Source: https://pt.scribd.com/doc/170847065/filiazione-bessone
Timestamp: 2019-10-15 04:08:02+00:00
Document Index: 2965452

Matched Legal Cases: ['art.29', 'art.231', 'art.235', 'art.232', 'art.233', 'art.234', 'art.236', 'art.236', 'art.237', 'art.30', 'sentenza ', 'art.232', 'art.235', 'art.235', 'sentenza ', 'art.235', 'art.244', 'art.246', 'art.248', 'art.231', 'art.232', 'art.233', 'art.232', 'art.248', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art.237', 'art.242', 'art.241', 'art.241', 'art.249', 'art.249', 'art.29', 'art.254', 'art.250', 'art.261', 'art.30', 'art.269', 'art.257', 'art.258', 'art.253', 'art.254', 'art.250', 'art.256', 'art.257', 'art.254', 'art.1', 'art.255', 'art.250', 'art.266', 'art.266', 'art.250', 'art.250', 'art.254', 'art.258', 'art.265', 'art.263', 'art.253', 'art.263', 'art.251', 'art.269', 'art.251', 'art.278', 'art.270', 'art.274', 'art.3', 'art.276', 'art.269', 'art.263', 'art.265', 'art.266', 'art.278', 'art.251', 'art.30', 'art.280', 'art.281', 'art.282', 'art.283', 'art.284', 'sentenza ', 'art.288', 'sentenza ', 'art.290', 'art.250', 'art.87', 'art.285', 'art.286', 'art.289', 'art.284', 'sentenza ', 'art.294', 'art.291', 'art.291', 'art.294', 'art.293', 'art.297', 'art.314', 'art.300', 'art.304', 'art.298', 'art.8', 'art.9', 'art.12', 'sentenza ', 'art.291', 'art.25', 'art.6', 'art.27', 'art.44', 'art. 3', 'art.55', 'art.300', 'art.304', 'art.299', 'art.31', 'art.35', 'art.36']

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Storia Del Diritto ,Romano.pdf (Sottolineato)
Per filiazione si intende la situazione intercorrente tra una persona e ciascuno dei suoi genitori. Questa situazione si realizza normalmente al momento della nascita per effetto naturale del concepimento ad opera dei genitori. Il sistema originario del codice concepiva due tipi di filiazione: la filiazione legittima nellipotesi di figli nati da genitori uniti in matrimonio la filiazione naturale nellipotesi di figli nati da genitori non uniti in matrimonio Presupposto di questo sistema era che la filiazione in senso proprio fosse esclusivamente la filiazione biologica, fondata sul concepimento ad opera del padre e sulla gravidanza e sul parto della madre. Ma leggi speciali successive al codice e in particolare la l.n.184/1983 permettono di parlare di un terzo tipo di filiazione: la filiazione adottiva che prescinde dalla procreazione biologica del figlio ad opera dei genitori, perch si realizza per provvedimento del giudice. La filiazione implica una situazione di parentela: il figlio parente in linea retta dei genitori e degli ascendenti ed parente in linea collaterale dei fratelli e delle sorelle e degli altri parenti dei genitori. La filiazione legittima e le presunzioni legali. figlio legittimo chi stato procreato da genitori uniti in matrimonio. Nel 2 comma dell'art.29 ord. St. civ. stabilito che, se la nascita da genitori uniti in matrimonio, nell'atto di nascita si devono enunciare il nome e il cognome e gli altri elementi di identit del padre e della madre. La dichiarazione di nascita deve essere fatta dal padre o dalla madre o da un loro procuratore speciale o, in mancanza, dalle altre persone legittimate dalla stessa norma. In caso di indicazioni false o menzognere che abbia fatto la dichiarazione risponde penalmente per falso in atto pubblico o per alterazione di stato. Se la falsit imputabile all'ufficiale di stato civile che abbia enunciato indicazioni non corrispondenti a quanto indicato dal dichiarante o abbia redatto d'ufficio un atto di nascita non conforme a verit l'atto di nascita impugnabile con querela di falso da chiunque vi abbia interesse e l'ufficiale di stato civile ne risponde comunque penalmente. L'accertamento della filiazione legittima avviene mediante due presunzioni. La prima la presunzione di paternit del marito contenuta nell'art.231 in base alla quale Il marito padre del figlio concepito durante il matrimonio. La legge, sulla base della normale fedelt che sussiste tra i coniugi, presume che colui che stato concepito da una donna sposata durante il matrimonio sia figlio del marito. Si tratta di una "presunzione relativa", in quanto ammette prova contraria, ma questa prova non libera: necessario esperire l'azione di disconoscimento della paternit, possibile solo nei casi previsti dall'art.235. La seconda la presunzione di concepimento nel matrimonio. Si presume concepito durante il matrimonio il figlio nato dopo il 180 giorno successivo al matrimonio ed entro il 300 giorno successivo alla fine del matrimonio o alla fine della convivenza matrimoniale (per annullamento, morte del marito, divorzio, separazione): art.232. Questa una "presunzione 1
assoluta": se uno nato fra questi estremi temporali, non ammessa la prova del suo concepimento prima del matrimonio o dopo la fine di esso. La legge regola il caso di chi sia nato fuori di questi estremi temporali: se il figlio nato durante il matrimonio, ma prima del 180 giorno dalla data di questo, si reputa ugualmente legittimo: stato s concepito prima del matrimonio, ma molto probabilmente ad opera dell'uomo che di l a poco avrebbe sposato la madre; per il caso che cos non sia, ammessa la possibilit di disconoscimento (art.233), senza i limiti della normale azione di disconoscimento della paternit; se il figlio nato dopo il 300 giorno successivo alla fine del matrimonio, il figlio si presume non legittimo: ma la presunzione pu essere vinta, dando la prova che stato concepito durante il matrimonio (art.234): un'ipotesi che appare poco realistica, posto che si tratterebbe di una gravidanza durata oltre 10 mesi. La prova della filiazione legittima: atto di nascita e possesso di stato. Il mezzo per provare la filiazione legittima l'atto di nascita iscritto nel registro dello stato civile (art.236 comma 1). Alla nascita del bambino, i genitori o chi ha assistito al parto devono denunciare la nascita all'ufficiale di stato civile. L'atto di nascita contiene di regola l'indicazione della madre, la cui identificazione non da luogo a problemi, coincidendo con la donna che ha partorito il bambino. A questo punto, per, si deve distinguere a seconda della condizione in cui si trova la madre. Se la madre coniugata (o lo stata in base a matrimonio finito da meno di 300 giorni) scatta la presunzione di paternit del marito e automaticamente l'ufficiale dello stato civile indica nell'atto di nascita il marito di lei quale padre del bambino. Lo schema pu subire una variante se la madre coniugata consapevole che il figlio stato concepito da uomo diverso dal marito e desidera che ci risulti. Secondo un' opinione che sembra preferibile, la madre coniugata pu dichiarare all'ufficiale di stato civile che il bambino non figlio del marito: si formerebbe allora un atto di nascita dal quale risulta la sua condizione di figlio naturale riconosciuto dalla madre. Lo stesso risultato si ha senz'altro quando la madre non coniugata: il bambino risulta figlio naturale di lei. La sua eventuale dichiarazione circa l'identit del padre del tutto irrilevante: chi sia il padre potr ufficialmente risultare solo in seguito a riconoscimento volontario da parte del padre stesso o accertamento giudiziale della paternit. Ma pu anche succedere che la madre rifiuti espressamente di essere indicata come tale: nel caso di dichiarazione di nascita dei figlio di donna che non vuole essere nominata, l'atto di nascita si forma senza indicazione di maternit (e, normalmente, neppure di paternit); il bambino figlio di ignoti. Esibire l'atto di nascita il modo normale per provare la filiazione legittima. Ma se manca l'atto di nascita, la prova pu essere data attraverso il possesso di stato di figlio legittimo (art.236 comma 2). Il possesso di stato deve essere continuo e consiste in una serie di fatti che nel loro complesso dimostrano la filiazione legittima (art.237). Occorre che il figlio: 2
abbia sempre portato il cognome del preteso padre; abbia sempre ricevuto da lui il trattamento di un figlio (mantenimento, educazione, inserimento socio-economico); sia stato ritenuto figlio del preteso padre nell'ambito della famiglia e, al di l di questa, per costante considerazione sociale.
Le azioni di stato. Le dichiarazioni di nascita a deve essere fatta dal padre o dalla madre o da un loro procuratore speciale o, in mancanza, dalle altre persone legittimate dell'art.30 ord. St. civ. In caso di indicazioni false o menzognere, chi ha fatto la dichiarazione risponde penalmente per falso in atto pubblico o per alterazione di stato. Se la falsit imputabile all'ufficiale di stato civile che abbia enunciato indicazioni non corrispondenti a quanto indicato dal dichiarante o abbia redatto d ufficio un atto di nascita non conforme a verit, l'atto di nascita impugnabile con querela di falso da chiunque vi abbia interesse e l'ufficiale di stato civile ne risponde comunque penalmente. Indipendentemente dalla querela di falso e dell'azione penale per falsit in atto pubblico, le indicazioni non vere inerenti allo stato di filiazione legittima possono essere impugnate mediante l'esercizio di azioni giudiziali civili denominate azioni di stato in quanto tendenti a modificare lo stato di filiazione risultante dall'atto di nascita. Esse sono l'azione di disconoscimento della paternit, l'azione di contestazione della legittimit, e l'azione di reclamo della legittimit. Dopo che sia passata in giudicato, la sentenza che accoglie l'azione di stato va annotata a margine dell'atto di nascita a cura dell'ufficiale di stato civile. Le indicazioni erronee contenute nell'atto di nascita che non incidono sullo stato di filiazione possono essere impugnate con azione di rettificazione. L'azione di disconoscimento della paternit. L'azione di disconoscimento della paternit diretta a negare che il marito della madre sia il padre del bambino da questa generato ed concessa, quindi, al fine di eliminare gli effetti della presunzione di paternit. Si distinguono due ipotesi. Se il figlio stato concepito durante il matrimonio, perch nato nel periodo di tempo indicato dall'art.232 c.c., cio, nel periodo compreso fra il 300 e il 180 giorno anteriori alla nascita (sul presupposto di comune esperienza che la gravidanza duri non pi di 10 mesi e non meno di sei mesi), l'azione concessa solo nei casi previsti dall'art.235 c.c. e precisamente: quando i coniugi non hanno coabitato nel periodo compreso tra il 300 e il 180 giorno prima della nascita, cio nel periodo del probabile concepimento; quando in questo periodo il marito stato affetto da impotenza, anche solo di generare. L'art.235 1 comma 3 c.c. stabiliva che se in questo periodo la moglie aveva commesso adulterio o aveva tenuto celato al marito la propria gravidanza e la nascita del figlio. In questi casi il marito era ammesso a provare che il figlio
presentava caratteristiche genetiche o del gruppo sanguigno incompatibili con quelle del presunto padre, ogni altro fatto tendente ad escludere la paternit. La Corte Costituzionale con sentenza n.266/2006 ha affermato l'illegittimit costituzionale del 1 comma n.3 dell'art.235 c.c. nella parte in cui, ai fini dell'azione di disconoscimento, subordina l'esame delle prove tecniche, da cui risulta che "il figlio presenta caratteristiche genetiche del gruppo sanguigno incompatibili con quelle del presunto padre" alla previa dimostrazione dell'adulterio della moglie. La Corte, in sostanza, ha ritenuto non pi ragionevole questa disposizione sia in virt dei progressi scientifici intervenuti nel tempo sia a causa del mutato contesto sociale in cui la prova dell'adulterio pu essere estremamente difficile. L'azione regolata in modo un po' diverso se il figlio non si presume concepito durante il matrimonio, perch stato partorito prima del decorso di 180 giorni dalla data del matrimonio, quelli al di fuori dei termini necessari affinch operi anche la presunzione di legittimit. Il figlio si presume legittimo, salva la possibilit di disconoscerlo: in questo caso l'azione pu essere esperita liberamente e la prova che il marito non il padre pu darsi con ogni mezzo. La legittimazione a promuovere l'azione spetta (art.244): al marito nel termine di un anno dalla nascita oppure dal giorno in cui ha avuto conoscenza della nascita stessa, dell'adulterio della moglie o della propria impotenza di generare; alla madre nel termine di sei mesi dalla nascita o dal giorno in cui venuta a conoscenza dell'impotenza di generare del marito; al figlio entro un anno dal compimento della maggiore et o dal giorno in cui venuto conoscenza dei fatti che rendono ammissibile il disconoscimento. l'onere di provare il difetto di paternit grava su colui che agisce in giudizio. prevista la trasmissibilit dell'azione: se il titolare dell'azione muore prima del termine per esercitarla, possono agire al suo posto alcuni familiari, indicati dalla legge (art.246). Per effetto del disconoscimento, la persona perde lo stato di figlio legittimo e acquista quello di figlio naturale (riconosciuto dalla sola madre). Lazione di contestazione della legittimit. Lazione di contestazione della legittimit un impugnativa di carattere generale delle indicazioni non vere contenute nell'atto di nascita da cui si deduce uno stato di filiazione non conforme a verit. Nonostante la legge non numeri pi nell'art.248 i casi in cui sia esperibile l'azione, si pu affermare che la contestazione della legittimit esperibile in primo luogo quando i genitori indicati nell'atto di nascita non erano uniti in matrimonio al tempo della nascita del figlio e quando la madre del figlio sia persona diversa da quella indicata nell'atto di nascita (supposizione di parto o sostituzione di neonato). Quando il padre sia persona diversa da quella indicata nell'atto di nascita, l'azione di contestazione inammissibile in tutti i casi in cui operi la
presunzione legale di paternit del marito della madre (art.231) integrata dalla presunzione di concepimento durante il matrimonio (art.232). L'azione di contestazione per difetto di paternit inammissibile anche quando il figlio sia nato prima che siano trascorsi i 180 giorni dalla celebrazione del matrimonio, poich in questo caso l'art.233 consente soltanto l'azione di disconoscimento. L'azione di contestazione dello stato di figlio legittimo per difetto della paternit risultante dall'atto di nascita ammissibile soltanto in alcune ipotesi di non operativit della presunzione di concepimento e cio quando siano trascorsi 300 giorni dalla data dell'annullamento o dello scioglimento del vincolo matrimoniale o quando siano decorsi 300 giorni dalla pronuncia di separazione giudiziale o dalla omologazione di separazione consensuale ovvero dalla data della comparizione dei coniugi avanti al giudice quando gli stessi sono stati autorizzati a vivere separatamente nelle more del giudizio di separazione o dei giudizi relativi all'annullamento o allo scioglimento matrimoniale (art.232). L'azione di contestazione pu essere esercitata da chiunque vi abbia interesse ed imprescrittibile come disposto dall'art.248 trattandosi di accertamento relativo a situazione giuridica indisponibile. In tutti i casi in cui sia astrattamente ammissibile l'azione di contestazione, quest'ultima improponibile quando il figlio ha un possesso di stato conforme all'atto di nascita sempre che non si tratti di contestazione fondata sulla supposizione di parto o sulla sostituzione di neonato. Lazione di reclamo della legittimit. Quando lo stato di figlio legittimo che spetta per nascita non risulta dall'atto di nascita, la persona pu agire con l'azione di reclamo al fine di ottenere una sentenza (da annotare nell'atto di nascita) che accerti il suo stato di figlio legittimo. In questo caso l'accertamento dell'affiliazione ha natura giudiziale e non pi contestabile dopo che la sentenza sia passata in giudicato. L'azione di reclamo ipotizzabile: quando manca l'atto di nascita quando dall'atto di nascita risultano indicati genitori diversi da quelli effettivi quando dall'atto di nascita risulti una nascita da genitori ignoti quando dall'atto di nascita risulti che il figlio sia stato riconosciuto come figlio naturale da uno solo dei genitori. Nell'ipotesi in cui manca l'atto di nascita, il reclamante pu limitarsi a provare il possesso di stato se sussistono i fatti costitutivi indicati nell'art.237. Se il possesso di stato non sussiste, la prova della filiazione pu essere data con testimoni purch vi sia un principio di prova per iscritto costituita dai documenti indicati nell'art.242. Quando dall'atto di nascita risulta invece uno stato di filiazione legittima diverso da quello effettivo, l'azione di reclamo presuppone la contestuale contestazione delle false indicazioni contenute nell'atto di nascita, sicch la prova dello stato di filiazione effettiva pu essere data con testimoni nei limiti indicati dall'art.241.
Nell'ipotesi in cui il figlio dall'atto di nascita risulti nato da genitori ignoti, la prova della filiazione pu darsi ugualmente con testimoni secondo quanto disposto dallo stesso art.241. Se il figlio dall'atto di nascita risulta riconosciuto come figlio naturale da un genitore diverso da quello effettivo, sar necessaria la contestuale impugnativa del riconoscimento per difetto di veridicit. Quando, infine, il figlio dall'atto di nascita risulta riconosciuto come figlio naturale della madre, nell'azione di reclamo di legittimit proposta dal figlio la prova contraria che quest'ultimo non figlio del marito della madre pu darsi con tutti i mezzi. Nell'azione di reclamo le presunzione di paternit e di concepimento di cui agli artt.231 e 232 valgono soltanto come presunzioni semplici. Le stesse hanno infatti valore di presunzione legale soltanto quando vi sia un conforme atto di nascita. A norma dell'art.249 la legittimazione all'azione di reclamo spetta al figlioe soltanto se questi non l'avesse esercitata e sia morto in minore et o nei cinque anni dopo il raggiungimento della maggiore et, l'azione pu essere esercitata dai discendenti. La domanda deve essere proposta contro genitori e, in loro mancanza, contro gli eredi. L'azione imprescrittibile in quanto si tratta di azione tendente ad accertare situazioni giuridiche indisponibili. Tuttavia i discendenti del figlio decadono dalla possibilit di esercitare l'azione di reclamo quando il figlio non l'abbia esercitata e sia morto dopo aver compiuto 23 anni (art.249). La filiazione naturale. figlio naturale il figlio nato da genitori non uniti in matrimonio. A norma del 2 comma dell'art.29 ord. St. civ., se il figlio naturale l'ufficiale di stato civile nella formazione dell'atto di nascita deve indicare le generalit del genitore che personalmente rende la dichiarazione di nascita o che ha fatto constare per atto pubblico il proprio consenso ad essere nominato. Se manca la dichiarazione di entrambi i genitori naturali il neonato viene indicato nell'atto di nascita come "figlio di ignoti". Il riconoscimento , dunque, l'atto formale con il quale un soggetto dichiara di essere il genitore di un determinato bambino nato al di fuori del matrimonio; pu essere effettuato nell'atto di nascita oppure con una dichiarazione successiva alla nascita o al concepimento, davanti all'ufficiale dello stato civile o davanti al giudice tutelare o in un atto pubblico o in un testamento, qualunque sia la forma di quest'ultimo (art.254). Il riconoscimento effettuato con atto separato dalla dichiarazione di nascita deve essere iscritto nell'archivio dello stato civile dove si trova l'atto di nascita e annotato in quest'ultimo. Le forme di riconoscimento indicate sono tassative e, dunque, richieste a pena di nullit. Il contenuto della dichiarazione, tuttavia, non rigidamente predeterminato, essendo sufficiente che esprima in modo chiaro la volont di accertare il rapporto di filiazione. L'art.250 stabilisce a proposito del riconoscimento che:
il padre e la madre possono effettuare il riconoscimento, anche se gi uniti in matrimonio con altre persone, sia congiuntamente sia separatamente. Possono essere riconosciuti, quindi, anche i c.d. figli adulterini. Non possibile, invece, effettuare il riconoscimento dei cosiddetti figli incestuosi, cio nati da persone legate da un vincolo di parentela (salvo che i genitori, momento del concepimento, ignorassero la parentela esistente tra di loro) o da un vincolo di affinit in linea retta (salvo che sia stato dichiarato nullo il matrimonio da cui deriva l'affinit); per effettuare il riconoscimento necessario aver raggiunto il sedicesimo anno di et; per effettuare il riconoscimento di un figlio di et inferiore ai 16 anni che gi stato riconosciuto dall'altro genitore, necessario il consenso del genitore che ha gi effettuato il riconoscimento. Il riconoscimento comporta da parte del genitore l'assunzione di tutti doveri e di tutti diritti che egli ha nei confronti dei figli legittimi (art.261). A seguito della riforma del diritto di famiglia, infatti, stata sostanzialmente parificata la posizione di figlio legittimo e di figlio naturale, conformemente a quanto previsto dall'art.30 cost., in base al quale dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori dal matrimonio. Il figlio naturale assume il cognome del genitore che per primo lo ha riconosciuto. Se il figlio riconosciuto prima dalla madre e poi dal padre, egli pu aggiungere o sostituire al cognome della madre quello del padre. Se, invece, il riconoscimento stato effettuato dai genitori congiuntamente il figlio assume il cognome del padre. Se il padre e la madre non procedono al riconoscimento, il figlio pu agire in giudizio affinch sia dichiarata giudizialmente la paternit o la maternit naturale. L'azione pu essere esercitata in tutti i casi in cui ammesso il riconoscimento e la relativa prova pu essere fornita con ogni mezzo (art.269). Il riconoscimento del figlio naturale. Il riconoscimento necessario per dare certezza giuridica allo stato di filiazione naturale. Il riconoscimento non attribuisce ma accerta lo stato di filiazione che preesiste al riconoscimento e si acquista originariamente fin dalla nascita. L'autore del riconoscimento non pu attribuire alla dichiarazione valore diverso da quello di accertare la filiazione: nulla pertanto, come previsto nell'art.257, ogni clausola diretta a limitare gli effetti del riconoscimento. Inoltre, se il riconoscimento fatto da un genitore, non sopporta indicazioni relative all'identit all'altro genitore, il pubblico ufficiale deve rifiutarsi di riceverle, a pena di un'ammenda; se ci nonostante compaiono nell'atto, vanno cancellate e sono comunque prive di effetto (art.258 comma 2-3). Il riconoscimento un atto dichiarativo non negoziale cui la legge ricollega soltanto un effetto accertativo della filiazione. In ragione della sua funzione accertativa, parte della dottrina riconduce il riconoscimento alla nozione del negozio c.d. di accertamento. Bisogna per tenere presente che il riconoscimento, a differenza degli altri negozi di accertamento, un atto tipico con una specifica disciplina per quanto riguarda le condizioni di ammissibilit (art.253), per quanto riguarda la forma (art.254), per quanto riguarda le
impugnative (artt.263 ss.), non estensibile comunque ai negozi atipici di accertamento. Il riconoscimento : atto unilaterale (anche se i genitori possono farlo congiuntamente: art.250) atto personalissimo (non pu compiersi per rappresentanza); atto irrevocabile (art.256); atto puro: non sopporta n condizione n termine (art.257). Il riconoscimento deve essere posteriore alla nascita o al concepimento (art.254): dunque possibile riconoscere un figlio nascituro; ma gli effetti del riconoscimento sono subordinati alla nascita (art.1 comma 2). Il genitore pu riconoscere il figlio premorto, cos da stabilire un rapporto di parentela fra l'autore del riconoscimento e i discendenti del figlio premorto (art.255). Il riconoscimento non pu essere fatto dai genitori che non abbiano compiuto il sedicesimo anno di et (art.250 comma 5) o che siano interdetti (art.266). In caso di minore et o di interdizione da escludere ogni possibilit di sostituzione da parte del rappresentante legale ci il riconoscimento effettuato dal rappresentante legale da ritenersi inesistente. Il riconoscimento effettuato dall'incapace da ritenersi annullabile. All'ipotesi del riconoscimento effettuato dal minore di anni 16 applicabile analogicamente la disciplina prevista dall'art.266 per l'ipotesi del riconoscimento compiuto dall'interdetto giudiziale. Ha rilevanza anche l'et del figlio da riconoscere: se ha pi di 16 anni, occorre anche il suo consenso: in mancanza, il riconoscimento inefficace (art.250 comma 2); se ha meno di 16 anni, occorre il consenso dell'altro genitore che abbia gi fatto il riconoscimento; ma l'eventuale diniego di consenso pu essere superato dal provvedimento del giudice che autorizza il riconoscimento anche del secondo genitore, se lo valuta corrispondente all'interesse del figlio (art.250 c.c. comma 3-4). Il riconoscimento soggetto a requisiti di forma. Pu essere fatto solo (art.254): nell'atto di nascita con dichiarazione raccolta dall'ufficiale di stato civile; con un diverso atto pubblico (dichiarazione ricevuta dall'ufficiale di stato civile, dal giudice tutelare o da notaio); con testamento: questo pu essere revocato; ma la sua revoca non travolga il riconoscimento, che irrevocabile. Gli effetti del riconoscimento sono, in linea, di principio, limitati al rapporto fra il genitore e il figlio: non si crea cio, in generale, una parentela naturale che leghi giuridicamente fra loro il figlio e i parenti del genitore che ha fatto il riconoscimento (art.258 comma 1). La rilevanza giuridica della parentela naturale circoscritta a singoli e limitati aspetti: gli impedimenti matrimoniali e l'incesto; quanto alla parentela in linea retta (ascendenti e discendenti naturali), l'obbligo degli alimenti e, nel campo successorio, il meccanismo della rappresentazione;
quanto alla parentela in linea collaterale, la possibilit dei fratelli naturali di succedere per successione legittima. La volont di chi effettua il riconoscimento non deve essere coartata con minacce. Nel caso che ci avvenga, il riconoscimento annullabile a norma dell'art.265. Il riconoscimento deve essere conforme a verit. In caso contrario il riconoscimento impugnabile per difetto di veridicit, a norma dell'art.263, con azione imprescrittibile esercitabile dall'autore del riconoscimento, da colui che stato riconosciuto e da chiunque altro vi abbia interesse. Il riconoscimento inammissibile: quando contrasta con lo stato, ufficialmente risultante, di figlio legittimo dello stesso genitore o di altro genitore (art.253). In questo caso, per poter effettuare il riconoscimento sar necessario esperire preventivamente l'azione di contestazione della legittimit. Qualora la persona risulti figlio naturale di altra persona, il vero genitore, per poter riconoscere il figlio, dovr preventivamente impugnare il preesistente riconoscimento per difetto di veridi homo t (art.263); quando riguarda figli incestuosi salvo che i genitori al tempo del concepimento ignorassero il vincolo esistente tra di loro o sia stato dichiarato nullo il matrimonio da cui deriva l'affinit. Nei casi in cui il riconoscimento del figlio incestuoso sia possibile, deve comunque, essere autorizzato dal giudice, avuto riguardo all'interesse del figlio e all'esigenza di evitargli pregiudizio (art.251 comma 2). La riforma del 1975 ha eliminato il divieto, prima esistente, di riconoscere i figli adulterini. L'accertamento giudiziale della maternit o della paternit naturale. Il figlio naturale ha diritto di chiedere l'accertamento giudiziale della maternit e della paternit quando il genitore non lo riconosca spontaneamente. La riforma del diritto di famiglia ha eliminato i limiti che prima si frapponevano all'accertamento della paternit e pertanto l'azione ammissibile nei casi in cui consentito il riconoscimento secondo quanto disposto dell'art.269 comma 1, non soltanto per l'accertamento della maternit ma anche per l'accertamento della paternit. L'azione non ammessa nei casi in cui, a norma dell'art.251, il riconoscimento dei figli incestuosi vietato (art.278). L'azione promossa dal figlio. Se il figlio muore prima di aver iniziato l'azione, questa pu essere iniziata dai discendenti legittimi, legittimati o naturali entro due anni dalla morte (termine di decadenza). Se il figlio muore dopo aver promosso l'azione, questa pu essere proseguita dei discendenti legittimi, legittimati o riconosciuti (art.270). L'azione pu essere promossa nell'interesse del minore dal genitore che esercita la potest o dal tutore. Il tutore deve per chiedere l'autorizzazione del giudice il quale pu nominare eventualmente un curatore speciale. In ogni caso occorre il consenso del figlio per promuovere o per proseguire l'azione se questi ha compiuto 16 anni. 9
Quando l'azione viene promossa nell'interesse del minore competente a decidere su di essa il tribunale per i minorenni che deve accertare se sussiste l'interesse concreto del minore ad ottenere l'accertamento della filiazione naturale. L'esercizio dell'azione di accertamento della maternit o della paternit naturale subordinata ad un accertamento preventivo circa l'ammissibilit dell'azione che il tribunale deve espletare in camera di consiglio su ricorso di chi intende promuovere l'azione. Il tribunale deve accertare, con decreto motivato, che concorrono circostanze specifiche da far apparire giustificata l'azione. Il preventivo giudizio di ammissibilit non previsto per l'accertamento giudiziale della filiazione legittima e pertanto auspicabile che l'art.274 sia abrogato o dichiarato costituzionalmente illegittimo per violazione del principio di uguaglianza di cui all'art.3 della Costituzione. La domanda per la dichiarazione di maternit o di paternit va proposta nei confronti del preteso genitore o, in mancanza di lui, nei confronti dei suoi eredi (art.276). La maternit si accerta provando l'identit di colui che si pretende essere figlio e di colui che fu partorito dalla donna, la quale si assume essere la madre (art.269 comma 3). La prova di quest'identit pu essere fornita mediante testimonianza e, in caso di dubbio, mediante riscontri ematologici, da cui possa trarsi la certezza della derivazione biologica dalla pretesa madre. Non comunque provabile la maternit nei confronti di colei che ha soltanto fornito gli ovuli per la fecondazione, non essendo costei quella che partorito il figlio. La paternit si accerta mediante prova indiretta del concepimento ad opera del preteso padre e, in caso di dubbio, mediante riscontri ematologici, da cui possa trarsi la certezza della derivazione biologica del preteso padre. Presupposti indispensabili per produrre la prova della paternit sono la dichiarazione della madre e l'esistenza di rapporti tra la madre e il presunto padre all'epoca del concepimento. Ci significa che non provabile la paternit nei confronti del donatore del seme che non abbia avuto rapporti con la madre o nei confronti di colui non dichiarato dalla madre come padre. Limpugnazione del riconoscimento del figlio naturale. L'atto con cui si riconosce una persona come figlio naturale pu essere affetto da vizi che lo rendono invalido e si pu impugnare. Il riconoscimento impugnabile per: difetto di veridicit (art.263): si tratta di dimostrare che chi ha fatto il riconoscimento non , in realt, genitore del riconosciuto; l'azione pu esercitarsi da chiunque vi ha interesse, ed imprescrittibile ; violenza morale cio minaccia: legittimato ad agire solo l'autore del riconoscimento, entro un anno dalla cessazione della violenza (art.265); non hanno invece nessuna rilevanza gli altri due vizi della volont, cio errore e dolo; interdizione giudiziale dell'autore: l'azione pu essere esercitata dal rappresentante legale dell'interdetto o personalmente da questo ritornato capace, entro un anno dalla revoca dell'interdizione (art.266). 10
L'accertamento della filiazione incestuosa. A norma dell'art.278 comma 1, non sarebbe promovibile l'azione di accertamento di paternit o maternit naturale nei casi in cui a norma dell'art.251 vietato il riconoscimento dei figli incestuosi. La Corte Costituzionale nel 2002 ha dichiarato l'illegittimit costituzionale di questa norma per violazione del principio di uguaglianza. In questo modo si evidenziato che se il divieto di riconoscimento costituisce una ragionevole limitazione del potere dei genitori colpevoli dell'incesto, viceversa non vi era giustificazione per limitare il diritto del figlio, nato da relazione incestuosa, ad ottenere l'accertamento della paternit e della maternit naturale, tanto pi se si considera che questa limitazione pregiudicherebbe la tutela giuridica e sociale garantita dall'art.30 cost. a tutti figli nati fuori dal matrimonio. La legittimazione del figlio naturale. Con la riforma del diritto di famiglia, i diritti dei figli naturali nei confronti dei genitori sono stati equiparati a quelli dei figli legittimi. A seguito di quest'equiparazione sembra perdere rilievo l'istituto della legittimazione che aveva, prima della riforma, la funzione di equiparare i diritti dei figli naturali a quelli dei figli legittimi. La legittimazione conserva una sua specifica rilevanza se si considera che nella prospettiva degli artt.258 e 261 la filiazione naturale d luogo ad un rapporto delimitato tra genitore e figlio, non solo nel senso che esso coinvolge ciascuno dei genitori separatamente dall'altro, ma anche nel senso che in linea di massima i parenti del genitore ne restano fuori. Soltanto con la legittimazione il rapporto di filiazione acquista forza aggregante, cio l'idoneit di aggregare a s la parentela dei genitori. Mediante la legittimazione, la filiazione extramatrimoniale da rapporto familiare circoscritto al genitore al figlio si trasforma in rapporto che si estende ad altri soggetti, nei limiti in cui la parentela giuridicamente rilevante. La legittimazione attribuisce al figlio naturale la stessa rilevanza giuridica del figlio legittimo. Essa avviene per matrimonio dei genitori susseguente alla nascita del figlio o in caso di impossibilit ovvero di gravissimo ostacolo, mediante provvedimento del giudice (art.280). I figli che non possono essere riconosciuti non possono essere neppure legittimati (art.281). ipotizzabile anche la legittimazione di figli premorti in favore dei loro discendenti legittimi e dei loro figli naturali riconosciuti (art.282).
La legittimazione per susseguente matrimonio. Il matrimonio susseguente alla nascita del figlio naturale determina come effetto ex lege la legittimazione se ed in quanto il figlio sia riconosciuto da entrambi i genitori. Il riconoscimento pu avvenire nell'atto stesso di matrimonio oppure anteriormente o posteriormente alle nozze.
L'effetto legittimante decorre dal giorno del matrimonio se sia stato riconosciuto nell'atto di matrimonio o anteriormente; oppure dal giorno del riconoscimento se questo avvenuto posteriormente (art.283). Ai fini della legittimazione il riconoscimento pu essere sostituito dalla dichiarazione giudiziale di maternit o di paternit. In questo caso gli effetti della legittimazione decorreranno dalla data di pubblicazione della sentenza, se questa pronunziata dopo il matrimonio. La legittimazione per provvedimento del giudice. Come disposto dell'art.284 quando vi impossibilit o un gravissimo ostacolo a legittimare il figlio per susseguente matrimonio, la legittimazione pu avvenire mediante provvedimento del giudice. Il giudice provvede con sentenza emessa in camera di consiglio (art.288) su domanda promossa dai genitori o da uno di essi. La sentenza produce gli stessi effetti della legittimazione per susseguente matrimonio ma soltanto dalla data del provvedimento e nei confronti del genitore che lha richiesta (art.290). La domanda deve essere promossa dai genitori congiuntamente o anche da uno solo di essi ed necessario che il genitore abbia compiuto 16 anni (la stessa et indicata dall'art.250 per effettuare il riconoscimento). La domanda di legittimazione importa riconoscimento del figlio naturale anche se la legittimazione non abbia luogo. L'impossibilit o il gravissimo ostacolo possono riguardare tanto il matrimonio quanto il riconoscimento, essendo entrambi presupposti essenziali della legittimazione per susseguente matrimonio. pi frequente che l'impossibilit o il gravissimo ostacolo riguardi il matrimonio dei genitori. L'impossibilit a contrarre matrimonio ravvisabile nel caso di morte, di scomparsa o di interdizione giudiziale di uno dei genitori oppure nei casi in cui sussista uno degli impedimenti non suscettibili di dispensa di cui all'art.87, infine, il caso in cui uno dei genitori sia vincolato da un precedente matrimonio o l'altro genitore si rifiuti anche senza giustificato motivo di contrarre matrimonio. Il gravissimo ostacolo ipotizzabile quando il genitore che intende legittimare il figlio trovi in se stesso un ostacolo di ordine morale per essere stato vittima, ad opera dell'altro genitore, di qualche grave sopruso come sevizie, minaccie, ingiurie, violenza carnale, costrizione alla prostituzione e sfruttamento della stessa. necessario l'assenso dell'altro coniuge se il richiedente unito in matrimonio. necessario il consenso del figlio da legittimare, se ha compiuto 16 anni o dell'altro genitore o del curatore speciale se il figlio non ha ancora raggiunto quest'et, sempre che il figlio non sia gi riconosciuto. L'art.285 ammette le legittimazione per provvedimento del giudice anche dopo la morte del genitore quando questi abbia espresso in testamento o in atto pubblico la volont di legittimare il figlio. L'art.286 prevede, inoltre, la possibilit che la legittimazione del figlio naturale riconosciuto sia fatta, in caso di morte del genitore, da uno degli ascendenti legittimi di lui, qualora il genitore non abbia comunque espresso una volont in contrasto con quella di legittimare. 12
Le azioni di contestazione della legittimazione. La legittimazione, anche se conseguita mediante provvedimento giudiziale, pu essere contestata mediante impugnativa della riconoscimento per difetto di veridicit (art.289). Al di fuori dell'ipotesi del difetto di veridicit del riconoscimento, la legittimazione conseguita per provvedimento del giudice pu essere sempre impugnata per la mancanza delle condizioni indicate nel n.1 dell'art.284 (domanda del genitore che abbia compiuto 16 anni) e negli artt.285,286,287. La sentenza di legittimazione, seppure sia passata in giudicato, non di ostacolo all'esercizio dell'azione di contestazione, in quanto il provvedimento giudiziale di legittimazione provvedimento di volontaria giurisdizione. La filiazione adottiva. Un rapporto di filiazione pu costituirsi anche fra due coniugi e un figlio non generato da loro: esso non si basa sulla procreazione biologica (i genitori non sono, come si dice, i genitori del sangue), ma su un procedimento e un provvedimento giudiziale, che si chiama adozione. L'adozione presuppone un rapporto di natura affettiva analogo a quello che normalmente si determina tra persone legate da un rapporto di derivazione biologica. l'attuale ordinamento prevede due ipotesi di adozione: quella di persone maggiori di et disciplinata dal codice civile e quella dei minori in stato di abbandono disciplinata dalla l.n.184/1983 modificata dalla l.n.149/2001. Questa legge prevede anche l'adozione di minori non abbandonati e l'affido provvisorio del minore temporaneamente privo di un ambiente familiare idoneo.
Ladozione di maggiorenni e adozione in casi particolari. Ladozione di maggiorenni viene prevalentemente realizzata da chi non avendo figli avverte l'esigenza di trasmettere il proprio cognome e il proprio eventuale patrimonio a persona particolarmente cara. L'art.294 comma 2 stabilisce "chi ha superato la maggiore et pu essere adottato anche da persona singola. Nessuno pu essere adottato da pi di una persona, salvo che i due adottanti siano marito in moglie". L'adozione consentita alle persone che non hanno discendenti legittimi o legittimati, che hanno compiuto 35 anni e che superano almeno di 18 anni l'et di coloro che essi intendono adottare (art.291 comma 1). Il tribunale pu autorizzare l'adozione in casi eccezionali anche se l'adottante ha raggiunto almeno l'et di trent'anni (art.291 comma 2). ammessa l'adozione di pi persone anche con atti successivi (art.294). L'art.293 dispone che i figli nati fuori dal matrimonio non possono essere adottati dai loro genitori naturali. Per conseguire l'adozione, oltre alla domanda dell'adottante occorre il consenso dell adottando e l'assenso dei loro rispettivi coniugi se coniugati e non legalmente separati e l'assenso dei genitori del adottando (art.297 comma 1). In alcuni casi in cui il rifiuto ingiustificato o impossibile per incapacit o 13
irreperibilit delle persone chiamate ad esprimerlo, il tribunale pu dichiarare egualmente l'adozione. Sulla domanda di adozione provvede il tribunale in camera di consiglio, sentito il p.m. Il decreto pu essere impugnato entro 30 giorni con reclamo alla corte d'appello. Il decreto, divenuto definitivo, oltre le altre formalit previste, viene annotato a margine dell'atto di nascita del adottato (art.314). Gli effetti dell'adozione di persona maggiore et. L'adozione delle persone maggiori di et, a differenza di quanto avviene con l'adozione di minori in stato di abbandono, non sostitutiva del rapporto di filiazione legittimo o naturale di cui quella persona adottata gi era titolare prima dell'adozione. L'art.300 sancisce che l'adottato conserva tutti i diritti e i doveri verso la sua famiglia d'origine, salve le eccezioni stabilite dalla legge. Chi adottato durante la maggiore et consegue un secondo stato di filiazione, senza perdere quello precedente; ma il rapporto di filiazione adottiva rimane circoscritto alla relazione adottante-adottato e non implica alcun rapporto tra l'adottante e la famiglia dell'adottato, n tra l'adottato e i parenti dell'adottante, salvo che la legge non prevede diversamente. In quest'ipotesi di adozione, l'adottante non acquisisce alcun diritto ereditario nei confronti dell'adottato, il quale invece consegue nei confronti dell'adottante diritti successori analoghi a quelli dei figli legittimi e naturali (art.304). L'adottato assume il cognome dell'adottante e lo antepone al proprio. Se l'adozione compiuta da coniugi, l'adottato assume il cognome del marito. Soltanto il figlio naturale non riconosciuto assume il cognome dell'adottante e perde quello d'origine. L'adozione produce i suoi effetti dalla data del decreto con cui viene pronunziata. Prima che il decreto venga emanato, tanto l'adottante quanto pu l'adottando possono revocare il loro consenso (art.298). Dopo l'emanazione del decreto, il tribunale pu pronunciare la revoca dell'adozione per indegnit dell adottato su domanda dell'adottante o su domanda dell'adottato per indegnit dell'adottante. I casi di indegnit sono quelli tassativamente previsti dagli artt.306-307. Ladozione di minori in generale. L'adozione dei minori un istituto introdotto per la prima volta nel nostro ordinamento con la l.n.421/1967 principalmente allo scopo di inserire il minore che ne fossi privo in una famiglia. L'adozione dei minori attualmente disciplinata dalla l.n.184/1983 (modificata dalla l.n.149/2001). L'adozione di minori in stato di adottabilit. Quando si tratta di minori in situazione di abbandono perch privi di assistenza morale e materiale da parte dei genitori o dei parenti tenuti a provvedervi, l'adozione conseguibile mediante un complesso procedimento che inizia con la dichiarazione in stato di adottabilit pronunciata dal tribunale per i minorenni del distretto in cui si trova il minore (art.8 l.ad.): necessario per 14
che la mancanza di assistenza non sia dovuta a forza maggiore di carattere transitorio. Prima di pronunziare lo stato di adottabilit, il presidente del tribunale per i minorenni o un giudice da lui delegato, sulle base delle informazioni ricevute a norma dell'art.9 l.ad., deve disporre approfondite indagini, tramite i servizi di assistenza sociale e gli organi di pubblica sicurezza, sulle condizioni giuridiche e di fatto del minore e sull'ambiente in cui vive, al fine di verificare se sussiste lo stato di abbandono. A conclusione delle indagini e degli accertamenti previsti dagli artt.10-14 l.ad., qualora risulti la situazione di abbandono, il tribunale per i minorenni dichiara lo stato di adottabilit sia nell'ipotesi in cui i genitori e i parenti convocati non si siano presentati senza giustificato motivo, sia nell'ipotesi in cui l'audizione dei medesimi abbia confermato il persistere della mancanza di assistenza morale e materiale e la non disponibilit a porvi rimedio sia, infine nell'ipotesi in cui quelle prescrizioni impartite a norma dell'art.12 siano rimaste inadempiute. Entro 30 gg dalla notifica del decreto che dichiara lo stato di adottabilit del minore, il p.m., i genitori, i parenti entro il quarto grado e il tutore possono proporre ricorso avverso il provvedimento sullo stato di adottabilit allo stesso tribunale che lo ha pronunziato. Il tribunale decide sul ricorso avverso il decreto con sentenza. Avverso la sentenza, il p.m., l'opponente o l'eventuale curatore speciale possono ricorrere entro 30 gg dalla notifica, alla sezione per i minorenni della corte d'appello. Avverso la sentenza della corte d'appello ammesso ricorso per Cassazione. Il tribunale per i minorenni d'ufficio o su istanza del p.m. oppure dei genitori pu revocare lo stato di adottabilit nell'interesse del minore quando sia venuta meno la situazione di abbandono. Chi viene dichiarato in stato di adottabilit pu essere adottato da coniugi uniti in matrimonio da almeno 3 anni tra i quali non sussiste separazione personale o di fatto e siano idonei ad educare, istruire ed economicamente in grado di mantenere i minori che intendono adottare. Non , quindi, consentita l'adozione di minore in stato di adottabilit da parte di persona singola, nonostante la Convenzione internazionale di Strasburgo del 1967, resa esecutiva in Italia nel 1974, preveda che la legge nazionale possa permettere l'adozione di un minore anche ad una persona singola. L'et degli adottanti deve superare di almeno 18 e di non pi di 45 l'et del adottando. La Corte Costituzionale intervenuta pi di una volta sul problema della differenza di et tra adottanti e adottando. Nel 1996 la C a orte ha ritenuto in particolare che la differenza di et massima tra adottanti e adottando non debba essere considerata requisiti indefettibile, sostenendo che il limite di et possa essere superato, poich si rimanga entro differenze che ragionevolmente possono manifestarsi anche all'interno di una formazione familiare di tipo naturale, nel preminente interesse del minore adottando. I coniugi possono adottare che minori anche con atti successivi. A differenza di quanto disposto per l'adozione di persone maggiori di et dall'art.291 ai coniugi consentito l'adozione di minori in stato di adottabilit
anche se abbiano discendenti legittimi o legittimati; questi devono essere soltanto sentiti se maggiori di 14 anni (art.25 l.ad.). I coniugi che intendono adottare devono presentare domanda al tribunale per i minorenni, specificando l'eventuale disponibilit ad adottare pi fratelli. Il tribunale per i minorenni, accertati i requisiti richiesti dall'art.6, dispone le indagini necessarie ad accertare le attitudini educative dei coniugi, la loro situazione personale ed economica, la salute, l'ambiente familiare e i motivi per i quali i coniugi desiderano adottare il minore. Se gli accertamenti e le indagini hanno esito positivo, il tribunale per i minorenni dispone l'affidamento preadottivo del minore gi dichiarato in stato di adottabilit. La dichiarazione di adozione viene pronunciata con decreto motivato dal tribunale per i minorenni dopo che sia trascorso 1 anno dall'affidamento, quando quest'ultimo non sia stato nel frattempo revocato. Il p.m., i coniugi adottanti ed il tutore possono impugnare il decreto relativo all'adozione entro 30 giorni dalla comunicazione, con reclamo alla sezione per i minorenni della corte d'appello, la quale decide con decreto motivato. Contro il decreto della corte d'appello ammesso entro 30 giorni ricorso in cassazione. Il provvedimento definitivo di adozione deve essere comunicato all'ufficiale di stato civile per l'annotazione a margine dell'atto di nascita dell'adottato. Gli effetti dell'adozione di minori in stato di adottabilit. L'adozione di minori dichiarati in stato di adottabilit determina una stazione identica a quella della filiazione legittima. L'adottato acquista lo stato di figlio legittimo degli adottanti, dei quali assume il cognome. Ne consegue che l'adottato diventa parente di tutti i parenti degli adottanti. Nel contempo cessano i legami di parentela dell'adottato verso la famiglia d'origine, salvi i divieti matrimoniali. Nell'art.27 l.ad. si colgono le differenze fondamentali tra l adozione delle persone maggiori di et e l adozione di minori in stato di adottabilit: la prima si aggiunge allo stato di filiazione preesistente, con effetti circoscritti alla relazione adottante-adottato; la seconda si sostituisce completamente al preesistente stato di filiazione, con effetti coinvolgenti la parentela degli adottanti. L'adozione di minori che non siano in stato di adottabilit. Anche i minori che non siano in stato di adottabilit possono essere adottati ma soltanto in caso particolari. L'adozione a norma dell'art.44 l.ad. , infatti, consentita a persone unite al minore, orfano di padre e di madre, da vincolo di parentela fino al 6 grado da rapporto stabile e duraturo persistente alla perdita dei genitori. L'adozione inoltre consentita al coniuge nel caso in cui il minore sia figlio dell'altro coniuge. altres consentita l'adozione quando il minore si trovi nelle condizioni indicate dall'art. 3 della l.n.104/1992 e sia orfano di padre di madre. E infine possibile l'adozione in caso di impossibilit di affidamento preadottivo. In tutti questi casi l'adozione consentita anche in presenza di figli legittimi. 16
Gli effetti dell'adozione di minori in casi particolari. Nell'ipotesi di adozione di minori in casi particolari a norma dell'art.55 l.ad. si applica l'art.300 c.c. secondo cui l'adottato conserva tutti i diritti e i doveri verso la sua famiglia d'origine e non estende la propria qualit di figlio adottivo ai parenti dell'adottante. Si applica poi l art.304 in base al quale l'adozione non attribuisce all adottante alcun diritto ereditario alla successione delladottato. applicabile, infine, l'art.299 che, pur prevedendo l'acquisto del cognome dell'adottante, sancisce la conservazione del cognome della famiglia d'origine. Ladozione internazionale. Coloro che intendono adottare un minore straniero devono seguire una particolare procedura che, a seguito delle modifiche apportate alla legge sull'adozione dalla legge 476/1998, conforme ai principi della Convenzione per la tutela dei minori e la cooperazione in materia di adozione internazionale, fatta a l'Aja nel 1993. Essi devono preliminarmente presentare al tribunale per i minorenni dichiarazione di disponibilit ad adottare un minore straniero chiedendo che lo stesso dichiari la loro idoneit all'adozione. Entro 1 anno dalla comunicazione del decreto di idoneit ad adottare, gli interessati si devono attivare conferendo incarico a curare la procedura d'adozione ad uno degli enti autorizzati di cui all'art.31 ter l.ad. Intanto il decreto di idoneit viene trasmesso immediatamente alla commissione costituita presso la presidenza del Consiglio dei Ministri. L'ente cui viene conferito l'incarico a curare la procedura svolge le pratiche di adozione presso la competente autorit del paese indicato dagli aspiranti all'adozione, affinch quest'autorit formule le proposte di incontro tra gli aspiranti all'adozione e il minore da adottare; concorda quindi con quest'autorit, qualora ne sussistano i requisiti, l'opportunit di procedere all'adozione; informa immediatamente la commissione, il tribunale per i minorenni e servizi dell'ente locale della decisione di affidamento dell'autorit straniera, chiedendo alla commissione l'autorizzazione all'ingresso ed alla residenza permanente del minore in Italia. La commissione, esaminati gli atti e valutate le conclusioni dell'ente incaricato, dichiara che l'adozione risponde al superiore interesse del minore e ne autorizza l'ingresso e la residenza permanente in Italia. Il minore che abbia fatto ingresso nel territorio italiano sulla base di un provvedimento straniero di adozione o di affidamento a scopo di adozione, gode dal momento dell'ingresso di tutti i diritti attribuiti al minor italiano in affidamento familiare. L'adozione pronunciata all'estero produce nell'ordinamento italiano tutti gli effetti ma il tribunale per i minorenni a seconda che l'adozione sia stata pronunciata prima dell'arrivo del minore in Italia o debba pronunciarsi successivamente, dovr effettuare le verifiche ed emettere i provvedimenti previsti dall'art.35.
In ogni caso il minore adottato acquista la cittadinanza italiana soltanto per effetto della trascrizione del provvedimento di adozione nei registri dello stato civile. L'adozione o laffidamento a scopo adottivo, pronunciati in un paese non aderente alla Convenzione n firmatario di accordi bilaterali, possono ugualmente essere dichiarati efficaci in Italia sempre che sussistano le condizioni previste dall'art.36. In ogni caso, al minore straniero che gi si trovi in Italia in una situazione di abbandono non si applica la procedura di adozione internazionale ma la normale procedura di adozione. I residenti all'estero, stranieri o italiani, che intendono adottare un cittadino italiano minore d et, devono presentare domanda al console italiano competente per territorio, che la inoltra al tribunale per i minorenni. Quando si tratta di stranieri stabilmente residenti in Italia che hanno ratificato la Convenzione si applicano le procedure stabilite nella stessa convenzione per quanto riguarda l'intervento e i compiti delle autorit centrali degli enti autorizzati.
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