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Timestamp: 2018-02-19 15:37:54+00:00
Document Index: 108477318

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 416', 'art. 32', 'art. 9', 'art. 13']

Sentenza n. 1163 del 7 novembre 2012 Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte | Tutto Stranieri
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Sentenza n. 1163 del 7 novembre 2012 Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte
Revoca del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di luno periodo
sul ricorso numero di registro generale 924 del 2012, proposto da: *****, rappresentato e difeso dall’avv. Luca Guglielmotto, con domicilio eletto presso Luca Guglielmotto in Torino, corso Francia, 68;
Questore di Cuneo; Ministero dell’Interno, rappresentato e difeso per legge dall’Avvocatura Distrettuale, domiciliata in Torino, corso Stati Uniti, 45;
del provvedimento del Questore della Provincia di Cuneo, prot. n. A12 n. 100/2012/IMM, del 14.5.2012, con il quale era disposta la revoca del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di luno periodo, e di ogni altro atto antecedente, successivo, dipendente, presupposto o comunque connesso.
1) Con ricorso notificato in data 11 settembre 2012 e depositato il 27 settembre 2012 il sig. *****, cittadino marocchino, ha chiesto a questo Tribunale di annullare, previa sospensione dell’efficacia, il provvedimento – precisamente indicato in epigrafe – con cui il Questore della Provincia di Cuneo ha revocato il suo permesso di soggiorno CE, rilasciatogli nell’anno 2008, sul rilievo che con sentenza n. 03/2012 il Tribunale di Saluzzo ha emesso nei suoi confronti sentenza di condanna, per reati ex art. 416 comma 1 e 2, 61 nr. 5 e 7, 110, 624, 625 n. 2 prima ipotesi e 5, C.P., per complessivi anni 2 e mesi 6 di reclusione.
A sostegno delle sue domande il ricorrente ha allegato di risiedere stabilmente e di avere sempre lavorato onestamente sul territorio nazionale. Ha inoltre evidenziato il carattere episodico e di scarso allarme sociale dei reati ascrittigli.
Alla luce di tale situazione il sig. ***** ha dedotto quale motivo di ricorso:
– “eccesso di potere per difetto di motivazione, carenza ed erroneità dell’istruttoria e violazione di legge con riferimento all’art. 32 del D.Lgs. 1998, n. 286.
Si è costituito il Ministero dell’Interno, rappresentato e difeso ex lege dall’Avvocatura dello Stato.
2) Il ricorso non pare meritevole di accoglimento.
Giova innanzitutto precisare che l’art. 9, comma 7, del D.Lgs. 25.7.1998, n. 286, stabilisce che “il permesso di soggiorno CE è revocato: … c) quando mancano o vengono a mancare le condizioni per il rilascio”, mentre il comma 4 prevede che “il permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo non può essere rilasciato agli stranieri pericolosi per l’ordine pubblico o la sicurezza dello Stato”; che nel valutare la pericolosità occorre tenere conto anche “di eventuali condanne anche non definitive, per i reati previsti dall’articolo 380 del codice di procedura penale, nonché, limitatamente ai delitti non colposi, dall’articolo 381 del medesimo codice”; che ai fini dell’adozione di un provvedimento di diniego “il Questore tiene conto altresì della durata del soggiorno nel territorio nazionale e dell’inserimento sociale, familiare e lavorativo dello straniero”.
La novella apportata con il D.Lgs. n. 3 del 2007, nel prevedere che il permesso di soggiorno CE (già carta di soggiorno) non possa essere rilasciato allo straniero pericoloso per l’ordine pubblico, ha dunque sostituito l’apprezzamento della pericolosità dello straniero al criterio automatico stabilito prima del recepimento della direttiva 2003/109/CE da parte dello Stato italiano. Ne consegue che il titolo di soggiornante di lungo periodo non può essere rilasciato, ovvero può essere revocato, allo straniero pericoloso per la sicurezza dello Stato e l’ordine pubblico, ma che “nella valutazione della pericolosità dello straniero il criterio automatico previsto dalla previgente normativa è sostituito da un giudizio di pericolosità complessivo che tiene conto anche delle condanne subite o dall’appartenenza ad una delle categorie indicate dall’art. 13, comma 2, lett. c), del testo unico immigrazione”; che, inoltre, un eventuale diniego “dovrà riportare una articolata motivazione su tutti gli elementi che hanno contribuito a formulare un giudizio di pericolosità attuale e concreta e dovrà tener conto dell’inserimento sociale, familiare e lavorativo dello straniero, nonché della durata del soggiorno sul territorio nazionale” (si esprime così la circolare del Ministero dell’Interno, prot. n. 400/A/2007/463/P/10.2.2 del 16 febbraio 2007, esplicativa del D.Lgs. n. 3 del 2007) (cfr., in termini, C.d.S., sez. VI, 17.2.2009, n. 896; questo Tribunale 22.4.2009, n. 119 e 12.2.2011, n. 48, e, da ultimo, C.d.S., sez. III, 25.5.2012, n. 3095).
3) La revoca in esame, disposta dalla Questura di Cuneo dopo un procedimento nel corso del quale l’interessato è stato invitato a presentare le proprie argomentazioni, è fondata sul rilievo che il ricorrente – pur soggiornante da molti anni in Italia e dotato di lavoro – è stato condannato nell’anno 2012 per reati di rilevante allarme sociale, con ciò dimostrando una condizione di “pessimo inserimento sociale”.
La motivazione contiene dunque un riferimento alla gravità dei fatti accertati e alla severità della pena irrogata, oltre che una valutazione in ordine alla scarsa attitudine del ***** al positivo inserimento sociale, resa evidente dalla pervicace inclinazione ad attività criminose, niente affatto mitigata dalla prolungata permanenza sul territorio e dalla disponibilità di una regolare occupazione lavorativa.
Alla luce delle esposte considerazioni, non pare possibile sostenere che la revoca del permesso di soggiorno CE sia fondata sulla mera sussistenza del precedente penale. All’opposto, la motivazione del provvedimento contiene – sia pure in termini sintetici – una valutazione complessiva della situazione personale e sociale del ricorrente, sulla base della quale viene formulato un conclusivo giudizio di pericolosità per l’ordine pubblico e la sicurezza dello Stato. A fronte dei profili presi in esame nel provvedimento impugnato, ovvero la condizione sociale e lavorativa del ricorrente e la durata del suo soggiorno nel territorio nazionale, le difese svolte in ricorso non evidenziano nessun consistente elemento di giudizio, ulteriore rispetto a quelli esaminati dall’amministrazione, idoneo a bilanciare la valutazione negativa espressa con il provvedimento impugnato. Anche sotto questo profilo pare confermata la puntualità della motivazione portata a sostegno del provvedimento impugnato.
La natura delle questioni trattate giustifica la compensazione delle spese di lite.
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