Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-22740-del-28-09-2017
Timestamp: 2020-05-26 18:01:07+00:00
Document Index: 30533109

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 111', 'art. 6', 'art. 375', 'art. 380', 'art. 7', 'art. 395', 'sentenza ', 'art. 395', 'sentenza ', 'art. 13', 'art. 13']

Sentenza Cassazione Civile n. 22740 del 28/09/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22740 del 28/09/2017
Cassazione civile, sez. VI, 28/09/2017, (ud. 13/07/2017, dep.28/09/2017), n. 22740
CASA DI CURA (OMISSIS) s.r.l., in pers. del leg. rapp. p.t., rapp. e
dif. dagli avv. Guido Chessa Miglior e Rodolfo Meloni, elett. dom.
FALLIMENTO CASA DI CURA (OMISSIS) s.r.l., in pers. del curatore,
per la revocazione della sentenza Cass. 5 maggio 2016, n. 8978/16
della Corte di cassazione, resa su ricorso n. 3514-2015;
1. questa Corte, con sentenza n. 8978 del 5 maggio 2016, ha rigettato il ricorso dell’attuale ricorrente, già proposto avverso la sentenza App. Cagliari 16.12.2014, a sua volta reiettiva del reclamo interposto dalla medesima parte contro la sentenza dichiarativa del proprio fallimento, resa da Trib. Cagliari n.52/2014, del 30.4.2014;
1. in esito a sollecitazione della memoria del ricorrente, questo Collegio condivide il principio, già reso da Cass. 5371/2017, per cui “il nuovo rito camerale di legittimità “non partecipato”, quale tendenziale procedimento ordinario per il contenzioso non connotato da valenza nornofilattica, è ispirato ad esigenze di semplificazione, snellimento e deflazione del contenzioso in attuazione del principio costituzionale della ragionevole durata del processo ex art. 111 Cost. e art. 6 CEDU, nonchè di quello di effettività della tutela giurisdizionale”; così come “la previsione di una proposta di trattazione camerale da parte del relatore, in ragione della ravvisata esistenza di ipotesi di decisione del ricorso di cui all’art. 375 c.p.c. – in luogo della relazione (o cd. “opinamento”) depositata in cancelleria, secondo la formulazione del previgente art. 380-bis c.p.c. – appartiene anch’essa all’esercizio della discrezionalità del legislatore in ambito processuale e non è tale da vulnerare il diritto di difesa, giacchè trattasi di esplicitazione interlocutoria di mera ipotesi di esito decisorio, non affatto vincolante per il Collegio e che, di per sè, ove rimanga confinata nell’alveo del thema decidendum segnato dai motivi di impugnazione, neppure è idonea a sollecitare profili attinenti allo stesso principio del contraddittorio” (Cass. 395/2017);
2. la ratio decidendi di Cass. n. 8978/2016 è chiaramente nel senso di ammettere all’iniziativa per la dichiarazione di fallimento il P.M. che acquisisca la notitia decoctionis, ai sensi della L. Fall., art. 7, sia nell’ambito di un procedimento penale, sia comunque nell’esercizio della sua attività istituzionale e, riferendosi, alla prima ipotesi, riconoscendo che la relativa risultanza può provenire anche da una fase successiva delle prime indagini, già concluse dal citato organo con corrispondente richieste al giudice, ben potendo costituirne lo sviluppo, in termini di approfondimento ed in via di connessione;
4. va così ribadito che “ai sensi dell’art. 395 c.p.c., comma 1, n. 4, il nesso causale tra errore di fatto e decisione, nel cui accertamento si sostanzia la valutazione di essenzialità e decisività dell’errore revocatorio, non è un nesso di causalità storica, ma di carattere logico-giuridico, nel senso che non si tratta di stabilire se il giudice autore del provvedimento da revocare si sarebbe, in concreto, determinato in maniera diversa ove non avesse commesso l’errore di fatto, bensì di stabilire se la decisione della causa sarebbe dovuta essere diversa, in mancanza di quell’errore, per necessità logico-giuridica” (Cass. 6038/2016, 3935/2009, Cass. s.u. 1666/2009);
5. esattamente la sentenza Cass. n. 8978/2016 dà infatti conto di elementi di incompletezza, quanto all’emersione dell’insolvenza, già appartenenti alle prime indagini, apparendo conseguentemente estranea ad ogni prospettiva di errore revocatorio ex art. 395 c.p.c., n. 4, una censura che individui nella citata posteriorità un fatto decisivo, mal percepito;
7. non potendo dunque dirsi che la sentenza sia “l’effetto” del prospettato errore di fatto (Cass. 8615/2017), il ricorso è inammissibile, derivandone la condanna alle spese, secondo le regole della soccombenza e liquidazione come da dispositivo.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso; condanna il ricorrente al pagamento delle spese del procedimento di legittimità, liquidate in Euro 8.200 (di cui Euro 100 per esborsi), oltre al 15% a forfait sui compensi e agli accessori di legge. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, come modificato dalla L. n. 228 del 2012, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.