Source: https://www.italianostramodena.org/2020/01/22/autonomia-differenziata-in-emilia-romgna-non-si-addice-a-governo-del-territorio-e-a-tutelavalorizzazione-del-patrimonio-culturale/
Timestamp: 2020-02-22 16:18:26+00:00
Document Index: 63850730

Matched Legal Cases: ['art.116', 'art. 3', 'art.116', 'art 119', 'art.116', 'art.117', 'art. 116', 'art. 9']

Autonomia differenziata in Emilia Romagna. Non si addice a governo del territorio e a tutela/valorizzazione del patrimonio culturale |
1. Se si leggono le prime determinazioni di Giunta e Assemblea della Regione Emilia Romagna per l’avvio del negoziato verso l’intesa su nuove forme di autonomia secondo l’art.116, comma 3, Costituzione, si avverte evidente la preoccupazione che l’attuazione di quella innovativa previsione istituzionale non rimanga affidata alla sollecita iniziativa delle Regioni governate dalla destra, alla Lombardia innanzitutto che aveva promosso sul punto referendum consultivo e a quella, il Veneto, animata da spiriti perfino indipendentisti. Questa apertura al regionalismo differenziato (la sgradevole espressione invalsa nel discorso comune, fedele però al suo oggetto) sta infatti dentro la (pessima) riforma dell’intero titolo V della Costituzione, voluta dalla sinistra nella velleitaria e sempre perdente rincorsa della destra, dalla quale era rimasta beffata con l’imprevista interruzione della Bicamerale. Insomma l’onor della firma impegna la regione Emilia Romagna alla valorizzazione politica di quella innovazione istituzionale (voluta dalla sinistra) e a pretendere anche per sé le concesse condizioni particolari di autonomia, per una differenza che mette in sospetto di incidere sul superiore principio di eguaglianza dell’art. 3. Perché le tante, troppe materie fatte oggetto di questo ulteriore discriminato affidamento alla potestà legislativa delle Regioni attengono alla latitudine dei diritti di cittadinanza, al diritto alla città e al diritto alla cultura, in particolare, per limitare la considerazione, entro l’accordo preliminare raggiunto tra presidente Bonaccini e presidente Conte nel maggio 2019, alle previste attribuzioni nelle materie di governo del territorio e beni/attività culturali. La specifica considerazione che riflette l’interesse di Italia Nostra.
Ma ancora in premessa si deve rilevare che la formulazione del terzo comma dell’art.116, comma 3, nella genericità del suo enunciato (richiamato il solo principio di solidarietà dell’art 119) esige una esauriente normativa di attuazione, innanzitutto la identificazione della parte statale di negoziato e intesa, governo o parlamento, e la determinazione di obbiettivi e generali principi che orientino e anzi vincolino la discrezionalità altrimenti esposta ai rischi di una spregiudicata contrattazione politica, infine il modello stringente del procedimento nel suo sviluppo fino alla conclusiva legge a maggioranza rafforzata. Sorprendentemente invece la legge n. 131 del 2003 che ha inteso normare l’adeguamento dell’ordinamento della repubblica alla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 ha totalmente ignorato la innovazione, non certo la minore, introdotta dall’art.116, comma 3, sicché il procedimento verso le previste intese è rimasto privo della imprescindibile disciplina integrativa/attuativa e i governi succedutisi dal 2017 hanno assunto in proprio il confronto con le Regioni interessate, totalmente escludendo da questa decisiva fase il Parlamento. Della lacuna legislativa, che si è riflessa sull’affannoso sviluppo della vicenda, si è infine preso coscienza nella seduta della conferenza unificata Stato/Regioni del 29 novembre 2019, nella quale il ministro per gli affari regionali Francesco Boccia, riferendo sullo stato delle trattative (con le tre regioni interessate) ha annunciato la imminente presentazione in consiglio dei ministri di un disegno di legge cornice che conterrebbe pure la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che debbono essere garantiti in tutto il territorio nazionale (materia compresa nell’art.117, comma 2, tra quelle riservate alla legislazione esclusiva dello stato), come hanno richiesto in conferenza le regioni non interessate alle nuove attribuzioni. Tutto da rifare allora, se si riconosce che quanto è uscito dalla negoziazione in questo biennio è privo del necessario pregiudiziale quadro di unitario riferimento normativo e vano dunque è stato l’impegno fin qui profuso con i succedutisi governi.
In conclusione per stare all’analisi dello schema di intesa come definito a maggio 2019 tra regione Emilia Romagna e governo per le materie qui considerate (governo del territorio e beni culturali), mi sembra che si possa constatare che, per il vizio intrinseco allo stesso dispositivo dell’art. 116, comma 3, introdotto con la riforma del titolo V della costituzione, la previsione di quello schema di intesa non abbia effettiva attitudine ad ampliare l’ambito della comune potestà legislativa regionale e in particolare che la rivendicata ulteriore forma di autonomia nella tutela del patrimonio culturale (sia pure limitata a quella sua parte costituita dai beni documentari, archivistici e librari) si scontri con la nozione unitaria del patrimonio storico e artistico espressa dall’art. 9 come il fondamento stesso della unità nazionale e perciò inscindibile attributo della generale comunità dei cittadini, una nozione che necessariamente postula omogeneità di trattamento in tutto il territorio e si oppone quindi alla frammentazione regionale della relativa disciplina.
Intervento del presidente della sezione modenese di Italia Nostra nell’incontro del 17 gennaio scorso, promosso da Coordinamento Democrazia Costituzionale e Modena Volta Pagina, su “Regionalismo differenziato per l’Emilia Romagna. Società civile e liste a confronto”.