Source: http://www.referendumnoino.it/40_twitter.htm
Timestamp: 2018-10-23 12:21:42+00:00
Document Index: 130258029

Matched Legal Cases: ['art. 17', 'art. 11', 'art. 138', 'art. 39', 'art. 39', 'art. 31', 'art. 39', 'art. 5', 'art. 21', 'art. 19', 'art. 31', 'art. 38', 'art. 38', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 40', 'art. 40']

IL NO IN 40 TWEET
Il bicameralismo paritario consente un argine a lobby e interessi particolari che invece potranno più facilmente imporsi con l’attribuzione della decisione finale ad una sola Camera.
La trasparenza sarà compromessa dalla possibilità di chiudere sempre più spesso il procedimento legislativo con l’approvazione di maxiemendamenti, magari in votazione notturna, senza che vi sia più una seconda Camera a “fare le pulci”.
La forma di governo che scaturirà dalla nuova Carta non sarà più quella di una Repubblica parlamentare, stante il combinato disposto con un sistema elettorale che determina, di fatto, l’elezione diretta del Presidente del Consiglio.
Ma la forma di governo originata dalla nuova Carta non sarà neanche quella di una Repubblica presidenziale, di cui mancano contrappesi come l’autonomia del potere legislativo, ormai espressione della segreteria del partito di maggioranza.
La riforma costituzionale segue infatti una legge elettorale di dubbia costituzionalità (su cui pende un apposito procedimento), in quanto non prevede collegi uninominali e limita molto le preferenze.
Con la nuova legge elettorale l’elezione dei deputati continua quindi a dipendere dal posto loro assegnato dal segretario di partito nell’ordine di lista, venendo penalizzata la mancata obbedienza dall’esclusione della candidatura.
Un partito che consegua la maggioranza relativa dei voti potrebbe ottenere la maggioranza assoluta della Camera, maggioranza peraltro composta interamente di deputati personalmente fedeli al leader in quanto eletti per lo più senza preferenze.
Il combinato disposto della legge elettorale e della riforma costituzionale, data anche la riduzione dei poteri e del numero dei senatori, assegna quindi un ruolo egemonico al leader che vince le elezioni della Camera.
Con la nuova Carta si riducono inoltre i contrappesi offerti dalle autonomie territoriali, date la forte riduzione dei poteri legislativi delle regioni e la soppressione delle province.
Si pensa agli effetti dello smantellamento di contrappesi importanti (fine bicameralismo paritario, riduzione poteri regionali, soppressione province, alterazione equilibri elezione Presidente della Repubblica e giudici costituzionali)?
Le elezioni politiche che seguiranno all’eventuale approvazione della riforma costituzionale potrebbero pertanto aprire la strada ad un’evoluzione ulteriormente autoritaria dell’assetto costituzionale.
Con la soppressione di quella palestra di democrazia delle elezioni provinciali, da dove è partito anche il Presidente del Consiglio, che possibilità avrà mai la classe dirigente delle periferie di divenire classe dirigente della Nazione?
Si pretende di far lavorare gratis, per tale funzione, i senatori, con evidenti penalizzazioni per quelli espressi dai ceti popolari e meno abbienti: il Senato tornerà ad essere una prerogativa dei ceti più elevati come nell’antica Roma?
Sarà più sicuro il Paese dopo che avremo deciso che lo stato di guerra e il conferimento dei relativi poteri al Governo sarà deliberato da una sola Camera, quella eletta col maggioritario (ex art. 17 della riforma)?
Era proprio necessario, in un’epoca di disaffezione dei cittadini dalla politica, scoraggiare il ricorso alle leggi di iniziativa popolare popolari elevandone il quorum 50.000 a 150.000 firme, ex art. 11, comma 1, lett. b)?
E’ giusto, dato il già elevato grado di astensionismo, escludere i cittadini dall’elezione del Senato laddove tanti esempi (es. Spagna, USA) dimostrano che l’elezione diretta del Senato non implica che questo voti la fiducia?
La riforma sottoposta a referendum non è una semplice revisione perché modifica oltre 40 articoli: l’art. 138 non autorizza a scrivere una nuova Costituzione, per la quale dovrebbe essere convocata una nuova Assemblea costituente.
Si supera una Carta scaturita dal confronto e la collaborazione fra culture tanto distanti fra loro – cattolica, social-marxista e liberale – ma unite dal comune intento di lavorare per il bene comune: è questo il progresso?
POCHI SANNO CHE, in base all’art. 39, comma 13, l’Italia sarà l’unico Paese dell’Unione europea, dell’OCSE e, forse, del mondo, ad avere due Costituzioni contemporaneamente applicabili secondo il territorio in cui ci si trovi!
In base all’art. 39, comma 13, la nuova Costituzione si applicherà nelle regioni a Statuto ordinario e quella precedente, per la parte sulle competenze regionali, si applicherà nelle regioni a Statuto speciale! Cuius regio eius religio …
Un’azienda operante in Italia dovrà adattarsi a 7 SISTEMI LEGISLATIVI DIVERSI: quello previgente; l’ordinamento di ciascuna delle 5 Regioni a st. speciale; le nuove competenze legislative statali post riforma per le Reg. a st. ordinario.
La stessa materia infatti potrebbe essere disciplinata da principi fondamentali statali e leggi regionali fino al 2016 e, dopo il 2016, da legge statale nelle Regioni st. ordinario e da 5 diverse leggi regionali nelle Reg. st. speciale!
Si accrescerà il disorientamento del cittadino e il conseguente contenzioso dato che il riparto di competenze abrogato dall’art. 31 è parzialmente riportato in vita dall’art. 39!
Si accrescerà il disorientamento del cittadino e il conseguente contenzioso data la moltiplicazione di procedimenti con leggi approvate dalla sola Camera, da entrambe le Camere, ovvero con quorum diversi in base alle materie!
L’art. 5 della Cost. vigente, non modificato, recita che la Repubblica promuove le autonomie locali, ma chi tutelerà le esigenze di piccoli comuni, trasporti, ambiente, scuole, gestione rifiuti, ecc. dopo l’abolizione delle province?
Il principio di sussidiarietà proprio della dottrina sociale della Chiesa si è affermato in Europa e viene invece negato, così come viene negata la funzione dei corpi intermedi, dalla riforma con la soppressione delle Province e del CNEL.
L’elevazione del quorum per l’elezione del Presidente della Repubblica dalla maggioranza assoluta a tre quinti dei votanti (art. 21) rischia di determinare l’impasse e il blocco dei meccanismi istituzionali in caso di insanabili contrasti.
E’ falso affermare che mantenendo l’elezione diretta del Senato, anche parziale, questo avrebbe dovuto necessariamente conservare il potere di votare la fiducia: vedi la Spagna!
Il cosiddetto “Senato delle Regioni” non sarà competente per la ratifica degli accordi internazionali (art. 19) neanche nel caso riguardino materie di competenza delle Regioni, sebbene queste saranno tenute alla loro attuazione (art. 31).
L’art. 38, c. 10, impedirà ai Consigli regionali di presentare proposte di legge al cosiddetto “Senato delle Regioni” ANCHE NELLE MATERIE DI COMPETENZA DEL SENATO!
Nel caotico procedimento di riforma costituzionale, si dimentica, all’art. 38, c. 11, l’incompatibilità tra senatori e deputati europei sancita invece dall’UE (decisione 2002/772/CE).
Votare NO alla riforma costituzionale, per il buongoverno, l’efficacia e l’efficienza del processo democratico:
Il bicameralismo paritario ha consentito nel tempo una ponderazione delle leggi che non sarà migliorata dall’attribuzione della decisione finale ad una sola Camera.
Si renderanno necessarie sempre più spesso leggi di modifica degli errori contenuti in precedenti leggi, come oggi già capita, ad esempio, con i frequenti decreti-legge mille proroghe.
Il procedimento legislativo viene complicato da una miriade di procedimenti diversi con quorum differenti e la partecipazione o meno del Senato, generando confusione e rischio di situazioni di paralisi o di contenzioso.
Il procedimento legislativo bicamerale non viene cancellato ma rimesso alla valutazione dei Presidenti delle Camere, con il rischio di conflitti insolubili a monte e a valle dell’approvazione delle leggi.
Non si sopprime il Senato ma non se ne precisa la funzione e il ruolo.
La principale motivazione della riforma è il contenimento dei costi delle istituzioni ma si sarebbero conseguiti più incisive, rapidi e misurabili risparmi con il semplice dimezzamento dei componenti di Camera e Senato.
Si propagandano risparmi facendo lavorare gratis i senatori per tale funzione MA con evidenti disparità di trattamento tra deputati e senatori, tra senatori consiglieri regionali e sindaci e fra senatori residenti a Roma e gli altri.
Il nuovo Senato NON POTRA’ ESSERE LA CAMERA DELLE REGIONI perché, prevedendo l’art. 5 la possibile incompatibilità nei suoi organi per i membri delle Giunte regionali, dovrà restare in piedi la Conferenza Stato-regioni.
L’unica razionalizzazione della riforma, la soppressione della Conferenza Stato – Regioni dopo la creazione del cosiddetto Senato delle regioni, non potrà avvenire perché mancherebbe un organo rappresentativo dei Presidenti delle regioni.
Non prevedendo la partecipazione dei Presidenti delle Regioni, ma anzi ostacolandola ex art. 5, il nuovo Senato non potrà neanche assumere le funzioni del Bundesrat, che in Germania assicura la cooperazione tra Stato federale e Länder.
I presunti risparmi derivanti dalla soppressione delle province saranno soverchiati dai maggiori costi derivanti dalla creazione dei cosiddetti “enti di area vasta” di cui all’art. 40, comma 4.
Ai costi derivanti dalla creazione dei cosiddetti “enti di area vasta” di cui all’art. 40, comma 4, che potrebbero superare il numero delle attuali province, si aggiungeranno i costi dell’inutile disarticolazione delle attuali Prefetture che saranno sostituite dagli Uffici territoriali del Governo