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Timestamp: 2019-08-23 03:29:14+00:00
Document Index: 180467223

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Il tradimento del coniuge e la conseguente separazione con addebito non comporta automaticamente il diritto del partner tradito a ricevere l’assegno di mantenimento | Studio Legale Parenti
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Corte di Cassazione, sentenza n. 16270 del 27.06.2013
La Corte di Cassazione con la sentenza in esame ha precisato che non può essere inflitta la separazione con addebito alla moglie quando il marito era a conoscenza dei tradimenti del coniuge senza che questo però fosse stato considerato con sicurezza l’elemento di rottura del matrimonio.
Corte di Cassazione, sentenza n. 15397 del 19.06.2013
La Corte di Cassazione con la sentenza in esame ha precisato che chi accudisce il fratello come una moglie ha diritto agli alimenti
La Cassazione, ha precisato che”la circostanza che la pretesa alimentare sia rivolta nei confronti del fratello non comporta la sua infondatezza”.
Corte di Cassazione, sentenza n. 11020 del 09.05.2013
La Corte di Cassazione con la sentenza in esame ha precisato che l’obbligo di mantenimento da parte del padre nei confronti del figlio sussiste anche se questi abbia superato i trenta anni di età, ma non abbia raggiunto una propria autosufficienza economica per ragioni a lui non imputabili.
Secondo la Suprema corte “l’obbligo dei genitori di concorrere tra loro al mantenimento dei figli secondo le regole dell’art. 148 cod. civ, non cessa, ‘ipso facto’, con il raggiungimento della maggiore età da parte di questi ultimi, ma perdura, immutato, finché il genitore interessato alla declaratoria della cessazione dell’obbligo stesso non dia la prova che il figlio ha raggiunto l’indipendenza economica”.
Corte di Appello di Bologna, sentenza n. 394 del 10.4.2013
La Corte di Appello con la sentenza in esame ha precisato che non ha più diritto all’assegno divorzile l’ex coniuge che costruisce una nuova famiglia di fatto.
Per la Corte il nuovo nucleo familiare creato dall’ex se stabile e costante, interrompe la relazione con il tenore ed il modello di vita caratterizzante il precedente matrimonio e quindi non da più diritto all’assegno di divorzio.
Corte di Cassazione, sentenza n. 7581 del 26.03.2013
La Corte di Cassazione con la sentenza in esame ha precisato che il dies a quo del termine annuale per il disconoscimento di paternità va collocato nel momento della scoperta dell’adulterio, intesa quale conoscenza della relazione o dell’incontro di carattere sessuale della donna con altro uomo, idonei a determinare il concepimento del figlio che s’intende disconoscere.
Corte di Cassazione, sentenza n. 7214 del 21.3.2013
La Corte di Cassazione con la sentenza in esame ha precisato che: “La famiglia di fatto è compresa tra le formazioni sociali che l’art. 2 della Costituzione considera la sede di svolgimento della personalità individuale, il convivente gode della casa familiare, di proprietà del compagno o della compagna, per soddisfare un interesse proprio, oltre che della coppia, sulla base di un titolo a contenuto e matrice personale la cui rilevanza sul piano della giuridicità è custodita dalla Costituzione, sì da assumere i connotati tipici della detenzione qualificata”.
La Cassazione precisa che il convivente non è un “ospite” e che dunque non doveva essere messo alla porta all’improvviso. Ciò beninteso, precisa la Suprema Corte, “non significa pervenire ad un completo pareggiamento tra la convivenza more uxorio e il matrimonio, contrastante con la stessa volontà degli interessati, che hanno liberamente scelto di non vincolarsi con il matrimonio proprio per evitare le conseguenze legali che discendono dal coniugio”.
Corte di Cassazione, sentenza n. 5847 del 08.03.2013
La Corte di Cassazione con la sentenza in esame ha precisato che perde l’affidamento dei figli il padre che parla male della madre.
Tale modus operandi da vita ad “una sindrome da alienazione parentale dei figli ed evidenziava il danno irreparabile da essi subito per la privazione del rapporto con la madre”.
Corte di Cassazione, Sezione Unite, sentenza n. 4847 del 27.02.2013
La Corte di Cassazione con la sentenza in esame ha precisato che nella successione legittima spettano al coniuge del de cuius i diritti di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare e di uso sui mobili che la corredano previsti dall’articolo 540 secondo comma del codice civile; il valore capitale di tali diritti deve essere stralciato dall’asse ereditario per poi procedere alla divisione di quest’ultimo tra tutti i coeredi secondo le norme della successione legittima, non tenendo conto dell’attribuzione dei suddetti diritti secondo un meccanismo assimilabile al prelegato”.
Corte di Cassazione, sentenza n. 601 del 11.01.2013
La Corte di Cassazione con la sentenza in esame ha precisato che può essere affidato il figlio in via esclusiva al genitore omossessuale. I giudici di legittimità hanno respinto il ricorso di un uomo di origine musulmana cui era stato negato l’affidamento condiviso del figlio, confermando le statuizioni della Corte di merito.
Corte di Cassazione, sentenza n. 23199 del 17.12.2012
La Corte di Cassazione con la sentenza in esame ha riconosciuto il danno del coniuge se l’altro vende un appartamento in comunione, dichiarando che è un bene personale, anche se poi acquista un altro immobile, in ipotesi di valore superiore, che cade anch’esso in comunione.
Per la Cassazione però la Corte distrettuale sbaglia avendo dato “rilievo dirimente ad un fatto (l’acquisto del diverso appartamento) di per sé del tutto estraneo alla fattispecie sottoposta a giudizio”.
Infatti, “l’indagine – si legge nella sentenza – non poteva che arrestarsi all’accertamento dell’illegittimità della condotta posta in essere dal convenuto”: e cioè la vendita senza il consenso dell’altra parte. Né vale l’affermazione per cui l’acquisto sarebbe avvenuto con i soldi della vendita integrando così “una mera sostituzione dei beni cadenti in comunione”.
Perché un simile modo di ragionare “comporta invero una inammissibile sovrapposizione e prevalenza del giudizio economico sul bene giuridico, avendo il giudice operato una sorta di compensatio lucri cum danno che non solo appare del tutto disancorata ai presupposti di legge, ma soprattutto è avulsa rispetto al giudizio di illiceità del comportamento del convenuto che era chiamato a svolgere”.
Corte di Cassazione, sentenza n. 42954 del 07.04.2012
La Corte di Cassazione con la sentenza in esame ha precisato che scatta il reato di ingiurie se nella “lite” tra due avvocati uno definisce il comportamento dell’altro “inqualificabile”, minacciando anche conseguenze professionali per il presunto comportamento scorretto che poi tale non si è dimostrato. Lo ha stabilito la Corte di cassazione, bocciando la lettera del professionista che così recitava: “Siamo certi che saprà prendere atto della propria inqualificabile condotta e, pentendosi, restituire quanto di diritto alla mia assistita, e ciò eviterà serie conseguenze al prosieguo della attività professionale”.
Il fatto che aveva originato la disputa era la presunta mancata restituzione di un fascicolo di parte, nel passaggio di consegne tra i due avvocati. Mentre, in realtà, l’avvocato incriminato aveva prontamente avvertito la controparte della notifica dell’atto, limitandosi a chiedere che la consegna avvenisse presso il suo studio in quanto già in precedenza era stato accusato di aver consegnato un plico vuoto.
Corte di Cassazione, sentenza n. 18175 del 23.10.2012
La Corte di Cassazione con la sentenza in esame ha precisato che il tradimento del coniuge e la conseguente separazione con addebito non comporta automaticamente il diritto del partner tradito a ricevere l’assegno di mantenimento. Il giudice, infatti, dovrà valutare caso per caso se il “coniuge cui non sia addebitabile la separazione” sia “privo di adeguati redditi propri”. E solo se non potrà “mantenere un tenore di vita analogo a quello goduto in costanza di matrimonio” o sussista “una disparità economica tra i coniugi”, allora scatterà l’assegno.
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