Source: http://www.architetto.info/normativa/decreto-legislativo-28-maggio-2010-n-85-attribuzione-a-comuni-province-citta-metropolitane-e-regioni-di-un-proprio-patrimonio-in-attuazione-dellarticolo-19-della-legge-5-maggio-2009-n-4/
Timestamp: 2019-01-23 03:35:17+00:00
Document Index: 153593903

Matched Legal Cases: ['art. 76', 'art. 19', 'art.  3', 'art. 3', 'art. 2', 'art.  4', 'art. 5', 'art. 244', 'art.  2644', 'art.   3', 'art. 3', 'art.   3', 'art. 3', 'sentenza ']

DECRETO LEGISLATIVO 28 maggio 2010, n. 85 - Attribuzione a comuni, province, citta' metropolitane e regioni di un proprio - patrimonio, in attuazione dell'articolo 19 della legge 5 maggio 2009, n. 42. (10G0108) - (GU n. 134 del 11-6-2010 | Architetto.info
DECRETO LEGISLATIVO 28 maggio 2010, n. 85 – Attribuzione a comuni, province, citta’ metropolitane e regioni di un proprio – patrimonio, in attuazione dell’articolo 19 della legge 5 maggio 2009, n. 42. (10G0108) – (GU n. 134 del 11-6-2010
DECRETO LEGISLATIVO 28 maggio 2010, n. 85 - Attribuzione a comuni, province, citta' metropolitane e regioni di un proprio - patrimonio, in attuazione dell'articolo 19 della legge 5 maggio 2009, n. 42. (10G0108) - (GU n. 134 del 11-6-2010 ) - note: Entrata in vigore del provvedimento: 26/06/2010
DECRETO LEGISLATIVO 28 maggio 2010 , n. 85
Attribuzione a comuni, province, citta’ metropolitane e regioni di un
proprio patrimonio, in attuazione  dell’articolo  19  della  legge  5
maggio 2009, n. 42. (10G0108)
Visti  gli  articoli  76,  87,  quinto  comma,  117  e  119   della
Vista la legge 5 maggio 2009, n. 42, recante delega al  Governo  in
Costituzione, e in particolare l’articolo 19, relativo al  patrimonio
di comuni, province, citta’ metropolitane e regioni;
Considerato  il  mancato  raggiungimento  dell’intesa  in  sede  di
Conferenza unificata ai sensi dell’articolo 3 del decreto legislativo
28 agosto 1997, n. 281;
Visto  il  parere  favorevole  della  Conferenza  Stato-citta’   ed
autonomie locali espresso ai sensi dell’articolo 9, comma 6,  lettera
c), del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, nella seduta  del
4 marzo 2010, sul testo concordato nel corso della medesima seduta;
riunione del 12 marzo 2010, di approvazione della relazione  prevista
dall’articolo 2, comma 3, terzo  e  quarto  periodo,  della  legge  5
maggio 2009, n. 42;
Visti il parere della Commissione parlamentare per l’attuazione del
federalismo fiscale di cui all’articolo 3 della legge 5 maggio  2009,
n. 42, e i pareri delle Commissioni parlamentari  competenti  per  le
conseguenze di carattere finanziario della Camera dei deputati e  del
riunione del 20 maggio 2010;
Sulla proposta del Ministro  dell’economia  e  delle  finanze,  del
Ministro per le riforme per  il  federalismo,  del  Ministro  per  la
semplificazione normativa, del Ministro per i rapporti con le regioni
e del Ministro per le politiche europee, di concerto con il  Ministro
dell’interno e con il Ministro  per  la  pubblica  amministrazione  e
1.  Nel  rispetto  della  Costituzione,  con  le  disposizioni  del
presente decreto legislativo e con uno o piu’ decreti  attuativi  del
Presidente del Consiglio dei Ministri sono individuati i beni statali
che  possono  essere  attribuiti  a  titolo  non  oneroso  a  Comuni,
Province, Citta’ metropolitane e Regioni.
2. Gli enti territoriali cui sono attribuiti i beni sono  tenuti  a
garantirne la massima valorizzazione funzionale.
fine di facilitare la lettura delle disposixioni  di  legge
valore   e   l’efficacia   degli   atti   legislativi   qui
strascritti.
– Si riporta il testo dell’art. 76 della Costituzione:
limitato e per oggetti definiti.»
– Si riporta il testo degli articoli 117  e  119  della
«Art.  119.  –  I  Comuni,  le  Province,   le   Citta’
metropolitane e le Regioni hanno autonomia  finanziaria  di
I Comuni, le Province, le  Citta’  metropolitane  e  le
Regioni hanno risorse autonome.  Stabiliscono  e  applicano
tributi ed entrate propri, in armonia con la Costituzione e
secondo i principi di coordinamento della finanza  pubblica
e del sistema tributario. Dispongono  di  compartecipazioni
al  gettito  di  tributi  erariali   riferibile   al   loro
La legge dello Stato istituisce un  fondo  perequativo,
senza vincoli di destinazione, per i territori  con  minore
capacita’ fiscale per abitante.
Le risorse  derivanti  dalle  fonti  di  cui  ai  commi
precedenti consentono ai Comuni, alle Province, alle Citta’
metropolitane e alle Regioni di finanziare integralmente le
funzioni pubbliche loro attribuite.
Per promuovere lo sviluppo economico, la coesione e  la
solidarieta’ sociale, per rimuovere gli squilibri economici
e sociali, per favorire l’effettivo esercizio  dei  diritti
della persona, o per provvedere a scopi diversi dal normale
esercizio delle loro funzioni,  lo  Stato  destina  risorse
aggiuntive ed effettua interventi  speciali  in  favore  di
determinati  Comuni,  Province,  Citta’   metropolitane   e
Regioni hanno un proprio patrimonio, attribuito  secondo  i
principi generali  determinati  dalla  legge  dello  Stato.
Possono ricorrere  all’indebitamento  solo  per  finanziare
spese di investimento. E’ esclusa ogni garanzia dello Stato
sui prestiti dagli stessi contratti.».
– Si riporta il testo dell’art. 19 della legge 5 maggio
fiscale,   in   attuazione    dell’articolo    119    della
«Art.  19  (Patrimonio  di  comuni,  province,   citta’
metropolitane e regioni). – 1. I decreti legislativi di cui
all’ articolo 2, con riguardo all’attuazione dell’ articolo
119,  sesto  comma,  della  Costituzione,  stabiliscono   i
principi generali per l’attribuzione  a  comuni,  province,
citta’ metropolitane e regioni di  un  proprio  patrimonio,
nel rispetto dei seguenti principi e criteri direttivi:
a) attribuzione a titolo non oneroso ad ogni  livello
di governo di distinte tipologie di beni, commisurate  alle
dimensioni territoriali, alle capacita’ finanziarie ed alle
competenze e funzioni effettivamente  svolte  o  esercitate
dalle diverse  regioni  ed  enti  locali,  fatta  salva  la
determinazione da parte dello Stato di apposite  liste  che
individuino nell’ambito delle citate  tipologie  i  singoli
beni da attribuire;
b) attribuzione dei  beni  immobili  sulla  base  del
criterio di territorialita’;
c) ricorso alla concertazione in sede  di  Conferenza
unificata, ai fini dell’attribuzione  dei  beni  a  comuni,
province, citta’ metropolitane e regioni;
d)  individuazione  delle  tipologie   di   beni   di
rilevanza nazionale che non possono essere trasferiti,  ivi
compresi  i  beni  appartenenti  al  patrimonio   culturale
–  Si  riporta  il  testo  dell’art.  3   del   decreto
– Si riporta il testo dell’art. 3 della citata legge n.
42 del 2009.
«Art. 3 (Commissione parlamentare per l’attuazione  del
federalismo fiscale). –  1.  E’  istituita  la  Commissione
parlamentare  per  l’attuazione  del  federalismo  fiscale,
composta da  quindici  senatori  e  da  quindici  deputati,
nominati rispettivamente dal Presidente  del  Senato  della
Repubblica e dal Presidente della Camera dei  deputati,  su
designazione  dei   gruppi   parlamentari,   in   modo   da
rispecchiarne   la   proporzione.   Il   presidente   della
Commissione e’ nominato tra i componenti della  stessa  dal
Presidente del Senato della  Repubblica  e  dal  Presidente
della Camera dei deputati d’intesa tra loro. La Commissione
si riunisce per la sua  prima  seduta  entro  venti  giorni
dalla  nomina  del  presidente,  per  l’elezione   di   due
vicepresidenti e di  due  segretari  che,  insieme  con  il
presidente, compongono l’ufficio di presidenza.
2. L’attivita’ e  il  funzionamento  della  Commissione
sono disciplinati da un regolamento interno approvato dalla
Commissione stessa prima dell’inizio dei propri lavori.
3.  Gli  oneri   derivanti   dall’istituzione   e   dal
funzionamento della Commissione e del Comitato  di  cui  al
comma 4, sono posti per meta’ a carico del bilancio interno
del Senato della  Repubblica  e  per  meta’  a  carico  del
bilancio interno  della  Camera  dei  deputati.  Gli  oneri
connessi alla partecipazione alle riunioni del Comitato  di
cui al comma  4  sono  a  carico  dei  rispettivi  soggetti
istituzionali rappresentati, i quali  provvedono  a  valere
sugli ordinari stanziamenti di bilancio  e  comunque  senza
nuovi  o  maggiori  oneri  per  la  finanza  pubblica.   Ai
componenti del Comitato di cui al comma 4, non spetta alcun
4. Al fine di assicurare il raccordo della  Commissione
con le regioni, le citta’ metropolitane, le  province  e  i
comuni, e’ istituito un Comitato  di  rappresentanti  delle
autonomie   territoriali,   nominato    dalla    componente
rappresentativa  delle  regioni   e   degli   enti   locali
nell’ambito della Conferenza unificata. Il Comitato, che si
riunisce, previo assenso dei rispettivi Presidenti,  presso
le sedi del Senato della  Repubblica  o  della  Camera  dei
deputati, e’ composto da dodici membri, dei  quali  sei  in
rappresentanza delle regioni, due in  rappresentanza  delle
province  e  quattro  in  rappresentanza  dei  comuni.   La
Commissione, ogniqualvolta lo ritenga  necessario,  procede
allo svolgimento di audizioni del Comitato e ne  acquisisce
a)  esprime  i  pareri  sugli  schemi   dei   decreti
legislativi di cui all’art. 2;
b) verifica lo stato di attuazione di quanto previsto
dalla presente legge e ne  riferisce  ogni  sei  mesi  alle
Camere fino alla conclusione della fase transitoria di  cui
agli articoli 20 e 21. A tal fine puo’  ottenere  tutte  le
informazioni   necessarie   dalla    Commissione    tecnica
paritetica per l’attuazione del federalismo fiscale di  cui
all’art.  4  o   dalla   Conferenza   permanente   per   il
coordinamento della finanza pubblica di cui all’art. 5;
c)  sulla  base  dell’attivita’  conoscitiva  svolta,
formula osservazioni e  fornisce  al  Governo  elementi  di
valutazione  utili   alla   predisposizione   dei   decreti
legislativi di cui all’ articolo 2.
6. La Commissione puo’  chiedere  ai  Presidenti  delle
complessita’ della  materia  o  per  il  numero  di  schemi
Con la proroga del termine per l’espressione del parere  si
intende prorogato di venti giorni anche il  termine  finale
per  l’esercizio  della  delega.  Qualora  il  termine  per
7. La Commissione e’  sciolta  al  termine  della  fase
transitoria di cui agli articoli 20 e 21.».
Parametri per l’attibuzione del patrimonio
1.  Lo  Stato,  previa  intesa  conclusa  in  sede  di   Conferenza
Unificata, individua i beni da attribuire a  titolo  non  oneroso  a:
Comuni, Province, Citta’ metropolitane e Regioni, secondo criteri  di
territorialita’,   sussidiarieta’,   adeguatezza,    semplificazione,
capacita’  finanziaria,  correlazione  con  competenze  e   funzioni,
nonche’  valorizzazione  ambientale,  in  base  a   quanto   previsto
dall’articolo 3.
2. Gli enti locali  in  stato  di  dissesto  finanziario  ai  sensi
dell’articolo 244 del testo unico delle leggi sull’ordinamento  degli
enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto  2000,  n.  267,
fino a quando perdura lo stato di dissesto, non  possono  alienare  i
beni ad essi attribuiti,  che  possono  essere  utilizzati  solo  per
finalita’ di carattere istituzionale.
3. In  applicazione  del  principio  di  sussidiarieta’,  nei  casi
previsti dall’articolo 3, qualora un bene non  sia  attribuito  a  un
ente territoriale di un determinato  livello  di  governo,  lo  Stato
procede, sulla base  delle  domande  avanzate,  all’attribuzione  del
medesimo bene a  un  ente  territoriale  di  un  diverso  livello  di
4. L’ente territoriale, a seguito del  trasferimento,  dispone  del
bene nell’interesse della collettivita’ rappresentata ed e’ tenuto  a
favorire la massima valorizzazione funzionale del bene attribuito,  a
vantaggio  diretto   o   indiretto   della   medesima   collettivita’
territoriale  rappresentata.  Ciascun  ente  assicura  l’informazione
della  collettivita’  circa  il  processo  di  valorizzazione,  anche
tramite divulgazione sul proprio sito internet istituzionale. Ciascun
ente puo’ indire forme di  consultazione  popolare,  anche  in  forma
telematica, in base alle norme dei rispettivi Statuti.
5. I beni statali sono attribuiti, a titolo non oneroso, a  Comuni,
Province, Citta’ metropolitane e Regioni, anche  in  quote  indivise,
a) sussidiarieta’, adeguatezza e territorialita’. In applicazione
di tali  criteri,  i  beni  sono  attribuiti,  considerando  il  loro
radicamento sul territorio, ai Comuni,  salvo  che  per  l’entita’  o
tipologia del  singolo  bene  o  del  gruppo  di  beni,  esigenze  di
carattere  unitario  richiedano  l’attribuzione  a  Province,  Citta’
metropolitane o Regioni quali livelli di governo maggiormente  idonei
a soddisfare le esigenze di tutela, gestione e valorizzazione tenendo
conto del rapporto che deve esistere tra beni trasferiti  e  funzioni
di ciascun livello istituzionale;
b) semplificazione. In applicazione  di  tale  criterio,  i  beni
possono essere inseriti dalle Regioni e dagli enti locali in processi
di alienazione e dismissione secondo le procedure di cui all’articolo
58  del  decreto-legge  25  giugno  2008,  n.  112,  convertito,  con
modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133.  A  tal  fine,  per
assicurare  la  massima  valorizzazione  dei  beni   trasferiti,   la
deliberazione da parte dell’ente  territoriale  di  approvazione  del
piano delle alienazioni e valorizzazioni e’ trasmessa ad  un’apposita
Conferenza di servizi, che opera ai sensi degli articoli 14,  14-bis,
14-ter e 14-quater della legge 7 agosto 1990, n.  241,  e  successive
modificazioni, a cui partecipano il Comune, la Provincia,  la  Citta’
metropolitana  e  la  Regione  interessati,  volta  ad  acquisire  le
autorizzazioni, gli assensi e  le  approvazioni  comunque  denominati
necessari alla variazione di  destinazione  urbanistica.  Sono  fatte
salve  le  procedure  e  le  determinazioni  adottate  da   organismi
istituiti da leggi regionali, con  le  modalita’  ivi  stabilite.  La
determinazione  finale  della  Conferenza  di   servizi   costituisce
provvedimento unico di autorizzazione delle varianti  allo  strumento
urbanistico generale e ne fissa i limiti e i vincoli;
c)  capacita’  finanziaria,  intesa  come  idoneita’  finanziaria
necessaria  a  soddisfare  le  esigenze   di   tutela,   gestione   e
valorizzazione dei beni;
d)  correlazione  con  competenze   e   funzioni,   intesa   come
connessione tra le competenze e le funzioni effettivamente  svolte  o
esercitate dall’ente cui e’ attribuito  il  bene  e  le  esigenze  di
tutela, gestione e valorizzazione del bene stesso;
e) valorizzazione ambientale. In applicazione di tale criterio la
valorizzazione  del  bene  e’   realizzata   avendo   riguardo   alle
caratteristiche fisiche,  morfologiche,  ambientali,  paesaggistiche,
culturali e sociali dei beni trasferiti, al  fine  di  assicurare  lo
sviluppo del territorio e la salvaguardia dei valori ambientali.
– Si riporta il testo  dell’art. 244  del  testo  unico
delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, di  cui  al
decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267:
«Art. 244 (Dissesto finanziario). – 1. Si ha  stato  di
dissesto  finanziario  se   l’ente   non   puo’   garantire
l’assolvimento delle funzioni e dei servizi  indispensabili
ovvero esistono  nei  confronti  dell’ente  locale  crediti
liquidi ed  esigibili  di  terzi  cui  non  si  possa  fare
validamente fronte con le  modalita’  di  cui  all’articolo
193, nonche’ con le modalita’ di cui all’articolo  194  per
le fattispecie ivi previste.
2.  Le  norme  sul  risanamento   degli   enti   locali
dissestati si applicano solo a province e comuni.».
–  Si   riporta   il   testo   dell’articolo   58   del
«Art. 58 (Ricognizione e valorizzazione del  patrimonio
immobiliare di regioni, comuni ed altri enti locali). –  1.
Per procedere al riordino, gestione  e  valorizzazione  del
patrimonio immobiliare di Regioni, Province, Comuni e altri
Enti locali,  ciascun  ente  con  delibera  dell’organo  di
Governo individua redigendo apposito elenco, sulla  base  e
nei limiti della documentazione esistente presso  i  propri
archivi e uffici, i singoli  beni  immobili  ricadenti  nel
territorio di  competenza,  non  strumentali  all’esercizio
delle  proprie  funzioni  istituzionali,  suscettibili   di
valorizzazione ovvero di dismissione. Viene  cosi’  redatto
il piano delle  alienazioni  e  valorizzazioni  immobiliari
allegato al bilancio di previsione.
2. L’inserimento degli immobili nel piano ne  determina
la conseguente classificazione come patrimonio  disponibile
e ne dispone espressamente la destinazione urbanistica;  la
deliberazione del consiglio comunale  di  approvazione  del
piano  delle  alienazioni  e   valorizzazioni   costituisce
variante  allo   strumento   urbanistico   generale.   Tale
variante,  in  quanto  relativa  a  singoli  immobili,  non
necessita di verifiche di conformita’ agli  eventuali  atti
di  pianificazione  sovraordinata   di   competenza   delle
Province e delle Regioni. La  verifica  di  conformita’  e’
comunque  richiesta  e  deve  essere  effettuata  entro  un
termine  perentorio  di  trenta  giorni   dalla   data   di
ricevimento della richiesta, nei casi di varianti  relative
a  terreni  classificati  come  agricoli  dallo   strumento
urbanistico  generale  vigente,   ovvero   nei   casi   che
comportano variazioni  volumetriche  superiori  al  10  per
cento  dei   volumi   previsti   dal   medesimo   strumento
urbanistico vigente.
3. Gli  elenchi  di  cui  al  comma  1,  da  pubblicare
mediante le forme previste per ciascuno di tali enti, hanno
effetto  dichiarativo  della  proprieta’,  in  assenza   di
precedenti trascrizioni, e producono gli  effetti  previsti
dall’art.  2644  del   codice   civile,   nonche’   effetti
sostitutivi dell’iscrizione del bene in catasto.
4. Gli uffici  competenti  provvedono,  se  necessario,
alle conseguenti attivita’ di trascrizione, intavolazione e
5. Contro l’iscrizione del bene negli elenchi di cui al
comma 1 e’ ammesso ricorso  amministrativo  entro  sessanta
giorni dalla  pubblicazione,  fermi  gli  altri  rimedi  di
6.  La   procedura   prevista   dall’art.   3-bis   del
decreto-legge 25 settembre 2001,  n.  351,  convertito  con
modificazioni dalla legge 23 novembre 2001, n. 410, per  la
valorizzazione dei beni dello  Stato  si  estende  ai  beni
immobili inclusi negli elenchi di cui al comma  1.  In  tal
caso, la procedura prevista al comma 2 dell’art. 3-bis  del
citato decreto-legge n. 351 del 2001si applica solo  per  i
soggetti diversi  dai  Comuni  e  l’iniziativa  e’  rimessa
all’Ente proprietario dei  beni  da  valorizzare.  I  bandi
previsti  dal  comma   5   dell’art.   3-bis   del   citato
decreto-legge n. 351  del  2001sono  predisposti  dall’Ente
proprietario dei beni da valorizzare.
7. I soggetti di cui al comma 1 possono  in  ogni  caso
individuare  forme  di  valorizzazione   alternative,   nel
rispetto  dei  principi  di   salvaguardia   dell’interesse
pubblico e mediante l’utilizzo di strumenti competitivi.
8. Gli enti proprietari degli immobili  inseriti  negli
elenchi di cui al comma 1 possono conferire i  propri  beni
immobili anche residenziali a fondi comuni di  investimento
immobiliare ovvero promuoverne la costituzione  secondo  le
disposizioni degli articoli 4 e seguenti del  decreto-legge
25 settembre 2001, n.  351,  convertito  con  modificazioni
dalla legge 23 novembre 2001, n. 410.
9. Ai conferimenti di cui al presente articolo, nonche’
alle dismissioni degli immobili inclusi  negli  elenchi  di
cui al comma 1, si applicano le disposizioni dei commi 18 e
19 dell’art. 3 del decreto-legge 25 settembre 2001, n. 351,
convertito con modificazioni dalla legge 23 novembre  2001,
n. 410.».
– Si riporta il testo degli articoli 14, 14-bis, 14-ter
e 14-quater della legge 7 agosto 1990, n. 241:
l’amministrazione   procedente   indice   di   regola   una
interpellate.
comunque entro i dieci giorni successivi alla prima.
sensi  dell’articolo  14-bis,  le  amministrazioni  che  vi
4. Nei casi in cui sia richiesta la VIA, la  conferenza
di servizi si esprime dopo aver  acquisito  la  valutazione
medesima ed il termine di cui al comma 3 resta sospeso, per
un massimo di novanta giorni, fino  all’acquisizione  della
pronuncia sulla compatibilita’ ambientale. Se  la  VIA  non
interviene nel termine previsto per l’adozione del relativo
di cui al comma 3 dell’articolo 14-quater,  nonche’  quelle
di cui agli articoli  16,  comma  3,  e  17,  comma  2,  si
applicano alle sole amministrazioni  preposte  alla  tutela
della salute , del  patrimonio  storico-artistico  e  della
pubblica incolumita’.
caso   scaduto   il   termine   di   cui   al   comma    3,
l’amministrazione  procedente  adotta   la   determinazione
motivata  di  conclusione  del  procedimento,  valutate  le
dell’amministrazione  il  cui  rappresentante   non   abbia
espresso definitivamente la  volonta’  dell’amministrazione
9. Il provvedimento finale conforme alla determinazione
conclusiva di cui al comma 6-bis sostituisce, a  tutti  gli
effetti, ogni autorizzazione,  concessione,  nulla  osta  o
atto di assenso comunque  denominato  di  competenza  delle
amministrazioni  partecipanti,  o   comunque   invitate   a
partecipare ma risultate assenti, alla predetta conferenza.
«Art. 14-quater. (Effetti del dissenso  espresso  nella
rappresentanti    delle    amministrazioni,    regolarmente
convocate  alla  conferenza   di   servizi,   a   pena   di
inammissibilita’, deve essere manifestato nella  conferenza
di servizi, deve essere  congruamente  motivato,  non  puo’
riferirsi  a  questioni  connesse  che  non   costituiscono
oggetto  della  conferenza  medesima  e  deve   recare   le
specifiche   indicazioni   delle   modifiche    progettuali
necessarie ai fini dell’assenso.
3.   Se   il   motivato   dissenso   e’   espresso   da
un’amministrazione   preposta   alla   tutela   ambientale,
pubblica   incolumita’,    la    decisione    e’    rimessa
dall’amministrazione procedente, entro dieci giorni: a)  al
Consiglio  dei  Ministri,   in   caso   di   dissenso   tra
amministrazioni statali; b) alla Conferenza permanente  per
di Trento e di Bolzano, di seguito  denominata  «Conferenza
Stato-regioni», in caso di dissenso tra  un’amministrazione
statale  e  una  regionale  o  tra   piu’   amministrazioni
regionali;   c)   alla   Conferenza   unificata,   di   cui
281, in caso di dissenso tra un’amministrazione  statale  o
regionale  e  un  ente  locale  o  tra  piu’  enti  locali.
Verificata la completezza della documentazione  inviata  ai
fini istruttori,  la  decisione  e’  assunta  entro  trenta
giorni, salvo che il Presidente del Consiglio dei Ministri,
della   Conferenza   Stato-regioni   o   della   Conferenza
unificata,  valutata  la   complessita’   dell’istruttoria,
decida di prorogare tale termine per un  ulteriore  periodo
non superiore a sessanta giorni.
3-bis. Se il  motivato  dissenso  e’  espresso  da  una
regione o da una provincia autonoma in una delle materie di
propria  competenza,  la  determinazione   sostitutiva   e’
rimessa  dall’amministrazione   procedente,   entro   dieci
giorni: a) alla Conferenza Stato-regioni,  se  il  dissenso
verte tra un’amministrazione statale e una regionale o  tra
amministrazioni regionali; b) alla Conferenza unificata, in
caso di dissenso tra una regione o provincia autonoma e  un
ente locale. Verificata la completezza della documentazione
inviata ai fini istruttori, la decisione e’  assunta  entro
trenta giorni, salvo che  il  Presidente  della  Conferenza
Stato-regioni o della  Conferenza  unificata,  valutata  la
complessita’ dell’istruttoria,  decida  di  prorogare  tale
termine per un ulteriore periodo non superiore  a  sessanta
3-ter. Se entro i termini di cui ai commi 3 e 3-bis  la
Conferenza Stato-regioni  o  la  Conferenza  unificata  non
provvede, la decisione, su iniziativa del Ministro per  gli
affari regionali, e’ rimessa al Consiglio dei Ministri, che
assume la determinazione sostitutiva nei successivi  trenta
giorni, ovvero, quando verta in materia non attribuita alla
competenza statale  ai  sensi  dell’articolo  117,  secondo
comma,  e  dell’articolo  118  della   Costituzione,   alla
competente Giunta regionale ovvero alle  competenti  Giunte
delle  province  autonome  di  Trento  e  di  Bolzano,  che
assumono  la  determinazione  sostitutiva  nei   successivi
trenta giorni; qualora la  Giunta  regionale  non  provveda
entro il termine  predetto,  la  decisione  e’  rimessa  al
Consiglio dei Ministri, che delibera con la  partecipazione
dei Presidenti delle regioni interessate.
3-quater.  In  caso  di  dissenso  tra  amministrazioni
regionali, i commi 3 e 3-bis non si applicano nelle ipotesi
in cui  le  regioni  interessate  abbiano  ratificato,  con
propria legge, intese per la composizione del  dissenso  ai
sensi dell’articolo 117, ottavo comma, della  Costituzione,
anche  attraverso   l’individuazione   di   organi   comuni
competenti in via generale ad  assumere  la  determinazione
sostitutiva in caso di dissenso.
in  caso  di  provvedimento  negativo  trova   applicazione
l’articolo 5, comma  2,  lettera  c-bis),  della  legge  23
agosto 1988, n. 400, introdotta dall’articolo 12, comma  2,
del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 303.».
1. Ferme restando le funzioni amministrative  gia’  conferite  agli
enti territoriali in base alla normativa  vigente,  con  uno  o  piu’
Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con  il  Ministro
per le riforme per il federalismo, con il Ministro per i rapporti con
le Regioni e con gli altri Ministri competenti per materia,  adottati
entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente
a)  sono  trasferiti  alle  Regioni,  unitamente  alle   relative
pertinenze, i beni del demanio marittimo di cui all’articolo 5, comma
1, lettera a) ed i beni del demanio idrico  di  cui  all’articolo  5,
comma 1, lettera b), salvo  quanto  previsto  dalla  lettera  b)  del
b)  sono  trasferiti  alle  Province,  unitamente  alle  relative
pertinenze, i beni del demanio idrico di cui all’articolo 5, comma 1,
lettera b), limitatamente  ai  laghi  chiusi  privi  di  emissari  di
superficie che insistono sul territorio di una sola Provincia,  e  le
miniere  di  cui  all’articolo  5,  comma  1,  lettera  d),  che  non
comprendono  i  giacimenti  petroliferi  e  di  gas  e  le   relative
pertinenze nonche’ i siti di stoccaggio di gas naturale e le relative
2. Una quota dei proventi dei canoni ricavati  dalla  utilizzazione
del demanio idrico trasferito ai sensi della lettera a) del comma  1,
tenendo conto dell’entita’ delle risorse idriche  che  insistono  sul
territorio della Provincia e delle funzioni amministrative esercitate
dalla medesima, e’ destinata da ciascuna Regione alle Province, sulla
base di una intesa conclusa fra la Regione e le singole Province  sul
cui territorio insistono i medesimi beni del demanio idrico.  Decorso
un anno dalla data di entrata in vigore del  presente  decreto  senza
che sia stata conclusa la  predetta  intesa,  il  Governo  determina,
tenendo conto dei  medesimi  criteri,  la  quota  da  destinare  alle
singole Province, attraverso l’esercizio del  potere  sostitutivo  di
cui all’articolo 8 della legge 5 giugno 2003, n. 131.
3. Salvo quanto previsto dai commi 1 e 2, i beni  sono  individuati
ai fini dell’attribuzione ad uno o piu’ enti appartenenti  ad  uno  o
piu’  livelli  di  governo  territoriale  mediante  l’inserimento  in
appositi elenchi contenuti in uno o piu’ decreti del  Presidente  del
Consiglio dei Ministri adottati entro centottanta giorni  dalla  data
di entrata in vigore del presente decreto legislativo, previa  intesa
sancita in sede di Conferenza Unificata ai sensi dell’articolo 3  del
decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, su proposta del  Ministro
dell’economia e delle finanze, di concerto con  il  Ministro  per  le
riforme per il federalismo, con il Ministro per  i  rapporti  con  le
Regioni e con gli altri Ministri competenti per materia,  sulla  base
delle disposizioni di cui agli articoli 1 e 2  del  presente  decreto
legislativo. I beni possono essere individuati  singolarmente  o  per
gruppi. Gli elenchi sono corredati da adeguati elementi  informativi,
anche relativi allo stato giuridico, alla consistenza, al valore  del
bene, alle entrate corrispondenti e ai relativi costi di  gestione  e
acquistano efficacia dalla data della pubblicazione dei  decreti  del
Presidente del Consiglio dei Ministri nella Gazzetta Ufficiale.
4. Sulla base dei decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri
di cui al comma 3,  le  Regioni  e  gli  enti  locali  che  intendono
acquisire  i  beni  contenuti  negli  elenchi  di  cui  al  comma   3
presentano, entro il termine perentorio di sessanta giorni dalla data
di  pubblicazione  nella  Gazzetta  Ufficiale  dei  citati   decreti,
un’apposita domanda  di  attribuzione  all’Agenzia  del  demanio.  Le
specifiche finalita’  e  modalita’  di  utilizzazione  del  bene,  la
relativa tempistica ed economicita’ nonche’ la destinazione del  bene
medesimo sono contenute  in  una  relazione  allegata  alla  domanda,
sottoscritta dal rappresentante legale  dell’ente.  Per  i  beni  che
negli elenchi di cui al  comma  3  sono  individuati  in  gruppi,  la
domanda di attribuzione deve riferirsi a tutti  i  beni  compresi  in
ciascun gruppo e  la  relazione  deve  indicare  le  finalita’  e  le
modalita’ prevalenti di utilizzazione. Sulla base delle richieste  di
assegnazione pervenute  e’  adottato,  entro  i  successivi  sessanta
giorni, su proposta  del  Ministro  dell’economia  e  delle  finanze,
sentite le Regioni  e  gli  enti  locali  interessati,  un  ulteriore
decreto  del  Presidente  del  Consiglio  dei  Ministri,  riguardante
l’attribuzione  dei  beni,  che  produce  effetti   dalla   data   di
pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale e che costituisce  titolo  per
la trascrizione e per la voltura  catastale  dei  beni  a  favore  di
ciascuna Regione o ciascun ente locale.
5.Qualora l’ente territoriale non utilizzi  il  bene  nel  rispetto
delle finalita’ e dei tempi indicati nella relazione di cui al  comma
4, il Governo esercita il potere sostitutivo di  cui  all’articolo  8
della legge 5 giugno 2003, n. 131, ai fini di assicurare la  migliore
utilizzazione  del  bene,  anche  attraverso   il   conferimento   al
patrimonio vincolato di cui al comma 6.
6. I beni per i quali non e’ stata presentata la domanda di cui  al
comma 4 del presente articolo ovvero  al  comma  3  dell’articolo  2,
confluiscono, in base ad un decreto del Presidente del Consiglio  dei
Ministri adottato  con  la  procedura  di  cui  al  comma  3,  in  un
patrimonio   vincolato   affidato   all’Agenzia   del    demanio    o
all’amministrazione che  ne  cura  la  gestione,  che  provvede  alla
valorizzazione e alienazione  degli  stessi  beni,  d’intesa  con  le
Regioni e gli Enti locali interessati, sulla base di appositi accordi
di programma o protocolli di intesa.  Decorsi  trentasei  mesi  dalla
data  di  pubblicazione  nella  Gazzetta  Ufficiale  del  decreto  di
inserimento nel patrimonio vincolato, i beni per i quali  non  si  e’
proceduto  alla  stipula  degli  accordi  di  programma  ovvero   dei
protocolli d’intesa rientrano nella piena disponibilita’ dello  Stato
e  possono  essere  comunque  attribuiti  con  i   decreti   di   cui
– Si riporta il testo dell’articolo  8  della  legge  5
giugno 2003, n. 131:
«  Art.   8   (Attuazione   dell’articolo   120   della
Costituzione sul potere sostitutivo). – 1. Nei casi  e  per
le finalita’ previsti  dall’articolo  120,  secondo  comma,
della  Costituzione,  il  Presidente  del   Consiglio   dei
ministri, su proposta del Ministro competente per  materia,
anche su iniziativa delle  Regioni  o  degli  enti  locali,
assegna  all’ente  interessato  un  congruo   termine   per
adottare  i  provvedimenti  dovuti  o  necessari;   decorso
inutilmente  tale  termine,  il  Consiglio  dei   ministri,
sentito l’organo  interessato,  su  proposta  del  Ministro
competente o del Presidente  del  Consiglio  dei  ministri,
adotta i provvedimenti necessari, anche  normativi,  ovvero
nomina un apposito commissario. Alla riunione del Consiglio
dei ministri partecipa il Presidente della Giunta regionale
della Regione interessata al provvedimento.
2. Qualora l’esercizio del potere sostitutivo si  renda
necessario al fine di porre rimedio alla  violazione  della
normativa comunitaria, gli atti ed i provvedimenti  di  cui
al comma 1 sono adottati su  proposta  del  Presidente  del
Consiglio dei ministri o  del  Ministro  per  le  politiche
comunitarie  e  del  Ministro   competente   per   materia.
L’articolo 11 della legge 9 marzo 1989, n. 86, e’ abrogato.
3. Fatte salve le competenze delle  Regioni  a  statuto
speciale,  qualora  l’esercizio  dei   poteri   sostitutivi
riguardi Comuni, Province o Citta’ metropolitane, la nomina
del  commissario  deve  tenere  conto   dei   principi   di
sussidiarieta’ e di leale  collaborazione.  Il  commissario
provvede,  sentito  il  Consiglio  delle  autonomie  locali
qualora tale organo sia stato istituito.
4. Nei casi di assoluta urgenza,  qualora  l’intervento
sostitutivo  non  sia  procrastinabile  senza  mettere   in
pericolo le  finalita’  tutelate  dall’articolo  120  della
Costituzione, il Consiglio dei ministri,  su  proposta  del
Ministro competente, anche su iniziativa  delle  Regioni  o
degli enti locali, adotta i  provvedimenti  necessari,  che
sono    immediatamente    comunicati    alla     Conferenza
Stato-Regioni o alla Conferenza  Stato-Citta’  e  autonomie
locali,  allargata  ai   rappresentanti   delle   Comunita’
montane, che possono chiederne il riesame.
5.   I   provvedimenti   sostitutivi   devono    essere
proporzionati alle finalita’ perseguite.
6. Il Governo puo’ promuovere la stipula di  intese  in
l’applicazione dei commi 3 e 4 dell’articolo 3 del  decreto
all’articolo 117, terzo e quarto comma, della  Costituzione
non possono essere adottati gli  atti  di  indirizzo  e  di
coordinamento di cui all’articolo 8 della  legge  15  marzo
1997, n. 59, e all’articolo 4 del  decreto  legislativo  31
marzo 1998, n. 112.».
– Si riporta  il  testo  dell’articolo  3  del  decreto
«Art. 3 (Intese). – 1.  Le  disposizioni  del  presente
articolo si applicano a tutti  i  procedimenti  in  cui  la
legislazione vigente  prevede  un’intesa  nella  Conferenza
2.  Le  intese  si   perfezionano   con   l’espressione
dell’assenso del Governo e dei presidenti delle  regioni  e
3. Quando un’intesa espressamente prevista dalla  legge
con deliberazione motivata.
4.  In  caso  di  motivata  urgenza  il  Consiglio  dei
adottati  sono  sottoposti   all’esame   della   Conferenza
Stato-regioni nei successivi quindici giorni. Il  Consiglio
dei Ministri e’ tenuto ad esaminare le  osservazioni  della
Conferenza Stato-regioni ai fini di eventuali deliberazioni
successive.».
1. I beni, trasferiti con tutte le pertinenze, accessori,  oneri  e
pesi, salvo quanto previsto dall’articolo 111 del codice di procedura
civile, entrano a far parte del patrimonio  disponibile  dei  Comuni,
delle Province,  delle  Citta’  metropolitane  e  delle  Regioni,  ad
eccezione di quelli  appartenenti  al  demanio  marittimo,  idrico  e
aeroportuale, che restano assoggettati al regime stabilito dal codice
civile, nonche’ alla disciplina di tutela e salvaguardia dettata  dal
medesimo codice, dal codice della navigazione, dalle leggi  regionali
e statali e dalle  norme  comunitarie  di  settore,  con  particolare
riguardo a quelle di tutela della concorrenza.  Ove  ne  ricorrano  i
presupposti, il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri  di
attribuzione di beni demaniali  diversi  da  quelli  appartenenti  al
demanio marittimo, idrico e aeroportuale, puo’ disporre motivatamente
il mantenimento dei  beni  stessi  nel  demanio  o  l’inclusione  nel
patrimonio  indisponibile.  Per  i  beni   trasferiti   che   restano
assoggettati al regime dei  beni  demaniali  ai  sensi  del  presente
articolo,  l’eventuale  passaggio   al   patrimonio   e’   dichiarato
dall’amministrazione dello Stato ai sensi  dell’articolo  829,  primo
comma, del codice  civile.  Sui  predetti  beni  non  possono  essere
costituiti diritti di superficie.
2. Il trasferimento dei beni ha effetto dalla data di pubblicazione
nella Gazzetta Ufficiale dei decreti del Presidente del Consiglio dei
Ministri di cui all’articolo 3, commi  1  e  4,  quarto  periodo.  Il
trasferimento ha luogo nello stato di fatto e di  diritto  in  cui  i
beni si trovano, con contestuale immissione di  ciascuna  Regione  ed
ente locale nel possesso giuridico e subentro  in  tutti  i  rapporti
attivi e passivi relativi ai beni trasferiti, fermi restando i limiti
derivanti dai vincoli storici, artistici e ambientali.
3. I beni trasferiti in attuazione del presente decreto che entrano
a far parte del patrimonio disponibile dei  Comuni,  delle  Province,
delle Citta’ metropolitane e delle Regioni  possono  essere  alienati
solo previa valorizzazione attraverso  le  procedure  per  l’adozione
delle  varianti  allo  strumento  urbanistico,   e   a   seguito   di
attestazione di congruita’ rilasciata, entro  il  termine  di  trenta
giorni dalla relativa richiesta, da parte dell’Agenzia del demanio  o
dell’Agenzia del territorio, secondo le rispettive competenze.
– Si riporta il testo dell’articolo 111 del  codice  di
«Art. 111 (Successione a titolo particolare nel diritto
controverso). – Se nel corso del processo si trasferisce il
diritto controverso per atto tra vivi a titolo particolare,
il processo prosegue tra le parti originarie.
Se il trasferimento  a  titolo  particolare  avviene  a
causa di morte, il processo e’  proseguito  dal  successore
universale o in suo confronto.
In ogni caso il successore a  titolo  particolare  puo’
intervenire o essere chiamato nel processo e, se  le  altre
parti vi consentono, l’alienante o il successore universale
puo’ esserne estromesso.
La sentenza pronunciata  contro  questi  ultimi  spiega
sempre i suoi effetti anche contro il successore  a  titolo
particolare ed e’ impugnabile anche da lui, salve le  norme
sull’acquisto  in   buona   fede   dei   mobili   e   sulla
– Si riporta il  testo  dell’articolo  829  del  codice
«Art.  829  (Passaggio   di   beni   dal   demanio   al
patrimonio). – Il passaggio dei beni dal  demanio  pubblico
al   patrimonio   dello   Stato    dev’essere    dichiarato
dall’autorita’ amministrativa. Dell’atto deve  essere  dato
annunzio nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica.
Per quanto riguarda i beni delle province e dei comuni,
il provvedimento che dichiara il  passaggio  al  patrimonio
deve essere pubblicato nei modi stabiliti per i regolamenti
comunali e provinciali.».
1. I beni  immobili  statali  e  i  beni  mobili  statali  in  essi
eventualmente presenti che ne costituiscono arredo o che  sono  posti
al loro servizio che, a titolo non oneroso, sono trasferiti ai  sensi
dell’articolo 3 a Comuni, Province, Citta’  metropolitane  e  Regioni
a)  i  beni  appartenenti  al  demanio   marittimo   e   relative
pertinenze, come definiti  dall’articolo  822  del  codice  civile  e
dall’articolo 28 del codice  della  navigazione,  con  esclusione  di
quelli direttamente utilizzati dalle amministrazioni statali;
b) i beni appartenenti al demanio idrico e  relative  pertinenze,
nonche’ le opere idrauliche e di bonifica di competenza statale, come
definiti dagli articoli 822, 942, 945, 946 e 947 del codice civile  e
dalle leggi speciali di settore, ad esclusione:
2)  dei  laghi  di  ambito  sovraregionale  per  i  quali   non
intervenga un’intesa  tra  le  Regioni  interessate,  ferma  restando
comunque la eventuale disciplina di livello internazionale;
c) gli aeroporti di interesse regionale o locale appartenenti  al
demanio aeronautico civile statale e le relative pertinenze,  diversi
da quelli di interesse nazionale cosi’  come  definiti  dall’articolo
698 del codice della navigazione;
e) gli altri beni immobili dello Stato, ad  eccezione  di  quelli
esclusi dal trasferimento.
2. Fatto salvo quanto previsto  al  comma  4,  sono  in  ogni  caso
esclusi dal trasferimento: gli immobili  in  uso  per  comprovate  ed
effettive finalita’ istituzionali alle amministrazioni  dello  Stato,
anche a ordinamento autonomo, agli enti pubblici destinatari di  beni
immobili dello Stato in uso governativo e  alle  Agenzie  di  cui  al
decreto  legislativo  30  luglio   1999,   n.   300,   e   successive
modificazioni;  i  porti  e  gli  aeroporti  di  rilevanza  economica
nazionale e internazionale, secondo la normativa di settore;  i  beni
appartenenti al patrimonio culturale,  salvo  quanto  previsto  dalla
normativa vigente e dal comma 7 del presente articolo; i beni oggetto
di  accordi   o   intese   con   gli   enti   territoriali   per   la
razionalizzazione  o  la  valorizzazione  dei  rispettivi   patrimoni
immobiliari sottoscritti alla data di entrata in vigore del  presente
decreto; le reti di interesse statale, ivi comprese  quelle  stradali
ed energetiche; le strade ferrate in uso di proprieta’  dello  Stato;
sono altresi’ esclusi dal trasferimento di cui al presente decreto  i
parchi nazionali e le riserve naturali statali. I  beni  immobili  in
uso per finalita’ istituzionali sono inseriti negli elenchi dei  beni
esclusi dal trasferimento in base a  criteri  di  economicita’  e  di
concreta cura degli interessi pubblici perseguiti.
3. Le amministrazioni statali e gli altri enti di cui  al  comma  2
trasmettono, in modo adeguatamente motivato, ai  sensi  del  medesimo
comma 2, alla Agenzia del demanio entro novanta giorni dalla data  di
entrata in vigore del presente decreto legislativo  gli  elenchi  dei
beni immobili di cui richiedono l’esclusione. L’Agenzia  del  demanio
puo’ chiedere chiarimenti in ordine alle motivazioni trasmesse, anche
nella prospettiva della riduzione degli oneri per locazioni passive a
carico del bilancio dello Stato.  Entro  il  predetto  termine  anche
l’Agenzia del demanio compila l’elenco di cui al primo periodo. Entro
i successivi quarantacinque giorni, previo  parere  della  Conferenza
Unificata, da esprimersi entro  il  termine  di  trenta  giorni,  con
provvedimento del direttore  dell’Agenzia  l’elenco  complessivo  dei
beni esclusi dal trasferimento e’ redatto ed e’ reso pubblico, a fini
notiziali, con l’indicazione delle motivazioni  pervenute,  sul  sito
internet dell’Agenzia. Con  il  medesimo  procedimento,  il  predetto
elenco puo’ essere integrato o modificato.
4. Entro un anno dalla data  di  entrata  in  vigore  del  presente
decreto, con decreto del Presidente del Consiglio  dei  Ministri,  su
proposta del Ministro della  difesa,  di  concerto  con  il  Ministro
dell’economia e delle finanze e del Ministro per le  riforme  per  il
federalismo, previa intesa sancita in sede di Conferenza Unificata ai
sensi dell’articolo 3 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281,
sono individuati e attribuiti i beni  immobili  comunque  in  uso  al
Ministero della difesa che possono essere  trasferiti  ai  sensi  del
comma 1, in quanto  non  ricompresi  tra  quelli  utilizzati  per  le
funzioni di difesa e sicurezza nazionale, non oggetto delle procedure
di cui all’articolo 14-bis del decreto-legge 25 giugno 2008, n.  112,
convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133,  di
cui all’articolo 2, comma 628, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 e
di cui alla legge 23 dicembre 2009, n. 191,  nonche’  non  funzionali
alla realizzazione dei programmi di riorganizzazione dello  strumento
militare  finalizzati  all’efficace  ed  efficiente  esercizio  delle
citate funzioni, attraverso gli specifici strumenti  riconosciuti  al
Ministero della difesa dalla normativa vigente.
5. In sede di prima applicazione del presente decreto  legislativo,
nell’ambito di specifici accordi di valorizzazione e dei  conseguenti
programmi e piani strategici di sviluppo culturale, definiti ai sensi
e con i contenuti di cui all’articolo 112, comma 4,  del  codice  dei
gennaio 2004, n. 42, e successive modificazioni, lo  Stato  provvede,
entro un anno dalla data di entrata in vigore del  presente  decreto,
al trasferimento alle Regioni e  agli  altri  enti  territoriali,  ai
sensi dell’articolo 54, comma 3, del citato codice, dei beni e  delle
cose indicati nei suddetti accordi di valorizzazione.
6. Nelle citta’ sedi di porti di rilevanza nazionale possono essere
trasferite dall’Agenzia del demanio al Comune aree gia’ comprese  nei
porti e non piu’ funzionali all’attivita’ portuale e suscettibili  di
programmi   pubblici   di   riqualificazione   urbanistica,    previa
autorizzazione  dell’Autorita’  portuale,  se  istituita,   o   della
competente Autorita’ marittima.
7. Sono in ogni caso esclusi dai beni di cui  al  comma  1  i  beni
costituenti la dotazione della Presidenza della Repubblica, nonche’ i
beni in uso a qualsiasi  titolo  al  Senato  della  Repubblica,  alla
Camera dei Deputati, alla Corte Costituzionale, nonche’  agli  organi
di rilevanza costituzionale.
– Si riporta il testo dell’articolo 28 del codice della
«Art. 28 (Beni del demanio marittimo).  –  Fanno  parte
del demanio marittimo:
a. il lido, la spiaggia, i porti, le rade;
b. le lagune, le foci dei fiumi che sboccano in mare,
i bacini di acqua salsa o salmastra che almeno durante  una
parte dell’anno comunicano liberamente col mare;
c. i canali utilizzabili ad uso pubblico marittimo.».
– Si riporta il testo degli articoli 822, 942, 945, 946
e 947 del codice civile:
«Art. 822 (Demanio pubblico). – Appartengono allo Stato
e fanno parte del demanio pubblico il  lido  del  mare,  la
spiaggia, le rade e i porti; i fiumi, i torrenti, i laghi e
le altre acque definite pubbliche dalle leggi  in  materia;
le opere destinate alla difesa nazionale.
Fanno  parimenti  parte  del   demanio   pubblico,   se
appartengono allo Stato, le  strade,  le  autostrade  e  le
strade ferrate; gli aerodromi; gli acquedotti; gli immobili
riconosciuti d’interesse storico, archeologico e  artistico
a norma delle leggi in  materia;  le  raccolte  dei  musei,
delle pinacoteche,  degli  archivi,  delle  biblioteche;  e
infine gli altri beni che sono dalla legge assoggettati  al
regime proprio del demanio pubblico.».
«Art. 942 (Terreni abbandonati dalle acque correnti). –
I   terreni   abbandonati   dalle   acque   correnti,   che
insensibilmente si ritirano da una  delle  rive  portandosi
sull’altra, appartengono al demanio pubblico, senza che  il
confinante della riva opposta possa  reclamare  il  terreno
Ai sensi  del  primo  comma,  si  intendono  per  acque
correnti i fiumi, i torrenti  e  le  altre  acque  definite
pubbliche dalle leggi in materia.
Quanto stabilito  al  primo  comma  vale  anche  per  i
terreni abbandonati dal mare, dai  laghi,  dalle  lagune  e
dagli stagni appartenenti al demanio pubblico.».
«Art. 945 (Isole e unioni  di  terra).  –  Le  isole  e
unioni di terra che  si  formano  nel  letto  dei  fiumi  o
torrenti appartengono al demanio pubblico.»
«Art. 946. (Alveo abbandonato). –  Se  un  fiume  o  un
torrente si forma un nuovo letto, abbandonando l’antico, il
terreno abbandonato rimane assoggettato al  regime  proprio
del demanio pubblico.»
«Art. 947 (Mutamenti del letto dei fiumi  derivanti  da
regolamento  del  loro  corso). –  Le  disposizioni   degli
articoli 942, 945 e 946 si applicano  ai  terreni  comunque
abbandonati sia a seguito di eventi naturali che per  fatti
artificiali   indotti   dall’attivita’    antropica,    ivi
comprendendo anche i terreni abbandonati  per  fenomeni  di
inalveamento.
La disposizione dell’articolo 941 non  si  applica  nel
caso in cui le alluvioni derivano da regolamento del  corso
dei fiumi,  da  bonifiche  o  da  altri  fatti  artificiali
indotti dall’attivita’ antropica.
In ogni caso e’ esclusa  la  sdemanializzazione  tacita
dei beni del demanio idrico.».
– Si riporta il  testo  dell’articolo  698  del  codice
«Art. 698 (Aeroporti e sistemi aeroportuali d’interesse
nazionale). – Con decreto del Presidente della  Repubblica,
previa  deliberazione  del  Consiglio  dei   Ministri,   su
proposta del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti,
d’intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo
Bolzano e sentita l’Agenzia del demanio, sono  individuati,
esprimere entro trenta giorni dalla data  di  assegnazione,
gli  aeroporti  e  i  sistemi  aeroportuali  di   interesse
nazionale, quali  nodi  essenziali  per  l’esercizio  delle
competenze  esclusive  dello  Stato,  tenendo  conto  delle
dimensioni e della tipologia del traffico,  dell’ubicazione
territoriale e del ruolo strategico dei  medesimi,  nonche’
di  quanto  previsto  nei  progetti  europei  TEN.  Con  il
medesimo  procedimento  si  provvede  alle  modifiche   del
suddetto decreto del Presidente della Repubblica.
Allo scopo di coordinare le politiche di sviluppo degli
aeroporti di interesse regionale, e’ istituito, senza nuovi
o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, presso il
Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, un comitato
di coordinamento tecnico, composto dai rappresentanti delle
regioni e delle province autonome, del Governo e degli enti
aeronautici.  La  partecipazione  al  comitato  di  cui  al
presente comma non comporta  la  corresponsione  di  alcuna
indennita’ o compenso ne’ rimborsi spese.».
– Si   riporta   il    testo    dell’articolo    14-bis
«Art.   14-bis   (Infrastrutture   militari).   –    1.
All’articolo 27 del decreto-legge  30  settembre  2003,  n.
2003, n. 326, e successive modificazioni, sono apportate le
a) al comma 13-ter:
1) le parole: «31  ottobre  2008»  sono  sostituite
dalle seguenti: «31 dicembre 2008»;
2) le parole: «entro il 31 dicembre, nonche’  altre
strutture, per un valore complessivo pari  almeno  a  2.000
milioni  di  euro»  sono  sostituite  dalle  seguenti:  «ad
avvenuto completamento  delle  procedure  di  riallocazione
concernenti i programmi di cui ai commi 13-ter e 13-ter.1»;
b) al comma 13-ter.2, dopo le  parole:  «a  procedure
negoziate con  gli  enti  territoriali»  sono  inserite  le
seguenti: «, societa’ a partecipazioni pubbliche e soggetti
privati»;
c) al comma 13-ter.2, l’ultimo periodo e’  sostituito
dai  seguenti:  «Per  consentire  la  riallocazione   delle
predette funzioni nonche’ per le piu’ generali esigenze  di
funzionamento, ammodernamento e manutenzione e supporto dei
mezzi, dei sistemi, dei  materiali  e  delle  strutture  in
dotazione   alle   Forze   armate,   inclusa   l’Arma   dei
carabinieri, sono istituiti, nello stato di previsione  del
Ministero della difesa, un fondo in conto capitale  ed  uno
di parte corrente le cui dotazioni sono  determinate  dalla
legge   finanziaria   in   relazione   alle   esigenze   di
realizzazione del programma di cui al  comma  13-ter.1.  Al
fondo  in  conto  capitale  concorrono  anche  i   proventi
derivanti  dalle  attivita’  di  valorizzazione  effettuate
dall’Agenzia del demanio con riguardo  alle  infrastrutture
militari, ancora in uso al Ministero della difesa,  oggetto
del presente comma. Alla ripartizione dei predetti fondi si
provvede mediante uno o piu’  decreti  del  Ministro  della
difesa, da comunicare, anche con evidenze informatiche,  al
Ministero dell’economia e delle finanze»;
d) dopo il comma 13-ter.2 e’ inserito il seguente:
«13-ter.3. Ai proventi di cui al comma 13-ter.2 non  si
applica l’articolo 2, comma 615, della  legge  24  dicembre
2007, n. 244,  ed  essi  sono  riassegnati  allo  stato  di
previsione del Ministero della difesa  integralmente  nella
misura percentuale di cui al citato comma 13-ter.2».
2. All’articolo 3, comma 15-ter, del  decreto-legge  25
settembre 2001,  n.  351,  convertito,  con  modificazioni,
dalla  legge  23  novembre  2001,  n.  410,  e   successive
modificazioni, sono apportare le seguenti modificazioni:
a)  al  primo  periodo,  le  parole:  «con  gli  enti
territoriali» sono sostituite dalle seguenti: «di beni e di
servizi con  gli  enti  territoriali,  con  le  societa’  a
partecipazione pubblica e con i soggetti privati»;
b) il secondo periodo e’ sostituito dal seguente: «Le
procedure di permuta sono effettuate  dal  Ministero  della
difesa, d’intesa con l’Agenzia del  demanio,  nel  rispetto
dei   principi    generali    dell’ordinamento    giuridico
contabile».
3. ll Ministero della difesa – Direzione  generale  dei
lavori e del demanio, sentito il Ministero dell’economia  e
delle finanze – Agenzia del demanio, individua con apposito
decreto gli immobili militari, non ricompresi negli elenchi
di cui all’ articolo 27, comma 13-ter, del decreto-legge 30
settembre 2003,  n.  269,  convertito,  con  modificazioni,
dalla legge 24  novembre  2003,  n.  326,  come  da  ultimo
modificato dal comma 1 del presente articolo,  da  alienare
a) le alienazioni, permute, valorizzazioni e gestioni
dei beni, che possono  essere  effettuate  anche  ai  sensi
dell’articolo 58 del presente decreto, in deroga alla legge
24 dicembre 1908, n. 783, e successive modificazioni, e  al
regolamento di cui al regio decreto 17 giugno 1909, n. 454,
e  successive  modificazioni,  nonche’  alle  norme   della
contabilita’  generale  dello  Stato,  fermi   restando   i
principi  generali  dell’ordinamento  giuridico  contabile,
sono effettuate direttamente dal Ministero della  difesa  –
Direzione generale  dei  lavori  e  del  demanio  che  puo’
avvalersi del supporto tecnico-operativo  di  una  societa’
pubblica  o  a  partecipazione  pubblica  con   particolare
qualificazione professionale ed esperienza commerciale  nel
b) la determinazione del valore dei beni da  porre  a
base d’asta e’  decretata  dal  Ministero  della  difesa  –
Direzione generale dei lavori e del demanio, previo  parere
di  congruita’  emesso  da  una  commissione  appositamente
nominata  dal  Ministro  della  difesa,  presieduta  da  un
magistrato amministrativo o da un avvocato  dello  Stato  e
composta da rappresentanti dei  Ministeri  della  difesa  e
dell’economia e delle finanze, nonche’  da  un  esperto  in
possesso  di  comprovata  professionalita’  nella  materia.
Dall’istituzione  della  commissione  non  devono  derivare
nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica e ai
componenti  della  stessa  non  spetta  alcun  compenso   o
c) i contratti di trasferimento di ciascun bene  sono
approvati dal Ministero della difesa.  L’approvazione  puo’
essere  negata  per  sopravvenute  esigenze  di   carattere
istituzionale dello stesso Ministero;
d) i proventi derivanti dalle procedure di  cui  alla
lettera  a)  possono  essere  destinati,  con  decreto  del
Presidente del Consiglio dei Ministri, di concerto  con  il
Ministro dell’economia e delle finanze e  con  il  Ministro
della difesa, al soddisfacimento delle esigenze  funzionali
del  Ministero   della   difesa   previa   verifica   della
compatibilita’ finanziaria e  dedotta  la  quota  che  puo’
essere destinata agli enti territoriali interessati;
e) le alienazioni  e  permute  dei  beni  individuati
possono essere effettuate a trattativa privata, qualora  il
valore del singolo bene, determinato ai sensi della lettera
b), sia inferiore a quattrocentomila euro;
f) ai fini delle permute e  delle  alienazioni  degli
immobili  da  dismettere,  con  cessazione  del   carattere
demaniale, il Ministero della difesa comunica, insieme alle
schede descrittive di cui all’ articolo 12,  comma  3,  del
codice dei beni  culturali  e  del  paesaggio,  di  cui  al
decreto legislativo 22 gennaio 2004,  n.  42,  l’elenco  di
tali immobili al  Ministero  per  i  beni  e  le  attivita’
culturali che si pronuncia, entro il termine perentorio  di
quarantacinque giorni dalla ricezione della  comunicazione,
in ordine alla verifica dell’interesse storico-artistico  e
individua, in caso positivo, le parti degli immobili stessi
soggette a tutela, con riguardo agli indirizzi di carattere
generale di cui all’  articolo  12,  comma  2,  del  citato
codice di cui al decreto legislativo n. 42 del 2004. Per  i
beni   riconosciuti   di   interesse   storico   artistico,
l’accertamento  della   relativa   condizione   costituisce
dichiarazione ai sensi dell’ articolo 13 del citato  codice
di  cui  al  decreto  legislativo  n.  42  del   2004.   Le
approvazioni e le autorizzazioni previste dal citato codice
di  cui  al  decreto  legislativo  n.  42  del  2004   sono
rilasciate o negate entro novanta  giorni  dalla  ricezione
della istanza. Le disposizioni del citato codice di cui  al
decreto legislativo n. 42 del 2004, parti prima e  seconda,
si applicano anche dopo la dismissione.
4. Ferme restando le disposizioni di  cui  all’articolo
1, comma 568, della legge  23  dicembre  2005,  n.  266,  i
proventi derivanti dalle alienazioni  di  cui  all’articolo
49, comma 2, della legge 23 dicembre  2000,  n.  388,  sono
integralmente  riassegnati  al  fondo  di  parte   corrente
istituito nello stato di  previsione  del  Ministero  della
difesa, in relazione alle  esigenze  di  realizzazione  del
programma di cui al comma  13-ter.2  dell’articolo  27  del
decreto-legge 30 settembre 2003, n.  269,  convertito,  con
modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n.  326,  come
modificato dal comma 1 del presente articolo.».
– Si riporta il testo dell’articolo 2, comma 628, della
legge 24 dicembre 2007, n. 244:
«Art. 2. (…).
628. Ai fini della realizzazione del programma  di  cui
al comma 627, il Ministero della difesa:
a) procede all’individuazione  di  tre  categorie  di
alloggi di servizio:
1) alloggi da assegnare al personale per il periodo  di
tempo in  cui  svolge  particolari  incarichi  di  servizio
richiedenti la costante presenza del titolare nella sede di
2) alloggi da assegnare per una  durata  determinata  e
rinnovabile  in  ragione  delle  esigenze  di  mobilita’  e
3) alloggi da assegnare con possibilita’ di opzione  di
acquisto mediante riscatto;
b)   provvede   all’alienazione   della   proprieta’,
dell’usufrutto o della nuda proprieta’ di alloggi non  piu’
funzionali  alle  esigenze  istituzionali,  in  numero  non
inferiore a tremila, compresi in interi stabili da alienare
in blocco, con diritto di prelazione per il  conduttore  e,
in caso di mancato esercizio da parte dello stesso, per  il
personale militare e civile del Ministero della difesa  non
proprietario  di  altra  abitazione  nella  provincia,  con
prezzo di vendita determinato d’intesa  con  l’Agenzia  del
demanio, ridotto nella misura massima del 25  per  cento  e
minima del 10 per cento,  tenendo  conto  del  reddito  del
nucleo familiare, della presenza di portatori  di  handicap
tra i componenti di tale nucleo e  dell’eventuale  avvenuta
perdita  del  titolo  alla  concessione  e  assicurando  la
permanenza  negli  alloggi  dei  conduttori  delle   unita’
immobiliari e delle vedove, con  basso  reddito  familiare,
non superiore  a  quello  determinato  annualmente  con  il
decreto ministeriale di cui all’articolo 9, comma 7,  della
legge 24 dicembre  1993,  n.  537,  ovvero  con  componenti
familiari portatori di handicap, dietro corresponsione  del
canone in vigore all’atto della vendita, aggiornato in base
agli indici ISTAT. Gli acquirenti degli alloggi non possono
rivenderli prima della scadenza del quinto anno dalla  data
di acquisto. I proventi derivanti  dalle  alienazioni  sono
versati all’entrata del bilancio  dello  Stato  per  essere
riassegnati in apposita unita’ previsionale di  base  dello
stato di previsione del Ministero della difesa;
c)  puo’  avvalersi,  ai  fini   di   accelerare   il
procedimento di alienazione, tramite la Direzione  generale
dei  lavori  e  del  demanio,  dell’attivita’  di   tecnici
dell’Agenzia del demanio ed e’ esonerato dalla consegna dei
documenti previsti dalle vigenti disposizioni normative  in
materia urbanistica, tecnica e fiscale,  necessari  per  la
stipula dei contratti di alienazione di  cui  alla  lettera
b), sostituiti da apposita dichiarazione;
d) puo’ procedere alla concessione di lavori pubblici
di cui agli articoli 153 e seguenti del codice  di  cui  al
modificazioni, con le modalita’ previste dal regolamento di
cui al decreto del Presidente della  Repubblica  19  aprile
2005, n. 170, prevedendo, a tal fine,  la  possibilita’  di
cessione, a titolo di prezzo, di beni immobili in  uso  non
piu’ necessari ai fini istituzionali, individuati  d’intesa
con l’Agenzia del demanio e ulteriori rispetto a quelli  da
individuare ai sensi dell’articolo 27,  comma  13-ter,  del
modificazioni, dalla legge 24  novembre  2003,  n.  326,  e
successive modificazioni,  nonche’  la  destinazione  della
totalita’ dei canoni degli alloggi di  servizio  realizzati
in attuazione del programma di cui ai commi da  627  a  631
fino  al  termine  della   concessione,   con   conseguente
cessazione della  sospensione  delle  vigenti  disposizioni
normative in materia di riparto dei proventi derivanti  dai
canoni di concessione degli alloggi di servizio delle Forze
armate. (…)».
– Si riporta il testo degli articoli 54  e  112,  del
decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42:
«Art. 54 (Beni inalienabili). – 1. Sono  inalienabili
i beni culturali demaniali di seguito indicati:
b) gli immobili riconosciuti monumenti nazionali  con
atti aventi forza di legge;
c) le raccolte  di  musei,  pinacoteche,  gallerie  e
2. Sono altresi’ inalienabili:
a) le cose immobili e mobili appartenenti ai soggetti
indicati all’articolo 10,  comma  1,  che  siano  opera  di
autore non piu’ vivente e  la  cui  esecuzione  risalga  ad
oltre cinquanta anni, fino a quando  non  sia  intervenuta,
ove  necessario,  la  sdemanializzazione  a   seguito   del
procedimento di verifica previsto dall’articolo 12;
b) le cose mobili che siano opera di autore vivente o
la cui esecuzione non risalga ad oltre cinquanta  anni,  se
incluse  in  raccolte  appartenenti  ai  soggetti  di   cui
all’articolo 53;
c) i singoli documenti appartenenti  ai  soggetti  di
cui all’articolo  53,  nonche’  gli  archivi  e  i  singoli
documenti di enti ed istituti pubblici  diversi  da  quelli
indicati al medesimo articolo 53;
d) le cose immobili appartenenti ai soggetti  di  cui
all’articolo 53  dichiarate  di  interesse  particolarmente
importante  quali  testimonianze  dell’identita’  e   della
storia delle istituzioni pubbliche, collettive,  religiose,
ai sensi dell’articolo 10, comma 3, lettera d).
3. I beni e le cose di cui  ai  commi  1  e  2  possono
essere oggetto di trasferimento tra lo Stato, le regioni  e
gli altri enti pubblici territoriali.
4. I beni e le cose indicati ai commi  1  e  2  possono
essere utilizzati esclusivamente secondo le modalita’ e per
i fini previsti dal Titolo II della presente Parte.».
«Art.  112  (Valorizzazione  dei  beni   culturali   di
appartenenza pubblica). – 1.  Lo  Stato,  le  regioni,  gli
altri   enti   pubblici    territoriali    assicurano    la
valorizzazione dei  beni  presenti  negli  istituti  e  nei
luoghi indicati all’articolo 101, nel rispetto dei principi
fondamentali fissati dal presente codice.
2. Nel rispetto dei principi richiamati al comma 1,  la
legislazione regionale  disciplina  la  valorizzazione  dei
beni presenti negli istituti e nei luoghi della cultura non
appartenenti  allo  Stato  o  dei  quali  lo  Stato   abbia
trasferito la disponibilita’  sulla  base  della  normativa
3. La valorizzazione dei beni culturali pubblici al  di
fuori degli istituti e dei luoghi di cui  all’articolo  101
e’ assicurata, secondo le disposizioni del presente Titolo,
compatibilmente   con   lo    svolgimento    degli    scopi
istituzionali cui detti beni sono destinati.
4. Al fine di coordinare, armonizzare ed  integrare  le
attivita’  di  valorizzazione  dei  beni   del   patrimonio
culturale  di  appartenenza  pubblica,  lo  Stato,  per  il
tramite del Ministero, le regioni e gli altri enti pubblici
territoriali stipulano accordi su base regionale,  al  fine
di  definire  gli  obbiettivi  e  fissarne  i  tempi  e  le
modalita’ di attuazione.  Con  gli  accordi  medesimi  sono
individuate  le  adeguate  forme  di  gestione,  ai   sensi
dell’articolo 115.
5. Qualora, entro i tempi stabiliti, gli accordi di cui
al comma 4 non siano raggiunti tra i competenti organi,  la
loro definizione e’ rimessa alla  decisione  congiunta  del
Ministro, del  presidente  della  Regione,  del  presidente
della Provincia e dei sindaci dei  comuni  interessati.  In
assenza di accordo, ciascun soggetto pubblico e’  tenuto  a
garantire la valorizzazione dei beni di cui ha comunque  la
6. Lo Stato, per il tramite del Ministero, le regioni e
gli altri enti pubblici territoriali possono  definire,  in
sede  di  Conferenza  unificata,   indirizzi   generali   e
procedure per uniformare,  sul  territorio  nazionale,  gli
accordi indicati al comma 4.
7. Agli accordi di cui al comma 4  possono  partecipare
anche soggetti privati  e,  previo  consenso  dei  soggetti
interessati, gli accordi medesimi possono  riguardare  beni
di proprieta’ privata.
8. I soggetti  pubblici  interessati  possono  altresi’
stipulare  apposite   convenzioni   con   le   associazioni
culturali o  di  volontariato  che  svolgono  attivita’  di
promozione  e  diffusione   della   conoscenza   dei   beni
culturali.».
Valorizzazione dei beni attraverso fondi comuni
di investimento immobiliare
1. Al fine  di  favorire  la  massima  valorizzazione  dei  beni  e
promuovere la capacita’ finanziaria degli enti territoriali, anche in
attuazione del criterio di cui all’articolo 2, comma 5, lettera c), i
beni  trasferiti  agli  enti  territoriali   possono,   previa   loro
valorizzazione, attraverso  le  procedure  per  l’approvazione  delle
varianti allo strumento urbanistico di cui all’articolo 2,  comma  5,
lettera  b),  essere  conferiti  ad  uno  o  piu’  fondi  comuni   di
investimento immobiliare istituiti  ai  sensi  dell’articolo  37  del
decreto  legislativo  24  febbraio  1998,   n.   58,   e   successive
modificazioni, ovvero dell’articolo 14-bis  della  legge  25  gennaio
1994,  n.  86.  Ciascun  bene  e’   conferito,   dopo   la   relativa
valorizzazione  attraverso  le  procedure  per  l’approvazione  delle
varianti allo strumento urbanistico, per un valore la cui  congruita’
e’ attestata, entro  il  termine  di  trenta  giorni  dalla  relativa
richiesta, da parte  dell’Agenzia  del  demanio  o  dell’Agenzia  del
territorio, secondo le rispettive competenze.
2. La Cassa depositi  e  prestiti,  secondo  le  modalita’  di  cui
all’articolo 3, comma 4-bis, del decreto-legge 10 febbraio  2009,  n.
5, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 aprile 2009,  n.  33,
puo’ partecipare ai fondi di cui al comma 1.
3. Agli apporti di beni immobili ai fondi effettuati ai  sensi  del
presente decreto si applicano, in ogni caso, le agevolazioni  di  cui
ai commi 10 e 11 dell’articolo 14-bis della legge 25 gennaio 1994, n.
– Si riporta il testo  dell’articolo  37  del  decreto
legislativo 24 febbraio 1998, n. 58:
«Art. 37 (Struttura dei fondi comuni di  investimento).
–  1.  Il  Ministro  dell’economia  e  delle  finanze,  con
regolamento adottato sentite la Banca d’Italia e la CONSOB,
determina i criteri generali cui devono uniformarsi i fondi
comuni di investimento con riguardo:
a) all’oggetto dell’investimento;
b) alle categorie di  investitori  cui  e’  destinata
l’offerta delle quote;
c) alle modalita’ di partecipazione ai fondi aperti e
chiusi,  con  particolare  riferimento  alla  frequenza  di
emissione e rimborso delle quote,  all’eventuale  ammontare
minimo delle sottoscrizioni e alle procedure da seguire;
d) all’eventuale durata minima e massima;
d-bis) alle condizioni e alle modalita’ con le  quali
devono essere effettuati gli acquisti o i conferimenti  dei
beni, sia in fase costitutiva che in fase  successiva  alla
costituzione del fondo, nel caso  di  fondi  che  investano
esclusivamente o prevalentemente in beni immobili,  diritti
reali immobiliari e partecipazioni in societa’ immobiliari.
2. Il  regolamento  previsto  dal  comma  1  stabilisce
a) le ipotesi nelle quali deve adottarsi la forma del
fondo chiuso;
b)  le  cautele   da   osservare,   con   particolare
riferimento all’intervento di  esperti  indipendenti  nella
valutazione dei beni, nel caso di cessioni  o  conferimenti
di beni al fondo chiuso effettuati dai soci della  societa’
di gestione o dalle societa’ facenti parte del  gruppo  cui
essa appartiene, comunque prevedendo un limite  percentuale
rispetto all’ammontare del patrimonio del fondo, e nel caso
di cessioni dei beni del fondo ai soggetti suddetti;
b-bis) i casi in cui e’ possibile derogare alle norme
prudenziali di contenimento e di frazionamento del  rischio
stabilite dalla Banca d’Italia, avendo riguardo anche  alla
qualita’ e all’esperienza professionale degli  investitori;
nel caso dei fondi previsti alla lettera d-bis) del comma 1
dovra’ comunque prevedersi che gli stessi possano  assumere
prestiti sino a un valore di almeno il  60  per  cento  del
valore degli immobili,  dei  diritti  reali  immobiliari  e
delle partecipazioni in societa’ immobiliari e del  20  per
cento per gli  altri  beni  nonche’  che  possano  svolgere
operazioni di valorizzazione dei beni medesimi;
c)  le  scritture  contabili,  il  rendiconto   e   i
prospetti  periodici  che  le  societa’  di  gestione   del
risparmio redigono, in aggiunta a quanto prescritto per  le
imprese commerciali, nonche’ gli  obblighi  di  pubblicita’
del rendiconto e dei prospetti periodici;
d) le ipotesi nelle quali la societa’ di gestione del
risparmio deve chiedere l’ammissione alla  negoziazione  in
un mercato regolamentato  dei  certificati  rappresentativi
delle quote dei fondi;
e)  i  requisiti   e   i   compensi   degli   esperti
indipendenti indicati nell’articolo 6,  comma  1),  lettera
c), numero 5).
2-bis. Con il regolamento previsto dal  comma  1,  sono
altresi’ individuate le materie sulle quali i  partecipanti
dei fondi chiusi si riuniscono in  assemblea  per  adottare
deliberazioni vincolanti per la societa’  di  gestione  del
risparmio.  L’assemblea  delibera  in   ogni   caso   sulla
sostituzione della  societa’  di  gestione  del  risparmio,
sulla richiesta di ammissione a quotazione ove non prevista
e sulle modifiche delle politiche di gestione.  L’assemblea
e’  convocata  dal  consiglio  di   amministrazione   della
societa’ di gestione del risparmio anche su  richiesta  dei
partecipanti che rappresentino almeno il 10 per  cento  del
valore delle quote in circolazione e le deliberazioni  sono
approvate con il voto favorevole del 50 per cento piu’  una
quota   degli   intervenuti   all’assemblea.   Il    quorum
deliberativo non potra’ in ogni caso essere inferiore al 30
per cento del valore di tutte le quote in circolazione.  Le
deliberazioni  dell’assemblea  sono  trasmesse  alla  Banca
d’Italia per l’approvazione. Esse  si  intendono  approvate
quando il diniego non sia stato adottato entro quattro mesi
dalla  trasmissione.  All’assemblea  dei  partecipanti   si
applica,  per  quanto  non  disciplinato   dalla   presente
disposizione  e  dal  regolamento  previsto  dal  comma  1,
l’articolo 46, commi 2 e 3.».
– Si riporta il testo dell’articolo 14-bis della  legge
25 gennaio 1994, n. 86:
«Art. 14-bis  (Fondi  istituiti  con  apporto  di  beni
immobili). – 1. In  alternativa  alle  modalita’  operative
indicate negli articoli 12, 13 e 14,  le  quote  del  fondo
possono  essere  sottoscritte,  entro  un  anno  dalla  sua
costituzione, con apporto di beni  immobili  o  di  diritti
reali su immobili, qualora  l’apporto  sia  costituito  per
oltre  il  51  per  cento  da  beni  e  diritti   apportati
esclusivamente dallo Stato, da enti previdenziali pubblici,
da regioni, da enti locali  e  loro  consorzi,  nonche’  da
societa’ interamente possedute, anche indirettamente, dagli
stessi soggetti. Alla istituzione del fondo con apporto  in
natura si applicano l’articolo 12, commi 1, 2, lettere  a),
d), e), l), m), o), p), r), s-bis), e 6, e  l’articolo  14,
commi 7 e 8. Si applicano altresi’, in quanto  compatibili,
le disposizioni dell’articolo 12, commi 4 e 5.
2.  Ai  fini  del  presente  articolo  la  societa’  di
gestione   non   deve   essere   controllata,   ai    sensi
dell’articolo   2359    del    codice    civile,    neanche
indirettamente,  da  alcuno  dei  soggetti  che   procedono
all’apporto. Tuttavia, ai fini della presente disposizione,
nell’individuazione del soggetto controllante non si  tiene
conto  delle  partecipazioni  detenute  dal  Ministero  del
tesoro. La misura dell’investimento minimo obbligatorio nel
fondo di cui all’articolo 13, comma 8, e’  determinata  dal
Ministro del tesoro nel limite massimo dell’uno  per  cento
dell’ammontare del fondo.
3. Il regolamento del fondo deve  prevedere  l’obbligo,
per i soggetti che effettuano conferimenti  in  natura,  di
integrare gli stessi con un apporto in denaro non inferiore
al 5 per cento del valore  del  fondo.  Detto  obbligo  non
sussiste qualora partecipino al fondo,  esclusivamente  con
apporti in denaro, anche soggetti  diversi  da  quelli  che
hanno effettuato apporti in natura ai sensi del comma  1  e
sempreche’ il relativo apporto in denaro non sia  inferiore
al 10  per  cento  del  valore  del  fondo.  La  liquidita’
derivata dagli apporti in denaro non puo’ essere utilizzata
per  l’acquisto  di   beni   immobili   o   diritti   reali
immobiliari; fanno eccezione gli acquisti di beni  immobili
e  diritti  reali  immobiliari  strettamente  necessari  ad
integrare  i  progetti  di  utilizzo  di  beni  e   diritti
apportati ai sensi del comma 1 e sempreche’ detti  acquisti
comportino un investimento non superiore al  30  per  cento
dell’apporto complessivo in denaro.
4. Gli immobili apportati al fondo ai sensi del comma 1
sono  sottoposti   alle   procedure   di   stima   previste
dall’articolo 8 anche al momento dell’apporto; la relazione
deve essere redatta e depositata  al  momento  dell’apporto
con le modalita’ e le forme indicate nell’articolo 2343 del
codice  civile  e  deve  contenere  i  dati  e  le  notizie
richiesti dai commi 1 e 4 dell’articolo 8.
5. Agli immobili apportati al fondo da soggetti diversi
da quelli indicati al comma 1, si applicano le disposizioni
di cui all’articolo 14, commi 6 e 6-ter.
6.   Con   modalita’   analoghe   a   quelle   previste
dall’articolo 12, comma 3, la societa’ di gestione  procede
all’offerta    al    pubblico    delle    quote    derivate
dall’istituzione del fondo ai sensi  del  comma  1.  A  tal
fine, le quote sono tenute  in  deposito  presso  la  banca
depositaria. L’offerta al pubblico  deve  essere  corredata
dalla relazione dei  periti  di  cui  al  comma  4  e,  ove
esistente,   dal    certificato    attestante    l’avvenuta
approvazione dei  progetti  di  utilizzo  dei  beni  e  dei
diritti da parte della conferenza  di  servizi  di  cui  al
comma 12. L’offerta  al  pubblico  deve  concludersi  entro
diciotto mesi dalla data dell’ultimo apporto  in  natura  e
comportare  collocamento  di  quote  per  un   numero   non
inferiore al 60 per cento del loro numero originario presso
investitori diversi dai soggetti conferenti. Il regolamento
del  fondo  prevede  le   modalita’   di   esecuzione   del
collocamento,   il   termine   per   il   versamento    dei
corrispettivi da parte degli  acquirenti  delle  quote,  le
modalita’ con cui la  societa’  di  gestione  procede  alla
consegna  delle  quote   agli   acquirenti,   riconosce   i
corrispettivi  ai  soggetti  conferenti  e  restituisce  ai
medesimi le quote non collocate.
7. Gli interessati all’acquisto delle quote offerte  ai
sensi del comma 6 sono tenuti a fornire  alla  societa’  di
gestione, su richiesta della medesima, garanzie per il buon
esito dell’impegno di sottoscrizione assunto. Le  possibili
forme di garanzia sono indicate nel regolamento del fondo.
8. Entro sei  mesi  dalla  consegna  delle  quote  agli
acquirenti, la societa’ di gestione  richiede  alla  CONSOB
l’ammissione dei relativi certificati alla negoziazione  in
un mercato regolamentato, salvo il caso  in  cui  le  quote
siano destinate esclusivamente ad investitori istituzionali
ai sensi dell’articolo 12, comma 2, lettera a).
9. Qualora, decorso il termine di diciotto  mesi  dalla
data dell’ultimo apporto in natura,  risulti  collocato  un
numero di quote inferiore a quello indicato nel comma 6, la
societa’ di gestione  dichiara  il  mancato  raggiungimento
dell’obiettivo minimo di collocamento, dichiara caducate le
prenotazioni ricevute per l’acquisto delle quote e delibera
la liquidazione del  fondo,  che  viene  effettuata  da  un
commissario nominato dal Ministro  del  tesoro  e  operante
secondo le direttive impartite dal  Ministro  medesimo,  il
quale provvedera’ a retrocedere i beni immobili e i diritti
reali immobiliari apportati ai soggetti conferenti.
10. Gli apporti al fondo istituiti a norma del comma  1
non danno luogo  a  redditi  imponibili  ovvero  a  perdite
deducibili per l’apportante  al  momento  dell’apporto.  Le
quote  ricevute  in  cambio  dell’immobile  o  del  diritto
oggetto di apporto mantengono, ai fini  delle  imposte  sui
redditi,  il  medesimo  valore   fiscalmente   riconosciuto
anteriormente all’apporto.
11. Per l’insieme degli apporti di cui  al  comma  1  e
delle eventuali successive retrocessioni di cui al comma 9,
e’ dovuto in luogo delle  ordinarie  imposte  di  registro,
ipotecaria   e   catastale    e    dell’imposta    comunale
sull’incremento  di  valore  degli   immobili,   un’imposta
sostitutiva di lire 1 milione che e’ liquidata dall’ufficio
del registro a seguito di denuncia  del  primo  apporto  in
natura e che  deve  essere  presentata  dalla  societa’  di
gestione entro sei mesi dalla data in cui l’apporto  stesso
e’ stato effettuato.
12. I progetti di utilizzo degli immobili e dei diritti
apportati a  norma  del  comma  1  di  importo  complessivo
superiore a 2 miliardi di lire, risultante dalla  relazione
di cui al comma 4, sono sottoposti  all’approvazione  della
conferenza di servizi di cui all’articolo 14 della legge  7
agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni.  Ai  sensi
dell’articolo 2, comma 12, della legge 24 dicembre 1993, n.
537,  le  determinazioni  concordate  nelle  conferenze  di
servizi sostituiscono a tutti gli effetti  i  concerti,  le
intese, i nulla osta e  gli  assensi  comunque  denominati.
Qualora   nelle   conferenze   non   si    pervenga    alle
determinazioni  conclusive  entro  novanta   giorni   dalla
convocazione ovvero non si raggiunga l’unanimita’, anche in
conseguenza  della  mancata  partecipazione  ovvero   della
mancata comunicazione entro venti giorni delle  valutazioni
delle   amministrazioni   e   dei   soggetti   regolarmente
convocati, le relative determinazioni sono assunte ad  ogni
effetto dal Presidente del Consiglio dei  ministri,  previa
deliberazione  del  Consiglio  dei  ministri;  il  suddetto
termine puo’ essere prorogato una sola volta per  non  piu’
di  sessanta  giorni.  I   termini   stabiliti   da   altre
disposizioni di legge e  regolamentari  per  la  formazione
degli atti facenti capo  alle  amministrazioni  e  soggetti
chiamati a determinarsi nelle conferenze  di  servizi,  ove
non  risultino  compatibili  con  il  termine  di  cui   al
precedente periodo, possono essere ridotti con decreto  del
Presidente del Consiglio dei ministri per poter  consentire
di assumere le determinazioni delle conferenze  di  servizi
nel rispetto del termine stabilito nel periodo  precedente.
Eventuali carenze, manchevolezze, errori od omissioni della
conferenza nel procedimento di  approvazione  del  progetto
non sono opponibili alla societa’ di  gestione,  al  fondo,
ne’ ai soggetti cui sono stati trasmessi, in  tutto  ovvero
anche solo in parte, i relativi diritti.
13.  Il  Ministro  del  tesoro  puo’  emettere   titoli
speciali che prevedono diritti di conversione in quote  dei
fondi istituiti ai sensi del comma 1.  Le  modalita’  e  le
condizioni di tali emissioni sono fissate con decreto dello
stesso Ministro. In alternativa alla procedura prevista  al
comma 6, per le quote di propria  pertinenza,  il  Ministro
del tesoro puo’  emettere  titoli  speciali  che  prevedano
diritti di conversione in  quote  dei  fondi  istituiti  ai
sensi del comma 1. Le modalita’ e  le  condizioni  di  tali
emissioni sono fissate con decreto dello stesso Ministro.
14. Le somme  derivanti  dal  collocamento  dei  titoli
speciali emessi ai sensi del  comma  13  o  dalla  cessione
delle quote dei fondi sottoscritte ai sensi del comma 1 con
apporti dello  Stato  o  di  enti  previdenziali  pubblici,
nonche’ i proventi distribuiti dagli stessi fondi per dette
quote, affluiscono agli enti titolari.
15. Gli enti locali territoriali sono autorizzati, fino
a concorrenza del valore dei beni  conferiti,  ad  emettere
prestiti obbligazionari convertibili  in  quote  dei  fondi
istituiti ai sensi del comma 1, secondo le modalita’ di cui
all’articolo 35 della legge 23 dicembre 1994,  n.  724.  In
alternativa alla procedura prevista  al  comma  6,  per  le
quote di propria pertinenza, gli enti  locali  territoriali
possono emettere titoli speciali che prevedano  diritti  di
conversione in quote di fondi istituiti o da istituirsi  ai
sensi del comma 1, secondo le modalita’ di cui all’articolo
35 della predetta legge n. 724 del 1994.
16. Le somme  derivanti  dal  collocamento  dei  titoli
emessi ai sensi del comma 15 o dalla cessione  delle  quote
nonche’ dai proventi distribuiti dai fondi  sono  destinate
al  finanziamento  degli  investimenti  secondo  le   norme
previste dal decreto legislativo 25 febbraio 1995,  n.  77,
nonche’ alla riduzione del debito complessivo.
17. Qualora per l’utilizzazione o la valorizzazione dei
beni e dei diritti da conferire ai sensi  del  comma  1  da
parte degli  enti  locali  territoriali  sia  prevista  dal
regolamento  del  fondo  l’esecuzione  di  lavori  su  beni
immobili di pertinenza del fondo stesso,  gli  enti  locali
territoriali  conferenti  dovranno   effettuare   anche   i
conferimenti in denaro necessari nel  rispetto  dei  limiti
previsti al comma 1. A tal fine gli  enti  conferenti  sono
autorizzati    ad    emettere    prestiti    obbligazionari
convertibili  in  quote  del  fondo  fino   a   concorrenza
dell’ammontare sottoscritto in denaro. Le quote  del  fondo
spettanti agli  enti  locali  territoriali  a  seguito  dei
conferimenti in denaro saranno tenute in deposito presso la
banca depositaria fino alla conversione.».
– Si riporta il testo del comma 4-bis dell’articolo  3,
modificazioni, dalla legge 9 aprile 2009, n. 33:
«4-bis.  Le  operazioni,  effettuate  ai  sensi   dell’
articolo 5, comma  7,  lettera  a),  secondo  periodo,  del
successive modificazioni, possono assumere qualsiasi forma,
quale  quella  della  concessione  di  finanziamenti,   del
rilascio  di  garanzie,  dell’assunzione  di  capitale   di
rischio o di debito, e possono essere  realizzate  anche  a
favore delle piccole  e  medie  imprese  per  finalita’  di
sostegno  dell’economia.  Le  predette  operazioni  possono
essere  effettuate  in  via   diretta   ovvero   attraverso
l’intermediazione di soggetti autorizzati all’esercizio del
credito, ad  eccezione  delle  operazioni  a  favore  delle
piccole e  medie  imprese  che  possono  essere  effettuate
esclusivamente  attraverso  l’intermediazione  di  soggetti
autorizzati all’esercizio del credito nonche’ attraverso la
sottoscrizione di fondi comuni di investimento  gestiti  da
una societa’ di gestione collettiva del  risparmio  di  cui
all’  articolo  33  del  testo  unico  di  cui  al  decreto
legislativo  24  febbraio  1998,  n.   58,   e   successive
modificazioni, il cui oggetto sociale realizza uno  o  piu’
fini istituzionali della Cassa depositi e prestiti Spa.  Lo
Stato e’ autorizzato a sottoscrivere, per l’anno 2010, fino
a 500.000  euro  di  quote  di  societa’  di  gestione  del
risparmio   finalizzate   a   gestire   fondi   comuni   di
investimento  mobiliare  di   tipo   chiuso   riservati   a
investitori qualificati che perseguano tra i loro obiettivi
quelli del rafforzamento patrimoniale  e  dell’aggregazione
delle imprese di minore dimensione.».
1. A decorrere dal 1° gennaio del secondo anno successivo alla data
di entrata in vigore del presente decreto legislativo, con uno o piu’
decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, adottati ogni  due
anni su proposta del  Ministro  dell’economia  e  delle  finanze,  di
concerto con il Ministro per le riforme per il  federalismo,  con  il
Ministro per i rapporti con le  Regioni  e  con  gli  altri  Ministri
competenti per materia, su richiesta di Regioni ed enti locali  sulla
base delle disposizioni di cui agli articoli 1, 2, 4 e 5 del presente
decreto  legislativo,  possono  essere  attribuiti   ulteriori   beni
eventualmente resisi disponibili per ulteriori trasferimenti.
2.  Gli  enti  territoriali  interessati  possono   individuare   e
richiedere ulteriori beni non inseriti in precedenti decreti  ne’  in
precedenti provvedimenti del direttore dell’Agenzia del demanio. Tali
beni sono trasferiti con decreto del  Presidente  del  Consiglio  dei
Ministri adottato ai sensi del comma 1. A tali richieste e’  allegata
una  relazione  attestante  i  benefici  derivanti   alle   pubbliche
amministrazioni da una diversa utilizzazione funzionale dei beni o da
una loro migliore valorizzazione in sede locale.
Utilizzo ottimale di beni pubblici
da parte degli enti territoriali
1. Gli  enti  territoriali,  al  fine  di  assicurare  la  migliore
utilizzazione dei beni pubblici per  lo  svolgimento  delle  funzioni
pubbliche primarie attribuite, possono procedere a consultazioni  tra
di loro e con  le  amministrazioni  periferiche  dello  Stato,  anche
all’uopo convocando apposite Conferenze  di  servizi  coordinate  dal
Presidente della Giunta regionale o da un suo delegato. Le risultanze
delle consultazioni sono trasmesse al Ministero dell’economia e delle
finanze ai fini della migliore elaborazione delle successive proposte
di sua competenza  e  possono  essere  richiamate  a  sostegno  delle
richieste avanzate da ciascun ente.
1. Tutti  gli  atti,  contratti,  formalita’  e  altri  adempimenti
necessari per l’attuazione del presente decreto sono esenti  da  ogni
diritto e tributo.
Ministri, su proposta del Ministro  dell’economia  e  delle  finanze,
sentiti il Ministro dell’interno, il Ministro per la  semplificazione
normativa, il Ministro  per  le  riforme  per  il  federalismo  e  il
Ministro per i rapporti con le Regioni, previa intesa sancita in sede
di  Conferenza  Unificata  ai  sensi  dell’articolo  3  del   decreto
legislativo 28 agosto 1997, n. 281, sono  determinate  le  modalita’,
per ridurre, a decorrere dal primo esercizio  finanziario  successivo
alla data del trasferimento, le risorse a qualsiasi titolo  spettanti
alle Regioni e agli enti locali contestualmente e in misura pari alla
riduzione  delle  entrate  erariali  conseguente  alla  adozione  dei
decreti del  Presidente  del  Consiglio  dei  Ministri  di  cui  agli
3. Alle procedure di spesa relative ai  beni  trasferiti  ai  sensi
delle disposizioni del presente decreto non si  applicano  i  vincoli
relativi al rispetto del patto di stabilita’ interno, per un  importo
corrispondente alle spese gia’ sostenute dallo Stato per la  gestione
e la manutenzione dei beni trasferiti. Tale  importo  e’  determinato
secondo i criteri e con le  modalita’  individuati  con  decreto  del
dell’economia e delle finanze, da  adottarsi  entro  sessanta  giorni
dalla data di entrata in vigore del  presente  decreto.  Il  Ministro
dell’economia  e  delle  finanze  e’  autorizzato  ad  apportare   le
occorrenti variazioni di bilancio per la riduzione degli stanziamenti
dei capitoli di spesa interessati.
4. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri,  adottato
su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, in  relazione
ai trasferimenti  dei  beni  immobili  di  cui  al  presente  decreto
legislativo,  e’  assicurata  la  coerenza  tra  il  riordino  e   la
riallocazione delle funzioni e la dotazione  delle  risorse  umane  e
finanziarie, con il  vincolo  che  al  trasferimento  delle  funzioni
corrisponda un trasferimento  del  personale  tale  da  evitare  ogni
duplicazione di funzioni.
5. Le risorse nette derivanti a ciascuna  Regione  ed  ente  locale
dalla eventuale alienazione degli immobili del patrimonio disponibile
loro  attribuito  ai  sensi  del  presente  decreto  nonche’   quelle
derivanti dalla eventuale cessione di quote di fondi immobiliari  cui
i medesimi  beni  siano  stati  conferiti  sono  acquisite  dall’ente
territoriale per un ammontare pari al settantacinque per cento  delle
stesse. Le predette risorse sono destinate alla riduzione del  debito
dell’ente e, solo in assenza del  debito  o  comunque  per  la  parte
eventualmente eccedente, a spese di investimento.  La  residua  quota
del venticinque per cento e’ destinata al  Fondo  per  l’ammortamento
dei titoli di Stato. Con decreto del  Presidente  del  Consiglio  dei
Ministri, adottato entro sessanta giorni dalla  data  di  entrata  in
vigore del presente decreto legislativo,  su  proposta  del  Ministro
dell’economia  e  delle  finanze,  di  concerto   con   il   Ministro
dell’interno, il Ministro  per  i  rapporti  con  le  Regioni  ed  il
Ministro  per  le  riforme  per  il  federalismo,  sono  definite  le
modalita’ di applicazione del presente comma. Ciascuna Regione o ente
locale puo’ procedere all’alienazione di immobili attribuiti ai sensi
del presente decreto legislativo previa attestazione della congruita’
del valore del bene da parte dell’Agenzia del demanio o  dell’Agenzia
del territorio, secondo le rispettive competenze.  L’attestazione  e’
resa entro il termine di trenta giorni dalla relativa richiesta.
6. Nell’attuazione del presente  decreto  legislativo  e’  comunque
assicurato il rispetto di  quanto  previsto  dall’articolo  28  della
legge 5 maggio 2009, n. 42.
Dato a Roma, addi’ 28 maggio 2010
Bossi, Ministro per le riforme  per
Calderoli,    Ministro    per    la
– Si riporta il testo dell’articolo 28  della  legge  5
maggio 2009, n. 42:
«Art. 28 (Salvaguardia finanziaria). – 1.  L’attuazione
della  presente  legge  deve  essere  compatibile  con  gli
impegni finanziari assunti con il  patto  di  stabilita’  e
2.  I  decreti  legislativi  di  cui   all’articolo   2
individuano meccanismi idonei ad assicurare che:
a)  vi  sia  la  coerenza  tra  il  riordino   e   la
riallocazione delle funzioni e la dotazione  delle  risorse
umane e finanziarie, con il vincolo  che  al  trasferimento
delle funzioni corrisponda un trasferimento  del  personale
tale da evitare ogni duplicazione di funzioni;
b) sia  garantita  la  determinazione  periodica  del
limite massimo della  pressione  fiscale  nonche’  del  suo
riparto  tra  i  diversi   livelli   di   governo   e   sia
salvaguardato l’obiettivo di  non  produrre  aumenti  della
pressione fiscale complessiva anche nel  corso  della  fase
3. All’istituzione e al funzionamento della Commissione
e della Conferenza di cui agli articoli 4 e 5  si  provvede
con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili
a   legislazione   vigente.   Gli   oneri   connessi   alla
partecipazione alle  riunioni  della  Commissione  e  della
Conferenza di cui  al  primo  periodo  sono  a  carico  dei
rispettivi soggetti istituzionali  rappresentati,  i  quali
provvedono a valere sugli ordinari stanziamenti di bilancio
e comunque senza nuovi o  maggiori  oneri  a  carico  della
finanza pubblica. Ai componenti della Commissione  e  della
Conferenza non spetta alcun compenso.
4. Dalla presente  legge  e  da  ciascuno  dei  decreti
legislativi di cui all’ articolo 2 e  all’articolo  23  non
DECRETO LEGISLATIVO 28 maggio 2010, n. 85 – Attribuzione a comuni, province, citta’ metropolitane e regioni di un proprio – patrimonio, in attuazione dell’articolo 19 della legge 5 maggio 2009, n. 42. (10G0108) – (GU n. 134 del 11-6-2010 redazione redazione 2015-05-05T19:25:50+00:00