Source: http://www.dirittoprivatoinrete.it/risarcimento_del_danno.htm
Timestamp: 2013-12-06 14:41:39+00:00
Document Index: 145187118

Matched Legal Cases: ['art. 1223', 'art. 1223', 'art. 1225', 'art. 1225', 'art. 1223', 'art. 1226']

si verifica quando il debitore non esegue, esegue in maniera inesatta o ritarda l'esecuzione della prestazione e consiste nella corresponsione di una somma di danaro equivalente al danno subito (risarcimento per equivalente) o alla rimozione diretta del danno (risarcimento in forma specifica)
Come abbiamo gi� osservato l'inadempimento pu� far nascere in capo al debitore una responsabilit� del danno eventualmente subito dal creditore. Abbiamo anche visto che non ogni inadempimento fa nascere responsabilit�, ma solo quello attribuibile al debitore, quello cio� che nasce dalla sua mancanza di diligenza nell'eseguire una prestazione.
In questa sede ci occupiamo della figura risarcimento del danno dovuto da inadempimento delle obbligazioni, ma norme particolari valgono in sede di inadempimento extracontrattuale, di cui ci siamo gi� occupati, o per specifiche ipotesi previste da singole disposizioni di legge. Stabilito che l'inadempimento dell'obbligazione provoca, alle condizioni gi� dette, il risarcimento del danno, vediamo quando il creditore pu� chiederlo e in che misura.
Il codice civile dedica al risarcimento del danno per inadempimento (o ritardo) delle obbligazioni gli articoli 1223 e seguenti.
La ricostruzione dell'istituto � nel codice semplice e lineare, ma non priva di problemi interpretativi, come vedremo in seguito. Vediamola nei suoi punti essenziali; l'art. 1223 dispone che il risarcimento del danno � dovuto per la perdita subita e il mancato guadagno subiti dal creditore quando siano conseguenze "immediate e dirette" dell'inadempimento o del ritardo.
si vuole, quindi, che vi sia un rapporto di causa effetto tra inadempimento e danno (o danni) concretizzatisi nella perdita subita e nel mancato guadagno
l'art. 1223, per�, non vuole che il debitore debba rispondere di tutti i possibili danni causati dall'inadempimento, ma solo di quelli che ne siano la conseguenza "immediata e diretta" Rapporto di causa ed effetto, nesso di causalit�, che non pu� mancare per far sorgere la responsabilit�.
� anche vero, per�, che bisogna considerare anche come il debitore ha posto in essere l'inadempimento, perch� pu� darsi che l'abbia fatto per colpa, ma pu� anche darsi abbia voluto non adempiere, agendo dolosamente.
Questo atteggiamento del debitore non � senza conseguenze, vediamo perch�:
nell'ambito delle conseguenze immediate e dirette dell'inadempimento ve ne saranno alcune "prevedibili" ed altre "imprevedibili"
il debitore che ha agito con colpa risponde solo delle conseguenze, e quindi dei danni, "prevedibili"
il debitore che ha agito dolosamente risponde non solo delle conseguenze, e quindi, dei danni "prevedibili" ma anche dei danni "imprevedibili" (art. 1225 c.c.).
Questo disciplina lineare rischia, per�, di essere messa parzialmente in crisi quando andiamo a chiederci che cosa intendiamo per conseguenze "immediate e dirette" dell'inadempimento o, che � la stessa cosa, quando c'� il nesso di causalit� tra inadempimento e danno.
In merito quest'ultimo punto si distinguono due teorie fondamentali sul nesso di causalit�:
la teoria della condicio sine qua non
detta anche dell'equivalenza causale considera tutte le cause idonee a produrre un certo effetto. Di conseguenza il debitore potrebbe essere sempre responsabile dei danni subiti dal creditore poich� pu� aver messo in moto la prima delle condizioni, o delle cause, che hanno provocato il danno
la teoria della causalit� adeguata
meno rigorosa dal punto di vista scientifico, ma pi� idonea dal punto di vista giuridico, questa teoria prende in considerazione come causa di un certo fatto solo quella che appare normalmente idonea a produrlo
Tra le due teorie la pi� seguita dalla giurisprudenza, e da parte della dottrina, � quella della causalit� adeguata. Il debitore, secondo quest'ultima tesi, non � responsabile dei danni subiti dal creditore quando intervenga un fatto del tutto distinto e autonomo dal suo inadempimento, che sia idoneo a produrre l'evento. In questi casi si avrebbe quindi, un'interruzione del nesso di causalit� e il debitore non sarebbe responsabile per i danni subiti dal creditore. Tale nuova causa potrebbe consistere nel fatto di un terzo, ma anche nell'attivit� dello stesso creditore.
Accogliendo la teoria della causalit� adeguata si afferma, in definitiva, che non sono attribuibili al debitore i danni causati da fattori eccezionali, che, per essere tali, sono anche imprevedibili. Ragionando in tal modo, per�, si finisce col svuotare di significato la regola dell'art. 1225 che attribuisce al debitore che agisce in dolo anche i danni imprevedibili, e ci� perch� in presenza di queste situazioni vi � interruzione del nesso di causalit� che provoca sempre la mancanza di responsabilit� del debitore, che deve rimanere limitata solo alle conseguenze che normalmente producono un certo danno, in definitiva a quelle prevedibili. Del problema se ne accorta la giurisprudenza che pure accogliendo la teoria della causalit� adeguata, riconosce l'esistenza del nesso di causalit� anche quando, secondo la teoria dell'adeguatezza causale, questo andrebbe escluso, comprendendo fra i danni provocati dal debitore anche fattori che possono considerarsi eccezionali.
Tornando alla quantificazione del risarcimento del danno, l'art. 1223 dispone che deve comprendere sia la perdita subita e mancato guadagno.
Ma che s'intende per perdita subita e mancato guadagno?
I due concetti vengono anche indicati come danno emergente e lucro cessante
danno emergente, cio� la perdita subita
il danno emergente si quantifica secondo la perdita che ha subito il patrimonio del creditore dalla mancata, inesatta o ritardata prestazione del debitore
lucro cessante, cio� il mancato guadagno
si fa riferimento ad una situazione futura, e non ad una presente come quella che abbiamo visto nel danno emergente. In questo caso si guarda alla ricchezza che il creditore non ha conseguito in seguito al mancato utilizzo della prestazione dovuta dal debitore. Trattandosi di evento futuro e solo prevedibile, per ottenere il risarcimento sar� necessaria una ragionevole certezza circa il suo accadimento
Danno emergente lucro cessante individuano, quindi, due concetti diversi anche dal punto di vista temporale in quanto il primo si � gi� prodotto mentre il secondo, cio� il lucro cessante, deve ancora prodursi o, meglio, indica un guadagno che si sarebbe prodotto se non vi fosse stato d'inadempimento del debitore. Possiamo parlare di lucro cessante quando, ad esempio, il creditore non riesca a ottenere un macchinario dal debitore. In questo caso il debitore dovr� risarcire anche il mancato guadagno che il creditore avrebbe realizzato se la macchina fosse stata fornita e utilizzata per la sua attivit�.
Pu� accadere, infine, che il danno sia stato anche cagionato per l'attivit� colposa del creditore o dalla sua negligenza. Questa ipotesi, tutt'altro che infrequente nella realt�, � disciplinata dall'articolo 1227 c.c. secondo cui: se il creditore colposamente ha contribuito a provocare il danno, il risarcimento dovuto dal debitore � diminuito secondo la gravit� della colpa del creditore e delle conseguenze che ne sono derivate; se il creditore, usando l'ordinaria diligenza, avrebbe potuto evitare il prodursi del danno, non avr� diritto al suo risarcimento.
Norme particolari sono previste per i danni provocati dall'inadempimento delle obbligazioni pecuniarie di cui siamo gi� occupati in precedenza. Possiamo ricordare brevemente che l'articolo 1224 c.c.
dispone che al creditore sono dovuti a titolo di risarcimento del danno, gli interessi che si sono maturati sulla somma dovuta dal giorno della mora, e questo � vero anche quando il creditore non provi di aver subito alcun danno. Se per� il creditore ritiene aver subito un danno superiore alla misura gli interessi legali che gli debbono essere corrisposti, dovr� provarne l'ammontare e, una volta raggiunta la prova, gli spetter� l'ulteriore risarcimento oltre alla misura degli interessi legali a lui dovuti.
Ricordiamo, infine, una sorta di norma di chiusura contenuta nell'art. 1226 del codice civile; si prevede la possibilit� che nonostante l'accertamento del danno, non si riesca a provarlo nel suo preciso ammontare; in tal caso il giudice lo liquida secondo equit�.
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