Source: http://www.brokerassociati.it/art/202/illegittima_segnalazione_centrale_rischi.htm
Timestamp: 2017-11-24 10:52:24+00:00
Document Index: 129532376

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 2043', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 700', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1226']

Segnalazione illegittima Centrale Rischi Banca d'Italia e sistema eurisc (crif. experian, ctc)
Data di pubblicazione 11 settembre 2017
a cura di Luca Pacini Bank Advisor
Segnalazione a sofferenza alla Centrale Rischi. Quando è illegittima e come cancellarla?
Studio di Consulenza Bancaria Broker Associati MIlano
Il Tribunale di Como, con sentenza emessa il 10 ottobre 2016, è intervenuto su un argomento attuale negli ultimi tempi, ovverosia in merito alla legittimità delle segnalazioni che banche e intermediari finanziari possono effettuare presso la Centrale dei Rischi gestita dalla Banca d’Italia sulla “solvibilità” e sullo “stato di sofferenza” dei propri clienti.
Riportandosi ad un filone giurisprudenziale ormai consolidato sia nelle corti di merito, sia dinanzi alla Corte di Cassazione, il Tribunale ha stabilito che la banca o l’intermediario finanziario ha l’obbligo di informare per iscritto il cliente (anche se non si tratta di un consumatore) e gli eventuali coobbligati, quando lo stesso viene segnalato per la prima volta come soggetto in “stato di sofferenza” alla Centrale Rischi.
Trovando fondamento nel generale dovere di buona fede e correttezza che caratterizza il rapporto contrattuale tra banca / intermediario finanziario ed il proprio cliente, tale obbligo deve concretizzarsi in un’informativa tempestiva, trasparente e completa.
Come noto, la Centrale Rischi è un sistema centralizzato e gestito dalla Banca d’Italia, finalizzato a fornire un’adeguata informativa sull’indebitamento della clientela verso banche e intermediari finanziari. Gli intermediari che hanno accesso a tale banca dati possono attingere ad una serie di informazioni aggiornate su base mensile ed utili per la valutazione del merito creditizio della clientela e, in generale, per l’analisi e la gestione del rischio di credito. Oggetto di censimento mensile della Centrale Rischi sono informazioni di carattere individuale concernenti i rapporti di credito e di garanzia che il sistema creditizio intrattiene con la propria clientela (persone fisiche e giuridiche).
Ovviamente, requisito fondamentale per garantire l’affidabilità delle informazionipresenti nella Centrale Rischi è la qualità dei dati trasmessi dalle banche e dagli intermediari finanziari, tanto in termini di accuratezza, quanto di completezza e pertinenza.
In merito, la giurisprudenza ha, già da tempo, sensibilizzato le banche su un’accurata selezione delle informazioni da segnalare all’interno della Centrale Rischi, stabilendo che, in caso di illegittime segnalazioni, sarebbe riconoscibile in capo alla banca o all’intermediario finanziario una responsabilità contrattuale ed extracontrattuale, derivante sia dalla violazione dei canoni di correttezza e buona fede richiesti nello svolgimento di ogni rapporto contrattuale, secondo le norme generali di cui agli artt. 1715, 1374 e 1375 cod. civ., sia ex art. 2043, cod. civ., in termini di illecito civile.
La categoria senz’altro più rilevante fra quelle oggetto di segnalazione è quella sulle “sofferenze”, dovendosi ricondurre a tale tipologia di segnalazione le esposizioni per cassa nei confronti di soggetti in stato di insolvenza, anche non accertato giudizialmente, o in situazioni sostanzialmente equiparabili, indipendentemente dalle eventuali previsioni di perdita formulate dall'intermediario e dall’esistenza di eventuali garanzie (reali o personali) poste a presidio dei crediti.
Su tali tipologie di segnalazione, la giurisprudenza ha già imposto alla banca o all’intermediario finanziario una valutazione della complessiva situazione finanziaria del cliente, non potendo la segnalazione trarre origine automaticamente dal verificarsi di singoli specifici eventi quali, ad esempio, uno o più ritardi nel pagamento del debito o la contestazione del credito da parte del debitore.
In particolare, la Corte di Cassazione (come ripresa anche dalla citata sentenza del Tribunale di Como) ha più volte statuito che “la segnalazione di una posizione in sofferenza presso la Centrale Rischi della Banca d'Italia … lungi dal poter discendere dalla sola analisi dello specifico o degli specifici rapporti in corso di svolgimento tra la singola banca segnalante e il cliente, implica una valutazione della complessiva situazione patrimoniale del debitore di cui alla diagnosi di sofferenza”. In altri termini, una segnalazione di sofferenza potrebbe essere giustificabile solo quando ci si trovi in presenza di una situazione patrimoniale considerata come deficitaria, ovvero di grave (e non transitoria) difficoltà economica (cfr. da ultimo Corte di Cassazione, 15 febbraio 2016, sentenza n. 2913).
La citata pronuncia del Tribunale di Como ha, in particolare, stabilito che, in occasione della prima segnalazione a sofferenza, le banche e gli intermediari finanziari devono informare per iscritto il cliente e gli eventuali coobbligati (garanti, soci illimitatamente responsabili) delle circostanze che darebbero origine alla segnalazione.
Tale preavviso deve essere chiaro, specifico e tempestivo, in modo da consentire al cliente, in relazione ad uno specifico inadempimento, di evitare conseguenze pregiudizievoli attraverso il tempestivo pagamento del debito.
Il mancato preavviso è ritenuto una violazione, da parte della banca, dei doveri di correttezza e buona fede nei rapporti con i suoi clienti, che rendono illegittima la segnalazione del nominativo del ricorrente alla Centrale Rischi.
E’ stato, inoltre, rilevato che l’illegittima segnalazione alla Centrale Rischi è idonea non solo a produrre effetti pregiudizievoli di perdurante attualità, ma anche a determinare una progressiva accentuazione degli stessi, ragion per cui, tale situazione può costituire il periculum in mora che giustifica la concessione di un provvedimento d'urgenza, consistente nell'ordine dato alla banca di eliminare la segnalazione del credito in questione da quelle a sofferenza. Su tale filone interpretativo, da tempo ormai la giurisprudenza ammette l'ammissibilità del ricorso d’urgenza ex art. 700 cod. proc. civ. in ipotesi di illegittima segnalazione alla Centrale Rischi, al fine di conseguire la cancellazione della iscrizione.
La giurisprudenza ha, quindi, nel tempo introdotto una serie di limiti in capo alle banche ed agli intermediari finanziari in merito alla segnalazione, a volte un po’ troppo “affrettata”, di situazioni di sofferenza all’interno della Centrale Rischi, riconoscendo parallelamente ai clienti “segnalati” diversi strumenti per difendersi efficacemente da tali illegittime condotte e per trovare ristoro dei danni ingiustamente subiti in conseguenza delle stesse.
da segnalare ancora l'ultima sentenza storica della suprema Corte di Cassazione con la delibera 14685 del 13 giugno 2017 che ha cassato definitivamente la questione come vi segnaliamo qui sotto articolo Sole 24 Ore
Cassazione Civile, sez. I, sentenza 09/07/2014 n° 15609
Nella decisione che qui si commenta si legge testualmente, ricordando precedenti sul tema, che “anche nei confronti dell'ente collettivo è configurabile la risarcibilità del danno non patrimoniale, intesa come qualsiasi conseguenza pregiudizievole di un illecito che, non prestandosi ad una valutazione monetaria basata su criteri di mercato, non possa essere oggetto di risarcimento ma di riparazione: allorquando, cioè, il fatto lesivo incida su di una situazione giuridica dell'ente che sia equivalente ai diritti fondamentali della persona umana garantiti dalla costituzione (Cass. 1° ottobre 2013, n. 22396; 12 dicembre 2008, n. 29185; 4 giugno 2007, n. 12929).
Entrambi tali danni, inoltre, possono essere liquidati in via equitativa ai sensi dell'art. 1226 c.c. (cfr. Cass. 2 settembre 2008, n. 22061)”.
a) “ai fini dell'obbligo di segnalazione che incombe sulle banche, il credito può essere considerato in sofferenza allorché sia vantato nei confronti di soggetti in stato di insolvenza, anche non accertato giudizialmente o che versino in situazioni sostanzialmente equiparabili, nozione che non si identifica con quella dell'insolvenza fallimentare, dovendosi far riferimento ad una valutazione negativa della situazione patrimoniale, apprezzabile come "grave difficoltà economica" (Cass., 10 ottobre 2013, n. 23093 e 12 ottobre 2007, n. 21428);
b) la segnalazione di una posizione in sofferenza non può scaturire dal mero ritardo nel pagamento del debito o dal volontario inadempimento, ma deve essere determinata dal riscontro di una situazione patrimoniale deficitaria, caratterizzata da una grave e non transitoria difficoltà economica equiparabile, anche se non coincidente, con la condizione d'insolvenza (Cass. 1° aprile 2009, n. 7958)”
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