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Timestamp: 2018-03-22 15:20:14+00:00
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Corte di Cassazione, sezione III civile, sentenza 14 febbraio 2017, n. 3800 - Avvocato Renato D'Isa
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Il diritto di cronaca si concretizza in un giudizio o più semplicemente in un’opinione che come tale non può che essere fondata su un’interpretazione dei fatti e dei comportamenti e quindi non può che essere soggettiva, fermo restando che il fatto o comportamento in questione devono corrispondere a verità
sentenza 14 febbraio 2017, n. 3800
sul ricorso iscritto al n. 5929/2014 R.G. proposto da:
(OMISSIS), (C.F.: (OMISSIS)) (OMISSIS) (C.F.: (OMISSIS)) rappresentate e difese dall’avvocato (OMISSIS) (C.F.: (OMISSIS));
(OMISSIS) S.p.A., in persona del procuratore speciale (OMISSIS) rappresentato e difeso dall’avvocato (OMISSIS) (C.F.: (OMISSIS));
(OMISSIS) (C.F.: non dichiarato)
avverso la sentenza n. 182/2013 della CORTE D’APPELLO di ROMA, depositata in data 14 gennaio 2013;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 18/01/2017 dal Consigliere Dott. Augusto Tatangelo;
(OMISSIS), per le ricorrenti;
(OMISSIS), per la societa’ resistente;
(OMISSIS) (deceduto nel corso del giudizio di primo grado, che e’ stato proseguito dai suoi eredi (OMISSIS) e (OMISSIS)) agi’ nei confronti di (OMISSIS) S.p.A, sostenendo di essere stato diffamato nel corso di una trasmissione televisiva condotta da (OMISSIS), e chiedendo il risarcimento dei danni. Lo (OMISSIS) intervenne volontariamente nel giudizio a sostegno delle ragioni della societa’ convenuta.
La domanda fu accolta dal Tribunale di Roma, che condanno’ la (OMISSIS) S.p.A. al pagamento dell’importo di Euro 50.000,00.
Ricorrono (OMISSIS) e (OMISSIS), sulla base di tre motivi.
Non ha svolto attivita’ difensiva in questa sede l’altro intimato.
Entrambe le pa (OMISSIS) hanno depositato memorie ai sensi dell’articolo 378 c.p.c..
1. Con il primo motivo del ricorso principale si denunzia “violazione e falsa applicazione degli articoli 2 e 21 Cost., articoli 2043 e 2059 c.c., articoli 51 e 595 c.p., L. 6 agosto 1990, n. 223, articolo 30, articolo 2697 c.c., in relazione all’articolo 360 c.p.c., n. 3 e omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio (requisitoria oggetto di critica), in relazione all’articolo 360 c.p.c., n. 5”.
Secondo i ricorrenti, i giudici di merito non avrebbero preso in considerazione l’intera requisitoria oggetto delle critiche dello (OMISSIS), dal cui esame sarebbe emerso con evidenza che in essa non vi era alcun significato politico, e che non vi erano stati affatto attacchi al Presidente della Repubblica, diversamente da quanto affermato nel corso della trasmissione televisiva.
Orbene, la corte di appello ha accertato in fatto, sulla base dell’esame degli elementi istruttori acquisiti in corso di causa ed in base ad adeguata motivazione: a) che le critiche dello (OMISSIS) alla requisitoria dell’ (OMISSIS) erano giustificate, sotto il profilo dell’interesse pubblico, dal risalto che aveva avuto il processo e dalle polemiche che alcune affermazioni in essa contenute avevano provocato, alle quali i principali mezzi di informazione avevano dato ampio risalto; b) che esse, sotto il profilo della continenza – per quanto dure e corrosive non eccedevano i limiti del diritto di critica.
Ha pertanto ritenuto sussistente l’esimente del diritto di critica.
La decisione risulta conforme in diritto all’orientamento di questa Corte, per cui “il diritto di critica non si concreta, come quello di cronaca, nella narrazione di fatti, ma si esprime in un giudizio, o, piu’ genericamente, in una opinione, la quale, come tale, non puo’ che essere fondata su un’interpretazione dei fatti e dei comportamenti e quindi non puo’ che essere soggettiva, cioe’ corrispondere al punto di vista di chi la manifesta, fermo restando che il fatto o comportamento presupposto ed oggetto della critica deve corrispondere a verita’, sia pure non assoluta, ma ragionevolmente putativa per le fonti da cui proviene o per altre circostanze oggettive, cosi’ come accade per il diritto di cronaca; il diritto di critica, inoltre, non diversamente da quello di cronaca, e’ condizionato, quanto alla legittimita’ del suo esercizio, dal limite della continenza, sia sotto l’aspetto della correttezza formale dell’esposizione, sia sotto quello sostanziale della non eccedenza dei limiti di quanto strettamente necessario per il pubblico interesse, e dev’essere accompagnato da congrua motivazione del giudizio di disvalore incidente sull’onore o la reputazione; tuttavia, allorquando la narrazione di determinati fatti, per essere esposta insieme ad opinioni dell’autore, rappresenti nel contempo esercizio del diritto di cronaca e di quello di critica, la valutazione di continenza non puo’ essere condotta sulla base degli indicati criteri di natura essenzialmente formale, ma deve lasciare spazio alla interpretazione soggettiva dei fatti esposti, di modo che la critica non puo’ ritenersi sempre vietata quando sia idonea ad offendere la reputazione individuale, essendo, invece, decisivo, ai fini del riconoscimento dell’esimente, un bilanciamento dell’interesse individuale alla reputazione con quello alla libera manifestazione del pensiero, costituzionalmente garantita, il quale e’ ravvisabile nella pe (OMISSIS)nenza della critica di cui si tratta all’interesse dell’opinione pubblica alla conoscenza del fatto oggetto della critica” (Cass., Sez. 3, Sentenza n. 379 del 11/01/2005, Rv. 580188 – 01; conf.: Sez. 3, Sentenza n. 27141 del 19/12/2006, Rv. 595323 01; Sez. 3, Sentenza n. 25 del 07/01/2009, Rv. 606355 01; Sez. 3, Sentenza n. 15443 del 20/06/2013, Rv. 626967-01; Sez. 3, Sentenza n. 841 del 20/01/2015, Rv. 633962-01; Sez. 3, Sentenza n. 1434 del 27/01/2015, Rv. 634436-01).
Certamente va quindi esclusa la denunziata violazione di legge.
Per quanto riguarda gli ulteriori profili di censura, va poi ribadito che “l’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 5, riformulato dal Decreto Legge 22 giugno 2012, n. 83, articolo 54, conv. in L. 7 agosto 2012, n. 134, introduce nell’ordinamento un vizio specifico denunciabile per cassazione, relativo all’omesso esame di un fatto storico, principale o secondario, la cui esistenza risulti dal testo della sentenza o dagli atti processuali, che abbia costituito oggetto di discussione tra le parti e abbia carattere decisivo (vale a dire che, se esaminato, avrebbe determinato un esito diverso della controversia); ne consegue che, nel rigoroso rispetto delle previsioni dell’articolo 366 c.p.c., comma 1, n. 6 e articolo 369 c.p.c., comma 2, n. 4, il ricorrente deve indicare il “fatto storico”, il cui esame sia stato omesso, il “dato”, testuale o extrate-stuale, da cui esso risulti esistente, il “come” e il “quando” tale fatto sia stato oggetto di discussione processuale tra le parti e la sua “decisivita’”, fermo restando che l’omesso esame di elementi istruttori non integra, di per se’, il vizio di omesso esame di un fatto decisivo qualora il fatto storico, rilevante in causa, sia stato comunque preso in considerazione dal giudice, ancorche’ la sentenza non abbia dato conto di tutte le risultanze probatorie” (Cass., Sez. U, Sentenza n. 8053 del 07/04/2014, Rv. 629831 – 01).
Nella specie, come correttamente si da’ atto nella stessa sentenza, non occorreva ne’ sarebbe stato possibile stabilire, ai fini della sussistenza dell’illecito, se le critiche dello (OMISSIS) fossero in definitiva piu’ o meno fondate, trattandosi di valutazione di carattere necessariamente soggettivo.
Non puo’ dunque ritenersi in alcun modo decisivo l’invocato esame dell’intera requisitoria, onde consentire la valutazione della corte sul carattere piu’ o meno “politico” delle affermazioni prese di mira dallo (OMISSIS) e sulla possibilita’ che esse potessero o meno essere intese come un “attacco” al capo dello Stato, trattandosi di valutazioni sul contenuto soggettivo della stessa critica ad esse mossa, estranee all’oggetto del giudizio.
I fatti storici rilevanti ai fini della decisione sono stati presi certamente in esame dalla corte, e nella sostanza le ricorrenti invocano una revisione degli accertamenti di fatto incensurabilmente operati dai giudici di merito attraverso una nuova e diversa valutazione degli elementi istruttori, il che non e’ consentito in sede di legittimita’.
2. Con il secondo motivo del ricorso principale si denunzia “violazione e falsa applicazione dell’articolo 21 Cost., articoli 2043 e 2059 c.c., articoli 51 e 595 c.p., in relazione all’articolo 360 c.p.c., n. 3 e violazione e falsa applicazione dell’articolo 112 c.p.c., in relazione all’articolo 360 c.p.c., n. 4 (per aver pronunciato d’ufficio sulla eccezione del diritto di satira non proposta dalla parte legittimata)”.
Il motivo e’ inammissibile, per difetto di interesse.
Nella sentenza impugnata – dopo aver rilevato che il Tribunale aveva definito la trasmissione condotta dallo (OMISSIS) di natura satirica e che tale affermazione non era stata censurata dalle parti – la corte di appello da’ comunque espressamente atto che la decisione sarebbe stata la medesima anche considerando i comportamenti dello (OMISSIS) scriminati sotto il profilo dell’esercizio del diritto di critica e non sotto il piu’ ampio profilo dell’esercizio del diritto di satira.
La qualificazione della trasmissione e la stessa eventuale sussistenza dell’esimente del diritto di satira non costituiscono pertanto questioni che assumono concreto rilievo ai fini della decisione.
3. Con il terzo motivo del ricorso principale si denunzia “violazione e falsa applicazione degli articoli 2 e 21 Cost., articoli 2943 e 2059 c.c., articoli 51 e 595 c.p., L. 6 agosto 1990, n. 223, articolo 30, in relazione all’articolo 360 c.p.c., n. 3 e omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio (frasi offensive e modalita’ di espressione), in relazione all’articolo 360 c.p.c., n. 5”.
La sentenza impugnata contiene adeguata motivazione in ordine al profilo della continenza delle critiche operate dallo (OMISSIS) nel peculiare contesto della sua trasmissione televisiva, per quanto condotta con toni accesi, al confine tra la cronaca e la satira.
Trattandosi di un giudizio di fatto operato sulla base della considerazione di tutti i fatti rilevanti, esso non e’ sindacabile in sede di legittimita’.
Anche la censura in esame si risolve in sostanza nell’inammissibile richiesta di una nuova e diversa valutazione dei fatti, con specifico riguardo alla ritenuta continenza delle critiche operate dallo (OMISSIS) nei confronti dell’ (OMISSIS).
Nulla e’ a dirsi in ordine alle spese di giudizio, per quanto attiene all’intimato (OMISSIS), non avendo questi svolto attivita’ difensiva.
– condanna i ricorrenti a pagare le spese del giudizio di legittimita’ in favore della societa’ controricorrente, liquidandole in complessivi Euro 5.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre spese generali ed accessori di legge. Ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica n. 115 del 2002, articolo 13, comma 1-quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, articolo 1, comma 17, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso articolo 13, comma 1-bis
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa| 2017-03-17T14:46:19+00:00	17 marzo 2017|Cassazione civile 2017, Corte di Cassazione, Diritto Civile e Procedura Civile, Illecito aquiliano (o extracontrattuale), Sentenze - Ordinanze|0 Commenti
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