Source: http://tregeoformazione.blogspot.com/2014/11/
Timestamp: 2019-06-24 12:04:20+00:00
Document Index: 183832274

Matched Legal Cases: ['art. 907', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1130', 'art. 63', 'art. 457', 'sentenza ', 'art. 481', 'sentenza ', 'art. 481', 'art. 457', 'art. 889', 'sentenza ', 'art. 1590', 'art. 1591', 'art. 1810', 'art. 1810', 'sentenza ', 'art. 1811', 'art. 1808', 'art. 1808', 'sentenza ', 'sentenza ']

Tregeoformazione: novembre 2014
Niente tariffario né regole deontologiche per gli amministratori di condominio Fonte http://www.condominioweb.com
Interessante articolo di condominioweb che riportiamo:
Fonte http://www.condominioweb.com/le-associazioni-non-possono-imporre-un-tariffario-minimo.11481#ixzz3KHeIFTTp
Cassazione: si ai bed and breakfast nei condomini. Non c'è cambio di destinazione d'uso (www.StudioCataldi.it)
Chi vuole aprire un'attività di bed and breakfast può farlo anche all'interno di un condominio senza che tale attività comporti una variazione della destinazione d'uso.
E non c'è neppure bisogno dell'approvazione dell'assemblea dato che non si tratta di un'attività che può arrecare pregiudizio agli altri condomini.
Fonte: Cassazione: si ai bed and breakfast nei condomini. Non c'è cambio di destinazione d'uso
Il fatto. Una coppia di coniugi proprietaria di un appartamento in un edificio condominiale propone ricorso dinanzi alla commissione tributaria provinciale impugnando l'avviso di liquidazione dell'Agenzia delle entrate che classificava il loro immobile come “immobile di lusso” escludendoli dal beneficio fiscale della prima casa.
Il ricorso in Cassazione. L'Agenzia delle Entrate impugna la decisione della Commissione tributaria regionale del Lazio ritenendo che la stessa violi l'articolo 1 della tariffa all. al DPR 131/86 e egli articoli 5 e 6 del decreto ministeriale del 2 agosto 1969 laddove la Commissione tributaria regionale ha escluso che l'immobile fosse classificabile di lusso “escludendo dal calcolo della superficie utile complessiva cantine e soffitte oltre che la superficie esterna”.
La Cassazione, attraverso l'ordinanza in commento, ritiene infondato il motivo posto a fondamento del ricorso dell'Agenzia dell'entrate ed a tale conclusione giunge a fronte dell'interpretazione del decreto ministeriale del 2 agosto 1969 secondo cui sono considerate di lusso “ le case composte di uno o più vani costituenti unico alloggio padronale avente superficie complessiva superiore a mq 200 (esclusi balconi, le terrazze, le cantine, le soffitte, le scale e posto macchine) ed aventi come pertinenza un'area scoperta della superficie sei volte l'area coperta”, inoltre rientrano nel novero degli immobili di lusso “ Le singole unità immobiliari aventi superficie utile complessiva superiore a mq 240 (esclusi i balconi, le terrazze, le cantine, le soffitte, le scale e posto macchine”.
In particolare, nel caso di specie, i coniugi potevano usufruire del beneficio fiscale della prima casa che a loro era stato precluso dall'Agenzia delle Entrate nel momento in cui l'amministrazione finanziaria aveva considerato l'immobile di proprietà di questi ultimi “alla stregua di un immobile di lusso” includendo erroneamente nel calcolo della superficie complessiva anche la soffitta, la cantina ed addirittura un'area esterna appartenente al condominio.
Fonte http://www.condominioweb.com/prima-casa-calcolo-della-superficie-sbagliata.11454#ixzz3JBWv4Zfm
In particolare,viene richiamato, come incipit d'ingresso, il comma 7 del citato articolo, laddove . dispone l'obbligo dell'amministratore “…a far transitare le somme ricevute a qualunque titolo dai condomini o da terzi, nonché quelle a qualsiasi titolo erogate per conto del condominio, su uno specifico conto corrente, postale o bancario, intestato al condominio”. Rilevano, altresì, sul merito, il comma 12 nei punti nn 2 e 3, a mente dei quali:costituisce grave irregolarità dell'amministratore non procedere alla “…apertura ed utilizzazione del conto di cui al settimo comma”, ovvero avviare la “ gestione (del condominio) secondo modalità che possono generare possibilità di confusione tra il patrimonio del condominio e il patrimonio personale dell'amministratore o di altri condomini”.
Fonte http://www.condominioweb.com/le-somme-che-transitano-nel-conto-corrente-condominiale-sono-del.11455#ixzz3JBXf0KqO
Nel caso di specie una condomina aveva proposto opposizione al decreto ingiuntivo emesso nei suoi confronti per il pagamento di oneri condominiali.
L'opposizione era stata rigettata anche dai giudici di merito secondo cui l'ingiunzione era supportata da adeguata documentazione, ossia dai verbali dell'assemblea.
Fonte: Condominio: Cassazione, valore probatorio delle delibere assembleari
Le nuove persiane installate sono «invadenti» ed «impallano» la veduta al vicino?
Le servitù di veduta. Al fine di contemperare i reciproci interessi tra i proprietari dei fondi confinanti, il legislatore ai sensi degli articoli 905 e seguenti del codice civile, ha imposto una determinata distanza per l'apertura delle vedute, ed ha tutelato anche chi ha aperto la veduta, imponendo al vicino di non ostruire la veduta stessa. Secondo il principio affermato dal codice civile colui che esegue nuove opere deve rispettare la veduta esistente sull'immobile vicino, anche qualora essa sia stata aperta a titolo di servitù, a distanza inferiore al limite legale di tre metri ex art. 907 cod. civ. Secondo la Cassazione colui che esegue le nuove opere, è obbligato a non ledere tale diritto, mentre può legittimamente eseguire sulla sua proprietà tutte le innovazioni che con esso non contrastino. (Cass. 03/07/1999, n. 6897).
Sempre in riferimento alla servitù di veduta, si deve tener conto non solo dell'attuale destinazione o situazione ma anche delle normali possibilità di ulteriore sviluppo e sfruttamento, poiché il divieto di innovazioni si riferisce a pregiudizi non solo attuali ma anche potenziali, dovendo il giudice di merito accertare se le diverse modalità di esercizio della servitù si risolvano in un'intensificazione dell'onere gravante sul fondo servente, sempreché al proprietario di questo ne derivi un danno in termini economicamente apprezzabili, da valutare con riferimento alla destinazione attuale del fondo servente ed anche con riguardo ad altre possibili utilizzazioni dello stesso. (In un caso è stato escluso l'aggravamento della servitù di veduta esercitata attraverso finestre sul rilievo che nessun pregiudizio era derivato al proprietario del fondo servente dalle trasformazioni apportate dal proprietario del fondo dominante, atteso che il davanzale era stato riportato alle caratteristiche originali, il parapetto in mattoni era stato sostituito con una ringhiera e fioraie ed inoltre erano state aggiunte le persiane). (Cass. 11/01/2006, n. 209).
La fattispecie analizzata. In primo grado il Tribunale, respingendo le eccezioni pregiudiziali della convenuta, condannava la medesima a rimuove ogni ostacolo (paletto di sostegno per le piante) che impedivano l'apertura completa delle ante della finestra della parte attrice. La convenuta propone appello sostenendo che il diritto di veduta non includeva la facoltà di aprire a compasso le ante sullo spazio aereo sovrastante al fondo servente. La Corte di Appello, osserva che la proprietà della ricorrente era gravata da servitù di veduta in favore dell'unità immobiliare di proprietà della vicina, e per tale motivo ha ritenuto congrua la decisione di rimuovere il paletto in ferro e ogni altro ostacolo che impedivano l'apertura delle ante della finestra dell'attrice e l'ordine per il futuro di non porre ostacoli all'apertura delle finestre. Quindi devono essere rimossi gli ostacoli che impediscono l'apertura totale delle finestre del vicino di casa.(Corte d'appello di Firenze con la sentenza 34/2014).
Tutto dipende delle tipologia delle persiane. Recentemente un caso analogo è stato anche affrontato dal Tribunale di Cassino (Ord. del 03 aprile 2014). Nel caso di specie veniva configurata una potenziale azione di spoglio derivante dalla mera mutazione dello stato di fatto. Ma in quella circostanza, il Tribunale di Cassino, ha applicato il seguente principio giurisprudenziale: " le persiane, ed in genere gli infissi di cui sono normalmente dotate le finestre, non determinano, anche quando si aprono all'esterno, un aggravamento della servitù di veduta, poiché esse, quando sono chiuse, la impediscono o la limitano, e quando sono aperte, non la rendono più penetrante; il loro ruotare sui cardini, quando non sono del tipo a tendina, non arreca poi pregiudizio al proprietario del fondo servente, salvo che il loro raggio d'azione superi la distanza di tre metri, che egli deve rispettare, per consentire, per l'appunto, l'esercizio della servitù (Cass. 8930/2000)". Nella fattispecie esaminata, quindi, le persiane non determinano, alla stregua di tale sentenza, un aggravamento della servitù di veduta, in quanto il mero ruotare sui cardini non muta il raggio di azione dell'esercizio della servitù di veduta. Invece, nel caso analizzato dalla Corte di Appello di Firenze, il titolare dell'immobile gravato da servitù verso il confinante, deve provvedere alla sostituzione delle ante a compasso tornando al modello a libro, perché impediscono l'apertura totale delle finestre del vicino.
Precedenti. La Cassazione (sentenza del 11/01/2006 n.209) aveva affermato che in tema di servitù, l'aggravamento dell'esercizio in dipendenza della trasformazione operata sul fondo dominante va verificato accertando se l'innovazione abbia alterato l'originario rapporto con il fondo servente e se il sacrificio imposto sia maggiore rispetto a quello originariamente previsto, dovendosi valutare l'opera non in sé stessa, come risultato di un'attività consentita o non consentita nella normale esplicazione o meno dei poteri dominicali, bensì per le implicazioni che ne derivano a carico del fondo assoggettato. Con riferimento alla servitù di veduta, deve, pertanto, tenersi conto non solo dell'attuale destinazione o situazione ma anche delle normali possibilità di ulteriore sviluppo e sfruttamento, come la trasformazione del tetto in terrazzo, la sopraelevazione ed ogni altra opera che renda possibile la veduta medesima, poiché il divieto di innovazioni si riferisce a pregiudizi non solo attuali ma anche potenziali, dovendo il giudice di merito accertare se le diverse modalità di esercizio della servitù si risolvano in un'intensificazione dell'onere gravante sul fondo servente, sempreché al proprietario di questo ne derivi un danno in termini economicamente apprezzabili, da valutare con riferimento alla destinazione attuale del fondo servente ed anche con riguardo ad altre possibili utilizzazioni dello stesso.
(Nella specie è stato escluso l'aggravamento della servitù di veduta esercitata attraverso finestre sul rilievo che nessun pregiudizio era derivato al proprietario del fondo servente dalle trasformazioni apportate dal proprietario del fondo dominante, atteso che il davanzale era stato riportato alle caratteristiche originali, il parapetto in mattoni era stato sostituito con una ringhiera e fioraie ed inoltre erano state aggiunte le persiane).
Fonte http://www.condominioweb.com/se-le-nuove-persiane-sono-invadenti-vanno-rimosse.11252#ixzz3FsHvNxPW
La legge n. 220/2012 ha modificato l'art. 1130 c.c. specificando al nuovo n. 6 che l'amministratore, dovrà curare la tenuta del registro di anagrafe condominiale. Possiamo paragonare l'anagrafe ad una sorta di "carta di identità" ovvero una "scheda dell'immobile"contenente le notizie anagrafiche e patrimoniali essenziali utili per identificare tutti i partecipanti al condominio. Con l'istituzione di questo registro, il Legislatore ha inteso attribuire all'amministratore un compito volto alla raccolta di dati, dandone una immediata disponibilità dei dati che verranno convogliati nei propri archivi per una più duttile e puntuale amministrazione dello stabile. Tale registro è finalizzato a garantire una maggiore trasparenza della composizione della compagine condominiale sia nei rapporti interni tra comproprietari e tra questi ultimi e l' amministratore sia nei rapporti esterni con i privati e le pubbliche autorità. Per le caratteristiche descritte, il registro assolve primariamente una funzione conoscitiva. Alla luce dell'istituzione di questo nuovo registro ed in seguito al sistema di aggiornamento disciplinato, si viene a creare un sistema di pubblicità notizia in relazione alle vicende attinenti la titolarità delle singole unità immobiliari.
L'amnesia del Garante. L'interpretazione emessa dal Garante andrebbe coordinata con quanto disposto dall'art. 63, comma.5 disp att. Cod.civ. che disciplina le comunicazioni in caso di cessione dei diritti sulle unità immobiliari da parte del condominoprecisando che " chi cede diritti su unità immobiliari resta obbligato solidalmente con l'avente causa per i contributi maturati fino al momento in cui è trasmessa all'amministratore copia autentica del titolo che determina il trasferimento del diritto". La norma prescrive esplicitamente, che in caso di cessione dei diritti sull'unità immobiliare, vi è l'obbligo di inviare copia autentica del titolo. Per tali ragioni ci sembra di capire che l'orientamento espresso dal Garante non si coordini perfettamente da quanto disposto dal codice civile limitatamente alla fattispecie della cessione dei diritti sulle unità immobiliari. A fortiori si ricorda che, il Consiglio Nazionale del Notariato, nello Studio 906-2013/C, ha chiarito come l'obbligo di comunicare all'amministratore di condominio l'avvenuta variazione dei dati presenti nel Registro dei beni condominiali non grava sul notaio rogante ma sulle parti, le quali ben possono peraltro incaricare lo stesso notaio. Quindi, la prova documentale, rimane pur sempre un elemento essenziale per determinare il trasferimento del dirittoall'amministratore.
Fonte http://www.condominioweb.com/quali-documenti-chiedere-per-laggiornamento-dellanagrafe-condominiale.2216#ixzz3HlHkvVK8
Cassazione: divenuta inefficace la chiamata per testamento si da luogo alla successione legittima. Ma cosa accade se emerge la volontà di escludere un erede?
Nel nostro sistema, “il fenomeno devolutivo dei beni e l'individuazione degli eredi e dei legatari possono trovare indistintamente fondamento sia nella legge che nella volontà del testatore”; pertanto, quando manca in tutto o in parte la successione testamentaria, ex art. 457 codice civile “occorre farsi luogo alla successione legittima – giacchè – il concorso tra le due vocazioni è riconducibile ad un rapporto di reciproca integrazione”.
Così ha stabilito la sesta sezione civile della Cassazione, tornando ad occuparsi di vicende successorie, in un giudizio instaurato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze contro la sentenza della Corte d’Appello che, in riforma della pronuncia del tribunale di Milano, accoglieva l’istanza di devoluzione dell’eredità di una donna a favore del marito, in ragione della qualità di coniuge ed erede legittimo della de cuius, poiché decaduti i chiamati all’eredità dal diritto di accettarla essendo decorso il termine fissato dall’art. 481 c.c.
Nella sentenza n. 22195 depositata il 20 ottobre scorso, la Cassazione ha prima di tutto ricordato che “la perdita del diritto di accettare l'eredità ex art. 481 c.c. comporta anche la perdita della qualità di chiamato all'eredità e di conseguenza l'inefficacia della chiamata all'eredità per testamento con l'ulteriore conseguenza che non si verifica la coesistenza di una successione testamentaria e di una successione legittima, ma si apre esclusivamente la successione legittima e, in conseguenza dell'inefficacia della devoluzione testamentaria, l'eredità, ai sensi dell'art. 457 c.c. si devolve per legge”.
La Corte chiarisce però che è possibile "l'esclusione dalla successione legittima" ma solo "in presenza di una accertata volontà del testatore" in tal senso.
Nel caso di specie non risultando che il testamento contenga una clausola di questo tipo e dato che "non risulta che nelle fasi di merito sia stata discussa l’interpretazione delle disposizioni testamentarie sotto il profilo della volontà di escludere il coniuge dalla successione legittima per il caso in cui fosse divenuta inefficace quella testamentaria" la Corte ha rigettato il ricorso.
Fonte: Cassazione: divenuta inefficace la chiamata per testamento si da luogo alla successione legittima. Ma cosa accade se emerge la volontà di escludere un erede?
Tubi del gas sui muri condominiali? Nessun illecito, ma devo dirlo un giudice (www.condominioweb.com)
In ambito condominiale, infatti, salvo caso particolari, non si fa applicazione delle norme dettate in materia di distanze delle tubazioni dai confini (cfr. art. 889 c.c.) poiché le norme dettate in materia di condominio debbono essere considerate prevalenti rispetto alle prime citate.
Fonte:http://www.condominioweb.com/distanza-minima-tubi-gas.11248#ixzz3FsG1UgHz
L'inquilino deve risarcire i danni al proprietario se ritarda la restituzione dell'immobile. (www.StudioCataldi.it)
La Corte di Cassazione, con sentenza 21 ottobre 2014, n. 22352, si è espressa in merito al risarcimento danni che spetta al proprietario dell'immobile in caso di ritardata consegna da parte del conduttore.
L'art. 1590 del codice civile detta la normativa riguardante la restituzione della cosa locata da effettuare alla scadenza convenuta. Il successivo art. 1591, stabilisce poi che il conduttore in mora è tenuto a versare al locatore una ulteriore obbligazione, come risarcimento danno per la mancata disponibilità dell'immobile.
La pronuncia della Corte riguarda il caso di una richiesta di risarcimento avanzata da una società che aveva concesso alcuni locali in locazione ad una Asl. La mancata restituzione del bene locato alla scadenza aveva impedito alla società proprietaria del bene di concludere una vendita in base a una determinata offerta, costringendola a ripiegare su un'offerta di minore importo.
Il primo grado di giudizio aveva visto la condanna della Asl ma in appello la domanda di risarcimento era stata rigettata perchè la Corte territoriale aveva ritenuto insussistente il nesso causale tra il ritardo nella riconsegna del bene locato e il minor importo realizzato dalla vendita.
La Corte d'appello affermava che la società avrebbe potuto accettare l'offerta di acquisto, valida fino al 15.1.2004, perché la Asl avrebbe comunque riconsegnato i locali anche se oltre la data pattuita.
Il giudizio formulato dai giudici dell'appello, osserva la Cassazione, nega la sussistenza del nesso causale con un ragionamento di tipo probabilistico, formulato ex post sulla base di elementi di cui la Società non disponeva nel momento in cui avrebbe dovuto impegnarsi a vendere l'immobile.
La Cassazione ha ritenuto quindi fondato il ricorso spiegando che nel caso di specie per valutare la sussistenza del nesso di causalità occorreva fare una valutazione ex ante, senza considerare fatti verificatisi successivamente.
Fonte: L'inquilino deve risarcire i danni al proprietario se ritarda la restituzione dell'immobile.
Comodato di immobile senza determinazione del termine di durata - Restituzione del bene in caso di morte del comodatario (www.StudioCataldi.it)
L’art. 1810 c.c. disciplina la particolare ipotesi di contratto di comodato a tempo indeterminato, disponendo che se non è stato convenuto un termine, il comodatario è tenuto alla restituzione della cosa, generalmente un immobile, non appena il comodante ne faccia richiesta.
Tale assunto è stato ribadito dalla Suprema Corte, la quale ha statuito che “in mancanza di particolari prescrizioni di durata, ovvero di elementi certi ed oggettivi che consentano ab origine di prestabilirla, l’uso corrispondente alla generica destinazione dell’immobile configura un comodato a tempo indeterminato e, perciò, a titolo precario, e, dunque revocabile ad nutum da parte del comodante, a norma del medesimo art. 1810 c.c. (Cass., Civ.,Sez. III, 25/06/2013, n. 13614).
A nulla rileva che l’immobile sia stato messo a disposizione delle esigenze familiari di una coppia, poiché a tal riguardo, il Tribunale di Foggia ha affermato, che “non assume alcun rilievo la circostanza che l’immobile fosse stato adibito a casa familiare, sicché, per il venir meno del comodato, il comodatario è da ritenersi occupante sine titulo del bene, sin dall’epoca della comunicazione con cui il difensore del comodante, aveva chiesto la liberazione dell’immobile” (Trib., Foggia, sentenza 26/06/2012, n. 881).
Per tali ragioni, in tali casi troverebbe piena applicazione l’art. 1811 c.c., ai sensi del quale “in caso di morte del comodatario, il comodante può esigere dagli eredi l’immediata restituzione della cosa”. Ciò si giustifica in ragione del fatto che il comodatario sia legato al comodante da un rapporto caratterizzato dall’elemento della fiducia, tale per cui la morte del primo, a maggior ragione nel comodato indeterminato, determina l’immediata risoluzione del contratto, non essendo configurabile la successione di terzi nel rapporto suddetto, ancorché eredi delle parti originarie.
In ordine alle spese sostenute dal comodatario per la conservazione della cosa, l’art. 1808 c.c. dispone al primo comma che il comodatario non ha diritto al rimborso delle spese sostenute per servirsi della cosa, nonché su un recente orientamento giurisprudenziale, secondo il quale “premesso che il comodato è essenzialmente gratuito, è obbligo del comodatario custodire la cosa e preservarne l’integrità anche in funzione dell’adempimento dell’obbligo restitutorio connesso alla cessazione del rapporto. Il comodatario, ai sensi dell’art. 1808 c.c., se da un lato non ha diritto al rimborso delle spese sostenute per servirsi della cosa, dall’altro, ha diritto al rimborso delle spese straordinarie sostenute per la conservazione della stessa, purché necessarie ed urgenti” (Trib. Taranto, 12/02/2013).
In ogni caso, “il comodatario deve provare di avere effettuato le spese per lavori straordinari necessari ed urgenti, fornendo la prova degli esborsi relativi ai lavori straordinari, oltre che la prova della necessarietà ed urgenza dei lavori stessi” (C. App. Genova, Sez. I, 02/02/2006).
Ne deriva che nel caso di comodato gratuito a tempo indeterminato, qualora si verifichi la morte del comodatario, il comodante potrà chiedere la restituzione dell’immobile in qualsiasi momento. In caso di ingiustificato rifiuto del coniuge od erede del comodatario di rilasciare l’immobile concesso in comodato, il comodante potrà esperire un procedimento di ricorso per occupazione sine titulo dinanzi al Tribunale competente territorialmente, nel quale potrà richiedere non solo l’accertamento dell’avvenuta cessazione del contratto di comodato gratuito e il rilascio dell’immobile che ne formava oggetto, ma potrà anche la condanna del resistente al risarcimento dei danni ed al pagamento di un’indennità di occupazione, a partire dalla richiesta di rilascio fino al rilascio effettivo.
Fonte: Comodato di immobile senza determinazione del termine di durata - Restituzione del bene in caso di morte del comodatario
Immissioni di rumore: Cassazione, basta dimostrare il superamento del limite della normale tollerabilità per ottenere il risarcimento del danno (www.StudioCataldi.it)
Corte di Cassazione civile, sezione seconda, sentenza n. 23283 del 31 Ottobre 2014.
Hanno diritto a far interrompere le immissioni di rumore e a ottenere il risarcimento del danno (sia patrimoniale che non patrimoniale), i condomini nei cui appartamenti si propagano rumori provenienti dall'impianto di riscaldamento condominiale.
E non c'è bisogno di altre allegazioni probatorie se i condomini dimostrano che i rumori superano la normale tollerabilità.
Fonte: Immissioni di rumore: Cassazione, basta dimostrare il superamento del limite della normale tollerabilità per ottenere il risarcimento del danno
Si legge nella sentenza che nonostante l'opinabile rassomiglianza della funzione tra condominio ed ente di gestione, “il fatto che l'amministratore e l'assemblea gestiscano le parti comuni per conto dei condomini, ai quali le parti comuni appartengono - le ragguardevoli diversità della struttura dimostrano la inconsistenza del ripetuto e acritico riferimento dell'ente di gestione al condominio negli edifici. Il condominio, infatti, non è titolare di un patrimonio autonomo, né di diritti e di obbligazioni: la titolarità dei diritti sulle cose, gli impianti e i servizi di uso comune, in effetti, fa capo ai singoli condomini; agli stessi condomini sono ascritte le obbligazioni per le cose, gli impianti ed i servizi comuni e la relativa responsabilità; le obbligazioni contratte nel cosiddetto interesse del condominio non si contraggono in favore di un ente, ma nell'interesse dei singoli partecipanti” (Cass. SS.UU. n. 9148/08).
Fonte http://www.condominioweb.com/personalita-giuridica-del-condomini.11425#ixzz3HlI1yOmU
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