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Timestamp: 2018-04-20 07:03:54+00:00
Document Index: 115934503

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Art. 186 codice penale: Riparazione del danno mediante pubblicazione della sentenza di condanna
Codice penale Art. 186 codice penale: Riparazione del danno mediante pubblicazione della sentenza di condanna
Oltre quanto prescritto nell’articolo precedente e in altre disposizioni di legge, ogni reato obbliga il colpevole alla pubblicazione, a sue spese, della sentenza di condanna, qualora la pubblicazione costituisca un mezzo per riparare il danno non patrimoniale cagionato dal reato.
In tema di patteggiamento, l'illegittimità della subordinazione della sospensione condizionale della pena alla pubblicazione della sentenza ai sensi dell'art. 186 c.p., conseguente alla violazione della preclusione per il giudice che pronuncia sentenza ex art. 444 c.p.p. di adottare statuizioni implicanti una decisione sul rapporto civile o inerenti al titolo risarcitorio, può essere dedotta solo nel giudizio di cognizione, per mezzo della impugnazione della sentenza viziata, ma non anche in sede di esecuzione, ostando in tale ultimo caso l'intangibilità del giudicato. (Rigetta, Trib. Foggia, 14/05/2013 )
Cassazione penale sez. I 22 gennaio 2014 n. 17662
La pubblicazione della sentenza di condanna ex art. 186 c.p. non è soggetta alla disciplina della prescrizione, giacché la stessa non è una pena accessoria ma una sanzione civile volta a risarcire il danno non patrimoniale cagionato dal reato.
La sospensione condizionale della pena non può avere ad oggetto la pubblicazione della sentenza penale (art. 186 c.p.), atteso che quest'ultima non è una pena accessoria ma un mezzo di risarcimento del danno non patrimoniale in favore della parte civile che l'ha subito.
Cassazione penale sez. V 30 maggio 2001 n. 31680
La sospensione condizionale della pena non può avere ad oggetto la pubblicazione della sentenza penale (art. 186 c.p.), atteso che quest'ultima non èuna pena accessoria ma un mezzo di risarcimento del danno non patrimoniale in favore della parte civile che l'ha subito.
Cassazione penale sez. VI 15 giugno 1998 n. 7917
La pubblicazione della sentenza di condanna è prevista dall'art. 186 c.p. (indifferentemente da quanto previsto da leggi speciali) non come una pena accessoria, ma, nell'ambito e ai fini dell'azione civile, come un mezzo di risarcimento alla parte civile del danno non patrimoniale subito. Pertanto, detta misura può essere applicata solo se vi sia un'immediata correlazione tra il danno non patrimoniale subito dalla parte civile e la pubblicazione della sentenza con cui il colpevole del reato che ha cagionato tale danno viene condannato, nel senso che la pubblicità data alla condanna del reo abbia in sè, nel caso concreto, la capacità di porsi come mezzo per riparare quel danno.
Cassazione penale sez. un. 21 aprile 1989
Le r.s.a. non sono legittimate a costituirsi parte civile nel processo penale per lesioni colpose a seguito d'infortunio sul lavoro o per contravvenzione alle norme antinfortunistiche. Nella specie è stata ritenuta inammissibile la costituzione del consiglio di fabbrica. A norma dell'art. 186 c.p., è ammissibile la pubblicazione della sentenza di condanna come mezzo di risarcimento del danno non patrimoniale a favore della parte civile, a condizione che sussista una diretta e immediata correlazione tra il danno non patrimoniale subito dalla parte civile e la pubblicazione della sentenza.
La pubblicazione della sentenza di condanna è prevista dall'art. 186 c.p. (indipendentemente da quanto previsto da leggi speciali) non come una pena accessoria, ma, nell'ambito e ai fini dell'azione civile, come un mezzo di risarcimento alla parte civile del danno non patrimoniale subito. Pertanto la detta misura può essere applicata solo se vi sia una immediata correlazione tra il danno non patrimoniale subito dalla parte civile e la pubblicazione della sentenza con cui il colpevole del reato che ha cagionato tale danno viene condannato, nel senso che la pubblicità data alla condanna del reo abbia in sè, nel caso concreto, la capacità di porsi come mezzo per riparare quel danno.
Cassazione penale sez. un. 21 maggio 1988
Integra gli estremi del reato di "assunzione non per il tramite degli uffici di collocamento" il comportamento del datore di lavoro, che sottopone a visite mediche e colloqui aspiranti avviati senza nulla osta dall'ufficio di collocamento con riserva di regolarizzare successivamente l'assunzione per i prescelti mediante la richiesta del nulla osta. Il sindacato, titolare del diritto soggettivo alla costituzione delle commissioni per il collocamento, è anche titolare di un interesse "proprio" e "collettivo" al corretto funzionamento dei meccanismi del collocamento. Quando tale interesse venga leso da una violazione generalizzata dei principi che presiedono all'avviamento numerico, gli art. 2043 c.c. e 185 c.p. consentono al sindacato la costituzione di parte civile nel procedimento penale instaurato a carico dei responsabili di tale violazione per il risarcimento del danno ingiusto cagionato al sindacato stesso. Il danno subito dal sindacato non è di natura patrimoniale ed è risarcibile con la pubblicazione della sentenza, ex art. 186 c.p. e 38 ultimo comma, stat.lav.
Pretura Desio 23 ottobre 1981