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Timestamp: 2020-07-12 01:06:24+00:00
Document Index: 18318617

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 380', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 360', 'art. 1', 'art. 13', 'art. 1', 'art. 13', 'art. 1']

Sentenza Cassazione Civile n. 3928 del 14/02/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3928 del 14/02/2017
Cassazione civile, sez. VI, 14/02/2017, (ud. 11/01/2017, dep.14/02/2017), n. 3928
sul ricorso 19774/2015 proposto da:
SGROI, LELIO MARITATO ed EMANUELE DE ROSE, giusta procura speciale a
N.N., N.M., elettivamente domiciliati in ROMA, VIA
CARLO MIRABELLO 17, presso lo studio dell’avvocato FULVIO ZARDO,
rappresentati e difesi dall’avvocato GIAMPIERO RICCI, giusta procura
avverso la sentenza n. 1510/2014 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA,
emessa il 23/10/2014 e depositata il 26/01/2015;
partecipata dell’11/01/2017 dal Consigliere Relatore Dott. GIULIO
Con l’impugnata sentenza la Corte di Appello di Bologna confermava la decisione del Tribunale di Ravenna che aveva accolto la domanda proposta da N.N. e N.M. nei confronti dell’INPS ed intesa all’accertamento della non debenza alla Gestione Commercianti dell’istituto dei contributi asseritamente dovuti in qualità di soci della società “Tomaificio Due Torri di N.N. &amp; C.. S.n.c.”.
La Corte di merito osservava che la predetta società non esercitava un’attività commerciale essendosi limitata a gestire un immobile riscuotendo il canone di locazione e, quindi, che l’attività svolta da N.N. e N.M. quali soci necessariamente non poteva avere un minimo di consistenza e di abitualità come attività commerciale.
Per la cassazione di tale decisione propone ricorso l’INPS, in proprio e nella qualità, affidato ad un unico motivo.
Resistono con controricorso N.N. e N.M..
E’ stata depositata la proposta del relatore, ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., ritualmente comunicata alle parti, unitamente al Decreto di fissazione dell’adunanza in Camera di consiglio.
L’INPS ha depositato memoria.
Preliminarmente, si evidenzia che il Collegio ha deliberato di adottare una motivazione semplificata.
Con l’unico motivo del ricorso principale viene dedotta violazione e/o falsa applicazione violazione e/o falsa applicazione della L. 22 luglio 1966, n. 63, art. 1, L. 27 dicembre 1996, n. 662, art. 1, commi 203 e segg., L. n. 1397 del 1960, art. 2 e artt. 2313, 2318 e 2697 c.c. (art. 360 c.p.c., n. 3) assumendosi che, contrariamente a quanto sostenuto nella impugnata sentenza, il socio di una società in nome collettivo era per ciò stesso, in quanto soggetto abilitato a compiere atti in nome della società, tenuto alla iscrizione nella Gestione Commercianti perchè l’esercizio dell’attività commerciale in modo abituale e prevalente era “in re ipsa”, ossia immediatamente e direttamente correlato all’essere socio con poteri di gestione della società; che l’attività di riscossione di canoni di locazione di immobile, rientrando in quella più ampia di gestione del patrimonio immobiliare, aveva natura commerciale.
Presupposto imprescindibile per l’iscrizione alla gestione commercianti è – per il disposto dalla L. 23 dicembre 1996, n. 662, art. 1, comma 203 – che sia provato lo svolgimento di un’attività commerciale che, nella specie, risulta essere stato escluso con un accertamento in fatto da parte della Corte di appello supportato da una motivazione adeguata ed immune dai denunciati vizi.
La Corte ha, infatti, rilevato che la “Tomaificio Due Torri di N.N. &amp; C. s.n.c.” di cui i N. erano soci non svolgeva alcuna attività diretta all’acquisto ed alla gestione di beni immobili limitandosi alla riscossione del canone di locazione dell’unico immobile di cui era proprietaria.
Tale decisione è il linea con il principio già espresso da questa Corte secondo cui la società di persone che svolga una attività destinata alla locazione di immobili di sua proprietà ed a percepire i relativi canoni di locazione non svolge un’attività commerciale ai fini previdenziali a meno che detta attività non si inserisca in una più ampia di prestazione di servizi quale l’attività di intermediazione immobiliare (Cass. n. 3145 dell’11 febbraio 2013 e ribadito di recente in Cass. n. 17643 del 6 settembre 2016).
evidente che dovendosi considerare lo svolgimento in concreto di un’attività commerciale non rileva il contenuto dell’oggetto sociale.
Le spese del presente giudizio, seguono la soccombenza, e sono liquidate nella misura di cui al dispositivo.
Sussistono i presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, previsto dal D.P.R. 30 maggio, art. 13, comma 1 quater, introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17 (legge di stabilità 2013). Tale disposizione trova applicazione ai procedimenti iniziati in data successiva al 30 gennaio 2013, quale quello in esame, avuto riguardo al momento in cui la notifica del ricorso si è perfezionata, con la ricezione dell’atto da parte del destinatario (Sezioni Unite, sent. n. 3774 del 18 febbraio 2014). Inoltre, il presupposto di insorgenza dell’obbligo del versamento, per il ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, non è collegato alla condanna alle spese, ma al fatto oggettivo del rigetto integrale o della definizione in rito, negativa per l’impugnante, del gravame (Cass. n. 10306 del 13 maggio 2014).
La Corte, rigetta il ricorso e condanna l’INPS al pagamento delle spese del presente giudizio liquidate in Euro 100,00 per esborsi, Euro 2.700,00 per compensi professionali, oltre rimborso spese forfetario nella misura del 15%.