Source: http://www.studiocarrera.it/faq_i2.htm
Timestamp: 2017-11-22 22:14:54+00:00
Document Index: 17865232

Matched Legal Cases: ['art. 414', 'art. 2054', 'art. 2054', 'art. 11', 'art. 2054', 'art.2043', 'art. 1', 'art. 27', 'art. 2951', 'art. 2043', 'art. 2054', 'art.2054', 'art. 2054', 'art. 2054', 'art. 2044', 'art. 2045']

Che cosa s'intende per trasporto di cortesia e come viene disciplinato in caso di infortunio occorso al trasportato?
Nell'ipotesi di trasporto di cortesia (o amichevole) manca qualsiasi vincolo giuridico contrattuale, tra vettore e trasportato a differenza del trasporto gratuito ove, pur non riscuotendo alcun utile, il vettore, ha un interesse e un motivo giuridicamente rilevante per eseguire la prestazione, come ad esempio allorché venga dato corso al trasporto della manovalanza fino al quartiere di lavoro o simili.
Nel trasporto di cortesia mancando qualsiasi vincolo giuridico o qualsiasi interesse giuridicamente rilevante, salvo il rapporto di amicizia tra le parti, non incombe sul vettore alcun obbligo risarcitorio nell'ipotesi di infortunio occorso al trasportato.
Sebbene nel Codice della Navigazione (art. 414) il vettore risponde anche nel trasporto a titolo amichevole, purché però il danneggiato provi che il danno dipenda da dolo o colpa grave del vettore, la giurisprudenza è univoca nell'escludere l'applicabilità analogia juris della norma del diritto della navigazione al trasporto terrestre.
La giurisprudenza inoltre esclude l'applicabilità dell'art. 2054, 1&DEG; comma c.c., e cioè la presunzione di responsabilità a carico del conducente, in favore dei trasportati a titolo di cortesia.
La questione tuttavia ha perso in parte la propria rilevanza in quanto con la L. 26 febbraio 1977, n. 39 è stata imposta la copertura assicurativa obbligatoria anche per il trasportato, a qualunque titolo venga effettuata la prestazione.
Dunque, in favore di questi, sempre che la responsabilità non sia imputabile al terzo, opera il diritto al risarcimento a carico dell'assicuratore del vettore.
In quale ipotesi viene esclusa la responsabilità solidale del proprietario con il conducente nell'ipotesi di sinistro?
Laddove il proprietario riesca a dimostrare che la circolazione del veicolo sia avvenuta contro la sua volontà.
La giurisprudenza della Cassazione, per poter superare la presunzione di corresponsabilità stabilita dall'art. 2054, 3° comma c.c. a carico del proprietario, non è sufficiente dimostrare che il veicolo abbia circolato senza la volontà del predetto, ma occorre provare che la circolazione è avvenuta contro la sua volontà.
Esiste una copertura assicurativa nell'ipotesi di veicolo circolante contro la volontà del proprietario?
L'art. 11 del D.L. 23 dicembre 1976, n. 857 convertito con modificazione nella L. 26 febbraio 1977, n. 39, ha esteso la garanzia assicurativa anche ai casi in cui la circolazione del veicolo sia avvenuta contro la volontà del proprietario, usufruttuario od acquirente con patto di riservato dominio.
Quindi in sostanza l'assicuratore è tenuto a risarcire, ai sensi del 3° comma dell'art. I della legge n. 990/1969, anche i danni causati ai terzi non trasportati o trasportati contro la propria volontà allorché il veicolo per esempio circoli a seguito di un precedente furto.
Tuttavia in questo caso l'assicuratore ha diritto di rivalsa nei confronti del conducente.
Qual è il soggetto responsabile nell'ipotesi di danni derivanti da vizi di costruzione o da difetto di manutenzione del veicolo?
L'ultimo comma dell'art. 2054 c.c. statuisce che, il proprietario e il conducente, sono comunque responsabili dei danni derivanti da vizi di costruzione o da difetto di manutenzione del veicolo.
Naturalmente, ben può concorrere tale responsabilità insieme a quella del costruttore, a norma dell'art.2043 c.c., e della normativa in tema di inadempimento contrattuale, il quale per colpa abbia venduto il veicolo con il vizio che ha determinato il danno stesso.
Va rilevato che incombe sul danneggiato l'onere di dimostrare l'esistenza del vizio o del difetto, oltre che il relativo nesso di causalità con l'evento.
Qual è la garanzia assicurativa valevole per i trasportati?
Il 2° comma dell'art. 1 della legge n. 990/1969, modificato dall'art. 27 della L. 19 febbraio 1992, n. 142, prevede che: "L'assicurazione deve comprendere anche la responsabilità per i danni alla persona causati ai trasportati, qualunque sia il titolo in base al quale è effettuato il trasporto".
Dunque obbligatoriamente l'assicurazione dovrà comprendere anche la garanzia per coloro che vengono trasportati.
Tuttavia tale garanzia non modifica la normativa generale in tema di responsabilità e quindi il principio della copertura per i trasportati non significa che, ove la responsabilità del sinistro sia imputabile ad un altro autoveicolo, il risarcimento sia dovuto dall'assicuratore dell'autoveicolo in cui il soggetto, che abbia riportato lesioni, sia trasportato.
Infatti il soggetto ferito dovrà rivolgersi sempre al reale responsabile del sinistro, e solo se la responsabilità sia imputabile al conducente del suo stesso autoveicolo potrà usufruire della garanzia per i trasportati.
Si noti che la distinzione tra trasporto contrattuale (nella duplice veste di trasporto dietro corrispettivo e di trasporto gratuito) e trasporto amichevole o di cortesia, assume rilevanza sia in ordine alla prescrizione, che in ordine alla prova della responsabilità. Infatti sotto quest'ultimo profilo, nel trasporto di cortesia, bisognerà provare in pieno la colpa del conducente.
Quanto ai termini di prescrizione, il trasportato a titolo di cortesia dovrà agire per i danni entro il biennio dalla circolazione dei veicoli, mentre il trasportato a titolo oneroso, (trasporto dietro corrispettivo o gratuito), dovrà agire, ex art. 2951 c.c., entro l'anno.
Tuttavia anche in quest'ultimo caso, la giurisprudenza e la dottrina più recente, ritengono correttamente applicabile, egualmente il termine più ampio biennale, relativo al ristoro del pregiudizio provocato, ex art. 2043 c.c.
Chi sono i soggetti beneficiari e quelli esclusi dalle garanzie assicurative?
L'assicurazione obbligatoria copre la responsabilità civile verso i terzi, intendendo con tale locuzione, qualunque terzo inclusi i trasportati.
Vi sono dei soggetti i quali non sono considerati terzi dalla stessa legge sull'assicurazione obbligatoria.
Essa esclude, infatti, dal novero dei terzi, soltanto il conducente del veicolo responsabile del sinistro, sia per danni a cose che per danni alla persona.
Esclude, altresì, dalla garanzia, ma solo limitatamente ai danni alle cose:
i soggetti di cui all'art. 2054, 3° comma c.c., vale a dire il proprietario del veicolo, l'usufruttuario, o l'acquirente con patto di riservato dominio;
il coniuge non legalmente separato, gli ascendenti e i discendenti legittimi, naturali od adottivi del conducente e del proprietario o equiparati, nonché gli affiliati e gli altri parenti e affini fino al terzo grado di tutti i predetti soggetti, quando convivano con questi o siano a loro carico in quanto l'assicurato provveda abitualmente al loro mantenimento;
allorché l'assicurato sia una società, i soci a responsabilità illimitata e le persone che si trovano con questi in uno dei rapporti indicati alla lett. b).
Quindi, per esempio, allorché il conducente di una autovettura investa il proprietario della stessa, quest'ultimo avrà diritto al risarcimento del danno fisico, ma non al risarcimento degli eventuali danni materiali.
Quale presunzione opera nel caso di scontro tra veicoli?
Si presume fino a prova contraria che ciascuno dei conducenti abbia concorso ugualmente a produrre il danno subìto dai singoli veicoli (art.2054, 2° comma).
Tale presunzione di uguale responsabilità nel verificarsi del sinistro, naturalmente non esclude la possibilità del soggetto interessato di dimostrare la totale colpa del verificarsi dell'evento da parte dell'altro conducente.
In difetto di tale prova il giudice applicherà la norma e pertanto, in concreto, verrà condannato ciascuno dei corresponsabili a risarcire il 50% del danno subito dall'altro veicolo.
Nessuna rilevanza avrà quindi la circostanza che un veicolo abbia riportato un modesto pregiudizio, mentre l'altro abbia riportato un rilevante danno economico, mentre naturalmente vanno ricompresi nel risarcimento dei danni non soltanto quelli ai mezzi ma anche eventualmente quelli subiti dalle persone.
Va sottolineato che la presunzione di concorso di colpa opera del tutto indipendentemente dall'entità dei danni subiti dai veicoli e quindi anche nell'ipotesi in cui uno di questi non abbia riportato alcun pregiudizio.
In concreto, la corresponsabilità eguale nel verificarsi del sinistro, salvo prova contraria, come si vedrà, opera nel senso che il conducente il quale abbia subito il pregiudizio economico, avrà diritto al 50% del danno monetariamente valutato da lui sopportato, mentre dovrà a propria volta risarcire il 50% dell'entità del danno subito dall'altro veicolo del tutto indipendentemente dalla valutazione complessiva dell'entità dei danni subiti dai due veicoli.
Come può essere superata la presunzione di responsabilità?
E' sempre possibile superare tale presunzione adducendo prove circa la responsabilità esclusiva dell'altro conducente e evidenziando il proprio comportamento conforme a legge.
La Cassazione (per esempio n. 1709 del 16 marzo 1982) precisava che, dunque, in caso di collisione di veicoli senza guida di rotaie, il conducente di uno di essi, al fine di superare la presunzione di natura sussidiaria di colpa di pari grado, debba fornire, non solo la prova della colpa esclusiva dell'altro conducente, ma anche la prova di aver fatto tutto il possibile per evitare l'evento e tale prova vada apprezzata sulla base degli stessi criteri di rigore di cui al l'art. 2054 c.c..
Sul punto della valutazione comparata delle rispettive colpe recentemente la Suprema Corte ha mutato parzialmente indirizzo (ex multis decisione n. 5250 dell'11 giugno 1997), statuendo che, la presunzione di colpa posta dall'art. 2054, 2° comma c.c., a carico dei conducenti dei veicoli per la ipotesi di scontro tra i medesimi, ha funzione meramente sussidiaria, ed opera solo se non sia possibile accertare in concreto le rispettive responsabilità.
Pertanto ove risulti che l'incidente si sia verificato per colpa esclusiva di uno dei due conducenti e che nessuna colpa per converso è ravvisabile nel comportamento dell'altro, quest'ultimo resta senz'altro esonerato dalla presunzione di corresponsabilità e non sarà conseguentemente tenuto a provare di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno.
Tale più moderno orientamento deve considerarsi consolidato nel senso appunto che, una volta dimostrata la responsabilità esclusiva nell'evento da parte di un conducente, l'altro non è tenuto a provare di aver fatto tutto il possibile per evitare il sinistro.
Come opera il caso fortuito nell'ipotesi di scontro tra i veicoli?
Esso, insieme alla forza maggiore, esclude la presunzione di corresponsabilità nella causazione del sinistro, intendendosi, sotto questo profilo, un evento imprevedibile che rende inevitabile il verificarsi del sinistro al di fuori di ogni possibile controllo da parte del responsabile, il quale nulla può opporre perché l'evento non accada. In tal senso la dottrina è solita distinguere tra caso fortuito e forza maggiore, ritenendo che, nel primo caso l'evento è sostanzialmente imprevedibile, mentre nel secondo caso si tratta di un evento esterno i cui effetti non possono essere vinti con l'ordinaria diligenza.
Esaminando la giurisprudenza di merito, casi fortuiti sono stati ravvisati nell'improvvisa esplosione o incendio di un'automobile, in un improvviso malore o comunque stato di incoscienza non provocato volontariamente e non prevedibile, nella presenza sul manto stradale di oggetti imprevedibili come per esempio per caduta di un albero o di un cornicione, e simili.
.. le cause di giustificazione?
Vi sono determinate ipotesi in cui, pur in presenza del comportamento illecito e quindi del pregiudizio subìto dal soggetto passivo, tuttavia questi non possa pretendere il risarcimento del danno.
Ciò si verifica in alcuni casi espressamente previsti dalla legge nei quali la responsabilità viene esclusa.
In tal senso l'art. 2044 c.c. innanzitutto prevede che non sia responsabile chi cagiona il danno per legittima difesa di sé o di altri, ed è necessario che la difesa sia proporzionata all'offesa.
In ipotesi invece di una reazione sproporzionata viene a mancare la causa di giustificazione e dunque si risponde del danno.
La responsabilità deve ancora ritenersi esclusa in tutti i casi in cui il comportamento illecito trovi una giustificazione nell'esercizio di un diritto o nell'adempimento di un dovere.
L'art. 2045 c.c. prevede, inoltre, come causa di giustificazione lo stato di necessità, stabilendo che, allorché il fatto dannoso sia stato compiuto per la necessità di salvare sé o altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona e il pericolo non sia stato volontariamente provocato dall'agente, né fosse altrimenti evitabile, al danneggiato è dovuta un'indennità la cui misura è rimessa all'equo apprezzamento del giudice.
Ho venduto il mio ciclomotore ad una persona che a mia insaputa ha continuato a pagare, per mio nome e conto, la polizza assicurativa. Dopo un po' di tempo ha provocato un incidente, ora l'assicurazione chiede la rivalsa nei miei confronti per i danni subiti dal trasportato. È legittimo?
Per i ciclomotori dal 1/10/1993 si applica la legge 24 dicembre 1969, n. 990, e con una modifica si è stabilito che dal l° maggio 1992: «L’assicurazione deve comprendere anche la responsabilità civile per i danni alla persona causati ai trasportati, qualunque sia il titolo in base al quale è effettuato il trasporto».
Peraltro, le condizioni contrattuali normalmente adottate dal mercato prevedono che l'assicurazione non è 'operante nel caso di danni' subiti da terzi trasportati, se il trasporto non è effettuato in conformità alle disposizioni vigenti (come nel caso di cui al quesito). Si tratta chi un'eccezione contrattuale che l'assicuratore non può opporre al danneggiato che agisca direttamente nei suoi confronti sensi dell'articolo 18 della legge 24 dicembre 1969 n. 990, norma che stabilisce anche che «l'assicuratore ha tuttavia diritto di rivalsa verso l'assicurato nella misura in cui avrebbe avuto contrattualmente diritto di rifiutate la propria prestazione».