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Timestamp: 2019-10-21 13:43:39+00:00
Document Index: 117944154

Matched Legal Cases: ['art. 543', 'art. 1834', 'art. 1852', 'art. 546', 'art. 496', 'in fine', 'art. 1842', 'art. 1997', 'art. 1997', 'art. 2912', 'art. 547', 'art. 492', 'art. 543', 'art. 547', 'art. 1854', 'art. 548', 'art. 1853', 'art. 2917', 'art. 2917', 'art. 547', 'sentenza ', 'art. 546', 'art. 2917', 'art. 547', 'art. 543', 'art. 47', 'art. 2917', 'art. 546', 'art. 86', 'art. 2917', 'art. 521', 'art. 521', 'sentenza ', 'art. 548', 'art. 182', 'art. 2732', 'art. 96', 'art. 2043', 'art. 96', 'art. 2043', 'art. 547', 'art. 517', 'art. 550', 'art. 524', 'art. 550', 'art. 26', 'art. 33', 'art. 33', 'art. 33', 'art. 26', 'art. 28', 'art. 543', 'art. 2900', 'art. 548', 'art. 617', 'art. 111', 'art. 513', 'art. 548', 'art. 96', 'art. 2043', 'art. 1176']

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La banca terzo pignorato.
| Morbinati & Longo
Studio Legale, con uffici in Roma e in Pomezia.
Umberto Morera Mauro Longo, La Banca terzo pignorato, gi pubblicata in Banca borsa e titoli di credito, 1999, p. 426. 1. - Premessa. 2. - Il pignoramento del credito verso la banca: una precisazione. 3. - Loggetto del pignoramento: lestensione del vincolo. 4. - (Segue): il caso del c.d. margine disponibile. 5. - (Segue): il caso dellassegno circolare e dellassegno bancario. 6. - (Segue): il caso del libretto di deposito. 7. - (Segue): il caso delle operazioni pronti contro termine. 8. (Segue): le variazioni nel rapporto tra banca e cliente esecutato intervenute tra la notifica del pignoramento e ladichiarazione. 9. - (Segue): il caso dei rapporti cointestati. 10. - Il problema dellestinzione per compensazione del credito pignorato. 11. - Il problema della data del pignoramento. 12. - Il problema dellassegno bancario pervenuto con data di emissione precedente alla notifica del pignoramento e la dichiarazione. 13. - I difetti soggettivi della dichiarazione. 14. - La revocabilit della dichiarazione. 15. - La responsabilit della banca per dichiarazione omessa od inesatta. 16. - Il problema del luogo dellesecuzione. 1.- Premessa. E agevole rilevare come listituto del pignoramento presso terzi di cui agli artt. 543 ss. c.p.c., pur manifestando un rilevante impatto nell ambito dellattivit bancaria, registri un marcato disinteresse da parte dei cultori del diritto bancario, tanto costante quanto inspiegabile; cos come, del resto, gli studi processualistici che hanno affrontato funditus la peculiare figura del pignoramento presso terzi nel processo esecutivo abbiano pressoch ignorato lanalisi delle particolari implicazioni nel settore bancario. Scopo del presente scritto quello di tentare un approfondimento della ridetta tematica attraverso una rassegna dei principali aspetti problematici che possono presentarsi nellipotesi in cui la banca assuma la veste di terzo pignorato. 2.- Il pignoramento del credito verso la banca: una precisazione. Com noto, il pignoramento presso terzi previsto dalla legge per leventualit che lespropriazione abbia ad oggetto crediti del debitore verso terzi ovvero cose del debitore che sono in possesso di terzi (art. 543, comma 1, c.p.c.). Deve innanzitutto rilevarsi come lapproccio tradizionale ed assolutamente consolidato, tanto in dottrina quanto in giurisprudenza, sia stato e sia tuttora almeno in relazione ai rapporti afferenti la raccolta, e quindi al primo, possibile oggetto di pignoramento (cio i crediti del debitore; per le cose, e quindi per i rapporti di deposito di beni, v. infra) quello di considerare in ogni caso (ed ogni tempo) la banca quale tipico debitor debitoris. Pi esattamente, vi la diffusa tendenza a valutare comunque e sempre la posizione della banca come posizione in s debitoria. In realt tale visione sconta il difetto di non considerare che, allinterno dei rapporti di deposito bancario (di denaro), la banca
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La banca terzo pignorato. | Morbinati & Longo
diviene debitrice del cliente esecutato, ed ha poi il dovere di adempiere lobbligazione pecuniaria, soltanto a seguito della scadenza delleventuale termine, ovvero a seguito di una specifica richiesta del depositante (arg. ex art. 1834 c.c.); prima di tal momento non potendo la banca, a ben vedere, rivestire la qualifica di debitor debitoris (1). N, peraltro, tale conclusione potrebbe trovare smentita alla luce della lettera dellart. 1852 c.c., ove stabilito che il cliente correntista pu disporre in qualsiasi momento delle somme risultanti a suo credito, riferendosi allevidenza tale espressione ad un concetto squisitamente contabile, connesso al saldo del conto, come del resto autorevolmente stato chiarito (2). E se quanto sopra rilevato ha un suo fondamento, allora giocoforza riconoscere la possibilit stessa del creditore procedente di intentare unespropriazione presso terzi la quale, lo ricordiamo ancora, pu avere ad oggetto soltanto crediti (o cose) del debitore esclusivamente se si ricostruisce la sua azione come azione lato sensu surrogatoria (3), ovvero, in alternativa, come strumento per realizzare una cessione forzata del credito (4) In entrambi i casi, difatti, proprio liniziativa del soggetto pignorante che finisce per rappresentare quella richiesta, costituente, come visto, il necessario elemento che vale a costituire la posizione debitoria in capo alla banca pignorata. 3.- Loggetto del pignoramento: lestensione del vincolo. In relazione al pignoramento del credito del cliente verso la banca, in primo luogo necessario focalizzare con esattezza i limiti del vincolo, cio, in definitiva, loggetto del pignoramento stesso. La costante giurisprudenza di merito (5), recentemente suffragata anche da una pronuncia in sede di legittimit (6), afferma che oggetto del pignoramento deve considerarsi lintera somma di cui il terzo risulta a debito, e non gi la quota di essa pari al credito per il quale il soggetto pignorante ha agito in via esecutiva (7). Ed evidente come lapplicazione di tale principio finisca per comportare (ex art. 546 c.p.c.) lindisponibilit dellintera somma di cui il terzo-banca risulti a debito, indipendentemente dallentit del pignoramento; poi con conseguenze operative di rilevantissimo momento, atteso che anche per la soddisfazione di un credito del tutto trascurabile (ad esempio: 10) la banca sarebbe tenuta ad immobilizzare lintero rapporto con il cliente-debitore, magari per un importo del tutto considerevole (ad esempio: 1000). Ma tale soluzione che, in nome di una presunta tutela degli eventuali altri creditori possibili intervenienti sulla quota eccedente il credito azionato, finisce per introdurre una sorta di garanzia para-concorsuale nellesecuzione individuale non pare assolutamente accettabile. Ora, ed al di l dellincongruenza delle ridette ragioni poste alla base dellindirizzo criticato, non solo la legge non prevede in alcun caso lestensione del pignoramento allintera somma di cui il terzo pignorato risulti a debito, ma addirittura fornisce adeguati strumenti al soggetto esecutato per riequilibrare la propria posizione rispetto a quella del creditore pignorante. Se difatti lordinamento non proibisce certo al creditore di richiedere il pignoramento di beni il cui valore supera il credito per cui si procede (8), per altrettanto vero che consente al debitore di instare per la riduzione del pignoramento ritenuto eccessivo (e cfr. art. 496 c.p.c.): il che ci pare dimostri chiaramente come il legislatore abbia inteso, in principio, tutelare il soggetto pignorato da eventuali eccessi quantitativi del pignoramento. Senza poi contare che se si tengono nella dovuta considerazione i rilievi effettuati nel precedente paragrafo lindisponibilit dellintera somma contabilizzata a debito dalla banca deve considerarsi in principio inammissibile per effetto della configurabilit di un rapporto di credito in capo al cliente solo limitatamente alla somma indicata nellatto di pignoramento: e ci per levidente ragione che liniziativa del creditore (e v. retro, par. 2, in fine) costituisce, essa, presupposto per il sorgere del credito. Ecco allora, ed in applicazione di tali criteri (che, peraltro, evidenziano tracce del principio dispositivo nel processo esecutivo), che a nostro avviso lindisponibilit del rapporto intercorrente tra banca e cliente, piuttosto che essere considerata sullintera somma, andr correttamente limitata allentit dellimporto pignorato. Soltanto ove questultima fosse riferita genericamente alla totalit dei rapporti fra terzo e debitore, il blocco di questi ultimi potrebbe allora ritenersi integrale (salva, come gi detto, la possibilit per il debitore di esperire il procedimento di riduzione del pignoramento (9)). Quanto sopra, beninteso, non incidendo sulla diversa problematica relativa alla misura della dichiarazione (e v. infra).
4.- (Segue): il caso del c.d. margine disponibile. Sempre relativamente alloggetto del pignoramento, si deve inoltre rilevare come questo non possa in alcun caso ricomprendere il c.d margine disponibile, cio la quota di disponibilit ancora utilizzabile dallaffidato nei rapporti di apertura di credito. In effetti, a ben vedere, il margine disponibile non rappresenta un vero e proprio credito del cliente nei confronti della banca: tale quota di disponibilit trasformandosi in credito dellaffidato soltanto nel momento in cui questi va a richiedere alla banca lutilizzo delle somme che la stessa si obbligata a tenere a disposizione ai sensi dellart. 1842 c.c. (10). 5.- (Segue): il caso dellassegno circolare e dellassegno bancario. Per il caso di credito incorporato in un assegno circolare, il pignoramento va senzaltro eseguito presso il debitore esecutato, prenditore o giratario del titolo che sia, attraverso lapprensione materiale del titolo: lart. 1997 c.c. dispone infatti chiaramente che il pignoramento del diritto menzionato in un titolo di credito non ha effetto se non si attua sul titolo stesso. La giurisprudenza ne ha poi tratto la conseguenza che, se non attuato direttamente sul titolo, il pignoramento risulta affetto da nullit radicale ed insanabile, la quale peraltro potr essere denunciata dal debitore attraverso lopposizione agli atti esecutivi (11). Veniamo ora al caso dellassegno bancario che sia stato consegnato per lincasso dal cliente (debitore esecutato) alla banca (terzo pignorato) (12). Nulla questio, allevidenza, qualora la notifica del pignoramento intervenga in un momento successivo alladempimento dello specifico mandato, quando cio la banca abbia gi eseguito il suo incarico, rendendo quindi disponibile sul conto del cliente la provvista in precedenza solo contabilmente accreditata: la banca, in questo caso, certamente terzo pignorabile, indipendentemente poi, e beninteso, dalla valuta riconosciuta al cliente. Se non nella soluzione, senzaltro diverso concettualmente il caso in cui la notifica del pignoramento intervenga in un momento precedente allesecuzione del mandato allincasso; ipotesi, questa, in merito alla quale occorre comunque, per miglior chiarezza, operare un distinguo. Nel caso in cui la banca abbia solo contabilmente accreditato limporto del titolo sul conto del cliente debitore esecutato, v da dire che, se senzaltro vero che la somma accreditata sul conto rappresentando una mera appostazione di per s impignorabile (non rappresentando certo essa un credito del cliente verso la banca), altres indiscutibile che lo stesso cliente vanti un vero e proprio credito di restituzione nei confronti dellazienda bancaria, pur condizionato alleffettivo pagamento del titolo da parte della trattaria (13). E nel diverso caso in cui il cliente sia titolare di un rapporto di affidamento legittimante lo stesso allutilizzo, o meno, degli importi degli assegni accreditati sul conto prima del loro incasso (14), la soluzione non muta. Se certamente conservano valore tutte le considerazioni gi svolte al paragrafo precedente relativamente allimpignorabilit del fido (rectius: del margine disponibile), appare altrettanto certa la pignorabilit , stante, anche in tal caso, la sussistenza del ridetto credito (condizionato) di restituzione nei confronti dellazienda bancaria (15). 6.- (Segue): il caso del libretto di deposito. Nel caso di libretto di deposito nominativo non dovrebbero sorgere particolari problemi: potendo ben valere tutte le considerazioni svolte in precedenza. Difatti, pur non potendo configurare in capo al depositante (debitore esecutato) una posizione creditoria stricto sensu nei confronti della banca (posizione che sorger, come gi rilevato, solo a seguito della scadenza delleventuale termine, ovvero al momento della richiesta di prelievo del depositante), sar ben possibile configurare uniniziativa esecutiva del creditore, determinante poi (essa) linsorgenza del rapporto debito-credito tra banca e depositante (16). Necessariamente incerta, invece, la soluzione nellipotesi di libretto al portatore, figura di cui ancora si discute, com noto, se debba o meno essere inquadrata nell ambito dei titoli di credito. E se si opta per questultima soluzione (17) allora evidente che risulter anche inammissibile lesecuzione nelle forme del pignoramento di crediti presso terzi (v. lart. 1997 c.c. e, retro, il precedente paragrafo) (18). 7.- (Segue): il caso delle operazioni pronti contro termine. Nel caso di operazioni pronti contro termine di titoli (19) pu verificarsi che alla banca venga notificato un pignoramento presso terzi nellintervallo di
tempo intercorrente tra il perfezionamento del contratto a termine e la scadenza del termine. Per individuare la corretta condotta della banca nel rendere la dichiarazione, occorre tenere distinte le due ipotesi in concreto configurabili. Da un lato, il caso in cui il termine sia stato dalle parti espressamente previsto (ovvero sia configurabile interpretativamente) soltanto quale termine di adempimento (delle obbligazioni di pagamento del prezzo [e di consegna dei titoli]); dallaltro, il caso in cui il termine sia da interpretarsi, oltre che come termine di adempimento, anche quale termine di efficacia (20). Nel primo caso, leffetto reale il trasferimento della propriet - si produce al momento dellaccordo; mentre viene posposto ad un momento successivo ladempimento dellobbligazione. Nel secondo caso, leffetto reale si produce invece in un momento successivo rispetto allaccordo; cos come anche viene posposto ad un momento successivo ladempimento dellobbligazione. Ora, nel primo caso, in ipotesi di pignoramento presso la banca, in sede di dichiarazione dovr essere dichiarato solo il credito del cliente al pagamento del prezzo; mentre nel secondo caso dovrebbe in principio essere dichiarata lesistenza dei titoli (presumibilmente immessi in un dossier a nome del cliente), nonch il credito del cliente al pagamento del prezzo; avendo comunque cura di evidenziare al giudice che il possesso dei titoli ed il credito del cliente derivano dallo stesso rapporto giuridico (di pronti contro termine). 8.- (Segue): le variazioni nel rapporto tra banca e cliente esecutato intervenute tra la notifica del pignoramento e la dichiarazione. Tra il momento della notifica dellatto di pignoramento e quello, successivo, delludienza di dichiarazione, intercorre sempre un lasso di tempo nellambito del quale possono verificarsi modificazioni, anche significative, del rapporto pignorato (21). Limitandoci a considerare quelle modificazioni che comportino un incremento della posizione debitoria della banca (le altre, qualora intervengano, dovendo allevidenza considerarsi illegittime o, meglio, inopponibili al pignorante), deve ritenersi che queste soggiacciano in toto al vincolo pignoratizio. Ora, per quanto concerne gli interessi maturati tra il momento del pignoramento e quello della dichiarazione (rectius: assegnazione) lart. 2912 c.c. non lascia spazio a dubbi di sorta: secondo tale disposizione il vincolo pignoratizio si estende infatti anche ai frutti maturandi (22). Meno evidente invece lestensione del vincolo pignoratizio per quanto concerne gli importi oggetto di rimesse dirette, gli importi accreditati sul conto e corrispondenti agli assegni negoziati sullo stesso (e v. retro par. 5), le somme portate da bonifici medio tempore ricevuti da terzi, ed ogni altro incremento del quantum pignorato; incrementi rispetto ai quali, in assenza di un preciso riferimento normativo, potrebbe dubitarsi di una loro ricomprensione nell ambito del pignoramento. A favore di tale soluzione depongono per considerazioni fondate su elementi di carattere sia esegetico che sistematico. Sul piano letterale, pu innanzitutto rilevarsi come lart. 547, comma 1, c.p.c. richieda che il terzo evidenzi, al momento della dichiarazione, di quali somme debitore, con ci, ci sembra, ben rimarcando il momento rilevante ai fini dellindividuazione del credito (pignorato). Se il legislatore avesse voluto riferire il contenuto della dichiarazione al (credito sussistente al) momento della notifica del pignoramento, ben avrebbe potuto richiedere che il terzo evidenziasse di quali somme era debitore (al tempo della notifica del pignoramento) (23). Venendo al pi rilevante piano sistematico, occorre in principio constatare una marcata peculiarit dello speciale processo esecutivo in commento, almeno rispetto agli altri tipi di espropriazione. Gli difatti che nellespropriazione presso terzi il momento del pignoramento non produce soltanto il consueto effetto di blocco dei beni che si assoggettano ad espropriazione (cfr. art. 492, comma 1, c.p.c.), n rileva quale momento (definitivamente) condizionante il debitore esecutato: assume una ben differente e pi ampia portata, sol che si consideri, nella sua giusta prospettiva, laspetto invero centrale della necessaria responsabilizzazione del terzo circa le vicende del rapporto intercorrente tra creditore (procedente) e debitore (esecutato). In altri termini, e pi chiaramente, nel procedimento esecutivo presso terzi, caratterizzato dalla coppia pignoramento-dichiarazione, laccento di tutta la vicenda esecutiva non (sol) tanto, com invece di solito, portato sui cespiti oggetto di espropriazione, quanto piuttosto e peculiarmente appunto sullammontare del debito per cui si proceduto. Cosicch, in definitiva, nella vicenda che interessa, il terzo, per effetto del
pignoramento, non soltanto custode dei cespiti pignorati (cose o crediti) esistenti al momento della notifica ex art. 543, comma 1, c.p.c., bens, dovendo sempre avere presente il credito per cui si procede esecutivamente, andr ad assumere la veste di effettivo ausiliario di giustizia (quasi di collaboratore del creditore procedente), attento quindi a non disperdere gli eventuali, sopravvenuti, incrementi della sua posizione debitoria verso lesecutato. Ecco allora che, in questa prospettiva, il terzo, al momento della notifica del pignoramento, ben potrebbe non essere nemmeno debitor debitoris, ovvero potrebbe anche essere, addirittura, in posizione di creditore dellesecutato (e si pensi, in campo bancario, ad un conto esposto per effetto di utilizzi della disponibilit), ma non per questo il terzo sarebbe esonerato dal prestare ogni attenzione alle possibili vicende successive che potrebbero condurre (beninteso nei limiti del debito per cui si procede) ad una sua dichiarazione positiva ex art. 547 c.p.c.. In definitiva, nostra convinta opinione (24) che ogni somma portata da un incremento della posizione debitoria della banca, successivo alla notificazione dellatto di pignoramento e nei limiti dello stesso (v. retro, par. 3), debba essere considerata oggetto di pignoramento, di custodia da parte della banca, di dichiarazione, nonch, conseguentemente, indisponibile per il cliente esecutato. 9.- (segue): il caso dei rapporti cointestati. Ove il debitore esecutato intrattenga con la banca un rapporto cointestato con altri soggetti, si pone allevidenza il problema di individuare la quota su cui viene ad incidere il vincolo pignoratizio. Vi subito da rilevare come in materia, ed al di l poi dei diversi percorsi argomentativi (comunemente fondati sullart. 1854 c.c. e, pi in generale, sugli artt. 1101 e 1298 c.c.), la posizione dei cointestatari di un rapporto di deposito venga tendenzialmente ricostruita in termini di presunta uguaglianza delle quote-parti (25). Ci nonostante, e nella particolare prospettiva che interessa, pur non negando la validit delle suddette impostazioni, appare opportuno ritenere non limitata lefficacia del pignoramento alla quota-parte di presunta pertinenza dellesecutato, considerandola invece estesa allintero (ed ovviamente, sempre nei limiti evidenziati al precedente par. 3). Tale soluzione, di certo piuttosto rigorosa per il cointestatario non pignorato, oltre ad essere in concreto pi tutelante per la banca, appare pienamente giustificata dallesigenza, di natura anche sostanziale, di consentire una puntuale verifica, nellambito di un giudizio di accertamento (art. 548 c.p.c.) e nel contraddittorio quindi di tutte le parti interessate (creditore, debitore ed altri cointestatari), dellesatta consistenza della quota di effettiva pertinenza del debitore esecutato; senza pertanto limposizione aprioristica di (potenzialmente incongrue) logiche presuntive. Nelle ipotesi considerate, il pignoramento dovrebbe quindi comportare lindisponibilit di tutte quelle somme che risultano depositate in regime di contitolarit. 10.- Il problema dellestinzione per compensazione del credito pignorato. Nellipotesi in cui il terzo pignorato sia una banca, molto frequente che la stessa intrattenga distinti rapporti con il cliente debitore esecutato; essendo cos ben possibile che tra i suddetti soggetti maturino reciproci crediti, tali poi da poter essere estinti per compensazione (totale o parziale) ai sensi e per gli effetti di cui agli artt. 1241 ss. c.c. (e cfr. anche lart. 1853 c.c.) (26). Nulla quaestio nellipotesi in cui la compensazione si verifichi, si perfezioni, produca i suoi effetti estintivi (e v. infra nel testo), prima della notificazione dellatto di pignoramento. E del tutto evidente come, in tal caso, la dichiarazione debba essere (totalmente o parzialmente) negativa. Pi complesso invece il caso in cui gli effetti estintivi della compensazione non si siano ancora verificati al momento della notifica dellatto di pignoramento. Una corretta impostazione del problema deve necessariamente prendere le mosse dallart. 2917 c.c., ove disposto che se oggetto del pignoramento un credito, lestinzione di esso per cause verificatesi in epoca successiva al pignoramento non ha effetto in pregiudizio del creditore pignorante e dei creditori che intervengono nellesecuzione. Ed alla luce di tale norma, le questioni da risolvere sono allevidenza due, tra loro poi collegate: una prima, relativa allindividuazione del momento in cui pu dirsi perfezionato il pignoramento; una seconda, relativa invece allindividuazione dellesatto momento in cui pu considerarsi estinto il credito per compensazione. In merito alla prima tematica, appare senzaltro congruo ritenere operativo il vincolo di
inefficacia di cui allart. 2917 c.c. sin dal momento della notifica dellatto di pignoramento, cos considerando lestinzione del debito opponibile al creditore soltanto se la stessa si sia verificata anteriormente alla notifica (27). E se certamente vero che il pignoramento presso terzi, valutato quale fattispecie a formazione progressiva, va a perfezionarsi non gi con la semplice notifica dellatto di pignoramento, bens nel successivo momento in cui il terzo rende la dichiarazione prescritta dallart. 547 c.p.c. (ovvero al momento del passaggio in giudicato della sentenza resa nel giudizio di accertamento) (28), sarebbe per sicuramente forzato utilizzare tale prospettiva per legittimare un sostanziale disimpegno del terzo pignorato, sino al punto da consentire allo stesso di estinguere le proprie obbligazioni nei confronti dellesecutato in unottica, meramente egoistica, di recupero del credito. Lettura, questa, che, nel confermare la peculiarit del procedimento esecutivo in oggetto (e cfr. le considerazioni svolte retro, paragrafo otto), ci sembra peraltro lunica pienamente in sintonia con la disposizione (art. 546 c.p.c.) che impone al terzo gli obblighi del custode sin dal giorno in cui gli notificato latto di pignoramento. Rilevato quindi che il concetto di pignoramento cui fa riferimento lart. 2917 c.c. deve ricondursi alla notifica dellatto di pignoramento, veniamo alla seconda tematica, relativa allindividuazione dellesatto momento in cui pu considerarsi estinto il credito per compensazione. Ora, noto come da tempo, in argomento, sussistano distinte tendenze: a fronte dellorientamento che ricollega leffetto estintivo alla semplice coesistenza dei debiti (29), sta quella diversa teorica che fa invece dipendere leffetto estintivo da un atto di volont del debitore (dichiarazione di compensazione), costituente poi elemento integrativo della fattispecie legale, ovvero condizione legale della stessa (30). Ed chiaro che se, come crediamo pi corretto ed aderente al dato normativo, si riconosce fondamento alla prima tesi, qualora la banca abbia chiuso i conti od i rapporti (da compensare) prima della notifica dellatto di pignoramento, essa potr ben considerare (gi) perfezionata ed efficace la compensazione, con conseguente possibilit di rendere, alludienza di cui allart. 547 c.p.c., una dichiarazione negativa. Se viceversa dovesse accreditarsi la seconda teorica, alla banca, allora inibita ad una dichiarazione di compensazione, non resterebbe che rendere una dichiarazione che evidenzi il proprio debito (non estinto) nei confronti del cliente esecutato. Ma questultima, come detto, soluzione che non convince. 11.- Il problema della data del pignoramento. Come visto, gli effetti del pignoramento si producono dal momento della notificazione dellatto previsto dallart. 543 c.p.c.. Ora, nel caso in cui la parte interessata (creditore o terzo) non abbia richiesto allufficiale giudiziario di indicare nella relazione di notifica lora della stessa (cfr. art. 47, disp. att. c.p.c.), tali effetti dovrebbero intendersi estesi allintera giornata. In principio, quindi, in mancanza dellindicazione dellora del pignoramento, il terzo-banca non potr considerare liberatorio (almeno nella prospettiva di cui allart. 2917 c.c.) il pagamento di quanto dovuto al proprio cliente, colpito da pignoramento nella stessa giornata. In verit, tale rigorosa soluzione (31) lascia perplessi; almeno alla luce della comune esperienza propria del settore. Gli difatti che se si escludono le notifiche eseguite presso le dipendenze in cui sono radicati i rapporti tra banca e debitore esecutato e le ipotesi di banche monosportello (e v. infra par. 16) molto spesso tra il giorno di notifica presso la sede, la direzione o gli uffici centrali della banca ed il giorno delleffettiva conoscenza del pignoramento da parte dello sportello interessato trascorre un lasso temporale affatto trascurabile. Cosicch appare perlomeno incongruo pretendere losservanza, da parte della banca, degli obblighi di custodia derivanti dallart. 546 c.p.c. nelle ipotesi in cui essa non materialmente posta in condizione di adempiere agli obblighi stessi (32). Perplessit poi confortate dalla lettura dellart. 86, comma 5, legge assegni, secondo cui la notificazione del decreto [di ammortamento] non rende responsabile la banca qualora il pagamento del titolo venga effettuato presso uno stabilimento o un recapito al quale, per fatto non imputabile alla banca, non sia ancora pervenuta la notizia del decreto; norma che induce a ritenere senzaltro dovuto, nella valutazione della responsabilit del custode-banca ed in relazione alle ipotesi considerate, un atteggiamento che tenda a stemperare eccessivi rigori formalistici.
12.- Il problema dellassegno bancario pervenuto con data di emissione precedente alla notifica del pignoramento. Veniamo ora ad un problema che lesperienza pratica evidenzia abbastanza di frequente. Quid iuris se alla banca-terzo venga richiesto il pagamento di un assegno bancario recante una data di emissione anteriore alla notifica dellatto di pignoramento? La suprema corte, confermando il principio dellinefficacia degli atti solutori successivi alla notifica del pignoramento (ex art. 2917 c.c.: e cfr. supra, par. 10), ha di recente affermato la liberazione del terzo soltanto nel caso in cui anche il pagamento dellassegno sia intervenuto prima della notifica dellatto di pignoramento; dovendo in caso contrario ritenere lestinzione dellobbligazione inopponibile al creditore procedente (33). Tale soluzione, senzaltro rigorosa e di per s sicuramente corretta, appare tuttavia temperabile, perlomeno in certe occasioni, alla luce dellultimo comma dellart. 521 c.p.c.. Difatti, qualora alla banca terzo-custode appaiano elementi in virt dei quali potrebbe con ogni probabilit ritenersi che lassegno stato effettivamente emesso in data anteriore alla notifica (34), appare congruo configurare la possibilit di effettuare il pagamento, richiedendo ai sensi dellart. 521, ult. comma, c.p.c. una preventiva autorizzazione al giudice, chiamato a valutare il grado di attendibilit degli elementi (necessariamente certi e concordanti) che potrebbero configurare uneffettiva anteriorit dellemissione del titolo rispetto alla notifica del pignoramento. 13.- I difetti soggettivi della dichiarazione. Come si visto, la dichiarazione del terzo costituisce elemento perfezionativo del processo di espropriazione presso terzi. In caso di dichiarazione omessa o negativa, lespropriazione si perfeziona invece con il passaggio in giudicato della sentenza che definisce leventuale giudizio di accertamento introdotto a mente dellart. 548 c.p.c.. La giurisprudenza ha peraltro avuto modo di precisare come la dichiarazione che non sia resa dal terzo, ovvero da un suo mandatario speciale, debba ritenersi invalida e pertanto inidonea a perfezionare la fattispecie (35). E che tale dichiarazione invalida non possa poi essere sanata attraverso una ratifica, appare certo: giacch, trattandosi di atto processuale, non pu in alcun modo farsi riferimento alle norme che regolano gli atti negoziali compiuti dal falsus procurator. N, per altro verso, potr applicarsi la disciplina dettata dalla legge per la costituzione in giudizio del rappresentante carente del relativo potere (art. 182 c.p.c.), giacch il terzo non parte del processo esecutivo (36). 14.- La revocabilit della dichiarazione. E noto come la prevalente giurisprudenza tenda a ricondurre la dichiarazione del terzo nellambito dellistituto della confessione, seppur poi variamente adattando tale istituto alla particolare configurazione dellespropriazione presso terzi (37). Tale orientamento non appare tuttavia pienamente condivisibile. Ora al di l della difficolt di configurare nell ambito di un procedimento esecutivo una dichiarazione avente natura confessoria in senso proprio se vero, come appena detto, che il terzo non pu assumere la qualit di parte nel processo de quo, risulta allora quanto meno forzato connotare la dichiarazione resa dallo stesso in termini che la legge riferisce esclusivamente ad un atto tipico della parte (cfr. gli artt. 27302735 c.c., nonch gli artt. 228-232 c.p.c.) (38). E se si deve proprio parlare di confessione, sarebbe comunque pi preciso qualificare come confessione stragiudiziale la dichiarazione del terzo resa nel processo di espropriazione soltanto nel caso in cui, insorte contestazioni sulla dichiarazione stessa, il creditore procedente abbia introdotto il giudizio di accertamento, ed esclusivamente poi allinterno di tale ultimo giudizio, di cui il debitor debitoris senzaltro parte a tutti gli effetti (39). Ma in verit , nella fase innanzi al pretore, la dichiarazione del terzo non pu essere sussunta nell ambito di alcuna precisa figura processuale. Essa, quale che ne sia il contenuto, possiede a ben vedere unautonoma fisionomia, in quanto tipica di un determinato procedimento esecutivo, autonomia che mal si presta ad essere ricondotta sotto letichetta di altre e predeterminate figure giuridiche, e men che mai di figure che trovano appropriata collocazione solo nell ambito del processo di cognizione. Ebbene, la qualificazione di maggior aderenza forse, se vogliamo, una non-qualificazione; con allora la constatazione che la dichiarazione del terzo costituisce un peculiare atto del processo esecutivo, idoneo a determinare una nuova
situazione giuridica. In altre parole, e pi chiaramente: il terzo, ottemperando allonere di rendere la
dichiarazione, elargisce al creditore procedente soltanto materiale istruttorio per consentirgli la susseguente espropriazione (40). E se quanto sopra corretto, ne consegue, anche poi su un piano di sicura rilevanza pratica, che sino allinizio delleventuale giudizio di accertamento, e nel caso in cui il creditore abbia ottenuto un differimento ad una successiva udienza, il terzo ben potr revocare o correggere la propria dichiarazione anche oltre i limiti fissati dal citato art. 2732 c.c.; il che, fra laltro, per il caso (invero raro) di dichiarazione (successivamente) negativa, far insorgere lonere per il creditore procedente di dar corso al giudizio di accertamento. 15.- La responsabilit della banca per dichiarazione omessa od inesatta. Venendo ora alla responsabilit del terzo chiamato alla dichiarazione, pu innanzitutto escludersi, almeno in principio, un profilo di responsabilit nel caso di mancata dichiarazione. Mentre infatti nellipotesi di dichiarazione inesatta il terzo vola un preciso obbligo di verit che la legge gli impone (e v. infra), nel caso di mancata dichiarazione non pare in effetti potersi ravvisare alcuna violazione di obblighi legalmente sanzionati. Lunica conseguenza della mancata dichiarazione da parte del terzo che lo stesso (il quale, si ricorda, non parte del processo esecutivo) potr subire un successivo giudizio diretto allaccertamento del credito: cosicch la mancata dichiarazione non potr di per s costituire comportamento antigiuridico produttivo dellobbligo di risarcire eventuali danni in favore del creditore esecutante (41); e ci, beninteso, semprech questultimo non dimostri che la mancata dichiarazione sia ricollegabile ad una precisa volont di ledere la soddisfazione dellinteresse creditorio. Venendo poi allipotesi di dichiarazione inesatta, devessere innanzitutto escluso che il terzo possa incorrere nella responsabilit processuale prevista dallart. 96 c.p.c.. Invero, se certamente il comune insegnamento riconduce la suddetta responsabilit nellalveo dellart. 2043 c.c., ci tuttavia accompagnato dalla precisazione che la previsione del citato art. 96 fa capo ad una particolare fattispecie di illecito extracontrattuale (il c.d. illecito processuale) caratterizzata dalla stretta connessione alla qualit di parte nel processo e perci distinta dal generale illecito aquiliano (42). Ne deriva quindi che la responsabilit del terzo per dichiarazioni inesatte dovr essere necessariamente ricollegata al principio generale del neminem laedere (43). Pertanto il terzo che, mediante una dichiarazione inesatta (44), ostacoli la soddisfazione dellinteresse del creditore, potr senzaltro essere chiamato a rispondere dei danni sofferti dal creditore stesso ai sensi dellart. 2043 c.c. (45). In effetti, il terzo, nel momento in cui rende la dichiarazione, risulta assoggettato ad un preciso obbligo di sincerit e di imparzialit , affinch al giudice affluiscano elementi cognitivi certi e veritieri, idonei poi allidentificazione dei beni oggetto dellespropriazione forzata. Ci posto su di un piano generale e dei princpi, appare adesso importante individuare i parametri nell mbito dei quali la dichiarazione del terzo-banca pu essere considerata inesatta. Al riguardo, non pu innanzitutto essere condivisa la posizione di chi ritiene addirittura che alla banca sia precluso rendere ogni sorta di dichiarazione, posto che nel conflitto tra gli interessi che entrano in gioco del creditore pignorante, del cliente debitore e del terzo pignorato banchiere non pu in alcun modo essere compresso linteresse del cliente al rispetto del segreto bancario (46). Appare logico, equo, oltrech sistematicamente corretto, ritenere invece che la banca sia tenuta a rendere la dichiarazione nei limiti della somma pignorata, poi ovviamente comprensiva degli accessori. Con la conseguenza che, ove latto di pignoramento non indichi la somma da vincolare, il terzo-banca dovr attenersi allentit del credito azionato, sempre maggiorato dei probabili oneri aggiuntivi. La soluzione che fissa al livello di credito pignorato lentit della dichiarazione, seppur forse non eccessivamente in linea con il dettato letterale dellart. 547 c.p.c. (giacch il terzo deve specificare di quali cose o di quali somme debitore o si trova in possesso; norma che effettivamente non sembra limitare alla concorrenza del compendio pignorato la dichiarazione del terzo), appare senzaltro rispettosa delle (generali) ragioni di riservatezza del dato patrimoniale conosciuto dalla banca in forza della propria attivit professionale (segreto bancario; obbligo di riservatezza sulle informazioni acquisite professionalmente, ecc.), e dellinteresse del
cliente esecutato a non vedere in qualche modo evidenziata, e quindi esponibile ad ulteriori possibili aggressioni da parte di terzi, la quota di patrimonio non pignorata (47). Opinando in senso contrario, si finirebbe con il riconoscere alla dichiarazione del terzo una rilevanza per cos dire pubblicistica, esterna alla singola procedura esecutiva ed in qualche modo rilevabile erga omnes (48). A nostro avviso, quindi, la dichiarazione della banca la quale, in possesso o debitrice di beni o di somme dal valore eccedente la quota pignorata, si limiti ad evidenziare poi nel sostanziale rispetto del principio desumibile dallart. 517, comma 1, c.p.c. i beni o le somme nell mbito di questultima, non potr in alcun caso considerarsi inesatta e, conseguentemente, non potr dar luogo a responsabilit di sorta. Ovviamente, se la banca fosse in possesso di beni dal valore non oggettivamente determinabile (ad esempio: titoli azionari, non quotati, in deposito ed amministrazione) quanto appena detto non troverebbe applicazione. La banca, difatti, non potrebbe certo procedere ad una preventiva stima dei beni, limitandosi poi a dichiarare quella parte degli stessi rientrante nellammontare del credito in base al quale si procede al pignoramento: dovr necessariamente rendere la dichiarazione per lintero compendio dei beni posseduti. Senza allora il timore di violare alcun obbligo di riservatezza; qui allevidenza linteresse del cliente debitore cedendo di fronte allinteresse del creditore procedente. Venendo poi a diverso profilo, relativo questa volta a dichiarazioni definibili forse pi elusive che inesatte, riterremmo senzaltro corretta la dichiarazione che il terzo-banca rendesse con laggiunta di elementi volti a rendere non immediatamente escutibile la posizione del debitore, purch, beninteso, tali elementi risultino soltanto interni al rapporto banca-cliente. In buona sostanza, ci pare che la banca sia legittimata a sollevare eccezioni nei confronti del creditore procedente, ma sempre e soltanto ancorando la sua dichiarazione ad eccezioni relative al rapporto che la lega al debitore esecutato (49), e non gi a quello esistente fra questultimo ed il creditore; mentre dovr considerarsi elusiva, e come tale sanzionabile, la dichiarazione che sollevi eccezioni riservate al debitore esecutato (come, ad esempio, e tipicamente, quelle relative allimpignorabilit del credito). Ancora, e sotto ulteriore profilo, onde valutare lesattezza della dichiarazione, va tenuto anche conto della norma di cui allart. 550 c.p.c.. Il terzo-banca, ove si veda notificare ulteriori pignoramenti nel lasso di tempo che intercorre fra la notifica del primo e ludienza di dichiarazione, dovr rendere la dichiarazione anche con lindicazione dei pignoramenti successivi. Da tale dichiarazione scaturir quindi la riunione dufficio dei pignoramenti, cos come previsto dallart. 524 c.p.c. espressamente richiamato dallart. 550 c.p.c.. A ben vedere, infatti, la mancata indicazione potrebbe far insorgere responsabilit nei confronti dei pignoranti successivi, i quali potrebbero veder mortificate, in unottica di par condicio, le loro ragioni creditorie dallassegnazione al primo pignorante dellintero compendio pignorato. 16.- Il problema del luogo dellesecuzione. Lesperienza pratica conosce un ulteriore profilo problematico connesso al particolare pignoramento che interessa: quello relativo al luogo dellesecuzione. Si pongono in effetti spesso questioni circa la corretta individuazione del pretore competente ex art. 26, comma 2, c.p.c., nonch poi circa lapplicabilit della norma sul cumulo soggettivo di cui allart. 33 c.p.c.. Riguardo a questultimo aspetto nellipotesi, tuttaltro che infrequente, di pluralit di terzi pignorati -, ove si ritenesse applicabile lart. 33 c.p.c., si dovrebbe concludere nel senso dellammissibilit dellaccorpamento della competenza territoriale di fronte ad un unico giudice dellesecuzione, purch del luogo di residenza o sede di (almeno) uno dei terzi pignorati. Tale soluzione appare per senzaltro da escludere alla luce dellinapplicabilit dellart. 33 c.p.c. nei casi di competenza territoriale inderogabile; qual appunto quella prevista dallart. 26, comma 2, c.p.c. per il pignoramento presso terzi ai sensi dellart. 28 c.p.c.. Con la conseguenza, quindi, che in ipotesi di pi terzi chiamati a rendere la dichiarazione, tra cui magari una banca, dovranno essere necessariamente instaurati dal creditore distinti procedimenti esecutivi, in ciascun (diverso) luogo di residenza o sede dei terzi. Quanto appena rilevato, conduce tra laltro allanalisi del delicato problema in ipotesi di terzo-banca non monocellulare della corretta individuazione del competente giudice dellesecuzione (50). Ora, ragionando alla luce del combinato disposto di cui agli artt. 26, comma 2, e 19, comma 1, c.p.c., si deve concludere, almeno in principio, nel senso che la banca-
terzo pu essere legittimamente citata a rendere la dichiarazione indifferentemente innanzi al pretore del luogo ove essa ha sede, ovvero dei luoghi ove ha uno stabilimento e un rappresentante autorizzato a stare in giudizio (50 bis). Tale conclusione, ineccepibile in unottica processualistica, deve giocoforza accettarsi anche nellottica sostanziale: con la consapevolezza che la banca dovr allora essere in grado di monitorare in tempo reale i rapporti con tutta la sua clientela, anche periferica, bloccando poi in tempi ragionevoli (e v. le considerazioni di cui al precedente par. 11) (51) i rapporti eventualmente esistenti presso filiali diverse rispetto a quella (o quelle) ove stata effettuata la notifica del pignoramento. Note. (1) Tale impostazione non sembra trovare, in verit, il conforto della suprema corte, secondo cui, nel deposito bancario di denaro, il diritto del depositante alla restituzione raffigura un diritto di credito che pu essere esercitato in ogni momento; con quindi la configurazione, in capo alla banca, di una immediata posizione debitoria (ed in tal senso cfr. le non convincenti motivazioni di Cass. 24 gennaio 1979, n. 535, in questa Rivista, 1981, II, 11; e di Cass. 21 marzo 1963, n. 689, in Riv. dir. comm. 1963, II, 378, con nota critica di G. FERRI, Deposito bancario in conto corrente e prescrizione del diritto alla restituzione, ed in questa Rivista, 1963, II, 12, con nota adesiva di FAVARA, Sulla decorrenza della prescrizione nei depositi bancari in conto corrente); ma v., nel senso del testo, Trib. Napoli, 5 febbraio 1959, in questa Rivista, 1959, II, 235; App. Firenze, 1 aprile 1959, ivi, 1960, II, 59; SALANITRO, Problemi in tema di depositi bancari, ivi, 1978, I, p. 200; F. GIORGIANNI, I crediti disponibili, Milano, 1974, p. 228 ss.; nonch, soprattutto, G. FERRI, Deposito bancario, cit.. (2) Cfr. P. FERRO-LUZZI, Lezioni di diritto bancario, Torino, 1995, p. 151 ss.; e v. pure, conformemente, di recente, SCIARRONE ALIBRANDI, Linterposizione della banca nelladempimento dellobbligazione pecuniaria, Milano, 1997, p. 77. (3) Che lazione del creditore pignorante ex art. 543 c.p.c. sia riconducibile allo schema dellazione surrogatoria di cui allart. 2900 c.c. del resto affermazione che, seppur in relazione al giudizio di accertamento ex art. 548 c.p.c., pu riscontrarsi nell mbito di accreditata dottrina: v., ad esempio, ALLORIO, Legame tra esecuzione e accertamento nellesecuzione forzata presso terzi, in Giur. it., 1948, I, 2, p. 116; CARNELUTTI, Istituzioni di diritto processuale civile italiano, III, Roma, 1956, p. 58 s.; e forse anche SATTA, Diritto processuale civile, X ediz., Padova, 1987, p. 669 (conf., in giurisprudenza, anche se con motivazione non del tutto convincente: Cass. 6 febbraio 1962, n. 221, in Giust. civ., 1962, I, 1088). (4) E se si qualifica il pignoramento presso terzi come una cessione forzata del credito, la notifica dellatto di pignoramento varr allora anche quale notifica della cessione al debitore ceduto (in tal senso, ad esempio: VACCARELLA, voce Espropriazione presso terzi, in Dig. disc. priv., Torino, 1992, p. 103 ss.; G. RICCI, Ingiunzione o forme particolari? Un dubbio in tema di pignoramento, in Riv. trim. dir. e proc. civ., 1977, p. 1589). (5) Ad esempio: Pret. Milano, 31 marzo 1964, in Foro pad., 1965, I, 397; Trib. Genova, 28 gennaio 1981, in questa Rivista, 1981, II, 475; Pret. Napoli-Pozzuoli, 8 gennaio 1994, in Dir. e giur., 1995, 506. (6) Cass. 22 aprile 1995, n. 4584, in Foro it., 1996, I, 3770, con nota critica di ACONE, Note in tema di oggetto di pignoramento di crediti. Ma si veda anche Cass. 1 giugno 1960, n. 1422, in Foro pad., 1960, I, 1079.
(7) Conf., in dottrina: SATTA, Commentario al codice di procedura civile, III, Milano, 1965, p. 313 s.; COLESANTI, Il terzo debitore nel pignoramento di crediti, Milano, 1967, p. 546 ss., il quale espressamente afferma: vi sia o non una esplicita limitazione del pignorante in ordine al credito aggredito, essa non vale comunque a circoscrivere i c.d. obblighi di custodia del terzo debitore, n vale ad esimere questultimo dallastenersi dal prestare anche per leccedenza al suo creditore diretto, pena linefficacia della solutio in pregiudizio dei creditori pignorante ed intervenuti. (8) Il ch ben si giustifica, ove si ponga mente alla circostanza per cui il creditore non pu certo conoscere in anticipo la somma necessaria alla concreta soddisfazione del credito azionato e degli accessori; oltre poi al numero degli altri creditori (ed agli importi azionati) che potrebbero in ipotesi intervenire nellespropriazione. (9) In arg., v. anche CORSARO BOZZI, Manuale dellesecuzione forzata, Milano, 1992, p. 302 s.; ove, addirittura, non solo viene ribadito che il pignoramento di crediti deve sempre essere contenuto nei limiti (seppur elastici) del credito del pignorante, ma si afferma altres che deve essere comunque inteso in tale limite anche in mancanza di precisa indicazione del pignoramento. (10) In senso conforme, sullo specifico aspetto, cfr. in dottrina: F. GIORGIANNI, I crediti disponibili, cit., pp. 248 e 310; TERRANOVA, Conti correnti bancari e revocatoria fallimentare, Milano, 1982, p. 44; MESSINEO, Contenuto e caratteri giuridici dellapertura di credito, in ID., Operazioni di borsa e di banca. Studi giuridici, II ediz., Milano, 1954, p. 367 s.; MOLLE, I contratti bancari, II ediz., in Tratt. di dir. civ. e comm., fondato da Cicu e Messineo, Milano, 1973, p. 175; U. MORERA, Il fido bancario. Profili giuridici, Milano, 1998, p. 195; e, pur con qualche perplessit, PORZIO, Il conto corrente bancario, il deposito e la concessione di credito, in Tratt. di dir. priv. diretto da P. Rescigno, 12, Torino, 1985, p. 923; nonch, in giurisprudenza: Pret. Monza, 3 marzo 1989, in Foro it., 1990, I, 1408; Trib. Milano, 29 ottobre 1987, in Giur. it., 1988, I, 2, 512; App. Milano, 29 maggio 1990, in Mondo bancario, 1990, (6), 51, con nota di MAIMERI, Impignorabilit del fido bancario non utilizzato; e in Dir. banc., 1991, I, 419, con nota di I. P., Sul fido bancario e la sua pignorabilit; e v. anche, in punto, seppur in una prospettiva particolare, Trib. Vallo della Lucania, 5 febbraio 1993, in Fallimento, 1993, 1160; contra: G. COSTANTINO, Sui poteri del giudice dellesecuzione e sul fido bancario quale oggetto di espropriazione, in Foro it., 1990, I, c. 1411. Le somme disponibili per laccreditato non potranno del resto essere oggetto di atti di disposizione inter vivos, n formare oggetto di successione (conf. ARATO, Operazioni bancarie in conto corrente e revocatoria fallimentare delle rimesse, Milano, 1991, p. 92); n potranno poi costituire oggetto di una cessione di credito a terzi (conf.: ALAGNA, Contratti bancari di intermediazione creditizia. Apertura di credito finanziamenti, Milano, 1984, p. 51 s.; V.M. TRIMARCHI, Considerazioni in tema di apertura di credito bancario, in questa Rivista, 1958, I, p. 318). (11) Opposizione, questa, non vincolata dal breve termine di cinque giorni previsto dellart. 617 c.p.c.: atteso che la radicale nullit inficia irrimediabilmente tutti gli atti successivamente compiuti e che pertanto pu essere rilevata in ogni tempo. E cfr.: Cass. 7 aprile 1990, n. 2917, in Foro it., 1991, I, 963; Cass. 9 febbraio 1981, n. 798, in Giust. civ., 1981, I, 968; MANDRIOLI, Corso di diritto processuale civile, III, Torino, 1995, p. 92, nt. 1. E trattandosi di nullit radicale ed insanabile, essa potr essere rilevata anche dufficio, con ordinanza (avente natura di sentenza) ricorribile per cassazione ex art. 111 Cost. (e v. Cass. 24 marzo 1982, n. 1882, in Giust. civ., 1982, I, 2098). (12) Sulla fattispecie, anche per le problematiche connesse alla qualificazione della girata alla banca, cfr. di recente, Cass. 25 luglio 1997, n. 6961, in Foro it., 1997, I, 3582.
(13) Lammissibilit del pignoramento di un credito sottoposto a condizione, seppur inizialmente negata, ora pacificamente ammessa dalla giurisprudenza di legittimit , la quale ritiene sufficiente, a tal fine, che il credito pignorato sia suscettibile di una futura capacit satisfattiva (ammettendo che il pretore condizioni lassegnazione del credito al verificarsi della condizione indicata dal terzo in sede di dichiarazione). Cos: Cass. 7 maggio 1976, n. 1605, in Rep. Foro it., 1976, voce Esecuzione forzata per obbligazioni pecuniarie, n. 21; Cass. 4 dicembre 1987, n. 9027, in Nuova giur. civ., 1988, I, 406; Cass. 25 giugno 1994, n. 6206, in Giust. civ., 1995, I, 462. (14) Rapporto nella prassi usualmente denominato castelletto disponibilit immediata assegni ovvero castelletto salvo buon fine assegni, sulla portata del quale v. recentemente U. MORERA, Il fido bancario. Profili giuridici, cit., p. 190 ss. (15) Quanto qui affermato non smentisce certo i rilievi (di cui al precedente par. 4) relativi alla non pignorabilit del c.d. margine disponibile nellapertura di credito: in quel caso, difatti, non si in presenza di un credito e, quindi, non si pone nemmeno un problema di pignorabilit di un credito condizionato. (16) Si veda, in tema di somme depositate su di un libretto postale, equiparato al libretto di deposito bancario, Cass. 9 febbraio 1981, n. 789, in Giust. civ., 1981, I, 968. (17) Per i termini del dibattito cfr., per tutti: G.F. CAMPOBASSO, voce Deposito. III. Deposito bancario, in Enc. giur. Treccani, Roma, 1988, p. 7 s. (18) Con la conseguenza che il libretto al portatore non potr che essere pignorato, presso il debitore, alla stregua di una cosa, nelle forme e nei luoghi previsti dalla disciplina ordinaria in tema di esecuzione, ovvero quando consta che esso si trovi in un luogo appartenente a terzi (anche la banca) attraverso il pignoramento presso il terzo che possa dichiararne lappartenenza al debitore (art. 513, comma 3, c.p.c.); essendo poi suscettibile di assegnazione al creditore per un valore corrispondente al credito in esso indicato (cfr. V. CORSARO S. BOZZI, Manuale dellesecuzione forzata, cit., p. 248 ss.). (19) Su cui v. TAGARELLI, Le operazioni di pronti contro termine: analisi dei profili tecnici, giuridici, contabili e fiscali, in Studi e informazioni, 1994, (2), p. 169 ss.; e pure BRESCIA MORRA, Aspetti giuridici delle operazioni pronti contro termine, in Riv. dir. comm., 1990, I, p. 779 ss.; BONFATTI, Il contratto pronti contro termine, in AA.VV., La banca e i nuovi contratti nel quadro della 2 direttiva CEE, a cura di De Nova, Milano, 1993, p. 59 segg.. (20) Cfr. Trib. Grosseto, 19 febbraio 1996, in questa Rivista, 1998, II, p. 353, con nota di Pagani, Pronti contro termine e morte del venditore a termine, ove ulteriori riferimenti di dottrina e giurisprudenza (tributaria). (21) Tale lasso temporale, previsto dalla legge (combinato disposto di cui agli artt. 543, comma 3, e 501, c.p.c.) in dieci giorni, risulta attualmente assai pi esteso (anche mesi) per effetto dei ben noti carichi giudiziari che affliggono le preture italiane. (22) Per quanto concerne gli interessi maturati precedentemente alla notifica dellatto di pignoramento ma non ancora contabilizzati, evidente come questi vadano in ogni caso considerati ricompresi nel compendio pignorato (v., in arg.: Cass. 8 marzo 1983, n. 1696, in Rep. Foro it., 1983, voce Esecuzione per obbligazioni pecuniarie, n. 19).
SATTA, Diritto processuale civile, cit., p. 665.
(23) Sensibili al dato esegetico anche COLESANTI, Il terzo debitore nel pignoramento di crediti, cit. p. 402 s. e
(24) Conforme, nella soluzione, seppur con pi sfumato argomentare, oltre ai due autori citt. alla nota che precede, anche G. TARZIA, Loggetto del processo di espropriazione, Milano, 1962, p. 319; nonch, in motivazione, Cass. 24 novembre 1980, n. 6245, in Foro it., 1981, I, 1101. (25) Per i termini del dibattito, cfr. SALANITRO, Le banche e i contratti bancari, in Tratt. di dir. civ. diretto da F. Vassalli, Torino, 1983, p. 153 ss.; RENDA, La contitolarit dei depositi bancari, Padova, 1981, passim. (26) La compensazione in parola , beninteso, soltanto quella operante tra saldi che derivino da distinti rapporti giuridici intercorrenti tra banca e cliente, rapporti che siano poi stati chiusi. Non gi quella che opera allinterno dei singoli rapporti (o conti) in essere tra banca e cliente, la quale non pu a nostro avviso rappresentare una compensazione in senso tecnico-giuridico, bens, soltanto, un fatto meramente contabile (e per tale impostazione, cfr., per tutti: TERRANOVA, Conti correnti bancari e revocatoria fallimentare, Milano, 1982, p. 72; nonch, diffusamente, V. SANTORO, Il conto corrente bancario, in Cod. civ. comm. diretto da Schlesinger, Milano, 1991, p. 117 ss., ove ogni ulteriore riferimento, anche di giurisprudenza). (27) In tal senso anche lorientamento della suprema corte (ad esempio: Cass. 26 settembre 1979, n. 4970, in Foro it., 1980, I, 95; Cass. 8 febbraio 1972, n. 333, ivi, 1972, I, 2514) e della prevalente dottrina (cfr.: SATTA, Commentario al codice di procedura, cit., p. 318; G.A. MICHELI, Compensazione legale e pignoramento, in Studi in onore di Enrico Redenti, II, Milano, 1951, p. 54; G. RICCI, Ingiunzione o forme particolari? Un dubbio in tema di pignoramento, cit., p. 1631 ss.) (28) In tale prospettiva, specialmente V. COLESANTI, Il terzo debitore nel pignoramento di crediti, cit., p. 259 ss., e 491 ss.; ID., voce Pignoramento presso terzi, in Enc. del dir., XXXIII, Milano, 1983, p. 850 ss.; Trib. Milano 21 settembre 1967, in Giur. it., 1967, I, 2, 756, con nota di V. COLESANTI, In tema di opponibilit al creditore pignorante della prescrizione del credito pignorato. (29) In tal senso, tra gli altri: REDENTI, La compensazione dei debiti nei nuovi codici, in Riv. trim. dir. e proc. civ., 1947, p. 16 s.; G.A. MICHELI, Compensazione legale e pignoramento, cit., p. 41 ss.; BIANCA, Diritto civile, 4, Lobbligazione, Milano, 1991, p. 493 ss.; nonch la giurisprudenza di legittimit, ad esempio, e chiaramente: Cass. 21 maggio 1979, n. 2916, in Rep. Foro it., 1979, voce Obbligazioni in genere, n. 41; Cass. 5 giugno 1976, n. 2037, in Giust. civ., 1976, I, 1638. (30) In tale prospettiva, tra i molti, pur con differenti impostazioni: PERLINGIERI, Modi di estinzione delle obbligazioni diversi dalladempimento, in Comm. del cod. civ. a cura di Scialoja e Branca, Bologna-Roma, 1975, p. 284 ss.; U. NATOLI, In tema di compensazione legale secondo il nuovo codice civile, in Foro it., 1948, IV, c. 55 ss.; RAGUSA MAGGIORE, voce Compensazione. (dir. civ.), in Enc del dir., VIII, Milano, 1961, p. 21. (31) Sostenuta, in dottrina, autorevolmente da SATTA, Commentario al codice di procedura, cit., p. 318; conf., in giurisprudenza App. Roma, 27 giugno 1942, in questa Rivista, 1943, II, 42. (32) In tale prospettiva: App. Roma 13 aprile 1948, in questa Rivista, 1948, II, 57, con (alla p. 195) nota adesiva di G.A. MICHELI, Notifica di atto di pignoramento presso una banca a carico di un correntista (v. spec. p. 197).
pagamento dellassegno bancario: conseguenze sul pignoramento di crediti.
(33) Cos Cass. 5 febbraio 1997, n. 1108, in Giust. civ., 1997, I, 2163, con nota di SCHERMI, La funzione di
(34) Ad esempio nel caso di un assegno tratto in favore di un fornitore abituale che risulti aver emesso fattura contabilizzata dal debitore anteriormente alla data di emissione del titolo; ovvero nel caso di un assegno tratto in favore del locatore con fitto a scadenza predeterminata. (35) Cfr., spec.: Cass. 30 maggio 1991, n. 6124, in Foro it., 1992, I, 814; v. anche Pret. Lucera-Torremaggiore, 12 marzo 1993, ivi, 1994, I, 2579. In arg. anche A.A. DOLMETTA, Il conferimento di poteri al soggetto designato a rendere la dichiarazione, Relazione presentata al Convegno ITA di Milano del 20 marzo 1997 su Il pignoramento presso terzi nellattivit bancaria e finanziaria. (36) In tal senso, ad esempio: Cass. 30 maggio 1991, n. 6124, cit.; COLESANTI, Il terzo debitore nel pignoramento di crediti, cit., p. 236 ss.; v. anche MONTESANO, Confessione e astrazione processuale, in Riv. dir. proc., 1951, p. 77 ss. In effetti, il mancato riconoscimento della qualit di parte deriva dalla diretta applicazione al processo di espropriazione de quo degli ordinari princpi in materia di legittimazione (ad agire ed a resistere in giudizio): atteso che soltanto il soggetto investito della legittimazione a dire ed a contraddire nel processo assume la veste di parte dello stesso. E risulta allora evidente come il terzo pignorato non possa mai esser considerato parte del procedimento espropriativo. Egli, infatti, per un verso non risulta (n si assume) titolare di alcuna posizione giuridica soggettiva da tutelare; n, dallaltro, viene colpito direttamente nel suo patrimonio dagli effetti dellespropriazione, giacch la misura giurisdizionale (richiesta al giudice in caso di esito positivo del processo espropriativo) si limita a determinare una divergenza fra originario percettore della prestazione (il debitore esecutato) e colui che invece risulter leffettivo beneficiario della prestazione del terzo (il creditore procedente). Il terzo pignorato, a ben vedere, non essendo parte del processo di espropriazione, assume la veste di soggetto cui la legge impone un mero onere (appunto, lonere di rendere la dichiarazione), il cui mancato assolvimento comporter esclusivamente le conseguenze di cui allart. 548, comma 2, c.p.c.: la trasformazione in parte, nel (successivo) giudizio di accertamento. (37) Cfr., ad esempio, in punto: Cass. 30 maggio 1963, n. 1426, in Foro it., 1963, I, 1387; Cass. 26 settembre 1979, n. 4970, ivi, 1980, I, 95. (38) V., ad esempio: CORDOPATRI, Posizione a tutela del debitor debitoris nel processo di espropriazione, in Riv. dir. proc., 1976, p. 831. (39) Potendo poi il debitor debitoris, in tale giudizio ordinario, contestare il contenuto della dichiarazione soltanto adducendo un errore di fatto ovvero di aver subto violenza (cfr. il combinato disposto di cui agli artt. 2732 e 2735 c.c.); e per uno spunto in tal senso, FAZZALARI, Lezioni di diritto processuale civile. II. Processi di esecuzione forzata, Padova, 1986, p. 52. (40) In arg., conformemente: CORSARO BOZZI, Manuale dellesecuzione forzata, cit., p. 290. (41) E v. espressamente, in tal senso, Cass. 19 settembre 1995, n. 9888, in Corr. giur., 1996, 308, con nota di FRANGINI, Pignoramento di crediti, posizioni soggettive del terzo debitore e tutela del creditore procedente. (42) Per tutti: VACCARELLA VERDE, Codice di procedura civile commentato, I, Torino, 1996, sub art. 96; Cass. 19 settembre 1995, n. 9888, cit..
(43) Non sembra che a tale conclusione possa poi ostare la peculiare circostanza per cui loggetto della tutela aquiliana qui in buona sostanza un diritto di credito (quello, appunto, del creditore procedente). Dottrina e giuriprudenza, come noto, hanno difatti ormai acquisito il principio per cui pu ben rientrare nel novero della risarcibilit ex art. 2043 c.c. anche la lesione di diritti relativi. (44) Per la valutazione della quale, in ipotesi di terzo-banca, appare probabilmente anche applicabile il pi gravoso parametro di cui allart. 1176, comma 2, c.c.. (45) Conf. Cass., sez. un., 18 dicembre 1987, n. 9407, in Giur. it., 1988, I, 1, 537, con nota di ALESSANDRI, Pignoramento presso terzi e tutela aquiliana del credito; Cass. 19 settembre 1995, n. 9888, cit. (in motivazione). (46) Cos PUNZI, Segreto bancario e processo civile, in Bancaria, 1980, p. 137; ma trattasi di posizione isolata ed espressa in epoca di scarsa attenzione alla trasparenza delloperato bancario. (47) Soluzione peraltro congruente, avuto riguardo alla misura della dichiarazione, con quanto esposto pi sopra in ordine allestensione del vincolo (cfr. par. 3). (48) Va tuttavia riferito che lindirizzo della giurisprudenza, in rigida applicazione del principio per cui il pignoramento presso terzi colpirebbe comunque lintero debito del terzo nei confronti dellesecutato, indipendentemente dallentit del credito per il quale si procede, appare nel senso che la dichiarazione del terzo non pu che abbracciare lintegrale credito del debitore esecutato; e v., significativamente, ad esempio: Trib. Genova 29 gennaio 1981, in questa Rivista, 1981, II, 475. (49) Si pensi, ad esempio, ad una situazione che vede banca e cliente in contrasto relativamente al conteggio degli interessi prodotti da un deposito: la banca ben potr evidenziare le proprie ragioni al fine di non vedere assegnate al creditore procedente quelle somme che considera non dovute al cliente debitore esecutato. (50) In argomento, seppur in termini generali e non decisivi per la risoluzione del problema, cfr.: Pret. Milano, 31 marzo 1964, in Foro pad., 1965, I, 397; Cass. 2 agosto 1965, n. 1863, in Giur. it., 1965, I, 1, 1301; Cass. 18 marzo 1982, n. 1783, in Rep. Foro it., 1982, voce Esecuzione in genere, n. 17; Cass. 24 luglio 1987, n. 6433, ivi, 1987, voce Competenza civile, n. 99. (50 bis) [aggiornamento successivo alla pubblicazione]: principio accolto ormai anche dalla giurisprudenza di merito: v. Trib. Roma, ordinanza 7 dicembre 2006. (51) Tempi la cui ragionevolezza potr oggi essere valutata con maggior rigore rispetto al passato alla luce delle notevoli possibilit offerte dalle tecnologie informatiche.
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