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Timestamp: 2018-12-13 15:18:18+00:00
Document Index: 38942739

Matched Legal Cases: ['art. 20', 'art. 67', 'art. 148', 'art. 4', 'art. 20', 'art. 143']

Novità fiscali del 20 dicembre 2011: il "concordato" per famiglie e piccole imprese | Commercialista Telematico
Novità fiscali del 20 dicembre 2011: il "concordato" per famiglie e piccole imprese
1) Debiti più leggeri per famiglie e piccole imprese
2) Adempimenti contabili degli enti non commerciali ed obbligo di rendicontazione
3) Modalità di esercizio della opzione per l’affrancamento delle plusvalenze latenti
4) Obbligazioni: con cedole o senza, gestite in conto unico
5) Meccanismi sanzionatori e premiali per le autonomie locali
Potranno ristrutturare i loro debiti e chiudere una volta per tutte i conti in sospeso.
È la novità di un decreto legge per fronteggiare la crisi di famiglie e imprese, approvato dal governo Monti.
I collegi sindacali nelle Srl restano in carica fino alla scadenza del mandato.
In particolare, il Consiglio dei Ministri (nella seduta n. 7 del 16/12/2011) ha approvato provvedimenti in materia di giustizia civile e penale: un disegno di legge con interventi per il recupero dell’efficienza del processo penale; un decreto-legge sul sovraindebitamento del piccolo imprenditore e del consumatore e sull’efficienza del processo civile; il primo decreto legislativo di attuazione della delega per la revisione delle circoscrizioni giudiziarie relativo ai giudici di pace.
Decreto-legge sull’efficienza e processo civile e sul sovraindebitamento
Viene data una risposta urgente per fronteggiare le situazioni di crisi di piccole imprese e famiglie, a cui non sono applicabili le disposizioni vigenti in materia di procedure concorsuali.
A questi soggetti viene offerta la possibilità di concordare con i creditori un piano di ristrutturazione dei debiti che determini la finale esdebitazione del soggetto in crisi.
Le norme introducono, per la prima volta in Italia, un meccanismo di estinzione (controllata in sede giudiziale) di tutte le obbligazioni del soggetto sovraindebitato, anche nella prospettiva di una deflazione del contenzioso in sede civile derivante dall’attività di recupero forzoso dei crediti.
E’ previsto un intervento limitato dell’autorità giudiziaria (che si limita ad omologare l’accordo raggiunto tra debitore e creditore), mentre decisivo è il ruolo svolto dai neocostituiti organismi di composizione della crisi, che, composti da professionisti in possesso di adeguata preparazione, favoriscono la definizione dell’accordo e ne seguono l’attuazione.
Sono previste alcune correzioni alla disciplina della mediazione, per potenziarne l’utilizzo; una modifica alle norme sull’istanza di prelievo per eliminare alcune distorsioni verificatesi nella prassi; la fissazione di un limite alle spese liquidabili per le controversie davanti ai giudici di pace per le quali non é richiesta l’assistenza di un difensore.
Questa norma é volta ad eliminare il contenzioso seriale che spesso grava su tali uffici con gravi conseguenze in termini di costi e carichi di lavoro.
Disegno di legge per il recupero dell’efficienza del processo penale
Interviene su quattro materie, attraverso lo strumento della delega al Governo: depenalizzazione; sospensione del procedimento nei confronti degli irreperibili; sospensione del procedimento con messa alla prova; pene detentive non carcerarie.
a) depenalizzazione: si prevede la trasformazione in illecito amministrativo dei reati puniti con la sola pena pecuniaria, con esclusione dei reati in materia di edilizia urbanistica, ambiente, territorio e paesaggio, immigrazione, alimenti e bevande, salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, sicurezza pubblica. Sono inoltre escluse dalla depenalizzazione le condotte di vilipendio comprese tra i delitti contro la personalità dello Stato. Il termine per l’attuazione della delega è di diciotto mesi.
b) sospensione del procedimento nei confronti degli irreperibili: coerentemente con la Convenzione europea dei diritti dell’uomo si tende a garantire l’effettiva conoscenza del processo. La delega prevede che la sospensione del dibattimento comporta una sospensione della prescrizione per un periodo pari a quello previsto per la prescrizione del reato; quindi se il reato si prescrive in 6 anni, il corso della prescrizione sarà sospeso per 6 anni, dopo i quali ricomincerà a decorrere. Questo periodo dovrà servire a portare il processo a conoscenza dell’imputato. La sospensione del processo non opera nei casi in cui si può presumere che l’imputato abbia conoscenza del procedimento, ad esempio quando è stato eseguito un arresto, un fermo o una misura cautelare o nei casi di latitanti (che si sono volontariamente sottratti alla conoscenza del processo). La sospensione del procedimento non opera nei casi di reato di mafia, di terrorismo o degli altri reati di competenza delle Direzioni distrettuali.
c) sospensione del procedimento con messa alla prova: è prevista in caso di reati non particolarmente gravi (puniti con pene detentive non superiori a quattro anni). La sospensione con messa alla prova è rimessa a una richiesta dell’imputato, da formularsi non oltre la dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado. La messa alla prova consiste in una serie di prestazioni, tra le quali un’attività lavorativa di pubblica utilità (presso lo Stato, le Regioni, le Province, i Comuni o presso enti o organizzazioni di assistenza sociale e di volontariato), il cui esito positivo determina l’estinzione del reato. Potrà essere concessa soltanto una volta (o due, purché non si tratti di reati della medesima indole) a condizione che il giudice ritenga che l’imputato si asterrà dal commettere ulteriori reati.
d) pene detentive non carcerarie: è prevista l’introduzione di due nuove pene detentive non carcerarie: la reclusione e l’arresto presso l’abitazione o altro luogo di privata dimora. Queste pene sono destinate a sostituire la detenzione in carcere in caso di condanne per reati puniti con pene detentive non superiori a quattro anni. Le nuove pene saranno applicate direttamente dal giudice della cognizione, con notevoli vantaggi processuali. Si tratta di modifiche in linea con gli obiettivi generali del provvedimento legislativo, che intende realizzare una equilibrata “decarcerizzazione” e dare effettività al principio del minor sacrificio possibile della libertà personale.
Schema di decreto legislativo per la revisione delle circoscrizioni giudiziarie degli uffici dei giudici di pace
E’ stato approvato in prima lettura lo schema del primo dei decreti legislativi di attuazione della delega sulla revisione delle circoscrizioni giudiziarie, riferito agli uffici dei giudici di pace.
Il decreto, che sarà trasmesso alle Camere per i relativi pareri, prevede l’accorpamento di diversi uffici, consentendo di recuperare 1944 giudici di pace, 2104 unità di personale amministrativo, con un risparmio di spesa, a regime, pari a 28 milioni di euro l’anno.
(Governo Monti, riunione n. 7 del 16 dicembre 2011)
L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 126/E del 16 dicembre 2011 ha fornito due distinti chiarimenti sugli adempimenti contabili che devono tenere gli enti non profit.
Il primo sull’obbligo della tenuta delle scritture contabili, il secondo sull’obbligo della rendicontazione.
Gli enti non commerciali, ai sensi dell’art. 20, primo comma, del DPR n. 600 del 1973, sono soggetti all’obbligo di redazione delle scritture contabili previste per le imprese commerciali solo nei casi in cui gli stessi svolgano attività d’impresa commerciale.
L’obbligo di tenuta della contabilità ai fini fiscali non sussiste, invece, nel caso in cui l’attività commerciale sia posta in essere dai citati enti non profit in via del tutto occasionale e non abituale, cioè senza assumere i connotati dell’esercizio di impresa – nemmeno quale “unico affare” di rilevante entità economica ed articolato in operazioni complesse – trattandosi, in tale eventualità, di “attività commerciale non abituale” che, ai sensi dell’art. 67, comma 1, lett. i) del TUIR, determina la produzione non di reddito d’impresa bensì di reddito diverso e che, ai fini IVA, non soddisferebbe il requisito del presupposto soggettivo.
Rendiconto annuale economico e finanziario
Per gli enti non commerciali la norma prevede la redazione di due distinti rendiconti:
– un rendiconto annuale economico e finanziario (primo rendiconto);
– uno specifico rendiconto in relazione alle raccolte pubbliche di fondi effettuate occasionalmente in concomitanza di ricorrenze, celebrazioni e campagne di sensibilizzazione (secondo rendiconto).
Il primo rendiconto (cd. rendiconto annuale economico e finanziario) viene richiesto in ogni caso, indipendentemente dalle modalità gestionali ed organizzative dell’ente non commerciale e dalla qualificazione giuridica dell’attività esercitata dall’ente stesso.
La corretta tenuta di tale documento contabile, infatti, costituisce lo strumento cui è tenuto l’organo di rappresentanza dell’ente non commerciale per soddisfare le esigenze informative – sia degli associati che dei terzi – in ordine alla corretta gestione economica e finanziaria del patrimonio dell’ente.
Tale documento contabile, inoltre, consente agli organi di controllo di acquisire quelle informazioni contabili necessarie per stabilire, sia da un punto di vista qualitativo che quantitativo, le modalità operative e la struttura organizzativa dell’ente, anche al fine di determinare la sua corretta qualifica fiscale.
Inoltre, tale obbligo di rendicontazione viene imposto agli enti non commerciali di tipo associativo che intendano avvalersi del regime di favore previsto, in relazione alle cessioni di beni e prestazioni di servizi poste in essere a favore dei propri soci, associati o partecipanti, in forza dell’art. 148, comma 3, del TUIR – ai fini IRES – e dell’art. 4, quarto comma, secondo periodo, del DPR n. 633 del 1972, agli effetti dell’IVA.
Per poter fruire del predetto regime di favore, infatti, gli enti non commerciali associativi sono tenuti a conformarsi ad una serie di clausole – da inserire nei propri atti costitutivi o statuti – tra le quali è compresa anche quella relativa all’obbligo di formare un rendiconto annuale economico e finanziario.
Il secondo rendiconto, invece, costituisce un adempimento da effettuarsi soltanto in occasione delle raccolte pubbliche di fondi, per poter fruire delle agevolazioni fiscali.
Si tratta, infatti, dell’ulteriore obbligo di rendicontazione richiesto dal secondo comma dell’art. 20 del DPR n. 600 del 1973 ai fini dell’agevolazione fiscale prevista per le raccolte pubbliche di fondi occasionali dall’art. 143, comma 3, lettera a), del TUIR.
Per cui, laddove l’ente non commerciale non abbia esercitato alcuna delle predette raccolte, lo stesso non é tenuto alla redazione dello specifico rendiconto (secondo rendiconto).
(Agenzia delle Entrate, risoluzione n. 126/E del 16 dicembre 2011)
E’ stato pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 292 del 16 dicembre 2011, il Decreto del 13 dicembre 2011 (Min. Economia e Finanze) recante “Modalità di esercizio della opzione per l’affrancamento delle plusvalenze latenti”.
Viene, quindi, data la possibilità di optare per l’applicazione dell’imposta sostitutiva e della ritenuta con l’aliquota del 12,50% sui redditi diversi e sui redditi di capitale maturati fino alla data del 31 dicembre 2011.
Il Decreto, che è in vigore dal 16 dicembre 2011, concede la possibilità, ai contribuenti che alla data del 31 dicembre 2011 possiedono attività finanziarie non derivanti da imprese commerciali, di optare per l’applicazione con l’aliquota del 12,50%, congiuntamente:
– Dell’imposta sostitutiva sulle plusvalenze e sugli altri redditi diversi;
– nonché delle ritenute sui redditi di capitale derivanti dalla partecipazione ad organismi di investimento collettivo del risparmio, con sede in Italia, diversi dai fondi immobiliari, ovvero con sede in Lussemburgo già autorizzati al collocamento nel territorio dello Stato, nonché ad organismi d’investimento in valori mobiliari situati negli Stati membri dell’Unione europea e negli Stati aderenti all’accordo sullo Spazio economico europeo (SEE).
Nel caso di esercizio dell’opzione, i contribuenti assumono, a decorrere dal 1 gennaio 2012, in luogo del costo o valore di acquisto, il valore delle predette attività finanziarie alla data del 31 dicembre 2011.
L’opzione deve essere esercitata:
a) per i contribuenti in regime dichiarativo nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta 2011.
b) per le quote o azioni di organismi di investimento collettivo, incluse in un rapporto di custodia, amministrazione o altro stabile rapporto, possedute alla data del 31 dicembre 2011, nonché alla data di esercizio dell’opzione, mediante apposita comunicazione scritta resa entro il 31 marzo 2012 all’intermediario con cui il contribuente intrattiene tale rapporto. In tal caso, l’imposta sostituiva sui redditi diversi di natura finanziaria é applicata dall’intermediario depositario.
c) per i contribuenti in regime amministrato entro il 31 marzo 2012, congiuntamente per tutte le attività finanziarie e per le quote o azioni degli organismi di investimento collettivo, incluse in un rapporto di custodia, amministrazione o altro stabile rapporto, possedute alla data del 31 dicembre 2011 nonché alla data di esercizio dell’opzione, mediante comunicazione scritta resa all’intermediario abilitato con cui é intrattenuto tale rapporto.
La ritenuta o l’imposizione sostitutiva sui redditi di capitale derivanti dalla partecipazione agli organismi di investimento collettivo, sono applicate con l’aliquota del 12,50% sulla differenza tra il valore delle quote o azioni dei predetti organismi alla data del 31 dicembre 2011 e il costo medio ponderato di sottoscrizione o acquisto.
Il valore e il costo delle quote o azioni sono rilevati dai prospetti periodici.
Obbligazioni, con o senza cedole: Sono state pubblicate sulla G.U. le nuove regole per lo svolgimento delle operazioni di addebito e di accredito del conto unico.
In particolare, il Decreto del 13 dicembre 2011 (Min. Economia e Finanze), recante “Modalità di svolgimento delle operazioni di addebito e di accredito del conto unico” è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 292 del 16 dicembre 2011.
Per le obbligazioni e titoli similari senza cedola o con cedola avente scadenza non inferiore a un anno dalla data del 31 dicembre 2011, gli intermediari accreditano nel conto unico relativo al mese di gennaio 2012 l’imposta sostitutiva commisurata agli interessi, premi ed altri frutti maturati fino alla data del 31 dicembre 2011 sulla base dell’aliquota vigente a tale data e provvedono contestualmente ad addebitare l’imposta sostitutiva commisurata agli stessi interessi, premi ed altri frutti maturati fino alla stessa data sulla base dell’aliquota vigente dal 1° gennaio 2012.
Gli intermediari provvedono ai corrispondenti addebiti ed accrediti nei confronti del soggetto per conto o a favore del quale le operazioni sono effettuate.
Per le obbligazioni e titoli similari diversi da quelli senza cedola o con cedola avente scadenza non inferiore a un anno dalla data del 31 dicembre 2011, in alternativa a quanto disposto, le operazioni di accredito e di addebito possono essere effettuate nel conto unico del mese di scadenza della cedola ovvero, se antecedenti, del mese di rimborso o di cessione del titolo.
Gli intermediari provvedono contestualmente ai corrispondenti addebiti ed accrediti nei confronti del soggetto per conto o a favore del quale le operazioni sono effettuate.
Proventi derivanti dalla partecipazione ad organismi di investimento collettivo del risparmio e dai contratti di assicurazione sulla vita
Infine, è stato pubblicato sulla G.U. il Decreto recante “Determinazione della quota dei proventi e di redditi derivanti rispettivamente dalla partecipazione ad organismi di investimento collettivo del risparmio e dai contratti di assicurazione sulla vita e di capitalizzazione riferibili alle obbligazioni ed altri titoli pubblici”.
In particolare, si tratta del Decreto del 13 dicembre 2011 – Min. Economia e Finanze, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 292 del 16 dicembre 2011.
Assonime ha pubblicato il Note e Studi n. 12 del 2011 che illustra i meccanismi sanzionatori e premiali per le autonomie locali, introdotti con il Decreto Legislativo 6 settembre 2011, n. 149, di attuazione della Legge delega sul federalismo fiscale (legge 5 maggio 2009, n. 42).
Una delle novità principali del decreto è l’introduzione della relazione di fine legislatura per le regioni e della relazione di fine mandato per province e comuni, con l’obiettivo di rendere trasparenti per gli elettori i risultati dell’attività normativa e amministrativa svolta durante il mandato dalle regioni e dagli enti locali.
Una prima bozza del provvedimento prevedeva che la relazione fosse obbligatoria solo per le regioni assoggettate a un piano di rientro della spesa sanitaria e per gli enti locali in stato di dissesto finanziario.
Nel testo definitivo l’obbligo di predisporre la relazione è stato generalizzato.
Un’altra novità importante è la previsione della responsabilità politica per i presidenti di regione e provincia e per i sindaci in casi di dissesto ad essi imputabile, con conseguente ineleggibilità e interdizione dalle cariche in enti vigilati o partecipati da enti pubblici.