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Timestamp: 2018-02-21 11:10:56+00:00
Document Index: 170673917

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 117', 'art. 11', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 2']

Danno da Emotrasfusioni e Rivalutazione dell'Indennità - Studio Legale Chiarini
Danno da Emotrasfusioni e Rivalutazione dell’Indennità
12 Jan Danno da Emotrasfusioni e Rivalutazione dell’Indennità
Posted at in Responsabilità Medica	by	Studio Legale Chiarini
La Corte Costituzionale, con la sentenza 9 novembre 2011, n. 293, ha stabilito che, in caso di danno irreversibile da emotrasfusione, il soggetto ha diritto alla piena rivalutazione dell’assegno sulla base del tasso di inflazione programmato. E’ stata infatti dichiarata l’illegittimità costituzionale dell’articolo 11, commi 13 e 14, del D.L. 78/2010 convertito, con modificazioni, dalla legge 122/2010 che escludeva dalla rivalutazione l’indennità integrativa speciale, componente principale dell’assegno.
Questo il testo integrale della pronuncia:
Sentenza 9 novembre 2011, n. 293
Presidente: Alfonso QUARANTA;
Giudici : Alfio FINOCCHIARO, Franco GALLO, Luigi MAZZELLA, Gaetano SILVESTRI, Sabino CASSESE, Giuseppe TESAURO, Paolo Maria NAPOLITANO, Alessandro CRISCUOLO, Paolo GROSSI, Giorgio LATTANZI, Aldo CAROSI, Marta CARTABIA,
In particolare, in ordine alla dedotta violazione degli artt. 3 Cost. e 14 CEDU, in combinato disposto con l’art. 117, primo comma, Cost., sotto il profilo del principio di uguaglianza e del divieto di discriminazione, la difesa dello Stato osserva che la norma interpretativa censurata -lungi dal creare una disparità di trattamento tra i titolari di indennizzo ex lege n. 210 del 1992, destinati, per effetto del d.l. n. 78 del 2010, a percepire il beneficio senza la rivalutazione della componente commisurata all’indennità integrativa speciale, e i titolari del medesimo indennizzo, che lo percepiscano maggiorato della rivalutazione della componente commisurata all’indennità integrativa speciale per effetto di sentenze passate in giudicato – costituirebbe veicolo di perequazione del trattamento di tali due categorie. Infatti, dopo l’entrata in vigore dell’art. 11, commi 13 e 14, del d.l. n. 78 del 2010, l’incremento periodico dell’indennità integrativa speciale non troverebbe più titolo né nell’art. 2, comma 2, della legge n. 210 del 1992, per come interpretato autenticamente, né nei giudicati i cui effetti sono fatti salvi solo per i periodi da essi definiti, né, infine, nei provvedimenti amministrativi la cui efficacia è cessata a decorrere dall’entrata il vigore del d.l. n. 78 del 2010.
Con riguardo all’ulteriore profilo in cui si manifesterebbe la dedotta violazione del principio di eguaglianza, ovvero la pretesa disparità di trattamento tra i titolari dell’indennizzo ex lege n. 210 del 1992 non rivalutato e gli altri titolari di prestazioni pensionistiche e assistenziali, in particolar modo i vaccinati (art. 1, comma 4, della legge n. 229 del 2005) ed i soggetti affetti da sindrome da talidomide (art. 1, comma 4, del d.m. n. 163 del 2009, attuativo dell’art. 2, comma 363, della legge n. 244 del 2007), per i quali l’indennizzo è integralmente rivalutato ex lege, la difesa erariale osserva che si tratterebbe di categorie non equiparabili tra loro, in quanto il diverso beneficio indennitario nascerebbe differenziato ab origine, essendo il rispettivo ammontare comunque diverso, a prescindere dalla rivalutabilità o meno della componente commisurata all’indennità integrativa speciale inclusa nella base di calcolo. In particolare, i soggetti danneggiati da vaccino ex art. 1, comma 1, della legge n. 210 del 1992 e i soggetti affetti da «sindrome da talidomide» avrebbero diritto, in ogni caso, ad un importo maggiore rispetto ai soggetti elencati nei commi 2 e seguenti dell’art. 1 della legge n. 210 del 1992, ovvero ad un importo che per i “talidomidici” è multiplo dell’indennizzo-base di cui all’art. 2 della legge n. 210 del 1992 e per i vaccinati si aggiunge a quest’ultimo. La previsione di una differente quantificazione dell’indennizzo per le diverse categorie di aventi diritto allo stesso beneficio rientrerebbe nella discrezionalità del legislatore, avuto riguardo alla diversa fattispecie genetica del danno, al diverso grado di partecipazione dello Stato nella sua causazione e alla diversa percezione, in termini di solidarietà sociale, dell’esigenza di “socializzare”, attraverso lo strumento indennitario, il pregiudizio alla salute prodottosi. Peraltro, ad avviso della difesa erariale, qualora si dovesse riconoscere la rivalutazione della componente commisurata all’indennità in questione dell’indennizzo, la diversa entità dei benefici indennitari denunciata dal rimettente resterebbe ferma, atteso che l’indennità integrativa speciale inclusa nel calcolo dell’indennizzo spettante ai vaccinati e ai “talido