Source: https://legali.com/spip.php?article2103&amp;lang=it
Timestamp: 2019-05-23 23:28:50+00:00
Document Index: 61306472

Matched Legal Cases: ['art. 111', 'sentenza ', 'art. 324', 'sentenza ', 'art. 395', 'sentenza ', 'art. 50', 'art.70', 'sentenza ', 'art.324', 'sentenza ', 'art.395', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2909', 'art.7', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art.111', 'art.24', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 372', 'art.2909', 'art.2909', 'art. 2909', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 44', 'art. 475', 'art. 70', 'sentenza ', 'art.44', 'art. 53', 'sentenza ', 'art. 68', 'sentenza ', 'art. 69', 'art. 68', 'art.69', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 70', 'sentenza ', 'art.111', 'art.111', 'sentenza ', 'art. 111', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 80', 'art. 70', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Il giudicato tributario e il giudizio di ottemperanza. - Legali.com
Home > Diritto commerciale e tributario > Il giudicato tributario e il giudizio di ottemperanza.
martedì 29 maggio 2018, di Maurizio Villani
1. Il giudicato tributario.
2. Il giudizio di ottemperanza.
3. Eâ€™ ricorribile per Cassazione ex art. 111 cost la sentenza di ottemperanza contenente un giudizio sullâ€™operato del commissario ad acta ( Cass. n. 22877/2017).
1.	Il giudicato tributario.
Nel processo civile, per â€œcosa giudicata formaleâ€ sâ€™intende, ex art. 324 c.p.c., la sentenza non piÃ¹ soggetta ai mezzi dâ€™impugnazione ordinaria, ossia allâ€™appello, al ricorso per Cassazione, al regolamento di competenza e alla revocazione (per i motivi indicati ai nn. 4 e 5 dellâ€™art. 395 c.p.c.).
Nel processo tributario i mezzi per impugnare la sentenza sono indicati allâ€™art. 50 del Dlgs. N. 546/92 e sono â€œlâ€™appello, il ricorso per cassazione e la revocazioneâ€ , essendo, pertanto, escluso il regolamento di competenza.
In questâ€™ultimo processo non vi Ã¨ la distinzione tra impugnazioni ordinarie e impugnazioni straordinarie e, inoltre, non risulta definita la cosa giudicata formale; Ã¨ necessario, per tale motivo, far riferimento ai concetti mutuati dal processo civile per precisare i concetti di cosa giudicata formale e cosa giudicata sostanziale.
Giova osservare che, nel processo tributario, lâ€™esistenza del concetto di cosa giudicata si evince da due circostanze: la prima, che i mezzi dâ€™impugnazione predetti devono essere esperiti in termini ben delimitati e la seconda, indicata nellâ€™art.70 del Dlgs. cit., che tratta della esecuzione degli obblighi previsti dalla sentenza passata in giudicato.
CiÃ² posto, per la nozione di cosa giudicata formale puÃ² farsi riferimento allâ€™art.324 c.p.c. c.1., dovendosi intendere la sentenza contro la quale non sono esperibili i mezzi dâ€™impugnazione ordinaria (appello, ricorso per cassazione, revocazione ordinaria ex art.395, nn.4 e 5), mentre, per la nozione di cosa giudicata sostanziale occorre compiere una breve riflessione in riferimento al tipo di sentenze che possono essere emesse nel processo tributario.
Comâ€™Ã¨ ben noto, il processo tributario ha natura impugnatoria ed ha a oggetto non solo lâ€™atto opposto (es: avviso dâ€™accertamento..) ma anche il rapporto come definito dallâ€™atto (ossia il diritto di credito dellâ€™ente impositore).
Precisamente, il processo tributario ha come scopo non solo lâ€™eventuale mera eliminazione dellâ€™atto impugnato ma anche la decisione nel merito; il giudice tributario qualora ritenga che lâ€™atto impugnato sia immune da vizi ma riscontri lâ€™infondatezza totale o parziale della pretesa creditoria del Fisco, pronuncia una sentenza di accoglimento del ricorso con la quale o viene annullato in toto lâ€™atto oppure viene quantificata la summenzionata pretesa nel limite del petitum delle parti.
Piuttosto, nel caso in cui il giudice tributario ritenga che lâ€™atto impugnato sia affetto da vizi emette una sentenza di accoglimento del ricorso senza considerare il merito; in ultimo, nellâ€™ipotesi in cui sia ritenuto infondato il ricorso del contribuente (poichÃ© lâ€™atto non Ã¨ viziato e la pretesa creditoria dellâ€™A.F. Ã¨ fondata), il giudice pronuncia una sentenza di rigetto del ricorso.
Nel processo civile, Ã¨ presente il principio del ne bis in idem, posto dallâ€™art. 2909 c.c., ossia quello di evitare che una determinata questione sorta tra determinati soggetti, dopo che sia stata definita dal giudice, sia presentata nuovamente in sede giudiziale, al fine di salvaguardare il principio di certezza e di evitare dâ€™intasare la macchina giudiziaria.
Predetto principio presenta dei profili diversi in ambito tributario, nel quale il rapporto tra contribuente e fisco perdura nel tempo e, pertanto, Ã¨ alquanto difficile che il rapporto definitivo per un determinato periodo dâ€™imposta possa essere preclusivo per la valutazione in un tempo diverso di un rapporto analogo, anche se riferibile alla stessa imposta.
Alla luce di quanto esposto, sorge un problema, non risolto in maniera univoca dalla giurisprudenza di legittimitÃ , riguardo lâ€™efficacia del giudicato esterno nel processo tributario.
In riferimento al problema dellâ€™estensione esterna del giudicato Ã¨ opportuno ricordare che esso riguarda il rapporto tra due procedimenti tra le stesse parti ed Ã¨ diretto a stabilire, se ed entro quali limiti, il giudicato, emesso in un primo giudizio, precluda nel secondo la facoltÃ della parte di dedurre determinate questioni giÃ decise nel primo e il potere del giudice di decidere in modo difforme da quanto giÃ deciso.
CiÃ² posto, nel processo tributario, un serio ostacolo allâ€™efficacia esterna del giudicato Ã¨ costituito dal principio legale dellâ€™autonomia dei periodi di imposta, principio sancito dallâ€™art.7, comma 1, del DPR n. 917/86, che testualmente enuncia: â€œLâ€™imposta Ã¨ dovuta per anni solari, a ciascuno dei quali corrisponde unâ€™obbligazione tributaria autonomaâ€ .
Tale questione Ã¨ stata oggetto di contrasto giurisprudenziale che Ã¨ stato risolto dalle Sezioni Unite, con sentenza n.13916 del 2006, con la quale hanno statuito che la risoluzione di questioni di fatto e di diritto ha valore extra litem, ovvero hanno ribadito lâ€™efficacia ultra annuale vincolante del giudicato.
Nella sentenza veniva, comunque, precisato che lâ€™efficacia esterna del giudicato non era possibile per tutte le statuizioni della sentenza ma solo per quelle â€œrelative a qualificazioni giuridiche o ad altri eventuali elementi preliminari rispetto ai quali possa dirsi sussistere un interesse protetto avente il carattere della durevolezza nel tempoâ€ .
Le Sezioni Unite, basandosi sulla concezione dualistica del processo tributario, hanno sostenuto che il giudicato non esaurisce i propri effetti nel limitato perimetro del giudizio ma ha una potenziale capacitÃ espansiva in altri giudizi tra le stesse parti, secondo le medesime regole che disciplinano, nel processo civile, il giudicato esterno.
Di conseguenza, il criterio dellâ€™autonomia dei periodi di imposta non impedisce che il giudicato relativo ad uno di essi faccia stato anche per altri quando incide su elementi che siano rilevanti per piÃ¹ periodi di imposta e riguardi elementi costitutivi di fattispecie a carattere duraturo, ovvero fatti o qualificazioni giuridiche di fatti rimasti immutati nei diversi periodi di imposta (Cass. nn.25681/2006, 16260/2007, 16258/2007, 14012/2007).
Pertanto, come nel processo civile, anche nel processo tributario lâ€™assegnazione di un valore stabile ed immutabile al giudicato attua i principi del giusto processo e della ragionevole durata dello stesso (art.111 Cost.) e corrisponde al superiore interesse non solo della giustizia, ma anche delle parti, poichÃ© tutela anche il diritto di difesa delle stesse (art.24 Cost.).
Successivamente, perÃ², veniva ritenuta necessaria lâ€™esistenza di una relazione giuridica tra i diritti dedotti nei due giudizi o, comunque, del medesimo rapporto giuridico di imposta quale oggetto dei due giudizi tra le stesse parti e lâ€™identicitÃ della questione, sia nella componente di fatto che di diritto (Cass.	n. 4607/2008	; Cass.	n.25702/2009).
La necessitÃ della identitÃ di imposta nei due giudizi Ã¨ affermata anche in epoca piÃ¹ recente dal giudice di legittimitÃ (Cass. n. 19044/2014) che la giustifica facendo riferimento alle diversitÃ strutturali esistenti tra le imposte diverse, precisando che lâ€™efficacia preclusiva del giudicato esterno deve essere ammessa entro rigorosi	limiti	temporali ed	oggettivi.
In unâ€™attuale pronuncia, la giurisprudenza di legittimitÃ (Cass. n. 28075/2017) ha, altresÃ¬, sottolineato che la regola iuris fissata con efficacia di giudicato che involga un punto fondamentale comune ad entrambe le cause, formando la premessa logica indispensabile della statuizione contenuta nel dispositivo della sentenza, preclude il riesame dello stesso punto di diritto giÃ accertato e risolto riguardante il medesimo rapporto dâ€™imposta negli identici suoi riferimenti oggettivi.
GiÃ precedentemente la Suprema Corte, in riferimento al superamento del divieto di ultrattivitÃ del giudicato fondato sullâ€™autonomia dei singoli periodi dâ€™imposta, aveva rilevato che questo divieto â€œnon si giustifica rispetto agli elementi costitutivi della fattispecie che, estendendosi ad una pluralitÃ di periodi di imposta, assumono carattere tendenzialmente permanenteâ€ , con la precisazione che la capacitÃ espansiva del giudicato â€œappare coerente non solo con lâ€™oggetto del giudizio tributario, ma anche con la considerazione unitaria del tributo dettata dalla sua stessa ciclicitÃ , la quale impone di valorizzare lâ€™efficacia regolamentare del giudicato tributario quale norma agendiâ€ .
Il giudicato esterno tributario, non diversamente da quello civile, per la funzione di certezza dei rapporti giuridici che garantisce, costituisce unâ€™eccezione c.d. impropria rilevabile di ufficio, con lâ€™unica condizione che sia prodotta in giudizio la precedente sentenza con lâ€™attestazione di avvenuto passaggio in giudicato; tale produzione puÃ² avvenire anche nel corso del giudizio di Cassazione, nellâ€™ipotesi che il giudicato si sia formato successivamente alla pronuncia della sentenza oggetto di impugnazione	con	ricorso per Cassazione.
Pertanto, secondo il Supremo Consesso, predetta attestazione, attesa lâ€™assimilabilitÃ del giudicato ad un elemento normativo, non trova ostacolo nel divieto posto per la produzione dei documenti dallâ€™art. 372 c.p.c. (Cass.n.943/2016).
Un limite allâ€™efficacia espansiva del giudicato tributario risulta posto, infine, dalla Corte di Giustizia della ComunitÃ Europea che, con una nota sentenza, ha ribadito il principio del primato del diritto comunitario su quello interno.
In una prima sentenza, (causa C-2/08 del 3/9/2009: caso Fallimento Olimpiclub) predetta Corte afferma che â€œIl diritto comunitario osta allâ€™applicazione, in circostanze come quelle della causa principale, di una disposizione del diritto nazionale, come lâ€™art.2909 c.c., in una causa vertente sullâ€™imposta sul valore aggiunto concernente unâ€™annualitÃ fiscale per la quale non si Ã¨ ancora avuta una decisione giurisdizionale definitiva, in quanto essa impedirebbe al giudice nazionale investito di tale causa di prendere in considerazione le norme comunitarie in materia di pratiche abusive legate a detta impostaâ€ .
Invero, anche in presenza di un precedente giudicato, il giudice nazionale deve sempre applicare le norme comunitarie in materia di IVA, anche se ciÃ² facendo disapplica lâ€™art.2909 c.c.
Consegue che il giudice nazionale puÃ² discostarsi dal precedente giudicato quando lâ€™applicazione dellâ€™art. 2909 c.c. induca a violare le norme comunitarie in materia di condotte illecite, fraudolente e abusive.
Il giudizio di ottemperanza, in ambito tributario, Ã¨ caratterizzato da una procedura peculiare e a sÃ© stante, che si presenta come valida alternativa allâ€™esecuzione del processo civile (anchâ€™essa esperibile per ottenere lâ€™esecuzione di una sentenza tributaria).
Il ricorso per il giudizio di ottemperanza Ã¨ previsto, come unico rimedio per il contribuente, nei confronti dellâ€™Amministrazione Finanziaria inadempiente, oltre che per lâ€™esecuzione delle sentenze passate in giudicato anche per lâ€™esecuzione provvisoria dei seguenti provvedimenti:
1) sentenze non ancora definitive di condanna al pagamento di somme in favore del contribuente (dal 01/6/2016);
2) sentenze non ancora definitive relative alle operazioni catastali (dal 01/6/2016);
3) sentenze non definitive di accoglimento di ricorso avverso atti impositivi comportanti il rimborso al contribuente di somme corrisposte in eccesso rispetto alla statuizione della sentenza (dal 01/01/2016);
4) ordinanza di liquidazione delle spese di lite in caso di rinuncia al ricorso ex art. 44, comma 2, Dlgs n.546/92.
PoichÃ© non Ã¨ piÃ¹ previsto, per lâ€™esecuzione delle sentenze tributarie, il processo esecutivo di cui agli artt. 474 e ss. c.p.c., non vi Ã¨ piÃ¹ lâ€™apposizione della formula esecutiva di cui allâ€™art. 475 c.p.c.
Il giudizio di ottemperanza Ã¨ disciplinato dallâ€™art. 70 Dlgs n. 546/92, secondo il quale chiunque abbia interesse ad instaurarlo dovrÃ depositare il ricorso in doppio originale, presso la segreteria della Commissione Tributaria Provinciale, qualora la sentenza passata in giudicato sia stata da essa pronunciata, e, in ogni altro caso, presso la segreteria della Commissione Tributaria Regionale (o sua sezione staccata).
Il ricorso Ã¨ proponibile solo dopo la scadenza del termine, entro il quale Ã¨ prescritto dalla legge lâ€™adempimento dellâ€™Ufficio o dellâ€™Ente Locale oppure, in mancanza di tale termine, dopo trenta giorni dalla messa in mora, a mezzo di ufficiale giudiziario, e fino a quando lâ€™obbligo non sia estinto.
Decorso detto termine, il presidente della Commissione assegna il procedimento ad una sezione, che deve essere la stessa che ha emesso il provvedimento (sentenza, anche non definitiva, o ordinanza ex art.44, comma 2, Dlgs n. 546/92).
Per il pagamento di somme fino ad â‚¬ 20.000 o per il pagamento delle spese di giudizio decide la Commissione in composizione monocratica.
In particolare, il ricorso Ã¨ proponibile oltre che nei confronti dellâ€™ente impositore, anche nei confronti dellâ€™agente della riscossione o del soggetto iscritto nellâ€™albo di cui allâ€™art. 53 Dlgs n. 446/97, data la natura pubblica dei predetti e dellâ€™attivitÃ da essi espletata, ma solo dopo che sia scaduto il termine ad essi imposto per lâ€™adempimento degli obblighi, ovvero il termine di giorni 90 dalla notificazione della sentenza per la restituzione del tributo corrisposto in eccedenza (art. 68, comma 2, Dlgs n. 546/92) o dalla notificazione della sentenza di condanna o dalla presentazione della garanzia se dovuta (ex art. 69, comma 4, Dlgs. N. 546/92).
In tutti gli altri casi (diversi dallâ€™art. 68, comma 2 e dallâ€™art.69 cit., ovvero in caso di non previsione di termine per lâ€™adempimento), prima di proporre il ricorso per lâ€™ottemperanza Ã¨ necessario notificare un atto di messa in mora a mezzo di ufficiale giudiziario.
PoichÃ© lâ€™atto di messa in mora ha natura sostanziale e non processuale, questo deve essere sottoscritto personalmente dal contribuente e non dal suo difensore.
Inoltre, tale atto introduttivo deve essere indirizzato al Presidente della Commissione con la precisa indicazione, a pena di inammissibilitÃ , della sentenza passata in giudicato, di cui si chiede lâ€™ottemperanza, che deve essere prodotta in copia unitamente allâ€™originale e alla copia autenticata dellâ€™atto di messa in mora notificato, se necessario.
Tale giudizio ha una duplice natura: di merito, in quanto inteso ad individuare gli obblighi contenuti nella sentenza e di esecuzione, in quanto inteso ad adottare i provvedimenti in sostituzione dellâ€™A.F. inadempiente ( Cass. n. 4126/2004).
Nel ricorso devono essere indicati con precisione i fatti che ne giustificano la proposizione e il provvedimento di cui si chiede lâ€™ottemperanza, provvedimento che deve essere allegato in copia unitamente, se del caso (con eccezione delle ipotesi indicate dagli artt. 68 e 69 in cui Ã¨ previsto il termine di giorni 90 per lâ€™adempimento), allâ€™originale o alla copia dellâ€™atto di messa in mora.
Nellâ€™udienza in camera di consiglio sono sentite le parti ed Ã¨ acquisita la documentazione necessaria. Per tale motivo, accertata lâ€™inottemperanza, sono adottati con sentenza tutti i provvedimenti necessari, compresa la nomina di un commissario ad acta, perchÃ© sia data attuazione agli obblighi che risultano espressamente dal dispositivo del provvedimento, tenendo in considerazione la motivazione dello stesso.
Dopo che sia stata realizzata lâ€™ottemperanza, il procedimento Ã¨ chiuso con ordinanza che ha natura meramente ordinatoria poichÃ© si limita a dare atto dellâ€™avvenuta esecuzione dei provvedimenti adottati con la sentenza e di quelli emessi dal commissario ad acta.
Per assicurare lâ€™ottemperanza agli obblighi, il collegio puÃ² adottare i provvedimenti necessari al posto dellâ€™ufficio che li ha omessi e nelle forme prescritte dalla legge, nel rispetto del dispositivo del provvedimento relativo, e puÃ² anche, per tali fini, delegare un proprio componente o un commissario ad acta che potrÃ avvalersi della struttura dellâ€™A.F. che dovrÃ fornire la necessaria collaborazione e la relativa documentazione.
Ai sensi del comma 10 dellâ€™art. 70 succitato, contro la sentenza emessa in esito al giudizio di ottemperanza Ã¨ ammesso soltanto il ricorso in cassazione, per inosservanza delle norme sul procedimento.
Predetta disposizione, inoltre, nel rispetto dellâ€™art.111 Cost., Ã¨ stata interpretata estensivamente dalla giurisprudenza di legittimitÃ , ritenendo ammissibile il ricorso in cassazione per ogni violazione di legge, ovvero non solo quella processuale, ma anche quella sostanziale (Cass. n. 15084/2004; Cass. 4796/2011).
2.	Eâ€™ ricorribile per Cassazione ex art.111 cost la sentenza di ottemperanza contenente un giudizio sullâ€™operato del commissario ad acta( Cass.n.22877/2017).
Un ex dirigente dellâ€™ENEL proponeva ricorso straordinario ex art. 111 Cost per la cassazione dellâ€™ordinanza della CTR del Lazio, che ha dichiarato chiuso il procedimento instaurato avverso il silenzio rifiuto opposto allâ€™Amministrazione dallâ€™istanza di rimborso per IRPEF, a causa della mancata applicazione della minore aliquota del 12, 50% sui rendimenti derivanti dallâ€™investimento del fondo di previdenza integrativa aziendale.
Tale ordinanza Ã¨ stata emessa in seguito a giudizio di ottemperanza alla sentenza delle S.U. n. 13661/11 che hanno stabilito il diritto del contribuente al rimborso per gli importi maturati fino al 31 dicembre 2000, con lâ€™applicazione della minore aliquota solo sulle somme liquidate a titolo di rendimento, accolto dalla CTR Lazio. A seguito della comunicazione dellâ€™ex dirigente al giudice di ottemperanza della mancata esecuzione della sentenza, il commissario ad acta ha affermato che il rimborso non gli spettava poichÃ© â€œnon Ã¨ ipotizzabile nessun rendimento derivante dallâ€™investimento, da parte del fondo PIA, sui mercati finanziariâ€ .
Il Supremo Consesso, con sentenza n. 22877/2017, ha dichiarato lâ€™ammissibilitÃ del ricorso in quanto il provvedimento impugnato ha contenuto decisorio.
Infatti, la CTR ha rilevato, sulla base della relazione del commissariato ad acta e degli allegati, il corretto adempimento tenendo conto â€œâ€¦ dei compiti assegnati al giudice dellâ€™ottemperanza, che comprendevano espressamente la verifica sui rendimenti eseguitiâ€ ; da ciÃ² ne discende che la CTR non si Ã¨ limitata a prendere atto dellâ€™ottemperanza, ma ha espresso un giudizio sullâ€™operato del commissario ad acta, ritenendolo â€œ.. conforme a una corretta interpretazione della sentenza delle S.U., richiamata nella parte in fatto della sentenzaâ€ .
Per tale motivo, lâ€™ordinanza in esame â€œsi traduce in un provvedimento che non ha carattere meramente ordinatorio, tale cioÃ¨ da risolversi in una presa dâ€™atto dellâ€™avvenuta esecuzione dei provvedimenti emessi con la sentenza che pronuncia sullâ€™istanza di ottemperanza, e di quelli adottati dal commissario ad acta nominato con la stessa sentenza, limitandosi di conseguenza a dichiarare chiuso il procedimentoâ€ .
4. I limiti del giudice di ottemperanza (Cass. n. 27861/2017; Cass. n. 15827/2016; Cass. n. 13382/2016).
Il Comune di S. ha proposto ricorso per Cassazione, impugnando la sentenza resa dalla CTP di Cosenza che, in sede di ottemperanza, ha disposto che il predetto comune provvedesse, a mezzo del nominato commissario ad acta, al pagamento del difensore distrattario, oltre al pagamento delle somme liquidate del suddetto giudizio a favore del contribuente.
La Suprema Corte ritiene fondato il ricorso in esame che prospetta la violazione dellâ€™art. 80 Dlgs n. 546/1992.
La Suprema Corte, nella presente sentenza, ribadisce il principio che, nel giudizio di ottemperanza, disciplinato dallâ€™art. 70 del Dlgs n. 546/1992, le Commissioni Tributarie non hanno una giurisdizione estesa al merito, â€œtrattandosi di procedimento â€œchiusoâ€ , nel senso che il potere del giudice sul comando definitivo inevaso va esercitato entro i confini invalicabili posti dallâ€™oggetto della controversia definita con il giudicato â€¦â€ .
Precisamente, secondo il Supremo Consesso, il giudice, nel giudizio di ottemperanza, puÃ² precisare gli obblighi nascenti dalla sentenza passata in giudicato ma non gli puÃ² essere attribuito â€œâ€¦ un diritto nuovo ed ulteriore rispetto a quello riconosciuto con la sentenza da eseguire, nÃ© puÃ² esserne adeguata la statuizione rispetto a una situazione normativa sopravvenuta (cfr. Cass. n.2 8944/2008; Cass. n. 15827/2016)â€ .
In conclusione, il giudice tributario, in sede di ottemperanza, deve solamente determinare le modalitÃ che in concreto danno esecuzione attuativa al giudicato di condanna.
Nello stesso senso si Ã¨ espressa la giurisprudenza di legittimitÃ nelle pronunce precedenti nn. 15827/2016 e 13382/2016; in particolare, nellâ€™ultima sentenza, oltre a ribadire il principio sopra enunciato, ha precisato anche che, se al giudice di ottemperanza non puÃ² essere riconosciuto un diritto nuovo ed ulteriore rispetto a quello attribuito con la sentenza da eseguire, nei casi in cui la sentenza passata in giudicato â€œâ€¦ contenga un comando privo dei caratteri della â€œâ€¦ puntualitÃ e precisione tipici del titolo esecutivo â€¦â€ , rientrano â€œâ€¦ nella discrezionalitÃ del giudice dell’ottemperanza l’individuazione dei mezzi idonei ad assicurare l’esecuzione del giudicato" (Cass. n. 4126 del 2004)â€ .
Da ciÃ² ne discende, secondo la Cassazione, che nel giudizio di ottemperanza, infatti, viene in luce con â€œspeciale evidenza, il principio di effettivitÃ della tutela giurisdizionale dei diritti garantita dall’articolo 24 Cost., comma 1â€ (Cass. n. 13382/2016).
Lecce, 29 maggio 2018