Source: http://www.endas.net/content/aspetti-fiscali
Timestamp: 2017-12-14 16:48:56+00:00
Document Index: 127035735

Matched Legal Cases: ['art. 143', 'art.2', 'art. 20', 'art.3', 'art. 7', 'art. 13', 'art. 17', 'art. 143', 'art.20']

Aspetti fiscali | Endas Emilia Romagna
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E' obbligatoria la fattura elettronica se un'associazione la deve emettere ad un Comune?
Cos’è la contabilità separata?
Come bisogna comportarsi quando si riceve denaro da un'ente pubblico?
Quando e come si devono rilasciare le ricevute?
Altri tipi di agevolazione?
Un'associazione può accettare donazioni?
Una associazione può svolgere attività commerciale?
Quali i vantaggi fiscali di una associazione?
La nostra associazione è tenuta per legge ad istituire un registro di prima nota?
L' obbligo di emissione della fattura elettronica nelle operazioni con gli Enti pubblici è stato disciplinato secondo il seguente calendario:
• dal 6.6.2014 è stato introdotto l'obbligo per tutte le fatture nei confronti dei Ministeri e loro ripartizioni, delle Agenzie fiscali e degli Enti e Casse nazionali di previdenza e assistenza;
• dal 31.3.2015 l'obbligo sarà esteso a tutte le altre amministrazioni centrali e locali (Regioni, Province, Comuni, Comunità Montane, Unione di Comuni, ASL, CCIAA, ecc.). Pertanto, salve proroghe, tutte le fatture emesse dopo il 31.3.2015 sono soggette a tale obbligo e non potranno più essere pagate dai Comuni se ricevute in forma diversa. Si ricorda che il DM 55/2013 definisce la fattura elettronica come un documento informatico generato secondo il formato XML e sottoscritto digitalmente e che pertanto non costituisce fattura elettronica la semplice emissione ed invio a mezzo posta elettronica di un file (es. .doc, .pdf, ecc.). Si ricorda inoltre che le fatture elettroniche sono soggette all'obbligo di conservazione in forma sostitutiva (in pratica, la conservazione cartacea della stampa di tali fatture non ha valore legale). Le predette ragioni tecniche possono suggerire, in alternativa alla necessità di dotarsi delle necessarie dotazioni informatiche, l'opportunità di rivolgersi a soggetti terzi (consulenti o fornitori di servizi informatici per conto terzi) in grado di provvedere a costi contenuti alla creazione dei files, alla spedizione ed alla conservazione degli stessi secondo le modalità di legge.
E' molto complicata e nessuna piccola associazione la adotta. Occorrono i seguenti libri:
servono solo i Registri ai fini IVA: Registro acquisti, Registro vendite e il Registro dei beni ammortizzabili. Cfr. l'articolo 66 Testo Unico in materia di imposte sui redditi e la guida dell'Agenzia delle Entrate
Per usufruire di tale regime occorre esercitare, alla richiesta di attribuzione del numero di partita IVA, l'opzione per utilizzare il regime fiscale della legge 16 dicembre 1991 n. 398. Le caratteristiche principali di questo regime, nato per le associazioni sportive dilettantistiche e successivamente esteso alle Pro Loco, alle associazioni senza scopo di lucro e alle bande musicali, sono:
La normativa distingue due tipi di attività occasionali, che sono anche disciplinate in modo diverso. Innanzitutto laraccolta pubblica occasionale (in concomitanza di celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione) di fondi tramite offerte libere o anche scambi, offerte o cessioni di beni di modico valore (il testo è su questo punto ambiguo) non è più considerata commerciale ai sensi della lett. a c. 3 art. 143 Testo Unico in materia di imposte sui redditi, è esclusa da IVA e esente da qualsiasi tributo (c. 2 art.2 D.lgs. 4 dicembre 1997 n. 460). Tuttavia (c. 2 art. 20 D.P.R. 29 settembre 1973, n.600) l'associazione dovrà redigere un apposito e separato rendiconto:
In conclusione, l'associazione non deve né avere Partita IVA né rilasciare fatture, non è tenuta a conservare le fatture che riceve per documentare le spese, né a compilare il mod. UNICO. Gli altri tipi di attività occasionale a pagamento (ad esempio la prestazione occasionale di un servizio ad un terzo non socio che paga per la prestazione ricevuta) restano commerciali; l'associazione dovrà allora conservare le fatture che riceve per documentare le spese (come costi dell'attività), dichiarerà costi e ricavi nel modello UNICO (redditi diversi) e sulla differenza (utile) pagherà l'IRES. Inoltre l'associazione dovrà adottare la contabilità e il regime fiscale, sia ai fini IVA che ai fini IRES, previsto per il proprio volume d'affari.
E' la modalità con cui le associazioni che svolgono attività commerciale sono obbligate (cfr. l'art.3 D.lgs. 4 dicembre 1997 n. 460) a tenere la contabilità e consiste nel tenere in modo distinto gli incassi e le spese proprie dell'attività commerciale dalle entrate e uscite dell'attività istituzionale.
Spesso le associazioni trovano negli enti pubblici un'importante fonte di finanziamento per le proprie attività. Questo denaro può costituire un reddito per l'associazione e/o può essere soggetto a IVA:
Quando una associazione riceve soldi (quote e contributi associativi, donazioni, corrispettivi per attività non commerciali), dovrà rilasciare, se richiesta, una ricevuta. Se l'associazione svolge attività commerciale (ed è quindi dotata di partita IVA) dovrà rilasciare lo scontrino o la ricevuta fiscale. A questo obbligo di documentazione delle entrate esistono tre eccezioni:
la seconda è relativa ad una serie di attività "minori" (D.M. 21 dicembre 1992), tra le quali la più interessante è quella dei «venditori ambulanti di palloncini, piccola oggettistica per bambini, gelati, dolciumi, caldarroste, olive, sementi, simili e affini non muniti di attrezzature motorizzate, e comunque soggetti che esercitano, senza attrezzature, il commercio di beni di modico valore, con esclusione di quelli operanti nei mercati rionali»;
la terza è relativa alle operazioni svolte riconducibili alle attività istituzionali.
Esiste comunque l'obbligo di emettere su richiesta la fattura per ogni genere di attività commerciale, incluse quelle che si configurano come attività istituzionali per le ONLUS. Le ricevute (quietanze) emesse da associazioni politiche, sindacali, di categoria, religiose, assistenziali, culturali e sportive per la riscossione di quote e contributi associativi sono esenti dall'imposta di bollo in modo assoluto (art. 7 tabella B allegata al D.P.R. 26 ottobre 1972 n. 642), mentre le altre ricevute sono soggette al bollo di 2 euro se la somma versata è superiore a 77,47 euro (art. 13 nota 2a tariffa annessa al D.M. 20 agosto 1992 e succ. mod.). In questi casi un foglio intestato recante l'indicazione del ricevente e della cifra pagata può essere sufficiente.
Premettiamo che il Codice Civile definisce la donazione come un atto con il quale il donante arricchisce chi riceve «per spirito di liberalità», e che la liberalità è una donazione. I sinonimi che si incontrano nella normativa sono: erogazioni liberali, oblazioni, offerte libere. Con l'abrogazione degli art. 17, 600 e 786 del Codice Civile, un'associazione può accettare donazioni (somme in denaro o altri beni mobili) di qualsiasi valore. Il soggetto che fa una donazione non può inserire la somma nella Dichiarazione dei Redditi come "costi sostenuti" (per pagare meno tasse), cosa viceversa possibile se si trattasse di una "sponsorizzazione".
La partita IVA è necessaria se l'associazione intende svolgere un qualsiasi tipo di attività commerciale, sia essa occasionale o abituale. Per ottenere la Partita Iva occorre compilare un modulo e recarsi presso una sede della Agenzia delle Entrate.
L'esercizio di attività commerciali (vendita o prestazione di servizi) è consentito alle associazioni anche se l'attività deve rientrare nelle attività istituzionali dell'associazione previste dallo Statuto e senza l'impiego di mezzi organizzati professionalmente per fini di concorrenzialità sul mercato.Anche l'associazione dovrà quindi, come gli altri enti commerciali, sottostare a tutte le regole proprie dell'attività commerciale: attribuzione del numero di Partita IVA e versare le imposte IRAP e IRES.
La raccolta pubblica occasionale di fondi tramite offerte libere o anche scambi, offerte o cessioni di beni di modico valore (in concomitanza di celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione) non è considerata commerciale ai sensi della lett. a c. 3 art. 143 del Testo Unico in materia di imposte sui redditi. L'associazione dovrà comunque redigere un apposito e separato rendiconto entro 4 mesi dalla chiusura dell'esercizio.
Certamente, se è stata costituita in forma scritta (registrata o meno). E' necessario dare comunicazione all'ufficio locale dell'Agenzia delle Entrate dell'avvenuta "nascita" di questo nuovo soggetto. L'Agenzia delle Entrate rilascerà un codice fiscale. E' possibile ottenere il codice fiscale anche senza aver registrato lo statuto o l'atto costitutivo. Il codice fiscale è indispensabile pe registrare statuto e/o atto costitutivo; acquistare beni con fattura; intestare all'associazione beni immobili (tramite il suo rappresentante legale); stipulare contratti di locazione; richiedere contributi e/o rimborsi spese a istituzioni; erogare compensi; versare ritenute d'acconto; compilare dichiarazioni fiscali sia proprie (modello Unico) che per dipendenti e/o collaboratori (modd. CU ecc.).
Nessuna norma prevede l’obbligo per le associazioni prive di partita iva di tenere scritture contabili, ad eccezione dell’art.20 bis del DPR 600/1973 con riferimento all’attività complessivamente svolta dalle Onlus. Si ritiene, però, di consigliare vivamente la tenuta di almeno una prima nota sia per la sua funzione contabile sia per il supporto alla redazione del rendiconto, anche nelle associazioni di più piccole dimensioni.