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Timestamp: 2019-12-14 15:57:04+00:00
Document Index: 27320684

Matched Legal Cases: ['art. 644', 'art. 644', 'art. 644', 'art. 650', 'art. 644', 'art. 186', 'art. 644', 'art. 644', 'art. 143', 'art. 143', 'art. 644', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 644', 'art. 188', 'art. 615', 'art. 188', 'art. 188', 'art. 111', 'art. 188', 'art. 111', 'art. 644', 'art. 75', 'art. 644', 'art. 644', 'art. 188', 'art. 615', 'art. 644', 'art. 650', 'art. 644', 'art. 140', 'art. 650', 'art. 8', 'art. 650', 'art. 143', 'art. 143', 'art. 143', 'art. 644', 'sentenza ', 'art. 644', 'art. 140', 'art. 139', 'art. 650', 'art. 644', 'art. 140', 'art. 143', 'art. 650', 'art. 644', 'art. 644', 'art. 644', 'art. 644', 'art. 644', 'art. 650', 'art. 650', 'art. 644', 'art. 650', 'art. 645', 'art. 644', 'art. 650', 'art. 644', 'art. 188', 'art. 645', 'art. 188', 'art. 159', 'art. 188', 'art. 645', 'art. 644', 'art. 188', 'art. 188', 'art. 644', 'art. 645', 'art. 188', 'art. 188', 'art. 644', 'art. 188', 'art. 640', 'art. 643', 'art. 615', 'art. 650', 'art. 644', 'art. 645', 'art. 188', 'art. 644', 'art. 2697', 'art. 615', 'art. 650', 'art. 615', 'sentenza ', 'art. 188', 'art. 644', 'art. 644', 'art. 644', 'art. 645', 'art. 188', 'art. 644', 'art. 645', 'art. 645', 'art. 644', 'art. 644', 'art. 644', 'art. 650', 'art. 644', 'art. 650', 'art. 645', '§ 1', 'art. 18', 'art. 28', 'art. 644', 'art. 68', 'art. 644']

Art. 644 cod. proc. civile: Mancata notificazione del decreto | La Legge per tutti
Art. 644 cod. proc. civile: Mancata notificazione del decreto
Il decreto d’ingiunzione diventa inefficace qualora la notificazione non sia eseguita nel termine di sessanta giorni dalla pronuncia, se deve avvenire nel territorio della Repubblica (escluse le province libiche), e di novanta giorni negli altri casi; ma la domanda può essere riproposta.
Mancata notificazione del decreto.
Termine; 1.1. Natura; 1.2. Decorrenza; 1.3. Perfezionamento della notifica; 1.4. Sospensione feriale; 2. Notifica mancante o giuridicamente inesistente, notifica nulla, notifica tardiva: differenti strumenti di tutela; 2.1. Mancanza o inesistenza di notifica; 2.2. Notifica nulla o comunque viziata; 2.3. Notifica tardiva; 2.4. Differenti strumenti di tutela; 2.4.1. In fase di cognizione; 2.4.2. In fase di esecuzione; 2.5. Incostituzionalità di norme sulla notifica; 3. Rilevabilità; 4. Sindacato del giudice; 5. Esclusioni.
1.1. Natura.
Il termine previsto dall’art. 644 c.p.c. per la notifica del decreto ingiuntivo è perentorio e, come tale, non può essere prorogato. Peraltro, qualora il creditore provveda alla notificazione del medesimo dopo il decorso di tale termine, le ragioni del debitore, ivi comprese quelle relative all’inefficacia del titolo prevista dalla citata norma, possono essere fatte valere solo con l’ordinaria opposizione da esperirsi nel termine prefissato dal provvedimento notificato; ed inoltre, in tale giudizio il debitore opponente che si limiti ad eccepire solo l’inefficacia del titolo tardivamente notificato non può impedire, in caso di costituzione e di riproposizione della domanda da parte dell’opposto creditore, che all’eventuale dichiarazione di inefficacia del decreto si accompagni la decisione da parte del giudice dell’opposizione in merito all’esistenza del diritto già fatto valere con il ricorso per ingiunzione. In tal ultimo caso l’inosservanza da parte del creditore del termine di cui all’art. 644 c.p.c. può acquisire rilevanza, solo ai fini della condanna alle spese del giudizio, consentendo l’esclusione di quelle relative all’ottenimento dell’ingiunzione dichiarata inefficace. Cass. 4 gennaio 2002, n. 67.
Nell'ambito della disciplina prevista dall'art. 644 c.p.c. - al di fuori del caso della tardività della notifica - l'inefficacia del decreto ingiuntivo è legittimamente riconducibile alla sola ipotesi in cui manchi o sia inesistente la notifica nel termine stabilito da tale disposizione normativa, atteso che la notificazione del decreto ingiuntivo comunque effettuata, anche se nulla, è pur sempre indice della volontà del creditore di avvalersene, con la conseguenza che, potendo tale invalidità essere fatta valere con l'opposizione tardiva contemplata dall'art. 650 c.p.c., deve essere esclusa la presunzione di abbandono del titolo che costituisce il fondamento della previsione di inefficacia di cui all'art. 644 c.p.c. (cfr., ex plurimis, Cass. 1 settembre 2000 n. 11498; Cass. 28 agosto 2009 n. 18791; Cass. 23 agosto 2011 n. 17478).
Tribunale Salerno 25 novembre 2014 n. 5591
È manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale, sollevata in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, degli artt. 184-bis e 644 del codice di procedura civile, nella parte in cui, il primo, prevede che non siano oggetto di rimessione in termini decadenze in cui è incorsa la parte per causa ad essa non imputabile che si siano verificate prima della instaurazione del processo, ed il secondo, nella parte in cui non prevede che il creditore che ottiene un decreto ingiuntivo e non riesca a notificarlo tempestivamente per cause ad esso non imputabili non possa ottenere un provvedimento che lo rimetta in termini ai fini della ulteriore notificazione. La Corte, infatti, non può che riaffermare il precedente orientamento in ordine alla perentorietà dei termini, stabilendo la ragionevolezza del bilanciamento compiuto dal legislatore tra l’interesse alla perentorietà dei termini e quello alla salvaguardia del diritto di difesa, non potendosi ammettere una deroga alla regola generale dell’improrogabilità dei termini perentori, concepibile solo nella ipotesi in cui l’inutile decorso del termine determinasse la perdita del diritto vantato e comportasse là per la parte di altrimenti agire e difendersi in giudizio per la sua tutela. Né può ritenersi comparabile la diversa disciplina che regola l’ipotesi dell’ordinanza-ingiunzione in corso di lite ex art. 186-ter c.p.c., onde va esclusa la possibilità che essa possa fungere da tertium comparationis, restando, tuttavia, affidata alla discrezionalità del legislatore la differenziazione delle condizioni di accesso alla tutela giurisdizionale. Corte cost. 19 novembre 2004, n. 350.
1.2. Decorrenza.
Il termine entro cui il decreto ingiuntivo deve essere notificato all’intimato, sotto comminatoria di inefficacia a norma dell’art. 644 c.p.c., decorre non dalla data apposta nel contesto del provvedimento quale data della relativa pronuncia, ma da quella in cui il provvedimento stesso risulta depositato in cancelleria. Cass. lav., 25 maggio 2001, n. 7160; conforme Cass. 31 ottobre 2007, n. 22959; Cass. lav., 10 agosto 1982, n. 4488.
1.3. Perfezionamento della notifica.
L’onere del creditore istante di notificare il decreto ingiuntivo entro quaranta giorni dalla pronuncia, a pena d’inefficacia del decreto stesso, ai sensi dell’art. 644 c.p.c., deve ritenersi assolto, in ipotesi di notificazione a persona di residenza, dimora e domicilio sconosciuti, con il compimento, entro il predetto termine, delle formalità prescritte dall’art. 143, primo e secondo comma, c.p.c., mentre resta a tal fine irrilevante che non sia ancora scaduto il termine di venti giorni dal compimento di quelle formalità, fissato dal terzo comma del citato art. 143 c.p.c. per il perfezionamento della notificazione medesima rispetto al destinatario dell’atto. Cass. 4 novembre 1980, n. 5907.
1.4. Sospensione feriale.
Il termine previsto dall’art. 644 c.p.c. entro il quale, a pena di inefficacia, deve esser notificato il decreto ingiuntivo, è di natura processuale, sicché, non incidendo su situazioni giuridiche sostanziali delle parti, e non essendo attinente alle controversie richiamate ed indicate dall’art. 3 stessa legge 7 ottobre 1969, n. 742, ai sensi dell’ art. 1 della medesima, è soggetto a sospensione nel periodo feriale. Cass. 4 giugno 1999, n. 5447.
Notifica mancante o giuridicamente inesistente, notifica nulla, notifica tardiva: differenti strumenti di tutela.
2.1. Mancanza o inesistenza di notifica.
Se un decreto ingiuntivo non è notificato, o la notifica di esso è giuridicamente inesistente, la parte contro la quale è stato emesso può, decorso il termine stabilito dall’art. 644 c.p.c., chiederne la declaratoria di inefficacia, ai sensi dell’art. 188 disp. att. c.p.c., o con la procedura prevista dai primi due commi, o con autonoma domanda (ultimo comma). Cass. 10 ottobre 1997, n. 9872.
Quando la parte nei cui confronti sia stata iniziata un’espropriazione forzata sulla base di un decreto di ingiunzione deduca che la notifica di detto decreto è affatto mancata o che essa è giuridicamente inesistente, tale deduzione integra un’opposizione all’esecuzione, da far valere nelle forme e nei modi di cui all’art. 615 c.p.c. Cass. 3 ottobre 1997, n. 9679.
Mentre l’inesistenza giuridica della notificazione del decreto ingiuntivo può essere fatta valere, oltre che con l’ordinaria querela nullitatis con il ricorso per declaratoria di inefficacia del provvedimento, ai sensi dell’art. 188 disp. att. c.p.c., anche con lo strumento dell’opposizione all’esecuzione che si fondi su titolo costituito dal decreto medesimo, la semplice nullità della detta notificazione non può essere dedotta con quest’ultimo rimedio, neanche ad esecuzione iniziata, essendo rilevante ai soli fini della proposizione dell’opposizione tardiva al decreto ingiuntivo e, quindi, per il tramite di questa, di contestazione sull’ammissibilità dell’ingiunzione o sull’esistenza del credito. Ne consegue che l’opposizione a precetto, con la quale si eccepisca unicamente la nullità della notificazione del decreto ingiuntivo in forza del quale il precetto stesso è stato intimato, è inammissibile ed insuscettibile di conversione in opposizione tardiva a tale decreto, per il difetto di contestazione in merito alla pretesa fatta valere in sede monitoria. Cass. 6 maggio 1993, n. 5231.
Il provvedimento dichiarativo dell’inefficacia del decreto ingiuntivo reso a norma dell’art. 188 disp. att. c.p.c. (mancata notificazione nel termine prescritto) ha contenuto decisorio, in quanto incide sulle posizioni di diritto soggettivo del creditore e del debitore, e, pertanto, non essendo altrimenti impugnabile, è ricorribile per cassazione solo per violazione di legge, ai sensi dell’art. 111 Cost. Cass. 14 settembre 2006, n. 19799.
Il provvedimento del Presidente del Tribunale che rigetti l’istanza tendente alla declaratoria di inefficacia del decreto ingiuntivo proposta ai sensi dell’art. 188 disp. att. c.p.c., se pure indice sull’esercizio di diritti soggettivi, inerenti alla posizione del creditore il cui diritto è stato riconosciuto in sede monitoria ed a quella del soggetto destinatario dell’ingiunzione, è certamente privo del necessario requisito della definitività, concedendo la norma al debitore la possibilità di proporre, nei modi ordinari, una domanda di dichiarazione di inefficacia dell’ingiunzione stessa, e quindi non può essere impugnata con ricorso per Cassazione ai sensi dell’art. 111 Cost. Cass. 23 maggio 2006, n. 12135; conforme Cass. 19 novembre 1992, n. 12382; Cass., Sez. Un., 18 marzo 1987, n. 2714.
L’inefficacia del decreto ingiuntivo, a norma dell’art. 644 c.p.c., per il caso in cui, con riguardo a notificazione a mezzo del servizio postale, manchi la ricevuta di ritorno, non può trovare limitazioni o deroghe in conseguenza di una seconda notificazione di altra copia del decreto stesso, dopo la scadenza del termine all’uopo fissato, ancorché si alleghi l’avvenuto smarrimento di detta ricevuta. Cass. 13 dicembre 1982, n. 6831.
Nei confronti delle persone, la cui capacità deve essere integrata a termini degli artt. 394 e 424 c.c. e che conseguentemente possono stare in giudizio - a norma dell’art. 75 c.p.c. - con la necessaria assistenza del curatore, il procedimento di notificazione assume carattere complesso, e può ritenersi perfezionato solo quando l’atto sia portato a conoscenza tanto della parte quanto del curatore, per mettere quest’ultimo in grado di svolgere la sua funzione di assistenza. Pertanto, qualora il decreto ingiuntivo a carico dell’inabilitato o del minore emancipato, ancorché di diritto per effetto di matrimonio, non venga notificato pure al curatore, si verifica non mera nullità di detta notificazione, deducibile solo in sede di opposizione, ma giuridica inesistenza della medesima, la quale implica l’inefficacia del decreto, ai sensi dell’art. 644 c.p.c. Cass. 25 marzo 2011 n. 6985; conforme Cass. 30 gennaio 1980, n. 701.
La giuridica inesistenza della notificazione del decreto ingiuntivo - che, traducendosi in mancanza di notificazione, comporta la inefficacia del decreto medesimo a norma dell’art. 644 c.p.c. e, conseguentemente, la inesistenza del titolo esecutivo - può esser fatta valere dall’intimato, a norma dell’art. 188 disp. att. c.p.c., oltre che con ricorso al giudice che ha pronunciato il decreto, con azione autonoma ed anche con l’opposizione all’esecuzione di cui all’art. 615 c.p.c. Cass. 5 marzo 1973, n. 620.
2.2. Notifica nulla o comunque viziata.
Nell’ambito della disciplina dettata dall’art. 644 c.p.c., l’inefficacia del decreto ingiuntivo è legittimamente riconducibile alla sola ipotesi in cui manchi o sia inesistente la notifica nel termine stabilito dalla norma predetta poiché la notificazione del decreto ingiuntivo comunque effettuata, anche se nulla, è pur sempre indice della volontà del creditore di avvalersi del decreto stesso. Pertanto, potendo tale nullità od irregolarità essere fatta valere a mezzo dell’opposizione tardiva di cui al successivo art. 650 c.p.c., deve essere esclusa la presunzione di abbandono del titolo che costituisce il fondamento della previsione di inefficacia di cui all’ art. 644 c.p.c. Cass. lav., 29 agosto 2011 n. 17759; conforme Cass. 31 ottobre 2007, n. 22959.
Nel caso di nullità della notificazione del decreto ingiuntivo - diversamente dall’ipotesi di inesistenza che sussiste quando la notifica sia stata eseguita in luoghi o nei confronti di persone non aventi alcuna relazione con il destinatario perché a lui totalmente estranei - è esperibile l’opposizione tardiva ai sensi dell’articolo 650 c.p.c. La notificazione è nulla o semplicemente irregolare quando sia stata effettuata in un luogo o a persona che, pur diversi da quelli indicati dalla legge (articolo 139 c.p.c.), abbiano comunque con il destinatario un collegamento. La proposizione dell’opposizione tardiva è, tuttavia, subordinata alla prova da parte dell’intimato di non avere avuto conoscenza del decreto emesso “inaudita altera parte” causa l’irregolarità, al pari della prova del caso fortuito o di forza maggiore, della notificazione del decreto. (Nella specie l’opponente aveva dedotto che il decreto ingiuntivo gli era stato notificato, ai sensi dell’art. 140 c.p.c., in luogo diverso dall’effettiva dimora essendosi egli trasferito altrove ma, poichè il luogo della notifica era risultato essere ancora a quel tempo la sua residenza anagrafica, la S.C. ha ritenuto che l’opposizione tardiva era stata correttamente rigettata). Cass. 24 ottobre 2008 n. 25737.
Nel caso in cui la nullità di notifica del decreto ingiuntivo abbia impedito alla parte intimata di avere tempestiva conoscenza del decreto e di proporre opposizione nel termine ordinario, il solo rimedio idoneo a far valere detto vizio e la conseguente inefficacia del decreto, quale titolo per l’esecuzione forzata, è l’opposizione tardiva prevista dall’art. 650 c.p.c. e non quella contemplata dagli artt. 615 e 617 c.p.c. Cass. 6 febbraio 1998, n. 1202.
Qualora la notificazione del decreto ingiuntivo sia affetta non da giuridica inesistenza, ma da nullità (non rilevando a tal fine che il plico postale non sia stato consegnato al destinatario, ma sia rimasto depositato presso l’ufficio postale fino al compimento del periodo di giacenza, a norma dell’art. 8, D.P.R. 29 maggio 1982, n. 655) tale vizio spiega rilievo solo ai fini dell’ammissibilità dell’opposizione tardiva, a norma dell’art. 650 c.p.c. Cass. 24 settembre 1997, n. 9372.
Ai fini della validità della notificazione eseguita ai sensi dell’art. 143 c.p.c. per le persone irreperibili, il giudice deve accertare in base alle prove dedotte se il notificante era in grado di conoscere, adottando la comune diligenza, il luogo in cui poteva essere effettuata la notificazione, fermo restando che la notificazione effettuata in assenza dei presupposti necessari per l’applicazione di tale disposizione è nulla, ma non è giuridicamente inesistente. (Nella specie la S.C. ha confermato la decisione del giudice di merito, che aveva escluso la nullità della notificazione di un decreto ingiuntivo, tentata una prima volta presso il domicilio del debitore con esito negativo, perché questi risultava trasferito altrove, e ripetuta venti giorni dopo ex art. 143 c.p.c., dopo aver acquisito certificazione anagrafica che attestava ancora la residenza nella medesima città, non potendo l’ingiungente conoscere il luogo della nuova residenza, stabilita solo sei giorni prima della ripetizione della notifica). Cass. 18 aprile 2006, n. 8955.
Il principio per cui la notificazione effettuata ai sensi dell’art. 143 c.p.c. in assenza dei presupposti necessari per l’applicazione di tale disposizione è nulla ma non è giuridicamente inesistente comporta che qualora la notificazione eseguita con modalità di cui alla norma sopraindicata abbia ad oggetto un decreto ingiuntivo l’opposizione dell’intimato esplica effetto sanante della pregressa nullità, sicché ove l’opponente si limiti a dedurre l’inefficacia del decreto a norma dell’art. 644 c.p.c. senza contestare ulteriormente la pretesa fatta valere in via monitoria, l’inammissibilità dell’opposizione, per difetto di interesse, rende inammissibile, sotto lo stesso profilo, l’appello proposto contro la sentenza che abbia deciso sull’opposizione e il ricorso per cassazione contro quest’ultima. Cass. 22 gennaio 1997, n. 668.
Qualora la notificazione del decreto ingiuntivo, tempestivamente effettuata nel termine prescritto dall’art. 644 c.p.c., sia affetta non da giuridica inesistenza, ma da nullità - come nel caso in cui sia stata effettuata con le formalità previste dall’art. 140 c.p.c., anziché con quelle di cui all’art. 139 c.p.c. - tale vizio spiega rilievo solo al fine dell’ammissibilità dell’opposizione tardiva a norma dell’art. 650 c.p.c. - se ed in quanto abbia impedito all’intimato di avere tempestiva conoscenza del decreto, mentre resta sanato per effetto dell’opposizione stessa, ordinaria o tardiva. Cass. 28 gennaio 1995, n. 1038.
Qualora la notificazione del decreto ingiuntivo, tempestivamente nel termine prescritto dall’art. 644 c.p.c. sia affetta non da giuridica inesistenza, ma da nullità, come nel caso in cui sia stata effettuata con le formalità previste dall’art. 140 c.p.c., anziché con quelle di cui all’art. 143 c.p.c., tale vizio spiega rilievo solo al fine dell’ammissibilità della opposizione tardiva, a norma dell’art. 650 c.p.c., se ed in quanto abbia impedito all’intimato di avere tempestiva conoscenza del decreto, mentre resta sanato per effetto della proposizione della opposizione stessa, ordinaria o tardiva. Cass. 4 novembre 1980, n. 5907.
La notificazione del decreto ingiuntivo, comunque effettuata, e quindi anche se nulla, è indice della volontà del creditore di avvalersi del decreto stesso, ed esclude quindi la presunzione di abbandono del titolo, che costituisce il fondamento della previsione di inefficacia di esso, di cui all’art. 644 c.p.c. Cass., Sez. Un., 8 ottobre 1974, n. 2656.
2.3. Notifica tardiva.
La notificazione del decreto ingiuntivo dopo il decorso del termine di quaranta giorni dalla pronuncia comporta l’inefficacia del provvedimento, ma non incide sulla qualificabilità del ricorso per ingiunzione come domanda giudiziale, con la conseguenza che, ove su detta domanda, a seguito dell’opposizione dell’intimato che eccepisca l’inefficacia, si costituisca il rapporto processuale il giudice adito ha il potere-dovere, alla stregua delle comuni regole del processo di cognizione, non soltanto di vagliare la consistenza dell’eccezione, ma anche di decidere sulla fondatezza della pretesa avanzata dal creditore ricorrente. Cass. 18 aprile 2006, n. 8955.
Qualora il creditore, munito di decreto ingiuntivo, provveda alla notificazione del medesimo dopo il decorso del termine di efficacia fissato dall’art. 644 c.p.c., le ragioni del debitore, ivi comprese quelle relative all’inefficacia del titolo prevista dalla citata norma, possono essere fatte valere solo con l’ordinaria opposizione da esperirsi nel termine prefissato dal provvedimento notificato; in tale giudizio il debitore opponente che si limiti ad eccepire l’inefficacia del titolo tardivamente notificato non può impedire che ad un’eventuale dichiarazione di inefficacia del decreto si accompagni la decisione da parte del giudice dell’opposizione in merito all’esistenza del diritto fatto valere con il ricorso per ingiunzione, e l’inosservanza da parte del creditore del termine di cui all’art. 644 c.p.c. può acquisire rilevanza, nel caso di rigetto dell’opposizione, solo ai fini della condanna alle spese del giudizio, consentendo l’esclusione di quelle relative all’ottenimento dell’ingiunzione dichiarata inefficace. Cass. 30 marzo 1995, n. 3783; conforme Cass. lav., 13 gennaio 1992, n. 287; Cass. 10 maggio 1991, n. 5234.
Qualora il creditore abbia notificato il decreto ingiuntivo dopo il decorso del termine di efficacia di cui all’art. 644 c.p.c., le ragioni del debitore (ivi comprese quelle relative alla inefficacia del titolo) possono essere fatte valere solo con l’opposizione ordinaria e non anche con l’opposizione all’esecuzione, né attraverso gli strumenti processuali previsti dagli artt. 188 disp. att. c.p.c. e 650 c.p.c., i quali presuppongono, rispettivamente, la mancanza o la giuridica inesistenza della notificazione del decreto stesso o il difetto incolpevole della tempestiva conoscenza. Cass. 25 marzo 1985, n. 2090.
2.4. Differenti strumenti di tutela.
2.4.1. In fase di cognizione.
La determinazione dell’area di applicabilità del rimedio di cui all’art. 644 c.p.c. e di quello dell’art. 650 dello stesso codice deve avvenire tenendo conto che quest’ultima norma, là dove prevede che l’ingiunto è legittimato a fare opposizione al decreto ingiuntivo anche dopo scaduto il termine in esso fissato, cioè a proporre l’opposizione tardiva, «se prova di non averne avuto tempestiva conoscenza per irregolarità della notificazione», comprende nell’ipotesi della irregolarità della notificazione tutti i vizi che inficiano quest’ultima e, quindi, anche la sua nullità, da qualsiasi causa determinata. Ne consegue che nei casi di nullità della notificazione del decreto ingiuntivo è applicabile, sempre che ricorrano le altre condizioni previste dall’art. 650 c.p.c., il rimedio di cui a tale norma, restando invece applicabile quello di cui all’art. 644 soltanto nei casi di mancanza o di inesistenza della notificazione. Inoltre, sempre in ragione della ricomprensione dell’ipotesi della nullità della notificazione nella nozione di irregolarità di cui all’art. 650, deve escludersi che nel caso di nullità della notificazione sia esperibile l’opposizione di cui all’art. 645 c.p.c., con decorrenza del relativo termine dalla effettiva conoscenza del decreto (principi affermati dalle, Sez. Un., in relazione ad un caso di notificazione a P.A. non eseguita presso l’Avvocatura dello Stato). Cass., Sez. Un., 12 maggio 2005, n. 9938; conforme Cass. 26 luglio 2001, n. 10183; Cass. 28 agosto 2009 n. 18791.
Nell’ambito della disciplina dettata dall’art. 644 c.p.c., l’inefficacia del decreto ingiuntivo è legittimamente riconducibile alla sola ipotesi in cui manchi o sia inesistente la notifica nel termine stabilito dalla norma predetta poiché la notificazione del decreto ingiuntivo comunque effettuata, anche se nulla, è pur sempre indice della volontà del creditore di avvalersi del decreto stesso. Pertanto, potendo tale nullità od irregolarità essere fatta valere a mezzo dell’opposizione tardiva di cui al successivo art. 650 c.p.c., deve essere esclusa la presunzione di abbandono del titolo che costituisce il fondamento della previsione di inefficacia di cui all’ art. 644 c.p.c. Cass. lav., 29 agosto 2011 n. 17759; conforme Cass. 31 ottobre 2007, n. 22959; Cass. 1° settembre 2000, n. 11498; Cass. 11 agosto 1993, n. 8593.
Il ricorso per la dichiarazione d’inefficacia del decreto ingiuntivo, previsto dall’art. 188 disp. att. c.p.c., è ammissibile soltanto con riguardo a decreti non notificati o la cui notifica sia giuridicamente inesistente, mentre se il decreto è stato notificato, ancorchè fuori termine, o la notifica sia affetta da nullità, l’unico rimedio esperibile è l’opposizione ai sensi dell’art. 645 c.p.c. Pertanto, il provvedimento che contenga esclusivamente la statuizione d’inefficacia ai sensi dell’art. 188 disp. att. c.p.c., a prescindere dalla forma con cui è stato adottato (nella specie sentenza, anziché ordinanza) è affetto da nullità, in quanto pronunciato in un’ipotesi non prevista dal codice di rito, con la conseguenza che, ai sensi dell’art. 159, primo comma, c.p.c., detta nullità si estende al provvedimento, emesso in forma di decreto “inaudita altera parte”, con il quale il giudice abbia sospeso l’esecuzione del provvedimento monitorio. Cass. 2 aprile 2010 n. 8126.
Il rimedio del ricorso per la dichiarazione di inefficacia del decreto ingiuntivo ai sensi dell’art. 188 disp. att. c.p.c. è ammesso soltanto con riguardo ai decreti non notificati o la cui notifica sia giuridicamente inesistente, mentre se il decreto è stato notificato, ancorché fuori termine e ancorché la notifica sia nulla, ma non inesistente, l’unico rimedio consentito all’intimato è quello dell’opposizione ai sensi dell’art. 645 c.p.c. Cass., 24 settembre 1994, n. 19239.
Qualora il creditore, munito di decreto ingiuntivo, provveda a (rituale) notificazione del medesimo, dopo il decorso del termine di efficacia fissato dall’art. 644 c.p.c., le ragioni del debitore, ivi comprese quelle relative all’inefficacia del titolo prevista dalla citata norma, possono essere fatte valere solo con l’ordinaria opposizione da esperirsi nel termine prefissato nel provvedimento notificato, e non anche, attraverso il rimedio previsto dall’art. 188 disp. att. c.p.c. (ricorso per la declaratoria d’inefficacia del decreto) il quale viceversa, presuppone la mancanza o la giuridica inesistenza della notificazione del decreto. Cass. 4 maggio 1990, n. 3724.
È nullo il provvedimento di accoglimento del ricorso per inefficacia del decreto ingiuntivo, ai sensi dell’ art. 188 disp. att. c.p.c., proposto per tardiva notifica di esso, perché la procedura abbreviata prevista dal predetto articolo è applicabile nel caso di inesistenza giuridica o mancanza di notifica, e non per violazione del termine disposto dall’ art. 644 c.p.c. Cass. 4 giugno 1999, n. 5447.
L’opposizione a decreto ingiuntivo (art. 645 c.p.c.) è esperibile unicamente avverso un’ingiunzione che sia stata comunque notificata alla parte che in essa figura come intimata, mentre questa, in caso di mancata notificazione del decreto, può soltanto chiederne la dichiarazione d’inefficacia, in via ordinaria ovvero nella forma abbreviata prevista dall’art. 188 disp. att. c.p.c. Cass. 28 dicembre 1993, n. 12870; conforme Cass., 24 novembre 1972, n. 3450.
Contra: La previsione dell’art. 188 disp. att. c.p.c. e lo speciale procedimento per la dichiarazione di inefficacia del decreto ingiuntivo, hanno riguardo esclusivamente alla ipotesi del decreto ingiuntivo notificato al di là del termine di cui all’art. 644 c.p.c. e non si applicano quindi alla ipotesi della semplice nullità della notificazione del decreto ingiuntivo e a quella della mancata notificazione del decreto stesso. Cass. lav., 1° settembre 2003, n. 12752.
Sulla base dell’interpretazione letterale e logico - sistematica (fondata oltre che sulle norme che disciplinano lo speciale procedimento d’ingiunzione anche sui principi generali applicabili ad ogni giudizio) del combinato disposto degli artt. 644 c.p.c. (che al mancato rispetto dei termini perentori per la notificazione ricollega l’inefficacia del decreto, aggiungendo che la domanda può essere riproposta) e 188 disp. att. c.p.c.(che attribuisce al debitore la possibilità di veder accertata l’inefficacia del decreto non notificato) deve escludersi che, dal mancato esercizio della facoltà di cui all’art. 188 cit. da parte del debitore - facoltà prevista solo a tutela del suo interesse ad eliminare lo stato d’incertezza - possano derivare effetti preclusivi in danno del creditore, quali l’impossibilità di avanzare una nuova richiesta di decreto ingiuntivo, anche in considerazione del fatto che, ai sensi dell’art. 640 c.p.c., il creditore può riproporre la domanda in caso di rigetto dell’istanza di decreto, e che solo con la notificazione del ricorso e del decreto si ha pendenza della lite, ex art. 643 c.p.c., col conseguente prodursi di tutti gli effetti sostanziali e processuali propri della domanda giudiziale. Cass. lav., 6 giugno 2003, n. 9132.
2.4.2. In fase di esecuzione.
In tema di esecuzione forzata intrapresa sulla base di un decreto ingiuntivo, occorre distinguere tra l’ipotesi di deduzione della inesistenza della relativa notificazione (come ogniqualvolta essa viene effettuata in luogo o a mani di persona privi di alcun tipo di relazione con l’ingiunto), da quella in cui se ne deduce viceversa la nullità: nel primo caso è proponibile, fintanto che il procedimento esecutivo non si sia concluso, il rimedio dell’opposizione all’esecuzione a norma dell’art. 615 c.p.c.; nel secondo quello invece dell’opposizione tardiva ai sensi dell’art. 650 c.p.c., da esperirsi entro il termine di cui al terzo comma. Cass. 1° giugno 2004, n. 10495.
L’inefficacia del decreto ingiuntivo ex art. 644 c.p.c., per essere stato notificato oltre il termine di quaranta giorni, deve essere fatta valere con l’opposizione al decreto ingiuntivo ex art. 645 c.p.c. ovvero con il procedimento previsto dall’art. 188 disp. att. c.p.c. Divenuto esecutivo il decreto, la predetta inefficacia non può essere fatta valere con l’opposizione all’esecuzione. Cass. lav., 20 dicembre 2000, n. 15977.
Qualora il debitore, con atto di opposizione avverso precetto intimatogli in forza di decreto ingiuntivo, contesti l’efficacia del titolo, per non essere stato il decreto stesso notificato nel termine di quaranta giorni dalla pronuncia (art. 644 c.p.c.), incombe al creditore, ai sensi dell’art. 2697 c.c., l’onere di fornire la prova del compimento e della tempestività di detta notifica, mediante esibizione dell’originale dell’ingiunzione, corredato della relazione dell’ufficiale giudiziario. Cass. 16 marzo 1977, n. 1045.
Di fronte alla minaccia dell’esecuzione forzata in base ad un decreto d’ingiunzione dichiarato esecutivo per mancata opposizione, l’ingiunto, che sostenga l’inesistenza della notificazione del decreto stesso, cioè deduca che nei suoi riguardi non è mai stata eseguita un’operazione di notificazione giuridicamente qualificabile come tale, può proporre opposizione all’esecuzione forzata ex art. 615 c.p.c. e tale rimedio è proponibile, ove l’esecuzione inizi, fintanto che il processo esecutivo non si sia concluso. Qualora, viceversa, l’ingiunto deduca un vizio della notificazione non riconducibile al suddetto concetto di inesistenza, l’unico rimedio esperibile si identifica nell’opposizione tardiva ex art. 650 c.p.c., che è proponibile soltanto entro il termine di cui al terzo comma di detta norma (sulla base di tale principio la Suprema Corte ha ritenuto che correttamente l’ingiunto avesse proposto nella specie opposizione all’esecuzione ex primo comma dell’art. 615 c.p.c., avanti al giudice competente per valore e per territorio, ai sensi degli artt. 17 e 27 c.p.c., lamentando che la notificazione del decreto ingiuntivo era stata effettuata in un luogo con il quale egli non aveva alcun rapporto, poiché in tale deduzione si doveva ravvisare la prospettazione di una circostanza idonea a qualificare come giuridicamente inesistente la notificazione). Cass. 14 giugno 1999, n. 5884; conforme Cass. 26 maggio 1995, n. 5882.
2.5. Incostituzionalità di norme sulla notifica.
La norma processuale dichiarata incostituzionale cessa di operare dal giorno successivo alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della sentenza della Corte Costituzionale, senza possibilità di distinguere tra applicazione diretta, con riguardo ad atti processuali successivi, ed applicazione indiretta, con riguardo ad atti processuali compiuti in precedenza, giacché, fin quando la validità ed efficacia di tali atti sono sub judice, il rapporto processuale non può considerarsi esaurito, e nel momento in cui viene in discussione la ritualità di un elemento - atto o serie causale di atti - del procedimento, il criterio valutativo di corrispondenza alle norme di legge deve avere riguardo alla modificazione della disciplina, conseguita all’intervento del giudice delle leggi; pertanto, dovendo il giudice verificare, ai sensi dell’art. 188 disp. att. c.p.c., la notificazione di un decreto ingiuntivo e la sua ritualità, rispetto al termine di cui all’art. 644 c.p.c., è irrilevante che tale notificazione abbia preceduto la decisione di incostituzionalità, posto che il controllo deve essere effettuato alla luce delle norme attualmente in vigore. Cass. 1° febbraio 2002, n. 1277.
Rilevabilità.
L’inefficacia del decreto ingiuntivo conseguente alla sua notificazione oltre il termine prescritto dall’art. 644 c.p.c. deve essere dedotta dalla parte interessata con l’opposizione, sicché non può essere fatta valere per la prima volta in sede di legittimità. Cass. 24 febbraio 1982, n. 1140.
L’inefficacia del decreto ingiuntivo, in conseguenza della sua notificazione oltre il termine prescritto (art. 644 c.p.c.), non è rilevabile d’ufficio, e può essere dedotta solo dalla parte interessata con opposizione all’ingiunzione nel termine di cui allo art. 645 c.p.c. con decorrenza dalla notificazione, pur se tardiva, del decreto, con la conseguenza che decorso predetto termine l’inefficacia medesima non può essere invocata né con la speciale procedura prevista dall’art. 188 disp. att. c.p.c., né in sede di giudizio di cognizione ordinaria o di opposizione alla esecuzione. Cass. 25 febbraio 1981, n. 1141.
L’inefficacia del decreto di ingiunzione per mancata notificazione nel termine di cui all’art. 644 c.p.c., non può essere rilevata di ufficio ma deve essere eccepita dall’opponente. Emesso decreto ingiuntivo contro più soggetti solidalmente obbligati la parte cui l’ingiunzione sia stata notificata non può eccepire la inefficacia del decreto nei confronti di altro obbligato cui il decreto stesso non sia stato notificato. Cass. 15 maggio 1971, n. 1415.
Sindacato del giudice.
L’opposizione al decreto ingiuntivo dà luogo ad un ordinario, autonomo giudizio di cognizione, che sovrapponendosi allo speciale e sommario procedimento monitorio (artt. 633, 644 ss. c.p.c.) si svolge nel contraddittorio delle parti secondo le norme del procedimento ordinario (art. 645 c.p.c.). Ne consegue che il giudice dell’opposizione, anche quando si tratti di giudice di pace, è investito del potere - dovere di pronunciare sulla pretesa fatta valere con la domanda di ingiunzione e sulle eccezioni proposte ex adverso ancorché il decreto ingiuntivo sia stato emesso fuori delle condizioni stabilite dalla legge per il procedimento monitorio e non può limitarsi ad accertare e dichiarare la nullità del decreto emesso all’esito dello stesso. Cass. 12 maggio 2003, n. 7188.
Quando sia proposta opposizione ex art. 645 c.p.c. ad un decreto ingiuntivo tardivamente notificato, il giudice dell’opposizione, dichiarata ex art. 644 c.p.c. l’inefficacia del decreto, deve, nei limiti delle deduzioni delle parti, decidere nel merito della pretesa creditoria fatta valere dal ricorrente-opposto con la domanda e la notificazione del decreto stesso e riproposta nel giudizio di opposizione, indipendentemente dall’accettazione del contraddittorio. Cass. 13 gennaio 1995, n. 393.
La notificazione del decreto ingiuntivo, oltre il termine di quaranta giorni dalla pronuncia, comporta, ai sensi dell’art. 644 c.p.c., l’inefficacia del provvedimento, e, quindi, rimuove l’intimazione di pagamento con esso espressa, ma non tocca la qualificabilità del ricorso per ingiunzione come domanda giudiziale. Pertanto, ove su detta domanda si costituisca il rapporto processuale, ancorché su opposizione dell’intimato proposta per eccepire detta inefficacia, il giudice adito ha il potere - dovere non soltanto di vagliare quell’eccezione, traendone le necessarie implicazioni in ordine alle spese della fase monitoria, ma anche di decidere sulla fondatezza della pretesa del creditore. Cass. 28 settembre 2006, n. 21050; conforme Cass. 14 dicembre 1990, n. 11915.
Qualora la notifica del decreto ingiuntivo, benché tempestiva ai sensi dell’art. 644 c.p.c., sia affetta da nullità e la opposizione sia proposta dal debitore oltre il termine di venti giorni da tale notifica, il giudice dell’opposizione non può limitarsi a dichiarare l’inefficacia del decreto, ma deve (se ritiene che la nullità abbia impedito all’intimato di avere tempestiva conoscenza del decreto, ai sensi dell’art. 650 c.p.c.) considerare l’opposizione tardiva ed esaminarla nel me rito, ovvero (se ritiene che non ricorrano gli estremi dell’opposizione tardiva) dichiarare inammissibile l’opposizione stessa. Cass. 23 agosto 1978, n. 3943.
Se in un atto di citazione siano proposte, oltre alla domanda di inefficacia di un decreto ingiuntivo ex art. 644 c.p.c. per inesistenza della notifica, anche domande autonome, la dichiarazione di improcedibilità, per carenza del deposito per soccombenza, della prima domanda, qualificata dal giudice opposizione tardiva ai sensi dell’art. 650 c.p.c. non preclude al giudice adito di prendere cognizione, nei limiti della sua competenza, delle altre domande autonome. Cass. 6 giugno 1968, n. 1717.
anche Giurisprudenza sub art. 645, § 1.
In tema di sanzioni amministrative, la notifica dell’ordinanza-ingiunzione, a norma dell’art. 18 della legge 24 novembre 1981, n. 689, può avvenire in qualunque tempo, purché non si sia verificata la prescrizione prevista dall’art. 28 della stessa legge, senza che possa trovare applicazione il termine per la notificazione prevista dall’art. 644 c.p.c., per il decreto ingiuntivo, atteso che questo di differenzia nettamente dall’ordinanza-ingiunzione di pagamento della sanzione pecuniaria, che è un provvedimento amministrativo e non giurisdizionale. Cass. 1° luglio 1995, n. 7331; conforme Cass. 3 febbraio 1994, n. 1121; Cass. 12 novembre 1992, n. 12189.
I decreti previsti dagli artt. 65 c.p.c., 24 e 52 delle disposizioni di attuazione - con i quali il giudice provvede alla liquidazione dei compensi spettanti, rispettivamente, ai custodi dei beni pignorati o sequestrati, ai consulenti tecnici e agli ausiliari di cui all’art. 68 del codice e indica la parte tenuta a corrispondere i compensi stessi - per il loro contenuto, per l’effetto giuridico che sono destinati a produrre e per l’individuazione del destinatario dell’ordine di pagamento, costituiscono dei provvedimenti speciali a carattere monitorio, inquadrabili nella categoria dei provvedimenti emessi, in via provvisoria, in determinate situazioni meritevoli di urgente e particolare tutela. Essi, se sono assimilabili ai decreti ingiuntivi disciplinati dagli artt. 633 e ss. c.p.c. per quanto riguarda la loro impugnabilità mediante opposizione degli interessati, non possono dirsi equiparati, ad ogni effetto, nella loro regolamentazione processuale, ai decreti di ingiunzione e, in particolare, non sono soggetti alla sanzione di inefficacia comminata dall’art. 644 c.p.c. per la mancata notificazione, nel termine di quaranta giorni dalla pronuncia, dei decreti ingiuntivi. Cass. 8 giugno 1966, n. 1509.