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Timestamp: 2019-05-23 05:44:37+00:00
Document Index: 159284337

Matched Legal Cases: ['art. 67', 'art. 1130', 'art. 1135', 'art. 2265', 'art. 2373', 'art. 2373', 'art. 2373', 'art. 2373']

FAQ - Conflitto di interessi
Particolarmente difficile si presenta la problematica del conflitto di interessi nei rapporti condominiali. Infatti, soltanto riguardo alla situazione dell'amministratore in sede di assemblea la normativa prevede adesso, ai sensi dell'art. 67, comma 5, disp. att. cod. civ. (dopo la modifica introdotta dalla legge di riforma del 2013), il divieto di conferire deleghe.
Per tutti i casi invece di conflitto di interessi che riguardano i condomini si deve ricostruire la disciplina in base alle regole previste per altre materie. Finora questo è stato fatto mediante una criticabile applicazione analogica della disciplina prevista sul conflitto di interessi in tema di società. Ma un simile approccio al problema (vale a dire il riferimento alla disciplina sul conflitto di interessi in
materia societaria invece dell'applicazione delle altre disposizioni previste sul conflitto di interessi, che si ritrovano negli artt. 320 cod. civ, .per la potestà dei genitori, 347 cod. civ. per i minori soggetti alla stessa tutela, 360 cod, civ. per i rapporti fra tutore e pupillo, 1394 cod. civ. per la rappresentanza e 1395 cod. civ. per il contratto concluso con se stesso, tutte previsioni che costituiscono l'espressione di uno stesso principio generale) non appare persuasivo, sia in considerazione della differenza fra la. natura giuridica e la finalità del condominio rispetto alla società, sia in considerazione del fatto che non in tutti i casi di assenza di specifiche disposizioni in materia di condomino vengono considerate sempre applicabili le disposizioni dettate riguardo agli aspetti analoghi nelle società. Ciò avviene nel caso, esaminato sopra, in cui l'amministratore, senza previa approvazione e senza neppure munirsi di una successiva ratifica dell'assemblea, dispone l'esecuzione di lavori di manutenzione straordinaria dell'edificio condominiale e così non sorge alcun obbligo di contribuzione a carico dei condomini, dato che di norma unico organo competente a decidere l'esecuzione di lavori straordinari è l'assemblea condominiale ai sensi dell'art. 1130, comma 1, n. 3, e art. 1135, comma 1, n. 4 e comma 2, cod. civ. e in questa ipotesi non trova applicazione il principio del diritto societario secondo cui l'atto compiuto, seppure in modo irregolare, dall'organo di una società mantiene la propria validità nei confronti dei terzi che abbiano ragionevolmente fatto affidamento sull'operato e sui poteri dello stesso organo sociale (Cass,, sent, 7.5.1987, n. 4232); così come avviene riguardo al divieto del patto leonino. previsto dall'art. 2265 cod. civ., che si vedrà più avanti, che pure non trova applicazione nei rapporti condominiali (Cass., sent. 4.8.2016, n. 16321). In ogni caso per quanto riguarda il conflitto di interessi nel condominio la giurisprudenza ha sempre considerato applicabile analogicamente l'art. 2373 cod. civ. dettato per le società, ma con esiti contrastanti nel tempo. Infatti durante. la vigenza del testo originario dell'art. 2373, l'orientamento pressoché unanime della Corte di Cassazione era nel senso che nelle delibere non si deve tenere conto del voto espresso dai condomini in conflitto di interessi (Cass., sent. 2.2.1976, n. 331; sent. 18.5.2001, n. 6853; sent. 5.12.2001, n. 15360; sent. 22.7.2002, n. 10683; sent. 16.5.2011, n. 10754 e sent. 12.3.2012, n. 3891). Invece più di recente, a seguito della modifica del testo dell'art. 2373 (per effetto del D.Lgs. 6 del 17.1.2003), operativa dal 20 marzo 2010, si registrano adesso alcune decisioni che, sulla base della nuova formulazione della disposizione, propugnano una diversa interpretazione secondo cui, nel computo delle maggioranze assembleari condominiali, le maggioranze necessarie per approvare le delibere sono inderogabilmente quelle previste dalla legge in rapporto a tutti i partecipanti ed al valore dell'intero edificio e che, quindi, ai fini sia del conteggio del quorum costitutivo che di quello deliberativo, devono essere compresi i condomini in 'potenziale conflitto di interessi con il condominio, i quali possono - ma non debbono - astenersi dal!'.esercizio del diritto di voto; e pertanto, anche nell'ipotesi di conflitto d'interessi, la deliberazione deve essere adottata con il voto favorevole di tanti condomini che rappresentino la maggioranza personale e reale fissata dalla legge, mentre, in caso di mancato raggiungimento della maggioranza necessaria per impossibilità di funzionamento del collegio, ciascun partecipante può sempre ricorrere all'Autorità giudiziaria (Cass., sent. 28,9,2015, n. 19131 e ord. 25.1.2018, n. 1853; in precedenza l'unica decisione conforme era stata çass., sent. 30.1.2002, n. 1201). In tal modo si è determinato un deciso contrasto di giurisprudenza nelle sentenze della Suprema Corte in una problematica che in effetti è priva di specifica disciplina in materia condominiale e che potrebbe essere risolta anche applicando analogicamente altre disposizioni differenti dall'art. 2373 cod. civ., come è stato invece fatto finora. In concreto però l'attuale inapplicabilità della regola dell'esclusione, dalla votazione, del condomino che si presenta in conflitto di interessi (anche se solo potenziale), di fatto impedisce una effettiva tutela dei condomini che possono venire danneggiati dal conflitto di interessi di uno di loro, il quale approfitta così della deliberazione per perseguire soltanto interessi propri contrastanti con quelli dell'intero gruppo costituito dai condomini.