Source: https://it.scribd.com/document/254372685/Falletti12-2014
Timestamp: 2019-10-17 23:19:19+00:00
Document Index: 14692921

Matched Legal Cases: ['art. 43', 'art. 8', 'art.\n14', 'art. 8', 'art.\n14', 'art. 14', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 14', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 8', 'art 8', 'art. 78', 'art. 77', 'art. 6', 'art. 21', 'art. 52', 'art.\n20', 'art. 21', 'art. 52', 'art. 3', 'art. 8', 'art. 18', 'art. 9', 'sentenza ', 'art. 15', 'sentenza\n', 'art. 29', 'art. 15']

Falletti12-2014
Panorama giurisprudenza diritto internazionale privato e comunitario
SalvaSalva Falletti12-2014 per dopo
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Cristiani oggi mar10
RAPPORTO-2016-(1)
Esposto Ministero Interno Contro Sindaco Di Empoli
Panorama sovranazionale
Osservatorio di diritto
a cura di Elena Falletti
TRANSESSUALISMO E SCIOGLIMENTO DEL MATRIMONIO IN
toriali rispetto a quelle composte da genitori di sesso diverso. Tuttavia, il caso stato riferito alla Grande Camera della
Corte di Strasburgo ai sensi dellart. 43 CEDU su istanza
della ricorrente.
Corte europea dei diritti umani 16 luglio 2014, Hmlinen contro Finlandia (app. n. 37359/09), D. Spielmann
(Pres.), Callewaert (Deputy).
La ricorrente, Heli Hmlinen, una cittadina finlandese
transgender MtF (Male to Female) nata nel 1966, coniugatasi con la moglie nel 1996, mentre nel 2002 divenne padre
di una bambina, infine nel 2009 si sottopose allintervento
chirurgico di mutamento di sesso. Gi nel 2006 ottenne il
cambiamento del nome allanagrafe ma con la riassegnazione del documento identificativo che asseriva il suo mutamento di sesso, il matrimonio della signora venne automaticamente sciolto e trasformato in civil partnership senza che la coppia avesse prestato il suo consenso ad alcuna
richiesta in tal senso. Infatti, la coppia desiderava restare
sposata poich il divorzio era contrario ai principi religiosi
di entrambi. Tuttavia la richiesta della ricorrente in tal senso
venne rifiutata dalle autorit anagrafiche locali. La signora
Hmlinen present ricorso contro siffatto provvedimento
presso le corti amministrative del suo Paese, ma tanto in
primo grado quanto in sede di impugnazione la sua richiesta di venire anagraficamente registrata come donna venne rifiutata. Le corti adite affermarono che la legislazione
finlandese sul mutamento di sesso non intendeva intervenire sulla circostanza che in Finlandia solo un uomo e una
donna potessero sposarsi ai sensi della legge finlandese.
Anche lappello straordinario della ricorrente venne rigettato nel 2010. Esauriti i rimedi interni, la signora Hmlinen
deposit ricorso presso la Corte di Strasburgo per la violazione del suo diritto alla protezione della riservatezza e della vita familiare ex art. 8 in combinato disposto con lart.
14 CEDU. Con la decisione del 13 novembre 2012, la Corte
afferm in prima istanza che non vi fosse stata violazione
da parte delle autorit finlandesi n dellart. 8, n dellart.
14 CEDU, poich i giudici di Strasburgo valutarono equo il
bilanciamento tra il diritto della ricorrente alla riservatezza
e alla vita familiare in relazione al suo diritto di mutare sesso con relativa attribuzione di documento identificativo da
un lato e linteresse dello Stato finlandese di mantenere intatto il matrimonio come istituzione tradizionale rivolto a
coniugi di sesso diverso. Secondo la Corte non era affatto
sproporzionato convertire il matrimonio in civil partnership
poich questo istituto non interferiva in alcun modo con
lesercizio dei diritti di potest genitoriale, infatti sotto questo profilo assoluta parit garantita alle famiglie omogeni-
Secondo la Grande Camera, il caso in questione riguarda
la possibile esistenza di una obbligazione positiva a carico
dello Stato finlandese di fornire una procedura accessibile
ed effettiva che garantisse alla ricorrente transessuale MtF
di vedersi riconosciuto il suo mutato genere e al contempo
mantenere il suo status legale di coniuge. Con questa decisione, la Grande Camera ribadisce che la CEDU non impone agli Stati membri un obbligo di consentire il matrimonio
tra le persone dello stesso sesso, n richiede discipline particolari per il caso in esame, pertanto la decisione dello Stato finlandese di convertire in convivenza registrata il matrimonio della ricorrente non irragionevole n violativa degli
artt. 8 e 14 CEDU. Ulteriormente osserva che in Europa la
maggioranza degli Stati membri non prevede una apposita
legislazione sui mutamenti di genere, pertanto in assenza
di un consenso condiviso e dato che si tratta di materia eticamente e moralmente sensibile, la Grande camera riconosce alla Finlandia un ampio margine di apprezzamento tanto in materia di disciplina legale degli effetti dellintervento
chirurgico relativo al mutamento di sesso, quanto nel bilanciamento degli interessi pubblici e privati. Osserva la Corte
che lordinamento giuridico finlandese offre alla ricorrente
lopzione di convertire il matrimonio in una civil partnership
oltre a quelle relative al mantenimento dello status quo ovvero del divorzio. Pertanto sarebbe condivisibile lintenzione del governo finlandese di unificare le diverse prassi vigenti nel Paese per stabilire requisiti coerenti per il riconoscimento del cambiamento di genere e la tutela legale della relazione, specie nei confronti del coniuge che subisce
siffatta decisione, spesso unilaterale. Inoltre, lordinamento
giuridico finlandese garantisce i medesimi diritti e doveri
verso i figli tanto ai genitori coniugati quanto a quelli coinvolti in una civil partnership, specie in casi in cui, come
quello della ricorrente, la paternit non sia mai stata messa
in dubbio. Infatti, loperazione di mutamento di sesso non
diminuisce gli effetti della paternit validamente riconosciuta durante il matrimonio, n il mutamento di sesso ha
effetti legali sulle responsabilit di cura, custodia, mantenimento del figlio, una responsabilit che in Finlandia si fonda sul rapporto di filiazione, indipendentemente dal sesso
del genitore o sulla forma di regolazione del rapporto tra i
Famiglia e diritto 12/2014
TRASCRIZIONE DEL RAPPORTO DI FILIAZIONE DA
SURROGACY STIPULATA ALLESTERO E TUTELA DEL BEST
INTEREST DEL MINORE
Corte europea dei diritti umani 26 giugno 2014, Mennesson contro Francia (app. n. 65192/11) e Labassee
contro Francia (App. n. 65941/11) Villiger (Pres.) Westerdienk (Greffier)
I ricorrenti sono due coppie di cittadini francesi, insieme alle loro figlie cittadine americane, nate da surrogazione di
maternit effettuata negli Stati Uniti a causa dellinfertilit
delle aspiranti madri. I ricorrenti, che vivono a Tolosa, hanno visto negare dalle autorit nazionali francesi il riconoscimento del legame di filiazione stabilito da loro dalla legge
negli Stati Uniti poich le autorit francesi affermano che
gli accordi di surrogazione di maternit sono illegali per il
diritto francese vigente. In entrambi i casi, lembrione, ottenuto con il seme dei mariti, era stato impiantato nellutero
di due madri surrogate americane che avevano partorito
una coppia di gemelle per i primi ricorrenti e una bambina
per i secondi ricorrenti. Di fronte alle autorit francesi una
delle due coppie aveva chiesto la trascrizione dellatto di
nascita americano nei registri di stato civile francesi, negato; mentre laltra coppia aveva ottenuto il riconoscimento
del c.d. possesso di stato di figlio attraverso un atto di notoriet impugnato dal pubblico ministero di fronte a una
corte superiore. Entrambe le coppie ricorrenti si sono riviste rigettare fino alle giurisdizioni di vertice le loro istanze
in materia di riconoscimento dello status di filiazione con le
rispettive bambine. Esauriti i rimedi interni, le due coppie di
genitori si sono rivolte alla Corte di Strasburgo lamentando
la violazione degli artt. 8 per violazione del diritto al rispetto
della loro vita privata e familiare in quanto non sarebbe stato preso in considerazione il best interest delle figlie nate
dalla surrogacy e dellart. 14 CEDU poich limpossibilit di
ottenere il riconoscimento della filiazione porrebbe le bambine in una situazione discriminatoria rispetto a quella di
ogni altro minore nellesercizio del rispetto della loro vita
Constatata lapplicabilit dellart. 8 CEDU, la Corte ha osservato da un lato che i ricorrenti si sono sempre occupati
delle minori come fossero le loro figlie convivendo insieme
sin dalla loro nascita in un modo indistinguibile dal concetto di vita familiare elaborato dalla Corte; dallaltro che il
diritto allidentit personale sia parte integrante del concetto di vita privata e che vi sia una connessione diretta tra la
vita privata delle minori nate dalla surrogazione di maternit e la determinazione legale della loro filiazione. Per quel
che concerne le doglianze dei ricorrenti la Corte ha osservato che linterferenza in merito allo svolgimento della loro
vita privata e familiare avvenuta con il rifiuto della trascrizione nei pubblici registri dellatto di nascita conseguente
alla surrogacy ha perseguito uno scopo legittimo previsto
dallart. 8 CEDU, ovvero la protezione della salute e la protezione dei diritti e delle libert altrui poich siffatto rifiuto
tenta di scoraggiare i cittadini francesi dal ricorrere allestero a pratiche di surrogacy proibite nello Stato. Lobiettivo
di siffatta protezione riguarderebbe la protezione del bambino e della madre surrogata. Secondo la Corte in siffatto
ambito gli Stati membri manterrebbero un ampio margine
di apprezzamento a causa delle delicate questioni etiche
coinvolte nella disciplina della maternit surrogata e alla
mancanza di consenso condiviso sulla materia. Tuttavia,
detto margine si restringe quando riguarda la genitorialit,
che coinvolge aspetti chiave dellidentit individuale. Pertanto, in bilanciamento equo tra gli interessi dello Stato e
quelli dei minori coinvolti, deve prevalere la tutela del best
interest di questi ultimi. Seppure nel caso di specie i ricorrenti non abbiano specificato che gli ostacoli giuridici che
hanno dovuto affrontare a seguito della surrogacy fossero
insormontabili, n abbiano dimostrato che ci fosse effettivamente un serio pericolo che la famiglia venisse disgregata con la separazione tra genitori e figli, la vita familiare delle minori stata messa in pericolo in quanto esse vivono in
una situazione di incertezza legale relativamente a molti
aspetti della loro vita familiare come ad esempio in materia
di diritti successori ovvero lacquisizione della cittadinanza
francese. Data limportanza della genitorialit biologica
quale componente dellidentit individuale non nel miglior interesse del minore deprivarlo del vincolo giuridico
che la riconosce pienamente, soprattutto nei confronti del
genitore biologico. Le autorit francesi avrebbero potuto riconoscere siffatto legame attraverso una molteplicit di
strumenti giuridici come la dichiarazione di paternit, ladozione ovvero il possesso di stato, senza violare il divieto di
surrogacy previsto dalla legge francese e confermato dalla
Corte di Cassazione. Alla luce di siffatta ricostruzione, la
Corte di Strasburgo rileva che vi stata una violazione dellart. 8 CEDU nei confronti delle minori, mentre ha dichiarato assorbita listanza di violazione ex art. 14 CEDU. In merito ai rimedi risarcitori richiesti dalle parti, la Corte ha riconosciuto un risarcimento di 5000 per ciascuna figlia della
prima coppia di ricorrenti e 15000 per le spese legali,
mentre nei confronti della seconda coppia ha liquidato
4000 per la figlia della seconda coppia di ricorrenti e
4000 di spese legali.
INAPPLICABILIT DELLA PROCEDURA DI ELIMINAZIONE DEI
RIFIUTI OSPEDALIERI A SALMA DI BAMBINO NATO MORTO
Corte europea dei diritti umani 12 giugno 2014, Mari
c. Croazia (App. n. 50132/12), Berro-Lefvre (Pres.) Nielsen (Section Registrar)
Nellagosto 2003 la moglie del ricorrente partor un bambino nato morto in un ospedale pubblico. Dopo la nascita i
genitori non vollero ritirare le spoglie del neonato che, da
autopsia, decedette per complicazioni della gestazione. A
seguito del rifiuto dei genitori, lospedale si assunse la responsabilit della salma. Nellottobre dello stesso anno, lospedale smalt il corpo del neonato insieme ad altri rifiuti
ospedalieri, come tessuti umani e parti amputate di corpi.
Tali materiali vennero presi in carico da un appaltatore che
li fece cremare presso il cimitero di Zagabria. Tempo dopo
il ricorrente e la moglie chiesero informazioni relativamente
al luogo di sepoltura del figlio, senza ottenerne alcuna. I
genitori agirono in sede civile per ottenere il risarcimento
del danno causato dallo stress subito per come sono stati
trattati i resti del figlio, visto che il loro consenso riguardava lautopsia e il rito funebre di sepoltura da parte dellospedale, mentre lospedale rimasto inadempiente in merito alla comunicazione della celebrazione del funerale e alla
localizzazione della tomba. Durante il processo risultato
che da un lato i genitori pensassero che lasciando la salma
presso lospedale, la struttura sanitaria si sarebbe fatta carico del funerale, dallaltro che in realt lautorit sanitaria
ha trattato il corpo del neonato come previsto dalla sezione
II delle disposizioni del Ministero della salute croato sul
trattamento dei rifiuti clinici. Nel corso dellistruttoria sono
state sentite testimonianze che raccontavano come i genitori non volessero farsi carico del funerale, di come i corpi
dei bambini nati morti non fossero pi sepolti perch i cimiteri comunali non avessero pi spazio, ma si procedesse
dal 2002 alla loro cremazione, mentre i genitori contestavano siffatte ricostruzioni affermando di essere stati assicurati sulla sepoltura del figlio, di come successivamente avessero richiesto la documentazione per la sua sepoltura, poich quando non vollero prendersi carico della dolorosa incombenza erano ancora sotto shock per la morte del neonato. Tuttavia i ricorrenti persero la causa in primo grado e
in appello. I giudici di primo grado motivarono basandosi
sul fatto che i ricorrenti si fossero rifiutati in prima battuta
di occuparsi della sepoltura, quelli dappello invece specificarono che occorresse distinguere tra feti morti e bambini
nati morti, poich questi comunque vanno registrati nei
pubblici registri e hanno diritto a essere sepolti ovvero cremati. Tuttavia i giudici dappello sottolinearono che la legge
non disciplina il comportamento della struttura ospedaliera
nei confronti dei ricorrenti genitori del neonato morto, pertanto non possono essere considerati responsabili delle
condotte addotte dai ricorrenti. I genitori impugnarono siffatta decisione di fronte alla Corte Suprema croata affermando che la decisione di secondo grado fosse illogica,
tuttavia essa venne rigettata poich priva di fondamento
giuridico. Anche il ricorso di fronte alla Corte costituzionale
venne dichiarato inammissibile. A lato della causa civile, i
genitori depositarono anche una querela penale nei confronti dei responsabili dellospedale, ma venne archiviata
poich i fatti non costituivano illecito penale, avendo lospedale seguito le disposizioni di legge in materia. Esauriti
i rimedi interni, i genitori presentarono ricorso alla Corte di
Strasburgo lamentando la violazione dellart. 8 CEDU perch le autorit sanitarie aveva trattato in modo non adeguato la salma del figlio impedendo ai genitori di conoscere dove fosse stato seppellito.
Innanzitutto la Corte afferma che i concetti di vita privata
e familiare sono termini ampli e non suscettibili di definizioni esaustive, pertanto dopo aver elencato alcuni casi,
la Corte afferma che essi possono essere applicati alla
fattispecie in esame. Il punto centrale dellistanza dei ricorrenti concerne se lospedale fosse stato autorizzato o
meno di disporre del corpo del figlio nato morto dei ricorrenti come se fosse stato un rifiuto ospedaliero, senza lasciar traccia di alcunch. Pertanto, la questione non se i
ricorrenti avessero diritto a una particolare cerimonia funebre o alla scelta della tomba del figlio, come si dedurrebbe dalle ragioni del Governo, ma se vi stata interferenza con i diritti protetti dallart. 8 CEDU in merito al trattamento del suddetto corpo come rifiuto speciale. La Corte osserva che il comportamento del personale ospedaliero stato ambiguo nei confronti di una coppia che aveva
appena subito un trauma cos destabilizzante come la
perdita di un figlio neonato. Viene osservato che i ricorrenti hanno subito uninterferenza delle autorit nazionali
con i loro diritti protetti dallart. 8, comma 2, CEDU. Occorre quindi valutare se siffatta interferenza sia giustificata, legittima e proporzionata. La Corte osserva che tale interferenza ingiustificata anche alla luce della legge nazionale che disciplina la materia. Va tuttavia osservato
che siffatta normativa risulta essere ambigua e a lasciar
spazio a decisioni arbitrarie. La Corte osserva che in un
ambito cos delicato come la morte di un parente stretto
deve essere assicurato un alto livello di diligenza e prudenza, che non attuabile solo con un accordo orale sul
trattamento della salma dei figlio dei ricorrenti come rifiuto ospedaliero, asseritamente tacitamente accettata dai
ricorrenti. Questa circostanza costituisce interferenza illegittima ai sensi dellart 8.2 CEDU a causa dellarbitrariet
tanto delle decisioni ospedaliere quanto della disciplina
nazionale della materia. Pertanto, la Corte liquida equatitativamente 12.300 di risarcimento dei danni morali a favore dei ricorrenti, oltre alle spese.
ASSEGNI FAMILIARI E CONTRASTO TRA DISCIPLINA DEL
PAESE OSPITANTE E QUELLA DI ORIGINE DELLAVENTE
Corte di giustizia dellUnione Europea 27 febbraio
2014, C-32/13, M. Ilei (Pres.), A. Caoimh (Rel)
Il caso riguarda una cittadina tedesca che, residente in
Svezia, percepisce dallo stato tedesco degli assegni familiare per listruzione della prima figlia nata da un precedente matrimonio con un cittadino tedesco dal quale ha
divorziato e che successivamente deceduto. Successivamente la signora ha avuto dal suo convivente due figli.
Le autorit tedesche hanno affermato che la ricorrente
non aveva pi diritto agli assegni familiari previsti dal
471 dellSBG (Sozialgesetzbuch Sechstes Buch) a partire
dal 1 settembre 2008, poich la signora non era pi residente in Germania, n era assoggettata alle imposte tedesche sul reddito. Nel 2010 i giudici tedeschi hanno rigettato la domanda della ricorrente per ottenere gli assegni
dei suoi figli, a partire dal fatto che la donna si trasferita
in Svezia e che non pu ottenere gli assegni familiari per i
figili a carico sulla base del regolamento n. 883/2004. Il ricorso principale diretto contro questa decisione e ha ad
oggetto il diritto al versamento degli assegni per figli a carico fondato sulla legge relativa agli assegni per figli a carico, in combinato disposto con le norme di coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale a livello dellUnione. Il
giudice del rinvio, per il periodo compreso tra il settembre
2008 e laprile 2010, si dichiara orientato a rigettare la domanda. Per contro, riguardo al periodo decorrente dal 1
maggio 2010, tale giudice ritiene che un diritto alle prestazioni familiari sul fondamento della normativa tedesca
si giustifichi in base allarticolo 67 del regolamento n.
883/2004. A questo proposito, il medesimo giudice ha sospeso il procedimento di fronte a s e ha sottoposto alla
Corte di Giustizia le seguenti questioni pregiudiziali: se
larticolo 77 oppure larticolo 78 del regolamento n.
1408/71 debbano essere interpretati nel senso che la percezione di un contributo per leducazione dei figli (Erziehungsrente) conferisce un diritto nei confronti dello Stato membro che la eroga. Se la situazione sia cambiata a
partire dal 1 maggio 2010 con lentrata in vigore del regolamento () n. 883/2004 e se larticolo 67 di detto regolamento debba essere interpretato nel senso che ogni
tipo di pensione (anche una pensione tedesca per leducazione dei figli[]) faccia sorgere [tale] diritto.
La Corte affronta la prima domanda pregiudiziale e con essa la questione sullapplicabilit dellart. 78, paragrafo 2,
lettere a) e b), primo comma, del regolamento n. 1408/71,
che disciplina il diritto alle prestazioni assistenziali ai figli
orfani di lavoratore defunto osservando che, seppure godano di siffatta prestazione, i figli di secondo letto della ricorrente non rientrerebbero nella fattispecie prevista dalla normativa. Tuttavia si inserisce un ulteriore elemento, ovvero
lapplicabilit al caso dellart. 77, paragrafo 1, del regolamento n. 1408/71, dalla sua formulazione emerge che tale
disposizione riguarda solamente i titolari di una pensione o
di una rendita di vecchiaia, di invalidit, di infortunio sul
lavoro, o di malattia professionale. In materia la Corte ricostruisce dettagliatamente le riforme tedesche in tema di
divorzio, che ha modificato anche le norme in materia di
pensione di reversibilit, per verificare se i figli di secondo
letto della ricorrente possano godere di siffatti assegni familiari poich figli di madre vedova, seppure concepiti con
soggetto differente dal de cujus. Siffatta pensione tende ad
evitare che il genitore superstite sia obbligato a svolgere
unattivit professionale che non sia nellinteresse del figlio.
Fino al 1991 detta fattispecie comprendeva il diritto alla
suddetta pensione anche nel caso in cui fosse nato un figlio da una nuova relazione del coniuge divorziato. Tuttavia
tale pensione assimilabile in diritto tedesco a una persone di reversibilt e non ad assegni familiari, pertanto i figli
della ricorrente non hanno titolo di godere di siffatto contributo.
In merito alla seconda questione pregiudiziale, la Corte risponde tenendo conto della soluzione gi approntata per
la prima domanda giudiziale, pertanto se larticolo 67 del
regolamento n. 883/2004 debba essere interpretato nel
senso che una prestazione come la pensione per leducazione dei figli prevista allarticolo 47, paragrafo 1,
dellSGB VI rientra nella nozione di pensione ai sensi
del citato articolo 67. La Corte osserva che sulla base della nuova definizione, enunciata allarticolo 1, lettera z), del
regolamento n. 883/2004, dellespressione prestazioni
familiari, la distinzione effettuata nellambito dellapplicazione del regolamento n. 1408/71 tra assegni familiari
e prestazioni familiari, richiamata al punto 29 della presente sentenza, non applicabile alle situazioni rientranti
nel contesto del regolamento n. 883/2004, poich questultimo, conformemente al suo considerando 34, inteso a disciplinare linsieme delle prestazioni familiari, in
considerazione della portata molto vasta di queste ultime.
Come risulta dal suo stesso titolo, larticolo 67 del regolamento n. 883/2004 riguarda il versamento delle prestazioni familiari, in particolare, nel caso in cui i [f]amiliari
[risiedano] in un altro Stato membro. Lultima frase di
questo articolo introduce al riguardo una norma speciale
secondo cui, in un caso del genere, il titolare di una pensione o di una rendita ha diritto alle prestazioni familiari ai
sensi della legislazione dello Stato membro competente
per la sua pensione o la sua rendita. Pertanto, la definizione del termine pensione di cui allarticolo 1, lettera
w), del regolamento n. 883/2004 pu comprendere, oltre
alle pensioni connesse allesercizio precedente di unattivit dipendente o meno, come quelle che erano previste
allarticolo 77, paragrafo 1, del regolamento n. 1408/71,
le pensioni versate in caso di decesso, come la pensione
per leducazione dei figli contemplata dallSGB VI. Ne
consegue che una situazione come quella ricorrente , la
quale titolare di una siffatta pensione per leducazione
dei figli, rientra nellambito di applicazione dellarticolo 67
del regolamento n. 883/2004.
NORME MINIME IN MATERIA DI VISTA PER I CONDUCENTI
DI VEICOLI PESANTI E IL PRINCIPIO DI NON
DISCRIMINAZIONE DELLE PERSONE CON DISABILIT
Corte di giustizia dellUnione Europea 22 maggio 2014,
C-356/12, T. von Danwitz (Pres.), A. von Rosas (Rel.)
Con provvedimento del 28 aprile 2010, al sig. Glatzel veniva revocata dalle autorit tedesche la patente di guida a
seguito di guida in stato di ebbrezza. Tuttavia, nel novembre 2010, il Landratsamt Schwandorf rilasciava su domanda del ricorrente una nuova patente di guida, ma esclusivamente per motocicli e mezzi di lavoro come definiti nella direttiva 126/2006, specie allart. 6.4, mentre gli veniva negato il rilascio di una nuova patente di guida per ambliopia
monolaterale, che impedirebbe al ricorrente di raggiungere
i requisiti di acutezza visiva minima prescritti dalla legge tedesca per le categorie C1 e C1E. A seguito di questo rifiuto, il ricorrente impugnava la decisione presso le autorit
amministrative di primo grado che respingevano il ricorso.
A seguito di impugnazione, il Bayerischer Verwaltungsgerichtshof chiese perizia al servizio oftalmologico per verificare leffettivo stato della vista del ricorrente e come sia
possibile per lui compensare le eventuali carenze esistenti,
e se scientificamente ci fossero motivi validi per negare la
patente a un soggetto avente una visione monoculare.
Contemporaneamente, il medesimo ha richiesto altra perizia per verificare se esistono motivi scientifici per negare il
rilascio di una patente C1 e C1E a soggetti con visione monoculare, anche se questi sono in grado di compensare in
modo sufficiente le alterazioni della vista. Gli esperti hanno
risposto in udienza e sulla base delle loro considerazioni, il
Bayerischer Verwaltungsgerichtshof ha accolto la domanda del ricorrente perch, in sintesi, siffatte persone hanno
imparato a compensare istintivamente la mancanza di capacit visiva nello spazio. A questo punto, il Bayerischer
Verwaltungsgerichtshof si chiesto se il punto 6.4 della direttiva 2006/126 non costituisca uningerenza nei diritti fondamentali sanciti dagli articoli 20, 21, paragrafo 1, e 26 della Carta, i quali vertono, rispettivamente, sulluguaglianza
davanti alla legge, sulla non discriminazione fondata sulla
disabilit e sullinserimento delle persone con disabilit.
In particolare, limpossibilit, per persone come il ricorrente
, di accedere alle attivit professionali il cui esercizio legalmente, o praticamente, subordinato alla condizione di
essere autorizzati alla guida di veicoli delle categorie C1 e
C1E costituirebbe una discriminazione fondata sulla disabilit dellinteressato. Pertanto ha sollevato una questione
pregiudiziale questionando Se il punto 6.4 dellallegato III
della direttiva [2006/126] sia compatibile con gli articoli 20,
21, paragrafo 1, e 26 della [Carta], posto che ai candidati al
conseguimento di una patente di guida [per veicoli] delle
categorie C1 e C1E la suddetta disposizione richiede
senza prevedere eccezioni unacutezza visiva minima di
0,1 per locchio meno sano anche qualora essi possiedano
acutezza visiva binoculare e campo visivo normale da entrambi gli occhi.
La Corte di giustizia osserva che si deve stabilire se, adottando una soglia minima di acutezza visiva nel punto 6.4
della direttiva 2006/126, il legislatore UE non abbia violato
il diritto alla non discriminazione previsto dallart. 21, par. 1
della Carta dei diritti fondamentali dellUnione Europea,
nonch in relazione alla Convenzione ONU sulla disabilit.
La Corte osserva che lart. 52, par. 1 della citata Carta
enuncia che eventuali limitazioni allesercizio dei diritti e
delle libert riconosciuti dalla medesima devono essere
previste dalla legge e rispettare il contenuto essenziale di
detti diritti e libert. Nellosservanza del principio di proporzionalit, possono essere apportate limitazioni solo laddove
siano necessarie e rispondano effettivamente a finalit di
interesse generale riconosciute dallUnione o allesigenza
di proteggere i diritti e le libert altrui. Gli articoli della Carta
da tenere in considerazione in siffatto caso sarebbero lart.
20, relativo al principio della parit di trattamento del quale
lart. 21 una particolare espressione e lart. 52, par. 1 il
quale impone che situazioni analoghe non siano trattate in
maniera diversa e che situazioni diverse non siano trattate
in maniera uguale, a meno che tale trattamento non sia
obiettivamente giustificato. Pertanto, una differenza di trattamento giustificata se si fonda su un criterio obiettivo e
ragionevole, vale a dire qualora essa sia rapportata a un legittimo scopo perseguito dalla normativa in questione e tale differenza sia proporzionata allo scopo perseguito dal
trattamento in parola. In merito alla specifica questione
della discriminazione fondata sulla disabilit, si deve constatare che di per s la nozione di disabilit non definita
dalla Carta. Gi in precedenza, la giurisprudenza della Corte aveva affermato che la nozione di disabilit deve essere intesa, alla luce della convenzione ONU sulla disabilit
nel senso che essa si riferisce ad una limitazione risultante
segnatamente da menomazioni fisiche, mentali o psichiche
durature, la quale, in interazione con barriere di diversa natura, pu ostacolare la piena ed effettiva partecipazione
della persona interessata alla vita professionale su base di
uguaglianza con gli altri lavoratori (sentenze HK Danmark,
C_ 335/11 e C_ 337/11, EU:C:2013:222, punti da 37 a 39;
Commissione/Italia, C_ 312/11, EU:C:2013:446, punto 56,
nonch Z, C_ 363/12, EU:C:2014:159, punto 76). Nel caso
in esame, le persone come il ricorrente che soffrono di una
patologia sensoriale duratura e che dispongono di unacutezza visiva inferiore a 0,1 per locchio meno sano, occorre
rilevare che tali persone non soddisfano i requisiti medici
stabiliti nellallegato III della direttiva 2006/126 e, pertanto,
non possono ricevere una patente di guida, in particolare,
per i veicoli delle categorie C1 e C1E. Tuttavia, si deve constatare che, per quanto, secondo le informazioni fornite
dalla decisione di rinvio, lacutezza visiva dellocchio meno
sano del sig. Glatzel sia molto debole, costui, nondimeno,
quando utilizza entrambi gli occhi, ha unacutezza visiva binoculare pari a 1,0, ossia unacutezza piena. Al riguardo
la Corte non dispone di sufficienti elementi per valutare se
una tale affezione costituisca una disabilit ai sensi dellarticolo 21, paragrafo 1, della Carta. Se vero che il divieto di rilasciare la patente di guida richiesta alle persone
la cui acutezza visiva non raggiunge una certa soglia necessario e costituisce certamente un mezzo effettivo per
migliorare la sicurezza stradale, escludendo dette persone
dalla circolazione, vero pure che un tale divieto non deve
costituire un onere eccessivo. Pertanto, in un procedimento come quello principale, il principio di proporzionalit richiede proprio che siano conciliati, nei limiti del possibile, il
principio della parit di trattamento con le esigenze di sicurezza della circolazione che sono determinanti per le condizioni della guida dei veicoli a motore. Sul punto si deve
constatare che lallegato III, punto 6.4, della direttiva
2006/126 prevede, in maniera inequivocabile, che i conducenti di veicoli a motore delle categorie C1 e C1E debbano
disporre di unacutezza visiva minima di 0,1 per locchio
meno sano. Ci considerato, non sembra possibile dare a
questa disposizione uninterpretazione che consenta di discostarsi dalla chiara regola che enuncia questo valore minimo. Discende da tutte le considerazioni sopra esposte
che il legislatore dellUnione, emanando la disposizione la
cui validit ora in discussione, ha messo sulla bilancia,
da un lato, le necessit della sicurezza della circolazione e,
dallaltro, il diritto delle persone affette da un handicap visivo a non essere discriminate in un modo che risulti sproporzionato rispetto agli obiettivi perseguiti. In conclusione,
e in risposta alla questione pregiudiziale, si deve constatare
che lesame della questione sollevata non ha rivelato nessun elemento che possa inficiare la validit dellallegato III,
punto 6.4, della direttiva 2006/126 con riferimento allarticolo 21, paragrafo 1, della Carta.
RESIDENZA ABITUALE DEL MINORE, SUO OBBLIGO DI
MANTENIMENTO E GIURISDIZIONE
Tribunale Milano 16 aprile 2014 - Pres. ed est. Muscio
La vicenda verte la separazione giudiziale di una coppia
dallelevato tenore di vita con figlio in et scolare. La vita
familiare si divideva tra la Svizzera, Santo Domingo, la Costa Azzurra e Milano. Oltre alla giurisdizione sulla individuazione del giudice competente, la causa verteva anche gli
obblighi di mantenimento del minore, il suo collocamento
e il possibile cumulo della domanda di mantenimento con
quella di separazione.
Ai fini dellindividuazione della competenza giurisdizionale la Curia ambrosiana ha affermato essere rilevantela
residenza abituale identificabile con il luogo in cui linteressato ha fissato con voluto carattere di stabilit il centro
abituale dei propri interessi, fermo restando che occorre
tener conto di tutti gli elementi di fatto che contribuiscono
alla sua costituzione con chiara natura sostanziale e non
meramente formale o anagrafica, intendendosi quindi il
luogo del concreto e continuativo svolgimento della vita
personale ed eventualmente lavorativa al momento della
proposizione della domanda (Corte di Giustizia 15.9.1994,
causa C-452/93, Cass., sez. unite, 17.2.2010 n. 3680,
Cass., sez unite, 25.6.2010 n. 15328, Cass., sez. unite,
13.2.2012, n. 1984). Nel caso di residenza frammentata
nello spazio deve darsi rilievo ed individuare una residenza
abituale c.d. prevalente grazie alluso combinato di legami
quantitativi e qualitativi con un dato paese (parere 1/03
della Corte di Giustizia 7 febbraio 2006). Per quanto concerne le questioni relative al mantenimento dei minori, il
giudice ambrosiano afferma che esse sono strettamente
connesse a quelle sulla responsabilit genitoriale tali quindi da richiedere necessariamente una decisione unitaria,
essendo difficile stabilire lobbligato e il quantum dellobbligo senza decidere laffidamento e/o collocamento e i
tempi del diritto di visita e dovendosi, pertanto, dare prevalenza al criterio della residenza abituale del minore quale
assorbente rispetto a qualunque altro criterio di determinazione della giurisdizione. Ne consegue che, per la giurisdizione, deve essere applicato il criterio di cui allart. 3
lett. d) del regolamento 4/2009. Il criterio di competenza
giurisdizionale cos individuato persiste anche nel caso in
cui le domande relative ai minori vengano proposte congiuntamente alla domanda di separazione giudiziale. Infatti, la giurisdizione sulle domande relative allaffidamento
dei figli ed al loro mantenimento, ove pure proposte congiuntamente a quella di separazione giudiziale, appartiene
al giudice del luogo in cui il minore risiede abitualmente, a
norma dellart. 8 del Regolamento (CE) n. 2201/2003 del
Consiglio del 27 novembre 2003 (Cass., sez. unite,
30.12.2011, n. 30646). Questo orientamento appare quello
preferibile perch rispondente allesigenza di tutela del minore poich derivante da una decisione unitaria. Si osserva che sul punto stessa Suprema Corte a Sezioni Unite ha
rimesso la questione interpretativa alla Corte Europea di
Giustizia con la pronuncia n. 8049/2014
RIGETTO DELLISTANZA DI TRASCRIZIONE DEL
CELEBRATO ALLESTERO
Tribunale di Milano 2 luglio 2014
Una coppia di cnyuges dello stesso sesso italiani sposatisi
a Cordoba (Argentina) presentavano ricorso ex artt. 95 e
96 D.P.R. n. 396/2000 contro il rifiuto dellUfficiale di Stato
Civile del comune di Milano di procedere alla trascrizione
dellatto di matrimonio allegando infatti che dopo il matrimonio uno dei cnyuges aveva proceduto alla rettifica del
proprio sesso anagrafico secondo la legge argentina n.
26743 del 23 maggio 2012. Lintrascrivibilit dellatto di
matrimonio stata motivata dallUfficiale dello Stato Civile
di Milano, a seguito di richiesta di chiarimenti anche al Ministero dellInterno, sul presupposto che si tratta di matrimonio contratto allepoca della celebrazione tra soggetti
dello stesso sesso e quindi non trascrivibile in quanto contrario alle norme di ordine pubblico ex art. 18 D.P.R. n.
396/2000.
Il giudice ambrosiano ha puntualmente e chiaramente ricostruito il panorama normativo e giurisprudenziale nazionale
e sovranazionale facendo diretto riferimento tanto allart. 9
quanto alle decisioni Schalk and Kopf della corte di Strasburgo, come interpretata dalla sentenza n. 4184/2012 della Corte di cassazione. Partendo proprio da siffatta sentenza, coordinata con i principi stabiliti nella decisione della
Corte costituzionale n. 138/2010, Tribunale di Milano ha affermato che il riconoscimento degli effetti del matrimonio
tra persone dello stesso sesso celebrato allestero non sia
possibile in quanto non ancora intervenuta una specifica
disciplina in materia di unioni civili come esplicitamente richiesto dal Giudice delle Leggi, pertanto ha rigettato il ricorso.
AFFIDAMENTO DI MINORI STRANIERI E RISPETTO DELLE
LEGGI E DEGLI USI LOCALI
Re J and S (Children) [2014] EWFC 4, Justice Munby
Il caso riguarda una famiglia slovacca cattolica di origine
rom trasferitasi nel Regno Unito. Due tra i figli della coppia sono stati affidati a delle famiglie affidatarie ai sensi
del s.47(5), Adoption and Children Act 2002, in vista della
loro adozione. I genitori si oppongono nei confronti di siffatto provvedimento e chiedono il trasferimento del procedimento nella Repubblica Slovacca ai sensi dellart. 15
del Regolamento Bruxelles II. Il presupposto di questo ca-
so una decisione pronunciata dalla Justice Theis nel
maggio 2013 (Kent County Council v IS e altri [2013]
EWHC 2308 (Fam), [2014] 1 FLR 787). In siffatta sentenza
il giudice aveva disposto la cura e il collocamento dei minori presso una famiglia diversa da quella di origine, precisamente una coppia omosessuale. Nonostante i genitori
avessero ottenuto lautorizzazione a impugnare siffatto
provvedimento, esso venne rigettato perch fondato su
motivazioni prive di pregio. Successivamente i genitori
avevano fatto istanza alla Corte europea dei diritti umani
ex art. 29 CEDU, ma stata dichiarata inammissibile. Le
circostanze fattuali sulla base delle quali i genitori richiedono siffatto trasferimento riguardano principalmente la
loro fede cattolica, mentre i minori sono stati affidati a
una coppia dello stesso sesso e ci non rispetterebbe le
tradizioni slovacche e la fede religiosa nei quali i minori
sono stati educati e, a parere dei genitori, nelle quali hanno diritto di crescere.
Il giudicante, Justice Munby, ha argomentato il rigetto dellistanza con tre motivi: i genitori stanno ripresentando unistanza gi rigettata; il termine per la richiesta di trasferimento del contenzioso in Slovacchia ai sensi dellart. 15
del Regolamento Bruxelles II scaduto, inoltre la Corte
non ravvisa in alcun modo leffettivo miglioramento delle
circostanze famigliari asserito dai genitori, rispetto al momento dellemanazione dellordine di custodia dei minori.
Ulteriormente, il giudicante osserva come non sia corrispondente al vero che la collocazione dei minori presso
una coppia dello stesso sesso sia da considerarsi inadeguata o sbagliata rispetto al loro credo o alle loro tradizioni.
Seppure i pareri dei genitori meritano il dovuto rispetto e
considerazione, gli stessi hanno scelto di vivere nel Regno
Unito e pertanto sono vincolati al rispetto delle leggi di
questo ordinamento.
CHICAGO DECLARATION ON THE RIGHTS OF OLDER
Open-ended Working Group on Ageing for the purpose
of strengthening the protection of the human rights of
older persons - Chicago Declaration on the Rights of Older Persons
Il 1 agosto 2014 stata presentata alla Quinta sessione del
Gruppo di lavoro sullinvecchiamento della popolazione
delle Nazioni Unite di New York, la Dichiarazione di Chicago sui diritti delle persone anziane, stesa a Chicago il 21 luglio 2014. Essa consta di un preambolo e di 10 articoli dove si definiscono i propositi per la stesura di una convenzione internazionale sui diritti umani e le libert fondamentali delle persone anziane. In particolare, il diritto alla non
discriminazione, alluguaglianza e alle pari opportunit, alla
vita, alla salute, alla protezione contro gli abusi medici,
contro i trattamenti degradanti o punitivi, alla vita indipendente e libera, alla privacy, ad uno standard di vita adeguato, alla sicurezza sociale, alla propriet, alla partecipazione
alla vita sociale, politica e culturale. Specifiche disposizioni
sono previste per la tutela delle donne, della protezione dei
dati personali, della manifestazione del consenso informato.
ASSEMBLEA GENERALE DEL CONSIGLIO DEUROPA
Risoluzione 2010 del 27.06.2014, Una giustizia penale
dei minori adatta ai bambini: dalla retorica alla realt
Con questa risoluzione lAssemblea Generale del Consiglio
dEuropa manifesta preoccupazione sullo stato della giustizia penale minorile, gi oggetto di linee guida approvate
dal Comitato dei Ministri nel 2010. Tra le proposte pi significative approvate dallAssemblea Generale del Consiglio dEuropa riguardano listituzione di giudici specializzati, anche ombudsperson in applicazione di best practice
gi realizzate, linnalzamento dellet minima ai fini dellimputabilit a 14 anni, limplementazione di misure alternative alla detenzione.
Risoluzione 1996 del 23.05.2014, Minori migranti:
quali diritti a 18 anni?
Con questa risoluzione lAssemblea Generale del Consiglio dEuropa si occupa della specifica situazione dei minorenni migranti giunti non accompagnati in Europa che,
al raggiungimento della maggiore et, si ritrovano a dover
abbandonare il Paese dove hanno vissuto e le relazioni ivi
intraprese. Con questa Risoluzione, lAssemblea Generale
invita gli Stati Membri del Consiglio dEuropa ad implementare le best practices nella tutela del giovane migrante non accompagnato, a riservargli il beneficio del dubbio
per quel che concerne le sue dichiarazioni sulla sua et e
procedere allaccertamento medico del medesimo dopo
che ha ottenuto il suo consenso informato, favorire la riunificazione con la sua famiglia. Lassemblea generale invita gli Stati Membri alla creazione di una categoria di transizione che vada dai 18 ai 25 anni det del giovane migrante non accompagnato affinch possa accedere ai servizi di welfare, informazione, istruzione, housing, accesso
alla sanit.
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