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Timestamp: 2019-06-20 21:14:10+00:00
Document Index: 67658069

Matched Legal Cases: ['art. 1161', 'art. 1161', 'art. 632', 'art. 632', 'art. 176', 'art. 176', 'art. 30', 'art. 544', 'art. 30', 'art. 544', 'art. 624', 'art. 625', 'art. 625', 'art. 625', 'art. 23', 'art. 633', 'art. 633', 'art. 625', 'art. 23', 'art. 23', 'art. 20', 'art. 20']

Il reato di innovazioni abusive in area demaniale occupata legalmente che non determinino ampliamento dell'area cessa l'ultimazione delle opere
Se le innovazioni non autorizzate in area demaniale occupata legalmente non determinino alcun abusivo ampliamento dell'area occupata, è configurabile il solo reato di realizzazione abusiva di innovazioni in area demaniale, di natura non permanente perchè la consumazione cessa con l'ultimazione delle opere che costituiscono un'innovazione non autorizzata; il permanere delle innovazioni, infatti, è un semplice effetto naturale della condotta dell'agente e non già, come l'occupazione, un evento che si protrae nel tempo con la permanente violazione della legge, sicchè il termine prescrizionale comincia a decorrere dall'ultimazione dell'innovazione abusiva.
Il furto di ceppaie in area boschiva demaniale è reato formale e di pericolo: non dipende dal danno arrecato al paesaggio
Il tentato furto di ceppaie in area boschiva demaniale, che reca pregiudizio a beni sottoposti a vincolo ambientale in assenza del prescritto nulla osta regionale, è reato di natura formale e di pericolo, venendo sanzionata la mera violazione del divieto di intervento in determinate zone vincolate senza la preventiva autorizzazione, indipendentemente dal danno arrecato al paesaggio.
La realizzazione di opere assentite ma realizzate in luogo diverso da quello contemplato dal titolo autorizzativo integra il reato di cui all'art. 1161 c.n.
Anche la realizzazione di opere assentite, ma realizzate in luogo diverso rispetto a quello contemplato dal titolo autorizzativo, integra il reato previsto dall'art. 1161 c.n., dal momento che l'autorizzazione delimita e precisa - sia dal punto di vista temporale che spaziale - il tipo di intervento consentito al privato in ambito demaniale.
Se la concessione è ritenuta illegittima si può confermare il sequestro preventivo di uno stabilimento balneare per il reato di occupazione abusiva del demanio marittimo
In materia di occupazione del demanio marittimo, è legittimo il provvedimento di conferma del sequestro preventivo di uno stabilimento balneare per il reato previsto dagli artt. 54 e 1161 c.n., previa disapplicazione della concessione demaniale ritenuta illegittima dal giudice penale.
Il mantenimento di un manufatto oltre la scadenza del termine indicato nella concessione demaniale marittima integra il reato di cui agli artt. 54 e 1161 c.n.
È arbitraria l'occupazione del demanio marittimo protrattasi oltre la scadenza della concessione sino al rilascio della nuova, pur se già richiesta, con la conseguente sussistenza degli indizi del reato di cui agli artt. 54 e 1161 c.n., per effetto ed in conseguenza del mantenimento di un manufatto realizzato oltre la scadenza del termine indicato nella concessione.
Per il reato di abusiva occupazione di spazio demaniale non è necessaria l'esclusione della fruibilità per i potenziali utenti: basta una condotta che la limiti
Per la configurabilità del reato di abusiva occupazione di spazio demaniale non è affatto necessario che l'attività di ostacolo all'uso pubblico venga realizzata in modo da escludere la fruibilità da parte dei potenziali utenti, essendo sufficiente una condotta che limiti o comprima detto uso, poichè il bene giuridico tutelato dalla norma è costituito dall'interesse della collettività ad usare pienamente l'area demaniale.
Il reato di ostruzione dell'alveo di un torrente ex art. 632 c.p. può assumere carattere permanente qualora si manifesti con una ininterrotta attività dell'agente
Il delitto di cui all'art. 632 c.p. è, di regola, reato istantaneo perchè si consuma nel momento stesso in cui si attua la modificazione dello stato dei luoghi; tuttavia, può assumere carattere permanente qualora necessiti, perchè perdurino gli effetti della modifica, una ininterrotta attività dell'agente.
L'art. 176 del d.lgs. 42/2004 non richiede la previa sottrazione al detentore dei beni archeologici, ma solo quella dell'impossessamento di essi
La fattispecie di cui al D.Lgs. n. 42 del 2004, art. 176 non richiede la previa sottrazione al detentore dei beni archeologici, ma solo quella dell'impossessamento di essi, per la fondamentale ragione che, prima del nuovo ritrovamento, i beni archeologici non sono detenuti da alcuno e, una volta ritrovati, appartengono ipso iure al patrimonio indisponibile dello Stato.
Chi subentra ad un ascendente nel possesso di un bene demaniale non commette il delitto di invasione di terreni o di edifici
Non integra il delitto di invasione di terreni o di edifici la condotta di chi continui a possedere un bene demaniale per essere subentrato nel possesso di esso a un ascendente.
Tra il reato di uccellagione di cui alla l. n. 157/1992, art. 30 e quello di maltrattamento di animali di cui all'art. 544-ter c.p. non sussiste rapporto di specialità
Tra il reato di uccellagione di cui alla L. n. 157 del 1992, art. 30 e quello di maltrattamento di animali previsto dall'art. 544-ter c.p. non sussiste rapporto di specialità, in quanto le due disposizioni di legge non disciplinano la stessa materia, tutelando beni giuridici diversi, la fauna selvatica quale patrimonio indisponibile dello Stato nel caso della contravvenzione ed il sentimento per gli animali, nel caso del delitto.
È furto la sottrazione di materiale calcareo da una cava dismessa di proprietà demaniale in assenza di un'espressa autorizzazione dell'ente titolare del diritto
La sottrazione di materiale calcareo da una cava dismessa, di proprietà demaniale, in assenza di un'espressa autorizzazione dell'ente titolare del diritto, e, dunque, al di fuori del suo controllo, integra l'impossessamento di una cosa mobile altrui configurando la fattispecie di furto ex art. 624 c.p. e art. 625 c.p., n. 2 e 7; è irrilevante della circostanza che il materiale fosse destinato alla realizzazione di lavori appaltati dallo stesso ente comunale.
L'allacciamento abusivo alla rete elettrica tramite un cavo volante è furto aggravato ai sensi dell'art. 625 c.p., n. 2
Costituisce mezzo fraudolento, e pertanto integra l'aggravante al reato di furto di cui all'art. 625 c.p., n. 2, l'allacciamento abusivo alla rete elettrica tramite un cavo volante.
L'impossessamento abusivo dell'acqua convogliata nelle condutture dell'acquedotto municipale integra il reato di furto aggravato
L'impossessamento abusivo dell'acqua convogliata nelle condutture dell'acquedotto municipale integra il reato di furto aggravato e non la violazione amministrativa prevista dal D.Lgs. 11 maggio 1999, n. 152, art. 23 che si riferisce alle sole acque pubbliche, ossia ai flussi non ancora convogliati in invasi o cisterne.
Integra il reato di cui all'art. 633 c.p. l'invasione di terreni pubblici di qualsiasi natura, non solo agricoli
Ai fini dell'integrazione della fattispecie prevista deal'art. 633 cod. pen., l'invasione di "terreni... pubblici" può realizzarsi su qualunque tipo di "suolo pubblico" o di "superficie pubblica", e certamente non può essere ristretta solo con riferimento a terreni agricoli.
L'asporto di rami e tronchi da querce secolari ubicate in zona demaniale esposti alla pubblica fede configura una fattispecie di furto aggravato
Nel caso di asporto di rami e tronchi da querce secolari ubicate in zona demaniale, essi dovevano ritenersi esposti alla pubblica fede, in ragione delle loro qualità e, quindi, principalmente per destinazione, oltre che per necessità naturale, con la conseguente configurabilità della fattispecie di furto aggravato ex art. 625 c.p., n. 7.
L'impossessamento abusivo delle acque già convogliate nelle condutture dell'acquedotto municipale integra il reato di furto aggravato
L'impossessamento abusivo delle acque già convogliate nelle condutture dell'acquedotto municipale integra il reato di furto aggravato, e non già la violazione amministrativa prevista dal D.Lgs. n. 152 del 1999, art. 23 che si riferisce soltanto alle acque pubbliche, ossia ai flussi non ancora convogliati in vasi o cisterne.
La sottrazione dalla rete idrica comunale di acque potabili contro la volontà del comune integra il reato di furto aggravato e non una violazione amministrativa
La sottrazione dalla rete idrica comunale di acque potabili contro la volontà del comune che le immette nella rete e ne consente il prelievo dietro il pagamento di un canone a consumo integra il reato di furto aggravato e non la violazione amministrativa prevista dal D.Lgs. 11 maggio 1999, n. 152, art. 23, che si riferisce alle sole acque pubbliche, ossia ai flussi non ancora convogliati in invasi o cisterne.
Il delitto di occupazione arbitraria del suolo pubblico non è in rapporto di specialità con l'illecito amministrativo di occupazione della sede stradale ex art. 20 c.d.s.
Il delitto di occupazione arbitraria del suolo pubblico si configura attraverso la turbativa del possesso che realizzi un apprezzabile depauperamento delle facoltà di godimento del terreno o dell'edificio da parte del titolare dello "ius excludendi", secondo quella che è la destinazione economico-sociale del bene o quella specifica ad essa impressa dal "dominus" ed esso non si pone in rapporto di specialità con l'illecito amministrativo previsto dal D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285, art. 20 (occupazione della sede stradale), essendo diversa l'obbiettività giuridica delle due norme, la prima in quanto posta a tutela del patrimonio, l'altra della sicurezza della circolazione stradale.
Si vede che lo sport rende gli uomini cattivi, facendoli parteggiare per il più forte e odiare il più debole (Alberto Moravia)