Source: http://www.sindacatofsi.it/2017/07/16/licenziamento-per-giusta-causa-condotta-ascritta-al-lavoratore-condotta-contemplata-dalla-contrattazione-accertata-corrispondenza-cassazione-civile-sez-lavoro-sentenza-24102016-n-21365/
Timestamp: 2018-07-19 09:37:36+00:00
Document Index: 176929022

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 47', 'art. 48', 'art. 360', 'art. 48', 'art. 47', 'art. 640', 'art. 378', 'art. 48', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 13', 'art. 13']

Licenziamento per giusta causa, condotta ascritta al lavoratore, condotta contemplata dalla contrattazione, accertata corrispondenza Cassazione Civile, sez. lavoro, sentenza 24/10/2016 n° 21365 | Sindacato FSI
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Licenziamento per giusta causa, condotta ascritta al lavoratore, condotta contemplata dalla contrattazione, accertata corrispondenza Cassazione Civile, sez. lavoro, sentenza 24/10/2016 n° 21365
Sentenza 14 ottobre 2016, n. 21365
C.U. C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DI RIPETTA 22, presso lo studio dell’avvocato GERARDO VESCI, che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato MAURO FERRANDO, giusta delega in atti;
TELECOM ITALIA S.P.A. C.F. (OMISSIS), in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA L.G. FARAVELLI 22, presso lo studio degli avvocati ARTURO MARESCA, ENZO MORRICO, FRANCO RAIMONDO BOCCIA, ROBERTO ROMEI, che la rappresentano e difendono, giusta delega in atti;
avverso la sentenza n. 28/2015 della CORTE D’APPELLO di GENOVA, depositata il 27/01/2015 R.G.N. 629/2014;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 04/05/2016 dal Consigliere Dott. FEDERICO DE GREGORIO;
Tali considerazioni, inoltre, rendevano superfluo ogni ulteriore esame circa l’altra contestazione, posto che già la condotta esaminata corrispondeva a quella per la quale la contrattazione collettiva aveva previsto licenziamento per giusta causa, atteso altresì che la valutazione di tale contrattazione appariva congrua, in relazione agli artt. 2106 e 2119 del codice civile , per la ragione evidenziata in precedenza nell’argomentare il pregiudizio all’immagine dell’azienda, che anche l’accettazione della (asserita) mancia comportava. Era così anche messo nel nulla il tentativo del C. di sostenere il carattere discriminatorio della condotta posta in essere dalla Telecom, peraltro di per sé non provato dalle circostanze allegate dallo stesso attore, riproposte con il reclamo incidentale.
I) violazione e falsa applicazione dell’art. 47, comma 1, lett. d), e dell’art. 48 B, commi 3 e 4, lett. i), del contratto collettivo nazionale di lavoro per il personale dipendente delle imprese esercenti servizi di telecomunicazione, in relazione all’art. 360 c.p.c. , comma 10, n. 3. Infatti, l’attività contestata (indebita accettazione somma di Euro 25 dalla cliente a conclusione dell’intervento di istallazione modem) non poteva essere ricondotta nell’ipotesi sanzionata con il licenziamento, ex art. 48, B, comma 4, lett. i, C.C.N.L. citato, quanto invece nell’ipotesi prevista dall’art. 47, comma 1, lett. d), quale condotta non uniformata ai principi di correttezza nei rapporti con i clienti o con i fornitori, la quale prevedeva l’applicazione di sanzione non già espulsiva, ma conservativa, come l’ammonizione, la multa o la sospensione.
In altri termini, ad avviso del ricorrente, tutte le condotte oggetto di esemplificazione (ivi compresa quella di cui alla lett. i), relativa a richiesta o accettazione a qualsiasi titolo di compensi di carattere economico, dovevano preliminarmente rivestire gli estremi postulati dal nucleo generale della disposizione sanzionatrice, ossia il grave nocumento morale e materiale, ovvero in alternativa delitto a norma di legge, laddove nella specie mancavano entrambi. Peraltro, la stessa cliente V., escussa come teste all’udienza del 28 maggio 2013, aveva espressamente riconosciuto che la somma pagata al C. non le era mai stata addebitata in bolletta, sicché non aveva patito alcun danno economico. Nè risultava che la stessa avesse cambiato altro gestore telefonico, rivolgendosi ad imprese concorrenti di TELECOM Italia. Neppure era configurabile il delitto di truffa, per insussistenza dei requisiti tipici(della fattispecie incriminatrice ex art. 640 c.p..
Sono state depositate memorie ex art. 378 c.p.c. , da entrambe le parti, peraltro comparse alla pubblica udienza svoltasi il quattro maggio 2016.
Invero, deve premettersi che i fatti, per i quali è stato intimato il licenziamento de quo, sono ormai da ritenersi chiaramente ed insindacabilmente accertati negli anzidetti termini, ritenuti dalla Corte di merito (cattiva esecuzione dell’intervento domiciliare da parte del C., senza alcuna plausibile giustificazione; pagamento a mani del predetto, da parte della utente V., della somma di Euro 25, dopo che le era stata chiesta la somma di Euro 90,00 per la configurazione del computer, e a seguito di quanto invece assicurato telefonicamente da TELECOM alla cliente in ordine al costo di 25,00 Euro, somma però ingenuamente versata a mani del ricorrente, che evidentemente la percepiva, invece di attendere l’addebito di tale importo sulla bolletta; dunque, accettazione in connessione all’adempimento della prestazione lavorativa, però non dovuta a mani del tecnico incaricato, in base all’ampia previsione di cui all’art. 48, lett. B, comma 4, circa il licenziamento senza preavviso con riferimento a richiesta o accettazione, a qualsiasi titolo, di compenso economico, ivi compresa quindi l’accettazione non richiesta o la spontanea elargizione – nocumento all’immagine aziendale di parte datoriale – consapevolezza dell’accipiens della non debenza di quanto corrispostogli dall’utente, pari esattamente al costo effettivamente dovuto per l’intervento, però da pagarsi mediante separato addebito su fattura – impossibilità di qualificare come mancia la somma di 25 Euro, poiché assolutamente sproporzionata al servizio richiesto, in quanto corrispondente esattamente al costo del medesimo).
Di conseguenza, sono inammissibili in questa sede di legittimità le diverse ricostruzioni degli stessi, nei sensi prospettati da parte ricorrente, la quale, d’altro canto, almeno formalmente neppure ha sollevato censure ex art. 360 c.p.c. , comma 1, n. 5 (per di più consentite negli stretti e rigorosi limiti di cui all’attuale vigente testo di tale norma di rito, ratione temporis applicabile, poiché la sentenza de qua risale al 23/27 gennaio 2015).
la Corte RIGETTA il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle relative spese, che liquida a favore di parte controricorrente nella misura di 3000,00 (tremila/00) Euro per compensi professionali, oltre Euro 100,00 per esborsi, rimborso spese generali pari al 15% (percento) ed accessori di legge. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.