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Timestamp: 2017-01-23 23:26:48+00:00
Document Index: 152841878

Matched Legal Cases: ['art. 17', 'art. 182', 'art. 71', 'art.182', 'art. 182', 'art. 182', 'art. 17', 'art. 6', 'art. 52', 'art. 32', 'art. 32', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 17', 'art. 2', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 52', 'art. 24', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 6', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 1', 'art. 22', 'art. 1']

⭐ENRICO BUONO IL REGOLAMENTO AGCOM IN MATERIA DI TUTELA DEL DIRITTO D AUTORE: L UNILATERALE E INTEMPESTIVA INZIATIVA ITALIANA
ENRICO BUONO IL REGOLAMENTO AGCOM IN MATERIA DI TUTELA DEL DIRITTO D AUTORE: L UNILATERALE E INTEMPESTIVA INZIATIVA ITALIANA
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1 ENRICO BUONO IL REGOLAMENTO AGCOM IN MATERIA DI TUTELA DEL DIRITTO D AUTORE: L UNILATERALE E INTEMPESTIVA INZIATIVA ITALIANA 12 Osservatorio CIRSFID di informatica giuridica e diritto delle nuove tecnologie Il CIRSFID (Centro Interdipartimentale di Ricerca in Storia del Diritto, Filosofia e Sociologia del Diritto e Informatica Giuridica dell Università degli Studi di Bologna Guido Fassò - Augusto Gaudenzi ) venne istituito con decreto rettorale n del 1 ottobre Il CIRSFID è un Centro di Ricerca in cui confluiscono competenze di docenti e ricercatori delle Facoltà di Giurisprudenza (Dipartimento Giuridico A. Cicu ), Ingegneria (Dipartimento di Elettronica, Informatica e Sistemistica), Lettere e Filosofia (Dipartimento di Filosofia), Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali (Dipartimenti di Matematica e di Scienze dell Informazione), Scienze Statistiche (Dipartimento di Scienze Statistiche P. Fortunati ) dell Ateneo bolognese. Le linee di ricerca del CIRSFID interessano l informatica giuridica, il diritto dell informatica e delle nuove tecnologie, la storia del diritto, la filosofia, teoria e sociologia del diritto, la bioetica, aree nelle quali il CIRSFID esplica un intensa attività di pubblicazioni, iniziative editoriali e scientifiche, didattica universitaria e post-universitaria, consulenze e servizi, in collaborazione con organismi di ricerca nazionali e internazionali. L Autore Enrico Buono, laureato presso la Facoltà di Giurisprudenza dell Università di Bologna, ha conseguito il Master Universitario di I livello in Diritto delle nuove tecnologie e informatica giuridica organizzato dal CIRSFID nell A.A È iscritto presso l Ordine degli avvocati di Bologna e nella stessa città svolge la professione forense.3 Il regolamento Agcom in materia di tutela del diritto d autore: l unilaterale e intempestiva iniziativa italiana ENRICO BUONO4 Indice L Autore 2 Introduzione 5 Parte Prima Le competenze di Agcom: presunzioni fallaci 7 Parte Seconda Il prestatore di servizi 15 Parte Terza Il gestore della pagina e del sito internet 21 Parte Quarta Le opere digitali: l incerto oggetto di tutela 24 Parte Quinta Procedure a tutela del diritto d autore online 26 Parte Sesta Modalità di intervento e procedure di notifica e rimozione 30 Parte Settima Il procedimento abbreviato 37 Parte Ottava Il dado non tratto 40 Bibliografia 44 45 Introduzione L opportunità di distribuire e scambiare con facilità più e più contenuti attraverso sempre nuovi canali digitali rende possibile che la diffusione avvenga senza che i legittimi titolari siano in condizione di esercitare un reale controllo. L incrocio dei differenti interessi in gioco contribuisce a creare contrasti sempre più frequenti tra il diritto degli utenti di accedere liberamente a tutti i contenuti e il diritto dell autore ad essere remunerato per la creazione e la circolazione dell opera. L interesse umano e unanime di accedere alla cultura e di poter partecipare alle relazioni sociali e commerciali online liberamente si contrappone con le esigenze degli autori di svolgere liberamente la propria iniziativa economica (in rete e non) e di ricevere un equo compenso per le opere di cui detengono i diritti di sfruttamento. Le nuove opportunità offerte dal progresso tecnologico accrescono il conflitto, sempre più attuale, fra diritto d autore e libertà di espressione. Conflitto alimentato altresì dalle frequenti azioni legali intentate dalle case produttrici o distributrici di prodotti culturali o d intrattenimento nei confronti degli utenti che commettono cosiddetti atti di pirateria. Il dibattito sull adeguatezza degli attuali sistemi di tutela del diritto d autore rispetto agli sviluppi tecnologici è in corso in tutto il mondo. Nonostante le leggi e i regolamenti nazionali in materia di diritto d autore siano fortemente influenzati dalle discipline internazionali e comunitarie che hanno definito un quadro comune di armonizzazione delle misure stabilite in ambito WIPO 1, la direttiva UE 2001/29/CE lascia in realtà larghi spazi di discrezionalità e manovra ai singoli legislatori circa l adozione delle misure giurisdizionali adeguate per assicurare un efficace tutela delle opere protette, fermi restando i diritti fondamentali di riservatezza delle comunicazioni e accesso ad Internet. 1 La World Intellectual Property Organization (WIPO), Organizzazione mondiale per la proprietà intellettuale, è una delle agenzie specializzate delle Nazioni Unite. Creata nel 1967 con la finalità di incoraggiare l attività creativa e promuovere la protezione della proprietà intellettuale nel mondo. 56 Le differenti soluzioni adottate dagli Stati membri in questo campo tuttavia hanno acuito la già eccessiva frammentazione causando un incertezza giuridica che rimane in attesa di soluzione. A tal fine il 23 aprile 2013 la Commissione UE ha pubblicato un Commission Staff Working Document intitolato E-commerce action plan State of Play L obiettivo è quello di intervenire con misure volte a superare l attuale frammentazione dei mercati che ostacola gli utilizzi leciti e innovativi: una semplificazione delle procedure di liberatoria e gestione dei diritti di autore e il rilascio di licenze transfrontaliere sono le soluzioni più palpabili. In linea più generale, si cerca il miglioramento della governance e la trasparenza nella gestione collettiva dei diritti, incentivando soluzioni tecnologicamente neutre per le licenze transfrontaliere e paneuropee, nel rispetto della libertà contrattuale dei titolari dei diritti. Per funzionare, la strategia europea necessita però di una maggiore cooperazione delle pubbliche amministrazioni nella gestione delle informazioni e delle banche dati di servizi e applicazioni. Da tale prospettiva l adozione del regolamento da parte dell Agcom rischia di porsi inevitabilmente in contrasto con l iniziativa europea in corso di discussione e approvazione, risultando pertanto, ancora prima di entrare nel merito, unilaterale, intempestiva e, forse, addirittura capace di contravvenire ai doveri di lealtà cui sono tenute le istituzioni degli Stati Membri. D altro canto l inadeguatezza del regolamento appare manifesta anche alla luce degli obiettivi che Agcom avrebbe dovuto perseguire: un efficace applicazione delle norme a garanzia del diritto di libertà di espressione e all equa remunerazione dell autore, e un adeguata tutela dei diritti dei cittadini in termini di accesso alla cultura e ad internet, nonché di garanzia di privacy 3. L iniziativa italiana risente inevitabilmente dell assenza di norme di legge che attribuiscano all Autorità stessa i poteri necessari per perseguire i fini auto-prefissati. La previsione di procedure e rimedi differenti, a seconda che l autore della violazione sia un fornitore di servizi media-audiovisivi o qualsiasi altro content provider, è il punto focale di un progetto irrazionale che si pone in palese contrasto con l ordinamento nazionale ed europeo. L inevitabile risultato dell ostinata ricerca nell ordinamento giuridico di disposizioni che attribuiscano all Autorità, esplicitamente o meno, poteri normativi e provvedimentali per la tutela del diritto d autore online mai attribuiti. Sul piano strettamente giuridico, per le ragioni che si indicheranno nel proseguo, non si può che osservare come l iniziativa dell Autorità risulti un vero e proprio fallimento. 2 Reperibile a 3 F. Bassan - E. Tosi, Diritto degli audiovisivi, 2012 Giuffrè. 67 PARTE PRIMA Le competenze di Agcom: presunzioni fallaci Un adeguata protezione dei diritti di proprietà intellettuale, osserva l Autorità per le garanzie della comunicazione, è decisiva per la salvaguardia e lo sviluppo della creatività: e ciò non solo nell interesse privatistico degli autori, ma anche in quello pubblicistico dei consumatori/utenti. A tale riguardo, tenuto conto che il decreto legislativo numero 44/2010 ha introdotto tra i principi fondamentali del sistema dei servizi di media audiovisivi e della radiofonia la tutela del diritto d autore e di proprietà intellettuale, nel bilanciamento tra quest ultima e il valore costituzionalmente tutelato della libertà di espressione, appare proporzionato all interesse che si vuole garantire individuare una procedura che, guardando anche alle best practices esistenti a livello internazionale, coniughi al tempo stesso la semplicità, l efficacia e celerità con la garanzia di un equo procedimento 4. Per ciò che concerne questo studio è bene ricordare l art. 17 del d.lgs. 70/2003 che prevede il non obbligo generale di sorveglianza per i prestatori di servizi della società dell informazione. Quest ultimi, ai sensi della norma predetta, sono civilmente responsabili quando, a richiesta dall autorità giudiziaria o amministrativa avente funzione di vigilanza, non agiscono prontamente per impedire l accesso ai contenuti illeciti, ovvero se (avendo avuto conoscenza del carattere illecito o pregiudizievole per un terzo del contenuto di un servizio offerto) non abbiano provveduto ad informarne l autorità competente. È l Agcom stessa a qualificarsi quale Autorità amministrativa competente avente funzione di vigilanza, legittimando i propri poteri normativi e provvedimentali attraverso un complesso articolato normativo: Preliminarmente l Agcom distingue tra l ambito dei servizi di media audiovisivi/radiofonici e la rete internet precisando poi che alla luce del disposto dell articolo 32-bis, comma 3, del TUSMAR 5, la competenza dell Agcom a emanare disposizioni regolamentari per garantire il rispetto del diritto d au- 4 Delibera del 17 dicembre 2010, numero 668/CONS Lineamenti di provvedimento concernente l esercizio delle competenze dell autorità nell attività di tutela del diritto d autore sulle reti di comunicazione elettronica. 5 Testo Unico dei Servizi di media audiovisivi e radiofonici, d.lgs. 31 luglio n. 177 come modificato dal d.lgs. 15 marzo 2010, n8 tore da parte dei fornitori dei servizi di media audiovisivi/radiofonici non sarebbe materia di dibattito. Quanto alle comunicazioni via internet un primo dato di carattere sistematico è offerto dalla competenza nella materia delle comunicazioni elettroniche attribuita all Autorità dal relativo Codice, di cui al decreto legislativo 1 agosto 2003, n. 259, e dai poteri regolatori ad essa conferiti in via generale dalle leggi 14 novembre 1995, n. 481 e 31 luglio 1997, n Nell ambito di questa vasta cornice, viene in evidenza l articolo 182-bis della legge sul diritto d autore, che assegna all Autorità e alla SIAE, nell ambito delle rispettive competenze, funzioni di vigilanza intese a prevenire e ad accertare le violazioni. Oggetto della vigilanza è, in primo luogo, l attività di riproduzione e duplicazione con qualsiasi procedimento, su supporto audiovisivo, fonografico e qualsiasi altro supporto. Questa formulazione è ritenuta coerente con il disposto dell articolo 13 della stessa legge, che disciplina il contenuto del diritto di riproduzione. A parere dell Agcom apparirebbe pertanto priva di fondamento ogni interpretazione volta a restringere ai soli supporti fisici, con esclusione di quelli digitali, lo spettro delle attribuzioni dell Autorità. Agcom, poi, basa le proprie funzioni di vigilanza in materia di diritto d autore sul presupposto ermeneutico delle disposizioni del decreto legislativo n. 70 del 2003, che definiscono i poteri inibitori nei confronti dei prestatori di servizi della società dell informazione necessari per far cessare le violazioni del diritto d autore. L applicabilità del decreto legislativo all argomento in esame si desumerebbe dall articolo 4, comma 1, lett. a), laddove si statuisce che in materia di diritto d autore si deroga al principio del Paese di stabilimento del prestatore del servizio, previsto dall articolo 3, ai commi 1 e 2. Il successivo articolo 5 precisa quindi che con provvedimento dell autorità giudiziaria o degli organi amministrativi di vigilanza o delle autorità indipendenti di settore la libera circolazione di un servizio della società dell informazione può essere limitata per l opera di prevenzione, investigazione, individuazione e perseguimento di reati (comma 1, lett. a), quali le violazioni del diritto d autore si configurano a mente del titolo III, capo III, sezione II, della citata legge n. 633 del Gli articoli 14, 15, 16 e 17 del medesimo decreto intervengono poi a disciplinare la responsabilità del prestatore di servizi nell esercizio delle attività di semplice trasporto (mere conduit), memorizzazione temporanea (caching) e memorizzazione di informazioni (hosting), nonché i poteri ordinatori spettanti al riguardo alle competenti autorità. In particolare, è stabilito che il prestatore non è soggetto a un obbligo generale di sorveglianza sulle in- 89 formazioni che trasmette o memorizza, né a un obbligo generale di ricercare attivamente fatti o circostanze che indichino la presenza di attività illecite (articolo 17, comma 1). Tuttavia, qualora sia a conoscenza di presunte attività o informazioni illecite riguardanti un destinatario dei suoi servizi, egli è tenuto a informarne immediatamente l autorità giudiziaria o quella amministrativa avente funzioni di vigilanza, fornendo ad esse senza indugio le informazioni in suo possesso che consentano l identificazione del predetto destinatario con cui abbia accordi di memorizzazione dei dati (articolo 17, comma 2). A loro volta, l autorità giudiziaria e quella amministrativa quest ultima definita come avente funzioni di vigilanza agli articoli 14 e 15 e competente all articolo 16 possono esigere, anche in via d urgenza, che il prestatore impedisca le violazioni o vi ponga fine, agendo prontamente, nelle attività di caching e di hosting, per rimuovere le informazioni illecite o per disabilitare l accesso ad esse. Pertanto, il decreto non solo disciplina in maniera compiuta gli obblighi che gravano sui prestatori di servizi, ma istituisce anche un doppio binario tra procedura giudiziaria e procedura amministrativa, la cui ragione ispiratrice risiede nell esigenza di fornire ad alcuni diritti fra i quali rientra il diritto d autore una tutela più tempestiva considerata l immediatezza con cui si propagano le informazioni sulle reti di comunicazione elettronica. L attribuzione all Autorità del potere di ordinare ai prestatori di servizi della società dell informazione di porre fine alle violazioni del diritto d autore comporta, come inevitabile corollario, il conferimento alla stessa Autorità del compito di dettare le conseguenti disposizioni attuative, senza le quali il suddetto potere ordinatorio resterebbe privo delle garanzie necessarie per assicurare nell ambito della procedura il rispetto del principio del contraddittorio. Sintetizzando, a detta dell Agcom, le norme primarie il cui combinato disposto determina l area di competenza dell Autorità sono da individuare nell articolo 182-bis della legge sul diritto d autore, introdotto dalla legge n. 248/2000 che ha attribuito all Autorità poteri di vigilanza in materia; nel decreto legislativo n. 70 del 2003, di recepimento della direttiva 2000/31/CE sul commercio elettronico, che detta specifiche disposizioni in tema di servizi della società dell informazione, così ponendo un doppio binario di tutela amministrativa e giudiziaria, e prevede agli articoli 14, comma 3, 15, comma 2, e 16 comma 3, che l Autorità amministrativa avente funzioni di vigilanza possa esigere, al pari di quella giudiziaria, che il prestatore di servizi impedisca o ponga fine alle violazioni commesse, una volta che lo stesso è stato reso edotto della illiceità dei contenuti trasportati o diffusi; e infine, con specifico riferimento al settore audiovisivo, nell articolo 32-bis del decreto legislativo n. 177/2005, come 910 introdotto dal decreto legislativo n. 44/2010 che, nell imporre ai fornitori di servizi di media il rispetto dei diritti d autore e dei diritti connessi nell esercizio della propria attività, ha affiancato al generale potere di vigilanza e di ispezione dell Autorità il potere di emanare le disposizioni regolamentari necessarie per rendere effettiva l osservanza dei limiti e dei divieti previsti dalla norma. Resta, pertanto, impregiudicato il potere della magistratura di esercitare, in sede penale, i suoi poteri repressivi e sanzionatori relativamente alle condotte vietate e, in sede civile, su istanza degli interessati, i poteri inibitori e di condanna al risarcimento dei danni che conseguono all applicazione delle norme generali e speciali applicabili in materia. Il rispetto del doppio binario trova riscontro nell impossibilità di rivolgersi all Agcom e nella previsione della cessazione dell attività amministrativa ove adita l Autorità giudiziaria. Agcom, sostanzialmente, ritiene che l attuale impianto normativo sul diritto d autore possa essere utilmente integrato da un azione di vigilanza e garanzia, attraverso la configurazione di un procedimento autonomo davanti alla stessa Autorità. Preliminarmente va osservato come nel dettato normativo dell art. 182-bis l.d.a. introdotto dalla legge n. 248 del 2000 non si possa rintracciare alcuna previsione che riconosca all Agcom i poteri normativi e provvedimentali che essa stessa si attribuisce. La disposizione in esame, infatti, recita al comma 1: All Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ed alla Società italiana degli autori ed editori (SIAE) è attribuita, nell ambito delle rispettive competenze previste dalla legge, al fine di prevenire ed accertare le violazioni della presente legge, la vigilanza: a) sull attività di riproduzione e duplicazione con qualsiasi procedimento, su supporto audiovisivo, fonografico e qualsiasi altro supporto nonché su impianti di utilizzazione in pubblico, via etere e via cavo, nonché sull attività di diffusione radiotelevisiva con qualsiasi mezzo effettuata; b) sulla proiezione in sale cinematografiche di opere e registrazioni tutelate dalla normativa sul diritto d autore e sui diritti connessi al suo esercizio; c) sulla distribuzione, la vendita, il noleggio, l emissione e l utilizzazione in qualsiasi forma dei supporti di cui alla lettera a); d) sui centri di riproduzione pubblici o privati, i quali utilizzano nel proprio ambito o mettono a disposizione di terzi, anche gratuitamente, apparecchi per fotocopia, xerocopia o analogo sistema di riproduzione; d-bis) sull attività di fabbricazione, importazione e distribuzione degli apparecchi e dei supporti di cui all art. 71-septies; d-ter) sulle case d asta, le gallerie e in genere qualsiasi soggetto che eserciti professionalmente il commercio di opere d arte o di manoscritti. 1011 Agcom suppone che i propri poteri in materia di violazioni del diritto d autore online derivino dalla terza parte del dettato normativo della lettera a), comma 1 dell art.182-bis ovvero sull attività di riproduzione e duplicazione con qualsiasi procedimento. Tale supposizione potrebbe essere avvalorata dal rilievo che anche la messa a disposizione e diffusione di opere online presuppone il caricamento dei file oggetto di riproduzione in fase di predisposizione e in occasione della loro fruizione da parte dell utilizzatore finale. L ipotesi però è immediatamente smentita dal rilievo che gli atti di riproduzione/duplicazione cui fa riferimento la norma in esame si realizzino solo su supporto audiovisivo, fonografico e qualsiasi altro supporto dove il riferimento è obbligatoriamente da intendersi limitato ai supporti stabiliti, fissi, materiali e permanenti che sono suscettibili di noleggio ai sensi della lettera c) medesima. Infatti, come osservato correttamente dal Nexa Center for Internet & Society del Politecnico di Torino 6 : Da questo punto di vista, la previsione di riferimento è assolutamente chiara: la lett. c), nel discorrere di supporti, chiarisce di riferirsi ai supporti di cui alla lett. a); e quindi per reciproca e per necessaria inferenza i supporti di cui alla lett. a) non sono altri che quelli che possono poi trovare disciplina nella lett. c) 7. D altronde è un dato assodato nella dottrina specialistica che in un ambiente digitale non siano, per definizione, configurabili i supporti 8. Esiste inoltre una concorrente ragione che impedisce di scorgere nella previsione dell art. 182-bis l.d.a. un potere provvedimentale o regolamentare dell Agcom. Il potere di vigilanza dell Autorità di fatto si concretizza in un attività di ispezione i cui esiti potranno tutt al più sfociare in una conseguente azione della magistratura competente e non certo in un provvedimento della medesima Autorità (art. 182-ter). 9 Identiche le conclusioni anche in relazione alle previsioni dei 3 commi degli artt. 14, 15 e 16 del d.lgs. n. 70 del 2003: l autorità giudiziaria o quella amministrativa, avente funzioni di vigilanza, può esigere, anche in via d urgenza, che il prestatore, nell esercizio delle attività di cui al comma 2, impedisca o ponga fine alle violazioni commesse. Il d.lgs. n. 70 del 2003 ha dato attuazione alla direttiva comunitaria sull e-commerce n. 2000/31, la quale, al par. 3 dei corrispondenti artt. 12, 13 e 14, prevede la possibilità, secondo l ordinamento degli Stati membri, che un organo 6 Il Centro Nexa su Internet e Società del Politecnico di Torino (Dipartimento di Automatica e Informatica), fondato nel novembre 2006 e diretto dai Professori Marco Ricolfi e Juan Carlos De Martin, è un centro di ricerca indipendente, che studia le componenti della forza di Internet e i suoi effetti sulla società. 7 Così in Osservazioni del Centro Nexa Center for Internet Society sullo schema di regolamento di cui all allegato A) alla delibera n. 452/13/CONS del 25 luglio 2013, p.14 e ss.. 8 In questo senso R. Romano, L opera e l esemplare nel diritto della proprietà intellettuale, Cedam, Padova, 2001, 152. Per altri conformi richiami: M. Ricolfi, Comunicazione al pubblico e distribuzione, in AIDA, 2002, 48 ss.. 9 S. Lavagnini, sub artt. 182-bis e ter l.d.a., in L.C. Ubertazzi (a cura di), Commentario breve alle leggi su proprietà intellettuale e concorrenza, Cedam, Padova,12 giurisdizionale o un autorità amministrativa esiga che il prestatore impedisca o ponga fine ad una violazione. Il legislatore italiano si è limitato a riconfermare la riserva di competenza normativa, riconosciutagli dalla direttiva, di attribuire poteri ad un organo giurisdizionale o un autorità amministrativa senza tuttavia individuarla. Il d.lgs. n. 70, di fatto, costituisce normativa orizzontale relativa a qualsiasi violazione online, dalla diffamazione al gioco di azzardo. Le previsioni del d.lgs. pertanto non possono individuare una specifica autorità che abbia competenze su fenomeni così diversi. Neppure in occasione della successiva c.d. Legge Urbani (d.l. n. 72 del 2004 e l. 128 del 2004) il legislatore ha esercitato la facoltà di individuare un autorità amministrativa competente. Infatti questo strumento normativo ha segnato una netta e decisa svolta nel senso di una penalizzazione delle violazioni, ancorché nel corso dei dibattiti che hanno poi condotto all adozione del testo definitivo si fosse ad un certo punto presa in seria considerazione la possibilità di configurare le violazioni che qui interessano della l.d.a. alla stregua di illeciti amministrativi. Certo è che coloro che proponevano di attribuire poteri in materia al Dipartimento della pubblica sicurezza del Ministero dell interno non si sono prospettati per un solo momento di stare invadendo competenze dell Agcom, perché all epoca nessuno si sognava neppure che questa autorità fosse dotata dei poteri che oggi si afferma con certezza le competano 10. La conclusione non può che essere univoca: l esercizio dei poteri previsti dai 3 commi degli artt. 14, 15 e 16 del d.lgs. n. 70 del 2003 presuppone una norma primaria di rango legislativo che difetta nel caso del regolamento in esame. Una norma di rango legislativo è richiesta dal principio costituzionale della riserva di legge, per cui occorre una base legislativa che sorregga gli interventi limitativi e repressivi. Nella materia della responsabilità dei providers, infatti, si fronteggiano diritti di segno opposto ma diseguale rango costituzionale. La protezione dei diritti di proprietà intellettuale, che riceve specifica tutela dalla previsione dell art. 17 della Carta dei diritti fondamentali proclamata a Nizza il 7 Dicembre 2000 e resa vincolante dall art. 6, 1 del Trattato di Lisbona, va controbilanciata (secondo quanto insegna la giurisprudenza della Corte UE) 11 con diritti fondamentali di rango almeno eguale, fra cui vengono nel presente contesto in considerazione il diritto di cui beneficiano alcune fra le libere utilizzazioni delle opere protette, il cui esercizio può condurre alla creazione di opere 10 Così in Osservazioni del Centro Nexa Center for Internet Society sullo schema di regolamento di cui all allegato A) alla delibera n. 452/13/CONS del 25 luglio 2013, p V. Corte UE 24 novembre 2011 (Terza Sezione), causa C-70/10, Scarlet Extended SA c. Société belge des auteurs compositeurs et éditeurs (Sabam) e nei confronti di Belgian Entertainment Association Video ASBL (BEA Video), Belgian Entertainment Association Music ASBL (BEA Music) e Internet Service Providers Association ASBL (ISPA), caso «Scarlet Extended». 1213 a loro volta meritevoli non solo di tutela di diritto d autore ma anche protette dal principio di libertà di espressione 12 come anche il diritto alla libertà di iniziativa economica dei providers 13. È questa la ragione per la quale la materia che qui interessa è governata dal precetto della necessaria previsione legale, in ossequio alla prima condizione definita all art. 52, n. 1, della Carta, quella dell essere «prevista dalla legge», che coincide letteralmente con gli artt. 8, n. 2, e 10, n. 2, della Convenzione europea dei diritti dell Uomo (CEDU). Vale la pena di soffermarsi ad ascoltare al riguardo le parole dell Avvocato generale Pedro Cruz Villalón nel caso Scarlet per rendersi conto che il richiamo alla riserva di legge relativa è qui del tutto fuori luogo 14. Ci pare dunque che, in un contesto normativo come quello analizzato, l esercizio di poteri provvedimentali e regolamentari in materia di violazioni online come quelli ipotizzati si porrebbe in palese e frontale contrasto (anche) con i precetti degli artt. 52, n. 1, della Carta dei diritti fondamentali e degli artt. 8, n. 2, e 10, n. 2, della CEDU 15. Procedendo nel ragionamento, anche nelle previsioni dell art. 32-bis del T.U. servizi media audiovisivi e radiofonici non si riscontrano disposizioni che attribuiscano competenze in materia di violazioni del diritto d autore online all Agcom. Neanche le modifiche apportate al 3 comma dell art. 32 del TU- SMAR dal c.d. decreto Romani (d.lgs. n. 44 del 2010), disposto normativo che ora ribadisce l obbligo dei fornitori di servizi media audiovisivi di rispettare la legge sul diritto d autore 16, hanno mutato la situazione. La norma in questione concerne solo ed esclusivamente i fornitori di servizi di media audiovisivi. L art. 2, 1 comma, lett. b) del T.U. infatti definisce questi soggetti facendo riferimento a prestatori di servizi media che svolgono una funzione editoriale: radio e televisioni, dunque, anche operanti su internet e con modalità non lineare. Soggetti dunque che rivestono il ruolo di content provider, ben diversi dagli in- 12 Ibidem, cit., Ibidem, cit., Conclusioni presentate il 14 aprile 2011: La Corte europea dei diritti dell uomo ha dichiarato a più riprese che le disposizioni della CEDU che subordinano l ingerenza nell esercizio di un diritto o la restrizione all esercizio di una libertà da essa garantiti alla condizione che essa sia «prevista dalla legge» implicano non solo che il provvedimento abbia un fondamento normativo in quanto tale, abbia «un fondamento di diritto interno», ma impongono altresì esigenze relative, per riprendere l espressione impiegata da detta Corte, alla «qualità della legge in questione». Tale «legge», infatti, deve essere «sufficientemente accessibile e prevedibile, vale a dire formulata in modo molto preciso per consentire all interessato avvalendosi, ove necessario, di consulenti esperti di regolare il proprio comportamento», di «prevederne le conseguenze per sé» e «di prevedere, con sufficiente grado di ragionevolezza nelle circostanze del caso di specie, le possibili conseguenze di un determinato atto». La «legge» deve quindi essere sufficientemente chiara e prevedibile per quanto riguarda il significato e la natura delle misure applicabili, nonché definire con sufficiente chiarezza l estensione e le modalità dell esercizio del potere di ingerenza nell esercizio dei diritti garantiti dalla CEDU [...]. 15 Così in Osservazioni del Centro Nexa Center for Internet Society sullo schema di regolamento di cui all allegato A) alla delibera n. 452/13/CONS del 25 luglio 2013, p. 20 e ss.. 16 L Autorità emana le disposizioni regolamentari necessarie per rendere effettiva l osservanza dei limiti e dei divieti di questo articolo. 1314 termediari o service provider presi in considerazione dal d.lgs. n. 70 del Il futuro del regolamento non potrà che essere nefasto: è evidente l assenza di norme di legge che attribuiscano ad Agcom i poteri necessari di enforcement amministrativo. 17 Per uno sviluppo di questa posizione si vedano i 84 delle prime Osservazioni del Centro Nexa risposta-consultazione Agcom diritto d autore. 1415 PARTE SECONDA Il prestatore di servizi Si parla di pirateria online ogni volta che le opere d ingegno intellettuale circolano online senza un autorizzazione del legittimo titolare: a chi rivolgersi in questo caso per far terminare l illecito sfruttamento del proprio lavoro? L impossibilità di identificare gli attori dell attività illecita ha spinto gli autori a sollecitare l ordinamento giudiziario affinché decida se e che tipo di ruolo giochino gli intermediari. Altrimenti noti come ISP, gli Internet service provider in ragione dell attività di intermediazione svolta possono essere considerati i motori della rete. In seconda battuta quindi anche delle numerose attività che la rete rende realizzabili: attività conformi oppure attività in violazione delle norme giuridiche. Particolarmente dibattuto è l interrogativo circa l opportunità di ritenere gli intermediari Internet indirettamente responsabili di tali attività, al punto da richiederne un sempre più attivo coinvolgimento sia nelle operazioni di rimozione degli effetti, sia in quelle di prevenzione delle operazioni illecite medesime. L analisi dell eventuale responsabilità indiretta degli intermediari Internet per le violazioni del diritto d autore che abbiano luogo in rete non può però avviarsi se non operando alcune considerazioni preliminari. In primo luogo si deve ricordare come la necessità di disegnare un quadro normativo che non limitasse, in nome della tutela del diritto d autore o di altri diritti di terzi, il novero delle operazioni lecite rese possibili proprio dall avvento di Internet sia stata, sin da subito, ben presente come elemento dirimente per lo sviluppo della rete. Ciò ha condotto all adozione di regimi di esenzione dalla responsabilità, o di responsabilità limitata, per quei soggetti che rivestivano, nel contesto nascente, il ruolo di propulsori delle attività online. In questo ambito, dunque, i modelli di responsabilità limitata statunitense ed europeo si presentano come i principali sistemi di riferimento, costituendo sia l inquadramento necessario ai primi casi che hanno dato vita al dibattito circa la responsabilità degli intermediari per violazione delle norme a tutela delle opere dell ingegno, sia l antecedente logico di qualsivoglia riflessione sul coinvolgi- 1516 mento di tali soggetti nell attività di rimozione e di prevenzione delle attività illecite in rete. Il regime di responsabilità limitata per gli intermediari Internet, introdotto per prima negli Stati Uniti (sezione 512 «Limitations on liability relating to material online» del Digital Millennium Copyright Act (DMCA) del 1998 in relazione alle sole violazioni del copyright) e poi in Europa (artt , alla rubrica «Responsabilità dei prestatori intermediari» della Direttiva 2000/31/CE sul commercio elettronico, in relazione alla violazione di tutte le norme di legge) è anche figlio dell evidente necessità di fare chiarezza sulle attività di tali soggetti. Le norme in esame sono oggi i modelli di riferimento in materia di responsabilità limitata degli intermediari Internet. In primis va sottolineata la diversa impostazione di base che vede, in Europa, l introduzione di un sistema unico di responsabilità limitata degli intermediari, rivolto a disciplinare ogni tipo di violazione normativa (c.d. approccio orizzontale) (artt della direttiva e-commerce) e negli Stati Uniti invece, due differenti regimi, in forza dei quali il coinvolgimento dell intermediario nella violazione del copyright è disciplinato alla sezione 512 del DMCA, mentre le altre ipotesi trovano disciplina alla sezione 230 del Communications and Decency Act (CDA) del 1996 (c.d. approccio verticale). Per quanto attiene più propriamente ai regimi di responsabilità limitata che entrambi i modelli prevedono per le ipotesi di violazione del diritto d autore, si è formata una diversa categorizzazione dei soggetti destinatari che ha portato ad un diverso radicamento dei procedimenti. Si deve evidenziare, in relazione ai soggetti che possono usufruire dei regimi di responsabilità limitata delineati dai modelli statunitense ed europeo, che la differenza terminologica nel primo caso, alla sezione 512 del DMCA si parla di «service provider», nel secondo caso, all art. 2, lett. b) della direttiva e-commerce, si parla di «prestatori di servizi della società dell informazione», definiti all articolo 1, punto 2, della direttiva 98/34/ CE, come modificata dalla direttiva 98/48/CE rispecchia anche differenze di natura sostanziale. L ordinamento europeo prevede una ampia categoria di intermediari Internet: tutti quelli che offrono servizi prestati «normalmente dietro retribuzione, a distanza, per via elettronica e a richiesta individuale di un destinatario di servizi, cioè della persona fisica o giuridica che, a scopi professionali e non, utilizzi un servizio della società dell informazione, anche per ricercare o rendere accessibili delle informazioni». L ampia definizione di servizi della società dell informazione che si estende dai siti di e-commerce all offerta di connessione Internet non manca di sollevare più di un dubbio interpretativo, in particolare in relazione ai requisiti della richiesta individuale e della remunerazione. A rigor di logica, i prestatori di ra- 1617 dio e televisioni dovrebbero esserne esclusi, mentre vi rientrano i siti che offrono contenuti digitali on-demand. Tuttavia, il mercato della distribuzione di opere dell ingegno online si caratterizza per rappresentare un certo grado di ibridizzazione tra modelli di business e appare, dunque, sempre più difficile tracciare una linea tra siti che operano come broadcaster, siti che operano on-demand e, da ultimo, piattaforme che ospitano contenuti generati dagli utenti. Allo stesso modo, i modelli di offerta che sono rinvenibili online non si basano esclusivamente sulla remunerazione diretta da parte dell utente-consumatore del contenuto, ma si basano sempre più sugli introiti che sono generati dalla raccolta pubblicitaria e dalla raccolta dei dati degli utenti stessi. Pertanto, un interpretazione del dettato normativo che voglia essere coerente con lo sviluppo del mercato impone che anche tali modelli rientrino nell offerta remunerata di servizi della società dell informazione 18. Andando nel dettaglio di quanto previsto dal decreto attuativo della direttiva 2000/31/CE, il principio di responsabilità dei prestatori intermediari viene riferito a tre casi. L articolo 14 prevede un regime di irresponsabilità generale per l attività di semplice trasporto (mere conduit) salvo i casi in cui, il prestatore, non dia origine ala trasmissione dell informazione, non selezioni il destinatario della trasmissione e non selezioni o modifichi le informazioni trasmesse. L articolo 15 invece disciplina il regime di responsabilità sussistente in capo ai prestatori di un servizio di memorizzazione temporanea (caching). In questo caso è previsto che il prestatore non sia responsabile della memorizzazione automatica, intermedia e temporanea delle informazioni fornite da un destinatario, al solo scopo di rendere più efficace il successivo inoltro ad altri destinatari che ne facciano richiesta, a condizione che : a. non modifichi le informazioni; b. si conformi alle condizioni di accesso alle informazioni; c. si conformi alle norme di aggiornamento delle informazioni, indicate in un modo ampiamente riconosciuto e utilizzato dalle imprese del settore; d. non interferisca con l uso lecito di tecnologia ampiamente riconosciuta e utilizzata nel settore per ottenere dati sull impiego delle informazioni; e. agisca prontamente per rimuovere le informazioni che ha memorizzato, o per disabilitare l accesso, non appena venga effettivamente a conoscenza del fatto che le informazioni sono state rimosse dal luogo dove si trovavano inizialmente sulla rete o che l accesso alle informazioni è stato disabilitato oppure che un organo giurisdizionale o un autorità amministrativa ne ha disposto la 18 A. Bertoni, M. Lillà Montagnani, Il diritto d autore nell era digitale: la distribuzione online delle opere dell ingegno, Giuffrè,18 rimozione o la disabilitazione. Infine, l articolo 16 del citato decreto riguarda l attività di memorizzazione di informazioni (hosting). La responsabilità, anche in questo caso, è generalmente esclusa salvo i casi in cui il prestatore non sia effettivamente a conoscenza del fatto che l attività o l informazione è illecita e, per quanto attiene ad azioni risarcitorie, non sia al corrente di fatti o di circostanze che rendono manifesta l illiceità dell attività o dell informazione oppure non appena a conoscenza di tali fatti, su comunicazione delle autorità competenti, agisca immediatamente per rimuovere le informazioni o per disabilitarne l accesso. Con la precisazione, di cui al comma 2 della citata norma, che l esclusione di responsabilità non si applica se il destinatario del servizio agisce sotto l autorità o il controllo del prestatore. Per un analisi completa è essenziale ricordare che in tutte le ipotesi richiamate (mere conduit, caching, hosting) l autorità giudiziaria o quella amministrativa competente potranno imporre al prestatore di impedire o far cessare eventuali violazioni. Il prestatore sarà allora civilmente responsabile del contenuto di tali servizi nel caso in cui, richiesto dall autorità giudiziaria o amministrativa avente funzioni di vigilanza, non abbia agito prontamente per impedire l accesso a detto contenuto, ovvero se, avendo avuto conoscenza del carattere illecito o pregiudizievole per un terzo del contenuto di un servizio al quale assicura l accesso, non abbia provveduto ad informare l autorità competente (art. 17 d.lgs. 70/2003) 19. Riguardo, invece, all ordinamento statunitense si nota come esso preveda, in relazione alla violazione del copyright, il regime di responsabilità limitata per la categoria dei soli service providers, i quali non coincidono con i prestatori dei servizi della società dell informazione: sono infatti identificati con quegli intermediari che operano solo l attività di storage di materiale coperto dal diritto d autore, non considerando pertanto i meri fornitori di connettività. Peraltro, il safe harbour previsto dalla sezione 512 del DMCA fa riferimento, alla lett. d) «information location tools», ai motori di ricerca, attività che, al contrario, resta soltanto tra le righe della direttiva e-commerce, non trovando ancora, nell ordinamento europeo, collocazione certa. In tale quadro normativo, Agcom, nell individuare ambito soggettivo di applicazione del regolamento proposto, era giunta, nell ultima versione dello schema di regolamento, alle seguenti definizioni: - prestatore di servizi della società dell informazione : il prestatore di servizi di cui all articolo 2, comma 1, lettera a), del Decreto [d.lgs. 70/2003]; - prestatore di servizi intermediari : il prestatore di servizi della società dell informazione di cui alla lettera f), che effettuano attività di prestazione di servizi 19 C. Di Cocco, Temi di diritto dell informatica, G. Giappichelli Editore, p. 94 e ss.. 1819 di mere conduit, di caching o di hosting, come definito agli articoli 14, 15 e 16 del Decreto [d.lgs. 70/2003]. Tali definizioni sono parse fin da subito poco chiare o ambigue, di taglio generale e non formulate tenendo conto della finalità del regolamento. Molti stakeholder hanno infatti ravvisato l esigenza di separare le varie figure di prestatori dei servizi intermediari per evitare di ingenerare confusione giuridica. Si è proposto, pertanto, di distinguere in maniera chiara e precisa i vari soggetti coinvolti con particolare riferimento ai prestatori di servizi intermediari, ritenendo la definizione in esame atta a creare confusione e a non individuare le relative responsabilità e obblighi. Si è correttamente suggerito, tra l altro, di escludere dall ambito di applicazione del regolamento, i soggetti quali i motori di ricerca, nonché rimodulare le definizioni previste all articolo 1 riprendendo espressamente le definizioni dei prestatori di servizi della società dell informazione, così come previste dalla direttiva 2000/31/CE e dal Decreto di recepimento, distinguendo la figura di Internet service provider e quella di hosting provider, in quanto tali soggetti possono avere un diverso ruolo esecutivo degli ordini dell Autorità e sono potenzialmente destinatari di diversi provvedimenti finali. È stato altresì suggerito di sostituire tale definizione con quelle di fornitori di servizi di accesso (o mere conduit), fornitori di servizi di hosting e fornitori di servizi di caching, ritenendo, però, essenziale la totale espunzione dei fornitori di caching dal regolamento, non potendo questi avere alcun ruolo in fase esecutiva degli ordini. Agcom ha accolto l istanza sia degli operatori intervenuti nella consultazione sia della Commissione europea, di maggiore chiarezza circa l ambito soggettivo di applicazione del regolamento. L autorità ha così ritenuto di eliminare la definizione di fornitori di servizi della società dell informazione, quale categoria generale in cui rientrano le tre figure individuate dal Decreto, e di sostituire la definizione di prestatore di servizi intermediari con quella di prestatore di servizi, rinviando alle definizioni di prestatori di servizi di mere conduit e di hosting di cui agli articoli 14 e 16 del Decreto ed espungendo la figura del prestatore di servizi che effettua attività di caching. In ragione delle attività e delle specificità tecniche che contraddistinguono i diversi soggetti che operano sulla rete internet, e tenuto conto del diverso ruolo che tali soggetti sono suscettibili di ricoprire nel momento dell esecuzione dei provvedimenti dell Autorità, si è preso atto del fatto che l attività di caching, anche qualora venga svolta in modo autonomo, si limita alla memorizzazione temporanea di dati o file e non può avere luogo qualora i contenuti protetti siano stati rimossi. Pertanto, il soggetto che effettua attività di caching, non potrebbe svolgere alcun ruolo significativo nella fase esecutiva degli ordini. 1920 Di conseguenza, come evidenziato nel proseguo, sono considerati come destinatari degli ordini dell Autorità i provider che svolgono attività di hosting, nel caso di siti ubicati in Italia, e di mere conduit, nel caso di siti ubicati all estero. La nuova definizione del regolamento Agcom risulta pertanto la seguente: prestatore di servizi : il prestatore di servizi della società dell informazione, di cui all articolo 2, comma 1, lettera a), del Decreto, che svolge attività di mere conduit o di hosting, come definite rispettivamente dagli articoli 14 e 16 del Decreto medesimo. Il dettato normativo così modificato, pur non accogliendo tutte le critiche mosse nel corso della consultazione, pare aver abbracciato la criticità generale di una maggior necessità di chiarezza e specificità. Il richiamo diretto alla definizione contenuta nell art. 2 comma 1 lettera A del decreto e alle attività così disciplinate dagli articoli 14 e 16 del medesimo decreto, permette di individuare con maggior semplicità l ambito soggettivo di applicazione del regolamento. Anche la scelta di escludere tra gli attori del procedimento il prestatore che svolga attività di caching è coerente con gli obiettivi a cui ambisce il regolamento stesso, trattandosi di attività di memorizzazione temporanea che si limita a rispecchiare quanto diffuso nel sito di origine e che, con rapidi tempi di refresh, si adegua agli interventi apportati dai prestatori di hosting. 20 Vedere altro
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