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Timestamp: 2018-11-15 06:20:19+00:00
Document Index: 58855698

Matched Legal Cases: ['art. 648', 'art. 648', 'art. 648', 'art. 648', 'art. 648', 'art. 117', 'art. 648', 'art. 3', 'art. 25', 'art. 648', 'art. 648', 'art. 25', 'art. 648', 'art 25']

Autoriciclaggio e D.lgs n. 231/2001: la responsabilità dell’Istituto Bancario per la provenienza illecita dei fondi affidati dal cliente | Studio Legale Orabona
Autoriciclaggio e D.lgs n. 231/2001: la responsabilità dell’Istituto Bancario per la provenienza illecita dei fondi affidati dal cliente
A cura di Andrea Orabona e Giulia Piva
La riforma di cui alla L. 15 dicembre 2014 n. 186 ha ampiamente modificato la normativa in materia di riciclaggio ex artt. 648 bis e ss. C.p., introducendo, da un lato, sanzioni più severe per tali reati e, dall’altro, la nuova fattispecie criminosa di autoriciclaggio p. e p. ex art. 648 ter1 C.p. – così da rendere ancor più efficace ed incisiva la repressione di condotte volte a sostituire, ovvero, reimpiegare nel mercato denaro di provenienza illecita -.
Il recente reato di autoriciclaggio ex art. 648 ter1 C.p. sanziona severamente “chiunque, avendo commesso o concorso a commettere un delitto non colposo, impiega, sostituisce, trasferisce, in attività economiche, finanziarie, imprenditoriali o speculative, il denaro, i beni o oltre utilità provenienti dalla commissione di tale delitto, in modo da ostacolare concretamente l’identificazione della loro provenienza delittuosa”.
Con l’introduzione del reato di autoriciclaggio, il legislatore ha inteso perseguire un duplice obiettivo consistente vuoi nella repressione dell’utilizzo di profitti criminosi nel mercato legale – tale da danneggiare l’ordine economico, la concorrenza ed il risparmio – vuoi nell’impedimento dell’occultamento dell’origine illecita di proventi delittuosi, ovvero, dell’ostacolo alle attività di accertamento fiscale ad opera delle Autorità competenti.
In particolare, la fattispecie in esame incrimina qualsivoglia condotta di impiego (re/immissione in qualsiasi forma in un’attività economica o finanziaria, ovvero, produzione/scambio/distribuzione di beni o servizi), sostituzione (ovvero, qualsiasi immutazione del denaro contante o prodotto illecito in altra utilità), nochè trasferimento di proventi derivanti da reato doloso – tutte necessariamente perpetrate dall’autore o concorrente della fattispecie criminosa da cui derivano i profitti delittuosi ed altresì idonee ad ostacolarne in concreto l’identificazione dell’illecita provenienza -.
Appare, dunque, paventarsi un elevato rischio in capo ad alcuni soggetti qualificati (fra cui emerge indubbiamente la figura del dirigente degli Istituti Bancari) di perpetrazione dei reati di riciclaggio o impiego di denaro beni o altra utilità, ex artt. 648 bis e 648 ter, C.p., o, più correttamente, di concorso in autoriciclaggio – nell’ipotesi di consapevolezza o dubbio sull’illiceità dell’investimento del proprio cliente in operazioni bancarie tali da renderne impossibile la reale, ovvero, illegittima provenienza -.
Allo stato, il Direttore o funzionario bancario potrebbe astrattamente concorrere con il cliente/investitore dell’Istituto di Credito nel reato di autoriciclaggio – con contestuale applicazione, in tali casi, della circostanza aggravante dell’aver commesso il fatto nell’”esercizio di un’attività bancaria o finanziaria o di altra attività professionale”, ai sensi dell’art. 648 ter1, comma quarto, C.p. -.
Sotto questo profilo, si rileva che il consigliere delegato/funzionario della Banca non risponderebbe paradossalmente del delitto più grave di riciclaggio ex art. 648 bis C.p. volto a sanzionare chiunque “sostituisce o trasferisce denaro, beni o altre utilità provenienti da delitto non colposo, ovvero, compie in relazioni ad essi altre operazioni, in modo da ostacolare l’identificazione della loro provenienza delittuosa” – bensì, in concorso con l’investitore, del reato di autoriciclaggio di cui all’art. 648 ter1 C.p., punito meno severamente dall’ordinamento giudiziario -.
Invero, la fattispecie di autoriciclaggio consiste in un reato c.d. “proprio”, in quanto la condotta ivi prevista può essere perpetrata unicamente da colui che abbia precedentemente “commesso o concorso a commettere un delitto non colposo” (rectius, il soggetto/investitore) – con conseguente mutamento del titolo del reato anche in capo al concorrente/funzionario dell’Istituto Bancario, in virtù del principio sotteso all’art. 117 C.p. secondo cui “se per le condizioni o le qualità personali del colpevole, o per i rapporti fra il colpevole e l’offeso, muta il titolo del reato per taluno di coloro che vi sono concorsi, anche gli atri rispondono dello stesso reato” -.
Per l’effetto, laddove venga posta in essere un’operazione bancaria idonea a sostituire il denaro di provenienza illecita dell’investitore, anche il consigliere delegato/funzionario dell’intermediario risponderà della sanzione più mite prevista per il reato di autoriciclaggio (reclusione da due a otto anni), anziché della diversa ipotesi criminosa di riciclaggio ex art. 648 bis C.p. (reclusione da quattro a dodici anni) – addirittura in netta contrapposizione con l’effettivo intento del legislatore di punire più severamente le condotte dell’Istituto di Credito/riciclatore volte al reimpiego di denaro “sporco” del proprio cliente nell’economia legale -.
Senza sottacere l’estrema rilevanza dell’ulteriore novità introdotta dall’art. 3 della medesima legge di riforma n. 186/2014 in materia di responsabilità amministrativa degli enti ex D.Lgs. n. 231/2001, ovvero, l’inserimento all’art. 25-octies D.Lgs n. 231/2001 del reato di autoriciclaggio ex art. 648ter1 C.p. tra il novero dei delitti/presupposto idonei a configurare la responsabilità amministrativa da reato dell’Istituto Bancario – per eventuali condotte di sostituzione di capitali illeciti del cliente perpetrate dai propri funzionari nell’interesse e/o a vantaggio dell’ente stesso -.
Anche sotto questo profilo è necessario rilevare l’ulteriore paradosso legislativo: nonostante il soggetto/dirigente dell’ente bancario risulti punito meno severamente rispetto al passato in quanto concorrente con l’investitore nel reato di cui all’art. 648 ter1 C.p., anziché imputato a titolo diretto di riciclaggio, l’Istituto di Credito si vedrebbe comunque inflitta la sanzione amministrativa prevista dall’art. 25-octies D.Lgs. n. 231/2001 (da 200 a 800 quote) – prevista anche per il reato di riciclaggio ex art. 648 bis C.p., commesso dal soggetto apicale nell’interesse o a vantaggio dell’intermediario finanziario -.
Da ultimo, si evidenzia come l’ente bancario – sempre in caso di concorso con l’investitore nel reato di autoriciclaggio ad opera di un proprio dirigente/funzionario – possa essere altresì astrattamente condannato, oltre che alle pene particolarmente afflittive (pecuniarie e/o interdittive) previste dall’art 25-octies D.Lgs n. 231/2001, alla confisca (anche per equivalente) del profitto del reato di autoriciclaggio, ovvero, del denaro illecito consapevolmente immesso dall’Istituto di Credito nel proprio circuito bancario.