Source: https://www.laleggepertutti.it/220820_viaggio-annullato-spetta-il-rimborso
Timestamp: 2018-07-16 07:12:00+00:00
Document Index: 88395171

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 3', 'art. 360', 'art. 1463', 'art. 1463', 'art. 1463', 'art. 1256', 'art. 1463', 'art. 1463', 'art. 2033', 'art. 360', 'art. 1385', 'art. 1672', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 91', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 13']

Viaggio annullato: spetta il rimborso?
Lo sai che? Viaggio annullato: spetta il rimborso?
Se la malattia impedisce la partenza, il tour operator o l’agenzia viaggi devono restituire al cliente i soldi per il pacchetto vacanza?
Per il giorno in cui andrai in ferie, quest’anno hai prenotato un soggiorno completo in una località turistica. A fare da tramite è stata un’agenzia viaggi che ti ha prestato il catalogo del tour operator con le varie offerte. Tra queste hai scelto quella che ti appariva più conveniente, ma anche maggiormente rilassante. Hai bisogno di riposarti e non vuoi viaggi avventurosi. Senonché, all’ultimo minuto, qualche giorno prima di partire cadi malato per causa di un’infezione e il medico ti consiglia vivamente di restare a casa. Nessun problema per le tue ferie che, per legge, vengono annullate con il certificato di malattia e spostate in un altro momento dell’anno. Tuttavia, il dubbio si pone invece con il tour operator: in caso di viaggio annullato, spetta il rimborso? A sentire ciò che dice l’agenzia non avresti alcun diritto perché non hai stipulato la polizza che ti era stata offerta all’atto della sottoscrizione del contratto. A te invece sembra assurdo che, per un fatto sopravvenuto e imprevedibile, il consumatore non sia tutelato dalla legge. Qual è la verità? La questione è stata decisa dalla Cassazione proprio ieri.
Se contrai una malattia solo 24 ore prima della partenza e non hai firmato l’assicurazione, ti spetta il rimborso del prezzo di viaggio?
La sentenza della Suprema Corte giunge in un momento propizio: l’estate è già entrata da quasi un mese e gli italiani hanno pianificato le proprie ferie. Secondo l’Istat, gli italiani che vanno in vacanza per almeno cinque giorni sono circa il 9%. Nell’81% si preferisce una meta italiana; l’estero viene scelto nel 19% dei casi e ad essere preferiti sono i Paesi dell’Unione europea (13,4%). Nel belpaese vengono prese di mira, per le vacanze estive, l’Emilia Romagna (13,6%) la Puglia (12,4%); il Trentino-Alto Adige resta tutt’oggi la meta preferita in inverno (14,0%) e in autunno (12,4%). Per quanto riguarda l’estero, gli italiani preferiscono la Spagna (13,6%) e la Francia (15,8%). Il 63,6% preferisce viaggiare in auto per andare in vacanza.
Dopo i dati statistici, affrontiamo ora il problema di partenza: per il viaggio annullato spetta il rimborso? È opinione comune è che, se non si è stipulata una assicurazione sul rischio malattia o infortunio, l’agenzia di viaggio non sia tenuta a rimborsare il prezzo del pacchetto turistico o del viaggio al proprio cliente. Si tratta però di un’opinione sbagliata. Sia il codice civile che il codice del consumo infatti stabiliscono il contrario ma, ovviamente, le agenzie di viaggio ed i tour operators non lo specificano. La normativa sul punto è chiara e va in soccorso di chi deve annullare la partenza per “fatti sopraggiunti, a lui non imputabili”. Da un lato il Codice del Turismo [2] prevede espressamente che, quando il consumatore deve recedere da un contratto di viaggio a causa di un fatto imprevisto ed imprevedibile che gli impedisce di partire, tutte le somme versate devono, senza eccezioni, essergli rimborsate. Per «fatto imprevisto ed imprevedibile» si considera un evento che preclude la partenza al turista e che incide sulla sua sfera: si può trattare di un’improvvisa malattia, di un lutto o di un qualche evento sorto successivamente alla prenotazione del viaggio che non consente di partire.
Dall’altro lato – ricorda la Cassazione – c’è anche una norma del codice civile [3] secondo cui, in caso di «impossibilità sopravvenuta» della prestazione da eseguire, vanno restituiti i soldi già pagati per tale prestazione. La Corte ricorda che «La risoluzione del contratto per impossibilità sopravvenuta della prestazione», con la conseguente possibilità di avere la restituzione di quanto già corrisposto alla controparte, «può essere invocata da entrambe le parti, e cioè sia dalla parte la cui prestazione sia divenuta impossibile [nel nostro caso il turista] sia da quella la cui prestazione sia rimasta possibile [nel nostro caso il tour operator». In particolare, «l’impossibilità sopravvenuta della prestazione si ha non solo nel caso in cui sia divenuta impossibile l’esecuzione della prestazione del debitore [il tour operator], ma anche nel caso in cui sia divenuta impossibile l’utilizzazione della prestazione della controparte, quando tale impossibilità sia comunque non imputabile al creditore e il suo interesse a riceverla sia venuto meno, verificandosi in tal caso la sopravvenuta irrealizzabilità della finalità essenziale in cui consiste la causa concreta del contratto e la conseguente estinzione dell’obbligazione».
Secondo la Corte, il cliente ha diritto ad annullare il viaggio e ottenere il rimborso del prezzo pagato anche quando la malattia si verifica solo un giorno prima della partenza perché il consumatore non ha minimamente fruito della prestazione. E tanto basta.
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[1] Cass. sent. n. 18047/2018 del 10.07.2018.
[2] Art. 79 cod. turismo d.lgs. n. 79/2011.
[3] Art. 1463 cod. civ.
Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 5 febbraio – 10 luglio 2018, n. 18047
Presidente Chiarini – Relatore Di Florio
1. A.A. e L.L. convennero in giudizio, dinanzi al giudice di pace di Bologna, la Settemari Spa e, premesso di aver acquistato presso la società un pacchetto turistico “all inclusive” al quale avevano dovuto rinunciare a causa della grave ed improvvisa patologia che aveva colpito l’A. , domandarono la condanna della società alla restituzione della somma da loro pagata come prezzo dell’intera prestazione pattuita.
2. Il giudice di pace accolse la domanda; il Tribunale di Bologna, per ciò che interessa in questa sede, respinse l’appello della società, compensando parzialmente le spese del grado.
3. Ricorre per la cassazione della sentenza la Becana Srl in liquidazione (già Settemari Spa) affidandosi a cinque motivi illustrati anche con memoria.
1. Con il primo motivo, la società ricorrente deduce ex art. 360 n. 3 cpc la violazione degli artt. 1463, 1256, 1325, 1345 c.c ed art. 3 Cost. nonché, ex art. 360 n. 5 cpc, l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio. Al riguardo:
a. contesta l’interpretazione degli artt. 1463 e 1345 c.c., assumendo che il giudice d’appello aveva confuso la causa del contratto con i motivi di esso;
b. deduce l’inconferenza degli arresti di legittimità richiamati, riguardanti la diversa ipotesi di impossibilità sopravvenuta per un fatto ascrivibile a terzi e non alle parti: assume che non era stato considerato che la mancata partecipazione al viaggio non era dipesa da fatti relativi all’esercizio dell’attività imprenditoriale, ma ad un impedimento soggettivo del fruitore della prestazione che non poteva determinare un effetto completamente liberatorio/risolutorio in suo favore;
c. assume che l’art. 1463 c.c. non prescriveva una regolamentazione inderogabile né l’inserimento di clausole che potessero implicare uno sbilanciamento del sinallagma contrattuale con trasferimento del rischio solo a carico dell’operatore turistico.
Circa il primo rilievo, si osserva che il Tribunale ha fatto corretta applicazione delle norme sopra richiamate, inquadrando la fattispecie in esame nell’ipotesi in cui la causa del contratto, consistente nella fruizione di un viaggio con finalità turistica, diviene inattuabile per una causa di forza maggiore, non prevedibile e non ascrivibile alla condotta dei contraenti.
Al riguardo, questa Corte ha avuto modo di chiarire che “la causa in concreto – intesa quale scopo pratico del contratto, in quanto sintesi degli interessi che il singolo negozio è concretamente diretto a realizzare, al di là del modello negoziale utilizzato – conferisce rilevanza ai motivi, sempre che questi abbiano assunto un valore determinante nell’economia del negozio, assurgendo a presupposti causali, e siano comuni alle parti o, se riferibili ad una sola di esse, siano comunque conoscibili dall’altra”. (cfr. Cass. 8100/2013; Cass. 12069/2017).
Pertanto il Tribunale, nella congiunta valutazione della causa e dei motivi che avevano indotto all’acquisto del pacchetto turistico, ha dato forma al concetto di “causa concreta del contratto” attinente all’aspetto della funzione economico – sociale del negozio giuridico posto in essere (cfr. anche in motivazione Cass. 26958/2007))e, valutando il gravissimo impedimento che non aveva consentito ai contraenti di fruirne, ha correttamente applicato il principio sopra enunciato con il quale la previsione di cui all’art. 1463 c.c. risulta perfettamente compatibile, con riferimento a tutti i contraenti.
Questa Corte ha affermato che “la risoluzione del contratto per impossibilità sopravvenuta della prestazione, con la conseguente possibilità di attivare i rimedi restitutori, ai sensi dell’art. 1463 cod. civ., può essere invocata da entrambe le parti del rapporto obbligatorio sinallagmatico, e cioè sia dalla parte la cui prestazione sia divenuta impossibile sia da quella la cui prestazione sia rimasta possibile. In particolare, l’impossibilità sopravvenuta della prestazione si ha non solo nel caso in cui sia divenuta impossibile l’esecuzione della prestazione del debitore, ma anche nel caso in cui sia divenuta impossibile l’utilizzazione della prestazione della controparte, quando tale impossibilità sia comunque non imputabile al creditore e il suo interesse a riceverla sia venuto meno, verificandosi in tal caso la sopravvenuta irrealizzabilità della finalità essenziale in cui consiste la causa concreta del contratto e la conseguente estinzione dell’obbligazione”. (cfr. Cass. 26958/2007).
Tale arresto che, per gli aspetti fattuali, risulta sovrapponibile al caso in esame contiene principi ai quali questo collegio intende dare seguito, dovendosi escludere che l’impossibilità sopravvenuta debba essere – come prospettato dal ricorrente – necessariamente ricollegata al fatto di un terzo: la non imputabilità al debitore (v. art. 1256 c.c.) non restringe il campo delle ipotesi ma, per quanto sopra argomentato, consente di allargare l’applicazione della norma a tutti i casi, meritevoli di tutela, in cui sia impossibile, per eventi imprevedibili e sopravvenuti, utilizzare la prestazione oggetto del contratto.
La società ricorrente lamenta, infatti, che la decisione impugnata contiene argomentazioni che si traducono in uno sbilanciamento del sinallagma contrattuale e nel trasferimento del rischio dell’evento accidentale a totale carico del tour operator, con conseguente costituzione di una sorta di responsabilità oggettiva.
L’art. 1463 c.c. assume una funzione di protezione in relazione alla parte impossibilitata a fruire della prestazione pattuita e ciò è funzionale, in linea generale, proprio alla ricostituzione del sinallagma compromesso, non spostando l’ambito contrattuale della responsabilità.
2. Con il secondo motivo, la ricorrente deduce la violazione e falsa applicazione degli artt. 1463 e 2033 c.c.: assume che la malattia dell’A. si era verificata il giorno prima della partenza quando la prestazione era già iniziata, e che la società aveva iniziato ed in parte completato l’esecuzione del contratto. Si configurava, in tal modo, a suo carico un’ipotesi di indebito arricchimento in favore della parte attrice.
Le parti contraenti, infatti, non hanno minimamente fruito della prestazione: al riguardo questa Corte ha avuto modo di chiarire che “l’azione generale di arricchimento ingiustificato, avendo natura sussidiaria, può essere esercitata solo quando manchi un titolo specifico sul quale fondare un diritto di credito” (Cfr. Cass. 26199/2017): nel caso di specie, le pretese dell’odierna parte controricorrente si fondano legittimamente sull’applicazione dell’art. 1463 c.c. e trovano pertanto un fondamento specifico che non consente neanche di ipotizzare l’ipotesi di cui all’art. 2033 c.c..
3. Con il terzo motivo, la ricorrente deduce la violazione e falsa applicazione dell’art. 360 n° 3 cpc con riferimento all’art. 1385 c.c. ed alla direttiva comunitaria 90/314 in tema di recesso del viaggiatore; lamenta altresì l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio oggetto di discussione fra le parti e consistente nella mancata stipula della polizza assicurativa che era stata offerta ai contraenti per garantire gli derivanti da inconvenienti imprevedibili.
Tale possibilità, infatti, all’epoca in cui venne acquistato il pacchetto turistico costituiva una mera facoltà sia per il cliente che per l’operatore turistico: ciò non incide, dunque, sulla valutazione dell’impossibilità sopravvenuta alla prestazione, secondo quanto sinora argomentato.
Vale al riguardo rilevare che proprio la recente Direttiva Comunitaria del 2015/2302 sui pacchetti turistici, richiamata dal ricorrente, è stata recentemente recepita ma non è ancora in vigore nel nostro ordinamento: ciò rafforza la dimostrazione che all’epoca della controversia prevaleva la disciplina correttamente applicata dal Tribunale, la cui interpretazione deve tenere conto sia del rischio generale connaturato all’attività imprenditoriale sia del dovere di solidarietà sociale universalmente applicabile (Cass. 14662/2015).
4. Con il quarto motivo, la ricorrente, deduce la violazione e falsa applicazione degli artt. 1463 e 1672 c.c. nonché l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio oggetto di discussione fra le parti, consistente nell’applicazione delle norme relative al contratto di trasporto ed al contratto di mandato; censura, altresì, il richiamo del Tribunale all’art. 1672 c.c., ritenendolo inconferente rispetto al caso in esame.
Nonostante la formale evocazione del vizio di violazione di legge, il ricorrente chiede una diversa motivazione della sentenza prospettando un vizio che non può più trovare ingresso in sede di legittimità, vista la modifica dell’art. 360 n. 5 introdotta con al L. 134/2012.
5. Infine, con il quinto motivo, il ricorrente lamenta la violazione e falsa applicazione, ex art. 360 n. 3 cpc, dell’art. 91 cpc: chiede la compensazione delle spese anche del primo grado visto che l’appello era stato parzialmente accolto.
Ai sensi dell’art. 13 co. 1 quater dpr 115/2002 da atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso proposto, a norma del comma ibis dello stesso art. 13.
Ai sensi dell’art. 13 co. 1 quater dpr 115/2002 dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso proposto, a norma del comma 1 bis dello stesso art. 13.