Source: http://www.giurcost.org/decisioni/2003/0354o-03.html
Timestamp: 2018-01-17 09:08:17+00:00
Document Index: 43422831

Matched Legal Cases: ['art. 25', 'art. 9', 'art. 5', 'art. 25', 'art. 9', 'art. 5']

Consulta Online - Ordinanza n. 354/2003
Ritenuto che il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Palmi ha sollevato, in riferimento all’art. 25, secondo comma, della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell’art. 9 della legge 27 dicembre 1956, n. 1423 (Misure di prevenzione nei confronti delle persone pericolose per la sicurezza e per la pubblica moralità), in relazione all’art. 5, secondo comma, della medesima legge, nella parte in cui "sanziona la condotta di chi abbia violato la prescrizione della misura di prevenzione di "non dare ragione di sospetti"";
che tale profilo – in forza del quale la richiesta di archiviazione non potrebbe essere accolta e che, perciò, rende la questione concretamente rilevante nel procedimento a quo – pone la normativa coinvolta in contrasto con l’art. 25, secondo comma, della Costituzione, considerato che il principio di determinatezza e tassatività in materia penale risulterebbe violato "da una indicazione comportamentale tanto vaga e priva di connotazioni fattuali precise": indicazione delineata non già attraverso elementi materiali riconducibili all’agente, ma attraverso i possibili effetti "meramente psicologici ("sospetti")" generati dalla condotta di esso "in soggetto (l’osservatore) estraneo al destinatario del precetto penale";
Considerato che il giudice a quo - pur in presenza di una richiesta di archiviazione – prospetta la astratta riconducibilità della condotta, serbata da una persona sottoposta alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale, sotto lo schema della violazione della prescrizione di "non dare ragione di sospetti", imposta "in ogni caso" a qualsiasi prevenuto; e desume da ciò il corollario della automatica applicabilità delle sanzioni previste dall’art. 9 della legge n. 1423 del 1956 nei confronti di chi, appunto, contravvenga "gli obblighi" inerenti alla sorveglianza speciale: donde la censura di evidente indeterminatezza della ipotizzata "fattispecie" penale;
che, peraltro, è agevole osservare come la rassegna delle "prescrizioni" che il tribunale determina nei confronti del prevenuto a norma dell’art. 5 della legge n. 1423 del 1956, preveda - accanto a specifiche e qualificate condotte che configurano altrettanti e ben precisi "obblighi", tutti puntualmente circoscritti nominatim dalla previsione di legge, la quale evidentemente assume, in parte qua, valore precettivo - alcune prescrizioni di "genere"; queste ultime, riconducibili al paradigma dell’honeste vivere, sono anch’esse funzionali alla ratio essendi della sorveglianza speciale, ma non sono certo qualificabili alla stregua di specifici "obblighi" penalmente sanzionati: paradigma, quello accennato, al quale è certamente possibile ricondurre anche la prescrizione di "non dare ragione di sospetti", rappresentando essa null’altro che la proiezione esteriore del comportamento di chi osservi, appunto, il più generale precetto, costituzionalmente imposto a chiunque, di "vivere onestamente";
che, di conseguenza, non risultando il profilo evocato pertinente al caso di specie, la questione sollevata finisce per essere priva di rilevanza agli effetti delle determinazioni che il giudice a quo è chiamato ad adottare, altra essendo la "prescrizione" della cui applicazione in concreto si tratta (quella, appunto, dell’essersi o meno il prevenuto associato abitualmente alle persone che hanno subito condanne e sono sottoposte a misure di prevenzione o di sicurezza);