Source: http://www.gazzettadisanta.eu/articoli/ri_190608.html
Timestamp: 2019-06-24 09:54:06+00:00
Document Index: 43750021

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 483', 'art. 46', 'art. 75', 'sentenza ']

Studio Cataldi – 28 maggio 2019
Se si acquista un immobile, ma non vi si trasferisce la residenza e la dimora, il proprietario paga su questo fabbricato l'Imu come prima o come seconda casa?
Alla risposta si giunge attraverso l'analisi normativa dell'Imu. Dal 2014 infatti l'Imu sull'abitazione principale non è più prevista.
La legge ha stabilito però che, affinché un immobile possa essere considerato abitazione principale e usufruire così della agevolazione prima casa, nello stesso il proprietario deve aver stabilito la propria residenza.
Il Mef (ministero dell'economia e delle finanze) ha infatti chiarito che l'abitazione principale è quella dove "il possessore e il suo nucleo familiare risiedono anagraficamente e dimorano abitualmente".
Quanto appena detto è stato confermato anche dalla sentenza n. 76/2018 della Commissione Tributaria della provincia di Sondrio, la quale ha respinto il ricorso di un contribuente precisando che, per ottenere i benefici Imu prima casa devono sussistere tre condizioni:
Studio Cataldi – 29 maggio 2019
La residenza, secondo quanto disposto dall'articolo 43 del codice civile, è il luogo in cui una persona ha la sua dimora abituale.
Sul punto si veda, tra le varie pronunce, quanto sancito dalla Corte di cassazione nella sentenza numero 29469/2018, ove si legge che "la dichiarazione di residenza rientra nella previsione di cui all'art. 483 c.p., essendo un atto destinato a provare la verità di un fatto a norma dell'art. 46 lett b) DPR 445/2000, collegandosi proprio tale efficacia probatoria al dovere del dichiarante di affermare il vero".
Né rileva ai fini della consumazione del reato che tale dichiarazione sia trasfusa in un atto (pubblico) distinto dalla medesima, atteso che, a norma dell'art. 75 legge citata - emanata per venire incontro all'esigenza di semplificazione della documentazioni amministrativa tra pubbliche amministrazioni e privati cittadini - le dichiarazioni sostitutive di certificazioni sono state pienamente equiparate agli effetti penali agli atti pubblici, essendo "considerate come fatte a pubblico ufficiale" (il quale ovviamente le raccoglie in un atto pubblico). Dunque, come già affermato da questa Corte (vedi parte motiva sez 5 n. 25927 del 7.2.2017, Rv. 270447) , le dichiarazioni rese ai sensi degli artt. 46 e 47 DPR 445/2000 devono essere incluse tra gli atti pubblici, con ogni conseguenza derivante dalla falsità delle medesime".
Merita di essere segnalata, in proposito, anche la sentenza numero 15651/2014, nella quale si è sancito che "Integra il delitto di falso ideologico in atto pubblico mediante induzione in errore del pubblico ufficiale la condotta di colui che ottenga la iscrizione nelle liste anagrafiche comunali dichiarando falsamente, prima, in allegato alla richiesta indirizzata agli uffici dello stato civile di aver trasferito la propria residenza nel comune in questione, e, successivamente, in sede di verifica da parte dei vigili urbani, di abitare insieme alla propria famiglia nel luogo indicato, a nulla rilevando, ai fini della affermazione della responsabilità del privato, la circostanza che il 'deceptus' (la vittima dell'inganno) sia tenuto e possa effettuare controlli sulla veridicità di quanto dichiarato".