Source: http://thymallusaurora.it/index.php/ambiente/notizie-ambientali/258-testo-ricorso-dolca-integrale
Timestamp: 2017-08-21 21:43:00+00:00
Document Index: 57339478

Matched Legal Cases: ['art. 146', 'art. 31', 'art. 19', 'art. 12', 'art. 43', 'art. 14', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 9', 'art 16', 'art. 16', 'art. 14', 'art. 2', 'art 142', 'art 14', 'art. 2', 'art. 16', 'art 16', 'art. 146', 'art. 31', 'art 18', 'art 14', 'art. 5', 'art 5', 'art 27', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 10', 'art. 31', 'art. 21', 'art. 19', 'art. 12', 'art. 13', 'art. 4', 'art 20', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 12', 'art 4', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 25', 'art. 5', 'art. 12', 'art. 27', 'art 5', 'art. 27', 'art. 27', 'art. 12', 'art. 14', 'art. 12', 'art. 2', 'art. 97', 'art. 191', 'art. 14', 'art. 12', 'art 12', 'art. 2', 'art. 25', 'art 12', 'art 72', 'art. 191', 'art. 3', 'art. 97', 'art 12', 'art. 13', 'art. 12', 'art. 12', 'art 12', 'art. 10', 'art. 20', 'art. 1', 'art. 97', 'art 9', 'art. 16', 'art. 14', 'art 142', 'art 14', 'art 16', 'art. 146', 'art. 14', 'art. 14', 'art. 134', 'art. 142', 'art 142', 'art. 31', 'art 18', 'art. 12', 'art. 10', 'art. 20', 'art. 97', 'art. 191', 'art. 12', 'art. 10', 'art. 20', 'art. 45', 'art. 97', 'art. 191', 'art. 9', 'art 9', 'art. 157']

Testo ricorso Dolca integrale
ECC.MO TRIBUNALE SUPERIORE DELLE ACQUE PUBBLICHE
AI SENSI DELL’ART. 143 R.D. 1775/1933
- Legambiente Onlus, P.I. 02143941009, C.F. 80458470582, con sede legale via Salaria 403 - 00199 ROMA, in persona del Presidente Nazionale pro tempore Rossella Muroni (nata il 8/10/1974 a Roma; residente a Roma V. Lorenzana 5; CF: MRNRSL74R48H501L
- Legambiente Circolo di Biella “Tavo Burat” Onlus di Volontariato, C.F. 90023170021, con sede legale c/o Circolo ARCI - via alla Fornace 8 - 13900 - Biella – in persona del Presidente pro tempore Sig. Alfiero Staffolani (nato il 26/04/1955 a Cupramontana (AN); residente in Candelo, Via Campile 177; C.F.: STFLFR55D26D211G);
- Thymallus Aurora Fly Fishing Club, P.IVA/C.F 01945760021, con sede legale Via Piave - 13852 – Cerreto Castello (BI), in persona del Presidente pro tempore Sig. Angelino Davide (nato il 23/03/1964 a Biella; residente in Candelo, Via Corso Libertà 46; C.F.: NGLDVD64C28A859G);
tutti rappresentati e difesi per procura a margine ed in calce del presente atto dagli Avv.ti Mattia Crucioli (C.F.:CRCMTT76E03D969G; P.Iva: 01392340996; Pec: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.; Fax: 0108933574), del foro di Genova, Giovanni Rinaldi (C.F.:RNLGNN75B05Z112A; Pec: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.; Fax: 0150992540), e Giovanni Gallo, del foro di Roma, (C.F.: GLLLCN73E22D0865; Pec: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.; Fax: 0646661000) ed elettivamente domiciliati presso lo studio di quest’ultimo in Piazza Buenos Aires n 5, 00198 Roma;
- Regione Piemonte, in persona del Presidente della Giunta pro tempore;
- Provincia di Biella in persona del Presidente pro tempore;
- ARPA Piemonte in persona del Presidente pro tempore;
- Organo Tecnico presso la Provincia di Biella costituito a norma della L.R. 40/1998 con Deliberazione G.P. 121/1999 in persona del Presidente;
- Comune di Bioglio in persona del Sindaco pro tempore;
- Comune di Callabiana in persona del Sindaco pro tempore;
- Comune di Camandona in persona del Sindaco pro tempore;
- Comune di Pettinengo in persona del Sindaco pro tempore;
- Comune di Piatto in persona del Sindaco pro tempore;
- Comune di Valle San Nicolao in persona del Sindaco pro tempore;
- Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo in persona del Ministro pro tempore;
- Soprintendenza delle Belle Arti e Paesaggio per le Province Piemontesi in persona del Soprintendente pro tempore;
- Soprintendenza Archeologica del Piemonte in persona del Soprintendente pro tempore;
- Ministero della Difesa in persona del Ministro pro tempore;
- Comando Regione Militare Nord in persona del legale rappresentante pro tempore;
- Autorità di Bacino per il Fiume Po’ in persona del legale rappresentante pro tempore;
- Agenzia Interregionale per il Fiume Po’ in persona del legale rappresentante pro tempore;
- Comunità montana “Valle Sessera, Valle di Mosso, Prealpi Biellesi” Casapinta in persona del legale rappresentante pro tempore;
- Ministero dello Sviluppo Economico in persona del Ministro pro tempore;
- ENEL Distribuzione Spa, oggi E-Distribuzione Spa, in persona del legale rappresentante pro tempore;
- ASL Biella in persona del legale rappresentante pro tempore;
- Agenzia delle Dogane e dei Monopoli – Ufficio delle Dogane di Biella in persona del legale rappresentante pro tempore;
- Lanificio Ermenegildo Zegna & Figli” S.p.A., in persona del legale rappresentante pro tempore;
- della Determinazione della Provincia di Biella n. 713 recante “Progetto sottoposto a fase di VALUTAZIONE V.I.A. L.R. 40/98 e ss.mm.ii., presentato dal “Lanificio Ermenegildo Zegna & Figli” S.p.A., Trivero (BI) e denominato: “Centralina idroelettrica in Valsessera, sul Torrente Dolca. Nuova concessione di derivazione”, nei Comuni di: Bioglio, Callabiana, Camandona, Pettinengo, Piatto e Valle San Nicolao ed in S.I.C. IT1130002 “Val Sessera” - Provvedimento di rilascio compatibilità ambientale + valutazione d’incidenza + autorizzazione unica ai sensi D.Lgs 387/2003 e ss.mm.ii. + rilascio concessione di derivazione acque pubbliche ai sensi R.D. 11 Dicembre 1933 n. 1775 e D.P.G.R. 10/R/2003” del 30/06/2016 pubblicata per 10 giorni sull’albo pretorio (doc. n. 1)
- della successiva Determinazione della Provincia di Biella n. 880 recante “Lanificio Ermenegildo Zegna & Figli” S.p.A., Trivero (BI) progetto denominato:“Centralina idroelettrica in Valsessera, sul Torrente Dolca. Nuova concessione di derivazione” – Rettifica errori materiali e precisazioni su alcuni contenuti della Determinazione Dirigenziale di autorizzazione n. 713 del 30.06.2016” del 11/08/2016 (doc. n. 2).
- nonché di ogni atto ad esso presupposto, conseguente o comunque connesso ed in particolare, ove occorresse: verbale del 31.01.2013 della 1^ Riunione dell’Organo Tecnico (doc. n. 3), verbale del 05.02.2013 della 1^ Conferenza dei Servizi (doc. n. 4), verbale del 12.02.2013 della 2^ Conferenza dei Servizi (doc. n. 5), verbale del 15.05.2014 della 2^ Riunione dell’Organo Tecnico (doc. n. 6), il verbale del 19.06.2014 della 3^ Conferenza dei Servizi (doc. n. 7), verbale del 17.07.2014 della 3^ Riunione dell’Organo Tecnico (doc. n. 8), del verbale del 21.07.2014 della 4^ Conferenza dei Servizi (doc. n. 9), verbale del 03.08.2015 della 4^ Riunione dell’Organo Tecnico (doc. n. 10), verbale del 01.09.2015 della 5^ Conferenza dei Servizi (doc. n. 11), verbale del 08.09.2015 della 5^ Riunione dell’Organo Tecnico (doc. n. 12), verbale del 13.11.2015 della 6^ Riunione dell’Organo tecnico (doc. n. 13), verbale del 20.04.2016 della 7 Riunione dell’Organo Tecnico (doc. n. 14), verbale del 11.05.2016 della 6^ Conferenza dei Servizi (doc. n. 15); di tutti i pareri favorevoli e le autorizzazioni confluite nella Determinazione della Provincia di Biella n. 713 ed – ove occorresse – espressamente della nota del 11/04/2014 della Direzione opere pubbliche della Regione Piemonte recante parere favorevole di compatibilità idrogeologica (doc. n. 16); della nota Direzione Ambiente, Governo e Tutela del Territorio, della Regione Piemonte, recepita dalla Provincia in data 31/08/2015, recante “valutazione positiva ai sensi dell’art. 146, comma 5, del D.Lgs. 42/2004” (doc. n. 17), della nota della Direzione Ambiente, Governo e Tutela del Territorio, della Regione Piemonte, recepita dalla Provincia di Biella in data 1/09/2015 prot. 24851 recante giudizio positivo di incidenza con prescrizioni (doc. n. 18), della nota della Direzione Opere Pubbliche della Regione Piemonte, pervenuta alla Provincia di Biella in data 1/09/2015, recante “parere favorevole ai sensi della legge regionale 9/08/1989 n. 45 ed ai sensi dell’art. 31 della L.R. 56/77” (doc. n. 19), della nota della Direzione Ambiente della Regione Piemonte del 9/05/2016 prot. 10709 recante parere obbligatorio del soggetto gestore su Valutazione (doc. n. 20), nota Direzione Ambiente Governo e Tutela del Territorio Settore Territorio e Paesaggio n. 13658/A1610A dell’11.05.2016 recante autorizzazione alla realizzazione di opere in aree ricadenti in vincolo paesaggistico (doc. n. 21); nota Direzione Opere Pubbliche, Difesa del Suolo, Economia Montana e Foreste Protezione Civile Trasporti e Logistica prot. n. 20780/2016 del 09.05.2016 recante Autorizzazione ai sensi della L. 45/89; autorizzazione ai sensi dell’art. 19 comma 4 della L.R. 10.02.2009 n. 4 in materia di compensazione forestale.
In data 21/11/2012, il “Lanificio Ermenegildo Zegna & Figli” S.p.A. ha presentato alla Provincia di Biella istanza di autorizzazione unica per la realizzazione ed esercizio di un impianto per la produzione di energia da fonti rinnovabili sul Torrente Dolca con potenza nominale di concessione installata pari a 583,12 kW recante opere da realizzare nei Comuni di Bioglio, Callabiana, Camandona, Pettinengo, Piatto e Valle San Nicolao.
Poiché il progetto rientra nella tipologia dell’Allegato B2 n. 41 della L.R. n. 40/1998, il Proponente ha presentato – contestualmente alla succitata istanza – domanda per il rilascio del previo giudizio di compatibilità ambientale ai sensi dell’art. 12 della L.R. n. 40/1998. Peraltro, data la parziale localizzazione delle opere in progetto all’interno del S.I.C. IT1130002 "Val Sessera", il Lanificio Zegna ha altresì prodotto la Relazione prevista dall’art. 43 della L.R. 19/2009 necessaria per la Valutazione di Incidenza.
Deve sin d’ora evidenziarsi che l’impianto progettato verrà a collocarsi all’interno di quella che il Proponente definisce “Oasi Zegna, un progetto risalente alla fine degli anni ’40 volto al recupero del territorio montano” (cfr. p. 2 n. 22).
La nuova centrale idroelettrica si inserisce nell’ambito di un più ampio progetto di sfruttamento idroelettrico dell’alto bacino del Sessera strutturato in quattro impianti: come illustrato nella cartina che si allega sub doc. n. 22, nell’area SIC Valsessera sono infatti già presenti due impianti della Famiglia Zegna (“Sessera A” e “Sessera B”) cui si aggiungeranno il progetto per cui è causa (“Impianto Dolca”) ed un ulteriore impianto (“C”) per il quale - a quanto consta - è stato presentato il progetto.
Lo stesso Proponente nella “Relazione non tecnica” dell’ottobre 2012 motiva la proposta del nuovo intervento anche alla luce della circostanza che l’energia prodotta da “questo terzo impianto” andrà a sommarsi all’energia prodotta dai “due impianti costruiti recentemente…Sessera A…Sessera B” (cfr. p 8 doc. n. 22).
La nuova centralina è stata originariamente descritta nella “Relazione non tecnica” dell’ottobre 2012 (doc n. 22) nei termini che seguono: “Il presente progetto prevede la realizzazione in alta Val Sessera di un nuovo impianto idroelettrico ad acqua fluente sul torrente Dolca, su terreni di proprietà esclusiva della Regione Piemonte, e collocato completamente in Comune di Valle San Nicolao, fatto salvo che per l’ammarro dell’opera di presa, in comune di Pettinengo, e l’elettrodotto a media tensione di allacciamento che raggiunge quelli già esistenti, dei precedenti due impianti, di proprietà dello stesso proponente, attraversando i comuni di Camandona e di Bioglio” (cfr. p. 6).
Dalla medesima relazione si apprende che “L’impianto è costituito da:
- Traversa con griglia a trappola sul Torrente Dolca, circa 60m a monte del ponte stradale sul Dolca, vicino alla località “Piana dei lavaggi”, con ciglio di a quota 1106.64 m.s.l.m., con quota di massimo carico idrostatico a 1106.50m.s.l.m., e convogliamento delle acque derivate, tramite canale interrato, all’opera dissabbiatrice,
- Vasca dissabbiatrice e di modulazione, realizzata subito a valle della traversa sul Dolca , in sponda destra;
- Condotta forzata realizzata con tubazione in acciaio del diametro di 1000 mm, che partendo dalla vasca dissabbiatrice arriva all'edificio centrale, lunghezza in pianta di 2411,00m, dislivello utile 148.50m.;
- Edificio centrale seminterrato di nuova realizzazione (quota 958,00 m.s.l.m. – asse turbine) posto appena a monte della confluenza de Canale Tench con il torrente Dolca.
- Condotta di scarico interrata, con restituzione nel torrente Dolca a quota 955,00 m.s.l.m” (cfr. ancora p. 6 doc. n. 22).
La Provincia di Biella con provvedimento prot. n. 4171/2013 ha comunicato l’avvio del procedimento facendo presente al “Lanificio Ermenegildo Zegna & Figli” S.p.A. che il procedimento riferito all’istanza di autorizzazione unica di cui al D. Lgs. 387/03 “s’intendeva avviato in data 21.11.2012 ma contestualmente sospeso nei termini, dal 21.11.2012 stesso, sino al conseguimento eventuale della rilasciabilità della compatibilità ambientale del progetto stesso e della individuazione del soggetto concessionario per la derivazione di acque pubbliche” (cfr. p. 2 n. 1).
L’istruttoria di VIA e la contestuale Valutazione di Incidenza si è svolta attraverso l’emanazione di numerosi pareri e l’indizione di 7 riunioni dell’Organo Tecnico (da ora in poi anche OT) e 6 riunioni della Conferenza dei Servizi (da ora in poi anche CDS).
Qui di seguito si evidenziano i principali passaggi procedurali che maggiormente rilevano in questa sede:
In data 31.01.2013 si è tenuta la 1^ Riunione dell’Organo Tecnico ( n. 3) in cui sono emerse gravi criticità del progetto; in ordine a profili paesaggistici, idrogeologici e di tutela delle biodiversità.
L’OT ha preliminarmente rilevato che “il progetto qui istruito pare trovarsi in conflitto con le norme di attuazione del Piano Paesaggistico Regionale (cfr. art. 14 e 16)…attualmente in salvaguardia” ed ha evidenziato la necessità del rilascio da parte dei Comuni interessati delle attestazioni della “presenza di usi civici”.
Il medesimo Organo ha poi osservato, relativamente alla portata massima del progetto, “che basare la scelta della portata massima derivata unicamente su considerazioni di tipo economico, escludendo quelle di tipo ambientale, possa inficiare una corretta valutazione degli impatti sull’ambiente che questa fase procedurale deve condurre”.
Relativamente al “Quadro Ambientale”, l’OT ha evidenziato che “il corpo idrico dovrà…raggiungere (o mantenere) gli obiettivi di qualità previsti dalla normativa al 2015. Pertanto, qualsiasi intervento che modifichi le pressioni gravanti su di esso dovrà essere attentamente valutato, nell’ottica di mantenere le condizioni attuali” ed ha rimarcato che “per il tratto interessato dovrebbe essere svolta la valutazione di “Rischio di non raggiungimento” degli obiettivi ambientali previsti dalla Direttiva 2000/60/CE (WDF), recepita in italia dal D.Lgs. 152/2006…il corpo idrico è, secondo le informazioni in possesso dell’ARPA Piemonte, attualmente privo di pressioni e l’inserimento di una nuova pressione è di fatto una potenziale causa di variazione della qualità del corpo idrico stesso, e potenziale deterioramento del livello di qualità raggiunto. Ciò è ancor più importante se teniamo in conto che, dopo l’attivazione di una nuova derivazione, non sarebbero applicabili ulteriori e differenti interventi di miglioramento se non una drastica riduzione delle stesse portate derivate” (p. 10 doc. n 3).
Con specifico riferimento all’ittoifauna l’OT ha rilevato che “il monitoraggio condotto dal Lanificio E. Zegna…ha condotto a risultati migliori rispetto a quanto dal predetto proposto in occasione della fase di Verifica di…VIA…Ora è descritto un ambiente anche migliore rispetto quanto già indicato dalla Carta Ittica della Provincia di Biella ed è rilevata una popolazione di trota fario di un certo pregio e ben strutturata, caratterizzata da buoni valori di biomassa e presenza di esemplari appartenenti sia al ceppo mediterraneo…che a quello atlantico; inoltre è inclusa la presenza, anche se nettamente minore, della specie pregiata Salmo Trutta marmoratus non ibrida”. Sul punto, l’OT, “rileva l’assenza di una valutazione di scenario specifica, circa gli effetti della riduzione attesa nella capacità portante del corso d’acqua nel tratto sotteso”.
In conclusione l’OT ha rimarcato che “l’area interessata dal progetto è caratterizzata da un elevato livello di qualità ambientale soprattutto, ma non esclusivamente, per ciò che riguarda il corpo idrico interessato dall’intervento” pertanto “allo stato attuale…reputa necessario che il proponente fornisca integrazioni e approfondimenti in merito alle conseguenze dovute alla realizzazione dell’impianto, proponendo scenari ad hoc, circa gli effetti prodotti sulla fauna ittica e sulla vegetazione ripariale, derivanti dalla riduzione dell’acqua in alveo…”. Alla luce delle suesposte considerazioni l’OT “allo stato attuale della documentazione in possesso della Provincia” ha ritenuto di non potere “esprimere un giudizio sulla compatibilità dell’opera”.
In data 02.2013 si è tenuta la 1^ sessione istruttoria della Conferenza dei Servizi “con prima ricognizione atti autorizzativi a vario titolo rilasciabili all’interno del procedimento in svolgimento e fissazione primo crono-programma lavori” (cfr doc. n. 1).
Relativamente alle problematiche idrogeologiche la Direzione opere pubbliche della Regione Piemonte, in data 6/02/2013 ha evidenziato che “la zona oggetto di intervento è ubicata in area interna al perimetro del vincolo idrogeologico ex RD L 30 dicembre 1923, n. 3257”. Nella medesima relazione la Direzione Opere Pubbliche, dato atto del “delicato contesto morfologico in cui va ad inserirsi l’opera”, ha richiesto numerose integrazioni al fine di esprimere il proprio parere di competenza ed ha rilevato la necessità di spostare la condotta di sponda o comunque di “motivare le esigenze tecniche che hanno portato all’esclusione di tale opzione” ( n. 23).
La Direzione Opere Pubbliche, Difesa del Suolo, Economia Montana e Forestale, della Regione Piemonte, con nota del 7/02/2013 ( n. 24), ha rilevato che la realizzazione di alcune opere previste “pare in contrasto con quanto stabilito dall’art. 1 e 9” del Piano “Forestale Regionale Alta Val Sessera” di cui alla DGR 78 del 19/06/2008. L’art. 1 “tutela degli habitat naturali” precede infatti che “Su tutta l’area non è consentito trasformare l’attuale uso del suolo, come rappresentato nella “Carta forestale e delle altre coperture del territorio”, ad eccezione degli interventi previsti dal presente Piano che hanno quale priorità il mantenimento, il miglioramento o il ripristino degli ambienti di maggior interesse conservazionistico, con particolare riferimento a quelli segnalati dalla Direttiva 92/43/CEE; sono possibili eccezioni per valorizzare le emergenze paesaggistiche e architettoniche, previo parere dell’Ente Gestore” e l’art. 9, “Tutela delle Acque”, sancisce “All’interno dei confini del SIC non è consentita la realizzazione di nuove captazioni delle acque per fini silvopastorali e turistici (innevamento artificiale per piste da sci) e la costruzione di nuovi organi di presa. È proibita la captazione delle acque di falda superficiale poiché necessarie alla conservazione degli ecosistemi palustri. Per quanto riguarda i canali già esistenti, non è ammessa la loro impermeabilizzazione per mezzo di teli pacciamanti o utilizzo di calcestruzzo. Sono consentiti gli interventi di manutenzione ordinaria sulle sponde dei rii e degli affluenti (PGR 15 maggio 1996 n. 8/EDE)…”
La Direzione Programmazione Strategica, Politiche territoriali ed edilizia, della Regione Piemonte in data 8/02/2013 ha rammentato, ai fini dell’autorizzazione paesaggistica, che l’art 16 “Territori coperti da Boschi” delle Norme di Attuazione del Piano Paesaggistico Regionale adottato con DGR n. 53-11975 del 4/8/2009 “specifica…che all’interno dei Siti della Rete Natura 2000 e in presenza di boschi costituenti habitat di interesse comunitario ai sensi della direttiva habitat, in base alle prescrizioni del Ppr sopra citato, attualmente in salvaguardia, risultano esclusivamente consentiti: - gli interventi di manutenzione e gestione del patrimonio forestale e delle infrastrutture esistenti; - gli interventi di manutenzione, restauro, risanamento conservativo e ristrutturazione senza aumento di cubatura del patrimonio edilizio esistente; - gli interventi per la realizzazione di infrastrutture di interesse regionale e sovraregionale non localizzabili altrove; - gli interventi strettamente necessari per la difesa del suolo e la protezione civile” ( n. 25). Alla luce di tali considerazioni la Direzione de qua ha rilevato che “appare pertanto necessario verificare la sussistenza della coerenza dell’intervento in oggetto sia con le prescrizioni dell’art. 16 delle NdA del PPR sopra richiamate, nonché, ad esempio, con le prescrizioni di cui all’art. 14 “Sistema idrografico” delle stesse NdA” (cfr. ancora doc. n. 25).
La Direzione Ambiente della Regione, con parere pervenuto alla Provincia in data 12/02/2013 e reso in relazione al procedimento istruttorio di valutazione di “Incidenza rispetto al SIC…Valsessera… individuato ai sensi della direttiva 92/43/CEE habitat per la costituzione della rete natura 2000”, ha evidenziato che alcuni aspetti del progetto avrebbero dovuto essere approfonditi dal proponente considerata – tra le altre – “la peculiare presenza della trota marmorata” ( n. 26).
In data 02.2013 si è tenuta la 2^ sessione istruttoria della Conferenza dei Servizi “con esplicitazione al proponente degli argomenti riferiti al progetto necessitanti di integrazione/chiarimento” (cfr. doc. n. 1).
Il proponente, in data 20/06/2013, ha depositato le controdeduzioni alla richiesta di chiarimenti e, successivamente, ha ottenuto una proroga del termine per il deposito di ulteriori integrazioni alle controdeduzioni (14/01/2014). A seguito dell’esame del tenore delle controdeduzioni il Responsabile del Procedimento ha ritenuto opportuno chiedere al Lanificio Zegna di procedere ad una nuova pubblicazione a beneficio del pubblico sui quotidiani locali (I Modifica del progetto).
In data 27.03.2014, l’OT, esaminate le controdeduzioni, ha “accertato che importanti modifiche sono state apportate… al progetto originario” ed ha conseguentemente ritenuto “necessario nuovo sopralluogo”; per realizzare detto sopralluogo i lavori sono stati aggiornati al 05.2014.
In tale data si è quindi svolta la 2^ Riunione dell’Organo Tecnico con esame delle contro-deduzioni della Proponente alla richiesta d’integrazioni.
In tale sede l’OT, pur avendo ritenuto superate alcune criticità, ha statuito che la maggior parte delle problematiche sollevate nel corso della precedente riunione erano rimaste irrisolte. Tra esse la criticità inerente l’incompatibilità con il PPR e con il “Testo Unico sulla tutela delle Aree Naturali e della Bio-Diversità”. Quanto poi alla criticità relativa all’inserimento di una nuova pressione sul fiume Dolca “l’Organo Tecnico ha rilevato imprecisioni nell’applicazione del metodo. In particolare in merito al calcolo della pressione dovuta alla nuova derivazione” (doc. n. 6).
Inoltre, con riferimento al contesto ambientale l’OT ha rilevato “la possibilità che una riduzione di portata possa ricreare, nel T. Dolca, condizioni non idonee alla riproduzione delle specie ittiche, che invece attualmente trovano condizioni ideali”, ha altresì ribadito la presenza di criticità “aggravate dalla presenza della specie ittica in “Direttiva Habitat” Allegato II: trota marmorata” e ha precisato che “per lo studio dell’idoneità ittica, il Proponente ha utilizzato le curve di idoneità della Trota Fario, mentre non ha considerato quelle relative alla trota marmorata. Normalmente la trota marmorata è caratterizzata da idroesigenza maggiore rispetto alla trota fario…”. L’OT ha poi rammentato che “uno studio accurato degli effetti sulla fauna ittica, conseguenti un’ipotetica derivazione, si rende ancor più necessario dal momento che l’art. 2 della DGR n. 54-7409 del 7.04.2014 “Misure di conservazione per la tutela dei siti della Rete Natura 2000 del Piemonte” al comma 1) prevede: il divieto di “…attività, piani, i programmi, i progetti, gli interventi e le opere che possono compromettere lo stato di conservazione degli habitat inseriti nell’allegato I della Direttiva Habitat, delle specie inserite negli allegati II e IV e dei loro habitat…” nel quale…la trota marmorata è presente”.
Infine, l’OT nel prendere atto delle integrazioni documentali del Proponente ha dichiarato di ritenere “che il progetto presentato determinerà un impatto negativo sia sulla popolazione ittica (con particolare attenzione alla specie pregiata slamo marmoratus presente nel T. Dolca), sia sulla vegetazione ripariale…”; ciò considerato l’OT “attende il parere della Regione Piemonte in materia di valutazione di incidenza”.
In data 11/04/2014 la Direzione opere pubbliche della Regione Piemonte ha espresso parere favorevole di compatibilità idrogeologica pur condizionato al “rispetto scrupoloso” di 11 prescrizioni (doc. n. 16).
La Direzione Programmazione Strategica, Politiche Territoriali ed Edilizia, della Regione Piemonte con nota del 18/04/2014 ( n. 27), ha evidenziato che “le aree interessate dai lavori proposti risultano assoggettate a vincolo di tutela paesaggistica in forza del DM 1.08.1985…che riconosce l’ambito della Valsessera come una delle più importanti valli tributarie della Val Sesia, in quanto “offre scorci panoramici stupendi soprattutto nella parte alta” che “in qualche punto si presenta in alcuni tratti come un canyon incassato profondamente”, conformato da “ampi boschi” in un ambiente ancora incontaminato, oltrechè ai sensi dell’art 142, comma 1, lett. c e g del D.Lgs 42/2004 e dal SIC IT11300002 Alta Valsessera”, che “le opere in progetto interessano una significativa e profonda vallata alpina, impervia e rocciosa, rappresentata da ambiti di particolare valore paesaggistico che presentano aspetti di elevata naturalità, degni di esser preservati quanto più possibile nella loro integrità” e che “l’orografia del torrente Dolca, articolata e tipicamente torrentizia, ricca di aspetti di indubbio valore scenico e peculiarità sotto l’aspetto paesaggistico, laddove lo sfruttamento della risorsa idrica tramite la costruzione dell’impianto idroelettrico proposto, anche a fronte del rilascio minimo previsto, potrebbe determinare una compromissione delle particolarità altamente significative”. Alla luce di tali considerazioni e della documentazione a disposizione la Direzione de qua ha evidenziato “sin d’ora una serie di perplessità in esito alla soluzione presentata” specie in relazione agli artt. 14 e 16 della NdA del Ppr. L’art 14 “Sistema idrografico” prescrive che “la realizzazione degli impianti di produzione idroelettrica deve rispettare i fattori caratterizzanti il corso d’acqua…che per quanto precedentemente espresso potrebbero invece essere compromessi dall’intervento in oggetto”.
In data 17/06/2014 la Direzione Ambiente ha reso parere di valutazione di incidenza negativo: in primo luogo, poiché “le curve utilizzate nello studio sono relative alla trota fario e non a salmo marmoratus, presente nel torrente Dolca, la quale secondo la letteratura scientifica specifica…è caratterizzata da esigenze ancora maggiori in fatto di disponibilità di spazio vitale”, in secondo luogo, poiché “per quanto attiene la conservazione dell’habitat di interesse comunitario…la variante progettuale…determina un’incidenza diretta sull’habitat 91E0 – Foreste Alluvionali” ed infine, poiché “relativamente alla conservazione degli habitat igrofili…si ritiene che una possibile incidenza sulla loro composizione specifica e sul loro stato di conservazione possa derivare dalla sottrazione di portata del Torrente Dolca, determinata dall’entrata in esercizio dell’impianto” ( n. 28).
In data 06.2014 si è svolta la 3^ sessione istruttoria della Conferenza dei Servizi in occasione della quale il Responsabile del Procedimento, letti i contributi tecnici delle Amministrazioni, ha affermato che “dalla lettura dei documenti sin qui svolta, risulta che, per la Provincia di Biella, non è possibile rilasciare un parere di compatibilità ambientale favorevole. Infatti abbiamo ascoltato indicazioni regionali negative circa la valutazione di incidenza; abbiamo ascoltato di attestazioni regionali di un contrasto col Piano Paesaggistico Regionale; abbiamo ascoltato di una Soprintendenza che dice così com’è ora no. Si se avverranno modifiche alle opere di presa…” (doc n. 7). Il Responsabile del Procedimento ha altresì evidenziato che “le perplessità maggiori vanno Valutazione di Incidenza, anche in considerazione di quanto riguarda la valutazione, secondo me molto importante, delle conseguenze che potrebbero determinarsi nell’autorizzazione opere di prelievo idrico in presenza di procedure di infrazione della normativa UE in cui può incorrere lo Stato Italiano, sul tema degli obiettivi di qualità per la risorsa idrica che la stessa UE, il Piano di Tutela delle Acque, il Piano di Tutela del Fiume Po, ci impongono di raggiungere entro il 2015. In quest’ottica…bisogna dimostrare che l’opera proposta consente di mantenere gli obiettivi fissati per il 2015”.
In data 07.2014, si è celebrata la 3^ Riunione dell’Organo Tecnico, con esame dell’ulteriore documentazione progettuale trasmessa dal proponente in data 16.07.2014 (II modifica), in esito alle risultanze dalla seduta della Conferenza dei Servizi del 19.06.2014 (doc. n. 8).
L’OT ha preliminarmente rilevato che “le modifiche apportate al progetto costituiscono modifica sostanziale ai sensi del Regolamento Regionale 10/R/2006” per poi soffermarsi sul permanere delle criticità in tema di tutela e conservazione degli ecosistemi acquatici. L’OT ha evidenziato come “per quanto riguarda la presenza della trota marmorata nel T. Dolca , lo studio ittico proposto…evidenzia che neanche nelle recenti analisi avviate per l’aggiornamento del Piano Ittico Regionale sono state posizionate stazioni si monitoraggio che possano confermare o meno la presenza…In ogni caso lo studio ittico del proponente non fornisce un’analisi che permetta di dirimere il dubbio circa la vocazionalità del corpo idrico alla specie di trota marmorata (che, peraltro, è quello principe nell’identificazione dell’importanza di conservazione dell’ecosistema) e che permettono di collocare il corpo idrico nel contesto di quanto disciplinato dall’art. 2 della DGR n. 54-7409 del 7.04.2014 “Misure di conservazione per la tutela dei siti della Rete Natura 2000 del Piemonte” al comma 1) che prevede il divieto di “…attività, piani, i programmi, i progetti, gli interventi e le opere che possono compromettere lo stato di conservazione degli habitat inseriti nell’allegato I della Direttiva Habitat, delle specie inserite negli allegati II e IV e dei loro habitat…” nel quale…la trota marmorata è inserita”.
In data 07.2014 si è tenuta la 4^ sessione istruttoria della Conferenza dei Servizi, svolta a seguito della richiesta scritta della Proponente di consentire il confronto con i soggetti assenti alla seduta del 19.06.2014 e che, in vista della predetta, avevano fatto pervenire pareri scritti di segno negativo (doc. n. 9). Nel verbale viene poi specificato che “il fine ultimo della seduta odierna è quello di discutere…le criticità attualmente perduranti nel progetto…”. Nel corso della sessione istruttoria i partecipanti sono tornati sulle problematiche inerenti la sussistenza o meno della trota marmorata nel Torrente Dolca e a fronte dell’insistenza del progettista del Lanificio Zegna nel sostenere che - come risulta dalla nuova Relazione Ittica – tale esemplare non è presente, il Funzionario Tecnico dell’ARPA ha evidenziato che le considerazioni fatte dall’ARPA sono state condotte “avendo come oggetto di istruttoria questa relazione ma anche a quella precedente. Se non sbaglio, in un punto di questa controdeduzioni avete pure scritto che avevate precedentemente, come dire, assunto che fosse zona di pregio ma che in realtà vi eravate sbagliati e che non è così…”.
Il responsabile del procedimento preso atto del dibattito ha ritenuto che “non ci sono, al momento, a parere della Provincia, le condizioni per esprimersi nel senso di un parere di compatibilità ambientale positivo. Questa è l’unica conclusione possibile se pensiamo che il parere di cui disponiamo circa la Valutazione di incidenza, da parte della Regione Piemonte, che su quella deve esprimersi, non è stato modificato dalla Regione pur a seguito delle controdeduzioni che avete mandato loro il 16.07 scorso e anche per quanto riguarda il Settore Regionale Beni Paesistici ed Architettonici, abbiamo soltanto un parere interlocutorio. E la Soprintendenza ai Beni Paesistici ed Architettonici neppure ha mutato il suo parere. Quindi permangono tutta una serie di pareri negativi o comunque, non positivi, tali per cui non potrò, come Provincia, esprimere un parere favorevole sul progetto. Inoltre la documentazione che avete presentato in data 16.07.2014 riteniamo modifichi in modo consistente il progetto ed è oggettivamente priva della fase di evidenza pubblica richiesta dalle procedure di VIA in presenza di contenuti documentali di rilevanza per il pubblico e, le modifiche introdotte con quest’ultima documentazione certamente lo sono, per loro portata”.
Il Proponente per il tramite dei propri rappresentanti ha manifestato di non condividere tali conclusioni insistendo sulla natura non sostanziale delle modifiche proposte e sulla necessità di un contraddittorio con le Amministrazioni che hanno reso pareri negativi. Sul punto il responsabile del Procedimento ha ribattuto che non è possibile continuare a convocare conferenze “nella speranza che prima o poi presenzino” e che “l’attuale procedimento è giunto alla conclusione, per cui qualora il proponente lo ritenga opportuno, potrebbe presentare un nuovo progetto, con un nuovo procedimento e l’inizio di una nuova istruttoria”. Ciò posto ha affermato che “a tutt’oggi…non esistono i presupposti per adottare un giudizio favorevole” riservandosi “la possibilità di convocare un’ulteriore seduta della Conferenza dei Servizi, in tempi congrui”.
In data 08.2015 si è tenuta la 4^ Riunione dell’Organo Tecnico (doc. n. 10) per esaminare la “versione riorganizzata del progetto” presentata in data 19.05.2015 (III modifica). L’OT ha quindi passato in rassegna le originarie criticità in relazione alla nuova versione progettuale.
Quanto al contrasto con il Piano Paesaggistico Regionale, l’OT ha rilevato che la Regione Piemonte con DGR 18.05.2015 n. 20-1442 ha riadottato il Piano modificando gli articoli con cui il progetto era in contrasto; “in particolare l’art. 16 concernente il problema dell’intangibilità delle superfici boscate, costituenti habitat di interesse comunitario”. Ciò posto l’OT ha espresso la necessità di attendere la valutazione in merito della Regione Piemonte. Anche relativamente alla compatibilità del progetto riorganizzato con la DGR 07.04.2014 n. 54-709 recante “Testo unico sulla tutela delle aree naturali e della Biodiversità” l’OT ha dichiarato di rimanere in attesa delle considerazioni regionali.
Nelle conclusioni sono emerse (o meglio sono confermate) significative criticità “da un punto di vista ambientale…date le caratteristiche del torrente, e preso atto di tutta la documentazione fornita…non sono state fornite dal proponente ulteriori informazioni utili a chiarire se le portate inferiori a quelle minime derivabili individuate nei precedenti contributi possano essere prese in considerazione. Infatti, il DMV stimato attraverso le valutazioni ambientali proposte nella documentazione sin qui fornita risulta ancora il minimo plausibile, è resa valida l’esigenza di mantener in alveo una quantità d’acqua almeno superiore a 3 volte il DMV di base…infine resta ferma la necessità di poter intervenire nei casi in cui i monitoraggi previsti evidenzino l’incompatibilità dei rilasci con la conservazione di idonee condizioni ecologiche in alveo.” In relazione alla problematica della presenza o meno della Trota marmorata l’ARPA ha osservato che “nel contesto della trattazione delle tematiche inerenti la fauna ittica è necessario ricordare che, durante l’iter istruttorio sono state fornite informazioni contrastanti in relazione alla specie contemplata dalla direttiva Habitat Trota Marmorata, sia in termini di vocazionalità del torrente ad ospitare la specie sia sulla presenza naturale della stessa, il proponente ha fornito i risultati di due recenti campionamenti ittici: detti campionamenti evidenziano la totale assenza della trota marmorata…Tuttavia l’ARPA ritiene necessario evidenziare che i campionamenti non sono stati orientati a dirimere il dubbio…come invece espressamente richiesto.... Posto che esistono Corpi Idrici di montagna per i quali è documentata la presenza della Trota Marmorata e tenuto in conto che è l’unica specie di trota attesa nei corsi d’acqua alpini e ritenuta di pregio…l’ARPA Piemonte ritiene che sia necessario uno studio accurato… da richiedere ad uno specialista non coinvolto nel procedimento” (considerazioni confermate nel successivo contributo tecnico di ARPA pervenuto alla Provincia in data 31/08/2015 doc. n. 29). Inoltre l’esame della documentazione riorganizzata ha fatto emergere che “il proponente ha progettato un passaggio artificiale per l’ittio-fauna che evidenzia una condizione di non conformità rispetto al Piano Ittico Provinciale”.
La Direzione Ambiente, Governo e Tutela del Territorio, della Regione Piemonte con nota recepita dalla Provincia in data 31/08/2015 (doc n. 17), ha preso atto che “con la nuova adozione del Ppr, è stato modifica anche l’articolo 16 delle NdA” al Ppr e “che il nuovo comma 12, alla lettera f, prevede che all’interno delle superfici forestali di cui al comma 11 sia consentita la realizzazione di impianti di produzione idroelettrica, nonché di infrastrutture per la trasmissione e la distribuzione dell’energia elettrica non localizzabili altrove, nel rispetto delle superfici forestali aventi funzioni protettive e delle compensazioni di cui al comma 8, lettera c e che pertanto non è più vigente la Prescrizione di cui al comma 8 dell’art 16 delle NdA contenuto nel Piano adottato nel 2009”. Sulla base di tali considerazioni la Direzione de qua “formula una valutazione positiva ai sensi dell’art. 146, comma 5, del D.Lgs. 42/2004 in merito alla proposta progettuale” pur condizionata al rispetto di una serie di prescrizioni.
La medesima Direzione Ambiente, Governo e Tutela del Territorio, della Regione Piemonte, con nota recepita dalla Provincia di Biella in data 1/09/2015, ha espresso giudizio positivo di incidenza pur condizionato al rispetto di una decina di prescrizioni tra cui quella posta a garantire l’adozione “di tutti gli accorgimenti necessari a garantire la conservazione di Salmo Marmoratus” la cui presenza è provata anche “dalla documentazione presentata a settembre 2012” dal proponente (doc. n. 18).
La Direzione Opere Pubbliche della Regione Piemonte, con nota pervenuta alla Provincia di Biella del 1/09/2015, ha espresso “parere favorevole ai sensi della legge regionale 9/08/1989 n. 45 ed ai sensi dell’art. 31 della L.R. 56/77 alle trasformazioni e modificazioni d’uso del suolo in aree soggette a vincolo idrogeologico” subordinato al rispetto di 22 prescrizioni (doc. n. 19). Particolarmente significativa è la n. 4 in cui si prescrive che “relativamente all’interferenza con i dissesti Cab1/1 e FQ 10, in linea con quanto indicato dall’art 18c. 7 delle NTA del PAI, constatato che il soggetto attuatore è a conoscenza del rischio ivi gravante, è necessario che venga sottoscritto un atto liberatorio che escluda ogni responsabilità dell’amministrazione pubblica in ordine ad eventuali futuri danni a cose e a persone comunque derivanti dai dissesti segnalati”.
In data 09.2015 si è svolta la 5^ sessione istruttoria della Conferenza dei Servizi, per esame della sopra citata versione riorganizzata del progetto (doc. n. 11).
Dopo il dibattito il Responsabile del procedimento ha riassunto schematicamente gli orientamenti dei soggetti istituzionali coinvolti: l’Amministrazione Provinciale di Biella, l’ARPA Piemonte, la Regione Piemonte, la Soprintendenza delle belle arti e paesaggio per le province Piemontesi (Ministero per i Beni e le attività culturali e del Turismo), la Soprintendenza Archeologica del Piemonte (Ministero per i Beni e le attività culturali e del Turismo), l’Autorità di Bacino per il Fiume Po, la ASL BI hanno espresso parere favorevole con prescrizioni; ENEL non ha fornito rilievi; i Comuni di Camandona, Pettinengo, Piatto Valle San Nicolao non hanno rilevato aspetti critici, la Comunità Montana “Valle Sessera, Valle di Mosso, Prealpi Biellesi” Casapinta e l’Agenzia delle dogane non hanno partecipato alle riunioni, pertanto il responsabile del procedimento ne ha acquisito parere favorevole ai sensi dell’art 14-ter, comma 7, L. 241/1990; il Ministero dello Sviluppo economico ha indicato le modalità per ottenere il nulla osta per la costruzione dell’elettrodotto che sarà quindi conseguito separatamente, al pari del nulla osta di competenza del Comando Regionale Militare Nord.
Conclusa la rassegna degli orientamenti, il Responsabile del Procedimento ha evidenziato che “non essendo da valutare alcun parere di segno negativo, esistono le condizioni per rilasciare – qualora detto progetto possa aggiudicarsi la fase di concorrenza successiva per il rilascio della concessione di derivazione – giudizio di compatibilità e di valutazione di incidenza positivo…a condizione che vengano rispettate tutte le prescrizioni proposte…”.
Senonchè il dirigente dell’ARPA è tornato ad evidenziare la necessità di una perizia da parte di un ente terzo “finalizzata alla risoluzione, una volta per tutte” del dubbio circa la presenza o meno della Trota Marmorata. Dopo che il proponente ha controbattuto, il Responsabile del Procedimento ha affermato che “ad oggi non siamo in grado…(non prosegue il pensiero). E ritengo che non sia nemmeno opportuno riaprire questo tipo di discussione, perché la Provincia per la valutazione di incidenza è tenuta a considerare quanto la Regione Piemonte ha rilevato…è stata operata una Valutazione di Incidenza che è condizionata a determinate prescrizioni…Così noi valuteremo quanto emergerà dai monitoraggi che sono richiesti e che saranno prescritti nel provvedimento conclusivo…: oggi non siamo in grado di dirimere totalmente la questione, a fronte della constatazione di impostazioni di pensiero molto in dissenso tra loro”. Il Responsabile in chiusura ha ribadito che “non vorrei che finissimo in un punto morto…il punto è che la questione non si può definire qui e adesso. Io ritengo che la procedura si debba chiudere qui con gli elementi che abbiamo” e ha concluso ritenendo che “non esistono motivi ostativi al rilascio della compatibilità ambientale favorevole”.
In data 09.2015 si è svolta la 5^ Riunione dell’Organo Tecnico per esaminare la nota datata 02.09.2015 trasmessa dal Lanificio Ermenegildo Zegna & Figli S.p.A. a seguito degli esiti della seduta della Conferenza dei Servizi dell’01.09.2015. con tale nota il Lanificio ha chiesto di poter modificare alcune delle indicazioni/prescrizioni condizionanti i favorevoli giudizi di compatibilità ambientale e Valutazione d’Incidenza (IV modifica).
L’OT ha ritenuto “di non poter esprimere giudizio in merito, in quanto il Lanificio non ha prodotto documentazione ai sensi dell’art. 5, comma l-bis) del D.Lgs. 152/2006 che comprovi l’assenza di effetti negativi significativi sull’ambiente circa le modifiche prospettate” (doc. n. 12).
In data 11.2015 si è aggiornata la 6^ Riunione dell’Organo Tecnico per esaminare la proposta di variante concepita dal Lanificio per superare le indicazioni definite nella CDS del 1.09.2015. L’OT da atto che “la modifica proposta, consiste nella riduzione da 2 elementi ad 1 della turbina accoppiata al sistema di produzione dell’energia elettrica e nella modifica dei parametri idraulici di prelievo con incremento del valore di portata massima e riduzione della portata media derivata rispetto a quella di progetto pari a circa il 5%” e conclude ritenendo che la “modifica in esame non abbia carattere sostanziale, ovvero non sia in grado di determinare effetti significativi, negativi sull’ambiente” ai sensi dell’art 5 comma 1 lett l-bis) D.Lgs. 152/2006” (doc. n. 13).
Nella medesima data l’ARPA ha redatto il proprio contributo tecnico relativo alla succitata variante rammentando “che, secondo le analisi precedentemente fornite dai progettisti…le portate idriche in alveo minori a quanto prescritto in sede di VIA (DMV) non garantiscono di per sé le condizioni di idoneità per la specie ittica ombrello (trota fario adulta) in tutte le tipologie di mesohabitat, come già precisato più volte” ed evidenziando che “per quanto a disposizione…gli studi forniti sono tutti basati sulla troita fario, dovrà quindi esser chiarito meglio dal proponente in che modo ha inteso valutare la vocazionalità del torrente per una fauna ittica richiedente maggiori rilasci (trota marmorata)” ( n. 30).
Il proponente è stato quindi invitato alla presentazione di una versione progettuale definitiva.
In data 04.2016 si è tenuta la 7^, ed ultima, Riunione dell’Organo Tecnico per esaminare il progetto definitivo: l’esame “sarà finalizzato alla adozione dei provvedimenti autorizzativi a vario titolo di competenza della Provincia, da rilasciare nella seduta della Conferenza dei Servizi conclusiva” (doc. n. 14). L’OT ha quindi ancora una volta passato in rassegna le originarie criticità in relazione alla nuova versione progettuale.
Richiamate le diverse problematiche tra cui, per quanto in questa sede maggiormente rileva, quelle relative alle portate, alla presenza della specie protetta Trota Marmorata e al passaggio artificiale per l’ittio-fauna, l’OT ha concluso, da un lato, riprendendo le prescrizioni già espresse nelle precedenti sedute “ancora attuali…e da riportare nel provvedimento conclusivo autorizzativo” e, dall’altro, assegnando ulteriori prescrizioni da inserire nel “Disciplinare di Concessione oppure nel provvedimento autorizzativo”.
Nel contributo tecnico del 9/05/2016 l’ARPA ha ribadito la necessità di effettuare campionamenti ittici posti in essere con la supervisione di “un soggetto di comprovata imparzialità” ( n. 31).
La Direzione Ambiente della Regione Piemonte in data 9/05/2016, in vista dell’ultima Conferenza dei Servizi, ha rilevato che “nel caso in esame, essendo la procedura di VIA conclusa con la Conferenza dei servizi del 1/09/2015 e non essendo prevista dalla Provincia una sua rinnovazione sulla modifica progettuale presentata, il settore regionale scrivente non ha la facoltà di legge di esprimersi nell’ambito della Conferenza dei Servizi del 11/05/2016 che, come sottolineato nella nota di convocazione, ha unicamente in oggetto la variante progettuale giudicata, dall’amministrazione provinciale in indirizzo, come non sostanziale” (doc. n.20).
In data 05.2016 si è tenuta la 6^, ed ultima, sessione istruttoria della Conferenza dei Servizi (doc. n. 15). La Conferenza è stata indetta al fine del rilascio delle autorizzazioni e degli altri pareri necessari per la realizzazione del progetto nella versione “definitiva…(includente la variante progettuale non sostanziale dell’Ottobre 2015…)”. Il Lanificio infatti in data 23/10/2015 “anziché procedere alla sottoscrizione del disciplinare di concessione di derivazione predisposto dalla Provincia presentò a quest’ultima un’ipotesi di variante progettuale tesa al superamento delle condizioni/prescrizioni, apposte ai pareri favorevoli manifestati dai soggetti della conferenza dei servizi seduta del 1/09/2015 e ritenute dal proponente medesimo eccessivamente penalizzanti. Dette modificazioni…furono valutate dall’OT non sostanziali…le modifiche introdotte rispetto al progetto originario furono (n.d.r. quindi)…rese pubbliche con le modalità utilizzate per le varianti non sostanziali di cui all’art 27 del…DPGR n. 10/R/2003”.
Nel corso del dibattito il funzionario tecnico dell’ARPA ha nuovamente richiamato l’attenzione sulla circostanza che “gli aspetti da chiarire sono quelli relativi alla fauna ittica, perché ci sono vari punti di vista che si sono confrontati e sarebbe poi ideale avere una visione d’insieme univoca…senza ambiguità alcuna”. Il Responsabile del procedimento ha rilevato che l’OT nel verbale della riunione del 20/04/2015 ha prescritto un monitoraggio che “sarà impostato per ogni componente ambientale sulla base della situazione ante-operam e dovrà prevedere la pianificazione dei monitoraggi relativi agli aspetti idraulici nei tratti di meso-habitat più sensibili alla riduzione di portata che permettano di escludere una perdita di idoneità rispetto alla fauna ittica presente”.
In fase di chiusura della seduta sono stati, infine, passati in rassegna sia i provvedimenti autorizzatori che il progetto ha conseguito sia che sarebbero confluiti nel provvedimento conclusivo sia quelli che non potevano esser rilasciati nel corso del presente procedimento e che di conseguenza avrebbero dovuto essere fatti oggetto di separate richieste.
In conclusione, il Responsabile del Procedimento ha confermato il giudizio positivo di compatibilità ambientale e ha preannunciato che “nei giorni a venire la nuova versione del Disciplinare di Concessione…sarà trasmessa al Lanificio Zegna e Figli Spa e che quando quest’ultima la ritornerà alla Provincia sottoscritta la Provincia medesima procederà all’adozione del provvedimento conclusivo”.
In data 22/06/2016 è pervenuta alla Provincia la versione di Disciplinare di Concessione di Derivazione di Acque pubbliche sottoscritta dal Legale Rappresentante del “Lanificio Ermenegildo Zegna e Figli” Spa.
Sulla base di quanto sopra la Provincia di Biella, con provvedimento n. 713 del 30/06/2016 (doc. n. 1) ha determinato:
- “1) Di rilasciare al “Lanificio Ermenegildo Zegna & Figli" S.p.A…positivo giudizio di compatibilità ambientale…”
- “2) Visto il parere favorevole - espresso dalla Regione Piemonte…di contestualmente rilasciare al “Lanificio Ermenegildo Zegna & Figli" S.p.A., positivo giudizio di Valutazione d’Incidenza, per le interferenze producibili al S.I.C. n. IT1130002 Val Sessera…"
- “3) Di stabilire che il termine di validità del giudizio di compatibilità ambientale (e di Valutazione d’Incidenza) sia – secondo quanto previsto dall’art. 12 comma 9 della L.R. 40/98 e ss.mm.ii. termine per l’inizio e la fine dei lavori - definito nel modo seguente: A) INIZIO LAVORI: entro mesi 12 (dodici) dalla data del provvedimento che consente, in via definitiva, la realizzazione del progetto. B) FINE LAVORI: entro anni cinque dalla data di pubblicazione del provvedimento conclusivo della fase di valutazione…”
- “4) Di dare atto che il presente provvedimento costituisce Autorizzazione Unica per la realizzazione ed esercizio di impianti per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili (nella fattispecie: idroelettrico), ai sensi del D. Lgs. 29.12.2003 n. 387 e ss.mm.ii., art. 12 (con l’osservanza di tutte le modalità contenute negli elaborati progettuali presentati e nelle prescrizioni contenute nel presente provvedimento e nei suoi allegati) e in essa confluiscono (secondo la definizione dell’Allegato 1 – punto 13.2 al D.M. 10.09.2010) i seguenti atti di assenso:
Titolo edilizio alla costruzione delle opere previste nel progetto ai sensi D.P.R. 380/2001 e ss.mm.ii., nei territori comunali di Bioglio, Callabiana, Camandona, Pettinengo, Piatto e Valle San Nicolao + relativa compatibilità acustica …+ titolo all’occupazione temporanea o permanente del demanio stradale comunale;
Autorizzazione alla realizzazione di interventi ricadenti in aree soggette a vincolo paesaggistico ai sensi del D. Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 "Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell'articolo 10 della Legge 6 luglio 2002, n. 137" e L.R. 20/1989 art. 10 comma 4, con acquisizione assenso della Soprintendenza per le Belle Arti ed il Paesaggio per le Province piemontesi;
Autorizzazione ad eseguire i lavori, in aree ricadenti in vincolo idrogeologico, ai sensi della L. 45/89 e ss.mm.ii.;
Parere vincolante per la realizzazione di opere di interesse pubblico in zone soggette a pericolosità geologica ai sensi dell’art. 31 L.R. 05.12.1977 n. 56 e ss.mm.ii;
Parere per gli aspetti legati alla tutela del patrimonio archeologico ai sensi art. 21 del D. Lgs. 42/2004 e ss.mm.ii.
Nulla Osta ai sensi del T.U. 1775/1933 e ss.mm.ii. (possibili interferenze con linee d’interesse militare);
Autorizzazione ai sensi dell’art. 19 comma 4 della L.R. 10.02.2009 n. 4 in materia di compensazione forestale.
- “5) Di far presente che il presente provvedimento autorizzativo non comprende:
l’autorizzazione di cui R.D. 25.07.1904 n. 523 “Testo Unico per le Opere Idrauliche”, alla realizzazione di opere idrauliche in alveo e la concessione di cui al D.P.G.R. 06.12.2204 n. 14/R, per l’utilizzo di beni del demanio idrico, entrambe da conseguire separatamente presso la Regione …
il Nulla osta per le interferenze con le comunicazioni elettroniche ai sensi del D. Lgs. 259/2003 e ss.mm.ii. da conseguire separatamente presso il Ministero dello Sviluppo Economico” (…)
- “16) Di precisare che, con il presente provvedimento – ai sensi dell’art. 12 comma 3 della L.R. 40/98 e ss.mm.ii. è altresì rilasciata la Concessione di Derivazione di acque pubbliche ad uso Energetico (idroelettrico), ai sensi del R.D. 11.12.1933 e D.P.G.R. 29.07.2003 n. 10/R e ss.mm.ii”.
- “17) Di approvare e contestualmente adottare, col presente provvedimento, il disciplinare di concessione sottoscritto in data 21.06.2016 dal… Legale Rappresentante del “Lanificio Ermenegildo Zegna e Figli” S.p.A… relativo alla derivazione d’acqua pubblica ad uso Energetico idroelettrico”
- “18) Di assentire al Concessionario, ai sensi del Capo II del D.P.G.R. 29 luglio 2003, n. 10/R e ss.mm.ii. - salvi i diritti di terzi e nei limiti della disponibilità dell’acqua – la concessione per poter derivare l/s massimi 1300 (milletrecento) ed una portata media annua di l/s 352,5 (trecentocinquantaduevirgolacinque) d’acqua pubblica, mediante presa dal TORRENTE DOLCA in Comune di 13847 VALLE SAN NICOLAO (BI) ad uso ENERGETICO, subordinatamente alla osservanza delle condizioni contenute nel disciplinare”.
La Provincia nella richiamata determinazione ha altresì stabilito che “la realizzazione dell’opera dovrà avvenire secondo le specifiche riportate nella documentazione prodotta per l’istruttoria del presente procedimento ed inclusa nell’Allegato B” e che “gli impianti dovranno essere realizzati e gestiti secondo le specifiche riportate nella documentazione prodotta per l’istruttoria del presente procedimento e nel rispetto delle prescrizioni contenute nell’Allegato C… nonché al rispetto delle prescrizioni individuate nel Disciplinare di Concessione di derivazione di acque pubbliche di cui all’Allegato D”.
Il progetto risulta pertanto autorizzato ma condizionato al rispetto di 59 prescrizioni contenute nel richiamato allegato C e di ulteriori 4 prescrizioni (suddivise in sottoprescrizioni) contenute nel disciplinare di concessione di derivazione di acque pubbliche.
Preso atto dei contenuti della succitata Determinazione provinciale, il Proponente ha segnalato la presenza di taluni “errori materiali” nel provvedimento e ne ha domandato la correzione.
La Provincia in accoglimento della richiesta di correzione ha emanato la Determinazione n. 880 del 11/08/2016 recante “Lanificio Ermenegildo Zegna & Figli S.p.A., Trivero (BI) progetto denominato:“Centralina idroelettrica in Valsessera, sul Torrente Dolca. Nuova concessione di derivazione” – Rettifica errori materiali e precisazioni su alcuni contenuti della Determinazione Dirigenziale di autorizzazione n. 713 del 30.06.2016” (doc n. 2).
Con tale ultima Determinazione – oltre ad alcuni refusi - vengono corrette ed integrate talune prescrizioni (nn. 50, 52, 53, 54, 55, 56 e 58) di cui all’Allegato C concernenti la “Valutazione di Incidenza – Condizioni a parere di Valutazione d’Incidenza Favorevole”
I ricorrenti - tutti legittimati alla proposizione del presente ricorso (cfr. fascicolo sub doc. n. 32) - impugnano le predette Determine della Provincia di Biella nn. 713/2016 e 880/2016 ritenendo che, alla luce delle criticità riscontrate in sede istruttoria, il progetto non avrebbe dovuto essere autorizzato e valutato compatibile dal punto di vista ambientale e di incidenza sul SIC Valsessera.
Le associazioni di protezione ambientale intendono opporsi alla realizzazione del progetto in questione ritenendolo dettato unicamente da ragioni economiche del proponente nonché gravemente lesivo delle prerogative paesaggistiche ed ambientali della Val Sessera.
In particolare Legambiente Onlus è legittimata ex lege al presente ricorso in forza dell’art. 13 della l. 349/1986 (cfr. lo statuto di cui al fascicolo sub doc. n 32).
Anche le altre Associazioni ricorrenti sono legittimate ad agire dal momento che hanno come mission statuaria la tutela ambientale e culturale della Valsessera, sono da anni radicate nel territorio, hanno un elevato grado di rappresentatività e dispongono di una solida struttura organizzativa (cfr. fascicolo sub doc n 32).
Peraltro dette Associazioni (riunite nel Comitato Tutela dei Fiumi - CTF - hanno partecipato al procedimento depositando diversi contributi e memorie in cui hanno evidenziato le criticità dell’opera e la sua incidenza ambientale negativa (cfr. fascicolo sub doc. n. 33).
- con le osservazioni del 12/07/2015 il CTF ha rilevato e denunciato “la sistematica negazione della presenza delle specie protette caratterizzanti quel SIC.
1) Carabus Olympiae: l’area di intervento è, per caratteristica intrinseca, tra le più vocate per quanto riguarda il coleottero (vedi studio Negro). Tale potenzialità non può essere inficiata da una campagna di monitoraggio che non è riuscita a documentarne la presenza: l’area rimane vocata e la difesa degli habitat del Carabus è una priorità nel SIC, anche se attualmente non è documentata la presenza.
2) Marmorata e Scazzone: la documentata presenza di queste due specie in tutti i campionamenti pubblici (Provincia di Biella, Ptp) e privati (progetti idroelettrici vari comprese le relazioni precedenti del Proponente, ass. pescatori, ecc.) è improvvisamente smentita dagli ultimi campionamenti condotti in stagione inidonea (primo disgelo) con portate consistenti (1.685 l/sec) e inadeguata conduttività”. Sul punto il CTF ha allegato una relazione del Prof. G. Forneris ed una perizia del Dott. Rossi.
Nelle medesime osservazioni il CTF ha altresì evidenziato la contraddittorietà delle perizie ittiologiche depositate nel corso del procedimento dal Proponente (nella perizia del Prof. P.P. Gibertoni è evidenziata la presenza della Trota Marmorata in quelle successive no).
Infine, il CTF ha rammentato che “Una delle principali criticità del progetto, oltre agli impatti naturalistici in area SIC e l’incongruenza rispetto ai divieti di derivazione sopra richiamati, è la determinazione di un DMV non coerente con le disposizioni di norma, volte ad incrementare notevolmente tale DMV nelle aree a tutela”;
- con nota del 11/10/2015 il CTF ha nuovamente portato all’attenzione della Provincia “la necessità di un ulteriore campionamento…al fine di illustrare più compiutamente che gli studi effettuati dal Proponente sulla presenza e consistenza di alcune specie ittiche, condotti in condizioni inidonee, portavano ad erronee conclusioni e contraddicevano le conclusioni di precedenti studi depositati in sede di VIA dallo stesso Proponente” ed ha depositato apposita “Perizia relativa alla presenza di Scazzone e Trota Marmorata nel torrente Dolca”;
- con diffida del 24/01/2016 il CTF ha evidenziato nuovamente la presenza delle specie protette scazzone e trota marmorata nel tratto del Torrente Dolca richiamando a comprova la relazione del Prof. Forneris e le perizie del Dott. Rossi.
Premesso quanto sopra, gli odierni ricorrenti impugnano le Determinazioni della Provincia di Biella nn. 713 del 30/06/2016 e 880 del 11/08/2016 per i seguenti motivi di
I) Violazione e/o falsa applicazione degli art. 4, 5, 6, 7, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17 del D.Lgs. 152/2006 - Violazione e/o falsa applicazione dell’art 20. L.R. 40/1998 - Difetto di istruttoria e di motivazione - Violazione del principio del giusto procedimento.
L’impianto progettato – come accennato alla lettera b) della parte in fatto – si colloca all’interno della cd. “Oasi Zegna” (cfr. p. 2 doc. n. 22) e si inserisce nell’ambito di un più ampio progetto di sfruttamento idroelettrico dell’alto bacino del Sessera strutturato in quattro impianti.
Nell’area SIC Valsessera sono infatti già presenti due impianti della Famiglia Zegna “Sessera A” e “Sessera B” cui si aggiungeranno il progetto per cui è causa, “Impianto Dolca”, ed un ulteriore impianto “C” per il quale - a quanto consta - è stato depositato il progetto. La cartina depositata sub doc n. … rende evidente la continuità assoluta tra gli impianti Zegna.
Lo stesso Proponente nella “Relazione non tecnica” dell’ottobre 2012 evidenzia che l’energia prodotta da “questo terzo impianto” andrà a sommarsi all’energia prodotta dai “due impianti costruiti recentemente…Sessera A…Sessera B” (cfr. p 8 doc. n. 22) e prevede quale elemento costitutivo del progetto “l’elettrodotto a media tensione di allacciamento che raggiunge quelli già esistenti, dei precedenti due impianti, di proprietà dello stesso proponente” (cfr. p. 6 doc n. 22).
Tali circostanze rendono evidente che le 4 centraline Zegna fanno parte di un più ampio piano o programma industriale volto al totale sfruttamento del potenziale idroelettrico del bacino Alto Sessera che avrebbe dovuto essere valutato, nei suoi aspetti generali e strategici, mediante valutazione ambientale strategica e non con singole valutazioni di impatto ambientale per ogni opera considerata isolatamente.
Come noto, la parte seconda del D.Lgs. 152/2006 regola le procedure per le valutazioni ambientali distinguendo la valutazione ambientale strategica (VAS) di piani e programmi dalla valutazione di impatto ambientale (VIA) dei progetti.
Le finalità delle due valutazioni sono differenti e sono così enucleate dall’art. 4, comma 4, del predetto D.Lgs. 152/2006:
“a) la valutazione ambientale di piani e programmi che possono avere un impatto significativo sull’ambiente ha la finalità di garantire un elevato livello di protezione dell’ambiente e contribuire all’integrazione di considerazioni ambientali all’atto dell’elaborazione, dell’adozione e approvazione di detti piani e programmi assicurando che siano coerenti e contribuiscano alle condizioni per uno sviluppo sostenibile.
b) la valutazione ambientale dei progetti ha la finalità di proteggere la salute umana, contribuire con un migliore ambiente alla qualità della vita, provvedere al mantenimento delle specie e conservare la capacità di riproduzione dell’ecosistema in quanto risorsa essenziale per la vita…”.
Nelle definizioni contenute all’art. 5 del D.Lgs. 152/2006 si intendono per piani e programmi gli atti e i provvedimenti di pianificazione e di programmazione comunque denominati che siano elaborati e/o adottati da una pubblica amministrazione e che siano previsti da disposizioni legislative, regolamentari o amministrative.
Per progetti, invece, si intende la realizzazione di lavori di costruzione o di altri impianti od opere e di altri interventi sull’ambiente naturale o sul paesaggio.
Nel caso di specie, il progetto presentato dal Lanificio Zegna fa parte di un non esplicitato “piano industriale” che comprende la realizzazione di una pluralità di progetti interconnessi con pesanti ripercussioni su un vasto territorio.
Tale circostanza è dimostrata dalla documentazione depositata in sede istruttoria dal Proponente (la più volte citata Relazione del 2012) ed avrebbe dovuto condurre l’Amministrazione Provinciale a rigettare l’istanza a fronte della mancanza di un piano o programma elaborato per la valutazione degli effetti della produzione di energia idroelettrica nell’Oasi Zegna.
Peraltro, il legame delle succitate opere è provato “fisicamente” dall’opera comune alle 4 centraline consistente nel cavidotto interrato realizzato sulla strada forestale (di lunghezza complessiva di circa 15-18 km fino al Bocchetto Sessera a cui si aggiungono 4 km sulla provinciale panoramica Zegna).
La giurisprudenza ha affermato che “Come noto la valutazione ambientale strategica di piani e programmi (VAS) ha la funzione di assicurare che l'attività antropica sia compatibile con le condizioni per uno sviluppo sostenibile…Più in particolare può dirsi che la valutazione ambientale strategica ha la finalità di guidare l'amministrazione nell'effettuazione delle scelte discrezionali da compiersi nei procedimenti volti, per l’appunto, all’approvazione dei piani e dei programmi, in modo da far sì che tali scelte siano sempre orientate a garantire un elevato livello di protezione dell'ambiente. Per assicurare il raggiungimento di questo scopo, si è previsto che la procedura della VAS sia concomitante a quella che ha per oggetto l’approvazione dei piani e dei programmi sì da favorire sin da subito l'emersione e l'evidenziazione dell'interesse ambientale (cfr. Consiglio di Stato, sez. IV, 26 febbraio 2015, n. 975; id. 20 maggio 2014, n. 2569). …
La VAS, quindi, avendo ad oggetto atti di ampio respiro, espressione di una pluralità di scelte, non si esprime sulla compatibilità ai valori ambientali di un singolo intervento, ma attiene al complesso delle decisioni che si intendono far confluire nel piano o nel programma affinché sia assicurata la complessiva aderenza di tali atti alle esigenze di protezione dei suddetti valori. … La valutazione di singoli progetti, riguardanti specifiche opere, viene invece effettuata nell’ambito della valutazione di impatto ambientale (VIA), con l’obiettivo, per l’appunto, di verificare l'impatto sull'ambiente della singola opera progettata (cfr. Consiglio di Stato sent. n. 975/2015 cit.)” (Tar Lombardia, sez. II, 5/04/2016, n. 648).
Nel caso di specie è mancata completamente la fase progettuale di “ampio respiro” illegittimamente baipassata con la presentazione di singoli progetti e con il conseguente spezzettamento in tante procedure di VIA.
Sul punto preme richiamare – mutatis mutandis - la giurisprudenza formatasi in tema di elusione della Valutazione di Impatto Ambientale tramite lo “spezzettamento” artificioso dei progetti: “La giurisprudenza della Corte Giustizia UE (Corte Giustizia CE, Sez. II, 10 dicembre 2009) e del Giudice amministrativo italiano (Cons. Stato, sez. VI, 30 agosto 2002, n. 4368; sez. IV, 2 ottobre 2006, n. 5760; sez. V, 16 giugno 2009, n. 3849; T.A.R. Puglia, Lecce, sez. I, 16 aprile 2010, n. 926; T.A.R. Puglia, Bari, sez. II, 23 giugno 2010 n. 2602) è, infatti, concorde nello stigmatizzare il cd. scorporo in lotti di opere aventi carattere unitario, al fine di eludere la normativa in tema di valutazione di impatto ambientale: la disciplina relativa alla valutazione di impatto ambientale non può essere elusa a mezzo di un riferimento a realizzazioni o interventi parziali, caratteristici nelle opere da realizzarsi per "tronchi" o "lotti", ...La valutazione ambientale necessita, infatti, di una valutazione unitaria dell'opera, non essendo possibile che, con un meccanismo di stampo elusivo, l'opera venga artificiosamente frazionata in porzioni eseguite in assenza della valutazione perché, isolatamente prese, non configurano interventi sottoposti al regime protettivo (Cons. Stato, sez. V, 16 giugno 2009, n. 3849)” (Tar Firenze, sez. II, 30/07/2012, n. 1388).
Analoghe considerazioni dovrebbero valere anche per la Valutazione Ambientale Strategica.
È parimenti illegittimo eludere la fase di valutazione ambientale strategica frammentazione in singoli progetti, sottoposti ad altrettante VIA, quello che in origine - ed in realtà - rappresenta un articolato ed unitario piano di sfruttamento della risorsa idrica volto alla produzione di energia elettrica.
II) Violazione e/o falsa applicazione dell’art. 12 D.Lgs. 387/2003; artt. 22, 24, 25 e 26 D. Lgs. 152/2006; artt. 5, 12, 13 L.R. 40/1998; art 4, comma 3, D.Lgs. 3 marzo 2011, n. 28 recante attuazione della direttiva 2009/28/CE - Violazione e/o falsa applicazione dell’All. n.1, parte III e All. n. 4 del D.M. 10/09/2010 n. 47987 recante “Linee Guida per l’autorizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili”; della Deliberazione di Giunta Regionale 30 gennaio 2012, n. 5-3314, recante “Indicazioni procedurali in ordine allo svolgimento del procedimento unico di cui all'articolo 12 del decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387, relativo al rilascio dell'autorizzazione alla costruzione ed esercizio di impianti per la produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile” - Violazione delle Direttive “Acque” 2000/60/CE, “Habitat” 92/43/CEE e “VIA” 2011/92/UE - Difetto di istruttoria e di motivazione - Violazione del principio del giusto procedimento.
La presenza nell’area SIC Valsessera delle due succitate centrali della Famiglia Zegna “Sessera A”, “Sessera B”, del futuro impianto “C” cui si aggiunge la presenza della Diga Miste e di un impianto di captazione per l’innevamento invernale (licenza di attingimento “Antignana”) nonché il progetto autorizzato di rifacimento/ampliamento dell’invaso sul Torrente Sessera, rende evidente la grave carenza istruttoria del procedimento che si è concluso con l’impugnata Determinazione.
La Provincia di Biella e le altre Amministrazioni coinvolte nel procedimento autorizzatorio non hanno valutato gli effetti del cumulo degli impianti realizzati e realizzandi nell’area in cui verrà situata la nuova centrale idroelettrica.
Come anticipato nella parte in fatto, il progetto de quo è stato sottoposto al procedimento volto al rilascio dell’autorizzazione unica ex art. 12 D.Lgs. 387/2003 in cui, previo espletamento della procedura di VIA e di Valutazione di incidenza (art. 12, comma 3, D.Lgs. 387/2003), confluiscono tutti gli apporti amministrativi necessari per la costruzione degli impianti (All. n. 1, parte II, punto 14.1 delle “Linee Guida per l’autorizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili”).
L’autorizzazione unica si pone, pertanto, l’obiettivo di semplificare e riunire all’interno di un unico procedimento tutti i provvedimenti necessari, senza trascurare la necessaria attenzione che deve prestarsi al profilo della valutazione di compatibilità ambientale che è il primo passaggio obbligato della procedura.
La Regione Piemonte, con DGR n. 5-3314 del 2012, recante “Indicazioni procedurali in ordine allo svolgimento del procedimento unico di cui all'articolo 12 del decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387, relativo al rilascio dell'autorizzazione alla costruzione ed esercizio di impianti per la produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile”, ha infatti dedicato particolare attenzione alla necessità di procedere – nel corso dell’istruttoria - alla valutazione degli effetti sull’ambiente provocati dal “cumulo degli interventi”. Al paragrafo 5 della citata DGR viene evidenziato che “Il d.lgs. 3 marzo 2011, n. 28 recante attuazione della direttiva 2009/28/CE sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili, all’articolo 4, comma 3 prevede espressamente che, “le Regioni […] stabiliscono i casi in cui la presentazione di più progetti per la realizzazione di impianti alimentati da fonti rinnovabili e localizzati nella medesima area o in aree contigue sono da valutare in termini cumulativi nell’ambito della valutazione di impatto ambientale” di conseguenza l’istruttoria deve “tenere conto della situazione in cui il nuovo intervento dovrà inserirsi e, in particolare, del cumulo con altri progetti”.
La Regione ha altresì spiegato che “la valutazione cui l’Amministrazione competente è chiamata non può esaurirsi nell’esame del progetto proposto quale fatto a sé stante, avulso dal contesto paesaggistico, edilizio, ambientale e territoriale di fondo, bensì deve tenere conto della sua interazione con gli impianti preesistenti … e con gli altri progetti presentati all’Amministrazione per la realizzazione di impianti localizzati nella medesima area o in area contigua, in corso di valutazione”.
Il ruolo fondamentale e imprescindibile della valutazione cumulativa degli interventi è reso vieppiù evidente da quanto stabilito dalle “Linee giuda per l’autorizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili” che prevedono, all’Allegato n. 4, lett. e), che le Regioni, per individuare le aree non idonee all’installazione degli impianti, “potranno tenere conto sia di elevate concentrazioni di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili nella medesima area vasta prescelta per la localizzazione, sia delle interazioni con altri progetti, piani o programmi posti in esser o in progetto nell’ambito della medesima area” (D.M. 10/09/2010 n. 47987).
In violazione della succitata normativa né l’Organo Tecnico (in 7 riunioni) né la Conferenza dei servizi (in 6 sedute) ha affrontato la questione del cumulo degli interventi realizzati e realizzandi nell’area SIC Valsessera.
Peraltro, si segnala che con il caso EU PILOT 6011/14/ENVI la D.G. Ambiente della Commissione Europea ha già contestato, in sede pre contenziosa, al Governo italiano il rilascio di autorizzazioni alla realizzazione di impianti per la produzione di energia idroelettrica, proprio in relazione all’omesso esame del cumulo degli impatti di più progetti rispetto al medesimo corpo idrico e alla violazione delle Direttive “Acque” 2000/60/CE, “Habitat” 92/43/CEE e “VIA” 2011/92/UE.
Tale carenza istruttoria è aggravata dalla circostanza che le odierne ricorrenti (riunite nel Comitato di Tutela dei Fiumi) avevano più volte segnalato, nel corso dell’istruttoria, la presenza di numerose opere in Valsessera e la conseguente necessità di un’accurata valutazione degli effetti del loro cumulo (cfr. ad esempio le osservazioni del 28/12/2012 pp. 9-11 3 e la nota del 6/03/2014; fascicolo sub doc. n. 33).
I contributi delle odierne ricorrenti non sono stati tenuti in debita considerazione con l’ulteriore violazione del comma 2 dell’art. 25 del D. Lgs. 152/2006 che prevede che “L’autorità competente acquisisce e valuta tutta la documentazione presentata, le osservazioni, obiezioni e suggerimenti inoltrati ai sensi dell'articolo 24” da chiunque abbia interesse.
Il provvedimento impugnato è pertanto gravemente illegittimo perché non ha tenuto in alcun conto che in Alta Valsessera si sta verificando un’ampia e sistematica stratificazione di opere per lo sfruttamento idrico (con le connesse infrastrutture) che aumentano esponenzialmente gli effetti sull’ambiente.
III) Violazione e/o falsa applicazione dell’art. 5, 24, 25 e 26 D.Lgs. 152/2006, dell’art. 12 L.R. 40/1998 - Violazione e/o falsa applicazione dell’art. 27 del Regolamento Regionale 29/07/2003, n. 10/R recante “Disciplina dei procedimenti di concessione di derivazione di acqua pubblica” - Carenza di istruttoria e di motivazione. Errore di fatto.
Come evidenziato nella parte in fatto, nel corso del procedimento il Lanificio Zegna ha presentato alla Provincia ben 4 modifiche al progetto originario; l’ultima, del 23/10/2015, consiste in “un’ipotesi di variante progettuale tesa al superamento delle condizioni/prescrizioni, apposte ai pareri favorevoli manifestati dai soggetti della conferenza dei servizi seduta del 1/09/2015 e ritenute dal proponente medesimo eccessivamente penalizzanti. Dette modificazioni…furono valutate dall’OT non sostanziali” (cfr. verbale Conferenza dei Servizi del 11.05.2016).
La modifica “consiste nella riduzione da 2 elementi ad 1 della turbina accoppiata al sistema di produzione dell’energia elettrica e nella modifica dei parametri idraulici di prelievo con incremento del valore di portata massima e riduzione della portata media derivata rispetto a quella di progetto pari a circa il 5%” (cfr. verbale della Riunione dell’Organo Tecnico del 13.11.2015).
Senonché, tale modifica, alla luce della normativa in materia, non può essere considerata non sostanziale.
L’art 5 del D.Lgs. 152/2006 definisce “modifica sostanziale di un progetto…: la variazione delle caratteristiche o del funzionamento ovvero un potenziamento dell'impianto, dell'opera o dell'infrastruttura o del progetto che, secondo l'autorita' competente, producano effetti negativi e significativi sull'ambiente.” e l’art. 27 del Regolamento Regionale 10/R del 2003 recante “Disciplina dei procedimenti di concessione di derivazione di acqua pubblica” precisa che “per variante sostanziale si intende ogni modifica alla concessione originaria relativa a: …b) variazione in aumento del prelievo che renda necessaria una nuova valutazione dell'interesse di terzi, del contesto ambientale o del rischio idraulico”. Il medesimo art. 27 al comma 1 prevede che “Quando sia necessario variare sostanzialmente la concessione, si procede con tutte le formalita' e condizioni richieste per le nuove concessioni” e pertanto ad una nuova fase di evidenza pubblica richiesta per le procedure di VIA.
Nel caso di specie, con l’ultima modifica progettuale, la portata massima della centralina è passata da 990 a 1.300 l/sec con un aumento del prelievo medio complessivo valutabile nell’ordine del 30% circa della portata media derivata. Il Proponente, quindi, a fronte della prescrizione di un elevato coefficiente per la determinazione del DMV ambientale (prescrizione imposta dalla Direzione Ambiente della Regione), ha disconosciuto le motivazioni ambientali che l’avevano indotto, nel 2013 dopo la fase di Verifica, a presentare un progetto con portata massima non superiore a 990 l/sec così come indicato dalla CdS ed OT.
Va inoltre osservato che la variazione in aumento della portata massima di prelievo da 990 a 1300 l/sec (ed anche della portata media derivata e rilasciata) incide negativamente sulla possibilità di mantenimento dello stato ecologico “elevato” e conseguentemente sulla fauna ittica nonchè sullo stato idromorfologico dell’area.
Pertanto, con l’ultima surrettizia modifica della portata massima derivata (da 990 a 1300 l/sec a cui si associa una modifica complessiva delle portate medie derivate e delle portate rilasciate) si è introdotta una variante sostanziale dopo che la Conferenza dei Servizi aveva già stabilito la compatibilità ambientale per un impianto con 990 l/s di porta massima derivata.
Preme quindi evidenziare che tutti gli studi e gli approfondimenti di carattere ambientale relativi al mantenimento dello stato ecologico esistente sono stati dunque condotti per una portata derivata massima di 990 l/sec inferiore a quella successivamente autorizzata.
In tal modo il “nuovo progetto” è stato approvato successivamente alla chiusura della fase di Valutazione Ambientale senza una nuova indagine degli effetti e delle incidenze che può provocare sull’ambiente. Ciò trova conferma nella nota della Direzione Ambiente della Regione Piemonte che, in vista dell’ultima Conferenza dei Servizi, ha rilevato che “nel caso in esame, essendo la procedura di VIA conclusa con la Conferenza dei servizi del 1/09/2015 e non essendo prevista dalla Provincia una sua rinnovazione sulla modifica progettuale presentata, il settore regionale scrivente non ha la facoltà di legge di esprimersi nell’ambito della Conferenza dei Servizi del 11/05/2016 che, come sottolineato nella nota di convocazione, ha unicamente in oggetto la variante progettuale giudicata, dall’amministrazione provinciale in indirizzo, come non sostanziale” (doc. n. 21).
La valutazione dell’OT fatta propria dalla Provincia è dunque abnorme poiché non tiene conto degli effetti ambientali negativi che la variazione della portata massima e media potrà comportare. A tal fine è sufficiente valutare la ratio scientifica ed ambientale, prima ancora che normativa, su cui si fondano sia la Direttiva 8- dell’AdBPo che le Linee Guida regionali per le derivazioni idroelettriche del 2016 in precedenza richiamate: le portate derivate medie in area SIC non dovrebbe mai essere superiori al 30% della portata media in alveo.
IV) Violazione dell’art. 12, secondo comma, dell’art. 14 l. 241/90 - Violazione dell’art. 12 del d.lgs. 387/2003 - Violazione e/o falsa applicazione degli artt. 22, 24, 25 e 26 D. Lgs. 152/2006; artt. 5, 12, 13 L.R. 40/1998 - Violazione e/o falsa applicazione dell’art. 2 DGR n. 54-7409 del 7.04.2014 “Misure di conservazione per la tutela dei siti della Rete Natura 2000 del Piemonte” - Violazione e/o falsa applicazione dell’All. n.1, parte III del D.M. 10/09/2010 n. 47987 recante “Linee Guida per l’autorizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili” - Violazione e/o falsa applicazione degli artt. 1 e 3 L. 241/1990, 3 terLgs. 152/2006, 1 L.R.Piemonte 40/1998 in relazione all’art. 97 Cost. e all’art. 191 TFUE - Violazione del principio di precauzione e di prevenzione Carenza di istruttoria e di motivazione – Contraddittorietà - Indeterminatezza.
IV.a) Come noto, la conferenza dei servizi prevista dall’articolo 12 del D.Lgs. 387/2003 è riconducibile al modello decisorio previsto dal secondo comma dell’art. 14 delle l. 241/90 (cfr., ex multis, TAR Piemonte, Sez. I, 21/12/2011).
La conferenza dei servizi nella quale si articola il procedimento unico definito dall’art. 12 del D.Lgs. 387/2003 costituisce la sede esclusiva in cui doveva essere esaminato ed approvato, in ogni suo aspetto, la costruzione e la gestione dell’impianto de quo.
Nel caso di specie, pur essendo emersa nel corso dell’istruttoria la presenza nel Torrente Dolca di esemplari della specie protetta Trota Marmorata, la cui conservazione potrebbe essere compromessa dall’entrata in esercizio dell’impianto, la Provincia di Biella, anziché negare il parere positivo di compatibilità ambientale, ha “congelato” tale problematica rimandando la completa valutazione al compimento di successivi monitoraggi.
Infatti, nel corso dell’istruttoria è emerso quanto segue:
- nella prima riunione l’Organo Tecnico ha rilevato che “il monitoraggio condotto dal Lanificio E. Zegna…ha condotto a risultati migliori rispetto a quanto dal predetto proposto in occasione della fase di Verifica di…VIA…ed è rilevata una popolazione di trota fario di un certo pregio e ben strutturata… inoltre è inclusa la presenza, anche se nettamente minore, della specie pregiata Salmo Trutta marmoratus non ibrida”;
- la Direzione Ambiente della Regione, con parere pervenuto alla Provincia in data 12/02/2013, ha evidenziato che alcuni aspetti del progetto avrebbero dovuto essere approfonditi dal proponente considerata – tra le altre – “la peculiare presenza della trota marmorata”;
- nella seconda riunione l’OT ha rilevato “la possibilità che una riduzione di portata possa ricreare, nel T. Dolca, condizioni non idonee alla riproduzione delle specie ittiche, che invece attualmente trovano condizioni ideali”, ha ribadito la presenza di criticità “aggravate dalla presenza della specie ittica in “Direttiva Habitat” Allegato II: trota marmorata” e ha precisato che “per lo studio dell’idoneità ittica, il Proponente ha utilizzato le curve di idoneità della Trota Fario, mentre non ha considerato quelle relative alla trota marmorata. Normalmente la trota marmorata è caratterizzata da idroesigenza maggiore rispetto alla trota fario…”;
- in data 17/06/2014 la Direzione Ambiente ha reso parere di valutazione di incidenza negativo poiché - tra le altre criticità della documentazione progettuale - “le curve utilizzate nello studio sono relative alla trota fario e non a salmo marmoratus, presente nel torrente Dolca”;
- nella terza riunione l’OT ha evidenziato come “per quanto riguarda la presenza della trota marmorata nel T. Dolca , lo studio ittico proposto…evidenzia che neanche nelle recenti analisi avviate per l’aggiornamento del Piano Ittico Regionale sono state posizionate stazioni si monitoraggio che possano confermare o meno la presenza…In ogni caso lo studio ittico del proponente non fornisce un’analisi che permetta di dirimere il dubbio circa la vocazionalità del corpo idrico alla specie di trota marmorata (che, peraltro, è quello principe nell’identificazione dell’importanza di conservazione dell’ecosistema)”;
- nel corso della quarta sessione istruttoria della Conferenza dei Servizi i partecipanti sono tornati sulle problematiche inerenti la sussistenza o meno della trota marmorata nel Torrente Dolca e a fronte dell’insistenza del progettista del Lanificio Zegna nel sostenere che - come risulta dalla nuova Relazione Ittica – tale esemplare non è presente, il Funzionario Tecnico dell’ARPA ha evidenziato che le considerazioni fatte dall’ARPA sono state condotte “avendo come oggetto di istruttoria questa relazione ma anche a quella precedente. Se non sbaglio, in un punto di questa controdeduzioni avete pure scritto che avevate precedentemente, come dire, assunto che fosse zona di pregio ma che in realtà vi eravate sbagliati e che non è così…”;
- nella quarta riunione dell’OT l’ARPA ha osservato che “nel contesto della trattazione delle tematiche inerenti la fauna ittica è necessario ricordare che, durante l’iter istruttorio sono state fornite informazioni contrastanti in relazione alla specie contemplata dalla direttiva Habitat Trota Marmorata, sia in termini di vocazionalità del torrente ad ospitare la specie sia sulla presenza naturale della stessa, il proponente ha fornito i risultati di due recenti campionamenti ittici: detti campionamenti evidenziano la totale assenza della trota marmorata…Tuttavia l’ARPA ritiene necessario evidenziare che i campionamenti non sono stati orientati a dirimere il dubbio…come invece espressamente richiesto”;
- la medesima Direzione Ambiente, Governo e Tutela del Territorio, della Regione Piemonte, con nota recepita dalla Provincia di Biella in data 1/09/2015, ha espresso giudizio positivo di incidenza pur condizionato al rispetto di una decina di prescrizioni tra cui quella posta a garantire l’adozione “di tutti gli accorgimenti necessari a garantire la conservazione di Salmo Marmoratus” la cui presenza è provata anche “dalla documentazione presentata a settembre 2012” dal proponente.
Tale condotta ha violato, non solo il richiamato art 12 del D.Lgs. 387/2003, ma anche la normativa posta genericamente a tutela dell’ambiente e specificatamente a tutela della Trota Marmorata. Infatti, l’art. 2 della DGR n. 54-7409 del 7.04.2014 “Misure di conservazione per la tutela dei siti della Rete Natura 2000 del Piemonte” al comma 1) prevede che “nei siti della Rete Natura 2000 (SIC, ZSC, ZPS) sono vietate le attività, i piani, i programmi, i progetti, gli interventi e le opere che possono compromettere lo stato di conservazione degli habitat inseriti nell’Allegato I della Direttiva Habitat, delle specie inserite negli Allegati II e IV della Direttiva Habitat” tra cui è per l’appunto compresa Trota Marmorata.
Peraltro anche le odierne Ricorrenti, riunite nel Comitato di Tutela dei Fiumi, hanno evidenziato la presenza della specie in considerazione depositando osservazioni e perizie tecniche:
- con le osservazioni del 12/07/2015 il CTF ha rilevato e denunciato la presenza della Trota Marmorata allegando una relazione del Prof. G. Forneris ed una perizia del Dott. Rossi che si intendono interamente richiamate (cfr. doc. n. 33). Nelle medesime osservazioni il CTF ha altresì evidenziato la contraddittorietà delle perizie ittiologiche depositate nel corso del procedimento dal Proponente, infatti, nella perizia del Prof. P.P. Gibertoni è evidenziata la presenza della Trota Marmorata mentre in quelle successive no;
- con nota del 11/10/2015 il CTF ha nuovamente portato all’attenzione della Provincia “la necessità di un ulteriore campionamento…al fine di illustrare più compiutamente che gli studi effettuati dal Proponente sulla presenza e consistenza di alcune specie ittiche, condotti in condizioni inidonee, portavano ad erronee conclusioni e contraddicevano le conclusioni di precedenti studi depositati in sede di VIA dallo stesso Proponente” ed ha depositato un’ulteriore perizia (cfr. doc. n. 33).
Orbene, anche tale circostanza determina – sotto ulteriore profilo rispetto a quello denunciato nel precedente motivo di diritto - la violazione del comma 2 dell’art. 25 del D. Lgs. 152/2006 che prevede che “L’autorità competente acquisisce e valuta tutta la documentazione presentata, le osservazioni, obiezioni e suggerimenti inoltrati ai sensi dell'articolo 24” da chiunque abbia interesse.
Nel rispetto dell’art 12 D.Lgs. 387/2003 tale evidente criticità ambientale avrebbe dovuto essere chiarita prima della decisione di autorizzare o meno il progetto del Lanificio Zegna.
Invece nella quinta CDS il Responsabile del Procedimento ha affermato che “ad oggi non siamo in grado…(non prosegue il pensiero). E ritengo che non sia nemmeno opportuno riaprire questo tipo di discussione, perché la Provincia per la valutazione di incidenza è tenuta a considerare quanto la Regione Piemonte ha rilevato…è stata operata una Valutazione di Incidenza che è condizionata a determinate prescrizioni…Così noi valuteremo quanto emergerà dai monitoraggi che sono richiesti e che saranno prescritti nel provvedimento conclusivo…: oggi non siamo in grado di dirimere totalmente la questione, a fronte della constatazione di impostazioni di pensiero molto in dissenso tra loro”. Il Responsabile in chiusura ha ribadito che “non vorrei che finissimo in un punto morto…il punto è che la questione non si può definire qui e adesso. Io ritengo che la procedura si debba chiudere qui con gli elementi che abbiamo”.
Gli elementi a disposizione delle Amministrazioni avrebbero dovuto condurre ad una conclusione negativa, contraddittoriamente, il Responsabile del Procedimento ha invece ritenuto che “non esistono motivi ostativi al rilascio della compatibilità ambientale favorevole” e ha rimesso ogni decisione circa le interferenze della centralina sulla specie protetta ad un futuro monitoraggio che “sarà impostato per ogni componente ambientale sulla base della situazione ante-operam e dovrà prevedere la pianificazione dei monitoraggi relativi agli aspetti idraulici nei tratti di meso-habitat più sensibili alla riduzione di portata che permettano di escludere una perdita di idoneità rispetto alla fauna ittica presente”.
A ciò si aggiunga che l’Amministrazione Provinciale non ha considerato l’impatto negativo dell’opera su altre due specie protette: il Cottus gobio e il Carabus Olympiae. Per tali specie l’Amministrazione non ha quindi neppure previsto i monitoraggi che ha prescritto per la Trota Marmorata.
Eppure il Cottus gobio o Scazzone è a rischio estinzione ed è la specie ittica maggiormente inserita nei progetti LIFE per la sua conservazione (si veda al riguardo il documento della Commissione Europea LIFE and Freshwater fish, Luxembourg Publications Office of the European Union, 2015 ove si rimarca l’importanza di tale salvaguardia).
Lo Scazzone è tutelato dalla Deliberazione della Giunta Regionale 7 aprile 2014, n. 54-7409 che all’art 72 vieta di “effettuare nuove captazioni idriche” nei siti caratterizzati dalla presenza del Cottus gobio.
Peraltro tale articolo non prevede che il divieto sia applicato nei soli tratti di torrente ove è stata riscontrata la presenza dello Scazzone ma, per ragioni evidentemente cautelative, definisce il divieto per un ambito più vasto: l’intero il SIC.
La presenza dello Scazzone è dimostrata dal campionamento e dalla perizia depositati nel corso dell’istruttoria dalle odierne Ricorrenti riunite nel Comitato Tutela dei Fiumi (doc n. 33). Alla luce di tali ritrovamenti il Comitato ha diffidato la Provincia affinchè eseguisse un campionamento al fine di accertare, prima del rilascio della compatibilità ambientale, la presenza dello Scazzone nel tratto di torrente interessato dalle opere; nonostante ciò la Provincia non ha ritenuto necessario tale accertamento.
Anche il Carabus Olympiae (che è un coleottero endemico di interesse prioritario) è tutelato dalla più volte citata Direttiva Habitat.
La presenza di tale specie protetta è stata fortemente sottostimata – e di fatto ignorata - pur essendo l’area di intervento, per caratteristica intrinseca, tra le più vocate per quanto riguarda il coleottero (sul punto si veda la raccolta di numerosi studi sub doc. n. 34).
Quanto sopra dedotto rende evidente che la condotta della Provincia di Biella e delle altre Amministrazioni coinvolte nel procedimento ha violato il rispetto del principio di precauzione, imposto dalla normativa comunitaria e recepito dalla legislazione nazionale, dal quale discenderebbe per l'Amministrazione l'onere di disporre una tutela anticipata per prevenire i rischi anche potenziali per l’ambiente (cfr. Consiglio di Stato, sez. V, 18/05/2015, n. 2495: “principio di precauzione fa obbligo alle Autorità competenti di adottare provvedimenti appropriati al fine di prevenire i rischi potenziali per la sanità pubblica, per la sicurezza e per l'ambiente, ponendo una tutela anticipata rispetto alla fase dell'applicazione delle migliori tecniche proprie del principio di prevenzione").
Come noto, infatti, il trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea nella sua versione consolidata stabilisce, all’art. 191, che “1. La politica dell’Unione in materia ambientale contribuisce a perseguire i seguenti obiettivi:
- salvaguardia, tutela e miglioramento della qualità dell’ambiente;
La politica dell’Unione in materia ambientale mira a un elevato livello di tutela, tenendo conto della diversità delle situazioni nelle varie regioni dell’Unione. Essa è fondata sui principi della precauzione e dell’azione preventiva, sul principio della correzione, in via prioritaria alla fonte, dei danni causati all’ambiente, nonché sul principio “chi inquina paga””.
L’art. 3 ter del D.Lgs. 152/2006 prevede che “La tutela dell'ambiente e degli ecosistemi naturali…deve essere garantita da tutti gli enti pubblici e privati e dalle persone fisiche e giuridiche pubbliche o private, mediante una adeguata azione che sia informata ai principi della precauzione, dell'azione preventiva, della correzione, in via prioritaria alla fonte, dei danni causati all'ambiente…”.
Il principio di precauzione, peraltro, integra quello di buon andamento ed imparzialità dell’azione amministrativa di cui all’art. 97 Cost. cui deve necessariamente informarsi ogni azione della Pubblica Amministrazione.
Tali principi sono stati disattesi dalle Amministrazioni che, con evidenti errori e carenze istruttorie e motivazionali, hanno rimandato ad un momento successivo la verifica della presenza delle Trota Marmorata, hanno ignorato la possibile (certa e provata per i ricorrenti) presenza dello Scazzone e hanno sottostimato il detrimento che la realizzazione dell’opera causerà agli habitat del Carabus Olympiae, in cumulo con gli impatti di altre opere.
IV.b) Inoltre, nel procedimento unico de quo non sono confluiti tutti i pareri e le autorizzazioni necessarie all’autorizzazione del progetto donde la violazione - sotto ulteriore profilo - dell’art 12 del D.Lgs. 387/2003 in combinato disposto con l’art. 13.1 parte II, All. n. 1, delle “Linee Guida per l’autorizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili”.
Relativamente ai pareri non confluiti nel procedimento, deve rilevarsi che l’Autorità di Bacino del Po si è espressa nel marzo 2012 durante la fase di Verifica di Assoggettabilità a VIA, quindi prima dell’avvio, nel novembre 2011, del procedimento unico e pertanto senza avere esaminato il progetto definitivo.
L’importanza, nel procedimento in considerazione, del parere di tale autorità è resa evidente dalla finalità che persegue, ossia la tutela ambientale dell’intero bacino idrografico del fiume Po’ secondo gli obiettivi di difesa idrogeologica e della rete idrografica, tutela della qualità dei corpi idrici, razionalizzazione dell'uso delle risorse idriche, regolamentazione dell'uso del territorio.
La necessità di rinnovare ed aggiornare il parere è resa palese dalla circostanza che nel corso del procedimento l’AdBPO ha aggiornato la proprie disposizioni normative con la emanazione della Direttiva n° 8 (dicembre 2015) e la modifica del Piano di Gestione (sempre nel 2015).
L’articolo 7 (Disciplina transitoria) al punto 1 dispone che “per le istanze in corso di istruttoria alla data di adozione, la Direttiva assume il valore di linea guida a supporto della valutazione di compatibilità della derivazione rispetto agli obiettivi del PdGPo vigente”.
Quanto invece alle autorizzazioni confluita nell’autorizzazione in questione deve rilevarsi che l’impugnata Determinazione ha statuito che “il presente provvedimento autorizzativo non comprende:
- l’autorizzazione di cui R.D. 25.07.1904 n. 523 “Testo Unico per le Opere Idrauliche”, alla realizzazione di opere idrauliche in alveo e la concessione di cui al D.P.G.R. 06.12.2204 n. 14/R, per l’utilizzo di beni del demanio idrico, entrambe da conseguire separatamente presso la Regione …
- il Nulla osta per le interferenze con le comunicazioni elettroniche ai sensi del D. Lgs. 259/2003 e ss.mm.ii. da conseguire separatamente presso il Ministero dello Sviluppo Economico” (…).
IV.c) La violazione dell’art. 12 del D.Lgs. 387/2003 e del principio di collegialità della conferenza dei servizi è altresì resa evidente dall’emanazione della determinazione n. 880 del 11/08/2016 recante “Lanificio Ermenegildo Zegna & Figli S.p.A., Trivero (BI) progetto denominato:“Centralina idroelettrica in Valsessera, sul Torrente Dolca. Nuova concessione di derivazione” – Rettifica errori materiali e precisazioni su alcuni contenuti della Determinazione Dirigenziale di autorizzazione n. 713 del 30.06.2016”.
Tale Determinazione non corregge unicamente meri refusi ma corregge e integra talune prescrizioni (nn. 50, 52, 53, 54, 55, 56 e 58) di cui all’Allegato C concernenti la “Valutazione di Incidenza – Condizioni a parere di Valutazione d’Incidenza Favorevole”. È evidente che tale “operazione” di aggiustamento delle prescrizioni avrebbe dovuto essere condotta in contraddittorio con le amministrazioni che hanno partecipato al procedimento.
L’elusione della verifica collegiale e il rinvio di alcuni aspetti – non meramente formali – attinenti alla tutela ambientale determina l’ulteriore illegittimità dell’autorizzazione impugnata.
Nel caso di specie, la modalità di approvazione dell’autorizzazione sopra descritta si è posta in evidente conflitto con il carattere omnicomprensivo del procedimento unico definito dall’art. 12 D.lgs. 387/2003 che avrebbe dovuto indurre l’amministrazione procedente ad aggiornare la conferenza dei servizi ad una data successiva, nella quale, da una lato, sarebbero dovuti confluire il parere e le autorizzazioni mancanti e, dall’altro, si sarebbero dovute dirimere le predette criticità ambientali.
V) Violazione dell’art 12 D.Lgs. 387/2003, dell’art. 10 L. Regione Piemonte n. 40/1998 e dell’art. 20 D. Lgs. 152/2006 – Violazione e/o falsa applicazione degli artt. 134 e 142 del D.Lgs. 42/2004 - Violazione e/o falsa applicazione della D.G.R. 78 del 19/06/2008 recante Piano Forestale Aziendale “Foresta Regionale Alta Valsessera” - Violazione e/o falsa applicazione dell’art. 1 L. 241/1990 e dell’art. 97 Cost. - Difetto di istruttoria e di motivazione - Illogicità e contraddittorietà – Violazione del principio del giusto procedimento – Eccesso di potere.
Per quanto concerne le interferenze del progetto con la componente “forestale” del territorio su cui andrà a collocarsi, ad un primo parere in cui la Direzione Opere Pubbliche della Regione Piemonte ha rilevato il contrasto con gli artt. 1 (relativo alla trasformazione dei suoli) e 9 (che vieta le derivazioni) del Piano Forestale Aziendale “Foresta Regionale Alta Valsessera” ne sono seguiti ulteriori del medesimo tenore fino all’emanazione di un parere favorevole condizionato a 25 prescrizioni.
Senonchè il chiaro tenore letterale dell’art 9 del PFA che vieta nuove derivazioni avrebbe dovuto condurre ad un parere negativo: “All’interno dei confini del SIC non è consentita la realizzazione di nuove captazioni delle acque per fini silvopastorali e turistici (innevamento artificiale per piste da sci) e la costruzione di nuovi organi di presa. È proibita la captazione delle acque di falda superficiale poiché necessarie alla conservazione degli ecosistemi palustri. Per quanto riguarda i canali già esistenti, non è ammessa la loro impermeabilizzazione per mezzo di teli pacciamanti o utilizzo di calcestruzzo. Sono consentiti gli interventi di manutenzione ordinaria sulle sponde dei rii e degli affluenti”.
A nulla rileva l’approvazione del nuovo Piano Forestale Aziendale 2015-2029 della Proprietà demaniale Regionale della Val Sessera (Province di Biella e Vercelli) e del Piano Forestale Aziendale 2015-2029 della Proprietà Zegna in Valsessera (BI) approvato con D.G.R. n. 32-2531 del 30.11.2015 (che – del tutto irragionevolmente – non prevedono più tale tutela) poiché detti piani sono stati approvati, senza Valutazione di Incidenza, successivamente alla chiusura della fase di VIA avvenuta con la CDS del 1/09/2015: nel procedimento in corso dovevano infatti ritenersi pienamente vigenti le norme maggiormente restrittive e garantistiche del PFA 2004/2013.
Per quanto concerne la valutazione degli impatti del progetto sulla tutela della “biodiversità” la Direzione Ambiente, dopo avere richiesto diverse integrazioni, in data 17/06/2014, ha reso parere di valutazione di incidenza negativo: in primo luogo, poiché “le curve utilizzate nello studio sono relative alla trota fario e non a salmo marmoratus, presente nel torrente Dolca, la quale secondo la letteratura scientifica specifica…è caratterizzata da esigenze ancora maggiori in fatto di disponibilità di spazio vitale”, in secondo luogo, poiché “per quanto attiene la conservazione dell’habitat di interesse comunitario…la variante progettuale…determina un’incidenza diretta sull’habitat 91E0 – Foreste Alluvionali” ed infine, poiché “relativamente alla conservazione degli habitat igrofili…si ritiene che una possibile incidenza sulla loro composizione specifica e sul loro stato di conservazione possa derivare dalla sottrazione di portata del Torrente Dolca, determinata dall’entrata in esercizio dell’impianto”.
La Direzione ha altresì precisato che la Direttiva acque pone il Dolca tra i corpi idrici significativi sottoposti agli obbiettivi ecologici e ha evidenziato che l’impianto potrebbe compromettere il raggiungimento di tali obbiettivi.
Con parere del 31/08/2015 la Direzione de qua ha rilasciato parere positivo pur condizionato a numerose prescrizioni peraltro non idonee a garantire la tutela degli habitat e delle biodiversità; solo per richiamarne alcune:
- le prescrizioni sulla portata (Coefficiente ambientale di 3,3, modulazione 20%, ecc) affinché “la portata rilasciata proposta garantisca il mantenimento del grado di idoneità “buono” per le porzioni di riffle del tratto sotteso dall’impianto”; la Direzione non ha pertanto preso a riferimento il corretto stato ecologico esistente di qualità “elevata”;
- il monitoraggio è previsto di durata decennale ma già dopo il primo anno è possibile ridurre le condizioni di portata;
- prima dell’avvio dei lavori, deve essere presentato un piano di monitoraggio della scala di rimonta per l’ittiofauna. Senonchè se non si conoscono ad oggi le specie presenti nel Torrente Dolca non è possibile presentare un piano di monitoraggio della scala;
- viene prescritto che il Disciplinare dovrà prevedere la possibilità di rivederne i termini della concessione sulla base degli esiti dei monitoraggi. Senochè alcuni monitoraggi sono di durata decennale senza report annuali.
Peraltro detto parere non è stato rivisto alla luce delle ultime modiche presentate da Proponente poiché – come dedotto nel III motivo di diritto – la variante non è stata valutata sostanziale.
Dal punto di vista paesaggistico la Direzione Programmazione Strategica, Politiche territoriali ed edilizia, della Regione Piemonte in data 8/02/2013 ha rilevato che “appare…necessario verificare la sussistenza della coerenza dell’intervento in oggetto sia con le prescrizioni dell’art. 16 delle NdA del PPR…, nonché…con le prescrizioni di cui all’art. 14 “Sistema idrografico” delle stesse NdA” (cfr. doc. n. 25). La medesima Direzione ha successivamente specificato che “le aree interessate dai lavori proposti risultano assoggettate a vincolo di tutela paesaggistica in forza del DM 1.08.1985…che riconosce l’ambito della Valsessera come una delle più importanti valli tributarie della Val Sesia, in quanto “offre scorci panoramici stupendi soprattutto nella parte alta” che “in qualche punto si presenta in alcuni tratti come un canyon incassato profondamente”, conformato da “ampi boschi” in un ambiente ancora incontaminato, oltrechè ai sensi dell’art 142, comma 1, lett. c e g del D.Lgs 42/2004 e dal SIC IT11300002 Alta Valsessera”, che “le opere in progetto interessano una significativa e profonda vallata alpina, impervia e rocciosa, rappresentata da ambiti di particolare valore paesaggistico che presentano aspetti di elevata naturalità, degni di esser preservati quanto più possibile nella loro integrità” e che “l’orografia del torrente Dolca, articolata e tipicamente torrentizia, ricca di aspetti di indubbio valore scenico e peculiarità sotto l’aspetto paesaggistico, laddove lo sfruttamento della risorsa idrica tramite la costruzione dell’impianto idroelettrico proposto, anche a fronte del rilascio minimo previsto, potrebbe determinare una compromissione delle particolarità altamente significative”. Ciò posto ha ribadito “una serie di perplessità in esito alla soluzione presentata” specie in relazione agli artt. 14 e 16 della NdA del Ppr. L’art 14 “Sistema idrografico” prevede che “la realizzazione degli impianti di produzione idroelettrica deve rispettare i fattori caratterizzanti il corso d’acqua…che per quanto precedentemente espresso potrebbero invece essere compromessi dall’intervento in oggetto” (doc. n. 27).
Nel parere reso in vista della conclusione del procedimento di VIA detta Direzione ha ritenuto superato il contrasto con l’art 16 delle NdA del PPR poiché “con la nuova adozione del Ppr, è stato modificato anche l’articolo 16 delle NdA” al Ppr e sulla base di tali considerazioni ha formulato “una valutazione positiva ai sensi dell’art. 146, comma 5, del D.Lgs. 42/2004 in merito alla proposta progettuale” pur condizionata al rispetto di una serie di prescrizioni (doc. n. 17).
La Direzione de qua si è pertanto “dimenticata” dell’ulteriore criticità concernente la rilevata violazione dell’art. 14 che non è stato modificato dalla nuova adozione del PPR.
L’art. 14 ai punti 6 e 7dispone la limitazione degli interventi trasformativi:
- 6. “Per garantire il miglioramento delle condizioni ecologiche e paesaggistiche delle zone fluviali, fermi restando, per quanto non attiene alla tutela del paesaggio, i vincoli e le limitazioni dettate dal PAI, nonché le indicazioni derivanti da altri strumenti di pianificazione e programmazione di bacino, si provvede a:
nelle zone fluviali “interne”:
limitare gli interventi trasformativi (ivi compresi gli interventi di installazione di impianti di produzione energetica… che possano danneggiare gli eventuali fattori caratterizzanti il corso d’acqua, quali cascate e salti di valore scenico, e interferire con le dinamiche evolutive del corso d’acqua e dei connessi assetti vegetazionali”;
- 10. “All’interno delle zone fluviali “interne”, ferme restando le prescrizioni del PAI, nonché le indicazioni derivanti dagli altri strumenti della pianificazione di bacino per quanto non attiene la tutela del paesaggio, valgono le seguenti prescrizioni:
le eventuali trasformazioni devono garantire la conservazione dei complessi vegetazionali naturali caratterizzanti il corso d’acqua, anche attraverso la ricostituzione della continuità ambientale del fiume e il miglioramento delle sue caratteristiche paesaggistiche e naturalisticoecologiche, tenendo conto altresì degli indirizzi predisposti dall’Autorità di bacino del Po in attuazione del PAI e di quelli contenuti nella Direttiva Quadro Acque e nella Direttiva Alluvioni;
la realizzazione degli impianti di produzione idroelettrica deve rispettare gli eventuali fattori caratterizzanti il corso d’acqua quali cascate e salti di valore scenico, nonché essere coerente con i criteri localizzativi e gli indirizzi approvati dalla Giunta regionale”.
Nel caso di specie, in violazione di tale norma non è stato osservato il rispetto del criterio della limitazione nonostante nel caso de quo sia pacifico che il SIC sia caratterizzato dalla impattante presenza di altri impianti e di un invaso artificiale.
Peraltro, nonostante le modifiche normative apportate, a fronte della paventata compromissione dei fattori caratterizzanti il corso d’acqua in assenza di riduzione o mitigazione delle opere, il parere avrebbe dovuto rimanere negativo.
Le Amministrazioni non hanno neppure rilevato la sussistenza del vincolo del rispetto di 300 metri dall’invaso esistente e da quello approvato (ndr: Rifacimento invaso sul torrente Sessera – Consorzio Bonifica Baraggia). Trascurando la circostanza per la quale l’edificio della centrale di trasformazione ricade in tale area di rispetto.
Infatti, l’art. 134 CBCP, che individua i Beni Paesaggistici, indica come tali, tra gli altri, le aree di cui al successivo art. 142, comma 1, lett. b). Quest’ultima norma prevede che siano comunque sottoposti alla tutela paesaggistica “i territori conterrimi ai laghi compresi in una fascia della profondità di 300 metri dalla linea di battigia, anche pèer i territori elevati sui laghi”.
Deve ritenersi che l’art 142 tuteli, non solo i laghi naturali, ma anche quelli artificiali e dunque anche gli invasi. A conforto di tale tesi si richiama la giurisprudenza che sul punto ha affermato quanto segue: “l’uso della generica locuzione (laghi) depone per la possibile rilevanza, ai fini de quibus, di ogni bene che rappresenti le caratteristiche proprie della particolare unità geografica, come tale individuabile, a prescindere dalla sua origine. In altri termini ed a migliore specificazione, appare ragionevole ritenere che la tutela dell’interesse paesaggistico sia stato dal Legislatore ricondotto, non solo ai “laghi naturali” ma a tutte quelle realtà geografiche le quali, secondo la letteratura scientifica siano qualificabili, appunto, come “laghi”, quindi anche a quelle riconducibili alla nozione di “laghi artificiali”. Con il che deve escludersi ad avviso del Collegio che una classificazione rapportata all’evento, geologico o meno, responsabile della formazione possa di per sé introdurre una diversificazione quanto ad insorgenza del vincolo, ben potendo quest’ultimo interessare non solo un “lago naturale”, ma anche un “lago artificiale” quale prodotto dell’attività umana di modifica del territorio” (Tar Campania Napoli, sez. VII, 27/01/2009, n. 1139; conformemente Corte Cost, 29/05/2009, n. 164).
Relativamente agli aspetti inerenti il “Rischio idrogeologico e Suolo” la Direzione Opere Pubbliche della Regione Piemonte ha rilevato che “la zona oggetto di intervento è ubicata in area interna al perimetro del vincolo idrogeologico ex R.D.L. 30/12/1923, n. 3267” e dopo la richiesta di numerose integrazioni, con nota pervenuta alla Provincia di Biella del 1/09/2015, ha espresso “parere favorevole ai sensi della legge regionale 9/08/1989 n. 45 ed ai sensi dell’art. 31 della L.R. 56/77 alle trasformazioni e modificazioni d’uso del suolo in aree soggette a vincolo idrogeologico” subordinato al rispetto di 22 prescrizioni (doc. n. 19). Particolarmente significativa è la n. 4 in cui si prescrive che “relativamente all’interferenza con i dissesti Cab1/1 e FQ 10, in linea con quanto indicato dall’art 18c. 7 delle NTA del PAI, constatato che il soggetto attuatore è a conoscenza del rischio ivi gravante, è necessario che venga sottoscritto un atto liberatorio che escluda ogni responsabilità dell’amministrazione pubblica in ordine ad eventuali futuri danni a cose e a persone comunque derivanti dai dissesti segnalati”.
Risulta così documentalmente provato che neppure la previsione di così tante prescrizioni ha risolto le criticità legate al posizionamento della traversa e della condotta in un area “con pericolosità geomorfologia elevata di classe III A”. Non è infatti sufficiente la collocazione dell’opera di presa appena a valle del ponte carrabile sul torrente Dolca; tant’è che lo stesso Attuatore è “a conoscenza del rischio ivi gravante” e che ha sottoscritto una liberatoria in ordine a eventuali futuri danni. In merito deve rilevarsi che l’opera idraulica si troverà in una situazione di pericolosità e le opere di traversa e di condotta aumenteranno i rischi idrogeologici che gravano su altre opere pubbliche, in particolare sulla strada forestale posta poco a monte rispetto al decorso della condotta, sullo stesso instabile versante vallivo.
Peraltro, l’impatto visivo di traversa, vasca di carico e condotta non risulta irrilevante e mitigabile. Anzi la soluzione di prossimità dell’opera di traversa al ponte, risulta più visibile dall’osservatore.
Le criticità descritte, quindi, avrebbero dovuto condurre ad una valutazione negativa del progetto.
Invece, nonostante i richiamati pareri contraddittori e le irrisolte criticità richiamate al IV motivo di diritto, la Provincia di Biella ha ritenuto assentibile il progetto pur condizionato al rispetto di 59 prescrizioni contenute nel allegato C dell’impugnata Determinazione e di ulteriori 4 prescrizioni (suddivise in sottoprescrizioni) contenute nel disciplinare di concessione di derivazione di acque pubbliche.
Tali prescrizioni sono tali e tante da rendere palese la contraddittorietà intrinseca dello stesso provvedimento, che da un lato asserisce la compatibilità ambientale del progetto e dall’altra prevede numerose prescrizioni nel tentativo di mitigare il reale impatto.
Sul punto si richiama la Circolare del Presidente della Giunta Regionale del Piemonte del 28 marzo 2011 n. 1/AMD che recita quanto segue: “I provvedimenti finali delle fasi di verifica e di valutazione delle procedure di VIA, ordinariamente si compongono non solo della parte che contiene la decisione dell’Amministrazione in ordine al progetto sottoposto al procedimento (esclusione o meno dalla valutazione nel caso della fase di verifica, giudizio di compatibilità ambientale positivo o negativo nel caso della fase di valutazione), ma anche della c.d. parte prescrittiva.
Quest’ultima è rappresentata dall’insieme delle disposizioni che corredano la decisione finale ed entrano a far parte del dispositivo dell’atto.
Come ha efficacemente chiarito la giurisprudenza, l’atto va quindi considerato nella sua integralità, costituita anche dalle prescrizioni imposte al soggetto destinatario del provvedimento.
Di qui l’importanza di un utilizzo accorto di questi strumenti che, lungi dal costituire un mero accessorio alla decisione finale, entrano a far parte a tutti gli effetti del provvedimento. A questo proposito si osserva come non sia infrequente il fatto che, a fronte di una valutazione positiva sul progetto, siano presenti tali e tante prescrizioni da contraddire nei fatti tale valutazione. Quanto sopra si rivela come un uso distorto dell’istituto, idoneo anche a pregiudicare la legittimità del provvedimento adottato. In tal caso infatti la prescrizione agisce in senso restrittivo rispetto al contenuto del provvedimento ed è in grado di incidere anche notevolmente sulla sfera giuridica del destinatario dell’atto. Sul punto è utile richiamare l’autorevole giurisprudenza che equipara ad un dissenso il provvedimento positivo subordinato a prescrizioni che, per quantità e qualità, siano idonee a rivelare una posizione di fatto negativa dell’Amministrazione.
Il Consiglio di Stato ha infatti precisato che “Si considerano come dissensi in senso sostanziale quei pareri asseritamente favorevoli che tuttavia, per la quantità e la qualità delle prescrizioni (e condizioni) poste alla base del rilascio del parere favorevole, sono in realtà idonee a disvelare una posizione negativa dell'amministrazione partecipante” (Cons. St., ord. n. 7566 del 2004)”.
Nel caso di specie le numerose prescrizioni palesano l’evidenza che il procedimento avrebbe dovuto concludersi negativamente in sede di IV CdS ove il Responsabile del Procedimento ha evidenziato che “l’attuale procedimento è giunto alla conclusione, per cui qualora il proponente lo ritenga opportuno, potrebbe presentare un nuovo progetto, con un nuovo procedimento e l’inizio di una nuova istruttoria”. In evidente contraddizione con quanto statuito l’Amministrazione ha permesso al proponente la proposizione di ulteriori modifiche progettuali ed ha infine assentito il progetto condizionandolo a più di 60 prescrizioni.
VI) Violazione dell’art. 12 del d.lgs. 387/2003; dell’art. 10 L. Regione Piemonte n. 40/1998 e dell’art. 20 D. Lgs. 152/2006 - Violazione delle Direttive “Acque” 2000/60/CE, “Habitat” 92/43/CEE - Violazione e/o falsa applicazione degli artt. 1 e 3 L. 241/1990, 3 terLgs. 152/2006, 1 L.R. Piemonte 40/1998 in relazione all’art. 97 Cost. e all’art. 191 TFUE - Violazione del principio di precauzione e di prevenzione - Carenza di istruttoria e di motivazione - Violazione del principio del giusto procedimento - Contraddittorietà.
Nel corso dell’istruttoria è stato affrontato il tema del mantenimento dello stato ecologico.
A seguito della procedura EU Pilot 6011/ENVI/14 e degli ultimi provvedimenti dell’Autorità di Bacino del Fiume Po’ è diventato di preliminare importanza il mantenimento dello stato ecologico elevato. Per consentire tale mantenimento non è dunque più sufficiente intervenire con DMV più severi (nemmeno con i coefficienti ambientali più restrittivi).
Proprio in virtù del rischio del mancato rispetto del mantenimento dello stato ecologico elevato, nel corso della procedura di VIA per l’impianto in considerazione, si è assistito ad una variazione, da parte dei professionisti incaricati dal Proponente nello studio di compatibilità ambientale, nella classificazione dello stato ecologico ante-operam del torrente.
Va infatti osservato che i dati dei monitoraggi condotti dal Proponete nell’ottobre 2012 (primo campionamento per la 1^ fase di Valutazione) riportano uno stato ecologico “elevato” per tutte e tre le stazioni di monitoraggio del tratto del torrente Dolca interessato dalla proposta progettuale (IBE di 1° classe e tutti gli altri parametri indagati, IFF, ecc. con punteggi elevati, indicanti le ottimali condizioni di naturalità di questo torrente).
I campionamenti IBE successivi, condotti nella primavera e nell’autunno 2013 (allegati alla versione progettuale depositata nel 2015 e calcolati con la metodica STAR-ICMi) hanno invece rilevato:
Giudizio primavera 2013
Buono tendente ad Elevato
Giudizio autunno 2013
Da una situazione totalmente “elevata” riscontrata nel 2012 (a tutte le sezioni) si passa nel 2015 ad una situazione più sfumata, un mix tra “Buono tendente ad Elevato” ed “Elevato”.
Un quadro che consente al Proponente di “sfumare” la classificazione di questo tratto del DOLCA (non più con lo stato ecologico “elevato” al 100%), ovvero evitare di rientrare in quel contesto critico già chiaramente definito da ARPA nell’ambito della procedura di Verifica del 2012 (“L’A.R.P.A. Dip.to di Biella - componente del Nucleo Fisso dell’Organo Tecnico Provinciale – ritiene, quindi, che qualsiasi ulteriore incremento delle pressioni relative al prelievo idrico debba essere attentamente calibrato, avuto conto del possibile non raggiungimento degli obiettivi ambientali definiti dalla W.F.D., e nella documentazione fornita non sono presenti strumenti sufficienti per chiarire questo aspetto. Ciò tenendo anche presente come, dopo l’attivazione di una derivazione, non sarebbero applicabili ulteriori e differenti interventi di miglioramento se non una drastica riduzione delle stesse portate derivate”, Det. n. 827 del 02-04-2012)
Occorre anche ricordare che ARPA ha incluso il DOLCA nella preselezione dei 69 CI con le minori pressioni antropiche del Piemonte, al fine di poi identificare gli 11 CI di riferimento, ai sensi della direttiva acque; ciò a dimostrazione che il Dolca è notoriamente uno dei pochi torrenti piemontesi (sui 967 CI complessivi e sui 439 significativi) in condizioni di “elevata” qualità.
La valutata impossibilità del rilascio di positivo parere di compatibilità ambientale, espressa nel corso della procedura di Verifica di VIA, è derivata sostanzialmente da tale evidenza: se il torrente è caratterizzato da uno stato ecologico “elevato” il prelievo idroelettrico proposto ne ridurrà lo stato ecologico rendendo impossibile il mantenimento a livello “elevato”.
Gli studi ambientali e ittiologici presentati dal Proponente nelle diverse fasi del procedimento, anche variando i professionisti incaricati, si dimostrano cronologicamente funzionali al superamento delle criticità espresse in istruttoria (campionamenti IBE al ribasso, il mancato riscontro del Cottus gobio o la sottostima della popolazione della Salmo truttas rispetto a studi e valutazioni precedenti).
L’Amministrazione non ha affrontato tale problematica e non ha indagato quale fosse effettivamente lo stato ecologico, appiattendosi sulle ultime posizioni del Proponente.
Peraltro, nel caso di specie, il surrettizio aumento del prelievo medio conseguente all’aumento di portata massima (da 990 a 1300 litri al secondo) non può che aggravare e rendere impossibile non solo il mantenimento dello stato “Elevato” (oggettivamente più probabile in un area isolata e priva di particolari pressioni antropiche), ma anche di uno stato “Buono tendente ad elevato”.
Pertanto il provvedimento impugnato si fonda impropriamente su una valutazione dello stato ecologico valutato “Buono tendente ad Elevato” anziché “ Elevato” , in violazione anche del principio di precauzione (al riguardo si richiama una F.A.Q. pubblicata da AdBPO “Quale valore di stato ambientale del CI devo assumere nel caso di quei CI classificati in stato “elevato” da confermare (o “buono potenzialmente elevato”)? Risposta: Per il principio di precauzione, ai fini dell’applicazione della DD in CI classificati in stato ambientale “elevato” si assume comunque tale stato di qualità ambientale, in attesa della sua conferma definitiva”).
Solo una perizia terza o condotta da ARPA avrebbe potuto risolvere le discordanze tra le stesse perizie presentate dal Proponente per quanto concerne le analisi ittiologiche e quanto evidenziato dal CTF con la propria Perizia e diffida.
Va inoltre osservato che la variazione in aumento della portata massima di prelievo da 990 a 1300 l/sec (ed anche della portata media derivata e rilasciata) incide non solo sulla possibilità di mantenimento dello stato ecologico “elevato” e conseguentemente sulla fauna ittica ma anche ( o soprattutto) sullo stato idromorfologico.
Al riguardo si fa presente che la Direttiva 2000/60/CE prevede, infatti, per i tratti di corpi idrici per i quali gli indicatori biologici e chimici porterebbero alla classificazione in un livello di qualità ambientale “elevato”, la conferma di tale giudizio considerando anche gli aspetti idromorfologici.
Per il recepimento italiano della Direttiva Acque sono stati sviluppati (prevalentemente da ISPRA) alcuni indici specifici (in particolare nel 2011 l’Indice di Alterazione del Regime Idrologico – I.A.R.I.), inclusi nel sistema di classificazione dei corpi idrici superficiali dal D.M. 8 novembre 2010, n.260 e s.m.i, che considerano i seguenti aspetti:
- regime idrologico (massa e dinamica del flusso, quantità e variazione del regime delle portate misurate, connessione con il corpo idrico sotterraneo);
Nella procedura di VIA per il progetto idroelettrico sul torrente Dolca non è stata condotta, con metodologica IARI e l’applicazione del metodo IHA (Indicators of Hydrologic Alteration - The Nature Conservancy, 2009), la verifica delle condizioni idromorfologiche di riferimento (pre-impact) in relazione alla ipotesi di derivazione, ovvero con l’analisi e confronto delle alterazioni stimate (post-impact) sempre secondo metodologia ed apposito software nelle diverse condizioni idrologiche (anno scarso, anno medio, ecc.).
Nel caso de quo la condizione di partenza, lo “Scenario 0”, ovvero lo stato indisturbato con portate “naturali” (condizione ante operam) è certamente con indice IARI compreso tra 0 e 0.05, “ELEVATO” ( Il Proponente ha valutato con l’indice I.F.F. uno stato OTTIMO).
La valutazione post-impact, ovvero la determinazione dell’indice IARI risultante a seguito della derivazione doveva essere condotto analizzando più scenari sia di DMV che di portata massima autorizzata.
Risultanze disponibili in letteratura e in altri studi ambientali illustrano quanto rilevante siano, per gli impatti idromorfologici, le scelte circa la portata massima di derivazione. A parità di DMV ambientale la scelta di aumentare le portate massime derivate determina, con estrema certezza, il rischio di collocarsi in uno stato “BUONO” o “NON BUONO”.
La variazione di portata massima da 990 a 1300 l/sec per il progetto Dolca è stata condotta senza alcuna analisi ambientale sulle effettive conseguenze di tale scelta (per le ragioni esposte al III motivo di diritto).
Non è altresì corretto dichiarare che nelle condizioni di derivazione massima il rilascio in alveo sarà pari a 2 - 4 volte il valore della Q220: alle condizioni di avvio della derivazione per 1.300 l/sec derivati il rilascio in alveo è inferiore a 2*Q220 ed è troppo prossimo - e questo è il dato negativo più significativo - alla portata media naturale. Ovvero vi è l’appiattimento della varianza naturale delle portate in grado di consentire invarianza allo stato idromorfologico registrato con gli indici IFF (condotto dal Proponente) e IARI (non condotto dal Proponente).
Donde la violazione delle norme meglio elencate in epigrafe poste per garantire, nella valutazione di compatibilità di un progetto, la salvaguardia del mantenimento dello stato ecologico esistente.
VII) Violazione dell’art. 12 del d.lgs. 387/2003; dell’art. 10 L. Regione Piemonte n. 40/1998 e dell’art. 20 D. Lgs. 152/2006 - Violazione del Piano Stralcio per l’assetto idrogeologico – Violazione e/o falsa applicazione dell’art. 45 L.R. 19/2009 - Violazione e/o falsa applicazione degli artt. 1 e 3 L. 241/1990, 3 ter D.Lgs. 152/2006, 1 L.R. Piemonte 40/1998 in relazione all’art. 97 Cost. e all’art. 191 TFUE - Violazione del principio di precauzione e di prevenzione. Carenza di istruttoria e di motivazione - Violazione del principio del giusto procedimento - Contraddittorietà.
Per derogare le norme che vietano l’edificazione nelle aree protette il Proponente ha richiamato l’art. 9 delle NTA del PAI che prevede che “la ristrutturazione e la realizzazione di infrastrutture lineari e a rete riferite a servizi pubblici essenziali non altrimenti localizzabili, previo studio di compatibilità dell’intervento con lo stato di dissesto esistente validato dall’Autorità competente”.
Sul punto la Delibera 10/2009 della ADBPO prevede:
- che le opere per impianti idroelettrici possono (e non, debbono) essere ricomprese nelle fattispecie dell’art 9 delle NTA del PAI;
- la necessità di una specifica Direttiva tecnica.
Nel caso di specie nell’autorizzare la costruzione in deroga non si è tenuto conto dell’incidenza negativa dell’opera sul sito caratterizzato da Frana Attiva e Canoide non protetto: la strada di cantiere e la condotta posta a valle della strada forestale poste su un versante instabile, aumentano le criticità e dunque la concreta possibilità di un aumento dei fenomeni erosivi-franosi, a danno del sito che si vuole salvaguardare.
La tutela del SIC ed i rischi che comporterà la costruzione della centralina sono stati fortemente sottostimati.
Nel corso dell’istruttoria non è stata presa in considerazione la relazione, depositata dal CTF, dell’Università degli Studi di Torino a firma del Professore Forneris che sconsiglia la costruzione di una nuova centrale idroelettrica in quel delicato e peculiare tratto di torrente Dolca a monte della diga e depositata agli atti.
Neppure le perizie dell’Ittiologo Dr. Simone Rossi sono state recepite per valutare l’incidenza del progetto.
Nel ponderare gli interessi coinvolti la Provincia avrebbe dovuto tenere in debita considerazioni i contributi delle associazioni ambientaliste volti ad evidenziare la delicatezza del sito in cui insisterà l’opera.
Peraltro il Proponente potrà beneficiare del sistema incentivante delle FER, che non differenzia il sostegno tra impianti idroelettrici posti in area SIC e quelli proposti in aree prive di vincoli. Il paradosso è quello di incentivare nei SIC quelle pressioni antropiche considerate, per la tutela dello stesso SIC, rischio rilevante R1 (nei criteri ERA Repulsione).
Una corretta valutazione di incidenza avrebbe condotto ad un parere negativo e conseguentemente all’applicazione dall’articolo 45 comma 2 L.R. 19/2009 che prevede che
“Se nei siti interessati sono presenti habitat naturali e specie prioritari di cui alle direttive 92/43/CEE e 79/409/CEE, l'intervento, il progetto, il piano o il programma del quale è stata valutata l'incidenza negativa sulle aree della rete Natura 2000 e sui siti di importanza comunitaria proposti, può essere realizzato soltanto con riferimento ad esigenze connesse alla salute dell'uomo ed alla sicurezza pubblica o ad esigenze di primaria importanza per l'ambiente. oppure, previo parere della Commissione europea, per altri motivi imperativi di rilevante interesse pubblico”.
Tutto ciò premesso e ritenuto, i ricorrenti, ut supra assistiti, rappresentati e difesi
- Organo Tecnico presso la Provincia di Biella costituito a norma della L.R. 40/1998 con Deliberazione G.P. 121/1999;
a comparire dinnanzi al Giudice del Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche che sarà delegato ai sensi dell’art. 157 del R.D. 1775/1933, all’udienza del 14 NOVEMBRE 2016, ore di rito, con invito a costituirsi nei modi e nei termini previsti ex lege e con espresso avvertimento che in caso di mancata costituzione si procederà in loro contumacia, per ivi sentire accogliere le seguenti
Si chiede l’annullamento degli atti impugnati con ogni conseguenza di legge anche sul piano processuale.
Vinte le spese e gli onorari di giudizio.
Ai fini fiscali si dichiara che il presente ricorso ha un valore indeterminabile e sconta il contributo unificato nella misura di € 518,00.
Genova-Roma, 06/10/2016
Avv. Mattia Crucioli Avv. Giovanni Rinaldi Avv. Luciano Gallo
Ad istanza e come in atti, io sottoscritto Avvocato Luciano Gallo con Studio in Roma, Piazza Buenos Aires, 5, in virtù dell’autorizzazione del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma del 19.6.2008 n. 455, ai sensi della legge 21/01/1994 n. 53, previa iscrizione al n. 7/16 del mio registro cronologico, ho provveduto, per conto di ……………………………, a notificare copia conforme all’originale del ricorso al Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche a:
Regione Piemonte, in persona del Presidente della Giunta pro tempore presso la nota sede in P.zza Castello, n. 165, 10122 Torino ivi trasmettendone copia per mezzo del servizio postale con racc. a.r. nr. …………………….. spedita dall’Ufficio Postale di Roma 39 in data corrispondente a quella del timbro postale
Provincia di Biella in persona del Presidente pro tempore presso la sede in Via Quintino Sella 12, 13900 Biella (BI) ivi trasmettendone copia per mezzo del servizio postale con racc. a.r. nr. …………………….. spedita dall’Ufficio Postale di Roma 39 in data corrispondente a quella del timbro postale
Organo Tecnico presso la Provincia di Biella, costituito a norma della L.R. 40/1998 con Deliberazione G.P. 121/1999, presso la sede della Provincia di Biella in Via Quintino Sella 12, 13900 Biella (BI) ivi trasmettendone copia per mezzo del servizio postale con racc. a.r. nr. …………………….. spedita dall’Ufficio Postale di Roma 39 in data corrispondente a quella del timbro postale
Arpa Piemonte in persona del legale rappresentante pro tempore presso la sede in presso la sede in Via Pio VII, n. 9, 10135 Torino ivi trasmettendone copia per mezzo del servizio postale con racc. a.r. nr. …………………….. spedita dall’Ufficio Postale di Roma 39 in data corrispondente a quella del timbro postale
Comune di Bioglio in persona del Sindaco pro tempore presso la sede in via V. Emanuele II 5, 13841 Bioglio ivi trasmettendone copia per mezzo del servizio postale con racc. a.r. nr. …………………….. spedita dall’Ufficio Postale di Roma 39 in data corrispondente a quella del timbro postale
Comune di Callabiana in persona del Sindaco pro tempore presso la sede in via Frazione Fusero, n. 3, Cap. 13821 Callabiana (BI) ivi trasmettendone copia per mezzo del servizio postale con racc. a.r. nr. …………………….. spedita dall’Ufficio Postale di Roma 39 in data corrispondente a quella del timbro postale
Comune di Camandona in persona del Sindaco pro tempore presso la sede in Frazione Bianco,1 Cap. 13821 Camandona ivi trasmettendone copia per mezzo del servizio postale con racc. a.r. nr. …………………….. spedita dall’Ufficio Postale di Roma 39 in data corrispondente a quella del timbro postale
Comune di Pettinengo in persona del Sindaco pro tempore presso la sede in Via C. Bellia, 40, Cap. 13843 Pettinengo (BI) ivi trasmettendone copia per mezzo del servizio postale con racc. a.r. nr. …………………….. spedita dall’Ufficio Postale di Roma 39 in data corrispondente a quella del timbro postale
Comune di Piatto in persona del Sindaco pro tempore presso la sede in Frazione Fretta 1, 13844 Piatto ivi trasmettendone copia per mezzo del servizio postale con racc. a.r. nr. …………………….. spedita dall’Ufficio Postale di Roma 39 in data corrispondente a quella del timbro postale
Comune di Valle San Nicolao in persona del Sindaco pro tempore presso la sede Frazione Chiesa, 1, Cap. 13847 Valle San Nicolao (BI) ivi trasmettendone copia per mezzo del servizio postale con racc. a.r. nr. …………………….. spedita dall’Ufficio Postale di Roma 39 in data corrispondente a quella del timbro postale
Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo in persona del Ministro pro tempore domiciliato ex lege presso l’Avvocatura Generale dello Stato in Roma, Via dei Portoghesi 12, ivi trasmettendone copia per mezzo del servizio postale con racc. a.r. nr. …………………….. spedita dall’Ufficio Postale di Roma 39 in data corrispondente a quella del timbro postale
Soprintendenza delle Belle Arti e Paesaggio per le Province Piemontesi in persona del Soprintendente pro tempore domiciliato ex lege presso l’Avvocatura Generale dello Stato in Roma, Via dei Portoghesi 12, ivi trasmettendone copia per mezzo del servizio postale con racc. a.r. nr. …………………….. spedita dall’Ufficio Postale di Roma 39 in data corrispondente a quella del timbro postale
Soprintendenza Archeologica del Piemonte in persona del Soprintendente pro tempore in persona del Soprintendente pro tempore domiciliato ex lege presso l’Avvocatura Generale dello Stato in Roma, Via dei Portoghesi 12, ivi trasmettendone copia per mezzo del servizio postale con racc. a.r. nr. …………………….. spedita dall’Ufficio Postale di Roma 39 in data corrispondente a quella del timbro postale
Ministero della Difesa in persona del Ministro pro tempore (Comando Regione Militare Nord) domiciliato ex lege presso l’Avvocatura Generale dello Stato in Roma, Via dei Portoghesi 12, ivi trasmettendone copia per mezzo del servizio postale con racc. a.r. nr. …………………….. spedita dall’Ufficio Postale di Roma 39 in data corrispondente a quella del timbro postale
Autorità di Bacino per il Fiume Po’ in persona del legale rappresentante pro tempore in via Garibaldi 75 - 43100 Parma ivi trasmettendone copia per mezzo del servizio postale con racc. a.r. nr. …………………….. spedita dall’Ufficio Postale di Roma 39 in data corrispondente a quella del timbro postale
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in Strada Giuseppe Garibaldi 75 - 43121 Parma ivi trasmettendone copia per mezzo del servizio postale con racc. a.r. nr. …………………….. spedita dall’Ufficio Postale di Roma 39 in data corrispondente a quella del timbro postale
Agenzia Interregionale per il Fiume Po’ in persona del legale rappresentante pro tempore domiciliato ex lege presso l’Avvocatura Generale dello Stato in Roma, Via dei Portoghesi 12, ivi trasmettendone copia per mezzo del servizio postale con racc. a.r. nr. …………………….. spedita dall’Ufficio Postale di Roma 39 in data corrispondente a quella del timbro postale
Comunità montana “Valle Sessera, Valle di Mosso, Prealpi Biellesi” Casapinta in persona del legale rappresentante pro tempore in Via Bassetti n. 1 - 13866 Casapinta (BI) ivi trasmettendone copia per mezzo del servizio postale con racc. a.r. nr. …………………….. spedita dall’Ufficio Postale di Roma 39 in data corrispondente a quella del timbro postale
Ministero dello Sviluppo Economico in persona del Ministro pro tempore domiciliato ex lege presso l’Avvocatura Generale dello Stato in Roma, Via dei Portoghesi 12, ivi trasmettendone copia per mezzo del servizio postale con racc. a.r. nr. …………………….. spedita dall’Ufficio Postale di Roma 39 in data corrispondente a quella del timbro postale
ENEL Distribuzione Spa, oggi E-distribuzione Spa, in persona del legale rappresentante pro tempore in Via Ombrone 2, 00198 Roma ivi trasmettendone copia per mezzo del servizio postale con racc. a.r. nr. …………………….. spedita dall’Ufficio Postale di Roma 39 in data corrispondente a quella del timbro postale
ASL Biella in persona del legale rappresentante pro tempore in Via dei Ponderanesi, 2 - 13875 Ponderano (BI) ivi trasmettendone copia per mezzo del servizio postale con racc. a.r. nr. …………………….. spedita dall’Ufficio Postale di Roma 39 in data corrispondente a quella del timbro postale
Agenzia delle Dogane e dei Monopoli – Ufficio delle Dogane di Biella in persona del legale rappresentante pro tempore domiciliato ex lege presso l’Avvocatura Generale dello Stato in Roma, Via dei Portoghesi 12, ivi trasmettendone copia per mezzo del servizio postale con racc. a.r. nr. …………………….. spedita dall’Ufficio Postale di Roma 39 in data corrispondente a quella del timbro postale
Lanificio Ermenegildo Zegna & Figli” S.p.A., in persona del legale rappresentante pro tempore in Via Roma n. 99/100, 13835 Trivero (BI) ivi trasmettendone copia per mezzo del servizio postale con racc. a.r. nr. …………………….. spedita dall’Ufficio Postale di Roma 39 in data corrispondente a quella del timbro postale