Source: http://bancheclienti.ilcaso.it/codice_civile/1375
Timestamp: 2018-05-26 15:24:34+00:00
Document Index: 78161558

Matched Legal Cases: ['e contrario', 'sentenza ', 'art. 1375', 'art. 1375', 'art. 33', 'art. 117', 'art. 1456', 'art. 1175', 'art. 1456', 'e contrario', 'art. 1375', 'art. 1456', 'art 119', 'art 119', 'art 119', 'art. 23', 'art. 1375', 'art. 1175', 'art. 1175', 'art. 1375', 'art. 2', 'art. 1375', 'art. 1453', 'art. 1375']

Esecuzione di buona fede
I. Il contratto deve essere eseguito secondo buona fede.
Inadeguatezza dell’operazione – Mancata informativa – Risoluzione del contratto e risarcimento del danno.
L’omissione di puntuale informativa al cliente in ordine all’inadeguatezza dell’operazione costituisce grave inadempimento contrattuale e comporta la risoluzione del contratto ed il conseguente risarcimento del danno. (Corte d'Appello di Brescia) (riproduzione riservata) Appello Brescia, 11 Gennaio 2018. Segue...
Intermediazione finanziaria - Operazioni sul mercato del Forex - Separazione patrimoniale - Collegamento negoziale - Occasionalità necessaria - Obblighi della Banca depositaria.
Contratto di mutuo – Interessi – Usurarietà sopravvenuta – Esclusione della nullità o inefficacia della clausola di determinazione degli interessi – Buona fede e correttezza nell'esecuzione del contratto.
Allorché il tasso degli interessi concordato tra mutuante e mutuatario superi, nel corso dello svolgimento del rapporto, la soglia dell'usura come determinata in base alle disposizioni della legge n. 108 del 1996, non si verifica la nullità o l'inefficacia della clausola di determinazione del tasso degli interessi stipulata anteriormente all'entrata in vigore della predetta legge, o della clausola stipulata successivamente per un tasso non eccedente tale soglia quale risultante al momento della stipula; né la pretesa del mutuante di riscuotere gli interessi secondo il tasso validamente concordato può essere qualificata, per il solo fatto del sopraggiunto superamento di tale soglia, contraria al dovere di buona fede nell'esecuzione del contratto. (Giuseppe Caramia) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 19 Ottobre 2017, n. 24675. Segue...
Società – Deliberazioni dell’assemblea – Abuso o eccesso di potere – Principi di correttezza, buona fede contrattuale e di collaborazione – Perseguimento di un interesse personale antitetico a quello sociale – Intenzionale attività fraudolenta dei soci di maggioranza diretta a provocare la lesione dei diritti di partecipazione e degli altri diritti patrimoniali dei soci di minoranza.
Nel nostro ordinamento societario non esiste una norma che identifichi espressamente una fattispecie di abuso nelle deliberazioni assembleari; tale fattispecie è tuttavia configurabile riferendola alla "regola" di maggioranza, per indicare un uso di tale regola non conforme a quei limiti alla sua applicazione che siano desumibili o da un principio implicito dell'ordinamento oppure da un enunciato normativo espresso ovvero ancora da una clausola generale.
La figura dell'abuso di potere rappresenta, quindi, un limite al principio maggioritario vigente nel diritto societario, corrispondente al principio generale dell'ordinamento giuridico secondo il quale è vietato abusare dei propri diritti e, quindi, fare di essi un esercizio emulativo.
I principi di correttezza, di buona fede contrattuale e di collaborazione, che devono informare l'opera dei soci nell'organizzazione della società, sono il fondamento per riconoscere la figura dell'abuso di potere quale elemento invalidante le deliberazioni assembleari finalizzate esclusivamente a favorire la maggioranza a danno della minoranza, con la precisazione che il canone della buona fede in senso oggettivo non impone ai soggetti un comportamento a contenuto prestabilito, ma rileva soltanto come limite esterno all'esercizio di una pretesa, essendo finalizzato al contemperamento degli opposti interessi i quali, nel dinamismo proprio dell'ordinamento societario, sono destinati a trovare adeguata composizione nell'ambito del procedimento deliberativo. La regola di maggioranza prescrive, dunque, al socio non di esercitare il diritto di voto in funzione di un predeterminato interesse, ma di esercitarlo liberamente e legittimamente per il perseguimento del proprio interesse fino al limite dell'altrui potenziale danno.
Sulla base di tali principi, è da rilevare che l'abuso o eccesso di potere è causa di annullamento o invalidità delle deliberazioni assembleari allorquando la delibera non trovi alcuna giustificazione nell'interesse della società e costituisca una deviazione dell'atto dallo scopo economico-pratico del contratto di società, per essere il voto ispirato al perseguimento da parte dei soci di maggioranza di un interesse personale antitetico rispetto a quello sociale ovvero quando costituisca il portato di una intenzionale attività fraudolenta dei soci di maggioranza diretta a provocare la lesione dei diritti di partecipazione e degli altri diritti patrimoniali spettanti ai soci di minoranza uti singuli. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 31 Marzo 2017. Segue...
Società di capitali – Impugnazione delle delibere assembleari – Abuso di potere – Nozione.
Nel nostro ordinamento societario non esiste una norma che identifichi espressamente una fattispecie di abuso nelle deliberazioni assembleari. La figura del’abuso di potere rappresenta un limite al principio maggioritario vigente nel diritto societario, corrispondente al principio generale dell’ordinamento giuridico secondo il quale è vietato abusare dei propri diritti e quindi fare di essi un esercizio emulativo.
Il riconoscimento della figura dell’abuso di potere trova il suo fondamento nel riconoscimento della società come contratto. I soci devono eseguire il contratto secondo il principio di buona fede e correttezza nei loro rapporti reciproci, ai sensi degli artt.1175 e 1375 c.c..
L’abuso o eccesso di potere è causa di annullamento/invalidità delle deliberazioni assembleari allorquando la delibera non trovi alcuna giustificazione nell’interesse della società e costituisca una deviazione dell’atto dallo scopo economico-pratico del contratto di società, per essere il voto ispirato al perseguimento da parte dei soci di maggioranza di un interesse personale antitetico rispetto a quello sociale ovvero quando costituisca il portato di una intenzionale attività fraudolenta dei soci di maggioranza diretta a provocare la lesione dei diritti di partecipazione e degli altri diritti patrimoniali spettanti ai soci di minoranza uti singuli. I due requisiti testé evidenziati non sono richiesti congiuntamente, ma in alternativa.
È comunque necessaria la dimostrazione di un esercizio “fraudolento” ovvero “ingiustificato” del potere di voto, dovendo l’abuso concretarsi nella intenzionalità specificamente dannosa del voto, ovvero nella compressione degli altrui diritti in assenza di apprezzabile interesse del votante. La prova è onere della parte che assume l’illegittimità della deliberazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 31 Marzo 2017. Segue...
Contratti di garanzia - Fideiussione - Limite del rischio del fideiussore - violazione del dovere di buona fede e correttezza nell’esecuzione del contratto - Eccezione opponibili - Applicabilità.
Centrale Rischi di Banca d'Italia - Segnalazione a sofferenza - Presupposti - Obblighi dell'intermediario
Il danno derivante da illegittima segnalazione a sofferenza, sia nella sua componente patrimoniale che in quella morale e d'immagine, è sempre in re ipsa. La liquidazione del danno può operare unicamente ricorrendo a criteri equitativi e/o forfetari. (Giuseppe Angiuli) (riproduzione riservata) Tribunale Bari, 11 Gennaio 2017. Segue...
Contratti - Effetti del contratto - Esecuzione di buona fede - Credito nascente da un unico rapporto obbligatorio - Proposizione di due diversi giudizi, uno monitorio ed uno ordinario, per riscuotere l'unico credito - Frazionamento giudiziale contrario alla buona fede - Esclusione - Fondamento.
L'attore che, a tutela di un credito nascente da un unico rapporto obbligatorio (nella specie per il pagamento di compensi professionali), agisce, dapprima, con ricorso monitorio, per la somma già documentalmente provata, e, poi, in via ordinaria, per il residuo, non viola il divieto di frazionamento di quel credito in plurime domande giudiziali, e non incorre, pertanto, in abuso del processo, - quale sviamento dell'atto processuale dal suo scopo tipico, in favore di uno diverso ed estraneo al primo - stante il diritto del creditore a ricorrere ad una tutela accelerata, mediante decreto ingiuntivo, per la parte di credito assistita dai requisiti per la relativa emanazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 07 Novembre 2016, n. 22574. Segue...
Contratto di affidamento bancario – Recesso da parte della banca – Prova dell’arbitrarietà.
[Nella fattispecie, la Suprema Corte ha cassato la sentenza impugnata rinviandola alla Corte d’Appello, la quale, nel dubbio sulla valutazione del patrimonio residuo del debitore, e in mancanza di ulteriori allegazioni di allarme sulla sua solvibilità, avrebbe dovuto quantomeno disporre una CTU estimativa.] (Chiara Bosi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 24 Agosto 2016, n. 17291. Segue...
Società a responsabilità limitata – Responsabilità dei soci che abbiano intenzionalmente deciso o autorizzato il compimento di atti dannosi per la società, i soci o i terzi – Individuazione dell’elemento psicologico – Intenzionalità del decidere – Correttezza e buona fede.
Spunti in tal senso si possono ricavare dalla giurisprudenza di legittimità (cfr. Cass., sez. I, 12 dicembre 2005, n. 27387; Cass., sez. I, 11 giugno 2003, n. 9353) che, seppur elaborata in materia di impugnazione di delibere di società per azioni, evidenzia un principio di fondo di generale applicazione in ordine alla buona fede in senso oggettivo (art. 1375 c.c.), alla cui osservanza deve essere improntata l'esecuzione del contratto di società; se è previsto ex art. 1375 c.c. che il contratto deve essere eseguito in buona fede, è allora evidente che tutte le determinazioni e decisioni dei soci, assunte formalmente o informalmente durante lo svolgimento del rapporto associativo, debbono essere considerate come veri e propri atti di esecuzione e devono conseguentemente essere valutate nell'ottica della tendenziale migliore attuazione del contratto sociale. Dunque, ai fini che qui rilevano, è da considerare antigiuridico anche un atto che in concreto si presenti espressione dell'inosservanza dell'obbligo di fedeltà allo scopo sociale e/o del dovere di correttezza e buona fede nell'esecuzione del contratto sociale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 01 Giugno 2016. Segue...
Mutuo e finanziamento - Foro del consumatore - Mediazione obbligatoria - TAEG ‑ Indeterminatezza - Nullità clausola - Sussistenza - Tassi BOT - Buona fede - Onorario - Mediazione avvocato - Sussistenza.
Per i Giudizi in materia bancaria sussiste l'obbligo di esperire il tentativo di mediazione così come previsto dal D. LGS. 28/2010 sia per le controversie di competenza del Tribunale che del Giudice di Pace.
Inoltre qualora l'istante rivesta la qualifica di consumatore si applica l'art. 33 Cod. Cons., per cui la competenza territoriale spetta al Giudice del luogo di residenza o domicilio del consumatore (cfr. Cass. SS. UU. 14669/03).
La pratica commerciale, secondo cui in un contratto di finanziamento viene indicato un TAEG inferiore rispetto a quello realmente applicato, si qualifica come "pratica commerciale ingannevole" in quanto fornisce al consumatore medio una falsa informazione inducendolo ad assumere una decisione che altrimenti non avrebbe preso (Corte Giust. U.E. 15/01/12 C540/10).
La nullità della clausola relativa ai costi collegati all'erogazione non inficia la validità del contratto ma va dichiarata la nullità della clausola contrattuale relativa agli interessi e, in virtù di quanto espressamente indicato dall'art. 117 comma 7 TUB, va applicata la sostituzione del tasso applicato con quello minimo dei BOT nei dodici mesi antecedenti la stipula del contratto. (Rosita Magazzeno) (riproduzione riservata) Giudice di Pace Buccino, 25 Gennaio 2016. Segue...
Clausola risolutiva espressa – Pronuncia dichiarativa ex art. 1456 c.c. – Presupposti – Principio della buona fede .
Anche in presenza di clausola risolutiva espressa, i contraenti sono tenuti a rispettare il principio generale della buona fede ed il divieto di abuso del diritto, preservando l'uno gli interessi dell'altro. Il potere di risolvere di diritto il contratto avvalendosi della clausola risolutiva espressa, in particolare, è necessariamente governato dal principio di buona fede, da tempo individuato dagli interpreti sulla base del dettato normativo (art. 1175, 1375, 1356, 1366, 1371, c.c., ecc.) come direttiva fondamentale per valutare l'agire dei privati e come concretizzazione delle regole di azione per i contraenti in ogni fase del rapporto (precontrattuale, di conclusione e di esecuzione del contratto). Il principio di buona fede si pone allora, nell'ambito della fattispecie dell'art. 1456 c.c., come canone di valutazione sia dell'esistenza dell'inadempimento, sia del conseguente legittimo esercizio del potere unilaterale di risolvere il contratto, al fine di evitarne l'abuso ed impedendone l'esercizio ove contrario ad essa (ad esempio escludendo i comportamenti puramente pretestuosi, che quindi non riceveranno tutela dall'ordinamento). Dunque, pure in presenza della clausola risolutiva espressa, per il contraente non inadempiente vige il precetto generale ex art. 1375 c.c., il quale gli impone in primis di valutare la condotta di controparte in tale prospettiva collaborativa; quindi, sarà il giudice a dover valutare le condotte in concreto tenute da entrambe le parti del rapporto obbligatorio, allorché sia adito con la domanda volta alla pronuncia dichiarativa ex art. 1456 c.c. (cfr. Cass. 6 febbraio 2007, n. 2553); e, se da tale valutazione risulti che la condotta del debitore, pur realizzando sotto il profilo materiale il fatto contemplato dalla clausola risolutiva espressa, è conforme al principio della buona fede, ciò lo condurrà ad escludere la sussistenza dell'inadempimento tout court e, quindi, dei presupposti per dichiarare la risoluzione del contratto. L'inadempimento all'obbligazione, contrattualmente previsto come integrativo del potere di provocare in via potestativa la risoluzione del contratto, deve cioè essere effettivo, perché la previsione negoziale è da interpretare ed eseguire secondo buona fede. Il tema, quindi, attiene non al requisito soggettivo della colpa, ma a quello oggettivo della condotta inadempiente, che in concreto manca, laddove essa – secondo una lettura condotta alla stregua del canone della buona fede - risulti in concreto inidonea ad integrare la fattispecie convenzionale, onde implausibile, secondo il medesimo canone, risulti l'esercizio del diritto di risoluzione da parte dell'altro contraente. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 23 Novembre 2015, n. 23868. Segue...
Inadempimento protratto nel tempo – Legittimità segnalazione alla Centrale Rischi.
E' legittima la segnalazione alla Centrale Rischi della Banca d'Italia in caso di inadempimento protratto nel tempo, e ciò a prescindere dall'esistenza di garanzie reali e personali poste a presidio dei crediti e dall'essere il debitore proprietario di immobili che non garantiscono il pagamento immediato della posizione debitoria ma solo il soddisfacimento a seguito di eventuale riscossione coattiva del credito. (Gaetano Giglio) (riproduzione riservata) Tribunale Bari, 08 Ottobre 2015. Segue...
La ratio ispiratrice (dell'art 119 TUB ndr) è quella di permettere al correntista di verificare la corrispondenza tra le condizioni economiche normative cristallizzate nel contratto e quanto compiuto dalla banca durante l'esecuzione del rapporto. (Nicola Stiaffini) (riproduzione riservata)
Il termine “singole operazioni” non deve essere inteso in senso letterale, per non correre il rischio di imporre al cliente il diabolico onere di indicare gli estremi (ad esempio data e natura) di una operazione di cui non ha riscontro contabile, vanificando di fatto quella tutela che il legislatore ha inteso, invece, garantire (…) il diritto previsto dal quarto comma dell'art 119 tub si configura come un diritto sostanziale, la cui tutela è garantita come situazione giuridica finale e non strumentale. (Nicola Stiaffini) (riproduzione riservata)
Abuso del diritto - Assenza di previsione generale codicistica - Esistenza di specifiche disposizioni - Configurabilità comunque di un principio generale - Sussiste
Abuso del diritto - Alterazione della funzione oggettiva dell’atto - Violazione della buona fede oggettiva - Sussiste
Abuso del diritto - Elementi costitutivi.
Pur se il codice civile non contiene una previsione generale di divieto di esercizio del diritto in modo abusivo, ma solo specifiche disposizioni in cui viene sanzionato l’abuso con riferimento all’esercizio di determinate posizioni soggettive, da tali singole ipotesi può enuclearsi un principio generale di divieto di esercizio del diritto in modo abusivo. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)
Si ha abuso del diritto in tutti quei casi in cui si verifica un’alterazione della funzione obbiettiva dell’atto rispetto al potere di autonomia che lo configura, o perché si registra un’alterazione del fattore causale, o perché si realizza una condotta contraria alla buona fede ovvero comunque lesiva della buona fede altrui. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)
Gli elementi costitutivi dell’abuso sono tre: la titolarità di un diritto soggettivo, con possibilità di un suo utilizzo secondo una pluralità di modalità non rigidamente predeterminate; l’esercizio concreto del diritto in modo rispettoso della cornice attributiva, ma censurabile rispetto ad un criterio di valutazione giuridico od extragiuridico; la verificazione, a causa di tale modalità di utilizzo, di una sproporzione ingiustificata tra il beneficio del titolare ed il sacrificio cui è costretta la controparte. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 16 Giugno 2015. Segue...
Ricorso monitorio consegna documentazione bancaria art 119 TUB - Legittimazione del fideiussore - Consegna documenti.
Contratto di somministrazione - Attribuzione al lavoratore somministrato di mansioni diverse da quelle previste nel contratto di somministrazione - Legittimità - Rispetto dei principi di correttezza e buona fede - Sussistenza.
Dall’art. 23, co. 6^, d. lgs. n. 276/2003 e dalla prevista possibilità di adibizione a mansioni diverse durante l’utilizzazione del lavoratore che resta pur sempre dipendente dell’impresa di somministrazione si evince che il legislatore considera questa come un’evenienza del tutto lecita, che – come tale – non incide sulla validità dei contratti (commerciale e di lavoro) collegati, ma solo sulla responsabilità dell’utilizzatrice.
[…] la norma va letta in combinato disposto con i principi di correttezza e buona fede nell’esecuzione del contratto (art .1375 c.c.). (Fabrizio Daverio) (riproduzione riservata) Appello Roma, 31 Gennaio 2015. Segue...
Società responsabilità limitata - Responsabilità del socio - Caratteristiche - Elemento intenzionale - Riferimento alla condotta dannosa indipendentemente dal danno - Atti o comportamenti posti in essere anche fuori dalle incombenze formalmente previste per legge o per statuto - Antigiuridicità dell'atto - Atto lecito esercitato in modo abusivo con finalità non riconducibile allo scopo pratico posto a fondamento del contratto sociale - Principio generale del neminem laedere - Esecuzione del contratto secondo buona fede.
In tema di responsabilità del socio di società a responsabilità limitata ai sensi dell'articolo 2476, comma 7, c.c. appare preferibile la tesi che ricollega il sorgere della responsabilità alla intenzionalità della decisione con riferimento non al danno bensì all'atto compiuto, ossia alla condotta dannosa posta in essere dall’amministratore in concorso con il socio. L’intenzionalità è, quindi, costituita dalla piena coscienza di compiere quell’atto decisionale o autorizzatorio potenzialmente dannoso e, in definitiva, dalla riferibilità psicologica dell’atto al socio.
Dunque deve trattarsi di atti o comportamenti, posti in essere dai soci nella fase decisionale anche fuori dalle incombenze formalmente previste per legge o per statuto e tali da supportare intenzionalmente l’azione illegittima e dannosa poi posta in essere dagli amministratori; inoltre è sufficiente che vi sia la consapevolezza, frutto di conoscenza o di esigibile conoscibilità, da parte del socio dell’antigiuridicità dell’atto e che, nonostante ciò, costui partecipi alla fase decisionale finalizzata al successivo compimento di quell’atto da parte dell’amministratore. L’antigiuridicità dell’atto viene a configurarsi non solo quando l’atto deciso è contrario alla legge o all’atto costitutivo della società, ma anche quando l’atto, pur se di per sé lecito, è esercitato in modo abusivo, cioè con una finalità non riconducibile allo scopo pratico posto a fondamento del contratto sociale.
Pertanto, oltre che al rispetto della legge e del principio generale del neminem laedere, i soci sono pur sempre tenuti ad osservare i doveri di correttezza e buona fede nei confronti della società, degli altri soci e dei terzi e devono comunque evitare di compiere o di concorrere a compiere un atto che, se pur astrattamente lecito, possa di fatto risultare dannoso per gli altri soci, p.es. di minoranza, e nel contempo essere privo di un vantaggio apprezzabile per la società (spunti in tal senso si possono ricavare dalla giurisprudenza di legittimità: Cassazione civile, sez. I, 12 dicembre 2005, n. 27387; Cassazione civile, sez. I, 11 giugno 2003, n. 9353; che, seppur elaborata in materia di impugnazione di delibere di società per azioni, evidenzia un principio di fondo di generale applicazione in ordine alla buona fede in senso oggettivo (art. 1375 c.c.), alla cui osservanza deve essere improntata l’esecuzione del contratto di società.
Se, ai sensi 1375 c.c. il contratto deve essere eseguito in buona fede, è evidente che tutte le determinazioni e decisioni dei soci, assunte formalmente o informalmente durante lo svolgimento del rapporto associativo, debbono essere considerate come veri e propri atti di esecuzione e devono conseguentemente essere valutate nell’ottica della tendenziale migliore attuazione del contratto sociale. Dunque, ai fini che qui rilevano, è da considerare antigiuridico anche un atto che in concreto si presenti espressione dell’inosservanza dell’obbligo di fedeltà allo scopo sociale e/o del dovere di correttezza e buona fede nell’esecuzione del contratto sociale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 19 Novembre 2014. Segue...
Offerta ritenuta non congrua – Comportamento del creditore secondo correttezza e buona fede – Mancato incasso e mancata restituzione del mezzo di pagamento – Conseguenze.
Nel caso in cui un assegno integrante una offerta ritenuta non congrua da parte del creditore, se dimostratane la effettiva e concreta insufficienza, non si rivela idoneo ad estinguere integralmente la pretesa creditoria anche se il debitore abbia inteso, con l’invio di esso, tacitare ogni danno che si assuma lamentato, e non fa venire meno il diritto del creditore a conseguire quanto ancora a lui eventualmente dovuto, si rivela conforme a correttezza e buona fede la condotta del creditore che o proceda ad incassare il relativo importo ed avviare azione esecutiva per il conseguimento della differenza residua che assuma ancora a lui dovuta, ovvero restituisca l’assegno azionando il titolo per l’intero importo; per converso, si rivela contrario ai richiamati canoni il comportamento del creditore che trattenga il titolo, limitandosi esclusivamente a lamentarne la incongruità, senza incassarlo e senza restituirlo al debitore, anche perché, se pure nelle more il titolo fosse scaduto risultando quindi non più incassabile, in ogni caso il preteso creditore avrebbe potuto porlo a base di un’azione esecutiva o, quantomeno, richiedere ingiunzione di pagamento sulla scorta di esso, per cui le conseguenze di tale inerzia del creditore, quali ad esempio la scadenza dell’assegno e l’impossibilità di incassarlo, non potranno essere imputate al debitore, dovendo invece gravare esclusivamente sul creditore, indipendentemente dal fatto che esse integrino o meno gli estremi della mora credendi. (Gianluca Cascella) (riproduzione riservata) Appello Napoli, 24 Ottobre 2014. Segue...
Contratti di borsa - Sollecitazione al pubblico risparmio - Doveri della banca - Correttezza e buona fede - Notizie riservate - Obblighi di informazione degli investitori - Responsabilità - Sussistenza.
In tema di appello al pubblico risparmio i principi di correttezza e di buona fede nei rapporti commerciali e contrattuali, di cui agli art. 1175 e 1375 cod. civ., impongono che l'offerta di titoli di partecipazione avvenga con modalità che consentano al contraente-investitore di effettuare una corretta analisi dell'offerta e della convenienza dell'operazione, dovendo escludersi che l'intento speculativo normalmente perseguito nelle operazioni di borsa esima l'altro contraente da alcuno degli elementari doveri di correttezza, sicché la banca che si trovi in posizione di vantaggio informativo, comunque acquisito, ha il dovere di non approfittarne in danno altrui, pena altrimenti la propria responsabilità. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 03 Luglio 2014. Segue...
Borsa - Mercato borsistico - Disponibilità di notizie riservate - Sfruttamento a proprio vantaggio - Danno subito dagli altri operatori, sebbene in posizione indipendente dall'operatore deviante - Risarcibilità - Fondamento.
I doveri di correttezza e trasparenza che, in virtù della complessiva disciplina del mercato borsistico, devono connotare il comportamento degli operatori finanziari hanno un ambito di applicazione più ampio rispetto alle norme del codice civile in tema di correttezza e buona fede, dettate con riferimento al singolo rapporto obbligatorio (art. 1175 cod. civ.) od al singolo contratto (art. 1375 cod. civ.), in quanto tendono a garantire la regolare formazione dei prezzi degli strumenti finanziari sul mercato a vantaggio di chiunque si trovi a contrattare sulla base di quei prezzi, in un dato momento, pur se in posizione indipendente dall'operatore deviante; l'art. 2 della legge 17 maggio 1991 n. 157 costituisce una particolare manifestazione dei suddetti doveri e ne prescrive per l'appunto il rispetto generalizzato quale modalità diretta a garantire la correttezza dell'appello al pubblico risparmio, sicché del danno da omessa informazione nei confronti degli investitori - costituito dal minor valore del titolo rispetto all'importo pagato per acquistarlo - rispondono le banche solidalmente a prescindere da un rapporto diretto con gli stessi. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 03 Luglio 2014. Segue...
Contratto di mutuo - Accettazione da parte della banca del pagamento delle rate di mutuo in misura inferiore a quella pattuita - Comportamento contrario alla volontà di avvalersi della clausola risolutiva espressa - Notifica dell'atto di precetto - Violazione dei principi di buona fede e correttezza nell'adempimento dell'esecuzione del contratto..
E' contrario ai principi di buona fede e correttezza nell'adempimento e nell'esecuzione del contratto il comportamento della banca che, dopo aver accettato dal coobbligato il pagamento, per oltre tre anni, della metà della rata di mutuo, dia corso all'azione esecutiva avvalendosi della clausola risolutiva espressa. (Nel caso di specie, è stata accolta, in sede di reclamo, l'istanza di sospensione dell'esecuzione). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Taranto, 31 Marzo 2014. Segue...
Buona fede contrattuale - Obbligo del creditore di preservare l’interesse della controparte - Fattispecie in tema di merchandising avente ad oggetto la riproduzione di una serie televisiva di cartoni animati.
Anche in mancanza di espressa pattuizione di specifici obblighi, la condotta del creditore che non preservi l’interesse della controparte, ma che, al contrario, dia luogo a continui cambiamenti di palinsesto, alimentando la dissafezione degli utenti, deve ritenersi una condotta non conforme alla clausola di buona fede che caratterizza il funzionamento del sinallagma del contratto di merchandising. (Fattispecie in tema riproduzione di una serie televisiva di cartoni animati). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 13 Febbraio 2014. Segue...
Rapporti bancari – Conti e depositi non movimentati inferiori ad euro 258,23 – Spese ed interessi – Circolare ABI 25 febbraio 2005 – Obblighi di buona fede nell’esecuzione del contratto.
Ammortamento tempestivo del capitale - Rifiuto, da parte della banca - Principio di buona fede oggettiva ex art. 1375 c.c. - 1175 c.c. - Violazione - Configurabilità..
Il rifiuto della Banca di addivenire all’ammortamento, con imputazione di quanto pagato dall’attrice anche in conto capitale – al fine di neutralizzare il fenomeno anatocistico di produzione di interessi su interessi – può costituire grave inadempimento e giustificare la risoluzione dei mutui ai sensi degli art. 1453 e ss del cod. civ., se. alla stregua delle circostanze del caso di specie, risulti contrario al principio di buona fede oggettiva. (Antonio Ivan Natali) (riproduzione riservata) Tribunale Brindisi, 22 Marzo 2013. Segue...
Buona fede nell’esecuzione del contratto - Nozione - Fattispecie concreta. .
In tema di esecuzione del contratto, la buona fede si atteggia come impegno di cooperazione od obbligo di solidarietà, imponendo a ciascun contraente di tenere quei comportamenti che, a prescindere da specifici obblighi contrattuali o dal dovere extracontrattuale del principio del neminem laedere, sono idonei a preservare gli interessi della controparte, senza peraltro che ciò possa rappresentare un apprezzabile sacrificio per chi li pone in essere: in sostanza, il principio sancito dall’art. 1375 c.c. ha la portata di ampliare ovvero di restringere gli obblighi letteralmente assunti con il contratto, nei casi e nella misura in cui farli valere nel loro tenore letterale contrasterebbe con detto principio, senza peraltro che possa essere impedito di avvalersi di tutti gli strumenti apprestati dall’ordinamento per porre rimedio all’inadempimento di controparte ed al pregiudizio che ne deriva. L’obbligo di buona fede nell’esecuzione del contratto non ha allora un contenuto prestabilito, e quindi anche la mera inerzia può costituirne inadempimento, poiché l’osservanza del dovere di correttezza si pone nel sistema come limite interno di ogni situazione giuridica contrattuale soggettiva, per evitare che l’ossequio alla legalità formale si traduca in un sacrificio della giustizia sostanziale che scade nell’abuso del diritto. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 21 Febbraio 2013. Segue...
Conto corrente - Servizio di home banking - Intrusioni indebite da parte di terzi - Necessarie cautele da parte del cliente - Mancata dimostrazione da parte della banca di aver adottato misure di sicurezza adeguate - Negligenza - Sussistenza..
Nell'ambito del servizio di home banking, il rispetto da parte del cliente delle norme di sicurezza sulla custodia delle credenziali per accedere al servizio è condizione necessaria ma non sufficiente per escludere la possibilità di intrusioni indebite da parte di terzi, intrusioni che possono essere causate da un insufficiente grado di protezione del servizio offerto dalla banca, a prescindere da comportamenti negligenti del cliente. In base a tale principio, la banca deve essere condannata alla rifusione delle somme sottratte al cliente in seguito ad una illecita intrusione nel servizio qualora la banca stessa non dimostri che il cliente abbia violato le norme di custodia delle credenziali di accesso e non offra dimostrazione di aver adottato adeguati accorgimenti tecnici volti a tutelare la sicurezza del correntista o particolari cautele doverose in presenza di un ordine di bonifico con caratteristiche insolite rispetto alla normale operatività del cliente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Asti, 03 Settembre 2012. Segue...
Contratti in genere – Effetti del contratto – Esecuzione di buona fede – Abuso del diritto – Nozione – Esercizio di un diritto per fini ultronei e con effetti sproporzionatamente dannosi per la controparte – Conseguenze – Inefficacia dell'atto o risarcimento del danno. .
Si ha abuso del diritto quando il titolare di un diritto soggettivo, pur in assenza di divieti formali, lo eserciti con modalità non necessarie ed irrispettose del dovere di correttezza e buona fede, causando uno sproporzionato ed ingiustificato sacrificio della controparte contrattuale, ed al fine di conseguire risultati diversi ed ulteriori rispetto a quelli per i quali quei poteri o facoltà furono attribuiti. Ricorrendo tali presupposti, è consentito al giudice di merito sindacare e dichiarare inefficaci gli atti compiuti in violazione del divieto di abuso del diritto, oppure condannare colui il quale ha abusato del proprio diritto al risarcimento del danno in favore della controparte contrattuale, a prescindere dall'esistenza di una specifica volontà di nuocere, senza che ciò costituisca una ingerenza nelle scelte economiche dell'individuo o dell'imprenditore, giacché ciò che è censurato in tal caso non è l'atto di autonomia negoziale, ma l'abuso di esso (in applicazione di tale principio, è stata cassata la decisione di merito la quale aveva ritenuto insindacabile la decisione del concedente di recedere ad nutum dal contratto di concessione di vendita, sul presupposto che tale diritto gli era espressamente riconosciuto dal contratto). (fonte CED – Corte di Cassazione) Cassazione civile, sez. III, 18 Settembre 2009, n. 20106. Segue...