Source: https://www.laleggepertutti.it/244054_societa-tra-professionisti-stp
Timestamp: 2018-10-22 04:44:28+00:00
Document Index: 31718635

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 33', 'art. 2232', 'art. 2', 'art. 2041', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 10', 'art. 9', 'art. 6', 'art. 16', 'art. 10', 'art. 1', 'art. 9', 'art. 145', 'art. 26', 'art. 145', 'art. 77', 'art. 26', 'art. 145', 'art. 77', 'art. 77', 'art. 26', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 10', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 26', 'art. 27', 'art. 26', 'art. 26', 'art. 82', 'art. 26', 'art. 93', 'art. 147', 'art. 4', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 4']

L’esercizio in forma associata delle professioni. Le varie STP.
1 Le sollecitazioni europee per l’esercizio delle professioni in forma collettiva
2 Il divieto “storico” di esercitare le professioni in forma collettiva
3 Le società tra professionisti (STP)
4 La disciplina delle STP
5 Requisiti per costituire una STP
6 Incompatibilità: Art. 6 D.M. giustizia 34/2013
7 Le altre novità della L. 124/2017 : Disposizioni sulle professioni regolamentate (art. 1, co. 150-152)
8 La concorrenza e la trasparenza nel notariato (art. 1, co. 142-147, L. 124/2017)
Le sollecitazioni europee per l’esercizio delle professioni in forma collettiva
La Relazione sulla concorrenza nei servizi professionali pubblicata dalla Commissione europea nel 1994 stigmatizzava l’impronta restrittiva delle strutture aziendali professionali e delle pratiche multidisciplinari.
Nella lettera inviata nell’estate 2011 dalla Bce al Governo italiano, al fine di soddisfare l’esigenza di misure significative per accrescere il potenziale di crescita, si indicava la necessità di “una complessiva, radicale e credibile strategia di riforme, inclusa la piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali e dei servizi professionali”.
Coerente con tali indicazioni è apparsa l’apertura all’esercizio di attività professionali in forma societaria, che nel nostro ordinamento è stato tradizionalmente osteggiato, con motivazioni fondate sull’avversione nei confronti della spersonalizzazione delle prestazioni.
Tale sfavore non ha, tuttavia, impedito al legislatore di disciplinare l’adozione della forma societaria per la conduzione di attività professionali, con alcuni accorgimenti rivolti a garantire il carattere esclusivo dell’oggetto sociale, nonché la titolarità delle qualifiche da parte dei soci e contenere il peso di eventuali investitori.
Il nostro Paese ha formulato una compiuta disciplina permissiva con la L. 183/2011 – alla quale ha fatto seguito il D.M. 34/2013 – e, per la professione forense, con la L. 124/2017.
Il divieto “storico” di esercitare le professioni in forma collettiva
Il quadro legislativo italiano è rimasto sostanzialmente immutato fino all’ultima parte del secolo scorso.
Nei primi due articoli della L. 1815/1939 (Disciplina giuridica degli studi di assistenza e di consulenza) risiedeva il divieto di esercizio in forma societaria delle professioni protette, cui veniva consentita esclusivamente la costituzione di studi associati.
Il divieto di esercizio in forma societaria delle attività professionali sancito dalla L. 1815/1939 era finalizzato a impedire agli appartenenti alla razza ebraica di avvalersi dello schermo societario per condurre attività altrimenti loro precluse.
Artt. 1 e 2 L. 1815/1939 (abrogato dalla L. 183/2011) “Le persone che, munite dei necessari titoli di studio di abilitazione professionale, ovvero autorizzate all’esercizio di specifiche attività in forza di particolari disposizioni di legge, si associano per l’esercizio delle professioni o delle altre attività per cui sono abilitate o autorizzate, debbono usare, nella denominazione del loro ufficio e nei rapporti coi terzi, esclusivamente la dizione di “studio tecnico, legale, commerciale, contabile, amministrativo o tributario”, seguita dal nome e cognome, coi titoli professionali dei singoli associati” (art. 1, c. 1 L. 1815/1939).
“È vietato costituire, esercire o dirigere, sotto qualsia- si forma diversa da quella di cui al precedente articolo, società, istituti, uffici, agenzie od enti, i quali abbiano lo scopo di dare, anche gratuitamente, ai propri consociati od ai terzi, prestazioni di assistenza o consulenza in materia tecnica, legale, commerciale, amministrativa, contabile o tributaria” (art. 2 L. 1815/1939).
L’esercizio delle professionali intellettuali ha poi trovato menzione nel codice civile e nella Costituzione. Delle due disposizioni dettate dal codice (artt. 2229 e 2232), la prima ha rinviato alla determinazione legislativa l’indicazione delle “professioni intellettuali per l’esercizio delle quali è necessaria l’iscrizione in appositi albi o elenchi”.
È da raccordare ad essa l’art. 33, co. 5, Cost. che prescrive “un esame di Stato per l’ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l’abilitazione all’esercizio professionale”.
L’art. 2232 c.c. ribadisce la personalità della prestazione sancita dalla L. 1815/1939, imponendo al prestatore d’opera di “eseguire personalmente l’incarico assunto”, salvo “valersi, sotto la propria direzione e responsabilità, di sostituti e ausiliari, se la collaborazione di altri è consentita dal contratto o dagli usi e non è incompatibile con l’oggetto del- la prestazione “.
In questo scenario si è affermato che le attività di consulenza e assistenza in materia legale e tributa- ria rientrano tra le prestazioni professionali protette, che possono essere svolte solo da professionisti iscritti nei relativi albi; pertanto, è nullo il contratto stipulato da una società di servizi per l’offerta di una consulenza legale, in quanto tale ipotesi rientrerebbe in quella prevista dall’art. 2 L. 1815/1939, che vieta la costituzione di società di capitali per lo svolgimento di una attività professionale, a nulla rilevando l’eventualità che di fatto l’attività sia stata concretamente svolta da un professionista abilitato (Cass. 9237/2007).
Analogamente, si è affermata la nullità, per violazione del combinato disposto di cui agli artt. 2232 c.c. e 1 e 2 L. 1815/1939, del contratto di prestazione d’opera intellettuale conferito all’associazione di professionisti impersonalmente (Trib. Verona 15-7-2002).
La nullità per violazione del divieto di costituzione di società per l’espletamento di professioni intellettuali protette sussiste per il solo fatto che l’attività oggetto del contratto tra il committente e la società fra professionisti consista in una prestazione interamente ricompresa nell’attività tipica della professione protetta, così che contrattualmente tale prestazione sia imputabile in via diretta alla società e non ai professionisti che alla stessa facciano capo; al ricorrere di questi elementi è irrilevante la circostanza che la prestazione oggetto del contratto sia stata poi concretamente effettuata da un professionista iscritto all’albo o sotto la sua direzione e vigilanza. La prestazione eseguita da un soggetto non iscritto all’albo professionale non dà titolo per il pagamento del compenso né per l’azione generale di arricchimento prevista all’art. 2041 c.c. (Trib. Milano 2-11-2005).
Dalla personalità della prestazione discende anche l’esclusione di un vincolo di solidarietà con i professionisti dello stesso studio per l’adempimento della prestazione o per la responsabilità nell’esecuzione della medesima (Cass. 22404/2004).
Costituisce applicazione del medesimo principio la negazione di soggettività allo studio associato (Cass. 4868/1982), sebbene si rinvengano decisioni (Trib. Milano 2-11-2005) secondo le quali lo studio associato rientra a pieno titolo nel novero di quei fenomeni di aggregazione di interessi (come le associazioni non riconosciute) ai quali la legge attribuisce la capacità di porsi come autonomi centri di imputazione di rapporti giuridici; ciò non significa, peraltro, che lo studio professionale associato possa sostituirsi ai singoli professionisti nei rapporti con la clientela per tutto ciò che riguarda le prestazioni professionali per il cui svolgimento la legge richieda particolari titoli di abilitazione dei quali solo il singolo può essere titolare.
Le società tra professionisti (STP)
Con l’art. 10 L. 183/2011 si è consentita la costituzione di società per l’esercizio di attività professionali regolamentate nel sistema ordinistico, secondo i modelli societari regolati dai titoli V e Vi del libro V del codice civile.
in questa sede preme rilevare che l’art. 10 consente la costituzione di società tra professionisti anche con la partecipazione di soci non professionisti, con il solo limite alternativo:
che gli stessi offrano esclusivamente «prestazioni tecniche» (termine inadeguato perché le prestazioni professionali sono senza dubbio “tecniche”. Visto il contesto, sembra di poter dire che nella previsione in esame il termine “tecnico” venga usato come contrapposto a “professionale”: sarebbero le prestazioni non caratterizzanti un ambito professionale. È facile profetizzare che l’interpretazione della locuzione «prestazioni tecniche» creerà non pochi problemi operativi ed interpretativi e si presterà a facili abusi);
«per finalità d’investimento»: ciò si traduce in una libera ammissione di qualunque soggetto dota- to di un capitale e disposto ad investirlo in una società professionale, essendo la finalità d’investimento lo scopo tipico in vista del quale si partecipa ad una società, a prescindere dal tipo e dall’oggetto sociale.
Nel corso dell’esame del D.L. 1/2012 è stato approvato un emendamento volto a regolare la nuova società tra professionisti introdotta dall’art. 10. in particolare, il testo della legge di conversione del D.L. 1/2012 prevede:
che se la società tra professionisti assume la forma di società cooperativa, la società deve essere costituita da un numero di soci non inferiore a tre;
che i soci professionisti, per numero e partecipazione al capitale sociale, devono avere la maggioranza dei 2/3 nelle deliberazioni o decisioni dei soci. Tale previsione è finalizzata a garantire la prevalenza dei soci professionisti rispetto agli investitori finanziari puri e a tutelare l’indipendenza dell’attività professionale;
che il venir meno della condizione precedente costituisce causa di scioglimento della società e che, in tal caso, il consiglio dell’Ordine o Collegio professionale presso il quale è iscritta la società deve procedere alla cancellazione della stessa dall’albo. È fatta salva l’eventualità che la società provveda a ristabilire la prevalenza dei soci professionisti nel termine perentorio di sei mesi;
che la società deve contemplare, nell’atto costitutivo, la stipula di una polizza di assicurazione per la copertura dei rischi derivanti dalla responsabilità civile per i danni causati ai clienti dai singoli soci professionisti nell’esercizio dell’attività professionale;
che il socio professionista può opporre agli altri soci il segreto professionale per le attività a lui affidate;
che sono fatti salvi i diversi modelli societari (essenzialmente le società di avvocati) già previsti dall’ordinamento e le associazioni professionali.
L’art. 10 L. 183/2011 ha abrogato la precedente disciplina contenuta nella L. 1815/1939. Quest’ultima, da un lato, consentiva l’esercizio associato delle professioni ricorrendo alla figura dello “studio professionale associato” (art. 1) ma, dall’altro lato, vietava di “costituire, esercitare o dirigere, sotto qualsiasi forma diversa da quella di cui al precedente articolo, società, istituti, uffici, agenzie od enti, i quali abbiano lo scopo di dare, anche gratuitamente, ai propri consociati od ai terzi, prestazioni di assistenza o consulenza in materia tecnica, legale, commerciale, amministrativa, contabile o tributaria” (art. 2).
La nuova normativa consente, invece, di costituire società per l’esercizio di attività professionali regolamentate in un sistema ordinistico secondo i modelli disciplinati dai titoli V e Vi del libro V del codice civile. Non possono, invece, costituire una STP i cittadini italiani la cui attività professionale non sia organizzata in albi, ordini, collegi (es. amministratori di con- dominio). Per costoro la materia è disciplinata nella L. 4/2013, che consente di esercitare la professione in forma libera e in piena autonomia.
La STP può essere costituita secondo uno dei seguenti tipi societari: società semplice, società in nome collettivo, società in accomandita semplice, società per azioni, società in accomandita per azioni, società a responsabilità limitata e società cooperativa.
L’elemento di novità introdotto dal legislatore consiste nella possibilità di costituire STP secondo tipi societari anche di natura capitalistica.
Ciò potrebbe sembrare in contrasto con il principio per cui la prestazione professionale si basa sull’intuitus personae. invero, tale principio è stato più volte recuperato nella L. 183/2011 e nel D.M. 34/2013. in- fatti, nell’ottica della trasparenza e della libera concorrenza, i professionisti devono informare il cliente, con un atto scritto, di tutti gli aspetti che riguardano lo svolgimento dell’incarico, dandogli la possibilità di scegliere il professionista cui affidare il lavoro e mettendolo al corrente dell’eventuale presenza di conflitti di interesse.
il cliente, inoltre, deve essere informato su eventuali sostituzioni del professionista che svolge l’incarico, sulla presenza di ausiliari e sull’elenco dei soci con finalità di investimento.
Requisiti per costituire una STP
I requisiti per costituire una STP sono i seguenti:
– l’esercizio in via esclusiva dell’attività professionale da parte dei soci. L’oggetto sociale deve quindi essere limitato alle sole attività professionali regolamentate e deve essere svolto dai soci che risultano iscritti nei relativi albi, collegi, ordini. La norma stabilisce il carattere della esclusività con riferimento all’attività o alle attività professionali da indicarsi nell’oggetto sociale, ne deriva che nell’oggetto della società non potranno es- sere dedotte attività professionali “non protette”, perché si avrebbe, in tal modo, una commistione con attività che assumerebbero natura imprenditoriale in violazione del principio della esclusività;
– l’ammissione in qualità di soci dei soli professionisti iscritti ad ordini, albi e collegi, anche in differenti sezioni, nonché dei cittadini degli Stati membri dell’unione europea, purché in possesso del titolo di studio abilitante. È possibile anche la partecipazione di soggetti non professionisti sol- tanto per prestazioni tecniche, o per finalità di investimento. La “prestazione tecnica” non potrà essere dedotta nell’oggetto sociale neppure su di un piano secondario, pena, altrimenti, la creazione di un modello misto imprenditoriale-professionale in contrasto con l’esclusività sancita dal comma 4 dell’art. 10 della l. 183/2011. essa potrà solo rivestire una funzione meramente strumentale all’attività professionale della società;
– il numero dei soci professionisti e la partecipazione al capitale sociale dei professionisti deve essere tale da determinare la maggioranza di due terzi nelle deliberazioni o decisioni dei soci. il venir meno di tale condizione costituisce causa di scioglimento della società e il consiglio dell’ordine o collegio professionale presso il quale è iscritta la società procede alla cancellazione della stessa dall’albo, salvo che la società non abbia provveduto a ristabilire la prevalenza dei soci
– l’individuazione dei criteri e delle modalità affinché l’esecuzione dell’incarico professionale con- ferito alla società sia eseguito solo dai soci in possesso dei requisiti per l’esercizio della presta- zione professionale richiesta; la designazione del socio professionista sia compiuta dall’utente e, in mancanza di tale designazione, il nominativo debba essere previamente comunicato per iscritto all’utente;
– la stipulazione di polizza di assicurazione per la copertura dei rischi derivanti dalla responsabilità civile per i danni causati ai clienti dai singoli soci professionisti nell’esercizio dell’attività professionale;
– le modalità di esclusione dalla società del socio che sia stato cancellato dal rispettivo albo con provvedimento definitivo;
– la denominazione sociale contenente l’indicazione di società tra professionisti;
– le società cooperative devono essere costituite da un numero di soci non inferiore a tre.
i requisiti (tranne gli ultimi due) devono essere previsti nell’atto costitutivo.
La società tra professionisti può essere costituita anche per l’esercizio di più attività professionali. La partecipazione a una società è incompatibile con la partecipazione ad altra società tra professionisti. Nulla, invece, impedisce al professionista di svolgere l’attività anche in forma individuale o all’interno di una associazione professionale.
La disposizione non chiarisce se il divieto è limitato ai soli soci professionisti o si estende anche ai soci non professionisti. Al riguardo va osservato che la partecipazione dei soci capitalisti o dei soci che rendono prestazioni tecniche a più società tra professionisti pone tali soggetti in una condizione che consente loro di poter astrattamente influire sulla gestione sociale e considerato che i soci non professionisti potrebbero anche rivestire la carica di amministratori (tenuto conto del silenzio del legislatore) si verrebbe a creare una situazione di conflitto di interessi.
Pertanto, visto che la ratio della limitazione normativa va individuata nell’esigenza di tutelare l’indipendenza e l’autonomia del socio professionista, il divieto si estende anche ai soci non professionisti.
Il decreto di attuazione n. 34/2013 individua due tipologie societarie di STP:
— le “società tra professionisti” o “società professionale”, costituite secondo i modelli societari regolati dai Titoli V e Vi del Libro V del Codice civile aventi ad oggetto l’esercizio di una o più attività professionali per le quali sia prevista l’iscrizione in appositi albi o elenchi regolamentati;
— le “società multidisciplinari”, come società tra professionisti costituite per l’esercizio di più attività professionali.
Le STP devono essere iscritte in una sezione speciale del registro delle imprese.
inoltre, è obbligatoria l’iscrizione in una sezione speciale dell’albo/ordine di appartenenza dei soci professionisti.
L’avvenuta iscrizione nella sezione speciale dell’al- bo/ordine/collegio deve essere annotata nella sezione speciale del registro delle imprese su richiesta di chi ha la legale rappresentanza.
il consiglio dell’ordine/collegio professionale provvede all’iscrizione nella sezione speciale dell’albo o del registro solo dopo aver verificato il rispetto delle disposizioni normative (art. 9, co. 3) con particolare riferimento anche alle situazioni di incompatibilità di cui all’art. 6 del citato decreto.
Incompatibilità: Art. 6 D.M. giustizia 34/2013
L’incompatibilità di cui all’articolo 10, comma 6, del- la legge 12 novembre 2011, n. 183, sulla partecipazione del socio a più società professionali si determina an- che nel caso della società multidisciplinare e si applica per tutta la durata della iscrizione della società all’ordine di appartenenza.
L’incompatibilità di cui al comma 1 viene meno alla data in cui il recesso del socio, l’esclusione dello stesso, ovvero il trasferimento dell’intera partecipazione alla società tra professionisti producono i loro effetti per quanto riguarda il rapporto sociale.
b) non abbia riportato condanne definitive per una pena pari o superiore a due anni di reclusione per la commissione di un reato non colposo e salvo che non sia inter- venuta riabilitazione;
Le incompatibilità previste dai commi 3 e 4 si applicano anche ai legali rappresentanti e agli amministra- tori delle società, le quali rivestono la qualità di socio per finalità d’investimento di una società professionale. 6. il mancato rilievo o la mancata rimozione di una situazione di incompatibilità, desumibile anche dal- le risultanze dell’iscrizione all’albo o al registro tenuto presso l’ordine o il collegio professionale secondo le disposizioni del capo iV, integrano illecito disciplinare per la società tra professionisti e per il singolo professionista.
In pratica, la procedura di iscrizione osserverà il seguente iter:
— la STP si iscrive come società inattiva al registro delle imprese nella sezione ordinaria secondo il tipo sociale prescelto e nella sezione speciale del registro delle imprese di cui all’art. 16, co. 2, D.Lgs. 96/2001 quale “società tra professionisti”;
– la STP si iscrive nell’albo tenuto dall’ordine/collegio/albo di appartenenza. Se la società svolge attività appartenenti a più professioni protette (società multidisciplinare) deve iscriversi presso l’albo o il registro dell’ordine/collegio/albo professionale relativo all’attività individuata come prevalente nello statuto o nell’atto costitutivo. Qualora non venga dichiarata un’attività prevalente, la società deve iscriversi in tutti gli albi e registri ordinistici previsti per le attività esercitate. La domanda di iscrizione è rivolta al consiglio dell’ordine/collegio/albo nella cui circoscrizione è posta la sede legale della STP;
– la STP, tramite il legale rappresentante, richiede l’annotazione nella sezione del registro delle imprese dell’avvenuta iscrizione nella sezione dell’albo o del registro tenuto dall’ordine/collegio professionale, nonché comunica, entro 30 giorni, l’inizio dell’attività economica.
L’attività può essere esercitata solo dopo l’iscrizione nella sezione speciale dell’ordine/collegio/albo. L’art. 10 fa salve le associazioni professionali e i diversi modelli societari già vigenti. in tal modo il legislatore non intacca il panorama delle forme organizzati- ve professionali in essere al momento dell’entrata in vigore della nuova disciplina, prevedendo l’iscrizione delle STP nella stessa sezione delle società tra avvocati, ricomprende queste ultime nel più ampio genere delle società tra professionisti anche se disciplinate da una norma speciale in deroga alla disciplina di carattere generale contenuta nella legge 183/2011.
Per tale motivo le STP tra avvocati restano soggette alla normativa contenuta nel D.Lgs. 96/2001: per- tanto, possono costituirsi solo come società regolate dalle norme sulle società in nome collettivo e con attività esclusiva di avvocato.
Le altre novità della L. 124/2017 : Disposizioni sulle professioni regolamentate (art. 1, co. 150-152)
Il comma 150 è intervenuto sull’art. 9 D.L. 1/2012 in tema di compenso per le prestazioni professionali, imponendo che la comunicazione obbligatoria dei professionisti ai clienti circa il grado di complessità dell’incarico, gli oneri ipotizzabili dal conferimento dello stesso alla sua conclusione e gli estremi della polizza assicurativa per i danni provocati nell’esercizio dell’attività professionale, sia resa per iscritto o in forma digitale.
La stessa forma scritta (o digitale) dovrà avere anche il preventivo di massima del compenso della prestazione professionale.
Il comma 151, attraverso una disposizione di interpretazione autentica dell’art. 145, co. 96, L. 388/2000, ha esteso alla categoria professionale degli agrotecnici l’abilitazione a compiere una serie di operazioni in materia catastale, in particolare gli atti di aggiornamento geometrico.
Il comma 151 ha risolto a favore degli agrotecnici una questione dibattuta, relativa alle competenze degli agrotecnici.
Corte cost. 154/2015 ha dichiarato incostituzionale l’art. 26, co. 7ter, D.L. 248/2007, introdotto dalla L. di conversione 31/2008, nella parte in cui estendeva alla categoria professionale degli agrotecnici l’abilitazione a compiere una serie di operazioni in materia catastale, in particolare atti di aggiornamento geometrico.
Tale disposizione stabiliva che il comma 96 dell’art. 145 L. 388/2000 “si interpreta nel senso che gli atti ivi indicati possono essere redatti e sottoscritti anche dai soggetti in possesso del titolo di cui alla l. 6 giugno 1986 n. 251, e successive modificazioni”.
In sostanza, la disposizione censurata estendeva alla categoria professionale degli agrotecnici l’abilitazione a compiere una serie di operazioni in materia catastale.
La norma è stata dichiarata incostituzionale per violazione dell’art. 77, co. 2, Cost. Infatti, la disposizione non faceva parte del testo originario del decreto-legge, ma era stata inserita nel corpo dell’atto normativo d’urgenza per effetto di un emendamento approvato in sede di conversione.
Il decreto-legge nel quale era stata immessa la norma in esame è denominato “proroga di termini previsti da disposizioni legislative e disposizioni urgenti in materia finanziaria”. Il suo preambolo fa riferimento alla “straordinaria necessità ed urgenza di provvedere alla proroga di termini previsti da disposizioni legislative, al fine di consentire una più concreta e puntuale attuazione dei correlati adempimenti, di conseguire una maggiore funzionalità delle pubbliche amministrazioni, nonché di prevedere interventi di riassetto di disposizioni di carattere finanziario”.
Il D.L. 248/2007 è, pertanto, un provvedimento milleproroghe. Rispetto a tal genere di atti normativi d’urgenza, la giurisprudenza (Corte cost. 22/2012) ha rilevato trattarsi di decreti che, sebbene possano attenere ad ambiti materiali diversi ed eterogenei, “devono obbedire alla ratio unitaria di intervenire con urgenza sulla scadenza di termini il cui decorso sarebbe dannoso per interessi ritenuti rilevanti dal governo e dal parlamento, o di incidere su situazioni esistenti — pur attinenti ad oggetti e materie diversi — che richiedono interventi regolatori di natura temporale”.
Considerando che lo scrutinio di costituzionalità cade su una disposizione aggiunta in sede di conversione, è da valutare l’omogeneità dei contenuti recati dalla norma censurata rispetto a quelli del testo originario del decreto-legge.
L’art. 26, co. 7ter, nell’ambito di un articolo complessivamente rubricato “disposizioni urgenti in materia di agricoltura”, fornisce, come si è visto, l’interpretazione autentica dell’art. 145, co. 96, L. 388/2000 e stabilisce che gli atti di natura catastale ivi indicati possono essere redatti e sottoscritti anche dagli agrotecnici.
Da tale punto di vista, la norma censurata era mossa dall’unico obiettivo di superare un contrasto giurisprudenziale sorto sull’individuazione dei soggetti abilitati a redigere e sottoscrivere determinati atti catastali. Sicché, in relazione alle caratteristiche originarie del decreto- legge di riferimento, risulta palese che la disposizione censurata non prorogava alcun termine previsto da precedenti disposizioni legislative, né disponeva interventi di riassetto di norme di carattere finanziario. Essa non presentava nemmeno alcun apprezzabile nesso con il conseguimento di una maggiore funzionalità delle pubbliche amministrazioni, mostrandosi piuttosto nelle vesti di un intervento normativo volto a sciogliere dubbi, sulle attribuzioni di una determinata categoria professionale.
L’inserimento, in sede di conversione, come avvenuto nel caso di specie, di una norma interpretativa del tutto estranea rispetto alla ratio e alla finalità unitaria di un decreto-legge milleproroghe, ha determinato la sovrapposizione, nello stesso atto normativo, di oggetti e finalità eterogenei.
In definitiva, si versa in un caso di evidente o manifesta mancanza di ogni nesso di interrelazione tra le disposizioni incorporate nella legge di conversione e quelle dell’originario decreto-legge (Corte cost. 251/2014 e 32/2014).
L’inserimento di norme eterogenee rispetto all’oggetto o alla finalità del decreto legge determina la violazione dell’art. 77, co. 2, Cost. Tale violazione scaturisce dall’uso improprio, da parte del Parlamento, di un potere che la Costituzione attribuisce ad esso, con speciali modalità di procedura, allo scopo tipico di convertire o no in legge un decreto-legge.
L’innesto, nell’iter di conversione, dell’ordinaria funzione legislativa può certamente essere effettuato, considerando, tuttavia, che la legge di conversione è fonte funzionalizzata alla stabilizzazione di un provvedimento avente forza di legge, caratterizzata da un procedimento di approvazione peculiare e semplificato rispetto a quello ordinario. Essa non può quindi aprirsi a qualsiasi contenuto: le disposizioni introdotte in sede di conversione devono potersi collegare al contenuto già disciplinato dal decreto-legge, ovvero, in caso di provvedimenti governativi a contenuto plurimo, alla ratio dominante del provvedimento originario considerato nel suo complesso.
Per le ragioni illustrate, è stata dichiarata l’illegittimità costituzionale, per violazione dell’art. 77, co. 2, Cost., dell’art. 26, co. 7 ter, D.L. 248/2007, convertito in L. 31/2008.
Il comma 152 dell’art. 1 L. 124/2017 obbliga i professionisti iscritti a ordini e collegi a indicare e comunicare i titoli posseduti e le eventuali specializzazioni, al fine di assicurare la trasparenza delle informazioni nei confronti dell’utenza.
La previsione dell’obbligo di comunicare titoli e specializzazioni innova rispetto a quanto sinora previsto nel regolamento di riforma degli ordinamenti professionali e nella disciplina di specifiche professioni. Ad oggi, infatti, la comunicazione di titoli e specializzazioni costituisce una facoltà per il professionista e non un obbligo.
Si ricorda che l’art. 4, co. 1, del regolamento di riforma degli ordinamenti professionali (D.P.R. 137/2012), relativo alla libera concorrenza e alla pubblicità informativa così dispone: “è ammessa con ogni mezzo la pubblicità informativa avente ad oggetto l’attività delle professioni regolamentate, le specializzazioni, i titoli posseduti attinenti alla professione, la struttura dello studio professionale e i compensi richiesti per le prestazioni”.
Con riferimento alla professione forense, l’art. 10 L. 247/2012, rubricato “Informazioni sull’esercizio della professione”, così dispone: “è consentita all’avvocato la pubblicità informativa sulla propria attività professionale, sull’organizzazione e struttura dello studio e sulle eventuali specializzazioni e titoli scientifici e professionali posseduti”.
La concorrenza e la trasparenza nel notariato (art. 1, co. 142-147, L. 124/2017)
I commi da 142 a 147 hanno modificato alcuni articoli della legge di stabilità 2014 (L. 147/2013) e della legge professionale notarile (L. 89/1913) per favorire la concorrenza nel settore.
In particolare, il comma 142 è intervenuto sulle disposizioni della legge di stabilità 2014 relative agli obblighi di depositare alcune somme su conti correnti dedicati, imposto a notai e pubblici ufficiali (art. 1, co. 63-67).
La L. 124/2017 ha modificato l’art. 1, co. 63, L. 147/2013. A seguito di tale modifica è stato confermato l’obbligo di deposito per le somme dovute a titolo di tributi, per cui il notaio sia sostituto o responsabile d’imposta, e comunque per le spese fiscali anticipate in relazione agli atti a repertorio ricevuti o autenticati e soggetti a pubblicità immobiliare o commerciale (lett. a) e ogni altra somma affidata e soggetta ad annotazione nel registro delle somme e dei valori (lett. b); tuttavia, è stato eliminato l’obbligo per le somme ricevute a titolo di diritti, accessori, rimborsi spese e contributi e per le somme dovute a titolo di imposta in relazione a dichiarazioni di successione.
La disposizione chiarisce che vengono versati in tale conto su richiesta di almeno una delle parti, conformemente all’incarico conferito, l’intero prezzo o corrispettivo, oltre alle somme destinate ad estinzione di gravami o spese non pagate o di altri oneri dovuti in occasione del ricevimento o dell’autenticazione di atti di trasferimento della proprietà o di trasferimento, costituzione od estinzione di altro diritto reale su immobili o aziende. In tali casi il notaio – fatta salva l’ipotesi che si tratti di persone ammesse al gratuito patrocinio – ha l’obbligo di ricusazione del suo ministero se le parti non depositano, prima o contestualmente alla sottoscrizione dell’atto, l’importo dei tributi, degli onorari e delle spese dell’atto.
È stato, inoltre, riformulato il comma 65 dell’art. 1 L. 147/2013 sulla previsione di impignorabilità delle somme depositate sul conto corrente dedicato. In particolare, è stato soppresso il riferimento all’assoluta impignorabilità di dette somme ed è stato confermato che dette somme costituiscono patrimonio separato, escluso dalla successione del notaio e dal regime patrimoniale della famiglia (lett. c);
— è stato sostituito il comma 66 (lett. d), consentendosi al notaio, in momenti diversi secondo le ipotesi previste dal comma 63, di disporre delle somme depositate ma solo per i relativi, specifici impieghi, mantenendo idonea documentazione.
Resta ferma la disciplina sullo svincolo delle somme limitatamente ai casi previsti dalla lett. c) del comma 63, ovvero il prezzo o il corrispettivo o il saldo per gli atti di trasferimento della proprietà o di trasferimento, costituzione o estinzione di altro diritto reale su immobili o aziende;
— è stato inserito il comma 66bis, che consente al notaio o ad altro pubblico ufficiale di recuperare dal conto dedicato le somme depositate obbligatoriamente (ai sensi del predetto comma 63) che abbia eventualmente anticipato con fondi propri, nonché le somme diverse in esso versate;
— è stato sostituito il comma 67, prevedendosi una specifica disciplina degli interessi maturati su tutte le somme depositate: essi rimangono finalizzati al rifinanziamento dei fondi di credito agevolato, specificandosi che destinatari di tali fondi sono le piccole e medie imprese. Si affida al Consiglio nazionale del notariato il compito di elaborare i relativi principi di deontologia applicabili.
Il comma 143 prevede la presentazione periodica (ogni tre anni), da parte del Consiglio nazionale del notariato, di una relazione sull’applicazione della predetta disciplina.
Il comma 144 contiene alcune modifiche alla legge notarile (legge n. 89 del 1913), relativamente ai criteri che determinano il numero e la distribuzione dei notai sul territorio nazionale, alle associazioni di notai e alla pubblicità professionale. In particolare:
— la lett. a), modificando l’art. 4, co. 1, della legge sul notariato, prevede diversi parametri da considerare per garantire che la distribuzione delle sedi dei notai sia orientata al corretto soddisfacimento della domanda: per ciascun distretto notarile si dovrà tenere conto della popolazione, della estensione del territorio e dei mezzi di comunicazione.
Sono stati soppressi non solo il riferimento al reddito minimo garantito ma anche quello alla quantità degli affari. Come regola generale si prevede che ad ogni posto notarile debba corrispondere una popolazione di almeno 5.000 abitanti (in luogo dei previgenti 7.000);
— la lett. b), modificando l’art. 26, co. 2, L. 89/1913, ha esteso l’ambito territoriale nel quale il notaio può esercitare le proprie funzioni. In passato era previsto l’esercizio delle funzioni notarili nel solo distretto di corte d’appello in cui si trovava la sede assegnata. A seguito della modifica le funzioni potranno essere svolte in tutto il territorio della regione in cui si trova la sede notarile nonché nel territorio del distretto di corte d’appello se questo comprende più regioni (ad es., il notaio con sede nel distretto di corte d’appello di Brescia potrà esercitare anche a Milano, capoluogo di un diverso distretto di corte d’appello; il notaio con sede a Torino potrà continuare a svolgere le funzioni anche ad Aosta, in quanto la Valle d’Aosta è compresa nel territorio del distretto di corte d’appello di Torino). Analogo criterio della regione o della corte d’appello si applica al notaio che intenda aprire una sede secondaria; è consentito aprire un unico ufficio secondario;
— la modifica dell’art. 27 della legge notarile, prevista dalla lett. c), ha natura di coordinamento con quella dell’art. 26 e riguarda l’ambito territoriale in cui il notaio può esercitare la sua prestazione professionale; il riferimento è ora al territorio di cui all’art. 26, co. 2 (regione o distretto di corte d’appello, se il distretto comprende più regioni);
— la lett. d) ha modificato l’art. 82 L. 89/1913 riguardante le associazioni di notai. Rispetto alla normativa previgente, che consentiva associazioni di notai purché appartenenti allo stesso distretto di corte d’appello, la formulazione attuale permette le associazioni di notai aventi sede in qualsiasi comune della regione, ovvero del distretto della corte d’appello in cui si trova la sede, se tale distretto comprende più regioni. La funzione dell’associazione è quella di consentire agli associati di svolgere la propria attività e mettere in comune, in tutto o in parte, i proventi delle funzioni per poi ripartirli. Ciascun associato può utilizzare lo studio e l’eventuale ufficio secondario di altro associato, fermo restando il limite dell’unica sede secondaria previsto dall’art. 26;
— la lett. e) ha aggiunto un comma all’art. 93bis della legge sul notariato, disponendo ispezioni a campione sui notai in ordine alla regolare tenuta e all’impiego dei fondi e dei valori consegnati ad ogni titolo al notaio in ragione del suo ufficio;
sono previsti specifici adempimenti da parte del notaio sottoposto ad ispezione e sono individuati i soggetti preposti a tale compito, nonché le modalità di svolgimento delle ispezioni stesse;
— la lett. f) è intervenuta in tema di pubblicità professionale dei notai e ha allineato la relativa disciplina a quella prevista per tutte le professioni dal regolamento di riforma degli ordinamenti professionali (D.P.R. 137/2012), modificando l’art. 147, co. 1, lett. c), della legge notarile. Tale disposizione in passato sanzionava con la censura o con la sospensione fino a un anno o, nei casi più gravi, con la destituzione, il notaio che faceva “illecita concorrenza ad altro notaio, con riduzioni di onorari, diritti o compensi, ovvero servendosi dell’opera di procacciatori di clienti, di richiami o di pubblicità non consentiti dalle norme deontologiche, o di qualunque altro mezzo non confacente al decoro e al prestigio della classe notarile”.
La normativa attuale applica le sanzioni solo quando il notaio si serva dell’opera di procacciatori di clienti o di pubblicità non conforme ai principi stabiliti dall’art. 4 (libera concorrenza e pubblicità informativa) del citato regolamento del 2012. Si ricorda che il regolamento ammette con ogni mezzo la pubblicità informativa sull’attività delle professioni regolamentate, le specializzazioni, i titoli posseduti attinenti alla professione, la struttura dello studio professionale e i compensi richiesti per le prestazioni. La citata pubblicità informativa deve essere funzionale all’oggetto, veritiera e corretta, non deve violare l’obbligo del segreto professionale e non dev’essere equivoca, ingannevole o denigratoria.
Tre ulteriori disposizioni (commi 145, 146 e 147) sono relative alla disciplina degli archivi notarili. In particolare, il comma 145 ha modificato l’art. 1 R.D. 3138/1923 (Nuovo ordinamento degli archivi notarili).
Mediante l’aggiunta di un nuovo quarto comma, si stabilisce che la riunione di archivi notarili può essere disposta anche senza la riunione di uno o più distretti notarili. Tale aggregazione dovrà tenere conto:
— del numero dei notai assegnati a ciascun distretto notarile dell’archivio da aggregare;
— della media dei servizi erogati all’utenza negli ultimi tre anni dagli archivi da aggregare;
— dell’estensione del territorio e dei mezzi di comunicazione.
I commi 146 e 147 sono intervenuti sulla L. 629/1952 di riordino degli archivi notarili.
Modificandone l’art. 2, il comma 146 prevede che gli archivi notarili distrettuali siano istituiti con decreto del Ministro della giustizia (in luogo del decreto del Presidente della Repubblica previsto nel testo previgente), nei comuni capoluogo di distretti notarili e con competenza per la circoscrizione del distretto o dei distretti. La disposizione fa salva la possibilità di procedere alla riunione degli archivi notarili distrettuali (v. sopra) ed esclude comunque oneri per la finanza pubblica.
Il comma 147 ha sostituito l’art. 4 L. 629/1952 per prevedere uffici ispettivi esclusivamente presso gli archivi notarili di Bologna e Napoli e, conseguentemente, prevedere la soppressione degli uffici ispettivi di Milano, Roma e Palermo.
La competenza dei due uffici è determinata dalla tabella A, allegata alla legge del 1952, anch’essa oggetto di sostituzione.