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Timestamp: 2017-03-26 01:35:32+00:00
Document Index: 73176762

Matched Legal Cases: ['art. 4', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 1', 'art. 1']

Parere della commissione VIA sul Terzo Valico | No Tav Genova
In data 19.09.2005 Italferr S.p.A., per conto della Treno Alta Velocità S.p.A. Società con Socio unico soggetta a direzione coordinamento di RFI S.p.A. Gruppo Ferrovie dello Stato, ha trasmesso il progetto definitivo inerente la linea ferroviaria AV/ Milano - Genova “Terzo Valico del Giovi” nell’ambito degli interventi connessi con l’Asse ferroviario Ventimiglia - Genova - Novara Milano (Sempione); poiché tale intervento rientra nelle infrastrutture ferroviarie strategiche definite ,dalla Legge Obiettivo 443/01 la procedura risulta modificata rispetto all’iter normale della VIA.
Ai sensi dell’art. 4 del D. Lgs. 190 del 20.08.2002: il progetto definitivo è rimesso da parte del soggetto aggiudicatore a ciascuna delle Amministrazioni competenti a rilasciare permessi ed autorizzazioni d’ogni genere e tipo nonché ai gestori delle op interferenti. Nel termine perentorio di 90 giorni, le Pubbliche Amministrazioni possono presentare motivate proposte d’adeguamento o richieste di prescrizioni per il progetto definitivo o di varianti migliorative che non modifichino la localizzazione e le caratteristiche essenziali delle opere.
Per il progetto preliminare della Linea Ferroviaria AV/AC del Terzo Valico è stata rilasciata con Deliberazione di Giunta Regionale n. 579 del 30.05.2003 la compatibilità ambientale a condizione che siano rispettate prescrizioni nell’ambito dell’elaborazione del progetto definitivo. Tali prescrizioni sono state parzialmente recepite nell’ambito della deliberazione CIPE 78 del 29/09/2003 pubblicata sulla G.U. n. 16 in data 21.01.2004 con la quale è stato approvato il suddetto progetto. Il progetto definitivo è integrato da una Relazione di Ottemperanza che sintetizza le risposte progettuali alle prescrizioni raccolte nella deliberazioni CIPE.
In nessun punto della documentazione di progetto è stata ritrovata la prevista relazione del progettista attestante la rispondenza progetto preliminare alle eventuali prescrizioni dettate in sede d’approvazione dello stesso, con particolare riferimento e compatibilità ambientale ed alla localizzazione dell’opera. A tale proposito, Italferr ha precisato che la Relazione di Ottemperar assolve a quanto previsto all’art. 4 del D. Lgs. 190 del 20.08.2002 e costituisce pertanto la relazione del progettista attestante rispondenza del progetto preliminare alle eventuali prescrizioni dettate in sede d’approvazione dello stesso, con particolare riferimento alla compatibilità ambientale ed alla localizzazione dell’opera.
Occorre tuttavia evidenziare che la relazione di ottemperanza riporta a pagina 14 che “tutte le modifiche/ottimizzazioni apportate al progetto preliminare, sono illustrate, giustificate sul piano della fattibilità, e valutate in termini di compatibilita’ ambientale nella documentazione di progetto (studi, approfondimenti, censimenti, ecc.)”, senza ulteriori informazioni in merito. Ciò premesso si è proceduto alla verifica dell’ottemperanza alle prescrizioni a suo tempo individuate nell’ambito del parere compatibilità ambientale, facendo riferimento a quanto più volte dichiarato nella documentazione consultata, ovvero che Progetto definitivo rispecchia le scelte del progetto preliminare e non presenta varianti sostanziali”. Si ribadisce che il Progetto definitivo sia integrato dalla relazione del Progettista che attesti la rispondenza al preliminare n come previsto all’art. 4 del D. Lgs. 190 del 20.08. 2002.
L’infrastruttura in progetto andrà a costituire un nuovo corridoio per i collegamenti ferroviari tra Genova e la Pianura padana. Es si compone fondamentalmente di:
• La linea principale del “Terzo Valico dei Giovi”, prevalentemente in galleria nel tratto ligure, che con lunghezza complessi di 53 km si sviluppa da località Fegino a Tortona;
• Due interconnessioni, una prima per il ponente Ligure (interconnessione Voltri a salto di montone) e una seconda per Genova’
PP e Genova Brignole (bivio Fegino), da cui si può arrivare a Genova Campasso, Sampierdarena e Porto.
• Interconnessioni sul lato Piemonte che consentono il collegamento con le linee per Alessandria, Novara-Torino, Pozzo
Formigaro e Piacenza-Milano.
La tipologia delle gallerie prevista è in linea con i più recenti standard di sicurezza ed il progetto del Terzo Valico prevede pertanto la realizzazione di due tunnel a semplice binario affiancati con collegamenti trasversali che consentono a ciascuna galleria di esse luogo sicuro rispetto all’altra.
Sono inoltre previste due “finestre” in territorio ligure, ciascuna delle quali costituita da una galleria scavata prioritariamente alla linea di valico. Le finestre saranno utilizzate per la movimentazione dei mezzi, delle materie prime e dello smarino durante la costruzione della galleria di valico e a scopo di sicurezza e manutenzione al termine della realizzazione dell’opera. Come anticipato, la Relazione di Ottemperanza attesta che il Progetto Definitivo assume in larga massima i contenuti del Progetto Preliminare, salvo apportare le migliorie e le ottimizzazioni derivanti dall’ottemperanza delle Prescrizioni CIPE. La Relazione di Ottemperanza mette in evidenza alcune importanti modifiche al Progetto Preliminare relativamente all’assetto delle finestre e alla revisione di alcuni tratti di linea. Infatti, per quanto riguarda le finestre, con l’evoluzione degli approfondimenti di progetto e delle tecniche di realizzazione, si è giunti alla definitiva eliminazione delle Finestre di Rigoroso (in territorio alessandrino) e di Borzoli (e dei relativi cantieri operativi).
Pertanto delle sei finestre previste nel progetto preliminare ne sono rimaste quattro, di cui due impostate sui cunicoli esplorativi realizzati nel periodo 1996-98 (Castagnola e Val Lemme) e due di nuova realizzazione in territorio regionale (Polcevera e Cravasco).
Entrambe le finestre liguri, peraltro, hanno subito profonde modifiche di tracciato: la finestra Polcevera, infatti, è stata spostata più ad est al fine di ridurre gli impatti generati dal relativo cantiere operativo. Per la finestra Cravasco vi è stata una revisione del tracciato (non più rettilineo) e dell’ubicazione dell’imbocco (previsto dal progetto definitivo nella Cava Montecarlo e non più in una ex cava posta poco più a valle).
Viene inoltre segnalata l’eliminazione dell’Interconnessione Campasso, binario dispari e pari con conseguente eliminazione di tratti di galleria e la riduzione degli imbocchi del valico da tre a uno; tale ottimizzazione porterebbe alla semplificazione delle attività di scavo e alla riduzione dei quantitativi di smarino e di inerti.
Viene anche segnalata la modifica del profilo della galleria di Valico al fine di garantire la collocazione del punto di flesso in prossimità dello spartiacque (spostamento a Sud del Punto di flesso);
Il progetto definitivo prevede inoltre il riutilizzo di circa il 50% del materiale scavato in banco che consente di coprire circa il 39% del fabbisogno totale di inerti.
Lo studio del Traffico evidenzia inoltre che, rispetto a quanto indicato nel Progetto Preliminare, è stata completamente soppressa la viabilità di via Borzoli (utilizzo dello svincolo autostradale di Genova Aeroporto), è stata aggiunta, anche se per un periodo di tempo limitato (non precisato), la viabilità lungo via Cantore (al fine di accedere allo scalo ferroviario di Campasso) ed è stato previsto l’utilizzo dei riempimenti delle calate di Genova Voltri come ulteriore sito di destinazione dello smarino.
Nel seguito verranno sintetizzate le principali modifiche apportate al progetto preliminare distinte per la viabilità, i cantieri e i siti di riqualificazione ambientale, secondo le indicazioni fornite dalla citata Relazione di Ottemperanza.
Rispetto al progetto preliminare il progetto definitivo del tratto Borzoli- Erzelli comprende, su richiesta degli enti locali successiva all’approvazione CIPE, un intervento sulla viabilità ordinaria ubicato sulla strada per Erzelli, subito a monte del viadotto di svincolo Genova Aeroporto che consente, tramite una rotatoria, il collegamento diretto del traffico proveniente da Borzoli all’uscita autostradale Genova-Aeroporto. Si è inoltre provveduto all’adeguamento delle sezioni tipo di scavo, alla riduzione degli impianti, e all’ottimizzazione dei cameroni per piazzole di emergenza in galleria. Nella progettazione della viabilità tra Borzoli e via Chiaravagna è stata inserita una seconda rotatoria fra l’attraversamento del rio Batestu ed il termine del tratto. Sono state inoltre apportate modifiche alla sagoma della galleria, ottimizzate le sezioni tipo di scavo e ridotti gli impianti.
L’adeguamento di via Chiaravagna ha mantenuto l’allargamento stradale sull’intero percorso, salvo in un breve tratto in corrispondenza della centrale ENEL. E’ previsto il rifacimento dei ponti secondo quanto indicato nel preliminare, con esclusione del IV a partire da monte per il quale è previsto solo l’adeguamento della sede stradale. Il rifacimento delle opere sarà effettuato al fine di garantire la continuità dei sottoservizi ed il mantenimento del traffico sulle opere esistenti fintanto che non saranno ultimate le nuove. Sono inoltre previste la riduzione delle interferenze significative (passerelle per spostamento sottoservizi, ponti, oleodotti, ecc.) e modifiche della sagoma interna della galleria.
L’accesso al cantiere di Fegino è stato semplificato e si riduce quindi ad una strada di accesso al cavalcaferrovia.
Con riferimento alla strada di accesso al Cantiere Operativo 1+180 è stato modificato il tracciato per ridurre alcune interferenze significative (oleodotti, ecc.) ed eliminato il primo tratto dell’intervento in sponda sinistra del rio Ciliegia, disponendo solo un miglioramento dell’attraversamento del rio in corrispondenza del ponte esistente (adeguamento larghezza e tracciato) e ridimensionando l’intervento sia come larghezza stradale sia come caratteristiche della pavimentazione. Sono state inoltre riviste le opere di sostegno.
Il richiesto adeguamento della viabilità indicata come “Nodo di Pontedecimo” ha previsto lo spostamento e la riduzione della larghezza dell’impalcato del ponte sul Torrente Verde per eliminare l’interferenza con un oleodotto, l’adozione di una piattaforma stradale di minor larghezza e la progettazione di un puovo tracciato stradale nel tratto da inizio lotto al ponte “F.lli Delle Piane”, in modo da aggirare il fabbricato denominato “Ricreatorio parrocchiale’. E’ stata inoltre inserita una nuova rotatoria in prossimità del ponte.
Per adeguare la S.P. 4 si è ricorsi all’adozione di una piattaforma stradale di minor larghezza, ottimizzando le opere di sostegno. La prevista paratia di micropali in corrispondenza della località “Molino Moisello” è stata sostituita da un differente intervento di consolidamento del versante e da un muro di controripa nella parte inferiore.
Anche nel caso dell’adeguamento della SP6 il progetto opta per una riduzione della piattaforma stradale e si sono riviste le opere di sostegno.
La viabilità d’accesso al Cantiere Cravasco in località Maglietto è stata modificata attraverso la riduzione della sezione della piattaforma stradale, la conseguente riduzione delle opere di fondazione del Ponte sul T. Verde e la revisione delle opere di sostegno. Si è inoltre riadattato l’ultimo tratto della strada agli effettivi confini dell’area di cantiere CBL5, rielaborati in fase di progetto definitivo ed è stata modificata la planimetria della parte terminale per migliorare le manovre d’ingresso e d’uscita dal cantiere.
In corrispondenza della cosiddetta “Circonvallazione di Isoverde” è stato modificato il tracciato tra la galleria Isoverde e la galleria Montecarlo per eliminare l’interferenza con un metanodotto ed è stata rivista la sagoma interna delle gallerie, anche con l’ottimizzazione dei camerini per piazzole di emergenza. Anche l’imbocco di monte della galleria Montecarlo è stato spostato più all’interno della cava esistente per permettere l’introduzione su questo lato di una rotatoria.
Nel tratto tra l’imbocco di monte della galleria Montecarlo e il cantiere sono state riviste le opere di sostegno per non interferire con i confini del sovrastante cantiere operativo Cravasco e garantire allo stesso un adeguato accesso. Per l’adeguamento della SP 7 si è optato per una sezione stradale minore con riduzione delle opere di sbancamento, cercando di rendere il tracciato di progetto il più aderente all’attuale. Sempre in questa fase si è inserita una minirotatoria sull’ex Strada Stale n. 35 a Borgo Fornari.
Due fra i cantieri previsti nel Progetto Preliminare (CBL2 Campo base Fegino e COLI Cantiere Operativo Borzoli) sono stati eliminati.
A seguito della prescrizione CIPE, il cantiere CBL1 previsto in zona Quartini è stato suddiviso in due aree distinte per riuscire ad avere un equivalente numero di baracche. Sono state così utilizzate due differenti aree, una lungo via Borzoli, già utilizzata come area di cantiere (area ex cantiere Metro Genova) (CBLI) in cui sono stati collocati dormitori e refettorio, e l’altra in prossimità della Scuola Edile (ove sono collocati gli uffici) (CBLI/A).
Anche per il Campo Base Bolzaneto (CBL4), vi è stata una revisione dell’ubicazione con una riduzione dell’area adiacente al cimitero e la creazione di un nuovo piazzale sulla sponda opposta del Torrente Burla.
Parte del cantiere operativo Fegino (COL2) è stato ubicato sull’area precedentemente destinata Campo base Fegino (CBL2).
Il Cantiere Operativo Polcevera (COL3) è stato spostato in un’area non considerata dal Progetto preliminare ed è stato rivisto nella riorganizzazione interna.
Il Cantiere Operativo per la Viabilità SP6 (COV6) ha subito modifiche sostanziali sia di tipo planimetrico, che di tipo funzionale; le modifiche planimetriche riguardano lo spostamento dell’imbocco della finestra, precedentemente inserita nel presente Campo operativo, nel campo di servizio CSL2. Le modifiche funzionali hanno interessato la tipologia del cantiere, che da operativo per la costruzione della linea è passato ad operativo per la costruzione della galleria per la viabilità di accesso; questa modifica ha comportato anche il cambiamento di nome da COLO a COV6.
Di conseguenza il Cantiere di Servizio Cravasco (CSL2) ha subito una modifica sostanziale che prevede lo spostamento dell’imbocco della finestra nel cantiere di servizio in oggetto.
Vengono infine segnalate nuove aree per il Cantiere operativo Borzoli-Erzelli lato Borzoli (COVI) connesse alle opere da realizzare sulle viabilità quali imbocchi delle gallerie e tratti in variante.
Non sono indicate variazioni per gli altri cantieri.
SITI DI RIQUALIFICAZIONE AMBIENTALE
Dei tre Siti di Riqualificazione ambientale indicati dal preliminare ne rimangono solo due: viene infatti abbandonata l’ipotesi del riempimento sul T. Verde in località Cravasco (RAL3).
Con il passaggio alla progettazione definitiva sono stati redatti i progetti definitivi riguardanti le altre due aree di Riqualificazione ambientale (RALI, RAL2) e delle Varianti ai progetti di coltivazione delle cave inserite nello strumento di pianificazione settoriale della Regione Liguria.
Il progetto di variante non sostanziale relativo alla Cava Giunchetto (RALI) in Vai Chiaravagna prevede una riorganizzazione dell’escavazione (mantenendo invariati i quantitativi autorizzati) al fine di garantire la predisposizione dell’area in cui effettuare la riqualificazione ambientale con 564.000 mc di smarino.
La progettazione definitiva ha sviluppato gli aspetti legati alla viabilità interna della cava sia per allontanare gli inerti prodotti sia per allocare lo smarino; inoltre sono stati affrontati gli aspetti in merito agli impianti di frantumazione, comminuzione, vagliatura e relativi al gruppo di chiarificazione e pressatura dei fanghi.
Con lo sviluppo della progettazione definitiva è stato potenziato t Sito RAL2 che così potrà ricevere i materiali di risulta precedentemente destinati al RAL3. 1 criteri adottati per la progettazione definitiva della riqualificazione ambientale RAL2
Isoverde - Cava Castellaro confermano quanto indicato nel preliminare. La variante, che prevede un ampliamento della cava con un aumento dei quantitativi estraibili di circa 1.300.000 m’ rispetto ai quantitativi residui autorizzati, si sviluppa all’interno della zona TRZ definita dal Piano Territoriale di Coordinamento Paesistico della Regione Liguria e al di fuori della zona SIC così come richiesto dal CIPE.
Con la progettazione definitiva sono stati sviluppati, inoltre, gli aspetti cantieristici legati agli impianti di frantumazione, comminuzione, vagliatura e relativi al gruppo di chiarificazione e pressatura dei fanghi.
Il progetto, relativamente all’intera area di cava (in ampliamento ed esaurita), prevede un riassetto ed una rinaturazione dei luoghi con abbancamento di 1.922.000 mc di smarino.
Gli ulteriori 3.178.678 mc di smarino saranno utilizzati in area Portuale.
Sono di seguito illustrate le risposte puntuali contenute nel progetto definitivo in riferimento alle prescrizioni individuate nel Parere del CT VIA n. 58/138 allegato alla DGR 579/03.
a) individuazione di un’alternativa di tracciato per quanto attiene il nodo di Pontedecimo, ove si ritenga necessario l’adeguamento di tale viabilità, da concordarsi con il Comune di Genova e la Circoscrizione, in tal caso l’intervento dovrà essere presentato come opera connessa;
A tale proposito la deliberazione CIPE al Punto 1.2 recita: “Con riferimento al Nodo di Pontedecimo, dovrà essere adottata la soluzione della circonvallazione a senso unico, evitando così la demolizione di parte dell’edificio del ricreatorio parrocchiale”. Occorre inoltre ricordare che la delibera CIPE prescriveva ancora al punto 1.6 che “Gli aspetti tecnici degli interventi di modifica della viabilità comunale esistente o di realizzazione di nuova viabilità ad uso comunale, ivi comprese le relative opere di sistemazione idraulica o idrogeologica, saranno concordati, tenuto conto delle caratteristiche progettuali inserire nel progetto preliminare con il Comune di Genova, nonché l’Azienda Speciale ASTER del Comune di Genova e Genova Acque S.p.A., senza che ciò pregiudichi l’inizio dei lavori dell’Opera”.
La prescrizione risulta non ottemperata integralmente, in quanto il progetto definitivo prevede una infrastruttura viaria a doppio senso. La salvaguardia dell’edificio parrocchiale risulta tuttavia garantita dalla scelta di adeguare la sede stradale con un’espansione in direzione del T. Verde tramite un viadotto a sbalzo sul corso d’acqua.
La viabilità spondale in progetto a Pontedecimo consiste in due tratti in viadotto, parzialmente aggettanti sul torrente Verde, e un tratto di strada a sbalzo, in sponda destra del torrente. Questo nuovo tratto di strada sarà realizzato in area attualmente mappata come area inondabile per T=200 anni. In relazione si precisa che “i risultati [delle verifiche di stato attuale] hanno evidenziato una sostanziale uniformità con le verifiche del Piano di Bacino, ad eccezione di un breve tratto in sponda destra compreso tra le sezioni 6 e 9 che nel Piano risulta inondabile per la portata 200-ennale. Tale differenza è dovuta alla diversa configurazione della sponda che è stata oggetto di recenti interventi di arginatura”. La nuova viabilità in sponda destra è prevista comunque a quote superiori di oltre 0.50 m rispetto al livello della piena 200-ennale, garantendo quindi il franco idraulico da normativa di piano. In sponda sinistra, non interessata dall’intervento, si estende un’area cinquantennale localizzata a monte e a valle del ponte Delle Piane. In conseguenza dell’allargamento della sezione idraulica n° 4 (a monte del ponte Delle Piane), il livello del pelo libero nell’intorno di tale sezione si innalza fino a un massimo di 60 cm rispetto allo stato attuale, contenuto in sponda destra ma non in sponda sinistra, dove determina un incremento di rischio idraulico. Si dovrà pertanto risolvere la criticità (innalzamento del battente idrico) che lo stato di progetto induce in sponda sinistra, adeguando l’argine sinistro nelle sezioni interessate (sezioni idrauliche 6-3.5 circa, per uno sviluppo longitudinale di 50 m) oppure, nell’ottica di riassetto urbanistico più generale affrontato dal progetto, adeguare la sponda sinistra per l’intero tratto attualmente interessato da esondazione 50-ennale (300 m dalla confluenza Polcevera-Verde verso monte), in modo che la portata duecentennale risulti contenuta con adeguato franco, risolvendo così in maniera definitiva la problematica segnalata dal Piano.
b) la realizzazione della viabilità dal casello autostradale alla Val Chiaravagna sia preventiva all’apertura dei cantieri della stessa valle;
La prescrizione è stata recepita dalla deliberazione CIPE che ha indicato tale viabilità tra gli interventi e le attività da avviare anticipatamente.
Il cronoprogramma indica che le attività per la realizzazione della strada in oggetto saranno avviate subito dopo l’allestimento dei relativi cantieri viabilità (3 mesi) e che potranno essere completate tra il 16° (via Chiaravagna - via Borzoli) e il 20° mese (tratta via Borzoli - via Erzelli) dall’inizio lavori. r.
Lo stesso cronoprogramma. segnala che le attività previste al RAL 1 Cava Giunchetto in Val Chiaravagna avranno inizio già a partire dal quarto mese dall’inizio lavori, senza considerare il CLI (Cantiere per produzione inerti presso la medesima cava).
Si ribadisce che il conferimento delle terre e rocce di scavo presso il RAL 1 e l’utilizzo del cantiere per la produzione di inerti CL i previsto nella Cava Giunchetto dovranno seguire il completamento delle tratte di nuova viabilità Erzelli- Borzoli, Borzoli. Chiaravagna e Val Chiaravagna.
c) ove gli interventi di mitigazione acustica sulla linea non risultassero efficaci su alcuni ricettori, o in relazione a riscontrata difficoltà nell’applicazione delle normali tecniche antirumore, dovranno essere studiati interventi diretti sui ricettori come previsto dal dpr 459/98;
La prescrizione trova recepimento al punto 8.2 della deliberazione CIPE: “In sede di progettazione definitiva dovranno essere sviluppati lo studio di interventi diretti sui ricettori acustici, gli interventi dettagliati dei contenimento del rumore e gli interventi di bonifica acustica, posizionamento barriere antirumore/interventi diretti sui ricettori più esposti. Ai fini della zonizzazione acustica, in sede di progetto definitivo dovrà essere verificato il numero e l’ubicazione dei ricettori particolarmente protetti (scuole, ospedali, case di cura e case di riposo), come pure dovranno essere effettuati approfondimenti per verificare la necessità di perfezionare gli interventi di mitigazione previsti in progetto preliminare e dovranno essere individuati opportuni interventi attivi e passivi per ottenere l’abbattimento dei valori di rumorosità al di sotto della soglia prevista per normativa”.
Lo studio acustico allegato al Progetto definitivo contiene il censimento dei ricettori civili ed industriali presenti lungo il tracciato della nuova linea A.C. Genova-Tortona situati all’interno di una fascia di 250 m dal binario più esterno ed i ricettori sensibili situati all’interno di una fascia di 500 m ai sensi di quanto prescritto dal DPR 459/98 e recepisce le indicazioni di Zonizzazione Acustica dei comuni attraversati dalla linea AC.
Le simulazioni basate sul modello di esercizio del SIA integrato da informazioni contenute nel documento trasportistico, utilizzando il Livello Equivalente ponderato A [Leq(A)] come indicatore di rumore, hanno permesso di dimensionare il sistema di mitigazioni (barriere antirumore) volto a ridurre entro i limiti di legge il Leq(A) in facciata di ciascun ricettore. Ai sensi di quanto previsto dal DPR 459/98, nei casi in cui il sistema di barriere antirumore avrebbe richiesto sovradimensionamenti ritenuti eccessivi o in casi di non completa efficacia di quest’ultimo, sono stati previsti interventi diretti sui ricettori (sostituzione dei serramenti) con l’obiettivo di garantire livelli di rumore interni agli edifici conformi ai limiti di legge. Per valutare il livello di rumore interno si è stimato cautelativamente, il potere fonoisolante dei serramenti attuali a partire dai dati qualitativi recuperati in fase di censimento dei ricettori.
Per la taratura del modello sono state effettuate misurazioni acustiche lungo la tratta ferroviaria compresa fra Novi Ligure e Serravalle. Si ritiene che tale taratura possa non essere totalmente applicabile alla realtà territoriale ligure, nei tratti di percorso in ambiente esterno.
Lo studio acustico dovrà essere integrato da valutazioni in merito all’applicabilità del modello per il contesto morfologico ligure.
d) in sede di progetto definitivo dovranno essere forniti i progetti dettagliati di tutti gli interventi di contenimento del rumore emesso utili a conseguire il rispetto dei limiti di legge in materia di rumore ferroviario, sia per quanto riguarda l’installazione di barriere acustiche, sia per gli interventi diretti sui ricettori. Nel progetto dovrà essere evidenziato l’effetto dell’intervento di bonifica acustica ed i conseguenti livelli di rumore attesi;
La deliberazione CIPE specifica al punto 8.3 che “Per tutte le tipologie di barriere acustiche dovranno essere forniti i valori dell’attenuazione e dovranno essere prodotti elaborati grafici di sezioni trasversali significativi con la posizione relativa fra linea ferroviaria, barriera acustica e ricettori sensibili”.
Il Progetto definitivo della linea principale prevede barriere con pannello in alluminio e legno e barriere trasparenti in PMMA (Rio Trasta) e ne indica le prestazioni “medie”.
La documentazione riporta alcuni elaborati grafici contenenti sezioni tipologiche delle varie soluzioni adottate. Mancano invece le prescritte sezioni riportanti i rapporti tra linea ferroviaria ricettori e barriere antirumore.
La relazione acustica evidenzia che “nel tratto di Genova Fegino le barriere (di altezza 5 metri) presentano un’efficacia non sempre risolutiva a causa delle quote alle quali si trovano i ricettori, e pertanto, anche dopo la bonifica, vi saranno edifici i cui livelli sonori in facciata superano i valori limite”. In questi casi sono proposte misure mitigative sui ricettori.
Per un migliore inserimento paesaggistico delle barriere è stato condotto uno studio architettonico delle opere di mitigazione acustica.
Con riferimento ai tempi con i quali si prevede la messa in opera delle opere di mitigazione acustica, si segnala che la sostituzione degli infissi è prevista tra il 69° e il 72° mese dall’inizio lavori, tra il 3° e il 4° mese per le barriere acustiche presso i cantieri, e dopo il 62° mese per la linea.
Il Progetto definitivo dovrà essere integrato dalle previste sezioni significative, cioè da una serie di profili appositamente selezionati fra le situazioni più gravose sotto il profilo dell’impatto` acustico, che evidenzino la posizione relativa fra linea ferroviaria, barriera acustica e ricettori sensibili in corrispondenza.
Per le tipologie di barriere utilizzate dovranno essere riportati i valori d’attenuazione e assorbimento di progetto e non solo i valori medi.
Gli infissi in sostituzione quali interventi di mitigazione acustica dovranno essere dotati d’impianti di aerazione e dovranno essere installati prioritariamente all’avvio delle attività di cantiere.
e) indicazione nella parte finanziaria della copertura degli oneri derivanti dagli interventi di mitigazione dell’impatto acustico;
Il progetto non fornisce indicazioni in merito. La prescrizione, peraltro, non trova rispondenza nella deliberazione CIPE.
Si afferma pertanto che il progetto definitivo deve essere integrato da indicazioni relative alla copertura degli oneri derivanti dagli interventi di mitigazione dell’impatto acustico.
f) per riguardo della valle del Rio Trasta, attualmente silenziosa, dovrà essere prevista la copertura totale del viadotto, contemperando esigenze di tutela acustica e paesaggistica, a maggior garanzia per tutti i ricettori in essa presenti, in considerazione del fatto che gli stessi sono ubicati in abitazioni sparse e per lo più in posizione dominante;
La prescrizione non è stata accolta integralmente dal CIPE. Al punto 8.5 della deliberazione si può infatti leggere che “Per il viadotto Trasta nel progetto definitivo si dovrà studiare e prevedere una schermatura di tipo parziale compatibile con la sicurezza e l’areazione, al fine di soddisfare l’esigenza di contenimento dell’impatto acustico”.
Nel caso in esame, il Progetto definitivo ha contemperato le esigenze acustiche con problematiche legate alla sicurezza e all’areazione delle gallerie. La riduzione dell’impatto acustico è affidata ad una barriera antirumore trasparente in PMMA dal profilo semiavvolgente.
g) per le aree di cantiere, dovranno essere previsti i seguenti interventi di mitigazione acustica per contenere le immissioni sonore:
1. contenimento drastico delle emissioni sonore in periodo notturno, con conseguente limitazione dell’uso degli impianti più rumorosi nel solo periodo diurno;
2. posizionamento di barriere antirumore sul confine del cantiere;
3. interventi diretti (infissi fonoisolanti) sui ricettori più esposti, le caratteristiche degli infissi dovranno essere tali da consentire il pieno rispetto dei limiti di legge;
In relazione ai punti sopra elencati, la deliberazione CIPE, prescrive, ai punti 8.1 “Per quanto riguarda il rumore in fase di cantiere, dato che il lavoro verrà svolto con tre turni di lavoro giornalieri e per sette giorni lavorativi a settimana e quindi potrebbero emergere criticità per il rispetto dei limiti, in particolare per le ore notturne, nella progettazione definitiva dovranno essere studiati i migliori accorgimenti per limitare il rumore ai limiti di legge in relazione alle eventuali zonizzazioni, e dovranno essere adottate le opere di mitigazione necessarie a riportare i valori calcolati entro i limiti previsti dalla normativa vigente; ove ciò non risulti possibile, tenuto conto che l’obiettivo di fondo da perseguire è quello di contenere al massimo i tempi di realizzazione dell’opera nel suo complesso, dovranno essere richieste e conseguite le deroghe secondo le modalità di legge” e 8.6 “In fase di progettazione definitiva si dovrà adottare relativamente all’impatto acustico di cantiere la metodologia di previsione del clima acustico impiegata per il cantiere Borzoli anche per tutti gli altri cantieri dell’opera”.
A tale proposito, si premette che, generalmente, gli studi acustici sono stati redatti limitatamente ai periodi diurni e che non contengono in nessun caso la valutazione del clima acustico attuale, rinviandolo alla fase operativa del cantiere. Si raccomanda la valutazione del clima acustico attuale in tutti i contesti in cui la stima del livello d’immissione non può prescindere dalla conoscenza del clima acustico attuale medesimo.
Si prenda ad esempio il recettore n. 27 di cui allo studio relativo al CBLI, verosimilmente soggetto a livelli notturni attualmente contenuti e presso il quale si ritiene possa verificarsi il superamento del livello differenziale notturno con eventuale presenza di componenti tonali.
Relativamente ad alcuni cantieri base (esempio CBLI Borzoli) si riscontra il potenziale superamento dei limiti di zonizzazione ed eventuali superi del limite d’immissione differenziale in periodo notturno, senza peraltro che il progetto preveda opportuni interventi di mitigazione.
Si riscontrano inoltre lacune e imprecisioni: a) che lo studio acustico per il cantiere CBLiA non identifica altri recettori al di fuori della scuola edile e b) che il risultato della simulazione presentato in allegato al CBL4 è in realtà relativo al CBL5.
Tra le criticità emerse in relazione ai cantieri operativi merita particolare attenzione il caso di Fegino, dove lo studio acustico evidenzia che nonostante l’installazione di barriere acustiche non si verifica il rispetto dei limiti di zona.
In questi casi si raccomanda un’azione finalizzata alla risoluzione dell’impatto sia applicando sistemi di schermatura direttamente alla sorgente, sia attraverso l’ottimizzazione delle lavorazioni in modo da ridurre le attività rumorose nel periodo notturno. Nei casi in cui lo studio acustico abbia evidenziato situazioni di non conformità con la zonizzazione nonostante la messa in operi di barriere fonoassorbenti, il progetto definitivo dovrà essere integrato da un piano di gestione delle attività di cantiere specific( per le attività notturne e diurne a dal relativo approfondimento di carattere acustico. Tale studio dovrà dimostrare che sono stai messi in opera tutti gli accorgimenti per la riduzione del rumore alla fonte.
h) definizione degli impegni temporali ai fini delle effettiva realizzazione degli interventi mitigativi, e relativo assoggettamento alla condizione che l’esecuzione degli stessi avvenga in via preliminare all’apertura dei cantieri ove possibile, e comunque non oltre la chiusura dei cantieri stessi;
La prescrizione non è riportata dalla deliberazione CIPE. Se ne ribadisce l’importanza e si evidenzia ancora che gli interventi su ricettori sono rinviati inspiegabilmente ad una fase di avanzata cantierizzazione dell’opera.
Dovranno essere definiti gli impegni temporali ai fini dell’effettiva realizzazione degli interventi mitigativi, e relativo assoggettamento alla condizione che l’esecuzione degli stessi avvenga in via preliminare all’apertura dei cantieri ove possibile, é in ogni caso non oltre la chiusura dei cantieri stessi;
i) tutela delle aree umide, andranno adottate tutte le misure per evitare scarichi di qualsiasi tipo di materiale dentro i corsi d’acqua, laghetti e sponde;
Il Punto 4.11 della deliberazione CIPE prescrive che “In sede di progettazione definitiva, al fine di tutelare le aree umide, dovrannc essere indicate le opportune misure da adottare per evitare scarichi di qualsiasi tipo di materiale dentro corsi d’acqua, laghetti e sponde”.
Il Progetto definitivo recepisce la prescrizione e presenta una serie di misure e di procedure comportamentali che dovranno essere seguite in fase di realizzazione dell’opera e ad opera eseguita al fine di tutelare i corsi d’acqua. Gli impianti per la gestione degli scarichi civili (acque nere) sono di norma collegati alla fognatura esistente. In alcuni casi, tuttavia, tale scelta rimane indeterminata e si prospetta un’alternativa tra un sistema di depurazione di tipo biologico con tre bacini (bacino di pretrattamento, bacino di ossidazione e bacino per la sedimentazione finale) e l’allacciamento alla pubblica fognatura. Si ritiene opportuno un approfondimento in tal senso e si prescrive che dovranno essere individuate e verificate le soluzioni progettuali per la gestione degli scarichi relativi a tutte le opere individuate.
Nel caso dei cantieri operativi, è previsto che le acque di scarico siano gestite attraverso due reti di smaltimento distinte, una per la raccolta delle acque da disoleare provenienti da piazzali e dal lavaggio gomme e l’altra per la raccolta delle acque reflue di tipo civile. Le acque provenienti dai tetti e dagli impianti di depurazione delle acque di galleria a del lavaggio betoniere sono convogliate direttamente nelle acque superficiali.
Le acque provenienti dal fronte di scavo vengono collettate in canalette opportunamente dimensionate e portate in un apposito impianto di depurazione all’esterno della galleria.
Le acque provenienti dai drenaggi delle gallerie lungo le intercapedini tra la roccia e i conci vengono convogliate all’interno dell’arco rovescio verso un bacino di controllo per l’analisi e la correzione del pH.
In linea generale, il progetto definitivo ed in particolare il sistema di gestione ambientale appositamente definito, attestano che tutte le acque, prima di essere portate ai ricettori finali, sono adeguatamente trattate in modo da raggiungere gli standard di qualità previsti dalla normativa vigente, previa una loro valorizzazione nell’ambito del sistema di approvvigionamenti idrici per le attività di cantiere.
Il progetto non sembra invece indicare modalità di gestione dei cantieri mobili e delle attività in alveo collegate alla realizzazione della viabilità e dei cantieri, né la completa rimozione delle condotte interrate in fase di dismissione e ripristino dei siti. Fatto salvo quanto prescritto dagli enti competenti al rilascio delle autorizzazioni agli scarichi, si ritiene tuttavia di indicare le prescrizioni che seguono:
Dovranno essere indicate tutte le misure precauzionali scelte per la riduzione dell’impatto delle attività di cantiere poste all’interno dei corsi d’acqua e in loro prossimità (cantieri mobili).
In fase di ripristino delle aree cantiere dovrà essere previsto lo smantellamento e la bonifica dei sistemi di tubazioni interrate (scarichi fognari).
j) dovranno essere espressamente indicati gli interventi per evitare di alterare le condizioni naturali delle grotte di Isoverde tra l’altro sede di numerosi specie di chirotteri;
La prescrizione è stata riportata al punto 7.4 della deliberazione CIPE. “In sede di progettazione definitiva, al fine di non alterare le condizioni delle grotte d’Isoverde, tenuto conto che l’intervento più prossimo a dette grotte costituito dal deposito RAL3 non interferisce direttamente con le stesse, dovrà essere effettuato un approfondimento per valutare la necessità di adottare ulterior misure mitigative”.
Si pone in primo luogo l’evidenza sul rispetto della Legge Regionale 14/90 ed in particolare sull’obbligo di segnalazione( tempestiva alle Autorità competenti delle eventuali cavità carsiche che dovessero essere messe a giorno dalle attività di scavo. Ciò premesso, come meglio precisato al successivo punto “v”, nonostante il progetto non includa il previsto censimento delle cavità carsiche (si è indicata esclusivamente la Grotta di Iso), si è potuta verificare la presenza di casi con evidente interferenza’ delle opere su grotte (ad esempio Abisso Lidenbrook interessato da adeguamento viabilità provinciale e di cantiere). Si ritiene indispensabile che sulla base del censimento delle grotte sia previsto un esame delle scelte progettuali relative ai cantieri all’adeguamento della viabilità ed eventualmente alla realizzazione delle finestre, e che vengano fornite le misure adottate per ridurre gli impatti al fine di mantenere le condizioni naturali delle grotte. Si veda il punto “v”.
k) dovranno essere individuate modalità gestionali di cantiere e della conseguente accessibilità (ad es attraversamento attraverso guadi reversibili) e alternative che permettano di non compromettere il SIC che interessa il torrente Iso;
La prescrizione è stata inclusa al punto 2.19 della deliberazione CIPE, dove “In sede di progettazione definitiva dovrà essere poste particolare attenzione alla tutela dei valori naturalistici per quanto riguarda i cantieri di servizio ed i RAL ricadenti nelle aree SIC’ e al punto 2.20. “In sede di progetto definitivo, al fine di soddisfare l’esigenza di non compromettere l’area SIC che interessa i, Torrente Isoverde, dovranno essere studiate modi gestionali dei cantieri COL4-CS2 e caratteristiche delle relative viabilità tali d& minimizzare per quanto possibile l’impatto sull’area anzidetta, provvedendosi alla relativa valutazione d’incidenza”. Il concetto è infine ribadito al punto 2.1 .c, laddove si prescrive che per la finestra Cravasco “Il Progetto definitivo dovrà studiare e definire le soluzioni per garantire la sicurezza della nuova viabilità con quella esistente sia nella fase realizzativa che in fase finale: si dovrà inoltre provvedere ad una verifica dello stato del dissesto e ad effettuare gli eventuali interventi di riprofilatura del pendio in considerazione dell’acclività del versante e della sua predisposizione al distacco massi in corrispondenza del piazzale di imbocco della finestra, senza interferire con l’area vincolata SIC IT 1331501 “Praglia - Pracaban - Monte Leco P. Martin”.
Le integrazioni presentate si prefigurano come un aggiornamento del precedente Studio di Incidenza Ecologica, allo scopo di assecondare nuove esigenze progettuali, lasciando però diversi aspetti critici senza indagine.
Nell’area considerata, comunque, alcune modifiche apportate dal progetto definitivo appaiono migliorative rispetto all’ipotesi precedente. Infatti, viene completamente eliminato il RAL 3, nell’ambito del quale si prevedeva il tombinamento del Rio Iso (o Rio Verde) e che risultava particolarmente critico per la salvaguardia dei valori naturalistici di un’area appartenente ad un SIC. Vengono però introdotte delle nuove opere accessorie che introducono delle criticità non esaminate nell’ambito della relazione di incidenza. Ci si riferisce per esempio alla realizzazione dell’adeguamento della viabilità locale, che dalla planimetria di progetto, interessa alcuni valori naturalistici di rilievo. Inoltre appare molto critica la realizzazione di un nastro trasportatore che congiungendo le aree di cantiere relative alla finestra di Cravasco e la cava Castellaro, (RAL 2) interesserebbe con i piloni di sostegno l’alveo del Rio Iso. A tale proposito si ricorda che lungo il Rio Iso o Verde sono segnalati alcuni habitat con vegetazione arborea igrofila (tra cui il 91E0 “Boschi alluvionali residui di ontano nero”, prioritario ai sensi della dir. Habitat), oltre ad alcune presenze faunistiche importanti come Salamandrina terdigitata e Leuciscus souffia.
Anche per quanto riguarda i cantieri CSL2 e COV6 non sono state effettuate indagini nell’ambito della relazione di incidenza in quanto è dichiarato erroneamente che tali interventi non ricadrebbero in aree SIC. Lo stesso vale per COL 4 - CS2. Sulla base delle considerazioni sopra esposte, si osserva dunque che: a) le soluzioni prospettate nel progetto definitivo appaiono per alcuni versi migliorative rispetto allo scenario contemplato nel progetto preliminare, per il fatto che non viene più previsto il riempimento del rio Iso, ma vengono comunque introdotte delle nuove opere, in alcuni casi scarsamente descritte e che rischiano di essere altrettanto invasive quanto quelle eliminate; b) la relazione di incidenza nel suo complesso rimane comunque incompleta, poiché non vengono inseriti compiutamente gli elementi integrativi richiesti con precedente nota. Si rendono pertanto necessarie alcune integrazioni di carattere conoscitivo e progettuale.
Dovrà essere prodotta la carta degli habitat in scala minima 1:5.000 di tutte le aree di intervento all’interno e limitrofe ai SIC, sulla base di adeguati rilievi fitosociologici e con il coordinamento dei competenti uffici regionali.
Per le criticità già evidenti, quali per esempio l’interessamento della grotta denominata Abisso Lindenbrook e la realizzazione del nastro trasportatore sul rio Iso o Verde appare chiara la necessità di ricercare delle soluzioni alternative a minor impatto.
1) dovranno sempre essere adottate tecniche di ingegneria naturalistica alfine di evitare l’artificializzazione delle sponde;
La prescrizione è riportata al punto 4.3 della deliberazione dei CIPE.
In linea di massima, il progetto definitivo ha cercato di ottemperare la prescrizione scontrandosi con difficoltà legate agli spazi esigui a disposizione e all’antropizzazione dei luoghi. In talune situ ioni, peraltro limitate, si è riscontrato l’utilizzo di argini in massi da scogliera.
m) per il rio Molinassi al termine del lavoro dovranno essere ripristinate le condizioni originarie dei luoghi individuando soluzioni secondo le previsioni progettuali compatibilmente con il contesto ecologico di riferimento;
Il Progetto definitivo non individua interferenze tra le infrastrutture ferroviarie ed il Rio Molinassi.
n) per quanto riguarda i cantieri di servizio e soprattutto i RAL ricadenti nelle aree pSIC, dovrà essere posta particolare attenzione alla tutela dei valori naturalistici dei siti stessi.
La prescrizione è stata accolta dal CIPE al punto 3.3. della deliberazione. “In sede di progetto definitivo, si dovrà verificare la possibilità di limitare la cava CL2 alla parte non ricadente nell’area tutelata SIC IT 1331501 - Praglia - Pracaban - Monte Leco - P. Martin, in relazione alla necessità che il fabbisogno di inerti per la costruzione della galleria di valico prevista attraverso la finestra di Cravasco possa essere soddisfatto interamente dalla coltivazione di tale limitata parte di cava. Nel caso in cui ciò risulti tecnicamente impossibile, dovranno essere studiati i migliori accorgimenti per limitare al massimo l’interferenza della cava con l’area tutelata, sottoponendo il progetto definitivo alle valutazioni previste per le aree SIC. Allo scopo anzidetto, la prevista Convenzione attuativa da stipulare tra enti locali, cavatori, soggetto aggiudicatore/realizzatore dell’opera dovrà prevedere, tra l’altro, un’estrazione della parte di cava CL2 che non si estende nell’area SIC dei quantitativi necessari per la parte sottesa alla Finestra di Cravasco.
Si collegano a questo argomento la prescrizione riportata dal CIPE al punto 3.8 della deliberazione: “Per quanto attiene l’accumulo di smarino presso la finestra Cravasco, posto che il progetto preliminare già definisce sia in termini di sicurezza che di impatto paesaggistico le caratteristiche tecniche del deposito del Rio Verde, tali tematiche dovranno essere approfondite in sede di progettazione definitiva. Per quanto concerne la collocazione di un bacino di laminazione sul Rio Verde, gli aspetti idraulici connessi con il regime di deflusso delle acque del Rio dovranno essere oggetto di approfondita analisi nel corso del progetto definitivo, compatibilmente con la necessità di assicurare la sistemazione dell’intero quantitativo di materiale proveniente dalla finestra Cravasco” e al punto 6.17 “In fase di progettazione definitiva, si dovrà provvedere alla valutazione d’incidenza per i siti di importanza comunitaria interessati dal progetto e dovrà essere attivata la specifica procedura secondo la normativa vigente. Ai fini della valutazione d’incidenza per i siti di importanza comunitaria, dovranno essere presi in considerazione tutti gli elementi naturali che sono interferiti dal progetto, al fine di evitare di sottostimare gli impatti prodotti, sulle componenti faunistiche e vegetazionali”. Si è già detto della riduzione dell’impatto relativa all’eliminazione del RAL1.
L’eliminazione del RALI ha tuttavia comportato l’ampliamento del RAL 2, anch’esso parzialmente compreso entro il perimetro di un pSIC, con un incremento delle terre da abbancare da 1.500.000 a 2.100.000 mc, e l’elevazione della sommità del rilevato fino a 450 m di quota. Il progetto è stato analizzato nella relazione di incidenza in maniera non esaustiva. Infatti, viene dichiarato che “tutte le soluzioni progettuali adottate e la localizzazione degli interventi hanno permesso la conservazione degli ambienti troglobi presso la cava Castellaro”. Tale affermazione non è però accompagnata da alcuna descrizione di tali ambienti rinviando alla fase di monitoraggio per l’accertamento delle eventuali ricadute sulle cavità carsiche.
Inoltre rispetto a quanto richiesto in precedenza non vengono aggiunte ulteriori specifiche riferite al RAL 1, situato all’interno del pSIC “Monte Gazzo”, non viene presentata alcuna zonizzazione degli habitat all’interno delle aree pSIC, come richiesto dalla normativa regionale (DGR 646/01); non vengono descritte misure mitigatorie dettagliate e riferite ai contesti locali a cui gli interventi si riferiscono; il monitoraggio ante-operam che dovrebbe consentire di raccogliere dati da utilizzare come base di confronto per i successivi monitoraggi previsti, appare molto spesso inadeguato e insufficientemente approfondito.
Dovranno essere localizzati gli ambienti (in particolare i carsici) della cava Castellaro ritenuti particolarmente sensibili per la possibile presenza di specie protette. In particolare, si ritiene particolarmente importante verificare la presenza di eventuali rifugi invernali di chirotteri, anche in funzione di una programmazione dei lavori secondo un calendario operativo caratterizzato dal minor impatto possibile (es. evitare il periodo del letargo). Inoltre dovranno essere preventivamente descritte e successivamente adottate tutte le modalità operative con cui si intende evitare, in fase di cantiere, l’insorgere degli impatti descritti sopra (es. recinzioni per evitare sversamenti, utilizzo di apparecchiature insonorizzate certificate, ecc.). L’ottemperanza a tali prescrizioni sarà verificata nella fase di approvazione del Progetto di coltivazione ai sensi della L.R. 12/79.
o) dovrà essere verificata la congruenza in termini temporali della realizzazione del cantiere ubicato sul piazzale della cava “Montecarlo “. Nel caso in cui la prevista apertura del cantiere si sovrapponga all’attività estrattiva in corso dovranno essere ricercate aree alternative;
Tale prescrizione non è stata riportata nella deliberazione CIPE. La cava Montecarlo è stata oggetto di una revisione progettuale nel passaggio dal preliminare al definitivo e risulta attualmente interessata galla presenza dell’imbocco della finestra Cravasco.
Sulla base del cronoprogramma dei lavori è previsto che a partire dal terzo trimestre dall’inizio dei lavori entri in funzione il Cantiere per la realizzazione della Finestra. Tale previsione potrebbe quindi comportare l’interferenza delle attività di realizzazione del terzo valico con la coltivazione della cava Montecarlo.
Resta pertanto necessaria la verifica della congruenza in termini temporali dell’installazione dei cantieri COL4 e CSL2 e dello scavo della finestra Cravasco con l’attività estrattiva della Cava Montecarlo autorizzata per la durata di 5 anni con DGR n. 1733 del 22/12/03. Tale verifica può essere effettuata solo nel momento in cui sia noto l’avvio dei lavori.
p) dovrà essere prevista l’individuazione di eventuali fonti di approvvigionamento alternativo per coprire bacini d’utenza delle opere di captazione idropotabile per le quali viene prospettata una probabilità elevata di interferenza con il progetto, con conseguente riduzione quantitativa della risorsa;
Il concetto è ribadito dalla deliberazione CIPE al punto 5.1 dove si prescrive che “In sede di progetto definitivo dovrà, altresì, provvedersi alla predisposizione di un piano di approvvigionamento alternativo (acquedotti), per i casi in cui il progetto preliminare ha già indicato l’alta probabilità che si verifichi un depauperamento delle fonti e per la quale è da ritenere insito il carattere dell’eccezionalità di cui all’art. 1 della L. n. 36/94 richiamata dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio, ciò nei limiti di spesa preventivati di 15,30 milioni di E. Per quanto riguarda le acque drenate in galleria, si .dovrà privilegiare la destinazione delle stesse al riuso a seguito dei necessari controlli qualitativi”.
Strettamente collegato è il punto 5.3 della deliberazione CIPE che prescrive che “In fase di progetto definitivo dovrà essere effettuato un approfondimento relativamente all’eventuale interferenza del tracciato ferroviario con la sorgente di Isoverde, prevedendo i conseguenti accorgimenti da attuare in fase esecutiva allo scopo di prevenire eventuali danni alla sorgente”.
Le indagini geologiche allegate al progetto definitivo individuano una serie di sorgenti con potenziale rischio di isterilimento, riconducibili a due gruppi: alcune sorgenti alla testata del Rio Fegino ad alimentazione dell’acquedotto Costiera e diverse opere di captazione sul versante orientale del M. Figogna al servizio di più acquedotti pubblici e consortili (cosiddette Sorgenti di Livellato al servizio dei Comuni di Ceranesi e Campomorone).
Tali sorgenti sono state individuate con una metodologia che mettendo a sistema otto variabili (tipo di sorgente, posizione topografica relativa e distanza tra sorgente e galleria, formazione geologica, grado di fratturazione dell’ammasso roccioso, copertura e dimelisione della galleria, interconnessione con faglie o strutture carsiche) fornisce una stima preliminare del rischio di isterilimento.
Si tratta di una procedura ancora in fase di studio e sperimentazione e che rappresenta un primo approccio di tipo semplificato al problema, ma che nel caso in esame, considerata la complessità e la variabilità geologica dell’area, rappresenta sicuramente un buon punto di partenza.
Ciò non toglie che la previsione di isterilimento delle sorgenti a seguito della realizzazione delle gallerie del Terzo Valico, delle Finestre, delle connessioni e delle viabilità in sotterraneo, nonostante le numerose indagini e i rilevamenti eseguiti, resta ancora influenzata da talune approssimazioni. Ci si riferisce soprattutto alle incertezze nella definizione della geometria delle principali faglie, alla scarsità di informazioni relativamente ai circuiti delle acque sotterranee nelle formazioni carsiche e ad alcune possibilità ancora aperte nella definizione dei limiti tra le formazioni che verranno attraversate dal tracciato (si veda ad esempio la possibilità di incontrare la Formazione dei Calcari di Gallaneto tra le progressive dei 10.000 e 11.000 m della galleria di Valico). Il progetto prevede indagini geognostiche in avanzamento da effettuarsi in corrispondenza di faglie e dei passaggi fra differenti formazioni rocciose, sulla base delle indicazioni fornite dall’esame geologico dei fronte di scavo.
Con particolare riguardo alle aree carsiche e specificatamente all’area di Cravasco - Isoverde, è stato redatto, come richiesto, un rilevamento geologico di dettaglio che ha permesso di individuare lungo il T. Verde a quote comprese tra i 220 e i 210 m slm il probabile livello di base della circolazione idrica.
Con riferimento alla possibilità che la finestra Cravasco possa interferire con l’acquifero in oggetto, la relazione geologica attesta “che nella nuova ipotesi di tracciato del Progetto Definitivo tali rischi sono minimizzati poiché, sulla base delle previsioni geologiche realizzate il tracciato della discenderia dovrebbe uscire dall’acquifero proprio tra le progressive metriche 560 e 580 (equivalenti nel profilo della galleria alle quote di progetto di 232 - 230 m slm), proseguendo a quote inferiori ai 210 m all’interno di litotipi meno permeabili che non sono parte costituente del sistema carsico”. L’andamento in profondità del dispositivo idrogeologico costituito dal contatto tra le formazioni permeabili (Calcari di Gallaneto e Calcari dolomitici di M. Gazzo) e la prima formazione impermeabile (Metargilliti nere) è ricostruito esclusivamente da dati di superficie. Anche il modello idrogeologico presentato fa riferimento esclusivamente a dati di superficie ed osservazioni sulle condizioni di magra del T. Verde (agosto 2004) e non sembra fornire alcuna spiegazione in merito ai risultati del monitoraggio piezometrico eseguito sul sondaggio AA301GO59 (ubicato in prossimità della cava all’uscita della Galleria Montecarlo) che indicherebbe la falda a quote comprese tra 257 e 263 m slm
I dati a disposizione, quindi, non sembrano escludere che la finestra Cravasco intercetti la falda del sistema carsico del Monte Carlo, e soprattutto che quest’ultimo sia in comunicazione con l’acquifero di Isoverde (sponda sinistra del T. Verde). Ne deriva che allo stato delle conoscenze non è escludibile che la realizzazione della finestra Cravasco possa produrre una riduzione della portata della sorgente di Isoverde e influenzi il regime dell’omonimo Rio posto in area SIC.
Dovranno essere eseguite ulteriori indagini idrogeologiche per definire con certezza il grado di relazione esistente tra le acque sotterranee in sponda sinistra del T Verde e il sistema carsico di Isoverde.
Inoltre sono da prevedersi sondaggi profondi per definire con certezza il limite tettonico tra l’unità M Gazzo Isoverde (acquifero) e la Fascia Milonitica d’Isoverde, ciò alfine di escludere il drenaggio del sistema carsico per effetto degli scavi della Finestra Cravasco e della Galleria di Valico tra le progressive 9500 e 11000.
Qualora dette indagini non consentissero di escludere l’interferenza del tratto iniziale della Finestra Cravasco con il sistema carsico d’Isoverde si dovrà provvedere a modificare il tracciato di quest’ultima.
Nel caso le indagini confermino l’ipotesi secondo la quale la galleria di valico intercetterebbe l’acquifero carsico tra le progressive 9500 e 11000 e qualora il tracciato non possa essere modificato (in modo da escludere tale interferenza), dovranno essere poste in opera le migliori tecnologie per l’attraversamento della struttura idrogeologica senza causare impatto sulla circolazione idrica, provvedendo inoltre alla totale impermeabilizzazione della galleria.
Più in generale, in considerazione del quadro conoscitivo attuale, durante lo scavo delle gallerie si dovrà privilegiare l’utilizzo delle previste indagini geognostiche in avanzamento con particolare attenzione a tutti i punti in cui è stata riconosciuta la possibile presenza di strutture idrogeologiche potenzialmente collegate ad acquiferi. Durante lo scavo delle gallerie, nel caso in cui le indagini in avanzamento evidenziassero la presenza di venute idriche potenzialmente collegabili ad acquiferi di pregio, dovrà essere evitata accuratamente qualsiasi forma di drenaggio che possa alterare, anche temporaneamente, la circolazione della falda.
In relazione alla prescrizione di accertare in ogni caso la realizzabilità di un acquedotto sostitutivo per le sorgenti impattate, sono stati presentati i progetti per i seguenti acquedotti sostitutivi:
• 0V31 - ad eventuale sostituzione o integrazione delle sorgenti SCE55-60, SCE63, SCE239-240, SCE320, SCE365 che oggi forniscono da una quota media di 520 m slm acque di pregio con una portata media complessiva di oltre 1500 1/min le frazioni di Livellato, San Bernardo e Ceranesi, è prevista la connessione all’acquedotto per Lencisa (quota 500-600 m slm) in località Livellato;
• 0V30 - in sostituzione delle sorgenti SGE31 e SGE32 gestite dal Consorzio acquedottistico della Costiera di Fegino caratterizzate da una portata complessiva di 300 1/min e poste a quote comprese tra 210 e 325 m slm, è previsto l’utilizzo del Serbatoio Borzoli (quota 137 m s.l.m.) di proprietà dell’Acquedotto De Ferrari-Galliera come punto di approvvigionamento, realizzando in adiacenza vasche di accumulo e stazione di spinta per riportare l’acqua all’acquedotto esistente per Fegino e Trasta bassa.
Lo studio idrogeologico indica inoltre alcune sorgenti ad alta e media probabilità di isterilimento lungo il Rio Rizzolo nell’area di Cravasco di proprietà privata e ad uso misto per le quali il progetto non prevede una soluzione integrativa.
Si dovrà comunque produrre un piano d’approvvigionamento idrico di emergenza per sopperire entro le 24 ore a crisi idriche causate dai lavori per l’esecuzione del terzo valico (misure di urgenza).
q) dovrà essere prevista l’elaborazione dei progetti relativi alle varie ipotesi di approvvigionamento idrico idropotabile e non, facendo riferimento agli impianti dotati di concessione, a compensazione delle risorse potenzialmente impattate a livello anche qualitativo, privilegiando il riutilizzo delle acque drenate dalle gallerie;
La prescrizione è riportata al punto 5.1. della deliberazione CIPE. Si veda anche il punto precedente.
Valutazioni sia empiriche che analitiche portano a stime delle portate non stabilizzate drenate dalla galleria di valico all’imbocco sud in zona Trasta di oltre 150 l/sec con temporanee venute puntuali in fase di scavo anche superiori. Sempre in base a considerazioni di carattere empirico risulta che la portata stabilizzata in fuoriuscita dalla galleria di valico, sempre al portale Sud, potrebbe essere compresa tra 35 e 85 I/sec, mentre dalle interconnessioni per Genova Voltri, dove è previsto l’interessamento dell’acquifero basaltico, sono stimati afflussi tra 18 e 27 l/s per il binario dispari e tra 13 e 201/s per il binario pari. Tali portate sono stimate prevedendo l’esistenza di un apposito sistema di drenaggio collegato con le gallerie che intercetti le acque dell’ammasso roccioso e ne preservi la qualità isolandole dalle acque presenti all’interno del cavo. La possibilità di recupero delle acque di galleria ad uso idropotabile non è esclusa ed è solamente rinviata ad una fase avanzata del progetto qualora si evidenziasse non solo che le acque sono di quantità e qualità idonee ma che gli Enti Locali e le Società acquedottistiche dimostrino interesse per il loro utilizzo.
r) dovrà essere verificata sul piano della sicurezza la necessità di realizzare gallerie parallele ad un binario collegate con bypass;
La prescrizione non è riportata dalla deliberazione CIPE.
La necessità di eseguire la linea di valico tramite due canne separate per motivi di sicurezza, ribadita ancora dal progetto definitivo si basa su considerazioni effettuate a partire da documenti interni a RFI ed in particolare al documento “Standard di sicurezza p( nuove gallerie ferroviarie” emesso nell’anno 2001.
s) in merito all’utilizzo della ex cava Conte va precisato che sarà possibile previo il ripristino dell’accessibilità, e la soluzione delle problematiche connesse con la presenza dei rifiuti rinvenuti nel piazzale di cava (cfr controlli ARPAL);
La prescrizione non è stata riportata nella delibera CIPE.
Il Progetto definitivo non prevede attività interferenti con la Cava Conte. Si ritiene che l’area possa essere tenuta in considerazion tra le alternative meritevoli di interventi di Riqualificazione ambientale qualora, per incompatibilità temporale, parte dell volumetrie di smarino non trovassero collocazione all’interno dei siti ad oggi previsti.
Resta pertanto raccomandata la caratterizzazione e la soluzione delle problematiche connesse con la presenza dei rifiuti nel piazzale della Cava Conte.
t) dovrà essere prevista, tramite l’attivazione di un accordo tra Regione, Provincia e Comune, l’attualizzazione delle previsioni relative all’approvvigionamento degli inerti nonché gli stoccaggi per il recupero dei versanti;
La prescrizione è ripresa al punto 3.2 della deliberazione CIPE: “Per ciò che riguarda l’approvvigionamento di inerti in Liguria dovrà stipulare una convenzione attuativa fra Regione, Provincia, Comuni, cavatori, soggetto aggiudicatore e realizzatoi dell’Opera per l’attualizzazione delle previsioni relative all’approvvigionamento degli inerti nonché agli stoccaggi per il recupero dei versanti. Vista l’importanza dell’accordo se ne raccomanda la tempestiva sottoscrizione, in modo da tenerne conto nelle attivita’ di progettazione definitiva. I termini dell’accordo dovranno essere in linea con i costi previsti e con i fabbisogni necessari all esigenze programmatiche”.
A tale proposito la Regione Liguria ha promosso un incontro tra i gestori delle attività estrattive, TAV, COCIV e ITALFERR durante il quale si è acquisita da parte delle Società esercenti le attività di cava la condivisione dei progetti presentati, pur ribadendo che il progetto esaminato è da considerarsi di massima, che lo stesso dovrà essere sviluppato come progetto definitivo a sensi della LR 12/79 e che in tale sede saranno risolte le criticità evidenziate, quali i tempi minimi per l’abbancamento dell smarino e degli sterili di cava compatibilmente con lo sviluppo della coltivazione della cava, la localizzazione e la funzionalita’ degli impianti.
In tale occasione si è inoltre convenuto che la sigla della convenzione sarà successiva all’approvazione del progetto definitivo de “Terzo valico dei Giovi” e all’approvazione della variante al Piano cave per la cava Castellaro. Il verbale della riunione è part integrante del presente parere.
Le imprese si sono inoltre impegnate a provvedere a valle della sottoscrizione della convenzione, alla richiesta d’autorizzazione alla coltivazione alla Regione Liguria (ai sensi della L.R. 10 aprile 1979, n. 12), a fronte dell’elaborazione di un programma d coltivazione definitivo che specifichi e dettagli il programma di coltivazione presentato con il progetto definitivo del Terzo Valico.
U) alfine di poter valutare la reale necessità degli interventi sulla viabilità contenuti nelle opere collegate sarà necessari l’elaborazione di uno studio sul sistema dell’accessibilità, prima e durante l’apertura dei cantieri contenente i rilievi de flusso di traffico, un’analisi dell’accessibilità esistente, rilievo del traffico e dell’inquinamento acustico ed atmosferica stima della domanda di mobilità generata dall’opera, definizione di scenari alternativi, simulazione impatto acustico per diversi scenari.
La prescrizione è riportata solo in parte al punto 1.4 della deliberazione CIPE “Nell’ambito della progettazione definitiva dovra’; essere predisposto uno studio sui flussi del traffico esistente, su quelli indotti dall’apertura dei cantieri e sul sistemi dell’accessibilità”.
La relazione del traffico non fornisce ulteriori elementi utili per la valutazione della reale necessità degli interventi sulla viabilita’ esistente, né questo era peraltro richiesto dal CIPE.
v) il progetto dovrà essere integrato coni seguenti elaborati:
1. verifiche di stabilità, con particolare attenzione al tratto del versante destro del Polcevera interessato da quattro gallerie(in considerazione anche delle eventuali influenze di altre grandi opere infrastrutturali che dovrebbero interessare la medesima area);
2. valutazione del grado di carsismo ed eventuale presenza Vi organismi carsici di valenza speleologica per i settori chi interessano calcari dolomitici;
3. indicazione del tracciato degli oleodotti presenti nella fascia interessata dal progetto;
4. approfondimenti di carattere idraulico ed idrogeologico per ogni opera prevista da attuarsi in conformità ai disposti ed
indicazioni tecniche desunte dai Piani di Bacino stralcio approvati (si consiglia un fallivo e costante rapporto con gli
Uffici provinciali competenti sia per la fase di progettazione definitiva degli interventi, che in corso d’opera); 5. attuazione puntuale e completa dei previsti programmi di monitoraggio;
Tali prescrizioni sono state riportate al punto 6.1 della Deliberazione CIPE, sotto forma di richiesta d’integrazioni.
Al punto 4.1 della deliberazione CIPE, si precisa inoltre che “Per evitare criticità di natura idraulica ed idrogeologica, in fase di progetto definitivo dovranno essere svolti approfondimenti di carattere idraulico per ogni opera prevista da attuarsi in conformità ai disposti ed alle indicazioni tecniche desunte dai Piani di Bacino stralcio approvati; a tal fine si raccomanda un fattivo e costante rapporto con gli Uffici provinciali competenti sia per la fase di progettazione definitiva degli interventi, che in corso d’opera”.
Punto v1
Le verifiche di stabilità del versante destro del T. Polcevera non sono state allegate al Progetto definitivo. A tale proposito occorre sottolineare che la revisione del progetto riduce drasticamente il numero di gallerie che interessano l’area in oggetto (variazione delle interconnessioni per Campasso ed abolizione delle due gallerie previste) e di conseguenza si ritiene che l’impatto sulla stabilità del versante sia notevolmente ridotto. Si segnala comunque che in nessun punto del progetto si presenta la risposta all’ottemperanza e si ribadisce che dovranno essere fornite considerazioni in merito alle eventuali interferenze tra le gallerie che interessano la sponda destra del T Polcevera;
Punto v2
Il secondo punto non sembra essere stato affrontato compiutamente dal progetto definitivo. La relazione geologica si limita, infatti, ad una sintesi di quanto noto in letteratura. Il rilevamento alla scala 1:5.000 dell’areale di Cravasco (approfondimento citato nella Relazione di Ottemperanza in relazione alla sorgente di Isoverde) raccoglie esclusivamente informazioni di carattere geologico strutturale e manca totalmente di un’analisi geomorfologica utile alla caratterizzazione delle forme carsiche. Il mancato impatto delle opere in progetto sul sistema di grotte appartenenti aree carsiche regionali (GE33 M. Gazzo, GE34 Alta Val Chiaravagna, GE35 Isoverde) è quindi affrontato nello Studio d’incidenza: anche in questo caso, tuttavia, manca l’approfondimento conoscitivo richiesto.
Si ribadisce quindi la necessità di un ulteriore approfondimento geomorfologico, idrogeologico e naturalistico per tutte le aree carsiche interessate dalle opere e della messa in atto di misure per ovviare all’alterazione delle grotte e degli ecosistemi presenti in esse.
Punto v3
In relazione al terzo punto, è stato predisposto uno specifico elaborato che illustra lo stato di fatto relativo ai sopra-sotto servizi interferenti con le opere annesse alla realizzazione della sola linea di valico che evidenzia l’assenza di servizi interferenti con le opere di linea nel territorio Ligure a seguito del tracciato in sotterraneo;
Per ogni singolo progetto di viabilità e di cantiere è stato predisposto il censimento di tutti i servizi interferenti con le opere accessorie. A tal riguardo, la relazione tecnica, oltre ad illustrare la situazione dei servizi interferenze presenti per tratti d’opera, fornisce anche le indicazioni progettuali per la risoluzione, il tutto in ogni caso riepilogato in una “tabella delle interferenze” con indicazione anche degli elaborati di riferimento e degli Enti proprietari dei servizi.
La mappatura dei servizi e delle interferenze è solitamente desunta da indicazioni fornite dagli Enti.
Il progetto indica per ciascun servizio ed interferenza un intervento di soluzione, spesso proponendo lo spostamento degli stessi ma senza indicarne la futura ubicazione e valutarne la fattibilità tecnica.
Dovranno essere previsti appositi elaborati progettuali che definiscano nel dettaglio le soluzioni alternative ai servizi e alle utenze interferite ed i relativi costi.
Si prende atto della revisione della viabilità di accesso al cantiere al km 1 + 180 per ovviare ad un’interferenza con oleodotto. Punto v4
Per le verifiche idrauliche degli interventi, il progetto definitivo ha fatto riferimento ai Piani di Bacino Stralcio relativi al territorio di competenza. In particolare per gli interventi ubicati in Comune di Genova, Ceranesi e Campomorone la progettazione ha fatto esplicitamente riferimento al Piano di bacino stralcio per la difesa idrogeologica, geomorfologica, per la salvaguardia della rete idrografica e per la compatibilità delle attività estrattive, approvato con DCP n. 14 del 2/04/03 e s.m. per la sola parte geologica e adottato con D.C.P. n. 15 del 2/04/2003 per i soli aspetti idraulici.
In realtà ad oggi il Piano è interamente approvato, anche per quanto riguarda lo stralcio idraulico, con Delibera del Consiglio Provinciale n. 14 del 02/04/2003 e le norme sono state approvate con Delibera del Consiglio Provinciale n. 38 del 30/09/2004. n. 305 del 06/07/2004.
Anche nel caso degli studi idraulici redatti per le opere interferenti i corsi d’acqua nel bacino del Torrente Chiaravagna si evidenzia che i riferimenti normativi citati non sono aggiornati. Nel progetto si fa infatti riferimento al Piano di Bacino Stralcio per la difesa idrogeologica, geomorfologica, per la salvaguardia della rete idrografica e per la compatibilità delle attività estrattive del torrente Chiaravagna, approvato con D.G.R. n 31 del 29/09/9£, modificato con DCP n. 11 del 5/03/2003. Gli estremi di approvazione del Piano si spingono invece fino alle modifiche apportate alla normativa con Delibera della Giunta Provinciale n. 305 del 06/07/2004 e Delibera della Giunta Provinciale n. 452 del 12/10/2004.
Per tutte le verifiche idrauliche si dovrà quindi verificare la corrispondenza di quanto desunto dalla precedente versione dei Piani di bacino con gli elaborati attualmente vigenti, con particolare riferimento alla normativa di Piano.
Sempre con riferimento agli studi idraulici, sono state svolte verifiche puntuali relative ad attraversamenti e tombinature di corsi d’acqua minori (per es. verifica di moto uniforme sul rio affluente in destra del T. Verde a Pontedecimo, all’altezza dell’ospedale Gallino, tombinature COL2 Fegino). Si evidenzia che la normativa di Piano prescrive di effettuare le verifiche idrauliche il situazioni di moto permanente, e adottando come portata di progetto la portata individuata dal Piano stesso. Si dovranno quinti modellare in regime di moto permanente, coerentemente con quanto previsto dalla suddetta norma, almeno i corsi d’acque identificati dal reticolo idrografico significativo di Piano.
E’ prevista inoltre la realizzazione di numerose opere idrauliche o, comunque, di interventi che comportano interferenza con i corsi d’acqua durante la fase di cantiere (per es. viadotti 1 e 2 in fregio al torrente Verde a PonteX, nuovo ponte sul Verde; ponti d demolire e ricostruire sul Chiaravagna) o necessitano della messa in opera di arginature provvisionali a protezione delle aree d cantiere, dislocate nel corso d’acqua e che ne determinano un restringimento. Queste opere provvisionali determinano un incremento di pericolosità in termini di rischio residuale. In particolare la relazione idraulica precisa che: “[...] Al fine di valutari la variazione di pericolosità indotta da modifiche anche temporanee della configurazione dell’alveo durante le fasi realizzative, s sono costruite le curve di pericolosità nell’ipotesi di diversi gradi di restringimento delle sezioni di deflusso. [...] L’analisi di tal grafici mostra che una riduzione delle sezioni di deflusso del 10% induce un aumento medio della pericolosità di circa 2 volte, uni riduzione del 20% induce un aumento medio della pericolosità di circa 4 volte e una riduzione del 30% induce un aumento medi della pericolosità di circa 8 volte. Con riferimento al tratto del torrente Verde interessato dagli interventi, ad esempio, esso parzialmente insufficiente al deflusso per eventi 50-ennali (Fascia A). In questo caso una riduzione delle sezioni di deflusso de 10% induce un incremento della pericolosità dal 6% dello stato attuale al 10% circa, una riduzione del 20% incrementa tale indici sino al 17% circa e una riduzione del 30% conduce ad un valore di pericolosità del 28%. In altri termini, ciò significa che l’evento cui è associata un’uguale pericolosità della portata 50-ennale nelle condizioni attuali sarebbe quello con tempo di ritorno pari circa 30 anni nel primo caso, pari a circa 20 anni nel secondo caso e a 10 anni nel terzo.” A fronte di questa analisi, non è peri prevista alcuna misura di mitigazione del rischio; inoltre non è chiaramente indicato a quanto ammonti la riduzione della sezione d deflusso, né quali siano le sezioni idrauliche interessate. In fase di cantiere, dovranno essere messe in atto opportune misure, finalizzate alla riduzione delle interferenze con il deflusso delle acque e contestualmente dovranno essere previste, di concerto coi l’Ufficio Competente del Comune di Genova, adeguate misure di protezione civile (procedure di gestione del cantiere in occasioni di allerta meteo) per- garantire la pubblica e privata incolumità, calibrate in maniera specifica sul particolare e delicato assetto dell’alveo nella fase di realizzazione delle opere.
Si segnala inoltre la carenza della documentazione tecnica relativa allo scatolare sul Rio Trasta.
Dovrà essere valutata la fattibilità tecnica ed ambientale dello scatolare in corrispondenza del Rio Trasta, in prossimita’ dell’imbocco della galleria di Valico.
Punto v5
Con riferimento infine all’attuazione del monitoraggio, il progetto definitivo prevede un complesso sistema per il controllo delle qualità ambientale distinto per le tre fasi di pre operam, corso operam e post operam. Il monitoraggio osserva le prescrizioni contenute nelle Linee Guida per il Progetto di Monitoraggio Ambientale (PMA) - Commissione Speciale VIA, Rev.2. de 30.09.2004, e sarà esteso agli ambiti atmosfera, ambiente idrico, suolo e sottosuolo, vegetazione, flora e fauna ed ecosistemi rumore e vibrazioni, radiazioni ionizzanti e non ionizzanti, paesaggio, stato fisico dei luoghi, cantieri e viabilità, rifiuti - rocce e terre da scavo, ambiente sociale.
Di solito, le stazioni di monitoraggio sono mantenute fisse in tutte e tre le fasi, mentre la frequenza del campionamento varia da un minimo durante i periodi precedenti e successivi all’intervento fino ad un massimo durante la realizzazione dell’infrastruttura. Benché la densità areale e la frequenza dei campionamenti sia generalmente adeguata, si ritiene opportuna in alcuni casi l’intensificazione delle misurazioni e l’inserimento d’ulteriori stazioni.
In particolare, i campionamenti dei parametri influenzati dal clima dovranno avere cadenza minima trimestrale, prevedendone l’intensificazione per particolari condizioni meteorologiche. Ciò vale, per esempio, per le portate dei corsi d’acqua e delle sorgenti e le freatimetrie dei pozzi e dei sondaggi.
La frequenza del monitoraggio di matrici ambientali direttamente influenzate dalla realizzazione degli scavi delle gallerie dovra’ essere opportunamente cadenzato in funzione della velocità di avanzamento e dell’ubicazione del fronte. Nel caso di scavo tradizionale, è da prevedersi il monitoraggio bisettimanale delle sorgenti e dei piezometri per i quali sono ipotizzabili relazioni d continuità idrogeologica con il fronte di scavo.
Il monitoraggio delle sorgenti dovrà essere esteso anche alla Zona Chiaravagna dove sono previste opere in sotterraneo per l’adeguamento della viabilità (Borzoli, Panigaro).
Il monitoraggio dovrà essere esteso a tutte le sorgenti carsiche con portata superiore ai 301/min nell’areale di Cravasco-Isoverde Le attività di monitoraggio della qualità dell’aria do anno garantire a verifica del rispetto dei limiti normativi in particolare in presenza di popolazione esposta nelle aree in cui la qualità dell’aria è interferita dalla realizzazione dell’opera.
Al punto 4.1 della deliberazione CIPE, si precisa inoltre che “Per evitare criticità di natura idraulica ed idrogeologica, in fase di progetto definitivo dovranno essere svolti approfondimenti di carattere idraulico per ogni opera prevista da attuarsi in conformità ai disposti ed alle indicazioni tecniche desunte dai Piani di Bacino stralcio approvati; a tal fine si raccomanda un fattivo e costante rapporto con gli Uffici provinciali competenti sia per la fase di progettazione definitiva degli interventi, che in corso d’opera”. Punto v1
Si prescrive il monitoraggio ante-operam - durante e postoperam, nell’ambito dei SIC e delle aree limitrofe, di tutte le grotte interessate, anche in maniera marginale, dal progetto, e dei popolamenti animali rinvenibili, individuando anche la funzione svolta da tali grotte per la salvaguardia di tali popolamenti (es aree di nidificazione, aree di svernamento, ecc). Dovrà essere attuato infine il monitoraggio di tutti i corsi d’acqua interessati, anche marginalmente, dal progetto e limitrofi alle aree SIC (per esempio del Rio Suja, nella zona della Cava Giunchetto), con rilievi relativi alla qualità dell’acqua, alla portata, ai popolamenti animali e vegetali anche degli ambiti ripari.
I protocolli di monitoraggio dovranno essere concordati con la Regione e Arpal ed i risultati dei monitoraggi ante operam così ottenuti saranno la traccia per verificare l’assenza di impatto dichiarato e/o lo standard di riferimento che dovrà essere garantito in fase di ripristino.
w) In prossimità degli elettrodotti (linee aeree AT e MT, SSE, cavi ecc.) dovrà essere assicurato il rispetto del valore limite di induzione magnetica, misurata al ricettore, di 0,2 microTesla in prossimità di asili, scuole, aree verdi attrezzate e ospedali, nonché civili abitazioni, edifici pubblici, strutture ad uso collettivo e relative pertinenze ove la permanenza di persone non sia inferiore a quattro ore giornaliere, secondo la legislazione ligure;
La presente prescrizione, al pari della successiva, sono raccolte nella deliberazione CIPE ai punti 9.1. “Il Progetto definitivo degli elettrodotti e degli impianti trasmittenti dovrà essere sviluppato in modo da rispettare i valori prescritti dalla normativa di legge vigente, dando evidenza dell’osservanza del valore minimo di induzione magnetica in prossimità degli elettrodotti e dovranno essere adottati gli accorgimenti tecnici idonei a minimizzare l’esposizione della popolazione” e al punto 9.2. “Si dovrà effettuare una serie di misure ripetute nel tempo negli edifici posti in prossimità degli elettrodotti da realizzare, con particolare riguardo agli ambienti quali scuole, asili, parchi gioco ed altri spazi dedicati all’infanzia, per verificare il rispetto di legge”.
Le sorgenti emissive in funzione durante l’esercizio della linea ferroviaria nel campo delle frequenze estremamente basse (ELF) sono costituite essenzialmente dall’elettrodotto a 132 kV (circa 1,9 km) per il collegamento tra la Sottostazione elettrica di Castagnola e l’elettrodotto FS Trasta-Ronco Scrivia-Arquata Scrivia. La conduttura di contatto e i relativi alimentatori non rappresentano una sorgente emissiva apprezzabile poiché lavorano in corrente continua.
L’elettrodotto, che prevede sostegni con altezza minima di 8 m, non interessa luoghi adibiti a permanenze prolungate.
In ogni caso gli studi hanno verificato che, anche per effetto della circostanza che le correnti fluiscono nelle due terne sempre in senso opposto, la disposizione con fasi corrispondenti affacciate consente di contenere i valori massimi, nella fascia posta sotto l’elettrodotto, entro il valore di 1.5 microTesla, compatibile con i limiti normativi vigenti. A distanze superiori a 25 m i valori risultano inferiori al valore di 0.2 microTesla indicato dagli studi epidemiologici.
La valutazione dell’impatto esercitato dagli impianti trasmittenti è rinviata ad una fase successiva, quando i dati di progetto saranno definitivi.
Tali impianti dovranno quindi essere autorizzati in una fase successiva.
x) in prossimità degli impianti di trasmissione a radio frequenza dovranno essere rispettati i limiti imposti dal DM 381/98. Si veda il punto precedente.
y) dovrà essere previsto il monitoraggio ambientale per il controllo della fascia di influenza esercitata dalle gallerie sul quadro idrogeologico; dovrà essere predisposto uno specifico programma dettagliato, con indicazione dei punti di controllo (comprensivi delle emergenze idriche e delle derivazioni fornite di concessione e di una rete di piezometri a cavallo degli scavi), della periodicità della verifica e di uno schema di elaborazione rispetto al regime meteorologico e all’acqua drenata dalle gallerie;
La prescrizione è formulata al Punto 7.5 della deliberazione CIPE, dove si precisa che “In fase di progetto definitivo si dovrà prevedere il monitoraggio ambientale per il controllo della fascia di influenza esercitata dalle gallerie sul quadro idrogeologico;…”
Osservazioni in merito sono riportate al precedente punto relativo alle integrazioni progettuali (v).
dovrà essere approfondita la problematica relativa all’inquinamento naturale, ad esempio elevate concentrazioni di Cr, As o amianto nelle rocce oggetto di scavo, dovrà pertanto essere verificato il conseguente metodo di scavo e la sistemazione del materiale di risulta alla luce della recente normativa valutando le ricadute economiche.
) La prescrizione è stata ii parte recepita dalla deliberazione CIPE, in particolare al Punto 6.1. “Il Progetto definitivo dovrà prevedere integrazioni progettuali relativamente all’analisi sulle possibilità di interferenza dell’opera, all’interno delle argilliti a Palombini, con inclusi ofiolitici per definire modalità operative da attuare qualora sia rilevata la presenza di fibre asbestiformi nello scavo e qualora lo smarino sia da considerare un rifiuto a seguito del rilevamento di sostanze in concentrazione superiore a quelle ammissibili”.
Il Progetto definitivo presenta uno studio integrativo di valutazione della presenza di amianto per le rocce serpentinitiche e gli inclusi ofiolitici all’interno delle Argille a Palombini. Su tali campioni sono state condotte le seguenti prove sul “tal quale” o su filtri: Microscopia ottica, Microscopia elettronica a scansione (SEM) con microanalisi; microscopia elettronica a trasmissione (TEM) con microanalisi, Diffrattrometria Rx; Spettrofotometria IR.
Dai dati ottenuti emerge un quadro del rischio da Rocce contenenti amianto (RCA) non rilevante. Tuttavia è previsto dal documento di Sistema di Gestione ambientale che si predispongano i sistemi e i piani contenenti le procedure operative e le misure di prevenzione da porre in essere nell’eventualità si rilevasse la presenza di RCA.
Resta comunque non affrontato in alcun punto il problema della caratterizzazione delle matrici ambientali relativamente alla presenza d’ulteriori sostanze contaminanti potenzialmente presenti come fondo naturale nelle rocce interessate dagli scavi, quali Cr e As.
Dovrà essere previsto un approfondimento conoscitivo che determini il fondo naturale per i principali composti inorganici del D.M 471 le cui concentrazioni sono state riscontrate al di sopra dei limiti di legge per alcune rocce e sedimenti del territorio regionale (in particolare per Cr e As).
Il Progetto definitivo presenta un apposito elaborato riguardante la procedura di caratterizzazione chimica delle rocce e terre di scavo ai sensi della L. 443/01, che affronta con particolare attenzione la possibile presenza di RCA nelle scaglie ofiolitiche incluse nelle meta-argilliti attraversate dalle gallerie. In assenza d’indicazioni normative specifiche per l’amianto contenuto nelle terre e rocce di scavo, la caratterizzazione è effettuata in analogia a quanto previsto dal D.M. 14 maggio 1996 per le attività estrattive. Le procedure di caratterizzazione delle terre e rocce di scavo prevedono che le analisi chimiche del campione saranno effettuate sulla frazione granulometrica passante al vaglio di 2 mm, ed i risultati così ottenuti saranno riportati all’intera massa.
A tale proposito si evidenzia che l’Istituto Superiore di Sanità, in occasione di più Conferenze dei Servizi per l’approvazione del Piano di Caratterizzazione di Siti Contaminati Nazionali, ha suggerito il confronto diretto delle concentrazioni misurate sulla frazione inferiore ai 2 mm con i limiti tabellari del D.M. 471/99 come procedura corretta da seguire. Sempre in relazione alla qualità dei suoli, il Progetto definitivo, in ottemperanza alla prescrizione al punto 6.15 della deliberazione CIPE, ha effettuato campionamenti su aree potenzialmente contaminate o inserite nell’Anagrafe dei siti Contaminati regionale, rinvenendo alcune limitate situazioni di superamenti dei valori di CLA riportati all’allegato 1 del D.M. 471/99. Si segnala inoltre che parte del cantiere CBL4 presenta interferenze con un’area oggetto di bonifica. Si ribadisce che per tutte le opere in progetto interessanti siti contaminati dovrà essere verificata la compatibilità degli interventi previsti rispetto al Progetto preliminare di bonifica approvato.
Sempre con riferimento al tema, si segnala che il progetto non sembra contenere indicazioni di dettaglio sulle volumetrie e sulla destinazione delle terre e rocce provenienti dai rimodellamenti morfologici per la realizzazione delle aree di cantiere, né sulle modalità gestionali (campionamenti, trasporto, eventuali stoccaggi dei suoli utilizzati nella fase di ripristino). Il Progetto dovrà essere integrato da indicazioni relative alle volumetrie di materiale mobilitato dalle operazioni di preparazione delle aree di cantiere e alla loro caratterizzazione e gestione.
Infine, vale la pena di evidenziare che per quanto riguarda il ripristino delle aree di cantiere al termine dei lavori, verificata la presenza di attività potenzialmente contaminanti (distributori di carburante, stoccaggio di olii, ecc), si ritiene che dovrà essere prevista una verifica dello stato di qualità dei suoli. Sembrerebbe, infatti, che il Piano di monitoraggio preveda esclusivamente controlli finalizzati alla verifica di assenza di degradazione del terreno circostante.
Il Progetto definitivo dovrà essere integrato con un piano di verifica della qualità dei suoli in corrispondenza delle aree potenzialmente contaminate dalle attività di cantiere (ad esempio depositi d’olio e stazioni di rifornimento carburante).
aa) dovranno essere realizzate le opere con il minimo adattamento plano-altimetrico, con conseguente minimizzazione di scavi e riporti lavorando sulla pendenza e sulla larghezza dei tracciati. Di conseguenza, le opere di sostegno eventualmente necessarie dovranno essere sviluppate secondo criteri d’ingegneria naturalistica e se del caso associati ad interventi strutturali di tipo più invasivo;
Tale necessità è ribadita al punto 1.1 della deliberazione CIPE laddove, relativamente alla viabilità, si prescrive che “La progettazione definitiva degli interventi di adeguamento della viabilità. … nel caso in cui sia necessario effettuare sbancamenti, dovrà essere sviluppata provvedendo al rinverdimento e piantumazione delle scarpate, alla realizzazione dei muri in pietra e, in generale, adottando criteri di corretto inserimento paesaggistico ed ambientale.”
Relativamente agli impatti generati dalla realizzazione dei cantieri, il punto 2.17 della deliberazione CIPE specifica che “Per quanto riguarda il progetto delle aree di cantiere e delle relative viabilità presentato per il cantiere Rio Molinassi, per la finestra Polcevera e per l’imbocco Fegino, il progetto definitivo dovrà essere, sviluppato con criteri d’ingegneria naturalistica in modo da creare minore impatto ambientale possibile”
La Relazione di Ottemperanza precisa che, data l’esiguità di spazio disponibile sono stati sviluppati interventi di ingegneria naturalistica riconducibili essenzialmente alle scogliere realizzate in massi naturali e che per i principali imbocchi si è proceduto con una generale razionalizzazione delle aree andando così a salvaguardare i contesti di maggior pregio. Occorre ricordare anche che le scelte progettuali hanno cercato di garantire prioritariamente il rispetto dei corsi d’acqua e le esigenze di salvaguardia delle preesistenze.
Con riferimento al ripristino delle aree di cantiere, si riscontrano alcuni casi in cui le scarpate sono rinverdite con idrosemina e parte dei piazzali è sistemata attraverso la messa a dimora di specie arboree ed arbustive autoctone. Non sono infrequenti, tuttavia, i casi in cui il contenimento dei versanti è affidato a muri di sostegno in cemento armato di altezza variabile, talora consistente. Ciò è motivato in termini di sicurezza per la stabilità dei versanti e del limitato spazio a disposizione. Si evidenzia ancora come la relazione metodologica affermi che i progetti di ripristino per il territorio ligure non propongono il pieno ristabilimento della morfologia locale ante intervento, sia per l’onerosità e la criticità ambientale dello smantellamento delle opere di sostegno, sia per l’opportunità di mettere a disposizione delle Amministrazioni Locali superfici sistemate già idonee ad altri usi.
In fase di ripristino delle aree di cantiere, laddove tecnicamente possibile e compatibilmente con l’utilizzo successivo dell’area, si dovrà provvedere all’eliminazione delle strutture realizzate per la predisposizione dei piazzali adibiti a cantiere, e alla riprofilatura del versante nel rispetto della morfologia ante operam.
Analogamente, le operazioni di recupero e ripristino delle aree adibite a cantiere dovranno includere l’eliminazione delle eventuali tombinature dei corsi d’acqua previste dal progetto definitivo ed il ritorno a condizioni idrauliche, idrogeologiche e ambientali le più vicine alla situazione ante operam.
Il progetto non sembra aver preso in considerazione interventi di stabilizzazione delle scarpate con altre tecnologie salvo i muri in cemento armato mentre, in talune situazioni, l’uso di terre rinforzate o tecnologie similari, avrebbero potuto costituire un valido sistema di contenimento dei versanti, soprattutto se considerate la temporaneità delle aree di cantiere e la necessità di trovare una collocazione per le terre di scavo.
Si ribadisce pertanto che, qualora tecnicamente possibile, soprattutto per le opere temporanee di contenimento dei versanti e dei rilevati, si dovrà fare ricorso a tecniche di ingegneria naturalistica tradizionali ovvero a più moderne forme di rinforzo delle terre (terre armate, terre rinforzate, ecc) capaci di garantire, oltre alla stabilità dell’opera, l’utilizzo delle terre di scavo, il miglioramento dell’inserimento paesaggistico ed il successivo ripristino delle morfologie originali.
Occorre ancora evidenziare come per molti interventi collegati alla cantierizzazione (sbancamenti e riporti) la progettazione sia basata su una caratterizzazione geotecnica preliminare. A tale proposito si ritiene che la prevista campagna geognostica, da eseguirsi preliminarmente alla progettazione esecutiva delle opere, debba essere progettata a livello di definitivo. In tutti i casi in cui la progettazione definitiva si è basata su valutazioni geologiche preliminari, il definitivo dovrà essere integrato da un’adeguata programmazione della campagna geognostica integrativa che dettagli il numero e l’ubicazione delle prospezioni e delle prove che verranno eseguite.
bb) per le opere fisse, per le quali è indispensabile (sia per esigenze di continuità che di sicurezza) la realizzazione di opere di sostegno più incidenti, dovranno essere sviluppate le progettazioni privilegiando l’uso di muri rivestiti in pietra di altezza contenuta, con la previsione di ampi tratti di scarpata inerbita e strutturata con l’uso di geocomposti che possano compensare la parte muraria e interrompere la percezione visiva delle opere d’arte più invasive che vengono così ridefinite riducendone l’incidenza percettiva;
La prescrizione non è integralmente riportata nella deliberazione del CIPE ma è in parte contenuta ai punti 1.1. e 2.17 della stessa. Parte dell’osservazione è già anticipata al punto precedente.
Si ricorda solo che al riguardo è stato redatto uno studio del territorio che, a partire dal riconoscimento dei tratti distintivi di connotazione riconducibili sia al fattore antropico (beni culturali e beni paesaggistici) sia al fattore naturale (aree di pregio naturalistico), ha portato all’individuazione di otto contesti, caratterizzati da elementi costitutivi analoghi e ricorrenti e a partire dai quali si sono operate le scelte progettuali.
La scelta del rivestimento delle opere di sostegno è stata fortemente condizionata inoltre dall’aspetto progettuale (altezza dei muri e tipologia di intervento): si è infatti ritenuto che non fosse necessario intervenire in egual modo per i muri su scarpate non visibili, per quelli costituenti un parziale rifacimento di muri già esistenti e per quelli ad alta intrusività. La matrice adottata per la scelta dei rivestimenti ha previsto quindi tre tipologie: 1) La pietra a spacco in tutti contesti di pregio paesistico con alta visibilità o di pregio naturalistico o per presenza di beni culturali, indipendentemente dall’altezza dell’opera, ovvero in contesti di pregio paesistico ma con scarsa visibilità qualora il muro fosse di altezza superiore ai 4 m; 2) I pannelli per tutti gli imbocchi delle gallerie indipendentemente dal contesto, per opere di sostegno di altezza medio alta (tra i 2 e 4 m) in contesti di pregio paesistico con scarsa visibilità o in contesti urbani densi, ovvero per muri di altezza elevata in contesti di frangia urbana; 3) nessun rivestimento nei casi, indipendentemente dal contesto, di parziale rifacimento e di scarpate non visibili, o nel caso di muri di altezza medio bassa salvo che questi ricadano in contesti di pregio naturalistico o in presenza di beni culturali ovvero in contesti di pregio paesistico con alta visibilità.
Il rivestimento in pietra a vista è sostituito dai pannelli nei casi in cui lo spazio consenta l’inserimento di un mascheramento vegetazionale.
Per tutte le opere che permarranno alla fine dei lavori del Terzo Valico, indipendentemente dal contesto, dovrà essere privilegiato il rivestimento delle stesse con pietra a vista.
cc) per quanto riguarda le aree di cantiere, preso atto anche degli studi presentati in relazione alle opere di mitigazione, si evidenzia la necessità di provvedere anche alla mitigazione in tali aree, con la realizzazione di schermi formati da dune perimetrali piantumate, e con la specifica delle essenze da utilizzarsi in sito;
La prescrizione non è stata accolta dal CIPE. I cantieri non presentano dune perimetrali, ma talora sono presenti filari arborei o siepi arbustive accanto ad opere di mitigazione dell’inquinamento atmosferico (barriere antipolvere) e acustico.
I criteri adottati per la scelta delle specie vegetali è stata mirata alla sutura con il tessuto vegetazionale esistente, bassa insorgenza di fitopatie, crescita del soprassuolo vegetale di intenso effetto decorativo, minimizzazione degli interventi manutentivi. La scelta delle specie arboree e arbustive è stata orientata verso specie autoctone proprie del paesaggio in cui verrà realizzata l’opera ed in grado di favorire la creazione, in breve tempo, di una valida azione schermante e di mitigazione ambientale.
Sotto il profilo della qualità dell’aria, non sono stati indicati impatti rilevanti per quanto riguarda i cantieri di base. I cantieri mobili determinano emissioni potenziali in atmosfera di importanza elevata. Nello studio non sono però stati effettuati studi modellistici per la valutazione dell’impatto (livello delle concentrazioni) a causa di un troppo elevato grado di incertezza sul risultato che deriva dall’applicazione dei modelli; d’altro canto è stato valutato che l’impatto dei cantieri mobili ha un carattere di temporaneità maggiore rispetto ai cantieri fissi. E’ stata inoltre rilevata la presenza di recettori sensibili all’interno di una fascia di 100m corrispondente alla fascia di ricaduta delle polveri pesanti. La modellistica applicata ai cantieri operativi generalmente rivela, in mancanza dell’applicazione di idonei interventi di mitigazione, la possibilità di esposizione della popolazione a concentrazioni superiori ai limiti fissati dal DM 60/02 per la protezione della salute.
Si ritiene pertanto fondamentale la costante applicazione e verifica degli interventi di mitigazione e riduzione preventiva delle emissioni di polveri ed altri inquinanti individuati nello studio.
Qualora si verificassero superamenti dei valori limite normativi imputabili alle attività di cantiere, cave, depositi e /o al traffico indotto da queste-andranno attuati nel breve periodo ulteriori provvedimenti ed interventi per eliminare il rischio di superamento dei valori limite. Si ritiene anche opportuna in questi casi una specifica programmazione delle attività che preveda la sospensione temporanea delle attività più impattanti per il comparto atmosfera, in particolare in condizioni meteorologiche sfavorevoli dal punto di vista delle concentrazioni delle polveri e dell’impatto sulla popolazione esposta.
di) per quanto riguarda gli imbocchi delle gallerie ed i viadotti dovrà essere curata la continuità formale degli interventi ed i raccordi con le preesistenze morfologiche, approfondendo in particolare le problematiche che si evidenziano nei punti di contatto al suolo e sui contrafforti montuosi;
La prescrizione figura al punto 6.3 della deliberazione CIPE, dove: “Gli imbocchi delle gallerie dovranno essere progettati tenendo conto delle pendenze del terreno intersecato e raccordando gli stessi in modo continuo con le opere di sostegno all’aperto”. Sempre in relazione agli imbocchi delle gallerie artificiali liguri, il punto 6.6. della deliberazione CIPE prescrive che “In fase di progetto definitivo, gli imbocchi di Fegino dovranno essere verificati in relazione alle potenze delle coperture delle gallerie e alla tipologia dei dissesti”.
In merito la relazione d’ottemperanza precisa che “i ritombamenti previsti sugli imbocchi raccordano il terreno in posto con la geometria dei portali delle finestre nonché con i becchi di flauto delle gallerie di linea. Tale ritombamento è realizzato con materiale arido e, una volta recuperato con idonee opere a verde, potrà inserirsi adeguatamente nell’ambiente circostante. Tutte le opere in cemento armato che non potranno essere ritombate (ad es. portali di imbocco e piccoli muri di sostegno) saranno rivestiti con pietra naturale di origine locale”.
L’imbocco di Fegino è stato oggetto di un approfondimento di carattere geologico tecnico e la stabilità del fronte è stata verificata con analisi numeriche agli elementi finiti.
ee) dovranno essere corrette le localizzazioni delle aree di cantiere riportate sulle cartografie con talune indicazioni palesemente errate (ad es. un cantiere nel cimitero della Biacca a Bolzaneto).
Con riferimento all’argomento in oggetto, il punto 2.2. della deliberazione CIPE, prescrive che “Per il cantiere CBL4, ferma restando allo stato l’ubicazione dello stesso accanto al cimitero della Biacca a Bolzaneto, dovrà essere approfondita, in sede di progetto definitivo, la possibilità di una diversa collocazione d’intesa con il Comune, compatibilmente con il rispetto dei tempi, dei costi e delle esigenze di cantiere. Ove il cantiere rimanga collocato in prossimità del cimitero della Biacca a Bolzaneto, si dovrà procede a chiedere e conseguire le eventuali deroghe”.
Al riguardo occorre ricordare che il cantiere in oggetto ha subito alcune modifiche sostanziali rispetto alla configurazione riportata nel progetto preliminare.
In particolare il preliminare prevedeva che il cantiere fosse disposto su una singola area ubicata interamente in prossimità de cimitero.
Nella nuova configurazione il CBL4 è invece suddiviso in due porzioni distinte separate dal Torrente Burla con riduzione dell’area in prossimità del Cimitero.
Permane tuttavia la necessità di deroga rispetto alle distanze cimiteriali.
La predisposizione dell’area di cantiere prevede la realizzazione di importanti opere di sbancamento per la realizzazione di pii terrazzamenti nella porzione a nord del Rio Burba.
La progettazione manca d’accertamenti sufficienti ad attestarne la fattibilità sotto il profilo geologico ed idraulico.
Il Progetto definitivo dovrà essere integrato da idonea documentazione tecnica che dimostri la fattibilità dell’intervento d realizzazione delle opere di preparazione del CBL4.
L’istruttoria ha riguardato l’esame del progetto definitivo dell’Infrastruttura strategica Terzo Valico e delle relative operi accessorie, con esplicito riferimento all’ottemperanza delle .restrizioni espresse dal .recedente parere n. 58/138. L’opera, peraltro, è risultata presentare non poche modificazioni rispetto a quanto indicato dal preliminare; modificazioni che riguardano parzialmente la linea ferroviaria (Infrastruttura strategica) e in modo prevalente le opere accessorie (Finestre, Cantieri Viabilità e Siti di Riqualificazione ambientale) e delle quali si è cercato di tenere conto nella formulazione del parere definitivo. Occorre precisare che, nonostante gli approfondimenti svolti, il progetto mostra ancora lacune conoscitive e impostazioni metodologiche che non consentono di fornire un parere favorevole sull’opera senza ulteriori prescrizioni. E’ ancor più importante evidenziare come, allo stato delle conoscenze, non è ancora escludibile la necessità di una seppur parziale revisione del tracciato della galleria del terzo valico e soprattutto del tracciato e dell’imbocco della Finestra Cravasco. Si ritiene, tuttavia, che tali modifiche, qualora necessarie a seguito dei futuri approfondimenti, risulteranno del tutto compatibili con l’impostazione attuale dell’intervento, sensibilmente ridotte rispetto a quanto già oggi operato nella fase di passaggio da: preliminare al definitivo, e quindi di tipo non sostanziale.
Al di là delle preterizioni già puntualmente elencate nel Quadro di Riferimento Ambientale in relazione all’ottemperanza al parere CTVIA 58/138, e riprese successivamente, si ritiene che:
• Lo scavo delle gallerie ferroviarie dovrà essere avviato solo al termine dell’adeguamento della viabilità. E’ ritenuto compatibile che le attività di scavo delle finestre possano essere attivate prima di detto termine, qualora lo smarino delle Finestra Polcevera trovi collocazione interamente presso il Porto di Sampierdarena, lo smarino della Finestra Cravasco venga interamente utilizzato all’interno del RAL2 e/o della finestra stessa e l’approvvigionamento di inerti non prevede l’utilizzo delle provinciali SP 4 e SP 6.
• Le procedure di gestione delle terre di scavo, delle acque di drenaggio e delle acque del fronte di scavo previste per le gallerie di linea e per le finestre dovranno essere adottate identicamente per le gallerie di viabilità.
Non tutte le prescrizioni di cui alla deliberazione della giunta regionale n. 579 del 30.05.2003 sono state ottemperate dal progetto definitivo. Parte delle prescrizioni, peraltro, non risultano essere recepite integralmente dalla deliberazione CIPE. Ciò premesso, si ribadiscono le seguenti prescrizioni:
a. Sono da prevedersi sondaggi profondi per definire con certezza il limite tettonico tra l’unità M. Gazzo Isoverde (acquifero) e la Fascia Milonitica d’Isoverde, ciò al fine di escludere il drenaggio del sistema carsico per effetto degli scavi della Finestra Cravasco e della Galleria di Valico tra le progressive 9500 e 11000. Qualora dette indagini non consentissero di escludere l’interferenza del tratto iniziale della Finestra Cravasco con il sistema carsico d’Isoverde si dovrà provvedere a modificare il tracciato di quest’ultima. Nel caso le indagini confermino l’ipotesi secondo la quale la galleria di valico intercetti l’acquifero carsico tra le progressive 9500 e 11000 e qualora il tracciato non possa essere modificato (in modo da escludere tale interferenza), dovranno essere poste in opera le migliori tecnologie per l’attraversamento della struttura idrogeologica senza causare impatto sulla circolazione idrica, provvedendo inoltre alla totale impermeabilizzazione della galleria;
b. In considerazione del quadro conoscitivo attuale, durante lo scavo delle gallerie si dovrà privilegiare l’utilizzo delle previste indagini geognostiche in avanzamento con particolare attenzione a tutti i punti in cui è stata riconosciuta la possibile presenza di strutture idrogeologiche potenzialmente collegate ad acquiferi. Durante lo scavo delle gallerie, nel caso in cui le indagini in avanzamento evidenziassero la presenza di venute idriche potenzialmente collegabili ad acquiferi di pregio, dovrà essere evitata accuratamente qualsiasi fora di drenaggio che possa alterare, anche temporaneamente, la circolazione della falda;
c. Si dovrà comunque produrre un piano d’approvvigionamento idrico di emergenza per sopperire entro le z4 ore a crisi idriche causate dai lavori per l’esecuzione del terzo valico (misure di urgenza);
d. Per le criticità già evidenti, quali per esempio l’interessamento della grotta denominata Abisso Lindenbrook e la realizzazione del nastro trasportatore sul rio Iso o Verde dovranno essere ricercate soluzioni alternative a minor impatto;
e. Dovranno essere localizzati gli ambienti (in particolare i carsici) della cava Castellaro ritenuti particolarmente sensibili per la possibile presenza di specie protette. In particolare, si ritiene opportuno verificare la presenza di eventuali rifugi invernali di chirotteri, anche in funzione di una programmazione dei lavori secondo un calendario operativo caratterizzato dal minor impatto possibile (es. evitare il periodo del letargo). Inoltre dovranno essere preventivamente descritte e successivamente adottate tutte le modalità operative con cui si intende evitare, in fase di cantiere, l’insorgere degli impatti descritti sopra (es. recinzioni per evitare sversamenti, utilizzo di apparecchiature insonorizzate certificate, ecc.);
f. Per tutte le verifiche idrauliche si dovrà quindi verificare la corrispondenza di quanto desunto dalla precedente versione del Piano di bacino con gli elaborati attualmente vigenti, con particolare riferimento alla normativa di Piano;
g. Relativamente all’adeguamento della viabilità di Pontedecimo si dovrà risolvere la criticità (innalzamento del battente idrico) che lo stato di progetto induce in sponda sinistra, adeguando l’argine sinistro nelle sezioni interessate (sezioni idrauliche 6-3.5 circa, per uno sviluppo longitudinale di 50 m) oppure, nell’ottica di riassetto urbanistico più generale affrontato dal progetto, adeguare la sponda sinistra per l’intero tratto attualmente interessato da esondazione 50-ennale (300 m dalla confluenza Polcevera-Verde verso monte), in modo che la portata duecentennale risulti contenuta con adeguato franco, risolvendo così in maniera definitiva la problematica segnalata dal Piano;
h. Si dovranno modellare in regime di moto permanente, coerentemente con quanto previsto dalla suddetta norma, almeno i corsi d’acqua identificati dal reticolo idrografico significativo di Piano;
i. In fase di cantiere, dovranno essere messe in atto opportune misure finalizzate alla riduzione delle interferenze con il deflusso delle acque e contestualmente dovranno essere previste, di concerto con l’Ufficio Competente del Comune di Genova, adeguate misure di protezione civile (procedure di gestione del cantiere in occasione di allerta meteo) per garantire la pubblica e privata incolumità, calibrate in maniera specifica sul particolare e delicato assetto dell’alveo nella fase di realizzazione delle opere;
j. In fase di ripristino delle aree di cantiere, laddove tecnicamente possibile e compatibilmente con l’utilizzo successivo dell’area, si dovrà provvedere all’eliminazione delle strutture realizzate per la predisposizione dei piazzali adibiti a cantieri; e alla riprofilatura del versante nel rispetto della morfologia ante operam;
k. Le operazioni di recupero e ripristino delle aree adibite a cantiere dovranno includere l’eliminazione delle eventuali tombinature dei corsi d’acqua previste dal progetto definitivo ed il ritorno a condizioni idrauliche, idrogeologiche e ambientali le più vicine alla situazione ante operam;
1. Qualora tecnicamente possibile, soprattutto per le opere temporanee di contenimento dei versanti e dei rilevati, si dovrà fare ricorso a tecniche di ingegneria naturalistica tradizionali ovvero a più moderne forme di rinforzo delle terre (terre armate, terre rinforzate, ecc) capaci di garantire, oltre alla stabilità dell’opera, l’utilizzo delle terre di scavo, il miglioramento dell’inserimento paesaggistico ed il successivo ripristino delle morfologie originali;
m. Per tutte le opere che permarranno alla fine dei lavori del Terzo Valico, indipendentemente dal contesto, dovrà essere privilegiato il rivestimento delle stesse con pietra a vista;
n. Il conferimento delle terre e rocce di scavo presso il RAL 1 e l’utilizzo dei cantiere per la produzione di inerti CL1 previsto nella Cava Giunchetto dovranno seguire il completamento delle tratte di nuova viabilità Erzelli- Borzoli, BorzoliChiaravagna e Val Chiaravagna;
o. Dovranno essere individuate e opportunamente verificate le soluzioni progettuali per la gestione degli scarichi relativi a tutte le opere individuate;
p. Dovranno essere indicate tutte le misure precauzionali scelte per la riduzione dell’impatto delle attività di cantiere poste all’interno dei corsi d’acqua e in loro prossimità (cantieri mobili);
q. In fase di ripristino delle aree cantiere dovrà essere previsto lo smantellamento e la bonifica dei sistemi di tubazioni interrate (scarichi fognari);
r. Resta raccomandata la caratterizzazione e la soluzione delle problematiche connesse con la presenza dei rifiuti nel piazzale della Cava Conte;
s. Si ribadisce che per tutte le opere in progetto interessanti siti contaminati dovrà essere verificata la compatibilità degli interventi previsti rispetto al Progetto preliminare di bonifica approvato;
t. Le procedure di gestione delle terre di scavo, delle acque di drenaggio e delle acque del fronte di scavo previste per le gallerie di linea e per le finestre dovranno essere adottate identicamente per le gallerie di viabilità;
u. Dovrà essere valutata la congruenza in termini temporali dell’installazione dei cantieri COLO e CSL2 e dello scavo della finestra Cravasco con l’attività estrattiva della Cava Montecarlo autorizzata per la durata di 5 anni con DGR n. 1733 del 22/12/03. Tale verifica può essere effettuata solo nel momento in cui sia noto l’avvio dei lavori;
v. Lo scavo delle gallerie ferroviarie dovrà essere avviato Colo al termine dell’adeguamento della viabilità. E’ ritenuto compatibile che le attività di scavo delle finestre possano essere attivate prima di detto termine, qualora lo smarino della Finestra Polcevera trovi collocazione interamente presso il Porto di Sampierdarena, lo smarino della Finestra Cravasco venga interamente utilizzato all’interno del RAL2 e/o della finestra stessa e l’approvvigionamento di inerti non preveda l’utilizzo delle provinciali SP 4 e SP 6;
w. Si raccomanda la costante applicazione e verifica degli interventi di mitigazione e riduzione preventiva delle emissioni di polveri ed altri inquinanti individuati nello studio;
x. Qualora si verificassero superamenti dei valori limite normativi per la qualità dell’aria imputabili alle attività di cantiere, cave, depositi e /o al traffico indotto da queste, andranno attuati nel breve periodo ulteriori provvedimenti ed interventi per eliminare il rischio di superamento dei valori limite. Si ritiene anche opportuna in questi casi una specifica programmazione delle attività che preveda la sospensione temporanea delle attività più impattanti per il comparto atmosfera, in particolare in condizioni meteorologiche sfavorevoli dal punto di vista delle concentrazioni delle polveri e dell’impatto sulla popolazione esposta;
y. Gli infissi in sostituzione quali interventi di mitigazione acustica dovranno essere dotati d’impianti di aerazione e dovranno essere installati prioritariamente all’avvio delle attività di cantiere;
z. Dovranno essere definiti gli impegni temporali ai fini dell’effettiva realizzazione degli interventi mitigativi, e relativo assoggettamento alla condizione che l’esecuzione degli stessi avvenga in via preliminare all’apertura dei cantieri ove possibile, e in ogni caso non oltre la chiusura dei cantieri stessi;
in particolare riferimento al monitoraggio:
aa. I campionamenti dei parametri influenzati dal clima dovranno avere cadenza minima trimestrale, prevedendone l’intensificazione per particolari condizioni meteorologiche. Ciò vale, per esempio, per le portate dei corsi d’acqua e delle sorgenti e le freatimetrie dei pozzi e dei sondaggi.
bb. La frequenza del monitoraggio di matrici ambientali direttamente influenzate dalla realizzazione degli scavi delle gallerie dovrà essere opportunamente cadenzato in funzione della velocità di avanzamento e dell’ubicazione del fronte. Nel caso di scavo tradizionale, è da prevedersi il monitoraggio bisettimanale delle sorgenti e dei piezometri per i quali sono ipotizzabili relazioni di continuità idrogeologica con il fronte di scavo.
cc. Il monitoraggio delle sorgenti dovrà essere esteso anche alla Zona Chiaravagna dove sono previste opere in sotterraneo per l’adeguamento della viabilità (Borzoli, Panigaro).
dd. Il monitoraggio della portata e delle principali caratteristico fisico-chimiche dovrà essere esteso a tutte le sorgenti carsiche con portata superiore ai 301/min nell’areale di Cravasco-Isoverde.
ee. Le attività di monitoraggio della qualità dell’aria dovranno garantire la verifica del rispetto dei limiti normativi in particolare in presenza di popolazione esposta nelle aree in cui la qualità dell’aria è interferita dalla realizzazione dell’opera.
ff. Dovrà essere messo in atto il monitoraggio ante-operam - durante e postoperam, nell’ambito dei SIC e delle aree limitrofe, di tutte le grotte interessate, anche in maniera marginale, dal progetto, e dei popolamenti animali rinvenibili, individuando anche la funzione svolta da tali grotte per la salvaguardia di tali popolamenti (es aree di nidificazione, aree di svernamento, ecc).
gg. Dovrà essere attuato infine il monitoraggio di tutti i corsi d’acqua interessati, anche marginalmente, dal progetto e limitrofi alle aree SIC (per esempio anche del Rio Suja, nella zona della Cava Giunchetto), con rilievi relativi alla qualità dell’acqua, alla portata, ai popolamenti animali e vegetali anche degli ambiti ripari.
hh. Dovrà essere attuato il monitoraggio dei popolamenti animali e vegetali in aree SIC in corrispondenza ed in prossimità delle aree di intervento;
ii. I protocolli di monitoraggio, compresa la carta degli habitat, dovranno essere concordati con la Regione e Arpal ed i risultati dei monitoraggi ante operam così ottenuti saranno la traccia per verificare l’assenza di impatto dichiarato e/o lo standard di riferimento che dovrà essere garantito in fase di ripristino.
jj. Il Progetto, prima della definitiva approvazione da parte del CIPE, dovrà essere integrato dai seguenti elaborati:
l. la relazione del Progettista che attesti la rispondenza al preliminare così come previsto all’art. 4 del D. Lgs. 190 del 20.08. 2002;
2. le previste sezioni significative, cioè da una serie di profili appositamente selezionati fra le situazioni più gravose sotto il profilo dell’impatto acustico, che evidenzino la posizione relativa fra linea ferroviaria, barriera acustica e ricettori sensibili in corrispondenza;
3. valutazioni di carattere acustico in merito all’applicabilità del modello per il contesto morfologico ligure;
4. indicazioni relative alla copertura degli oneri derivanti dagli interventi di mitigazione dell’impatto acustico;
5. valutazione del clima acustico attuale in tutti i contesti in cui la stima del livello d’immissione non può prescindere dalla conoscenza del clima acustico attuale medesimo;
6. i valori d’attenuazione e assorbimento di progetto e non solo i valori medi per le tipologie di barriere utilizzate;
7. in tutti i casi in cui lo studio acustico abbia evidenziato situazioni di non conformità con la zonizzazione nonostante la messa in opera di barriere fonoassorbenti, piano di gestione delle attività di cantiere specifico per le attività notturne e diurne e relativo approfondimento di carattere acustico che dimostri che sono stati messi in opera tutti gli accorgimenti per la riduzione del rumore alla fonte;
8. programmazione, ai fini della successiva realizzazione, di approfondite indagini idrogeologiche per definire con certezza il grado di relazione esistente tra le acque sotterranee in sponda sinistra del T. Verde e il sistema carsico di Isoverde;
9. approfondimento geomorfologico, idrogeologico e naturalistico per tutte le aree carsiche interessate dalle opere e della messa in atto di misure per ovviare all’alterazione delle grotte e degli ecosistemi presenti in esse.
10. studio geologico e geotecnico in merito alle eventuali interferenze tra le gallerie che interessano la sponda destra del T. Polcevera;
11. carta degli habitat in scala minima 1:5.000 di tutte le aree di intervento all’interno e limitrofe ai SIC, sulla base di adeguati rilievi fitosociologici e con il coordinamento dei competenti uffici regionali;
12. l’elaborazione di uno studio sul sistema dell’accessibilità, prima e durante l’apertura dei cantieri contenente i rilievi del flusso di traffico, un’analisi dell’accessibilità esistente, rilievo del traffico e dell’inquinamento acustico ed atmosferico, stima della domanda di mobilità generata dall’opera, definizione di scenari alternativi, simulazione impatto acustico per i diversi scenari al fine di poter valutare la reale necessità degli interventi sulla viabilità contenuti nelle opere collegate;
13. appositi elaborati progettuali che definiscano nel dettaglio le soluzioni alternative ai sopra/sotto servizi e alle utenze interferite ed i relativi costi.
14. indicazioni relative alle volumetrie di materiale mobilitato dalle operazioni di preparazione delle aree di cantiere e alla loro caratterizzazione e gestione.
15. piano di verifica della qualità dei suoli in corrispondenza delle aree potenzialmente contaminate dalle attività di cantiere (ad esempio depositi d’olio e stazioni di rifornimento carburante);
16. approfondimento conoscitivo che determini il fondo naturale per i principali composti inorganici del D.M. 471 le cui concentrazioni sono state riscontrate al di sopra dei limiti di legge per alcune rocce e sedimenti del territorio regionale (in particolare per Cr e As).
17. idonea documentazione tecnica che dimostri la fattibilità dell’intervento di realizzazione delle opere di preparazione del CBL4 e dello scatolare in corrispondenza del Rio Trasta.
18. programmazione della campagna geognostica integrativa che dettagli il numero e l’ubicazione delle prospezioni e delle prove che verranno eseguite;
Si ribadisce infine che risulta necessario ed imprescindibile ai fini dell’approvazione del progetto definitivo che questo preveda che:
• la realizzazione della viabilità dal casello autostradale alla Val Chiaravagna e l’adeguamento del nodo di Pontedecimo sia preventiva all’apertura dei cantieri per la realizzazione dell’opera;
• sia verificata, prima dell’attivazione dei cantieri, la necessità di materiali ai fini dei riempimenti nell’ambito del porto di Genova, del recupero di ex cave (quali Conte, Vecchie Fornaci) e del riempimento a valle della discarica di Scarpino compresa la sua infrastrutturazione, provvedendo a stipulare un accordo con Regione, Provincia, Comuni interessati e Autorità Portuale per l’attualizzazione delle previsioni relative allo smaltimento dello smarino nonchè agli stoccaggi per le riqualificazioni ambientali.
LINEA FERROVIARIA AD ALTA CAPACITÀ MILANO-GENOVA
“TERZO VALICO DEI GIOVI”
Verbale di riunione - 3 novembre 2005 ore 11.00
- Paola Solari - Funzionario Settore Valutazione Impatto Ambientale;
- Edoardo De Stefanis - Funzionario Settore Valutazione Impatto Ambientale
- Arnaldo Montomoli - Dirigente Servizio Attività Estrattive; - Ermanno Gambaro - Funzionario Servizio Attività Estrattive; - Ing. Venano - Italferr
- Ing. Michele Persichini - TAV - Dott. Alberto Daissé - TAV
- Ing. Cardu - Consorzio COCIV - Ing Morelli - Consorzio COCIV - Ing. Talotta - Consorzio COCIV
- Ing. Vittorio Vanz - CALCE DOLOMIA SpA - Ing. Claudia Chiappino - Calcestruzzi SpA
- che in data 10.03.2003 TAV ha dato avvio all’iter di cui all’articolo 3 D.Lgs. 190/02 trasmettendo il progetto preliminare della tratta ferroviaria AV/AC Milano Genova =terzo Valico dei Giovi, verificato ed integrato dal Consorzio COCIV nonché lo Studio di Impatto Ambientale ai soggetti individuati dall’articolo 3 medesimo;
- che il Progetto Preliminare approvato e il relativo Studio di Impatto Ambientale prevedono, l’utilizzo di due siti estrattivi attualmente interessati da attività in corso, dai-quali è possibile ricavare quantitativi di inerti necessari a coprire parte del fabbisogno per la realizzazione del Terzo Valico dei Giovi, nonché l’utilizzo di quantitativi di terre e rocce provenienti dagli scavi per la realizzazione del Terzo Valico (il cosiddetto smarino) ai fini della riqualificazione ambientale delle medesime aree di cava e, in particolare:
• cava denominata “Castellaro” in Comune di Campomorone, di proprietà della società Calcestruzzi S.p.A., autorizzata con D. G. R. n. 1700 del 30.12.1999 (mc. 721.000 di inerti; mc.1.700.000 di smarino);
• cava denominata “Giunchetto” in comune di Genova, di proprietà della Società Calcedolomia S.p.A, autorizzata con D.G.R. n. 668 del 25.6.2004 (mc. 1.755.500 di inerti; mc. 600.000 di smarino);
- che la Regione Liguria con delibera della Giunta regionale n. 579 del 30.5.2003 ha espresso le proprie valutazioni ai sensi del D.Legs. n.190/2002;
- che, espletate le procedure di legge, il CIPE, nella seduta del 29.09.2003, con Deliberazione n. 78, pubblicata nella G. U. n. 16 del 21/01/2004, ha approvato con prescrizioni il progetto preliminare del “Terzo Valico dei Giovi” ai sensi e per gli effetti dell’art. 3 D. Lgs n. 190/2002;
- che, in particolare, il CIPE ha prescritto, così come disposto dai punti 3.2, 3.3 e 3.7 dell’allegato “A ” alla citata delibera di approvazione del Progetto Preliminare:
• 3.2 “per ciò che riguarda l’approvvigionamento di inerti in Liguria, si dovrà stipulare una convenzione attuativa fra Regione, Provincia, Comuni, cavatori, soggetto aggiudicatore e realizzatori dell’Opera per l’attualizzazione delle previsioni relative all’approvvigionamento degli inerti nonché agli stoccaggi per il recupero dei versanti. Vista l’importanza dell’accordo se ne raccomanda la tempestiva sottoscrizione, in modo da tenerne conto nelle attività di progettazione definitiva. I termini dell’accordo dovranno essere in linea con i costi previsti e con i fabbisogni necessari alle esigenze programmatiche”;
• 3.3 “in sede di progetto definitivo si dovrà verificare la possibilità di limitare la cava CL2 alla parte non ricadente nell’area tutelata SIC IT 1331501 “Praglia-Pracaban-Monte Leco-P. Martin” , in relazione alla necessità che il fabbisogno di inerti per la costruzione della galleria di valico prevista attraverso la finestra Cravasco possa essere soddisfatto interamente dalla coltivazione di tale limitata parte di cava. Nel caso in cui ciò risulti tecnicamente impossibile dovranno essere studiati i migliori accorgimenti per limitare al massimo l’interferenza della cava con l’area tutelata, sottoponendo il progetto definitivo alle valutazioni previste per le aree SIC. Allo scopo anzidetto, la prevista Convenzione attuativa da stipulare tra enti locali, cavatori, soggetto aggiudicatore-realizzatore dell’opera dovrà prevedere, tra l’altro, un’estrazione dalla parte di cava CL2 che non si estende nell’area SIC dei quantitativi necessari per la parte d’opera sottesa alla finestra di Cravasco”;
• 3.7 “in sede di progettazione definitiva dovrà essere approfondita la possibilità del massimo riutilizzo delle terre di scavo sia come inerti sia come materiali per il recupero di aree degradate e/o per ritombamenti di cava mediante interventi di rimodellazione ambientale del territorio interessato, prevedendosi che le medesime aree vengano, ove possibile, destinate ad una funzione sociale o produttiva”;
che con nota prot. n. AA 010028834 del 16.09.2005, pervenuta in data 19.09.2005, TA V ha dato avvio all’iter di cui all’art. 4 del D. Lgs. N. 190/2002, trasmettendo il Progetto Definitivo del Terzo Valico al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, all’interno del quale sono inseriti i progetti di coltivazione e di riqualificazione ambientale delle cave Castellaro e Giunchetto:
Il progetto di coltivazione e di riqualificazione ambientale della cava, inserito nel Progetto Definitivo del terzo Valico dei Giovi, risulta in variante sia al progetto di coltivazione approvato che al Piano Cave.
L’incremento dei volumi coltivabili, quantificato in circa 1.500.000 mc aggiunto alle volumetrie disponibili sulla base del programma di coltivazione autorizzato, a fronte delle esigenze specifiche del terzo valico dei Giovi quantificate in circa 1.000.000 mc, garantiscono la fornitura di materiali richiesta per la realizzazione dell’opera e per il mantenimento a medio termine dell’attività ordinaria dell’impresa.
Tale progetto è stato redatto e sviluppato da COCIV, per conto TA V, d’intesa con l’impresa cavatrice, e approvato da Italferr, in coerenza con gli elementi e le previsioni risultanti dal Progetto Preliminare del “Terzo Valico dei Giovi” approvato dai CIPE, e con le prescrizioni dallo stesso formulate.
In ottemperanza alla prescrizione di cui al punto 3.7 della delibera CIPE, il progetto prevede che per gli interventi di riqualificazione ambientale siano utilizzati materiali provenienti dallo scavo delle gallerie (smarino), ai sensi dell’art. 1, commi 17, 18 e 19, L. 443/2001, e s. m. e i., per un quantitativo massimo stimato di circa 2.100.000 mc, volume che sarà meglio individuato in sede di progettazione esecutiva del Terzo Valico dei Giovi.
Il progetto salvaguarda altresì il perimetro del limitrofo SIC.
Il progetto, in considerazione del previsto avanzamento dei fronti di cava, prevede la ricognizione archeologica di superficie, ed eventuali attività derivanti dagli esiti della stessa, da effettuarsi da parte dell’Impresa cavatrice, come richiesto dalla competente Soprintendenza Archeologica territorialmente competente.
Cava Giunchetto
Il progetto di coltivazione e di riqualificazione ambientale della cava, inserito nel Progetto definitivo del Terzo Valico dei Giovi risulta in variante, pur senza incrementi delle volumetrie coltivabili, al progetto di coltivazione approvato. Tale progetto è stato redatto e sviluppato da COCIV, per conto TA V, d’intesa con l’impresa cavatrice, e approvato da Italferr, in coerenza con gli elementi e le previsioni risultanti dal Progetto Preliminare del “Terzo Valico dei Giovi” approvato dal CIPE, e con le prescrizioni dallo stesso formulate.
In ottemperanza alla prescrizione di cui al punto 3.7 della delibera CIPE, il progetto prevede che per gli interventi di riqualificazione ambientale siano utilizzati materiali provenienti dallo scavo delle gallerie (smarino), ai sensi dell’art. 1, commi 17, 18 e 19, L. 443/2001, e s. m. e i., per un quantitativo massimo stimato di circa 600.000 mc, volume che sarà meglio individuato in sede di progettazione esecutiva del Terzo Valico.
SI VERBALIZZA QUANTO SEGUE
Non essendo ancora stata stipulata la prevista convenzione di cui al punto 3.2 dell’allegato “A” alla citata delibera del CIPE di approvazione del Progetto Preliminare del “Terzo valico dei Giovi”, occorre, allo stato acquisire il parere delle Imprese cavatrici titolari dell’autorizzazione alla coltivazione e proprietarie delle aree di cava, e pertanto le uniche titolate a proporre modifiche ai piani di coltivazione autorizzati. La Regione sta infatti esaminando in sede di Conferenza dei Servizi la fattibilità tecnica dei progetti di coltivazione e di riqualificazione ambientale delle due cave, in quanto interventi strettamente connessi alla realizzabilità del Terzo Valico dei Giovi.
In sede di presentazione degli elaborati tecnici del Progetto Definitivo del Terzo valico dei Giovi -è emersa la necessità di meglio chiarire il cronoprogramma di realizzazione dell’opera, in particolare con riferimento all’avvio della realizzazione dell’opera (Tzero) e delle attività di approvvigionamento dei materiali ed all’abbancamento dello smarino.
Durante la riunione si è acquisita da parte delle Società esercenti le attività di cava la condivisione di massima dei progetti presentati, con le seguenti osservazioni :
I progetti esaminati dovranno essere sviluppati a cura dell’Impresa cavatrice come progetto definitivo ai sensi della LR 12/79. In tale sede verranno risolte le criticità evidenziate, quali i tempi minimi per l’abbancamento dello smarino e degli sterili di cava compatibilmente con lo sviluppo della coltivazione della cava e la localizzazione e la funzionalità degli impianti.
Si è inoltre convenuto che la prevista convenzione verrà sottoscritta successivamente:
1. all’approvazione, da parte del CIPE del progetto definitivo del “Terzo valico dei Giovi”;
2. all ‘approvazione, da parte della regione Liguria della variante al Piano cave per la cava Castellaro;
Le Imprese provvederanno, a valle della sottoscrizione della convenzione, a richiedere l’autorizzazione alla coltivazione alla Regione Liguria (ai sensi della L. R. 10 aprile 1979, n. 12), a fronte dell’elaborazione di un programma di coltivazione definitivo che specifichi e dettagli il programma di coltivazione di cui alle premesse congruo con le necessità previsionali del progetto del Terzo Valico dei Giovi.
La regione Liguria, per quanto di competenza, provvederà a rilasciare le necessarie autorizzazioni con la massima urgenza consentita tenuto conto della necessità del rispetto del cronoprogramma di realizzazione del Terzo Valico dei Giovi.