Source: http://www.iustitia.it/archivio/21_novembre_16/documenti/apertura.htm
Timestamp: 2018-12-17 15:08:46+00:00
Document Index: 68292746

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Ma Roberto Saviano
IL 21 NOVEMBRE la sezione della corte d’appello di Napoli specializzata in materia d’impresa (presidente Paolo Celentano, consiglieri Pasquale Serrao d’Aquino e il relatore Ugo Candia) ha depositato la sentenza sulla querelle che vede in campo la Libra, editrice dei quotidiani Cronache di Caserta (già Corriere di Caserta) e Cronache di Napoli, contro Roberto Saviano e la Mondadori. L’oggetto della contesa è stabilire se lo scrittore ha copiato, senza citare la fonte, alcuni articoli dei giornali della Libra.
Il giorno successivo Repubblica ha un richiamo in prima e una pagina interna aperta da un titolo netto: Il riscatto di Saviano “Ho vinto la mia battaglia
contro quei giornali”. Ancora più netto è il titolo di Cronache: Plagio, condannato Saviano.
Due titoli antitetici; chi ha ragione? Senza timore di sbagliare si può rispondere: Cronache. La
Paolo Celentano e Roberto Saviano
magistratura doveva decidere se Saviano aveva inserito nel libro articoli dei quotidiani campani senza citare la fonte e sul punto è arrivata una risposta chiarissima della Corte di Cassazione con la sentenza del 30 aprile/15 giugno del 2015, ora ribadita dalla decisione dei giudici partenopei.
La corte d’appello di Napoli “condanna – scrive Ugo Candia nella sentenza – la società Arnoldo Mondadori e Roberto Saviano, in solido tra di loro, al pagamento in favore della Libra di 6mila euro per l’illecita riproduzione nei brani del libro ‘Gomorra’ (alle pagine 72 e 73, 142 e 143) degli articoli ‘Il multilevel applicato al narcotraffico’ e ‘Ore 9: il padrino lascia la ‘sua’ Secondigliano’ entrambi pubblicati da ‘Cronache di Napoli’ del 17 settembre 2005, nonché per l’illecita riproduzione (alle pagine 140, 141 e 262 del libro citato) in quanto priva dell’indicazione della fonte dell’articolo ‘Boss playboy, De Falco è il numero uno’, pubblicato dal ‘Corriere di Caserta’ del 17 gennaio 2005”.
Prima di andare avanti è opportuno ricordare alcuni fatti, anche se in gran parte noti. Il trentasettenne napoletano, con radici casertane, Roberto Saviano ha pubblicato nel marzo del 2006 un libro straordinario, Gomorra, che ha venduto soltanto in Italia poco meno di tre milioni di copie ed è stato tradotto in 52 paesi (record probabilmente oggi migliorati), è diventato film (Gran premio della giuria al festival di Cannes nel 2008) e serie televisiva di grande successo. Dall’autunno del 2006 Saviano vive sotto scorta e ciò nonostante ha dato e continua a dare un contributo notevolissimo alla sensibilizzazione sulle questioni della legalità e alla lotta contro la camorra.
Cambiamo fronte. Il patron dei due quotidiani campani, Maurizio Clemente, nel giugno del 2011 viene condannato in primo grado a otto anni e mezzo di reclusione per estorsione a mezzo stampa (notizia subito rilanciata dalle agenzie Ansa e Agi) e l’allora Corriere di Caserta si segnala negli anni per titoli molto gravi, alcuni dedicati a don Peppe Diana, il sacerdote ucciso dalla camorra alle 7,20 del 19 marzo del 1994 nella chiesa di San Nicola di Bari a Casal di Principe mentre si accinge a celebrare la messa. Un esempio: ‘Don
Ugo Clemente e Conchita Sannino
Peppe Diana era camorrista’, che nel settembre del 2008 Saviano al Festival della letteratura di Mantova definisce il titolo, “più doloroso” di tutti perché infanga la memoria di un sacerdote sempre impegnato contro
la criminalità e autore della lettera ai fedeli ‘Per amore del mio popolo’, che aveva dato molto fastidio ai camorristi. I flash citati sono importanti, ma non toccano la questione del plagio sulla quale stiamo ragionando.
Torniamo allora alle reazioni alla sentenza. Nella redazione di Marcianise dove si confezionano le due edizioni di Cronache si festeggia. E il 22 novembre il giornale apre a tutta pagina sulla sentenza e all’interno pubblica due articoli e il testo della decisione della corte d’appello di Napoli. “La sentenza – dichiara il direttore editoriale Ugo Clemente – ha confermato quanto andiamo dicendo da anni e che ormai è stato definitivamente accertato dalla Cassazione: Roberto Saviano ha copiato gli articoli di Cronache”.
Passiamo a Repubblica che mette in prima e in pagina interna due titoli e un articolo, firmato dall’inviata Conchita Sannino, imbarazzanti con i quali nella sostanza nasconde al lettore il centro della notizia e punta tutto sul fatto che i giudici d’appello di Napoli hanno nettamente ridotto l’ammontare della somma da versare a Cronache che quindi dovrà restituire gran parte dei soldi già incassati. La stessa operazione mistificatoria era già avvenuta nel giugno del 2015 dopo la decisione della Cassazione. Evidentemente nessuno aveva bacchettato gli ufficiali e l’inviata del giornale di largo Fochetti, ma queste scelte minano nel profondo la credibilità del quotidiano. E, anche se Saviano è un opinionista della scuderia Repubblica, sarebbe interessante sapere cosa pensa dell’operazione Cronache il direttore Mario Calabresi che del mestiere più bello del mondo parla ai ragazzi delle scuole di giornalismo.
Sul clamoroso scivolone uno dei pochi, forse l’unico, che ha preso posizione è stato il giornalista Giampiero Mughini. Il 22 novembre il sito Dagospia pubblica un suo commento lapidario: “è completamente fasullo il titolo di prima pagina di Repubblica” sulla sentenza della corte d’appello di Napoli.
Chiudiamo con Roberto Saviano. La vicenda non è ancora conclusa perché Cronache ha già annunciato il ricorso in Cassazione dal momento che la
somma liquidata per il plagio è ritenuta insoddisfacente. Ma, dopo l'ultima sentenza, l’autore di Gomorra non può pubblicare un post sulla sua pagina Facebook per dire “per anni ho subito una vera e propria
Mario Calabresi e Giampiero Mughini (*)
persecuzione da parte di Libra editrice che nel 2008 mi aveva citato per plagio in seguito ai miei duri attacchi alla sua linea editoriale”. E aggiungere: “oggi la corte d’appello di Napoli quantifica in 75mila euro la somma che Libra dovrà restituire e che mi impegnerò perché sia devoluta in beneficenza”.
Con queste affermazioni dimostra di volere ancora una volta sfuggire al nodo della questione, ma un grande scrittore che scrive per un grande quotidiano non può cavarsela con un post così. Se Saviano vuole davvero chiudere la questione deve dire soltanto cinque parole: “ho copiato e ho sbagliato”.
(*) Da www.dagospia.com