Source: https://www.soluzioneavvocati.it/33-appalti_edilizia_ed_urbanistica/137-certificazione_antimafia.html
Timestamp: 2019-08-21 11:45:29+00:00
Document Index: 172767881

Matched Legal Cases: ['art. 10', 'art. 10', 'art. 9', 'art. 6', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 2', 'art. 11']

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SOLUZIONEAVVOCATI.IT - APPALTI, EDILIZIA ED URBANISTICA - CERTIFICAZIONE ANTIMAFIA
La cd. certificazione antimafia nasce normativamente con la previsione di cui all'art. 10 sexies della legge n. 575 del 1965, come introdotta dalla legge n. 55/1990, articolo abrogato dall'articolo 3, comma 1, della legge 17 gennaio 1994, n. 47 e dall'articolo 120, comma 1, lettera b), del D.Lgs. 6 settembre 2011, n. 159.
L'originaria connotazione dell'istituto subordinava il rilascio di provvedimenti ampliativi e la stipulazione dei contratti da parte della P.A. alla presentazione, ad opera dell'istante o del richiedente, della cd. certificazione antimafia, ossia di una certificazione, rilasciata dalla Prefettura, attestante la pendenza di procedimenti per l'applicazione della misura di prevenzione, nonché la sussistenza di provvedimenti di applicazione di una misura di prevenzione o di condanna ovvero di provvedimenti irrogativi di divieti, sospensioni e decadenze di cui all'art. 10 della legge n. 575/1965.
Nel tempo l’istituto ha subìto sino ad oggi, diverse e sostanziali modifiche, permeandosi come un sistema di “ cautele antimafia “ che nel D.P.R. 3 giugno 1998, n. 252 - entrato in vigore il 29 settembre 1998 – ha trovato una corale regolamentazione in una sorta di Testo unico.
Il D.P.R. 3 giugno 1998, n. 252, difatti, si è mosso nel solco di modifiche sostanziali, raccordandole ed innovandole nella logica di snellire i procedimenti necessari per il rilascio delle comunicazioni e delle informazioni antimafia. Modifiche ,quindi, al sistema che in verità avevano, già, riguardato la materia ad incominciare dal d.lgs. 8 agosto 1994, n. 490 a cui va il merito di aver , tra l’altro, sostituito il vecchio istituto del certificato antimafia su richiesta del privato, a cui era originariamente addossato l’interesse alla richiesta e produzione, con il compito e dovere della Pubblica amministrazione di acquisire detta certificazione prima di stipulare, approvare o autorizzare i contratti o subcontratti, ovvero prima di rilasciare o consentire concessioni, autorizzazioni, licenze od altro, presentando, a tal fine, apposita richiesta alla competente Prefettura che , così, veniva gravata dell’obbligo di trasmettere alle amministrazioni richiedenti le informazioni concernenti la sussistenza o meno delle cause di divieto o di sospensione previste dalla L. n. 575 del 1965.
Così mutuata la cd. certificazione antimafia si divide in "comunicazione" ed "informazione" antimafia ed a determinare se trattasi, dell’una o dell’altra, è l'entità dell'importo e l'oggetto del contratto, fermo restando che per i contratti al di sotto di € 154.937,07 non è richiesto alcun adempimento.
Le tipologie degli atti idonei ad attestare la sussistenza o meno delle situazioni generatrici di effetti interdittivi previsti dalla normativa antimafia sono,dunque, le seguenti:
§ i “certificati” rilasciati dalla Camera di Commercio, recanti la "dicitura antimafia", utilizzando il collegamento telematico con il sistema informativo della Prefettura di Roma: tali certificazioni sono utilizzabili per tutti i rapporti con la Pubblica amministrazione e hanno effetto liberatorio circa l'insussistenza di interdizioni antimafia per i rapporti di valore inferiore a quelli indicati nell'articolo 10, comma 1, lettera a), del regolamento.
L'art. 9 del D.P.R. n. 252/98 - oggi abrogato al pari del medesimo d.p.r. dall'articolo 120, comma 2, lettera c), del D.Lgs. 6 settembre 2011, n. 159, ma con la decorrenza prevista dall'articolo 119 del D.Lgs. 159/2011 medesimo ovvero 24 mesi dall’approvazione dei regolamenti attuativi - aveva previsto che “le certificazioni delle camere di commercio fossero equiparate alle comunicazioni (della prefettura) qualora riportassero in calce la apposita dicitura. Inoltre il comma 1 dell’art. 6, dello stesso D.P.R. citato disponeva l’equiparazione delle certificazioni o attestazioni delle camere di commercio alle comunicazioni delle prefetture attestanti l'insussistenza delle cause di decadenza, divieto o sospensione di cui all'articolo 10 della legge 31 maggio 1965, n. 575.
Le persone a cui si effettua la verifica sono le seguenti a seconda delle differenti forme di impresa:
per l'impresa individuale: l'imprenditore
per la SNC: tutti i soci
per le SAS e le SAPA: i soci accomandatari
per le SPA, le SRL e le SOC. COOP. a r.l.: il legale rappresentante e tutti i membri del Consiglio di Amministrazione
per le società estere con sedi secondarie in Italia: coloro che le rappresentino stabilmente in Italia
per soggetti R.E.A.: i legali rappresentanti ed i membri del Consiglio di Amministrazione
per i consorzi con attività esterna, le società consortili o i consorzi cooperativi: il legale rappresentante, i membri del Consiglio di Amministrazione e ciascuno dei consorziati che detenga una partecipazione superiore al 10% nonchè i consorziati o soci per conto dei quali i consorzi o le società consortili operano in modo esclusivo con la Pubblica Amministrazione.
§ Le “autocertificazioni”, con le quali l'interessato attesta che nei propri confronti non sussistono cause di divieto, di decadenza o di sospensione.
Esse sono utilizzabili solo nei casi di lavori o forniture dichiarati urgenti, rinnovi di contratti, denunce di inizio attività e attività sottoposte alla disciplina del silenzio-assenso indicate nella tabella C del regolamento approvato con D.P.R. 26/4/1992 n. 300 (Regolamento concernente le attività private sottoposte alla disciplina degli articoli 19 e 20 della legge 7 agosto 1990, n. 241), iscrizioni al Registro Cooperative, quando non viene esibito il certificato camerale o questo sia privo dell'apposita dicitura antimafia.
§ Le “informazioni scritte” della Prefettura - U.T.G. competente per territorio nella provincia in cui ha sede legale l’impresa ed espressamente previste dall’art. 10 d.p.r. 1998/252, finalizzate all'attestazione della sussistenza o meno delle cause di divieto, di decadenza o di sospensione di cui all'art. 10 della legge n. 575/1965 nonche' nell'attestazione della sussistenza o meno di eventuali tentativi di infiltrazione mafiosa tendenti a condizionare le scelte e gli indirizzi delle societa' o imprese interessate. L’ informazione è richiesta alla Prefettura con allegato il certificato rilasciato dalla C.C.I.A.A. per la comunicazione ovvero dichiarazione sostitutiva. Il modello della richiesta deve essere presentato in triplice copia ed in una di queste la Prefettura deve apporre il timbro di ricevuta e la sigla dell'impiegato, dopodiché il richiedente provvederà ad inviarla all'ente richiedente come dimostrazione dell'avvenuta richiesta. Sarà cura dell'Ufficio Antimafia inviare direttamente la risposta, dopo aver effettuato gli opportuni accertamenti, all'Ente richiedente
Tali comunicazioni possono essere richieste anche dall'interessato, direttamente o tramite un proprio delegato, solo quando i certificati della Camera di Commercio sono privi della dicitura antimafia e, comunque, quando i collegamenti telematici non rilasciano l'indicazione liberatoria circa l'insussistenza delle predette cause interdittive.
L’ informazione prefettizia è imprescindibilmente richiesta dalle stazioni appaltanti pubbliche per la stipulazione di contratti per lavori, forniture e servizi superiori al valore di 300 milioni delle vecchie lire, pari ad euro 154.937,07,oltre che per i subcontratti, cessioni o cottimi, concessioni di acque pubbliche o di beni demaniali per lo svolgimento di un’attività economica e, in generale, per l’erogazione di contributi o finanziamenti, iscrizione ad albi di forniture e rilascio di licenze.
Il termine per il rilascio da parte degli Organi Prefettizi di 30 gg. laddove al complessità lo richieda ,è per Giurisprudenza unanime dilatorio ,e non perentorio con la conseguenza che nella veridicità dei casi è di gran lunga superiore.
La Giurisprudenza ha, poi, delineato tre categorie di informative prefettizie:
- la prima, ricognitiva di cause di divieto di per sé interdittive, ai sensi dell'articolo 4, comma 4, del ricordato decreto legislativo n. 490 del 1994, nella parte in cui annovera “le informazioni concernenti la sussistenza o meno … delle cause di divieto o di sospensione dei procedimenti indicate nell'allegato1” (che, nel sistema del D.P.R. n. 252 del 1998, possono identificarsi con "le situazioni relative ai tentativi di infiltrazione mafiosa" desunte dalle lettere a) e b) del comma 7 dell'articolo 10);
- la seconda, relativa ad eventuali tentativi di infiltrazione mafiosa tendenti a condizionare le scelte e gli indirizzi delle società o delle imprese interessate, la cui efficacia interdittiva, pure essa automatica, discende dalle valutazioni, che il Prefetto abbia compiuto a seguito delle “necessarie verifiche”, di cui all’ultimo periodo del comma 4 citato (che, nel sistema del D.P.R. n. 252 del 1998, possono identificarsi negli elementi emersi dagli accertamenti di cui alla lettera c) del comma 7 dell'articolo 10);
- la terza, relativa alle informazioni supplementari ed atipiche, il cui effetto interdittivo è rimesso ad una valutazione autonoma e discrezionale dell'amministrazione destinataria dell'informativa prevista dall'articolo 1 septies del decreto legge 6 settembre 1982, n. 629, convertito con modificazioni dalla legge 12 ottobre 1982, n. 726 (articolo aggiunto dall'articolo 2 della legge 15 novembre 1988, n.486, e richiamato dall'articolo 10 comma 9 del ricordato D.P.R. n. 252 del 1998 ), che, nel sistema del D.P.R. n. 252 del 1998, è fatta salva dal disposto del relativo art. 10, comma 9.
Ove dovessero emergere elementi relativi a “tentativi di infiltrazione mafiosa nelle società o imprese interessate”, le amministrazioni non possono stipulare, approvare o autorizzare i contratti o subcontratti citati, né autorizzare, rilasciare o comunque consentire concessioni ed erogazioni.
Le certificazioni e le comunicazioni sono utilizzabili per un periodo di sei mesi dalla data del loro rilascio, anche per altri procedimenti riguardanti i medesimi soggetti ed è consentito all'interessato utilizzare le certificazioni e le comunicazioni, in corso di validità conseguita per altro procedimento, anche in copia autentica (art. 2, comma 1, D.P.R. n. 252/1998).
Particolarmente significativa è la previsione dell'articolo 2, comma 2, che consente all'Amministrazione di adottare il provvedimento richiesto e gli atti conseguenti o esecutivi, compresi i pagamenti, anche se il provvedimento o gli atti sono perfezionati o eseguiti dopo che sia scaduto il periodo di validità della stessa documentazione nonché l’art. 11 comma 2 che consente alle medesime Amministrazioni di dar corso dopo il termine di quarantacinque giorni dalla ricezione della richiesta, ovvero, nei casi d'urgenza, anche immediatamente dopo la richiesta, pur in assenza delle informazioni del prefetto all’erogazione dei contributi, dei finanziamenti, delle agevolazioni e delle altre erogazioni sotto, però, condizione risolutiva ovvero revoca delle autorizzazioni e delle concessioni o recesso dai contratti, fatto salvo il pagamento del valore delle opere già eseguite e il rimborso delle spese sostenute per l'esecuzione del rimanente, nei limiti delle utilità conseguite.
In data 13 ottobre 2011, con il d.lgs. 159/2011 è stato adottato il Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione il quale è intervenuto, anche, in subiecta materia, abrogando, tra l’altro, il d.p.r. 252/1998. Ciò tuttavia avverrà con la decorrenza prevista dall'articolo 119 del D.Lgs. 159/2011 medesimo ovvero 24 mesi dall’approvazione dei regolamenti attuativi.