Source: http://www.spaziomotori.it/C.F.V.A._lotta_incendi_boschivi_sardegna.htm
Timestamp: 2018-12-15 22:25:40+00:00
Document Index: 110470745

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 10', 'art. 11', 'art. 10', 'art. 11', 'art. 423']

IL C.F.V.A. E LA LOTTA AGLI INCENDI BOSCHIVI IN SARDEGNA
Dott. F.le Antonio Maria Cocco
Ogni anno migliaia di ettari di superfici boscate e di campagne vengono devastati dal fuoco e la Sardegna risulta tra le regioni italiane maggiormente interessate da questo fenomeno, sia per il numero di ettari percorsi, sia per i danni provocati. Una delle competenze istituzionali che più caratterizzano l’attività ed il ruolo del Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale della Regione Sardegna è la lotta agli incendi nei boschi e nelle campagne, ai quali spetta il delicato e qualificante compito di coordinare le operazioni di spegnimento con le squadre a terra e i mezzi aerei che vengono attivati allo scopo.
1. Il Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale in Sardegna.
1.1 Cenni storici.
Se vogliamo parlare delle origini del Corpo Forestale partiamo dal 1844, quando Re Carlo Alberto, promulgando le “Regie Patenti”, istituì in Sardegna una Amministrazione Forestale deputata al controllo delle attività umane svolte in ambiti boschivi pubblici e privati, della quale facevano parte anche agenti in uniforme ed armati. Fu questa la legge che per prima istituì la figura del “Guardaboschi”.
Successivamente, con il Regno d’Italia, la Legge 277/1918 faceva assumere a detta Amministrazione Forestale la denominazione di “Reale Corpo delle Foreste”, trasformato nel periodo del fascismo nella “Milizia Nazionale Forestale”.
La fine del fascismo determina, nel 1943, lo scioglimento della M.N.F. e la costituzione del “Reale Corpo delle Foreste”, a sua volta sostituito alla fine del periodo bellico con il “Corpo Forestale dello Stato”, istituito con D.L. 12 marzo 1948. In origine viene istituito come corpo tecnico civile con funzioni di polizia, successivamente viene inserito a pieno titolo tra le forze di polizia dello Stato (L. 121/1981).
1.2 Origini in Sardegna.
In Sardegna il personale del C.F.S. che vi svolgeva servizio alla data del 15 marzo 1971, ha potuto optare per la permanenza nell’Isola, divenendo inquadrato nel Ruolo Unico dei dipendenti dell’Amministrazione Regionale Sarda e sottoposto alle sue dirette dipendenze. Questo contingente di circa 120 tra sottufficiali e guardie forestali, ha costituito il primo nucleo di Corpo Forestale della Sardegna. Questo trae origine dalla competenza primaria della Regione Sarda in materia forestale, attuata tramite le norme di attuazione dello Statuto Speciale della Sardegna e il trasferimento alla Regione degli uffici e servizi del Ministero dell’Agricoltura e Foreste (D.P.R. 669/1972).
La L.R. 26/1985 istituisce il Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale (C.F.V.A.), allarga la competenza istituzionale del Corpo e incrementa le dotazioni organiche delle varie strutture con l’apertura di nuove Stazioni Forestali e il rafforzamento di quelle già esistenti.
1.3 Funzioni.
Le funzioni attribuite al C.F.V.A., che ricordiamolo è un Corpo tecnico con funzioni di Polizia, dalla sia dalla legge istitutiva (art. 1) sia da altre norme sono diverse e molteplici:
· Tutela tecnica ed economica dei boschi;
· Tutela tecnica ed economica dei beni silvo-pastorali dei Comuni e degli Enti pubblici;
· Tutela dei parchi, riserve, biotopi ed altre aree di particolare interesse naturalistico e paesaggistico individuate con leggi o provvedimenti amministrativi;
· Tutela della flora e della vegetazione;
· Tutela dei pascoli montani;
· Propaganda forestale ed ambientale;
· Difesa del suolo dall’erosione;
· Controllo dei semi e delle piantine forestali;
· Difesa e tutela delle foreste;
· Vigilanza, prevenzione e repressione secondo le leggi vigenti nelle materie di caccia, pesca nelle acque interne e marittime, uso controllato del fuoco, incendi nei boschi e nelle aree extraurbane, polizia forestale, polizia fluviale e pertinenze idrauliche, beni culturali;
· Statistica e inventario forestale;
· Predisposizione di studi sui problemi di interesse forestale e montano per la difesa del suolo, avanzando proposte di soluzione agli organi competenti;
· Coordinamento e funzioni operative in materia di Protezione Civile;
· Prevenzione e lotta agli incendi nei boschi e nelle campagne;
· Esercita le sue funzioni nei territori rientranti nel patrimonio forestale e silvo-pastorale gestito dall’Ente Foreste della Regione Sardegna, in accordo con gli uffici territoriali dell’Ente stesso;
· Protezione delle fauna e della flora minacciate di estinzione, ai sensi della L. 150/1992 relativa all’applicazione in Italia della Convenzione Internazionale di Washington (CITES);
· A tutta questa moltitudine di funzioni, sono state affidate al C.F.V.A. via via altri compiti sempre più specifici e che spaziano in diverse materie, come ad esempio su frode alimentare, agriturismo, ecc.
1.4 Struttura funzionale ed organizzativa
Il C.F.V.A. è una struttura operativa dell’Assessorato Difesa dell’Ambiente della Regione Autonoma della Sardegna. Essa è così strutturata:
· Direzione Generale: struttura organizzativa di primo grado (la quale è comandata dal Comandante del Corpo) con sede a Cagliari, ha funzioni di indirizzo, coordinamento e controllo degli interventi dei Servizi Territoriali e delle Stazioni forestali e marittime. Tramite 3 Servizi Centrali, che sono strutture organizzative di secondo grado (dirette da un funzionario dirigente), si occupa di pianificazione, previsione e coordinamento in materia di antincendio boschivo e delle campagne, statistica antincendio e forestale, gestione di impianti di comunicazione e telerilevamento. Inoltre svolge funzioni relative a affari generali, bilancio, acquisizione di beni e servizi, gestione del personale, comunicazione e trasparenza amministrativa, contenzioso, affari legali, equipaggiamento, formazione, addestramento e aggiornamento del personale del Corpo;
· Servizio Territoriale Ispettorato Ripartimentale (S.T.I.R.): strutture territoriali con competenza provinciale o sub-provinciale dirette da un funzionario dirigente. Attualmente sono 7, dislocate a Cagliari, Oristano, Nuoro, Sassari, Tempio Pausania, Iglesias e Lanusei. Essi hanno funzioni di curare la gestione e il riordino del vincolo idrogeologico, il controllo e la vigilanza delle opere di sistemazione idraulico-forestale, il controllo della produzione e del commercio di sementi e piante da rimboschimento, la tutela tecnico-economica dei beni silvo-pastorali dei Comuni e degli Enti pubblici, la redazione e attuazione di difesa territoriale antincendio. Inoltre viene curata la redazione e l’aggiornamento della cartografia, l’inventario forestale regionale, la statistica forestale, la propaganda forestale, l’educazione ambientale. È sede inoltre di contenzioso forestale;
· Stazioni Forestali: strutture giurisdizionali che operano alle dirette dipendenze degli Ispettorati Ripartimentali, comandate dal sottufficiale più elevato in grado in servizio nella Stazione stessa. Sono 82, dislocate in tutto il territorio regionale. I compiti svolti comprendono la tutela delle aree boscate (pubbliche e private) e delle aree parco di proprietà dell’Ente Foreste, fornendo in entrambi i casi le indicazioni tecnico-colturali necessarie, relative ad utilizzazioni boschive e uso del suolo nelle pratiche agronomiche e silvo-pastorali. Viene svolto inoltre un servizio di prevenzione, controllo e repressione su fauna, esercizio della caccia e della pesca, abusi paesaggistico-ambientali e salvaguardia del patrimonio archeologico. Inoltre durante il Servizio Antincendio si provvede ad intervenire e coordinare tutte le operazioni di spegnimento;
· Basi Logistiche Operative Navali: strutture giurisdizionali corrispondenti alle Stazioni Forestali che coprono giurisdizionalmente le acque marittime limitrofe alle coste. Sono 10, dislocate a coprire tutto lo spazio costiero, anch’esse alle dirette dipendenze degli Ispettorati Ripartimentali e comandate dal sottufficiale più elevato in grado in servizio nella Base stessa. Effettuano vigilanza su pesca e arenili, oltre che ad iniziative scientifiche di studio, ricerca e campionamento.
1.5 Figure professionali e ordinamento gerarchico.
Il C.F.V.A. è costituito da diverse figure professionali, ciascuna con un proprio ruolo:
· Dirigenti: hanno funzioni dirigenziali e di coordinamento ai massimi livelli;
· Funzionari: hanno funzioni di coordinamento dei settori amministrativi;
· Ufficiali forestali: hanno funzioni di coordinamento di settori tecnico-amministrativi e attività di polizia. Al suo interno vi sono quattro gradi gerarchici: Ufficiale, Ufficiale Istruttore, Ufficiale Capo, Ufficiale Superiore;
· Sottufficiali forestali: hanno funzioni di coordinamento tecnico-operativo sovrintendendo e conducendo le attività istituzionali e di Polizia delle Stazioni forestali, delle pattuglie e degli altri nuclei operativi specializzati. Al suo interno vi sono tre gradi gerarchici: Ispettore, Ispettore Capo, Ispettore Superiore;
· Agenti forestali: hanno funzioni tecnico-operative e di polizia e svolgono attività istituzionali in alcuni casi con conduzione e comando delle singole pattuglie e di altri gruppi specializzati di lavoro. Al suo interno vi sono tre gradi gerarchici: Agente, Assistente, Assistente Capo.
Bisogna ricordare che tutte le figure professionali sono in possesso delle funzione di Ufficiale/Agente di Polizia Giudiziaria e di Pubblica Sicurezza.
1.6 Servizio Istituzionale.
Il servizio istituzionale è rappresentato da tutte quelle attività che vengono svolte durante l’orario di servizio dal personale forestale, singolarmente o in pattuglia. Esso può essere tipicamente amministrativo, tecnico o di vigilanza-controllo del territorio. Il servizio impartito può inoltre essere: generico ed a carattere preventivo (es. vigilanza e controllo di un territorio), specifico (es. espletamento di un sopralluogo tecnico per il rilascio di una autorizzazione), repressivo (es. accertamento di violazioni di norme e relativa sanzione). A seconda delle diverse situazioni il personale forestale svolge diverse funzioni: tecnico forestale (es. controllo di un taglio di diradamento in bosco), agente di polizia giudiziaria (es. azioni antibracconaggio), agente di pubblica sicurezza (es. intervento in disordini).
Il servizio istituzionale ha inizio presso la Stazione Forestale dove il personale prende conoscenza del tipo di servizio assegnato e prosegue in un servizio di pattuglia, dove potrà essere svolto pattugliamento, vigilanza, prevenzione, controllo e repressione.
2. Gli incendi boschivi.
Col termine di incendio si definisce la combustione di idoneo materiale, caratterizzata da grande diffusibilità delle fiamme, di difficile controllo e contenimento; fenomeno che spesso implica il rischio di danno per le cose e il pericolo per l’incolumità delle persone e che necessita dell’intervento organico di uomini e mezzi per la sua estinzione. Quando il fenomeno interessa soprassuoli boscati, cespugliati o arborati, comprese eventuali strutture e infrastrutture antropizzate poste all’interno delle predette aree, oppure su terreni coltivati o incolti e pascoli limitrofi a dette aree, si definisce incendio boschivo.
L’incendio è caratterizzato e condizionato da una serie di fattori che ne determinano lo sviluppo e la sua evoluzione. Le condizioni che possono favorire l’insorgenza di un incendio e la sua propagazione vengono indicati come fattori predisponenti, quali i fattori climatici e metereologici (nei nostri climi particolare importanza viene data al fatto di avere una lunga stagione asciutta con prolungata siccità, alte temperature specie nelle ore centrali della giornata e da ventosità frequente), la tipologia, la composizione e le condizioni della vegetazione (influiscono in maniera decisiva il tipo di vegetazione in cui alcune specie risultano decisamente più infiammabili di altre – una fra tutte le resinose -, la presenza o meno di residui vegetali, lo stato di manutenzione del bosco stesso), la morfologia del territorio (bisogna tenere in considerazione l’esposizione, l’altitudine, la posizione dell’incendio rispetto alle pendici e alle acclività presenti. I fattori che invece danno luogo al verificarsi del fenomeno sono invece indicati come fattori determinanti, che possono essere cause naturali (fulmini, autocombustione), cause accidentali (sono delle situazioni che sono dovute ad un evento imprevedibile che non può essere ricondotta ad una responsabilità umana, un esempio può essere dato dalla folgorazione di volatili da cavi elettrici con conseguente combustione e caduta a terra), comportamenti colposi (sono cause accidentali dovute a imperizia, imprudenza, negligenza nell’uso da parte dell’uomo del fuoco o l’uso di macchinari che possono causare scintille come macchine operatrici agricole, treni, scariche elettriche da cortocircuito, ecc.), atti dolosi (cioè tutti quegli atti determinati da una precisa volontà dell’uomo per una serie svariata di motivi) e, infine, cause sconosciute (quando la causa non può essere determinata con certezza). Di queste elencate la maggior percentuale di tipologie sono attribuibili a comportamenti colposi e atti dolosi.
2.3 Struttura dell’incendio.
Ogni incendio è caratterizzato da:
· Fronte o Testa: la parte più avanzata, in questo punto la velocità di propagazione del fuoco è maggiore ed è generalmente la parte sottovento o nei versanti quella verso la cima;
· Fianchi: parti laterali rispetto alla direzione del fronte;
· Parte posteriore o Tergo: la propagazione risulta più lenta in quanto risulta sopravento o alle basi dei versanti.
2.4 Tipologie di incendio.
In base alla modalità di propagazione, gli incendi vengono definiti:
· Incendi radenti o di superficie: viene interessata solo la vegetazione erbacea o arbustiva, lambendo i fusti della componente arborea;
· Incendi di chioma o di corona: viene interessata la parte aerea degli alberi;
· Incendi misti: vengono interessate tutti i profili della vegetazione;
· Incendi sotterranei: viene interessata la parte sotterranei (radici) o lo strato inferiore della lettiera.
2.5 Effetti degli incendi.
Gli effetti causati a una determinata superficie dal passaggio di un incendio risulta difficilmente quantificabile nell’immediato e i risultati di questa ferita possono avere effetti per un periodo più o meno lungo. Tutto dipende da come viene interessata la vegetazione dal passaggio dell’incendio, dal vigore all’intensità del passaggio, tenendo presente che un passaggio sporadico crea una ferita facile da rimarginare in quell’ecosistema, mentre un passaggio ripetuto causarà danni irreparabili, per una serie di fattori, quali riduzione di fertilità del suolo per effetto del dilavamento dell’orizzonte superficiale del terreno ad opera degli agenti meteorici, l’alterazione chimico-fisica e biologica del terreno a causa delle altissime temperature sviluppate, distruggendo lo strato attivo superficiale costituito da sostanza organica e flora microbica. L’effetto susseguente a questo passaggio ripetuto di incendi sarà quindi l’impoverimento della cenosi vegetale con la rarefazione delle specie naturali presenti, si verificherà che le specie più esigenti e pregiate man mano scompariranno e verranno sostituite da specie più rustiche ed infestanti. Bisogna poi notare che nelle zone con una certa pendenza si possono verificare fenomeni erosivi, di lisciviazione e di ruscellamento, con conseguente trasporto a valle del terreno e lasciando sul posto sterile matrice rocciosa.
Gli effetti degli incendi sulla fauna sono generalmente più deleteri per gli animali di piccola taglia, dove alcuni rimangono vittime non riuscendo a sfuggire alla furia delle fiamme, mentre quelli che sopravvivono hanno difficoltà a vivere in un ambiente fortemente alterato.
2.6 Dati statistici.
Gli incendi boschivi rappresentano un problema di particolare rilevanza soprattutto nelle Regioni del Sud e nelle Isole, tanto che essa diviene una delle maggiori emergenze da fronteggiare dal punto di vista della salvaguardia del patrimonio ambientale italiano. È necessaria una sinergia d’intervento tra tutti i soggetti istituzionali coinvolti per fronteggiare il fenomeno e ricondurlo a cifre accettabili, portando il trend in diminuzione di anno in anno. Se diamo uno sguardo ai dati forniti dal Corpo Forestale dello Stato ci rendiamo conto che sono in diminuzione sia il numero di incendi, sia gli ettari di superficie percorsa.
NUMERO INCENDI NEL QUADRIENNIO 2007–2010
ETTARI PERCORSI DAL FUOCO NEL QUADRIENNIO 2007–2010
Superficie percorsa 2007
Superficie percorsa 2008
Superficie percorsa 2009
Superficie percorsa 2010
Vediamo che nell’anno 2010 la regione col maggior numero di incendi è risultata la Sicilia (1.159), seguita da Sardegna (797), Calabria (652) e Campania (543). Per quanto riguarda le superfici percorse, la regione più colpita risulta ancora una volta la Sicilia (20.258), seguita da Sardegna (6.582), Calabria (5.207) e Puglia (5.020). Per quanto riguarda i dati complessivi si osserva che, nel quadriennio 2007 – 2010, il numero degli incendi è più che dimezzato (da 10.614 a 4.884), mentre per quanto riguarda gli ettari percorsi questi nel 2010 sono diventati meno di ¼ di quelli rilevati nel 2007 (da 225.563 a 46.537).
Questi dati più che positivi sono dovuti al fatto che i servizi di controllo e le attività investigative del Corpo Forestale dello Stato (e dei Corpi Forestali regionali nelle regioni a Statuto Speciale) si sono intensificate, le attività informative dei media (tv e giornali, oltre alla capillare diffusione di opuscoli informativi prodotti dalle istituzioni locali, come nel caso della Regione Sardegna che ogni anno invia ad ogni famiglia un opuscolo con le principali norme di comportamento) sono sempre più martellanti e le modalità di intervento della sempre più rodata struttura antincendio sono più efficaci, anche grazie all’uso sempre più tempestivo e sistematico di mezzi aerei quali Elitanker e Canader a supporto delle squadre a terra.
Dallo studio dei dati e delle casistiche si rileva che gli incendi di natura colposa sono in forte diminuzione, mentre gli incendi di natura dolosa continuano ad avere valori ancora troppo alti. Per questo per combattere i roghi appiccati intenzionalmente da veri e propri “professionisti del fuoco” per precisi intenti speculativi, spesso legati alla criminalità organizzata, lo Stato con la L. 353/2000 cerca di tagliare le gambe ad interessi particolari, ponendo tutta una serie di limitazioni alle zone percorse da incendio, che dovrebbe a medio termine porre un freno al fenomeno.
In particolare in Sardegna, malgrado l’alto numero di eventi, l’estensione media di superficie percorsa da incendio, soprattutto per quanto riguarda gli incendi boschivi risulta tra le più basse in Italia. Ciò tende ad attestare l’efficacia della struttura regionale antincendio e la qualità degli interventi da parte di tutte le organizzazioni coinvolte (prime fra tutte il C.F.V.A.) che ogni anno sono fortemente impegnate nella lotta al fuoco. Possiamo dire che quasi il 90 % degli incendi che si verificano annualmente viene contenuto ad estensioni al di sotto dei 5 ettari e, il 65 % degli incendi è contenuto entro una superficie inferiore all’ettaro. Purtroppo, periodicamente si verificano eventi incendiari che assumono carattere eccezionale, sfasando tutte le statistiche. Un esempio per tutti, il 23 – 24 – 25 luglio 2007 un incendio sprigionatosi da una cunetta stradale ha mandato in fumo la considerevole superficie di oltre 10.000 ettari, creando danni considerevoli al patrimonio boschivo della Sardegna centrale, oltre a danni seri ad aziende agricole e allevamenti. La causa di questi eventi fuori controllo è dovuto al verificarsi di condizioni climatiche limite (quali altissime temperature, siccità eccezionale, presenza di forti venti caldi), oltre a carenza di mezzi aerei della Protezione Civile Nazionale prontamente reperibili a causa del loro contemporaneo utilizzi in eventi fuori regione.
2.7 Normativa vigente.
La Legge-quadro in materia di incendi boschivi è la L. 353/2000, che ha abrogato la L. 47/1975, ha come finalità la conservazione e la difesa dagli incendi del patrimonio boschivo nazionale quale bene insostituibile per la qualità della vita (art. 1). Viene quindi (art. 2) definito l’incendio boschivo e viene previsto (art. 3) la redazione di piani regionali di previsione, prevenzione e lotta attiva contro gli incendi boschivi, che saranno sottoposti a revisione annuale.
Rilevanza notevole è rappresentata dall’inasprimento dei divieti, prescrizioni e sanzioni amministrative e penali (art. 10) e modifiche al Codice Penale (art. 11).
Particolare attenzione è necessaria nella lettura dell’art. 10, che prevede una serie di divieti e sanzioni:
· Le zone boscate e i pascoli i cui soprassuoli sono stati percorsi dal fuoco non possono avere una destinazione diversa da quella preesistente all’incendio per un periodo di almeno 15 anni, ad eccezione delle opere pubbliche necessarie alla salvaguardia della pubblica incolumità e dell’ambiente. Viene disposto che tutti gli atti di compravendita di aree e immobili situati nelle predette zone, stipulati entro 15 anni dall’evento incendiario, debbano richiamare espressamente il vincolo, pena la nullità dell’atto stesso;
· Sui predetti soprassuoli inoltre è vietata per 10 anni la realizzazione di edifici nonché strutture e infrastrutture finalizzate ad insediamenti civili ed attività produttive, salvo la realizzazione sia stata prevista in data precedente all’incendio dagli strumenti urbanistici vigenti a tale data;
· Nelle zone predette sono vietate per 5 anni attività di rimboschimento e di ingegneria ambientale sostenute con risorse finanziarie pubbliche, salvo specifica autorizzazione rilasciata dal Ministero dell’Ambiente, per aree naturali protette statali o regionali;
· Per le sole zone boscate sono inoltre vietate per 10 anni l’esercizio del pascolo e della pesca;
· Viene inoltre prevista l’istituzione presso i Comuni del catasto dei soprassuoli percorsi da incendio.
Come è facile intuire l’apposizione di tutta questa serie di vincoli è orientato ad ottenere risultati immediati riguardo alla lotta agli incendi dolosi, in particolare quelli legati ad una logica speculativa del territorio. Infatti le zone con presenza di bosco vengono tutelate prima dell’incendio da una lunga serie di norme di salvaguardia, pertanto in dette aree è molto difficile ottenere autorizzazioni edilizie e similari. Col passaggio del fuoco e con la completa distruzione del soprassuolo boscato si aprivano le porte ad una diversa vocazione dell’area. Con la nuova normativa tutto ciò non è possibile, sperando che l’attività dolosa si riduca.
Nell’ottica della lotta al crimine anche la modifica del Codice Penale ha una sua importanza e all’art. 11 viene prevista l’istituzione dell’art. 423-bis, con il reato di “Incendio boschivo” il quale è così definito: chiunque cagioni un incendio su boschi, selve o foreste, ovvero su vivai forestali destinati al rimboschimento, proprio o altrui, è punito con la reclusione da 4 a 10 anni. Quindi si ottiene la creazione di una nuova fattispecie di reato e l’apposizione di pene alquanto severe.
3. Organizzazione della lotta agli incendi in Sardegna.
3.1 Piano e Ordinanza Regionale Antincendi.
Il Piano Regionale Antincendi (P.R.A.I.) veniva elaborato in passato ai sensi della L. 47/1975 (artt.1 e 2) quale aggiornamento del Piano Regionale di Difesa Antincendio approvato con Decreto del Ministro dell’Agricoltura e Foreste, di concerto con il Ministro dell’Interno e il Ministro dei Beni Culturali ed Ambientali del 1981, soprattutto con aggiornamenti riguardanti il carattere operativo e procedurale. Attualmente il P.R.A.I. viene elaborato ai sensi della L. 353/2000.
3.2 Struttura A.I.
La struttura A.I. è composta da una serie di componenti strettamente legate tra di loro, ciascuna delle quali con un compito ben preciso nella gestione dell’emergenza in atto. Partendo dalla base ai vertici della struttura troviamo:
· Rete di avvistamento: costituita da un alto numero di punti vedetta dislocate su tutto il territorio regionale. Queste hanno il compito di avvistamento, cioè di individuazione del punto di insorgenza di un incendio e l’immediata comunicazione via radio ai Centri Operativi di Comparto (C.O.C.), rappresentati dalle 82 Stazioni Forestali;
· Stazioni Forestali (C.O.C.): hanno il compito di ricevere via radio dalle vedette le segnalazioni di incendio, l’intervento diretto in caso di incendio, il coordinamento delle squadre locali antincendio, il contatto diretto con la Sala Operativa Ripartimentale che fungono da Centro Operativo Provinciale (C.O.P.) per il continuo aggiornamento della situazione e l’eventuale richiesta di uomini e mezzi non appartenenti al proprio ambito territoriale e/o mezzi aerei (che dovranno essere coordinati;
· Base Operativa (B.O.): hanno competenza operativa territoriale in riferimento al raggio di azione ottimale dell’elicottero schierato presso l’elisuperficie; alcune sono contemporaneamente sede di C.O.P.;
· Centri Operativi Provinciali (C.O.P.): hanno funzione di coordinamento e controllo delle attività antincendio dei C.O.C. (Stazioni Forestali), comunicazione con il Centro Operativo Regionale (C.O.R.) per ottenere le autorizzazioni alla movimentazione dei mezzi aerei assegnati, richiesta di concorso di personale e mezzi di altre S.O. e mezzi aerei di altre B.O. e dello Stato (Protezione Civile Nazionale), diffusione su ordine del C.O.R. dello stato di allarme a tutti i C.O.C. per la dichiarazione di giornata ad elevato rischio di incendio;
· Centro Operativo Regionale (C.O.R.): ha sede presso la Direzione Generale del C.F.V.A. Le funzioni sono quelle di programmazione operativa, coordinamento delle strutture periferiche, rapporti con le altre amministrazioni, coordinamento e controllo dei mezzi aerei e terrestri, richiesta di intervento dei mezzi aerei della Protezione Civile Nazionale al Centro Operativo Aereo Unificato (COAU) su richiesta del C.O.P., adozione della dichiarazione di giornata ad elevato rischio di incendio,emanare le direttive per il rilevamento, la raccolta, l’elaborazione e la diffusione all’esterno dei dati sugli incendi.
3.3 Mezzi di lotta.
Abbiamo diversi mezzi impiegati nella lotta agli incendi:
· Mezzi aerei della Protezione Civile Nazionale:
o Canadair CL 415, con portata di circa 5300 litri;
o Elitanker S-64, con portata di circa 10000 litri;
· Mezzi aerei presi a nolo dall’Amministrazione Regionale:
o Lama SA 315 B, con serbatoio ventrale di circa 900 litri;
o Ecureil AS 350 B1.
· Mezzi di lotta terrestri:
o Autobotti con capacità variabili da 2000 a 8000 litri;
o Fuoristrada con modulo antincendio generalmente di portata di 400 litri.
3.4 Attività investigativa
Dall’anno 1994 il Corpo Forestale e di V.A. della Regione Sarda istituì i Nuclei Investigativi (oggi più facilmente conosciuti come Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale e Forestale – N.I.P.A.F.) in materia di incendi boschivi. Questa riguarda una novità assoluta nel panorama nazionale che soltanto diversi anni dopo venne imitata dal Corpo Forestale dello Stato.
La peculiarità dell’investigazione sugli incendi boschivi è quella di svolgersi in tempo reale contestualmente al verificarsi dell’evento. Infatti, ricevuta la notizia dell’incendio, i Nuclei appositamente costituiti si portano sul luogo della segnalazione, ma già nel arco di tempo necessario all’avvicinamento acquisiscono tutta una serie di informazioni che potranno risultare utili all’attività investigativa, quali informazioni sulla zona interessata, sulle modalità di insorgenza dell’incendio, sulla eventuale presenza di persone e mezzi che si trovino a transitare o comunque siano nei paraggi. Giunti sul posto l’attività di indagine si sviluppa sentendo persone che abbiano segnalato il focolaio e/o siano intervenuti per primi nello spegnimento, con lo scopo di avere riferimenti certi su tempi e modi del verificarsi dell’evento incendiario.
Quando ricorrono i presupposti vendono fermate ed identificate le persone sospettate e, nel caso emergano elementi a loro colpa, sottoposte ad ulteriori accertamenti e verifiche. Contestualmente a questa attività di indagine, il Nucleo Investigativo provvede ad isolare l’area di insorgenza dell’incendio, questo per evitare che l’area venga inquinata dal passaggio di mezzi e persone, col rischio che vengano danneggiate o distrutte eventuali elementi di prova presenti sul posto. Non di rado infatti vengono individuate tracce del piromane, ordigni incendiari parzialmente incombusti sui quali tramite analisi di lavoratori è possibile tracciare un profilo genetico dell’incendiario, oppure recuperare impronte digitali complete. Si effettuano quindi gli accertamenti tecnici atti a documentare lo sviluppo e l’evoluzione delle fiamme, in considerazione delle condizioni meteo, del tipo di vegetazione e del danno causato. Le tecniche di investigazione rodate dalla notevole esperienza maturata in questi anni consente all’unità investigativa, già dalle prime fasi dell’indagine, di capire quali siano le motivazioni che abbiano potuto causare l’evento e quindi ricostruire il “movente” sulla base degli elementi raccolti sul luogo, potendo così con certezza classificare l’evento come colposo o doloso. L’attività di indagine non si conclude con gli accertamenti in campo, ma bensì prosegue con la ricerca e la convocazione immediata di qualunque persona potenzialmente informata.
Interessante notare che la prolungata esperienza sul campo ha permesso di sviluppare una sorta di catalogo degli ordigni incendiari, dove viene fatta una descrizione dettagliata dell’ordigno, con indicazione di materiali impiegati per la costruzione, dimensioni, caratteristiche e funzionamento e fotografia in dettaglio dell’ordigno integro e dell’ordigno combusto. Nell’ultimo catalogo pubblicato, ad uso esclusivo del personale forestale, vengono catalogati ben 10 ordigni incendiari.
3.5 Modalità di intervento
Le modalità di intervento su un incendio boschivo non si possono prevedere a tavolino, ma le scelte devono venire prese in campo al momento dell’intervento e sarà il cosiddetto “Direttore delle Operazioni di Spegnimento (D.O.S.)”, in genere il più alto in grado che si trova nel luogo delle operazioni, a decidere le modalità di intervento, lo schieramento delle squadre a terra e l’eventuale richiesta di mezzi aerei (e il loro eventuale coordinamento sul fuoco). In alcune situazioni particolari, dove ne ricorrono le condizioni si potranno adottare anche tecniche alternative ed innovative, quali controfuoco, fuoco prescritto, ecc. Il controfuoco è una modalità di attacco indiretto, consiste nell’abbruciamento della vegetazione presente tra una linea di difesa preesistente (strada, pista, ostacoli naturali o artificiali) o opportunamente ricavata con l’eliminazione della vegetazione esistente e il fronte del fuoco che avanza. Anche su questo fronte il C.F.V.A. è precursore di un nucleo specializzato in questa tecnica, il cosiddetto “G.A.U.F.”, ancora in fase di definizione e organizzazione.
3.6 Attività successive all’incendio.
Le attività svolte successivamente al passaggio del fuoco da parte del personale forestale consistono principalmente:
· Nella misurazione tramite strumento GPS della superficie interessata dall’evento e del rilievo del punto di insorgenza, attività queste legate sia alla rilevazione statistica (modelli INCE 1 e INCE 2), sia alla necessità di avere un archivio digitale da poter attingere per l’applicazione successiva di tutti i divieti previsti dalla L. 353/2000, ma anche dalla necessità di comunicare al Catasto Incendi dei Comuni le esatte superfici da pubblicare e sulle quali apporre i vincoli;
· Valutazione economica dei danni provocati dall’incendio (modello INCE 2);
· Quantificazione delle spese di intervento per lo spegnimento (modello INCE 2).
Naturalmente dovranno essere eseguite tutte le attività di indagine nel caso in cui il N.I.P.A.F. non abbia avuto modo di intervenire e/o affiancare gli stessi colleghi nel caso di indagini alquanto complesse o estese.
Il presente lavoro vuol essere un’occasione per far conoscere la realtà della Sardegna all’esterno per quanto riguarda l’attività del C.F.V.A. in generale, con particolare particolare attenzione alla funzione da questo svolta nella lotta agli incendi, che purtroppo in Sardegna rappresenta una vera e propria piaga.
Volutamente non sono state approfondite problematiche interne all’organizzazione, ma sono state messe in evidenza strutture interne all’avanguardia che rappresentano dei punti di forza della struttura, quali il N.I.P.A.F. e il G.A.U.F (anche se quest’ultimo in fase di organizzazione).