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Timestamp: 2020-04-02 13:10:32+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 18990 del 27/09/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18990 del 27/09/2016
Cassazione civile sez. III, 27/09/2016, (ud. 17/05/2016, dep. 27/09/2016), n.18990
sul ricorso 24805/2013 proposto da:
B.C., (OMISSIS), N.A. (OMISSIS), considerati
CASSAZIONE, rappresentati e difesi dall’avvocato ANTONINO CAMPISI
avverso la sentenza n. 499/2013 della CORTE D’APPELLO di CATANIA,
depositata il 05/03/2013;
17/05/2016 dal Consigliere Dott. ANTONELLA PELLECCHIA;
1. La controversia trae origine da un contratto, stipulato il (OMISSIS), con cui i coniugi N. concessero in locazione alla Provincia Regionale di Siracusa un immobile destinato a sede secondaria dell’istituto tecnico industriale (OMISSIS). La durata della locazione venne fissata dalle parti in anni 6, a decorrere dalla data di consegna, con possibilità di tacita proroga di sei anni in mancanza di disdetta di una delle pani, con lettera raccomandata AR almeno 12 mesi prima della scadenza del contratto. Contratto che fu risolto anticipatamente della L. n. 392 del 1978, ex art. 27, u.c., con lettera A.R. del 18 gennaio 2002, dalla provincia regionale di Siracusa, senza però specificare, i gravi danni che avrebbero dovuto giustificare il recesso anticipato. Pertanto, nel gennaio 1993 i coniugi N. convennero in giudizio la Provincia Regionale di Siracusa per sentirla condannare al pagamento dei canoni non corrisposti e al risarcimento dei danni cagionati all’immobile nel corso del rapporto di locazione.
Il Tribunale di Siracusa, Sez. Distaccata Avola, con la sentenza n. 17/2010 rigettò la domanda relativa all’iegittimità del recesso e accolse quella relativa al risarcimento dei danni all’immobile.
2. La decisione è stata confermata dalla Corte d’Appello di Catania, con sentenza n. 499 del 14 febbraio 2013.
3. Avverso tale decisione, i coniugi N.A. e B.C. propongono ricorso in Cassazione sulla base di 1 motivo.
3.1. Gli intimati non svolgono attività difensiva.
4.1. Con l’unico motivo, i ricorrenti deducono la “violazione e falsa applicazione della L. 27 luglio 1978, n. 392, art. 27, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3”.
Lamentano che il conduttore nella lettera di disdetta non ha esplicitato i gravi motivi legittimanti il recesso avendo solo espresso l’intenzione di voler recedere.
I motivi del recesso devono essere enunciati nella dichiarazione stessa oppure devono essere già conosciuti dal locatore.
Da qui la correttezza della decisione che ha considerato rilevanti le gravi ragioni già indicate anticipatamente dal conduttore, consistenti nel mancato adeguamento dell’immobile alla normativa della sicurezza ed all’abbattimento delle barriere architettoniche sollecitate dal 1998 (v. pag. 4 e 5 sent.). Valutazione che compete al giudice di merito e che correttamente motivata, come nella specie, non è censurabile in sede di legittimità (Cass. n. 13368/2015).
E principio di questa Corte che i gravi motivi in presenza dei quali la L. 27 luglio 1978, n. 392, art. 27, u.c., consente in qualsiasi momento il recesso del conduttore dal contratto di locazione devono collegarsi a fatti estranei alla volontà del conduttore, imprevedibili e sopravvenuti alla costituzione del rapporto.
La norma, pertanto, è stata correttamente applicata dalla Corte di merito che ha ritenuto rilevanti le gravi ragioni poste dal conduttore giustificazione del recesso, ma esplicitate anticipatamente alla sua dichiarazione.
5. In considerazione del fatto che la parte intimata non ha svolto attività difensiva non occorre disporre sulle spese.