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Timestamp: 2016-10-24 23:47:22+00:00
Document Index: 42030528

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza\n', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza\n', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle
società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica, a norma dell'articolo 11
della legge 29 settembre 2000, n. 300
GU 140 del 19/06/2001
1. Il presente decreto legislativo disciplina la
responsabilità degli enti per gli illeciti amministrativi dipendenti da reato.
di personalità giuridica e alle società e associazioni anche prive di
agli altri enti pubblici non economici nonché agli enti che svolgono funzioni di rilievo costituzionale.
1. L'ente non può essere ritenuto responsabile per un fatto
costituente reato se la sua responsabilità amministrativa in relazione a quel reato e le relative sanzioni non sono espressamente
1. L'ente non può essere ritenuto responsabile per un fatto che
secondo una legge posteriore non costituisce più reato o in relazione al quale non
è più prevista la responsabilità amministrativa dell'ente, e, se vi è stata condanna, ne cessano
l'esecuzione e gli effetti giuridici.
2. Se la legge del tempo in cui è stato commesso l'illecito e le
successive sono diverse, si applica quella le cui disposizioni sono più favorevoli, salvo che sia intervenuta pronuncia irrevocabile.
del codice penale, gli enti aventi nel territorio dello Stato la sede principale rispondono anche in relazione ai reati commessi
all'estero, purché nei loro confronti non proceda lo Stato del luogo in cui è stato commesso il fatto.
richiesta del Ministro della giustizia, si procede contro l'ente solo se la richiesta
è formulata anche nei confronti di quest'ultimo.
1. L'ente è responsabile per i reati commessi nel suo interesse o
amministrazione o di direzione dell'ente o di una sua unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale
1. Se il reato è stato commesso dalle persone indicate
nell'articolo 5, comma 1, lettera a), l'ente non risponde se prova che:
a) l'organo dirigente ha adottato ed efficacemente attuato, prima
della commissione del fatto, modelli di organizzazione e di gestione idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi;
b) il compito di vigilare sul funzionamento e l'osservanza dei
modelli di curare il loro aggiornamento è stato affidato a un organismo dell'ente dotato di autonomi poteri di iniziativa e di
c) le persone hanno commesso il reato eludendo fraudolentemente i
d) non vi è stata omessa o insufficiente vigilanza da parte
dell'organismo di cui alla lettera b).
2. In relazione all'estensione dei poteri delegati e al rischio di
commissione dei reati, i modelli di cui alla lettera a), del comma 1, devono rispondere alle seguenti esigenze:
a) individuare le attività nel cui ambito possono essere
commessi reati;
b) prevedere specifici protocolli diretti a programmare la
formazione e l'attuazione delle decisioni dell'ente in relazione ai reati da prevenire;
c) individuare modalità di gestione delle risorse finanziarie
idonee ad impedire la commissione dei reati;
d) prevedere obblighi di informazione nei confronti
dell'organismo deputato a vigilare sul funzionamento e l'osservanza dei modelli;
e) introdurre un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il
3. I modelli di organizzazione e di gestione possono essere
adottati, garantendo le esigenze di cui al comma 2, sulla base di codici di comportamento redatti dalle associazioni rappresentative
degli enti, comunicati al Ministero della giustizia che, di concerto con i Ministeri competenti,
può formulare, entro trenta giorni, osservazioni sulla idoneità dei modelli a prevenire i reati.
4. Negli enti di piccole dimensioni i compiti indicati nella
lettera b), del comma 1, possono essere svolti direttamente dall'organo dirigente.
5. E' comunque disposta la confisca del profitto che l'ente ha
tratto dal reato, anche nella forma per equivalente.
Art. 7. - Soggetti sottoposti all'altrui direzione e modelli di organizzazione
è responsabile se la commissione del reato è stata resa possibile dall'inosservanza degli obblighi di direzione o vigilanza.
2. In ogni caso, è esclusa l'inosservanza degli obblighi di
direzione o vigilanza se l'ente, prima della commissione del reato, ha adottato ed efficacemente attuato un modello di organizzazione,
gestione e controllo idoneo a prevenire reati della specie di quello verificatosi.
dell'organizzazione nonché al tipo di attività svolta, misure idonee a garantire lo svolgimento dell'attività nel rispetto della
legge e a scoprire ed eliminare tempestivamente situazioni di rischio.
quando sono scoperte significative violazioni delle prescrizioni ovvero quando intervengono mutamenti nell'organizzazione o
nell'attività;
a) l'autore del reato non è stato identificato o non
è imputabile;
confronti dell'ente quando è concessa amnistia per un reato in relazione al quale
è prevista la sua responsabilità e l'imputato ha rinunciato alla sua applicazione.
sussidi e l'eventuale revoca di quelli già concessi;
non inferiore a cento né superiore a mille.
determina il numero delle quote tenendo conto della gravità del fatto, del grado della
responsabilità dell'ente nonché dell'attività svolta per eliminare o attenuare le conseguenze del
fatto e per prevenire la commissione di ulteriori illeciti.
2. L'importo della quota è fissato sulla base delle condizioni
quota è sempre di lire duecentomila.
1. La sanzione pecuniaria è ridotta della metà e non
può comunque essere superiore a lire duecento milioni se:
b) il danno patrimoniale cagionato è di particolare
2. La sanzione è ridotta da un terzo alla metà se, prima della
conseguenze dannose o pericolose del reato ovvero si è comunque efficacemente adoperato in tal senso;
b) è stato adottato e reso operativo un modello organizzativo
lettere del precedente comma, la sanzione è ridotta dalla metà ai due terzi.
4. In ogni caso, la sanzione pecuniaria non può essere inferiore a
a) l'ente ha tratto dal reato un profitto di rilevante
entità e il reato è stato commesso da soggetti in posizione apicale ovvero da soggetti sottoposti all'altrui direzione quando, in questo caso, la
1. Le sanzioni interdittive hanno ad oggetto la specifica
attività alla quale si riferisce l'illecito dell'ente. Il giudice ne determina il tipo e la durata sulla base dei criteri indicati nell'articolo 11,
tenendo conto dell'idoneità delle singole sanzioni a prevenire illeciti del tipo di quello commesso.
2. Il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione
può anche essere limitato a determinati tipi di contratto o a determinate amministrazioni. L'interdizione dall'esercizio di
un'attività comporta la sospensione ovvero la revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali allo svolgimento dell'attività.
4. L'interdizione dall'esercizio dell'attività si applica soltanto
interdittiva che determina l'interruzione dell'attività dell'ente, il giudice, in luogo dell'applicazione della sanzione, dispone la
prosecuzione dell'attività dell'ente da parte di un commissario per un periodo pari alla durata della pena interdittiva che sarebbe stata
applicata, quando ricorre almeno una delle seguenti condizioni:
necessità la cui interruzione può provocare un grave pregiudizio alla
b) l'interruzione dell'attività dell'ente
può provocare, tenuto conto delle sue dimensioni e delle condizioni economiche del
territorio in cui è situato, rilevanti ripercussioni sull'occupazione.
2. Con la sentenza che dispone la prosecuzione dell'attività, il
giudice indica i compiti ed i poteri del commissario, tenendo conto della specifica
attività in cui è stato posto in essere l'illecito da parte dell'ente.
commissario cura l'adozione e l'efficace attuazione dei modelli di organizzazione e di controllo idonei a prevenire reati della specie
di quello verificatosi. Non può compiere atti di straordinaria amministrazione senza autorizzazione del giudice.
4. Il profitto derivante dalla prosecuzione dell'attività viene
5. La prosecuzione dell'attività da parte del commissario non
può essere disposta quando l'interruzione dell'attività consegue all'applicazione in via definitiva di una sanzione
1. Può essere disposta l'interdizione definitiva dall'esercizio
dell'attività se l'ente ha tratto dal reato un profitto di rilevante entità ed
è già stato condannato, almeno tre volte negli ultimi sette anni, alla interdizione temporanea dall'esercizio
2. Il giudice può applicare all'ente, in via definitiva, la
sanzione del divieto di contrattare con la pubblica amministrazione ovvero del divieto di pubblicizzare beni o servizi quando
è già stato condannato alla stessa sanzione almeno tre volte negli ultimi sette anni.
3. Se l'ente o una sua unità organizzativa viene stabilmente
utilizzato allo scopo unico o prevalente di consentire o agevolare la commissione di reati in relazione ai quali
è prevista la sua responsabilità è sempre disposta l'interdizione definitiva dall'esercizio
dell'attività e non si applicano le disposizioni previste dall'articolo 17.
interdittive non si applicano quando, prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, concorrono le seguenti
determinato il reato mediante l'adozione e l'attuazione di modelli organizzativi idonei a prevenire reati della specie di quello
1. La pubblicazione della sentenza di condanna può essere disposta
2. La pubblicazione della sentenza
avviene ai sensi dell'articolo 36 del codice penale nonché mediante affissione
nel comune ove l'ente ha la sede principale.
3. La pubblicazione della sentenza è eseguita, a cura della
1. Nei confronti dell'ente è sempre disposta, con la sentenza di
condanna, la confisca del prezzo o del profitto del reato, salvo che per la parte che
può essere restituita al danneggiato. Sono fatti salvi i diritti acquisiti dai terzi in buona fede.
2. Quando non è possibile eseguire la confisca a norma del comma
1, la stessa può avere ad oggetto somme di denaro, beni o altre utilità di valore equivalente al prezzo o al profitto del reato.
1. Si ha reiterazione quando l'ente, già condannato in via
definitiva almeno una volta per un illecito dipendente da reato, ne commette un altro nei cinque anni successivi alla condanna
1. Quando l'ente è responsabile in relazione ad una
pluralità di reati commessi con una unica azione od omissione ovvero commessi nello svolgimento di una medesima
attività e prima che per uno di essi sia stata pronunciata sentenza anche non definitiva, si applica
la sanzione pecuniaria prevista per l'illecito più grave aumentata fino al triplo. Per effetto di detto aumento, l'ammontare della
sanzione pecuniaria non può comunque essere superiore alla somma delle sanzioni applicabili per ciascun illecito.
2. Nei casi previsti dal comma 1, quando in relazione a uno o
più degli illeciti ricorrono le condizioni per l'applicazione delle sanzioni
interdittive, si applica quella prevista per l'illecito più grave.
4. Se l'interruzione è avvenuta mediante la contestazione
dell'illecito amministrativo dipendente da reato, la prescrizione non corre fino al momento in cui passa in giudicato la sentenza che
1. Chiunque, nello svolgimento dell'attività dell'ente a cui
è stata applicata una sanzione o una misura cautelare interdittiva trasgredisce agli obblighi o ai divieti inerenti a tali sanzioni o
misure, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.
2. Nel caso di cui al comma 1, nei confronti dell'ente nell'interesse o a vantaggio del quale il reato
è stato commesso, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da duecento e seicento
quote e la confisca del profitto, a norma dell'articolo 19.
Art. 24. - Indebita percezione di erogazioni, truffa in danno dello Stato o di
316-bis, 316-ter, 640, comma 2, n. 1, 640-bis e 640-ter se commesso in danno dello Stato o di altro ente pubblico, del codice penale, si
applica all'ente la sanzione pecuniaria fino a cinquecento quote.
l'ente ha conseguito un profitto di rilevante entità o è derivato un danno di particolare
gravità; si applica la sanzione pecuniaria da duecento a seicento quote.
Art. 25 - Concussione e corruzione
318, 321 e 322, commi 1 e 3, del codice penale, si applica la sanzione pecuniaria fino a duecento quote.
2. In relazione alla commissione dei delitti di cui agli articoli
319, 319-ter, comma 1, 321, 322, commi 2 e 4, del codice penale, si applica all'ente la sanzione pecuniaria da duecento a seicento quote.
3. In relazione alla commissione dei delitti di cui agli articoli
317, 319, aggravato ai sensi dell'articolo 319-bis quando dal fatto l'ente ha conseguito un profitto di rilevante
entità, 319-ter, comma 2, e 321 del codice penale, si applica all'ente la sanzione
pecuniaria da trecento a ottocento quote.
4. Le sanzioni pecuniarie previste per i delitti di cui ai commi da
1 a 3, si applicano all'ente anche quando tali delitti sono stati commessi dalle persone indicate negli articoli 320 e 322-bis.
5. Nei casi di condanna per uno dei delitti indicati nei commi 2 e
3, si applicano le sanzioni interdittive previste dall'articolo 9, comma 2, per una durata non inferiore ad un anno.
Art. 25-bis - Falsità in monete, in carte di pubblico credito e in
1. In relazione alla commissione dei delitti previsti dal codice penale in materia di
per una durata non superiore ad un anno.
Articolo 25-ter - Reati societari
1. In relazione ai reati in materia societaria previsti dal codice civile, se commessi
nell'interesse della società, da amministratori, direttori generali o liquidatori o da persone sottoposte alla loro vigilanza, qualora il
fatto non si fosse realizzato se essi avessero vigilato in conformità degli obblighi inerenti alla loro carica, si applicano le
a) per la contravvenzione di false comunicazioni sociali,
prevista dall'articolo 2621 del codice civile, la sanzione pecuniaria da cento a centocinquanta quote;
b) per il delitto di false comunicazioni sociali in danno dei
soci o dei creditori, previsto dall'articolo 2622, primo comma, del codice civile, la sanzione pecuniaria da centocinquanta a
trecentotrenta quote;
c) per il delitto di false comunicazioni sociali in danno dei
soci o dei creditori, previsto dall'articolo 2622, terzo comma, del codice civile, la sanzione pecuniaria da duecento a quattrocento
d) per la contravvenzione di falso in prospetto, prevista
dall'articolo 2623, primo comma, del codice civile, la sanzione pecuniaria da cento a centotrenta quote;
e) per il delitto di falso in prospetto, previsto dall'articolo
2623, secondo comma, del codice civile, la sanzione pecuniaria da duecento a trecentotrenta quote;
f) per la contravvenzione di falsità nelle relazioni o nelle
comunicazioni delle società di revisione, prevista dall'articolo 2624, primo comma, del codice civile, la sanzione pecuniaria da cento
a centotrenta quote;
g) per il delitto di falsità nelle relazioni o nelle
comunicazioni delle società di revisione, previsto dall'articolo 2624, secondo comma, del codice civile, la sanzione pecuniaria da
duecento a quattrocento quote;
h) per il delitto di impedito controllo, previsto dall'articolo
2625, secondo comma, del codice civile, la sanzione pecuniaria da cento a centottanta quote;
i) per il delitto di formazione fittizia del capitale, previsto
dall'articolo 2632 del codice civile, la sanzione pecuniaria da cento a centottanta quote;
l) per il delitto di indebita restituzione dei conferimenti,
previsto dall'articolo 2626 del codice civile, la sanzione pecuniaria da cento a centottanta quote;
m) per la contravvenzione di illegale ripartizione degli utili e
delle riserve, prevista dall'articolo 2627 del codice civile, la sanzione pecuniaria da cento a centotrenta quote;
n) per il delitto di illecite operazioni sulle azioni o quote
sociali o della società controllante, previsto dall'articolo 2628 del codice civile, la sanzione pecuniaria da cento a centottanta
o) per il delitto di operazioni in pregiudizio dei creditori,
previsto dall'articolo 2629 del codice civile, la sanzione pecuniaria da centocinquanta a trecentotrenta quote;
p) per il delitto di indebita ripartizione dei beni sociali da
parte dei liquidatori, previsto dall'articolo 2633 del codice civile, la sanzione pecuniaria da centocinquanta a trecentotrenta quote;
q) per il delitto di illecita influenza sull'assemblea, previsto
dall'articolo 2636 del codice civile, la sanzione pecuniaria da centocinquanta a trecentotrenta quote;
r) per il delitto di aggiotaggio, previsto dall'articolo 2637 del
codice civile, la sanzione pecuniaria da duecento a cinquecento quote;
s) per i delitti di ostacolo all'esercizio delle funzioni delle
autorità pubbliche di vigilanza, previsti dall'articolo 2638, primo e secondo comma, del codice civile, la sanzione pecuniaria da
3. Se, in seguito alla commissione dei reati di cui al comma 1,
l'ente ha conseguito un profitto di rilevante entità, la sanzione pecuniaria
è aumentata di un terzo.
alla metà in relazione alla commissione, nelle forme del tentativo, dei delitti indicati nel presente capo del decreto.
risponde soltanto l'ente con il suo patrimonio o con il fondo comune. 2. I crediti dello Stato derivanti degli illeciti amministrativi
dell'ente relativi a reati hanno privilegio secondo le disposizioni del codice di procedura penale sui crediti dipendenti da reato. A
tale fine, la sanzione pecuniaria si intende equiparata alla pena pecuniaria.
responsabilità per i reati commessi anteriormente alla data in cui la trasformazione ha avuto effetto.
1. Nel caso di scissione parziale, resta ferma la
responsabilità dell'ente scisso per i reati commessi anteriormente alla data in cui
la scissione ha avuto effetto, salvo quanto previsto dal comma 3.
sono solidalmente obbligati al pagamento delle sanzioni pecuniarie dovute dall'ente scisso per i reati commessi anteriormente alla data
dalla quale la scissione ha avuto effetto. L'obbligo è limitato al valore effettivo del patrimonio netto trasferito al singolo ente,
salvo che si tratti di ente al quale è stato trasferito, anche in parte il ramo di
attività nell'ambito del quale è stato commesso il reato.
si applicano agli enti cui è rimasto o è stato trasferito, anche in parte, il ramo di
attività nell'ambito del quale il reato è stato commesso.
1. Se la fusione o la scissione è avvenuta prima della conclusione
del giudizio, il giudice, nella commisurazione della sanzione pecuniaria a norma dell'articolo 11, comma 2, tiene conto delle
condizioni economiche e patrimoniali dell'ente originariamente responsabile.
fusione e l'ente al quale, nel caso di scissione, è applicabile la sanzione interdittiva possono chiedere al giudice la sostituzione
della medesima con la sanzione pecuniaria, qualora, a seguito della fusione o della scissione, si sia realizzata la condizione prevista
dalla lettera b) del comma 1 dell'articolo 17, e ricorrano le ulteriori condizioni di cui alle lettere a) e c) del medesimo
di condanna, sostituisce la sanzione interdittiva con una sanzione pecuniaria di ammontare pari da una a due volte quello della sanzione
pecuniaria inflitta all'ente in relazione al medesimo reato.
4. Resta salva la facoltà dell'ente, anche nei casi di fusione o
1. Nei casi di responsabilità dell'ente risultante dalla fusione o
beneficiario della scissione per reati commessi successivamente alla data dalla quale la fusione o la scissione ha avuto effetto, il
giudice può ritenere la reiterazione, a norma dell'articolo 20, anche in rapporto a condanne pronunciate nei confronti degli enti
partecipanti alla fusione o dell'ente scisso per reati commessi anteriormente a tale data.
violazioni e dell'attività nell'ambito della quale sono state commesse nonché delle caratteristiche della fusione o della
può essere ritenuta, a norma dei commi 1 e 2, solo se ad essi è stato trasferito, anche in parte, il ramo di
attività nell'ambito del quale è stato commesso il reato per cui è stata pronunciata
condanna nei confronti dell'ente scisso.
1. Nel caso di cessione dell'azienda nella cui
attività è stato commesso il reato, il cessionario è solidalmente obbligato, salvo il
beneficio della preventiva escussione dell'ente cedente e nei limiti del valore dell'azienda, al pagamento della sanzione pecuniaria.
2. L'obbligazione del cessionario è limitata alle sanzioni
pecuniarie che risultano dai libri contabili obbligatori, ovvero dovute per illeciti amministrativi dei quali egli era comunque a
dipendenti da reato, si osservano le norme di questo capo nonché, in quanto compatibili, le disposizioni del codice di procedura penale e
del decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271. Art. 35. - Estensione della disciplina relativa all'imputato
dell'ente si osservano le disposizioni sulla composizione del tribunale e le disposizioni processuali collegate relative ai reati
dai quali l'illecito amministrativo dipende.
dell'ente quando l'azione penale non può essere iniziata o proseguita nei confronti dell'autore del reato per la mancanza di una
1. Il procedimento per l'illecito amministrativo dell'ente
è riunito al procedimento penale instaurato nei confronti dell'autore del reato da cui l'illecito dipende. 2. Si procede separatamente per l'illecito amministrativo dell'ente
a) è stata ordinata la sospensione del procedimento ai sensi
b) il procedimento è stato definito con il giudizio abbreviato o
con l'applicazione della pena ai sensi dell'articolo 444 del codice di procedura penale, ovvero
è stato emesso il decreto penale di condanna;
depositando nella cancelleria dell'autorità giudiziaria procedente una dichiarazione contenente a pena di
a) la denominazione dell'ente e le
generalità del suo legale rappresentante;
comma 1, del codice di procedura penale, è depositata nella segreteria del pubblico ministero o nella cancelleria del giudice
ovvero è presentata in udienza unitamente alla dichiarazione di cui al comma 2.
4. Quando non compare il legale rappresentante, l'ente costituito
è rappresentato dal difensore.
1. L'ente che non ha nominato un difensore di fiducia o ne
è rimasto privo è assistito da un difensore di ufficio.
1. L'ente che non si costituisce nel processo è dichiarato
1. Nel caso di trasformazione, di fusione o di scissione dell'ente
originariamente responsabile, il procedimento prosegue nei confronti degli enti risultanti da tali vicende modificative o beneficiari
della scissione, che partecipano al processo, nello stato in cui lo stesso si trova, depositando la dichiarazione di cui all'articolo 39,
1. Per la prima notificazione all'ente si osservano le disposizioni
dell'articolo 154, comma 3, del codice di procedura penale.
2. Sono comunque valide le notificazioni eseguite mediante consegna
al legale rappresentante, anche se imputato del reato da cui dipende l'illecito amministrativo.
3. Se l'ente ha dichiarato o eletto domicilio nella dichiarazione
di cui all'articolo 39 o in altro atto comunicato all'autorità giudiziaria, le notificazioni sono eseguite ai sensi dell'articolo
161 del codice di procedura penale.
4. Se non è possibile eseguire le notificazioni nei modi previsti
dai commi precedenti, l'autorità giudiziaria dispone nuove ricerche. Qualora le ricerche non diano esito positivo, il giudice, su
richiesta del pubblico ministero, sospende il procedimento.
a) la persona imputata del reato da cui dipende l'illecito
b) la persona che rappresenta l'ente indicata nella dichiarazione
di cui all'articolo 39, comma 2, e che rivestiva tale funzione anche al momento della commissione del reato.
2. Nel caso di incompatibilità la persona che rappresenta l'ente
può essere interrogata ed esaminata nelle forme, con i limiti e con gli effetti previsti per l'interrogatorio e per l'esame della persona
imputata in un procedimento connesso.
1. Quando sussistono gravi indizi per ritenere la sussistenza della
responsabilità dell'ente per un illecito amministrativo dipendente da reato e vi sono fondati e specifici elementi che fanno ritenere
concreto il pericolo che vengano commessi illeciti della stessa indole di quello per cui si procede, il pubblico ministero
può richiedere l'applicazione quale misura cautelare di una delle sanzioni interdittive previste dall'articolo 9, comma 2, presentando
al giudice gli elementi su cui la richiesta si fonda, compresi quelli a favore dell'ente e le eventuali deduzioni e memorie difensive
già depositate.
2. Sulla richiesta il giudice provvede con ordinanza, in cui indica
anche le modalità applicative della misura. Si osservano le disposizioni dell'articolo 292 del codice di procedura penale.
3. In luogo della misura cautelare interdittiva, il giudice
può nominare un commissario giudiziale a norma dell'articolo 15 per un periodo pari alla durata della misura che sarebbe stata applicata.
1. Nel disporre le misure cautelari, il giudice tiene conto della
specifica idoneità di ciascuna in relazione alla natura e al grado delle esigenze cautelari da soddisfare nel caso concreto.
2. Ogni misura cautelare deve essere proporzionata all'entità del
fatto e alla sanzione che si ritiene possa essere applicata all'ente. 3. L'interdizione dall'esercizio dell'attività può essere
disposta in via cautelare soltanto quando ogni altra misura risulti inadeguata.
1. Sull'applicazione e sulla revoca delle misure cautelari
nonché sulle modifiche delle loro modalità esecutive, provvede il giudice che procede. Nel corso delle indagini provvede il giudice per le
indagini preliminari. Si applicano altresì le disposizioni di cui all'articolo 91 del decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271.
2. Se la richiesta di applicazione della misura cautelare
è presentata fuori udienza, il giudice fissa la data dell'udienza e ne fa dare avviso al pubblico ministero, all'ente e ai difensori. L'ente
e i difensori sono altresì avvisati che, presso la cancelleria del giudice, possono esaminare la richiesta dal pubblico ministero e gli
elementi sui quali la stessa si fonda.
3. Nell'udienza prevista dal comma 2, si osservano le forme
dell'articolo 127, commi 1, 2, 3, 4, 5, 6 e 10, del codice di procedura penale; i termini previsti ai commi 1 e 2 del medesimo
articolo sono ridotti rispettivamente a cinque e a tre giorni. Tra il deposito della richiesta e la data dell'udienza non
può intercorrere un termine superiore a quindici giorni.
1. L'ordinanza che dispone l'applicazione di una misura cautelare
è notificata all'ente a cura del pubblico ministero.
1. Le misure cautelari possono essere sospese se l'ente chiede di
poter realizzare gli adempimenti cui la legge condiziona l'esclusione di sanzioni interdittive a norma dell'articolo 17. In tal caso, il
giudice, sentito il pubblico ministero, se ritiene di accogliere la richiesta, determina una somma di denaro a titolo di cauzione,
dispone la sospensione della misura e indica il termine per la realizzazione delle condotte riparatorie di cui al medesimo articolo
2. La cauzione consiste nel deposito presso la Cassa delle ammende
di una somma di denaro che non può comunque essere inferiore alla metà della sanzione pecuniaria minima prevista per l'illecito per
cui si procede. In luogo del deposito, è ammessa la prestazione di una garanzia mediante ipoteca o fideiussione solidale.
3. Nel caso di mancata, incompleta o inefficace esecuzione delle
attività nel termine fissato, la misura cautelare viene ripristinata e la somma depositata o per la quale
è stata data garanzia è devoluta alla Cassa delle ammende.
4. Se si realizzano le condizioni di cui all'articolo 17 il giudice
revoca la misura cautelare e ordina la restituzione della somma depositata o la cancellazione dell'ipoteca; la fideiussione prestata
1. Le misure cautelari sono revocate anche d'ufficio quando
risultano mancanti, anche per fatti sopravvenuti, le condizioni di applicabilità previste dall'articolo 45 ovvero quando ricorrono le
ipotesi previste dall'articolo 17.
2. Quando le esigenze cautelari risultano attenuate ovvero la
misura applicata non appare più proporzionata all'entità del fatto o alla sanzione che si ritiene possa essere applicata in via
definitiva, il giudice, su richiesta del pubblico ministero o dell'ente, sostituisce la misura con un'altra meno grave ovvero ne
dispone l'applicazione con modalità meno gravose, anche stabilendo una minore durata.
1. Nel disporre le misure cautelari il giudice ne determina la
durata, che non può superare la metà del termine massimo indicato dall'articolo 13, comma 2.
2. Dopo la sentenza di condanna di primo grado, la durata della
misura cautelare può avere la stessa durata della corrispondente sanzione applicata con la medesima sentenza. In ogni caso, la durata
della misura cautelare non può superare i due terzi del termine massimo indicato dall'articolo 13, comma 2.
3. Il termine di durata delle misure cautelari decorre dalla data
della notifica dell'ordinanza.
4. La durata delle misure cautelari è computata nella durata delle
sanzioni applicate in via definitiva.
1. Il pubblico ministero e l'ente, per mezzo del suo difensore,
possono proporre appello contro tutti i provvedimenti in materia di misure cautelari, indicandone contestualmente i motivi. Si osservano
le disposizioni di cui all'articolo 322-bis, commi 1-bis e 2, del codice di procedura penale.
2. Contro il provvedimento emesso a norma del comma 1, il pubblico
ministero e l'ente, per mezzo del suo difensore, possono proporre ricorso per cassazione per violazione di legge. Si osservano le
disposizioni di cui all'articolo 325 del codice di procedura penale.
1. Il giudice può disporre il sequestro delle cose di cui
è consentita la confisca a norma dell'articolo 19. Si osservano le disposizioni di cui agli articoli 321, commi 3, 3-bis e 3-ter, 322,
322-bis e 323 del codice di procedura penale, in quanto applicabili.
1. Se vi è fondata ragione di ritenere che manchino o si
disperdano le garanzie per il pagamento della sanzione pecuniaria, delle spese del procedimento e di ogni altra somma dovuta all'erario
dello Stato, il pubblico ministero, in ogni stato e grado del processo di merito, chiede il sequestro conservativo dei beni mobili
e immobili dell'ente o delle somme o cose allo stesso dovute. Si osservano le disposizioni di cui agli articoli 316, comma 4, 317,
318, 319 e 320 del codice di procedura penale, in quanto applicabili.
1. Il pubblico ministero che acquisisce la notizia dell'illecito
amministrativo dipendente da reato commesso dall'ente annota immediatamente, nel registro di cui all'articolo 335 del codice di
procedura penale, gli elementi identificativi dell'ente unitamente, ove possibile, alle
generalità del suo legale rappresentante nonché il reato da cui dipende l'illecito.
2. L'annotazione di cui al comma 1 è comunicata all'ente o al suo
difensore che ne faccia richiesta negli stessi limiti in cui è consentita la comunicazione delle iscrizioni della notizia di reato
alla persona alla quale il reato è attribuito.
Art. 56. - Termine per l'accertamento dell'illecito amministrativo nelle
1. Il pubblico ministero procede all'accertamento dell'illecito
amministrativo negli stessi termini previsti per le indagini preliminari relative al reato da cui dipende l'illecito stesso.
2. Il termine per l'accertamento dell'illecito amministrativo a
carico dell'ente decorre dalla annotazione prevista dall'articolo 55.
1. L'informazione di garanzia inviata all'ente deve contenere
l'invito a dichiarare ovvero eleggere domicilio per le notificazioni nonché l'avvertimento che per partecipare al procedimento deve
depositare la dichiarazione di cui all'articolo 39, comma 2.
1. Se non procede alla contestazione dell'illecito amministrativo a
norma dell'articolo 59, il pubblico ministero emette decreto motivato di archiviazione degli atti, comunicandolo al procuratore generale
presso la corte d'appello. Il procuratore generale può svolgere gli accertamenti indispensabili e, qualora ritenga ne ricorrano le
condizioni, contesta all'ente le violazioni amministrative conseguenti al reato entro sei mesi dalla comunicazione.
1. Quando non dispone l'archiviazione, il pubblico ministero
contesta all'ente l'illecito amministrativo dipendente dal reato. La contestazione dell'illecito
è contenuta in uno degli atti indicati dall'articolo 405, comma 1, del codice di procedura penale.
2. La contestazione contiene gli elementi identificativi dell'ente,
l'enunciazione, in forma chiara e precisa, del fatto che può comportare l'applicazione delle sanzioni amministrative, con
l'indicazione del reato da cui l'illecito dipende e dei relativi articoli di legge e delle fonti di prova.
1. Non può procedersi alla contestazione di cui all'articolo 59
quando il reato da cui dipende l'illecito amministrativo dell'ente è estinto per prescrizione.
1. Il giudice dell'udienza preliminare pronuncia sentenza di non
luogo a procedere nei casi di estinzione o di improcedibilità della sanzione amministrativa, ovvero quando l'illecito stesso non sussiste
o gli elementi acquisiti risultano insufficienti, contraddittori o comunque non idonei a sostenere in giudizio la
responsabilità dell'ente. Si applicano le disposizioni dell'articolo 426 del codice
2. Il decreto che, a seguito dell'udienza preliminare, dispone il
giudizio nei confronti dell'ente, contiene, a pena di nullità, la contestazione dell'illecito amministrativo dipendente dal reato, con
l'enunciazione, in forma chiara e precisa, del fatto che può comportare l'applicazione delle sanzioni e l'indicazione del reato da
cui l'illecito dipende e dei relativi articoli di legge e delle fonti di prova nonché
gli elementi identificativi dell'ente.
1. Per il giudizio abbreviato si osservano le disposizioni del
titolo I del libro sesto del codice di procedura penale, in quanto applicabili.
2. Se manca l'udienza preliminare, si applicano, secondo i casi, le
disposizioni degli articoli 555, comma 2, 557 e 558, comma 8.
3. La riduzione di cui all'articolo 442, comma 2, del codice di
procedura penale è operata sulla durata della sanzione interdittiva e sull'ammontare della sanzione pecuniaria.
4. In ogni caso, il giudizio abbreviato non è ammesso quando per
l'illecito amministrativo è prevista l'applicazione di una sanzione interdittiva in via definitiva.
1. L'applicazione all'ente della sanzione su richiesta
è ammessa se il giudizio nei confronti dell'imputato è definito ovvero definibile a norma dell'articolo 444 del codice di procedura penale
nonché in tutti i casi in cui per l'illecito amministrativo è prevista la sola sanzione pecuniaria. Si osservano le disposizioni di
cui al titolo II del libro sesto del codice di procedura penale, in quanto applicabili.
2. Nei casi in cui è applicabile la sanzione su richiesta, la
riduzione di cui all'articolo 444, comma 1, del codice di procedura penale è operata sulla durata della sanzione interdittiva e
sull'ammontare della sanzione pecuniaria.
3. Il giudice, se ritiene che debba essere applicata una sanzione
interdittiva in via definitiva, rigetta la richiesta.
1. Il pubblico ministero, quando ritiene che si debba applicare la
sola sanzione pecuniaria, può presentare al giudice per le indagini preliminari, entro sei mesi dalla data dell'annotazione dell'illecito
amministrativo nel registro di cui all'articolo 55 e previa trasmissione del fascicolo, richiesta motivata di emissione del
decreto di applicazione della sanzione pecuniaria, indicandone la misura.
2. Il pubblico ministero può chiedere l'applicazione di una
sanzione pecuniaria diminuita sino alla metà rispetto al minimo dell'importo applicabile.
3. Il giudice, quando non accoglie la richiesta, se non deve
pronunciare sentenza di esclusione della responsabilità dell'ente, restituisce gli atti al pubblico ministero.
4. Si osservano le disposizioni del titolo V del libro sesto e
dell'articolo 557 del codice di procedura penale, in quanto compatibili.
1. Prima dell'apertura del dibattimento di primo grado, il giudice
può disporre la sospensione del processo se l'ente chiede di provvedere alle
attività di cui all'articolo 17 e dimostra di essere stato nell'impossibilità di effettuarle prima. In tal caso, il
giudice, se ritiene di accogliere la richiesta, determina una somma di denaro a titolo di cauzione. Si osservano le disposizioni di cui
Art. 66. - Sentenza di esclusione della
1. Se l'illecito amministrativo contestato all'ente non sussiste,
il giudice lo dichiara con sentenza, indicandone la causa nel dispositivo. Allo stesso modo procede quando manca,
è insufficiente o è contraddittoria la prova dell'illecito amministrativo.
1. Il giudice pronuncia sentenza di non doversi procedere nei casi
previsti dall'articolo 60 e quando la sanzione è estinta per prescrizione.
1. Quando pronuncia una delle sentenza di cui agli articoli 66 e
67, il giudice dichiara la cessazione delle misure cautelari eventualmente disposte.
1. Se l'ente risulta responsabile dell'illecito amministrativo
contestato il giudice applica le sanzioni previste dalla legge e lo condanna al pagamento delle spese processuali.
2. In caso di applicazione delle sanzioni interdittive la sentenza
deve sempre indicare l'attività o le strutture oggetto della sanzione.
1. Nel caso di trasformazione, fusione o scissione dell'ente
responsabile, il giudice dà atto nel dispositivo che la sentenza è pronunciata nei confronti degli enti risultanti dalla trasformazione
o fusione ovvero beneficiari della scissione, indicando l'ente originariamente responsabile.
2. La sentenza pronunciata nei confronti dell'ente originariamente
responsabile ha comunque effetto anche nei confronti degli enti indicati nel comma 1.
Art. 71. - Impugnazioni delle sentenze relative alla
1. Contro la sentenza che applica sanzioni amministrative diverse
da quelle interdittive l'ente può proporre impugnazione nei casi e nei modi stabiliti per l'imputato del reato dal quale dipende
l'illecito amministrativo.
2. Contro la sentenza che applica una o più sanzioni interdittive,
l'ente può sempre proporre appello anche se questo non è ammesso per l'imputato del reato dal quale dipende l'illecito amministrativo.
3. Contro la sentenza che riguarda l'illecito amministrativo il
pubblico ministero può proporre le stesse impugnazioni consentite per il reato da cui l'illecito amministrativo dipende.
1. Le impugnazioni proposte dall'imputato del reato da cui dipende
l'illecito amministrativo e dall'ente, giovano, rispettivamente, all'ente e all'imputato,
purché non fondate su motivi esclusivamente personali.
1. Alle sentenze pronunciate nei confronti dell'ente si applicano,
in quanto compatibili, le disposizioni del titolo IV del libro nono del codice di procedura penale ad eccezione degli articoli 643, 644,
645, 646 e 647.
1. Competente a conoscere dell'esecuzione delle sanzioni
amministrative dipendenti da reato è il giudice indicato nell'articolo 665 del codice di procedura penale.
2. Il giudice indicato nel comma 1 è pure competente per i
provvedimenti relativi:
a) alla cessazione dell'esecuzione delle sanzioni nei casi
previsti dall'articolo 3;
b) alla cessazione dell'esecuzione nei casi di estinzione del
reato per amnistia;
c) alla determinazione della sanzione amministrativa applicabile
nei casi previsti dall'articolo 21, commi 1 e 2;
3. Nel procedimento di esecuzione si osservano le disposizioni di
cui all'articolo 666 del codice di procedura penale, in quanto applicabili. Nei casi previsti dal comma 2, lettere b) e d) si
osservano le disposizioni di cui all'articolo 667, comma 4, del codice di procedura penale.
4. Quando è applicata l'interdizione dall'esercizio dell'attività, il giudice, su richiesta dell'ente,
può autorizzare il compimento di atti di gestione ordinaria che non comportino la
prosecuzione dell'attività interdetta. Si osservano le disposizioni di cui all'articolo 667, comma 4, del codice di procedura penale. Art. 75. - Esecuzione delle sanzioni pecuniarie
1. Le condanne al pagamento delle sanzioni amministrative
pecuniarie sono eseguite nei modi stabiliti per l'esecuzione delle pene pecuniarie.
2. Per il pagamento rateale, per la dilazione del pagamento e per
la sospensione della riscossione delle sanzioni amministrative pecuniarie si osservano le disposizioni di cui agli articoli 19 e
19-bis del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, come modificato dall'articolo 7 del decreto legislativo
26 febbraio 1999, n. 46.
1. La pubblicazione della sentenza di condanna è eseguita a spese
dell'ente nei cui confronti è stata applicata la sanzione. Si osservano le disposizioni di cui all'articolo 694, commi 2, 3 e 4,
1. L'estratto della sentenza che ha disposto l'applicazione di una
sanzione interdittiva è notificata all'ente a cura del pubblico ministero.
2. Ai fini della decorrenza del termine di durata delle sanzioni
interdittive si ha riguardo alla data della notificazione.
1. L'ente che ha posto in essere tardivamente le condotte di cui
all'articolo 17, entro venti giorni dalla notifica dell'estratto della sentenza,
può richiedere la conversione della sanzione amministrativa interdittiva in sanzione pecuniaria.
2. La richiesta è presentata al giudice dell'esecuzione e deve
contenere la documentazione attestante l'avvenuta esecuzione degli adempimenti di cui all'articolo 17.
3. Entro dieci giorni dalla presentazione della richiesta, il
giudice fissa l'udienza in camera di consiglio e ne fa dare avviso alle parti e ai difensori; se la richiesta non appare manifestamente
infondata, il giudice può sospendere l'esecuzione della sanzione. La sospensione
è disposta con decreto motivato revocabile.
4. Se accoglie la richiesta il giudice, con ordinanza, converte le
sanzioni interdittive, determinando l'importo della sanzione pecuniaria in una somma non inferiore a quella
già applicata in sentenza e non superiore al doppio della stessa. Nel determinare
l'importo della somma il giudice tiene conto della gravità dell'illecito ritenuto in sentenza e delle ragioni che hanno
determinato il tardivo adempimento delle condizioni di cui all'articolo 17.
1. Quando deve essere eseguita la sentenza che dispone la
prosecuzione dell'attività dell'ente ai sensi dell'articolo 15, la nomina del commissario giudiziale
è richiesta dal pubblico ministero al giudice dell'esecuzione, il quale vi provvede senza
2. Il commissario riferisce ogni tre mesi al giudice dell'esecuzione e al pubblico ministero sull'andamento della gestione
e, terminato l'incarico, trasmette al giudice una relazione sull'attività svolta nella quale rende conto della gestione,
indicando altresì l'entità del profitto da sottoporre a confisca e le modalità con le quali sono stati attuati i modelli organizzativi.
3. Il giudice decide sulla confisca con le forme dell'articolo 667,
comma 4, del codice di procedura penale.
4. Le spese relative all'attività svolta dal commissario e al suo
compenso sono a carico dell'ente.
Art. 80. - Anagrafe nazionale delle sanzioni amministrative
1. Presso il casellario giudiziale centrale è istituita l'anagrafe
nazionale delle sanzioni amministrative di cui al capo II.
2. Nell'anagrafe sono iscritti, per estratto, le sentenze e i
decreti che hanno applicato agli enti sanzioni amministrative dipendenti da reato appena divenuti irrevocabili
nonché i provvedimenti emessi dagli organi giurisdizionali dell'esecuzione non
più soggetti ad impugnazione che riguardano le sanzioni amministrative.
3. Le iscrizioni dell'anagrafe sono eliminate trascorsi cinque anni
dal giorno in cui hanno avuto esecuzione se è stata applicata la sanzione pecuniaria o dieci anni se
è stata applicata una sanzione diversa sempre che nei periodi indicati non è stato commesso un
ulteriore illecito amministrativo.
Art. 81. - Certificati dell'anagrafe
1. Ogni organo avente giurisdizione, ai sensi del presente decreto
legislativo, in ordine all'illecito amministrativo dipendente da reato ha diritto di ottenere, per ragioni di giustizia, il
certificato di tutte le iscrizioni esistenti nei confronti dell'ente. Uguale diritto appartiene a tutte le pubbliche amministrazioni e agli
enti incaricati di pubblici servizi quando il certificato è necessario per provvedere ad un atto delle loro funzioni, in
relazione all'ente cui il certificato stesso si riferisce.
2. Il pubblico ministero può richiedere, per ragioni di giustizia,
il predetto certificato dell'ente sottoposto a procedimento di accertamento della
responsabilità amministrativa dipendente da reato.
3. L'ente al quale le iscrizioni si riferiscono ha diritto di
ottenere il relativo certificato senza motivare la domanda.
4. Nel certificato di cui al comma 3 non sono riportate le
iscrizioni relative alle sentenze di applicazione della sanzione su richiesta e ai decreti di applicazione della sanzione pecuniaria.
Art. 82. - Questioni concernenti le iscrizioni e i certificati
1. Sulle questioni relative alle iscrizioni e ai certificati
dell'anagrafe è competente il tribunale di Roma, che decide in composizione monocratica osservando le disposizioni di cui
all'articolo 78.
1. Nei confronti dell'ente si applicano soltanto le sanzioni
interdittive stabilite nel presente decreto legislativo anche quando diverse disposizioni di legge prevedono, in conseguenza della
sentenza di condanna per il reato, l'applicazione nei confronti dell'ente di sanzioni amministrative di contenuto identico o analogo.
2. Se, in conseguenza dell'illecito, all'ente è stata
già applicata una sanzione amministrativa di contenuto identico o analogo a quella interdittiva prevista dal presente decreto legislativo, la
durata della sanzione già sofferta è computata ai fini della determinazione della durata della sanzione amministrativa dipendente
da reato.
1. Il provvedimento che applica misure cautelari interdittive e la
sentenza irrevocabile di condanna sono comunicati, a cura della cancelleria del giudice che li ha emessi, alle
autorità che esercitano il controllo o la vigilanza sull'ente.
1. Con regolamento emanato ai sensi dell'articolo 17, comma 3,
della legge 23 agosto 1988, n. 400, entro sessanta giorni dalla data di pubblicazione del presente decreto legislativo, il Ministro della
giustizia adotta le disposizioni regolamentari relative al procedimento di accertamento dell'illecito amministrativo che
a) le modalità di formazione e tenuta dei fascicoli degli uffici
c) le altre attività necessarie per l'attuazione del presente
2. Il parere del Consiglio di Stato sul regolamento previsto dal
comma 1 è reso entro trenta giorni dalla richiesta.