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Timestamp: 2019-03-22 01:02:03+00:00
Document Index: 137500966

Matched Legal Cases: ['art.257', 'art. 242', 'art. 242', 'art. 304', 'art. 304', 'art. 279', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 256', 'art. 279', 'art. 269', 'art. 257', 'art. 242', 'art. 257', 'art. 47', 'sentenza ', 'art. 257', 'art. 257', 'art. 131', 'art.133', 'art. 242', 'art. 304', 'art.257', 'art. 242', 'art. 242', 'art. 304', 'art. 304', 'art. 256', 'art. 257', 'art. 279', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 279', 'art. 131']

CORTE DI CASSAZIONE PENALE Sez. 3^ 15/03/2017 Sentenza n.12388 | AmbienteDiritto.it
CORTE DI CASSAZIONE PENALE Sez. 3^ 15/03/2017 (Ud. 21/02/2017) Sentenza n.12388
RIFIUTI - Mancata comunicazione e reato di cui all’257 d.l.vo n.152/06 - DANNO AMBIENTALE - Sversamento di fluidi - Responsabile dell'inquinamento - Messa in sicurezza e immediata comunicazione - Art. 242, 256, 257, 269 , 279 e 304 d.lgs. n.152/06.
Sebbene l'art.257 richiami genericamente l'art. 242, il riferimento deve ritenersi effettuato alla comunicazione di cui al primo comma di tale ultima disposizione e non anche agli altri obblighi di informazione previsti dagli altri commi, dal momento che lo scopo evidente della disposizione penale è quello di sanzionare l'omessa preliminare informazione dell'evento potenzialmente inquinante ai soggetti individuati dalla legge, affinché prendano cognizione della situazione e possano verificare lo sviluppo delle attività ripristinatorie, (Sez. 3, n.40856 del 21/10/201 O, Pigliacelli; Conf. Sez. 3, n. 5757 del 17 /1 /2014, Pieri), sicché risulterebbe del tutto incongruo il ricorso alla sanzione penale con rifermento alla violazione degli ulteriori obblighi, quando gli organi competenti siano già informati dell'inquinamento, se sono stati posti in condizione di attivarsi. Infatti, il riferimento al primo comma dell'art. 242 porta a concludere, (Sez. 3, n.16702 del 12/1/2011, Ciani; Sez. 3, n. 40191 del 11/10/2007, Schembri), che gli obblighi di comunicazione sorgono per il solo fatto che si sia verificata una situazione di potenziale pericolo, prescindendo, quindi, dall'eventuale superamento delle soglie di contaminazione. Fattispecie: sversamento di fluidi provenienti dallo stabilimento degli imputati (riconducibile ad una non corretta ed efficace manutenzione) e, segnatamente, dall'impianto per la depurazione dell'aria su un terreno comunale destinato a verde pubblico. Bonifica del terreno.
CODICE DELL'AMBIENTE - INQUINAMENTO DEL SUOLO - Azione di prevenzione del danno ambientale - Comunicazione e destinatario dell'obbligo - Responsabile dell'evento potenzialmente inquinante - Presupposti per la configurabilità del reato - Autonomo intervento della polizia locale e dell'ARPA.
L'art. 304 d.lgs. 152/06 fornisce precise indicazioni non solo sui destinatari della comunicazione, ma anche sui contenuti della stessa, in quanto essa deve riguardare, in generale, "tutti gli aspetti pertinenti della situazione" ed, in particolare, "le generalità dell'operatore, le caratteristiche del sito interessato, le matrici ambientali presumibilmente coinvolte e la descrizione degli interventi da eseguire". La loro assenza inficia la validità della comunicazione, rendendola inidonea allo scopo cui è destinata, rendendo applicabile la sanzione penale, mentre eventuali altre omissioni, presenti le suddette informazioni di primario rilievo, andranno sanzionate se l'incompletezza della comunicazione sia tale da vanificarne la funzione. Destinatario dell'obbligo è il responsabile dell'evento potenzialmente inquinante e non anche colui che, pur essendo proprietario del terreno interessato dall'evento, non lo abbia cagionato (Sez. 3, n. 18503 del 16/3/2011, Burani). Inoltre, il reato si configura, anche nel caso in cui intervengano sul luogo dell'inquinamento gli operatori di vigilanza preposti alla tutela ambientale, in quanto tale circostanza non esime l'operatore interessato dall'obbligo di comunicare agli organi preposti le misure di prevenzione e messa in sicurezza che intende adottare, entro 24 ore ed a proprie spese, per impedire che il danno ambientale si verifichi (Sez. 3, n. 40856 del 21/10/201 O, Pigliacelli). Nella specie, è stato escluso che l'autonomo intervento della polizia locale e dell'ARPA rendessero inutile la comunicazione, rilevando anche come la stessa, in ogni caso, sarebbe stata omessa nei confronti di alcuni tra i soggetti individuati dall'art. 304 d.lgs.152/06.
INQUINAMENTO ATMOSFERICO - Autorizzazione e comunicazione - Funzione e differenze - Procedimento amministrativo e situazione esistente - Richiesta di nuova un'autorizzazione per modifiche sostanziali - Comunicazione per modifiche non sostanziali - Sanzione penale per le modifiche sostanziali - Sanzione amministrativa pecuniaria per le modifiche non sostanziali.
L'articolo 269 d.lgs. 152\06 dispone che per tutti gli stabilimenti che producono emissioni, deve essere richiesta un'autorizzazione ed indica, dettagliatamente, i contenuti della domanda, la procedura conseguente, la messa in esercizio e la messa a regime dell'impianto ed il regime delle modifiche degli impianti autorizzati. Precisa, inoltre, che l'autorizzazione deve stabilire, per le emissioni tecnicamente convogliabili, le modalità di captazione e convogliamento e, per le emissioni convogliate, appositi valori limite di emissione e prescrizioni; per le emissioni diffuse, non tecnicamente convogliabili, l'autorizzazione deve stabilire apposite prescrizioni volte ad assicurarne il contenimento. Ciò non significa, tuttavia, che una volta ottenuta l'autorizzazione possono essere apportate innovazioni o modificazioni dello stabilimento, perché è evidente che il titolo abilitativo viene rilasciato all'esito di un procedimento amministrativo che tiene conto della situazione esistente e non può ritenersi valido quando tale situazione sia mutata, tanto è vero che lo stesso articolo 269 impone, al comma 8, la richiesta di un'autorizzazione anche per le modifiche sostanziali (e l'effettuazione di una comunicazione per quelle non sostanziali), sanzionando penalmente l'esecuzione di modifiche sostanziali in assenza di autorizzazione e con sanzione amministrativa pecuniaria quelle non sostanziali eseguite in assenza di comunicazione (art. 279 comma 1) (Sez. 3, n. 15500 del 13/ 4/2012).
(conferma sentenza del 29/04/2016 della CORTE APPELLO di MILANO) Pres. FIALE, Rel. RAMACCI, Ric. Casagrande ed altro
CASAGRANDE ALBERTOnato il 08/04/1946 a MILANO;
CASAGRANDE VITTORIO nato il 10/02/1944 a COMO;
avverso la sentenza del 29/04/2016 della CORTE APPELLO di MILANO
udita in PUBBLICAUDIENZA del 21/02/2017, la relazione svolta dal Consigliere LUCA RAMACCI
Udito il Procuratore Generale in persona del sost. proc. gen. PAOLA FILIPPI che ha concluso per il rigetto del ricorso
Udito il difensore, Avv. A. BASTANIELLO
1. La Corte di appello di Milano, con sentenza del 29/4/2016 ha confermato la decisione con la quale, in data 18/9/2015, il Tribunale di quella città aveva riconosciuto Alberto CASAGRANDE e Vittorio CASAGRANDE, rispettivamente presidente del consiglio di amministrazione e amministratore delegato della "ILME s.p.a,", responsabili dei seguenti reati:
- art. 256, comma 1, lett. b) d.lgs. 152\06, per lo smaltimento non autorizzato, mediante sversamento sul suolo, di rifiuti speciali pericolosi (olio minerale) provenienti dai trafllamenti del serbatoio posto a presidio dell'impianto di depurazione aria dello stabilimento, che, riversandosi a terra, contaminavano il suolo e gli strati superficiali del sottosuolo di una parte di terreno di proprietà comunale e del terreno sottostante lo stabilimento;
- art. 279, in relaz, art. 269 d.lgs. 152\06, per aver posto in esercizio un impianto di aspirazione per abbattimento fumi generante emissioni in atmosfera provenienti dalle lavorazioni meccaniche a bagno d'olio minerale, in assenza della prescritta autorizzazione;
- art. 257, comma 2, in relaz. art. 242, comma 1 d.lgs. 152\06, perché, a seguito di un evento in grado di contaminare potenzialmente il suolo con sostanze pericolose, omettevano di informare gli enti preposti (Comune, Provincia e Regione) entro i termini stabiliti (fatti accertati in Rho, in data antecedente e prossima al
18/4/2012).
2. Con un primo motivo di ricorso deducono, in relazione alla contravvenzione di cui all'art. 257 d.lgs. 152\06, la violazione di legge, avendo la Corte territoriale escluso che, nella fattispecie, potesse ravvisarsi un'ipotesi di ignoranza scusabile della legge penale, come delineata dalla Corte costituzionale.
3. Con un secondo motivo di ricorso lamentano l'erronea applicazione dell'art. 47 cod. pen., ritenendo ravvisabile, nella fattispecie, un'ipotesi di errore sulla legge extra penale.
4. Con un terzo motivo di ricorso censurano la sentenza di appello per il fatto che la stessa sia priva di motivazione in ordine alla sussistenza dell'elemento psicologico del reato di cui all'art. 257 d.lgs. 152\06, considerato anche che quanto accaduto avrebbe evidenziato la loro buona fede, dal momento che la condotta antigiuridica sarebbe stata determinata dal comportamento della P.A. e, segnatamente, dallo scambio di corrispondenza intervenuto dopo il fenomeno inquinante e la convocazione della conferenza dei servizi ai sensi degli artt. 242 e 304 d.lgs. 152\06.
5. Con un guarto motivo di ricorso denunciano la violazione di legge in relazione agli artt. 256 e 279 d.lgs. 152\06, rilevando, quanto al primo, che il completamento della procedura di bonifica avrebbe dovuto indurre i giudici del merito a rilevare la sussistenza della condizione di non punibilità di cui all'art. 257 e, con riferimento alla seconda contravvenzione, che l'installazione del singolo impianto non è attualmente più soggetta ad autorizzazione, prevista invece per la realizzazione dello stabilimento nel suo complesso. Sarebbe inoltre risultato dal dibattimento che detta autorizzazione era stata rilasciata ed anche che il singolo impianto era autorizzato.
6. Con un quinto motivo di ricorso lamentano la mancata applicazione della causa di non punibilità di cui all'art. 131-bis cod. pen., sussistendone i presupposti di legge.
7. Con un sesto motivo di ricorso deducono la violazione dell'art.133 cod. pen. con riferimento alla determinazione della pena, effettuata dai giudici del merito senza tenere conto del positivo comportamento tenuto.
L'evento inquinante, si rileva dalle motivazioni delle sentenze di merito, veniva posto a conoscenza della polizia locale del comune di Rho il 13\6\2011, a seguito dell'esposto di un cittadino, il quale segnalava lo sversamento di fluidi, provenienti dallo stabilimento degli imputati e, segnatamente, dall'impianto per la depurazione dell'aria, su un terreno comunale destinato a verde pubblico.
La polizia locale relazionava quanto verificato all'ARPA, la quale eseguiva un primo sopralluogo il 9/9/2011. Un secondo sopralluogo veniva effettuato congiuntamente da polizia locale, ufficio tutela ambientale del comune e ARPA il 21\11\2011, riscontrando che lo sversamento, riconducibile ad una non corretta ed efficace manutenzione dell'impianto, aveva interessato, oltre che l'impianto medesimo ed il pavimento sottostante, anche un'area esterna di un parco pubblico, pari a 3 metri quadrati. Con l'occasione veniva riscontrata anche la mancata comunicazione del percolamento e la presenza di un impianto producente emissione di fumi in atmosfera non autorizzato.
L'azienda successivamente si attivava, effettuando la manutenzione straordinaria degli impianti, come richiesto dall'ARPA e, dal 19/12/2011, regolarizzava la situazione, ottenendo anche l'autorizzazione per le emissioni in atmosfera e realizzava una vasca di contenimento per evitare nuovi sversamenti.
Il 9\2\2012 l'azienda avviava la procedura di messa in sicurezza dell'area compromessa, finalizzata alla successiva bonifica della stessa, che veniva effettuata, una volta ottenuta l'autorizzazione, il 26\7\2012, mediante asportazione della terreno, smaltito da ditta autorizzata in quantità pari a 19,14 e 25,78 tonnellate di terre e rocce contaminate da idrocarburi pesanti (CER 170504).
Ulteriori verifiche, che consentivano di accertare la correttezza delle operazioni compiute, venivano effettuate il 18\ 10\2012 ed il 2\ 11 \2012.
2. Tanto premesso, va ricordato che l'art. 242, d.lgs. 152\06 stabilisce, al primo comma, che, al verificarsi di un evento che sia potenzialmente in grado di contaminare un sito, il responsabile dell'inquinamento deve mettere in opera, entro ventiquattro ore, le misure necessarie di prevenzione e deve darne immediata comunicazione ai sensi e con le modalità di cui all'articolo 304, comma 2 del medesimo decreto legislativo (la medesima procedura va applicata all'atto di individuazione di contaminazioni storiche che possano ancora comportare rischi di aggravamento della situazione di contaminazione).
L'art. 304 prevede, al secondo comma, che le misure di prevenzione e di messa in sicurezza, da effettuarsi, ai sensi del comma 1, quando un danno ambientale non si è ancora verificato, ma esiste una minaccia imminente che si verifichi, devono essere precedute "da apposita comunicazione al comune, alla provincia, alla regione, o alla provincia autonoma nel cui territorio si prospetta l'evento lesivo, nonché al Prefetto della provincia, che nelle ventiquattro ore successive informa il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio. Tale comunicazione deve avere ad oggetto tutti gli aspetti pertinenti della situazione, ed in particolare le generalità de/l'operatore, le caratteristiche del sito interessato, le matrici ambientali presumibilmente coinvolte e la descrizione degli interventi da eseguire".
3. Va a tale proposito affermato che, sebbene l'art.257 richiami genericamente l'art. 242, il riferimento deve ritenersi effettuato alla comunicazione di cui al primo comma di tale ultima disposizione e non anche agli altri obblighi di informazione previsti dagli altri commi, dal momento che lo scopo evidente della disposizione penale è quello di sanzionare l'omessa preliminare informazione dell'evento potenzialmente inquinante ai soggetti individuati dalla legge, affinché prendano cognizione della situazione e possano verificare lo sviluppo delle attività ripristinatorie, come già osservato dalla giurisprudenza di questa Corte (Sez. 3, n.40856 del 21/10/201 O, Pigliacelli, Rv. 24870801. Conf. Sez. 3, n. 5757 del 17 /1 /2014, Pieri, Rv. 25915001 ), sicché risulterebbe del tutto incongruo il ricorso alla sanzione penale con rifermento alla violazione degli ulteriori obblighi, quando gli organi competenti siano già informati dell'inquinamento, se sono stati posti in condizione di attivarsi.
Il riferimento al primo comma dell'art. 242 porta a concludere, come pure è stato rilevato (Sez. 3, n. 5757 del 17/1 /2014, Pieri, Rv. 25915001, cit.; Sez. 3, n.16702 del 12/1/2011, Ciani, non massimata; Sez. 3, n. 40191 del 11/10/2007, Schembri, Rv. 23805501 ), che gli obblighi di comunicazione sorgono per il solo fatto che si sia verificata una situazione di potenziale pericolo, prescindendo, quindi, dall'eventuale superamento delle soglie di contaminazione.
4. Va altresì rilevato come l'art. 304 d.lgs. 152\06 fornisca precise indicazioni non solo sui destinatari della comunicazione, ma anche sui contenuti della stessa, in quanto, come si è già detto, essa deve riguardare, in generale, "tutti gli aspetti pertinenti	della situazione" ed, in particolare, "le generalità dell'operatore, le caratteristiche del sito interessato, le matrici ambientali presumibilmente coinvolte e la descrizione degli interventi da eseguire".
Destinatario dell'obbligo è, come pure si è avuto modo di precisare, il responsabile dell'evento potenzialmente inquinante e non anche colui che, pur essendo proprietario del terreno interessato dall'evento, non lo abbia cagionato (Sez. 3, n. 18503 del 16/3/2011, Burani, Rv. 25014301 ).
Il reato si configura, inoltre, anche nel caso in cui intervengano sul luogo dell'inquinamento gli operatori di vigilanza preposti alla tutela ambientale, in quanto tale circostanza non esime l'operatore interessato dall'obbligo di comunicare agli organi preposti le misure di prevenzione e messa in sicurezza che intende adottare, entro 24 ore ed a proprie spese, per impedire che il danno ambientale si verifichi (Sez. 3, n. 40856 del 21/10/201 O, Pigliacelli, Rv. 24870801, cit.).
Correttamente i giudici del merito hanno escluso, sulla base dei principi dianzi richiamati, che l'autonomo intervento della polizia locale e dell'ARPA rendessero inutile la comunicazione, rilevando anche come la stessa, in ogni caso, sarebbe stata omessa nei confronti di alcuni tra i soggetti individuati dall'art. 304 d.lgs.152\06.
A fronte di ciò, ricorrenti sostengono di aver comunque operato nel senso indicato dalla legge.
I ricorrenti invocano, con riferimento al reato di cui all'art. 256 d.lgs. 152\06, l'applicabilità della condizione di non punibilità di cui all'art. 257, comma 4 d.lgs. 152\06, il quale stabilisce che "l'osservanza dei progetti approvati ai sensi degli articoli 242 e seguenti costituisce condizione di non punibilità per le contravvenzioni ambientali contemplate da altre leggi per il medesimo evento e per la stessa condotta di inquinamento di cui al comma 7".
Nel caso di specie non risulta accertato dai giudici del merito che le operazioni volte ad eliminare gli effetti dello sversamento siano state poste in essere attraverso le specifiche procedure previste dagli articoli richiamati ed, anzi, sono gli stessi ricorrenti che, nell'atto di impugnazione (pag. 15), riconoscono come la procedura di legge sia stata seguita, nel caso che li riguarda, " ... almeno da un punto di vista sostanziale".
7. Parimenti infondate risultano le doglianze afferenti alla violazione dell'art. 279 d.lgs. 152\06.
Anche in questo caso le affermazioni dei ricorrenti cozzano contro la ricostruzione dei fatti riportata nelle sentenze di merito, risultando dalla sentenza di primo grado (pag. 2) che l'autorizzazione per le emissioni in atmosfera è stata conseguita soltanto il 19/12/2011. Della inesistenza della stessa dà conto, inoltre, anche la sentenza di appello (pag.5), evidenziando pure come la totale mancanza del titolo abilitativo rendesse del tutto inconferenti gli ulteriori rilievi prospettati con l'atto di appello in ordine alla unitarietà dell'autorizzazione alle emissioni in atmosfera.
Tali ultime considerazioni, riproposte in ricorso (ancora una volta sulla base di una ricostruzione degli eventi non coincidente con quella risultante dalle sentenze di merito), risultano, in ogni caso, prive di fondamento.
L'articolo 269 d.lgs. 152\06 dispone che per tutti gli stabilimenti che producono emissioni, deve essere richiesta un'autorizzazione ed indica, dettagliatamente, i contenuti della domanda, la procedura conseguente, la messa in esercizio e la messa a regime dell'impianto ed il regime delle modifiche degli impianti autorizzati. Precisa, inoltre, che l'autorizzazione deve stabilire, per le emissioni tecnicamente convogliabili, le modalità di captazione e convogliamento e, per le emissioni convogliate, appositi valori limite di emissione e prescrizioni; per le emissioni diffuse, non tecnicamente convogliabili, l'autorizzazione deve stabilire apposite prescrizioni volte ad assicurarne il contenimento.
Diversamente da quanto stabilito nell'originaria formulazione, l'articolo si riferisce ora a «Stabilimenti» e non più ad «impianti», prendendo così in considerazione strutture anche complesse, come si ricava dal disposto del primo comma, laddove si specifica che l'autorizzazione è rilasciata con riferimento allo stabilimento ed i singoli impianti e le singole attività presenti nello stabilimento non sono oggetto di distinte autorizzazioni.
Ciò non significa, tuttavia, che una volta ottenuta l'autorizzazione (che, però, nel caso in esame, secondo i giudici del merito, non era stata mai rilasciata) possono essere apportate innovazioni o modificazioni dello stabilimento, perché è evidente che il titolo abilitativo viene rilasciato all'esito di un procedimento amministrativo che tiene conto della situazione esistente e non può ritenersi valido quando tale situazione sia mutata, tanto è vero che lo stesso articolo 269 impone, al comma 8, la richiesta di un'autorizzazione anche per le modifiche sostanziali (e l'effettuazione di una comunicazione per quelle non sostanziali), sanzionando penalmente l'esecuzione di modifiche sostanziali in assenza di autorizzazione e con sanzione amministrativa pecuniaria quelle non sostanziali eseguite in assenza di comunicazione (art. 279 comma 1), come peraltro è già stato fatto rilevare in una precedente decisione (Sez. 3, n. 15500 del 13/ 4/2012, Botti, Rv. 25240001 ).
8. Va poi osservato, con riferimento al guinto motivo di ricorso, che la Corte di appello ha motivatamente escluso la sussistenza dei presupposti per l'applicabilità della causa di non punibilità, considerando la condotta, le conseguenze del reato ed il grado della colpevolezza, con apprezzamento in fatto che, in quanto tale, non è sindacabile in questa sede di legittimità perché assistito da idonea motivazione.
9. Anche con riferimento alla determinazione della pena, di cui tratta il sesto motivo di ricorso, non si rinvengono motivi di censura, poiché, anche in questo caso, la Corte di appello, peraltro richiamando quanto già osservato in ordine alla inapplicabilità dell'art. 131-bis cod. pen., ha posto in evidenza il grado della colpa ed il pericolo arrecato alla salubrità del territorio, osservando anche come la pena applicata non si discosti particolarmente del minimo edittale e gli aumenti per la continuazione debbano ritenersi contenuti.
Tale liquidazione è affidata ad apprezzamenti discrezionali ed equitativi del giudice di merito, che ha il dovere di dare conto delle circostanze di fatto considerate in sede di valutazione equitativa e del percorso logico posto a base della decisione, senza che sia necessario indicare analiticamente i calcoli in base ai quali ha determinato il quantum del risarcimento (Sez. 4, n. 18099 del 1/4/2015,Lucchelli e altro, Rv. 26345001; Sez. 5, n. 6018 del 23/1 /1997, Montanelli, Rv.20808601).
Si tratta, dunque, di valutazione di fatto sottratta al sindacato di legittimità se sorretta da congrua motivazione (Sez. 6, n. 48461 del 28/11/2013, P.G., Fontana e altri, Rv. 25817001; Sez. 5, n. 35104 del 22/6/2013, R.C. Istituto Città Studi, Baldini e altri, Rv. 25712301 ed altre prec. conf.).
Quanto alla richiesta di liquidazione delle spese avanzate dalla parte civile, Città metropolitana di Milano, a mezzo nota trasmessa via fax alla cancelleria di questa Corte, va ricordato che, nel giudizio di legittimità, l'imputato soccombente va condannato al pagamento delle spese processuali sostenute dalla parte civile a condizione che questa sia intervenuta all'udienza di discussione (Sez. 4, n. 30557 del 7 /6/2016, P.C. e altri in proc. Carfi' e altri, Rv. 26769001 ed altre prec. conf.), con la conseguenza che, in questo caso, nulla è dovuto alla parte civile non comparsa.
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