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Timestamp: 2020-07-07 11:58:10+00:00
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ISO 19650: che cosa è cambiato? (1) – Shelidon
ISO 19650: che cosa è cambiato? (1)
Nel Dicembre 2018 sono stati rilasciati i capitoli 1 e 2 della nuova ISO 19650: Organization and digitization of information about buildings and civil engineering works, including building information modelling (BIM) — Information management using building information modelling. Ricorderete che ne avevo già parlato in occasione della prima revisione (parte 1 qui e parte 2 qui). L’uscita […]
shelidonFebruary 24, 201915 Comments on ISO 19650: che cosa è cambiato? (1)
Nel Dicembre 2018 sono stati rilasciati i capitoli 1 e 2 della nuova ISO 19650: Organization and digitization of information about buildings and civil engineering works, including building information modelling (BIM) — Information management using building information modelling. Ricorderete che ne avevo già parlato in occasione della prima revisione (parte 1 qui e parte 2 qui).
L’uscita della 19650 è un evento fondamentale per chi si occupa di BIM, non solo per l’importanza storica dell’evento ma anche perché comporta una modifica a numerosi termini e strumenti cui siamo abituati a far riferimento.
La PAS 1192-2, largamente referenziata anche in numerose procedure nazionali, è stata ritirata.
Le norme nazionali, inclusa la UNI 11337, in virtù del cosiddetto Vienna Agreement diverranno appendici nazionali alla medesima norma: ci si aspetta quindi che vengano riviste, ma per il momento rimangono valide e acquistabili.
Per tracciare un quadro preciso della situazione rispetto alle norme inglesi, sono stati ritirati:
il BS 1192: 2007, lo standard madre con relativa appendice 2 del 2016, non esiste più e viene esplicitamente dichiarato come sostituito dalla ISO: non ci si aspetta quindi che ne venga prodotta una versione aggiornata (più avanti cercherò di tracciare che cosa significa nel dettaglio delle procedure che alcuni di noi sono abituati a utilizzare);
la PAS 1192-2: 2013, probabilmente il testo più celebre e più utile nel costruire procedure collaborative condivise, risulta ritirato anche se non esplicitamente sostituito dalla ISO: alcune delle procedureche venivano riportate nel documento sono effettivamente incorporate nella ISO, mentre altre… beh, per il momento possiamo considerare che siano perdute come lacrime nella pioggia.
Riumangono validi, ma sono documenti che non è più possibile scaricare gratuitamente e di cui ci si aspetta una revisione, i seguenti standard:
la PAS 1192-3: 2014, che si occupa di specificare l’utilizzo del BIM nelle fasi di gestione dell’immobile, e naturalmente mi piace pensare che verrà rivista perché fa largamente riferimento al capitolo 2 in tutta una serie di procedure e termini che non sono più esistenti con il sopraggiungere della ISO;
il BS 1192-4: 2014, la norma sul COBie, che risulta ufficialmente in revisione.
Ugualmente a pagamento, ma senza una revisione all’orizzonte, rimangono validi anche:
Il Construction Industry Council BIM Protocol nella sua seconda edizione dell’aprile 2018;
la PAS 1192-5:2015, lo standard che ci guida a operare in regime di sicurezza dei dati (ricordandoci di farlo solo quando vale la pena);
la PAS 1192-6:2018, il recentissimo standard su come consegnare informazioni relative alla sicurezza del progetto in tutte le sue fasi che, come ricorderete, è uno degli usi del modello imposti nel RIBA Plan of Works.
Come potete aver notato dagli screenshot, potrebbe essere giunto il momento di farci due conti in tasca nel caso dovessimo acquistarli tutti.
Il prezzo degli standard
Nel caso si vogliano acquistare gli standard in vigore, stiamo parlando di circa 265 €, mentre includendo quelli ritirati arriviamo a 340 €. Non c’è molta differenza di prezzo che siate o meno membri BSI perché simpaticamente lo sconto del 50% per i soci si applica solo agli standard e non alle PAS. Ovviamente questo non include l’acquisto delle ISO il cui prezzo, ahimé, è ancora più alto: stiamo parlando di 138 Franchi per la parte 1 e 118 Franchi per la parte 2, per un totale di altri 225 € circa. Il prezzo totale di mettersi in regola con gli standard, senza includere le norme UNI, è quindi di
Questa, a mio parere, rimane la differenza più significativa: prima delle ISO avevamo a disposizione dei documenti di evangelizzazione ben fatti e gratuiti, perché tutto il mercato si allineasse, mentre ora siamo ufficialmente entrati in una nuova fase, che inevitabilmente vedrà i player di profilo più basso faticare nell’affrontare anche solo la spesa per i testi di riferimento.
Avevano uno studio di progettazione, ma non sono mai rientrati dall’acquisto delle norme.
Per evitare che questo costituisca un blocco alla diffusione delle procedure condivise, cercherò di pubblicare qualche focus sulla nuova norma e sulle differenze rispetto a ciò cui eravamo abituati.
Cosa non c’è più, quindi, di quello che avevamo?
1. Il triangolo di Bew e i livelli del BIM
Il famigerato triangolo di Bew, con la definizione di BIM Level 2 e Level 3, non compare nella nuova norma. Per i nostalgici, l’unico testo in vigore in cui ancora compare il diagramma è la PAS 1192-3 (figura 3).
Lo schema di progressione e la definizione dei livelli (levels) viene sostituita da uno schema chiamato A perspective on stages of maturity of analogue and digital information management in cui vengono delineate tre fasi (stages) articolate per diversi strati (layer):
uno strato normativo, che nella fase 1 è costituito dalle norme nazionali, nella fase 2 è costituito dalla ISO 19650 e nella fase 3 sarà supportato da standard che ancora non esistono;
uno strato tecnologico, che nelle fasi 1 e 2 si appoggia a Common Data Environment basato sulla gestione di file e modelli e nella fase 3 fornirà database in cui sia possibile effettuare accesso diretto alle informazioni contenute nei modelli;
uno strato informativo, che nella fase 1 fa uso principalmente di dati sia strutturati che non strutturati (per la differenza rimando al focus sul machine learning di qualche settimana fa) mentre nella fase 2 introduce il concetto di modello informativo federato: nella fase 3 invece, farà uso di server che consentano la gestione diretta degli oggetti e, pur mantenendo modelli federati e informazioni strutturate, per le informazioni non strutturate sarà necessario misurarsi con il concetto di BIG data.
Lo strato informativo è naturalmente quello che trae maggiori vantaggi dalla collaborazione, insieme allo strato d’impresa.
Se vi concentrate, e se proprio ci tenete, potete vederci un triangolo lo stesso.
2. Cosa cambia rispetto al BS 1192?
La risposta a questa non facile domanda è, francamente, parecchio. Non posso naturalmente entrare troppo nel merito dei contenuti della ISO 19650 senza incorrere nelle ire degli svizzeri, con i loro coltellini e la loro cioccolata, ma posso concentrarmi su alcune sezioni, specialmente per evitare che il prezzo francamente proibitivo della norma protragga l’utilizzo di termini e procedure tecnicamente non più supportate da nessuno standard, facendoci regredire in uno stato precedente allo stage 1 anziché progredire verso lo stage 2.
Rischio l’ira degli svizzeri? Lo scopriremo solo vivendo.
La più significativa differenza introdotta dalla ISO 19650 riguarda l’utilizzo dei termini model e information container, la cui mutua relazione gerarchica viene finalmente chiarita: il modello informativo è un insieme di information container strutturati e non strutturati, mentre l’information container è a sua volta un set di informazioni persistente e dotato di nomenclatura, richiamabile da un file, da un sistema o dalla gerarchia di un qualunque sistema di informazione. In questo scenario, non ha più senso parlare di sub-model, come chiarisce anche la definizione che la ISO dà di “federation”:
creation of a composite information model from separate information containers.
In questo contesto, è un information container tutto ciò che si pone gerarchicamente al di sotto del modello federato: può trattarsi di un singolo modello disciplinare, di un documento, una tabella, ma anche di una sotto-cartella nel CDE o di un capitolo del documento stesso, di un layer, di un elemento nel modello. La cosa non dovrebbe sembrarci troppo strana perché dovremmo essere abituati a considerare il singolo componente di un modello come un information container in sé.
Per i feticisti, questo è ciò che è accaduto ai termini definiti nel BS 1192:2007
Naturalmente la ISO aggiunge una grande quantità di termini e concetti che non figuravano nel BS 1192, ma ha più senso parlarne in relazione alla PAS 1192-2.
2.2 Il Common Data Environment
Rispetto all’articolato sistema proposto dalla PAS 1192-2, la ISO 19650-1 ritorna a una configurazione più semplice. Si ritorna a soli tre compartimenti attivi:
work in progress, la sezione in cui i singoli team producono le informazioni: lo spazio è ristretto ai team stessi, nessun altro ha accesso a questo spazio;
spazio condiviso (Shared), in cui i container vengono spostati attraverso un processo di controllo, revisione e approvazione portato avanti dallo stesso team di produzione: lo spazio, nelle parole della ISO, ha lo scopo di consentire il confronto costruttivo e la collaborazione tra le parti, ed è quindi accessibile a tutti, anche se non editabile. Un particolare stato dei container in questo settore è quello che li marca come condivisibili con il cliente e in attesa della sua approvazione;
spazio pubblico (Published), in cui i container vengono spostati dopo un processo di revisione e autorizzazione: i container in questo settore possono essere utilizzati, ad esempio, per passare alla gestione dell’immobile.
Rimane anche la sezione di archivio (Archive), che viene chiaramente definito come uno spazio in cui si tiene traccia di tutti i container che sono stati nei settori Shared e Published: non si tratta quindi più di un archivio di elementi verificati, come nella PAS 1192-2, ma torna a essere lo storico del progetto com’era nelle prime versioni del BS 1192.
Il CDE delle PAS è morto: lunga vita al CDE.
Rispetto alla PAS 1192-2, perdiamo le sezoni relative al workfow degli specialisti, la posizione dell’EIR, i workflow per il passaggio alla sezione di operation. Questo probabilmente perché il dettaglio di questi flussi è delineato in modo specifico all’interno del capitolo 2 della norma.
Il CDE così come definito nella ISO 19650-1 (Figure 10).
Il passaggio allo stato di archivio è previsto da entrambi i comparti condivisi (Shared e Published), quindi non viene indicata una freccia. Non sembra invece essere possibile passare dal Work in Progress direttamente allo stato di Pubished, condizione che invece veniva esplicitamente ipotizzata in uno degli schemi del BS 1192. Rispetto alla norma inglese, inoltre, i flussi di stato tra uno spazio e l’altro vengono definiti ma non dettagliati. Perdiamo quindi il dettaglio dei flussi che ci venivano raccontati nella spiegazone circa il funzionamento del Suitability Code e, dal mio punto di vista, è un peccato.
Figure 10 deliberately does not illustrate the complexities of the CDE workflow, involving multiple iterations of information container development, multiple reviews, approvals and authorizations, and multiple journal entries into the archive recording information containers in any of the other states.
Vantiamocene. In questo, il BS 1192 rimane un validissimo testo esplicativo delle relazioni che si creano nel CDE, ad esempio, durante un lavoro che comporta la federazione di modelli disciplinari e, in mancanza di un aggiornamento, rimane testo insostituibile.
BS 1192: forse ci ridurremo a cercarlo sui mercatini.
2.3. Naming Convention
Era il cuore pulsante dello standard inglese e probabilmente il testo che ha insegnato a tanti un metodo sensato di codifica e nomenclatura degli elaborati.
BS 1192:2007 (Table 4): uno specchietto che ha salvato la vita a tanti e che oggi si ritira, dopo oltre 12 anni di onorato servizio.
Con l’abbandono del BS 1192, la ISO 19650-1 ci lascia senza alcuno standard specifico di nomenclatura.
Nella definizione dell’information container, viene naturalmente specificato che la nomenclatura del container dovrebbe essere basata su uno standard condiviso.
Naming of an information container should be according to an agreed naming convention.
La mancanza di una nomenclatura definita dalla ISO è uno dei più grandi fallimenti di questo testo, che sostituisce uno standard funzionante senza fornire un’alternativa. Se ritenete che la mia sia un’affermazione troppo rigida, leggete ciò che dichiara Paul Shillcock nella sua intervista all’NBS:
The other big sticking point was naming conventions. ISO 19650-2 requires each information container to have a unique ID, but we’ve struggled to get everybody to adopt the convention defined within BS 1192, so getting an international consensus was close to impossible.
Whilst it overcame the barrier, it didn’t solve the problem.
The addition of a National Annex enabled the standards to be completed so that they meet the needs of different regions. But in doing so, I believe we failed as a working group to create a truly common approach. This is because organizations who work in different regions will still need to comply with local standards, which adds unnecessary overheads, such as continuously educating teams and maintaining multiple configurations in the common data environments, for example.
Per quanto riguarda i metadati, che il BS 1192 consentiva di gestire anche tramite nomenclatura, il ricco elenco dello standard britannico viene ridotto a:
revision code.
Per il primo, poco viene detto se non che la sua attribuzione è condizione fondamentale per un Common Data Environment che voglia chiamarsi tale.
Per quanto riguarda il revision code, la ISO consiglia di rivolgersi ad un altro standard, lo IEC 82045-1:2001 sulla gestione documentale (Document management — Part 1: Principles and methods), i cui 200 Franchi (176 € circa) dovrebbero essere aggiunti al prezzo di 490 € sopra calcolato, portandoci ad un risultato decisamente commovente (e anche un po’ inquietante).
666 €: the Standard of the Beast
2.4. Posizionamento del progetto nello spazio
Una buona parte dello standard inglese veniva dedicata al coordinamento del progetto nello spazio (non quello interstellare, purtroppo). Non si trattava di un’eredità del passato: l’intera appendice A, la più recente aggiunta al testo normativo, si occupava di definire i protocolli per il coordinamento dell’origine, dell’orientamento, della rotazione rispetto al nord reale.
Geospatial referencing nell’appendice A del BS 1192.
L’intero argomento è completamente ignorato nel primo capitolo della ISO e, disgraziatamente, anche nel capitolo 2.
Chiunque abbia mai lavorato in BIM anche solo una volta dovrebbe sapere che il problema è tutt’altro che di secondo ordine.
Chi ha tralasciato questa parte nella norma, dovrebbe probabilmente essere messo a ri-referenziare a mano i cinquanta modelli di un federato dopo la tardiva comunicazione del nord reale.
Officially dead in space: nessuno ha coordinato l’origine.
2.5. Quality Management
L’Annex B dello standard britannico, con valore normativo, era stato introdotto apposta con una funzione di checklist di qualità per i processi informativi, ovvero:
l’eliminazione di dati spuri fuori dall’estensione del file;
il controllo dei parametri di impostazione del file;
il testing circa la referenziazione dei container nel modello scaricandoli e ricaricandoli;
l’estrazione di una lista di tutti i container presenti nella trasmissione;
l’eliminazione di informazioni fuori scala;
il purge di dati non necessari;
l’eliminazione di riferimenti a file non controllabili come disegni o rendering;
l’eliminazione di formati che non mantengono integrità dimensionale;
altri controlli sul contenuto della trasmissione.
Era un’ottima checklist per iniziare, ma naturalmente non esaustiva e inadatta a processi più strutturati. Già nel BS 1192:2007 si faceva riferimento ad altre due norme per il controllo di qualità: il BS 7000-4, specifico per le costruzioni e la cui ultima revisione a oggi risale al 2013, e naturalmente la ISO 9001, che ad oggi non ha ancora un’estensione specifica per il settore delle costruzioni ma che ho sempre considerato uno strumento imprescindibile per ogni organizzazione degna di essere chiamata tale. La ISO 19650 rimarca questa stretta parentela tra BIM e qualità, introducendo nel mezzo anche l’anello della ISO 55000 per la gestione dell’immobile e la ISO 21500 per il project management (ovvero rispettivamente altri 104 € e 139 €, se ve lo state domandando, sporcando il nostro totale di 666 € e portandolo a 909 €: a questa cifra dovete aggiungere i 121 € meglio spesi della vostra vita per la ISO 9001:2015 ed ecco che arriviamo alla ragguardevole cifra di 1030 €).
Le ISO sono una grande famiglia, un po’ come l’epatite o la malaria, e prese una volta rimangono con voi per sempre.
Indipendentemente dal prezzo, che francamente si sta facendo ridicolo, il sistema è solidissimo e mi trova perfettamente d’accordo.
Costituisce anche una chiara indicazione per tutti coloro che vogliono sapere in cosa certificarsi.
Ma alla relazione fraterna che intercorre tra BIM e ISO 9001 dovrò dedicare un contributo a parte.
3. E rispetto alla PAS 1192-2?
Signori, si è fatto tardi e questo è un argomento decisamente corposo, cui dovrò ahimé dedicare un contributo successivo.
Tagged BIM | BS 1192 | ISO 19650 | PAS 1192-2
Lloyd dak says:
English pleeeeeeaaaaaaase….????
Pingback: ISO 19650: usi del modello codificati | Shelidon
Chiarissima come al solito ;)
…attendo la seconda parte
Pingback: ISO 19650: che cosa è cambiato? (2) | Shelidon
Ottima analisi! Grazie del prezioso contributo!!
Aldino Spagni says:
E’ sempre un grande piacere leggere contributi così chiari, completi, illuminanti
Grazie a te: sono felice che siano utili.
Filippo Carillo says:
Complimenti per l’articolo. non sono riuscito a capire (pur cercando in google) il significato di Capex, opex e annex. Potrebbe gentilmente far chiarezza?
Per chiarire, il capex nel nostro contesto è la quantità di capitale che il cliente investe per le fasi di pianificazione, progettazione e costruzione, mentre l’opex è il capitale investito per le fasi di gestione dell’immobile una volta costruito. La spesa è considerevolmente più ingente nelle fasi di gestione: ciò che il cliente spende per edificare un immobile è di gran lunga inferiore rispetto alle spese per la manutenzione e gestione dell’immobile stesso.
L’annex invece non c’entra nulla, è un annesso. Nel nostro caso, un’appendice alla norma.
Mi accodo ai complimenti per i vari articoli inerenti alla nuova ISO che stai discutendo sul tuo blog.
Come sappiamo, la PAS è uno standard o una linea guida fatta nel breve tempo per colmare le urgenti necessità del mercato, nei due anni successivi alla pubblicazione della PAS, vengono rivisti e pubblicati poi come BS (British Standard). Vedo parecchie volte, e anche nel tuo articolo che si fa riferimento ancora a PAS e non BS nonostante siano passati piu di due anni: es: PAS 1192-2: 2013.
Ti chiedo gentilmente se potresti Chiara fare un po di chiarezza sul tema.
Grazie Stefano, ma mi devi scusare perché forse non mi è chiara la domanda. È vero che normalmente le PAS sono testi di supporto allo sviluppo di un BS, ma non è il caso della serie 1192. Gli unici testi che hanno valore di standard sono il primo capitolo (quello che contiene gli standard di nomenclatura, per intenderci) e il 4 (COBie). Gli altri capitoli sono e sono rimasti Pas. Se ti è capitato di vedere un BS 1192-3, sono le vecchie norme in materia di drafting, risalgono agli anni ’80 e sono state ritirate.
Grazie Chiara per la delucidazione, quindi eccezionalmente solo nel caso della serie PAS 1192 non sono stati convertiti in standard (BS) eppure parecchie volte vedo “BS 1192”, quindi dovrebbero riferirsi solo al primo e al quarto capitolo?
Non saprei se solo in questo caso. Certamente in questo caso così è successo.