Source: http://www.giulioborlenghi.com/category/lavori-giulio-borlenghi-geometra/
Timestamp: 2020-04-09 20:52:24+00:00
Document Index: 61224543

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 7', 'art. 13', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

LAVORI GIULIO BORLENGHI GEOMETRA :: STUDIO TECNICO GEOMETRA GIULIO BORLENGHI
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· 16 Febbraio 2020
La circolare 2/E delle Entrate chiarisce quali sono gli interventi agevolati. Dai balconi alle grondaie, dal cappotto termico agli impianti.
Il set degli interventi premiati dal bonus facciate è finalmente chiaro. Le Entrate hanno definito (con la circolare 2/E) il campo d’azione della maxi-detrazione Irpef/Ires al 90% riservata alle spese sostenute nel 2020. È confermato che lo sconto fiscale si applica agli edifici residenziali o non abitativi, purché situati nelle zone urbanistiche A e B o assimilate dalla normativa regionale o comunale.
Ecco il glossario delle opere agevolate, con l’indicazione di quelle che potrebbero anche beneficiare di altri bonus casa.
Ok al bonus facciate del 90% per interventi di pulitura e tinteggiatura della superficie, consolidamento, ripristino o rinnovo degli elementi costitutivi dei balconi posti sulla facciata esterna. Bonus ammesso anche se i lavori sui balconi rientrano nel recupero o restauro della facciata esterna.
In assenza dei requisiti per il bonus facciate (es. per edifici in zona C o per balconi su facciata interna non visibile dalla strada), c’è la detrazione standard del 50 per cento. Attenzione: in questo caso la manutenzione ordinaria (come la pulizia e tinteggiatura) è agevolata solo sulle parti comuni condominiali.
Non hanno il bonus facciate, ma possono generalmente beneficiare della detrazione standard del 50 per cento. Se l’intervento è finalizzato a migliorare la sicurezza, risulta agevolato a prescindere dall’inquadramento edilizio (es. cambio della serratura, installazione di grate e così via).
Ammesso il bonus facciate per i lavori riconducibili al decoro urbano (pulizia, tinteggiatura, consolidamento, ripristino o rinnovo), se si trovano su facciate esterne. Agevolati anche i lavori compresi in interventi complessivi sulla facciata esterna.
Se non ci sono i requisiti per il bonus facciate, c’è la detrazione standard del 50 per cento.
Sono agevolati con il bonus del 90% gli interventi di pulitura, tinteggiatura, consolidamento, ripristino, miglioramento delle caratteristiche termiche, rinnovo degli elementi costitutivi della facciata esterna. Il tutto, però, a due condizioni:
– deve trattarsi dell’involucro esterno visibile dell’edificio (intero perimetro esterno), escluse le facciate interne non visibili dalla strada o da suolo pubblico.
– se l’intervento influisce dal punto di vista termico, o comunque interessa oltre il 10% della superficie disperdente lorda complessiva dell’edificio, per avere il bonus del 90% bisogna rispettare i requisiti minimi indicati nel Dm 26 giugno 2015 e i valori limite di isolamento termico (trasmittanza) di cui al Dm 26 gennaio 2010.
In alternativa al bonus facciate (es. facciate confinanti con cortili o cavedi), se l’intervento raggiunge i requisiti di isolamento termico, si può avere l’ecobonus del 65%, elevato al 70% per interventi su parti condominiali che interessano almeno il 25% della superficie disperdente lorda dell’edificio (per queste ultime due detrazioni, già prorogate sino alla fine del 2021 per gli interventi su parti comuni, è possibile la cessione del credito).
In assenza dei requisiti per il bonus facciate: detrazione del 50% sulle ristrutturazioni.
Non sono premiate dal bonus facciate, così come vetrate, infissi e grate. In caso di riparazione o sostituzionesenza modifiche di materiali, forma e/o colori: detrazione del 50% solo su parti comuni condominiali.
In caso di sostituzione con modifica di materiale, forma e/o colore: detrazione del 50%; in alternativa, è possibile l’ecobonus (che è anche detrazione Ires, e non solo Irpef) se si raggiungono i requisiti di isolamento di cui al Dm 26 gennaio 2010. Anche in quest’ipotesi, per l’ecobonus è possibile la cessione del credito e, per interventi su parti comuni, l’agevolazione è già prorogata fino alla fine del 2021.
Ammesso il bonus facciate per riparazione o sostituzione, se le grondaie si trovano su facciate esterne. Agevolati anche i lavori compresi in interventi complessivi sulla facciata esterna.
La detrazione del 90% riguarda solo la sistemazione delle parti impiantistiche che si trovano sulla parte opaca della facciata (es. cavi dei condizionatori o dell’antenna). Su altre parti impiantische, invece, spetta la detrazione standard del 50 per cento.
Le coperture orizzontali, come lastrici e terrazze, non sono parte della facciata esterna. Per gli interventi su queste componenti edilizie spettano quindi le altre detrazioni (50% edilizio standard, o ecobonus al 65% se si raggiungono i requisiti di rendimento energetico).
Gli interventi sul muro di cinta o su eventuali recinzioni dell’edificio non possono avere il bonus facciate, perché la recinzione non costituisce parte dell’involucro del fabbricato. Questi interventi possono avere il 50% edilizio standard (grate e cancellate potrebbero essere agevolate in quanto opere anti-intrusione).
Ai fini del bonus facciate, sono parificati ai balconi. Quindi, hanno il 90% gli interventi – compresa la semplice pulitura o tinteggiatura – dei fregi e degli ornamenti sulle facciate esterne. In alternativa, spetta la detrazione del 50% sui lavori edilizi standard.
Parapetti e pluviali
Ammesso il bonus facciate per riparazione o sostituzione di parapetti e pluviali, se si trovano su facciate esterne. Agevolati anche i lavori compresi in interventi complessivi sulla facciata esterna.
Le spese per il noleggio del ponteggio per le facciate esterne, anche se pagate a un’impresa diversa da quella che esegue i lavori, sono comprese nella detrazione del 90 per cento.
Rientrano nel bonus facciate anche le spese di progettazione e le altre spese professionali (es. perizie, sopralluoghi, redazione Ape, asseverazione).
Tende e schermature solari non beneficiano del bonus facciate, ma di una particolare tipologia di ecobonus al 50%, che agevola però l’installazione (non la semplice manutenzione) dei sistemi di schermatura indicati all’allegato M del Dlgs 311/2006. Anche in questo caso, per l’ecobonus è possibile la cessione del credito e, per interventi su parti comuni, l’agevolazione è già prorogata fino alla fine del 2021.
Le coperture non sono parte della facciata esterna. Come accade per i lastrici solari, per gli interventi su queste componenti edilizie spettano quindi le altre detrazioni (50% edilizio standard, o ecobonus al 65% se si raggiungono i requisiti di rendimento energetico).
tratto da: https://www.ilsole24ore.com/art/bonus-facciate-catalogo-ufficiale-lavori-detrazione-90percento-ACg5GcJB?utm_medium=FBSole24Ore&utm_source=Facebook&fbclid=IwAR2YeZwVybLGei1Jltz05-O0VWZbU6eaecU4X6X2YC-VViluzZ-ng1e5gt0#Echobox=1581783754
Il Consiglio di Stato, con sentenza dello scorso mese di marzo, ha emesso una pronuncia innovativa sul cosiddetto “consumo sul posto”, che supera il principio della “non abbinabilità” di tavoli e sedie, sì che il discrimine tra l’attività di somministrazione di alimenti e bevande e quella di vendita per il consumo sul posto da parte degli esercizi di vicinato rimane unicamente la presenza o meno del servizio assistito.
Come è noto, il DL 4 aprile 2006, n. 223 (convertito, con modificazioni, nella legge 4 agosto 2006, n. 248) stabilisce che le attività commerciali, sono svolte senza i seguenti limiti e prescrizioni: il divieto o l’ottenimento di autorizzazioni preventive per il consumo immediato dei prodotti di gastronomia presso l’esercizio di vicinato, utilizzando i locali e gli arredi dell’azienda con l’esclusione del servizio assistito di somministrazione e con l’osservanza delle prescrizioni igienico-sanitarie.
Lo stesso decreto consente il consumo sul posto anche ai titolari di impianti di panificazione con le stesse modalità applicative cui devono sottostare i titolari di esercizi di vicinato.
Il decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228, stabilisce che anche agli imprenditori agricoli è consentito effettuare “… il consumo immediato dei prodotti oggetto di vendita, utilizzando i locali e gli arredi nella disponibilità dell’imprenditore agricolo, con l’esclusione del servizio assistito di somministrazione e con l’osservanza delle prescrizioni generali di carattere igienico-sanitario”.
Attraverso successive interpretazioni intervenute per circolari e risoluzioni il Ministero dello sviluppo economico ha ritenuto che:
tali fattispecie di consumo sul posto non possono essere automaticamente estese alle attività artigianali diverse da quelle dei panificatori, quali gelaterie, pizzeria al taglio, e così via (salvo non svolgano nella stessa sede legittimamente anche attività di vendita al dettaglio quale esercizio di vicinato) in quanto non previste dalla disciplina normativa nazionale di riferimento;
nei locali degli esercizi di vicinato, gli arredi non possono coincidere con le attrezzature tradizionalmente utilizzate negli esercizi di somministrazione, quali ad esempio le apparecchiature per le bevande alla spina, tavoli e sedie così come macchine industriali per il caffè, né può essere ammesso, in quanto espressamente vietato dalla norma, il servizio assistito.
per garantire le condizioni minime di fruizione è stato ritenuto ammissibile solo l’utilizzo di piani di appoggio di dimensioni congrue all’ampiezza ed alla capacità ricettiva del locale nonché la fornitura di stoviglie e posate a perdere;
successivamente, il MISE ha previsto la possibilità di consentire la presenza di un limitato numero di panchine o altre sedute non abbinabili ad eventuali piani di appoggio, essendo invece tipica di bar e ristoranti la consumazione seduti al tavolo, anche se eventualmente svolta con modalità self-service.
Il Consiglio di Stato, con sentenza n. 2280, del 21 marzo 2019, ha superato le condizioni poste dal MISE alla presenza di arredi, mantenendo l’unico limite dell’assenza del servizio assistito di somministrazione.
Secondo i giudici vale il principio, di carattere generale, secondo cui negli esercizi di vicinato, allorché legittimati alla vendita dei prodotti appartenenti al settore merceologico alimentare, è ammesso il consumo sul posto di prodotti di gastronomia, purché in assenza del servizio “assistito” di somministrazione.
Ad avviso del Consiglio di Stato deve pertanto concludersi che in assenza di un vero e proprio servizio al tavolo da parte di personale impiegato nel locale, il mero consumo in loco del prodotto acquistato, sia pure servendosi materialmente di suppellettili ed arredi – anche dedicati – presenti nell’esercizio commerciale (ossia, in primis, tavoli e sedie, ma a rigore anche tovaglioli o stoviglie, la cui generale messa a disposizione per un uso autonomo e diretto di per sé non integra un servizio di assistenza al tavolo, ben potendo essere utilizzati anche dagli acquirenti che decidano di non fermarsi nel locale), non comporta un superamento dei limiti di esercizio dell’attività di vicinato.
Del resto, il DL 4 aprile 2006, n. 223, inequivocabilmente precisa che l’attività di vicinato può porsi in essere “utilizzando i locali e gli arredi dell’azienda”, ossia innanzitutto – ed intuibilmente – tavoli e sedie, a prescindere dal fatto che queste siano collegate o meno ai primi.
Non trova quindi fondamento normativo né logico la pretesa, tra l’altro, di precludere l’abbinamento tra arredi, sedie e tavoli, posto da alcune circolari e risoluzioni del Ministero dello sviluppo economico.
Ferma restando, come già detto, l’irrilevanza degli “abbinamenti” tra tavoli e sedie, il Collegio ha ritenuto che la mera presenza, sui primi, di stoviglie e sottopiatti (così come, in ipotesi, di tovaglie o altri accessori atti a preservare l’igiene e la pulizia degli arredi) non fornisca un univoco indice della sussistenza di un servizio al tavolo ad opera del gestore del locale, presupposto ineludibile perché possa esorbitarsi dal contesto del consumo sul posto nell’esercizio di vicinato.
TRATTO DA: http://www.confesercenti.gr.it/consumo-su-posto-esercizio-di-vicinato-possibile-abbinare-tavoli-sedie/
La commissione tributaria provinciale, accogliendo il ricorso di una piacentina proprietaria di alcuni appezzamenti nel territorio di Pianello, ha stabilito chel’Imu 2014 per i terreni agricoli dei comuni collinari e montani della nostra provincia non andava pagata.
Un pronunciamento che apre la porta a decine di ricorsi e che potrebbe esporre tutti i Comuni piacentini di collina e montagna a una raffica di richieste di rimborso.
“Fino al 2013 la tassazione non era dovuta per le zone svantaggiate – spiega l’avvocato Gian Piero Antonini Zambelli, legale della donna – mentre per il 2014 e il 2015 venne reintrodotta da parte del governo. Di fatto, però, la normativa cambiò solo nel 2015, perché nel 2014 non fu convertito il relativo decreto legge. Quindi, secondo il principio per cui nessuna legge può imporre un’imposizione retroattiva, la mia assistita non pagò e ora la commissione tributaria le ha dato ragione”.
tratto da: www.liberta.it
Di seguito il link dove sono illustrati le tipologie di progetti finanziati a fondo perduto, contenuti nel bando indetto dall’Inail:
http://www.unionecommerciantipc.it/news-157/news/progetti-finanziabili-per-la-sicurezza-delle-imprese-la-nuova-edizione-del-bando-inail-isi.html?fbclid=IwAR2THiEeCRfIvlQpRQS_BgDZ1YOc28TY1i3yZTP9FH9WCSnslJwiq6kMBao
Il Consiglio dei Ministri, nella seduta di ieri sera, ha dato il via libera al disegno di legge di Legge di Bilancio 2019 ‘Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2019 e bilancio pluriennale per il triennio 2019-2021’ e ai due DL ‘Disposizioni urgenti in materia fiscale’ e ‘Disposizioni urgenti per la deburocratizzazione, la tutela della salute, le politiche attive del lavoro e altre esigenze indifferibili’, cioè il Decreto Fiscale e il Decreto Semplificazione.
Subito dopo la seduta il Documento programmatico di Bilancio 2019 è stato inviato a Bruxelles. Vediamo le misure di interesse per il nostro settore:
Flat Tax 15% per Partite Iva fino a 65 mila euro
Il disegno di legge di Legge di Bilancio 2019 estende la soglia del regime forfettario fino a 65 mila euro, prevedendo un’aliquota piatta al 15%. Si tratta di una misura ampiamente annunciata che alza a 65.000 euro il tetto di fatturato del regime forfettario, ora fissato a 30.000 euro.
Il nuovo regime con tassazione al 15% sarà introdotto dal 1° gennaio 2019 e amplierà la platea di almeno altre 500mila partite Iva rispetto a quelle che già oggi rientrano nel regime forfettario. Dal 2020 il tetto di ricavi e compensi salirà a 100mila euro. Una norma che dovrà però prima ottenere il via libera di Bruxelles. È confermata l’aliquota del 5% per 5 anni per le nuove attività.
Il documento inviato a Bruxelles prevede la proroga al 31 dicembre 2019 del bonus ristrutturazione del 50% e dell’ecobonus per gli interventi di efficientamento energetico, sia di quelli detraibili al 65% che di quelli per i quali l’anno scorso l’aliquota è stata abbassata dal 65 al 50% (infissi, schermature solari, sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con caldaie a condensazione almeno in Classe A e caldaie a biomassa).
15 miliardi di euro per gli investimenti pubblici
Si stanziano 15 miliardi di euro aggiuntivi nei prossimi 3 anni per rilanciare gli investimenti pubblici, soprattutto nell’ambito infrastrutturale, dell’adeguamento antisismico e dell’efficientamento energetico degli edifici pubblici, dell’intelligenza artificiale e delle nuove tecnologie. Si crea inoltre una task force per valutare, monitorare e attivare rapidamente i progetti di investimento.
Fatturazione elettronica, IVA e Ires
Il Decreto Fiscale, tra le numerose misure, conferma al 1° gennaio 2019 l’entrata in vigore dell’obbligo di fatturazione elettronica, riducendo per i primi 6 mesi le sanzioni previste per chi non riuscirà ad adeguare i propri sistemi informatici.
Dà la possibilità di emettere fatture entro 10 giorni dall’operazione alla quale si riferiscono e prevede che le fatture debbano essere annotate nel registro entro il giorno 15 del mese successivo alla loro emissione. Si prevede che il pagamento dell’Iva slitti al momento in cui la fattura viene incassata.
Si taglia dal 24% al 15% l’Ires sugli utili reinvestiti per ricerca e sviluppo, macchinari e per garantire assunzioni stabili, incentivando gli investimenti e l’occupazione stabile.
Semplificazioni in materia di appalti
Il Decreto Semplificazione introduce semplificazioni in materia di appalti. Il comunicato del Governo non entra nei dettagli. Se fosse confermato quanto previsto la scorsa settimana con la Nota di aggiornamento al DEF, si tratterebbe di uno snellimento della fase di programmazione delle delibere Cipe, “con un collegamento più stretto con il lavoro progettuale delle Stazioni Appaltanti”.
La riforma – spiegava il DEF – faciliterà l’accesso delle PMI al mercato degli appalti, cosa che, secondo il Governo, limiterà anche il fenomeno del subappalto. I contratti sotto la soglia comunitaria, si legge nel DEF, verranno assegnati con una riserva di quote per le PMI, contemplando una riserva anticipata di quote appaltabili. Si intende così ridurre le possibilità di deroga al Codice Appalti e introdurre il principio della territorialità, cioè gli ‘appalti a chilometro zero’.
Le modifiche al Codice degli Appalti avranno, inoltre, l’obiettivo di rendere più efficienti i pagamenti della Pubblica Amministrazione e di facilitare l’estensione della compensazione tra crediti e debiti della Pubblica Amministrazione.
640 milioni per le ferrovie e 25 milioni di euro per Genova
Con il Decreto Semplificazione viene autorizzata la spesa di 40 milioni di euro per il 2018 per finanziare la parte servizi 2016/2021, del contratto di programma tra Ministero delle infrastrutture e Ferrovie dello Stato. Per la parte investimenti 2017/2021, invece, si prevede la spesa di 600 milioni per il 2018.
Sono stanziati ulteriori fondi per Genova. Per la ristrutturazione dell’Autotrasporto 10 milioni di euro per il 2018 e 15 milioni per l’adeguamento dei porti.
Oggi affrontiamo alcuni aspetti che riguardano il Diritto d’Autore sui progetti architettonici realizzati da Geometri, Architetti o Ingegneri.
Ovviamente il punto di partenza deve essere la Legge sul Diritto d’Autore, Legge 22/04/1941 n° 633 “Protezione del diritto d’autore e di altri diritti connessi al suo esercizio”
Ma per attenerci ai casi specifici dei progetti architettonici, la prima menzione vi è con la legge n° 144 del 2 marzo 1949 (Testo unico della tariffa per le prestazioni professionali dei Geometri) che all’ art. 7 così recita:
Art. 7 – PROPRIETA’ INTELLETTUALE. IMPIEGO RIPETUTO DELLA STESSA PRESTAZIONE
La proprietà intellettuale che spetti al geometra in conformità alle leggi, per l’opera ideata e gli atti tecnici che la compongono, non è in alcun modo pregiudicata dall’avvenuto pagamento dei compensi e indennizzi dovutigli.
Il committente non può, senza il consenso del geometra, valersi dell’opera e degli atti tecnici che lo compongono per uno scopo diverso da quello per cui furono commessi.
Qualora un elaborato venga usato anche per altre applicazioni, oltre quella per cui fu commesso, o ne venga dal committente ripetuto l’uso, al geometra spetta, per ogni nuova applicazione, un compenso non inferiore al 25 % e non superiore al 50 % delle competenze stabilite dalla tariffa in ragione inversa del numero delle applicazioni oltre alle intere competenze per le nuove prestazioni da esse dipendenti (rilievi, tracciamenti, contratto, direzione dei lavori, liquidazione, ecc.).
Stesso concetto che viene ribadito dal Consiglio Nazionale Geometri con la Circolare n° 832 del 27/01/2011
http://www.geometrimo.it/wp-content/uploads/2015/02/832_elaborati_prestazione_commessa.pdf
Interessante anche questo documento del 2016 pubblicato dall’Ordine degli Architetti di Genova, redatto dall’Avv. Pugliese dove vengono trattati 3 casi molto ricorrenti, in particolare il CASO 2 dove si parla della riproduzione da parte di terzi di foto del progetto, obbligo di citazione del progettista ed eventuale risarcimento danni:
http://ordinearchitetti.ge.it/wp-content/uploads/2016/12/Il-Diritto-dautore_lineamenti-generali-ed-opere-di-architettura2.pdf
La nota AGE.AGEDC001.REGISTRO UFFICIALE.0213605.10-10-2017-U a firma dell’Ing. Maggio risolve importanti dubbi il merito all’obbligo di accatastamento dei Fabbricati Rurali censiti al Catasto Terreni da dichiarare al Catasto Edilizio Urbano ai sensi dell’art. 13, commi 14-ter e 14-quater, del decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201.
Oltre a chiarire la prassi da seguire sia per gli immobili che hanno perso i requisiti di ruralità, sia per i fabbricati che per destinazione attuale non hanno l’obbligo di essere accatastati al Catasto Edilizio Urbano, la nota chiarisce definitivamente il termine entro il quale il Tecnico Incaricato di redigere la pratica di accatastamento deve presentare l’atto di aggiornamento catastale.
La nota infatti precisa che la notifica degli atti di contestazione è prevista a partire dalla fine del corrente mese di ottobre, tuttavia allo scopo di porre in essere ogni possibile forma di collaborazione con i contribuenti e le categorie professionali, l’Ufficio potrà comunque differire l’invio dell’atto di contestazione nei casi in cui il tecnico incaricato segnali che l’atto di aggiornamento è in corso di predisposizione e verrà presentato non oltre la metà del mese di novembre.“
12 giugno 2017 – Falsificare l’attestato energetico è reato penale
Rientra nel reato di truffa (articolo 640 cod. pen.) la falsificazione dell’Attestato di prestazione energetica (cd. APE), allegato ad un contratto di vendita immobiliare, nel caso la vendita abbia ad oggetto un alloggio con una classe energetica “diversa” da quella dichiarata nell’attestato.
Questo è quanto affermato dalla Corte di Cassazione penale con la sentenza n. 16644/2017.
Ma veniamo ai fatti: l’acquirente ricorre in Cassazione contestando la vendita di un immobile “con caratteristiche diverse da quelle dichiarate con riguardo alla definizione della categoria energetica”. A parere di questi, infatti, il costruttore era consapevole di avere effettuato lavori in economia e, quindi, non poteva essere in buona fede quando ha venduto come energeticamente “virtuoso” un immobile che nella realtà presentava una classe energetica più bassa di quella indicata contrattualmente.
Eppure, la Corte d’appello, ritenendo il venditore in buona fede (in quanto aveva confidato nelle valutazioni dei tecnici che attestavano la conformità delle opere al progetto), lo assolveva dal reato di truffa contrattuale.
In direzione opposta, invece, la decisione della Cassazione che ha annullato la sentenza impugnata e rinviato la stessa al giudice civile competente per valore in grado di appello.
Secondo la Corte, infatti, la difformità tra i lavori eseguiti e quelli progettati e la conseguente vendita dell’immobile con una classe energetica effettiva non corrispondente a quella dichiarata non poteva sfuggire al costruttore, dato che le opere effettuate risultano meno costose di quelle che avrebbero dovuto essere eseguite per rispettare i parametri energetici contenuti nel progetto. In particolare – precisa la Cassazione – poiché il risparmio di spesa era noto al venditore, è “manifestamente illogica” la parte della sentenza d’appello che esclude l’elemento soggettivo della truffa esclusivamente sulla base dell’affidamento che l’imputato avrebbe fatto nelle certificazioni di conformità dei tecnici che avevano eseguito il collaudo.
È, dunque, richiesta al venditore la massima diligenza nell’indicare, nell’atto di vendita, la classe energetica dell’immobile. Sul punto, vale la pena ricordare che:
il rilascio dell’attestato di prestazione energetica è obbligatorio nei casi di vendita, trasferimento di immobili a titolo gratuito o di nuova locazione di edifici o unità immobiliari; in tutti i casi, il proprietario deve rendere disponibile l’APE al potenziale acquirente o al nuovo locatario all’avvio delle rispettive trattative e consegnarlo alla fine delle stesse;
in caso di vendita o locazione di un edificio prima della sua costruzione, il venditore o locatario fornisce evidenza della futura prestazione energetica dell’edificio e produce l’attestato entro 15 giorni dalla richiesta di rilascio del certificato di agibilità;
nei contratti di vendita, negli atti di trasferimento o nei nuovi contratti di locazione è inserita apposita clausola con la quale l’acquirente o il conduttore danno atto di aver ricevuto le informazioni e la documentazione, comprensiva dell’attestato, in ordine alla attestazione energetica degli edifici.
Sul piano sanzionatorio si fa presente che: in caso di violazione dell’obbligo di dotare l’edificio o l’appartamento dell’APE il proprietario è punito con una sanzione amministrativa non inferiore a 3.000 euro e non superiore a 18.000 euro; nel caso la violazione riguardi, invece, un nuovo contratto di locazione, il proprietario è punito con una sanzione da 300 euro a 1800 euro.
Rischi di elevate sanzioni anche per il professionista qualificato che rilascia un attestato di prestazione energetica degli edifici senza il rispetto dei criteri e delle metodologie definiti dalla legge; in tal caso, la sanzione amministrativa va da un minimo di 700 euro ad un massimo 4.200 euro. Per di più, l’ente locale e la regione o provincia autonoma, che applicano le sanzioni secondo le rispettive competenze, danno comunicazione ai relativi ordini o collegi professionali per i provvedimenti disciplinari conseguenti.
tratto da www.ingenio-web.it