Source: https://www.diritto.it/tar-catanzaro-sentenza-n-2-del-2015/
Timestamp: 2019-04-20 20:56:16+00:00
Document Index: 68308297

Matched Legal Cases: ['art. 27', 'art. 28', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 118', 'art. 2', 'art. 117', 'art. 3', 'art. 1', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 117', 'art. 51', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 1']

Tar Catanzaro, Sentenza n. 2 del 2015
N. 00002/2015 REG.PROV.COLL.
N. 01751/2014 REG.RIC.
sul ricorso R.G. n. 1751 del 2014, proposto da “Consigliera di ***************** della Calabria ****”, ****, ****, ****, ****, ****, ****, ****, ****, ****, ****, ****, rappresentati e difesi dagli avv.ti ****, ****, con domicilio eletto presso lo studio dell’avv. ****, in Catanzaro;
– Comune di Torano Castello, in persona del Sindaco pro-tempore, rappresentato e difeso dall’avv. ****, con domicilio eletto presso lo studio dell’avv. **** in Cosenza;
– Sindaco ****, non costituito in giudizio;
****, ****, ****, ****, non costituiti in giudizio;
a) del Decreto prot. n. 3465 del 6 giugno 2014, con cui il Sindaco del Comune di Torano Castello ha designato i componenti della Giunta comunale, assegnando le deleghe assessorili e di vicesindaco in favore di tre uomini ed una sola donna;
b) della Delibera n. 6 del 8 giugno 2014, pubblicata nell’Albo Pretorio il 19 giugno 2014, per 15 giorni consecutivi, con cui il Consiglio Comunale di Torano Castello ha preso atto della compagine giuntale;
c) di ogni altro atto preliminare, presupposto, consequenziale, derivato e/o comunque connesso.
Visto l’atto di costituzione in giudizio di Comune di Torano Castello;
Relatore, alla camera di consiglio del giorno 4 dicembre 2014, il cons. ***************** e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
I ricorrenti, la Consigliera di ***************** della Calabria e gli altri cittadini residenti nel Comune di Torano Castello, fra cui le donne, anche nella qualità di persone aventi i requisiti per la nomina ad assessore, hanno impugnato l’epigrafato Decreto sindacale, con cui sono state assegnate le deleghe assessorili, in favore di tre uomini e di una sola donna.
Si è costituito il Comune di Torano Castello ed ha evidenziato che il proprio Statuto, con l’art. 27, prevede che “al fine di garantire pari opportunità la Giunta è composta, preferibilmente, da assessori di entrambi i sessi. Gli assessori sono scelti normalmente tra i consiglieri; possono tuttavia essere nominati anche assessori esterni al Consiglio, purché dotati dei requisiti di eleggibilità ed in possesso di particolare competenza ed esperienza tecnica, amministrativa o professionale” e, con l’art. 28, prevede che “non possono comunque far parte della giunta coloro che abbiano tra loro o con il Sindaco rapporti di parentela entro il 30 grado, di affinità di 1° grado, di affiliazione e í coniugi“.
Ha rappresentato le difficoltà incontrate dal Sindaco nel comporre la Giunta e, in via subordinata, ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell’art. 1, comma 137, della Legge n. 56/2014, per violazione degli art. 3 e 5 della Cost..
2. Sussiste la legittimazione ad agire sia della Consigliera di Parita’ Regionale della Calabria in base ai poteri riconosciuti dal D. Lgs. 11.4.2006 n. 198 (“Codice delle pari opportunità fra uomo e donna”), sia degli altri ricorrenti, in base al “principio di sussidiarietà orizzontale”, riconducibile all’art. 118, comma 4, Cost., per la piena valorizzazione dell’apporto diretto dei singoli e delle loro formazioni sociali (costituzionalmente rilevanti ai sensi dell’art. 2 Cost.), che consente la tutela di un interesse collettivo e superindividuale, diretto, attuale e concreto, per poter sindacare, anche in sede giurisdizionale, la funzione amministrativa, dopo il suo esercizio da parte dei poteri pubblici.
Tale principio è altresì ribadito dall’art. 117, comma 7° Cost, nel testo introdotto dall’ art. 3 della legge Costituzionale 18.10.2001 n. 3, per quel che attiene alla composizione degli organi di governo regionale (“Le leggi regionali rimuovono ogni ostacolo che impedisce la piena parità degli uomini e delle donne nella vita sociale, culturale ed economica e promuovono la parità di accesso tra donne e uomini alle cariche elettive”) .
Invero, la Circolare Ministeriale del 24 aprile 2014 sembra compendiare i principi elaborati dalla giurisprudenza in epoca anteriore all’entrata in vigore della legge n. 56 del 2014 (nel medesimo solco, specifica ed approfondisce le modalità di svolgimento dell’istruttoria la successiva circolare 18/EL del 30.5.2014 della Direzione Centrale delle Autonomie Locali del Friuli-Venezia ******), ma, a fronte del chiaro ed inequivocabile testo normativo, non può ammettersi alcuna deroga generale all’obbligo normativo.
5. Va ritenuta manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale, sollevata dalla difesa del Comune, in relazione all’art. 1, comma 137°, della Legge 7 aprile 2014, n. 56, per violazione degli artt. 3, 51 e 97 della Costituzione, innanzi tutto poiché la norma de qua, a differenza della fattispecie esaminata dall’invocata sentenza della Corte Costituzionale n. 422 del 1995 non prevede una “quota di riserva” per i cittadini di sesso femminile, ma precisa che “nessuno dei due sessi può essere rappresentato in misura inferiore al 40 per cento”, con ciò introducendo una misura di riequilibrio dei generi, suscettibile di poter essere fatta valere anche in favore dei cittadini di sesso maschile.
Al riguardo, non va sottaciuto che l’invocata sentenza della Corte Costituzionale n. 422 del 1995 ha altresì escluso che possano essere legittimamente introdotte nell’ordinamento misure che “non si propongono di rimuovere gli ostacoli che impediscono alle donne di raggiungere determinati risultati, bensì di attribuire loro direttamente quei risultati medesimi”.
Inoltre, la Corte Costituzionale, con sentenza 13.2.2003 n. 49 – quindi dopo l’introduzione del nuovo testo dell’art. 117, 7° comma, Cost. (Legge Costituzionale 18.10.2001 n. 3) , ma prima della modifica dell’art. 51 Cost. (Legge Costituzionale 30 maggio 2003 n. 1)- ha precisato che i vincoli imposti dalla legge per conseguire l’equilibrio dei generi nella rappresentanza politica non devono incidere sulla “parità di chances delle liste e dei candidati e delle candidate nella competizione elettorale”.
Infine, come già evidenziato, la norma sospettata di legittimità costituzionale da parte della difesa del Comune, appare coerente con il quadro internazionale di riferimento, con i principi costituzionali, come recentemente modificati, nonché i principi enucleati da recenti pronunzie della Corte Costituzionale, e, particolarmente, dalla sentenza della Corte cost. 14 gennaio 2010 n. 4.
6. Nella specie, il Comune di Torano Castello di 4.631 abitanti (fonte: wikipedia), ricade nella sfera di applicazione dell’art. 1, comma 137°, della Legge 7 aprile 2014, n. 56, come, peraltro, non è in contestazione tra le parti.
La difesa del Comune ha prodotto due dichiarazioni sostitutive dell’atto di notorietà del 28.11.2014, con cui due donne, residenti nel Comune, hanno dichiarato di non voler accettare l’incarico, oltre che la nota di rinuncia di una donna poi nominata Presidente del Consiglio Comunale, ma, di tali note e dell’attività istruttoria svolta sul punto, non vi è la minima traccia nell’avversato Decreto sindacale, per cui le argomentazioni addotte dalla difesa del Comune assumono, in definitiva, i connotati propri di una inammissibile integrazione postuma della motivazione.
Conseguentemente, anche a voler ritenere l’art. 1, comma 137°, della Legge 7 aprile 2014, n. 56 come non avente valore precettivo e cogente, non può essere ritenuto condivisibile l’operato del Sindaco, che, dopo aver ricevuto la rinuncia all’incarico di assessore da parte delle cittadine indicate, si è considerato, in sostanza, tout court esonerato dall’obbligo di nomina di assessori di sesso femminile, con sostanziale violazione anche dell’invocata circolare del Ministero dell’Interno del 24.4.2014.