Source: https://lasia.it/category/ingegneria/
Timestamp: 2020-07-08 05:11:01+00:00
Document Index: 113254578

Matched Legal Cases: ['art. 23', 'art. 3', 'art. 6', 'art. 35', 'arti 1', 'arte 2', 'arte 0', 'arte 2', 'arte 1', 'arte 2', 'arti 1', 'arte 1', 'arte 3', 'arte 4', 'arte 5', 'arte 6', 'arte 7', 'arta 1', 'arte 4', 'arte 3', 'arte 5', 'arte 1', 'arte 6', 'arte 10', 'arte 11', 'arte 12', 'arte 7']

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BIM Ingegneria
bim, DM 560/2017, ingegneria, ISO 19650, normativa bim, UNI 11337
Con l’entrata in vigore, il 1 Gennaio 2019, del primo scaglione di provvedimenti inerenti ai procedimenti relativi agli appalti e alle concessioni previsti dal DM 560/2017, si è sentita la necessità di chiarire quali sono gli strumenti operativi a disposizione della Domanda Pubblica per la Digitalizzazione.
La prima tappa del DM 560/2017 prevede l’obbligatorietà del Bim per le gare di importo superiore ai 100 milioni di euro.
Nel processo di adozione del decreto attuativo di cui all’art. 23, comma 13 del decreto legislativo n.50/2016, la Commissione ha avviato una fase di raccolta di informazioni e pareri attraverso la predisposizione di un apposito questionario e l’audizione degli stakeholder, che ha portato ad una proposta finalizzata all’adozione del decreto. Lo schema di decreto è stato oggetto di consultazioni pubbliche nel giugno/luglio 2017, per poi arrivare alla definitiva stesura del Decreto Ministeriale n.560/2017 che ha introdotto il principio di progressiva obbligatorietà del BIM negli appalti pubblici, definendo anche la relativa roadmap temporale.
Tale documento è composto da nove articoli ed è integrato da una relazione di accompagnamento, e nella struttura generale può essere considerato un iniziale atto di indirizzo e obbligatorietà alle stazioni appaltanti e alle amministrazioni concedenti coinvolte nella progressiva digitalizzazione dei contenuti informativi principalmente degli appalti. Il decreto ha innanzitutto introdotto una serie di definizioni, finalizzate alla creazione di un linguaggio comune indispensabile alla luce dell’innovatività della materia.
Particolarmente significativo, in questa ottica, è l’accento posto sull’ambiente di condivisione dei dati, definito quale ambiente digitale di raccolta organizzata e condivisione di dati relativi ad un’opera a cui la stazione appaltante accede e in cui condivide e conserva nel tempo i contenuti informativi relativi al patrimonio immobiliare o infrastrutturale di propria competenza, definendone al contempo le responsabilità di elaborazione e di tutela della proprietà intellettuale.
Di altrettanto rilievo è l’estensione della definizione di lavori complessi rispetto a quanto previsto all’art. 3, comma 1, del D.Lgs. n.50/2016, in particolare riferendo all’uso del BIM tutti quei lavori per i quali si richieda un elevato livello di “conoscenza” finalizzata principalmente a mitigare il rischio di allungamento dei tempi contrattuali e/o il superamento dei costi previsti, oltre che alla tutela della salute e la sicurezza dei lavoratori coinvolti, obiettivi primari per un committente pubblico, e facendo rientrare tra i lavori complessi anche quelli determinati da esigenze particolarmente accentuate di coordinamento e di collaborazione tra discipline eterogenee, la cui integrazione in termini collaborativi è ritenuta fondamentale.
Particolarmente importanti sono gli obblighi posti a carico di stazioni appaltanti e amministrazioni concedenti al fine di poter richiedere nelle proprie procedure di gara l’utilizzo di metodi e strumenti di modellazione.
Il decreto, in particolare, fa riferimento a obblighi di formazione, in base ai quali la stazione appaltante deve definire un programma formativo del personale, la cui destinazione ai compiti inerenti non preclude comunque la possibilità di ricorrere a servizi esterni di supporto; strumentazione, con la predisposizione di un piano di acquisizione inerente agli strumenti di modellazione e di gestione informativa; organizzazione, finalizzato alla concreta implementazione dei processi digitalizzati all’interno delle strutture e delle pratiche organizzative correnti; interoperabilità, che impone alla stazione appaltante di utilizzare piattaforme interoperabili a mezzo di formati aperti non proprietari e di connettere i dati presenti nel processo a modelli multidimensionali orientati a oggetti secondo le modalità indicate nei requisiti informativi del capitolato.
Per quanto riguarda i tempi di introduzione del Building Information Modeling negli appalti pubblici il decreto, come noto, ha adottato all’art. 6 un principio di progressività, imperniato sul grado di complessità dell’opera e importo di riferimento.
Cinque le tappe previste: dal 1° gennaio 2019 l’obbligo coinvolge i lavori complessi relativi a opere di importo a base di gara pari o superiore a 100 milioni di euro; dal 1° gennaio 2020 l’obbligatorietà viene estesa ai lavori complessi relativi a opere di importo a base di gara pari o superiore a 50 milioni di euro; dal 1° gennaio 2021, ai lavori complessi relativi a opere di importo a base di gara pari o superiore a 15 milioni di euro; dal 1° gennaio 2022, alle opere di importo a base di gara pari o superiore alla soglia di cui all’art. 35 del Codice dei contratti pubblici; dal 1° gennaio 2023, alle opere di importo a base di gara pari o superiore a 1 milione di euro; dal 1° gennaio 2025, per finire, alle nuove opere di importo a base di gara inferiore a 1 milione di euro.
Con la pubblicazione della ISO 19650 (parti 1 e 2) sul finire del 2018 si stanno piano piano delineando nuovi scenari normativi a livello internazionale, comunitario e dei singoli stati, di conseguenza anche nel nostro paese.
La ISO 19650 conclude, con la prima norma internazionale di “principio” (sul filone delle ISO 9000-qualità, 14000-ambiente, 55000-gestione asset, 31000-rischio, ecc.) una prima fase, “storica”, del mondo normativo (e non) su BIM e digitalizzazione del settore costruzioni.
Una prima fase molto più orientata agli aspetti informatici, ai suoi albori (ISO STEP 10303-11-21), e poi sempre più rivolta alla gestione informativa ed ai processi.
Si registra, in contemporanea, la presenza sempre più assidua di specifiche normative nazionali (PAS 1192 – processo, serie UNI 11337 – applicazione, DIN 91392 – CDE, AFNOR PRXPP07-150 – prodotti, ecc.) e un ruolo comunitario di cerniera in divenire o “amministrativo” (CEN/TC442) – adozione norme ISO – ed ora, invece, sempre più presente anche con standard propri (prEN 17412 – Level of Information Need, e prEN 17473 – Smart CE/BIM, ad esempio)
Quadro generale del sistema normativo volontario internazionale BIM e digitalizzazione costruzioni – Fonte: ingenio-web.it
La ISO 19650, quindi, anche se ultima nata, costituisce oggi la norma “primaria”, o di riferimento per tutte le altre anche già esistenti.
La norma primaria che ha come figlie predilette le ISO 16739-1 (IFC), schema aperto, ISO 29481-1 (IDM), manuale delle consegne, e 12006-2 (IFD), classificazione.
Mappa del sistema normativo volontario internazionale con l’uscita delle ISO 19650 – Fonte: ingenio-web.it
Questa ossatura principale si applica (o dovrebbe essere applicata), tal quale, in tutto il mondo. Ed in particolare, poi, nei paesi del CEN, accompagnata dalle puntuali ulteriori norme comunitarie e, in Italia e Gran Bretagna, anche attraverso i rispettivi allegati (annex) nazionali.
La ISO 19650, difatti, prevede il principio degli allegati nazionali di riferimento per il mercato locale. Principio al momento adottato, appunto, solo da UK e Italia.
Per UK attraverso un annex nella parte 2 (sistema di denominazione file), delle linee guida locali – parte 0 – ed il ritiro della BS 1192 e della BSPAS 1192-2 (i cui principi sono ritenuti assorbiti nel corpo delle ISO 19650 1 e 2).
Per l’Italia, invece, anziché un annex nella parte 2 della ISO 19650, visto il corposo status normativo di dettaglio già presente, si è preferito stabilire che l’insieme della UNI 11337, nelle sue varie parti, costituisce allegato nazionale alla ISO stessa. Con il principio di preminenza della norma superiore (19650) su possibili eventuali interferenze o incongruenze nella norma dipendente (11337).
Premessa nazionale alla versione italiana della ISO 19650 – Fonte: ingenio-web.it
La ISO 19650, nei sui caratteri principali (parte 1), mantiene l’impostazione ed i concetti ormai andatisi a consolidare negli anni in tutto il mondo “BIM”: Capitolato informativo (CI – EIR, diventato Exchange Information Requirement anzichè Employer), piano di Gestione Informativa (pGI – Bim Execution Plan, nella parte 2), ecc.
In particolare, definisce inoltre:
come “Appointing” il soggetto proponente (non più Employer) ed “Appointed” il soggetto incaricato;
che gli ambienti di condivisione dei dati (ACDat – CDE Common Data Environment) sono almeno 2, di commessa del committente/proponente-appointing (da approntare già in fase di gara) e diffuso, degli incaricati-appointed (smentendo il concetto fantasioso di CDE unico ad accesso libero e indiscriminato da parte del committente, mai previsto nemmeno nelle PAS 1192);
il superamento dei LOD attraverso i Level Of Information Need, privi di scala predeterminata (100, 200 …; 1, 2, 3 … ; A, B, C…) e con introduzione del concetto di Documento (DOC) accanto alle geometrie LOG e informazioni alfanumeriche LOI;
la struttura informativa dell’intero processo delle costruzioni, dallo sviluppo (capex), alla gestione (opex), in un unico schema complessivo ed introducendo i Project Information Requirements (PIR) ai flussi originari delle PAS 1192 2 e 3;
La UNI 11337:2017 dopo la ISO 19650
In Italia, si applica la UNI EN ISO 19650:2019 parti 1 e 2 (tradotta in italiano) attraverso la 11337 (20015-2017-2018) nelle sue parti attualmente pubblicate: 1, 3, 4, 5, 6, 7. A dicembre 2019 è stata inoltre pubblicata la prassi di riferimento per la definizione del Sistema di Gestione Informativo delle organizzazioni (UNI/PdR 74:2019).
UNI 11337-1:2017 Edilizia e opere di ingegneria civile – Gestione digitale dei processi informativi delle costruzioni – Parte 1: Modelli, elaborati e oggetti informativi per prodotti e processi
UNI/TS 11337-3:2015 Edilizia e opere di ingegneria civile – Criteri di codificazione di opere e prodotti da costruzione, attività e risorse – Parte 3: Modelli di raccolta, organizzazione e archiviazione dell’informazione tecnica per i prodotti da costruzione
UNI 11337-4:2017 Edilizia e opere di ingegneria civile – Gestione digitale dei processi informativi delle costruzioni – Parte 4: Evoluzione e sviluppo informativo di modelli, elaborati e oggetti
UNI 11337-5:2017 Edilizia e opere di ingegneria civile – Gestione digitale dei processi informativi delle costruzioni – Parte 5: Flussi informativi nei processi digitalizzati
UNI/TR 11337-6:2017 Edilizia e opere di ingegneria civile – Gestione digitale dei processi informativi delle costruzioni – Parte 6: Linea guida per la redazione del capitolato informativo
UNI 11337-7:2018 Edilizia e opere di ingegneria civile – Gestione digitale dei processi informativi delle costruzioni – Parte 7: Requisiti di conoscenza, abilità e competenza delle figure coinvolte nella gestione e nella modellazione informativa
In vista della 19650 l’originario gruppo di lavoro, UNI/CT 033/GL05, è divenuto una sottocommissione UNI/TC033/SC05 e sono stati istituiti 8 nuovi Gruppi di lavoro a cui sono state affidate le varie parti della UNI 11337 (mentre la parta 1 – generale – resta in capo alla sottocommissione):
L’idea è quella di riorganizzare gradualmente l’intero parco normativo nazionale in considerazione dell’ISO 19650 ma, più che per questa, per le evoluzioni nel frattempo intercorse, dal 2015-2017, nella prassi e, ovviamente, nella tecnologia (semantica, block-chain, ecc.).
L’ossatura delle norme italiane, molto applicativa, è difatti perfettamente compatibile con la struttura della 19650, che presenta essenzialmente linee d’indirizzo, seppure la sua adozione conforti nella decisione di una graduale rivisitazione complessiva. Sempre con l’intento di normare a livello nazionale come base di discussione per i livelli comunitario (CEN) ed internazionale (ISO).
Le innovazioni più importanti riguarderanno:
l’introduzione dei Level of Information Need (LoIN) anziché i LOD, ex parte 4, che sarà rivista in considerazione, anche, della norma europea in via di definizione, a guida italiana (UNI, Marzia Bolpagni), prEN 17412, considerando che, per favorirne l’applicabilità negli appalti pubblici (in aiuto ai RUP), verrà comunque prevista una scala di riferimento secondo le indicazioni superiori derivanti dal Codice dei Contratti e dal futuro Regolamento;
la definizione degli attributi informativi degli oggetti digitali e soprattutto dei prodotti, ex parte 3, che sarà rivista in considerazione, anche, della norma europea in via di definizione, prEN 17473, a guida francese, ma con struttura dati identica a quella italiana vigente dal
una più dettagliata definizione dell’ACDat/CDE, ex parte 5, secondo lo schema confermato dalla19650, ed in parallelo allo sviluppo delle “piattaforme” digitali, di organizzazione e nazionali, ex parte 1 (concetto fino a poco tempo fa tutto italiano e che oggi vede invece anche l’Europa attiva verso una piattaforma digitale delle costruzioni comunitaria: DigiPLACE -H2020, Politecnico di Milano, Ferdecostruzioni-ANCE, MIT, UNI, ecc.);
il completamento del flusso informativo ora definito solo nel Capitolato CI, ex parte 6, con la definizione applicativa di OIR, PIR, PIM, ecc.;
la scrittura delle parti già previste ma ancora mancanti: 2 – classificazione, 8 – flussi di lavoro, 9 – fase di esercizio, 10 – verifica automatizzata, 11 – sicurezza dei dati, block-chain.
UNI 11337 parte 10, verifica automatizzata dei modelli – Fonte: ingenio-web.it
UNI 11337 parte 11, block-chain – Fonte: ingenio-web.it
Si resta in attesa delle seguenti parti:
parte 12 riguardante la qualificazione delle organizzazioni, una volta valutato l’impatto sul mercato della neo nata UNI/PdR 74:2019 (3 anni);
percorso (politico-amministrativo) in atto per portare l’attuale parte 7 (Angelo Ciribini), qualificazione delle figure, sui tavoli europei per la scrittura di una norma CEN che renda definitivamente organica la materia dei ruoli e delle competenze e responsabilità;
percorso (politico-amministrativo) in atto per l’apertura di una norma europea in materia di BIM e digitale per il restauro e gli edifici vincolati.
A cura di: Architetto Luciana Bianchini, BIM Manager La SIA.
Fonti: Pavan Alberto – Assistant Professor, Politecnico di Milano; Mirarchi Claudio – Ingegnere, Ph.D Politecnico di Milano; Cavallo Dalila – Architetto, BIM Coordinator; De Gregorio Marco – Funzionario Tecnico presso UNI; Ingenio – informazione tecnica e progettuale.
BIM Ingegneria Ingegneria delle telecomunicazioni
bim, dati, ingegneria, progettazione
L’analisi dei dati riduce il rischio d’impresa?
Nel mondo della progettazione, ma più in generale, nel settore delle costruzioni, possiamo dare per vere queste due affermazioni:
Se un progetto viene completato in modo perfetto, potremmo ottenere un profitto tra lo 0 ed il 20%;
Se un progetto va male, le perdite potrebbero potenzialmente essere molto alte;
Quindi forse, dovremmo dedicare più tempo alla lettura e la comprensione dei dati, per meglio riconoscere quali siano i fattori di rischio e quali invece, le opportunità di miglioramento dei margini.
Dobbiamo abbandonare l’idea che il BIM sia semplicemente un modo migliore di produrre tavole e disegni, con un pizzico di dati legati agli oggetti, clash detection e possibilità di arrivare al 4D, 5D, 6D, 7D.
Il prossimo traguardo da raggiungere e il reale vantaggio dato dal completare un progetto o una commessa adottando questa metodologia sarà quello di ridurre il più possibile i vari fattori di rischio, e questo sarà possibile attraverso l’implementazione e lo studio dell’analisi dei dati che produciamo tra modelli, attività lavorative, risorse e strumenti. Tutti questi dati, se ben interpretati, possono portare a grandi opportunità di margine e di profitto.
Sono ormai diversi anni che qui a La SIA, lavoriamo su progetti e commesse “BIM oriented”, ovvero che si evolvono su processi di gestione e di coordinamento digitale. Per questo motivo, produciamo all’ordine del giorno una quantità di dati notevole, considerando l’alto numero di risorse impiegate, dislocate in 9 sedi diverse.
Dashboard analisi dati La SIA ingegneria
Interpretare i dati per migliorare le fasi di decision-making
Se riuscissimo a trovare un modo per riunire realmente tutti i dati di tutti i modelli che produciamo, in un unico macro-database, invece che interrogare i vari file singolarmente e separatamente, potremmo forse cominciare a notare degli schemi interessanti.
Interrogando questo macro-database quindi, potremmo arrivare a predire, per un determinato tipo di commessa o progetto, quanto ci costerà, quante risorse serviranno, quali strumenti e con che budget.
Oggi queste analisi vengono effettuate sulla base dell’esperienza pregressa dei vari professionisti coinvolti, ma è evidente che effettuare questo tipo di analisi, basandosi sui dati, porterà a conclusioni molto più oggettive e misurabili. Quindi unire l’esperienza da un lato e una raccolta di dati sempre più solida dall’altro, ci consentirà senza dubbio di migliorare la qualità delle scelte che ci troveremo ad affrontare di progetto in progetto.
Il test di implementazione
Negli ultimi anni, a La SIA, abbiamo cominciato a sperimentare questo tipo di approccio arrivando ad ottenere risultati sempre più attendibili ed affidabili. Una delle commesse più importanti, in termini di durata e numero di risorse impiegate, è la digitalizzazione di un intero asset infrastrutturale, per conto di una delle più importanti aziende del settore delle telecomunicazioni.
Dalle prime fasi di avviamento di questa commessa, abbiamo cominciato a raccogliere dati di vario tipo, come ad esempio le date di inizio e completamento dei modelli, le risorse che ci hanno lavorato, gli strumenti che hanno utilizzato e la frequenza con la quale hanno utilizzato questi strumenti, ed altro ancora.
Successivamente abbiamo cominciato ad analizzare questi dati, cercando di individuare quei famosi schemi di cui parlavamo poco fa. Col passare delle settimane, il numero di dati è cominciato a crescere in modo considerevole, portandoci, ad esempio, ad una migliore comprensione delle attività lavorative, ad aggiungere un ulteriore “passaggio” per il controllo e la validazione dei vari modelli, e aiutarci nella gestione e la pianificazione delle attività future.
Questi primi risultati, oltre a migliorare il nostro stesso workflow operativo, hanno soprattutto portato dei vantaggi verso il cliente, il quale può pianificare le proprie attività basandosi quindi, su dati certi e verificati.
Ingegneria Strumenti diagnostici
laser scanner, laser scanner leica rtc360, nuvola di punti
In questi giorni stiamo testando in azienda lo scanner RTC360 di Leica. Tralasciando le specifiche dello scanner, che si possono trovare sul sito del produttore, volevamo parlare di un’utilissima funzione che è presente in questo scanner ovvero il “Double Scan”.
Questa funzione attiva una procedura di scansione differente rispetto
alla modalità standard ovvero: doppia scansione e foto.
Il “Double Scan” è utilissimo in tutte quelle situazioni in cui nell’ambiente da rilevare sono presenti mezzi o persone in movimento (ad esempio in cantiere o in strada) in quanto riesce ad eliminare tutti i punti che tra le due scan hanno subito uno “spostamento” (si sono mossi).
Abbiamo testato questa funzione nel rilievo as built di alcune componenti durante un cantiere che stiamo
seguendo; durante tutto il rilievo erano presenti nell’ambiente una decina di operai al lavoro. Le immagini
seguenti sono tratte da due nuvole consecutive eseguite a distanza di 3 minuti, la prima senza il “Double
Scan” e la seconda con il “Double Scan” inserito.
Scansione senza double scan
Si può notare come nella seconda scansione non siano presenti le sagome degli operai (non erano in pausa pranzo).
Scansione con double scan
Fantasmi fotografati dal laser scanner
La grande velocità di scansione di questo scanner (50 secondi per una scansione completa alla media risoluzione ovvero 6mm @ 10m) permette di eseguire un doppio rilievo dei punti in meno di due minuti, più un altro minuto per le foto.
Un po’ meno performante è l’algoritmo sulle foto che popola il cantiere di fantasmi, ma a livello di colore della nuvola, in realtà i “punti” non ci sono.
Nuvola di punti generata dal laser scanner
Architetto Gianpaolo Stringa
Progettista Divisione BIM – Ricerca e Sviluppo La SIA
Una panoramica su come le Tower Companies possano beneficiare dall’implementazione BIM e perché dovrebbero investire nell’implementazione del processo.
bim, information management, iot
Digital disruption e l’Internet Of Things
In questa fase di implementazione del BIM o di “digitalizzazione” del settore AEC (settore delle costruzioni, Architecture Engineering and Construction), spesso si fa riferimento a nuove tecnologie come ad esempio l’IoT, Internet of Things. Questa tecnologia, offre potenzialmente una serie di benefici al settore delle costruzioni, come ad esempio migliorare la produttività e l’efficienza di sistemi interconnessi.
L’Internet of Things, letteralmente “Internet delle cose” è quindi una tecnologia che permette a dispositivi e apparecchiature, di inviare e ricevere dati. Secondo Wikipedia, per la prima volta il termine “Internet of Things” viene utilizzato da un imprenditore britannico nel 1999 e con il passare del tempo viene definito come un insieme di metodi e protocolli di trasmissione dei dati.
Questo avanzamento tecnologico ha portato con sé quello che nel mondo anglosassone viene definito come “digital disruption” e sta impattando sempre più nei vari settori, non solo quello delle costruzioni. Basta girarsi intorno per capire il grado di diffusione di questa tecnologia, a partire da orologi che ci comunicano di camminare di più, frigoriferi che ci avvisano se “salta la corrente elettrica”, garage che si aprono autonomamente quando torniamo a casa, potremmo continuare con altre decine di esempi, ma il punto è che tutto questo, come per il settore commerciale, sta accadendo anche nel settore delle costruzioni.
Building Information Modeling e IoT
Il collegamento tra BIM e IoT a questo punto sembra quasi ovvio, il metodo BIM infatti riguarda la gestione e l’organizzazione delle informazioni, mentre la tecnologia IoT serve a inviare e ricevere dati. L’utilizzo di dispositivi IoT a servizio di un processo BIM ne amplifica decisamente l’efficienza e gli utilizzi possono essere svariati, dalla manutenzione predittiva, al risparmio energetico, alla gestione della sicurezza, all’efficientamento della logistica di cantiere ed altri ancora.
Per fare un esempio, è stata sviluppata una soluzione IoT basata su cloud Azure e servizi Microsoft di Intelligent Systems, che collega migliaia di sensori all’interno di ascensori, che monitorano una serie di dati, dalla temperatura del motore, all’allineamento dell’albero.
Questa soluzione, orientata al Facility Management o BIM 6D, consente ai tecnici di utilizzare i dati in tempo reale per individuare ad esempio un malfunzionamento o un guasto, permettendo un efficace attività di prevenzione, una diminuzione dei costi ma soprattutto una riduzione importante dei tempi di fermo degli impianti. Un altro esempio di relazione tra BIM e IoT è sicuramente project Dasher di Autodesk, un progetto di ricerca per lo sviluppo di una piattaforma BIM-based che serve a fornire una visione dettagliata sulle prestazioni degli edifici nel tempo.
BIM come Better Information Management
Le possibilità applicative quindi sono tante e possono portare a molti vantaggi, sia in termini economici che di ottimizzazione delle attività, dalla fase di costruzione a quella di gestione e manutenzione.
È importante però considerare che questa tecnologia produce una quantità notevole di dati e non basta semplicemente “associarla” al Building Information Modeling per ricavarne un sistema più efficiente se alla base non è stato studiato un Better Information Management, ovvero un solido processo organizzativo delle informazioni.
BIM Ingegneria Strumenti diagnostici