Source: https://www.federciclismo.it/it/press_release/2-sezione-decisione-n-3--2017/e7260ec5-13e5-456f-b4ba-e7293f734249/
Timestamp: 2019-09-16 20:51:45+00:00
Document Index: 103156299

Matched Legal Cases: ['art. 29', 'art. 29', 'art. 10', 'art. 33', 'art. 29', 'art. 10']

2^ sezione - Decisione n. 3 / 2017 - FCI
Comunicato N. 3 del 12 luglio 2017
letta la richiesta di interpretazione avanzata con ordinanza del 3 giugno 2017 dalla Corte Sportiva d’Appello F.C.I., in persona del Presidente Dott. Paolo Padoin, avente ad oggetto l’art. 29, comma 2, del Regolamento Giustizia;
alla riunione tenutasi a Padova, addì 4 luglio 2017, luogo ove si trovava il Presidente della Corte, giusta il disposto della disposizione testé citata;
Con quesito interpretativo trasmesso in data 7 giugno 2017, il Presidente della Corte Sportiva d’Appello F.C.I. chiedeva a questa Corte di chiarire la nozione di “parte interessata” - presente nell’art. 29, comma 2, del Regolamento Giustizia - ai fini di decidere, preliminarmente, sull’ammissibilità di un reclamo in ragione della legittimazione attiva dei soggetti ricorrenti.
Più specificamente veniva domandato: “se la legittimazione attiva in capo al Presidente della Società assorba o meno anche quella degli altri tesserati (Direttori Sportivi e Atleti, anche minorenni) i quali conserverebbero comunque una legittimazione residuale ed autonoma limitatamente ai profili attinenti alla propria sfera soggettiva”.
Al fine di rispondere al quesito formulato va innanzitutto posto in rilevo che una Società sportiva, affiliata alla FCI, alla quale venga comunicato un provvedimento sanzionatorio, è senza dubbio uno dei soggetti legittimati ad adire (tramite il proprio Presidente) gli Organi di Giustizia federali, ai sensi dell’art. 10 del citato Regolamento.
Inoltre, considerato che gli effetti sanzionatori del provvedimento - sia esso sportivo o disciplinare- impattano sulla vita sociale di una Società sportiva, risulta giuridicamente coerente ritenere che quest’ultima sia legittimata a proporre reclamo dinnanzi alla Corte Sportiva d’Appello (così come dinnanzi ad un altro Organo di Giustizia), anche qualora si tratti di chiedere la tutela della posizione di un proprio tesserato (agonista o meno).
Considerare la legittimazione attiva della Società sportiva estesa all’interesse dei propri tesserati, ha, tra l’altro, l’innegabile pregio di garantire voce a quei soggetti che non sarebbero in grado di affrontare gli incombenti legati ad un giudizio.
Ciò premesso, il diritto al reclamo della Società sportiva in favore dei propri tesserati, va però ritenuto coesistente con la legittimazione attiva ad essi facente capo.
Di conseguenza gli altri tesserati potranno sempre, per i profili attinenti la loro sfera soggettiva, proporre liberamente propri motivi di impugnazione, siano essi coincidenti, parzialmente diversi, del tutto difformi o addirittura in conflitto con quelli rappresentati nel reclamo dalla Società sportiva.
la Corte Federale d’Appello, II Sezione, in base all’art. 33, comma 4, lett. f) del Regolamento di Giustizia Sportiva, in relazione alla richiesta di interpretazione di cui in epigrafe, ritiene che nella nozione di “parte interessata” di cui all’art. 29, comma 2, del Regolamento Giustizia vadano compresi la Società sportiva, anche qualora agisca a tutela del proprio tesserato, nonché i tutti i soggetti in grado di subire pregiudizio dal provvedimento impugnato elencati nell’art. 10 del Regolamento stesso.
Così deciso in Padova, addì 4 luglio 2017.