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Timestamp: 2020-06-02 16:41:33+00:00
Document Index: 181311738

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 44', 'art. 3', 'art. 366', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 54', 'art. 12', 'art. 132', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 2697', 'art. 3', 'art. 44', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 13', 'art. 1', 'art. 13', 'art. 13']

Sentenza Cassazione Civile n. 23294 del 18/09/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23294 del 18/09/2019
Cassazione civile sez. lav., 18/09/2019, (ud. 30/04/2019, dep. 18/09/2019), n.23294
sul ricorso 10749-2014 proposto da:
ESSEGI S.R.L., in persona del legale rappresentante pro tempore,
elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA SS.PIETRO E PAOLO 50,
presso lo studio dell’avvocato VINCENZO MAURO, rappresentata e
difesa dagli avvocati ANTONIO SERVINO, EUGENIO GUERINO;
Cartolarizzazione dei Crediti I.N.P.S.CC C.F. (OMISSIS),
avvocati ANTONINO SGROI, GIUSEPPE MATANO, CARLA D’ALOISIO, EMANUELE
avverso la sentenza n. 1299/2013 della CORTE D’APPELLO di CATANZARO,
depositata il 24/10/2013 r.g.n. 2067/2010.
1. il Tribunale di Catanzaro, in funzione di giudice del lavoro, respingeva l’opposizione, promossa da ESSE GI srl (d’ora in avanti, ESSE), alla cartella esattoriale con la quale l’INPS aveva chiesto il pagamento di Euro 108.461,79 per omessa contribuzione;
2. la Corte di appello di Catanzaro, con sentenza n. 1299 del 2013, accoglieva parzialmente il gravame di ESSE e “annulla(va)” la cartella “limitatamente ai maggiori contributi richiesti in conseguenza del ritenuto obbligo di applicare il CCNL Legno e Arredamento-Industria”;
2.1. per quanto qui rileva, la Corte territoriale ha escluso che la ESSE avesse diritto agli sgravi contributivi della L. n. 448 del 2001, ex art. 44 (sgravio triennale per i nuovi assunti nelle regioni meridionali) e ritenuto, di conseguenza, legittimo il recupero degli stessi da parte dell’INPS; al riguardo, ha osservato come i lavoratori indicati nel verbale ispettivo dell’INPS non fossero stati assunti a tempo pieno, come era ricavabile dai dati estratti dai libri paga e matricola, non potendo, invece, attribuirsi valore al documento di valutazione dei rischi, perchè “privo di credibilità quanto alla data di effettiva redazione”;
2.2. viceversa, secondo la Corte di merito, erano fondati i rilievi in ordine al mancato riconoscimento di ESSE quale impresa artigiana (con conseguente legittima applicazione, ai fini delle retribuzioni e dei relativi contributi, del CCNL Legno ed arredamenti Autonomi piuttosto che del CCNL Legno ed arredamenti Industria, come ritenuto dall’INPS); secondo la Corte di merito, la circostanza che si “tratta(sse) di una srl con due soci” non era decisivo, consentendo la L. n. 443 del 1985, art. 3, comma 2, nel testo ratione temporis applicabile, di ritenere “artigiana l’impresa che, nei limiti dimensionali di cui alla presente legge e con gli scopi di cui al precedente comma, è costituita ed esercitata in forma di società, anche cooperativa, escluse le società per azioni ed in accomandita per azioni, a condizione che la maggioranza dei soci, ovvero uno nel caso di due soci, svolga in prevalenza lavoro personale, anche manuale, nel processo produttivo e che nell’impresa il lavoro abbia funzione preminente sul capitale” e, non avendo l’INPS, gravato del relativo onere, dimostrato la natura di impresa industriale della società ESSE;
3. per la cassazione di tale decisione ha proposto ricorso la società ESSE, affidato ad un unico motivo, cui resiste l’INPS con controricorso, a sua volta, contenente ricorso incidentale.
1. con un unico motivo, la ricorrente principale denuncia violazione o falsa applicazione di norme di diritto nonchè omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa fatti controversi e decisivi per il giudizio;
1.1. la censura, nel complesso, investe la valutazione degli elementi di prova ed il giudizio reso dai giudici di merito in ordine all’insussistenza dei presupposti per il riconoscimento degli sgravi contributivi di cui alla normativa riportata nello storico di lite:
1.2. il motivo, carente in radice di un’esposizione conforme alle previsioni di cui all’art. 366 c.p.c., n. 4, involge apprezzamenti riservati al giudice del merito ed è, pertanto, inammissibile;
1.3. per giurisprudenza costante, spetta, in via esclusiva, al giudice di merito il compito di individuare le fonti del proprio convincimento, di assumere e valutare le prove, di controllarne l’attendibilità e la concludenza, di scegliere, tra le complessive risultanze del processo, quelle ritenute maggiormente idonee a dimostrare la veridicità dei fatti ad esse sottesi, dando così liberamente prevalenza all’uno o all’altro dei mezzi di prova acquisiti, salvo i casi tassativamente previsti dalla legge (ex plurimis, Cass. n. 19547 del 2017);
1.4. si tratta, dunque, di valutazioni non censurabili in questa sede, se non nei ristretti limiti di cui all’art. 360 c.p.c., n. 5, tempo per tempo vigente;
1.5. la sentenza risulta pubblicata il 24.10.2013, sicchè il vizio della motivazione sarebbe deducibile soltanto in termini di “omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti”; peraltro, come chiarito dalla giurisprudenza di questa Corte (Cass., sez.un., n. 19881 del 2014; Cass., sez.un., n. 8053 del 2014) la riformulazione dell’art. 360 c.p.c., n. 5, disposta dal D.L. n. 83 del 2012, art. 54, deve essere interpretata, alla luce dei canoni ermeneutici dettati dall’art. 12 preleggi, come riduzione al “minimo costituzionale” del sindacato di legittimità sulla motivazione; è pertanto denunciabile in cassazione solo l’anomalia motivazionale -tale da integrare violazione dell’art. 132 c.p.c., n. 4 – che ricorre solo quando la motivazione della sentenza manchi del tutto, vuoi nel senso grafico vuoi nel senso logico ovvero allorchè la motivazione, pur formalmente esistente, sia talmente contraddittoria da non permettere di riconoscerla come giustificazione del decisum;
1.6. nella fattispecie di causa, la motivazione relativa alla mancanza dei presupposti per l’applicazione degli sgravi contributivi, fondata sulla mancanza di nuove assunzioni, è comprensibile sicchè può discutersi della sua plausibilità e condivisibilità ma non della sua esistenza in fatto;
2. quanto al ricorso incidentale, l’INPS, con un unico motivo, deduce -ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, violazione e falsa applicazione dell’art. 2697 c.c., in relazione alla L. n. 448 del 1998, art. 3, comma 6, lett. g), alla L. n. 448 del 2001, art. 44, alla L. n. 443 del 1985, art. 3, commi 2 e 3;
2.1. il motivo investe la statuizione con cui la Corte di appello avrebbe ritenuto l’INPS gravato della prova dell’inquadramento dell’impresa in un settore previdenziale piuttosto che in un altro mentre, trattandosi di riconoscimento degli sgravi, la Corte territoriale avrebbe dovuto ritenere l’azienda tenuta alla dimostrazione della sussistenza di tutti i requisiti costitutivi del beneficio previdenziale, ivi compreso quello del rispetto dei CCNL per i soggetti assunti;
2.2. il motivo è infondato;
2.3. la Corte di appello ha escluso il diritto della ESSE agli sgravi contributivi ai sensi della L. n. 448 del 2001, sicchè le censure che afferiscono al governo del riparto degli oneri di deduzione e prova, in relazione alla fattispecie degli sgravi è del tutto privo di riferibilità al decisum;
2.3. la Corte di appello ha, poi, affrontato un diverso profilo, quello cioè relativo al calcolo delle contribuzioni dovute sulle retribuzioni spettanti ai dipendenti; in parte qua, ha ritenuto che dovesse essere l’INPS a dimostrare la natura di Impresa Industriale della ESSE (e non di Impresa Artigiana, come evidentemente dichiarato), quale fatto costitutivo della maggiore contribuzione; al riguardo, ha osservato come la natura di “srl” e la presenza di “due soci” non rappresentasse, di per sè, condizione ostativa al riconoscimento della natura di impresa artigiana, ai sensi e per gli effetti della L. n. 443 del 1985, art. 3, comma 2;
2.4. l’art. 3, comma 2, cit., nel testo pacificamente applicabile alla fattispecie, consente, infatti, la sussistenza di una Impresa Artigiana costituita ed esercitata in forma di società a responsabilità limitata, purchè con i limiti dimensionali di cui alla L. n. 443 del 1985, e con gli scopi di cui al comma 1 dell’art. 3 della medesima legge, e sempre che, nel caso di due soci, uno dei due svolga in prevalenza lavoro personale, anche manuale, nel processo produttivo e detenga la maggioranza del capitale sociale e degli organi deliberanti della società;
2.5. correttamente, dunque, la Corte territoriale ha posto a carico dell’INPS -che vi aveva interesse- l’onere della prova del diverso inquadramento della ESSE (Impresa Industriale, come si è detto, piuttosto che Artigiana) e, dunque, dell’applicazione di un differente contratto collettivo, quale presupposto del credito contributivo azionato;
3. conclusivamente va dichiarato inammissibile il ricorso principale e rigettato quello incidentale;
4. la reciproca soccombenza giustifica la compensazione delle lite del presente giudizio;
5. occorre dare atto della sussistenza dei presupposti di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, come modificato dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, in relazione ad entrambi i ricorsi.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso principale e rigetta il ricorso incidentale; compensa le spese del giudizio di legittimità.
Ai sensi della D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente principale e del ricorrente incidentale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale e per il ricorso incidentale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.