Source: https://tutto-normativa.blogspot.com/2014/11/
Timestamp: 2017-10-21 10:33:16+00:00
Document Index: 80251257

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 115', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 375', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza\n', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Legge delega fiscale e giustizia tributaria
«Solo un sistema equo ed efficiente può contrastare l'evasione»
Il presidente Odcec Ct Truglio: "Riforma del processo tributario necessaria a tutela della legalità"
CATANIA – «Efficienza, semplificazione, chiarezza nel rapporto tra Stato e contribuente, tutela dei diritti». Riassume così il Rettore dell'Università di Catania Giacomo Pignataro, l'annosa "questione" della Giustizia tributaria.
Lo fa in un'occasione importante, che questa mattina (29 novembre) ha visto riuniti alcuni tra i principali rappresentanti a livello provinciale, regionale e nazionale per il convegno sul tema promosso dall'Associazione Magistrati tributari Amt (sez. Catania) e dal Dipartimento di Economia e Impresa, con il patrocinio dell'Ordine dei commercialisti di Catania, del Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria, dell'Associazione nazionale tributaristi italiani (sez. Sicilia Occidentale).
Una riforma che si attende da oltre vent'anni per "difendere" il contribuente e contrastare l'evasione offre un quadro che non è dei più incoraggianti: «Solo se il sistema è ben gestito, seguendo principi di efficienza ed equità, può realmente funzionare», ha sottolineato il prof. Salvo Muscarà (Diritto Tributario e presidente f.f. A.N.T.I. sez. Sicilia Orientale), ribadendo che «i tempi sono lunghi, c'è troppa burocrazia e poca chiarezza con il contribuente. Un sistema funzionante è quello che colpisce il vero evasore e non chi ha comportamenti errati ma in buona fede».
Conseguenza anche della poca considerazione che lo Stato negli anni ha rivolto alla giustizia tributaria italiana, ignorando il suo ruolo come fattore di crescita, come precisato dal presidente Commissione tributaria regionale CTR Sicilia Giovanni Battista Macrì, in apertura dei lavori.
Viene da sé l'importanza strategica di affiancarsi a un consulente esperto e aggiornato che abbia ben chiari i confini tra tutela del contribuente e giustizia: compito al quale sono chiamati i commercialisti, rappresentati in questa occasione dal presidente dell'Ordine etneo Sebastiano Truglio: «Condivido l'idea di una riforma del processo tributario necessaria e oggi più che mai centrale – ha affermato - e aggiungo che in questa fase storica ed economica sia altrettanto necessario fare in modo che il sistema giudiziario risponda sempre più alle giuste esigenze di efficienza e chiarezza dei professionisti e dei cittadini. I commercialisti sono spesso additati come "difensori" degli evasori, quando, invece, svolgiamo un ruolo sociale chiamato a tutelare chi rispetta la legge, condannando chi, di fatto, non si allinea alle norme».
L'inizio dei lavori è stato preceduto dai saluti del vice presidente Amt Sicilia Antonino Lo Franco e del prof. Emilio Giardina, a seguire le relazioni - introdotte e coordinate dal presidente dell'Associazione magistrati tributaristi (Amt) di Catania Umberto Puglisi - di Ennio Sepe (presidente Amt e Sost. P.G. Corte di Cassazione) che ha sottolineato come in questi anni le categorie professionali interessate siano state tagliate fuori dal processo di riforma e non potendo dare il proprio contributo di conoscenza ed esperienza si sono ritrovate di fronte a prodotti normativi finiti che non rispondono alle reali esigenze riformatrici; il responsabile Cultura e Formazione - G.E. A.M.T. e Sost. P.G. Corte di Cassazione Raffaele Ceniccola è intervenuto sugli aspetti ordinamentali della riforma; il prof. Muscarà ha approfondito il tema delle prospettive evolutive del processo tributario. A seguire gli interventi programmati di Salvino Pillitteri (vicepresidente vicario Amt); Pasquale Saggese, commercialista in Napoli e ricercatore della Fondazione Nazionale dei Commercialisti; Daniela Gobbi (segretario generale Amt); Silvio Raffiotta (presidente C.T.P. Enna - G.E. A.M.T. Sicilia); Giuseppe Foti (presidente Sezione C.T.P. Catania); Filippo Impallomeni (vicepresidente Sez. C.T.P. Catania). Le conclusioni sono state affidate a Fausto Alberghina, del Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria.
8 per mille. La lezione della Corte dei Conti. Come cambiare
Firenze, 29 novembre 2014. La bacchettata della Corte dei Conti al meccanismo per l'attribuzione dell'8 per mille (1), potrebbe essere l'avvio di una svolta storica nei rapporti tra Stato italiano e confessioni religiose (essenzialmente -e' ovvio- la Chiesa cattolica romana), nonche' l'opportunita' per i nostri ordinamenti di rivedere i meccanismi di finanziamento del no-profit in generale.
La Corte dei Conti ha bacchettato sul meccanismo dell'attribuzione, che consente di assegnare i contributi anche di chi non ha dato nessuna indicazione sulla denuncia dei redditi, in base alle percentuali di chi invece ha dato questa indicazione; un meccanismo che obbliga tutti i contribuenti a comunque devolvere ad una confessione religiosa l'8 per mille dell'Irpef che deve all'Erario, con la sola alternativa della scelta delle azioni caritatevoli dello Stato (soldi che, talvolta, finiscono anche a finanziare le missioni di guerra).
Il Concordato con la Chiesa romana risale al 1929 ed e' stato aggiornato nel 1984, e la parte economica e' stata poi ratificata dal Parlamento nel 1985 (2).
Noi abbiamo sempre criticato il Concordato ed ai suoi meccanismi che hanno portato quasi tutte le confessioni religiose (a parte -tra le piu' note e per il momento- comunita' islamiche e Testimoni di Geova) a partecipare a questo banchetto anche in dispregio di alcuni loro principi (per esempio, la Chiesa Valdese i primi tempi rifiutava la redistribuzione oggi bacchettata dalla Corte dei Conti, ma, siccome i soldi non hanno colore, alla fine l'ha accettata lo stesso).
Inoltre, le trasparenze sull'uso di questi soldi, da parte di tutti (Stato incluso) sono sempre state dubbie, anche se la Chiesa cattolica ha sempre fatto enormi sforzi per evitare questi dubbi. Un contesto in cui la bacchettata della Corte dei Conti, pur se tardiva appare opportuna.
La domanda che noi ci poniamo e' la seguente: perche' i finanziamenti alle associazioni no-profit devono essere in questo modo? Cioe' dando una somma xx e poi piu' o meno verificare i bilanci per una presupposta verifica che siano stati spesi come di dovere (meccanismo uguale a quello del finanziamento pubblico ai partiti). L'Italia e' un Paese di evasori ed elusori fiscali, comportamento che non c'e' modo di negare che possa essere anche appannaggio di chi ci vuole salvare l'anima o aiutare i piu' demuniti, e allora perche' non usare meccanismi che scoraggino moltissimo questo comportamento? Per esempio: non soldi in assoluto con meccanismi piu' o meno strampalati e tendenziosi (come quello dell'8 per mille) o erogazioni decise da politici per favorire chi appartiene alla propria parte, ma agevolazioni fiscali dirette sull'operato, tipo: riduzione Iva e fisco in genere, sconti per l'informazione, la comunicazione, i trasporti, etc..
Ma questo forse e' un libro dei sogni che non appartiene a noi terreni che, proprio perche' non vogliamo niente avere a che fare con queste logiche, rifiutiamo ogni forma di finanziamento pubblico (compresa la forma giuridica Onlus), si' da farci meglio capire da chi -consumatori e utenti, nel nostro caso- e' vittima di uno Stato che favorisce e promuove questi meccanismi oggi bacchettati.
(1) http://www.aduc.it/notizia/mille+corte+conti+rivedere+meccanismo_130429.php
(2) http://avvertenze.aduc.it/lapulce/otto+mille+della+serie+bell+39+archivio+guasta+mai_7303.php
Corte di Cassazione: l'indennità di accompagnamento non è prerogativa dei non deambulanti
CORTE DI CASSAZIONE - Ordinanza 27 novembre 2014, n. 25255
Previdenza - Indennità di accompagnamento - Inabile al lavoro - Inabile in grado di deambulare
(Con sentenza n. 560/2011, depositata in data 28 febbraio 2011, la Corte di appello di Bari, pronunciando sull’impugnazione proposta da D.G. nei confronti dell’I.N.P.S., del Ministero dell’Economia e delle Finanze e della Regione Puglia, disposto il rinnovo della consulenza tecnica d’ufficio, confermava la decisione del Tribunale della stessa sede che aveva escluso il diritto del D.G. all’indennità di accompagnamento. Riteneva la Corte territoriale che l’appellante, ancorché inabile al lavoro, fosse in grado di deambulare e di compiere gli atti quotidiani della vita.
Avverso tale sentenza D.G. ricorre per cassazione con due motivi.
Con i due motivi il ricorrente denuncia: "Violazione e/o falsa applicazione dell’art. 1 della legge n. 18/1980, dell’art. 1 della legge n. 508/1988 e dell’art. 115 cod. proc. civ. (art. 360, n. 3, cod. proc. civ.)" nonché "Omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio (art. 360, n. 5, cod. proc. civ.)".
Lamenta che il giudice di merito abbia ritenuto insussistenti i presupposti per la concessione della prestazione reclamata considerando il G. autosufficiente in relazione al compimento degli atti quotidiani della vita, senza considerare che gli stessi test IADL cui il consulente tecnico officiato dalla Corte territoriale aveva fatto riferimento avevano evidenziato che il predetto necessitava di "essere accompagnato per qualsiasi acquisto nei negozi", di "avere preparati i cibi e serviti", oltre che "di aiuto per ogni operazione di governo della casa" e che il medesimo consulente aveva sottolineato che il periziato, presentante un quadro clinico caratterizzato da "un rendimento mentale quasi del tutto compromesso per la marcata incapacità di memorizzare e stare attento, ovvero da una ipovalidismo psichico, con manifestazione classiche della oligofrenia", era dal punto di vista comportamentale, "inibito e passivo, nonché incapace di elaborare correttamente gli stimoli ambientali esterni".
Va osservato, in termini generali, che l’indennità di accompagnamento è una prestazione del tutto peculiare in cui l’intervento assistenziale non è indirizzato - come avviene per la pensione di inabilità - al sostentamento dei soggetti minorati nelle loro capacità di lavoro (tanto è vero che l’indennità può essere concessa anche a minori degli anni diciotto e a soggetti che, pur non essendo in grado di deambulare senza l’aiuto di un terzo, svolgano tuttavia un’attività lavorativa al di fuori del proprio domicilio), ma è rivolto principalmente a sostenere il nucleo familiare onde incoraggiare a farsi carico dei suddetti soggetti, evitando così il ricovero in istituti di cura e assistenza, con conseguente diminuzione della relativa spesa sociale (cfr. Cass. 28 agosto 2000, n. 11295; id. 21 gennaio 2005, n. 1268; 23 dicembre 2011, n. 28705).
Quanto alle malattie psichiche, questa Corte ha precisato che l’indennità di accompagnamento, va riconosciuta, alla stregua di quanto previsto dall’art. 1 della legge 11 febbraio 1980 n.18, anche in favore di coloro i quali, pur essendo materialmente capaci di compiere gli atti elementari della vita quotidiana (quali nutrirsi, vestirsi, provvedere alla pulizia personale, assumere con corretta posologia le medicine prescritte) necessitano della presenza costante di un accompagnatore in quanto, in ragione di gravi disturbi della sfera intellettiva, cognitiva o volitiva dovuti a forme avanzate di gravi stati patologici, o a gravi carenze intellettive, non sono in grado di determinarsi autonomamente al compimento di tali atti nei tempi dovuti e con modi appropriati per salvaguardare la propria salute e la propria dignità personale senza porre in pericolo sé o gli altri.
Va, al riguardo citata la giurisprudenza di questa Corte in materia di psicopatie con incapacità di integrarsi nel proprio contesto sociale. Così, ad esempio, è stato riconosciuto il diritto all’indennità di accompagnamento:
· a persona, che per deficit organici e cerebrali fin dalla nascita si presentava incapace di «stabilire autonomamente se, quando e come» svolgere gli atti elementari della vita quotidiana, riferendosi l’incapacità non solo agli atti fisiologici giornalieri «ma anche a quelli direttamente strumentali, che l’uomo deve compiere normalmente nell’ambito della società» (Cass. 7 marzo 2001, n. 3299);
· a persona che, per infermità mentali, difettava anche episodicamente di autocontrollo sì da rendersi pericoloso per sé e per altri (Cass. 21 aprile 1993, n. 4664);
· a persona che, per un deficit mentale da sindrome psico-organica derivante da microlesioni vascolari localizzate nella struttura cerebrale e destinate a provocare nel tempo una vera e propria demenza, non poteva sopravvivere senza l’aiuto costante del prossimo (Cass. 22 gennaio 2002, n. 667);
· a persona, che anche per un deterioramento delle facoltà psichiche (in un quadro clinico presentante tra l’altro ictus ischemico e diabete mellito), mostrava una «incapacità di tipo funzionale», di compiere cioè «l’atto senza l’incombente pericolo di danno (per l’agente o per altri)» (Cass. 27 marzo 2001 n. 4389);
· a persona, che, affetta da oligofrenia di grado elevato, con turbe caratteriali e comportamentali, era incapace di parlare se non con monosillabi e di non riconoscere gli oggetti, versando così in una situazione di bisogno di una continua assistenza non solo per l’incapacità materiale dì compiere l’atto, ma anche «per la necessità di evitare danni a sé e ad altri» (Cass. 8 aprile 2002, n. 5017). Si veda anche Cass. 23 dicembre 2011, n. 28705 con riguardo ad una diagnosi di «psicosi schizofrenica paranoidea (demenza precoce)».
In un siffatto contesto ricostruttivo va, dunque, ritenuto che la capacità del malato di compiere gli elementari atti giornalieri debba intendersi non solo in senso fisico, cioè come mera idoneità ad eseguire in senso materiale detti atti, ma anche come capacità di intenderne il significato, la portata, la loro importanza anche ai fini della salvaguardia della propria condizione psico-fisica; e come ancora la capacità richiesta per il riconoscimento dell’indennità di accompagnamento non debba parametrarsi sul numero degli elementari atti giornalieri, ma soprattutto sulle loro ricadute, nell’ambito delle quali assume rilievo non certo trascurabile l’incidenza sulla salute del malato nonché la salvaguardia della sua «dignità» come persona (anche l’incapacità ad un solo genere di atti può, per la rilevanza di questi ultimi e per l’imprevedibilità del loro accadimento, attestare di per sé la necessità di una effettiva assistenza giornaliera: cfr. per riferimenti sul punto: Cass. 11 settembre 2003, n. 13362).
Nel caso di specie la Corte di appello ha affermato che il G certamente inabile al lavoro, non aveva diritto (anche) all’indennità di accompagnamento essendo in grado di deambulare e di compiere gli atti quotidiani della vita. Sta di fatto che la sentenza in questione, pur enunciando la malattia diagnosticata dal c.t.u. ("oligofrenia di grado medio - grave in soggetto affetto da cerebropatia"), e, dunque, pur nella chiara consapevolezza della sussistenza di una infermità psichica, trascura del tutto di considerare alcuni dati, puntualmente riportati in ricorso dall’odierno ricorrente, evidenzianti le necessità del G. e le sue peculiarità comportamentali oltre che "un rendimento mentale quasi del tutto compromesso".
In conseguenza la condivisione del giudizio finale espresso dal consulente ("non sussistono le condizioni per un’assistenza continua in ordine al compimento da parte del ricorrente degli atti quotidiani della vita") - invero influenzato da una interpretazione del concetto di autonomia riferito a "pazienti in sala rianimazione, pazienti guardati a vista per rischio imminente di suicidio, pazienti affetti da fasi terminali di malattie, anziani e non affetti da demenza grave" e, dunque, non del tutto in linea con i principi affermati da questa Corte e sopra riportati - risulta incoerente.
Gli evidenziati elementi imponevano al giudice innanzitutto di attenersi alla giurisprudenza sopra citata, specificamente dedicata agli effetti delle malattie psichiche sulla capacità di attendere agli atti del vivere quotidiano, e di raccordare la sua statuizione di rigetto della domanda ad un motivato esame delle condizioni reali del G. come descritte negli atti di causa ed accertate dall’ausiliare, secondo le regole del sillogismo giudiziario, che impongono di assumere per la decisione postulati verificati e corrispondenti a regole di esperienza condivise.
2 - Questa Corte ritiene che le osservazioni in fatto e le considerazioni e conclusioni in diritto svolte dal relatore siano del tutto condivisibili, siccome coerenti alla consolidata giurisprudenza di legittimità in materia e che ricorra con ogni evidenza il presupposto dell’art. 375, n. 5, cod. proc. civ. per la definizione camerale del processo.
Accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese, alla Corte di appello di Bari, in diversa composizione.
Su questa posizione convergono i tanti legali e giuristi intervenuti al convegno Anief sulla 'Sentenza della Corte di Giustizia Europea sulla stabilizzazione del precariato scolastico', svolto in Parlamento.
Marcello Pacifico (Anief-Confedir): il decreto legislativo n. 368 del 6 settembre 2001, che in Italia avrebbe dovuto dare un seguito normativo alla direttiva Ue richiamata ieri dalla Curia di Lussemburgo, è cambiato nel corso degli ultimi 13 anni ben 34 volte. L'ultima volta nel Job Acts. Ora basta, con questa sentenza si volta pagina.
La sentenza emessa ieri dalle Corte di Giustizia europea non si riduce al personale della scuola, ma va allargata a tutto il pubblico impiego. È la posizione unanime espressa dai tanti legali ed esperti di giustizia intervenuti al convegno Anief, svolto stamane in Parlamento, all'interno di Palazzo Marini, sulla 'Sentenza della Corte di Giustizia Europea sulla stabilizzazione del precariato scolastico'.
GIUSTIZIA TRIBUTARIA, FOCUS A CATANIA
Sabato 29 novembre, ore 9, Aula Magna Dipartimento Economia Impresa (C.so Italia 55)
GIUSTIZIA TRIBUTARIA: "QUESTIONI ATTUALI" E PROSPETTIVE
Focus e dibattito con la partecipazione di magistrati, commercialisti, avvocati, docenti
CATANIA – Processo tributario, abuso del diritto e prospettive evolutive: se ne parlerà sabato 29 novembre, alle ore 9, nell'aula magna del Dipartimento di Economia e Impresa dell'Università di Catania (Corso Italia 55), in occasione del convegno "Questioni attuali sulla Giustizia Tributaria", promosso dall'Associazione Magistrati tributari (sez. Catania) e dal Dipartimento, con il patrocinio dell'Ordine dei dottori commercialisti ed esperti contabili di Catania, del Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria, dell'Associazione nazionale tributaristi italiani (sez. Sicilia Occidentale).
Sarà un'occasione di approfondimento sul tema, che vedrà il contributi dei principali esponenti del settore. L'incontro sarà aperto dai saluti introduttivi di: Michela Cavallaro (direttore Dip. Economia e Impresa), Giovanni Battista Macrì (presidente Commissione tributaria regionale CTR Sicilia), Giovanni Tinebra (presidente Commissione tributaria provinciale CTP Catania), Vittorio Aliquò (presidente Associazione magistrati tributari Sicilia), Sebastiano Truglio (presidente Odcec Catania).
L'introduzione dei lavori sarà affidata al presidente Amt di Catania Umberto Puglisi, seguiranno le relazioni di: Ennio Sepe presidente Amt e Sost. P.G. Corte di Cassazione; Raffaele Ceniccola resp. Cultura e Formazione - G.E. A.M.T. e Sost. P.G. Corte di Cassazione; Salvo Muscarà ordinario Diritto Tributario e presidente f.f. A.N.T.I. sez. Sicilia Orientale.
Gli interventi saranno a cura di: Salvino Pillitteri (vicepresidente vicario Amt); Pasquale Saggese, commercialista in Napoli e ricercatore della Fondazione Nazionale dei Commercialisti; Daniela Gobbi (segretario generale Amt); Silvio Raffiotta (presidente C.T.P. Enna - G.E. A.M.T. Sicilia); Giuseppe Foti (presidente Sezione C.T.P. Catania); Filippo Impallomeni (vicepresidente Sez. C.T.P. Catania). Le conclusioni saranno affidate a Fausto Alberghina, del Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria.
SCUOLA – Precariato: per la Corte di Giustizia europea le norme italiane sulla scuola violano la direttiva
SCUOLA – Corte di Giustizia europea dice basta al precariato: ecco il testo della sentenza
Anief-Confedir propone in anteprima il dispositivo finale completo della sentenza emessa questa mattina dalla Corte di Giustizia europea sulle cause riunite C-22/13, C-61/13, C-62/13, C-63/13, C-418/13 Raffaella Mascolo e a./Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca: con questo parere si aprono le porte dell'assunzione per 250mila precari della scuola e per i tutti i dipendenti a tempo determinato della PA che hanno svolto almeno 36 mesi di servizio.
"…per questi motivi la Corte (Terza Sezione) dichiara
La clausula 5, punto 1, dell'accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, concluso il 18 marzo 1999, che figura nell'allegato alla direttiva 1999/70/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, relativa all'accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato, deve essere interpretata nel senso che osta a una normativa nazionale, quale quella di cui trattasi nei procedimenti principali che autorizzi, in attesa dell'espletamento delle procedure concorsuali per l'assunzione di personale di ruolo delle scuole statali, il rinnovo di contratti di lavoro a tempo determinato per la copertura di posti vacanti e disponibili di docenti nonché di personale amministrativo, tecnico e ausiliario, senza indicare tempi certi per l'espletamento di dette procedure concorsuali ed escludendo qualsiasi possibilità, per tali docenti e detto personale , di ottenere il risarcimento del danno eventualmente subito a causa di un siffatto rinnovo. Risulta, infatti, che tale normativa, fatte salve le necessarie verifiche da parte dei giudici del rinvio, da un lato, non consente di definire criteri obiettivi e trasparenti al fine di verificare se il rinnovo di tali corrisponda effettivamente ad un'esigenza reale, sia idoneo a prevedere nessun'altra misura diretta a prevenire e a sanzionare il ricorso abusivo ad una successione di contratti a tempo determinato".
Interpretazione della sentenza:
La normativa italiana esclude il risarcimento del danno subito a causa del ricorso abusivo a una successione di contratti di lavoro a tempo determinato nel settore dell'insegnamento. Esso non consente neanche la trasformazione di tali contratti in contratti a tempo indeterminato. Il fatto che un lavoratore che abbia effettuato supplenze non possa ottenere un contratto a tempo indeterminato se non con l'immissione in ruolo per effetto dell'avanzamento in graduatoria è aleatorio e non costituisce quindi una sanzione sufficientemente effettiva e dissuasiva ai fini di garantire la piena efficacia delle norme adottate in applicazione dell'accordo quadro.
La Corte sottolinea che, sebbene il settore dell'insegnamento testimoni un'esigenza particolare di flessibilità, lo Stato italiano non può esimersi dall'osservanza dell'obbligo di prevedere una misura adeguata per sanzionare debitamente il ricorso abusivo a una successione di contratti di lavoro a tempo determinato.
Per tali motivi, la Corte giunge alla conclusione che l'accordo quadro sul lavoro a tempo determinato non ammette una normativa che, in attesa dell'espletamento delle procedure concorsuali dirette all'assunzione di personale di ruolo delle scuole statali, autorizzi il rinnovo di contratti a tempo determinato per la copertura di posti vacanti e disponibili di docenti e di personale amministrativo, tecnico e ausiliario, senza indicare tempi certi per l'espletamento di dette procedure concorsuali ed escludendo il risarcimento del danno subito a causa di un siffatto rinnovo.
Tale normativa, infatti, non prevede criteri obiettivi e trasparenti al fine di verificare se il rinnovo risponda ad un'esigenza reale, sia idoneo a conseguire l'obiettivo perseguito e sia necessario a tal fine. Essa non contempla neanche altre misure dirette a prevenire e a sanzionare il ricorso abusivo a siffatti contratti.
Per maggiori informazioni sull'iter che ha condotto, dopo una lunga battaglia legale, alla sentenza emessa oggi dalla Corte di Lussemburgo cliccare su Sentenza nelle cause riunite C-22/13, C-61/13, C-62/13, C-63/13, C-418/13 Raffaella Mascolo e a. / Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca.
Pubblicato da redazione CorrieredelWeb a 14:27 0 commenti
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