Source: http://ilaonline.net/node/1447
Timestamp: 2018-03-24 11:42:07+00:00
Document Index: 58154927

Matched Legal Cases: ['art. 6', 'art. 3', 'art. 5', 'art. 11', 'art. 5', 'art. 22', 'art. 22', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 22', 'art. 13', 'art. 6', 'art. 33', 'art. 39', 'art. 39', 'art. 22', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 3']

Circolare Guardia di Finanza Prot. N. 353237/15 del 30/11/2015 OGGETTO: Attuazione della Legge 10 dicembre 2014, n. 183, recante “Deleghe al Governo in materia di riforma degli ammortizzatori, dei servizi per il lavoro e delle politiche attive,..... | ILA - Ispettori del Lavoro Associati
Circolare Guardia di Finanza Prot. N. 353237/15 del 30/11/2015 OGGETTO: Attuazione della Legge 10 dicembre 2014, n. 183, recante “Deleghe al Governo in materia di riforma degli ammortizzatori, dei servizi per il lavoro e delle politiche attive,.....
Inviato da redazione il Mer, 04/01/2017 - 23:12
ritenendo di fare cosa gradita nei confronti degli associati e non, lo Staff ILA, segnala la Circolare Guardia di Finanza Prot. N. 353237/15 del 30/11/2015 OGGETTO: Attuazione della Legge 10 dicembre 2014, n. 183, recante “Deleghe al Governo in materia di riforma degli ammortizzatori, dei servizi per il lavoro e delle politiche attive, nonché in materia di riordino della disciplina dei rapporti di lavoro e dell'attività ispettiva e di tutela e conciliazione delle esigenze di cura, di vita e di lavoro”. Direttive operative.<
Circolare Guardia di Finanza Prot. N. 353237/15 del 30/11/2015 OGGETTO: Attuazione della Legge 10 dicembre 2014, n. 183, recante “Deleghe al Governo in materia di riforma degli ammortizzatori, dei servizi per il lavoro e delle politiche attive, nonché in materia di riordino della disciplina dei rapporti di lavoro e dell'attività ispettiva e di tutela e conciliazione delle esigenze di cura, di vita e di lavoro”. Direttive operative.<
OGGETTO: Attuazione della Legge 10 dicembre 2014, n. 183, recante “Deleghe al Governo in materia di riforma degli ammortizzatori, dei servizi per il lavoro e delle politiche attive, nonché in materia di riordino della disciplina dei rapporti di lavoro e dell'attività ispettiva e di tutela e conciliazione delle esigenze di cura, di vita e di lavoro”. Direttive operative
In attuazione della Legge 10 dicembre 2014, n. 183, sono stati pubblicati nella Gazzetta Ufficiale n. 221 in data 23 settembre 2015 i seguenti provvedimenti normativi, consultabili mediante l’apposito link “Richiami attenzione” presente sul sito intranet dell’Ufficio Tutela Entrate, oltre che tramite la banca dati “Giuriride”, entrambi accessibili tramite il portale istituzionale “Iride”:
a. D.Lgs. 14 settembre 2015, n. 149, recante “Disposizioni per la razionalizzazione e la semplificazione dell’attività ispettiva in materia di lavoro e legislazione sociale, in attuazione della Legge 10 dicembre 2014, n. 183”, che ha istituito l’Ispettorato nazionale del lavoro e introdotto nuove disposizioni riguardanti alcuni organismi collegiali aventi funzioni di contrasto al lavoro sommerso e di coordinamento delle attività di vigilanza e controllo nel settore;
b. D.Lgs. 14 settembre 2015, n. 151, concernente “Disposizioni di razionalizzazione e semplificazione delle procedure e degli adempimenti a carico di cittadini e imprese e altre disposizioni in materia di rapporto di lavoro e pari opportunità, in attuazione della Legge 10 dicembre 2014, n. 183, che ha introdotto alcune sostanziali novità nella normativa sanzionatoria in materia di lavoro e legislazione sociale.
di seguito si fornisce un quadro d’assieme delle principali novità introdotte, rispettivamente, dal D.Lgs. n. 149/2015 e dal D.Lgs. n. 151/2015 e si impartiscono le connesse, preliminari direttive operative, che modificano parzialmente quelle contenute nelle circolari a seguito
(1) la costituzione di una Agenzia unica per le ispezioni del lavoro, denominata Ispettorato nazionale del lavoro – con sede centrale in Roma e articolazioni periferiche sull’intero territorio nazionale – in cui confluiranno i servizi ispettivi attualmente istituiti presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, dell’INPS e dell’INAIL, allo scopo di razionalizzare e semplificare l’attività di vigilanza in materia di lavoro e legislazione sociale, nonché di evitare la sovrapposizione di interventi ispettivi (artt. 1-2).
(2) l’istituzione, presso la sede dell’Ispettorato sub (1), del “Comando Carabinieri per la tutela del lavoro”, nonché, presso le sedi territoriali del medesimo Organismo, di contingenti di personale dell’Arma alle dipendenze funzionali del dirigente dell’Ispettorato preposto alla sede distaccata e gerarchiche dal Comandante dell’articolazione periferica del citato Comando dell’Arma (art. 6, comma 4).
Si confermano, quindi, le attuali attribuzioni del “Comando Carabinieri per la tutela del lavoro”, che già opera alle dipendenze funzionali del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali;
(1) la modifica dell’art. 3 del D. Lgs. 23 aprile 2004, n. 124, che disciplina la composizione e le attribuzioni della Commissione centrale di coordinamento dell’attività di vigilanza.
(3) l’abrogazione dell’art. 5 del citato D.Lgs. n. 124/2004, in base al quale, qualora si renda opportuno coordinare a livello provinciale l’attività di tutti gli Organi impegnati nell’azione di contrasto del lavoro irregolare, ai Comitati per il lavoro e l’emersione del sommerso (“C.L.E.S.”)1 partecipano, tra gli altri, anche i Comandanti Provinciali della Guardia di Finanza.
(4) l’obbligo – in sostituzione delle forme di collaborazione sub (2) e (3) – per ogni altro Organo di vigilanza che svolge accertamenti in materia di lavoro e legislazione sociale, di raccordarsi con le sedi centrali e territoriali dell’Ispettorato, allo scopo di uniformare l’attività di vigilanza ed evitare la sovrapposizione di interventi ispettivi (art. 11, comma 6).
L’inclusione del Corpo tra i soggetti preposti alla vigilanza in materia di lavoro è, peraltro, espressamente richiamata dalla Relazione illustrativa al D.Lgs. n. 149/2015, secondo cui “particolare attenzione è posta dal decreto al coordinamento con altri soggetti che svolgono attività di vigilanza in materia di lavoro e legislazione sociale (ad es. Guardia di Finanza) e alla necessità di condividere, quanto più possibile, informazioni o iniziative ispettive”.
A seguito della soppressione delle norme di cui è cenno sub b.(2) e b.(3), nonché della nuova disposizione sub b.(4), nelle more dell’emanazione dei decreti previsti dall’art. 5, comma 1, del D.Lgs. n. 149/2015, il coordinamento e lo scambio informativo, a livello locale, in materia di vigilanza ispettiva continueranno ad essere assicurati dalle Commissioni regionali di coordinamento dell’attività di vigilanza e dai C.L.E.S. sino alla loro effettiva soppressione, e, soprattutto, attraverso le riunioni periodiche disciplinate nell’ambito della Convenzione per la cooperazione tra i Comandi Provinciali del Corpo e le Direzioni Provinciali del Lavoro nel contrasto ai fenomeni di criminalità connessi allo sfruttamento del lavoro e all’occupazione illegale dei lavoratori, sottoscritta dalla Guardia di Finanza con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali in data 26 ottobre 2010.
Infatti gli incontri a livello provinciale previsti dalla menzionata Convenzione hanno la finalità di coordinare le azioni di contrasto delle due Istituzioni ai fenomeni di criminalità economica collegati allo sfruttamento di lavoratori “irregolari” e “in nero”, ivi compresi lavoratori extracomunitari clandestini, all’occupazione illegale di minori, alle frodi in danno degli enti previdenziali, nonché di prevenire i fenomeni infortunistici, mediante lo scambio di dati e informazioni e l’eventuale programmazione di interventi contestuali.
Al riguardo, facendo riserva di diramare più puntuali direttive a seguito dell’emanazione dei menzionati decreti attuativi, si richiamano le disposizioni impartite da questo Comando Generale – III Reparto – con le circolari:
(5) n. 55319/15 in data 24 febbraio 2015, con cui è stato reso disponibile l’applicativo denominato “Sistema Informatico delle Comunicazioni Obbligatorie” in materia di lavoro, quale strumento di supporto per l’analisi di rischio ai fini della prevenzione e del contrasto del lavoro sommerso e dei fenomeni illeciti connessi.
Tale norma ha, infatti, apportato alcune modifiche alla disciplina concernente il trattamento sanzionatorio e il connesso regime procedurale con riferimento a specifiche violazioni in materia di lavoro “nero” e di altri adempimenti documentali connessi all’instaurazione di un rapporto di lavoro subordinato.
A tale riguardo, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – Direzione Generale per l’attività Ispettiva ha emanato la circolare n. 26/2015 in data 12 ottobre 2015, avente ad oggetto “D.Lgs. n. 151/2015 recante disposizioni di razionalizzazione e semplificazione delle procedure e degli adempimenti a carico di cittadini e imprese e altre disposizioni in materia di rapporto di lavoro e pari opportunità – art. 22 (modifica di disposizioni in materia di lavoro e legislazione sociale) – indicazioni operative” (all. 1), con cui ha fornito le prime istruzioni per la corretta applicazione della nuova disciplina.
a. “Maxisanzione” in materia di lavoro “nero” e nuovi termini per la diffida
L’art. 22, comma 1, del D.Lgs. n. 151/2015 ha riformulato l’art. 3, comma 3, del D.L. 22 febbraio 2012, n. 12, convertito dalla Legge 23 aprile 20012, n. 73, modificando il trattamento sanzionatorio e il procedimento di irrogazione della c.d. “maxisanzione”, che si applica in caso di impiego di lavoratori subordinati senza preventiva comunicazione di instaurazione del rapporto di lavoro ai competenti Centri per l’Impiego da parte del lavoratore privato, con la sola esclusione del datore di lavoro domestico.
In particolare la norma, lasciando invariata la descrizione della condotta illecita, introduce un sistema sanzionatorio a carattere progressivo, graduato per “fasce” in funzione della gravità della violazione.
(3) da 6.000 euro a 36.000 euro per ciascun lavoratore irregolare, in caso di impiego del lavoratore oltre 60 giorni di effettivo lavoro
Nella citata circolare, la Direzione Generale per l’Attività Ispettiva del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali conferma che non si applica la “maxisanzione” nei casi in cui il datore di lavoro, antecedentemente al primo accesso ispettivo o alla convocazione a fronte di un tentativo di conciliazione dinnanzi alla Direzione Territoriale del Lavoro, abbia regolarizzato spontaneamente e integralmente, per l’intera durata, il rapporto di lavoro avviato senza ottemperare all’obbligo di preventiva comunicazione.
La “maxisanzione”, conformemente alle direttive già contenute nella circolare n. 38/2010 in data 12 novembre 2010 del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali2 , continua a non applicarsi nel caso in cui gli adempimenti di carattere contributivo precedentemente assolti dal datore di lavoro evidenzino comunque la volontà di non occultare il rapporto, anche se differentemente qualificato.
In proposito, la menzionata circolare del 2010 del citato Dicastero ha precisato che l’unica documentazione ritenuta idonea ad escludere l’applicazione della “maxisanzione” è quella comprovante l’assolvimento degli obblighi di natura contributiva (DM10, EMENS, UNIEMENS).
Inoltre, l’art. 3, comma 3-bis, del D.L. n. 12/2002, come modificato dall’art. 22, comma 1, del D.Lgs. n. 151/2015, reintroduce3 la procedura di diffida ai sensi dell’art. 13 del citato D.Lgs. n. 124/2004 per le violazioni in relazione alle quali si applica la “maxisanzione”, ad esclusione di quelle per le quali ricorrano le aggravanti sub (4) e (5), che continuano ad essere “non sanabili”.
Pertanto, nel caso di lavoratori subordinati, occupati senza la preventiva comunicazione di instaurazione del rapporto di lavoro ai competenti Centri per l’Impiego ed ancora in forza presso il datore di lavoro al momento dell’accesso, il datore di lavoro stesso – o l’eventuale obbligato in solido ai sensi dell’art. 6 della Legge 24 novembre 1981, n. 689 – possono “sanare” le violazioni riscontrate, estinguendo il procedimento sanzionatorio.
Più in particolare, il trasgressore può regolarizzare la propria posizione con riferimento ai lavoratori “in nero” ancora in forza all’atto dell’accesso ispettivo, provvedendo entro il termine di 120 giorni dalla notifica del “verbale unico di accertamento e notificazione” previsto dall’art. 33 della Legge n. 183/2010, a porre in essere tutti i seguenti adempimenti:
(6) regolarizzare l’intero periodo di lavoro prestato “in nero”, non soltanto mediante il pagamento dei relativi contributi e premi, ma anche istituendo e compilando il Libro Unico del Lavoro, consegnando la lettera di assunzione e inviando la comunicazione al competente Centro per l’impiego;
(b) computare al netto del periodo di lavoro prestato “in nero”, che andrà comunque regolarizzato4 ;
(10) non più in forza presso il datore di lavoro all’atto dell’accesso5 ;
(11) regolarmente occupati presso il medesimo datore di lavoro per un periodo successivo a quello prestato “in nero” 6 ,
il termine entro cui poter “sanare” l’illecito resta fissato, conformemente a quanto indicato dalla citata circolare n. 26/2015 del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, in 45 giorni dalla notifica del verbale unico di accertamento e notificazione, entro cui il datore di lavoro dovrà porre in essere i soli comportamenti sub (6) e (9).
Infatti, trattandosi di lavoratori non più in forza presso il datore di lavoro, ovvero da questi regolarmente assunti dopo un periodo d’impiego “in nero”, gli adempimenti sub (7) e (8) non possono essere materialmente posti in essere.
In caso di contestazione della “maxisanzione” sono esclusi:
(13) il cumulo con le violazioni previste dall’art. 39, comma 7, del D.L. 25 giugno 2008, n. 112, convertito dalla Legge 6 agosto 2008, n. 133, in materia di Libro Unico del Lavoro, poiché quest’ultimo, di norma, non viene compilato nei casi di ricorso al lavoro “nero”.
(1) 2.000 euro nei casi di sospensioni conseguenti all’impiego di lavoratori “in nero”;
Il D.Lgs. n. 151/2015 modifica altresì il citato art. 39, comma 7, del D.L. n. 112/2008, introducendo una sanzione per “fasce” nei casi di omessa, infedele o tardiva registrazione dei dati nel Libro Unico del Lavoro che possono determinare differenti trattamenti retributivi, previdenziali o fiscali7 . Le violazioni della specie sono ora punite con una sanzione amministrativa pecuniaria da 150 a 1.500 euro, che viene aumentata:
(1) ai fatti commessi in epoca antecedente all’entrata in vigore del provvedimento in rassegna, si applica la disciplina sanzionatoria vigente al momento in cui la violazione è stata posta in essere, compresa la fattispecie attenuata di “maxisanzione”;
(2) alle condotte iniziate durante la vigenza della precedente disciplina sanzionatoria e portate a termine dopo l’entrata in vigore del D.L.gs. n.151/2015, stante la natura permanente dell’illecito, si applicano esclusivamente le nuove disposizioni.
La reintroduzione, per effetto dell’art. 22 del D.Lgs. n. 151/2015, della possibilità di sanare le violazioni per le quali può essere irrogata la “maxisanzione” comporta l’obbligo del personale ispettivo, ivi compresi i militari della Guardia di Finanza, di diffidare il trasgressore e l’eventuale obbligato in solido alla regolarizzazione delle inosservanze.
In proposito, si rammenta che il citato art. 13, comma 7, del D.Lgs. n. 124/2004 ha esteso il menzionato potere di diffida anche ai militari del Corpo che accertano, ai sensi dell’art. 13 della Legge n. 689/1981, violazioni in materia di lavoro e legislazione sociale. Sul punto, si rinvia alla citata circolare n. 380902/10 in data 17 dicembre 2010 di questo Comando Generale – III Reparto Operazioni.
Pertanto, in caso di constatazione dell’utilizzo di manodopera “in nero”:
(1) gli operanti dovranno procedere alla contestazione/notificazione della “maxisanzione” mediante il “verbale unico di accertamento e notificazione”, con il quale il trasgressore e l’eventuale obbligato in solido dovranno essere espressamente diffidati a regolarizzare le inosservanze.
A tale proposito, saranno osservate le direttive in tema di verbalizzazione delle violazioni in materia di lavoro contenute nella menzionata circolare n. 380902/10 in data 17 dicembre 2010 di questo Comando Generale – III Reparto, dando atto che, per estinguere il procedimento sanzionatorio, il trasgressore dovrà:
(a) nel nuovo termine di 120 giorni, porre in essere gli adempimenti sub 3.a. da (6) a (9) nel caso di lavoratori “in nero” ancora presenti all’atto dell’accesso;
(b) nel termine ordinario di 45 giorni, porre in essere esclusivamente gli adempimenti sub 3.a.(6) e 3.a.(9), nei casi di impiego di lavoratori i per i quali non è stata effettuata la preventiva comunicazione al Centro per l’Impiego non più in forza presso il datore di lavoro all’atto dell’accesso ovvero regolarmente occupati presso il medesimo datore di lavoro per un periodo successivo a quello prestato “in nero”;
Sono, quindi, da ritenersi abrogate le direttive operative in tema di sanabilità degli illeciti di cui all’art. 3 del D.L. n. 12/2002, contenute nel paragrafo 6.a. della circolare n. 77133/14 in data 14 marzo 2013 di questo Comando Generale – III Reparto.
Relativamente alle procedura per consentire al trasgressore di “sanare” gli illeciti sub 3.c., 3.d., 3.e., nonché tutte le altre violazioni sanabili in tema di lavoro e legislazione sociale, si confermano le disposizioni impartite con la menzionata circolare n. 380902/10 in data 17 dicembre 2010 di questo Comando Generale – III Reparto.
(4) le disposizioni impartite da questo Comando Generale – III Reparto – con le circolari n. 350823 in data 19 novembre 2010 e n. 380902 datata 17 dicembre 2010 devono intendersi parzialmente modificate nel senso dianzi riportato;
Eventuali criticità o problematiche applicative potranno essere segnalate, come di consueto, a questo Comando Generale – III Reparto Operazioni – anche nella prospettiva di ulteriori indicazioni di carattere operativo alla luce:
‹ Caporalato: LEGGE 29 ottobre 2016, n. 199 Disposizioni in materia di contrasto ai fenomeni del lavoro nero, dello sfruttamento del lavoro in agricoltura e di riallineamento retributivo nel settore agricolo. su Circolare INAIL n. 41 del 18 novembre 2016 Oggetto: Eventi sismici del 24 agosto 2016 verificatisi nei territori delle regioni Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria. Sospensione degli adempimenti e dei versamenti dei premi assicurativi e altre misure urgenti. ›