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Matched Legal Cases: ['art. 117', 'art. 32', 'art. 117', 'art. 117', 'sentenza ', 'art. 97', 'art. 98', 'art. 94', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 3']

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Il paradosso della devoluzione.
29 Marzo 2005 enzorusso2020	Nessun commento
La Lega Nord si sta suicidando ma non lo sa.
La devoluzione vera è stata fatta dal Centro sinistra sul terreno amministrativo nel 1997 e sul terreno politico nel 2001.
Le modifiche all?art. 117 Costituzione introdotte e confermate nella terza lettura della Grande riforma (ultimata il 23 marzo u.s.) sono invece per lo più operazioni di centralizzazione, ossia, di riassegnazione alla competenza del governo centrale di materie quali: l?energia nazionale; la tutela della salute; la sicurezza e qualità alimentare; le grandi reti di trasporto e navigazione nazionale; l?ordinamento di Roma; la promozione internazionale del Made in Italy. Operazione in grossa parte condivisibile ma è l?esatto contrario della devoluzione.
Anche la presunta assegnazione alla competenza esclusiva delle regioni di scuola, sanità e polizia amministrativa locale è un vero e proprio falso perché si tratta di materie dove resta preminente e decisiva la competenza dello Stato.
Per la sanità la tutela era già e resta dello Stato ex art. 32 comma 1 Costituzione. Nel 2001, in modo discutibile, era stata assegnata alla competenza concorrente delle regioni e dello Stato (art. 117 comma 3). Ora ritorna in toto a quest?ultimo. Allo Stato resta l?obbligo di determinare i livelli essenziali di assistenza e di garantire la loro applicazione omogenea su tutto il territorio nazionale. Le regioni si possono occupare di modelli organizzativi. Certo si può sostenere che modelli più efficienti rendono un migliore servizio e, così, determinare differenze di trattamento. Purtroppo questo succede o può succedere sia che la funzione organizzativa sia assegnata allo Stato che alle regioni.
Per la scuola resta la competenza dello Stato a emanare oltre i principi fondamentali anche le norme generali. Con queste ultime lo Stato ha sempre eroso e ridotto ai minimi termini le competenze delle Regioni. E? previsto che le regioni possano introdurre nei programmi qualche materia che approfondisca la storia della regione o valorizzi tradizioni e costumi locali. Non mi pare che questo possa mettere in discussione la storia e la cultura italiane. Se così fosse, saremmo un Paese senza identità.
Anche per la polizia amministrativa resta ferma la competenza esclusiva dello Stato in materia di sicurezza ed ordine pubblico. Vedi art. 117 comma 2, lett. h) che assegna alla competenza esclusiva dello Stato ordine pubblico e sicurezza ad esclusione appunto della polizia amministrativa locale. Trattandosi di materia amministrativa, le competenze alle regioni in detta materia erano state trasferite con il D. Lgs. 31.03.1998 n. 112 emesso sulla base della legge Bassanini n. 59/97, ossia, prima della riforma del 2001. Così era e così rimane nel nuovo testo. Pensare che Bossi possa organizzare la secessione con i vigili urbani è come credere che Giunio Borghese potesse riuscire a fare il colpo di stato solo con le Guardie forestali.
Nella sostanza, l?operazione sulla c.d. devoluzione ha acquisito forte pregnanza politica per la Lega Nord ma, a mio giudizio, scarsa rilevanza operativa.
Politici e giornalisti non vogliono o non sanno spiegare queste cose nella loro effettiva portata. Preferiscono giocare sull?equivoco, ingannare la gente perché temono che non capirebbe. Non provano a spiegare altre questioni ben più importanti e decisive quali la divisione dei poteri, il sistema dei pesi e contrappesi, il sistema delle garanzie. Queste si che possono mettere a rischio la democrazia italiana.
Formulo tre ipotesi: a) si tratta di una farsa perché nessuno crede all?approvazione defintiva della Grande riforma; b)
quelli della Lega reggono il gioco a Berlusconi che vuole diventare autocrate; c) quelli della Lega non sono molto perspicaci. Escludo la prima e la terza e considero la seconda. La Lega e Berlusconi, come del resto AN e UDC, fanno il gioco delle parti per cui tutti fanno finta di volere il federalismo mentre in realtà vogliono il governo di legislatura senza possibilità di ribaltone. Tutto secondo lo schema per cui, ogni cinque anni, gli elettori scelgono un leader, un programma e una coalizione.
Fini si illude di potere succedere a Berlusconi alla guida della CdL. Sotto sotto anche Casini pensa di potere fare la stessa cosa. In realtà si illudono entrambi perché già qualcuno prospetta Letta. Ricatto della Lega Nord? Un?altra bufala. L?unico che ha un vero potere di veto è il premier. E Berlusconi lo ha dimostrato ante litteram in questi quattro anni. Dopo la malattia, Bossi non è più quello di prima e i suoi colonnelli non si rendono conto che stanno sottosrivendo il loro suicidio politico.
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Quando la politica insegue la religione.
24 Marzo 2005 enzorusso2020	1 commento
Sul caso Terry Schiavo, la donna in coma da 15 anni, la cui vita è oggetto di contesa giudiziaria da oltre un decennio, i repubblicani neoconservatori e i fondamentalisti religiosi sono in forte contraddizione con un principio fondamentale del pensiero liberale. Il principio è quello dell?individualismo metodologico secondo cui l?individuo è il migliore giudice di se stesso. E? solo l?individuo che può decidere che cos?è bene e male per lui. Per la destra sono i diritti e le libertà fondamentali dell?individuo che vanno valorizzati in ogni caso, non di rado, sacrificando l?uguaglianza e la giustizia distributiva.
L?individualismo metodologico significa anche diritto a disporre della propria vita come meglio si crede anche in termini di autodegradazione e, al limite, di autodistruzione.
Il pensiero progressista (di sinistra) valorizzando la dignità della persona prospetta una difesa meno intransigente della vita quando questa è talmente stentata e minima da annientare la personalità dell?individuo e la dignità del malato.
Le Chiese cattoliche e protestanti per loro conto sono contrarie a tale principio e non accettano il suicidio sul presupposto che la vita è un dono divino che non si può rifiutare.
Semplificando le posizioni di destra e di sinistra non sono totalmente divergenti. Entrambe però sono incompatibili con quella delle Chiese menzionate.
Risolvere la questione implica superare difficili questioni etiche e filosofiche come l?interminabile dibattito sulle staminali mostra continuamente.
Nel caso di Terry Schiavo c?è innanzitutto il fatto che una persona in coma non è comunque in grado di decidere per conto suo. Negli USA, in mancanza di un testamento biologico, sul piano giudiziario è possibile accertare la volontà dell?interessato attraverso prove testimoniali.
C?è una posizione contrapposta tra i genitori ed il marito che avrebbe speso 400.000 $ in spese legali per far valere la volontà dell?interessata. C?è una sentenza di un giudice della Florida che ha autorizzato lo stacco della spina.
Non si può dubitare che entrambe le parti più vicine a Terry i genitori e il marito siano mosse dalla pietà: dalla volontà di non volere spegnere un barlume di speranza da un lato e dalla volontà di non vedere la donna amata giacere su un letto come un vegetale.
Non mi convince, invece, la posizione dei fondamentalisti da un lato e quella dei politici dall?altro. I primi hanno spinto il Presidente Bush ? che, come noto, ha un debito elettorale con loro – a fare approvare nottetempo una leggina che consente ai genitori di Terry di riaprire la strada giudiziaria per tentare di riattaccare la spina. Vogliono difendere senza se e senza ma una vita ?vegetale? nel caso, a prescindere dalla volontà dell?interessata.
Non mi convincono i politici americani tutti ? metà dei Democratici ha votato con i Repubblicani per approvare la legge menzionata ? perché mentre difendono ad oltranza la vita delle persone in coma non difendono con pari solerzia la vita dei condannati a morte che potrebbero ravvedersi, essere graziati e riabilitati. Per i reietti della società nessuna speranza.
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Gli statistici di Bruxelles sono dei burocrati!
21 Marzo 2005 enzorusso2020	1 commento
Il 18.03.2005 l?Eurostat ? l?Istituto statistico dell?Unione europea ? comunica che non può convalidare il tetto del 3% nel rapporto deficit-Pil che alcune settimane fa l?Istat ? il nostro Istituto centrale di statistica aveva calcolato per l?anno 2004. Con viso chiaramente contrariato e con tono di voce notevolmente alterato, il Presidente del Consiglio si è prodotto in un attacco ai funzionari dell?Eurostat definendoli burocrati chiaramente nel senso dispregiativo del termine, ossia, di gente che sta lì a complicargli inutilmente la vita.
E? noto che molti Paesi negli anni scorsi hanno manipolato alla grande i dati dei conti pubblici in modo da rientrare nel limite del 3% e non incorrere nelle sanzioni previste dal Patto di stabilità e crescita. La Grecia in particolare è stata accusata di avere falsificato grossolonamente i bilanci per alcuni anni. Altri Paesi hanno fatto operazioni di discutibile natura che ad alcuni sono sembrate operazioni di c.d. finanza creativa.
Negli ultimi anni del Centro-sinistra il prof. Tremonti aveva accusato l?allora ministro Visco di avere fatto finanza creativa e successivamente questi aveva reso pan per focaccia. In effetti alcune operazioni finanziarie sono di significato ambiguo ed è comprensibile che possano essere interpretate in modo diverso.
Non possiamo entrare nel merito delle classificazioni su cui Erostat ha chiesto chiarimenti. L?Istat ha un po? di tempo per rispondere dopo avere acquisito le necessarie informazioni da alcuni ministeri.
Al momento vogliamo commentare la tendenza autocratica di Berlusconi prima ancora che la Grande riforma gli assegni poteri assolutistici.
Tutti conoscono la sua intolleranza per i magistrati che ha definito ?mentalmente disturbati? e ora per i burocrati di Bruxelles che disturbano il grande manovratore.
Si dà il caso che nel moderne costituzioni il governo sia a capo del potere esecutivo e che questo si avvale delle strutture della pubblica amministrazione. Il ruolo dei funzionari delle amministrazioni pubbliche non è di mera esecuzione degli ordini che vengono dall?alto qualunque essi siano perché ? come recita l?art. 97 della nostra Costituzione ? ?i pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge, in modo che siano assicurati il buon andamento e l?imparzialità dell?amministrazione (comma 1). Nell?ordinamento degli Uffici sono determinate le sfere di competenza, le attribuzioni e le responsabilità proprie dei funzionari (comma 2)?. Ed ancora aggiunge l?art. 98 comma 1: ?I pubblici impiegati sono al servizio esclusivo della nazione?.
Sono principi costituzionali che rinviano a un sistema di garanzie proprio perché il compito dei burocrati è molto delicato. Come i giudici anche i funzionari pubblici applicano le leggi ed è importante che questo facciano con imparzialità altrimenti ci vanno di mezzi i diritti dei cittadini. Non solo ma essi collaborano anche all?elaborazione delle leggi stesse. Hanno un ruolo delicato di rilevazione delle preferenze dei cittadini specialmente quelli che stanno a contatto con il pubblico. Pertanto anche se formalmente dipendono dai governi centrali e subcentrali è essenziale che essi godano di certe garanzie di autonomia ed indipendenza di fronte ai politici che potrebbero cercare di influenzarli per favorire alcuni a scapito di altri o per alterare le informazioni necessarie alla corretta valutazione di certi fenomeni.
Particolarmente delicata è poi la funzione di alcuni organi-agenzie che in ragione della delicata funzione che essi svolgono devono avere garanzie rafforzate di autonomia ed indipendenza pena la loro attendibilità.
Sarebbe disastroso se i governi potessero liberamente manipolare i dati statistici per consolidare indebitamente la loro permanenza al governo e, quindi, alterando le regole del gioco democratico.
?Numerus Reipubblicae Fundamentum? c?è scritto sul frontespizio della sede del nostro Istat.
In linea con l?idea di assicurare maggiori garanzie di autonomia ed indipendenza ad alcuni Uffici pubblici particolarmente delicati, da qualche decennio a questa parte, si sono create le c.d. autotità amministrative indipendenti. Indipendenti appunto e nella logica di una più netta separazione tra i poteri dello Stato. Gli istituti statistici sono candidati a diventare formalmente autorità indipendenti. In fatto lo sono già.
Una più netta separazione dei poteri si realizza oggi prevedendo anche filtri più spessi tra il governo, espressione apicale del potere esecutivo, e gli uffici pubblici che applicano la legge.
A maggiore ragione autonomia ed indipendenza va riconosciuta all?Eurostat che ora ha che fare con 25 Paesi diversi e sarebbe deprecabile che Paesi di diversa tradizione e reputazione in materia di trasparenza ed imparzialità delle loro amministrazioni si mettessero a revocare in dubbio l?autonomia e indipendenza dell?organo statistico dell?Unione europea.
Purtroppo l?ha fatto Berlusconi dando l?ennesima dimostrazione della sua scarsa cultura istituzionale.
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14 Marzo 2005 enzorusso2020	2 commenti
La democrazia si regge sul principio maggioritario. Sul piano strettamene numerico, con i 51% si raggiunge la maggioranza e questa dà diritto a governare. Non dà diritto a sfruttare il rimanente 49% della popolazione. Se lo si fa, è dittatura.
In casi in cui gli schieramenti sono paritari o quasi e c?è un elettore mediano, questi assume un maggior peso rispetto agli altri. E? determinante per fare prevalere l?uno o l?altro schieramento. Se il voto non è ideologico, potrà spostarsi per mero interesse.
Una situazione analoga si determina per l?ultimo voto quando si prevede l?unanimità. Tecnicamente nel primo caso si parla di ?dittatura della maggioranza?, nel secondo di ?ricatto della minoranza?.
Nei sistemi maggioritari bipartitici ed ancor più in quelli bipolari (con coalizioni non omogenee), entrambi gli schieramenti possono essere ricattati dalle minoranze. Per evitare il ricatto delle minoranze senza scrupoli c?è un rimedio: prevedere che le maggioranze richieste per le decisioni siano sufficientemente larghe da evitare, da un lato, la ?dittatura della maggioranza?, dall?altro, il ?ricatto delle minoranze?.
Le affermazioni di Prodi dell?11 u.s. secondo cui con la riforma costituzionale all?esame formale del Senato, si vuole stabilire una dittatura della maggioranza, hanno prodotto la reazione scandalizzata dei massimi esponenti della Casa delle Libertà. Le anime belle della maggioranza avrebbero potuto rispondere: è la democrazia, caro. Invece hanno coperto di insulti Prodi come se avesse bestemmiato i santi o avesse incitato alla sovversione.
Negli Stati Uniti ? un Paese di lunga tradizione maggioritaria e bipartitica ? molte leggi sono approvate con il voto trasversale. Voti dei Democratici si aggiungono a quelli dei Repubblicani e viceversa. Il Presidente, non di rado, governa senza avere una maggioranza dello stesso colore al Congresso e al Senato e deve mettersi d?accordo con maggioranze di colore diverso.
Nessuno mena scandalo per questo. E? sempre avvenuto nei due secoli e passa della democrazia americana.
In Italia, se l?opposizione o parte di essa vota con la maggioranza si parla di tradimento, di intelligenza con il nemico, al minimo, di trasformismo, compra-vendita di voti, ecc.. E? la logica amico-nemico.
I riformatori costituzionali della Casa delle Libertà, su questo terreno, sono estremamente rigorosi. Hanno previsto la blindatura della maggioranza come attuazione dello schema per cui si vota un leader, una maggioranza ed un programma.Il leader avrebbe il potere di sciogliere la Camera e andare a nuove elezioni.
Molti costituzionalisti ? fuori e dentro il Parlamento – hanno parlato di un leader tendenzialmente autocratico. Alle critiche ha risposto il Presidente della Commissione affari costituzionali della Camera On. Bruno dicendo che non era vero perché il leader può essere sfiduciato e cambiato. Ciò, però, può essere fatto con i voti della stessa maggioranza che, pro-forma, gli dà la fiducia subito dopo l?elezione.
E? intuitivo che se la maggioranza ha il 51% dei voti il quorum per votare la sfiducia non può essere raggiunto se il premier non è d?accordo. Se la maggioranza è più ampia, basta un gruppo di fedelissimi del premier per impedire il raggiungimento della maggioranza prevista.
Quindi il leader tenderebbe ad essere autocrate ma, secondo il Presidente Bruno la norma (l’art. 94 novellato) vuole solo impedire ogni possibilità di ribaltare la maggioranza.
E che questa non sia solo teoria, purtroppo, lo dimostra questa stessa maggioranza senza i poteri che le darebbe la nuova Costituzione se dovesse essere approvata così com?è ora.
La maggioranza ha deciso che in terza lettura non si introduce alcuna modifica e la lettura è, per così dire, pro-forma. Lo sta facendo e sta modificando 57 articoli della seconda parte della Costituzione.
Per quelli della Casa delle Libertà, se Prodi parla di dittatura della maggioranza va sopra le righe e non va bene. Ma se non c?è la dittatura della maggioranza, allora resta quella del premier. Tertium non datur.
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La revisione del Patto di stabilità e crescita.
11 Marzo 2005 enzorusso2020	1 commento
Mentre ci si avviava alla moneta unica, i tedeschi vollero assicurarsi che gli altri Paesi membri non conducessero politiche di bilancio inflazionistiche che potessero mettere a rischio la stabilità della nuova moneta.
Proposero ed ottennero un Patto dove si stabilirono due obiettivi fondamentali circa il deficit corrente dei bilanci pubblici e il debito pubblico in rapporto al Prodotto interno lordo: 3% e 60%.
Le due percentuali sono individuate l?una sulla base della congruità di una eventuale manovra di rilancio dell?economie in fase recessiva. La seconda sulla base della media dei debiti pubblici che gestivano i paesi più virtuosi.
Negli ultimi anni, Francia e Germania non hanno rispettato il limite del 3% e l?Italia l?ha fatto solo per un soffio e ricorrendo a discutibili operazioni di finanza creativa.
Da dieci anni a questa parte, come molti sanno, l?economia europea cresce a tassi all?incirca pari alla metà di quello americano. E molti sono indotti a collegare le due cose.
L?obiettivo vero di una seria politica di bilancio è il pareggio nel medio termine. E in casi di forte espansione, al limite, si dovrebbe gestire un surplus.
E? chiaro, invece, che se l?Italia, come altri Paesi, non tengono conto di questo obiettivo e anche nei periodi di crescita gestiscono il bilancio con un deficit vicino alla soglia prevista, nelle fasi recessive, quando avrebbero bisogno di fare politiche anticicliche, non hanno gli spazi sufficienti ? qualunque sia la soglia prefissata per il deficit.
Un più alto deficit di bilancio non produce sempre e comunque più alta crescita. La prova materiale è proprio quella che viene dalle due economie più grosse la Francia e la Germania. Nonostante che abbiano superato la soglia del 3% la loro crescita, sebbene leggermente più alta di quella italiana, non riesce a raggiungere tassi soddisfacenti.
Evidentemente altre sono le esigenze a cui accenniamo appena: gli investimenti in ricerca, istruzione, formazione, infrastrutture, innovazione. La liberalizzazione di settori produttivi troppo protetti che stentano a far fronte alla competizione internazionale. Sono i c.d. temi della competitività su cui è atteso un provvedimento del governo.
Qualcuno si può ancora chiedere se servono tali parametri. La risposta è sì.
Il governo economico dell?Unione europea è un affare complesso. Noi abbiamo una moneta unica l?euro gestita dalla Banca centrale europea ma, a livello centrale, non abbiamo un?Autorità di politica di bilancio se non a livello embrionale.
Le politiche economiche in buona sostanza restano competenza dei governi nazionali e sono gestite in modo decentrato. Occorre un forte coordinamento ed i parametri sono appunto lo strumento necessario per potere coordinare le diverse politiche nazionali.
Perciò va bene discutere la revisione del Patto di stabilità e crescita per introdurre qualche nuovo e più chiaro elemento di flessibilità ma non illudiamoci che questa sia la strada maestra per raggiungere un tasso di crescita più elevato.
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Poco federalista la riforma costituzionale in discussione al Senato.
3 Marzo 2005 enzorusso2020	1 commento
Nel discorso del 26.02.2005, in occasione della firma dell’atto di fondazione della Federazione, il Presidente Prodi ha avuto modo di occuparsi della riforma costituzionale in corso di esame al Senato dove il ddl è giunto in Aula senza avere completato l’iter davanti alla Commissione affari costituzionali.
Egli ha detto:”Abbiamo il dovere di ripensare il nostro federalismo, che deve essere innanzitutto attuato ma, anche, corretto. Specialmente laddove l’esperienza di questi anni, il nuovo contesto europeo legato all’approvazione della Costituzione europea e il nuovo quadro internazionale legato alla competizione globale lo richiedono e lo giustificano.
Abbiamo il dovere di costruire forme di collaborazione stabile e strutturata tra i livelli di governo in cui si articola la nostra Repubblica.
Dobbiamo garantire che il nostro pluralismo istituzionale dia vita a un federalismo cooperativo e solidale, strumento di rafforzamento e di promozione dell?unità nazionale.
Dobbiamo infine adeguare tutte le nostre Istituzioni al nuovo contesto europeo.
L’entrata in vigore della nuova Costituzione europea, che noi abbiamo fortemente voluto e alla quale guardiamo come a un grande fatto di progresso, pone a tutti i Paesi europei nuovi problemi di adeguamento delle loro istituzioni e dei loro ordinamenti interni.
La questione istituzionale non può quindi essere limitata all’orizzonte italiano.
Non è più possibile immaginare che ordinamento europeo e ordinamento interno vivano come due mondi separati e distanti.
In ogni Paese europeo le questioni istituzionali sono ormai intimamente intrecciate con la dimensione europea”.
Chi ha seguito l’iter della riforma costituzionale in Italia può testimoniare che il legislatore italiano ha proceduto senza alcun riferimento alle soluzioni tecniche di ripartizione delle funzioni che si venivano elaborando in sede di Convenzione e di Conferenza intergovernativa. Neanche dopo la firma a Roma nell’ottobre scorso, il Trattato costituzionale dell’Unione è stato preso in considerazione. Il motivo è evidente al governo italiano non interessano le soluzioni adottate a livello europeo o il modello di democrazia partecipativa che la Costituzione europea adotta. In questi anni, in fatto, ha proceduto in senso opposto. Interessa soprattutto il premier forte e blindato con la sua maggioranza per tutta la legislatura.Tutto il resto è secondario.
L’attuazione del federalismo fiscale viene rinviata sino al terzo anno della nuova legislatura. I poteri legislativi che la riforma del 2001 aveva dato alle Regioni sono sospesi fino a quanto il governo non varerà i principi fondamentali nelle materie di competenza condivisa. Gli stessi poteri impositivi delle regioni e degli enti locali sono sospesi o bloccati di anno in anno compromettendo le possibilità di una seria programmazione finanziaria.
A questo punto – scrive oggi su il Sole 24 Ore l’ex Presidente della Corte Costituzionale Valerio Onida – si può trarre una prima conclusione. “La riforma in discussione (al Senato) non ha la sua ragion d’essere in un progetto di rafforzamento effettivo del regionalismo italiano (anche perché non sembra proprio che forme di decentralizzazione più intense di quelle già oggi previste – vedi la riforma del Titolo V del 2001 – , ma solo parzialmente attuate, siano auspicabili e sopportabili dall’Italia). Essa è divenuta da un lato una bandiera o un simbolo, che la Lega tiene a sventolare presso il proprio elettorato, dall’altro un luogo in cui le norme sulla cosiddetta ‘devolution’ funzionano da accompagnamento e da traino (o moneta di scambio) per le altre innovazioni costituzionali – sul Governo, sul Parlamento, sulla Corte Costituzionale – che rischiano, queste sì, di alterare equilibri costituzionali delicati”.
Non essendo abituato a paludare il mio linguaggio, posso dire che se il progetto dovesse essere approvato e dovesse superare il referendum sarebbe alto il rischio di una deriva plebiscitaria.
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E? morta la solidarietà?
1 Marzo 2005 enzorusso2020	1 commento
Partiamo dagli artt. 2 e 3 della vigente Costituzione italiana.
Art. 2 La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell?uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l?adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.
Art. 3 Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
E? compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l?uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l?effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all?organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
Non è causale che l?art. 2 sia stato messo prima dell?art. 3.
Solidarietà (equità) viene prima dell?uguaglianza dal momento che partiamo da una situazione di iniquità.
Senza solidarietà, senza giustizia non ci può essere vera eguaglianza.
Se per ipotesi lo status quo fosse di piena uguaglianza non solo economica, allora non si porrebbero problemi gravi di equità e di solidarietà. Ma in fatto partiamo da situazioni di disuguaglianza che negli ultimi decenni si sono accentuate.
Il secondo comma dell?art. 3 accenna a concetti diversi di eguaglianza che gli economisti enumerano come: a) eguaglianza di risorse; b) eguaglianza di benessere; c) eguaglianza di libertà. Mentre il primo concetto è intuitivo, il secondo e terzo sono più complessi.
Il terzo in particolare è quello più complesso e difficile e può essere inteso come ?eguale diritto alla più estesa libertà fondamentale compatibile con una simile libertà per gli altri?.
Se la libertà non deve essere solo quella dei più forti allora rimane ampio spazio per la solidarietà e la giustizia.
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