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Timestamp: 2020-04-08 06:06:41+00:00
Document Index: 159715985

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 132', 'art. 118', 'art. 111', 'art. 21', 'art. 2', 'art. 39', 'sentenza ', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 1379 del 18/01/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1379 del 18/01/2019
Cassazione civile sez. lav., 18/01/2019, (ud. 23/10/2018, dep. 18/01/2019), n.1379
S.A.S.I. SOCIETA’ ABRUZZESE PER SERVIZIO IDRICO INTEGRATO SPA, in
ROMA, VIA ROBERTO ARDILO’ 42, presso lo studio dell’avvocato ROBERTO
BRAGAGLIA, rappresentato e difeso dagli avvocati GIULIO GOMEZ
D’AYALA e FELICE RAIMONDI;
D.B.G., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI
PREFETTI, 17, presso lo studio dell’avvocato FILIPPO SARCI’,
rappresentato e difeso dall’avvocato PIERPAOLO ANDREONI;
avverso la sentenza n. 876/2015 della CORTE D’APPELLO di L’AQUILA,
depositata il 10/09/2015 R.G.N. 447/2015;
23/10/2018 dal Consigliere Dott. FABRIZIO AMENDOLA;
l’Avvocato GIULIO GOMEZ D’AYALA;
1.1. Con il primo si denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 132 c.p.c. e art. 118 disp. att. c.p.c., in correlazione con l’art. 111 Cost., lamentando che la Corte territoriale, scrutinando il primo licenziamento, “con una motivazione apparente, perplessa ed obiettivamente incomprensibile ed in ogni caso caratterizzata da contrasto irriducibile fra affermazioni inconciliabili ha, per un verso, rilevato il difetto di proporzionalità del licenziamento (il cui antecedente logico e giuridico è l’esistenza di un inadempimento disciplinare) e per altro verso affermato che le espressioni utilizzate dal lavoratore, così come ricostruite nella lettera del 2.9.2013, siano in realtà prive di un oggettivo contenuto minaccioso, offensivo, dileggioso e calunniatorio (il cui presupposto, in quanto esercizio di un diritto, è l’inesistenza della trasgressione)”. Inoltre tale convincimento sarebbe espresso senza “spiegare perchè quella inequivoca accusa di malversazione (insita, si badi – non in una astratta denuncia di disfunzioni organizzative – ma nell’addebito di una specifica responsabilità consistente nel mancato impiego di un costoso bene al solo fine di far ricorso a ditte esterne), non sarebbe stata idonea a compromettere la reputazione degli amministratori additati come soggetti che intenzionalmente favorivano terzi con danno per la società”.
1.2. Il secondo motivo di impugnazione denuncia omesso esame di fatti decisivi per il giudizio oggetto di discussione tra le parti rappresentati dalla “calunniosa affermazione della mancata utilizzazione del costoso automezzo al solo fine di far ricorso a ditte esterne” nonchè dalla “prova della comunicazione del provvedimento di sospensione cautelare del 4.9.2013 risultante dalla annotazione debitamente sottoscritta apposta in calce alla lettera di contestazione di addebito”.
1.4. Con il quarto motivo si denuncia violazione e falsa applicazione di norme di diritto, circa la disciplina degli atti unilaterali e della presunzione della relativa conoscenza, nonchè omesso esame di un fatto decisivo oggetto di discussione tra le parti, in relazione al secondo licenziamento, rappresentato dalla circostanza che il D.B. sarebbe stato edotto del contenuto della missiva del 4.9.2013 con cui era stata comminata la sospensione cautelare con la lettura della stessa, anche se ne aveva rifiutato la ricezione, come risultante dalla annotazione in calce alla medesima.
Ancora di recente si è affermato (cfr. Cass. n. 5523 del 2016) e ribadito (cfr. Cass. n. 14527 e 18176 del 2018) che l’esercizio da parte del lavoratore del diritto di critica delle decisioni aziendali, sebbene sia garantito dall’art. 21 Cost., incontra i limiti della correttezza formale che sono imposti dall’esigenza, anch’essa costituzionalmente garantita (art. 2 Cost.), di tutela della persona umana, sicchè, ove tali limiti siano superati, con l’attribuzione all’impresa datoriale od ai suoi rappresentanti di qualità apertamente disonorevoli, di riferimenti volgari e infamanti e di deformazioni tali da suscitare il disprezzo e il dileggio, così come l’attribuzione di riferimenti denigratori non provati, il comportamento del lavoratore può costituire giusta causa di licenziamento, pur in mancanza degli elementi soggettivi ed oggettivi costitutivi della fattispecie penale della diffamazione.
2.5. Per completezza si ricorda poi che nell’ipotesi di critica espressa da lavoratore con funzioni di rappresentanza sindacale all’interno dell’azienda si è sottolineato come il diritto di critica goda di un’ulteriore copertura costituzionale costituita dall’art. 39 Cost. nel momento in cui l’espressione di pensiero è finalizzata al perseguimento di un interesse collettivo, sicchè si è affermato che il lavoratore sindacalista è titolare di due distinti rapporti con l’imprenditore: come lavoratore, in posizione subordinata con il datore di lavoro, e come sindacalista, invece in una posizione parificata a quella della controparte in virtù delle richiamate garanzie costituzionali (Cass. n. 11436 del 1995; Cass. n. 7091 del 2001; Cass. n. 19350 del 2003; Cass. n. 7471 del 2012; Cass. n. 18176 del 2018).
3.1. Innanzitutto, ove la critica si sostanzi nell’attribuzione di condotte che si assumono come storicamente verificatesi, in ragione del canone della continenza sostanziale, tali fatti narrati devono corrispondere a verità, sia pure non assoluta ma corrispondente ad un prudente apprezzamento soggettivo di chi dichiara gli stessi come veri, per cui viene in rilievo l’atteggiamento anche colposo del lavoratore. L’osservanza di tale canone attenua la sua cogenza nel caso in cui la critica si sostanzi propriamente in una espressione di opinione, che per la sua natura meramente soggettiva ha carattere congetturale e non si presta ad una valutazione in termini di alternativa vero/falso: mentre l’esistenza di un fatto può essere oggetto di prova, l’espressione di una opinione non può esserlo perchè non si può dimostrare la verità di un giudizio che implichi opzioni di valore.
6. E’ quanto accaduto nel caso all’attenzione di questa Corte, laddove la sentenza impugnata, pur avendo in premessa riprodotto integralmente la lettera redatta il 2 settembre 2013 da D.B.G. ed indirizzata ai vertici aziendali, ha omesso di sottoporre a qualsivoglia vaglio critico l’affermazione ivi contenuta in base alla quale viene specificamente attribuito ai vertici medesimi il mancato utilizzo di un “autospurgo del costo di circa 300.000,00 Euro al solo fine di far ricorso a ditte esterne”.
Non vi è alcuna spiegazione sul perchè tale affermazione non abbia un effetto lesivo dell’onore e della reputazione degli amministratori della società e sia invece – secondo la Corte d’Appello – “riconducibile nell’ambito del legittimo diritto di critica”, senza che sia speso un argomento sulle ragioni che hanno indotto il convincimento circa il rispetto dei requisiti di continenza sostanziale e formale, oltre che di pertinenza.
Secondo le Sezioni unite “poichè la sentenza, sotto il profilo della motivazione, si sostanzia nella giustificazione delle conclusioni, oggetto del controllo in sede di legittimità è la plausibilità del percorso che lega la verosimiglianza delle premesse alla probabilità delle conseguenze. L’implausibilità delle conclusioni può risolversi tanto nell’apparenza della motivazione, quanto nell’omesso esame di un fatto che interrompa l’argomentazione e spezzi il nesso tra verosimiglianza delle premesse e probabilità delle conseguenze e assuma, quindi, nel sillogismo, carattere di decisività: l’omesso esame è il tassello mancante alla plausibilità delle conclusioni rispetto alle premesse date nel quadro del sillogismo giudiziario”.
8. Nella specie l’implausibilità delle conclusioni cui è giunta la Corte territoriale risiede tanto nell’apparenza della motivazione – che si limita a rammentare precedenti giurisprudenziali, senza calarne i principi a misura del caso concreto, nonchè a pronunciare asserzioni apodittiche o tautologiche prive di effettiva giustificazione – quanto nell’omesso esame di una pluralità di tasselli determinanti al fine di considerare rispettati i limiti imposti all’esercizio della critica in ossequio ai canoni di continenza e pertinenza.
La motivazione apparente o omessa su fatti essenziali e decisivi tonde ricostruire la fattispecie concreta ai fini della sussunzione in quella astratta, rende la sentenza impugnata monca e priva della sua conclusione razionale e quindi meritevole di essere cassata sul punto affinchè il giudice del rinvio proceda a nuovo esame.
La Corte di Appello ha ritenuto che il lavoratore non avesse avuto “consapevolezza della disposta sospensione cautelare dal lavoro” perchè “non vi è prova della conoscenza legale del provvedimento di sospensione cautelare in data anteriore al 10.9.2013”, essendosi egli “rifiutato di ricevere brevi manu le lettere di contestazione del 4.9.2013 e del 6.9.2013, che ha ritirato in data 10.9.2013 presso l’Ufficio Postale”.