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Timestamp: 2019-07-23 02:08:49+00:00
Document Index: 72595230

Matched Legal Cases: ['art. 15', 'art. 1147', 'art. 1142', 'art. 15', 'art. 1147', 'art. 1142', 'art. 1147']

Art. 2003 codice civile: Trasferimento del titolo e legittimazione del possessore | La Legge per tutti
Art. 2003 codice civile: Trasferimento del titolo e legittimazione del possessore
Il possessore del titolo al portatore è legittimato all’esercizio del diritto in esso menzionato in base alla presentazione del titolo.
Titolo al portatore: categoria di titoli di credito, sui quali non è indicato nominalmente il soggetto a cui spetta la prestazione: quest’ultimo, infatti, è individuato dal semplice possesso.
Legittimato: soggetto che ha il potere di manifestare la propria volontà in una determinata situazione giuridica producendo i relativi effetti.
I titoli al portatore sono stati creati per facilitare al massimo la circolazione del credito. È quindi naturale che il legislatore ne abbia agevolato la mobilità, rendendo meno onerose e più semplici le formalità di trasferimento e quelle di individuazione del legittimato.
Il decreto di ammortamento determina l'inefficacia "ex nunc" del libretto di deposito al portatore ed estingue, ai sensi dell'art. 15 della legge 30 luglio 1951, n. 948, i diritti del detentore nei confronti dell'istituto emittente, senza tuttavia pregiudicarne le ragioni verso chi ha ottenuto il duplicato. Nella controversia con l'ammortante, peraltro, il detentore è tenuto a provare solamente di aver acquistato la titolarità del credito risultante dal libretto anteriormente all'ammortamento e tale onere - soccorrendo le presunzioni di buona fede nel possesso ex art. 1147 cod. civ., nonché di possesso intermedio ex art. 1142 cod. civ. - può essere assolto dimostrando di aver posseduto il titolo prima dell'ammortamento stesso, mentre spetta all'ammortante fornire la prova contraria che l'acquisto del possesso era avvenuto in mala fede. Cassa con rinvio, App. Bologna, 30/10/2006
Cassazione civile sez. I 02 luglio 2014 n. 15126
A norma dell'art. 15 l. 30 luglio 1951 n. 948, il rilascio, a seguito della procedura di ammortamento, del duplicato di libretti di deposito bancario nominativi o al portatore estingue nei confronti dell'istituto emittente i diritti del detentore, ma non pregiudica le eventuali ragioni che questi abbia contro chi ha ottenuto il duplicato. Nella controversia con l'ammortante, il detentore è tenuto peraltro a provare, non già di aver eseguito il deposito della somma presso la banca che ha emesso il libretto, ma soltanto di aver acquistato la titolarità del credito da esso portato anteriormente all'ammortamento: onere che - nel caso di libretto al portatore - può essere assolto dimostrando di aver posseduto quest'ultimo prima dell'ammortamento, spettando quindi all'ammortante dare la prova contraria (attesa la presunzione di buona fede nel possesso, ex art. 1147 c.c.) che l'acquisto del possesso era avvenuto in mala fede, ovvero (stante la presunzione di possesso intermedio ex art. 1142 c.c.) che il credito era stato successivamente trasferito dal detentore. L'ammortamento priva, infatti, il possessore del libretto della legittimazione cartolare, impedendo l'ulteriore trasferimento del credito secondo le regole sulla circolazione dei titoli di credito, ma non opera retroattivamente, nel senso di rendere inefficaci i trasferimenti operati anteriormente all'ammortamento mediante traditio del libretto.
Cassazione civile sez. I 22 luglio 2005 n. 15496
I libretti di risparmio al portatore devono essere considerati, a tutti gli effetti, titoli di credito al portatore, e proprio in quanto tali, il loro regime normativo è improntato, in modo precipuo, alla autonomia (chi acquista il titolo diviene titolare di un diritto nuovo ed autonomo rispetto al diritto del precedente titolare) ed alla astrattezza (quale irrilevanza nei confronti del terzo possessore di buona fede del rapporto fondamentale tra emittente del titolo e primo prenditore). Il portatore del titolo è, conseguentemente, legittimato all'incasso del relativo importo, senza alcun ulteriore onere aggiuntivo, ed il pagamento effettuato dalla banca al possessore dello stesso, salvo il dolo e la colpa grave, ha effetto liberatorio.
Tribunale Monza 05 giugno 2001
In materia di certificati di deposito al portatore, il trasferimento si perfeziona con la consegna del titolo e produce l'effetto di costituire, in capo all'"accipiens", la legittimazione a riscuotere le somme relative. Ne consegue che non incombe sul possessore la prova circa il processo acquisitivo del titolo, spettando alla controparte dimostrare l'esistenza di una valida ragione giustificante la propria pretesa restitutoria. Cassa con rinvio, App. Lecce, 13/06/2006
Cassazione civile sez. I 21 agosto 2013 n. 19329
Il libretto al portatore costituisce un titolo di credito che legittima il suo possessore a riscuotere le somme depositate, giacché individua in quest'ultimo il soggetto nei cui confronti la banca può pagare con effetto liberatorio, perfezionandosi il suo trasferimento con la sola consegna e determinando l'effetto di costituire, in capo all'accipiens, l'anzidetta legittimazione, indipendentemente dalla prova di una giusta causa traditionis. Ne consegue che spetta al tradens, il quale pretenda la restituzione della somma (o di parte di essa) portata dal libretto, fornire la prova della carenza , iniziale o sopravvenuta, della causa traditionis.
Cassazione civile sez. III 24 ottobre 2007 n. 22328
In materia di certificati di deposito al portatore, il trasferimento si perfeziona con la sola consegna del titolo e opera l'effetto di costituire, in capo all'accipiens, la legittimazione a riscuotere, indipendentemente dalla prova di una iusta causa traditionis. Da ciò consegue che non incombe sul possessore la prova circa il processo acquisitivo del titolo, spettando all'erede del soggetto cui il titolo sia stato rilasciato dall'istituto emittente, il quale eventualmente pretenda la restituzione della somma portata dal titolo, dimostrare l'esistenza di una valida ragione giustificativa della propria pretesa, come, ad esempio, l'acquisto in mala fede da parte del portatore attuale.
Cassazione civile sez. I 03 dicembre 2003 n. 18435
In tema di titoli di credito al portatore, nei rapporti tra le parti originarie della vicenda cartolare, al fine di trasferire la proprietà del titolo stesso non ne è sufficiente la mera trasmissione materiale, comunque e a qualsiasi titolo eseguita, essendo invece necessario che questa trovi la sua fonte in un valido negozio traslativo per effetto del quale, in forza degli accordi intervenuti tra le parti, la proprietà del titolo passa da un soggetto all'altro, ed in mancanza del quale il trasferente è legittimato ad agire per la restituzione, sicché, nei rapporti tra il tradens e l'accipiens, l'appartenenza della titolarità del diritto è condizionata alla validità del rapporto sottostante. Diversamente, con riguardo ai rapporti con i terzi, la traditio del titolo ad ogni successivo portatore legittima quest'ultimo, se in buona fede (presunta), all'esercizio del diritto in esso incorporato, senza che l'originario titolare possa legittimamente rivendicarne la proprietà adducendo l'invalidità del rapporto sottostante con l'originario accipiens.
Cassazione civile sez. I 23 aprile 2003 n. 6479
In tema di titoli al portatore, il principio secondo cui, per il trasferimento effettivo della titolarità del diritto incorporato, è necessaria l'esistenza di un valido negozio di trasferimento, il cui onere probatorio non grava sull'"accipiens" (restando a carico del "tradens" la prova del contrario), deve ritenersi operante ai fini della restituzione del titolo - e, dunque, nel rapporto tra cedente e cessionario, ovvero tra effettivo titolare del credito e mero detentore del titolo - ma non anche nel rapporto con il debitore, nel quale la consegna del documento configura un negozio astratto di trasferimento, tale da attribuire all'"accipiens" l'investitura del diritto incorporato, nonché la presunzione di titolarità, indipendentemente dalla prova di una "iusta causa traditionis". Ne consegue che il debitore, da un canto, ha il dovere di adempiere, dall'altro, è liberato dall'obbligazione se esegue la prestazione nei confronti del possessore non titolare, ma pur tuttavia legittimato attraverso le debite forme che attengono all'identificazione della persona del presentatore, a meno che non versi in dolo o colpa grave (e tanto risulti dalla relativa prova, posta comunque a carico di chi contesti l'efficacia liberatoria del pagamento, presumendosene la buona fede ai sensi dell'art. 1147, comma 3, c.c.), mentre il possesso del titolo fa legittimamente presumere il mancato pagamento, spettando, all'uopo, al debitore la dimostrazione che l'obbligazione cartolare sia stata estinta nei confronti del legittimo portatore, ovvero nei confronti del precedente possessore, purché ciò risulti dal titolo.
Cassazione civile sez. I 03 agosto 2001 n. 10694