Source: https://www.101mediatori.it/sentenze-mediazione/effetti-della-domanda-di-mediazione-sulla-prescrizione-805.aspx
Timestamp: 2019-03-22 02:17:08+00:00
Document Index: 71555031

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 5', 'art. 39', 'art. 3', 'art. 3']

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Letto 235 dal 28/02/2019
La presentazione della domanda di mediazione produce, ex art. 5 comma 6 del D.Lgs 28/2010, sulla prescrizione gli stessi effetti della domanda giudiziale. L’effetto processuale della domanda di mediazione è quindi espressamente limitato agli effetti sulla prescrizione del diritto e nulla più.
INTESA SANPAOLO SPA CONVENUTA
e con l’intervento di VENETO BANCA SPA IN LIQUIDAZIONE COATTA AMMINISTRATIVA, in persona del legale rappresentante pro tempore, con il patrocinio dell’avv. INTERVENUTA
etti gli atti di causa;
G. ha convenuto Intesa Sanpaolo, deducendo che si fosse resa cessionaria dei rapporti inizialmente sorti con Veneto Banca, per sentirla condannare, accertata la violazione della sua condotta del D.Lgs 58/1998 nell’esecuzione del contratto finanziario intercorso tra le parti e per l’effetto condannarla a corrispondere la complessiva somma di euro 324.371,88. Si è costituita la convenuta eccependo il mancato esperimento della mediazione obbligatoria, la carenza di legittimazione passiva ed in ogni caso la infondatezza nel merito della domanda di condanna.
E’ volontariamente intervenuta la procedura di liquidazione di Veneto Banca invocando la propria legittimazione passiva e però eccependo la improcedibilità della domanda poiché svolta in sede diversa da quella concorsuale di liquidazione coatta.
In primo luogo va ricordato che con DL 99/2017 Veneto Banca è stata posta in liquidazione coatta amministrativa ed i commissari liquidatori hanno stipulato un complesso contratto di cessione con il quale hanno ceduto ad Intesa Sanpaolo un articolato complesso di rapporti bancari prevedendo alcune esplicite esclusioni per evitare che determinate tipologie di rapporti rientrasse nel contratto.
Come ha correttamente osservato lo stesso attore nel proprio atto di citazione alle pagine 4 e 5 “E’ vero allora che non il D.L. 99/17 ma solo il contratto di cessioni di azienda stipulato il 26.6.2017 dai Commissari Liquidatori con Intesa contiene previsioni contrattuali volte ad escludere dalla cessione anche “le controversie con azionisti delle banche in LCA già pendenti” e tutti “i debiti e le responsabilità (e relativi effetti negativi) e le passività derivanti, o comunque connessi con le operazioni di commercializzazione di azioni” (cfr. art. 3.1.2 lett. b) punto vii) e lett b) punto iv)”.
Tale comportamento concludente sarebbe rappresentato dall’aver inviato all’attore la lettera del 27/09/2017 con la quale Intesa Sanpaolo comunicava all’attore l’integrazione in tutti i rapporti bancari provenienti da Veneto Banca, compreso quello di gestione e consulenza finanziaria n. 2041804 sul quale, a giudizio dell’attore, era già sorta controversia non ancora definita.
Tale subentro “di fatto” sarebbe ulteriormente comprovato dall’aver inviato all’attore il rendiconto per il periodo 01/07/2017 -31/12/2017 e l’aver mantenuto lo stesso numero di contratto, il n. 2041804. Infine dall’aver addebitato all’attore spese e commissioni collegate al rapporto finanziario ceduto.
Il D.L. n. 99/2017 esclude espressamente dal perimetro della cessione “i debiti delle Banche nei confronti dei propri azionisti e obbligazionisti subordinati derivanti dalle operazioni di commercializzazione di azioni o obbligazioni subordinate delle Banche o dalla violazione della normativa sulla prestazione dei servizi di investimento” (art. 3, c. 1, lett. b)), nonché “le controversie relative ad atti o fatti occorsi prima della cessione, sorte successivamente ad essa e le relative passività” (art. 3, c. 1, lett. c)). La presente causa è iniziata successivamente alla cessione e la domanda di mediazione presentata in data 19/02/2017, ovvero prima della liquidazione, ha come unico effetto, ai sensi dell’art. 5 comma 6 del D.Lgs 28/2010, “6.Dal momento della comunicazione alle altre parti, la domanda di mediazione produce sulla prescrizione gli effetti della domanda giudiziale”. L’effetto processuale della domanda di mediazione è quindi espressamente limitato ex lege agli effetti sulla prescrizione del diritto e nulla più. Non si potrebbero per esempio invocare gli effetti della domanda giudiziale della domanda di mediazione per individuare il giudice
“successivamente adito” laddove si dovesse decidere per esempio un’eccezione di litispendenza o di continenza exart. 39 c.p.c.. Inoltre non è intervenuto alcun comportamento di fatto che abbia superato il disposto contrattuale perché ciò in cui è subentrata la convenuta sono “i contratti di custodia, amministrazione titoli e gli strumenti finanziari attinenti alla raccolta indiretta” (art. 3.1.2 lett. a iii del contratto di cessione), compreso il rapporto di conto corrente concluso da Veneto Banca conl’attore (art. 3.1.2 lett. a ii).
Tuttavia la domanda introdotta dall’attore attiene a presunte violazioni di Veneto Banca al momento del collocamento delle proprie azioni in forza delle quali la banca sarebbe venuta meno ai propri obblighi informativi e di diligenza al momento dell’acquisto e della mancata vendita delle stesse. Nulla di tutto ciò può essere oggi domandato alla cessionaria per il solo fatto di essere subentrata nel rapporto di conto corrente ovvero nel contratto di deposito titoli. Inoltre la domanda di mediazione non può essere invocata per anticipare gli effetti della domanda giudiziale che è stata notificata solo in data 10/10/2018 ovvero ampiamente dopo l’evento rappresentato dall’approvazione del DL 99/2017 che ha posto in liquidazione coatta amministrativa l’istituto di credito. Poiché il presente procedimento è sorto successivamente alla cessione ed ha ad oggetto domande relative alle azioni di Veneto Banca da parte di un suo azionista, unica legittimata passiva sarebbe la procedura di liquidazione coatta amministrativa di Veneto Banca e non già Intesa Sanpaolo.
Va però osservato che tale domanda non è mai stata fatta dall’attore perché egli ha rivolto le sue domanda ad Intesa Sanpaolo e non ha mai dichiarato di estendere le sue domande alla liquidazione coatta, sicché egli non può essere considerato soccombente nei confronti della liquidazione coatta del cui intervento la parte non può essere condannata alla liquidazione delle spese di lite. Le spese del presente procedimento seguono la soccombenza e vengono liquidate come in dispositivo ai sensi del D.M. 55/2014 con dimidiazione dei valori medi (che peraltro corrisponde anche al valore minimo liquidabile a seguito della entrata in vigore del DM 37/2018) delle fasi effettivamente tenutesi, e quindi senza la fase istruttoria che non si è tenuta, in ragione della speditezza del procedimento, non potendo tuttavia procedere ad alcuna compensazione poiché la impossibilità di rivolgere domande ad Intesa discende documentalmente dal Decreto Legge e dal contratto e la domanda di mediazione non produce gli effetti della domanda diversi
dalla interruzione della prescrizione ex lege sicché la presente causa non doveva essere iniziata contro Intesa Sanpaolo bensì la parte avrebbe dovuto insinuarsi nel passivo della procedura di liquidazione coatta per far valere in quella sede le sue doglianze relative all’acquisto o alla mancata vendita delle azioni.
1) Accerta la carenza di legittimazione passiva di Intesa Sanpaolo Spa, in persona del legale rappresentante pro tempore;
2) Condanna G. a rifondere ad Intesa Sanpaolo Spa, in persona del legale rappresentante pro tempore, le spese di lite del presente procedimento che si liquidano in euro 5.736,00 per compenso, oltre al rimborso delle spese forfettarie pari al 15% sul compenso ex DM 37/2018, C.N.P.A. ed I.V.A.;