Source: https://issuu.com/theworldofilconsulente/docs/twoic52
Timestamp: 2017-01-23 15:19:21+00:00
Document Index: 114606681

Matched Legal Cases: ['art. 75', 'art. 18', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 2', 'art. 53', 'art. 50', 'art. 53', 'art. 2', 'art. 2112', 'art. 5']

The World of il Consulente n. 52 del 2014 by Ordine Consulenti del Lavoro - Consiglio Provinciale di Roma - issuu
n째 52 - anno IV - 20 gennaio 2014
n° 52 - anno IV - 20 gennaio 2014
N°52 - 20 gennaio 2014
Periodico telematico - Reg.Tribunale di
Roma n. 280 del 20 settembre 2011
House Organ del Consiglio provinciale
dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro
di Roma - Pubblicazione mensile
Gabriella Di Michele - Aldo Forte
Giuseppe Sigillò Massara
Pierluigi Matera - Antonio Napolitano
Antonio Maria Rinaldi - Vincenzo Scotti
Aldo Persi
Consiglio Provinciale di Roma
IT 00145 Roma RM
Tel. 06 89670177 r.a. - Fax 06 86763924
www.consulentidellavoro-roma.it
segreteria@cdlrm.it
Legge 11-1-l979 N.12
TheWorldOfIlConsulente@cdlrm.it
in redazione il 20-01-2014
Il nuovo valore aggiunto del CDL
procedono spediti i lavori del Ministro del Lavoro
Enrico Giovannini, che lo scorso 15 gennaio ha siglato con la collega Marina Elvira Calderone, Presidente del Consiglio Nazionale del nostro Ordine,
un protocollo d’intesa riguardante l’Asseverazione
di Conformità dei rapporti di lavoro da parte dei l
CDL Consulenti del Lavoro.
Cambiano gli scenari e le prospettive del vecchio
visto di conformità, che ora diviene una vera e propria dichiarazione di conformità del rispetto delle
norme del lavoro, nominata ASSE.CO., con maggiori potenzialità e riconoscimenti.
Le finalità della convenzione, sono, in sostanza, lo
sviluppo e la diffusione della cultura della legalità e la semplificazione degli adempimenti a carico
Il Consulente del Lavoro, in possesso dei requisiti
individuati dal CNO, per essere abilitato al rilascio
del nuovo certificato deve frequentare un corso di
formazione obbligatorio specifico.
Il Consiglio Nazionale rilascia l’ASSE.CO. a richiesta del datore di lavoro che produrrà una dichiarazione di responsabilità, riferita all’anno precedente,
in cui asserisce la propria condotta priva d’illeciti
nella gestione del personale; oltre alla dichiarazione di responsabilità del Consulente del Lavoro,
riguardo la verifica della sussistenza dei requisiti
per il rilascio del documento, attestante il rispetto
nella gestione aziendale delle norme stabilite dal
CCNL nonché la sua regolarità contributiva.
Il Ministero del lavoro e il CNO pubblicheranno sui
proprio siti una sorta di “white list” che raccoglierà
i nominativi dei datori di lavoro ai quali verrà rilasciato questo nuovo documento di conformità.
L’ASSE.CO. sarà destinato, in un prossimo futuro,
a sostituire pertanto il tradizionale Durc, anche
perché il CDL avrà l’onere di verificarne i requisiti ogni quattro mesi (nonostante la dichiarazione
abbia validità annuale) in mancanza dei quali sarà
tenuto a chiederne la revoca. Questo nuovo strumento è anche finalizzato all’ottimizzazione delle
risorse ispettive a disposizione dell’amministrazione, orientando l’attività di vigilanza in via prioritaria verso le aziende sprovviste di ASSE.CO..
Un po’ il meccanismo che era stato introdotto nel
2008 con la direttiva del Ministro Sacconi in tema
di certificazione dei contratti di lavoro.
Affinché questo importante strumento si dimostri
una strategia vincente e senza vizi di sorta, deve
essere monitorato e vigilato diligentemente. A tal
fine, il nostro Consiglio Nazionale ed il predetto
Ministero si riuniranno semestralmente in un tavolo di lavoro congiunto, proprio per vigilare e ottimizzare l’Asseverazione di Conformità.
I privilegi sono molti ed grande il prestigio del
Consulente, abilitato al rilascio della dichiarazione
per l’ottenimento dell’di Asseverazione, ma altrettanto grandi anche le responsabilità.
Per prevenire abusi, datori di lavoro e consulenti
del lavoro saranno passibili di sanzioni penali nel
caso di dichiarazioni non veritiere.
Trattandosi di responsabilità penale, ognuno risponderà personalmente di quanto avrà dichiarato,
senza riflessi sull’altro soggetto coinvolto.
Pertanto, nel caso di dichiarazione mendace del
datore di lavoro in ordine ad esempio alla mancata
occupazione di lavoratori irregolari, non potranno
sortire conseguenze in capo al consulente del lavoro che avrà dato l’assenso al rilascio dell’ASSE.
I consulenti potranno anche incorrere nelle sanzioni disciplinari già previste dalla legge n.12/1979
ove si configurassero sue responsabilità.
Il protocollo d’intesa sottoscritto attesta, ancora
una, volta il valore sociale della professione di Consulente del Lavoro che, in una logica di sussidiarietà, si pone garante della regolarità delle imprese
nella sua quotidiana azione di promozione della legalità del lavoro.
The world of il Consulente 1
Protocollo Nazionale tra
e Consiglio Nazionale
Il nuovo valore aggiunto
del CDL
di Adalberto Bertucci
Ordine dall’1 Dicembre
2013 al 15 Gennaio 2014
Il sistema di asseverazione dei
Consigliere Consiglio
Intesa vincente tra
ed Agenzia delle Entrate
soggettiva ed integrativa
di Fabio Faretra
Intervista a Vincenzo
Elifani Presidente
di Confapi Lazio
Nellla categoria dei Consulenti
del Lavoro un illustre collega
2 The world of il Consulente
di Andrea Tommasini
Strumento da migliorare!
di Lorenzo Lelli
Direttore Responsabile “The World Of Il
Consulente”
Il decreto destinazione
Misure in contrasto al lavoro sommerso ed irregolare
di Massimiliano Matteucci
CdL Centro Studi Roma
Allo strapotere ispettivo ci pensa
di Mauro Parisi
l’INPS corregge le proprie
Quesiti del Consulente
raccolti per voi a cura
del Centro Studi di Roma
CPO Roma
Al servizio della categoria e del territorio sono state erogate
nel mese le seguenti attività che, per dovuta informazione
e trasparenza andiamo a riepilogare
N. 8 nuovi iscritti – n. 21 cancellati
n. 9 nuovi iscritti – n. 19 fine pratica – n. 4 praticante cancellato
Commissione di Certificazione dei Contratti Conciliazione ed Arbitrato CPO
n. 79 istanze di certificazione
Commissione Congruità Parcelle
Sportelli dedicati agli iscritti
INPS: n. 2 giornate Aziende, n. 1 giornata Artigiani e Commercianti e n. 2 giornate Gestione
Equitalia n. 3 giornate
Sportello Pensioni n. 3 giornate
Agenzia delle Entrate Direzione Regionale Lazio
Fiscal Focus - giornaliero
Rivista del Lavoro – settimanale
The World of Il Consulente – Mensile
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edAgenzia delle Entrate
stato siglato il 9 gennaio scorso tra il nostro Consiglio Provinciale ed il Direttore Regionale del Lazio dell’Agenzia delle Entrate Dott. Aldo Polito, un interessante protocollo
d’intesa, mirato al miglioramento dei rapporti intercorrenti tra il contribuente rappresentato dal Consulente del Lavoro e l’Agenzia delle Entrate, e finalizzato a facilitare la
conciliazione delle vicende tributarie mediante soluzioni legittime e trasparenti, favorendo la mediazione ed il dialogo tra le parti ed evitando di incorrere in eventuali vizi burocratici.
L’Ordine con questo accordo si
impegna ad evidenziare il carattere preventivo ed obbligatorio dell’Agenzia nei confronti
del contribuente; a favorire la
trasparenza ed un immediato scambio di comunicazioni
anche mediante l’indicazione
nell’istanza dell’indirizzo PEC
e di ogni eventuale ulteriore
recapito; ed infine a partecipare in modo assolutamente collaborativo al contraddittorio
con l’Ufficio, in linea con quanto giustamente sancito dallo
Statuto del Contribuente.
A sua volta, l’Agenzia si impegna ad esaminare tutte le
istanze in modo approfondito
e con spirito di collaborazione, accogliendo tutte quelle
legittime; a comunicare esclusivamente mediante i recapiti
forniti in istanza, onde evitare
inutili lungaggini e mancate
comunicazioni; a concedere al
contribuente, su richiesta del
CDL delegato, qualora ne sussistano legalmente i presupposti, la sospensione in tutto o in
parte dell’esecuzione dell’atto
impugnato, scongiurando evitabili danni patrimoniali a carico del contribuente a seguito
dell’attivazione del procedimento amministrativo. L’Istituto si impegna espressamente a
promuovere, anche su richiesta del consulente delegato, un
collaborativo contraddittorio,
sempre in linea con i principi
della giusta imposizione, del
giusto procedimento e secondo quanto sancito dallo Statuto
del Contribuente e, se legittimo, di formulare prontamente
una proposta di mediazione.
Di grande rilievo, inoltre, con
questo protocollo d’intesa, l’Agenzia si impegna ad informa-
re il CDL circa le modalità di
perfezionamento della mediazione; a ritenere validi i pagamenti anche quando, per errore scusabile, le somme versate
siano leggermente inferiori o
pagate in ritardo (ovviamente
a condizione che le differenze
irregolari siano state tempestivamente sanate); e nell’eventualità in cui il contraddittorio
non avesse esito favorevole per
il contribuente, a redigere una
motivazione completa ed esaustiva delle motivazioni giustificanti il diniego dell’istanza.
Tutte queste promesse sono
evidentemente volte a limitare
al massimo il rischio di vizio
burocratico delle pratiche, ad
ottimizzare i tempi e la qualità
del lavoro di entrambe le parti
e alla risoluzione tempestiva
ed inconfutabile del contenzioso tributario.
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È prevista anche l’istituzione
di un “osservatorio” sull’andamento dell’attività di mediazione tributaria, realizzato
di concerto tra l’Agenzia ed il
nostro Ordine, mediante periodici incontri volti all’individuazione e risoluzione di eventuali
criticità ed al perfezionamento
dell’accordo stesso. È anche
previsto un costante controllo
giurisprudenziale da parte di
entrambe le parti sugli Uffici
delle Commissioni tributarie
locali, mirato alla corretta ed
efficace trattazione delle istanze oggetto di analisi e alla certezza dell’applicazione della
giusta imposizione.
Questo accordo appena siglato
è un altro step verso il perfezionamento del nostro sistema
che, se applicato con dovizia e
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lealtà di intenti, può rivelarsi
uno strumento vincente tendente all’ottimizzazione del
rapporto tra amministrazione tributaria e contribuente,
facendo riguadagnare all’Agenzia delle Entrate la persa
fiducia da parte del cittadino,
soprattutto anche grazie alla
responsabile e competente mediazione ad opera del Consulente del lavoro.
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Confcommercio: un accordo
l 19 dicembre è stato sottoscritto un importante accordo (di seguito riportato) tra il Consiglio dell’Ordine
e Confcommercio Roma. Pur rischiando di essere retorico ed iperbolico definirei, nel settore, tale accordo storico. Per la prima volta, in modo chiaro ed articolato, il mondo delle professioni e dell’associazionismo d’impresa stabiliscono un modello relazionale basato sul reciproco riconoscimento di competenze e
funzioni e con il conseguente rispetto del ruolo da ciascuno giocato nel mercato del lavoro.
Il punto d’incontro, che come tutte le cose semplici necessità lo sfrondamento di vecchi pregiudizi per essere
trovato, si basa sul chi fa che cosa.
Il professionista assiste la singola
impresa nella gestione quotidiana
e nello svolgimento delle incombenze previste dalla legge l’associazione fa politica sindacale, determina azioni collettive, crea una
rete di infrastrutture di supporto al
servizio degli associati. Semplice e
lineare. Le cose rimesse al posto
giusto determinano un ordine naturale alle stesse.
I primi contatti tra le “delegazioni
trattanti” del Consiglio dell’Ordine
e del direttivo di Confcommercio
Roma hanno subito evidenziato
storiche e reciproche diffidenze
ma un minuto dopo le parti si sono
trovate concordi nell’affermare che
in un sistema dinamico e complesso, come è il nostro mercato economico, occorra attivare sinergie per
avviare moltiplicatori di attività e
non mantenere anacronistiche divisioni. Una lungimiranza di intenti, bisogna dare atto agli attuali vertici di Confcommercio, che non si
ritrova con altre associazioni d’im-
prese che invece ritengono che la
loro funzione (ed il loro tesoretto
economico) passi esclusivamente
attraverso un dumping economico
sui servizi resi alle imprese a tutto
scapito della qualità degli stessi.
Chiarita la posizione ecco il succo
dell’intesa: i consulenti del lavoro,
nell’ambito della loro attività di assistenza alle imprese, evidenzieranno la funzione crescente affidata
dal legislatore alle associazioni di
categoria maggiormente rappresentative, la Confcommercio, per
tutta la durata dell’accordo, si asterrà dallo svolgere, direttamente o
indirettamente, le attività riservate
dalla L 12/79 ai consulenti del lavoro, ed anzi indirizzerà i propri associati ai consulenti del lavoro per
dette attività.
Nei prossimi numeri del nostro
magazine torneremo sull’argomento dettagliando gli sviluppi e le
possibilità scaturenti dall’accordo
anche sulla base dell’emanando
regolamento che la Commissione
congiunta sta predisponendo.
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“Il mio soggiorno in Venezuela, dove la musica
ha una valenza sociale enorme, e dove sono
nate centinaia di orchestre giovanili, mi ha
riconfermato che la musica salva davvero i
ragazzi dalla criminalità, dalla prostituzione e
dalla droga. Li ho visti, facendo musica insieme
trovano se stessi”
Ringraziamo il Maestro Claudio Abbado
anche Senatore a Vita della Repubblica Italiana,
per tutta la Sua grande e luminosa esistenza
costellata dal suo continuo trasmettere alle
nuove generazioni la musica come momento
di crescita e salvezza e come sviluppo di intere
comunità che ha insegnato a ciascuno di noi.
Il Presidente, Il Consiglio, la Redazione e la
Categoria tutta
con soddisfazione Vi comunico che oggi, 15 gennaio 2014, è stato siglato l’accordo tra il Ministero del
Lavoro e delle Politiche Sociali e il Consiglio Nazionale dell’Ordine per l’asseverazione della regolarità
delle imprese in materia di contribuzione e di retribuzione. Lo scopo della convenzione è lo sviluppo
e la diffusione della cultura della legalità, nonché la semplificazione degli adempimenti a carico delle
L’asseverazione, denominata ASSE.CO., verrà rilasciata dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, anche per il tramite della propria Fondazione Studi: uno strumento che consentirà
di certificare la regolarità rispetto alla normativa in materia di lavoro minorile, orario di lavoro, contratti
collettivi, obblighi contributivi e pagamento della retribuzione, con riferimento ai contratti di lavoro subordinato e parasubordinato instaurati dai datori di lavoro. La garanzia della regolarità certificata in questo
modo dai Consulenti del Lavoro consentirà, agli stessi datori, di poter fare affidamento sulla correttezza
dei propri adempimenti, semplificandone la gestione.
Tutto questo rappresenta, non solo un’ulteriore funzione pubblica affidata all’Ordine, di cui viene ancora
una volta riconosciuto il ruolo sussidiario, ma soprattutto un atto di responsabilità dei professinisti che
lavorano al fianco delle Istituzioni per far funzionare meglio il nostro Paese.
La ASSE.CO., rilasciata esclusivamente su istanza volontaria del datore di lavoro, avrà validità annuale e
prevederà idonee verifiche quadrimestrali rivolte a constatare il permanere delle condizioni di regolarità:
la convenzione, inoltre, contempla l’applicazione del regime sanzionatorio disciplinare e penale nel caso
di falsa attestazione.
L’elenco dei datori di lavoro che otterranno l’ASSE.CO. sarà pubblicato sul sito dello stesso Consiglio
Nazionale e del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e sarà liberamente consultabile.
Le procedure per il rilascio della certificazione saranno oggetto di specifica attività formativa sulle cui
modalità sarà nostra cura tenerVi prontamente informati.
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Il sistema di asseverazione dei Consulenti del Lavoro
i chiama Asse.Co.: asseverazione conformità dei rapporti di lavoro. Si tratta del frutto di
un’intesa tra Ministero del Lavoro e Consulenti del Lavoro finalizzata ad avviare un sistema volontario di controllo delle imprese che possa qualificarle nei confronti dello stesso
Ministero e dei terzi certificando la regolarità delle stesse nella gestione dei rapporti di
L’intesa parte da alcuni presupposti quali la parcellizzazione del mercato delle imprese, i limiti
intrinseci dell’azione ispettiva, la presenza attiva
e competente dei consulenti del lavoro nell’assistenza alle imprese e la loro esperienza maturata in tema di certificazione di contratti di lavoro.
Sulla base di tali elementi si è costruito un sistema che favorisca le imprese “sane”, dia loro
visibilità e garanzie e quindi virtuosi vantaggi
competitivi nell’ottica di una promozione dello
sviluppo e della diffusione della cultura della legalità. Allo stesso modo, per evitare di ripetere
errori e vizi che hanno incrinato la fiducia nei
confronti di taluni schemi certificativi attualmente sul mercato, è previsto un pesante sistema sanzionatorio per gli attori della procedura
che venissero meno alle loro responsabilità assunte con l’avvio del sistema di asseverazione.
Andiamo ora ad illustrare brevemente il meccanismo dell’Asse.Co..
Per prima cosa possono avviare le imprese all’asseverazione solo i consulenti del lavoro che svolgano l’attività in forma di lavoro autonomo (per
garantirne indipendenza e terzietà) e che risultino appositamente formati rispetto alle procedure di asseverazione. A tal fine, il Consiglio Nazionale individuerà i requisiti necessari nonché i
percorsi di formazione obbligatoria.
La richiesta di asseverazione è libera e volontaria. Viene rivolta da una specifica impresa, intendendo come tale qualunque datore di lavoro, ad
un consulente del lavoro.
Il professionista accetta l’incarico e lo comunica
al Consiglio Nazionale, ovvero alla Fondazione
Studi a ciò delegata dallo stesso CN. A tale comunicazione sono allegate:
a) la dichiarazione di responsabilità, ai sensi del
D.P.R. n. 445/2000, rilasciata dal datore di lavoro ovvero dal soggetto delegato alla gestione del
personale, riguarda la non commissione di illeciti in materia di lavoro minorile, tempi di lavoro,
lavoro nero, sicurezza sul lavoro e più in generale di quanto non a conoscenza del professionista;
b) la dichiarazione di responsabilità, ai sensi del
D.P.R. n. 445/2000, del Consulente del Lavoro in
ordine a quanto di propria diretta conoscenza,
come ad esempio il rispetto della contrattazione
collettiva e la verifica della sussistenza dei requisiti per il rilascio del Documento Unico di Regolarità Contributiva (DURC), per come risultano
al professionista alla data di asseverazione.
Gli elementi oggetto di specifica dichiarazione
sono dettagliati in appositi allegati alla convenzione.
Queste dichiarazioni sono rese ad un ordine professionale e pertanto con tutta la rilevanza che
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ciò determina anche dal punto di vista sanzionatorio e di responsabilità del dichiarante ove le
stesse non rispondessero a verità.
I consulenti possono anche incorrere nelle
sanzioni disciplinari già previste dalla legge
n.12/1979 qualora ne ricorressero le fattispecie.
Il consulente del lavoro, raccolte le dichiarazioni dell’impresa, avvia una verifica, un audit sulla
stessa al fine di riscontrare la correttezza degli
adempimenti, delle tipologie contrattuali utilizzate, del rispetto dei CCNL, del regolare versamento dei contributi. In pratica mentre l’impresa
dichiara elementi sostanziali del rapporto (non
conoscibili da terzi) il consulente del lavoro accerterà che quanto discenda dalle dichiarazioni
del datore di lavoro sia correttamente tradotto
secondo le vigenti normative. In definitiva ognuno si assume le responsabilità che gli sono proprie davanti ai terzi.
Il consulente che ha rilasciato la dichiarazione si
obbliga a controllare ogni 4 mesi la permanenza dei requisiti di regolarità. In pratica accerta,
con le modalità che saranno definite dallo specifico regolamento applicativo che sarà emanato
dal CN CDL, che permangano, ad esempio, il rispetto della contrattazione collettiva e la verifica della sussistenza dei requisiti per il rilascio
del Documento Unico di Regolarità Contributiva
(DURC). Un impegno gravoso e per nulla formale, basti ricordare quali siano i presupposti per
il rilascio della dichiarazione di regolarità contributiva per avere chiara evidenza di trovarsi di
fronte ad un accertamento di sostanziale rego-
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larità dell’impresa. Il regolamento di prossima
emanazione da parte del CN CDL evidenzierà
come il datore di lavoro non sia spettatore negli
audit periodici ma sia il soggetto che attesti che
le evidenze formali trasmesse al consulente del
lavoro per la sua verifica rispondano a verità.
Una volta ultimato il fascicolo (dichiarazioni
dell’impresa e rapporto di audit del consulente)
arriva sulla scrivania dell’ente finale di asseverazione: il Consiglio Nazionale ovvero la Fondazione Studi dallo stesso delegata. Questo controlla
la regolarità formale della documentazione, richiede eventualmente ogni integrazione opportuna, e rilascia o meno l’asseverazione nei successivi 30 giorni.
Si tratta pertanto di un vero e proprio procedimento di certificazione di terza parte imparziale
che risulta coerente con i canoni di quanto previsto dalla norma ISO 17021:2011. Elementi di rilievo della norma internazionale sono il criterio
di imparzialità considerata come “presenza reale
e percepita di obiettività”. L’azienda che fa richiesta delle certificazione, infatti, non presenta conflitti di interesse interni, sia legati agli organismi
direttivi che relativi al lavoro dei dipendenti.
Altro parametro è poi quello della competenza
utile a gestire e controllare gli audit in modo adeguato e ad ottenere così la certificazione stessa.
C’è poi il principio di trasparenza, ovvero quello
di rendere visibili, pubbliche e non segrete tutte
le operazioni interne all’azienda. Ci sono infine
i parametri di: responsabilità nel reperire materiale utile al rilascio della certificazione e riser-
vatezza delle informazioni reperite.
Tutti elementi perfettamente rilevabili nella procedura Asse.Co..
È di tutta evidenza che il sistema deve intendersi
integrativo degli ordinari strumenti di controllo
esistenti e che mira, proprio attraverso la funzione sussidiaria di esperti del settore, a favorire
imprese che volontariamente si dotano in modo
trasparente di uno strumento accessorio di verifica.
L’ottenimento della asseverazione determina
una serie di vantaggi per l’impresa:
1) previsione che gli accessi ispettivi presso i datori di lavoro si orienterà in via prioritaria nelle
imprese che non siano in possesso dell’asseverazione. Restano salve le attività di vigilanza relative a specifiche richieste di intervento ispettivo;
indagini demandate dall’autorità giudiziaria o
amministrativa; controlli a campione finalizzate
alla verifica della veridicità delle dichiarazioni in
base alla disciplina vigente;
2) ferma restando la disciplina vigente in materia
di responsabilità solidale, l’asseverazione potrà
essere utilizzata nell’ambito degli appalti privati
ai fini della verifica della regolarità delle imprese
e il personale ispettivo ne tiene conto nell’ambito
di eventuali accertamenti.
È inoltre aperta la possibilità per le parti firmatarie del protocollo di intesa, di individuare ulteriori ipotesi di applicazione della ASSE.CO.
L’asseverazione può essere utilizzata da soggetti terzi, pubblici e privati, ad ogni fine ritenuto
coerente con le finalità perseguite dal protocollo
e riconducibili al riconoscimento della regolarità
dei comportamenti del datore di lavoro in materia di lavoro e legislazione sociale.
Vantaggi rilevanti dunque che riecheggiano il
sistema adottato dalla Direttiva Sacconi (l’ex ministro infatti sul suo Blog infatti plaude all’iniziativa rilevandone tutta la pubblica utilità) del
2008: non controllare chi è già controllato. Salvo
evidenza contraria.
I primi commenti sull’iniziativa sono di diverso
tenore, per lo più positivi ma qualcuno evidenzia dubbi sull’efficacia o limiti del sistema. Il dibattito sull’argomento è di assoluta utilità anche
al fine di recepirne spunti per la definizione del
regolamento attuativo da parte del Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro.
In alcuni casi, anche da parte di competenti
amici, si pone a confronto il sistema di asseverazione con quello di certificazione, quasi i
due meccanismi fossero “concorrenti”. E’ esattamente l’inverso. Il sistema della certificazio-
ne dei contratti di lavoro, nell’ambito del quale
i consulenti del lavoro sono protagonisti attivi,
va pienamente ad integrarsi con quello della asseverazione che anzi ne costituisce un naturale
completamento. Quindi qualunque confronto
metodologico e procedurale tra i due sistemi
risulta poco significativo essendone diverse
fonti costitutive e finalità. Bisogna però anche
evidenziare come non risulti corretto affermare
che, a differenza della Asse.Co., la certificazione implichi un controllo anche sul merito del
rapporto di lavoro poiché in gran parte dei casi
il rapporto non è nemmeno instaurato, ovvero
ci si riferisce a clausole che spiegheranno la
loro forza in futuro. La certificazione, come è
come evidenziato nell’art. 75 Dlgs 276/03, riguarda il contratto e mai si riferisce al rapporto. Sono le valutazioni della commissione che
in taluni casi possono, e devono, spingersi ad
una verifica del rapporto al fine di trarne elementi qualificanti l’effettiva volontà delle parti contraenti. Tale verifica, è bene ricordarlo,
comunque è sempre e solo legata alle dichiarazioni rese dalle parti stesse. In ultimo sia il
soggetto certificatore (Commissione) che quello asseveratore (Consiglio Nazionale Ordine
Consulenti del Lavoro) garantiscono pienamente i necessari presupposti di terzietà. Quindi
nessuna “competizione” o alternatività, anzi.
Il consulente del lavoro, trovandosi assistere
all’asseverazione, per esempio, in presenza di
contratti atipici potrebbe, in forza del suo ruolo
e delle sue responsabilità, spingere l’impresa a
certificare detti contratti. Per quanto viene poi
sostenuto come limite all’asseverazione, assenza di riscontri derivanti dalle dichiarazioni dei
dipendenti, bisogna ricordare come la stessa si
fondi su dichiarazioni del datore di lavoro, ossia
del soggetto che si assume ogni responsabilità in merito. Quindi un elemento decisamente
più “pesante” di una dichiarazione resa da un
soggetto che, sia pure parte contrattuale, è “irresponsabile” nei riguardi della gestione degli
adempimenti conseguenti.
In conclusione il sistema Asse.Co. potrà essere
compiutamente valutato solo alla luce del suo
regolamento attuativo ma fin da subito appare
come un interessante meccanismo che (a costo
zero per la pubblica amministrazione) consente,
con tutti i limiti proprio di ogni attività accertativa, di delineare un solco tra aziende sulla base
di una competizione virtuosa basata sul rispetto
delle regole del gioco.
@Paolo Stern
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i sono novità riguardo le modalità di versamento della contribuzione soggettiva ed integrativa da corrispondere all’Enpacl per l’anno 2014. Il Consiglio di Amministrazione, infatti, ha deliberato una innovativa
modalità di riscossione che consente di evitare il problema della concentrazione dei versamenti da parte
degli iscritti nell’ultimo quadrimestre dell’anno.
A partire dal mese di aprile 2014 e
fino ad agosto compreso, sarà possibile per ciascun iscritto effettuare versamenti spontanei a titolo di
contribuzione obbligatoria, senza la
necessità di specificare la tipologia
di contributo (soggettivo o integrativo). I versamenti costituiranno
anticipazioni di quanto dovuto per
l’anno 2014. In sede di dichiarazione, ossia entro martedì 16 settembre 2014, si dovrà poi effettuare la
scelta e ripartire quanto versato. In
tale occasione, infatti, gli iscritti decideranno a che titolo imputare le
anticipazioni e saranno posti nella
condizione di scegliere se versare il
saldo della contribuzione soggettiva
e/o della contribuzione integrativa
in unica soluzione ovvero a rate (da
due a quattro) con scadenza ultima
alla data di martedì 16 dicembre
Per ogni versamento spontaneo
c’è piena libertà di determinazione
degli importi. Il relativo pagamento verrà effettuato tramite M.Av.,
generabili attraverso l’apposita procedura presente nel sito web www.
enpacl.it. I pagamenti potranno essere effettuati in una qualsiasi data
compresa nel periodo 1 aprile - 18
Il contributo di maternità sarà richiesto con la rata di settembre
2014, prima rata utile dopo l’appro-
Contribuzione soggettiva
spontanea 2014 in
Contribuzione integrativa
vazione del bilancio consuntivo
Anche il contributo integrativo minimo di euro 300,00 – dovuto da tutti
gli iscritti e posto in riscossione per
la prima volta nell’anno 2014 - sarà
richiesto con la rata di settembre, in
sede di dichiarazione obbligatoria.
Si riportano in tabella causali e scadenze contributive.
L’Ente è tuttora in attesa di essere
autorizzato dai Ministeri vigilanti
alla riscossione dei contributi obbligatori tramite il sistema dei versamenti unificati (modello F24). Non
appena pervenuta tale autorizzazione, ne sarà data ampia informazione
agli iscritti.
Saldo/Rata
Valentina Torresi, componente del Consiglio direttivo del Consiglio provinciale dell’Ordine di Roma, è il
nuovo Sindaco dell’ENPACL. A Valentina vadano gli auguri di buon lavoro da parte del Consiglio di Amministrazione dell’ENPACL.
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ORDINE NELLA VITA...
CDL CARD - LA FORZA
LA PRIMA CARTA SCONTO RISERVATA AI
L’Ordine dei consulenti del Lavoro – Consiglio Provinciale di Roma con l’obiettivo di
consolidare ed aumentare ulteriormente il senso di appartenenza ed il livello dei servizi
offerto ai propri iscritti ha demandato alla Fondazione Studi Oreste Bertucci la realizzazione della “CDL CARD”.
La CDL CARD è in buona sostanza una carta sconti, gratuita, nominativa, e riservata
esclusivamente ai consulenti del lavoro e rispettivi familiari, che consente un risparmio
immediato in Italia e all'estero, presso gli esercizi convenzionati, sia pubblici, sia privati, selezionati con priorità nei confronti dei clienti degli stessi Consulenti del Lavoro e
da essi segnalati alla Fondazione.
La condizione di essere clienti non è certamente vincolante, in quanto, abbiamo ritenuto
di voler dare la possibilità di accesso anche agli altri esercizi ritenuti comodi o strategici o che, in ogni caso, intendono riservare alla categoria quel segnale di attenzione nei
nostri confronti che ogni giorno conquistiamo con il nostro servizio professionale ed
umano, alle imprese ed alla società.
Ciascun consulente ha facoltà di segnalare alla Fondazione, attraverso i recapiti di seguiti specificati, i propri clienti del settore Commercio o servizi interessati alla stipula
di una convenzione a titolo non oneroso che possa riservare alla Categoria, sconti o
“corsie preferenziali” per i titolari di Cdl Card nell’acquisto di beni o servizi.
L’iniziativa è stata promossa ed attuata dalla nostra Presidenza attraverso la Fondazione Studi Oreste Bertucci con il duplice obiettivo, sia di rafforzare il senso di appartenenza della Categoria all’Ordine, sia di aiutarci a fidelizzare i nostri clienti ed ha
immediatamente riscosso ampio consenso da parte dei titolari e dei convenzionati.
I settori merceologici nei quali la Card esercita i propri ambiti d’azione, sono già molteplici e con il contributo di tutti i nostri iscritti contiamo di poter coprire quanto prima
tutti i settori di mercato nella comune esigenza di risparmio.
Per maggiori informazioni puoi visitare il sito internet www.cdlcard.it nella pagina dedicata oppure inviare una mail all’indirizzo info@fondazioneorestebertucci.it.
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GIOIELLERIE - ORAFI - OROLOGI
TURISTICO - ALBERGHIERA
Intervista aVincenzo Elifani
Presidente di Confapi Lazio
Nellla categoria dei Consulenti del Lavoro
un illustre collega
iamo andati ad intervistare un illustre collega della categoria, desideriamo ringraziare a
nome della Presidenza per la sua straordinaria disponibilità andiamo a leggere e scopriamo
insieme chie è questo Consulente del Lavoro.
Presidente Elifani, abbiamoletto sul suo curriculum vitae che Lei è
imprenditore ma anche
Consulente del Lavoro,
ci vuole brevemente raccontare la sua storia lavorativa?
Si, io nasco da una famiglia di
imprenditori del settore delle
pulizie e subito dopo la laurea
in economia e commercio ho
iniziato a lavorare nell’azienda fondata prima della Guerra
da mio nonno Vincenzo. Dopo
qualche anno però, spinto dal
desiderio di migliorarmi, comunicai a mio padre e ai miei
zii che avrei preso una pausa
per frequentare il master in direzione aziendale alla Bocconi
di Milano. Quella mia decisione non fu ben compresa, anzi
fu molto criticata, tanto che
alla fine del master mi dovetti cercare un lavoro per conto
mio come responsabile del personale presso un’altra impresa operante nel settore delle
costruzioni meccaniche, che
all’epoca aveva diverse commesse all’estero. Quel periodo
fu molto importante per la mia
formazione professionale perché mi fece capire che, tutto
sommato, pur essendoci nato,
non ero il classico “figlio di
papà” e, inoltre, mi rese consapevole che avrei dovuto continuare a studiare per rendermi
sempre più competente, libero
e indipendente. Infatti, proprio
in quegli anni, riuscì a prendere, con grandi sacrifici, perché
mi dividevo tra lavoro, studio
e famiglia ed ero diventato da
poco padre per la prima volta,
l’abilitazione alla professione
di Consulente del Lavoro. Ebbi
inoltre la fortuna di conoscere
un altro “padre” - professionalmente parlando - il Presidente
Oreste Bertucci, che fu per me
un grande e indimenticabile
esempio di come la vita debba
essere vissuta con coraggio,
determinazione e coerenza.
In seguito, una volta ottenuta
38 The world of il Consulente
l’abilitazione, iniziai la professione di Consulente del Lavoro, ma proprio quando pensavo
che questa sarebbe stata l’attività principale per tutta la mia
vita, ecco che la mia famiglia
mi richiamò per affidarmi incarichi delicati e, in sostanza,
per farmi continuare il lavoro
di imprenditore, iniziato tanti
anni prima da mio nonno Vincenzo.
Da allora sono passati diversi
anni ma, pur non svolgendo
la professione in maniera prevalente, sono sempre rimasto
iscritto all’Ordine dei Consulenti del Lavoro perché ho voluto mantenere un legame con
quella che - professionalmente
parlando - reputo la mia seconda “famiglia”.
E invece come e quando è
diventato Presidente di
Confapi Lazio?
Confapi Lazio è nata nel 2008,
dopo che nel 2005 la Federlazio, che da sempre era stata
l’associazione imprenditoriale
aderente e rappresentante di
Confapi nella regione Lazio,
decise di lasciare Confapi. La
mia azienda, che all’epoca era
associata a Federlazio non
approvò quella scelta e così,
a malincuore ma per coerenza, decidemmo di lasciare la
Federlazio. Dopo un paio di
anni, la dirigenza di Confapi nazionale, prendendo atto
che la Federlazio non aveva
più espresso alcuna intenzione di rientrare in Confapi, mi
chiamò per sapere se avessi
voglia di ricostituire un’associazione imprenditoriale che
aderisse e la rappresentasse
sul territorio della nostra regione. Io, un po’ inconsapevole
delle difficoltà del compito che
mi aspettava, ma animato da
tanta passione ed entusiasmo,
accettai quell’incarico. Così
iniziai subito a contattare dapprima le imprese dei miei ami-
ci più stretti, e poi tutti gli altri
imprenditori che man mano
conoscevo per coinvolgerli
nel progetto di costruire da
zero una nuova associazione
d’imprenditori. Se penso che
all’inizio eravamo soltanto una
ventina e che oggi siamo circa
ottocento, devo riconoscere
che abbiamo fatto un bel po’ di
Ci parli un po’ delle imprese associate a Confapi Lazio e di come stanno
affrontando la crisi economica che stiamo attraversando.
La maggior parte delle nostre
imprese associate hanno la
sede nella provincia di Roma,
ma anche nelle province di
Latina e Frosinone ci sono dei
numeri molto interessanti. Per
quanto riguarda invece le province di Viterbo e Rieti le consistenze sono meno rilevanti,
però ci siamo ripromessi, che
nel prossimo futuro, ci concentreremo a consolidare la nostra presenza anche in queste
due province. Le categorie prevalenti dei nostri associati riguardano ovviamente quelle in
cui la Confapi ha sottoscritto i
contratti collettivi nazionali di
lavoro, e sono per l’appunto le
aziende del comparto meccanico, edile, informatico, chimico e dei servizi. Poi abbiamo
molte aziende appartenenti ai
settori turistico, della sanità
e dei trasporti, oltre ad avere
associato anche tante aziende
commerciali e artigiane.
Riguardo la crisi economica
che stiamo attraversando c’è da
dire che è stata una crisi durissima e che persistendo ormai
ininterrottamente dal 2008,
purtroppo, ha inciso pesantemente tanto da costringere
alla chiusura diverse aziende.
The world of il Consulente 39
Quelle che fino ad oggi hanno
resistito sono tuttora in grossa
difficoltà a causa di un’economia sostanzialmente ancora
ferma e per il forte clima di
sfiducia che ancora si respira.
Solo poche aziende del settore
turistico ed alimentare, oltre
a quelle internazionalizzate,
hanno resistito agli effetti della
crisi e anzi, in alcuni casi, hanno avuto delle performances in
controtendenza e davvero soddisfacenti.
Cosa prevede per questo
2014? Riuscirà il nostro
Paese a riprendersi?
Purtroppo la crisi che sta vivendo il nostro Paese non è
economico-finanziaria,
ma è anche politico-istituzionale, e sinceramente, è proprio
quest’ultima che mi preoccupa
maggiormente, perché se non
si riesce a venir fuori da questa
non si riesce a uscire neanche
da quella economico –finanziaria. Il rischio è che s’innesti
una terza crisi, di cui purtroppo si scorgono già dei segnali
preoccupanti, e cioè una crisi
sociale e morale. Per evitare
tutto questo c’è bisogno che i
nostri politici e amministratori
smettano di litigare sul niente e comincino a metter mano
seriamente a quelle riforme liberali di cui il nostro Paese ha
urgente bisogno. Parlo della
riforma del sistema elettorale, della riforma della giustizia, della riforma fiscale e del
mercato del lavoro, e della riforma della pubblica amministrazione con un taglio deciso
alla burocrazia e agli sprechi.
Se i nostri politici affronteranno questi argomenti, con interventi seri e decisi, allora si
troveranno le risorse e gli entusiasmi per poter far ripartire
gli investimenti, l’occupazione
e l’economia nel suo comples-
40 The world of il Consulente
so. È chiaro che non crediamo
a soluzioni magiche dall’oggi al
domani, visto che oramai sono
tanti anni che riceviamo solo
promesse vane e poco chiare,
ma almeno confidiamo in una
qualche iniziativa concreta necessaria a dare un segnale di
svolta perché, a questo punto,
non è in gioco solo il nostro futuro ma anche quello dei nostri
figli e delle generazioni future.
Grazie a nome della Presidente
The world of il Consulente 41
Direttore Responsabile “The World Of Il Consulente”
opo un’istruttoria durata quattro mesi, il Garante della Privacy ha dichiarato la sua contrarietà allo strumento del nuovo Redditometro nella sua forma attuale, decreto attuativo del 24 dicembre 2012. È stato dato il via libera allo strumento, ma con riserva: sono
da rivedere e correggere alcune criticità di notevole importanza ai fini della correttezza
dei dati e della tutela della privacy del contribuente.
Una delle problematiche rilevate dal Garante
riguarda sostanzialmente l’utilizzo delle medie Istat, utilizzate nella “seconda fase” del sistema del nuovo redditometro, cioè nel caso in
cui il contribuente in sede di contradditorio non
avesse fornito spiegazioni convincenti sulle irregolarità segnalate dall’Agenzia. L’Authority
al riguardo chiede che tali stime non vengano
in nessun modo impiegate nello strumento accertativo: si tratta di dati presunti, non legati ad
elementi certi. Oltretutto, a distanza di anni (i
dati stimati portati in contraddittorio risalgono
al 2009), è oggettivamente di estrema difficoltà, anche per il contribuente più collaborativo,
ricostruire il proprio reddito e dimostrare l’infondatezza di spese non documentate. Inoltre,
la richiesta di tali dati è in conflitto con la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo per quel
che concerne la riservatezza e la protezione dei
Un altro punto debole a carico del nuovo Redditometro consiste nella mancanza di qualità ed
esattezza dei dati presenti nel database del Fisco. Il Garante sottolinea l’importanza e la necessità di rivedere le banche dati per renderle
attendibili e migliorare la scelta dei parametri
di riferimento. Al momento è troppo facile incappare in anomalie che rendono inesatta anche l’individuazione e la differenziazione della
42 The world of il Consulente
famiglia fiscale da quella anagrafica. L’esattezza della composizione della famiglia è infatti un
elemento indispensabile ai fini della corretta
ricostruzione del reddito familiare, dell’individuazione della tipologia di nucleo familiare e
dell’attribuzione di determinati dati rilevanti,
come ad esempio del corretto valore del fitto
Il nuovo Redditometro secondo il Garante è
carente anche nella comunicazione con il cittadino. È doveroso da parte dell’Agenzia delle
Entrate, in prima istanza, informare il contribuente inserendo nella dichiarazione dei redditi l’informativa che i dati espressi nel modello
dichiarativo saranno utilizzati ai fini dell’accertamento con il sistema del Redditometro; e, in
seconda istanza, specificando all’interessato,
nella richiesta di chiarimenti e di invito al contradditorio, quali delle informazioni da fornire
all’Agenzia sono obbligatorie e quali facoltative,
precisando quali potrebbero essere le conseguenze di un eventuale rifiuto, anche parziale,
Così come è concepito, il Redditometro rischia
di far perdere tempo e denaro a contribuenti e
Pubblica Amministrazione, convocando utenti che in realtà non dovrebbero essere tenuti a
giustificare le proprie spese. Oltre che essere
carente nella tutela della riservatezza del citta-
dino accertato.
Anche i parametri di riferimento sarebbero da
rivedere. L’Authority sottolinea quanto la formazione dei campioni è estremamente lontana
rispetto alla reale caratterizzazione della società italiana, sia dal punto di vista della composizione della famiglia, ricostruita dal Fisco esclusivamente in base alle dichiarazioni dei redditi;
sia dal punto di vista territoriale. È impensabile infatti che la Nazione sia stata suddivisa,
ai fini dell’accertamento, soltanto in cinque
macro-aree (nord est, nord ovest, centro, sud
e isole), considerando che ciascuna di esse al
suo interno presenta un’estrema disomogeneità socio-economica, che impedisce un’equa e
fedele classificazione e caratterizzazione della
Il garante non boccia categoricamente il nuovo Redditometro, anzi ne autorizza l’utilizzo, a
patto che lo strumento sia perfezionato con gli
adeguamenti suggeriti e tutelando il diritto di
riservatezza dei dati sensibili del contribuente.
The world of il Consulente 43
Ildecreto destinazione Italia
l decreto legge 23 dicembre 2013 numero 145, c.d. “decreto destinazione Italia”, pubblicato sulla
Gazzetta Ufficiale il 23/12/2013, ha introdotto alcune disposizioni riguardanti soprattutto la
lotta al lavoro irregolare e la razionalizzazione di alcune attività degli organi ispettivi.
L’articolo 14, alla lettera a) comma 1, aumenta
del 30% gli importi della maxisanzione per il lavoro nero e delle somme aggiuntive dovute per
la sospensione dell’attività imprenditoriale.
Nello specifico le novità del comma 1 comportano che, a partire dal 24 dicembre 2013:
•	L’importo della “maxisanzione”, è pari ad un
minimo di Euro 1950 fino ad un massimo di
15600 Euro contro i precedenti 1500 e 12000
Euro.;
•	L’importo aggiuntivo a giornata è pari a 195
euro contro i precedenti 150 Euro;
•	L’importo della c.d. “mini maxi sanzione”, è
pari ad un minimo di 1300 Euro fino ad un
massimo di 10400 euro contro i precedenti
1000 e 8000 Euro;
•	L’importo aggiuntivo diventa di 39 euro contro i precedenti 30 euro;
Le novità, come già indicato, sono entrate in
vigore il 24 dicembre 2013, e potremmo dibattere a lungo, rimanendo comunque perplessi,
sulla data di decorrenza di tale decreto, ciò nonostante mi preme ricordare come, in ordine a
tali violazioni, sia sempre applicabile il principio
del “tempus regit actum”, per cui se le stesse
sono state compiute in data antecedente, seppur
riscontrate dopo il 24 dicembre, trovano applicazione le vecchie sanzioni.
Fortunatamente, restano valide le posizioni
44 The world of il Consulente
espresse dal Ministero del Lavoro, con la circolare numero 38 del 2010, soprattutto nella fattispecie in cui il trasgressore ha la possibilità di
pagare le sanzioni in misura ridotta.
Andiamo ora ad analizzare gli aumenti sanzionatori in materia di orario di lavoro.
La lettera b) del comma 1, aumenta, di dieci volte gli importi delle sanzioni amministrative previste dai commi 3 e 4 dell’art. 18 – bis del D.L.vo
n. 66/2003, con esclusione di quelle che fanno
riferimento alla violazione dell’art. 10, comma 1,
relativo al godimento delle ferie.
Le sanzioni appena richiamate riguardano il
mancato rispetto della normativa che concerne
la durata massima del lavoro settimanale (48 ore
settimanali intese come media in un arco temporale di quattro mesi o, con accordo sindacale,
di sei mesi, o di dodici mesi per ragioni obiettive
e tecniche inerenti l’organizzazione specificate
nel CCNL) ed i riposi giornalieri e settimanali,
mentre la “decuplicazione” degli importi non
interessa la violazione dell’art. 10,comma 1, che
disciplina la fruizione delle ferie.
Qui, la disposizione resta immutata (da 100 a
600 Euro che salgono a 400 e 1500 Euro se la
violazione riguarda più di cinque lavoratori o si
è verificata in almeno due anni): se la violazione
concerne più di dieci dipendenti o si è verificata
in almeno quattro anni, l’importo si eleva, rispet-
tivamente, ad 800 e a 4500
Euro e non è ammesso il pagamento in misura
ridotta).
Gli importi che aumentano dieci volte riguardano:
a) il superamento della durata massima settimanale dell’orario di lavoro al quale si applica, a
partire dal 24 dicembre 2013, la sanzione amministrativa compresa tra 1000 e 7500 Euro
(prima andava da 100 a 750 Euro).
Se la violazione si riferisce a più di cinque lavoratori ovvero si è verificata in almeno tre
periodi di riferimento (i quattro mesi, i sei o
i dodici mesi, a seconda dei casi), la sanzione
va da 4000 a 15000 Euro (prima era compresa
tra 400 e 1500 Euro).
Se la violazione si riferisce a più di dieci lavoratori o si è verificata in almeno cinque periodi di riferimento, la sanzione amministrativa
è compresa in un arco “pecuniario” che va da
10000 a 50000 Euro senza ammissione al pagamento in misura ridotta;
b) il mancato rispetto del riposo settimanale
(inteso come un periodo di 24 ore consecutive, di regola in coincidenza della domenica,
da cumulare con le ore di riposo giornaliero
-11 ore -, con le eccezioni previste dalla stessa
norma), inteso come media in un periodo non
superiore a 14 giorni, è punito con una sanzione amministrativa di natura economica da
1000 a 7500 Euro.
Anche in questo caso se le violazioni riguardano più di cinque o dieci dipendenti trovano
applicazione le sanzioni maggiorate (rispettivamente, da 4000 a 15000 Euro e da 10000 a
50000 Euro);
c) il mancato rispetto del riposo giornaliero (11
ore di riposo consecutivo ogni 24 ore, fatte
salve le attività caratterizzate da periodi di
lavoro frazionati durante la giornata o da regimi di reperibilità) è punito con una sanzione amministrativa compresa tra 500 e 1500
Euro. Qualora la violazione riguardi più di
cinque lavoratori o si sia verificata in almeno
tre periodi di 24 ore, la sanzione si innalza
e va da 3000 a 10000 Euro. Se il numero dei
lavoratori coinvolti è maggiore di dieci o si è
verificata in almeno cinque periodi di 24 ore,
la sanzione sale ulteriormente e va da 9000 a
15000 Euro e non è ammesso il pagamento in
misura ridotta.
In relazione a tali aumenti è lecito approfondire
anche il percorso che tali “importi” avranno ed
in quale casse andranno.
Essi saranno destinati ad appositi capitoli del
Ministero e serviranno a finanziare le attività di
prevenzione e di promozione della vigilanza in
materia di lavoro e sicurezza sui luoghi di lavoro,
in parole povere andranno a “rimborsare” le spese sostenute ed i disagi sostenuti dal personale
Le stesse risorse potranno essere destinate
come forme di implementazione e razionalizzazione nell’utilizzo dell’auto propria in un’ottica di
economicità complessiva finalizzata all’ottimizzazione del servizio reso da parte del personale
Queste misure, a parere di chi scrive, non possono che essere bocciate, in quanto l’educazione al
rispetto delle regole non si ottiene con l’aumento
delle sanzioni, ma rapportando queste ad una serie di fattori da analizzare di volta in volta, come
la recidività.
Inoltre è importante sottolineare come potrebbe
configurasi un conflitto di interessi, mettendo a
rischio la stessa imparzialità della pubblica amministrazione, laddove si cerchi di creare o forzare un collegamento tra sanzioni, trasgressore
ed ispettore.
Si spera, pertanto, che in sede di conversione
vengano effettuati tutti i correttivi necessari per
non produrre un’ulteriore norma confusionaria
ed improduttiva per le imprese che hanno vitale
necessità di norme su produttività e semplificazione.
The world of il Consulente 45
e l’ispezione del lavoro ci sembra abnorme, ci pensa la Costituzione. Addirittura la Costituzione! Sempre più spesso capita di sentire lamentele sull’ingestibile e, talvolta trabordante,
potere dei funzionari che si occupano di lavoro e degli uffici a cui appartengono.
Ma è possibile che in azienda –e all’azienda- essi possano fare di tutto?
Beh, magari proprio “di tutto”,
non capita così spesso. Piuttosto, e sovente, accade che lo
spirito di chi riceve il controllo
(non gradendolo) sia esacerbato e che percepisca al peggio ciò
che sta avvenendo.
È però un dato di fatto che in
molti casi non si comprenda affatto come e perché siano stati
assunti i provvedimenti da parte degli ispettori.
Spesso non si tratta solo di un
problema di preparazione e di
conoscenza della materia. Questo non comprendere suona
talvolta come un vero e proprio
“campanello di allarme”. È di un
“sintomo”, insomma.
È chiaro a tutti che l’ispettore –
come qualsiasi soggetto che usa
di poteri pubblici - non può essere legibus solutus. Ossia, libero
da vincoli di legge. Anzi.
La norma costituisce l’argine
necessario entro cui si deve
contenere necessariamente l’a-
zione di chi accede, verifica e
assume provvedimenti in ambito ispettivo.
Di più. In uno stato di diritto
non dovrebbero esistere azioni
“comprimenti” che non fosse
oggetto di puntuale previsione
di legge. Senza una legge apposita, in definitiva, si espandano
e veleggiano la libertà del cittadino.
Eppure – e qui sta il punto -, c’è
quel “campanello d’allarme”.
Spesso ci si interroga del perché
i funzionari abbiano ragionato
in un certo modo, procedendo
a prendere provvedimenti così
singolari (e, magari, nefasti)
Si leggono e rileggono i verbali,
e ancora non si comprende un
granché. Ci si impunta, si ci informa, si studia: ma nulla.
La cosa non è normale, sia inteso. A prescindere dal livello di
preparazione di chi si pone al
cospetto di un provvedimento
46 The world of il Consulente
ispettivo, l’effetto dei più recenti interventi normativi (si dica,
per esempio, del collegato lavoro L. 183/2010) è nel senso di
rendere evidente e immediato
a chiunque quali sono i fondamenti dell’ispezione e dei provvedimenti assunti.
Nel verbale ispettivo, cioè, si dovrebbero sempre trovare chiaramente descritte, tanto le “prove”, quanto le “fonti” normative
sulla cui base si agisce.
Tanto per capirsi, gli ispettori
dovrebbero sempre descrivere
nei loro verbali qualcosa tipo:
abbiamo trovato tre persone
che lavoravano; abbiamo visto i
contratti; abbiano visto che tra
ciò che le persone dichiarano
e ciò che era previsto negli atti
sussiste una discrepanza, per
cui… .
Quel “per cui” (ovvero il motivo
e il contenuto dei provvedimenti che vengono assunti) non è,
però, cosa che possa essere la-
sciata al caso o alla volubile fantasia di chi agisce.
Ed ecco allora spiegati i “campanelli”. O è chiaro a chi riceve
il verbale ciò di cui si sta parlando; o c’è qualcosa che non va.
E se “non va”, se la cosa non si
comprende, se ci pare frutto di
fantasia, il 90% delle volte è perché neppure esiste una legge
che prevede e punisce il caso.
È, insomma, la classica circostanza in cui può dirsi violato
il principio di legalità. Niente
legge precisa e puntuale, niente
Si tratta in realtà di osservazioni banali, ma disattese in modo
assolutamente endemico.
Eppure, al riguardo, i limiti stabiliti dalla Costituzione sono
chiarissimi. E insuperabili.
Due, in particolare, sono le previsioni costituzionali che giocano un ruolo sul punto.
L’articolo 14, comma 2, per cui
“gli accertamenti e le ispezioni
…a fini economici e fiscali sono
regolati da leggi speciali”. E la
previsione dell’articolo 23, per
cui “nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere
imposta se non in base alla legge”.
Come dire che i funzionari
ispettivi sono tenuti ad agire nei
modi imposti dalla legge (oppure, a non poterlo fare tout court);
e che obblighi di fare e richieste
economiche (di qualunque natura) non possono essere pretesi, se ciò non è stabilito da una
norma in modo espresso.
E se lo dice pure la nostra Costituzione…
The world of il Consulente 47
l’INPS corregge le proprie posizioni
ispetto alle posizioni espresse a settembre u.s. l’Inps rivede la propria posizione sul diritto d’autore. Ed infatti con il messaggio 19435 del 29.11 u.s. apporta variazioni al precedente messaggio n.
14712 del 18 settembre 2013 .
Con quest’ultimo erano state date inidicazioni finalizzate a supportare l’attività di accertamento di irregolarità contributive riferite al trattamento contributivo delle somme percepite a titolo di compenso
per lo sfruttamento economico del diritto di autore
e del diritto di immagine.
In particolare l’Istituto aveva esaminato con il messaggio di settembre u.s. 3 casi specifici sotto il profilo fiscale e contributivo .
L’imposizione fiscale si declina in relazione alla soggettività dei titolari dei i proventi.
Pertanto si distingueva ai fini dell’ utilizzazione economica del diritto d’autore :
a) il titolare originario del diritto nell’esercizio della
sua attività professionale;
b) il titolare originario del diritto al di fuori dell’esercizio della sua attività professionale nonché un
soggetto diverso dal titolare originario del diritto
avente causa al suo sfruttamento economico a titolo
gratuito ovvero oneroso.
Ai fini contributivi delle somme accertate a seguito
dell’ incrocio dei dati fiscali ed assicurativi ascrivibili ai compensi per la cessione dello sfruttamento
del diritto di immagine, l’Inps osservava appunto
l’esistenza dei citati 3 casi distinti nelle seguenti fattispecie :
48 The world of il Consulente
1. trattasi di un libero professionista iscritto ad una
delle Casse professionali;
2. trattasi di un artista iscritto al Fpls ex ENPALS
3. trattasi di un lavoratore autonomo non rientrante
nel novero degli artisti di cui al punto precedente e
non iscritto ad una Cassa professionale.
Nel caso 1 l’obbligo contributivo sussiste nei limiti
e sulla base delle regolamentazioni adottate dalle
singole Casse.
Nel caso 2 valgono le prescrizioni tipiche dei professionisti iscritti a detta gestione.
Nel caso 3 l’INPS forniva indicazioni di assoggettamento alla GLA di tali compensi .
A valle di approfondimenti effettuati in relazione a
fattispecie concrete, l’istituto cambia ora opinione.
Come detto nel messaggio n. 14712/2013 ( Messaggio n. 014802 del 19/09/2013), era stato prospettato
l’assoggettamento a contribuzione previdenziale
afferente alla Gestione separata ex art. 2, comma
26, L. n. 335/1995, delle somme percepite a titolo
di compenso per lo sfruttamento economico del
diritto di autore da parte lavoratore autonomo non
iscritto al Fpls ex ENPALS né iscritto ad una Cassa
Professionale ( si tratta del caso 3).
L’Istituto ricorda che la norma istitutiva della GLA
contempla, tra i soggetti obbligati al versamento,
oltre a coloro che producono reddito da lavoro autonomo (art. 53, comma 1 del TUIR), anche coloro
che producono i redditi di cui all’art. 50, comma 1,
lett. c)-bis - del TUIR, mentre il reddito sul diritto
d’autore è regolato dalla lettera b) dell’art. 53, comma 2 del TUIR.
Per quanto sopra i compensi percepiti per lo sfruttamento economico del diritto di autore da parte lavoratore autonomo non iscritto al Fpls ex Enpals né
ad una Cassa Professionale è escluso da qualsiasi
obbligo contributivo, anche nei confronti della Gestione separata ex art. 2, comma 26, L. n. 335/1995.
The world of il Consulente 49
CPO Roma Centro Studi Roma
delCentro Studi di Roma
i seguito sono stati inseriti alcuni quesiti arrivati al Centro Studi dell’albo, in relazione all’attivazione del servizio di risposta a massimo due quesiti per ogni iscritto all’albo.
Questo servizio ha data la possibilità a molti colleghi di richiedere una risposta ad un quesito particolare, ad un dubbio o alla necessità di un chiarimento.
In questi primi mesi sono stati formulati moltissimi quesiti cui sono seguite risposte puntuali e precise su tantissimi temi che accompagnano ogni giorno tutti noi consulenti nell’attività professionale.
È possibile assumere un’impiegata part time (20 ore settimanali), presso studio
professionale, che attualmente percepisce pensione sociale perché disagiata,
in attesa al compimento dell’età pensionabile (fra tre anni), di percepire quella
di vecchiaia, senza che l’Inps le tolga o le riduca la pensione?
L’assegno sociale, che ha sostituito la pensione sociale, è una prestazione di carattere assistenziale
che prescinde del tutto dal versamento dei contributi e spetta ai cittadini che si trovino in condizioni
economiche disagiate ed abbiano situazioni reddituali particolari previste dalla legge. Il diritto alla
prestazione è accertato in base al reddito personale per i cittadini non coniugati e in base al reddito
cumulato con quello del coniuge, per i cittadini coniugati.
L’assegno sociale è concesso con carattere di provvisorietà e la verifica del possesso dei requisiti reddituali e di effettiva residenza viene fatta annualmente.
Il superamento della soglia reddituale determina l’esclusione dalla prestazione(nell’anno 2013 il limite
di reddito era di euro 5.749,90 se richiedente non coniugato, mentre in caso di richiedente coniugato
il limite di reddito è raddoppiato, cioè era pari ad euro 11.499,80).
Nel caso in cui il reddito dell’interessato fosse minore del ricordato limite l’importo dell’assegno verrebbe proporzionalmente ridotto
Si chiede se nel distacco, qualora parte o tutta la retribuzione del dipendente
distaccato venga corrisposta dall’azienda distaccataria (sempreché ciò sia possibile e ferma restando la titolarità del rapporto di lavoro in capo alla distaccante), debbano essere eseguite dalla distaccataria, sulle somme da essa direttamente corrisposte, anche le ritenute fiscali ovvero se la distaccataria abbia il
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solo obbligo di comunicare il quantum degli importi erogati alla distaccante,
che provvede in toto all’assoggettamento fiscale e contributivo.
Nel distacco il datore di lavoro distaccante rimane responsabile del trattamento economico e normativo a favore del lavoratore. In ogni caso è ammesso un rimborso da parte del distaccatario (Cass.SU
13 aprile 1989 n.1751) al distaccante e non già direttamente al lavoratore distaccato.
Anche il trattamento contributivo e fiscale, che deve essere adempiuto in relazione all’inquadramento
del distaccante, è a carico di quest’ultimo.I premi Inail, pur essendo a carico del datore di lavoro distaccante, sono calcolati sulla base dei premi e della tariffa applicati al distaccatario.
Posto quanto sopra, qualora il distaccatario volesse riconoscere al lavoratore distaccato delle somme,
in aggiunta alla normale retribuzione contrattuale e da considerarsi mere anticipazioni erogate per
conto del suo effettivo datore di lavoro, le stesse dovranno essere comunicate al medesimo datore di
lavoro distaccante per i relativi adempimenti amministrativi, fiscali e contributivi.
Società srl in liquidazione, cessa il 31/12/2013 applica ccnl centro elaborazione
dati, i dipendenti vengono presi in carico da una ditta individuale che svolge
attività di studio professionale.
La domanda, è : la ditta individuale si accolla tutti i costi per tfr, ferie, pr, rol dei
dipendenti (anche pagamento delle addizionali comunali e regionali)di competenza della srl, anche se non è di fatto una operazione straoridnaria societaria,
è fattibile questo evento?
Il contratto che devo applicare come ditta individuale è il centro elaborazione
dati o studi professionali?
Se il passaggio del personale non avviene per operazione straordinaria (trasferimento d’azienda ex
art. 2112 cc) ma per cessione di contratto saranno le parti (azienda cedente, lavoratore ceduto ed
azienda cessionaria) a discinarne le modalità. Resta inteso che gli adempimenti di legge saranno
eseguiti da ciascuna parte per quanto di propria competenza come in una ordinaria cessazione di
un mio cliente mi pone il seguente quesito:
“ Per l’intervallo di tempo che deve intercorrere tra 2 contratti a termine, i giorni sono da intendersi lavorativi o di calendario”.
Anche se convinta che gli stessi debbano essere considerati di calendario, non
ho trovato alcun riferimento lavorativo in merito e il cliente mi chiede qualcosa
di scritto e ufficiale.Sicura di un Vostro aiuto,
L’ art. 5 del Dlgs 368/2001 definisce diversi intervalli temporali che devono essere interpretati testualmente e pertanto il riferimento è inequivocabilente ai giorni di calendario.
Ho una situazione di questo tipo.
Un soggetto intende strutturare un call center con lavoratori dipendenti;
recentemente ho verificato che è stato sottoscritto dalle varie organizzazioni,
compreso la nostra Fondazione Studi un contratto ad hoc per tale attivita’.
Mi urge sapere se per applicare detto recente contratto, sottoscritto a luglio del
2013 basta semplicemente attuare detto contratto o l’azienda in oggetto deve
iscriversi alla Fondazione o ad altra ente per applicarlo, o quali sono le formalità
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da espletare per l’applicazione di detto contratto.
Il datore di lavoro è libero di definire il CCNL applicabile ai lavoratori della propria azienda, ferma
restando la logica adeguatezza dello stesso rispetto all’attività svolta.
L’applicazione del CCNL non obbliga il datore di lavoro all’iscrizione ad alcuna associazione datoriale;
è comunque necessario verificare attentamente le norme in esso previste, sia per evitare rivendicazioni da parte dei lavoratori e sia per eventuali contestazioni da parte degli organi di controllo.
È vero però che, al contrario, l’adesione ad una Associazione obbliga il datore all’applicazione integrale del CCNL . Tale situazione non necessariamente deve essere vista in
senso negativo: specialmente in alcuni settori particolari o innovativi, dove la normativa
può essere più insidiosa, la “copertura” ulteriore dell’associazione datoriale può rivelarsi
essere estremamente utile.
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The World of il Consulente n. 52 del 2014
Ordine Consulenti del Lavoro - Consiglio Provinciale di Roma