Source: http://patrimoniosos.it/rsol.php?op=getsection&id=20
Timestamp: 2018-07-21 09:07:34+00:00
Document Index: 123650807

Matched Legal Cases: ['art. 27', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 27', 'art. 21', 'art. 2', 'art. 4']

FOCUS. LUGLIO 2005: Buttiglione: superato il silenzio-assenso. Davvero?
Redazione di Patrimoniosos, 8 luglio 2005, ore 18,45.
Alcune considerazioni sulla dichiarazione fatta ieri alla Commissione cultura della Camera dal ministro Buttiglione.
Il Sole 24 ore riporta oggi la notizia secondo cui il Ministro Buttiglione avrebbe dichiarato che “sulla vendita dei beni culturali non esiste più il silenzio assenso”.
La novità non sarebbe di poco conto e, soprattutto, sarebbe ben accolta da molti che criticarono fortemente l’introduzione nel Codice del meccanismo del silenzio-assenso per la verifica dell'interesse culturale.
Ricordiamo che la norma, prevista dal decreto legge “recante disposizioni urgenti per favorire lo sviluppo e per la correzione dell'andamento dei conti pubblici” (D. L. 269/2003, convertito con modificazioni nella L. 326/2003, art. 27, c. 8, 10, 12, 13 e 13-bis), fu inserita nel Codice dei beni culturali (D. Lgs. 42/2004, art. 12, c.10) solo in sede di approvazione finale.
Ricordiamo anche che ciò avvenne nonostante le Commissioni Cultura della Camera e del Senato stigmatizzassero la procedura del silenzio-assenso.
È del febbraio 2004 il primo decreto che indica le modalità per la verifica dell’interesse culturale: individua due distinti procedimenti, uno per i beni immobili di proprietà statale, un altro per quelli di proprietà degli enti pubblici.
Secondo l’articolo del Sole 24-Ore di oggi 8 luglio, il Ministro avrebbe dichiarato che con un secondo decreto emesso nel febbraio 2005 sarebbe stata eliminata la procedura del silenzio-assenso.
Ci piacerebbe poter citare direttamente le parole del Ministro, ma non è possibile in quanto non sono ancora disponibili né il testo dell’Audizione del 28 giugno, quando la questione del silenzio-assenso era stata posta dall’opposizione, né, tanto meno, il testo di quella di ieri, 7 luglio 2005.
Vorremmo saperne di più. Tuttavia non possiamo non manifestare fin d'ora le nostre perplessità.
E’ possibile che un decreto ministeriale dirigenziale cambi una legge (ovvero la disposizione sul silenzio-assenso del Codice)?
Il decreto del 28 febbraio 2005 sembra ribadire la norma del silenzio-assenso poiché nelle premesse recita: “Rilevato altresì che l'art. 12, comma 10 del Codice stabilisce che resti fermo quanto disposto dall'art. 27, commi 8, 10, 12, 13 e 13-bis del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito con modificazioni nella legge 24 novembre 2003, n. 326”.
Il decreto del 28 febbraio 2005 aggiunge un articolo in cui si prevede la possibilità di presentare regolare ricorso al TAR a fronte di un inadempimento dell’amministrazione pubblica. Tuttavia in questo punto il testo del decreto non è chiaro: “Qualora la pronuncia circa la sussistenza o meno dell'interesse culturale non intervenga entro il termine di cui al comma 1, i richiedenti possono diffidare il Ministero per i beni e le attività culturali a provvedere. Se il Ministero non provvede nei trenta giorni successivi al ricevimento della diffida, i richiedenti possono agire avverso il silenzio serbato dal Ministero ai sensi dell'art. 21-bis della legge 6 dicembre 1971, n. 1034, aggiunto dall'art. 2 della legge 21 luglio 2000, n. 205.»
Ora, anche a prescindere dal fatto che il comma 1 (almeno quello dell’articolo in questione, 4 bis) non indica termini temporali, ma solo l’obbligo di utilizzare il sistema informativo per l'inserimento dei dati, va segnalato che si tratterebbe comunque solo di “verifiche avviate d'ufficio”.
Il decreto 2005 modifica solo le modalità di verifica relative ai beni in proprietà degli enti pubblici (art. 4), non tocca l’articolo 3 che riguarda i beni di proprietà dello Stato (prima applicazione).
In seguito a questi rilievi, pur non essendo giuristi, ci sembra che, contrariamente alle affermazioni del Ministro Bottiglione, il meccanismo del silenzio-assenso non sia stato eliminato.
Se ciò è successo, invece, ce ne rallegriamo, ma vorremmo sapere per quali categorie di beni ciò sia avvenuto e quali sono i testi giuridici che lo stabiliscono.
Redazione Patrimoniosos
Aggiornamento di oggi, 9 luglio
Sull'argomento vedi anche il comunicato del Ministero per i Beni e le attività culturali e l' agenzia AGI del 7 luglio .