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Timestamp: 2019-02-23 00:50:47+00:00
Document Index: 170500699

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Corte di Cassazione, sezione IV, sentenza n. 16895 del 4 maggio 2012. Guida in stato di alterazione psicofisica correlata all'uso di sostanze stupefacenti - Renato D'Isa
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Corte di Cassazione, sezione IV, sentenza n. 16895 del 4 maggio 2012. Guida in stato di alterazione psicofisica correlata all’uso di sostanze stupefacenti
sentenza n. 16895 del 4 maggio 2012
Occorre premettere che secondo la più attenta e recente giurisprudenza di questa Corte (sez. IV 11.6.2009 n.41796, 11.8.2008 n. 33312 rv. 241901) il reatodi cui all’art. 187 del codice della strada integrato dalla condotta di guida “in stato d’alterazione psico-fisica determinato dall’assunzione di sostanze” e non già dalla mera condotta di guida tenuta dopo l’assunzione di sostanze stupefacenti, sicché ai fini del giudizio di responsabilità, è necessario provare non solo la precedente assunzione di sostanze stupefacenti ma che l’agente abbia guidato in stato d’alterazione causato da tale assunzione. Ai fini dell’accertamento del reato è dunque necessario sia un accertamento tecnico-biologico, sia che altre circostanze provino la situazione di alterazione psico-fisica. Tale complessità probatoria si impone in quanto le tracce degli stupefacenti permangono nel tempo, sicché l’esame tecnico potrebbe avere un esito positivo in relazione ad un soggetto che ha assunto la sostanza giorni addietro e che, pertanto, non si trova al momento del fatto in stato di alterazione. Tanto premesso, risulta corretta la presente decisione. La corte territoriale ha osservato che il test effettuato mediante gas cromatografo accoppiato a spettografo di massa, ha evidenziato una concentrazione nel sangue dei metaboliti della cocaina in misura pari a 252 ng/ml, a fronte di un valore soglia di 50 ng/ml; ha osservato che la presenza accertata dei metaboliti della sostanza stupefacente nella circolazione del sangue in misura così rilevante, oltre cinque volte il valore soglia, è indice, a differenza della positività all’analisi delle urine, del perdurante influsso delle sostanze stupefacenti sul soggetto; la metabolizzazione in corso, e quindi il processo di assorbimento corporeo, in relazione alla quantità rilevata assai superiore al valore soglia, è infatti un processo che di per sé attesta l’alterazione dello stato psico fisico, poiché indica che è in corso lo smaltimento corporeo dell’effetto drogante; infatti l’effetto dell’assunzione degli stupefacenti cessa con la completa metabolizzazione da parte dell’organismo e sino a quando questa è in corso si deve ritenere l’assuntore in stato di alterazione, tanto più ove i valori rilevati siano indice di un processo metabolico lungi dal concludersi. Ha poi aggiunto, quanto al referto redatto all’esito della visita medica eseguita sull’A., in cui si legge testualmente “non evidenzia clinica di etilismo acuto o di intossicazione da sostanze”, che lo stato di intossicazione e quello di alterazione sono nozioni diverse e che l’assenza di evidenza del primo non escludeva l’altro, da ritenersi invece sussistente per la alta percentuale di metaboliti della cocaina. Si tratta di una motivazione congrua ed esaustiva. Il certificato in questione, nell’escludere la “evidenza clinica di etilismo acuto o di intossicazione da sostanze”, ha escluso, come è fatto chiaro dal significato delle parole e dal contesto di pronto soccorso nel quale sono state usate, la immediata riconoscibilità di gravi situazioni patologiche in atto quali l’etilismo acuto e/o la intossicazione da sostanze, che corrispondono a precisi dati clinici e rendono necessari altrettanto precisi ed urgenti interventi di pronto soccorso. I termini usati corrispondono a precise nozioni proprie della scienza medica e sono stati utilizzati nel significato loro proprio. Peraltro è nozione di comune esperienza che l’etilismo acuto è uno stato patologico ed altrettanto è per l’intossicazione (da qualunque causa derivi) termine che è sinonimo di avvelenamento ed anche da un punto di vista semplicemente lessicale indica uno stato morboso, acuto o cronico, dovuto all’azione svolta sull’organismo da sostanze di per sé stesse nocive, o divenute tali per particolari condizioni. Diversa evidentemente è la nozione di alterazione cui fa riferimento l’art. 187 del codice della strada che richiede l’accertamento di uno stato di coscienza semplicemente modificato dalla assunzione di sostanze stupefacenti, e non necessariamente coincidente con la intossicazione che anzi nella stragrande maggioranza dei casi non viene raggiunta.