Source: http://www.studiograziotto.com/gp/ShowNews.aspx?id=181
Timestamp: 2018-02-25 05:18:52+00:00
Document Index: 31276723

Matched Legal Cases: ['art. 7', 'art.43', 'art.57', 'art.20', 'art. 37', 'sentenza ']

Prima delle recenti modifiche, in presenza di violazioni aventi rilevanza penale i termini ordinari di accertamento potevano essere raddoppiati purché la notizia di reato fosse inoltrata alla Procura, ma la disposizione non era applicabile all'IRAP.
Parole chiave: termine ordinario di accertamento - illeciti tributari di rilevanza penale - raddoppio dei termini - IRAP - inapplicabilità
Il consulente proponeva ricorso ed eccepiva, unitamente alla mancanza di solidarietà per le sanzioni che erano a carico della sola società in virtù dell'art. 7 Decreto Legge 269/2003, anche la inapplicabilità del raddoppio dei termini ordinari di accertamento per carenza dei presupposti di legge.
Per la Suprema Corte l'eccezione di non applicabilità del raddoppio dei termini di accertamento ordinari è fondata, poiché non era stata promossa alcuna azione penale nei confronti del contribuente entro i termini ordinari.
Il ricorrente così lamentava la violazione o falsa applicazione delle disposizioni: «Con il settimo motivo il ricorrente lamenta la violazione o falsa applicazione dell'art.43, comma 3, del DPR n.600/1973 e dell'art.57, comma 3, del DPR n.633/1972 in combinato disposto con l'art.20 del DLGS n.472/1997; inapplicabilità al periodo di imposta 2005 del raddoppio dei termini di accertamento ai fini delle imposte IRES ed IVA e — in ogni caso — dell'IRAP, per mancanza dei presupposti di legge. Intervenuta decadenza ai fini dell'applicazione delle sanzioni di cui all'atto di contestazione ( artt.62 del DLGS n.546/1992 e 360, comma 1, n.3, cpc). A parere del ricorrente la CTR aveva errato nel ritenere sussistenti i presupposti per il raddoppio dei termini di accertamento perché l'indagine penale alla quale aveva fatto riferimento (...) aveva riguardato solo il periodo dal novembre 2007 al giugno 2009 e non l'annualità 2005, inoltre non risultava promossa alcuna azione penale nei confronti del C., ancora tale normativa, essendo entrata in vigore il 04.07.2006, non poteva essere applicata retroattivamente al periodo di imposta precedente (2005); ad ogni modo la Commissione aveva errato nell'applicare il raddoppio dei termini all'accertamento dell'IRAP, tributo per il quale non era previsto».
Il Collegio si pronuncia subito: «Va infatti affermato, conformemente a quanto sostenuto dal ricorrente che la disciplina introdotta dall'art. 37 del DL n.233/2006, come successivamente convertito, non si applica agli accertamenti relativi all'IRAP».
Accogliendo il sesto motivo di ricorso, afferma infatti la Cassazione: «In merito ai profili di doglianza relativa all'annualità alla quale si riferirebbero le indagini penali ed al collegamento delle stesse a C. G., va osservato che gli stessi non integrano una violazione di legge, ma censurano l'accertamento in fatto compiuto dalla CTR chiedendone una rivalutazione nel merito, inammissibile in sede di legittimità. Quanto alla doglianza fondata sulla dedotta irretroattività della norma che ha disposto il raddoppio dei termini, ne va dichiarata l'infondatezza. Invero sul punto va ricordata la sentenza n.477 del 2011 della Corte Costituzionale, che nel respingere diverse questioni di legittimità costituzionale sollevate in merito alla normativa in esame, ha chiarito che la disciplina del raddoppio dei termini non può considerarsi lesiva del principio di irretroattività della legge ed ha precisato che il raddoppio dei termini non si applica solo "alle violazioni tributarie per le quali, alla data di entrata in vigore del decreto (4 luglio 2006), fosse già decorso il termine di accertamento previsto dalla normativa anteriore", circostanza che non ricorre nella fattispecie in esame, relativa all'anno di imposta 2005».
Anche perché i delitti tributari riguardavano solo IVA e imposte dirette e non, appunto, l'IRAP, che è un tributo regionale e, seppure la disciplina in tema di accertamento si basi su quella delle imposte sui redditi, non rientra nei reati di cui al Decreto Legislativo 74/2000.
Art. 43 - Termine per l'accertamento
In caso di violazione che comporta obbligo di denuncia ai sensi dell'articolo 331 del codice di procedura penale per uno dei reati previsti dal decreto legislativo 10 marzo 2000, n. 74, i termini di cui ai commi precedenti sono raddoppiati relativamente al periodo di imposta in cui è stata commessa la violazione. Il raddoppio non opera qualora la denuncia da parte dell'Amministrazione finanziaria, in cui è ricompresa la Guardia di finanza, sia presentata o trasmessa oltre la scadenza ordinaria dei termini di cui ai commi precedenti.
Fino alla scadenza del termine stabilito nei commi precedenti l'accertamento può essere integrato o modificato in aumento mediante la notificazione di nuovi avvisi, in base alla sopravvenuta conoscenza di nuovi elementi. Nell'avviso devono essere specificamente indicati, a pena di nullità, i nuovi elementi e gli atti o fatti attraverso i quali sono venuti a conoscenza dell'ufficio delle imposte.
2. Nei casi di omessa presentazione della dichiarazione o di presentazione di dichiarazione nulla l'avviso di accertamento può essere notificato entro il 31 dicembre del settimo anno successivo a quello in cui la dichiarazione avrebbe dovuto essere presentata.
3. Fino alla scadenza del termine stabilito nei commi precedenti l'accertamento può essere integrato o modificato in aumento mediante la notificazione di nuovi avvisi, in base alla sopravvenuta conoscenza di nuovi elementi da parte dell'Agenzia delle entrate. Nell'avviso devono essere specificamente indicati, a pena di nullità, i nuovi elementi e gli atti o fatti attraverso i quali sono venuti a conoscenza dell'ufficio delle imposte.