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Nessun limite alla ricongiunzione onerosa dei contributi
31 Ottobre 2019 /0 Commenti/in Professioni tecniche /da Francesca Ressa
Dalla Cassazione: ammessa la ricongiunzione dei contributi versati all’Inps presso la Cassa a cui è iscritto il libero professionista
Buone notizie in arrivo per i liberi professionisti in materia di ricongiunzione onerosa dei contributi: coloro che hanno contributi in Gestione separata Inps e presso la Cassa professionale, possono scegliere la ricongiunzione nella gestione privata.
È quanto stabilito dai giudici della Corte di Cassazione (con la sentenza n. 26039/2019), fornendo una nuova interpretazione dell’art. 1, comma 2, della legge n. 45/1990.
La ricongiunzione, che negli ultimi anni ha assunto particolare importanza, consente di unificare tutti i contributi accreditati presso le diverse gestioni previdenziali in un solo ente, al fine di ottenere un’unica pensione calcolata su tutti i contributi versati.
La facoltà di ricongiungere è stata riconosciuta ai liberi professionisti con la legge n. 45/1990. La ricongiunzione può essere gratuita oppure onerosa.
Ricongiunzione gratuita quando non è previsto alcun onere finanziario a carico del richiedente; essa riguarda:
tutti i dipendenti pubblici (statali, dipendenti degli enti locali) e gli iscritti ai fondi speciali Inps, che cessano dal servizio senza diritto alla pensione del fondo di provenienza. In questo caso il trasferimento dei vari spezzoni contributivi avviene presso il regime generale Inps;
artigiani, commercianti e coltivatori diretti: non esiste alcuna condizione per la ricongiunzione con il regime generale Inps e, quindi, il conseguente cumulo con la contribuzione da lavoro dipendente.
Ricongiunzione onerosa è invece disciplinata dalle 2 diverse normative:
legge n. 29/1979 che consente la ricongiunzione nel fondo lavoratori dipendenti Inps dell’eventuale contribuzione versata in qualità di coltivatore diretto, artigiano e commerciante. La stessa normativa consente ai dipendenti pubblici e agli iscritti a fondi speciali di previdenza, di ricongiungere presso il proprio fondo di appartenenza l’eventuale quota versata nel regime generale Inps;
legge n. 45/1990 che consente la ricongiunzione presso l’Inps della contribuzione versata in una Cassa o in un fondo libero professionale e viceversa. La destinazione (direzione) dei contributi ricongiunti è stabilita dall’iscrizione al momento della domanda.
Il caso in esame riguarda la richiesta avanzata nei confronti dell’Inps da parte di un libero professionista, che aveva versato contributi alla Gestione separata Inps e ad una Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza in favore dei Dottori Commercialisti, avente ad oggetto il riconoscimento del diritto alla ricongiunzione presso la predetta Cassa dei contributi versati all’Inps.
Il Tribunale di Pesaro accoglieva la domanda; decisione confermata anche con sentenza della Corte d’Appello di Ancona Reggio.
L’Inps ricorre, quindi, per la cassazione della decisione della Corte territoriale, favorevole al riconoscimento della facoltà di valersi della ricongiunzione dei contributi.
Il parere dell’Inps
L’Inps denuncia la violazione e la falsa applicazione della legge n. 45/1990, art. 1, comma 2, in base a cui è previsto un limite per la ricongiunzione relativo sia alla disomogeneità del metodo di calcolo, sia alla possibilità da parte dell’Inps di consentire la ricongiunzione dalle casse professionali alla gestione separata, ma non viceversa.
Nel caso in esame, secondo l’Inps il lavoratore poteva accedere solo agli istituti del cumulo contributivo o della totalizzazione, ma non alla ricongiunzione onerosa, dalla quale sostanzialmente l’istituto esclude la gestione separata, che calcola la pensione interamente con il contributivo.
Gli ermellini partono dal prendere in considerazione una sentenza della Corte costituzionale (n. 61/1999) che ha ritenuto costituzionalmente illegittimi gli artt. 1 e 2 della legge n. 45/1990 nella parte in cui non prevedono, in favore dell’assicurato, la facoltà di scelta fra la ricongiunzione e la totalizzazione, o comunque la possibilità di optare per un meccanismo alternativo alla ricongiunzione onerosa.
I presunti limiti alla facoltà di ricorrere alla ricongiunzione dalla Cassazione sono giudicati illegittimi; al contrario, la sopra citata legge non prevede alcun limite, infatti ai sensi del comma 2, art. 1 si ha che:
può utilizzare la ricongiunzione il libero professionista che è stato iscritto a forme obbligatorie di previdenza per lavoratori dipendenti, pubblici o privati, o per lavoratori autonomi, ai fini della ricongiunzione di tutti i periodi di contribuzione presso le medesime forme previdenziali, nella gestione cui risulta iscritto in qualità di libero professionista.
In conclusione, l’Inps non può limitare la scelta del professionista, né imporre quale metodo dovrà essere adottato per il calcolo della propria pensione; nonostante la ricongiunzione preveda dei costi di gestione per l’unificazione dei periodi contributivi, l’interessato potrebbe, tuttavia, ritenere vantaggioso aderire a tale istituto ai fini della misura dell’assegno pensionistico.
Pertanto, i professionisti iscritti all’Albo professionale, nonché alla Cassa previdenziale di appartenenza, oltre al meccanismo della totalizzazione e del cumulo, possono legittimamente servirsi anche dell’istituto della ricongiunzione al fine di riunire sotto un unico tetto i periodi contributivi accreditati nelle varie gestioni previdenziali.
Il ricorso viene, quindi, respinto.
Dopo più di 20 anni di incertezza ed immotivate resistenze dell’Inps, la Corte di Cassazione ha stabilito che i professionisti iscritti alle rispettive Casse di previdenza hanno diritto ad ottenere la ricongiunzione onerosa dei periodi maturati presso la Gestione Separata Inps, ai fini del conseguimento del diritto ad un’unica pensione.
Clicca qui per scaricare la sentenza n. 26039/2019
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