Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-1146-del-20-01-2020
Timestamp: 2020-08-07 09:42:08+00:00
Document Index: 76989717

Matched Legal Cases: ['art. 348', 'art. 2051', 'art. 116', 'art. 116', 'sentenza ', 'art. 2051', 'art. 348', 'art. 116', 'art. 360']

Sentenza Cassazione Civile n. 1146 del 20/01/2020 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1146 del 20/01/2020
Cassazione civile sez. VI, 20/01/2020, (ud. 10/10/2019, dep. 20/01/2020), n.1146
sul ricorso 31392-2018 proposto da:
T.M., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA GIOVANNI
SEVERANO 35, presso lo studio dell’avvocato ALESSANDRO FERRI,
rappresentato e difeso dall’avvocato GUGLIELMO GUERRA;
TRATTORIA NUOVA NORINA SRL, in persona del legale rappresentante pro
tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DELLA GIULIANA 80,
presso lo studio dell’avvocato FRANCESCA RINAURO, che la rappresenta
13/08/2018;
partecipata del 10/10/2019 dal Consigliere Relatore Dott. PORRECA
T.M. conveniva in giudizio la Trattoria Nuova Norina chiedendo il risarcimento dei danni fisici riportati a seguito di una caduta occorsagli all’interno del locale dove si era recato per consegnare merce, a causa della presenza di acqua o altra sostanza comunque viscida sul pavimento;
il Tribunale respingeva la domanda per difetto di prova e la Corte di appello dichiarava il gravame inammissibile a norma dell’art. 348 bis c.p.c.;
avverso la decisione di prime cure ricorre per cassazione T.M. articolando tre motivi corredati da memoria;
resiste con controricorso Trattoria Nuova Norina s.r.l..
con il primo motivo si prospetta la violazione e falsa applicazione dell’art. 2051 c.c., poichè il Tribunale avrebbe errato mancando di rilevare che il deducente aveva fornito la prova del nesso causale in parola attraverso presunzioni, come possibile, non essendo necessaria la conferma di un testimone oculare;
con il secondo motivo si prospetta la violazione e falsa applicazione dell’art. 116 c.p.c., poichè il Tribunale avrebbe mancato di apprezzare le prove attoree offerte, avendo quelle presuntive pari valore rispetto alle altre, ed emergendo da queste una caduta spiegabile verosimilmente solo con il carattere scivoloso della pavimentazione;
con il terzo motivo si prospetta la violazione e falsa applicazione dell’art. 116 c.p.c., poichè il Tribunale avrebbe errato annettendo fede privilegiata a una comunicazione AUSL all’INAIL, contenuta nel referto di Pronto Soccorso, che riportava una caduta per scivolata da uno scalino, mentre lo stesso medico, la stessa sera e alla, medesima ora, aveva redatto altro referto in cui non si menzionava quella dinamica contrastante con le allegazioni del deducente, sicchè, posto che il referto non è fidefacente rispetto alla veridicità delle affermazioni riportate, non era stato spiegato perchè si era posto a fondamento della sentenza uno dei due documenti e non l’altro;
i motivi devono scrutinarsi congiuntamente per connessione;
il ricorso è complessivamente inammissibile;
con le censure si mira infatti a una rilettura istruttoria estranea al perimetro del presente gravame;
infatti, diversamente da quanto affermato in memoria, nella cornice dell’accertamento in fatto, riservato al giudice di merito, non risulta alcuna violazione dell’art. 2051 c.c.;
inoltre, non sarebbero stati scrutinabili ipotetici vizi motivazionali, stante il divieto di cui all’art. 348 ter c.p.c., comma 4;
infine, la violazione dell’art. 116 c.p.c. (norma che sancisce il principio della libera valutazione delle prove, salva diversa previsione legale) è idonea ad integrare il vizio di cui all’art. 360 c.p.c., n. 4, solo quando il giudice di merito disattenda il principio generale ivi contenuto in assenza di una deroga normativamente prevista, ovvero, all’opposto, valuti secondo prudente apprezzamento una prova o risultanza probatoria soggetta a un diverso regime. (Cass., 10/06/2016, n. 11892; cfr. Cass., Sez. U., 05/08/2016, n. 16598, pag. 33), profili come visto assenti nel caso di specie in cui il giudice di merito ha semplicemente constatato la carenza di una prova sufficientemente univoca del nesso causale in discussione;
in memoria si afferma di aver impugnato anche l’ordinanza d’inammissibilità pronunciata in appello, ma nessuno dei motivi svolti in ricorso sono avverso di essa;
La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Condanna parte ricorrente alla rifusione delle spese processuali di parte controricorrente liquidate in Euro 2.100,00, oltre a Euro 200,00, per esborsi, 15% di spese forfettarie e accessori legali.