Source: http://ilsocietario.it/rubriche/giurisprudenza-commentata?page=29
Timestamp: 2019-05-23 23:00:47+00:00
Document Index: 115717785

Matched Legal Cases: ['art. 184', 'art. 2361', 'art. 223', 'art. 223', 'art. 216', 'art. 78', 'art. 63', 'art. 63', 'art. 5']

Concordato preventivo e trust: revocabilità dell’atto di dotazione e inammissibilità della proposta
26 Gennaio 2015 | di Marco Paneri
L’art. 184 l. fall. non impedisce ai creditori di avanzare le loro pretese nei confronti dei garanti, cioè di alcuni soggetti che hanno, col trust, compiuto atti dispositivi del loro patrimonio in favore della società che ha presentato la domanda di concordato preventivo.
Fallimento in estensione: la Consulta non scioglie i dubbi, anzi rimette in discussione principi
22 Dicembre 2014 | di Filippo Rasile, Antonio Di Rubba
Nel sollevare la questione, il rimettente non si è preliminarmente interrogato sulla possibilità per una società di capitali di partecipare ad una società di fatto a fronte del disposto dell’art. 2361, comma 2, c.c.. Questo, infatti – a seguito delle modifiche introdotte dal decreto legislativo 17 gennaio 2003, n. 6 – nel consentire alle società per azioni di assumere partecipazioni in imprese comportanti la responsabilità illimitata, stabilisce che tale assunzione sia deliberata dall’assemblea dei soci e che gli amministratori ne diano specifica informazione nella nota integrativa del bilancio.
Concordato: conversione di crediti in equity, risoluzione e obbligazione pecuniaria originaria nel fallimento susseguente
25 Novembre 2014 | di Gabriella Covino, Luca Jeantet
Nelle riorganizzazioni societarie, la conversione forzosa di un credito costituisce l’oggetto di una datio in solutum che dispiega effetti estintivi irreversibili sulle obbligazioni pecuniarie originarie, con la conseguenza che, anche in caso di risoluzione del concordato preventivo, i crediti forzosamente convertiti in azioni non possono risorgere nella loro consistenza originaria in ipotesi di fallimento susseguente, stante la prevalenza della disciplina societaria su quella fallimentare.
Bancarotta fraudolenta: natura di reato di pericolo e consapevolezza dello stato di dissesto in capo al concorrente esterno
14 Novembre 2014 | di Niccolò Bertolini Clerici
Il fallimento integra una condizione necessaria per la configurabilità dei reati di bancarotta, ma non ne costituisce l’evento - se non per le ipotesi di cui all’art. 223, comma 2, l. fall., nelle quali lo stesso è stato espressamente previsto come tale – né può essere posto in rapporto eziologico con la condotta.
Trusts liquidatori e disciplina concorsuale dell’insolvenza (alla luce della pronuncia della Cassazione n. 10105)
29 Ottobre 2014 | di Salvo Leuzzi
In presenza di uno stato preesistente di insolvenza il trust liquidatorio non è riconoscibile nell'ordinamento italiano, onde il negozio non ha l'effetto di segregazione desiderato; l'inefficacia non è esclusa nè dal fine dichiarato di provvedere alla liquidazione armonica della società nell'esclusivo interesse del ceto creditorio, nè dalla c.d. “clausola di salvaguardia“ in forza della quale, in caso di procedura concorsuale sopravvenuta, si preveda la risoluzione del rapporto e la consegna dei beni al curatore. Detta clausola rimane inoperante al pari del negozio, privo in via assoluta di effetti, in quanto ab origine non riconosciuto.
Piove sul bagnato: può l’omesso versamento di imposte e contributi diventare bancarotta fraudolenta?
24 Ottobre 2014 | di Enrico Fontana
Gli inadempimenti tributari e previdenziali ben possono rientrare nelle operazioni dolose che cagionano il fallimento, tali da integrare l’ipotesi di bancarotta di cui all’art. 223 l. fall. In dette operazioni infatti rientrano tutti gli atti intrinsecamente pericolosi per la salute economica e finanziaria dell’impresa e dunque anche le condotte omissive di mancato adempimento alle obbligazioni tributarie e previdenziali, che accrescono l’indebitamento della società in conseguenza dell’accumularsi di interessi e sanzioni sulle somme non versate.
Anche l'esercizio legittimo del diritto di recesso può integrare condotta distrattiva
09 Ottobre 2014 | di Nicola Pisani
L'esercizio di facoltà astrattamente legittime, in quanto ricomprese nel contenuto di diritti riconosciuti dall'ordinamento, si concretizzi o meno nell'adozione di strumenti negoziali tipizzati, può costituire uno strumento in frode ai creditori e configurarsi come condotta distrattiva ai sensi dell'art. 216 l. fall., in quanto la liceità di ogni operazione che incide sul patrimonio dell'imprenditore dichiarato fallito è un valore che va accertato in concreto.
Il concordato dell’amministrazione straordinaria nella prospettiva della conservazione dell’impresa
11 Settembre 2014 | di Gherardo Soresina
In sede di omologa del concordato proposto da un’impresa in amministrazione straordinaria ai sensi dell’art. 78 D.Lgs. 270/1999, il Tribunale è chiamato a operarne una valutazione anche nel merito, tenendo nel debito conto tutte le circostanze del caso concreto e i diversi interessi coinvolti.
Conseguenze in ordine alla mancata applicazione dei criteri di stima per la vendita delle aziende in esercizio
31 Luglio 2014 | di Roberto Amatore
In tema di liquidazione dei complessi produttivi nell'ambito dell'amministrazione straordinaria delle grandi imprese in stato d'insolvenza, qualora il Ministero dello Sviluppo Economico abbia autorizzato la cessione di un complesso con le modalità di cui all'art. 63 del D.Lgs. n. 270 del 1999, dettate per le aziende in esercizio, l’asserita violazione dei parametri valutativi dettati dal predetto art. 63 radica comunque la giurisdizione del G.O., restando escluso che i diritti soggettivi lesi dall'atto di liquidazione possano ritenersi degradati ad interessi legittimi, e ciò anche qualora risultino travalicati i limiti del potere discrezionale spettante alla P.A., con la conseguenza che gli atti posti in essere dovranno essere considerati viziati per violazione di legge, e le relative autorizzazioni dovranno essere disapplicate ex art. 5 della legge n. 2248 del 1865, All. E.
Società in house insolvente. Contrasti giurisprudenziali sulla assoggettabilità a procedure concorsuali
21 Luglio 2014 | di Giannino Bettazzi
La società c.d. in house può essere ammessa alla procedura di concordato preventivo. A ciò non osta la recente decisione della Suprema Corte in ordine all’affermata giurisdizione contabile sulla responsabilità degli organi sociali, sia perché verosimilmente riferita solo ai rapporti tra eterodirezione ed autonomia degli organi sociali, sia perché tale affermazione non comporta, sotto il profilo della disciplina comune, l’annullamento dell’alterità giuridica tra l’ente ed il socio. L’erogazione di servizi pubblici da parte della società in house rileva in relazione ai limiti ed alle modalità di liquidazione, ma non influisce sulla sua natura.