Source: http://legislazionetecnica.it/4754758/fonte/ord-c-cass-civ-04-06-2018-n-14293
Timestamp: 2018-08-21 02:46:59+00:00
Document Index: 3695253

Matched Legal Cases: ['art. 6', 'art. 2233', 'art. 36', 'art. 1418', 'art. 6', 'art. 3', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 2233', 'art. 36', 'art. 1418', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 3', 'art. 6', 'art. 3', 'art. 6', 'art. 3', 'art. 6', 'art. 2233', 'art. 36', 'art. 1418', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 11', 'art. 3']

Ord. C. Cass. civ. 04/06/2018, n. 14293 | Bollettino di Legislazione Tecnica
FAST FIND : GP16494
1. Professionisti - Tariffa professionale e compensi - Determinazione - Criteri - Pattuizioni individuali - Rilevanza - Minimi tariffari - Derogabilità - Fondamento. 2. Professionisti - Tariffa professionale e compensi - Inderogabilità minimi tariffari ex art. 6 L. 404/1977 - Limitazione ai soli incarichi da committente privato - Legittimità - Fondamento.
1. Il compenso per prestazioni professionali va determinato in base alla tariffa ed adeguato all’importanza dell’opera, solo nel caso in cui esso non sia stato liberamente pattuito, in quanto l’art. 2233 del Codice civile, pone una garanzia di carattere preferenziale tra i vari criteri di determinazione del compenso, attribuendo rilevanza in primo luogo alla convenzione che sia intervenuta fra le parti e poi, solo in mancanza di quest’ultima, e in ordine successivo, alle tariffe e agli usi e, infine, alla determinazione del giudice, mentre non operano i criteri di cui all’art. 36 della Costituzione, comma 1, applicabili solo ai rapporti di lavoro subordinato. La violazione dei precetti normativi che impongono l’inderogabilità dei minimi tariffari pertanto non comporta la nullità, ex art. 1418 del Codice civile, comma 1, del patto in deroga, in quanto trattasi di precetti non riferibili ad un interesse generale, cioè dell’intera collettività, ma solo ad un interesse della categoria professionale.
2. L’inderogabilità dei limiti tariffari di categoria stabiliti per i professionisti è circoscritta dall’art. 6 della L. 404/1977 ai soli incarichi professionali privati e non vale, pertanto, per gli incarichi conferiti da enti pubblici, in quanto detta norma, interpretando autenticamente l’art. unico della L. 340/1976 - che sancisce l’inderogabilità dei minimi delle tariffe professionali degli ingegneri e degli architetti - ne ha limitato l’applicazione ai rapporti intercorrenti tra privati, con previsione che non viola l’art. 3della Costituzione, poiché la derogabilità dei minimi tariffari prevista dall’art. 6 della L. 404/1977 citata riguarda anche i professionisti privati.
- In merito alla possibilità di derogare i minimi tariffari in accordo tra le parti si vedano: Cass. 05/10/2009, n. 21235; Cass. 24/06/2013, n. 15786; Cass. 25/01/2017, n. 1900. Si vedano altresì i principi espressi da Cass. S.U., 19/09/2005, n. 18450, che seppur applicati in una fattispecie nella quale il committente era una pubblica amministrazione, sono pienamente applicabili anche nel caso in cui il committente sia un soggetto privato.
- In merito alla limitazione ai soli incarichi da committente privato dell’inderogabilità minimi tariffari ex art. 6 della L. 404/1977, si vedano: Cass. 11/08/2009, n. 18223; Cass. 05/10/2009, n. 21235; Cass. 27/06/2011, n. 14187; Cass. 30/04/2012, n. 6627.
Il compenso per prestazioni professionali va determinato in base alla tariffa, ed adeguato all'importanza dell'opera, solo ove non sia stato liberamente pattuito, in quanto l'art. 2233 Codice civile pone una garanzia di carattere preferenziale tra i vari criteri di sua determinazione, attribuendo rilevanza, in primo luogo, alla convenzione intervenuta fra le parti e poi, esclusivamente in mancanza di quest'ultima, ed in ordine successivo, alle tariffe ed agli usi ed, infine, alla determinazione del giudice, mentre non operano i criteri di cui all'art. 36 della Costituzione, comma 1, applicabili solo ai rapporti di lavoro subordinato. La violazione dei precetti normativi che impongono l'inderogabilità dei minimi tariffari non importa la nullità, ex art. 1418 del Codice civile, comma 1, del patto in deroga, in quanto trattasi di precetti non riferibili ad un interesse generale, cioè dell'intera collettività, ma solo ad un interesse della categoria professionale.
Sent. C. Cass. civ. 24/06/2013, n. 15786
Professionisti - Tariffa professionale e compensi - Compenso condizionato ad un evento futuro ed incerto - Legittimità.
Non è affetta da nullità la clausola che condiziona il compenso del professionista ingegnere o architetto ad un evento futuro e incerto, anche se la prestazione professionale è resa ad un soggetto privato. Dal principio di inderogabilità della tariffa professionale non deriva la nullità della clausola, liberamente pattuita, che condiziona il pagamento al verificarsi di una condizione poiché le parti di un rapporto contrattuale sono libere di prevedere, nell'esercizio dell'autonomia privata, che l'efficacia di un'obbligazione nascente dal contratto resti condizionata, in senso sospensivo o risolutivo, ad un evento futuro ed incerto. [Nel caso in esame la Corte viene chiamata ad esprimersi circa la validità di un contratto con dei professionisti (tre architetti) per i quali l’erogazione del pagamento del compenso professionale era condizionata al verificarsi di una condizione successivamente non avverata (rilascio della concessione edilizia) con conseguente gratuità dell’attività svolta dagli stessi].
Sent. C. Cass. civ. 30/04/2012, n. 6627
Professionisti - Tariffa professionale e compensi - Inderogabilità minimi tariffari ex art. 6 L. 404/1977 - Limitazione ai soli incarichi da committenti privati - Legittimità - Fondamento.
L'inderogabilità dei limiti tariffari di categoria stabiliti per i professionisti è circoscritta dall’art. 6 della L. 404/1977 ai soli incarichi professionali privati e non vale, pertanto, per gli incarichi conferiti da enti pubblici, in quanto detta norma, interpretando autenticamente l’art. unico della L. 340/1976 - che sancisce l'inderogabilità dei minimi delle tariffe professionali degli ingegneri e degli architetti - ne ha limitato l'applicazione ai rapporti intercorrenti tra privati, con previsione che non viola l'art. 3 della Costituzione, poiché la derogabilità dei minimi tariffari prevista dall'art. 6 della L. 404/1977 citato riguarda anche i professionisti privati.
Sent. C. Cass. civ. 27/06/2011, n. 14187
Ingegneri e architetti - Tariffa professionale - Inderogabilità - Limiti - Incarichi professionali conferiti da enti pubblici - Applicabilità - Esclusione - Fondamento - Violazione dell’art. 3 Cost. - Esclusione.
L’inderogabilità dei limiti tariffari di categoria stabiliti per i professionisti è circoscritta dall’art. 6 della legge 1° luglio 1977 n. 404, ai soli incarichi professionali privati e non vale, pertanto, per gli incarichi conferiti da enti pubblici, in quanto detta norma, interpretando autenticamente l’articolo unico della legge 5 maggio 1976 n. 340, - che sancisce l’inderogabilità dei minimi delle tariffe professionali degli ingegneri e degli architetti - ne ha limitato l’applicazione ai rapporti intercorrenti tra privati, con previsione che non viola l’art. 3 Cost., poiché la derogabilità dei minimi tariffari prevista dall’art. 6 legge cit. riguarda anche i professionisti privati.
1. Professionisti - Compenso - Determinazione - Criteri - Pattuizione fra le parti - Rilevanza primaria - Compenso secondo tariffa e adeguato all’importanza dell’opera - Criterio suppletivo
1. Il compenso per prestazioni professionali va determinato in base alla tariffa ed adeguato all’importanza dell’opera solo nel caso in cui esso non sia stato liberamente pattuito, in quanto l’art. 2233 del Codice civile pone una garanzia di carattere preferenziale tra i vari criteri di determinazione del compenso, attribuendo rilevanza in primo luogo alla convenzione che sia intervenuta fra le parti e poi, solo in mancanza di quest’ultima, e in ordine successivo, alle tariffe e agli usi e, infine, alla determinazione del giudice, mentre non operano i criteri di cui all’art. 36 della Costituzione, comma 1, applicabili solo ai rapporti di lavoro subordinato. La violazione dei precetti normativi che impongono l’inderogabilità dei minimi tariffari non importa - in mancanza di una esplicita previsione in tal senso - la nullità, ex art. 1418 del Codice civile, comma 1, del patto derogatorio dei limiti tariffari, che sono dettati nell’interesse della dignità e decoro delle singole categorie professionali e non nell’interesse generale della collettività.
Sent. C. Cass. civ. 11/08/2009, n. 18223
Professioni - Tariffe professionali e compensi - Committente pubblico - Massimo ribasso 20% ex art. 4 del D.L. 65/1989 - Derogabilità per previsione pattizia - Ammissibilità - Motivazione.
In materia di compensi per prestazioni professionali degli ingegneri ed architetti, l’art. 4 del D.L. 65/1989, comma 12-bis, il quale prevede, per le prestazioni rese allo Stato o ad altri enti pubblici per la realizzazione di opere pubbliche il cui onere è a carico dello Stato, la possibilità di concordare una riduzione dei minimi tariffari non superiore al 20%, non comporta, in mancanza di una esplicita previsione in tal senso, la nullità del patto derogatorio degli anzidetti minimi tariffari, e tantomeno l’obbligo dell’Amministrazione committente di liquidare al professionista il maggiore compenso richiesto in base alle proprie parcelle, sulla scorta del pareri di congruità emessi dall’Ordine professionale. Ed infatti, in linea con l’evoluzione normativa, interna e comunitaria, in materia di compensi professionali, deve ritenersi che la previsione di minimi tariffari non si traduca in una norma imperativa idonea a rendere invalida qualsiasi pattuizione in deroga, atteso che essa risponde all’interesse del decoro e della dignità delle singole categorie professionali, e non a quello generale dell’intera collettività, che è il solo idoneo ad attribuire carattere di imperatività al precetto con la conseguente sanzione della nullità delle convenzioni comunque ad esso contrarie.
Sent.C. Cass. 28/02/2006, n. 4397
1. Appalti ll.pp. - Varianti - Art. 11, L. 81/741 a garanzia dell'appaltatore - Applicabilità a tutte le varianti.
1. In tema di appalto di opere pubbliche, la disposizione di cui all'art. 11 della L. 10 dicembre 1981 n. 741 (come sostituito dall'art. 3 della L. 8 ottobre 1984 n. 687) - secondo cui per l'esecuzione di lavori complementari da parte dell'aggiudicatario dei lavori principali deve essere in ogni caso garantita la copertura finanziaria - attesa l'ampia formulazione della norma e la sua «ratio», diretta a garantire l'appaltatore dal rischio di dovere assumere gli oneri derivanti dalle nuove opere senza adeguata copertura finanziaria delle stesse, e quindi dal rischio di inadempimento da parte dell'Amministrazione committente, è applicabile a tutte le integrazioni e variazioni dell'opera originaria apportate durante l'esecuzione dell'appalto. (Enunciando il principio di cui in massima, la S.C. ha respinto la censura della P.A. committente, la quale, muovendo dal presupposto della rilevanza meramente interna all'Amministrazione della citata disposizione, riteneva che l'appaltatore non potesse sospendere la prestazione in mancanza del finanziamento per i lavori aggiuntivi o variati).
Progettista: responsabilità extracontrattuale per i vizi dell’opera
Secondo la Cassazione la responsabilità del professionista tecnico è extracontrattuale e va fatta valere entro il termine di 10 anni dal completamento dell'opera. A condizione che la contestazione dei difetti avvenga entro 1 anno dalla scoperta.
Professioni con equo compenso da Italia Oggi
Il Csm consente la pubblicazione dei compensi ai professionisti da Il Sole 24 Ore
L'equo compenso sbarca in Sicilia da Italia Oggi
Operazioni fiscali cross border anomale da comunicare da Il Sole 24 Ore