Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-7570-del-23-03-2017
Timestamp: 2020-06-07 06:50:52+00:00
Document Index: 47045673

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 360', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 29', 'art. 3', 'art. 13', 'art. 1', 'art. 13', 'art. 1']

Sentenza Cassazione Civile n. 7570 del 23/03/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7570 del 23/03/2017
Cassazione civile, sez. VI, 23/03/2017, (ud. 25/01/2017, dep.23/03/2017), n. 7570
sul ricorso 8776/2015 proposto da:
della SOCIETA’ DI CARTOLARIZZAZIONE DEI CREDITI INPS (SCCI) S.P.A,
E.A.M., elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA
avverso la sentenza n. 1379/2013 del TRIBUNALE di FIRENZE, depositata
il 13/12/2013;
25/01/2017 dal Consigliere Dott. GIULIO FIRNANDES.
che il Tribunale di Firenze in funzione di giudice del lavoro, con sentenza del 13 dicembre 2013, accoglieva la domanda proposta da E.A.M. nei confronti dell’INPS ed intesa all’accertamento della non debenza alla Gestione Commercianti dell’istituto dei contributi asseritamente da lei dovuti in qualità di socia accomandataria della società “Nuovi Talenti s.a.s. di E.A.M.” nonchè due diverse opposizioni ad avviso di addebito sempre afferenti i predetti contributi pure dalla predetta proposte contro l’istituto; il Tribunale osservava che la Nuova Talenti s.a.s. non esercitava un’attività commerciale essendosi limitata a gestire un immobile riscuotendone il canone di locazione e che, quindi, l’attività svolta dalla E., quale socia accomandataria, necessariamente non poteva avere un minimo di consistenza e di abitualità come attività commerciale;
che per la cassazione della sentenza del Tribunale propone ricorso l’istituto, in proprio e nella qualità di procuratore speciale della SCCI s.p.a., affidato ad un unico motivo cui resiste con controricorso la E.;
che con l’unico motivo del ricorso viene dedotta violazione e/o falsa applicazione della L. 22 luglio 1966, n. 63, art. 1, L. 27 dicembre 1996, n. 662, art. 1, commi 203 e segg., L. 27 novembre 1960, n. 1397, art. 2 e artt. 2291, 2298 e 2697 c.c. (ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3) assumendosi: che, contrariamente a quanto sostenuto nella impugnata sentenza, il socio accomandatario era per ciò stesso, in quanto soggetto abilitato a compiere atti in nome della società, tenuto alla iscrizione nella Gestione Commercianti perchè l’esercizio dell’attività commerciale in modo abituale e prevalente era “in re ipsa”, ossia immediatamente e direttamente correlato all’essere socio con poteri di gestione della società; che l’attività di riscossione di canoni di locazione di immobile, rientrando in quella più ampia di gestione del patrimonio immobiliare, aveva natura commerciale;
che il motivo è infondato in quanto presupposto imprescindibile per l’iscrizione alla gestione commercianti è – per il disposto dalla L. 23 dicembre 1996 n. 662, art. 1comma 203 – la prova dello svolgimento di un’attività commerciale che, nella specie, risulta essere stato escluso con un accertamento in fatto da parte del Tribunale supportato da una motivazione adeguata ed immune dai denunciati vizi; nell’impugnata sentenza, infatti, è stato rilevato che la “Nuova Talenti s.a.s.” di cui la E. era socia accomandataria non svolgeva alcuna attività diretta all’acquisto ed alla gestione di beni immobili limitandosi alla riscossione del canone relativo alla locazione dell’unico immobile di cui era proprietaria;
che, per completezza, è anche il caso di ricordare il principio affermato da questa Corte (Cass. n. 3835 del 26 febbraio 2016) secondo cui ai sensi della L. n. 662 del 1996, art. 1, comma 203, che ha modificato la L. 3 giugno 1975, n. 160, art. 29 e della L. 28 febbraio 1986, n. 45, art. 3, nelle società in accomandita semplice la qualità di socio accomandatario non è sufficiente a far sorgere l’obbligo di iscrizione nella gestione assicurativa degli esercenti attività commerciali, essendo necessaria anche la partecipazione personale al lavoro aziendale, con carattere di abitualità e prevalenza, la cui ricorrenza deve essere provata dall’istituto assicuratore, prova che, nel caso in esame, secondo il Tribunale non è stata fornita essendo emerso che la E. si limitava a riscuotere il canone di locazione dell’unico immobile di cui la società era proprietaria;
che le spese del presente giudizio, seguono la soccombenza, e sono liquidate nella misura di cui al dispositivo con attribuzione all’avv. Maria Teresa Grimaldi per dichiarato anticipo fattone;
che sussistono i presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, previsto dal D.P.R. 30 maggio, art. 13, comma 1 quater, introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17 (legge di stabilità 2013) trovando tale disposizione applicazione ai procedimenti iniziati in data successiva al 30 gennaio 2013, quale quello in esame, avuto riguardo al momento in cui la notifica del ricorso si è perfezionata, con la ricezione dell’atto da parte del destinatario (Sezioni Unite, seni n. 3774 del 18 febbraio 2014); inoltre, il presupposto di insorgenza dell’obbligo del versamento, per il ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, non è collegato alla condanna alle spese, ma al fatto oggettivo del rigetto integrale o della definizione in rito, negativa per l’impugnante, del gravarne (Cass. n. 10306 del 13 maggio 2014).
La Corte, rigetta il ricorso e condanna l’INPS al pagamento delle spese del presente giudizio liquidate in Euro 100,00 per esborsi, Euro 1.500,00 per compensi professionali, oltre rimborso spese forfetario nella misura del 15%, con attribuzione.