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Timestamp: 2019-05-24 19:09:17+00:00
Document Index: 141319009

Matched Legal Cases: ['art. 2043', 'art. 145', 'art. 1227', 'art. 186', 'art. 127', 'art. 1901', 'art. 170', 'sentenza ', 'art. 2054', 'art. 1', 'art. 122', 'sentenza ', 'art. 201', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2059', 'art. 2087', 'art. 1126', 'sentenza ', 'art. 2054', 'art. 2051', 'art. 2053', 'art. 2051', 'art. 2059', 'art. 844', 'art. 674', 'art. 1218', 'art. 1218', 'art. 2043', 'art. 2052']

Agenzia Tagliaferro - Cosa dice la legge
Furto in appartamento. Ponteggi e responsabilità dell’impresa appaltatrice: nuove conferme in giurisprudenza
Con riferimento al furto consumato da persona introdottasi in appartamento avvalendosi dei ponteggi installati per lavori di riattazione dello stabile, deve essere affermata la responsabilità ai sensi dell’art. 2043 c.c. dell’imprenditore che per l’esecuzione di tali opere si sia servito di quei manufatti, tutte le volte in cui lo stesso, trascurando la doverosa adozione di cautele idonee ad impedire l’uso anomalo delle impalcature, abbia colposamente creato un agevole accesso ai ladri. Cassazione Civile, Sez. III, 10 gennaio 2011, n. 292.
Nessun risarcimento per la perdita dell’animale di affezione: la conferma del Giudice di Catanzaro
Il diritto al risarcimento del danno non riveste natura punitiva, ma deve essere correlato alla prova del concreto pregiudizio economico asseritamente subìto dal danneggiato. Il potere discrezionale di liquidare il danno in via equitativa configura non un giudizio di equità, ma un giudizio di diritto caratterizzato dalla cosiddetta equità giudiziale correttiva e integrativa, la quale non ricomprende anche l’accertamento del pregiudizio della cui liquidazione si tratta. Nel caso concreto della perdita dell’animale di affezione, poi, non sussiste un’ingiustizia costituzionalmente qualificata e non può pertanto essere concessa una somma a titolo di danno non patrimoniale. Tribunale di Catanzaro, 5 maggio 2011.
Assicurazione per la R.C. Azione diretta del danneggiato
La vittima di un sinistro stradale ha azione diretta nei confronti dell’assicuratore della responsabilità civile del responsabile quando il sinistro sia avvenuto su strade pubbliche od a queste equiparate, per tali ultime intendendosi anche le aree private dove è consentita la circolazione ad un numero indeterminato di persone, come ad esempio le aree destinate alla distribuzione di carburante agli utenti, a nulla rilevando che, ai diversi fini della disciplina dell’obbligo di precedenza, tali aree siano qualificabili come "non soggette a pubblico transito", ai sensi dell’art. 145, comma 5, C.d.S., alla luce della diversità degli scopi cui sono finalizzate, da un lato , le norme relative alla circolazione e, dall’altro, quelle relative all’assicurazione obbligatoria della responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore. Cassazione civile, sez. III, 3 marzo 2011, n. 5111.
Precedenze e incidenti stradali
L’obbligo di dare la precedenza sussiste sempre quando il conducente sfavorito avverta, o sia in grado di avvertire, la presenza di altro veicolo che stia percorrendo la strada favorita a meno che la distanza tra i due veicoli sia talmente rilevante da poter consentire agevolmente la manovra di immissione, il conducente sfavorito deve peraltro sempre prendere in considerazione la possibilità che il veicolo sopraggiungente stia tenendo una velocità largamente superiore a quella consentita; circostanza talmente frequente che non può assumere quel carattere di eccezionalità che varrebbe ad interrompere il rapporto di causalità come pretende il ricorrente. Corte di Cassazione, sez. IV penale, 25 giugno 2009, n. 26378.
Pedoni distratti e conducenti responsabili
Il pedone che si accinga ad attraversare la strada sulle strisce pedonali non è tenuto, alla stregua dell’ordinaria diligenza, a verificare se i conducenti in transito mostrino o meno l’intenzione di rallentare e lasciarlo attraversare, potendo egli fare ragionevole affidamento sugli obblighi di cautela gravanti sui conducenti; ne consegue che la mera circostanza che il pedone abbia attraversato la strada, sulle strisce pedonali, frettolosamente e senza guardare non costituisce da sola presupposto per l’applicabilità dell’art. 1227, comma 1, c.c., occorrendo invece a tal fine che la condotta del pedone sia stata del tutto straordinaria ed imprevedibile. Cassazione Civile, sez. III. 30 settembre 2009, n. 20949.
Guida sotto l’influenza dell’alcool: accertabilità dello stato di ebbrezza attraverso elementi sintomatici
In tema di guida sotto l’influenza dell’alcool, la prova dello stato di ebbrezza penalmente rilevante non richiede necessariamente un accertamento tecnico (ad. es., il test alcoli metrico). In virtù del principio del libero convincimento del giudice, e dell’assenza di prove legali, lo stato di ebbrezza può infatti essere provato anche attraverso elementi sintomatici riferiti dagli accertatori (es.: alito vinoso, andatura barcollante, eloquio sconnesso); purché tuttavia detti elementi, i quanto indiziari, siano gravi, precisi e concordanti. In assenza di un accertamento tecnico che consenta di desumere con precisione il tasso alcol emico, deve tuttavia ritenersi sussistente la meno grave tra le ipotesi di cui all’art. 186, comma 2 c. strad., ossia quella contemplata nella lett. a) (tasso alcolemico superiore a 0,5 g/l e non superiore a 0,8 g/l), punita con la sola pena dell’ammenda. Tribunale di Milano, 22 ottobre 2009.
Guida in stato di ebbrezza . Auto ferma a motore acceso
Il reato di guida in stato di ebbrezza è configurabile anche nell’ipotesi in cui il conducente sia sorpreso in quello stato nella propria auto ferma e con motore acceso. Tribunale di La Spezia, ord. 23 aprile 2010.
Contrassegno e certificato di assicurazione. Funzione, effetti del mancato pagamento del premio o della non autenticità
In tema di assicurazione obbligatoria della responsabilità civile derivante dalla circolazione di veicoli, il contrassegno e il certificato di assicurazione operano nell’interesse e a tutela del danneggiato, in quanto assolvono alla funzione di comunicare ai terzi (segnatamente al danneggiato ed agli organi accertatori del traffico) la copertura assicurativa del veicolo con la conseguenza che il rilascio del contrassegno assicurativo da parte dell’assicuratore vincola quest’ultimo al risarcimento dei danni causati dalla circolazione del veicolo (d.lgs. n. 209/2005, art. 127; c.c. art. 1901). Detto vincolo opera anche quanto il premio di assicurazione non sia stato pagato, ovvero il contratto non sia efficace, in quanto ciò che rileva, nei confronti del danneggiato, ai fini dell’esperibilità dell’azione diretta contro l’assicuratore del responsabile del sinistro, è l’autenticità del contrassegno, non la validità del rapporto assicurativo. Cass. Civ., 5 luglio 2012, n. 11295 – sez. VI.
Circolazione del ciclomotore con a bordo due persone: cooperazione colposa di conducente e trasportato
Qualora la messa in circolazione dell’autoveicolo in condizioni di insicurezza ( e tale è la circolazione di un ciclomotore con a bordo due persone in violazione dell’art. 170 cod. strada), sia ricollegabile all’azione o omissione non solo del trasportato, ma anche del conducente (che prima di iniziare o proseguire la marcia deve controllare che essa avvenga in conformità delle normali norme di prudenza e sicurezza), fra costoro si è formato il consenso alla circolazione medesima con consapevole partecipazione di ciascuno alla condotta colposa dell’altro ed accettazione dei relativi rischi; pertanto, in caso di eventi dannosi si verifica un’ipotesi di cooperazione nel fatto colposo, cioè di cooperazione nell’azione produttiva dell’evento (diversa da quella in cui distinti fatti colposi convergano autonomamente nella produzione dell’evento) (Cass. Civ., 22 maggio 2006, n. 11947). Cass. Civ., sez. III, sent. 6.03-2012, n, 3447.
Nessun rimprovero può muoversi al soggetto che, aprendo lo sportello sul lato destro del veicolo, causi una collisione non potendo configurarsi in capo a quest’ultimo un dovere di tenere conto dell’altrui comportamento in violazione di norme di legge – sorpasso sulla destra. Cassazione Civile, sezione terza, sentenza n. 14099 del 21/06/2011.
Danno derivato ai terzi da incendio di un veicolo
Agli effetti dell'art. 2054 c.c. e dell’art. 1 legge sull’assicurazione obbligatoria n. 990 del 1969 (ed ora art. 122 d.lgs. n. 209/2005) anche la sosta di un veicolo a motore su area pubblica od ad essa equiparata costituisce "circolazione", con la conseguenza che dei danni derivati a terzi dall'incendio del veicolo in sosta, sulle pubbliche vie o aree equiparate, anche se determinato da vizio di costruzione o difetto di manutenzione, risponde anche l'assicuratore, salvo che sia sopravvenuta una causa autonoma (ivi compreso il caso fortuito) che abbia determinato l'evento dannoso. Cassazione civile, sez. III, 11 febbraio 2010 n. 3108.
Circolazione stradale – obbligo di indossare il casco protettivo alla guida di motociclo
In materia di sinistri stradali, la mera violazione di una norma che disciplina la circolazione di per sé non è fonte di responsabilità civile, ove tale violazione non si ponga quale elemento causale rispetto all’evento dannoso. (Netta specie la S. C. ha cassato la sentenza di merito che, in una controversia relativa ai danni alla persona provocati da sinistro stradale, aveva rilevato la sussistenza del concorso colposo del danneggiato per mancato uso del casco, senza verificare se detta omissione avesse contribuito causalmente alla verificazione del sinistro). Cass. Civ., 19 Novembre 2009, N. 24432 – Sez. III.
Multe. Notifica e cambio di residenza
Nel caso in cui il destinatario di una contestazione di violazione al codice della strada abbia mutato residenza provvedendo a fare annotare la relativa variazione all’anagrafe comunale (indicando anche i dati dei veicoli di appartenenza ex art. 201, D.L. 285/92), per verificare la tempestività della notifica del verbale di contestazione deve farsi riferimento alla data di tale annotazione, senza che rilevi la circostanza che il mutamento di residenza sia stato annotato anche nel pubblico registro automobilistico o nell’archivio nazionale veicoli. Giudice di Pace Torino, sez. I civile, sentenza 09.07.2012 n° 5651.
Sinistro stradale. Fermo tecnico in caso di mancata riparazione
In caso di sinistro stradale non è accoglibile la richiesta di liquidazione dell’asserito danno da fermo tecnico, qualora il danneggiato non abbia fatto riparare la vettura. Tale voce di danno, infatti, esprime la lesione del diritto soggettivo relativo al godimento del veicolo incidentato prescindendo dalla prova dell’uso lucrativo dello stesso bene danneggiato per cui proprio in ragione della mancata riparazione del veicolo (e quindi della presumibile disponibilità dello stesso per il tempo delle riparazioni), non è dato desumere se il sinistro abbia o meno determinato una privazione del godimento del veicolo (che in ipotesi potrebbe pure essere stato comunque usato dal danneggiato prima della permuta nonostante il danneggiamento, data la non rilevante gravità della collisione denunziata dall’entità dei danni). Corte d’appello di Roma, sezione III, sentenza 12 febbraio 2008.
Quando sorge l’invalidità permanente?
Non nel momento del fatto, ma da quando si stabilizzano i postumi. In caso di lesioni molto gravi, lo spazio tra il momento dell’accadimento del fatto generatore delle lesioni e il momento in cui termina il periodo di inabilità temporanea può essere molto ampio. Corte di Cassazione, sez. III civile, sent. N. 10303/12; deposit. Il 21 giugno.
Morte del congiunto. Riconoscimento danno esistenziale e risarcibilità
Una volta accertata la ricorrenza della lesione di un interesse costituzionalmente protetto (c.c. art. 2059), il giudice di merito è tenuto a una rigorosa analisi e ad una conseguentemente rigorosa valutazione tanto dell’aspetto interiore del danno (la sofferenza, morale) quanto del suo impatto modificativo in pejus sulla vita quotidiana (il danno esistenziale). Cass. Civ., 20 novembre 2011, n. 20292 – sez. III.
Nell’ipotesi in cui alla determinazione dell’evento dannoso (nel caso di specie: morte del paziente) abbiano concorso una causa naturale, quale lo stato di salute pregresso del danneggiato, e una causa umana, quale la condotta emissiva del personale sanitario, è necessario attuare una graduazione di responsabilità in funzione del rischio circa la produzione del sinistro che può essere attribuita a ciascun antecedente causale, così da circoscrivere il risarcimento in proporzione all’incidenza statistica della condotta del danneggiante. Tribunale di Terni 2 luglio 2010.
Perdita del bagaglio e responsabilità dell’operatore turistico
È risarcibile, in virtù del combinato disposto dagli artt. 2059 c.c. e 32 Cost., il danno non patrimoniale da vacanza rovinata, integrato dal pregiudizio conseguente alla lesione dell’interesse del turista di godere pienamente del viaggio organizzato come occasione di piacere e di riposo, tanto più grave ove si tratti di viaggio di nozze e come tale di occasione irripetibile. Il turista-consumatore ha, pertanto, diritto al risarcimento del danno non patrimoniale da parte dell’organizzatore o del venditore, anche se la responsabilità sia ascrivibile ad altri prestatori di servizi. Tribunale di Reggio Emilia, 13 febbraio 2013 , n. 279.
Infortunio di un bancario per rapina
Il bancario che subisce un infortunio sul lavoro, in occasione di una rapina, non ha diritto al risarcimento del danno, qualora la banca abbia adempiuto gli obblighi di cui all’art. 2087 c.c., osservando gli standard di sicurezza presenti in tutte le altre filiali dell’istituto. Ciò vale a maggior ragione se il lavoratore infortunato non abbia indicato nel ricorso ulteriori sistemi di sicurezza, suggeriti da conoscenze sperimentali e tecniche oppure dagli standard di sicurezza normalmente osservati, che la banca avrebbe potuto o dovuto osservare. Cassazione civile, sezione lavoro, 28 febbraio 2012, n, 3033.
Danni a lastrico solare e terrazza a livello. Ripartizione spese tra condomini
Dei danni derivanti dalla terrazza a livello, purché non si tratti di danni cagionati da comportamenti colposamente imputabili al proprietario della terrazza a livello, che ne risponderebbe secondo la disciplina dell’illecito civile ex artt. 2043-2051 c.c., devono rispondere tutti i condomini cui la terrazza funge da copertura, secondo i criteri di spesa stabiliti dall’art. 1126 c.c. (conf. Cass. Civ. n. 12682/2011). Tribunale di Milano – sez. X civ. – n. 9418 – 10 agosto 2007.
Danno non patrimoniale da infiltrazioni
È risarcibile il danno non patrimoniale da lesione del diritto di proprietà, quale diritto inviolabile (nel caso concreto, è stato risarcito il danno non patrimoniale subito dal proprietario di un’unità immobiliare nella quale si erano verificate infiltrazioni dovute alla mancata realizzazione dell’impermeabilizzazione del tetto, infiltrazioni non riparate per un lungo periodo di tempo e che avevano causato uno stato di stress e di frustrazione nel proprietario). Tribunale di Firenze, 21 gennaio 2011, n. 147.
Ladri fino all’ottavo piano con un ponteggio: impresa edile e condominio non sono responsabili
Non c’è prova che il ponteggio fosse pericoloso o avesse caratteristiche tali da agevolare il furto. Peraltro la vittima aveva votato in assemblea condominiale contro l’installazione di un impianto di antifurto. (Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza n. 1890/13; depositata il 28 gennaio).
Incidente in area privata
Per l’applicabilità dell’art. 2054 c.c. occorre che l’area, in cui si è verificato il sinistro, sia aperta all’uso pubblico, in termini tali da risultare ordinariamente adibita al traffico veicolare (nella specie, l’incidente, che aveva coinvolto un portalettere motorizzato, era avvenuto all’interno di area privata, in cui egli se era introdotto senza segnalare il suo accesso). Cassazione Civile, sez. III, 6 dicembre 2011, n. 26205.
Responsabilità per cose in custodia: i danni da caduta di foglie dall’albero del vicino
Il proprietario di un albero non è responsabile ai sensi dell’art. 2051 c.c. per i lamentati danni provocati dalla caduta di foglie sulla proprietà confinante, non ricorrendo né il carattere lesivo dell’evento (caduta di foglie), trattandosi di fenomeno del tutto naturale e inoffensivo, né la pericolosità della cosa (pianta) in relazione all’evento dedotto e neanche la possibilità di prevenzione dello stesso ad opera del proprietario della pianta, potendo tale fattispecie essere piuttosto assoggettata alla disciplina dei rapporti di vicinato. Tribunale di Prato, 28 aprile 2009.
Responsabilità del proprietario. Rovina di edificio
La responsabilità del proprietario per i danni cagionati a terzi dalla rovina dell’edificio sussiste, ai sensi dell’art. 2053 c.c., in dipendenza di ogni disgregazione, sia pure limitata, degli elementi strutturali della costruzione, ovvero degli elementi accessori in essa stabilmente incorporati; essa integra un’ipotesi particolare di danno da cose in custodia e può essere esclusa ove il proprietario fornisca la prova che la rovina non fu dovuta a difetto di manutenzione o a vizio di costruzione. Tribunale di Busto Arsizio, 20 gennaio 2010.
Danno da cose in custodia e manutenzione stradale fra colpa e responsabilità oggettiva: un indifferibile chiarimento
La Pubblica Amministrazione è responsabile ai sensi dell’art. 2051 c.c. per aver omesso di rimuovere o segnalare, su una strada statale, la presenza di fango e detriti trasportati il giorno precedente da piogge torrenziali, determinando così lo sbandamento di una Vespa 50. Tenuto conto della natura e della tipologia delle cause determinanti il danno, il custode doveva ritenersi nella specie obbligato a controllare lo stato della strada ed a mantenerla in condizioni ottimali d’impiego, essendo la presenza di fango e detriti a seguito di pioggia torrenziale fattore di rischio conosciuto o conoscibile a priori. Cassazione Civile, sez. III, 18 ottobre 2011, n. 21508.
Risarcimento danni a seguito di lastra di ghiaccio presente sulla strada
Anche accedendo alla ricostruzione offerta in fatto dall’attrice di essere scivolata su una lastra di ghiaccio presente sul fondo stradale, la causa assorbente dell’evento dannoso va individuata nella disattenzione od imperizia della stessa danneggiata, senza la quale la caduta non si sarebbe verificata, degradando così a mera occasione dell’infortunio la situazione del fondo stradale, del tutto consueta e "prevedibile" (come riconosce l’appellante) in periodo invernale e richiedente all’evidenza una specifica cautela nel cammino, ben esigibile da qualsiasi utente. (P.Ca.). Corte d’Appello- sez. II civ. – n.3420 – 24 ottobre 2012.
Responsabilità per immissioni sonore superiori alla normale tollerabilità
Secondo l’interpretazione costituzionalmente orientata dell’art. 2059 c.c. è risarcibile il danno derivante da immissioni intollerabili, essendo in questo caso lesa una posizione soggettiva di rilevanza costituzionale, con caratteristiche di inviolabilità, che si situa al confine tra il diritto ad un ambiente salubre, riconducibile al diritto alla salute, e il diritto al godimento dell’abitazione. Tribunale di Milano, 27 ottobre 2009.
Immissioni di rumori molesti e danno alla persona
Devono considerarsi intollerabili le immissioni superiori di tre decibel al rumore di fondo provenienti da un condizionatore di aria installato al servizio dell’immobile sito nel condominio, per cui ne deve essere ordinata la rimozione. (c.c. art. 844; c.p.c. artt. 674, 700; l. 26 ottobre 1995 n. 447; l. 27 febbraio 2009, n. 13) Non può essere riconosciuto il danno morale sul rilievo che le immissioni in questione concretizzino la fattispecie contravvenzionale di cui all’art. 674 c.p., perché gli intervenuti (nel giudizio) non avevano mai dedotto che la condotta tenuta dalla convenuta integrasse l’ipotesi di reato configurato dai giudici di appello. Cass. Civ., 10 novembre 2009, n. 23807 – sez. II.
Scuola - Danno cagionato dall’allievo a se stesso
In tema di responsabilità civile dei maestri e dei precettori, la presunzione di responsabilità che, ai sensi dell’art. 1218 c.c., grava sull’insegnante per il danno che l’allievo si sia procurato da solo, può dirsi superata quando l’evento lesivo rientri tra quelli che, secondo uno standard di normale prevedibilità, possa scaturire dall’ordinario svolgimento della disciplina impartita. Perché l’insegnante, e per esso anche la scuola (sportiva), possa essere chiamato a rispondere del danno riportato dall’allievo, è necessario accertare il nesso eziologico tra azione (od omissione) ed evento dalla natura stessa o dal normale svolgimento dell’attività, così da risultare una conseguenza ordinaria e normale, anche se accidentale. Tribunale di Messina, sez. I, 11 giugno 2012.
Condotta autolesiva dell’allievo e responsabilità contrattuale della scuola di sci
L’iscrizione e l’ammissione di un allievo di minore età, ai corsi della scuola di sci, determina la nascita di un rapporto contrattuale che comporta, a carico della scuola, l’assunzione degli obblighi di vigilanza e protezione per la sicurezza e l’incolumità dell’allievo. Nel caso di infortunio di quest’ultimo, finanche dovuto a una condotta auto lesiva dello stesso, al fine di verificare l’adempimento di tali obblighi da parte della scuola, si applica il regime probatorio configurato dall’art. 1218 c.c., sicché è onere dell’istituto provare che le lesioni occorse durante le lezioni non siano imputabili a un fatto colposo della scuola stessa. Cassazione Civile, sez. III, 11 giugno 2012, n, 9437.
Posto che l’inadeguatezza del grado di educazione del figlio minore ben può desumersi dalle stesse modalità del fatto illecito, è dato ravvisare culpa in educando non solo quando i genitori non dimostrino di aver impartito al minore l’educazione e l’istruzione consone alla proprie condizioni sociali e familiari, ma anche quando dalle stesse modalità del fatto si evinca una educazione di per sé carente. Cassazione Civile, sez. III, 20 marzo 2012, N. 4395.
Responsabilità dei genitori. Legittimità e merito
L’educazione è fatta non solo di parole, ma anche e soprattutto di comportamenti e di presenza accanto ai figli, a fronte di circostanze che essi possono non essere in grado di capire o di affrontare equilibratamente. Proprio con l’avvicinarsi dell’età maggiore – allorché acquista la capacità di fare del male tanto quanto un adulto, serbando però l’inettitudine a dominare i propri istinti e le altrui offese, che caratterizza l’età immatura – il minore ha particolare bisogno di essere sostenuto, rasserenato ed anche controllato. Cassazione Civile, sez. III, 28 agosto 2009 , n. 18804.
Attività sportiva. Lesioni personali e risarcimento del danno
In ipotesi di infortunio sportivo subìto nel corso di una partita di calcio, il comportamento da cui scaturisce il fatto lesivo rappresenta un illecito civile (c.c. art. 2043) se dolosamente posto in essere in collegamento di mera occasionalità con la gara, mentre fuori dal caso dell’intenzionalità dolosa della lesione, perché vi sia responsabilità risarcitoria civilistica è necessario non solo che sia configurabile la violazione delle regole sportive, ma anche che detta violazione sia posta in essere con modalità di rude violenza o irruenza, sleali o tali da mettere coscientemente a rischio l’incolumità dell’avversario, in modo che venga superato il cosiddetto rischio consentito nell’ambito della normale alea derivante dalla partecipazione all’attività sportiva. Tribunale di Piacenza, 1° Giugno 2010
Il gestore di un maneggio, che noleggia cavalli ai clienti di un albergo perché possano effettuare passeggiate in campagna, continua ad esercitare un potere effettivo di governo sugli animali ed è pertanto tenuto a risarcire le lesioni riportate da un cavaliere che si sia gettato a terra prima che il cavallo, spaventato dalla presenza di un cane incontrato sul percorso, partisse al galoppo. Cassazione Civile, sez. III, 21gennaio 2010, n. 979.
Responsabilità del gestore dell’impianto sciistico
Sul gestore dell’impianto sciistico grava un obbligo di garanzia, che gli impone di predisporre le cautele necessarie a rendere sicura la pista da sci, in modo che non presenti pericoli per i soggetti terzi che con essa vengono in contatto. Il gestore ha quindi l’obbligo protettivo ed accessorio di mantenere la pista garantendo l’incolumità degli sciatori anche in occasione della stipula di un contratto di skipass, considerando il contratto atipico di skipass più ampio nelle sue funzioni rispetto a quello tipico di trasporto. Tribunale di Campobasso, 20 settembre 2010.
Non è configurabile il caso fortuito, idoneo ad escludere la responsabilità del proprietario dell’animale, nella ipotesi in cui il danneggiato, di età avanzata, per scendere lungo la scala di accesso alla metropolitana, si aggrappi al corrimano di appoggio, passi vicino ad un cane (che il proprietario, momentaneamente allontanatesi, aveva legato col guinzaglio alla barriera d’ingresso), ne subisca l’attacco e cada rovinosamente. Cassazione Civile, sez. III, 19 maggio 2009, n. 11570.
Danni cagionati da fauna selvatica. Responsabilità di Regione e Provincia
In caso di sinistro stradale cagionato da fauna selvatica, può ritenersi la responsabilità oggettiva della Regione ai sensi dell’art. 2052 c.c., tenuto conto delle competenze stabilite dal D.Lgs n. 1571 1992 in materia di governo della fauna selvatica, e della Provincia proprietario della strada ove è avvenuto il sinistro, per aver omesso di apporre l’obbligatoria segnaletica di pericolo. Tribunale di Venezia, 25 febbraio 2008.
Il punto sui danni causati dalla fauna selvatica
La responsabilità aquiliana per i danni provocati da animali selvatici alla circolazione dei veicoli deve essere imputata all’ente, sia esso Regione, Provincia, Ente Parco, Federazione o Associazione, ecc., a cui siano stati concretamente affidati, nel singolo caso, i poteri di amministrazione del territorio e di gestione della fauna ivi insediata, sia che i poteri di gestione derivino dalla legge, sia ce derivino da delega o concessione di altro ente (nella specie della Regione). In quest’ultimo caso, sempre che sia conferita al gestore autonomia decisionale e operativa sufficiente a consentirgli di svolgere l’attività in modo da poter efficientemente amministrare i rischi di danni a terzi, inerenti all’esercizio dell’attività, e da poter adottare le misure normalmente idonee a prevenire, evitare o limitare tali danni. Cassazione Civile, Sez. III, 8 gennaio 2010, n. 80.