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Timestamp: 2019-01-16 09:55:15+00:00
Document Index: 163773155

Matched Legal Cases: ['art.  1', 'art.  3', 'art.\n27', 'art. 14', 'art. 2', 'art.\n8', 'art.   8', 'art. 5', 'art. 6', 'art.  5', 'art.  6', 'art.  4', 'art. 11', 'art.   6', 'art.  4', 'art.  4', 'art.  4', 'art. 4', 'art. 3', 'art. 15', 'art.  6', 'art.  8', 'art.  13']

DECRETO LEGISLATIVO 3 Agosto 2007, n. 152 - Attuazione della direttiva 2004/107/CE concernente l'arsenico, il cadmio, il mercurio, il nichel e gli idrocarburi policiclici aromatici nell'aria ambiente. (GU n. 213 del 13-9-2007 | Ingegneri.info
DECRETO LEGISLATIVO 3 Agosto 2007, n. 152 – Attuazione della direttiva 2004/107/CE concernente l’arsenico, il cadmio, il mercurio, il nichel e gli idrocarburi policiclici aromatici nell’aria ambiente. (GU n. 213 del 13-9-2007
DECRETO LEGISLATIVO 3 Agosto 2007, n. 152 - Attuazione della direttiva 2004/107/CE concernente l'arsenico, il cadmio, il mercurio, il nichel e gli idrocarburi policiclici aromatici nell'aria ambiente. (GU n. 213 del 13-9-2007 - Suppl. Ordinario n.194)
DECRETO LEGISLATIVO 3 Agosto 2007 , n. 152
Attuazione  della  direttiva  2004/107/CE  concernente l’arsenico, il
cadmio,   il  mercurio,  il  nichel  e  gli  idrocarburi  policiclici
aromatici nell’aria ambiente.
Vista   la   legge  25 gennaio  2006,  n.  29,  ed  in  particolare
Vista  la  direttiva  2004/107/CE  del  Parlamento  europeo  e  del
Consiglio,  del  15 dicembre 2004, concernente l’arsenico, il cadmio,
il  mercurio,  il  nichel  e  gli  idrocarburi  policiclici aromatici
Vista  la  decisione  97/101/CE  della  Commissione, del 27 gennaio
1997,  che  instaura  uno scambio reciproco di informazioni e di dati
provenienti  dalle  reti  e  dalle  singole  stazioni  di misurazione
dell’inquinamento   atmosferico   negli   Stati  membri,  cosi’  come
modificata   dalla   decisione  2001/752/CE  della  Commissione,  del
17 ottobre 2001;
Visto  il  decreto  del  Ministro dell’ambiente in data 25 novembre
1994,  recante  “Aggiornamento  delle  norme  tecniche  in materia di
limiti  di concentrazione e di livelli di attenzione e di allarme per
gli  inquinanti  atmosferici  nelle aree urbane e disposizioni per la
misura  di alcuni inquinanti di cui al decreto ministeriale 15 aprile
1994”,  pubblicato  nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale
n. 290 del 13 dicembre 1994;
Visto  il  decreto  legislativo  4 agosto  1999,  n.  351,  recante
attuazione  della  direttiva 96/62/CE, in materia di valutazione e di
gestione della qualita’ dell’aria ambiente;
territorio  in  data  20 settembre  2002,  recante  “Modalita’ per la
garanzia  della  qualita’  del  sistema  delle misure di inquinamento
atmosferico  ai sensi del decreto legislativo 4 agosto 1999, n. 351”,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 231 del 2 ottobre 2002;
territorio  1Â° ottobre 2002, n. 261, concernente “Regolamento recante
le  direttive  tecniche per la valutazione preliminare della qualita’
dell’aria  ambiente,  e  i criteri per l’elaborazione del piano e dei
programmi di cui agli articoli 8 e 9 del decreto legislativo 4 agosto
1999, n. 351”;
Considerato  che  il benzo(a)pirene e’ stato scelto come marker per
il   rischio  cancerogeno  degli  idrocarburi  policiclici  aromatici
nell’aria  ambiente  alla  luce  dei  rapporti  quantitativi tra tale
sostanza  e  gli  altri  idrocarburi policiclici aromatici a maggiore
rilevanza  cancerogena  generalmente rilevati e che, per mantenere la
correttezza  della  scelta,  e’  necessario verificare la costanza di
tali  rapporti  nel tempo e nello spazio monitorando, presso stazioni
di  misurazione  opportunamente  selezionate,  anche  gli idrocarburi
policiclici aromatici diversi dal benzo(a)pirene;
Considerato  che  i valori obiettivo di cui al presente decreto non
sono  da  considerarsi  norme  di  qualita’  ambientale  quali quelle
definite all’articolo 2, comma 1, lettera h), del decreto legislativo
18 febbraio  2005,  n.  59,  le  quali, conformemente all’articolo 8,
comma 1,  di  tale  decreto,  richiedono  condizioni piu’ rigorose di
quelle   ottenibili   con   l’applicazione  delle  migliori  tecniche
Preso  atto  che  la Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del
decreto  legislativo  28 agosto  1997,  n.  281,  non  ha espresso il
delle finanze, della salute e per gli affari regionali e le autonomie
1. Il  presente  decreto  si  propone l’obiettivo di migliorare, in
relazione  all’arsenico,  al  cadmio,  al  nichel ed agli idrocarburi
policiclici  aromatici,  lo stato di qualita’ dell’aria ambiente e di
mantenerlo  tale  laddove  buono.  Assicura  inoltre la raccolta e la
diffusione  di  informazioni esaurienti in merito alle concentrazioni
nell’aria ambiente ed alla deposizione dell’arsenico, del cadmio, del
nichel, degli idrocarburi policiclici aromatici e del mercurio.
2. Ai fini previsti dal comma 1 sono stabiliti:
a) i  valori  obiettivo  per la concentrazione nell’aria ambiente
dell’arsenico, del cadmio, del nichel e del benzo(a)pirene;
b) i  metodi  e  criteri  per la valutazione delle concentrazioni
nell’aria  ambiente  dell’arsenico,  del  cadmio,  del  mercurio, del
nichel e degli idrocarburi policiclici aromatici;
c) i  metodi  e  criteri  per  la  valutazione  della deposizione
dell’arsenico,   del   cadmio,  del  mercurio,  del  nichel  e  degli
delegato  al Governo se non e soltanto per tempo limitato e
per  oggetti  definiti  con  determinazione  di  principi e
– Il  testo  dell’art.  1 e dell’allegato A della legge
2005), pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 8 febbraio 2006,
n. 32, 2005, n. 9, e’ il seguente:
6.  Entro  tre anni dalla data di entrata in vigore del
decreto   legislativo   di  cui  al  comma 1  adottato  per
l’attuazione    della   direttiva   2004/109/CE,   di   cui
all’allegato  B,  il  Governo,  nel rispetto dei principi e
criteri  direttivi  di  cui  all’art.  3 e con la procedura
prevista  dal  presente articolo, puo’ emanare disposizioni
integrative  e  correttive  al  fine  di tenere conto delle
eventuali   disposizioni   di   attuazione  adottate  dalla
Commissione  europea  secondo  la procedura di cui all’art.
27, paragrafo 2, della medesima direttiva.
8.  Il  Ministro per le politiche comunitarie, nel caso
in  cui  una  o  piu’ deleghe di cui al comma 1 non risulti
ancora   esercitata  trascorsi  quattro  mesi  dal  termine
previsto  dalla  direttiva per la sua attuazione, trasmette
relazione che dia conto dei motivi addotti dai Ministri con
comunitarie  ogni  quattro  mesi informa altresi’ la Camera
della  Repubblica.  Decorsi  trenta  giorni  dalla  data di
nuovo parere.ï¿½.
2004/10/CE  del  Parlamento  europeo  e  del Consiglio,
dell’1l febbraio  2004, concernente il ravvicinamento delle
prove sulle sostanze chimiche.
2004/23/CE  del Parlamento europeo e del Consiglio, del
31 marzo  2004, sulla definizione di norme di qualita’ e di
sicurezza   per   la  donazione,  l’approvvigionamento,  il
e la distribuzione di tessuti e cellule umani.
2004/41/CE  del Parlamento europeo e del Consiglio, del
21 aprile  2004,  che abroga alcune direttive recanti norme
sull’igiene  dei  prodotti  alimentari  e  le  disposizioni
2004/68/CE  del  Consiglio,  del  26 aprile  2004,  che
92/65/CEE e che abroga la direttiva 72/462/CEE.
2004/107/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
15 dicembre  2004,  concernente  l’arsenico,  il cadmio, il
nell’aria ambiente.
2004/114/CE   del   Consiglio,  del  13 dicembre  2004,
tirocinio non retribuito o volontariato.
2004/117/CE  del  Consiglio,  del 22 dicembre 2004, che
prodotte in Paesi terzi.
2005/1/CE  del  Parlamento europeo e del Consiglio, del
settore dei servizi finanziari.
2005/29/CE  del  Parlamento  europeo  e  del Consiglio,
dell’11 maggio  2005,  relativa  alle  pratiche commerciali
direttive  97/7/CE,  98/27/CE  e  2002/65/CE del Parlamento
europeo  e del Consiglio e il regolamento (CE) n. 2006/2004
del  Parlamento  europeo  e del Consiglio (“direttiva sulle
pratiche commerciali sleali”).
2005/50/CE   della  Commissione,  dell’11 agosto  2005,
relativa  alla  riclassificazione  delle protesi articolari
dell’anca,  del  ginocchio  e della spalla nel quadro della
direttiva 93/42/CEE concernente i dispositivi medici.ï¿½.
– Il  testo dell’art. 14 della legge 23 agosto 1988, n.
400,  recante:  ï¿½Disciplina  dell’attivita’  di  Governo  e
ordinamento  della  Presidenza del Consiglio dei Ministriï¿½,
214, supplemento ordinario, cosi’ recita:
Repubblica  con la denominazione di “decreto legislativo” e
– La  direttiva  15 dicembre  2004,  n. 2004/107/CE del
Parlamento europeo e del Consiglio ï¿½Concernente l’arsenico,
il  cadmio,  il  mercurio,  il  nickel  e  gli  idrocarburi
policiclici  aromatici  nell’aria  ambienteï¿½  e’ pubblicata
nella  G.U.U.E.  26 gennaio  2005,  n.  L  23 ed entrata in
vigore il 15 febbraio 2005.
– La   decisione   97/101/CE   della   Commissione  che
ï¿½instaura  uno  scambio reciproco di informazioni e di dati
provenienti   dalle   reti  e  dalle  singole  stazioni  di
misurazione   dell’inquinamento   atmosferico  negli  Stati
membriï¿½  e’ pubblicata nella G.U.C.E. 5 febbraio 1997, n. L
35 ed e’ entrata in vigore il 6 febbraio 1997.
– La   decisione   2001/752/CE  della  commissione  che
modifica   gli   allegati  della  decisione  97/101/CE  del
Consiglio  e’ pubblicata nella G.U.C.E. 26 ottobre 2001, n.
L 282.
– Il   decreto   legislativo   4 agosto  1999,  n.  351
ï¿½Attuazione   della   direttiva   96/62/CE  in  materia  di
valutazione   e   di   gestione  della  qualita’  dell’aria
ambienteï¿½ e’ pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 13 ottobre
1999, n. 241.
– Il  decreto  ministeriale  1ï¿½ ottobre  2002,  n.  261
ï¿½Regolamento   recante   le   direttive   tecniche  per  la
valutazione  preliminare della qualita’ dell’aria ambiente,
i  criteri  per l’elaborazione del piano e dei programmi di
cui  agli  articoli 8  e 9 del decreto legislativo 4 agosto
1999,  n.  351ï¿½  pubblicato  nella  Gazzetta  Ufficiale  20
novembre 2002, n. 272.
– Il testo dell’art. 2, comma 1, lettera h) e dell’art.
8, comma 1, del decreto legislativo 18 febbraio 2005, n. 59
ï¿½Attuazione  integrale  della  direttiva  96/61/CE relativa
alla  prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamentoï¿½,
pubblicato  nella Gazzetta Ufficiale 22 aprile 2005, n. 93,
ï¿½Art.  2  (Definizioni).  –  1.  Ai  fini  del presente
a) – g) (omissis);
h) norma   di   qualita’   ambientale:  la  serie  di
requisiti,   inclusi   gli   obiettivi   di  qualita’,  che
sussistono  in un dato momento in un determinato ambiente o
in  una  specifica  parte  di  esso,  come  stabilito nella
normativa vigente in materia ambientale;ï¿½.
ï¿½Art.  8  (Migliori  tecniche  disponibili  e  norme di
qualita’ ambientale). – 1. Se, a seguito di una valutazione
dell’autorita’  competente,  che  tenga  conto  di tutte le
emissioni   coinvolte,   risulta  necessario  applicare  ad
impianti,  localizzati in una determinata area, misure piu’
rigorose  di  quelle  ottenibili  con  le migliori tecniche
disponibili, al fine di assicurare in tale area il rispetto
delle  norme di qualita’ ambientale, l’autorita’ competente
puo’  prescrivere nelle autorizzazioni integrate ambientali
misure supplementari particolari piu’ rigorose, fatte salve
le  altre misure che possono essere adottate per rispettare
le norme di qualita’ ambientale.ï¿½.
– Il   testo   dell’art.   8  del  decreto  legislativo
28 agosto  1997,  n.  281 ï¿½Definizione ed ampliamento delle
attribuzioni della Conferenza permanente per i rapporto tra
Bolzano  ed  unificazione,  per  le materie ed i compiti di
comuni,   con   la  Conferenza  Stato-citta’  ed  autonomie
localiï¿½,  pubblicato  nella  Gazzetta  Ufficiale  30 agosto
ï¿½Art.  8 (Conferenza Stato-citta’ ed autonomie locali e
legge  8 giugno  1990, n. 142, Alle riunioni possono essere
4.  La  Conferenza  unificata  di  cui  al  comma 1  e’
Ministro dell’interno.ï¿½.
1.   Ai   fini  del  presente  decreto  si  applicano  le  seguenti
a) aria  ambiente:  l’aria  esterna presente nella troposfera, ad
esclusione di quella presente nei luoghi di lavoro;
b) inquinante:   qualsiasi   sostanza   immessa   direttamente  o
indirettamente  dall’uomo  nell’aria  ambiente che puo’ avere effetti
dannosi sulla salute umana o sull’ambiente nel suo complesso;
c) livello:  concentrazione nell’aria ambiente di un inquinante o
deposito di questo su una superficie in un dato periodo di tempo;
d) valore  obiettivo: concentrazione nell’aria ambiente stabilita
al  fine di evitare, prevenire o ridurre effetti nocivi per la salute
umana e per l’ambiente, il cui raggiungimento, entro un dato termine,
deve   essere  perseguito  mediante  tutte  le  misure  a  tale  fine
necessarie che non comportano costi sproporzionati;
e) deposizione  totale:  massa totale di sostanze inquinanti che,
in  una  data area e in un dato periodo, e’ trasferita dall’atmosfera
al  suolo,  alla  vegetazione,  all’acqua, agli edifici e a qualsiasi
altro tipo di superficie;
f) zona:  parte del territorio nazionale delimitata ai sensi e ai
fini del presente decreto;
g) agglomerato:  zona  con  una  popolazione  superiore a 250.000
abitanti o, se la popolazione e’ pari o inferiore a 250.000 abitanti,
con  una  densita’ di popolazione per km2 tale da richiedere, secondo
la   regione   competente   per   territorio,   l’applicazione  delle
disposizioni del presente decreto riferite agli agglomerati;
h) area di superamento: area, ricadente all’interno di una zona o
di  un  agglomerato, nella quale e’ stato rilevato il superamento del
valore   obiettivo;   tale  area  e’  individuata  sulla  base  della
rappresentativita’  spaziale  delle  misurazioni fisse o indicative e
dei modelli di diffusione degli inquinanti;
i) misurazioni  fisse:  misurazioni  dei livelli degli inquinanti
effettuate  in  stazioni  ubicate  presso siti fissi di campionamento
continuo o discontinuo, eccettuate le misurazioni indicative;
l) misurazioni   indicative:   misurazioni   dei   livelli  degli
inquinanti  effettuate  con  una regolarita’ ridotta, alle condizioni
stabilite  nell’allegato  IV,  sezione  I, in stazioni ubicate presso
siti  fissi  di  campionamento  o  mediante  laboratori  mobili o, in
relazione  al  mercurio, metodi di misura manuali come le tecniche di
campionamento diffusivo;
m) idrocarburi policiclici aromatici: composti organici con due o
piu’  anelli  aromatici  fusi,  formati  interamente  da  carbonio  e
n) mercurio  gassoso totale: vapore di mercurio elementare (Hg^0)
e mercurio gassoso reattivo.
Perseguimento del valore obiettivo
1.   L’allegato   I   stabilisce   i   valori   obiettivo  relativi
all’arsenico, al cadmio, al nichel ed al benzo(a)pirene.
2.  Le  regioni  e le province autonome individuano, in conformita’
alle disposizioni dell’articolo 4, le zone e gli agglomerati in cui i
livelli  degli  inquinanti  di  cui  al  comma 1  sono al disotto del
rispettivo  valore  obiettivo. In tali zone e agglomerati deve essere
assicurato il mantenimento di detti livelli.
3.  Le  regioni  e le province autonome individuano, in conformita’
livelli  degli  inquinanti  di  cui al comma 1 superano il rispettivo
valore  obiettivo, evidenziando le aree di superamento e le fonti che
contribuiscono al superamento.
4. Nelle zone e negli agglomerati di cui al comma 3 le regioni e le
province  autonome  adottano,  nei limiti delle risorse disponibili a
legislazione   vigente,   le   misure   che   non   comportano  costi
sproporzionati  necessarie  a perseguire il raggiungimento del valore
obiettivo  entro il 31 dicembre 2012, con priorita’ per le misure che
intervengono  sulle  principali  fonti di emissione. Il perseguimento
del  valore  obiettivo  non  comporta,  per  gli impianti soggetti al
decreto legislativo 18 febbraio 2005, n. 59, condizioni piu’ rigorose
di   quelle   connesse   all’applicazione   delle  migliori  tecniche
5.  Per i livelli del benzo(a)pirene nelle aree urbane elencate nel
decreto  del  Ministro  dell’ambiente  in  data  25 novembre  1994, i
commi 2  e  3  si applicano con riferimento all’obiettivo di qualita’
definito  e  individuato  dagli  allegati II e IV di tale decreto. In
tali aree urbane, le regioni e le province autonome adottano, in caso
di  superamento  dell’obiettivo di qualita’, un piano di risanamento,
al  quale  si  applicano  le  disposizioni  contenute nel decreto del
Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio 1Â° ottobre 2002,
n.  261,  e,  in  caso  di  rischio  di superamento dell’obiettivo di
qualita’,  un  piano  di  azione ai sensi dell’articolo 7 del decreto
legislativo  4 agosto  1999,  n.  351. Se tali aree urbane coincidono
anche  in  parte  con  le zone e gli agglomerati individuati ai sensi
degli  articoli 7,  8  e  9 del decreto legislativo 4 agosto 1999, n.
351,  le  regioni  e  le  province  autonome  possono  adottare piani
– Per  i riferimenti al decreto legislativo 18 febbraio
2005, n. 59, si vedano le note alle premesse.
– Il  decreto  del  Ministro  dell’ambiente 25 novembre
1994  (aggiornamento  delle  norme  tecniche  in materia di
limiti  di  concentrazione  e di livelli di attenzione e di
allarme  per gli inquinanti atmosferici nelle aree urbane e
disposizioni  per  la misura di alcuni inquinanti di cui al
decreto  ministeriale  15 aprile 1994), e’ pubblicato nella
Gazzetta  Ufficiale  13 dicembre  1994, n. 290, supplemento
– Per   i   riferimenti   al   decreto   del  Ministero
dell’ambiente  e  della  tutela  del  territorio 1ï¿½ ottobre
2002, n. 261, si vedano le note alle premesse.
–  Il  testo delle articoli 7, 8 e 9 del citato decreto
legislativo 4 agosto 1999, n. 351, e’ il seguente:
ï¿½Art.  7  (Piani d’azione). – 1. Le regioni provvedono,
sulla base della valutazione preliminare di cui all’art. 5,
in prima applicazione, e, successivamente, sulla base della
valutazione  di  cui all’art. 6, ad individuare le zone del
proprio  territorio  nelle  quali  i  livelli di uno o piu’
inquinanti  comportano il rischio di superamento dei valori
limite  e delle soglie di allarme e individuano l’autorita’
competente alla gestione di tali situazioni di rischio.
2. Nelle zone di cui al comma 1, le regioni definiscono
i  piani d’azione contenenti le misure da attuare nel breve
periodo,  affinche’  sia  ridotto il rischio di superamento
dei valori limite e delle soglie di allarme.
3. I piani devono, a seconda dei casi, prevedere misure
di   controllo  e,  se  necessario,  di  sospensione  delle
attivita’,   ivi   compreso   il  traffico  veicolare,  che
contribuiscono  al  superamento  dei  valori limite e delle
soglie di allarme.ï¿½.
ï¿½Art.  8  (Misure  da  applicare  nelle  zone  in cui i
livelli  sono piu’ alti dei valori limite). – 1. Le regioni
provvedono, sulla base della valutazione preliminare di cui
all’art.  5,  in  prima  applicazione,  e, successivamente,
sulla  base  della  valutazione  di  cui  all’art.  6, alla
definizione  di  una  lista  di  zone  e di agglomerati nei
a) i  livelli  di  uno  o piu’ inquinanti eccedono il
valore limite aumentato del margine di tolleranza;
b) i  livelli  di uno o piu’ inquinanti sono compresi
tra  il  valore  limite  ed  il valore limite aumentato del
margine di tolleranza.
2.  Nel caso che nessun margine di tolleranza sia stato
fissato  per  uno  specifico  inquinante,  le  zone  e  gli
agglomerati  nei quali il livello di tale inquinante supera
il  valore limite, sono equiparate alle zone ed agglomerati
di cui al comma 1, lettera a).
3. Nelle zone e negli agglomerati di cui al comma 1, le
regioni   adottano   un   piano   o  un  programma  per  il
raggiungimento  dei valori limite entro i termini stabiliti
ai  sensi  dell’art.  4,  comma 1, lettera c). Nelle zone e
negli  agglomerati  in  cui  il  livello di piu’ inquinanti
supera  i  valori limite, le regioni predispongono un piano
integrato per tutti gli inquinanti in questione.
4.  I piani e programmi, devono essere resi disponibili
al pubblico e agli organismi di cui all’art. 11, comma 1, e
riportare almeno le informazioni di cui all’allegato V.
5.  Con decreto del Ministro dell’ambiente, di concerto
con  il  Ministro  della  sanita’,  sentita  la  Conferenza
unificata,  entro  dodici  mesi  dalla  data  di entrata in
vigore  del  presente decreto, sono stabiliti i criteri per
l’elaborazione dei piani e dei programmi di cui al comma 3.
6. Allorche’ il livello di un inquinante e’ superiore o
rischia  di essere superiore al valore limite aumentato del
margine  di  tolleranza  o,  se  del  caso,  alla soglia di
allarme, in seguito ad un inquinamento significativo avente
origine  da  uno  Stato  dell’Unione  europea, il Ministero
dell’ambiente,   sentite  le  regioni  e  gli  enti  locali
interessati,  provvede  alla consultazione con le autorita’
degli  Stati  dell’Unione  europea  coinvolti allo scopo di
7.  Qualora  le  zone di cui ai commi 1 e 2 interessino
piu’ regioni, la loro estensione viene individuata d’intesa
fra  le  regioni  interessate  che  coordinano i rispettivi
piani.ï¿½.
ï¿½Art.  9 (Requisiti applicabili alle zone con i livelli
inferiori  ai  valori  limite). – 1. Le regioni provvedono,
in  prima  applicazione,  e,  successivamente,  sulla  base
dell’art.   6,   alla   definizione   delle  zone  e  degli
agglomerati   in   cui  i  livelli  degli  inquinanti  sono
inferiori  ai  valori  limite  e  tali da non comportare il
rischio di superamento degli stessi.
2. Nelle zone e negli agglomerati di cui al comma 1, le
regioni  adottano  un  piano di mantenimento della qualita’
dell’aria  al fine di conservare i livelli degli inquinanti
al  di  sotto  dei  valori limite e si adoperano al fine di
preservare   la   migliore   qualita’   dell’aria  ambiente
compatibile   con   lo   sviluppo  sostenibile  secondo  le
direttive  emanate  con decreto del Ministro dell’ambiente,
di  concerto  con  il  Ministro  della  sanita’, sentita la
Conferenza unificata.ï¿½.
Valutazione della qualita’ dell’aria ambiente
1. L’allegato   II  stabilisce,  nella  sezione  I,  le  soglie  di
valutazione  superiori  e inferiori degli inquinanti e, nella sezione
II, i criteri per valutarne il superamento.
2.  Nel  caso  in cui i dati previsti dall’allegato II, sezione II,
paragrafo 1,   relativi   ai   livelli   degli   inquinanti   di  cui
all’articolo 1,  non  siano  disponibili  per tutto il territorio, le
regioni e province autonome effettuano, entro quattro mesi della data
di   entrata   in   vigore  del  presente  decreto,  una  valutazione
preliminare  della  qualita’  dell’aria  ambiente  sulla  base  delle
tecniche  previste  da  tale  sezione  II, paragrafo 2, e, per quanto
pertinente,  dall’allegato I del decreto del Ministro dell’ambiente e
della tutela del territorio 1Â° ottobre 2002, n. 261.
3.  Successivamente  al  termine  di  cui  al  comma 2 le regioni e
province  autonome effettuano la valutazione della qualita’ dell’aria
ambiente nei modi previsti dai commi successivi.
4. Nelle zone e negli agglomerati in cui i livelli degli inquinanti
di  cui  all’articolo 1  superano la rispettiva soglia di valutazione
superiore,  le  misurazioni  fisse sono obbligatorie e possono essere
completate  da  tecniche  di  modellizzazione per fornire un adeguato
livello di informazione circa la qualita’ dell’aria ambiente.
5. Nelle zone e negli agglomerati in cui i livelli degli inquinanti
di  cui  all’articolo 1  sono  compresi  tra  la rispettiva soglia di
valutazione inferiore e la rispettiva soglia di valutazione superiore
o  uguali  a  tali  soglie,  le misurazioni fisse sono obbligatorie e
possono  essere  combinate  con  misurazioni indicative e tecniche di
6.  Il  solo  utilizzo  di  tecniche  di modellizzazione o di stima
obiettiva  e’ ammesso nelle zone e negli agglomerati in cui i livelli
degli inquinanti di cui all’articolo 1 sono inferiori alla rispettiva
soglia di valutazione inferiore.
7.  Le  regioni  e  le province autonome provvedono, in conformita’
alle  disposizioni  dell’allegato  II,  sezione  II, al riesame della
classificazione  delle  zone  di  cui  ai  commi 4, 5 e 6 almeno ogni
cinque  anni  e,  comunque,  in  caso  di  significative modifiche di
attivita’  che  incidono in modo rilevante sulle concentrazioni degli
inquinati di cui all’articolo 1.
– Il   testo   dell’allegato   I   del  citato  decreto
ministeriale 1ï¿½ ottobre 2002, n. 261, e’ il seguente:
ï¿½Allegato I
(Direttive tecniche concernenti la valutazione preliminare)
Obiettivo  della valutazione preliminare della qualita’
dell’aria  e’  individuare in prima approssimazione le zone
di  cui  agli  articoli  7,  8  e 9 del decreto legislativo
4 agosto  1999,  n.  351, al fine di stabilire il regime di
monitoraggio  e  la  modalita’  di  gestione della qualita’
Se  sono disponibili misure rappresentative dei livelli
degli   inquinamenti   di   cui   all’art.  4  del  decreto
legislativo  4 agosto  1999,  n. 351, si passa alla fase di
determinazione    della    distribuzione   spaziale   delle
concentrazioni,  piu’  avanti descritta, seguita dalla fase
di    interpretazione    dei    dati    pervenendo    cosi’
all’individuazione delle zone.
Nel   caso   in   cui   non  siano  disponibili  misure
rappresentative   dei   livelli  degli  inquinanti  di  cui
all’art.  4  del decreto legislativo 4 agosto 1999, n. 351,
e’  necessario effettuarle e integrare misure in siti fissi
con  altre  tecniche  come  metodi  di  misura  indicativi,
tecniche  di  stima obiettiva [1] e modelli di diffusione e
trasformazione  degli  inquinanti  in  atmosfera.  Le  fasi
successive  della valutazione preliminare riguardano, anche
in  questo  caso,  la  determinazione  della  distribuzione
spaziale   delle  concentrazioni,  piu’  avanti  descritta,
seguita  dalla  fase di interpretazione dei dati pervenendo
cosi’ all’individuazione delle zone.
[1] Le tecniche di stima obiettiva (o misure obiettive)
sono  metodi  matematici per calcolare le concentrazioni da
valori  misurati  in  altre  locazioni e/o tempi, basati su
conoscenze    scientifiche    della   distribuzione   delle
concentrazioni:  un  esempio  e’  l’interpolazione  lineare
basata sull’ipotesi che l’andamento delle concentrazioni e’
sufficientemente  uniforme.  Un altro esempio e’ un modello
di   dispersione  adattato  per  riprodurre  concentrazioni
misurate nel suo dominio.
1.  Tecniche di valutazione che integrano le misure in siti
1.1. Metodi di misura indicativi.
I metodi di misura indicativi prevedono misure che sono
generalmente meno accurate di quelle fatte con il metodo di
riferimento.  Tecniche di misure indicative basate sull’uso
di un laboratorio mobile (o ogni altro supporto alla misura
mobile o trasportabile) e metodi di misura manuale, come le
tecniche di campionamento diffusivo in particolare, sono di
particolare  interesse,  a  causa  dei  costi relativamente
bassi e della semplicita’ delle operazioni in confronto con
quanto  necessario  per  il  funzionamento  di  stazioni di
misure fisse.
1.1.1. Uso della tecnica di campionamento diffusivo.
Il  basso  costo  e  la  facilita’  di realizzazione di
campagne  di monitoraggio dell’aria ambiente con la tecnica
del   campionamento  diffusivo  consentono  l’effettuazione
d’indagini   con   un’elevata  risoluzione  spaziale  (alta
densita’ di campionamento).
La    tecnica    e’    particolarmente    adatta   alla
determinazione della distribuzione di inquinanti su un’area
estesa  e  per valutare livelli di concentrazione integrati
su  periodi  temporali  abbastanza lunghi (valori limite di
lungo termine).
Valore   limite  di  un  breve  periodo  (medie  orarie
espresse    in    percentili)   possono   essere   derivati
statisticamente,  comparando  le  misure su lungo periodo –
ottenute   dal   campionamento   diffusivo  –  con  misure,
effettuate  in  luoghi  simili  e/o  vicini, realizzate con
strumentazione ad alta risoluzione temporale.
La  metodologia del campionamento diffusivo puo’ essere
usata  per ottenere mappe di concentrazioni in aree estese,
per   determinare   aree   di   concentrazione  massima  ed
eventualmente puo’ essere combinata con l’uso di laboratori
mobili.  Inoltre,  puo’  essere  utilizzata come metodo per
l’ottimizzazione di reti di monitoraggio fisse.
Quando  la  metodologia  del campionamento diffusivo e’
utilizzata  per  la  valutazione  preliminare devono essere
compiute le seguenti azioni:
1) individuazione     delle    principali    sorgenti
d’emissione;
2) costruzione  di una griglia dell’area investigata,
prendendo   in  considerazione  la  densita’  dei  siti  di
3) selezione  per ogni cella della griglia di un sito
rappresentativo   della   concentrazione   di   fondo,  non
direttamente influenzato da sorgenti locali;
4) se  importante,  selezione  di  ulteriori  siti di
campionamento  in  prossimita’  di  sorgenti d’inquinamento
5) installazione  dei campionatori ed esposizione per
un periodo rappresentativo, considerando il tempo minimo di
6) a   supporto   di  controllo  e  assicurazione  di
qualita’    delle    misure    (QA/QC),    si’   raccomanda
l’installazione      di      alcuni     campionatori     in
duplicato/triplicato per valutare la riproducibilita’ delle
determinazioni.   Campionatori   non  esposti  (“bianco  di
campo”)   dovrebbero   essere   maneggiati  con  le  stesse
modalita’  dei  campionatori  esposti  al fine di stabilire
l’effetto  dello  stoccaggio  e del trasporto sul valore di
concentrazione misurato;
7) realizzazione   delle   analisi  dei  campionatori
diffusivi  in laboratorio secondo le modalita’ indicate dal
produttore e calcolo dei livelli di concentrazione;
8) calcolo    della    distribuzione    dei   livelli
d’inquinamento  per  interpolazione  delle  misure fatte in
ciascuna   cella   della   griglia   di  campionamento.  Le
misurazioni effettuate in prossimita’ di sorgenti rilevanti
(hot  spot)  non  sono rappresentative di superfici estese,
quindi,  non  dovrebbero  essere  incluse  nei  calcoli per
l’interpolazione;
9) rappresentazione  grafica  nella  forma  di  carta
topografica. Gli hot spot sono indicati come un punto;
10) stime  dei percentili comparando i dati con serie
di   dati   ottenuti   in  luoghi  simili  e/o  vicini  con
strumentazione automatica;
11) confronto dei risultati con i valori limite.
Va   assicurata  una  elevata  qualita’  dei  dati,  se
possibile  corrispondente  a quanto indicato nei decreti di
cui  all’art.  4  del decreto legislativo 4 agosto 1999, n.
Ulteriori   indicazioni   sull’uso   della  tecnica  di
campionamento   diffusivo   possono  essere  trovate  nella
documentazione di supporto al presente allegato.
1.1.2.  Uso  di un laboratorio mobile per la valutazione di
aree di massima concentrazione.
I   laboratori   mobili   o   le   stazioni  di  misura
trasferibili  usualmente combinano i vantaggi dei metodi di
misura   automatici   con   la  mobilita’  e  flessibilita’
Per  gli  inquinanti  per  cui  i sistemi automatici di
misura   non   esistono  o  non  sono  metodi  ufficiali  i
laboratori   mobili   possono   essere   equipaggiati   con
strumentazione  non  automatica  in  grado  di  eseguire il
prelievo del campione.
La  durata,  i periodi e la frequenza delle campagne di
misura o dei periodi di rilevamento dovranno essere fissati
in   modo   da   essere   rappresentativi  del  periodo  di
riferimento del valore limite (un ora, ventiquattro ore, un
L’area  di  massima  concentrazione  in  una zona viene
determinata  considerando  la distribuzione delle sorgenti,
le condizioni meteoclimatiche locali e l’orografia.
Le  tipologie  delle  sorgenti presenti in un’area sono
molto  importanti  quando  si  deve  individuare il sito di
L’impatto   di  sorgenti  collocate  in  punti  elevati
(camini)  e’  spesso  difficile  da misurare al livello del
suolo  perche’  la  direzione e la velocita’ del vento e la
loro  variazione con l’altezza modificano la localizzazione
dei massimi di concentrazione al livello del suolo.
Per   il   monitoraggio  dell’inquinamento  da  vie  di
comunicazione,  l’impatto  diminuisce con la distanza dalla
strada   ed   il  livello  d’inquinamento  sara’  in  media
proporzionale al volume di traffico.
Serie  temporali  di  concentrazione  orarie dovrebbero
riflettere  le  variazioni nell’intensita’ del traffico. Le
piu’  alte  concentrazioni  per periodi di ventiquattro ore
dovrebbero   verificarsi  in  aree  dove  la  strada  corre
parallela alla direzione piu’ frequente del vento o dove la
curvatura  della strada permette il rimescolamento di masse
d’aria provenienti da piu’ direzioni.
Per  il  monitoraggio  dell’inquinamento da sorgenti di
uno  specifico  territorio  (un’area)  il  sito  di  misura
dovrebbe  essere  scelto  al  centro  dell’area  indagata e
comunque  dovrebbero essere evitati gli impatti da sorgenti
specifiche   (es.:   rifornimenti  di  carburante,  piccoli
inceneritori, ecc.).
In   situazioni   complesse   risultanti   in   un’alta
variabilita’  della  distribuzione spaziale dell’inquinante
e’ opportuno eseguire le misurazioni in piu’ punti.
Quando  si  applica  la  tecnica sopraddetta dovrebbero
essere espletate le seguenti azioni:
1) individuazione  dell’area  in  cui  s’ipotizza  la
massima  concentrazione,  utilizzando  misure  pregresse  o
informazioni  derivate da similitudine con aree comparabili
o inventari d’emissione o studi di modellistica. La tecnica
di   campionamento   diffusivo  usata  come  un  mezzo  per
determinare la distribuzione spaziale degli inquinati, puo’
essere  una  possibile  alternativa  per  la determinazione
dell’area di massima concentrazione;
2) dalle  serie  temporali di misurazioni pregresse o
da   informazione   derivata   da   similitudine  con  aree
comparabili,  determinare  il  lasso  di  tempo  in  cui e’
probabile misurare il massimo livello d’inquinamento;
3) realizzazione delle misurazioni;
4) confronto  dei  risultati  ottenuti con i valori e
selezione del regime di monitoraggio.
Informazioni specifiche per gli inquinanti.
Il  laboratorio mobile dovrebbe essere equipaggiato con
un analizzatore per ognuno degli inquinanti considerati.
Un  laboratorio  mobile  puo’  facilmente realizzare la
misurazione   contemporanea   di   vari   inquinanti,  puo’
costituire  un mezzo di screening per quegli inquinanti per
cui  tecniche d’analisi di basso costo non sono disponibili
(PM10, metalli pesanti ed I.P.A.).
1.1.3.  Uso  di un laboratorio mobile per il monitoraggio a
Un  laboratorio mobile puo’ essere utilizzato anche per
valutare  la distribuzione spaziale di inquinanti su grandi
Il  monitoraggio su una griglia e’ realizzato dividendo
l’area  d’interesse  in  una  griglia  a  maglia quadrata e
misurando  l’inquinamento in ciascuna cella. Le misure sono
realizzate   per   brevi   periodi   di  tempo  a  ciascuna
intersezione  delle  linee della griglia e ripetute durante
il corso dell’anno.
Le  date  e  le  ore  delle  misure sono scelte in modo
casuale  ma  comunque  tenendo in considerazione che devono
essere   equamente   distribuite  sui  mesi,  giorni  della
settimana  ed  ore  del  giorno.  E’  opportuno fissare uno
schema  di  misura  per cui le intersezioni adiacenti sulla
griglia non siano monitorate nello stesso giorno.
I valori singoli misurati ai quattro angoli di ciascuna
cella  sono  usati  per  calcolare  il  valore  medio della
concentrazione  nella  cella e per le isoplete sull’area. I
percentili  possono  essere  stimati dalla distribuzione di
Il  metodo  non e’ applicabile per la caratterizzazione
di hot spot.
Quando  la metodologia e’ utilizzata per la valutazione
preliminare devono essere compiute le seguenti azioni:
1) costruzione  della  griglia  sull’area  d’indagine
prendendo in esame la densita’ della griglia;
2) preparazione   di   uno   schema  di  misurazione,
scegliendo  in  modo casuale nell’anno le date e le ore per
le  misurazioni,  ma comunque tenendo in considerazione che
debbono essere equamente distribuite sui mesi, giorni della
settimana   ed   ore   del   giorno,  inoltre,  particolare
attenzione  deve  essere posta nel non far coincidere nello
stesso  giorno  le misurazioni sulle intersezioni adiacenti
della griglia;
3) realizzazione  delle  misurazioni all’intersezione
di ciascuna cella della griglia;
4) calcolo  delle  medie  annuali  per ciascuna cella
della griglia dai singoli valori misurati alle intersezioni
di cella;
5) costruzione  di  una  mappa riportante le isoplete
sull’area studiata;
6) stima  dei  percentili comparando i dati con serie
estese  di  dati ottenuti in siti simili con strumentazione
1.2. Modelli.
In  generale,  i  modelli  di dispersione sono un utile
strumento per:
ottenere campi di concentrazione anche in porzioni di
territorio ove non esistano punti di misura, o estendere la
rappresentativita’ spaziale delle misure stesse;
ottenere informazioni sulle relazioni tra emissioni e
immissioni   (matrici   sorgenti-recettori)   discriminando
quindi fra i contributi delle diverse sorgenti;
valutare  l’impatto  di inquinanti non misurati dalla
rete di monitoraggio;
studiare  scenari  ipotetici di emissioni alternativi
rispetto al quadro attuale o passato.
Il   risultato   della   simulazione   modellistica  e’
connotato da un certo grado di incertezza che risulta dalla
composizione  dell’incertezza intrinseca al modello (dovuta
alla  incapacita’  di  descrivere  perfettamente i fenomeni
fisici)  e  di  quella  associata  ai  dati di ingresso, in
particolare alle emissioni e ai parametri meteoclimatici.
Una corretta applicazione modellistica necessita di una
procedura rigorosa di confronto con le misure, che consenta
la  verifica  e  la  taratura  del  modello.  Questo  punto
presuppone  un disegno ottimale della rete di monitoraggio,
sufficiente affidabilita’, accuratezza e rappresentativita’
delle  misure, e una buona conoscenza delle emissioni delle
sostanze  inquinanti che influenzano la qualita’ dell’aria,
sia in termini quantitativi che di distribuzione spaziale e
1.2.1. Caratteristiche generali dei modelli.
La  scelta  del modello o dei modelli da applicare deve
essere  effettuata  rispondendo,  in successione, ad alcune
domande   di  carattere  generale.  Dapprima,  deve  essere
correttamente  definito  lo scenario di applicazione, cioe’
l’insieme  degli  elementi  caratteristici del problema che
consentono   di   individuare   la   categoria  di  modelli
appropriata:   scala  spaziale  e  temporale,  complessita’
territoriale,   orografica   e   meteoclimatica  dell’area,
tipologia  delle  sorgenti di emissione, sostanze inquinati
da  considerare  (in  particolare,  se  soggette a reazioni
chimiche  o  no). In seconda battuta, si devono verificare,
in  dettaglio,  i  requisiti delle uscite che si desiderano
dal modello e la disponibilita’ di tutti i dati di ingresso
necessari  e delle risorse hardware e software, e procedere
quindi alla selezione del modello piu’ opportuno.
Per  quanto  riguarda  la  scala  spaziale, si dovranno
considerare  anzitutto  i  modelli  in  grado di riprodurre
efficacemente  i  fenomeni  che,  alla  scala locale o alla
microscala (per esempio, in un canyon urbano) determinano i
valori  di  inquinamento  piu’ alti, da confrontare con gli
standard  di  qualita’.  D’altra parte, gli stessi fenomeni
hanno,  in  molti  casi,  origini e caratteristiche a scala
piu’  grande,  per  cui  puo’  essere opportuno l’uso di un
modello  a  mesoscala a elevata risoluzione o l’uso di piu’
modelli  in  cascata  (nested) con estensione decrescente e
risoluzione crescente.
Per  quanto  riguarda  la scala temporale, partendo dai
tempi  di  riferimento e dal tipo di indicatore contemplato
dalla  normativa,  occorre  fare  ricorso  sia a modelli di
“breve  periodo”,  in  grado  cioe’  di simulare episodi di
inquinamento  atmosferico  intenso, sia a modelli di “lungo
periodo”, in grado di stimare gli indicatori da confrontare
con   gli   standard  di  qualita’  che  hanno  periodo  di
riferimento di un anno. Per contemperare le due esigenze e’
auspicabile  disporre  di  serie temporali significative di
dati  meteorologici,  e di modelli in grado di calcolare la
serie  temporale  dei  campi  di concentrazione in aria. Da
quest’ultima  e’  poi  possibile  ricavare la distribuzione
spaziale  degli  indicatori da confrontare con gli standard
di  qualita’  della  sostanza  inquinante  considerata.  Un
indicatore   e’   definito,   in  generale,  dal  parametro
statistico (media, percentile, ecc.), dal tempo di media (o
di campionamento) e dal periodo di riferimento.
La  valutazione  della complessita’ dell’area su cui si
effettua   la   valutazione   deve   tenere   conto   delle
caratteristiche     orografiche    del    territorio,    di
disomogeneita’   superficiali  (discontinuita’  terra-mare,
citta-campagna, acque interne) e condizioni meteo-diffusive
non  omogenee  (calma  di  vento  negli  strati bassi della
troposfera,  inversioni  termiche eventualmente associate a
regimi  di brezza); l’uso di modelli analitici (gaussiani e
non) si considera generalmente appropriato nel caso di siti
non  complessi, mentre qualora le disomogeneita’ spaziali e
temporali  siano rilevanti per la dispersione, e’ opportuno
ricorrere  all’uso  di  modelli  numerici  tridimensionali,
articolati  in  un  preprocessore  meteorologico  (dedicato
principalmente  alla ricostruzione del campo di vento) e in
un modello di diffusione.
I  modelli  devono  ovviamente  includere  un modulo di
trasformazione   chimica   qualora  si  debba  simulare  il
comportamento  di  inquinanti  reattivi  in  atmosfera e la
formazione di inquinanti secondari.
Anche   la   tipologia  delle  principali  sorgenti  di
emissione  determina la categoria di modelli da prendere in
considerazione.  Per sorgenti puntuali, lineari e areali in
un  numero  limitato  e riconducibili a geometrie standard,
possono  essere impiegati modelli analitici e lagrangiani a
particelle.  Nel  caso  piu’  generale  di  un  insieme  di
sorgenti puntuali e diffuse sul territorio, occorre partire
da un inventario delle emissioni su grigliato regolare alla
risoluzione  opportuna,  che viene normalmente accoppiato a
un modello di dispersione euleriano.
In  via  preliminare  puo’  essere vantaggioso valutare
l’esistenza   di   condizioni   critiche  per  la  qualita’
dell’aria    attraverso    modelli    basati   su   ipotesi
conservative,   che  cioe’  per  loro  natura  generalmente
sovrastimano  le concentrazioni in aria. In questo contesto
i  modelli  sono applicati per valutazioni di breve periodo
calcolate   su   una   casistica  di  possibili  condizioni
meteorologiche, senza tenere conto delle reali frequenze di
occorrenza  sul  territorio di interesse. I valori di picco
cosi’  ottenuti  vengono  sommati  al  livello  del  fondo,
misurato  o  stimato, e la somma risultante confrontata con
il  valore limite della qualita’ dell’aria per l’inquinante
in  esame. Se i valori cosi’ calcolati sono al di sotto del
valore  limite  il territorio in esame puo’ essere ritenuto
non  critico  e non e’ necessaria l’applicazione di modelli
piu’  complessi  o  l’utilizzo  di  dati  di  ingresso piu’
raffinati.   Nei   casi   in   cui  si  disponga  dei  dati
meteorologici    appropriati,    questi   modelli   possono
rappresentare l’unico approccio possibile.
Ulteriori  indicazioni  relative  alle  caratteristiche
generali   dei   modelli   possono   essere  trovate  nella
1.2.2. Procedura di applicazione dei modelli.
Una  procedura  di  applicazione  dei  modelli  per  la
valutazione    della   qualita’   dell’aria   puo’   essere
schematizzata nei seguenti passi.
1.    Definizione    chiara    dell’obiettivo,    cioe’
dell’informazione  che  ci si attende dall’applicazione dei
modelli,  a  integrazione  dell’informazione  che  proviene
dalle  misure.  Cio’  implica  la  definizione dei seguenti
elementi  dello  scenario:  le  dimensioni dell’area su cui
sono   attesi  i  risultati  del  modello;  la  risoluzione
spaziale  (cioe’ la distanza minima per la quale il modello
e’  in grado di calcolare variazioni spaziali significative
del  campo  di  concentrazione);  le sostanze inquinanti da
prendere   in   considerazione;  l’indicatore  di  qualita’
dell’aria che si vuole stimare (il tempo di media determina
anche   la   risoluzione   temporale   del  modello,  cioe’
l’intervallo  di  tempo  che  intercorre  tra  due campi di
concentrazione   consecutivi  calcolati  dal  modello);  la
tipologia  e  la  quantita’  delle sorgenti di emissione da
2. Ricerca e raccolta di tutti i dati necessari o utili
alla    simulazione    modellistica:    dati   territoriali
(cartografia,   orografia,   uso   del   territorio);  dati
meteorologici   (osservazioni  da  stazioni  meteorologiche
standard,  parametri micrometeorologici, dati telerilevati,
campi  di  variabili meteorologiche calcolati con modelli a
elevata  risoluzione);  dati di emissione (localizzazione e
quantificazione   delle  emissioni  nel  caso  di  sorgenti
specifiche, inventario delle emissioni nel caso di sorgenti
numerose   e   diffuse);   concentrazioni   in  aria  degli
inquinanti   (da   reti   di  monitoraggio  o  da  campagne
sperimentali),  anche  al fine di determinare le condizioni
al   contorno  degli  inquinanti  che  vengono  trasportati
all’interno del dominio di calcolo.
3.   Identificazione   della   categoria   di   modelli
appropriata  per raggiungere l’obiettivo di cui al punto 1,
e  in  grado di utilizzare al meglio i dati di cui al punto
2.  Essa  puo’ variare dai modelli analitici “a pennacchio”
per   una  sorgente  puntiforme  che  emette  una  sostanza
chimicamente  inerte  a  scala locale su terreno piatto, ai
modelli euleriani di trasporto, diffusione e trasformazione
chimica  accoppiati  a  un  inventario  delle  emissioni  a
elevata risoluzione, per il caso piu’ generale.
Valutazione  delle  risorse  necessarie  e  disponibili
rispetto alla categoria di modelli identificata, in termini
di  risorse hardware, di tempo e umane, esperienza nell’uso
dei  modelli,  tipo  e  quantita’  di dati necessari. Se la
valutazione  da’  complessivamente  esito negativo e non e’
possibile   intraprendere   ulteriori  azioni  per  rendere
possibile l’applicazione modellistica, rivedere l’obiettivo
al punto 1 e conseguentemente il punto 2.
4.  Predisposizione  di  tutti  i  dati di ingresso nel
formato necessario ed esecuzione del modello. Calcolo degli
indicatori  da  confrontare  con gli standard di qualita’ e
con le misure disponibili.
5.  Valutazione  critica  dei  risultati  del  modello,
verificandone  anche  la  congruenza  con  eventuali misure
disponibili; valutazione dell’accuratezza e dell’incertezza
dei  risultati,  anche  attraverso il calcolo di indicatori
statistici  standard di performance dei modelli. Se l’esito
e’ insoddisfacente, passare al punto 7.
6.   Utilizzo   dei  risultati.  Tracciatura  di  mappe
relative  al  territorio in esame per ogni indicatore e per
ogni   inquinante   anche   non   monitorato   dalla  rete;
valutazione  dell’influenza  dei  diversi comparti emissivi
sui livelli di inquinamento e valutazione percentuale delle
interferenze   e   sovrapposizioni  tra  diverse  sorgenti;
rilievo  della  necessita’  di  misure  su aree di ricaduta
segnalate   dal   modello   e   non  monitorate;  eventuale
ottimizzazione  della rete di monitoraggio; predisposizione
di  simulazioni con scenari emissivi generati da ipotesi di
risanamento e confronto quantitativo della loro efficacia.
7.  Nuova definizione delle modalita’ di esecuzione del
modello,  attraverso  una  o  piu’  delle  seguenti azioni.
Modifica   di   parametrizzazioni  del  modello  rivelatesi
inadeguate; sostituzione o integrazione di dati di ingresso
risultati   insufficienti  o  inadeguati,  con  particolare
riguardo  all’inventario  delle  emissioni;  svolgimento di
campagne  sperimentali  ad hoc finalizzate alla raccolta di
misure  in  aree segnalate come critiche dal modello, e non
monitorate;  scelta di un modello alternativo e ripetizione
dei passi 3-6.
1.2.6. Incertezza delle stime effettuate con i modelli.
Si   possono   elencare   almeno  quattro  elementi  di
difficolta’  nel  confronto tra misure di concentrazione in
aria e stime ottenute con i modelli:
le   stime  dei  modelli  rappresentano  generalmente
valori  medi  su  un  volume  definito  in  relazione  alla
risoluzione  spaziale  del  modello,  e su un intervallo di
tempo   definito   dalla   frequenza   delle   osservazioni
meteorologiche  e  dei  dati di emissione, mentre le misure
sono   puntuali  e  relative  a  intervalli  di  tempo  non
necessariamente uguali a quelli del modello;
le  misure  sono  affette  a  loro volta da errori ed
il   modello  rappresenta  comunque  la  realta’  dei
fenomeni  fisici con un certo grado di approssimazione e di
inaccuratezza;
errori  e  incertezze  nei  dati  e  nei parametri di
ingresso ai modelli influenzano i risultati dei modelli.
L’incertezza  da  associare  alle  stime  prodotte  dai
modelli andrebbe determinata caso per caso sulla base della
natura  della grandezza da stimare (l’incertezza sui valori
massimi  o  sul  98ï¿½  percentile  di una distribuzione puo’
essere  molto  diverso  da  quello sul valore medio annuo),
della  complessita’  territoriale  e  meteoclimatica  dello
scenario,  delle dimensioni del dominio di calcolo, e delle
caratteristiche   delle   emissioni.   Sulla   base   delle
esperienze  piu’ frequenti di applicazioni e di validazione
dei  modelli,  e tenendo anche presente alcune peculiarita’
geografiche  e meteoclimatiche del territorio italiano, che
ne     accrescono    l’incertezza,    si    puo’    stimare
orientativamente  in un fattore due l’incertezza tipica dei
valori  medi  annui  su un punto recettore, e un’incertezza
inferiore,  di  alcune  decine  di punti percentuali, se si
considera    l’integrale    delle    concentrazione   sulla
Vanno  in  linea generale raggiunti livelli di qualita’
dei  dati,  se  possibile,  analoghi  a quelli indicati nei
decreti  di cui all’art. 4 del decreto legislativo 4 agosto
1999, n. 351.
Per  quanto  riguarda  i metodi statistici per valutare
l’accuratezza  di  un  modello  attraverso il confronto dei
suoi risultati con un set di misure di riferimento, si puo’
fare   riferimento   all’annesso  2  del  rapporto  europeo
“Guidance  report  on  preliminary  assessment under EC air
quality directives”.
1.2.3. Fonti di informazione.
Informazioni  sui  modelli e codici disponibili possono
essere  trovati nella biblioteca dell’EPA (U.S. Environment
Protection Agency – sito: htpp://www.epa.gov/scram001), che
contiene  in  maggioranza  modelli  gaussiani,  o  al  CARB
(California      Air     Research     Board     –     sito:
http://www.arb.ca.gov/homepage.htm)  che presenta un’ottima
scelta   di  modelli  per  il  trattamento  delle  reazioni
chimiche  degli  inquinanti in atmosfera. Inoltre in ambito
europeo si puo’ fare riferimento allo European Topic Centre
on  Air  Quality  dell’Agenzia europea dell’ambiente (sito:
http://www.etcaq.rivm.nl),   che  tra  l’altro  predispone,
organizza  e  aggiorna  una  “banca  modelli”  (MDS – Model
Documentation     System)     accessibile     all’indirizzo
http://aix.meng.auth.gr/lhtee/database.html,  attraverso la
quale  si  ha una descrizione delle caratteristiche di piu’
di    ottanta    modelli,   e   informazioni   sulla   loro
Da  alcuni  anni  si  tiene  una  serie  di  conferenze
(International    Conference    on   Harmonisation   within
Atmospheric  Dispersion Modelling for Regualatory Purposes,
giunta  quest’anno  alla  stessa  edizione) originariamente
dedicate   alla   definizione  e  applicazione  di  criteri
standard  di  validazione,  al  fine  di  pervenire  a  una
armonizzazione dei modelli regolatori. In questo ambito, e’
stato  messo a punto un model evaluation kit (Olesen, 1997)
che  contiene  alcuni  set  di  dati  sperimentali e alcune
routines  per la validazione mediante indicatori statistici
standard di perfomance dei modelli.
L’ANPA,   attraverso   il   Centro  tematico  nazionale
atmosfera  clima emissioni (CTN-ACE) ha realizzato sul sito
web  www.sinanet.  anpa.it  (percorso:  aree tematiche &62;
qualita’ dell’aria &62; modellistica), alcune pagine in cui
sono  presentati criteri di guida alla scelta di modelli di
dispersione  degli inquinanti atmosferici; il sito contiene
anche  la  documentazione  disponibile  per  alcuni modelli
selezionati,  sulla  base  di una rassegna delle principali
esperienze di utilizzo dei modelli effettuate in Italia.
Ulteriori   indicazioni   sui  modelli  possono  essere
trovate   nella  documentazione  di  supporto  al  presente
2. Determinazione   della   distribuzione   spaziale  delle
Nel seguito si descrivono alcune possibili modalita’ di
generalizzazione spaziale dei livelli misurati.
2.1. Misure + interpretazione.
Si  usa quando le misure fisse sono la sola sorgente di
informazione   e   si  assume  che  la  rete  copra  e  sia
rappresentativa  dell’intero  territorio.  In questi casi i
metodi   di   misura  della  concentrazione  devono  essere
combinati  con  una  accurata strategia di macro-siting, in
cui  la  rappresentativita’  spaziale delle stazioni e’ ben
documentata   e   la   copertura  spaziale  della  rete  e’
Le   misure   indicative   possono   essere  usate  per
supplementare l’informazione fornita dalle misure fisse per
la   determinazione   della  distribuzione  spaziale  delle
concentrazioni.  Il loro costo relativamente basso permette
il  loro  utilizzo  per  misurare  la qualita’ dell’aria in
numerosi  siti e valutare la distribuzione degli inquinanti
in   una   data  area.  Mappe  delle  concentrazioni  degli
inquinanti  possono essere ottenute interpolando le misure.
La  combinazione misure + interpretazione puo’ essere usata
per  la  mappatura  di  inquinanti  dell’aria in un’area in
particolare   per  le  seguenti  applicazioni:  valutare  i
superamenti  dei  valori  limite  dell’area  e  popolazione
esposta;   dare   supporto  per  la  definizione  di  zone;
classificazione  di  un  territorio  in  aree  di  omogenea
qualita’  dell’aria;  progettazione  e ottimizzazione della
rete  di  rilevamento; aiutare nella validazione di modelli
matematici  e  nel  controllo  dell’efficacia  di misure di
2.2. Misure + tecniche di stima obiettiva.
Per  stima  obiettiva  si  intende la valutazione della
qualita’  dell’aria tramite metodi matematici per calcolare
le concentrazioni da valori misurati in altre locazioni e/o
tempi,    basati    su    conoscenze   scientifiche   della
distribuzione  delle concentrazioni. Anche questo approccio
fa riferimento ai risultati del monitoraggio ma il processo
di generalizzazione e’ piu’ elaborato.
Un  metodo  comune per generalizzare i dati misurati in
un  punto  e’  l’interpolazione spaziale. Questa tecnica e’
utile  per  aree  uniformi  con gradienti di concentrazione
uniformi tra le stazioni, ma variazioni a piccola scala tra
stazioni  non  possono essere identificate. E’ usata per la
distribuzione  a larga scala (livello continentale, rurale)
e   talvolta   anche  per  urban  background.  Dalle  mappe
prodotte, possono essere desunte statistiche spaziali.
L’interpolazione  e’  migliorata usando relazioni tra i
livelli  di  inquinamento  dell’aria  e  le caratteristiche
L’approccio  di  usare  le  caratteristiche  locali per
traslare le concentrazioni misurate in altre locazioni puo’
anche  essere  usato  per  la  descrizione  di  insiemi  di
situazioni simili a piccola scala come strade o dintorni di
certi tipi di piccole imprese per i quali non e’ utile dare
mappe individuali dettagliate.
Per   parametri   chiave   selezionati  (riguardo  alla
dimensione   delle   sorgenti,  condizioni  meteorologiche,
configurazione)  e’ possibile stabilire relazioni empiriche
con  i  livelli  di  qualita’  dell’aria il che permette di
valutare  i  livelli  di  inquinamento in locazioni simili.
Queste   tecniche   usano   i   parametri   chiave  per  le
interpolazioni  invece  delle  distanze  fisiche in caso di
interpolazione spaziale.
Quando le relazioni tra i livelli di qualita’ dell’aria
e  le  caratteristiche locali hanno una grande quantita’ di
dettagli    possono   essere   considerate   insieme   come
costituenti  un  modello.  I modelli costruiti da relazioni
empiriche  tendono  ad  essere  semplici,  mentre i modelli
basati  su  processi  di  informazioni  fisiche, chimiche e
tecnologiche  possono  variare  da semplici a complessi. Ma
anche  nei  modelli complessi, alcuni parametri dei modelli
di  cui  non  si  conosce a priori il valore esatto possono
essere  scelti  per  adattare  i risultati del modello alle
misure. Queste procedure di adattamento dei modelli possono
dare  una  mappa  dettagliata  o  rassegne  statistiche dei
livelli  di  concentrazione.  Questa procedura non tiene in
conto   l’incertezza  dei  risultati  misurati.  In  alcune
variazioni il modello puo’ essere aggiustato per riprodurre
esattamente   i   dati   chiave   misurati  (interpolazione
intelligente)  ma  in  generale  i  risultati  dei  modelli
adattati non sono identici ai dati misurati.
2.3. Modellistica.
Quando i livelli di concentrazione sono calcolati da un
modello   validato   si  ha  un’idea  dell’accuratezza  dei
risultati.  Questa idea tende a essere migliore per modelli
che   sono   stati  validati  nelle  stesse  aree  dove  si
applicano.  Spesso  i  modelli usati sono stati validati in
altre   aree,  con  condizioni  a  volte  considerevolmente
differenti   (emissioni,   topografia,   clima)  da  quelle
prevalenti   nell’area   considerata.   Poiche’   non  solo
l’affidabilita’  del  modello  di  dispersione, ma anche la
qualita’   delle  emissioni  e  i  parametri  di  input  di
dispersione  possono  essere  differenti,  una  valutazione
dell’incertezza dei risultati del modello puo’ includere la
validazione  locale.  Una  validazione completa dovrebbe in
principio  anche  includere  una delineazione dei limiti di
applicabilita’ del modello.
3. Interpretazione dei dati ai fini della definizione delle
Allorche’   si   utilizzano   modelli   ai  fini  della
valutazione   preliminare   della   qualita’  dell’aria  e’
necessario considerare la possibilita’ che le eccedenze dei
valori  limite  siano valutate attraverso l’uso di modelli.
E’  importante  considerare  che  le misure hanno un valore
diverso dai risultati ottenuti con modelli o altre tecniche
matematiche.  La  possibilita’  che  un  modello calcoli un
massimo   che  la  misura  non  coglie  non  e’  del  tutto
improbabile e questo rende piu’ complessa l’interpretazione
degli  andamenti  delle  concentrazioni. Per questi casi si
danno le seguenti raccomandazioni:
1)  se  misure di alta qualita’ mostrano eccedenze, e
non  i  modelli, l’area di riferimento viene considerata in
superamento;
2)  nel  caso  in  cui  il  monitoraggio non evidenzi
eccedenze mentre i modelli le evidenzino deve essere tenuto
in considerazione quanto segue:
a)  in  prima  approssimazione, i modelli sono meno
accurati,  almeno  nella  maggior  parte  dei  casi,  delle
misure.  Il  superamento  calcolato  dal  modello  dovrebbe
essere confermato da misure fisse di alta qualita’;
b)  d’altra parte non e’ possibile misurare ovunque
mentre i limiti si applicano anche dove non ci sono siti di
misura fissi;
c)  e’  importante  che l’affidabilita’ dei modelli
utilizzati  sia  elevata  al fine di considerare un massimo
individuato dai modelli e non dal monitoraggio per valutare
il superamento o meno dei livelli di concentrazione.
4. Zonizzazione.
Il   decreto   legislativo   4 agosto   1999,  n.  351,
stabilisce  che  le  regioni  devono  suddividere  il  loro
territorio  in  zone  ai fini della gestione della qualita’
dell’aria  (dove  il  termine  zona include gli agglomerati
intesi  come  un particolare tipo di zona). Nel definire un
sistema  di  zone  si  deve perseguire il piu’ possibile il
soddisfacimento  contemporaneo dei criteri di idoneita’ per
la  gestione  della  qualita’  dell’aria e di quelli per la
valutazione  della  qualita’ dell’aria. Quando si considera
la  possibilita’  di  combinare  delle aree territoriali in
zona,  deve  essere  dato  debito riguardo alle similarita’
nella qualita’ dell’aria. E’ pero’ importante notare che le
zone  devono  primariamente  essere guardate come territori
amministrativi  per  i  quali il decreto legislativo n. 351
del   1999  definisce  obblighi  (per  la  valutazione,  il
reporting  e  la  gestione).  Quando  si  designano le zone
l’obiettivo  principale  e’ assicurare un buon collegamento
con  le  azioni da intraprendere; questo viene generalmente
soddisfatto  nel  modo migliore quando si associano le zone
alle  aree  amministrative  e  quando  vengono  fornite  al
pubblico  in  modo  efficace  le  informazioni sulle azioni
Per  arrivare  ad  un  sistema di zone soddisfacente e’
utile  seguire  il  seguente processo di designazione delle
zone.  Tutti i parametri rilevanti della qualita’ dell’aria
(medie  annuali, superamenti di valori orari o giornalieri,
ecc.)    devono    essere    presi    in    considerazione.
Successivamente  viene  fatto un tentativo per identificare
aree  con  caratteristiche simili di qualita’ dell’aria, in
termini   di   superamenti,   tipi  di  sorgenti  emissive,
caratteristiche  climatologiche  o  topografiche. Il quadro
della   qualita’  dell’aria  che  ne  deriva  viene  quindi
proiettato    su    una    mappa   del   territorio   delle
amministrazioni locali con competenze relative al controllo
delle   sorgenti   emissive.   Prendendo  i  confini  delle
amministrazioni  locali  come  possibili limiti delle zone,
vengono    ricercate    le   combinazioni   dei   territori
amministrativi che hanno caratteristiche simili di qualita’
Nel   seguito   vengono  indicati  alcuni  principi  di
le  zone  sono  in  definitiva  aree  che  in termini
pratici  consistono  di uno o piu’ comuni o province o loro
i confini delle zone devono essere costanti nel tempo
ed   eventuali  variazioni  devono  essere  formalizzate  a
seguito di comprovate modifiche della qualita’ dell’aria;
il   territorio   deve   essere   suddiviso  in  zone
specificando  le  aree amministrative o suddiviso in base a
confini   individuati   sulla  base  di  precisi  punti  di
riferimento geografici.
Le  condizioni  da  tenere  presente  nel  processo  di
individuazione delle zone sono le seguenti:
definire  le  zone  quanto  piu’  possibile come aree
amministrative omogenee;
raggruppare  aree  amministrative con caratteristiche
di qualita’ dell’aria omogenee in un’unica zona;
aree  non  adiacenti,  ad esempio due citta’ di medie
dimensioni, possono essere raggruppate in una singola zona;
non   e’   raccomandato  raggruppare  un  agglomerato
isolato di piu’ di 250.000 abitanti con altre aree;
le  esigenze di valutazione per gli agglomerati e per
le zone non agglomerati sono un po’ diverse: per inquinanti
per  i quali e’ stata posta una soglia di allarme, come SO2
e NO2 le misure sono obbligatorie negli agglomerati, non in
molte zone;
un’area  estesa  senza problemi di qualita’ dell’aria
potrebbe essere designata come una unica zona;
non   e’   raccomandato   includere   in  agglomerati
significative aree che non sono costruite;
e’ raccomandato considerare un’ampia conurbazione di,
ad  esempio,  un  milione di abitanti come un agglomerato e
non dividerlo in diversi agglomerati piu’ piccoli;
se   viene   ritenuto  piu’  opportuno  definire  uno
specifico insieme di zone per un particolare inquinante, e’
raccomandato  di farlo suddividendo o aggregando zone usate
per  altri  inquinanti, mantenendo gli stessi confini delle
zone per quanto e’ possibile;
la  zonizzazione  riferita  ai  valori  limite per la
protezione   degli   ecosistemi  o  della  vegetazione  non
necessariamente  coincide  con  quella  riferita  ai valori
limite per la protezione della salute.ï¿½.
1.  Alle  stazioni di misurazione in siti fissi di campionamento si
applicano  i  criteri  di  ubicazione  su  macroscala,  i  criteri di
ubicazione  su microscala e le procedure stabiliti dall’allegato III,
sezioni  II,  III e IV. I criteri previsti dall’allegato III, sezioni
II e III, si estendono a tutte le misurazioni indicative.
2.  Nelle zone e negli agglomerati di cui all’articolo 4, commi 4 e
5,  nei  quali  le  misurazioni  fisse costituiscono l’unica fonte di
informazioni   sulla   qualita’   dell’aria   ambiente,  deve  essere
assicurato  un  numero  minimo  di stazioni di misurazione di ciascun
inquinante  di  cui  all’articolo 1,  comma 1, pari a quello previsto
dall’allegato III, sezione V.
3.  Nelle  zone  e  negli agglomerati diversi da quelli previsti al
comma 2  il  numero  delle  stazioni  di misurazione e la risoluzione
spaziale  delle  tecniche  di  modellizzazione  e  di stima obiettiva
devono  risultare  sufficienti  a  rilevare  la  concentrazione degli
inquinanti   di   cui   all’articolo 1,   comma 1.  A  tal  fine,  la
combinazione di misurazioni, incluse quelle indicative, e tecniche di
modellizzazione  e  di  stima  obiettiva  deve ottenere risultati non
inferiori  rispetto  a  quelli  che  derivano  dall’applicazione  dei
pertinenti  punti dell’allegato III, in termini di rappresentativita’
spaziale  e  di  idoneita’  a  rappresentare le diverse situazioni di
inquinamento  atmosferico  in funzione del numero di abitanti e delle
fonti  puntuali  e  diffuse  di  emissione che insistono nella zona o
nell’agglomerato.
4.  Al  fine  di  verificare  la costanza dei rapporti, nel tempo e
nello   spazio,   tra  il  benzo(a)pirene  e  gli  altri  idrocarburi
policiclici  aromatici  di  rilevanza  tossicologica, le regioni e le
province   autonome  assicurano,  presso  almeno  sette  stazioni  di
misurazione  del benzo(a)pirene presenti sul territorio nazionale, la
misurazione      di      benzo(a)antracene,      benzo(b)fluorantene,
benzo(j)fluorantene,  benzo(k)fluorantene,  indeno(1,2,3-cd)pirene  e
dibenzo(a,h)antracene.  Tali  stazioni  sono  scelte, con decreto del
Ministro  dell’ambiente  e  della  tutela  del territorio e del mare,
d’intesa  con il Ministero della salute e con la Conferenza unificata
di  cui  al  decreto  legislativo  28 agosto 1997, n. 281, in modo da
individuare  le  variazioni geografiche e l’andamento a lungo termine
delle  concentrazioni.  A tali stazioni di misurazione si applicano i
criteri e le procedure stabiliti dall’allegato III, sezioni II, III e
5.  E’  assicurata,  presso  almeno  tre stazioni di misurazione di
fondo  presenti  sul  territorio nazionale, la misurazione indicativa
delle  concentrazioni  nell’aria  ambiente dell’arsenico, del cadmio,
del  nichel, del benzo(a)pirene e degli altri idrocarburi policiclici
aromatici di cui al comma 4, nonche’ della deposizione totale di tali
inquinanti.  Tale  misurazione  indicativa  ha altresi’ ad oggetto le
concentrazioni  del  mercurio  gassoso totale nell’aria ambiente e la
deposizione  totale  del mercurio. Sulla base di appositi accordi con
altri  Stati,  nel rispetto degli indirizzi forniti dalla Commissione
europea,  tali  stazioni  di misurazione possono essere comuni a piu’
Stati con riferimento a zone confinanti.
6.  Le  stazioni  di  misurazione di cui al comma 5 sono scelte con
decreto  del  Ministro  dell’ambiente e della tutela del territorio e
del  mare, d’intesa con il Ministero della salute e con la Conferenza
unificata  di  cui al decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, tra
le  stazioni  di  fondo  presenti  sul  territorio nazionale, incluse
quelle  appartenenti  alla  rete realizzata in sede di attuazione del
programma   denominato   “European   monitoring   and  evaluation  of
pollutants”  (EMEP). Tali stazioni sono scelte in modo da individuare
le  variazioni  geografiche  e  l’andamento  a  lungo  termine  delle
concentrazioni  in aria ambiente e delle deposizioni. A tali stazioni
di  misurazione si applica quanto previsto dall’allegato III, sezioni
II,  III e IV. Con lo stesso decreto ministeriale si individuano, tra
le stazioni prescelte, quelle in cui si effettua anche la misurazione
indicativa del mercurio bivalente particolato e gassoso.
7.  Con  decreto  del  Ministro  dell’ambiente  e  della tutela del
territorio  e  del  mare,  di concerto con il Ministero della salute,
sentita  la  Conferenza  unificata  di  cui  al  decreto  legislativo
28 agosto  1997,  n.  281, sono disciplinate le modalita’ di utilizzo
dei  bioindicatori  per la valutazione degli effetti degli inquinanti
di cui all’articolo 1, comma 1, sugli ecosistemi.
– Per  i  riferimenti  al decreto legislativo 28 agosto
Obiettivi di qualita’ dei dati
1.  Gli  obiettivi  di qualita’ dei dati ottenuti dalle misurazioni
fisse,    dalle    misurazioni    indicative,   dalle   tecniche   di
modellizzazione  e  dalle  tecniche di stima obiettiva sono stabiliti
dall’allegato IV.
Metodi   di  riferimento  per  la  valutazione  delle  concentrazioni
nell’aria ambiente e dei tassi di deposizione
1. I  metodi di riferimento per la valutazione delle concentrazioni
nell’aria   ambiente  e  dei  tassi  di  deposizione  sono  stabiliti
dall’allegato V.
1.   Per   le   zone   e   gli  agglomerati  individuati  ai  sensi
dell’articolo 3,   comma 3,   le   regioni  e  le  province  autonome
trasmettono  al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio
e  del mare e all’Agenzia nazionale per la protezione dell’ambiente e
per i servizi tecnici, di seguito denominata APAT:
a) l’elenco  di tali zone e agglomerati, con individuazione delle
aree di superamento;
b) i  livelli  di  concentrazione  degli  inquinanti  oggetto  di
c) le   informazioni   circa   i   motivi  dei  superamenti,  con
particolare riferimento alle fonti;
d) le informazioni circa la popolazione esposta ai superamenti.
2.  Le  informazioni  di  cui al comma 1 sono trasmesse con cadenza
annuale  entro  il  30 giugno  dell’anno successivo a quello a cui si
riferiscono e, per la prima volta, con riferimento all’anno 2007.
3.  Ai fini della trasmissione delle informazioni di cui al comma 1
si  osservano,  ove  gia’  definite,  le  modalita’  stabilite  dalla
4.  Le regioni e le province autonome comunicano tempestivamente al
Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare:
a) la  documentazione relativa all’istruttoria effettuata al fine
di  individuare  le  misure necessarie a perseguire il raggiungimento
dei  valori obiettivo e di individuare, tra le stesse, quelle che non
comportano costi sproporzionati;
b) nei  casi  in  cui  l’istruttoria ha esito positivo, le misure
adottate ai sensi dell’articolo 3, comma 4;
c) piani   di  risanamento  adottati  ai  sensi  dell’articolo 3,
5.  La  trasmissione  delle  informazioni  di cui ai commi 1 e 4 e’
effettuata tramite supporto informatico non riscrivibile.
6.  Le  regioni  e  le  province  autonome trasmettono al Ministero
dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, entro quattro
mesi   dalla   data  di  entrata  in  vigore  del  presente  decreto,
informazioni circa i metodi utilizzati per la valutazione preliminare
di  cui  all’articolo 4,  comma 2. Il Ministero dell’ambiente e della
tutela  del  territorio  e  del  mare  trasmette tempestivamente tali
informazioni alla Commissione europea.
7.  L’APAT  verifica  la  completezza  e  la  correttezza  dei dati
pervenuti  e la conformita’ del formato e trasmette gli esiti di tale
verifica  al  Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e
del mare nei due mesi successivi alla data di cui al comma 2.
8.  Il  Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del
mare  trasmette alla Commissione europea e al Ministero della salute,
nei   tre   mesi  successivi  alla  data  prevista  nel  comma 2,  le
informazioni di cui al comma 1 e l’elenco delle misure e dei piani di
cui al comma 4 adottati nell’anno precedente.
1.  Le  amministrazioni  che  esercitano, anche in via delegata, le
funzioni  previste  dal presente decreto assicurano, nel rispetto del
decreto  legislativo 19 agosto 2005, n. 195, l’accesso del pubblico e
la  diffusione  al  pubblico  delle informazioni disponibili circa le
concentrazioni  nell’aria  ambiente  e  i  tassi  di  deposizione  di
arsenico,      cadmio,      mercurio,     nichel,     benzo(a)pirene,
benzo(a)antracene,      benzo(b)fluorantene,     benzo(j)fluorantene,
benzo(k)fluorantene, indeno(1,2,3-cd)pirene e dibenzo(a,h)antracene e
circa le misure e i piani di cui all’articolo 3, commi 4 e 5. Ai fini
della  diffusione  al  pubblico  si  utilizzano strumenti di adeguata
potenzialita’  e  di  facile accesso, quali radiotelevisione, stampa,
pubblicazioni, pannelli informativi e reti informatiche.
2.  Le  informazioni di cui al comma 1 indicano anche i superamenti
annuali   dei   valori  obiettivo  di  cui  all’articolo 3,  comma 1,
segnalando i motivi del superamento e l’area interessata. In tal caso
le  informazioni devono essere corredate da una breve relazione circa
lo  stato  della  qualita’  dell’aria  rispetto al valore obiettivo e
circa   gli   eventuali   effetti  del  superamento  sulla  salute  e
3.  Le informazioni di cui ai commi 1 e 2 devono essere aggiornate,
precise   e   confrontabili   ed   essere  rese  in  forma  chiara  e
– Il   decreto   legislativo  19 agosto  2005,  n.  195
pubblico  all’informazione ambientale), e’ pubblicato nella
1.  Fatto  salvo  quanto  disposto  nel  comma 2,  sono abrogate le
disposizioni inerenti agli idrocarburi policiclici aromatici previste
dal  decreto  del Ministro dell’ambiente in data 25 novembre 1994, ad
eccezione  di  quelle  contenute  nell’allegato  VII, come modificato
dall’allegato V, punto 2.2 del presente decreto.
2.  Per  i livelli di benzo(a)pirene nelle aree urbane elencate nel
decreto  del  Ministro  dell’ambiente  in  data 25 novembre 1994, gli
articoli 4, 5, 6, 7, 8 e 9 si applicano con riferimento all’obiettivo
di  qualita’  definito  e  individuato dagli allegati II e IV di tale
decreto.  Fino all’attuazione dell’articolo 3, comma 5, continuano ad
applicarsi   i   piani   e   i   provvedimenti   adottati   ai  sensi
dell’articolo 4, comma 1, lettere b) e c), del decreto del Presidente
della Repubblica 24 maggio 1988, n. 203, e degli articoli 12 e 13 del
decreto del Ministro dell’ambiente in data 25 novembre 1994.
3.  Sono  abrogate  le disposizioni relative agli inquinanti di cui
all’articolo 1  contenute  nel  decreto del Ministro dell’ambiente in
data  20 maggio  1991, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 126 del
31 maggio  1991, recante criteri per la raccolta dei dati inerenti la
qualita’  dell’aria, e nel decreto del Ministro dell’ambiente in data
15 aprile  1994,  pubblicato  nella  Gazzetta  Ufficiale  n.  107 del
10 maggio 1994.
4.  Al  decreto  del Ministro dell’ambiente 21 aprile 1999, n. 163,
“3.   Nelle   aree   urbane   elencate  nel  decreto  del  Ministro
dell’ambiente  25 novembre  1994  il  comma 2  si  applica  anche  in
riferimento   all’obiettivo   di   qualita’   ivi   previsto  per  il
benzo(a)pirene.”;
5.  All’esercizio  delle  funzioni  tecniche  previste dal presente
decreto provvedono gli organismi individuati dal decreto del Ministro
dell’ambiente  e  della  tutela  del  territorio in data 20 settembre
2002.  Le  modalita’  e  le  norme  tecniche  per  l’approvazione dei
dispositivi   di   misurazione,  quali  metodi,  apparecchi,  reti  e
laboratori,  sono  stabilite  dal  decreto  previsto dall’articolo 6,
comma 9, del decreto legislativo 4 agosto 1999, n. 351.
6.  Alla  modifica  degli allegati del presente decreto si provvede
mediante  regolamenti da adottare ai sensi dell’articolo 17, comma 3,
della  legge  17 agosto  1988,  n.  400,  su  proposta  del  Ministro
con  il Ministro della salute, sentita la Conferenza unificata di cui
all’articolo 8  del  decreto  legislativo  28 agosto 1997, n. 281. In
caso di attuazione di successive direttive comunitarie che modificano
le  modalita’  esecutive  e  le  caratteristiche  di  ordine  tecnico
previste  in  tali  allegati,  alla  modifica  si  provvede  mediante
appositi  decreti  da  adottare ai sensi dell’articolo 13 della legge
4 febbraio  2005,  n.  11,  su  proposta del Ministro dell’ambiente e
della  tutela  del territorio e del mare, di concerto con il Ministro
7. Dall’attuazione del presente decreto non devono derivare nuovi o
Dato a Roma, addi’ 3 agosto 2007
– Per i riferimenti al decreto ministeriale 25 novembre
1994, si vedano le note all’art. 3.
– Il  decreto del Presidente della Repubblica 24 maggio
1988, n. 203 (attuazione delle direttive CEE numeri 80/779,
82/884,  84/360  e  85/203  concernenti norme in materia di
qualita’   dell’aria,   relativamente  a  specifici  agenti
inquinanti,  e  di  inquinamento  prodotto  dagli  impianti
industriali,  ai  sensi  dell’art. 15 della legge 16 aprile
1987,  n.  183),  e’  pubblicato  nella  Gazzetta Ufficiale
16 giugno 1988, n. 140, supplemento ordinario.
– Il   decreto  ministeriale  21 aprile  1999,  n.  163
(regolamento recante norme per l’individuazione dei criteri
ambientali  e  sanitari in base ai quali i sindaci adottano
le misure di limitazione della circolazione), e’ pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale 11 giugno 1999, n. 135.
– Il  decreto ministeriale 20 settembre 2002 (modalita’
per  la garanzia della qualita’ del sistema delle misure di
inquinamento  atmosferico, ai sensi del decreto legislativo
n.  351  del  1999), e’ pubblicato nella Gazzetta Ufficiale
2 ottobre 2002, n. 231.
– Il  testo  dell’art.  6,  comma 9, del citato decreto
ï¿½Art.   6   (Valutazione   della   qualita’   dell’aria
ambiente). 1.-8.(Omissis).
9.  Con decreto del Ministro dell’ambiente, di concerto
unificata   istituita  ai  sensi  del  decreto  legislativo
28 agosto  1997,  n.  281, sono stabilite le modalita’ e le
norme   tecniche  per  l’approvazione  dei  dispositivi  di
misurazione quali metodi, apparecchi, reti e laboratori.ï¿½.
1988,  n.  400  ï¿½Disciplina  dell’attivita’  di  Governo  e
214, supplemento ordinario, e’ il seguente:
– Per  il  testo  dell’art.  8  del decreto legislativo
28 agosto 1997, n. 281, si vedano le note alle premesse.
– Per  il  testo  dell’art.  13  della legge 4 febbraio
sulle  procedure  di  esecuzione degli obblighicomunitari),
pubblicata  nella  Gazzetta  Ufficiale 15 febbraio 2005, n.
37, e’ il seguente:
ï¿½Art.   13  (Adeguamenti  tecnici).  –  1.  Alle  norme
contenute.ï¿½.
—->   Vedere Allegati da pag. 10 a pag. 43  in formato zip/pdf
DECRETO LEGISLATIVO 3 Agosto 2007, n. 152 – Attuazione della direttiva 2004/107/CE concernente l’arsenico, il cadmio, il mercurio, il nichel e gli idrocarburi policiclici aromatici nell’aria ambiente. (GU n. 213 del 13-9-2007 redazione redazione 2015-05-05T13:06:50+00:00