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Timestamp: 2017-11-25 05:33:31+00:00
Document Index: 104869167

Matched Legal Cases: ['art. 106', 'art. 63', 'art. 106', 'art. 106', 'art. 106', 'art. 63', 'art. 63']

Perché evitare l'applicazione dell'art. 106 e perché non "splafonare" mai i Cig
Martedì 12 Settembre 2017 08:56
Nella pratica operativa, è assai frequente che vi sia una notevole, non prevedibile e dipendente da vari fattori non facilmente governabili variabilità delle quantità fornite in corso d’appalto, sia per quanto attiene i beni (contratti che operano secondo la logica della “somministrazione”) sia per i servizi.
A tal punto parte una ricerca spasmodica della fattispecie codicistica più corretta sotto cui rubricare il fenomeno, e nel testo dell’attuale decreto 50 si oscilla perennemente tra art. 63 e art. 106.
E’ opinione di chi scrive che l’art. 106 (tranne il comma 12 relativo al cd. “quinto d’obbligo”) sia, nei limiti del possibile, da evitare come la peste.
In quest’ultimo articolo, le ipotesi che possono essere rilevanti sono essenzialmente quelle:
del comma 1 lettera b): “lavori, servizi o forniture, supplementari da parte del contraente originale”;
del comma 2 lettera anche in questo caso b): modifiche al di sotto del “10 per cento del valore iniziale del contratto per i contratti di servizi e fornitura”.
Il punto fondamentale (si vedano ulteriori adempimenti anche al comma 14) è che il comma 8 stabilisce che:
“La stazione appaltante comunica all'ANAC le modificazioni al contratto di cui al comma 1, lettera b) e al comma 2, entro trenta giorni dal loro perfezionamento.
“In caso di mancata o tardiva comunicazione l'Autorità irroga una sanzione amministrativa alla stazione appaltante di importo compreso tra 50 e 200 euro per giorno di ritardo” (importo potenzialmente enorme se, come probabile, riferito a una violazione accertata ex post magari a distanza di anni, e rispetto alla quale con altrettanto grado di probabilità l’amministrazione si rivarrà sul Rup).
Il fatto è che le precitate disposizioni dell’art. 106 riguardano le varianti in corso d’opera e intendono essere (condivisibilmente, in senso filosofico generale) limitative delle medesime.
Ora, un contratto che sin dall’inizio prevede una elevata variabilità delle quantità in funzione della altrettanto elevata variabilità dell’attività finale cui l’appalto è strumentale, anche oltre il 20% (clausola che certa giurisprudenza ha ritenuto pienamente legittima, ad esempio in materia di gare farmaci), non “c’azzecca” nulla, secondo chi scrive, con la problematica delle varianti in corso d’opera.
Ma vallo a spiegare (magari tra anni) agli ispettori Anac che si dovessero presentare per le verifiche del caso e che contestassero, conseguentemente, le mancate comunicazioni.
Quindi, è salutare considerare il contratto il più possibile “blindato”, e a tal punto, in caso di necessità, occorre piuttosto attivare un nuovo contratto, ed ecco che viene in soccorso l’art. 63.
L’art. 63 infatti differisce dal 106 essenzialmente per il fatto che il secondo continua a muoversi nell’ambito del contratto originario, il primo riguarda il sorgere di un nuovo contratto.
Le fattispecie, nei limiti normativi di praticabilità delle medesime, sono due:
per le forniture, il comma 3: “consegne complementari”;
per i servizi, il comma 5: “ripetizione di servizi analoghi”.
L’ “ancora di salvezza” è data (non tutti i mali vengono per nuocere) dal Cig e dalla quantificazione con lo stesso operata dell’importo presunto originario del contratto, che quindi non va splafonato per nessun motivo.
Quando si sta per splafonare ci si ferma, e si prende un nuovo Cig, incasellandolo per quanto possibile in una delle due ipotesi di cui sopra.
M. Greco (www.appaltiecontratti.it 5/9/2017)