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Timestamp: 2019-03-26 00:09:38+00:00
Document Index: 25093643

Matched Legal Cases: ['art. 142', 'art. 384', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2051', 'art. 2043', 'art. 175', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 111', 'sentenza ', 'art. 2043', 'art. 43', 'art. 2056', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 111', 'art. 175', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 142', 'art. 345', 'art. 221', 'art. 222', 'art. 231', 'art. 22', 'art. 22', 'art. 674', 'art. 231', 'art. 674', 'art. 22', 'art. 196', 'art. 2684', 'art. 196', 'art. 6', 'sentenza ', 'art. 97', 'art. 213', 'sentenza ', 'art. 6', 'art. 97', 'art. 97', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 213', 'sentenza ', 'art. 213', 'art. 2', 'art. 194', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 6', 'art. 196', 'sentenza ', 'art. 97', 'art. 97', 'art. 213', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 98', 'art. 22', 'sentenza ', 'art. 22', 'art. 7', 'sentenza ', 'art. 201', 'art. 5', 'art. 2700', 'sentenza ', 'art. 12', 'art. 6', 'art. 149', 'art. 12', 'art. 6', 'sentenza ', 'art. 2700', 'art. 364', 'sentenza ', 'art. 22', 'art. 141', 'sentenza ', 'art. 201', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 6', 'art. 384', 'art. 385', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2697', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 136', 'art. 216', 'art. 1', 'art. 133', 'art. 93', 'art. 132', 'art. 6', 'art. 98', 'art. 14', 'art. 186', 'art. 17', 'art. 379', 'sentenza ', 'art. 126', 'art. 94', 'art. 216', 'art. 94', 'art. 216', 'art. 3', 'art. 134', 'art. 218', 'art. 128', 'art. 107', 'sentenza ', 'art. 58', 'art. 64', 'art. 21', 'art. 21', 'art. 648', 'art. 4', 'art. 98', 'art. 46', 'art. 46', 'art. 216', 'art. 133', 'art. 5', 'art. 142', 'art. 204', 'art. 106', 'art. 105', 'art. 106', 'art. 115', 'art. 17', 'art. 189', 'art. 3', 'art. 179', 'art. 186', 'art. 179', 'art. 218', 'art. 218', 'art. 142']

Insidie stradali: la cattiva manutenzione non è di per sé causa sufficiente a far condannare la P.A.
PER LA CORTE DI CASSAZIONE CHI HA SONNO NON DEVE GUIDARE
Controllo elettronico della velocità - art. 142 Codice della strada e art. 384 del Regolamento di esecuzione del Codice della Strada - impossibilità della contestazione immediata
REVOCA E SOSPENSIONE DELLA PATENTE - REATI COMPORTANTI LESIONI ALLA PERSONA - VIS ATTRACTIVA EX ARTT. 221 E 222 NUOVO C.S. - PORTATA - RITIRO DELLA PATENTE E SOSPENSIONE CAUTELARE - POTERE DEL PREFETTO - SUSSISTENZA - PRESUPPOSTI - PROSCIOGLIMENTO IN SEDE PENALE PER MANCANZA DI QUERELA IN RELAZIONE AL REATO DI LESIONI PERSONALI - IRRILEVANZA - FONDAMENTO
GETTO PERICOLOSO DI COSE - EMISSIONE DI GAS, VAPORI E FUMI - DA MOTORI DIESEL - ABROGAZIONE DELLA NORMA CHE PREVEDEVA IL FATTO COME REATO - PERSISTENTE SUA CONFIGURABILITA' COME REATO A NORMA DELL'ART. 674 C.P. - ESCLUSIONE - RAGIONE
VEICOLI - PUBBLICO REGISTRO AUTOMOBILISTICO - ISCRIZIONE DI PASSAGGIO DI PROPRIETA' - PUBBLICITA' DICHIARATIVA - CONTESTAZIONE DI CONTRAVVENZIONE STRADALE - AL PROPRIETARIO RISULTANTE DAL P.R.A. - PROVA CONTRARIA - AMMISSIBILITA'
CONFISCA DI CICLOMOTORE DI PROPRIETA' DEL PADRE DEL MINORE AUTORE DELLA VIOLAZIONE
LEGITTIMITA' DELL'ACCERTAMENTO DI INFRAZIONE STRADALE COMPIUTO DA AUSILIARI DEL TRAFFICO
ACCERTAMENTO DELLE VIOLAZIONI AMMINISTRATIVE - SOLIDARIETA' - PROPRIETARIO DELLA COSA - COMPORTAMENTO OSTATIVO DELL'USO DELLA STESSA - ONERE DELLA PROVA - CONTENUTO - FATTISPECIE
PATENTE RILASCIATA ALL'ESTERO - CITTADINO STRANIERO RESIDENTE IN ITALIA DA OLTRE UN ANNO IN POSSESSO DI PATENTE ESTERA VALIDA - RITIRO DELLA PATENTE - APPLICAZIONE NEL CORSO DELL'OPPOSIZIONE ALL'ORDINANZA INGIUNZIONE - LEGITTIMITA'
VELOCITA' ECCESSIVA IN CURVA - ACCERTAMENTO - CRITERI - VALUTAZIONI IN BASE ALLE CIRCOSTANZE ED ALLE CONSEGUENZE DEL SINISTRO - NECESSITA' - MERO RISPETTO DEI LIMITI DI VELOCITA' - SUFFICIENZA - ESCLUSIONE
SOSTA VIETATA - SANZIONE AMMINISTRATIVA - IRROGAZIONE - PROPRIETARIO DEL VEICOLO - INDIVIDUAZIONE - CRITERI - RISULTANZA DEL PRA - EFFICACIA PROBATORIA - LIMITI - INCIDENZA DELLE FACOLTA' CONCESSE DALL'ART. 1 L. N. 187/1990 - ESCLUSIONE - FONDAMENTO
REVOCA E SOSPENSIONE DELLA PATENTE - DURATA - CRITERI DI RAGGUAGLIO - INDICAZIONE
VEICOLO IMMATRICOLATO ALL'ESTERO CIRCOLAZIONE ENTRO IL LIMITE TEMPORALE DI UN ANNO VIOLAZIONE DELL'ART. 132, NUOVO C.S. - CONFISCA INAMMISSIBILITA'
RESPONSABILITA' DA SINISTRI STRADALI PRESUNZIONE DI COLPA NEL CASO DI SCONTRO TRA VEICOLI PROVA LIBERATORIA - CROCEVIA DOVERI DEL CONDUCENTE FAVORITO
CARTA DI CIRCOLAZIONE - MANCANZA CIRCOLAZIONE A SCOPO DI PROVA
CARTA DI CIRCOLAZIONE - MANCANZA RILASCIO DI AUTORIZZAZIONE ALLA CIRCOLAZIONE DI PROVA
ACCERTAMENTO DELLE VIOLAZIONI AMMINISTRATIVE CONTESTAZIONE MANCATA CONTESTAZIONE PERSONALE DELL'INFRAZIONE
GUIDA IN STATO DI EBBREZZA - ACCERTAMENTO - MODALITA'
GUIDA IN STATO DI EBBREZZA BICICLETTA - SOSPENSIONE PATENTE
GUIDA SENZA PATENTE POSSESSO DI PATENTE DI CATEGORIA DIVERSA
PATENTE RILASCIATA ALL'ESTERO - CONVERSIONE
VENDITA - SINGOLE SPECIE DI VENDITA COSE MOBILI - AUTOVEICOLI
RITIRO DELLA CARTA DI CIRCOLAZIONE - RESPONSABILITA' DEL PROPRIETARIO NEL CASO DI CIRCOLAZIONE DEL MEZZO
CIRCOLAZIONE DI AUTOVEICOLO A SEGUITO DI RITIRO DELLA CARTA DI CIRCOLAZIONE
NOTIFICA DELL'AVVISO DI PAGAMENTO PER UNA CONTRAVVENZIONE AL CODICE DELLA STRADA AL DESTINATARIO CHE ABBIA SEGNALATO TEMPESTIVAMENTE DI AVER VENDUTO L'AUTOVETTURA INDICATA NEL VERBALE DI ACCERTAMENTO RESPONSABILITA' DELLA P.A.
REVOCA E SOSPENSIONE DELLA PATENTE SOSPENSIONE A TEMPO INDETERMINATO
DISTANZA DI SICUREZZA - TAMPONAMENTO CRITERI DI VALUTAZIONE
TUTELA E MANUTENZIONE DELLE STRADE RESPONSABILITA' DELL'AMMINISTRAZIONE
VEICOLI - CARTA DI CIRCOLAZIONE - MANCANZA
SOSTITUZIONE DELLA TARGA DI UN'AUTOVETTURA - AUTO PROVENTO DI DELITTO DI RICICLAGGIO - CONFIGURABILITA'
REVOCA E SOSPENSIONE DELLA PATENTE INEFFICACIA DELLA PATENTE ESTERA PER IL CORRISPONDENTE PERIODO A QUELLO INDICATO NEL PROVVEDIMENTO ITALIANO
PATENTE RILASCIATA ALL'ESTERO CONDUCENTE STRANIERO RESIDENTE IN ITALIA DISPOSIZIONE DI CUI ALL'ART. 98 CODICE DELLA STRADA ABROGATO APPLICABILITA' - ESCLUSIONE
TRASPORTO DI COSE - TRASPORTO SENZA AUTORIZZAZIONE REATO PROPRIO
REVOCA E SOSPENSIONE DELLA PATENTE - RITIRO GUIDA IN COSTANZA DEL RITIRO ANTECEDENTE AL PROVVEDIMENTO PREFETTIZIO DI SOSPENSIONE PUNIBILITA'
LIMITI FISSI DI VELOCITA' - ACCERTAMENTO CON APPARECCHI RILEVATORI CONTESTAZIONE IMMEDIATA DELL'INFRAZIONE
OBBLIGHI DEL CONDUCENTE IN CASO DI INVESTIMENTO ATTENUANTI DEL PRESTATO SOCCORSO - AMBITO APPLICAZIONE FACOLTATIVITA'
SOSTA, FERMATA E PARCHEGGIO - SOSTA VIETATA MINORATO FISICO CON CAPACITA' DEAMBULATORIE SENSIBILMENTE RIDOTTE DEROGA AL DIVIETO DI SOSTA - PROVVEDIMENTO DEL SINDACO - NECESSITA'
LIMITI FISSI DI VELOCITA' ACCERTAMENTO MEDIANTE APPARECCHIATURE ELETTRONICHE EFFICACIA PROBATORIA PROVA DELLA PERFETTA FUNZIONALITA' DELL'APPARECCHIO - NECESSITA' ESCLUSIONE - LIMITI
ORDINANZA INGIUNZIONE - OPPOSIZIONE - NULLITA' DELL'ORDINANZA EMISSIONE DOPO I TRENTA GIORNI DALLA VIOLAZIONE - ESCLUSIONE
SORPASSI - IN PROSSIMITA' DI CROCEVIA - SORPASSO A DESTRA
INCROCI STRADALI - REGOLAMENTAZIONE SEMAFORICA ATTRAVERSAMENTO NELL'IMMINENZA DELL'ACCENSIONE DI LUCE ROSSA
INCROCI STRADALI - REGOLAMENTAZIONE SEMAFORICA CON LUCE GIALLA CONGIUNTA ALLA VERDE
OBBLIGHI DEL CONDUCENTE IN CASO DI INVESTIMENTO OBBLIGO DI FERMARSI OBBLIGO DI PRESTARE ASSISTENZA ALLE PERSONE FERITE - DOLO - NOZIONE
APPLICAZIONE DELLE SANZIONI - ELEMENTO SOGGETTIVO - COLPA ERRORE SULLA LICEITA' DEL FATTO - RILEVANZA - FATTISPECIE - CIRCOLAZIONE CON VEIC. AVENTE CRONOTACHIGRAFO NON FUNZIONANTE
MANCANZA DELLA CARTA DI CIRCOLAZIONE
REVOCA E SOSPENSIONE DELLA PATENTE - EMISSIONE DELLA RELATIVA ORDINANZA - TERMINE - INOSSERVANZA DURATA DELLA SOSPENSIONE - POSSESSO TRIENNALE DELLA PATENTE - DETERMINAZIONE
RESPONSABILITA' DA SINISTRI STRADALI - CONCORSO DI COLPA - CIRCOLAZIONE IN TEMPO DI NOTTE - TAMPONAMENTO
RESPONSABILITA' DA SINISTRI STRADALI - COLPA DEL CONDUCENTE - MANCATA OSSERVANZA DELLA DISTANZA DI SICUREZZA
Cassazione, sez. III civile, sentenza 19.07.2005 n° 15224
La non conformità dello stato di manutenzione della strada pubblica è fonte di responsabilità della P.A. solo se determina l'insorgere di una situazione di pericolo, con i caratteri propri dell'insidia>>.
Lo hanno ribadito i giudici di Piazza Cavour, con la sentenza n. 15224 del 19 luglio 2005, rigettando il ricorso presentato dal conducente di un caravan che aveva urtato un muretto posto fuori della carreggiata ma non segnalato adeguatamente.
Sentenza 19 luglio 2005, n. 15224
D.G. e F.G. convenivano davanti al Giudice di pace l'Anas - Ente nazionale per le strade per sentirlo condannare al risarcimento dei danni subiti dall'autocaravan di loro proprietà il 30 novembre 1996 a seguito della collisione con un muretto posto sul lato destro della carreggiata della SS. n. 92, all'altezza del Km. 75 + 700, privo della segnalazione con strisce alternate di colorazione bianca e nera.
Il convenuto resisteva.
Il Giudice di pace, con sentenza del 2 febbraio 1998, accoglieva la domanda e condannava l'Anas al pagamento di lire 5.000.000 ed al rimborso delle spese.
Pronunciando sull'appello dell'Anas, il tribunale di Potenza, con sentenza del 30 giugno 2001, lo accoglieva, rigettava la domanda e condannava gli attori al pagamento delle spese del doppio grado.
Avverso la sentenza gli attori hanno proposto ricorso per cassazione, affidandone l'accoglimento a due motivi, illustrati con memoria.
Ha resistito, con controricorso, l'Anas.
1. Il tribunale ha svolto le seguenti considerazioni: secondo consolidata giurisprudenza, per far valere la responsabilità extracontrattuale della P.A. per i danni subiti dall'utente a causa delle condizioni di manutenzione di una strada pubblica, esclusa l'applicabilità dell'art. 2051 c.c., ed operando il generale criterio di imputazione di cui all'art. 2043 c.c., il danneggiato deve dimostrare che l'evento dannoso è eziologicamente ricollegabile ad una insidia, e cioè ad una situazione caratterizzata, dal punto di vista obbiettivo, dalla non visibilità del pericolo e, dal punto di vista soggettivo, dalla imprevedibilità, vale a dire dalla impossibilità di avvistare in tempo il pericolo per poterlo evitare; nella specie, avuto riguardo agli elementi risultanti dalla c.t.u. e dalla allegata documentazione fotografica, non era configurabile una insidia, poiché il muretto in cemento contro il quale l'autocaravan aveva urtato, era oggettivamente visibile, in ragione delle sue dimensioni (cm. 40 di altezza, cm. 30 di spessore, m. 1,70 di lunghezza), del colore più chiaro rispetto all'asfalto della pavimentazione e tenuto conto dell'ora mattutina nella quale si era verificato l'incidente, ed era inoltre posto al di fuori della sede stradale, sul lato destro della carreggiata, alla confluenza della SS. n. 92 con lo svincolo per Piano del Campo, ad una distanza di trenta centimetri dalla linea bianca continua, risultando così agevolmente evitabile solo che il conducente avesse marciato all'interno delle strisce che delimitano la sede stradale, laddove il sinistro era stato determinato da una condotta di guida negligente ed imprudente di inversione di marcia, eseguita per rientrare sulla SS. n. 92, dopo aver erroneamente imboccato lo svincolo; accertata la colpa del conducente, era irrilevante valutare l'omessa colorazione del muretto con strisce zebrate ai sensi dell'art. 175 del regolamento del codice della strada sussistendo, come ritenuto dalla Corte costituzionale con la sentenza 156/1999, ragioni di incompatibilità logica tra la colpa del danneggiato e la nozione di insidia, essendo quest'ultima contraddistinta dai caratteri della imprevedibilità e della inevitabilità del pericolo, che comportano necessariamente l'esclusione di qualunque colpa concorrente del danneggiato.
2. Con il primo motivo, denunciando omessa, contraddittoria o quanto meno insufficiente motivazione su punti decisivi della controversia prospettati dalle parti, in relazione all'art. 360, n. 5, c.p.c., violazione e falsa applicazione dell'art. 111, comma 6, Cost., i ricorrenti censurano la valutazione compiuta dal tribunale circa la oggettiva visibilità dell'ostacolo contro il quale ha urtato l'autocaravan. Sostengono che la visibilità era ridotta a causa delle condizioni atmosferiche (presenza di foschia nell'ora mattutina), e che il muretto si confondeva con la sede stradale.
2.1. Il motivo non è fondato. La valutazione della sussistenza di una "insidia", caratterizzata oggettivamente dalla non visibilità e soggettivamente dalla non prevedibilità del pericolo, costituisce giudizio di fatto, incensurabile in questa sede se adeguatamente e logicamente motivato. E la sentenza impugnata ha congruamente motivato sul punto, svolgendo le considerazioni riassunte nel paragrafo n. 1.
3. Con il secondo motivo, denunciando violazione e falsa applicazione del combinato disposto dell'art. 2043 c.c. e dell'art. 43, comma 2, c.p., nonché dell'art. 2056 e 1227 c.c., in relazione all'art. 360, n. 3, c.p.c., omessa motivazione su punti decisivi della controversia prospettati dalle parti, in relazione all'art. 360, n. 5, c.p.c., violazione e falsa applicazione dell'art. 111, comma 6, Cost., i ricorrenti addebitano al tribunale di aver erroneamente ritenuto irrilevante l'omessa colorazione del muretto con strisce di vernice bianca e nera a norma degli artt. 42 del codice della strada e 175 del regolamento, e non configurabile il concorso di colpa del danneggiato. Sostengono, in relazione al primo profilo di censura, che l'accertata omissione, integrando violazione di norme di legge o di regolamento, doveva condurre ad affermare la responsabilità per colpa della P.A., per poi procedere alla valutazione della sussistenza del nesso causale, accertando se lo scopo perseguito dalla norma che prescrive la colorazione zebrata era proprio quello di prevenire l'evento dannoso realmente verificatosi, laddove il tribunale si è limitato ad enunciare, apoditticamente, l'irrilevanza della violazione di legge. Affermano inoltre che, diversamente da quanto ritenuto dal tribunale, dal combinato disposto degli artt. 2056 e 1227 c.c. emerge che anche nell'illecito civile è astrattamente configurabile il concorso di colpa del danneggiato.
3.1. Il motivo è infondato sotto entrambi i profili.
3.1.1. Quanto al primo, va rilevato che la non conformità dello stato di manutenzione della strada pubblica è fonte di responsabilità della P.A. solo se determina l'insorgere di una situazione di pericolo, con i caratteri propri dell'insidia. La violazione di norme sulla segnalazione degli ostacoli mediante opportuna colorazione non può quindi essere di per sé fonte di responsabilità per colpa della P.A., occorrendo invece che l'omissione abbia determinato, nelle circostanze di tempo e di luogo in cui si è verificato il sinistro, una situazione di non visibilità oggettiva dell'ostacolo. Ma nella specie il tribunale ha escluso che sussistesse una situazione di tal genere avendo accertato la visibilità oggettiva del muretto, anche in difetto della colorazione con strisce zebrate, tenuto conto delle sue dimensioni, del colore più chiaro rispetto al manto stradale e dell'ora mattutina in cui si è verificato l'incidente. Risulta quindi corretta la valutazione di irrilevanza della violazione dell'art. 175 del regolamento del codice della strada, precisando, tuttavia, che l'irrilevanza è determinata dalla insussistenza dell'insidia e non già, come affermato dal tribunale, dalla accertata colpa del conducente.
3.1.2. Quanto al secondo, va rilevato che, secondo la più recente giurisprudenza di questa Corte, non sussiste incompatibilità della responsabilità colposa della P.A. in caso di insidia o trabocchetto stradale con il concorso del fatto colposo del danneggiato (sentenza 17152/2002), ma la diversa opinione manifestata dal tribunale non ha assunto rilevanza nell'economia della decisione, dal momento che, essendo stata esclusa la sussistenza della insidia e quindi della responsabilità colposa della P.A., non era in radice configurabile un concorso di colpa del danneggiato.
La Corte rigetta il ricorso e condanna in solido i ricorrenti al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, che liquida in euro 900,00, di cui euro 100,00 per spese, oltre spese generali ed accessori di legge.
Secondo nuovo principio, affermato dalla Cassazione in una recente sentenza, sentenza (n°. 41097/2001) "risponde di omicidio colposo chi si mette alla guida troppo stanco ed addormentandosi provoca un incidente e la morte o il ferimento di persone trasportate o terze". La decisione della Suprema Corte interviene su un caso tra i tanti sinistri delle cosiddette stragi del sabato sera. La stanchezza alla guida uccide quanto l'alcool o la droga. Ebbrezza, euforia, eccitazione disturbano i riflessi del conducente, il sonno li spegne. Ma chi guida in condizioni di stanchezza ha colpa, nell'incidente, come chi ha alzato troppo il gomito o ha assunto sostanze stupefacenti.
Direzione generale per l'Amministrazione generale e per gli affari del personale, Ufficio Studi per l'Amministrazione Generale e per gli Affari Legislativi
Prot. M/2413-12 Roma, 21 marzo 2001
Sono state chieste notizie in merito alle modalità di accertamento delle violazioni all'art. 142 C.d.s., accertate a mezzo delle apposite apparecchiature previste dall'art. 345 Reg. C.d.s., con particolare riferimento alla impossibilità di contestare immediatamente l'infrazione nel caso in cui il comando accertatore non disponga di una numero sufficiente di agenti per poter fermare il veicolo. In proposito, si richiama l'attenzione sul contenuto della circolare n. 81, diramata ai Prefetti in data 2.8.2000, con la quale è stato evidenziato l'orientamento manifestato sul punto dalla Corte di Cassazione (Sez. I, sent. n. 12330 del 5.11.1999). La suddetta giurisprudenza, in particolare, ha affermato che, avendo il nuovo codice della strada dato autonomo rilievo alla "impossibilità - del veicolo - di essere fermato in tempo utile nei modi regolamentari", tale impossibilità sussiste con riferimento alla pattuglia preposta al funzionamento dell'apparecchiatura autovelox che procede all'accertamento dell'infrazione, senza che possa essere esclusa dal giudice di merito con il rilievo della astratta possibilità che al servizio potesse essere preposta una seconda pattuglia con l'esclusivo compito di procedere alla contestazione, non essendo consentito al giudice sindacare le modalità organizzative del servizio di rilevamento in termini di impiego di uomini e mezzi". Più recentemente, anche la Sezione I della Cassazione (sent. n. 1380 dell'8 febbraio 2000), dopo essersi richiamata al "consolidato indirizzo di questa Corte - secondo il quale - la mancata contestazione personale dell'infrazione, anche quando ne sussista la possibilità, non costituisce causa di estinzione dell'obbligazione", ha sottolineato che, "essendovi stata - nella fattispecie - una motivazione circa la impossibilità di contestazione immediata", "incombeva all'opponente l'onere di provare che detta impossibilità era in concreto inesistente. A quest'ultimo riguardo, ciò che è ammissibile - secondo la Corte - è la verifica da parte del giudice di merito della "concreta possibilità di contestazione immediata senza ricorrere a sistemi di inseguimento del veicolo che potrebbero distogliere il personale dai compiti di accertamento delle infrazioni". Ancora più esplicitamente la Corte ha confermato che il giudice di merito non può adottare "valutazioni circa le modalità del servizio di pattugliamento stradale". Ciò in quanto "la impossibilità di essere fermato in tempo utile o nei modi regolamentari" va valutata esclusivamente in relazione al servizio di vigilanza così come organizzato dall'Amministrazione, quale risultante dalla motivazione che deve essere data nel verbale di accertamento a giustificazione della mancata contestazione immediata (C.Cass. 2494 del 14.12.2000).
In tema di violazioni amministrative connesse a reati commessi in relazione alla circolazione stradale da cui sono derivati danni alla persona, gli artt. 221 e 222 c.s. dispongono la vis attractiva del giudice penale, al quale pertanto è rimesso anche l'accertamento delle violazioni amministrative e l'applicazione delle relative sanzioni, anche accessorie, senza che, peraltro, dette sanzioni perdano la propria autonomia rispetto al sistema penale, tant'è che è prevista una riespansione dei poteri del prefetto in ordine ad esse, qualora vengano meno per qualsiasi causa (eccetto che per morte del reo) le condizioni per l'intervento del giudice penale, la cui funzione deve quindi ritenersi di mera supplenza; ne consegue che il prefetto conserva i propri poteri anche in relazione alla misura cautelare del ritiro della patente in ogni caso in cui dalla violazione delle norme sulla circolazione stradale siano derivate lesioni personali, indipendentemente dagli sviluppi in concreto assunti dal relativo procedimento penale con riguardo agli istituti che lo regolano, e perciò anche nell'ipotesi in cui in quella sede sia intervenuto il proscioglimento dell'imputato per mancanza di una condizione di procedibilità.
(Nuovo c.s., art. 221; nuovo c.s., art. 222). (Cass. Civ., Sez. I, 22 aprile 1999, n. 4006) [RV0999].
L'intervenuta abrogazione, ai sensi dell'art. 231 nuovo c.s., dell'art. 22 della legge 13 luglio 1966 n. 615 - che sanzionava penalmente la circolazione con veicoli a motore diesel i cui fumi presentassero opacità superiore ai valori stabiliti dal regolamento, poi emanato con D.P.R. 22 febbraio 1971 n. 323 - non comporta che la condotta già prevista dal citato art. 22 sia ora sanzionabile ai sensi dell'art. 674 c.p., nella parte in cui questo prevede come reato l'emissione, nei casi non consentiti dalla legge, di gas, vapori o fumi atti ad offendere, molestare o imbrattare persone; e ciò perché essa è ora prevista e sanzionata in via esclusivamente amministrativa dal combinato disposto degli artt. 71, comma sesto, c.s. e 227, comma secondo, del relativo regolamento di attuazione, a nulla rilevando che la sanzione sia inoperante per la mancata emanazione dei decreti ministeriali di attuazione.
(Nuovo c.s., art. 231; c.p., art. 674; L. 13 luglio 1966, n. 615, art. 22). (Cass. Pen., Sez. I, 24 dicembre 1998, n. 13667) [RV0899].
Gli atti traslativi della proprietà di un autoveicolo risultanti da un'attestazione notarile sono opponibili agli organi deputati all'accertamento delle infrazioni in tema di circolazione stradale (nella specie, mancata copertura assicurativa), ancorché non trascritti nel pubblico registro automobilistico, infatti, costituiscono forme di pubblicità notizia, finalizzate a dirimere conflitti tra più acquirenti, ed ai fini della responsabilità derivante da fatti connessi alla circolazione stradale, ivi comprese le sanzioni amministrative ascritte al proprietario in base all'art. 196 c.s. e 6 L. 24 novembre 1981 n. 689, l'annotazione costituisce una presunzione semplice, contro la quale è ammessa prova contraria.
(C.c., art. 2684; nuovo c.s., art. 196; L. 24 novembre 1981, n. 689, art. 6). (Cass. Civ., Sez. I, 7 aprile 1999, n. 3340) [RV0899].
La sentenza n° 7268/2000 della Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità dei genitori per i comportamenti dei figli minorenni. Il fatto si riferisce alla confisca da parte della Polizia Municipale di un motorino truccato guidato da un minore.
Sul ricorso del genitore, che sostiene la non legittimità della confisca dal momento che il Codice della Strada prevede che la confisca non possa essere applicata se il proprietario del veicolo è estraneo alla violazione, la Cassazione conferma l'operato dei pubblici ufficiali stabilendo che il proprietario del veicolo, in quanto padre di chi ha commesso l'infrazione, non può essere considerato estraneo alla violazione.
Cassazione - Sezione Terza Civile - Sent. n. 7268/2000 - Presidente A. Iannotta - Relatore E. Lupo)
Con ricorso al Pretore di Biella del 3 gennaio 1997 E. B. proponeva opposizione avverso l'ordinanza con la quale il Prefetto di Biella gli aveva ingiunto di pagare la somma di L. 63.000 (per sanzione amministrativa e spese) ed aveva ordinato la confisca del veicolo per la violazione dell'art. 97, comma 6, del codice della strada, perché il figlio minorenne (omissis), il 12 settembre 1996, circolava alla guida di un ciclomotore non rispondente alle prescrizioni indicate nel certificato di idoneità tecnica. L'opponente B. deduceva che il ciclomotore, di sua proprietà, non poteva essere confiscato perché appartenente a persona estranea alla violazione, per il disposto dell'art. 213, comma 6, dello stesso codice. I1 Pretore adito, con la sentenza depositata il 28 maggio 1997, riteneva che la confisca del veicolo non poteva essere disposta nei confronti del proprietario E. B., poiché la solidarietà prevista dall'art. 6 della legge 24 novembre 1981 n. 689 e dall'art. l96 codice stradale si applica soltanto per la sanzione pecuniaria. La confisca si sarebbe potuta disporre nei confronti del proprietario del ciclomotore soltanto per la violazione del comma 5 dell'art. 97 cod. stradale, per averlo modificato in modo da aumentarne la velocità. Il Pretore, pertanto, disponeva l'eliminazione della confisca dal provvedimento impugnato e disponeva la trasmissione degli atti alla prefettura "per la confisca del ciclomotore ai sensi dell'art. 97 c. 5" cod. stradale. Avverso la sentenza del Pretore la Prefettura di Biella ha proposto ricorso per cassazione. E. B. non ha svolto attività difensiva davanti a questa Corte.
Con l'unico motivo del ricorso si deduce la violazione e falsa applicazione di norme di diritto (art. 360 n. 3 c.p.c., in relazione agli artt. 213 e 97 cod. stradale). La prefettura ricorrente premette che, per l'applicazione del comma 6 dell'art. 213 cit. (che esclude la confisca), occorre il concorso di due condizioni: a) che l'uso del veicolo possa essere consentito mediante autorizzazione amministrativa; b) che esso appartenga a persona estranea alla violazione amministrativa Il ricorrente osserva che il Pretore non ha considerato l'elemento sub a) e quindi non ha verificato se il veicolo poteva essere autorizzato a circolare. Per quanto attiene all'elemento sub b), il ricorrente ritiene che non possa considerarsi persona estranea l'esercente la potestà sul minore che ha commesso il fatto e che è altresì proprietario del veicolo. Il motivo di ricorso è fondato, poiché la sentenza impugnata ha applicato erroneamente l'art. 213, comma 6, del codice stradale. Nell'ipotesi in cui l'illecito amministrativo sia commesso da un minore degli anni diciotto, l'art. 2 della legge 24 novembre 1981 n. 689, con disposizione di carattere generale applicabile anche agli illeciti amministrativi previsti dal codice della strada (art. 194), prevede che il suo autore non possa essere assoggettato a sanzione amministrativa per mancanza di imputabilità. I1 secondo comma dell'art. 2 dispone che "della e risponde chi era tenuto alla sorveglianza dell'incapace, salvo che provi di non avere potuto impedire il fatto". Tale disposizione configura una responsabilità diretta, per fatto proprio, di colui che è tenuto alla sorveglianza del minore, come questa Corte (Cass. 22 gennaio 1999 n. 572) ha già avuto modo di affermare con riguardo alla posizione del genitore di un infradiciottenne, responsabile diretto e colpevole, per culpa in vigilando e/o per culpa in educando (colpa presunta, salva la prova liberatoria consentita dal trascritto art. 2). A ciò consegue che il soggetto tenuto alla sorveglianza dell'incapace non può essere considerato persona estranea alla violazione amministrativa. Né è a lui applicabile l'art. 6, secondo comma, della legge n. 689/81 (a cui corrisponde l'art. 196, comma 2, del codice stradale), che presuppone l'illecito commesso "da persona capace di intendere e di volere", soggetta all'altrui autorità, direzione o vigilanza; mentre l'infradiciottenne è, come si è detto, incapace ex lege. Alla luce dei principi esposti, la sentenza impugnata è errata nella parte in cui ha considerato il ricorrente E. B., genitore del minore A. B. che ha materialmente commesso la violazione prevista dall'art. 97, comma 6, cod. stradale, persona estranea alla violazione medesima, ritenendo perciò inapplicabile la sanzione accessoria della confisca del ciclomotore, comminata, per la detta violazione, dal comma 14 dello stesso art. 97 cod. stradale. La esclusione di uno dei due concorrenti presupposti previsti dall'art. 213, comma 6, cod. stradale per l'inapplicabilità della confisca (veicolo appartenente a persona estranea alla violazione amministrativa) e priva di rilievo la censura della parte ricorrente relativa alla sussistenza dell'altro presupposto (possibilità che l'uso del veicolo sia consentito mediante autorizzazione amministrativa). In conclusione, la sentenza impugnata va cassata e la causa va rinviata per una nuova decisione sull'opposizione proposta da E. B. avverso l'ordinanza che ha disposto la confisca del ciclomotore, in cui il giudice di rinvio si conformerà al seguente principio di diritto: colui che è tenuto alla sorveglianza dell'incapace, autore materiale della violazione amministrativa (ma non imputabile ex lege), ne risponde in via diretta a norma dell'art. 2, secondo comma, della legge n. 689/81 e, pertanto, non può essere considerato persona estranea alla violazione stessa. Il giudice di rinvio va individuato nel Tribunale di Biella, quale giudice unico di primo grado, a cui sono state trasferite le competenze del pretore (decreto legislativo 19 febbraio 1998 n. 51). Irrilevante è, invece, il decreto legislativo 30 dicembre 1999 n. 507, che, nell'art. 98, ha attribuito al giudice di pace la competenza per il giudizio di opposizione ex art. 22 della legge n. 689 (anche quando è stata applicata una sanzione non pecuniaria' se la violazione è prevista dal codice stradale), poiché questa disposizione processuale non ha efficacia retroattiva e quindi non si applica ai giudizi di opposizione instaurati prima della sua entrata in vigore. Si rimette, infine, al giudice di rinvio anche la pronunzia sulle spese del giudizio di cassazione.
La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa al Tribunale di Biella, anche per le spese del giudizio di cassazione
(Cassazione - Sezione Terza Civile - Sent. n. 11949/99 - Presidente A. Iannotta - Relatore G. Fiduccia)
Con ricorso depositato in data 29.4.1995 B. R. proponeva opposizione a norma dell'art. 22 Legge n.689/81 alla cartella esattoriale a favore del Comune di Udine per n. 2 sanzioni pecuniarie del complessivo importo di L. 139.400, relative ad infrazioni al Cod.Strad. per sosta non autorizzata (art. 7) dell'autovettura, targata UD 409270, chiedendo la declaratoria della nullità ed inefficacia di tale cartella esattoriale per non avere ricevuto la notifica del verbale di accertamento dell'infrazione. Il Comune di Udine faceva pervenire soltanto informali note difensive. L'adito Pretore di Udine con sentenza depositata il 15.7.1996 respingeva l'opposizione del B. anche con riguardo agli ulteriori motivi dedotti nel corso della discussione ed attinenti alla pretesa irritualità del procedimento di irrogazione delle sanzioni. Il detto giudice, dopo aver rilevato preliminarmente che contraddittoriamente l'opponente negava di avere avuto notizia degli accertamenti della Polizia municipale ed al contempo riconosceva che la contestazione ha raggiunto il suo scopo, ancorché per notificazione viziata, considerava che erano stati prodotti in giudizio le fotocopie - attestate conformi agli originali- dei verbali relativi alle infrazioni, che, provenienti dal Comandante dei Vigili Urbani, non sono sottoscritte dallo stesso ed avvertono circa l'accertamento avvenuto su segnalazione dell'ausiliare del traffico, all'uopo identificato. Il Pretore, quindi, riteneva che l'indicata sottoscrizione non invalidava la comunicazione, atteso lo scopo della notifica di portare a conoscenza del trasgressore il relativo contesto per permettere le difese, tanto che la notifica ex art. 201 Cod.Strad. non riguarda il verbale ma solo gli estremi della violazione e che a norma dell'art. 5 quater Legge 15.3.1991 n. 30 era bastevole l'indicazione a stampa del nominativo del soggetto responsabile dell'atto amministrativo. Del pari il Pretore considerava non irregolare collaborazione dei cd. ausiliari del traffico per il rilevamento delle infrazioni, rilevando che la segnalazione di costoro non era elevata al rango di verbale dei pubblici ufficiali, né potevano fare da base a tali atti, facenti fede fino a querela di falso (art. 2700 c.c.) bensì non erano dotati di alcuna autorità in ordine alla verità dei fatti segnalati, che dovevano essere provati dall'ente, che agiva per la sanzione, con altri mezzi, e ciò con indubbio vantaggio per l'opponente, non tenuto a contrastare un documento con fede privilegiata. Indi, il Pretore - sulla scorta della pronuncia delle Sez. Unite della Corte di Cassazione (sent. n.7821/1995) sottolineava che la mancata stesura della relata di notifica da parte del funzionario costituiva una mera irregolarità non inficiante la validità della stessa e così - sulla base della considerazione che la commissione delle infrazioni non era stata contestata concludeva per il rigetto dell'opposizione. Contro questa sentenza il B. ha proposto ricorso per la sua cassazione con sei motivi di censura. Non si è costituito il Comune di Udine.
Il ricorrente si duole per violazione e falsa applicazione della legge nonché per contraddittorietà della motivazione, formulando:
1°) la censura di assoluta carenza di potere con riguardo all'atto di accertamento dei cd. ausiliari del traffico e quindi per l'elevazione della sanzione compiuta dal comandante dei V U., atteso che i detti ausiliari non rientrano tra i soggetti abilitati dall'art. 12 Cod.Strad. e così l'accertamento risulta effettuato da un soggetto assolutamente incompetente ed estraneo alla P.A.;
2°) la doglianza di nullità formale del verbale per la mancanza di sottoscrizione, non essendo idonea la indicazione del numero e della qualifica funzionale, atteso l'improprio richiamo all'art. 6 quater Legge n. 80/1991, per cui, peraltro, non era indicato il responsabile dell'immissione dati;
3°) la censura di mancanza di autenticità e così di veridicità dell'accertamento da parte dei cd. ausiliari del traffico, che non possono attribuire al loro atto certezza legale fino a querela di falso, con la conseguenza che il Comandante dei V.U. ha emesso l'accertamento della violazione in base ad una comunicazione di un cittadino priva di veridicità e certezza;
4°) la doglianza di nullità della notifica della violazione stradale perché priva della relata prescritta dall'art. 149 c.p.c. e dall'art. 12 della legge 20.11.1982 n. 890 per le notificazioni a mezzo posta, da osservarsi anche dai funzionari dell'amministrazione pubblica;
5°) la denuncia di contraddittorietà con riguardo all'avviso di accertamento, che era privo degli elementi richiesti dal citato art. 6 quater legge n. 80/1991, indicazione della fonte e del responsabile, ritenuta dal Pretore suppletiva della firma autografa;
6°) la identica denuncia perché il Pretore, dopo aver affermato che con riguardo alla sussistenza dell'illecito la P.A. doveva dimostrarla con altri mezzi, non avendo fede fino a querela di falso le segnalazioni degli ausiliari, per contro in assenza di attività probatoria così necessaria non aveva accolto il suo ricorso.
Il ricorso con gli esposti motivi non è fondato e va, quindi, rigettato. Invero, va riconosciuto che la sentenza pretorile ha esattamente giudicato la legittimità dell'accertamento operato dal Comando dei Vigili Urbani di Udine per il caso che ne occupa, cioè con la collaborazione di cd. ausiliari del traffico, che, senza essere investiti di alcuna funzione di polizia, limitano la loro opera alla rilevazione e segnalazione alle autorità di polizia municipale delle infrazioni stradali (nella specie: alla durata della sosta autorizzata con pagamento corrispondente), nel debito riscontro che né siffatta attività, né il correlativo procedimento di accertamento si pone in contrasto con i disposti della legge n. 689/81 né può essere ritenuta abnorme atteso che gli accertamenti ed i relativi verbali dei pubblici ufficiali al riguardo ben possono attingere il loro contenuto da segnalazioni e denuncie effettuati da privati cittadini - senza però, in tal caso, fare fede ex art. 2700 cod.civ., fino a querela di falso, come ha esattamente rilevato il Pretore sulla scorta di un costante indirizzo di questa Corte - e d'altro canto l'indicata attività del cittadino costituisce una particolare e significativa attività di collaborazione all'osservazione della legge, che non solo è ben lecita ed apprezzabile ma anzi in casi di particolare rilevanza delittuosa assume la valenza di uno specifico obbligo sanzionato penalmente (v. art. 364 cod.pen.). Peraltro, va considerato che nella sentenza impugnata a tali esatte argomentazioni si è fatto seguire la conseguente - del pari esatta - rilevazione che nel procedimento per l'opposizione ex art. 22 Legge n. 689/81, avendosi un ordinario giudizio di cognizione, la P.A. e l'opponente destinatario di quell'accertamento - trasfuso nell'ordinanza - ingiunzione impugnata - si vengono a trovare sullo stesso piano, senza alcun pregiudizio per il secondo, non tenuto a contrastare un documento di fede privilegiata, restando per contro alla P.A. di dimostrare con altri mezzi, non con il solo documento o l'asserto del suo sottoscrittore, la sussistenza di quei fatti che integrano la contestata violazione. Ad identica sorte negativa vanno incontro anche quelle ulteriori censure del ricorrente che afferiscono alla pretesa nullità dei verbali di accertamento (delle infrazioni stradali) notificatigli in quanto privi della sottoscrizione dell'organo che li aveva emessi, essendo sufficiente in proposito considerare che - come questa Corte ha già avuto occasione di affermare ancorché per l'omologa normativa del precedente codice della Strada: art. 141 T.U. 15.6.1959 n. 393 (v. sent. 20.11.1975 n. 3883) - la notificazione al contravventore degli estremi della contravvenzione stradale, per caso di mancata contestazione immediata, costituisce una semplice operazione amministrativa, ossia un'attività materiale coordinata al compimento di provvedimenti, priva di requisiti formali, e non un'autonoma attività di vera e propria contestazione, da consacrare in un documento sottoscritto dal pubblico ufficiale, tanto chè - come perspicuamente sottolineato nella sentenza impugnata - al trasgressore a norma dell'art. 201 Cod.Strad. vanno notificati gli estremi della violazione rilevata a suo carico e non il verbale vero e proprio con la sua essenziale sottoscrizione dell'organo che ne sia autore. Ne consegue che la presenza in calce al documento contenente gli estremi della contravvenzione di una mera stampigliatura che ne indica l'autore invece della sottoscrizione autografa del pubblico ufficiale, non impedisce alla notificazione ne di quel documento di produrre i relativi effetti dovendosi ancora convenire con la pregnante notazioni che nella sentenza impugnata si è fatta con riguardo alla validità ed efficacia di quella comunicazione in funzionale riferimento al relativo scopo di portare a conoscenza del trasgressore l'esistenza del contesto amministrativo che lo riguarda al fine di poter predisporre le sue difese ovvero di fruire del beneficio del pagamento della sanzione ridotta: senza che - va sottolineato debitamente - sia mancata la necessaria individuazione dell'autorità, da cui quel documento promana. Peraltro, va considerato che del tutto corretta ed assorbente si rivela quell'ulteriore autonoma ragione per cui nella sentenza impugnata si è ritenuta la validità dei verbali di accertamento notificati ancorché mancanti della sottoscrizione dell'organo emittente. Infatti, l'esatto riferimento nella sentenza pretorile alla normativa della legge 15.3.1991 n. 80 ed alla disciplina approntata dall'art. 6 quater quanto agli atti amministrativi degli enti locali emessi mediante sistemi informatici, e così alla sufficiente validità della mera indicazione a stampa del soggetto responsabile, poteva e doveva - ed in ciò va integrata quella motivazione a norma dell'art. 384 cod.proc.civ. - trovare più specifica ed esaustiva risposta nella successiva normativa dettata dall'art. 385 del DPR 16.12.1992 n. 495 (Regolamento del nuovo Codice della Strada) che nell'ultima parte del 3° comma, prevede per i verbali redatti - come nella specie non è contestato - con sistemi meccanizzati (o di elaborazione) la notificazione degli stessi con il modulo prestampato recante l'intestazione dell'ufficio o comando dell'accertatore. Ne consegue che a completamento della motivazione al riguardo della sentenza impugnata - e correlativamente per disattendere in radice la censura rivoltale in proposito del ricorrente - va ritenuto che la contestazione effettuata mediante la notifica del modulo predisposto con il sistema meccanizzato in virtù della citata norma è pienamente valida anche nell'ipotesi in cui quel modulo - sempre che (come, nel caso che ne occupa, non è contestato) contenga tutti gli estremi della violazione - non sia stato sottoscritto dall'organo accertatore ma rechi l'intestazione del relativo ufficio o comando, restando in siffatto caso "de plano" assicurate in funzione della migliore organizzazione del servizio e della sua speditezza, avute di mira dal legislatore, le scrutinate finalità della comunicazione con riguardo alla piena conoscenza ed alla conseguente difesa di colui, cui è contestata la infrazione. Identicamente infondata è quella ulteriore censura che si rivolge alla sentenza pretorile per la disconosciuta nullità della detta notificazione (effettuata dal funzionario a mezzo posta) per la mancanza della relata al riguardo è bastevole osservare come la sentenza impugnata si è esattamente informata all'indirizzo di questa Corte che, espresso con la sentenza delle Sezioni Unite n. 7821 del 19.7.1995, ha ritenuto che la detta evenienza costituisce una mera irregolarità e non inficia la validità della notificazione, atteso che la relazione risponde soltanto allo scopo di fornire al notificante la garanzia della sua effettuazione ma non assolve, nei riguardi del destinatario, ad una funzione essenziale al procedimento di notificazione stesso (v. ancora da ultimo, Cass.- 13.3.1996 n. 2099). Da ultimo anche la censura formulata dal ricorrente con riguardo alla sussistenza dei fatti (inosservanti della normativa stradale) contestatigli, ritenuta nella sentenza pretorile, non può essere positivamente considerata. Invero, al riguardo ricordato che costituisce "jus receptum" che l'opposizione "de qua" introduce un ordinario giudizio di cognizione sul fondamento della pretesa della pubblica amministrazione, nel quale le vesti sostanziali di attore e convenuto, anche ai fini dell'onere della prova e della sua ripartizione, spettano rispettivamente alla P.A. ed all'opponente, va rilevato peraltro che al giudice del merito che nel caso di specie - come si è indicato - non era in presenza di un documento della P.A. avente fede privilegiata quanto all'accertamento del fatto contestato, incombeva pur sempre il dovere - potere di prenderlo in esame e, facendo uso dei poteri discrezionali di apprezzamento della prova che la legge gli attribuisce, valutarlo nel complesso delle risultanze processuali, ivi comprese la concreta formulazione e gli eventuali limiti della contestazione ed il contegno processuale dell'opponente (v. Cass. 1.4.1996 n. 2988). Orbene, proprio in esatto riferimento a siffatto canone il pretore ha ritenuto la sussistenza delle infrazioni addebitate all'opponente, considerando che l'impugnativa di questo si era limitata alla legittimità dell'accertamento e del relativo procedimento senza porre in discussione la commissione da parte sua delle infrazioni: con ciò esercitando quei poteri di valutazione delle risultanze processuali e dei limiti della contestazione e del contegno processuale dell'opponente (che quest'ultimo non ha neppure censurato nello specifico aspetto dell'ambito della sua contestazione), anche in debita corrispondenza del principio che secondo il sistema dettato dall'art. 2697 cod.civ. ogni parte deve provare l'assunto dal quale intende dedurre conseguenze giuridiche in proprio favore, tuttavia tale onere presuppone la contestazione esplicita o meno di quanto dedotto dalla controparte, con la conseguenza che i fatti ammessi ovvero - come nella specie da parte dell'opponente - non contestati non debbono essere provati, salvo che la legge non richieda all'uopo la prova scritta. In conclusione il ricorso del B. deve essere rigettato, senza che segua pronuncia sulle spese processuali in mancanza di costituzione della controparte intimata.
La Corte rigetta il ricorso proposto da B. R.
Il disposto dell'art. 6 della legge n. 689 del 1981 pone a carico del proprietario della cosa, utilizzata dall'autore della violazione, l'onere di provare un concreto e adeguato comportamento ostativo volto ad impedire l'uso della cosa stessa da parte di estranei. Sicché non è idonea a sottrarre il proprietario alla presunzione di responsabilità per la menzionata violazione la prova di non avere dato un espresso consenso all'uso che l'estraneo abbia fatto della cosa. (Nella specie, la S.C., in applicazione dell'enunciato principio, ha escluso che il comportamento del proprietario del veicolo - alla guida del quale altri aveva commesso una violazione al codice della strada - integrasse la manifestazione obiettiva del divieto, avendo egli parcheggiato la propria autovettura nel cortile dell'abitazione materna, con la chiave di avviamento inserita, sicché il veicolo poté essere utilizzato da un parente del proprietario medesimo).
(L. 24 novembre 1981, n. 689, art. 6) (Cass. Civ., Sez. I, 14 gennaio 1999, n. 327).
Tra le sanzioni previste dall'art. 136, comma settimo, del codice della strada è compresa quella accessoria del ritiro della patente, ex art. 216 dello stesso codice, sicché legittimamente l'autorità procede al ritiro della patente anche in pendenza dell'opposizione all'ordinanza-ingiunzione.
(Cass. Civ., Sez. I, 11 gennaio 1999, n. 173)
In tema di violazione delle norme sulla circolazione stradale, la valutazione della velocità tenuta dal conducente va compiuta con riferimento alle condizioni dei luoghi, alla tipologia della strada o tratto di strada (nella specie, curvilineo) percorso, alle condizioni del traffico, alle circostanze dell'incidente, alle conseguenze dannose dello stesso sui veicoli, senza che assuma decisivo rilievo l'eventuale osservanza dei limiti imposti, in via generale, dal c.s. (Principio affermato con riferimento ad un incidente automobilistico in relazione al quale il consulente tecnico aveva ritenuto adeguata, al fine di evitare il sinistro, una velocità di 30 km/h, a fronte di quella, pari a circa 40 km/h, in realtà tenuta dal conducente).
(Cass. Civ., Sez. I, 11 gennaio 1999, n. 165).
Il trasferimento di proprietà di un veicolo si realizza per effetto del consenso delle parti, e la trascrizione dell'atto nell'ufficio del Pra non costituisce un requisito di validità o di efficacia del trasferimento, ma soltanto un mezzo di pubblicità funzionale alla risoluzione di eventuali conflitti tra più aventi causa dal medesimo venditore, sì che le negative risultanze del pubblico registro automobilistico non rendono la vendita dell'autoveicolo senz'altro inopponibile al prefetto all'atto dell'irrogazione della sanzione, ma hanno un valore di mera presunzione semplice, superabile con ogni mezzo di prova. Non costituisce deroga a tale principio la previsione di cui all'art. 1 della legge n. 187/90 (che consente "alle parti interessate" di procedere, entro 60 giorni dalla sottoscrizione autenticata dell'atto traslativo, alle formalità di trascrizione presso il Pra), trattandosi di disposizione - peraltro inserita in un testo normativo in materia di tasse automobilistiche e di automazione degli uffici del pubblico registro - che si limita a conferire legittimazione al compimento della formalità della trascrizione anche al venditore, senza incidere in alcun modo sui principi generali in tema di efficacia traslativa dei contratti consensuali
(Cass. Civ., Sez. I, 11 gennaio 1999, n. 157).
La durata della sospensione della patente di guida deve essere ragguagliata alla gravità del fatto ed alla pericolosità specifica nella guida dimostrata dal condannato, secondo criteri in parte diversi da quelli di cui all'art. 133 c.p.
(Cass. Pen., Sez. IV, 5 gennaio 1999, n. 75).
La circolazione in Italia di veicoli immatricolati in Stati esteri non ricade sotto la previsione dell'art. 93, settimo comma del nuovo codice della strada, che si riferisce alla circolazione dei vicoli per i quali non sia mai stata rilasciata la carta di circolazione, ma è invece esplicitamente regolata dall'art. 132 dello stesso codice, il quale stabilisce al primo comma che gli autoveicoli immatricolati in uno stato estero e, quindi, munito di targa di circolazione, siano ammessi a circolare in Italia, una volta adempiute le formalità doganali, per la durata massima di un anno, in base alla certificazione dello Stato d'origine. Consegue che non può essere disposta la confisca dell'autoveicolo privo di carta di circolazione, ma già immatricolato all'estero, che circola sul territorio nazionale successivamente alla scadenza dell'anno.
(L. 24 novembre 1981, n. 689, art. 6) (Cass. Civ., Sez. I, 23 gennaio 1998, n. 618).
In caso di collisione tra veicoli ad un crocevia, la responsabilità non può ritenersi superata automaticamente con il solo criterio dell'osservanza delle segnalazioni semaforiche e della c.d. precedenza di diritto ma occorre, altresì, accertare se abbia contribuito all'evento l'inosservanza da parte del conducente favorito di tutte le altre norme sulla circolazione, e sulla necessaria diligenza, prudenza, perizia e velocità.
(Giudice di Pace di Roma 25 febbraio 1997).
La confisca dell'autovettura circolante senza il preventivo rilascio della carta di circolazione può essere disposta solo quando essa venga messa in circolazione per scopi diversi dalla messa in prova o dalla dimostrazione per la vendita, senza la targa di prova e senza la presenza del titolare della relativa autorizzazione alla circolazione o di un suo dipendente munito di apposita delega, mentre, quando difetti anche una sola di tali circostanze, il conducente è passibile solo di una delle sanzioni previste per tali ipotesi dagli artt. 63 e 66 del codice stradale approvato con D.P.R. 30 giugno 1959, n. 393.
(Cass. Civ., Sez. I, 30 giugno 1997, n. 58).
Il preventivo rilascio dell'autorizzazione alla circolazione di prova senza carta di circolazione non è circostanza di per sé sola sufficiente a evitare la confisca dell'autovettura, poiché tale autorizzazione ha l'effetto di consentire la circolazione senza il rilascio dell'apposita carta solo quando essa avvenga per le esigenze previste dalla legge e non per uso diverso, atteso che l'art. 98 del vigente codice della strada, nel regolare la circolazione in prova dei veicoli che a tal fine debbono essere muniti della carta di circolazione, precisa che la circolazione dei veicoli privi dell'apposita carta è consentita solo per esigenze connesse con prove tecniche, sperimentali o costruttive, dimostrazioni o trasferimenti per ragioni di vendita o di allestimento, previo rilascio della relativa autorizzazione e con la presenza del titolare di essa o di un suo dipendente munito di delega.
(Cass. Civ., Sez. I, 30 giugno 1997, n. 5837).
In tema di violazioni del codice della strada, ai sensi dell'art. 14, L. 24 dicembre 1981, n. 689, la mancata contestazione personale dell'infrazione, in particolare dell'eccesso di velocità rilevato mediante apparecchiature elettroniche, anche quando ne sussista la possibilità, non costituisce causa di estinzione dell'obbligazione di pagamento delle correlative sanzioni pecuniarie, e non invalida, perciò, la successiva ordinanza-ingiunzione quando siasi, comunque proceduto alla notificazione degli estremi della violazione nel prescritto termine.
(Cass. Civ., Sez. I, 30 giugno 1997, n. 5831).
L'art. 186 quarto comma D. L.vo 30 aprile 1992 n. 285 disponendo (al pari dell'art. 17 legge 18 marzo 1988 n. 111) che gli organi di polizia stradale hanno la facoltà di effettuare l'accertamento dello stato di ebbrezza con gli strumenti e le procedure indicati dal regolamento (art. 379 D.P.R. 16 dicembre 1992 n. 494), non prevede una prova obbligatoria, esclusiva e, quindi, legale per acclarare il reato di guida di veicolo in stato di ebbrezza alcolica. Tale contravvenzione, pertanto, può essere ritenuta sussistente in base ad adeguata valutazione da parte del giudice di merito di tutti gli elementi acquisiti idonei a provare il citato stato.
(Cass. Civ., Sez. I, 30 giugno 1997, n. 5832).
Nei confronti di chi conduce in stato di ebbrezza da bevande alcooliche una bicicletta, veicolo per la guida del quale non è prevista patente alcuna, non può essere applicata la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida, che presuppone un abuso dell'autorizzazione amministrativa.
(Cass. Pen., Sez. IV, 8 ottobre 1997, n. 2001).
La guida di motocicli, per cui è richiesta la patente di categoria A, da parte di chi sia munito di patente di categoria B.C o D. dopo la sentenza n. 3 del 10 gennaio 1997 della Corte costituzionale, non costituisce reato.
(Cass. Pen., Sez. IV, 14 ottobre 1997, n. 9279).
Per la guida di veicolo con patente estera da parte dello straniero, che abbia acquisito la residenza in Italia da oltre un anno, è prevista l'applicazione delle sanzioni stabilite per la guida senza patente se la patente risulti scaduta di validità e quelle amministrative, indicate nell'art. 126, co. 6, c.s., se la patente risulti ancora valida.
(Cass. Pen., Sez. IV, 7 novembre 1997, n. 2392).
I contratti di compravendita di autoveicoli non necessitano, per il loro perfezionamento, della adozione di forme particolari, potendo essere validamente conclusi anche mediante semplici manifestazioni verbali di consenso, con la conseguenza che l'effetto traslativo, al pari di tutte le altre ipotesi di compravendita di cosa mobile determinata, ha luogo all'atto dell'incontro del consensus in idem placitum legittimamente manifestato dai contraenti, a nulla rilevando, ai fini della validità ed efficacia del trasferimento, la mancata trascrizione presso gli appositi registri, la quale, come tutte le forme di pubblicità previste dal nostro ordinamento, ha natura e funzione meramente dichiarativa, finalizzata esclusivamente a dirimere eventuali, futuri conflitti tra più acquirenti dal medesimo dante causa. Ne consegue che, in caso di vendita verbale di autoveicolo, la relativa prova ben può essere fornita con ogni mezzo ( e non necessariamente in via documentale), ivi compresa la prova per testi.
(Cass. Civ., Sez. III, 12 giugno 1997, n. 5270).
Qualora la carta di circolazione di un veicolo venga ritirata a un soggetto diverso dal proprietario, all'insaputa di quest'ultimo, per accertamento delle violazioni previste nel comma 4 dell'art. 94 del D. L.vo 30 aprile 1992 n. 285, il menzionato proprietario del mezzo, se circola durante il periodo di ritiro del documento, risponde del reato di cui all'art. 216, comma 6, anche se non gli sono state ancora contestate le violazioni che originarono il ritiro detto.
(Cass. Pen., Sez. IV, 7 giugno 1996, n. 5776).
Il ritiro della carta di circolazione effettuato ai sensi dell'art. 94 c.s. da chi ha accertato la violazione a seguito di circolazione del veicolo in mancanza di tempestivo aggiornamento del predetto documento in ordine ai passaggi di proprietà, ha natura di sanzione amministrativa accessoria sicché, ove il veicolo venga ulteriormente utilizzato durante il periodo in cui il documento è ritirato, si configura a carico dell'agente il reato contravvenzionale di cui all'art. 216 del medesimo codice, introdotto nell'ordinamento proprio al fine di assicurare l'ottemperanza agli specifici divieti che con le sanzioni accessorie vengono imposti.
(Cass. Pen., Sez. IV, 3 luglio 1996, n. 6742).
E' costituzionalmente illegittimo, in riferimento all'art. 3, comma 1, Cost., l'art. 134, comma 2, del nuovo codice della strada, nella parte in cui prevede la sanzione amministrativa accessoria della confisca del veicolo anche quando sia disposta la proroga della carta di circolazione successivamente al sequestro del veicolo.
(Cort. Cost., 12 aprile 1996, n. 110).
La P.A. la quale notifichi l'avviso di pagamento per una contravvenzione al codice della strada ed avvii la relativa procedura esecutiva nonostante il destinatario abbia segnalato tempestivamente di aver venduto l'autovettura indicata nel verbale di accertamento dell'infrazione, È tenuta al risarcimento dei danni non patrimoniali subiti dall'esecutato in conseguenza dei disagi da questo subiti a seguito della procedura suddetta.
(Giudice di Pace di Roma, 15 ottobre 1996, n. 3923).
La guida con patente sospesa a tempo indeterminato è sanzionata penalmente a norma dell'art. 218, comma sesto, e non amministrativamente a norma dell'art. 128 comma secondo del nuovo codice della strada, che riguarda la diversa ipotesi della guida con patente valida e non sospesa, senza che il conducente si sia sottoposto agli accertamenti ed esami disposti dall'autorità.
(Cass. Pen., Sez. IV, 6 marzo 1997, n. 2207).
La distanza di sicurezza, che il conducente dell'autoveicolo, ai sensi dell'art. 107 c.s., È obbligato a rispettare dal veicolo che lo precede, deve essere calcolata in previsione della normale marcia dei veicoli e non di improvvisi, anomali ed imprevedibili ostacoli; pertanto, non È addebitabile alla violazione del dover imposto dal citato articolo, il "tamponamento" di un veicolo che si sia improvvisamente inserito nel percorso del veicolo sopraggiungente, ostacolandone la marcia con anomala e non consentita manovra.
(Cass. Civ., Sez. III, 7 aprile 1997, n. 2980).
L'ente proprietario della strada aperta al pubblico transito È tenuto a mantenere la stessa in condizioni che non costituiscano per l'utente (che fa ragionevole affidamento sulla sua apparente regolarità) una situazione di pericolo occulto (cosiddetto insidia o trabocchetto) caratterizzata oggettivamente dalla non visibilità e soggettivamente dalla non prevedibilità del pericolo. (Nella specie la Suprema Corte ha confermato la sentenza di merito che aveva ritenuto costituire insidia la presenza di una fascia d'acqua che attraversava tutta la sede stradale in prossimità di una curva, sia perché non segnalata e non visibile, sia perché non prevedibile, essendosi il fatto verificato in una giornata di sole.
(Cass. Civ., Sez. III, 28 aprile 1997, n. 3630).
Nel vigore del precedente codice della strada, se un veicolo era posto in circolazione privo della relativa carta perché non ancora presentata la domanda di immatricolazione, indipendentemente dalla sussistenza dei requisiti tecnici per ottenerla, sussisteva la violazione dell'art. 58, nono comma, di detto codice - e non già dell'art. 64, né poteva valere, per la configurabilità di quest'ultima ipotesi, non prevista dall'art. 21 legge 24 novembre 1981 n. 689, il rilascio del certificato di conformità di esso al tipo omologato - con conseguente obbligo di confiscare detto veicolo (art. 21, terzo comma, legge precitata).
(Cass. Civ., Sez. I, 9 aprile 1997, n. 3071).
La sostituzione della targa di un'autovettura - che costituisce il più significativo, immediato ed utile dato di collegamento della res con il proprietario che ne è stato spogliato - ovvero la manomissione del suo numero di telaio, devono ritenersi operazioni tese ad ostacolare l'identificazione della provenienza delittuosa della cosa ed integrano, pertanto, il reato di riciclaggio di cui all'art. 648 bis c.p. (come modificato dall'art. 4 L. 9 agosto 1993, n. 328): con tale disposizione, infatti, il legislatore ha voluto reprimere sia le attività che si esplicano sul bene trasformandolo o modificandolo parzialmente, sia quelle altre che, senza incidere sulla cosa ovvero senza alterarne i dati esteriori, sono comunque di ostacolo per la ricerca della sua provenienza delittuosa.
(Cass. Pen., Sez. II, 3 ottobre 1997, n. 9026).
La inabilitazione alla guida conseguente alla sospensione della patente comporta l'inefficacia della patente estera per il periodo corrispondente a quello indicato nel provvedimento adottato dalla competente autorità italiana.
(Cass. Pen., Sez. IV, 13 novembre 1997, n. 10327).
La disposizione di cui all'art. 98 codice della strada abrogato, secondo la quale "i conducenti muniti di patente di guida o di permesso internazionale rilasciati da uno Stato estero possono guidare in Italia autoveicoli e motoveicoli delle stesse categorie per le quali È valida la loro patente o il loro permesso" va intesa nel senso che l'anzidetta facoltà È riconosciuta ai conducenti, stranieri e cittadini, residenti all'estero, ma non anche ai residenti in Italia, per i quali (cittadini o stranieri) vige l'obbligo di munirsi della patente di guida rilasciata dall'autorità italiana.
(Cass. Civ., Sez. III, 3 novembre 1997, n. 10731).
Il delitto di trasporto sprovvisto della relativa autorizzazione, di cui all'art. 46 della L. 6 giugno 1974 n. 298 in materia di autotrasporto di cose per conto terzi, ha natura di reato proprio che può• essere commesso soltanto dalla persona che assume abusivamente la qualità di autotrasportatore o che non rispetta condizioni o limiti della licenza o autorizzazione; il conducente dell'automezzo che esegue materialmente il trasporto disposto da altri tiene una condotta che non integra una ipotesi di concorso nel reato proprio ascrivibile al suddetto soggetto.
(Cass. Pen., Sez. IV, 11 novembre 1997, n. 2290).
Il delitto previsto dall'art. 46 L. 6 giugno 1974, n. 298, concernente il trasporto senza autorizzazione, ha natura di reato proprio, che può• essere commesso solo da chi dispone l'esecuzione del trasporto. Ben È ammessa, tuttavia, la partecipazione dell'estraneo, come l'esecutore materiale del trasporto, al reato proprio, sol che ricorra la coscienza e volontà da parte sua dell'abusività del trasporto.
(Cass. Pen., Sez. IV, 13 novembre 1997, n. 10338).
Non è punibile ex art. 216, sesto comma, nuovo c.s. la guida di veicolo con patente materialmente ritirata, ancorché non ancora sospesa dal prefetto, qualora il ritiro non costituisca sanzione accessoria ma solo atto prodromico dell'accertatore dell'infrazione diretto a consentire all'autorità amministrativa di valutare la sussistenza o meno dei presupposti per la sospensione della validità ed efficacia del documento.
(Cass. Pen., Sez. II, 13 novembre 1997, n. 10310).
Nel caso di violazione dei limiti di velocità rilevata tramite appositi strumenti, al fine dell'immediata contestazione dell'infrazione si rende necessaria la presenza di due agenti accertatori: uno posizionato vicino all'apparecchiatura, e l'altro appostato più avanti, in modo che - non appena lo strumento segnali il superamento della velocità consentita - questi possa intervenire, avvertito via radio, fermare il trasgressore e procedere alla contestazione dell'infrazione.
(Pret. Civ. di Ferrara, 17 dicembre 1997, n. 479).
L'applicazione della circostanza attenuante, prevista dall'art. 133 comma quarto dell'abrogato codice della strada, nel caso in cui l'investitore si sia fermato ed abbia prestato assistenza all'investito, costituisce esercizio del potere discrezionale del giudice di merito ed è quindi, facoltativa; non sussiste l'obbligo di diminuire la pena, anche quando sia stata accertata la sussistenza dei presupposti della circostanza: in tal caso, qualora il giudice dia adeguata e congrua motivazione del convincimento conseguito, la valutazione è incensurabile dalla Corte di cassazione, poiché attiene al fatto. Ne deriva che, se la colpa dell'imputato sia grave, in virtù dell'espresso dettato normativo, secondo cui, "le pene da infliggere possono essere ridotte di un terzo", il giudice "può" e non "deve" applicare la circostanza, anche se l'investitore si sia fermato ed abbia prestato assistenza all'investito.
(Cass. Pen., Sez. III, 7 marzo 1997, n. 2257).
L'art. 5 del D.P.R. n. 384 del 1978 - a norma del quale, nei luoghi in cui sia vietata la sosta, può essere consentito ai minorati fisici con capacità di deambulazione sensibilmente ridotte, subordinatamente all'osservanza di eventuali prescrizioni stabilite dal sindaco interessato, di sostare con il veicolo da essi utilizzato - si limita ad attribuire alle autorità competenti il potere di consentire, ma non consente esso direttamente, deroghe ai divieti di sosta generali in favore dei soggetti ivi indicati.
(Cass. Civ., Sez. I, 24 luglio 1997, n. 6913).
Non spetta alla P.A. dar la prova della perfetta funzionalità dell'apparecchiatura elettronica utilizzata per la rilevazione della velocità (c.d. autovelox). La stessa P.A., tuttavia, in quanto in generale onerata della prova della fondatezza del suo diritto a ricevere il pagamento della sanzione, deve mettere l'utente in condizione di poter a sua volta dimostrare il cattivo funzionamento dell'impianto e le eventuali difformità dello stesso rispetto alle omologazioni previste dalla legge. Ne consegue che il verbale di contestazione deve necessariamente contenere precise indicazioni sull'apparecchiatura utilizzata al momento dell'infrazione, dichiarando la sua tipologia di appartenenza, il numero di matricola, l'operatore che la maneggiava e quant'altro serva ad individuare la stessa. (Nuovo c.s., art. 142).
(Pret. Civ. Salerno Sez. Dist. Capaccio 8 ottobre 1997).
Non sussiste alcuna nullità per l'emissione dell'ordinanza-ingiunzione a più di trenta giorni dalla violazione, non parendo affatto perentorio il termine di cui all'art. 204 del nuovo c.s. né essendo espressamente prevista alcuna patologia giuridica a causa dell'inosservanza del predetto.
In materia di circolazione stradale non costituisce manovra, vietata ai sensi dell'art. 106 non comma del codice della strada del 1959, il superamento a destra di un veicolo fermo nell'area del crocevia, il cui conducente abbia segnalato l'intenzione di svoltare a sinistra e sia in attesa di completare la manovra, restando tuttavia a carico del conducente del veicolo da sorpassante gli obblighi di cui all'art. 105 primo e secondo comma (di adozione della massima prudenza per evitare incidenti e di rispetto della precedenza dovuta ai veicoli provenienti da destra) e di quelli previsti in via generale dall'art. 106 primo comma del citato codice.
(Cass. Civ., Sez. III, 8 marzo 1997).
In tema di circolazione stradale costituisce fatto notorio che il giudice di merito può portare a fondamento della decisione (art. 115 c.p.c.) in quanto rientrante nelle comuni cognizioni della generalità dei soggetti, quello secondo cui nei crocevia, specialmente se di ampie dimensioni, regolati da semaforo, se un conducente oltrepassi un semaforo mentre sta per accendersi dopo il verde ed il giallo la luce rossa è possibile che un altro conducente impegni il crocevia non appena per lui si accende la luce verde.
(Cass. Civ., Sez. III, 14 febbraio 1997, n. 1384).
Il conducente di un veicolo, il quale oltrepassi il segnale semaforico con la luce gialla congiunta alla verde, non incorre nella violazione dell'art. 17 del previgente codice della strada, soltanto quando si trovi così prossimo al momento dell'accensione da non poter più arrestarsi in condizioni di sicurezza. In tale ipotesi incombe al conducente l'onere di provare la ricorrenza delle condizioni per rendere operante l'eccezione al precetto generale per cui la luce gialla dopo la verde vieta di oltrepassare il segnale.
Ai fini della sussistenza del dolo con riguardo al mancato rispetto dell'obbligo di prestare assistenza alle persone ferite a causa di incidente stradale, occorre che lo stato di persona ferita sia percepibile dall'autore del reato e che sia palese la necessità del soccorso. (Nuovo c.s. art. 189).
(Cass. Pen., Sez. IV, 13 gennaio 1998, n. 327).
In tema di illeciti amministrativi, a norma dell'art. 3 della legge 689 del 1981, la semplice colpa è sufficiente ad integrare l'elemento soggettivo; pertanto, al fine di escludere ogni responsabilità, non basta l'ignoranza della sussistenza dei presupposti dell'illecito, ma occorre che tale ignoranza sia incolpevole, cioè non superabile con l'uso dell'ordinaria diligenza. Ne consegue che, nell'ipotesi dell'infrazione di cui all'art. 179 D.L.vo n. 285 del 1982 (circolazione con veicolo munito di cronotachigrafo non funzionante), può ritenersi l'ignoranza incolpevole solo ove si dimostri il rispetto dell'ordinaria diligenza consistente nel costante controllo del regolare funzionamento del cronotachigrafo e, in ogni caso, nel preventivo controllo tutte le volte che il veicolo venga messo in circolazione.
(Cass. Civ., Sez. I, 23 dicembre 1997, n. 13011).
Accertamento - Rifiuto di sottoporvisi - Concorso - Configurabilità - Vi è concorso materiale tra le ipotesi contravvenzionali di cui al secondo comma dell'art. 186 del nuovo codice della strada (guida in stato di ebbrezza) ed al sesto comma del medesimo articolo (rifiuto di consentire l'accertamento dell'eventuale stato di alterazione psico-fisica da parte degli organi di polizia stradale). Ciò in quanto diversa è la ratio dei due precetti: il sesto comma del citato articolo, infatti, ha l'ulteriore intento, rispetto al secondo comma, di impedire - attraverso la sanzione del rifiuto - il frapponimento di ostacoli nell'attività di controllo per la sicurezza stradale.
(Cass. Pen., Sez. IV, 2 luglio 1997, n. 6355).
Circolazione a scopo di prova tecnica o di dimostrazione per la vendita - Confisca - Condizioni Difetto congiunto della targa prova e della presenza del titolare dell'autorizzazione o di un suo dipendente delegato La confisca dell'autovettura circolante senza il preventivo rilascio della carta di circolazione può essere disposta solo quando essa venga messa in circolazione per scopi diversi dalla messa in prova o dalla dimostrazione per la vendita, senza la targa di prova e senza la presenza del titolare della relativa autorizzazione alla circolazione o di un suo dipendente munito di apposita delega, mentre, quando difetti anche una sola di tali circostanze, il conducente è passibile solo di una delle sanzioni previste per tali ipotesi dagli artt. 63 e 66 del codice stradale approvato con D.P.R. 30 giugno 1959, n. 393.
(Cass. Civ., Sez. I, 30 giugno 1997, n. 5835).
Guida di un veicolo sprovvisto, ovvero senza inserimento del foglio di registrazione Soggetto passivo dell'infrazione - Conducente - Proprietario - Responsabilità - Esclusione La violazione di cui all'art. 179, secondo comma, nuovo c.s., è ascrivibile a chi circola alla guida di un veicolo sprovvisto di cronotachigrafo ovvero senza aver inserito il foglio di registrazione, con identificazione del soggetto passivo dell'infrazione nella persona del conducente, in difetto di una espressa previsione di responsabilità estensibile anche al proprietario.
(Pret. Civ. di SA, Sez. dist. Eboli, 11 marzo 1997, n. 101).
Il termine di 15 giorni previsto dall'art. 218, comma secondo, c.s., entro il quale, qualora l'ordinanza di sospensione della patente non sia ancora stata emanata dal prefetto, si può ottenere la restituzione della patente, non è un termine di decadenza per l'esercizio da parte del prefetto del relativo potere amministrativo, poiché l'art. 218 attribuisce all'interessato solo una possibilità e non un diritto soggettivo a riottenere la sua patente.(Nella fattispecie era stata proposta opposizione ex artt. 22 e 23 L. n. 689 del 1981 avverso ordinanza di sospensione emessa oltre tre anni dopo l'accertamento). In caso di sospensione di patente di guida per eccesso di velocità, il possesso triennale minimo della patente, richiesto dall'art. 142, comma nono, c.s., per irrogarsi, da parte del prefetto, la più lieve pena accessoria della sospensione della patente da uno a tre mesi, anziché quella più grave da tre a sei mesi per chi possiede la patente da meno di tre anni, deve essere calcolato dalla data di rilascio della patente di guida alla data in cui il prefetto emette il provvedimento di sospensione, e non dalla data dell'accertamento dell'eccesso di velocità.
(Pret. Civ. di TO, 24 gennaio 1997, n. 180).
In tema di circolazione stradale in tempo di notte ed in ipotesi di cosiddetto "tamponamento" di veicolo in movimento e privo di qualsiasi fonte di illuminazione, operato da altro veicolo procedente a velocità eccessiva in relazione alle condizioni di tempo e all'uso dei fari anabbaglianti, l'evento lesivo che ne è derivato non può ascriversi a colpa esclusiva di uno dei conducenti, ma va addebitato a colpa concorrente di entrambi, nessuno dei fattori causali attribuiti a ciascuno di essi avendo efficacia autonoma interruttiva del nesso eziologico rispetto all'altro.
(Giud. di pace di Casamassima, 3 febbraio 1997).
Eventi straordinari ed imprevedibili tali da esonerare da colpa per mancata osservanza della distanza di sicurezza non possono individuarsi nell'arresto del veicolo che precede. Peraltro, all'obbligo di osservare la distanza di sicurezza non può corrispondere alcun specifico dovere di comportamento a carico di chi precede, il cui improvviso arresto, persino se effettuato senza preoccuparsi di chi segue, non può essere causa di responsabilità, sia pure a titolo di concorso di colpa, ove sia determinato da necessità della circolazione e, comunque, da cause non volute dal conducente.
(Cass. Pen., Sez. IV, 12 febbraio 1997, n. 1260).