Source: http://www.slideshare.net/GMarazzini/osservazioni-caldiroli-elcon-castellanza26-06-2012
Timestamp: 2016-02-12 08:15:21+00:00
Document Index: 182529677

Matched Legal Cases: ['art. 29', 'art. 29', 'art. 9', 'art. 37', 'art. 4', 'art. 179', 'art. 21', 'art 208', 'art. 6', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 29']

Ambiente - Alberi monumentali nella...
Ambiente - Alberi notevoli della pr...
Determinazione b02442 del_30_aprile...
by ridivita
Freelance Journalist - Social Media Specialist - Trainer
WIRED - Nòva Il Sole 24 ore - Cittadini Reattivi 2 years ago
Centro per la Salute Giulio A. Maccacaro Via Roma 2 21053 Castellanza (VA)Al responsabile del procedimento di VIADIREZIONE GENERALE AMBIENTE, ENERGIA E RETISVILUPPO SOSTENIBILE E VALUTAZIONI AMBIENTALIPiazza Città di Lombardia 120124 MilanoAl responsabile del procedimento di AIADIREZIONE GENERALE TERRITORIO E URBANISTICAVALORIZZAZIONE DEI RIFIUTI E SISTEMI INFORMATIVIAUTORIZZAZIONI E INNOVAZIONE IN MATERIA DI RIFIUTIPiazza Città di Lombardia 120124 Milano 26 giugno 2012Oggetto: Osservazioni allo studio di impatto ambientale e alla domanda di autorizzazioneintegrata del Progetto di “Realizzazione impianto di trattamento chimico di rifiuti liquidi incomune di Castellanza (Va)” (area ex Montedison), ditta Elcon Italy Srl, codice VIA997RL1Il sottoscritto, Marco Caldiroli, nato a Castellanza (VA) il 9.10.1960, a nome proprio e per conto diMedicina Democratica ONLUS e Centro per la Salute Giulio A. Maccacaro, presenta le seguentinote inerenti il contenuto e le valutazioni dello Studio di impatto ambientale (SIA) di cui all’oggettorelativo alla proposta di “Realizzazione impianto di trattamento chimico di rifiuti liquidi in comunedi Castellanza (Va)” con una capacità complessiva (R5) di 175.000 t/a (500 t/g) di rifiuti“prevalentemente liquidi” che la società Elcon Italy Srl intende realizzare.Le presenti note costituiscono osservazioni allo Studio di Impatto Ambientale (SIA) elaborato dallasocietà BP Sec Srl con documento non datato, ai sensi del Dlgs 152/2006 e s.m.i., L.R. 5/2010 eosservazioni alla domanda di autorizzazione integrata ambientale (A.I.A.) ai sensi del Dlgs152/2006.1 Dalla data di presentazione fino ad almeno il 17.05.2012 sul sito web regionale “S.I.L.V.I.A.” il progetto è statoerroneamente indicato (con il numero VIA997RL) allo stesso modo del precedente (VIA996RL) pur trattandosi diimpianto di tutt’altro genere (proponente Risorse Future Srl, discarica per rifiuti contenenti amianto in Cava Manara –PV). Tale errore non ha permesso di conoscere il progetto e la relativa documentazione depositata dalla presentazione(7.05.2012) alla correzione delle indicazioni presenti sul sito web dedicato. Pagina 1 di 74
Per comodità si cercherà di seguire la medesima sequenza espositiva del proponente, accorpandoalcuni temi quando sarà opportuno per completezza e chiarezza, con una premessa relativa alladocumentazione presentata ovvero alla secretazione di parte della documentazione.Premessa : documentazione non disponibile – motivo ostativo e di improcedibilitàDalla domanda presentata emerge che il proponente, ai sensi dell’art. 29 ter comma 2 del Dlgs152/06, che “le informazioni contenute nella Relazione Tecnica, allegata alla presente, sono fornitesotto vincolo di riservatezza” e, unitamente agli allegati 1 e 2 della suddetta relazione “nonpotranno in alcun caso essere diffuse per ragioni di riservatezza industriale, commerciale e ditutela della proprietà intellettuale”.Da quanto verificato e confermato in occasione di accesso alla documentazione depositata edisponibile al pubblico presso il Comune di Castellanza, come pure dall’elenco dei file evidenziatinella domanda (documenti contenuti nell’allegato 1.d ed asteriscati) risultano non disponibili:1) relazione tecnica della domanda di Autorizzazione Integrata Ambientale nella sua interezza;2) files “Elcon Process Block Diagram”, “P & I – GEN 2012 BIO”, “P&I – GEN 2012”.Per quanto concerne files che, dalla denominazione, riguardano dettagli specifici di tipoimpiantistico può essere plausibile la richiesta di riservatezza e di non messa a disposizione delpubblico dei documenti, in quanto vi potrebbero essere dei particolari impiantistici elaborati ad hocper l’impianto in questione e che rappresentano particolari attuazioni dei principi brevettuali diriferimento.Nello SIA (quadro progettuale) si richiamano due brevetti assegnati ed esattamente : - Metodo e sistema di abbattimento dei composti volatili nei rifiuti liquidi, n. 7.455.781 (U.S. Patent); - Trattamento in modo sicuro di un fluido monitorando e riducendo l’esplosività di gas vapore, domanda presentata il 27.12.2008 negli USA.La mancata messa a disposizione al pubblico della documentazione di AIA non è in alcun modogiustificata dalla presenza di tali brevetti. Non emerge alcuna giustificazione che possa sottoporre ariservatezza l’intera relazione di AIA.Il Dlgs 152/06 afferma chiaramente che (art. 29 quater comma 2 e 3) che “l’autorità competenteindividua gli uffici presso i quali sono depositati i documenti e gli atti inerenti il procedimento, alfine della consultazione del pubblico”, a tal fine “… il gestore provvede … alla pubblicazione … diun annuncio contenente l’indicazione della localizzazione dell’impianto e del proprio nominativo,nonchè gli uffici individuati ai sensi del comma 2 ove è possibile prendere visione degli atti etrasmettere le osservazioni”.Nel caso specifico, il gestore ha comunicato nell’avviso al pubblico su Il Giorno del 7.05.2012 che“presso la Regione Lombardia, la Provincia di Varese, il Comune di Castellanza e ARPADipartimento di Varese è depositata altresì la documentazione tecnica e gli atti inerenti ilprocedimento di rilascio dell’Autorizzazione Integrata Ambientale… “.In realtà la documentazione riguardante la AIA non è stata resa disponibile presso il Comunedi Castellanza per effetto del vincolo di riservatezza posto dal gestore in contrasto con lerichiamate disposizioni normative. Pagina 2 di 74
Paradossalmente, nel caso in cui l’impianto fosse sottoposto esclusivamente ad AIA e non anche aVIA il gestore non avrebbe reso disponibile nessuna documentazione e ciò palesementecontravviene al diritto degli interessati a consultare la documentazione per poter formulareosservazioni.E’ vero che la norma citata afferma che la domanda di AIA “deve contenere …. l’indicazione delleinformazioni che ad avviso del gestore non devono essere diffuse per ragioni di riservatezzaindustriale, commerciale o personale, di tutela della proprietà intellettuale …” ma risulta pacificoche tale riservatezza non può estendersi alle informazioni progettuali nella loro interezza ma aspecifici aspetti connessi (e coerenti) con le motivazioni di riservatezza addotte.Si ritiene inoltre applicabile l’art. 9 comma 4 del DLgs 152/06 ovvero che l’autoritàcompetente (la Regione Lombardia) “verificate le ragioni del proponente, accoglie o respingemotivatamente la richiesta soppesando l’interesse alla riservatezza con l’interesse pubblicoall’accesso alle informazioni”. Presso il Comune di Castellanza non risulta alcun atto regionale conil quale è stata accolta la richiesta di riservatezza del proponente inerenti la relazione tecnica diAIA.L’effetto combinato della “semplificazione” procedurale – integrazione tra la procedura di VIA eautorizzativa – e la non pubblicizzazione del progetto definitivo sottoposto a VIA (corrispondente,nel caso in esame, alla relazione di AIA) è tale che la carenza documentale che si determina non havalenza solo sulla procedura autorizzativa ma anche sulla procedura di VIA. Nell’impedire ladisponibilità del pubblico dell’intera relazione progettuale il proponente nega l’accesso ad aspettiimportanti dello SIA ovvero a individuare le motivazioni di scelte del proponente nonché di dettagliper valutare la coerenza delle modalità di valutazione degli impatti svolte dagli estensori dello SIA.Si richiede pertanto di rendere disponibili anche la relazione tecnica di AIA (eccezion fatta dispecifiche parti su cui vi sono effettivi motivi di riservatezza previa esplicita deliberazionedell’ente procedente).Per quanto sopra si richiede di sospendere il presente procedimento fino al deposito pubblicodella suddetta documentazione, riattivando la procedura di VIA a partire dal deposito delladocumentazione integrale, ridefinendo una nuova data per l’inizio dell’istruttoria rendendopubblica la nuova data di riferimento per il periodo di presentazione delle osservazioni.L’esclusione della relazione progettuale è comunque anche in contrasto con le norme autorizzativee non solo di VIA. Gli aspetti (l’intera relazione) sottratti alla disponibilità riguardano anche aspettitecnologici da considerare ai fini della verifica della applicazione delle BAT/MTD, la loroindisponibilità al pubblico è in contrasto sia con le norme specifiche in materia di VIA/AIA che conla Convenzione di Ahrus del 25.06.1998 sulla partecipazione del pubblico e sulla giustiziaambientale. Quanto sopra costituisce ulteriore motivo per respingere il progetto ovvero perdefinire non procedibile l’istruttoria allo stato attuale.Da ultimo si segnala che non è stata presentata documentazione inerente la iscrizione delproponente all’Albo dei Gestori ambientali, pertanto non è possibile conoscere se, allo stato, lasocietà Elcon Italy Srl ha i requisiti previsti dalla normativa vigente per esercire l’attività digestione rifiuti. Pagina 3 di 74
QUADRO DI RIFERIMENTO PROGRAMMATICOScelta localizzativa e domanda che l’impianto dovrebbe soddisfareIn merito alla scelta localizzativa, il proponente, evidenzia che “L’ubicazione individuata per ilnuovo impianto è baricentrica rispetto alle due uscite autostradali di Castellanza e Busto Arsiziodella A8 che distano rispettivamente 3,7 km e 5,8 km. La città di Castellanza è inoltre posizionatain modo strategico rispetto alle regioni del Nord Italia,con particolare focus su Lombardia,Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna, che sono state individuate come bacino d’utenzadell’impianto. Un’analisi in tal senso è riportata nel paragrafo seguente.”Più avanti il proponente fa riferimento a un bacino ben più ampio che include tutto il Nord Italia.Definire “strategica” la posizione di Castellanza rispetto al Nord Italia appare perlomeno indefinito,o meglio potrebbe emergere la motivazione specifica nella valutazione delle alternativelocalizzative ma il proponente non presenta alcuna considerazione in merito a tale aspetto.Questo elemento è comunque da evidenziare, in prima battuta, in quanto la proposta è inquadratarispetto aspetti pianificatori – in tema di rifiuti, in primis – su una area ben più ampia dellaprospettiva locale e/o regionale (ma il tema degli impatti e degli aspetti pianificatori invece nonoltrepassa il livello regionale se non per quanto si riassue qui avanti).Lo sforzo del proponente infatti si concentra sulla dimostrazione che, nel nord Italia, vengonoprodotti e sono disponibili rifiuti in quantità sufficiente delle numerose tipologie di rifiuti industrialiche si intendono trattare in sito (500 t/g – 175.000 t/a).Così si esprime l’estensore dello SIA “Per tutto quanto espresso nei paragrafi precedenti, si ritieneche l’impianto di Elcon, da ubicarsi in Castellanza, potrebbe avere un ottimo bacino di utenza dacui reperire i rifiuti di interesse; in particolar modo nelle regioni indicate del nord Italia sonodiffuse aziende produttive che producono le tipologie in oggetto ed i quantitativi annui stimati sonodi notevole entità.”Ovviamente estendendo l’area di riferimento per la domanda che l’impianto ha finalità di soddisfarenon si farà molta fatica a far emergere l’esistenza di una disponibilità di rifiuti, data l’eterogeneitàdegli stessi e l’estensione dell’area di conferimento.Ma questa condizione mostra come fragile la supposta indispensabilità di un tale impianto, data lanon “specializzazione” dello stesso su specifiche tipologie di rifiuti ma, invece, la gammaestremamente varia di quelli che si vogliono trattare .Se un impianto “generalista” (che tratta numerose tipologie di rifiuti miscelandole tra loro) habisogno, per la taglia prevista, di avere come area di conferimento l’intero nord Italia, cade ognispecificità sia della localizzazione che della indispensabilità dell’impianto stesso (anche se,eventualmente, dotato di qualche aspetto innovativo rispetto ad impianti esistenti) quando si va avalutare i gruppi omogenei di rifiuti oggetto della proposta.Nella cosiddetta “ipotesi 3” (rifiuti liquidi dei principali codici CER di interesse Elcon) la quantitàprodotta stimata nel Nord Italia sarebbe pari a 3.500.000 t/a mentre nella ipotesi 1 (tutti i rifiutiliquidi) la stima arriva a 9.000.000 t/a (l’ipotesi 2 è sostanzialmente intermedia).Se si tiene conto che solo una parte dei codici CER individuati è costituito da rifiuti liquidi non vipuò essere dubbio che uno spazio (una quantità sufficiente di rifiuti delle tipologie indicate) vi sia,data l’ampiezza dell’area di conferimento.La modestia del ragionamento del proponente (ragionamento peraltro non dettagliato) è ancora piùevidente quando si presentano i dati della “concorrenza” ovvero indicazioni sulle caratteristichequanti-qualitative del parco impianti esistente. Pagina 4 di 74
Il proponente ripropone alcuni estratti di tabelle contenute nello studio di Fise Assoambiente “Gliimpianti per il trattamento di rifiuti in Italia” del 2009.Infatti la tabella a p. 22 dello SIA corrisponde alla tabella 8 di p. 53 dello studio Fise, quelle di p. 23rispettivamente a quelle di p. 55 e 54 dello studio Fise e la tabella di p. 24 a quella di p. 56,rispettivamente per le tipologie di trattamento o smaltimento considerate (D9, D10, R1, R2, R6,R9).Nonostante si affermi di aver utilizzato anche dati di altra provenienza (ISPRA/APAT) non viene nécitato né utilizzato il report più recente sulla produzione e la gestione dei rifiuti speciali in Italia2 ,tantomeno dati locali (ARPA Lombardia) pur disponibili.E’ evidente la difficoltà di confrontare valori e indicazioni presenti nello studio FISE e riportatinello SIA in esame e quelli presentati nel rapporto ISPRA in quanto il primo documento ha unlivello di dettaglio non elevato.Le estrapolazioni dello studio FISE utilizzate nello SIA – per il testo conosciuto e disponibile – nonmostra dettagli per valutarne compiutamente la completezza e la confrontabilità con i dati ISPRA inparticolare per quanto concerne il parco impianti autorizzato e in esercizio per i rifiuti oggetto diinteresse.Fermo quanto sopra, possiamo però evidenziare alcune incongruenze di massima tra lo studio FISE(al 2008) e il rapporto ISPRA (con dati che si assestano al 2009) riassumendo il tutto nella tabellache segue.Capacità autorizzata/quantità trattata in impianti di trattamento per rifiuti speciali, valutazionistudio Fise al 2008 e dati ISPRA al 2009, Nord Italia Tipo di Fise capacità Fise capacità Ispra quantità Ispra quantitàtrattamento autorizzate rifiuti autorizzate rifiuti trattate in impianti trattate in impianti in pericolosi, 2008, non pericolosi, in esercizio, esercizio, rifiuti non t/a (*) 2008, t/a (*) rifiuti pericolosi, pericolosi, 2009 t/a 2009, t/a (**) (**)R1 33.650 1.593.845 98.051 1.462.581R2 17.957 175.222 205.648 1.037R3 n.c. 124.777 8.005.583R5 n.c. 178.167 29.927.350R6 20.305 51.175 3.616R9 n.c. 4.377 86.437 20.715D10 181.676 75.000 293.662 464.201D8 258.295 149.500 4.129.125D9 2.600 1.266.953 2.231.302 2.777.354D2/D10 184.276D8, D9, 592.725D8, D9, 100D10(*) FISE-Assoambiente, pp. 53-55 (tabelle 8!10)(**) ISPRA, Rapporto Rifiuti Speciali 2011, tabelle 2.2; 2.3, 2.4, 2.5.2 ISPRA, Rapporto Rifiuti Speciali, Edizione 2011. Pagina 5 di 74
In particolare, nel caso del trattamento individuato per l’impianto proposto (D9, trattamentochimico-fisico) anche togliendo la quota connessa con il trattamento chimico-fisico di rifiutipericolosi provenienti dallo smaltimento degli autoveicoli (pari a 603.944 t nel 2009 per il NordItalia) e considerando la quota parte (non specificata) di questa categoria di trattamento comunecon altre attività (ultime tre righe della prima colonna) appare evidente che la quantità di rifiutieffettivamente trattati nel 2009 con questo sistema è oltre il doppio di quella censita da FISE intermini di quantità autorizzate al 2008.Peraltro appare particolarmente sottostimata la quota di impianti autorizzati D9 che FISE ha censitoper i rifiuti pericolosi.Non perita in queste note ricercare i motivi di tali differenze tra le due fonti, la fonte ufficiale(ISPRA) in ogni caso mette a disposizioni dati ben differenti da quelli di FISE ripresi dalproponente.Il proponente sottolinea inoltre la parte relativa alla capacità impiantistica dedicata ai rifiutipericolosi non avvedendosi di quanto dichiara FISE nel suo rapporto (p. 35): “Per quanto riguardail trattamento dei rifiuti pericolosi (9,6 Mton prodotti in Italia, di cui circa 5,2 al Nord, 0,9 alCentro e 3,5 al Sud), risultano 21 discariche autorizzate per il loro smaltimento con una capacitàresidua accertata pari a 3,4 Mton, ovvero una capacità residua complessiva pari a 3,79 Mton.Gli impianti che effettuano il recupero solo di rifiuti pericolosi sono 81 con una capacitàautorizzata di recupero annuo pari a 0,7 Mton.Il quadro così delineato indicherebbe una condizione piuttosto critica per il trattamento dei rifiutipericolosi in Italia, se non vi fossero altri 136 impianti di smaltimento autorizzati a trattare rifiutipericolosi e non pericolosi, con una capacità complessiva operativa pari a 4,9 Mton, e altri 439impianti di recupero (fra cui 19 termovalorizzatori, con capacità di circa 1,8 Mton) autorizzati atrattare sia rifiuti pericolosi sia non pericolosi, con una capacità complessiva di trattamentoautorizzata pari a 12,5 Mton.” … a fronte di una produzione di rifiuti speciali pericolosi in Italia,sempre secondo FISE, pari a 9.604.142 tonnellate nel 2008 (secondo ISPRA la quantità prodotta erainvece di 11.291.255 t diminuite nel 2009 a 10.314.642 t).In altri termini lo studio FISE ha censito solo una parte della realtà impiantistica di trattamento, permeglio dire, come indicato nello stesso documento, si tratta dei “risultati emersi sulla base dellaverifica delle autorizzazioni disponibili in ambito nazionale all’inizio del 2008” (evidentemente la“disponibilità” era parziale …).Vi è anche un altro elemento di interesse che emerge dalla analisi del ragionamento presentato dalproponente per motivare l’impianto sotto il profilo quali-quantitativo : “… si precisa che gliimpianti riportati (nello studio FISE, ndr) non sono dedicati al trattamento dei soli rifiuti diinteresse Elcon e questo rende la potenziale carenza di impianti ancora più significativa.Un’ulteriore nota riguarda gli impianti con capacità annua autorizzata maggiore, di circa 2,2Mton, che effettuano o trattamento biologico (D8) o chimico fisico (D9) o entrambi, di rifiuti liquidie fanghi.La capacità di trattamento autorizzata è elevata, ma in generale questi impianti ricevono rifiutisolo aventi specifiche e puntuali caratteristiche fisico-chimiche e quindi il quantitativo e letipologie di rifiuti conferibili risultano essere limitati.”Il proponente presenta l’impianto come un impianto “aspecifico”, in grado di trattare con imedesimi risultati rifiuti aventi caratteristiche fisico-chimiche anche molto distanti.Questa annotazione fa emergere anche la alternativa puntuale all’impianto proposto ovvero laconcreta possibilità di trattamenti “personalizzati” per tipologia di rifiuto, all’interno o nellevicinanze degli impianti che li producono, senza movimentare grandi quantità di rifiuti per distanze Pagina 6 di 74
anche considerevoli, data l’area di conferimento prevista e senza necessariamente trattare rifiutieterogenei miscelati tra loro.Da ultimo si rileva (p. 56 dello SIA) la contraddittoria indicazione del proponente rispetto a quantofin qui detto in merito alla area di conferimento, che, a partire da questa parte dello SIA, passa datutto il Nord Italia alla “sola” Lombardia : “Elcon ha progettato la costruzione di un nuovoimpianto per il trattamento di rifiuti, prevalentemente allo stato liquido, provenienti esclusivamenteda aziende site in Lombardia, a Castellanza (VA).” (…)”I rifiuti liquidi entranti proverrannoprincipalmente da sole aziende site in Lombardia e prevalentemente facenti parte del gruppofarmaceutico. La distanza massima che si prevede i mezzi che trasporteranno i rifiuti dovrannopercorrere per raggiungere il sito Elcon sarà di circa 80 km, riducendo in maniera sostanziale ledistanze che attualmente sono costretti a coprire per portare a smaltimento le tipologie di rifiutiche verranno alimentati all’impianto Elcon. Questo comporta innegabili vantaggi dal punto di vistaambientale.” (vantaggi che, nella precedente versione allargata dell’area di conferimento, non eranoritenuti degni di attenzione).Tale scelta viene ribadita subito dopo ove si afferma che “La distanza massima che si prevede imezzi che trasporteranno i rifiuti dovranno percorrere per raggiungere il sito Elcon sarà di circa80 km, riducendo in maniera sostanziale le distanze che attualmente sono costretti a coprire perportare a smaltimento le tipologie di rifiuti che verranno alimentati all’impianto Elcon”.Con quest’ultima dichiarazione si nega la premessa del progetto e, in termini di contenuto delloSIA, si presenta come un cambio di prospettiva che fa emergere importanti contraddizioni inquanto:a) la lunga premessa dedicata a dimostrare la disponibilità di rifiuti dal Nord Italia e la necessità diun impianto del genere per tale area risulta perlomeno da riconsiderare su scala regionale;b) non essendo chiara l’area di conferimento non è possibile qualificare e quantificare in modocorretto tutti gli impatti correlabili come pure gli ambiti di pianificazione da valutare nell’ambitodel quadro programmatico;c) l’area definita in relazione alla “prevalenza” di rifiuti da aziende farmaceutiche oltre a costituireuna ulteriore contraddizione (rispetto all’ampio elenco di rifiuti di cui si chiede l’autorizzazione conaltre numerose filiere) mette in dubbio la efficacia dei trattamenti ove estesi a rifiuti concaratteristiche chimiche ben diverse da quelle di “prevalenza”.L’industria farmaceutica è una parte della industria chimica (codice 24 ISTAT) e, sotto il profilodella codificazione dei rifiuti prodotti, è parte del capitolo 07 “rifiuti dei processi chimici organici”del CER , precisamente i codici appartenenti al sottocapitolo 07.05 “rifiuti della produzione,formulazione, fornitura ed uso di prodotti farmaceutici”.Secondo quanto riportato dal rapporto ISPRA (v. tabella seguente) l’intero capitolo 07, per tutto ilNord Italia, ha prodotto nel 2009, circa 987.000 tonnellate di rifiuti, dai quali occorre estrapolare i“prevalenti” rifiuti farmaceutici. Pagina 7 di 74
Tabella 1.11 – Produzione, per macroarea geografica, dei rifiuti speciali ripartiti per capitolodell’elenco europeo dei rifiuti e macroarea geografica, anno 2009 (p. 31 Rapporto rifiuti speciali -ISPRA 2011)Tenuto conto quanto sopra riportato è opportuno valutare il livello lombardo.Dai dati disponibili (produzione 2009 : ISPRA 20113, ARPA Lombardia4; gestione al 2008, ARPALombardia5) è possibile evidenziare quanto segue.3 ISPRA, Rapporto Rifiuti Speciali 2011, Capitolo 1 e Appendice 3.4 http://ita.arpalombardia.it/ITA/servizi/rifiuti/grsl/estrifiutispec2009.asp5 La Gestione dei rifiuti in Lombardia, IIa parte, I rifiuti speciali dati 2008; ARPA Lombardia, 2011. Pagina 8 di 74
In tema di produzione in Lombardia i rifiuti dal settore chimico (ISTAT 24) sono stati, nel 2009,complessivamente 742.810 t (343.942 t di rifiuti non pericolosi e i restanti 398.868 t come rifiutipericolosi ).6Al capitolo 07 (chimica organica) sono rilevati 546.625 t di rifiuti complessivi generati inLombardia nel 2009 (la maggior parte pericolosi : 422.299 t). 7Tenendo conto che i rifiuti della filiera farmaceutica sono una parte di quelli delle filiere dellachimica organica, la capacità impiantistica di 175.000 t/a (“prevalentemente” di provenienzafarmaceutica) appare, con ogni probabilità, sovradimensionata rispetto alla produzione regionale(anzi rispetto ad una produzione “entro una distanza di 80 km” come dichiara il proponente).Anche sotto il profilo impiantistico esistente – con riferimento al livello regionale – emerge che,contrariamente a quanto riferito dal proponente, nel 2008 (anno in cui si dispone di dati ArpaLombardia distinti rispetto al trattamento biologico)8 la quantità di rifiuti avviati a trattamentochimico-fisico (D9) in Lombardia è stata pari a 1.459.180 t.Si riporta la tabella relativa dalla documentazione disponibile sul sito regionale di ARPA.Fonte : La Gestione dei rifiuti in Lombardia, IIa parte, I rifiuti speciali dati 2008; ARPA Lombardia, p. 111.Da quanto fin qui detto non emerge alcuna indispensabilità dell’impianto, come proposto e con lataglia di progetto, rispetto allo stato attuale della produzione e gestione rifiuti nella regioneLombardia.Anche allargando in modo esteso l’area di conferimento, in funzione dei rifiuti “prevalenti”dichiarati la necessità dell’impianto (entità della domanda che si intende soddisfare con l’opera), ilrapporto produzione rifiuti/progetto rimane debole e del tutto inadeguata per motivare l’impiantocome proposto.6 V. Appendice 1, Tavola 1, p. 35, Rapporto rifiuti speciali ISPRA, 2011.7 V. Appendice 1, Tavola 10, p. 53, Rapporto rifiuti speciali ISPRA, 2011.8 Non dettagliato nei dati ISPRA, v. Appendice 3, Rapporto rifiuti speciali, 2011. Pagina 9 di 74
In tema di confronto dell’opera proposta con gli esistenti documenti di pianificazione correlabilicon il processo proposto e i relativi impatti ambientali si preferisce, rispetto alla sceltadell’estensore, riprendere per tema (acque, programmazione territoriale, rifiuti ecc), e non perlivello pianificatorio (nazionale, regionale, provinciale, comunale).Pianificazione in materia di acqueIl proponente, sia in questa parte dello SIA che nel quadro ambientale si dilunga nel sottolineare chel’area di interesse è al di fuori di rischi di esondazione richiamando in particolare i contenuti delPiano Stralcio per la difesa idrogeologica e della rete idrografica del bacino del Po, il 2.2.1.2Piano Straordinario per le Aree a Rischio Idrogeologico Molto Elevato (PS 267) e il Piano digestione del distretto idrografico del PoE’ utile invece soffermarsi su una delle finalità che possiedono questi e altri piani aventi ad oggettola qualità delle acque come il Piano regionale di risanamento delle acque (P.R.R.A.) regionale.Ci riferiamo all’obiettivo di evitare l’immissione di sostanze pericolose, nell’ambito delle finalità disalvaguardia e miglioramento della qualità dei corpi idrici superficiali.Secondo il proponente “non si rilevano interferenze dell’opera in progetto con gli elementi tutelatidal Piano; infatti non comprometterà le condizioni dei corpi idrici del vicinato perché le acque inuscita sono controllate e a norma, …. L’inserimento di questo impianto non interferirà nellaqualità delle acque e degli ecosistemi acquatici, men che meno nel degrado dei suoli.(…)Il ciclo produttivo produce scarichi idrici derivanti dalle lavorazioni industriali, tenendo conto cheper la natura delle materie prime, buona parte dell’acqua è già contenuta nella matrice in ingressoalle lavorazioni stesse, oltre alle acque meteoriche e gli scarichi di origine civile. La gestione ditali flussi deve rispondere alle indicazioni generali della pianificazione, ma il dettaglio delle sceltedi smaltimento, descritto più avanti, è comunque concordato con gli enti di controllo (in tal casoProvincia e Comune per gli scarichi nei corpi idrici e per l’utilizzo delle pubbliche fognature). “Come si vedrà nelle osservazioni in merito ai contenuti progettuali ricavabili dallo SIA questoaspetto non è per nulla scontato in particolare per quanto riguarda le sostanze di maggiorproblematicità ovvero i metalli pesanti e, in genere, le sostanze non volatili e non degradabili conimpianti di tipo biologico.Premesso quanto sopra va segnalato che in nessuna parte dello SIA ci si perita di valutare l’effettodella entità del nuovo scarico (circa 19,5 mc/h) sulla capacità depurativa del depuratore consortiledi Olgiate Olona.Si fa riferimento sia all’aspetto quantitativo che qualitativo, nonostante tale aspetto sia uno di quellida valutare in termini di applicazione delle BAT/MTD.Le linee guida infatti (DM 29.01.2007) indicano di non superare comunque un apporto superiore al10 % della quantità totale trattata dal depuratore consortile.Si rileva altresì che non vi è traccia nello SIA di considerazione al “Contratto di fiume Olona-Bozzente-Lura” del febbraio 2004 tra i cui firmatari e diretti interessati vi è il Comune diCastellanza e quelli limitrofi. Pagina 10 di 74
Tra gli obiettivi del Contratto, si rammenta, vi sono i seguenti: ! Migliorare l’efficacia delle misure impiantistiche e ad integrarle con interventi di riduzione delle emissioni inquinanti allorigine e con tecniche naturalistiche di affinamento della depurazione. ! Contenere l’immissione di sostanze inquinanti e potenzialmente pericolose nell’ambiente acquatico, attraverso adeguati sistemi di drenaggio urbano e migliorando i controlli ed il monitoraggio degli scarichi civili ed industriali.L’impianto in questione ha l’obiettivo di trattare rifiuti liquidi per “trasformarli” in scarichi idriciavviabili a fognatura. Date le caratteristiche di partenza dei rifiuti e le modalità di trattamentol’opera è caratterizzata, anche in caso di scarico nei limiti, da essere una importante fonteaggiuntiva di sostanze inquinanti e pericolose per l’ambiente.Il rischio concreto, come verrà sottolineato più avanti, è che per diversi contaminanti, poco oper nulla intercettabili e/o degradabili con i processi previsti, l’effetto dell’impianto siaesclusivamente o principalmente quello di diluirli rendendone possibile lo scarico.In altri termini, in contrasto con uno dei principi fondamentali della direttiva IPPC sullaprevenzione e riduzione integrata dell’inquinamento, si determinerebbe, almenoparzialmente, solo un trasferimento da una matrice (rifiuto liquido) a un’altra (scarico idrico)senza una consistente riduzione della contaminazione iniziale.L’assenza, come si ricorderà più avanti, di bilanci di massa di dettaglio per i contaminanti piùproblematici non permettono di entrare nel dettaglio di tali considerazioni.Il Programma di Tutela ed Uso delle Acque (PTUA) della Regione Lombardia non viene citatonello SIA nonostante abbia una valenza definita perlomeno nell’ambito dei criteri penalizzanti nellalocalizzazione degli impianti di gestione rifiuti.Per quanto interessa in questa parte dello SIA si segnala che, in attesa del Regolamento regionaledelle aree per la salvaguardia delle acque destinate al consumo umano ed il Regolamentoregionale per l’uso, risparmio e riuso delle acque” l’art. 37 delle NTA del PTUA ha postol’interesse sul Controllo dell’inquinamento causato da sostanze pericolose (con riferimento allesostanze indicate nel DM 6.11.2003 n. 367 ora incluse nel Dlgs 152/06 per effetto del DLgs219/2010) tra le quali sono state indivuate le seguenti per il territorio di interesse (appendice H delleNTA del PTUA). Pagina 11 di 74
Pianificazione in materia di rifiutiIl proponente, sia nella parte dedicata alla pianificazione nazionale che regionale, rammenta lepriorità definite nella normativa europea.Queste, dopo la prevenzione e la riduzione dei rifiuti, annovera il riciclaggio/recupero ovverol’avvio delle frazioni di materiale ancora impiegabili come input di processi produttivi.L’ultima delle modalità gestionali, per esclusione ovvero per impossibilità di avviare i rifiuti a unadelle altre forme di gestione indicate, è lo smaltimento ovvero ““ciò che non trova collocazione innessuna delle quattro possibili vie di trattamento sopra elencate dovrà essere destinato allosmaltimento finale in discarica controllata.” (p. 50 dello SIA).In realtà l’ultimo posto è occupato dallo smaltimento9, in qualunque modo effettuato, e nonesclusivamente da quello in discarica controllata (nella quale, come è noto, è peraltro vietatosmaltire rifiuti allo stato liquido – v. Dlgs 36/2003).Questa è la posizione che occupa l’impianto che viene proposto.Ciò nonostante, come vedremo nel proseguo, il proponente non si perita di cercare di dimostrare lapreferibilità della proposta rispetto ad altre forme di trattamento dei medesimi rifiuti.Il proponente si perde invece su aspetti parziali, limitandosi ad evidenziare alcuni aspetti logisticiche sarebbero vantaggiosi ed in particolare:9 V. art. 4 Direttiva 98/2008 e art. 179 c. 1 Dlgs 152/06. Pagina 12 di 74
a) la distanza massima di 80 km dai conferitori dei rifiuti “Questo comporta innegabili vantaggi dal punto di vista ambientale.” (il proponente quindi sembra aver avuto uno “conversione in itinere”, nel redigere il SIA, considerato, come già evidenziato, che all’inizio dello SIA riteneva vantaggioso cercare rifiuti in tutto il Nord Italia …); b) nonché vantaggi di carattere economico : “ Altro aspetto vantaggioso è costituito dal fatto che la soluzione prevista risulta essere particolarmente adatta ed economicamente vantaggiosa per buona parte dei rifiuti liquidi prodotti dalle aziende farmaceutiche che potrebbero anche ridurre i costi di smaltimento rispetto alla situazione attuale.”Fermo che la seconda dichiarazione (vantaggio economico) non è in alcun modo documentata non èchiara la connessione tra la premessa (priorità nella gestione dei rifiuti) e le conclusioni che nonriguardano la valutazione dell’impianto proposto (che è un impianto di smaltimento10 e pertanto è,nella scala delle priorità all’ultimo posto) si situi, e in quale modo possa rappresentare una correttaapplicazione dei principi normativi richiamati.Un ulteriore passaggio significativo è il seguente : “La definizione dei rifiuti pericolosi sulla basedell’appartenenza ad una lista (CER) è importante, ma non è in grado di rappresentarecompiutamente la moltitudine di rifiuti prodotti ed in particolare quelli pericolosi, né tantomeno èin grado di indicare le differenze di pericolosità presentate dai vari rifiuti.La caratterizzazione analitica del rifiuto è fondamentale per indirizzarne la scelta del trattamentopiù idoneo, e, in mancanza, vi è anche il rischio di una non univocità nella scelta del codice daassegnare al rifiuto. Pertanto vi è la necessità di una caratterizzazione analitica del rifiuto. Èquindi consigliabile che il produttore documenti l’attribuzione del codice al rifiuto allegando uncertificato analitico dal quale risultino i composti che lo caratterizzano. “Come vedremo più avanti, nel valutare il quadro progettuale tali aspetti non sembrano preoccuparemolto il proponente in quanto dichiara esplicitamente che intende mischiare una ampia edeterogenea gamma di rifiuti né i controlli e i parametri di accettazione previsti, per i motivi chevedremo, risultano idonei a quanto dichiarato (caratterizzazione per indirizzare la scelta deltrattamento, che, nel nostro caso è unico quindi non è il trattamento che va calibrato sul rifiuto ma èil rifiuto che viene calibrato sul trattamento, se non possiede di per sé caratteristiche idonee sisupera l’ostacolo con la miscelazione con altri rifiuti come si vedrà più avanti).Il proponente, infine, mostra di non conoscere l’atto regionale più recente in materia ovvero l’“ATTO DI INDIRIZZI, AI SENSI DEL COMMA 3 DELL’ARTICOLO 19 DELLA L.R. 12DICEMBRE 2003, N. 26 IN MATERIA DI PROGRAMMAZIONE DELLA GESTIONE DEI RIFIUTI“ (DCR n. IX/0280 8.11.2011).Un paragrafo di tale atto è dedicato al tema della gestione dei rifuti speciali, in particolare si affermache “Il documento di programmazione per la gestione dei rifiuti speciali dovrà avere come obiettiviprincipali la riduzione della quantità e della pericolosità dei rifiuti speciali prodotti, nonché laverifica della compatibilità ambientale degli impianti adibiti al trattamento dei rifiuti. A tal finedovrà essere adottata una politica di controllo che favorisca la riduzione della produzione deirifiuti, limiti laumento della pericolosità, favorisca la possibilità di riutilizzo della materia edefinisca i criteri di ammissibilità degli impianti sul territorio.Anche nel caso dei rifiuti speciali verranno analizzati i flussi per comprenderne l’import – exportda/verso altre regioni e verranno elaborati i risultati in modo da definire gli strumenti digovernance, tecnici o economici, per favorire la realizzazione di impianti idonei al trattamento deirifiuti speciali in prossimità delle aree in cui vengono maggiormente prodotti.” (il neretto ènostro).10 Trattamento chimico-fisico … che dia origine a composti o miscugli eliminati secondo uno dei procedimenti elencatinei punti da D1 a D12. Pagina 13 di 74
Manca nello SIA specifiche indicazioni sulla “prossimità” dell’impianto rispetto alle aree diproduzione dei rifiuti con riferimento a quelli “prevalenti”.Viceversa nello SIA si insiste, riducendo ancora di più, il focus territoriale (da Nord Italia a RegioneLombardia) sulla provincia di Varese affermando “Per quanto riguarda la conformità rispetto allapianificazione a livello provinciale, si può partire con il soddisfacimento dell’elemento referenzialecostituito dallo sfruttamento di realtà esistenti anziché la realizzazione di nuovi impianti in altrearee, al fine di limitare il consumo di suolo.Sempre il PPGR, in maniera molto evidente, incentiva il recupero di materia dai rifiuti, il cherisulta perfettamente in linea con la tipologia di intervento.Attualmente non ci sono sul territorio provinciale impianti in grado di trattare tali tipologie dirifiuti, l’attività in esame sarebbe in grado di compensare almeno parzialmente tale lacuna.Inoltre l’impianto riuscirà a smaltire numerose tipologie di rifiuti speciali prodotti nel territorioprovinciale riducendo la percentuale di rifiuti che ad oggi viene trattata e/o smaltita fuori daiconfini provinciali e, con percentuali significative, anche fuori dai confini regionali” (p. 101 delloSIA). Ci sfugge, come già detto, come l’impianto possa essere in linea con il recupero di materia dairifiuti quando lo scopo dell’impianto è smaltirli o meglio, trattarli, per poter essere smaltiti con altrisistemi (leggasi discarica per i rifiuti solidi e trattamento come scarico idrico, per non parlare delleemissioni in atmosfera dovute alla combustione delle sostanze volatili strippate).Inoltre l’affermazione del proponente che “ Attualmente non ci sono sul territorio provinciale impiantiin grado di trattare tali tipologie di rifiuti, l’attività in esame sarebbe in grado di compensarealmeno parzialmente tale lacuna. Inoltre l’impianto riuscirà a smaltire numerose tipologie di rifiutispeciali prodotti nel territorio provinciale riducendo la percentuale di rifiuti che ad oggi vienetrattata e/o smaltita fuori dai confini provinciali e, con percentuali significative, anche fuori daiconfini regionali” non solo non è documentata ma appare infondata.Con riferimento a dati con un certo dettaglio territoriale e per capitolo CER (ARPA Lombardia,2010) il bilancio import/export di rifiuti nella Provincia di Varese si caratterizza, nel complessodella gestione dei rifiuti speciali nel 2008, come un bilancio “attivo”per 393.691 tonnellate (import1.905.140 t, export 1.511.448 t).11Nel capitolo del CER di maggiore interesse (07, chimica organica) il bilancio è leggermente inattivo (63.647 t/a in uscita/export e 66.411 t in ingresso/import)12 pertanto l’affermazione delproponente non sembra corrispondere ai dati disponibili (perlomeno al 2008).Si allega un estratto della tabella regionale sull’import/export di rifiuti .11 La Gestione dei rifiuti in Lombardia, IIa parte, I rifiuti speciali dati 2008; ARPA Lombardia, 2011, p. 58.12 Ibidem, p. 47 e p. 53 Pagina 14 di 74
Fonte : La Gestione dei rifiuti in Lombardia, IIa parte, I rifiuti speciali dati 2008; ARPA Lombardia, 2011, p. 58.Come si può vedere dalla tabella sovrastante e da quelle seguenti la Provincia di Varese importa piùrifiuti speciali di quelli che esporta e ciò è anche vero nel campo dei rifiuti dalle filiere chimiche.La realizzazione dell’impianto Elcon determinerebbe un incremento dell’export non certo lafuoriuscita da una situazione di “deficit”. Pagina 15 di 74
Fonte : La Gestione dei rifiuti in Lombardia, IIa parte, I rifiuti speciali dati 2008; ARPA Lombardia, 2011, p. 47. Pagina 16 di 74
Fonte : La Gestione dei rifiuti in Lombardia, IIa parte, I rifiuti speciali dati 2008; ARPA Lombardia, 2011, p. 53. Pagina 17 di 74
Definizione dei criteri localizzativi nella provincia di VareseIl proponente prosegue proponendo una analisi e delle conclusiono con l’intervento in questionerelativamente alla applicazione dei criteri localizzati dal PPGR della Provincia di Varese (DGR10360/2009).Anche se la trattazione di tali aspetti non è adeguatamente strutturata si possono evidenziare alcuniaspetti come segue.Distanza da funzioni sensibili“Vengono recepite le indicazioni del PRGR, fissando una distanza minima degli impianti ditrattamento di rifiuti biodegradabili e putrescibili da strutture scolastiche, asili, ospedali e case diriposo pari a 1000 m, con lesclusione degli impianti localizzati in aree produttive consolidate, dovepotrebbero essere già presenti attività antropiche potenzialmente impattanti.”Sul tema (è pacifico, data la posizione dell’impianto che nell’arco di 1000 metri vi sono diverserealtà “sensibili”) si afferma che “Per quanto riguarda l’impianto Elcon di Castellanza non avràproblemi relativi alla tutela della popolazione poiché vengono recepite le disposizioni del PRGR erispetterà i limiti di distanza dai centri abitati, in quanto sorgerà nello stabilimenti industriale exMontedison. “ Chiunque abbia la minima idea (e se la può fare anche solo guardando le fotografie ele planimetrie del PGT allegate allo SIA) che non vi è alcuna soluzione di continuità tra il polochimico ex Montedison e i centri abitati limitrofi : la tipologia impiantistica esistente costituisconoun problema anche per la loro solo collocazione all’interno della conurbazione in quest’area tra altomilanese e basso varesotto. L’unica speranza di ridurre l’attuale criticità è quella della dismissione otrasferimento delle attività a maggiore impatto e la loro sostituzione con attività di minore impatto.L’impianto in questione, in termini di impatti, si pone sulla stessa grandezza rispetto a quelliesistenti e a quelli ora dismessi.Ancora sul tema il proponente prosegue in questo modo “ Un’ulteriore specifica relativa allapossibilità di posizionamenti riguarda il fatto che l’impianto Elcon non ha impatto odorigeno e nonha problemi ulteriori per essere collocato in prossimità dei centri abitati.”In realtà il tema dell’impatto odorigeno non viene mai trattato nello SIA neppure per motivarel’esclusione (assoluta) della presenza di tale possibile criticità (anche in funzione di condizioni dimalfunzionamento/anomalie impiantistiche).Aree di protezione della falda superficialeCosì il proponente, sul tema : “Date le caratteristiche dell’impianto che, nel trattare i rifiutiprevalentemente liquidi, determina la produzione di ingenti quantità di reflui liquidi da scaricare,appare importante un esame approfondito di tutte le possibili criticità, dalla caratterizzazioneidrogeologica, alla protezione delle falde idriche sotterranee, alla tutela dei corpi idrici superficialiriceventi gli scarichi (fiume Olona), come pure alla pianificazione in materia.Per quanto riguarda le verifiche presentate in tal senso dal proponente, in applicazione della DGR10360/2009) si rileva quanto segue.Vengono recepite le indicazioni del PRGR, applicando alle aree caratterizzate da un valore minimodi soggiacenza della prima falda idrica sotterranea !5 m:- il criterio escludente per le discariche, escluse quelle in rilevato;- il criterio penalizzante per le altre tipologie impiantistiche.Qualora la realizzazione di una discarica, di un termovalorizzatore o di un impianto di trattamentodi rifiuti pericolosi e/o liquidi e/o putrescibili e/o biodegradabili non sia esclusa, essa è comunqueda intendersi subordinata alla realizzazione di una rete di monitoraggio delle acque sotterranee,comprendente almeno un piezometro idrogeologicamente a monte e due piezometri a valle dellearee di stoccaggio/trattamento dei rifiuti.” Pagina 18 di 74
In altri termini si parla di altro.Manca in particolare una analisi puntuale della voce “aree inserite nel programma di tutela dellerisorse idriche” indicato nella DGR citata come pure manca una verifica sulla presenza di opere dicaptazione di acqua a destinazione umana e relative zone di rispetto.L’area di interesse fa parte delle aree di ricarica dell’acquifero profondo, come indicato dal PTUA ecome visibile nel seguente estratto della tavola 3 del Piano stesso. Il proponente non segnala che l’area di interesse è all’interno di una area di ricarica dell’acquiferoprofondo (PTUA tavola 9), con un fattore penalizzante ai fini della realizzazione di nuovi impiantidi rifiuti (area puntinata in azzurro).Così recita il PTUA in merito :8.1.5.2. Zone di protezione. In Tavola 9 “Aree di riserva e di ricarica e captazioni ad uso potabile”e con riferimento all’Allegato 11 “Definizione delle aree di ricarica e di riserva nelle zone dipianura”, sono individuate le aree di riserva estesa, le aree di riserva integrative e ottimali e l’areadi ricarica delle falde. Il Regolamento delle aree di salvaguardia delle acque destinate al consumoumano, individuerà le misure relative alla destinazione del territorio interessato e le limitazioni eprescrizioni inerenti gli insediamenti. Tale prima individuazione sarà integrata e modificata suproposta delle Autorità d’ambito, formulata sulla base di indirizzi regionali. In particolare conriferimento alle aree di riserva integrative e ottimali, gli ATO provvedono, nel Piano d’Ambito aformulare proposte di definizione di maggior dettaglio al fine di consentire l’applicazione dellemisure di tutela di cui al comma 8 dell’art. 21 del D.Lgs. 152/99. Pagina 19 di 74
Saranno disciplinate le attività che possono costituire elementi di pericolosità per la tutela delleacque sotterranee all’interno delle zone di protezione, come individuate al capitolo 3 e differenziatein zone di riserva allargate, zone di riserva ottimali e integrative e aree di ricarica della falda comeindicato nella Tavola 9.In particolare saranno indicate le cautele e gli indirizzi volti a limitare l’impatto sulle zone disalvaguardia, da parte di:• cave in falda;• siti contaminati da bonificare;• scavi e infrastrutture in sotterraneo;• insediamenti industriali e infrastrutture di servizio. “Ad avviso di chi scrive, pertanto, la localizzazione appare dotata di un criterio penalizzanterelativamente al parametro risorse idriche e loro tutela..Zone per il conseguimento degli obiettivi di qualità dellariaIl proponente richiama “le indicazioni del PRGR, relative solo ai termovalorizzatori, in merito allazonizzazione del territorio regionale, ai sensi del D.Lgs. 351/99 e della L.R. 24/06, per lattuazionedelle misure finalizzate al conseguimento degli obiettivi di qualità dellaria ambiente, applicando ilcriterio penalizzante alle zone A, B e C di cui alla D.G.R. 02/08/07, n. 5290. Al fine di perseguiregli obiettivi del Piano Regionale per la Qualità dell’Aria (P. R. Q. A.) è stata adottata con D.G.R.5290 del 2 agosto 2007 la nuova zonizzazione del territorio regionale, che in funzione dellavalutazione della qualità dell’aria, dell’analisi delle emissioni di specifici inquinanti, nonché dellecaratteristiche meteo climatiche e territoriali, classifica il territorio in (….)”concludendo che “ Per quanto riguarda i vincoli/criteri escludenti previsti dal PRGR, è classificatacome:• area a vulnerabilità intrinseca del suolo bassa;• zona A1 di qualità dell’aria.Nessuno di questi criteri è definito come criterio escludente per la tipologia di impianto inoggetto”.Il proponente non è al corrente che con DGR 30.11.2011 n. 2605 è stata abrogata la precedentedeliberazione 5290/2007 sulla classificazione dei comuni ai fini delle normative sulla qualitàdell’aria (per effetto del Dlgs 155/2010).Attualmente Castellanza è classificata nell’ambito dell’agglomerato di Milano città (zona A1 – zonacritica come ridefinita dalla delibera anzidetta, ai fini della applicazione dell’allegato C della DGR6591/2001) caratterizzata perPopolazione superiore a 250.000 abitanti oppure inferiore a 250.000 abitanti e densità dipopolazione per km2 superiore a 3.000 abitanti;- più elevata densità di emissioni di PM10 primario, NOX e COV;- situazione meteorologica avversa per la dispersione degli inquinanti (velocità del vento limitata,frequenti casi di inversione termica, lunghi periodi di stabilità atmosferica caratterizzata da altapressione);- alta densità abitativa, di attività industriali e di traffico.Il criterio suddetto risulta essere penalizzante per gli impianti di incenerimento di rifiuti. Fermoquanto si dirà poi sul tema della individuazione corretta del tipo di impianto in questione, risultaevidente che un impianto di trattamento chimico-fisico con una emissione pari a 35.000 Nmc/h Pagina 20 di 74
determina un impatto aggiuntivo sulla matrice atmosfera di una area già compromessa significativaed equivalente o simile a quella delle emissioni di un impianto di incenerimento sia in terminiquantitativi (35.000 Nmc/h in termini di portata equivalgono a un impianto di incenerimento dicapacità di circa 100 t/g) che qualitativi (date le caratteristiche dei rifiuti in entrata le sostanzeemesse sono sovrapponibili a quelle di un inceneritore).Il proponente sul tema afferma che “ Per gli impianti di nuova realizzazione ricadenti in zona A1vige la prescrizione, al fine di tutelare maggiormente la qualità dell’aria, di applicare agli impiantidi abbattimento le migliori tecnologie disponibili. L’impianto ELCON, come riportato nellarelazione tecnica relativa all’autorizzazione integrata ambientale, installerà impianti diabbattimento conformi a quanto dettato dalla D.g.r. 1 agosto 2003 - n. 7/13943” .Non disponendo della relazione tecnica di AIA non possiamo verificare in quale modo sono statevalutate le BAT/MTD degli impianti di abbattimento e quali siano gli impianti valutati.Dal quadro progettuale l’unico sistema di abbattimento è uno scrubber con flusso basico perl’abbattimento, principalmente, dei gas acidi (oltre a un impianto a carboni attivi in caso di guastodel Thermal Oxidation).L’impianto di Thermal Oxidation va valutato contestualmente come impianto di combustione degliaeriformi contenenti sostanze organiche volatili strippate dal flusso del rifiuto liquido (ovverocome un impianto di post combustione ma il prefisso “post” appare improprio in quanto non vi èuna “prima” combustione e poi un trattamento termico dei fumi ma ciò avviene in un unico stadio)ma anche come impianto di combustione di (rifiuti ?) liquidi provenienti dall’impianto didistillazione (si tornerà sul tema più avanti).Dal quadro progettuale peraltro non risulta introdotto un sistema catalitico di abbattimento(riduzione NOx) anche se il brevetto, in una delle sue versioni possibili, lo indica tra le alternativedelle modalità di trattamento termico del flusso strippato.2.5 PIANIFICAZIONE A LIVELLO COMUNALEIl proponente informa che “L’area dove verrà realizzato l’impianto ELCON ricade nella Scheda 8.1del Piano delle Regole relativo al PGT del 19 marzo 2010 ed entrato in vigore il 6 marzo 2010.Nello specifico l’area ricade nell’Ambito del Tessuto non Consolidato, Aree con Funzione NonResidenziale Polo Chimico, quindi conforme alla destinazione d’uso necessaria per l’esercizio diimpianti autorizzati ai sensi dell’art 208 del D.lgs 152/06.Il Piano di Recupero Industriale prevede interventi di implementazione atti a favorire la bonificadell’area tale principio è in accordo a quanto proposto dalla ditta ELCON.Il progetto proposto è da intendersi come lotto funzionale unitario ed ha tenuto in considerazionequanto indicato nella scheda 8.1 in merito alle schermature vegetazionali (vedi capitolo Paesaggiopag 402) e alla programmazione in accordo con il Comune della viabilità di accesso e abbandonodella sito da parte dei mezzi pesanti.”In relazione alla scheda indicata dal proponente e alle regole relative agli interventi, si segnala che,pur se in tale scheda non vengono definite limitazioni d’uso (eccezion fatta per l’attività agricola),la realizzazione di nuovi interventi industriali è comunque inserita in uno strumento, il piano direcupero industriale, a sua volta avente definite finalità ed in particolare alla riduzione del “rischioambientale e territoriale”, come riportato nell’estratto che si riporta Pagina 21 di 74
L’intervento di edilizio diretto è previsto per i soli casi di interventi di adeguamento tecnologico deiprocessi produttivi esistenti.Il P.R.I. è previsto per interventi di implementazione e/o subentro nei cicli produttivi.Al fine di favorire l’attivazione del procedimento volto alla bonifica dell’area e allattuazione delpiano di recupero industriale della stessa , si ammette che l’attuazione urbanistica dell’ambitopotrà essere realizzata per lotti funzionali, a condizione che ogni lotto preveda lo studio dellapianificazione del lotto successivo, da attuarsi attraverso gli strumenti di pianificazione attuativaprevisti dalla legge.L’obiettivo del P.I.R. sarà quello di ricondurre l!area ad un miglior inserimento nel tessuto urbanoanche attraverso la realizzazione di idonee schermature vegetazionali e la riqualificazione degliambiti contermini, appartenenti al sistema della mobilità. Ogni intervento all’interno dell’areadeve tendere all’abbattimento del livello di rischio ambientale e territoriale ed allarazionalizzazione anche visiva degli insediamenti. “ (v. PGT di Castellanza, Piano delle regole -Normativa).L’area si pone in un contesto con consistenti limitazioni sotto il profilo idraulico e nell’ambito diimpianti sottoposti alla normativa sui rischi da incidenti rilevanti (DLgs 334/99). Per i motivi cheverranno illustrati più avanti lo stesso impianto va valutato nell’ambito di tale norma..Dall’estratto della tavola del PGT suddetta (che si riporta sotto) confrontata con la figura 3 delloSIA emerge che parte dell’impianto (serbatoi di stoccaggio) rientra in fascia di rispetto cimiteriale.Tale situazione corrisponde a un criterio escludente.La Dgr 10306/2009 per lo specifico aspetto delle fasce cimiteriali prevede che tale criterioescludente non si applica “alle strutture già esistenti e per le attività che non comportino ulterioreconsumo di suolo”.A tale proposito non è chiaro se i tre serbatoi esistenti posti nella fascia di rispetto suddetta (T1830,T1820, T1810) saranno riutilizzati “tal quali” per realizzare l’impianto di depurazione biologica deireflui ottenuti dal trattamento dei rifiuti e prima del loro invio in fognatura o se verranno demoliti esostituiti da nuovi serbatoi.Nello SIA si afferma comunque (p. 201) che “ Lattuazione del processo AGAR ® in un impiantoesistente (come nel caso del sito di Castellanza), permette all’impianto di aumentare la suacapacità di trattamento e la capacità di rimozione dei nutrienti, senza serbatoi aggiuntivi. Ilprocesso AGAR ®, di conseguenza, riduce i costi di “upgrading”, la durata del progetto e larea Pagina 22 di 74
richiesta per i reattori supplementari.” Non è chiaro (anche perché non si dispone della relazionetecnica di AIA e del progetto definitivo) se verranno inserite nuove “strutture” peradeguare/implementare le strutture esistenti per gli scopi indicati.Tavola PR1 Individuazione dei contenuti prescrittivi. Pagina 23 di 74
A p. 270 dello SIA si afferma che “Il Lotto 2 dell’area di studio è interessato dalla presenza di 2serbatoi fuori terra identificati con le sigle SR7 e SR8 e relativi bacini di contenimento, ubicati allimite nord-orientale della zona B di stabilimento…. Relativamente ai serbatoi SR7 e SR8 e relativibacini di contenimento, è prevista il mantenimento in esercizio ed il riutilizzo nell’ambito delprogetto ELCON.”Per quanto risulta da chi scrive in quella zona, compresa nel perimetro dell’impianto in progetto, visono 3 serbatoi e non 2 (vi è anche l’SR6) come peraltro visibile nelle planimetrie contenute nellostesso SIA.Non è chiaro perché nel passaggio citato si afferma invece che i serbatoi esistenti (e mantenuti inesercizio) siano due e non tre. In ogni caso da quanto sopra riportato risulterebbe che è prevista la realizzazione (sostituzione) diun serbatoio per l’impianto di depurazione quale finitura del trattamento dei rifiuti liquidi primadello scarico (indiretto) in fognatura. In altri termini è prevista la realizzazione di nuove strutture.Classe di fattibilità individuata dallo studio geologico comunaleDal PGT (v. estratto sottostante) è possibile verificare che l’area di interesse appartiene alla Classedi fattibilità “3d, fattibilità con consistenti limitazioni” (dal punto di vista idraulico) che si riportanoper comodità.Nello SIA tale aspetto non viene trattato, a p. 165, infatti si fa riferimento solo alla classificazionesismica confondendo la classe 4 sismica con quella di fattibilità DGR 1566/2005).Elaborato P20- PGT. Assetto geologico, idrogeologico e sismico desunto dallo studio Arethusa indata aprile 2008 Pagina 24 di 74
(v. Relazione tecnica “Aggiornamento e adeguamento della componente geologica, idrogeologica esismica del piano di governo del territorio”) Pagina 25 di 74
La classificazione in reticolo “arancione” (classe 3) determina, ad avviso di chi scrive, uncriterio penalizzante in termini di localizzazione.Attività soggette alla normativa sui rischi rilevanti e pianificazione urbanistica (ERIR)In proposito il proponente afferma che “La situazione, al momento della elaborazione del RIR, èperò cambiata rispetto alle documentazioni presentate precedentemente. Agrolinz Melamin ItaliaS.r.l. e Perstorp S.p.A. hanno effettuato modifiche alle rispettive attività produttive documentate dadichiarazioni di Non Aggravio di rischio.La società Axaff (ex Rescol) non è più produttiva, causa fallimento, ma gli impianti sono ancorapresenti e potenzialmente attivabili. La ditta Cesalpina Chemical è stata invece dismessa e iserbatoi interrati di isocianati risultano essere stati bonificati.”Per memoria si rammenta che, secondo i rapporti di sicurezza delle aziende citate (Perstorp eAgrolinz) al momento della stesura dell’ERIR di Castellanza i punti di rischio considerati negliscenari incidentali erano quelli riportati nella planimetria che segue.La società Chemisol, che ha in parte acquisito le attività della Agrolinz Srl, è tuttora soggetta agliobblighi ex art. 6 DLgs 334/99. La società Perstorp Chemitec è sottoposta agli obblighi previstidall’art. 5.3 della norma suddetta.L’evoluzione (progressiva dismissione di attività) ha sicuramente determinato una riduzione deirischi ed una minore estensione dei perimetri intorno ai punti definiti negli scenari di rischio, tali damodificare, nei fatti, il contenuto dell’ERIR ed in particolare l’estensione (e il tipo limitazioni) dellearee potenzialmente soggette alle conseguenze degli scenari incidentali considerati.Manca però una analisi del rapporto (distanze, tipologie eventuali di scenari incidentali dovuti alleimprese ancora attive nel Polo rispetto all’insediamento proposto come pure se l’insediamentostesso determini criticità sotto questo profilo (come si vedrà più avanti, a nostro avviso, l’impiantoElcon è soggetto all’art. 5.3 del Dlgs 334/99). Pagina 26 di 74
.Rapporti con il PTCP della Provincia di VareseL’aspetto del PTCP viene così trattato nello SIA :“ Il PTCP promuove anche politiche integrate per lo sviluppo e la qualificazione degli insediamentiproduttivi al fine di perseguire obiettivi di sviluppo e di innovazione delle attività economichepresenti sul territorio provinciale. Il PTCP detta i seguenti indirizzi per la definizione da parte dei Pagina 27 di 74
Comuni delle politiche di sviluppo degli insediamenti produttivi:- favorire il completamento o la continuità con gli insediamenti produttivi esistenti, anchegarantendo un miglioramento delle dotazioni infrastrutturali degli stessi;- favorire il concentramento degli insediamenti produttivi in aree di rilievo sovracomunale, al finedi garantire una maggiore dotazione di servizi, un minor consumo di suolo e un minor caricologistico a livello locale;- garantire agli insediamenti una adeguata accessibilità viabilistica ed una coerenza con lepolitiche di sviluppo della logistica;- prevedere eventuali politiche per favorire la delocalizzazione di imprese attualmente inserite in uncontesto territoriale incompatibile, congiuntamente agli interventi di recupero dei siti degradati;- favorire politiche di attuazione che consentano il coinvolgimento degli operatori nellarealizzazione delle infrastrutture tecnologiche ed ecologiche del comparto.” (p. 120 dello SIA)A fronte di queste articolate considerazioni di carattere generale del PTCP il proponente concludeche “Il PTCP risulta di fondamentale importanza per la definizione delle scelte di assetto delterritorio e del sistema delle aree produttive in merito alla pianificazione delle aree industriali dirilevanza sovracomunale. In particolare vengono illustrati i criteri per la localizzazione delle areeproduttive, diretti a garantire l’efficienza complessiva del sistema urbano e territoriale. Fra questivi è il caso, attinente a quello in esame, di riuso e completamento di aree industriali esistenti. Il talcaso il PTCP impone che debbano essere privilegiati i riusi e i completamenti di immobiliindustriali già esistenti; al fine di favorire il riuso di strutture esistenti i Comuni possono normaregli interventi di recupero prevedendo modalità dirette ad agevolare il soddisfacimento delleesigenze aziendali connesse all’insediarsi di nuovi processi produttivi. “In altri termini viene data una lettura parziale in quanto è evidente che la condizione attuale del Polochimico ex Montedison non è quella di “rilievo sovra comunale” (se non per il fatto che il territoriodel Polo è suddiviso su due Comuni) quanto quella di una situazione sempre più critica per lapresenza di imprese di elevato impatto (e rischio ancora consistente) in un contesto territoriale incui l’urbanizzazione è così estesa da renderlo incompatibile.Del PTCP andrebbe preso in considerazione, nel caso in esame, l’aspetto di delocalizzazione (e direcupero di un sito oggettivamente degradato, da bonificare) che quello del “concentramento” diattività o riuso di siti industriali.Il PTCP inoltre, caratterizza una realtà come quella di Castellanza (e comuni limitrofi) in terministorici di “città-fabbrica” con una condizione attualmente ambivalente ovvero di “sinergia ecomplementarietà” e nello stesso tempo di “elementi di criticità per le evidenti esternalità” (p. 108della relazione del PTCP).Significativo è il richiamo esplicito anche alla realtà che ci occupa:“La maggiore concentrazione di aree dismesse si riscontrano nei comuni di Varese (239.200 mq),Castellanza (180.700 mq), Saronno (153.179 mq) e Taino (140.000 mq) ….Castellanza e Saronnorendono conto di una posizione geografica particolarmente sfavorevole rispetto alle reti ditrasporto esistenti , che in passato ha agevolato gli scambi commerciali e lo sviluppo produttivo….. E’ innegabile a livello provinciale la forte criticità che questo quadro evidenzia agli Enti digoverno: in particolare i Comuni dovranno porsi come principale obiettivo, nella stesura delleproprie politiche di sviluppo, il recupero delle aree dismesse attraverso azioni che, partendo daattenti studi delle caratteristiche dell’area e del contesto , si propongano di trovare un riutilizzoproduttivo dell’area dismessa, verso nuove forme insediative delle industrie avanzate , ovverofavorendo, a livello “micro”, ciò che già avviene a livello “macro”, cioè la trasformazione dastabilimento industriale a “stabilimento del terziario”, oppure di recuperare l’area dismessa afunzioni di connessione urbana e ambientale” (pp. 114-115 Relazione generale PTCP – 2007). Pagina 28 di 74
Ci sembrano considerazioni non “allineate” con le conclusioni del proponente.Opzione “ZERO”In proposito il proponente non presenta alcuna “opzione” (né zero né alternativa) ma si limita aribadire la sua visione di come, a suo avviso, la proposta risponda alla situazione attuale inparticolare in merito alla gestione dei rifiuti e dunque non possieda alternative : “ Per quantoriguarda la conformità rispetto alla pianificazione a livello provinciale, si può partire con ilsoddisfacimento dell’elemento preferenziale costituito dallo sfruttamento di realtà esistenti anzichéla realizzazione di nuovi impianti in altre aree, al fine di limitare il consumo di suolo.Sempre il PPGR, in maniera molto evidente, incentiva il recupero di materia dai rifiuti, il cherisulta perfettamente in linea con la tipologia di intervento.Attualmente non ci sono sul territorio provinciale impianti in grado di trattare tali tipologie dirifiuti,l’attività in esame sarebbe in grado di compensare almeno parzialmente tale lacuna.Inoltre l’impianto riuscirà a smaltire numerose tipologie di rifiuti speciali prodotti nel territorioprovinciale riducendo la percentuale di rifiuti che ad oggi viene trattata e/o smaltita fuori daiconfini provinciali e, con percentuali significative, anche fuori dai confini regionali.”Fermo che non si condivide, come già detto, le affermazioni inerenti lo stato dell’ambito provincialein termini di “soddisfacimento della domanda” di trattamento dei rifiuti speciali, si rileva una gravecarenza rispetto al dettato normativo, ovvero la assenza di “Una descrizione delle principalialternative prese in esame dal proponente, compresa l’alternativa zero, con indicazione delleprincipali ragioni della scelta, sotto il profilo dell’impatto ambientale, e la motivazione della sceltaprogettuale, sotto il profilo dell’impatto ambientale, con una descrizione delle alternative prese inesame e loro comparazione con il progetto presentato.” (allegato 7, parte II, Dlgs 152/06).Si tratta di una assenza ingiustificata soprattutto in un impianto in cui si propone un trattamentoalternativo ad altri trattamenti esistenti (alternativo in particolare in quanto gli altri impianti citatidal proponente sono caratterizzati dal fatto che “questi impianti ricevono rifiuti solo aventispecifiche e puntuali caratteristiche fisico-chimiche e quindi il quantitativo e le tipologie di rifiuticonferibili risultano essere limitati.” (p. 24 dello SIA) mentre la proposta in esame sarebbe in gradodi ricevere rifiuti di una ampia gamma di rifiuti con caratteristiche fisico-chimiche diversificate.E’ il proponente che “confronta” (genericamente) il suo impianto con quelli esistenti ma poi nondice nulla su tali alternative (esistenti).Ovviamente tale carenza con ogni probabilità (fatto salvo indicazioni non conosciute data lariservatezza che impedisce l’accesso ai documenti di AIA) si replica anche nella domanda di AIArispetto a quanto prescritto in termini di contenuti della domanda (v. art. 29 ter c.1 DLgs 152/06).Se si esaminano le linee guida relative al trattamento dei rifiuti liquidi (DM 29.01.2007) è agevoleindividuare trattamenti “alternativi” rispetto alla proposta in questione diversi dei quali, oveapplicati a rifiuti con caratteristiche ben note e omogenee, rappresentano anche opzioni di ricicloe/o recupero di parte delle sostanze, anche pericolose, contenute (per esempio l’ossidazione adumido, tecnica in grado di degradare le componenti problematiche dei rifiuti liquidi, avviarne arecupero almeno una parte, produrre degli scarichi idrici a bassa contaminazione, senza alcunbisogno di trattamenti termici ossidativi – combustione – di parte del rifiuto stesso).Proprio considerando la finalità prescrittiva che possiede la richiesta normativa di presentare dellevalutazioni sulle alternative possiamo evidenziare le seguenti “alternative” (nel campo dellapriorità delle modalità di gestione dei rifiuti) riconosciute dalla normativa vigente (DM 5.02.1998 eDM 161/2002) per i rifiuti di interesse. Pagina 29 di 74
In tale ambito si ricorda che “nell’applicare questa gerarchia dei rifiuti, gli Stati membri devonoadottare misure volte a incoraggiare le opzioni “che danno il miglior risultato ambientalecomplessivo””.Tale principio va considerato quando si ricorda un’altra peculiarità della gestione dei rifiuti specialiovvero che, per le differenti responsabilità, “un piano in materia di rifiuti speciali, a differenza diquello in materia di rifiuti urbani, non può legittimamente imporre vincoli di rapporti tra rifiuti edimpianti specifici. Per i rifiuti speciali vige infatti il principio costituzionale e comunitario dellalibera circolazione delle merci e della libertà di stabilimento industriale e d’impresa, e pertanto ilciclo dei rifiuti speciali in realtà trova il proprio motore in valutazioni di tipo preminentementeeconomiche”. Il principio del “miglior risultato ambientale” indicato dall’Europa ci ricorda cheesistono anche dei vincoli alla libera iniziativa privata (peraltro indicati anche nella Costituzionedella Repubblica Italiana) e tali vincoli sono costituiti dal rispetto della sicurezza, della salute edell’ambiente salubre, beni costituzionalmente protetti e indisponibili, che pongono il diritto dellainiziativa privata sullo stesso piano, anzi in subordine, a quello, della popolazione interessata daglieffetti di una scelta pianificatoria e/o impiantistica, tanto più se la stessa non risponde al migliorrisultato ambientale complessivo tra le diverse opzioni possibili.Per tutte le tipologie di rifiuti interessate dalla proposta verranno indicati , per ogni CER per il qualeè individuata una tipologia di recupero come materia, la voce corrispondente nella normativa citata,rimandando alle norme l’approfondimento sugli aspetti impiantistici/gestionali.Ciò che più interesse in questa fase è evidenziare che, per una parte delle tipologie di rifiuti che siintendono trattare ai fini dello smaltimento vi sono attività di recupero (in procedura semplificata)riconosciute.Codice CER Descrizione del rifiuto Attività di recupero indicate nel DM 5.02.199801 01 Rifiuti prodotti dallestrazione di minerali01 01 01 Rifiuti da estrazione di minerali metalliferi01 01 02 Rifiuti da estrazione di minerali non metalliferi 12.7; 7.1701 03 Rifiuti prodotti da trattamenti chimici e fisici di minerali metalliferi01 03 04* Sterili che possono generare acido prodotti dalla lavorazione di minerale solforoso01 03 05* Altri sterili contenenti sostanze pericolose01 03 06 Sterili diversi da quelli di cui alle voci 01 03 04 e 01 03 0501 03 07* Altri rifiuti contenenti sostanze pericolose prodotti da trattamenti chimici e fisici di minerali metalliferi01 04 Rifiuti prodotti da trattamenti chimici e fisici di minerali non metalliferi01 04 07* Rifiuti contenenti sostanze pericolose, prodotti da trattamenti chimici e fisici di minerali non Pagina 30 di 74
metalliferi01 04 12 Sterili ed altri residui del lavaggio e della pulitura 12.7 di minerali, diversi da quelli di cui alle voci 01 04 07 e 01 04 1101 05 05* Fanghi e rifiuti di perforazione contenenti oli01 05 06* Fanghi di perforazione ed altri rifiuti di perforazione contenenti sostanze pericolose02 01 01 Fanghi da operazioni di lavaggio e pulizia02 03 02 Rifiuti legati allimpiego di conservanti 11.1; 11.1202 03 03 Rifiuti prodotti dallestrazione tramite solvente 15.1; 16.1m02 03 05 Fanghi prodotti dal trattamento in loco degli 15.1; 16.1m effluenti02 04 03 Fanghi prodotti dal trattamento in loco degli 15.1; 16.1m effluenti02 05 Rifiuti dellindustria lattiero-casearia02 05 02 Fanghi prodotti dal trattamento in loco degli 15.1; 16.1m effluenti02 06 02 Rifiuti legati allimpiego di conservanti02 06 03 Fanghi prodotti dal trattamento in loco degli 15.1; 16.1m effluenti02 07 Rifiuti della produzione di bevande alcoliche ed analcoliche (tranne caffè, tè e cacao)02 07 01 Rifiuti prodotti dalle operazioni di lavaggio, 16.1d; 7.17 pulizia e macinazione della materia prima02 07 02 Rifiuti prodotti dalla distillazione di bevande 11.7; 15.1; 16.1d; 18.4 alcoliche02 07 03 Rifiuti prodotti dai trattamenti chimici 11.602 07 04 Scarti inutilizzabili per il consumo o la 16.1d trasformazione02 07 05 Fanghi prodotti dal trattamento in loco degli 15.1; 16.1m effluenti03 01 Rifiuti della lavorazione del legno e della produzione di pannelli e mobili03 02 01* Prodotti per i trattamenti conservativi del legno contenenti composti organici non alogenati03 02 02* Prodotti per i trattamenti conservativi del legno contenenti composti organici clorurati03 02 04* Prodotti per i trattamenti conservativi del legno Pagina 31 di 74
contenenti composti inorganici03 03 Rifiuti della produzione e della lavorazione di polpa, carta e cartone03 03 11 Fanghi prodotti dal trattamento in loco degli 12.1; 15.1; 16.1j effluenti, diversi da quelli di cui alla voce 03 03 1004 01 Rifiuti della lavorazione di pelli e pellicce04 01 04 Liquido di concia contenente cromo04 01 05 Liquido di concia non contenente cromo04 01 06 Fanghi, prodotti in particolare dal trattamento in 12.18 loco degli effluenti, contenenti cromo04 01 07 Fanghi, prodotti in particolare dal trattamento in 16.1m loco degli effluenti, non contenenti cromo04 01 08 Cuoio conciato (scarti, cascami, ritagli, polveri di 8.6; 8.7; 8.8 lucidatura) contenenti cromo04 02 Rifiuti dellindustria tessile04 02 14* Rifiuti provenienti da operazioni di finitura, contenenti solventi organici04 02 16* Tinture e pigmenti, contenenti sostanze pericolose04 02 17 Tinture e pigmenti, diversi da quelli di cui alla voce 04 02 1604 02 19* Fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, contenenti sostanze pericolose04 02 20 Fanghi prodotti dal trattamento in loco degli 12.10 effluenti, diversi da quelli di cui alla voce 04 02 1904 02 21 Rifiuti da fibre tessili grezze 11.8; 16.1e; 16.1g; 18.2; 8.2; 8.404 02 22 Rifiuti da fibre tessili lavorate04 02 99 Rifiuti non specificati altrimenti05 01 Rifiuti della raffinazione del petrolio05 01 02* Fanghi da processi di dissalazione05 01 03* Morchie depositate sul fondo dei serbatoi05 01 04* Fanghi acidi prodotti da processi di alchilazione05 01 09* Fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, contenenti sostanze pericolose05 01 10 Fanghi prodotti dal trattamento in loco degli 12.16; 7.7 effluenti, diversi da quelli di cui alla voce 05 01 0905 01 11* Rifiuti prodotti dalla purificazione di carburanti Pagina 32 di 74
tramite basi05 01 13 Fanghi residui dellacqua di alimentazione delle caldaie05 06 04 Rifiuti prodotti dalle torri di raffreddamento05 07 Rifiuti prodotti dalla purificazione e dal trasporto di gas naturale05 07 02 Rifiuti contenenti zolfo 13.1306 01 Rifiuti della produzione, formulazione, fornitura ed uso di acidi06 01 01* Acido solforico ed acido solforoso Punti 5.3 e 5.4. DM 161/200206 01 02* Acido cloridrico06 01 03* Acido fluoridrico06 01 04* Acido fosforico e fosforoso06 01 05* Acido nitrico e acido nitroso06 01 06* Altri acidi06 01 99 Rifiuti non specificati altrimenti06 02 Rifiuti della produzione, formulazione, fornitura ed uso di basi06 02 01* Idrossido di calcio Punto 7.2. DM 161/200206 02 03* Idrossido di ammonio06 02 04* Idrossido di sodio e di potassio06 03 Rifiuti della produzione, formulazione, fornitura ed uso di sali, loro soluzioni e ossidi metallici06 03 11* Sali e loro soluzioni, contenenti cianuri06 03 13* Sali e loro soluzioni, contenenti metalli pesanti Punto 5.2. DM 161/200206 03 14 Sali e loro soluzioni, diversi da quelli di cui alle voci 06 03 11 e 06 03 1306 03 15* Ossidi metallici contenenti metalli pesanti06 03 16 Ossidi metallici, diversi da quelli di cui alla voce 13.17; 13.18; 7.19; 7.8 06 03 1506 04 Rifiuti contenenti metalli, diversi da quelli di cui alla voce 06 0306 04 05* Rifiuti contenenti altri metalli pesanti06 05 02* Fanghi prodotti dal trattamento in loco degli Pagina 33 di 74
effluenti, contenenti sostanze pericolose06 05 03 Fanghi prodotti dal trattamento in loco degli 12.14; 12.8; 13.7; 13.8; effluenti, diversi da quelli di cui alla voce 06 05 02 13.9; 7.706 06 03 Rifiuti contenenti solfuri, diversi da quelli di cui 13.12; 13.13; 13.14 alla voce 06 06 0206 07 04* Soluzioni ed acidi, ad es. Acido di contatto06 08 02* Rifiuti contenenti clorosilano06 09 03* Rifiuti prodotti da reazioni a base di calcio contenenti o contaminati da sostanze pericolose06 09 04 Rifiuti prodotti da reazioni a base di calcio, diversi da quelli di cui alla voce 06 09 0306 09 99 Rifiuti non specificati altrimenti06 10 Rifiuti della produzione, formulazione, fornitura ed uso di prodotti chimici contenenti azoto, dei processi chimici dellazoto e della produzione di fertilizzanti06 10 02* Rifiuti contenenti sostanze pericolose06 10 99 Rifiuti non specificati altrimenti06 11 Rifiuti dalla produzione di pigmenti inorganici ed opacificanti06 11 01 Rifiuti prodotti da reazioni a base di calcio nella 13.6 produzione di diossido di titanio06 11 99 Rifiuti non specificati altrimenti 13.5; 13.606 13 Rifiuti di processi chimici inorganici non specificati altrimenti06 13 01* Prodotti fitosanitari, agenti conservativi del legno ed altri biocidi inorganici07 01 01* Soluzioni acquose di lavaggio ed acque madri Punto 6.3. DM 161/200207 01 03* Solventi organici alogenati, soluzioni di lavaggio ed acque madri07 01 04* Altri solventi organici, soluzioni di lavaggio ed acque madri07 01 07* Fondi e residui di reazione, alogenati07 01 08* Altri fondi e residui di reazione07 01 09* Residui di filtrazione e assorbenti esauriti, Punto 7.1. DM 161/2002 alogenati07 01 10* Altri residui di filtrazione e assorbenti esauriti Punto 7.1. DM 161/2002 Pagina 34 di 74
07 01 11* Fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, contenenti sostanze pericolose07 01 12 Fanghi prodotti dal trattamento in loco degli 12.16; 12.8 effluenti, diversi da quelli di cui alla voce 07 01 1107 02 01* Soluzioni acquose di lavaggio ed acque madri Punto 6.2. DM 161/200207 02 03* Solventi organici alogenati, soluzioni di lavaggio ed acque madri07 02 04* Altri solventi organici, soluzioni di lavaggio ed acque madri07 02 07* Fondi e residui di reazione, alogenati07 02 08* Altri fondi e residui di reazione07 02 09* Residui di filtrazione e assorbenti esauriti, Punto 7.1. DM 161/2002 alogenati07 02 10* Altri residui di filtrazione e assorbenti esauriti Punto 7.1. DM 161/200207 02 11* Fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, contenenti sostanze pericolose07 02 12 Fanghi prodotti dal trattamento in loco degli 6.3; 12.16; 12.8; 13.25; effluenti, diversi da quelli di cui alla voce 07 02 1107 02 14* Rifiuti prodotti da additivi, contenenti sostanze pericolose07 03 Rifiuti della produzione, formulazione, fornitura ed uso di coloranti e pigmenti organici (tranne 06 11)07 03 01* Soluzioni acquose di lavaggio ed acque madri07 03 03* Solventi organici alogenati, soluzioni di lavaggio ed acque madri07 03 04* Altri solventi organici, soluzioni di lavaggio ed acque madri07 03 07* Fondi e residui di reazione alogenati07 03 08* Altri fondi e residui di reazione07 03 09* Residui di filtrazione e assorbenti esauriti Punto 7.1. DM 161/2002 alogenati07 03 10* Altri residui di filtrazione e assorbenti esauriti Punto 7.1. DM 161/200207 03 11* Fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, contenenti sostanze pericolose07 03 12 Fanghi prodotti dal trattamento in loco degli 12.16; 12.8 effluenti, diversi da quelli di cui alla voce 07 03 1107 04 Rifiuti della produzione, formulazione, Pagina 35 di 74
fornitura ed uso di prodotti fitosanitari (tranne 02 01 08 e 02 01 09), agenti conservativi del legno (tranne 03 02) ed altri biocidi organici07 04 01* Soluzioni acquose di lavaggio ed acque madri07 04 03* Solventi organici alogenati, soluzioni di lavaggio ed acque madri07 04 04* Altri solventi organici, soluzioni di lavaggio ed acque madri07 04 07* Fondi e residui di reazione alogenati07 04 08* Altri fondi e residui di reazione07 04 09* Residui di filtrazione e assorbenti esauriti Punto 7.1. DM 161/2002 alogenati07 04 10* Altri residui di filtrazione e assorbenti esauriti Punto 7.1. DM 161/200207 04 11* Fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, contenenti sostanze pericolose07 04 12 Fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, diversi da quelli di cui alla voce 07 04 1107 05 01* Soluzioni acquose di lavaggio ed acque madri Punto 6.1. DM 161/200207 05 03* Solventi organici alogenati, soluzioni di lavaggio ed acque madri07 05 04* Altri solventi organici, soluzioni di lavaggio ed acque madri07 05 07* Fondi e residui di reazione, alogenati07 05 08* Altri fondi e residui di reazione07 05 09* Residui di filtrazione e assorbenti esauriti, Punto 7.1. DM 161/2002 alogenati07 05 10* Altri residui di filtrazione e assorbenti esauriti Punto 7.1. DM 161/200207 05 11* Fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, contenenti sostanze pericolose07 05 12 Fanghi prodotti dal trattamento in loco degli 12.16; 12.8 effluenti, diversi da quelli di cui alla voce 07 05 1107 06 01* Soluzioni acquose di lavaggio ed acque madri07 06 03* Solventi organici alogenati, soluzioni di lavaggio ed acque madri07 06 04* Altri solventi organici, soluzioni di lavaggio ed Punto 6.3. DM 161/2002 acque madri07 06 07* Fondi e residui di reazione, alogenati Pagina 36 di 74
07 06 08* Altri fondi e residui di reazione07 06 09* Residui di filtrazione e assorbenti esauriti, Punto 7.1. DM 161/2002 alogenati07 06 10* Altri residui di filtrazione e assorbenti esauriti Punto 7.1. DM 161/200207 06 11* Fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, contenenti sostanze pericolose07 06 12 Fanghi prodotti dal trattamento in loco degli 12.16; 12.8 effluenti, diversi da quelli di cui alla voce 07 06 1107 07 01* Soluzioni acquose di lavaggio ed acque madri07 07 03* Solventi organici alogenati, soluzioni di lavaggio ed acque madri07 07 04* Altri solventi organici, soluzioni di lavaggio ed acque madri07 07 07* Fondi e residui di reazione, alogenati Punto 6.4. DM 161/200207 07 08* Altri fondi e residui di reazione07 07 09* Residui di filtrazione e assorbenti esauriti, Punto 7.1. DM 161/2002 alogenati07 07 10* Altri residui di filtrazione e assorbenti esauriti Punto 7.1. DM 161/200207 07 11* Fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, contenenti sostanze pericolose07 07 12 Fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, diversi da quelli di cui alla voce 07 07 1108 01 11* Pitture e vernici di scarto, contenenti solventi Punto 7.2. DM 161/2002 organici o altre sostanze pericolose08 01 12 Pitture e vernici di scarto, diverse da quelle di cui alla voce 08 01 1108 01 13* Fanghi prodotti da pitture e vernici, contenenti solventi organici o altre sostanze pericolose08 01 14 Fanghi prodotti da pitture e vernici, diversi da quelli di cui alla voce 08 01 1308 01 15* Fanghi acquosi contenenti pitture e vernici, contenenti solventi organici o altre sostanze pericolose08 01 16 Fanghi acquosi contenenti pitture e vernici, diversi da quelli di cui alla voce 08 01 1508 01 17* Fanghi prodotti dalla rimozione di pitture e vernici, contenenti solventi organici o altre sostanze pericolose Pagina 37 di 74
08 01 18 Fanghi prodotti dalla rimozione di pitture e vernici, diversi da quelli di cui alla voce 08 01 1708 01 19* Sospensioni acquose contenenti pitture e vernici, contenenti solventi organici o altre sostanze pericolose08 01 20 Sospensioni acquose contenenti pitture e vernici, diverse da quelle di cui alla voce 08 01 1908 02 02 Fanghi acquosi contenenti materiali ceramici 12.608 02 03 Sospensioni acquose contenenti materiali ceramici 12.6; 13.1908 02 99 Rifiuti non specificati altrimenti08 03 Rifiuti della produzione, formulazione, fornitura ed uso di inchiostri per stampa08 03 07 Fanghi acquosi contenenti inchiostro08 03 08 Rifiuti liquidi acquosi contenenti inchiostro08 03 12* Scarti di inchiostro, contenenti sostanze pericolose08 03 13 Scarti di inchiostro, diversi da quelli di cui alla voce 08 03 1208 03 14* Fanghi di inchiostro, contenenti sostanze pericolose08 03 15 Fanghi di inchiostro, diversi da quelli di cui alla voce 08 03 1408 04 13* Fanghi acquosi contenenti adesivi e sigillanti, contenenti solventi organici o altre sostanze pericolose08 04 14 Fanghi acquosi contenenti adesivi e sigillanti, diversi da quelli di cui alla voce 08 04 1308 04 15* Rifiuti liquidi acquosi contenenti adesivi e sigillanti, contenenti solventi organici o altre sostanze pericolose08 04 16 Rifiuti liquidi acquosi contenenti adesivi e sigillanti, diversi da quelli di cui alla voce 08 04 1509 01 01* Soluzioni di sviluppo e attivanti a base acquosa09 01 02* Soluzioni di sviluppo per lastre offset a base acquosa09 01 03* Soluzioni di sviluppo a base di solventi09 01 04* Soluzioni fissative09 01 05* Soluzioni di lavaggio e soluzioni di arresto- Pagina 38 di 74
fissaggio10 01 20* Fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, contenenti sostanze pericolose10 01 21 Fanghi prodotti dal trattamento in loco degli 12.16; 12.8 effluenti, diversi da quelli di cui alla voce 10 01 2010 01 22* Fanghi acquosi da operazioni di pulizia caldaie, contenenti sostanze pericolose10 01 23 Fanghi acquosi da operazioni di pulizia caldaie, diversi da quelli di cui alla voce 10 01 2210 02 11* Rifiuti prodotti dal trattamento delle acque di raffreddamento, contenti oli10 02 12 Rifiuti prodotti dal trattamento delle acque di 12.11 raffreddamento, diversi da quelli di cui alla voce 10 02 1110 02 13* Fanghi e residui di filtrazione prodotti dal trattamento dei fumi, contenenti sostanze pericolose10 02 14 Fanghi e residui di filtrazione prodotti dal 12.12; 12.17 trattamento dei fumi, diversi da quelli di cui alla voce 10 02 1310 02 15 Altri fanghi e residui di filtrazione 12.12; 12.1710 03 25* Fanghi e residui di filtrazione prodotti dal trattamento dei fumi, contenenti sostanze pericolose10 03 26 Fanghi e residui di filtrazione prodotti dal trattamento dei fumi, diversi da quelli di cui alla voce 10 03 2510 04 07* Fanghi e residui di filtrazione prodotti dal Punto 4.4. DM 161/2002 trattamento dei fumi10 05 06* Fanghi e residui di filtrazione prodotti dal Punto 4.4. DM 161/2002 trattamento dei fumi10 06 07* Fanghi e residui di filtrazione prodotti dal Punto 4.4. DM 161/2002 trattamento dei fumi10 07 05 Fanghi e residui di filtrazione prodotti dal trattamento dei fumi10 08 17* Fanghi e residui di filtrazione prodotti dal trattamento dei fumi, contenenti sostanze pericolose10 08 18 Fanghi e residui di filtrazione prodotti dal trattamento dei fumi, diversi da quelli di cui alla Pagina 39 di 74
voce 10 08 1710 11 17* Fanghi e residui di filtrazione prodotti dal trattamento dei fumi, contenenti sostanze pericolose10 11 18 Fanghi e residui di filtrazione prodotti dal trattamento dei fumi, diversi da quelli di cui alla voce 10 11 1710 12 05 Fanghi e residui di filtrazione prodotti dal 12.6; 13.27 trattamento dei fumi10 12 13 Fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti10 13 07 Fanghi e residui di filtrazione prodotti dal trattamento dei fumi11 01 05* Acidi di decappaggio Punti 5.2. e 5.5. DM 161/200211 01 06* Acidi non specificati altrimenti Punto 5.2. DM 161/200211 01 07* Basi di decappaggio Punti 5.1 e 5.2. DM 161/200211 01 08* Fanghi di fosfatazione11 01 09* Fanghi e residui di filtrazione, contenenti sostanze pericolose11 01 10 Fanghi e residui di filtrazione, diversi da quelli di cui alla voce 11 01 0911 01 11* Soluzioni acquose di lavaggio, contenenti sostanze Punto 5.2. DM 161/2002 pericolose11 01 12 Soluzioni acquose di lavaggio, diverse da quelle di cui alla voce 10 01 1111 01 13* Rifiuti di sgrassaggio contenenti sostanze Punto 5.1. DM 161/2002 pericolose11 01 14 Rifiuti di sgrassaggio diversi da quelli di cui alla voce 11 01 1311 01 15* Eluati e fanghi di sistemi a membrana e sistemi a scambio ionico, contenenti sostanze pericolose11 02 02* Rifiuti della lavorazione idrometallurgica dello zinco (compresi jarosite, goethite)12 03 01* Soluzioni acquose di lavaggio13 05 06* Oli prodotti dalla separazione olio/acqua13 05 07* Acque oleose prodotte dalla separazione olio/acqua Pagina 40 di 74
Ambiente - Alberi notevoli della provincia di Roma
Comune legnano 10 2007 estratto lavori di riqualificazione del tracciato urba...
Sinistra legnanese interrogazioni cc del 26 01 2016
Mozione richiamo al sindaco e giunta per rispetto codice appalti e per rimozi...
Mozione censura operato sindaco e giunta 23.11.2015
La provincia di varese 31 10 2015 accam spento entro il 2017
2008 progetto nuova biblioteca legnano lombardini22
Verbale cds su accam 29 settembre 2015