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Timestamp: 2018-06-25 17:24:13+00:00
Document Index: 160375493

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 6', 'art. 354', 'art. 114', 'art. 114', 'sentenza ', 'art. 354', 'art. 431', 'art. 183', 'sentenza ']

CORTE DI CASSAZIONE PENALE Sez. 3^ 21/04/2017 Sentenza n.19206 | AmbienteDiritto.it
CORTE DI CASSAZIONE PENALE Sez. 3^ 21/04/2017 (Ud. 16/03/2017) Sentenza n.19206
RIFIUTI - Qualificazione e nozione di rifiuto - Esclusione della valutazione soggettiva della natura dei materiali - Art. 183, c.1, lett. a) d.lgs. n. 152/06.
In tema di qualificazione dei materiali come rifiuti, deve ritenersi inaccettabile ogni valutazione soggettiva della natura degli stessi materiali, poiché è rifiuto non ciò che non è più di nessuna utilità per il detentore in base ad una sua personale scelta ma, piuttosto, ciò che è qualificabile come tale sulla scorta di dati obiettivi che definiscano la condotta del detentore o un obbligo al quale lo stesso è comunque tenuto, quello, appunto, di disfarsi del suddetto materiale. Fattispecie: in un territorio ove vigeva lo stato di emergenza, è stata effettuata attività di gestione di rifiuti speciali (rifiuti misti dall'attività di demolizione e costruzione, sfabbricidi, pneumatici fuori uso, fusti metallici, tubazioni in polietilene terre e rocce da scavo, il tutto raccolto in cumuli ricoperti in parte da vegetazione spontanea) in assenza di titolo abilitativo.
(conferma sentenza del 12/05/2016 della CORTE APPELLO di PALERMO) Pres. AMORESANO, Rel. RAMACCI, Ric. Costantino
sul ricorso proposto da COSTANTINO MICHELE nato il 29/04/1959 a PALERMO;
avverso la sentenza del 12/05/2016 della CORTE APPELLO di PALERMO;
udita in PUBBLICA UDIENZA del 16/03/2017, la relazione svolta dal Consigliere LUCA RAMACCI;
1. La Corte di appello di Palermo, con sentenza del 12/5/2016 ha parzialmente riformato la decisione emessa in data 1/10/2015 dal Tribunale di quella città ed appellata da Michele COSTANTINO, che assolveva dal reato contestato limitatamente all'attività di raccolta di rifiuti pericolosi per insussistenza del fatto, rideterminando la pena per per le residue condotte, rispetto alle quali confermava l'affermazione di penale responsabilità in ordine al reato di cui all'art. 6, e o 1, lett. d), n. 2 d.l. 172/08, per avere, in territorio ove vige lo stato di emergenza, effettuato attività di gestione di rifiuti speciali (rifiuti misti dall'attività di demolizione e costruzione, sfabbricidi, pneumatici fuori uso, fusti metallici, tubazioni in polietilene terre e rocce da scavo, il tutto raccolto in cumuli ricoperti in parte da vegetazione spontanea) in assenza di titolo abilitativo, su area di circa 4.000 mq a destinazione agricola (Borgetto 24/7/2012).
2. Con un primo motivo di ricorso deduce la violazione di legge in ordine alla dedotta inutilizzabilità del verbale di accertamento sui luoghi, effettuato ai sensi dell'art. 354 cod. proc. pen., per non essere stato lo stesso preceduto dall'avviso, dovuto ai sensi dell'art. 114 disp. att. cod. proc. pen., della possibilità di farsi assistere da un difensore.
Osserva, a tale proposito, di aver eccepito l'inutilizzabilità dell'atto e di aver ribadito tale deduzione nel giudizio di appello, ove, tuttavia, i giudici l'avrebbero respinta sull'erroneo presupposto che l'atto sarebbe stato acquisito al processo sull'accordo delle parti all'udienza del 12/2/2014, circostanza che sarebbe invece smentita dal contenuto dello stesso verbale di udienza, avendo la Corte territoriale evidentemente confuso il verbale di accertamento sui luoghi con il fascicolo fotografico, alla produzione del quale da parte del Pubblico Ministero la difesa non si era opposta, come pure documentato.
2. Con un secondo motivo di ricorso lamenta il vizio di motivazione, osservando che la Corte territoriale avrebbe errato nel non ritenere attendibili le dichiarazioni dei testi indotti dalla difesa. i quali avevano chiarito che il cumulo di sfabbricidi ed i due fusti metallici sarebbero stati abbandonati da terzi ignoti.
Occorre rilevare, con riferimento al primo motivo di ricorso, che l'avviso previsto dall'art. 114 disp. att. cod. proc. pen. ha lo scopo di consentire all'indagato, pur nell'imminenza di atti urgenti di polizia giudiziaria, di usufruire dell'assistenza di un difensore, imponendo alla polizia giudiziaria l'avvertimento di tale diritto.
A tale proposito la disposizione tiene conto della particolarità dell'atto e del momento in cui viene effettuato, prevedendo che l'avviso sia dato solo all'indagato presente e senza particolari formalità, purché sia idoneo al raggiungimento dello scopo, ovvero quello di avvisare colui che non possiede conoscenze tecnico­processuali del fatto che, tra i propri diritti, vi è la facoltà di nominare un difensore che lo assista durante l'atto (cfr. Sez. 3, n. 23697 del 1/3/2016, Palma, Rv. 26682501; Sez. 3, n. 4945 del 17/1/2012, Balestra, Rv. 25203401 ed altre prec, conf. V. anche Sez. U, n. 15453 del 29/1/2016 , Giudici, Rv. 26633501).
In difetto dell'avviso, la nullità conseguente può essere tempestivamente dedotta, a norma del combinato disposto degli artt. 180 e 182, comma secondo, secondo periodo, cod. proc. pen., fino al momento della deliberazione della sentenza di primo grado (Sez. U, n. 5396 del 2911 /2015, P.G. in proc. Bianchi, Rv. 26302301).
2. Nel caso di specie emerge dagli atti, la cui consultazione non è preclusa a questa Corte, stante la natura processuale della questione prospettata, che, nel verbale di udienza del 12/2/2014 non vi è traccia alcuna del verbale di accertamento sui luoghi, né, tanto meno, si rilevano richieste di acquisizione da parte del pubblico ministero o obiezioni da parte della difesa.
Risulta soltanto, dal suddetto verbale, che il pubblico ministero ha chiesto ed ottenuto, nulla opponendo la difesa, la produzione del fascicolo fotografico (circostanza della quale viene dato atto in ricorso) e, sempre senza opposizione della difesa, di dichiarazioni di successione, di una planimetria dell'area oggetto del procedimento di procure speciali e visure catastali.
Il verbale di accertamento sui luoghi effettuato dalla polizia giudiziaria ai sensi dell'art. 354 cod. proc. pen., peraltro, trattandosi di atto irripetibile, avrebbe dovuto essere inserito nel fascicolo del dibattimento ab origine, ai sensi dell'art. 431, comma 1, lettera b) cod. proc. pen., ma, dello stesso, pure non vi è traccia.
2. Il contenuto delle fotografie e, più in generale, la valutazione delle prove da parte dei giudici del gravame, sono oggetto del secondo motivo di ricorso dove, attraverso una dettagliata disamina dei contenuti delle fotografie e delle dichiarazioni rese dai testimoni escussi, viene posta in dubbio la sussistenza del reato e la responsabilità dell'imputato.
3. Va altresì rilevato che, come è noto, secondo la definizione datane nell'art. 183, comma 1, lettera a) d.lgs. 152\06, nell'attuale formulazione, deve ritenersi rifiuto «qualsiasi sostanza od oggetto di cui il detentore si disfa o abbia l'intenzione o abbia l'obbligo di disfarsi». Tale definizione rispecchia quella contenuta nella direttiva comunitaria di riferimento ed è rimasta sostanzialmente invariata rispetto alla previgente disciplina (d.lgs. 22\97 e, ancor prima, d.P.R. 915\82).
Prescindendo dall'esaminare le diverse ­ note ­ posizioni, può qui rilevarsi come sia assolutamente certo che, secondo i principi generali ormai consolidati, debba ritenersi inaccettabile ogni valutazione soggettiva della natura dei materiali da classificare o meno quali rifiuti, poiché è rifiuto non ciò che non è più di nessuna utilità per il detentore in base ad una sua personale scelta ma, piuttosto, ciò che è qualificabile come tale sulla scorta di dati obiettivi che definiscano la condotta del detentore o un obbligo al quale lo stesso è comunque tenuto, quello, appunto, di disfarsi del suddetto materiale.
4. Tali dati obiettivi sono stati compiutamente indicati nella sentenza impugnata, dando anche risposta alle obiezioni dell'appellante.
Analogamente, riguardo agli sfabbricidi, i giudici del gravame hanno ritenuto del tutto inverosimile la tesi difensiva dell'abbandono da parte di ignoti proprio sul terreno nella disponibilità dell'appellante, rilevando anche come i testi indotti dalla difesa non fossero presenti al momento del fatto e si siano limitati a riferire quanto appreso dall'imputato.
5. A fronte di tali argomenti, esposti in maniera logica e coerente, il ricorrente oppone una sua personale valutazione alternativa degli elementi probatori esaminati nel giudizio di merito, che non possono però avere ingresso in questa sede, ciò in quanto, come si è ripetutamente affermato, il controllo sulla motivazione demandato al giudice di legittimità resta circoscritto, in ragione della espressa previsione normativa, al solo accertamento sulla congruità e coerenza dell'apparato argomentativo con riferimento a tutti gli elementi acquisiti nel corso del processo e non può risolversi in una diversa lettura degli elementi di fatto posti a fondamento della decisione o l'autonoma scelta di nuovi e diversi criteri di giudizio in ordine alla ricostruzione e valutazione dei fatti.
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