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Timestamp: 2020-08-10 18:08:27+00:00
Document Index: 5843263

Matched Legal Cases: ['art. 256', 'art. 256', 'art. 51', 'art. 256', 'art. 256', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 256', 'art. 546', 'sentenza ', 'art. 256', 'art. 606', 'art. 256', 'art. 606', 'art. 21', 'sentenza ', 'art. 256', 'art. 256', 'art. 256']

CORTE DI CASSAZIONE PENALE, Sez. 3^, 21/11/2019, Sentenza n.47285 – AmbienteDiritto.it
Giurisprudenza: Giurisprudenza Sentenze per esteso massime | Categoria: Diritto processuale penale, Rifiuti Numero: 47285 | Data di udienza: 2 Ottobre 2019
CORTE DI CASSAZIONE PENALE, Sez. 3^, 21/11/2019 (Ud. 02/10/2019), Sentenza n.47285
RIFIUTI – Attività di gestione di rifiuti – Raccolta, recupero e smaltimento – Abbandono di rifiuti di diversa provenienza commesso dai titolari di impresa o responsabili di enti – Art. 256 d.lgs n.152/2006.
Il reato di cui all’art. 256, comma 2, d.lgs. n. 152 del 2006, può essere commesso dai titolari di impresa o responsabili di enti che abbandonano o depositano in modo incontrollato non solo i rifiuti di propria produzione, ma anche quelli di diversa provenienza, ciò, in quanto il collegamento tra le fattispecie previste dal primo e dal secondo comma dell’art. 256 del T.U.A.. (già d.lgs. n. 22 del 1997, art. 51) riguarda il solo trattamento sanzionatorio e non anche la parte precettiva.
RIFIUTI – Attività di gestione di rifiuti non autorizzata – Natura di illecito istantaneo – Configurabilità del reato – Assoluta non occasionalità della condotta.
Ai fini della configurabilità del reato di cui all’art. 256, comma 1, del d.lgs. 3 aprile 2006, n. 152, trattandosi di illecito istantaneo, è sufficiente anche una sola condotta integrante una delle ipotesi alternative previste dalla norma, purché costituisca un’attività di gestione di rifiuti e non sia assolutamente occasionale. Del resto, sarebbe palesemente abnorme rispetto alle finalità perseguite dal legislatore e non imposto dal dettato normativo ritenere che, ai fini della configurabilità del reato di cui all’art. 256, comma 1, d.lgs. n. 152 del 2006, il soggetto agente debba realizzare tutte le condotte elencate dalla disposizione.
DIRITTO PROCESSUALE PENALE – Poteri del magistrato ordinario in tirocinio – Partecipazione all’attività istruttoria – Redigere o concorrere alla redazione della minuta della sentenza.
Il magistrato ordinario in tirocinio può, in piena conformità con l’ordinamento giuridico, partecipare all’attività istruttoria, porre domande alle persone esaminate sotto il diretto controllo del magistrato affidatario, e redigere o concorrere alla redazione della minuta della sentenza.
(conferma sentenza in data 22/10/2018 – CORTE D’APPELLO DI ANCONA) Pres. LIBERATI, Rel. CORBO, Ric. Radi
sul ricorso proposto da Radi Leo, nato a Orciano di Pesaro;
avverso la sentenza in data 22/10/2018 della CORTE D’APPELLO DI ANCONA;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale Giuseppe Corasaniti, che ha concluso per l’inammissibilità del ricorso;
udito, per il ricorrente, l’avvocato Narciso Ricotta, che ha concluso chiedendo l’accoglimento del ricorso.
1. Con sentenza emessa in data 22 ottobre 2018, la Corte di appello di Ancona ha confermato la sentenza del Tribunale di Pesaro che aveva dichiarato la penale responsabilità di Leo Radi per i reati di cui all’art. 256, comma 1, lett. a) e b), e 256, comma 2, d.lgs. n. 152 del 2006, per attività di gestione di rifiuti, anche pericolosi, consistita nella raccolta, nel recupero e nello smaltimento dei medesimi in mancanza della prescritta autorizzazione, nonché per attività di deposito in modo incontrollato degli stessi, accertate il 25 maggio 2015, e lo aveva condannato alla pena di un anno e tre mesi di arresto e di 12.000,00 euro di ammenda.
Si deduce, innanzitutto, che, in calce alla sentenza, si dà atto della collaborazione fornita da un Magistrato Ordinario in Tirocinio, con un’annotazione a penna e non sottoscritta dal Giudice titolare del procedimento, così evidenziandosi la nullità a norma dell’art. 546, comma 3, cod. proc. pen.
Si deduce, poi, che la partecipazione del M.O.T. alla redazione della sentenza aveva illegittimamente influito sulla decisione, perché attività posta in essere da persona diversa dal giudice naturale; si aggiunge che un ulteriore profilo di illegittimità discende dall’avere il M.O.T. diretto anche la fase di assunzione delle testimonianze, sia pure su delega del Giudice procedente.
2.3. Con il terzo motivo, si denuncia violazione di legge, in riferimento all’art. 256, comma 1, d.lgs. n. 152 del 2006, a norma dell’art. 606, comma 1, lett. b), cod. proc. pen., avendo riguardo alla ritenuta necessità di autorizzazione per la gestione dei rifiuti in assenza di attività di smaltimento.
2.4. Con il quarto motivo, si denuncia violazione di legge, in riferimento all’art. 256, comma 2, d.lgs. n. 152 del 2006, nonché vizio di motivazione, a norma dell’art. 606, comma 1, lett. b) ed e), cod. proc. pen., avendo riguardo alla ritenuta configurabilità del reato di deposito incontrollato di rifiuti.
Si deduce che il reato di deposito incontrollato di rifiuti non è configurabile in caso di abbandono reiterato nel tempo e con modalità rilevanti in termini spaziali e quantitativi, e che detto illecito penale, inoltre, siccome reato proprio dell’imprenditore, deve riferirsi a cose prodotte dalle attività del medesimo.
Si aggiunge che tali circostanze non risultano nel caso di specie.
2.1. In primo luogo, deve rilevarsi come i magistrati in tirocinio siano abilitati a partecipare allo svolgimento dell’attività giurisdizionale per espressa disposizione di legge.
Invero, l’art. 21 del d.lgs. 30 gennaio 2006, n. 26, prevede che il tirocinio dei magistrati, già nel primo periodo di sessione presso gli uffici giudiziari, e quindi prima ancora dell’assegnazione della sede e delle funzioni di destinazione, «è svolto presso i tribunali e consiste nella partecipazione all’attività giurisdizionale relativa alle controversie o ai reati rientranti nella competenza del tribunale in composizione collegiale e monocratica, compresa la partecipazione alla camera di consiglio, in maniera che sia garantita al magistrato ordinario in tirocinio la formazione di una equilibrata esperienza nei diversi settori […]». Si può aggiungere che anche nella disciplina anteriore al d.lgs. n. 26 del 2006 si riteneva che l’uditore giudiziario potesse redigere integralmente la minuta della sentenza. Si osservava, precisamente, che la sentenza sottoscritta dal presidente del collegio e dall’estensore è interamente attribuibile al collegio stesso, anche se la minuta risulta materialmente redatta dall’uditore giudiziario, in quanto, in tal caso, la minuta va considerata mero strumento del quale il collegio si è avvalso per esplicitare le proprie motivazioni (così Sez. 3, n. 9510 del 10/02/2005, Micheletti, Rv. 231874-01, e Sez. 2, n. 597 del 30/01/1988, dep. 1989, Pizzurro, Rv. 180213-01).
In effetti, la giurisprudenza ha già affermato che ai fini della configurabilità del reato di cui all’art. 256, comma 1, del d.lgs. 3 aprile 2006, n. 152, trattandosi di illecito istantaneo, è sufficiente anche una sola condotta integrante una delle ipotesi alternative previste dalla norma, purché costituisca un’attività di gestione di rifiuti e non sia assolutamente occasionale (così, espressamente, Sez. 3, n. 8193 del 11/02/2006, Revello, Rv. 266305-01, nonché, implicitamente, tra le altre: Sez. 3, n. 8979 del 2/10/2014, dep. 2015, Cristinzio, Rv. 262514-01; Sez. 3, n. 45306 del 17/10/2013, Carlino, Rv. 257631; Sez. 3, n. 21655 del 13/ 04/2010, Hrustic, Rv. 247605).
E del resto, sarebbe palesemente abnorme rispetto alle finalità perseguite dal legislatore e non imposto dal dettato normativo ritenere che, ai fini della configurabilità del reato di cui all’art. 256, comma 1, d.lgs. n. 152 del 2006, il soggetto agente debba realizzare tutte le condotte elencate dalla disposizione.
In particolare, per quanto riguarda il dato letterale, la parola «e», come indicato in diffusi vocabolari della lingua italiana, può servire sia a congiungere, sia, anche, e diversamente, a coordinare due unità sintattiche congeneri; la stessa, quindi, in una disposizione incriminatrice può anche avere la funzione di correlare tutte le condotte da essa elencate al fine di evidenziare l’identità di effetto giuridico delle stesse, e, così, di costruire una fattispecie mista alternativa, ossia di descrivere una pluralità di condotte fungibili, idonee ad integrare in via alternativa una unica norma incriminatrice.
Per quanto concerne il profilo sistematico, poi, la tesi prospettata nel ricorso porterebbe al risultato di rendere penalmente irrilevante anche il sistematico svolgimento, ad esempio, di una cospicua attività di trasporto di rifiuti.
5. Complessivamente infondate sono le censure formulate nel quarto motivo, che contestano la configurabilità del reato di deposito incontrollato di rifiuti, di cui all’art. 256, comma 2, d.lgs. n. 152 del 2006, sia perché non vi sarebbe dimostrazione di una attività consistente e reiterata nel tempo, sia perché i rifiuti rilevanti dovrebbero essere prodotti dall’attività del soggetto agente.