Source: https://www.ambientediritto.it/giurisprudenza/corte-di-cassazione-penale-sez-3-06-06-2019-sentenza-n-2/
Timestamp: 2020-05-25 21:29:46+00:00
Document Index: 100003380

Matched Legal Cases: ['art. 444', 'art. 31', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 444', 'art. 19', 'art. 31', 'sentenza ', 'art. 19', 'art. 2', 'art. 19', 'art. 616']

Giurisprudenza: Giurisprudenza Sentenze per esteso massime | Categoria: Diritto urbanistico - edilizia Numero: 25195 | Data di udienza: 5 Aprile 2019
Numero: 25195
CORTE DI CASSAZIONE PENALE, Sez. 3^ 06/06/2019 (Ud. 05/04/2019), Sentenza n.25195
DIRITTO URBANISTICO – EDILIZIA – Ordine di demolizione delle opere abusive – Istanza di condono o sanatoria – Richiesta di revoca o sospensione – Art. 31 d.P.R. n. 380/2001 – Verifiche e poteri del giudice dell’esecuzione – Reati edilizi e pena concordata ex art. 444 cod. proc. pen..
In tema di reati edilizi, la revoca o la sospensione dell’ordine di demolizione delle opere abusive, di cui all’art. 31 d.P.R. n. 380 del 2001, in conseguenza della presentazione di un’istanza di condono o sanatoria successivamente al passaggio in giudicato della sentenza di condanna, presuppone l’accertamento da parte del giudice dell’esecuzione della sussistenza di elementi che facciano ritenere plausibilmente prossima la adozione da parte della autorità amministrativa competente del provvedimento di accoglimento (Sez. 3, n. 9145 del 01/07/2015 – dep. 04/03/2016, Manna). In particolare, il giudice dell’esecuzione è tenuto a esaminare i possibili esiti e i tempi di conclusione del procedimento amministrativo e, in particolare: a) il prevedibile risultato dell’istanza e la sussistenza di eventuali cause ostative al suo accoglimento; b) la durata necessaria per la definizione della procedura, che può determinare la sospensione dell’esecuzione solo nel caso di un suo rapido esaurimento, non potendo la tutela del territorio essere rinviata indefinitamente (Sez. 3, n. 25212 del 18/01/2012, Maffia).
(dich. inammissibile il ricorso avverso ordinanza del 05/10/2018 – TRIBUNALE DI NAPOLI, sez. dist. di ISCHIA) Pres. IZZO, Rel. CORBETTA, Ric. Miragliuolo
sul ricorso proposto da Miragliuolo Concetta;
avverso l’ordinanza del 05/10/2018 del Tribunale di Napoli, sezione distaccata di Ischia;
letto il parere del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale Pasquale Fimiani, che ha concluso chiedendo l’inammissibilità del ricorso.
1. Con l’impugnata ordinanza, il Tribunale di Napoli, sezione distaccata di Ischia, quale giudice dell’esecuzione, rigettava l’istanza, avanzata nell’interesse di Concetta Miragliuolo, ad oggetto la revoca o l’annullamento dell’ordine di demolizione di un manufatto di 140 mq. sito nel comune di Forio, di proprietà dell’instante, disposto dalla Procura della Repubblica del Tribunale di Napoli in esecuzione della sentenza emessa il 28/10/2005 dal Tribunale di Napoli, sezione distaccata di Ischia, che aveva applicato alla Miragliuolo la pena concordata ex art. 444 cod. proc. pen. in relazione a reati edilizi.
2. Avverso l’indicata sentenza, la condannata, per il tramite del difensore di fiducia, propone ricorso per cassazione, affidato a un motivo, con cui deduce vizio di motivazione, avendo il tribunale fatto riferimento alla "mancanza del piano di dettaglio previsto dall’art. 19 del piano territoriale paesaggistico del comune di Ischia", mentre l’immobile in esame è ubicato nel comune di Forio. Si assume, pertanto, che il ragionamento posto a fondamento dell’ordinanza impugnata non sarebbe riferibile agli atti di causa, né permetterebbe di ricostruire l’iter logico alla base del rigetto, ciò che integra il censurato difetto di motivazione.
4. Invero, il giudice dell’esecuzione, richiamando la consolidata giurisprudenza di questa Corte e facendone corretta applicazione, ha affermato che, in tema di reati edilizi, la revoca o la sospensione dell’ordine di demolizione delle opere abusive, di cui all’art. 31 d.P.R. n. 380 del 2001, in conseguenza della presentazione di un’istanza di condono o sanatoria successivamente al passaggio in giudicato della sentenza di condanna, presuppone l’accertamento da parte del giudice dell’esecuzione della sussistenza di elementi che facciano ritenere plausibilmente prossima la adozione da parte della autorità amministrativa competente del provvedimento di accoglimento (Sez. 3, n. 9145 del 01/07/2015 – dep. 04/03/2016, Manna, Rv. 266763). In particolare, il giudice dell’esecuzione è tenuto a esaminare i possibili esiti e i tempi di conclusione del procedimento amministrativo e, in particolare: a) il prevedibile risultato dell’istanza e la sussistenza di eventuali cause ostative al suo accoglimento; b) la durata necessaria per la definizione della procedura, che può
determinare la sospensione dell’esecuzione solo nel caso di un suo rapido esaurimento, non potendo la tutela del territorio essere rinviata indefinitamente (Sez. 3, n. 25212 del 18/01/2012, Maffia, Rv. 253050).
5. Nel caso in esame, il giudice dell’esecuzione ha negato i presupposti per la revoca o la sospensione dell’ordine di demolizione sulla base di una duplice ratio decidendi.
Per un verso, il Tribunale ha dato atto che la mancanza del piano di dettaglio previsto dall’art. 19 del piano territoriale paesaggistico del Comune di Ischia rende assolutamente imprevedibili, incerti e indefinibili i tempi per l’esame della pratica di condono edilizio proposta dall’odierna ricorrente; è ben vero che l’immobile si trova nel Comune di Forio, ma, da un lato, il piano paesistico di Ischia, come stabilisce l’art. 2, trova applicazione con riferimento a tutti i territori presenti sull’isola, tra cui, appunto, Forio, e, dall’altro, la ricorrente avrebbe dovuto allegare che il Comune di Forio ha approvato il piano di dettaglio previsto dall’art. 19 dell’indicato piano territoriale e che la pratica edilizia è suscettibile di rapida definizione, ciò che non è avvenuto, sicché il ricorso difetta di specificità.
Per altro verso, il giudice dell’esecuzione ha evidenziato che il manufatto è stato realizzato in zona vincolata, da ciò implicitamente desumendo l’esito negativo della domanda di condono, aspetto in relazione al quale la ricorrente non prende posizione.
6. Essendo il ricorso inammissibile e, a norma dell’art. 616 cod. proc. pen., non ravvisandosi assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità (Corte Cost. sent. n. 186 del 13/06/2000), alla condanna della ricorrente al pagamento delle spese del procedimento consegue quella al pagamento della sanzione pecuniaria nella misura, ritenuta equa, indicata in dispositivo.