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Timestamp: 2017-01-21 02:19:25+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 1329', 'art. 1329', 'art. 1226', 'art. 1328', 'art. 1329', 'art. 1328', 'art. 1326', 'art. 1328']

Art. 1328 codice civile: Revoca della proposta e dell'accettazione
HOME Codice civile Articoli Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015 Codice civile Art. 1328 codice civile: Revoca della proposta e dell’accettazione L’AUTORE: Redazione
La proposta può essere revocata finchè il contratto non sia concluso. Tuttavia, se l’accettante ne ha intrapreso in buona fede l’esecuzione prima di avere notizia della revoca, il proponente è tenuto a indennizzarlo delle spese e delle perdite subite per l’iniziata esecuzione del contratto (1).
L’accettazione può essere revocata, purchè la revoca giunga a conoscenza del proponente prima dell’accettazione (2).
Proposta: [v. 1326]; Esecuzione: [v. 1327]; Accettazione: [v. 1326].
Revoca: atto con il quale si pone nel nulla, privandolo dei suoi effetti giuridici, un negozio giuridico.
(1) La proposta può essere revocata (ritirata) finché il contratto non è concluso, cioè fino a quando il proponente non giunge a conoscenza dell’accettazione [v. 1326]: da questo momento in poi la revoca della proposta non avrebbe alcun effetto e quindi il proponente resterebbe vincolato al contratto. .
(2) L’accettante, a sua volta, può revocare l’accettazione finché il contratto non è concluso, per cui la revoca deve giungere a conoscenza del proponente prima dell’accettazione (es.: dopo che è partita la lettera di accettazione viene dato immediatamente un contrordine telegrafico).
Cassazione civile sez. II 02 ottobre 2014 n. 20853 In tema di conclusione del contratto, qualora, con la proposta formulata in un documento, la parte, indicando gli elementi essenziali del negozio, abbia manifestato la volontà di concludere il contratto alle condizioni ivi stabilite, la sottoscrizione del documento apposta dalla controparte senza alcuna modifica o integrazione, essendo espressione della volontà di aderire alla proposta, vale come accettazione. Nel caso in cui una parte rivolga all'altra un'offerta precisa e particolareggiata di conclusione di un determinato contratto, completa di tutti gli elementi essenziali, deve ravvisarsi una vera e propria proposta contrattuale e non una semplice dichiarazione generica di disponibilità, cosicché l'altra parte può esprimere la sua accettazione con il semplice consenso senza bisogno di ulteriori trattative.
Cassazione civile sez. III 31 marzo 2011 n. 7420 Nella proposta irrevocabile, disciplinata dall'art. 1329 c.c., l'elemento normativamente richiesto per l'irrevocabilità è la determinazione del tempo fino alla consumazione del quale il proponente è obbligato a mantenere ferma la proposta ragione per cui, l'essenzialità e la funzione di tale termine escludono che la limitazione della facoltà di revoca possa risolversi nella negazione definitiva di essa e nella subordinazione dell'efficacia della proposta esclusivamente alla volontà del suo destinatario. Ne consegue che, ove si pattuisca che il termine entro il quale la proposta deve rimanere ferma, coincida (come nella specie) con la sottoscrizione del contratto preliminare di compravendita o, in difetto, con il rogito notarile di trasferimento della proprietà, deve negarsi l'esistenza stessa di una proposta irrevocabile perché tale fattispecie presuppone che alla scadenza del termine il proponente riacquisti la possibilità di esercitare la facoltà di facoltà di revoca.
Cassazione civile sez. II 02 agosto 2010 n. 18001 L’irrevocabilità della proposta contrattuale (cd. "a fermo" o "ferma"), disciplinata dall'art. 1329, c.c., consiste nella temporanea privazione degli effetti di una eventuale revoca voluta dal proponente ed ha lo scopo di accordare al destinatario per l'accettazione della proposta uno "spatium deliberandi" maggiore di quello ordinariamente necessario secondo la natura dell'affare o secondo gli usi (cfr. art. 1226, comma 2, c.c.). Elemento normativamente richiesto per l'irrevocabilità è la determinazione del tempo per il quale il proponente è obbligato a mantenere ferma la proposta e l'essenzialità e la funzione del termine escludono che la limitazione della facoltà di revoca della proposta, riconosciuta in via generale al proponente sino alla sua accettazione dall'art. 1328, c.c., possa risolversi nella negazione di tale facoltà e nella subordinazione dell'efficacia della proposta esclusivamente alla volontà del suo destinatario. Laddove, quindi, il tempo di irrevocabilità venga fatto cessare, come nella specie, con la sottoscrizione del contratto preliminare o, in difetto di questa, con il rogito notarile di trasferimento della proprietà, che con la creazione di un vincolo contrattuale esauriscono la funzione della proposta, deve negarsi che all'irrevocabilità sia stato previsto un termine, poiché la necessaria temporaneità della stessa presuppone che alla scadenza di esso il proponente riacquisti la possibilità di esercitare la facoltà di revoca.
Cassazione civile sez. II 02 agosto 2010 n. 18001 La proposta irrevocabile o ferma - che, al lume dell’art. 1329 c.c., è quella che si caratterizza per il fatto che il proponente si obbliga a mantenere la stessa (appunto) ferma per un certo tempo, con la conseguenza che per quel tempo la revoca è senza effetto - ha fra le sue qualità intrinseche, oltre all’irrevocabilità, anche la permanenza della sua efficacia fino alla scadenza del termine fissato dal proponente, maturato il quale la proposta ordinariamente viene a caducarsi in modo automatico, senza che all’uopo occorra una qualsiasi sua revoca, restando soltanto salva una diversa volontà del proponente cui, nell’ambito dell’autonomia privata, non può negarsi il potere di dar vita ad una proposta irrevocabile ma scindibile da tale sua qualità e quindi capace di sopravvivere, una volta scaduto il termine, come semplice proposta revocabile ex art. 1328 c.c. ed, in tal caso, con persistenza della sua efficacia nei limiti di tempo di cui all’art. 1326, comma 2, c.c.
Corte appello Salerno 29 settembre 2006 n. 701 Pubblica amministrazione
A seguito del riesame delle ragioni di opportunità e delle esigenze che avevano mosso l'amministrazione a dar luogo ad una procedura di evidenza pubblica per l'acquisizione di beni e servizi, la p.a. può sempre procedere per motivate ragioni di interesse pubblico al ritiro d'ufficio dell'atto di indizione della gara. Siffatta scelta, che è espressione della potestà di autotutela che l'amministrazione può esercitare nei confronti dei propri atti, trova altresì sostegno nel principio di diritto comune enucleato dall'art. 1328 c.c., in base al quale la proposta di concludere il contratto (qual è l'atto di indizione della gara, ancorché espressa in forma pubblicistica e subordinata all'osservanza delle regole procedimentali per la scelta del contraente) è sempre revocabile fino a che il contratto non sia concluso. ( Conferma Tar Emilia Romagna, Bologna, sez. II, 1998 n. 313 ).
Consiglio di Stato sez. VI 05 agosto 2004 n. 5448 Art. precedente
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