Source: http://www.ufficiocommercio.it/turni-taxi.html
Timestamp: 2020-07-07 01:46:43+00:00
Document Index: 160478516

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 10', 'sentenza ']

Turni taxi - Ufficio commercio
Consorzio Taxi Area Pisana, rappresentato e difeso dall’avv. Salvatore Dettori, con domicilio eletto presso il medesimo in Roma, piazza SS. Apostoli 66;
Leonardo Di Prete, Maurizio Di Prete, Toni Zurrida, Radu Traian Hota, Sebastiano Mordà, Roberto Gentilini, Ranieri Piaggesi e Andrea Meini, rappresentati e difesi dall’avv. Salvatore Dettori, con domicilio eletto presso il medesimo in Roma, piazza SS. Apostoli 66; Gianfranco Bonaldi, David Grasci Puccini, Radomir Zoran;
Consorzio Taxi Area Pisana, Leonardo Di Prete, Maurizio Di Prete, Toni Zurridda, Traian Hota Radu, Sebastiano Morda’, Roberto Gentilini, Ranieri Piaggesi, Andrea Meini, rappresentati e difesi dall’avv. Salvatore Dettori, con domicilio eletto presso il medesimo in Roma, piazza SS. Apostoli 66; Gianfranco Bonaldi, David Grasci Puccini;
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 13 dicembre 2013 il Cons. Nicola Gaviano e uditi per le parti gli avvocati avv. Leopoldo Facciotti, avv. Salvatore Dettori e avv. Benito Panariti su delega degli avv.ti Giuseppina Gigliotti, Gloria Lazzeri e Susanna Caponi;
Il Consorzio Taxi Area Pisana – Con.T.A.P. (di seguito, il CONTAP) ed i suoi appartenenti ricorrevano dinanzi al T.A.R. per la Toscana contro il Comune di Pisa avverso il provvedimento dirigenziale DN-18/978 del 30.10.2012, recante “Approvazione turni ed orari del Servizio Pubblico di taxi per il mese di novembre 2012”, che aveva appunto stabilito le turnazioni del servizio taxi comunale per tale mese.
In contrario è però agevole obiettare (in disparte il fatto che il rilievo, ove mai fondato, investirebbe in primis lo stesso ricorso di prime cure, e la sentenza che lo ha accolto) che il mero esaurimento dell’efficacia temporale dei provvedimenti impugnati non fa venir meno l’interesse al ricorso. Secondo una consolidata giurisprudenza, infatti, “Anche dopo la scadenza del termine di efficacia di un provvedimento amministrativo temporalmente definito, sussiste ancora l’interesse del ricorrente ad ottenere una pronuncia del giudice amministrativo, sia in quanto la portata della pronuncia non si esaurisce nell’annullamento dell’atto, ma contiene la regola cui l’amministrazione deve attenersi nel suo futuro operare, sia in quanto il ricorrente vittorioso potrà, ove del caso, ottenere in altra sede il risarcimento del danno subito, sia in quanto i tempi della giustizia non possono risolversi in danno del ricorrente, esponendolo ad una serie di provvedimenti a catena con efficacia limitata.” (C.d.S., IV, 1° giugno 1994, n. 467; nello stesso senso si vedano, tra le tante, IV, 18 aprile 1995, n. 250; 12 marzo 1992, n. 275; V, 18 maggio 1998, n. 598; V, 23 marzo 1991, n. 344).
Il Tribunale si è orientato per la soluzione negativa alla luce delle previsioni liberalizzatrici dettate dall’art. 3, commi 1, 2, 8, 9 e 11 bis, del d.l. n. 138/2011. Previsioni introdotte dal principio di fondo per cui “l’iniziativa e l’attività economica privata sono libere ed è permesso tutto ciò che non è espressamente vietato dalla legge”, canone definito dal comma 2 dello stesso articolo quale “principio fondamentale per lo sviluppo economico” che “attua la piena tutela della concorrenza tra le imprese”, e che si concretizza soprattutto attraverso l’abrogazione, contestualmente disposta, delle “restrizioni in materia di accesso ed esercizio delle attività economiche previste dall’ordinamento vigente”.
Non è sfuggito al T.A.R., naturalmente, il disposto del comma 11-bis dell’articolo, per cui, “In conformità alla direttiva 2006/123/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2006, sono invece esclusi dall’abrogazione delle restrizioni disposta ai sensi del comma 8 i servizi di taxi e noleggio con conducente non di linea, svolti esclusivamente con veicoli categoria M1, di cui all’articolo 6 del decreto legislativo 26 marzo 2010, n. 59.”.
Il primo Giudice ne ha però desunto che “le restrizioni che rimangono in vita per tale tipo di attività sono quelle elencate al comma 9 che costituisce un’esplicitazione del contenuto del comma precedente.” Sicché, in forza del permanere di tali (soli) limiti, per i taxi continuano a sussistere: una predeterminazione delle licenze, che può essere modificata solo con provvedimento amministrativo; una limitazione della zona ove il servizio può essere svolto; un’indicazione tassativa della forma giuridica richiesta all’operatore.
2c Le parti in causa concordano sul carattere tassativo dell’elencazione delle restrizioni fatta, per la generalità delle attività economiche, dal comma 9 dell’art. 3 del decreto. L’elenco integra, cioè, un numerus clausus di ipotesi (cfr. la memoria di CONTAP, pag. 13) di normative di segno restrittivo, sulle quali solo potrebbe ritenersi caduta la scure dell’abrogazione disposta dal precedente comma 8 (cfr. del resto, su un aspetto connesso, Corte Cost., 20 luglio 2012, n. 200, nella parte in cui ha dichiarato costituzionalmente illegittimo l’art. 3, comma 3, del d.l. n. 138, che prevedeva una generalizzata quanto indeterminata soppressione delle normative statali incompatibili con il principio della liberalizzazione delle attività economiche stabilito al comma 1 del medesimo art. 3).
Per le restrizioni non riconducibili all’elenco del comma 9, quale quella per cui è causa, vale invece, anche per quanto avverte il comma immediatamente successivo (il 10), l’esito opposto, ed in particolare la ben diversa regola per cui le medesime, semplicemente, “possono essere revocate con regolamento da emanare ai sensi dell’articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, emanato su proposta del Ministro competente entro quattro mesi dall’entrata in vigore del presente decreto”.
Le altre normative preesistenti, magari astrattamente configurabili anch’esse in chiave di “restrizione”, ma estranee al suddetto elenco, restano, invece, in vigore, pur a fronte del nuovo principio ordinamentale per cui “l’iniziativa e l’attività economica privata sono libere ed è permesso tutto ciò che non è espressamente vietato dalla legge”.
2d Ciò posto, è noto che la liberalizzazione disposta per i settori ordinari ha incontrato per i taxi un regime derogatorio, essendo stati “esclusi dall’abrogazione delle restrizioni disposta ai sensi del comma 8”.
Ma il primo, rubricato “Competenze comunali”, si limitava ad esigere che i Comuni, nel predisporre i regolamenti sull’esercizio degli autoservizi pubblici non di linea, stabilissero, tra l’altro, le modalità per lo svolgimento del servizio ed i criteri per la determinazione delle tariffe per il servizio di taxi, e non prescriveva nulla di più.
Quanto al menzionato art. 10 (“Criteri per la redazione dei regolamenti comunali sull’ esercizio degli autoservizi pubblici non di linea”), esso incaricava semplicemente il Consiglio regionale di stabilire i criteri cui avrebbero dovuto attenersi i Comuni nel redigere i regolamenti relativi all’esercizio degli autoservizi pubblici non di linea, criteri che avrebbero dovuto riguardare, tra l’altro, l’individuazione delle modalità di svolgimento del servizio e la determinazione degli orari di lavoro e dei turni di riposo. E la delibera del Consiglio regionale n. 131 del 1° marzo 1995, all’uopo emanata, si limitava, a sua volta, a ribadire, per quanto qui interessa, che il regolamento municipale di settore avrebbe dovuto occuparsi anche di stabilire le “modalità per lo svolgimento del servizio”.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quinta), riuniti gli appelli in epigrafe, li accoglie, e per l’effetto, in riforma della sentenza appellata, respinge il ricorso di primo grado.