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Timestamp: 2018-11-16 18:45:20+00:00
Document Index: 183940623

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Presti Rescigno diritto commerciale 2017 - Docsity
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Presti Rescigno diritto commerciale 2017, Sintesi di Diritto Commerciale. Università degli Studi di Roma La Sapienza
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AUTORE FRANCO M: OGNI TENTATIVO DI PLAGIO O RIPUBBLICAZIONE SARA’ IMMEDIATAMENTE DENUNCIATO
Corso di diritto Commerciale G.Presti e M.Rescigno Ottava edizione aggiornamento 2017 Zanichelli editore volume unico che comprende: Volume 1 Impresa contratti e titoli di credito Volume 2 le societa’ AUTORE: FRANCO M. indice: Lezione 1: Il diritto commercialeLezione 2:L’imprenditore Lezione 3 Categorie di imprenditori e normative
Lezione 4:l’azienda, i segni distintivi e la
proprietà intellettuale Lezione 5:La concorrenza tra imprese Lezione 6:I contratti di impresa Lezione 7:I contratti per lo scambio e la distribuzione dei beni Lezione 8:I contratti per la prestazione d’opera e di servizi Lezione9:I contratti bancari Lezione 10: I contratti del mercato
Lezione 11:I titoli di credito Lezione 12:La dematerializzazione dei titoli
Lezione 13:I titoli di credito bancari Lezione 14:La crisi di impresa: fondamenti e
soluzioni concordate
Lezione 15:Fallimento, struttura ed effetti Lezione 16:Il procedimento fallimentare, il
Lezione 17:le altre procedure concorsuali
Lezione 18:Società e figure affini Lezione 19:Società di persone: costituzione e rapporti
patrimoniali Lezione 20:Le società di persone, organizzazione e scioglimento Lezione 21:Le società di capitali
Lezione 22:Spa:costituzione nullità
Lezione 23:Le azioni Lezione 24:Categorie di azioni obbligazioni
strumenti finanziari e patrimoni destinati Lezione 25:L’assemblea nel sistema tradizionale Lezione 26:l’organo amministrativo nel sistema
tradizionale Lezione 27:I controlli nel sistema
tradizionale Lezione 28:I sistemi alternativi di amministrazione e
Lezione 29:Le modificazione statutarie la società in
accomandita per azioni Lezione 30:Costituzione e struttura finanziaria Lezione 31: Struttura organizzativa e modificazioni
Lezione 32:Le società cooperative e le mutue
Lezione 33: Le società con azioni quotate in mercati
Lezione 34:Socità di capitali, libri sociali e bilancio;
Lezione 35:Le società di capitali unipersonali: i
Lezione 36:Trasformazione fusione e scissione, profili
di diritto internazionali
Lezione 1: Introduzione Il diritto commerciale può essere definito come quel ramo dell'ordinamento giuridico che detta la
disciplina del mercato che non si autoregola né è completamente regolamentato dall'ordinamento, spesso infatti l'ordinamento insegue le leggi del mercato che sono frutto di rapporti di forza mutevoli. Le forme giuridiche non sono neutrali e dietro alle regole formali ci sempre interessi concreti e la disciplina rifletto lo stato dei rapporti di forza fra i loro portatori tipici. Le caratteristiche costanti nel tempo del diritto commerciale vengono identificate nella specialità rispetto al diritto privato e nella vocazione universale (transnazionale); in realtà prima del diritto si tratta di connotati tipici dell'attività economica che si riflettono nella sua regolamentazione la quale ne rappresenta una sovrastruttura. Il diritto commerciale nasce con la lex mercatoria sul finire del XI secolo in conseguenza al grande sviluppo del commercio venutosi a creare già dal periodo feudale. La prima regola fondamentale della lex mercatoria è che il possesso di un bene in buona fede vale titolo. Dal XVI vi è stata poi l’affermazione degli stati nazionali che confermano l’egemonia del potere statale nella regolazione mercantile; dal XVIII secolo poi sono stati adottati i codici napoleonici che adotta un sistema oggettivo degli atti di commercio (non si considera più lo status delle parti). Con la rivoluzione industriale del XIX secolo le leggi del commercio sono diventate sempre più leggi dello stato, ed in Italia è possibile affermare che tale codificazione ha avuto gli albori subito dopo l’Unità. Il vero sviluppo in Italia lo si è avuto dal 1942con l’introduzione del codice civile e con la nascita della costituzione che in alcuni dei suoi articoli disciplina la proprietà privata, l’attività economica e la libertà di iniziativa economica. Con il trascorrere degli anni il diritto commerciale, e le regole che lo contraddistinguono, è diventato sempre più internazionale superando i limiti territoriali da sempre avuti. Gli ordinamenti dei diversi stati sono sempre più in concorrenza avendo questi la possibilità di disciplinare autonomamente il commercio e le regole che lo sovrastano. Sono stati meglio regolamentati i settori del risparmio diffuso e dell’investimento immobiliare ed
è stata regolamentata la concorrenza che con gli anni è diventata sempre più ampia, grazie anche al costante sviluppo della tecnologia.
Lezione 2: L’imprenditore
Impresa: l'attività il cui svolgimento fa assumere a un soggetto la qualità diimprenditore.
L'azienda:complesso di beni organizzati dall'imprenditore per l'eserciziodell'impresa. Art 2555
L'imprenditoreè chi esercita professionalmente un'attività economica organizzata al fine della produzione
o dello scambio di beni e servizi. (Art 2082) L'art 2082 indica una fattispecie per collegarle una disciplina; ma è anche vero che l'appartenenza al genere
imprenditore è presupposto necessario per rientrare in una delle specie in cui il genere si articola e in relazione alle quali si detta gran parte della disciplina. E’ stato creato lo statuto generale dell'imprenditore, che si applica a qualunque imprenditore ex art 2082 (senza distinzioni);lo statuto contiene norme relative all'azienda e ai segni distintivi, alla concorrenza e ai consorzi, regole contrattuali, tutela dei consumatori.Il codice civile originariamente aveva creato tre tipologie di imprenditore:il primo in base all'oggetto dell'attività (commerciale vs agricolo), il secondo in base alle dimensioni dell'attività (piccolo vs medio-grande), il terzo sul piano della natura del soggetto esercitante l'attività (pubblico vs privato; individuale vs collettivo). Sono stati creati anche degli statuti speciali che regolano l’attività dell’impresa impresa bancaria e di quella editoriale. E’ importante sottolineare che l'imprenditore non è solo la persona fisica, ma può essere considerato in una dimensione più ampia come ad esempio una società. L'art 2082 oltre a dare una definizione per rifletto di impresa, limita l'applicazione di una determinata disciplina soltanto ai soggetti la cui attività economica abbia particolari caratteristiche.
COSA CI DICE L’ARTICOLO 2082?: L’imprenditore è “chi esercita professionalmente” “un'attività economica organizzata” “al fine della produzioneo dello scambio di beni e servizi”
1. Attività di scambio o di produzione di beni o servizi: Un’attività è una serie di atti collegati tra loro per un fine unitario. Si è impresa se si producono o si scambiano beni e servizi si crea una nuova ricchezza; si escludono dall'impresa le attività di godimento che consumano senza arrecare utilità al sistema economico. L'art 2082 non richiede che l'attività sia rivolta al mercato, ma beni e servizi
prodotti devono essere oggettivamente e riconoscibilmente destinabili al mercato, indipendentemente dalle intenzioni del soggetto e dall'oggettiva sorte che i beni avranno. Chi svolge un’attività di autoconsumo, cioè il titolare di impresa per conto proprio NON è imprenditore.
Economicità: Riguarda le modalità attuative dell'impresa che consentonoalmeno la copertura dei costi coi ricavi. ,l’attività deve essere cioè svolta con metodo economico Le imprese hanno lo scopo di realizzare un
avanzo di gestione (lucro oggettivo) e di ripartirlo in favore dei titolari dell'attività (lucro soggettivo) non sono di per sé rilevanti, ne consegue che possono essere imprenditori le associazioni, le cooperative cd pure,
ove ai soci sono praticate tariffe tali da non generare un utile di gestione, l'ente, le imprese pubbliche, come quelle di erogazione di pubblici servizi, ove i corrispettivi a carico del pubblico siano calcolati in modo da
non eccedere quanto sufficiente per coprire i costi. Le attività svolte istituzionalmente in perdita non sono economiche, sono invece incluse le imprese non profit, d.lgs 460/1997 sulle organizzazioni non lucrative di
utilità sociale (ONLUS), il generale divieto di non distribuire gli utili e il non perseguimento di scopo di guadagno, tanto a livello personale che di ente, non impedisce chela ONLUS, sia pur in via strumentale al
raggiungimento dei loro scopi ideali, possano svolgere un'attività corrisponde a quella ex art 2082, quando ciò accade l'ente no profit diviene imprenditore. Le imprese sociali, che sono organizzazioni private senza
scopo di lucro che esercitano in via stabile e principale un'attività economica di produzione e di scambio di servizi di utilità sociale, anche se non possono distribuire utili sono comunque imprese iscrivibili al registro delle imprese. Il terzo settore comunque è soggetto ad un’imminente revisione con l.106/2016
Professionalità: ovvero l'esercizio abituale, non occasionale, di un’attività che è sistematica, ripetuta. Anche l'esecuzione di un unico affare può dare la qualifica di imprenditore, se l'affare è complesso e implica il coordinamento di una pluralità di azioni.. Organizzazione: tale requisito distingue il lavoratore autonomo dall'imprenditore; si sottointende il
coordinamento di una serie complessa di fattori produttivi (collaboratori occasionali, appositi locali, macchinari, capitali...): basta essere a capo anche di uno solo di questi fattori per potersi considerare imprenditore. Tornando al paragone col lavoratore autonomo, c'è comunque differenza tra il contratto d'appalto e quello di prestazione d'opera: si parla di auto-organizzazione del lavoratore autonomo contro
etero-organizzazione dell'imprenditore. Liceità: chi esercita un'impresa in violazione di un obbligo resta imprenditore solo per quanto concernele responsabilità e le sanzioni: non ci si può mai avvantaggiare di un illecito. Impresa illegale: svolta senza
autorizzazioni dalla legge, impresa immorale: attività vietata in assoluto o inserita nello svolgimento si una
più vasta attività criminosa. Le professioni intellettuali, ex art 2238,(avvocati ingegneri,medici) sono equiparati agli imprenditori se tale attività è inserita in una rete complessa, di per sé qualificabile come impresa. La libera professione non è impresa: si applicano le disposizioni per l'impresa, ma le disposizioni da liberi professionista per quanto concerne le attività strettamente lavorative. L'art 2238 è complessivamente favorevole per le libere professioni (motivi politico-sociologici non sistematici, si può modificare questa disciplina: già norme comunitarie antitrust,il d.lgs 231/2002 in tema di lotta contro il ritardo dei pagamenti ha dato una definizione più lata di impresa in cui sono comprese anche le libere professioni sviluppando questa tendenza anche in Italia, sia nell'ambito della disciplina della concorrenza, sia con riguardo alla possibilità di svolgere tali attività con forme organizzative e modalità tipiche dell'impresa. È comunque ormai pacifico che il privilegio cade e il professionista assume la qualità di imprenditore qualora la sua attività si manifesti in larga prevalenza non attraverso contratti d'opera intellettuale ma mediante detratti in nulla diversi da quelli propri del settore commerciale. L'imputazione dell'impresa: come si può imputare l'impresa a qualcuno, facendogli acquisire la qualità d imprenditore? Esiste un criterio generale, la “spendita del nome”, gli atti (con diritti
obblighi derivanti) sono imputati al soggetto in nome del quale sono stati compiuti (rappresentanza, art 1387 1. cod. civ.); se l'impresa va male e il dominus si eclissa coi passati profitti, i creditori saranno vittime di un pregiudizio ingiusto. La dottrina sidivide in varie tesi:
1:Collegamento tra potere e responsabilità: anche se nel nostro ordinamento non è una regola sempreapplicata (ad es c'è una limitazione di responsabilità tra i soci di una società a nome collettivo). 2:Teoria dell'imprenditore occulto: art 147 del fallimento: in caso di fallimento la procedura si estende
anche ai soci occulti, cioè a quelli scoperti successivamente. Da qui la dottrina sancisce la fallibilità della cd società occulta (laddove all'esterno un soggetto appare come imprenditore individuale, ma in realtà trattasi di socio che agisce per conto della società occulta), e infine dello stesso imprenditore occulto (soggetto per conto del quale opera il prestanome che all'esterno appare come imprenditore nel cui nome viene svolta
l'attività). La giurisprudenza, però, accredita solo il primo dei due passaggi. L’art 147 l. fall ha espressamente confermato la fallibilità dei soci occulti di società palese, aggiungendo poi che dopo il fallimento dell'imprenditore individuale,è possibile dichiarare il fallimento della società occulta alla quale l'impresa sia “riferibile”.
L'espressione usata potrebbe far rivalutare la teoria dell'imprenditore occulto. 3: tentativo di generalizzare l'art 2208 in base al quale l'imprenditore risponde delle obbligazioni assunte dall'institore per atti pertinenti all'esercizio dell'impressa anche se quest'ultimo omette di spenderne il nome. Ma si oppone che è una norma eccezionale non applicabile analogicamente, e che riguarda l'imputazione di specifici atti, non dell'attività nel suo complesso. La giurisprudenza risolve il problema individuando un'impresa cd “fiancheggiatrice” nell'attività occulta svolta dal dominus, che finanzia e dirige l'impresa principale. Sulla base della tradizionale spendita del nome, il dominus potrà essere dichiarato fallito in caso d'insolvenza di questa impresa fiancheggiatrice. Ma si obietta che non è sequenziale l'insolvenza dell'impresa fiancheggiatrice, e che l'ottica seguita dalla giurisprudenza è più sanzionatoria che finalizzata al soddisfacimento dei creditori: parteciperebbero al fallimento dell'impresa fiancheggiatrice solo quei soggetti che abbiano crediti nei confronti del dominus, non quelli che li abbiano verso il prestanome. Con le società di comodo, normalmente società di capitali, si scinde tra soggetto nel cui nome l'attività è esercitata (la società) e i soggetti destinatari finali dei risultatiCapacità per l'esercizio dell'impresa: per i minori non emancipati si può solo continuare un'impresa preesistente qualora il tribunale rilasci un'autorizzazione. In mancanza di un'autorizzazione l'impresa esercitata dal padre in nome del minore è imputata al padre. L'attività svolta direttamente dal minore (pur se soddisfa requisiti e possiede le caratteristiche tipiche) non lo rende imprenditore: la tutela dell'incapace prevale su quella dell'interesse di terzi che con lui abbiano avuto rapporti. L'autorizzazione alla continuazione dell'impresa ha una valenza generale: il genitore il tutore, il soggetto inabilitato possono compiere tutti gli atti pertinenti all'esercizio dell'impresa, siano essi di ordinaria o di straordinaria amministrazione, senza bisogno di richiedere l'autorizzazione specifica ogni volta. Nel caso di esercizio autorizzato dell'impresa è il minore che acquista la qualità di imprenditore godendone i vantaggi e subendone le conseguenze negative patrimoniali, compreso il fallimento. Non si è giunti a una disciplina concorde per gli altri effetti negativi (divieto di esercitare determinate professioni). Nulla è detto per l'impresa agricola. Inizio e fine dell'impresa: si diventa imprenditori quando si inizia l'attività e si smette con la sua cessazione (cd principio di effettività), o si diventa e si smette ricollegandosi a dati formali come iscrizione e cancellazione dal registro delle imprese? Non c'è una soluzione unitaria: varia a seconda che l'imprenditore sia persona fisica ovvero società. L'inizio dell'impresa: vale il principio dell'effettività solo per le persone fisiche, per le persone giuridichevale la data di costituzione. Ma il principio dell'effettività per le persone fisiche comporta che si diventi imprenditori non dopo aver completato un ciclo economico, bensì avendolo iniziato in modo univoco. Cessazione dell'impresa: per l'impresa individuale la fine dell'impresa coincide con la dissoluzionedell'apparato aziendale, in coerenza con il principio di effettività; non con la decisione di chiudere ma con la liquidazione del nucleo essenziale, da specificarsi caso per caso; art 10 fall. prevede che l'imprenditore non può più essere dichiarato fallito oltre un anno dopo la cancellazione dal registro delle imprese, ma se si dimostra
la posteriore cessazione effettiva dell'attività, si può procrastinare il limite. Sia per le società che per l’impresa sociale, infine, la fine è stata associata alla cancellazione dal registro delle imprese.
Lezione 3: Categorie di imprenditori e normative applicabili Imprenditore agricolo vs commerciale: All’imprenditore commerciale si applica uno statuto speciale (iscrizione nel registro delle imprese, obbligo di tenere le scritture contabili, regole sulla rappresentanza
commerciale, soggezione alle procedure concorsuali) cui è esente l'imprenditore agricolo (e lo stesso piccolo
imprenditore commerciale).Non esistono imprenditori civili,ciò è negato sia da giurisprudenza che dottrina sia perché non menzionato nel codice e sia perché ciò condurrebbe a conseguenze normative incongrue. Le
definizioni giuridiche sono meramente funzionali all'applicazione o meno di una determinata disciplina. Gli
imprenditori agricoli sono quindi esentati dall'applicazione del cd statuto dell'imprenditore commerciale che sulla base della valutazione fatta dal legislatore giustificano l'immunità.
Imprenditore agricolo: Secondo l’art 2135 è imprenditore agricolo chi esercita una delleseguenti attività:
coltivazione del fondo, selvicoltura, allevamento di animali e attività connesse. Per coltivazione del fondo, per selvicoltura e per allevamento di animali si intendono le attività dirette alla cura e allo sviluppo di un ciclo
biologico o di una fase necessaria del ciclo stesso, di carattere vegetale o animale, che utilizzano o possono utilizzare il fondo, il bosco o le acque dolci, salmastre o marine. Si intendono comunque connesse le attività,
esercitate dal medesimo imprenditore agricolo, dirette alla manipolazione, conservazione, trasformazione, commercializzazione e valorizzazione che abbiano ad oggetto prodotti ottenuti prevalentemente dalla
coltivazione del fondo o del bosco o dall'allevamento di animali, nonché le attività dirette alla fornitura di beni o servizi mediante l'utilizzazione prevalente di attrezzature o risorse dell'azienda normalmente impiegate nell'attività agricola esercitata, ivi comprese le attività di valorizzazione del territorio e del patrimonio rurale e
forestale, ovvero di ricezione ed ospitalità come definite dalla legge) elenca una serie di attività (modificato da d.lgs. 228/2001 che attenua il rapporto tra attività agricola e fondo). Si divide in primo luogo tra attività agricole
essenziali (senza esercitare una delle quali non si può essere imprenditore agricolo) e connesse (attività che, per quanto di per se non agricole, tuttavia, se ricorrono determinate condizioni, vengono assorbite e non fanno
assumere la qualità di imprenditore commerciale). Sono essenziali le Attivitàdirette alla cura e allo sviluppo di un ciclo biologico o di una fase necessaria del
ciclostesso, di carattere vegetale o animale, che utilizzano il fondo i boschi e le acque”.Si cerca comunque un'incentivazione della produzione agricola in senso lato: non importano le dimensioni, ma solo il rapporto col ciclo biologico. Sono connesse le attività non agricole ma svolte da chi esercita un'attivitàagricola (requisito soggettivo) e
giuridicamente assorbite da questa – per cui saranno a loro volta esentate dall'applicazione dello statuto dell'imprenditore commerciale. Fanno eccezione al requisito soggettivo di connessione le cooperative di imprenditori agricoli e i loro consorzi, che sono considerati imprenditori agricoli anche se svolgono solo attività connessa qualora utilizzino prevalentemente prodotti conferiti dai soci o forniscano beni o servizi
attinenti alla cura o allo sviluppo del ciclo biologico prevalentemente ai soci. Il codice intende come attività oggettivamente connesse quelle dirette: 1)Alla manipolazione, conservazione, commercializzazione trasformazione e valorizzazione di prodotti ottenuti da un'attività agricola essenziale 2)Alla fornitura di beni e servizi mediante l'utilizzazione prevalente di attrezzature o risorse normalmente impiegate nell'attività agricola esercitata. Entrambe le ipotesi allargano di molto l'universo giuridico dell'agricoltura. Nel primo caso si cerca una prevalenza dell'attività agricola essenziale su quella connessa, nel secondo una prevalenza degli strumenti dell'attività agricola essenziale sulla seconda. L'imprenditore commerciale: sono commerciali tutti gli imprenditori non agricoli.
CONTENUTO ARTICOLO 2195: elencazione delle caratteristiche dell’imprenditore commerciale: n.1 prevede attività industriale diretta alla produzione di beni o servizi, il n 2 concerne l'attività intermediaria
nella circolazione dei beni (qualsiasi attività di scambio), il n 3 menziona attività di trasporto per terra acqua e aria, il 4 attività bancaria e assicurativa (contenute nel più generale n 1), il n 5 prevede le altre attività ausiliarie
alle precedenti. Comunque attività mineraria (non “industriale” in senso stretto), finanziaria che eroga credito con mezzi propri (non di scambio in senso stretto), mediatori in affari agricoli e agenzia di collocamento colf
(non ausiliari in senso stretto), sono tutte imprese commerciali: si applica lo statuto. Interpretazione in senso ampio, definizione negativa dall'imprenditore agricolo.
Dimensioni dell'impresa: il piccolo imprenditore. Art 2083 definisce piccoli imprenditori “i coltivatori diretti del fondo, gli artigiani, i piccoli commercianti e coloro che esercitano un'attività professionale organizzata prevalentemente col lavoro proprio e della propria famiglia”. Chi non è piccolo imprenditore è
imprenditore medio-grande: funzione negativa. Nel diritto commerciale c'è un gran numero di leggi speciali –
leggi che definiscono di volta in volta i soggetti cui si riferiscono; spesso trovare una definizione unitaria è difficile. Con dlgs 139 /2015 è stata creata un’ulteriore distinzione tra micro/piccole e medie imprese. Micro:max 5 dipendenti e 175000 euro a totale di bilancio Piccole: max 50 dipendenti e 44000000 di euro a bilancio Medie :fino a 250 dipendenti e 20000000 di euro a totale in bilancio. Le tre figure citate sono esemplificative, la vera definizione sta nella prevalenza del lavoro proprio e della propria famiglia sugli altri fattori della produzione utilizzati nello svolgimento dell'attività. Questa prevalenza non è quantitativa ma qualitativa, ponendo a confronto il lavoro proprio e dei famigliari col complesso degli altri fattori della produzione (personale, risorse finanziarie): la piccola impresa in senso civilistico è l'impresa minima in senso economico, molto più esigua di quella che intendiamo in senso comune.Anche le piccole società sono imprese se rispettano i requisiti del 2083. L’artigiano non viene definito ai fini di legge ma è pur sempre destinatario di norme speciali per agevolare fiscalmente la sua attività. L'impresa familiare: istituto tipico del diritto di famiglia, non coincidente con piccola impresa. All’art 230
bis (riforma diritto di famiglia del 75) vi sono i
diritti inderogabili per quei familiari che prestino lavoro continuativamente nell'impresa senza la percezione di una retribuzione: mantenimento secondo la condizione patrimoniale della famiglia, a partecipare in
proporzione alla quantità e alla qualità del lavoro prestato, agli utili e ai beni con essi acquistati nonché agli
incrementi dell'azienda, a partecipare alle decisioni concernenti l'impiego degli utili e degli incrementi nonché a quelli inerenti alla gestione straordinaria agli indirizzi produttivi e alla cessazione dell'impresa.
L'impresa familiare è un'impresa individuale, non collettiva. I familiari non sono soci. Per cui hanno diritto al
solo risarcimento se il pater familias non osserva l'obbligo, ma non sono passibili di fallibilità.
La natura del soggetto imprenditore: pubblico e privato. L’impresapubblica. Ci sono imprese formalmente e sostanzialmente pubbliche: nel secondo caso ci sono impreseprivate a partecipazione statale prevalente. Nel caso dell'impresa formalmente statale ci sono due configurazioni diverse:Impresa organo: esercitata direttamente dallo stato o ente pubblico territoriale tramite una specificaorganizzazione dotata di autonomia gestionale, ma priva di distinta personalità giuridica (aziende municipalizzate per gas, acqua, a livello comunale: il comune è imprenditore, l'impresa è un aspetto) Ente pubblico economico: impresa svolta da un ente ad hoc, munito di personalità giuridica, che ha comescopo esclusivo o prevalente l'esercizio della specifica attività economica. Gli enti pubblici economici sono parificati in tutto alle imprese private (eccezione: esonero dalle procedure concorsuali ordinarie, sostituite dalla liquidazione coatta amministrative); per i titolari delle imprese organo è sicuro che si applichino le norme generali in materia d'impresa, ma è dubbio se si applichi lo statuto dell'imprenditore commerciale (una tesi dice che non si deve applicare in toto, un'altra dice che va applicato
solo nelle linee generali). Dagli anni 90 esiste una privatizzazione, formale e sostanziale, del settore pubblico.
Con dlgs175 del 2016 è stato emanato il testo unico in materia di società a partecipazione pubblica che
vieta la costituzione di società e l’acquisto di di partecipazioni con finalità istituzionali degli enti pubblici
La natura del soggetto imprenditore: individuale e collettivo. Se il soggetto a cui è imputata l'attività è
singolo, valgono le disposizioni precedentemente dette. Se invece si tratta di un soggetto collettivo (diverso dal dire “imprenditore persona giuridica”: ci sono imprenditori collettivi non persone giuridiche come società di persone, e viceversa, come le fondazioni). Le società sono le più importati ipotesi di imprenditore collettivo
(anche se imprenditore collettivo non vuol dire società): fondamentale è la distinzione tra società che svolgono solo attività non commerciale (società semplice) e quelle che possono svolgere ogni altro tipo di attività (tutte le altre, dette appunto “società commerciali”, a prescindere dal tipo di attività: anche una s.p.a. agricola è definita commerciale). La rilevanza della categoria “società commerciale” consiste nella sua assoggettabilità
allo statuto dell'imprenditore commerciale (sempre che non si tratti di piccola impresa, e in ogni caso non si applicano le disposizioni fallimentarie): la forma tipicamente commerciale dell'organizzazione societaria prevale sull'oggetto dell'impresa. Altre forme di impresa ad esercizio collettivo non societaria, sono le associazioni e fondazioni (associazioni con presenza di uno scopo associativo ideale, attività esercitata
professionalmente con metodo economico, fondazioni non avendo base associativa non sono considerate come imprenditore collettivo) i consorzi con attività esterna (organizzazioni costituite da più imprenditori per la disciplina e lo svolgimento in comune di determinate fasi delle rispettive imprese tramite l'istituzione di un ufficio destinato a svolgere l'attività coi terzi), i gruppi europei di interesse economico e l'impresa coniugale
(imprese dirette da entrambi i coniugi che siano in comunione legale)
1. Lo statuto dell'imprenditore commerciale: La pubblicità legale: già dal 1942 si prevede l'esistenza di unregistro delle imprese, forma dipubblicità
legale cui dovevano essere sottoposti atti e fatti relativi a imprese, per renderli conoscibili e opponibili a terzi, obbligati erano gli imprenditori commerciali non piccoli e le società commerciali. Registro rimodernato nel 1993 e nel 1995.
I soggetti obbligati: tutti gli imprenditori indipendentemente dalla natura dell'attività esercitata e dalle
dimensioni, tranne le imprese organo che non esercitino in via esclusiva o principale l'attività d'impresa, devono iscriversi anche le società tra avvocati costituite ai sensi del d.lgs 96/2001. Si indichi negli atti e nella corrispondenza la sede della società, l'ufficio del registro presso il quale è iscritta, il numero di iscrizione, nonché se la singola società è in liquidazione. La società di capitali deve indicare anche il capitale versato ed
esistente sulla base dell'ultimo bilancio, s.p.a e s.r.l devono inoltre indicare se costituite da un unico socio. Se le società dispongono di un sito internet devono inserire tutte le informazioni come nella corrispondenza. Atti e fatti da scrivere: dettagliatamente indicati dal codice (da 2196 a 2200), e da leggi speciali in relazioneai diversi soggetti obbligati: comunque tutti gli elementi identificativi di imprenditore e impresa, necessari per garantire sia all'imprenditore sia ai terzi che con lui vengono in contatto sicurezza nello svolgimento degli
affari (per l'imprenditore persona fisica i dati anagrafici, per quello collettivo atto costitutivo, sede, oggetto, amministratori e poteri di questi, per l'azienda sede, ditta, oggetto, sedi secondarie, inizio e fine...). Vale per l'iscrizione il principio di tassatività: possono e devono essere inscritti solo atti e fatti la cui iscrizione è prevista per legge (il conservatore esegue d'ufficio), regole particolari valgono per la cancellazione dell'impresa
individuale e delle società personali, la violazione delle norme in tema di iscrizione è punita con sanzioni amministrative. Modalità di tenuta del registro. Il registro è tenuto su base provinciale dalle camere di commercio. L'ufficiodel registro delle imprese è retto da un conservatore e la sua attività è soggetta a vigilanza di un giudice delegato (giudice del registro). Il registro è diviso in: Una sezione ordinaria, nella quale si iscrivono i soggetti che erano tenuti secondo l'originaria previsione del cod civ: imprenditori commerciali non piccoli, le società commerciali, i consorzi con attività esterna, i gruppi europei di interesse e economico, gli enti pubblici economici, le società estere che hanno sede in Italia (o amministrazione, o oggetto). Tre sezioni speciali: nella prima si iscrivono piccoli imprenditori commerciali, imprenditori agricoli, società semplici, artigiani. Nella seconda le società tra avvocati. Nella terza le società e gli enti che esercitano attività di direzione e coordinamento. Prima di effettuale l'iscrizione, l'ufficio procede a un controllo di regolarità formale, ossia accertare che l'atto o fatto rientri tra quelli di cui la legge richiede l'iscrizione e che la documentazione sia formalmente regolare.
Si discute se per le società non di capitali per le quali la limitazione dei poteri dell'ufficio al solo controllo di regolarità formale della documentazione presentata è prevista dalla legge ex art 2330/2436, per gli altri tipi di società si discutete se si debbano rilevare d'ufficio le cause di nullità dell'atto. Avverso il provvedimento
motivato con il quale viene rifiutata l'iscrizione, è possibile reclamare entro 8 gg avanti il giudice del registro, questi provvede con decreto reclamavi le in tribunale. Con l’art 20 dl 91/2014 se l’iscrizione è avvenuta con
atto pubblico o scrittura privata autenticata, il conservatore del registro iscrive immediatamente l’atto. La
responsabilità di quanto iscritto è di chi ha ricevuto o autenticato l’atto Effetti della pubblicità: le iscrizioni nel registro hanno efficacia dichiarativa, il fatto iscritto è opponibile a
terzi anche se essi non ne sono venuti a conoscenza (l'ignoranza dei fatti dei quali la legge prescrive l'iscrizione non può essere opposta dai terzi dal momento in cui l'iscrizione è avvenuta). Di converso, se la pubblicità è
omessa a chi doveva renderla non può opporre il fatto o l'atto non iscritto ai terzi, a meno che essi non ne avessero avuto notizia (per le s.p.a. l'opponibilità assoluta vale dopo 15 giorni). Efficacia dichiarativa con delle
deroghe, in relazione alle caratteristiche del soggetto o dell'atto o fatto iscritto: i soggetti l. 580/1993 per gli imprenditori tenuti a iscrizione nella sezione speciale, la pubblicità è solo di notizia. Il d.lgs 228/2001 ha
sancito che per l'imprenditore agricolo l'iscrizione pur avvenendo nella sezione speciale ha valore dichiarativo. Per quanto riguarda gli atti, vi sono ipotesi in cui la legge assegna dei valori diversi da quelli dichiarativi (cd
“effetto normativo”): l'atto costitutivo di una società di capitali, l'iscrizione ha effetto costitutivo; in certi casi l'iscrizione è presupposto per l'applicazione di una certa disciplina, in alteri casi l'iscrizione di un atto nel
registro non è opponibile al terzo di buona fede o l'effetto dichiarativo si realizza solo se chi ha iscritto è in buona fede.
LE SCRITTURE CONTABILI sono la tenuta di un'ordinaria contabilità e sono presupposto intrinseco di qualsiasi attivitàeconomica. Soggetti obbligati: solo chi è tenuto all'iscrizione nella sezione ordinaria del registro delle imprese, e per gli enti pubblici territoriali in relazione alle imprese organo esercitate. In altri settori dell'ordinamento (tributario), anche le piccole imprese e quelle agricole devono tenerle, così come i liberi professionisti. Scritture contabili relativamente e assolutamente obbligatorie: le seconde sono libro giornale, libro degli inventari; le prime sono altre scritture contabili che siano richieste dalla natura e dalle dimensioni dell'impresa (libro mastro, libro cassa...). Il libro giornaleindica in ordine cronologico tutte le operazioni attive e passive relative all'impresa: ha uncarattere analitico e va aggiornato tempestivamente, anche se non quotidianamente. Come se fosse un film della situazione aziendale. Può essere suddiviso in libri sezionali in relazione alle articolazioni dell'impresa (sedi secondarie o rami particolari). Il libro degli inventariraccoglie gli inventari redatti all'inizio dell'impresa e alla chiusura di ogni esercizioannuale. L'inventario consiste nell'indicazione e valutazione delle attività e delle passività dell'imprenditore,
se si tratta di imprenditore individuale anche di quelle estranee all'azienda giacché risponde con tutti i suoi beni (è come se fosse una fotografia della situazione aziendale in un certo punto); l'inventario si chiude col
bilancio, che è conto dei profitti e delle perdite, dal quale devono risultare con evidenza e verità gli utili conseguiti e le perdite subite. Per il calcolo del bilancio, l'imprenditore deve attenersi ai criteri stabiliti per i
bilanci di s.p.a., in quanto applicabili. L'inventario è necessario per il bilancio. Le scritture contabili cd relativamente obbligatorie sono quelle che devono essere tenute in relazione alla natura e alla dimensione
dell'impresa: libro mastro, libro cassa, libro delle scadenze cambiare, quelli funzionali alla cd contabilità industriale. Inoltre ci saranno i libri contabili richiesti da leggi tributarie che lavoristiche che e quelli
eventualmente previsti in leggi speciali di settore. Modalità di tenuta: i libri contabili devono essere numerati progressivamente in ogni pagina; è consentita la formazione e la tenuta delle scritture contabili con modalità esclusivamente informatiche, che devono essere consultabili in ogni momento con mezzi messi a disposizione dall'imprenditore e ogni tre mesi devono essere
apposte la marcatura temporale e la firma digitale dell'imprenditore o di altro soggetto delegato. Dev'essere ordinata, senza spazi in bianco, interlinee e trasporti a margine, non si possono fare abrasioni, e se si cancella le parole cancellate devono essere leggibili. Si devono conservare per dieci anni dall'ultima registrazione. Efficacia probatoria: le scritture contabili sono utilizzate in giudizio come prova sia a favore che contro
l'imprenditore che le ha tenute. Contro l'imprenditore fanno sempre prova (piena), anche se non regolarmente tenute, peraltro, chi vuole utilizzare a proprio favore non può scinderne il contenuto (ad esempio riferendo una
sola pagina del libro giornale). Il giudice può disporre solo l'esibizione di singole scritture contabili, ovvero di tutti i libri ma solo per estrarne le registrazioni concernenti la controversia. Solo in tre occasioni possono essere
disposte per l'intero le scritture contabili: nelle controversie relative allo scioglimento della società, alla comunione dei beni e alla successione mortis causa. A favore dell'imprenditore le sue scritture contabili fanno prova (non piena ma lasciata all'apprezzamento del giudice) solo quando ricorrono questi presupposti: che
siano regolarmente tenute, che sia una lite con un altro imprenditore, che la controversia concerna rapporti inerenti all'esercizio dell'impresa.
LA RAPPRESENTANZA COMMERCIALE: insieme di regole che derogano al diritto comune e hanno per scopodiretto di tutelare maggiormente chi compie affari con ausiliari di un imprenditore indirettamente ma principalmente di facilitare lo sviluppo degli affari per le imprese. Le figure ausiliarie dell'imprenditore sono tre (institore, procuratore, commesso), in ordine gerarchico. Tutte hanno un potere di rappresentanza ex lege commisurato alla posizione nell'impresa. L'imprenditore limita i poteri con uno specifico atto, la procura, che ha un valore opposto a quella del diritto comune: non dota il rappresentante di
poteri, ma li limita. L'institore: chi è preposto dal titolare all'esercizio di un'impresa commerciale, oppure di una sede secondariao di un ramo particolare di questa. Non ha altri superiori se non lo stesso imprenditore (è il “direttore
generale”), possono esservi più institori salvo che non sia diversamente stabilito nella procura, essi possono agire disgiuntamente. Ha rappresentanza generale, si estendi a tutti gli atti pertinenti all'esercizio dell'impresa.
Non può alienare o ipotecare beni immobili del preponente: deve essere autorizzato; si considerano sempre atti richiedenti autorizzazione la disposizione dell'azienda nel suo complesso e le modifiche strutturali. Altre
limitazioni: per procura, ogni altra limitazione è possibile tramite la procura ed è opponibile ai terzi, se iscritta; la stessa regola vale per la modifica e revoca dei poteri. L'institore sta in giudizio a nome del preponente, ha
gli stessi obblighi dell'imprenditore per quanto concerne la pubblicità commerciale e la tenuta della contabilità; è assoggettato alle stesse responsabilità penali in caso di fallimento. Se non spende il nome dell'imprenditore,
è obbligato personalmente, ma il terzo può agire anche contro il preponente per atti compiuti dall'institore che siano pertinenti all'esercizio dell'impresa. In tal caso le obbligazioni derivanti dall'atto rispondono a due
soggetti: l'institore in base al criterio della spedita del nome, l'imprenditore in base a quello della pertinenza dell'atto. Il procuratore ha il potere di compiere gli atti pertinenti all'eserciziodell'impresa pur non essendo a ciò preposti. Sono funzionari muniti di poteri decisionali autonomi in senso limitato, che hanno mansioni e poteri rappresentativi ridotti rispetto all'institore. La rappresentanza concerne ex lege l'intero ambito delle mansioni
a loro assegnate salvo che non sia limitato da procura, che dev'essere iscritta nel registro delle imprese per essere opponibile a terzi (o bisogna provare la conoscenza da parte del terzo). Non gli si applicano le altre norme relative all'institore, in particolare quella che deroga all'esclusività del criterio della spedita del nome per l'imputazione degli atti. Il commessoè collaboratore meramente esecutivo dell'imprenditore. I poteri di rappresentanza ex lege
concernono il compimento degli atti che ordinariamente comporta la specie delle operazioni di cui sono incaricati i commessi. Non possono esigere il prezzo delle merci che non consegnino, concedere dilazioni o sconti inusuali, derogare alle condizioni generali di contratto d'impresa. Possono ricevere dichiarazioni e reclami, chiedere provvedimenti cautelari nell'interesse dell'imprenditore, nonché esigere il prezzo delle merci
vendute (salvo che non serva una cassa speciale). La soggezione a procedure concorsuali: esistono diverse procedure concorsuali, la loro comunecaratteristica è data dalla circostanza che la crisi dell'impresa, per gli interessi che coinvolge, non può essere affrontata con gli strumenti del diritto comune, ma necessita di meccanismi ad hoc che salvaguardino, per
quanto possibile, la parità di trattamento fra creditori e minimizzino le conseguenze negative del dissesto. Ci sono disposizione in merito nella legge fallimentare del 42 e nel d.lgs. 270/1999, entrambe le fonti sono state oggetto di revisione. Il fallimento è la classica procedura concorsuale di tipo liquidatorio finalizzata a realizzare il residuo attivo e a ripartire il ricavato tra i creditori. Ne sono esenti gli imprenditori commerciali che non raggiungono determinate soglie quantitative e gli imprenditori agricoli. In certi casi (per natura del soggetto, per settore economico di appartenenza del soggetto) il fallimento è sostituito dalla liquidazione coatta amministrativa, in
certi altri casi i due sono concorrenti. Esiste poi l'amministrazione straordinaria delle grandi o grandissime imprese in stato di insolvenza, qualora il dissesto riguardi un soggetto che superi determinate dimensioni tali da suscitare per sé l'interesse pubblico, almeno per quanto riguarda i livelli occupazionali. Esiste infine il concordato preventivo, il cui ruolo è stato valorizzato dalla recente riforma, che ha come scopo sia il tentativo di risanare l'impresa in crisi, sia quello di comporre velocemente la crisi dell'impresa insolvente mediante accordi tra debitori e creditori omologato dall'autorità giudiziaria.
lezione 4: azienda: segni distintivi e proprietà intellettuale
AZIENDA: secondo l’art 2555 è il “complesso i beni organizzati dall'imprenditore per l'esercizio dell'impresa”. La teoria unitaria afferma che il bene azienda non è dato dalla somma dei beni che lo compongono, giungendo ad equipararla all'universalità di beni mobili, la teoria atomistica dice che il valore dell’azienda equivale alla somma dei beni che la compongono.Il regime circolatorio dell’azienda è diverso da quello comune L'art 2555 stesso valorizza come elemento qualificante dell'azienda la destinazione dei beni all'esercizio dell'impresa. Non ha influenza se l'imprenditore ne sia proprietario o ne disponga in forza di altro diritto reale o diritto personale. Può anche esistere un'azienda dove nessuno dei beni appartenga a titolo di proprietà o altro diritto reale, all'imprenditore. La nozione di bene include anche i contratti che l'imprenditore ha stipulato per l'esercizio dell'impresa e le situazioni oggettive che ne derivano, non solo i beni mobili, immobili e quelli cd immateriali. Non il cd avviamento, il valore aggiunto dall'azienda rispetto a quello della somma dei singoli beni aziendali che consiste nella capacità di attrarre la clientela e generare reddito, il che è conseguenza dell'organizzazione dei fattori della produzione (avviamento oggettivo) e dell'efficienza dell'imprenditore nella gestione dell'impresa (avviamento soggettivo): questo rappresenta una qualità dell'azienda, ma può anche non sussistere.
Circolazione dell’azienda: con quel nucleo di attività la cui organizzazione è essenziale per l'esercizio
dell'impresa. Preliminarmente va ricordato che fondamento della disciplina dell'azienda è lo scopo di non disperdere il valore dell'organizzazione dei fattori della produzione in caso di circolazione, ciò si riflette nel
concetto di azienda consente di trasferire contestualmente tutti i beni e i rapporti che dell'azienda fanno parte
senza bisogno di specificarli in dettaglio. Ciò consente anche di identificare il cd “ramo d'azienda” in quel complesso di beni che è idoneo a dar luogo a un'azienda oggettivamente autonoma sotto il profilo operativo.
Espressamente definita dal legislatore come parte dell'azienda, intesa come articolazione funzionalmente
autonoma di un'attività economica organizzata, identificata come tale dal cedente e dal cessionario al momento del suo trasferimento. Quello che rileva è solo la considerazione obiettiva dei beni oggetto del
trasferimento come complesso aziendale o no. Le norme fallimentari sulla cessione e l'affitto di azienda e
rami d'azienda, nelle quali c'è un netto favore per l'utilizzazione di tali istituti da parte della curatela nella
gestione e liquidazione dell'impresa fallita. I contratti che hanno per oggetto il trasferimento della proprietà o godimento dell'azienda hanno obblighi
formali: art 2556.2 i contratti devono essere stipulati in forma pubblica o per scrittura privata autenticata e iscritti a cura del notaio rogante o autenticante, nel registro delle imprese. Questa norma va coordinata col vecchio comma 1 dell'art 2556 che prevede la necessità della forma scritta ad probationem salva l'applicazione delle forme necessarie ad validitatem per il trasferimento dei singoli beni checompongono l'azienda, o per la particolare natura del contratto. La forma dell'art 2556 non è più advaliditatem, in prevalenza si ritiene che essa sia richiesta per poter procedere all'iscrizione nel registro delleimprese e vada considerata come specificazione della forma richiesta ad probationem nel comma 1.
Divieto di concorrenza a carico dell'alienante: l'art 2557 vieta all'alienante di un'azienda, per un periodo di 5 anni dal trasferimento l'inizio di una nuova impresa che sia idonea a sviare la clientela dell'azienda ceduta in ragione dell'oggetto, dell'ubicazione o di altre circostanze (valore dell'avviamento, cioè capacità di attrarre
clientela per delle caratteristiche oggettive e per l'efficienza della gestione). La regola si applica anche: a) alle aziende agricole con riferimento alle imprese agricole per connessione nell'ipotesi in cui sia configurabile lo sviamento della clientela; b) al nudo proprietario o al locatore in caso di usufrutto e affitto di azienda. La tutela
dell'acquirente alla ragionevole conservazione del valore di avviamento da lui pagato in occasione dell'acquisto di azienda va contemperata col principio di evitare una lesione eccessiva della libertà di iniziativa economica.Art 2557 così modula l'autonomia negoziale: La norma è derogabile in melius nei confronti dell'alienante, le parti possono quindi eliminare o rendere meno gravoso il divieto di concorrenza.Il regime
legale è parzialmente derogabile in senso più gravoso per l'alienante: la durata del divieto non può mai eccedere i cinque anni, e l'ampliamento dei limiti legali è ammesso solo se non comporta l'impedimento di ogni attività professionale dell'alienante.
Non è semplice stabilire quando si violi il divieto. L'unico vero criterio è la verifica concreta di uno
sviamento di clientela ricollegabile all'attività intrapresa dall'alienante. Spesso le parti stesse specificano nel contratto i comportamenti concorrenziali da evitare. Esistono poi meccanismi elusivi dell'alienante (es prestanome) che sono sanzionati con l'estensione della portata dell'art 2557 anche alle ipotesi di fattispecie
economicamente omogenee a quelle formalmente previste dalla norma. Condivisibile è la tendenza ad
applicare l'art 2557 anche quando oggetto del trasferimento non sia l'azienda, ma la totalità o il pacchetto di maggioranza delle quote o delle azioni della società che ne è titolare.
Successione nei crediti: art 2559 l'acquirente subentra nei crediti come effetto del trasferimento d'azienda. La
cessione ha effetto nei confronti di terzi dal momento in cui il trasferimento d'azienda è iscritto nel registro delle imprese. Ciò dovrebbe comportare che effettuata l'iscrizione il pagamento del debitore all'alienante non sia da considerarsi liberatorio e che l'acquirente possa legittimamente agire contro il debitore. L'iscrizione nel
registro delle imprese funge da criterio di risoluzione die conflitti fra più acquirenti del medesimo credito, sostituendo per l'acquirente la notifica al debitore o l'accettazione di data certa. Secondo l’art 2559 il pagamento effettuato in buona fede dal debitore all'alienate è liberatorio anche se compiuto dopo l'iscrizione. Successione nei debiti: art 2560.Fra alienante e acquirente: questi sono liberi di far passare o meno i debiti in capo all'acquirente. Il legislatore si occupa invece della responsabilità verso i creditori al fine di evitare che la vicenda circolatoria possa dar luogo a fenomeni elusivi: così la liberazione dell'alienante presuppone l'espressa
dichiarazione in tal senso da parte del singolo creditore. Inoltre una maggior tutela è prevista dall'accollo ex lege a carico dell'acquirente di azienda commerciale per tutti i debiti che risultino dalle scritture contabili obbligatorie. La responsabilità dell'acquirente è in solido con quella dell'alienante. L'art 2560, salvo che per i debiti da lavoro dipendente, non si applica all'usufrutto e all'affitto d'azienda, nei quali dunque per i debiti
pregressi vi è solo la responsabilità del nudo proprietario o del locatore.
Usufrutto e affitto d'azienda: disposizioni aggiuntive ex art 2561 e 2562.Usufruttuario e affittuario devono
esercitare l'azienda sotto la ditta che la contraddistingue.La gestione d'azienda dev'essere svolta in modo da
non modificarne la destinazione e preservarne l'efficienza e le normali dotazioni di scorte al termine del
rapporto la differenza fra le consistenze d'inventario viene regolata in denaro mentre i contatti passati all'usufruttuario o all'affittuario tornano in capo al nudo proprietario o al locatore
La proprietà industriale: dopo la disciplina dell'azienda viene quella dei segni distintivi e a seguirequella sui diritti sulle opere d'ingegno (diritto d'autore, brevetti per invenzioni industriali, brevetti per modelli di utilità, disegni e modelli registrati), con molte leggi speciali. Il d.lgs 30/2005 modificato con il d.lgs 131/2010 (codice della proprietà industriale) disciplina tutto il settore con la sola esclusione del diritto d'autore, è stato raggruppato in un unico testo normativo ha voluto unificare e semplificare l'intera disciplina. Il c.p.i è strutturato in capi il capo secondo contiene le norme specifiche sui singoli diritti di proprietà industriale, mentre gli altri capi racchiudono disposizioni generali applicabili in linea di principio ad ogni diritto compreso nella categoria.
Disposizioni generali: l'espressione proprietà industriale comprende: marchi e segni distintivi, indicazioni geografiche e le denominazioni d'origine, i disegni e i modelli, le invenzioni, i modelli d'utilità, le topografie dei prodotti a semiconduttori, le informazioni aziendali riservate, le nuove varietà vegetali. Protezione accordata a tali diritti: dominicale, cioè di proprietà (nonostante siano immateriali). Nell'ambito della proprietà industriale si divide tra diritti titolati e non titolati, i primi si acquistano mediante brevettazione o registrazione, i secondi ricorrendone i presupposti di legge di volta in volta indicati. Nell'ambito della disciplina unitaria dei diritti di proprietà industriale rientrano: il trattamento dello straniero, importato al principio della parità di trattamento. Le regole sulla priorità tese ad assicurare l'applicazione internazionale dei diritti titolati riconoscendo aperte condizioni un diritto paritario in Italia a chi abbia regolarmente depositato domanda all'estero in un paese che riconosca il medesimo diritto. Il principio di esaurimento volto ad evitare barriere nazionali alla circolazione dei prodotti e dei servizi una volta che questi siano stati messi in commercio dal titolare in uno stato membro della CE. Norme sulla circolazione dei diritti titolati in base alla quale viene attuato un sistema analogo a quello dei beni mobili registrati, per cui l'atto di
trasferimento o di licenza va trascritto, i titoli di proprietà industriale possono essere costituiti in garanzia per crediti di denaro. Le disposizioni processuali e anti pirateria contenute nel capo terzo I marchi: profili generali: il marchio è segno distintivo che identifica imprenditore e azienda e serve adistinguere i suoi prodotti e servizi da quelli dei concorrenti. Ha il maggiore rilievo economico: contraddistingue prodotti e servizi. Fonti del diritto dei marchi: codice civile, c.p.i., regolamento del marchio comunitario, disposizioni sul marchio internazionale, volte a rendere possibile la tutela sovranazionale del
marchio tramite sistemi di registrazione a base comunitaria. Caratteristiche e requisiti di validità: la tutela del marchio concede l'uso esclusivo in favore del soggetto che lo abbia registrato o che l'abbia utilizzato in via di fatto senza registrarlo (seppure in maniera minore); ci sono marchi generali (Piaggio) e specifici (Vespa), ci
sono marchi di fabbrica (Audi) e di commercio (il concessionario); può essere qualsiasi segno suscettibile di essere rappresentato graficamente e atto a distinguere i prodotti o servizi di un'impresa da quelli di altre imprese, si distinguono così marchi denominativi, figurativi, misti, di forma, di colore, di suono. Il marchio dev'essere
Lecito: non contenere segni contrari alla legge, all'ordine pubblico, al buon costume, o lesivi di diritti altrui
Vero: non deve contenere segni idonei a ingannare il pubblico, in particolare sulla provenienza geografica, sulla natura o sulla qualità del prodotto o del servizio. Originale: deve avere capacità distintiva del prodotto rispetto a quelli del medesimo genere. Comunque si distingue tra marchi forti (significativamente distintivi, marchi di pura invenzione) e deboli (il segno o il nome rimanda a parole d'uso comune) Nuovo: non deve consistere esclusivamente in segni divenuti di uso comune nel linguaggio corrente o negli usi costanti del commercio e soprattutto non deve essere confondibile con un marchio altrui precedentemente registrato o usato e neppure con un segno adottato da altri come ditta, denominazione o ragione sociale. Si distingue ancora tra marchi ordinari e marchi celebri, per i primi la novità manca solo se sussiste il rischio di confusione per il fatto che il marchio è identico o simile ai segni già noti come marchi per prodotti o servizi identici o affini, per i secondi senza alcun limite di affinità, è sufficiente che si tragga indebitamente vantaggio
dal carattere distintivo o dalla rinomanza del segno anteriore, o si rechi loro pregiudizio. La mancanza di novità del marchio viene sanata dalla tolleranza protrattasi per un periodo di 5 anni consecutivi del titolare del marchio anteriore ovvero del diritto preuso, salvo che il marchio posteriore sia stato domandato un mala fede, in ogni caso il titolare del marchio posteriore non può opporsi all'uso di quello anteriore o alla continuazione del
preuso. Registrazione e uso del marchio: il marchio si registra presso l'UIBM, chi in buona fede registra acquisisce il diritto esclusivo all'uso del marchio su tutto il territorio nazionale, anche tramite imprese di gruppo o soggetti
che lo usino col suo consenso. Sul presupposto dell'avvenuta registrazione del marchio in ambito nazionale può ottenersi la registrazione internazionale presso l'organizzazione mondiale per la proprietà industriale, con
sede a Ginevra. Il soggetto a favore del quale è stata fatta la registrazione può impedire a chiunque di porre in commercio o pubblicizzare prodotti o servizi identici che siano contraddistinti da un marchio identico a quello
registrato. Se il marchio è celebre o gode di rinomanza, la possibilità di vietare ai terzi l'uso di un marchio simile o identico prescinde dalla affinità, se tale uso permette di trarre indebitamente vantaggio dal carattere
distintivo o dalla rinomanza del marchio (si tutela soprattutto l'investimento dell'impresa che opera per far diventare celebre il marchio). In base all'unità di segni distintivi, si protegge il titolare contro altri che adottino
segni uguali come ditta, denominazione o ragione sociale, insegna o nome a dominio aziendale se c'è affinità. Il diritto dura 10 anni, rinnovabili illimitatamente. Per chi usa il marchio senza registrarlo – e chi lo registra
solo come preuso – esiste una tutela più attenuata, legata alla concreta utilizzazione del marchio (non estendibile ai prodotti affini, spesso ha portata solo locale).
Estinzione della tutela del marchio: il marchio si estingue per:
dichiarazione di nullità per difetto iniziale dei requisiti essenziali Volgarizzazione, se il marchio diventa così diffuso da indicare il prodotto designato (“biro”), solo se deriva da attività o inerzia del titolare: se si difende il marchio contro la volgarizzazione, si conserva la tutela
Sopravvenuta ingannevolezza del marchio Mancato uso del marchio nei cinque anni dalla registrazione ovvero per cinque anni salvo legittimato motivo. Deroga a questa regola per i cd marchi protettivi, quelli simili a un marchio e registrati da un imprenditore come vincolo per gli altri imprenditori: questi non perdono d'uso. Per quanto riguarda la circolazione del marchio, è trasferibile a terzi tramite cessione o licenza di marchio che attribuisce al licenziatario il diritto d'utilizzo per un certo periodo di tempo. Il titolare ha una serie di strumenti flessibili per monetizzare il diritto all'uso. Si rimuove il vincolo tra cessione d'azienda e cessione del marchio: il marchio si cede separatamente dall'azienda o dal ramo dove si realizzava, si esalta il valore in sé del marchio che tende a risolversi nella sua capacità astrattiva ed evocativa (finché non è ingannevole); si è riformata recentemente anche la licenza di marchio (ad es nel franchising e merchandising): la licenza può essere parziale o totale (per tutti i prodotti o per solo una parte), esclusiva o non esclusiva. In caso si licenza non esclusiva a pena di decadenza del marchio, essa deve essere strutturata in modo tale che in ne derivi inganno nei caratteri dei prodotti o servizi che siano essenziali nell'apprezzamento al unico, a tutela degli stessi interessi la legge prevede che il licenziatario non esclusivo debba vincolarsi a utilizzare il marchio per contraddistinguere prodotti o servizi eguali a quelli corrispondenti messi in commercio con lo stesso marchio dal titolare o da altri licenziatari. Ditta e insegna: nel c.p.i. non ci sono regole specifiche per i segni distintivi diversi dal marchio registrato:sono protetti, ricorrendone i presupposti di legge; e si considerano nella disciplina del marchio registrato sulla
base del principio dell'unitarietà dei segni distintivi. Ci sono alcune norme specifiche nel codice civile: la ditta è il nome con cui si indica l'attività, che può coincidere col marchio generale; esiste una ditta originaria,
prescelta dall'imprenditore per il suo diretto utilizzo, e derivata, che è quella che passa all'imprenditore nel trasferimento d'azienda. In ossequio al principio cd di verità si richiede che in quella originaria sia presente il
cognome o la sigla dell'imprenditore, ma questo principio non può valere per la ditta derivata, alla quale l'imprenditore non è tenuto ad aggiungere il proprio cognome o la propria sigla: le ragioni della tutela
dell'avviamento prevalgono su quelle di verità. La ditta deve obbedire al principio di novità: quando una ditta
è uguale o simile a quella usata da altro imprenditore e può creare confusione per l'oggetto dell'impresa e per
il luogo in cui è esercitata, dev'essere integrata o modificata con indicazioni idonee a differenziarla. Si usa il
criterio cronologico per dirimere le controversie: il preuso o l'iscrizione della ditta nel registro delle imprese. L'insegna è il segno distintivo dei locali ove si svolge l'attività d'impresa: si estende la disciplina delladitta. I nomi a dominio sono l'indirizzo internet, ma anche un segno distintivo suscettibile di attirare il pubblico. Le indicazioni geografiche e le denominazioni d'origine sono protette, e identificano un luogo quandosiano
adottate per designare un prodotto che ne è originario o le cui qualità reputazione o caratteristiche siano dovute essenzialmente all'ambiente geografico d'origine comprensivo di fattori naturali, umani e tradizionali. La protezione consiste nel divieto dell'uso di tali indicazioni e denominazioni qualora possa essere idoneo a
ingannare il pubblico sulla provenienza dei prodotti ovvero sulla loro qualità o qualora comporti un indebito sfruttamento della reputazione della denominazione protetta. Disegni e modelli: definiti dall'art 31 cpi come l'aspetto dell'intero prodotto o di una sua parte quale risultain particolare dalle caratteristiche delle linee, dei contorni, dei colori, della forma, della struttura superficiale ovvero dei materiali del prodotto stesso ovvero del suo ornamento;: si registrano disegni e modelli nuovi con carattere individuale (non identici ad altri modelli o differenziarsene per caratteri irrilevanti, suscitano
impressioni generali differenti da quelle ispirate da qualsiasi altro modello diffuso); si tratta del design industriale; quando i disegni e i modelli presentino di per sé carattere creativo e valore artistico sono anche tutelati dal diritto d'autore. Spesso si richiede anche il brevetto per l'oggetto vero e proprio, a livello comunitario si protegge dal reg. ce del 2002 su disegni e modelli comunitari.
Il brevetto per le invenzioni consiste nella concessione di un diritto di monopolio temporaneo ventennalein favore di chi abbia inventato un prodotto o un procedimento concorrendo al progresso tecnologico dell'intera comunità garantendo una tutela dall'utilizzo altrui cd privativa, protezione comunque limitata nel tempo e subordinata alla pubblicità del prodotto o al procedimento oggetto dell'invenzione, si che all'esaurimento del
brevetto ogni interessato sia teoricamente in condizione di poterlo replicare (è più incentivo per le imprese a sostenere gli aleatorie onerosi investimento per ricerca e sviluppo). Il brevetto è disciplinato oltre che nel cpi anche negli articoli 2584-2591 del codice civile e da una serie di trattati e convenzioni volti ad agevolare il riconoscimento internazionale dei brevetti rilasciati nei singoli paesi. L'oggetto del brevetto sono le invenzioni nuove che implicano un'attività inventiva e sono atte ad avere un'applicazione industriale (si parla di cd approccio funzionale). L'art 45 cpi esclude dal novero delle invenzioni i metodi per il trattamento chirurgico terapeutico, ma non i medicinali. Problematiche con le biotecnologie (brevettabili se nuove, originali e suscettibili di applicazione industriale, a) i materiali biologici
isolati dall'ambiente naturale e prodotti tramite un procedimento tecnico, i procedimenti tecnici con i quali essi vengono prodotti, lavorati o impiegati e le loro applicazioni nuove; b) qualsiasi nuova utilizzazione di un materiale biologico o di un procedimento tecnico relativo a materiale biologico; c) le invenzioni relative ad un elemento isolato del corpo umano o prodotto con procedimento tecnico a condizione che ne sia
dettagliatamente indicata la funzione e applicazione industriale e che il procedimento tecnico sia possibile solo tramite l'intervento umano. Le invenzioni riguardanti piante o animali o un insieme vegetale e non sia frutto di procedimenti di tipi essenzialmente biologico. Le esclusioni di brevettabilità si dividono in 3 categorie: 1) divieto di brevettare il corpo umano o la mera scoperta di una parte di esso; 2) esclusione di ogni invenzione in cui il suo sfruttamento commerciale sia contrario alla dignità umana, all'ordine pubblico, e al buon costume (si esclude per conseguenza: la clonazione e la modificazione genetica dell'uomo, ogni utilizzazioni di embrioni umani ivi compresi le cellule staminali umane e i procedimenti tecnici che ne fanno uso, la modificazione genetica animale, ove provoca sofferenze senza utilità medica sostanziale per l'uomo o l'animale, lo screening genetico ove il suo sfruttamento conduca a esiti discriminatori ampiamente intesi); 3) esclusione per la semplice sequenza di DNA. I requisiti per la brevettabilità sono:
L’industrialità, o l'attitudine dell'invenzione ad avere un'applicazione industriale
La novità, cioè un invenzione non compresa nello stato della tecnica L'originalità indica che l'invenzione deve rappresentare un significativo progresso tecnico
La liceità: oltre i limiti sopra descritti, esiste anche un divieto per farmaci nocivi alla salute. Il brevetto concede monopolio temporaneo nello sfruttamento economico del prodotto o del suo procedimento;
appartiene all'inventore o al datore di lavoro di questi, in questo all'inventore spetta il diritto morale ad esserne riconosciuto autore, verrà calcolata anche un equo premio, qualora il contratto non preveda una specifica
retribuzione dell'attività inventiva e il datore di lavoro ottenga il brevetto. La domanda di brevetto concerne una sola invenzione per volta, dev'essere specifica, con una o più rivendicazioni in cui sia indicato, specificamente, ciò che si intende debba formare oggetto del brevetto (si brevetta la struttura ma anche la
funzione intesa come l'uso che l'inventore vuole riservare a sé stesso). Effetto del brevetto è la concessione al suo titolare del diritto di utilizzare economicamente l'invenzione in via esclusiva, anche tramite la messa in
commercio; la durata è ventennale, non rinnovabile, e si considera partire dalla data di deposito della domanda.
Come il marchio anche il brevetto è trasferibile con o senza l'azienda anche mortis causa, e di frequente è oggetto di cd licenza di brevetto con la quale si conferisce a un terzo con o senza esclusiva, il diritto di
utilizzarla. In certe ipotesi la licenza d'uso senza esclusiva è prevista come obbligatoria per legge (mancata o insufficiente attuazione dell'invenzione per un triennio; in casso del brevetto dipendente, quando la licenza è
necessaria per una nuova invenzione che rappresenti un importante progresso tecnico di considerevole rilevanza economica). Il brevetto si estingue per dichiarazione di nullità, ovvero decadenza in caso di mancata
o insufficiente attuazione per un biennio oltre la concessione della licenza obbligatoriamente di mancato pagamento dei diritti ovvero per rinuncia del titolare. Il know-how: Esiste anche un altro divieto: quello di non divulgare, rivelare a terzi, acquisire o utilizzarequelle informazioni aziendali ed esperienze tecnico industriali anche prive dei requisiti di brevettabilità che siano segrete (non note o accessibili), abbiano valore economico in quanto tali, siano sottoposte a misure adeguate a mantenerle segrete. Il divieto non opera nel caso in cui il terzo abbia acquisito l'informazione in modo indipendente. I modelli di utilità sono quelli atti a conferire particolare efficacia o comodità di applicazione o di impiego a
macchine, parti di esse, strumenti, utensili o oggetti di uso in genere, quali i nuovi modelli consistenti in particolari conformazioni, disposizioni, configurazioni o combinazioni di parti. Sono brevettabili se nuovi e
originali, con lo stesso effetto dei brevetti industriali, ma la durata è limitata a 10 anni, la distinzione tra
invenzioni e modelli consiste nella circostanza che nelle prime comportano la soluzione originale di un
problema tecnico, mentre le seconde riguardano solo gli aspetti formali attinenti alla comodità d'uso di un prodotto noto. Non sempre di facile distinzione quindi è stata introdotto la cd brevettazione alternativa: cioè
la possibilità per chi chiede un brevetto per invenzione di presentare contestualmente la domanda di brevetto
per modello di utilità per il caso che la prima non sia accolta o lo sia solo in parte. Le topografie dei prodotti a semiconduttori: sono creazioni intellettuali a contenuto tecnologico protette in funzione dello schema
tridimensionale che caratterizza gli strati del microcircuito elettronico. La durata è di 10 anni, tipica di questo
diritto è l'attenuazione del requisito della novità per ottenere la registrazione: possono essere registrate anche topografie già oggetto di sfruttamento commerciale, ovunque nel mondo, purché da non più di due anni. Le
nuove varietà vegetali: oggetto in favore del costruttore le varietà vegetali che siano nuove, distinte,
omogenee e stabili. Questi requisiti sussistono quando:
a) alla data di deposito della domanda l'oggetto de brevetto non è stato venduto in Italia da oltre un anno o nel resto del mondo da oltre quattro anni, o sei se si tratta di alberi o viti;
b) la varietà si contraddistingue nettamente da ogni altra la cui esistenza si notoriamente conosciuta;
c) la varietà è sufficientemente uniforme nei suoi caratteri pertinenti e rilevanti; d) detti caratteri rimangono invariato in seguito alle successive riproduzioni moltiplicazioni ovvero alla fine di ogni ciclo biologico. La protezione consiste negli aspetti: a) produzione e riproduzione; b) condizionamento a scopo di riproduzione o moltiplicazione; c) offerta in vendita, vendita o qualsiasi altra forma di commercializzazione; d) esportazione o importazione; La durata della protezione è di 20 anni da quando è resa accessibile al pubblico, 30 per viti e alberi. Il diritto d'autore: la protezione legale per le opere di ingegno di carattere creativo che appartengono alla letteratura, alla musica, alle arti figurative, all'architettura, al teatro e alla cinematografia, qualunque ne sia il modo o la forma di espressione mira ad assicurare all'autore non solo il diritto morale alla paternità dell'opera, e dunque alle forme della sua utilizzazione, ma anche al diritto esclusivo al suo sfruttamento economico. Tale
protezione è disciplinata dal codice civile (art 2575 – 2583) e dalla legge 633 del 41, modificata. Le condizioni per l'accesso alla tutela derivano dalla mera creazione della stessa, senza che la registrazione pure prevista presso la SIAE abbia valore costitutivo. La legge ha risolto espressamente due delicati problemi
attribuendo la tutela del diritto d'autore ai programmi per elaboratori elettronici e alle banche dati che costituiscano una creazione intellettuale dell'autore. Per le opere complesse, formate da vari soggetti, ci sono le regole degli art 7 8 e 10 della legge sul diritto d'autore. Vengono attribuite forme di tutela anche a soggetti che non sono autori ma hanno partecipato al processo di formazione dell'opera.
Sotto il profilo patrimoniale, l'autore ha diritto esclusivo di utilizzare l'opera in ogni forma e modo, originale e derivato. Si elencano poi le varie forme di sfruttamento economico dell'opera riservate all'autore e che ovviamente variano a seconda della tipologia della stessa con regole che rincorrono i progressi della tecnologia. Ad esempio il contratto di edizione: durata massima di 20 anni, con il quale l'autore concede ad un editore il
diritto di pubblicare a stampa l'opera dell'ingegno dietro corrispettivo, normalmente commisurato a una percentuale dell'importo delle vendite. Il diritto d'autore ha, per i profili economici, una durata di 70 anni dopo la morte dell'autore. Per taluni tipi di opere d'ingegno il legislatore regola particolari forme contrattuali accanto ai diritti di sfruttamento esistono i diritti morali, irrinunciabili e inalienabili, svincolati dalla cessione dei terzi
Lezione 5: la concorrenza tra imprese La tutela della libertà di concorrenza: La libertà di iniziativa economica privata vive un momento di totale e
acritica adesione. Il sogno dell'economia liberale è la totale assenza di barriere all'entrata nel mercato, ma gli
imprenditori spesso non vogliono concorrenza. (si cerca la workable competition, o competenza sostenibile); le
regole a tutela della libera concorrenza sono dunque volte a proteggere la libertà di iniziativa economica da se stessa;
a evitare che i vantaggi da essa derivanti alla collettività e ai consumatori vengano posti nel nulla dalla naturale
tendenza al monopolio o alla collusione tra operatori.
Le fonti della normativa che regola la concorrenza posso ritrovarsi nello Sherman act del 1890, trattato ce del 1957,
legge italiana 287 del 1990 (legge antitrust) con ambito residuale (limitato alla regolamentazione dei fenomeni anti
concorrenziali rilevanti solo sul mercato italiano). I comportamenti lesivi della concorrenza spesso incidono sul
mercato mondiale, è sempre più frequente che operazioni rilevanti per la concorrenza debbano essere sottoposte al
vaglio di compatibilità con ordinamenti diversi; per taluni settori (ad es editoria e radiotelevisioni) esistono
legislazioni speciali.
Le fattispecie anticoncorrenziali sono:le intese restrittive della libertà di concorrenza, abuso di posizione dominante e operazioni di concentrazione restrittive della libertà di concorrenza. L’organo preposto al controllo della concorrenza è l’AGCM che è un organo collegiale composto da cinque membri nominati dai presidenti delle camere (esiste anche una commissione europea con lo stesso scopo). I provvedimenti del AGCM sono ricorribili dinnanzi al TAR i limiti della sindacabilità delle decisioni rappresentano un tema delicato: se si ritenesse che il tribunale amministrativo possa sostituire la propria valutazione tecnica o di merito a quella dell'AGCM si svuota il ruolo dell'Autorità e di vanificare l'affidamento
della verifica e del controllo dei comportamenti anticoncorrenziali a un organo specializzato. Le azioni rivolte a far dichiarare la nullità degli atti anticoncorrenziali, a conseguire il risarcimento del danno e a ottenere i relativi provvedimenti d'urgenza è di competenza dell'autorità giudiziaria ordinaria. Ci sono imprese sottoposte a speciali forme di vigilanza (settore bancario, assicurativo...) denominati settori speciali.
Le intese restrittive della concorrenza:Secondo l’art 2 l. 287/1990 sono accordi e pratiche concordate tra impresenonché deliberazioni anche se adottate ai sensi di disposizioni statutarie o regolamentari di consorzi,
associazioni di imprese e organismi similari, vietate se abbiano per oggetto o effetto di impedire restringere o falsare in maniera consistente il gioco della concorrenza all'interno del mercato nazionale o in una sua parte
rilevante. Intesa con concetto ampio, senza limitazioni formale. Particolare rilievo si da alle pratiche concordate delle imprese che uniformano il loro comportamento sul mercato (variazioni di prezzi simultanee
ecc); ma serve che ci siano elementi di fatto che qualifichino il tutto come una scelta consapevole. Sia la norma italiana che comunitaria contengono un elenco di carattere esemplificativo e non tassativo di intese
anticoncorrenziali (lista che comprende intese orizzontali, tra produttori di beni simili, e verticali, tra produttori e rivenditori), le ipotesi tipizziate concernono: - le intese sui prezzi di acquisto o di vendita su altre
condizioni contrattuali; -le intese che limitano la produzione, gli sbocchi o l'accesso al mercato o gli investimenti; - le intese di ripartizione dei mercati; - le intese che ledono la parità di trattamento fra i
contraenti di un'impresa applicando condizioni diverse per prestazioni equivalenti; - intese che impongono per la conclusione dei contratti prestazioni supplementari non ragionevolmente collegate con l'oggetto del contratto. Non rientrano nel concetto di intese vietate quelle intercorrenti tra società dello stesso gruppo, né
sono vietate tutte le intese: solo quando impediscano, restringano o falsino in maniera consistente la concorrenza nei mercati, o nelle parti rilevanti dei mercati. Ma cosa si intende per mercato rilevante? è un
parametro utile a valutare l'esistenza di una lesione della concorrenza, ma non esiste una definizione legislativa generale: per quel che concerne il prodotto è simile al concetto di intercambiabilità o sostituibilità
dei prodotti da parte del consumatore in relazione alle loro caratteristiche, al prezzo e all'impiego. Per quanto riguarda il mercato geografico bisogna riferirsi all'area ove le imprese agiscono in concorrenza.
Il divieto può essere oggetto di deroghe; se le intese danno luogo a miglioramenti nelle condizioni di offerta
sul mercato, con l'effetto di comportare un sostanziale beneficio per i consumatori. Nel nostro ordinamento l'AGCM può concedere autorizzazioni in deroga sia per le categorie (tramite provvedimenti di ordine generale) sia per singole intese (previa apposita notifica e richiesta all'autorità): si tratta di autorizzazioni temporanee e
revocabili. La commissione CE può emettere provvedimenti autorizzativi di ordine generale, e di tale facoltà spesso s'è avvalsa. Ove l'AGCM accerti la violazione del divieto di intese può adottare i provvedimenti necessari per rimuoverne gli effetti anticoncorrenziali ed emettere sanzioni pecuniarie, nonché disporre in caso di reiterata inottemperanza la sospensione dell'attività d'impresa fino a 30 giorni.
L'abuso della posizione dominante:l’ art 3 l. 287/1990 si vieta l'abuso da parte di una o più imprese di unaposizione dominante all'interno del mercato nazionale o in una sua parte rilevante. Di tenore simile è l'art 102 del trattato FUE che inibisce: nella misura in cui possa essere pregiudizievole al commercio fra Stati membri lo sfruttamento abusivo s parte di una o più imprese di una posizione dominante sul mercato comune o di una parte sostanziale di questo. Non è illecito il raggiungimento di una posizione dominante, ma il suo abuso. Il concetto di posizione dominante presuppone l'identificazione del mercato rilevante; una volta identificato, la valutazione della posizione dominante va effettuata confrontando la quota di mercato dell'impresa calcolata in base al suo fatturato con quella complessiva del settore. L'abuso di posizione può riguardare l'imposizione di prezzi (d'acquisto, di vendita o condizioni contrattuali gravose), limitazioni o impedimenti alla produzione, agli sbocchi o agli accessi al mercato, allo sviluppo tecnico o al progresso tecnologico a danno dei consumatori, applicazione di condizioni discriminatorie per prestazioni equivalenti, imposizione di prestazioni supplementari ingiustificate non collegate all'oggetto del contratto. L'abuso da parte di una o più imprese porta a configurare la possibilità della posizione dominante collettiva. L'AGCM ex l. 192/1998 sanziona l'abuso di dipendenza economica che abbia rilevanza per la tutela della concorrenza e del mercato, prescinde dalla posizione dominante: l'abuso di dipendenza economica prescinde dalla posizione dominante sul mercato e si riferisce unicamente ai rapporti intercorrenti tra imprese, identificandosi con la situazione in cui un'impresa in grado di determinare, nei rapporti commerciali con un'altra impresa un eccessivo squilibrio di diritti e obblighi. Le concentrazioni: Secondo l'art 6 l. 287/1990: sono vietate le operazioni di concentrazione che comportino
lacostituzione o il rafforzamento di una posizione dominante sul mercato nazionale in modo da eliminare o ridurre in modo sostanziale e durevole la concorrenza (simile anche il reg. CE); l sistema di controllo delle
concentrazioni prevede sia in sede nazionale che comunitaria, un obbligo di comunicazione delle operazioni di concentrazione che superino le soglie quantitative indicate (pena sanzioni amministrative pecuniarie).
Esiste una commissione CE per le operazioni di concentrazione che superino determinate soglie. Dopo la comunicazione l'autorità decide se avviare o no un'istruttoria. La decisione negativa segna il benestare, quella
positiva l'avvio di una fase più approfondita di valutazione sul potenziale del contrasto dell'operazione con i precetti normativi, se essa implichi la costituzione o il rafforzamento di una posizione dominante. Ci sono
elementi da tenere in conto, quali le possibilità di scelta di fornitori e utilizzatori, la posizione sul mercato delle imprese interessate, il loro accesso alle fonti di approvvigionamento o agli sbocchi di mercato, la
struttura del mercato e delle barriere all'ingresso, l'andamento di offerta e domanda, le caratteristiche dell'industria nazionale. In sede comunitaria v'è anche il riferimento all'interesse dei consumatori finali o
intermedi e all'evoluzione del progresso tecnologico e scientifico, purché si rifletta a vantaggio dei consumatori e non ostacoli la concorrenza. Gli effetti dell'avvio dell'istruttoria sono diversi nelle due
discipline: in Italia l' AGCM può sospendere il compimento dell'operazione pendente l'istruttoria, mentre a livello comunitario la sospensione opera automaticamente salvo deroghe specifiche. L'inosservanza dei
provvedimenti dell'AGCM comporta l'irrogazioni di sanzioni amministrative pecuniarie calcolate sul fatturato delle imprese coinvolte.Esistono varie fattispecie elencate dall'art 5 della legge 287/90 (analoghe a
quante previste dal reg. CE del 2004), a carattere non tassativo:
1)Fusione tra imprese 2)acquisizione del controllo dell'insieme o di parti di una o più imprese che conferisca la possibilità di esercitare un'influenza determinante sulle attività d'impresa. Controllati non sono solo le parti ma anche i titolari dei contratti, diritti o rapporti da cui discende il controllo, ma anche i soggetti che in via di fatto esercitano i relativi
diritti. Non è considerata acquisizione di controllo l'ipotesi in cui una banca o un istituto finanziario acquistino partecipazioni al capitale di un'impresa ai soli fini di collocamento. La costituzione di un'impresa comune, p. es. join venture. Il concetto di concentrazione è basato sugli effetti economici dell'operazione, sono perciò irrilevanti le operazioni del genere appena menzionate (fusioni,
acquisizioni ecc) che avvengono tra soggetti appartenenti allo steso gruppo, cioè tra soggetti già economicamente unitari. In sostanza si ha concentrazione quando l'acquisizione totale o parziale di un'impresa prima indipendente comporti un ampliamento della quota di mercato dell'operatore in questione, ciò comporta una diminuzione degli operatori economici indipendenti.
Esistono comunque monopoli legali, (ad esempio i trasporti) che derogano alle norme della l 287/1990, ma la
legge si premura di porre alcuni principi vincolanti per lo svolgimento dell'attività del monopolista, volti soprattutto ad evitare che adotti comportamenti discriminatori e lesivi dei diritti dei clienti (obbligo di contrarre con chiunque, parità di trattamento in ogni senso) le regole sul monopolista legale non si applicano
a quello di fatto. libera concorrenza derogabile per effetto della stessa autonomia contrattuale:L’l'art 2596 stabilisce i requisiti del patto di non concorrenza:
Necessità della forma scritta del patto di non concorrenza per fini probatori Limitazione a una determinata zona o attività. Durata non superiore a cinque anni (norma che ha effetto anche contro clausole differenti e quindi ridimensionate)
Disciplina speciale di patti di esclusiva e di preferenza va nel contratto di somministrazione.
Eccezzioni a tali principi: 1)la durata dei patti tra somministratore e somministrato può essere pari a quella di somministrazione
2)Il patto di non concorrenza del dipendente deve essere scritoo pena nullità e non può durare più di tre anni
L’art 2596 non si applica ai patti di non concorrenz accessori ad un contratto. La concorrenza sleale: l'imprenditore dev'essere leale e corretto. Gli art 2598 ss trattano della concorrenza sleale, con fattispecie tipiche e dettando regole speciali.Dal 2007 sono state disciplinate anche la pubblicità ingannevole e le pratiche commerciali scorretteGli atti di concorrenza sleale sono: Confusione: compie atti sleali chiunque usa nomi o segni distintivi idonei a produrre confusione con nomi o segni distintivi legittimamente usati da altri come distintivi della sua attività o dei suoi prodotti o imita
servilmente i prodotti di un concorrente o compie con qualsiasi mezzo atti idonei a creare confusione con prodotti e attività di concorrenti. La norma tutela l'interesse dell'imprenditore a impedire che i suoi
concorrenti pongono in essere atti che inducano la clientela in errore sul soggetto con il quale entrano in contatto o sui prodotti posti in commercio. Altra ipotesi di concorrenza sleale per confusione è l’imitazione
servile del prodotto. Denigrazione e appropriazione di pregi altrui: è un atto di concorrenza sleale la diffusione di notizie e apprezzamenti sui prodotti o l'attività di un concorrente idonei a determinarne il discredito o l'appropriazione di pregi dei prodotti o dell'impresa di un concorrente, non rientra in questa categoria la pubblicità comparativa, cioè quella che pone a confronto per evidenziare la superiorità, tale pubblicità è lecita ove condotta in modo non ingannevole e utilizzando dati effettivamente comparabili e veritieri, diversamente è considerata atto si concorrenza sleale. La contrarietà alla correttezza professionale: si sanzionano gli atti non conformi ai principi di correttezza
professionale idonei a danneggiare l'azienda altrui.
Storno dei dipendenti e del collaboratori di un impresa da parte di un concorrente, quando ciò avvenga con mesi scorretti e per ledere deliberatamente l'altro imprenditore. Dumping: consiste nel praticare prezzi di vendita sotto costo al fine di espellere il concorrente dal mercato. Boicottaggio: consiste nel rifiuto di contrarre con altri imprenditori anche qui al fine di espellerli dal
Pubblicità ingannevole o menzognera: ex d.lgs 145/ 2007
Violazione di altrui legittime esclusive contrattuali, ove avvenga con modalità scorrette. Concorrenza parassitaria: che consiste nello sfruttare a proprio vantaggio gli investimenti che altre imprese ha compiuto nella programmazione e nelle scelte di mercato, seguendone appunto parassita mente le mosse.
Le azioni repressive della concorrenza sleale sono:.
L’azione inibitoria e di rimozione degli effetti dell'atto di concorrenza sleale art 2599: senza bisogno di provare dolo o colpa, basta dimostrare il danno, anche solo potenziale. Provvedimento cautelare anticipatorio della pronuncia definitiva con il quale l'imprenditore raggiunge il risultato per lui realmente importante: bloccare in radice il comportamento ed eliminare gli effetti L’azione di risarcimento del danno che richiede la prova del dolo e della colpa dell’autore
Lezione 6: i contratti di impresa Tra le molte raffigurazioni dell’impresa elaborate da giuristi ed economisti, particolarmente incisiva è quella che la risolve in un intreccio di contratti; e in effetti, sia l’organizzazione dell’impresa sia lo svolgimento dell’attività sul mercato, si traducono principalmente nella conclusione di contratti. Contrattuale è la collocazione di beni e servizi sul mercato; contrattuale è l’acquisizione della disponibilità dei fattori della produzione; contrattuali sono i rapporti con i clienti, i dipendenti e gli altri collaboratori. Questa realtà in passato, e in taluni ordinamenti ancora oggi, si è spesso riflessa nella separazione delle regole dei contratti c.d. commerciali da quelle dei contratti c.d. civili e talvolta anche nella previsione di giudici speciali per le controversie in materia di contratti commerciali. Nel nostro ordinamento, il codice civile del ’42 ha superato tale partizione designando una disciplina dei contratti comune e, almeno formalmente, indifferente al fatto che un determinato contratto sia stipulato o no nell’ambito dell’impresa. Tuttavia è importante notare che la disciplina generale dei contratti e, ancor più, quella dei contratti speciali, sono caratterizzate da regole particolari che si applicano solo quando la vicenda contrattuale sia inserita nell’ambito dell’impresa. L’attività di impresa è da tempo divenuta il centro della produzione e della diffusione della ricchezza. All’impresa è affidato il soddisfacimento di quasi tutti i bisogni collettivi, ivi compresi quelli fondamentali. Ne deriva che la specialità della disciplina della contrattazione d’impresa non è più limitata, come in passato, ad alcune regole funzionali all’esigenze degli imprenditori nell’ambito dei loro rapporti. Hanno, invece, assunto rilievo preminente norme che tengono conto dello status delle parti, specie con finalità protettive di quelle deboli (per esempio, la normativa sui contratti fra imprenditore e consumatore oggi contenuta in via pressoché esaustiva nel codice del consumo). La rilevanza dell’attività di impresa giunge addirittura, nei casi più estremi, a travalicare i confini negoziali: ne è esempio la normativa sulla responsabilità del produttore, nella quale, per i danni da difetto del
prodotto,viene affermata, con regole di particolare tutela per il danneggiato, una responsabilità risarcitoria del produttore indipendente dalle vicende negoziali della circolazione del prodotto.Coerente con questa linea evolutiva è il fenomeno della crescente internazionalizzazione dell’economia. Le regole del commercio internazionale rivendicano sempre più l’autonomia dal diritto statale anche a riguardo ai soggetti chiamati a risolvere le eventuali controversie. Il rapporto tra il contratto e l’impresa continua poi ad essere caratterizzato dal dato tradizionale per cui la seconda si pone come il principale “laboratorio” creativo dei contratti, proprio perché il costante adeguamento degli schemi negoziali è richiesto dalle sempre mutevoli esigenze dell’attività di impresa
La categoria dei contratti di impresa:Le precedenti considerazioni costituiscono la base delle opinioni che da tempo, e recentemente con maggior vigore, sostengono l’esistenza di una vera e propria categoria dei
contratti di impresa.Si vuole in tal modo sottolineare la possibilità di costruire sistematicamente un vero e
proprio diritto speciale caratterizzato dall’inerenza del contratto all’attività di impresa. Si osserva in proposito, che sotto il profilo strutturale esistono contratti la cui disciplina presuppone che almeno una delle parti sia un imprenditore (ad esempio i contratti bancari, di assicurazione, il leasing e il factoring) e le figure contrattuali in cui normalmente una o entrambe le parti sono imprenditori (ad esempio il contratto di trasporto e di somministrazione).
La giustificazione della categoria trova poi conferma nella circostanza che diverse regole del codice civile hanno
quale presupposto di applicazione che l’atto o il contratto sia posto in essere nell’esercizio dell’impresa
Le fonti del diritto dei contratti di impresa:Molti contratti sono regolati da leggi speciali,altri sono dotati
tipicità economica ma non normativa sono regolati in leggi speciaaltr contratti di impresa sono dotati di tipicità economica ma non normativa: per essi non è, cioè, prev sta un’ pposita discipl na legislativa. Ciò rende assai complessa l o era di integrazion de le eventuali lacune dell’atto;la fissazione di regole di estremo rilievo è demand ta alla normativa secondaria di tipo regolamentare delle La disciplina dei contratti di impresa assegna agli usi un ruolo non trascurabile ai fini integrativi della disciplina legale. A riguardo va subito precisato che l’oggettivo rilievo degli usi come vera fonte di disciplina di taluni contratti di impresa, di recente è entrato più volte in rotta di collisione con la normativa di tutela del contraente debole; Fonte assai rilevante del diritto dei contratti di impresa è costituita dalle condizioni generali di contratto che ciascun imprenditore elabora. Anche qui la libertà di determinazione del contenuto del contratto tramite clausole unilateralmente
predisposte soffre, nei rapporti con il contraente debole, severe limitazioni nelle recenti normative;
L’autonomia negoziale svolge un ruolo centrale come fonte delle regole dei contratti di impresa. La regolamentazione negoziale assume un ruolo del tutto particolare specie nell’ambito dei contratti a contenuto maggiormente complesso, di lunga durata e comportanti l’investimento di ingenti risorse per la loro esecuzione. In questi casi, le parti propendono a costruire testi contrattuali tendenzialmente autosufficienti e addirittura capaci, attraverso meccanismi negoziali, di superare eventuali situazioni di difficoltà senza ricorrere ai tradizionali meccanismi normativi (risoluzione, risarcimento) che, in quelle ipotesi, si rivelano de tutto inadeguati alla tutela degli investimenti effettuati; La globalizzazione dei mercati fa sì che oggi la contrattazione di impresa sia caratterizzata dalla internazionalità delle parti o della sua esecuzione. Vengono in rilievo, a livello normativo, le direttive comunitarie e le convenzioni di diritto materiale uniforme; Il profilo di maggior rilievo dell’internazionalizzazione dei contratti di impresa, con riguardo al sistema delle fonti, consiste nella sempre più spiccata tendenza alla delocalizzazione del diritto applicabile, tramite il riferimento alla c.d. lex mercatoria: espressione riassuntiva di un sistema di regole basato essenzialmente sulla progressiva costruzione di principi generali del diritto commerciale internazionale.In essa confluiscono fonti di vario tipo:
1. gli usi generali e settoriali del commercio internazionale; 2. i principi generali contenuti nelle principali convenzioni uniformi; 3. le pratiche del commercio internazionale concretizzate nelle clausole contrattuali di più frequente utilizzazione;
4. i principi elaborati da organizzazioni internazionali; 5. le regole della giurisprudenza arbitrale internazionale. Questa tendenza trova, per un verso, riscontro normativo nelle norme nazionali sull’arbitrato internazionale e, per altro verso conferma negoziale nelle frequenti clausole contrattuali in cui le parti espressamente indicano nei principi del commercio internazionale il diritto che regola il contratto e che gli arbitri devono usare per risolvere le controversie.
Contratti di impresa e norme di tutela della parte debole, i contratti del consumatore: La principale linea evolutiva delle regole sui contratti di impresa è certamente quella che mira a riportare su
un piano di equilibrio la relazione contrattuale tra l’imprenditore e la sua controparte debole. Si tratta di regole che non si identificano e non si esauriscono con la pur rilevante normativa in ordine ai contratti con il consumatore. All’interno della normativa di settore, la protezione del contraente con l’imprenditore si rafforza ove questi sia un consumatore ovvero si disapplica quando sia un “professionista”. Rinviando, per i profili specifici, alla trattazione dei singoli contratti, va innanzi tutto evidenziata la disciplina generale dei contratti con i consumatori. La tematica forma ora oggetto del codice del consumo. La nozione di consumatore viene ritagliata, più che sulle qualità soggettive del contraente, sugli scopi che egli intende soddisfare con il contratto: l’art. 31 lett. a cod. cons. definisce, infatti, il consumatore come la “persona fisica che agisce per scopi estranei
all’attività imprenditoriale o professionale eventualmente svolta”. A tale nozione viene contrapposta quella del professionista, e cioè della “persona fisica o giuridica che
agisce nell’esercizio della propria attività imprenditoriale o professionale, ovvero un suo intermediario
Sul piano della determinazione del contenutodel contratto: Gli artt. 33 ss. cod. cons. riproducono la normativa sulle clausole c.d. vessatorie introdotta nel codice civile con la l. 52/96 e prevedono la nullità delle clausole “che, malgrado la buona fede, determinano a carico del consumatore un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto”.
Si sottraggono a tale nullità le clausole:
1. che riproducono disposizioni di legge; 2. che attengono all’oggetto del contratto o all’adeguatezza del corrispettivo economico dei beni o dei servizi, purché chiare e comprensibili;
3. che sono state oggetto di trattativa individuale. L’art. 33 cod. cons. elenca una lunga serie di clausole che, sino a prova contraria, si presumono vessatorie. Si tratta comunque di un elenco non tassativo. La normativa rappresenta un significativo ampliamento della tutela contro le clausole vessatorie contenute nei c.d. contratti standard che, nel disegno originario del codice civile, era affidata al solo precetto formale della specifica approvazione per iscritto. La tutela del consumatore in materia trova poi ulteriore presidio nell’introduzione della c.d. azione inibitoria e delle class action in favore delle associazioni rappresentative dei consumatori al fine di ottenere dal giudice una pronuncia che, in via generale, inibisca al professionista l’uso di condizioni generali di contratto vessatorie. Si tratta di strumenti di azione collettiva a tutela di interessi diffusi che è stato usato, e con successo, in numerose occasioni. Sul piano della tutela dei diritti con il dlgs 130 del 2015 è stata ridisegnata la disciplina della composizione extragiudiziale delle controversie per rafforzare le norme volte a proteggere i consumatori
Sul piano della formazione della volontà: Riguardo alla delicata fase pre-negoziale in cui, mediante al
propaganda pubblicitaria, le imprese forniscono “consigli per gli acquisti”, il codice del consumo tutela anche i consumatori prevedendo che questi, nonché le loro associazioni e organizzazioni, possano chiedere
all’AGCM “che siano inibiti gli atti di pubblicità ingannevole o di pubblicità comparativa illecita”. Viene ritenuta ingannevole “qualsiasi pubblicità che in qualunque modo, compresa la sua presentazione, induca in errore o possa indurre in errore le persone fisiche e giuridiche alle quali è rivolta”. La formazione del consenso del consumatore è presa in considerazione anche nelle norme sui contratti negoziati al di fuori dei localo commerciali e sui contratti c.d. a distanza. Il riferimento più immediato è certamente alle c.d. televendite e all’e-commerce: la legge, peraltro, fa riferimento a qualunque mezzo “che, senza la presenza fisica e simultanea del fornitore e del consumatore, possa impiegarsi per la conclusione del contratto tra le dette parti”. La nozione di contratto negoziato al di fuori dei locali commerciali ha oggetto solo parzialmente coincidente con quella di contratto a distanza in quanto fa riferimento alle tecniche di contrattazione c.d. aggressive, caratterizzate dal fatto che l’operatore commerciale contatti a domicilio il consumatore oppure organizzi eventi al fine di proporgli la stipulazione di contratti, oppure proponga la conclusione di contratti in area pubblica o aperta al pubblico ovvero ancora per corrispondenza. In tutti questi casi il legislatore avverte l’esigenza di tutelare il consumatore in quanto la formazione del suo consenso può essere influenzata dalla particolare suggestività del mezzo usato oppure dalla straordinaria intrusività oppure ancora caratterizzata dall’impossibilità di verificare concretamente l’oggetto del contratto. Le tecniche di tutela nei contratti a distanza prevedono, anzitutto la protezione
dell’interesse del consumatore a un’adeguata e completa informazione sulle caratteristiche soggettive (identità del fornitore), oggettive (caratteristiche del bene) e normative (recesso, durata, garanzie) del contratto. Viene poi tutelato in modo specifico l’interesse alla corretta esecuzione del contratto, fissando termini essenziali di consegna (30 giorni, salvo diverso accordo) e l’obbligo del fornitore, in caso di inadempimento, di rimborsare il prezzo pagato, senza possibilità di consegnare un bene diverso. E’ anche vietata la fornitura a pagamento di beni o servizi non richiesti, essendo previsto che in nessun caso il silenzio del consumatore può valere come assenso. Altra caratteristica forma di tutela del consumatore, espressamente prevista sia per i contratti a distanza sia per quelli stipulati fuori dai locali commerciali, è il riconoscimento del c.d. diritto di recesso. Questo diritto consiste nella possibilità per il consumatore di recedere dal contratto entro il termine di 10giorni.Assume particolare rilevanza l’informativa su tale diritto ai fini della decorrenza del termine per il diritto di recesso: va aggiunto che la mancata osservanza di tali regole comporta l’estensione temporale del diritto di recesso a 60 giorni per i contratti negoziati al di fuori dei locali commerciali e 90 giorni per i contratti a distanza. L’esercizio del diritto di recesso non può comportare per il consumatore alcun onere aggiuntivo rispetto alla restituzione del bene e alle relative spese e dà diritto al rimborso, entro il termine massimo di 30 giorni, di quanto pagato dal consumatore.
Sul piano della corretta esecuzione del contratto: La disciplina sulla vendita dei beni di consumo tocca tutti i possibili schemi negoziali da cui discenda una fornitura di beni di consumo a un consumatore.
studenteconlode
Questa sintesi è perfetta: è chiara,completa ed aggiornata. Sono presenti tutti i capitoli del volume unico!!! SOLDI BEN SPESI,potete fidarvi
E' il riassunto dell'ultimissima edizione (l'ottava) stampata a novembre 2017, quindi rispetto all'edizione del 2015 riporta tutti gli aggiornamenti
è l'ultima edizione disponibile del manuale??
mattoedisperato
E' un riassunto molto ben fatto, è curato nei minimi dettagli ed è aggiornato. Lo consiglio a tutti coloro che devono studiare il diritto commerciale su tale manuale. IL MIGLIORE IN RETE, grazieeeeeee
SweetPoppy..
Ciao, volevo farti due domante: come mai il riassunto che avevi fatto per la precedente edizione (2015) ha 20 pagine in più? Cosa c'è in più in questa edizione?
Corso di diritto commerciale (Gaetano Presti, Matteo Rescigno)
Riassunto Diritto Commerciale Presti- Rescigno SETTIMA EDIZIONE
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