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Timestamp: 2019-05-25 21:27:00+00:00
Document Index: 31167787

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 72', 'art. 3', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Causa C‑32/18
«Domanda di pronuncia pregiudiziale — Regolamento (CE) n. 883/2004 – Articolo 5 – Regolamento (CE) n. 987/2009 – Articolo 60 – Sicurezza sociale dei lavoratori migranti — Prestazione familiare — Diritto a ricevere l’integrazione differenziale tra gli assegni parentali previsti nello Stato membro competente in via prioritaria e l’assegno per la cura dei figli dello Stato membro competente in via sussidiaria»
1. La presente domanda di pronuncia pregiudiziale verte sostanzialmente sull’interpretazione dell’articolo 60, paragrafo 1, secondo periodo, del regolamento (CE) n. 987/2009, che stabilisce le modalità di applicazione del regolamento (CE) n. 883/2004 relativo al coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale (2). La Corte è altresì invitata a indicare quale sia il «reddito» da prendere in considerazione per calcolare l’importo della prestazione familiare richiesta.
2. La domanda è stata presentata nell’ambito di una controversia che vede contrapposti il sig. Michael Moser e la Tiroler Gebietskrankenkasse (Cassa malattie territoriale del Tirolo, Austria) in merito alla sua domanda di ricevere l’integrazione differenziale tra quanto descritto come «Elterngeld» (assegni parentali tedeschi) e il «Kinderbetreuungsgeld» (assegno per la cura dei figli austriaco). Tuttavia, prima di esaminare i fatti del caso di specie, è innanzitutto necessario esporre i dettagli della normativa pertinente.
1. Regolamento (CE) n. 883/2004 relativo al coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale (3)
3. I considerando 9, 10, 11 e 12 del regolamento (CE) n. 883/2004 enunciano quanto segue:
«(9) In varie occasioni la Corte di giustizia si è pronunciata sulla possibilità di assimilare prestazioni, redditi e fatti. Questo principio dovrebbe essere adottato esplicitamente e sviluppato, rispettando comunque il contenuto e lo spirito delle sentenze giurisdizionali.
(10) Tuttavia, il principio di trattare certi fatti o avvenimenti verificatisi nel territorio di un altro Stato membro come se fossero avvenuti nel territorio dello Stato membro la cui legislazione è applicabile non dovrebbe interferire con il principio della totalizzazione dei periodi di assicurazione, di occupazione, di lavoro autonomo o di residenza maturati sotto la legislazione di un altro Stato membro con quelli maturati sotto la legislazione dello Stato membro competente. I periodi maturati sotto la legislazione di un altro Stato membro dovrebbero quindi essere presi in considerazione unicamente ai fini dell’applicazione del principio della totalizzazione dei periodi.
(11) L’assimilazione di fatti o avvenimenti verificatisi in uno Stato membro non può in nessun caso rendere un altro Stato membro competente né rendere la sua legislazione applicabile.
(12) Alla luce della proporzionalità si dovrebbe provvedere affinché il principio dell’assimilazione di fatti o avvenimenti non porti a risultati oggettivamente ingiustificati o al cumulo di prestazioni della stessa natura per lo stesso periodo».
4. L’articolo 4 del regolamento (CE) n. 883/2004 è rubricato «Parità di trattamento» e così dispone: «Salvo quanto diversamente previsto dal presente regolamento, le persone alle quali si applica il presente regolamento godono delle stesse prestazioni e sono soggette agli stessi obblighi di cui alla legislazione di ciascuno Stato membro, alle stesse condizioni dei cittadini di tale Stato».
5. L’articolo 5 del regolamento (CE) n. 883/2004 è rubricato «Assimilazione di prestazioni, redditi, fatti o avvenimenti» e così ulteriormente dispone:
6. L’articolo 6 del regolamento (CE) n. 883/2004 chiarisce che, «[f]atte salve disposizioni contrarie del presente regolamento, l’istituzione competente di uno Stato membro, la cui legislazione subordina l’acquisizione, il mantenimento, la durata o il recupero del diritto alle prestazioni, l’ammissione al beneficio di una legislazione, o l’accesso all’assicurazione obbligatoria, facoltativa continuata o volontaria o l’esenzione della medesima, al maturare di periodi d’assicurazione, di occupazione, di attività lavorativa autonoma o di residenza tiene conto, nella misura necessaria, dei periodi di assicurazione, di occupazione, di attività lavorativa autonoma o di residenza maturati sotto la legislazione di ogni altro Stato membro, come se si trattasse di periodi maturati sotto la legislazione che essa applica».
7. Il capo 8 del Titolo III del regolamento n. 883/2004 riguarda le prestazioni familiari. Ai sensi dell’articolo 67 (rubricato «Familiari residenti in un altro Stato membro»):
8. Nello stesso capo, l’articolo 68 del regolamento (CE) n. 883/2004 stabilisce le regole di priorità in caso di cumulo dei diritti:
i) nel caso di diritti conferiti a titolo di un’attività professionale subordinata o autonoma: il luogo di residenza dei figli a condizione che sia esercitata una siffatta attività e, in via sussidiaria, se necessario, l’importo più elevato di prestazioni previsto dalle legislazioni in questione. In quest’ultimo caso l’onere delle prestazioni è ripartito secondo i criteri definiti nel regolamento di applicazione;
2. In caso di cumulo di diritti, le prestazioni familiari sono erogate in base alla legislazione definita prioritaria a norma del paragrafo 1. I diritti alle prestazioni familiari dovute a norma della o delle altre legislazioni in questione sono sospesi fino a concorrenza dell’importo previsto dalla prima legislazione ed erogati, se del caso, sotto forma d’integrazione differenziale, per la parte che supera tale importo.
2. Regolamento (CE) n. 987/2009
9. L’articolo 60, paragrafo 1, del regolamento (CE) n. 987/2009 stabilisce quanto segue:
«La domanda di prestazioni familiari è presentata all’istituzione competente. Ai fini dell’applicazione degli articoli 67 e 68 del regolamento di base [n. 883/2004], si tiene conto della situazione della famiglia nel suo insieme, come se tutti gli interessati fossero soggetti alla legislazione dello Stato membro in questione e vi risiedessero, in particolare per quel che riguarda il diritto della persona a richiedere tali prestazioni.
1. Normativa sull’assegno per la cura dei figli
10. Secondo il giudice del rinvio, la Kinderbetreuungsgeldgesetz (legge austriaca sull’assegno per la cura dei figli; in prosieguo: il «KBGG») (4) prevedeva inizialmente che il Kinderbetreuungsgeld fosse una prestazione familiare. Da allora, tuttavia, il Kinderbetreuungsgeld è stato corrisposto in misura forfettaria, indipendentemente dall’esercizio di una precedente attività lavorativa. In un primo tempo la legge in questione prevedeva tre fasce di ammissibilità alternative, che consentivano di percepire tre importi forfettari per il periodo fino al compimento di 30 o 36 mesi di vita del bambino, oppure fino al compimento di 20 o 24 o ancora di 15 o 18 mesi. L’entità dell’importo forfettario dipendeva dalla variante prescelta (durata dell’erogazione). Con la legge pubblicata nel BGBl. I 2009/116 è stato introdotto, oltre a una quarta variante forfettaria (12 + 2 mesi), il diritto al Kinderbetreuungsgeld quale indennità sostitutiva del reddito derivante dall’attività lavorativa, la cui entità dipende da tale precedente reddito.
11. L’articolo 6, paragrafo 3 (nella versione pubblicata nel BGBl. I 116/2009) dispone quanto segue:
«Il diritto al Kinderbetreuungsgeld è sospeso, se sussiste un diritto a prestazioni familiari comparabili in un altro Stato, fino a concorrenza delle stesse. Dopo la cessazione delle prestazioni familiari straniere comparabili nell’altro Stato, la differenza tra le prestazioni familiari straniere comparabili e il Kinderbetreuungsgeld viene imputata a quest’ultimo».
12. L’articolo 24 (nella versione pubblicata nel BGBl. I 117/2013) dispone quanto segue:
«1) Un genitore (…) ha diritto per il proprio figlio (…) al Kinderbetreuungsgeld ai sensi della presente sezione, se:
2. negli ultimi sei mesi immediatamente precedenti la nascita del figlio in relazione al quale si richiede il Kinderbetreuungsgeld, tale genitore ha esercitato continuativamente un’attività lavorativa in conformità del paragrafo 2, e in tale periodo non ha percepito prestazioni previste dal regime di disoccupazione, tenuto conto che le interruzioni che complessivamente non superano 14 giorni di calendario non vanno a intaccare il diritto.
2) Per attività lavorativa ai sensi della presente legge federale si intende l’esercizio effettivo di un’attività economica soggetta al versamento di contributi previdenziali in Austria.
13. L’articolo 24a (nella versione pubblicata nel BGBl. I 139/2011) dispone quanto segue:
«1) Il Kinderbetreuungsgeld ammonta al giorno:
1. per una donna beneficiaria dell’indennità di maternità, all’80% dell’indennità spettante per giorno di calendario ai sensi delle disposizioni legislative austriache che risulta dovuta alla nascita del figlio per il quale viene richiesto il Kinderbetreuungsgeld,
3. per un padre, all’80% dell’indennità di maternità da calcolarsi fittiziamente, spettante per giorno di calendario, che risulterebbe dovuta al suo posto a una donna alla nascita del figlio per il quale viene richiesto il Kinderbetreuungsgeld.
2) Il Kinderbetreuungsgeld di cui al paragrafo 1 ammonta in ogni caso almeno alla tariffa giornaliera di cui al paragrafo 1, punto 5, con un massimo tuttavia di EUR 66 al giorno».
14. Ai sensi dell’articolo 24b (nella versione pubblicata nel BGBl. I 116/2009), «Se un solo genitore beneficia del Kinderbetreuungsgeld, il versamento del medesimo termina al più tardi quando il figlio compie dodici mesi. Se anche l’altro genitore usufruisce di tale prestazione, il periodo di godimento si prolunga del tempo di cui se ne avvale il secondo genitore, non oltre tuttavia il compimento dei 14 mesi del bambino. Sono considerati come usufruiti esclusivamente i periodi di effettiva erogazione della prestazione».
2. Legge generale sulla previdenza sociale
15. Il paragrafo 162, n. 3, dell’Allgemeines Sozialversicherungsgesetz (legge generale sull’assicurazione sociale) così recita, per estratto:
«3) L’indennità di maternità è dovuta nella misura della quota spettante per giorno di calendario della retribuzione media delle ultime 13 settimane (ultimi tre mesi di calendario) precedenti il verificarsi dell’evento assicurato della maternità, dedotte le ritenute previste per legge.
III. Fatti della controversia principale
16. I coniugi Moser vivono con le loro due figlie in Germania. La sig.ra Moser è assunta dal 1°luglio 1996 in Austria come lavoratrice frontaliera. Il sig. Moser lavora come impiegato in Germania dal 1992.
17. Successivamente al secondo parto, avvenuto il 29 agosto 2013, la sig.ra Moser concordava con il suo datore di lavoro austriaco un congedo parentale («Karenz») fino al 28 maggio 2015. La resistente Tiroler Gebietskrankenkasse corrispondeva alla sig.ra Moser per la seconda figlia alcuni assegni supplementari, in aggiunta al Kinderbetreuungsgeld austriaco correlato al reddito. Questi assegni supplementari ammontavano a EUR 785,84 per il periodo di 188 giorni compreso tra il 25 ottobre 2013 e il 30 aprile 2014 e a EUR 129,58 per il periodo di 31 giorni compreso tra il 1° maggio 2014 e il 31 maggio 2014.
18. Il sig. Moser, da parte sua, per la cura della seconda figlia si avvaleva, dal 29 giugno al 28 agosto 2014, di un Elternzeit (congedo parentale tedesco) e percepiva in Germania “Elterngeld” per EUR 3 600.
19. In un primo procedimento dinanzi al Landesgericht Innsbruck (Tribunale del Land, Innsbruck, Austria), in qualità di giudice del lavoro e della legislazione in materia di previdenza sociale, la sig.ra Moser presentava con successo una domanda volta a ottenere un’indennità supplementare sul Kinderbetreuungsgeld per il periodo dal 25 ottobre 2013 al 28 giugno 2014 nonché per il periodo dal 29 agosto al 28 ottobre 2014. Con una seconda serie di procedimenti dinanzi allo stesso giudice, il sig. Moser presentava una domanda volta a ottenere un’indennità supplementare sul Kinderbetreuungsgeld correlato al reddito nella misura di EUR 66 giornalieri per il periodo del suo congedo parentale in Germania, compreso tra il 29 giugno e il 28 agosto 2014.
20. I due procedimenti venivano riuniti ai fini di un’istruttoria e decisione comune. Il procedimento riguardante la sig.ra Moser si è concluso con decisione del 20 dicembre 2017. Il suo diritto all’indennità supplementare è stato deciso in modo definitivo. Per contro, il Landesgericht Innsbruck (Tribunale del Land, Innsbruck), in qualità di giudice del lavoro e della legislazione in materia di previdenza sociale, respingeva la domanda del sig. Moser.
21. In seguito ad un ricorso, il giudice di secondo grado (Oberlandesgericht Innsbruck; Tribunale superiore del Land, Innsbruck, Austria) riformava la decisione del giudice di primo grado. Esso ingiungeva alla Tiroler Gebietskrankenkasse di corrispondere al sig. Moser un’integrazione differenziale sul Kinderbetreuungsgeld correlato al reddito nella misura di EUR 29,86 al giorno, per il periodo dal 29 giugno al 28 agosto 2014, vale a dire EUR 1 821,46 in totale. Per il resto, la domanda veniva respinta e tale decisione non è stata oggetto di ricorso.
22. Avverso tale decisione, la Tiroler Gebietskrankenkasse ha proposto un ricorso per cassazione (Revision) dinanzi all’Oberster Gerichtshof (Corte suprema, Austria). Essa chiede di respingere in toto la domanda. La questione, a suo parere, è se il sig. Moser abbia diritto al pagamento della differenza tra l’Elterngeld tedesco e il Kinderbetreuungsgeld austriaco correlato al reddito, per il periodo del suo congedo parentale tedesco dal 29 giugno al 28 agosto 2014.
23. Secondo il sig. Moser, la competenza in via sussidiaria dell’Austria deriva dal rapporto di lavoro in atto di sua moglie con un datore di lavoro austriaco. L’articolo 24, paragrafo 2, del KBGG sarebbe in contrasto con il diritto dell’Unione se richiedesse l’effettivo svolgimento di un’attività lavorativa soggetta a contributi previdenziali in Austria.
24. La Tiroler Gebietskrankenkasse contesta l’obbligo di versare un’indennità supplementare. Essa sostiene che il padre non soddisferebbe i requisiti nazionali per beneficiare della prestazione, non avendo esercitato continuativamente, nei sei mesi precedenti la nascita della seconda figlia, un’attività lavorativa o equivalente soggetta al versamento di contributi previdenziali. Il regolamento n. 883/2004 servirebbe da coordinamento solo in caso di più diritti sussistenti in Stati diversi. La resistente asserisce che, conseguentemente, mancherebbe l’elemento transfrontaliero di cui al regolamento n. 883/2004.
25. Il giudice del rinvio specifica che la circostanza che l’articolo 24, paragrafo 1, punto 2, in combinato disposto con l’articolo 24, paragrafo 2, del KBGG, limiti il significato di attività lavorativa ad un’attività soggetta al versamento di contributi previdenziali esercitata unicamente in Austria è stata considerata dall’Oberster Gerichtshof (Corte Suprema) contraria al diritto dell’Unione.
26. Inoltre, il giudice del rinvio parte dal presupposto che il sig. Moser soddisfa i requisiti temporali di cui al diritto nazionale per accedere alla prestazione, relativi al periodo minimo di erogazione di due mesi (articolo 5, paragrafo 4, del KBGG) e al periodo minimo di sei mesi di attività lavorativa continuativa precedenti la nascita del figlio (articolo 24, paragrafi 1, punto 1, e 2, del KBGG).
27. In un siffatto contesto, l’Oberster Gerichtshof (Corte suprema), ha sollevato dubbi in ordine alla corretta interpretazione delle disposizioni pertinenti del regolamento n. 883/2004 e del regolamento n. 987/2009. Segnatamente, nel caso della famiglia Moser le questioni controverse sono due.
28. La prima è se la prescrizione di prendere in considerazione la situazione dell’intera famiglia, di cui al secondo periodo dell’articolo 60, paragrafo 1, del regolamento n. 987/2009, conferisca a un padre, in forza del diritto dell’Unione, il diritto di ricevere un’integrazione differenziale sul Kindebetreuungsgeld austriaco correlato al reddito, allorché l’Austria è competente in via sussidiaria esclusivamente a titolo di Stato di occupazione della madre e ha già versato a quest’ultima un’indennità compensativa sul Kinderbetreuungsgeld correlato al reddito spettantele. La seconda questione è se l’assimilazione di prestazioni, fatti o avvenimenti disposta all’articolo 5 del regolamento n. 883/2004 costituisca un elemento a favore della tesi secondo cui il calcolo del Kinderbetreuungsgeld correlato al reddito e dell’integrazione differenziale debba essere basato sul reddito conseguito dal sig. Moser in Germania.
29. In questo contesto, l’Oberster Gerichtshof (Corte suprema) ha disposto la sospensione del procedimento e ha sottoposto alla Corte le seguenti questioni pregiudiziali:
«1) Se l’articolo 60, paragrafo 1, secondo periodo, del regolamento n. 987/2009 (...) debba essere interpretato nel senso che uno Stato membro competente in via sussidiaria (l’Austria) sia tenuto a versare a titolo di prestazione familiare a un genitore che risiede e svolge un’attività lavorativa in uno Stato membro (la Germania) competente in via prioritaria ai sensi dell’articolo 68, paragrafo 1, lettera b), i), del regolamento n. 883/2004, l’integrazione differenziale tra l’“Elterngeld” (assegni parentali) previsti nello Stato membro competente in via prioritaria e il “Kinderbetreuungsgeld” (assegno per la cura dei figli) correlato al reddito riconosciuto nell’altro Stato membro, se entrambi i genitori risiedono con i figli comuni nello Stato membro competente in via prioritaria e solo l’altro genitore è occupato come lavoratore frontaliero nello Stato membro competente in via sussidiaria.
2) Se il “Kinderbetreuungsgeld” correlato al reddito sia commisurato al reddito effettivo conseguito nello Stato di occupazione (la Germania) o al reddito che si conseguirebbe ipoteticamente nello Stato membro competente in via sussidiaria (l’Austria) svolgendo un’analoga attività lavorativa».
30. La ricorrente e il resistente nella causa principale, i governi ceco e austriaco, nonché la Commissione hanno presentato osservazioni nell’ambito della fase scritta del procedimento.
31. La ricorrente, il governo austriaco e la Commissione hanno inoltre partecipato all’udienza del 30 gennaio 2019 e presentato osservazioni orali alla Corte.
32. Fatta salva la risposta che la Corte potrebbe dare alla prima questione, come richiesto dalla Corte propongo nondimeno di limitare le mie osservazioni nelle presenti conclusioni alla seconda questione sollevata dall’Oberster Gerichtshof (Corte suprema).
33. La Corte ha esaminato una questione analoga nella causa Bergström (5). In quell’occasione la Corte ha stabilito l’importo di una prestazione familiare a favore di una persona che aveva compiuto integralmente i periodi di attività professionale necessari all’acquisizione del diritto in parola in un altro Stato membro tenendo conto, su base ipotetica, dei redditi di una persona avente un’esperienza e qualifiche comparabili alle sue e che esercitava un’attività comparabile nel territorio dello Stato membro in cui era richiesta la prestazione medesima.
34. Tuttavia il giudice del rinvio ritiene che l’assimilazione di prestazioni, fatti o avvenimenti disposta all’articolo 5 del regolamento n. 883/2004 possa costituire un elemento a favore della tesi secondo cui il calcolo del Kinderbetreuungsgeld correlato al reddito e dell’integrazione differenziale debba essere basato sul reddito conseguito dal sig. Moser in Germania. Per quanto mi riguarda, tuttavia, non condivido tale interpretazione. Ritengo che il ragionamento esposto nella sentenza del 15 dicembre 2011 Bergström sia, in effetti, dirimente per il presente caso. Qualsiasi altra conclusione equivarrebbe a non tenere conto dell’effetto di tale decisione precedente, senza alcun fondamento di diritto o di fatto in tal senso (6).
A. La sentenza del 15 dicembre 2011, Bergström (C‑257/10, EU:C:2011:839)
35. Come ho appena ricordato, nella sentenza del 15 dicembre 2011, Bergström, la Corte si è rifiutata di assimilare i redditi percepiti in un paese terzo al reddito nazionale utilizzato, secondo la normativa nazionale pertinente, come base per calcolare l’importo della prestazione familiare richiesta.
36. In quel caso la richiedente, una cittadina svedese, si era in precedenza stabilita in Svizzera dove aveva esercitato un’attività professionale sino alla nascita della figlia, nel 2002. In seguito si era trasferita in Svezia con il marito. Il marito aveva iniziato a lavorare, mentre lei era rimasta a casa a prendersi cura della figlia. La sig.ra Bergström aveva quindi presentato domanda di assegno parentale, calcolato sulla base dei redditi derivanti dalla sua precedente attività professionale in Svizzera.
37. In forza del diritto nazionale applicabile, la prestazione familiare in questione era pari alle indennità giornaliere stabilite secondo le regole dell’assicurazione malattia. La prestazione familiare in parola era connessa ai redditi professionali annui dell’assicurata.
38. In una siffatta situazione, la Corte ha dichiarato che è necessario tener conto, ai fini del calcolo dell’importo delle prestazioni familiari della particolare categoria in questione, delle regole pertinenti del regolamento (CEE) n. 1408/71 (7), concernenti il settore «malattia» della previdenza sociale.
39. A norma dell’articolo 23 del regolamento n. 1408/71, il reddito è determinato o in funzione dei guadagni accertati durante i periodi compiuti sotto la legislazione dell’ente competente o tenendo conto dei guadagni forfettari corrispondenti ai periodi compiuti sotto detta legislazione (cioè, nel caso della sig.ra Bergström, sotto la legislazione svedese).
40. Poiché la sig.ra Bergström non aveva fruito di alcun reddito in Svezia durante il periodo di riferimento, la Corte ha dichiarato che «onde attribuire un effetto utile (...) all’art. 72 del regolamento n. 1408/71, (...), nonché soddisfare l’imperativo della parità di trattamento di cui (...) all’art. 3, n. 1, del suddetto regolamento, i redditi di riferimento della sig.ra Bergström devono essere calcolati tenendo conto dei redditi di una persona che esercita, in Svezia, un’attività comparabile alla sua e che dispone di un’esperienza e di qualifiche professionali del pari comparabili a quelle dell’interessata» (8).
41. La vera importanza della sentenza Bergström, tuttavia, risiede nel fatto che la Corte ha respinto la tesi secondo cui il regolamento n. 1408/71 avrebbe avuto l’effetto di assimilare il reddito svizzero della sig.ra Bergström con il reddito nazionale utilizzato in Svezia come base per calcolare l’importo della prestazione familiare richiesta. Poiché la sig.ra Bergstrom non aveva alcun reddito svedese per tale finalità, la Corte ha dichiarato che, affinché alle disposizioni generali del regolamento n. 1048/71 fosse attribuito un effetto utile e venisse soddisfatto l’imperativo della parità di trattamento ai sensi dell’articolo 3, paragrafo 1, del regolamento, il reddito di riferimento doveva essere calcolato sulla base del reddito teorico di un ipotetico lavoratore svedese in possesso delle stesse qualifiche ed esperienza.
42. Nel valutare la rilevanza della decisione nella causa Bergström si deve ricordare che le norme su cui la Corte ha basato la sua conclusione, vale a dire l’articolo 3, paragrafo 1, l’articolo 23 e l’articolo 72 del regolamento n. 1408/71, si applicano anche per quanto riguarda il regolamento n. 883/2004 (9).
43. Il fatto che il sig. Moser non si sia trasferito dalla Germania all’Austria – diversamente dalla sig.ra Bergström, che si era trasferita dalla Svizzera alla Svezia – non modifica questo approccio. La decisione presa nella causa Bergström non è incentrata sul fatto che la ricorrente in tale causa avesse esercitato il suo diritto alla libera circolazione. Piuttosto, l’elemento cruciale nel ragionamento della Corte era che il reddito svizzero effettivo della sig.ra Bergström non poteva essere preso in considerazione ai fini del calcolo delle prestazioni familiari erogabili a suo favore in Svezia. La questione giuridica è pertanto simile in entrambi i casi: la prestazione è fissata secondo le norme che disciplinano le prestazioni di maternità (come nel procedimento principale) o di assicurazione malattia (come nel caso Bergström), che sono a loro volta collegate con il reddito precedentemente percepito dal soggetto interessato e disciplinate dalle stesse disposizioni del regolamento n. 883/2004 (10).
44. È vero che il giudice del rinvio ritiene che l’articolo 5 del regolamento n. 883/2004 possa indicare che i redditi percepiti dal sig. Moser in Germania – vale a dire il reddito «reale» percepito da quest’ultimo – devono costituire la base di calcolo del Kinderbetreuungsgeld e dell’integrazione differenziale.
45. A norma dell’articolo 5, lettera b), del regolamento n. 883/2004 «se, in virtù della legislazione dello Stato membro competente, sono attribuiti effetti giuridici al verificarsi di taluni fatti o avvenimenti, detto Stato membro tiene conto di fatti o avvenimenti analoghi verificatisi in un altro Stato membro come se si fossero verificati nel proprio territorio nazionale». Tale norma non è stata effettivamente inclusa nel regolamento n. 1408/71. Tuttavia l’articolo 5 del regolamento n. 883/2004 equivale semplicemente a un chiarimento del principio di parità di trattamento di cui all’articolo 4 di detto regolamento.
46. In quest’ottica, mi sembra che tale disposizione non possa incidere sul calcolo dell’importo delle prestazioni familiari, almeno per quanto riguarda il caso in esame. In proposito va osservato che il considerando 10 del regolamento n. 883/2004 prevede espressamente che «il principio di trattare certi fatti o avvenimenti verificatisi nel territorio di un altro Stato membro come se fossero avvenuti nel territorio dello Stato membro la cui legislazione è applicabile non dovrebbe interferire con il principio della totalizzazione dei periodi di assicurazione, di occupazione, di lavoro autonomo o di residenza maturati sotto la legislazione di un altro Stato membro con quelli maturati sotto la legislazione dello Stato membro competente» (11). È proprio il principio enunciato nell’articolo 72 del regolamento n. 1408/71 ad essere stato utilizzato dalla Corte nella sentenza del 15 dicembre 2011, Bergström (C‑257/10, EU:C:2011:839, punto 52) e ora contenuto nell’articolo 6 del regolamento n. 883/2004.
47. L’articolo 67 del regolamento n. 883/2204 prevede inoltre, nell’affrontare la questione delle prestazioni familiari, che «a) [u]na persona ha diritto alle prestazioni familiari ai sensi della legislazione dello Stato membro competente, anche per i familiari che risiedono in un altro Stato membro, come se questi ultimi risiedessero nel primo Stato membro» (12).
48. Né si può trascurare il fatto, in un caso come quello in esame, in cui l’articolo 67 del regolamento n. 883/2004 deve trovare applicazione, che l’articolo 60 del regolamento n. 987/2009 stabilisce che «si tiene conto della situazione della famiglia nel suo insieme, come se tutti gli interessati fossero soggetti alla legislazione dello Stato membro in questione e vi risiedessero, in particolare per quel che riguarda il diritto della persona a richiedere tali prestazioni» (13).
49. L’uso dei termini «in particolare», in tale contesto, indica chiaramente che le situazioni elencate in detta disposizione non sono intese come esaustive.
50. Inoltre, tale interpretazione dell’articolo 5 del regolamento n. 883/2004 e dell’articolo 60 del regolamento n. 987/2004 salvaguarda l’equilibrio finanziario del sistema di previdenza sociale dello Stato membro in questione poiché i redditi più elevati in altri Stati membri restano irrilevanti (14). È inoltre coerente con il considerando 12 del regolamento n. 883/2004, il quale dispone che il principio dell’assimilazione di fatti o avvenimenti non deve portare a risultati oggettivamente ingiustificati.
51. Tutto ciò porta alla conclusione che, per analogia diretta con la motivazione della sentenza Bergström, il reddito di riferimento del sig. Moser per calcolare l’importo della prestazione familiare austriaca debba essere determinato non già in relazione a quanto ha effettivamente percepito in Germania, ma piuttosto in relazione al reddito che, ipoteticamente, potrebbe avere percepito un lavoratore con qualifiche ed esperienza simili nello Stato membro competente in via sussidiaria (in questo caso l’Austria).
52. Di conseguenza, suggerisco alla Corte di rispondere alla seconda questione pregiudiziale sollevata dall’Oberster Gerichtshof (Corte suprema, Austria) come segue:
Il Kinderbetreuungsgeld (assegno per la cura dei figli austriaco) correlato al reddito va calcolato con riferimento al reddito che ipoteticamente si conseguirebbe svolgendo un’analoga attività lavorativa nello Stato membro competente in via sussidiaria.
2 GU 2009, L 284, pag. 2.
3 GU 2004, L 166, pag. 1 e rettifica GU 2004, L 200, pag. 1.
4 Bundesgesetzblatt [Gazzetta ufficiale austriaca] (in prosieguo: «BGBl.») I 103/2001.
5 Sentenza del 15 dicembre 2011, Bergström (C‑257/10, EU:C:2011:839).
6 Osservo, inoltre, che nessuna delle parti che hanno presentato osservazioni dinanzi alla Corte ha sollevato questioni circa le possibili difficoltà di calcolo di tali importi.
7 Regolamento del Consiglio, del 14 giugno 1971, relativo all’applicazione dei regimi di sicurezza sociale ai lavoratori subordinati, ai lavoratori autonomi e ai loro familiari che si spostano all’interno della Comunità (GU 1971, L 149, pag. 2), come modificato dal regolamento (CE) n. 1386/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 giugno 2001 (GU 2001, L 187, pag. 1).
8 Sentenza del 15 dicembre 2011, Bergström (C‑257/10, EU:C:2011:839, punto 52).
9 V., rispettivamente, articolo 4, articolo 21 e articolo 6 del regolamento n. 883/2004.
10 V. regolamento (CE) n. 883/2004, titolo III, capo 1, intitolato «Prestazioni di malattia, di maternità e di paternità assimilate»
13 Il corsivo è mio.
14 Si potrebbe anche rilevare che non esiste un rischio di grave alterazione dell’equilibrio finanziario del sistema di previdenza sociale austriaco, poiché l’importo del Kinderbetreuungsgeld è per legge soggetto a un massimale.