Source: http://cipiri5.blogspot.it/2011/12/
Timestamp: 2017-07-22 14:56:39+00:00
Document Index: 32974552

Matched Legal Cases: ['art. 7', 'sentenza ', 'art. 2', 'art.\n2121', 'art. 22', 'art. 22', 'sentenza ']

- LAVORO -: dicembre 2011
Cerca il tuo lavoro,
Reazioni: Termini Imerese, l’era Marchionne
Termini Imerese, l’era Marchionne: il sonno della ragione genera mostri! .
l’era Marchionne,
INVECE DI FAR QUADRARE I CONTI DELLE BANCHE RISPONDANO E AGISCANO SUI PROBLEMI DEL PAESE LAVORATORI DELLE FERROVIE DELLO STATO IN NERO : A seguito del servizio trasmesso ieri sera da ‘Servizio Pubblico’, il presidente dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, ha presentato un’interrogazione al ministro dello Sviluppo
Economico e Infrastrutture, Corrado Passera, e del Lavoro, Elsa Fornero, sulla vicenda dei circa 800 lavoratori del servizio Wagon Lits.
“Ieri – spiega il leader IdV – la trasmissione di Michele Santoro ha riportato la terribile testimonianza di un dipendente delle ditte dei treni notte licenziato e assunto da un’altra società in nero. Questi lavoratori stanno vivendo un incubo. Sono stati costretti, infatti, a scegliere tra la disoccupazione o il ricatto di società inventate, che prendono appalti e poi vanno in subappalto, utilizzando gli operai come merce di scambio. Senza un contratto, senza una matricola di riconoscimento, senza nessun diritto. I lavoratori dei treni notte sono ormai ridotti a schiavi invisibili”. “Il governo – afferma Di Pietro - deve intervenire immediatamente con tutti gli strumenti d’inchiesta al fine di bloccare quanto sta avvenendo nel settore dei treni notte. Appare chiarissima, infatti, la violazione della legge e dei diritti umani dei lavoratori. Per questo motivo, ho chiesto ai ministri Passera e
Fornero di convocare prima possibile i lavoratori a Roma per avviare un
percorso finalizzato all’assunzione a tempo indeterminato in aziende solide e trasparenti e nelle strutture in cui Fs ha deciso di aprire nuove assunzioni. L’IdV, che ha appoggiato sin dall’inizio le mobilitazioni dei lavoratori dei treni notte, ha chiesto da oltre un mese che ciò venga fatto”. “Questo è l’unico modo serio per passare da un atteggiamento ‘professorale’ a un’azione concreta di governo che permetta ai lavoratori di Milano e Roma di scendere dai tetti e di tornare dalle loro famiglie”, conclude Di Pietro.
da Santoro abbiamo assistito all’ennesima scena di pianto e disperazione, questa volta da parte di un gruppo di dipendenti di cooperative che lavoravano per le Ferrovie Italiane e che a causa delle scelte dell’amministrazione, che da un giorno all’altro ha deciso di rinunciare ai loro servizi, verranno lasciati a casa nella disperazione più triste! Figli e parenti da mantenere che non potranno più essere mantenuti; mutui e affitti da pagare che non potranno più essere pagati;
- Reintegrazione nel posto di lavoro. Ferma
restando l'esperibilità delle procedure previste dall'art. 7 della legge 15 luglio 1966, n. 604, il giudice, con la sentenza con cui dichiara inefficace il licenziamento ai sensi dell'art. 2 della legge predetta o annulla il licenziamento intimato senza giusta causa o giustificato motivo ovvero ne dichiara la nullità a norma della legge stessa, ordina al datore di lavoro di reintegrare il lavoratore nel posto di lavoro.
In ogni caso, la misura del risarcimento non potrà essere inferiore a cinque mensilità di retribuzione, determinata secondo i criteri di cui all'art.
2121 del codice civile.
Se il lavoratore entro trenta giorni dal ricevimento dell'invito del datore di lavoro non abbia ripreso servizio,
il rapporto si intende risolto.
di licenziamento dei lavoratori di cui all'art. 22, su istanza congiunta del lavoratore e del sindacato cui questi aderisce o conferisca mandato, il giudice, in ogni stato e grado del giudizio di merito, può disporre con ordinanza, quando ritenga irrilevanti o insufficienti gli elementi di prova forniti dal datore di lavoro, la reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro.
di licenziamento dei lavoratori di cui all'art. 22, il datore di lavoro
che non ottempera alla sentenza di cui al primo camma ovvero all'ordinanza di cui al quarto comma, non impugnata o confermata dal giudice che l'ha pronunciata, è tenuto anche, per ogni giorno di ritardo, al pagamento a favore del Fondo adeguamento pensioni di una somma pari all'importo della retribuzione dovuta al lavoratore.
L’articolo 18, più che tolto, andrebbe esteso. . .
l'accordo Fiat. Il sì di Fim, Uilm, Ugl, Fismic e Associazione Quadri a
un contratto che riguarda 86mila lavoratori e cambia in modo pesantissimo tutte le regole, in chiave antisindacale, lasciando fuori dalle fabbriche la Fiom. Per Marchionne "una svolta storica". Per la Cgil, "si impone la modifica dello Statuto dei lavoratori"
C'era una volta il contratto nazionale di
lavoro, una delle più importanti conquiste democratiche del nostro secondo dopoguerra. Da ieri non c'è più, grazie allo strappo di Sergio Marchionne e al cambiamento di natura della Cisl e della Uil che da sindacati generali hanno scelto di regredire alla funzione di sindacati aziendali corportativi. Fim e Uilm, infatti, insieme ad altri sindacatini padronali e di destra, hanno firmato l'estensione del cosiddetto “contratto Pomigliano” a tutti gli 86 mila dipendenti della Fiat. Senza alcuna delega da parte dei lavoratori ai quali sarà negato, oggi e per sempre secondo il diktat Fiat e grazie all'articolo 8 della manovra Berlusconi-Sacconi, di esprimersi con un voto su quel che è stato deciso sulla loro pelle.
C'erano una volta anche le Rsu, figlie più o meno legittime degli antichi consigli di fabbrica, che comunque rappresentavano le volontà e il voto dei lavoratori. I delegati eletti democraticamente saranno ora sostituiti da ascari nominati dai sindacati
firmatari degli accordi. Non si potrà più conoscere il consenso delle singole sigle perché i lavoratori sono stati retrocessi a pura mano d'opera, privi di diritti e di rappresentanza.
In Fiat, come in tutte le aziende italiane, c'era una volta la Fiom, 110 anni di vita, lotte, sconfitte e conquiste,
il sindacato dei metalmeccanici più rappresentativo quando le rappresentanze venivano elette. Dal 1° gennaio del 2012 non ci sarà più nelle fabbriche dell'eroe dei due monti sergio Marchionne. Perché no? Perché la Fiom non ha accettato il diktat Fiat rifiutandosi di firmare il contratto di Pomigliano. C'era una volta il diritto di sciopero. E ad ammalarsi, a contrattare organizzazione del lavoro e straordinari. La firma di ieri ha cancellato in blocco questi diritti. Se vogliono lavorare gli operai dovranno accettare queste regole. Neanche questo è vero perché la Fiat sta andando a rotoli e viene chiuso uno stabilimento
dopo l'altro. L'unica cosa che si può dire è che, grazie alla complicità dei sindacati di complemento, il padrone si è ripreso in mano
tutto il potere. E' la vendetta rispetto alle conquiste del '69 e degli
anni Settanta. Una vendetta preparata lungamente con la complicità dei governi e della politica, quasi tutta la politica. La manovra di Marchionne si affianca alla manovra di Monti e insieme rappresentano i pilastri di una nuova era basata sulla dittatura della finanza e dei padroni. Il terzo pilastro è l'insieme del sindacato confederale, con l'eccezione della Cgil se finalmente sceglierà di schierarsi con la “sua” Fiom senza se e senza ma. Il quarto pilastro è il Partito democratico, frantumato al suo interno e incapace persino di comprendere
i passaggi epocali.
Maurizio Crozza fa Marchionne : la voce del padrone . 41 anni di storia operaia cancellata dall’arroganza padronale della dirigenza Fiat guidata da Sergio Marchionne. Da ieri sera infatti la Fiat ha smesso di produrre auto nello stabilimento di Termini Imerese.
La produzione è ferma, al contrario della lotta dei lavoratori. Da ieri
notte presidiano i cancelli della fabbrica per impedire l’uscita delle bisarche adibite al trasporto delle ultime nuove vetture pronte per essere spedite nelle concessionarie. Gli operai si danno il cambio tra turno di notte e turno di giorno. Arriva intanto la notizia che il Ministero dello Sviluppo economico ha convocato per domani mattina Invitalia, l’advisor del ministero e i sindacati metalmeccanici. Sul tavolo al possibilità che Fiat metta in campo risorse economiche per accompagnare alla mobilità gli operai con più anni di anzianità. La riunione è considerata propedeutica a quella del prossimo 30 novembre, quando insieme al gruppo Dr Motor saranno decise le sorti di Termini Imerese.
L’unico dato certo ad oggi, rispetto allo stabilimento siciliano, è che
i 1.536 lavoratori del Lingotto e gli altri 700 dell’indotto sono in cassa integrazione fino al 31 dicembre: dopodichè, parte di essi dovrebbero rientrare nel progetto Dr Motor. Per gli altri, invece, al momento, non c’è alcuna prospettiva.
Incontro questa mattina all’Unione industriali di Torino tra la dirigenza Fiat
e parte dei sindacati metalmeccanici. Al centro la decisione del Lingotto di disdire gli accordi in vigore negli stabilimenti dal primo gennaio 2012, e sostituirli con intese aziendali sul modello-ricatto di Pomigliano. La Fiat
ha impedito la partecipazione alla discussione dei sindacati di base, presenti fuori dalla sede dell’Unione industriali. La dirigenza del Lingotto ha deciso di impedire alle Rsu Cobas la presenza al tavolo,
adducendo come pretesto la possibilità di contestazioni. Fuori dalla sede della saletta è però rimasta anche gran parte della delegazione Fiom-Cgil, composta da quindici persone che hanno trovato le porte sbarrate.
qui la decisione del segretario nazionale Landini di abbandonare il tavolo lasciando solo come osservatore il segretario torinese Federico Bellono. Il sindacato dei metalmeccanici Cgil ha indetto poi una conferenza stampa nel pomeriggio per spiegare la propria posizione. “Ai tavoli di trattativa noi ci andremo, come sempre. Continueremo a farlo, ma se l’idea è di estendere l’accordo di Pomigliano diremo no. Noi non firmeremo mai accordi che escludono diritti e libertà sindacali dei lavoratori.”. ha affermato Maurizio Landini, segretario generale della Fiom. “Oggi è emerso in modo chiaro – ha detto Landini – che la Fiat non
ha nessuna intenzione di aprire una trattativa vera con nessuno. Questo
dovrebbe preoccupare il nuovo governo perché va contro l’obiettivo di coesione sociale, è una rottura voluta dall’azienda”.
Reazioni: BLOG DI CIPIRI: HO CREATO UN MAZZO DI CARTE , PER PREDIRE IL FUTUR...
Landini, azienda vuole discutere solo con chi le da' ragione Momenti di tensione, ma senza incidenti, davanti all'Unione Industriale
di Torino, 5 dicembre 2011. Cobas e sindacati di base hanno cercato di forzare il blocco, ma sono stati respinti dalla polizia TORINO - La Fiom non ha firmato la richiesta della Fiat di adesione al contratto del 29 dicembre 2010, quello che riprende il modello Pomigliano e non parteciperà quindi più al negoziato sul contratto. Hanno invece sottoscritto la richiesta Fim, Uilm, Fismic, Ugl e Associazione Quadri. La Fiom non ha voluto abbandonare la sala dove era in corso la trattativa sul contratto. L'azienda e gli altri sindacati - Fim, Uilm, Fismic, Ugl e Associazione Quadri - hanno chiesto all'Unione Industriale un'altra sala. La riunione è ripresa con delegazioni ristrette, senza la Fiom. FIAT: LANDINI,ATTACCO SENZA PRECENDENTI A LIBERTA' SINDACALI - "Siamo di fronte ad un attentato alle
libertà sindacali che non ha precedenti. Altre organizzazioni sindacali
hanno chiesto di proseguire il negoziato che esclude la Fiom per estendere l'accordo di Pomigliano a tutto il gruppo". Lo ha dichiarato il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, dopo la svolta nella trattativa tra azienda e sindacati. "Non è più una proposta dell'azienda - ha osservato - ma una richiesta delle altre sigle sindacali e, siccome abbiamo detto che non abbandoniamo il tavolo di trattativa, hanno chiesto all'Unione Industriale un'altra sala per proseguire il confronto. E' un fatto gravissimo che deve riguardare anche le forze politiche ed il governo". UGL,COPERTURA CONTRATTUALE PER ASSICURARE DIRITTI - "Siamo qui con un solo obiettivo: garantire ai dipendenti del Gruppo Fiat, a partire dal primo gennaio 2012, una copertura contrattuale che preveda diritti e tutele, permettendo di preservare e rilanciare occupazione e produzione negli stabilimenti italiani". Lo ha dichiarato il segretario nazionale dell'Ugl Metalmeccanici, Antonio D'Anolfo, prima di entrare al tavolo con Fiat a Torino. PRESIDI DAVANTI A UNIONE INDUSTRIALE TORINO -
Due presidi sono in corso davanti all'Unione Industriale di Torino, dove alle 10.30 è fissato l'incontro tra Fiat e sindacati per riprendere
la trattativa sul novo contratto. Davanti alla sede dell'associazione, tutta transennata e presidiata dalle forze dell'ordine, manifestano da un lato i Cobas e i sindacati di base, dall'altro Fim, Uilm, Fismic,
Ugl e Associazione Quadri. Diversi striscioni sono stati attaccati ai muri delle case antistanti l'Unione Industriale.
Fiom non firma,
lascia tavolo
Reazioni: Presidio Lavoratori Jabil , Regione Lombardia
pomeriggio, presso la sede della Regione Lombardia, proseguirà l'incontro tra azienda, Regione e sindacati iniziato giovedì. Tutti i lavoratori in lotta "per salvare la fabbrica" saranno presenti al Presidio ed una parte di loro seguirà i propri rappresentanti sindacali all'incontro. Invitiamo tutti coloro che possono ad essere presenti domani al Presidio per sostenere i lavoratori in questo momento importante. Grazie a tutti quelli che lottano al nostro fianco.
Presidio Lavoratori Jabil MARTEDI
PROSSIMO 25 OTTOBRE SI REPLICA....IN OCCASIONE DEL CONSIGLIO REGIONALE. SI CHIEDE LA PARTECIPAZIONE MASSICCIA DI TUTTI I LAVORATORI DI TUTTI I SETTORI IN CRISI E DI TUTTI I CITTADINI SENSIBILI AI DISAGI OCCUPAZIONALI VOLUTAMENTE E INSESIBILMENTE IGNORATI DAI NOSTRI AMMINISTRATORI E POLITICI LOMBARDI. TUTTI SONO INVITATI A PARTECIPARE ALLE ASSEMBLE APERTE CHE SI TERRANNO DAVANTI AL PALAZZO DELLA REGIONE, LA VOCE DEL POPOLO E DEI LAVORATORI DOVRA' ESSERE ASCOLTATA PER RILANCIARE L'OCCUPAZIONE E LA DIGNITA' PERSONALE E LAVORATIVA DI OGNI PERSONA.....seguiranno a giorni le info...
Presidio Lavoratori Jabil,