periodo indeterminato "dapprima in un archivio corrente, quindi, in una separata sezione d'archivio". La Asl ha comunque manifestato la propria disponibilità ad attenersi alle istruzioni del Garante qualora si ritenessero superate le sopra indicate disposizioni del Ministero della sanità.
4. Il Garante prende, anzitutto, atto della disponibilità manifestata dalla Asl di provvedere alla cancellazione dei dati contenuti nel citato carteggio intrattenuto con l'interessato nonché nel registro interno della Asl stessa. Ciò nei limiti in cui la loro conservazione non risulti più necessaria rispetto agli scopi del trattamento e alle disposizioni vigenti sulla conservazione degli atti d'ufficio.
Pertanto, si ritiene che, sotto questo profilo, la risposta fornita dalla ASL soddisfi la richiesta del ricorrente di cancellazione dei dati relativi alla corrispondenza intercorsa ed al registro interno e, per questa parte, possa quindi essere dichiarato il non luogo a provvedere sul ricorso.
5. Per quanto attiene alla richiesta di blocco o di cancellazione dei dati personali contenuti nella cartella clinica il ricorso è invece infondato. Tale richiesta è infatti priva di valido supporto giuridico, non risultando che i dati siano trattati dalla Asl di . in violazione di legge, né che gli stessi siano conservati senza una specifica motivazione.
Ai sensi dell'art. 13, comma 1, lettera c), n. 2), della legge n. 675/1996 la cancellazione, il blocco o la trasformazione in forma anonima dei dati possono essere chiesti solo quando i dati siano trattati in violazione di legge o non risulti necessaria la loro conservazione in relazione agli scopi della loro raccolta e trattamento.
Allo stato degli atti ed in base alle circostanze contestate dal ricorrente, non si ravvisano nell'attività svolta dalla Asl elementi che mettano in luce un trattamento dei dati svolto in violazione della legge.
I trattamenti sono, infatti, avvenuti nell'ambito delle attività istituzionalmente affidate alla citata Asl e comunque in un arco temporale molto ampio e non esattamente delimitato, comprendente in larga parte operazioni effettuate in periodi antecedenti alla data di entrata in vigore della legge n. 675/1996 (8 maggio 1997) e, pertanto, non soggette alle relative disposizioni.
Per quanto concerne poi l'attuale trattamento svolto dalla Asl di , rientrante nell'ambito di applicazione della legge n. 675/1996, va anzitutto evidenziato che, fino all'entrata in vigore del recente decreto legislativo n. 135 del 1999 (18 maggio 1999), i soggetti pubblici, e fra questi le aziende od unità sanitarie locali, potevano proseguire il trattamento dei dati personali sensibili, anche in assenza dei precisi parametri normativi di cui all'art. 22, comma 3 della legge n. 675, in forza della disposizione contenuta nell'art. 41, comma 5, della stessa legge.
Il decreto n. 135/1999 ha stabilito una nuova disciplina per il trattamento dei dati predetti da parte dei soggetti pubblici che ha reso ammissibile il trattamento di questi dati nell'ambito delle attività rientranti nei compiti del servizio sanitario nazionale e degli altri organismi pubblici e che dovrà essere integrata ed attuata attraverso apposite disposizioni adottate dagli stessi organismi e dalle altre amministrazioni competenti (v. gli artt. 1 e 17 del d.lg. n. 135).
Si osserva, inoltre, che la divulgazione all'esterno dei dati relativi al ricorrente è stata posta in essere, secondo quanto precisato anche nello stesso ricorso, per corrispondere a richieste dell'autorità giudiziaria in relazione ad indagini e procedimenti penali in corso di svolgimento nei confronti dell'interessato. Tali operazioni di comunicazione dei dati anche sensibili, contestate genericamente dal ricorrente, derivano dall'adempimento da parte della ASL di obblighi previsti dal codice di procedura penale rispetto all'esercizio dei poteri attribuiti all'autorità giudiziaria penale in materia di accertamento, prevenzione e repressione dei reati; quindi, non possono essere considerate di per se stesse come contrarie a disposizioni di legge peraltro non meglio precisate.
6. Riguardo alla conservazione dei dati contenuti nella cartella clinica e nei referti medici allegati, la Asl ha evidenziato le ragioni che giustificano la conservazione di tali dati, che sono sostanzialmente quelle relative alla conservazione del predetto documento sanitario e dei documenti che ne costituiscono parte integrante, di cui è stata più volte ribadita, anche nella giurisprudenza di legittimità, la natura di atto pubblico. A tale proposito, tenuto conto delle attuali disposizioni in materia di scarto di atti d'archivio (d.P.R. n. 1409/1963 e successive modificazioni ed integrazioni in tema di archivi di Stato) e dalle stesse indicazioni emergenti dalle direttive sinora impartite dal Ministero della sanità, non emergono gli estremi per riscontrare l'asserita violazione delle norme sulla conservazione anche temporale delle cartelle cliniche.
Alla luce delle sopra esposte considerazioni, non pare pertanto meritevole di accoglimento la richiesta del ricorrente volta ad ottenere l'integrale cancellazione, blocco o trasformazione in forma anonima dei dati registrati nella propria cartella clinica e nei referti ad essa allegati, in quanto sussistono sia i presupposti normativi, sia i preminenti motivi che rendono lecita la conservazione di tale documento e, conseguentemente, dei dati in esso registrati.
7. Con riferimento alle doglianze del ricorrente sui criteri e sulle modalità di compilazione e di tenuta della cartella clinica, va ricordato che quest'ultima, in quanto atto pubblico, è assoggettata al rispetto dei princìpi in tema di falso documentale (cfr. l'art. 476 ss. c.p.), le cui violazioni possono essere contestate dall'interessato nelle competenti sedi giudiziarie.
Rimane peraltro ferma, per il futuro, la necessità per la ASL di  di adeguarsi ai nuovi princìpi introdotti dal d. lg. n. 135/1999 in tema di dati sensibili, con particolare riguardo alle disposizioni che saranno impartite dai competenti organi in tema di verifica dell'essenzialità e della pertinenza dei dati rispetto alle finalità perseguite, nonché di conservazione dei dati relativi allo stato di salute.
Sotto questi ultimi aspetti, è necessario che l'Azienda sanitaria in questione, venendo incontro ad alcune lamentele del ricorrente in relazione alle ultime annotazioni apposte nella propria cartella clinica (che sarebbero scaturite, a quanto sembra, dalle richieste del sig. di accedere alla documentazione stessa: v. le osservazioni del , riportate nelle ultime due pagine della cartella clinica dell'interessato), proceda, autonomamente, ad una verifica dellessenzialità e della piena pertinenza delle predette informazioni.
L'infondatezza del presente ricorso non pregiudica, peraltro, la possibilità per l'interessato di esercitare nei confronti del titolare o del responsabile del trattamento dei propri dati personali altri diritti ugualmente previsti dall'art. 13 della legge n. 675/1996 ed, in particolare, la facoltà di ottenerne l'eventuale aggiornamento o rettificazione oppure, per motivi legittimi ed oggettivi, l'integrazione (attraverso, ad esempio, la richiesta di inserimento od apposizione nella cartella clinica di annotazioni relative alle risultanze di accertamenti successivamente effettuati dall'interessato presso organismi sanitari accreditati).
dichiara il non luogo a provvedere riguardo alla richiesta di cancellazione dei dati contenuti nel carteggio intercorso con la Asl di .., nonché nel registro della stessa Azienda , nei termini indicati in motivazione;
dichiara infondato il ricorso per quanto attiene alla richiesta di cancellazione, trasformazione in forma anonima o blocco dei dati contenuti nella cartella clinica del ricorrente;
invita la stessa Azienda, sempre nei termini indicati in motivazione, a valutare l'essenzialità e la pertinenza delle annotazioni apposte il  nella cartella clinica del ricorrente e a dare tempestivo riscontro a quest'ultimo.