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Timestamp: 2016-12-10 10:50:56+00:00
Document Index: 122926968

Matched Legal Cases: ['art. 36', 'art. 37', 'art. 40', 'art. 110', 'art. 36', 'art. 37']

Risoluzione Agenzia Entrate n. 125 del 05.06.2007
Istanza di interpello - ALFA S.p.a. -
Trattamento fiscale delle oscillazioni su cambi degli attivi, denominati in
valuta estera, destinati a copertura delle riserve tecniche in valuta - Articolo
110, comma 3, del TUIR
(di seguito, in breve, la "Società"), con sede in ...., ha formulato
trattamento tributario applicabile alle riserve tecniche denominate in valuta
attività di assicurazione, premette che il decreto legislativo 7 settembre
2005, n. 209 "pone per il comparto Vita (art. 36) e per il comparto Danni
(art. 37) delle società che esercitano attività assicurative norme che
impongono alle medesime compagnie di destinare appositi attivi a copertura degli
impegni (cd. riserve tecniche) contratti con gli assicurati". In
particolare, il decreto legislativo in parola impone (art. 40) "l'obbligo
di congruenza valutaria, in base al quale le riserve denominate in valuta vanno
coperte, salvo alcune eccezioni tassativamente individuate, con attivi
denominati nella medesima valuta nella misura minima dell'80 per cento".
Atteso il descritto legame di copertura (obbligatoria
ex lege) che collega gli attivi patrimoniali agli impegni evidenziati nel
passivo (riserve tecniche), la Società - che fa presente di aver adottato fino
al 2005 il regime di contabilità plurivalutaria, per il quale, come noto,
l'articolo 110, comma 2,
ultimo periodo, del TUIR consente, ai fini fiscali, "l'applicazione del
cambio di fine esercizio ai saldi dei relativi conti" - chiede se possa
applicarsi al caso in questione il disposto dell'articolo 110, comma 3, ultimo periodo, del
TUIR, secondo cui "si tiene conto della valutazione al cambio della data di
chiusura dell'esercizio delle attività e delle passività per le quali il
rischio di cambio è coperto, qualora i contratti di copertura siano anche essi
valutati in modo coerente secondo il cambio di chiusura dell'esercizio".
Ad avviso dell'istante
esisterebbe "un dispositivo sia formale che sostanziale di copertura
obbligatoria tra attività e passività tecniche nelle compagnie di
assicurazione". A sostegno dell'esistenza di un siffatto legame di
destinazione giocherebbero numerosi elementi "che complessivamente
integrano nella sostanza una fattispecie di copertura in tutto e per tutto
assimilabile a quella garantita dalla stipulazione di contratti derivati di
La Società, che dal 2006 adotta la contabilità
monovalutaria, ritiene che esista, in sostanza, una "copertura
interna" del rischio di cambio, "in quanto le oscillazioni di cambio
degli attivi a copertura delle riserve coprono le oscillazioni contrarie delle
corrispondenti riserve matematiche" e che la neutralizzazione delle
oscillazioni prevista dalla legge sul piano civilistico deve essere garantita
anche sul piano fiscale.
In particolare, sottolinea che, in relazione alle
riserve in questione, l'oscillazione del cambio assume già rilevanza fiscale ai
sensi dell'articolo 111, comma
1, del TUIR, secondo cui "nella determinazione del reddito delle società e
degli enti che esercitano attività assicurative concorre a formare il reddito
dell'esercizio la variazione delle riserve tecniche obbligatorie fino alla
misura massima stabilita a norma di legge, salvo quanto stabilito nei commi
successivi". Se non potesse darsi rilievo fiscale anche alle oscillazioni
di cambio relative alle attività patrimoniali vincolate a copertura delle
medesime, "si creerebbe l'assurdo di ravvisare una fattispecie di
asimmetria fiscale", per cui "l'adozione della contabilità
monovalutaria, invece di quella plurivalutaria comporterebbe l'impossibilità di
far concorrere alla formazione della base imponibile le oscillazioni attinenti
agli attivi patrimoniali posti a garanzia delle riserve tecniche, cosa invece
permessa fino al 2005 in regime di contabilità plurivalutaria".
Pertanto, secondo la Società - laddove non si
consideri comunque applicabile l'articolo 110, comma 2, ultimo periodo, del TUIR
- sarebbe "possibile risolvere il problema applicando per analogia alla
fattispecie in questione il disposto di cui al terzo comma dell'art. 110 TUIR" e, di conseguenza, potrà tenersi conto della
"valutazione al cambio alla data di chiusura dell'esercizio delle attività
e delle passività per le quali il rischio di cambio è coperto, qualora i
contratti di copertura siano anche essi valutati in modo coerente secondo il
cambio di chiusura dell'esercizio".
Atteso che le attività e le passività in esame
risultano già legate da un vincolo di copertura stabilito ex lege - che se
fosse replicato con la stipula di un contratto derivato neutralizzerebbe le
oscillazioni di cambio delle attività coperte e, paradossalmente, renderebbe
"completamente scoperte le oscillazioni di cambio delle riserve
tecniche" - occorre, ad avviso dell'istante, "sancire ufficialmente la
rilevanza anche fiscale" del vincolo di copertura interna previsto dalla
richiamata disciplina di settore.
relativa alla valutazione di talune attività e passività in valuta è
contenuta nell'articolo 110
Il comma 3 del citato articolo 110 - fatto salvo il caso delle
"imprese che intrattengono in modo sistematico rapporti in valuta
estera", per le quali è espressamente consentita, dall'ultimo periodo del
precedente comma 2, "la tenuta della contabilità plurimonetaria con
l'applicazione del cambio di fine esercizio ai saldi dei relativi conti"
(con conseguente rilevanza fiscale di utili e perdite su cambi rilevati a fine
esercizio) - prevede che "la valutazione secondo il cambio alla data di
chiusura dell'esercizio dei crediti e debiti in valuta, anche sotto forma di
del codice civile o di altre leggi o di titoli assimilati, non assume rilevanza.
Si tiene conto della valutazione al cambio della data di chiusura dell'esercizio
delle attività e delle passività per le quali il rischio di cambio è coperto,
qualora i contratti di copertura siano anche essi valutati in modo coerente
secondo il cambio di chiusura dell'esercizio".
In ordine all'iscrizione in bilancio, invece, la
valutazione delle attività e delle passività in valuta è effettuata ai sensi
dell'articolo 2426, n. 8-bis) del codice civile:
- per quelle diverse dalle
immobilizzazioni, al tasso di cambio a pronti alla data di chiusura
dell'esercizio, (con obbligo di imputazione al conto economico dei relativi
utili e perdite su cambi e divieto di distribuzione dell'eventuale utile netto
che deve essere accantonato in apposita riserva indisponibile sino al realizzo);
- per quelle "immobilizzate", al
tasso di cambio al momento del loro acquisto o a quello inferiore alla data di
chiusura dell'esercizio se la riduzione è giudicata durevole.
La disciplina fiscale di cui al citato articolo 110 del TUIR - nella misura in
cui prevede l'applicazione di criteri diversi da quelli civilistici - può,
pertanto, determinare un disallineamento (cd. "doppio binario") tra le
poste di bilancio (in genere) valorizzate al cambio di fine esercizio ed i
corrispondenti valori fiscali, per i quali si tiene conto, in linea di
principio, del cambio storico (alla data dell'operazione). Tale circostanza si
verifica, a ben vedere, con particolare riferimento ai crediti e ai debiti
denominati in valuta estera che costituiscono poste non immobilizzate.
Così, ai fini fiscali, sono irrilevanti le differenze
positive e negative su cambi derivanti dalla valutazione civilistica delle
attività e passività in valuta effettuata in bilancio al tasso di cambio di
Si rende, pertanto, necessario procedere a variazioni
rettificative in sede di dichiarazione dei redditi, al fine di sterilizzare gli
effetti di componenti reddituali di natura meramente valutativa che, come tali,
individuano soltanto utili "sperati" ovvero perdite
"attese".
In deroga a tale criterio di neutralità fiscale delle
valutazioni al cambio di fine esercizio, l'ultimo periodo del citato articolo 110, comma 3, del TUIR prevede
che la valutazione delle poste in valuta "per le quali il rischio di cambio
è coperto" deve effettuarsi al cambio della data di chiusura
dell'esercizio, a condizione che i contratti di copertura siano "valutati
in modo coerente secondo il cambio di chiusura dell'esercizio".
Al riguardo si precisa che la disposizione da ultimo
menzionata fa esclusivo riferimento alla copertura del rischio di cambio e non
già di altre tipologie di rischio.
Nel caso prospettato le disposizioni del decreto
legislativo n. 209 del 2005 - codice delle assicurazioni private - che impongono
l'integrale copertura delle riserve tecniche (prevedendo, inoltre, l'obbligo di
congruenza valutaria per quelle denominate in valuta estera), fanno riferimento
alla necessità, per le imprese del settore assicurativo, di costituire riserve
sufficienti "a garantire le obbligazioni assunte e le spese future"
(art. 36, per il ramo vita) ovvero "a far fronte, per quanto
ragionevolmente prevedibile, agli impegni derivanti dai contratti di
assicurazione" (art. 37, per il ramo danni).
Il successivo articolo 38 del citato decreto
legislativo n. 209, inoltre, prevede che "nella scelta degli attivi
l'impresa tiene conto del tipo di rischi e delle obbligazioni assunte e
dell'esigenza che sia garantita la sicurezza, la redditività e la liquidità
degli investimenti, provvedendo ad un'adeguata dispersione e diversificazione
degli attivi medesimi".
Dal tenore delle richiamate norme emerge, pertanto,
come l'obbligo di copertura previsto dalla disciplina di settore - garantendo la
conservazione del patrimonio dell'impresa di assicurazione rispetto agli impegni
in essere - sia contemplato essenzialmente a tutela degli assicurati, piuttosto
che per specifiche esigenze di copertura del rischio di cambio. E' innegabile,
tuttavia, che nell'ipotesi in cui la copertura sia posta in essere in
conformità al richiamato obbligo di "congruenza valutaria" - e,
quindi, debba esprimersi (nella misura minima dell'80%) nella medesima valuta in
cui è denominata la relativa riserva tecnica - si realizza, implicitamente,
anche una copertura del rischio di cambio.
Al riguardo, l'Istituto per la vigilanza sulle
assicurazioni private e di interesse collettivo (ISVAP) - con il Provvedimento
n. 147 del 30 gennaio 1996 (successivamente integrato con ulteriori
deliberazioni) - ha precisato che la richiamata congruenza valutaria non debba
essere intesa "come mera possibilità di convertire il controvalore di
un'attività in quella valuta, bensì che il controvalore ricavabile dalla
realizzazione dell'attività stessa sia denominato in quella valuta, anche se si
tratta di attività che per loro natura (es. beni immobili) non sono formalmente
espressi in una determinata moneta".
La congruenza valutaria (che, a parere dell'istante,
determinerebbe ex se la copertura "interna" degli attivi rispetto alle
riserve tecniche) va valutata, pertanto, in un'ottica di realizzo, richiedendosi
che il controvalore ricavabile dall'alienazione dell'attività vincolata a
copertura sia, in ogni caso, denominabile in valuta estera. Trattasi, in
sostanza, di una vera e propria valutazione, ben diversa dalla semplice
possibilità di determinare il controvalore dell'attività di copertura al
cambio di fine esercizio (che, ai fini fiscali, rileva solo in caso di copertura
dal rischio di cambio).
Va segnalato, inoltre, che il richiamato provvedimento
ISVAP - nell'individuare ai sensi dell'articolo 38, comma 2, del decreto
legislativo n. 209 del 2005, "le tipologie, le modalità, i limiti di
impiego e le relative quote massime" delle attività destinate alla
copertura delle riserve tecniche - elenca anche categorie di attivi (quali ad
esempio, immobili, crediti, azioni) per i quali le norme fiscali individuano
rigorose e specifiche regole di valutazione: l'articolo 110, comma 3, ultimo periodo, in
effetti, fa esclusivo riferimento a situazioni in cui il rischio di cambio
relativo alle attività e passività sia neutralizzato con "contratti di
copertura", tra i quali senza dubbio non possono annoverarsi i beni
appartenenti alle categorie sopra esemplificate.
Diversamente, il richiamato obbligo di assicurare la
congruenza valutaria nella copertura delle riserve in questione ha portata
generale, in quanto riferibile a tutti gli attivi designati per assicurare tale
copertura, a prescindere dalla diversa tipologia o natura dell'attivo di
Va, inoltre, rilevato che ai sensi dell'articolo 111 del TUIR "nella
determinazione del reddito delle società e degli enti che esercitano attività
assicurative concorre a formare il reddito dell'esercizio la variazione delle
riserve tecniche obbligatorie fino alla misura massima stabilita a norma di
legge". Ciò comporta che anche la variazione del valore delle predette
riserve dovuta ad oscillazioni del cambio acquisisce rilevanza fiscale, con la
conseguenza che la valorizzazione fiscale delle predette riserve (qualora
denominate in valuta estera) è implicitamente operata applicando il cambio di
In tal senso, il legislatore fiscale, per le passività
corrispondenti alle riserve tecniche obbligatorie, ha individuato,
indipendentemente dalla tenuta di una contabilità plurivalutaria, un criterio
di valutazione che, in deroga al principio generale individuato nell'articolo 110, comma 3, primo periodo, del TUIR, riconosce rilevanza
fiscale alle plus/minusvalutazioni derivanti dall'applicazione del cambio alla
data di fine esercizio.
Le disposizioni del comma 3, ultimo periodo,
dell'articolo 110, invece, presuppongono che l'attività o passività oggetto di
copertura sia ordinariamente valutata, ai fini fiscali, secondo il cambio
"storico" e che solo nel caso in cui le stesse siano coperte da
"contratti" valutati "in modo coerente secondo il cambio di
chiusura dell'esercizio" possa avere luogo la valutazione allo stesso tasso
In sintesi, alla luce delle considerazioni sopra
riportate, si ritiene che non sussistano le condizioni per ricondurre la
copertura imposta dalla specifica disciplina di settore a quella prevista
dall'articolo 110, comma 3, ultimo periodo, del TUIR, atteso che, nella fattispecie
in esame, la copertura del rischio di cambio rappresenta solo una parte della
più generale copertura prevista dalla legislazione settoriale.
Di conseguenza, fatta salva l'ipotesi di tenuta della
contabilità plurimonetaria, la Società non potrà valutare, ai fini fiscali,
le poste di bilancio in questione utilizzando il cambio alla data di fine
esercizio, con conseguente irrilevanza dei maggiori/minori valori iscritti in
bilancio per effetto della conversione secondo tale ultimo cambio.