Source: https://www.quotidianolegale.it/allevamento-dei-cani-come-attivita-strumentale-allesercizio-della-caccia/
Timestamp: 2019-08-20 16:55:27+00:00
Document Index: 78210362

Matched Legal Cases: ['art. 17', 'art. 117', 'art. 10', 'art. 117', 'art. 117', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2']

Allevamento dei cani come attività strumentale all’esercizio della caccia. - Quotidiano Legale
Inserito da Redazione | Feb 12, 2019 | Costituzionale, Diritto Costituzionale, Dottrina, Giurisprudenza
CORTE COSTITUZIONALE – 25 gennaio 2019, n. 10
CACCIA – Allevamento dei cani – Attività strumentale all’esercizio della caccia – Riconducibilità al concetto di attività venatoria – Legislazione regionale – Limiti – Art. 17, c. 50, lett. i), numero 5) l.r. Lazio n. 9/2017 – Illegittimità costituzionale.
Va dichiarata l’illegittimità costituzionale dell’art. 17, comma 50, lettera i), numero 5) della l.r. Lazio 14 agosto 2017, n. 9, con cui, nell’ambito del territorio regionale, sono state istituite zone destinate al solo allenamento dei cani: pur costituendo la caccia materia affidata alla competenza legislativa residuale della Regione , anche in tale ambito è tuttavia necessario, in base all’art. 117, secondo comma, lettera s), Cost., che la legislazione regionale rispetti la normativa statale adottata in tema di tutela dell’ambiente e dell’ecosistema, ove essa esprima regole minime uniformi. L’attività di allenamento dei cani, oggetto della novella di cui alla legge regionale impugnata, in quanto strumentale all’esercizio della caccia, è riconducibile al concetto di attività venatoria e trova la propria regolamentazione nell’art. 10 della legge n. 157 del 1992, il quale, in materia, prevede un’attività procedimentale articolata e complessa, che include più momenti di interlocuzione tecnica con l’ISPRA e presuppone l’adozione e il rispetto della pianificazione faunistica, culminando con l’adozione dei provvedimenti amministrativi che disciplinano l’esercizio dell’attività venatoria, inclusa l’attività di allenamento dei cani, nel rispetto dell’esigenza di assicurare la sopravvivenza e la riproduzione delle specie cacciabili. La «modalità tecnica del provvedere» imposta dal legislatore nazionale include dunque, quale momento ineliminabile, la pianificazione faunistica e assicura garanzie procedimentali funzionali all’equilibrio degli interessi in gioco, esprimendo una regola di tutela ambientale inderogabile per le Regioni, che non possono definire con legge l’arco temporale dell’attività venatoria. Resta pertanto di esclusiva competenza del piano faunistico-venatorio sia la definizione dei periodi in cui è consentito l’allenamento dei cani da caccia, sia la dimensione delle zone destinate all’esercizio di tale attività.
Pres. Lattanzi, Est. Prosperetti – Presidente del Consiglio dei Ministri c. Regione Lazio
Va preliminarmente rilevato che «a seguito della riforma del Titolo V della Costituzione, la mancata indicazione della materia “caccia” nel novellato art. 117 Cost. – in precedenza, invece, espressamente annoverata tra le materie rimesse alla potestà legislativa concorrente – determina la sua certa riconduzione alla competenza residuale regionale […]. Tanto premesso, va però ribadito che, pur costituendo la caccia materia certamente affidata alla competenza legislativa residuale della Regione – senza che possa ritenersi ricompresa, neppure implicitamente, in altri settori della competenza statale –, anche in tale ambito “è tuttavia necessario, in base all’art. 117, secondo comma, lettera s), Cost., che la legislazione regionale rispetti la normativa statale adottata in tema di tutela dell’ambiente e dell’ecosistema, ove essa esprima regole minime uniformi (sentenza n. 139 del 2017)» (sentenza n. 7 del 2019).
La disciplina del rapporto di lavoro dei dipendenti pubblici rientra, infatti, nella materia «ordinamento civile» e spetta in via esclusiva al legislatore nazionale; invero, a seguito della privatizzazione, tale rapporto è disciplinato dalle disposizioni del codice civile e dalla specifica contrattazione collettiva, espressamente regolata dall’art. 2 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 (Norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche).
PrecedentePatteggiamento escluso per i reati tributari salvo che ricorra circostanza attenuante di riparazione dell’offesa.
SuccessivoLa diversa qualificazione giuridica dei fatti già acquisiti al processo non ostacola accoglimento in appello.