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Timestamp: 2017-11-23 12:46:39+00:00
Document Index: 143136816

Matched Legal Cases: ['art. 17', 'art.  36', 'art. 1', 'art. 17', 'art.  20', 'art.  21', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 17', 'art.  13', 'art.  7', 'art. 5', 'art. 2', 'art. 7', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 1', 'art.  1', 'art.   4', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 2', 'art.  2', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 36', 'art. 3', 'art.\n2', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 5', 'art.  12', 'art. 26', 'art. 4', 'art. 1', 'art. 16', 'art. 1', 'art. 2', 'art.  17', 'art.  1', 'art.  18', 'art.  19', 'art.  27', 'art.  28', 'art. 27', 'art.  33']

DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 28 maggio 2009, n. 107 - Regolamento concernente la revisione della disciplina delle tasse e dei diritti marittimi, a norma dell'articolo 1, comma 989, della legge 27 dicembre 2006, n. 296. (09G0112) (GU n. 180 del 5-8-2009 - Geologi.info | Geologi.info
DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 28 maggio 2009, n. 107 – Regolamento concernente la revisione della disciplina delle tasse e dei diritti marittimi, a norma dell’articolo 1, comma 989, della legge 27 dicembre 2006, n. 296. (09G0112) (GU n. 180 del 5-8-2009
DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 28 maggio 2009, n. 107 - Regolamento concernente la revisione della disciplina delle tasse e dei diritti marittimi, a norma dell'articolo 1, comma 989, della legge 27 dicembre 2006, n. 296. (09G0112) (GU n. 180 del 5-8-2009 )
Regolamento  concernente la revisione della disciplina delle tasse
e  dei  diritti  marittimi, a norma dell’articolo 1, comma 989, della
Vista la legge 9 febbraio 1963, n. 82, e successive modificazioni;
Vista la legge 14 agosto 1971, n. 822;
Vista  la legge 6 marzo 1987, n. 110, recante ratifica dell’Accordo
tra  Italia  ed  Austria  del  4 ottobre 1985 per l’utilizzazione del
Visto  il  decreto-legge  13  marzo  1988,  n.  69, convertito, con
modificazioni, dalla legge 13 maggio 1988, n. 153;
Visto  il decreto del Ministro della marina mercantile del 18 marzo
1988,  pubblicato  nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana
n. 82 dell’8 aprile 1988;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 30 agosto 1966, n.
1340, ed, in particolare, l’articolo 36;
Visto l’articolo 1, comma 989, della legge 27 dicembre 2006, n. 296
(legge  finanziaria  2007), e successive modificazioni, che autorizza
il  Governo  ad  adottare  un regolamento, ai sensi dell’articolo 17,
comma  2,  della  legge  23  agosto 1988, n. 400, volto a rivedere la
disciplina delle tasse e dei diritti marittimi;
Attesa  la  necessita’  di dare esecuzione al comma 989 sopracitato
mediante   la   riformulazione,   nei  limiti  dei  relativi  criteri
direttivi,  della  vigente  normativa  in  materia di tasse e diritti
marittimi,  nell’ottica  di  un  riordino  e di una razionalizzazione
della  disciplina tramite l’accorpamento di taluni di detti tributi e
delle  relative  procedure  di  riscossione  e con l’obiettivo di una
semplificazione  della  normativa e di una riduzione del numero delle
tasse e dei diritti marittimi;
Considerato che la revisione della vigente disciplina delle tasse e
dei  diritti  marittimi  contribuisce ad una migliore e piu’ efficace
gestione dei porti e ne accresce le potenzialita’ competitive;
Ritenuto  opportuno  accorpare  in  due  soli tributi la tassa e la
soprattassa  d’ancoraggio, da una parte, e la tassa erariale e quella
cosiddetta «portuale» sulle merci imbarcate e sbarcate, dall’altra;
adottata nella riunione del 25 luglio 2008;
1.  Le  navi nazionali, le navi estere equiparate alle nazionali in
virtu’   di  trattati,  nonche’  le  navi  operate  da  compagnie  di
navigazione  di  Stati  con  i quali l’Unione europea abbia stipulato
accordi  di  navigazione  e  di  trasporto  marittimo,  ancorche’ non
battano   la   bandiera  di  detti  Stati,  che  compiono  operazioni
commerciali  in  un porto, rada o spiaggia dello Stato o negli ambiti
richiamati  al  successivo  articolo  3,  comma  1,  sono soggette al
pagamento  di  una  tassa di ancoraggio per ogni tonnellata di stazza
a)  euro  0,09 per ogni tonnellata eccedente le prime 50, se hanno
b)  euro  0,14  se hanno una stazza netta superiore a 200 e fino a
350  tonnellate,  ovvero  se,  avendo  una  stazza  superiore  a  350
c)  euro 0,72 se hanno una stazza netta superiore a 350 tonnellate
e provengono o sono dirette all’estero.
2.  Per  le  navi  di  stazza  netta  superiore  a  350  tonnellate
provenienti  o  dirette  all’estero,  aventi  merci in coperta ovvero
nelle  sovrastrutture,  la  stazza  delle quali non sia gia’ compresa
nella  stazza  lorda,  la  tassa  di  ancoraggio di cui al comma 1 si
applica  altresi’, in occasione dell’approdo nei porti, rade, spiagge
dello  Stato o negli ambiti di cui al successivo articolo 3, comma 1,
ovvero  in  occasione del primo giorno di imbarco di tali merci, alle
tonnellate  di stazza corrispondenti allo spazio occupato dalle merci
suddette  secondo le norme vigenti sulla stazzatura delle navi, nella
misura  di  cui  al  comma 1, lettera c), con la sola eccezione delle
esenzioni  previste  per le navi dagli articoli 20 e 21 della legge 9
3.  La tassa di ancoraggio, nel caso di cui al comma 1, lettera a),
e’ valevole per un anno, nei casi di cui al comma 1, lettere b) e c),
per  trenta  giorni.  Le  navi, nei casi di cui alle lettere b) e c),
possono  abbonarsi alla tassa di ancoraggio per il periodo di un anno
stazza  netta.  Le  predette  navi  possono  abbonarsi  alla tassa di
ancoraggio  per  il periodo di un anno anche relativamente alle merci
ed   ai   contenitori  pieni  trasportati  in  coperta  ovvero  nelle
sovrastrutture della nave, il cui spazio non e’ compreso nella stazza
lorda  della  stessa,  pagando rispettivamente euro 0,50 ed euro 1,58
per  ogni  tonnellata  di  stazza, calcolata secondo le norme vigenti
sulla  stazzatura  delle  navi, corrispondente allo spazio occupabile
dalla  quantita’ massima di merce e dal numero massimo di contenitori
pieni  trasportabili in coperta, o negli spazi chiusi non considerati
nel  calcolo  della stazza, in accordo alle condizioni di caricamento
prescritte  nelle  «Istruzioni  al  Comandante sulla stabilita’ della
nave». La tassa di ancoraggio decorre dal giorno dell’approdo.
4.  Le navi portacontenitori adibite a servizi regolari di linea in
attivita’   di   transhipment   di  traffico  internazionale  possono
avvalersi  della  facolta’ di cui all’articolo 10, commi 5 e 6, della
5.  Alla  tassa  di  ancoraggio  sono  applicabili  le  ipotesi  di
esenzione  di cui all’articolo 13 della legge 9 febbraio 1963, n. 82,
e,  ai fini del calcolo, trovano altresi’ applicazione i coefficienti
di  correzione di cui al decreto del Ministro della marina mercantile
in  data  18  marzo  1988,  pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 82
dell’8 aprile 1988.
6.  La  quota  di  gettito  della tassa di ancoraggio relativa alle
merci  ed  ai contenitori collocati in coperta o nelle sovrastrutture
di cui, rispettivamente, al comma 2 ed al comma 4, nonche’ il diritto
sostitutivo  della  tassa di ancoraggio, la tassa di ancoraggio per i
rimorchiatori  e quella per le navi che effettuano la pesca oltre gli
stretti  di cui, rispettivamente, agli articoli 5, 7 e 14 della legge
9 febbraio 1963, n. 82, sono attribuiti a ciascuna autorita’ portuale
7.  Le  navi  estere  non ammesse ad un trattamento uguale a quello
delle  navi  nazionali  sono  soggette  al pagamento del doppio della
tassa di cui al comma 1 e non hanno diritto all’abbonamento.
8.   Al   fine  di  consentire  una  puntuale  identificazione  dei
pertinenti  introiti delle autorita’ portuali, a decorrere dalla data
di  entrata  in  vigore  del presente regolamento, alle riscossioni a
titolo  di  abbonamento  alla tassa di ancoraggio sono attribuiti, ai
per modalita’ di pagamento o validita’ temporale delle tasse.
9.   Alla   tassa  di  ancoraggio  si  applicano  le  procedure  di
riscossione  previste  dall’articolo  1,  comma  119,  della legge 24
dicembre  2007, n. 244. Nelle more dell’adozione del decreto del Capo
del  Dipartimento  delle  finanze, la tassa di ancoraggio e’ riscossa
secondo la procedura di cui all’articolo 1 del decreto del Presidente
porti  della  Sicilia che non siano sede di autorita’ portuale, ferma
restando  l’attribuzione  alla  Regione  siciliana  del gettito della
tassa  di ancoraggio di cui al presente articolo e fatto salvo quanto
disposto  dal comma 6 per le autorita’ portuali della regione stessa,
nonche’  dall’articolo 1, comma 982, della legge 27 dicembre 2006, n.
–  Si  riporta  il  testo del comma 2 dell’art. 17 della
–  La  legge 9 febbraio 1963, n. 82, e’ pubblicata nella
Gazzetta  Ufficiale  della  Repubblica italiana 23 febbraio
1963, n. 52.
–  La  legge 14 agosto 1971, n. 822, e’ pubblicata nella
Gazzetta  Ufficiale  della  Repubblica  italiana 15 ottobre
1971, n. 262.
–  La  legge  6  marzo 1987, n. 110, e’ pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana 25 marzo 1987,
–  Il  decreto-legge 13 marzo 1988, n. 69, e’ pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana 14 marzo
1988, n. 61.
–  La  legge 13 maggio 1988, n. 153, e’ pubblicata nella
Gazzetta  Ufficiale  della  Repubblica  italiana  14 maggio
1988, n. 112.
– Il decreto del Ministro della marina mercantile del 18
marzo  1988  e’  pubblicato  nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica italiana 8 aprile 1988, n. 82.
–  Si  riporta  il  testo  dell’art.  36 del decreto del
Presidente  della  Repubblica  30  agosto  1966,  n.  1340,
pubblicato   nella   Gazzetta  Ufficiale  della  Repubblica
italiana 8 marzo 1967, n. 60:
«Art.  36  (Accertamento e riscossione delle tasse sulle
merci  imbarcate  e  sbarcate in determinati porti) – 1. Le
tasse  di  cui  agli  articoli  33 34 e 35 della legge sono
accertate   e  riscosse  dalla  Dogana  sui  documenti  che
scortano la merce con separata bolletta.».
–  La  legge  27  dicembre  1997, n. 449, e’ la legge 13
maggio 1988, n. 153, e’ pubblicata nella Gazzetta Ufficiale
della   Repubblica  italiana  30  dicembre  1997,  n.  302,
–  Si  riporta  il testo del comma 989 dell’art. 1 della
legge  27  dicembre 2006, n. 296, pubblicata nella Gazzetta
Ufficiale  della  Repubblica  italiana 27 dicembre 2006, n.
299, supplemento ordinario:
«989. Il Governo e’ autorizzato ad adottare, entro il 30
ottobre  2007  un regolamento, ai sensi dell’art. 17, comma
2,  della legge 23 agosto 1988, n. 400, volto a rivedere la
disciplina  delle  tasse  e  dei  diritti marittimi tenendo
a)  semplificazione,  con  accorpamento  delle  tasse e
delle procedure di riscossione;
b)  accorpamento  della  tassa  e  della sovrattassa di
ancoraggio, con attribuzione alle Autorita’ portuali;
c)  adeguamento  graduale  dell’ammontare delle tasse e
dei  diritti  sulla base del tasso d’inflazione a decorrere
dalla  data  della  loro ultima determinazione, con decreto
d)    abrogazione   espressa   delle   norme   ritenute
incompatibili.».
–  Si  riporta  il  testo  dell’art.  20  della  legge 9
febbraio 1963, n. 82:
«Art. 20 (Navi esenti dal pagamento della soprattassa di
ancoraggio).  – Sono esenti dal pagamento della soprattassa
di  ancoraggio le navi che trasportano le merci di cui alle
sottoindicate  categorie  ed  hanno  nelle stive uno spazio
vuoto  corrispondente  al  volume  delle merci collocate in
a)  le materie pericolose, in quei casi in cui, in base
alle  norme  sull’imbarco,  trasporto  in  mare e sbarco di
dette   materie,  e’  fatto  divieto  di  imbarcarle  sotto
c)  le merci voluminose le quali per le loro dimensioni
non possono essere introdotte nelle stive;
e) gli animali vivi.».
–  Si  riporta  il  testo  dell’art.  21  della  legge 9
«Art.  21  (Esenzione dal pagamento della soprattassa di
ancoraggio per fusti e recipienti vuoti). – Sono esenti dal
pagamento  della  soprattassa  di  ancoraggio  le  navi che
trasportano  fusti,  cassoni  e recipienti in genere vuoti,
che  debbano  servire  o  abbiano  servito  per  prendere o
lasciare  un  carico  in un porto dello Stato, quando anche
non abbiano nelle stive un corrispondente spazio vuoto.».
– Si riporta il testo del comma dell’art. 10 della legge
27 dicembre 1997, n. 449:
«5.   Nelle   more   della  revisione  dei  criteri  per
l’applicazione  della tassa e sovrattassa di ancoraggio, le
navi porta contenitori adibite a servizi regolari di linea,
in  attivita’  di  transhipment di traffico internazionale,
hanno  facolta’  di  pagare,  in  alternativa alla tassa di
abbonamento annuale, prevista dall’articolo 1, terzo comma,
della   legge  9  febbraio  1963,  n.  82  ,  e  successive
modificazioni,  una  tassa  di ancoraggio per singolo scalo
nella misura pari ad un dodicesimo della tassa annuale.».
–  Si  riporta  il  testo del comma 6 dell’art. 10 della
legge 27 dicembre 1997, n. 449:
«6.  Le navi di cui al comma 5, provenienti o dirette ad
un  porto  estero,  pagano  nel  primo  scalo  nazionale la
sovrattassa di ancoraggio prevista dall’art. 17 della legge
9  febbraio 1963, n. 82 , e successive modificazioni, nella
misura  pari  ad  un  dodicesimo  della  tassa  annuale  di
ancoraggio    calcolata    sulle   tonnellate   di   stazza
corrispondenti   al   volume   delle  merci  effettivamente
trasportate nei contenitori collocati in coperta.».
–  Si  riporta  il  testo  dell’art.  13  della  legge 9
«Art.  13  (Navi  esenti  dal  pagamento  della tassa di
ancoraggio).  –  Sono  esenti  dal pagamento della tassa di
a) le navi di stazza netta inferiore a 50 tonnellate;
c)   le   navi   da   diporto   di  qualunque  bandiera
riconosciute tali dai rispettivi governi;
e)  le navi in rilascio forzato o volontario quando non
facciano  operazioni di commercio e quelle che approdano in
zavorra   per   passare  in  disarmo,  esservi  riparate  o
trasformate o per svernare;
h)  le  navi  nazionali  che  esercitano la pesca e che
siano  adibite  esclusivamente  al trasporto del pescato di
alti  navi  nazionali  ed  eccezione  di  quelle  di cui al
successivo articolo;
i)  le  navi  addette  ai  servizi marittimi dei porti,
delle  rade  e delle spiagge dello Stato, eccettuate quelle
di  cui  all’art.  7,  ed  i  galleggianti mobili in genere
adibiti   ai  servizi  attinenti  alla  navigazione  ed  al
traffico marittimo;
l) le navi di proprieta’ dello Stato addette ai servizi
di vigilanza costiera.».
– Si riporta il testo dell’art. 5 della legge 9 febbraio
1963, n. 82:
«Art.  5  (Diritto  sostitutivo della tassa d’ancoraggio
per  navi  in crociera turistica). – Le navi nazionali e le
estere, equiparate in virtu’ di trattati alle nazionali, le
quali  compiano  crociere  turistiche,  hanno  facolta’  di
pagare  in  luogo  della  tassa di ancoraggio un diritto di
lire 300 per ogni passeggero imbarcato o sbarcato.
Il  diritto  di  lire  300  viene  pagato una sola volta
qualunque sia il numero degli sbarchi o imbarchi effettuati
dallo stesso passeggero durante la crociera.
L’esercizio  della  facolta’  di  cui  al primo comma e’
indipendente  da  quanto  dovuto  in base all’art. 2 per le
merci imbarcate o sbarcate.».
– Si riporta il testo dell’art. 7 della legge 9 febbraio
«Art.  7  (Tassa di ancoraggio per i rimorchiatori). – I
rimorchiatori  nazionali  e  quelli  esteri,  equiparati in
virtu’ di trattati ai nazionali, sono soggetti al pagamento
di  una tassa di ancoraggio, con validita’ annuale, di lire
25  per  ogni  cavallo indicato di potenza delle rispettive
I rimorchiatori battenti bandiera estera, non equiparata
a  quella  nazionale, sono soggetti al pagamento del doppio
della tassa di cui al comma precedente.
La  forza  in  cavalli delle macchine motrici e’ desunta
dai documenti di bordo.».
–  Le  navi  nazionali che effettuano la pesca oltre gli
stretti o che siano adibite esclusivamente al trasporto del
pescato  di  dette  navi, sono soggette, al pagamento della
tassa  di ancoraggio di cui all’art. 1, o di quella ridotta
di  cui all’art. 2 quando, ritornando nello Stato, compiano
nel porto di arrivo operazioni di commercio.
Lo  sbarco  dei  prodotti  della  pesca, che non abbiano
subito  trasformazione  non  e’  considerato  operazione di
–  Si  riporta  il testo del comma 119 dell’art. 1 della
legge  24  dicembre 2007, n. 244, pubblicata nella Gazzetta
Ufficiale  della  Repubblica  italiana 28 dicembre 2007, n.
300, supplemento ordinario:
«119.  A  fine  di  consentire  la semplificazione degli
adempimenti  degli  operatori  doganali  e la riduzione dei
costi gestionali a carico dell’Amministrazione finanziaria,
e’  consentito  il  pagamento  o  il  deposito  dei diritti
doganali  mediante bonifico bancario o postale. A tale fine
e’   autorizzata  l’apertura  di  un’apposita  contabilita’
speciale,  presso la Banca d’Italia, su cui far affluire le
relative  somme.  Le modalita’ di riversamento all’Erario o
agli  altri  enti beneficiari sono stabilite con successivo
decreto  del capo del Dipartimento per le politiche fiscali
del Ministero dell’economia e delle finanze.».
–  Si  riporta  il  testo  dell’art.  1  del decreto del
Presidente della Repubblica 30 agosto 1966, n. 1340:
«Art.  1 (Ordini di introito e bollette di pagamento). –
Le  tasse di cui ai Titoli I, II (Capo 2°) della legge sono
riscosse  dai  ricevitori  della Dogana su presentazione di
ordini di introito rilasciati dall’autorita’ marittima.
Gli  ordini  di  introito  devono  essere staccati da un
bollettario  a  matrice  del  modello stabilito, numerato e
firmato   al   sommo   di  ciascuna  pagina  a  cura  della
Capitaneria  di  porto  competente.  Di  qualunque  tassa o
diritto  pagati  il  ricevitore  doganale rilascia ricevuta
mediante   bolletta   di  pagamento  staccata  da  apposito
registro a matrice.
L’ordine di introito, dopo il rilascio della bolletta di
pagamento, viene allegato alla matrice di questo.
La   bolletta   di   pagamento   viene  presentata  alla
Capitaneria competente, che dopo averla registrata nel modo
di    cui    al    successivo   art.   4,   la   restituice
all’interessato.».
–  Si  riporta  il testo del comma 982 dell’art. 1 della
«982.   Per   assicurare  l’autonomia  finanziaria  alle
autorita’      portuali      nazionali     e     promuovere
l’autofinanziamento  delle attivita’ e la razionalizzazione
della  spesa, anche al fine di finanziare gli interventi di
manutenzioni  ordinaria  e straordinaria delle parti comuni
nell’ambito portuale, con priorita’ per quelli previsti nei
piani  triennali gia’ approvati, ivi compresa quella per il
mantenimento   dei  fondali,  sono  attribuiti  a  ciascuna
autorita’  portuale,  a  decorrere  dall’anno  2007, per la
circoscrizione territoriale di competenza:
a)  il  gettito della tassa erariale di cui all’art. 2,
primo  comma,  del  decreto-legge  28 febbraio 1974, n. 47,
convertito,  con modificazioni, dalla legge 16 aprile 1974,
n. 117, e successive modificazioni;
b)  il gettito della tassa di ancoraggio di cui al capo
I  del  titolo  I  della  legge  9  febbraio 1963, n. 82, e
1.  Nei  porti,  nelle  rade  e  spiagge dello Stato, nonche’ negli
ambiti  richiamati  all’articolo  3,  comma  1,  e’  dovuta una tassa
portuale   sulle   merci  sbarcate  ed  imbarcate,  commisurata  alle
tonnellate  metriche  di  merce  secondo  le  aliquote  riportate, in
relazione  a  ciascuna  categoria  merceologica  ed alla tipologia di
di tonnellata superiore ad un quintale e’ considerata come tonnellata
2.  La tassa di cui al comma 1 sostituisce la tassa erariale di cui
all’articolo  2,  comma 1, del decreto-legge 28 febbraio 1974, n. 47,
convertito,  con modificazioni, dalla legge 16 aprile 1974, n. 117, e
successive  modificazioni e la tassa sulle merci sbarcate e imbarcate
di  cui al capo III del titolo II della legge 9 febbraio 1963, n. 82,
e  successive  modificazioni,  e  all’articolo 1 della legge 5 maggio
3.  Alla  tassa  portuale si’ applicano le procedure di riscossione
previste dall’articolo 1, comma 119, della legge 24 dicembre 2007, n.
244,  Nelle  more dell’adozione del decreto del Capo del Dipartimento
delle  finanze,  si  applicano  le  procedure  di  accertamento  e di
riscossione  di  cui all’articolo 36 del decreto del Presidente della
Repubblica  30 agosto 1966, n. 1340. Sono fatte salve le esenzioni di
cui  all’articolo 3, comma 3, del decreto-legge 13 marzo 1988, n. 69,
riconoscersi  alle  merci caricate sui carri ferroviari e sui veicoli
che  accedono  alle  navi traghetto adibite ai collegamenti marittimi
tra  porti  comunitari,  nonche’ alle merci contenute nei contenitori
caricati  su  navi porta contenitori adibite a collegamenti marittimi
–  Si  riporta  il  testo  del  comma  1 dell’art. 2 del
decreto-legge  28  febbraio  1974,  n. 47, pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana 13 marzo 1974,
n.  68,  e  convertito,  con  modificazioni, dalla legge 16
aprile  1974,  n.  117, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana 4 maggio 1974, n. 115:
«2.  In  tutti  i  porti,  rade e spiagge dello Stato e’
dovuta   una   tassa  erariale,  sulle  merci  sbarcate  ed
imbarcate,  in  misura  non  superiore  a  lire 90 per ogni
tonnellata  metrica  di  merce.  La  frazione di tonnellata
superiore  ad  un  milione  e’  considerata come tonnellata
intera.».
–  Si  riporta il testo dell’art. 1 della legge 5 maggio
1976,  n.  355,  pubblicata  nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica italiana 5 giugno 1976, n. 147:
«Art.  1.  –  1.  Sulle  merci sbarcate ed imbarcate nei
porti  indicati  dalle  disposizioni  di  cui  alla legge 9
ottobre  1967,  n.  961,  e  successive modificazioni, sono
dovute  le  tasse  portuali  di  cui al capo III, titolo II
della   legge   9   febbraio  1963,  n.  82,  e  successive
modificazioni. La misura delle anzidette tasse portuali non
potra’ eccedere, in alcun caso, il limite massimo di cui al
primo comma dell’art. 2 del decreto-legge 28 febbraio 1974,
n.  47,  convertito  nella  legge 16 aprile 1974, n. 117, e
sara’ determinata per ciascuno dei porti interessati con le
stesse  procedure  e con i medesimi criteri di cui al terzo
comma  dell’art.  2  del predetto decreto-legge 28 febbraio
1974, n. 47.
2.  I  proventi  delle  tasse di cui al precedente comma
saranno  devoluti  per i due terzi agli enti indicati dalla
legge  9  ottobre 1967, n. 961, e successive modificazioni,
per  l’assolvimento dei propri compiti, e per un terzo allo
–  Con  riguardo al comma 119 dell’art. 1 della legge 24
dicembre 2007, n. 244, si veda la nota all’art. 1.
–  Con  riguardo  all’art. 36 del decreto del Presidente
della  Repubblica  30 agosto 1966, n. 1340, si veda la nota
–  Si  riporta  il  testo  del  comma  3 dell’art. 3 del
decreto-legge   13  marzo  1988,  n.  69,  convertito,  con
modificazioni, dalla legge 13 maggio 1988, n. 153:
«3.  Sono  esenti  dalla  tassa  erariale  e  da  quella
portuale  di cui al primo, secondo e quarto comma dell’art.
2  del  decreto-legge 28 febbraio 1974, n. 47 , convertito,
con  modificazioni,  dalla  legge 16 aprile 1974, n. 117, e
successive modificazioni, tutte le merci caricate sui carri
ferroviari  e  sui veicoli che accedono alle navi traghetto
adibite  ai  collegamenti  marittimi  tra  porti nazionali,
nonche’ le merci contenute nei contenitori caricati su navi
portacontenitori   ugualmente   adibite   ai   collegamenti
marittimi tra porti nazionali.».
Ambito territoriale d’applicazione
1.  Le  tasse  di  cui  al  presente regolamento, il cui gettito e’
attribuito  alle  autorita’  portuali  in  virtu’  di quanto previsto
dall’articolo  1,  comma 982, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, e
dall’articolo  1,  comma  6, del presente regolamento, sono applicate
con  riferimento  alle  operazioni  commerciali che si svolgono negli
ambiti  spaziali  di  cui  all’articolo  1, comma 986, della medesima
2.  Ad  eccezione  di  quanto  previsto all’articolo 4, comma 3, e’
fatta  salva  la vigente normativa speciale concernente le tasse ed i
diritti  marittimi  relativa  al  porto  franco  di  Trieste,  di cui
all’articolo  3,  comma  2,  del  decreto-legge 13 marzo 1988, n. 69,
al  decreto del Ministro della marina mercantile 5 settembre 1989, n.
339,  modificato  dal  decreto  del  Ministro  dei  trasporti e della
–  Con  riguardo al comma 982 dell’art. 1 della legge 27
dicembre 2006, n. 296, si veda la nota all’art. 1.
–  Si  riporta  il testo del comma 986 dell’art. 1 della
«986.  Le  disposizioni  di cui alle lettere a) e b) del
comma   982,  nonche’  quelle  di  cui  al  comma  985,  si
interpretano  nel senso che le navi che compiono operazioni
commerciali  e le merci imbarcate e sbarcate nell’ambito di
porti,  rade  o  spiagge  dello  Stato,  in  zone  o presso
strutture  di  ormeggio,  quali  banchine,  moli,  pontili,
piattaforme,  boe,  torri e punti di attracco, in qualsiasi
modo  realizzati,  sono soggette alla tassa di ancoraggio e
alle tasse sulle merci.».
–  Si  riporta il testo dell’art. 2 del decreto-legge 13
marzo  1988,  n.  69,  convertito, con modificazioni, dalla
legge 13 maggio 1988, n. 153:
«Art.  2.  –  1. Per i lavoratori dipendenti, i titolari
delle pensioni e delle prestazioni economiche previdenziali
derivanti  da  lavoro  dipendente,  i  lavoratori assistiti
dall’assicurazione  contro  la  tubercolosi,  il  personale
statale  in  attivita’  di  servizio  ed  in  quiescenza, i
dipendenti  e  pensionati  degli  enti  pubblici  anche non
territoriali,  a  decorrere dal periodo di paga in corso al
1°  gennaio  1988,  gli  assegni  familiari,  le  quote  di
aggiunta  di  famiglia,  ogni altro trattamento di famiglia
comunque  denominato  e la maggiorazione di cui all’art. 5,
decreto-legge  29  gennaio  1983,  n.  17 , convertito, con
modificazioni, dalla legge 25 marzo 1983, n. 79, cessano di
essere  corrisposti  e  sono  sostituiti,  ove ricorrano le
condizioni   previste   dalle   disposizioni  del  presente
articolo, dall’assegno per il nucleo familiare.
2. L’assegno compete in misura differenziata in rapporto
al   numero   dei  componenti  ed  al  reddito  del  nucleo
familiare, secondo la tabella allegata al presente decreto.
I  livelli di reddito della predetta tabella sono aumentati
di   lire   dieci   milioni  per  i  nuclei  familiari  che
comprendono  soggetti che si trovino, a causa di infermita’
o  difetto  fisico  o  mentale,  nell’assoluta e permanente
impossibilita’  di dedicarsi ad un proficuo lavoro, ovvero,
se   minorenni,   che  abbiano  difficolta’  persistenti  a
svolgere i compiti e le funzioni proprie della loro eta’. I
medesimi  livelli  di  reddito  sono  aumentati di lire due
milioni  se  i  soggetti  di  cui  al comma 1 si trovano in
condizioni  di  vedovo  o  vedova, divorziato o divorziata,
separato  o  separata  legalmente,  celibe  o  nubile.  Con
effetto dal 1° luglio 1994, qualora del nucleo familiare di
cui  al  comma 6 facciano parte due o piu’ figli, l’importo
mensile  dell’assegno spettante e’ aumentato di lire 20.000
per ogni figlio, con esclusione del primo.
3.  Si  osservano,  per quanto non previsto dal presente
articolo,  le norme contenute nel testo unico sugli assegni
familiari,  approvato  con  decreto  del  Presidente  della
Repubblica   30   maggio   1955,   n.   797,  e  successive
modificazioni   e   integrazioni,   nonche’  le  norme  che
disciplinano  nell’ambito  dei  rispettivi  ordinamenti  le
materie delle quote di aggiunta di famiglia e di ogni altro
trattamento di famiglia comunque denominato.
4.  La cessazione dal diritto ai trattamenti di famiglia
comunque  denominati,  per  effetto  delle disposizioni del
presente  decreto,  non  comporta  la  cessazione  di altri
diritti e benefici dipendenti dalla vivenza a carico e/o ad
essa connessi.
5.  Sono  fatti  salvi  gli  aumenti  per  situazioni di
famiglia  spettanti  al personale in servizio all’estero ai
sensi  degli  articoli  157,  162  e  173  del  decreto del
Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18 , nonche’
dell’art.  12,  decreto  del Presidente della Repubblica 23
gennaio  1967,  n.  215, e degli articoli 26 e 27, legge 25
agosto 1982, n. 604.
6.  Il  nucleo  familiare  e’  composto dai coniugi, con
esclusione   del   coniuge   legalmente  ed  effettivamente
separato, e dai figli ed equiparati, ai sensi dell’articolo
38  del  decreto  del Presidente della Repubblica 26 aprile
1957, n. 818 , di eta’ inferiore a 18 anni compiuti ovvero,
senza  limite  di  eta’,  qualora  si  trovino,  a causa di
infermita’  o  difetto  fisico  o  mentale, nell’assoluta e
permanente  impossibilita’  di  dedicarsi  ad  un  proficuo
lavoro. Del nucleo familiare possono far parte, alle stesse
condizioni  previste  per  i  figli  ed equiparati, anche i
fratelli,  le  sorelle  ed  i nipoti di eta’ inferiore a 18
anni  compiuti  ovvero  senza  limiti  di  eta’, qualora si
trovino,  a causa di infermita’ o difetto fisico o mentale,
nell’assoluta  e  permanente impossibilita’ di dedicarsi ad
un  proficuo  lavoro,  nel caso in cui essi siano orfani di
entrambi  i  genitori e non abbiano conseguito il diritto a
6-bis.  Non  fanno  parte del nucleo familiare di cui al
comma  6  il  coniuge ed i figli ed equiparati di cittadino
straniero che non abbiano la residenza nel territorio della
Repubblica,  salvo  che  dallo Stato di cui lo straniero e’
cittadino  sia riservato un trattamento di reciprocita’ nei
confronti dei cittadini italiani ovvero sia stata stipulata
convenzione  internazionale  in  materia  di trattamenti di
famiglia.  L’accertamento  degli  Stati  nei  quali vige il
principio  di  reciprocita’  e’ effettuato dal Ministro del
lavoro  e  della  previdenza  sociale,  sentito il Ministro
7.  Le  variazioni  del  nucleo  familiare devono essere
comunicate  al  soggetto  tenuto  a corrispondere l’assegno
entro trenta giorni dal loro verificarsi.
8.  Il nucleo familiare puo’ essere composto di una sola
persona  qualora  la  stessa  sia  titolare  di pensione ai
superstiti  da lavoro dipendente ed abbia un’eta’ inferiore
a 18 anni compiuti ovvero si trovi, a causa di infermita’ o
difetto   fisico  o  mentale,  nell’assoluta  e  permanente
impossibilita’ di dedicarsi ad un proficuo lavoro.
8-bis.  Per  lo  stesso nucleo familiare non puo’ essere
concesso  piu’  di  un  assegno. Per i componenti il nucleo
familiare  cui  l’assegno  e’ corrisposto, l’assegno stesso
non  e’ compatibile con altro assegno o diverso trattamento
di famiglia a chiunque spettante.
9.   Il  reddito  del  nucleo  familiare  e’  costituito
dall’ammontare   dei  redditi  complessivi,  assoggettabili
all’Irpef,  conseguiti dai suoi componenti nell’anno solare
precedente il 1° luglio di ciascun anno ed ha valore per la
corresponsione  dell’assegno  fino  al  30 giugno dell’anno
successivo.  Per  la  corresponsione dell’assegno nel primo
semestre dell’anno 1988 e’ assunto a riferimento il reddito
conseguito  nell’anno  solare  1986.  Alla  formazione  del
reddito  concorrono altresi’ i redditi di qualsiasi natura,
ivi  compresi  quelli esenti da imposte e quelli soggetti a
ritenuta  alla  fonte  a  titolo  di  imposta  o ad imposta
sostitutiva se superiori a lire 2.000.000. Non si computano
nel   reddito  i  trattamenti  di  fine  rapporto  comunque
denominati  e  le  anticipazioni  sui  trattamenti  stessi,
nonche’   l’assegno   previsto   dal   presente   articolo.
L’attestazione del reddito del nucleo familiare e’ resa con
dichiarazione,  la  cui  sottoscrizione  non e’ soggetta ad
autenticazione,  alla quale si applicano le disposizioni di
cui  all’art. 26 della legge 4 gennaio 1968, n. 15 . L’ente
al   quale  e’  resa  la  dichiarazione  deve  trasmetterne
immediatamente   copia   al   comune   di   residenza   del
10.  L’assegno  non  spetta  se  la somma dei redditi da
lavoro  dipendente,  da  pensione  o  da  altra prestazione
previdenziale derivante da lavoro dipendente e inferiore al
70 per cento del reddito complessivo del nucleo familiare.
11.  L’assegno non concorre a formare la base imponibile
dell’imposta sul reddito delle persone fisiche.
12. I livelli di reddito previsti nella tabella allegata
al  presente  decreto e le loro maggiorazioni stabilite dal
comma  2  sono rivalutati annualmente a decorrere dall’anno
1989,  con effetto dal 1° luglio di ciascun anno, in misura
pari  alla variazione percentuale dell’indice dei prezzi al
consumo  per  le famiglie di operai ed impiegati, calcolato
dall’ISTAT,  intervenuta  tra  l’anno  di  riferimento  dei
redditi   per   la  corresponsione  dell’assegno  e  l’anno
12-bis.  Per  i lavoratori autonomi pensionati il rinvio
di cui all’art. 4 del decreto-legge 14 luglio 1980, n. 314,
convertito,  con  modificazioni, dalla legge 8 agosto 1980,
n.  440,  continua  ad avere ad oggetto la disciplina sugli
assegni  familiari  di  cui  al  testo  unico approvato con
decreto  del Presidente della Repubblica 30 maggio 1955, n.
797, e successive modificazioni e integrazioni.
13.  L’onere  derivante dalle disposizioni contenute nel
presente articolo e’ valutato in lire 1.100 miliardi annui,
a  decorrere  dal  1988.  Ad  esso  si  fa  fronte mediante
fini  del  bilancio  triennale  1988-1990, al capitolo 6856
dello  stato  di  previsione  del  Ministero del tesoro per
l’anno  finanziario 1988, all’uopo utilizzando lo specifico
14. Il Ministero del tesoro e’ autorizzato ad apportare,
con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.».
–  Il  decreto  del  Ministro  della marina mercantile 5
settembre  1989,  n.  339,  e’  pubblicato  nella  Gazzetta
Ufficiale  della  Repubblica  italiana  10 ottobre 1989, n.
–   Il  decreto  del  Ministro  dei  trasporti  e  della
navigazione  11  aprile  1996,  n. 372, e’ pubblicato nella
Gazzetta  Ufficiale  della  Repubblica  italiana  15 luglio
1996, n. 164.
1.   Con   il  decreto  di  cui  alla  lettera  c)  del  comma  989
dell’articolo 1 della legge 27 dicembre 2006, n. 296, come modificato
dall’articolo  16 del decreto-legge 2 luglio 2007, n. 81, convertito,
con  modificazioni,  dalla  legge  3 agosto 2007, n. 127, si provvede
all’adeguamento  dell’ammontare  delle  tasse e dei diritti marittimi
come   disciplinati   nella   vigente  legislazione  e  nel  presente
2. L’adeguamento viene effettuato, per il periodo intercorrente tra
il  1°  gennaio  1993, data dell’ultima determinazione dell’ammontare
delle  tasse  e dei diritti marittimi, e la data di entrata in vigore
del  presente regolamento, prendendo a base il 75 per cento del tasso
d’inflazione  ufficialmente rilevato e graduando l’adeguamento stesso
in  modo  da applicarlo nella misura del 33 per cento nell’anno 2009,
nella  misura  di  un ulteriore 33 per cento nell’anno 2010, e per il
restante  34  per  cento  nell’anno  2011. Per gli anni successivi al
2011,  l’adeguamento  viene  effettuato annualmente in ragione del 75
per cento del tasso ufficiale d’inflazione.
3.  Ferme  restando  le  disposizioni  dell’Accordo  tra  Italia ed
Austria  del 4 ottobre 1985 per l’utilizzazione del porto di Trieste,
ratificato  con  legge 6 marzo 1987, n. 110, al fine di riequilibrare
il   rapporto   differenziale  tra  la  misura  della  tassazione  da
applicarsi  al  porto  franco  di  Trieste  e  quella  relativa  alla
generalita’  dei  porti nazionali ed evitare possibili distorsioni di
concorrenza,  alle  operazioni  commerciali  che si svolgono presso i
cui  al comma 2, prendendo tuttavia a base il 100 per cento del tasso
ufficiale d’inflazione.
–  Si  riporta  il  testo della lettera c) del comma 989
dell’art. 1 della legge 27 dicembre 2006, n. 296:
«c)  adeguamento  graduale dell’ammontare delle tasse e
dell’economia e delle finanze; ».
–  Si  riporta il testo dell’art. 16 del decreto-legge 2
luglio  2007,  n.  81,  pubblicato nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana 2 luglio 2007, n. 51, convertito,
con  modificazioni,  dalla  legge  3  agosto  2007, n. 127,
italiana 17 agosto 2007, n. 190, supplemento ordinario:
«Art.  16.  (Riordino della disciplina delle tasse e dei
diritti marittimi). – 1. Il comma 989 dell’articolo 1 della
legge 27 dicembre 2006, n. 296, e’ sostituito dai seguenti:
989-bis.  Il  Ministro  dei  trasporti e’ autorizzato ad
adottare,  entro  il  30  ottobre  2007, un regolamento, ai
400,  volto  a  rivedere  i criteri per l’istituzione delle
autorita’ portuali e la verifica del possesso dei requisiti
previsti  per la conferma o la loro eventuale soppressione,
tenendo  conto  della rilevanza dei porti, del collegamento
con  le  reti  strategiche, del volume dei traffici e della
capacita’ di autofinanziamento.».
–  Con riguardo alla legge 6 marzo 1987, n. 110, si veda
la nota alle premesse.
regolamento  sono abrogati gli articoli 1, 2, 17, 18, 19, 27, 28 e 33
– Si riporta il testo dell’art. 1 della legge 9 febbraio
«Art.  1  (Soggetti e misure della tassa di ancoraggio).
1.  Le  navi  nazionali e le estere equiparate in virtu’ di
trattati  alle  nazionali,  le quali compiono operazioni di
commercio  in  un  porto, rada o spiaggia dello Stato, sono
soggette  al  pagamento di una tassa di ancoraggio per ogni
tonnellata di stazza nella seguente misura:
a) lire 10 per ogni tonnellata eccedente le prime 50 se
hanno una stazza netta non superiore a 200 tonnellate;
b)  lire 15 se hanno una stazza netta superiore a 200 e
non  a  350 tonnellate, ovvero se, avevano una stazza netta
superiore  a  350 tonnellate, navigano esclusivamente fra i
porti dello Stato;
c)  lire  80  se hanno una stazza netta superiore a 350
tonnellate e provengono o sono dirette all’estero.
2.  La  tassa  di cui alla lettera a) e’ valevole per un
anno, quelle di cui alle lettere b) e c) per trenta giorni.
3.  Le  navi  possono abbonarsi alla tassa di ancoraggio
per il periodo di un anno nei casi di cui alle lettere b) e
c)  pagando  rispettivamente  lire  55  e lire 175 per ogni
tonnellata di stazza netta.
4.  Le  tasse  di  cui ai precedenti commi decorrono dal
giorno dell’approdo.».
– Si riporta il testo dell’art. 2 della legge 9 febbraio
«Art.  2 (Tassa di ancoraggio ridotta). – 1. Le navi che
sbarcano  o  imbarcano un numero di tonnellate di merci non
eccedente il quinto o il decimo delle tonnellate della loro
stazza netta hanno la facolta’ di pagare rispettivamente la
meta’  od  il  quarto  della  tassa  di  ancoraggio piu’ un
diritto  fisso  di  lire  5  per  ogni tonnellata di stazza
2.  Le  navi  che  sbarcano  o  imbarcano  un  numero di
tonnellate  di  merci  non  eccedente  il  ventesimo  delle
tonnellate  della  loro  stazza  netta  possono  pagare  un
diritto di lire 200 per ogni tonnellata di merce sbarcata o
imbarcata.
3.  Quando  la  nave  imbarca  o  sbarca  passeggeri  ha
facolta’  di  pagare  invece  della  tassa  d’ancoraggio un
diritto  fisso  di lire 700 per ogni passeggero imbarcato o
sbarcato,  indipendentemente  dalla  tassa  ridotta che sia
dovuta  per le merci imbarcate o sbarcate nei limiti di cui
ai due commi precedenti.
4.  Le  tasse  pagate  in  base  a  questo articolo sono
valevoli soltanto per il porto nel quale le operazioni sono
state compiute.».
–  Si  riporta  il  testo  dell’art.  17  della  legge 9
«Art.  17  (Navi soggette al pagamento della soprattassa
di  ancoraggio per le merci collocate in coperta e relativi
limiti  e  condizioni).  –  1.  Le  navi  di  stazza  netta
superiore   a   350   tonnellate   provenienti   o  dirette
all’estero,   aventi   merci   in   coperta   ovvero  nelle
sovrastrutture  la stazza delle quali non sia gia’ compresa
nella  stazza  lorda,  sono  soggette  al  pagamento di una
soprattassa  di ancoraggio nella misura di cui alla lettera
c)  dell’art.  1  in  ragione  delle  tonnellate  di stazza
corrispondenti  allo  spazio  occupato dalle merci suddette
secondo le norme vigenti sulla stazzatura delle navi.».
–  Si  riporta  il  testo  dell’art.  18  della  legge 9
«Art. 18 (Decorrenza della soprattassa di ancoraggio). –
1.  La  soprattassa di ancoraggio decorre dal giorno in cui
la  nave  avente merci in coperta, al proda ad un porto, ad
una  rada  o  spiaggia dello Stato per compiervi operazioni
2.  Per  la nave che imbarca per la prima volta merci in
coperta  la  soprattassa  decorre  dal  giorno  in cui ebbe
inizio l’imbarco delle merci stesse.».
–  Si  riporta  il  testo  dell’art.  19  della  legge 9
«Art.  19  (Scadenza della soprattassa di ancoraggio). –
1.  La  soprattassa  di  ancoraggio non puo’ avere scadenza
posteriore a quella della tassa di ancoraggio.».
–  Si  riporta  il  testo  dell’art.  27  della  legge 9
«Art. 27 (Indicazione delle merci soggette alla tassa di
sbarco  e  relative aliquote). – 1. Sulle merci provenienti
dall’estero  che vengono sbarcate nei porti, rade o spiagge
dello   Stato   per   essere  destinate  alla  importazione
definitiva  o temporanea si applica una tassa di sbarco per
ogni tonnellata metrica nella seguente misura:
a)  lire  10 per fosfati e assimilati e nitrati escluso
il nitrato di soda;
b) lire 20 per i materiali da costruzione muraria;
c) lire 30 per i cereali;
d) lire 65 per le altre merci.».
– Si  riporta  il  testo  dell’art.  28  della  legge  9
«Art.  28 (Frazioni di tonnellata). – Per l’applicazione
delle  tasse di cui al precedente art. 27 ed ai susseguenti
articoli  33,  34 e 35, le frazioni di tonnellata superiori
al  quintale  sono  considerate  come tonnellata intera; di
quelle inferiori non si tiene conto.».
–  Si  riporta  il  testo  dell’art.  33  della  legge 9
«Art. 33 (Tassa sulle merci nei porti di Genova, Venezia
e  Napoli).  –  1.  Sulle  merci,  sbarcate, imbarcate e in
transito  nei  porti di Genova, Venezia e Napoli si applica
una  tassa,  per  ogni  tonnellata  metrica  nella seguente
A) Merci sbarcate:
lire  7,50, quando trattasi di fosfati e assimilati, e
nitrati, escluso il nitrato di soda;
lire  15, quando trattasi di cereali, sabbia, ghiaia e
pozzolana,  argilla e terre refrattarie, caolino o quarzite
non  macinati,  calce viva e spenta, pietra da cemento e da
calce,  cementi  ed  agglomerati  cementizi,  piastrelle  e
pietre di pavimentazione, laterizi, pietre da costruzione;
lire  25,  quando  trattasi di carbone e olii minerali
lire 70, quando trattasi di articoli da abbigliamento,
cacao,  caffe’,  colofonia  e  resina,  droghe e coloniali,
glucosio,   gomma  in  genere,  macchine  e  veicoli,  olii
minerali  in  recipienti  di  qualsiasi specie e capacita’,
paraffine,   prodotti   alimentari  in  conserva,  tabacco,
tamarindo, the’ e trementina;
lire  35,  quando  trattasi di merci diverse da quelle
sopra indicate;
B) Merci imbarcate:
lire  7,50,  quando trattasi di fosfati e assimilati e
lire   10,   quando   trattasi  di  sabbia,  ghiaia  e
pozzolana,  argilla e terre refrattarie, caolino e quarzite
non  macinati,  calce  viva e spenta pietra da cemento e da
pietre  da pavimentazione, laterizi, pietre da costruzione;
lire  35,  quando  trattasi  di  articoli di abbigliamento,
lire 15, quando trattasi di cereali o di merci diverse
da quelle sopra indicate:
C) Merci in transito provenienti e dirette all’estero:
lire  7,50,  quando  trattasi  di  fosfati  e nitrati,
escluso il nitrato di soda;
lire  15,  quando trattasi di cereali, carbone ed olii
minerali alla rinfusa;
lire  30,  quando  trattasi di merci diverse da quelle
sopra indicate.».
—->  Vedere Allegato a pag.  4   <----
DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 28 maggio 2009, n. 107 – Regolamento concernente la revisione della disciplina delle tasse e dei diritti marittimi, a norma dell’articolo 1, comma 989, della legge 27 dicembre 2006, n. 296. (09G0112) (GU n. 180 del 5-8-2009 redazione redazione 2015-05-19T03:22:49+00:00