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Timestamp: 2020-04-10 19:52:16+00:00
Document Index: 121604375

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 378', 'art. 380', 'art. 3', 'art. 4', 'sentenza ', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 13036 del 24/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13036 del 24/05/2017
Cassazione civile, sez. trib., 24/05/2017, (ud. 16/03/2017, dep.24/05/2017), n. 13036
sul ricorso 8201-2010 proposto da:
G.A., elettivamente domiciliato in ROMA VIALE TRASTEVERE
259, presso lo studio dell’avvocato PIER LUIGI BARTOLI, che lo
rappresenta e difende unitamente all’avvocato ENRICO CANDIANI;
AGENZIA DELLE ENTRATE UFFICIO DI BUSTO ARSIZIO in persona del
AGENZIA DELLE ENTRATE UFFICIO CENTRALE;
avverso la sentenza n. 52/2009 della COMM.TRIB.REG. della Lombardia,
1. G.A. propone ricorso per cassazione fondato su due motivi avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Lombardia, in epigrafe meglio indicata, con la quale in riforma della prima decisione, accogliendo l’appello dell’Ufficio, è stato ritenuto legittimo l’avviso di accertamento emesso per IVA, IRPEF ed IRAP per l’anno di imposta 2000, in applicazione del procedimento accertativo basato sui parametri ex lege n. 549 del 1995 e D.P.R. n. 195 del 1999, con riferimento all’esercizio della professione di promotore finanziario.
2. Il giudice di appello ha ritenuto che il contribuente non avesse dimostrato o documentato alcunchè di diverso relativamente alla somma di Lire 11.540.000 imputata all’acquisto di carburanti per l’autovettura, come sarebbe stato suo onere.
3. L’Agenzia delle entrate replica con controricorso.
G.A. ha depositato memoria ex art. 378 c.p.c. e art. 380 bis c.p.c., comma 1.
1.1. Con il primo motivo si denuncia la erronea applicazione della L. 28 dicembre 1995, n. 549, art. 3 e del D.P.R. 31 maggio 1999, n. 195, art. 4 nonchè del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, artt. 39 e 42 nonchè la violazione del principio di capacità contributiva e la errata applicazione della ripartizione dell’onere della prova.
1.2. Il motivo è inammissibile sotto molteplici profili.
1.3. Innanzi tutto, pur essendo sviluppato ampiamente, risulta carente sul piano dell’autosufficienza in quanto le plurime doglianze non sono accompagnate dalla adeguata trascrizione dell’avviso di accertamento e dei pregressi atti di parte, di modo da consentire al giudice di valutare la tempestiva introduzione delle questioni. Anche in merito alle difese svolte dal contribuente in sede amministrativa nulla è riferito di specifico, ma ne viene aprioristicamente sostenuta la rilevanza e la mancata considerazione, senza che alcun elemento di fatto sia effettivamente e dettagliatamente riferito. Inoltre le doglianze sembrano rivolte direttamente all’attività amministrativa, piuttosto che alla sentenza impugnata. Ancora va osservato che i quesiti a corredo del motivo, nel numero di otto, sono tuttavia formulati come mere interrogazioni astratte, prive di puntuali riferimenti al caso concreto ed alla connessa decisività.
2.1. Con il secondo motivo si denuncia la omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione, sostenendo che la CTR nell’accogliere l’argomento dell’Ufficio concernente l’importo del consumo di carburante, non avrebbe riferito il percorso logico a supporto di tale argomentazione e nel momento di sintesi afferma che non è agevole comprendere quali argomenti la CTR abbia inteso contrapporre a quelli “ben più chiari, esposti dalla Commissione varesina”.
2.2. Anche questo motivo è inammissibile. La decisione impugnata, sia pure nella sua estrema sinteticità, si esprime sulla decisiva rilevanza del dato dei consumi di carburante rispetto alla ricostruzione induttiva del reddito. Tale statuizione è censurata in modo non pertinente, come si evince dal momento di sintesi che sollecita un confronto tra la motivazione della sentenza di primo grado (che, peraltro, non trascrive) e quella di appello: infatti, non solo è generica rispetto alla fattispecie, ma è anche del tutto estraneo alla natura del giudizio per cassazione, a critica vincolata (Cass. n. 25332/2014).
3.1. In conclusione il ricorso va dichiarato inammissibile.
3.2. Le spese del giudizio di legittimità seguono la soccombenza nella misura liquidata in dispositivo.
Condanna il ricorrente alla rifusione delle spese del giudizio di legittimità a favore della controricorrente, che liquida nel compenso di Euro 2.200,00=, oltre spese prenotate a debito.