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Timestamp: 2020-07-08 14:59:04+00:00
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Moldavia, soluzioni condivise e non lungaggini giudiziarieDiritti Europa
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Posted by: Roberto Federico Proto in Categorie Violazioni CEDU, Diritto ad un equo processo, I diritti in Europa, In evidenza 1 luglio 2012
Giusto processo – Sentenza Jubirca v. Moldavia, 21 Febbraio 2012
La Moldavia a differenza di altri Stati firmatari della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali – ha dato, in questa vicenda, un’esemplare dimostrazione di civiltà e di maturità. Preferendo non abusare della sua posizione di forza di fronte a palesi disapplicazioni, prima che della CEDU, di garanzie processuali basilari ma rispettando quei diritti e quelle libertà che sono state inosservate.
IL CASO. Il ricorrente, sig Ruslan Jubirca , è un cittadino moldavo. Nel 2005, quando era ancora direttore di una società di costruzioni venne accusato di violazione delle norme di sicurezza del lavoro che portarono alla morte di un lavoratore. Venne accusato in particolare della morte di un presunto lavoratore della sua società, il sig PP , che cadde dal secondo piano di un edificio. L’accusa pose la tesi che la morte del suddetto lavoratore fu causata dalla disapplicazione delle norme sulla sicurezza del lavoro e dalla mancata dotazione di attrezzature di sicurezza . Il ricorrente moldavo respinse le accuse , asserendo che nessun sig PP ha mai prestato lavoro presso la sua società e che, soprattutto, nessun incidente si è mai verificato in uno dei cantieri della società. La Corte distrettuale di Bălţi (Primo grado) assolse il cittadino moldavo, riconoscendo come non ci fosse una prova certa che confermasse la tesi dell’accusa. La procura presentò ricorso alla Corte d’Appello di Bălţi, la quale annullò la sentenza del giudice di primo grado. La Corte d’Appello, per giunta, tralasciando la rivalutazione delle prove ed omettendo di riascoltare i testimoni, condannò il convenuto ( il ricorrente ) a scontare due anni di reclusione. Il sig R.J. tentò di opporsi a questa sentenza anche in Cassazione, ma la corte suprema dichiarò il ricorso irricevibile.
Il ricorrente, percorrendo la strada più sicura della giustizia internazionale, propose un ricorso alla Corte EDU denunciando la violazione degli ART 6 paragrafo 1 e ART 3 CEDU (Diritto ad un equo processo), lamentando inoltre ai sensi dell’ART 14 CEDU (Divieto di discriminazione) di essere vittima di una discriminazione visto che la Corte Suprema , in innumerevoli casi , aveva dichiarato che una persona non poteva essere condannato per la prima volta in appello, senza un completo riesame delle prove.
Il governo della Repubblica della Moldavia riconosce la palese violazione dell’art 6 paragrafo 1 e 3 (Diritto ad un equo processo) e al fine di raggiungere una composizione o regolamento amichevole (Art 38 e art 39) della causa pendente offre di pagare la quota di 4000 euro per coprire qualsiasi danno materiale e morale oltre che i costi e le spese. La contro parte accetta la composizione amichevole.
CORTE EDU – Con sentenza del 21 febbraio 2012 prendendo atto del regolamento amichevole raggiunto tra ricorrente e Stato, in ossequio all’art 37 paragrafo 1 (Cancellazione) , non trova ragioni per giustificare un esame della domanda. All’unanimità la Corte di Strasburgo decide di eliminare la domanda dall’elenco dei casi.
Questo caso rappresenta una dimostrazione di civiltà della Repubblica Moldava, non nascondendosi dietro a velleitarie giustificazioni o scusanti ma prendendo atto della manifesta leggerezza con cui si è arrivati alla sentenza di secondo grado e l’irrazionale rigetto della domanda del ricorrente da parte della Corte Suprema, ha avuto il coraggio di evitare un inutile contenzioso giungendo ad una condivisa e pacifica soluzione. Non è un fatto di poco conto ma la dimostrazione che i diritti non sono solo parole scritte su carta pregiata.
Sentenza reperibile qui: Jubirca v. Moldavia del 21 Febbraio 2012
Art 14 CEDU Art 6 CEDU Josep Casadevall Moldavia Terza Sezione	2012-07-01
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6 agosto 2012 at 20:56
vi dico una cosa, le norme di sicurezza sul lavoro in moldavia non esistono, basta andare in giro e vedere l’indecenza attraverso cui si costruisce. ma quale civilta’, nemmeno nel medioevo si costruiva senza ponteggi, ma quali cinture di sicurezza …. ho girato dappertutto non esiste costruire un palazzo in pieno centro di chisinau montando pilastre e travi in ciabatte, senza ponteggi a fare le facciate dall’interno e mettere una tavola per andare a fare intonaci a sbalzo con sopra sacchi di cemento.
qui e’ tutto da rifare. oggi e’ morto un ragazzo turco, hanno fatto video e interviste con persone che invece di vergognarsi a parlare che il poveretto non aveva messo i dispositivi di sicurezza, mentre continuavano a lavorare sempre in ciabatte davanti alla telecamera.
ma cosa fanno i politici qui, a parte, recitare una commedia dell’arte. la gente muore di fame, fare la spesa come in italia con una paga nei cantieri da 100 euro quando va bene….
carissimo vi dico che in europa non e’ cosi’ ma poco ci manca, in italia le leggi almeno ci sono ma e’ vero succedono gli incidenti anche li, vi dico solo che in 15 anni di cantieri a me queste cose fanno inorridire nonostante io abbia anche la capacita’ e il coraggio di andarci sopra quelle trappole, la coscienza di mandarci qualcuno a lavorare veramente non l’avrei mai.
vorrei dare una menzione alla corte di secondo grado, se la moldavia vuole dei giudici onesti li cerchi tra quelli che hanno fatto la condanna…anche se ravvedo forse un tentativo di utilizzare le leggi per dare forfait ad un processo palesemente corrotto.