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Timestamp: 2019-06-18 19:25:42+00:00
Document Index: 161289970

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 612', 'sentenza ', 'art. 378', 'art. 612', 'art. 612', 'sentenza ', 'art. 612', 'sentenza ', 'art. 615', 'art. 616', 'art. 612', 'sentenza ', 'art. 13', 'art. 1', 'art. 13', 'art. 13']

Il Caso.it, Sez. Giurisprudenza, 19928 - pubb. 12/06/2018
I provvedimenti resi dal giudice dell'esecuzione che illegittimamente risolvano una contesa tra le parti non sono mai appellabili, anche se contengono la liquidazione delle spese giudiziali
Cassazione civile, sez. III, 31 Ottobre 2017, n. 25847. Est. D'Arrigo.
Processo esecutivo - Ordinanza del G.E. che risolva contesa tra le parti - Natura di sentenza - Esclusione
[Nel caso di specie, la corte d'appello aveva ritenuto che l'ordinanza del giudice dell'esecuzione non fosse appellabile in quanto priva di carattere decisorio facendo applicazione dell'orientamento di legittimità più risalente, oramai definitivamente superato, in quanto, un tale provvedimento non può acquisire mai natura sostanziale di sentenza e quindi non è in alcun caso appellabile.] (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Dott. TANTANGELO Augusto - Consigliere -
Il Condominio di (*), procedeva ad esecuzione forzata, ai sensi dell'art. 612 c.p.c., degli obblighi di fare disposti dal Tribunale di Roma con sentenza n. 1939 del 2001, confermata in grado d'appello, a carico di X., L.V., B.E., B.G., B.W., B.R. e D.C.L. (le ultime tre quali eredi di B.L.).
La Corte d'Appello di Roma dichiarava inammissibile il gravame, sul rilievo della non decisorietà dell'ordinanza, ritenuta di carattere meramente interlocutorio.
Contro tale decisione gli esecutati propongono ricorso per cassazione, articolato in un unico motivo illustrato da successive memorie ex art. 378 c.p.c.
Resiste con controricorso il (*).
La questione sottoposta all'attenzione del Collegio concerne l'appellabilità dell'ordinanza pronunciata dal giudice dell'esecuzione ex art. 612 c.p.c.
La giurisprudenza di questa Corte ha a lungo ritenuto che, in materia di esecuzione forzata degli obblighi di fare e di non fare, ogni volta che il giudice dell'esecuzione, con l'ordinanza di cui all'art. 612 c.p.c., risolva contestazioni che non attengono alla determinazione delle modalità esecutive, bensì alla portata sostanziale del titolo esecutivo, tale provvedimento acquista natura di sentenza sul diritto della parte istante di procedere ad esecuzione forzata e diviene, perciò, impugnabile con i mezzi ordinari anzichè con lo strumento dell'opposizione agli atti esecutivi, esperibile solo nei confronti dei singoli atti di esecuzione che, in quanto meramente ordinatori, sono privi di contenuto decisorio (da ultimo, Sez. 3, Sentenza n. 15727 del 18/07/2011, Rv. 619489; Sez. 3, Sentenza n. 24808 del 08/10/2008, Rv. 604894).
Più di recente, però, tale orientamento è stato sottoposto a revisione critica, giungendosi alla conclusione che l'ordinanza resa ai sensi dell'art. 612 c.p.c. che illegittimamente abbia risolto una contesa tra le parti, così esorbitando dal profilo funzionale proprio dell'istituto, non è mai considerabile come una sentenza in senso sostanziale, decisiva di un'opposizione ex art. 615 c.p.c., ma dà luogo, anche qualora contenga la liquidazione delle spese giudiziali, ad una decisione soltanto sommaria, in quanto da ritenersi conclusiva della fase sommaria di una opposizione all'esecuzione, rispetto alla quale la parte interessata può tutelarsi introducendo un giudizio di merito ex art. 616 c.p.c. (Sez. 3, Sentenza n. 15015 del 21/07/2016, Rv. 642689; Sez. 3, Sentenza n. 7402 del 23/03/2017, Rv. 643692).
La questione del carattere decisorio o meno dell'ordinanza ex art. 612 c.p.c., tuttavia, ha perso oggigiorno ogni rilievo, dato che, secondo il mutato orientamento giurisprudenziale, un tale provvedimento non può acquisire mai natura sostanziale di sentenza e quindi non è in alcun caso appellabile.
Sussistono i presupposti per l'applicazione del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, sicchè va disposto il versamento, da parte dell'impugnante soccombente, dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l'impugnazione da lui proposta, senza spazio per valutazioni discrezionali (Sez. 3, Sentenza n. 5955 del 14/03/2014, Rv. 630550).
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del cit. art. 13, comma 1 bis.
Depositato in Cancelleria il 31 ottobre 2017.