Source: http://www.professionisti.it/frontend/articolo_news/17403/iva-accertata-ma-recuperabile
Timestamp: 2020-07-09 05:28:03+00:00
Document Index: 16008933

Matched Legal Cases: ['art. 96', 'art. 83', 'art. 31', 'art. 168', 'art. 11', 'art. 12', 'art. 60', 'art. 2']

Iva accertata. Ma recuperabile
Se l'impresa-contribuente è stata raggiunta da un avviso di accertamento o rettifica dell'Iva, può riaddebitare la stessa agli acquirenti o committenti. Ma solo nel caso in cui abbia effettuato il pagamento del tributo, della maggiorazione dello stesso, delle sanzioni e degli interessi.
Questa una delle novità di natura fiscale introdotte dalla bozza di decreto sulle liberalizzazioni.
Sul tema della deducibilità limitata degli interessi passivi, di cui al comma 1, dell'art. 96, dpr 917/1986, l'art. 83 del decreto in commento nella stesura attuale, dispone l'estensione della disciplina ordinaria (deducibilità degli interessi passivi nei limiti del 30% del Rol) alle società con capitale detenuto in prevalenza da enti pubblici, operanti nei comparti delle forniture dell'acqua, dell'energia e del teleriscaldamento e dei servizi di smaltimento e depurazione.
Dette disposizioni si rendono applicabili a decorrere dal periodo d'imposto di entrata in vigore del decreto in commento e, di conseguenza, nel 2012.
Con l'obiettivo di disciplinare meglio il sostegno alla crescita delle newco, il provvedimento in commento dispone alcune modifiche all'art. 31, dl n. 98/2011, in vigore dal 6 luglio dello scorso anno, che ha reso possibile la sottoscrizione di almeno il 75% del capitale delle società non quotate nella fase di costituzione, di avvio delle proprie attività o di sviluppo dei prodotti.
Il decreto introduce alcune novità disponendo la necessità che le società destinatarie dei «Fondi per il venture capital» (FVC) siano operativamente collocate nel territorio nazionale e detenute, in via prevalente, da persone fisiche.
A seguito della procedura d'infrazione n. 2010/4141, all'articolo 166, dpr n. 917/1986, sono stati aggiunti alcuni commi.
L'articolo in commento disciplina il trasferimento della residenza all'estero degli esercenti attività commerciali e, nell'attuale stesura, dispone che il trasferimento della residenza all'estero da parte di questi soggetti, anche collettivi, « costituisce realizzo» dei componenti dell'azienda o del complesso aziendale.
L'intervento tende a escludere questo automatismo prevedendo la possibilità di richiedere, a cura degli interessati, un regime «sospensivo» degli effetti realizzativi appena indicati, sempreché la residenza, ai fini dell'imposizione diretta, sia effettuata sul territorio di Stati appartenenti alla Comunità europea o aderenti all'accordo sullo spazio economico europeo, inseriti all'interno della cosiddetta «white list», di cui all'art. 168 del medesimo Tuir.
Ulteriore condizione, necessaria per beneficiare della sospensione, è che detti paesi abbiano stipulato « un accordo di reciproca assistenza in materia di riscossione dei crediti tributari compatibile con quella assicurata dalla direttiva 2010/24/Ue del Consiglio del 16 marzo 2010».
Un decreto di natura non regolamentare del ministero dell'economia adotterà le modalità di applicazione delle nuove disposizioni, anche al fine di indicare le situazioni che potranno determinare le cause di decadenza dei citati effetti sospensivi della realizzazione, nonché i criteri di versamento delle imposte e le modalità di versamento.
Sul tema della disciplina doganale, due sono gli interventi effettuati.
Il primo riguarda l'estensione della possibilità di presentazione, a cura dei contribuenti, di memorie (osservazioni e richieste) entro 30 giorni dalla data di notifica dell'atto o di ricezione del verbale inerenti operazioni doganali; infatti, si introduce il comma 4-bis, all'art. 11, dlgs n. 374/1990 e si aggiunge un ulteriore periodo, che ne effettua il rinvio al precedente articolo, al comma 7, dell'art. 12, della legge 212/2000 (Statuto dei diritti del contribuente).
Con il secondo intervento, invece, si introduce la possibilità di adire, attraverso specifico ricorso, alle commissioni tributarie competenti, per contrastare i provvedimenti di diniego dei rimborsi, di sgravio o di non contabilizzazione dei dazi doganali applicati dalle autorità doganali, nelle ipotesi specifiche previste dagli articoli 871 e 905, del regolamento Ue n. 2454/1993.
La novità più interessante, però, riguarda la sostituzione del comma 7, dell'art. 60, dpr n. 633/1972 che inverte totalmente la precedente previsione consentendo la possibilità del contribuente di effettuare la rivalsa dell'imposta e/o della maggiore imposta dovuta per effetto dell'emissione di avvisi di accertamento o rettifica, nei confronti dei cessionari dei beni o dei committenti dei servizi.
Detta rivalsa si rende possibile a condizione che risulti effettuato il pagamento dell'imposta, della maggiorazione dell'imposta, delle sanzioni e degli interessi, con la conseguenza che i cessionari e/o i committenti potranno esercitare la relativa detrazione « al più tardi, con la dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello in cui ha corrisposto l'imposta o la maggiore imposta addebitata in via di rivalsa».
Con una modifica al n. 3, della lettera a), comma 13, art. 2, dl 138/2011, il sostituto d'imposta potrà applicare, si ritiene a discrezione, la ritenuta del 20 o del 12,50% sui proventi realizzati per riporti, pronti c/termine e mutui di titoli garantiti.