Source: https://www.ilcommercialistainrete.com/2014/09/
Timestamp: 2020-04-07 00:34:59+00:00
Document Index: 162641963

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 38', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 37', 'art. 37', 'art. 37', 'art. 36', 'art. 36', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art.11', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 39', 'art. 2', 'sentenza ']

09/2014 - Il Commercialista in Rete
mi chiedevo se c'era bisogno di mettere nella dichiarazione dei redditi la prestazione occasionale svolta a giugno di quest'anno per un ammontare pari a 3500€
mi chiedevo se c'era bisogno di mettere nella dichiarazione dei redditi la prestazione occasionale svolta a giugno di quest'anno per...
Conto alla rovescia dal versamento e non dalla pronuncia della Corte Ue.
La Corte richiama un principio consolidato espresso dalle SS.UU. (cfr. sent. n. 13676/14), in base al quale nel caso in cui un’imposta venga dichiarata incompatibile con il diritto comunitario da una sentenza della Corte di giustizia dell’Unione Europea, il termine di decadenza previsto dalla normativa tributaria (per le imposte sui redditi, DPR n. 602 del 1973, art. 38) per l’esercizio del diritto al rimborso, attraverso la presentazione di apposita istanza, decorre dalla data del versamento dell’imposta e non da quella, successiva, in cui è intervenuta la pronuncia che ha sancito la contrarietà della stessa all’ordinamento comunitario.
Sentenza n. 19627 del 17 settembre 2014 (udienza 9 luglio 2014)
Cassazione civile, sezione VI – 5 – Pres. Cicala Mario – Est. Cosentino Antonello
Imposta dichiarata incompatibile con il diritto europeo – L’esercizio del diritto al rimborso decorre dalla data del versamento dell’imposta
La Corte richiama un principio consolidato espresso dalle SS.UU. (cfr. sent. n. 13676/14), in base al quale nel caso in cui un’imposta venga...
Tocca al contribuente dimostrare che l’Unico fu respinto per un errore.
L’obbligo di presentazione della dichiarazione dei redditi e dell’Iva è stato disciplinato dal Dpr n. 322/1998, il cui articolo 3, al secondo comma, ne dispone la trasmissione all’Amministrazione finanziaria anche in via telematica, direttamente o tramite gli incaricati indicati al successivo terzo comma, i quali, ai sensi dell’ancora successivo sesto comma, debbono rilasciare al contribuente o al sostituto di imposta ricevuta di presentazione della dichiarazione nonché copia della dichiarazione contenente l’impegno a trasmettere in via telematica all’Amministrazione finanziaria i dati in essa contenuti.
A sua volta, il decimo comma dell’articolo 3 stabilisce che la prova della presentazione della dichiarazione è data dalla ricevuta della banca, dell’ufficio postale o di uno dei predetti soggetti, o dalla ricevuta di invio della raccomandata di cui al quinto comma ovvero dalla comunicazione dell’Amministrazione finanziaria attestante l’avvenuto ricevimento della dichiarazione presentata direttamente in via telematica, la quale ricevuta non viene inviata se la dichiarazione viene scartata dal servizio telematico per la presenza di “errori bloccanti”. In tale ipotesi, la circolare dell’Agenzia delle Entrate 23 aprile 2002, n. 35/E (a integrazione della precedente circolare del ministero delle Finanze n.195 del 1999), illustrò come la tempestività della dichiarazione si verifichi “qualora, dopo avere effettuato i dovuti controlli e la rimozione di eventuali errori, venga ritrasmessa entro i 5 giorni successivi dal ricevimento della comunicazione dell'Agenzia delle Entrate che ne motiva lo scarto”.
La pronuncia dei giudici di legittimità in commento (sentenza 21 maggio 2014, n. 11156) ritiene che la cennata ricevuta di spedizione in via telematica a opera dell’intermediario, non soltanto dimostra l’avvenuta consegna da parte del contribuente, ma è necessaria per verificare la tempestività di tale consegna “al fine di assicurare il controllo sul regolare adempimento degli obblighi di presentazione della dichiarazione, pur sempre sul contribuente gravanti”.
A tal proposito, la Corte di cassazione, nella sentenza 30 maggio 2012, n. 8630, aveva rilevato che l’assegnazione dei compiti svolti dall’intermediario autorizzato nei confronti del fisco non vale a escludere la natura privatistica del rapporto tra l’intermediatore e il contribuente, in quanto detti incaricati adempiono gli obblighi dei soggetti tenuti alla presentazione della dichiarazione, in nome e per conto di questi, “in seno ad un rapporto che, sebbene dotato di rilevanza esterna, rimane interno, confinato entro il perimetro dell'incarico conferito”.
La giurisprudenza penale della Suprema corte si è interessata al tema della modalità di presentazione della dichiarazione con la decisione 8 maggio 2012, n. 16958, statuendo che l’affidamento a un commercialista del mandato a trasmettere per via telematica la dichiarazione dei redditi alla competente Agenzia delle Entrate - ai sensi dell’articolo 3, comma 8, del Dpr n. 322/1988, come modificato dal Dpr n. 435/2001 - non esonera il soggetto obbligato alla dichiarazione dei redditi a vigilare affinché tale mandato sia puntualmente adempiuto.
La questione oggetto dell’intervento della Corte regolatrice del diritto concerne la contraddittorietà della sentenza del giudice d’appello, il quale dopo avere accertato, in fatto, che la dichiarazione dei redditi risultava essere stata “scartata per data non conforme”, “successivamente, asserisce che la stessa dichiarazione dei redditi era risultata regolare in quanto priva di errori bloccanti, cosicché il contribuente non aveva avuto alcuna segnalazione di errori”.
Pertanto, la pronuncia in commento ritiene elemento fondamentale l’avvenuta comunicazione di scarto come già affermato – in tema di comunicazione dell’avvenuta ricezione della dichiarazione – dalla giurisprudenza della Corte regolatrice del diritto nella pronuncia 4 dicembre 2013, n. 27202, per la quale il contribuente, che si sia avvalso di un intermediario autorizzato per la presentazione della dichiarazione dei redditi, può provare di aver tempestivamente provveduto a detta presentazione unicamente producendo la ricevuta che, ai sensi del comma 6 dell’articolo 3, gli deve essere rilasciata dall’intermediario medesimo. In tale occasione, fu evidenziato che nessuna efficacia probatoria può, viceversa, essere attribuita, al possesso di una copia della dichiarazione contenente l’impegno alla trasmissione telematica della stessa, anche perché nell’appena successiva sentenza 11 dicembre 2013, n. 27712, si statuì che la procedura di presentazione della dichiarazione in via telematica, prevista dall’articolo 3 del Dpr 22 luglio 1998, n. 322, comporta che la dichiarazione e la sua presentazione costituiscano - diversamente dal sistema cartaceo (per il quale vi è una dichiarazione distinta dalla prova del suo invio o della sua presentazione all’ufficio) - un unico, complesso atto, che viene a esistenza giuridica soltanto con l’invio da parte del contribuente.
In buona sostanza, nella decisione della Corte di legittimità in commento viene ribadito quanto delineato nella citata sentenza 11 dicembre 2013, n. 27712, per la quale il contribuente non può addurre dati diversi desunti da una propria dichiarazione cartacea (salvo il caso di errore da lui compiuto nel formare e inviare la dichiarazione, eventualmente emendabile secondo le regole generali), attesa la irrilevanza di quest’ultima, poiché non costituente copia della dichiarazione presentata all’ufficio, in quanto l’elaborazione telematica attribuisce certezza (superabile solo con rigorosa prova contraria attinente al sistema informatico di trasmissione dei dati) della conformità del file (contenente la dichiarazione) giunto all’Amministrazione finanziaria a quello inviato dal contribuente.
L’obbligo di presentazione della dichiarazione dei redditi e dell’Iva è stato disciplinato dal Dpr n. 322/1998, il cui articolo 3, al second...
Infatti, l’articolo 21 assoggetta alla tassa sulle concessioni governative, la “licenza o documento sostitutivo per l'impiego di apparecchiature terminali per il servizio radiomobile pubblico terrestre di comunicazione (articolo 318 del decreto del Presidente della Repubblica 29 marzo 1973, n. 156, e articolo 3 del decreto-legge 13 maggio 991, n. 151, convertito con modificazioni, dalla legge 12 luglio 1991, n. 202)”.
In materia di telefonia mobile, il presupposto oggettivo del tributo è rappresentato dal “documento sostitutivo” della licenza, ossia il contratto di abbonamento con gli operatori telefonici autorizzati (ex articolo 3, comma 2, del Dm 33/1990), per effetto del quale l’utente è legittimato all’utilizzo dell’apparecchiatura.
La Corte suprema, con la sentenza 19464 del 15 settembre, dopo il pronunciamento delle Sezioni unite (sentenza 9560/2014), è tornata sul tem...
Non c’è frode ma l’uso è improprio: solo l’elusione motiva il percorso.
I) In tema di accertamento delle imposte sui redditi, la disciplina antielusiva dell’interposizione, prevista dal DPR n. 600/1973, art. 37, comma 3, non presuppone necessariamente un comportamento fraudolento da parte del contribuente, essendo sufficiente un uso improprio, ingiustificato o deviante di un legittimo strumento giuridico, che consenta di eludere l’applicazione del regime fiscale che costituisce il presupposto d’imposta. Ne deriva che il fenomeno della simulazione relativa, nell’ambito della quale può ricomprendersi l’interposizione personale fittizia di persona, non esaurisce il campo di applicazione della norma, ben potendo attuarsi lo scopo elusivo anche mediante operazioni effettive e reali (cfr. Cass. n. 12788/2011).
II) La prova della natura elusiva delle operazioni poste in essere dal contribuente ben può scaturire da presunzioni, spettando, semmai, allo stesso contribuente fornire la prova della esistenza di ragioni economiche alternative o concorrenti con carattere non meramente marginale o teorico che giustifichino l’operazione stessa (così Cass. n. 8772/2008; Cass. n. 20816/2005).
Sentenza n. 19596 del 17 settembre 2014 (udienza 12 giugno 2014)
D.P.R. n. 600/1973, art. 37, comma 3 – Elusione d’imposta – Non occorre l’intento fraudolento – È sufficiente un uso improprio, ingiustificato o deviante di un legittimo strumento giuridico
La prova della natura elusiva può scaturire da presunzioni – E’ onere del contribuente fornire la prova della esistenza di ragioni economiche che giustificano l’operazione stessa
I) In tema di accertamento delle imposte sui redditi, la disciplina antielusiva dell’interposizione, prevista dal DPR n. 600/1973, art. 37, ...
Posso usufruire delle agevolazioni prima casa per l'acquisito di un’unità immobiliare se, antecedentemente, in un diverso comune, ho acquistato un appartamento senza beneficiarne?
Posso usufruire delle agevolazioni prima casa per l'acquisito di un’unità immobiliare se, antecedentemente, in un diverso comune, ho acq...
Rimborsi Iva in ambito Ue: richieste entro il 30 settembre.
Infine, i contribuenti non stabiliti nell’Unione europea, ma in Stati con cui esistono accordi di reciprocità (Israele, Svizzera e Norvegia), devono presentare la richiesta di rimborso dell’Iva relativa a beni e servizi acquistati in Italia, consegnando l’apposito modello Iva 79 direttamente al Centro operativo di Pescara (via Rio Sparto, 21 - 65129 Pescara) oppure trasmettendolo tramite servizio postale o corriere espresso.
Ancora pochi giorni per le imprese e i professionisti che hanno sostenuto costi nella Comunità europea per recuperare l’Iva pagata ai fornit...
Allo scopo di incentivare la ripresa economica del Paese, con il Dl 83/2012 (“decreto Crescita”) sono state introdotte alcune norme agevolat...
Nella nuova certificazione unica anche i redditi degli autonomi.
La Certificazione unica (Cu) 2015 fa il suo debutto in Rete. È disponibile da oggi, sul sito dell’Agenzia delle Entrate, la bozza del modell...
Presentazione telematica delle domande di rate maturate e non riscosse a favore di eredi di pensionati deceduti.
A seguito dell’entrata in vigore del decreto D.L. n. 201 del 6 dicembre 2011, convertito nella Legge n. 214 del 22.12.2011, che ha disposto la soppressione di INPDAP ed ENPALS e l’attribuzione delle relative funzioni all’INPS, il Presidente dell’Istituto, con determinazione n. 95 del 30 maggio 2012, ha esteso alla Gestione Dipendenti Pubblici e alla Gestione ex Enpals il programma di telematizzazione dei servizi.
Con il presente messaggio sono estesi, anche per la presentazione delle domande di rate maturate e non riscosse a favore di eredi di pensionati deceduti - Fondo Lavoratori dello Spettacolo e Fondo Sportivi Professionisti - i medesimi canali e le medesime modalità di inoltro in via telematica previsti per la gestione privata.
La presentazione delle istanze di rate maturate e non riscosse a favore di eredi di pensionati deceduti, quindi, sarà effettuata, in via esclusiva, con le modalità di seguito indicate, a decorrere dal 6 ottobre 2014.
In particolare, a partire da tale data, la presentazione delle domande di rate maturate e non riscosse dovrà essere effettuata attraverso uno dei seguenti canali, secondo le modalità già previste per le altre istanze di prestazioni previdenziali inoltrate in via telematica e già illustrate con la circolare n. 156 dell’8 novembre 2013, alla quale si rimanda:
- WEB – servizi telematici accessibili direttamente dal cittadino tramite PIN
attraverso il portale dell’Istituto;
- Intermediari dell’Istituto attraverso i consueti servizi telematici online.
Sul portale del Patronato e del cittadino sarà segnalata la disponibilità del nuovo servizio.
Alle domande in oggetto dovranno essere allegate eventuali deleghe alla riscossione presentate dagli eredi a favore di altri soggetti.
Dovrà, inoltre, essere allegata la copia del testamento, nel caso sia stata dichiarata tale circostanza.
La procedura è stata, di conseguenza, predisposta per l’acquisizione di documentazione in formato digitale.
Le domande di ratei maturati e non riscossi trasmesse in via telematica saranno disponibili nella procedura WEBDOM con le stesse modalità previste per la generalità delle domande di pensione.
Fonte: Messaggio INPS n.7170 del 22/09/2014
A seguito dell’entrata in vigore del decreto D.L. n. 201 del 6 dicembre 2011, convertito nella Legge n. 214 del 22.12.2011, che ha disposto...
È stata pubblicata oggi la Nota trimestrale dell’Omi dell’Agenzia delle Entrate che riporta i dati relativi alle transazioni registrate nel ...
alle venerdì, settembre 26, 2014
Se l’errore salta all’occhio, non servono altre spiegazioni.
In riferimento al ruolo emesso a seguito di controllo formale della dichiarazione, effettuato dall’Ufficio ai sensi del DPR n. 600/1973, art. 36-bis, allorché l’amministrazione finanziaria riscontri nella dichiarazione dei redditi un mero errore materiale o di calcolo emergente ictu oculi, e provveda di conseguenza a notificare al contribuente una cartella di pagamento in esito alla procedura di controllo automatizzato, ai sensi del cit. art. 36-bis, comma 2, lett. a), essa non è tenuta ad alcuna particolare motivazione di tale provvedimento, onere necessario soltanto quando la contestazione dell’Erario si fondi su interpretazioni giuridiche o elaborazioni della documentazione allegata dal contribuente.
Sentenza n. 19080 del 10 settembre 2014 (udienza del 15 luglio 2014)
D.P.R. n. 600/1973, articolo 36-bis comma 2, lettera a) – Mero errore materiale o di calcolo emergente ictu oculi – La cartella di pagamento non necessita di una motivazione
In riferimento al ruolo emesso a seguito di controllo formale della dichiarazione, effettuato dall’Ufficio ai sensi del DPR n. 600/1973, art...
Etichette: Controllo dichiarazioni
Mia suocera ha la necessità di assumere una badante, pagandola inizialmente lei, poi aiutata dai figli. E' possibile detrarre la spesa e, se sì, come va ripartita?
Le spese sostenute per gli addetti all’assistenza personale nei casi di non autosufficienza nel compimento degli atti della vita quotidiana sono detraibili nella misura del 19% (articolo 15, comma 1, lettera i-septies, del Tuir). La detrazione spetta anche se le spese sono state sostenute per le persone indicate all’articolo 12 del Tuir (tra cui rientrano i genitori), indipendentemente dalla circostanza che siano fiscalmente a carico. La detrazione non spetta se il reddito del contribuente è superiore a 40mila euro. L’importo massimo di spesa agevolabile è pari a 2.100 euro e deve essere considerato con riferimento al singolo contribuente, a prescindere dal numero dei soggetti cui si riferisce l’assistenza; qualora siano invece più contribuenti a sostenere le spese per assistenza con riferimento a uno stesso familiare, tale importo dovrà invece essere suddiviso tra i soggetti aventi diritto.
Mia suocera ha la necessità di assumere una badante, pagandola inizialmente lei, poi aiutata dai figli. E' possibile detrarre la spesa e...
Etichette: Assistenza disalibi
Il Mef "rimanda" a novembre la dichiarazione "Imu Tasi Enc".
Ricordiamo che i fabbricati utilizzati dagli enti non commerciali sono esenti dai due tributi se interamente destinati ad attività senza scopo di lucro; in caso di uso misto, l'esenzione riguarda soltanto le aree non "commerciali" e, se non è possibile procedere con una suddivisione netta, la tassazione avviene proporzionalmente all'utilizzo no profit, in base alle informazioni e a specifici elementi riguardanti l'attività svolta, forniti direttamente dagli enti nella dichiarazione, ad esempio il numero delle persone impiegate (vedi "Un modello Imu/Tasi a misura degli enti non commerciali" e "On line le specifiche tecniche per il modello Imu Tasi Enc").
Posticipato di due mesi il termine a disposizione degli enti non commerciali per presentare la dichiarazione Imu/Tasi relativa agli anni 201...
Etichette: ENC, IMU, TASI
Il penale attinge dal tributario per le prove di colpevolezza.
La terza sezione penale della Corte di cassazione ha stabilito, con la sentenza 37749 del 15 settembre 2014, che l’accertamento induttivo realizzato dall’Agenzia delle Entrate può essere utilizzato dal giudice penale ai fini della condanna per il reato di dichiarazione infedele.
Il ragionamento di carattere indiziario è del tutto compatibile con i criteri che presiedono alla valutazione delle prove da parte del giudice, che può prendere in considerazione le risultanze dell’accertamento basato sulle presunzioni tributarie per determinare la somma non dichiarata.
La vicenda concerne la condanna in primo grado di due contribuenti, rei di avere indicato nella dichiarazione annuale dei redditi elementi attivi inferiori a quelli effettivi ed elementi passivi fittizi con superamento della soglia di punibilità, come previsto per il reato di “dichiarazione infedele” dall’articolo 4 del Dlgs 74/2000.
All’esito confermativo dell’appello seguiva ricorso per cassazione, con il quale i ricorrenti lamentano, principalmente, difetto di motivazione della sentenza impugnata in ordine all’affermazione della loro responsabilità, deducendo che la Corte territoriale ha recepito gli esiti dell’accertamento induttivo operato dall’ente impositore senza procedere a valutazione autonoma dei fatti, mentre le risultanze fiscali, basate su presunzioni tributarie (ossia prive di gravità, precisione e concordanza di cui all’articolo 2729 cc), possono tutt’al più rilevare come indizi da valutarsi criticamente.
In altri termini, secondo i ricorrenti, il giudice dell’appello non avrebbe proceduto ad accertare concretamente se il meccanismo negoziale utilizzato dalle due società, formalmente ricondotto a un contratto di know how, ma nella sostanza consistente in un affitto di azienda, avesse dato luogo a una effettiva evasione di imposta rilevante ai fini penali, evasione che in concreto, secondo la difesa, non sussisterebbe.
Davanti al giudice di legittimità, tuttavia, non è passato il tentativo degli imputati di valorizzare l’affitto d’azienda “travestito” da contratto di cessione know-how. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato dalla Corte suprema.
In particolare, la prospettiva dei contribuenti, con la quale hanno lamentato che il giudice di merito sarebbe giunto all’individuazione degli effettivi elementi attivi nonché all’accertamento della fittizietà degli elementi passivi per il tramite di presunzioni tributarie, acriticamente recepite nel processo penale, non ha trovato riscontro nell’esame della sentenza impugnata.
Anzi, il ragionamento di carattere indiziario dal quale si è giunti all’accertamento dei ricavi, si legge nella sentenza, è “del tutto compatibile con i criteri che presiedono alla valutazione delle prove” nel procedimento penale. Ne consegue che resta esclusa la possibilità di sindacare le scelte compiute dal giudice in ordine alla rilevanza e attendibilità delle fonti di prova, a meno che le stesse non siano il frutto di affermazioni apodittiche o illogiche (cfr Cassazione penale, sentenza 40542/2007).
In questa materia, peraltro, la sentenza di colpevolezza, che superi ogni ragionevole dubbio, ben può essere sostenuta da un compendio probatorio di natura indiziaria, intendendosi per tale un complesso di prove esclusivamente indirette, purché queste possano essere significative al pari della prova rappresentativa, non essendo qualificativo dell’indizio né la fonte né l’oggetto della prova, ma il suo contenuto e il suo grado di persuasività (Cassazione penale, sentenza 25834/2013).
Infatti, il giudice del riesame ha provveduto a raffrontare l’importo fatturato dalla società con la mancata contabilizzazione dei ricavi, maggiorando il primo del 30% a titolo di ricarico, per individuare la somma non dichiarata (è noto, infatti, che nel bilancio societario vengono inseriti costi fittizi per “alleggerire” l’utile aziendale e occultare così i ricavi al fisco).
Peraltro, il percorso argomentativo della Corte d’appello è conforme alle acquisizioni del procedimento penale, ove si è osservato che il giudice può anche ricorrere all’accertamento induttivo dell’imponibile quando la contabilità imposta dalla legge sia stata tenuta irregolarmente (Cassazione, sentenza 5786/2007) e che l’accertamento induttivo compiuto dagli uffici finanziari può rappresentare un valido elemento di indagine per stabilire se vi sia stata evasione e se questa abbia raggiunto le soglie di punibilità previste dalla legge, a condizione che il giudice non si limiti a constatarne l’esistenza e non faccia apodittico richiamo agli elementi in essi evidenziati, ma proceda a specifica autonoma valutazione degli elementi nello stesso descritti, comparandoli con quelli eventualmente acquisiti aliunde (Cassazione, sentenze 1904/1999, 24811/2011, 48813/2012, 37335/2014): ciò che è puntualmente avvenuto nel caso di specie.
La terza sezione penale della Corte di cassazione ha stabilito, con la sentenza 37749 del 15 settembre 2014, che l’accertamento induttivo re...
Chi invece effettua interventi di riqualificazione energetica, qualora i lavori proseguano oltre il periodo d’imposta nel quale sono iniziati, è tenuto a inviare un apposito modello all’Agenzia delle Entrate per comunicare le spese sostenute nei periodi d’imposta precedenti; se gli interventi proseguono per più anni, il modello deve essere presentato per ciascun periodo di imposta (articolo 29, comma 6, Dl 185/2008). A tal proposito, si segnala che l'articolo 12 del decreto legislativo sulle "semplificazioni fiscali", che ha ricevuto il via libera dal Consiglio dei ministri del 19 settembre, prevede l'abrogazione di questo adempimento.
Nel 2013 ho ristrutturato il mio appartamento, effettuando anche lavori per la riqualificazione energetica; le spese proseguiranno nel 2014....
Etichette: Lavori pluriennali
alle mercoledì, settembre 24, 2014
La Tassa sui servizi indivisibili, istituita dalla legge di stabilità 2014, riguarda i servizi comunali rivolti alla collettività, come ad esempio la manutenzione stradale o l’illuminazione pubblica (articolo 1, comma 669 e seguenti della legge 147/2013). Presupposto impositivo della Tasi è il possesso o la detenzione a qualsiasi titolo di fabbricati, compresa l’abitazione principale, e di aree edificabili. Per i contratti di durata superiore a sei mesi nell’arco dell’anno solare, va ripartita tra proprietario e occupante (inquilino o comodatario), senza vincolo di solidarietà. L'occupante è tenuto a versare la Tasi nella misura, compresa fra il 10 e il 30% dell'ammontare complessivo, stabilita con regolamento comunale; in assenza di decisione sulle quote di ripartizione, deve pagare il 10% dell’imposta.
In caso di immobile di proprietà del padre, dato in uso gratuito al figlio che lo utilizza come abitazione principale, chi deve pagare la Ta...
Manca il vincolo di destinazione di spesa? Contributi soggetti a Irap.
Dopo aver quindi ribadito che tale previsione è applicabile anche alle annualità precedenti il 1999 (coincidente con l’entrata in vigore del Dlgs n. 506/1999 che ha modificato il comma 3 dell’articolo 11 nei cennati termini), quindi anche all’annualità in contestazione (1998), la Corte di legittimità ribadisce il principio di diritto da questa già affermato, secondo il quale “in tema di imposta regionale sulle attività produttive (IRAP), il D.Lgs. n.446 del 1997, art.11, comma 3, nel prevedere che i contributi erogati a norma di legge non concorrano alla determinazione della base imponibile nel caso in cui essi siano correlati a componenti negativi non ammessi in deduzione, esclude l'imponibilità soltanto in presenza di una specifica previsione, nella legge istitutiva, della correlazione tra il contributo ed un componente negativo indeducibile” (cfr Cassazione 28 maggio 2010, n. 13160, e 15 giugno 2010, n. 14415).
Sulla base di tali presupposti, la Suprema corte passa a esaminare la questione sub iudice concernente, come detto, l’imponibilità o meno dei contributi erogati dal Fus a una fondazione lirica-sinfonica. E nel dare atto che, in seguito alla emanazione del Regolamento di attuazione del Dlgs 29 giugno 1996, n. 367, articolo 24, comma 1, la quota del Fondo unico per lo spettacolo destinata alle spese per il personale (determinata “in considerazione dei costi degli organici funzionali, con esclusivo riferimento a quelli derivanti dal contratto collettivo nazionale di lavoro” - cfr Dm ministro Beni culturali del 10 giugno 1999, n. 239, articolo 1, comma 1, lettera c) è stata fissata nella misura del 20% (articolo 2, comma 1, lettera c), chiarisce che solo detta quota del contributo, in quanto assoggettata a vincolo di destinazione, è esclusa dalla base imponibile Irap.
Nella sentenza n. 11147/2014, la Corte di cassazione torna a occuparsi della questione relativa ai termini e alle condizioni per l’esclusion...
Con sentenza 18885 dell’8 settembre, la Corte di cassazione ha statuito che “pare assai più conferente ancorare l'assimilabilità di una sanzione amministrativa a una sanzione penale solo in presenza di un riferimento normativo e non esclusivamente in base al requisito dell'afflittività della sanzione”.
Contro tale sentenza il contribuente proponeva ricorso per revocazione, ai sensi degli articoli 391-bis e 395, n. 4, del codice di procedura civile, e il ministero dell’Economia e delle Finanze resisteva in giudizio, contestando tra l’altro, al decreto della Corte d’appello di Lecce, la violazione e falsa applicazione dell’articolo 3, legge 80/2001, e dell’articolo 6, paragrafo 1, Cedu (Convenzione europea dei diritti dell’uomo), e il vizio di motivazione. Il ministero, infatti, confutava l’accertamento compiuto dalla Corte d’appello circa “la natura del giudizio tributario presupposto, assimilato ad un giudizio penale in quanto riguardante, fra l’altro, l’applicazione di sanzioni tributarie ai sensi dell’art. 39-bis D.P.R. n. 636/72”.
“In tema di equa riparazione, per durata irragionevole del processo, ai fini dell’assimilazione della sanzione tributaria alla sanzione penale, che ascrive il giudizio tributario alla “materia penale” ed attiva la tutela ex art. 2 della legge 24 marzo 2001, n. 89”, afferma l’adita Corte, “non è sufficiente il carattere afflittivo della sanzione, occorrendo un preciso riferimento normativo, alla luce di quanto affermato dalla Corte di giustizia dell'Unione europea nella decisione 26 febbraio 2013, “Àklagaren c. Hans ÀkerbergFransson”, in armonia col principio costituzionale di stretta legalità delle sanzioni penali (Cass. n. 510/14)”.
il secondo nella natura dell'illecito;
A giudizio della Cassazione, “sebbene la pronunzia riferita ampli il novero degli elementi alla stregua dei quali il giudice nazionale è chiamato a decidere se le sanzioni tributarie assumano o no natura penale, (introducendo dei riferimenti alla qualificazione giuridica dell'illecito e alla natura dello stesso, che sono immediatamente applicabili nell’ordinamento italiano), posto che il nostro sistema costituzionale è retto dal principio di stretta legalità nell’individuazione degli illeciti e delle sanzioni penali, pare assai più conferente ancorare l’assimilabilità di una sanzione amministrativa (o tributaria) ad una sanzione penale solo in presenza di un riferimento normativo e non esclusivamente in base al requisito della afflittività della sanzione”.
Con sentenza 18885 dell’8 settembre, la Corte di cassazione ha statuito che “pare assai più conferente ancorare l'assimilabilità di una ...
Ho acquistato un appartamento con le agevolazioni prima casa. Lo rivenderò prima dei cinque anni, senza acquistarne un altro. Posso rinuncia...
Se c’è l’intermediario, no a esenzione dazio antidumping.
La pronuncia pregiudiziale è stata resa nell’ambito di una controversia che ha visto protagonisti un importatore di nitrato di ammonio origi...
Ricade sul contribuente l'onere di dimostrare l'esistenza delle operazioni ritenute soggettivamente inesistenti dall'ufficio e q...