Source: https://www.neldiritto.it/appdottrina.asp?id=6826&id=6826
Timestamp: 2020-06-04 01:27:28+00:00
Document Index: 168445509

Matched Legal Cases: ['art. 217', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 218', 'art. 217', 'art. 218', 'art. 377', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 218', 'art. 217', 'art. 218', 'art. 1', 'art. 217']

DIRITTO DI ABITAZIONE E SOGGETTIVITÀ PASSIVA NELL’ICI
| Catalogo libri | Rivista | Distribuzione | Formazione | GIOVEDÌ 4 GIUGNO AGGIORNATO ALLE 3:27
DIRITTO DI ABITAZIONE E SOGGETTIVIT&AGRAVE; PASSIVA NELL’ICI
a seguito di giudizio di separazione personale/divorzio dei coniugi
Luigi IACOBELLIS
Si anticipa un estratto dell’approfondimento di civile che sarà inserito nel fascicolo di ottobre della Rivista cartacea Neldiritto.
L’ordinanza della Corte di Cassazione n. 14920, depositata il 6 luglio 2011, ritorna ad analizzare la tematica della soggettività passiva ICI dell’assegnatario del diritto di abitazione a seguito di giudizio di separazione personale/divorzio dei coniugi. La Suprema Corte, alla stregua di un orientamento consolidato, ha negato la natura reale di tale diritto qualificandolo come diritto personale atipico di godimento, recuperando alcune interessanti riflessioni in tema di inapplicabilità al caso degli art. 217 e 218 c.c., disciplinanti le obbligazioni dell’usufruttuario. L’autore ricostruisce la natura giuridica del diritto di abitazione, valutando analiticamente le tesi adottate nella giurisprudenza della Cassazione, da “non diritto reale” a “diritto personale atipico di godimento”; tale inquadramento civilistico rappresenta la chiave risolutiva per fornire una risposta alla assoggettabilità o meno all’ICI del soggetto assegnatario del diritto di abitazione. La trattazione, quindi, si focalizza sull’imposta comunale sugli immobili, disciplinata dal d.lgs. n. 504/1992 e in particolare sull’art. 3 relativo ai soggetti passivi, interpretato in maniera distorta sia nella prassi amministrativa, sia da numerose corti di merito; dato atto di tale contrasto e confutando le argomentazioni adottate, l’autore conclude ripercorrendo sistematicamente la giurisprudenza tributaria del Supremo Collegio quale fondamento giuridico e motivazionale dell’ordinanza commentata.
Corte di Cassazione, sez. trib., 6 luglio 2011, n. 14920
Pres. Lupi – Est. Bernardi
LE MASSIME
1. In tema di imposta comunale sugli immobili, il coniuge affidatario dei figli al quale sia assegnata la casa di abitazione posta nell'immobile di proprietà (anche in parte) dell'altro coniuge non è soggetto passivo dell'imposta per la quota dell'immobile stesso sulla quale non vanti il diritto di proprietà ovvero un qualche diritto reale di godimento, come previsto dall'art. 3 d.lg. 30 dicembre 1992 n. 504.
2. Con il provvedimento giudiziale di assegnazione della casa comunale in sede di separazione personale o di divorzio viene riconosciuto al coniuge un atipico diritto personale di godimento e non un diritto reale, sicché in capo al coniuge non è ravvisabile la titolarità di un diritto di proprietà o di uno di quei diritti reali di godimento, specificamente previsti dalla norma, costituenti l'unico elemento di identificazione del soggetto tenuto al pagamento dell'imposta in parola sull'immobile. Né in proposito rileva il disposto dell'art. 218 c.c., secondo il quale “Il coniuge che gode dei beni dell'altro coniuge è soggetto a tutte le obbligazioni dell'usufruttuario”, in quanto la norma, dettata in tema di regime di separazione dei beni dei coniugi, va intesa solo come previsione integrativa del precedente art. 217 (Amministrazione e godimento dei beni), di guisa che la complessiva regolamentazione recata dalle disposizioni dei due articoli è inapplicabile in tutte le ipotesi in cui il godimento del bene del coniuge da parte dell'altro coniuge sia fondato da un rapporto diverso da quello disciplinato da dette norme, come nell'ipotesi di assegnazione (volontaria o giudiziale) al coniuge affidatario dei figli minori della casa di abitazione di proprietà dell'altro coniuge, atteso che il potere del primo non deriva né da un mandato conferito dal secondo, né dal godimento di fatto del bene (ipotizzante il necessario consenso dell'altro coniuge), di cui si occupa l'art. 218.
[...omissis...]
Il consigliere nominato ai sensi dell'art. 377 c.p.c., ha depositato la seguente relazione, che il collegio condivide: “Z.M.R. è comproprietario col germano Z.G. M. di un appartamento in (OMISSIS). In sede di separazione, l'immobile - già casa coniugale del fratello - è stato assegnato per intero alla cognata della contribuente. La quale ha impugnato l'avviso di accertamento dell'imposta ICI liquidata sulla sua quota di comproprietà, sostenendo di essere in una condizione simile a quella del nudo proprietario, e che il tributo grava sulla cognata che ha il godimento del bene. La tesi, respinta da entrambi i giudici di merito, è riproposta col ricorso per cassazione spiegato avverso la sentenza della CTR, col quale si deduce violazione di legge (D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 1, comma 2, e art. 3, comma 1). Il ricorso è manifestamente infondato.
Questa corte ha già deciso che, in tema di imposta comunale sugli immobili, il coniuge affidatario dei figli al quale sia assegnata la casa di abitazione posta nell'immobile di proprietà (anche in parte) dell'altro coniuge non è soggetto passivo dell'imposta per la quota dell'immobile stesso sulla quale non vanti il diritto di proprietà ovvero un qualche diritto reale di godimento, come previsto dal D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 504, art. 3. Con il provvedimento giudiziale di assegnazione della casa coniugale in sede di separazione personale o di divorzio, infatti, viene riconosciuto al coniuge un atipico diritto personale di godimento e non un diritto reale, sicchè in capo al coniuge non è ravvisa bile la titolarità di un diritto di proprietà o di uno di quei diritti reali di godimento, specificamente previsti dalla norma, costituenti l'unico elemento di identificazione del soggetto tenuto al pagamento dell'imposta in parola sull'immobile. Nè in proposito rileva il disposto dell'art. 218 c.c., secondo il quale “Il coniuge che gode dei beni dell'altro coniuge è soggetto a tutte le obbligazioni dell'usufruttuario”, in quanto la norma, dettata in tema di regime di separazione dei beni dei coniugi, va intesa solo come previsione integrativa del precedente art. 217 (Amministrazione e godimento dei beni), di guisa che la complessiva regolamentazione recata dalle disposizioni dei due articoli è inapplicabile in tutte le ipotesi in cui il godimento del bene del coniuge da parte dell'altro coniuge sia fondato da un rapporto diverso da quello disciplinato da dette norme, come nell'ipotesi di assegnazione (volontaria o giudiziale) al coniuge affidatario dei figli minori della casa di abitazione di proprietà dell'altro coniuge, atteso che il potere del primo non deriva nè da un mandato conferito dal secondo, né dal godimento di fatto del bene (ipotizzante il necessario consenso dell'altro coniuge), di cui si occupa l'art. 218 (Cass. 6192/2007)”. Va dunque respinto il ricorso, senza decisione in punto spese perchè il Comune di Ischia non si è difeso.
la natura giuridica del diritto di abitazione e la soggettività tributaria passiva nell’imposta comunale sugli immobili
SOMMARIO 1.- Il caso. 2.- La natura giuridica del diritto di abitazione. 3.- La giurisprudenza della Suprema Corte sulla natura giuridica del diritto di abitazione: da “non diritto reale” a “diritto personale atipico di godimento”. 4.- L’imposta comunale sugli immobili e la presunta soggettività passiva al tributo dell’assegnatario del diritto di abitazione tra prassi amministrativa e giurisprudenza di merito. 5.- La giurisprudenza della Suprema Corte sulla soggettività passiva ICI dell’assegnatario della casa coniugale.
1.- Il caso.
Il Comune di Ischia emette un avviso di accertamento ICI nei confronti di un contribuente, proprietario di un immobile insieme al fratello. L’appartamento in questione, però, risulta essere dapprima casa coniugale dell’altro fratello, poi assegnato in sede di separazione personale dei coniugi alla cognata. Il contribuente decide di impugnare l’avviso di accertamento dinanzi alla Commissione Tributaria competente, affermando di trovarsi in una condizione simile alla nuda proprietà e sostenendo la soggettività passiva nell’obbligazione tributaria della cognata, alla quale era stato attribuito il diritto di abitazione. Le argomentazioni a sostegno della tesi, però, vengono respinte sia in primo grado che in appello; il contribuente propone pertanto ricorso per cassazione per violazione di legge dell’art. 1 e 3 del d.lgs. 504/1992, disciplinante i soggetti passivi dell’imposta comunale sugli immobili.
La Suprema Corte rigetta con ordinanza il ricorso, alla stregua di un orientamento consolidato, argomentando sulla natura del diritto di abitazione, statuito in sede di separazione personale, tra diritto reale e diritto personale di godimento e svolgendo alcune interessanti riflessioni in tema di inapplicabilità al caso degli art. 217 e 218 c.c., disciplinanti le obbligazioni dell’usufruttuario. Risulta di particolare interesse, quindi, ricostruire la natura del diritto di abitazione, ripercorrendo in seconda battuta il non facile cammino percorso dalla Suprema Corte per addivenire ad un orientamento univoco sulla mancata soggettività passiva ai fini ICI del coniuge assegnatario, in particolar modo rispetto all’evoluzione giurisprudenziale delle corti di merito e alla posizione dell’Amministrazione finanziaria.