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Perché l’UE ha aperto una procedura senza precedenti in Polonia sullo Stato di diritto? - Antro di Chirone
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Perché l’UE ha aperto una procedura senza precedenti in Polonia sullo Stato di diritto?
Posted on 29/05/2016 31/10/2019 AuthorantrodichironeLeave a comment
Il partito euroscettico e nazionalista polacco Diritto e Giustizia (PiS) si è aggiudicato le ultime elezioni parlamentari di ottobre con il 39.1% dei voti. Una delle prime riforme introdotte dal neo premier Szydlo ha avuto per oggetto uno sconvolgimento della composizione della Corte Costituzionale e della sua procedura di voto, portando l’Unione Europea a prendere provvedimenti straordinari per contrastare tali politiche. Lo scopo dell’UE è quello di evitare che uno dei suoi valori cardine, ossia lo Stato di diritto, venga compromesso. Ma quali sono esattamente gli strumenti che permettono all’UE di garantire il rispetto di tali valori?
Il 22 dicembre 2015, nonostante le proteste dei cittadini, il Parlamento polacco ha approvato con larga maggioranza una legge che impone alla Corte costituzionale: un sistema di voto a maggioranza qualificata di due terzi (2/3 dei giudici a favore), al posto della maggioranza semplice (1/2 + 1 dei giudici a favore), con un quorum (minimo numero dei giudici votanti) di tredici giudici su quindici, invece che nove; e un periodo di tempo da tre a sei mesi, invece che due settimane, entro cui la Corte ha l’obbligo di pronunciarsi. A Novembre, inoltre, il partito si era rifiutato di approvare la nomina da parte del vecchio Parlamento di cinque giudici della Corte, sostituendoli con altri cinque nominati dal partito stesso. Il risultato di queste due manovre, ossia il blocco dell’operato della Corte, è stato definito come un “colpo di stato” dal presidente del Parlamento europeo Schulz. L’unico organo costituzionale in grado di fermare le riforme anti-democratiche del PiS viene reso inefficiente grazie a una procedura di voto che garantisce un potere di veto ai cinque giudici nominati dal partito, la cui indipendenza risulta palesemente dubbia. Il principio cardine di ogni ordinamento democratico, ossia il principio dello Stato di Diritto – conosciuto anche come rule of law – viene così messo a repentaglio.
Lo Stato di diritto rappresenta il fulcro della democrazia costituzionale dove la Corte costituzionale garantisce l’effettività di un sistema di checks and balances degli organi pubblici, in cui il potere esecutivo deve poter essere controllato dal potere giurisdizionale in modo da non agire in maniera arbitraria.
Nel Preambolo del Trattato sull’Unione Europea (TUE) e della Carta dei Diritti Fondamentali dell’UE troviamo un chiaro riferimento allo Stato di Diritto quale principio ispiratore dell’UE, insieme ai diritti inviolabili e ai valori di democrazia e libertà. Tuttavia, la norma cardine che richiede il rispetto di tale principio è l’art. 2 TUE, il quale indica i valori a cui si ispira l’Unione. L’importanza di tale principio si evince anche dalla sua inclusione all’interno dei “criteri di Copenaghen” elaborati dal Consiglio Europeo. Ogni Stato terzo che ha intenzione di entrare a far parte dell’UE dovrà necessariamente soddisfare tali criteri, pena il blocco della procedura di accesso.
Al fine di assicurare il rispetto del valori dell’Unione, come elencati nell’art. 2 TUE, l’art. 7 TUE prevede una procedura sanzionatoria di tipo politico diretta verso gli Stati Membri che violino i suddetti principi. Il Consiglio dei ministri dell’UE, dopo che il Consiglio Europeo abbia constatato la violazione grave e persistente dei valori dell’art. 2 TUE, può decidere di neutralizzare la membership dello Stato membro in questione. Ciò significa che i diritti derivanti dai Trattati, come per esempio il diritto di voto, verranno sospesi. Non è possibile espellere completamente uno Stato Membro dall’Unione, in quanto questo richiederebbe una revisione dei Trattati e in quanto sarebbe contrario allo spirito dell’UE.
Recentemente l’ex presidente della Commissione europea Barroso ha elaborato una “procedura pre-art. 7” a causa della necessità di risolvere in via preventiva e diplomatica le sospette violazioni dell’art. 2 TUE e quindi evitare l’utilizzo dell’art. 7 definito come “arma nucleare”. La Commissione europea, in qualità di arbitro imparziale e di custode dei Trattati, diventa l’attore principale della nuova procedura che si articola nei seguenti tre step:
valutazione della Commissione, dove essa raccoglie tutte le informazioni, le esamina e se conclude che vi sia una situazione di minaccia allo Stato di diritto, dà avvio al dialogo con lo Stato membro in questione trasmettendogli un “parere sullo Stato di diritto”;
raccomandazione della Commissione, dove essa rivolge allo Stato membro interessato una “raccomandazione sullo Stato di diritto”, invitandolo a risolvere entro un determinato termine i problemi individuati e a comunicare quali provvedimenti ha adottato a tal fine;
fase di follow-up in cui la Commissione verifica se lo Stato membro si sia adeguato o meno alle indicazioni. Solo nel caso in cui il seguito non sia soddisfacente si passerà all’applicazione dell’art. 7.
Il 13 gennaio 2016 il Primo vice-presidente della Commissione Timmermans ha deciso di avviare per la prima volta la “procedura pre-art. 7” concernente la riforma polacca della Corte costituzionale ma anche la recente legge che garantisce allo Stato il controllo dei media. Nonostante le forti pressioni, la premier Szydlo si dimostra impassibile e determinata a continuare le proprie politiche di governo. Alleata del Primo ministro Orban e accusata di simpatizzare con la Russia per indebolire l’UE, la neo premier polacca sta mettendo a dura prova il processo di integrazione europeo. Le continue proteste dei cittadini dimostrano la mancanza di un appoggio popolare nei confronti delle recenti riforme. Data la contrarietà dimostrata dalla maggioranza della popolazione, non è forse giunto il momento che il governo inizi a dare ascolto, se non all’UE, perlomeno ai suoi cittadini?
“Una sovranità indivisibile e illimitata è sempre tirannica” (Montesquieu)
Commissione europea, ‘La Commissione europea presenta un quadro per salvaguardare lo Stato di diritto nell’Unione europea’, comunicato stampa, 11 marzo 2014: http://europa.eu/rapid/press-release_IP-14-237_it.htm
European Parliamentary Research Service Blog, ‘Article 7 TEU: A Mechanism To Protect EU Values’, 7 ottobre 2014: http://epthinktank.eu/2013/10/07/article-7-teu-a-mechanism-to-protect-eu-values/
CategoriesArticoli di GiurisprudenzaTagsgiurisprudenza, Polonia, stato di diritto
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