Source: http://www.ilcaso.it/lavoro/indice-lav-tutto.php?id_cont=nov-lav-merito
Timestamp: 2020-06-05 07:45:15+00:00
Document Index: 28256716

Matched Legal Cases: ['art. 6', 'art. 39', 'art. 2727', 'art. 2119', 'art. 72', 'art. 2118', 'art. 3', 'art. 2953', 'art. 3', 'art. 2946', 'art. 72']

Le ultime 10 novità
Decadenza nell’accertamento della titolarità del rapporto di lavoro in capo a soggetto diverso dall’appaltatore quale datore di lavoro formale
Lavoro subordinato – Costituzione del rapporto in capo a soggetto diverso dal titolare del contratto – Appalto – Impugnazione stragiudiziale – Regime della decadenza
La costituzione o l’accertamento di un rapporto di lavoro in capo ad un soggetto diverso dal titolare del contratto ricade nel doppio regime decadenziale di cui all’art. 6 della Legge n. 604 del 1966. Il giorno dal quale far decorrere il primo termine decadenziale di 60 giorni per l’impugnativa stragiudiziale va individuato nella data di cessazione del rapporto con l’effettivo utilizzatore o con quello che il lavoratore sostiene essere il datore di lavoro effettivo. Ciò peraltro è confermato dall’art. 39 d.lgs. n. 81/2015 che appunto stabilisce che il dies a quo per l’impugnativa stragiudiziale sia quello della cessazione dell’attività presso l’utilizzatore. Tale ultima disposizione, formalmente limitata alle ipotesi della somministrazione, deve ritenersi di portata generale e riguardare tutte le fattispecie (compreso l’appalto) in cui il lavoratore chieda la costituzione del rapporto in capo ad un soggetto diverso dal titolare del contratto. Una tale decorrenza risulta infatti coerente con la previsione normativa che si riferisce alle ipotesi di azioni dirette ad impugnare la risoluzione del rapporto di lavoro con l’effettivo datore di lavoro nei confronti del quale si rivendica l’esistenza di tale rapporto. (Roberto Cerreti) (riproduzione riservata) Tribunale Tivoli 19 maggio 2020.
Impugnativa di licenziamento disciplinare e prova indiziaria
Prova presuntiva nel processo civile
Quando la natura degli addebiti mossi al lavoratore è tale da integrare la giusta causa di licenziamento, la prova della responsabilità del dipendente può scaturire anche da un ragionamento presuntivo composto da elementi gravi, precisi e concordanti ai sensi dell’art. 2727 c.c. in relazione all’art. 2119, c.c. Tanto è possibile quando il cumulo degli elementi indiziari emersi nel corso del giudizio e la valutazione di ogni singolo aspetto del fatto controverso inducano a ritenere che le mancanze dell’ex lavoratore abbiano rivestito una tale gravità da far venire definitivamente meno il vincolo fiduciario, quale presupposto indefettibile della collaborazione tra le parti, e rendere impossibile la prosecuzione anche temporanea del rapporto di lavoro. (Stefania Piacentini) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 03 dicembre 2019.
In caso di fallimento del datore di lavoro, salvo che sia stato autorizzato l'esercizio provvisorio, il rapporto di lavoro entra in una fase di sospensione fino a quando il curatore non abbia effettuato la dichiarazione ai sensi dell'art. 72, comma 2, l.fall. di volersi sciogliere dal contratto, per effetto della quale il lavoratore ha diritto di insinuarsi al passivo anche per l'indennità sostitutiva del preavviso ex art. 2118 c.c., non configurandosi il recesso del curatore per giusta causa ed attesa la natura indennitaria e non risarcitoria di tale importo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I 31 luglio 2019.
In tema di accertamento dello stato passivo, le buste paga rilasciate al lavoratore dal datore di lavoro ove munite, alternativamente, della firma, della sigla o del timbro di quest'ultimo, possono essere utilizzate come prova del credito oggetto di insinuazione, considerato che ai sensi dell'art. 3 della l. n. 4 del 1953 la loro consegna al lavoratore è obbligatoria, ferma restando la facoltà del curatore di contestarne le risultanze con altri mezzi di prova, ovvero con specifiche deduzioni e argomentazioni volte a dimostrarne l'inesattezza, la cui valutazione è rimessa al prudente apprezzamento del giudice. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I 05 luglio 2019.
Ai fini della riscossione dei crediti previdenziali, le pretese iscritte a ruolo dalle società concessionarie per la riscossione sono sottoposte, in caso di fallimento del debitore, al rito dell'accertamento del passivo ex artt. 92 e ss. l.fall., nel cui ambito la relativa domanda di ammissione è proponibile in base al mero estratto di ruolo (da integrare con la produzione dei documenti giustificativi, in ipotesi di contestazione da parte del curatore), senza che sia richiesta la previa notifica della cartella di pagamento. All'estratto di ruolo può ritenersi equivalente l'avviso di addebito emesso dall'INPS avendo lo stesso efficacia di titolo esecutivo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I 02 ottobre 2019.
Prescrizione quinquennale dei contributi previdenziali
Contributi previdenziali – Prescrizione quinquennale
In assenza di un titolo giudiziale definitivo, che accerti con valore di giudicato l’esistenza del credito contributivo e produca la rideterminazione in 10 anni della durata del termine prescrizionale ex art. 2953 c.c., continua a trovare applicazione, anche nei confronti del soggetto titolare del potere di riscossione, la speciale disciplina della prescrizione del credito prevista dall’art. 3 della Legge n. 335/95 e non ricorrono pertanto i presupposti per l’applicazione della regola generale sussidiaria di cui all’art. 2946 c.c. (Federico Ioncoli) (riproduzione riservata) Tribunale Pordenone 02 maggio 2019.
Nel giudizio di opposizione allo stato passivo del fallimento, promosso dal concessionario per crediti contributivi iscritti a ruolo, è ammissibile l'intervento dell'INPS, che conserva la titolarità del credito azionato, senza che rilevi la contemporanea pendenza di una eventuale autonoma opposizione da quest'ultimo proposta, a cui soccorre lo specifico rimedio processuale della riunione dei procedimenti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro 27 novembre 2019.
Qualora due giudizi tra le stesse parti riguardino il medesimo rapporto di lavoro, il giudicato formatosi sul TFR determina la preclusione di ogni contestazione sulla misura delle retribuzioni mensili sulla base delle quali il trattamento è stato determinato in quanto, sebbene il diritto alla retribuzione mensile e quello al TFR costituiscano diritti diversi, gli stessi dipendono da un unico fenomeno giuridico pregiudiziale, consistente nella configurazione della retribuzione prevista per il contratto di lavoro. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro 27 febbraio 2020.
Pignoramento somme dovute in dipendenza di rapporto di agenzia ed opposizione all’esecuzione esattoriale
Esecuzione esattoriale – Assegnazione – Rapporto di Agenzia – Credito – Natura – Conseguenze – Limiti
I limiti relativi al pignoramento delle somme dovute in dipendenza del rapporto di lavoro, previsti dall’art. 72 ter del DPR n. 602/1973, si applicano anche al rapporto di agenzia. (Federico Ioncoli) (riproduzione riservata) Tribunale Pordenone 02 febbraio 2019.