Source: https://www.weedworld.it/2019/12/28/sentenza-cassazione-coltivazione-cannabis-legge/
Timestamp: 2020-02-17 02:00:19+00:00
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La sentenza della Cassazione sulla coltivazione di cannabis in casa non cambia la legge - Weed World Italia
La sentenza della Cassazione sulla…
La Corte di Cassazione a Sezioni Penali Unite ha risposto a un quesito giurisprudenziale sul reato di coltivazione di cannabis in casa. Ma non cambia la legge in vigore.
Il 19 dicembre 2019, la Corte Suprema di Cassazione a Sezioni Penali Unite ha pubblicato una sentenza su una controversia riguardante la coltivazione in casa di due piante di cannabis.
Coltivare cannabis in casa per uso personale lede la salute pubblica e favorisce la circolazione della sostanza alimentandone il mercato? Secondo la Cassazione, no.
Infatti, le Sezioni Unite hanno risposto che coltivare cannabis non costituisce un reato nei casi in cui la coltivazione sia destinata a uso privato.
Uno dei primi siti online a darne la notizia è stata AGI il 26 dicembre 2019, seguita poi dalle maggiori testate nazionali, fino ad arrivare a media internazionali come Reuters, The New York Times e Deutsche Welle.
Bisogna specificare che questa sentenza, pur essendo un tassello importante per la giurisprudenza sul reato di coltivazione di cannabis e uno strumento utile per portare avanti le istanze per legalizzazione della pianta, non cambia nulla sotto il profilo legislativo.
Questa sentenza della Corte di Cassazione a Sezioni Penali Unite non modifica la legge (in questo caso parliamo del Testo Unico sulla droga, DPR n. 309/90), ma provvede a dare un’indicazione di principio. Sarà compito del legislatore cambiare la legge legalizzando la cannabis.
Questa sentenza non è storica: in passato ci sono state sentenze che hanno ritenuto idonea una coltivazione domestica a uso personale. Più avanti, vedremo quali.
Questa sentenza non legalizza la coltivazione domestica di cannabis a uso personale. Potranno continuare le denunce, i sequestri e tutto ciò che attualmente comporta coltivare cannabis in casa.
Vediamo innanzitutto qual era il quesito che le Sezioni Uniti hanno dovuto affrontare:
Se, ai fini della configurabilità del reato di coltivazione di piante dalle quali sono estraibili sostanze stupefacenti, è sufficiente che la pianta, conforme al tipo botanico previsto, sia idonea, per grado di maturazione, a produrre sostanza per il consumo, non rilevando la qualità di principio attivo ricavabile nell’immediatezza, ovvero se è necessario verificare anche che l’attività sia concretamente idonea a ledere la salute pubblica ed a favorire la circolazione della droga alimentandone il mercato.
Scarica qui l’informazione provvisoria della sentenza
Sul punto, la Corte ha assunto la seguente posizione:
Quali sono le funzioni svolte dalla Corte di Cassazione? [link esterno]
Per spiegare al meglio cosa abbia voluto dire la Corte, abbiamo chiesto all’avv. Carlo Alberto Zaina, un commento sulla sentenza.
Cosa cambia questa sentenza?
Secondo l’avv. Zaina, la coltivazione continuerà a non essere lecita. “La Cassazione ha realizzato una deroga, elencando una serie di situazioni indeterminate e generiche, demandando al giudice di merito ogni responsabilità. Dal punto di vista legale non cambia niente. Questa sentenza rappresenta solo un’indicazione e non ha valore di legge. È una sentenza molto importante, ma è lasciata a libera interpretazione del giudice di merito che deciderà caso per caso,” continua l’avv. Zaina. Infatti, il dispositivo della sentenza usa termini come “minime dimensioni”, “rudimentali tecniche”, “scarso numero di piante” e “modestissimo quantitativo di prodotto ricavabile”, che non danno alcuna indicazione certa ai giudici di merito che dovranno decidere sui casi che si presenteranno nel futuro.
Secondo l’avv. Zaina, i parametri utilizzati nel dispositivo della sentenza sono stati già usati precedentemente dai giudici di merito in certi casi. “Non è una sentenza storica. Ce n’era stata una simile già nel 2017, ” continua Zaina, riferendosi alla sentenza n. 36037 del 22 febbraio 2017 della Terza Sezione Penale della Corte di Cassazione, ma anche a quella della Sesta Sezione Penale n. 33835 del 2014. Inoltre, il dott. Zaina ricorda la decisione del giudice Guido Salvini (noto alle cronache giudiziarie per aver riaperto le indagini sulla strage di Piazza Fontana), che sia nel 2008, sia nel 2013, aveva assolto due persone per aver coltivato piante di cannabis in casa, sottolineando la differenza tra la coltivazione industriale e quella domestica.
Bisognerà attendere le motivazioni della sentenza per capire cosa abbia spinto le Sezioni Unite a assumere questa posizione e sarà compito del governo portare nelle aule del Parlamento una legge per legalizzare la cannabis.
Immagine: Getty/thedailybeast.com
Category: Cannabis newsBy Weed World Italia 28th Dicembre 2019 Lascia un commento
Tags: cannabiscassazionecoltivazionegiustizialegalizzazione
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