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Timestamp: 2020-04-06 22:43:20+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 3038 del 06/02/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3038 del 06/02/2017
Cassazione civile, sez. VI, 06/02/2017, (ud. 06/12/2016, dep.06/02/2017), n. 3038
sul ricorso 22285-2015 proposto da:
avverso la sentenza n. 1534/2014 della CORTE D’APPELLO di FIRENZE del
10/07/2014, depositata il 23/09/2014;
stata depositata la seguente relazione.
“1. C.M.A. convenne in giudizio il Ministero della salute, davanti al Tribunale di Firenze, chiedendo il risarcimento dei danni conseguenti al contagio col virus HCV conseguente ad alcune trasfusioni di sangue da lei ricevute nel 1986 presso l’ospedale (OMISSIS).
Si costituì in giudizio il Ministero convenuto, chiedendo il rigetto della domanda.
Il Tribunale accolse la domanda e riconobbe all’attrice il risarcimento del danno nella misura di Euro 100.000.
2. Impugnata la pronuncia dal Ministero della salute, la Corte d’appello di Firenze, con sentenza del 23 settembre 2014, in parziale accoglimento del gravame ha limitato la condanna in favore della C. alla differenza rispetto alla rendita a lei riconosciuta ai sensi della L. 25 febbraio 1992, n. 210, confermando quanto al resto la sentenza di primo grado e ponendo a carico del Ministero i due terzi delle spese di lite di entrambi i gradi di giudizio.
3. Contro la sentenza d’appello ricorre il Ministero della salute con atto affidato ad un solo motivo.
C.M.A. non ha svolto attività difensiva in questa sede.
5. Con il primo ed unico motivo di ricorso si denuncia violazione degli artt. 2043 e 2059 cod. civ., rilevando da un lato che la responsabilità del Ministero non sussisterebbe in relazione a trasfusioni avvenute nel 1986, in quanto il virus HCV fu individuato solo nel 1989; e, dall’altro, che la Corte di merito non avrebbe adeguatamente considerato come l’insorgenza della malattia fosse da ricondurre, secondo la regola del più probabile che non, ad altri eventi (nella specie, taglio cesareo subito dalla C. nel 1995).
La prima censura si scontra con una giurisprudenza ormai consolidata di questa Corte la quale – sulla scia della sentenza 11 gennaio 2008, n. 576, delle Sezioni Unite – ha più volte affermato che in tema di patologie conseguenti ad infezione con i virus HBV (epatite B), HI1V (AIDS) e HCV (epatite C) contratti a causa di assunzione di emotrasfusioni o di emoderivati con sangue infetto, non sussistono tre eventi lesivi, bensì un unico evento lesivo, cioè la lesione dell’integrità fisica; per cui, già a partire dalla data di conoscenza del rischio del contagio dell’epatite B (1978) è configurabile la responsabilità del Ministero della salute, sia pure con il limite dei danni prevedibili, anche per il contagio degli altri due virus, che non costituiscono eventi autonomi e diversi, ma solo forme di manifestazioni patogene dello stesso evento lesivo (sentenze 20 maggio 2015, n. 10291, e 16 ottobre 2015, n. 20933). Nè a diversa conclusione può giungersi alla luce della sentenza 22 gennaio 2015, n. 1136, citata in ricorso, posto che nella vicenda oggetto) di quella pronuncia le trasfusioni erano state compiute nel 1971 e non, come nel caso odierno, nel 1986.
La seconda parte della censura attiene, evidentemente, al merito. La Corte d’appello ha valutato anche la circostanza del parto cesareo avvenuto) nel 1995 e, sulla base di un accertamento di fatto insindacabile in questa sede, ha affermato che il contagio era da ricondurre, in termini di maggiore probabilità, alle trasfusioni di sangue.
Pur sussistendo le condizioni di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, tale obbligo va escluso, trattandosi di parte pubblica esente per legge.