Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-247-codice-civile-legittimazione-passiva
Timestamp: 2019-11-21 15:47:59+00:00
Document Index: 104433127

Matched Legal Cases: ['art. 102', 'art. 98', 'art. 244', 'art. 2047', 'art. 113', 'art. 21']

Art. 247 codice civile: Legittimazione passiva | La Legge per tutti
Art. 247 codice civile: Legittimazione passiva
Il presunto padre (1), la madre ed il figlio sono litisconsorti necessari nel giudizio di disconoscimento (2).
Interdetto: [v. 414]; Curatore: [v. 165]; Emancipato: [v. 390]; Inabilitato: [v. 415].
Litisconsorzio necessario: casi in cui esiste un unico rapporto sostanziale di cui sono titolari più soggetti; pertanto la decisione deve essere pronunziata necessariamente nei confronti di più parti processuali (nel nostro caso la madre, il figlio e il presunto padre). Se il giudizio viene proposto senza la presenza di tutti i litisconsorti, il giudice deve ordinare l’integrazione del contraddittorio in un termine perentorio da lui stabilito (art. 102 c.p.c.).
(1) Art. così sostituito ex l. 19-5-1975, n. 151 (art. 98) (Riforma del diritto di famiglia).
(2) La decadenza [v. 2964] non si verifica nel caso in cui l’azione sia intentata nei confronti di uno solo dei litisconsorti necessari prima della scadenza del termine previsto dall’art. 244. In tal caso, infatti, il giudice dispone un termine entro cui l’interessato deve integrare il contraddittorio, cioè deve proporre l’azione anche nei confronti dell’ulteriore soggetto prima trascurato (es.: il figlio che abbia agito contro il padre deve convenire in giudizio, entro il suddetto termine, anche la madre).
Nei confronti di persona ospite di reparto psichiatrico, non interdetta nè sottoposta a trattamento sanitario obbligatorio ai sensi della l. 13 maggio 1978 n. 180, la configurabilità di un dovere di sorveglianza a carico del personale sanitario addetto al reparto e della conseguente responsabilità risarcitoria ai sensi dell'art. 2047, comma 1, c.c. per i danni cagionati dal ricoverato presuppone la prova concreta della incapacità di intendere e di volere di questi, costituendo principio regolatore della materia della responsabilità civile (al cui rispetto è tenuto il conciliatore che decida secondo equità a norma dell'art. 113, comma 2, c.p.c., nel testo anteriore alle modifiche introdottevi dall'art. 21 l. 21 novembre 1991 n. 374) che, salvi i casi eccezionali, si risponda solo per l'omessa sorveglianza di un soggetto capace.
Cassazione civile sez. III 20 marzo 1997 n. 2483