Source: https://www.laleggepertutti.it/300485_prescrizione-reato-e-risarcimento-danni
Timestamp: 2020-04-09 23:37:34+00:00
Document Index: 3611317

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 538', 'sentenza ']

Costituzione di parte civile e comportamento della vittima danneggiata che voglia ottenere l’indennizzo in caso di reato prescritto o estinto per amnistia.
Immagina di aver querelato una persona per un reato da questa commesso e dal quale hai subìto diversi danni. Immagina che il processo penale prenda le lunghe e che, secondo il tuo avvocato, molto probabilmente l’imputato sarà assolto per prescrizione. Cosa puoi fare per avere, quantomeno, il risarcimento? L’eventuale pronuncia che estingue il processo penale pregiudicherà ogni tuo diritto?
La giurisprudenza si è più volte pronunciata in merito ai rapporti che sussistono tra prescrizione del reato e risarcimento danni. L’ultima di queste pronunce è di poco tempo fa [1].
Non vogliamo entrare nel tecnico, ma intendiamo offrirti solo una soluzione pratica al tuo problema, ossia: come ottenere il risarcimento se il reato è caduto in prescrizione. Non ci vorrà molto per spiegarti come devi comportarti e quali vie intraprendere.
1 Autonomia del processo penale e quello civile
2 La richiesta di risarcimento del danno
3 Sentenza di prescrizione e risarcimento del danno
Autonomia del processo penale e quello civile
Processo penale e processo civile hanno scopi differenti: il primo serve per infliggere al colpevole la giusta punizione stabilita dalla legge. Il secondo serve, invece, a regolare i rapporti tra i privati a seguito di un illecito e, quindi, a definire i comportamenti riparatori e l’eventuale risarcimento.
A questa autonomia funzionale si aggiunge anche una diversità sul piano sostanziale: le norme che stabiliscono la responsabilità penale sono diverse – e più severe – rispetto a quelle civili. Tanto per fare un esempio, si risponde del reato solo se c’è una responsabilità personale, mentre degli illeciti civili si risponde anche a titolo di responsabilità oggettiva, senza cioè colpe (si pensi alla responsabilità dei genitori per i danni commessi dai figli minori o dell’insegnante per gli alunni).
In più, la responsabilità penale necessita di una prova certa, senza margini di ragionevole dubbio; al contrario, nel processo civile il giudice può decidere anche sulla base di indizi (le cosiddette presunzioni).
Questa autonomia dei processi comporta anche un’indipendenza delle due procedure che possono correre separatamente e su binari distinti, nello stesso momento.
Tuttavia, per evitare che i giudici possano decidere in modo tra loro diverso, creando paradossali situazioni (si pensi a una sentenza di assoluzione nel giudizio penale e, per lo stesso fatto, a una di condanna in quello civile), quando la questione penale è funzionale a decidere anche la responsabilità civile, il processo civile si sospende in attesa dell’esito del primo.
La richiesta di risarcimento del danno
Quasi sempre un reato genera sempre un danno nella vittima. Sicché, dopo aver deciso l’eventuale responsabilità del reo, è necessario definire il risarcimento da accordare alla parte lesa in conseguenza dell’azione illecita.
Come abbiamo detto, è compito del giudice penale stabilire la colpevolezza dell’imputato, mentre è compito del giudice civile definire il risarcimento. Tuttavia, per evitare che, dalla sospensione di giudizio civile in attesa dell’esito del penale si possano subire lungaggini e pregiudicare i diritti della vittima, quest’ultima può chiedere il risarcimento (che potrà essergli riconosciuto anche solamente in parte) costituendosi nel giudizio penale. È la cosiddetta costituzione di parte civile che deve avvenire con un avvocato.
Il giudice penale, quindi, condanna il reato a corrispondere una provvisionale, in attesa della definitiva quantificazione del danno da parte del giudice civile (da adire su iniziativa della parte lesa e con autonomo e distinto giudizio).
In pratica, il giudice civile riparte da dove ha lasciato il giudice penale: prende atto della sentenza di condanna e, senza più entrare nel merito circa la sussistenza dell’illecito (che viene data per scontata in quanto già accertata), definisce solo l’entità dell’indennizzo.
Sentenza di prescrizione e risarcimento del danno
Mettiamo il caso che le lungaggini processuali abbiano fatto andare in prescrizione il reato; in questo caso, se ti sei costituito parte civile perché persona offesa, cosa accade? Avrai diritto al tuo risarcimento? La risposta a questa domanda dipende dal momento in cui la prescrizione è dichiarata:
se il giudice, con sentenza, dichiara prescritto il reato già in primo grado, allora non ti potrà essere liquidato alcun risarcimento. Poiché il reato è prescritto, il giudice non si può pronunciare sulla responsabilità dell’imputato e, pertanto, nemmeno potrà condannarlo al risarcimento;
se, al contrario, la prescrizione viene dichiarata in appello oppure in Cassazione, e il giudice di primo grado aveva riconosciuto la responsabilità penale dell’imputato e l’aveva condannato al risarcimento, allora la prescrizione del reato non incide sul tuo diritto al risarcimento, sempreché il giudice che ha dichiarato la prescrizione non voglia tornare sui profili civilistici e ribaltare la condanna al risarcimento.
Secondo la sentenza sopra richiamata, qualora sia stata pronunciata in primo o in secondo grado la condanna, anche generica, alle restituzioni e al risarcimento dei danni cagionati dal reato a favore della parte civile, ed il giudice di appello o la Corte di Cassazione, nel dichiarare il reato estinto per amnistia o per prescrizione, decida sull’impugnazione ai soli effetti civili, una tale decisione, se la predetta condanna resta confermata, comportando necessariamente, quale suo indispensabile presupposto, l’affermazione della sussistenza del reato e della sua commissione da parte dell’imputato, dà luogo a giudicato civile, come tale vincolante in ogni altro giudizio tra le stesse parti.
In sintesi, nell’ipotesi in cui, a seguito di appello proposto dall’imputato, il giudice dichiari non doversi procedere per intervenuta prescrizione, l’accertamento giudiziale prosegue ai soli fini dell’accertamento della responsabilità civile, potendo quest’ultima essere confermata (come era stato fatto in primo grado) oppure smentita.
Resta, in ogni caso necessario, nel giudizio civile, accertare la presenza di un effettivo danno, ossia l’esistenza e l’entità delle conseguenze pregiudizievoli derivate dal fatto illecito. Tali prove devono essere fornite dalla vittima danneggiata. Ben potrebbe avvenire che il danno non sia provato (si pensi a una diffamazione) e che, pertanto, anche in presenza di un reato accertato, non faccia seguito alcun risarcimento.
[1] Cass. ord. n. 19389/19 del 18.07.2019.
Corte di Cassazione, sez. Lavoro, ordinanza 16 gennaio – 18 luglio 2019, n. 19389
Presidente Napoletano – Relatore Bellè
la Corte d’Appello di Reggio Calabria ha rigettato, con sentenza n. 1165/2014, il gravame proposto dal Comune di Motta San Giovanni avverso la pronuncia del Tribunale di Reggio Calabria che aveva condannato l’ente e La.Pa. , quale responsabile del settore tecnico del medesimo Comune, a risarcire i danni non patrimoniali conseguenti alla morte, in esito ad un infortunio sul lavoro, di C.P. , padre dei ricorrenti C.G. e R. e marito dalla ricorrente L.Z.A.M. ;
in fatto era accaduto che C.P. , addetto al settore rifiuti, mentre era posizionato sulla pedana posteriore dell’autocompattatore condotto da altro dipendente, cadde rovinosamente sulla carreggiata, riportando lesioni che ne avevano determinato il decesso;
il motivo è infondato in quanto, come sottolinea giustamente la Corte d’Appello, nel caso di specie vi è stata statuizione del giudice penale nei confronti dell’imputato e del Comune come responsabile civile, sulla domanda dei tre congiunti del C. , ivi costituiti come parti civili;
ciò è quanto avvenuto, sicché, ai sensi dell’art. 538 c.p.p., comma 3, vi è stata condanna nei confronti anche del Comune quale responsabile civile, che ha come tale effetto di giudicato civile reso in sede penale tra il predetto responsabile e la parte civile, mentre non rilevano le norme di cui agli artt. 651, 651 bis e 652 c.p.p., le quali presuppongono che il giudice penale non abbia pronunciato sugli interessi civili (Cass. 9 marzo 2018, n. 5660);
parimenti corretta, su tali presupposti, è la valutazione della Corte territoriale secondo cui nessun rilievo era da attribuire a quanto deciso da Cass., S.U., 26 gennaio 2011, n. 1768 (secondo cui “in tema di giudicato… le sentenze di non doversi procedere perché il reato è estinto per prescrizione o per amnistia non hanno alcuna efficacia extra penale, a nulla rilevando che il giudice penale, per pronunciare la sentenza di proscioglimento, abbia dovuto accertare i fatti e valutarli giuridicamente”), in quanto in quel caso non sussisteva pronuncia definitiva penale sui capi civili, la cui ricorrenza nella vicenda qui in esame ha invece, con la forza propria del giudicato civile, le conseguenze, sfavorevoli al Comune, che di quel processo era parte come responsabile civile, di cui si è detto;