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Timestamp: 2019-04-24 22:54:58+00:00
Document Index: 67535451

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 4', 'art.4', 'art. 6', 'sentenza ', 'sentenza ']

Tribunale Amministrativo del Lazio, sezione II-quater, sentenza del 14 marzo – 7 settembre 2012 n. 7619
Il trasferimento del richiedente asilo verso la Grecia in base al regolamento Dublino II per l'esame della richiesta di protezione nel Paese di prima accoglienza va evitato : i recenti sforzi dello Stato greco per adeguare la propria legislazione agli standard europei, pur se importanti, non si sono ancora tradotti in prassi organizzative e decisionali idonee a far ritenere che la Grecia sia allo stato divenuta un Paese sicuro.
sul ricorso numero di registro generale 9340 del 2011, proposto da:
-------, rappresentato e difeso dall'avv. Gaetano Mario Pasqualino, con domicilio eletto presso Mario Angelelli in Roma, v.le Carso, 23;
del provvedimento del Ministero dell’Interno – Unità Dublino – del 23 novembre 2010 di trasferimento del ricorrente in Grecia quale stato competente a decidere sulla richiesta di protezione internazionale.
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 14 giugno 2012 il dott. Stefania Santoleri e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Con il ricorso in epigrafe il ricorrente ha impugnato il provvedimento con il quale l’Unità Dublino aveva disposto il suo trasferimento in Grecia ai sensi del Reg. CE 343/03 per la disamina della sua domanda di protezione internazionale.
In data 4 maggio 2012 l’Avvocatura dello Stato ha depositato la nota dell’Unità Dublino con la quale si chiede la declaratoria di cessazione della materia del contendere in considerazione della sentenza della Grande Camera della Corte Europea dei diritti dell’Uomo del 21/1/11 e della conseguente nota datata del 2 marzo 2011 della Rappresentanza Permanente d’Italia presso il Consiglio d’Europa relativa ai trasferimenti in Grecia.
Non risulta depositato in atti il provvedimento di annullamento in autotutela dell’atto impugnato, né vi è prova dell’avvenuta disamina della domanda di protezione del ricorrente da parte delle competenti autorità italiane, e neppure risulta a verbale la dichiarazione di cessazione della materia del contendere da parte del difensore del ricorrente.
Come è noto, la declaratoria di cessazione della materia del contendere può disporsi solo ove vi sia stata piena soddisfazione delle pretese avanzate da parte ricorrente in giudizio (cfr., tra le tante, T.A.R. Campania Sez. VII 10/5/2012 n. 2170), e nel caso di specie di ciò non vi è prova in atti.
Non può essere pertanto dichiarata la cessazione della materia del contendere.
Deve essere infatti accolto il terzo motivo di impugnazione con il quale il ricorrente ha dedotto la violazione ed errata applicazione dell’art. 3 comma 2 del Reg. Ce 343/03, nonché il vizio di eccesso di potere per difetto di motivazione e di istruttoria.
L’Amministrazione, nel provvedimento impugnato, si è limitata ad affermare che la Grecia è un paese terzo sicuro e che non si ravvisano particolari motivi che potrebbero indurre l’Italia ad assumere la competenza ai sensi dell’art. 3 c. 2 del regolamento CE 343/2003 (cd. Regolamento Dublino), non tenendo conto della notoria situazione in cui versano i richiedenti protezione internazionale in Grecia.
Risulta al Collegio, che il Commissario del Consiglio d’Europa, dopo aver effettuato visite in Grecia dall’8 al 10 dicembre 2008 e dall’8 al 10 febbraio 2010, e dopo aver regolarmente monitorato la situazione nel paese, - pur apprezzando lo sforzo del governo greco per modificare il sistema di tutela dei rifugiati e porre rimedio alle sue gravi carenze strutturali -, ha osservato che le attuali disposizioni legislative e le prassi seguite in Grecia in materia di asilo non sono conformi alle norme internazionali ed europee in materia di garanzia dei diritti umani, in quanto i richiedenti asilo continuano ad affrontare enormi difficoltà in Grecia per avere accesso alla procedura di domanda di asilo e non godono sempre delle garanzie basilari, quali l’assistenza di un interprete e la consulenza legale. Inoltre, le vie di ricorso di cui dispongono attualmente per contestare il rifiuto della domanda di asilo non possono essere considerate effettive ed i richiedenti asilo trasferiti verso la Grecia rischiano di essere rinviati verso paesi pericolosi per la loro incolumità, mentre le condizioni di accoglienza in Grecia sono lungi dall’essere soddisfacenti.
Risulta quindi al Collegio, che dopo l’udienza dinanzi alla Corte di Strasburgo relativa al caso M.S.S./Belgio e Grecia alcuni Paesi membri abbiano sospeso i trasferimenti in Grecia dei richiedenti asilo applicando la clausola di sovranità.
Alla stregua di quanto sopra esposto, ritiene il Collegio di dover confermare il proprio orientamento giurisprudenziale, dal momento che i recenti sforzi dello Stato greco per adeguare la propria legislazione agli standard europei, pur se importanti, non si sono ancora tradotti in prassi organizzative e decisionali idonee a far ritenere che la Grecia sia allo stato divenuta un Paese sicuro.
Il ricorso deve essere pertanto accolto ed il provvedimento impugnato deve essere quindi annullato, in quanto il mancato ricorso alla clausola di sovranità di cui all’art. 3.2 del Reg. CE 343/03 non appare adeguatamente giustificato tenuto conto di quanto rappresentato da tempo da parte di organismi internazioni quali l’UNCHR e poi rilevato dalla stessa Corte Europea dei Diritti dell’Uomo con la sentenza del 21 gennaio 2011 che – benché adottata in data successiva al provvedimento impugnato – si limita a fotografare una situazione di fatto esistente da molto tempo prima.
Da ultimo la Corte di Giustizia dell’Unione Europea con la sentenza del 21 dicembre 2011 nei procedimenti riuniti C-411/10 e C-493/10, ha chiarito che è contraria al diritto dell'Unione una presunzione assoluta che lo Stato membro individuato come competente dall'applicazione dei criteri del Regolamento Dublino II rispetti i diritti fondamentali dell'Unione. Tale presunzione deve essere relativa, cioè ammettere prova contraria.
Quando gli Stati membri "non possono ignorare che le carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni di accoglienza dei richiedenti asilo [...] costituiscono motivi seri e comprovati di credere che il richiedente corra un rischio reale di subire trattamenti inumani o degradanti ai sensi dell'art. 4 della Carta" dei Diritti Fondamentali dell'Unione europea. In questi casi, gli Stati membri, al fine di rispettare i loro obblighi di tutela dei diritti fondamentali dei richiedenti asilo, sono tenuti a non trasferire un richiedente asilo verso lo Stato membro competente. L'art.4 della Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione europea, infatti, recita: "Nessuno può essere sottoposto a tortura, né a pene o trattamenti inumani o degradanti.", e dopo l'entrata in vigore del Trattato di Lisbona la Carta ha assunto valore vincolante, nonché rango di norma primaria (art. 6 TUE).;
Richiamando la sentenza MSS c. Belgio e Grecia della Corte europea dei diritto dell'uomo (sentenza del 21 gennaio 2011), la Corte di Giustizia dell'Unione europea ha riconosciuto che i report di organizzazioni non governative internazionali e UNHCR, oltre che le relazioni della Commissione europea costituiscono informazioni idonee a permettere agli Stati di valutare il funzionamento del sistema di asilo nello Stato membro competente.
L’orientamento della Sezione trova quindi oggi ulteriore conferma nella pronuncia della Corte di Giustizia UE.
Il ricorso deve essere pertanto accolto, con conseguente annullamento del provvedimento impugnato.