Source: http://www.ipinitalia.com/unione-europea/
Timestamp: 2013-05-19 04:13:23+00:00
Document Index: 154737918

Matched Legal Cases: ['art. 82', 'art. 7', 'art. 102', 'art. 6', 'art. 22', 'sentenza ', 'art. 22', 'sentenza ', 'art. 6', 'sentenza ', 'art. 118', 'art. 20', 'art. 118', 'art. 118', 'art. 326', 'art. 326', 'art. 20', 'art. 218', 'art. 267', 'art. 267']

Unione Europea : Italy Intellectual Property Blog : L’IP in Italia : Materia di Proprietà Industriale e Intellettuale Avvocati e Consulenti : Trevisan & Cuonzo Studi Legali
Lasciato il Maggio 16, 2013 by Trevisan & Cuonzo Avvocati
TESTI LEGISLATIVI E CONVENZIONALI: Regolamento (UE) N. 1257/2012 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 17 dicembre 2012 relativo all’attuazione di una cooperazione rafforzata nel settore dell’istituzione di una tutela brevettuale unitaria (disponibile qui)
Trattato sul Tribunale Unico dei brevetti, 11.01.2013, sottoscritto il 19 febbraio (disponibile qui)
Progetto di regole di procedura, 31.01.2013 (disponibile qui)
brevetto; unico; Unione Europea; tribunale; Corte UE
Email	Email	Il caso Mozzarella di Bufala Lasciato il Maggio 06, 2013 by Luca Pellicciari
Email	Email	Unione europea e dogane: tempi sempre più duri per i contraffattori ?
Email	Email	European Patent Package: danke, thanks, arigato?
Lasciato il Gennaio 28, 2013 by Vittorio Cerulli Irelli
Prima fondamentale conseguenza è che ogni preteso contraffattore potrà essere citato – con effetti paneuropei – innanzi a qualsiasi sezione nazionale della nuova Corte, alla sola condizione che egli commercializzi i propri prodotti nel paese membro in cui ha sede la specifica sezione nazionale adita. Volendo offrire un esempio, un’impresa italiana che commercializza i propri prodotti in Germania potrà essere citata per contraffazione innanzi alla sezione tedesca della Corte. La decisione di quest’ultima avrà effetto diretto e potrà essere eseguita in tutti i paesi membri dell’accordo istitutivo della Corte centralizzata e quindi anche in Italia, dove la decisione avrà valore di titolo esecutivo (art. 82 della versione definitiva dell’accordo). Tale decisione potrà disporre l’inibitoria della produzione, il sequestro dei beni contraffattivi e dei mezzi di produzione, il risarcimento del danno e tutte le altre misure tipiche poste a tutela dei diritti di proprietà intellettuale. Tale decisione sarà in tedesco, emessa all’esito di un procedimento – cui l’impresa italiana non potrà sottrarsi – svolto in tedesco o, al massimo, al ricorrere di determinate circostanze, nella lingua del brevetto (che in ogni caso non sarà mai l’italiano). Tale decisione sarà poi appellabile innanzi alla istituenda Corte d’Appello in materia brevettuale che avrà sede a Lussemburgo. La lingua dell’appello sarà quella del primo grado, e quindi ancora una volta il tedesco. Esaurito l’appello, non ci sarà alcun terzo grado di giudizio. Non solo, perchè un’impresa possa essere citata innanzi una sezione diversa dalla propria sezione nazionale (e quindi costretta a difendersi in una lingua diversa dalla propria), neppure è necessario che essa sia direttamente attiva sul relativo mercato straniero. E’ sufficiente che essa abbia lì un proprio distributore o comunque che vi siano altre ragioni di connessione (e sappiamo benissimo quanti sono i modi per sottrarre un preteso contraffattore al proprio giudice naturale). Continua a leggere
accordo, brevetto unitario, Corte centralizzata, European patent package
Email	Email	European Patent Package: lo vogliamo aprire questo pacco?
Lasciato il Gennaio 24, 2013 by Vittorio Cerulli Irelli
brevetto unitario corte centralizzata accordo European Patent Package
Email	Email	BREVETTO UNITARIO? Yes, Ja, Oui !
Lasciato il Dicembre 17, 2012 by Elisabetta Ferraro
Lo scorso 11 dicembre il Parlamento Europeo ha approvato il testo di Regolamento UE istitutivo del Brevetto Unitario. A partire dal 1 gennaio 2014 dovrebbe quindi essere possibile ottenere un titolo brevettuale unico che garantirebbe automatica protezione attraverso gli Stati Membri dell’Unione Europea, facendo così risparmiare i costi relativi al deposito della domanda e registrazione del titolo in ogni singolo paese.
Il condizionale è d’obbligo, perché le informazioni finora trapelate da Bruxelles sono ancora poche e poco chiare, soprattutto per quanto riguarda alcuni punti chiave della vicenda, uno su tutti quello relativo all’eliminazione degli articoli da 6 a 8, su cui il Parlamento si era arenato non più tardi del luglio scorso, vedi qui). L’unica cosa che appare come molto probabile è che, se e quando effettivamente entrerà in vigore, almeno in un primo momento il Brevetto Unitario non sarà valido per Italia e Spagna.
brevetto unico; avvocato generale; Bot; CJEU
Email	Email	Banche dati: la Corte di Giustizia chiarisce che cos'è " reimpiego " Lasciato il Novembre 20, 2012 by Elisabetta Ferraro
Con la decisione del 18 ottobre 2012 in C- 173/11 (Football Dataco v. Sportradar GmbH), la Corte di Giustizia ha affrontato il caso del “reimpiego” non autorizzato da parte della tedesca Sportradar GmbH, fornitrice di servizi per società di scommesse online, dei dati relativi alle partite dei campionati inglese e scozzese (punteggio, marcatori, sostituzioni, ammonizioni, etc.) faticosamente raccolti in un database dall’inglese Football Dataco tramite collaboratori, spesso ex calciatori, profumatamente pagati per recarsi negli stadi ad assistere di persona alle competizioni.
E’ noto che a prescindere dall’esistenza di un carattere creativo e, quindi, dalla possibilità di ottenere protezione per diritto d’autore, il costitutore di una banca dati accede comunque ad un livello di tutela ai sensi dell’art. 7 Direttiva 96/9/CE (cfr. art. 102 bis della legge 633/1941 sul diritto d’autore), che consiste nel diritto di vietare ai terzi, per la durata di quindici anni dalla costituzione della banca dati, l’estrazione e/o il “reimpiego”, cioè la messa a disposizione del pubblico della totalità o di una parte sostanziale del contenuto dei dati ivi contenuti, quando il conseguimento, la verifica e la presentazione di essi siano stati effettuati con investimenti rilevanti sotto il profilo quantitativo e qualitativo. In buona sostanza, l’unico requisito richiesto è che la raccolta e l’organizzazione di grossi volumi di dati abbia implicato uno sforzo organizzativo ed economico necessario, che è il vero oggetto della tutela “sui generis”.
Ma nel caso in cui la messa a disposizione avvenga attraverso un sito web, sussiste “reimpiego” in un determinato luogo per il semplice fatto che i dati sono accessibili via Internet in quel luogo? Continua a leggere
CJEU; corte giustizia; football live; dataco; sportradar; banche dati; reimpiego
Email	Email	La Corte di Giustizia UE e il (vecchio) problema delle cross - border injunctions
Lasciato il Luglio 30, 2012 by Luca Pellicciari
La Corte di Giustizia UE (CJEU) si è sempre pronunciata contro la possibilità per un giudice nazionale di emettere provvedimenti di inibitoria cross border - vale a dire, con efficacia immediata anche negli altri paesi - in materia di brevetti europei estesi a più paesi UE. Secondo la CJEU il primo ostacolo è rappresentato dai dubbi sulla possibilità di convenire più soggetti stranieri, ciascuno responsabile di atti di contraffazione nel rispettivo stato di appartenenza, davanti ad un unico giudice nazionale. Ai sensi dell’art. 6 del Regolamento n. 44 del 2001, più soggetti stranieri possono essere convenuti davanti al giudice nazionale del luogo in cui uno di essi è domiciliato a condizione che tra le domande rispettivamente proposte nei loro confronti esista un nesso così stretto da rendere opportuna una trattazione unica, onde evitare il rischio di decisioni incompatibili da parte di più giudici nazionali. Secondo la CJEU, tale nesso non sussiste tra più contraffattori stranieri che abbiano posto in essere, nei rispettivi paesi di appartenenza, diversi atti di contraffazione: anche nell’ipotesi in cui gli atti di contraffazione posti in essere dai singoli contraffattori siano i medesimi (vendita dello stesso prodotto da parte di più società appartenenti al medesimo gruppo) le singole condotte in contraffazione porrebbero ognuna una diversa questione di diritto, dal momento che ogni distinta frazione nazionale del brevetto è soggetta, per quanto riguarda l’ambito di protezione, alla legge nazionale, così che non sussiste il rischio di decisioni incompatibili da parte dei singoli giudici nazionali (Roche / Primus C – 539/03). Sempre secondo la CJEU, un ulteriore ostacolo alla giurisdizione cross border in materia di brevetti risiede nell’art. 22 n. 4 del Regolamento 44/2001, ove è previsto che la giurisdizione in materia di validità del singolo titolo nazionale (quale è la frazione nazionale di un brevetto europeo) spetti al giudice dello Stato membro in cui il brevetto è stato registrato. Supponendo che più contraffattori siano soggetti alla giurisdizione di un unico giudice nazionale (per esempio, due società tedesche), quasi certamente esse solleveranno un'eccezione /domanda riconvenzionale di nullità del brevetto azionato, così che l’inibitoria che dovesse essere concessa dal giudice tedesco non potrebbe valere anche per gli atti di contraffazione di altre frazioni nazionali da parte dei medesimi convenuti. Se così fosse, l’inibitoria concessa dal giudice tedesco implicherebbe una pronuncia in ordine alla validità delle frazioni nazionali “straniere” (non importa se in via principale, come nel caso di una domanda riconvenzionale di nullità proposta dal convenuto in contraffazione, o in via di mera eccezione, secondo la sentenza CJEU C- 4/03, Gat / Luk) rispetto alle quali l’art. 22 del Regolamento prevede la competenza esclusiva del giudice nazionale dello stato cui attiene la singola frazione nazionale del brevetto. Su quest’ultimo punto la CJEU si è tornata a pronunciare con la sentenza C-616/10 in data 12 luglio 2012, resa a seguito di un rinvio pregiudiziale proveniente dal giudice olandese adito in via cautelare dalla società olandese Solvay SA, che aveva convenuto innanzi al giudice olandese una società olandese e due società belga del gruppo Honeywell per la contraffazione del proprio brevetto EP ‘440. Nel decidere sulle questioni del rinvio, la CJEU ha precisato che il giudice nazionale, nonostante i convenuti in contraffazione avessero sollevato l'invalidità del brevetto aizonato, era stato adito in via cautelare e, pertanto, non avrebbe emesso una decisione definitiva in merito alla validità del brevetto azionato, ma semplicemente un provvedimento provvisorio in cui si sarebbe limitato a compiere una valutazione circa la futura e probabile statuizione del giudice (straniero) competente nel merito sulla validità che “non avrà alcun impatto sulla decisione che il giudice competente deve prendere nel merito in base all’articolo 22 punto 4 del regolamento 44 /2001”. È innegabile che si tratti di uno sviluppo interessante verso una giurisdizione cross border: rimane però il problema di convenire più contraffattori stranieri davanti ad un unico giudice nazionale ai sensi dell'art. 6 del Regolamento, sopra menzionato. Su questo punto la sentenza della CJEU, pur ribadendo l’orientamento Roche / Primus (C – 539/03), ha ritenuto che nel caso specifico, il fatto che tutte e tre le convenute del gruppo Honeywell (di cui una olandese e due belga) avessero ognuna indistintamente venduto nei medesimi paesi in cui era vigente una frazione nazionale implicava il configurarsi di una stessa situazione di fatto (cioè, ognuna della società convenute ha venduto lo stesso identico prodotto, per esempio in Finlandia) e della medesima questione di diritto (violazione delle norme finlandesi da parte di ciascuna delle convenute), così che sussisteva il rischio di decisioni incompatibili sulla medesima situazione di fatto e di diritto da parte del giudice belga e del giudice olandese, rispettivamente competenti per le due società belga e la società olandese del gruppo Honeywell in base al criterio del domicilio del convenuto. Si tratta però di una coincidenza non comune, tanto che si potrebbe anche pensare che il rinvio alla CJEU sia stato fatto ad hoc per provocare la Corte di Giustizia UE a rivedere le sue posizioni sulla giurisdizione cross border dei giudici nazionali.
brevetto; brevetto europeo; cross - border;, CJEU; corte giusitizia; UE
Email	Email	Unione Europea: slitta ancora l'approvazione del Brevetto Europeo Unico. Lasciato il Luglio 13, 2012 by Luca Pellicciari
Un cortocircuito tra istituzioni UE ha fatto ulteriormente slittare l’approvazione da parte del Parlamento UE del cosiddetto “unitary patent package” che prevede l’approvazione di un regolamento istitutivo di un unico titolo brevettuale con effetti nei paesi UE partecipanti alla cooperazione rafforzata - tra cui non rientra l'italia - promossa nel 2011 e la stipula di un accordo internazionale fra i suddetti paesi per la creazione di una “unified patent court”, un Tribunale Unico che avrebbe competenza esclusiva sulle controversie in materia di Brevetto Unico Europeo. I fatti. Nella seconda metà del 2011, serrate negoziazioni fra istituzioni UE avevano portato alla definizione di una Proposta di Regolamento UE istitutivo del Brevetto Unico e di una Bozza di Accordo sull’istituzione del Tribunale Unico, testi che avrebbero dovuto essere sottoposti al voto del Parlamento UE lo scorso 4 luglio. Se non ché, all’esito del Consiglio Europeo del 29 giugno 2012 è arrivata la decisione da parte dei Capi di Stato o di Governo dei paesi partecipanti di modificare il testo della Proposta di Regolamento della Commissione UE cancellando dal testo gli articoli da 6 a 8. A seguito dell’annuncio, il Parlamento UE ha fatto sapere di avere rinviato il voto del 4 luglio e chiesto ai propri Servizi Giuridici un’opinione circa la legittimità della cancellazione degli Articoli da 6 a 8 da parte del Consiglio. Con la propria opinione pervenuta in data 9 luglio 2012– e dal dibattito parlamentare che ne è immediatamente seguito, il 10 luglio 2012 – i Servizi giuridici hanno concluso che un’eventuale approvazione del Regolamento privo degli Articoli da 6 a 8 sarebbe in contrasto con l’art. 118 del Trattato (TFUE), ai sensi del quale “il parlamento Europeo e il Consiglio, deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria, stabiliscono le misure per la creazione di titoli europei al fine di garantire una protezione uniforme dei diritti di proprietà intellettuale”: conclusione lapalissiana, se sol si considera che gli Articoli da 6 a 8 fanno parte di una sezione titolata “Effetti del Brevetto Europeo unitario” e sono rubricati, rispettivamente “Diritto di impedire l’utilizzo diretto dell’invenzione”, “Diritto di impedire l’utilizzo indiretto dell’invenzione”, “Limiti ai diritti derivanti dal Brevetto Europeo Unico”. Norme non esattamente marginali, che definiscono l’ambito di protezione conferito dal brevetto unico e la cui eliminazione dal testo del Regolamento UE comporterebbe l’impossibilità, per il Tribunale Unico, di attivare il rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia UE ogni qual volta sorgano dubbi sul se una determinata attività interferisca con l’ambito di protezione conferito dal brevetto unico. Detti dubbi dovrebbero essere risolti sulla base delle legislazioni e interpretazioni nazionali dei paesi coinvolti, con la conseguenza che il Brevetto Europeo Unico non garantirebbe una protezione uniforme dei diritti sull’invenzione. Ma allora, se, come è evidente, nessuno degli Stati partecipanti alla cooperazione rafforzata intende “accentrare” all’UE il proprio potere di decidere quando un brevetto è violato o no, quale mai potrebbe essere il senso della cooperazione rafforzata su un Brevetto Europeo Unico? A quanto sembra, se ne riparlerà a settembre, quando – come si è augurata la Presidenza UE (ora cipriota) – avranno tutti potuto approfittare della pausa estiva per riflettere ancora un po’ sugli Articoli da 6 a 8. Staremo a vedere, è comunque netta lasensazione di essere arrivati ad una sorta di "sfida finale” . Tags:
Email	Email	Ancora sul brevetto comunitario - Anche la Spagna ha fatto ricorso
Email	Email	L'Italia ricorre alla Corte di Giustizia sul brevetto comunitario
Lasciato il Agosto 11, 2011 by Daniela Ampollini
E’ stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea del 6 agosto scorso, serie C, la notizia del ricorso proposto dall’Italia contro la decisione che ha autorizzato la c.d. cooperazione rafforzata per l’istituzione del brevetto comunitario alla quale ad oggi tutti i Paesi membri, ad esclusione solo di Italia e Spagna, stanno partecipando. Ho parlato dell’argomento in un recente post. La Gazzetta riporta che l’Italia chiede di annullare la suddetta decisione del Consiglio per i seguenti motivi: “In primo luogo, essa (la ricorrente - ndr) sostiene che la procedura di cooperazione rafforzata è stata autorizzata, dal Consiglio, al di fuori dei limiti previsti dall’art. 20, n. 1, primo comma, TUE, secondo il quale tale procedura è ammessa unicamente nel quadro delle competenze non esclusive dell’Unione. Invero, l’Unione avrebbe una competenza esclusiva per la creazione di «titoli europei», che abbiano come base giuridica l’art. 118 TFUE. In secondo luogo, essa adduce che l’autorizzazione alla cooperazione rafforzata nel caso di specie produce effetti contrari; o comunque non conformi, agli obiettivi in vista dei quali tale istituto è contemplato dai trattati. Nella misura in cui detta autorizzazione contraddirebbe, se non la lettera, quanto meno lo spirito dell’art. 118 TFUE, essa violerebbe l’art. 326, n. 1, TFUE, nella parte in cui impone che le cooperazioni rafforzate rispettino i trattati e il diritto dell’Unione. In terzo luogo, la Repubblica italiana lamenta che la decisione di autorizzazione è stata adottata senza un’adeguata istruttoria in relazione al requisito del c.d. last resort e senza una idonea motivazione sul punto. Infine, la decisione di autorizzazione violerebbe l’art. 326 TFUE in quanto recherebbe pregiudizio al mercato interno, introducendo un ostacolo per gli scambi tra gli Stati membri e una discriminazione fra imprese, provocando distorsioni della concorrenza. Essa, inoltre, non contribuirebbe a rafforzare il processo di integrazione dell’Unione, ponendosi così in contrasto con l’art. 20, n. 1, secondo comma 2, TUE”. Insomma l’Italia non ci sta ad essere lasciata fuori dai giochi … Segnalo anche il post interessante di oggi di IPKat sull’argomento (da cui, ammetto, ho appreso la notizia…).
Italia; Corte di Giustizia; brevetto comunitario; cooperazione rafforzata
Email	Email	Aggiornamenti sul brevetto comunitario: si va avanti anche senza l'Italia (e la Spagna)
Lasciato il Luglio 11, 2011 by Daniela Ampollini
In un “non-paper” pubblicato dalla Commissione europea il 27 maggio 2011, recentemente discusso anche al Consiglio Competitività del 27 giugno 2011, la Commissione europea ha rilanciato la strategia del brevetto comunitario e, soprattutto, del Tribunale dei Brevetti e pare che si andrà avanti, anche senza Italia e Spagna.
Abbiamo già detto (vedi post qui) del parere (n. 1/09 dell’8 marzo 2011) con cui la Corte di Giustizia ha stabilito che il progetto di accordo internazionale per l’istituzione di un tribunale esclusivamente competente sulle controversie in materia di brevetti europei e degli istituendi brevetti comunitari, così come concepito, non è compatibile con il sistema dei Trattati. Il nodo centrale del parere della Corte sta in questo passaggio: “il previsto accordo, attribuendo una competenza esclusiva a conoscere un rilevante numero di azioni promosse da privati in materia di brevetto comunitario, nonché ad interpretare e ad applicare il diritto dell’Unione in questa materia a un giudice internazionale, situato all’esterno della cornice istituzionale e giurisdizionale dell’Unione, priverebbe i giudici degli Stati membri delle loro competenze in materia di interpretazione e di applicazione del diritto dell’Unione, nonché la Corte della propria competenza a risolvere, in via pregiudiziale, le questioni proposte da detti giudici e, di conseguenza, snaturerebbe le competenze attribuite dai Trattati alle istituzioni dell’Unione e agli Stati membri, le quali sono essenziali alla salvaguardia della natura stessa del diritto dell’Unione” (par. 89). Nulla ha detto la Corte sulla questione del proposto regime linguistico, toccata invece dagli avvocati generali che avevano concluso (vedi qui il relativo post di IPKAT) che lo stesso fosse incompatibile con il diritto di difesa, imponendo lo svolgimento del processo, indipendentemente dalla nazionalità delle parti, in inglese, francese o tedesco.
Come noto, poi, anche la vera e propria istituzione del brevetto comunitario – a monte della questione della istituzione dell’organo giurisdizionale unitario – aveva da tempo subito una battuta d’arresto in ordine all’annoso problema del regime linguistico del brevetto. La trattativa aveva infatti portato ad un fronte, condiviso da un gruppo di Stati membri e dalla Commissione, che prevedeva l'uso di tre lingue legalmente vincolanti (le solite inglese, francese e tedesco). A questa soluzione si erano però opposti altri Stati, primi fra tutti Italia e Spagna. E’ così partita una c.d. cooperazione rafforzata, cioè quel meccanismo che consente ad un gruppo di stati membri (almeno nove) di discostarsi dal procedimento legislativo ordinario e proseguire per la realizzazione di una disciplina comune che risulterà efficace solo tra i “cooperanti”. Allo Stato attuale, risulta che ben 25 Stati membri abbiano deciso di aderire, cioè tutti con la sola esclusione di Italia e Spagna.
Ebbene, nel suo recente “non-paper”, la Commissione ha invitato il Consiglio a riprendere in mano i lavori sulla base, quanto all’istituzione del brevetto comunitario, di due proposte di regolamento (che quindi non sarebbero efficaci per Italia e Spagna – una sulla protezione qui del brevetto comunitario ed una sul regime linguistico). Quanto alla questione dell’organismo giurisdizionale, la Commissione ha notato che la non compatibilità con i Trattati sembrerebbe derivare principalmente dal fatto che l’organismo inizialmente concepito, instaurato sulla base di un trattato internazionale cui avrebbero dovuto partecipare anche i Paesi terzi membri della Convenzione di Monaco sul brevetto europeo, si poneva “al di fuori” del sistema giurisdizionale dell’Unione, sottraendo ai giudici nazionali ed alla Corte di Giustizia stessa la funzione di controllo sull’applicazione del diritto dell’Unione. La proposta della Commissione è ora pertanto quella di consentire agli Stati membri, nella loro autonomia, di delegare ad una corte dagli stessi istituita o individuata la competenza esclusiva in materia di brevetti, corte che così (al pari della Corte di Giustizia del Benelux, portata come esempio) si inserirebbe “all’interno” del sistema. In questo modo, però, resterebbero necessariamente fuori dall’accordo i Paesi terzi membri della Convenzione di Monaco, cosicché ne risulterebbe una corte competente in via esclusiva per il brevetto comunitario, ma non per il brevetto europeo o, meglio, non per le designazioni di brevetto europeo relative a Paesi terzi (oltre che, ovviamente, relative all’Italia ed alla Spagna).
Vedremo come andrà a finire. Per ora, il Consiglio dell’Unione del 27 giugno 2011 pare abbia accolto entusiasticamente il nuovo approccio proposto dalla Commissione. Non è dato sapere (se qualcuno lo sa, lo dica) che cosa abbia effettivamente detto, in quel Consiglio, la delegazione italiana. Pare anche che l’attuale presidenza abbia pronosticato (credo piuttosto ottimisticamente) che la nuova fase negoziale potrebbe condurre a risultati già entro la fine del 2011.
Brevetto comunitario; Tribunale dei brevetti; Commissione europea; Consiglio Competitività; Corte di Giustizia dell'Unione europea
Email	Email	La Corte UE dice no al Tribunale Unico dei Brevetti
Lasciato il Marzo 15, 2011 by Daniela Ampollini
L'8 marzo 2011 la Corte di Giustizia ha reso il suo parere in merito alla compatibilità con i Trattati dell’accordo per la creazione di un sistema unico di risoluzione delle controversie in materia di brevetti. La richiesta di un pronunciamento da parte della Corte era stata presentata dal Consiglio UE ai sensi dell’art. 218 del Trattato sul Funzionamento dell’unione Europea (TFUE)nell'ambito della procedura di negoziazione in corso tra gli Stati membri per la creazione di un unico Tribunale dei brevetti comunitario. Stando all’accordo così come sottoposto alla Corte, il Tribunale dei brevetti comunitario (progetto che va di pari passo con l’istituzione di un unico titolo brevettuale comunitario) sarebbe competente a conoscere in via esclusiva di un numero rilevante di controversie tra privati in materia brevettuale: sostanzialmente, tutte le controversie in materia brevettuale sorte fra cittadini dell’Unione, stante l’elencazione omnicomprensiva proposta dal Consiglio. La Corte si è espressa in senso negativo. Ha infatti rilevato che, stando ai Trattati, sono i giudici nazionali a garantire un’uniforme applicazione del diritto all’interno dell’Unione. Secondo la Corte ciò troverebbe una conferma nell’art. 267 del Trattato, che disciplina il rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia in tutti i casi in cui un organo giurisdizionale nazionale reputi necessario rivolgersi alla Corte affinché si pronunci sulla questione concernente una norma comunitaria. Secondo la Corte, infatti, l’uniforme applicazione del diritto dell’Unione passa attraverso il “pluralismo giurisdizionale” dei giudici nazionali, ovvero la cooperazione diretta tra la Corte e i giudici nazionali secondo il meccanismo di cui all’art. 267 TFUE, con questi ultimi che partecipano strettamente alla corretta applicazione e all’interpretazione uniforme del diritto dell’Unione, nonché alla tutela dei diritti attribuiti da quest’ordinamento giuridico ai privati. Al Tribunale dei brevetti comunitario, così come configurato dal progetto del Consiglio, spetterebbe la competenza a decidere le questioni tra privati in materia di brevetti ed esso diverrebbe l’unico organo giurisdizionale competente ad interpretare e ad applicare il diritto dell’Unione in questa materia, privando i giudici degli Stati membri della loro competenza in materia di interpretazione e di applicazione del diritto dell’unione (prevista dai Trattati) e quindi anche della Corte a risolvere le questioni proposte da detti giudici. Verrebbero così snaturate le competenze attribuite dai Trattati alle istituzioni dell’Unione e agli Stati membri. In altre parole, verrebbe meno il “pluralismo giurisdizionale” da cui, secondo la ratio ispiratrice degli stessi Trattati, dipende l’uniforme applicazione del diritto in tutti gli Stati appartenenti all’UE.
Corte di Giustizia; brevetto comunitario; TFUE