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Timestamp: 2020-06-02 07:15:34+00:00
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LA DOMANDA DI RISCATTO DI LAUREA DECADE DOPO 10 ANNI | ANAAO Emilia Romagna | Associazione medici dirigenti | Emilia Romagna
Scritto da ANAAO on 14/06/2019 . Postato in News, Pensionati
la domanda di riscatto della laurea decade dopo 10 anni
Spesso, e soprattutto in passato, alla domanda del riscatto degli anni di laurea e/o di studio l’ente previdenziale rispondeva con la richiesta dell’onere da versare, in forma unica o rateale, anche con molti anni di distanza.
In effetti questa condizione rappresentava, ed ancora rappresenta, un vantaggio per il richiedente, in quanto il valore del riscatto ha, fra le varie variabili usate per il suo calcolo, la così detta riserva matematica, anche il riferimento all’importo dello stipendio al momento della domanda stessa.
Questa condizione ha fatto si che molti richiedenti abbiano tralasciato di sollecitare l’istituto pensionistico di procedere alla sua determinazione potendo con la dilazione temporale pagare importi più ridotti e più favorevoli anche grazie all’inflazione monetaria intercorsa fra la domanda del riscatto e la richiesta del suo onere.
Ma è, invece, opportuno ricordare che anche per il diritto al riscatto esiste una decadenza decennale. Lo ha stabilito in un recente passato la stessa Corte di Cassazione secondo cui si decade dal diritto al riscatto della laurea dopo 10 anni dalla domanda amministrativa.
Con la sentenza n. 20924/2018 la Cassazione ha precisato che il diritto al riscatto della laurea ai fini pensionistici decade decorsi 10 anni dalla domanda amministrativa, come previsto dall’art. 47 del D.P.R n. 639/1970 sulla revisione degli ordinamenti pensionistici.
Così, nel giudizio di legittimità instaurato presso la Corte di Cassazione, la contestazione dell’Inps è stata accolta nei confronti di un soggetto che aveva depositato il ricorso giudiziario a distanza di ben 26 anni dall’istanza amministrativa.
Il Tribunale di Roma aveva dichiarato inammissibile la domanda avanzata dall’interessato tesa al riscatto degli anni del corso di laurea, poiché decaduto dall’esercizio di questo diritto, ai sensi dell’art. 47 D.P.R n. 639/1970, avendo depositato il ricorso giudiziario a distanza di 26 anni dall’istanza amministrativa del 1983.
Il soccombente ricorse, quindi, in appello e la Corte di Roma, in riforma della precedente decisione, invece, condanna l’Inps a comunicare all’appellante l’ammontare della riserva matematica in relazione alla domanda di riscatto del 29.1.1983 e ad assegnargli il termine per l’adempimento.
La Corte di merito ha ritenuto, infatti, che il termine di decadenza decennale previsto dall’art. 47 del D.P.R n. 639/1970 non è applicabile al caso di specie, perché previsto solo per le prestazioni previdenziali.
Non può ritenersi operante neppure il termine di decadenza di 60 giorni previsto dal D.M del 19.2.1981 visto che l’Inps non ha prodotto la raccomandata con avviso di ricevimento contenente la comunicazione del provvedimento di accoglimento dell’istanza di riscatto di cui trattasi pertanto non può ritenersi perfezionato il dies a quo per il computo di questo termine di decadenza.
L’Inps a questo punto ricorre in Cassazione poiché ritiene che:
la decadenza prevista dall’art 47 del D.P.R n. 639 del 30/04/1970 sia applicabile anche al riscatto della laurea in quanto prestazione previdenziale e che a controparte sia eccepibile altresì il termine di decadenza di sessanta giorni, visto che l’accoglimento della richiesta era stata debitamente comunicato.
La Cassazione, con la sentenza n. 20924/2018 ha accolto entrambi i motivi di ricorso dell’Inps.
In relazione al primo motivo, la Corte ha ribadito che la domanda di riscatto del corso di laurea è da considerarsi a tutti gli effetti una prestazione previdenziale a cui è pertanto applicabile il termine di decadenza previsto dall’art. 47 D.P.R n. 639/1970.
E’, quindi, evidente che nel caso di specie si è verificata la suddetta decadenza, dal momento che, a fronte della domanda amministrativa di riscatto del corso di laurea del 29.1.1983, che non era stata poi definita, l’assicurato propose il ricorso per l’accertamento di tale diritto in sede giurisdizionale solo in data 3.2.2009, cioè notevolmente dopo la scadenza del termine decadenziale di dieci anni previsto dal citato art. 47 del D.P.R n. 639/70.
Per quanto riguarda poi il secondo motivo del ricorso la Suprema Corte ha evidenziato come l’Inps non avesse avuto la necessità di provare l’avvenuta conoscenza (…) della comunicazione con la quale venivano illustrate le modalità di pagamento della somma necessaria ai fini della costituzione della riserva matematica per il richiesto riscatto, atteso che nel ricorso introduttivo del giudizio il medesimo assicurato riferiva di aver rappresentato all’Inps, con lettera del 18.5.1995, di essere venuto a conoscenza del fatto che la sua richiesta era stata accolta e comunicata al suo domicilio, anche se la firma apposta sull’avviso di ricevimento – che aveva potuto consultare presso la sede senza ottenerne copia – non era né sua, né di altro componente del suo nucleo familiare.
Pertanto, ci sembra molto utile ricordare che nel momento in cui si avvia la domanda di ricostruzione di carriera (domanda amministrativa), si hanno poi dieci anni di tempo per l’avvio della pratica, decorsi i quali – stabilisce la Cassazione – il diritto decade.
FONTE: SOLE24ORESANITA’