Source: http://www.laleggepertutti.it/112152_la-capacita-giuridica-delle-persone-giuridiche
Timestamp: 2017-02-23 00:19:37+00:00
Document Index: 87373334

Matched Legal Cases: ['art. 354', 'art. 1021', 'art. 1022', 'art. 979', 'art. 17', 'art. 13', 'art. 17', 'art. 13', 'art. 600', 'art. 782', 'art. 786', 'art. 18', 'art. 22', 'art. 18', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 46', 'art. 46', 'art. 145', 'art. 46']

Professionisti Pubblicato il 20 febbraio 2016 Articolo di Edizioni Simone Professionisti La capacità giuridica delle persone giuridiche L’AUTORE: Edizioni Simone
Diritti personali e patrimoniali, l’autorizzazione governativa agli acquisti, la capacità di agire, gli organi delle persone giuridiche, la sede.
Le persone giuridiche godono, nel nostro ordinamento, di una capacità giuridica generale, affine a quella delle persone fisiche. Tale capacità, pur avendo carattere generale, incontra però dei limiti di ordine naturale con riguardo a quei diritti strettamente attribuibili alle sole entità fisiche.
La persona giuridica non può assumere situazioni soggettive del diritto di famiglia. Ciò, peraltro, non esclude che le persone giuridiche possano essere titolari di rapporti di natura personale. Infatti, è ad esse riconosciuta la titolarità di taluni diritti personalissimi, come il diritto al nome (rectius: all’identità personale), all’integrità morale etc. Di conseguenza sono legittimate ad agire sia in via cautelare sia in via risarcitoria.
Inoltre, l’art. 354 consente che l’ufficio di tutore sia assunto da enti di assistenza.
La L. 31 dicembre 1996, n. 675 (v. infra cap. 4) intitolata «tutela delle persone e di altri soggetti rispetto al trattamento dei dati personali», ha, finalmente, dato attuazione alla convenzione di Strasburgo 108/81 e alla direttiva Ce 95/46 in tema di diritto alla privacy. Successivamente tale legge è stata abrogata dal D.Lgs. 30-6-2003, n. 196 (Codice della privacy) che ne ha ripreso ed ampliato i contenuti, riconoscendo e garantendo il trattamento dei dati personali, soprattutto con riferimento alla riservatezza e all’identità personale, anche per le persone giuridiche e per ogni altro ente, associazione od organismo (artt. 1 e 4).
La capacità giuridica delle persone giuridiche incontra:
— limiti di ordine naturale: ad esempio, le persone giuridiche non possono essere titolari di un diritto d’uso (art. 1021) o di abitazione (art. 1022);
— limiti imposti da specifiche disposizioni di legge: ad esempio, l’art. 979 limita al massimo di 30 anni la durata dell’usufrutto disposto a favore di una persona giuridica.
L’autorizzazione governativa agli acquisti
Il legislatore del 1942, al fine di controllare il fenomeno della cd. manomorta ed evitare che cospicui patrimoni fossero concentrati nelle mani di soggetti di diritto privi di uno scopo prettamente economico, sottraendo così ricchezza al commercio e agli scambi, impose, con l’art. 17, che per l’acquisto di immobili (a titolo oneroso e gratuito) e per l’accettazione di eredità e il conseguimento di legati, la persona giuridica dovesse richiedere un’autorizzazione governativa. Tale autorizzazione era tradizionalmente considerata il limite principale alla capacità giuridica delle persone giuridiche.
L’art. 13 della L. 15 maggio 1997, n. 127 (cd. Bassanini bis) ha abrogato l’art. 17 c.c. il cui ambito di applicazione era già stato nel tempo ridotto da numerosi interventi legislativi e giurisprudenziali, anche in considerazione del venir meno del ruolo centrale nell’economia della proprietà immobiliare.
Attualmente, dunque, come gli enti di fatto, anche le associazioni e fondazioni riconosciute possono acquistare diritti reali immobiliari senza necessità dell’autorizzazione governativa.
Si è voluto in questo modo riconoscere l’inadeguatezza di un istituto giuridico strutturalmente e storicamente superato.
Più di recente la L. n. 192/2000, nel modificare il summenzionato art. 13 della L. 127/1997, ha sancito l’abrogazione di ulteriori disposizioni del codice civile. In particolare sono stati abrogati l’art. 600, l’art. 782, c. 4, l’art. 786 ed ogni altra disposizione che contemplasse il riconoscimento o la necessità di autorizzazioni per l’acquisto di immobili o per l’accettazione di donazioni, eredità o legati da parte di enti non riconosciuti o persone giuridiche.
Capacità di agire. Gli organi delle persone giuridiche
Le persone giuridiche sono, per definizione, capaci di agire, poiché la personalità è loro conferita appunto per svolgere l’attività giuridica occorrente per la realizzazione dello scopo (SANTORO-PASSARELLI).
Peraltro, esse non sono idonee, per loro natura, a formare ed esprimere una loro volontà se non attraverso persone fisiche, gli amministratori, che agiscono come organi della persona giuridica.
Discussa è la natura giuridica dei cd. amministratori:
— secondo alcuni, gli amministratori agirebbero come rappresentanti della persona giuridica;
— sembra preferibile la teoria del rapporto organico: tra la persona giuridica ed il soggetto che agisce per essa non vi è, infatti, quel rapporto di «separazione» che vige tra rappresentante e rappresentato, bensì un rapporto di compenetrazione o immedesimazione (TORRENTE).
L’organo, dunque, è un elemento intrinseco della persona giuridica, e questa agisce mediante l’organo, direttamente, in nome proprio e per proprio conto (MESSINEO).
Sono organi della persona giuridica coloro i quali hanno il potere di compiere atti giuridici vincolanti per l’ente stesso, formando ed esprimendo la volontà che l’ordinamento imputa a quest’ultimo. In particolare, come nota SANTORO-PASSARELLI, vi sono organi deliberativi ed esecutivi, ossia organi che formano la volontà interna della persona giuridica (nelle associazioni è l’assemblea) e organi che esprimono all’esterno tale volontà. Poiché l’attività dell’organo è direttamente imputata alla persona giuridica, ne consegue che questa risponde civilmente in via diretta anche degli atti illeciti compiuti dai suoi organi nell’esercizio delle loro incombenze.
A questo proposito deve aggiungersi che il D.Lgs. 8-6-2001, n. 231, emanato in virtù della delega contenuta nella L. 29-9-2000, n. 300, ha stabilito che gli enti (con l’esclusione degli enti pubblici territoriali, degli altri enti pubblici non economici e degli enti che svolgono funzioni di rilievo costituzionale) devono considerarsi responsabili per i reati commessi nel loro interesse o vantaggio da parte di coloro che rivestono funzioni di rappresentanza, amministrazione, direzione o controllo, nonché da parte delle persone sottoposte alla direzione o vigilanza dei predetti soggetti. La responsabilità cui va incontro l’ente — in virtù del noto principio per cui la responsabilità penale è personale — è di carattere amministrativo e le sanzioni sono di natura pecuniaria e interdittiva. È prevista inoltre la confisca del prezzo o del profitto del reato.
Gli organi delle associazioni sono l’assemblea e gli amministratori.
L’assemblea è l’organo fondamentale dell’associazione, formato dall’intera collettività degli associati. Ad essa spetta ogni decisione relativa all’esistenza, alla disciplina e all’attività dell’ente.
Gli amministratori sono, invece, chiamati ad amministrare e a gestire l’associazione. La loro competenza è stabilita dallo statuto e il contenuto dei loro poteri è sottoposto ad un particolare regime pubblicitario.
Gli amministratori sono responsabili solidalmente verso l’associazione secondo le regole del mandato (art. 18), debbono, pertanto, risarcire i danni cagionati all’associazione per l’inadempimento dei doveri derivanti dalla loro carica (si tratta di responsabilità contrattuale). L’azione di responsabilità nei loro confronti è deliberata dall’assemblea ed esercitata dai nuovi amministratori (o dai liquidatori) (art. 22).
È esente da responsabilità l’amministratore che non abbia partecipato all’atto che ha causato il danno, salvo il caso in cui, essendo a conoscenza dell’atto che si stava per compiere, non abbia manifestato il proprio dissenso (art. 18).
Secondo una parte della dottrina (GAZZONI) il rapporto tra ente e amministratori è un vero e proprio contratto di mandato. Secondo GALGANO, invece, i poteri degli amministratori sono originari, perché derivano direttamente dal contratto di associazione; l’atto di nomina designa le persone preposte all’organo, i cui contenuti sono già definiti.
Organi della fondazione sono soltanto gli amministratori.
Essi sono nominati secondo le prescrizioni dell’atto di fondazione. Ove tali prescrizioni manchino o non possano attuarsi, competente alla nomina è la prefettura — Ufficio territoriale del governo ovvero la Regione o la Provincia autonoma competente (art. 25). Gli amministratori sono vincolati, nel disporre dei beni della fondazione, al perseguimento dello scopo assegnato dal fondatore. Tuttavia, essi sono i soli «arbitri della gestione» (GALGANO): ad essi soltanto è affidata l’esecuzione dell’atto di fondazione e neanche il fondatore può intervenire.
Mentre nelle associazioni il controllo dell’attività degli amministratori è esercitato dall’assemblea, che è organo sovrano degli interessi perseguiti dall’ente, nelle fondazioni, tale controllo è esercitato dall’autorità amministrativa competente, la quale vigila affinché il patrimonio dell’ente sia destinato allo scopo istituzionale (art. 25).
La sede della persona giuridica (art. 46)
È il luogo in cui la persona giuridica svolge la sua principale attività. Deve risultare dall’atto costitutivo ed essere indicata nel registro delle persone giuridiche; corrisponde, in pratica, al domicilio delle persone fisiche.
L’art. 46 co. 2°, per il caso in cui la sede legale sia diversa da quella effettiva, dispone che i terzi possono assumere a riferimento sia l’una che l’altra (anche in materia di notificazioni ex art. 145 c.p.c.). Questa disposizione intende tutelare i terzi, i quali, qualora la sede legale sia diversa da quella effettiva, possono fare riferimento all’una o all’altra, purché siano in buona fede.
La sede effettiva — equiparata, di fronte ai terzi, alla sede legale — è il luogo nel quale hanno concreto svolgimento le attività amministrative e di direzione dell’ente e operano i suoi organi amministrativi o i suoi dipendenti con poteri direttivi, ossia il luogo deputato o stabilmente utilizzato per l’accentramento, nei rapporti interni e con i terzi, degli organi e degli uffici in vista del compimento degli affari e della propulsione dell’attività dell’ente stesso.
Non può considerarsi sede effettiva dell’ente il luogo in cui si trova un recapito della medesima o una persona che genericamente ne curi gli interessi o sia preposta a uffici di rappresentanza.
La disposizione dell’art. 46 c.c. secondo cui, qualora la sede legale della persona giuridica sia diversa da quella effettiva, i terzi possono considerare come sede della persona giuridica anche quest’ultima, vale anche in tema di notificazioni, con la conseguente validità della notificazione eseguita alla sede effettiva di una società avente personalità giuridica, anziché alla sede legale.
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