Source: http://divorzio.ilcaso.it/codice_civile/1186
Timestamp: 2020-07-09 23:08:14+00:00
Document Index: 13116217

Matched Legal Cases: ['art. 1186', 'art. 1186', 'art. 1186', 'art. 615', 'art. 624', 'art. 40', 'art. 1456', 'art. 1186', 'art. 40', 'art. 40', 'art. 40', 'art. 40', 'art. 1453']

Cessione di partecipazioni sociali mediante scrittura privata autenticata – Titolo esecutivo – Termine a favore del debitore – Dichiarazione di decadenza dal beneficio del termine contenuta nel precetto – Legittimità – Eventuale opposizione all’esecuzione.
In caso di cessione di partecipazioni sociali con pagamento del prezzo sottoposto a un termine, anche in presenza di clausola arbitrale il venditore può far apporre la formula esecutiva al contratto stipulato in forma di scrittura privata autenticata, senza domanda di arbitrato e facendo decadere il debitore dal beneficio del termine con dichiarazione inserita nell’atto di precetto. La dichiarazione del creditore di pretendere immediatamente l'adempimento, ai sensi dell’art. 1186 c.c., è un atto unilaterale recettizio che non richiede un accertamento preventivo dell’insolvenza del debitore da parte del giudice. Tale iniziativa non collide con il principio di autosufficienza/letteralità del titolo esecutivo, che peraltro non esclude il ricorso a mezzi di tutela dell’interesse del creditore previsti in via generale dalla legge, tra cui la facoltà di cui all’art. 1186 c.c.
A fronte della dichiarazione ex art. 1186 c.c. è il debitore a poter contestare la sussistenza del proprio stato di insolvenza mediante opposizione a precetto ex art. 615 c.p.c. e istanza di sospensione dell’esecuzione ex art. 624 c.p.c.
L’incapienza del pignoramento nel frattempo eseguito può assurgere a prova dello stato di insolvenza, che non coincide necessariamente con uno stato di decozione idoneo ad avviare una procedura concorsuale, bensì richiede la semplice carenza prospettica di mezzi per far fronte al pagamento nel termine concordato. (Angelo Bonetta) (Alberto Mager) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 17 Aprile 2020. Segue...
Mutuo fondiario – Risoluzione – Applicazione della disciplina ordinaria – Ammissibilità.
Non risulta illegittimo, né incompatibile con la normativa di cui agli artt. 40 e 41 Tub che, in sede di stipulazione di un contratto di mutuo fondiario, l’Istituto di Credito possa tutelarsi prevedendo, oltre a quanto stabilito dall’art. 40 Tub, anche la possibilità di invocare la risoluzione del contratto ex art. 1456 c.c., nonché la decadenza dal beneficio del termine di cui all’art. 1186 c.c., poiché la disposizione dell’art. 40, comma 2, del Tub non preclude alle parti la possibilità di convenire la risoluzione del contratto al verificarsi di eventi diversi da quello espressamente contemplato nel Tub.
L’art. 40 Tub disciplina unicamente l’ipotesi del ritardato pagamento, ossia l’ipotesi in cui si dia luogo al pagamento integrale della rata, ma solo se effettuato nell’arco temporale tra il trentesimo giorno ed il centottantesimo giorno dalla scadenza della rata stessa, tipizzando una specifica ipotesi di risoluzione, quella in cui il suddetto ritardo (pagamento integrale della rata entro una determinata finestra temporale) abbia avuto luogo per ben sette volte, anche non consecutive.
Di contro, l’art. 40 Tub non fa riferimento ad altre ipotesi di inadempimento diverse dal ritardato pagamento, quali, ad esempio, l’omesso pagamento della rata (inadempimento assoluto) ovvero pagamento effettuato oltre il centottantesimo giorno.
Ne consegue che, in difetto di previsione della normativa speciale, debba trovare applicazione la disciplina generale – poiché nel Tub manca la previsione di risoluzione per fatti diversi dal ritardato pagamento di cui al comma 2 dell’art. 40 – con conseguente applicazione della disciplina ordinaria di cui all’art. 1453, 1455 e 1456 c.c.. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 20 Agosto 2019. Segue...