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Timestamp: 2018-10-18 03:59:00+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 175', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 5', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 6', 'art. 4', 'art.5']

Orario – abc dei diritti
Orario di lavoro: pause per i videoterminalisti
Posta la particolarità delle mansioni demandate ai lavoratori addetti a videoterminali, e in assenza di una diversa contrattazione collettiva, il dipendente ha diritto a godere di una pausa di 15 minuti ogni 120 ore di lavoro continuato, in base a quanto disposto dall’art. 175 del testo unico in materia di salute e sicurezza sul lavoro – D.Lgs. 81/2008. Inoltre le modalità e la durata delle interruzioni possono essere stabilite temporaneamente a livello individuale ove il medico competente ne evidenzi la necessità.
La normativa prevede inoltre che debbano essere escluse dal computo dei tempi di pausa i periodi di attesa della risposta da parte del sistema elettronico, che sono considerati, a tutti gli effetti, tempo di lavoro, ove il lavoratore non possa abbandonare il posto di lavoro
Scritto il 26 aprile 2017 Autore Antonio MarchiniCategorie OTag Orario, Videoterminali
Orario di lavoro straordinario definizione
L’art. 1 D.Lgs. n. 66 del 2003 definisce come “lavoro straordinario” quello che viene svolto oltre il normale orario di lavoro.
Secondo quanto previsto dal 1° comma del successivo articolo 5 del Decreto il ricorso a prestazioni di lavoro straordinario “deve essere contenuto”: tale statuizione di principio pome in evidenza il carattere di eccezionalità che deve connotare il ricorso al lavoro straordinario, in vista del molteplice obiettivo di tutelare il diritto al riposo del lavoratore (che verrebbe sicuramente inficiato da un eccessivo ricorso al lavoro straordinario), di garantire al lavoratore il diritto a dedicarsi a delle attività e a coltivare degli interessi ulteriori rispetto a quelli prettamente lavorativi e di evitare che un eccessivo e sistematico ricorso al lavoro straordinario possa consentire al datore di lavoro di far fronte ad una maggiore attività produttiva, evitando di procedere a nuove assunzioni a danno dei livelli occupazionali.
Il secondo comma del medesimo articolo demanda alla contrattazione collettiva le modalità di espletamento della prestazione lavorativa straordinaria, la quale comunque, non deve eccedere il limite di 250 ore annuali, fatto salvo condizioni di miglior favore previsti dai singoli CCNL e fermo restando quanto previsto dall’art. 4 che stabilisce tassativamente che la durata media dell’orario di lavoro non può in ogni caso superare, per ogni periodo di sette giorni, le quarantotto ore, comprese le ore di lavoro straordinario.
La normativa in oggetto prevede inoltre che, qualora manchi una contrattazione collettiva di riferimento, il ricorso al lavoro straordinario deve essere ammesso esclusivamente previo accordo tra il lavoratore subordinato e il datore di lavoro entro il predetto limite.
Tale limite non può essere superato nemmeno qualora l’utilizzo di prestazioni di lavoro in regime di orario straordinario sia consentito con riferimento a casi:
di esigenze tecnico-produttive aziendali eccezionali, ai quali non si può far fronte attraverso l’assunzione di nuova mano d’opera;
di forza maggiore;
in cui la mancata prestazione di lavoro straordinario possa comportare un pericolo grave e immediato o che possa comportare un danno alla produzione o alle persone; eccezionali come mostre, fiere e manifestazioni correlate alla prestazione lavorativa.
Al fine di scongiurare ulteriormente i rischi di alienazione del lavoratore e di mancanza di esercizio del suo diritto al riposo, sopra analizzati, il comma 5 dell’art. 5 del Decreto consente altresì alla contrattazione collettiva di prevedere il godimento di ulteriori riposi compensativi da parte dei dipendenti i quali abbiano lavorato in regime di orario straordinario. In materia di computo della media delle ore settimanali ai fini di straordinario l’articolo 6 del Decreto in commento stabilisce, che i periodi di assenza dovuti a ferie annue e a malattia non possono essere presi in considerazione: nel caso contrario si verificherebbe un fittizio abbassamento della media delle ore lavorate, che risulterebbe dovuto ai periodi di ferie e non a periodi di riposo giornaliero.
Il successivo comma 2 dell’art. 6 prevede che, qualora il lavoratore benefici di un periodo di riposo compensativo in alternativa o in aggiunta alla maggiorazione retributiva della quale si tratterà in seguito, non si dovrà tenere conto delle ore di lavoro straordinario prestate con tali modalità ai fini del computo del limite massimo settimanale di 48 ore, posto che in caso contrario si avrebbe un riposo aggiuntivo al quale il lavoratore non avrebbe comunque diritto.
L’art. 5, 5° comma del Decreto in commento, prevede che le ore di lavoro straordinario siano computate a parte e che vengano compensate con una paga oraria maggiorata rispetto a quella prevista per l’orario normale.
La Legge non stabilisce alcuna aliquota percentuale minima di maggiorazione, né alcuna soglia o criterio per la quantificazione di quest’ultima, demandando alla contrattazione collettiva la fissazione di tali parametri.
Scritto il 26 aprile 2017 Autore Antonio MarchiniCategorie OTag Orario
Orario di lavoro definizione
Definire il concetto di “orario di lavoro” è fondamentale al fine di delimitare temporalmente l’ambito temporale nell’ambito del quale il datore di lavoro può esercitare i propri poteri nei confronti lavoratore subordinato e quest’ultimo, specularmente, è obbligato a mettere a disposizione del datore di lavoro la propria attività ed è assoggettato al potere direttivo, gerarchico e disciplinare del datore di lavoro stesso.
In tal senso l’art. 1, 2° comma, lettera a) del Decreto Legislativo dell’8 aprile 2003, n. 66 in recepimento di quanto stabilito dalla Direttiva Europea n. 88 del 04 novembre 2003, n. 88, definisce l’orario di lavoro come “qualsiasi periodo in cui il lavoratore sia al lavoro, a disposizione del datore di lavoro e nell’esercizio della sua attività o delle sue funzioni”.
Già dalla nozione fornita dalla norma di legge si evince che al fine di determinare l’ambito temporale in cui si concretizzano le rispettive posizioni giuridiche del datore di lavoro e del lavoratore subordinato sopra descritte, devono ricorrere tre requisiti:
la presenza fisica del lavoratore nei luoghi in cui si devono espletare le prestazioni lavorative contrattualmente previste;
la messa a disposizione, da parte del lavoratore nei confronti del datore di lavoro, delle proprie energie lavorative;
la precisa finalità di tale disponibilità ad esercitare l’attività oggetto del contratto di lavoro
Dall’esame di tali requisiti risulta evidente come l’assoggettamento di un lavoratore ad un orario di lavoro vincolante sia elemento ed indice sostanziale del carattere della subordinazione.
Sulla base della definizione di “orario di lavoro” sopra riportata l’art. 1, comma 2 lettera b) del Decreto sopra menzionato individua il periodo di riposo definendolo, a contrario, come “qualsiasi periodo che non rientra nell’orario di lavoro”.
Media dell’orario di lavoro
L’art. 6 della direttiva 2003/88/Ce, stabilisce che gli Stati membri prendano le misure necessarie affinché sempre in funzione degli imperativi di protezione della sicurezza e della salute dei lavoratori la durata media dell’orario di lavoro per ogni periodo di 7 giorni non superi le 48 ore, comprese le ore di lavoro straordinario.
Quindi la sicurezza e la salute dei lavoratori deve sempre essere in primo piano, sia per il legislatore che legifera, che per il datore di lavoro che deve applicare la normativa.
In ottemperanza alla direttiva comunitaria, i commi 2 e 3, art. 4, Dlgs n. 66/2003, stabiliscono che l’orario settimanale di lavoro non può in ogni caso superare le 48 ore, comprese le ore di lavoro straordinario, per ogni periodo di sette giorni, calcolate come media in un periodo non superiore a quattro mesi.
In proposito, il Ministero del lavoro con la già citata circolare n. 8/2005, ha chiarito che il limite delle 48 ore medie, nel periodo di riferimento, va rispettato sia nel caso in cui il datore stabilisca un orario rigido e uniforme sia nel caso in cui l’orario di lavoro venga disciplinato in senso multi periodale mediante il rispetto del limite come media, per ogni periodo di sette giorni, in un determinato periodo.
In effetti, come la stessa circolare sottolinea, la norma non vieta prestazioni che superino, nell’arco di sette giorni, le 48 ore, perché il periodo di riferimento su cui va calcolata la media delle ore lavorate è più ampio della settimana.
Sarà quindi possibile che in una settimana lavorativa si superi il limite delle 48 ore settimanali e tale superamento sarà legittimo a patto che vi siano settimane lavorative in cui i lavoratori effettuino la loro prestazione per meno di 48 ore in modo da effettuare una compensazione: in definitiva occorre non superare il limite delle 48 ore come media nel periodo di riferimento.
La durata media dell’orario settimanale è fissata in 48 ore, compre le ore di lavoro straordinarie, per ogni periodo di 7 giorni, calcolate come media in un periodo di riferimento pari a 4 mesi.
Il periodo di riferimento su cui va calcolata la media può essere elevato da quattro a sei mesi dai contratti collettivi di lavoro.
Tuttavia, la contrattazione collettiva può portare il periodo di riferimento fino a dodici mesi purché a fronte di ragioni obiettive, tecniche o inerenti all’organizzazione del lavoro che devono essere specificate negli stessi contratti collettivi.
Criteri di computo. Ai fini del computo della media della durata media settimanale sia essa calcolata su quattro, sei o dodici mesi non vanno presi in considerazione:
Tutti gli altri periodi di assenza con diritto alla conservazione del posto restano, invece, ricompresi nell’arco temporale di riferimento, con indicazione delle ore pari a zero.
In questo contesto è da tener presente che, come stabilito dal comma 2 del citato articolo 6, nel caso in cui il lavoratore usufruisca del riposo compensativo, le ore di lavoro straordinario effettuate non vanno computate ai fini della media.
Per verificare il superamento dell’orario medio nell’arco di un quadrimestre, al fine di identificare il periodo di riferimento su cui fare la media matematica occorrerà partire dal giorno in cui si effettua il calcolo ed andare indietro di quattro mesi più i giorni usufruiti a titolo di ferie, malattia, infortunio e gravidanza.
Per cui, ad esempio, se in quattro mesi un lavoratore ha fruito di 3 giorni di ferie, 5 di malattia e 2 di infortunio, il periodo di riferimento effettivo sarà di quattro mesi e 10 giorni (3 + 5 + 2).
A questo punto occorrerà sommare le ore lavorate nel periodo di riferimento (nell’esempio 4 mesi + 10 gg.) e dividerle per il numero delle settimane comprese nello stesso periodo.
Si avrà così la media matematica delle ore lavorate; se tale media supererà le 48 ore si avrà una violazione della norma di legge.
1° Esempio metodologia per il calcolo della media
Si ponga l’ipotesi di controllare un eventuale superamento delle 48 ore su periodo di 4 mesi.
Poniamo che non vi siano state né giornate di ferie né assenze per malattie, le ore straordinarie effettuate senza diritto a riposi compensativi (oppure non fruiti), e che i 4 mesi contengono 4 settimane ciascuna.
Il periodo da considerare sarà formato da 16 settimane (4 settimane per 4 mesi).
6 settimane a 52 ore settimanali
10 settimane a 41 ore settimanali
ore lavorate = (6 *52) * (10 *41) = 312 + 410 = 722
Periodo considerato = 6 settimane + 10 settimane = 16 settimane
722/16 = 45.13 ore
2° Esempio metodologia per il calcolo della media Il periodo da considerare sarà formato da 16 settimane (4 settimane per 4 mesi)
Il periodo da considerare sarà formato da 16 settimane (4 settimane per 4 mesi). Nelle 16 settimane considerate l’orario è il seguente:
10 settimane a 52 ore settimanali
6 settimane a 41 ore settimanali
ore lavorate = (10 * 53) * (6 *41) = 530 + 246 = 776
76616 = 48.5
Scritto il 7 settembre 2016 Autore Antonio MarchiniCategorie MTag Orario
Definizione orari di lavoro
Agli effetti delle disposizioni di cui alla presente regolamentazione ed in conformità alle vigenti normative si intende per:
Orario di servizio: Per orario di servizio si intende il tempo giornaliero necessario per assicurare la fruizione dei servizi da parte degli utenti ed il funzionamento delle strutture e degli uffici.
Orario di lavoro: Si intende il periodo di tempo giornaliero, durante il quale ciascun dipendente assicura la presenza lavorativa, funzionale all’orario di Servizio e di apertura al pubblico .
Orario individuale di lavoro: In applicazione all’art.5 CCNL 2006/2009 e del Dlgs n. 66/2003, l’orario normale di lavoro è fissato in 36 ore settimanali. In assenza di disciplina contrattuale l’orario di lavoro è fissato in 40 ore settimanali.
La durata media dell’orario di lavoro settimanale non deve superare le 48 ore, compreso il lavoro straordinario.
L’orario di lavoro giornaliero non può superare le 12 ore consecutive di lavoro ogni 24 ore, a qualunque titolo effettuate, compreso lo straordinario. In assenza di disciplina contrattuale l’orario di lavoro nelle 24 ore non può comunque superare le 13 ore.
Pause. Se l’orario di lavoro supera le 6 ore consecutive deve essere consentito un intervallo per pausa, le cui modalità e durata sono stabilite dai CCNL; e comunque non inferiore a 10 minuti. La regolamentazione delle pause è demandata alla contrattazione decentrata.
Libera professione. Gli orari aggiuntivi per la libera professione di supporto ai medici, è ammesso nel rispetto del riposo settimanale e computate nel limite massimo di 48 ore settimanali.
Scritto il 7 settembre 2016 20 gennaio 2017 Autore Antonio MarchiniCategorie abc dei diritti, DTag Orario
Lavoratori a turni: rischio tossicologico
Il lavoro a turni può influenzare il livello di rischio tossicologico in relazione, da un lato, a tempi e velocità differenti di metabolizzazione e di effetto biologico in funzione delle diverse ore del giorno o della notte in cui avviene l’esposizione e, dall’altro, a tempi e modalità diverse di accumulo e di escrezione a seconda della durata del turno, delle ore di intervallo tra i successivi periodi di lavoro, della diversa interposizione e durata dei giorni di riposo.
Si pone dunque la questione se i TLVs, definiti sulla base di 8 ore di lavoro giornaliero per 5 giorni la settimana e sul presupposto che le modalità di risposta dell’individuo siano costanti nel tempo, possano considerarsi sufficientemente garanti dell’integrità psico-fisica della persona anche nel caso in cui il lavoro venga svolto ad orari diversi (di sera o di notte ad es.).
Molti esperimenti su animali infatti documentano una fluttuazione ritmica su base giornaliera della suscettibilità/resistenza alle sostanze tossiche, nonché variazioni di tale fluttuazione a seguito di cambiamenti del regime luce-buio.
Occorre considerare quindi che la persona esposta può presentare dei “tempora minoris resistentiae” nell’arco delle 24 ore, in relazione alla fase di desincronizzazione circadiana in cui essa si viene a trovare a seguito del ciclo di turnazione. Una suggestiva evidenza in questo senso è stata fornita dal tragico incidente di Bophal, avvenuto all’una di notte, e causato da una nube tossica di metilisocianato.
Si riscontrò infatti che i morti erano presenti essenzialmente tra la popolazione che dormiva (cioè in periodo di deattivazione metabolica) e non tra i turnisti in lavoro di notte, e venne inoltre rilevata una più elevata mortalità tra gli animali diurni, anche di grossa taglia (bestiame), mentre risultarono molto meno colpiti quelli notturni, anche se di piccola taglia (ratti).
I vari fattori sopracitati possono quindi assumere una certa rilevanza anche per quanto riguarda il monitoraggio biologico dei turnisti.
Scritto il 7 settembre 2016 Autore Antonio MarchiniCategorie LTag Orario, turni di lavoro
Rischio tossicologico per i lavoratori a turni
Scritto il 7 settembre 2016 Autore Antonio MarchiniCategorie RTag Orario, turni di lavoro