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Timestamp: 2017-10-23 19:01:50+00:00
Document Index: 52037426

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 516', 'art. 444', 'sentenza ', 'art. 516', 'sentenza ', 'sentenza ']

Sentenza Corte Costituzionale n. 206/2017 - Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza Forense
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Sentenza Corte Costituzionale n. 206/2017
La Corte Costituzionale con la sentenza n. 206/2017 torna di nuovo sull’art. 516 del Codice di procedura penale e ne dichiara l’illegittimità costituzionale “nella parte in cui non prevede la facoltà dell’imputato di richiedere al giudice del dibattimento l’applicazione della pena a norma dell’art. 444 del codice di procedura penale, relativamente al fatto diverso emerso nel corso dell’istruzione dibattimentale, che forma oggetto della nuova contestazione.”
per contrasto con gli artt.24 c.2 e 3 Cost. La Corte già con la sentenza n. 273 del 2014 aveva dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 516 cod. proc. pen., nella parte in cui non prevedeva la facoltà dell’imputato di richiedere al giudice del dibattimento il giudizio abbreviato per il fatto diverso, emerso nel corso dell’istruzione dibattimentale, oggetto della nuova contestazione e proprio a quella sentenza fa riferimento enunciando che molti dei passaggi argomentativi che sorreggevano quella decisione possono estendersi a quella odierna. Nella sentenza n.206/2017 la Corte ripercorre attraverso la propria giurisprudenza l’istituto delle nuove contestazioni previste dagli artt. 516 e 517 cpp che definisce coerente, in linea di principio, con l’impostazione accusatoria del codice di rito e ricorda come tale istituto si connota (sentenze n. 333/2009 e n. 184/2014) «non più soltanto come uno strumento – come detto, speciale e derogatorio – di risposta ad una evenienza pur “fisiologica” al processo accusatorio (quale l’emersione di nuovi elementi nel corso dell’istruzione dibattimentale), ma anche come possibile correttivo rispetto ad una evenienza “patologica”: potendo essere utilizzato pure per porre rimedio, tramite una rivisitazione degli elementi acquisiti nelle indagini preliminari, ad eventuali incompletezze od errori commessi dall’organo dell’accusa nella formulazione dell’imputazione». Ricorda poi la Corte le proprie pronunce sul tema: