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Timestamp: 2020-07-05 17:22:42+00:00
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Corte di Cassazione sentenza n. 13730 depositata il 30 maggio 2018 - La domanda proposta da lavoratore non può essere accolta, in quanto non vi è alcuna riconducibilità del sovraccarico all’espletamento dell’attività lavorativa - Studio Cerbone
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Corte di Cassazione sentenza n. 13730 depositata il 30 maggio 2018
LAVORO – RAPPORTO DI LAVORO – SICUREZZA SUL LAVORO – MALATTIA PROFESSIONALE – ARTROSI – RICONDUCIBILITA’ DEL SOVRACCARICO ALL’ESPLETAMENTO DELL’ATTIVITA’ LAVORATIVA – NON SUSSISTE
con la sentenza impugnata è stata confermata la pronuncia del primo giudice con la quale era stata rigettata la domanda proposta da V.P., volta al riconoscimento di malattia professionale – e conseguente costituzione di rendita – asseritamente contratta a seguito di espletamento di mansioni di ausiliario specializzato nell’ambito del servizio di assistenza ad alunni portatori di handicap;
V.P. – denunciando violazione e falsa applicazione degli artt. 47, 48 e 49 del d.lgs. 626/1994, 167 e 168 del d.lgs. 81/2008, 3 d.p.r. 1124/1965, nonché omessa e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio e “palese deviazione delle nozioni correnti della scienza medica” – si duole che il giudice di appello, in adesione alle conclusioni contenute nell’elaborato peritale, abbia, da un lato, escluso il nesso di causalità tra attività lavorativa disimpegnata e patologia (i.e.: artrosi), in contrasto con le acquisizioni della scienza medica (giacché “appare … improbabile sollevare un qualsiasi peso senza l’interessamento delle anche e delle ginocchia”), nonché, dall’altro, omesso di valutare e considerare il concorso delle cause lavorative ed extralavorative.
il riferimento – contenuto in ricorso – tratto da tre testi medici, al “sovraccarico” (ossia allo squilibrio tra resistenza della cartilagine e sollecitazioni funzionati), quale causa principale dell’artrosi, non consente di ritenere integrato, a contrario, il presupposto della palese devianza dalle nozioni correnti della scienza medica, giacché non si è negata, nella sentenza impugnata, la bontà dell’approdo scientifico, bensì la riconducibilità del sovraccarico in questione, con le caratteristiche della costanza e ripetitività, all’espletamento dell’attività lavorativa;
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