Source: http://www.unsicverona.it/previdenza-novita/
Timestamp: 2020-01-24 10:40:33+00:00
Document Index: 157704392

Matched Legal Cases: ['art. 6', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1']

PREVIDENZA NOVITA’ | Unsic Verona
by unsic · 30 giugno 2015
Certificazione esistenza in vita 2015 per i pensionati
I primi giorni di febbraio Citibank ha iniziato a spedire ai pensionati residenti all’estero i plichi per la certificazione dell’esistenza in vita; adempimento che ogni anno coinvolge numerosi pensionati che vivono fuori dall’Italia. Per il 2015 verranno spediti 360mila plichi in 139 Paesi e le certificazioni di esistenza in vita dovranno pervenire a Citibank entro il 3 giugno 2015. I pensionati che lo scorso anno non hanno inviato la dichiarazione a Citibank riceveranno un sollecito al quale, necessariamente, dovranno rispondere per vedere ripristinata la pensione.
NASpI e periodi di CIG a zero ore. Ministero del Lavoro
Il Ministero del Lavoro in un comunicato stampa del 20 marzo scorso ha fornito chiarimenti in merito alla NASpI: la nuova indennità di disoccupazione che prenderà il posto dell’ASpI a partire dal 1° maggio 2015 per effetto del Decreto legislativo n. 22/2015 recante “Disposizioni per il riordino della normativa in materia di ammortizzatori sociali in caso di disoccupazione involontaria e di ricollocazione dei lavoratori disoccupati” in attuazione del Jobs Act. Riportiamo di seguito il comunicato stampa del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali del 20 marzo 2015 dal titolo “NASpI: per la nuova prestazione sa- ranno considerati neutri i periodi di CIG a zero ore e quelli non utili al soddisfaci- mento del requisito contributivo immediatamente precedenti la cessazione del rapporto di lavoro”. “Con riferimento al diritto alla nuova prestazione NASpI in presenza di periodi di Cassa Integrazione a zero ore o di altri periodi non utili ai fini del soddisfacimento del requisito contributivo (p.es. malattia senza integrazione della retribuzione da parte del datore di lavoro) che risultino immediatamente precedenti la cessazione del rapporto di lavoro, si precisa quanto segue.
Il decreto legislativo 22/2015 rinvia, per questi casi, alla normativa vigente. Gli eventi sopra richiamati saranno quindi considerati, come avveniva in precedenza, periodi neutri e determineranno un ampliamento, pari alla loro durata, del quadriennio all’interno del quale ricercare il requisito necessario di almeno tredici settimane di contribuzione. Allo stesso modo, quanto al nuovo requisito introdotto dalla recente disciplina, consistente nel poter far valere almeno trenta giornate di lavoro effettivo nei do- dici mesi precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione, il requisito delle trenta giornate di lavoro effettivo verrà ricercato nei dodici mesi immediatamente prece- denti gli eventi sopra richiamati, anche qui considerati periodi neutri. Tutti questi aspetti saranno adeguatamente dettagliati nella circolare attuativa della NASpI che verrà emanata dall’INPS.”
Ministero Lavoro: diritto alla NASpI e licenziamento disciplinare
Il Ministero del Lavoro con interpello n. 13 del 24 aprile 2015 si è pronunciato ri- guardo il diritto alla “Nuova prestazione di Assicurazione Sociale per l’Impiego” (NASpI), in particolare se questa possa essere riconosciuta anche in favore dei lavoratori licenziati per motivi disciplinari, nonché nei casi di accettazione da par- te del lavoratore licenziato dell’offerta economica propostagli dal datore nella c.d. “conciliazione agevolata”. La nota ministeriale sottolinea che “appare conforme al dato normativo, specie in ragione della nuova formulazione, considerare le ipotesi di licenziamento disciplinare quale fattispecie della c.d. “disoccupazione involontaria” con conseguente riconoscimento della NASpI. In definitiva, si ritiene possano essere ammessi alla fruizione del trattamento indennitario di cui alla NASpI sia i lavoratori licenziati per motivi disciplinari, sia quelli che abbiano accettato l’offerta economica del datore di lavoro nella ipotesi disciplinata dall’art. 6, D.Lgs. n. 23/2015”.
Assegni per il nucleo familiare e di maternità concessi dai Comuni. Anno 2015
L’Inps ha reso noti gli importi rivalutati e i requisiti economici degli assegni per il nucleo familiare e di maternità validi per il 2015, precisando quanto segue:
Assegno per il nucleo familiare. L’assegno per il nucleo familiare da corrispondere agli aventi diritto per l’anno 2015 è pari (nella misura intera) a euro 141,30 e che, per le domande relative al medesimo anno, il valore dell’indicatore della situazione economica equivalente è di euro 8.555,99. Si precisa inoltre che in merito ai procedimenti ancora in corso per l’assegno per il nucleo familiare (da erogare per il 2014) si applicano i valori previsti per il medesimo anno (2014).
Assegno di maternità L’importo dell’assegno mensile di maternità (spettante nella misura intera) per le nascite, gli affidamenti preadottivi e le adozioni senza affidamento avvenuti dal 1 gennaio al 31 dicembre 2015, è pari a euro 338,89 per cinque mensilità per un valore complessivo di euro 1.694,45. Per questi soggetti (per nascita, affidamenti preadottivi, adozioni senza affidamento avvenuti dal 1 gennaio al 31 dicembre 2015) il valore dell’indicatore della situazione economica equivalente è pari a euro 16.954,95. Ricordiamo che la prestazione è concessa a domanda da presentare al Comune di residenza entro il termine perentorio di 6 mesi dalla nascita o dall’effettivo ingresso del minore nel nucleo familiare.
Inps: presentazione domande “Bonus bebè”
L’Inps con la circolare dell’8 maggio scorso (n. 93/2015) fornisce le prime indicazioni per accedere al cosiddetto “Bonus bebè” previsto dalla Legge di Stabilità 2015 per incentivare la natalità e contribuire alle spese per il suo sostegno. La circolare interviene a seguito del Decreto ministeriale del 10 apri- le 2015 (attuativo della nuova disposizione e vigente al 27 aprile 2015) e si sofferma su diversi aspetti come: i termini per la presentazione delle doman- de, i requisiti necessari, i casi di adozione e affidamento, l’indicatore Isee, la misura e la decorrenza dell’assegno, le cause di decadenza e molto altro.
Importo dell’assegno e Isee
L’importo del “Bonus bebè” è di 960 euro annui (80 euro al mese) per ogni fi- glio nato o adottato tra il 1º gennaio 2015 e il 31 dicembre 2017 e viene cor- risposto dall’Inps, mensilmente, a decorrere dal mese di nascita o di ingresso nel nucleo familiare fino al compimento del terzo anno di età del bambino o del terzo anno di ingresso in famiglia (a seguito dell’adozione o dell’affidamento preadottivo). Il Bonus è concesso a condizione che il nucleo familiare del genitore richiedente, al momento di presentazione della domanda e per tutta la durata del beneficio, sia in possesso di un Indicatore della situazione economica equivalente (Isee) in corso di validità non superiore a 25.000 euro. Per i nuclei familiari che hanno un valore Isee non superiore a 7.000 euro annui l’importo dell’assegno raddoppia arrivando quindi a 1.920 euro annui (160 euro al mese).
La domanda può essere presentata da uno dei genitori entro 90 giorni dalla nascita oppure dalla data di ingresso del minore nel nucleo familiare. In questo caso l’assegno spetta a decorrere dal mese di nascita o di ingresso in famiglia. Qualora la domanda sia presentata oltre il termine di 90 giorni l’assegno decorrerà dal mese di presentazione della domanda. Nel periodo transitorio per le nasci- te o le adozioni avvenute tra il 1° gennaio ed il 27 aprile 2015 (la data di entrata in vigore del Dpcm è il 27 febbraio 2015) i termini di 90 giorni scadono il 27 luglio 2015. Se la domanda verrà presentata oltre questa data l’assegno spetterà a de- correre dalla data di presentazione della domanda. L’Inps precisa che l’assegno è erogato per un massimo di 36 mensilità che si computano a partire dal mese di nascita/ingresso in famiglia. La domanda dovrà essere presentata all’Inps esclusivamente in via telematica a cura del cittadino o attraverso gli enti di Patronato.
La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 70 del 30 aprile 2015, dichiara in- costituzionale la disposizione in materia previdenziale contenuta nella manovra economica c.d. Monti-Fornero del 2011 che disponeva, per gli anni 2012 e 2013, il blocco del meccanismo di rivalutazione dei trattamenti pensionistici superiori a tre volte il trattamento minimo Inps “in considerazione della con- tingente situazione finanziaria” Si legge nella Sentenza che “L’interesse dei pensionati, in particolar modo di quelli titolari di trattamenti previdenziali modesti, è teso alla conservazione del potere di acquisto delle somme percepite, da cui deriva in modo consequenziale il diritto a una prestazione previdenziale adeguata. Tale diritto, costituzionalmente fondato, risulta irragionevolmente sacrificato nel nome di esigenze finanziarie non illustrate in dettaglio”. Il Governo con il Decreto legge n. 65 del 21 maggio 2015 ha dettato le dIsposizioni normative per la restituzione delle somme – a titolo di perequazione automatica – sottratte in questi anni ai pensionati individuando i criteri che sono stati giudicati inadeguati.
Cassazione: licenziamento disabile e oneri del datore lavoro
La Corte di Cassazione (con sentenza n. 4757/2015) ha affermato che è illegittimo il licenziamento del lavoratore per inidoneità sopravvenuta allo svolgimento delle mansioni (disposto dopo la visita del medico competente) senza aver atteso gli esiti del successivo riesame da parte della Commissione sanitaria e senza che il datore di lavoro abbia accertato se il lavoratore potesse essere addetto a mansioni diverse e di pari livello, evitando trasferimenti di altri lavoratori o alterazioni dell’organigramma aziendale. Pertanto la Cassazione rigetta il ricorso del datore di lavoro, avverso la sentenza della Corte di appello, che dichiarava l’illegittimità del licenziamento per le motivazioni sopra riportate. Dalle motivazioni della sentenza emerge quindi che il recesso è illegittimo, sia per violazione della procedura di accertamento delle condizioni di salute del lavorato- re (in quanto avvenuto prima che la commissione sanitaria si fosse pronunciata), sia perché “in tema di inidoneità fisica al lavoro, l’impossibilità di utilizzazione di un lavoratore in mansioni equivalenti, in ambiente compatibile con il suo stato di salute, deve essere provata dal datore di lavoro, sul quale incombe anche l’onere di contrastare eventuali allegazioni del prestatore di lavoro, nei cui confronti è esigibile una collaborazione nell’accertamento di un possibile repechage in ordine all’esistenza di altri posti di lavoro nei quali possa essere ricollocato”.
Rivedibilità e diritti acquisiti. Circolare Inps
L’Inps, con la circolare n. 10 del 2015, fornisce indicazioni in merito alle modifiche introdotte dalla Legge n. 114/2014 (conversione del DL n. 90/2014) sulla semplificazione in materia di invalidità civile e, in particolare, sulla nuova disciplina delle visite di revisione e i diritti acquisiti. Proprio su quest’ultimo importante aspetto della “rivedibilità”, la Legge n. 114/2014 prevede che, nel caso siano previste visite di revisione per la verifica di invalidità civile e per handicap, i soggetti interessati (contrariamente a quanto accadeva in precedenza) conservano tutti i diritti acquisiti in materia di benefici, prestazioni e agevolazioni di qualsiasi natura (tra queste anche i permessi e i congedi lavorativi) senza perdere il diritto in attesa del nuovo accertamento. La legge chiarisce inoltre che la convocazione a visita, nei casi di verbali per i quali sia prevista la rivedibilità, è di competenza dell’Inps (quindi non più della Asl o del cittadino).L’Inps, come si legge nella circolare, non effettuerà solo la convocazione a visita ma anche l’accertamento sanitario per le eventuali visite di revisione, in quanto la nuova norma consente di superare, anche alla luce della prevista “conservazione di tutti i diritti acquisiti” (almeno fino alle risultanze della visita di revisione), l’attua- le sistema di un’eventuale visita doppia. Un chiarimento importante è rivolto alle Commissioni mediche dell’Istituto che, in sede di espletamento di tali revisioni, saranno chiamate a esprimersi non soltanto sulla permanenza o meno del grado d’invalidità precedentemente accertato, ma anche sul suo eventuale sopravvenuto aggravamento, considerato – chiarisce l’Inps – che le nuove disposizioni non intervengono a modificare le modalità dell’accertamento (che rimangono quelle della procedura ordinaria e non quelle delle verifiche straordinarie che non permettono invece di riconoscere una percentuale d’invalidità superiore a quella in precedenza determinata).
Tar Lazio e nuovo Isee
Le pensioni di invalidità, le indennità di accompagnamento e le altre provvidenze erogate in favore delle persone disabili non possono essere considerate come reddito ed è illegittimo includerle nell’Isee. Lo ha deciso il Tar Lazio accogliendo in parte il ricorso di alcune associazioni di disabili. In particolare, con questa sentenza, viene annullato l’artico- lo 4, comma 2, lettera f) del Dpcm 159/2013 “Regolamento concernente la revisione delle modalità di determinazione e i campi di applicazione dell’Indicatore della situazione economica equivalente (Isee)” secondo il quale: il reddito di ciascun componente il nucleo familiare deve tener conto anche di trattamenti assistenziali, previdenziali e indennitari (incluse carte di debito), a qualunque titolo percepiti da amministrazioni pubbliche, laddove non siano già inclusi nel reddito complessivo Irpef. Le Sentenze del Tar Lazio intervengono, di fatto, sul complicato meccanismo di calcolo Isee. Non sappiamo al momento quali potranno essere gli effetti e le decisioni che verranno adottate dal Governo, considerato che il nuovo Isee, di cui al Dpcm n. 59/2013, è in vigore dal 1° gennaio 2015.
Fondo per le non autosufficienze (art. 1, commi 159 e 160)
La norma prevede un incremento del Fondo per le non autosufficienze, anche per interventi a sostegno delle persone affette da sclerosi laterale amiotrofica (SLA), di 400 milioni di euro (per il 2015) e di 250 milioni di euro a decorrere dal 2016. Viene inoltre incrementato di 20 milioni di euro, a decorrere dal 2015, il fondo per il diritto al lavoro dei disabili (legge n. 68/1999).
Indennizzi legge n. 210/1992 (art. 1 comma 186)Per la corresponsione degli indennizzi di cui alla legge n. 210/92, a decorrere dal 1° gennaio 2012 fino al 31 dicembre 2014 e per il pagamento degli arretrati della rivalutazione dell’indennità integrativa speciale fino al 31 dicembre 2011, viene destinato alle Regioni e province autonome un contributo di 100 milioni di euro per l’anno 2015, di 200 milioni di euro per l’anno 2016, di 289 milioni di euro per l’anno 2017 e di 146 milioni di euro per l’anno 2018. Si ricorda che la legge n. 210 del 1992 prevede un indennizzo a favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazione di emoderivati, che ne facciano richiesta. Cure termali (art. 1, comma 301)Dal 1° gennaio 2016 è prevista l’eliminazione delle prestazioni economiche accessorie erogate dall’Inps e dall’Inail per le cure termali, tra le quali è compreso anche il costo del soggiorno alberghiero, sostenute con oneri a carico delle rispettive gestioni previdenziali.
Inail e disabili (art. 1, comma 166)Sono state attribuite all’Inail le competenze per il reinserimento e l’integrazione lavorativa delle persone con disabilità da lavoro da realizzare con progetti personalizzati mirati alla conservazione del posto di lavoro e alla ricerca di una nuova occupazione; con interventi formativi di riqualificazione professionale; con progetti per il superamento e per l’abbattimento delle barriere architettoniche sui luoghi di lavoro; con interventi di adeguamento e adattamento delle postazioni di lavoro. L’attuazione di queste disposizioni è a carico del bilancio dell’Inail, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.