Source: https://www.osservatorioamianto.com/assistenza-legale/i-benefici-contributivi-per-esp-ad-amianto-5/
Timestamp: 2017-11-23 20:40:58+00:00
Document Index: 69116862

Matched Legal Cases: ['art. 47', 'art. 3', 'art. 47', 'art. 47', 'art. 3', 'art. 13', 'art. 47', 'art. 3', 'art. 13', 'art. 47', 'art. 32']

5. I benefici contributivi per esposizione ad amianto anche per coloro che non hanno presentato la domanda all’INAIL entro il 15.06.2005. - ONA
Gli enti pubblici, e prima di tutto l’INPS, hanno avuto sempre una idiosincrasia nell’applicazione di queste norme, con “palleggio e melina” (così definita da un dirigente medico legale dell’INPS[2]), che ha costretto i lavoratori esposti per più di dieci anni a polveri e fibre di amianto, che avrebbero avuto diritto ad andare subito in pensione, ad intraprendere azioni legali, spesso fino all’ultimo grado di giudizio, e in molti casi quando le sentenze sono divenute definitive, avevano già raggiunto l’anzianità massima, ed erano già in pensione.
In sede di conversione, sono state aggiunte delle norme che facessero salve le posizioni di coloro che avessero maturato il diritto o che fossero in mobilità ovvero avessero risolto il rapporto di lavoro, attraverso l’art. 47 co. 6 bis che recita: “Sono comunque fatte salve le previgenti disposizioni per i lavoratori che abbiano già maturato, alla data di entrata in vigore del presente decreto, il diritto di trattamento pensionistico anche in base ai benefici previdenziali di cui all'articolo 13, comma 8, della legge 27 marzo 1992, n. 257, nonché coloro che alla data di entrata in vigore del presente decreto, fruiscono dei trattamenti di mobilità, ovvero che abbiano definito la risoluzione del rapporto di lavoro in relazione alla domanda di pensionamento”.
Ad un mese di distanza, il legislatore è intervenuto ancora e ha ampliato le maglie e ha esteso i casi nei quali si applica la nuova normativa, con l’art. 3 co. 132 L. 350/2003, che ha il seguente tenore letterale: “In favore dei lavoratori che abbiano già maturato, alla data del 2 ottobre 2003, il diritto al conseguimento dei benefici previdenziali di cui all’articolo 13, comma 8, della legge 27 marzo 1992, n. 257, e successive modificazioni, sono fatte salve le disposizioni previgenti alla medesima data del 2 ottobre 2003. La disposizione di cui al primo periodo si applica anche a coloro che hanno avanzato domanda di riconoscimento all’INAIL o che ottengono sentenze favorevoli per cause avviate entro la stessa data. Restano valide le certificazioni già rilasciate dall’INAIL”.
Nonostante la vastissima platea di lavoratori ai quali continua ad applicarsi la precedente normativa, e per i quali dunque non trova applicazione la decadenza speciale di cui all’art. 47 della L. 326/03, l’INPS continua a sollevare l’eccezione di decadenza, che sa essere infondata, per le lucide ragioni già messe in evidenza dal Tribunale di Civitavecchia[6], il quale aveva rilevato come, nel solco tracciato dalla legge (art. 47 co. 6 bis L. 326/03 e art. 3 co. 132 L. 350/03) non potesse trovare applicazione la norma di cui al D.M. 27.10.2004, di fonte regolamentare generale, che contrariamente alla norma di grado superiore, imponeva il deposito della domanda all’INAIL entro il 15.06.2005 a tutti i lavoratori (anche quelli per i quali la nuova normativa non trovava applicazione).
Il fatto che la Corte di Cassazione continui a pronunciarsi in questi termini autorizza a pensare che l’orientamento si sia ormai consolidato e che si irreversibile e che pertanto non possano più trovare accoglimento quelle eccezioni dell’INPS, ormai di natura solo dilatoria, che se e quando ancora sollevate non potranno più trovare accoglimento da parte dei Giudici di merito, i quali dovranno quindi riconoscere il diritto al risarcimento contributivo per esposizione ad amianto a quei lavoratori che ne sono rimasti professionalmente esposti per oltre 10 anni a concentrazioni superiori alle 100 ff/ll nella media delle otto ore lavorative, per ogni anno e per oltre 10 anni, anche nel caso in cui non abbiano depositato all’INAIL la domanda di certificazione di esposizione ad amianto entro il 15.06.2005, in tutti quei casi in cui trovi applicazione la precedente e più favorevole disciplina di cui all’originaria formulazione dell’art. 13 co. 8 L. 257/92.
Per i lavoratori esposti ad amianto, per più di 10 anni, ma che alla data del 02.10.2003 non avevano ancora maturato il diritto, ovvero non fossero nelle condizioni stabilite dalle norme di cui all’art. 47 co. 6 bis L. 326/2003 e art. 3 co. 132 della L. 350/2003, e che quindi debbono considerarsi decaduti per non aver depositato la domanda di certificazione all’INAIL entro il 15.06.2005, e ove non avessero alcun danno biologico, anche minimo, perché in quel caso troverebbe applicazione l’art. 13 co 7 L. 257/92, al quale non si applica il termine di decadenza, di cui all’art. 47 L. 257/92, sono comunque legittimati a far valere il loro diritto ad ottenere il risarcimento del danno agendo in giudizio direttamente nei confronti della Presidenza del Consiglio dei Ministri, per far valere il tardivo ricevimento della direttiva 477/83/CE, in base ai principi di cui a SS. UU., Sentenza n. 9147/2009, ovvero la conclamata violazione delle norme di cui all’art. 32 della Costituzione, che ha determinato una lesione grave di diritti che hanno proprio nella Carta Costituzione, oltre che nelle norme internazionali, la loro tutela.
Infatti, la Corte ha ormai concluso che il beneficio per esposizione ad amianto non costituisce una prestazione pensionistica, bensì un risarcimento che si lega al fatto dell’esposizione all’amianto (Cass. Civ. Sez. VI, Lav. Sent. 09/02/2015 n. 2351) che di per sé, come abbiamo visto, e come purtroppo dimostra il tragico bilancio in termini di vite umane, reca danni irreversibili alla salute, perché le fibre rimangono nell’organismo umano per tutta la vita, provocando fenomeni infiammatori e precancerosi se non proprio dei tumori conclamati, quasi sempre, purtroppo, ad esito infausto.
Non rimane che l’auspicio di un risveglio delle coscienze e delle istituzioni, anche internazionali, per la messa la bando dell’amianto nel resto del Pianeta, e per la bonifica in Italia, così che possa essere sconfitta l’epidemia di patologie asbesto correlate così da realizzare quel precetto fondamentale di tutela della salute del singolo e della collettività, e con esso della dignità della persona umana, affinchè la dignità della persone e il bene di tutti prevalgano sulla sede di profitto di pochi.
Investire sulla salute, anche attraverso un programma di ammodernamento infrastrutturale e del sistema industriale in Italia, eviterebbe future malattie e future morti, ed anche risparmi in termini di spesa sanitaria, previdenziale ed assistenziale, oltre che in termini di costi umani e sociali, e si potrebbe coniugare il progresso anche economico, con la virtuosa tutela della dignità della persona umana.