Source: https://www.laleggepertutti.it/dizionario-giuridico/federalismo
Timestamp: 2019-01-20 18:31:13+00:00
Document Index: 1678466

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 114', 'art. 118', 'art. 119', 'art. 5', 'art. 119', 'art. 119', 'art. 119']

Federalismo – La Legge per tutti
Federalismo (d. amm.) (d. cost.) (d. trib.): È un modello di decentramento [vedi] statale, tipico dei governi costituzional-liberali, nel quale il potere politico è ripartito fra Stato centrale e Stati membri (cantoni, Länder etc.).
Le diverse entità politiche sono in posizione di equiordinazione anche se lo Stato federale gode di una posizione costituzionale preferenziale.
Quanto alla titolarità effettiva della sovranità si parla, infatti, di doppia sovranità, sia degli Stati membri (es.: art. 3 Cost. Svizzera che assegna ai cantoni una sovranità primaria), sia di una federale. Quest’ultima, in una prospettiva storica, sembra nettamente prevalere in quanto è la Costituzione federale che condiziona, limita, riforma, verifica ed ha il sopravvento su quella dei singoli Stati membri.
Federalismo amministrativo o di esecuzione
Si attua quando la cooperazione tra Stato centrale e Stati membri si realizza sul piano amministrativo.
Si caratterizza per l’ampliamento della potestà amministrativa degli Stati membri, cui corrisponde una riduzione delle loro potestà legislative esclusive, assorbite nella sfera di attribuzioni dello Stato centrale. L’amministrazione federale diretta sarà pertanto limitata ai settori relativi ai servizi pubblici essenziali [vedi].
Tale modello è presente in Germania e in Svizzera, dove al predominio federale nella legislazione corrisponde l’intervento preponderante dei cantoni e dei Länder nell’amministrazione e quindi nell’attuazione delle scelte normative.
In Italia, il Federalismo ha costituito il baricentro ideologico della cd. riforma Bassanini (L. 59/1997 e L. 127/1997) che prevedeva, infatti, il conferimento alle Regioni (e agli altri enti locali) di una serie di funzioni strategiche fino ad allora gestite dall’apparato centrale, fatte salve quelle che risultano espressamente ritagliate in favore dello Stato (ordine pubblico, difesa, giustizia, moneta etc.), accompagnato da un’ampia semplificazione amministrativa.
Con le leggi Bassanini è stato realizzato il massimo grado del cd. Federalismo a Costituzione invariata, da intendersi come il maggiore decentramento possibile mediante legge ordinaria, senza modifiche costituzionali. In aderenza a quanto disposto dalla L. 59/1997 è stato emanato il D.Lgs. 112/1998 ha provveduto alla riallocazione di funzioni e compiti amministrativi in favore degli enti territoriali. Quindi, con la riforma del Titolo V della parte seconda della Costituzione, operata con L. Cost. 3/2001, è stato scritto un altro capitolo di un processo di decentramento che ha portato la nostra Repubblica ad abbandonare l’originaria impostazione centralista voluta dal Costituente e a prendere atto del mutato scenario pluralista che caratterizza il rapporto Stato-Enti territoriali.
Tra gli aspetti della riforma del 2001 particolarmente importante è la nuova formulazione dell’art. 114 Cost., che riconosce il carattere ascendente dell’articolazione della Repubblica: questa parte dal Comune, ente locale vicino ai cittadini fino ad arrivare allo Stato. Gli enti territoriali godono di una autonomia piena, che trova un limite solo nei principi fissati dalla Costituzione.
La potestà legislativa dello Stato e delle Regioni è ridefinita e «distribuita» tra potestà esclusiva e potestà concordante individuate per settori specifici. Spetta alle Regioni la potestà legislativa in riferimento ad ogni materia non espressamente riservata alla legislazione dello Stato.
Inoltre, per l’attribuzione delle funzioni amministrative di pertinenza statale agli enti locali, l’art. 118 richiama il principio di sussidiarietà [vedi] e i principi di differenziazione ed adeguatezza.
Per ciò che concerne gli aspetti relativi al disegno di legge costituzionale (S.1429) si fa rinvio a Riforma costituzionale [vedi] ex d.d.l. 1429.
Disciplinato dal D.Lgs. 28-5-2010, n. 85, costituisce un fenomeno accessorio del Federalismo fiscale. A quest’ultimo, previsto dall’art. 119 Cost., è stata data attuazione con la L. 5-5-2009, n. 42, nonché con i decreti legislativi di esercizio della delega.
A livello contenutistico, il Federalismo demaniale prevede il trasferimento agli enti territoriali dei beni indicati all’art. 5. Si tratta principalmente di:
— beni appartenenti al demanio marittimo e relative pertinenze, salvo quelli direttamente utilizzati dalle amministrazioni statali;
— beni appartenenti al demanio idrico e relative pertinenze, nonché delle opere idrauliche e di bonifica di competenza statale, ma con esclusione dei fiumi di ambito sovraregionale e dei laghi di ambito sovraregionale, se non sono oggetto di intesa tra le Regioni interessate;
— aeroporti di interesse regionale o locale;
— miniere e relative pertinenze ubicate sulla terraferma;
— altri beni immobili dello Stato.
— immobili utilizzati dalle amministrazioni dello Stato ed altri organismi pubblici per comprovate ed effettive finalità istituzionali;
— porti e aeroporti di rilevanza economica nazionale ed internazionale;
— beni appartenenti al patrimonio culturale;
— reti di interesse statale, ivi comprese quelle statali ed energetiche;
— strade ferrate in uso di proprietà dello Stato;
— parchi nazionali e riserve naturali statali
— beni costituenti la dotazione della Presidenza della Repubblica,nonché i beni in uso a qualsiasi titolo al Senato della Repubblica, alla Camera dei Deputati, alla Corte costituzionale, nonché agli organi di rilevanza costituzionale.
I beni sono trasferiti con tutte le pertinenze, accessori, oneri e pesi ed entrano a far parte del patrimonio disponibile dei Comuni, delle Province, delle Città metropolitane e delle Regioni. L’ente territoriale, a seguito del trasferimento, dispone del bene nell’interesse della collettività rappresentata ed è tenuto a favorire la massima valorizzazione funzionale del bene attribuito, a vantaggio della collettività medesima.
Il D.L. 69/2013, conv. in L. 98/2013 ha introdotto una procedura semplificata per l’esecuzione dei trasferimenti immobiliari. In particolare, è stabilito che ogni Comune, Città metropolitana, Provincia o Regione, nel cui territorio si trova l’immobile da trasferire, può presentare all’Agenzia del demanio una richiesta di attribuzione dello stesso; quest’ultima, entro 60 giorni dalla ricezione della richiesta, verificata la sussistenza dei presupposti per l’accoglimento della domanda, ne comunica l’esito all’ente territoriale. In caso di esito positivo si procede al trasferimento mediante provvedimento della stessa Agenzia; in caso di esito negativo, vengono comunicati all’ente i motivi ostativi all’accoglimento della richiesta, alla cui comunicazione può fare seguito una istanza di riesame del provvedimento, presentata unitamente ad elementi e documenti idonei a superare i motivi rappresentati dall’Agenzia.
Trascorsi tre anni dal trasferimento, qualora all’esito di apposito monitoraggio effettuato dall’Agenzia del demanio risulti che l’ente assegnatario non utilizzi il bene trasferito, lo stesso rientri nella proprietà dello Stato, che ne assicura la migliore utilizzazione.
Con l’espressione Federalismo si designa la piena autonomia finanziaria di entrata e di spesa degli enti territoriali.
Il Federalismo fiscale è stato costituzionalizzato nell’art. 119 Cost. che nella dizione novellata dalla L. Cost. 3/2001 sancisce la potestà per i Comuni, le Province e le Città metropolitane di:
Il legislatore costituzionale, inoltre, per evitare che la concessione di questa ampia autonomia potesse costituire fonte di squilibrio per i territori dalle più ridotte risorse fiscali, ha introdotto un fondo perequativo [vedi] (art. 119, co. 3 Cost.) ovvero un meccanismo riequilibrativo delle entrate tributarie delle Regioni.
Al fine di garantire la piena attuazione dei principi contenuti nell’art. 119 Cost., attraverso la L. 5 maggio 2009, n. 42, è stata data delega al Governo in materia di Federalismo fiscale.
Uno dei temi principali affrontati dalla legge delega riguarda la regolamentazione dei rapporti finanziari tra Stato e Regioni; in particolare, viene affermato il principio secondo il quale le Regioni a statuto ordinario devono disporre di tributi e di compartecipazioni al gettito dei tributi erariali, al fine di finanziare le spese relative all’esercizio delle funzioni che la Costituzione attribuisce alla loro competenza residuale e concorrente.
Tra i decreti attuativi previsti dalla legge delega, si evidenziano in particolare in materia fiscale:
— il D.Lgs. 216/2010 che detta i principi per la determinazione dei fabbisogni standard degli enti locali;
— il D.Lgs. 23/2011 (e successive modifiche) sul Federalismo fiscale municipale con il quale si riforma la fiscalità locale accorpando numerose forme impositive, segnando il passaggio dalla finanza derivata a quella autonoma;
— il D.Lgs. 68/2011 sull’autonomia tributaria di Regioni e Province che regola il nuovo fisco regionale.