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Timestamp: 2018-06-24 20:07:52+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 6', 'art. 1', 'art. 6', 'art. 82', 'art. 6', 'art. 6', 'art 6', 'art. 60', 'art. 6', 'art. 137']

Matrimonio - incompatibilità celebrante - Forum Enti.it
Matrimonio - incompatibilità celebrante
SE.GE
Messaggioda SE.GE » 06/12/2009, 12:06
L'art. 6 del D.P.R. 396/2000 dispone che: "L'Ufficiale di Stato Civile non può ricevere gli atti nei quali egli, il coniuge, i suoi parenti e affini in linea retta in qualunque grado intervengono come dichiaranti. Se ne ricava, pertanto, che in caso di celebrazione di matrimonio l'U.S.C. non lo può celebrare ai suoi parenti e affini in linea retta. Nel caso, invece, di matrimonio nel quale il celebrante faccia parte di CULTI AMMESSI, LEGGI DI INTESE o CATTOLICO, vale la stessa regola? Taluni, ad esempio, sostengono che nei culti ammessi il celebrante può sposare il proprio figlio. Non sono riuscito a trovare alcuna normativa che potesse darmi dei riferimenti precisi in merito. §Come comportarsi in tali casi?
Messaggioda Ospite » 06/12/2009, 16:50
Quell'articolo 6 RSC si applica solamente agli USC come definiti dall'art. 1 dello stesso RSC. Se vi siano incompatibilità relative agli altri soggetti che possono celebrare i matrimoni, queste dovrebbero risultare da altre norme. Lapalissiano: se non esistono tali norme, non vi sono incompatibilità.
Messaggioda Sereno.SCOLARO » 07/12/2009, 08:54
Si potrebbe disquisire se i matrimoni celebrati ex L. 24/6/1929, n. 1159, dove si ritiene che il Mnistro celebrante sia un "sostituto" dell'USC debbano osservare i limiti dell'art. 6 RSC.
Diverso il caso di alcune Intese, in cui si considera che il matrimonio e' celebrato "secondo le norme ..." di quell'ordinamento (Tavola Valdese e Chiesa metodista, rito ebraico), che richiamao una situazione, per molti versi, "vicina" al matrimonio celebrato con rito cattolico (art. 82 CC); per le altre Intese, dovrebbero, piu' o meno, applicarsi le norme "civili", anche se non formulate in modo espresso, il che' solleva la questione sull'ammissibilita' di un'estensione "analogica" oppure se valga il principio "ubi voluit, dixit".
Messaggioda Ospite » 08/12/2009, 11:38
Quindi il dubbio rimane ancora.
Iscritto il: 10/11/2009, 17:56
Messaggioda Alien » 11/12/2009, 20:45
Nel matrimonio civile l'applicabilità dell'art. 6 del DPR 396/2000 è indiscutibile. La si esclude per il matrimonio concordatario in quanto tale disciplina ricade nel diritto canonico, e, pertanto, l'U.S.C. non può entrare nel merito. Tra l'altro il Parroco non è il celebrante, bensì semplice assistente in quanto celebranti del matrimonio sono gli sposi. Per i matrimoni acattolici, in dottrina, taluni sostengono che agli stessi si estendono anche le previsioni di cui all'art. 6 del DPR 396/2000, in quanto sostanzialmente fondati sul diritto civile, ed altri che, invece, sono dell'avviso opposto, nel senso che in presenza di leggi speciali, che nulla dispongono, non è possibile una interpretazione analogica. Per quanto mi riguarda propendo per la seconda interpretazione.
Messaggioda MAGOL » 04/01/2010, 11:47
Buongiorno, mi si prospetta il caso di una futura sposa che chiede di essere sposata dallo zio materno.
Presupponendo che lo zio abbia i requisiti per l'elezione alla carica di consigliere comunale e che il sindaco sia disponibile a delegarlo per la celebrazione di quel sigolo matrimonio (articolo 1 comma 3 dpr396) chiedo conferma se lo zio è parente collaterale di terzo grado e pertanto non rientra nei limiti posti dall'art 6??
Messaggioda Ospite » 04/01/2010, 14:58
Sì. Artt. 75 e 76 C.C.
Messaggioda magol » 05/01/2010, 08:52
Buongiorno dott scolaro, la domanda era per lei: può lo zio materno celebrare il matrimonio della nipote?
Come verifico che abbia i requisiti per l'elezione a consigliere comunale? E' sufficiente una dichiarazione sostitutiva dell'atto di notorietà?
Messaggioda Sereno.SCOLARO » 05/01/2010, 14:41
Lo zio e' parente, in linea collaterale di 3° grado.
I requisiti di eleggibilita', nel comune in cui dovrebbe assere attribuita la funzione, sono dati dall'art. 60 D. Lgs. 18/8/2000, n. 267 e succ. modif.
Messaggioda Ospite » 07/04/2011, 19:58
Il matrimonio celebrato da un USC che si trova in condizione di incompatibilità in relazione all'art. 6 del D.P.R. 396/2000, è comunque valido? Quali sono le possibili sanzioni per l'USC e per i dichiaranti?
Messaggioda Sereno.SCOLARO » 08/04/2011, 06:16
Il matrimonio e' comunque valido (non sperino qui 2 di cavarsela con cosi' poco ...).
L'USC che abbia celebrato il matrimonio e' soggetto a quanto previsto dall'art. 137 CC; il procedimento sanzionatorio spetta al Prefetto (dall'entrata in vigore della L. 24/12/1975, n. 706).
Messaggioda Ospite » 08/04/2011, 07:47
Lo stesso principio vale per gli altri atti di stato civile (nascita, morte, cittadinanza etc.)?
Messaggioda Ospite » 08/04/2011, 13:14
Quale "principio" (per le altre fattispecie prospettate)?
Messaggioda Ospite » 08/04/2011, 19:20
L'incompatibilità di un coniuge alla ricezione degli atti in cui l'altro coniuge interviene come dichiarante, viene meno con lo scioglimento/cessazione degli effetti civili/annullamento del matrimonio?
Messaggioda Sereno.SCOLARO » 09/04/2011, 08:19
Art. 149 CC. (e quindi anche con il decesso ..., peccato che, dopo questo, l'ipotesi abbia alcune ... rigidita' (dovute al rigor mortis) a sussistere).
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