Source: https://www.scribd.com/document/102260127/Sussidio-Per-Confessori-It
Timestamp: 2018-05-27 17:59:29+00:00
Document Index: 166692796

Matched Legal Cases: ['§ 2', '§ 1', '§ 1', '§ 2', '§ 3', '§ 1', '§ 2', '§ 1', '§ 2', '§ 1', '§ 1', '§ 2', '§ 1', '§ 2', 'art. 4', '§ 3', '§2']

© Copyright 2011 - Libreria Editrice Vaticana - 00120 Città del Vaticano Tel. 06.698.81032 - Fax 06.698.84716 ISBN 978-88-209-8548-6 www.vatican.va www.libreriaeditricevaticana.com
« È necessario tornare al confessionale, come luogo nel quale celebrare il sacramento della riconciliazione, ma anche come luogo in cui “abitare” più spesso, perché il fedele possa trovare misericordia, consiglio e conforto, sentirsi amato e compreso da Dio e sperimentare la presenza della misericordia divina, accanto alla presenza reale nell’eucaristia ».1 Con queste parole, il Santo Padre Benedetto XVI si rivolgeva ai confessori, durante il recente Anno Sacerdotale, indicando a tutti ed a ciascuno l’importanza e la conseguente urgenza apostolica di riscoprire il sacramento della riconciliazione, sia come penitenti, sia come ministri. Accanto alla quotidiana celebrazione eucaristica, la disponibilità all’ascolto delle confessioni sacramentali, all’accoglienza dei penitenti e, laddove richiesto, all’accompagnamento spirituale, sono la reale misura della carità pastorale del sacerdote e, con essa, testimoniano la lieta e certa assunzione della propria identità, rideﬁnita dal sacramento dell’ordine e mai riducibile a mera funzione. Il sacerdote è ministro, cioè servo e insieme prudente amministratore della divina misericordia. A lui è afﬁdata la gravissima responsabilità di « rimettere o ritenere i peccati » (cf. Gv 20,23); attraverso di lui, i fedeli possono vivere, nell’oggi della Chiesa, per la forza dello Spirito, che è Signore e dà la vita, la gioiosa esperienza del ﬁgliol prodigo, il quale, tornato nella casa del padre per vile interesse e come schiavo, viene accolto e ricostituito nella propria dignità ﬁliale. Laddove c’è un confessore disponibile, presto o tardi arriva un penitente; e laddove persevera, persino in maniera ostinata, la disponibilità del confessore, giungeranno molti penitenti! La riscoperta del sacramento della riconciliazione, come penitenti e come ministri, è la misura dell’autentica fede nell’agire salviﬁco di Dio, che si manifesta più efﬁcacemente nella potenza della grazia, che nelle umane strategie organizzative di iniziative, anche pastorali, talvolta dimentiche dell’essenziale.
Cogliendo con intensa motivazione l’appello del Santo Padre e traducendone l’intenzione profonda, si intende offrire, con il presente sussidio, frutto ulteriore dell’Anno Sacerdotale, uno strumento utile alla formazione permanente del clero ed un aiuto alla riscoperta del valore imprescindibile della celebrazione del sacramento della riconciliazione e della direzione spirituale. La nuova evangelizzazione e il rinnovamento permanente della Chiesa, semper reformanda, traggono dinamica linfa vitale dalla reale santiﬁcazione di ciascun membro; santiﬁcazione che precede, postula ed è condizione di ogni efﬁcacia apostolica e della invocata riforma del clero. Nella generosa celebrazione del sacramento della divina misericordia, ciascun sacerdote è chiamato a fare costante esperienza dell’unicità e dell’indispensabilità del ministero afﬁdatogli; tale esperienza contribuirà ad evitare quelle « ﬂuttuazioni identitarie », che non di rado caratterizzano l’esistenza di taluni presbiteri, favorendo quel grato stupore che, necessariamente, colma il cuore di chi, senza proprio merito, è stato chiamato da Dio, nella Chiesa, a spezzare il pane eucaristico e a donare il perdono agli uomini. Con tali voti afﬁdiamo la diffusione ed i frutti del presente Sussidio alla Beata Vergine Maria, Rifugio dei peccatori e Madre della divina Grazia. Vaticano, 9 marzo 2011 Mercoledì delle Ceneri
INTRODUZIONE: VERSO LA SANTITÀ
1. « In ogni tempo e in ogni nazione è accetto a Dio chiunque lo teme e opera la giustizia (cf. At 10,35). Tuttavia Dio volle santiﬁcare e salvare gli uomini non individualmente e senza alcun legame tra loro, ma volle costituire di loro un popolo, che lo riconoscesse secondo la verità e lo servisse nella santità ».2 Nel cammino verso la santità alla quale il Signore ci chiama (cf. Mt 5,48; Ef 1,4), Dio ha voluto che ci aiutassimo a vicenda, facendoci mediatori in Cristo per avvicinare i fratelli al suo eterno amore. In questo orizzonte di carità s’inseriscono la celebrazione del sacramento della penitenza e la pratica della direzione spirituale, oggetti di questo documento. A questo proposito, richiamano la nostra attenzione alcune parole di Benedetto XVI: « In questo nostro tempo, costituisce senz’altro una delle priorità pastorali quella di formare rettamente la coscienza dei credenti »; ed aggiungeva il Papa: « A formare le coscienze contribuisce anche la “ direzione spirituale”. Oggi più di ieri c’è bisogno di “maestri di spirito” saggi e santi: un importante servizio ecclesiale, per il quale occorre senz’altro una vitalità interiore da implorare come dono dello Spirito Santo mediante intensa e prolungata preghiera e una preparazione speciﬁca da acquisire con cura. Ogni sacerdote poi è chiamato ad amministrare la misericordia divina nel sacramento della penitenza, mediante il quale rimette in nome di Cristo i peccati e aiuta il penitente a percorrere il cammino esigente della santità con retta ed informata coscienza. Per poter compiere tale indispensabile ministero ogni presbitero deve alimentare la propria vita spirituale e curare un permanente aggiornamento teologico e pastorale ».3 In questa linea si offre questo sussidio ai sacerdoti in qualità di ministri della misericordia divina. L’anno dedicato a ricordare la ﬁgura del Santo Curato d’Ars, nel 150º anniversario della sua morte (1859-2009), ha lasciato un’impronta
CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, Cost. dogm. Lumen gentium, 9. BENEDETTO XVI, Messaggio all’Em.mo Card. James Francis Stafford, Penitenziere Maggiore, e ai partecipanti alla XX edizione del corso per il foro interno, promosso dalla Penitenzieria apostolica, 12 marzo 2009.
incancellabile soprattutto nella vita e nel ministero dei sacerdoti: un « impegno d’interiore rinnovamento di tutti i sacerdoti per una loro più forte ed incisiva testimonianza evangelica nel mondo di oggi ».4 Questo rinnovamento interiore dei sacerdoti deve abbracciare tutta la loro vita e tutti i campi del loro ministero, plasmandone profondamente i criteri, le motivazioni e gli atteggiamenti concreti. L’attuale situazione esige la testimonianza e richiede che l’identità sacerdotale venga vissuta nella gioia e nella speranza. 2. Il ministero del sacramento della riconciliazione, strettamente legato al consiglio o direzione spirituale, tende a recuperare, sia nel ministro che nei fedeli, l’« itinerario » spirituale e apostolico, come ritorno pasquale al cuore del Padre e come fedeltà al suo progetto d’amore su « tutto l’uomo e tutti gli uomini ».5 Si tratta di intraprendere nuovamente, dentro di sé e nel servizio agli altri, il cammino di relazione interpersonale con Dio e con i fratelli, quale cammino di contemplazione, perfezione, comunione e missione. Incoraggiare la pratica del sacramento della penitenza in tutta la sua vitalità, come pure il servizio del consiglio o direzione spirituale, signiﬁca vivere più autenticamente la « letizia nella speranza » (cf. Rm 12,12), e, attraverso di essa, favorire la stima e il rispetto per la vita umana integrale, il recupero della famiglia, l’orientamento dei giovani, il rinascere delle vocazioni, il valore del sacerdozio vissuto e della comunione ecclesiale e universale. 3. Il ministero del sacramento della riconciliazione in rapporto alla direzione spirituale, è urgenza d’amore: « L’amore del Cristo infatti ci possiede; e noi sappiamo bene che uno è morto per tutti, dunque tutti sono morti. Ed egli è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risorto per loro » (2Cor 5,14-15). Questo presuppone una particolare dedizione perché veramente i seguaci di Cristo « non vivano più per se stessi » (ibid.), ma si realizzino nella carità e nella verità.
BENEDETTO XVI, Lettera di indizione dell’Anno Sacerdotale in occasione del 150° anniversario del « dies natalis » di San Giovanni Maria Vianney, 16 giugno 2009. 5 PAOLO VI, Lett. enc. Populorum progressio (26 marzo 1967), 42: AAS 59 (1967), 278.
Tutto il lavoro pastorale dell’apostolo San Paolo, con le sue difﬁcoltà paragonate ai « dolori del parto », si può riassumere nell’urgenza di « formare Cristo » (cf. Gal 4,19) in ciascuno dei fedeli. Il suo obiettivo era quello di « rendere ogni uomo perfetto in Cristo » (cf. Col 1,28), senza riduzioni e senza conﬁni. 4. Il ministero della riconciliazione e il servizio del consiglio o direzione spirituale si inseriscono nel contesto della chiamata universale alla santità come pienezza della vita cristiana e « perfezione della carità ».6 La carità pastorale nella verità dell’identità sacerdotale deve portare il sacerdote a proiettare tutti i suoi ministeri verso la prospettiva della santità, che è armonizzazione di pastorale profetica, liturgica e diaconale.7 È parte integrante del ministero sacerdotale rendersi disponibili ad orientare tutti i battezzati verso la perfezione della carità. 5. Il sacerdote ministro, in quanto servitore del mistero pasquale che egli annuncia, celebra e comunica, è chiamato ad essere confessore e guida spirituale, come strumento di Cristo, partendo anche dalla propria esperienza. Egli è ministro del sacramento della riconciliazione e servitore della direzione spirituale così come è, allo stesso tempo, beneﬁciario di entrambi questi strumenti di santiﬁcazione per il suo personale rinnovamento spirituale e apostolico. 6. Il presente « sussidio » intende offrire alcuni esempi semplici, fattibili e generatori di speranza, che fanno riferimento ai numerosi documenti ecclesiali (citati nei vari punti) per un’eventuale consultazione. Non si tratta di una casistica, ma di un servizio aggiornato di speranza e incoraggiamento.
I. IL MINISTERO DELLA PENITENZA E DELLA RICONCILIAZIONE NELLA PROSPETTIVA DELLA SANTITÀ CRISTIANA
1. Importanza attuale, momento di grazia Un invito urgente 7. All’inizio del terzo millennio, Giovanni Paolo II scriveva: « Un rinnovato coraggio pastorale vengo poi a chiedere […] proporre in modo suadente ed efﬁcace la pratica del sacramento della riconciliazione ».8 Lo stesso Papa successivamente affermava che era suo intento « un sollecito rilancio del sacramento della riconciliazione, anche come esigenza di autentica carità e di vera giustizia pastorale » ricordando che « ogni fedele, con le dovute disposizioni interiori, ha diritto a ricevere personalmente il dono sacramentale ».9 8. La Chiesa, non solo annuncia la conversione e il perdono, ma allo stesso tempo è segno portatore di riconciliazione con Dio e con i fratelli. La celebrazione del sacramento della riconciliazione si inserisce nel contesto di tutta la vita ecclesiale, soprattutto in rapporto al mistero pasquale celebrato nell’eucaristia e facendo riferimento al battesimo vissuto e alla confermazione, e alle esigenze del comandamento dell’amore. È sempre una celebrazione gioiosa dell’amore di Dio che dà se stesso, distruggendo il nostro peccato quando lo riconosciamo umilmente. La missione di Cristo operante nella Chiesa 9. La missione ecclesiale è un processo armonico di annuncio, celebrazione e comunicazione del perdono, in particolare quando si celebra il sacramento della riconciliazione, che è frutto e dono della Pasqua del Signore risorto, presente nella sua Chiesa: « Ricevete lo Spirito Santo;
a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi » (Gv 20,22-23). La gioia del perdono diventa atteggiamento di gratitudine e generosità nel cammino della santiﬁcazione e della missione. Chi ha sperimentato il perdono, desidera che altri possano giungere a questo incontro con Cristo Buon Pastore. Perciò, i ministri di questo sacramento, che sperimentano essi stessi la bellezza di questo incontro sacramentale, diventano più disponibili ad offrire tale servizio umile, arduo, paziente e gioioso. 10. La pratica concreta, lieta, ﬁduciosa e impegnata del sacramento della riconciliazione, manifesta a che livello un credente e una comunità sono evangelizzati. « La pratica della confessione sacramentale, nel contesto della comunione dei santi, che concorre in diversi modi ad avvicinare gli uomini a Cristo, è un atto di fede nel mistero della redenzione e della sua attualizzazione nella Chiesa ».10 Nel sacramento della penitenza, frutto del sangue redentore del Signore, sperimentiamo che Cristo « è stato consegnato alla morte a causa delle nostre colpe ed è stato risuscitato per la nostra giustiﬁcazione » (Rm 4,25). Perciò San Paolo poteva affermare che « Dio ci ha riconciliati con sé mediante Cristo e ha afﬁdato a noi il ministero della riconciliazione » (2Cor 5,18). 11. La riconciliazione con Dio è inseparabile dalla riconciliazione con i fratelli (cf. Mt 5,24-25). Questa riconciliazione non è possibile senza puriﬁcare in qualche modo il proprio cuore. Ma qualsiasi riconciliazione proviene da Dio, perché è Lui che « perdona tutte le tue colpe » (Sal 103,3). Quando si riceve il perdono di Dio, il cuore umano impara meglio a perdonare e a riconciliarsi con i fratelli. Aprirsi all’amore e alla riconciliazione 12. Cristo spinge verso un amore sempre più fedele e, quindi, verso un cambiamento più profondo (cf. Ap 2,16), afﬁnché la vita cristiana abbia gli stessi sentimenti che furono in Lui (cf. Fil 2,5). La celebrazione, all’occorrenza anche comunitaria, del sacramento della
penitenza con la confessione personale dei peccati, è un grande aiuto a vivere la realtà ecclesiale della comunione dei santi. 13. Si tende alla “riconciliazione” piena secondo il “Padre nostro”, le beatitudini e il comandamento dell’amore. È una via di puriﬁcazione dai peccati e anche un itinerario verso l’identiﬁcazione con Cristo. Questo cammino penitenziale è oggi e sempre di estrema importanza, come fondamento per costruire una società che viva la comunione. « La sapienza della Chiesa ha sempre proposto di tenere presente il peccato originale, anche nell’interpretazione dei fatti sociali e nella costruzione della società: ignorare che l’uomo ha una natura ferita, incline al male, è causa di gravi errori nel campo dell’educazione, della politica, dell’azione sociale e dei costumi ».11 La testimonianza e la dedizione dei pastori 14. In tutte le epoche della storia ecclesiale si incontrano ﬁgure sacerdotali che sono modello di confessori o di direttori spirituali. L’esortazione apostolica Reconciliatio et Paenitentia (1984) ricorda San Giovanni Nepomuceno, San Giovanni Maria Vianney, San Giuseppe Cafasso e San Leopoldo di Castelnuovo. Benedetto XVI, in un discorso alla Penitenzieria Apostolica,12 aggiunge San Pio da Pietrelcina. Nel ricordare queste ﬁgure sacerdotali, Giovanni Paolo II aggiunge: « Desidero rendere omaggio anche all’innumerevole schiera di confessori santi e quasi sempre anonimi, ai quali è dovuta la salvezza di tante anime, da loro aiutate nella conversione, nella lotta contro il peccato e le tentazioni, nel progresso spirituale e, in deﬁnitiva, nella santiﬁcazione. Non esito a dire che anche i grandi santi canonizzati sono generalmente usciti da quei confessionali e, con i santi, il patrimonio spirituale della Chiesa e la stessa ﬁoritura di una civiltà, permeata di spirito cristiano! Onore, dunque, a questo silenzioso esercito di nostri confratelli, che hanno ben servito e servono ogni giorno la causa della riconciliazione mediante il ministero della penitenza sacramentale ».13
11 BENEDETTO XVI, Lett. enc. Caritas in veritate, 34; l’Enciclica cita il Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 407. 12 BENEDETTO XVI, Discorso ai Penitenzieri delle quattro Basiliche Pontiﬁcie Romane (19 febbraio 2007): AAS 99 (2007), 252. 13 GIOVANNI PAOLO II, Esort. ap. post-sinodale Reconciliatio et paenitentia (2 dicembre 1984), 29: AAS 77 (1985), 255-256.
15. Attualmente in molte Chiese particolari, soprattutto nelle basiliche minori, nelle cattedrali, nei santuari e in alcune parrocchie più centrali delle grandi città, si osserva una risposta molto positiva da parte dei fedeli allo sforzo dei pastori, di offrire un servizio assiduo del sacramento del perdono. Se « con il sacramento della penitenza (i ministri) riconciliano i peccatori con Dio e con la Chiesa »,14 questa stessa celebrazione penitenziale può dar luogo al servizio della direzione o consiglio spirituale. 16. I « munera » sacerdotali sono strettamente legati fra loro, a beneﬁcio della vita spirituale dei fedeli. « I presbiteri sono, nella Chiesa e per la Chiesa, una ripresentazione sacramentale di Gesù Cristo, Capo e Pastore, ne proclamano autorevolmente la parola, ne ripetono i gesti di perdono e di offerta della salvezza, soprattutto col battesimo, la penitenza e l’eucaristia; ne esercitano l’amorevole sollecitudine, ﬁno al dono totale di sé per il gregge, che raccolgono nell’unità e conducono al Padre per mezzo di Cristo nello Spirito ».15 17. Per questo, la stessa esortazione apostolica Pastores dabo vobis invita i ministri a far uso di questa pratica quale garanzia della loro vita spirituale: « Una parola speciale voglio riservare per il sacramento della penitenza, del quale i sacerdoti sono i ministri ma devono anche esserne i beneﬁciari, divenendo testimoni della compassione di Dio per i peccatori ». Ripetendo quanto scritto nell’Esortazione Reconciliatio et paenitentia: « La vita spirituale e pastorale del sacerdote, come quella dei suoi fratelli laici e religiosi, dipende, per la sua qualità e il suo fervore, dall’assidua e coscienziosa pratica personale del sacramento della penitenza [...] In un prete che non si confessasse più o si confessasse male, il suo essere prete e il suo fare il prete ne risentirebbero molto presto e se ne accorgerebbe anche la comunità di cui egli è pastore ».16 Ma quando sono riconoscente perché Dio mi perdona sempre, come scriveva Benedetto XVI, « nel lasciarmi perdonare, imparo anche a perdonare gli altri ».17
CONC. ECUM. VAT. II, Decr. Presbyterorum Ordinis, 5. GIOVANNI PAOLO II, Esort. ap. post-sinodale Pastores dabo vobis (25 marzo 1992), 15: AAS 84 (1992), 680. 16 Ibidem, n. 26: l.c., 699; cita l’esort. ap. post-sinodale Reconciliatio et paenitentia, n. 31. 17 BENEDETTO XVI, Lettera ai seminaristi, 18 ottobre 2010, 3.
18. La fecondità apostolica proviene dalla misericordia di Dio. Perciò, i piani pastorali sarebbero scarsamente efﬁcaci se si sottovalutasse la pratica sacramentale della penitenza: « Deve essere riservata la massima cura pastorale a questo sacramento della Chiesa, fonte di riconciliazione, di pace e di gioia per noi tutti che abbiamo bisogno della misericordia del Signore e della guarigione delle ferite del peccato [...]. Il Vescovo non mancherà di ricordare a tutti coloro a cui, in forza dell’ufﬁcio, è demandata la cura delle anime, il dovere di offrire ai fedeli l’opportunità di accostarsi alla confessione individuale. Egli provvederà pure a veriﬁcare che di fatto siano date ai fedeli le massime facilitazioni per potersi confessare. Considerato alla luce della Tradizione e del Magistero della Chiesa l’intimo legame esistente fra il sacramento della riconciliazione e la partecipazione all’eucaristia, si rende oggi sempre più necessario formare la coscienza dei fedeli a partecipare degnamente e fruttuosamente al banchetto eucaristico, accostandovisi in stato di grazia ».18 L’esempio del Santo Curato d’Ars 19. L’esempio del Santo Curato d’Ars è molto attuale. La situazione storica di quel momento non era facile, a causa delle guerre, della persecuzione, delle idee materialiste o secolarizzanti. Al suo arrivo nella parrocchia, era ben scarsa la frequenza al sacramento della penitenza. Negli ultimi anni della sua vita, la frequenza arrivò ad essere massiccia, persino da parte di fedeli provenienti da altre diocesi. Per il Santo Curato, il ministero della riconciliazione fu « un lungo martirio » che « produsse frutti molto abbondanti e vigorosi ». Davanti alla condizione di peccato, diceva « non si sa cosa fare, non si può fare niente se non piangere e pregare ». Ma egli « non viveva se non per i poveri peccatori con la speranza di vederli convertirsi e piangere ».19 La confessione frequente, anche senza peccato grave, è un mezzo raccomandato costantemente dalla Chiesa allo scopo di progredire nella vita cristiana.20
20. Giovanni Paolo II, nella Lettera ai sacerdoti per il Giovedì Santo del 1986, per commemorare il secondo centenario della nascita del Santo Curato, riconosceva che « è certamente la sua instancabile dedizione al sacramento della penitenza, ciò che ha rivelato il carisma principale del Curato d’Ars ed ha creato a giusto titolo la sua fama. È bene che un tale esempio ci porti oggi a ridare al ministero della riconciliazione tutta quella importanza che gli spetta ». Il fatto stesso che un gran numero di persone « per varie ragioni, sembra astenersi totalmente dalla confessione, è segno che è urgente sviluppare tutta una pastorale del sacramento della penitenza, portando incessantemente i cristiani a riscoprire le esigenze di una vera relazione con Dio, il senso del peccato, per il quale ci si chiude all’Altro e agli altri, la necessità di convertirsi e di ricevere, per il tramite della Chiesa, il perdono come dono gratuito di Dio e, inﬁne, le condizioni che permettono di ben celebrare il sacramento, superando i pregiudizi a suo riguardo, i falsi timori e la prassi abitudinaria. Una tale situazione richiede nel medesimo tempo che noi rimaniamo assai disponibili per questo ministero del perdono, pronti a dedicarvi il tempo e la cura necessari, ed anzi, dirò di più, a dargli la priorità rispetto ad altre attività. I fedeli comprenderanno così il valore che, sull’esempio del Curato d’Ars, noi gli conferiamo ».21 Ministero di misericordia 21. Il ministero della riconciliazione, esercitato con grande disponibilità, contribuirà ad approfondire il signiﬁcato dell’amore di Dio, proprio recuperando il senso del peccato e delle imperfezioni come ostacoli al vero amore. Quando si perde il senso del peccato, si rompe l’equilibrio interiore nel cuore e si dà origine a contraddizioni e conﬂitti nella società umana. Solo la pace di un cuore uniﬁcato può cancellare guerre e tensioni. « Gli squilibri di cui soffre il mondo contemporaneo si collegano con quel più profondo squilibrio che è radicato nel cuore dell’uomo. È proprio all’interno dell’uomo che molti elementi si combattono a vicenda ».22
21 GIOVANNI PAOLO II, Lettera ai sacerdoti per il Giovedì Santo, 1986, 7: AAS 78 (1986), 695. 22 CONC. ECUM. VAT. II, Cost. past. Gaudium et spes, 10.
22. Questo servizio di riconciliazione, esercitato con autenticità, inviterà a vivere in sintonia con i sentimenti del Cuore di Cristo. Esso è una « priorità » pastorale, in quanto è vivere la carità del Buon Pastore, vivere il « suo amore verso il Padre nello Spirito Santo, il suo amore verso gli uomini sino a donare nell’immolazione la sua vita ».23 Per tornare a Dio Amore, bisogna invitare a riconoscere il proprio peccato, sapendo che « Dio è più grande del nostro cuore » (1Gv 3,20). Deriva da questo la gioia pasquale della conversione, che ha suscitato santi e missionari in tutte le epoche. 23. Questa attualità del sacramento della riconciliazione appare anche nella realtà della Chiesa pellegrina, che essendo « santa e insieme sempre bisognosa di puriﬁcazione, avanza continuamente per il cammino della penitenza e del rinnovamento ».24 Per questo la Chiesa guarda a Maria, che « brilla ora innanzi al peregrinante popolo di Dio quale segno di sicura speranza e di consolazione, ﬁno a quando non verrà il giorno del Signore ».25 2. Linee fondamentali Natura del sacramento della penitenza 24. Il sacramento del perdono è un segno efﬁcace della presenza, della parola e dell’azione salviﬁca di Cristo Redentore. In esso, il Signore stesso prolunga le sue parole di perdono nelle parole del suo ministro mentre, allo stesso tempo, trasforma ed eleva l’atteggiamento del penitente che si riconosce peccatore e chiede perdono con il proposito di espiazione e correzione. In esso si attualizza la sorpresa del ﬁgliol prodigo nell’incontro con il Padre che perdona e fa festa per il ritorno del ﬁglio amato (cf. Lc 15,22). Celebrazione pasquale, cammino di conversione 25. La celebrazione del sacramento è essenzialmente liturgica, festiva e gioiosa, in quanto è rivolta, sotto la guida dello Spirito San23 24 25
to, al re-incontro con il Padre e con il Buon Pastore. Gesù ha voluto descrivere questo perdono con i colori della festa e della gioia (cf. Lc 15,5-7.9-10.22-32). Diventa, quindi, più comprensibile e più desiderabile la celebrazione frequente e periodica del sacramento della riconciliazione. Cristo lo si incontra volontariamente in questo sacramento quando si è appreso ad incontrarlo abitualmente nell’eucaristia, nella parola viva, nella comunità, in ogni fratello e anche nella povertà del proprio cuore.26 26. In questo sacramento si celebra la chiamata alla conversione come ritorno al Padre (cf. Lc 15,18). Si chiama sacramento della “penitenza” poiché « consacra un cammino personale ed ecclesiale di conversione, di pentimento e di soddisfazione ».27 Si chiama anche sacramento della “confessione” « poiché l’accusa, la confessione dei peccati davanti al sacerdote è un elemento essenziale di questo sacramento. In un senso profondo esso è anche una “confessione”, riconoscimento e lode della santità di Dio e della sua misericordia verso l’uomo peccatore ».28 E si chiama sacramento del “perdono”, « poiché, attraverso l’assoluzione sacramentale del sacerdote, Dio accorda al penitente “il perdono e la pace” » e della “riconciliazione”, perché « dona al peccatore l’amore di Dio che riconcilia ».29 27. La celebrazione sacramentale della “conversione” è legata a uno sforzo per rispondere all’amore di Dio. Per questo, l’appello alla conversione è « una componente essenziale dell’annuncio del Regno ».30 Così il cristiano si inserisce nel « dinamismo del “cuore contrito” (cf. Sal 51,19), attratto e mosso dalla grazia (cf. Gv 6,44; 12,32) a rispondere all’amore misericordioso di Dio che ci ha amati per primo (cf. 1Gv 4,10) ».31
« Il sacramento della penitenza, che tanta importanza ha nella vita del cristiano, rende attuale l’efﬁcacia redentrice del Mistero pasquale di Cristo »: BENEDETTO XVI, Discorso ai Penitenzieri delle quattro Basiliche Pontiﬁcie Romane (19 febbraio 2007): l.c., 250. 27 Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1423 b. 28 Ibidem, n. 1424. 29 Ibidem, cf. 2Cor 5,20; Mt 5,24. 30 Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1427. 31 Ibidem, n. 1428.
Nel cammino di santità 28. Si tratta di un itinerario verso la santità richiesta e resa possibile dal battesimo, dalla confermazione, dall’eucaristia e dalla parola di Dio. Così si attua quella realtà ministeriale di grazia che San Paolo descriveva con queste parole: « In nome di Cristo, dunque, siamo ambasciatori: per mezzo nostro è Dio stesso che esorta. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio » (2Cor 5,20). L’invito dell’Apostolo aveva come motivazione speciale il fatto che, Dio trattò Cristo da « peccato in nostro favore, perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio » (2Cor 5,21). In questo modo, « liberati dal peccato, raccogliete il frutto per la vostra santiﬁcazione » (Rm 6,22). 29. È possibile entrare in questa dinamica di esperienza del perdono misericordioso di Dio ﬁn dall’infanzia e antecedentemente alla prima comunione, anche da parte di anime innocenti mosse da un’attitudine di ﬁducia e di gioia ﬁliale.32 A questo scopo bisogna preparare tali anime con un’adeguata catechesi sul sacramento della penitenza prima di ricevere la prima comunione. 30. Quando si entra in questa dinamica evangelica del perdono, è facile comprendere l’importanza di confessare i peccati lievi e le imperfezioni, come decisione di « progredire nella vita dello Spirito » e col desiderio di trasformare la propria vita in espressione della misericordia divina verso gli altri.33 In questo modo, si entra in sintonia con i sentimenti di Cristo « che, solo, ha espiato per i nostri peccati (cf. Rm 3,25; 1Gv 2,1-2) ».34 31. Quando il sacerdote è consapevole di questa realtà di grazia, non può che incoraggiare i fedeli ad accostarsi al sacramento della penitenza. Allora « il sacerdote compie il ministero del Buon Pastore che cerca la pecora perduta, quello del Buon Samaritano che medica le ferite, del Padre che attende il ﬁglio prodigo e lo accoglie al suo ritorno, del giusto Giudice che non fa distinzione di persone e il cui giudizio è ad un tempo giusto e misericordioso. Insomma, il sacerdote è il segno e lo strumento dell’amore misericordioso di Dio verso il peccatore ».35 « Il
buon Pastore cerca la pecora smarrita. Trovatala se la pone su quelle medesime spalle, che avrebbero portato il legno della croce, e la riporta alla vita dell’eternità ».36 Un mistero di grazia 32. Il rispetto per il « sigillo sacramentale » indica che la celebrazione penitenziale è una realtà di grazia, il cui itinerario è già « segnato » nel Cuore di Gesù, in una profonda amicizia con lui. Così, ancora una volta il mistero e la dignità dell’uomo si manifestano alla luce del mistero di Cristo.37 Gli effetti della grazia del sacramento della penitenza consistono nella riconciliazione con Dio (recuperando la pace e l’amicizia con Lui), nella riconciliazione con la Chiesa (reintegrandosi nella comunione dei santi), nella riconciliazione con se stessi (uniﬁcando il proprio cuore). Come conseguenza, il penitente « si riconcilia con i fratelli, da lui in qualche modo offesi e lesi; si riconcilia con la Chiesa, si riconcilia con tutto il creato ».38 33. La dignità del penitente emerge nella celebrazione sacramentale, nella quale egli manifesta la propria autenticità (conversione) e il proprio pentimento. In effetti, « egli s’inserisce, con i suoi atti, nella celebrazione del sacramento, che si compie poi con le parole dell’assoluzione, pronunziate dal ministro nel nome di Cristo ».39 Per questo si può dire che « il fedele, mentre fa nella sua vita l’esperienza della misericordia di Dio e la proclama, celebra con il sacerdote la liturgia della Chiesa, che continuamente si converte e si rinnova ».40
SAN GREGORIO NAZIANZENO, Sermone 45. Cf. CONC. ECUM. VAT. II, Cost. past. Gaudium et spes, 22. Il ministero della riconciliazione « deve essere protetto nella sua sacralità, oltre che per i motivi teologici, giuridici, psicologici, sui quali mi sono intrattenuto nelle precedenti analoghe allocuzioni, anche per il rispetto amoroso dovuto al suo carattere di rapporto intimo tra il fedele e Dio »: GIOVANNI PAOLO II, Discorso alla Penitenzieria Apostolica (12 marzo 1994), 3: AAS 87 (1995), 76; cf. Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1467. 38 Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1469; cf. GIOVANNI PAOLO II, Esort. ap. post-sinodale Reconciliatio et paenitentia, 31, V: l.c., 265. 39 RITUALE ROMANUM, Ordo paenitentiae (2 dicembre 1973), Praenotanda 11: editio typica (1974), pp. 15-16. 40 Ibidem.
34. La celebrazione del sacramento attualizza una storia di grazia che deriva dal Signore. « Lungo la storia e nell’ininterrotta prassi della Chiesa « il ministero della riconciliazione » (2Cor 5,18), donata mediante i sacramenti del battesimo e della penitenza, si è dimostrato un impegno pastorale sempre vivamente sentito, compiuto in ossequio al mandato di Gesù come parte essenziale del ministero sacerdotale ».41 35. È un cammino « sacramentale », quale segno efﬁcace di grazia, che fa parte della sacramentalità della Chiesa. È anche il cammino tracciato dal “Padre nostro”, nel quale chiediamo perdono mentre offriamo il nostro perdono. Da questa esperienza di riconciliazione nasce nel cuore del credente un anelito di pace per tutta l’umanità: « L’anelito del cristiano è che tutta la famiglia umana possa invocare Dio come “Padre nostro!” ».42 3. Alcuni orientamenti pratici Il ministero di suscitare le disposizioni del penitente 36. L’atteggiamento di riconciliazione e penitenza o « conversione », ﬁn dagli inizi della Chiesa, si esprime in modi diversi e in momenti diversi: celebrazione eucaristica, tempi liturgici particolari (come la Quaresima), l’esame di coscienza, la preghiera ﬁliale, l’elemosina, il sacriﬁcio, ecc. Ma il momento privilegiato è la celebrazione del sacramento della penitenza o riconciliazione dove abbiamo, da parte del penitente, la contrizione, la confessione e la soddisfazione, e, da parte del ministro, l’assoluzione con l’invito ad aprirsi maggiormente all’amore. 37. La confessione chiara, semplice e integra dei propri peccati recupera la comunione con Dio e con i fratelli, soprattutto nella comunità ecclesiale. La « conversione », come ritorno ai progetti del Padre, implica il pentimento sincero e pertanto l’accusa e la disposizione ad espiare o riparare alla propria condotta. Così si torna ad orientare la propria esistenza sul cammino dell’amore verso Dio e verso il prossimo.
38. Il penitente, davanti a Cristo risorto presente nel sacramento (e anche nel ministro), confessa il proprio peccato, esprime il proprio pentimento e si impegna ad espiare e a correggersi. La grazia del sacramento della riconciliazione è grazia di perdono che giunge ﬁno alla radice del peccato commesso dopo il battesimo e guarisce le imperfezioni e le deviazioni, dando al credente la forza per « convertirsi » o aprirsi maggiormente alla perfezione dell’amore. 39. I gesti esteriori con cui si può esprimere questo atteggiamento interiore penitenziale sono molteplici: preghiera, elemosina, sacriﬁcio, santiﬁcazione dei tempi liturgici, ecc. Ma « la conversione e la penitenza quotidiane trovano la loro sorgente e il loro alimento nell’eucaristia ».43 Nella celebrazione del sacramento della penitenza si sperimenta il cammino del ritorno descritto da Gesù con la parabola del ﬁgliol prodigo: « Soltanto il cuore di Cristo, che conosce le profondità dell’amore di suo Padre, ha potuto rivelarci l’abisso della sua misericordia in una maniera così piena di semplicità e di bellezza ».44 40. Questa grazia di Dio, il quale ha avuto l’iniziativa di amarci, fa sì che il penitente possa compiere questi gesti. L’esame di coscienza si fa alla luce dell’amore di Dio e della sua Parola. Riconoscendo il proprio peccato, il peccatore se ne assume la sua responsabilità e, mosso dalla grazia, manifesta il proprio dolore e il proprio aborrire il peccato soprattutto davanti a Dio che ci ama e giudica con misericordia le nostre azioni. Dunque il riconoscimento e l’accusa integrale dei peccati davanti al sacerdote, con semplicità e chiarezza, fa parte dell’azione dello Spirito di amore, al di là del dolore di contrizione (per amore) o di attrizione (per timore della giustizia divina). Celebrazione liturgica 41. La celebrazione del sacramento della riconciliazione è un atto liturgico che, secondo il Rito della penitenza, si sviluppa a partire da un saluto e da una benedizione, cui seguono la lettura o recita della parola di Dio, l’invito al pentimento, la confessione, consigli ed esortazioni, l’imposizione e l’accettazione della penitenza, l’assoluzione dei peccati,
l’azione di grazie e la benedizione di congedo.45 Il luogo visibile e decoroso del confessionale, « provvisto di una grata ﬁssa tra il penitente e il confessore, cosicché i fedeli che lo desiderano possano liberamente servirsene »46 costituisce un aiuto per entrambi. 42. La forma ordinaria di celebrare la confessione, cioè la confessione individuale, anche quando è preceduta da una preparazione comunitaria, è un’eccellente opportunità per invitare alla santità e, di conseguenza, ad un’eventuale direzione spirituale (con lo stesso confessore o con altra persona). « Grazie, poi, alla sua indole individuale la prima forma di celebrazione permette di associare il sacramento della penitenza a qualcosa di diverso, ma ben conciliabile con esso: mi riferisco alla direzione spirituale. È certo, dunque, che la decisione e l’impegno personali sono chiaramente signiﬁcati e promossi in questa prima forma ».47 « Quando possibile, è bene che, in particolari momenti dell’anno o quando se ne presenti l’opportunità, la confessione individuale da parte di più penitenti avvenga all’interno di celebrazioni penitenziali, come previsto dal rituale, nel rispetto delle diverse tradizioni liturgiche, in cui poter dare ampio spazio alla celebrazione della Parola con l’uso di letture appropriate ».48 43. Anche se « in casi di grave necessità si può ricorrere alla celebrazione comunitaria della riconciliazione con confessione generale e assoluzione generale », secondo le norme del Diritto, « i fedeli, perché sia valida l’assoluzione, devono fare il proposito di confessare individualmente i propri peccati gravi, a tempo debito ».49 Giudicare se ricorrano le condizioni richieste « spetta al Vescovo diocesano, il quale, tenuto conto dei criteri concordati con gli altri membri della Conferenza Episcopale, può determinare i casi di tale necessità ».50 Per questo, « la confessione individuale e completa, con la relativa assoluzione, resta l’unico modo ordinario grazie al quale i fedeli si riBENEDETTO XVI, Esort. ap. post-sinodale Verbum Domini, 61. Codex Iuris Canonici (CIC), can. 964, § 2. 47 GIOVANNI PAOLO II, Esort. ap. post-sinodale Reconciliatio et paenitentia, 32: l.c. 267-268. 48 BENEDETTO XVI, Esort. ap. post-sinodale Verbum Domini, 61. 49 Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1483; cf. CIC, can. 962, § 1; Codex Canonum Ecclesiarum Orientalium (CCEO), can. 721. 50 CIC, can. 961; cf. CCEO can. 720.
conciliano con Dio e con la Chiesa, a meno che un’impossibilità ﬁsica o morale non li dispensi da una tale confessione […]. La confessione personale è quindi la forma più signiﬁcativa della riconciliazione con Dio e con la Chiesa ».51 Le norme pratiche stabilite dalla Chiesa come espressione della carità pastorale 44. Nei canoni del Codice di Diritto Canonico si trovano orientamenti pratici sulla confessione individuale e la celebrazione comunitaria,52 come pure sul luogo e modo di disporre il confessionale.53 Rispetto ai ministri, si riportano norme avallate dalla tradizione ecclesiale e dall’esperienza, quali la facoltà di confessare ordinariamente e la facoltà di assolvere in alcuni casi speciali.54 Bisogna attenersi, in tutto, ai criteri della Chiesa sulla dottrina morale.55 Bisogna sempre comportarsi come servitori giusti e misericordiosi, così da provvedere all’« onore divino e alla salvezza delle anime ».56 45. Queste norme aiutano anche ad operare con la prudenza dovuta « avendo riguardo anche della condizione e dell’età del penitente »,57 tanto per chiedere quanto per offrire orientamenti pratici e indicare una « soddisfazione opportuna ».58 Esattamente in tale contesto del mistero della grazia divina e del cuore umano si inquadra meglio il « sigillo » sacramentale.59 Altre norme offrono alcune tracce per aiutare i penitenti a confessare con chiarezza, ad esempio in riferimento a numero e specie dei peccati
Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1484. CIC, cann. 959-963; CCEO, cann. 718-721. 53 CIC, can. 964: « § 1: Il luogo proprio per ricevere le confessioni sacramentali è la chiesa o l’oratorio. § 2: Relativamente alla sede per le confessioni, le norme vengano stabilite dalla Conferenza Episcopale, garantendo tuttavia che si trovino sempre in un luogo aperto i confessionali, provvisti di una grata ﬁssa tra il penitente e il confessore, cosicché i fedeli che lo desiderano possano liberamente servirsene. § 3: Non si ricevano le confessioni fuori del confessionale, se non per giusta causa ». Cf. anche CCEO, can. 736 § 1. 54 CIC, cann. 965-977; CCEO, cann. 722-730. 55 CIC, can. 978, § 2. 56 CIC, can. 978, § 1; CCEO, can. 732 § 2. 57 CIC, can. 979. 58 CIC, can. 981; CCEO, can. 732 § 1. 59 Cf. CIC, cann. 982-984; CCEO, cann. 731; 733-734.
gravi,60 indicando i tempi più opportuni, i mezzi concreti (quali possono essere, in qualche occasione, gli interpreti) e soprattutto la libertà di confessarsi con i ministri approvati e che essi possono scegliere.61 46. Nel Rito della penitenza si trovano orientamenti dottrinali e norme pratiche simili: preparazione del sacerdote, accoglienza, celebrazione con tutti i suoi dettagli. Questi orientamenti aiuteranno il penitente a plasmare la propria vita con la grazia ricevuta. Perciò la celebrazione comunitaria, con assoluzione individuale, costituisce un grande aiuto alla confessione individuale, che resta sempre la forma ordinaria della celebrazione del sacramento della penitenza. 47. Anche la Lettera Apostolica Motu Proprio Misericordia Dei, su alcuni aspetti della celebrazione del sacramento della penitenza, di Papa Giovanni Paolo II, offre molte norme pratiche sui possibili modi di realizzare la celebrazione sacramentale e su ciascuno dei suoi gesti. Orientare nel cammino di santità in sintonia con l’azione dello Spirito Santo 48. In tutte queste possibilità di celebrazione, la cosa più importante è aiutare il penitente nel suo processo di conﬁgurazione a Cristo. A volte un consiglio semplice e sapienziale illumina per tutta la vita o porta a prendere sul serio il processo di contemplazione e perfezione, sotto la guida di un buon direttore spirituale. Il direttore spirituale è uno strumento nelle mani di Dio, per aiutare a scoprire ciò che Dio vuole da ciascuno al momento presente: la sua scienza non è meramente umana. L’omelia di una celebrazione comunitaria o il consiglio privato in una confessione individuale possono essere determinanti per tutta la vita. 49. In ogni momento bisogna tener conto del processo seguito dal penitente. A volte lo si aiuterà ad adottare un’attitudine di conversione radicale che porti a recuperare o ravvivare la scelta fondamentale
60 Cf. CIC, can. 988: « § 1: Il fedele è tenuto all’obbligo di confessare secondo la specie e il numero tutti i peccati gravi commessi dopo il battesimo e non ancora direttamente rimessi mediante il potere delle chiavi della Chiesa, nè accusati nella confessione individuale, dei quali abbia coscienza dopo un diligente esame. § 2: Si raccomanda ai fedeli di confessare anche i peccati veniali ». 61 Cf. CIC, cann. 987-991; CCEO, can. 719.
della fede; altre volte si tratterà di un aiuto nel normale processo di santiﬁcazione che è sempre, armonicamente, di puriﬁcazione, illuminazione ed unione. 50. La confessione frequente, quando vi sono soltanto peccati lievi o imperfezioni, è come una conseguenza della fedeltà al battesimo ed alla confermazione, ed esprime un autentico desiderio di perfezione e di ritorno al disegno del Padre, perché Cristo viva veramente in noi per una vita di maggiore fedeltà allo Spirito Santo. Per questo « tenendo conto della chiamata di tutti i fedeli alla santità, si raccomanda loro di confessare anche i peccati veniali ».62 Disponibilità ministeriale e accoglienza paterna 51. Anzitutto sono essenziali la preghiera e la penitenza per le anime. Così sarà possibile un’autentica disponibilità ed accoglienza paterna. 52. Coloro che hanno la cura delle anime devono « provvedere che siano ascoltate le confessioni dei fedeli a loro afﬁdati, che ragionevolmente lo chiedano, e che sia ad essi data l’opportunità di accostarsi alla confessione individuale, stabiliti, per loro comodità, giorni e ore ».63 Oggi si fa così in molti luoghi, con risultati molto positivi, non soltanto in alcuni santuari, ma anche in tante parrocchie e chiese. 53. Questa disponibilità ministeriale tende a prolungarsi suscitando desideri di perfezione cristiana. L’aiuto da parte del ministro, prima o durante la confessione, tende alla vera conoscenza di sé, alla luce della fede, in vista di adottare un atteggiamento di contrizione e di propositi di conversione permanente e intima, come pure di riparazione o correzione e cambiamento di vita, per superare l’insufﬁciente risposta all’amore di Dio. 54. Il testo ﬁnale della celebrazione del sacramento, dopo l’assoluzione propriamente detta e il commiato, contiene una grande ricchezza spirituale e pastorale, e converrebbe recitarlo, visto che orienta
il cuore verso la passione di Cristo, i meriti della Beata Vergine Maria e dei Santi, e verso la cooperazione per mezzo delle buone opere susseguenti. 55. Così, dunque, il ministro, per il fatto di agire in nome di Cristo Buon Pastore, ha l’urgenza di conoscere e discernere le malattie spirituali e farsi vicino al penitente, di essere fedele all’insegnamento del Magistero sulla morale e la perfezione cristiana, di vivere un’autentica vita di preghiera, di adottare un atteggiamento prudente nell’ascolto e nelle domande, di essere disponibile verso chi chiede il sacramento, di seguire le mozioni dello Spirito Santo. È sempre una funzione paterna e fraterna ad imitazione del Buon Pastore, ed è una priorità pastorale. Cristo, presente nella celebrazione sacramentale, aspetta anche nel cuore di ogni penitente e chiede al ministro preghiera, studio, invocazione dello Spirito, accoglienza paterna. 56. Questa prospettiva di carità pastorale mette in evidenza che « la mancanza di disponibilità ad accogliere le pecore ferite, anzi, ad andare loro incontro per ricondurle all’ovile, sarebbe un doloroso segno di carenza di senso pastorale in chi, per l’Ordinazione sacerdotale, deve portare in sé l’immagine del Buon Pastore. […] In particolare, si raccomanda la presenza visibile dei confessori […] e la speciale disponibilità anche per venire incontro alle necessità dei fedeli durante la celebrazione delle SS. Messe ».64 Se si tratta di una « concelebrazione, si esorta vivamente che alcuni sacerdoti si astengano dal concelebrare per essere disponibili per quei fedeli che vogliono accedere al sacramento della penitenza ».65 57. La descrizione che il Santo Curato d’Ars fa del ministero, accentua la nota di accoglienza e disponibilità. Questo è il commento di Benedetto XVI: « Tutti noi sacerdoti dovremmo sentire che ci riguardano personalmente quelle parole che egli metteva in bocca a Cristo:
« Incaricherò i miei ministri di annunciare ai peccatori che sono sempre pronto a riceverli, che la mia misericordia è inﬁnita ». Dal Santo Curato d’Ars noi sacerdoti possiamo imparare non solo un’inesauribile ﬁducia nel sacramento della penitenza che ci spinga a rimetterlo al centro delle nostre preoccupazioni pastorali, ma anche il metodo del « dialogo di salvezza » che in esso si deve svolgere. Il Curato d’Ars aveva una maniera diversa di atteggiarsi con i vari penitenti ».66 In tale contesto si capisce la spiegazione che diede ad un confratello sacerdote: « Vi dirò qual è la mia ricetta: do ai peccatori una penitenza piccola e il resto lo faccio io al loro posto ».67 Una formazione rinnovata e attualizzata dei sacerdoti per guidare i fedeli nelle diverse situazioni 58. Si può imparare dal Santo Curato d’Ars il modo di distinguere i penitenti per poterli meglio orientare, in base alla loro disponibilità. Pur offrendo ai più ferventi modelli di santità, esortava tutti ad immergersi nel « torrente della divina misericordia » dando motivo di speranza per la correzione: « Il buon Dio sa tutto. Prima ancora che voi vi confessiate, sa già che peccherete ancora e tuttavia vi perdona. Come è grande l’amore del nostro Dio che si spinge ﬁno a dimenticare volontariamente l’avvenire, pur di perdonarci! ».68 Questo sforzo di carità pastorale « per lui era senza dubbio la più grande delle pratiche ascetiche, un « martirio » ». Perciò « il Signore gli concedeva di riconciliare dei grandi peccatori pentiti, e anche di guidare verso la perfezione anime che ne avevano il vivo desiderio ».69 59. Il confessore è pastore, padre, maestro, educatore, giudice spirituale e anche medico che discerne e offre la cura. « Il sacerdote svolge un compito ad un tempo di giudice e di medico, ricordi inoltre di essere stato costituito da Dio ministro contemporaneamente della
BENEDETTO XVI, Lettera di indizione dell’Anno Sacerdotale in occasione del 150° anniversario del « dies natalis » di San Giovanni Maria Vianney. 67 Ibidem. 68 Ibidem. 69 GIOVANNI PAOLO II, Lettera ai sacerdoti per il Giovedì Santo 1986, 7: l.c., 695.
divina giustizia e misericordia, così da provvedere all’onore divino e alla salvezza delle anime ».70 60. Maria è Madre di misericordia perché Madre di Cristo Sacerdote, rivelatore della misericordia. È colei che « come nessun altro, ha sperimentato la misericordia [...] è colei che conosce più a fondo il mistero della misericordia divina » e, per questo, può « raggiungere tutti coloro che accettano più facilmente l’amore misericordioso da parte di una madre ».71 La spiritualità mariana del sacerdote lascerà intravedere, nel suo modo di agire, il Cuore materno di Maria come riﬂesso della misericordia divina. Nuove situazioni, nuove grazie, nuovo fervore dei ministri 61. Bisogna riconoscere le difﬁcoltà attuali ad esercitare il ministero della penitenza, dovute ad una certa perdita del senso del peccato, ad una certa disaffezione verso questo sacramento, al non vedere l’utilità di confessarsi se non vi è peccato grave, e anche alla stanchezza del ministro preso da tante attività. Ma la confessione è sempre una rinascita spirituale che trasforma il penitente in nuova creatura e lo unisce sempre di più all’amicizia con Cristo. Per questo diventa fonte di gioia per chi è servitore del Buon Pastore. 62. Quando il sacerdote esercita questo ministero rivive in modo particolare la sua condizione di essere strumento di un meraviglioso evento di grazia. Alla luce della fede, può sperimentare l’attuarsi dell’amore misericordioso di Dio. I gesti e le parole del ministro sono un mezzo perché si realizzi un vero miracolo della grazia. Sebbene esistano altri strumenti ecclesiali per comunicare la misericordia di Dio, per non parlare dell’eucaristia, massima prova d’amore, « nel sacramento della penitenza l’uomo è raggiunto in modo visibile dalla misericordia di Dio ».72 È un mezzo privilegiato per incoraggiare non solo a ricevere il perdono ma anche a seguire con generosità il cammino della identiﬁcazione con Cristo. Il cammino del discepolato evangelico, da
CIC, can. 978 § 1; CCEO, can. 732 § 2. GIOVANNI PAOLO II, Lett. enc. Dives in Misericordia, n. 9; l.c., 1208. GIOVANNI PAOLO II, Omelia a Maribor (Slovenia), 19 maggio 1996.
parte dei fedeli e dello stesso ministro, necessita di questo aiuto per mantenersi ad un livello di generosità. 63. Questa prospettiva di incoraggiamento richiede al ministro una maggiore attenzione alla sua formazione: « Pertanto, è necessario che egli unisca ad una buona sensibilità spirituale e pastorale una seria preparazione teologica, morale e pedagogica, che lo renda capace di comprendere il vissuto della persona. Gli è poi assai utile conoscere gli ambiti sociali, culturali e professionali di quanti si accostano al confessionale, per poter offrire idonei consigli ed orientamenti spirituali e pratici.[...] Alla saggezza umana, alla preparazione teologica occorre pertanto unire una profonda vena di spiritualità alimentata dal contatto orante con Cristo, Maestro e Redentore ».73 A questo scopo è di grande utilità la formazione permanente, ad esempio le giornate di formazione del clero, con corsi speciﬁci, come quelli offerti dalla Penitenzieria Apostolica.
73 BENEDETTO XVI, Discorso ai Penitenzieri (19 febbraio 2007); si veda anche il Discorso del 7 marzo 2008. I discorsi di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI alla Penitenzieria offrono una catechesi abbondante sul modo di celebrare il sacramento della penitenza, incoraggiando i ministri a viverlo essi e ad aiutare i fedeli in questa esperienza di perdono e di santiﬁcazione. Oltre agli altri documenti già citati, consultare più ampiamente: RITUALE ROMANUM – Ordo Paenitentiae (2 dicembre 1973); GIOVANNI PAOLO II, Lett. enc. Dives in Misericordia (30 novembre 1980); Esort. ap. postsinodale Reconciliatio et Paenitentia (2 dicembre 1984); Lett. ap. Motu Proprio Misericordia Dei, su alcuni aspetti della celebrazione del sacramento della penitenza (7 aprile 2002); PENITENZIERIA APOSTOLICA, Il sacramento della penitenza nei Messaggi di Giovanni Paolo II alla Penitenzieria Apostolica – anni 1981, 1989-2000 (13 giugno 2000); PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA FAMIGLIA, Vademecum per i confessori su alcuni temi di morale attinenti alla vita coniugale (1997). Nelle note sono stati citati anche i discorsi di Papa Benedetto XVI alla Penitenzieria. Si vedano anche: Codice di Diritto Canonico, Lib. IV, parte I, titolo IV; Catechismo della Chiesa Cattolica, II parte, art. 4.
1. Importanza attuale, momento di grazia Itinerario storico e attuale 64. Dai primi secoli della Chiesa ﬁno ai nostri giorni, si è praticato il consiglio spirituale, chiamato anche direzione, guida e accompagnamento spirituale. Si tratta di una prassi millenaria che ha dato frutti di santità e di disponibilità evangelizzatrice. Il Magistero, i Santi Padri, gli autori di scritti spirituali e le norme di vita ecclesiale parlano della necessità di questo consiglio o direzione, soprattutto nell’itinerario formativo e in alcune circostanze della vita cristiana. Vi sono momenti della vita che necessitano di un discernimento speciale e di accompagnamento fraterno. È la logica della vita cristiana. « È necessario riscoprire la grande tradizione dell’accompagnamento spirituale individuale, che ha dato sempre tanti e tanto preziosi frutti nella vita della Chiesa ».74 65. Nostro Signore stava sempre vicino ai suoi discepoli. La direzione o accompagnamento e consiglio spirituale è esistita nel corso dei secoli, all’inizio soprattutto da parte dei monasteri (monaci d’Oriente e Occidente) e in seguito anche da parte delle diverse scuole di spiritualità, a partire dal Medio Evo. Dai secoli XVI-XVII si è fatta più frequente la sua applicazione alla vita cristiana, come si può constatare negli scritti di Santa Teresa di Gesù, San Giovanni della Croce, Sant’Ignazio di Loyola, San Giovanni d’Avila, San Francesco di Sales, San Alfonso Maria de’ Liguori, Pietro di Bérulle, ecc. Benché sia stata prevalente la direzione spirituale impartita dai monaci e dai sacerdoti ministri, vi sono sempre stati dei fedeli (religiosi e laici) – ad esempio Santa Caterina – che hanno prestato tale servizio. La legislazione ecclesiastica ha raccolto tutta questa esperienza e l’ha applicata soprattutto nella
formazione iniziale alla vita sacerdotale e consacrata. Vi sono anche dei fedeli laici ben formati – uomini e donne – che svolgono questo servizio di consiglio nel cammino della santità. Formazione sacerdotale per questo accompagnamento 66. La direzione spirituale è un aiuto nel cammino della santiﬁcazione per tutti i fedeli di qualsiasi stato di vita. Attualmente, mentre si osserva una ricerca di orientamento spirituale da parte dei fedeli, allo stesso tempo si avverte la necessità di una maggiore preparazione da parte dei ministri, al ﬁne di poter prestare con diligenza questo servizio di consiglio, discernimento e accompagnamento. Dove esiste tale pratica, vi è rinnovamento personale e comunitario, vocazioni, spirito apostolico, gioia della speranza. 67. Nel periodo di preparazione al sacerdozio, appare sempre più necessario e urgente lo studio della teologia spirituale e l’esperienza di questa stessa vita. In realtà, il consiglio e l’accompagnamento spirituale è parte integrante del ministero della predicazione e della riconciliazione. Il sacerdote, infatti, è chiamato a guidare nel cammino della identiﬁcazione con Cristo che include il cammino della contemplazione. L’aiuto di direzione spirituale, come discernimento dello Spirito, è parte del ministero: « Provando gli spiriti per sapere se sono da Dio, [i presbiteri] devono scoprire con senso di fede i carismi, sia umili che eccelsi, che sotto molteplici forme sono concessi ai laici, devono riconoscerli con gioia e fomentarli con diligenza ».75 68. La formazione iniziale al sacerdozio, ﬁn dai primi momenti di vita nel Seminario, comprende proprio questo aiuto: « Gli alunni, per mezzo di una speciale formazione religiosa e soprattutto di un’appropriata direzione spirituale, si preparino a seguire Cristo redentore con animo generoso e cuore puro ».76 69. Non si tratta soltanto di una consultazione su temi dottrinali bensì della vita di relazione, intimità e conﬁgurazione a Cristo, che è sempre di partecipazione alla vita trinitaria: « La formazione spirituale deve essere strettamente collegata con quella dottrinale e pastorale e, specialmente con l’aiuto del direttore spirituale, sia impartita in modo
tale che gli alunni imparino a vivere in intima comunione e familiarità col Padre per mezzo del suo Figlio Gesù Cristo, nello Spirito Santo ».77 Direzione spirituale e ministero sacerdotale 70. I « munera » sacerdotali si descrivono tenendo conto della loro relazione con la vita spirituale dei fedeli: « Voi siete i ministri dell’eucaristia, i dispensatori della misericordia divina nel sacramento della penitenza, i consolatori delle anime, le guide dei fedeli tutti nelle tempestose difﬁcoltà della vita ».78 Nell’accompagnamento o direzione spirituale, si è data sempre grande importanza al discernimento dello Spirito al ﬁne della santiﬁcazione, della missione apostolica e della vita di comunione ecclesiale. La logica dello Spirito Santo spinge a vivere nella verità e nel bene secondo l’esempio di Cristo. Bisogna chiedere la sua luce e la sua forza per discernere ed essere fedeli alle sue direttive. 71. Si può affermare che questa attenzione alla vita spirituale dei fedeli, col guidarli sul cammino della contemplazione e della santità, anche come aiuto nel discernimento vocazionale, è una priorità pastorale: « In questa prospettiva, la cura delle vocazioni al sacerdozio saprà esprimersi anche in una ferma e persuasiva proposta di direzione spirituale […] I sacerdoti, per parte loro, siano i primi a dedicare tempo ed energie a quest’opera di educazione e di aiuto spirituale personale: non si pentiranno mai di aver trascurato o messo in secondo piano tante altre cose pure belle e utili, se questo era inevitabile per mantenere fede al loro ministero di collaboratori dello Spirito nell’illuminazione e nella guida dei chiamati ».79 72. La cura dei giovani, in particolare, allo scopo di discernere la propria vocazione speciﬁca nella vocazione cristiana generale, comprende questa attenzione di consiglio e accompagnamento spirituale: « Come scriveva il futuro Paolo VI, “la direzione spirituale ha una funzione bellissima e si può dire indispensabile per l’educazione morale e
spirituale della gioventù, che voglia interpretare e seguire con assoluta lealtà la vocazione, qualunque essa sia, della propria vita e conserva sempre importanza beneﬁca per ogni età della vita, quando al lume e alla carità d’un consiglio pio e prudente si chieda la veriﬁca della propria rettitudine ed il confronto al compimento generoso dei propri doveri. È mezzo pedagogico molto delicato, ma di grandissimo valore; è arte pedagogica e psicologica di grave responsabilità in chi la esercita; è esercizio spirituale di umiltà e di ﬁducia in chi la riceve” ».80 73. La direzione spirituale di solito è in rapporto al sacramento della riconciliazione, almeno nel senso di una conseguenza possibile, quando i fedeli chiedono di essere guidati nel cammino della santità, incluso l’itinerario speciﬁco della loro personale vocazione: « Parallelamente al sacramento della riconciliazione, il presbitero non mancherà di esercitare il ministero della direzione spirituale. La riscoperta e la diffusione di questa pratica, anche in momenti diversi dall’amministrazione della penitenza, è un grande beneﬁcio per la Chiesa nel tempo presente. L’atteggiamento generoso e attivo dei presbiteri nel praticarla costituisce anche un’occasione importante per individuare e sostenere le vocazioni al sacerdozio e alle varie forme di vita consacrata ».81 La Direzione spirituale che ricevono i ministri ordinati 74. Gli stessi ministri necessitano della pratica della direzione spirituale, che è sempre legata all’intimità con Cristo: « Se vogliono compiere con fedeltà il proprio ministero, abbiano a cuore il dialogo quotidiano con Cristo, andandolo a visitare nel tabernacolo e praticando il culto personale della sacra eucaristia. Siano anche disposti a dedicare volentieri del tempo al ritiro spirituale e abbiano in grande stima la direzione spirituale ».82 75. La realtà ministeriale esige che il ministro riceva personalmente la direzione spirituale ricercandola e seguendola con fedeltà, per guidare meglio gli altri: « Per contribuire al miglioramento della loro spiritualità
è necessario che i presbiteri pratichino essi stessi la direzione spirituale. Ponendo nelle mani di un saggio confratello la formazione della loro anima, matureranno la coscienza, ﬁn dai primi passi del ministero, dell’importanza di non camminare da soli per le vie della vita spirituale e dell’impegno pastorale. Nel far uso di questo efﬁcace mezzo di formazione, tanto sperimentato nella Chiesa, i presbiteri avranno piena libertà nella scelta della persona che li deve guidare ».83 76. Per le questioni personali e comunitarie è necessario far ricorso al consiglio dei fratelli, soprattutto di quelli che devono esercitarla per la missione loro afﬁdata, secondo la grazia di stato, ricordando che il primo « consigliere » o « direttore » è sempre lo Spirito Santo, al quale bisogna ricorrere con una preghiera costante, umile e ﬁduciosa. 2. Linee fondamentali Natura e fondamento teologico 77. La vita cristiana è « cammino » e « vivere dello Spirito » (cf. Gal 5,25), come sintonia, relazione, imitazione, conﬁgurazione a Cristo, per partecipare della sua ﬁliazione divina. Per questo « tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono ﬁgli di Dio » (Rm 8,14). Il consiglio o direzione spirituale aiuta a distinguere « lo spirito della verità e lo spirito dell’errore » (1Gv 4,6) e a « rivestire l’uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella vera santità » (Ef 4,24). La direzione spirituale è soprattutto un aiuto per il discernimento nel cammino di santità o perfezione. Il fondamento di questa pratica dell’“accompagnamento” o “direzione” spirituale sta nella realtà di essere Chiesa comunione, Corpo Mistico di Cristo, famiglia di fratelli che si aiutano secondo i carismi ricevuti. La Chiesa è un complesso di « mediazioni » che corrispondono ai diversi ministeri, vocazioni e carismi. Tutti hanno bisogno degli altri, anche e specialmente nel campo del consiglio spirituale. Si tratta di ricercare e accettare un consiglio che viene dallo Spirito Santo per mezzo dei fratelli.
Nel battesimo e nella confermazione, tutti abbiamo ricevuto i doni dello Spirito fra i quali è rilevante il dono del “consiglio”. L’esperienza ecclesiale dimostra che alcune persone hanno questo dono del consiglio ad un grado elevato o che, perlomeno, sono chiamate a servire gli altri apportando il carisma ricevuto. A volte, la direzione o consiglio spirituale viene esercitato in base ad un incarico afﬁdato dall’autorità ecclesiale o dalla comunità ecclesiale nella quale si vive. Obiettivo speciﬁco 78. L’obiettivo della direzione spirituale consiste principalmente nell’aiutare a discernere i segni della volontà di Dio. Normalmente si parla di discernere luci e mozioni dello Spirito Santo. Vi sono momenti in cui tale consultazione è più pressante. È necessario tener conto del « carisma » peculiare della vocazione personale o della comunità nella quale vive chi chiede o riceve il consiglio. 79. Quando si cerca di discernere i segni della volontà di Dio, con l’aiuto del consiglio fraterno, si include eventualmente la consultazione su temi di morale e di pratica delle virtù, e anche il far presente conﬁdenzialmente la situazione che si vuole chiarire. Ma se mancasse il desiderio vero di santità, si perderebbe l’obiettivo principale della direzione spirituale. Questo obiettivo è inerente al processo di fede, speranza e carità (come conﬁgurazione con i criteri, valori e atteggiamenti di Cristo) che deve essere orientato secondo i segni della volontà di Dio in armonia con i carismi ricevuti. Il fedele che riceve il consiglio deve assumersi la propria responsabilità e iniziativa. 80. La consultazione morale, l’esporre in conﬁdenza i propri problemi, la messa in pratica dei mezzi di santiﬁcazione, devono rientrare nel contesto della ricerca della volontà di Dio. Senza il desiderio sincero di santità, che equivale alla messa in pratica delle beatitudini e del comandamento d’amore, non vi sarebbe neanche l’obiettivo speciﬁco della direzione spirituale nella vita cristiana. Dinamismo e processo 81. Durante il processo della direzione spirituale è necessario entrare nella conoscenza di sé alla luce del vangelo e, quindi, far leva sulla 33
ﬁducia in Dio. È precisamente un itinerario di relazione personale con Cristo, nel quale si impara e si pratica con lui l’umiltà, la ﬁducia e il dono di sé, secondo il nuovo comandamento dell’amore. Si aiuta a formare la coscienza istruendo la mente, illuminando la memoria, fortiﬁcando la volontà, orientando l’affettività ed incoraggiando verso una dedizione generosa alla santiﬁcazione. 82. Il processo della direzione spirituale segue alcune tappe che non sono rigidamente ordinate ma si sviluppano come cerchi concentrici: guidare alla conoscenza di sé, nella ﬁducia nel Dio Amore, nella decisione del dono totale di sé, nell’armonia di puriﬁcazione, illuminazione e unione. È una dinamica di vita in sintonia con la vita trinitaria partecipata (cf. Gv 14,23; Ef 2,18) per mezzo della conﬁgurazione a Cristo (criteri, valori, atteggiamenti che manifestino la fede, la speranza, la carità) e sotto l’azione dello Spirito Santo, accettato con fedeltà e generosità. Tutto questo si svolge in una serie di campi (rapporto con Dio, lavoro, rapporti sociali) nei quali si cerca la volontà di Dio per mezzo del consiglio e dell’accompagnamento: cammino di preghieracontemplazione, discernimento e fedeltà alla vocazione, donazione nell’itinerario di santità, vivere armonicamente la “ comunione ” fraterna ecclesiale, disponibilità all’apostolato. L’accompagnamento e il consiglio arrivano anche ai mezzi concreti. In tutto questo processo bisogna aver presente che il vero direttore è lo Spirito Santo, mentre il fedele conserva tutta la propria responsabilità e iniziativa. 83. Nel cammino della preghiera (personale, comunitaria, liturgica) bisognerà insegnare a pregare, curando in particolare l’atteggiamento ﬁliale del “ Padre nostro ” che è di umiltà, ﬁducia e amore. Gli scritti dei santi e degli autori spirituali saranno di aiuto nell’orientare in questo cammino per « aprire il cuore e rallegrarsi per la Sua presenza » (Santo Curato d’Ars), in un incrocio di sguardi, “ io Lo guardo e Lui mi guarda ” (il contadino di Ars, seguendo gli insegnamenti del Santo Curato). Così si accetta la presenza donata di Gesù e si impara a fare della propria presenza uno “stare con chi sappiamo che ci ama” (Santa Teresa di Gesù). È il silenzio di adorazione, di ammirazione e di donazione, 34
come “uno sguardo semplice del cuore” (Santa Teresa di Lisieux), ed il parlare come Gesù al Getsemani. In tutte le vocazioni ecclesiali 84. A partire dalla chiamata di Gesù « siate dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste » (Mt 5,48), il sacerdote invita tutti i fedeli ad intraprendere la « via della pienezza della vita propria dei ﬁgli di Dio »,84 per giungere alla « conoscenza vissuta di Cristo ».85 Le esigenze della vita cristiana (laicale, religiosa, sacerdotale) non si capirebbero senza questa vita “spirituale”, ossia la “vita” nello Spirito Santo, che porta ad « annunziare ai poveri il lieto messaggio » (Lc 4,18). 85. Nel cammino della propria vocazione ecclesiale, si curano soprattutto le motivazioni e la retta intenzione, la libertà nella scelta, la formazione all’idoneità o le qualità. Gli esperti di teologia spirituale descrivono il direttore spirituale come colui che istruisce in casi e applicazioni concrete, dà le motivazioni per donarsi con generosità e aiuta proponendo mezzi di santiﬁcazione adatti ad ogni persona e situazione, secondo le diverse vocazioni. Le difﬁcoltà si affrontano nella prospettiva dell’autentica sequela di Gesù. 86. Vi può essere una direzione abituale oppure un accompagnamento temporaneo “ad casum”. Inoltre essa può essere più intensa inizialmente. È frequente che alcuni credenti, nel cammino della vocazione, si sentano invitati a chiedere la direzione spirituale, grazie alla predicazione, a letture, a ritiri e incontri di preghiera, o alla confessione. Anche una lettura attenta dei documenti del Magistero può suscitare l’esigenza di cercare una guida per vivere più coerentemente la vita cristiana. Questa donazione nella vita spirituale porta ad un maggiore impegno nella vita sociale: « La disponibilità verso Dio apre alla disponibilità verso i fratelli e verso una vita intesa come compito solidale e gioioso ».86
3. Orientamenti pratici Itinerario o cammino concreto di vita spirituale 87. A partire da queste linee fondamentali sulla direzione spirituale e tenendo conto della realtà di oggi, nell’intreccio di grazia e situazioni sociologiche e culturali, si ricavano alcuni orientamenti pratici, sempre aperti a nuove grazie e a nuove circostanze. L’applicazione del consiglio spirituale (direzione, accompagnamento) terrà conto della vocazione ecclesiale speciﬁca, del carisma peculiare o di grazie speciali. Essendo “una” la persona, bisogna conoscere le sue circostanze concrete di vita: famiglia, lavoro, ecc. Se si tratta di una vocazione e di un carisma speciﬁco, è opportuno prestare attenzione ai diversi momenti del cammino.87 In qualsiasi momento bisogna prestare speciale attenzione a casi e situazioni particolari, come il cambiamento di stato ecclesiale, i desideri di maggiore perfezione, la tendenza agli scrupoli, i fenomeni straordinari. 88. È opportuno iniziare il cammino della direzione spirituale, con una rilettura della vita. È di grande aiuto avere alcuni propositi o un progetto di vita che includa il rapporto con Dio (preghiera liturgica e personale), il rapporto fraterno, la famiglia, il lavoro, le amicizie, le virtù concrete, i doveri personali, l’apostolato, gli strumenti di spiritualità. Nel progetto possono riﬂettersi le aspirazioni, le difﬁcoltà, il desiderio di donarsi maggiormente a Dio. È molto utile precisare i mezzi che si vogliono utilizzare nel cammino della preghiera, della santità (virtù), dei doveri del proprio stato, della mortiﬁcazione o delle « piccole seccature del quotidiano ».88 89. Vi è un momento iniziale nel quale si tende a far sorgere atteggiamenti di pietà e di perseveranza nelle virtù di preghiera e adesione alla
87 Nei Codici delle Leggi Canoniche si regola la direzione spirituale nei Seminari (CIC, can. 239; CCEO, cann. 337-339), nelle Case religiose (CIC, can. 630; CCEO, cann. 473-475, 538 § 3, 539), negli Istituti secolari (CIC, can. 719). Si vedano altri documenti sulla direzione spirituale nel sacerdozio ministeriale, vita consacrata, Seminari e noviziati, nella nota ﬁnale del paragrafo 134. 88 BENEDETTO XVI, Lett. enc. Spe salvi (30 novembre 2007), 40: AAS 99 (2007), 1018.
volontà di Dio, qualche pratica di apostolato, formazione del carattere (memoria, intelligenza, affettività, volontà), puriﬁcazione, formazione all’apertura e a un atteggiamento di autenticità senza doppiezze. Si affrontano dunque i casi di aridità, incostanza, entusiasmo superﬁciale o passeggero, ecc. È il momento giusto per « sradicare... e piantare » (cf. Ger 1,10), per conoscere e orientare rettamente la passione dominante. 90. Un secondo momento viene chiamato tempo del progresso, nel quale si punta al raccoglimento o vita interiore, a maggiore umiltà e mortiﬁcazione, all’approfondimento delle virtù, al miglioramento della preghiera. Così si arriva ad un momento di maggiore perfezione nel quale la preghiera è più contemplativa, si tenta di sradicare le preferenze, distinguendo un aspetto “attivo” e uno “passivo” (ovvero assecondare fedelmente l’azione della grazia che è sempre sorprendente), imparando a passare la notte dello spirito (notte della fede). L’approfondimento dell’umiltà si trasforma in gesti di carità. 91. Ciascuna delle virtù necessita di un’attenzione speciﬁca. Le luci, le ispirazioni o mozioni dello Spirito Santo si ricevono in questo cammino, che è di continuo discernimento per una maggiore fedeltà e generosità. I casi concreti di grazie speciali o di debolezze spirituali o psichiche si affrontano con il dovuto studio, compresa la collaborazione di altre persone più esperte, sempre con grande rispetto. È utile seguire un progetto di vita che si può suddividere semplicemente in insieme di principi, obiettivi e mezzi. Ovvero si indica dove si voglia andare, dove ci si trovi, dove si debba andare, quali ostacoli si possano incontrare e quali strumenti si debbano utilizzare. 92. Incide direttamente nella vita spirituale il « sacriﬁcio eucaristico, fonte e apice della vita cristiana »89 per costruire l’unità di vita, necessaria ai presbiteri90 e ai fedeli laici.91 Fra i mezzi concreti di vita spirituale, oltre alle fonti principali (eucaristia, parola, preghiera…),
CONC. ECUM. VAT. II, Cost. dogm. Lumen gentium, 11. Cf. CONC. ECUM. VAT. II, Decr. Presbyterorum Ordinis, 14. 91 Cf. GIOVANNI PAOLO II, Esort. ap. post-sinodale Christiﬁdeles laici (30 dicembre 1988), 59: AAS 81 (1989), 509.
sono rilevanti per il loro aspetto pratico la Lectio divina o meditazione secondo metodi diversi, la pratica assidua del sacramento della riconciliazione, la lettura spirituale, l’esame di coscienza (particolare e generale), i ritiri spirituali. La lettura spirituale di santi e autori di spiritualità è guida nel cammino della conoscenza di sé, della ﬁducia ﬁliale e della dedizione generosa. 93. È normale che il cammino cristiano presenti alcune crisi di crescita e di maturazione che possono veriﬁcarsi in grado diverso. La “notte oscura” della fede si può presentare in vari momenti, ma specialmente quando la persona si avvicina di più a Dio, ﬁno a sperimentare una sorta di “silenzio” o “assenza” di Dio che, in realtà, è un parlare e una presenza più profonda di Dio stesso. L’accompagnamento spirituale è in quel momento più necessario che mai, a condizione che si seguano le indicazioni che ci hanno lasciato i grandi santi e maestri dello spirito. Nell’apostolato vi sono momenti di aridità, di sconﬁtte, di malintesi, di calunnie e anche di persecuzione, la quale può venire, per errore, da persone buone (la “ persecuzione dei buoni ”). Il consiglio spirituale deve aiutare a vivere il mistero fecondo della croce con un dono peculiare di Cristo Amico. 94. Nella vita cristiana si presentano situazioni particolari. A volte si tratta di luci e mozioni dello Spirito e desideri di maggiore dedizione o apostolato. Ma vi sono anche momenti di illusioni ingannevoli che possono derivare dall’amor proprio o dalla fantasia. Vi possono essere anche scoraggiamento, sﬁducia, mediocrità o negligenza e anche tiepidezza, ansia eccessiva di farsi apprezzare, falsa umiltà, ecc. 95. Quando si veriﬁcano casi o fenomeni straordinari è necessario rifarsi agli autori spirituali e ai mistici della storia ecclesiale. Bisogna tener presente che questi fenomeni possono essere frutto della natura o, anche nel caso provenissero da una grazia, possono esprimersi in modo imperfetto per motivi psicologici, culturali, di formazione, di ambiente sociale. I criteri che la Chiesa ha seguito per constatare la loro autenticità si basano sui contenuti dottrinali (alla luce della Sacra Scrittura, della Tradizione e del Magistero), l’onestà delle persone (soprattutto la sincerità, l’umiltà, la carità oltre che la salute mentale) e i frutti permanenti di santità. 38
96. Esistono anche malattie o debolezze psichiche legate alla vita spirituale. A volte sono di carattere più spirituale, come la tiepidezza (accettazione abituale del peccato veniale o delle imperfezioni, senza interesse a correggerle) e la mediocrità (superﬁcialità, fatica per il lavoro senza un sostegno nella vita interiore). Queste debolezze possono essere legate anche al temperamento: ansia di perfezionismo, falso timore di Dio, scrupoli senza fondamenti, rigorismo, lassismo, ecc. 97. Le debolezze o malattie di tipo nevrotico, più legate alla vita spirituale, necessitano dell’attenzione di esperti (in spiritualità e psicologia). Di solito si manifestano con un’eccessiva ricerca di attenzione o una profonda insoddisfazione di sé (hysterein) che cerca di catturare l’interesse e la compassione di tutti, producendo spesso un clima di agitazione euforica nel quale può rimanere coinvolto lo stesso direttore spirituale (credendo di proteggere una vittima o una persona privilegiata). Queste manifestazioni non hanno niente a che vedere con la vera contemplazione e mistica cristiana la quale, ammettendo la propria debolezza, non cerca di attirare l’attenzione degli altri, ma si esprime nell’umiltà, nella ﬁducia, nella dimenticanza di sé per servire gli altri secondo la volontà di Dio. Il discernimento dello Spirito Santo nella direzione spirituale 98. Con l’aiuto dell’accompagnamento o consiglio spirituale, alla luce di questa fede vissuta, è più facile discernere l’azione dello Spirito Santo nella vita di ognuno, che porta sempre alla preghiera, all’umiltà, al sacriﬁcio, alla vita ordinaria di Nazaret, al servizio, alla speranza, seguendo il modello della vita di Gesù, sempre guidata dallo Spirito Santo: verso il « deserto » (Lc 4,1), i « poveri » (Lc 4,18), la « gioia » pasquale nello Spirito (Lc 10,21). 99. L’azione dello spirito malvagio è accompagnata da superbia, autosufﬁcienza, tristezza, scoraggiamento, invidia, confusione, odio, falsità, disprezzo degli altri, preferenze egoistiche. Soprattutto quando si aggiungono il temperamento, la cultura e le qualità naturali, è molto difﬁcile, senza il consiglio e l’accompagnamento spirituale, fare luce in certi ambiti: questi campi bisognosi di discernimento sono soprattutto quelli del cammino della vocazione (nelle circostanze della 39
vita di ogni giorno), della contemplazione, della perfezione, della vita fraterna, della missione. Ma vi sono situazioni personali e comunitarie che richiedono un discernimento particolare, come il cambiamento di stato di vita, le nuove luci o mozioni, i cambiamenti strutturali, alcune debolezze, i fenomeni straordinari, ecc. 100. Siccome lo Spirito « sofﬁa dove vuole » (Gv 3,8), non si possono dare delle norme o regole rigide sul discernimento; ma i santi e gli autori spirituali si rimettono a certe costanti o segni dell’azione dello Spirito di amore, che agisce al di là dalla logica umana. Non si potrebbe discernere bene una situazione spirituale, senza la pace nel cuore, che si manifesta, come dono dello Spirito Santo, quando non si cerca il proprio interesse o di prevalere sugli altri, ma il modo migliore per servire Dio e i fratelli. Allora il consiglio spirituale (nel contesto del discernimento) opera con la garanzia della libertà interiore, non condizionata da preferenze personali né dalle mode del momento. Per realizzare bene il discernimento sono necessari: preghiera, umiltà, distacco dalle preferenze, ascolto, studio della vita e dottrina dei santi, conoscenza dei criteri della Chiesa, esame attento delle proprie inclinazioni interiori, disponibilità a cambiare, libertà di cuore. In questo modo si educa ad una sana coscienza, ossia alla « carità, che nasce da un cuore puro, da una buona coscienza e da una fede sincera » (1Tm 1,5). Qualità del “ direttore ” 101. In generale si chiede che il direttore abbia un grande spirito di accoglienza e di ascolto, con senso di responsabilità e disponibilità, con un tono di paternità e di fraternità, e di rispettosa amicizia, sempre come servizio umile di chi offre un consiglio, evitando l’autoritarismo, il personalismo e il paternalismo oltre che la dipendenza affettiva, la fretta e la perdita di tempo in questioni secondarie, con la dovuta discrezione e prudenza, sapendo chiedere consiglio opportunamente ad altri con le dovute riserve, ecc. Queste qualità si integrano con il dono del consiglio. Non deve mancare una nota di sano “humour” che, se autentico, è sempre rispettoso e contribuisce a ridimensionare molti problemi artiﬁciosi e a vivere più serenamente. 40
102. Per poter esercitare il dono del consiglio, si richiede la conoscenza o scienza (teorica e pratica) della vita spirituale, l’esperienza di questa, il senso di responsabilità e la prudenza. L’armonia fra queste qualità fondamentali si esprime come vicinanza, ascolto, ottimismo, speranza, testimonianza, coerenza, nell’infondere desideri di santità, fermezza, chiarezza, verità, comprensione, ampiezza o pluralità di prospettive, adattamento, perseveranza nel processo o cammino. Generalmente il direttore o consigliere spirituale (scelto, proposto, indicato) è uno solo, allo scopo di assicurare la continuità. Nella vita di alcuni santi si può osservare una grande libertà nel consultare altri e nel cambiare direttore quando si constata che è meglio per la vita spirituale. L’eventuale cambio di direttore deve essere sempre possibile e libero, quando vi sono motivazioni valide per una maggiore crescita spirituale. 103. Il direttore deve conoscere bene la persona che aiuta, per cercare assieme a lei i segni della volontà di Dio nel cammino di santità e nei momenti speciali di grazia. La diagnosi verterà sulla maniera di essere, le qualità e i difetti, lo sviluppo della vita spirituale personale, ecc. La formazione impartita corrisponde al momento di grazia. Il direttore non fa il cammino ma lo segue, assistendo la persona nella sua realtà concreta. Chi guida le anime è lo Spirito Santo e il direttore deve assecondarne l’azione. Mantiene costantemente un rispetto profondo per la coscienza dei fedeli, creando un rapporto adeguato afﬁnché vi sia un’apertura spontanea e agendo sempre con rispetto e delicatezza. L’esercizio del potere di giurisdizione nella Chiesa deve sempre rispettare la riserva e il silenzio del direttore spirituale. 104. L’autorità del direttore non è fondata sulla potestà di giurisdizione, ma è quella propria del consiglio e dell’orientamento. Non permette il paternalismo, anche se a tale autorità si deve rispondere con una fedeltà di base tipica della docilità ﬁliale. L’atteggiamento di umiltà e di ﬁducia del direttore lo porterà a pregare e a non scoraggiarsi quando non riesce a vedere i frutti. 105. Nelle istituzioni di formazione sacerdotale e di vita consacrata, così come in alcune iniziative apostoliche, di solito, proprio per 41
garantire la formazione adeguata, si indicano alcuni consiglieri (direttori, maestri) lasciando ampio margine per quanto riguarda la scelta del direttore personale, in particolare quando si tratta di un problema di coscienza e di confessione. Qualità di chi è oggetto di direzione spirituale 106. Da parte di chi è oggetto di direzione spirituale deve esserci apertura, sincerità, autenticità e coerenza, messa in pratica dei mezzi di santiﬁcazione (liturgia, sacramenti, preghiera, sacriﬁcio, esame di coscienza, ...). La periodicità dei colloqui dipende dai momenti e dalle situazioni, poiché non vi è una regola ﬁssa. I momenti iniziali della formazione richiedono una periodicità più frequente e assidua. È meglio che la consultazione si faccia spontaneamente senza aspettare di essere chiamati. 107. La libertà nella scelta del direttore non riduce l’atteggiamento di rispetto. Si accetta l’aiuto con spirito di fede. Ci si deve esprimere con sobrietà, oralmente o leggendo qualcosa che si è scritto prima, rendendo conto della propria coscienza e della situazione nella quale ci si trova rispetto al progetto di vita tracciato in vista della direzione. Si chiede consiglio sulle virtù, i difetti, la vocazione, la preghiera, la vita di famiglia, la vita fraterna, i propri doveri (specialmente nel lavoro), l’apostolato. L’atteggiamento di fondo è quello di chi domanda come piacere a Dio ed essere più fedele alla sua volontà. 108. L’autenticità della vita spirituale si evidenzia nell’armonia fra i consigli cercati e ricevuti e la vita pratica coerente. L’esame personale è molto utile per la conoscenza di sé nonché la partecipazione a ritiri spirituali collegati alla direzione spirituale. 109. Il cristiano deve agire sempre con totale libertà e responsabilità. La funzione del direttore spirituale è aiutare la persona a scegliere nonché a decidere liberamente e responsabilmente ciò che deve fare innanzi a Dio, con maturità cristiana. La persona diretta deve assumere liberamente e responsabilmente il consiglio spirituale, e qualora sbagliasse non deve scaricare la responsabilità sul direttore spirituale. Direzione spirituale del sacerdote 110. Il ministero del sacerdote è legato alla direzione spirituale, ma anch’egli ha bisogno di imparare a ricevere questa direzione per saperla impartire meglio agli altri quando gliela chiedono. 42
Quando è il sacerdote a ricevere la direzione spirituale, è necessario tener conto del fatto che la sua spiritualità speciﬁca ha come chiave di volta la « unità di vita », basata sulla carità pastorale.92 Questa « unità di vita », secondo il Concilio, è realizzata dai presbiteri, con semplicità, nella loro realtà concreta, « seguendo nello svolgimento del loro ministero l’esempio di Cristo Signore, il cui cibo era il compimento della volontà di colui che lo aveva inviato a realizzare la sua opera ».93 Sono doni e carismi vissuti in stretto rapporto di dipendenza dal proprio vescovo e in comunione con il presbiterio della Chiesa particolare. 111. Un progetto personale di vita spirituale del sacerdote, oltre alla celebrazione quotidiana del sacriﬁcio eucaristico e alla recita quotidiana dell’ufﬁcio divino, potrebbe essere delineato così: dedicare ogni giorno un certo tempo alla meditazione della parola, alla lettura spirituale, riservare quotidianamente un momento di visita o adorazione eucaristica, avere periodicamente un incontro fraterno con altri sacerdoti per aiutarsi reciprocamente (riunirsi per pregare, condividere, collaborare, preparare l’omelia, ecc.), mettere in pratica e sostenere gli orientamenti del vescovo rispetto al presbiterio (progetto di vita o direttorio, formazione permanente, pastorale sacerdotale...), recitare quotidianamente una preghiera mariana individuabile nel santo rosario, per la fedeltà a questi impegni, fare ogni giorno l’esame di coscienza generale e particolare.94 112. In questo ministero o servizio di direzione spirituale, il sacerdote, come nel ministero della riconciliazione sacramentale, rappresenta Cristo Buon Pastore, guida, maestro, fratello, padre, medico. È un servizio intimamente legato al ministero della predicazione, della direzione della comunità e della testimonianza di vita. 113. L’azione ministeriale è strettamente legata all’accompagnamento spirituale. « Perciò spetta ai sacerdoti, nella loro qualità di educatori nella fede, di curare, per proprio conto o per mezzo di altri, che ciascuno dei fedeli sia condotto nello Spirito Santo a sviluppare la propria vocazione personale secondo il Vangelo, a praticare una carità
sincera e attiva, ad esercitare quella libertà con cui Cristo ci ha liberati. Di ben poca utilità saranno le cerimonie più belle o le associazioni più ﬁorenti, se non sono volte ad educare gli uomini alla maturità cristiana. Per promuovere tale maturità, i presbiteri sapranno aiutarli a diventare capaci di leggere negli avvenimenti stessi – siano essi di grande o di minore portata – quali siano le esigenze naturali e la volontà di Dio. I cristiani inoltre devono essere educati a non vivere egoisticamente ma secondo le esigenze della nuova legge della carità, la quale vuole che ciascuno amministri in favore del prossimo la misura di grazia che ha ricevuto e che in tal modo tutti assolvano cristianamente ai propri compiti nella comunità umana ».95 114. Chi apprezza veramente la direzione spirituale non solo la raccomanda nel proprio ministero ma la pratica personalmente. Se non si perde di vista l’obiettivo principale della direzione (discernimento della volontà di Dio in tutti gli aspetti del cammino di santità e apostolato), si può trovare il modo per offrirla e riceverla abitualmente. 115. L’invito a praticare la direzione spirituale dovrebbe essere un capitolo importante e permanente di qualsiasi piano pastorale che deve essere sempre e allo stesso tempo pastorale della santiﬁcazione e della missione. Si possono formare i fedeli in questo cammino con la predicazione, la catechesi, la confessione, la vita liturgico-sacramentale, specialmente nell’eucaristia, i gruppi biblici e di preghiera, la testimonianza stessa del ministro che chiede anche consiglio a tempo debito e nelle circostanze opportune. Da alcuni di questi servizi o ministeri è logico passare all’incontro personale, all’invito alla lettura spirituale, ai ritiri spirituali, anche questi personalizzati. 116. Spesso la direzione spirituale, come ministero, è legata alla confessione dove il sacerdote opera in nome di Cristo e si mostra come padre, amico, medico e guida spirituale. È servitore del perdono e orienta il cammino della contemplazione e della perfezione, con rispetto e fedeltà al magistero e alla tradizione spirituale della Chiesa.
La direzione spirituale nella vita consacrata 117. Le persone consacrate, secondo le loro diverse modalità, seguono una vita di radicalismo evangelico ed « apostolico », aggiungendo « una speciale consacrazione »,96 « mediante la professione dei consigli evangelici ».97 Nella vita consacrata bisognerà tener conto del carisma speciﬁco (« carisma fondazionale ») e della consacrazione speciale (per la professione) come pure delle diverse modalità di vita contemplativa, evangelica, comunitaria e missionaria, con le corrispondenti costituzioni, regole, ecc. 118. Il percorso verso la vita consacrata segue delle tappe che prevedono una preparazione sia per l’immediato che una a lungo termine, approfondendo l’autenticità della vocazione con il supporto di convinzioni o motivazioni evangeliche (che dissipino i dubbi sull’identità), di libere decisioni, sempre per giungere alla vera idoneità (insieme di qualità). 119. Esistono problemi concreti che potrebbero essere considerati solo di “ crescita ” e di “ maturazione ” se la persona consacrata presterà un’attenzione assidua alla direzione spirituale: problemi che possono essere di solitudine ﬁsica o morale, di insuccessi (apparenti o reali), d’immaturità affettiva, di amicizie sincere, di libertà interiore nella fedeltà all’obbedienza, di serena assunzione del celibato come segno di Cristo Sposo davanti alla Chiesa sposa, ecc. 120. La direzione spirituale delle persone consacrate presenta aspetti peculiari, oltre a quelli già indicati sopra. La sequela evangelica, la vita fraterna e la missione ricevono impulso da un carisma particolare, dentro una storia di grazia, con la professione o impegno speciale ad essere « visibilità in mezzo al mondo » di Cristo casto, povero ed obbediente98 e « memoria vivente del modo di esistere e di agire di Gesù ».99
Questa direzione della persona, che segue una forma di vita consacrata, presuppone un cammino peculiare di contemplazione, perfezione, comunione (vita fraterna) e missione, che fa parte della sacramentalità della Chiesa mistero, comunione e missione. Bisogna aiutare a ricevere e a vivere il dono così com’è poiché si tratta di « seguire Cristo più da vicino [...] tendendo alla perfezione della carità a servizio del Regno »,100 tendendo ad un amore di totalità, personale e sponsale, che rende possibile « trovarsi “ più profondamente ” presenti, nel cuore di Cristo, ai propri contemporanei ».101 121. I sacerdoti che sono invitati a prestare questo servizio di accompagnamento spirituale sanno che « i religiosi tutti – sia uomini che donne – costituiscono una parte insignita di speciale dignità nella casa del Signore e meritano quindi particolare attenzione, afﬁnché progrediscano sempre nella perfezione spirituale per il bene di tutta la Chiesa ».102 Direzione dei laici 122. La chiamata universale alla santità in qualsiasi vocazione cristiana non fa sconti poiché è sempre chiamata alla massima perfezione: « Amate, […] siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste » (Mt 5,44.48). La direzione spirituale rispetto al cristiano chiamato alla santità, in quanto laico, presuppone questa vocazione cristiana alla perfezione, ma con la particolarità di essere fermento evangelico nel mondo e di operare con la propria responsabilità e in comunione con la Chiesa, trattando le cose temporali e ordinandole secondo Dio.103 Il direttore spirituale deve aiutare nella relazione personale con Dio (concretizzare la partecipazione all’eucaristia e la preghiera, l’esame di coscienza, l’unità di vita), formare la coscienza, aiutare a santiﬁcare la famiglia, il lavoro, le relazioni sociali, l’attualizzazione nella vita pubblica. « Il lavoro così fatto è orazione. Lo studio così fatto è
orazione. La ricerca scientiﬁca così fatta è orazione. Tutto converge verso una sola realtà: tutto è orazione, tutto può e deve portarci a Dio, alimentando un rapporto continuo con Lui, dalla mattina alla sera. Ogni onesto lavoro può essere orazione; e ogni lavoro è orazione, è apostolato. In tal modo l’anima si irrobustisce in un’unità di vita semplice e forte ».104 Come ricordava Benedetto XVI, tutti i battezzati sono responsabili dell’annuncio del Vangelo: « I laici sono chiamati a esercitare il loro compito profetico, che deriva direttamente dal battesimo, e testimoniare il Vangelo nella vita quotidiana dove si trovino ».105 La direzione o consiglio spirituale rispetto ai laici non indica in essi carenza o immaturità, ma piuttosto un aiuto fraterno (da parte del consigliere) ad operare spiritualmente e apostolicamente secondo la propria iniziativa e responsabilità essendo presenti, quali autentici discepoli di Cristo, nelle realtà umane del lavoro, della famiglia, della società politica ed economica, ecc. per santiﬁcarle dall’interno e apportando la propria responsabilità e iniziativa. 123. La direzione spirituale dei laici tende, quindi, al cammino di santità e missione senza riduzioni, dato che questi non solo sono partecipi dell’ufﬁcio sacerdotale, profetico e regale di Cristo come qualsiasi battezzato,106 ma vivono questa realtà con una grazia speciale di presenza nel mondo, che dà loro un « ruolo proprio e assolutamente necessario che essi svolgono nella missione della Chiesa ».107 Essi sono « da Dio chiamati a contribuire, quasi dall’interno a modo di fermento, alla santiﬁcazione del mondo esercitando il proprio ufﬁcio sotto la guida dello spirito evangelico »108 e cooperano ad « estendere il Regno di Dio e ad animare e perfezionare con lo spirito cristiano l’ordine delle realtà temporali »,109 ossia a « illuminare e or104 105 106 107 108 109
S. JOSEMARÍA ESCRIVÁ, È Gesù che passa, 10. BENEDETTO XVI, Esort. ap. post-sinodale Verbum Domini, 94. Ibidem. CONC. ECUM. VAT. II, Decr. Apostolicam actuositatem, 1. CONC. ECUM. VAT. II, Cost. dogm. Lumen gentium, 31. CONC. ECUM. VAT. II, Decr. Apostolicam actuositatem, 4.
dinare tutte le cose temporali.[...] secondo il Cristo ».110 L’accompagnamento spirituale tenderà, così, a renderli partecipi « alla missione salviﬁca stessa della Chiesa »,111 per renderla « presente ed operante in seno alle cose temporali ».112 124. L’aiuto del consiglio spirituale è necessario sia nella vita interiore che nelle diverse circostanze quotidiane: sociali, familiari e professionali, soprattutto nei momenti di vita familiare e socio-politica nei quali è necessario presentare e testimoniare i criteri fondamentali della vita cristiana. Anche nella vita più indaffarata di qualsiasi apostolo, se vi è il desiderio sincero di santità, è possibile trovare il consiglio spirituale. Armonia fra i diversi livelli formativi nel cammino della direzione spirituale 125. Il cristiano è orientato in un cammino di conﬁgurazione a Cristo. Si può parlare di diversi livelli o dimensioni della formazione: umana, spirituale, intellettuale, professionale, pastorale. Sono aspetti che si integrano e si armonizzano reciprocamente, nella comunione ecclesiale e in vista della missione. Si tratta sempre della persona come membro di una comunità umana ed ecclesiale. 126. Si deve tenere nel giusto conto la dimensione o livello umano, personale e comunitario, visto che la persona umana ha bisogno di essere valutata rettamente, di sapersi amata e in grado di amare nella verità del dono. Questo presuppone un cammino di libertà, che si costruisce alla luce della comunione di Dio Amore, dove ogni persona è relazione di dono. La persona allora si costruisce nei suoi criteri obiettivi, scala autentica di valori, motivazioni ordinate all’amore, atteggiamenti di relazione e di servizio.
CONC. ECUM. VAT. II, Cost. dogm. Lumen gentium, 31. Ibidem, n. 33. 112 CONC. ECUM. VAT. II, Decr. Apostolicam actuositatem, 29; cf. GIOVANNI PAOLO II, Esort. ap. post-sinodale Christiﬁdeles laici, 7-8; 15; 25-27; 64: l.c., 403-405; 413-416; 436-442; 518-521.
Il consiglio spirituale si ispira al mistero di Cristo, alla luce del quale si decifra il mistero dell’uomo.113 La persona viene educata a dare e a darsi. Per questo impara ad ascoltare, a stare assieme ad altri, a comprendere, ad accompagnare, a dialogare, a cooperare, ad intraprendere amicizie sincere. Queste virtù umane nel cristiano si coltivano alla luce della fede, speranza e carità. Per pensare, valutare e amare come Cristo. I testi conciliari e del Magistero postconciliare invitano a questa formazione « umana » che si concretizza in sensibilità verso la giustizia e la pace, armonia nella differenza, capacità d’iniziativa, ammirazione e apertura ai nuovi valori, costanza, fortezza, disponibilità a nuove imprese, fraternità, sincerità, accoglienza, ascolto, collaborazione, cura dei rapporti umani e delle buone amicizie.114 127. Il cammino della vita spirituale, proprio perché cammino di ricerca ed esperienza vissuta della verità, del bene e della bellezza, è intessuto dell’armonia fra intelligenza, affettività, volontà, memoria, signiﬁcati. Allora la formazione si esprime « in una certa fermezza d’animo, nel saper prendere decisioni ponderate e nel retto modo di giudicare uomini ed eventi ».115 È un cammino che armonizza il compimento del dovere, l’amore contemplativo, lo studio e l’azione esterna, come processo necessario per l’« unità della vita » dell’apostolo. Il consiglio spirituale aiuta a conoscere e a superare la propria fragilità, nel campo delle decisioni, dei ricordi, dei sentimenti e dei condizionamenti sociologici, culturali e psicologici. 128. Nella direzione spirituale si trova un aiuto per programmare meglio il tempo della preghiera, della vita familiare, comunitaria, dell’impegno dei ﬁgli, del lavoro e del riposo, valorizzando il silenzio interiore, e anche quello esterno, e scoprendo il signiﬁcato positivo delle difﬁcoltà e della sofferenza.
L’accompagnamento a questo livello umano-cristiano può rispondere a tre domande: chi sono io? (identità), con chi sto? (relazioni), a che scopo? (missione). Sotto l’azione della grazia divina, i criteri, i desideri, le motivazioni, i valori e gli atteggiamenti si trasformano in fede, speranza e carità con le conseguenti virtù morali, ossia in una vita in Cristo. L’essere umano-cristiano si educa per giungere a realizzarsi amando nella verità del donarsi a Dio e ai fratelli. In tutto questo processo bisogna tener conto del rapporto fra la grazia e la natura (come del rapporto tra fede e ragione) distinguendo e armonizzando, poiché « la Grazia non distrugge la natura, ma anzi la perfeziona ».116 Questo è un tema di estrema importanza al momento di concretizzare alcuni orientamenti e alcuni mezzi che rispettino la differenza di psicologia e di cultura, come pure la diversità dei carismi che si inseriscono nelle diverse circostanze umane e, soprattutto, i contenuti della fede. 129. È necessario trovare un’unità fra natura e grazia, prevalendo, quest’ultima, come partecipazione alla vita nuova o vita divina. « Uno degli aspetti del moderno spirito tecnicistico è riscontrabile nella propensione a considerare i problemi e i moti legati alla vita interiore soltanto da un punto di vista psicologico, ﬁno al riduzionismo neurologico. L’interiorità dell’uomo viene così svuotata e la consapevolezza della consistenza ontologica dell’anima umana, con le profondità che i santi hanno saputo scandagliare, progressivamente si perde. Il problema dello sviluppo è strettamente collegato anche alla nostra concezione dell’anima dell’uomo, dal momento che il nostro io viene spesso ridotto alla psiche e la salute dell’anima è confusa con il benessere emotivo. Queste riduzioni hanno alla loro base una profonda incomprensione della vita spirituale e portano a disconoscere che lo sviluppo dell’uomo e dei popoli, invece, dipende anche dalla soluzione dei problemi di carattere spirituale ».117 130. La conoscenza dei temperamenti e dei caratteri aiuterà a moderare e ad orientare: per esempio, se si riprende una tipologia
« classica » presso i Padri come quella di Ippocrate, si farà in modo che le aspirazioni a grandi cose non cadano nell’orgoglio e nell’autosufﬁcienza (temperamento collerico), l’affabilità non decada in vanità e superﬁcialità (temperamento sanguigno), la tendenza alla vita interiore e alla solitudine non corrano il rischio di cadere nella passività e nello scoraggiamento (temperamento melanconico), la perseveranza e l’equanimità non rischino di diventare negligenza (temperamento ﬂemmatico). È a questo livello o dimensione umana che entra il tema dell’« aiuto psicologico »: questo accompagnamento « può essere aiutato in determinati casi e a precise condizioni, ma non sostituito, da forme di analisi o di aiuto psicologico ».118 A tale proposito, si potranno consultare i documenti della Chiesa che presentano sia l’opportunità, che le condizioni, con cui possono essere usati rettamente questi strumenti umani.119 131. Come è logico, nella direzione spirituale si privilegia il livello o dimensione spirituale, perché il consiglio è volto principalmente a migliorare la fedeltà alla propria vocazione, il rapporto con Dio (preghiera, contemplazione), la santità o perfezione, la fraternità o comunione ecclesiale, la disponibilità per l’apostolato. Per questo, il programma di vita spirituale deve orientarsi in base ad un progetto (linee di vita spirituale), alcuni obiettivi proporzionati al livello di maturità spirituale raggiunti dalla persona accompagnata, ed i relativi mezzi corrispondenti. 132. La dimensione umano-cristiana e spirituale deve alimentarsi con lo studio e la lettura. Si potrebbe parlare di dimensione intellettuale o dottrinale della direzione spirituale. La formazione intellettuale (neGIOVANNI PAOLO II, Esort. ap. post-sinodale Pastores dabo vobis, 40: l.c., 725. Al proposito: CONGREGAZIONE PER L’EDUCAZIONE CATTOLICA, Orientamenti educativi per la formazione al celibato sacerdotale (11 aprile 1974); Direttive sulla formazione dei seminaristi circa i problemi relativi al matrimonio ed alla famiglia (19 marzo 1995); Istruzione circa i criteri di discernimento vocazionale riguardo alle persone con tendenze omosessuali in vista della loro ammissione al Seminario e agli Ordini Sacri (4 novembre 2005): AAS 97 (2005), 1007-1013; Orientamenti per l’utilizzo delle competenze psicologiche nell’ammissione e nella formazione dei candidati al sacerdozio (29 giugno 2008).
cessaria per la vita spirituale) deve continuare ed essere ampliata nella vita, ispirandosi ai santi, agli autori spirituali e agli scritti classici di spiritualità. La direzione spirituale, in questa dimensione intellettuale o dottrinale, orienta verso il mistero di Cristo annunciato, celebrato e vissuto: « verso il mistero di Cristo, il quale compenetra tutta la storia del genere umano, agisce continuamente nella Chiesa ed opera principalmente attraverso il ministero sacerdotale ».120 L’orientamento cristologico della vita spirituale costituisce la base più idonea per un buon risultato nella predicazione e nella guida dei fedeli nel cammino della contemplazione, della carità e dell’apostolato. La direzione spirituale, con questa dimensione dottrinale, favorisce il gusto per lo studio individuale e condiviso, oltre che la lettura assidua (individuale e condivisa) dei grandi classici della spiritualità di tutti i tempi, dell’Oriente e dell’Occidente. 133. Nel consiglio e accompagnamento spirituali, rientrano necessariamente il campo dell’impegno apostolico. Si esaminino, dunque, le motivazioni, le preferenze, le realtà concrete, in modo che la persona accompagnata sia più disponibile all’apostolato. La fedeltà allo Spirito Santo infonde « una tranquilla audacia che spinge [gli apostoli] a trasmettere agli altri la loro esperienza di Gesù e la speranza che li anima »121. Solo con questa libertà spirituale, l’apostolo saprà affrontare le difﬁcoltà personali e ambientali di ogni epoca. La direzione spirituale, in questa dimensione apostolica o pastorale, comprende il modo di dare testimonianza, di annunciare Cristo, di celebrare la liturgia, di servire nei diversi campi della carità. Se manca la direzione spirituale per il cammino della perfezione e della generosità evangelica, sarà difﬁcile che i piani pastorali includano l’orientamento principale della pastorale stessa, che è quello di guidare le persone e le comunità alla santità o all’identiﬁcazione con Cristo (cf. Col 1,28; Gal 4,19).
134. La strada della direzione spirituale è di aiuto nel far sì che la formazione teologica e pastorale sia relazionale. In qualsiasi argomento dottrinale e pratico si cerca di vivere l’incontro personale con Cristo (cf. Mc 3,13-14; Gv 1,39) e la sequela evangelica (cf. Mt 4,19-22; Mc 10,21-31.38), in comunione con i fratelli (cf. Lc 10,1; Gv 17,21-23), per condividere e continuare la sua missione (cf. Gv 20,21). Il servizio della direzione spirituale contribuisce ad una formazione personale per costruire la Chiesa comunione.122
Sulla direzione spirituale, oltre ad altri documenti già citati, si veda quanto contenuto in: CONC. ECUM. VAT. II, Decr. Presbyterorum Ordinis, 9; 18; Decr. Optatam totius, 3; 8; 19; GIOVANNI PAOLO II, Esort. ap. post-sinodale Pastores dabo vobis, 40; 50; 81: l.c., 725, 747, 799-800; ID., Esort. ap. post-sinodale Vita consecrata, 21; 67; 46: l.c., 394-395; 442-443; 418-420; CIC, cann. 239; 246; CCEO, cann. 337-339; 346 §2; CONGREGAZIONE PER IL CLERO, Direttorio per il ministero e la vita dei presbiteri Dives Ecclesiae, 39; 54; 85; 92; CONGREGAZIONE PER L’EDUCAZIONE CATTOLICA, Ratio Fundamentalis Institutionis Sacerdotalis (19 marzo 1985), 44-59; Lettera Circolare su alcuni aspetti più urgenti della formazione spirituale nei Seminari (6 gennaio 1980); Direttive sulla preparazione degli educatori nei Seminari (4 novembre 1993), 55; 61 (direttore spirituale); CONGREGAZIONE PER GLI ISTITUTI DI VITA CONSACRATA E LE SOCIETÀ DI VITA APOSTOLICA, Direttive sulla formazione negli Istituti Religiosi Potissimum Institutioni (2 febbraio 1990), 13; 63: AAS 82 (1990), 479; 509-510; Istruzione Ripartire da Cristo: un rinnovato impegno della vita consacrata nel terzo millennio (19 maggio 2002), 8; CONGREGAZIONE PER L’EVANGELIZZAZIONE DEI POPOLI, Guida di Vita Pastorale per i Sacerdoti diocesani nelle Chiese che dipendono dalla Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli (1 ottobre 1989), 19-33 (spiritualità e vita sacerdotale).
CONCLUSIONE: « CRISTO SIA FORMATO IN VOI » (Gal 4,19)
135. I « munera » sacerdotali, quando vengono esercitati con lo spirito di Cristo, lasciano nel cuore l’impronta della « gioia pasquale »123 e della « letizia nella speranza » (cf. Rm 12,12). Lo ricordava Giovanni Paolo II nel commemorare il secondo centenario della nascita del Santo Curato d’Ars: « Siatene sempre convinti, cari fratelli sacerdoti: questo ministero della misericordia è uno dei più belli e dei più consolanti. Vi permette di illuminare le coscienze, di perdonarle e di ridare loro vigore nel nome del Signore Gesù, di essere per loro medici e consiglieri spirituali; esso resta la insostituibile manifestazione e veriﬁca del sacerdozio ministeriale ».124 136. Nel ministero di essere « medico e consigliere spirituale », non si tratta solo di perdonare i peccati ma anche di orientare la vita cristiana per corrispondere generosamente al progetto di Dio Amore. La generosità con la quale il sacerdote ministro risponde a questo progetto, facilita quella ﬁoritura effettiva delle grazie che lo Spirito Santo dà alla sua Chiesa in ogni epoca. Lo afferma il Concilio Vaticano II ricordando che « per il raggiungimento dei suoi ﬁni pastorali di rinnovamento interno della Chiesa, di diffusione del Vangelo in tutto il mondo e di dialogo con il mondo moderno, esorta vivamente tutti i sacerdoti ad impiegare i mezzi efﬁcaci che la Chiesa ha raccomandato in modo da tendere a quella santità sempre maggiore che consentirà loro di divenire strumenti ogni giorno più validi al servizio di tutto il popolo di Dio ».125 I munera profetici, liturgici e diaconali, esercitati con questo spirito, faranno sì che i contenuti delle quattro Costituzioni del Concilio Vaticano II vengano applicati ad una Chiesa che, essendo « sacramento », ossia segno trasparente di Cristo (Lumen Gentium), è la Chiesa della Parola (Dei Verbum), del Mistero Pasquale (Sacrosanctum Concilium), inseri123 124 125
CONC. ECUM. VAT. II, Decr. Presbyterorum Ordinis, 11. GIOVANNI PAOLO II, Lettera ai sacerdoti per il Giovedì Santo 1986, 7: l.c., 696. CONC. ECUM. VAT. II, Decr. Presbyterorum Ordinis, 12.
ta nel mondo e solidale con esso (Gaudium et Spes); è mistero di comunione per la missione. Tutto questo comporta, come sempre è accaduto nell’attuazione dei Concili, l’impegno dei battezzati nel cammino della santità e dell’apostolato. 137. La pastorale della santità, che si annuncia nella predicazione e si realizza in modo particolare con il sacramento della riconciliazione e con la direzione spirituale, sempre in rapporto all’eucaristia, si attua principalmente col ministero sacerdotale. Ci vogliono ministri che vivano gioiosamente questo servizio che produrrà certamente grandi frutti e dissiperà dubbi e scoraggiamenti. 138. Bisogna infondere « anima » o « spiritualità » nei valori attuali del progresso e della tecnica, come afferma Papa Benedetto XVI: « Lo sviluppo deve comprendere una crescita spirituale oltre che materiale, perché la persona umana è un’« unità di anima e corpo », nata dall’amore creatore di Dio e destinata a vivere eternamente.[...] Non ci sono sviluppo plenario e bene comune universale senza il bene spirituale e morale delle persone, considerate nella loro interezza di anima e corpo ».126 La direzione o accompagnamento spirituale dei battezzati è un itinerario entusiasmante, che spinge lo stesso confessore o direttore spirituale a vivere gioiosamente il suo cammino di donazione al Signore. « Esso richiede occhi nuovi e un cuore nuovo, in grado di superare la visione materialistica degli avvenimenti umani e di intravedere nello sviluppo un « oltre » che la tecnica non può dare. Su questa via sarà possibile perseguire quello sviluppo umano integrale che ha il suo criterio orientatore nella forza propulsiva della carità nella verità ».127 Allora i sacerdoti sperimenteranno che « nel loro lavoro non sono mai soli »,128 sapendo che a mandarli, ad accompagnarli e ad attenderli è Cristo risorto, il quale cammina con loro nel « disegno di salvezza di Dio […] che non viene condotto a termine se non a poco a poco […] nell’ediﬁcazione del corpo di Cristo, ﬁno a che non venga raggiunta la misura della sua età matura ».129
139. La perenne riforma della vita della Chiesa ha bisogno del tono inequivocabile della speranza. La crescita delle vocazioni sacerdotali, di vita consacrata e dell’impegno ecclesiale dei laici nel cammino della santità e dell’apostolato, richiede il rinnovamento, l’incremento del ministero della riconciliazione e della direzione spirituale, esercitati con motivato entusiasmo e dono generoso di sé. È questa la « nuova primavera » auspicata da Giovanni Paolo II: « Mai come oggi la Chiesa ha l’opportunità di far giungere il vangelo, con la testimonianza e la parola, a tutti gli uomini e a tutti i popoli. Vedo albeggiare una nuova epoca missionaria che diventerà giorno radioso e ricco di frutti, se tutti i cristiani e, in particolare, i missionari e le giovani Chiese risponderanno con generosità e santità agli appelli e sﬁde del nostro tempo ».130 140. Le nuove situazioni e le nuove grazie sono un auspicio di un nuovo fervore apostolico: « Come gli Apostoli dopo l’ascensione di Cristo, la Chiesa deve radunarsi nel Cenacolo « con Maria, la Madre di Gesù » (At 1,14), per implorare lo Spirito e ottenere forza e coraggio per adempiere il mandato missionario. Anche noi, ben più degli apostoli, abbiamo bisogno di essere trasformati e guidati dallo Spirito ».131 Il ministero della riconciliazione e il servizio della direzione spirituale costituiranno un aiuto determinante in questo processo costante di apertura e di fedeltà di tutta la Chiesa e, in particolare, del sacerdozio ministeriale all’azione attuale dello Spirito Santo. Vaticano, 9 marzo 2011 Mercoledì delle Ceneri
Accoglienza (v. misericordia): 51-57; 109-113. Amore di Dio (v. carità, misericordia, perdono): 51-57. Amore fraterno (v. carità). Apostolato: 133-140. Apostoli: 9-11; 110-120. Apostolo: 133-140. Associazione (v. comunità ecclesiale): 117-121. Assoluzione dei peccati: 36-47. Attualità del sacramento della penitenza: 7-23; 61-63. Attualità della direzione spirituale: 64-76. Battesimo: 25-27; 32-35. Buon Pastore: 28-31; 51-60; 111-116. Cammino di perfezione (v. santità): 28-31; 81-83; 87-97. Cammino di preghiera: 81-83. Caratteri: 125-134. Carità: 64-65. Carità pastorale: 44-47; 51-56. Casi speciali di direzione spirituale: 87-97. Catechismo della Chiesa Cattolica (v. documenti della Chiesa): 25-31; 39-43. Celebrazione liturgica del sacramento della penitenza: 41-43. Celebrazione personale e comunitaria: 41-43. Chiamata alla santità: 28-31; 48-50; 87-97; 110-116; 122-124. Chiesa (v. comunione ecclesiale, comunità ecclesiali): 7-11; 14-18. Codice di Diritto Canonico: 44-47; 58-59 (penitenza); 87-97 (direzione spirituale). Comunione dei Santi: 9-11. Comunione ecclesiale (v. Chiesa, comunità, norme, vita comunitaria): 70-73; 125-134. Comunità ecclesiale (v. Chiesa, vita comunitaria): 14-18; 25-27; 36-42; 51-57; 74-76; 78-80. Concilio Vaticano II (passim, nelle citazioni dei documenti): Conclusione (sintesi delle Costituzioni). Confessionale: 41-47. Confessione dei peccati: 25-27. Confessione in rapporto alla direzione spirituale: 41-42; 74-76.
Conﬁgurazione a Cristo (v. imitazione, santità, sequela evangelica): 48-50. Consigli evangelici: 117-121. Consiglio spirituale (v. direzione spirituale): 70-73. Contemplazione (v. preghiera): 81-83. Contrizione, dolore dei peccati: 36-43. Conversione: 12-13; 21-27. Coscienza (v. esame di coscienza): 14-18 (formazione); 81-83. Cristo Buon Pastore: 28-31; 51-57; 110-116. Cristo Sacerdote e Vittima: 61-63. Croce (v. mistero pasquale): 87-97; 117-121. Cuore di Cristo: 22; 32; 61-63. Curato d’Ars: 1-6; 19-20; 28-35; 51-59; 74-76. Difﬁcoltà attuali: 61-63. Dio Amore (v. amore di Dio, misericordia): 21-23. Direttore spirituale, qualità: 84-86. Direzione Spirituale: Itinerario storico (64-65); attualità e importanza (64-76); natura e fondamento teologico (77); obiettivo (78-80); terminologia: direzione spirituale, consiglio spirituale, accompagnamento spirituale (77); azione dello Spirito Santo, discernimento personale e comunitario dello Spirito, preghiera allo Spirito Santo (66-73; 78-80; 98-100); cercare la volontà di Dio (78-80; 98-100); itinerario di preghiera e perfezione (81-83; 87-97; 125-134); chiamata universale alla santità-perfezione della carità (81-83); il direttore: qualità (84-86); il discepolo: qualità, docilità, situazioni, libertà di scelta (74-76; 110-116); sacerdote discepolo (74-76; 110-116), ministero del sacerdote (70-73; 110-116), mezzo di santità per il sacerdote (74-76); dirigere spiritualmente secondo le vocazioni (84-86): sacerdoti (110-121), vita consacrata (117-121), laici (122-124); libertà di scelta; livelli e dimensioni: umana, spirituale, intellettuale, apostolica (125-134); formazione per poter svolgere e ricevere la direzione spirituale (66-69); nei progetti di pastorale (74-76); testimonianza e insegnamento del Santo Curato d’Ars (74-76), documenti della Chiesa (125-134). Vedere altri aspetti nelle voci del presente vocabolario. Direzione spirituale da parte del sacerdote ministro: 74-76. Direzione spirituale in rapporto alla confessione: 41-43; 70-76. Discepolo, discepolato: 106-109. Discernimento dello Spirito: 66-69; 78-80; 98-100. Discernimento vocazionale: 70-73. Disponibilità ministeriale: 48-57. Documenti della Chiesa: Vedere note bibliograﬁche, specialmente alla ﬁne della prima parte (61-63) e della seconda (125-134).
Dolore dei peccati (cf. contrizione). Dottrina sociale, progresso, sviluppo: 70-73; 135-140. Equilibrio tra grazia e natura umana (v. grazia): 64-65; 125-134. Esame di coscienza: 36-40; 87-97. Esame particolare: 106-109. Esercizi Spirituali: 117-121. Espiazione: 36-40. Eucaristia: 14-18. Evangelizzazione (v. apostolato, missione). Famiglia (v. matrimonio): 32-35. Vedere nota bibliograﬁca alla ﬁne della prima parte. Fede: 9-11; 25-40. Fedeltà a Cristo e alla Chiesa: 61-63. Fenomeni straordinari: 87-97. Figure sacerdotali, confessori: 14-15. Formazione dei fedeli: 14-18; 58-59. Formazione dei ministri: 14-18; 58-59. Formazione iniziale: 66-69. Formazione intellettuale: 125-134. Formazione per la direzione spirituale: 66-69. Formazione permanente: 66-69. Formazione spirituale: 66-69; 125-134. Formazione umana: 125-134. Gioia: 7-8; 21-23. Gioventù: 74-76. Giustiﬁcazione (v. Grazia). Giustizia: 74-76. Gloria di Dio (v. santità, volontà di Dio). Grazia: 32-35; 61-63; 64-65; 87-97; 125-134. Itinerario di santità, di vita spirituale: 28-31; 48-50; 87-97. Kerygma: 9-11. Laici: 122-124. Libertà di scelta: 44-47; 74-76. Liturgia: 41-43. Magistero ecclesiastico (v. documenti della Chiesa). Maria: Introduzione; 1-6; 21-23; 60. Matrimonio: 32-35 (vedere nota bibliograﬁca alla ﬁna della prima parte).
Ministero e direzione spirituale: 70-73; 110-116. Ministero, ministri della riconciliazione (penitenza): 24-63. Misericordia di Dio e della Chiesa: 21-23; 58-60. Missione (v. apostolato): 125-134. Missione di Cristo prolungata nella Chiesa: 9-11. Mistero pasquale (celebrazione pasquale, cammino di risurrezione): 9-11; 21-23. Mitezza: 61-63. Morale (v. virtù): 61-63; 125-134. Morale matrimoniale (v. famiglia, matrimonio). Norme disciplinari del sacramento: 44-47. Noviziati (v. formazione iniziale). Pace (v. riconciliazione): 14-18. Padre (v. amore di Dio, Dio Amore, misericordia, « Padre nostro »): 25-27. Padre nostro: 32-35. Pastorale: 7-8; 14-18. Pastorale vocazionale: 66-69. Pastori (v. Buon Pastore, carità pastorale): 14-18. Peccato, senso del peccato: 25-31; 35-40. Penitente: 36-40. Penitenza: 25-27; 41-43. Penitenzieria: (vedere nota bibliograﬁca alla ﬁne della prima parte). Perdono: 25-27. Perfezione cristiana (v. carità, santità). Preghiera: 81-83. Presbiterio: 110-116. Prima comunione e confessione: 28-31. Progetto di vita sacerdotale: 117-121. Propositi: 41-43; 51-57; 87-97. Prudenza: 44-47. Psicologia: 87-97; 125-134. Qualità del direttore spirituale: 101-105. Qualità del discepolo spirituale: 106-109. Quaresima (v. penitenza): 36-40. Radicalità, radicalismo (v. sequela evangelica). Redenzione (v. croce, mistero pasquale, sangue): 9-11; 64-65. Riconciliazione: 12-18. Rinnovamento pastorale: 7-8. Riserbo (segreto): 32-35.
Risurrezione (v. mistero pasquale). Rituale della Penitenza: 41-47. Sacerdote come penitente e come discepolo spirituale: 14-18; 74-76; 110-116. Sacerdote diocesano: 110-121. Sacerdote e vita consacrata: 117-121. Sacerdozio ministeriale: 110-121. Sacramento della penitenza: Istituzione (9-11); natura e fondamenti teologici (24); missione di Cristo prolungata nella Chiesa (7-8); mistero di grazia (14-18); importanza attuale e necessità (7-23); celebrazione pasquale (2527); frutti di santità (25-35); ministro: confessore, atteggiamenti, qualità, accoglienza, invito alla santità, doveri, padre, maestro, giudice, medico, pastore (36-40); celebrazione: liturgia, atti del penitente e ministero del confessore (41-43); celebrazione personale e comunitaria (41-47); penitente: tipi, situazioni, qualità (32-40; 44-47); confessione dei peccati e contrizione, dolore dei peccati (36-40); espiazione e propositi (24; 36-40); terminologia del sacramento: confessione, penitenza, riconciliazione (2527); il sacerdote come penitente (14-18); difﬁcoltà attuali (36-40); libertà per la scelta del confessore (44-47); orientamenti pastorali (58-59); ministero di misericordia (21-23; 58-60); fedeltà alle norme disciplinari come espressione della carità pastorale (44-47); accoglienza paterna (51-57); testimonianza e insegnamento del Santo Curato d’Ars (19-20; 51-59); invito pressante alla disponibilità ministeriale (48-57); documenti della Chiesa (61-63); formazione permanente del confessore e dei penitenti (58-59). Vedere altri aspetti nelle voci del presente vocabolario. Sacramento della penitenza in rapporto alla direzione spirituale: 41-43; 70-76. Sacriﬁcio: 36-40. Salvezza, dialogo di salvezza (v. grazia): 110-116. Sangue di Cristo: 9-11; 110-116. Santi Confessori: 14. Santi e direzione spirituale: 64-65. Santità: 28-31; 48-50; 87-97. Segni dei tempi: 98-100. Seminario, seminaristi (v. formazione iniziale): 66-69; 87- 97; 125-134. Sequela evangelica: 110-124. Servizio (v. disponibilità ministeriale). Situazioni attuali: 7-23; 64-76. Sofferenza: 125-134. Spirito del male: 78-80; 98-100. Spirito Santo (v. discernimento): 36-40; 78-83; 98-100.
Spiritualità: 125-134. Spiritualità del laicato: 122-124. Spiritualità del sacerdote ministro: 110-121. Spiritualità della vita consacrata: 117-121. Stati di vita: 84-86; 110-124. Storia della direzione spirituale: 64-65. Storia della salvezza (v. liturgia, mistero pasquale, salvezza). Studio (v. formazione intellettuale): 66-69. Tappe della vita spirituale: 81-83; 87-97. Temperamenti: 125-134. Tentazioni (e spirito del male): 98-100. Teologia della perfezione (della spiritualità): 66-69. Terminologia sul sacramento della penitenza: 25-27. Terminologia sulla direzione spirituale: 64-65; 77. Testimonianza dei pastori: 14-18. Trinità, vita trinitaria: 12-13; 51-57. Unità della Chiesa (v. riconciliazione). Unità di vita: 110-121; 125-134. Vaticano II (v. documenti della Chiesa, citazioni dei documenti). Vita spirituale (v. spiritualità): 70-73. Virtù: 110-134. Virtù umane: 125-134. Vita Apostolica: 117-121. Vita comunitaria (v. comunità ecclesiale): 74-76; 78-80; 87-97; 101-105; 117121; 125-134. Vita consacrata: 117-121. Vita sacerdotale (cf. sacerdozio ministeriale). Vita spirituale: 81-83; 87-97. Vocazione: 70-73; 84-86. Volontà di Dio: 78-80; 98-100. Zelo apostolico (v. apostolato, disponibilità ministeriale)
1. « Per loro io consacro me stesso, perché siano anch’essi consacrati nella verità » (Gv 17,19) Mi propongo seriamente la santità nel mio sacerdozio? Sono convinto che la fecondità del mio ministero sacerdotale viene da Dio e che, con la grazia dello Spirito Santo, devo identiﬁcarmi con Cristo e dare la mia vita per la salvezza del mondo? 2. « Questo è il mio corpo » (Mt 26,26) Il Santo Sacriﬁcio della Messa è il centro della mia vita interiore? Mi preparo bene, celebro devotamente e dopo, mi raccolgo in ringraziamento? La Messa costituisce il punto di riferimento abituale nella mia giornata per lodare Dio, ringraziarlo dei suoi beneﬁci, ricorrere alla sua benevolenza e riparare per i miei peccati e per quelli di tutti gli uomini? 3. « Lo zelo per la tua casa mi divora » (Gv 2,17) Celebro la Messa secondo i riti e le norme stabilite, con autentica motivazione, con i libri liturgici approvati? Sono attento alle sacre specie conservate nel tabernacolo, rinnovandole periodicamente? Conservo con cura i vasi sacri? Porto con dignità tutte le vesti sacre prescritte dalla Chiesa, tenendo presente che agisco in persona Christi Capitis? 4. « Rimanete nel mio amore » (Gv 15,9) Mi procura gioia rimanere davanti a Gesù Cristo presente nel Santissimo Sacramento, nella mia meditazione e silenziosa adorazione? Sono fedele alla visita quotidiana al Santissimo Sacramento? Il mio tesoro è nel tabernacolo? 5. « Spiegaci la parabola » (Mt 13,36) Faccio ogni giorno la mia meditazione con attenzione, cercando di superare qualsiasi tipo di distrazione che mi separi da Dio, cercando la luce del Signore che servo? Medito assiduamente la Sacra Scrittura? Recito con attenzione le mie preghiere abituali? 6. È necessario « pregare sempre, senza stancarsi » (Lc 18,1) Celebro quotidianamente la Liturgia delle Ore integralmente, degnamente, attentamente e devotamente? Sono fedele al mio impegno con Cristo
in questa dimensione importante del mio ministero, pregando a nome di tutta la Chiesa? 7. « Vieni e seguimi » (Mt 19,21) È, nostro Signore Gesù Cristo, il vero amore della mia vita? Osservo con gioia l’impegno del mio amore verso Dio nella continenza celibataria? Mi sono soffermato coscientemente su pensieri, desideri o atti impuri; ho tenuto conversazioni sconvenienti? Mi sono messo nell’occasione prossima di peccare contro la castità? Ho custodito il mio sguardo? Sono stato prudente nel trattare con le varie categorie di persone? La mia vita rappresenta, per i fedeli, una testimonianza del fatto che la purezza è qualcosa di possibile, di fecondo e di lieto? 8. « Chi sei Tu? » (Gv 1,20) Nella mia condotta abituale, trovo elementi di debolezza, di pigrizia, di ﬁacchezza? Le mie conversazioni sono conformi al senso umano e soprannaturale che un sacerdote deve avere? Sono attento a far sì che nella mia vita non si introducano particolari superﬁciali o frivoli? In tutte le mie azioni sono coerente con la mia condizione di sacerdote? 9. « Il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo » (Mt 8,20) Amo la povertà cristiana? Ripongo il mio cuore in Dio e sono distaccato, interiormente, da tutto il resto? Sono disposto a rinunciare, per servire meglio Dio, alle mie comodità attuali, ai miei progetti personali, ai miei legittimi affetti? Possiedo cose superﬂue, ho fatto spese non necessarie o mi lascio prendere dall’ansia del consumismo? Faccio il possibile per vivere i momenti di riposo e di vacanza alla presenza di Dio, ricordando che sono sempre e in ogni luogo sacerdote, anche in quei momenti? 10. « Hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli » (Mt 11,25) Ci sono nella mia vita peccati di superbia: difﬁcoltà interiori, suscettibilità, irritazione, resistenza a perdonare, tendenza allo scoraggiamento, ecc.? Chiedo a Dio la virtù dell’umiltà? 11. « E subito ne uscì sangue e acqua » (Gv 19,34) Ho la convinzione che, nell’agire « nella persona di Cristo », sono direttamente coinvolto nel medesimo Corpo di Cristo, la Chiesa? Posso dire sinceramente che amo la Chiesa e che servo con gioia la sua crescita, le sue cause, ciascuno dei suoi membri, tutta l’umanità?
12. « Tu sei Pietro » (Mt 16,18) Nihil sine Episcopo – niente senza il Vescovo – diceva Sant’Ignazio di Antiochia: queste parole sono alla base del mio ministero sacerdotale? Ho ricevuto docilmente comandi, consigli o correzioni dal mio Ordinario? Prego specialmente per il Santo Padre, in piena unione con i suoi insegnamenti e intenzioni? 13. « Che vi amiate gli uni gli altri » (Gv 13,34) Ho vissuto con diligenza la carità nel trattare con i miei fratelli sacerdoti o, al contrario, mi sono disinteressato di loro per egoismo, apatia o noncuranza? Ho criticato i miei fratelli nel sacerdozio? Sono stato accanto a quanti soffrono per la malattia ﬁsica o il dolore morale? Vivo la fraternità afﬁnché nessuno sia solo? Tratto tutti i miei fratelli sacerdoti e anche i fedeli laici con la stessa carità e pazienza di Cristo? 14. « Io sono la via, la verità e la vita » (Gv 14,6) Conosco in profondità gli insegnamenti della Chiesa? Li assimilo e li trasmetto fedelmente? Sono consapevole del fatto che insegnare ciò che non corrisponde al Magistero, sia solenne che ordinario, costituisce un grave abuso, che reca danno alle anime? 15. « Va’ e d’ora in poi non peccare più » (Gv 8,11) L’annuncio della Parola di Dio porta i fedeli ai sacramenti. Mi confesso con regolarità e con frequenza, conformemente al mio stato e alle cose sante che tratto? Celebro con generosità il sacramento della riconciliazione? Sono ampiamente disponibile alla direzione spirituale dei fedeli dedicandovi un tempo speciﬁco? Preparo con cura la predicazione e la catechesi? Predico con zelo e con amore di Dio? 16. « Chiamò a sé quelli che egli volle ed essi andarono da lui » (Mc 3,13) Sono attento a scorgere i germi di vocazione al sacerdozio e alla vita consacrata? Mi preoccupo di diffondere tra tutti i fedeli una maggiore coscienza della chiamata universale alla santità? Chiedo ai fedeli di pregare per le vocazioni e per la santiﬁcazione del clero? 17. « Il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito ma per servire » (Mt 20,28) Ho cercato di donarmi agli altri nel quotidiano, servendo evangelicamente? Manifesto la carità del Signore anche attraverso le opere? Vedo nella Croce la presenza di Gesù Cristo e il trionfo dell’amore? Impronto la mia quotidianità allo spirito di servizio? Considero anche l’esercizio dell’autorità legata all’ufﬁcio una forma imprescindibile di servizio?
18. « Ho sete » (Gv 19,28) Ho pregato e mi sono sacriﬁcato veramente e con generosità per le anime che Dio mi ha afﬁdato? Compio i miei doveri pastorali? Ho sollecitudine anche per le anime dei fedeli defunti? 19. « Ecco il tuo ﬁglio! Ecco la tua madre! » (Gv 19,26-27) Ricorro pieno di speranza alla Santa Vergine, Madre dei sacerdoti, per amare e far amare di più suo Figlio Gesù? Coltivo la pietà mariana? Riservo uno spazio in ogni giornata per il Santo Rosario? Ricorro alla Sua materna intercessione nella lotta contro il demonio, la concupiscenza e la mondanità? 20. « Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito » (Lc 23,44) Sono sollecito nell’assistere ed amministrare i sacramenti ai moribondi? Considero nella mia meditazione personale, nella catechesi e nella ordinaria predicazione la dottrina della Chiesa sui Novissimi? Chiedo la grazia della perseveranza ﬁnale ed invito i fedeli a fare altrettanto? Offro frequentemente e con devozione i suffragi per le anime dei defunti?
Dammi, Signore, la sapienza che mi assista quando mi trovo nel confessionale, afﬁnché io sappia giudicare il tuo popolo con giustizia e i tuoi poveri con giudizio. Fa’ che utilizzi le chiavi del Regno dei cieli afﬁnché non apra a nessuno che meriti che gli venga chiuso e non chiuda a chi merita che gli sia aperto. Fa’ che la mia intenzione sia pura, il mio zelo sincero, la mia carità paziente e il mio lavoro fecondo. Che io sia docile ma non debole, che la mia serietà non sia severa, che non disprezzi il povero né lusinghi il ricco. Fa’ che sia amabile nel confortare i peccatori, prudente nell’interrogarli ed esperto nell’istruirli. Ti chiedo di concedermi la grazia di essere capace di allontanarli dal male, diligente per confermarli nel bene; che li aiuti ad essere migliori con la maturità delle mie risposte e con la rettitudine dei miei consigli; che illumini ciò che è oscuro, essendo sagace nei temi complessi e vittorioso in quelli difﬁcili; che non indugi in colloqui inutili né mi lasci contagiare da ciò che è corrotto; che, salvando gli altri, non perda me stesso. Amen.
Da mihi, Dómine, sédium tuárum assistrícem sapiéntiam, ut sciam iudicáre pópulum tuum in iustítia, et páuperes tuos in iudício. Fac me ita tractáre claves regni cælórum, ut nulli apériam, cui claudéndum sit, nulli claudam, cui aperiéndum. Sit inténtio mea pura, zelus meus sincérus, cáritas mea pátiens, labor meus fructuósus. Sit in me lénitas non remíssa, aspéritas non sevéra; páuperem ne despíciam, díviti ne adúler. Fac me ad alliciéndos peccatóres suávem, ad interrogándos prudéntem, ad instruéndos perítum. Tríbue, quæso, ad retrahéndos a malo sollértiam, ad conﬁrmandos in bono sedulitátem, ad promovéndos ad melióra indústriam: in respónsis maturitátem, in consíliis rectitúdinem, in obscúris lumen, in impléxis sagacitátem, in árduis victóriam: inutílibus collóquiis ne detínear, pravis ne contáminer; álios salvem, me ipsum non perdam. Amen.
Signore Gesù Cristo, dolce amante e santiﬁcatore delle anime, ti prego, con l’infusione dello Spirito Santo, di puriﬁcare il mio cuore da ogni senti-
mento o pensiero vizioso e di supplire, con la tua inﬁnita pietà e misericordia, a tutto ciò che nel mio ministero sia causa di peccato, per mia ignoranza o negligenza. Afﬁdo alle tue amabilissime ferite tutte le anime che hai condotto alla penitenza e santiﬁcato con il tuo preziosissimo Sangue afﬁnché tu le custodisca tutte nel timore di te e le conservi col tuo amore, le sostenga ogni giorno con maggiori virtù e le conduca alla vita eterna. Tu che vivi e regni con il Padre e lo Spirito Santo per i secoli dei secoli. Amen. Signore Gesù Cristo, Figlio del Dio vivente, ricevi questo mio ministero come offerta per quell’amore degnissimo con il quale hai assolto santa Maria Maddalena e tutti i peccatori che a te sono ricorsi, e a qualunque cosa io abbia fatto in maniera negligente o con minore dignità nella celebrazione di questo Sacramento, supplisci e soddisfa degnamente. Afﬁdo al tuo dolcissimo Cuore tutti e ciascuno di quelli che ho confessato e ti prego di custodirli e di preservarli da qualsiasi ricaduta e di condurci, dopo le miserie di questa vita, alle gioie eterne. Amen.
Dómine Iesu Christe, dulcis amátor et sanctiﬁcátor animárum, puríﬁca, óbsecro, per infusiónem Sancti Spíritus cor meum ab omni affectióne et cogitatióne vitiósa, et quidquid a me in meo múnere sive per neglegéntiam, sive per ignorántiam peccátum est, tua inﬁníta pietáte et misericórdia supplére dignéris. Comméndo in tuis amabilíssimis vulnéribus omnes ánimas, quas ad pæniténtiam traxísti, et tuo pretiosíssimo Sánguine sanctiﬁcásti, ut eas a peccátis ómnibus custódias et in tuo timóre et amóre consérves, in virtútibus in dies magis promóveas, atque ad vitam perdúcas ætérnam: Qui cum Patre et Spíritu Sancto vivis et regnas in sǽcula sæculórum. Amen. Dómine Iesu Christe, Fili Dei vivi, súscipe hoc obséquii mei ministérium in amóre illo superdigníssimo, quo beátam Maríam Magdalénam omnésque ad te confugiéntes peccatóres absolvísti, et quidquid in sacraménti huius administratione neglegénter minúsque digne perféci, tu per te supplére et satisfácere dignéris. Omnes et síngulos, qui mihi modo conféssi sunt, comméndo dulcíssimo Cordi tuo rogans, ut eósdem custódias et a recidíva præsérves atque post huius vitæ misériam mecum ad gáudia perdúcas ætérna. Amen.
Presentazione . . . . . . . . . . . . . . . . INTRODUZIONE: VERSO LA SANTITÀ [1-6] . . . . . . . .
1. Importanza attuale, momento di grazia . . . . Un invito urgente [7-8] . . . . . . . . . La missione di Cristo operante nella Chiesa [9-11] Aprirsi all’amore e alla riconciliazione [12-13] . . La testimonianza e la dedizione dei pastori [14-18] L’esempio del Santo Curato d’Ars [19-20] . . . Ministero di misericordia [21-23] . . . . . .
2. Linee fondamentali . . . . . . . . . . . . Natura del sacramento della penitenza [24] . . . . . Celebrazione pasquale, cammino di conversione [25-27] . Nel cammino di santità [28-31] . . . . . . . . Un mistero di grazia [32-35] . . . . . . . . .
3. Alcuni orientamenti pratici . . . . . . . . . . . Il ministero di suscitare le disposizioni del penitente [36-40] Celebrazione liturgica [41-43] . . . . . . . . . . Le norme pratiche stabilite dalla Chiesa come espressione della carità pastorale [44-47] . . . . . . . . . Orientare nel cammino di santità in sintonia con l’azione dello Spirito Santo [48-50] . . . . . . . . . . Disponibilità ministeriale e accoglienza paterna [51-57] . . Una formazione rinnovata e attualizzata dei sacerdoti per guidare i fedeli nelle diverse situazioni [58-60] . . . . Nuove situazioni, nuove grazie, nuovo fervore dei ministri [61-63] . . . . . . . . . . . . . . . .
1. Importanza attuale, momento di grazia . . . . . . . Itinerario storico e attuale [64-65] . . . . . . . . . Formazione sacerdotale per questo accompagnamento [66-69] . . . . . . . . . . . . . . . . Direzione spirituale e ministero sacerdotale [70-73] . . . La direzione spirituale che ricevono ministri ordinati [74-76] 2. Linee fondamentali . . . . . . Natura e fondamento teologico [77] . Obiettivo speciﬁco [78-80] . . . . Dinamismo e processo [81-83]. . . In tutte le vocazioni ecclesiali [84-86]. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 28 28 29 30 31 32 32 33 33 35 36 36 39 40 42 42 45 46 48 54 57 63 67
3. Orientamenti pratici . . . . . . . . . . . . . Itinerario o cammino concreto di vita spirituale [87-97] . . Il discernimento dello Spirito Santo nella direzione spirituale [98-100] . . . . . . . . . . . . . . . . Qualità del “ direttore ” [101-105] . . . . . . . . . Qualità di chi è oggetto di direzione spirituale [106-109] . . Direzione spirituale del sacerdote [110-116] . . . . . La direzione spirituale nella vita consacrata [117-121] . . Direzione dei laici [122-124] . . . . . . . . . . Armonia fra i diversi livelli formativi nel cammino della direzione spirituale [125-134] . . . . . . . . . . . CONCLUSIONE: « CRISTO SIA FORMATO IN VOI » (Gal 4, 19) [135-140] Indice delle materie . . . . . . . . . . . . . . APPENDICE I – Esame di coscienza per i Sacerdoti . . . . . APPENDICE II – Preghiere . . . . . . . . . . . .
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