Source: http://www.canestrinilex.com/risorse/costituzione-antifascista-protegge-persino-il-saluto-romano-cass-1103817/
Timestamp: 2017-11-25 09:29:49+00:00
Document Index: 77291415

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 4', 'art.5', 'sentenza ']

Costituzione antifascista protegge persino il saluto romano (Cass. 11038/17) » CanestriniLex :: Studio Legale Canestrini
Taggato: saluto romano
Quando sono reato manifestazioni usuali del disciolto partito fascista quali la "chiamata del presente", il cd. "saluto romano", l'esposizione di uno striscione inneggiante ai camerati caduti e di numerose bandiere con croci celtiche"?
Non è tanto la manifestazione esteriore in quanto tale ad essere oggetto di incriminazione, bensì il suo venire in essere in condizioni di pubblicità tali da rappresentare un concreto tentativo di raccogliere adesioni ad un progetto di ricostituzione del partito fascista, e ciò per necessità del rispetto di precetti costituzionali.
Invero, con l'impugnazione del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Milano solo formalmente viene prospettata una violazione di legge, e precisamente l'errata interpretazione e applicazione del disposto di cui all'art. 5 L. n. 645 del 20 giugno 1952 ( cd. legge Sceiba ), ma in realtà è richiesta un' inammissibile rivalutazione delle circostanze attentamente e congruamente esaminate dal G.u.p del Tribunale di Milano. Invero, come da consolidato orientamento di questa Corte (si veda per tutte Sez. 2, n. 32839 del 09/05/2012, di cui si ripercorrono le argomentazioni), in questa sede è preclusa la rilettura degli elementi di fatto posti a fondamento della decisione impugnata e l'autonoma adozione di nuovi o diversi parametri di ricostruzione e valutazione dei fatti, ritenuti maggiormente plausibili o dotati di una migliore capacità esplicativa, dovendosi il giudice della legittimità limitare a controllare se la motivazione dei giudici di merito sia intrinsecamente razionale e capace di rappresentare e spiegare l'iter logico seguito. Quindi, non possono avere rilevanza le censure volte ad offrire una lettura alternativa delle risultanze probatorie, dal momento che il sindacato della Corte di cassazione si risolve pur sempre in un giudizio di legittimità e la verifica sulla correttezza e completezza della motivazione non può essere confusa con una nuova valutazione delle risultanze acquisite.
A fronte di dette solide argomentazioni, il P.M. - come in punto di fatto ampiamente esaminato - insiste sul carattere offensivo della manifestazione in considerazione dei suoi concreti connotati oggettivi e della sua idoneità a provocare adesioni e consensi, al pari degli altri casi citati nella sentenza impugnata, nonché sull'irrilevanza della mancanza di violenza e di aggressività e dell'assenza di armi e sull'ineliminabile componente ideologica di detta manifestazione in quanto commemorazione di "tre 'camerati', tre uomini uccisi in quanto fascisti", accentuata proprio dalla solennità espressa dal silenzio e dall'ordine. E richiama una sentenza di questa Corte - Sez. 1, n. 37577 del 25/03/2014 - dep. 12/09/2014, Bonazza e altro, Rv. 259826 - la quale ha ritenuto che "il saluto romano" e la "chiamata del presente", compiuti in un determinato, differente contesto, fossero sussumibili nella fattispecie contestata. Ma il ricorrente trascura che detta pronuncia muove proprio dall' interpretazione della cd. legge Sceiba, offerta dalle sentenze della Corte Costituzionale sopra citate, ribadendo in proposito: "va escluso, infatti, che la libertà di manifestazione del pensiero possa andare esente da limitazioni li dove la condotta tenuta risulti violatrice di altri interessi costituzionalmente protetti (si veda quanto affermato dalla stessa Corte nella sentenza n. 65 del 1970 in tema di apologia punibile e di tutela dell'ordine e sicurezza pubblica) e tra questi rientrano le esigenze di tutela dell'ordine democratico cui è preposta la 12 disposizione transitoria in tema di divieto di ricostituzione del partito fascista". Sottolineando come sia "legittima l'incriminazione di condotte che risultino possibili e concreti antecedenti causali di ciò che resta costituzionalmente inibito, ossia la riorganizzazione del disciolto partito fascista, e ciò in relazione alle modalità di realizzazione delle stesse, posto che ... il fatto deve trovare nel momento e nell'ambiente in cui è compiuto circostanze tali da renderlo idoneo a provocare adesioni e consensi ed a concorrere alla diffusione di concezioni favorevoli alla ricostituzione di organizzazioni fasciste"; e come non sia "la manifestazione esteriore in quanto tale ad essere oggetto di incriminazione, bensì il suo venire in essere in condizioni di pubblicità tali da rappresentare un concreto tentativo di raccogliere adesioni ad un progetto di ricostituzione, il che esclude ogni contrasto con gli invocati parametri costituzionali, alla luce di quanto detto in precedenza".
Sentenza, quindi, che, lungi dallo smentire, come prospettato dal ricorrente, il Giudice a quo, ribadisce l'interpretazione costituzionalmente orientata della norma (in senso restrittivo, in adesione al principio di diritto stabilito della giurisprudenza del Giudice delle leggi), alla quale il Giudice territoriale ha aderito e che è, peraltro, quella su cui si è sempre attestata la giurisprudenza di legittimità, anche in epoca risalente. Come evidenziato dalla stessa sentenza n. 74 del 1958, nel riportare la pronuncia della Sez. 3 di questa Corte del 16 gennaio 1958, che già aveva interpretato il summenzionato art. 5 nel senso ribadito dalla Corte Costituzionale. "Non crede questo Supremo Collegio che il criterio interpretativo di così ampia portata adottato dalla Corte Costituzionale" -riferendosi a quello relativo all'apologia del fascismo di cui all' art. 4 della stessa legge - "sia suscettibile di modificazioni e che esso non conservi la sua validità anche quando non trattasi di atti che integrino vera e propria apologia del fascismo ma si esauriscono in manifestazioni come il canto degli inni fascisti, poiché si ha ragione di ritenere anche che queste manifestazioni di carattere apologetico debbano essere sostenute, per ciò che concerne il rapporto di causalità fisica e psichica, dai due elementi della idoneità ed efficacia dei mezzi rispetto al pericolo della ricostituzione del partito fascista e che, quando questi requisiti sussistono, l'ipotesi di cui all'art.5 legge citata è costituzionalmente legittima. Questo principio è fondato sulla stessa ratio legis, che è quella di evitare, attraverso l'apologia e le manifestazioni proprie del disciolto partito, il ritorno a qualsiasi forma di regime in contrasto con i principi e l’ assetto dello Stato: esso non può non investire ogni singola disposizione di cui si compone la legge 20 giugno 1952".
Nello stesso senso - di una interpretazione e applicazione della norma, che ricollegano l'idoneità offensiva di un'esternazione di stampo "fascista", ovvero dell'uso di simboli di tale stampo, all'evocazione del fondamento ideologico del partito fascista e del suo metodo di lotta politica basato sulla violenza - si muove la sentenza impugnata, laddove, valutate, in punto di fatto, le condotte addebitate ai ricorrenti, ha accertato, con giudizio di merito, che non ricorreva il pericolo della pericolosità in concreto, nei sensi indicati, sanzionato dalla norma incriminatrice (significativa, peraltro, sul punto è l'osservazione della difesa della C.). E ciò nell' ottica costituzionalmente orientata, della salvaguardia dei diritti e delle libertà sancite dagli artt. 21 e 49 della Costituzione. Ottica che giustifica la necessità della interpretazione restrittiva della norma, proprio per renderla conforme allo spirito della stessa e non farla collidere con i valori costituzionalmente garantiti.