Source: https://www.mo.camcom.it/sportello-genesi/prevenzio.net/archivio-quesiti-2016
Timestamp: 2019-10-14 02:01:05+00:00
Document Index: 28811045

Matched Legal Cases: ['art 26', 'art.38', 'art. 45', 'art. 45', 'art. 41', 'art. 32', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 34', 'art. 37', 'art. 37', 'art. 21', 'art. 36', 'art. 230', 'art. 21', 'art. 3', 'art. 21', 'art. 3', 'art. 10', 'art. 73', 'art. 45', 'art. 230', 'art. 2', 'art. 230', 'art. 21', 'art. 2', 'art. 28', 'art. 225']

Archivio quesiti 2016 — Camera di Commercio di Modena
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ultima modifica 13/03/2017 16:21
Un corso di primo soccorso nel quale l’addetto all’emergenza si rifiuti di eseguire la prova pratica di rianimazione con il manichino, è da considerarsi comunque valido ai fini del rilascio dell’attestazione?
Il D.M. 388/03, che specifica i contenuti e la durata dei corsi per il primo soccorso, prevede l'acquisizione di "capacità di intervento pratico" che non vuol dire per forza effettuazione di prove pratiche.
Una FAQ pubblicata sul sito del Ministero del Lavoro (con data 1 ottobre 2012) parla specificamente di "esercitazioni pratiche" che per quanto riguarda la rianimazione cardiopolmonare non può non prevedere l'uso del manichino.
Anche un documento tecnico del coordinamento delle Regioni citava al riguardo la necessità d'uso del manichino.
Riteniamo, quindi, che tale aspetto debba essere considerato indispensabile per il buon esito del corso e del rilascio dell'attestato.
Occorre precisare che, anche in questo caso, per quanto possibile, è opportuno individuare soggetti disponibili e ben disposti a svolgere il ruolo e a sottoporsi di buon grado a tutta la formazione prevista.
Sono RSPP di un azienda che ha acquisito una commessa di realizzazione di un metanodotto; le attività di prefabbricazione saranno realizzate presso la sede aziendale situata in un altra sede dove vengono svolte quotidianamente altre attività: uffici amministrativo/tecnico, officina, magazzino, autorimessa... Il CSE nominato per il cantiere ritiene che gli spazi aziendali messi a disposizione per le attività di prefabbricazione siano da ritenersi area cantiere, con esposizione della notifica preliminare. Personalmente ritengo che le attività rientrino in Titolo I in quanto svolte in area aziendale da gestire in regime di DUVRI.
Secondo voi qual è la gestione corretta delle attività?
Il cantiere è quello dove si svolgono le attività di realizzazione del metanodotto e non comprendono le attività accessorie, come potrebbe essere la realizzazione di manufatti prefabbricati.
Le competenze dei coordinatori (in fase di progettazione e in fase di realizzazione) riguardano esclusivamente il cantiere propriamente detto.
La produzione dei prefabbricati va considerata come qualunque altra attività produttiva soggetta all'applicazione delle varie parti del D. Lgs. 81/08 ad esclusione del titolo IV.
Si chiede che tipologia di documenti è necessario richiedere per ottemperare ai requisiti dell' art 26 del D. Lgs. 81/08 in caso di contratti di manutenzione su macchine e attrezzature da parte di aziende non italiane (Germania ad esempio).
I documenti da richiedere ad una ditta straniera, che svolge la propria attività in appalto nel nostro Paese, sono gli stessi che chiederemmo ad una ditta italiana, compresa la lingua in cui sono redatti (devono, cioè, essere scritti o tradotti in italiano).
Tutte le regole sono quelle previste dalla norma, senza eccezione alcuna.
In particolare riveste importanza la verifica dei requisiti tecnico-professionali dell'impresa appaltatrice basata sulla documentazione prodotta che dimostri l'adozione delle misure di prevenzione e protezione scaturita dalla valutazione dei rischi e che preveda la nomina delle varie figure previste dal titolo I del D. Lgs. 81/08.
Una impresa di costruzioni chiede quali siano i formatori abilitati, sia per la prima formazione che per l'aggiornamento, per gli addetti "primo soccorso" in aziende di tipo "A". Chiede in particolare se tale attività possa essere svolta dal medico competente, nominato dall'impresa stessa ed in possesso dei requisiti ex art.38 comma 1 D. Lgs. 81/2008 e smi.
Le indicazione sulle modalità di effettuazione dei corsi per gli addetti al primo soccorso (e sui requisiti dei formatori) sono riportate nell'art. 45 del D. Lgs. 81/08, che a sua volta rimanda al Decreto 388 del 15/7/03.
A tale riguardo il decreto afferma che la formazione deve essere svolta da personale medico in collaborazione con il Sistema 118 (se possibile).
Il coinvolgimento del medico competente nominato dall'azienda, quindi, non solo è possibile ma auspicabile, visto il suo ruolo sui vari temi relativi alla sicurezza e salute dei lavoratori compresa la messa in atto delle misure di primo soccorso (si veda il richiamo contenuto al comma 1 dell'art. 45).
Un datore di lavoro di un'azienda può richiedere ad Ausl (ai sensi dell'articolo 5 della Legge 300/1970) di fare una visita medica ad un lavoratore, già sottoposto a visita dal medico competente aziendale dopo rientro al lavoro (per periodo superiore ai 60 giorni per problemi importanti cardiologici), per avere un ulteriore riscontro sulle limitazioni/prescrizioni che lo stesso può avere.
La strada più giusta in un caso del genere consiste nel ricorso contro il giudizio del medico competente ai sensi del comma 9 dell'art. 41 del D. Lgs. 81/08, da effettuarsi entro 30 giorni dal suo rilascio.
Le imprese che effettuano la riparazione e la manutenzione di macchine per la movimentazione nel settore industriale, edile ed agricolo (carrelli elevatori, piattaforme aeree telescopiche, sollevatori telescopici, escavatori, pale, terne e macchine per movimentazione agricola) e pertanto tutte quelle ricomprese nell'accordo stato regioni sulle attrezzature di lavoro sono configurabili come conduttori delle stesse macchine e pertanto soggetti alla formazione ed addestramento?
La premessa è la seguente: l'impresa, oggetto del quesito, non comprende fra il proprio personale addetti con la mansione di conduttori di tali attrezzature (carrellisti, escavatoristi, conduttori di ple, etc), bensì personale che effettua la riparazione di parti meccaniche, oleodinamiche, elettriche, e che in seguito alla riparazione/manutenzione avvenuta potrebbe per esempio compiere manovre per verificare l'effettiva rimozione del guasto.
Pertanto i suddetti lavoratori, rientrano fra coloro i quali devono essere formati ed addestrati, peraltro per tutte le macchine comprese nell'elenco dell'accordo, poiché effettuano per tutte da anni tali riparazioni e manutenzioni?
Quando l'uso di queste attrezzature di lavoro è finalizzato esclusivamente alla manutenzione ordinaria/straordinaria con semplice spostamento a vuoto non si configura l'obbligo all'acquisizione della specifica abilitazione (come da accordo 22/2/2012).
A tal fine si guardi quanto descritto al punto 2 della Circolare 12/2013 del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.
Esistono dei vincoli legislativi che stabiliscono i termini entro i quali bisogna comunicare ai lavoratori la data della sorveglianza sanitaria?
In generale già in fase di programmazione della sorveglianza sanitaria il medico competente indica la periodicità con cui eseguirà i controlli stessi, attraverso la redazione di un protocollo sanitario i cui contenuti sono esplicitati al datore di lavoro e ai lavoratori (attraverso gli RLS).
Poi, solitamente ad ogni controllo, indica anche la scadenza del controllo successivo (di solito non il giorno preciso ma il periodo, ad esempio il mese).
All'avvicinarsi della scadenza comunicherà al datore di lavoro il calendario più preciso che costituirà il riferimento che il datore di lavoro stesso utilizzerà per convocare i lavoratori a visita medica e/o per l'esecuzione degli eventuali altri accertamenti.
Non esiste un tempo limite fissato per legge circa il "preavviso"; deve essere congruo per permettere al lavoratore di organizzarsi; in ogni caso si ricorda che questi accertamenti sono eseguiti in orario di lavoro o al di fuori di esso (sempre con il riconoscimento del tempo impiegato come se fosse tempo di lavoro) concordando con il lavoratore stesso le modalità più comode.
In caso di assenza del lavoratore (ad esempio per malattia o ferie) occorre che il medico si adoperi per recuperare il controllo mancato con sedute straordinarie.
Un caso particolare riguarda il controllo per l'assunzione di sostanze psicotrope e stupefacenti per alcune mansioni a rischio: in questo caso il preavviso non deve essere superiore alle 24 ore.
In riferimento all'accordo 7 luglio 2016, avrei i seguenti tre quesiti da sottoporre:
1) Le tabelle che riconoscono i crediti formativi per i corsi di aggiornamento dell'allegato III, da quanto capisco, stabiliscono che il corso di aggiornamento per PREPOSTI (6 ore) riconosce credito formativo TOTALE sia per l'aggiornamento dei LAVORATORI che per l'aggiornamento dei DIRIGENTI. Questo cosa significa? Che facendo partecipare anche LAVORATORI e DIRIGENTI ad un corso di aggiornamento per PREPOSTI questi avrebbero assolto al loro obbligo di aggiornamento quali LAVORATORI o DIRIGENTI? In tale ipotesi, quindi, il Datore di Lavoro potrebbe organizzare un unico tipo di corso per lavoratori, preposti e dirigenti?
2) L'11.01.2017 scadrà il termine entro cui i lavoratori, preposti e dirigenti in possesso di formazione pregressa (ossia di formazione svolta nel periodo 11.01.2007-11.01.2012) dovranno aver completato le 6 ore di aggiornamento. Costoro, qualora non completino il percorso di aggiornamento entro tale scadenza, a partire dal giorno successivo dovranno ripetere tutto il corso iniziale (compresa la "formazione generale" che non hanno svolto in quanto in possesso di formazione pregressa) ovvero sarà sufficiente che completino le ore previste come aggiornamento della formazione specifica (come previsto per i corsi di formazione che conferiscono un titolo abilitativo all'esercizio della funzione esercitata, quali RSPP, CSP/E, CARRELLISTA, ecc.)?
3) I quinquenni entro i quali effettuare le ore di aggiornamento (sia per RSPP, ASPP, Coordinatori, ... ma anche Datori di Lavoro RSPP, lavoratori, dirigenti, preposti, ecc.), come già chiarito in passato, è confermato che debbano decorrere dalla data in cui è stato completato il relativo percorso di formazione iniziale (il 15/05/08 o la data della laurea o la data di conclusione del Modulo B per gli RSPP/ASPP, ... l'11.01.2012 o la data di completamento del relativo corso di formazione iniziale nel caso di lavoratori, preposti e dirigenti)?
Per chiarirmi faccio il seguente esempio:
il giorno 15/10/2016 viene svolta una verifica sugli aggiornamenti effettuati da un RSPP. Si consideri che questo RSPP appartenga alla categoria degli esonerati ai sensi dell'art. 32 c.5 del D.Lgs. 81/08 e p.to 1 dell'allegato A dell'accordo 07.07.16, per cui il suo aggiornamento decorra dalla di entrata in vigore del D.Lgs. 81/08 e cioè il 15.05.2008. Pertanto il 1° quinquennio è quello che va dal 15.05.08 al 14.05.13, il 2° è quello che va dal 15.05.13 al 14.05.18, il 3° è quello che va dal 15.05. 18 al 14.05.23 ecc. In tale ipotesi il RSPP in questione, il giorno 15.10.16 della verifica (data appartenente al 2° quinquennio), dovrà poter dimostrare di aver partecipato ad almeno 40 ore di aggiornamento nel quinquennio antecedente (cioè nel 1° quinquennio, quello che va dal 15.05.08 al 14.05.13). Per il quinquennio in corso (15.05.13 - 14.05.18) avrà tempo fino al 14.05.18 per svolgere le ulteriori 40 ore... In tale ipotesi potrebbe anche accadere che fra le ore di aggiornamento di un quinquennio e quello successivo trascorrano oltre 5 anni (quasi fino a 10 anni...).
Ritengo assolutamente errato, come spesso mi è capitato di sentire, che il RSPP dell'esempio sopra enunciato dovesse dimostrare che nei 5 anni strettamente antecedenti il giorno della verifica (quindi nel periodo 15.10.2011 - 15.10 2016) avesse dovuto completare il percorso di aggiornamento.
Confermate la mia tesi?
1) dalla lettura dell'accordo citato, risulta che i crediti formativi del preposto si intendono acquisiti anche dai lavoratori e dai dirigenti.
In definitiva, quindi, si può pensare di organizzare un unico corso di aggiornamento per tutte queste figure, anche se occorre tenere presente quanto indicato nell'accordo 21/12/2011 e cioè che in contenuti della formazione devono essere collegati ai compiti assegnati in materia di salute e sicurezza sul lavoro
2) si ritiene anche in questo caso, in analogia con altri casi espressamente previsti, che la formazione pregressa o i crediti comunque acquisiti siano da ritenere permanenti; sono tenuti quindi solo a completare la formazione specifica e l'aggiornamento periodico (quinquennale).
3) nell'esempio citato al punto 3 il RSPP deve aver completato il suo aggiornamento periodico entro ogni quinquennio:
a) nel primo quinquennio con scadenza 14/5/2013 il debito orario era differenziato: 60 ore per RSPP di aziende rientranti nei macrosettori ATECO 3-4-5-7, 40 ore per i macrosettori 1-2-6-8-9;
b) per il secondo quinquennio, o comunque per le scadenze successive all'entrata in vigore dell'ultimo accordo, il debito orario (minimo) è di 40 ore.
In questo accordo, come nei precedenti, si precisa che è preferibile che il monte ore complessivo sia distribuito nell'arco dei 5 anni, ma non è un obbligo tassativo.
Si precisa, inoltre, che metà del monte ore relativo all'aggiornamento periodico (nel caso specifico 20 ore) può essere assicurato mediante partecipazione a seminari e convegni su temi inerenti l'obbligo formativo.
Quesito in merito alla designazione di un RSPP:
all'interno di un'azienda del settore metalmeccanico, che occupa 34 addetti (tra i quali 6 a tempo determinato) l'RSPP, che prima era socio e quindi formato come non datore di lavoro (modulo A di 28 ore, modulo B di 48 ore, modulo C di 24 ore e relativi aggiornamenti quinquennali di 60 ore), ora è divenuto formalmente il legale rappresentante, quindi il datore di lavoro.
Dei 34 lavoratori, 6 sono a tempo determinato e vi sono 5 part-time. In base all'articolo 4 del D. Lgs. 81/08, vanno computati tutti nel calcolo delle soglie e quindi, il datore di lavoro, non può più essere RSPP (essendo sopra i 30) o possiamo considerare ancora valida la sua nomina?
L'art. 4 del D. Lgs. 81/08 afferma che i lavoratori assunti a tempo determinato non sono computati ai fini della definizione degli obblighi solo nel caso in cui l'assunzione è finalizzata alla sostituzione di altri lavoratori già assunti dall'azienda che sono assenti (per vari motivi) con diritto alla conservazione del posto. Nel vostro caso, par di capire, che non sia questo il caso e quindi vanno computati.
Il computo dei lavoratori a tempo parziale, invece, è in proporzione alla durata del loro orario di lavoro rapportato ad un semestre di attività (comma 2 dell'art. 4).
Se dalle valutazioni soprariportate il numero complessivo dei lavoratori supera le 30 unità viene meno la possibilità dell'autonomina del datore di lavoro come RSPP, come previsto dall'art. 34 del decreto citato.
Quali sono i requisiti che devono possedere i docenti dei corsi di formazione nell' utilizzo degli Apparecchi di Protezione delle vie Respiratorie (APVR)?
Come deve essere l'attestazione per documentare la presenza di tali requisiti?
Quali sono i riferimenti normativi relativi alla formazione / addestramento in materia di APVR?
(sia per quanto riguarda la formazione dei docenti che dei discenti ).
Il D.M. 2 maggio 2001 al punto 7.4 individua le caratteristiche di informazione, formazione ed addestramento in materia di protezione delle vie respiratorie indicando che:
prima di utilizzare gli APVR i lavoratori devono ricevere un'informazione ed una formazione sia teorica che pratica (addestramento);
è opportuno ripetere l'informazione e la formazione a intervalli regolari (differente a seconda del tipo di apparecchio e della frequenza d'uso);
la formazione e il suo aggiornamento devono essere affidati a persone competenti.
È da considerare competente una persona che, a tal fine, abbia a sua volta ricevuto una speciale formazione e che, ad intervalli opportuni, segua un corso di aggiornamento.
Detti intervalli varieranno in funzione del tipo di apparecchio e un aggiornamento più rigoroso sarà necessario per apparecchi complessi quali i respiratori isolanti.
In ogni caso l'intervallo di tempo non dovrebbe superare i cinque anni.
Gli attestati dovranno contenere i seguenti elementi minimi:
l'indicazione del soggetto organizzatore del corso;
l'indicazione specifica della tipologia di corso seguito, il programma ed il relativo monte ore frequentato;
la firma del soggetto organizzatore del corso.
I corsi di formazione ex art. 37 D. Lgs 81/2008, vengono normalmente acquistati dalle aziende ma sono per legge intestati al dipendente.
Sono a chiederLe:
Di chi è la proprietà dell’attestato?
Il datore di lavoro può rifiutarsi di consegnarlo al dipendente?
In caso di licenziamento il dipendente ha qualche diritto sulla sua formazione lavorativa?
Il libretto formativo del lavoratore in Emilia Romagna esiste?
I corsi di formazione ex art. 37 sono un obbligo dell'azienda (del datore di lavoro) che ovviamente ne sostiene i costi.
A conclusione dei corsi stessi vengono rilasciati attestati di formazione intestati ad ogni singolo partecipante al corso (in alcuni casi a seguito di superamento di specifica verifica di apprendimento).
In genere l'attestato viene consegnato all'azienda che lo trattiene tra la sua documentazione relativa alla sicurezza e igiene del lavoro, anche come prova dell'ottemperanza all'obbligo (ad esempio può essere esibito all'Organo di vigilanza durante un controllo).
Si ritiene che il lavoratore possa chiederne copia all'azienda (e l'azienda debba adempiere a tale richiesta) come attestazione della formazione svolta e dei relativi crediti e che possa far valere come elemento del suo curriculum lavorativo/formativo anche nella ricerca di un'eventuale altra sistemazione lavorativa.
Tutto ciò in assenza del più volte previsto e citato libretto formativo del cittadino che ad oggi non è ancora stato definito con precisione nè adottato con provvedimenti di legge.
Quesito in merito all'applicazione degli adempimenti previsti dal D. Lgs. 81/08 per le due fattispecie di realtà, ovvero imprese con solo collaboratori familiari e associazioni di volontariato.
Mi confermate che non ci sono stati cambiamenti e valgono le disposizioni di cui all'art. 21 (le stesse alle quali sono soggette i lavoratori autonomi)?
Tesserino se svolgo attività in appalto o subappalto
Formazione se uso attrezzature che richiedono particolare abilitazione o spazi confinati
Quindi non è obbligatorio il DVR, né la formazione dei lavoratori ai sensi dell'Accordo Stato-Regioni del 21.12.2011 e art. 36 e 37 del D. Lgs. 81/08?
L'impresa familiare, secondo la definizione dell'art. 230 bis del Codice Civile, è quella in cui collaborano il coniuge, i parenti entro il terzo grado, gli affini entro il secondo; nei confronti di questo tipo di impresa si applicano solo le disposizioni previste dall'art. 21 del D. Lgs. 81/08 (si veda l'art. 3, comma 12 dello stesso decreto).
Anche l'assunzione a tempo determinato di un lavoratore stagionale fa decadere le caratteristiche dell'impresa familiare imponendo l'applicazione in pieno del D. Lgs. 81/08 a partire dalla valutazione dei rischi, nomina del RSPP, formazione....
Anche nei confronti dei volontari si applicano le stesse limitazioni (applicazione del solo art. 21) (si veda in questo caso il comma 12 bis dell'art. 3 del decreto in questione).
Se l'attività di volontariato si svolge nell'ambito di un'organizzazione di un datore di lavoro questi è obbligato a informare sui rischi presenti e sulle misure da adottare per non subire danni per la salute e sicurezza; il datore di lavoro in ogni caso deve adottare tutto quanto necessario per abolire/ridurre i rischi da interferenza tra l'attività svolta dal volontario e quanto avviene nel resto dell'azienda.
Secondo il T.U 81/2008 si intende per lavoratore: "persona che, indipendentemente dalla tipologia contrattuale, svolge un'attività lavorativa nell'ambito dell‘organizzazione di un datore di lavoro pubblico o privato, con o senza retribuzione, anche al solo fine di apprendere un mestiere, un'arte o una professione, esclusi gli addetti ai servizi domestici e familiari. Al lavoratore così definito è equiparato: il socio lavoratore di cooperativa o di società; l'associato in partecipazione; il soggetto beneficiario delle iniziative di tirocini formativi e di orientamento; l'allievo degli istituti di istruzione ed universitari e il partecipante ai corsi di formazione professionale; i volontari del Corpo nazionale dei vigili del fuoco e della protezione civile; il lavoratore di cui al decreto legislativo 1° dicembre 1997, n. 468, e successive modificazioni."
Per quanto sopra si chiede: quando gli studenti universitari frequentano aule solo per la didattica frontale, come devono essere considerati?
Analogamente si chiede: I docenti nella medesima aula didattica che ruolo ricoprono (datore di lavoro, dirigente, preposto,…)?
Gli allievi degli istituti di istruzione e universitari sono equiparati ai lavoratori solo se fanno uso di laboratori, attrezzature di lavoro, agenti chimici, fisici e biologici, video terminali e solo durante questi tipi di attività.
Nel caso citato nella domanda gli studenti rimangono semplicemente studenti e gli insegnanti ricoprono esclusivamente il ruolo di lavoratore.
Si chiede se un corso di formazione tenuto in videoconferenza può essere ritenuto valido ai fini della formazione specifica dei lavoratori.
La parte specifica della formazione dei lavoratori può essere svolta in e-learning solo se rientra all'interno di progetti formativi sperimentali individuati dalle Regioni e Province Autonome (si veda il punto 3 dell'Accordo Stato-Regioni del 21/12/2011).
Si precisa, in ogni caso, che una semplice videoconferenza non può essere considerata e-learning a tutti gli effetti; i requisiti e le caratteristiche di questa tipologia formativa sono indicate nell'Allegato I dell'Accordo sopracitato.
Sorveglianza sanitaria da parte del medico competente per i lavoratori soggetti alla Legge 68/99 ed esposti a rischi lavorativi.
Il lavoratore dovrà essere sottoposto a sorveglianza sanitaria da parte del medico competente o è sufficiente il giudizio della commissione sanitaria con una relazione conclusiva per la legge 68/99?
Secondo noi sono necessari due giudizi medico-legali:
il giudizio di idoneità alla mansione specifica del medico competente ai sensi del D. Lgs 81/08
dovrà essere giudicato dalla commissione sanitaria con una relazione conclusiva per la legge 68/99
Sono effettivamente necessari i due passaggi, anche se in ordine inverso.
L'invalido viene giudicato dalla specifica commissione medica che definirà un profilo socio-lavorativo (contenente l'entità e il tipo di disabilità e le indicazioni utili per l'individuazione di mansioni confacenti).
In fase di avvio presso l'azienda che sta per assumerlo l'invalido (se viene adibito ad una mansione per la quale è prevista la sorveglianza sanitaria) sarà sottoposto ad accertamenti sanitari preventivi da parte del medico competente che dovrà rilasciare un giudizio di idoneità alla mansione specifica e successivamente sottoporlo a controlli periodici per la conferma di tale giudizio.
In caso di sospetta sopraggiunta incompatibilità con la mansione, l'invalido o il datore di lavoro possono richiedere una verifica sempre da parte di specifica commissione medica (ai sensi dell'art. 10 della L. 68/99); anche in questo caso (sempre che la mansione lo preveda) il medico competente dovrà esprimere il suo giudizio di idoneità.
Buongiorno, chiediamo se un Datore di Lavoro che guidi il carrello elevatore sia obbligato a frequentare il relativo corso di formazione.
Anche se non previsto in maniera esplicita si ritiene che anche i datori di lavoro che utilizzano i carrelli elevatori siano sottoposti all'obbligo formativo previsto dall'art. 73 comma 5 e dettagliato nell'accordo Stato-Regioni del 22/2/2012.
Sicuramente sono coinvolti i lavoratori autonomi e i coltivatori diretti (si veda la premessa dell'Accordo) a rafforzare l'estensività dell'applicazione di questo obbligo, prevalendo, a questo proposito, la sicurezza dei terzi.
In aggiunta possiamo citare la circolare del 11/3/2013 che, pur riferita allo specifico dell'agricoltura, parla chiaramente di datore di lavoro utilizzatore.
Quesito in merito al lavoro notturno da parte di addetti alla vigilanza o persone che operano da sole (esempio guardie giurate), in servizio presso stabilimenti o che fanno attività di ronda.
Il dispositivo uomo a terra lo considerate obbligatorio oppure, in questi casi, non è necessario?
Questa attività rientra tra quelle considerate "in solitudine", condizione che si verifica quando il lavoratore svolge la propria attività senza essere a portata visiva o uditiva di altri lavoratori.
In questo caso nel mettere a punto il piano di gestione delle emergenze e di primo soccorso oltre a tutti i rischi lavorativi propriamente detti occorrerà tenere conto anche di questo specifico aspetto organizzativo che condiziona fortemente la predisposizione delle misure di tutela.
Il dispositivo uomo a terra può essere senz'altro un valido ausilio per tenere sotto controllo lo stato di vigilanza del lavoratore e permettere una comunicazione "automatica" con l'azienda di appartenenza che a sua volta può mettere in atto i meccanismi di salvataggio e soccorso in raccordo con le strutture pubbliche destinate a questo scopo (il sistema 118, in particolare).
Nell'art. 45 del D. Lgs. 81/08 e nel D. M. 388/03 esplicitamente richiamato dallo stesso articolo, si cita, in caso di "attività in luoghi isolati" l'obbligo del datore di lavoro di fornire un mezzo idoneo per raccordarsi con l'azienda.
Si tratta in questo caso di attività che si svolgono in luoghi disagiati in cui le normali vie di comunicazione potrebbero essere difficoltose; non affronta nello specifico la questione del lavoratore isolato, che può svolgere la sua attività anche in un luogo non isolato ma che per le modalità con cui l'attività viene svolta non vede garantita la messa in allerta di altro personale in caso di malore o infortunio.
Il dispositivo citato può essere di aiuto ma non deve essere considerato obbligatorio tout court; anche in questo caso è il processo di valutazione dei rischi che deve affrontare la questione conducendo ad una serie di soluzioni (tecniche e organizzative) atte a garantire la pronta ed efficace opera di primo soccorso.
Un lavoratore/preposto/dirigente in possesso della formazione pregressa (svolta cioè nel periodo 11.01.2007-11.01.2012) che non abbia svolto o completato l'aggiornamento entro l'11.01.2017, dal 12.01.2017 dovrà ripetere tutto il percorso formativo previsto per la funzione ricoperta o sarà sufficiente che svolga l'aggiornamento di 6 ore?
Chiaramente dal 11.01.2017 fino al completamento della formazione, o aggiornamento della formazione a seconda della risposta al primo periodo, ritengo sia da considerare come privo della formazione necessaria con le conseguenze giuridiche che ne derivano...
L'interpretazione è giusta: l'incompleto/assente aggiornamento entro il termine previsto costituisce assenza di un requisito obbligatorio, passibile, quindi, di sanzione da parte dell'Organo di Vigilanza.
Questa assenza non fa decadere il credito pregresso già acquisito e quindi il soggetto in questione non dovrà ripetere la formazione ex novo ma semplicemente completare l'aggiornamento mancante.
Una ditta individuale con un coadiuvante che lavora nell'impresa ed è iscritto solo a INPS - INAIL, non divide il reddito ai fini fiscali e non è inquadrata come impresa familiare ai sensi dell'art. 230 bis del Codice Civile è soggetta al D. Lgs. 81/08?
Il soggetto "coadiuvante" (non familiare) indicato nella domanda rientra a tutti gli effetti nella definizione di lavoratore riportato all'art. 2 del D. Lgs. 81/08, senza che assuma rilievo la questione della retribuzione (...con o senza retribuzione... si riporta nell'articolo suddetto).
Da ciò deriva l'obbligo ad applicare in tale ditta il decreto suddetto in toto, dalla parte relativa all'organizzazione (nomine delle varie figure, informazione e formazione) alle parti specifiche (valutazione del rischio e messa in atto delle misure di protezione e prevenzione...).
Se il coadiuvante fosse un familiare cambierebbe la risposta?
Risposta alla precisazione
L'aggiunta "familiare" crea confusione.
In tutti i casi se l'azienda non è inquadrabile in quanto previsto dall'art. 230 bis del CC e non è una di quelle specificamente indicate nell'art. 21 del D. Lgs. 81/08 (i coltivatori diretti del fondo, i soci delle società semplici operanti nel settore agricolo, gli artigiani e i piccoli commercianti) il decreto 81 si applica in toto come nella risposta già fornita.
In base alle linee guida interpretative all'Accordo Stato-Regioni del 21.12.2011, uscite a giugno-luglio 2012: l'aggiornamento dei preposti (6 ore entro i 5 anni o 6 ore entro il 11.01.2017 per preposti formati entro il 11.01.2012) comprende anche le ore di aggiornamento dei lavoratori; quindi, per i preposti, le ore di aggiornamento totali sono 6 e non 12 (6 come lavoratori e 6 come preposti) o deve essere fatto in più?
La formazione di 8 ore come preposto la consideriamo sempre aggiuntiva a quella obbligatoria per lavoratori (8-12 e 16 ore) è corretto?
L'aggiornamento previsto per i preposti (della durata di 6 ore da effettuare ogni 5 anni) deve tener conto dei compiti effettivamente svolti da queste figure ma comprende quello previsto per i lavoratori (non è aggiuntiva, quindi).
Invece si conferma che la formazione iniziale per tali figure (della durata di 8 ore) è aggiuntiva rispetto a quanto previsto per i lavoratori, in quanto essi svolgono effettivamente anche questo ruolo e non rivestono solo un ruolo direttivo o di controllo.
Aggiornamento della formazione per i lavoratori secondo Accordo Stato/Regioni del 21 dic. 2011
Nell'accordo citato è prevista per la FORMAZIONE dei lavoratori "la trattazione dei rischi sopra indicati va declinata secondo la loro effettiva presenza nel settore di appartenenza della azienda e della specificità del rischio ovvero secondo gli obblighi e i rischi propri della attività svolta dal lavoratore autonomo ..." CFR. Punto FORMAZIONE SPECIFICA
In tale senso ci siamo sempre orientati nel creare dei gruppi omogenei di lavoratori da formare, sia quando i corsi erano aziendali (compito più semplice) sia per i corsi interaziendali (compito meno semplice perché occorre "unire" lavoratori che in aziende diverse abbiano rischi sovrapponibili o simili o con gli stessi "effetti").
Ora iniziano a pervenire alle aziende da parte di vari enti e società, inviti a programmare corsi di AGGIORNAMENTO entro il prossimo 11 gennaio; in molti casi, non essendo più espressamente richiamata dall'Accordo la trattazione dei rischi specifici, si possono leggere programmi del tutto generici ed uniformi che sottendono la formazione di classi in cui vi possano essere in aggiornamento comune un impiegato ed un magazziniere, un postino e un carpentiere, un saldatore e un pescivendolo, un muratore ed un'addetta alla accettazione di capi di abbigliamento. Citiamo per esempio, tra i tanti, il seguente:
Lavoratori, come definito dall'art. 2 del D. Lgs. 81/08, compresi quindi i soci non legali rappresentanti, stagisti, tirocinanti, volontari e tutti coloro che sono assunti con qualsiasi rapporto contrattuale presso un'organizzazione lavorativa a prescindere dalla mansione o attività svolta.
Vero che al Punto 9 AGGIORNAMENTO si parla di " ... 6 ore per tutti e tre i livelli di rischio sopra individuati" ma si chiede anche che gli aggiornamenti vengano tenuti rispetto "ai rischi ai quali sono esposti i lavoratori" e relativi a "organizzazione e gestione della sicurezza in azienda".
Si chiede pertanto di esprimere un vostro chiarimento in merito alla corretta modalità di organizzazione dei corsi tra i due possibili (il primo, uguale per tutti "a prescindere dalla mansione o attività" ed il secondo differenziato almeno in base alla presenza di rischi comuni ai quali sono esposti i lavoratori).
Mentre per la parte generale della formazione prevista per i lavoratori (che, una volta completata, costituisce credito formativo permanente) si può non tener conto dell'effettivo rischio a cui essi sono esposti, per la parte specifica, invece, occorre considerare le mansioni effettivamente svolte, tipiche del settore o del comparto di appartenenza dell'azienda.
Per soddisfare questo principio è evidente che la formazione delle "classi" di lavoratori dovrà attenersi a principi di omogeneità di rischi e di settore lavorativo, affinché ognuno di loro possa facilmente riconoscersi nelle situazioni descritte durante il corso evitando che queste vengano percepite come solo teoriche.
A maggiori ragione la formazione successiva (l'aggiornamento) deve tener conto degli esiti della valutazione dei rischi in azienda prevista dall'art. 28 del D. Lgs. 81/08 e quindi deve essere il più possibile riferita a situazioni specifiche, con particolare riferimento alle misure preventive/protettive adottate e da mettere in atto.
Si tenga presente che i "nuovi" rischi derivanti dall'introduzione di nuove sostanze o modifiche del ciclo lavorativo impongono una ripetizione/adeguamento della formazione specifica e non possono costituire semplicemente tema di aggiornamento.
In riferimento all'utilizzo degli oli minerali ed emulsioni oleose (prodotti da specialisti del settore del metal working fluids) utilizzate nel contesto di lavorazioni metalmeccaniche, si evince che potenzialmente questi potrebbero possedere molecole complesse in grado di rilasciare in esercizio dosaggi di formaldeide.
Inoltre esistono dichiarazioni relative al controllo del rilascio di tali sostanze, mentre in altri casi, in assenza di indicazione espositiva, si suppone che un quantitativo di formaldeide libera nei prodotti emulsionabili concentrati e nelle emulsioni in servizio sia estremamente contenuto, non essendoci segnalazione sulle Schede di Sicurezza (quindi ampiamente al di sotto dei limiti dello 0,1 % in peso).
In ottemperanza a quanto previsto dal testo unico in riferimento alle esposizioni ad agenti cancerogeni, contestualmente alle casistiche espositive di comparto metalmeccanico come sopra esposto, a vostro giudizio si rende necessaria l'applicazione del Capo II - Titolo IX del TU 81/08 (campionamenti triennali, registro degli esposti, ecc.) per la presenza eventuale di formaldeide, composti del Boro e donatori di Formaldeide?
Premesso che il Titolo IX Capo II D. Lgs. 81/08 si applica a tutte le attività lavorative nelle quali i lavoratori sono o possono essere esposti ad agenti cancerogeni o mutageni, nel contesto delle lavorazioni metalmeccaniche i lavoratori possono essere esposti ad agenti cancerogeni o mutageni quali IPA, N-nitrosodietanolammina, composti del Nichel e del Cobalto bivalente e del Cromo esavalente, ecc…. In alcuni casi anche i composti chimici donatori di formaldeide possono generare un'esposizione ad aldeide formica nelle lavorazioni metalmeccaniche. Per i composti del Boro, essendo agenti chimici pericolosi si applica il Titolo IX Capo I D. Lgs. 81/08 e non il Capo II.
Infatti un agente cancerogeno è una sostanza o una miscela che corrisponde ai criteri di classificazione come sostanza cancerogena di categoria 1A e 1B, mentre è agente mutageno una sostanza o una miscela che corrisponde ai criteri classificazione come mutageno di cellule germinali di categoria 1A e 1B di cui all'Allegato I del Regolamento (CE) n.1272/2008, diversamente dalle sostanze tossiche per la riproduzione come i Composti del Boro.
Inoltre si può indicare che al fine di considerare il campo di applicazione del Titolo IX Capo II D. Lgs. 81/08 non si considera solo il pericolo (più o meno lo 0,1% p/p di un agente cancerogeno/mutageno in una miscela), ma il rischio che è funzione del pericolo e dell'esposizione. Infine dal punto di vista giuridico e scientifico per quanto riguarda l'esposizione ad un agente cancerogeno/mutageno non si può considerare un'esposizione al di sotto della quale non vi possa essere un rischio cancerogeno/mutageno per un lavoratore.
Secondo la UNI EN 689 le misurazioni in postazione fissa per valutare l'esposizione ad agenti chimici/cancerogeni sono ammesse se permettono di valutare l'esposizione.
E' possibile individuare dei criteri specifici per definire quando effettivamente dei campionamenti ambientali possono essere ritenuti rappresentativi dell'esposizione dei lavoratori?
La Norma UNI EN 689:1997 è la guida alla valutazione dell'esposizione per inalazione alle sostanze chimiche ai fini del confronto con i valori limite di esposizione professionale e detta le strategie di misurazione che discendono dagli obblighi di cui all'art. 225, comma 2, D. Lgs. 81/08.
Pertanto la norma citata si può unicamente riferire a misurazioni personali da effettuarsi nell'area respiratoria di un lavoratore o di un lavoratore appartenente ad un gruppo omogeneo di lavoratori.
Nell'ambito dell'igiene industriale il campionamento ambientale (fisso all'interno dell'ambiente di lavoro) persegue altri obiettivi come la valutazione dell'efficienza delle misure di prevenzione collettiva (impianti di ventilazione localizzata e generale) o l'individuazione di emissioni diffuse da impianti produttivi, le cui finalità sono diverse da quelle previste dalla norma UNI EN 689:1997.
Vi chiedo qual è la posizione degli enti di controllo sulla seguente questione.
Aggiornamento formazione per lavoratori già formati alla data di pubblicazione dell'Accorso S/R per la formazione del 21/12/2011
Sull'accordo del 21 dic. 2011 per la formazione dei lavoratori c'è scritto
Con riferimento ai lavoratori, e' previsto un aggiornamento quinquennale, di durata minima di 6 ore, per tutti e tre i livelli di rischio sopra individuati.
Nei corsi di aggiornamento per i lavoratori non dovranno essere riprodotti meramente argomenti e contenuti gia' proposti nei corsi base, ma si dovranno trattare significative evoluzioni e innovazioni, applicazioni pratiche e/o approfondimenti che potranno riguardare:
Al successivo punto 11
Quindi è disciplinato come trattare i lavoratori dei quali teniamo buona la formazione fatta da più di 5 anni prima.
E' chiaro che per quelli formati dopo l'Accordo si guardi al termine della formazione e da lì si contano i 5 anni.
Per quelli formati nei 5 anni precedenti all'accordo?
Su Punto Sicuro c'è scritto che
L'accordo non lo precisa, ma si presuppone che la decorrenza del quinquennio di cui sopra sia da riferirsi alla data in cui è stato completato il corso di formazione di riferimento, mentre per i soggetti già formati alla data di pubblicazione dell'accordo, la decorrenza del quinquennio parta dal 11 gennaio 2012. Inoltre l'aggiornamento non va confuso con i casi in cui è obbligatorio procedere a nuova e specifica formazione o ad integrazione di quella già effettuata così come puntualizzato nell'ultimo capoverso del punto 9 dell'accordo.
Per i soggetti formati 5 anni prima della pubblicazione dell'Accordo la scadenza entro cui completare l'aggiornamento è (era) fissato a 12 mesi dalla pubblicazione stessa: cioè entro l'11 gennaio 2013.
Per i soggetti formati prima della pubblicazione (entro i cinque anni precedenti) la scadenza entro cui completare l'aggiornamento è fissata al 11 gennaio 2017 (5 anni dalla pubblicazione dell'Accordo).
Per i soggetti formati dopo la pubblicazione il termine dei 5 anni parte dalla data del completamento della formazione iniziale.
Resta inteso che il datore di lavoro è tenuto ad effettuare iniziative formative ogni volta le ritenga necessarie, sulla base della valutazione dei rischi e da quanto emerge dall'osservazione dei lavoratori durante l'attività svolta e, in ogni caso, quando il quadro di rischio si modifica per cambio mansione, introduzione di nuove attrezzature o nuove sostanze o preparati ecc...