Source: https://www.laleggepertutti.it/144310_avviso-di-convocazione-dellassemblea-di-condominio
Timestamp: 2018-11-13 23:30:08+00:00
Document Index: 25629376

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Avviso di convocazione dell'assemblea di condominio
Avviso di convocazione dell’assemblea di condominio
Le regole sulla spedizione della raccomandata a.r. inviata ai condomini contenente l’avviso di convocazione dell’assemblea di condominio: quanti giorni prima deve essere consegnato?
L’assemblea di condominio non può decidere sui punti messi all’ordine del giorno se tutti i condomini non sono stati avvisati dall’amministratore della data della riunione. Detta comunicazione, che viene appunto chiamata «avviso di convocazione dell’assemblea di condominio» può essere spedita con raccomandata con avviso di ricevimento, con raccomandata consegnata a mani (ossia con foglio controfirmato dal proprietario dell’appartamento), con fax o con posta elettronica certificata (quest’ultima solo per coloro che hanno attivato una casella Pec, non essendo sufficiente il fatto che ne abbia la disponibilità solo l’amministratore di condominio).
È poi necessario che l’avviso di convocazione arrivi a destinazione – ossia nelle mani del proprietario dell’appartamento – almeno 5 giorni prima della data fissata per la prima convocazione dell’assemblea. Conta, quindi, la data di ricezione e non quella di spedizione. Con la stessa missiva va indicata sia la data della prima che della seconda convocazione fissata nel caso in cui alla prima non siano presenti i quorum necessari.
L’avviso di convocazione deve poi indicare, con particolare precisione, i punti posti all’ordine del giorno, non potendo essere generico; ciò al fine di consentire ai condomini di conoscere in anticipo l’oggetto delle votazioni e decidere se partecipare o meno alla riunione o di partecipare in modo cosciente e consapevole, eventualmente procurandosi in anticipo i documenti necessari.
L’avviso deve infine specificare non solo la data della riunione, ma anche il luogo e l’ora.
Per maggiori approfondimenti su questo tema leggi: Assemblea di condominio: avviso di convocazione.
Se l’avviso di convocazione non rispetta queste regole, la decisione dell’assemblea è annullabile: questo significa che deve essere impugnata entro 30 giorni dal condomino dissenziente (i 30 giorni decorrono dalla data della riunione per i dissenzienti e gli astenuti; dalla data del ricevimento del verbale di assemblea per gli assenti). Prima del ricorso in tribunale è necessario esperire il tentativo obbligatorio di mediazione. Per maggiori approfondimenti su questo tema leggi: Impugnazione delibere di condominio e mediazione.
Quanto tempo prima il condomino deve ricevere l’avviso di convocazione?
Di recente, la Cassazione [1] si è soffermata su un importante aspetto dell’avviso di convocazione dell’assemblea: cosa succede se, al momento in cui il postino tenta di consegnare la raccomandata, il condomino non è a casa e, quindi, viene immesso nella cassetta delle lettere, l’avviso di giacenza? Premesso – come abbiamo detto sopra – che l’avviso di convocazione va comunicato almeno 5 giorni anteriormente alla data fissata per la prima convocazione dell’assemblea, ci si è chiesti se, in questa ipotesi, conti la data in cui l’amministratore spedisce la lettera, quella in cui il destinatario la va a ritirare alla posta o quella in cui il postino rilascia l’avviso di giacenza.
In verità, non esiste una norma di legge che stabilisca quale sia il momento in cui si deve ritenere “pervenuto al destinatario” un atto che l’agente postale abbia depositato in giacenza presso l’ufficio postale a causa della impossibilità di recapitarlo per l’assenza del medesimo destinatario o di altra persona abilitata.
La soluzione data dalla Corte cerca di contemperare entrambe le esigenze: da un lato, quella del proprietario – che incolpevolmente non si trovava a casa nel momento in cui è passato il postino – e, dall’altro, quella del condominio – di non vedere subordinata l’efficacia dell’assemblea al capriccio del condomino il quale, strumentalmente, potrebbe decidere di ritirare la raccomandata all’ufficio postale dopo numerosi giorni, così invalidando la successiva delibera (in tal modo si rimetterebbe al mero arbitrio del destinatario la scelta del momento da cui far decorrere il termine di impugnazione dell’atto comunicato) –.
La regola da applicare per individuare la data di perfezionamento della comunicazione dell’avviso di convocazione dell’assemblea – fatta con raccomandata con avviso di ricevimento – in caso di mancato recapito della raccomandata all’indirizzo del destinatario per assenza momentanea di quest’ultimo, è dunque questa: la comunicazione si ha per eseguita:
dalla data di rilascio dell’avviso di giacenza, se il condomino ritira la raccomandata all’ufficio postale dopo oltre 10 giorni da quello in cui è stato immesso detto avviso nella sua cassetta delle lettere;
oppure dalla data del ritiro della raccomandata, se ciò avviene prima di 10 giorni.
Per esempio: immaginiamo che il postino arrivi a casa del destinatario il 1 giugno e, non trovandolo, lasci immediatamente l’avviso di giacenza nella cassetta delle lettere. Le soluzioni a questo punto possono essere due:
se il condomino va a ritirare la raccomandata entro il 10 giugno, è da tale giorno che si considera conosciuto l’avviso. Così, se ritira la lettera il 5 giugno, si considera appunto il 5 giungo; se la ritira il 6 giugno, si considera il 6 giugno, e così via;
se il condomino va a ritirare la raccomandata dopo il 10 giugno, questa si considera conosciuta comunque il 10 giugno. Così, se ritira la lettera il 20 giugno, si considera il 10 giugno, e così via.
La Cassazione ha dato tale soluzione, colmando come detto la lacuna legislativa, attraverso l’interpretazione di due norme:
da un lato, il codice civile [2] in virtù del quale ogni dichiarazione diretta a una determinata persona si reputa conosciuta nel momento in cui giunge all’indirizzo del destinatario, se questi non prova di essere stato, senza sua colpa, nell’impossibilità di averne notizia (è la cosiddetta presunzione di conoscenza);
dall’altro la legge in materia di notifiche [3] secondo cui «la notificazione si ha per eseguita decorsi dieci giorni dalla data di spedizione della lettera raccomandata di cui al secondo coma ovvero dalla data del ritiro del piego, se anteriore».
[1] Cass. sent. n. 22311/2016 del 3.112016.
[3] Art. 8, 4 co., legge n. 890/02.
[4] Cass. sent. n. 25791/16. Così anche Cass. 7370/98; Cass. 2847/97; Cass. 8399/96; Cass. 14909/81; Cass. 628/78. Cfr. da ultimo Cass. 16330/2016.
Sentenza 3 novembre 2016, n. 22311
Data udienza 30 settembre 2016
sul ricorso 24834/2012 proposto da:
CONDOMINIO (OMISSIS), (OMISSIS), elettivamente domiciliato in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), che lo rappresenta e difende;
(OMISSIS), elettivamente domiciliato in (OMISSIS), presso lo STUDIO LEGALE (OMISSIS), rappresentato e difeso dall’avvocato (OMISSIS);
avverso la sentenza n. 2800/2011 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI, depositata il 31/08/2011;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 30/09/2016 dal Consigliere Dott. MASSIMO FALABELLA;
udito l’Avvocato (OMISSIS), che deposita cartolina di ricevimento, difensore del resistente che ha chiesto l’inammissibilita’, in subordine il rigetto del ricorso;
Con atto di citazione notificato il 13 maggio 2004 (OMISSIS) impugnava la delibera assunta dall’assemblea del Condominio (OMISSIS), sito in (OMISSIS), della quale era venuta a conoscenza solo attraverso una missiva speditale il 20 aprile 2004 dall’amministratore, chiedendo che ne venisse dichiarata la nullita’ perche’ adottata senza darne avviso preventivo a tutti i condomini.
Si costituiva il Condominio ed opponeva che l’amministratore aveva regolarmente e tempestivamente dato comunicazione con raccomandate postali della data dell’assemblea a tutti i condomini, compresa l’attrice (OMISSIS). Chiedeva percio’ il rigetto della domanda e la condanna dell’attrice al risarcimento dei danni ex articolo 96 c.p.c..
Il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, sezione distaccata di Caserta, ritenuto che non era prevista alcuna forma particolare per la comunicazione delle convocazioni dell’assemblea e che il Condominio convenuto aveva provato di avervi provveduto con la produzione dell’elenco delle raccomandate corredato da timbro postale e della attestazione dell’Amministrazione P.T. (dalla quale emergeva che la raccomandata era stata consegnata in data 18 aprile 2003 a ” (OMISSIS), delegato della sig.ra (OMISSIS)”), rigettava la domanda attrice e quella riconvenzionale.
Avverso tale pronuncia proponeva appello (OMISSIS).
Si costituiva il Condominio (OMISSIS), eccependo l’inammissibilita’ del gravame e la sua infondatezza.
La Corte d’Appello di Napoli, con sentenza del 31 agosto 2011, in riforma della impugnata sentenza, annullava la delibera assembleare del 23 aprile 2003, sulla base, delle seguenti considerazioni: a) il termine libero di cinque giorni prescritto dall’articolo 66 disp. att. c.c., comma 3, deve farsi decorrere dalla ricezione da parte del condominio della convocazione (e non dalla spedizione della stessa), avendosi riguardo, nel caso di duplice convocazione dell’assemblea effettuata con un unico avviso, alla data di prima convocazione; b) poiche’ la consegna della raccomandata al delegato della (OMISSIS) risultava avvenuta il 18 aprile 2003, il termine suddetto non poteva considerarsi rispettato con riferimento all’adunanza del 22 aprile 2003, con la conseguenza che la delibera assunta senza la sua partecipazione doveva reputarsi invalida.
Per la cassazione della sentenza ha proposto ricorso il Condominio (OMISSIS), sulla base di un unico motivo, illustrato da memoria. (OMISSIS) ha resistito con controricorso.
Con l’unico motivo di ricorso il ricorrente denuncia la violazione dell’articolo 1335 c.c., articoli 112, 115 e 116 c.p.c. (con riferimento all’articolo 360 c.p.c., n. 3), nonche’ l’omessa, illogica e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia (con riferimento all’articolo 360 c.p.c., n. 5). Secondo l’istante, la Corte d’appello non aveva tenuto conto che la raccomandata contenente la convocazione per l’assemblea del 22 aprile 2003, inviata alla residenza della (OMISSIS) in data 8 aprile 2003, era stata, dopo l’infruttuoso tentativo di recapito, posta in giacenza presso l’ufficio postale di Caserta in data 9.4.2003, previo rilascio del relativo avviso, per essere poi ritirata in data 18 aprile 2003: in conseguenza assume il ricorrente – gia’ in data 9 aprile 2003 il plico doveva ritenersi entrato nella disponibilita’ della destinataria.
Va anzitutto disattesa l’eccezione di inammissibilita’ del ricorso per carenza di autosufficienza e di specificita’ del motivo. L’atto di impugnazione risulta infatti corredato di una esauriente esposizione dei fatti e la censura svolta non evidenzia la denunciata genericita’.
Il motivo, poi, e’ fondato.
Per ritenere sussistente, secondo l’articolo 1335 c.c., la presunzione di conoscenza, da parte del destinatario, dalla dichiarazione a questo diretta, occorre la prova, il cui onere incombe al dichiarante, che la dichiarazione sia pervenuta all’indirizzo del destinatario, e tale momento, nel caso in cui la dichiarazione sia stata inviata mediante lettera raccomandata non consegnata per l’assenza del destinatario (o di altra persona abilitata a riceverla), coincide con il rilascio del relativo avviso di giacenza del plico presso l’ufficio postale, e non gia’ con il momento in cui la missiva fu consegnata (Cass. 27 luglio 1998, n. 7370; Cass. 1 aprile 1997, n. 2847; Cass. 23 settembre 1996, n. 8399; Cass. 13 agosto 1981, n. 4909; Cass. 11 febbraio 1978, n. 628; piu’ di recente, per l’applicazione del principio in materia di contestazione degli addebiti del licenziamento individuale: Cass. 15 dicembre 2009, n. 6527; Cass. 24 aprile 2003, n. 6527; il principio e’ richiamato anche da sentenze non massimate, o non massimate nei termini che qui interessano: cfr. da ultimo Cass. 4 agosto 2016, n. 16330).
Pertanto, in applicazione della presunzione di conoscenza di cui all’articolo 1335 c.c., la raccomandata, nel caso di momentanea assenza del destinatario (e di altra persona abilitata a riceverla), deve ritenersi entrata nella sfera di conoscibilita’ del destinatario nel momento in cui viene rilasciato l’avviso di giacenza del plico presso l’ufficio postale.
Ne discende che il riferimento, operato dalla Corte di appello, al momento della consegna del plico raccomandato e’ improprio.
Di qui la cassazione della sentenza, con conseguente rinvio della causa ad altra sezione della Corte di appello di Napoli, che dovra’ conformarsi al principio di diritto enunciato e dovra’ pure provvedere in ordine alla liquidazione delle spese del presente grado.
La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa ad altra sezione della Corte di appello di Napoli anche per le spese.
Sentenza 14 dicembre 2016, n. 25791
sul ricorso 26156/2014 proposto da:
udito l’Avvocato (OMISSIS) con delega orale dell’Avvocato (OMISSIS), difensore del resistente che si e’ riportato alle difese in atti;
udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. SERVELLO Gianfranco, che ha concluso per l’accoglimento del ricorso per quanto di ragione.
l Con ricorso 11 ottobre 2010, la condomina (OMISSIS) impugno’ davanti alla sezione distaccata di Acireale (Tribunale di Catania) la Delib. adottata 29 giugno 2010, dall’assemblea del Condominio (OMISSIS).
Costituendosi in giudizio, il Condominio eccepi’ la tardivita’ dell’impugnazione, chiedendone comunque il rigetto nel merito.
2 L’esecuzione della Delib. venne sospesa, ma tale sospensione venne revocata dal Collegio con ordinanza 9.5.2011 in accoglimento del reclamo proposto dal Condominio.
Con sentenza 5 novembre 2013 il Tribunale dichiaro’ la (OMISSIS) decaduta dal diritto di impugnazione della Delib. per tardiva proposizione.
Per giungere a tale soluzione, il primo giudice richiamando l’ordinanza collegiale emessa in sede di reclamo – osservo’ che il verbale della seduta era stato spedito all’indirizzo della (OMISSIS) il 22 luglio 2010 con lettera raccomandata, di cui l’addetto postale aveva tentato il recapito il successivo 23 luglio 2010; considero’ inoltre che, ai sensi dell’articolo 1335 c.c., la dichiarazione recettizia si presume conosciuta nel momento in cui giunge all’indirizzo del destinatario e che pertanto in questo caso spettava alla (OMISSIS) di dimostrare di essersi trovata senza colpa nell’impossibilita’ di acquisire la conoscenza dell’atto.
La Corte d’Appello di Catania, con ordinanza in data 17 luglio 2014, ha dichiarato inammissibile il gravame ex articolo 348-bis c.p.c., rilevando che, come gia’ affermato dal primo giudice, l’impugnazione della Delib. era stata proposta oltre il termine di trenta giorni da quello in cui il plico contenente il verbale era giunto all’indirizzo della condomina, non potendosi considerare, come dies a quo per l’impugnativa della deliberazione, il momento in cui il plico era stato ritirato in ufficio.
Con il primo motivo si denuncia violazione ed erronea applicazione dell’articolo 132 c.p.c., comma 2, n. 4), articolo 118 disp. att. c.p.c. e articolo 111 Cost., comma 6, lamentandosi che il primo giudice si e’ limitato ad un recepimento acritico, meccanico e pedissequo del contenuto e delle conclusioni fatte proprie dal Collegio con l’ordinanza emessa in sede di reclamo ex articolo 669-terdecies c.p.c..
La censura e’ infondata: e’ vero che la sentenza recepisce, trascrivendoli e condividendoli, i passaggi argomentativi in fatto ed in diritto di un provvedimento cautelare adottato nell’ambito dello stesso processo, ma una tale tecnica di redazione non e’ vietata da nessuna norma, non richiedendosi l’obbligo della originalita’ nella motivazione; ne’ sussistono incertezze sulla attribuibilita’ delle ragioni della decisione all’organo giudicante. Del resto, le sezioni unite hanno escluso la nullita’ della sentenza anche nel caso di mera riproduzione del contenuto di un atto di parte purche’ vi sia chiarezza nella motivazione e certezza sulla provenienza dall’organo giudicante (Sez. U, Sentenza n. 642 del 16/01/2015 Rv. 634091).
Con il secondo motivo si censura violazione ed erronea applicazione dell’articolo 1137 c.c., in correlazione con gli articoli 1334 e 1335 c.c. e articolo 66 disp. att. c.c., chiedendosi che sia affermata l’inoperativita’, nella specie, del principio della presunzione di conoscenza degli atti recettizi ex articolo 1335 c.c., al fine di stabilire la data di comunicazione, nonche’, con essa, la decorrenza del dies a quo per l’impugnazione delle deliberazioni dell’assemblea del condominio. Ad avviso della ricorrente, tale data deve farsi coincidere, nel caso di specie, col 27 luglio 2010, data in cui essa provvide a ritirare il plico presso l’Ufficio che lo aveva ricevuto in deposito dopo il tentativo di consegna.
Con il terzo mezzo si denuncia violazione ed erronea applicazione dell’articolo 1137 c.c., sotto altro profilo. Erronea interpretazione circa la natura del termine di trenta giorni ivi previsto a pena di decadenza per proporre l’impugnazione; violazione ed erronea applicazione dei principi fissati in materia dalla Corte costituzionale.
4 Il quarto motivo denunzia infine violazione ed erronea applicazione degli articoli 2697 e 2727 c.c. e segg., in correlazione con l’articolo 1335 c.c., nonche’ degli articoli 115 e 116 c.p.c..
A norma dell’articolo 1137 c.c., il termine decadenziale di trenta giorni per impugnare le Delib. dell’assemblea decorre dalla data della deliberazione per i dissenzienti e “dalla data di comunicazione per gli assenti”.
Questa Corte ha affermato che la prova dell’avvenuto recapito della lettera raccomandata contenente il verbale dell’assemblea condominiale all’indirizzo del condomino assente all’adunanza comporta l’insorgenza della presunzione “iuris tantum” di conoscenza, in capo al destinatario, posta dall’articolo 1335 c.c., nonche’, con essa, la decorrenza del “dies a quo” per l’impugnazione della deliberazione, ai sensi dell’articolo 1137 c.c. (cfr. Sez. 6-2, Sentenza n. 22240 del 27/09/2013 Rv. 627897).
Il principio di carattere generale enunciato nella predetta decisione e’ sicuramente condivisibile ove lo si colleghi effettivamente “all’avvenuto recapito dell’atto all’indirizzo del condomino assente”, ma il problema per l’interprete sorge allorche’ l’atto non venga di fatto recapitato all’indirizzo ma venga compiuto solo un tentativo di recapito stante l’assenza del destinatario o delle persone abilitate alla ricezione: in tale ipotesi appare davvero arduo estendere la suddetta regola perche’ il presupposto e’ ben diverso.
Nel caso di cui si discute, la (OMISSIS) fu assente alla seduta del 29.6.2010 ed e’ pacifico che il plico contenente il verbale della deliberazione non venne lasciato al suo indirizzo ma depositato nell’ufficio postale per mancato reperimento del destinatario o di altra persona incaricata della ricezione, cosi’ come prescrive del Decreto Ministeriale Sviluppo Economico 1 ottobre 2008, articolo 24 (Approvazione delle condizioni per l’espletamento del servizio postale universale). Il termine di giacenza in tal caso e’ di trenta giorni per “gli invii a firma”, con decorrenza dal giorno successivo al rilascio dell’avviso di giacenza (articolo 25 Decreto cit.).
Manca dunque nel caso in esame il presupposto essenziale per l’applicabilita’ della presunzione di conoscenza posta dall’articolo 1335 c.c., cioe’ l’arrivo dell’atto all’indirizzo del destinatario (la norma infatti fa testuale riferimento al momento in cui gli atti ivi menzionati “giungono” all’indirizzo): come si e’ detto, all’indirizzo fu lasciato non il plico contenente l’atto, ma solo l’avviso di tentativo di consegna che pero’, come e’ noto, e’ un modulo non contenente l’indicazione del contenuto dell’atto a cui si riferisce.
La questione di diritto che si pone in tal caso consiste nello stabilire quando, in caso di spedizione a mezzo raccomandata con ricevuta di ritorno e di mancato reperimento del destinatario da parte dell’agente postale, possa ritenersi avvenuta “la comunicazione” da cui l’articolo 1137 c.c., fa decorrere il termine di trenta giorni prescritto, sotto pena di decadenza, per l’impugnazione.
Come gia’ rilevato da questa Corte, nessuna disposizione del suddetto regolamento postale contiene una regola (analoga a quella dettata in materia di notifiche effettuate a mezzo posta dalla L. n. 890 del 2002, articolo 8, comma 4) sul momento in cui si debba ritenere pervenuto al destinatario un atto che l’agente postale abbia depositato in giacenza presso l’ufficio postale a causa della impossibilita’ di recapitarlo per l’assenza del medesimo destinatario o di altra persona abilitata (v. sez. sesta T. ordinanza n. 2047/2016).
Ritiene il Collegio, sulla scia della citata pronuncia, che quando una disposizione espressa manchi, il principio di effettiva conoscenza deve orientare l’interprete e, nel caso che ci occupa, tale principio non consente di ancorare il momento di perfezionamento della comunicazione (dal quale decorre il termine perentorio per l’impugnazione della Delib. ex articolo 1137 c.c.) all’esecuzione di un adempimento il rilascio dell’avviso di giacenza – ove e’ certo che il destinatario dell’atto incolpevolmente non ne ha conoscenza (per non essere stato reperito dall’agente postale e per non avere ancora avuto la possibilita’ di recarsi a ritirare l’atto presso l’ufficio postale).
In tali marginali casi, l’applicazione della presunzione di conoscenza degli atti recettizi posta dall’articolo 1335 c.c., risulterebbe in contrasto con l’articolo 24 Cost.: la Corte. Cost. con la pronuncia n. 346/98 in materia di notificazione (ma il principio puo’ valere logicamente anche per una comunicazione da cui decorre un termine decadenziale per l’esercizio di un diritto) ha affermato che “la funzione propria della notificazione e’ quella di portare l’atto a conoscenza del destinatario, al fine di consentire l’instaurazione del contraddittorio e l’effettivo esercizio del diritto di difesa.
Compete naturalmente al legislatore, nel bilanciamento tra l’interesse del notificante e quello del notificatario, determinare i modi attraverso i quali tale scopo possa realizzarsi individuando altresi’ i rimedi per evitare che il diritto di agire in giudizio del notificante sia paralizzato da circostanze personali – come ad esempio l’assenza dalla abitazione o dall’ufficio – riguardanti il destinatario della notificazioni…..non sembra in ogni caso potersi dubitare che la discrezionalita’ del legislatore incontri un limite nel fondamentale diritto del destinatario della notificazione ad essere posto in condizione di conoscere, con l’ordinaria diligenza e senza necessita’ di effettuare ricerche di particolare complessita’, il contenuto dell’atto e l’oggetto della procedura instaurata nei suoi confronti, non potendo ridursi il diritto di difesa del destinatario medesimo ad una garanzia di conoscibilita’ puramente teorica dell’atto notificatogli”).
Per converso non appare pero’ convincente la soluzione, proposta dalla ricorrente, di ancorare in ogni caso il momento del perfezionamento della comunicazione al ritiro dell’atto presso l’Ufficio postale, non solo perche’ in tal modo si rimetterebbe al mero arbitrio del destinatario la scelta del momento da cui far decorrere il termine di impugnazione dell’atto comunicato, ma soprattutto perche’ il “bilanciamento tra l’interesse del notificante e quello del notificatario” a cui fa riferimento la Corte costituzionale nella citata pronuncia (nel nostro caso tra l’autore della comunicazione e il destinatario della stessa) non consente di comprimere l’interesse del primo al punto da consentire al destinatario dell’atto di porre nel nulla gli effetti della comunicazione omettendo di recarsi a ritirare l’atto presso l’ufficio postale.
Condividendosi le conclusioni della citata ordinanza 2047/2016 della sez. 6-T (emessa in fattispecie di notifica a mezzo posta di atti impositivi), ed in linea col principio generale del bilanciamento degli interessi riaffermato di recente anche dalle sezioni unite (v. Sez. U, Sentenza n. 24822 del 09/12/2015), si ritiene che tale bilanciamento possa rinvenirsi facendo applicazione analogica della regola dettata nella L. n. 890 del 2002, articolo 8, comma 4, secondo cui “la notificazione si ha per eseguita decorsi dieci giorni dalla data di spedizione della lettera raccomandata di cui al comma 2, ovvero dalla data del ritiro del piego, se anteriore”; peraltro, poiche’ il citato regolamento del servizio di recapito adottato non prevede la spedizione di una raccomandata contenente l’avviso di giacenza, ma soltanto, all’articolo 25, il “rilascio dell’avviso di giacenza”, la regola da applicare per individuare la data di perfezionamento della comunicazione a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento, in caso di mancato recapito della raccomandata all’indirizzo del destinatario, quella che la comunicazione si ha per eseguita decorsi dieci giorni dalla data del rilascio dell’avviso di giacenza ovvero dalla data del ritiro del piego, se anteriore.
In conclusione, poiche’ la sentenza gravata ha fatto applicazione della diversa regola secondo cui la comunicazione si ha per eseguita dalla data rilascio dell’avviso di giacenza, la stessa va cassata con rinvio per nuovo esame sulla tempestivita’ della impugnazione avverso la Delib. condominiale, sulla scorta del principio esposto e, se del caso, per esame nel merito.
Il giudice di rinvio, che si designa ex articolo 383 c.p.c., comma 4, in altra sezione della Corte d’Appello di Catania, provvedera’ anche sulle spese.
accoglie il secondo, terzo e quarto motivo di ricorso e dichiara assorbito il primo; cassa la sentenza impugnata in relazione ai motivi accolti e rinvia, anche per le spese, ad altra sezione della Corte d’Appello di Catania.