Source: http://mobile.ilcaso.it/codice_fallimentare/81
Timestamp: 2018-07-17 04:08:09+00:00
Document Index: 24558002

Matched Legal Cases: ['art. 68', 'art. 118', 'art. 81', 'art. 2816', 'art. 1665', 'art. 1672', 'art. 81', 'art. 1957', 'art. 1957', 'art. 1957']

Art. 80-bis
I. Il contratto di appalto si scioglie per il fallimento di una delle parti, se il curatore, previa autorizzazione del comitato dei creditori non dichiara di voler subentrare nel rapporto dandone comunicazione all’altra parte nel termine di giorni sessanta dalla dichiarazione di fallimento ed offrendo idonee garanzie.
II. Nel caso di fallimento dell’appaltatore, il rapporto contrattuale si scioglie se la considerazione della qualità soggettiva è stata un motivo determinante del contratto, salvo che il committente non consenta, comunque, la prosecuzione del rapporto. Sono salve le norme relative al contratto di appalto per le opere pubbliche.
(1) Articolo sostituito dall’art. 68 del D. Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5. La modifica è entrata in vigore il 16 luglio 2006.
Fallimento - Credito di regresso dell'impresa assicuratrice discussa dalla p.a. appaltatrice - Opponibilità - Esclusione.
Contratto di lavori pubblici – Fallimento dell'affidataria – Pagamento del debito da parte della P.A. – Ripartizione dell'attivo – Prededuzione a favore dei subappaltatori – Esclusione.
Fallimento - Prosecuzione di contratti relativi ad opere pubbliche - Esclusione
Fallimento - Contratto di appalto pubblico - Prosecuzione - Esclusione - Riconoscimento della prededuzione ex art. 118, comma 3, d.lgs n. 163 del 2006 - Esclusione.
Una corretta interpretazione dell'articolo 38 del d.lgs n. 163 del 2006 consente di affermare che, così come non possono essere stipulati contratti relativi ad opere pubbliche con imprese soggette a procedura concorsuale (salvo la specifica deroga relativa ai concordati con continuità aziendale), allo stesso modo detti contratti non potranno proseguire qualora le imprese contraenti vengano successivamente sottoposte a procedura concorsuale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Lo scioglimento del contratto di appalto pubblico conseguente alla sottoposizione del contraente a procedura concorsuale comporta l'impossibilità di applicare la disciplina dettata in tema di pagamento delle imprese affidatarie e subappaltatrici con particolare riferimento alla prededucibilità del credito del subappaltatore (articolo 118, comma 3, d.lgs n. 163 del 2006). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 17 Luglio 2014. Segue...
Contratti pubblici - Fallimento della società progetto - Prosecuzione del rapporto - Esclusione - Scioglimento - Richiesta di risarcimento dei danni dell'amministrazione - Esclusione - Estinzione del diritto di superficie costituito a favore della società progetto..
Poichè il fallimento di un soggetto che intrattiene rapporti con un ente pubblico non può subentrare nella convenzione avente ad oggetto un opera pubblica, l’ente pubblico appaltante non può consentire la prosecuzione del rapporto, né la procedura può optare di proseguire lo stesso a norma dell’art. 81, commi 1 e 2, L.F.. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)
Il fallimento dell'imprenditore società progetto, comporta ex nunc lo scioglimento del contratto d’appalto pubblico e non la sua risoluzione, posto che lo scioglimento interviene ipso iure senza che ricorra l’inadempimento dell’appaltatore, per cui viene meno la possibilità per l’amministrazione di formulare istanza risarcitoria nei confronti della massa fallimentare, non costituendo il fallimento causa di inadempimento. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)
In caso di fallimento della società progetto, il diritto di superficie costituito in favore della società progetto da parte dell'ente pubblico si estingue e ai sensi dell’art. 2816 ultimo comma cc, trattandosi di estinzione non legata al decorso del tempo il diritto di superficie si riunisce in capo al proprietario del suolo per confusione e le ipoteche continueranno a gravare i beni divenuti ora di proprietà dell'ente pubblico. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Bolzano, 08 Novembre 2013. Segue...
Appalto (contratto di) - Corrispettivo - Pagamento - In genere - Appaltatore - Diritto al corrispettivo - Insorgenza - Al momento dell'accettazione dell'opera - Conseguenze - Cessione del credito prima dell'esecuzione dell'opera - Fallimento dell'appaltore durante l'esecuzione dell'opera - Diritto del cessionario per il credito relativo all'opera già compiuta - Configurabilità - Esclusione - Limiti - Fondamento. .
In tema di appalto, il diritto dell'appaltatore al corrispettivo sorge con l'accettazione dell'opera da parte del committente (art. 1665, ultimo comma, cod. civ.) e non già al momento stesso della stipulazione del contratto. Ne consegue che, ove l'appaltatore abbia ceduto il proprio credito (futuro) e successivamente fallisca nel corso dell'esecuzione dell'opera, il cessionario non ha diritto al credito per il corrispettivo maturato per l'opera già compiuta, nei limiti dell'utilità della stessa ed in proporzione all'intero prezzo pattuito, ove l'appaltante ceduto non l'abbia in precedenza accettata nei confronti dell'imprenditore "in bonis", non potendo neppure invocarsi gli effetti dello scioglimento del contratto di cui all'art. 1672 cod. civ., operando essi in base ad un'impossibilità assoluta ed oggettiva della prestazione in sé, mentre nello scioglimento a seguito di fallimento dell'appaltatore (art. 81 L.F.) rileva un evento di natura personale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 21 Ottobre 2010, n. 21599. Segue...
Fidejussione - Limiti - Scadenza dell’obbligazione principale - Fallimento del debitore principale - Decadenza dalla fideiussione ex art. 1957 cod. civ. - Inapplicabilità - Esclusione - Impedimento della decadenza - Insinuazione al passivo - Necessità - Decorrenza del semestre - Individuazione - Data del fallimento..
In tema di fideiussione, la decadenza di cui all'art. 1957 cod. civ. - per il caso in cui il creditore non abbia proposto e diligentemente continuato le proprie istanze contro il debitore principale entro sei mesi dalla scadenza dell'obbligazione - non è resa inoperante dall'apertura, a carico del debitore principale, di una procedura concorsuale (nella specie, il fallimento), in quanto tale evenienza non implica l'impossibilità giuridica di proporre istanze contro il debitore e di coltivarle diligentemente, ma comporta soltanto che la diligenza del creditore sia valutata in relazione alle possibilità concesse dall'ordinamento in tali casi, consistenti nella richiesta di accertamento del credito nelle forme dell'insinuazione al passivo,da proporre - per i fini considerati - nel termine semestrale previsto dall'art. 1957 cit., decorrente dalla data di apertura della procedura concorsuale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 17 Luglio 2009, n. 16807. Segue...