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Timestamp: 2017-12-16 01:35:04+00:00
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Cassazione: gli accordi tra locatore e conduttore non opponibili al subentrante
La Corte di Cassazione ha stabilito che "il patto con cui il conduttore originario e il locatore hanno deciso di aumentare il canone di locazione non è opponibile al conduttore che è subentrato nel contratto, salvo che venga provata la volontà di aderire all'accordo o la malafede di questi".
SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE - SEZIONE III CIVILE - Sentenza 28 febbraio 2013, n. 4986
Avverso questa sentenza ricorre C.C.S. Gli intimati non hanno svolto attività difensiva.
1.- Con il primo motivo la ricorrente denuncia: "Omessa motivazione su punto decisivo della controversia. Art. 360 c.p.c., n. 5 in relazione alla dedotta nullità della sentenza di primo grado per litispendenza con la medesima domanda decisa nel giudizio n. 229/00" e lamenta che la Corte di merito non ha esaminato la doglianza secondo cui la seconda domanda del s locatore era improcedibile perchè identica a quella proposta nel giudizio deciso con sentenza n. 1/2002, accolta dal tribunale pronunciando la risoluzione del contratto, e quindi non poteva esser pronunciata un'altra risoluzione. Questo punto era preliminare al merito della fondatezza della domanda proposta dal B. e contrastata dalla C. e pertanto la sentenza impugnata deve essere annullata.
In appello la Corte di merito, in ragione della connessione delle causae petendi, parti, e questioni da trattare, ha riunito le cause a norma dell'art. 274 cod. proc. civ. Questo provvedimento non comporta il venir meno dell'autonomia dei singoli giudizi e perciò la sentenza che li definisce, pur se formalmente unica, consta in realtà di tante pronunce quante sono le cause riunite. In primo grado invece sono state decise separatamente dallo stesso giudice, Tribunale di Tivoli, ed in relazione ad esse nessuna litispendenza è ravvisabile sia perchè come innanzi detto sono cause connesse, ma non identiche, perchè i petita sono diversi - pagamento canoni attinenti a periodi diversi - sia perchè erano contemporaneamente pendenti dinanzi allo stesso giudice.
Così deciso in Roma, il 12 luglio 2012.
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La Corte di Cassazione, nella sentenza n. 5847 del 2013, ha affermato che "...il termine per proporre querela per appropriazione indebita da parte del marito nei confronti della moglie separata che gli ha fatto “sparire” tutti i mobili della casa familiare a lui assegnata decorre dall’immissione in possesso dell’immobile e non quindi dall’assegnazione...".
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8 apr 2016 0 580