Source: http://www.jdsupra.com/legalnews/focus-regolamentare-nuovo-criterio-attr-15454/
Timestamp: 2017-04-30 15:20:24+00:00
Document Index: 30568804

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 5', 'art. 21', 'art. 27', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art.\n2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 5', 'art. 2629', 'art. 2391', 'art. 2629', 'sentenza ', 'art. 256', 'art. 212', 'art. 256', 'art. 266', 'art. 256', 'art. 187', 'art. 187', 'art.181', 'art. 187']

Focus Regolamentare: Nuovo Criterio Attributivo Del Rating Di Legalita’ | Orrick, Herrington & Sutcliffe LLP - JDSupra
Il 4 luglio 2014 è entrato in vigore il nuovo “Regolamento attuativo in materia di rating di legalità”, adottato con delibera dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (“AGCM”) del 5 giugno 2014, n. 24953, rettificata successivamente per una mera irregolarità con ulteriore delibera del 17 luglio 2014.
La disciplina sul rating di legalità è stata introdotta in esecuzione dell’art. 5-ter D.L. 24 gennaio 2012, n. 1 (convertito con modificazioni dalla legge 24 marzo 2012, n. 27), il quale assegnava all’AGCM una serie di compiti con l’obiettivo di “promuovere l’introduzione di principi etici nei comportamenti aziendali”. Tra tali compiti vi era quello di procedere “alla elaborazione ed all’attribuzione, su istanza di parte, di un rating di legalità delle imprese operanti nel territorio nazionale che raggiungano un fatturato minimo di due milioni di euro, riferito alla singola impresa o al gruppo di appartenenza”. Il Rating dilegalità rappresenta quindi un indicatore, stabilito dalla legge, del rispetto della legalità e dei principi etici aziendali da parte delle aziende ed è inteso quale strumento premiale per quelle aziende che adottano comportamenti virtuosi nell’ambito della propria organizzazione e del quale “si tiene anche conto in sede di concessione di finanziamenti da parte delle pubbliche amministrazioni, nonché in sede di accesso al credito bancario”.
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A cura del Dipartimento italiano
irotunno@orrick.com
Sira Franzini
sfranzini@orrick.com
Il presente documento è una nota di
studio. Quanto nello stesso riportato
non potrà pertanto essere utilizzato o
interpretato quale parere legale né
utilizzato a base di operazioni
Si riporta di seguito una breve rassegna dei provvedimenti normativi,
regolamentari e giurisprudenziali maggiormente significativi in materia di
FOCUS REGOLAMENTARE
NUOVO CRITERIO ATTRIBUTIVO DEL RATING DI LEGALITA’
Delibera AGCM del 5 giugno 2014, n. 24953
Il 4 luglio 2014 è entrato in vigore il nuovo “Regolamento attuativo in materia di
rating di legalità”, adottato con delibera dall’Autorità Garante della Concorrenza e
del Mercato (“AGCM”) del 5 giugno 2014, n. 24953, rettificata successivamente per
una mera irregolarità con ulteriore delibera del 17 luglio 2014.
La disciplina sul rating di legalità è stata introdotta in esecuzione dell’art. 5-ter D.L.
24 gennaio 2012, n. 1 (convertito con modificazioni dalla legge 24 marzo 2012, n. 27),
serie di compiti con l’obiettivo di “promuovere l’introduzione di principi etici nei comportament
quello di procedere “alla elaborazione ed all’attribuzione, su istanza di parte, di un rating di lega
nazionale che raggiungano un fatturato minimo di due milioni di euro, riferito alla singola impresa o al
legalità rappresenta quindi un indicatore, stabilito dalla legge, del rispetto della legalità e
delle aziende ed è inteso quale strumento premiale per quelle aziende che adottano co
della propria organizzazione e del quale “si tiene anche conto in sede di concessione di f
amministrazioni, nonché in sede di accesso al credito bancario”.
Il Regolamento attuativo, emanato nella sua prima versione nel 2012 (delibera AGCM d
stato oggetto di un’ordinanza del Consiglio di Stato del 31 luglio 2013, n. 2947, co
all’AGCM di inserire il profilo della tutela dei consumatori come ulteriore criterio rileva
legalità. In ossequio alle indicazioni del Consiglio di Stato, l’Autorità ha introdotto tale c
lett. d-bis), il quale impone ora ad un’azienda che voglia accedere al rating di “non essere de
dell’Autorità per pratiche commerciali scorrette, ai sensi dell’art. 21, commi 3 e 4 del codice del consu
inottemperanza a quanto disposto dall’Autorità, ai sensi dell’art. 27, comma 12 del codice del consumo,
sentenza passata in giudicato nel biennio precedente la richiesta di rating”. Tale requisito si a
Regolamento come condizioni per ottenere il punteggio base del rating di legalità, i quali,straordinarie né preso a riferimento da
un qualsiasi soggetto o dai suoi
consulenti legali per qualsiasi scopo che
non sia un'analisi generale delle questioni
in esso affrontate.
La riproduzione del presente documento
è consentita purché ne venga citato il
titolo e la data accanto all'indicazione:
il quale assegnava all’AGCM una
i aziendali”. Tra tali compiti vi era
lità delle imprese operanti nel territorio
gruppo di appartenenza”. Il Rating di
dei principi etici aziendali da parte
mportamenti virtuosi nell’ambito
inanziamenti da parte delle pubbliche
el 14 novembre 2012, n. 20075), è
n la quale il Collegio ha chiesto
nte per l’attribuzione del rating di
riterio addizionale all’art. 2, co. 2,
stinataria di provvedimenti di condanna1
mo e di provvedimenti di condanna per
divenuti inoppugnabili o confermati con
ggiunge agli altri già indicati dal
lo ricordiamo, sono:
21) l’assenza di misure di prevenzione personale e/o patrimoniale e misure cautelari personali e/o
patrimoniali, ovvero di condanne penali a carico dell’imprenditore individuale o dei vertici aziendali, nel
caso si tratti di impresa collettiva (art. 2, co. 2, lett. a) e b));
2) l’assenza di condanne per gli illeciti amministrativi dipendenti dai reato a carico dell’impresa ai sensi del D.
Lgs. 231/2001 (art. 2, co. 2 lett. c));
3) l’assenza di condanna dell’Autorità e della Commissione europea per illeciti antitrust gravi (art. 2, co. 2
lett. d));
4) l’assenza di accertamenti definitivi del mancato rispetto dell’obbligo di pagamento di imposte e tasse ((art.
2, co. 2 lett. e));
5) l’assenza di accertamenti definitivi per violazioni in tema di salute e sicurezza sul luogo di lavoro e in
materia di obblighi retributivi, contributivi e assicurativi relativi ai lavoratori ((art. 2, co. 2 lett. f));
6) la pratica di effettuare pagamenti e transazioni finanziarie di ammontare superiore alla soglia di mille euro
esclusivamente per il tramite di strumenti di pagamento tracciabili ((art. 2, co. 2 lett. g));
7) l’assenza di provvedimenti di revoca di finanziamenti pubblici ((art. 2, co. 2 lett. h)).
Sulla base degli specifici requisiti di cui sopra le aziende accedono al rating con l’attribuzione di una “stelletta”. L’art. 3
indica quindi sei ulteriori condizioni che permettono alle imprese di aumentare tale punteggio base, sino ad un massimo di
3 “stellette”.1
L’entrata in vigore del nuovo Regolamento, oltre ad introdurre un requisito minimo aggiuntivo per ottenere il rating, incide
sul processo valutativo che compie l’AGCM nel riconoscerlo: ai sensi del modificato art. 3, co. 2, lett. f), l’Autorità deve
infatti tenere in considerazione se l’impresa ha “ aderito a codici etici di autoregolamentazione adottati dalle associazioni di categoria” o
ha “previsto clausole di mediazione, quando non obbligatorie per legge, nei contratti tra imprese e consumatori per la risoluzione di controversie”
ovvero ha “adottato protocolli tra associazioni di consumatori e associazioni di imprese per l’attuazione delle conciliazioni paritetiche”.
Da ultimo si ricorda che l’introduzione del rating ha comportato un’ulteriore adempimento in capo alle banche, le quali
hanno l’obbligo di motivare adeguatamente qualora omettano di tener conto del rating in sede di concessione dei
finanziamenti alle imprese (art. 5-ter D.L. 24 marzo 2012, n. 29).
CORTE DI CASSAZIONE, Sez. V - 7 luglio 2014 n. 29605
La Sezione V Penale della Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di appropriazione indebita - aggravata dal danno
di rilevante entità e dalla commissione a mezzo di abuso d’ufficio - nel quale risultava altresì configurato il reato di “omessa
1 Tali criteri sono: a) il rispetto dei contenuti del Protocollo di legalità sottoscritto dal Ministero dell’Interno e da Confindustria, delle linee guida che
ne costituiscono attuazione, del Protocollo sottoscritto dal Ministero dell’Interno e dalla Lega delle Cooperative , e a livello locale dalle Prefetture e
dalle associazioni di categoria; b) l’utilizzo di sistemi di tracciabilità dei pagamenti anche per importi inferiori rispetto a quelli fissati dalla legge; c)
l’adozione di una struttura organizzativa che effettui il controllo di conformità delle attività aziendali a disposizioni normative applicabili all’impresa o
un modello organizzativo ai sensi del d.lgs. 231/2001; d) l’adozione di processi per garantire forme di Corporate Social Responsibility; e)l’iscrizione ad uno
degli elenchi di fornitori, prestatori di servizi ed esecutori di lavori non soggetti a tentativi di infiltrazione mafiosa; f) l’adesione a codici etici di
autoregolamentazione adottati dalle associazioni di categoria.
3comunicazione del conflitto di interessi”, punito dall’art. 2629-bis c.c.. Questo articolo condanna la violazione, da parte
dell’amministratore o del componente del consiglio di gestione di una società con titoli quotati in mercati regolamentati
italiani o di altro Stato dell'Unione europea o diffusi tra il pubblico in misura rilevante, ovvero di un soggetto sottoposto a
vigilanza, degli obblighi previsti dall'articolo 2391, co. 1 c.c., se dalla violazione siano derivati danni alla società o a terzi.
L’art. 2391, co. 1 c.c. richiamato dispone che “l’amministratore deve dare notizia agli altri amministratori e al collegio sindacale di ogni
interesse che, per conto proprio o di terzi, abbia in una determinata operazione della società, precisandone la natura, i termini, l’origine e la
Nel caso analizzato, due membri del Consiglio di Amministrazione di una banca avevano concesso a due società clienti
mutui ipotecari o chirografari, fidi, anticipi su fatture e altre agevolazioni, senza che ne ricorressero i presupposti di
solvibilità o di corretto andamento bancario, con conseguenti danni per la banca a seguito del mancato rientro delle relative
esposizioni. Il motivo di tali agevolazioni immotivate risiedeva nel fatto che le società in questione erano clienti di una
terza società di consulenza, della quale i due membri del CdA della banca erano rispettivamente socio accomandatario e
collaboratore di fatto.
Alla luce di quanto sopra e dopo aver accertato la sussistenza delle condotte incriminate da parte degli imputati, la Corte ha
chiarito che per configurare il reato di omessa comunicazione del conflitto di interessi è necessario che si verifichi un
danno alla società o a terzi.
La Corte prosegue osservando che a nulla vale la circostanza che i crediti della banca fossero garantiti, in quanto il danno
previsto dalla fattispecie di cui all’art. 2629-bis c.c. non debba avere necessariamente natura patrimoniale, poiché non è di
natura strettamente patrimoniale il bene che la norma tutela. In particolare, il dovere di comunicare situazioni di conflitto
di interesse posto a carico dell’amministratore non ha solo la funzione di tutelare il patrimonio dell’ente, ma altresì evitare
che venga ad essere inficiato il rapporto fiduciario tra l’amministrazione e la società.
CORTE DI CASSAZIONE, Sez. III - 9 luglio 2014 n. 29992
Con la sentenza n. 29992 del 9 luglio 2014, la Terza Sezione Penale della Corte di Cassazione ha chiarito la natura del reato
di attività di gestione di rifiuti non autorizzata di cui all’art. 256, co.1 D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 (“Cod. Amb.”), il quale
punisce “chiunque effettua una attività di raccolta, trasporto, recupero, smaltimento, commercio ed intermediazione di rifiuti in mancanza della
prescritta autorizzazione, iscrizione o comunicazione di cui agli articoli 208, 209, 210, 211, 212, 214, 215 e 216 [del Codice stesso]”.
Nel procedimento a carico di un soggetto che effettuava attività di raccolta e trasporto di rifiuti senza essere iscritto
all’Albo dei gestori ambientali di cui all’art. 212 Cod. Amb., l’imputato era stato assolto in quanto, esercitando tale attività
individualmente, egli mancava della “professionalità” o “imprenditorialità” necessaria per la configurazione del reato
La Corte di Cassazione ha confermato che il reato in oggetto si atteggia come “reato proprio” – il cui autore deve pertanto
possedere specifiche qualità personali, riconducibili alla titolarità di un’impresa – e non come reato comune, ovvero
integrabile da chiunque. Ciò in quanto l’articolo 256 Cod. Amb. individua i soggetti responsabili in tutti coloro che
effettuano attività di gestione di rifiuti in mancanza delle abilitazioni prescritte dalla legge e che le disposizioni di legge
citate fanno riferimento inequivocabilmente ad un’attività imprenditoriale.
Pertanto, “l’uso del termine ‘chiunque’ non può ritenersi sufficiente per affermare che il precetto sia rivolto, indifferentemente, a tutti i soggetti
che svolgono le attività indicate in assenza di titolo abilitativo, poiché il testuale richiamo alla mancanza della prescritta autorizzazione,
iscrizione o comunicazione di cui agli artt, 208, 209, 210, 211, 212, 214, 215 e 216 presuppone necessariamente, ai fini della configurabilità
del reato […] che la condotta posta in essere sia tra quelle astrattamente assentibili ai sensi delle disposizioni richiamate”.
4La Corte ha tuttavia affermato che, al fine dell’individuazione del titolare dell’impresa o del responsabile dell’ente, non si
deve far riferimento ad una “formale investitura, assumendo rilievo, invece, la funzione in concreto svolta”. La condotta sanzionata
dall’art. 256, co. 1 Cod. Amb. può, quindi, essere imputata anche all’imprenditore di fatto.
La Corte ha infine specificato l’ambito di operatività della deroga prevista dell’art. 266, co. 5 Cod. Amb.: siffatta norma
esenta i soggetti abilitati allo svolgimento dell’attività di raccolta e trasporto dei rifiuti prodotti da terzi effettuata in forma
ambulante, limitatamente ai rifiuti che formano oggetto del loro commercio, dall’obbligo di iscritto all’Albo dei gestori
ambientali. La Corte, inoltre, ha affermato che tale deroga opera solo ed esclusivamente al ricorrere della duplice
condizione che il soggetto sia in possesso del titolo abilitativo per l’esercizio dell’attività commerciale in forma ambulante
(D. Lgs. n. 114/2008) e che i rifiuti formino oggetto del suo commercio. Fuori da questi casi l’attività di commercio
ambulante di rifiuti rientra nella fattispecie di reato di gestione di rifiuti non autorizzata di cui all’art. 256, co.1 Cod. Amb.
REATI DI MARKET ABUSE
CORTE D’APPELLO DI MILANO. Sez. I – 4 aprile 2013
Affrontiamo in questa sede un’interessante decisione della Corte di Appello di Milano che, sebbene non recentissima,
illustra chiaramente come si configuri l’illecito amministrativo di abuso di informazione privilegiata (insider trading)
commesso dal cosiddetto “insider secondario” ai sensi dell’art. 187-bis co. 1, lett. a) e co. 4 D.Lgs. n. 58/1998 (“TUF”).2 Il
comma 4 dell’articolo identifica la figura dell’insider secondario come “chiunque, in possesso di informazioni privilegiate, conoscendo
o potendo conoscere in base ad ordinaria diligenza il carattere privilegiato delle stesse, compie taluno dei fatti ivi descritti”.
Nel caso di specie un soggetto, utilizzando l’informazione privilegiata concernente il progetto di acquisizione di una società
quotata comunicatagli dal dipendente di una nota società di consulenza (insider primario), aveva acquistato, in concorso
con il dipendente stesso, un numero consistente di operazioni delle società. A seguito di un procedimento di indagine
condotto dalla Consob, l’autorità aveva comminato all’insider secondario sanzioni amministrative di tipo pecuniario (le
sole applicabili alla fattispecie in oggetto, in ragione del suo carattere di illecito amministrativo) con sanzione accessoria
della “perdita temporanea dei requisiti di onorabilità per gli esponenti aziendali ed i partecipanti al capitale dei soggetti abilitati”, ai sensi
dell’art. 187-quater TUF.
Tra i vari motivi di ricorso, il ricorrente ha contestato la sussistenza della natura privilegiata dell’informazione relativa al
progetto di acquisizione e conseguente O.P.A. sulla società che, secondo la Consob, egli avrebbe sfruttato a suo vantaggio
in quanto questa era priva dei requisiti di cui all’art.181 TUF,3 non essendo precisa, non avendo natura pubblica e non
essendo idonea a incidere sui prezzi degli strumenti finanziari.
Le motivazioni addotte dall’insider sono state oggetto di analisi della Corte d’Appello che le ha confutate riscontrando
• l’informazione concernente l’operazione di acquisizione nasceva da un complesso di circostanze e fatti - conclusisi
nella definizione di un accordo che definiva gli aspetti più importanti dell’operazione - che “lasciavano ampiamente
prevedere che il progetto di sarebbe realizzato con elevata probabilità”;
2 L’art. 187-bis, co. 1 dispone che “è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro ventimila a euro tre milioni chiunque, essendo in possesso di informazioni
privilegiate in ragione della sua qualità di membro di organi di amministrazione, direzione o controllo dell'emittente, della partecipazione al capitale dell'emittente, ovvero
dell'esercizio di un'attività lavorativa, di una professione o di una funzione, anche pubblica, o di un ufficio: a) acquista, vende o compie altre operazioni, direttamente o
indirettamente, per conto proprio o per conto di terzi su strumenti finanziari utilizzando le informazioni medesime”. Il comma 4 estende la sanzione prevista dal
comma 1 “a chiunque, in possesso di informazioni privilegiate, conoscendo o potendo conoscere in base ad ordinaria diligenza il carattere privilegiato delle stesse, compie taluno
dei fatti ivi descritti.”
3 Per informazione privilegiata si intende un “informazione di carattere preciso, che non è stata resa pubblica, concernente, direttamente o indirettamente, uno o più
emittenti strumenti finanziari che, se resa pubblica, potrebbe influire in modo sensibile sui prezzi di tali strumenti finanziari”.
5• circa la natura pubblica dell’informazione, argomentata dal ricorrente con una serie di articoli di stampa che
avrebbero confermato la notorietà della stessa, la Corte ha chiarito che i rumors giornalistici non equivalgono a
informazione privilegiata in quanto non sono sufficientemente dettagliati.
• il requisito della price-sensitivity sussisteva poiché l’informazione conteneva dettagli tali da cui desumere un solo
modo di perfezionare l’operazione di acquisizione, mediante un’OPA obbligatoria oppure un’OPA volontaria
totalitaria, permettendo così ai soci (e quindi agli investitori) di lucrare sull’OPA stessa.
Il ricorrente si trovava quindi nella condizione di “conoscere o poter conoscere in base ad ordinaria diligenza il carattere privilegiato
dell’informazione” ricevuta dal dipendente della società di consulenza (insider primario): avrebbe quindi dovuto astenersi
dall’utilizzare tale informazione.
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