Source: https://criminaljusticenetwork.eu/it/temi/responsabilita-medica
Timestamp: 2020-08-10 15:43:59+00:00
Document Index: 139794452

Matched Legal Cases: ['art. 590', 'art. 590', 'art. 2236', 'art. 590', 'art. 590', 'art. 530', 'art. 652', 'art. 2236', 'sentenza ', 'art. 3']

﻿ Responsabilità medica
Un’analisi critica delle SS.UU. “Mariotti” in tema di responsabilità medica
Dopo alcune considerazioni preliminari sul nuovo art. 590-sexies c.p., l’articolo sottopone a critica la pronuncia delle Sezioni Unite “Mariotti” in tema di responsabilità medica, evidenziandone le problematicità rispetto ai limiti dell’interpretazione conforme a Costituzione. Nella parte conclusiva del lavoro si analizzano i percorsi ermeneutici alternativi che la Corte di Cassazione avrebbe potuto seguire per assicurare un equo bilanciamento dei diversi interessi coinvolti senza incorrere nel segnalato vizio di fondo.
Libertà terapeutica e diritto all’autodeterminazione del malato terminale
Il lavoro concerne gli interventi normativi in tema di libertà terapeutica e diritto all’autodeterminazione del paziente. Le leggi 8 marzo 2017, n. 24 (c.d. Gelli-Bianco) e 22 dicembre 2017, n. 219 (in tema di consenso informato) sembrano invitare il professionista a selezionare autonomamente l’approccio terapeutico, ad attenersi alle linee-guida ministeriali e ad astenersi – a certe condizioni – dal ricorso a trattamenti oggettivamente inutili o sproporzionati. L’Autrice si interroga sul ruolo della volontà del malato terminale nella scelta della terapia, nonché sulle implicazioni penalistiche che originano dall’interazione, anche conflittuale, tra il diritto all’autodeterminazione e l’autonomia del sanitario nelle decisioni riferibili al miglior interesse di cura del paziente.
La punibilità della colpa penale relazionale del sanitario dopo la riforma “Gelli-Bianco”
Il contributo si dedica all’analisi del concetto di colpa relazionale in ambito sanitario, per poi passare a definire le condizioni della sua attuale punibilità.Tali condizioni sono evidentemente influenzate dal principio di affidamento e da una disciplina complessa come quella dell’art. 590-sexies, 2° c., c.p., che sembra poter essere applicata in due principali ambiti casistici di colpa relazionale, distinti in base al fatto che la fonte comportamentale evidence-based preveda o meno un obbligo di controllo. Si indicano poi alcune soluzioni per eludere l’ostacolo dell’ancora troppo limitato accreditamento formale delle linee guida. Si potrebbe sfruttare il potenziale delle buone pratiche clinico- assistenziali, suscettibili di essere intese in termini estensivi, fino a ricomprendere, quale concetto di genere, persino le stesse linee guida. Anche l’art. 2236 c.c. appare in grado di consentire, a margine dell’art. 590-sexies, 2° c., c.p., razionali contenimenti dell’area della punibilità.
Responsabilità medica: linee guida, formule assolutorie e prerogative del danneggiato da errore medico
Il nuovo art. 590-sexies, comma 2, c.p. predica la non punibilità del medico per l'evento lesivo o mortale, cagionato per sua imperizia, ma nel rispetto delle linee guida e delle buone pratiche clinico-assistenziali che ne governano l'attività di cura. Il lavoro si prefigge l'obiettivo di eleggere le best practices mediche a guida per il giudice del merito, che dovrà necessariamente escludere il nesso causale tra la condotta del sanitario e l'evento infausto, allorquando, da parte dell'agente, vi sia stata l'individuazione delle migliori prassi adatte al caso e le medesime siano state applicate correttamente. Tanto impone, in quei casi, di mandare assolto il professionista con la più liberatoria tra le formule ex art. 530 c.p.p. ("il fatto non sussiste", anziché "il fatto non costituisce reato"), con i susseguenti effetti extrapenali indicati dall'art. 652 c.p.p., che impediscono al danneggiato, una volta chiusa la vertenza penale, di proporre all'autorità civile la domanda per il risarcimento del nocumento cagionato dal reato.
Una prima lettura della legge “Gelli-Bianco” nella prospettiva del diritto penale
Gian Marco Caletti | Matteo Leonida Mattheudakis
Le recenti scelte legislative in materia di responsabilità penale del sanitario destano non poche perplessità ed alimentano altrettanti interrogativi in merito all’esatto perimetro applicativo della nuova disciplina. Tra i profili più critici, la “rottura” del binomio “colpa grave-linee guida”, che aveva invece contraddistinto la precedente riforma “Balduzzi” e sembrava aver segnato un punto di non ritorno in favore di una (a lungo) auspicata contrazione della colpa penale.
Il contributo si ripropone, a due anni dalla conversione in legge del controverso “Decreto Sanità”, di ricostruire un quadro complessivo dei profili della responsabilità medica interessati dalla riforma. Le maggiori criticità interpretative si incentrano sul problematico strumento delle linee guida e sul loro incerto statuto giuridico, nonché sull’inedita previsione di una punibilità solo per “colpa non lieve”. Accanto ad esse la Legge Balduzzi pone una costellazione di altri problemi applicativi tuttora irrisolti e strettamente connessi al giudizio di colpa fondato sulle linee guida, come, ad esempio, la riconduzione delle stesse al solo ambito della perizia, l’individuazione di quali direttive cliniche discolpino il sanitario e cosa si intenda per “buone pratiche”.
Prime aperture interpretative a fronte della supposta limitazione della Balduzzi al solo profilo dell’imperizia
Secondo un consolidato leit motiv giurisprudenziale la sfera applicativa della legge Balduzzi sarebbe circoscritta alle sole ipotesi di colpa per imperizia. L’introduzione di questo ulteriore filtro selettivo in realtà non trova alcun appiglio normativo nel dato testuale e, per un verso sembra risentire dell’annoso dibattito sorto in relazione all’art. 2236 c.c., per l’altro si fonda sull’avvertita istanza di non configurare un’area di ingiustificato privilegio in favore del sanitario. La sentenza in commento si segnala all’attenzione dell’interprete in quanto contiene una prima apertura al profilo della diligenza, là dove si ritiene auspicabile che la distinzione in questione, particolarmente aleatoria, non venga considerata dirimente in ordine al già ristretto ambito di applicazione dell’art. 3 l. 8 novembre 2012 n. 189.