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Timestamp: 2019-05-27 04:06:30+00:00
Document Index: 62173915

Matched Legal Cases: ['art. 42', 'art. 42', 'art.97', 'art. 51', 'art 6', 'sentenza ', 'art. 4', 'sentenza ']

24 | Luglio | 2016 | Edscuola
Archivi giornalieri: domenica 24 Luglio 2016
Commento su possibili effetti della l.107/15 e della nota min. 2609/16
Da una ventina d’anni il nome di Minerva, dea della conoscenza, non riceve più onori nelle sale del Palazzo a lei intitolato di viale Trastevere; né in quei lunghi corridoi s’intravede più uno straccio d’idea da moltissimi anni. Vi sono tutti i sintomi della carenza di pensiero politico alto. Nella miglior tradizione del pensiero d’Occidente la politica (la politica, non il mestiere dei politicanti) non era un luogo, era il luogo di stabilimento dei fini, l’ambito di tutti gli ambiti, il punto da cui venivano stabiliti i valori comunemente riconosciuti nello Stato a ogni valore, il luogo della decisione su criteri del potere. Oggi il “dove” e “l’a che scopo” della società degli uomini, il “così deve essere”, in altre parole il “mondo dei fini” di cui scrisse l’ultimo Kant, l’intenzionalità politica riformatrice in genere non sono considerati se non retoricamente; vengono sostituiti con obiettivi cortissimi e coincidenti strettamente con quelli dei gruppi al potere. Vedi alternanza scuola/lavoro ai licei, che sottrae tempo ed energie alle discipline senza gran guadagno in termini di preparazione al lavoro.
Non che l’ideologia manchi ma si propone non come tale ma come “dato di fatto”; non sorprenda allora la sempre più diffusa demotivazione dei docenti e l’inversamente proporzionale esaltazione della dirigenza. A mancare sono certamente le idee. E senza queste, Plato docet, non vi è vero governo ma allestimento di strutture d’arbitrio e soggezione.
Uno strumento di possibile arbitrio
Una di queste è la chiamata diretta, alias “incarico” conferito dal Dirigente scolastico. Dopo essere stata sperimentata per secoli ed esserlo ancora nel sud d’Italia nell’assunzione dei braccianti agricoli, la chiamata diretta viene ora estesa dal Governo di Matteo Jobsact anche agli insegnanti. In verità manca ancora l’istituzione del caporalato ma diamo tempo al tempo e del resto qualche preside (raro ma perniciosissimo) si appresta già a tale ruolo.
Mentre esiste qualche requisito oggettivo di scelta nel caso dei braccianti (aspetto robusto, muscolatura possente, sguardo basso) e delle braccianti (bell’aspetto, etc.) nel caso dei docenti e delle docenti questi requisiti vengono a perdere di significato e l’interpretazione del curriculum e della congruità con il PTOF viene lasciata di fatto alla discrezionalità (ma anche al possibile arbitrio) del capo d’istituto. Gli stessi criteri prospettati dal MIUR sono non vincolanti ma “indicativi e non esaustivi” (nota min. 22 07 16). Nulla potrebbero contare anni di studio disciplinare ed esperienze, pubblicazioni cartacee o elettroniche presso riviste e collane di fascia A, contributi creativi apportati alle varie diramazioni del sapere. Potrebbero invece essere privilegiati soggiorni reali o virtuali presso enti accreditati (con quali criteri?), certificazioni linguistiche rilasciate da enti privati, frequenza di corsi per attività espressive e danza (trullallero trullallà!), l’insegnamento in aree a rischio (favoriti ancora una volta gli insegnanti delle scuole private campane); conoscere bene l’italiano o la matematica sarà del tutto indifferente. In ogni caso il sig. superDirigente getterà una rapida occhiata e deciderà tra sé e sé, senza specifici controlli interni o esterni alla scuola scientificamente attendibili, chi deve professionalmente vivere o morire. Discrezionalità di fatto illimitata, senza un credibile sistema di deterrenza dalle (poco probabili ma possibili) deviazioni eticamente condannabili o tecnicamente insostenibili.
Spessore culturale di poca ma sempre troppa dirigenza
La grande maggioranza dei dirigenti scolastici è composta di persone oneste, di elevata cultura e moralità che amano studiare, hanno molto da dire e da dare, non vedono gli insegnanti come dipendenti e sanno intrattenere (non “gestire”) con essi relazioni armoniche. Non amanti del prepotere, cercheranno di cavarsela con 107 e 2609 arrecando il minor danno possibile alla propria dignità e a quella delle persone –ora è proprio il caso di dirlo- assegnate.
Daremo anche per scontato il rispetto della legalità di tutti i dirigenti e dunque la loro insensibilità nella decisione ad argomenti quali il denaro o il sesso; consideriamo pure universalmente accertata la loro capacità di resistenza alle sollecitazioni delle eventuali sedi di zona di mafia, camorra o n’drangheta. Tale resistenza potrebbe fa l’altro trovare supporto nelle reti di ambito: queste, variando i confini del potere amministrativo, potrebbero consentire al dirigente onesto di eluderne i dettati.
Occorre però, fatto più grave sul piano numerico, considerare i limiti della capacità di pochi ma sempre troppi dirigenti nel riconoscere il talento, dato che solitamente la capacità di riconoscerlo è riservata a chi ne possiede. Una parte della dirigenza è stata assunta senza veri concorsi per titoli ed esami oppure li ha superati in regioni (es. Campania o Sicilia) ove i candidati dichiarati idonei erano il triplo dei posti messi a concorso. Candidati che poi sono stati sistemati anche nelle regioni ove i concorsi erano stati condotti con il giusto rigore.
Va anche considerata la debole resistenza dei culturalmente meno solidi agli effetti perversi dei corsi di formazione; ivi ha dominato un’ideologia padronale ovvero managerialistica, giuridicistica o efficientistica, comunque tutt’altro che pedagogica ma da “uomo solo al comando” della “squadra”. Gli effetti di questi corsi si potrebbero riverberare anche nella scelta dei docenti, privilegiando in essi l’obbedienza su ogni altra virtù.
Piacerebbe alla sorella di Nietsche questa tipologia di superdirigenti resa “al di là del bene e del male” da normative recenti come la 107/2015 ma anche da un clima politico neoautoritario (vedi riforma della Costituzione); è una frazione certamente minima ma in grado comunque di intristire molte, troppe vite di docenti preparati e vocati all’insegnamento. Anzichè dialogare sui propri studi e sui propri alunni molti docenti finiranno per parlare solo di PTOF, tabelle di valutazione e altri orpelli di cattiva burocrazia, quando non per sgomitare e farsi belli agli occhi del Superdirigente. Certo, la conflittualità fra docenti non può che aumentare, accrescendo di riflesso il potere di che dirige.
Possibilità di resistenza
Se la diagnosi è fin troppo facile, la cura di stati di malattia prevedibilmente rari ma gravissimi come il mal di I S I S ( Io Sono Il Signore) nei dirigenti e di RATTO (Ruffianeria Anomia Tempismo Tafazzismo Obbedienza) nei docenti è obiettivamente difficile ma non impossibile:
sostenere come Collegio (innominato nella più recente normativa ma non ancora abolito) il criterio dell’esperienza e della preparazione culturale e scientifica su ogni altra considerazione;
stringersi attorno ai sindacati, dato che per limitata che sia la loro capacità di difesa non ne abbiamo molte altre;
fare sistematicamente ricorso ai giudici del lavoro e/o ai TAR: la normativa in proposito è contraddittoria specie rispetto alla norma costituzionale per cui i posti pubblici vanno attribuiti per concorso.
Anche per quando riguarda la libertà d’insegnamento, è chiaro che l’incertezza e la possibilità della non chiamata (o di finire negli elenchi del Provveditorato come quelli-che-nessuno-vuole) costituiscono un vulnus assai grave. Consola che dalle nostre parti non riusciamo a far bene le cose buone, ma nemmeno quelle potenzialmente esiziali, quindi i danni apportati alla funzione docente dovrebbero essere limitati.
Scuola: assegnazione temporanea triennale del docente con figli di età inferiore a tre anni
(a cura dell’Avv. Giancarlo Visciglio del Foro di Lecce)
I Tribunali di tutta Italia, da Lecce a Sondrio, passando da Roma, Milano, Salerno, Perugia, Mantova, Verona, Monza, Ivrea, Lucca, Siena, ecc., con decine di ordinanze, molte delle quali collegiali, rese in favore di docenti patrocinate dallo scrivente avvocato, hanno ormai definitivamente sancito il diritto del docente con figli di età inferiore a tre anni, ai sensi e per gli effetti dell’art. 42bis D.lgs. 151/01, di godere della c.d. “assegnazione temporanea” per un periodo della durata complessiva non superiore a tre anni, presso una sede di servizio ubicata nella stessa provincia o regione nella quale l’altro genitore esercita la propria attività lavorativa, subordinatamente alla sussistenza di un posto vacante e disponibile di corrispondente posizione retributiva e previo assenso delle amministrazioni di provenienza e di destinazione.
(a cura dell’avv. Giancarlo Visciglio del Foro di Lecce – tratto dal sito www.avvocatovisciglio.it)
Una delle più rilevanti, anche alla luce della durata del beneficio che è in grado di assicurare, è certamente quella contenuta nell’art. 42 bis in cui il Legislatore, recependo le direttive comunitarie dirette a tutelare l’istituto della famiglia, ha previsto che: “1. Il genitore con figli minori fino a tre anni di età dipendente di amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, può essere assegnato, a richiesta, anche in modo frazionato e per un periodo complessivamente non superiore a tre anni, ad una sede di servizio ubicata nella stessa provincia o regione nella quale l’altro genitore esercita la propria attività lavorativa, subordinatamente alla sussistenza di un posto vacante e disponibile di corrispondente posizione retributiva e previo assenso delle amministrazioni di provenienza e destinazione. L’eventuale dissenso deve essere motivato e limitato a casi o esigenze eccezionali. L’assenso o il dissenso devono essere comunicati all’interessato entro trenta giorni dalla domanda. 2. Il posto temporaneamente lasciato libero non si renderà disponibile ai fini di una nuova assunzione.”.
Al primo posto c’è l’atavico timore italico per la corruzione o l’incompetenza di chi è chiamato ad assumere decisioni e responsabilità. La grande maggioranza dei docenti teme che i presidi assumino non sulla base delle competenze, ma sulla base di favoritismi vari. Ora, che questo in Italia sia un problema sarebbe sciocco negarlo. Però trovo che troppo spesso si dimentica che i presidi sono gente come noi, spessissimo ex docenti che hanno vinto un concorso pubblico da Dirigenti scolastici. Quindi fra loro c’è lo stesso livello di competenza e di onestà che c’è tra i docenti. Ai docenti che temono per la corruzione dei DS dico: non è possibile pensare di essere gli unici lavoratori onesti e competenti in Italia, circondati da una massa di raccomandati e di inetti. Non è così: c’è vita sulla Terra.
Buona scuola, i presidi sceglieranno i professori con i colloqui
In arrivo le linee guida che cambieranno le modalità di scelta dei docenti utili all’istituto. Il dirigente dovrà selezionare i candidati attraverso i curricula ed eventualmente sottoporli ad un colloquio. Sindacati sul piede di guerra
ROMA – Sessantamila professori in movimento. Sono soprattutto i neoassunti della Buona scuola, che circa un anno fa hanno ottenuto una cattedra definitiva. Ma poi hanno chiesto di spostarsi. E oggi sono in attesa di sapere quale sarà la loro destinazione. La legge 107 della Buona scuola prevede che siano assegnati nei cosiddetti «ambiti territoriali» da dove le scuole potranno sceglierli.
Come? Il ministero dell’Istruzione ha preparato delle linee guida per dare le indicazioni operative su come la «chiamata per competenze» dovrà essere gestita dalle scuole. Sarà il preside a decidere tutto. Tra la fine di luglio e i primi di agosto, farà un bando per cercare il docente che gli serve in base al Piano di offerta formativa (Pof) della sua scuola; definirà i requisiti che il suo prof dovrà avere (in base a esperienze, titoli di studio e attività formative); selezionerà i curricula e, se serve, convocherà i candidati anche per un colloquio di lavoro finale. Poi sceglierà.
La «chiamata diretta» è quella che da mesi spaventa gli insegnanti perché assegnerebbe un potere discrezionale troppo ampio al dirigente scolastico. Per il prossimo anno scolastico, ogni istituto si troverà a cercare dai 2 agli 8 docenti. Il preside elencherà fino a 6 requisiti, poi partirà la «caccia».
«È un’innovazione profonda – dicono la ministra Stefania Giannini e il sottosegretario Davide Faraone -: si passa da un meccanismo che premiava l’anzianità, basato su punteggi e burocrazia, a una procedura che valorizza il percorso professionale dei docenti e consente alle scuole, per la prima volta, di poter scegliere gli insegnanti di cui hanno bisogno».
Sindacati pronti alle barricate
Chiamata diretta, appello al presidente Anticorruzione: ridateci le graduatorie!
Se si vuole evitare la “corruzione” anche nelle scuole, si provveda ad un “immediato ripristino” delle graduatorie d’insegnamento.
Tra i vari appelli nati a seguito della presentazione delle linee guida ministeriali per gestire la chiamata diretta, fa un certo effetto quello dei docenti “Partigiani della Scuola Pubblica”: si sono rivolti all’autorità massima in materia, quale è Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità Anticorruzione.
Il concetto espresso, a dire il vero, è lo stesso che ha evidenziato gruppo FB Professione Insegnanti, secondo cui la chiamata diretta “si presta a meccanismi di corruzione e mancanza di trasparenza per tanti motivi”.
Anche i Partigiani lo ricordano: “aggiungiamo il nostro appello a quello lanciato con una petizione dal gruppo Professione Insegnanti che ha già quasi raggiunto le 10mila firme in pochissimo tempo, il quale evidenzia che ‘La chiamata diretta da parte dei Dirigenti Scolastici è una norma illegittima che configge con numerosi articoli della Costituzione tra i quali spiccano l’Art.33 (libertà d’insegnamento) e l’art.97 (trasparenza e buon andamento della PA)’, chiedendone il ritiro“.
Al presidente dell’Anticorruzione chiedono, quindi, di fare da intermediario nei confronti del Governo “per il ripristino delle graduatorie di insegnamento, strumento realmente trasparente di valutazione dei titoli e dei requisiti dei docenti, esente da qualsiasi tipo di condizionamento e di suscettibilità al cambio di utilità, in quanto non soggetto ad interpretazioni ed arbitri”.
Giannini: “La società andrà dove la porterà la scuola”
La ministra dell’Istruzione, Stefania Giannini, in visita alla Cittadella del cinema del Giffoni Film Festival, incontrando i 750 giovani giurati della sezione Generator +13, ha detto: “A Giffoni 45 anni fa è stato piantato un seme che adesso è diventato una foresta rigogliosa”. Ai giovani “non descriverò il futuro – aggiunge prima di raggiungerli in Sala Truffaut – ma dirò come la scuola deve prepararli ad un futuro che è pieno di incognite. Parlerò di una scuola aperta che fa dell’inclusione il proprio punto di riferimento, il modello. Darò due parole chiave: cooperazione e competizione. La scuola è ma deve continuare ad essere il luogo nel quale si socializza e si cresce insieme ma anche il luogo nel quale si acquisiscono competenze e nascono le eccellenze, perché la società in futuro andrà dove la porterà la scuola”.
Parole ineccepibili quelle della ministra Giannini che però avrebbe dovuto aggiungere che la scuola, non solo è specchio della società, ma è anche scolpita sulle forme che i governi intendono adottare, quando non si ascolta per esempio chi la scuola ogni giorno la fa e la costruisce. E infatti, proprio per chiarire questo concetto, e cioè di non disturbare il macchinista, la ministra ha aggiunto: “Ogni volta che si cerca di introdurre un modello innovativo, e io sto cercando di fare questo assieme al Governo, si trova sempre una resistenza inerziale. Fare in modo che l’innovazione diventi trasformazione, non è cosa facile, ma è importante che sia trasformato ciò che si voleva trasformare”.
“La mia sfida è vincere le resistenze al cambiamento, che non è cosa da poco, ogni giorno si fa questo – aggiunge – si tratta di resistenze non sempre frutto di un disegno che si oppone, ma frutto dell’inerzia dei processi”.
Ma la ministra si è espressa anche sul tema – assai dibattuto – della chiamata diretta. “Aspetto cruciale, che interessa la selezione degli insegnanti. Mette un punto di novità: da una parte il fabbisogno della scuola, dall’altro il dirigente scolastico che si assume la responsabilità di convocare sulla base di criteri chiari e trasparenti”.
Da Giffoni Valle Piana, capitale del cinema per ragazzi ma anche osservatorio sul mondo, la ministra Giannini si è soffermata sulla “situazione drammaticamente inquietante che si vive in Turchia”, riferendosi alla sospensione della Convenzione sui diritti umani.
Pertanto, il ds “che incorra in unconflitto di interessi, anche potenziale, verificabile in una delle condizioni previste dalla normativa vigente (art. 51, Codice di procedura civile; art 6-bis – legge 7 agosto 1990 n.241) è tenuto ad astenersi dalla valutazione e dalla conseguente assegnazione del bonus, informando di tale situazione il Direttore (o il Dirigente preposto) dell ‘USR di competenza. Le determinazioni sulle astensioni sono rimesse al direttore dell’Ufficio scolastico regionale di appartenenza”.
C’è un’importante pronuncia del Tar Lazio sul reclutamento aggiuntivo su posti di sostegno disposto dalla legge 128/2013.
Con sentenza pubblicata il 22 luglio, su un ricorso promosso da alcuni docenti patrocinati dall’avvocato catanese Salvatore Spataro (nella foto a fianco), il Tar Lazio ha annullato le disposizioni ministeriali relative all’insegnamento di sostegno che a seguito della L.128/2013 ha visto un ampliamento del contingente in tutto il paese.
Confermando l’orientamento già espresso in sede cautelare lo scorso anno, il Giudice ammnistrativo ha chiarito in quali parti il Ministero ha operato in maniera non corretta rispetto al reclutamento dei docenti di sostegno.
Abbiamo contattato in merito l’avv. Spataro, il quale ha chiarito che “quando venne bandito il concorso del 2012, la Tabella allegata al Bando prevedeva pochi posti di sostegno ed in particolare, in Sicilia, per le 4 aree della scuola secondaria erano previsti solo 20 posti. Nelle more dell’espletamento del concorso, però, era intervenuto il Legislatore che con la citata Legge 128/2013 aveva imposto un più ampio reclutamento sul sostegno per assicurare quella tendenziale copertura dei posti su cui il nostro Paese da anni per ragioni finanziarie appare deficitario. Tale incremento di posti era stato però gestito in maniera maldestra dal MIUR, che aveva effettuato le nuove assunzioni frustrando i diritti dei docenti inseriti nella graduatoria del concorso, giacché aveva previsto che solo apparentemente i posti sarebbero stati distribuiti equamente fra Concorso e Gae, ma – in sostanza – imponendo il rigoroso rispetto della Tabella allegata al Bando (20 soli posti in Sicilia) decine e decine di posti erano stati travasati sullo scorrimento delle Gae”.
Comportamento questo, che l’avv. Spataro ha denunciato come illegittimo in quanto, venendo messi a disposizione dei posti che modificavano la programmazione del fabbisogno del personale sulla cui scorta era stata formata la Tabella di posti disponibili allegata al bando, il MIUR avrebbe dovuto ampliare la stessa Tabella e disporre un equo reclutamento per i docenti che avevano sostenuto il concorso anziché riversare tutte la cattedre sulle Gae.
Vero è che il MIUR, con il D.M. 356/2014, aveva corretto il tiro, disponendo l’ampliamento della predetta tabella per reclutare ben oltre i posti originariamente previsti anche gli idonei al concorso non originariamente vincitori, ma è altrettanto vero che questo correttivo è stato attuato solo parzialmente, in quanto disponeva che ciò avvenisse dopo un anno (ossia solo a far data dal 2014/15), quando ormai numerosissime cattedre di sostegno erano migrate nel precedente anno 2013/14 dagli aspiranti inseriti nella graduatoria di concorso a quelli inseriti in GAE.
La pronuncia in esame, precisa l’avv. Spataro, ristabilisce quindi l’equa distribuzione violata originariamente dal Ministero, rendendo giustizia ai docenti che avevano ricorso originariamente ed aprendo prospettive di certo interesse per coloro che, invece, hanno perso la possibilità di essere immessi in ruolo a causa dell’illegittimo operato del MIUR.
Chiamata dagli albi: indicazioni pratiche
Mentre i sindacati confederali e lo Snals stanno cercando ogni strada per bloccare la “chiamata diretta”, l’Anp fornisce già le proprie indicazioni pratiche su come realizzare l’inter procedura.
“In attesa della conclusione delle procedure di mobilità – spiega l’Anp nel proprio dito – suggeriamo che ciascun dirigente proceda, fin da subito, ad un esame del PTOF e del PdM finalizzato ad individuare i requisiti che ritiene debbano avere i docenti candidati a coprire i posti rimasti disponibili dopo la conclusione della mobilità. Tale operazione potrà essere condotta avvalendosi dell’elenco allegato alle Linee Guida, eventualmente integrato con requisiti scelti in autonomia ma comunque sulla base dei documenti su indicati”.
Conclusa la mobilità il dirigente dovrà provvedere a “pubblicare sul sito un avviso recante l’elenco dei posti rimasti vacanti, con l’indicazione per ciascuno dei soli requisiti individuati e attendere la data entro cui i docenti dovranno far pervenire il loro curriculum”.
A quel punto, “scaduto il termine per la presentazione delle candidature, partendo dalle autocandidature ricevute e in base alla documentazione presentata dagli interessati, è opportuno selezionare un ridotto numero di docenti (2 o 3 per ogni posto) da chiamare a colloquio”.
Tutta la procedura si dovrà concludere con l’individuazione di un docente per ogni posto “motivando la scelta con esclusivo riferimento al possesso dei requisiti richiesti e accertati”.
Dichiarata illegittima la normativa in materia di supplenze nella scuola
Tuttavia, fa sapere la Flc-Cgil Sicilia, per la Consulta la L. 107/2015 avrebbe cancellato l’illecito.
Secondo la Corte la norma sulle supplenze (art. 4 commi 1 e 11 della legge 124/1999) è illegittima “nella parte in cui autorizza, in mancanza di limiti effettivi alla durata massima totale dei rapporti successivi, il rinnovo potenzialmente illimitato di contratti di lavoro a tempo determinato per la coperturadi posti vacanti e disponibili di docenti nonché di personale amministrativo tecnico e ausiliario, senza che ragioni obiettive lo giustifichino”.
Senonché occorrerebbe capire di quale tutela, ai sensi dalla sentenza della Corte di Giustizia Europea, potranno beneficiare le migliaia di docenti precari, spesso abilitati e con oltre 36 mesi di servizio, che non sono stati inclusi nel piano di immissioni in ruolo. Per non parlare poi del personale ATA che non è stato neanche coinvolto in alcun piano di stabilizzazione e la cui tutela non si può limitare al risarcimento del danno.