Source: https://friuldatasas.wordpress.com/
Timestamp: 2017-11-21 09:43:36+00:00
Document Index: 74227949

Matched Legal Cases: ['art. 11', 'art. 32', 'art. 1', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 101']

01 – 2015
5 febbraio 2015 di friuldatasas
PERCHE’ IL FOGLIO GIALLO?
Per tradizione il giallo è il colore che significa ATTENZIONE.
Per noi significa attenzione per quanto di nuovo accade nel mondo delle attività economiche, in campo fiscale, amministrativo, societario, ecc.
Perciò abbiamo voluto questo colore per il nostro nuovo strumento per poter intrattenere un continuo dialogo con i nostri clienti, contribuendo così tempestivamente ed efficacemente alla soluzione dei possibili problemi.
1. ATTENZIONE ALLE FALSE EMAIL.
Attenzione alle false email con oggetto “messaggio equitalia” o simili che circolano in queste ore e che richiedono ai possessori di carte di credito e carte di debito di attualizzare i propri dati, preannunciando una possibile sanzione a chi non si adegua.
Equitalia comunica la propria assoluta estraneità rispetto a questi messaggi potenzialmente pericolosi e invita a non tenere conto della mai ricevuta.
Si tratta, in buona sostanza, dell’ennesima operazione di phishing posta in atto da qualche pirata informatico. Il rischio è di fornire i dati identificativi dell4e carte di credito e/o di debito con conseguenti prosciugamenti dei conti.
2. COMUNICAZIONE DEI DATI IVA 2014.
Il giorno 28 febbraio p.v. scade il termine per la presentazione della comunicazione dei dati IVA da parte dei contribuenti.
Considerato che il tempo stringe, chi non avesse ancora consegnato tutti i documenti relativi all’anno 2014 al centro contabile per la registrazione, deve assolutamente provvedere entro il giorno 10 del mese corrente per consentire il tempo necessario per le rilevazioni ed i controlli prima di procedere all’inoltro telematico della comunicazione.
3. CERTIFICAZIONE UNICA .
Da quest’anno i vecchi documenti di certificazione dei redditi e delle ritenute fiscali (CUD per i dipendenti e certificati autocostruiti per i compensi dei lavoratori autonomi e le provvigioni degli intermediari di commercio), vanno in soffitta.
Al loro posto è stata introdotta la CERTIFICAZIONE UNICA (CU), che i sostituti d’imposta per qualsiasi tipo di reddito ( lavoro dipendente ed assimilati, lavoro autonomo, provvigioni, redditi diversi) devono rilasciare ai percipienti entro il 28 febbraio di ogni anno, con riferimento all’anno precedente.
Gli stessi sostituti d’imposta, inoltre, dovranno poi trasmettere telematicamente all’Agenzia delle Entrate le certificazioni in questione entro il 9 marzo.
Attenzione alle sanzioni: € 100,00 in caso di riardo negli adempimenti e in caso di errore.
A parte le ritenute sui redditi di lavoro dipendente, i cui adempimenti sono curati normalmente dal consulente del lavoro cui è affidata la gestione del servizio paghe e contributi, per i compensi corrisposti ai professionisti il mio studio è a disposizione di quanti volessero affidarmi l’incarico di cui sopra.
Considerato però che i tempi sono abbastanza stretti, è assolutamente necessario che la documentazione (fatture dei professionisti, modelli F24 relativi alle ritenute effettuate, sottoscrizione dell’affidamento dell’incarico e del preventivo) sia consegnata entro e non oltre il giorno 13 del mese corrente. Trascorso inutilmente detto termine, non sarò in grado di garantire il puntuale rispetto delle scadenze.
Sottolineo che il conferimento dell’incarico formale è atto assolutamente indispensabile previsto dal regolamento professionale dell’Ordine dei Dottori Commercialisti, in assenza del quale la prestazione non può essere erogata.
Prof. Dott. Flavio Duca
Rimaniamo a disposizione per eventuali chiarimenti che Vi dovessero necessitare in relazione a quanto indicato nel presente comunicato.
Inviato su 01 / 2015, 2015, Notiziari	| Lascia un commento |
10 dicembre 2014 di friuldatasas
1. ADDIO AL MODELLO UNICO.
Il modello UNICO sembrava essere, come di fatto secondo me è stato, il risultato finale di un percorso evolutivo virtuoso. La realizzazione di un appuntamento unitario che consentiva di assolvere contemporaneamente l’insieme degli adempimenti dichiarativi.
Ma, come purtroppo spesso accade, all’evoluzione segue l’involuzione. E così, mentre inizialmente le tre dichiarazioni (imposte dirette, IRAP e IVA) erano state riunite nel modello UNICO, già oggi la dichiarazione IRAP, e francamente non ne comprendo il motivo, deve essere trasmessa autonomamente. Dunque, di fatto, il modello UNICO comprende ormai solamente la dichiarazione dei redditi e la dichiarazione IVA.
Ma arriva il DDL Stabilità 2015 che fa segnare un’ulteriore marcia indietro nel tempo, stabilendo che la dichiarazione IVA debba essere trasmessa autonomamente entro il 28 febbraio. Dunque toglie anche questa dal modello UNICO al quale resterà solamente la dichiarazione dei redditi.
Dunque attenzione! Tutti i documenti contabili dovranno essere consegnati per tempo al servizio contabile, perché per la dichiarazione IVA i tempi si restringono sensibilmente.
Tuttavia, a fronte di questa novità, verrà abolita la comunicazione annuale dei dati IVA, il che non è male, dal momento che si trattava solo di una duplicazione di adempimenti francamente alquanto inutile, soprattutto nel rapporto Fisco – Contribuente.
2. SPESE DI TRASPORTO PAGATE IN CONTANTI: SANZIONI PER TUTTI.
Il decreto “Sblocca Italia” nasconde nelle sue pieghe diverse insidie. Una riguarda coloro che effettuano o ricevono prestazioni di trasporto merci.
Più precisamente, viene previsto che tutti i soggetti della filiera dei trasporti devono effettuare i pagamenti per prestazioni relative a contratti di trasporto su strada mediante strumenti di pagamento tracciabili, indipendentemente dall’importo.
Quantunque il fine sia quello di prevenire le infiltrazioni criminali e del riciclaggio di denaro derivante da traffici illegali e la norma si presti a critiche ed all’ilarità, soprattutto nei casi limite, che poi tanto limite non sono, gli effetti sono tutt’altro che irrilevanti.
Infatti, se ad un primo esame le sanzioni potrebbero sembrare poco significative (fra il 3% ed il 30% dell’importo dell’operazione, ad un esame più approfondito ci si accorge che comunque la pena pecuniaria minima ammonta ad € 3.000. E questo vale indipendentemente dall’ammontare del corrispettivo del trasporto.
Poi, come se non bastasse, alle stesse pene è soggetto il professionista che assiste il contribuente e che, avendo contezza di pagamenti effettuati in modo irregolare, non li segnali alle autorità competenti.
Dunque, ogni consiglio è superfluo.
3. REDDITOMETRO: DA PROVARE GLI ESBORSI DEI GENITORI .
Intervengo su questo tema perché ho notato una certa ignoranza dilagante per quel che concerne questo strumento di accertamento fiscale, ed un proliferare di consulenti da “Bar Sport”, meglio classificabili quali consiglieri fraudolenti o, quanto meno, assolutamente incompetenti.
Il redditometro è uno strumento che tende ad accertare in maniera indiretta il reddito del contribuente, partendo dalle sue manifestazioni mediate (investimenti, consumi, spese particolari, ecc.) allorquando queste siano contrastanti con il reddito dichiarato.
Ovviamente al contribuente è consentita la difesa, sia in fase precontenziosa che contenziosa, ovvero, esponendo le proprie ragioni in contradditorio con l’ufficio impositore e, in caso di sordità più o meno acuta, di quest’ultimo, rivolgendosi al Giudice tributario.
Tuttavia ciò che mi preme far notare è che la contestazione delle pretese del fisco deve basarsi su prove documentali e non su chiacchiere.
Spesso, nella discussione con i clienti, mi è capitato di sentire la frase ormai storica: “Ma, io posso sempre dire che …” e poi giù una serie di motivazioni più o meno attendibili, ma comunque assolutamente non documentate.
Ebbene, sappiano quelli che “possono sempre dire che …” che davanti a loro si trova qualcuno che “può sempre fare a meno di credere …”, se le chiacchiere non sono supportate da adeguata documentazione.
Uno dei casi di contestazione più frequenti verte sull’acquisto di immobili effettuati da soggetti che, dimostrano discordanza fra redditi dichiarati e risultati scaturenti dall’applicazione del redditometro.
Generalmente la motivazione addotta è sempre la stessa: “i mezzi me li hanno forniti i miei genitori” e, con tutta probabilità è anche vero.
Tuttavia le parole non bastano. E’ necessario fornire la prova dei passaggi di denaro, ad esempio fornendo le copie degli estratti conto dalle quali risultino i passaggi e, soprattutto, il collegamento dei movimenti finanziari con i contratti d’acquisto o le fatture per la costruzione.
4. LETTERE D’INTENTO NELL’EXPORT: DAL 2015 SI INVERTE
L’ONERE DEGLI ADEMPIMENTI.
Tutt’oggi la regola nell’export è la seguente:
il fornitore che riceve la lettera d’intento dal cliente che intende esportare la merce e quindi acquistarla in sospensione di IVA, ha l’obbligo di comunicare all’Agenzia delle Entrate, per via telematica, i dati contenuti nella lettera d’intento.
Dal primo gennaio 2015 si cambia.
L’onere di comunicare all’Agenzia delle Entrate i dati contenuti nelle lettere di intento passa all’esportatore abituale, al quale, a comunicazione avvenuta, l’Agenzia rilascerà una ricevuta con l’indicazione dei dati contenuti nella lettera d’intento.
L’esportatore presenterà al proprio fornitore o prestatore la lettera d’intento trasmessa all’Agenzia delle Entrate unitamente alla copia della ricevuta di cui sopra.
Il fornitore, dal canto suo, avrà l’obbligo, prima di emettere la fattura, di controllare telematicamente, ma circa le modalità ancora non se ne sa nulla, l’avvenuta comunicazione della lettera d’intento.
Attenzione perché, come al solito, le norme comportamentali prevedono anche delle sanzioni in caso di inosservanza e/o omissioni. Infatti, se il fornitore emette fattura in sospensione d’imposta senza effettuare il controllo di cui sopra, o comunque prima della ricezione della lettera d’intento ed al riscontro della ricevuta, è punito con la sanzione amministrativa che va dal 100% al 200% dell’imposta non applicata.
Viene previsto inoltre che in sede dichiarativa il fornitore/prestatore dovrà riepilogare i dati contenuti nelle dichiarazioni d’intento ricevute per ogni singolo esportatore abituale.
Il modello di dichiarazione IVA 2016 (relativo all’anno 2015) dovrà pertanto essere adeguato all’esigenza di cui sopra.
5. CARTELLA DI PAGAMENTO SEMPRE MOTIVATA.
La cartella di pagamento notificata da Equitalia, quando sia il primo atto che il contribuente riceve, deve sempre essere motivata in modo che il contribuente stesso conosca specificamente le ragioni del ricupero e le possa tempestivamente impugnare dinanzi alle competenti Commissioni Tributarie.
Questo è il principio sancito dalla Corte di cassazione, la quale ha anche confermato che una cartella priva della motivazione di cui sopra è nulla, e pertanto priva di efficacia alcuna.
Inoltre le motivazioni non possono essere sommarie e generiche, ma devono essere specifiche e dettagliate.
Di solito, invece, le cartelle di pagamento contengono sintetiche motivazioni, il più delle volte limitate a meri riferimenti normativi, mentre la Corte di Cassazione afferma che il contribuente deve sempre disporre di sufficienti elementi per comprendere la posizione dell’ufficio in ordine alla somma richiesta. In difetto la pretesa del Fisco deve considerarsi immotivata ed illegittima.
Pertanto è buona norma, allorché venga notificata una cartella di pagamento, farla esaminare dal professionista prima del pagamento. Meglio spendere qualche euro, ma essere certi che quanto si va a pagare sia effettivamente dovuto.
6. SPESE DI SPONSORIZZAZIONE: SEMPRE PIU’ DIFFICILE LA DEDUZIONE.
Capita di frequente, in particolar modo verso la fine dell’anno che sull’uscio dei contribuenti che esercitano attività economiche si presentino dei personaggi di dubbia affidabilità che offrono la possibilità di versare ad una associazione sportiva dilettantistica delle somme di denaro a titolo di sponsorizzazione dell’attività sportiva, deducibili dal reddito.
Anzi, per invogliare l’interlocutore, sfruttando il differenziale impositivo, propongono di versare un importo a fronte di una fattura di importo maggiorato, a volte anche decuplicato.
Il gioco è semplice, tanto che ormai gli addetti al controllo lo conoscono bene: per l’imprenditore il risparmio fiscale è almeno del 46% del valore facciale della fattura (fra IRPEF, IRAP, addizionali e contributi previdenziali), mentre l’associazione sportiva, che effettua solo occasionalmente attività rilevanti dal punto di vista fiscale, paga la sola IRES del 27,50% (è raro che sia dovuta l’IRAP) del solo 3% del valore delle sponsorizzazioni.
Al di là del fatto che potrebbe trattarsi anche di una truffa pura e semplice, il tutto si configura sul piano fiscale come falsa fatturazione per operazioni inesistenti per la quale la Legge prevede sanzioni fiscali e penali considerevoli sia a carico di le emette, sia a carico di chi le riceve e le utilizza. E’ dunque necessario riporre la massima attenzione sulle spese di sponsorizzazione, anche quando gli importi fatturati corrispondono esattamente a quelli sborsati.
La normativa vigente prevede che i corrispettivi erogati a favore di associazioni sportive dilettantistiche che svolgono attività nei settori giovanili, riconosciute dalle Federazioni sportive nazionali o da enti di promozione sportiva, non superiori a 200.000 Euro, sono considerate, per presunzione assoluta, spese di pubblicità, interamente deducibili nell’esercizio in cui sono state erogate.
Tuttavia l’Agenzia delle Entrate si è premurata di chiarire che, ai fini della deducibilità delle spese di sponsorizzazione, devono sussistere le seguenti condizioni:
i corrispettivi erogati devono essere necessariamente destinati alla promozione dell’immagine e/o dei prodotti del soggetto erogante;
deve essere riscontrata, a fronte dell’erogazione, una specifica attività del beneficiario della medesima.
Sarà pertanto consigliabile:
redigere in forma scritta l’accordo di sponsorizzazione fornendo ogni dettaglio in merito all’oggetto della sponsorizzazione stessa, alle modalità di espletamento, alle prestazioni a carico delle parti, ecc.;
richiedere la documentazione attestante il riconoscimento dell’associazione da parte degli organismi sportivi e verificarne l’autenticità;
conservare tutta la documentazione utile a provare che gli obblighi contrattuali sono stati effettivamente adempiuti (conservando, ad esempio, manifesti, striscioni, magliette riportanti il logo dello sponsor, riprese televisive, articoli di giornale che parlino delle particolari manifestazioni sportive, ecc.);
pagare con metodi tracciabili, canalizzati attraverso le banche o le poste;
fornire prova della ratio della sponsorizzazione effettuata e del suo legame con il programma economico imprenditoriale, specificando l’obiettivo perseguito con la spesa in questione ed il ritorno commerciale che si spera di ottenere, al fine di facilitare in fase e di controllo ed, eventualmente, contenziosa, la qualificazione della spesa.
7. ALLERTA DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE SU FALSE MAIL.
L’Amministrazione Finanziaria ha diffuso un comunicato per allertare i contribuenti sulla possibile ricezione di mail con oggetto “Aggiornamento” che si presenterebbero come linee guida dell’Agenzia delle Entrate per evitare controlli sul redditometro.
Queste mail sono false ed il file allegato contiene un virus che può compromettere la sicurezza del computer del destinatario. Sottolinea l’Agenzia, che la finalità di queste mail è quella di ottenere illecitamente dati personali dei cittadini. Non è un caso che all’interno del testo la consultazione delle istruzioni allegate sia consigliata “specialmente” a coloro che utilizzano i servizi di “Internet Banking”.
Le Entrate, quindi, invitano i contribuenti che stanno ricevendo questa mail a non inoltrarla ad alcuno e ad eliminarla senza aprire l’allegato, potenzialmente dannoso per il proprio computer.
Inviato su 03 / 2014	| Lascia un commento |
23 settembre 2014 di friuldatasas
1. FINTE EMAIL “LE LINEE GUIDA”.
L’Agenzia delle Entrate invita a fare attenzione.
L’Agenzia delle Entrate ha reso noto con un comunicato stampa che stanno circolando false mail intitolate “Linee guida”, Il file allegato al messaggio contiene un virus pericoloso che, se aperto, può compromettere la sicurezza del computer.
A mettere in allarme i contribuenti è, infatti, la stessa Agenzia delle Entrate in un comunicato nel quale spiega che l’Email “Le linee guida” che sta circolando in queste ore, e che porta all’interno il logo delle Entrate, è un falso.
L’Agenzia invita quindi i contribuenti che stanno ricevendo questo messaggio a non inoltrarlo ad alcuno e ad eliminarlo senza aprire l’allegato, che conterrebbe presunte istruzioni utili ad evitare i controlli legati al redditometro.
Le Entrate sottolineano di essere completamente estranee a questi messaggi, che sono spesso utilizzati allo scopo di ottenere illecitamente dati personali dei cittadini.
2. ANTIRICICLAGGIO: TRACCIABILITA’ ANCHE PER GLI ASSEGNI.
Come è ormai noto, la circolazione del contante è fortemente limitata dalle norme attualmente in vigore. Il limite all’utilizzo è fissato in € 999,99 (per ora, ma già se ne profila all’orizzonte un’ulteriore riduzione), al di sopra del quale le transazioni devono assolutamente essere effettuate con sistemi “tracciabili” (Assegni bancari, circolari, bonifici, giroconti, ricevute bancarie, ecc.). Con metodi, in altri termini, che utilizzino il canale bancario o postale e che lascino traccia dei movimenti sui conti correnti.
Anche il prelievo di denaro contante al di sopra di tale limite, quantunque possibile, è sconsigliabile perché soggetto a segnalazione dalla quale può scaturire l’indagine finanziaria in capo al soggetto titolare del conto corrente.
Coloro che ritengono di poter aggirare l’ostacolo mediante l’utilizzo di assegni bancari emessi “a me medesimo”, o “all’ordine mio proprio”, per poi utilizzarli mediante girata come si trattasse di denaro contante, devono fare attentamente i conti con la normativa vigente che vieta in maniera assoluta, indipendentemente dall’importo, la girata di tali assegni, i quali possono solamente essere girati per l’incasso, da parte dell’emittente-beneficiario, ad una banca o a Poste Italiane.
Le sanzioni previste per l’infrazione della norma, a carico sia del girante, sia del giratario, vanno dal 1% al 40% del valore dell’assegno (o dal 5% al 40% per valori superiori ad € 50.000) con un minimo di € 3.000,00.
Va infine sottolineato che la pratica di utilizzare l’emissione dell’assegno all’ordine dell’emittente allo scopo di “liberare” denaro da poter utilizzare a proprio piacimento è sconsigliabile in quanto la legge che vieta il trasferimento di denaro, anche fra privati, al di sopra della soglia e prelievi di tale genere, anche frazionati, ma comunque riconducibili ad una stessa operazione, impone alle banche l’obbligo di accertamento delle finalità del prelievo e della segnalazione.
3. GARANZIE RIDOTTE PER I RIMBORSI IVA .
Il decreto “Semplificazioni” prevede che l’importo che consente l’erogazione del rimborso IVA senza garanzia passerà da poco più di 5.000 Euro (i vecchi 10 milioni di Lire) a 15.000 Euro.
E’ un giusto allineamento al limite oltre il quale scatta l’onere del visto di conformità per le compensazioni, che viene ora inserito all’interno della legge IVA anche per i rimborsi.
Lo schema del decreto legislativo punta sostanzialmente a semplificare l’iter per i rimborsi IVA: fino a 15.000 Euro non sarà più obbligatorio prestare una garanzia o una fideiussione bancaria all’Erario, mentre oltre questa cifra servirà un visto di conformità rilasciato da un professionista abilitato.
In pratica le imprese dovranno comunque sostenere oneri per ottenere il “bollino di qualità” che dà diritto al rimborso degli importi spettanti. E qualora non abbiano il visto di conformità, dovranno continuare a fornire al fisco una garanzia (sotto forma di titoli di Stato o garantiti dallo Stato) o una fideiussione bancaria.
4. MODELLO F24 TELEMATICO: DAL PRIMO OTTOBRE ESTESOL’OBBLIGO ANCHE AI PRIVATI.
L’art. 11 comma 2 del D.L. 66/14 (cosiddetto “decreto semplificazioni) stabilisce che anche i soggetti non titolari di partita IVA (leggi privati) saranno obbligati, a decorrere dal 1 ottobre 2014, ad utilizzare un canale telematico per il pagamento di modelli F24 con compensazioni anche parziali e/o con importo finale superiore a 1.000 Euro.
Il che significa che sostanzialmente tutti i contribuenti, imprenditori, professionisti e privati cittadini, che si trovino nelle condizioni sopra descritte, dovranno obbligatoriamente effettuare il pagamento del modello F24 e la relativa trasmissione telematica utilizzando, in alternativa, i canali “ufficiali” dell’Agenzia delle Entrate (Entratel o Fiscoline), i quali presuppongono il possesso di un computer e la capacità di utilizzarlo, oltre all’abilitazione all’accesso, oppure facendo ricorso ad un intermediario abilitato Entratel (un commercialista, ad esempio).
Inutile dire che in ogni caso gli oneri a carico dei contribuenti aumenteranno considerevolmente.
All’anima della semplificazione!
Tipologia versamento
Modalità utilizzabile
Mod. F24 “a zero” (*)
(titolare partita IVA / privato)
Entratel / Fisconline
(F24 web / F24 online / F24 cumulativo /
F24 addebito unico)
Mod. F24 “a debito”
con compensazione
remote / home banking
senza compensazione
(*) Nel mod. F24 “a zero”, come evidenziato nella Circolare n. 27E:
l’ammontare dei pagamenti (esposti nella colonna “importi a debito pagati”) è pari all’ammontare dei crediti utilizzati in compensazione (esposti nella colonna “importi a credito compensati”) e dunque il saldo finale del modello (pagamenti meno compensazione) è pari a zero”.
5. STUDI DE SETTORE: MOLTEPLICI LE CAUSE DI ESCLUSIONE.
Il periodo di non normale svolgimento dell’attività, che costituisce una delle principali cause di esclusione dall’applicazione degli studi di settore, non è limitato alle fattispecie indicate dalle istruzioni emesse dall’Agenzia delle Entrate.
Esse infatti hanno carattere solamente indicativo e non esaustivo. Quindi, ogni qual volta si presentino situazioni inconsuete che determinano la situazione straordinaria in cui il contribuente si trovi ad operare ci si può ritenere esclusi dagli studi di settore.
Ciò tuttavia non esonera dalla compilazione diligente degli stessi, che vanno comunque allegati alla dichiarazione UNICO, ma sottrae semplicemente il contribuente dall’accertamento mediante detto strumento.
Attenzione però a non abusare! Qualora le motivazioni addotte non siano veritiere o, quanto meno, non siano ritenute sufficienti a determinare la situazione di non normalità, ci si espone al rischio dell’accertamento induttivo puro da parte dell’Agenzia delle Entrate.
Inoltre è assolutamente necessario che la situazione di non normalità eventualmente pretesa sia adeguatamente dimostrata documentalmente, oltre che descritta sommariamente in calce agli studi di settore, che comunque, come già detto,vanno compilati e allegati.
6. STUDI DI SETTORE: INTERVALLO DI CONFIDENZA.
Gli studi di settore in fase di calcolo del ricavo presunto forniscono due diversi risultati: il valore puntuale ed il valore minimo. Detti valori individuano dunque il cosiddetto “intervallo di confidenza”.
Il contribuente che, pur non raggiungendo il valore puntuale, si situa all’interno di detto intervallo deve essere considerato in linea con gli studi di settore.
Questo è quanto prevede la circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 5/E/5008.
In realtà non è che l’Agenzia abbia fornito un elemento nuovo ed originale, dal momento che la legge stessa prevede che lo scostamento dagli studi di settore possa determinare l’accertamento mediante detto strumento solamente se “significativo”.
Ora il fatto che l’intervallo di confidenza individua la fascia di valori che “hanno un’elevata probabilità statistica di costituire il ricavo o compenso fondatamente attribuibile ad un soggetto esercente un’attività avente le caratteristiche previste dallo studio di settore”, per utilizzare l’espressione dell’Agenzia, sta proprio a significare che un risultato che, pur non raggiungendo il valore puntuale, si collochi all’interno dell’intervallo di confidenza non può, per definizione, costituire uno scostamento “significativo”.
Forse si poteva anche evitare di spendere tempo e denaro pubblico per partorire l’ennesima circolare mettendoci solamente un po’ di buon senso e di logica nell’applicazione della legge.
Ma ciò non appartiene al DNA della nostra burocrazia.
7. SCHEDA CARBURANTE CORRETTAMENTE COMPILATA.
Preme richiamare l’attenzione sulla assoluta necessità della corretta compilazione della scheda carburanti per tutti i soggetti obbligati a documentare mediante tale strumento contabile l’acquisto di carburanti per l’autotrazione, destinati comunque a veicoli in uso, esclusivo o promiscuo, della propria attività.
In particolare la norma prevede che dette schede siano intestate all’utente prima di essere poste in uso, mediante iscrizione dei dati che individuano il contribuente e l’iscrizione del numero di targa o di telaio del mezzo. Successivamente, ad ogni utilizzo devono essere riportati i dati dell’acquisto con la sottoscrizione per certificazione del gestore dell’impianto di erogazione.
Infine devono essere annotati i chilometri rilevabili dal tachimetro del mezzo all’apertura ed alla chiusura della scheda.
L’inosservanza degli obblighi di cui sopra comporta l’indetraibilità dell’IVA e l’indeducibilità del costo.
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5 febbraio 2014 di friuldatasas
1. L’APPLICAZIONE DEL REGIME “IVA PER CASSA” DAL 2014.
L’adozione del regime della liquidazione “IVA per cassa”, consente di differire al momento dell’incasso della fattura il versamento della relativa IVA.
Lo stesso subordina anche la detrazione dell’IVA a credito sugli acquisti al momento del pagamento della fattura del fornitore.
Tale scelta vincola il soggetto che abbia adottato il regime in questione per almeno un triennio.
L’imposta diventa comunque esigibile (e rispettivamente detraibile) decorso un anno dal momento di effettuazione dell’operazione.
Fin qui niente di nuovo. Già avemmo modo di annunciare su questo notiziario.
Però dal 2014, dal primo gennaio, le cose cambiano significativamente, poiché, a differenza della precedente disciplina, il regime interessa obbligatoriamente tutte le operazioni effettuate. Non è, in altri termini, più possibile adottare il regime per alcune fatture, oculatamente scelte fra quella destinate ai clienti più problematici. Una volta adottato il regime deve essere applicato a tutte le fatture emesse ed a tutte le fatture di acquisto.
Inoltre l’adozione del regime non comporta più, per il cliente, il differimento della detrazione al momento del pagamento della fattura. Egli continuerà a detrarre normalmente l’IVA sulle fatture d’acquisto.
Si continuerà ad apportare alle fatture la dicitura “Operazione con IVA per cassa ex art. 32-bis, D.L. 22 giugno 2012, n.83” e l’eventuale omissione comporta solamente una violazione formale che non inficia l’applicazione del regime.
Ovviamente, come normalmente accade in ambito fiscale, ci sono operazioni e soggetti esclusi dal regime sulle quali non è il caso di dilungarsi, stante il carattere solo informativo di questo notiziario. Per cui si consiglia a quanti ne fossero interessati di prendere contatto con il commercialista ai fini di valutare la possibilità, ma anche l’opportunità, dal momento che non è detto che in tutti i casi l’adozione del regime “IVA per cassa” sia opportuna.
2. LIMITI ALL’UTILIZZO DELLE BANCONOTE DA 200 E DA 500 EURO
DAL PRIMO GENNAIO 2014.
Evidentemente l’utilizzo delle banconote di grosso taglio (500 e 200 Euro) presenta un maggior rischio di riciclaggio e di finanziamento al terrorismo.
Quantunque mi sembri puerile pensarlo, forse perché nei molti film polizieschi che la TV ci propina, nei trasferimenti di contanti fra criminali più o meno organizzati si sente spesso ripetere il termine di “banconote di piccolo taglio”, evidentemente perché più facili da trasferire senza dare troppo nell’occhio.
Ma questo accade nei film che vedo io. Evidentemente coloro che ci governano seguono altri filoni cinematografici, perché la pensano in modo diametralmente opposto.
Tant’è che dal primo gennaio 2014, per gli intermediari finanziari, sono stati rafforzati gli obblighi di adeguata verifica in caso di utilizzo di banconote di grosso taglio.
In presenza di operazioni di prelievo, di deposito, di pagamento o di qualsiasi altra operazione con utilizzo di banconote di grosso taglio per importi unitari superiori a 2.500 Euro (afferma la circolare di Banchitalia) – in assenza di “ragionevoli motivazioni” che abbiano indotto ad utilizzare i biglietti di banca in questione, gli istituti intermediari finanziari, pur non essendo obbligati ad astenersi dall’effettuazione dell’operazione (e ci mancherebbe altro visto che si tratta pur sempre di banconote aventi corso legale nel Paese), devono, sotto la propria responsabilità, valutare se procedere alla segnalazione di un’operazione sospetta. Poiché non mi risulta esistano direttori di sede e/o di filiale particolarmente coraggiosi, tale valutazione temo che avrà un esito unidirezionale.
Non voglio spaventare nessuno, ma credo non sia difficile immaginare quali possano essere per il cliente della banca le conseguenze di una eventuale segnalazione.
Il consiglio, pertanto è uno solo: evitate di utilizzare banconote di grosso taglio. Ma dirò di più, perché ormai è chiaro che si vada in quella direzione, meglio evitare comunque le operazioni in contanti e preferire operazioni “tracciabili”. La scelta è ampia.
3. RIVALUTAZIONE DI BENI D’IMPRESA .
La Legge di stabilità per il 2014 offre una nuova opportunità per la rivalutazione dei beni d’impresa per tutti i soggetti titolari di reddito d’impresa, siano essi società o imprenditori individuali, in contabilità ordinaria o semplificata.
Pur sempre con i dovuti distinguo, tale possibilità comporta, in una buona maggioranza di casi, alcuni vantaggi.
In primo luogo l’aumento del valore ammortizzabile dei beni, con conseguente aumento degli ammortamenti deducibili. Ma soprattutto l’aumento del valore fiscalmente riconosciuto dei beni che, in caso di cessione, può ridurre, anche considerevolmente, le plusvalenze e, di conseguenza, la tassazione delle stesse.
Ulteriore riflesso si potrebbe avere sul piano civilistico, soprattutto per quelle imprese che hanno manifestano problemi di equilibrio nel bilancio.
Ovviamente l’adozione di detta possibilità non è indolore. Essa comporta il pagamento di un’imposta sostitutiva sul saldo di rivalutazione del 16/% sui beni ammortizzabili e del 12% sui beni non ammortizzabili. Pertanto il vantaggio fiscale va valutato in base al differenziale fra le imposte ed i contributi che si vanno a risparmiare (IRES, IRPEF, IRAP, sovrimposte regionali e comunali e contributi IVS) e l’imposta sostitutiva.
Inoltre questa nuova rivalutazione non ha effetti fiscali immediati, dal momento che questi sono differiti al terzo periodo d’imposta a quello di riferimento, nel quale la rivalutazione è eseguita.
Ciò significa che, da un lato, i maggiori ammortamenti divengono deducibili tre anni dopo, ma anche che se un bene strumentale dovesse essere ceduto prima del decorso del triennio, le eventuali plusvalenze e minusvalenze (tassabili!) andrebbero determinate sulla base dei valori ante rivalutazione, con evidente sterilizzazione dell’opportunità.
4. AUTOLIQUIDAZIONE INAIL E VERSAMENTO.
La Legge di Stabilità (L.27.12.2013, n.147, art. 1 co.128) ha ridotto per il 2014 i premi e i contributi a carico dei soggetti tenuti all’obbligo assicurativo in relazione all’andamento infortunistico aziendale.
La misura percentuale della riduzione e i soggetti beneficiari saranno individuati con apposito decreto del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze su proposta dell’INAIL. L’Istituto sta provvedendo all’elaborazione degli andamenti infortunistici di ciascuna a zienda ai fini
dell’adozione del predetto decreto.
Per la rapida applicazione della riduzione, in attesa del decreto e per consentire i necessari adeguamenti dei software gestionali, i Ministri dell’Economia e del Lavoro hanno preannunciato il differimento al 16 maggio 2014della data di scadenza dell’autoliquidazione. Sono posticipati alla stessa data i pagamenti dei premi speciali non soggetti all’autoliquidazione con date di scadenza antecedenti al 16 maggio 2014.
L’Onere del differimento è interamente a carico dello Stato.
Inviato su 01 / 2014	| Lascia un commento |
31 ottobre 2013 di friuldatasas
1. COMUNICAZIONE CLIENTI – FORNITORI (spesometro).
Si ricorda che la comunicazione degli elenchi clienti e fornitori (spesometro) per le operazioni relative all’anno 2012, fino a poco tempo fa era sospeso in attesa di apposito provvedimento dell’Agenzia delle Entrate.
Ora definite le modalità tecniche ed i termini di presentazione della comunicazione clienti e fornitori che di seguito indichiamo, invitiamo tutti gli utenti di questo centro elaborazione dati a verificare l’aggiornamento delle loro anagrafiche clienti e fornitori al fine di fornire informazioni complete per una corretta compilazione della comunicazione.
Si precisa inoltre che l’art. 2 comma 6 DL n. 16/2012 ha disposto a decorrere dal 2012, l’obbligo di comunicare le operazioni ai fini IVA per le quali:
è previsto l’obbligo di emissione della fattura, indipendentemente dal relativo ammontare;
non è previsto l’obbligo di emissione della fattura (corrispettivi), se di ammontare pari o superiore a € 3.600 (al lordo IVA).
Rimangono esclusi dall’obbligo i soggetti minimi.
Per le operazioni relative all’anno 2012
per i soggetti IVA mensili, termine di presentazione dello spesometro 12/11/2013;
per i soggetti IVA trimestrali, termine di presentazione dello spesometro 21/11/2013.
Per le operazioni relative agli anni successivi;
per i soggetti IVA mensili, termine di presentazione dello spesometro 10/04 anno successivo;
per i soggetti IVA trimestrali, termine di presentazione dello spesometro 20/04 anno successivo.
Inviato su 09 / 2013, Notiziari	| Lascia un commento |
8 maggio 2013 di friuldatasas
1. VERSAMENTI CONTRIBUTI INPS – IMPORTANTE!
Atteso che l’INPS non invia più i modelli F24 precompilati con il foglio riepilogativo dei versamenti da effettuare, al fine di poter effettuare i versamenti scadenti il 16 maggio prossimo, è necessario che ogni assicurato si rechi presso l’INPS stesso per il ritiro della documentazione necessaria.
In alternativa è possibile richiedere il codice PIN, direttamente presso l’Istituto, per poi scaricarsi la documentazione tramite INTERNET.
E’ ancora possibile conferire a Friuldata l’incarico per la richiesta del codice PIN e per la stampa della documentazione necessaria. In tal caso coloro che volessero usufruire di questo servizio devono consegnare a questo centro contabile copia del documento d’identità e sottoscrivere la delega per la richiesta del PIN che verrà tenuto presso il nostro archivio a disposizione dei clienti.
2. LE PRESUNZIONI BANCARIE VALGONO PER TUTTI.
Sono imputabili al reddito imponibile i versamenti effettuati sui conti correnti bancari che non trovano adeguata giustificazione. Tale presunzione ha portata generale e riguarda le dichiarazioni dei redditi di qualsiasi contribuente, a prescindere dall’attività svolta, anche se si tratti di lavoratori dipendenti.
Questo, in sintesi, il disposto della sentenza della Corte di Cassazione n. 8047 del 2013.
Dunque ogni qualvolta in sede di verifica sui conti correnti bancari dovesse emergere un versamento che non sia accompagnato da un documento che ne giustifichi adeguatamente ed incontestabilmente la provenienza, l’importo versato può essere ripreso a tassazione da parte dell’Agenzia delle Entrate.
Ovviamente il contribuente ha diritto di difesa avanti le commissioni tributarie, tuttavia le sue armi, in assenza di una prova documentale che dimostri che non si tratta di ricavi o compensi o plusvalenze che dir si voglia, la presunzione di imponibilità non può essere vinta.
A nulla vale la veccia frase “ma … posso sempre dire che …”, perché dire non serve a nulla. Bisogna dimostrare documenti alla mano.
Inviato su 08 / 2013, Notiziari	| Lascia un commento |
18 marzo 2013 di friuldatasas
1. ANCORA SU APPALTO E RESPONSABILITA’ SOLIDALE.
A completamento dell’articolo apparso sull’ultimo numero de “Il foglio giallo” è opportuno aggiungere alcune considerazioni sull’argomento, anche in considerazione del fatto che esso è di particolare interesse per le imprese artigiane in genere, in quanto spesso si trovano ad operare in appalto o in subappalto ed in particolare per le imprese terziste.
In primo luogo va precisato che l’appaltatore deve presentare la dichiarazione sostitutiva al momento del pagamento del corrispettivo. Infatti si tratta di certificare che quanto scaduto fino a quel momento è stato regolarmente versato.
Pertanto, qualora sia concordato un pagamento dilazionato rispetto all’emissione della fattura, bisogna attendere. Non avrebbe infatti alcun senso una certificazione emessa prima, dal momento che dalla data della dichiarazione alla data del pagamento potrebbe cadere qualche scadenza non rispettata relativa agli adempimenti monitorati.
A tale proposito ed a conferma di quanto sopra, la recentissima circolare n. 2E/2013 precisa che qualora il pagamento avvenga mediante ri.ba. o bonifico bancario, situazioni queste per le quali il beneficiario ha notizia solo qualche giorno dopo dell’avvenuto pagamento rispetto alla disposizione, la certificazione deve essere presentata al momento della disposizione stessa, a nulla rilevando il momento in cui il beneficiario ne ha notizia.
In secondo luogo è bene considerare che affinché le sanzioni siano applicate a carico del committente devono verificarsi contemporaneamente le seguenti tre condizioni:
Il contratto deve essere soggetto alla norma in esame;
deve essere stata omessa la presentazione al committente della dichiarazione sostitutiva;
deve essere stato omesso qualche versamento di ritenute e/o di IVA scadenti fra l’ultima dichiarazione sostitutiva (o l’inizio del rapporto) e la data in cui avrebbe dovuto essere emessa quella omessa.
Pertanto se tutto è stato regolarmente pagato non c’è nulla da temere.
Si allegano i fac simile delle dichiarazioni sostitutive dell’appaltatore e del subappaltatore.
2. AGGIORNATI GLI INTERESSI DI MORA SULLE CARTELLE DI PAGAMENTO EQUITALIA.
L’articolo 30 del D.P.R. 602/1973 stabilisce che decorso inutilmente il termine di 60 giorni dalla notifica della cartella di pagamento, sono dovuti gli interessi di mora dal giorno della notifica al giorno dell’effettivo pagamento. Detti interessi colpiscono solo l’importo a debito, esclusi quindi interessi e sanzioni.
Il provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate firmato il 4 marzo u.s. Ha innalzato, a partire dal 1° maggio 2013, l’aliquota degli interessi di mora al 5,2233% dall’attuale livello del 4,5504%.
A far data dal 1° maggio, quindi, i contribuenti raggiunti da una cartella di pagamento che salderanno la stessa dopo il 60° giorno corrisponderanno gli interessi in misura della nuova percentuale.
3. DEDUCIBILI LE SVALUTAZIONI DI CREDITI DI MODESTA ENTITA’.
In periodi di crisi il fenomeno dell’insolvenza da parte dei debitori emerge con particolare drammaticità ed è proprio in questi periodi che si pone quotidianamente l’interrogativo sulla deducibilità delle perdite su crediti ai fini fiscali.
La normativa vigente stabilisce che la perdita di un credito può essere portata in deduzione dal reddito solamente quando essa è certa e precisa e tale certezza e precisione si ha solo con il decreto di fallimento. Anzi si aveva, perché il DL 83/2012, intervenendo a modificare, parzialmente almeno, l’art. 101, comma 5 del TUIR, stabilisce che gli elementi “certi e precisi” per la deducibilità della perdita su crediti sussistono ex lege relativamente ai crediti di modesta entità, ovvero:
non superiori ad € 2.500 quando il fatturato non supera 100 milioni di euro;
non superiori ad € 5.000 quando il fatturato supera detto limite
qualora siano decorsi 6 mesi dalla scadenza.
Dunque, al di là delle modalità operative contabili, che fanno parte dei compiti di chi si occupa della gestione della contabilità, è opportuno compiere una ricognizione sui crediti incagliati al fine di procedere alla loro svalutazione con conseguente riduzione del reddito fiscale (sempre che ce ne sia).
Inviato su 07 / 2013	| Lascia un commento |
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