Source: http://legislazionetecnica.it/3951690/prd/approfondimento/rimedi-alternativi-la-risoluzione-delle-controversie-nei-contratti
Timestamp: 2019-02-15 21:33:38+00:00
Document Index: 111545014

Matched Legal Cases: ['art. 209', 'art. 211', 'art. 240', 'art. 240', 'art. 240', 'art. 2', 'art. 13', 'art. 13']

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- gli enti aggiudic
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Si rinvia a Codice dei contratti pubblici: emanazione, entrata in v
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Deposito del lodo presso la Camera arbitrale, a cura del collegio arbitrale, con modalità informatiche e telematiche ai sensi dell’art. 209, comma 13, del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50.
Il provvedimento - in vigore dal 20/10/2016 - reca la disciplina del procedimento precontenzioso previsto dall’art. 211 del D. Leg.vo 50/2016, volto ad ottenere dall’ANAC la formulazione di una soluzione su questioni controverse insorte durante lo svolgimento delle procedure di gara.
Sono legittimati a presentare istanza - utilizzando i moduli allegati al presente provvedimento trasmessi via PEC - la stazione appaltante, o una o più parti interessate, i soggetti portatori di interessi collettivi costituiti in associazioni o comitati e le persone fisiche deputate ad esprimere all’esterno la volontà del soggetto richiedente.
Il parere non è vincolante quando è richiesto singolarmente dalla stazione appaltante o da una parte interessata.
Viene previsto, inoltre, che la parte istante deve dare comunicazione della presentazione dell’istanza a tutti i soggetti interessati.
Con riguardo alle modalità di trattazione delle istanze presentate prima dell’entrata in vigore del presente regolamento si veda quanto specificato dal Presidente ANAC con il Comunicato del 05/10/2016R.
Verbali di accordo bonario di ITALFERR SpA per i contratti di RFI in corso di esecuzione presso il “Nodo ferroviario di Genova-Voltri”, “Nodo e stazione FS di Bologna” e infine “Raddoppio linea ferroviaria Caserta Foggia”.
1. Con riferimento al componimento del contenzioso nei contratti del “Nodo ferroviario di Genova-Voltri” e del “Raddoppio della linea Caserta Foggia”, la durata abnorme del procedimento di accordo bonario che si è estesa oltre il termine indicato dal comma 5, art. 240, del D.Lgs. 163/2006, contrasta con la ratio dell’istituto, che è quella di comporre celermente il contenzioso già consolidato, onde evitare il protrarsi delle situazioni che hanno determinato le pretese dell’appaltatore. L’espansione temporale del predetto procedimento configura, infatti, un aggiramento del limite massimo di due procedimenti esperibili in forza del comma 2, dell’art. 240 del D.Lgs. 163/2006, potendosi coprire in tal modo un ampio lasso del tempo contrattuale. In altri termini, una sua durata eccessiva lo trasformerebbe in una sorta di “collaudo in corso d’opera”, con effetti impropri sull’esecuzione del contratto, come, ad esempio, la possibilità di accettare o meno le varianti in dipendenza dell’esito dell’accordo. Mentre il procedimento di accordo deve rimanere impermeabile all’andamento dei lavori, trattandosi per definizione di contenzioso già maturato in fatto e in diritto.
2. Non è consentito aggirare il limite di cui all’art. 240, del D.Lgs. 163/2006, esperendo più di due componimenti bonari nel corso della durata contrattuale, in quanto, diversamente, basterebbe semplicemente accedere ad un primo accordo e poi rinviarlo all’infinito; né è possibile pervenire ad un accordo“parziale”, limitato cioè alla risoluzione di alcune riserve e rinviando alla fase conclusiva dell’appalto la valutazione globale delle altre riserve iscritte anche successivamente alla costituzione della Commissione di accordo bonario; infatti, il D.Lgs. 163/2006, non fa alcun riferimento a riserve c.d. “aperte”, nel senso di future, poiché, cosi facendo, ne scaturirebbero effetti paralizzanti sul componimento di qualsiasi contenzioso fino all’estinzione delle cause, essendo infatti, in realtà, molte delle riserve soggette ad aggiornamento (cfr. determinazione Avcp n. 26 del 9.10.2002). Siffatta procedura del contenzioso si pone, pertanto, in contrasto con gli artt. 239 e 240 del D.Lgs. 163/2006 e con il principio di trasparenza di cui all’art. 2, comma 1, del D.Lgs. 163/2006.
Contratti pubblici - Transazione per dirimere controversie insorte in sede di esecuzione del contratto.
1. In caso di contratto di lavori stipulato a corpo, nessuna delle parti contraenti può pretendere una modifica del prezzo convenuto, sulla base di una verifica delle quantità delle lavorazioni effettivamente eseguite. Tuttavia, è evidente come l’importo dell’appalto possa subire modifiche in aumento o in diminuzione qualora in corso d’opera si manifesti, per cause riconducibili a quelle contemplate dalle disposizioni legislative vigenti, l’esigenza di introdurre modifiche al progetto posto a base d’appalto. E’ quindi possibile che si verifichi un incremento dell’importo contrattuale per effetto di ulteriori o diverse lavorazioni rispetto a quelle contemplate dal contratto, mentre non è consentito che tale incremento derivi da una mera ricalcolazione dell’importo delle opere sulla base dei prezzi unitari delle singole lavorazioni e delle quantità effettivamente eseguite.
2. Pur dovendosi riconoscere il carattere transattivo dell’accordo bonario, si evidenzia come le procedure di affidamento siano rigorosamente soggette alla normativa comunitaria e nazionale a tutela della libera concorrenza e non possono essere oggetto di scambi transattivi in termini di “affidamento lavori/rinuncia alle liti”. L’amministrazione, in linea generale, può, pertanto, addivenire ad una transazione con l’appaltatore per dirimere controversie insorte in sede di esecuzione del contratto, fermo restando che la particolare natura giuridica del rapporto instaurato tra le parti, sorto a seguito di procedura di scelta del contraente soggetta al regime pubblicistico, impone precisi limiti alla possibilità di modificare il contenuto delle rispettive prestazioni. Così, mentre deve ritenersi praticabile in ambito pubblicistico una transazione c.d. “semplice”, ossia semplicemente modificativa della situazione giuridica dedotta in lite, deve escludersi invece l’ammissibilità di una transazione “novativa”, intesa come accordo mediante il quale si instaura con l’appaltatore un nuovo e diverso rapporto contrattuale, per soddisfare un interesse diverso da quello dedotto nel contratto originario.
Contratti pubblici - Transazione - Esclusione della transazione novativa.
1. Non è conforme alle disposizioni dell’art. 13, comma 1, lettere c) e d), del D.Lgs. 17 marzo 1995 n. 158, l’affidamento diretto con procedura negoziata di interventi sulle infrastrutture metropolitane, giustificato dall’urgenza di incrementare i livelli di sicurezza per rischi di attentati terroristici e di adeguare gli impianti alle nuove normative vigenti per le metropolitane, laddove l’urgenza invocata ai fini di tale affidamento diretto venga smentita dalla lentezza nella definizione delle procedure strumentali all’affidamento dell’appalto e nell’espletamento di quest’ultimo. Né la suindicata disposizione può essere invocata ai fini dell’affidamento diretto ad un’impresa che ancorchè in possesso di particolare esperienza in relazione ai lavori da eseguire, non sia l’unica sul mercato con tali caratteristiche ed inoltre gli interventi non presentano la specialità tecnica richiesta dalla norma per giustificare il ricorso alla trattativa privata. Non può essere invocato l’art. 13, comma 1, lett. f) del D.Lgs. 17 marzo 1995 n. 158 ai fini dell’affidamento diretto al medesimo operatore di opere complementari a quella principale, per interventi autonomi ancorchè effettuati su un medesimo tracciato metropolitano. L’unicità del tracciato metropolitano infatti, non esclude l’autonomia di distinti lotti funzionali appaltabili separatamente nel rispetto delle disposizioni vigenti, né l’adozione di tecnologie identiche ed omogenee nei diversi appalti.
2. La conclusione di un accordo transattivo tra amministrazione aggiudicatrice ed appaltatore al fine di tacitare le pretese avanzate da quest’ultimo in sede giurisdizionale in cambio di un nuovo affidamento di lavori, determina un grave vulnus agli equilibri concorrenziali. Le procedure di affidamento sono, infatti, rigorosamente soggette alla normativa comunitaria e nazionale a tutela della libera concorrenza e non possono essere oggetto di scambi transattivi in termini di “affidamento lavori/rinuncia alle liti”. Deve ritenersi praticabile in ambito pubblicistico la sola transazione “semplice”, modificativa della situazione giuridica dedotta in lite, mentre deve escludersi l’ammissibilità di una transazione “novativa”, intesa come accordo mediante il quale si instaura con l’appaltatore un nuovo e diverso rapporto contrattuale, inteso a soddisfare un interesse diverso da quello dedotto nel contratto originario. In quest’ultimo caso, infatti, la transazione risulta in contrasto con le norme dell’evidenza pubblica, nella parte in cui prevedono la tipicità dei modi di realizzazione dei lavori pubblici, atteso che la realizzazione dell’opera conseguirebbe ad un contratto diverso dall’appalto.