Source: https://www.studiolegaleadamo.it/la-concorrenza-sleale-del-terzo
Timestamp: 2020-08-05 12:49:47+00:00
Document Index: 10097745

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 2598', 'art. 2043', 'art. 2598', 'art. 2598', 'art. 2598']

La concorrenza sleale del terzo - Studio Legale Adamo
La concorrenza sleale del terzo
La concorrenza sleale del terzo – Nuova Sentenza della Corte d’Appello di Torino: il “fiancheggiatore” responsabile anche se non è concorrente
La concorrenza sleale del terzo – La Corte d’Appello di Torino, con sentenza del 21 agosto 2019, si è pronunciata in merito al compimento di atti di concorrenza sleale di cui all’art. 2598 c.c. da parte di un terzo, non concorrente diretto dell’imprenditore danneggiato, ma che comunque avrebbe “fiancheggiato” il concorrente nella propria attività slealmente concorrenziale.
La Corte d’Appello ha ritenuto, in particolare, che se è vero, da un lato, che presso la giurisprudenza di legittimità vige da tempo il principio secondo il quale la concorrenza sleale deve ritenersi fattispecie tipicamente riconducibile ai soggetti del mercato in concorrenza, dall’altro ciò “non esclude la legittima predicabilità dell’illecito concorrenziale anche quando l’atto lesivo del diritto del concorrente venga compiuto da un soggetto (terzo interposto), il quale, pur non possedendo egli stesso i necessari requisiti soggettivi, agisca tuttavia per conto di un concorrente del danneggiato stesso, essendo egli stesso legittimato a porre in essere atti che ne cagionino vantaggi economici. In tal caso, pertanto, il terzo va legittimamente ritenuto responsabile in solido con l’imprenditore… Il terzo è quindi chiamato a rispondere ai sensi dell’art. 2043 c.c., nonché del successivo art. 2598 c.c.“.
Il ruolo del n. 3 dell’art. 2598 c.c.
La Corte, inoltre, valorizza, per sanzionare la concorrenza sleale del terzo, il n. 3 dell’art. 2598 c.c., che sancisce il divieto di atti contrari alla correttezza professionale, o comunque al comportamento ritenuto “corretto” nell’ambito del settore economico / merceologico di riferimento: “il principio di correttezza professionale deve essere interpretato non già in senso restrittivo, limitato alla violazione di norme giuridiche, ma in senso ampio, cioè in quello diretto a ricomprendere ogni comportamento che, anche in via indiretta, si riveli contrario alle regole deontologiche comunemente accettate nel settore economico di cui si tratta“.