Source: http://www.imille.org/2013/08/le-ragioni-di-marchionne-limpresa-la-certezza-del-diritto/comment-page-1/
Timestamp: 2013-12-11 06:54:57+00:00
Document Index: 159531524

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 19', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Le ragioni di Marchionne. L’impresa e la certezza del diritto | iMille
Le ragioni di Marchionne. L’impresa e la certezza del dirittoDa Raoul Minetti – 01/08/2013Pubblicato in: Economia & Lavoro di Jacopo Coletto.
SERGIO MARCHIONNE by SOCIALisBETTER
Mi sono divertito a leggere i soliti commenti che danno addosso all’amministratore delegato di una delle più grandi aziende d’Italia (per ora), e vorrei partecipare al dibattito.
Sembra che questo novello padrone delle ferriere abbia calpestato la legge per togliere la rappresentanza sindacale a chi non aveva firmato il suo contratto di lavoro; questa legge calpestata pare essere un articolo dello Statuto dei Lavoratori. (http://it.wikipedia.org/wiki/Statuto_dei_lavoratori) E allora chiamiamolo in causa, questo articolo 19, vero pomo della discordia. Nel preistorico 1970, ossia quando la Fiat aveva una quota di mercato che neanche la Toyota Prius in California, questo articolo era stato pensato per dare una rappresentanza ai sindacati nelle aziende. Pur non essendo io un giurista, provo a riassumerlo. I sindacati rappresentati in azienda appartenevano a due categorie. La prima era composta da quelli “maggiormente rappresentativi sul piano nazionale” (definizione un po’ fumosa: ci cadeva un numero di sindacati che si può contare su poche dita di una mano). La seconda comprendeva alcune associazioni di base, a patto che avessero firmato contratti applicati nell’azienda.
Questa era la legge fino al 1995. Nell’anno immediatamente successivo alla (dis)avventura della gioiosa macchina da guerra, vengono indetti dei referendum, promossi tra l’altro anche dai Cobas e Rifondazione Comunista. (http://it.wikipedia.org/wiki/Referendum_abrogativi_del_1995_in_Italia#Rappresentanze_sindacali_.28richiesta_massimale.29) Due quesiti propongono di cambiare le norme di rappresentanza sindacale. Uno non raggiunge il quorum; l’altro sì. Quest’ultimo quesito elimina la prima categoria di sindacati rappresentati; resta così in piedi solo la seconda, leggermente riformulata. Gli unici sindacati rappresentati saranno così quelli che hanno firmato un contratto collettivo applicato nell’azienda. E basta. La ratio di questa modifica era probabilmente la volontà di spezzare il monopolio confederale: non a caso uno dei promotori del referendum erano proprio i Cobas. Un pregio di questa nuova definizione era quella di stabilire in maniera chiara e oggettiva chi sia dentro e chi sia fuori. Quindi, tutto bene. O, almeno, pareva. Immaginiamo adesso un imprenditore qualsiasi. Un signor Rossi che produce puntine da disegno. Paga le tasse, rispetta le leggi e cerca di mantenere la sua azienda in attivo. In un periodo di crisi, chiede sacrifici a tutti, e, non volendo applicare un contratto nazionale ai suoi lavoratori (scelta più o meno discutibile, ma comunque consentita), redige un contratto ad hoc che vale solo per la sua azienda. Attraverso trattative, riceve il beneplacito di tutti i sindacati presenti in azienda, tranne uno, il sindacato X che decide di non firmare. L’imprenditore prende atto dello stato delle cose, decide di non tornare sui suoi passi e va avanti con questa situazione. Quando si parla di rappresentanza sindacale nella sua azienda, il nostro signor Rossi prende lo Statuto dei Lavoratori in mano e legge l’articolo 19. Memore delle interminabili lezioni di Filosofia ai tempi del liceo, dà vita ad un arguto sillogismo: Premessa maggiore: L’articolo 19 stabilisce che i sindacati rappresentati sono i firmatari di un contratto collettivo di lavoro applicato all’attività produttiva; Premessa minore: Il sindacato X non è firmatario di un contratto collettivo di lavoro applicato all’attività produttiva; Conclusione: Il sindacato X non ha diritto alla rappresentanza.
Secondo logica, vi pare sbagliato questo sillogismo? A me sembra che non faccia una grinza. Con conseguenze sociali discutibili, ovviamente; ma, dal punto di vista logico (e quindi legale), sfido chiunque a trovare l’errore.Questo è quello che ha fatto il nostro Sergio nazionale; niente di più, niente di meno. C’era una legge, e la ha applicata fino in fondo. Possiamo criticarlo finché vogliamo; possiamo chiamarlo padrone delle ferriere, possiamo dire che non ha cuore, possiamo dire che ha una visione miope dal punto di vista aziendale (e secondo me è proprio così: spesso, gli imprenditori di maggior successo sono quelli che evitano la lotta col sindacato), ma non possiamo dire che abbia disatteso una legge dello Stato, pur sbagliata e distorta. Il problema era altrove. Perché nessuno ha criticato il modo in cui l’articolo 19 è stato prima redatto e poi modificato? Purtroppo, se una legge ambigua produce effetti collaterali, non ce la si può prendere con chi, rispettandola, genera questi effetti. Così, a ripianare le cose ha dovuto pensarci la Corte Costituzionale, a mio avviso giustamente, perché non si poteva subordinare la rappresentanza sindacale alla supina accettazione di un contratto di lavoro. La FIOM dev’essere rappresentata, con buona pace di Marchionne. E, ripeto, giustamente.
Da qui l’ultima voce del cahier des doléances dell’imprenditore italo-canadese: come si fa a fare investimenti in un Paese senza regole certe? E qui, caro Sergio, non me la sento proprio di darti torto. In un Paese normale, con un Governo normale retto da una maggioranza parlamentare normale, di fronte al venir meno di una norma così importante come quella sulle rappresentanze sindacali nelle aziende, ci si dovrebbe fermare, interrogarsi sulle cause che hanno portato a ciò, e discutere su come risolvere la questione. Urge una legge chiara e non soggetta ad ambiguità, che tenga conto del responso della Corte e che dia le linee-guida per sindacati e aziende. Qual è la posizione dei governo? E quella del PD? Leggo oggi (http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/07/30/marchionne-condizioni-industriali-italiane-impossibili-alternative-per-alfa/671253/) che la Commissione Lavoro ha appena iniziato a discutere in materia, dietro richiesta di SEL la settimana scorsa. Domanda: c’è bisogno di SEL per fare qualcosa di sinistra? Meglio sarebbe stato se il PD, forte dei suoi numeri in Parlamento, si fosse subito adoperato per sancire nero su bianco, in un disegno di legge, che tutte le associazioni sindacali hanno diritto a una rappresentanza, che abbiano firmato o no gli accordi. Tappando, fra l’altro, la bocca ai vari Marchionne di turno.
Poi ci chiediamo perché gli investitori esteri non scommettono sull’Italia: questa è una delle ragioni. Un’azienda che decide se, quanto e dove investire, ha bisogno di leggi certe e senza la minima ambiguità. Soprattutto nel mondo dell’auto, gli investimenti iniziali sono ingenti e i frutti si vedono dopo molti anni. Quanto tempo è passato perché l’Audi diventasse l’Audi? Negli anni Ottanta non faceva macchine bruttine, lente e pesanti? Purtroppo, se ai rischi di mercato aggiungiamo i rischi di una legislazione ambigua o incompleta, e oltre tutto lenta a colmare le sue lacune, un investimento non è consigliabile. Punto e stop.
PS. Ho appena letto un’Ansa interessante, di Cecilia Carmassi, responsabile Lavoro e Politiche sociali del Partito Democratico. La cito (http://www.partitodemocratico.it/doc/258228/fiat-carmassi-costituzione-non-impedisce-di-produrre-in-italia.htm) con qualche commento: “Non si può usare una sentenza per giustificare un disimpegno di Fiat in Italia. Le sentenze si rispettano e si applicano, specie quando sono a garanzia di principi e diritti sanciti dalla Costituzione.”. Concordo in pieno. Infatti, non è la sentenza che giustifica il disimpegno della Fiat: è il vuoto legislativo che ne deriva, e ancor più il fatto che, per tutti questi anni, un articolo incostituzionale sia rimasto in vigore. “È certo che servono norme chiare in tema di rappresentanza.”. Domanda: quali? “Noi crediamo che debbano andare nella direzione del recepimento degli accordi che sindacati e associazioni datoriali stanno definendo.”. Allora fate prima una proposta di legge, chiara, e allora la palla passerà a Marchionne. Possibilmente senza andare al traino di SEL. “Il rispetto della Costituzione non ha mai impedito a nessuna azienda di produrre e fare profitti in Italia.”. Certo. Qui non si parla di rispetto della Costituzione (che voi tra l’altro volete stravolgere, attaccando subito l’articolo 138). Si parla di uno Statuto dei Lavoratori che contiene articoli incostituzionali, e dei fondati timori di un’azienda che situazioni del genere possano accadere di nuovo in futuro.
Tags: fiat, Sindacato 4 Commenti
Pubblicato il 1 08 2013 alle 8:44 AM	L’assenza di regole certe in Italia è un problema, ma non mi sembra questo il caso più eclatante. La ratio della norma uscita dai referendum del 1995 era quella di allargare la platea dei sindacati in grado di costituire Rappresentanze Sindacali Aziendali.
Se una parte si attacca alla lettera della norma per fare il contrario non è necessario essere veggenti per capire che un ricorso davanti al giudice avrà ottime possibilità di essere accolto.
Ritengo, comunque, che la colpa principale ce l’abbia il legislatore, in 25 anni avrebbe potuto benissimo riformare la norma eliminando ambiguità nel rispetto dello spirito del referendum.
Pubblicato il 12 08 2013 alle 9:10 PM	bravo. Bravo per l’informazione fornita a chi come me non conosceva l’argomento. E bravo per aver saputo distinguere le ragioni pro da quelle contro. Magari fossero tutti così.
Pubblicato il 25 08 2013 alle 6:28 PM	come sempre, la disonestà intellettuale regna sovrana. infatti, la già nel 1996 era stata sollevata una questione di costituzionalità circa il nuovo testo dell’art. 19 (e il referendum, oltre che dai cobas e da rifondescion, era stato promosso soprattutto dai radicali), e la corte aveva respinto la questione con un’interpretativa di rigetto, in cui in sintesi diceva che lei voleva salvare l’articolo 19, e che per salvarlo lo si poteva interpretare solo in un modo, che è questo: l’articolo 19 nel suo nuovo testo andava inteso nel senso che, nella fabbrica, possono costituire rappresentanze aziendali quei sindacati che abbiano fin da subito intavolato trattative col datore di lavoro per i rinnovi contrattuali, anche se poi, magari, non dovessero firmare il contratto; quindi non una mera “firma” di un purchessia contratto, ma una partecipazione attiva e costante a un negoziato, il quale, se davvero la partecipazione di cui sopra è attiva e non invece subalterna e servile, non è detto si concluda con una firma. la rappresentatività cioè, spiegò la corte nel ’96, non si ottiene uniformandosi a tutto ciò che dice il datore di lavoro, ma comportandosi come si deve comportare un sindacato, negoziando e, se necessario, facendo conflitto. quindi, l’uso fatto da marchionne dell’articolo 19 (o firmi, o sei fuori) distorce completamente l’interpretazione costituzionalmente orientata fornitane dalla corte nel 1996, per sposare un’interpretazione della norma meramente letterale che era stata vigorosamente esclusa dalla corte in quella sentenza (e quindi sì, il ragionamento marchionniano ne fa parecchie, di grinze); come spesso avviene in situazioni di questo tipo, la corte, quando si accorge che una sua sentenza interpretativa non viene rispettata, interviene, quando le viene data una nuova occasione, con una sentenza manipolativa, ed è ciò che è accaduto in questo caso. capisco l’amore incondizionato e scodinzolante che molti ancora si ostinano a provare per marchionne (anche se non vi invidio per niente), ma forse sarebbe il caso di documentarsi, magari…
p.s. molto tenero chiedere al pd di fare qualcosa di sinistra…
Pubblicato il 3 09 2013 alle 10:43 AM	Io non penso che questo articolo sia “disonesto”, anche io che sono in qualche modo dentro la faccenda non sapevo della sentenza interpretativa del 1996, in ogni caso Marchionne, usando un termine tecnico, se n’è impipato.della sentenza interpretativa, quindi i fatti sono quelli esposti.
A me sembra che in tutto questo pasticciaccio un po’ tutti gli attori ci abbiano messo del loro:
– I proponenti del referendum potevano proporre un solo quesito (quello di abrogazione totale dell’articolo 19) e non due. Penso che l’abbiano fatto perché così “almeno uno dei due passava”, il risultato è stato che il referendum è stato fatto, uno dei due quesiti è stato approvato, e nulla è cambiato
– Gli elettori potevano votarli o non votarli entrambi, invece che uno solo. Sugli elettori mi sono già espresso in passato, evito ogni ulteriore commento
– Il parlamento poteva modificare la legge completandola nella direzione della volontà popolare come sarebbe tenuto a fare, invece la sinistra non ha voluto toccare la legge del 1970 per una questione di principio, mentre la destra per non fare arrabbiare troppo i sindacati, dopo avergli propinato i contratti precari (per favore non li chiamate flessibili)
– I sindacati confederali potevano chiedere di modificare la legge o fare un accordo con Confindustria per riempirne i vuoti (vent’anni fa, non adesso), anziché vivere sugli allori pensando “tanto noi ci saremo sempre, chi se ne frega dei COBAS”, previsione che poi si è rivelata falsa quando la CGIL è stata cacciata dalla FIAT (il primo sindacato italiano dalla prima azienda italiana, una cosuccia, insomma), notare che anche in quell’occasione gli altri sindacati confederali hanno tirato dritto pensando “tanto noi ci saremo sempre, chi se ne frega dei COBAS e della FIOM”.
– La Corte Costituzionale poteva modificare un articolo palesemente incostituzionale subito, senza fare un’inutile sentenza interpretativa. Anche qui penso che l’avrà fatto per il classico “quieto vivere” all’italiana, un colpo al cerchio e uno alla botte.
E adesso tutti a lagnarsi e a dare la colpa alla politica. Una colpa ce l’ha, ovviamente, ma alla fine le responsabilità sono tante e di tanti, non solo della politica.
Commenti Recentiuqbal on Il diritto di perdere tempoLeo Cusseau on Papa Francesco, rivoluzionario o icona pop?Valerio Fiandra on Trionfo di Renzi. Nasce la sinistra riformista, spalancata al futuroValerio Fiandra on Trionfo di Renzi. Nasce la sinistra riformista, spalancata al futuroSlovenia - Pagina 3 - I Forum di Investireoggi on Slovenia a un passo dalla crisiTerenzio Longobardi on Il futuro del trasporto pubblico in Italia. Riflessioni dopo Genovaenergisauro on Il futuro del trasporto pubblico in Italia. Riflessioni dopo Genovaluca on Universo ultras. Riflessioni dopo i fatti di Varsavialuca on Papa Francesco, rivoluzionario o icona pop?Francesco on Papa Francesco, rivoluzionario o icona pop?Mario Marchitti on Nuova linea ferroviaria Torino – Lione. Replica a Marchittiluca on Universo ultras. Riflessioni dopo i fatti di VarsaviaRaoul Minetti on Universo ultras. Riflessioni dopo i fatti di VarsaviaLorenzo Piersantelli on Universo ultras. Riflessioni dopo i fatti di Varsavialuca on Universo ultras. Riflessioni dopo i fatti di Varsaviauqbal on Nuova linea ferroviaria Torino – Lione. Replica a MarchittiMario Marchitti on Nuova linea ferroviaria Torino – Lione. Replica a Marchittienergisauro on L’Europa e la via del gasuqbal on Nuova linea ferroviaria Torino – Lione. Replica a Marchittiberetola on Operazione Cieli bui. Quando il buio abbagliaI temi più discussigoverno partito democratico Donne comunicazione Economia & Lavoro internet giovani innovazione politica Primarie crescita grillo elezioni tasse Energia Diritti & Società Monti unione europea Europa PD Lavoro politiche energetiche renzi italia berlusconi crisi scuola elezioni 2013 bersani imu	Articoli recenti