Source: https://www.iusexplorer.it/Dejure/Sentenze?idDocMaster=2461631&idDataBanks=2&idUnitaDoc=0&nVigUnitaDoc=1&pagina=1&NavId=1918226483&IsCorr=False
Timestamp: 2017-09-26 10:50:31+00:00
Document Index: 15413256

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 335', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 5', 'art. 1', 'art. 45']

1. - Bruno Merlotto ed Anna Maria Modolo, in proprio e quali rappresentanti legali della figlia minore Nives, convenivano in giudizio il dott. Giuseppe Meli, il prof. Giorgio Suppi e l'Unità sanitaria locale n. 10 di Treviso e, con la citazione a comparire davanti al tribunale di quella città, notificata il 21, 23 e 28.9.1983, proponevano una domanda di risarcimento del danno.
Gli attori esponevano che il 3.11.1979 Anna Maria Modolo aveva dato alla luce presso l'ospedale generale regionale "S. Maria dei Battuti" di Treviso la figlia Nives. Il parto era stato seguito dal dott. Meli. Per la sua negligenza ed imperizia, la neonata aveva subito gravissime lesioni. 2. - Giuseppe Meli si costituiva in giudizio e resisteva all'accoglimento della domanda; così anche Giorgio Suppi, primario del reparto, e la U.S.L. n. 10. 3. - Il tribunale di Treviso, disposta un'indagine tecnica, rigettava la domanda. 4. - La decisione veniva impugnata dagli attori e la corte d'appello di Venezia, richiesti chiarimenti al consulente tecnico nominato dal primo giudice, con sentenza del 21.2.1995, accoglieva in parte l'impugnazione.
La corte d'appello, più specificamente, rigettava la domanda proposta contro Giorgio Suppi e quelle proposte in proprio da Bruno Merlotto ed Anna Maria Modolo, mentre accoglieva la domanda proposta da costoro in rappresentanza della figlia Nives e condannava Giuseppe Meli e l'U.S.L. n. 10, in solido tra loro, a risarcire il danno, che liquidava in 400 milioni di lire, con gli interessi legali dalla data della nascita.
5. - La corte d'appello ha accertato che nel corso del parto, la neonata aveva riportato la frattura dell'omero destro e lesioni del plesso brachiale di sinistra: ne era derivata un'invalidità permanente, per la menomazione dell'arto superiore sinistro e la perdita funzionale della...
1. - I ricorsi principali ed incidentali proposti da Giuseppe Meli e dalla U.L.S.S. n. 9 della Regione Veneto hanno dato luogo a distinti procedimenti, che debbono essere riuniti perché sono relativi ad impugnazioni proposte contro la stessa sentenza (art. 335 cod. proc. civ.).
2.1. - I ricorsi proposti dalla U.L.S.S. n. 9 della Regione Veneto debbono essere dichiarati inammissibili, perché la U.L.S.S. non era legittimata ad impugnare la sentenza.
2.2.1. - Il D. Lgs. 30 dicembre 1992, n. 502, attuando la delegazione contenuta nell'art. 1 della L. 23 ottobre 1992, n. 421, ha configurato le unità sanitarie locali come aziende infraregionali con personalità giuridica ed ha dettato norme per la definizione dei rapporti facenti capo alle preesistenti unità sanitarie locali.
L'art. 3.5. lett. c) del decreto legislativo n. 502 ha rimesso alla legislazione regionale di stabilire <i criteri per la definizione dei rapporti attivi e passivi facenti capo alle preesistenti unità sanitarie locali e unità socio sanitarie locali>, mentre l'art. 5.1. dello stesso decreto ha trasferito al patrimonio delle aziende di nuova istituzione i beni mobili ed immobili facenti parte del patrimonio dei comuni con vincolo di destinazione alle unità sanitarie locali, per questa parte attuando il principio dettato alla lett. p) dell'art. 1.1. della legge n. 421.
2.2.2. - La Regione Veneto, con la legge 14 settembre 1994, n. 55, entrata in vigore il 25.12.1994, ha stabilito, all'art. 45.5., che <Tutti i rapporti di debito, di credito ed il fondo cassa, risultanti alla chiusura dell'esercizio finanziario 1994, facenti capo alle Unità socio sanitarie poste in liquidazione, sono trasferiti alla Unità locale socio sanitaria e all'Azienda ospedaliera di nuova costituzione, nel cui ambito territoriale è...