Source: https://www.brocardi.it/notizie-giuridiche/costretta-marito-tagliarsi-capelli/672.html
Timestamp: 2020-07-15 17:54:09+00:00
Document Index: 42356952

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 610', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 594', 'art. 612', 'art. 610', 'sentenza ']

Costretta dal marito a tagliarsi i capelli - Diritto penale - Notizie Giuridiche - Brocardi.it
Tu sei qui: Notizie Giuridiche > Diritto penale > Costretta dal marito a tagliarsi i capelli
Commette il reato di violenza privata il marito che minaccia la moglie con le forbici obbligandola a tagliarsi i capelli.
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10413 del 2013, si è occupata di un curioso caso di “violenza privata”, reato previsto e disciplinato dall’art. 610 del c.p..
Nel caso esaminato dalla Cassazione, la Corte d’appello, in conferma della sentenza di primo grado, aveva condannato un marito per tale reato, commesso in danno della moglie, alla quale, per gelosia, “imponeva, brandendo le forbici, di subire il taglio dei capelli”.
Ritenendo la sentenza ingiusta, l’imputato proponeva ricorso per Cassazione, evidenziando come la condotta potesse integrare, al più, la fattispecie dell’ingiuria (art. 594 del c.p., ora depenalizzato) o delle minacce (art. 612 del c.p.).
Evidenziava il ricorrente, peraltro, come le minacce, realizzate brandendo le forbici, “non fossero finalizzate al taglio dei capelli ma solo al conseguimento di chiarimenti su quello che l’imputato riteneva essere stato un tradimento da parte della moglie”.
L’imputato rilevava, inoltre, di aver effettivamente operato il taglio dei capelli, ma solo “per aiutare la moglie che ciò intendeva provvedere autonomamente”.
Infatti, la Corte evidenziava come i giudici in appello avessero “dato atto, con dovizia di particolari, della ricostruzione della vicenda, narrata dalla persona offesa col conforto delle dichiarazioni di ulteriori testi, a proposito della condotta dell’imputato consistita nel minacciarla con le forbici e nell’imporle, per gelosia, il taglio dei capelli”.
Di conseguenza, secondo la Cassazione, tale condotta era stata, del tutto correttamente, ritenuta integrare la fattispecie di cui all’art. 610 del c.p., che punisce, a differenza dell’ingiuria, “non il mero atto di umiliazione della persona offesa, ma quello posto in essere facendo ricorso alla violenza o alla minaccia ed estrinsecatosi nella imposizione di un comportamento o di una omissione in violazione della libertà morale”.
Precisava la Corte, inoltre, come tale reato si distingua, altresì, da quello di “minacce”, che rappresenta un illecito più ampio, dal momento che il delitto di “violenza privata” punisce non già la “mera prospettazione di un male ingiusto” ma “la utilizzazione di tale prospettazione per costringere altri a fare, tollerare od omettere qualche cosa”.
Alla luce di tali considerazioni, la Corte di Cassazione rigettava il ricorso proposto, confermando la sentenza resa dal giudice di secondo grado e condannando la ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Art. 610 Codice penale - Violenza privata
Art. 612 Codice penale - Minaccia
• Diritto penale - 04/04/2017 - REDAZIONE GIURIDICA
Commette il reato di maltrattamenti il marito che porta l'amante in casa
Il reato di maltrattamenti presuppone la sussistenza di una serie di fatti che, isolatamente considerati, potrebbero anche essere non punibili (atti di infedeltà, di umiliazione generica, etc.), purchè siano idonei a cagionare nella... (continua a leggere)
• Diritto penale - 27/11/2019 - REDAZIONE GIURIDICA
Le violenze gravi e ripetute nel tempo configurano il reato di tortura
La Corte di Cassazione ha stabilito che la reiterazione nel tempo di violenze o minacce gravi costituisce reato di tortura e che si tratta di un reato comune. (continua a leggere)