Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2010/12/novita-fiscali-del-10-dicembre-2010-via-libera-del-senato-la-finanziaria-e-legge-sospensione-presso-le-commissioni.html
Timestamp: 2018-10-20 20:23:32+00:00
Document Index: 43299947

Matched Legal Cases: ['art. 29', 'art. 19', 'sentenza ', 'art. 109', 'art. 50', 'art. 52', 'sentenza ', 'art. 236', 'sentenza ', 'art. 3', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 15']

Novità fiscali del 10 dicembre 2010: via libera del Senato: la Finanziaria è legge; sospensione presso le commissioni tributarie accelerata dal prossimo anno; avvisi bonari non impugnabili: sollevate in dottrina talune perplessità; diritto di interpello: la risposta dell’ufficio è vincolante; bilancio: deduzione dal reddito dell’IVA indetraibile; indennità del difensore civico assimilate al lavoro dipendente | Commercialista Telematico
1) Sospensione presso le commissioni tributarie accelerata dal prossimo anno
2) Avvisi bonari non impugnabili: sollevate in dottrina talune perplessità
3) Diritto di interpello: la risposta dell’ufficio è vincolante
4) Bilancio: deduzione dal reddito dell’Iva indetraibile
5) Via libera del Senato: la neo Finanziaria è legge
6) Indennità del difensore civico assimilate al lavoro dipendente
7) Altre di fisco (medico di base mai soggetto ad Irap)
L’art. 29 del D.L. n. 78/2010 ha previsto che gli avvisi di accertamento emessi, a partire dal 1/7/2011, dall’Agenzia delle Entrate (ai fini delle imposte sui redditi e dell’Iva e riferiti ai periodi di imposta dal 2007) diventeranno titoli esecutivi dopo 60 giorni dalla notifica; e dovranno (espressamente) recare l’avvertimento che, decorsi 30 giorni dal termine ultimo per il pagamento (che coincide con il termine di presentazione del ricorso), la riscossione delle somme richieste, in deroga alle disposizioni in materia di iscrizione a ruolo, è affidata in carico agli agenti della riscossione, anche ai fini dell’esecuzione forzata.
In pratica, per la riscossione coattiva delle somme pretese con gli avvisi di accertamento (ai fini Irpef, Ires, Irap ed Iva dal 2007) non verrà più utilizzato (dal prossimo 1° luglio) né il procedimento di iscrizione a ruolo (da parte dell’Ufficio finanziario) né quello (successivo) – di spettanza degli agenti della riscossione – della formazione e della notifica della cartella di pagamento, essendo l’atto impositivo notificato al contribuente dalla Agenzia delle Entrate di per sé idoneo a fungere da titolo esecutivo prodromico alla adozione delle misure cautelari previste dalla legge per preservare i crediti erariali o all’avvio delle procedure espropriative finalizzate alla riscossione degli stessi.
Ciò comporterà, prevedibilmente, un diffuso utilizzo, da parte dei contribuenti accertati (ai fini delle imposte sui redditi e dell’Iva) che decidessero di adire <?xml:namespace prefix = st1 ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags" />la Giustizia tributaria, della tutela cautelare già nella fase introduttiva del processo, e cioè in sede di presentazione del ricorso, mentre ora l’istanza giudiziale di sospensione della riscossione viene spesso presentata (e, secondo taluni, può essere presentata solamente) dopo la notifica al contribuente ricorrente della cartella di pagamento recante l’iscrizione a ruolo provvisoria della metà delle maggiori imposte accertate (e dei relativi interessi):
sempreché sussistano i due presupposti:
Quello cautelare, peraltro, resta un procedimento incidentale “endoprocessuale”, che può essere avviato solo dopo la instaurazione del processo principale sull’atto impugnato.
Ai fini dell’accoglimento dell’istanza di sospensione cautelare devono sussistere congiuntamente due presupposti: il fumus boni juris e il periculum in mora.
(In tal senso, Roberto Lunelli in “Guida ai controlli fiscali”, Il Sole 24 Ore, sistema Frizzera, n. 12 dicembre 2010) – V.D’Andò
L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 110/E del 2010, ha confermato l’orientamento giurisprudenziale secondo cui le comunicazioni di irregolarità (cd. “avvisi bonari”) emesse in ambito di imposte dirette ed Iva non sono autonomamente impugnabili dinnanzi al giudice tributario.
La Corte di Cassazione ha indicato come presupposto essenziale per accedere alla tutela giurisdizionale la circostanza che l’atto tributario manifesti una pretesa tributaria compiuta e non condizionata riconoscendo l’impugnabilità esclusivamente di quegli atti con cui l’Amministrazione comunica al contribuente una pretesa tributaria ormai definita, ancorché tale comunicazione non si concluda con una formale intimazione di pagamento ma con un invito bonario a versare quanto dovuto.
Per tale motivo, le comunicazioni di irregolarità trasmesse al contribuente ai sensi delle norme citate non sono autonomamente impugnabili.
Ciò poiché, tramite tali comunicazioni l’Agenzia delle Entrate invita il contribuente a fornire in via preventiva, elementi chiarificatori delle anomalie riscontrate in sede di liquidazione automatizzata della dichiarazione; esse, pertanto, non esprimono una pretesa tributaria definita, e, quindi, non producono (ancora) effetti negativi immediati per il contribuente.
La citata risoluzione, ha, inoltre, segnalato come tali avvisi bonari non siano ricompresi nel novero degli atti impugnabili dinanzi alle Commissioni tributarie, di cui all’art. 19, D.Lgs. 546/1992; è, pertanto, il principio di tipicità degli atti tassativamente impugnabili che esclude per essi l’accesso alla tutela giurisdizionale: conseguentemente è demandato agli Uffici locali l’obbligo di sollevare l’eccezione pregiudiziale di inammissibilità per i ricorsi proposti dai contribuenti avverso.
In particolare, secondo dottrina (Michele Doglio in “Guida ai controlli fiscali”, Il Sole 24 Ore, sistema Frizzera, n. 12 dicembre 2010), la conclusione a cui giunge il parere (non impugnabilità degli avvisi bonari) dell’Agenzia delle Entrate può essere condivisibile, tuttavia, rimangono forti perplessità in merito al criterio adottato (dalla Cassazione e, quindi, recepito dalla stessa risoluzione) riguardo l’individuazione degli atti impugnabili dinanzi al giudice tributario.
In particolare, la circostanza che l’atto tributario manifesti “una pretesa tributaria compiuta e non condizionata” non appare decisiva nel relativo contesto. – V.D’Andò
A seguito dell’istanza di interpello posta dal contribuente, la relativa risposta è vincolante per l’ufficio.
Il parere dell’Amministrazione finanziaria non può decadere. Il “buon” contribuente che si affida all’Agenzia delle Entrate per conoscere il corretto comportamento da adottare non può, poi essere sanzionato a seguito del mutamento di opinione della stessa.
La sentenza della Corte di Cassazione, n. 20421 del 2010, ha rinvigorito il principio di affidamento del contribuente, ribadendo la preclusione dell’Amministrazione finanziaria ad agire in modo difforme da quanto evidenziato in sede di interpello, nei confronti dei contribuenti che si siano uniformati allo stesso.
Il principio cardine di tale istituto consiste nel fatto che una volta ricevuta la risposta dell’Agenzia, ovvero formatosi il silenzio assenso, questi vincolino l’Ufficio dell’Amministrazione finanziaria, precludendogli l’emissione di qualsiasi atto volto a sanzionare la specifica fattispecie oggetto di interpello.
(In tal senso, Raffaele Artina, in “Bilancio e Reddito d’impresa”, n. 12/2010) – V.D’Andò
L’Iva dovuta sugli acquisti può essere indetraibile, in tutto od in parte, sia per questioni oggettive del bene o servizio acquistato, sia per ragioni soggettive oppure opzionali dell’acquirente, sia anche perché l’acquisto del bene o servizio relativo è afferente operazioni esenti od escluse dal tributo.
Sorge così il problema di un suo corretto trattamento ai fini di bilancio.
In linea di principio detta imposta è da considerare onere accessorio; in altre situazioni perderebbe tale caratteristica per trasformarsi in spesa generale, così ha sostenuto l’Amministrazione finanziaria in alcuni datati e non convincenti pareri, per altro mai esplicitamente smentiti.
Approssimandosi la chiusura della maggior parte degli esercizi sociali, Gian Mario Camisasca, in “Bilancio e Reddito d’impresa”, n. 12/2010, ha messo in evidenza la non linearità delle affermazioni ministeriali rispetto al dettato del Testo Unico, suggerendo, peraltro, le soluzioni che appaiono più conformi alla norma ed ai Principi contabili.
L’Iva indetraibile nel bilancio d’esercizio
I Principi contabili nazionali non si addentrano specificamente nel trattamento contabile dell’Iva indetraibile.
In generale, il trattamento contabile dell’Iva su acquisti segue quello del bene o servizio acquistato cui si riferisce.
L’autore citato comunque perviene alle seguenti conclusioni:
– Dal lato del bilancio non si fa alcuna differenziazione tra Iva oggettivamente
indetraibile, rispetto a quella soggettivamente indetraibile;
– l’Iva indetraibile costituisce onere accessorio del bene o servizio acquisito e, pertanto, ne segue le medesime sorti, ossia:
– è capitalizzata in uno con il costo del bene patrimoniale e partecipa direttamente all’ammortamento dello stesso;
– si cumula al costo del bene o servizio da spesare nell’esercizio di competenza, se non di carattere durevole;
– qualora non sia possibile considerare il tributo un onere accessorio, allora va contabilizzato nella voce B.14 quale “imposta indiretta”.
L’Iva indetraibile nell’ambito delle imposte sul reddito
Nell’ipotesi di Iva indetraibile oggettivamente o per destinazione, questa deve essere qualificata, fin dall’origine, come onere accessorio del costo di acquisto del bene o servizio e, quindi, cumularsi con esso e seguirne le medesime sorti non potendo più essere trattata come un autonomo componente di reddito.
In conclusione, l’autore medesimo specifica che:
– secondo dottrina (Assonime), l’Iva indetraibile è sempre un costo accessorio, indipendentemente dal fatto che la condizione derivi da un problema di oggettività o soggettività e poiché non vi sono motivi perché l’approccio fiscale diverga da quello civilistico, solo nel caso in cui non fosse effettivamente possibile imputarla al bene, essa andrebbe considerata come costo della produzione da annoverare tra le imposte indirette;
– secondo la tesi ministeriale, allorquando si sia in presenza di pro rata non totalitario, allora l’imposta “collegandosi per sua natura all’intera gestione aziendale, deve essere considerata come un costo generale deducibile per competenza nella misura proporzionale” di cui al comma 5 dell’art. 109 del TUIR . (V.D’Andò)
Via libera del Senato alla Legge di Stabilità.
La “nuova” Finanziaria, già approvata dalla Camera, è ormai legge.
La Legge di stabilità è stata approvata il 07/12/2010.
I voti favorevoli sono stati 161, quelli contrari 127, con 5 astenuti.
L’Aula del Senato ha approvato anche il DDL di Bilancio.
Rispetto alle precedenti anticipazioni è tutto immutato.
Per i particolari, si veda tra le novità fiscali dei giorni scorsi, tra cui gli articoli sulle:
– Novità fiscali del 23/11/2010;
– novità fiscali del 25/11/2010;
– novità fiscali del 26/11/2010;
– novità fiscali del 02/12/2010.
Con una novità: L’importo in dichiarazione per i lavori effettuati nel 2011 andrà ripartito non in 5 anni, ma in dieci rate annuali di pari importo.
Più possibilità per gli uffici dell’Amministrazione finanziaria a procedere negli
accertamenti parziali in materia di imposte sui redditi e di Iva.
Aumenta il costo per il ravvedimento operoso
Per le regolarizzazioni sui versamenti entro 30 giorni si passa dalla sanzione ridotta del 2,5% al 3%. Per quelle più lunghe si passa dal 3% al 3,75%.
Aumenta il costo anche per le definizioni agevolate sugli ammortamenti.
Trovano posto anche le agevolazioni per la proprietà contadina.
Cessioni di immobili: l’esenzione Iva scatta dopo cinque anni
Anche per il prossimo anno i non residenti potranno beneficiare delle detrazioni per carichi di famiglia.
Arrivano fondi per gli ammortizzatori sociali, per il fondo sociale occupazione è previsto un miliardo di euro, che servirà per finanziare la cassa integrazione ordinaria e in deroga.
Detassazione salari produttivita
Anche nel 2011 la parte del salario legata alla produttività potrà beneficiare dell’aliquota al 10%.
Il tetto dei redditi che potranno usufruire della detassazione viene alzato a 40.000 euro. (V.D’Andò)
I compensi ed i rimborsi spese corrisposti al difensore civico costituiscono redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente e, di conseguenza, sono assoggettati alla relativa tassazione.
Si tratta di compensi percepiti per lo svolgimento di una funzione pubblica e quindi concorrono a formare il reddito.
L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 126/E del 9 dicembre 2010, ha fornito chiarimenti sul trattamento fiscale delle indennità percepite dal “garante dei cittadini”.
Il difensore civico (che tutela le persone rispetto a eventuali inefficienze e disservizi della pubblica amministrazione) è una figura istituita da un atto avente forza di legge, che garantisce il buon andamento dell’amministrazione provinciale e comunale, è eletto dai consiglieri regionali, provinciali o comunali, ed è retribuito da regione, provincia o comune.
Ne consegue che i compensi percepiti sono fiscalmente assimilati ai redditi di lavoro dipendente giacché si tratta di remunerazioni erogate per lo svolgimento di una pubblica funzione ai sensi dell’art. 50, comma 1, lettera f) del Tuir.
Non rientrano, quindi, tra le indennità corrisposte ai titolari di cariche elettive, che godono di un trattamento di esenzione (art. 52, comma 1, lettera b del Tuir).
Pertanto, le somme corrisposte a titolo di rimborso spese al difensore civico non fruiscono del citato regime di esenzione. (V.D’Andò)
– Corte Ue: regole applicabili in caso di falsa fatturazione
Nell’ipotesi di falsa fatturazione, lo stato del venditore può esigere l’Iva dal cedente per le operazioni intra-Ue.
L’accertamento dell’imposta da parte dello stato di residenza del cedente è possibile anche se i beni sono stati effettivamente spediti in un altro stato membro.
Le irregolarità riscontrate esigono un doppio pagamento.
(Corte di giustizia Ue, sentenza del 07/12/2010 relativa alla causa C-285/09)
– Legge fallimentare: Niente bancarotta per il liquidatore
Il liquidatore del concordato preventivo cui è affidata la vendita dei beni non può essere incriminato per i reati di bancarotta (art. 236 Legge fallimentare).
Ciò poiché tale figura non è ricade tra quelle espressamente indicate, tra cui quella del liquidatore di società.
(Corte di Cassazione, sezioni unite, sentenza n. 43428 depositata il 07/12/2010)
– Rendiconto del 5 per mille
Sul sito del Ministero del Lavoro, il 07/12/2010, sono stati pubblicati modello e linee guida per il rispetto dell’obbligo del rendiconto della destinazione percepite a partire dal 2008.
– Niente sanatoria liti fiscali ultradecennali per le istanze di rimborso
Non è ammessa la sanatoria delle controversie pendenti in Cassazione se si tratta di una causa in cui si chiede il rimborso di un’imposta.
Inoltre, nel caso di restituzioni parziali, il contribuente ha l’onere di impugnare la parte non rimborsata dal fisco entro 60 giorni, trattandosi di un “rifiuto espresso”.
La Suprema Corte è intervenuta su un aspetto particolare dell’applicabilità dell’art. 3 del D.L. n. 40/2010, individuando i limiti per l’accesso alla sanatoria sulle liti fiscali ultradecennali.
(Corte di Cassazione, sentenza n. 23786 del 24 novembre 2010)
– Assoggettamento ad Irap: Per il medico di base il possesso di uno studio “attrezzato” non incide
Non sono soggetti ad Irap anche i medici di base che possiedono uno studio professionale con attrezzature in linea con quanto riportato nella normativa.
Ciò non integra il presupposto per l’assoggettamento all’imposta.
Le attrezzature costituiscono il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività professionale.
(Corte di Cassazione, sentenza n. 24953 del 09 dicembre 2010)
– Modello F24 accise: Istituiti i codici “contributivi” Inpgi per gestioni sostitutive e separate
Sono stati istituiti sette nuovi codici tributo per consentire il pagamento, con il modello F24 accise, di specifici contributi di ricongiunzione, volontari o da riscatto, all’Inpgi.
Contributi che riguardano due gestioni previdenziali diverse, quella sostitutiva dell’Ago e quella separata, istituita con il D.Lgs. n. 103/1996.
In particolare, l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione del 09 dicembre 2010, ha istituito i seguenti codici tributo:
– “RL29” denominato “Contributi ricongiunzione legge 29/79- Gestione previdenziale
sostitutiva dell’AGO ”;
– “CVL1”denominato “Contributi volontari gestione principale-Gestione previdenziale
– “RC21” denominato “ Contributi riscatto artt. 19 e 21 del Regolamento – Gestione
previdenziale sostitutiva dell’AGO ”;
-“CRL1” denominato “Contributi riscatto laurea gestione principale -Gestione
– “CRL2” denominato“Contributi riscatto laurea gestione separata – Gestione
previdenziale separata ex Dlgs n. 103/96”;
“CVL2” denominato “ Contributi volontari gestione parasubordinati – Gestione
– “RC15” denominato “ Contributi riscatto art. 15 del Regolamento G.S. – Gestione previdenziale separata ex Dlgs n. 103/96”.