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Timestamp: 2019-06-18 05:11:21+00:00
Document Index: 19876728

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 590', 'art. 583', 'art. 29', 'art. 29', 'art. 29', 'art. 29', 'art. 29']

Cassazione Penale Sent. Sez. 4 Num. 18323 | 03 Maggio 2019 - Certifico Srl
ID 8344 | 10 Maggio 2019 | Visite: 155 | Cassazione Sicurezza lavoro Permalink: https://www.certifico.com/id/8344
Omessa valutazione del rischio connesso allo svolgimento di attività lavorative con impegno di prodotti infiammabili
Penale Sent. Sez. 4 Num. 18323 Anno 2019
1. Con sentenza del 10/04/2018, la Corte di appello di Firenze ha confermato la pronuncia del Tribunale di Livorno che - dichiarato E.M. responsabile del reato di cui all'art. 590, comma 3, in relazione all'art. 583, comma 1, n. 1, cod. pen. - riconosciute le circostanze attenuanti generiche, lo condannava, limitatamente al profilo di colpa di cui all'art. 29 D.lgs.n.81/2008, alla pena di giorni 30 di reclusione, sostituita la pena detentiva con la multa pari ad euro 7.500.
3.1. Con il primo, deduce inosservanza o erronea applicazione di legge. Richiama il comma 5 dell'art. 29 D.lgs.n.81/2008 - unica violazione residuata rispetto all'originario capo di imputazione - laddove statuisce che, fino alla scadenza del terzo mese successivo alla data di entrata in vigore del decreto interministeriale di cui al comma 6, lett. f), gli stessi datori di lavoro possono autocertificare l'effettuazione della valutazione dei rischi. Con nota in data 31/01/2013, il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali chiariva poi che il termine ultimo per l'utilizzo da parte delle imprese sino a dieci lavoratori dell'autocertificazione era il 31 maggio. Infatti, essendo il decreto interministeriale, richiamato dal citato art. 29, entrato in vigore il 06/02/2013, da quel momento solo sarebbero decorsi i tre mesi indicati dalla norma per permettere ai datori di lavoro di effettuare la valutazione del rischio. Poiché l'infortunio è occorso in data 01/02/2013, appare chiaro che, all'epoca dei fatti, non vi fosse per l'imputato alcun obbligo di redazione del documento di valutazione dei rischi. Il profilo di colpa specifica viene dunque meno. La Corte evidenzia che la COREMAS aveva effettuato l'autocertificazione ammessa ex lege per poi dire che nel DVR la valutazione del rischio è stata completamente omessa. Peraltro, il documento che la Corte analizza non è un DVR ex art. 29 D.lgs.n.81/2008 ma una valutazione sul rischio chimico, in conformità ad altra normativa (d. lgs. 626/1994), anteriore alla pubblicazione del TU, che prevedeva che il datore di lavoro dovesse valutare il rischio chimico non come rischio di infortunio ma come analisi di agenti patogeni chimici per possibili malattie professionali.
3.2. Con il secondo motivo, lamenta vizio di motivazione. La condotta del dipendente è stata abnorme perché egli ha preso un bidone dalla stanza dedicata alle sostanze infiammabili e lo ha utilizzato per sgabello durante le operazioni di saldatura. Il datore di lavoro aveva creato un'apposita stanza per effettuare le operazioni di diluizione e travaso delle sostanze chimiche infiammabili e aveva previsto il loro stoccaggio esclusivamente in tale luogo. Non si comprende quindi come l'omissione della valutazione del rischio esplosione avrebbe potuto in qualche modo incidere sul comportamento tenuto dal dipendente
Correttamente il Giudice di appello evidenzia lo specifico obbligo in capo al datore di lavoro, l'odierno imputato, di valutazione del rischio di esplosione, il quale, contrariamente a quanto emerge dall'autocertificazione dallo stesso presentata ai sensi dell'art. 29, comma 5,D.lgs.n.81/2008, risulta del tutto omesso nel DVR adottato dall'anzidetta società. In tale documento, ricorda la Corte di merito, i prodotti chimici utilizzati, tra cui il diluente Nitro, risultano valutati quale fattore di rischio per le malattie professionali e non certo come possibile causa di innesco di incendio a seguito dell'esposizione a fonti di calore ovvero ai residui prodotti da interventi effettuati con cannello a fiamma ossiacetilenica. Il DVR utilizzato non era dunque adeguato perché non valutava affatto l'anzidetto rischio, manifestando in conseguenza una evidente carenza sotto il profilo delle misure preventive da adottare.
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