Source: https://www.urbium.it/site/d_NewsList.asp?CategoriaNews=19
Timestamp: 2020-08-13 14:25:04+00:00
Document Index: 149271206

Matched Legal Cases: ['art. 23', 'art. 32', 'art. 11', 'art. 14', 'art. 5', 'art. 14']

L’ESTENSIONE DEI CARATTERI ABITATIVI DA UN PIANO ALL’ALTRO INTEGRA UN CAMBIO DI DESTINAZIONE D’USO URBANISTICAMENTE RILEVANTE
E' innegabile che un locale deposito-cantina abbia subito un mutamento di destinazione d'uso in locale residenziale in caso di realizzazione di una serie organica di opere materiali che hanno finito per conferire, in concreto, al piano sottostante i caratteri di estensione funzionale all'uso abitativo proprio di quello superiore (nella specie una scala di collegamento all'appartamento al piano rialzato, un vano wc, un angolo cottura, impianti idrico ed elettrico).
IL MUTAMENTO DI DESTINAZIONE D’USO, CHE SIA URBANISTICAMENTE IRRILEVANTE, NON NECESSITA DI TITOLO EDILIZIO
Il mutamento di destinazione d'uso, che non comporta il passaggio da una ad altra delle categorie funzionali indicate nell'art. 23-ter del D.P.R. n. 380/2001, deve ritenersi urbanisticamente irrilevante, e quindi non subordinato al preventivo rilascio di un titolo edilizio.
In base all'art. 32, comma 1, lett. a) del d.P.R. n. 380 del 2001 il mutamento di destinazione d'uso non autorizzato comporta una cd. variazione essenziale sanzionabile se ed in quanto comportante una variazione degli standards previsti dal decreto ministeriale 2 aprile 1968. Il presupposto della mutamento di destinazione giuridicamente rilevante, ai fini dell'eventuale adozione della sanzione interdittiva del cambio di destinazione non consentito, è dunque che l'uso diverso comporti un maggior peso urbanistico effettivamente incidente sul tessuto urbano.
È MUTAMENTO DI DESTINAZIONE D’USO CON OPERE L’INTERVENTO CHE COMPORTI NUOVE OPERE INTERNE CON AUMENTO DELLE SUPERFICI UTILI
Un intervento edilizio che comporti il venire in esistenza di opere interne che comportano l'aumento delle superfici utili e la modifica della destinazione d'uso della costruzione in parte qua si inquadra nella categoria del mutamento di destinazione d'uso con opere, in quanto è sufficiente a tal fine anche la semplice realizzazione degli impianti tecnologici e sanitari ovvero degli impianti tecnologici e delle tramezzature.
IL MUTAMENTO DI DESTINAZIONE D’USO CON RIFACIMENTO DEGLI IMPIANTI È UN TIPICO MUTAMENTO SENZA OPERE
La realizzazione di un mutamento di destinazione d'uso contraddistinto unicamente dalla realizzazione degli impianti all'interno degli edifici non può in alcun modo essere configurato quale mutamento di destinazione d'uso con contestuale realizzazione di opere edilizie, ma va essenzialmente ricondotto ad un'ipotesi di mutamento di destinazione d'uso meramente funzionale, la cui risalenza temporale può - peraltro, al fine della relativa sanatoria - essere utilmente comprovata anche mediante la documentata realizzazione degli impianti medesimi in un determinato periodo.
La modifica della destinazione d'uso, che incide sugli standard, determina una variazione del carico urbanistico e, conseguentemente, della categoria edilizia ed urbanistica di appartenenza del bene.
Alle risultanze catastali non può essere riconosciuto un autonomo valore probatorio ai fini dell'individuazione dell'effettiva destinazione d'uso di un immobile, bensì - e in una con gli ulteriori atti processuali - una valenza meramente sussidiaria.
La distinzione tra il mutamento di destinazione d'uso con o senza opere, non necessariamente rilevante ai fini dell'obbligatorietà del previo assenso formale con titolo, è stata particolarmente approfondita in relazione ai suoi effetti sul computo degli oneri concessori. Va dunque dato rilievo al riguardo, come criterio trasversale immanente, all'avvenuto incremento del carico urbanistico, insito nel passaggio da una categoria ad altra, non omogenea.
L’ALLESTIMENTO DEL CENTRO DI ACCOGLIENZA PER MIGRANTI NON PUO’ AVVENIRE IN CONTRASTO CON LA DISCIPLINA URBANISTICO-EDILIZIA
L'art. 11 del D. Lgs. 18/8/2015, n. 142, non consente cambiamenti di destinazione d'uso non conformi alla disciplina urbanistico-edilizia. Tale norma, laddove prevede che in caso di necessità i migranti possano essere accolti "in strutture temporanee appositamente allestite", non presenta infatti alcun elemento ermeneutico che consenta di ritenere che l'allestimento ivi contemplato possa avvenire in contrasto con la disciplina urbanistico-edilizia di riferimento.
IL MUTAMENTO DI DESTINAZIONE D’USO DA INDUSTRIALE A COMMERCIO ALL’INGROSSO RICHIEDE IL PERMESSO DI COSTRUIRE
Non può dubitarsi che il cambio di destinazione d'uso da industriale a commerciale non possa assentirsi mediante SCIA, ma necessiti tuttora del previo rilascio del permesso di costruire. Ai fini della qualificazione come commerciale dell'attività svolta a nulla rileva che l'attività abbia ad oggetto lo svolgimento di vendita all'ingrosso ovvero al dettaglio: l'attività commerciale si qualifica essenzialmente, anche sotto il profilo giuridico, per la sua funzione di intermediazione nella circolazione dei beni, dovendosi aver riguardo all'attività che sarà oggettivamente svolta nell'immobile, che prevede la cessione di beni mobili al pubblico, con quanto ne consegue, ad esempio, in termini di afflusso di clienti nella zona, sia che gli stessi rappresentino una cerchia più ristretta e qualificata (come nel commercio all'ingrosso) sia che rappresentino una generalità di persone indistinte (commercio al dettaglio).
IL MUTAMENTO DI DESTINAZIONE D’USO CON L’ESECUZIONE DI OPERE DA CANTINA A CIVILE ABITAZIONE RICHIEDE IL RILASCIO DI APPOSITO TITOLO ABILITATIVO
Il mutamento di destinazione mediante l'esecuzione di opere d'uso da cantina a civile abitazione, necessita, a prescindere dalla disciplina urbanistica dell'area di sedime, il rilascio in favore del proprietario dell'immobile dell'apposito titolo abilitativo, in considerazione sia del connesso aumento della superficie residenziale che del contestuale incremento del carico urbanistico rispetto a quello preesistente.
L'astratta ammissibilità del mutamento di destinazione d'uso non implica che, qualora l'intervento sia in deroga allo strumento urbanistico, esso non debba essere valutato e apprezzato in concreto ai sensi dell'art. 14 comma 1 bis del d.P.R. n. 380/2001, e ciò in relazione alla chiara previsione della stessa disposizione, oltre che di quella dell'art. 5 comma 13 lettera a) del d.l. n. 70/2011 -che richiama appunto l'art. 14. In altri termini l'astratta predeterminazione legislativa di un nesso di complementarietà tra categorie funzionali non può considerarsi elemento idoneo ad escludere che in relazione alla deroga alle previsioni degli strumenti urbanistici non debba essere valutata in concreto -da parte dell'organo consiliare, titolare del potere di pianificazione urbanistica-, la compatibilità con l'interesse pubblico dell'intervento edilizio.
Il cambio di destinazione d'uso da cantina-garage a civile abitazione, in quanto comporta il passaggio da una categoria urbanistica ad un'altra, rientra tra gli interventi edilizi per i quali è necessario il rilascio del permesso di costruire.