Source: https://www.antonellapedone.com/articoli/ricongiungimento-dei-figli-maggiorenni
Timestamp: 2020-06-05 15:16:24+00:00
Document Index: 32710028

Matched Legal Cases: ['art. 29', 'art. 3', 'art. 29', 'art. 29', 'art. 29', 'art. 3', 'art. 29', 'art. 3', 'art. 29', 'art. 30', 'art. 30', 'art. 29', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 4']

Ricongiungimento dei figli maggiorenni
Il ricongiungimento del figlio maggiorenne è consentito solamente nella ipotesi in cui questi non possa provvedere al proprio sostentamento.
La Corte Costituzionale è stata chiamata recentemente a pronunciarsi sulla questione di legittimità costituzionale dell'articolo 29, comma 1, lettera b-bis), del Decreto Legislativo n. 286 del 25 luglio 1998 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), "nella parte in cui prevede il ricongiungimento del figlio maggiorenne a carico solamente nella ipotesi che esso non possa provvedere al proprio sostentamento a causa del suo stato di salute che comporti invalidità totale".
La norma in esame, modificata in corso di causa dal decreto legislativo 8 gennaio 2007, n. 5 (Attuazione della direttiva 2003/86/CE relativa al diritto al ricongiungimento familiare) ammette attualmente il ricongiungimento dei figli maggiorenni solo qualora risulti che essi "permanentemente non possano provvedere alle proprie indispensabili esigenze di vita in ragione del loro stato di salute".
La questione posta all'attenzione della Corte è se l'art. 29, comma 1, lettera b-bis cit. violi o meno il principio di uguaglianza di cui all'art. 3 della Costituzione, determinando una disparità di trattamento tra lo straniero che chieda il ricongiungimento con i propri genitori e lo straniero che chieda il ricongiungimento con un figlio maggiorenne.
Nel primo caso, ai fini del ricongiungimento dei genitori "a carico" – disciplinato dal comma 1, lettera c), del medesimo art. 29 – rileverebbero le circostanze oggettive, a seconda dei casi, dell'assenza di altri figli nel Paese di origine, ovvero dell'impossibilità di questi di provvedere al loro sostentamento per gravi motivi di salute.
Nel secondo caso, invece, il ricongiungimento dei figli maggiorenni risulterebbe condizionato all'accertamento del fatto che "la dipendenza economica dipenda da una situazione fisica soggettiva assolutamente impeditiva dell'esercizio di una attività lavorativa", non essendo invece sufficiente la dimostrazione della "condizione di assenza di ulteriori membri della famiglia che possano provvedere al sostentamento del figlio".
Si riporta il testo integrale dell'ordinanza, con cui la Corte Costituzionale rigetta l'eccezione di incostituzionalità.
Ritenuto che, con ordinanza del 7 giugno 2006, il Tribunale di Firenze, in composizione monocratica, ha sollevato – in riferimento agli artt. 3, 29 e 30 della Costituzione – questione di legittimità costituzionale dell'art. 29, comma 1, lettera b-bis), del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), "nella parte in cui prevede il divieto del ricongiungimento del figlio maggiorenne a carico solamente nella ipotesi che esso non possa provvedere al proprio sostentamento a causa del suo stato di salute che comporti invalidità totale";
che, alla luce di tali premesse, il giudice rimettente dubita della legittimità costituzionale dell'art. 29, comma 1, lettera b-bis), del d.lgs. n. 286 del 1998, nella parte in cui "limita l'ingresso della maggiorenne non autosufficiente a carico, alla sola ipotesi che la mancata autosufficienza dipenda da incapacità derivante da stato di salute", in quanto, trattandosi di diritto indisponibile, il principio di uguaglianza sancito dall'art. 3 della Costituzione dovrebbe comportare, anche nei riguardi degli stranieri, un trattamento identico delle situazioni sostanziali, afferenti a diritti indisponibili, che risultino omogenee;
che il rimettente osserva, al riguardo, che, mentre ai fini del ricongiungimento dei genitori "a carico" – disciplinato dal comma 1, lettera c), del medesimo art. 29 – rileverebbero le circostanze oggettive, a seconda dei casi, dell'assenza di altri figli nel Paese di origine, ovvero dell'impossibilità di questi di provvedere al loro sostentamento per gravi motivi di salute, il ricongiungimento dei figli maggiorenni risulterebbe condizionato all'accertamento del fatto che "la dipendenza economica dipenda da una situazione fisica soggettiva assolutamente impeditiva dell'esercizio di una attività lavorativa", non essendo invece sufficiente la dimostrazione della "condizione di assenza di ulteriori membri della famiglia che possano provvedere al sostentamento del figlio";
che, a giudizio del rimettente, "la ratio della differenza di presupposti" fra le fattispecie di ricongiungimento richiamate non potrebbe rinvenirsi "nella presunzione che il figlio (più giovane del genitore) possa" (e quindi "debba") "trovarsi un'occupazione", in quanto ciò si tradurrebbe in un'indagine sulla colpevolezza dello stato di bisogno non richiesta dal legislatore per il genitore "a carico", in violazione dell'art. 3 Cost.;
che, inoltre, ad avviso del giudice a quo, la norma censurata violerebbe anche l'art. 29 Cost., che riconosce i diritti della famiglia, nell'ambito dei quali dovrebbero annoverarsi, in relazione al "figlio naturale riconosciuto", anche quelli della "famiglia non fondata sul matrimonio", nonché l'art. 30 Cost., in quanto "la limitazione al riconoscimento dei diritti della famiglia ai soli figli minorenni" non troverebbe "alcun riscontro" in detto precetto costituzionale;
che, in particolare, sotto tale ultimo profilo, il rimettente osserva che non "appare sufficiente riconoscere che il mantenimento possa avvenire in forma indiretta mediante invio delle somme necessarie nel Paese di origine, poiché i doveri che incombono verso i figli richiamati dall'art. 30 Cost." non si limitano "al solo aspetto economico", ma coinvolgono "anche doveri a carattere non patrimoniale, inscindibilmente connessi ai primi", che necessitano "di un diretto contatto fra genitori e prole".
Considerato che la questione di legittimità costituzionale sollevata, in riferimento agli artt. 3, 29 e 30 della Costituzione, dal Tribunale di Firenze in composizione monocratica concerne l'art. 29, comma 1, lettera b-bis), del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), "nella parte in cui prevede il divieto del ricongiungimento del figlio maggiorenne a carico solamente nella ipotesi che esso non possa provvedere al proprio sostentamento a causa del suo stato di salute che comporti invalidità totale";
che, in particolare, la disposizione, nella formulazione vigente al momento dell'ordinanza di rimessione, consentiva il ricongiungimento dei figli maggiorenni allorché risultasse che costoro non potessero "per ragioni oggettive provvedere al proprio sostentamento a causa del loro stato di salute" comportante "invalidità totale";
che, tuttavia, anche in virtù del citato ius superveniens, il ricongiungimento dei figli maggiorenni risulta tuttora subordinato alla circostanza che essi "permanentemente non possano provvedere alle proprie indispensabili esigenze di vita in ragione del loro stato di salute";
che, quanto al merito della questione sollevata, questa Corte ha già avuto modo di affermare che "l'inviolabilità del diritto all'unità familiare è certamente invocabile e deve ricevere la più ampia tutela con riferimento alla famiglia nucleare, eventualmente in formazione e, quindi, in relazione al ricongiungimento dello straniero con il coniuge e con i figli minori"; mentre, nei casi di ricongiungimento tra figli maggiorenni, ormai allontanatisi dal nucleo di origine, e genitori, il legislatore ben può bilanciare "l'interesse all'affetto" con altri interessi meritevoli di tutela (sentenza n. 224 del 2005 e ordinanze n. 368 del 2006 e n. 464 del 2005), a condizione che le scelte "non risultino manifestamente irragionevoli" (ordinanza n. 232 del 2001);
che questa giurisprudenza ha chiarito, altresì, con riferimento al diritto al ricongiungimento familiare, che la discrezionalità del legislatore risulta ancora più ampia "in quanto il concetto di solidarietà non implica necessariamente quello di convivenza, essendo ben possibile adempiere il relativo obbligo mediante modalità diverse dalla convivenza" (ordinanza n. 368 del 2006 e sentenza n. 224 del 2005);
che, pertanto, ove si consideri che il legislatore può regolare l'accesso degli stranieri sul territorio dello Stato sulla base di scelte che tengano conto di un "corretto bilanciamento dei valori in gioco", non risulta irragionevole consentire il ricongiungimento dei figli maggiorenni nelle sole ipotesi in cui vi sia una situazione di bisogno determinata dall'impossibilità permanente di provvedere alle proprie indispensabili esigenze di vita, a causa del loro stato di salute;
che tali rilievi consentono a questa Corte di prescindere dal fatto che il giudice rimettente abbia del tutto omesso di considerare che la norma censurata – anche nel testo vigente al momento dell'ordinanza e prima della formale attuazione nell'ordinamento italiano avvenuta con il citato d.lgs. n. 5 del 2007 – risulta conforme a quella dettata dall'art. 4, comma 2, lettera b), della direttiva 22 settembre 2003, n. 2003/86/CE (Direttiva del Consiglio relativa al diritto al ricongiungimento familiare), la quale espressamente prevede che gli Stati membri possano autorizzare l'ingresso dei "figli adulti non coniugati del soggiornante, o del suo coniuge, qualora obiettivamente non possano sovvenire alle proprie necessità in ragione del loro stato di salute".