Source: https://www.studiocataldi.it/news_giuridiche_asp/news_giuridica_10309.asp
Timestamp: 2017-10-23 04:30:13+00:00
Document Index: 148139054

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 2', 'art. 30', 'art. 10', 'art. 2', 'art. 23', 'art. 2', 'art. 23', 'art 2', 'art. 30', 'art. 3', 'art. 53', 'art. 53', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 53', 'sentenza ', 'art. 10', 'art. 2', 'art. 23', 'art. 23', 'art. 71', 'art. 2', 'art 2', 'art. 30', 'art. 10', 'art. 2', 'art. 23']

Multe e contributo unificato: testo integrale ordinanza Corte Costituzionale n.143 del 20 apr '11
POSTA e RISPOSTA n°66 apre al toc toc di LUISA-buono: "Aggiungo a sostegno di quanto da lei riportato nell'articolo, che l'imposta del contributo unificato pari ad €. 30,00 è a mio avviso anticostituzionale in quanto un contribuente si sente scoraggiato dal proporre ricorso al GdP laddove la sanzione da contestare è nettamente inferiore all'importo che deve immediatamente versare allo Stato per vedersi riconosciuto un diritto. In aggiunta, rendo noto che mi è capitato che alcuni Gdp non condannino alle spese la P.A. se il ricorso è stato presentato direttamente dal contribuente pur avendo, quest'ultimo, versato il contributo unificato per cui molto spesso all'udienza di comparizione devo insistere per avere la condanna alle spese del Comune e/o dell'Equitalia facendo rilevare che almeno il contributo unificato deve essere al cittadino rimborsato. Per cui oltre il danno anche la beffa per il cittadino italiano". Purtroppo, nessuno ci si fila e la Consulta ha dichiarato manifestamente inammissibili le questioni formulate nelle ordinanze di rimessione dei Giudici di Pace di VARAZZE, FICAROLO e FERMO. Ecco il testo integrale dell'ORDINANZA della pronuncia n°143 depositata il 20 apr '11 dalla Corte Costituzionale, Presidente DE SIERVO, Redattore Luigi MAZZELLA. LA CORTE COSTITUZIONALE composta dai signori: Presidente: Ugo DE SIERVO; Giudici : Paolo MADDALENA, Alfio FINOCCHIARO, Alfonso QUARANTA, Franco GALLO, Luigi MAZZELLA, Gaetano SILVESTRI, Sabino CASSESE, Giuseppe TESAURO, Paolo Maria NAPOLITANO, Giuseppe FRIGO, Alessandro CRISCUOLO, Paolo GROSSI, Giorgio LATTANZI, ha pronunciato la seguente ORDINANZA
nei giudizi di legittimità costituzionale aventi ad oggetto: l'art. 2, comma 212, della legge 23 dicembre 2009, n. 191, recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2010)»; gli artt. 9 e 10, comma 6-bis, del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia – Testo A), così come modificati dall'art. 2, comma 212, lettere a) e b), della legge n. 191 del 2009, e l'art. 30, comma 1, del predetto d.P.R. n. 115 del 2002; l'art. 10, comma 6-bis, n. 2 del T.U. n. 115 del 2002, come modificato dall'art. 2, comma 212, legge n. 191 del 2009, e l'art. 23, comma 10, della legge 24 novembre 1981, n. 689 (Modifiche al sistema penale); promossi con ordinanze emesse, rispettivamente, dal Giudice di pace di Ficarolo il 24 febbraio 2010, dal Giudice di pace di Varazze il 27 aprile 2010 e dal Giudice di pace di Fermo il 22 aprile 2010, iscritte ai nn. 254, 258 e 345 del registro ordinanze 2010 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica nn. 38 e 46, prima serie speciale, dell'anno 2010.
Ritenuto che, con ordinanza del 24 febbraio 2010, il Giudice di pace di Ficarolo ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale in via incidentale dell'art. 2, comma 212, della legge 23 dicembre 2009, n. 191, recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2010)»;
che, secondo il rimettente, la norma censurata, introducendo il comma 6-bis del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, ha previsto l'obbligo del pagamento del contributo unificato − pari a euro 30,00 oltre ad euro 8,00 per bollo, fino ad un massimo di euro 170,00 − anche in caso di proposizione di un ricorso innanzi al Giudice di Pace avverso sanzioni amministrative, ai sensi dell'art. 23 della legge 24 novembre 1981, n. 689 (Modifiche al sistema penale);
che è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, eccependo, preliminarmente, l'inammissibilità della questione per difetto di motivazione sulla rilevanza della stessa nel giudizio a quo, atteso che il rimettente non avrebbe dimostrato in qual modo il mancato pagamento del contributo unificato di iscrizione della causa determinerebbe l'improcedibilità dell'opposizione e, nel merito, chiedendo che sia dichiarata l'infondatezza della questione;
che, con ordinanza del 27 aprile 2010, il Giudice di Pace di Varazze ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 24, 53 e 113 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale degli artt. 9 e 10, comma 6-bis, del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia.
- Testo A), così come modificati dall'art 2, comma 212, lettere a) e b), legge n. 191 del 2009, e dell'art. 30, comma 1, del predetto d.P.R. n. 115 del 2002;
che, quanto alla dedotta violazione dell'art. 3 Cost., il rimettente sottolinea la manifesta irrazionalità di una disciplina normativa che prevede il pagamento di euro 30,00 per controversie il cui valore è ricompreso tra euro 1,00 ed euro 1.100,00 e il pagamento di euro 1.110,00 per procedimenti di valore superiore a euro 520.000,00 (ultimo scaglione);
che, quanto al contrasto con gli artt. 24 e 113 della Costituzione, egli sottolinea come l'arbitrio del legislatore nel fissare gli importi dei vari scaglioni del contributo unificato, venga a collidere con il diritto di difesa, giacché, se, come nel caso di specie, per una causa del valore di 38,00 euro è richiesto il versamento di tasse giudiziarie per lo stesso importo, risulta, di fatto, vanificato l'assunto che tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti, dal momento che l'interesse a proporre l'azione giudiziaria, stante la sua antieconomicità, non sarà certo né patrimoniale, né ripristinatorio della propria sfera giuridica violata da un atto asseritamente illegittimo, ma, evidentemente, potrà essere solo quello morale, privo di rilevanza giuridica;
che, quanto al contrasto con l'art. 53 della Costituzione, il rimettente sottolinea che il contributo unificato, pur essendo una tassa giudiziaria, ha una natura peculiare, in quanto non risulta parametrato nella sua entità al costo del servizio, ma − in modo non proporzionale e irrazionale − al valore della controversia, ponendosi in contrasto con l'art. 53 Cost. e con il principio di capacità contributiva;
che, secondo il rimettente, la questione sarebbe rilevante per la decisione del caso concreto poiché, nell'ipotesi di accoglimento del ricorso con compensazione delle spese di lite, la sentenza non consentirebbe al ricorrente, pur vittorioso, di ottenere una effettiva tutela, giacché il bene della vita che intendeva difendere rivolgendosi al giudice, e cioè l'integrità del proprio patrimonio, rimarrebbe ugualmente compromesso, ancorché modestamente, dalla tassa versata all'Erario;
che è intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, chiedendo che il ricorso sia dichiarato inammissibile per difetto di rilevanza, dato che questa, essendo stata ancorata dal rimettente all'eventualità che, in caso di compensazione delle spese di lite, il ricorrente veda la sua tutela patrimoniale vanificata, sarebbe meramente ipotetica, non essendo prevedibile se le spese saranno effettivamente compensate;
che, nel merito, il Presidente del Consiglio, quanto alla questione sollevata con riferimento all'art. 3 Cost., sottolinea che il contributo unificato per l'iscrizione a ruolo, sostituendo una serie di tasse precedentemente in vigore, si propone uno scopo di semplificazione amministrativa per l'utente del servizio giustizia, ed è peraltro articolato in fasce proporzionali ai vari scaglioni di valore della causa, per cui non può considerarsi irragionevole;
che, quanto alla dedotta violazione dell'art. 53 Cost., il resistente afferma che la manifestazione di capacità contributiva cui sottende la tassa, nel caso di un azione in giudizio, sarebbe rappresentata dalla decisione del soggetto di adire il giudice, non dal possibile risultato utile della causa;
che, infine, quanto alla presunta violazione degli artt. 24 e 113 Cost., il Presidente del Consiglio ricorda che, come la Corte costituzionale ha chiarito nella sentenza n. 114 del 2004, citata dal rimettente, nel valutare l'idoneità di una tassa a ledere il diritto alla tutela giurisdizionale, si deve distinguere tra oneri razionalmente collegati alla pretesa dedotta in giudizio, la cui previsione non determina ostacolo alla tutela giudiziaria ma ne costituisce solo il costo, e quelli che tendono alla soddisfazione di interessi del tutto estranei alle finalità predette, che ostacolano la tutela giurisdizionale e sono, pertanto, illegittimi, evidenziando che il contributo in questione è da ricomprendere nella prima categoria;
che, inoltre, sempre con riferimento allo stesso parametro, secondo il resistente l'eventuale mancato pagamento del contributo non determina inammissibilità del ricorso e, dunque, in ogni caso, non preclude la tutela giurisdizionale;
che, con ordinanza del 22 aprile 2010, il Giudice di pace di Fermo ha sollevato, con riferimento agli artt. 24 e 25 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 10, comma 6-bis, del d.P.R. n. 115 del 2002, come modificato dall'art. 2, comma 212, legge n. 191 del 2009, e dell'art. 23, decimo comma, della legge 24 novembre 1981, n. 689 (Modifiche al sistema penale);
che il rimettente chiede che le norme citate siano dichiarate illegittime nella parte in cui prevedono l'obbligo di versamento del contributo unificato per tutti i procedimenti istaurati con ricorso previsti dall'art. 23 della legge n. 689 del 1981 – con riferimento ai ricorsi iscritti alla data del 1º gennaio 2010 – avverso verbali di accertamento o ordinanze ingiunzioni ex legge n. 689 del 1981 e, quindi, anche per i ricorsi riferibili a verbali notificati prima dell'entrata in vigore della legge n. 191 del 2009;
che, secondo il rimettente, tale normativa sarebbe in contrasto con gli artt. 24 e 25 della Carta Costituzionale sia perché prevede impropriamente un pagamento di imposte o tasse riferito a ad atti o provvedimenti già in essere, sia perché il pagamento di detta imposta o tassa – il contributo unico appunto – disincentiverebbe i cittadini, rendendo oltremodo gravoso l'esercizio del diritto di giustizia per contestare la violazione di legge di accertamenti amministrativi illegittimi, essendo spesso il contributo elevato ed a volte di pari importo della sanzione amministrativa contestata.
Considerato che l'identità di alcune delle disposizioni impugnate e la sostanziale corrispondenza delle doglianze proposte e dei parametri invocati rendono opportuna la riunione dei giudizi;
che, tuttavia, poiché il giudizio sottoposto all'esame dei rimettenti non ha ad oggetto la verifica di tale obbligazione tributaria, la rilevanza della questione potrebbe ravvisarsi solo nell'ipotesi in cui il pagamento del contributo unificato costituisse una condizione di ammissibilità o di procedibilità del giudizio cui accede tale adempimento;
che i rimettenti non indicano in base a quale disposizione l'inadempimento dell'obbligazione tributaria – che, in base agli artt. 16, 247 e 249 del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, determina l'attivazione, da parte della cancelleria del magistrato dove è depositato l'atto introduttivo del giudizio, della procedura per la riscossione coattiva del contributo stesso, nonché l'applicazione della sanzione di cui all'art. 71 del d.P.R. 26 aprile 1986, n. 131 (Approvazione del testo unico delle disposizioni concernenti l'imposta di registro) − possa comportare l'ulteriore sanzione processuale dell'improcedibilità della domanda;
che, quanto alla questione sollevata dal Giudice di pace di Varazze, quest'ultima, a differenza delle altre, è stata sollevata d'ufficio, nonostante l'avvenuto, spontaneo pagamento del contributo da parte del ricorrente;
che, dunque, poiché le norme censurate, che impongono il pagamento del contributo, sono già state spontaneamente applicate dal ricorrente, l'asserito vulnus ai principi costituzionali invocati e, in particolare, all'effettività della tutela giurisdizionale sarebbe, in ipotesi, determinato da una norma di cui il rimettente non deve fare applicazione nel giudizio a quo;
dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 2, comma 212, della legge 23 dicembre 2009, n. 191, recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2010)», sollevata, con riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, dal Giudice di pace di Ficarolo con l'ordinanza in epigrafe;
dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale degli artt. 9 e 10, comma 6-bis, del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia. - Testo A), così come modificati dall'art 2, comma 212, lettere a) e b), della legge n. 191 del 2009, e dell'art. 30, comma 1, del predetto d.P.R. n. 115 del 2002, sollevata, in riferimento agli artt. 3, 24, 53 e 113 della Costituzione, dal Giudice di Pace di Varazze con l'ordinanza indicata in epigrafe;
dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 10, comma 6-bis, del d.P.R. n. 115 del 2002, come modificato dall'art. 2, comma 212, legge n. 191 del 2009, e dell'art. 23, decimo comma, della legge 24 novembre 1981, n. 689 (Modifiche al sistema penale), sollevata, in riferimento agli artt. 24 e 25 della Costituzione, dal Giudice di pace di Fermo con l'ordinanza indicata in epigrafe.
DEPOSITATA IN SEGRETERIA IL 20 APR. 2011". Torna a scriverci, cara Luisa, e comunque grazie per il Tuo apporto.
(09/06/2011 - Avv.Paolo Storani)