Source: http://www.perlostatodidiritto.it/2018/03/28/disegno-di-legge-riforma-elettorale-avv-vincenzo-paolillo/
Timestamp: 2018-06-22 11:01:16+00:00
Document Index: 13581165

Matched Legal Cases: ['art. 14', 'art. 67', 'sentenza ', 'art. 138', 'art. 48', 'sentenza ', 'art. 1']

Mi sono messo all’opera, sia pure con un qualche ritardo e devo ammettere che ero caduto in un qualche equivoco, considerato che il testo che avevo esaminato ha poi subito alcune – e rilevanti – modifiche nella approvazione definitiva.
Devo però osservare di essere stato in buona compagnia, anche perché sia coloro che lo avevano difeso, sia coloro che lo avevano attaccato sono – a quanto mi è parso di capire – caduti in analoghi equivoci ed anche oggi – vedi Repubblica del 24/3 – il Presidente del Consiglio sembra non avere affatto chiaro ciò che ha fatto approvare ai “suoi” parlamentari.
Premetto che il testo di legge è – come sempre più spesso avviene negli ultimi tempi – alquanto lungo (22 pagine a doppia colonna), complicato, farraginoso anche perché non costituisce un testo unitario ma una modifica della precedente disciplina, che in parte resta inalterata, in parte viene modificata, in parte viene sostituita.
Se ho ben capito però – e contrariamente a quanto sembra sostenere il Presidente del Consiglio – non è semplicemente che il premio di maggioranza viene attribuito alla lista invece che alla coalizione, è che le coalizioni e gli apparentamenti spariscono tout court (vedi abolizione dell’art. 14 bis della precedente normativa) e restano solo le liste.
Altra cosa: il Parlamento nomina il Presidente della Repubblica, una buona parte dei Giudici Costituzionali, dei componenti il Consiglio Superiore della Magistratura, – cioè tutti gli organi di garanzia può – modificare la Costituzione.
Ma so anche benissimo che – purtroppo – potrebbe non essere il peggiore, anzi.
Ebbene la stessa ha puntualizzato la differenza che esiste tra Parlamento ed altri organi elettivi, per cui quello che è ammissibile per questi ultimi non lo è in relazione al primo, considerato che “le assemblee parlamentari sono sedi esclusive della <> (art. 67 cost.), si fondano sull’espressione del voto e quindi della sovranità popolare, ed in virtù di ciò ad esse sono affidate funzioni fondamentali, dotate di <> (sentenza n. 106 del 2002, id., 2002, I, 1595), fra le quali vi sono, accanto a quelle di indirizzo e controllo del governo, anche le delicate funzioni connesse alla stessa garanzia della Costituzione (art. 138 Cost.): ciò che peraltro distingue il parlamento da altre assemblee rappresentative di enti territoriali.”
Ciò detto, tale pronuncia afferma che “il principio democratico definito dalla Costituzione è basato sul principio fondamentale di eguaglianza del voto (art. 48 – 2° comma Cost.)” , “ Esso, infatti, pur non vincolando il legislatore ordinario alla scelta di un determinato sistema, esige comunque che ciascun voto contribuisca potenzialmente e con pari efficacia alla formazione degli organi elettivi (sentenza n. 43 del 1961, cit.)”, ragione per cui se è ammissibile che si persegua un obbiettivo di “rilievo costituzionale, quale è quello della stabilità del governo del paese e dell’efficienza dei processi decisionali nell’ambito parlamentare”, occorre sempre che si rispetti “il vincolo del minor sacrificio possibile degli altri interessi e valori costituzionalmente protetti di cui agli art. 1-2° comma, 3,48, 2° comma e 67 Cost.”.
In tale situazione non è necessaria una soglia minima – difetto comune alla precedente normativa e già censurato – ma il premio viene comunque assegnato e nemmeno è detto che venga assegnato alla lista che ha ottenuto il maggiore numero di consensi, ma bene è possibile che lo sia a quella, per così dire, arrivata seconda, che prevalga nel ballottaggio con ciò acquisendo i 340 seggi.