Source: https://www.yumpu.com/it/document/view/56904707/lavoro-e-diritto-6-5/17
Timestamp: 2018-12-16 04:33:15+00:00
Document Index: 70504379

Matched Legal Cases: ['art. 2060', '§ 1', '§ 1', 'art. 502', 'art. 503', 'art. 504', 'art. 505']

convegno sindacale, tenut
convegno sindacale,
convegno sindacale, tenutosi a Bologna il 24 gennaio 1922 8 , viene ispirata la Carta del Lavoro adottata il 21 aprile 1927 dal Governo Fascista 9 , secondo cui il lavoro, in tutte le sue forme (intellettuali, tecniche, manuali) è un dovere sociale (non giuridico) 10 ed, in quanto tale, è tutelato dallo Stato 11 . Ne segue la legittimità del potere statuale di sorvegliare ogni attività produttiva; da questa, infatti, dipende il benessere, lo sviluppo e, soprattutto, la potenza della Nazione; a sua volta, l'iniziativa privata non assurge a diritto naturale preesistente allo Stato, ma è considerata come strumento efficace ed utile all'interesse del Paese. Ciò consente allo Stato di intervenire nella gestione diretta dell'impresa privata in tutti i casi in cui lo Stato stesso ne avverta la necessità o, più semplicemente, in tutti i casi ove manchi l'iniziativa privata oppure ove l'esercizio di questa sia carente e ciò anche per realizzare interessi politici dello Stato. Il comune e primario interesse alla produzione nazionale, peculiare dell'ideologia fascista, condiziona anche la tipologia del rapporto: la disciplina di ogni tipo di lavoro (anche autonomo) viene accomunata al lavoro associato. Questo spiega perché, nel Codice Civile del 1942 12 , le norme che regolano la materia del lavoro e quelle che disciplinano la materia dell'impresa sono dettate in un unico Libro; la disciplina del lavoro subordinato, infatti, viene collocata non nel Libro IV, che regola i principali contratti di scambio, ma nel Libro V, incentrato sull'impresa 13 . In particolare, la formulazione dell'art. 2060 c.c., secondo cui l'attività dell'imprenditore è oggetto di tutela al pari di qualsiasi altro tipo di lavoro (perciò, anche di natura subordinata), è espressione del tentativo estremo di equiparare la 8 9 10 11 12 13 I principi affermati sono i seguenti: “1° Il lavoro costituisce sovrano titolo che legittima la piena ed utile cittadinanza dell'uomo nel consesso sociale; 2° il lavoro è la risultante degli sforzi volti armonicamente a creare, a perfezionare, ad accrescere, quanto forma benessere materiale, morale, spirituale dell'uomo; 3° sono da considerarsi lavoratori tutti indistintamente coloro che comunque impiegano o dedicano l'attività ai fini su accennati e pertanto la organizzazione sindacale prima con le opportune suddistinzioni, e verità di aggruppamenti, deve proporsi di accoglierli senza demagogici ostracismi; 4° la Nazione – intesa come sintesi superiore di tutti i valori materiali e spirituali della stirpe – è sopra gli individui, le categorie e le classi. Gli individui, le categorie e le classi sono gli strumenti di cui la Nazione si serve per il raggiungimento della sua maggiore grandezza”, cfr. A. Tilgher, Storia del concetto di lavoro ... cit., 107. Reperibile in http//www.historia.unimi.it La differenza tra dovere sociale e giuridico non può essere trascurata: la non giuridicità del dovere esclude il potere dello Stato sia di assegnare al cittadino un lavoro sia il potere di sanzionare l'eventuale sua inottemperanza, cfr. A. Tilgher, Storia del concetto di lavoro … cit., 108. Art. 2, Carta del Lavoro del 21 aprile 1927: “Il lavoro, sotto tutte le sue forme organizzative ed esecutive, intellettuali, tecniche, manuali è un dovere sociale, a questo titolo, e solo a questo titolo, è tutelato dallo Stato”. Approvato con R.D. 16 marzo 1942, n. 262 (Gazzetta Ufficiale n. 79 del 4 aprile 1942). Cfr., F. Carinci, R. De Luca Tamajo, P. Tosi, T. Treu, Diritto del Lavoro, Volume II, Utet, Torino, 1998, 50. 15 15
prestazione imprenditoriale a quella di qualsiasi altro lavoratore (ivi compreso quello subordinato), posto che, per il Regime Fascista, tutti sono accomunati dal superiore interesse della produzione nazionale 14 . Tale ideologia, quindi, sebbene non sia espressamente codificata, è agevolmente rinvenibile dalla collocazione topografica delle norme nella struttura del Codice Civile e dall'interpretazione delle stesse. L'indirizzo politico, volto a rendere la produzione il comune supremo interesse della Nazione, in quanto indice di prestigio e fonte di potenza, se da un lato non impedisce al Regime di emanare leggi a contenuto protettivo 15 , dall'altro fa venir meno la distinzione tra capitale e lavoro con conseguente non utilità di qualsiasi organizzazione sindacale; da qui, la repressione, sul piano penale, di ogni eventuale conflitto 16 . § 1.2. Il lavoro nella Repubblica democratica Con la caduta del Regime Fascista e la nascita della Repubblica Italiana 17 , la concezione del lavoro muta radicalmente. § 1.2.1. Il fondamento della Repubblica e il principio lavoristico Innanzitutto, la materia lavoristica non costituisce più soltanto uno dei tre 14 G. Alpa, Manuale di diritto privato, Cedam, Padova, 2011, 1035, sul punto rileva come la previsione di un apposito Libro all'interno del c. c. del 1942 (Libro V) interamente dedicato al lavoro non debba trarre in inganno sull'ideologia del regime fascista; è certo, infatti, che il Regime mirasse a costruire la categoria dell'homo oeconomicus, intento a svolgere un'attività produttiva a beneficio della Nazione, superando, a tal fine ogni conflitto di classe. Ciò ha come naturale conseguenza quella di accomunare nel dovere di collaborazione tutte le attività lavorative sia che fossero svolte in forma imprenditoriale, sia di prestazione di lavoro autonomo oppure dipendente. 15 Si pensi al R.D.L. 13 novembre 1924, n. 1825 che completa la disciplina dettata in ambito impiegatizio dal D. Lgt. 9 febbraio 1919, n. 112, cfr. F. Carinci, R. De Luca Tamajo, P. Tosi, T. Treu, Diritto del Lavoro ... cit., 6. 16 A. Alessandri, Diritto penale e attività economiche, Mulino Strumenti, Bologna, 2010, 48, osserva che l'ispirazione fortemente autoritaria del Regime fascista spicca nella riforma dello sciopero contenuta nel codice del 1930: le nuove incriminazioni di serrata e sciopero per fini contrattuali (art. 502 c.p.), di serrata e sciopero per fini non contrattuali (art. 503 c.p.), di coazione alla pubblica autorità mediante serrata o sciopero (art. 504 c.p.) e di serrata o sciopero a scopo di solidarietà o di protesta (art. 505 c.p.), “ (…) trovavano supporto ideologico nella visione corporativa della società e dello Stato, che aspirava a trovare addirittura un momento sistematico nell'inutile Carta del lavoro del 1927, non casualmente contemporanea alla emanazione della legge per la tutela della sicurezza dello Stato (l. 3 aprile 1926, n. 563).” 17 La Repubblica nasce il 2 giugno 1946, quando a seguito del Referendum istituzionale indetto per determinare la forma dello Stato, 12.718.019 italiani si espressero a favore della forma repubblicana e 10.709.423 si espressero a favore della monarchia, così come pubblicato dal Corriere della Sera, 6 giugno 1946, 1, reperibile in http//www.emerotecaitaliana.it. 16 16
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