Source: http://www.tidona.com/pubblicazioni/20100319.htm
Timestamp: 2018-01-24 11:53:39+00:00
Document Index: 63713029

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 21', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1223', 'art. 2056', 'art. 1225', 'sentenza ', 'art. 16', 'art. 1429', 'art. 37', 'art. 37', 'art. 37', 'art. 37', 'art. 1419', 'art. 94', 'art. 10']

L'evento imprevedibile e gli obblighi informativi dell'intermediario: il fallimento Lehman Brothers, una caso al limite dell'ordinaria diligenza
Pres. Marina Caparelli - Est. Fidanzia
Soffermiamoci ora su un fondamentale passaggio della sentenza veneziana che servirà per affrontare il prosieguo dell’analisi: “Al momento dell'acquisto del 8.2.2008, il soggetto emittente godeva di una rating di tutto rispetto e in particolare un rating di categoria A1 per l'agenzia specializzata Moody's e A per l'agenzia Standard Poor (agenzie la cui peculiare attività consiste proprio nel valutare il merito di credito, in termini di solvibilità, delle società pubbliche e private e degli Stati,… La società Lehman Brothers ha conservato il proprio rating in categoria A fino al 15 settembre 2009, giorno in cui è stata dichiarata fallita…. Proprio tale circostanza rende palese che il mercato finanziario non ha mai avvertito, prima dell'irreparabile, i sintomi del default; diversamente il rating delle Lehman sarebbe precipitato ben prima, come avvenne per i bond argentini dal marzo 2001 in poi. … Non può rimproverarsi alla Banca di non aver previsto il default della Lehman Brothers se neppure le agenzie di rating lo hanno previsto…”.
Durante la primavera - estate 2008 lo stesso titolo obbligazionario continuava una inesorabile discesa del suo prezzo, segnale inconfutabile fornito dal mercato finanziario circa il deteriorarsi della crisi della banca d’affari americana già in corso da diversi mesi. Infatti nel mese di agosto solo a titolo di esempio le obbligazioni degli attori subirono oscillazioni negative pari ad un 4,5% -5%: da un prezzo di circa 94,70 del 18 agosto 2008 ad un prezzo di 90,40 dell’01/09/2008 (cfr Borsa di Francoforte). A tali valori di quotazione del 01 settembre, il rendimento annuale lordo dell’ obbligazione incorporava un rendimento del 9,65%; l’ipotetico Btp è solo sceso ad una quotazione di 98,06 pari ad un rendimento del 3,82%: la banca americana ormai viaggia con uno spread di 580 punti base rispetto al titolo di stato in considerazione. Ed infine il titolo in argomento accusa un ulteriore decremento di circa il 6%, giungendo a quota 85 giorno 11 settembre
Ebbene appare alquanto apodittica l’affermazione del collegio veneziano :“il mercato finanziario non ha mai avvertito, prima dell'irreparabile, i sintomi del default”, posto che da una semplice analisi fattuale delle oscillazioni di prezzo dei vari strumenti finanziari emessi dalla banca americana si può ben rilevare (anche senza l’ausilio di un consulente tecnico) che il mercato continuamente dalla primavera-estate 2008 prezzava al ribasso anche in modo molto violento le quotazioni dei rispettivi strumenti finanziari[11], indice evidentemente di una ricerca di fair value e conseguenza del sempre più crescente rischio di credito (a dispetto dell’immutabilità del rating delle agenzie) e del rischio di mercato.
Occorre ora valutare la chiara conclusione del tribunale veneziano : “… Né la banca convenuta si trovava in una sorta di osservatorio privilegiato al cospetto dell'emittente … In conclusione, essendosi il default dell'emittente Lehman palesato del tutto improvviso ed imprevedibile…
Non si può terminare la disanima del passaggio motivazionale del collegio veneziano senza considerare l’ultima asserzione: “…In conclusione, essendosi il default dell'emittente Lehman palesato del tutto improvviso ed imprevedibile - come altrettanto imprevedibile era la crisi finanziaria della Morgan Stanley risolta solo per interventi esterni - la condotta della banca deve ritenersi immune da censure”.
Orbene, il “principio guida” per una corretta individuazione della causalità civile al fine di individuare i termini dell'astratta riconducibilità delle conseguenze dannose delle proprie azioni in capo all'agente, va configurato in termini di rispondenza, da parte dell’autore del fatto illecito, delle conseguenze che ‘normalmente’ discendono dal suo atto, a meno che non sia intervenuto un nuovo fatto rispetto al quale egli non ha il dovere o la possibilità di agire (la c.d. teoria della regolarità causale e del novus actus interveniens): “il nesso causale diviene così “la misura della relazione probabilistica concreta (e svincolata da ogni riferimento soggettivo) tra comportamento e fatto dannoso”[25].
La disciplina codicistica concernente la responsabilità contrattuale o di inadempimento in realtà differenziandosi in questo dall’illecito aquiliano, non prevede una disposizione “sul danno ingiusto” ma piuttosto sul danno da risarcire[28], posto che il soggetto responsabile, ordinariamente, è il contraente od il debitore divenuto inadempiente. Si ritiene insomma che in tema di risarcimento del danno in ambito di responsabilità da inadempimento, ancorché il complesso normativo operato dal legislatore, operi una consequenzialità di fasi da identificare in un primo accertamento di responsabilità e poi quella concernente il contenuto della stessa, la norma cardine sia finalizzata solo a sanzionare la condotta del debitore inadempiente o in ritardo, posto che l’identificazione costituisce un prius logico già esistente (che si compie proprio attraverso il collegamento necessario con l'obbligazione rimasta inadempiuta)”[29]e pertanto il problema dell’imputazione del fatto non si pone.
L’obbligo che ricade sull’intermediario è duplice, in quanto, a fronte di un dovere di informarsi, cioè di raccogliere dal cliente tutte quelle notizie necessarie a tracciarne il profilo finanziario, vi è un correlativo dovere di informare che, per essere correttamente adempiuto, richiede anche un costante obbligo di aggiornamento professionale. L’attenzione va focalizzato in particolare, sull’art. 21, comma 1 del TUF, che stabilisce che nella prestazione dei servizi e delle attività di investimento e accessori i soggetti abilitati devono: a) comportarsi con diligenza, correttezza e trasparenza, per servire al meglio l'interesse dei clienti e per l'integrità' dei mercati; b) acquisire le informazioni necessarie dai clienti e operare in modo che essi siano sempre adeguatamente informati; c) utilizzare comunicazioni pubblicitarie e promozionali corrette, chiare e non fuorvianti; d) disporre di risorse e procedure, anche di controllo interno, idonee ad assicurare l'efficiente svolgimento dei servizi e delle attività'.
L’inadempimento della banca insomma si manifesta nel momento in cui si concretizza il gap informativo tra il cliente e l’istituto di credito con il conseguente aumento del livello di rischio; un’asimmetria informativa che si materializza, a causa dell’omessa condotta dell’intermediario, nel momento in cui il risparmiatore è in possesso <<ancora>> delle informazioni inizialmente ricevute e corrispondenti ad un dato livello di rischio: vi è un obbligo a carico dell’intermediario di tenere sempre adeguatamente informato il cliente sugli investimenti da lui posti in essere che si traduce in termini sostanziali ed effettivi, nell’informare il risparmiatore quando la natura degli investimenti da lui posti in essere sulla base delle informazioni ricevute ed in funzione dei suoi obiettivi e profilo di rischio, mutano sensibilmente.
In definitiva, non può esserci alcun dubbio che spetta al professionista superare la presunzione che le complicanze sono state determinate da omessa o insufficiente diligenza professionale, o da imperizia, o da inesperienza o inabilità dimostrando che invece sono sorte a causa di un evento imprevisto ed imprevedibile secondo la diligenza qualificata in base alle conoscenze tecnico - scientifiche del momento (Ex multis: Cass. 2042/2005, 24791/2008, 975/2009, 20806/2009).
[3] “Il rischio di credito può essere definito come l'eventualità che una delle parti di un contratto non onori gli obblighi di natura finanziaria assunti, causando una perdita per la controparte creditrice .Tale definizione contempla solamente il caso estremo in cui il debitore si rende insolvente. Ma una perdita di valore della posizione creditoria può derivare anche da un deterioramento delle condizioni economico finanziarie del debitore da cui dipende la capacità (o la volontà) di far fronte agli impegni finanziari, pur non divenendo insolvente. In un'accezione meno semplificata, per rischio di credito si intende allora la possibilità che da una variazione inattesa del merito creditizio di un debitore derivi una variazione inattesa del valore del credito”, Martin NARDON Un’introduzione al rischio di credito, Università Ca’ Foscari di Venezia, Dipartimento di Matematica Applicata, 2004 .
[7] “…Tornando alla Repubblica Argentina, si rileva che essa è sempre stata classificata - pur con valori attestati su posizioni diverse delle scale di rating adottate da ciascuna agenzia - nella categoria speculativa ( speculative-grade) dai principali operatori internazionali del settore. In particolare, si rileva che tutte le agenzie interessate hanno declassato il rating della Repubblica Argentina nei primi mesi del 2001”, La diffusione in Italia di Obbligazioni Pubbliche Argentine, Audizione Camera dei deputati- Commissione finanze- della Consob, 27/04/2004
[8] “ Non vi dubbio che i declassamenti più significativi – tre consecutivi nel solo arco di tre mesi - si sono verificati solo dal maggio 2001” , Tribunale di Venezia , sentenza 04/07/2006, n. 1506
[10] “ Il Caso Enron è una manifestazione di degenerazione patologica nel funzionamento dei mercati e dei presidi posti a tutela degli investitori. Vi concorrono comportamenti fraudolenti, colpe gravi degli amministratori, compiacenza dei controllori. Si manifesta anche un'inadeguatezza delle regole” Adeguatezza dei principi contabili e del sistema dei controlli in relazione ai problemi sollevati dal caso Enron Audizione del Prof. Luigi Spaventa, Presidente Consob, VI Commissione Finanze , Camera dei Deputati 14/02/2002
[21] Cass. 4 marzo 2004, n. 4400, Foro it., 2004, I, 1403 ; L’autonomia della casualità in ambito civile è stato poi oggetto di un vero e proprio statuto come nella sentenza della Corte di Cassazione del 18 aprile 2005, n. 7997, Foro it., Rep. 2005, voce Professioni intellettuali, n. 212; per esteso in Guida al dir., 2005, fasc. 5, 60, annotata da Micali; in Dir. e giustizia, 2005, fasc. 27, 25, con nota di Puliatti, dove oltre alla presa di distanza dall’orientamento penale si è affermato che “In tema di responsabilità professionale del medico chirurgo, una accurata ricognizione del complesso rapporto intercorrente tra la fattispecie del nesso causale e quella della colpa, con specifico riferimento ai rispettivi, peculiari profili probatori, consente la enunciazione dei seguenti principi: 1) il nesso di causalità è elemento strutturale dell’illecito, che corre - su di un piano strettamente oggettivo e secondo una ricostruzione logica di tipo sillogistico - tra un comportamento (dell’autore del fatto) astrattamente considerato (e non ancora utilmente qualificabile in termini di damnum iniuria datum) e l’evento; 2) nell’individuazione di tale relazione primaria tra condotta ed evento, si prescinde, in prima istanza, da ogni valutazione di prevedibilità tanto soggettiva quanto «oggettivata», da parte dell’autore del fatto, essendo il concetto logico di «previsione» insito nella categoria giuridica della colpa (elemento qualificativo dell’aspetto soggettivo del torto, la cui analisi si colloca in una dimensione temporale successiva in seno alla ricostruzione della complessa fattispecie dell’illecito); 3) il nesso di causalità materiale tra condotta ed evento è quello per cui ogni comportamento antecedente (prossimo, intermedio, remoto) che abbia generato, o anche solo contribuito a generare, tale obbiettiva relazione col fatto deve considerarsi «causa» dell’evento stesso; 4) il nesso di causalità giuridica è, per converso, relazione eziologica per cui i fatti sopravvenuti, di per sé soli idonei a determinare l’evento, interrompono il nesso con il fatto di tutti gli antecedenti causali precedenti; 5) la valutazione del nesso di causalità giuridica, tanto sotto il profilo della dipendenza dell’evento dai suoi antecedenti fattuali, quanto sotto l’aspetto della individuazione del novus actus interveniens, va compiuta secondo criteri a) di probabilità scientifica, ove questi risultino esaustivi; b) di logica aristotelica, se appare non praticabile (o insufficientemente praticabile) il ricorso a leggi scientifiche di copertura; con l’ulteriore precisazione che, nell’illecito omissivo, l’analisi morfologica della fattispecie segue un percorso affatto speculare - quanto al profilo probabilistico - rispetto a quello commissivo, dovendosi, in altri termini, accertare il collegamento evento/comportamento omissivo in termini di probabilità inversa, onde inferire che l’incidenza del comportamento omesso si pone in relazione non probabilistica con l’evento (che, dunque, si sarebbe probabilmente avverato anche se il comportamento fosse stato posto in essere), a prescindere, ancora, dall’esame di ogni profilo di colpa intesa nel senso di mancata previsione dell’evento e di inosservanza di precauzioni doverose da parte dell’agente…”
Sez. Unite 11 gennaio 2008, n. 581; ancora sempre dal decisum della stessa sentenza : “E questo è uno dei motivi per cui la stessa giurisprudenza di legittimità partendo dall’ovvio presupposto di non dover identificare il soggetto responsabile del fatto dannoso, si è limitata a dettare una serie di soluzioni pratiche, caso per caso, senza dover optare per una precisa scelta di campo, tesa a coniugare il “risarcimento del danno”, cui è dedicato l’art. 1223 c.c., con il rapporto di causalità. Solo in alcune ipotesi particolari, in cui l’inadempimento dell’obbligazione era imputabile al fatto illecito del terzo, il problema della causalità è stato affrontato dalla giurisprudenza, sia sotto il profilo del rapporto tra comportamento ed evento dannoso sia sotto quello tra evento dannoso e conseguenze risarcibili. Il sistema operativo di valutazione e determinazione dei danni (anche extracontrattuali, in virtù' del rinvio operato dall'art. 2056 c.c.) appare, nel suo complesso, composto, comunque, dagli artt. 1223, 1226 e 1227 c.c., nonché, limitatamente alla sola responsabilità' contrattuale, anche dalla disposizione dell'art. 1225”
[31] Per cui accanto al criterio dell’alto grado di credibilità razionale – quasi certezza (ambito penalistico), si profilano i criteri della probabilità relativa - causalità civile ordinaria e possibilità - causalità da perdita di chance (nel caso per es. del danno da perdita di chance: mera possibilità di conseguire un diverso risultato terapeutico): per la Cassazione queste sono attualmente le tre categorie concettuali che presiedono all’indagine sul nesso causale nei vari rami dell’ordinamento – Corte di Cassazione 15settembre 2009, n. 21619
Va premesso che la presente sentenza viene redatta in forma abbreviata a norma dell'art. 16 comma 5° D.L.vo 17.1.2003 n. 5, con la conseguenza che per la parte narrativa deve richiamarsi quanto dedotto dalle parti nei rispettivi atti difensivi.
La sig.ra S. P. chiede accertarsi la nullità dell'ordine di acquisto di obbligazioni Lehman Brothers, impartito in data 8.2.2009, per un controvalore nominale di € 30.000,00 e per l'effetto chiede la condanna della banca convenuta alla restituzione della somma di € 30.000,00 oltre agli interessi ai tassi dei BOT sino al soddisfo.
In via subordinata, l'attrice chiede dichiararsi risolta, per grave inadempimento della banca, l'operazione di acquisto di cui è causa ed il relativo contratto quadro, ed in ulteriore subordine, l'annullamento ex art. 1429 o 1439 c.c. della stessa operazione, con condanna della banca alla restituzione della somma di € 30.000,00 oltre agli interessi ai tassi dei BOT sino al soddisfo.
L'attrice lamenta, in primo luogo, che la predetta operazione è nulla essendo stata posta in essere in assenza di un valido contratto quadro e ciò perché la banca, al momento dell'ordine, non aveva ancora adeguato il contenuto del contratto quadro alle prescrizioni dell'art. 37 regolamento Consob 16190/2007.
Ad avviso di questo Collegio, a prescindere dal fatto che l'attrice non ha precisato quali prescrizioni rilevanti nel caso di specie, imposte dall'art. 37 reg. Consob 16190/07, sarebbero state violate, il contratto quadro che non recepisca integralmente il contenuto del contratto quadro prescritto dall'art. 37 nuovo reg. Consob soddisfa comunque il requisito della forma scritta.
In primo luogo, le divergenze tra il testo del contratto di cui è causa e quanto richiesto dall'art. 37 reg. Consob concernono eventualmente profili che attengono alla disciplina dei comportamenti degli intermediari, e come tali non incidono sul momento genetico di formazione del contratto ma solo sull'esecuzione dello stesso.
E' comunque assorbente l'osservazione che il principio di conservazione del contratto di cui all'art. 1419 cod. civ. imponga che la eventuale nullità di quelle clausole incompatibili con la nuova disciplina non si riverberi sull'intero contratto — ma comporti solo la sostituzione di diritto delle clausole ritenute nulle con le prescrizioni imperative stabilite dalla più recente normativa.
L'attrice lamenta inoltre la violazione dell'art. 94 del reg. Consob n. 58/1998 per aver sollecitato l'investimento senza preventiva consegna del prospetto informativo.
La sollecitazione all'investimento - che è definita dall'art. lett t) T.U.F. come ogni offerta, invito ad offrire o messaggio promozionale, in qualsiasi forma rivolti al pubblico, finalizzati alla vendita o alla sottoscrizione di prodotti finanziari, ha come destinatario un pubblico indiscriminato di soggetti cui la banca offre il prodotto finanziario del quale è collocatore.
La sig.ra S. P. ha lamentato altresì che la banca non ha segnalato il proprio conflitto di interessi nella operazione di cui è causa, che ha posto in essere un'operazione inadeguata per tipologia in mancanza di apposita autorizzazione scritta dell'investitrice e che in generale non si è comportata con diligenza, correttezza e trasparenza nell'interesse della cliente.
A prescindere dal rilievo che anche qualora una operazione di investimento venga posta in essere dalla banca in c.d. contropartita diretta” non può essere presunto il conflitto di interessi, dovendo il cliente dimostrare che la banca ha inteso soddisfare un interesse diverso ed ulteriore da quello dell'investitore, nel caso di specie, è documentale che la banca ha acquistato le obbligazioni Lehman sul mercato borsistico. Non a caso per tale operazione ha ricevuto una commissione pari allo 0,5%.
In ordine all'asserito compimento di operazione inadeguata per tipologia, ad avviso di questo Collegio la predetta operazione è pienamente adeguata al profilo di rischio dell'investitrice.
Anche a voler ritenere che la dichiarazione resa all'attrice all'atto della stipula del contratto quadro di cui è causa con riferimento al suo profilo di rischio (alto) sia stata effettivamente il frutto di un errore e che quindi l'attrice sia un'investitrice prudente, in ogni caso, da un esame dei titoli presenti nel suo portafoglio prima dell'operazione del 8.2.2008 emerge che tali titoli erano della stessa ed identica tipologia di quelli di cui è causa (obbligazioni di banca estera).
In particolare, dall'esame del doc. 2 di parte convenuta, risulta che l'attrice ha disinvestito obbligazioni Rabobank per l'importo di circa 50.000,00 € ed ha acquistato obbligazioni Lehman Brothers per € 30,000,00 e obbligazioni Morgan Stanley per € 20.000,00 e già deteneva nel suo dossier obbligazioni Morgan Stanley per circa € 30.000,00.
Non può quindi ritenersi che tale operazione sia stata posta in controtendenza con le scelte di investimento dell'attrice - ella stessa ammette che il tasso delle Lehman non si discostava in modo significativo dal rendimento offerto dai titoli di Stato - con la conseguenza che, da un lato, non occorreva la segnalazione di inadeguatezza per oggetto e tipologia, mentre, dall'altro, correttamente la banca ha segnalato l'inadeguatezza per dimensioni avendo l'attrice concentrato in obbligazioni oltre il 35% del proprio portafoglio titoli.
Al momento dell'acquisto del 8.2.2008, il soggetto emittente godeva di una rating di tutto rispetto e in particolare un rating di categoria A1 per l'agenzia specializzata Moody's e A per l'agenzia Standard Poor (agenzie la cui peculiare attività consiste
Come si evince dai documenti prodotti in giudizio dalla banca, e non contestati dall'attrice, la società Lehman Brothers ha conservato il proprio rating in categoria A fino al 15 settembre 2009, giorno in cui è stata dichiarata fallita (dal 16 settembre è stata sospesa a tempo indeterminato la negoziazione di tali titoli, vedi doc. 7 convenuta). Proprio tale circostanza rende palese che il mercato finanziario non ha mai avvertito, prima dell'irreparabile, i sintomi del default; diversamente il rating delle Lehman sarebbe precipitato ben prima, come avvenne per i bond argentini dal marzo 2001 in poi.
L'attrice assume che la banca avrebbe violato gli obblighi informativi su di essa incombenti e che non può liberarsi dalla responsabilità invocando il rating ampiamente positivo delle obbligazioni Lehman.
Non può rimproverarsi alla Banca di non aver previsto il default della Lehman Brothers se neppure le agenzie di rating lo hanno previsto. Né la banca convenuta si trovava in una sorta di osservatorio privilegiato al cospetto dell'emittente: a prescindere dal diverso ambito di operatività dei due istituti bancari, la banca convenuta non vantava neppure una posizione creditoria nei confronti del soggetto emittente che la legittimasse eventualmente ad avere accesso alla sua contabilità.
L'attrice contrappone la rischiosità del titolo Lehman a quello emesso da emittenti "di massima solidità” come le banche estere Morgan Stanley e Rabobank. In realtà, circostanza pacifica in quanto non specificamente contestata dall'attrice a norma dell'art. 10 comma 2 bis d. Lgs. n. 5/03 è che anche colossi bancari come City Group e Morgan Stanley non sono falliti solo per l'intervento determinante del Governo americano a loro ausilio.
In conclusione, essendosi il default dell'emittente Lehman palesato del tutto improvviso ed imprevedibile - come altrettanto imprevedibile era la crisi finanziaria della Morgan Stanley risolta solo per interventi esterni - la condotta della banca deve ritenersi immune da censure.
Le domande dell'attrice vanno dunque rigettate.