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Timestamp: 2018-12-11 02:59:54+00:00
Document Index: 15142944

Matched Legal Cases: ['art.663', 'art.113', 'art.17', 'art. 659', 'art. 660', 'art. 655', 'art. 610', 'art. 17', 'art. 20', 'art. 664', 'art.17', 'art.508', 'art. 511', 'art.633', 'art. 634', 'art.340', 'art.594', 'art.595', 'art.660', 'art.727', 'art.660', 'art.635', 'art.635', 'art.349', 'art.651', 'art. 350', 'art. 651', 'art. 378']

Comitato UGDA Onlus | Faq legali
Per quanto riguarda le domande più “estreme”, sono qui pubblicate, assieme alla risposta, non certo per invitare a seguire comportamenti del genere ma semplicemente a titolo informativo, in modo che ciascuno si possa rendere conto della gravità di fronte alla legge di detti comportamenti.
Procedimento penale = procedimento finalizzato all’accertamento di reati che parte a seguito di una denuncia o una querela.
Denuncia e Querela (così come anche Esposto) sono notizie di reato, cioè comunicazione all’autorità giudiziaria del fatto che si sospetta che sia stato commesso un reato.
Denuncia: procedimento penale procedibile d’ufficio, senza che lo richieda la parte lesa.
Querela: richiesta che la parte lesa fa all’autorità giudiziare al fine di far iniziare un procedimento penale. Se c’è un reato procedibile solo per querela, non parte un procedimento penale finché la parte lesa non lo richiede.
Esposto: è una segnalazione che può essere anche molto generica o contenere riferimenti precisi su commissione di reati da parte di ignoti o di persone note. Quando non si ha la certezza che un dato reato sia stato commesso si fa un esposto e non una denuncia o querela. Se si fa denuncia o querela e l’accusa risulta falsa, e si accerta che il querelante lo sapeva, questi commette il reato di calunnia, che è procedibile d’ufficio.
Chiunque può fare una denuncia o una querela. Poi ci sarà un magistrato che valuterà se è fondata oppure no. Se non è fondata viene richiesta l’archiviazione.
I “reati” si dividono in “delitti” – e sono i più gravi – e “contravvenzioni” – e sono i meno gravi. Le contravvenzioni sono oblazionabili, cioè si può pagare un’ammenda per estinguere il reato, ma questo solo se esse prevedono la sola ammenda oppure prevedono l’alternativa “carcere o ammenda”, mentre se prevedono entrambi non sono oblazionabili.
Indagini = è possibile essere sottoposti a indagini senza che se ne sappia nulla, cioè senza che si sappia che c’è stata una querela o denuncia contro di noi.
Informazione di garanzia = avviso verso la persona sottoposta a indagini che questa è stata accusata di un reato. Si riceve questo avviso solo se e quando vengono compiuti alcuni atti per il quali è prevista la possibilità di essere assistiti da un difensore, come ad esempio una perquisizione o un arresto. Se non ci sono questi atti, l’indagato viene a conoscenza di esserlo solo alla fine delle indagini preliminari: in quel momento gli viene notificato un provvedimento di conclusione delle indagini, che contiene l’ipotesi di reato, luogo e data del reato presunto. È anche indicata la data o di una udienza preliminare o direttamente del processo.
Perquisizioni: le forze dell’ordine hanno sempre il diritto di eseguire una perquisizione, sia con mandato di un magistrato, sia senza, perchè ad esempio per cercare armi non serve il mandato. Devono solo mostrare il tesserino di riconoscimento. La persona sottoposta a perquisizione ha la facoltà di chiamare il suo avvocato, che può assistere. Questo è sempre consigliabile, perchè così ci si assicura che le cose vengano fatte in regola e non ci siano eventuali soprusi. La perquisizione inizia comunque subito, non si aspetta l’arrivo dell’avvocato, qualora questi fosse chiamato.
Verità: il testimone è sempre tenuto a dire la verità. Mentire per lui è reato, e se viene scoperto a mentire, è perseguibile d’ufficio. L’imputato è comunque tenuto a dire la verità ma se mente NON commette un reato, perchè nessuno può essere costretto a testimoniare contro se stesso.
L’art.663 c.p. che puniva tra l’altro “la distribuzione in luogo pubblico o aperto al pubblico di scritti o disegni, senza aver ottenuto l’autorizzazione prevista dalla legge” con una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 51 a euro 309, non può più ritenersi in vigore con riferimento ai volantini (ciò in virtù della dichiarazione di incostituzionalità dell’art.113 t.u.l.p.s., norma cui il 633 faceva implicito richiamo “autorizzazione richiesta dalla legge”). Deve pertanto concludersi nel senso della non necessità di avviso all’autorità per la distribuzione di volantini.
Può essere utile precisare che anche i volantini rientrano nella categoria degli “stampati” ragione per la quale sui medesimi dovranno essere indicate luogo e data di pubblicazione, nonché “nome e domicilio dello stampatore”
Poi nella realtà, è sufficiente che il volantino non sia anonimo, cioè riporti un recapito, anche web e/o email, non l’indirizzo di casa.
Una particolare attenzione deve essere riservata ad evitare che il volantino contenga espressioni offensive dell’altrui reputazione, ove ciò avvenisse si configurerebbe infatti il reato di diffamazione aggravata.
Se effettuo un presidio contro qualcuno senza avvisare la questura e l’obiettivo della protesta chiama la polizia, cosa rischio?
Il presidio, come del resto il corteo, costituiscono delle “riunioni”, ovvero dei raggruppamenti di persone che si riuniscono previo accordo, a seguito di invito e comunque con unità di intenti; nella generalità dei casi sia il presidio che il corteo vengono tenuti su pubbliche vie o piazze.
Ai sensi dell’art.17 cost. per le riunioni in luogo privato o aperto al pubblico non è richiesto preavviso; al contrario deve essere dato preavviso al questore nel caso di riunioni in luogo pubblico e quindi anche nel caso del presidio oggetto della domanda.
L’avviso deve essere presentato per iscritto al questore in carta libera e deve indicare: giorno, luogo, ora, oggetto della riunione, generalità di coloro che prenderanno la parola, generalità e firma dei promotori e deve essere effettuato almeno tre giorni prima di quello fissato per la riunione, con l’avviso può essere richiesto il consenso scritto per l’occupazione temporanea del luogo.
Pare utile precisare che ove nel corso del presidio non ci si limiti ad esternare il proprio pensiero, ma si usino espressioni offensive della reputazione di una o più persone o comunque si arrechi molestia o disturbo, si potrà essere incriminati per il reato di diffamazione (a seguito di querela della persona offesa) o per “disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone” (art. 659 c.p.) o molestie (art. 660 c.p.). In tali ultimi due casi – trattandosi di illeciti contravvenzionali – anche ove non vi sia querela da parte della persona offesa.
Ove vengano posti in essere i comportamenti di cui sopra la riunione potrà essere sciolta e considerata “radunata sediziosa” la partecipazione alla quale è punibile – se il reato è commesso da dieci o più persone – con l’arresto fino a un anno (art. 655 c. p. – norma che però prevede la non punibilità di chi “prima dell’ingiunzione dell’autorità, o per obbedire ad essa, si ritira dalla radunata”).
Qualora poi l’attività dei partecipanti al presidio si estenda a compiere atti tesi mediante “violenza o minaccia” a “costringere altri a fare, tollerare od omettere qualche cosa” (ad esempio impedire a qualcuno di uscire di casa) sarà ipotizzabile la violenza privata, reato procedibile d’ufficio che prevede la reclusione fino a quattro anni (art. 610 c.p.).
Se come singolo e non come associazione, avviso la questura di un presidio, e durante il presidio un’altra persona compie azioni perseguibili penalmente, la responsabilità è della singola persona, e non di chi ha organizzato il presidio, è vero?
In linea di massima è vero, in quanto una dei principi fondamentali del diritto penale è quello della carattere personale della responsabilità penale (cioè può essere ritenuto responsabile di un reato solo chi lo ha commesso materialmente con coscienza e volontà). Occorre però tenere conto che esiste altresì il principio per il quale è perseguibile penalmente non solo la condotta di chi, per così dire, commette il reato “in prima persona”, ma anche quella di chi partecipa alla commissione del reato; secondo gli studiosi di diritto penale ciò avviene allorché in qualsiasi modo si apporta un “contributo causale” alla commissione del reato. Come è agevole intuire l’individuazione dei soggetti che concorrono nel reato può quindi variare a seconda dell’estensione più o meno ampia che si attribuisce a tale ultimo concetto; occorre poi tenere presente che un contributo causale alla commissione del reato può essere fornito, non solo sul piano materiale, ma anche su quello meramente psicologico (cosiddetto “concorso morale”). Per scendere sul piano pratico, in tema di manifestazioni occorre ricordare come vi sia un orientamento giurisprudenziale particolarmente severo (ed in quanto tale non sempre seguito dai magistrati) secondo il quale anche la semplice presenza accanto a chi sta commettendo un reato, ove rafforzi il proposito del soggetto che agisce materialmente, può essere considerata una forma di partecipazione al reato.
Proprio in virtù di quanto sopra detto risulta agevole intuire che in ipotesi di commissione di reati nel corso di manifestazioni anche solo da parte di singoli sia elevato il rischio che possano essere individuati come responsabili – magari solo a titolo di concorso morale – coloro i cui nominativi sono conosciuti dall’autorità in quanto organizzatori.
Posso fare un semplice presidio con cartelli e volantini davanti all’abitazione di una persona (un vivisettore, o altro sfruttatore di animali) se lo faccio a cosa vado incontro?
Ovviamente la risposta è positiva, nel caso in cui a seguito dell’avviso alla questura, il presidio non venga vietato (può esserlo – secondo quanto prevede l’art. 17 della costituzione “per comprovati motivi di sicurezza o incolumità pubblica”).
L’effettuazione di un presidio senza il preventivo preavviso costituisce reato contravvenzionale (v.si parag. 2 risposta alla domanda 2). Il presidio può essere sciolto ove avvengano “manifestazioni o grida sediziose o lesive del prestigio dell’autorità, o che comunque possono mettere in pericolo l’ordine pubblico o la sicurezza dei cittadini o vengano commessi delitti” (art. 20 t.u.l.p.s.).
Si tengano altresì presenti le avvertenze di cui al quinto paragrafo della risposta alla domanda n. 2 (possibile commissione dei reati di diffamazione e/o molestie – disturbo del riposo o delle occupazioni delle persone).
Se attacco uno striscione con scritto “annullato” sopra i manifesti del circo, o altre cose analoghe, e mi scoprono mentre li sto attaccando, a cosa vado incontro?
Pare doversi concludere che sussita unicamente l’illecito amministrativo previsto dall’art. 664, secondo comma codice penale; ciò dicasi però ove l’”annullamento”venga effettuato su manifesti affissi “nei luoghi e nei modi consentiti dalla legge o dall’Autorità” come recita la norma sopra citata (da lire centomila a seicentomila).
Si potrebbe ritenere che proprio perché non ricorre l’estremo dell’affissione (da parte del circo) “nei luoghi e nei modi consentiti dalla legge o dall’Autorità” non sia invocabile la norma sopra citata per la punizione del responsabile. In mera linea di principio potrebbe però essere applicata, anche al fine di sanzionare chi “annulla” il manifesto apposto abusivamente, la norma che punisce l’affissione abusiva (art.17 bis t.u.l.p.s. – sanzione amministrativa da lire trecento mila a due milioni). Evidente però come in tal modo si perverrebbe alla conclusione illogica secondo cui la medesima condotta materiale (deterioramento di affissioni) verrebbe punita più gravemente se effettuata su affissioni abusive piuttosto che su affissioni regolari.
Data la genericità della domanda sembra utile indicare le varie norme penali che possono venire in considerazione: art.508 c.p. Arbitraria invasione e occupazione di aziende agricole o industriali che, tra l’altro, sanziona il comportamento di chi “col solo scopo di impedire o turbare il normale svolgimento del lavoro, invade od occupa l’altrui azienda agricola o industriale” (reclusione fino a tre anni e multa non inferiore a euro 103 – pena raddoppiata per i capi, promotori e organizzatori ex art. 511 c.p. procedibilità d’ufficio).
art.633 c.p. Invasione di terreni o edifici che punisce, tra l’altro, “chiunque invade arbitrariamente terreni o edifici altrui, pubblici o privati, al fine di occuparli (reclusione fino a due anni o multa da euro 103 a 1032 – procedibilità a querela. Le pene si applicano congiuntamente, e si procede d’ufficio, se il fatto è commesso da più di cinque persone, di cui almeno una palesemente armata, ovvero da più di dieci persone, anche senza armi).
art. 634 c.p. Turbativa violenta del possesso di cose immobili che sanziona chiunque, fuori dei casi indicati nell’articolo precedente, turba con violenza alla persona o con minaccia, l’altrui pacifico possesso di cose immobili (reclusione fino a due anni e multa da euro 103 a 309- procedibilità d’ufficio) il fatto si considera compiuto con violenza o minaccia quando è commesso da più di dieci persone.
Anche per rispondere a tale domanda crediamo che basti un rinvio a quanto detto in merito alla domanda n. 6 con la precisazione che se si tratta di locali in cui si svolge un “ufficio o servizio pubblico o servizio di pubblica necessità (ad es. scuola, università, ospedale, ecc. ) può essere contestato il relativo reato (art.340 c.p.) che prevede pene della reclusione fino a un anno e da uno a cinque anni per i capi, promotori e organizzatori.
Se grido “assassino” o “boia” o altre espressioni offensive al megafono cosa rischio?
ingiuria (art.594 c.p.) se l’offesa è rivolta a persona presente (reclusione fino a sei mesi o multa fino a 516 euro, reclusione fino ad un anno o multa fino a 1.032 euro se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato, in entrambe le ipotesi procedibilità a querela, pene aumentate se il fatto è commesso in presenza di più persone).
Diffamazione (art.595 c.p.) qualora comunicando con più persone si offenda l’altrui reputazione (reclusione fino a un anno o multa fino a 1.032 euro, anche in questa ipotesi le pene sono aumentate se l’offesa consiste nella attribuzione di un fatto determinato, o – a differenza dell’ingiuria – se il fatto viene commesso con determinati mezzi: stampa, atto pubblico o altro mezzo di pubblicità, in ogni caso procedibilità a querela). Da notare che non è importante la veridicità o meno dell’espressione diffamante: se si dice “ladro” a una persona che effettivamente in qualche momento del suo passato ha commesso un furto, il reato di diffamazione permane.
Se invece le parole diffamatorie o offensive sono gridate davanti a una struttura (fabbrica, azienda) e quindi non dirette a una specifica persona, difficilmente una querela per diffamazione può procedere nel suo iter. Diverso è il caso in cui durante una manifestazione una persona passi vicino ai manifestanti e questi gridino direttamente a lei “assassino, boia”, ecc.
Nel caso in cui c’è una fila di macchine in uscita dalla struttura, o una singola macchina , e si urlino le stesse parole, allora è più probabilmente configurabile il reato di ingiuria, perchè le persone ingiuriate sono quelle lì presenti, ma in quel caso è comunque difficile provare CHI dei manifestanti ha detto a QUALE di queste persone una parola che può essere considerata un’ingiuria.
Si tratta di reati procedibili a querela, quindi solo la persona offesa può querelare, non può la polizia, se sente un’ingiuria, procedere d’ufficio.
Per ciò che riguarda l’utilizzo del megafono occorre distinguere: nel caso della diffamazione sicuramente esso varrebbe a far ritenere esistente la specifica circostanza aggravante del mezzo di pubblicità, per l’ingiuria si potrebbe avere aumento di pena nell’ipotesi in cui la particolare diffusività connessa all’utilizzo dello strumento possa in concreto far ritenere integrato l’estremo della commissione del reato alla “presenza di più persone”.
Ove le telefonate di disturbo non integrino per il loro contenuto delitti quali ad esempio l’ingiuria o la minaccia, esse potrebbero integrare il reato di molestia o disturbo alle persone previsto e punito dall’art.660 c.p. Si tratta di una contravvenzione punita con l’arresto fino a sei mesi o l’ammenda fino a 516 euro (reato che, ove non ricorra il caso di recidiva, è possibile estinguere mediante pagamento di oblazione di euro 233). Ove si abbia il sospetto di commissione del reato è possibile che l’autorità giudiziaria disponga intercettazioni telefoniche.
A seconda delle modalità con le quali viene realizzato lo scopo potrebbero configurarsi in alternativa i reati di cui agli artt.659 c.p. (disturbo delle occupazioni) ove si pongano in essere “schiamazzi o rumori” ovvero si “abusi di strumenti sonori o segnalazioni acustiche” (arresto fino a tre mesi o ammenda fino a euro 309 – reato oblazionabile) o 660 (ove è sanzionata genericamente la condotta di chi “per petulanza o per altro biasimevole motivo, reca a taluno molestia o disturbo” (arresto fino a sei mesi o ammenda fino a euro 516 – reato oblazionabile). Deve ritenersi che restino fuori dall’ambito di punibilità condotte che – pur realizzando lo scopo di far allontanare la selvaggina – vengano attuate mediante attività lecite e non accompagnate dalle modalità previste dalle norme sopra richiamate (ad esempio una passeggiata da soli o in gruppo, magari indossando vestiti di colori sgargianti e facendo volare un aquilone – da verificare però se è consentito ancora ai non cacciatori l’accesso ai fondi di proprietà).
NOTA: uno dei partecipanti al seminario ha suggerito una interessante variante, quella di “adottare un cacciatore”. Se durante una battuta di caccia si segue un cacciatore, e gli si rimane vicino, lui non può sparare, perché per legge si deve trovare a parecchia distanza da persone e case, quindi se spara mentre gli si è vicino lo si può denunciare!
Se rompo l’attrezzatura di tortura cosa rischio?
In proposito occorre distinguere a seconda che quelli definiti “attrezzi di tortura” siano o meno strumenti il cui uso è consentito dalla legislazione in materia..
Nella seconda ipotesi (strumenti non consentiti dalla legge) gli utilizzatori potrebbero essere sottoposti a procedimento penale per violazione dell’art.727 c.p.; per quanto riguarda colui che danneggia gli strumenti potrebbe prospettarsi – almeno su di un piano ipotetico – la possibilità di invocare la legittima difesa (causa di giustificazione che esclude la punibilità di “chi commette il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio o altrui contro il pericolo attuale di una offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa”) la praticabilità o meno di tale applicazione dipende dalle particolarità del caso concreto ed in particolare dalla possibilità di rivolgersi all’autorità al fine di far cessare il maltrattamento.
Se mando un’email di protesta, non offensiva e non minacciosa, dall’email del mio posto di lavoro, rischio di essere licenziato?
Può essere interessante ricordare che lo statuto dei lavoratori prevede una serie di garanzie in materia sia di natura sostanziale che procedurale, tra le quali l’obbligo per il datore di affiggere in luogo accessibile a tutti le norme disciplinari e relative alle procedure di contestazione delle violazioni.
Infatti se essa astrattamente potrebbe qualificarsi molestia o disturbo (art.660 c.p.), va ricordato che la norma incriminatrice prevede che la molestia avvenga in luogo pubblico, aperto al pubblico e col mezzo del telefono; nessuna di tali ipotesi pare ricorrere. Non si può comunque escludere il rischio dell’incriminazione.
Partecipare ad un net-strike (visitando più volte lo stesso sito in poco tempo, anche con l’ausilio di programmi informatici, allo scopo di mandare il sito fuori uso) é illegale? Se sì cosa rischio?
La legge n.547/93 ha introdotto l’art.635 bis c.p. che prevede e punisce il danneggiamento di sistemi informatici o telematici. Si tratta di un’ipotesi speciale di danneggiamento per la quale pur nella sua forma semplice è prevista la stessa pena del danneggiamento aggravato.
La condotta peraltro era considerata punibile anche prima del 1993 ai sensi dell’art.635.
La domanda fa evidentemente riferimento al cosiddetto “accompagnamento per identificazione” disciplinato dall’art.349 c.p.p.
Occorre premettere che la polizia giudiziaria ha il dovere di identificare le persone nei cui confronti vengono svolte le indagini e/o eventuali potenziali testimoni. Se tali persone rifiutano di farsi identificare (comportamento che costituisce reato contravvenzionale ai sensi dell’art.651 c.p.) o comunque sorge il sospetto che le generalità o i documenti forniti siano falsi, può essere disposto l’accompagnamento dei soggetti negli uffici della polizia ove possono essere trattenuti “per il tempo strettamente necessario per la identificazione e comunque non oltre le dodici ore” .Quale forma di garanzia è previsto che dell’accompagnamento e del rilascio venga immediatamente informato il pubblico ministero. Ai fini della identificazione possono anche essere disposti rilievi dattiloscopici, fotografici e antropometrici.
La disciplina relativa alle dichiarazioni dell’indagato ed alla eventuale utilizzazione processuale delle medesime è abbastanza complessa ed è prevista dall’art. 350 cpp al quale si rinvia per eventuali approfondimenti; in estrema sintesi sicuramente la persona sottoposta ad indagini ha il diritto di non rispondere (fatta ovviamente eccezione per le domande “sull’identità personale, sul proprio stato o su altre qualità personali” come previsto dal già citato art. 651 c.p.); ove invece chieda spontaneamente di riferire e l’assunzione di informazioni avvenga con la necessaria presenza del difensore (di fiducia o, in mancanza d’ufficio) le dichiarazioni rese potranno in qualche misura essere utilizzate processualmente. In tale ultima ipotesi qualora quanto detto risulti non vero non potrà esservi alcuna conseguenza a livello di incriminazione, ma verrà ovviamente inficiata la credibilità dell’indagato.
Per quanto riguarda invece il potenziale testimone occorre ritenere che vi sia un obbligo di rispondere e di dire il vero, pena la possibilità di essere incriminato per “favoreggiamento” ove, come recita l’art. 378 c.p., con il rifiuto o con le false dichiarazioni si “aiuti taluno a eludere le investigazioni dell’autorità, o a sottrarsi alle ricerche di questa”.
Per ciò che riguarda la limitazione della libertà personale del cittadino essa può essere disposta mediante l’arresto in flagranza di reato o il fermo.
arresto presuppone lo stato di flagranza, ovvero che il soggetto sia “colto nell’atto di commettere il reato ovvero…subito dopo il reato è inseguito dalla polizia giudiziaria, dalla persona offesa o da altre persone ovvero è sorpreso con cose o tracce dalle quali appaia che abbia commesso il reato immediatamente prima”. L’arresto può essere obbligatorio oppure facoltativo cioè rimesso alla discrezionalità degli operanti che dovrebbero o disporlo solo ove “la misura è giustificata dalla gravità del fatto ovvero dalla pericolosità del soggetto desunta dalla sua personalità o dalle circostanze del fatto”.
In entrambi i casi l’indagato ha diritto di nominare un difensore di fiducia (altrimenti ne viene nominato uno di ufficio che – salvo il caso di ammissione al gratuito patrocinio – deve comunque essere retribuito dall’indagato) che viene tempestivamente informato della misura e che può (salvo specifico divieto disposto dal giudice) conferire immediatamente con il proprio assistito; l’arrestato/fermato può inoltre chiedere che siano avvisati i familiari.
Ove il pubblico ministero decida di interrogare l’indagato – prima dell’udienza di convalida – ciò avverrà ovviamente alla presenza del difensore.
Occorre in proposito precisare che l’arresto ed il fermo, in quanto misure disposte dagli organi che svolgono le indagini, devono essere sottoposte al vaglio di un giudice per le indagini preliminari, che viene effettuato nella cd. “udienza di convalida” che deve essere tenuta, a pena di inefficacia dell’arresto o del fermo, entro novantasei ore e con l’obbligatoria presenza del difensore. Nel corso dell’udienza di convalida il giudice decide, oltre che sulla legittimità dell’arresto o del fermo, sull’eventuale adozione delle cd. misure cautelari (ad. esempio custodia cautelare in carcere – quella che un tempo più realisticamente veniva definita carcerazione preventiva – arresti domiciliari, obbligo di firma ecc.).
Per completezza occorre precisare che il codice di procedura prevede che, al compimento del primo atto al quale il difensore ha diritto di assistere (ad. es. perquisizione, sequestri, invito a presentarsi per rendere l’interrogatorio) debba essere notificato la cd. “informazione di garanzia” – con l’indicazione delle norme che si assumono violate, data e luogo del fatto, invito a nominare difensore di fiducia – nonchè “informazione sul diritto di difesa” nella quale, oltre a generali generali informazioni di procedura, sono indicati i principali diritti dell’indagato.
Sì, c’è il concorso morale nel reato. Il fatto di mettere un “disclaimer” del tipo “Non mi assumo alcuna responsabilità dei comunicati altrui qui riportati” non serve a niente.
Tratto da www.agireora.org