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Timestamp: 2019-01-18 23:46:23+00:00
Document Index: 140847631

Matched Legal Cases: ['art. 50', 'art. 41', 'art. 41', 'art. 41', 'art. 30', 'art. 30', 'art. 80', 'art. 41', 'art. 41', 'art. 84', 'art. 35', 'art. 41', 'art. 41', 'art. 9', 'art. 69', 'art. 69', 'art. 41', 'art. 69', 'art. 69', 'art. 41']

Contenuto della c.d. clausola sociale nei bandi per l’affidamento di un contratto pubblico | Bollettino di Legislazione Tecnica
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Alcune interessanti pronunce si sono soffermate sul tema delle c.d. clausole sociali, fornendo alcune utili indicazioni sul significato da attribuire a tali previsioni.
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2. Fondamento normativo a livello comunitario
In sede comunitaria, le Direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE hanno implicitamente ammesso le clausole sociali introducendo l’istituto degli appalti riservati. In realtà già dagli anni 90 la Commissione av
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3. Disciplina nazionale
La c.d. clausola sociale ha trovato una codificazione normativa nell’art. 50 del D. Leg.vo 18/04/2016, n. 50 in base al quale - successivamente alle modifiche apportate dal D. Leg.vo n. 56 del 19/04/2017 (c.d. correttivo) a tale articolo - la stazione appaltante inserisce specifiche clausole sociali volte a promuovere la stab
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4. L’esatto ambito di applicazione della clausola
In ambito nazionale, inizialmente, si era formato un orientamento negativo. In particolare, l’ANAC nel parere del 25 febbraio 2010, n. 44 aveva sostenuto che l’obbligo di assunzione del personale, già adibito allo svolgimento del servizio oggetto dell’appalto, era irragionevole e ingiustificato in quanto lesivo della concorrenza e della libertà di impresa riconosciuta e garantita dall’art. 41 della Costituzione. Ciò a meno che tale riassorbimento non fosse stato imposto da specifiche disposizioni di legge o della contrattazione collettiva nazionale di riferimento. Si era ritenuto, infatti, che l’imprenditore doveva essere lasciato libero di scegliere e di organizzare i lavoratori, di cui avvalersi nell’espletamento del servizio, senza essere vincolato a riassorbire il personale già in servizio.
Diversamente ragionando si sarebbe venuta a determinare una lesione della concorrenza, scoraggiando la partecipazione alla gara e limitando la platea dei concorrenti con ciò pregiudicando la libertà d’impresa, riconosciuta e garantita dall’art. 41 della Costituzione, che sta a fondamento dell’autogoverno dei fattori di produzione e dell’autonomia di gestione propria dell’archetipo del contratto di appalto.
In contrasto a tale orientamento negativo, si è però venuta registrando un’apertura della giurisprudenza nei riguardi della clausola in esame.
Tale orientamento, nel disattendere la tesi per la quale dall’inosservanza della clausola discenderebbe un effetto automaticamente e rigidamente escludente dalla gara, ritiene che detta clausola debba essere interpretata nel senso che l’appaltatore subentrante deve prioritariamente assumere gli stessi addetti che operavano alle dipendenze dell’appaltatore uscente, ma solo a condizione che il loro numero e la loro qualifica siano armonizzabili con l’organizzazione d’impresa prescelta dall’imprenditore subentrante, sulla bas
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5. Le conseguenze della violazione di tale clausola
In caso di violazione della clausola, i lavoratori interessati potranno sia agire verso l’appaltatore uscente impugnando giudizialmente l’intervenuto licenziamento laddove lo ritenessero illegittimo, ai fini della declaratoria di nullità/inefficacia del licenziamento, sia verso l’appaltatore subentrante, laddove quest'ultimo non abbia compiutamente provato di essere nell'impossibilità di procedere all'assunzione dei dipendenti appaltati.
Appalti e contratti pubblici - Clausola sociale nel bando - Obbligo assorbimento di tutto il personale già alle dipendenze del precedente gestore - Violazione principio libertà organizzativa dell'imprenditore - Conseguenze - Illegittimità clausola - Fattispecie.
In materia di appalti pubblici, la clausola sociale inserita nel bando di gara non può imporre all'aggiudicatario l'assorbimento di tutto il personale già alle dipendenze del precedente gestore, ma solo il prioritario assorbimento del personale già impegnato nel servizio, nel rispetto della libertà organizzativa dell'imprenditore che si aggiudica l’appalto, garantita dall’art. 41 della Costituzione. (Sulla base di tali considerazioni, è stato ritenuto che nel caso di specie, relativo ad una gara per l'affidamento del servizio di raccolta, trasporto e smaltimento di rifiuti sanitari, deve ritenersi illegittima la previsione del bando che imponeva l'assunzione a tempo indeterminato di tutto il personale e applicando il contratto di settore contenente le migliori condizioni per i lavoratori.)
In materia di appalti pubblici, posto che l'art. 30 del D. Leg.vo n. 50/2016 prevede, al comma 3, che gli operatori economici debbano rispettare nell'esecuzione degli appalti gli obblighi in materia di lavoro previsti dalla normativa e dai contratti collettivi nazionali, ne consegue che la mancata applicazione ai lavoratori dell'appaltatore uscente della clausola sociale da parte dell'appaltatore subentrante si configura come violazione del principio previsto dal suddetto art. 30. Tale violazione finisce con l’incidere anche sugli appalti in essere nonché sulla futura partecipazione alle gare, in quanto elemento configurato come motivo di esclusione dall'art. 80, comma 5, lett. a) del D. Leg.vo n. 50/2016.
Appalti e contratti pubblici - Bando di gara - Clausole sociali - Interpretazione - Rispetto della libertà di impresa - Collocazione di alcuni lavoratori in altri contratti - Ammissibilità -
La clausola sociale va interpretata conformemente ai principi nazionali e comunitari in materia di libertà di iniziativa imprenditoriale garantita dall’art. 41 della Costituzione: per cui, fermo l’obbligo di riassorbimento dei lavoratori alle proprie dipendenze, il nuovo gestore del servizio può collocarne alcuni in altri contratti da esso eseguiti (e anche ricorrere agli ammortizzatori sociali previsti dalla legge allorché in esubero), quando nell’organizzazione prefigurata per quello in contestazione gli stessi risultino superflui. Pertanto la clausola sociale funge da strumento per favorire la continuità e la stabilità occupazionale dei lavoratori, ma nel contempo non può esser tale da comprimere le esigenze organizzative dell’impresa subentrante che ritenga di potere ragionevolmente svolgere il servizio utilizzando una minore componente di lavoro rispetto al precedente gestore, e dunque ottenendo in questo modo economie di costi da valorizzare a fini competitivi nella procedura di affidamento.
Appalti e contratti pubblici - Bando di gara - Clausole sociali - Interpretazione - Rispetto della libertà di impresa - Obbligo di assunzione e tempo indeterminato del personale della precedente impresa - Esclusione.
La c.d. clausola sociale deve essere interpretata conformemente ai principi nazionali e comunitari in materia di libertà di iniziativa imprenditoriale e di concorrenza in modo da non limitare la libertà di iniziativa economica tutelata dall’art. 41, Cost. e, comunque, evitando di attribuirle un effetto automaticamente e rigidamente escludente. Conseguentemente, l'obbligo di riassorbimento dei lavoratori alle dipendenze dell'appaltatore uscente, nello stesso posto di lavoro e nel contesto dello stesso appalto, deve essere armonizzato e reso compatibile con l'organizzazione di impresa prescelta dall'imprenditore subentrante; i lavoratori, che non trovano spazio nell'organigramma dell'appaltatore subentrante e che non vengano ulteriormente impiegati dall'appaltatore uscente in altri settori, sono destinatari delle misure legislative in materia di ammortizzatori sociali. La clausola non comporta invece alcun obbligo per l'impresa aggiudicataria di un appalto pubblico di assumere a tempo indeterminato ed in forma automatica e generalizzata il personale già utilizzato dalla precedente impresa o società affidataria.
1. Appalti e contratti pubblici - Criterio aggiudicazione offerta economicamente più vantaggiosa - Commissione giudicatrice - Composizione - Incompatibilità - Svolgimento altri incarichi in relazione al medesimo appalto oggetto di gara - Limiti. 2. Appalti e contratti pubblici - Bando di gara - Clausola sociale - Legittimità - Condizioni - Rispetto della organizzazione lavorativa delle imprese.
1. In materia di appalti pubblici, per quanto attiene la composizione delle commissioni giudicatrici in caso di applicazione del criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa, l'incompatibilità prevista dall'art. 84, comma 4, del D. Leg.vo 163/2006 si riferisce a soggetti che abbiano svolto incarichi relativi al medesimo appalto, ad esempio incarichi di progettazione, di verifica della progettazione, incarichi di predisposizione della legge di gara, e simili. Ciò in quanto la norma in esame persegue l'obiettivo di prevenire il pericolo concreto di possibili effetti distorsivi prodotti dalla partecipazione alle commissioni giudicatrici di soggetti che a diverso titolo siano già intervenuti nella procedura concorsuale, definendone i contenuti e le regole. Detta incompatibilità non può, invece, estendersi anche a funzionari della stazione appaltante che abbiano svolto incarichi (amministrativi o tecnici) non relativi allo specifico appalto.
2. L'esigenza di mantenimento dei livelli occupazionali - posta a base della c.d. clausola sociale - deve trovare contemperamento con le esigenze di consentire risparmi della spesa pubblica e di rispetto della organizzazione lavorativa delle imprese.
Determinazione delle linee guida per l'affidamento di servizi a enti del terzo settore e alle cooperative sociali.
La presente delibera reca la disciplina organica per l'affidamento di servizi a enti del terzo settore e alle cooperative sociali, con lo scopo di fornire indicazioni operative alle amministrazioni aggiudicatrici e agli operatori del settore, nel rispetto della normativa comunitaria e nazionale in materia di contratti pubblici e prevenzione della corruzione.
1. Appalti e contratti pubblici - Bando di gara - Clausola sociale - Interpretazione. 2. Appalti e contratti pubblici - Bando di gara - Clausola sociale - Legittimità - Condizioni - Rispetto della libertà di impresa.
1. La clausola sociale dell’obbligo di continuità nell’assunzione va interpretata nel senso che l’appaltatore subentrante deve prioritariamente assumere gli stessi addetti che operavano alle dipendenze dell’appaltatore uscente, a condizione che il loro numero e la loro qualifica siano armonizzabili con l’organizzazione d’impresa prescelta dall’imprenditore subentrante mentre i lavoratori, che non trovano spazio nell’organigramma dell’appaltatore subentrante e che non vengano ulteriormente impiegati dall’appaltatore uscente in altri settori, sono destinatari delle misure legislative in materia di ammortizzatori sociali.
2. La clausola sociale, perseguendo la prioritaria finalità di garantire la continuità dell’occupazione in favore dei lavoratori già impiegati dall’impresa uscente nell’esecuzione dell’appalto, è costituzionalmente legittima, quale forma di tutela occupazionale ed espressione del diritto al lavoro (art. 35, Cost.), se si contempera con l’organigramma dell’appaltatore subentrante e con le sue strategie aziendali, frutto, a loro volta, della libertà di impresa pure tutelata dall’art. 41, Cost.
1. Offerta anomala: ampio il potere tecnico-discrezionale in capo alla p.a. 2. Il giudizio di anomalia richiede motivazione rigorosa e analitica. 3. La clausola sociale non deve limitare l'iniziativa economica.
1. Circa la questione relativa all’ampiezza - o alla ristrettezza - dell’ambito della verifica giurisdizionale sul potere tecnico-discrezionale esercitato dalla stazione appaltante in sede di valutazione dell’anomalia delle offerte appare opportuno rammentare che questo Consiglio (v., “ex multis”, Ad. plen., n. 36/2012; sez. III, n. 5781/2013 e sez. V, nn. 3800/2014, 1925/2011 e 741/2010) ha osservato che “le valutazioni compiute dalla stazione appaltante in sede di riscontro delle anomalie delle offerte presentate sono considerate espressione di un ampio potere tecnico-discrezionale, insindacabile in sede giurisdizionale salva l’ipotesi in cui esse siano palesemente illogiche, irrazionali o fondate su una insufficiente motivazione o su errori di fatto”. Il giudice amministrativo non può cioè verificare in via autonoma la congruità dell’offerta presentata e delle sue singole voci, sovrapponendo così la sua idea tecnica al giudizio - non erroneo né illogico - formulato dall'organo amministrativo cui la legge attribuisce la tutela dell'interesse pubblico nell'apprezzamento del caso concreto, poiché, così facendo, il giudice invaderebbe una sfera propria della P.A. (Consiglio di Stato , sez. IV, n. 3862/2011; sez. V, n. 7631/2010). 2. Nelle gare pubbliche, ove l'Amministrazione consideri congrua l'offerta sulla base delle spiegazioni fornite dal concorrente in sede di verifica dell'anomalia, la sua valutazione deve ritenersi sufficientemente motivata con richiamo “per relationem” ai chiarimenti ricevuti, tanto più che la verifica delle offerte anomale non ha per oggetto la ricerca di specifiche e singole inesattezze dell'offerta economica, mirando invece ad accertare se l'offerta nel suo complesso sia attendibile e, dunque, se dia o non serio affidamento circa la corretta esecuzione” (così, testualmente, Consiglio di Stato , sez. V, n. 4450/2011; “ex plurimis”, Consiglio di Stato, sez. V, nn. 3800 del 2014, 5703, 4785 e 3563 del 2012, 4450 del 2011 e 7266 del 2010). “Il giudizio di anomalia dell'offerta richiede una motivazione rigorosa ed analitica solo ove si concluda in senso negativo mentre, in caso positivo, non occorre che la relativa determinazione sia fondata su un'articolata motivazione ripetitiva delle medesime giustificazioni ritenute attendibili, essendo sufficiente anche una motivazione espressa “per relationem” alle giustificazioni rese dall'impresa vincitrice, sempre che queste, a loro volta, siano state congrue ed adeguate” (Consiglio di Stato , sez. V, n. 4785/2012). Va specificato, tuttavia, che l’ammissibilità della motivazione “per relationem” del giudizio di congruità non esime la stazione appaltante da un obbligo di valutazione complessiva di tutto ciò che è emerso nella fase istruttoria del sub procedimento. Saranno le giustificazioni fornite dalla concorrente sottoposta a valutazione ex articoli 86 e seguenti del codice dei contratti pubblici a fungere da parametro di riferimento sul quale misurare, “per relationem”, la legittimità del giudizio finale di congruità. 3. La giurisprudenza di questo Consiglio (sez. III, n. 3639 del 2013), nel disattendere la tesi per la quale dall’inosservanza della c. d. “clausola sociale” discenderebbe l’esclusione dalla gara, ha rilevato come “la c.d. clausola sociale debba essere interpretata conformemente ai principi nazionali e comunitari in materia di libertà di iniziativa imprenditoriale e di concorrenza, risultando, altrimenti, la clausola in questione senz’altro lesiva della concorrenza, scoraggiando la partecipazione alla gara e limitando ulteriormente la platea dei partecipanti, nonché atta a ledere la libertà d’impresa, riconosciuta e garantita dall’art. 41 della Costituzione, che sta a fondamento dell’autogoverno dei fattori di produzione e dell’autonomia di gestione propria dell’archetipo del contratto di appalto” (parere AVCP, 25 febbraio 2010, n. 44). Tale clausola deve essere interpretata in modo da non limitare la libertà di iniziativa economica e, comunque, evitando di attribuirle un effetto automaticamente e rigidamente escludente, come l’appellante incidentale, invece, deduce...In ogni caso, come ha correttamente fatto rilevare la difesa regionale, l’impegno di cui all’art. 9 del disciplinare andava assolto in fase di esecuzione del contratto, essendo sufficiente, in sede di partecipazione alla gara, la sottoscrizione del disciplinare tecnico, ciò che il RTI ha correttamente fatto”. Dal complesso delle disposizioni suindicate, lette alla luce della giurisprudenza in materia, va condivisa la lettura, data dal Tar, della “lex specialis”, nel senso della qualificazione della stessa non come previsione di un requisito di partecipazione, ma come impegno, gravante sull’aggiudicatario, da assolvere nella fase dell’esecuzione del servizio, tenendo peraltro presente che la giurisprudenza (v. Consiglio di Stato, sez. V, n. 3900/09), anche in presenza di una clausola sociale introdotta nella “lex specialis” sulla base di specifiche disposizioni della contrattazione collettiva nazionale, ha individuato un limite alla sua operatività nella possibilità di armonizzare l’assorbimento dei lavoratori che operavano alle dipendenze dell’appaltatore uscente con l’organizzazione di impresa prescelta dall’imprenditore subentrante.
Istanza di parere, ai sensi dell’art. 69, comma 3, del D.Lgs. n. 163/2006 - Città di Alcamo - Bando di gara per Lavori di manutenzione e messa in sicurezza delle strade comunali - Clausola sociale di imponibile di manodopera - Bisogni occupazionali del territorio - Compatibilità con il diritto comunitario - Non sussiste.
Risultano non conformi al diritto comunitario quelle clausole sociali che contengano al loro interno dei criteri irragionevolmente restrittivi della concorrenza, quali possono essere i criteri localistici. In particolare è stato affermato che la prioritaria assunzione di soggetti disoccupati residenti in un determinato territorio appare compatibile soltanto nella misura in cui sia estromesso il vincolo della residenza locale (Parere sulla normativa, AG 44/13). È, invece, conforme al disposto dell’art. 69, del D.Lgs. 12 aprile 2006, n. 163, nel rispetto dei criteri individuati dal Regolamento CE del 12 dicembre 2002, n. 2204, relativo all'applicazione degli articoli 87 e 88 del trattato CE relativo gli aiuti di Stato a favore dell'occupazione, ed è in linea con i recenti orientamenti della giurisprudenza sulle misure atte a favorire condizioni di concorrenzialità nel mercato a tutela della libertà di iniziativa economica ex art. 41 Cost., la clausola sociale secondo la quale, qualora sorga l’esigenza di disporre di ulteriori unità lavorative per l’esecuzione dell’appalto, l’aggiudicatario individui prioritariamente soggetti disoccupati o in cerca di prima occupazione, nel limite non inferiore al 50% dei nuovi assunti, senza imporre un obbligo di assunzione, bensì accordando una mera preferenza al reperimento di lavoratori svantaggiati. La formulazione in esame, infatti, da un lato non impone una determinata forma contrattuale, rimettendo tale scelta alla discrezionalità dell’aggiudicatario, e si limita a indicare un obbligo di reperimento della suddetta manodopera nel caso di riscontrata “esigenza di ulteriori unità lavorative onde raggiungere il numero congruo per l’appalto di che trattasi”: la clausola in esame non appare limitativa della libera concorrenza e risulta compatibile con il diritto comunitario.
Istanza di parere, ai sensi dell’art. 69, comma 3, del D.Lgs. n. 163/2006, formulata dal Comune di Asti - Clausola sociale di prioritario assorbimento di personale del precedente aggiudicatario.
La clausola sociale che richiama quale condizione di esecuzione dell’appalto il prioritario assorbimento e utilizzo di lavoratori del precedente appalto senza che essa preveda automatismi nell’applicazione dell’istituto, ma una priorità tanto nell’assorbimento quanto nell’utilizzo in fase esecutiva, escludendo un obbligo assoluto di totale riassorbimento dei lavoratori del pregresso appalto, può ritenersi conforme ai principi del Trattato CE, in quanto non appare discriminatoria né limitativa della libera concorrenza, e risulta compatibile con il diritto comunitario ai sensi dell’art. 69, comma 3, del D. Lgs. 163/2006.
Istanza di parere per la soluzione delle controversie ex articolo 6, comma 7, lettera n) del D.Lgs. n. 163/2006 - Affidamento in concessione della gestione ordinaria, nonché della gestione delle attività di accertamento, liquidazione e riscossione dell’imposta comunale sugli immobili (ICI), della tassa per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche (TOSAP), dell’imposta comunale sulla pubblicità e del diritto sulle pubbliche affissioni.
In una procedura per l’affidamento della concessione di accertamento e riscossione delle entrate comunali, non è conforme alla normativa di settore la clausola dei documenti di gara che imponga al concessionario entrante di assumere i dipendenti di quello uscente. La previsione di un siffatto obbligo, infatti, appare giustificabile solo nei limiti in cui lo stesso sia imposto da specifiche disposizioni di legge o dalla contrattazione collettiva nazionale di riferimento. La clausola in questione, altrimenti, risulterebbe senz’altro lesiva della concorrenza, scoraggiando la partecipazione alla gara e limitando ultroneamente la platea dei partecipanti, nonché sarebbe atta a ledere la libertà d’impresa, riconosciuta e garantita dall’art. 41 della Costituzione.
Cantieri ancora fermi ma ripartono i bandi:+25% da Il Sole 24 Ore
Sempre revocabili incarichi sotto 40 mila da Italia Oggi
Palermo 18/04/2019
Palermo 11/04/2019
IL CODICE DEI CONTRATTI PUBBLICI A TRE ANNI DALL’ENTRATA IN VIGORE: ATTUAZIONE ED APPLICAZIONE
“Stato dell’arte” completo ed operativo delle novità normative e delle ricadute pratiche a tre anni dall’emanazione del D.Lgs. 50/2016 e analisi dell’evoluzione normativa e regolamentare dall’aprile 2016, fino al D.M. sulla direzione dei lavori pubblici e alle Linee Guida ANAC in consultazione.