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Timestamp: 2018-06-24 10:42:16+00:00
Document Index: 115667051

Matched Legal Cases: ['art. 20', 'art. 20', 'art. 2495', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2496', 'art. 20', 'art. 50', 'art. 20', 'art. 20', 'art. 20', 'art. 50', 'art. 20']

Prescrizione del diritto alla riscossione delle sanzioni tributarie | Commercialista Telematico
Prescrizione del diritto alla riscossione delle sanzioni tributarie
In assenza di atti interruttivi si potrà chiedere l’annullamento della parte della cartella relativa alle sanzioni, decorso oltre un quinquennio dalla notifica. E’ quanto emerge dal testo dell’articolo 20, decreto legislativo 18/12/1997, n. 472, nonché da recenti orientamenti della Corte di Cassazione.
L’art. 20 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472, titolato “Decadenza e prescrizione” individua i termini entro cui l’Agente di riscossione può agire per il soddisfacimento dei crediti erariali riferiti alle sanzioni tributarie.
Decadenza della notifica della cartella contenente sanzioni tributarie
E’ definito con chiarezza il termine di decadenza entro il quale l’ente impositivo deve portare a conoscenza del contribuente la pretesa impositiva e le relative sanzioni.
Il legislatore dispone che l’atto di contestazione delle sanzioni amministrative ed accessorie, ovvero l’atto di irrogazione, devono essere notificati, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui è avvenuta la violazione o nel maggior termine previsto per l’accertamento dei singoli tributi.
Entro gli stessi termini devono essere resi esecutivi i ruoli nei quali sono iscritte le sanzioni irrogate ai sensi dell’articolo 17, comma 3 dello stesso decreto n. 472/97. Il legislatore si riferisce alle sanzioni per omesso o ritardato pagamento dei tributi, ancorché risultante da liquidazioni relative agli omessi versamenti eseguite ai sensi degli articoli 36-bis e 36-ter del decreto del presidente della repubblica 29 settembre 1973, n. 600, concernente disposizioni comuni in materia di accertamento delle imposte sui redditi, e ai sensi degli articoli 54-bis e 60, sesto comma, del decreto del presidente della repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, recante istituzione e disciplina dell’imposta sul valore aggiunto.
Nel caso in cui la notificazione è stata eseguita nei termini previsti almeno uno degli autori dell’infrazione o dei soggetti obbligati in solido il termine è prorogato di un anno.
Prescrizione dell’azione del concessionario per la riscossione delle sanzioni
L’ultimo comma dell’art. 20, D.lgs. n. 472/97, individua, invece, il termine di prescrizione stabilito per la riscossione della pretesa tributaria: il diritto alla riscossione di cui beneficia il concessionario della sanzione irrogata si prescrive nel termine di cinque anni, che decorre dallo spirare del termine di sessanta giorni dalla notifica dell’atto amministrativo – cartella di pagamento – non impugnato.
L’impugnazione del provvedimento di irrogazione interrompe la prescrizione, che non corre fino alla definizione del procedimento. In tal caso si applica l’art. 2495, comma primo del codice civile secondo cui per effetto dell’interruzione si inizia un nuovo periodo di prescrizione.
I Giudici del Supremo Collegio, a sezioni unite, con sentenza n. 25790/2009, si sono pronunciati sul concetto di termine <prescrizionale> e quindi, indirettamente, sulla legittimità dell’esattore di avviare le procedure coattive di riscossione delle sanzioni tributarie.
Nell’interpretazione della Corte di Cassazione, a seguito del passaggio in giudicato della sentenza, il titolo esecutivo che deve essere considerato al fine del calcolo dei termini di prescrizione non è l’atto amministrativo di irrogazione della sanzione, ma la sentenza medesima(1) .
Se la riscossione della sanzione avviene a seguito di sentenza di condanna passata in giudicato, il termine quinquennale non opera e si applica quello di prescrizione ordinario decennale di cui all’art. 2496 del codice civile.
Pertanto, ragionando – a contraris – “… se manca una pronuncia giurisdizionale non può in alcun modo parlarsi di giudicato…” e valgono i termini di prescrizione quinquennale di cui al comma terzo dell’art. 20, D.lgs. n. 472/97.
I Giudici, in definitiva, chiariscono che l’ingiunzione fiscale, avente natura di atto amministrativo “… che cumula in sé le caratteristiche del titolo esecutivo e del precetto, ma è priva di attitudine ad acquistare efficacia di giudicato … pur determinando la decadenza dall’impugnazione non produce effetti di ordine processuale…” e la conseguente inapplicabilità del termine decennale di prescrizione.
Rilievi pratici
Non sono pochi i contribuenti che, nel corso degli ultimi anni hanno ricevuto cartelle di pagamento contenenti importi addebitati sia a titolo di tributi che a titolo di sanzioni.
Secondo la normativa vigente solo per la parte riferita ai tributi, in assenza di giudicato, opera la prescrizione decennale ordinaria, entro cui il concessionario della riscossione – in assenza di atti interruttivi – deve obbligatoriamente avviare le azioni di riscossione del credito erariale.
Normalmente gli atti interruttivi della prescrizione consistono in avvisi notificati dagli agenti di riscossione che contengono l’intimazione ad adempiere l’obbligo risultante dal ruolo entro cinque giorni, ex comma 2, art. 50, D.P.R. 29.09.1973, n. 602.
Per le singole di voci di debito riferite alle sanzioni tributarie, invero, sempre in assenza di giudicato e/ di atti interruttivi, si applica quindi la prescrizione quinquennale di cui al richiamato art. 20, D.lgs. n. 472/97.
Nel caso in cui sia quindi decorso un quinquennio dal momento in cui l’atto amministrativo è divenuto definitivo, per la parte della cartella riferita alle sanzioni tributarie si è dell’avviso che il contribuente possa chiedere all’ufficio lo sgravio della parte riferita alle sanzioni medesime per intervenuta prescrizione.
Come sottolineato in dottrina(2) se sono state poste misure cautelari (ipoteche o fermi amministrativi) in relazione a cartelle di pagamento contenenti importi addebitati a titolo di sanzioni tributarie – già prescritti – si potrà impugnare l’atto cautelare che sottenda a tali crediti erariali chiedendo alla commissione tributaria il riconoscimento della maturazione del termine di cui all’art. 20, D.lg. n. 472/97.
1) F. CORONAS, Sanzioni amministrative tributarie – Termini di prescrizione del diritto alla riscossione – “La Settimana fiscale” n. 39 del 29.10.2010.
Istanza di sgravio – fac simile
All’Agenzia delle Entrate di …
Al Concessionario della Riscossione per la provincia di …
Anno di imposta:
Modello Dichiarazione:
Sanzione tributaria:
Cartella di pagamento n. …. del :
Per un Totale di Euro:
Il/La sottoscritto/a …… Codice Fiscale: ……………………………….
In data ….è stata notificata cartella di pagamento n… contenente addebiti per sanzioni tributarie pari ad € ….
che l’addebito è prescritto in quanto:
il comma 3 dell’art. 20, D.lgs. n. 472/97, specifica la durata del termine prescrizionale amministrativo secondo cui “…il diritto alla riscossione della sanzione irrogata si prescrive nel termine di dieci cinque anni…”
relativamente alla cartella in oggetto n… del …l’ente di riscossione competente per la provincia di … non ha posto in essere atti interruttivi della prescrizione di cui all’art. 50 DPR. N. 602/73;
la cartella di pagamento non è stata oggetto di impugnazione innanzi i Giudici tributari, e quindi non sono intervenuti giudicati giurisdizionali (cfr. Corte di Cassazione sent. n. 25790/2009 e n. 12263/2007).
che venga disposto lo sgravio della somma suddetta, per maturazione del termine prescrizionale di cui al comma 3 dell’art. 20. D.lgs. n. 472/97.
a) copia cartella di pagamento con relata di notifica