Source: http://www.slideshare.net/russobo/peste-italiana-12922838
Timestamp: 2015-05-30 00:58:17+00:00
Document Index: 182765434

Matched Legal Cases: ['art. 60', 'art. 1', 'art. 75', 'art. 75', 'art. 75', 'art. 75', 'art.75']

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“A futura memoria (se la memoria ha un futuro)”. L. Sciascia LA PESTE ITALIANA Dopo la rovina del Ventennio fascista il Sessantennio partitocratico di metamorfosi del Male Una storia di distruzione dello Stato di diritto e della Democrazia e di (re)instaurazione di un regime (neo)totalitario‘‘Nei Paesi democratici, la scienza dell’associazione è la scienza-madre; il progresso di tutte le altre dipende dal progresso di quella”.“Una nazione che non domanda al suo Governo altro che ilmantenimento dell’ordine è già schiava nel fondo del cuore”. A. de Tocqueville‘‘Lo Stato perirà nel momento in cui il potere legislativo sarà piùcorrotto dell’esecutivo’’. C.L. Montesquieu IA E R N O IO V IZ V D IS O EP MA I R RP A cura di: Gruppo di Iniziativa di Satyagraha 2009 per lo Stato di diritto e la Democrazia cancellati in Italia coordinato da Antonella Casu e Marco Cappato 1 2.
Introduzione Dal primo gennaio 1948, nel momento stesso della sua entrata in vigore, inizia immediatamenteil processo di snaturamento e svuotamento della Costituzione; da qui i partiti cominciano aimpadronirsi del sistema politico e a cancellare lo Stato di diritto; da qui parte la negazione deifondamentali diritti civili e politici dei cittadini italiani. Il “partito plurale”, naturale prosecutore ed erede del “partito singolare” fascista, governasapientemente, alla Costituente, l’afflato radicalmente riformatore, democratico, antifascista scaturitodalla sconfitta del nazifascismo nella guerra del 1939-45. La nascente partitocrazia veste l’abito dellademocrazia e ne assume il lessico, come armi utili a salvare l’essenziale: il proprio “libero arbitrio” nonsorretto da alcun ordinamento e non sottoposto ad alcuna legge. Questo “Partito della PrimaRepubblica” agisce da subito, nella sua organizzazione, contro la funzione costituzionale fissatadall’articolo 49 della Carta fondamentale. Per quasi un quarto di secolo, gli italiani sono privati di due dei tre principali strumentiistituzionali che la Costituzione aveva previsto per l’esercizio della sovranità popolare. Tanto la schedareferendaria quanto quella per le elezioni politiche regionali sono sottratte, fino al 1970, alla vitademocratica della Repubblica. La Costituzione assegna ai cittadini il potere di partecipare all’attività legislativa principalmenteattraverso tre tipi di voto: quello elettorale nazionale, per scegliere i membri delle due Camere; quelloelettorale regionale, per le 20 assemblee legislative in base alla nuova suddivisione territoriale delloStato; infine quello referendario, per vagliare ed eventualmente correggere, mediante l’abrogazionetotale o parziale, le leggi varate dal Parlamento. Questi tre voti, nel loro insieme, rappresentano la straordinaria intuizione innovativa deiCostituenti, che storicamente hanno vissuto l’esperienza dei regimi totalitari, e che quindi decidono difondare il nuovo sistema democratico su questi tre pilastri. Alla tradizionale istituzione parlamentareessi aggiungono altri due strumenti di esercizio della sovranità popolare. In queste pagine, è descritta una lunga e continuata strage di leggi, di diritto, di principicostituzionali, di norme e di regole che avrebbero dovuto governare la convivenza civile dellademocrazia italiana. Con un’avvertenza: la strage di legalità ha sempre per corollario, nella storia, la strage dipersone. 2 3.
Da 60 anni, in Italia, al regime fascista del Partito-Stato ha fatto seguito il regime “sfascista”dello Stato dei Partiti. Da 60 anni, una puntuale e sistematica violazione della Costituzione vienedolosamente consumata contro il popolo italiano, quel “demos” che vive deprivato delle condizioniminime di conoscenza e legalità, necessarie per esercitare il potere sovrano in forma legittima. In Italianon c’è democrazia, ma partitocrazia, oligarchia, vuoto di potere, arroganza del potere, prepotenza eimpotenza. Non esiste Stato di diritto, ma arbitrio di regime. L’ultimo arrivato Silvio Berlusconi e i suoi detrattori e accusatori sono in realtà l’espressione(finale?) di una identica vicenda politica. Sono affratellati da un comune destino, per ora illegale edrammatico, domani probabilmente anche violento e tragico. Lo sbocco è quasi obbligato. Il nostro tentativo, la nostra lotta, sono tutti racchiusi in quel “quasi”. La nostra speranza è dirappresentare una speranza: l’alternativa radicale possibile di una democrazia fondata sulla libertà diassociazione e partecipazione, sulla libertà di informazione e conoscenza, sulla libertà della persona.Soprattutto sul rispetto del diritto e della legge, come fonte suprema di legittimità delle istituzioni. Qui di seguito, raccontiamo quella illegalità e questa battaglia. E’ il nostro contributo allaricostruzione della verità. E’ una storia diversa dalla “storia ufficiale”. E’ una lettura diversa di fatti edeventi certi, documentabili e precisamente documentati, e proprio per questo pressoché sconosciuti,ignorati, nascosti. La nostra azione è diretta e nonviolenta, di dialogo. Lottiamo per scongiurare la violenzatremenda e tragica che vediamo inesorabilmente avanzare. Portiamo al petto una stella gialla, con umiltà e con dolore, come toccò in sorte agli ebreieuropei poco più di 60 anni or sono. La nostra stella gialla è un’esclamazione e un richiamo, affinchéquel “segno” non sia nuovamente premonitore e anticipatore della umiliazione e della condanna dimilioni di esseri umani. Già una volta, nel 1938, la democrazia europea morì a Monaco. Poco dopoperirono non “solo” 6 milioni di ebrei, ma 60 milioni di uomini, donne, vecchi e bambini di tuttaEuropa. Questo non è un libro. E’ un “Satyagraha”, cioè la ricerca della verità. E la sua forza. La storia scritta in queste pagine è anche la nostra storia, ma è soprattutto la “vostra” storia. E’ la nostra “lettura”. Coraggio, e buona lettura. 3 4.
Capitolo 1FATTA LA COSTITUZIONE NE INIZIA LA DISAPPLICAZIONEDa subito i partiti che nell’Assemblea Costituente hanno elaborato e votato la Costituzione, si adoperano per svuotarla,vanificarla, impedirne l’attuazione: le regole democratiche che i deputati costituenti hanno posto alla base della Cartafondamentale dello Stato sono, da subito ed ampiamente, disattese. E così che parte la prima cancellazione dello stato didiritto1. Coloro che con calore si proclamano custodi della Costituzione e che la dichiarano intoccabile, dimenticano diconfrontarsi con essa e di ricordare tutte le violazioni che la Carta fondamentale ha subito fin dalla sua entrata in vigore il1° gennaio 1948.1.1 La mancata abrogazione della legislazione fascista Da quella data, 1° gennaio 1948 e per molti anni ancora, coesistono una Carta fondamentalecon intenti democratici e, di fronte ad essa, tutta la legislazione ordinaria, approvata durante il fascismo,ampiamente incostituzionale. Inutilmente si chiede, da parte del Partito d’Azione oltre che di pensatorie studiosi, l’abrogazione della legislazione fascista e la modifica, per gradi della preesistente legislazionedello stato liberale. Questo ritardo genera in molti casi la “assuefazione” alla logica che ispira le leggi delregime: ne è un esempio la riforma della legge sulla stampa del 1963 che, istituendo l’Ordine, ribadisce eulteriormente irrigidisce lesistenza e le regole dellAlbo dei giornalisti, istituito nel 1923 da Mussoliniper controllare la stampa e impedirne la libertà.1.2. La tardiva e parziale attuazione dell’ordinamento costituzionale LOrdinamento dello Stato delineato nella Costituzione non è stato attuato prontamente in tuttigli organi previsti. In particolare i ritardi nell’attuazione della Costituzione hanno riguardato proprio gliistituti pensati dal costituente come correttivi alla forma di governo parlamentare, in quanto limitistrutturali al potere della maggioranza: il controllo di costituzionalità delle leggi e sui conflitti tra poteridello Stato (la Corte costituzionale), l’autonomia dellordine giudiziario nellesercizio della giurisdizione(il Consiglio superiore della magistratura), le autonomie territoriali con potestà legislativa (le Regioni), ilcontrollo popolare sulle scelte legislative di maggioranza (il referendum abrogativo). Le Regioni e la loro mancata attuazione costituiscono la clamorosa inadempienza del dettatodegli articoli 114-133. I più illuminati costituzionalisti e docenti insistono affinché le elezioni per iconsigli regionali si tengano contemporaneamente a quelle per il primo Parlamento repubblicano. E’invece approvata la VIII disposizione transitoria, la quale stabilisce che le elezioni regionali siano“indette” entro un anno dalla entrata in vigore della Costituzione, cioè il 1° gennaio 1949. Si giungeperò al mese di dicembre 1948 senza nessuna novità in proposito. Si hanno in quel mese due iniziative:la prima è di rinvio - unica ipotesi a quel punto possibile – contenuta nel disegno di legge costituzionalepresentato dal repubblicano Giulio Bergmann al Senato, che intende prorogare all’8 ottobre 1949 iltermine stabilito dalla VIII disposizione; la seconda, del Governo, che presenta due disegni di legge il10 dicembre, firmati dal Presidente del Consiglio. Uno intende dettare “Norme per la elezione deiconsigli regionali e degli organi elettivi delle amministrazioni provinciali”, viene accompagnato dallaprocedura d’urgenza. L’altro ha come scopo quello di provvedere alla normativa per la costituzione e ilfunzionamento delle Regioni”. Sui due testi inizia in Commissione un dibattito inconcludente econtraddittorio. In questo clima viene presentata alla Camera, il 16 luglio 1949, dal democristiano RobertoLucifredi, la proposta di legge (n. 699) “Proroga del termine per l’effettuazione delle elezioni deiconsigli regionali e degli organi elettivi delle amministrazioni provinciali”. Tra rinvii e dimenticanze solodopo 22 anni di ritardo vengono eletti i consigli delle Regioni ordinarie, che si aggiungono a unordinamento già esistente, con un danno mai più recuperato per la architettura ordinamentale disegnatadai costituenti.1 Vedi le due citazioni di Giuseppe Maranini e Giuliano Amato, pag. 7. 4 5.
Il Senato, previsto nel dibattito in seno alla Commissione dei 75 e nelle sue successivearticolazioni come la Camera delle autonomie, si riduce nella composizione e nelle funzioni a una copiadella Camera dei deputati. Nellart. 60 della Costituzione ha una durata diversa: sei anni invece dicinque. Ma l’elezione delle due Camere per la seconda legislatura repubblicana si svolgecontemporaneamente il 7 giugno 1953: lartificio è quello dello scioglimento anticipato del Senato. Siintroduce di fatto una rilevante modifica istituzionale senza neppure darle la dignità di un’apposita leggecostituzionale preceduta da un dibattito parlamentare. Solo nel febbraio 1958 (alla vigilia delle elezioniper la terza legislatura) dopo un improduttivo dibattito sulle diverse proposte di riforma della secondaCamera, si approva la legge 64 del 27 febbraio 1958 che stabilisce in cinque anni la durata del Senato,cancellando ulteriormente la diversificazione tra le due Camere. Il Referendum popolare abrogativo è un istituto previsto e fortemente sostenuto da grandeparte dei costituenti, ma per la legge applicativa si dovrà aspettare fino al 1970. Il voto referendario siaffianca con pari dignità a quello elettivo nello schema di Costituzione che il presidente dellaCostituente, Meuccio Ruini, presenta alla Commissione dei 75 in seduta plenaria il 28 novembre 1946, aconclusione dei lavori delle sottocommissioni. Si legge infatti, in quello schema sotto il titolo III sui“Diritti politici”: diritto di voto; di referendum; di iniziativa legislativa; di petizione”. Il testo della Costituzione inserisce l’istituto referendario nella sezione che riguarda “Laformazione delle leggi”, viene quindi riconosciuto al popolo - soggetto cui appartiene la sovranità exart. 1 - di partecipare al potere legislativo attraverso la possibilità di abrogare in tutto o in parte le leggiapprovate dal Parlamento. Lart. 75, circostanziato e preciso, stabilisce - comma secondo - le leggi sulle quali non èpossibile chiedere il referendum, sancendo così che su tutto il resto il ricorso a questo istituto èammissibile. Il quinto e ultimo comma dellart. 75 recita: “La legge determina le modalità di attuazionedel referendum”. Dunque sono solo le modalità di attuazione sulle quali deve intervenire la leggeordinaria. Lunico controllo che il legislatore costituente affida alla magistratura riguarda la regolaritàdelle firme e delle procedure di raccolta e, nel merito, che il contenuto delle leggi sottoposte areferendum abrogativo non sia compreso nelle tre fattispecie di legge (solo tre) stabilite nel secondocomma dellart. 75. E noto come le diverse leggi per così dire attuative dellart. 75 che si sonosusseguite nel tempo (sempre più restrittive fino a quella che consente al ministro “competente” dichiedere la sospensione degli effetti abrogativi del referendum per sei mesi, confondendo così oltretuttoil potere esecutivo con quello legislativo) abbiano calpestato il diritto, limpegno civile e politico e lavolontà di milioni di elettori. La Corte costituzionale, l’organo fondamentale cui spetta il vaglio di legittimità costituzionaledelle leggi e da cui avrebbe dovuto dipendere una rapida e manifesta soluzione di continuità con lalegislazione del regime fascista, viene istituita solo nel 1956, otto anni dopo la promulgazione dellaCostituzione. Il Consiglio Nazionale dell’ Economia e del Lavoro (Cnel) entra in funzione nel 1957, ilConsiglio Superiore della Magistratura nel 1958. L’interregno precedente all’attuazione di partifondamentali della Costituzione repubblicana rischia di pregiudicare la natura e la tenuta democraticadella giovane Repubblica, con il mantenimento in vigore dei codici e della legislazione fascista e lapericolosissima distinzione operata dalla Corte di Cassazione – nel suo interim di vicarietà finoall’istituzione della Corte costituzionale – nel distinguere tra norme costituzionali prescrittive e normemeramente programmatiche. I partiti e i sindacati. Appena approvata, la Costituzione della Repubblica incontra nei partiti isuoi più fieri avversari. Il Parlamento dei partiti si caratterizza, per dolo od omissione, come principaleorgano anticostituente. I fondamenti formali della nuova Costituzione: sovranità popolare e Stato didiritto, sono soppiantati da quelli di fatto di “sovranità partitocratica” e “costituzione materiale”, gliunici, sin da subito e ancora oggi - dopo sessant’anni - vigenti. Dopo il Ventennio fascista si voltapagina, ma non vi è vera e propria soluzione di continuità. Accade solo che al partito unico del Fasciosubentri il “fascio” unico dei partiti: tutti e subito consociati contro la volontà popolare e la leggescritta. Non è un caso che la “disattuazione attiva” di parti fondamentali della Costituzione operata dalParlamento, che perdura tutt’oggi, riguardi anche e innanzitutto quelle relative alla disciplina dei partiti(articolo 49) oltre che dei sindacati (articolo 39). Per i partiti la Costituzione impone il “metododemocratico” come condizione essenziale per la loro esistenza, ma tale imperativo - in mancanza di unalegge attuativa - è rovesciato in pratica nel suo contrario, per le mancate garanzie accordate, all’interno 5 6.
dei partiti, ai diritti fondamentali previsti dalla Costituzione stessa. Nel caso dei sindacati, si decide dinon procedere alla loro registrazione in nome di una “intangibile” autonomia che si presume sarebbeviolata dai controlli della Corte dei conti.1.3 Il processo di ulteriore degenerazione partitocratica Nei decenni successivi, questo processo degenerativo – che costituisce l’oggetto di questodocumento - ha via via investito tutti gli organi e le istituzioni repubblicane. Il Presidente della Repubblica, cui la Costituzione assegna il compito supremo di garanziadella Costituzione nei rapporti fra poteri dello Stato – un compito regolato dalla attribuzione di precisipoteri - si trasforma gradatamente, dopo la presidenza provvisoria di De Nicola e il primo settennato diLuigi Einaudi, in un organo di mediazione tra le forze politiche. Il Parlamento, se si escludono fino agli anni 70 alcune lontane, importanti eccezioni (diritto difamiglia, statuto dei lavoratori), rinuncia ad affrontare le riforme e legifera soprattutto attraverso leggi diemergenza e il crescente ricorso dei governi ai decreti legge, mentre i parlamentari vedono limitare esubordinare alla disciplina di partito la loro funzione di rappresentanti della volontà popolare “senzavincoli di mandato”; l’obbligo di pubblicità dei lavori parlamentari rimane lettera morta fino all’avviodelle trasmissioni clandestine delle sedute a opera di Radio Radicale nel ‘76. Per quanto riguarda i partiti, la mancata attuazione della norma costituzionale riguardante illoro funzionamento democratico viene aggravata dalla approvazione della legge sul finanziamentopubblico, concepita in modo da sottrarli a ogni controllo pubblico. La stessa Corte costituzionale, dopo aver esercitato per un quindicennio un rigoroso sindacatodi costituzionalità, viene sempre più condizionata dai partiti nella sua composizione e nella suagiurisprudenza, come dimostrano le decisioni contraddittorie prese in materia di ammissibilità deireferendum, nelle quali essa ampiamente travalica i compiti attribuiti dall’art.75 della Costituzione. Lo stato della Giustizia, sia penale sia civile, fa sì che l’Italia sia il Paese più condannato dallaCorte europea dei diritti umani, in particolare per la durata dei suoi processi, e ha come conseguenzauna sistematica impunità e incertezza del diritto. 6 7.
DAL FASCISMO ALLA PARTITOCRAZIADue citazioni.1949: Giuseppe Maranini, dalla lezione inaugurale dellAnno Accademico universitario di Firenze,1949-1950 dal titolo: ‘’Governo parlamentare e partitocrazia’’.“Le nuove forze associative scaturenti dalla lotta economica si politicizzano influendo sullavita dei partiti in modo così decisivo da rendere ormai ana