Source: https://dottorato.it/content/valorizzazione-del-titolo-di-dottore-di-ricerca-nella-pubblica-amministrazione-alcune
Timestamp: 2019-04-23 01:19:40+00:00
Document Index: 74037847

Matched Legal Cases: ['art. 35', 'art. 35', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 52', 'art. 17', 'art. 35', 'art. 35']

Valorizzazione del titolo di Dottore di Ricerca nella Pubblica Amministrazione: alcune proposte
Il titolo di dottore di ricerca è stato istituito nel nostro paese da oltre trent'anni ma ad oggi il riconoscimento e la valorizzazione del titolo al di fuori dell’ambito accademico sono ancora carenti.
La VI indagine dell’ADI rileva che solamente il 6% degli assegnisti di ricerca alla conclusione del primo anno di contratto possono ambire ad un posto di lavoro a tempo indeterminato all'interno delle università italiane. L’implementazione di politiche volte a valorizzare il dottorato nel settore privato e negli enti pubblici, pertanto, non può più essere rinviata se vogliamo evitare che questo capitale sociale, per cui sono state investite importanti risorse finanziarie, venga sprecato.
Né il settore privato né la Pubblica Amministrazione (PA) sembrano in grado di dar vita a politiche volte alla valorizzazione della figura dei dottori di ricerca. Per quanto riguarda la PA, ad esempio, il dottorato di ricerca non è quasi mai richiesto come titolo preferenziale per accedere all’impiego e frequentemente non viene nemmeno valutato tra i titoli.
In via generale, in quasi tutti i comparti della PA, anche quando viene attribuito un punteggio per i “titoli accademici” raramente il dottorato viene menzionato esplicitamente e l’attribuzione di un punteggio è lasciata alla completa discrezionalità della commissione. Un caso particolarmente evidente riguarda il Servizio Sanitario Nazionale, i cui concorsi sono disciplinati dal D.P.R. 483/97, che non considera esplicitamente il dottorato di ricerca tra i titoli valutabili.
La Legge 240/2010, inoltre, ha eliminato il diritto dei dipendenti della PA di richiedere il congedo per svolgere un dottorato di ricerca, rendendolo discrezionale al parere del dirigente. In questo modo si scoraggia la formazione e la crescita professionale dei pubblici dipendenti.
Va anche notato che nei contratti collettivi nazionali il titolo non è considerato e non è prevista nessuna posizione stipendiale specifica per i possessori di dottorato di ricerca.
Alla luce della situazione attuale e della recente proposta di riforma della pubblica amministrazione, l'ADI ha consegnato nelle scorse settimane al governo alcune dettagliate proposte per valorizzare il titolo di dottorato. Le nostre proposte sono articolate su cinque temi:
Valorizzazione del periodo di dottorato come anzianità lavorativa
Congedo per dottorato di ricerca
Canali di accesso per i dottori di ricerca nei concorsi pubblici
1. Valorizzazione del titolo in sede concorsuale
Articolo 17, comma 111, della legge 15 maggio 1997, n. 127.
Proposta normativa ADI
Si propone di aggiungere, dopo l’art. 35 del d.lgs. n. 165/2001, il seguente comma 5 all’art. 35-bis (per l’introduzione del quale v. infra):
5. Restando fermo l’obbligo di valutare, ove attinente, il titolo di dottore di ricerca, il punteggio attribuito a quest’ultimo non può essere inferiore a quello proporzionale ai crediti formativi universitari (CFU) ad esso riconosciuti secondo quanto previsto dall’art. 5, comma 2, Decreto Ministeriale 3 novembre 1999, n. 509 “Regolamento recante norme concernenti l'autonomia didattica degli atenei” e successive modificazioni, rispetto a quelli riconosciuti agli altri titoli eventualmente rilevanti ai fini del concorso».
La ratio della proposta è quella di evitare che nella valutazione dei titoli rilevanti ai fini del concorso venga attribuito ad essi il medesimo punteggio, senza distinguere adeguatamente tra master, dottorato e altri titoli. La proposta formulata si attiene ad un criterio di proporzionalità tra i titoli dettato dai CFU necessari per conseguire ciascuno di essi.
Applicando quanto illustrato nella presente proposta ad un esempio, se a un master annuale (60 CFU) viene riconosciuto un punto, poiché il dottorato di ricerca, secondo l’art. 5 comma 2, DM 509/1999, comporta l’acquisizione di 180 CFU, ad esso vanno riconosciuti tre punti.
2. Valorizzazione del periodo di dottorato come anzianità lavorativa
La proposta di ADI è quella di riconoscere il periodo del dottorato (per chi lo svolge prima di entrare nella P.A.) come anzianità lavorativa ai fini della progressione di carriera.
Il modello potrebbe essere l’art. 2 della legge 476/1984, sul dottorato dei pubblici dipendenti, che prevede che il periodo di dottorato (per chi lo fa durante il rapporto di lavoro), sia considerato “utile ai fini della progressione di carriera, del trattamento di quiescenza e di previdenza”. In quest’ultimo caso il computo del dottorato ai fini della quiescenza e ai fini previdenziali è possibile perché il rapporto di lavoro è già in essere.
Si propone pertanto di inserire (nella stessa l. 476/1984) la previsione per cui “nei casi in cui il dottorato è richiesto come requisito di partecipazione, la sua durata venga computata quale anzianità lavorativa ai fini della progressione di carriera”.
3. Congedo per dottorato di ricerca
L’art. 2 della l. n. 476/1984 recita:
Le norme di cui al presente articolo si applicano anche al personale dipendente dalle pubbliche amministrazioni disciplinato in base all'articolo 2, commi 2 e 3, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, in riferimento all'aspettativa prevista dalla contrattazione collettiva.
Il periodo di congedo straordinario è utile ai fini della progressione di carriera, del trattamento di quiescenza e di previdenza».
La formulazione della disposizione introdotta dalla l. n. 240/2010, che rende discrezionale la concessione dell’aspettativa per il pubblico dipendente ammesso ai corsi di dottorato, ha creato una forte disparità di trattamento tra pubblici dipendenti nell’accesso al dottorato di ricerca. La disposizione ha consentito a molte Amministrazioni di negare l’aspettativa senza addurre motivazioni valide, o comunque di giustificare il diniego in virtù delle limitazioni di organico. In tal modo la possibilità di ottenere l’aspettativa dipende dalle condizioni dell’amministrazione in cui il dipendente si trova a svolgere il suo lavoro, con evidente disparità di trattamento tra uguali dipendenti.
Il ripristino del diritto all’aspettativa elimina tali disparità, mantenendo la ratio della precedente norma circa il controllo su eventuali abusi, poiché l’aspettativa può essere concessa per un solo dottorato.
4. Valorizzazione del dottorato di ricerca ai fini delle progressioni economiche
1. Al comma 1-bis dell’art. 52 del d.lgs. n. 165/2001, dopo il secondo periodo è aggiunto il seguente: «La contrattazione collettiva assicura che nella determinazione dei criteri per l’attribuzione delle progressioni economiche sia adeguatamente valorizzato il possesso del titolo di dottore di ricerca».
La disposizione serve a far sì che nella predisposizione degli accordi finalizzati all’attribuzione delle progressioni economiche sia dato rilievo alle maggiori competenze assicurate dall’avvenuto svolgimento di attività di ricerca ad alto livello nell’ambito del corso di dottorato.
5. Canali di accesso per i dottori di ricerca nei concorsi pubblici
L. 124/15, art. 17 (c.d. legge Madia): «f) valorizzazione del titolo di dottore di ricerca, in attuazione di quanto previsto dall'articolo 4, comma 7, della legge 3 luglio 1998, n. 210, e dall'articolo 17, comma 111, della legge 15 maggio 1997, n. 127, e successive modificazioni»;
5.a Concorsi riservati ai possessori del titolo di dottore di ricerca
ADI propone l’indizione di concorsi riservati ai possessori del titolo di dottore di ricerca, così da valorizzare le competenze acquisite con il dottorato. Proponiamo quindi di inserire nel testo unico della PA una disposizione di questo tipo: “la contrattazione collettiva deve prevedere apposite qualifiche per l’accesso alle quali è richiesto il possesso del dottorato di ricerca”.
5.b Riserva per i dottori di ricerca nei bandi della PA
Si propone di eliminare la previsione della lettera e-ter) al comma 3 dell’art. 35 (come prevede la bozza approvata dal Consiglio dei Ministri) e di aggiungere, dopo l’art. 35 del d.lgs. n. 165/2001, il seguente:
4. Resta ferma la facoltà per le pubbliche amministrazioni di richiedere il possesso del titolo di dottore di ricerca quale requisito di accesso per specifici profili o livelli di inquadramento.
Pubblicato Gio, 15/06/2017 - 08:32