Source: http://www.bankpedia.org/index.php/it/101-italian/f/20193-fondo-comune-d-investimento-di-diritto-italiano
Timestamp: 2019-11-15 22:41:02+00:00
Document Index: 19769532

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 1', 'art. 32', 'art. 2359', 'art.2342', 'art. 14']

FONDO COMUNE D'INVESTIMENTO DI DIRITTO ITALIANO
1. È il patrimonio autonomo, suddiviso in quote, di pertinenza di una pluralità di partecipanti, gestito in monte, cioè gestito non in maniera individuale (art. 1 TUF). I fondi comuni d’investimento sono disciplinati dal TUF, che ha abrogato il precedente sistema normativo costituito da: l. 23.3.1983 n. 77 (con l’eccezione degli artt. 9 e 10, contenenti disposizioni tributarie) per i fondi comuni d’investimento mobiliare aperti; la l. 14.8.1993 n. 344 per i fondi comuni d’investimento mobiliare chiusi; la l. 25.1.1994 n. 86 per i fondi comuni d’investimento immobiliare chiusi. L’attuale nozione di fondo comune d'investimento – applicabile sia ai fondi mobiliari che a quelli immobiliari – è contenuta nell’art. 1, comma 1, lettera j) del Testo unico della finanza (TUF), come modificato dall’art. 32, comma 1, del D.L. n. 78/2010. Alla luce della formulazione, per “fondo comune d'investimento”, si intende “il patrimonio autonomo raccolto, mediante una o più emissioni di quote, tra una pluralità di investitori con la finalità di investire lo stesso sulla base di una predeterminata politica di investimento; suddiviso in quote di pertinenza di una pluralità di partecipanti; gestito in monte, nell’interesse dei partecipanti e in autonomia dai medesimi”. In materia si è inoltre fatto ampio ricorso alla delegificazione allo scopo di raggiungere una maggiore semplificazione e flessibilità rispetto al mercato. Così è riservato un ampio spazio alla regolamentazione da parte del Tesoro, della Banca d’Italia, e della Consob. Dal 1 dicembre 2014 i fondi comuni d'investimento possono richiedere l’ammissione alla negoziazione a piazza Affari. Nello specifico, possono richiedere l’ammissione i fondi e le SICAV di OICR aperti conformi alla direttiva 2009/65/CE (c.d. UCITS).
2. Il Ministero dell’economia e delle finanze determina i criteri generali cui devono uniformarsi i fondi comuni d’investimento con riguardo: all’oggetto dell’investimento; alle categorie di investitori cui è destinata l’offerta delle quote; alle modalità di partecipazione ai fondi aperti e chiusi, con particolare riferimento alla frequenza di emissione e rimborso delle quote, all’eventuale ammontare minimo delle sottoscrizioni e alle procedure da seguire; all’eventuale durata minima e massima; alle ipotesi nelle quali deve adottarsi la forma del fondo chiuso; ai casi in cui è possibile derogare alle norme prudenziali di contenimento e di frazionamento del rischio stabilite dalla Banca d’Italia; alle scritture contabili, il rendiconto e i prospetti periodici che le società di gestione del risparmio redigono, in aggiunta a quanto prescritto per le imprese commerciali, oltre che gli obblighi di pubblicità del rendiconto e dei prospetti periodici; alle ipotesi nelle quali la società di gestione del risparmio deve chiedere l’ammissione alla negoziazione in un mercato regolamentato dei certificati rappresentativi delle quote dei fondi; i requisiti e i compensi degli esperti indipendenti. La Banca d’Italia ha competenza in materia di: determinazione dei criteri generali di redazione del regolamento del fondo comune d’investimento e del suo contenuto minimo; di procedure di fusione tra fondi comuni d’investimento; di operatività all’estero delle società di gestione del risparmio; di offerta in Italia di quote di fondi comuni d’investimento armonizzati e non armonizzati; di condizioni e procedure per il rilascio dell’autorizzazione per l’offerta in Italia di quote di fondi comuni non rientranti nel campo di applicazione delle direttive sugli OICVM; di autorizzazione delle società di gestione del risparmio; di determinazione delle condizioni per l’assunzione dell’incarico di banca depositaria e di modalità di subdeposito dei beni del fondo. La Consob è invece tenuta ad individuazione le informazioni da fornire al pubblico nell’ambito della commercializzazione delle quote.
3. La struttura organizzativa del fondo comune d’investimento richiede la presenza di tre soggetti: l’insieme dei partecipanti, una società di gestione del risparmio (SGR) e di una banca depositaria del patrimonio del fondo. Sull’attività svolta da questi soggetti è previsto il controllo della Banca d’Italia e della Consob. La SGR promuove, istituisce, organizza e gestisce il patrimonio dei fondi comuni d’investimento ed amministra i rapporti con i partecipanti. Il fondo comune d’investimento peraltro può essere gestito da una SGR diversa da quella che lo ha istituito, in tal caso le SGR interessate stipulano un’apposita convenzione. I capitali versati dai partecipanti formano un patrimonio autonomo sul quale la SGR esercite le funzioni di amministrazione e la banca depositaria quelle di custodia dei titoli e di controllo sull’attività svolta dalla SGR. Le quote di partecipazione ai fondi comuni, tutte di eguale valore e con eguali diritti, sono rappresentate dai certificati nominativi o al portatore, a scelta dell’investitore. La Banca d’Italia può stabilire, sentita la Consob, in via generale le caratteristiche dei certificati e il valore nominale unitario iniziale delle quote. Nell’esercizio delle rispettive funzioni, la società promotrice, il gestore e la banca depositaria agiscono in modo indipendente e nell’interesse dei partecipanti al fondo; esse, tuttavia assumono solidalmente verso i partecipanti al fondo gli obblighi e le responsabilità del mandatario. Ciascun fondo comune d’investimento, o ciascun comparto di uno stesso fondo, costituisce patrimonio autonomo; deve individuare le dipendenze presso le quali sono espletate le funzioni di emissione e consegna dei certificati e di rimborso delle quote di partecipazione; deve definire una procedura di sostituzione nell’incarico della banca onde evitare soluzione di continuità nello svolgimento dei compiti ad essa attribuiti dalla legge.
4. Il d.m. Tesoro 24.5.1999 definisce le regole per determinare i criteri generali cui devono essere uniformati i fondi comuni e ne individua le tipologie. Il fondo aperto, cioè a capitale variabile, è la forma più diffusa. È caratterizzato dalla libertà di emettere ulteriori quote rappresentative del patrimonio e dall’obbligo di riscattarle in qualsiasi momento su richiesta dei possessori secondo le modalità previste dalle regole di funzionamento del fondo. In tale fondo il capitale può variare continuamente in relazione agli acquisti ed alle vendite realizzate sul mercato ad opera dei gestori del fondo e all’andamento del saldo netto tra nuova raccolta e riscatti richiesti dai partecipanti. Il fondo è suddiviso in quote di partecipazione il cui prezzo unitario si determina dal rapporto tra il totale delle attività nette del fondo ed il numero delle quote in circolazione. I fondi aperti investono il loro patrimonio in: strumenti finanziari quotati e non quotati; depositi bancari. Il patrimonio del fondo non può essere utilizzato per: a) acquistare metalli o pietre preziose o certificati rappresentativi dei medesimi; b) concedere prestiti o garanzie sotto qualsiasi forma; c) effettuare operazioni allo scoperto su strumenti finanziari, salvo quanto eventualmente stabilito dalla Banca d’Italia; d) investire in azioni emesse dalla SGR che gestisce il fondo e dalla società promotrice, se diversa dal gestore.
5. Il fondo chiuso è caratterizzato da un ammontare di capitale da sottoscrivere ed un numero di quote prestabilito al momento della sua costituzione e dal diritto al rimborso delle quote che è riconosciuto ai partecipanti solo a scadenze predeterminate. Sono obbligatoriamente istituiti in forma chiusa i fondi che investono in: beni immobili e diritti reali immobiliari; crediti e titoli rappresentativi di crediti; strumenti finanziari non quotati diversi dagli OICR aperti in misura superiore al 10% del patrimonio; altri beni diversi dagli strumenti finanziari e dai depositi bancari, per i quali esiste un mercato e che abbiano un valore determinabile con certezza con una periodicità almeno semestrale. Il patrimonio del fondo non può essere investito in beni direttamente o indirettamente ceduti da un socio, amministratore, direttore generale o sindaco della SGR, o da una società del gruppo, né tali beni possono essere direttamente o indirettamente ceduti ai medesimi soggetti.
6. Il fondo chiuso con apporto pubblico per il quale, in alternativa alle modalità operative previste in generale per i fondi chiusi, le quote del fondo possono essere sottoscritte, entro un anno dalla sua costituzione, con apporto di beni immobili o di diritti reali su immobili, qualora l’apporto sia costituito per oltre il 51% da beni e diritti apportati esclusivamente dallo Stato, da enti previdenziali pubblici, da regioni, da enti locali e loro consorzi, oltre che da società interamente possedute, anche indirettamente, dagli stessi soggetti. La SGR non deve essere controllata, ai sensi dell’art. 2359 c.c., neanche indirettamente, da alcuno dei soggetti che procedono all’apporto. Tuttavia nell’individuazione del soggetto controllante non si tiene conto delle partecipazioni detenute dal ministero del Tesoro. Il regolamento del fondo deve prevedere l’obbligo, per i soggetti che effettuano conferimenti in natura, di integrare gli stessi con un apporto in denaro non inferiore al 5% del valore del fondo. Detto obbligo non sussiste qualora partecipino al fondo, esclusivamente con apporti in denaro, anche soggetti diversi da quelli che hanno effettuato apporti in natura e purché il relativo apporto in denaro non sia inferiore al 10% del valore del fondo. La liquidità derivata dagli apporti in denaro non può essere utilizzata per l’acquisto di beni immobili o diritti reali immobiliari. Fanno eccezione gli acquisti di beni immobili e diritti reali immobiliari strettamente necessari a integrare i progetti di utilizzo di beni e diritti apportati a condizione che detti acquisti comportino un investimento non superiore al 30% dell’apporto complessivo in denaro. Gli immobili apportati al fondo sono sottoposti alle procedure di stima, redatta e depositata con le modalità di cui all’art.2342 c.c., predisposte semestrale da parte di un collegio di almeno tre esperti indipendenti. Gli esperti indipendenti, persone fisiche o persone giuridiche scelte dalla SGR, devono prestare idonea garanzia bancaria o assicurativa almeno per un importo complessivo pari al 20% del valore attribuito ai beni immobili oggetto della valutazione. L’incarico ha durata triennale ed è rinnovabile una sola volta. L’offerta al pubblico deve essere corredata dalla relazione degli esperti indipendenti, concludersi entro 18 mesi dalla data dell’ultimo apporto in natura oltre che comportare un collocamento di quote per un numero non inferiore al 60% del loro numero originario presso investitori diversi dai soggetti conferenti.Gli interessati all’acquisto delle quote offerte sono tenuti a fornire alla SGR, su richiesta della medesima, garanzie per il buon esito dell’impegno di sottoscrizione assunto. Entro 6 mesi dalla consegna delle quote agli acquirenti, la SGR richiede alla Consob l’ammissione dei relativi certificati alla negoziazione in un mercato regolamentato, salvo il caso in cui le quote siano destinate esclusivamente a investitori qualificati. Qualora, decorso il termine di 18 mesi dalla data dell’ultimo apporto in natura, risulti collocato un numero di quote inferiore al 60%, la SGR deve: dichiarare il mancato raggiungimento dell’obiettivo minimo di collocamento; dichiarare decadute le prenotazioni ricevute per l’acquisto delle quote; deliberare la liquidazione del fondo, che viene effettuata da un commissario nominato dal ministro del Tesoro. I progetti di utilizzo degli immobili e dei diritti apportati di importo complessivo superiore a 2 miliardi di lire, risultanti dalla relazione degli esperti indipendenti, sono sottoposti all’approvazione della conferenza dei servizi di cui all’art. 14, l. 7.8.1990 n. 241.
7. Il Ministero dell’economia e delle finanze può emettere titoli speciali che prevedono diritti di conversione in quote dei fondi con apporti di beni immobili. Le somme incassate dal collocamento dei titoli speciali o dalla cessione delle quote oltre che dai proventi distribuiti dai fondi a fronte di quote di pertinenza dello Stato, affluiscono al fondo per l’ammortamento dei titoli di Stato. Parimenti gli enti locali territoriali sono autorizzati, fino alla concorrenza del valore dei beni conferiti, a emettere prestiti obbligazionari convertibili in quote di fondi; le somme incassate, in questo caso, verranno utilizzate per il finanziamento di investimenti o per la riduzione dell’indebitamento complessivo. Le SGR che istituiscono o gestiscono tali fondi, non riservati a investitori qualificati, sono tenute ad acquisire in proprio una quota almeno pari allo 0,5% del patrimonio di ciascun fondo della specie.
8. I fondi speculativi, noti anche come hedge funds, possono essere istituiti, sia in forma chiusa sia in forma aperta, in deroga alle norme prudenziali di contenimento e frazionamento del rischio stabilite dalla Banca d’Italia con regolamento del 20.9.1999. Tali fondi hanno uno schema strutturale atipico disciplinato esclusivamente da regole negoziali e senza predefiniti vincoli in materia di oggetto dell’investimento. Il numero dei soggetti che partecipano a ciascun fondo non può superare le 100 unità. L’ammontare minimo di ciascuna sottoscrizione non può essere inferiore a 1 milione di euro. Le quote non possono essere oggetto di sollecitazione all’investimento. Il regolamento del fondo deve indicare la rischiosità dell’investimento e la circostanza che esso avviene in deroga ai divieti e alle norme prudenziali di contenimento e frazionamento del rischio stabilite dalla Banca d’Italia oltre che i beni oggetto dell’investimento e le modalità di partecipazione con riferimento all’adesione dei partecipanti e al rimborso delle quote. In considerazione degli effetti che i fondi speculativi possono avere sulla stabilità della SGR, questi possono essere istituiti o gestiti solo da SGR che abbiano oggetto esclusivo l’istituzione o la gestione di fondi speculativi.
9. I fondi riservati possono essere sia aperti che chiusi e sono destinati a investitori qualificati. Sono considerati operatori qualificati: a) le imprese di investimento, le banche, gli agenti di cambio, le SGR, le SICAV, i fondi pensione, le imprese di assicurazione, le società finanziarie capogruppo di gruppi bancari e i soggetti iscritti negli elenchi previsti dagli artt. 106, 107 e 113 TUBC; b) i soggetti esteri autorizzati a svolgere, in forza della normativa in vigore nel proprio Paese di origine, le medesime attività svolte dai soggetti di cui al precedente punto; c) le fondazioni bancarie; d) le persone fisiche e giuridiche e gli altri enti in possesso di specifica competenza ed esperienza in operazioni in strumenti finanziari espressamente dichiarata per iscritto dalla persona fisica o dal legale rappresentante della persona giuridica o dell’ente. Nel regolamento del fondo devono essere indicati i beni oggetto dell’investimento che possono essere: strumenti finanziari quotati e non quotati in un mercato regolamentato; depositi bancari di denaro; beni immobili e diritti reali immobiliari; crediti e titoli rappresentativi di crediti; altri beni per i quali esiste un mercato e che abbiano un valore determinabile con certezza con una periodicità almeno semestrale. Il regolamento, inoltre, può fissare norme prudenziali diverse da quelle stabilite in via generale dalle norme prudenziali di contenimento e frazionamento del rischio emanate dalla Banca d’Italia.