Source: http://docplayer.it/1426837-Piano-regionale-2011-2013-per-la-promozione-della-sicurezza-e-salute-negli-ambienti-di-lavoro.html
Timestamp: 2017-09-26 08:00:24+00:00
Document Index: 6053781

Matched Legal Cases: ['art. 25', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 99', 'art. 54', 'art. 116']

PIANO REGIONALE PER LA PROMOZIONE DELLA SICUREZZA E SALUTE NEGLI AMBIENTI DI LAVORO - PDF
PIANO REGIONALE PER LA PROMOZIONE DELLA SICUREZZA E SALUTE NEGLI AMBIENTI DI LAVORO
Download "PIANO REGIONALE 2011 2013 PER LA PROMOZIONE DELLA SICUREZZA E SALUTE NEGLI AMBIENTI DI LAVORO"
1 PIANO REGIONALE PER LA PROMOZIONE DELLA SICUREZZA E SALUTE NEGLI AMBIENTI DI LAVORO INDICE 1. Premessa 2. Contesto normativo 3. Analisi dei risultati della strategia Regionale Gli indicatori di riduzione degli infortuni Dati regionali e confronti con Italia e Paesi Membri UE 3.2. Il fenomeno delle malattie professionali 3.3. Il profilo quantitativo e qualitativo dei controlli 3.4. Il modello organizzativo 3.5. Criticità 3.6. I finanziamenti regionali erogati alle ASL 4. Le linee direttrici e obiettivi del Piano L obiettivo strategico di livello regionale 4.2. Gli obiettivi specifici di livello regionale 5. Le modalità d azione 5.1. La programmazione degli interventi di prevenzione 5.2. L efficacia del sistema ispettivo 5.3. Il coordinamento delle attività di controllo 5.4. Formazione alla salute e sicurezza 6. Gli strumenti 6.1. Il sistema informativo regionale della Prevenzione 6.2. Il modello organizzativo 7. Forme incentivanti finalizzate al contenimento degli infortuni sul lavoro Milano, 21 marzo
2 1. Premessa La Strategia Comunitaria ha assunto l obiettivo di conseguire una riduzione del 25% del tasso complessivo d incidenza degli infortuni sul lavoro (Bruxelles, , COM (2007)). Sulla scorta degli esiti del Piano regionale per la promozione della sicurezza e salute negli ambienti di lavoro (d.g.r. VIII/6918 del 2 aprile 2008), ed in linea sia con la citata Strategia, e con la Conferenza di revisione intermedia della Strategia Comunitaria per la sicurezza e la salute sul lavoro (Barcellona, ), che con il Piano triennale per il lavoro Liberare il lavoro per liberare i lavoratori del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali (30 luglio 2010), il presente Piano propone di mantenere il trend di riduzione degli infortuni mortali e gravi osservato nel triennio , e di contenere i tumori e le patologie professionali. Si intende, altresì, continuare a garantire il controllo nel 5% delle imprese lombarde, obiettivo proposto nel Patto per la salute contenuto nel Protocollo d intesa Ministero della Salute, Regioni e Province di Trento e Bolzano del 28 settembre 2006 e nel Patto per la tutela della salute e la prevenzione nei luoghi di lavoro sottoscritto dalla Conferenza Stato Regioni nella seduta del 1 agosto Il contesto in cui si opera è dettagliatamente descritto nel Piano Regionale della Prevenzione (PRP), adottato con delibera della Giunta Regionale IX/1175 del 29 dicembre 2010, nel quale vengono presentati non solo gli indicatori demografici, di contesto socio-economico, ambientali e strutturali lombardi, ma anche i rischi individuali e le condizioni di salute della popolazione regionale. Nell attuale pianificazione si vuole consolidare il modello organizzativo già proposto e praticato nel triennio passato, fondato sui principi della responsabilità condivisa, rendendo Regione Lombardia centro di eccellenza per la promozione di una cultura di prevenzione in grado di raggiungere gli obiettivi in materia di sicurezza e salute sul lavoro. Il percorso che si vuole intraprendere, in continuità con le scelte operate in passato, si basa sulle seguenti linee d azione: - definire un impianto normativo semplificato e razionale, in grado di superare la visione formalistica e burocratica della sicurezza, che tenga conto delle attuali esigenze di ripresa economica, della globalizzazione del commercio, del mutamento dei processi produttivi, e contestualmente sia efficace nel garantire il miglior livello di tutela del lavoratore. La visione formalistica e burocratica della sicurezza si supera anche contribuendo a sostenere, nelle forme più adeguate, all innovazione dell organizzazione del lavoro e il rapporto costruttivo tra la parte datoriale e quella dei lavoratori, in una logica che le considera strumenti utili alla prevenzione e alla riduzione degli infortuni nelle aziende; - guidare l evoluzione qualitativa dell attività ispettiva. A fronte di un numero di controlli limitati rispetto al numero complessivo delle imprese/strutture esistenti 1, è necessario programmare l attività in base a criteri di priorità di rischio, individuate a livello locale e coordinate tra i diversi organi di vigilanza. L attività ispettiva, inoltre, 1 L attività di controllo in Lombardia ha coperto negli anni , circa il 5% delle imprese attive. Si reputa difficile innalzare ulteriormente detto valore, assunto quale obiettivo quantitativo nel Patto per la salute contenuto nel Protocollo d intesa Ministero della Salute, Regioni e Province di Trento e Bolzano del 28 settembre 2006 e nel Patto per la tutela della salute e la prevenzione nei luoghi di lavoro sottoscritto dalla Conferenza Stato Regioni nella seduta del 1 agosto
3 deve essere orientata alla rilevazione delle violazioni sostanziali più gravi e deve essere omogenea sul territorio; - sperimentare, perfezionare e consolidare l integrazione operativa delle attività di controllo svolte dagli Organi istituzionali con competenze in materia di sicurezza e salute sul lavoro, attraverso la condivisione dei rispettivi patrimoni informativi (il sistema informativo - Informatizzazione Monitoraggio Prevenzione Sanitaria). - promuovere il cambiamento dei comportamenti dei lavoratori, integrando la cultura della sicurezza e salute sul lavoro nei curricula scolastici delle scuole di ogni ordine e grado, e valorizzando modelli di apprendimento, di conoscenza, di acquisizione di competenze e abilità in materia di sicurezza e salute sul lavoro in assetto lavorativo; - partecipare attivamente alle attività connesse all individuazione e valutazione dei rischi c.d. nuovi ed emergenti (in raccordo con i dati pubblicati dall Agenzia Europea per la sicurezza e la salute sul lavoro il 3 giugno 2010), in particolare quello chimico così intendendo il processo di adozione del Regolamento REACH -, quello biomeccanico per l apparato muscolo scheletrico, quelli psicosociali quali lo stress; altresì emergente appare la tematica della riabilitazione connessa con il reinserimento al lavoro dei soggetti affetti da patologie invalidanti. Infine, considerato che l ambiente di lavoro rappresenta un contesto favorevole per influenzare in modo positivo le abitudini di vita dei lavoratori, vista la previsione normativa di cui all art. 25, c. 1, lett. A) del DLgs 81/08, il presente Piano propone l attuazione di interventi di promozione della salute. 2. Contesto normativo Uno dei principali obiettivi della Sanità lombarda è perseguire una politica di miglioramento della qualità della vita della persona e, considerato che in Lombardia il tasso di attività per la classe di età anni è circa il 70% 2, risulta fondamentale che il lavoro stesso venga percepito come ricchezza che concorre alla formazione ed alla realizzazione individuale, e che la produttività cresca attraverso l adattamento reciproco delle esigenze di lavoratori e imprese. Presupposto essenziale affinché ciò si verifichi è garantire il benessere del cittadino/lavoratore, ovvero la sua sicurezza e la salute sui luoghi di lavoro. In base al suddetto principio, la Giunta Regionale lombarda ha affermato l importanza della prevenzione e promozione della salute. La Legge Regionale n. 33 del 30 dicembre 2009 Testo unico delle leggi regionali in materia di sanità, al Titolo VI Norme in materia di prevenzione e promozione della salute cita (si) persegue la finalità di una più elevata tutela della salute dei cittadini, mediante la disciplina di un sistema integrato di prevenzione e controllo basato sull appropriatezza, sull evidenza scientifica di efficacia e sulla semplificazione dell azione amministrativa. Alle ASL sono attribuite le competenze relative alle attività di: 1.1. prevenzione e controllo dei fattori di rischio per la popolazione e i lavoratori e di promozione della salute, favorendo il contributo di altre istituzioni e di soggetti quali associazioni e organizzazioni interessate al raggiungimento di obiettivi comuni di prevenzione; 1.2. individuazione e l accertamento dei fattori di rischio nei luoghi di lavoro e il 2 Annuario Statistico Regionale Lombardia. Anno Fonte: ISTAT 3
4 controllo dello stato di salute dei lavoratori, la classificazione delle imprese in base alla analisi e alla graduazione dei rischi; 1.3. svolgimento di indagini finalizzate all accertamento delle cause di infortuni e malattie professionali e all individuazione delle misure efficaci a prevenirle; La prevenzione è, dunque, una linea di azione trasversale, la cui valenza è pari a quella di diagnosi, cura e riabilitazione. I più recenti documenti programmatori regionali ne hanno riconosciuto ed evidenziato la pregnanza; segnatamente, si richiama: 1. il Programma Regionale di Sviluppo (PRS) L adozione di stili di vita e comportamenti favorevoli al benessere richiede un adeguata informazione del cittadino e, insieme, opportunità e condizioni che facilitino scelte individuali improntate alla salute. Oltre alla costante prevenzione efficace dei principali fattori di rischio, con misurazione del guadagno di salute, sono individuati diversi obiettivi tra i quali emerge la riduzione della mortalità in età giovane-adulta, con particolare riguardo ad incidenti stradali e infortuni sul lavoro e tumori. Nell obiettivo specifico PROMUOVERE LA PREVENZIONE E LA SALUTE, l obiettivo operativo Tutela della salute dei cittadini e dei lavoratori trova attuazione in azioni quali: l adozione di atti d indirizzo per la stesura e l attuazione dei piani integrati di vigilanza e controllo sulle imprese la realizzazione di un sistema di rilevazione integrato sulla salute dei lavoratori l accordo con Enti e Istituti che svolgono attività di controllo nei luoghi di lavoro (INAIL, Direzione Regionale/Provinciali del lavoro, INPS..) per la condivisione e integrazione dei dati dei controlli la realizzazione di percorsi formativi per i Comuni, tesi a valorizzarne il ruolo in un ottica di integrazione e coordinamento con le ASL. In particolare, si ritiene che il monitoraggio dei cantieri possa essere condotto dagli Agenti di polizia Locale, mentre gli operatori dei Servizi della ASL possano intervenire in maniera sostanziale nelle situazioni più critiche. L obiettivo specifico VALORIZZARE IL RUOLO DELLE POLIZIE LOCALI E POTENZIARE GLI INTERVENTI SUL TERRITORIO si esplica nell obiettivo operativo Attuazione del Piano Sicurezza negli Ambienti di Lavoro, le cui principali azioni sono: l esercizio da parte di Regione Lombardia di un ruolo di coordinamento dei Piani di Controllo degli Enti ed Istituzioni (anche nazionali) con competenza in materia di sicurezza del lavoro, da realizzarsi anche previo accordo specifico; la promozione nelle aziende di comportamenti virtuosi. 2. il Piano Regionale della Prevenzione (dgr IX/1175 del 29 dicembre 2010), redatto in attuazione e in coerenza con il Piano Nazionale di Prevenzione (PNP) , oggetto dell Intesa tra Stato e Regioni sancita il 29 aprile Si assume una visione della prevenzione, unitaria e non frammentata in singoli interventi o linee operative. Le azioni in esso descritte hanno ad oggetto la prevenzione individuale, la prevenzione rivolta a gruppi di popolazione a rischio e la prevenzione collettiva. Il presente Piano riprende l obiettivo del PRP di mantenimento del trend di riduzione degli infortuni sul lavoro e di emersione delle malattie professionali e fa proprie le azioni di: - definizione ed attuazione di programmi di informazione, assistenza, formazione e controllo indirizzati alle aree di attività lavorativa a maggior rischio, a partire da edilizia 4
5 ed agricoltura (nei programmi sarà considerato anche il benessere complessivo dei lavoratori); - consolidamento ulteriore del ruolo del Comitato Regionale di Coordinamento art. 7 D.Lgs 81/08 e delle sue articolazioni provinciali quali luoghi in cui i programmi di prevenzione e controllo sono condivisi con le parti sociali e con le Istituzioni preposte alla prevenzione dei rischi negli ambienti di lavoro; - definizione di protocolli di intesa con il sistema prevenzione (DRL, INAIL, VVF, AG, ecc.) per l attuazione di interventi basati sull evidenza; - effettuazione di studi di valutazione dell efficacia delle inchieste infortuni e di ipotesi di modifica delle procedure in atto, alla luce di un miglior utilizzo delle risorse umane del SSN. 3. Analisi dei risultati della strategia Regionale La strategia regionale per la promozione della salute e della sicurezza sul lavoro è stata caratterizzata da: l individuazione di un unico obiettivo strategico, quale la riduzione degli infortuni; la scelta di un indicatore d impatto, quale la riduzione del 15% del tasso complessivo d incidenza degli infortuni sul lavoro denunciati (base dati: INAIL 2006); il monitoraggio costante dell attività di controllo svolta dai Servizi delle ASL a ciò deputati; l impegno profuso dai laboratori di approfondimento e dalle parti sociali, rappresentate nella cabina di regia, rispettivamente, nella redazione e nella validazione di strumenti/linee operative utili alle imprese nell applicazione della norma. Gli obiettivi, strategico e specifico, assunti da Regione Lombardia nella pianificazione sono stati: la riduzione del 15% degli infortuni sul lavoro denunciati (anno base: 2006) e delle malattie professionali la riduzione del 10% del numero assoluto degli infortuni mortali e degli infortuni gravi. Indicatori d impatto e di risultato sono stati: la riduzione del 15% del tasso complessivo d incidenza degli infortuni sul lavoro denunciati (base dati: INAIL 2006) il numero assoluto degli infortuni mortali (base dati: registro regionale) e degli infortuni gravi (base dati: INAIL). 3.1 Gli indicatori di riduzione degli infortuni. Dati regionali e confronti con Italia e Paesi Membri UE Nel 2009, il tasso complessivo d incidenza degli infortuni sul lavoro denunciati mostra una variazione pari a 13,7% rispetto all anno 2006 (Fonti: INAIL ISTAT). LOMBARDIA Industria Servizi Agricoltura e Dipendenti Conto Stato Anno
6 infortuni denunciati all INAIL OCCUPATI totali (migliaia di unità) frequenza 40,7 39,5 37,9 37,0 36,1 34,4 31,2 variazione frequenza % su anno precedente -2,9-3,9-2,5-2,3-4,9-9,2 variazione frequenza % su anno ,9-13,7 La riduzione è concentrata nell Industria (- 28% rispetto all anno 2006) ed in particolare nelle Costruzioni (- 28,9% rispetto all anno 2006); in Agricoltura, pur rilevando un aumento della frequenza dell 8,5% del 2009 sul 2008 (si è passati da una frequenza del 53,9 nel 2008 al 58,5 nel 2009), la variazione rispetto al 2006 è - 23,3. Nel confronto con l Italia 3, la Lombardia registra frequenze infortunistiche a valori inferiori. Frequenza ITALIA 43,9 43,1 41,7 40,4 39,3 37,4 34,3 LOMBARDIA 40,7 39,5 37,9 37,0 36,1 34,4 31,2 Nella consapevolezza che l indicatore deve garantire quanto più possibile la correttezza della misurazione del risultato, nel calcolo degli indicatori si è tenuto conto delle variabili introdotte dalla crisi economica che sta attraversando il Paese, in particolare del decremento delle ore lavorate. I rapporti di rilevazione delle forze lavoro evidenziano in Italia, nell Industria e nei Servizi, una riduzione delle ore effettivamente lavorate per dipendente al netto del ricorso alla cassa integrazione guadagni (c.i.g.): in dettaglio, nell anno 2009 ne è stata registrata una riduzione di 1,6% rispetto all anno 2008 e di 1,1% rispetto all anno 2006 (Fonte: ISTAT: Indicatori del lavoro nelle grandi imprese dell industria). LOMBARDIA Industria e Servizi Industria Servizi anno anno anno frequenza 34,8 33,1 29,8 42,4 38,6 30,7 22,5 22,3 21,0 frequenza su correzione anno precedente 34,6 33,1 30,2 42,4 38,9 31,3 22,3 22,2 21,3 frequenza su correzione anno ,8 33,0 30,1 42,4 38,9 31,5 22,5 22,0 21,0 Le frequenze calcolate per l Industria e i Servizi 4, sia aggregate che distinte, pur corrette in rapporto alle ore effettivamente lavorate, non mostrano sostanziali variazioni di andamento. 3 Rapporto nazionale INAIL Infortuni sul lavoro e malattie professionali nel Poiché si dispone delle ore effettivamente lavorate solo per Industria e Servizi, le frequenze, differentemente dalle precedenti elaborazioni, sono calcolate solo per queste gestioni, escludendo dunque Agricoltura e Dipendenti Conto Stato 6
7 36,0 35,0 34,0 33,0 32,0 31,0 30,0 29,0 28,0 27, frequenza frequenza su correzione anno precedente frequenza su correzione anno 2006 La variazione del tasso complessivo d incidenza degli infortuni sul lavoro denunciati stimata sull anno 2006, calcolata sulle frequenze corrette in base alle ore effettivamente lavorate in quell anno, mostra una riduzione del -15,2% per l anno 2009 (contro il -16,2% per le frequenze non corrette). LOMBARDIA Industria e Servizi Industria Servizi Anno Anno Anno frequenza 36,3 35,5 34,8 33,1 29,8 42,6 42,7 42,4 38,6 30,7 23,6 22,7 22,5 22,3 21,0 variazione % su anno ,9 6,7 16,2 0,7 9,5 28,0 1,0 1,9 7,5 frequenza su correzione anno ,5 34,6 33,0 30,1 42,7 42,4 38,9 31,5 22,7 22,3 22,0 21,0 variazione % su anno ,4 7,2 15,2 8,9 26,2 2,9 7,3 Rispetto all obiettivo specifico a lungo periodo (anno 2010) di riduzione del 15% degli infortuni sul lavoro denunciati, la variazione per Industria, Servizi, Agricoltura e Dipendenti Conto Stato rispetto all anno 2008 è -10,3%; rispetto all anno 2006, è -14,9%. L analisi di andamento degli infortuni mortali è condotta utilizzando i dati inseriti nel Registro Regionale 5. Anche il calcolo di questo indicatore, conferma il trend decrescente del fenomeno. Il numero di casi si è considerevolmente ridotto rispetto al passato, 59 casi nell anno 2007 contro i 104 del 2010, con una riduzione percentuale (base dati: 2006) pari a -38,7% nel 2008, a -39,6% nel 2009 e a -44,3% nel Il Registro è stato istituito presso la DG Sanità ed è alimentato dal flusso informativo originato dalle ASL. A differenza della banca dati INAIL, al cui interno confluiscono anche gli infortuni stradali e in itinere, il Registro Regionale è dedicato esclusivamente agli infortuni mortali avvenuti nei luoghi di lavoro. 7
8 Il confronto tra Italia e Paesi Membri dell Unione Europea è possibile attingendo a due fonti: Inail e Government Interest Group (GIG) dell Advisory Committee on Safety and Health at Work (ACSH). Premesso che i rapporti redatti da queste Autorità hanno a riferimento l anno 2007 e presentano, per taluni ambiti, discordanze 6 e criticità, rendendo impossibile, allo stato attuale, effettuare confronti e valutazioni circa l impatto che il presente Piano può aver avuto sul fenomeno infortunistico (ciò, in generale, conferma la scarsa disponibilità di strumenti utili a stimare, nel breve periodo, lo stato di avanzamento ed i risultati delle azioni messe in atto nell area della sicurezza e salute sul lavoro), di seguito si presentano alcuni dati. L osservatorio Inail ha pubblicato i tassi standardizzati di incidenza infortunistica 7 dei Paesi Membri UE per il periodo Nella graduatoria per l anno 2007, l Italia si colloca al 10 posto in posizione migliore rispetto ai maggiori Paesi del vecchio continente come Spagna, Francia e Germania. Tassi standardizzati di incidenza infortunistica nell Unione Europea (per occupati) STATI MEMBRI 2007 Svezia (*) 997 Spagna Portogallo Francia Lussemburgo Germania Belgio Paesi Bassi (*) Finlandia Danimarca (*) Italia Austria Irlanda (*) Regno Unito (*) Grecia N.D. UE UE - Area Euro I dati GIG non sembrano essere sempre coerenti con le rilevazioni EUROSTAT, utilizzate da Inail. Secondo EUROSTAT, fonte dell osservatorio Inail, i Paesi Bassi hanno registrato nel periodo un incremento dei tassi d infortunio del 150,1%. Al contrario, in esito alla somministrazione del questionario di auto rilevazione, GIG riporta per questo Stato un decremento negli ultimi dieci anni, cioè nel periodo Anche l osservatorio sui casi mortali desta perplessità: secondo EUROSTAT la Danimarca ha avuto una Var % 2003/2009 del 44%; secondo Scoreboard 2009, in Danimarca il tasso si è ridotto sia negli ultimi tre, che dieci anni. 7 Si tratta di infortuni con assenza dal lavoro >= 4gg, esclusi gli itinere (Fonte: EUROSTAT) 8
9 In Italia, nel periodo 2003/2007, l indice infortunistico ha registrato una riduzione del - 18,2% (passando dal 7 al 10 posto), con un trend superiore a quello medio dei 15 Paesi UE, pari a -14,1% (si osservi che alcuni Stati Membri hanno subito una variazione percentuale 2003/2007 positiva, che varia da +150,1nei Paesi Bassi, a +8,8 in Portogallo). Nella graduatoria dei tassi standardizzati di incidenza degli infortuni mortali, nell anno 2007, l Italia si è mantenuta al di sopra rispetto alla media dei 15 Paesi UE (si tratta, però, di un osservazione non definitiva, non avendo alcuni Paesi provveduto a comunicare a EUROSTAT gli aggiornamenti). La variazione calcolata sull anno 2003, vede ancora l Italia a valori inferiori rispetto alla media EU: -10,7% vs -16%. Casi mortali Tassi standardizzati di incidenza infortunistica nell Unione Europea (per occupati) STATI MEMBRI 2007 Portogallo 6.3 Austria 3.8 Danimarca (*) 2.6 Italia 2.5 Belgio 2.5 Spagna 2.3 Germania 1.8 Paesi Bassi (*) 1.8 Svezia (*) 1.4 Finlandia 1.3 Regno Unito (*) 1.3 Irlanda (*) 1,7 Francia 2,2 Grecia N.D. Lussemburgo N.D. UE 15 2,1 UE - Area Euro N.D. Il Government Interest Group (GIG), attraverso la Community Strategy on Health and Safety Work creata con il mandato, per il periodo , di cooperare nello sviluppo di un sistema comune di raccolta e scambio delle informazioni relative all applicazione della strategia comunitaria, ha pubblicato il report Scoreboard che raccoglie i risultati di un indagine sul fenomeno infortunistico alla quale hanno risposto 15 Paesi sui 27 totali. Il rapporto rileva, negli ultimi tre anni, un trend negativo in linea con l obiettivo di riduzione del 25% del tasso di infortuni sul lavoro 9. Nel Area Euro, i tassi d incidenza degli infortuni mortali si sono ridotti in 14 Paesi negli ultimi tre anni e in 18 Paesi negli ultimi dieci. 8 Il report Scoreboard 2009 raccoglie i risultati di un indagine condotta dal Government Interest Group (GIG), sulla base di un questionario inviato ai Ministeri responsabili dello Sviluppo e degli Affari Sociali dei 27 Paesi Membri nel maggio Il report, dunque, non deve essere considerato tra i lavori scientifici, poiché è stato costruito sulla base delle risposte così come rese da ciascun Stato Membro partecipante. 9 Section II Council 6 25 june
10 3.2 Il fenomeno delle malattie professionali Secondo i dati dell Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) e dell Agenzia Europea per la salute e la sicurezza 10, i morti correlati al lavoro sono circa /anno. Le morti correlate al lavoro sono dovute, soprattutto, a malattie a lungo termine; l esposizione ad agenti chimici gioca un ruolo centrale. Gli infortuni causa di eventi mortali rappresentano non più del 5% nella maggior parte dei Paesi Membri. In Lombardia, nel 2009, in controtendenza rispetto al 2007, si è assistito ad un incremento delle malattie professionali segnalate. Tale aumento è probabilmente riconducibile all attività di emersione delle malattie professionali, proposto in parallelo all obiettivo di contenimento delle stesse 11, ed è il risultato sia dell azione di sensibilizzazione sull obbligo di denuncia rivolta ai medici competenti, medici di base e specialisti ospedalieri, realizzata nel corso degli ultimi anni; sia delle semplificazioni introdotte per assolvere agli obblighi informativi (si veda ad esempio il modello di segnalazione unificato predisposto da INAIL e Regione Lombardia). Dall analisi si evidenziano due elementi di rilievo: 1. la tipologia delle patologie professionali segnalate: analogamente a quanto si osserva a livello nazionale, risultano diminuite le malattie d origine esclusivamente lavorativa (es. silicosi, ipoacusia da rumore), con incremento delle malattie correlate al lavoro, a genesi multifattoriale, per le quali l esposizione ad agenti patogeni presenti sul lavoro è solo una delle cause determinanti la malattia (es. bronchite cronica, malattie 10uscolo scheletriche, neoplasie). Si rileva la criticità che molte delle patologie a eziologia multipla non vengono incluse dall INAIL nella specifica tabella per il riconoscimento automatico del nesso causale, richiedendo al lavoratore, che ne risulta portatore, l onere della prova dell origine lavorativa e dell efficacia dell esposizione subita. 2. il persistere di una sottonotifica delle segnalazioni (si veda il forte divario del numero dei casi contenuti nei due sistemi di registrazione appresso descritti). Dal 1999 al 2009 sono state registrate in MAL PROF 12 complessivamente malattie da lavoro. La distribuzione per ASL mostra come Brescia ( segnalazioni, pari al 31% del totale) sia la provincia a più elevato numero assoluto di segnalazioni; questo risultato è, probabilmente, frutto di una politica di ricerca attiva delle patologie da lavoro da molti anni perseguita dalle strutture sanitarie della ASL di Brescia. Tale dato è confermato anche dall analisi del tasso di frequenza per addetti (Fonte INAIL) dal quale si evince che tale valore medio regionale per il periodo è pari a 94,05 mentre quello della ASL di Brescia è pari a 288, Conferencia Europea de contribucion a la evaluacion a medio termino de la strategia comunitaria da salud y seguridad en el trabajo Barcelona, 3 junio 2010, Mr. Laurent Vogel Is there still any Strategy of the European Commission on Health and Safety at work? 11 rif. contenimento delle malattie professionali, seppure il risultato passa attraverso l adozione di iniziative favorenti l emersione delle stesse 12 MAL PROF contiene le notizie che pervengono ai Servizi PSAL o che sono da questi ricercate attivamente. Il Rapporto sulle malattie da lavoro in Regione Lombardia per il periodo , è consultabile sul sito 1
11 Frequenza anno 1999 anno 2000 anno 2001 anno 2002 anno 2003 anno 2004 anno 2005 anno 2006 anno 2007 anno 2008 anno 2009 Frequenza 5520 BG BS CO CR 1948 LC 423 LO 2522 MN MI 2514 MI_ MI_ MI_3 PV SO 2146 VA 363 VC L aggregazione dei casi per gruppo diagnostico pone al primo posto, in valori assoluti, le malattie dell orecchio. Gruppo patologia Frequenza Percentuale MALATTIE DELL ORECCHIO ,6% MALATTIE OSTEOARTICOLARI ,9% TUMORI ,4% MALATTIE RESPIRATORIE ,1% MALATTIE DELLA CUTE ,2% DISTURBI PSICHICI 301 0,8% MALATTIE INFETTIVE 124 0,3% AVVELENAMENTI 64 0,2% MALATTIE DEL CIRCOLO 62 0,2% MALATTIE DELL OCCHIO 38 0,1% ALTRO 29 0,1% MALATTIE APPARATO DIGERENTE 27 0,1% MALATTIE SISTEMA NERVOSO 20 0,1% Totale % In casi (pari al 59% dei casi totali registrati) è stato espresso un nesso positivo della patologia con il lavoro svolto (qualità della diagnosi giudicata adeguata e anamnesi lavorativa sufficiente); mentre in casi (pari al 4% dei totali registrati) si è ritenuto che la patologia non fosse dovuta al lavoro. L INAIL rileva che le malattie professionali denunciate nel 2009, per le Gestioni Industria e Servizi, sono state 2.761, evidenziando che per il 2009 il trend d incremento delle 1
12 segnalazioni è pari a + 6,4% rispetto all anno Bergamo è stata la provincia destinataria del maggior numero di segnalazione nell anno Provincia Percentuale 2009 BERGAMO ,0 BRESCIA ,0 COMO ,2 CREMONA ,7 LECCO ,3 LODI ,5 MANTOVA ,0 MILANO ,4 PAVIA ,6 SONDRIO ,4 VARESE ,8 LOMBARDIA ,0 La disaggregazione per attività economica evidenzia una prevalenza nel settore delle costruzioni (16,2 %), seguito dall industria dei metalli (10,5%). Dei casi denunciati (Malattie professionali definite ed indennizzate al 30 aprile 2010, ne risultano definiti (89,4%): di questi solo il 29,6% (732 casi) è stato indennizzato nel 88,6% dei casi nella forma della inabilità permanente). Le patologie riconosciute risultano (d+f) con un tasso di riconoscimento pari al 46%; il tasso di indennizzo, patologie indennizzate (d) rapportate alle patologie riconosciute (d+f), è pari al 64%. Inabilità temporanea (a) Indennizzate Inabilità permanente (b) Morte (c) Totale (d) Non indennizzate Totale di cui (e) grado 1-10% (f) Totale definite (g) Numero Percentuale rispetto alle indennizzate 2,2% 88,6% 9,1% Percentuale rispetto alle definite 29,6% 70,4% 100,0% L ipoacusia si conferma la prima malattia professionale, con 824 casi pari al 29% di tutte le denunce. Molto numerose le patologie osteoarticolari e muscolo tendinee (circa il 24% di tutta la casistica), con 259 casi di tendinite, 220 casi di patologia a carico dei dischi intervertebrali, 64 casi di artrosi e 109 di sindrome del tunnel carpale 14. Rilevanti anche le quote riferite ai disturbi psichici lavoro-correlati (57 casi) e i tumori professionali (97 casi). Con riferimento alle patologie definite (dati anch essi disponibili solo fino al 2008), le malattie non tabellate, rappresentate da casi (70%), hanno costituito la componente preponderante. Con riferimento alla tipologia delle patologie si rileva: al primo posto figurano le neoplasie da asbesto con 161 definizioni, delle quali 114 sono state indennizzate; l ipoacusia da rumore è rappresentato da 119 casi, 29 dei quali indennizzati. 36 casi di malattie cutanee professionali definite, 27 casi di silicosi, 16 di asma bronchiale e 9 di malattie osteoarticolari. 13 Elaborazione riferita alle Gestioni Industria e Servizi: casi pari al 98% delle denunce. 14 E di interesse rilevare che le statistiche nazionali INAIL 2009 mostrano, per gli eventi denunciati, un valore assoluto delle oste artropatie e patologie muscolo-tendine pari al 50% del totale. 1
13 Attività economica Numero casi Percentuale A AGRINDUSTRIA 4 0,1% B PESCA 0 0,0% C ESTRAZ.MINERALI 9 0,3% DA IND. ALIMENTARE 87 3,2% DB IND. TESSILE 86 3,1% DC IND.CUOIO,PELLE,SIM. 8 0,3% DD IND. LEGNO 27 1,0% DE IND. CARTA 19 0,7% DF IND. PETROLIO 4 0,1% DG IND. CHIMICA 45 1,6% DH IND. GOMMA 50 1,8% DI IND.TRASFORMAZ. 41 1,5% DJ IND. METALLI ,5% DK IND. MECCANICA 114 4,1% DL IND. ELETTRICA 42 1,5% DM IND.MEZZI TRAS. 39 1,4% DN ALTRE INDUSTRIE 39 1,4% * D TOT.IND.MANIF ,3% E ELET. GAS ACQUA 14 0,5% F COSTRUZIONI ,2% G50 COMM. RIP. AUTO 36 1,3% G51 COMM. INGROSSO 43 1,6% G52 COMM. DETTAGLIO 59 2,1% * G TOT. COMMERCIO 138 5,0% H ALBERG. E RIST. 34 1,2% I TRASPORTI 94 3,4% J INTERM. FINANZ. 2 0,1% K ATT.IMMOBILIARI 60 2,2% L PUBBLICA AMMIN. 45 1,6% M ISTRUZIONE 2 0,1% N SANITA 136 4,9% O SERV. PUBBLICI 77 2,8% P PERSONALE DOMESTICO 3 0,1% TOTALE ,9% X NON DETERMINATO ,1% IN COMPLESSO ,0% 3.3 Il profilo quantitativo e qualitativo dei controlli Regione Lombardia è intervenuta con una politica precisa a sostegno delle attività di controllo. Ha voluto superare le compartimentazione degli interventi per area/servizio dei Dipartimenti di Prevenzione delle ASL; ha valorizzato la trasversalità della pianificazione strategica; ha esatto che i Piani Integrati di Controllo assicurassero: l effettuazione di una quota di controlli tali da rispettare il target assegnato a livello nazionale con il Patto per la salute 16 ; 15 Trattasi di situazioni che non hanno ancora ricevuto codifica INAIL. 1
14 la scelta di intervenire prioritariamente nelle aziende più rischiose, garantendo che il 60% delle attività fosse realizzato su settori ad alto livello di rischio per i lavoratori. Ha, inoltre, innovato l impostazione operativa delle attività di controllo: il documento Linee guida regionali sulle attività di controllo, vigilanza e ispezione negli ambienti di vita e di lavoro di competenza dei Dipartimenti medici di Prevenzione delle ASL del 15 maggio 2009 è finalizzato a garantire l omogeneità e l uniformità dei controllo sul territorio regionale. Negli anni 2008 e 2009, sono stati realizzati, rispettivamente, e controlli, con un aumento di circa il 9%. I settori sui quali le ASL hanno prioritariamente indirizzato la loro azione, in ragione di un attribuzione di livello di rischio per i lavoratori pari a 1, sono l agricoltura, le costruzioni, il manifatturiero, i trasporti e logistica, la sanità 17. I Servizi di Prevenzione e Sicurezza nei Luoghi di Lavoro (SPSAL) hanno svolto il 57% dei controlli totali nelle aziende a livello di rischio 1 (calcolo effettuato su 13 delle 15 ASL lombarde); il valore sale al 64% qualora si considerino anche gli interventi condotti dai Servizi Impiantistica nell ambito della programmazione integrata dipartimentale. Una larga quota dei controlli in aziende di livello di rischio 1 è stata condotta nei cantieri per (74%), nelle aziende dell industria dei metalli (9%) e in quelle agricole 18 (3%). Nel 25% delle aziende controllate l ispezione ha avuto esito negativo 19, ed in particolare, nel 12% dei controlli è stato irrogato un verbale di contravvenzione e prescrizione ex D.Lgs. 758/94. Nel 2008, l esito sfavorevole aveva interessato il 30% delle aziende, e nel 19% dei controlli era stato irrogato un verbale di contravvenzione e prescrizione ex D.Lgs. 758/94). Nei cantieri, gli esiti negativi hanno avuto un incidenza del 28%; in agricoltura del 17% e nell industria dei metalli del 35%. In sintesi, nell anno 2009 risultano controllate strutture/attività economiche, con una copertura del 5,1% delle imprese attive lombarde (Fonte: InfoCamere) 20, in crescita rispetto all anno precedente ove, con unità controllate, la copertura era pari a 4,8% 21. Per gli anni 2008 e 2009, il rapporto tra il numero dei controlli e: il numero di imprese attive è aumentato, passando dal 6,3% al 6,9%, il numero degli occupati 21 è cresciuto da 12,0 a 13,2 (Fonte: InfoCamere; ISTAT; Secondo l EU, rispetto ai sopraddetti indicatori 22 - il numero di ispettori per di lavoratori e il numero di ispettori per imprese l Italia è paese classificato ad elevata densità di ispezione È contenuto nel Protocollo d intesa Ministero della Salute, Regioni e Province di Trento e Bolzano del 28 settembre 2006 e nel Patto per la tutela della salute e la prevenzione nei luoghi di lavoro sottoscritto dalla Conferenza Stato Regioni nella seduta del 1 agosto Per maggiori dettagli, vi veda il prossimo Rapporto sulle attività mediche di prevenzione in Lombardia Calcolo effettuato sulle sola attività svolta dai Servizi PSAL di 13 su 15 ASL. 19 Per esito negativo si intende il totale dei provvedimenti sfavorevoli, quali la contestazione illeciti amministrativi, la diffida,la sospensione dell attività controllata, l irrogazione di prescrizioni (con verbale, nota...),la segnalazione all Autorità Giudiziaria,il sequestro, l irrogazione di verbale di contravvenzione e prescrizione DLgs 758/94 e in generale tutti gli atti sfavorevoli (se non meglio specificati). 20 Il numero di imprese edili controllate indicatore rilevato puntualmente per la prima volta nell anno 2009 attraverso il sistema informativo è pari a , con una copertura del 12% delle imprese edili attive lombarde (Fonte: InfoCamere). 21 Si rammenta che garantire una copertura dei controlli pari al 5% è obiettivo del Patto per la tutela della salute e la prevenzione nei luoghi di lavoro sottoscritto dalla Conferenza Stato Regioni nella seduta del Tozzi G.A. Legislazione e ispezione per la salute e la sicurezza dei lavoratori. Efficacia e limiti Convegno EPB e Lavoro La prevenzione efficace dei rischi e danni da lavoro Firenze ottobre Vogel L., La strategie 1
15 3.4 Il modello organizzativo 5.2 La Cabina di regia e il Comitato di coordinamento regionale art. 7 D.Lgs. 81/08 Nella logica di Sistema Regionale, il precedente Piano ha previsto la creazione di un apposita Cabina di regia attraverso la quale la promozione della salute negli ambienti di lavoro è divenuta azione posta in capo a più soggetti. Nel rispetto del mandato la Cabina provvede a: monitorare gli indicatori di processo delle diverse azioni messe in campo dal Piano; verificare il grado di avanzamento di ogni singola attività sia sotto il profilo quantitativo, che in termini di efficacia; validare gli indirizzi operativi relativi alle misure di tutela, di sicurezza e salute predisposti dai Laboratori di approfondimento. In termini operativi ciò ha comportato che in ogni incontro, programmato con cadenza trimestrale, l Unità Organizzativa Governo della Prevenzione curasse la presentazione: dei dati di avanzamento del Piano in sintonia e stretta sinergia con le stime prodotte da INAIL; dei singoli progetti riferiti alle specifiche linee di intervento; dei contenuti dei documenti d indirizzo tecnico elaborati dai Laboratori ai fini di ottenerne la validazione. Il Piano triennale per la sicurezza si è realizzato attraverso un ulteriore canale operativo: il Comitato regionale di coordinamento art. 7 Dlgs 81/08 delle attività di prevenzione e vigilanza. Ravvisata l esigenza di garantire continuità all attività di prevenzione e vigilanza in materia di salute e sicurezza sul lavoro relativamente ai compiti di programmazione ed indirizzo, con dgr n. 9446/2009, è stato adottato Il Regolamento del Comitato Regionale di Coordinamento con cui: si è provveduto ad aggiornare la composizione del comitato regionale ed a declinarne i compiti, si è valorizzato il lavoro svolto in seno alla Cabina di verifica degli obiettivi di piano, di monitoraggio dei risultati raggiunti, di revisione delle linee strategiche e degli indirizzi operativi, riconoscendole le funzioni di pianificazione che il DPCM attribuisce al c.d. Ufficio operativo. Il Comitato è convocato con frequenza trimestrale (la sua convocazione segue gli incontri della Cabina). Nella logica di efficiente attivazione di azioni sinergiche e di diretto coinvolgimento delle parti sociali, l attività di questo Comitato è stata connotata da un continuo aggiornamento sullo stato di attuazione degli obiettivi fissati da Piano. Le sedute sono state momento: - di confronto sui dati di attività e di andamento infortunistico; - di ascolto delle realtà territoriali ovvero delle ASL, cui è affidato il compito di coordinamento dei Comitati provinciali, e degli enti (DRL, Province, ) rappresentati a livello provinciale; - mediatico per tutte le attività previste e realizzate dai Laboratori di approfondimento, consentendo una pronta informazione ed una condivisione dei risultati ottenuti. communautarie L inspection reste un maillon faible de la plupart des stratégies nationales de prévention, HESA Newsletter n.33, Novembre Per Vogel, > 200 ispettori/ lavoratori. Per Scoreboard 2009, >10/ lavoratori 1
16 Uno dei traguardi realizzati in seno al Comitato, nell ambito della prevenzione in edilizia, è stato l impegno condiviso con la Direzione Regionale del Lavoro (DRL) e l Organismo Paritetico per l Edilizia nella creazione del Sistema Informativo Gestione Cantieri GECA, originato dalla trasmissione informatica (www.previmpresa.servizirl.it/cantieri/) delle notifiche preliminari di avvio lavori ex art. 99 DLgs 81/08 e s.m.i. (Decreto del Direttore Generale Sanità n del 14 settembre 2009 e Decreto del Direttore Regionale del Lavoro n. 117 del 23 settembre 2009). Il Comitato è stato, altresì, la sede in cui Regione, DRL ed Associazione Nazionale Costruttori Edili (ANCE) hanno dichiarato la volontà di far convergere i rispettivi patrimoni informativi, oltre che su GECA, su impegno successivamente sancito con la sottoscrizione, in data 24 settembre 2010, del Protocollo d intesa per l attuazione della trasmissione informatizzata delle notifiche preliminari relative alle imprese edili operanti nei cantieri lombardi (allegato 1) I laboratori di approfondimento Ai laboratori (allegato 2) è stato affidato il compito di elaborare indirizzi operativi a carattere tecnico-scientifico, necessari ad impostare nelle aziende interventi preventivi appropriati ed efficaci ad affrontare e ridurre i rischi per la sicurezza e la salute (allegato 3 Linee operative prodotte dai laboratori e approvate dai componenti della Cabina di regia). Nei laboratori, accanto alle ASL e alle Aziende Ospedaliere, per il tramite delle Unità Operative Ospedaliere Medicina Lavoro (UOOML), sono stati attivamente coinvolti, allo scopo di valorizzarne gli apporti tecnici, i rappresentanti di: Direzioni Provinciali del Lavoro, le Direzioni Provinciali INAIL, i Comandi Provinciali dei VV.F., le Università, i Dipartimenti Provinciali ISPESL, le Associazioni scientifiche, gli Enti Locali e delle parti sociali Associazioni datoriali, Confindustria, Confartigianato, CNA, Unione Commercio, Associazione Nazionale Costruttori Edili e Associazioni sindacali (le candidature sono state raccolte in Cabina di regia). A consuntivo dell attività svolta (il dettaglio degli esiti è riportato nelle schede di sintesi in allegato 4), alcuni aspetti meritano di essere considerati. Al laboratorio si richiede di fornire ai Dipartimenti tutto il know-how necessario a realizzare azioni mirate e misurabili, ancorché declinate in funzione del contesto locale; di consegnare metodologie e criteri per la scelta delle aziende da ispezionare; per la conduzione del sopralluogo; per l analisi critica dei processi di valutazione del rischio; per la rendicontazione dell intervento all interno di per la rilevazione dell impatto sulla salute e sicurezza dei lavoratori frutto del suo lavoro di studio e approfondimento, validato in seno alla Cabina di regia dai rappresentanti del partenariato economico-sociale. Le difficoltà, riscontrate nella ricezione a livello locale delle indicazioni elaborate dai laboratori, possono essere imputate al passaggio ad una programmazione degli interventi di prevenzione basato non su priorità individuate a livello centrale, ma territoriale. Nell urgenza di definire propri Piani, di confrontarsi con i risultati delle proprie azioni, il ruolo di assistenza e supporto che i laboratori potevano offrire non è stato inteso appieno. I punti di forza dei laboratori sono, comunque, stati: il confronto con le richieste provenienti dalle associazioni datoriali e sindacali; l aver colto e sostenuto l esigenza di rilevazione dell attività di controllo svolta dalle ASL (esigenza che trova soddisfazione in una crescente implementazione del Sistema Informativo e nell individuazione puntuale degli elementi che consentono di stimare l impatto degli interventi di controllo sui diversi comparti produttivi). 1
17 5.3 Criticità Indicatori quali-quantitativi Gli indicatori quantitativi sono essenziali perché consentono di stimare con oggettiva chiarezza i risultati raggiunti. L esperienza lombarda maturata con la pianificazione ha fatto emergere alcune problematicità di metodo relative agli indicatori di andamento infortunistico, peraltro recentemente rilevate anche in seno al dibattito europeo (Advisory Committee on Safety and Health at Work ACSH). Le difficoltà riscontrate attengono a: la ritardata disponibilità dei dati del fenomeno infortunistico. I dati di andamento dell Inail sono resi pubblici nella seconda metà dell anno successivo a quello degli eventi. Ciò preclude la possibilità sia di fare un bilancio contestuale all applicazione del Piano, che di riformulare, se del caso, le azioni in atto. Allo stesso modo, il database Flussi informativi Inail, Ispesl, Regioni, aggiornato all anno che precede quello della diffusione, consente solo un analisi differita degli infortuni gravi; la non facile reperibilità dei dati di contesto economico-sociale. I rapporti pubblicati da ISTAT sulle forze lavoro non consentono la rilevazione puntuale di alcuni parametri, su scala regionale, quali le ore effettivamente lavorate per tutte le Gestioni. Riguardo agli indicatori che pesano l attività di vigilanza si osserva in particolare che: la raccolta dei dati sulla scala nazionale (i valori vengono registrati da ciascuna Regione su un sito dedicato dell ex Ispesl) riguarda l operato del solo personale del Servizio PSAL delle ASL; la densità dell ispezione, ossia il rapporto tra il numero delle imprese e il numero degli ispettori misura forse più la complessità dei processi produttivi, che la certezza della probabilità statistica dell ispezione del lavoro sul campo. A ciò si aggiunga la considerazione che il denominatore dovrebbe sempre essere il numero degli operatori equivalenti, cioè il numero degli ispettori calcolati sul numero di ore lavorate. Difficile e problematico si è rivelato il tentativo di confrontare la realtà lombarda a quella nazionale e quindi europea; confronto che, peraltro, è ritenuto prioritario nella ricerca di indicatori adeguati a misurare il guadagno di salute conseguente all applicazione di strategie di promozione della sicurezza e salute sul lavoro Esito dei controlli Nel biennio , Regione Lombardia, attraverso ha reso possibile una prima rilevazione degli esiti delle attività di controllo. In questo modo, si ritiene siano state create le basi che consentiranno, a partire dall osservazione delle eventuali differenze tra i dati caricati da ciascuna ASL, di uniformare gli approcci all attività di vigilanza praticati localmente. Il confronto tra le ASL deve, dunque, rappresentare uno dei punti di sviluppo del Piano : un nutrito scambio sulle modalità, sulle caratteristiche degli interventi locali permetterà di cogliere il valore e il limite, in termini di efficacia, delle attività di controllo, sia delle azioni repressive che di quelle di assistenza e formazione. 1
18 È, inoltre, necessario provvedere ad una rilevazione più dettagliata degli esiti dell attività di controllo, che superi l attuale semplice distinzione tra gli esiti favorevoli e sfavorevoli, e che entri nel merito delle singole fattispecie (per l esito sfavorevole, è opportuno rilevare, nell ipotesi, ad es. di un verbale di prescrizione e contravvenzione la tipologia dell inosservanza e il ruolo del contravventore). È, altresì, opportuno prevedere che le fattispecie di esito sfavorevole siano riconducibili alle imprese inosservanti, distinte per dimensioni e appartenenza merceologica. Questo consentirà, infatti, di individuare azioni preventive mirate, che potranno essere veicolate, attraverso interventi assistenziali, dalle stesse Associazioni di categoria Aspetti organizzativi L assetto organizzativo/gestionale del Piano si è dimostrato efficace a garantire la partecipazione di tutti gli attori del Sistema Regionale della Prevenzione; diversamente si è rilevata critica la verifica di efficacia dell attività dei laboratori. La criticità sopra descritta ha permesso, peraltro, di evidenziare l opportunità che si distinguano due diverse modalità di presidio delle linee strategiche per comparti e rischi specifici che il presente Piano individua al successivo punto 6 Gli strumenti, quando affronta il modello organizzativo. Per talune tematiche, infatti, è necessario fornire metodologie e criteri, uniformi e omogenei sul territorio regionale, per l esecuzione e per la rilevazione dei controlli. Questo scopo costituisce il mandato del laboratorio di approfondimento. Per talaltre tematiche, invece, quelle per le quali vi è l esigenza di seguire il dibattito nazionale, e, contestualmente, di creare una base di pensiero comune all interno di Regione Lombardia, è necessario avviare gruppi di studio che si esauriscono con l esito del provvedimento nazionale. L elaborazione di buone pratiche ha rappresentato un ulteriore criticità. L obiettivo era produrre indirizzi operativi per le aziende, fornire soluzioni aziendali, interventi tecnici e/o organizzativi originali, che, oltre a rispettare tutte le norme di sicurezza vigenti, fossero: sperimentate efficacemente in termini di riduzione dell esposizione ai rischi, condivise con le Parti Sociali, Associazioni datoriali e Organizzazioni sindacali, esportabili in situazioni lavorative analoghe. Scopo era sollecitare le aziende all adozione volontaria di comportamenti virtuosi, riconoscendo l impegno da loro erogato, sia mediante l accesso ai sistemi premianti praticati da INAIL 24, sia ai fini di una positiva valutazione nella graduazione dei rischi e nella modulazione degli interventi ispettivi conseguenti 25. A consuntivo, non si rileva alcun reale guadagno: a fronte di aziende assicurate, solo (pari allo 0,6%) ha presentato la domanda di accesso allo sconto tariffario nell anno La scarsa adesione alla sperimentazione (pochissime le aziende che ne accolgono o ne dichiarano l applicazione) e la difficoltà di misurare l efficacia della soluzione adottata rappresentano uno stimolo per individuare nuove strategie d azione finalizzate a sostenere percorsi virtuosi nelle aziende. La definizione di buone prassi sempre più cogenti e 24 L adozione di dette pratiche consente all impresa di usufruire di uno sconto tariffario pari al 5% o al 10%, in relazione alle dimensioni aziendali. 25 Come a suo tempo previsto dalla l.r. 8/2007 del 2 aprile 2007 (ora l.r. 33/2010) e dalla DGR 4799 del 30 maggio 2007 allegato B 1
19 l individuazione di percorsi di premialità non più lasciati ad una libera adesione ma promossi dalle ASL sia nel corso delle attività di ispezione e controllo sia con l adozione di strumenti promozionali costituiscono nuovi strumenti da adottare con il presente Piano. 5.4 I finanziamenti regionali erogati alle Aziende Sanitarie Locali Nella primavera del 2008 sono stati assegnati alle ASL per la realizzazione dei Piani Integrati di Controllo milioni di euro, di cui euro vincolati alle Unità Operative Ospedaliere di Medicina del Lavoro (UOOML); il 60% dell importo totale è stato immediatamente liquidato. La ripartizione delle quote a ciascuna Azienda è stata fondata, da una parte, su parametri oggettivi, quali ad esempio l estensione del territorio, la densità delle attività economiche, e, dall altra, sull esito della valutazione dei Piani presentati per il Ciascuna ASL ha deciso come impiegare le risorse ricevute, come rappresentato di seguito. Aree di attività di destinazione dei fondi regionali 8% 18% 16% 27% 26% nuovo personale 24% 34% IP PSAL SIC ALIM VET ALTRO 41% 6% Finalità di impegno dei finanziamenti regionali remunerazione personale dipendente acquisti beni e servizi altro 4. Le linee direttrici e gli obiettivi del Piano Con DGR IX/1175 del è stato adottato il Piano Regionale della Prevenzione, che rappresenta la linea programmatica assunta da Regione Lombardia. Punto di forza è l integrazione dei diversi ambiti tra cui la sicurezza sul lavoro, specificatamente trattata nel paragrafo 6.1.b. del documento citato, e sviluppata nel presente documento. Altre fondamentali direttrici che hanno guidato la definizione degli obiettivi del Piano sono: Semplificazione Con la IX Legislatura regionale è stato istituito l Assessorato alla Semplificazione e Digitalizzazione, una struttura che lavorando in modo trasversale con tutti gli altri settori, pone quale obiettivo lo snellimento delle procedure. In materia sanitaria, la l.r. 8 del 2 aprile 2007 ha apportato importanti snellimenti procedurali e gestionali, quali la DIAP online ad effetto immediato per l apertura di moltissime attività economiche; l adozione in via ordinaria da parte della DG Sanità dal 1 gennaio 2010 della notifica on-line per l apertura dei cantieri, che sostituisce gli atti cartacei (circa /anno) alle ASL, alle DPL, agli Organismi Paritetici per l edilizia, ai Comuni, in attuazione della disposizioni di cui all art. 54 del DLgs 81/08 e s.m.i.. 1
20 Sistema Integrato degli interventi, trasversalità d azione e multidisciplinarietà Interventi integrati e multidisciplinari sono garanzia di impatto in materia di prevenzione sul lavoro. La settorialità deve essere abbandonata in quanto, per sua natura, parziale e perciò meno efficace. È necessario garantire l integrazione tra le diverse discipline di prevenzione e assicurare un approccio funzionale misto da parte della Pubblica Amministrazione. La Regione assicura l azione di governo attraverso il coordinamento di tutti gli organismi che a vario titolo hanno compiti e mandati in tema di tutela del lavoro: le Direzioni Provinciali del Lavoro, le Direzioni Provinciali INAIL, i Comandi Provinciali dei VV.F., le Università, i Dipartimenti Provinciali ISPESL, le Prefetture, la Magistratura, le Associazioni scientifiche, gli Enti Locali. Altresì, garantisce, attraverso la costituzione di opportuni tavoli, comitati,, che le Parti sociali interagiscano nel confronto con gli Organismi di vigilanza, nell ottica di una collaborazione reciproca per il conseguimento degli stessi obiettivi di salute e sicurezza sul lavoro. Il presente Piano persegue gli obiettivi prefissati attraverso modalità di azione che sono state proposte e accolte dal Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Maurizio Sacconi, nel progetto di prevenzione sperimentale inserito in allegato (allegato 5). In una logica di totale e trasparente sinergia, nonché in virtù dell art. 116 terzo comma della Costituzione, a Regione Lombardia è stata attribuita quell ulteriore forma di autonomia, descritta nel Piano triennale per il lavoro Liberare il lavoro per liberare i lavoratori del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali del 30 luglio 2010, consistente nella possibilità di coordinare tutte le forze in campo della P.A. che effettuano attività di controllo in materia di sicurezza sul lavoro. 4.1 L obiettivo strategico di livello regionale Per il triennio , Regione Lombardia si propone di mantenere il trend di riduzione degli infortuni mortali e con esiti invalidanti, nell ottica della riduzione del 25% del numero assoluto degli infortuni nel periodo , previsto a livello europeo (base dati: INAIL 2009). Si propone, altresì, di contenere le malattie professionali, seppure il risultato passa attraverso l adozione di iniziative favorenti l emersione delle stesse, mantenendo il trend d incremento registrato nel 2009 rispetto al 2007, pari a circa il 6%. Si contengono le malattie professionali, al pari degli infortuni, attraverso azioni di controllo mirate ed efficaci, la cui individuazione e progettazione richiede una precisa conoscenza del fenomeno. Mentre per gli infortuni la disponibilità e l esaustività dei dati sono pressoché assicurate (la quota degli infortuni non denunciati è, infatti, contenuta rispetto al totale degli eventi), per le malattie professionali, in Italia, come d altra parte in UE si osserva una diffusa ed ampia sottonotifica dei casi di patologie correlate al lavoro. E, pertanto, propedeutico a qualsiasi intervento, attivare strategie per la loro emersione. Il Sistema Informativo - strumento descritto nei paragrafi successivi permette di conseguire questo scopo. Il disporre dei dati sanitari dei cittadini/lavoratori consentirà alle ASL la ricerca attiva, cioè la sorveglianza epidemiologica su patologie diagnosticate dalle strutture sanitarie specialistiche (in particolare reparti ospedalieri di pneumologia, chirurgia toracica, urologia, otorinolaringoiatria, anatomia patologica, ) per il rilievo della correlazione con l esposizione lavorativa e per il rilievo di cluster. La strategia complessiva di contenimento delle malattie professionali si sviluppa attraverso i seguenti passaggi: 2