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Timestamp: 2017-11-24 20:30:11+00:00
Document Index: 52020983

Matched Legal Cases: ['art. 1469', 'art. 1469', 'art. 1469', 'art. 1469', 'art. 1469', 'art. 1469', 'art. 1469', 'art. 1469', 'art. 1679', 'art. 1469', 'art. 1469', 'art. 15', 'art. 402', 'art. 15', 'art. 403', 'art. 403', 'art. 15', 'art. 15', 'art. 402', 'art. 15', 'art. 17', 'art. 409', 'art. 415', 'art. 1469', 'art. 1418', 'art. 1469']

TRIBUNALE DI PALERMO 22 OTTOBRE 1997 Pres. MONTELEONE - Est. TULUMELLO Soc. Siremar (Avv. Ferraro e Passanisi) c. Associazione regionale consumatori e ambiente (Avv. A. e G. Palmigiano)
L’approvazione ministeriale del regolamento disciplinante le condizioni di trasporto non ha rilievo ai fini della valutazione dell’abusività delle clausole in esso contenute (1).
Sono vessatorie, ai sensi dell’art. 1469-bis, n. 2, c.c., le clausole delle condizioni generali di trasporto marittimo di passeggeri che limitano l’obbligo del vettore al risarcimento in misura pari al prezzo corrisposto per il passaggio nei casi di soppressione della partenza e mutamento dell’itinerario (2).
Sussistono i giusti motivi d’urgenza ex art. 1469-sexies, secondo comma c.c. per la concessione della tutela inibitoria cautelare, qualora le clausole vessatorie riguardino un contratto (come il trasporto marittimo di persone) che ha per oggetto l’esercizio di un diritto fondamentale della persona come la libertà di movimento e quando esse hanno una potenziale diffusività connessa alla situazione strutturale di un mercato in cui l’offerta avviene in regime di monopolio ancorché parziale. (3)
MOTIVI DELLA DECISIONE :
(...omissis...) 3. La qualificazione dell’attività della Siremar operata in precedenza consente preliminarmente, in punto di esame dell’abusività delle clausole impugnate, di sgombrare il campo da un evidente equivoco terminologico.
Se lo scopo della tutela offerta con l’inibitoria è quello di evitare e prevenire la formazione di contratti individuali modellati su schemi generali viziati dal connotato dell’abusività, allora il criterio discrettivo fra inibitoria c.d. ordinaria ed inibitoria c.d. urgente non può che risiedere, nel rispetto della lettera e dello spirito sia della legge che della direttiva, negli elementi indicati.
Diritto dei trasporti 1998 176
Federico Bianca Clausole abusive nel contratto di trasporto marittimo di passeggeri ed azione inibitoria ex art. 1469-sexies c. c.
Il ricorso presentato al Tribunale di Palermo dall’Associazione Consumatori e Ambiente ex art. 1469 sexies, 2^ comma c.c., contro alcune clausole delle condizioni generali predisposte dalla Siremar, risulta essere il primo caso di applicazione del complesso normativo posto a tutela dei consumatori nei riguardi delle clausole contrattuali c.d. vessatorie presenti nei contratti di trasporto marittimo di passeggeri.
Con due ordinanze relative alla stessa controversia (la presente è stata emessa in sede di reclamo alla prima (1 ), il Tribunale di Palermo si è pronunciato in ordine alla abusività di alcune clausole che regolano il trasporto di passeggeri per mare con specifico riferimento al collegamento con le isole e si è inserito nel sempre più vivo dibattito giurisprudenziale e dottrinale relativo all’ambito di applicabilità della tutela inibitoria prevista dal secondo comma dell’art. 1469-sexies c.c..
In tale contesto ci sembra di potere affermare che l’ordinanza in esame ha centrato l’ambito applicativo della norma prevista dall’art. 1469-sexies 2^ c. c.c., riconoscendo l’esistenza dei giusti motivi di urgenza che legittimano l’azione cautelare in tutta quella serie di circostanze di fatto e di diritto che riguardano la natura del servizio oggetto del contratto, o le modalità concrete di svolgimento di tale servizio, nonché la obiettiva collocazione nell’ambito del mercato del professionista predisponente (2 ).
Il dibattito è tuttora ancora aperto, ma con riferimento al trasporto marittimo di passeggeri, specie se di linea, non si può fare a meno di concordare con l’ordinanza che si annota per avere considerato come elementi costitutivi dei giusti motivi per agire in via d’urgenza, quel connotato di essenzialità del servizio, in riferimento alla libertà di circolazione e quella caratteristica di potenziale lesività del regolamento impugnato, in funzione della forte diffusività del regolamento stesso.
È da osservare che l’opinione espressa dal tribunale si pone, per così dire, a metà strada rispetto a quelle tesi che attribuiscono ampia portata applicativa all’inibitoria collettiva d’urgenza (3) in contrasto con quelle altre tesi, prevalentemente di origine giurisprudenziale, che interpretano la norma in maniera decisamente più restrittiva, fino al punto che certa attenta dottrina ha definito interpretatio abrogans (4 ).
Sicuramente ai fini della terzietà della posizione ha assunto un ruolo determinante il tipo di contratto regolato dalle condizioni impugnate e, quindi, il requisito previsto dal 1469-ter, primo comma c.c. della natura del servizio reso dal professionista.
In questo senso, dunque, sembrerebbe corretto quel riferimento all’aspetto qualitativo che nelle tesi ad interpretazione restrittiva funge da linea di demarcazione al di sotto della quale si troverebbero quelle situazioni giuridiche qualitativamente meno rilevanti e tali da non giustificare l’ammissibilità di una inibitoria collettiva e preventiva urgente (5).
A ciò si aggiungono, però, motivazioni di altro tipo e che fanno riferimento al contrario, ad aspetti di tipo quantitativo, quali la larga diffusività (ma in questo caso, pensiamo si possa parlare di larga diffusione) delle clausole incriminate, attesa la posizione di monopolista del fornitore del servizio.
Tali argomentazioni trovano ostacolo da parte dell’esaminato indirizzo interpretativo e, vale la pena di dire, che la motivazione non è priva di una qualche apparente validità, giacché si sostiene che qualificando la larga diffusività delle clausole abusive contenute nelle condizioni generali di contratto come requisito del “motivo di urgenza”, si darebbe ingresso ad un aspetto sempre presente nella c.d. contrattazione di massa, tale da creare una sovrapposizione della fattispecie prevista dal primo e secondo comma dell’art. 1469-sexies c.c., quando, in realtà, il dettato normativo è distinto ed in definitiva ciò vuol dire che il legislatore ha inteso assegnare all’ipotesi dell’intervento d’urgenza un quid pluris distintivo.
È opinione di certa dottrina che l’interpretazione letterale sistematica delle norme dell’art. 1469-sexies c.c. non consenta una lettura aderente alla volontà effettiva del legislatore comunitario (e, poi, nazionale), il quale ha inteso introdurre una disciplina che tuteli il consumatore in un momento anteriore a quello della conclusione dei singoli contratti, in modo da realizzare un controllo preventivo che sappia incidere sulla complessiva attività di predisposizione delle clausole ed indirizzarsi alla generalità indistinta dei consumatori (6).
È evidente pertanto che il contenuto da attribuire ai giusti motivi d’urgenza che legittimano l’azione cautelare proprio perché va riferito ad una azione del tutto atipica nel panorama dei mezzi di tutela cautelare conosciuti nel nostro ordinamento non può essere desunto adoperando criteri simili o in qualche modo ricollegati a quelli concretizzantesi nel “periculum in mora”.
Da questo punto di vista se è incontestabile che la giurisprudenza più restrittiva ha esplicitamente preso le distanze, è anche vero però che (almeno nel caso del Tribunale di Roma) il richiamo ad un concetto di pregiudizio derivante dal mantenimento della situazione, introduce un’argomentazione che, a nostro avviso, fa comunque riferimento ad un’ipotesi di pericolo di danno.
In questo modo c’è il rischio che lo sforzo interpretativo torni ad orientarsi sul tipo di danno derivante in ipotesi dall’abusività delle clausole, cosicché i motivi d’urgenza vengano considerati giusti o meno a seconda della valutata gravità del danno. Ciò è quanto accaduto nella vicenda che ha visto contrapposto il Codacons con le Ferrovie dello Stato.
Il Tribunale di Palermo, invece, assume al riguardo una posizione diversa ed a nostro avviso più corretta, poiché stabilisce che la peculiarità funzionale dell’inibitoria di cui si parla sia quella di evitare che un pregiudizio, anche potenziale, abbia a colpire la categoria dei consumatori.
L’ambito di applicazione viene, in sostanza, riferito ad un momento valutativo anteriore, nel quadro del quale la posizione nel mercato del professionista predisponente e la diffusività delle condizioni generali sotto esame assumono il valore di indici che possono supportare l’esistenza di “giusti motivi” (7).
Venendo all’oggetto della controversia, va preliminarmente osservato che sembra opportuno sgombrare il campo dalla questione prospettata in tema di non applicabilità della disciplina a tutela del consumatore a quelle condizioni generali di trasporto approvate dall’autorità amministrativa.
Entrambe le ordinanze aderiscono a quella consolidata corrente di pensiero (8) che non attribuisce alle condizioni generali di trasporto nei servizi pubblici di linea, approvate dall’autorità amministrativa ex art. 1679 c.c., natura regolamentare al pari di un atto amministrativo vero e proprio, ma gli attribuisce la natura di un semplice atto negoziale unilaterale sottoposto all’approvazione amministrativa quale condicio iuris per la sua efficacia.
È pertanto evidente che l’ente predisponente non può invocare tali argomentazioni per esentare le condizioni di trasporto dall’esame della vessatorietà.
Nel merito, va rilevato che la vessatorietà si determina qualora la clausola, malgrado la buona fede, determini a carico del consumatore un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto (cfr. art. 1469-bis, c.c.), il che comporta necessariamente una valutazione di merito della clausola nell’ambito del contratto nel quale è inserita (9).
Tale valutazione in concreto si ritiene necessaria, poiché il generico riferimento alla limitazione del diritto del consumatore rischia di diventare una petizione di principio astratta e per ciò stesso non idonea ai fini della valutazione richiesta ex art. 1469-bis c.c.
Osservando più attentamente, allora, si può notare come l’art. 15 delle condizioni generali di trasporto della Siremar riprenda, nella struttura, la disciplina fissata agli artt. 402 e 403 c. nav.
Nell’ambito di tale disciplina se è vero che lo stesso legislatore ha riconosciuto come legittima la limitazione del risarcimento al solo prezzo pagato dal passeggero in caso di impedimento alla partenza della nave per causa non imputabile al vettore (cfr. art. 402 c. nav. primo comma. art. 15 condizioni generali), è anche vero che negli altri casi di impedimento alla partenza o di mutamento di itinerario il legislatore, dopo la risoluzione del contratto, ha attribuito al passeggero il diritto al risarcimento senza limitazioni (art. 403, secondo comma, c. nav.), tranne che nell’ipotesi di giustificato motivo, nell’ambito della quale il limite di risarcimento è fissato in una somma pari al doppio del prezzo netto di passaggio (art. 403, terzo comma c. nav.).
Tenendo presente questo quadro di riferimento, riteniamo che le clausole oggetto d’esame si debbano ritenere effettivamente abusive e vessatorie, dal momento che contengono una regolamentazione che non giustifica una composizione degli interessi delle parti diversa rispetto a quella posta dal codice con specifico riferimento alla posizione contrattuale del passeggero.
In altre parole, sembra di potere affermare che l’abusività risieda nel fatto di limitare il diritto del passeggero in ordine al risarcimento di un danno arrecatogli dal vettore, senza prevedere a carico di quest’ultimo degli ulteriori comportamenti che valgano a compensare l’inadempimento.
È per questo che il legislatore, nel disciplinare la medesima fattispecie, ha riconosciuto esplicitamente il diritto al risarcimento ed è con riferimento a questo parametro che si può, a nostro avviso, commisurare la vessatorietà dell’art. 15, secondo comma della condizioni generali della Siremar.
Peraltro, va notato che le condizioni generali all’art. 15 usano due locuzioni che possono a prima vista indurre ad una valutazione meno critica, poiché recitano “se la società è costretta a sopprimere la partenza” e “Il passeggero in caso di mutamento di itinerario o di ritardo della partenza per causa non imputabile alla società ...”.
Sembrerebbe, in effetti di trovarsi in presenza di ipotesi assimilabili a quelle previste ex art. 402 c. nav..
In realtà tale assimilazione incontra qualche difficoltà poiché la prima locuzione darebbe luogo ad una illogica duplicazione del primo comma dell’art. 15, mentre la seconda locuzione incontrerebbe le difficoltà già segnalate in ordine alla ingiustificata compressione della posizione contrattuale del passeggero.
Per quanto riguarda, invece, le clausole che limitano la responsabilità del vettore per danni o lesioni alla persona del passeggero, contenute nell’art. 17 delle condizioni generali, va precisato che esse sono state dichiarate inefficaci perché derogano ai principi fissati dagli artt. 1681 e 1693 c.c. e 409 c. nav. che stabiliscono una diversa distribuzione dell’onere della prova.
A tale riguardo va però aggiunto che la disciplina contenuta nell’art. 409 c. nav. è espressamente dichiarata inderogabile dall’art. 415 c. nav., e pertanto ci sembra di poter affermare che le clausole in questione debbano essere considerate inefficaci ex art. 1469-bis c.c. anche con riferimento ad un quadro normativo che ne sanzionerebbe radicalmente l’applicazione ex art. 1418 c.c..
Peraltro, le clausole in oggetto sono state predisposte in modo da lasciare qualche margine d’incertezza circa la loro portata abusiva.
Infatti, mentre i primi tre commi non sembrano scostarsi dalla disciplina legislativa, il quarto comma, che contiene l’illecita inversione dell’onere probatorio, contiene anche una formulazione da un lato riassuntiva (“danni di qualsiasi tipo o genere” e dall’altro congiuntiva con le precedenti (a causa dell’avverbio “inoltre”) per cui finisce per travolgere anche i precedenti tre commi.
La valutazione complessiva non può pertanto discostarsi da quella correttamente operata dall’ordinanza del Tribunale di Palermo.
(1) Trib. Palermo, 5 settembre 1997, in Foro it. 1997, 3009.
(2 ) Nel senso di una interpretazione per così dire restrittiva cfr. Trib. Torino, 4 ottobre 1996, in Foro it. 1997, 287 ; Trib. Torino, 16 agosto 1996, ibidem ; Trib. Torino, 14 agosto 1994, ibidem, con nota di G.M. ARMONE, Inibitoria collettiva e clausole vessatorie : prime disavventure applicative dell’art. 1469 sexies c.c. ; Trib. Roma, 28 maggio 1997, in questa Rivista, con nota critica di G. MASTRANDREA, Brevi note sull’inapplicabilità della Tutela inibitoria cautelare d’urgenza ; Trib. Torino 4 ottobre 1996, in Foro It. 1997, 287.
(3) G.M. ARMONE, Inibitoria collettiva d’urgenza, cit., 296, 297.
(4) G. MASTRANDREA, Brevi Note sull’inapplicabilità della tutela inibitoria cautelare, cit.
(5) Cfr. Trib. Torino, 4 ottobre 1996, cit. ; Trib. Roma 28 maggio 1997 cit.
(6) A. BARENGHI, (a cura di) La nuova disciplina delle clausole vessatorie nel codice civile, Napoli, 1996, 221 ; P. BARCELLONA, Condizioni Generali di Contratto e tutela del contraente debole, in Condizioni generali di contratto e tutela del contraente debole, Milano 1970 ; S. RODOTÀ, Condizioni Generali di contratto, buona fede e poteri del giudice, ivi, p. 80 e ss ; G. ALPA, Tutela del consumatore e controlli sull’impresa, Bologna 1977, G. Patti e S. Patti, Responsabilità precontrattuale e contratti standard, in Il Codice Civile, Commentario diretto da P. Schlesinger, Milano, 1993, 455.
(7) A tale proposito si ricorda che parte della dottrina aveva suggerito di affidare all’autorità antitrust il controllo preventivo sulle condizioni generali di contratto: ROPPO-NAPOLITANO, Clausole abusive, in Enc. Giur. VI 1994, 12 ;
(8) v. per tutti : L. TULLIO, Condizioni generali di contratto e clausole vessatorie nella contrattualistica dei trasporti, in Dir. Trasp., 1995, 733.
(9) A. BARENGHI (a cura di), La nuova disciplina delle clausole vessatorie nel codice civile, Napoli 1996, 38 e 53 ; L. TULLIO, Condizioni generali di contratto, cit., 726.