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Timestamp: 2019-06-26 08:58:16+00:00
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7 Settembre 2018 | Autore: Sara Soresi
Il giudizio di rinvio tra le possibili decisioni della Cassazione. Quando avviene? Come funziona? Chi è il giudice del rinvio?
Stai guardando il telegiornale o stai leggendo un articolo on line o su un quotidiano e si parla della Corte di cassazione ma, contemporaneamente, si fa riferimento al giudizio di rinvio. Oppure, sei ai primi esami della facoltà di giurisprudenza e il tuo manuale fa riferimento al giudizio di rinvio o al giudice del rinvio. Ti chiedi: “Cosa accomuna la Corte di cassazione al giudice del rinvio? Sono la stessa cosa?”. Devi sapere – o forse già lo sai – che giudice di rinvio e Cassazione sono due giudici ben diversi tra loro. Ciò che li lega è il fatto che, in alcuni casi, la Corte di cassazione compie un cosiddetto rinvio ad altro giudice. Ma quando la Cassazione rinvia? Nell’articolo saranno esaminate le diverse e possibili decisioni della Corte di cassazione e, in particolare, il caso della cassazione con rinvio.
1 Le possibili decisioni della Cassazione
2 La cassazione con rinvio
2.1 Nel processo civile
2.2 Nel processo penale
Le possibili decisioni della Cassazione
Il ricorso presentato alla Corte di cassazione può essere oggetto di diverse decisioni.
Innanzitutto, accade molto spesso che il ricorso per Cassazione – sia nelle cause civili, sia in quelle penali – sia dichiarato inammissibile. Una volta pervenuto alla Corte, infatti, il ricorso è assegnato ad un’apposita sezione (cosiddetta “sezione filtro”) che ha il compito di verificare, preliminarmente (ossia, prima di analizzare il contenuto del ricorso) se lo stesso è ammissibile o inammissibile. La legge [1] [2] infatti, prevede una serie limitata e determinata di motivi per i quali è possibile ricorrere in Cassazione. Di conseguenza, nel caso in cui l’impugnazione sia fondata su un motivo diverso da quelli elencati espressamente dalla legge o, ancora, se il motivo (seppur rientrante tra quelli previsti dalla legge) risulta palesemente infondato, la sezione filtro dichiara il ricorso inammissibile.
In tal caso la decisione della Corte è, semplicemente, quella dell’inammissibilità del ricorso il quale, quindi, non viene nemmeno esaminato né trasmesso alla sezione di competenza. Nell’ipotesi di ricorso dichiarato inammissibile, la parte che l’ha proposto è condannata al pagamento delle spese del procedimento e di una somma di denaro a favore della Cassa delle ammende, salvo che la causa d’inammissibilità si sia verificata senza sua colpa.
Se, al contrario, il ricorso supera l’esame della cosiddetta “sezione filtro” e, quindi, è considerato ammissibile, è trasmesso ad un’apposita sezione della Corte di cassazione (ogni sezione, infatti, è deputata a determinate materie).
A questo punto, se la sezione ritiene il ricorso infondato, ossia ritiene di non accogliere nessuno dei motivi presentati con il ricorso, lo rigetta. Anche in questo caso, la parte ricorrente è condannata al pagamento delle spese del procedimento e, eccezionalmente, di una somma di denaro a favore della Cassa delle ammende.
Una particolare tipologia di decisione della Cassazione è quella della rettificazione (o correzione). La Corte, cioè, si limita a correggere la sentenza impugnata, senza cassarla (eliminarla) e senza rinviare ad altro giudice. Ciò accade quando: 1) nella motivazione della sentenza sono presenti errori di diritto o errori nell’indicazione di testi di legge ma questi errori non hanno influenzato in modo decisivo il dispositivo (parte della sentenza in cui è contenuta la decisione del giudice), 2) nella sentenza impugnata occorre solo modificare la specie o la quantità della pena che risulti errata a causa di un errore di calcolo, 3) nei processi penali, si deve applicare una legge più favorevole all’imputato.
Se, invece, il ricorso risulta fondato e, dunque, accolto, la Corte cassa (elimina) la sentenza impugnata. In questa ipotesi possono seguire diverse possibilità:
cassazione senza rinvio: significa che la Corte cassa (elimina) la sentenza senza la necessità di trasmettere (rinviare) la causa ad altro giudice. Ciò avviene:
quando, decidendo una questione di giurisdizione, riconosce che né il giudice che ha emesso la sentenza impugnata, né qualsiasi altro giudice ordinario, hanno giurisdizione in quella materia. Si parla, in questo caso, di difetto assoluto di giurisdizione (per esempio, quando il giudice italiano non può decidere sull’oggetto di causa);
quando la domanda non poteva essere proposta o il processo proseguito. In questi due casi, quindi, la Cassazione non procede al rinvio proprio perché non esiste e non può esistere il cosiddetto giudice del rinvio;
quando decide direttamente la causa nel merito poiché non sono necessari ulteriori accertamenti di fatto. La Corte di cassazione, infatti, è giudice di legittimità e, dunque, non può spingersi ad esaminare il merito della causa (la ricostruzione dei fatti) ma può limitarsi, solamente, ad un’analisi di legittimità cioè di controllo sull’osservanza del diritto sostanziale e processuale. Ne consegue che, quando è possibile pervenire alla decisione senza la necessità di svolgere altri accertamenti di fatto (per esempio, se non c’è bisogno di sentire nuovi testimoni ecc…), la Cassazione non rinvia ma decide direttamente;
nell’ambito del processo penale, la legge [3] prevede una serie di altre ipotesi di cassazione senza rinvio;
cassazione con rinvio: la Corte rinvia ad altro giudice. Il particolare meccanismo sarà analizzato nel prossimo paragrafo;
La Corte di cassazione effettua il cosiddetto rinvio quando – a seguito della sua decisione – il processo deve proseguire davanti ad un altro giudice. Tale giudice è chiamato, per questo motivo, “giudice del rinvio”.
Il giudizio di rinvio è previsto a causa della caratteristica fondamentale della Corte di cassazione: si tratta, infatti, di un giudice di legittimità che, di conseguenza, non può decidere nel merito della causa. Il rinvio, infatti, viene disposto proprio quando la Corte ritiene che, ai fini della decisione, sia necessario il compimento di nuovi accertamenti di fatto, ossia di nuove valutazioni. Non potendo, essa stessa, procedere ai predetti accertamenti, rinvia al giudice di merito. Ma chi è il giudice del rinvio?
Normalmente, il giudice del rinvio, ossia il giudice al quale è trasmessa la causa, è un giudice diverso da quello che ha emesso la sentenza impugnata ma di pari grado (per esempio, se la sentenza impugnata è stata emessa dalla Corte d’appello, il rinvio verrà operato nei confronti di un giudice diverso ma, pur sempre, un giudice della Corte d’appello). Essendo il ricorso per Cassazione un tipo d’impugnazione che, generalmente, è preceduta dall’appello, ne consegue che, il più delle volte, il giudice del rinvio sarà un giudice di secondo grado.
Non sempre, però, il giudice del rinvio è un giudice di pari grado rispetto a quello che ha pronunciato la sentenza impugnata:
quando, per diversi e possibili motivi previsti dalla legge, è stato omesso il grado di appello, la Corte di cassazione rinvia al giudice che si sarebbe dovuto pronunciare in appello;
se la Cassazione rileva una nullità che riguarda la sentenza di primo grado ed a causa della quale il giudice d’appello avrebbe dovuto rimettere le parti davanti al primo giudice (ossia, in sostanza, riconsegnare la causa in mano al giudice di primo grado), il rinvio viene fatto al giudice di primo grado;
in ambito civile, se il ricorso per cassazione è proposto in presenza di un’ordinanza che dichiari l’inammissibilità dell’appello, la Corte rinvia la causa al giudice che avrebbe dovuto pronunciare sull’appello;
in ambito penale, se è annullata un’ordinanza, la Corte trasmette gli atti al giudice che ha pronunciato l’ordinanza;
sempre in ambito penale, se è annullata una sentenza di condanna a causa di condanna per fatto diverso o applicazione di una circostanza aggravante per la quale la legge stabilisce una pena di specie diversa da quella ordinaria del reato, la Corte rinvia al giudice di primo grado;
nell’ambito del processo penale, se la Cassazione annulla solo le disposizioni o i capi della sentenza che riguardano l’azione civile, rinvia al giudice civile.
Abbiamo, dunque, individuato chi è il giudice del rinvio ossia a quale giudice spetta, effettivamente, lo svolgimento del giudizio di rinvio. Ma cos’è, nella pratica, il giudizio di rinvio? Come si svolge?
Il giudizio di rinvio è un giudizio al quale sono applicate, salvo alcune eccezioni che vedremo in seguito, le regole che la legge prevede per lo svolgimento del processo davanti al giudice al quale il rinvio è stato effettuato. Per esempio, se la causa è rinviata al giudice di primo grado, si applicano le norme che disciplinano il processo di primo grado ed il giudice avrà i medesimi poteri del giudice che ha pronunciato la sentenza impugnata.
Di conseguenza, il giudice del rinvio, procederà agli accertamenti di fatto utili alla decisione: potrà, per esempio, sentire i testimoni, disporre perizie, esaminare documenti ecc… Tuttavia, il giudice del rinvio è in qualche modo vincolato poiché la Corte di cassazione, quando dispone il rinvio, enuncia il cosiddetto principio di diritto. Il principio di diritto non è altro che una sorta di chiarimento giuridico (interpretativo o di procedura) che il giudice del rinvio deve rispettare durante lo svolgimento del nuovo processo.
Sebbene il giudizio di rinvio derivi – sia in caso di processo penale, sia in caso di processo civile – dall’esigenza di svolgere ulteriori accertamenti di fatto, ci sono alcune regole di procedura che variano a seconda del fatto che il procedimento sia civile o penale.
Una volta che la Cassazione ha disposto il rinvio davanti ad un determinato giudice, ogni parte può riassumere la causa (cioè, presentare un apposito atto) davanti al giudice del rinvio entro tre mesi dalla pubblicazione della sentenza della Corte di cassazione (ossia dal momento in cui è depositata nella cancelleria). Questo atto deve essere notificato personalmente a tutte le parti. Se il termine di tre mesi non viene rispettato, il processo si estingue.
Nel giudizio di rinvio si applicano le stesse norme stabilite per il procedimento davanti al giudice al quale la Corte ha rinviato la causa. Le parti, inoltre, conservano la medesima posizione processuale (per esempio, attore o convenuto) che avevano nel procedimento in cui è stata pronunciata la sentenza cassata e non possono presentare conclusioni (richieste) diverse da quelle precedentemente proposte, a meno che l’esigenza sorga dalla sentenza di cassazione. Il giudice dovrà, comunque, attenersi al principio di diritto stabilito dalla Cassazione al momento del rinvio.
La sentenza del giudice del rinvio può essere impugnata con i classici mezzi d’impugnazione e, di conseguenza, può essere nuovamente oggetto di ricorso per cassazione.
Quando la Corte di cassazione accoglie il ricorso ma tale accoglimento impone un nuovo giudizio di merito, rinvia ad altro giudice fissando il principio di diritto. La cancelleria della Cassazione trasmette, dunque, gli atti del processo e la copia della sentenza, alla cancelleria del giudice del rinvio.
Il giudice del rinvio riesamina i fatti (entrando nel merito della causa) tenendo in considerazione il principio enunciato dalla Corte. Il giudice ha gli stessi poteri probatori (cioè, relativi alle prove) del giudice che ha pronunciato la sentenza annullata. Tuttavia, ci sono alcuni limiti:
non è ammessa la discussione sulla competenza attribuita dalla sentenza della Corte di cassazione, a meno che non vi siano nuovi fatti da cui derivi la competenza di un giudice di grado superiore (per esempio, Tribunale anziché Giudice di Pace);
il giudice non può rilevare nullità o inammissibilità che si sono verificate nei precedenti giudizi o nel corso delle indagini preliminari;
Come per il processo civile, anche nel processo penale, la sentenza del giudice del rinvio può essere nuovamente oggetto di ricorso per cassazione.
[1] Art. 360 Cod. Proc Civ.: “Le sentenze pronunziate in grado d’appello o o in unico grado possono essere impugnate con ricorso per cassazione: 1) per motivi attinenti alla giurisdizione, 2) per violazione delle norme sulla competenza, quando non è prescritto il regolamento di competenza, 3) per violazione o falsa applicazione di norme di diritto e dei contratti e accordi collettivi nazionali di lavoro, 4) per nullità della sentenza o del procedimento, 5) 5) per omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti”.
[2] Art. 606 Cod. Proc. Pen.: “Il ricorso per cassazione può essere proposto per i seguenti motivi: a) esercizio da parte del giudice di una potestà riservata dalla legge a organi legislativi o amministrativi ovvero non consentita ai pubblici poteri, b) inosservanza o erronea applicazione della legge penale o di altre norme giuridiche, di cui si deve tener conto nell’applicazione della legge penale, c) inosservanza delle norme processuali stabilite a pena di nullità, di inutilizzabilità, inammissibilità, o decadenza, d) mancata assunzione di una prova decisiva, quando la parte ne ha fatto richiesta anche nel corso dell’istruzione dibattimentale limitatamente ai casi previsti dall’articolo 495 comma 2”.
[3] Art. 620 Cod. Proc. Pen.: “Oltre che nei casi particolarmente previsti dalla legge, la corte pronuncia sentenza di annullamento senza rinvio: a) se il fatto non è previsto dalla legge come reato, se il reato è estinto o se l’azione penale non doveva essere iniziata o proseguita, b) se il reato non appartiene alla giurisdizione del giudice ordinario, c) se il provvedimento impugnato contiene disposizioni che eccedono i poteri della giurisdizione, limitatamente alle medesime, d) se la decisione impugnata consiste in un provvedimento non consentito dalla legge, e) se la sentenza è nulla a norma e nei limiti dell’articolo 522 in relazione a un reato concorrente, f) se la sentenza è nulla a norma e nei limiti dell’articolo 522 in relazione a un fatto nuovo, g) se la condanna è stata pronunciata per errore di persona, h) se vi è contraddizione fra la sentenza o l’ordinanza impugnata e un’altra anteriore concernente la stessa persona e il medesimo oggetto, pronunciata dallo stesso o da un altro giudice penale, i) se la sentenza impugnata ha deciso in secondo grado su materia per la quale non è ammesso l’appello, l) se la corte ritiene di poter decidere, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, o di rideterminare la pena sulla base delle statuizioni del giudice di merito o di adottare i provvedimenti necessari, e in ogni altro caso in cui ritiene superfluo il rinvio”.