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Timestamp: 2018-08-21 18:05:52+00:00
Document Index: 62799932

Matched Legal Cases: ['art.3', 'art.5', 'art.3', 'art. 1', 'art.3', 'art. 5', 'art. 5', 'art.5', 'art.3', 'art. 18', 'art.4', 'art.3', 'art.18']

Obbligo di assunzione lavoratori disabili | Commercialista Telematico
Obbligo di assunzione lavoratori disabili
Presupposti normativi e le interpretazioni del Ministero
Interpello n. 36
Tutti i datori di lavoro, sia essi pubblici che privati, senza alcuna eccezione o distinzione di settore sono tenuti ad avere alle loro dipendenze lavoratori disabili nella misura percentuale indicata dal 1° comma dell’art.3 della Legge n.68/99.
a) 7% dei lavoratori occupati, per le aziende che hanno più di 50 dipendenti;
b) due lavoratori, per le aziende che occupano da 36 a 50 dipendenti;
c) un lavoratore, per le aziende che occupano da 15 a 35 dipendenti.
Per i datori di lavoro privati che occupano da 15 a 35 dipendenti l’obbligo si applica solo in caso di nuove assunzioni di personale.
L’art.5, c. 2, sempre della L. n.68/99, disciplina alcune ipotesi di esonero dall’osservanza dell’obbligo di cui all’art.3. In particolare, a seguito della modifica introdotta dall’art. 1, c. 53, della L. n.247/07, si prevede che i datori di lavoro del settore edile non sono tenuti all’osservanza dell’obbligo di cui all’art.3, esclusivamente per quanto concerne il personale di cantiere e gli addetti al trasporto del settore.
Sulla base di questa disposizione il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro ha ritenuto opportuno avanzare una richiesta di chiarimenti alla Direzione Generale per l’Attività Ispettiva del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali in ordine alla possibilità di esclusione, dal computo della base occupazionale – ex art. 5, c. 2, della L. n.68/99 – dei lavoratori occupati in aziende industriali del settore laterizi, addetti alla fabbricazione di manufatti in cemento armato per l’edilizia stradale.
Riprendendo la norma sottoposta alla propria attenzione, la Direzione Generale per l’Attività Ispettiva ha evidenziato due requisiti imprescindibili per l’applicazione dell’esclusione, uno di carattere soggettivo ed uno oggettivo.
Per quanto attiene al requisito soggettivo della norma, la Direzione Generale per l’Attività Ispettiva del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha evidenziato che essa attiene alla generalità dei dipendenti, non individuando specifiche mansioni e/o profili di lavoratori, ma riferendosi a tutti i dipendenti che operano all’interno del luogo in cui si effettuano i lavori del settore edile.
Per quanto riguarda, invece il requisito oggettivo: è considerato cantiere quel luogo temporaneo o mobile in cui si effettuano lavori edili o di ingegneria civile. Queste attività sono disciplinate dall’allegato X, al decreto legislativo 9 aprile 2008, n.81, e sono:
“I lavori di costruzione, manutenzione, riparazione, demolizione, conservazione, risanamento, ristrutturazione o equipaggiamento, la trasformazione, il rinnovamento o lo smantellamento di opere fisse, permanenti o temporanee, in muratura, in cemento armato, in metallo, in legno o in altri materiali, comprese le linee elettriche e le parti strutturali degli impianti elettrici, le parti strutturali delle linee elettriche, le opere stradali, ferroviarie, idrauliche, marittime, idroelettriche e, solo per la parte che comporta lavori edili o di ingegneria civile, le opere di bonifica, di sistemazione forestale e di sterro. Inoltre, lavori di costruzione edile o di ingegneria civile, gli scavi, ed il montaggio e lo smontaggio di elementi prefabbricati utilizzati per la realizzazione di lavori edili o di ingegneria civile.”
In definitiva, i datori di lavoro del settore edile, con esclusivo riferimento al periodo di attività del cantiere, potranno escludere dalla base di computo i dipendenti che sono adibiti ad attività lavorativa all’interno del cantiere includendo, invece, nella base di computo, i dipendenti che operano in luoghi diversi da quello del cantiere.
Sulla base di queste considerazioni, il Ministero del Lavoro, con l’interpello n. 36 del 15 ottobre 2010, rispondendo all’Ordine dei Consulenti, ha evidenziato che i lavoratori occupati in aziende
del settore laterizi pur svolgendo attività afferenti la produzione di manufatti per il settore
dell’edilizia stradale e non solo, non possono rientrare nella definizione di “personale di cantiere”, né tanto meno svolgono attività all’interno del “cantiere”, per cui non possono essere esclusi
dal computo della base occupazionale ai fini del calcolo della quota di riserva in quanto non presentano i requisiti dettati dall’art. 5, c. 2, della L. n.68/99.
Interpello n.41
Sempre in merito alle esclusioni previste dall’art.5, c. 2, della L. n.68/99, anche l’ANIA (Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici) ha richiesto al Ministero del Lavoro chiarimenti in merito alla possibilità di escludere, in tutto o in parte, dal computo della base occupazionale, ai fini del calcolo della quota di riserva (art.3, L. n.68/99), il personale dipendente non dirigente, appartenente alla categoria dei “produttori” del settore assicurativo.
Nel caso specifico, le esclusioni sono espressamente ed unicamente previste:
DALL’ART.5 DELLA L. N.68/99, PER QUANTO ATTIENE AI SETTORI DI APPARTENENZA:
i soli datori di lavoro pubblici e privati del trasporto aereo, marittimo e terrestre limitatamente al personale viaggiante e navigante;
i datori di lavoro dell’edilizia, in relazione al personale di cantiere e agli addetti al trasporto del settore.
DALL’ART.4 DELLA L. N.68/99 PER QUANTO RIGUARDA LA TIPOLOGIA CONTRATTUALE O IL REQUISITO SOGGETTIVO DEI LAVORATORI:
lavoratori con contratto a termine di durata non superiore a nove mesi,
soci delle cooperative di formazione e lavoro;
categorie delle persone diversamente abili assunte ai sensi della L. n.68/99;
personale con la qualifica di dirigente;
lavoratori assunti con contratto di formazione e lavoro nell’ambito di alcuni settori della pubblica amministrazione;
lavoratori assunti con contratti di inserimento e reinserimento;
lavoratori somministrati;
personale assunto per l’espletamento di attività all’estero;
profughi;
orfani e coniugi superstiti (di cui all’art. 18 co.2 della Legge n.68/99).
In considerazione di ciò, nel testo della norma, non risulta essere previsto alcun riferimento al settore assicurativo per quanto attiene alla possibilità di esclusione del proprio personale dipendente con la qualifica di produttore del settore assicurativo. Tutto ciò considerato, il Ministero del Lavoro, con l’interpello n. 41 del 5 novembre 2010, ha ritenuto di dover rispondere negativamente anche a questo quesito, ritenendo non essere possibile l’esclusione, dalla base di computo, di tutto il personale con la qualifica proposta, tranne nel caso in cui non sia stato assunto mediante l’utilizzo delle tipologie contrattuali indicate dall’art.4 della L. n.68/99.
L’ottemperanza agli obblighi del collocamento obbligatorio, da parte del datore di lavoro, non avviene soltanto assumendo lavoratori disabili nella misura percentuale indicata dal 1° comma dell’art.3 della Legge n.68/99, ma anche attraverso la stipula di convenzioni, previste dagli articoli 11, 12 e 13, sempre della L. n.68/99, ed aventi ad oggetto la determinazione di un programma mirante al conseguimento degli obiettivi occupazionali.
Nella convenzione, che viene stipulata con il Servizio provinciale competente per territorio, dovranno essere stabiliti sia i tempi che le modalità delle assunzioni che il datore di lavoro si impegna ad effettuare. Tra queste modalità vi è:
la facoltà della scelta nominativa,
lo svolgimento di tirocini con finalità formative o di orientamento,
l’assunzione con contratto di lavoro a termine,
lo svolgimento di periodi di prova più ampi di quelli previsti dal contratto collettivo, purché l’esito negativo della prova, qualora sia riferibile alla menomazione da cui è affetto il soggetto, non costituisca motivo di risoluzione del rapporto di lavoro.
Infine, le convenzioni di integrazione lavorativa devono necessariamente:
prevedere le forme di sostegno, di consulenza e di tutoraggio da parte degli appositi servizi regionali o dei centri di orientamento professionale e degli organismi di cui all’art.18 della legge 5 febbraio 1992, n.104, al fine di favorire l’adattamento al lavoro del disabile;
prevedere verifiche periodiche sull’andamento del percorso formativo inerente la convenzione di integrazione lavorativa, da parte degli enti pubblici incaricati delle attività di sorveglianza e controllo.
L’interpello ministeriale termina fornendo una risposta anche in riferimento alla possibilità, da parte dell’azienda, di una alternativa all’esonero totale dall’obbligo. Ciò è possibile, in maniera tuttavia meramente residuale e seguendo quanto disciplinato dal Decreto Ministeriale n.357/00, che prevede la concessione di questa modalità esclusivamente se viene accertata la non esistenza in impresa di mansioni compatibili con le condizioni di disabilità e con le capacità lavorative degli aventi diritto, esaminate le motivazioni a sostegno della domanda, che devono evidenziare la difficoltà, in relazione alle speciali condizioni di attività per le quali si richiede l’esonero e, infine, se è presente, in tali attività, almeno una delle seguenti caratteristiche:
faticosità della prestazione lavorativa richiesta;
pericolosità connaturata al tipo di attività, anche derivante da condizioni ambientali nelle quali si svolge l’attività stessa;
L’autorizzazione all’esonero parziale può avvenire fino alla misura percentuale massima del 60% della quota di riserva, a secondo della rilevanza delle caratteristiche evidenziate dall’attività svolta. La percentuale può essere ulteriormente aumentata fino all’80% per i datori di lavoro operanti nel settore della sicurezza e della vigilanza e nel settore del trasporto privato.
Infine, l’autorizzazione all’esonero parziale viene concessa al datore di lavoro per un periodo di tempo determinato che, di regola, non è superiore all’anno.