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Timestamp: 2019-10-18 19:42:14+00:00
Document Index: 147980548

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Cassazione Civile, Sez. Lav., 18 gennaio 2011, n. 1072 - Olio combustibile nel serbatoio e infortunio sul lavoro dovuto a conseguente esplosione
sul ricorso 2211-2009 proposto da:
G. FRANCESCO S.R.L. (già G. Francesco & C. s.a.s.), in persona del sig. G.F. nella sua qualità di Amministratore Unico e legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, CORSO VITTORIO EMANUELE II 326, presso lo studio dell'avvocato SCOGNAMIGLIO RENATO, che la rappresenta e difende unitamente all'avvocato SCOGNAMIGLIO CLAUDIO, giusta procura speciale atto notar GIULIO C. di Catanzaro, del 26/11/08, rep. 77678;
P.G., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA PIERLUIGI DA PALESTRINA N. 63, presso lo studio dell'avvocato MARIO CONTALDI, rappresentata e difesa dall'avvocato ROBERTA Q., giusta procura speciale atto Notar C. GIUSEPPE di GENOVA del 29/09/2008, rep. n. 12512;
e contro REALE MUTUA DI ASSICURAZIONI SOCIETA' S.P.A.;
avverso la sentenza n. 1495/2008 della CORTE D'APPELLO di CATANZARO, depositata il 29/09/2008 r.g.n. 215 9/06;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 21/09/2010 dal Consigliere Dott. PIETRO ZAPPIA;
udito l'Avvocato QUERCIOLI ROBERTA;
Con ricorso al Tribunale, giudice del lavoro, di Crotone, ritualmente notificato, P.A.M., in proprio e nella qualità di erede legittima di B.S., dipendente della società "G. Francesco e C. s.a.s.", deceduto il 6.7.1991 a seguito di infortunio sul lavoro verificatosi il 2.7.1991 (nel quale aveva trovato la morte anche l'altro dipendente G.P.) nel corso della effettuazione, presso la stabilimento industriale "N.P. S. Antonio B. L. .p.a.", di un ponte elettrico di collegamento tra due serbatoi, a causa dell'esplosione dell'olio combustibile contenuto in uno dei serbatoi predetti, chiedeva la condanna della società datoriale, ai sensi dell'art. 2087 c.c., al risarcimento di tutti i danni conseguenti all'evento verificatosi, la liquidarsi iure proprio e iure successionis.
Disposta la chiamata in garanzia, su istanza della società convenuta, della compagnia Reale Mutua Assicurazioni s.p.a., con sentenza in data 18.10.2006 il Tribunale adito condannava la G. s.a.s. e la terza chiamata, quest'ultima nei limiti del massimale assicurativo, al pagamento, in favore di P.G., nella qualità di erede di P.A.M., deceduta nelle more dell'espletamento del giudizio, della somma di Euro 158.200,00 a titolo di danno non patrimoniale iure proprio, Euro 164,00 a titolo di danno da invalidità temporanea iure successionis, Euro 693.020,00 a titolo di danno biologico iure successionis, Euro 175.269,00 a titolo di danno morale iure successionis, oltre agli interessi legali dalla data dell'evento sul capitale devalutato ed annualmente rivalutato in base agli indici Istat.
Avverso tale sentenza proponeva appello la società G. Francesco e C. s.a.s. lamentandone la erroneità sotto diversi profili e chiedendo il rigetto delle domande proposte da controparte con il ricorso introduttivo.
Avverso questa sentenza propone ricorso per cassazione la G. Francesco s.r.l. (già G. Francesco e C. s.a.s.) con nove motivi di impugnazione.
In particolare osserva la ricorrente che erroneamente la Corte territoriale aveva ritenuto la responsabilità della società datoriale per l'evento verificatosi sotto il profilo che l'assunto della stessa, secondo cui non sarebbe stata a conoscenza della presenza di olio combustibile all'interno del serbatoio nel quale si era verificata l'esplosione, si appalesava non sostenibile atteso che la presenza di tale olio costituiva un dato fattuale senz'altro noto, essendo il serbatoio comunque utilizzato dal pastificio L. per l'attività produttiva, ed anche necessario ai fini della verifica della corretta realizzazione del ponte di collegamento fra i due serbatoi; e pertanto la condotta della società integrava la violazione della norma di cui all'art. 2087 c.c. non risultando che la stessa avesse predisposto le opportune cautele nell'esecuzione dell'attività, sino al limite della sospensione della prestazione per mancanza delle previste condizioni di sicurezza.
Rileva per contro la ricorrente che dal dovere di prevenzione imposto al datore di lavoro dall'art. 2087 c.c. non può desumersi la prescrizione di un obbligo assoluto di rispettare ogni cautela possibile ed innominata diretta ad evitare qualsiasi danno, occorrendo che l'evento sia sempre riferibile a sua colpa, per violazione di obblighi di comportamento imposti da norme di fonte legale o suggeriti dalla tecnica, ma concretamente individuati; di talchè incombe al lavoratore l'onere di fornire la prova della concreta
conoscenza, o quanto meno conoscibilità, da parte del datore di lavoro, del fatto o della situazione da cui l'evento dannoso trae origine, al fine di verificare che lo stesso rientri nell'ambito nella sfera di controllo del datore predetto, altrimenti verrebbe a configurarsi una sorta di responsabilità oggettiva ricomprendendo nella previsione dell'art. 2087 c.c. la prevenzione di rischi del tutto ignoti o affatto ipotetici.
In particolare la ricorrente, premesso che la presenza di olio combustibile nel serbatoio in questione costituiva un fatto decisivo e controverso ai fini dell'accertamento della responsabilità del datore di lavoro, ha rilevato l'esistenza di un salto logico nella motivazione dei giudice di appello tra la premessa (il fatto che il serbatoio sarebbe stato utilizzato dal pastificio L. per l'attività produttiva) e la conseguenza (il fatto che la società ricorrente sapesse, o dovesse sapere, della presenza dell'olio combustibile nel serbatoio da collegare a quello di nuova istallazione).
Rileva in particolare la ricorrente che erroneamente la Corte territoriale, in accoglimento dell'appello incidentale proposto dalla P., aveva liquidato in favore della stessa il danno esistenziale, quantificato nella misura di Euro 100.000,00, sotto il profilo che la lesione incideva su interessi di livello costituzionale, conseguenti alla perdita del rapporto parentale, atteso che il decesso del figlio aveva fatto venir meno, nei confronti della stessa, l'intangibilità degli affetti familiari, la solidarietà nell'ambito della famiglia, la possibilità di esplicazione della persona umana nella società familiare.
In tal modo peraltro la Corte territoriale aveva proceduto ad una duplicazione del danno non patrimoniale, avendo il Tribunale già riconosciuto in favore della P. il risarcimento del danno morale ex art. 2059 c.c. (danno morale soggettivo) inteso come prezzo per il patema d'animo transeunte, considerato che il B. era l'unico figlio convivente della predetta. Ciò comportava, alla stregua dell'insegnamento delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione di cui alla sentenza n. 26972/08, una violazione o falsa applicazione degli artt. 2043 e 2059 c.c., stante l'attribuzione di autonoma dignità risarcitoria al danno esistenziale congiuntamente al danno morale soggettivo iure proprio in favore del congiunto della vittima.
Ciò in quanto si appalesa contraddicono assumere uno stesso referente fattuale - la condizione del B. di unico figlio della P. - per riconoscere due distinte poste risarcitorie, tanto più nella prospettiva della necessaria unitarietà del riconoscimento e del risarcimento del danno alla persona;
dovendosi ritenere altresì una vistosa carenza di motivazione sotto il profilo degli elementi di prova del predetto danno, che non possono essere individuati e negli stessi termini apprezzati ai fini di una distinta posta risarcitoria.
Osserva il Collegio che la responsabilità del datore di lavoro in materia di infortuni è fondata sul disposto dell'art. 2087 c.c., in base al quale l'imprenditore è tenuto ad adottare, nell'esercizio dell'impresa, le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l'esperienza e la tecnica, sono
necessarie a tutelare l'integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro; la norma suddetta impone pertanto al datore di lavoro un obbligo generale di diligenza; nel sistema della tutela delle condizioni di lavoro prevista dal legislatore, la disposizione di cui all'art. 2087 c.c. ha una funzione integratrice della normativa che prevede le singole misure di prevenzione contro gli infortuni sul lavoro, ponendo a carico del datore di datore un obbligo generale di garanzia delle condizioni di sicurezza del lavoro.
Ciò non determina l'insorgere di una ipotesi di responsabilità oggettiva, tuttavia non è circoscritta alla violazione di specifiche regole di esperienza o di regole tecniche, ma deve ritenersi volta a sanzionare, anche alla luce delle garanzie costituzionali del lavoratore, l'omessa predisposizione di tutte quelle misure e cautele atte a preservare, in relazione alle effettive modalità e condizioni di lavoro, l'integrità psicofisica del lavoratore, in considerazione altresì della possibilità di conoscenza di tutti quegli elementi che, in relazione alla fattispecie concreta, possono incidere sulla sicurezza del lavoratore.
Alla stregua di quanto sopra non può dubitarsi che la Corte territoriale abbia correttamente ritenuto la violazione del predetto art. 2087 c.c. ed abbia coerentemente e compiutamente motivato in ordine alla responsabilità della società datoriale, avendo rilevato come la presenza di olio combustibile nel serbatoio già in uso costituiva un dato fattuale assolutamente noto, essendo il detto serbatoio comunque utilizzato dal pastificio L. per l'attività produttiva, ed anche necessario, al fine di verificare la corretta realizzazione del ponte di collegamento fra il serbatoio già in uso e quello di nuova istallazione. E pertanto correttamente ha ritenuto che non potesse dubitarsi della piena conoscenza e consapevolezza da parte della società della presenza in uno dei due serbatoi, e precisamente in quello già in uso al pastificio L., di olio di combustibile; donde la responsabilità per violazione della disposizione di cui all'art. 2087 c.c. per non avere la società predetta, nonostante siffatta conoscenza e consapevolezza, provveduto a rendere edotti i lavoratori addetti alla saldatura del ponte fra i due serbatoi, delle particolari cautele da osservare nell'esecuzione dell'attività fornendoli di attrezzature adeguate allo scopo e predisponendo sul luogo quanto
necessario per eventuali emergenze, sino al limite della sospensione della prestazione in mancanza delle necessarie condizioni di sicurezza.
Ed invero il danno biologico, consistente nel danno non patrimoniale da lesione della salute, costituisce una categoria ampia ed onnicomprensiva, nella cui liquidazione il giudice deve tenere conto di tutti i pregiudizi alla salute concretamente patiti dal soggetto, ma senza duplicare il risarcimento attraverso l'attribuzione di nomi diversi a pregiudizi identici.
Ne consegue che è inammissibile, perchè costituisce una duplicazione risarcitoria, la congiunta attribuzione al soggetto del risarcimento sia per il danno biologico, inteso per come detto quale danno alla salute, che per il danno morale, inteso, nel caso di specie, quale intensa sofferenza
psichica. Non può invero dubitarsi che quest'ultima fattispecie di danno costituisce necessariamente una componente del primo, atteso che qualsiasi lesione della salute implica necessariamente una sofferenza psichica. E quindi, ove siano dedotte sofferenze di natura psichica, si rientra nell'ambito del danno biologico, del quale ogni sofferenza, fisica o psichica, per sua natura intrinseca, costituisce componente (Cass. SS.UU., 11.11.2008 n. 26972).
Infatti, per come rilevato dalle Sezioni Unite di questa Corte con la predetta sentenza n. 26972/08, "determina duplicazione di risarcimento la
congiunta attribuzione del danno morale, nella sua rinnovata configurazione, e del danno da perdita del rapporto parentale, poichè la sofferenza patita nel momento in cui la perdita è percepita e quella che accompagna l'esistenza del soggetto che l'ha subita altro non sono che componenti del complesso pregiudizio, che va integralmente ed unitariamente ristorato".
Ed invero il risarcimento dei danni da fatto illecito si configura quale debito di valore non avendo ad oggetto sin dall'origine una somma di denaro.
Correttamente pertanto la Corte territoriale, dopo aver quantificato il danno alla data della decisione, ha proceduto alla determinazione degli interessi legali a decorrere dalla data della verificazione del fatto lesivo, ma procedendo alla "devalutazione" a tale data del capitale, per poi rivalutarlo annualmente secondo gli indici Istat, applicando quindi gli interessi dalla data di verificazione dell'evento sul predetto capitale "devalutato", con le successive rivalutazioni annuali; deve escludersi pertanto che si sia verificata alcuna duplicazione degli interessi medesimi.
Ricorrono giusti motivi, avuto riguardo al solo parziale accoglimento del ricorso proposto dalla società G. s.r.l., per dichiarare interamente compensate tra la stessa e la resistente P. G., le spese relative al presente giudizio di cassazione, ferme restando le statuizioni sulle spese relative a giudizio di merito. Nessuna statuizione in ordine alle spese del presente giudizio di cassazione va per contro operata nei confronti della Società Reale Mutua di Assicurazioni, non avendo la stessa svolto alcuna attività difensiva, dovendosi anche nei confronti della predetta confermare la liquidazione delle spese relative ai giudizi di merito.
La Corte accoglie il quinto, sesto, settimo ed ottavo motivo di ricorso;
cassa parzialmente la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta la domanda di P.G. volta al pagamento del danno esistenziale, quantificato nell'impugnata sentenza nei a misura di Euro 100.000,00, e del danno morale iure successionis, quantificato in sentenza nella misura di Euro 175.296,00; conferma nel resto l'impugnata sentenza. Compensa tra la società ricorrente e la resistente P.G. le spese relative al presente giudizio di cassazione; nulla per le spese relative al suddetto giudizio nei confronti della Società Reale Mutua di Assicurazioni;