Source: https://www.eblconsulenza.it/responsabilita-sociale-delle-persone-giuridiche/
Timestamp: 2020-02-25 03:20:11+00:00
Document Index: 50887381

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 3', 'art. 12', 'art. 17', 'art. 30', 'art.6', 'sentenza ']

Responsabilità sociale delle persone giuridiche ⋆ EBL
RESPONSABILITÀ SOCIALE DELLE PERSONE GIURIDICHE
Sviluppo e aggiornamento di modelli di organizzazione, gestione e controllo (MOG) anche in base al d.lgs. n. 231/2001 sulla responsabilità delle persone giuridiche.
Social Accountability 8000 – Certificazione etica.
Redazione di codice etico aziendale.
Perché avere una visione etica e il modello di organizzazione, gestione e controllo?
L’etica aumenta la credibilità, la competitività aziendale e la fiducia della clientela.
I modelli di organizzazione, gestione e controllo incrementano l’efficienza aziendale e minimizzano il rischio-reato.
REQUISITI DEL MOG E SUA EFFICACIA
Da qualche anno anche in Italia è stata introdotta la responsabilità amministrativa – ma sostanzialmente penale – delle persone giuridiche, delle società anche prive di personalità giuridica (d. lgs. 231/2001).
Ciò significa che a seguito della commissione di un reato da parte di un soggetto operante nella società (apicale o subordinato) possono scaturire conseguenze molto gravose anche per la società stessa e non solo per la persona fisica. Detto tipo di responsabilità si affianca, infatti, a quella della persona fisica e non la sostituisce.
Le sanzioni per l’ente sono veramente afflittive e consistono in:
sanzione di tipo pecuniario (sempre prevista);
RATIO DELLA “NUOVA” FORMA DI RESPONSABILITÀ
In molti – specialmente nel mondo imprenditoriale – si sono chiesti la ragione dell’introduzione di questa forma di responsabilità dal momento, che come detto, già veniva punito l’autore-persona fisica del reato.
In estrema sintesi, studi di matrice criminologica avevano rivelato che talvolta la responsabilizzazione della sola persona finisca, non comportava un effetto di decremento dei reati all’interno delle società e delle imprese in genere. Di converso, colpendo direttamente la società si ottiene il risultato di far sì che questa, per prevenire il reato, ponga in essere una organizzazione virtuosa e, quindi, si assiste ad una reale diminuzione dei crimini.
Ad esempio: si è visto che responsabilizzando direttamente la società, i vertici sono maggiormente orientati a porre in essere misure organizzative che prevengano i reati di omicidio e lesioni personali colpose con violazione delle norme sulla salute e sicurezza sul lavoro, tutelando così maggiormente la salute e la sicurezza dei propri dipendenti e prendendo le misure ritenute necessarie.
UN PERCORSO LUNGO MA IN ESPANSIONE
Seppure, come si è detto, il d.lgs. risale al 2001, è vero che è in questi ultimi anni si sta assistendo ad una applicazione sempre più incisiva di questa normativa.
Veramente per brevi cenni, occorre ricordare che la legge delega n. 300 del 2000 è stata emanata in conseguenza della Convenzione OSCE sulla corruzione dei pubblici funzionari (in cui all’art. 2 era prevista la Responsibility of legal persons for bribery of foreign public officials); della Convenzione P.I.F. (in particolare nel secondo protocollo si prevedevano per le persone giuridiche sanzioni pecuniarie, di natura penale o amministrativa, effettive, proporzionate o dissuasive) e della Convenzione per la lotta alla corruzione (elaborata in base all’art. K.3 del Trattato dell’Unione Europea relativa alla tutela degli interessi finanziari, nella quale all’art. 3 era contemplata la responsabilità penale dei dirigenti delle imprese per gli atti fraudolenti commessi ai danni degli interessi finanziari della Comunità. Per vero, da parte europea è necessario considerare anche la Raccomandazione (88) 18 del Consiglio dei Ministri del Consiglio d’Europa ove si raccomandava agli Stati, se non già prevista, la responsabilità delle persone giuridiche, indipendentemente da quella civile, anche in caso di mancata individuazione dell’autore e se l’offesa era estranea agli scopi di impresa, nonché le Azioni comuni sulla criminalità organizzata e sulla corruzione nel settore privato (che indicavano che gli Stati dovevano contemplare una responsabilità delle persone giuridiche) ed il Corpous Juris.
A fronte delle ripetute indicazioni europee, l’Italia non è sia potuta sottrarre dall’introdurre la responsabilità per le persone giuridiche pur limitandosi inizialmente ad un catalogo di reati-presupposto veramente esiguo che, solo con il tempo, sarebbe stato significativamente implementato con l’inclusione di fattispecie colpose: non solo l’omicidio colposo e le lesioni gravi o gravissime commesse con violazione delle norme sulla tutela della salute e sicurezza sul lavoro, ma anche, i reati ambientali puniti, in molti casi, sia a titolo di dolo sia a titolo di colpa.
IL CUORE DELLA RESPONSABILITÀ DELLE PERSONE GIURIDICHE: I MOG
I modelli di organizzazione, gestione e controllo rispondono, soprattutto, ad una funzione di tipo preventivo: mediante l’adozione dei modelli l’ente collettivo previene infatti la realizzazione di reati nell’ambito della sua attività d’impresa. I modelli organizzativi si compongono di regole cautelari finalizzate alla prevenzione del rischio-reato.
Più nello specifico, in base agli artt. 6 e 7 del d.lgs. 231/2001, l’adozione e l’efficace attuazione di idonei compliance programs prima della commissione del reato presupposto, assicurano all’ente l’esonero dalla responsabilità. Mentre, secondo l’art. 12, comma 2, lett. b), l’adozione e l’attuazione di modelli organizzativi idonei successivamente alla realizzazione del reato (ma prima della dichiarazione di apertura del dibattimento), comporta la riduzione della sanzione pecuniaria da un terzo alla metà. E ancora la successiva adozione dei modelli, in base alla lett. b) del primo comma dell’art. 17, può determinare l’esclusione delle sanzioni interdittive (qualora ricorrano le altre condizioni indicate nella norma), la sospensione e la revoca delle misure cautelari in seguito alla riparazione delle conseguenze del reato, ex artt. 17 e 49, ed infine la possibilità di ottenere la conversione delle sanzioni interdittive in sanzioni pecuniarie nel caso in cui la riparazione delle conseguenze del reato sia stata attuata tardivamente, ex artt. 17 e 78.
In questa sede ci si limita a sottolineare un aspetto fondamentale: l’estensione del catalogo dei reati-presupposto, e soprattutto l’inclusione di reati colposi - si pensi alle fattispecie in tema di sicurezza del lavoro e di ambiente - rende sempre più indispensabile per gli enti adottare un idoneo, specifico ed aggiornato modello di organizzazione, gestione e controllo. L’inclusione dei reati colposi implica, infatti, che l’ente, e cioè i soggetti apicali o subordinati che lo costituiscono, ben possono non volere la commissione del reato ma la sola imprudenza, imperizia o negligenza origina una responsabilità dell’ente, se sussistono gli altri presupposti previsti dal d.lgs. 231/2001.
COSTRUIRE UN BUON MODELLO
È bene precisare che il modello di organizzazione, gestione e controllo per essere ritenuto idoneo deve essere attagliato sulla specifica realtà aziendale; sono del tutto inefficaci i modelli affetti da genericità e che non considerano (o lo fanno solo in parte) i processi di quella specifica azienda.
In molte realtà aziendali si assiste all’assunzione di modelli “copiati da internet e incollati” (in quanto la società desidera solo risparmiare, evidentemente) o del tutto simili a quelli di altre società: è importante che l’imprenditore sappia che in tal caso egli avrà in mano un plico di fogli che non avrà nessuna efficacia a livello giuridico.
Il modello di organizzazione, gestione e controllo, di converso, deve essere come un “vestito su misura” e perciò deve considerare gli specifici e peculiari processi aziendali di quella determinata società.
IL MODELLO ORGANIZZATIVO PER LE PICCOLE, MEDIE E GRANDI SOCIETÀ
Alla luce di quanto osservato sopra, è importante sottolineare che il modello dovrà essere differente a seconda che ci si trovi di fronte a una piccola, media o grande società.
Tuttavia, oggi nessuna società può dirsi esente da questa nuova forma di responsabilità, anche le piccole realtà possono essere chiamate a rispondere soprattutto perché l’introduzione dei reati colposi in tema di salute e sicurezza sul lavoro ha esteso fortemente l’area dei reati c.d. presupposto e cioè dei reati che fondono la responsabilità della persona giuridica (che, spesso, si affianca alla responsabilità della persona fisica).
Naturalmente, è indispensabile che il professionista esperto effettui una incisiva mappatura dei rischi che evidentemente, lo si ribadisce, sarà profondamente diversa tra una piccola realtà ed una medio-grande.
Un ulteriore fattore – tra i molti da considerare – è il campo di attività in cui opera la società; vi sono, ad esempio, settori particolarmente rischiosi in tema di sicurezza sul lavoro (si pensi all’edilizia), altri particolarmente delicati in riferimento ad alcune fattispecie criminose punite (sia sufficiente pensare ai reati contro la Pubblica Amministrazione a cui possono essere particolarmente esposte le società che operano continuativamente o spesso con la Pubblica Amministrazione).
UN CONSULENTE O UN TEAM DI CONSULENTI?
Redigere un modello di organizzazione, gestione e controllo efficace è attività complessa che richiede specifiche competenze tecnico-giuridiche.
Il consiglio è quindi quello di affidarsi ad un consulente di valore che abbia una specifica competenza sulla materia: la scelta deve essere ben ponderata.
Spesso il consulente si avvarrà di figure diverse (consulente aziendale, avvocato, consulente finanziario) poiché è necessario che la costruzione del modello di organizzazione, gestione e controllo sia il frutto di un lavoro congiunto che analizzi i vari aspetti: il team di consulenti è, quindi, sicuramente una opzione che, almeno sulla carta, offre la garanzia di ottenere un risultato migliore.
Infine, ci si permette di raccomandare di diffidare dai soggetti che offrono la redazione di un modello di organizzazione, gestione e controllo a basso prezzo: se così è si tratterà spesso di modelli copiati, standard e, quindi, del tutto inefficaci.
D’altronde, come si è visto sopra, l’adozione di un articolato ed efficace modello di organizzazione, gestione e controllo assicura numerosi vantaggi all’azienda e perciò l’investimento è davvero ripagato.
LA CASSAZIONE: LA RESPONSABILITÀ’ PUÒ’ ESSERE EVITATA SOLTANTO CON UN BUON MODELLO DI ORGANIZZAZIONE
Segnaliamo che la Corte di Cassazione (Sez.IV) nella recente pronuncia del 16 aprile 2018 n.16713 in tema di un infortunio mortale occorso nel settembre 2008 a un dipendente di un’azienda precipitato da un’altezza di dodici metri, a seguito dello sfondamento di una lastra di vetro resina posta sul tetto di un capannone ove il predetto dipendente si era portato per effettuare la manutenzione delle grondaie, ha condannato la società (oltre ad alcune persone fisiche) sussistendo colpa dell’organizzazione di impresa, con particolare riferimento alla mancata nomina del RSPP, alla omessa valutazione del rischio ed alla mancata formazione del lavoratori. Sempre la Suprema Corte ha sancito “la responsabilità dell’ente per i reati di omicidio colposo o lesioni colpose commesse da suoi organi apicali con violazione della normativa in materia di sicurezza o igiene del lavoro potrà essere esclusa soltanto dimostrando l’adozione ed efficace attuazione di modelli organizzativi (per i quali soccorre il disposto dell’art. 30 del d.lgs.n.81/2008) e l’attribuzione ad un organismo autonomo del potere di vigilanza sul funzionamento, l’aggiornamento e l’osservanza dei modelli adottati. Senonché nel caso di specie non risulta che l’ente abbia provato la sussistenza delle circostanze che avrebbero potuto escluderne la responsabilità ai sensi dell’art.6 d.lgs. n.231/2001”.
Di vero interesse anche la sentenza della Suprema Corte, Sez.IV, 23 novembre 2017 n.53285, con la quale una società viene condannata a seguito di lesioni occorse a un proprio lavoratore. Ricorda la Corte che incombe, in ogni caso, sull’ente l’onere - con effetti liberatori - di dimostrare l’idoneità dei modelli di organizzazione e gestione adottati a prevenire reati della specie di quello verificatosi (cfr. Sez.U.n.38343/2014, Thyssen Krupp, Rv. 261112); aggiungendo che nel caso specifico detto onere che “non può certamente considerarsi assolto attraverso la sola circostanza dell’esistenza di un documento, ritenuto inidoneo dai giudici di merito e di meri richiami verbali, ritenuti parimenti inadeguati”.
In sintesi solo un modello di organizzazione, gestione e controllo ben costruito, articolato ed adeguato alla realtà aziendale può consentire alla persona giuridica di andare esente da responsabilità.
La costruzione efficace del modello di prevenzione, gestione e controllo comporterà un duplice vantaggio per l’azienda: da una parte costituisce uno strumento di protezione e dall’altra un valido mezzo per riorganizzare in modo più efficace la realtà, attraverso procedure che, quando adottate, permetteranno di ottenere un rendimento più elevato nel business.
Si precisa che naturalmente il presente contributo non ha carattere di completezza, stante i limiti di spazio e la complessità della materia, ma il solo scopo di fornire ai lettori qualche notizia di possibile utilità.