Source: https://www.laleggepertutti.it/113743_altri-tipi-di-adozione
Timestamp: 2018-06-25 09:54:40+00:00
Document Index: 1832195

Matched Legal Cases: ['art. 31', 'art. 29', 'art. 30', 'art. 39', 'art. 31', 'art. 4', 'art. 35', 'sentenza ', 'art. 27', 'sentenza ', 'art. 44', 'art. 44', 'art. 44', 'sentenza ', 'art. 48', 'art. 51', 'art. 52', 'art. 7', 'art. 44', 'art. 87', 'art. 468', 'art. 291', 'art. 294', 'art. 296', 'art. 297', 'sentenza ', 'art. 313', 'sentenza ', 'sentenza ']

Professionisti Altri tipi di adozione
L’adozione internazionale, l’adozione in casi particolari, l’adozione mite, l’adozione dei maggiori d’età.
1 L’adozione internazionale
2 L’adozione in casi particolari
3 L’adozione mite
4 L’adozione dei maggiori d’età
Con l’espressione adozione internazionale si fa riferimento ad ogni ipotesi in cui gli adottanti abbiano nazionalità diversa dall’adottato (SESTA).
La L. 31 dicembre 1998, n. 476, nel recepire i principi espressi nella Convenzione dell’Aja del 29 maggio 1993, ha riformato interamente il Capo I del Titolo III della L. 184/1983 contenente la disciplina dell’adozione internazionale.
Sempre nell’ottica di armonizzazione con la Convenzione dell’Aja, la nuova legge introduce la figura della Commissione centrale per le adozioni internazionali (artt. 38 e 39 L. di riforma). La Commissione svolge innanzitutto compiti di impulso e coordinamento con le Autorità centrali degli altri Stati nonché, per quanto riguarda l’ordinamento interno, di autorizzazione circa l’attività degli enti autorizzati (art. 31 L. di riforma) alla gestione delle pratiche di adozione per conto delle coppie di aspiranti genitori adottivi. Infatti, la normativa in esame introduce per gli aspiranti adottanti, l’obbligo di rivolgersi esclusiva-mente ad enti all’uopo autorizzati, obbligo al quale corrisponde un sistema sanzionatorio sul piano penalistico sia a carico di coloro che continuano a svolgere un’attività di mediazione non autorizzata, sia a carico di chi si rivolge a questi ultimi.
Il nuovo iter procedurale che conduce all’adozione internazionale si compone fonda-mentalmente di tre fasi: iniziale, di accertamento dei requisiti di idoneità in capo agli adottanti, che si svolge in Italia; intermedia, che si svolge in parte in Italia ed in parte all’estero: è la fase nella quale, tramite il contatto fra l’Ente autorizzato per svolgere le pratiche di adozione e il Paese straniero, gli adottanti incontrano il minore e si procede, pertanto, secondo le modalità procedurali locali, all’adozione del minore stesso; finale, con la quale l’adozione diviene pienamente efficace in Italia.
La prima fase, di competenza del giudice italiano, ha inizio con la dichiarazione di disponibilità ad adottare resa dagli aspiranti adottanti (art. 29bis L. ad.) e termina con la dichiarazione di idoneità degli adottandi (art. 30) che il Tribunale rilascia una volta accertato che essi possiedono tutti i requisiti per adottare.
Il decreto di idoneità costituisce un presupposto indefettibile per la validità di qualsiasi tipo di adozione avente la natura di atto giudiziale di accertamento. Come già detto, l’attuale meccanismo procedurale attribuisce un ruolo molto importante agli enti autorizzati di cui all’art. 39ter, ai quali i coniugi che abbiano ottenuto il decreto di idoneità devono rivolgersi per la prosecuzione della procedura di adozione.
Il decreto di idoneità trasmesso alla Commissione per le adozioni internazionali ed all’Ente autorizzato che ha ricevuto incarico dai coniugi di seguire la procedura all’estero, mantiene efficacia per l’intero tempo necessario allo svolgimento della pratica di adozione nel paese straniero prescelto dalla coppia, a condizione però che la procedura in terra straniera inizi entro un anno dalla data di emissione del decreto di idoneità.
Ha così inizio la fase intermedia che si svolge presso l’autorità straniera che comprende la pronuncia di adozione da parte di quest’ultima e l’incontro tra il bambino e gli adottanti (art. 31 L. ad.) e si conclude con l’ingresso del minore in Italia. Decisivo, in questa fase, è il ruolo di mediazione tra l’autorità straniera e coniugi svolto dagli enti autorizzati i quali, tra l’altro, curano l’incontro tra il bambino e gli aspiranti adottanti nonché le pratiche per l’ ingresso del minore in Italia. Si apre, quindi, la fase finale dinanzi al tribunale per i minorenni del luogo di residenza degli adottanti al quale spetta una funzione di controllo per verificare la regolarità della procedura, la sussistenza dei requisiti previsti dall’art. 4 della Convenzione dell’Aja ed il fatto che l’adozione non sia contraria ai principi fondamentali che regolano nello Stato il diritto di famiglia e dei minori, valutati in relazione al superiore interesse del minore (art. 35 L. ad.). Se vi è riscontro positivo circa l’esistenza di queste ed altre con-dizioni, il tribunale ordina la trascrizione della sentenza straniera nei registri dello stato civile. L’adozione produrrà in Italia gli effetti cd. legittimanti, dell’adozione cd. interna (art. 27 L. ad.), per cui l’adottato acquisterà lo stato di figlio dei suoi genitori adottivi dei quali assumerà e trasmetterà il cognome. Il bambino acquisterà, inoltre, la cittadinanza italiana.
Nel caso invece in cui il provvedimento estero non abbia ancora contenuto di adozione definitiva, il tribunale lo riconosce quale affidamento preadottivo e l’adozione giunge solo al termine del positivo svolgimento di tale periodo di prova e previo consenso del minore che ha compiuto i 14 anni. Deve essere sentito il minore che ha compiuto i 12 anni ed anche quello di età inferiore, ove ciò non gli causi un pregiudizio.
L’affidamento preadottivo si conclude con la sentenza italiana di adozione e con l’ordine di trascrizione nei registri dello stato civile, una volta esperito positivamente l’anno di prova del minore nella famiglia.
L’adozione particolare si differenzia dall’adozione cd. legittimante in quanto non dà vita alla costituzione di un rapporto di filiazione che si sostituisce a quello che il minore aveva con i propri genitori di sangue, bensì instaura un rapporto di filiazione adottiva che si aggiunge al precedente.
L’istituto in esame è stato introdotto dalla L. 184/1983 per realizzare il diritto del minore ad una famiglia in caso in cui, pur non riconoscendo le condizioni per l’adozione piena, è comunque opportuno o necessario procedere all’adozione (art. 44 L. ad.).
L’art. 44 L. cit. si sostanzia in una sorta di clausola residuale per i casi speciali non inquadrabili nella disciplina dell’adozione «legittimante».
Si tratta di un istituto che si avvicina, per disciplina ed effetti, all’adozione dei maggiori d’età, più che a quella piena, ma si rivolge in ogni caso ai minori ed è diretto a tutelare un loro interesse. Difatti, l’adozione vuole assicurare una assistenza morale e materiale al minore che ne sia sprovvisto o per il quale non vi sia una piena tutela.
L’adozione particolare è ammessa nelle ipotesi tassativamente indicate dall’art. 44 della L. ad.:
– quando il minore sia orfano e l’adottante è un parente entro il sesto grado o un estraneo che ha stabilito con il minore un rapporto stabile e duraturo, precedente alla morte dei genitori;
– quando l’adottante sia coniuge del genitore, anche adottivo, del minore;
– quando ricorre l’impossibilità di affidamento preadottivo.
L’adozione cd. mite attiene a quelle situazioni che inizialmente risultano di semiabbandono o di difficoltà temporanea tale da condurre all’affidamento familiare (perché per lo più manca una capacità educativa dei genitori di origine, ma esiste un legame affettivo che non consente l’interruzione totale dei rapporti), evolutesi, poi, in senso negativo per effetto del mancato rientro del piccolo nella famiglia di origine. Così il minore, non versando in una situazione di abbandono (presupposto necessario per l’adozione legittimante), ma di semiabbandono da parte del nucleo di origine, non reciderà i suoi legami di sangue ma continuerà ad avere rapporti con lo stesso ed, al contempo, sarà inserito nell’ambito di una nuova famiglia desiderosa di accoglierlo (Trib. min. Bologna, 1-4-2008, n. 4).
L’adozione in esame si caratterizza per un minor rigore nei requisiti degli adottanti. In-fatti, a differenza di quanto previsto in tema di adozione piena, l’adozione particolare può essere richiesta anche da chi non è coniugato (ma se è unito in matrimonio e non separato è necessaria la richiesta congiunta) e pur sussistendo il limite minimo di diciotto anni di differenza tra adottante ed adottato, non è previsto alcun limite massimo.
Anche in tale forma di adozione è ammessa la richiesta da parte di chi abbia già altri figli.
Inoltre, poiché l’adozione è concessa nell’interesse del minore, l’adottante deve esse-re ritenuto idoneo moralmente e materialmente ad occuparsi del minore.
Il giudice, nell’ambito del procedimento camerale instauratosi a seguito della domanda dell’adottante, verifica l’esistenza di questi presupposti, nonché delle condizioni di legge e dell’effettiva possibilità di una positiva convivenza fra adottante ed adottato.
Accertati siffatti requisiti ed ascoltato il P.M., il tribunale pronuncia la sentenza con cui accoglie o rigetta la richiesta di adozione. Si ricordi, inoltre, che, essendo richiesto ai fini dell’adozione il consenso dell’adottante e dell’adottato che abbia quattordici anni (nonché degli ascendenti e del coniuge dell’adottante), tale consenso può essere revocato fino all’emanazione della sentenza.
Il provvedimento del giudice può essere impugnato con ricorso in appello (sempre alla sezione minorile) e deve essere trascritto su apposito registro ed annotato sull’atto di nascita dell’adottato.
La peculiarità dell’istituto in esame attiene soprattutto agli effetti allo stesso conseguenti. Non si determina un’interruzione dei rapporti tra l’adottato e la sua famiglia di origine né la creazione di rapporti di parentela con i parenti dell’adottante, così come l’adottante non ha rapporti con la sua fatti salvi i divieti matrimoniali. Infatti, l’adottato conserva diritti ed obblighi sia nei confronti della famiglia d’origine che della nuova, ha diritto a succedere ad entrambi (mentre l’adottante non ha diritti successori nei suoi confronti) e conserva il cognome originario, anteponendogli quello dell’adottante.
Inoltre, con l’adozione particolare l’adottante assume gli obblighi di assistenza, man-tenimento ed istruzione nei confronti dell’adottato; assume la titolarità e l’esercizio della responsabilità genitoriale su questi. Se l’adottato ha beni propri, la loro amministrazione sino alla maggiore età spetta agli adottanti che non ne hanno l’usufrutto legale, ma possono impiegarne le rendite per le spese di mantenimento, istruzione, educazione, con l’obbligo di investire l’eccedenza in modo fruttifero (art. 48, 3° comma, L. ad.). L’adottante ha l’obbligo di operare l’inventario dei beni del minore ed acquista i poteri generalmente previsti per il tutore.
Non è poi necessaria la sussistenza dello stato di abbandono del minore. Gli effetti dell’adozione si producono immediatamente dalla data della sentenza. Fino a quel momento gli assensi ed i consensi possono essere revocati.
Per il procedimento di adozione, più snello e semplice rispetto a quello disciplinato dagli artt. 8 e ss. L. ad., ci si richiama agli artt. 56 e 57 L. ad.
Lo stato di figlio adottivo può essere revocato giudizialmente per indegnità dell’adottato (art. 51 L. ad.), quando questi abbia commesso gravi reati nei confronti dell’adottante e della sua famiglia, o viceversa in caso di indegnità dell’adottante (art. 52 L. ad.), ovvero su richiesta del P.M., se vi sia violazione dei doveri da parte degli adottanti.
L’adozione mite
In caso di semiabbandono permanente del minore, ossia di condizione di grave disagio del minore che si trova in affidamento familiare oltre il tempo limite e la cui famiglia d’origine è parzialmente e permanentemente insufficiente per il pieno e adeguato sviluppo della sua personalità, ancorché svolga un ruolo attivo e positivo tale da escludere la declaratoria di adottabilità di cui all’art. 7 L. 184/1983, può farsi luogo alla cd. adozione mite, applicando in via interpretativa l’art. 44, 1º comma, lett. d), L. 184/1983 in materia di adozione non legittimante, norma da coordinare con le disposizioni di cui agli artt. 45 e 46 della stessa legge, in base alle quali non si esige il presupposto della situazione di abbandono morale e materiale del minore ma solo il consenso dei genitori o del tutore all’adozione oppure, in caso di mancato consenso e assenso, la circostanza che i genitori non esercitino la responsabilità sul figlio e, quindi, che sia stato pronunciato nei loro confronti un provvedimento di decadenza dalla responsabilità genitoriale; per effetto del provvedimento di adozione così pronunciato, il minore può assumere il cognome dell’adottante, sostituendolo al proprio, quando costituisca ormai segno distintivo della sua identità personale.
L’adozione mite è una forma di adozione non legittimante, crea uno stabile rapporto con il minore ma non recide i suoi rapporti con la famiglia di origine.
L’adozione dei maggiori d’età
L’adozione dei maggiori d’età ha una funzione completamente diversa rispetto a quel-la propria dell’adozione dei minorenni: essa soddisfa l’interesse dell’adottante, privo di discendenti, ad acquisire un figlio cui trasmettere il proprio cognome ed il proprio patrimonio, determinando l’insorgenza non di un rapporto di filiazione legittima, ma di un rap-porto di filiazione adottiva nei confronti di un maggiorenne (artt. 291 e ss. c.c.).
L’istituto richiama la forma e le finalità tradizionalmente ed originariamente attribuite all’adozione (v. par. 1), in quanto consente a chi non ha una propria discendenza legittima o legittimata di costituirsene una adottiva.
Quanto agli effetti, l’adozione comporta:
– l’assunzione del cognome dell’adottante da parte dell’adottato (che conserva comunque il proprio di seguito a quello acquisito);
– l’acquisto dei diritti successori da parte dell’adottato (e non viceversa);
– l’assunzione di obblighi reciproci di alimenti;
– la conservazione dello status, dei diritti e degli obblighi dell’adottato nei confronti della famiglia di origine, senza che si instaurino rapporti di parentela con la famiglia dell’adottante (e viceversa), fatti salvi gli impedimenti matrimoniali (art. 87 nn. 6, 7, 8, 9 c.c.) e gli effetti della rappresentazione in sede successoria (art. 468 c.c.).
I presupposti soggettivi richiesti (art. 291 c.c.) sono:
– il compimento di almeno 35 anni di età da parte dell’adottante;
– la differenza di almeno diciotto anni tra adottante ed adottato;
– nessuno può essere adottato da più persone, a meno che non si tratti di marito e moglie (art. 294 c.c.);
– occorre il consenso dell’adottante e dell’adottando (art. 296 c.c.);
– è necessario l’assenso dei genitori dell’adottando e l’assenso del coniuge dell’adottante e dell’adottando, se coniugati e non legalmente separati (art. 297 c.c.);
– l’adottante può anche non essere sposato, ma deve essere privo di discendenza legittima o legittimata.
La richiesta di adozione è presentata dall’adottante al tribunale del luogo ove risiede. Il tribunale deve accertare che l’adozione sia vantaggiosa per l’adottando, che sussistano i requisiti voluti dalla legge ed, infine, che l’adottato e l’adottante abbiano prestato il con-senso all’adozione; i genitori dell’adottato, i coniugi eventuali dell’adottato e dell’adottante devono invece prestare il loro assenso all’adozione.
Il consenso può essere revocato finché non viene emesso il decreto, mentre il mancato assenso ingiustificato non preclude l’adozione, potendosi ricorrere al giudice per accertare l’assenza di valide motivazioni.
Il tribunale, sentito il pubblico ministero, pronuncia con sentenza l’adozione (art. 313 c.c. come modificato dalla L. 149/2001) e tale provvedimento sarà impugnabile dal P.M., dall’adottante o dall’adottato innanzi alla Corte di Appello nel termine di trenta giorni dalla sua comunicazione.
La sentenza definitiva che pronuncia l’adozione deve essere trascritta nell’apposito registro ed annotata a margine dell’atto di nascita dell’adottato.
Gli effetti dell’adozione ricorrono dalla data del provvedimento.
L’adozione può essere revocata per indegnità dell’adottato o dell’adottante (artt. 306-307 c.c.), con sentenza del tribunale. Gli effetti della revoca si hanno dal passaggio in giudicato della sentenza; se questa interviene dopo la morte dell’adottante per indegnità dell’adottato, quest’ultimo ed i suoi discendenti perdono il diritto a succedergli.