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Timestamp: 2018-04-19 23:21:57+00:00
Document Index: 135811127

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 140', 'art. 1335', 'sentenza ', 'art. 2697', 'sentenza ', 'art. 74', 'sentenza ', 'art. 13', 'art. 13']

CORTE DI CASSAZIONE - Ordinanza 05 maggio 2017, n. 11094 - Notifica - Avviso di liquidazione - Compensi amministratore - Indeducibilità rimborsi - Studio Cerbone
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CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 05 maggio 2017, n. 11094
Accertamento – Notifica – Avviso di liquidazione – Compensi amministratore – Indeducibilità rimborsi
Rilevato che Blue spa nonché i soci M.G. s.r.l. e la H.G. hanno proposto ricorso per cassazione, affidato a tre motivi, contro la sentenza della CTR Abruzzo indicata in epigrafe che, in parziale accoglimento dell’appello proposto dall’ufficio, ha ritenuto la legittimità della pretesa fiscale con riferimento all’indeducibilità dei rimborsi per compensi di amministratore e spese di rappresentanza, rigettando l’appello proposto dalla parte contribuente;
Considerato che in tema di notificazioni a mezzo posta, la disciplina relativa alla raccomandata con avviso di ricevimento, mediante la quale può essere notificato l’avviso di liquidazione o di accertamento senza intermediazione dell’ufficiale giudiziario, è quella dettata dalle disposizioni concernenti il servizio postale ordinario per la consegna dei plichi raccomandati, in quanto le disposizioni di cui alla legge 20 novembre 1982, n. 890, attengono esclusivamente alla notifica eseguita dall’ufficiale giudiziario ex art. 140 cod. proc. civ. sicché, difettando apposite previsioni della disciplina postale, non deve essere redatta alcuna relata di notifica o annotazione specifica sull’avviso di ricevimento in ordine alla persona cui è stato consegnato il plico, e l’atto pervenuto all’indirizzo del destinatario deve ritenersi ritualmente consegnato a quest’ultimo, stante la presunzione di conoscenza di cui all’art. 1335 cod. civ., superabile solo se il medesimo dia prova di essersi trovato senza sua colpa nell’impossibilità di prenderne cognizione-cfr. Cass. n. 9111/2012; Cass. n. 14501/2016; Considerato che a tale principio si è attenuto il giudice di merito;
Considerato che il secondo motivo di ricorso, relativo agli effetti prodotti sull’atto impugnato dalla sentenza della Corte costituzionale n. 37/2015, è inammissibile, essendo stata tale questione proposta per la prima volta in sede di legittimità- cfr. Cass. n. 18448/2015; Cass. n. 20984/2015; Cass. n. 381/2016; Considerato che con il terzo motivo si deduce la violazione degli artt. 95 c. 3 e 109 TUIR nonché dell’art. 2697 c.c.; Considerato che la censura è inammissibile, non attingendo la ratio della sentenza impugnata che ha escluso la fondatezza dell’impugnazione in appello proposta dalla parte contribuente sul rilievo della mancata dimostrazione dell’inerenza dei rimborsi all’amministratore;
Considerato che questa Corte ha già ritenuto che in tema di pubblicità e propaganda, l’art. 74, comma 2, del d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, nel testo vigente “ratione temporis”, consente la deducibilità delle spese relative ad un contratto di sponsorizzazione previa dimostrazione, a carico del contribuente, del requisito dell’inerenza, consistente non solo nella giustificazione della congruità dei costi, rispetto ai ricavi o all’oggetto sociale, ma soprattutto nell’allegazione delle potenziali utilità per la propria attività commerciale o dei futuri vantaggi conseguibili attraverso la pubblicità svolta dall’impresa;
Considerato che il ricorso principale va rigettato mentre va accolto il ricorso incidentale, sicché la sentenza impugnata va cassata per quanto di ragione, con rinvio ad altra sezione della CTR dell’Abruzzo anche per la liquidazione delle spese del giudizio di legittimità, dando atto della ricorrenza dei presupposti di cui all’art. 13 comma 1 quater del dPR n. 115/2002 per il versamento da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma del comma 1 bis dello stesso art. 13.