Source: http://www.giurcost.org/casi_scelti/CJCE/C-357-09.htm
Timestamp: 2020-02-20 11:06:58+00:00
Document Index: 46079128

Matched Legal Cases: ['art. 104', 'art. 15', 'art. 44', 'art. 46', 'art. 46', 'art. 15', 'art. 15', 'art. 15', 'art. 15', 'art. 15', 'art. 15', 'art. 15', 'art. 15', 'art. 15', 'art. 15', 'art. 15', 'sentenza ', 'art. 20', 'art. 20', 'art. 15', 'sentenza ', 'art. 15', 'art. 15', 'art. 15', 'art. 15']

Consulta OnLine - Corte di Giustizia delle Comunità europee (Grande Sezione), 30 novembre 2009 – C-357/09
Corte di Giustizia delle Comunità europee (Grande Sezione), 30 novembre 2009
C-357/09 PPU, Procedimento a carico di Said Shamilovich Kadzoev (Huchbarov)
avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi degli artt. 68 CE e 234 CE, dall’Administrativen sad Sofia-grad (Bulgaria), con decisione 10 agosto 2009, pervenuta in cancelleria il 7 settembre 2009, nella causa
composta dal sig. V. Skouris, presidente, dai sigg. A. Tizzano, J. N. Cunha Rodrigues, K. Lenaerts, J.-C. Bonichot, dalla sig.ra C. Toader, presidenti di sezione, dai sigg. C. W. A. Timmermans, P. Kūris, E. Juhász, G. Arestis, L. Bay Larsen (relatore), T. von Danwitz e A. Arabadjiev, giudici,
vista la domanda del giudice del rinvio 19 agosto 2009, pervenuta alla Corte il 7 settembre 2009 e integrata il 10 settembre 2009, di sottoporre il rinvio pregiudiziale al procedimento d’urgenza ex art. 104 ter del regolamento di procedura,
1 La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione dell’art. 15, nn. 4–6, della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 16 dicembre 2008, 2008/115/CE, recante norme e procedure comuni applicabili negli Stati membri al rimpatrio di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare (GU L 348, pag. 98).
2 Tale domanda è stata presentata nell’ambito di un procedimento amministrativo avviato su iniziativa del direttore della Direktsia «Migratsia» pri Ministerstvo na vatreshnite raboti (Direzione dell’Immigrazione presso il Ministero dell’Interno) diretto ad ottenere una pronuncia d’ufficio da parte dell’Administrativen sad Sofia-grad (Tribunale amministrativo di Sofia) in merito al mantenimento del trattenimento del sig. Kadzoev (Huchbarov) presso il Centro speciale di permanenza temporanea degli stranieri della detta Direzione situato a Busmantsi (in prosieguo: il «Centro di permanenza temporanea»), nella circoscrizione di Sofia.
«In conformità della direttiva 2005/85/CE del Consiglio, del 1° dicembre 2005, recante norme minime per le procedure applicate negli Stati membri ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di rifugiato [(GU L 326, pag. 13 e, rettifica, GU 2006, L 236, pag. 36)], il soggiorno di un cittadino di un paese terzo che abbia chiesto asilo in uno Stato membro non dovrebbe essere considerato irregolare nel territorio di tale Stato membro finché non sia entrata in vigore una decisione negativa in merito alla sua domanda d’asilo o una decisione che pone fine al suo diritto di soggiorno quale richiedente asilo».
11 Allo stato attuale, secondo l’art. 44, n. 8, della legge sugli stranieri «[i]l trattenimento dura fino a quando sussistono le circostanze indicate al n. 6, ma non può superare i sei mesi. In via eccezionale, quando la persona si rifiuta di cooperare con le competenti autorità, oppure sussiste un ritardo nell’ottenimento dei documenti indispensabili per il riaccompagnamento o l’espulsione, o ancora la persona costituisce una minaccia per la sicurezza nazionale e l’ordine pubblico, il periodo di trattenimento può essere esteso a dodici mesi».
12 L’art. 46a, nn. 3–5, della legge sugli stranieri così recita:
13 Il 21 ottobre 2006 le forze dell’ordine bulgare arrestavano un individuo nei pressi della frontiera con la Turchia. Egli era privo di documenti d’identità e si presentava con il nome di Said Shamilovic Huchbarov, nato l’11 febbraio 1979 a Grozny (Cecenia). Dichiarava di non volere che il consolato di Russia fosse informato del suo arresto.
16 Il 14 dicembre 2006 l’interessato dichiarava dinanzi alle autorità del Centro di permanenza temporanea che il suo vero nome non era Huchbarov bensì Kadzoev.
17 Nel corso di due procedimenti amministrativi dinanzi all’Administrativen sad Sofia-grad veniva prodotto un atto di nascita dal quale risultava che il sig. Kadzoev è nato l’11 febbraio 1979 a Mosca (ex Unione sovietica), da padre ceceno, Shamil Kadzoev, e madre georgiana, Loli Elihvari. Veniva altresì prodotta una carta d’identità provvisoria di cittadino della Repubblica di Cecenia-Ichkeria, valida fino all’11 febbraio 2001, che era stata rilasciata a nome di Said Shamilovic Kadzoev, nato l’11 febbraio 1979 a Grozny. L’interessato continuava tuttavia a presentarsi dinanzi alle autorità con i nomi di Kadzoev o di Huchbarov.
18 Nel corso del periodo compreso tra il gennaio 2007 e l’aprile 2008 intercorreva uno scambio di corrispondenza tra le autorità bulgare e quelle russe. Contrariamente a quanto credevano le autorità bulgare, le autorità russe dichiaravano che la carta d’identità provvisoria rilasciata a nome del sig. Said Shamilovic Kadzoev era stata emanata da soggetti e da un’autorità ignoti alla Federazione russa e non poteva pertanto essere considerata un documento che dimostrasse la cittadinanza russa dell’interessato.
23 Dalla decisione di rinvio risulta che secondo il Centro d’assistenza alle persone sopravvissute alla tortura, l’Alto Commissariato delle Nazioni unite per i Rifugiati e Amnesty International, è verosimile che il sig. Kadzoev sia stato vittima di torture e di trattamenti umilianti e disumani nel suo paese d’origine.
26 La causa principale è stata avviata con il deposito di un atto amministrativo del direttore della Direzione dell’Immigrazione presso il Ministero dell’Interno, il quale chiede a tale giudice di pronunciarsi d’ufficio, ai sensi dell’art. 46a, n. 3, della legge sugli stranieri, sul mantenimento del trattenimento del sig. Kadzoev.
28 Inoltre, nessuna disposizione espressa preciserebbe se, in una situazione come quella della causa principale, i termini indicati all’art. 15, nn. 5 e 6, della direttiva 2008/115 debbano intendersi nel senso che comprendono il periodo durante il quale lo straniero si trovava in stato di trattenimento allorché esisteva un divieto di legge di dare esecuzione ad un provvedimento amministrativo di «riaccompagnamento coatto alla frontiera» in quanto il sig. Kadzoev aveva avviato un procedimento per l’ottenimento dello status umanitario e di rifugiato.
29 Infine, detto giudice spiega che qualora fosse ammesso che non esiste alcuna «prospettiva ragionevole di allontanamento» ai sensi dell’art. 15, n. 4, della direttiva 2008/115, andrebbe chiarito se, in conformità a tale disposizione, occorra disporre l’immediata liberazione del sig. Kadzoev.
30 Pertanto, l’Administrativen sad Sofia-grad ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte le questioni pregiudiziali seguenti:
«1) Se l’art. 15, nn. 5 e 6, della direttiva 2008/115 […], vada interpretato nel senso che:
a) qualora il diritto nazionale dello Stato membro prima del recepimento delle condizioni stabilite dalla detta direttiva non prescrivesse un periodo massimo di trattenimento né i motivi per la sua proroga e, in occasione della trasposizione della direttiva, non sia stato disposto che le nuove norme producessero effetto retroattivo, tali condizioni della detta direttiva si applichino e facciano decorrere tale periodo solo a partire dal loro recepimento nel diritto nazionale dello Stato membro;
b) nei periodi di trattenimento in un centro specializzato ai fini dell’allontanamento previsti dalla direttiva non si computi il periodo durante il quale l’esecuzione di una decisione di allontanamento [dal territorio dello] Stato membro era sospesa in forza di una disposizione espressa, a causa dello svolgimento di un procedimento di richiesta del diritto d’asilo su istanza di un cittadino di uno Stato terzo, sebbene egli, durante tale procedimento, abbia continuato a soggiornare presso detto centro specializzato di trattenimento, qualora la normativa nazionale dello Stato membro lo consenta;
2) Se l’art. 15, nn. 5 e 6, della direttiva 2008/115 […] vada interpretato nel senso che nei periodi di trattenimento in un centro specializzato ai fini dell’allontanamento, ai sensi della direttiva, non si computi il periodo durante il quale l’esecuzione di una decisione di allontanamento [dal territorio dello] Stato membro era sospesa in forza di una disposizione espressa, in quanto era pendente un procedimento giudiziario avverso la detta decisione, sebbene l’interessato, durante tale procedimento, abbia continuato a soggiornare presso detto centro specializzato di trattenimento, allorché non possedeva alcun valido documento d’identità e quindi esiste un dubbio sulla sua identità, o non dispone di mezzi di sussistenza o, ancora, si comporta in maniera aggressiva;
3) Se l’art. 15, n. 4, della direttiva 2008/115 […], vada interpretato nel senso che non sussiste una prospettiva ragionevole d’allontanamento qualora:
a) al momento del controllo del trattenimento da parte dell’autorità giudiziaria, lo Stato di cui l’interessato è cittadino si è rifiutato di rilasciargli un documento di viaggio ai fini del suo rimpatrio e, fino a quel momento, non esista un accordo con un paese terzo sul suo accoglimento, nonostante le autorità amministrative dello Stato membro proseguano i loro sforzi in tal senso;
b) al momento del controllo del trattenimento da parte dell’autorità giudiziaria esisteva un accordo di riammissione tra l’Unione europea e lo Stato di cui l’interessato è cittadino ma, a causa dell’esistenza di nuove prove — ossia un certificato di nascita dell’interessato — lo Stato membro non ha fatto riferimento alle disposizioni del detto accordo non volendo l’interessato essere rimpatriato;
c) le possibilità di proroga del periodo di trattenimento previste dall’art. 15, n. 6, della direttiva [2008/15] siano esaurite, nell’ipotesi in cui non esiste alcun accordo di riammissione con il paese terzo al momento del controllo del trattenimento [dell’interessato] da parte dell’autorità giudiziaria, in considerazione dell’art. 15, n. 6, lett. b) della detta direttiva;
4) Se l’art. 15, nn. 4 e 6, della direttiva 2008/115 […], vada interpretato nel senso che qualora, in occasione del controllo del trattenimento destinato all’allontanamento del cittadino di un paese terzo, risulti che non esistono prospettive ragionevoli per il suo allontanamento e che sono esaurite le possibilità di prorogare il periodo di trattenimento:
32 Il giudice del rinvio ha motivato tale richiesta affermando che la causa è diretta a chiarire se si debba mantenere il sig. Kadzoev in stato di trattenimento presso il Centro di permanenza temporanea ovvero se gli debba essere liberato. Considerata la situazione di questa persona, il detto giudice ha dichiarato che non è opportuno che il procedimento rimanga sospeso a lungo.
37 Una situazione del genere non sarebbe conforme alla finalità perseguita dalle citate disposizioni della direttiva 2008/115, che consiste nel garantire, in ogni caso, che il trattenimento ai fini dell’allontanamento non ecceda i 18 mesi.
39 Si deve pertanto risolvere la prima questione, sub a), dichiarando che l’art. 15, nn. 5 e 6, della direttiva 2008/115 va interpretato nel senso che la durata massima del trattenimento ivi prevista deve includere il periodo di trattenimento subìto nel contesto di una procedura di allontanamento avviata prima che il regime introdotto da tale direttiva divenisse applicabile.
41 Va ricordato che il nono ‘considerando’ della direttiva 2008/115 recita che «[i]n conformità della direttiva 2005/85 […], il soggiorno di un cittadino di un paese terzo che abbia chiesto asilo in uno Stato membro non dovrebbe essere considerato irregolare nel territorio di tale Stato membro finché non sia entrata in vigore una decisione negativa in merito alla sua domanda d’asilo o una decisione che pone fine al suo diritto di soggiorno quale richiedente asilo».
51 Orbene, né l’art. 15, nn. 5 e 6, della direttiva 2008/115, né altre disposizioni di tale direttiva consentono di ritenere che periodi di trattenimento ai fini dell’allontanamento non debbano essere inclusi nella durata massima di trattenimento definita al detto art. 15, nn. 5 e 6, a causa della sospensione dell’esecuzione della decisione di allontanamento.
55 Questa conclusione non è rimessa in discussione dalla sentenza 29 gennaio 2009 (causa C‑19/08, Petrosian, non ancora pubblicata nella Raccolta), richiamata dal governo bulgaro. Infatti, in tale causa, vertente sull’interpretazione del regolamento (CE) del Consiglio 18 febbraio 2003, n. 343, che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per l’esame di una domanda d’asilo presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo (GU L 50, pag. 1), la Corte ha dichiarato che, qualora, nel contesto della procedura di trasferimento del richiedente asilo, la normativa dello Stato membro ricorrente preveda l’effetto sospensivo di un ricorso, il termine di esecuzione del trasferimento di cui all’art. 20, n. 1, lett. d), del citato regolamento decorre non già a partire dalla decisione giurisdizionale provvisoria che sospende l’esecuzione del procedimento di trasferimento, bensì soltanto a partire dalla decisione giurisdizionale che statuisce sulla fondatezza del procedimento e che non può più ostacolare detta esecuzione.
56 Una siffatta interpretazione dell’art. 20, n. 1, lett. d), del regolamento n. 343/2003 non può essere applicata nel contesto dell’interpretazione dell’art. 15, nn. 5 e 6, della direttiva 2008/115. Infatti, mentre il termine oggetto della citata sentenza Petrosian determina il tempo di cui dispone lo Stato membro ricorrente per eseguire il trasferimento del richiedente asilo verso lo Stato membro che è tenuto a rimpatriarlo, le durate massime previste dall’art. 15, nn. 5 e 6 della direttiva 2008/115 mirano a limitare la privazione di libertà di un individuo. Inoltre, questi ultimi termini pongono un limite alla durata del trattenimento ai fini dell’allontanamento e non all’esecuzione della procedura di allontanamento in quanto tale.
60 È giocoforza rilevare che quando è raggiunta la durata massima di trattenimento prevista all’art. 15, n. 6, della direttiva 2008/115, non si pone la questione se non esista più una «prospettiva ragionevole di allontanamento», a norma del n. 4 dello stesso articolo. In un caso del genere, infatti, la persona interessata deve comunque essere immediatamente rimessa in libertà.
67 Si deve pertanto risolvere la terza questione, sub a) e b), dichiarando che l’art. 15, n. 4, della direttiva 2008/115 va interpretato nel senso che solo una concreta prospettiva di esecuzione dell’allontanamento tenuto conto dei termini stabiliti ai nn. 5 e 6 dello stesso articolo corrisponde ad una prospettiva ragionevole di allontanamento e che quest’ultima non sussiste quando risulta poco probabile che l’interessato sia accolto in un paese terzo tenuto conto dei detti termini.
72 Nei confronti della parte nella causa principale, il presente procedimento costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese. Le spese sostenute da altri soggetti per presentare osservazioni alla Corte non possono dar luogo a rifusione.
1) L’art. 15, nn. 5 e 6, della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 16 dicembre 2008, 2008/115/CE, recante norme e procedure comuni applicabili negli Stati membri al rimpatrio di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare, va interpretato nel senso che la durata massima del trattenimento ivi prevista deve includere il periodo di trattenimento subìto nel contesto di una procedura di allontanamento avviata prima che il regime introdotto da tale direttiva divenisse applicabile.