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Timestamp: 2016-10-28 00:34:55+00:00
Document Index: 18000893

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⭐Istituto di Studi sulle Relazioni Industriali. Aggiornamento della valutazione intermedia
1 Istituto di Studi sulle Relazioni Industriali Servizio di valutazione indipendente intermedia del Programma Operativo della Regione Autonoma della Sardegna Aggiornamento della valutazione intermedia Rif. 4.7.a LA PESCA IN SARDEGNA Cagliari, dicembre 20052 INDICE 0 PREMESSA 3 1 IL QUADRO DI RIFERIMENTO 4 2 LA PESCA MARINA E LACUSTRE E L ACQUACOLTURA La pesca marina e lacustre L coltura LA STRATEGIA L ATTUAZIONE DELLE MISURE SFOP LA VALUTAZIONE DELLO SFOP 18 23 0 PREMESSA L approfondimento tematico del settore della pesca è stato svolto per verificare l evoluzione del quadro di riferimento, la validità della strategia, la coerenza interna ed esterna degli interventi e lo stato di attuazione. L approfondimento esamina inoltre i rapporti intercorrenti tra le misure cofinanziate dallo SFOP nel POR Sardegna e il PON Pesca, e le opportunità che il regolamento (CE) n. 2371/2002 può offrire alla vigilia della rimodulazione. Altre informazioni specifiche sul settore della pesca si possono ricavare dalle schede misura e dalle schede settore riportate nel capitolo 2. La metodologia, è essenzialmente di tipo desk-work, si è avvalsa della partecipazione attiva del responsabile del settore e del responsabile delle misure, nella valutazione delle problematiche emergenti dall attuazione e nella individuazione delle possibili alternative offerte dalla normativa recentemente introdotta. L attività desk è consistita da una parte nell elaborazione dei dati statistici tratti dalle pubblicazioni elencati nelle Fonti delle informazioni appresso elencate, e dall altra parte nell individuazione delle interrelazioni fra il PON Pesca e il POR Pesca e fra quest ultimo e la nuova normativa comunitaria. Le fonti utilizzate sono le seguenti: o PON Pesca 2000/2006 o Accordo Multilaterale MAF/Regioni Obiettivo 1 del o Accordo Bilaterale MAF/RAS del o Regolamento (CE) n. 2371/2002 o Regolamento (CE) n. 2792/1999 o Commissione Europea Libro verde. Il futuro della politica comune della pesca. Lussemburgo 2001 o ISTAT - I conti economici regionali. Anni o Osservatorio IREPA o Eurostat Doc. ASA/FISH/218 Meeting of the working group Fishey Statistics 18/19 Febraury 2002 o API/ICRAM 2000 o Filiera Pesca e cultura, ISMEA4 1 IL QUADRO DI RIFERIMENTO Il mondo della pesca rimane a tutt oggi uno dei depositari delle antichissime tradizioni del nostro paese, delle quali costituisce la naturale continuazione. La grande importanza della pesca, come di gran parte di tutto il settore primario, si trova per l appunto nel profondo legame che lega questo tipo di attività con il nostro patrimonio culturale e con tutte le sue espressioni, come le diversissime tradizioni culinarie italiane, nonché con lo stretto legame che le unisce al territorio. La pesca rappresenta un prova di interazione e di incessante ricerca di equilibrio tra le risorse naturali ed il loro impiego da parte dell'uomo. Proprio quest equilibrio, spesso relegato in secondo piano o completamente dimenticato nella maggior parte delle attività produttive, risulta qui assai vivo. Tutto ciò si è spesso tradotto in un ruolo di conservazione, salvaguardia e valorizzazione di ambienti naturali costieri e delle specificità che sono proprie di essi, da cui potrebbero/dovrebbero discendere tutta una serie di benefici presenti e futuri, di cui quelli economici costituiscono solo una parte. E questo il punto di partenza per comprendere la strategia di sviluppo del settore della pesca decisa in ambito europeo e nazionale, volta a garantire la salvaguardia delle specificità socioculturali delle comunità locali e di tutti i loro rapporti con il territorio compatibilmente con i vincoli di sostenibilità ambientali. Avendo pur velocemente abbozzato un generico quadro d intenti, consideriamo ora nello specifico il settore della pesca nei suoi numeri prima, e nelle sue diverse articolazioni poi, al fine di capire se e come si sono realizzati gli obiettivi in oggetto. Il settore della pesca e della pescicoltura ha contribuito alla formazione del valore aggiunto totale nel corso del periodo per una percentuale pressoché costante e pari allo 0,1% a livello nazionale, percentuale destinata ad aumentare considerando la sola Sardegna, dato che si va dallo 0,24% del 2000 sino allo 0,26% del 2003 (compreso fra lo 0,18 e lo 0,20% il Mezzogiorno, invece). E dunque abbastanza ridotto l impatto sull economia sia a livello nazionale come a livello regionale, a prescindere dalla piccola, seppur lievemente maggiore incidenza che il fenomeno presenta in Sardegna. Altrettanto ridotto l impatto sull occupazione totale che si mantiene costante in Italia (leggerissima flessione dallo 0,16 allo 0,14); in flessione più accentuata la Sardegna (dallo 0,43% allo 0,33%)e il Mezzogiorno (da 0,38% a 0,32%). Malgrado tutto e ancorché si tratti di pesi relativi notevolmente contenuti, il settore assume in Sardegna una rilevanza superiore a quella di altre aree del paese. Per quanto concerne la dinamica recente, si può osservare che nel periodo 2000/2003, il settore registra andamenti differenti a seconda del territorio di riferimento (Tab. 2). In Italia aumenta il valore aggiunto (+25,35%), si riducono in maniera significativa le unità di lavoro (-19,84%) e in minor misura gli occupati (-9,45%) e quindi la produttività fa segnare un ovvio incremento (+16,96% per gli ULA, + 3,53% per gli OCC totali). Nel Mezzogiorno, nel citato periodo, si ha una crescita più contenuta del valore aggiunto (+20,94%) ed una flessione nelle unità di lavoro e negli occupati (-19,10% e -13,01%) cui corrisponde un incremento nella produttività come nel contesto nazionale (+11,90% gli ULA e +4,06% gli occupati totali) che tuttavia risulta ancora notevolmente inferiore a quella dell intero paese. Fig. 1. Valore aggiunto nella pesca: Sardegna, Mezzogiorno, Italia. Variazioni percentuali. Anni ,40 +2,33 +3,95 +2,23-1,82-8,44-9,78-6,25-9, Sardegna Mezzogiorno ITALIA 45 La Sardegna mostra di aver superato la crisi attraversata dal settore negli anni precedenti, come si può dedurre dall elevata crescita del valore aggiunto (+25,34%, in linea con il dato italiano), ottenuta mediante una ristrutturazione che ha penalizzato fortemente l occupazione (-24,32% le unità di lavoro, -20,83% gli occupati) ma che ha portato la produttività del settore ai livelli prossimi a quelli nazionali, quindi nettamente migliori rispetto al resto del Mezzogiorno. Quanto detto viene efficacemente descritto dai grafici che mostrano per l appunto l andamento del valore aggiunto (Fig. 1), della produttività (Fig. 2) e dell occupazione (Fig. 3). Quanto detto assume un senso ancor più profondo se si fa caso al fatto che, passando alla considerazione del valore aggiunto deflazionato, la Sardegna è l unica a mostrare un incremento, mentre il Mezzogiorno e l Italia perdono. Consideriamo la Fig. 1, in cui si denota il netto miglioramento effettuato dalla Sardegna, sia rispetto ai valori di partenza del 2000, sia rispetto all andamento che il valore aggiunto tiene in Italia e nel Mezzogiorno. Mentre qui si assiste infatti ad un decremento percentuale che va dai 6 ai 9 punti percentuali, la Sardegna fa registrare un seppure piccolo progresso (+2,23%) Tutto questo è dovuto, in estrema sintesi, all ottimo andamento della produttività, dal cui andamento nel periodo si nota un netto avvicinamento della Sardegna ai valori nazionali (e, di converso, un altrettanto netto allontanamento dai valori della produttività nel Mezzogiorno). Ma la crescita della produttività si coglie nella sua interezza solo considerando anche i valori percentuali, che ci restituiscono in tutta la sua evidenza le impressionanti percentuali di crescita (più che triple rispetto al Mezzogiorno, più che doppie rispetto alla nazione). Troviamo l andamento della produttività (valori assoluti in migliaia di eurolire 1995 e variazioni percentuali ) a livello regionale, ripartizionale e nazionale nei due grafici sottostanti. Fig. 2. Migliaia di eurolire 1995 Produttività del lavoro (ULA totali): Sardegna, Mezzogiorno, Italia. Anni Variazioni percentuali 16,0 13,1 10,4 17,3 14,4 11,7 16,2 16,2 10,6 18,7 17,6 11,6 +12, ,22 +10, ,07 +02, , , , , Sardegna Mezzogiorno ITALIA Sardegna Mezzogiorno ITA LIA Infine troviamo nella Fig. 3 la situazione dell occupazione in Sardegna, Mezzogiorno e Italia nel periodo Si evidenzia un costante calo delle unità di lavoro totali, con un andamento di progressiva riduzione nel tempo comune a tutti i livelli territoriali; la vera differenza consiste nell intensità del fenomeno, praticamente identico nell Italia e nel Mezzogiorno (nell ordine di 20 punti percentuali), mentre risulta più marcato nella Sardegna (circa il 25%) per via dei fenomeni già descritti. Fig. 3. Unità di lavoro totali nella pesca: Sardegna, Mezzogiorno, Italia. Numeri indici (2000=100). Anni Sardegna Mezzogiorno Italia ,19 83,78 75, ,38 89,33 80, ,56 88,96 80,6 Tutto quanto finora commentato, assieme ad altri dati sempre pertinenti Sardegna, Mezzogiorno e Italia nel periodo si trovano utilmente riassunti nella già citata Tab. 2. Esaurita questa breve panoramica, possiamo cominciare con il considerare il settore della pesca partendo dalla disamina dei dati relativi alla produzione in valore, per poi analizzare nel dettaglio le quantità prodotte. Come si evince dai dati della Tab. 1, si registra una andamento opposto rispetto alle quantità, con un continuo aumento nei valori sia della produzione, dei consumi intermedi e nel valore aggiunto. Poiché la produzione fa registrare una crescita più sostenuta rispetto ai consumi intermedi (per via della crescita della produttività), il valore aggiunto sperimenta anch esso una crescita percentuale di maggior rilievo. Tab. 1., consumi intermedi e valore aggiunto nel settore della pesca (migliaia di euro correnti) Sardegna ITALIA Mezzogiorno ai prezzi di base Consumi intermedi Valore aggiunto ai prezzi di base ai prezzi di base Consumi intermedi Valore aggiunto ai prezzi di base ai prezzi di base Consumi intermedi Valore aggiunto ai prezzi di base , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,5 % 31,1 22,1 33,9 27,3 9,7 33,0 41,3 20,0 49,9 Fonte: Elaborazioni ISRI su dati ISTAT Conti regionali. Anni7 Tab. 2. Valore aggiunto, unità di lavoro, occupati e produttività nel 1998 e nel 2001, in Sardegna, nel Mezzogiorno ed in Italia anni Aggregato Valore aggiunto ai prezzi base Valore aggiunto ai prezzi base Redditi da lavoro dipendente Retribuzioni lorde Contributi sociali Unità di Sardegna Mezzogiorno ITALIA misura % % % M correnti Mln eurolire 1995 M correnti M correnti M correnti 55,7 62,7 63,9 69,8 25,34 459,6 537,8 526,1 555,8 20, , , , ,1 25,35 48,3 47,5 50,3 49,4 2,23 369,7 393,3 338,5 334,6-9,48 997, ,2 900,3 935,5-6,25 11,6 11,1 10,7 11,5-0,73 131,2 130,5 126,9 127,7-2,72 131,2 130,5 126,9 127,7-2,72 10,8 10, ,74 116,7 114, ,77 213,3 215, ,21 0,8 0, ,25 14,5 15, ,90 26,3 27, ,88 Unità di lavoro dipendenti.000 0,9 0,8 0,8 0,8-11,11 10,5 10,4 10,0 9,8-6,67 17,9 18,1 18,1 17,9 0,00 Unità di lavoro indipendenti.000 2,8 2,5 2,3 2,0-28,57 25,1 23,2 21,8 19,0-24,30 44,6 41,0 37,5 32,2-27,80 Unità di lavoro totali.000 3,7 3,3 3,1 2,8-24,32 35,6 33,6 31,8 28,8-19,10 62,5 59,1 55,6 50,1-19,84 Occupati dipendenti.000 0,9 0,8 0,8 0,8-11,11 10,6 10,5 10,1 9,9-6,60 18,0 18,2 18,2 18,1 0,56 Occupati indipendenti.000 1,5 1,3 1,2 1,1-26,67 14,0 13,0 12,2 11,5-17,86 20,1 18,8 17,3 16,4-18,41 Occupati totali.000 2,4 2,1 2,0 1,9-20,83 24,6 23,5 22,3 21,4-13,01 38,1 37,0 35,5 34,5-9,45 Produttività del lavoro (VA su ULA totali) Produttività del lavoro (VA su OCC totali).000 eurolire 1995 Mln eurolire ,1 14,4 16,2 17,6 35,08 10,4 11,7 10,6 11,6 11,90 16,0 17,3 16,2 18,7 16,96 20,1 22,6 25,1 26,0 29,13 15,0 16,7 15,2 15,6 4,06 26,2 27,6 25,4 27,1 3,53 Fonte: Elaborazioni ISRI su dati ISTAT, Conti economici regionali8 2 LA PESCA MARINA E LACUSTRE E L ACQUACOLTURA Consideriamo ora i dati pertinenti le quantità prodotte, che come noto fanno riferimento a due diverse fonti di approvvigionamento: la pesca (marina e lacustre) e l coltura. La complessiva produzione ittica dipende infatti dalle variazioni nelle quantità di queste due componenti: la prima negativa che riguarda le catture della pesca ridottasi del 1,49% nel periodo considerato e l altra positiva data dalla produzione dell cultura. E questa una precisa scelta di policy decisa in sede comunitaria e utilmente recepita a livello nazionale. Le linee guida del settore fissate a livello europeo sono finalizzate infatti a garantire uno sviluppo del settore compatibilmente con naturali esigenze di sostenibilità ambientale. Tutto ciò deve tradursi concretamente in una riduzione dei quantitativi pescati nel mare, il cui eccessivo sfruttamento sta aumentando la precarietà degli equilibri dell ecosistema marino, e prevedere un progressivo incremento del contributo derivante dall coltura. Possiamo anticipare che le situazioni attuali in atto registrano la presenza di trend congruenti con le linee di sviluppo appena descritte. Considereremo distintamente le due componenti del settore, cominciando dalla descrizione del comparto quantitativamente più rilevante, ossia la pesca marina e lacustre. 2.1 La pesca marina e lacustre Disponiamo qui di ampi dati che ci consentono di ricostruire la serie storica in maniera molto dettagliata. I valori riportati nella Tab. 2 e nella Tab. 5 illustrano esaustivamente la situazione della pesca, sia della regione Sardegna come dell Italia e del Mezzorgiorno espressi in termini assoluti e in termini relativi. Già ad una prima osservazione trova conferma il buon andamento economico del settore cui avevamo accennato in precedenza. Si pone in particolare evidenza la minore contrazione delle quantità fisiche totali rispetto all Italia e al Mezzogiorno: mentre il totale delle quantità catturate e prodotte in Italia flette notevolmente (-12,05% nel periodo ) e in misura ancora maggiore nel Mezzogiorno (-14,95%), in Sardegna si registra un ridotto -1,49%. Molto interessante ai nostri fini decifrare questo risultato scomponendolo in base alle variazioni avvenute per gruppo di specie. Si nota, in particolare, come la Sardegna perda una decisa quantità di pesci (- 18,85%) di contro ad una leggera flessione in Italia (-1,99%) e addirittura una crescita nel Mezzogiorno (+6,01%). Le ragioni di questa divergenza riguardano i diversi andamenti assunti dalla pesca dei tonni, che conosce un grandissimo incremento nel paese e nel Mezzogiorno, mentre di converso crolla sino alla quasi totale scomparsa in Sardegna (dai quasi quintali del 2000 ai soli 305 del 2004, con la maggior parte della riduzione realizzatasi nel biennio 2001/02). Del tutto ribaltata la situazione prendendo in considerazione l andamento degli altri due gruppi di specie, i molluschi e i crostacei. La Sardegna fa registrare una crescita rispetto al 2000 (+5,13% e +7,32%), mentre l Italia e il Mezzogiorno subiscono sostenute diminuzioni nelle quantità (dell ordine del 20% e del 40% nei due settori). Nel Fig. 4 si possono apprezzare le variazioni percentuali intervenute nella pesca per diversi gruppi di specie. Fig. 4. Variazioni percentuali (quantità) di prodotti ittici in Sardegna distinti per specie. Anni Sardegna 161,75 148,80 Italia Mezzogiorno 2,30 7,26 7,32-14,75-10,79-6,77-11,52-4,25-13,88-9,39-19,40-23,75-24,33-35,37-47,27-87,63 Alici, sarde, sgombri Tonni Altri pes ci Calamari, polpi seppie Altri molluschi Crostacei Le quantità di pescato complessivamente prodotte tendono invece a contrarsi nel tempo sia a livello regionale, ripartizionale che nazionale. La Sardegna fa segnare un passaggio dai quintali di pescato del 2000 ai del 2004, il Mezzogiorno da a quintali di produzione, l Italia infine passa da a quintali. In conclusione possiamo affermare come sia 89 presente un comune trend di contrazione delle quantità in linea con i programmi nazionali e comunitari, seppur con intensità diverse a livello regionale, ripartizionale e nazionale. Il medesimo andamento è peraltro riscontrabile anche in altri dati pertinenti il settore. Nel triennio 2000/2002 si registra infatti una consistente contrazione dei giorni totali di pesca (-20% in Italia, -16,6% nelle regioni Obiettivo 1 e 6,1% in Sardegna) e delle catture (rispettivamente -30%, -28,7% e -12,1%). A livello nazionale tutti i sistemi pesca registrano una riduzione delle giornate di pesca e delle catture; per le regioni Obiettivo 1 si rileva un lieve aumento delle giornate di pesca con reti a strascico (+0,9%) e una riduzione per tutti gli altri sistemi di pesca e una riduzione delle colture. La Sardegna si muove in controtendenza per quanto concerne la pesca a strascico (+47,8% delle catture) mentre per gli altri metodi di pesca è conforme nell andamento nazionale e dell Italia Meridionale. Un altro aspetto su cui soffermarsi riguarda la consistenza e le variazioni della flotta peschereccia della Regione (tabella n. 3). Come si rileva dalla citata tabella nel biennio 2000/2001 la flotta dell isola si è ridotta complessivamente di 20 unità (1,3%) e tutti i sistemi di pesca adottati in Sardegna hanno visto la riduzione delle imbarcazioni. Dalle polivalenti (-5,9%) allo strascico (-2,6%) alla piccola pesca (-0,2%). Ancorché la riduzione della flotta possa apparire di livello alquanto contenuto sono da sottolineare due aspetti: la riduzione è avvenuta in un solo biennio; la priorità agli sforzi di riduzione della flotta sembra assumere un qualche rilievo. Tab. 3. Flotta peschereccia della Regione Sardegna per sistema di pesa Sistema di pesca 2000 N N. Variazioni 2000/2001 N. % Strascico ,6 Polivalente ,9 Piccola pesca (>12m) ,2 Totale ,3 Fonte: Eurostat Doc. ASA/FISH/218 en Meeting of the working group Fishery Statistics February10 Tab. 4. complessiva della pesca marittima e lagunare per gruppo di specie - anni (quantità in quintali) Anno 2000 Anno 2001 Anno 2002 Sardegna ITALIA Mezzogiorno Sardegna ITALIA Mezzogiorno Sardegna ITALIA Mezzogiorno Pesci Alici, sarde, sgombri Tonni Altri Molluschi Calamari, polpi seppie Altri molluschi Crostacei TOTALE GENERALE Anno 2003 Anno 2004 % ( ) Sardegna ITALIA Mezzogiorno Sardegna ITALIA Mezzogiorno Sardegna ITALIA Mezzogiorno Pesci ,85-1,99 6,01 Alici, sarde, sgombri ,30-10,79-11,52 Tonni ,63 161,75 148,80 Altri ,40-6,77-4,25 Molluschi ,13-22,87-39,18 Calamari, polpi seppie ,75-13,88-9,39 Altri molluschi ,26-24,33-47,27 Crostacei ,32-23,75-35,37 TOTALE GENERALE ,49-12,05-14,95 Fonte: Elaborazioni ISRI su dati ISTAT Statistiche sull Agricoltura. Anni11 Tab. 5. complessiva della pesca marittima e lagunare per specie - anni (quantità in quintali) Anno 2000 Anno 2001 Anno 2002 Anno 2003 Anno 2004 Sardegna Italia Sardegna Italia Sardegna Italia Sardegna Italia Sardegna Italia Alici Sarde Sgombri Totale alici, sarde e sgombri Tonni Aguglie Anguille Bisi Boghe Caponi Cefali Cernie Dentici Ghiozzi Latterini Leccie Mendole Merluzzi Ombrine Orate Pagelli Palamite Palombi Potassoli Pesci spada Rane pescatrici Razze Rombi Saraghi Sogliole Spigole Sugarelli Triglie Altre specie Totale altri pesci TOTALE PESCI Calamari Polpi Seppie Totale calamari, polpi e seppie Mitili Moscardini Totani Vongole Altre specie Totale altri molluschi TOTALE MOLLUSCHI Aragoste ed astici Gamberi bianchi e mazzancolle Gamberi rossi Pannocchie Scampi Altre specie TOTALE CROSTACEI TOTALE GENERALE Fonte: Elaborazioni ISRI su dati ISTAT Statistiche sull Agricoltura. Anni12 2.2 L coltura Nel piano di rinnovamento della pesca in una logica di salvaguardia e continuità dei rapporti socioculturali con il territorio ha assunto una grandissima importanza l'coltura, che può rappresentare una evoluzione, in chiave strategica, della naturale sensibilità dei pescatori nei confronti dell'ambiente. Il ruolo e l importanza dell coltura possiedono grande valore strategico, perché costituiscono lo strumento con cui si vogliono coniugare in maniera moderna la salvaguardia delle risorse biologiche ed ambientali di una determinata area con uno sviluppo economico sostenibile. Non parliamo quindi di una protezione unicamente conservativa, di mantenimento, ma dinamica e protesa verso il futuro, a vantaggio di tutta la manodopera attualmente impiegata in un settore, quello della pesca marina e lacustre in drastico ridimensionamento, ma anche delle successive generazioni di lavoratori per i quali potrebbero porsi i presupposti per future, differenziate, opportunità occupazionali. Una attività innovativa, quindi, i cui contenuti, attività e prospettive debbono coinvolgere la più ampia platea di protagonisti raggiungibile: dai pescatori alle imprese, suggerendo loro nuove opportunità di investimento, fino ai giovani che potrebbero realizzare l'aspirazione ad un lavoro autonomo, moderno e proiettato verso il futuro. E esattamente questo il senso più profondo del sostegno allo sviluppo del settore dell coltura. Se lo sguardo è verso il futuro, le radici sono però saldamente poste in un passato lontano, dato che le origini dell'coltura sono assai remote. Testimonianze della sua pratica sono presenti nella storia dell'antico Egitto, della Cina imperiale, dell antica Roma. In Italia, già in epoca romana le lagune venivano gestite per la produzione di molluschi, soprattutto ostriche. Con il termine coltura si definiscono oggi quell'insieme di attività umane, distinte dalla pesca, finalizzate alla produzione controllata di organismi tici. Con riferimento al prodotto che se ne trae si parla, più precisamente, di piscicoltura, molluschicoltura, crostaceicoltura e alghicoltura. L'attività acquicola e la gestione delle lagune costiere, dotate di controlli idraulici e apparati idonei alla cattura dei pesci pur se finalizzate, come è ovvio, all aumento della produttività, rappresentano l'anello di congiunzione tra pesca in senso stretto e coltura. Il passaggio si realizza infatti nel momento in cui l'intervento umano, non più delimitato alla cattura o alla raccolta, trova concretizzazione in una vera e propria attività di allevamento. Anche nel caso dell'coltura, così come per l'allevamento di bestiame, si distinguono una forma estensiva, nella quale minore è l'intervento dell'uomo, limitato per lo più alla protezione dai predatori e una forma intensiva in cui, invece, l'attività umana diventa determinante soprattutto per quel che riguarda la somministrazione di alimenti alle specie allevate (e con un tipo di ricadute ambientali che pone importanti problemi e stimola soluzioni al fine di coniugare produttività e ritorni economici da una parte, rispetto dell ambiente e salubrità dei prodotti dall altro). L'coltura, in quanto attività innovativa, è una forma produttiva in grande espansione con un ritmo di crescita dei 10% annuo. La grande espansione è stata garantita dal processo di modernizzazione dell'coltura supportata in questo cambiamento da un processo di crescita scientifica e tecnologica che ha consentito, così come già accaduto nella zootecnia terrestre, l'intensificazione delle produzioni. In particolare, la possibilità di gestione di impianti in mare aperto (maricultura) teoricamente non pone limiti spaziali al suo sviluppo e propone interessanti soluzioni sia in termini di varietà di prodotti ittici coltivabili che di minore inquinamento (anche soolo estetico) dell ecosistema costiero. Possiamo ora passare all analisi dei dati. Malgrado l entusiastico preambolo, dobbiamo registrare fin dall inizio la cronica indisponibilità di dati statistici sull coltura, la cui produzione e diffusione risulta essere quasi inesistente rispetto alla pesca. Dobbiamo anzi sottolineare le grosse difficoltà nel reperimento di dati completi e aggiornati, per cui data la mancanza di rilevazioni periodiche nel settore, unitamente all assenza di statistiche ad hoc, ci costringe a fare riferimento ai soli dati provenienti dalle associazioni di categoria. Tutto ciò malgrado l coltura rappresenti il comparto nuovo del settore destinato ad assumere una rilevanza crescente nel tempo. In particolare, la mancanza di dati statistici storici impedisce un analisi approfondita dell andamento registrato dall cultura nella regione Sardegna. Per quanto detto, un quadro del ruolo della Sardegna nel contesto nazionale è possibile solo per gli anni 2000, 2002 e 2003 per i quali è stato possibile reperire i dati per le produzioni da allevamento intensivo le cui specie sono presenti in Sardegna e in Italia. Questo costituisce una grossa pecca perché la Sardegna, assieme alla Toscana e al Lazio rappresentano le principali regioni dopo i leader nazionali dell coltura estensiva (ossia Veneto, Emilia-Romagna e Friuli-Venezia Giulia), nota anche come stagnicoltura fuori dal nord Italia. La difficoltà nel reperimento di dati è testimoniato anche dalla difformità di informazioni disponibili per ogni anno (produzione in quantità, produzione in valore, numero di impianti). Come si può osservare nella successiva tabella, la produzione dell isola passa dal 3,3% circa della produzione nazionale nel 2000, a quasi il 4,5% nel 2002 fino al 5,26% del 2003 con una crescita complessiva di 836 tonnellate (+40,23%), di cui ben 160 realizzate fra il 2002 e il 2003: come dire che oltre un quinto dell incremento è avvenuto nell ultimo anno considerato, a testimoniare il dinamismo che 12 Vedere altro
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