Source: http://www.tidona.com/pubblicazioni/giurisprudenza-bancaria/giurisprudenza_trib-napoli_04-06-2014.htm
Timestamp: 2018-04-20 01:05:20+00:00
Document Index: 44947120

Matched Legal Cases: ['art. 6', 'art. 2', 'art. 479', 'art. 617', 'art. 41', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 6', 'art. 2', 'art. 616']

Studio Legale Tidona - La usurarietà del tasso di interessi moratori nel mutuo è esclusa dalla presenza di una "clausola di salvaguardia" che preveda che la misura degli interessi non potrà mai essere superiore ai limiti fissati dalla legge sull'usura
Tribunale di Napoli, sez. esec. 04-06-2014
La usurarietà del tasso di interessi moratori rimane esclusa in conseguenza della pattuizione della cd. "clausola di salvaguardia" nel mutuo in discorso: all'art. 6 (rubricato "interessi di mora" si prevede, infatti, testualmente, che "la misura di tali interessi non potrà mai essere superiore ai limiti fissati ai sensi dell'art. 2, comma quattro, della legge 7 marzo 1996 n. 106, dovendosi intendere, in caso di teorico superamento di detto limite, che la misura sia pari al limite medesimo"
Con ricorso depositato in cancelleria, i debitori esecutati E.L. e G.A. hanno spiegato opposizione - con contestuale di sospensione della procedura esecutiva - sulla scorta di plurimi motivi.
In primo luogo, hanno eccepito la nullità dell'atto di precetto per omessa allegazione, in violazione dell'art. 479 c.p.c., del titolo esecutivo.
Con più articolate (omissis), gli opponenti hanno inoltre contestato la debenza degli importi pretesi dal precedente in forza di mutuo fondiario, segnatamente deducendo: a) la nullità delle clausole di determinazione del tasso di interesse contenute nel contratto di mutuo per indeterminatezza e indeterminabilità, l'applicazione di un tasso di interesse (calcolato includendo anche le commissioni e le remunerazioni a qualsiasi titolo delle spese) pari al 7,875%, usurario, in quanto superiore al tasso soglia, del 7,155% (ovvero il tasso medio del 4,77% aumentato della metà) con conseguente diritto del mutuatario al ristoro degli interessi illegittimamente corrisposti e venir meno della decadenza dal beneficio del termine; b) la eccessività del credito per illegittima applicazione degli interessi di mora sulle rate scadute già comprensive di interessi corrispettivi, in violazione del divieto di anatocismo; c) mancanza di accordo sul tasso applicato con nullità del contratto di mutuo per la parte relativa all'applicazione dell'interesse ultralegale, violazione delle norme in materia di buona fede e trasparenza, mancata specifica approvazione per iscritto della clausola vessatoria di interessi.
Ha resistito con memoria difensiva l'istituto bancario procedente.
L'istanza di sospensione va disattesa per le ragioni di seguito esposte.
La prima doglianza integrante fattispecie di opposizione agli atti esecutivi, dacché diretta a contestare la regolarità formale della procedura, si appalesa prima facie a) per un verso, inammissibile poiché concernente una pretesa nullità dell'atto di precetto, (omissis) il termine - perentorio e a pena di decadenza - di venti giorni dalla notifica del precetto sancito dall'art. 617, primo comma, c.p.c,; b) comunque infondata, dacché, versandosi in ipotesi di espropriazione promossa per la soddisfazione di crediti fondiari, l'art. 41, primo comma, del D.Lgs. 385/1993 esime il creditore dall'obbligo della notificazione del titolo esecutivo di formazione contrattuale.
Più diffuse argomentazioni meritano le contestazioni sulla esistenza ed entità del credito, qualificabili come ragioni di opposizione all'esecuzione.
Al riguardo, giova innanzitutto precisare l'oggetto e la finalità della presente deliberazione cautelare: la invocata sospensione della esecuzione puo' essere giustificata unicamente da un accertamento condotto alla stregua di una cognizione sommaria e di una valutazione di mera verosimiglianza della inesistenza della pretesa creditoria del precedente e non già da una verificata minore entità del credito da soddisfare, circostanza che legittimerebbe invece l'ulteriore corso dell'espropriazione incidendo soltanto sull'importo da assegnare al creditorie in sede di distribuzione del ricavato della vendita.
In altri termini, e più precisamente, i rilievi di parte opponente, circoscritti alla legittimità ed alla debenza degli interessi contrattualmente previsti (e cioè a dire limitati ad un accessorio del credito, quale è tipicamente l'interesse) possono consentire la paralisi dell'azione esecutiva (intentata, si badi, anche e soprattutto per il recupero del capitale mutuato e non restituito; manca il pagamento di rate qui in alcun modo contestato) solo e soltanto qualora si dimostri che, per effetto dell'applicazione di un saggio di interesse unitario, il debitore mutuatario (in questa sede esecutato opponente) abbia corrisposto all'istituto mutuante a titolo di interessi somme non dovute eccedenti l'importo delle rate scadute e non pagate (ovvero della sola porzione di capitale delle stesse, se la usurarietà connoti gli interessi corrispettivi, in guisa da rendere non più legittima la decadenza dal beneficio del termine, la risoluzione del contatto e la pretesa del mutuante di ripetere l'intero capitale erogato (cioè anche gli importi per le rate non scadute).
Nella vicenda de qua, una asseverazione di tal fatta ((omissis), nemmeno una allegazione compiuta e specifica, non si rinviene; parte ricorrente ha infatti svolto argomentazioni sulla legittimità della clausola interessi e della misura degli stessi senza tuttavia analiticamente esporre gli importi relativi alle rate correttamente restituite ed a quelle non pagate ed alla composizione di esse (in termini di quota capitale e quota interessi) nonché (e soprattutto) relativi agli interessi asseritamente illegittimi versati: invero nemmeno la perizia stragiudiziale affoliata al fascicolo di parte, reca dette indispensabili indicazioni, limitandosi al mero assunto dell'usurarietà del tasso di interesse.
Solo per completezza argomentativa ed a confutazione dei rilievi illustrati nel ricorso in opposizione osserva il giudice che:
- la clausola che prevede la corresponsione di interessi in misura superiore a quella legale, non rientra, secondo il consolidato orientamento della S.C., tra quelle che debbono essere approvate specificamente per iscritto, non avendo natura vessatoria (ex plurimis, Cass., 27 aprile 2006 n. 9646; Cass., 9 luglio 2009 n. 16124);
- alcun dubbio sussiste circa la determinatezza o determinabilità della clausola interessi; i saggi di interesse pattuiti (corrispettivo e moratorio) sono infatti chiaramente indicati nel contratto de quo in misura percentuale (4,80% per i corrispettivi; 4,80% maggiorato di due punti per i moratori), con previsione di possibile rinegoziazione art. 3 del mutuo) secondo parametri estrinseci ma prestabiliti e sufficientemente univoci.
Da ultimo va rilavato come nella non cristallina esposizione operata nel ricorso introduttivo la dedotta usurarietà sembri concernere unicamente il saggio convenuto per gli interessi moratori (alcun appunto muovendosi infatti alla misura degli interessi corrispettivi tuttavia, a questo tribunale appare non intellegibile il criterio seguito dagli opponenti per quantificare nel 7,30% (e dunque oltre la soglia dell'usura) il tasso degli interessi moratori.
Al riguardo, pur volendo integrare l'apodittica affermazione contenuta nel ricorso con le argomentazioni della perizia stragiudiziale allegata, rimane pur sempre non comprensibile in qual modo siano state determinate le percentuali di incidenza di alcune voci, quali "commissione istruttoria erogazione", "commissione incasso rate", "spese assicurazione incendio" (e ciò si badi senza prendere posizione sulla questione controversa inclusione di dette voci nel computo del tasso effettivo di interessi), percentuali che, ad un sommario esame, appaiono dati non corrispondenti alla realtà contrattuale: si consideri, ad esempio, le spese assicurazione incendio, stimate dal perito di parte opponente nella misura dello 0,518%, ammontano invece allo 0,00518%, in quanto pari ad euro 777,60 (art. 2 mutuo) rispetto ad una somma mutuata, di euro 150.000 (analoghe grossolane incongruenze riguardano la commissione incasso rate e la commissione istruttoria erogazione).
Ad ogni buon conto, e per dissipare ogni perplessità, la usurarieta del tasso di interessi moratori rimane esclusa in conseguenza della pattuizione della cd. "clausola di salvaguardia" nel mutuo in discorso: all'art. 6 (rubricato "interessi di mora" si prevede, infatti, testualmente, che "la misura di tali interessi non potrà mai essere superiore ai limiti fissati ai sensi dell'art. 2, comma quattro, della legge 7 marzo 1996 n. 106, dovendosi intendere, in caso di teorico superamento di detto limite, che la misura sia pari al limite medesimo" (sulla clausola di salvaguardia quale elemento che impedisce il superamento del tasso soglia, v. conforme, Tribunale Napoli, ord. 28 gennaio 2014).
Disattesa, la richiesta di sospensione, la statuizione in ordine alle spese del sub procedimento di sospensione (pronuncia da rendere ad opera del giudice dell'esecuzione con il provvedimento che chiude la fase sommaria, sia in ipotesi di accoglimento che di rigetto della istanza di sospensione; ex plurimis, Cass., 24 ottobre 2011 , n. 22033) va conformata al principio della soccombenza, operando la liquidazione delle spese come in dispositivo.
Rigetta l'istanza di sospensione dell'esecuzione;
Fissa termine perentorio di giorni sessanta dalla comunicazione della presente ordinanza per l'introduzione del giudizio di merito sull'opposizione, secondo le modalità previste in ragione della materia e del rito ai sensi dell'art. 616 e seguenti c.p.c.
Condanna gli opponenti, in solido tra loro, alla integrale refusione in favore della opposta (BANCA) S.p.a. delle spese afferenti il procedimento di sospensione, liquidate in complessivi euro 3.250, di cui 50 per spese ed euro 3.200 per compensi oltre IVA e CPA come per legge se documentate con fattura e non detraibili dal creditore.
Manda in cancelleria per le comunicazioni.
Napoli 27 maggio 2014