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Timestamp: 2018-11-20 22:40:51+00:00
Document Index: 167553226

Matched Legal Cases: ['art. 60', 'art. 60', 'art. 73', 'art. 10', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 9', 'sentenza ']

REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO. Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto. (Sezione Terza) ha pronunciato la presente - PDF
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Umberto Fantoni
1 N /2015 REG.PROV.COLL. N /2015 REG.RIC. REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto (Sezione Terza) ha pronunciato la presente SENTENZA ex art. 60 cod. proc. amm.; sul ricorso numero di registro generale 1475 del 2015, proposto da: **, rappresentato e difeso dall'avv. Luca Berletti, con domicilio eletto presso la Segreteria del T.A.R. Veneto in Venezia, Cannaregio 2277/2278; contro Ministero dell'interno, Questura di Treviso, rappresentati e difesi dall'avvocatura Distrettuale dello Stato, domiciliataria ex lege in Venezia, San Marco, 63; per l'annullamento del provvedimento della Questura di Treviso n. prot. cat. A
2 11/2015 Imm. del 12 agosto 2015 di rigetto della richiesta di rilascio del permesso di soggiorno U.E. per soggiornanti di lungo periodo proposta dal ricorrente in data 20 Marzo 2013; Visti il ricorso e i relativi allegati; Visti gli atti di costituzione in giudizio di Ministero dell'interno e di Questura di Treviso; Viste le memorie difensive; Visti tutti gli atti della causa; Relatore nella camera di consiglio del giorno 16 novembre 2015 il dott. Giovanni Ricchiuto e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale; Sentite le stesse parti ai sensi dell'art. 60 cod. proc. amm.; Considerato: che il Sig. **, con il ricorso in epigrafe, impugna il provvedimento con il quale la Questura di Treviso ha respinto la sua istanza di rinnovo del permesso di soggiorno per soggiornanti di lungo periodo; che il provvedimento è motivato con riferimento alla sussistenza di due decreti penali di condanna a pena pecuniaria, di cui il primo (decreto penale del Tribunale di Treviso del 18/06/2008 n ) è relativo all accertato possesso di un bastone in acciaio e un secondo (decreto del 10/06/2013 del Tribunale di Treviso) è relativo al possesso di un coltello in acciaio custodito nel vano porta oggetti dell auto del ricorrente; che sempre nel provvedimento impugnato si fa menzione che in data
3 15/04/2013 il Sig. ** veniva sottoposto a fermo di Polizia Giudiziaria e deferito all'a.g. per il reato di cui all'art. 73 D.P.R. 309/1990 per il possesso di sostanze stupefacenti e, ciò, unitamente alla circostanza in base alla quale nel corso della perquisizione presso l abitazione del ricorrente veniva sequestrata la somma di euro 5.710, un bilancino dì precisione e quattro rotoli di nastro adesivo; che il ricorrente lamenta la violazione dell art. 10 bis della L. 241/90, in quanto la comunicazione dei motivi ostativi non sarebbe risultata idonea a svolgere la funzione partecipativa (primo motivo); la violazione dell art. 9 comma 4 del D.Lgs. 286/98, in quanto l Amministrazione non avrebbe posto in essere un bilanciamento tra i fatti contestati e l inserimento lavorativo sociale e familiare del ricorrente (secondo e terzo motivo); si contesta, ancora, che l Amministrazione non avrebbe valutato la presenza dei presupposti per il rilascio di un permesso di soggiorno di tipo diverso (quarto motivo) e che, nel contempo, il provvedimento impugnato sarebbe stato emanato dopo due anni dalla presentazione dell istanza sulla base di meri sospetti (quinto motivo); che si è costituito in giudizio il Ministero dell Interno, per il tramite dell Avvocatura distrettuale dello Stato, replicando alle censure proposte e concludendo per la reiezione del ricorso; che il ricorso va accolto, risultando fondati il secondo e il quarto motivo. che, nel caso di specie, appare evidente che l Amministrazione
4 non abbia considerato il radicamento nel territorio e la situazione lavorativa del ricorrente ai sensi di quanto previsto dall art. 9 comma 4 del D.Lgs. 286/1992, limitandosi ad utilizzare formule apodittiche e generiche che non consentono di rilevare come sia stato posto in essere un effettivo bilanciamento degli interessi in atto; che è parimenti evidente come non possa ritenersi sufficiente a fondare il giudizio di pericolosità l esistenza di due decreti penali di condanna, riferiti peraltro a reati contravvenzionali e di lieve entità e, nemmeno, il riferimento all esistenza di due procedimenti penali, entrambi conclusisi con sentenze assolutorie; che non è sufficiente, di per sé, a fondare il giudizio di pericolosità neanche il rinvenimento della somma sopra citata che, in quanto tale, non solo non integra la fattispecie di un autonomo reato, ma che il ricorrente ha giustificato facendo riferimento a circostanze differenti, del tutto lecite rispetto a quanto contestato: che dalle argomentazioni dell Amministrazione non è possibile evincere l esistenza di un bilanciamento degli interessi in atto nè se, soprattutto, si sia effettivamente valutata la situazione familiare e lavorativa del Sig. ** e, ciò, considerando come quest ultimo sia dimorante in Italia dal 1998 e, ancora, risulti essere sposato e padre di due figli minori; che sul punto va ricordato che la Corte Costituzionale, con l ordinanza n. 58 del , ha confermato quell orientamento
5 giurisprudenziale secondo cui l'art. 9 del D.Lgs. n. 286 del 1998 esige che "l'eventuale diniego di rilascio del "permesso per soggiornanti di lungo periodo" sia sorretto da un giudizio di pericolosità sociale dello straniero, con una motivazione articolata non solo con riguardo alla circostanza dell'intervenuta condanna, ma su più elementi, ed in particolare con riguardo alla durata del soggiorno nel territorio nazionale e all'inserimento sociale, familiare e lavorativo dell'interessato, escludendo l'operatività di ogni automatismo in conseguenza di condanne penali riportate"; che oltre alla censura sopra citata deve ritenersi fondata anche l asserita violazione dell art. 9 comma 9 del D.Lgs. 286/1998 (quarto motivo), in quanto l Amministrazione ha omesso di valutare la presenza dei presupposti per il rilascio di un permesso per motivi diversi, essendosi limitata a rigettare in toto la domanda proposta; che l accoglimento così disposto delle sopra citate censure consente di assorbire gli ulteriori motivi proposti dalla parte ricorrente; che, pertanto, il ricorso è fondato e va accolto e che, nel contempo, le spese del presente giudizio devono essere poste a carico dell Amministrazione ora costituita. P.Q.M. Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto (Sezione
6 Terza) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo Accoglie e per l effetto annulla il provvedimento impugnato. Condanna l Amministrazione ora costituita al pagamento delle spese di lite che liquida in Euro 1.000,00 (mille//00) oltre iva e cpa, con refusione del contributo unificato nella misura di legge. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa. Così deciso in Venezia nella camera di consiglio del giorno 16 novembre 2015 con l'intervento dei magistrati: Oria Settesoldi, Presidente Riccardo Savoia, Consigliere Giovanni Ricchiuto, Referendario, Estensore L'ESTENSORE IL PRESIDENTE DEPOSITATA IN SEGRETERIA Il 09/12/2015 IL SEGRETARIO (Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)
Pagina 1 di 9 N. 01125/2014 REG.PROV.COLL. N. 00011/1999 REG.RIC. N. 02510/1999 REG.RIC. R E P U B B L I C A I T A L I A N A IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto