Source: https://cobasterni.blogspot.com/2014/11/
Timestamp: 2018-06-18 15:19:43+00:00
Document Index: 74397759

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

novembre 2014 | COBAS TERNI
La Corte europea fa giustizia per i precari della scuola: devono essere assunti! Comunicato stampa Corte giustizia EU dopo sentenza precari scuola
giovedì 27 novembre 2014 · Posted in corte di giustizia eu, normativa italiana sui contratti di lavoro a tempo determinato nel settore della scuola è contraria al diritto dell’Unione, precari scuola, sentenza EU
Dopo le tante polemiche e i conflitti, ultimo lo sciopero generale del 14 novembre, che abbiamo sostenuto in questi anni contro le politiche economiche e sociali dell’Unione Europea, per una volta possiamo dire senza tema di smentite: viva l’Europa, o più precisamente, viva la Corte di giustizia europea che oggi – per bocca del suo presidente sloveno Marko Ilesic – ha deciso, ridicolizzando il nostrano MIUR e i governi italici di tutti i colori che hanno consentito la lunghissima illegalità, che i contratti precari per i docenti ed Ata italiani sono illegittimi. Questa storica sentenza impone che i precari della scuola che hanno almeno tre anni (trentasei mesi) di lavoro scolastico debbano essere assunti o risarciti nel caso abbiano smesso di lavorare nella scuola o non siano interessati a rimanerci: e il risarcimento deve riguardare anche gli scatti di anzianità.
La cifra esatta degli interessati/e supera forse la quota di 300 mila, docenti o Ata, comunque almeno il doppio di quelli delle Graduatorie ad esaurimento che dovrebbero essere assunti da settembre 2015 secondo gli impegni del governo, e riguarda sia i precari di seconda fascia sia quelli di terza. Ora, è vero che in alcune precedenti occasioni i governi hanno preferito pagare le multe (e in questo caso anche i risarcimenti) che ottemperare alle decisioni della Corte europea o della Consulta italiana, e che dunque le procedure legali da avviare rapidamente andranno accompagnate anche da una mobilitazione permanente dei precari affinché da settembre 2015 essi/e possano essere tutti/e lavoratori/trici stabili nella scuola. Ma stavolta sarà molto difficile sfuggire ad una pesantissima condanna europea, anche perché la cosa a questo punto coinvolge direttamente pure il restante Pubblico impiego, visto che non si vede come il governo italiano possa evitare che una tale decisione si estenda pure ai precari della PI, i quali, dunque, devono avviare analoghe mobilitazioni e procedure giuridiche. Per i precari, docenti ed Ata, che abbiano i 36 mesi di lavoro e per i precari del PI in situazione analoga, le nostre sedi provinciali sono ovviamente disponibili affinché i tribunali del lavoro, applicando la sentenza europea, diano giustizia definitiva a tutti/e coloro che in questi anni sono stati utilizzati illegalmente, spremuti come limoni, sottopagati e che nella scuola, con il Piano Renzi, si voleva espellere al 50%, mettendo precari contro precari, fasce contro fasce.
il comunicato stampa della Corte di Giustizia EU: La normativa italiana sui contratti di lavoro a tempo determinato nel settore della scuola è contraria al diritto dell’Unione
29#11 quelli dello sciopero di Terni. Giornale parlato da Oreste Scalzone
· Posted in 29#11 quelli dello sciopero di Terni. Giornale parlato da Oreste Scalzone, ast, cimarelli, cobas, Terni, Thyssenkrupp 29 novembre
“BATTAN L’OTTO”, ovvero
QUELLI DELLO SCIOPERO DI TERNI, 1906-2014
Giornale immaginario parlato
da Oreste Scalzone
A TERNI E DA TERNI, OGGI, UNA
''Lettera aperta scritta ad alta voce: d'amore, rabbia
e qualche tentativo di riflessione anche sull'oltre “
Sabato 29#11- ore 16, 30
Centro sociale Germinal Cimarelli,
via del lanificio 19 – Terni
vergognosa sentenza per la strage Eternit
La sentenza della Cassazione sul processo Eternit fa parte di un disegno più ampio attuato da parte della magistratura: riscrivere di fatto a vantaggio dei padroni le norme del codice penale.
La sentenza di Roma dimostra (se mai ce ne fosse ancora bisogno) che di fatto in Italia stiamo assistendo da anni alla SOSPENSIONE DELLO STATO DI DIRITTO garantito dalla Costituzione per lavoratori e cittadini .
Non si tratta solo di tutela di salute e sicurezza sui posti di lavoro o dell'ambiente, ma anche di diritto di espressione, diritto di dissenso, diritto di manifestare, diritto al lavoro, diritto alla dignità, diritto alla giustizia, diritto di sciopero.
L'Italia non è più (semmai lo sia mai stata) una "Repubblica democratica fondata sul lavoro". Di fatto l'Italia è una Repubblica oligarchica fondata sugli interessi dei poteri forti.
Di questo, purtroppo, dobbiamo ormai tenerne conto...
SENTENZA ETERNIT, LA CASSAZIONE ANNULLA LA CONDANNA: REATI PRESCRITTI
Annullata senza rinvio per intervenuta prescrizione del reato di disastro ambientale la sentenza della Corte d'appello di Torino sulla strage dell'Eternit. La Suprema Corte dopo appena due ore di camera di consiglio ha accolto la richiesta del procuratore generale, Francesco Iacoviello. Al di là del linguaggio processuale, il senso è chiaro: non c'è nessun colpevole, non da un punto di vista giudiziario, per l'inquinamento di Eternit che ha fatto tremila morti causando tumori ai polmoni nella popolazione di Casale Monferrato, Cavagnolo, Rubiera e Bagnoli.
"Annullamento senza rinvio della condanna a 18 anni per Stephan Schmidheiny perché tutti i reati sono prescritti". E' quel che aveva chiesto a sorpresa il pg. E poche ore dopo è arrivata la conferma. "Vergogna, vergogna", hanno urlato i parenti delle vittime subito dopo la lettura del verdetto che cancella anche il diritto a tutti i risarcimenti per i familiari e le istituzioni locali.
La sentenza è stata accolta con incredulità dai parenti delle vittime e dai rappresentanti delle istituzioni che si sono occupate delle morti per amianto e che hanno atteso per tutto il giorno fuori dal palazzo. "Sono sconvolta. Siamo dispiaciuti e increduli ho bisogno di qualche ora per capire come reagire, devo discutere con la giunta prima di prendere qualunque provvedimento", ha detto il sindaco di Casale Monferrato, Concetta Palazzetti.
A Roma c'erano tantissimi familiari delle vittime di Casale Monferrato, Cavagnolo, Rubiera e Bagnoli. Figli e nipoti di operai o semplici cittadini che sono morti di mesotelioma pleurico, il tumore provocato dall'inalazione di polveri d'amianto nei quattro stabilimenti italiani della multinazionale elvetico-belga.
Non si arrende il pm Raffaele Guariniello: "Non bisogna demordere. Non è una assoluzione. Il reato c'è. E adesso possiamo aprire il capitolo degli omicidi. La Cassazione non si è pronunciata per l'assoluzione. Il reato evidentemente è stato commesso, ed è stato commesso con dolo. Abbiamo quindi spazio per proseguire il nostro procedimento, che abbiamo aperto mesi fa, in cui ipotizziamo l'omicidio". "Questo non è il momento della delusione, ma della ripresa. Noi non demordiamo".
"All'Inail i costi per le sole prestazioni mediche ai lavoratori colpiti dalle patologie provocate dall'amianto sono costate 280 milioni di euro che non si recupereranno più perché il verdetto della Cassazione ha demolito in radice questo processo", ha commentato l'avvocato generale dell'Inail, Giuseppe Vella.
Ora l'Inail, così come l'Inps, è stata condannata al pagamento delle spese legali, la cui cifra per ora non è nota. I due enti avevano fatto ricorso per non essere stati ammessi come parte civile dalla Corte di appello di Torino. Condannato a pagare le spese legali anche un parente di una delle vittime dell'amianto che era stato escluso dal diritto degli indennizzi.
La sentenza annullata per prescrizione è quella del 3 giugno 2013 dalla Corte d'appello di Torino, che aveva condannato l'imputato a 18 anni di reclusione per disastro doloso.
Ast di Terni. L'assemblea decide di proseguire la lotta a oltranza
Assemblea ieri all'Ast di Terni. Una presenza massiccia di lavoratori e cittadini, perché questa non è una fabbrica qualsiasi, ma l'architrave dell'economia e della tenuta sociale.
i sindacati l'hanno convocata per riportare ai lavoratori il lungo percorso degli ultimi due giorni di riunione-fiume al Mise, quindi col governo e l'azienda. Il tutto avviene in piazza, dopo la collocazione delle trombe altoparlanti, utilizzando come palco d'emergenza un furgoncino Ape.
Prima precisazione: la firma é lontana ma ci sarebbero degli elementi potenzialmente positivi, questa volta messi nero su bianco.
Il governo dice di lavorare per il “buon esito”, superando le vecchie proposte avanzate da Delrio (la lotta avrebbe dunque determinato un cambio di posizione da parte del governo)
L'azienda mette nel piano delle modifiche.
La produzione attestata alla soglia minima di un milione di tonnellate, con il mantenimento in funzione di entrambi i forni, politiche commerciali, apertura/ricerca sul mercato mediterraneo e tentando di esportare anche verso la Germania (in piazza si giudica la cosa poco credibile)
Verrebbe fissata anche una soglia minima di dipendenti, a 2400 persone; sotto questa cifra l'azienda non dovrebbe andare.
Vengono promessi Investimenti: 270 milioni di euro, di cui 100 per la manutenzione, 10 per ricerca e innovazione, 30 per il trasferimento della linea di laminazione da Torino, che dovrebbe così entrare in funzione dal 2016 (la pizza chiede certezze sul punto). 26 milioni – ancora incerti . Per far fronte a variazioni dei costi energetici.
Gli esuberi programmati sarebbero in questo modo ridotti a 125; l'azienda pensa che con un premio di buonuscita (si parla di 80milaeuro) molti potrebbero accettare l'esodo volontario immediato. Dopo il 1 gennaio, infatti, la cifra verrebbe ridotta a 50mila euro.
Rinnovo dei 7contratti scaduti con le società esternalizzate.
Il sindacato spiega di ritenere inaccettabile che il prezzo degli esuberi venga pagato soprattutto dalle esternalizzate (le ultime 6/7 ore dell'incontro sono state spese su questo). In testa a tutti c'è la certezza che gli operai dell'Ilsev sono determinanti per il funzionamento dello stabilimento (e infatti, più tardi, un operaio Ilsev salirà su il palco che annunciare che da parte loro lo sciopero continuerà ad oltranza).
L'azienda annuncia inoltre di volere la sospensione del contratto di secondo livello, sostituendolo con un nuovo contratto integrativo basato sul “merito” (ma tutti, in piazza lo definiscono “clientelare”). All'interno del nuovo contratto sarebbero previste quattro voci: a) maggiorazioni legate al merito; b) la retribuzione della presenza domenicale passa da 40 a 25 euro: c) il premio di produttivita - 723 euro – viene disposto come variabile e legato agli straordinari (la piazza non intende accettare); d) messa in discusione del riconoscimento del ruolo professionale.
Con queste quattro modifiche del contratto secondo livello non si arriva a un risparmio di 11 milioni.
L'azienda non vuole prendere in considerazione le proposte del governo: sconto Irap (5 milioni), energia (10 miloni) e l'implementazione della logistica (miglioramento e completamento per Civitavecchia....)
Su queste quattro questioni si continua trattare...
Si continua ad affermare che l'assemblea dei lavoratori é “sovrana” e qualsiasi ipotesi di accordo possa uscire dal prossimo incontro (mercoledì prossimo) o da uno successivo, si procederà all'effettuazione di un un referendum. Il sindacato chederà comunque una verifica semestrale del rispetto degli impegni presi.
Proseguirà intento il blocco delle portinerie fino al prossimo incontro (mercoledì).
Terminata questa relazione, parlano altri sindacalisti (in questo caso di Ugl e Uil). Qualcuno ventila l'ipotesi di individuare “altre forme di lotta”, come lo sciopero alternato di 4 ore. La risposta corale è “no, si continua la lotta”.
Interviene Antonio, che si autodefinisce un "rompicoglioni", richiede un applauso di soledarietà contro la sentenza Eternit e riafferma la mecessità di garanzie per le esternalizzate; critica le voci (riportate dai giornali) che qui ci sia una minoranza di”sobillatori” che prevaricherebbe una maggioranza più “malleabile”; propone che mercoledi si vada a palazzo Chigi. Ma l'idea non viene poi ripresa da atlri.
Sale sul palchetto un “lav” (caporeparto ) che prova a riproporre lo sciopero alternato di 4 ore, adducendo come argomento la durezza della lotta e la mancanza di salario. Coro di “NO” (c'è anche un po di contestazione, subito rientrata).
Del ressto sono in diversi a precisare che, negli incontri, ci provano un po' tutti gli interlocutori - e in molti modi – a far modificare le modalità della lotta.
Interviene Rosario, della Fiom, che ribadisce la necessità di unità, di non accettare provocazioni dell'amministratore delegato Morselli: non passerà alcun licenziamento, né tra gli interni né nelle esternalizzate, se non c'è la clausola di salvaguardia; lotta ad oltranza. Fa anche autocritica in merito all'ultima occupazione dell'autostrada, che lui pensa andasse rimandata all'indomani, e invece é servita farla proprio quel giorno.
L'assemblea si scioglie. La lotta continua con le stesse modalità. Nuovo appuntamento mercoledì.
Posted by comitatonogelmini su 20 novembre 2014
nterrogazione parlamentare dei senatori Mussini, Petraglia, Montevecchi, Bignami, Romani Maurizio, Bencini e De Petris
Al Ministro dell’istruzione, dell’università e ricerca
Nel pomeriggio del 14 novembre u.s., nell’imminenza della chiusura della “consultazione” sul Piano Scuola del governo, docenti e studenti si sono ritrovati davanti al Miur per presentare, in delegazione, al Ministro o ad un funzionario da lui delegato, delibere e mozioni del mondo della scuola sul progetto di riforma;
la volontà di “ascolto” del Governo si è concretata nella disposizione di quattro file di forze dell’ordine (guardia di Finanza e Carabinieri, in tenuta antisommossa – caschi e scudi), due camionette ad ingombrare le rampe di accesso al Ministero ed elicotteri soprastanti a controllare l’area;
lo spiegamento di forza pubblica ha impedito l’ingresso al Miur di coloro che, vivendo la scuola e le sue inadeguatezze quotidianamente, ne conoscono a fondo le problematicità e intendevano offrire una risposta ufficiale e formale, oltreché legittima e articolata;
l’ascolto al quale è disposto il governo sembrerebbe limitarsi ai segni di spunta per la compilazione di un questionario a prevalenza di risposte chiuse da parte dei pochi che hanno voluto partecipare al sondaggio online su “La buona Scuola” (65mila circa), il cui termine è stato anche prorogato di un giorno, vista la moderata affluenza;
le diverse sezioni del questionario, peraltro, ripercorrendo le suddivisioni del documento governativo, evidenziano una certa arbitrarietà nelle scelta degli argomenti sui quali si è ritenuto di indagare. Un esempio per tutti riguarda l’entrata dei privati nelle scuole, considerata un dato acquisito per sopperire alle carenze statali e presentato dal sondaggio solo in termini di possibile destinazione e preferenza nell’utilizzo degli eventuali fondi;
non si può sottacere, da un lato, la tendenziosità di molte domande del questionario che non prevedevano la risposta negativa, tantomeno l’espressione di un’opinione diversa da quelle prestabilite, dall’altro lato, l’elusione di temi fondamentali, come la valutazione dei docenti e la riforma degli Organi collegiali;
la blindatura del Ministero dell’istruzione, verificatasi da ultimo venerdì scorso, appare una dimostrazione inequivocabile di chiusura al dialogo nei confronti di chi chiede di studiare e approfondire le problematiche in campo, che non possono risolversi con arroganza, approssimazione e rapidità, a scapito dei diritti e dei principi costituzionali di uno Stato democratico;
secondo il progetto “LaBuonaScuola”, inoltre, i genitori vengono solo informati, ma assumono un ruolo di protagonisti soltanto nella raccolta dei fondi, finendo in pratica per perdere completamente il ruolo di componente collaborativa nel raggiungimento delle decisioni (come dimostrano la sparizione del Rappresentante di classe, la compressione del Consiglio d’istituto e il ruolo pervasivo assegnato al Dirigente scolastico);
il 4 agosto 2006, fu depositata presso la Camera dei deputati la legge di iniziativa popolare ‘Per una buona scuola della Repubblica’, sostenuta da 100.000 firme e da almeno 120 comitati di base locali. La discussione fu avviata nell’aprile del 2007, ma la fine anticipata della legislatura ne interruppe l’iter di discussione e approvazione;
nella XVI legislatura, la legge fu ripresentata, senza mai essere discussa né considerata ai fini dell’emanazione della legge Gelmini di riforma della scuola;
già prima dell’estate, la legge di iniziativa popolare “Per Una buona scuola della Repubblica” è stata ripresentata in entrambi i rami del Parlamento (AC 2630 e AS 1583);
la ripresentazione, al di là delle necessità procedurali, non è solo un gesto di rispetto e riconoscimento nei confronti di un percorso di democrazia partecipata che ha coinvolto migliaia di genitori, docenti e studenti, e va al di là della condivisione puntuale dei contenuti di questa proposta di legge;
a cominciare dalla ministro Moratti per giungere alla ministro Giannini, e passando per la ministro Gelmini, molte cose sono cambiate, purtroppo soltanto in negativo; lo dimostrano ad esempio le deplorevoli condizioni dell’edilizia scolastica, considerata una priorità per l’attuale governo, o la strutturale carenza di materiale didattico;
un ulteriore dato costante risulta essere il muro, spesso costituito da forze dell’ordine,verso qualsiasi forma di dialogo con i diretti interessati del mondo della scuola, docenti, studenti e genitori, che ben conoscono lontano dai riflettori le criticità e le disfunzioni del sistema scuola in Italia;
le annose problematiche relative al mondo dell’istruzione non si superano con le rituali passerelle settimanali del Presidente del Consiglio o di qualche ministro o sottosegretario, tantomeno con sondaggi estemporanei o battage pubblicitari, ma con un razionale e cospicuo stanziamento di risorse che renda efficace ed efficiente il sistema di istruzione pubblica, in linea con le molteplici prescrizioni costituzionali in materia, prima tra tutte la partecipazione dei soggetti della scuola;
Rilevato infine che
la proposta di legge di iniziativa popolare rappresenta un progetto ambizioso, complesso e articolato, condiviso, negoziato e mediato da tutti i soggetti che vivono quotidianamente le criticità del sistema scolastico pubblico e provano a fornire soluzioni pratiche;
in particolare, il testo propone ad esempio uno stanziamento di fondi in linea con la media europea (il 6% del Pil) e, soprattutto, vincolati a una precisa previsione di spesa,al fine di attuare le disposizioni costituzionali che delinearono una scuola statale democratica, inclusiva, laica e pluralista per la Repubblica italiana;
quale sia la società che ha elaborato il questionario sulla buona scuola, con quali criteri sia stata selezionata, con quali modalità verranno restituiti i risultati della consultazione e a quanto ammonti il compenso pattuito;
se siano state sentite le parti sociali per quanto attiene ai contenuti contrattuali delle linee guida e cosa sia emerso dalla consultazione;
quale sia l’équipe pedagogica che ha elaborato le linee guida per la Presidenza del consiglio e se tale équipe intenda rispondere e con quali modalità agli interrogativi e/o segnalazioni di criticità sulle linee guida emerse in merito alla consultazione su “LaBuonaScuola”;
quanto sia stato speso per la pubblicità relativa al progetto governativo di “buona scuola” andato in onda anche sulle radio e le televisioni (oltreché su quotidiani e riviste);
se ritenga opportuno, vista la scarsità di risorse economiche, l’utilizzo a tali scopi delle risorse dei contribuenti, posto che non si tratta di una campagna informativa sui diritti dei cittadini, relativa a normative già in essere;
se e quali siano i precedenti italiani o europei ai quali ci si è ispirati per la conduzione della campagna governativa su “La Buona Scuola”;
se le procedure di ascolto in atto da parte del governo prevedano l’uso della forza pubblica, come verificatosi da ultimo lo scorso 14 novembre di fronte al Ministero dell’istruzione;
se non ritenga opportuno, nell’elaborazione dell’importante e attesa riforma del sistema di istruzione, anche al fine di smentire procedure autoritarie e/o prevenire abusi di decretazioni d’urgenza, tenere conto con atti realmente formali delle voci di migliaia di cittadini, che conoscono e vivono quotidianamente la scuola, le sue potenzialità e le sue inefficienze e problematicità;
quando e come il governo intenda dare forma normativa alle linee guida per una reale buona scuola pubblica.
14 novembre – Lo sciopero dei No Tav a Milano
Milano. Venerdì mattina. Il centro città è invaso da migliaia di persone per lo sciopero generale convocato da numerosi sindacati, dagli studenti e dai No EXPO. Gli operai della Fiom si concentrano in Porta Venezia assieme ai facchini dello Slai Cobas. Gli studenti, i sindacati di base e i No Expo si ritrovano invece in Largo Cairoli.
Due cortei differenti si muoveranno per le vie della città senza mai riuscire ad incrociarsi, la Fiom partita da Porta Venezia arriverà in Piazza Duomo per il comizio finale mentre gli altri da Cairoli si muoveranno per il Ticinese per giungere infine in Piazza Fontana. Questo è il piano preventivo per il mantenimento dell’ordine perché lo sciopero rimanga quello a cui siamo abituati: interruzione di qualche ora di studio e lavoro e sfilata in corteo per rivendicare le proprie specifiche ragioni.
Lo striscione dello spezzone No TAV
Con questo striscione uno spezzone No Tav proverà a rompere questa divisione cercando di praticare quello che il movimento valsusino ha espresso nei magici momenti della sua storia di lotta: istanze diverse e lontane geograficamente si possono toccare e addensare in un magma altamente esplosivo. Le bandiere No Tav decidono così di muoversi per raggiungere questo intento. Non si seguirà il corteo pronto a partire. Si saluta calorosamente e si prende la metro dribblando abilmente tornelli e controllori ci si sposta in Piazza San Babila.È qui che si trova il contatto con le migliaia di operai della Fiom giunti a Milano da tutta Italia. È un incontro che si realizza raramente, dei mondi in realtà così vicini vengono spesso tenuti a debita distanza, a volta per la chiusura dei dirigenti sindacali o per l’azione preventiva di questura e prefettura. Questa volta succede qualcosa di inaspettato: per due-tre ore migliaia di metalmeccanici sfilano davanti a decine di bandiere No Tav, leggendo gli striscioni appesi ai pali della piazza, fermandosi con curiosità e approvazione ad applaudire quando si sentono i racconti della lotta in valle, degli occupanti di case dei quartieri popolari di Milano, infine della volontà di unire le lotte per diventare più forti.
Ma le parole che risuonano più forti così come le scritte che appaiono sulle tele vanno per i quattro compagni No Tav rinchiusi da quasi un anno in carcere, ora all’aula bunker di Torino in attesa che i Pm avanzino le loro assurde richieste di condanna a 9 anni e 6 mesi per attentato con finalità di terrorismo. A San Babila si realizza la prima piccola incrinatura della normalità dei cortei sindacali, molti operai condividono l’insoddisfazione e lo sfinimento di fare sfilate che mostrano la debolezza della concertazione e della mediazione. Si percepisce un sibilo sottile e insistente che sfiata dall’aria compressa tra gli striscioni rossi e le bandiere Cgil. Chissà se la giornata darà l’occasione di fuoriuscire davvero.
I No Tav in Piazza San Babila
A chiusura del corteo della Fiom ci sono i facchini che sventolano le bandiere dei Cobas, sono centinaia, giunti da tutta Italia forti degli ultimi due anni di lotta dura contro lo sfruttamento delle cooperative, le notti di blocchi ai cancelli, le cariche respinte della polizia. Con loro non c’è bisogno di tante parole, l’intesa è immediata. Lo spezzone No Tav con alcuni occupanti di case di Corvetto e Ticinese si incastra in mezzo a questi operai che arrivano da tutte le parti del mondo.
Giunto in Duomo il corteo si ferma perché la dirigenza sindacale vuole imporre il suo noioso spettacolo dal palco montato nella piazza. Mentre la Camusso inizia il suo comizio le bandiere No Tav provano a superare le transenne poste a chiudere l’accesso delle scale per il sagrato del Duomo, lasciato vuoto e isolato per indirizzare tutta l’attenzione verso il palco situato dalla parte opposta della piazza. Mentre qualche compagno riesce a scavalcare ostacolato dai militari di guardia un cordone di celere giunge correndo sul posto per fermare le intenzioni dei No Tav. L’apparizione di manganelli e scudi e il fermo di un compagno rimasto al di là delle transenne trascinato via dalla digos scatena la rabbia dei presenti. Davanti a queste immagini con il ricordo fresco delle cariche a Roma sugli operai di Terni molti operai scattano verso le transenne. Qualche pettorina del servizio d’ordine si mette in mezzo per calmare gli animi, la polizia è però costretta a lasciare il compagno ed ad indietreggiare con qualche botto che gli salta tra i piedi. Mezza piazza Duomo, piena come non si vedeva da tempo, si gira ad osservare la scena, magari non comprendendo cosa stesse accadendo ma sicuramente più interessata ad eventi reali piuttosto che false promesse lanciate dalla Camusso.
Qualche minuto dopo viene urlato al megafono che il corteo degli studenti sta venendo caricato in piazza Fontana. L’immagine dei manganelli è ancora la molla che fa scattare tanti, No Tav, studenti, operai Fiom, lavoratori Cobas lasciano queste accezioni divisorie e si lanciano correndo verso la piazza adiacente. La polizia, già prevedendo possibili contatti ha chiuso ogni accesso, via Larga è piena di camionette, gli studenti sono lontani dalla vista, in piazza Santo Stefano, e praticamente irraggiungibili se non fronteggiando una celere ben più numerosa. Si chiudono le bandiere, si riallacciano i caschi, si rinuncia all’intento di rivincita sulla polizia ma senza frustrazioni, anzi con una consapevolezza in più che unendo le forze, incrociando le lotte anche questo spazio altamente metropolizzato può essere sovvertito.
6 dicembre presentazione ACAD-perchè non accada più
· Posted in 6 dicembre, acad, Terni
Intanto davanti a Palazzo Vidoni, sede del Ministero della Funzione Pubblica, è partita la protesta dei ricercatori organizzati con l’USB, che hanno simbolicamente buttato via gli strumenti di lavoro - provette, microscopi e computer - per dare vita a un cacerolazocontro la distruzione della ricerca Pubblica.
Alle 12, al Colosseo, una trentina di lavoratori e delegati Usb, in particolare del settore del commercio (supermercati, grande distribuzione, ecc), è salito ai piani alti esponeso tre scriscioni. Con loro Ilario e Valentino, due lavoratori dei trasporti licenziati dalla ditta Trotta per essere stati intervistati da Riccardo Iacona, per la tramissionePresa Diretta di RaiTre. Altri delegati e lavoratori sono fuori del monumento, in supporto al flashmo e volantino tra la gente. Gli striscioni parlano del rinnovo del contratto del commercio, oltre a ribadire il "no alla privatizzazione del trasporto pubblico" e ovviamente "no ai licenziamenti politici" come quelli di Ilario e Valentino. Qui il comunicato dell'Usb: Colosseo_Usb.docx4.54 KB12:54
Massa, 11.50 - Occupato stabile della provincia abbandonato. La #casa si prende #nopianocasa#14n #nopd #civediamoil5
Napoli, 10.55 - Un fiume di persone inonda e blocca il c.so Umberto I.movimenti della campagnamagnammoce o’pesone hanno occupato l’ufficio anagrafe, di piazza Dante contro il piano casa che nega il diritto di residenza.
Bergamo, 10.20 - A il corteo partito dalla stazione dei treni e composto soprattutto da studenti e studentesse, che hanno occupato la sede del Pd. Da Bergamo Luc di Bgreport (radio onda d'urto)Ascolta
La Corte europea fa giustizia per i precari della ...
29#11 quelli dello sciopero di Terni. Giornale par...
Ast di Terni. L'assemblea decide di proseguire la ...
6 dicembre presentazione ACAD-perchè non accada pi...
14N: in migliaia nelle piazze dello sciopero socia...
Più di centomila “strikers” nelle piazze di 30 cit...
“NON È QUESTA LA SCUOLA CHE VOGLIAMO !”
SULLO SCIOPERO SOCIALE E IL CORTEO DEL 14 NOVEMBRE...
NO ALLA SCUOLA AZIENDA DI RENZI
Il Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua partec...
Acciaierie di Terni: altra giornata di blocchi e p...
14 NOVEMBRE CORTEO ORE 9 CANCELLI AST VIALE BRIN- ...
reparti di confino politico nelle fabbriche
Peggio dei nazisti. Parte oggi “Mos maiorun”, la r...
NESSUN LICENZIAMENTO. ALL’AST-THYSSENKRUPP NESSUNO...
LIBERTA' PER AHMAD SA'DAT
14 novembre sciopero generale e sociale
CONTRO IL GOVERNO E LA RISTRUTTURAZIONE ENERGETIC...
COOP CENTRO ITALIA HA ACQUISTATO SUPERCONTI
Sblocca Italia è legge. “Regalo a petrolieri”
Rispetto per la scelta di Brittany Maynard