Source: https://www.unipd.it/archivio/progetti/thesis/thesis.htm
Timestamp: 2019-01-24 10:20:52+00:00
Document Index: 176772977

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 35', 'e contrario', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 2', 'art. 10', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 8', 'art. 8']

progetto per la gestione, tenuta e tutela
Verbale della riunione del 12 marzo 1999
Carta dei diritti delle tesi di laurea
I verbali sono consultabili anche sul sito dell'Università degli Studi di Catania
presentato il 20 settembre 1998
Thesis 99 si prefigge di creare un sistema per la gestione, tenuta e tutela delle tesi di laurea.
Redazione di un disegno di legge per chiarire la natura giuridica ed elaborazione di uno standard per l’archiviazione informatica, nonché adozione degli standard di descrizione archivistica e catalogazione bibliografica.
Ministero per l’Università e la ricerca scientifica e tecnologica
Soprintendenza ai beni librari del Veneto
Nel complesso dei documenti che un archivio universitario è chiamato a gestire, una parte importante — direi fondamentale — è costituita dalle tesi di laurea. Tranne poche eccezioni, che esamineremo piú oltre, non esistono regole chiare per la trattazione di questi documenti. Anzi, quelle poche che esistono, sono tra loro contraddittorie.
La causa principale è costituita dal fatto che, in assenza di una legislazione specifica, le poche norme scritte variano — anche all’interno di uno stesso Ateneo — da facoltà a facoltà, da dipartimento a dipartimento, determinando una oggettiva difficoltà nella gestione, tenuta e tutela di questi documenti, che risultano invece un patrimonio irrinunciabile per la storia intellettuale e scientifica di una nazione, per le quali sarebbe perlomeno auspicabile il raggiungimento di uno standard nazionale.
Oltre a questo, emerge un’altra questione di apparente complessità: dove va conservata la tesi di laurea? In archivio o in biblioteca? La domanda non è peregrina, se ancor oggi gli uffici universitari si chiedono insistentemente dove e come conservare, tutelare e valorizzare al meglio le tesi di laurea. Ecco che allora conviene definire con maggiore precisione i contorni del problema, aggiungendo, fin dove possibile, elementi di chiarezza sulla natura giuridica della tesi di laurea.
Questi primi appunti, inoltre, lungi dal risolvere il problema in tutte le sue numerose sfaccettature, sono da considerarsi propedeutici all’attività di studio che dovrà essere svolta nel corso del 1999 da un apposito gruppo di lavoro. Tale gruppo verrà costituito durante la 1ª Conferenza organizzativa degli archivi delle Università italiane, in programma a Padova il 22 e 23 ottobre 1998 ed all’interno della quale è già stato previsto un intervento di taglio metodologico da parte di Ferruccio Ferruzzi.
2. La natura giuridica delle tesi di laurea
La tesi di laurea non è menzionata nel dettato della legge 633/41 quale opera da tutelare. Forse anche per questo la giurisprudenza ha trattato la tesi di laurea in maniera disomogenea, riconoscendo a volte alla tesi la dignità di opera letteraria, altre volte invece considerandola come atto pubblico, pur di elevato valore scientifico, ma non soggetto a tutela.
Da un lato, infatti, il tribunale di Perugia ha stabilito che
La tesi di laurea non può considerarsi opera tutelata dalla legge sul diritto d’autore
dall’altro, invece, la corte d’appello, nella stessa causa, ribaltando la sentenza, ha stabilito che
Le direttive di controllo, sorveglianza, ingerenza, talvolta anche pregnanti, esercitate da un professore sullo svolgimento di una tesi di laurea, non impediscono che la tesi sia risultato precipuo dell’attività creativa del laureando tutelabile in base alla legge sul diritto d’autore, per cui la riproduzione pressoché integrale di un altrui tesi di laurea costituisce contraffazione di questa.
Inoltre l’unica legge concernente la tesi di laurea, la 475/25, ha piú di settant’anni, è di natura repressiva ed è priva di qualsiasi traccia di definizione che possa servire al nostro scopo. Serve, quindi, analizzare il problema de iure condendo, esaminando la casistica fin qui disponibile.
Da una sentenza del 1988 si ricava infatti che la tesi di laurea è un documento non vincolato da segreto né da riservatezza, in quanto atto pubblico a tutti gli effetti, poiché proprio "in seduta pubblica" essa viene discussa:
La dissertazione di laurea è presentazione solenne alla commissione di ateneo in seduta pubblica dei risultati di ricerca ottenuti dall’allievo e riportati in elaborati scritti destinati ad essere conservati in originale per la consultazione (sia pur con tutte le accortezze del caso) negli archivi universitari, trattandosi in sostanza del normale contributo della sperimentazione accademica al patrimonio tecnologico della collettività. È indubbio perciò che la tesi di laurea faccia parte dello "stato di tecnica" fin dal momento della sua discussione di fronte a una pluralità di persone tra le quali vanno — se non altro — annoverati i membri della stessa commissione esaminatrice all’evidenza esperti nell’apprendere gli elementi essenziali e caratteristici della ricerca, sì da essere in grado di trasmetterli sommariamente a terzi per la conseguente attuazione; persone aggiungasi non vincolate da segreto né aventi interessi alla riservatezza.
Non all’atto della sua archiviazione, ma all’atto della sua discussione, la tesi di laurea è dunque già patrimonio intellettuale e scientifico pubblico, poiché essa viene discussa, come abbiamo visto, in una sala aperta al pubblico. Da questa considerazione emerge pertanto la possibilità di divulgazione e quindi lo svilupparsi di un interesse bibliografico e di documentazione.
Dicevo all’inizio che il dubbio tra archivio e biblioteca era di apparente complessità: è fin troppo evidente che la tesi di laurea, nella sua stessa natura, risponda ad una duplice funzione. La prima è di documento amministrativo che attesta la regolarità della laurea conseguita e che va conservato nel fascicolo studente; la seconda funzione — e forse è questa la parte piú "visibile", ma certo non "piú importante" in termini assoluti — è di documento scientifico con il quale si dimostra l’attività e la preparazione cui uno studente è giunto al termine degli studi. Nella prassi comune, come documento di valore giuridico–probatorio, attestante cioè la regolarità del cursus studiorum, il luogo di conservazione è di norma l’archivio, mentre come documento di rilevanza scientifica il luogo di conservazione sarebbe (ma, come dimostreremo, non è) la biblioteca. Pur nella sua "duplicità" di funzioni, infatti, la tesi di laurea può e deve essere gestita dall’archivio universitario sia come documento amministrativo sia come documento scientifico.
Anzi, volendo affrontare la questione in termini piú appropriati, è necessario ribadire che la tesi di laurea è un documento tout court e che, in quanto tale, deve essere trattato dall’archivista alla stregua di qualsiasi altro documento (principio della avalutatività). Contestualmente, riconoscendo il suo valore scientifico e culturale, di letteratura grigia, l’archivista deve adottare gli strumenti di descrizione e soggettazione bibliografica piú appropriati, al fine di rendere un (prestigioso) servizio a tutta la comunità scientifica.
Il vero problema è che mentre nelle altre tipologie documentarie il momento dell’interesse giuridico, pratico e amministrativo (archivio corrente e di deposito) è cronologicamente ben distinto da quello scientifico–culturale (archivio storico), nella tesi di laurea i due interessi sono contestuali all’atto della sua stessa formazione e perciò, ad un’analisi distratta, facilmente confondibili.
Del resto, anche una matricola del Quattrocento non nasce mai come documento culturale, ma riveste esclusivamente una finalità giuridico–amministrativa, o, comunque, pratica, perché con quella e non altra finalità essa è stata redatta. Sarà poi il tempo che farà emergere un interesse prevalentemente culturale su un determinato documento, senza tuttavia far mai cessare quello giuridico–amministrativo. Ecco che allora le tesi di laurea devono essere trattate dall’archivista alla stregua di un qualsiasi documento ed inserite perciò nel relativo fascicolo dello studente, quasi sempre come documento finale del cursus studiorum e quindi ultimo documento della pratica nominativa.
Uno dei riscontri piú importanti della rilevanza giuridico–amministrativa della tesi di laurea è data dal fatto che per l’ordinamento italiano essa rappresenta un requisito essenziale per il conseguimento della laurea. Esso infatti non riconosce equipollente un titolo di studio conseguito presso un ateneo straniero il cui ordinamento non preveda la redazione della tesi. Su questi presupposti, e al di là del valore scientifico, "visibile", infatti, il TAR degli Abruzzi nel 1984 ha stabilito che
È legittimo il provvedimento con cui gli organi di una università si pronunciano negativamente sulla richiesta di rilascio del corrispondente diploma di laurea italiano, avanzata da un soggetto che abbia conseguito il titolo accademico presso un’università straniera, il cui ordinamento non prevede la discussione della tesi di laurea.
Per quanto invece riguarda la proprietà intellettuale, va ribadito che essa appartiene sia al laureando sia al relatore. Entrambi, infatti, pur con diversi gradi di partecipazione, hanno prodotto la stesura della tesi di laurea nella forma finale. E proprio per questi motivi ad entrambi va richiesta la liberatoria (o il diniego) per la consultazione e la fotoriproduzione. Torneremo a breve su questo tema.
3. Lo scarto delle tesi di laurea è teoricamente impossibile
Con risvolti anche di carattere penale, è emerso proprio negli ultimi mesi il problema dello scarto, anzi del vero e proprio spurgo che periodicamente pongono in essere le varie strutture didattiche, di ricerca e di servizio di ateneo (facoltà, dipartimenti, istituti, centri, etc.). Da parte di alcune di queste, infatti, è ritenuto come prioritario lo scarto delle tesi di laurea per liberare periodicamente determinati spazi. In assenza di disposizioni precise, ognuno si è regolato secondo una consuetudo antiquitus approbata, basata a volte sul buon senso, altre volte sulla totale insensibilità amministrativa, scientifica e giuridica. In alcuni casi si è addirittura provveduto allo scarto non sincerandosi dell’effettiva distruzione delle tesi, le quali sono finite, com’era facilmente prevedibile, in qualche mercatino di periferia.
Va qui chiarito a lettere di fuoco che le tesi di laurea non possono subire lo scarto, visto che si tratta di materiale destinato alla conservazione perenne. Tutelato quindi l’originale depositato nell’archivio universitario tramite la Segreteria studenti, possono essere eliminati esclusivamente gli esemplari plurimi della tesi, pervenuti nella biblioteca della struttura universitaria in piú modi: per volontà del laureando, per regolamento di dipartimento o di istituto, come deposito volontario del relatore, come archivio aggregato nel caso di un dipartimento nato dalla fusione di piú istituti. Anche in questo caso, però, vanno rispettate le procedure di scarto, previste dall’art. 35 del D.P.R. 30 settembre 1963.
4. Alcune contraddizioni da superare
Ci sono però altre contraddizioni da superare de iure condendo. In archivio la tesi diventerebbe liberamente consultabile nella sezione separata d’archivio, cioè dopo 40 anni dal conseguimento della laurea, sempre ammettendo che l’autore non ne vieti espressamente la consultazione. Oppure, al contrario, esiste davvero un termine dopo il quale la tesi di laurea diventa liberamente consultabile, anche contro la volontà dell’autore? Tuttavia, anche in quest’ultimo caso, andrebbe comunque chiarito che la proprietà intellettuale delle tesi non è soltanto del laureando, ma anche del relatore. Serve, dunque, una eventuale liberatoria di entrambi che viene a cadere dopo i 40 anni, cioè dopo il passaggio alla sezione separata d’archivio?
Se, infatti, la tesi fosse da subito disponibile alla consultazione, per rispondere quindi ad un immediato fine culturale, potrebbe sussistere una contraddizione formale con la legislazione attualmente in vigore, che prevede appunto la consultazione per fini culturali solo quando il documento avrà raggiunto i limiti per il suo passaggio alla sezione separata d’archivio, né ovviamente risulta possibile invocare la legge 241/90 sul diritto di accesso ai documenti. Tale contraddizione dovrà essere quindi superata da una normativa specifica, ammettendo quindi come improponibile il ricorso a tale diritto, che si esercita invece nei riguardi dei documenti conservati nell’archivio corrente e nell’archivio di deposito.
Abbiamo appurato inoltre che vengono prodotti dal laureando piú esemplari della propria tesi, che circola quindi in originali plurimi. Un esemplare per sé, uno per il relatore, altri per i correlatori, altri ancora per la biblioteca della propria città o per la biblioteca di Dipartimento ed infine per l’Università tramite la Segreteria studenti.
Dicevo infine, poiché la ristrettezza dei tempi che da sempre assilla il laureando nella consegna ufficiale della tesi, impone di rivedere il testo fino a quasi il giorno prima. Da ciò deriva l’infausta conseguenza che molto spesso l’esemplare della tesi solennemente discussa "in una sala aperta al pubblico" non coincide con l’esemplare consegnato a futura memoria nell’archivio universitario. Potenzialmente (ma anche praticamente) circolano infatti piú esemplari apparentemente simili della medesima tesi di laurea, anzi, per usare un linguaggio piú burocratico, non conformi. Se a ciò aggiungiamo il fatto che l’esemplare consegnato alla Segreteria studenti è di norma quello meno curato da un punto di vista estrinseco (a volte si trovano anche fotocopie sbiadite e sfacicolate), ecco che il quadro risulta completo.
Eppure, per risolvere questo problema, basterebbe prevedere che il laureando consegni la copia ufficiale della tesi direttamente al presidente della commissione prima della sua discussione. Terminata la sessione di laurea, le tesi discusse dovranno poi essere trasmesse a cura dello stesso presidente di commissione alla Segreteria studenti in allegato al verbale d’esame.
E invece il numero eccessivo di esemplari in circolazione genera nella prassi comune una disomogeneità nella trattazione e nella consultazione delle tesi, poiché oltre alla già richiamata carenza nella normativa, i soggetti e gli enti possono essere i piú diversi. Così infatti avremo da un lato la biblioteca civica o del quartiere della città del neo-laureato che permette la consultazione della tesi alla stregua di qualsiasi altra opera a stampa senza preoccuparsi di nulla, dall’altro invece l’archivio universitario (tramite la Segreteria studenti) che non si occupa della consultazione ma soltanto della sua conservazione, dall’altro ancora la biblioteca del dipartimento che concede l’autorizzazione alla fotoriproduzione ma non al prestito e così via, generando così confusione ma soprattutto aumentando le possibilità di plagio senza poter risalire in termini certi al reo.
L’archivio dunque deve tornare a rivendicare il ruolo di depositario giuridico e gestore scientifico delle tesi di laurea, non soltanto per la creazione di un fondo unico di Ateneo gestito con criteri generali e normalizzati da dettare anche per le strutture universitarie, ma anche come funzione strategica per la conservazione giuridicamente certa e scientificamente inoppugnabile della memoria culturale di un Ateneo che, alla resa dei conti e come dicevamo, diventa anche una parte della memoria culturale della nazione. Piuttosto il vero problema per un archivista sarà di rendere disponibili, accanto all’imprescindibile presenza dell’inventario e degli altri mezzi di corredo, alcuni strumenti per la ricerca bibliografica (catalogo per soggetto, per autore, topografico, etc.), per i quali però, pur nella chiara distinzione dei ruoli, è indispensabile ricercare la collaborazione con i bibliotecari.
Abbiamo affermato che la proprietà della tesi di laurea è sia del laureando sia del relatore. Questa però è la situazione de iure, poiché quella de facto appartiene ad una casistica eterogenea. Nella prassi, infatti, assieme al relatore (e anche in questo caso la casistica di incidenza reale sul contenuto della tesi è molto vasta), concorrono alla stesura finale alcune figure importanti ma non legalmente riconosciute, quali professionisti esterni, collaboratori del docente, cultori della materia, etc. Ma il vero problema — e su questo ha già anticipato un contributo Zanetta Pistelli — è un altro. Il relatore, essendo componente della commissione d’esame e dovendo giudicare in fin dei conti una propria opera dell’ingegno, non è in grado di garantire la terzietà del giudizio. Deve, in sostanza, autogiudicarsi, darsi un voto, pur da condividere con il laureando. Questa, allo stato dell’arte, rimane una importante questione aperta.
5. La conservazione fisica
Abbiamo affermato che la tesi di laurea va conservata in archivio assieme agli altri documenti che formano il fascicolo dello studente. Questa conservazione, però, deve essere logica e non fisica. Prendendo a prestito una delle formule piú geniali dell’archivistica, potremmo affermare che l’inventario dovrà riprodurre l’ordine sulla carta e non sulle carte.
Essendo infatti di norma in formato A0 (lo standard A4 è, infatti, una conquista dell’ultimo decennio), è preferibile conservare la tesi di laurea in archivio in un luogo fisicamente separato dal fascicolo dello studente, ordinandola, ad esempio, per numero di matricola assieme a tutto il corpus delle tesi, con una semplice tagliatella di rimando nel fascicolo dello studente.
I movimenti provocati dall’inserimento della tesi di laurea nel fascicolo personale dello studente, sono causa molto spesso di danni meccanici ai documenti. La voluminosità della tesi, inoltre, ne consiglia vivamente la conservazione in scaffali appositi, distinti da quelli riservati ai fascicoli degli studenti. Con questa soluzione avremmo garantito la conservazione dei documenti e ne avremmo favorito la consultazione.
La conservazione delle tesi e dei materiali delle tesi prodotti in formati non standard — quali plastici, grafici tridimensionali, cassette audio-video, cd-rom — vanno invece disciplinati dal Senato Accademico caso per caso, tenendo conto della casistica presentata dai vari dipartimenti, istituti, centri, etc..
6. L’archiviazione informatica ed una potenziale possibilità di interazione tra archivistica e biblioteconomia
Sebbene solo di recente l’archiviazione informatica si stia affermando come standard tecnologico per la riproduzione sostitutiva dei documenti amministrativi, gli archivisti, nonostante amplissimi segnali di ripresa, si trovano di fronte ad un cambiamento di notevoli proporzioni quasi del tutto impreparati.
Eppure la necessità di procedere alla riproduzione sostitutiva di alcune tipologie documentarie era — e lo sta sempre piú diventando — un’esigenza di gestione, oltre che di conservazione. A questo riguardo considero semplicemente straordinaria la profondità di pensiero dimostrata da Giorgio Cencetti ancora negli anni Cinquanta:
Fra qualche decina d’anni (cioè prima ancora, presumibilmente, che siano resi accessibili agli studiosi), molti dei documenti relativi alla storia interna d’Italia negli anni immediatamente precedenti e seguenti la prima guerra mondiale, che già oggi — posso attestarlo per esperienza personale — si leggono con difficoltà, saranno completamente indecifrabili. Questo è uno dei casi nei quali una riproduzione in microfilm, fatta usando opportuni accorgimenti per accentuare i contrasti, assicurerebbe la conservazione di un materiale destinato fatalmente a sparire e pur prezioso per gli storiografi futuri, i quali saranno certamente ancor piú degli attuali interessati dagli aspetti sociali della storia d’Italia nel primo cinquantennio di questo secolo.
La legislazione italiana, infatti, almeno dal 1990, insiste fortemente verso il traguardo della redazione informatizzata dei documenti amministrativi (quindi verso la produzione del documento informatico e non verso la riproduzione di una copia informatica di un documento cartaceo) e della loro archiviazione e gestione informatizzata. La bibliografia in materia sta diventando davvero imponente, a dimostrazione dell’interesse verso le nuove tecnologie, che vengono dunque considerate una tappa irrinunciabile per la riforma della pubblica amministrazione.
A nostro parere proprio l’archiviazione informatica delle tesi di laurea ci permette di far interagire due discipline apparentemente simili, ma in realtà radicalmente diverse (antitetiche, direbbe Cencetti) come la biblioteconomia e l’archivistica. Da un lato infatti l’esigenza principale per i bibliotecari è la documentazione con tutto ciò che ne consegue: conservazione, catalogazione e fruizione; dall’altro l’esigenza principale per gli archivisti è la tutela (conservazione e poi valorizzazione).
Prima però di avviare le operazioni di informatizzazione delle tesi di laurea, che comunque dovranno tenere in considerazione sia le disposizione dettate dall’Autorità per l’informatica nella pubblica amministrazione (se concretamente applicabili) sia gli standard internazionali per lo scambio e la preservazione dei documenti elettronici in modo da renderli universalmente leggibili, bisogna sciogliere alcuni nodi circa le forme di pubblicità cui essa può soggiacere, prima fra tutti la possibilità di fotoriproduzione.
A dimostrazione del fatto che ogni Ateneo si regola secondo la propria "tradizione", con risvolti in certi casi davvero singolari, in questi ultimi tempi si è svolta una rapida indagine informale, tramite una lista di discussione statunitense. Da questa indagine è emerso che la biblioteca della Clemson University (South Carolina) permette la fotoriproduzione solo di parti "non significative" della tesi lasciando ovviamente ampi margini di discrezionalità all’archivista; la Eastern Washington University lo permette senza particolari cautele, sia per la scarsa richiesta di questo servizio, sia perché i frequentatori delle sale di studio possono richiedere in prestito una delle due copie che il laureando deve consegnare prima dell’esame; la Johns Hopkins University di Baltimora permette la fotoriproduzione della tesi sotto la dichiarata responsabilità del richiedente di rispettare il diritto d’autore, consentendo la circolazione della tesi o della dissertazione di laurea solo nel caso in cui siano depositati almeno due esemplari: come a dire uno per gli archivisti e uno per i bibliotecari, uno per la tutela e uno per la fruizione; ed infine il Southern Polytechnic State University, permette la circolazione (e ovviamente la fotoriproduzione) perché di norma acquisisce due copie: anche in questo caso una per l’archivio e una per la "circolazione".
Anche in Italia, comunque, ci sono comportamenti differenti. A fronte della disponibilità di alcuni Atenei di rendere interrogabile il catalogo in linea, ma senza autorizzarne la fotoriproduzione, come ad esempio l’Università degli Studi di Brescia, l’Università Cattolica di Milano permette la consultazione tramite la Biblioteca centrale che provvede direttamente ad ottenere l’eventuale assenso dell’autore e, se a richiedere la tesi è un laureando, anche del relatore; la Facoltà di Architettura dell’Università degli Studi di Firenze consente la consultazione della tesi richiedendo all’autore l’autorizzazione al momento del deposito della stessa; la Biblioteca centrale dell’Università degli Studi di Trento prevede l’autorizzazione alla consultazione delle tesi da parte di uno studente solo se autorizzato dal proprio relatore, il quale si assume la responsabilità nei confronti di terzi; il Dipartimento di studi italianistici dell’Università degli Studi di Pisa prevede che "le tesi di laurea possono essere date in lettura solo su autorizzazione dell’autore, del relatore o del direttore del Dipartimento"; la Biblioteca "Bruno Baldacci" del Dipartimento di Ingegneria Strutturale e Geotecnica della Facoltà di Ingegneria dell’Università degli Studi di Genova, apparentemente non richiedendo la liberatoria del laureando, prevede espressamente che: "le tesi di laurea svolte nel Dipartimento sono conservate a cura del Responsabile di Biblioteca; possono essere consultate soltanto se autorizzati, con dichiarazione scritta, dai relatori delle stesse"; la Scuola Dirigenti Assistenza Infermieristica dell’Università degli Studi di Roma, infine, permette senza particolari cautele la consultazione di tutte le tesi dal 1968 al 1995.
Per fare un ultimo esempio, questa volta extra-universitario, conviene ricordare che il recente Regolamento delle biblioteche degli Istituti archivistici, emanato dall’Ufficio centrale per i beni archivistici, prevede che "le tesi di laurea e di dottorato possono essere consultate [ma non fotocopiate] dopo cinque anni, salvo diversa indicazione dell’autore". È evidente che il termine dei cinque anni è del tutto discrezionale, calcolato sulla base delle potenzialità di pubblicazione.
La scarsa regolamentazione italiana fin qui esaminata si è ispirata o ha tenuto conto dello standard internazionale "Sconul", proposto in Inghilterra nel 1954 dalla Standing Conference of National and Universities Libraries . Esso si articola nei seguenti quattro punti:
almeno una copia di ogni tesi dovrebbe essere depositata nella biblioteca dell’Università;
previo consenso dell’autore ogni tesi dovrebbe essere disponibile per il prestito interbibliotecario;
previo consenso dell’autore ogni tesi dovrebbe essere disponibile per la fotoriproduzione;
gli autori delle tesi dovrebbero, al momento in cui le depositano, esprimere il loro consenso scritto per quanto riguarda i punti b) e c) e questo consenso dovrebbe essere inserito nella copia della tesi depositata.
Questo standard è normalmente accolto in altri paesi dove esiste anche il diritto d’autore sulle tesi benché regolamentato in modo difforme. È normale infatti "considerare le dissertazioni accademiche come qualsiasi altro materiale documentario, tanto da includerle nelle bibliografie nazionali (come in Belgio, Norvegia, Svezia) o da compilarne repertori speciali su base nazionale, spesso promossi dallo Stato (come in Francia, Germania, Svizzera e Stati Uniti)". In particolare in Germania le tesi sono registrate e pubblicate dal 1887. Per la Francia esiste una segnalazione sistematica dal 1884, mentre in Gran Bretagna, dove segnalazione e prestito risalgono almeno al 1953, esiste un servizio di commercializzazione attivato dalla British Library e dall’Information Publications International, denominato appunto British theses service, in grado di proteggere attraverso opportuni dichiarazioni formali da parte dell’acquirente, il diritto d’autore.
In Italia questo patrimonio non è pubblicizzato né valorizzato adeguatamente e tale assenza di informazioni finisce, com’è facilmente intuibile, col favorirne il plagio. Risulta piuttosto chiaro che nel momento in cui ci si pone il problema di come conservare le tesi di laurea non si possono ignorare altre importanti questioni correlate come la loro stesura, raccolta, schedatura e possibilità di consultazione, prestito e fotoriproduzione, questioni che, come dicevamo, possono e devono essere risolte da una normativa nazionale o, in assenza di questa, da una regolamentazione normalizzata di Ateneo.
7. Prima bozza per una proposta di regolamento per l’archiviazione
e la consultazione delle tesi di laurea
Riprendendo le fila del discorso, possiamo quindi affermare che la natura delle tesi di laurea ci spinge a ritenere che tale documento possa essere oggetto di disposizioni regolamentari attraverso le due diverse funzioni che esso esplica: una scientifica ed una amministrativa. La regolamentazione della funzione scientifica, concernente i criteri generali (assegnazione del tema, tempi di consegna, etc.) e le modalità di redazione (su supporto cartaceo e supporto informatico, etc.), sarà pertanto presa in esame dal regolamento didattico di Ateneo, mentre la regolamentazione della funzione amministrativa, concernente i criteri di conservazione, gestione e consultazione, sarà invece presa in esame dal regolamento di Ateneo sui procedimenti amministrativi e sull’accesso ai documenti.
Concludendo, ecco una prima bozza per la proposta di due articoli unici da inserire nei rispettivi regolamenti, con i relativi allegati:
Criteri di redazione delle tesi di laurea
La tesi di laurea deve essere consegnata dal candidato alla segreteria studenti entro il 10° giorno precedente alla sessione di laurea.
Il testo deve essere redatto su supporto cartaceo di formato standard A4 bianco, opportunamente rilegato, contenente le indicazioni di rito (Facoltà, Cognome e Nome, Titolo) secondo lo schema di seguito riportato (allegato 1). Assieme alla tesi rilegata, dovrà essere consegnata una copia sfascicolata della stessa, al fine di agevolarne l’acquisizione informatica.
Nella prima pagina dopo il frontespizio deve essere indicato con quale sistema informatico la tesi sia stata composta (allegato 2).
Assieme alla tesi di laurea dovrà essere consegnato in Segreteria studenti anche su supporto informatico (floppy disk, cd-rom, etc.). Tale supporto informatico deve contenere in un unico file il testo integrale della tesi di laurea. Il nome del file deve essere uguale al numero di matricola dello studente laureando, mentre l’estensione dovrà indicare le ultime cifre dell’anno di presentazione della tesi di laurea (ad es. 12345678.998).
L’archivio universitario è incaricato della conservazione, della tutela e della valorizzazione delle tesi di laurea.
Regolamento di Ateneo sul procedimento amministrativo
e sull’accesso ai documenti amministrativi
Ogni laureando ed ogni relatore devono esprimere contestualmente alla presentazione della tesi, su apposito modulo, il consenso o il diniego alla consultazione e alla riproduzione (allegato 3).
Nel fascicolo dello studente va conservata la copia informatica, in formato universalmente leggibile (PDF, SGML/XTML/HTML), mentre la copia cartacea va inserita nell’archivio delle tesi di laurea dell’Università.
UNIVERSITÀ DEGLI STUDI ......................
FACOLTÀ DI ......................
Corso di Laurea in ......................
relatore: ch.mo prof. XXXXXX YYYYYYYY
laureando: XXXXXX YYYYYY
Anno Accademico .... - .....
Indicazione del sistema informativo usato per la composizione della tesi
UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI ......................
matricola n. __________________________________
che il testo della propria tesi di laurea è stato composto con il seguente software:
Autorizzazione alla pubblicità della tesi
matricola n. ______________________________________
autore della tesi di laurea dal titolo
r autorizza la consultazione e la riproduzione della tesi
r non autorizza la consultazione della tesi
r autorizza la consultazione, ma non la riproduzione della tesi
VERBALE DELLA RIUNIONE DEL 18.12.1998
DIREZIONE AMMINISTRATIVA – Archivio Generale di Ateneo
+ Palazzo del Bo – Via 8 Febbraio, 2 – 35122 – Padova - I
( 049/827.3527 – 2 049/827.3529 – . archivio@unipd.it
Progetto nazionale per la gestione,
tenuta e tutela delle tesi di laurea
(Decreto n. 3493 del 30 novembre 1998)
Progetto nazionale per tutela e la valorizzazione
degli archivi storici delle università italiane
(Decreto n. 3495 del 30 novembre 1998)
Riunione tenutasi a Padova (Palazzo Storione) il 18 dicembre 1998, alle ore 8.45
Presentazione del progetto Thesis 99
Presentazione del progetto Studium 2000
Pianificazione degli appuntamenti e dei seminari e individuazione delle competenze
e alla presenza dei seguenti componenti:
M.G. Bevilacqua, F. Bombi, G. Bonfiglio Dosio, T. Buccarelli, F. Campelli, F. Ceccarelli, S. Checchi, S. Consoli, M. Donaglio, G. Giubbini, C. Grasso, G. Lunardi, M. Maniassi, S. Marciatori, F. Migliorino, A. Mirandola, G. Penzo, R. Pescia, G. Pesiri, L. Pieraccini, Z. Pistelli, C. Poggetti, M. Squadroni, A. Zanon.
Il prof. Alberto Mirandola, presidente della Commissione Archivi dell’Università degli Studi di Padova, a nome del Magnifico Rettore, porge i saluti ai presenti e illustra i motivi che hanno condotto a redigere i progetti "Thesis 99" e "Studium 2000". Attualmente, per quanto concerne le tesi di laurea, le modalità di presentazione, conservazione e consultazione differiscono notevolmente non solo da Ateneo ad Ateneo, ma anche all'interno di una stessa Università, da dipartimento a dipartimento e da facoltà a facoltà. Serve quindi creare uno standard che, con la collaborazione di alcune Università degli Studi, diventi uno standard universitario nazionale. Il progetto "Studium 2000", si prefigge invece la tutela e la valorizzazione degli archivi storici, abolendo la divisione fra aspetto amministrativo e valore storico dei documenti, allo scopo di approntare, in conformità alle leggi vigenti, i mezzi di corredo idonei a fornire la massima fruibilità degli archivi da parte degli studiosi e da parte dell’Ateneo. Il lavoro della "fucina archivistica padovana" ha concepito "Titulus 97", "Thesis 99" e "Studium 2000" come tre diversi aspetti di un unicum concettuale rappresentato dall’archivio.
Il dott. Gianni Penzo, dell’Università degli Studi di Padova, illustra quindi lo svolgersi del "Progetto Archivi" (1996), cioè Titulus - Thesis - Studium, come un insieme di interventi di carattere scientifico e tecnico amministrativo sulla memoria storica dell’ente produttore. Il problema dell’organizzazione e della gestione dell’archivio corrente è già stato affrontato e risolto con Titulus, ma ora è necessario rivolgersi alla gestione, tenuta e tutela delle tesi di laurea e alla tutela e valorizzazione degli archivi storici. Riguardo alle tesi va valutato un complesso di fattori critici:
gestione disomogenea e interdisciplinarietà tra biblioteche e archivi
aspetti giuridici (appartenenza della proprietà intellettuale allo studente e al relatore o anche ad altri)
aspetti gestionali (le segreterie studenti devono dare indicazioni in proposito),
aspetti di tutela (selezione ed eventuale scarto, creazione di una banca dati nazionale sull’esempio della Germania).
L’obiettivo di "Studium 2000" è la tutela (e poi la valorizzazione) degli archivi storici attraverso l’unico mezzo scientificamente appropriato, cioè la redazione e l'approntamento dei mezzi di corredo e degli strumenti archivistici, anche attraverso l’adozione di norme di descrizione archivistica internazionali ISAD(G) e ISAAR (CPF). Verranno poi predisposte delle Guide territoriali (tematiche). Infine, mentre Thesis 99 sarà l’oggetto della 2ª Conferenza organizzativa degli archivi delle università italiane, Studium 2000 sarà quello della 3ª Conferenza organizzativa degli archivi delle università italiane, che si terranno a Padova rispettivamente nell’ottobre 1999 e nell’ottobre 2000.
La dott. Giorgetta Bonfiglio Dosio dell’ANAI Veneto (e ricercatrice di archivistica dell’Università degli Studi di Padova) segnala la concessione, da parte dell'Università di Padova, di un assegno di ricerca su "Storia del Seminario maggiore di Padova condotta attraverso l’analisi della documentazione"; i lavori inizieranno in gennaio e potranno ben inserirsi nella realizzazione della Guida territoriale (tematica) e quindi in una parte del progetto Studium 2000. Ritiene che per la tutela, valorizzazione e circolazione delle tesi serva un catalogo unico, realizzabile con mezzi informatici, che non si limiti ad una semplice segnalazione, ma contenga l'abstract della tesi, da realizzare quindi con precisione e ristrettezza, magari prefissando il numero massimo di righe. Tale compito potrebbe essere affidato allo studente stesso. Chiede al infine di riflettere sul fatto che non esiste alcuna norma esplicita sulla obbligatorietà delle redazione delle tesi.
Il prof. Francesco Migliorino dell’Università degli Studi di Catania, porge i saluti anche in rappresentanza del Rettore e del Direttore Amministrativo di Catania, e si dichiara molto soddisfatto dell’entusiasmo con cui i progetti sono stati accolti a Catania. Per "Thesis 99" l'adesione non è stata ancora formalizzata, ma il Rettore si dimostra favorevole, tanto più che la facoltà di giurisprudenza di Catania vanta prestigiose tradizioni di studi giuscommercialistici, e in particolare si rileva l'interessamento del prof. Pennisi e del prof. Di Cataldo, autore di un regolamento sulla tutela dei brevetti, i quali offriranno un significativo contributo al progetto, visto che hanno già concordato con il dott. Penzo la redazione di una declaratoria giuridica sulle tesi di laurea. Rileva inoltre che le carenze lamentate sugli aspetti giuridico-gestionali-archivistici delle tesi non derivano solo da mancanze normative, ma soprattutto da deficienze archivistiche, delle quali gli archivisti sono invitati a prendere coscienza.
Il dott. Salvatore Consoli dell’Università degli Studi di Catania, chiede che Thesis 99 si occupi anche delle tesi di dottorato. In base alla normativa vigente il dottorato si svolge nella sede amministrativa, dove vanno consegnate tre copie della tesi, due delle quali vanno nelle Biblioteche nazionali. Per la tutela di eventuali brevetti, è inoltre proibita la pubblicità delle tesi per un anno. Chiarisce che a Catania esiste un Museo della Rappresentazione, gestito dal Dipartimento di architettura. L'archivio storico di Catania contiene documenti dal '600 alla fine dell''800; il resto si trova presso la Curia vescovile e presso l'archivio comunale, che però ha subito il rogo del 1944. La documentazione rimasta è dispersa in varie sedi, in circa sette o otto nuclei. Inoltre occorre affrontare il problema dello scarto, mentre non sono ancora iniziati la ricognizione e il censimento dei fondi. È stato utilizzato il software Sesamo e si prevede di utilizzare Nautilus.
La dott. Zanetta Pistelli dell’Università degli Studi di Pisa, chiede che Thesis 99 affronti anche il problema degli allegati, a volte di notevole ingombro, quali plastici o lucidi di grandi dimensioni: anche questo materiale, al di là del trasferimento su supporto informatico, deve essere tutelato e si deve stabilire dove conservarlo.
Il prof. Francesco Bombi, prorettore dell’Università degli Studi di Padova, fa presente che un’eccessiva regolamentazione potrebbe rivelarsi dannosa, rendendo impossibile operare nell’Università. Poche norme, ma buone e applicabili. Inoltre in Italia esistono tre livelli di studio: Diploma universitario - Laurea - Dottorato, e quindi l'importanza della tesi è legata all'importanza del titolo di studio, e potrebbe consistere, a seconda dei casi, in una semplice compilazione, in un elaborato non progettuale o in progetti veri e propri. Si dà il caso anche di lauree senza tesi. Inoltre l'elevato numero di studenti complica ulteriormente le cose. Il problema dell’integrazione fra biblioteche ed archivi è superabile con i mezzi informatici. L'Italia, in tema di validità dei documenti digitali, presenta la normativa più avanzata, e questa potrebbe trovare applicazione anche alle tesi, conferendo validità giuridica alla stesura in formato numerico, che, se munita di firma digitale dello studente e del relatore, ne diverrebbe a tutti gli effetti di legge l’originale. Ci sono nodi da sciogliere anche sul tempo di consegna della tesi, visto che quella che aspira ad un buon punteggio deve essere sottoposta al vaglio di un’apposita Commissione, la quale, per necessità, lavora su una bozza. È possibile rendere più semplice la conservazione della tesi stabilendo regole per i termini di consegna per la copia cartacea e la copia digitale, ma bisogna anche considerare che questo renderebbe il compito del relatore più difficoltoso. I problemi di ordine formale, di conservazione perenne, di deposito, di visibilità e controllo della circolazione sarebbero risolti dalla biblioteca digitale e dalle relative regole.
Il dott. Mario Squadroni, Soprintendente archivistico per l’Umbria, dopo aver distribuito ottimi cioccolatini perugini, fa il punto sull’archivio storico dell’Università degli Studi di Perugia e su quanto egli e la comunità scientifica archivistica si attende da Studium 2000, del quale condivide completamente l’impostazione scientifica e il metodo di lavoro. Come organo di vigilanza, è stata avviata l'opera di sensibilizzazione nei riguardi dell'archivio storico dell'Università degli Studi di Perugia, che vanta documenti risalenti al 1308 per un totale di circa 30.000 pezzi, con notevoli fondi aggregati di altre istituzioni e di privati. Il grosso problema è rappresentato dalle sedi dell'archivio e del deposito. Ci si propone di riordinare tutto il complesso in tre anni e renderne noti i risultati nel 2008 in occasione dei festeggiamenti per il 6° centenario dell'Università. Tre sono gli enti partecipanti al progetto: il Ministero per i Beni e le Attività culturali mediante l'Ufficio centrale per i beni archivistici, con un consistente finanziamento, la stessa Soprintendenza e l'Università degli Studi di Perugia (con delega al prof. Barberi) che metterà a disposizione una sede, centrale o decentrata in considerazione degli spazi necessari, e fornirà il supporto tecnico. L'Ufficio centrale darà attuazione al progetto in conformità a quanto concordato qui a Padova. I lavori inizieranno dopo Natale con la partecipazione della dott. Giovanna Giubbini e altri due collaboratori scelti per la loro approfondita conoscenza delle fonti dell'archivio e la storia istituzionale dell'ente. Il primo passo da compiere è la ricognizione dell'archivio storico, i cui fondi sono situati in parte presso locali dell'Università, ma con strumenti inadeguati, mentre il grosso si trova depositato in un capannone frammisto ad altri materiali. È quindi necessario selezionare (e quindi effettuare le operazioni di scarto); questa operazione richiederà l'intervento diretto del dott. Squadroni e la revisione del massimario di scarto. Il dott. Squadroni chiede anche di essere edotto sui programmi informatizzati, specialmente su "Arianna". A Perugia è già stato testato un programma ISAD (G), ma non se ne conoscono ancora gli effetti pratici. L'inizio delle operazioni è previsto per il 20 gennaio e occorre decidere quale software utilizzare.
La dott. Giovanna Giubbini della Soprintendenza archivistica per l’Umbria, in vista del progetto da condividere con l’Università degli Studi di Padova e gli Atenei che aderiranno a Studium 2000, chiede di confrontare i risultati ottenuti in incontri da stabilirsi a seconda delle esigenze che si presenteranno nel corso dei lavori.
Il dott. Luca Pieraccini di Hyperborea e del CRIBeCu della Scuola Normale Superiore di Pisa afferma che entro febbraio sarà presentata la redazione ufficiale ed anche un manuale del software Arianna. Sarà avviata la sperimentazione del software, fino ad ora poco presente nell'Università, in particolare per rendere rapida e trasparente la comunicazione. Il software attualmente in uso a Pisa rispetta gli standard ISAD e ISAAR e quindi tratta degli standard "ad alto livello" descrittivo, con possibilità di intercomunicabilità fra tracciati diversi. È da valutare, in questo progetto, se sia utile avere tutti lo stesso software o almeno conforme ISAD.
Il dott. Gianni Penzo dichiara di essere contrario all’avvio di piú sperimentazioni di software distinti: si deve operare una scelta univoca nel sistema informativo e poi informatico; nel caso la scelta si rivelasse sbagliata, si può cambiare. Propone quindi la massima operatività chiedendo di approvare una scaletta dei lavori.
Il dott. Gianni Pesiri del Ministero per i Beni e le Attività culturali - Ufficio centrale per i Beni archivistici, afferma che l'interesse primario per Titulus 97 dimostrato dal Ministero è in realtà strumentale alla tutela degli archivi storici, visto che è necessario gestire oggi quello che sarà l’archivio storico di domani. Gli archivi storici universitari devono essere messi in collegamento per progetti comuni e per far questo ci vuole un sistema informativo nazionale che ricomponga il mosaico degli archivi di varia provenienza (enti, famiglie ecc.). Per risolvere i problemi di spesa, bisogna programmare interventi più brevi di un anno; i progetti esistenti (Padova, Perugia, Napoli, Bari, Catania) devono procedere senza individualismi e concordando le scadenze. Conviene iniziare subito i lavori ed accordarsi su un tracciato anche solo cartaceo, stilare elenchi anche grossolani, definire il software da utilizzare (uno solo o più di uno compatibili).
La dott. Cecilia Poggetti di Hyperborea e del CRIBeCu della Scuola Normale Superiore di Pisa, chiede quali informazioni potrebbero essere inserite in via preliminare in una scheda informatizzata per la ricognizione. Per le varie esigenze necessitano più schede, forse quattro; prima bisogna decidere che cosa fare.
Il dott. Fabio Ceccarelli dell’Università degli Studi di Bologna ribadisce l’interesse per Studium 2000. A Bologna, oltre all’archivio storico, esiste l’archivio fotografico autonomo dal punto di vista gestionale, istituito circa 10 anni fa. In questo archivio si raccolgono documenti fotografici delle attività scientifiche e delle manifestazioni universitarie. Consta di 3000 lastre fotografiche, di positivi e negativi come, ad esempio, quelli del Fondo Supino, consistente in albumine, circa 3500 catalogabili fra il 1860-1890, del Fondo Tabaroni, etc. La scheda di rilevazione, quindi, dovrebbe contenere diverse informazioni. Esiste poi una sezione architettonica dell’Archivio Storico, che raccoglie i progetti e i plastici storici. Per quanto riguarda il progetto Thesis 99, Bologna, dato l'elevato numero di studenti, sente molto il problema della conservazione cartacea in particolare dei documenti riferiti alle tesi di laurea. Si potrebbe pensare, in alternativa, di prendere in considerazione l'esempio di Milano statale, che archivia già su micro-fiche, risolvendo il problema cartaceo in attesa di soluzioni informatiche, che consentano l’introduzione di un sistema standardizzato per la gestione e la tutela delle tesi di laurea.
La dott. Michela Maniassi, dell’Università degli Studi di Udine, dichiara che Udine, nata 20 anni fa, non dispone ancora di un archivio storico; tuttavia già ora ci si preoccupa della sua organizzazione, al fine di avere fra 20 anni un archivio storico già ben sedimentato. A Udine le tesi sono conservate per sessione, e non divise per Facoltà, con gravi problemi per la ricerca e l’archiviazione.
Il dott. Antonio Zanon dell’Associazione Italiana Biblioteche, afferma che l’AIB è interessata al progetto Thesis 99 per le biblioteche, le quali sono interessate alla definizione dei dati essenziali, e non ancora definiti, delle tesi. Attualmente le biblioteche non si pongono il problema dell'accesso a tali documenti, ma ciò dovrà essere considerato.
La dott. Zanetta Pistelli afferma che nell’ipotesi di creazione di una digital library va messo in rete l’abstract assieme alle notizie bibliografiche.
La dott. Cristina Grasso direttore dell’Archivio di Stato di Catania e consulente archivistico dell’Università degli Studi di Catania, chiede chiarimenti sullo scarto eseguito all’Università degli Studi di Padova e sui tempi di realizzazione del massimario di selezione. Viene chiarito che il massimario è già pronto, ma non può essere divulgato senza l’approvazione da parte degli organi universitari e il necessario parere dell’Ufficio centrale. Si prevede una sua divulgazione nella primavera 1999.
In conclusione vengono decise le seguenti tappe:
entro il 15 gennaio: a cura di TUTTI i partecipanti a Studium 2000, redazione delle schede per la ricognizione dell’archivio
"fine" gennaio 1999 - PISA (giorno da concordare con il direttore del CRIBeCu): presentazione del software Arianna a cura di Cecilia Poggetti e Luca Pieraccini
12 marzo 1999 - PISA: 1° seminario su "Thesis 99" a cura di Zanetta Pistelli: una mattinata con tre relazioni di circa mezz'ora ciascuna sui tre aspetti delle tesi. Pennisi, Di Cataldo, Pistelli per l'aspetto gestionale - Bombi per l'informatica - Pieraccini (informatica), Zanon (gestionale), Campelli (segreterie).
26 marzo 1999 - Perugia, 1° seminario su Studium 2000 sui problemi di inventariazione - Giovanna Giubbini e Mario Squadroni: Grasso, Giubbini, Squadroni, Vitali.
14 maggio 1999 - Catania: ore 15 - 18.30 : 2° Seminario su Thesis 99 - Pennisi, Di Cataldo, Motta, Rosa - prima traccia di regolamentazione di Thesis
15 maggio 1999 - Catania: 2° seminario su Studium 2000: presentazione dei primi risultati dei lavori di ricognizione
Si allegano al presente verbale gli indirizzari dei partecipanti e i decreti di nomina del gruppo di lavoro dell’Università degli Studi di Padova. Entro marzo 1999 le università aderenti, saranno invitare a formalizzare l’adesione. La riunione è chiusa alle ore 12.35.
Teresa Buccarelli
VERBALE DELLA RIUNIONE DEL 12.03.1999
SEMINARIO SU “THESIS 99”, Pisa, 12 marzo 1999
PRESENTI: V. Ambriola, G. Bonfiglio Dosio, F. Campelli, S. Consoli, F. Gammaitoni, C. Grasso, G. Lunardi, M. Maniassi, R. Pennisi, G. Penzo, Z. Pistelli, C. Poggetti, R.L. Romano, A. Zanon, F. De Benedictis, M.A. Migliorelli.
Il prorettore Prof. V. Ambriola, a nome del Magnifico Rettore, porge i saluti ai presenti ed introduce i lavori del seminario ponendo una serie di problemi relativi alle tesi, che, si augura, l’incontro odierno potrà chiarire. Innanzitutto, che cosa è la tesi di laurea? Essa rappresenta un documento amministrativo che pone fine al percorso formativo dello studente, oppure uno studio scientifico analogo ad una pubblicazione, o entrambi? Chi ha titolarità sulla tesi? Il relatore, lo studente, o entrambi? Qual è la tesi da prendere in considerazione, dal momento che i tempi amministrativi non corrispondono mai o quasi ai tempi creativi del laureando? Quella presentata, quella discussa, quella conservata? Esiste, poi, un problema di diffusione della tesi, quale contributo alla ricerca scientifica molto importante, se non altro per evitare di reinventare cose già note. Fra le varie tipologie di tesi, una particolare dignità acquistano le tesi di dottorato, per le quali il legislatore ha stabilito regole specifiche per il deposito presso le 2 Biblioteche Nazionali di Firenze e Roma, in considerazione del grande un valore di ricerca che esse hanno. Proprio per questo carattere particolare delle tesi di dottorato, l’Università di Pisa ha varato un progetto per la disponibilità full text di esse, secondo il modello di NCTRL per i rapporti tecnici e di ricerca. Questa iniziativa pisana è naturalmente aperta al contributo di tutte quelle università (e del CNR), che condividano l’obiettivo di rendere un servizio alla comunità scientifica internazionale, attraverso la pubblicazione elettronica di significativi contributi di ricerca. Infine, un ultimo interrogativo: quale sarà il futuro delle tesi di laurea, in un contesto di cambiamento dell’ordinamento didattico? Ci potranno essere tesi di I, II, III livello, o non esserci del tutto, sostituite da progetti, prove sperimentali, ecc. In questo senso il progetto “Thesis 99” si rivela tempestivo: si interviene quando si sta ridiscutendo l’architettura dell’ordinamento, con il rischio, forse, che una buona tradizione di attività originale di ricerca, la prima dopo anni di subordinazione ai professori da parte degli studenti, possa morire. Il Presidente, nello schierarsi fra i sostenitori ad oltranza della tesi, considerata come momento importante di elaborazione autonoma, apre, quindi, i lavori, dando la parola, secondo il programma, al dott. Penzo Doria.
Il dott. Penzo si sofferma brevemente sull’importanza del progetto “Thesis 99”, che ha il merito di far incontrare ad uno stesso tavolo, dopo quasi 70 anni, archivisti e bibliotecari sul tema delle tesi, da considerarsi contemporaneamente come documenti amministrativi e come elaborati scientifici. Alla base del progetto sta la convinzione che, per essere salvaguardate, le tesi devono essere disponibili. Il miglior antiplagio è proprio la pubblicizzazione e l’antitaccheggio oggi, di fatto, può essere agevolmente controllato, anche come deterrente, attraverso l’uso dell’informatica. La tesi è un documento che l’università deve considerare strategico, perché è anche sulla qualità della produzione delle tesi che si misura la sua eccellenza. Il progetto prevede varie fasi: dapprima verrà analizzata la tesi come documento in sé, attraverso la definizione dello spinoso problema della “paternità” della tesi; per questo l’Università di Padova ha premuto sull’Università di Catania, in particolare sui Proff. Di Cataldo e Pennisi, conoscendone i meriti scientifici, per ottenere un contributo mirante a definire la natura giuridica della tesi. In occasione del secondo convegno sugli archivi universitari di Padova, nel prossimo autunno, tale studio si tradurrà in una concreta proposta di intervento legislativo sulle tesi. Altro problema da affrontare è quello di vedere come il laureando si pone nei confronti della Segreteria studenti, facendo in modo che la tesi discussa coincida con quella presentata. Attraverso, poi, la tecnologia informatica, si cercherà di evitare il plagio, operando un confronto fra una certa sequenza di parole e favorendo la diffusione o in testo integrale o in abstract. Un altro obiettivo dell’Università di Padova e’ creare un catalogo nazionale delle tesi, così come accade in Germania. Intanto, essa si sta impegnando, attraverso il preside di ingegneria Prof. Guarise, a sperimentare “Thesis 99”, sia per quanto riguarda gli aspetti gestionali, che per i problemi legati alla firma digitale, fino all’accettazione del testo della tesi su supporto informatico. Per questo scopo la facoltà sperimenterà un prodotto della Virginia Tech, molto sobrio, ma efficace. L’intero progetto avrà comunque bisogno di essere recepito a livello di regolamenti d’Ateneo, con l’approvazione sia da parte del Senato accademico relativamente agli aspetti didattici, sia da parte del Consiglio di amministrazione per gli aspetti burocratico-gestionali.
Il Presidente dà, quindi, la parola al Prof. Pennisi, dell’ Universita’ di Catania Il relatore procede ad inquadrare le problematiche giuridiche relative alle tesi “de iure condito”, per arrivare successivamente, nel prossimo seminario a Catania, a formulare delle proposte “de iure condendo”. Il primo problema affrontato è quello relativo alla protezione della tesi come opera dell’ intelletto. Sulla tutela giuridica delle tesi esistono solo tre pronunce giurisprudenziali (di cui due sullo stesso caso). Anche se il discorso sulla tesi non è di interesse diffuso, è tuttavia di grande interesse sul piano gestionale, perché se, dopo anni dalla discussione, sorge una controversia, è difficile stabilire sul piano probatorio chi ha una priorità sull’elaborato. Prima di fare proposte nuove, come si diceva prima, dobbiamo conoscere il vecchio, che è poco conosciuto perché poco esaminato, ma si può fare una prima considerazione: una modifica dello status quo relativamente all’aspetto di diritto esclusivo può passare solo per la legge; a livello di normativa secondaria o di regolamento di ateneo non si può modificare una normativa del regime dell’esclusiva. Infatti, è del tutto palese che la legge stabilisce tutta una serie di esclusive: brevetti, diritto d’autore ecc. Ciò esclude implicitamente che ce ne possano essere delle altre; l’esclusiva crea nel mondo economico e culturale una specie di barriera, oltre la quale non si può andare. Un’operazione che ne creasse altre ad hoc per le tesi di laurea o ampliasse esclusive già presenti o le modificasse in maniera sostanziale potrebbe essere compiuta solo mediante la legge. Qual è la situazione attuale? La tesi di laurea è, secondo il relatore, una creazione proteggibile mediante il diritto d’autore, nelle sue varie forme (raccolta di dati, elaborazione di un software, ecc.); essa è proteggibile non di per sé, ma in quanto ha carattere creativo. Si ricordano le disposizioni degli art. 1 e 2 della legge sul diritto d’autore, sostenendo altresì che è convinzione pacifica che l’elenco delle opere citate nell’art. 2 non sia un elenco tassativo, quindi la tesi in ogni caso ci può rientrare . Il discorso della proteggibilità mediante il diritto d’autore è un’idea prevalente, che ha trovato una sola voce contraria fra quelle citate prima, ma su di essa conviene soffermarsi perché, se si riesce a dimostrare che questi argomenti non sono sostenibili, raggiungiamo il risultato della proteggibilità. Un argomento è che la tesi non presenta carattere di originalità tale da integrare il requisito di proteggibilità. Questo carattere creativo viene negato non in relazione alla specifica tesi, ma a tutte indistintamente, perché esse sono frutto di collaborazione fra studente e relatore, il cui contributo è assai penetrante e talvolta decisivo. Un equivoco è presente in questo ragionamento: la tesi ha carattere creativo o no sulla base di quello che è; si deve cioè esaminare il prodotto e poi verificare a chi spetti il diritto d’autore. A proposito del carattere creativo, è opinione pacifica che il diritto d’autore non protegga l’idea, ma la forma espositiva dell’idea, con la conseguenza che questo carattere creativo può essere di livello intellettuale anche modesto: si accede alla tutela anche con un piccolo sforzo intellettuale, con una rielaborazione, con una riesposizione. Se la tesi accede alla tutela del diritto d’autore, a chi spetta tale diritto? Se la tesi non avesse questo duplice connotato di essere frutto di un’attività intellettuale e un documento amministrativo che pone fine ad un procedimento mediante il quale lo studente consegue la laurea, la soluzione sarebbe semplice, da trovarsi nell’art. 10 della stessa legge: se in un’opera i contributi sono indistinti, i diritti spettano a tutti i coautori; le parti indivise si presumono dello stesso valore. Ora, a seconda delle università e delle facoltà, l’apporto del relatore e’ molto variabile Cosa direbbe la legge sul diritto d’autore se la tesi fosse esclusivamente una creazione intellettuale? Occorre vedere caso per caso qual è il contributo che viene dato all’elaborazione della stessa: se il contributo è del solo studente, il diritto d’autore spetterà a lui; se il contributo è del solo relatore, sarà del relatore; se i contributi sono congiunti e distinguibili in parte, ciascuno di questi 2 soggetti avrà il diritto sulla parte che spetta; se i contributi sono indistinguibili si applica l’art. 10 suddetto. Il relatore fa una precisazione: in linea di massima la giurisprudenza ritiene che semplici spunti, suggerimenti, o la comunicazione di un’idea non siano sufficienti a far ritenere che colui che ha dato gli spunti stessi sia coautore. Questa regola è un logico corollario di quella prima enunciata, secondo la quale il diritto d’autore non protegge un’idea, né tantomeno spunti e suggerimenti, ma protegge solo la forma espositiva. Allora, se lo studente raccoglie ed elabora personalmente tali suggerimenti, il diritto d’autore non spetterà congiuntamente anche al relatore, ma solo allo studente. Il problema in relazione alle tesi si complica per il fatto che essa non è un semplice prodotto di un’attività intellettuale, ma serve a valutare lo studente e questa caratteristica della tesi è anche sancita in una legge a carattere penale, la legge 19 aprile 1925, n. 475 “Repressione della falsa attribuzione di lavori altrui da parte di aspiranti al conferimento di lauree, diplomi, uffici, titoli e dignità pubbliche”. All’art. 2 tale legge prevede sanzioni per colui che procura o esegue per altri un lavoro che ha per scopo il conseguimento dei titoli di cui sopra, fra cui anche la laurea. Da sottolineare che il bene giuridico protetto è l’attribuibilità esclusiva della paternità dello scritto, poiché questa attribuibilità esclusiva costituisce garanzia della genuinità e correttezza dell’accertamento della commissione di laurea. Se il lavoro fosse di altri, tale operazione non sarebbe genuina e corretta. Ne consegue che quella diversa combinazione che risultava nell’art. 10 di apporti fra studente e relatore non è possibile per la tesi così come per qualsiasi altra opera dell’ingegno, perché lo studente ha il dovere di elaborare personalmente la propria tesi. Allo stato, il relatore può e deve dare consigli ecc., può anche fare un lavoro congiunto con lo studente, ma a condizione che gli apporti siano distinguibili, in modo che il lavoro dello studente sia isolabile e quindi valutabile. Non è perciò consentito sul piano penale che il relatore dia un apporto indistinguibile. Ciò non esclude che il relatore possa conseguire un diritto d’autore sul suo elaborato, pur avendo agito contra ius. Altro problema riguardante la tesi è come si acquisisce il diritto d’autore. Il secondo argomento che il tribunale di Perugia ha addotto per escludere la tutelabilità della tesi di laurea è quello che la tesi non è destinata alla pubblicazione. Ora è certo che il diritto d’autore non si acquisisce con la pubblicazione, bensì con la creazione dell’opera, poi il creatore può decidere se pubblicare, diffondere ecc. E qui si può rispondere ad un quesito sollevato dal presidente all’inizio : qual è la tesi di laurea: quella consegnata in segreteria, quella discussa o quella messa in circolazione? Dal punto di vista del diritto d’autore sono tutte e 3 le tesi, è l’elaborato in qualsiasi sua fase una volta che è stato estrinsecato. Viene segnalato un altro aspetto: l’art. 5 della legge sul diritto d’autore esclude dalla tutelabilità i testi degli atti ufficiali delle amministrazioni pubbliche, sia italiane che straniere. E’ un problema sollevato anche dal tribunale di Perugia, che ha sostenuto che la tesi è un atto amministrativo e come tale non è proteggibile. Ma la pronuncia della Corte di appello ha stabilito che la norma dell’art. 5 è eccezionale, in quanto la tesi non è un atto ufficiale né dello stato né di un’amministrazione pubblica, quindi, anche ammesso che sia un documento amministrativo, non può essere ricompreso fra quei documenti. Viene fatta un’ultima considerazione: non è escluso a priori che la tesi possa accedere ad un’esclusiva di tipo diverso, quella brevettuale, nel caso di tesi che raggiungano il risultato di dare una soluzione nuova ed originale ad un problema tecnico. Nel caso del brevetto è proprio l’idea che viene protetta, purché essa sia nuova. Un’idea è considerata nuova quando non fa parte dello stato della tecnica (inteso come l’insieme delle conoscenze che in un dato momento ci sono nella realtà tecnico-culturale) ed è esclusa dalla cosiddetta pre-divulgazione. Ora la tesi viene discussa di fronte ad una commissione composta presumibilmente da persone capaci di capire quello di cui si tratta, di conseguenza la discussione è sicuramente un’attività di pre-divulgazione: è quanto fra l’altro era stato preso in considerazione nel terzo caso giudiziario sull’argomento tesi. In conclusione, il Prof. Pennisi esprime l’augurio che il progetto Thesis serva anche per gli studenti, non solo per evitare il plagio ma anche, se la diffusione è fruibile da tutta la comunità scientifica, per fornire un biglietto da visita dello studente, in modo da favorire l’integrazione tra Università e mondo economico.
Il Dott. Penzo riprende la parola, questa volta per conto del Prof. Bombi, assente a questo seminario per altri pressanti impegni accademici. Il prof. Bombi, nell’ambito del progetto padovano, di cui ha parlato poco prima il Dott. Penzo, ha affrontato il problema della composizione informatica delle tesi, per la quale non è ritenuto opportuno indicare un software specifico. La soluzione trovata per Padova è quella di accettare la consegna della tesi su un dischetto o anche attraverso la posta elettronica, in qualsiasi formato. Attraverso, poi, dei convertitori di testo universali, dotati di software specifico, dislocati presso le segreterie studenti, la tesi consegnata verrà riversata in formato PDF, adottato perché è un formato non modificabile e capace di integrare testo e immagini; dopo la conversione del file presso le segreterie alla presenza dello studente, o, in sua assenza, se la consegna è avvenuta via mail, con una sigla di riscontro, il testo viene consegnato alla commissione di laurea, tramite il suo Presidente; così è assicurata la corrispondenza fra quanto è stato consegnato e quanto viene discusso. In seguito la tesi verrà archiviata, insieme ad un abstract redatto a cura dello studente (400-800 parole) e in quel momento egli dirà se ne consente la consultazione oppure no; nel primo caso la tesi verrà resa disponibile in linea e quindi direttamente consultabile. Esisterà comunque il problema per l’archiviazione di plastici e allegati ingombranti, per i quali si prevede la sola conservazione fisica. Inoltre si dovrà risolvere il problema della conservazione a lungo termine dei documenti elettronici, attraverso una migrazione periodica dei dati su supporti nuovi e più affidabili. Alcune tesi di laurea di informatica dovranno essere conservate in formato originale. Per risolvere il problema di plagio delle tesi si procederà in questo modo: ogni volta che ci sia da caricare una nuova tesi nella banca dati, si potrà lanciare un programma, che controllerà se sono presenti parole simili in diverse tesi; i brani in questione verranno visualizzati ed eventuali plagi verranno scoperti. Poiché il livello delle tesi è in generale molto basso, il Dott. Penzo propone che esse vengano conservate per i posteri anche in formato cartaceo solo se sono ritenute particolarmente meritorie; tutte le altre verranno conservate solo su formato informatico. Viene anche affrontato brevemente il problema della firma elettronica, per la quale dovrà essere creata, a livello di singole università o consorzi di università, una autorità di registrazione. L’ultimo aspetto trattato riguarda l’accesso alla banca dati, il quale dovrà essere libero ma controllato, poiché gli attacchi dei “pirati” sono innumerevoli e deve essere esercitato un controllo attento su chi entra in tale banca dati. Il costo dell’intero progetto padovano ammonta a circa 50 milioni, compresi i costi dei supporti per un periodo sperimentale di 1 anno e mezzo.
Il Presidente dà la parola alla dott.ssa Pistelli, al fine di mettere in luce i problemi gestionali delle tesi. La relatrice sottolinea come nel nostro paese, a differenza di molti altri stranieri, dove la tesi viene trattata come un qualsiasi altro documento, sussistano ancora problemi irrisolti di disponibilità e accesso a questa importante risorsa informativa; essi vanno dalla conservazione sistematica alla documentazione adeguata, dall’accesso garantito alla diffusione estesa. Già in fase di preparazione e presentazione per la discussione formale si presentano le prime difficoltà. La redazione formale della tesi non costituisce affatto una banalità, tanto che sull’esigenza documentale di ricercare un modello di riferimento per la sua stesura si fonda tutto un fiorente mercato editoriale; inoltre, i requisiti formali di cui una tesi deve essere corredata assumono un’importanza fondamentale per i successivi trattamenti catalografici e gestionali. Anche le regole burocratiche che le università impongono prima della discussione formale delle tesi possono condizionare pesantemente il futuro, dal momento che il rispetto rigido delle scadenze imposto dalle segreterie studenti fa sì che si conservino negli archivi universitari solo dei miserabili brogliacci e che su di essi si facciano certificazioni di conformità all’originale per borse di studio, equipollenze ecc. Per quanto riguarda i problemi relativi alla raccolta sistematica ed alla conservazione, la relatrice ritiene si debbano rispettare la storia e l’autonomia delle singole università: là dove esiste un archivio universitario ben funzionante, fruibile da parte di tutta l’utenza universitaria, le tesi possono essere gestite, anche per l’aspetto di documento scientifico, da esso; dove questo non accade, si deve ammettere che la funzione di gestione, circolazione e diffusione delle informazione avvenga a cura delle biblioteche. Questo tanto più per il fatto che tradizionalmente sono le biblioteche che hanno approntato quegli strumenti indispensabili per il trattamento documentario e per la fruibilità scientifica delle tesi, quali cataloghi, liste tematiche, bibliografie specifiche e ragionate, ecc. Per quanto riguarda i problemi della documentazione, si deve rilevare che, al contrario di quanto accade in altri paesi, le tesi in Italia non trovano spazio nella bibliografia nazionale e solo per le tesi di dottorato è stata predisposta, da pochissimi anni, una serie speciale. Per il resto, le iniziative catalografiche sono state e restano locali, effettuate solo da poche strutture, in modo scoordinato, con criteri pertanto disomogenei e con notevoli difficoltà descrittive, dal momento che le presentazioni formali delle tesi sono le più varie e, come si diceva prima, mancanti perfino di requisiti bibliografici fondamentali. Per quanto riguarda l'accessibilità, bassissimo è in Italia il tasso di fruibilità effettiva, soggetta a numerose regolamentazioni differenti, di fatto assicurata dai relatori, che, anche senza sentire il laureato, fanno circolare nel loro ambito disciplinare le tesi, spesso anche saccheggiandone i contenuti più nuovi e più interessanti, aumentando di fatto, con la limitata diffusione delle informazioni, le possibilità di plagio. La relatrice passa quindi a proporre una possibile regolamentazione circa: a) la redazione formale e i requisiti burocratici richiesti prima della discussione formale delle tesi; b) le raccolte; c) la documentazione; d) l'accessibilità e la disseminazione dell'informazione, suggerendo, fra l’altro: - l’adozione della normativa UNI/ISO 7144: "Documentazione - Presentazione delle tesi e documenti simili", pubblicata nel febbraio 1997 come adozione nazionale in lingua italiana della norma internazionale ISO 7144 (edizione dicembre 1986); - la costituzione di un archivio tesi con servizi collaterali per consultazioni, fotocopiature e prestito interbibliotecario e/o l’obbligo per biblioteche e/o centri bibliotecari di conservare una copia delle tesi da destinare alla consultazione ed alla più ampia circolazione; - la catalogazione corrente delle tesi, secondo standard da definire nell’ambito di questo progetto , comprensiva di un abstract curato dallo stesso laureando ed eventualmente tradotto in inglese a cura delle biblioteche depositarie della copia d’obbligo o collaboranti con gli archivi responsabili della gestione completa delle tesi; - la produzione periodica di cataloghi, liste, elenchi per autori, materie, ecc., - il riversamento dei dati locali in archivi nazionali e/o internazionali attraverso opportune convenzioni, oppure la creazione di un meta-opac nazionale, che permetterebbe di superare i localismi di ogni singola università; - la promozione di iniziative editoriali, culturali, ecc., per diffondere l'informazione sulle tesi.
La parola, infine, passa ad Antonio Zanon, dell’ Associazione Italiana Biblioteche, per alcune considerazioni di tipo più tecnico sulla catalogazione delle tesi. Dal punto di vista descrittivo, queste ultime non danno origine a problemi troppo complicati, dal momento che presentano degli elementi relativamente costanti; tuttavia, per esse dovrebbe essere generalizzato l’uso di alcuni stardard, ampiamente usati dai bibliotecari per tutti gli altri tipi di pubblicazioni. Si presentano anche alcuni problemi particolari, quali l’assenza dell’editore, la ricchezza più o meno ampia del campo note, a seconda della scelta di ogni singolo istituto, l’auspicabile aggiunta di un abstract, compilato a cura dello studente e tradotto in inglese a cura dell’Università. Per quanto riguarda gli accessi per autore, essi dipendono anche dal tipo di scelta che si vuol fare relativamente a tutti o parte degli autori personali o enti. Le regole italiane indicano che le tesi si catalogano sotto il nome dell’estensore della tesi, di colui che l’ha creata. A differenza delle norme sul diritto d’autore, a fini descrittivi non è importante l’attribuzione della paternità: il catalogatore non attribuisce paternità ma interpreta le informazioni di cui dispone, al fine di indicare la via più probabile e semplice per reperire il documento. Le norme non prevedono, invece, accessi secondari al relatore, al correlatore ecc., pur inserendo le tesi fra le opere di più autori. La BNI, serie tesi di dottorato, addirittura sembra privilegiare l’Università in cui la tesi è sostenuta piuttosto che il tutore, il coordinatore ecc., ritenendo che la tesi sia frutto dell’Università nel suo insieme. Quanto alla forma del nome dell’autore, le RICA prevedono di usare il nome che costantemente o prevalentemente è usato dall’autore; ma è molto difficile prevedere, al momento della tesi, quale sarà il nome usato ad esempio da uno scrittore che diverrà famoso con uno pseudonimo; quindi si dovrà prevedere di usare il nome così come compare sul frontespizio della tesi. Per i nomi degli enti normalmente si danno solo quegli elementi necessari all’identificazione; ma, a partire dal corrente anno, la BNI, serie tesi di dottorato, non seguirà tale norma, ma inserirà i nomi completi con tutti scalini gerarchici, per favorire la comprensione del filone di ricerca in cui si inserisce la tesi di dottorato. Altri accessi utili per i nostri fini sono quelli per data o anno accademico della tesi ed il codice di genere (M), attribuito dall’SBN, per individuare all’interno del data base solo le tesi; in un data base specifico di tesi un unico codice sarebbe inutile, quindi si potrebbe scegliere di attribuire dei sotto-codici per le tesi di laurea, quelle di dottorato, di specializzazione, ecc. Più difficile sarà trovare uno standard unico di accesso per soggetto, perché nelle università non esiste uno strumento da tutti condiviso, quale è il Soggettario della Biblioteca Nazionale di Firenze e la classificazione decimale Dewey è usata non in maniera sistematica, a favore di strumenti di ricerca propri, diversi gli uni dagli altri. Allora si potrebbe proporre di corredare le tesi di un abstract e, sulla base di questo abstract e del titolo, si potrebbe operare con un software che derivi automaticamente i termini ritenuti significativi, escludendo con una stop list quelli privi di valore semantico. Ciò ovviamente non eliminerà i problemi di termini omonimi, sinonimi ecc. Una scelta fatta dalla BNI, che potrebbe essere condivisa, è quella di classificare le tesi di dottorato per materia, secondo la denominazione delle materie messe a concorso nelle università e desunte dalla Gazzetta Ufficiale. I livelli di catalogazione potrebbero essere diversi, distinguendo un primo livello uguale per tutti ed un secondo che salvaguardi la ricchezza dei dati locali.
Il Pro Rettore Ambriola a questo punto apre la discussione.
Il Prof. Pennisi richiama all’attenzione dei presenti l’art. 8 della legge sul diritto d’autore relativamente alla presunzione di paternità: è reputato autore di un’opera chi è in essa indicato come tale. Ora, se la tesi viene conservata in modo non cartaceo, chi viene indicato come autore dal conservatore, dall’archivista ecc. assume rilievo ai fini di questa presunzione: è vero che il bibliotecario o l’archivista non attribuiscono la paternità all’opera, ma le loro indicazioni possono dare il pretesto per invocare questa presunzione.
La dott.ssa M. Antonietta Migliorelli, dell’Università di Cassino, informa sulle iniziative del proprio ateneo relativamente alla costituzione, presso la Facoltà di Lettere e Filosofia, di un archivio della produzione scientifica. Tale archivio raccoglie quanto la Facoltà, intesa come insieme di docenti e laureati, produce in un anno accademico per quel che riguarda la ricerca scientifica, al fine di renderlo visibile, fruibile e condiviso all’esterno della Facoltà. La produzione scientifica viene pertanto raccolta in un opuscolo, giunto quest’anno alla sua terza edizione e di cui si dà ampia diffusione all’interno ed all’esterno dell’Ateneo, diviso in due parti e comprendente nella prima la produzione del personale docente della Facoltà, mentre la seconda è riservata ai laureandi dell’anno considerato ed ai titoli delle loro tesi. La consultazione dell’archivio, aggiornato mensilmente per la produzione dei docenti e dopo ogni sessione di laurea, può avvenire anche via Internet, dove peraltro è possibile conoscere anche la produzione scientifica in corso di stampa, ma non ancora accessibile alla comunità scientifica. Tra breve tempo l’archivio avrà una sede fisica adeguata e aperta alla consultazione pubblica presso la biblioteca della Facoltà. E’ auspicabile che dal lavoro avviato dalla Facoltà di Lettere e Filosofia si possa giungere all’adesione dell’Ateneo di Cassino al progetto “Thesis 99”.
Il Prof. Ambriola offre spunti alla discussione a proposito della firma digitale nelle pubbliche amministrazioni. La firma digitale, per essere un valido sostituto della firma tradizionale, deve essere in grado di adempiere a tutte le funzioni di quest’ultima: la funzione di indicare chi è l’autore di un documento, di dimostrarne la paternità, di essere autografa e riconoscibile, attraverso la chiave privata. Allora, se si vuole sostituire la firma autografa del candidato con quella digitale, si deve chiedere al candidato stesso di presentare la tesi come documento digitale e poi di firmare in maniera digitale. Se invece la tesi, come si suggeriva prima, viene passata allo scanner, si ottiene un documento digitale, su cui la segreteria che accetta la tesi appone la firma attestante che essa è stata consegnata. E’, allora, il segretario che firma il documento al cui interno è contenuta la tesi. La soluzione più semplice, a suo avviso, è quella della firma digitale apposta dal candidato, in maniera inequivocabile, quando consegna la sua tesi su cd-rom, dopo averla discussa in sessione pubblica, al presidente, il quale la manda alla segreteria e lì con la chiave privata il candidato firma. La firma può essere apposta anche prima, per problemi di organizzazione e di scadenze, ma questa è la vera firma.
Il Prof. Pennisi sottolinea come questo problema della firma digitale costituisca un punto importante. Nel pensare e proporre delle regole per le tesi, si possono scegliere soluzioni più rigorose dal punto di vista della tutela della paternità delle stesse solo se c’è una ragione: normalmente chi edita qualcosa non firma; per far valere il diritto d’autore, basta la semplice presunzione, come si diceva prima citando l’art. 8. Essendo, però, quello delle tesi di laurea un settore molto a rischio di plagio, per cui anche se c’è una norma penale, essa viene sovente violata, imponendo allo studente di firmare in maniera digitale o autografa, diviene più facile accertare le eventuali violazioni di norme sulla copiatura.
Il Dott. De Benedictis dell’Università di Bari esprime per conto della sua università un vivo interesse per il progetto “Thesis 99”.
La dott.ssa Gammaitoni, dell'Università di Udine, si dichiara interessata al progetto sulle tesi, soprattutto nella speranza di vedere risolto il problema della conservazione ai fini della consultabilità. Posto che la biblioteca è il luogo deputato al reperimento e alla consultazione di tale materiale, è importante affrontare il problema di uno standard di catalogazione e di tutelare il compilatore della tesi stessa da possibili rischi di plagio
Il Prof. Pennisi ribadisce che, a proposito di tesi, si deve considerare attentamente se creare, e giustificare, una fattispecie a parte, oppure se mantenerci nell’ambito esistente. Se si fa quest’ultima scelta, per la tesi non si può pretendere qualcosa di più o di diverso rispetto alle altre pubblicazioni. Quindi, la preoccupazione per l’accessibilità alla tesi non è normalmente propria degli autori, che, al contrario, hanno tutto l’interesse a che l’informazione circoli, e ciò è anche in linea con la disciplina del diritto d’autore, che prevede che l’opera sia liberamente fruita. Inoltre, se saccheggio ci può essere, esso riguarda, come già detto, non l’idea, ma la forma espositiva. Il problema potrebbe sorgere nel caso in cui ci sia saccheggio di tesi un po’ particolari, contenenti, per esempio, raccolte di dati originali. Ma per questo caso c’è una disciplina, quella che tutelerà le banche dati, nel momento in cui verrà diramata la direttiva relativa. In questo caso l’interesse sarebbe però di tipo diverso, sarebbe un interesse economico alla tutela di una raccolta di dati, che non è lo stesso interesse dell’autore.
La dott.ssa Cristina Grasso, direttrice dell’archivio di Stato di Catania e consulente archivistico dell’Università degli Studi di Catania, ricorda che il regolamento degli archivi di stato prescrive che lo studioso che compila una ricerca utilizzando dati dell’archivio debba consegnare una copia all’archivio stesso. Aggiunge che nello stesso si prescrive anche che le tesi possano essere liberamente consultabili dopo 5 anni dal conseguimento del titolo. Invece, nell'archivio da lei diretto, al fine di favorire la circolazione delle informazioni, si prevede una dichiarazione dello studente per permettere la consultabilità della tesi anche prima dei 5 anni suddetti. Consapevole che tale limite di tempo è del tutto arbitrario, dichiara il suo interesse allo sviluppo di questo progetto per capire se una normativa in tale settore presso gli Atenei possa in qualche modo valere anche per le altre istituzioni depositarie di copie di tesi.
Il dott. Salvatore Consoli, dell’università degli Studi di Catania, afferma che presso il suo ateneo la reperibilità delle tesi in biblioteca non esiste, ma la loro diffusione avviene solo informalmente a livello di dipartimento o di istituto e anche lui si dichiara interessato al progetto Thesis
Il Sig. Zanon, intervenendo a proposito dei differenti vincoli cui sono soggette le tesi quanto a conservazione, consultazione e fruizione nei diversi ambienti bibliotecari, ricorda che ci sono molte biblioteche pubbliche che possiedono numerose tesi relative ai piu’ diversi aspetti del territorio su cui insiste l’università. Esse sono spesso preziose, perché costituiscono magari l’unico studio per quel territorio in un determinato ambito disciplinare; inoltre esse sono dono dell’autore, che, proprio perché le ha donate, ha piacere che vengano lette e citate.
Su domanda della Dott.ssa Pistelli se l’Università come ente possa essere considerata autore di una tesi, in quanto è grazie ad essa che lo studente può conseguire il titolo accademico, il Prof. Pennisi afferma che l’Università potrebbe essere considerata avente diritto non morale, ma economico sulla tesi solo nell’ipotesi in cui l’avesse commissionata; il diritto morale spetterebbe comunque all’autore. Se l’università commissiona un lavoro o permette che nelle sue strutture si realizzi un certo risultato, il discorso si fa analogo a quello sulle invenzioni, per cui ci potrebbe essere il problema dello sfruttamento economico. Ma lo studente non è incardinato nell’università come il docente o il ricercatore, egli fruisce di un servizio, il suo è un diritto allo studio e il fatto che utilizzi le strutture dell’università non deve pregiudicare la fruizione del risultato dei suoi studi. Per il dottorando di ricerca, che è equiparabile al ricercatore, si potrebbe forse ravvisare un caso diverso, potrebbe esserci anche sfruttamento economico.
Il dott. Penzo, infine, trae le conclusioni su ciò che ha rappresentato fino ad oggi il progetto Thesis: esso ha fatto della condivisione degli obbiettivi e della diffusione dei risultati un pilastro per arrivare a direttive comuni. Dopo un periodo di gestazione di circa due anni, Thesis si propone ora di far sì che le tesi di laurea divengano proteggibili mediante un articoletto di legge che dica : nella legge xy, dopo le parole libri, musica ecc., si aggiunga: “e tesi di laurea”. Questo dovrà essere proposto fin dalla prossima riunione di Catania, insieme ad un regolamento per la gestione della tesi (tempi per la discussione, tipologia della conservazione, tipologia della consultazione, ecc.). Sarà anche predisposta una lettera di intenti, con cui si chiederà alle università di aderire al progetto. E ad ottobre sarà presentata la proposta di una Carta dei diritti della tesi di laurea, il cui primo firmatario dovrebbe essere Umberto Eco.
Il ProRettore Ambriola conclude la riunione invitando i presenti a riflettere su una questione rimasta aperta, ma che avrà un’enorme importanza alla luce del nuovo ordinamento didattico: cosa si intende per tesi di laurea? Il lavoro dello studente, effettuato per conseguire il diploma universitario, è un semplice elaborato oppure una tesi a tutti gli effetti ? E come viene considerata la tesi di dottorato? Ma su questi ulteriori problemi rimanda al prossimo incontro di Catania.
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