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Timestamp: 2020-02-17 10:45:51+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 112', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 10', 'sentenza ', 'art. 112', 'art. 80', 'art. 3', 'art. 11', 'art. 38', 'art. 11', 'art. 66', 'art. 83', 'art. 2110', 'art. 89', 'art. 53', 'sentenza ']

Malattia professionale, infortunio sul lavoro e diritto alla rendita Inail; perdita della capacità lavorativa; menomazione preesistente; termine triennale di prescrizione.
In quali casi la malattia professionale non è indennizzabile? Qual è la soglia minima di inabilità permanente? Che succede se la malattia professionale aggrava una menomazione preesistente? Per maggiori informazioni, leggi le ultime sentenze sulla malattia professionale e sulla rendita Inail.
1 Assicurazione obbligatoria contro le malattie professionali
2 Infortunio o malattia professionale: si aggrava una menomazione preesistente
3 Danno differenziale: qual è l’importo della rendita Inail?
4 Mancato raggiungimento della soglia minima di inabilità permanente
5 Prescrizione del diritto alla rendita Inail
6 Nuovo evento lesivo infradecennale e rendita Inail
7 Modifica della rendita per inabilità
8 Tutela garantita dall’Inail: cosa copre?
9 Invalidità permanente del dipendente per causa di servizio e rendita vitalizia
10 Esiti di un infortunio o di una malattia professionale: sussiste il diritto ad un’indennità giornaliera?
11 Equo indennizzo e rendita per malattia professionale: differenze
In tema di assicurazione obbligatoria contro le malattie professionali, il termine triennale di cui all’art. 112 del d.P.R. n.1124 del 1965 si applica anche alla domanda di revisione della rendita Inail già concessa, atteso che essa rappresenta la prosecuzione della iniziale richiesta di riconoscimento della rendita per malattia professionale con una certa percentuale e che, inoltre, si fonda sulla medesima “ratio” che giustifica la previsione di un termine breve di prescrizione, la quale risiede nella necessità di un accertamento precoce delle circostanze di fatto necessarie per l’insorgenza del diritto o della sua misura.
Cassazione civile sez. lav., 23/10/2018, n.26817
Infortunio o malattia professionale: si aggrava una menomazione preesistente
In tema di tutela Inail, ove l’assicurato, dopo l’entrata in vigore dell’art. 13 del d.lgs. n. 38 del 2000, subisca un infortunio o sia affetto da una malattia professionale che aggravi una menomazione preesistente, determinata da uno o più eventi lesivi già indennizzati in rendita o in capitale secondo la previgente disciplina, il nuovo grado di menomazione andrà valutato, secondo il principio di non unificazione dei postumi che ispira il comma 6, seconda parte, del citato art. 13, senza tener conto delle preesistenze, né se il nuovo danno sia concorrente, coesistente o riguardi lo stesso apparato inciso dalla precedente menomazione, con conseguente erogazione di due autonome prestazioni.
Cassazione civile sez. lav., 13/03/2018, n.6048
Danno differenziale: qual è l’importo della rendita Inail?
In tema di danno cd. differenziale, il giudice di merito deve procedere d’ufficio allo scomputo, dall’ammontare liquidato a detto titolo, dell’importo della rendita Inail, anche se l’istituto assicuratore non abbia, in concreto, provveduto all’indennizzo, trattandosi di questione attinente agli elementi costitutivi della domanda, in quanto l’art. 10 del d.P.R. n. 1124 del 1965, ai commi 6, 7 e 8, fa riferimento a rendita “liquidata a norma”, implicando, quindi, la sola liquidazione, un’operazione contabile astratta, che qualsiasi interprete può eseguire ai fini del calcolo del differenziale.
Diversamente opinando, il lavoratore locupleterebbe somme che il datore di lavoro comunque non sarebbe tenuto a pagare, né a lui, perché, anche in caso di responsabilità penale, il risarcimento gli sarebbe dovuto solo per l’eccedenza, né all’Inail, che può agire in regresso solo per le somme versate; inoltre, la mancata liquidazione dell’indennizzo potrebbe essere dovuta all’inerzia del lavoratore, che non abbia denunciato l’infortunio, o la malattia, o abbia lasciato prescrivere l’azione.
Cassazione civile sez. lav., 31/05/2017, n.13819
Mancato raggiungimento della soglia minima di inabilità permanente
In caso di malattia professionale non indennizzabile per il mancato raggiungimento della soglia minima di inabilità permanente, pari al 6 per cento, il giudice non può emanare una pronuncia di mero accertamento, perché essa avrebbe ad oggetto soltanto uno degli elementi costitutivi del diritto alla rendita non suscettibile di autonomo accertamento, dovendosi, peraltro, riconoscere, ove una siffatta positiva declaratoria sia stata comunque adottata, l’interesse dell’Inail ad impugnare e rimuovere la sentenza di primo grado, emessa “contra legem”, contenente una statuizione che riguarda, in ogni caso, l’Istituto, e ciò a prescindere dal contenuto immediatamente lesivo della stessa.
Cassazione civile sez. lav., 16/07/2015, n.14961
Prescrizione del diritto alla rendita Inail
Il termine triennale di prescrizione del diritto alla rendita Inail, previsto dall’art. 112 t.u. 30 giugno 1965 n. 1124, nel caso di malattia professionale, decorre dal momento in cui l’esistenza della malattia, la sua origine professionale e il suo grado invalidante siano desumibili da eventi oggettivi ed esterni alla persona dell’assicurato.
Cassazione civile sez. lav., 06/08/2014, n.17700
Nuovo evento lesivo infradecennale e rendita Inail
In materia di infortunio o malattia professionale, è manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 80, primo comma, del d.P.R. 30 giugno 1965, n. 1124, nel testo risultante all’esito di Corte cost. n. 318 del 1989, nella parte in cui prevede che, ove al lavoratore, già titolare di rendita per un pregresso infortunio, sia occorso un nuovo infortunio od una nuova malattia professionale e sia trascorso più di un decennio dal precedente evento, l’Inail non possa costituire una rendita unica in misura inferiore a quella erogata e già consolidata, non essendovi disparità di trattamento rispetto al caso in cui il lavoratore, titolare di rendita da infortunio, diventi, in ragione di un nuovo evento lesivo infradecennale, beneficiario di una rendita unica suscettibile di successiva revisione ancorché siano decorsi più di dieci anni dal primo infortunio, trattandosi di benefici fondati su presupposti di fatto diversi, per cui resta giustificato il diverso trattamento giuridico.
Cassazione civile sez. lav., 27/09/2013, n.22262
Modifica della rendita per inabilità
In tema di modificazione, totale o parziale, della rendita per inabilità conseguente a infortunio o malattia professionale, la qualificazione della modificazione operata dall’Inail quale rettifica o revisione non è determinata dal “nomen juris” imposto dal provvedimento amministrativo, né dal risultato dell’accertamento emerso dal giudizio su di esso, ma deve essere preminentemente fondata sull’effettiva volontà che sorregge l’atto, distinguendo se sia finalizzato a correggere l’iniziale riconoscimento per emendarlo dall’errore da cui era affetto (nel qual caso si ha rettifica), ovvero ad adeguarlo all’intervenuto mutamento delle condizioni dell’attitudine lavorativa (ove si ha revisione), restando sottoposte le due fattispecie a differente disciplina relativa a criteri, metodi e strumenti del suo accertamento e a decorrenza del termine di esercizio della relativa facoltà.
Cassazione civile sez. lav., 16/09/2013, n.21082
Tutela garantita dall’Inail: cosa copre?
In tema di malattie professionali, la tutela garantita dall’Inail non copre soltanto il rischio specifico della lavorazione, ma si estende anche al rischio specifico improprio e al rischio ambientale. Infatti, la nozione di malattia professionale assicurata, ai sensi dell’art. 3 d.P.R. n. 1124 del 1965, concerne qualsiasi rischio connesso al lavoro, anche se non si tratta di rischio specifico e diretto della lavorazione.
Ne consegue che, ai fini della rendita, è necessario accertare il collegamento causale della patologia con il rapporto di lavoro, essendo esclusa la copertura assicurativa obbligatoria in relazione alle patologie che non siano legate causalmente al rapporto di lavoro ma siano sopravvenute, per fatti sostanzialmente personali, mentre era in corso il rapporto.
Corte appello Venezia sez. lav., 20/05/2013, n.109
Invalidità permanente del dipendente per causa di servizio e rendita vitalizia
L’art. 11, d.P.R. 1 giugno 1979 n. 191, nella parte in cui dispone che l’ente locale deve liquidare una rendita vitalizia al proprio dipendente divenuto permanentemente invalido per causa di servizio, non ha inteso istituire una nuova prestazione previdenziale, che è compito che l’art. 38 cost. riserva in via esclusiva al legislatore statale, ma solo estendere ai dipendenti di enti locali, non soggetti all’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro gestiti dall’Inail, la disciplina in tema di equo indennizzo già dettata per i dipendenti civili dello Stato.
Ne consegue che va escluso il cumulo fra rendita vitalizia per infortunio sul lavoro o malattia professionale ed equo indennizzo e che la lettura sopra indicata della disposizione in esame impone di riconoscere la spettanza agli interessati della sola seconda forma di tutela.
In coerenza con tale esegesi dell’art. 11, d.P.R. n. 191 del 1979, che esclude la stessa potestà degli enti locali di regolare ed erogare il beneficio della rendita vitalizia sulla base del decisivo rilievo della riserva costituzionale allo Stato della disciplina normativa e della gestione degli istituti di previdenza ed assicurazione obbligatori per gli infortuni e le invalidità per causa di servizio, deve riconoscersi natura meramente interpretativa alla disposizione di cui all’art. 66, d.P.R. n. 268 del 1987 che, laddove ha provveduto ad abrogare le disposizioni in materia di rendita vitalizia, va intesa come meramente ricognitiva dell’insussistenza da sempre del potere degli enti locali di concedere quel beneficio.
TAR Napoli, (Campania) sez. V, 13/06/2012, n.2804
Esiti di un infortunio o di una malattia professionale: sussiste il diritto ad un’indennità giornaliera?
In tema di assicurazioni contro gli infortuni sul lavoro, qualora si aggravino, determinando una inabilità temporanea assoluta, gli esiti di un infortunio o di una malattia professionale, per i quali viene già corrisposta una rendita per inabilità permanente parziale, non sussiste il diritto ad una indennità giornaliera, non potendo tali prestazioni cumularsi, mentre eventuali ricadute nella malattia o riacutizzazioni degli esiti dell’infortunio, che determinino l’impossibilità temporanea di attendere al lavoro, possono essere prese in considerazione ove aggravino stabilmente la condizione del lavoratore, in sede di revisione della rendita di inabilità, ex art. 83 del d.P.R. n. 1124 del 1965, restando pur sempre salva la tutela del lavoratore predisposta in via generale dall’art. 2110 c.c. a mezzo delle prestazioni per malattia a carico dell’Inps.
(Nella specie, la S.C. ha osservato che la corresponsione di una integrazione della rendita di inabilità fino alla misura massima dell’indennità per inabilità temporanea assoluta è dovuta solo se sussistono le condizioni previste dall’art. 89 del d.P.R. n. 1124 del 1965, e cioè se l’infortunato debba sottoporsi a speciali cure mediche e chirurgiche disposte dall’Inail in quanto ritenute utili per la restaurazione della capacità lavorativa).
Cassazione civile sez. lav., 20/12/2011, n.27676
Equo indennizzo e rendita per malattia professionale: differenze
In tema di dipendenti postali, l’equo indennizzo e la rendita per malattia professionale di cui al d.P.R. 30 giugno 1965 n. 1124, hanno finalità differenti, essendo diretto il primo a indennizzare la perdita della integrità fisica e la seconda la perdita della capacità lavorativa, e, a seguito dell’entrata in vigore dell’art. 53, comma 7, l. 27 dicembre 1997 n. 449, sono prestazioni attribuite alla competenza di amministrazioni diverse (l’amministrazione postale per il primo e l’Inail per la seconda), senza che sia possibile l’astensione di tale competenza dall’uno all’altro dei predetti enti.
Cassazione civile sez. lav., 23/11/2010, n.23674
Autore immagine: Malattia professionale Inail di GoneWithTheWind
Che succede se il dipendente effettivamente si ammala? Può fare causa all’azienda e come deve fare per vincerla? C’è la possibilità di ottenere un risarcimento del danno? Vi ringrazio. Ogni giorno vi leggo e trovo notizie interessanti e utili
03/01/2020 alle 10:11
La Cassazione è intervenuta con una sentenza che sembra aprire la strada a una più facile risarcibilità delle malattie professionali. È vero che è necessario fornire la prova che la malattia sia derivata unicamente dall’ambiente lavorativo insalubre cui è addetto il dipendente, ma è anche vero – sostiene la Corte – che, per ottenere l’indennizzo dall’Inail, è comunque sufficiente il semplice «rischio ambientale» ossia che il lavoratore abbia contratto la malattia in virtù di un pericolo comunque presente nell’ambiente di lavoro, ossia per via delle lavorazioni eseguite al suo interno.Questo significa che se il lavoratore è messo a contatto, nello svolgimento delle sue mansioni, con sostanze pericolose, la malattia può essere ben dipendente da tali cause anche se ve ne possono essere altre (come ad esempio il tabagismo).Esistono poi le cosiddette malattie professionali tabellate, ossia indicate in una apposita tabella redatta e aggiornate periodicamente in base alla legge allo scopo di agevolare il lavoratore esposto a determinati rischi nella dimostrazione del nesso di causalità sul terreno assicurativo Inail. Per cui, tutte le volte in cui la malattia è inclusa nella tabella, basterà al lavoratore provare la malattia e di essere stato addetto alle suddette mansioni nocive “tabellate”, perché il rapporto di causa-effetto della malattia rispetto all’ambiente di lavoro sia presunto dalla legge. L’azienda e l’Inail potranno anche dimostrare il contrario, ma occorre provino l’esistenza di un’altra causa di per sé capace di provocare, da sola, la malattia contratta dal dipendente, tanto da escludere la responsabilità del luogo di lavoro.Non si può quindi negare, in via assoluta e astratta, il ruolo causale di un fattore nocivo professionale tabellato qualificando semplicemente la sua pericolosità come “modesta”.