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Timestamp: 2019-02-19 02:34:06+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 24', 'art. 2', 'art. 6', 'art. 2', 'art. 1', 'art.1', 'art. 1']

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ANFFAS Lombardia: Glossari : <> Glossario F-L :
L’insieme delle figure professionali operanti nel settore della disabilità intervenendo all’interno dei diversi percorsi che vengono attivati per sostenere - a livello sanitario, terapeutico, riabilitativo, educativo, scolastico, formativo, assistenziale – le persone disabili e i loro famigliari nei processi di presa in carico. Le principali figure professionali operanti nel settore della disabilità sono: medici riabilitatori, psichiatri, neuropsichiatri infantili, neurologi, psicologi, pedagogisti, educatori professionali, insegnanti di sostegno, terapisti della riabilitazione, animatori sociali, psicomotricisti, logopedisti, operatori socio-sanitari e assistenziali.
Frenastesia Termine obsoleto, di derivazione ottocentesca, utilizzato per definire una condizione di ritardo mentale. Attualmente è da considerarsi stigmatizzante in quanto attribuisce in maniera sfumata un giudizio di valore, ‘debole di cervello’, alla persona con disabilità intellettiva.
Termine utilizzato all’interno del precedente Sistema Internazionale di Classificazione dell’OMS (ICIDH 1980).La definizione allora offerta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità era la seguente: “nell’ambito delle evenienze inerenti alla salute, l’handicap è la condizione di svantaggio conseguente ad una menomazione o una disabilità che in un certo soggetto limita o impedisce l’adempimento del ruolo normale per tale soggetto in relazione all’età, sesso e ai fattori socioculturali.” In tale definizione appariva chiaro che “l’handicap rappresenta …la socializzazione di una menomazione o di una disabilità e come tale riflette le conseguenze – culturali, sociali, economiche ed ambientali - …lo svantaggio proviene dalla diminuzione o dalla perdita della capacità di conformarsi alle aspettative o alle norme proprie dell’universo che circonda l’individuo”.
Attualmente questo termine è stato depennato dal nuovo sistema di Classificazione Internazionale dell’OMS (ICF) ed è stato sostituito dal termine meno stigmatizzante di “restrizione della partecipazione”
Trattasi di un sistema di classificazione internazionale delle malattie e dei problemi relativi alla salute proposto dalla Organizzazione Mondiale della Sanità e giunto alla 10^ edizione (1992), che comprende la definizione e la descrizione dettagliata, attraverso i sintomi e i segni utilizzabili come criteri diagnostici, di oltre 300 sindromi e disturbi psichici e comportamentali. Le descrizioni cliniche infatti espongono dettagliatamente i segni e i sintomi di ciascuna sindrome o disturbo e delineano i criteri per una diagnosi affidabile. Tra le diverse versioni è stata proposta, nel 1996, una guida specifica per la diagnosi di ritardo mentale che permette la codifica completa delle caratteristiche cliniche e funzionali del ritardo mentale secondo 5 assi diagnostici, corrispondenti in sequenza alla gravità del ritardo e dei problemi comportamentali, alle condizioni mediche associate, ai disturbi psichiatrici associati, alla valutazione globale della disabilità psicosociale ed alle situazioni psicosociali abnormi collegate.
International Classification of Functioning. Classsificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute. E’ l’ultimo strumento elaborato dall’OMS per descrivere e misurare la salute e la disabilità della popolazione. L’ICF viene utilizzato per classificare le condizioni di salute di tutte le persone in rapporto anche ai fattori ambientali. L’edizione italiana del manuale è a cura della Erickson.
Termine obsoleto e stigmatizzante in quanto rappresentava in qualche misura l’approssimazione del carattere umano a quello degli animali, introdotto all’inizio del 1800 per definire l’abolizione più o meno assoluta delle funzioni di comprensione e di sentimento, acquisita o congenita. Si riferiva ad una condizione di ritardo mentale grave o profondo, dovuto ad incompleto o anomalo sviluppo dell’intelligenza.
Imbecillità Termine obsoleto e stigmatizzante per definire nella seconda metà del 1800 una forma di patologia dell’intelletto che ne influenzava il livello. Avrebbe identificato la condizione di una persona con ritardo mentale che dimostrava un’età mentale compresa fra 3 e 7 anni che richiedeva supervisione attiva nell’esercizio delle attività quotidiane di cura personale.
L’indennità di accompagnamento fa parte delle provvidenze economiche che lo Stato, in tempi diversi, ha messo a disposizione dei cittadini riconosciuti invalidi civili, a seguito di accertamento e certificazione da parte della Commissione Medica di cui alla Legge 295/90. L’indennità di accompagnamento è stata introdotta nell’ordinamento dalla Legge 11 febbraio 1980 n.18 e viene rilasciata a due categorie di invalidi civili:
► invalido con totale e permanente inabilità lavorativa 100% e impossibilità a deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore
► invalido con totale e permanente inabilità lavorativa 100% e con necessità di assistenza continua non essendo in grado di svolgere gli atti quotidiani della vita
L’indennità di accompagnamento viene erogata indipendentemente dall’età, non è in relazione al reddito della persona, viene concessa al cittadino italiano o alla persona straniera purchè in possesso di regolare permesso di soggiorno, mentre è incompatibile nel caso in cui la persona con disabilità sia ricoverata in un centro a totale carico dello Stato (es.struttura residenziale di riabilitazione). Non esiste invece incompatibilità nè con la condizione di lavoratore/lavoratrice, nè con la titolarità di una patente speciale.L’importo è versato mensilmente (per 12 mensilità) in favore della persona con disabilità o a chi la rappresenta. L’importo per l’anno 2003 è fissato in 431,19 euro.
E’ stata istituita dalla Legge 11 ottobre 1990 n.289, ed è concessa ai minori ai quali sia stata certificata:
- la difficoltà persistente a compiere le funzioni proprie dell’età
- la perdita uditiva superiore ai 60 decibel nell’orecchio migliore nelle frequenze 500, 1000, 2000 hertz
L’indennità di frequenza viene concessa al minore cittadino italiano o straniero purchè in possesso di regolare permesso di soggiorno, ed è legata ad altre due condizioni:
- la frequenza ad un centro di riabilitazione, o ad un centro di formazione professionale o a scuole di ogni ordine e grado
- possedere un reddito annuo personale non superiore a 3.755,83 euro (limite per l’anno 2003)
L’importo dell’indennità di frequenza per l’anno 2003 è fissato in 223,9 euro e viene erogato per 12 mensilità, ed è incompatibile con l’indennità di accompagnamento.
E’ stata istituita dalla Legge 11 ottobre 1990 n.289, ed è concessa ai minori ai quali sia stata certificata
L’inserimento nel mondo del lavoro delle persone disabili, risulta essere una parte fondante di quel complesso processo costituito dall’integrazione sociale. Esso costituisce un importante atto abilitante e normalizzante che nelle sue forme di “tirocinio lavoro”, “borsa lavoro” o assunzione vera e propria è sostenuto da una specifica normativa di legge (legge 68/99). Da anni sono presenti sul territorio nazionale progetti di inserimento lavorativo che pongono l’attenzione alla qualità dei processi attraverso la predisposizione di percorsi specifici ed individualizzati che accompagnano la persona disabile verso il mondo del lavoro: l’apprendimento professionale, il corretto svolgimento delle mansioni, l’adeguatezza delle relazioni instaurate sul luogo di lavoro.
Termine con cui si definiva un difetto più o meno grave dell’intelligenza dipendente da un insufficiente sviluppo o da un rallentamento delle capacità intellettive per cause prenatali ereditarie o congenite ( malattie dei geni o problemi patologici durante la gravidanza), perinatali (traumi del parto) e postatali( malattie infettive nella prima infanzia) di natura eterogenea, utilizzato per definire una primitiva debolezza intellettiva che conduceva ad un insuccesso dell’educazione corrispondente all’età ed alla posizione sociale. Attualmente il termine non è più utilizzato perché di valenza stigmatizzante in quanto facilmente collegabile ad un giudizio negativo di inadeguatezza della persona con disabilità intellettiva.
Integrazione/ inserimento sociale
L’integrazione sociale dei disabili in Italia ha navigato per molti anni tra due estremi opposti: la difficoltà ad accettare la diversità portata dalla persona disabile e l’intervento massimalista dell’inserimento selvaggio a tutti i costi. Oggi l’integrazione sociale del disabile, pur essendo un concetto sostanzialmente acquisito per buona parte della società italiana, rappresenta comunque una problematica complessa da affrontare, che richiede grossi sforzi di sensibilizzazione oltre alla disponibilità di risorse economiche e umane per rimuovere gli ostacoli presenti. Perseguire l’integrazione sociale delle persone disabili significa soddisfare due pre-requisiti di fondo in assenza dei quali difficilmente il processo di integrazione potrà definirsi tale:
1) un ambiente culturalmente preparato all’accoglienza delle diversità
2) il conseguimento dei potenziali minimi relativi all’autonomia (individuale e relazionale) ovvero che la persona disabile possieda una gamma di abilità funzionali a soddisfare le principali richieste ambientali
L’integrazione, quale valore della società civile, sta a significare che le relazioni tra le persone, compreso quelle disabili, sono basate sul riconoscimento reciproco del valore e dei diritti dell'altro.
Quando tale riconoscimento non esiste, vi è l'alienazione, la segregazione e l'ostracismo. Dal momento che il principio della integrazione riguarda le relazioni tra il disabile e i normali modi di vita nei vari ambienti sociali, è essenziale comprendere tale concetto attraverso alla luce di questa complessa rete:
- Integrazione fisica: il disabile condivide gli ambienti fisici normali (casa, scuola, lavoro, ecc.).
- Integrazione funzionale: il disabile riesce a usare e padroneggiare gli ambienti fisici normali (ad esempio, riesce a mangiare in un ristorante).
- Integrazione sociale: il disabile ha relazioni sociali stabili e reciprocamente gratificanti con i familiari, i vicini, i compagni di scuola, di lavoro, ecc.
- Integrazione personale: il disabile sviluppa ed evolve il bisogno di un'interazione personale significativa con altre persone. Egli ha la possibilità di avere una vita privata soddisfacente: da bambino con i genitori, fratelli, parenti, amici; da adulto con parenti, amici, partner e figli.
- Integrazione societaria: il disabile si esprime come un cittadino con tutti i suoi diritti, attraverso le varie possibilità di autodeterminazione della sua condizione presente e futura.
3) Integrazione «dei Servizi»: il disabile usa servizi normali e il meno possibile «speciali» e destinati esclusivamente a lui.
Le persone disabili, pur essendo a tutti gli effetti membri della società, spesso si trovano a vivere situazioni di isolamento ed emarginazione dal tessuto sociale in cui vivono per via del gran numero di ostacoli - fisici, istituzionali, culturali e psicologici - che ne limitano l'integrazione.
L’inserimento del bambino disabile all’interno del mondo della scuola - previsto da una specifica normativa di legge che prevede l’affiancamento di un insegnante di sostegno e la predisposizione di un piano educativo personalizzato per l’alunno disabile – ha consentito, a partire dalla fine degli anni ’70, la chiusura delle “scuole speciali” . Ciò ha costituito un passaggio culturale significativo per il superamento della concezione che vedeva il bambino disabile inadeguato a svolgere la propria vita di apprendimento e relazione all’interno del contesto scolastico. Ciò nonostante il processo di integrazione scolastica presenta sul nostro territorio luci e ombre, soprattutto laddove le autorità scolastiche e il corpo degli insegnanti intende la presenza dell’alunno disabile un’aggiunta alla scolaresca anziché una sua parte integrante e come tale non separabile. Non sono rare purtroppo le situazioni in cui la pratica dell’integrazione scolastica è quella di spostare l’alunno disabile fuori dell’aula, nel cosiddetto “laboratorio per l’integrazione” , venendo meno al reale concetto di integrazione (da: integer “che non può essere diviso” ) che, attraverso l’integralità della scolaresca e la sua unità di persone, è la condizione necessaria per garantire pari dignità, senza distinzioni o peggio discriminazioni.
L’art. 24 della Costituzione indica che “tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi”. La differenza sostanziale rispetto al diritto soggettivo è da collocare, in termini sbrigativi, nella legittimità del cittadino di richiedere – per esempio – una prestazione o un servizio, fermo restando la possibilità che il Giudice Ordinario non obblighi l’ente pubblico a riconoscere pienamente quanto rivendicato dal cittadino stesso. La Legge 104/92 è uno dei casi normativi più evidenti di conflitto tra la legittimità della persona con disabilità di richiedere una prestazione (per esempio il trasporto) e la disponibilità di risorse del Comune.
Interventi di sollievo alla fmiglia
Termine introdotto nel panorama delle recenti normative nazionali e regionali in campo assistenziale riconducibile alla “ centralità della famiglia ” nel processo di presa in carico della persona con disabilità. Tale ruolo, inteso come risorsa attiva ad integrazione dei servizi, può essere sostenuto solo se i genitori e gli altri famigliari che convivono con la persona con disabilità grave , possono a loro volta far conto su opportunità in grado di salvaguardare anche il loro benessere psico-fisico. E’ uno dei principi richiamato tra le finalità della Legge 162/98 ( misure di sostegno a favore delle persone con disabilità grave ) che permette ai Comuni e ad enti del privato sociale con comprovata esperienza, di progettare anche interventi di sollievo alle famiglie realizzati ad esempio mediante l’accoglimento temporaneo della persona disabile presso strutture residenziali esistenti o centri estivi. Tale possibilità permette alla famiglia ed in particolare ai genitori che accudiscono direttamente la persona con disabilità grave di recuperare energie fisiche e mentali es. attraverso una vacanza o più in generale un periodo di “stacco”. E’ inoltre una garanzia per quelle necessità improvvise che possono avvenire in famiglia quali il ricorso a cure ospedaliere od altri accadimenti a carico di chi assiste normalmente la persona disabile.
L’insieme degli atti riabilitativi, terapeutici, educativi e formativi erogati ed esercitati direttamente con e sulla persona disabile, quali : interventi psicologici ed educativi, fisioterapia, logopedia, psicomotricità, interventi medici, ecc.
Gli interventi indiretti sono quegli interventi tecnici a favore della persona disabile che si svolgono non in presenza del disabile e che contribuiscono a creare le condizioni che permettono l’esplicarsi degli interventi diretti: riunioni ed incontri per la determinazione e stesura del progetto di presa in carico, lavoro di rete tra istituzioni coinvolte, sostegno e supporto alle famiglie, ecc
L'art. 2 della legge 30 Marzo 1971 n. 118, definisce invalidi civili i cittadini affetti da minorazioni congenite o acquisite, anche a carattere progressivo, compresi gli irregolari psichici per oligofrenie di carattere organico o dismetabolico, insufficienze mentali derivanti da difetti sensoriali e funzionali che abbiano subito una riduzione permanente della capacità lavorativa non inferiore a un terzo o, se minori di diciotto anni, che abbiano difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni proprie della loro età . Ai soli fini dell'assistenza socio sanitaria e della concessione dell'indennità di accompagnamento, sono considerati invalidi civili i soggetti ultrasessantacinquenni che si trovino nella situazione di difficoltà prevista per i minorenni (art. 6 del D. Lgs. 23 Novembre 1988, n.509).
Sono esclusi gli invalidi di guerra, gli invalidi del lavoro e gli invalidi per servizio, nonché i ciechi civili e i sordomuti, per i quali provvedono altre leggi.
Il grado di invalidità è determinato in base ad apposita tabella approvata con decreto del MInistro della Sanità 5 Febbraio 1992.
L’art. 2 della L. 30 Marzo 1971 n. 118 è stato integrato dal D.Lgs. 23.11.1988 n.509 che affronta diversi aspetti relativi alla definizione e all’accertamento dell’invalidità civile, tra cui:
“le minorazioni congenite od acquisite, di cui all'articolo 2, secondo comma, della legge 30 marzo 1971, n. 118, comprendono gli esiti permanenti delle infermità fisiche e/o psichiche e sensoriali che comportano un danno funzionale permanente” (art. 1 comma 1)
“la determinazione della percentuale di riduzione della capacità lavorativa deve basarsi: a) sull'entità della perdita anatomica o funzionale, totale o parziale, di organi od apparati; b) sulla possibilità o meno dell'applicazione di apparecchi protesici che garantiscano in modo totale o parziale il ripristino funzionale degli organi ed apparati lesi; c) sull'importanza che riveste, in attività lavorative, l'organo o l'apparato sede del danno anatomico o funzionale” (art.1 comma 4)
L’accertamento dell’invalidità civile viene effettuato dalle Commissioni Mediche di cui all’art. 1 della L. 15 ottobre 1990 n.295. Tali Commissioni sono istituite presso ogni ASL e sono composte da:
· un medico specialista in medicina legale (che assume il ruolo di Presidente della Commissione)
· due medici (di cui uno scelto tra gli specialisti in medicina del lavoro.
Le Commissioni Mediche sono di volta in volta (in base alla disabilità oggeto di valutazione) integrate con un sanitario in rappresentanza, rispettivamente, dell'Associazione nazionale dei mutilati ed invalidi civili, dell'Unione italiana ciechi, dell'Ente nazionale per la protezione e l'assistenza ai sordomuti e dell'ANFFAS. Infine, è opportuno segnalare che in sede di accertamento sanitario, la persona interessata può farsi assistere dal proprio medico di fiducia.
L’ANFFAS e le Associazioni delle Persone con Disabilità e delle Famiglie valutano l’attuale sistema di accertamento dell’invalidità civile non solo superato e obsoleto, ma, innanzitutto, lesivo della dignità della persona ad essere oggetto di valutazione secondo una logica risarcitoria del danno, e non secondo una logica di rispetto dei diritti umani, civili e sociali, che porterebbe, in opposizione all’attuale sistema, ad essere oggetto di valutazione ai fini della definizione del Progetto Globale di Presa in Carico.
E’ la prima legge di settore specifica che si riferisce alla disabilità e che si impone come riforma economico-sociale della Repubblica. Gli articoli 1 e 2 indicano i compiti assegnati alla Repubblica (intesa nella nuova definizione dettata dalla L.Costituzionale n°3/2001 – vedi tabella 3) orientati alla garanzia del pieno rispetto della dignità umana, alla prevenzione e alla rimozione delle condizioni invalidanti, al raggiungimento della massima autonomia personale possibile, alla realizzazione dei diritti civili, politici e patrimoniali, alla assicurazione degli interventi sanitari e sociali, al superamento degli stati di emarginazione e di esclusione sociali della persona handicappata. Le indicazioni specifiche che la Legge 104/92 individua sono riferite a tutti gli aspetti della vita della persona disabile e della sua Famiglia: accertamento dell’handicap, prevenzione e diagnosi precoce, cura e riabilitazione, inserimento e integrazione sociale, servizi di aiuto personale, soggiorno all’estero per cure, diritto all’educazione e all’istruzione, integrazione lavorativa, barriere architettoniche, accesso all’informazione e alla comunicazione, mobilità e trasporti collettivi e individuali, agevolazioni, aspetti penali. La Legge affronta poi la delicata e complessa questione della ripartizione delle competenze istituzionali tra Regioni e Province, relativamente alla definizione e realizzazione di programmi e interventi nei confronti delle persone disabili e delle famiglie; un tema, quest’ultimo, che va riletto e ri-analizzato alla luce del processo di trasformazione dello Stato in chiave federale.
Il concetto di “livello essenziale di assistenza” nell’ordinamento legislativo afferente ai temi della tutela della salute, viene introdotto con il D.Lgs. 19 giugno 1999 n.229 che modifica e integra il precedente D.Lgs 30 dicembre 1992 n. 502. E’ però solo con il DPCM del 29.11.2001 che lo Stato definisce i livelli essenziali di assistenza sanitari e sociosanitari, che divengono, per il cittadino, la condizione di diritto esigibile da esercitare nei confronti della pubblica amministrazione. Il DPCM 29.11.2001, in realtà, recepisce l’intesa raggiunta tra le Regioni e lo Stato (intesa del 22.11.2001) nella quale sono indicate anche le azioni di monitoraggio e di revisione delle liste, ad opera del Tavolo di Monitoraggio. Il 15 aprile 2003 è stata approvata dalla Conferenza Stato-Regioni la 2° Relazione sullo stato dei lavori del Tavolo di monitoraggio e verifica sui LEA.
Il Decreto sui LEA contiene le liste nelle quali sono indicate le prestazioni finanziate dal Sistema sanitario Nazionale, le indicazioni sulle prestazioni e servizi dell’area sociosanitaria (allegato 1/C), le prestazioni totalmente/parzialmente escluse dai LEA (allegati 2/A e 2/B), le prestazioni incluse nei LEA che presentano un profilo organizzativo potenzialmente inappropriato (allegato 2/C), le indicazioni particolari dei livelli in materia di assistenza ospedaliera, assistenza specialistica e integrazione socio-sanitaria (allegato 3) e infine, linee guida relative al ruolo delle Regioni in materia di LEA (allegato 4).
Ultima modifica: Sat, 13 Nov 2010 22:48:58 GMT