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Timestamp: 2020-08-08 09:59:58+00:00
Document Index: 98424557

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 348', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 360', 'art. 1', 'art. 29', 'art. 1', 'art. 29', 'art. 3']

Sentenza Cassazione Civile n. 9002 del 06/04/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9002 del 06/04/2017
Cassazione civile, sez. VI, 06/04/2017, (ud. 07/03/2017, dep.06/04/2017), n. 9002
sul ricorso 28428-2015 proposto da:
T.G., in proprio ed in qualità di socia accomandataria
della cessata società Faggi di T.G. & C. S.a.s.,
CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall’avvocato ELENA TARICCO, in
avverso la sentenza n. 2276/2014 del TRIBUNALE di TORINO, depositata
che, con sentenza del 25.11.2014, confermata in sede di gravame ai sensi dell’art. 348 bis dalla Corte di appello, il Tribunale di Firenze annullava l’avviso d’addebito opposto da T.G., con il quale era stato chiesto il versamento di contributi alla Gestione Commercianti dell’INPS asseritamente dovuti dalla predetta in qualità di socia accomandataria della società “FAGGI di T.G. &amp; C.” s.a.s..
2. che viene denunziata violazione e/o falsa applicazione della L. 22 luglio 1966, n. 613, art. 1, della L. 27 novembre 1960, n. 1397, art. 1 così come modificato dalla L. 27 dicembre 1996, n. 662, art. 1, comma 1, della stessa L. n. 1397 del 1960, art. 2 e degli artt. 2313, 2318 e 2697 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, contestandosi che l’attività svolta dal T. fosse esclusa da quelle per le quali è prevista l’iscrizione alla Gestione Commercianti ed assumendosi che la stessa possedeva carattere commerciale, così come si evinceva dalla visura camerale della società, della quale la T. era l’unica socia accomandataria nonchè che quest’ultima aveva solo allegato, senza darne prova, circostanze idonee ad escludere la presunzione di svolgimento di attività imprenditoriale da parte di società non costituita come società semplice;
3.1 che, infatti, presupposto imprescindibile per l’iscrizione alla gestione commercianti è che sia provato, in conformità a quanto previsto dalla L. 23 dicembre 1996, n. 662, art. 1 comma 203, che ha sostituito la L. 3 giugno 1975, n. 160, art. 29, comma 1 (requisiti previsti per ritenere l’obbligo di iscrizione nella gestione assicurativa degli esercenti attività commerciali), lo svolgimento di un’attività commerciale che, nella specie, risulta essere stato escluso con un accertamento in fatto da parte della Corte del merito supportato da una motivazione adeguata ed immune dai denunciati vizi;
che è stato accertato che la s.a.s. di cui la controricorrente era socia accomandataria non svolgeva alcuna attività diretta all’acquisto ed alla gestione di beni immobili e non svolgeva attività diverse da quella limitata alla mera riscossione del canone di locazione dell’ immobile di cui era proprietaria, e pertanto non rileva la mancanza di prova che altri soci fossero impegnati negli atti di gestione ordinaria e straordinaria della società, nonchè la mancanza di prova idonea ad escludere la presunzione normativa di esercizio di attività imprenditoriale ricollegabile, secondo l’assunto dell’istituto, alla circostanza che la società fosse costituita in forma diversa da quella semplice;
che questa Corte – con riferimento alle società in accomandita semplice – ha affermato il principio (Cass. n. 3835 del 26 febbraio 2016) secondo cui ai sensi della L. n. 662 del 1996, art. 1, comma 203, che ha modificato della L. n. 160 del 1975, l’art. 29 e de4lla L. n. 45 del 1986, art. 3 in tali società la qualità di socio accomandatario non è sufficiente a far sorgere l’obbligo di iscrizione nella gestione assicurativa degli esercenti attività commerciali, essendo necessaria anche la partecipazione personale al lavoro aziendale, con carattere di abitualità e prevalenza, la cui ricorrenza deve essere provata dall’istituto, prova che, nel caso in esame, secondo i giudici di merito non è stata fornita, essendo emerso che la società in accomandita semplice di cui la T. era socia non svolgeva alcuna attività diretta all’acquisto ed alla gestione di beni immobili e non svolgeva neanche attività limitata alla riscossione del canone di locazione dell’immobile di cui era proprietaria;
rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità, liquidate in Euro 200,00 per esborsi, Euro 1000,00 per compensi professionali, oltre accessori come per legge, nonchè al rimborso delle spese forfetarie in misura del 15 %.