Source: https://reteresistenzacrinali.wordpress.com/2015/10/11/la-tutela-del-paesaggio-e-principio-fondamentale-della-nostra-costituzione-e-non-si-puo-subordinarla-a-interessi-di-altra-natura-ancorche-pubblici-o-primari/
Timestamp: 2017-06-26 01:57:26+00:00
Document Index: 129022306

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 146', 'art. 9', 'sentenza ']

La tutela del paesaggio è principio fondamentale della nostra Costituzione e non si può subordinarla a interessi di altra natura, ancorchè “pubblici” o “primari” | Rete della Resistenza sui Crinali
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La tutela del paesaggio è principio fondamentale della nostra Costituzione e non si può subordinarla a interessi di altra natura, ancorchè “pubblici” o “primari”	Pubblicato il 11/10/2015	di aletes67 La sentenza del Consiglio di Stato, che ferma la realizzazione di un elettrodotto Terna ad altissima tensione nell’area golenale del fiume Torre (UD), ribalta precedenti sentenze del TAR ribadendo la priorità del principio costituzionale espresso nell’articolo 9: “La Repubblica tutela il paesaggio della Nazione”.
I nuovi elettrodotti da 380 mila volt, alti 85 metri e necessari per gestire i flussi di energia elettrica intermittente da FER, sono uno dei (tanti) frutti avvelenati che l’eolico industriale porta con sè, anche se nessuno – in Italia – lo fa mai rilevare. In Germania, invece, sappiamo quanto sia violenta la resistenza popolare agli elettrodotti giganti che devono portare l’energia elettrica prodotta dalle pale eoliche nel ventoso nord del Paese alle industrie al sud. Ma forse anche in Italia qualcosa sta cambiando.
Appendiamo da Salviamo il Paesaggio la notizia di una recente sentenza del Consiglio di Stato che ferma la realizzazione di un elettrodotto Terna ad altissima tensione nell’area golenale del fiume Torre (UD), ribaltando le precedenti sentenze del TAR, diffusa da Il Fatto Quotidiano ed approfondita da Donato Cancellara per la Organizzazione lucana ambientalista, che ha pubblicato anche la sentenza.
In due parole, essa afferma che il Ministero dei Beni Culturali e Ambientali non deve e non può abdicare alla propria funzione di tutela del paesaggio (e dei contenuti del “Codice del Paesaggio”, che è il suo testo normativo guida) solo in funzione di valutazioni tecnico-progettuali che esulano dalle sue competenze. Risulta viziata la valutazione complessiva di una Conferenza dei Servizi (CdS) in cui il Ministero, o le Sovrintendenze che ne dipendono, dichiarano ammissibile un sacrificio paesaggistico solo in virtù di esigenze di ordine diverso (costruttive o produttive, per intenderci). E’ il Responsabile del Procedimento di quella CdS che deve contemperare i punti di vista le istanze espresse dalle varie autorità titolate a partecipare alla CdS stessa, valutando il peso di ciascuno di quei punti di vista e di quelle istanze.
La sentenza merita di essere letta tutta con attenzione anche dai non esperti in diritto amministrativo ambientale perchè afferma una serie di principi importanti in materia di tutela del paesaggio che potranno tornare utili in futuro anche per contrastare nuovi impianti eolici.
Ma soprattutto ci piace rimarcare la lucidità con cui l’estensore (Roberto Giovagnoli) ribadisce il seguente concetto su cui le Amministrazioni, ad ogni livello, sono ormai del tutto sorde, aderendo ad un modello di gestione del territorio dove contano gli interessi in gioco e la rapidità delle procedure (ma in funzione non dell’efficienza bensì della rapidità dei guadagni dei soggetti pubblici e privati coinvolti…) e ciò malgrado le tutele accordate dalla legge:
“… Alla funzione di tutela del paesaggio (che il MIBAC qui esercita esprimendo il suo obbligatorio parere nell’ambito del procedimento di compatibilità ambientale) è estranea ogni forma di attenuazione della tutela paesaggistica determinata dal bilanciamento o dalla comparazione con altri interessi, ancorché pubblici, che di volta in volta possono venire in considerazione: tale attenuazione, nella traduzione provvedimentale, condurrebbe illegittimamente, e paradossalmente, a dare minor tutela, malgrado l’intensità del valore paesaggistico del bene, quanto più intenso e forte sia o possa essere l’interesse pubblico alla trasformazione del territorio. Invero, anche nel procedimento in questione (circa il quale è il caso di rammentare il precedente di cui a Cons. Stato, VI, 10 giugno 2013, n. 3205) il parere del MIBAC in ordine alla compatibilità paesaggistica non può che essere un atto strettamente espressivo di discrezionalità tecnica, dove – similmente al parere dell’art. 146 d.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – l’intervento progettato va messo in relazione con i valori protetti ai fini della valutazione tecnica della compatibilità fra l’intervento medesimo e il tutelato interesse pubblico paesaggistico: valutazione che è istituzionalmente finalizzata a evitare che sopravvengano alterazioni inaccettabili del preesistente valore protetto. Questa regola essenziale di tecnicità e di concretezza, per cui il giudizio di compatibilità deve essere tecnico e proprio del caso concreto, applica il principio fondamentale dell’art. 9 Cost., il quale fa eccezione a regole di semplificazione a effetti sostanziali altrimenti praticabili (cfr. Corte Cost., 29 dicembre 1982, n. 239; 21 dicembre 1985, n. 359; 27 giugno 1986, n. 151; 10 marzo 1988, n. 302; Cons. Stato, VI, 18 aprile 2011, n. 2378). La norma costituzionalizza e al massimo rango la tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico della Nazione – e questo richiede, a opera dell’Amministrazione appositamente preposta, che si esprimano valutazioni tecnico-professionali e non già comparative di interessi, quand’anche pubblici e da altre amministrazioni stimabili di particolare importanza. …”.
Troppo spesso si assiste a situazioni in cui l’esecuzione dell’opera si dà come imprescindibile ed è la tutela del territorio che deve retrocedere rispetto ad esigenze che viceversa il più delle volte restano indimostrate, realizzando nei fatti un’uscita dalle regole costituzionali.
Tenendo presente il principio (per altro logico) della gerarchia delle fonti del diritto, suona infatti come una forzatura che, in sede di Valutazione di Impatto Ambientale o altrove, sia accettato un sacrificio per quanto parziale del “bene paesaggio”, che è oggetto di attenzione diretta ed esplicita a livello costituzionale, a vantaggio di qualcosa d’altro la cui tutela è a livello di legge, di rango quindi inferiore.
In sostanza: sentenza importante che dà speranza anche sull’indipendenza almeno di una parte dell’apparato della giustizia amministrativa (elemento non certo marginale).
Ora Terna, se vorrà costruire lungo quella direttrice, dovrà verosimilmente interrare la linea nelle zone sottoposte a tutela paesaggistica. Un altro costo in più per il sistema elettrico, si dirà. E’ vero, ma è grottesco cercare di risparmiare qualche minuzia (in senso relativo) sfregiando ulteriormente il nostro Paese mentre in Italia si spendono oltre 12 miliardi (!) all’anno per i soli incentivi alle FER elettriche (che sono alla radice anche di questi elettrodotti fuori scala) per la salvaguardia – si dice – del globo terracqueo.
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