Source: http://www.falangagroup.it/consulenza-direzionale/gestione-della-crisi-debitoria/
Timestamp: 2019-06-27 09:11:39+00:00
Document Index: 45984710

Matched Legal Cases: ['art 1283', 'art. 1815', 'art. 1', 'art. 67', 'art. 182', 'art. 67', 'art. 186', 'art. 182']

Gestione della Crisi debitoria - Falanga Group
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La Falanga Group – Consulenza Direzionale– affianca i suoi Clienti che versano in difficoltà tali da non riuscire ad onorarei propri impegni, attraverso:
un’analisi delle cause del dissesto;
la rinegoziazione stragiudiziale dei debiti aziendali verso i fornitori, enti pubblici e privati, erario, enti previdenziali, Equitalia, banche e società finanziarie, con piani sostenibili dall’azienda;
la richiesta di nuovi affidamenti al sistema creditizio e mercantile;
la predisposizione di piani economico- finanziari al fine di ritrovare l’equilibrio finanziario e la remunerazione dell’equity e dei terzi finanziatori;
la soluzione dei rapporti conflittuali bancari: Usura e Anatocismo Bancario[1];
la soluzione dei rapporti conflittuali con i fornitori, enti pubblici e privati, Erario ed Equitalia;
il ricorso a procedure di Concordato preventivo, ristrutturazione del debito e transazione fiscale[2];
l’assistenza in sede di procedure fallimentari[3].
[1] L’ Anatocismo (ex art 1283 cc) nel linguaggio bancario è la produzione di interessi (capitalizzazione) da altri interessi resi produttivi sebbene scaduti o non pagati, su un determinato capitale. Nella prassi bancaria tali interessi vengono definiti composti. Giuridicamente, in un’obbligazione pecuniaria l’applicazione dell’anatocismo comporterebbe, per il debitore, l’obbligo di pagamento, non solo del capitale e degli interessi pattuiti, ma anche degli ulteriori interessi calcolati sugli interessi già scaduti.
L’Usura Bancaria (legge 108/96) si verifica quando, nell’ambito di un prestito di denaro o di un credito concesso da una banca, al beneficiario, il tasso di interesse applicato, superi i tassi soglia fissati trimestralmente dalla Banca di Italia.
Per verificare l’usurarietà del rapporto, occorre considerare tutti i tassi indicati in contratto: il tasso di interesse base, il tasso di mora, il tasso di pre-ammortamento, la penale per estinzione anticipata, altri eventuali tassi indicati, prendendo in considerazione il valore massimo derivante dall’applicazione, secondo le modalità stabilite contrattualmente, di detti interessi. A questo tasso vanno sommate tutte le commissioni, le remunerazioni a qualsiasi titolo e le spese. Il tasso così determinato, comprensivo quindi di ogni onere collegato con l’erogazione del credito ad esclusione di imposte e tasse viene definito TAEG: Tasso Annuo Effettivo Globale (TAEG), il quale dovrà essere confrontato con il tasso soglia pubblicato sulla G.U. per verificarne l’eventuale superamento ed è questo tasso che deve sempre e comunque restare al di sotto della soglia imposta per legge. Se il TAEG supera la soglia usura tali interessi, per legge e senza alcuna possibile eccezione, sono sempre usurari, con conseguente applicazione dell’art. 1815 cc e della L. 108/96, da cui deriva la non debenza di alcun interesse.
[2] Per i soggetti qualificati come fallibili dall’ordinamento giuridico, ossia soggetti che abbiano superato almeno uno dei tre requisiti di cui all’art. 1, comma 2, della legge fallimentare, che versano in uno stato di crisi, possono avvalersi di procedure volte ad evitare la dichiarazione di fallimento, pervenendo ad accordi con i creditori e alla ristrutturazione della propria debitoria. L’ordinamento mette a disposizioni le seguenti procedure pre-fallimentari:
Piano attestato (ex art. 67, comma 3, lett. d) della L. fall.: trattasi di istituto di natura privatistica, non liquidatoria, con cui il debitore in stato di crisi propone ai propri creditori il risanamento della propria esposizione debitoria finalizzato al riequilibrio della situazione finanziaria la cui ragionevolezza deve essere attestata da professionista iscritto nel registro dei revisori contabili
Accordo di ristrutturazione del debito (ex art. 182 bis della L. fall.): Rappresentano uno strumento extraconcorsuale di risanamento al quale l’impresa in crisi/insolvente può ricorrere per ridurre la propria esposizione debitoria e tentare così il recupero della propria continuità gestionale e si sostanziano in una pluralità di accordi di stampo privatistico/negoziale, supportati da specifico piano, che il debitore raggiunge con tanti creditori rappresentanti almeno il 60% dei crediti, e dalla relazione di un professionista in possesso dei requisiti di cui all’art. 67, terzo comma lett. d) L.F., che attesti la veridicità dei dati aziendali e la fattibilità economica-finanziaria del piano;
Il concordato preventivo (ex. Art 160 e ss, L.F.): È una vera e propria procedura concorsuale (di natura liquidatoria, “mista” o finalizzata al recupero dell’impresa (concordato in continuità aziendale (ex art. 186-bis, L.F.) cui il debitore in crisi o insolvente può ricorrere proponendo ai creditori un accordo sulla base di un piano attestato da un professionista che attesti la veridicità dei dati aziendali e la fattibilità del piano medesimo. Il concordato preventivo deve essere approvato dai creditori che rappresentano la maggioranza dei crediti ammessi al voto; in caso di approvazione il Tribunale omologa il concordato. Il concordato preventivo, qualora omologato, consente quale effetto positivo la cristallizzazione del debito complessivo del debitore, così come definito in sede concordataria.
nell’ambito di un accordo di ristrutturazione del debito o di un concordato preventivo è possibile l’inserimento di una particolare procedura transattiva, Transazione fiscale e previdenziale (ex. art. 182-ter, L.F.),la quale deroga al principio generale dell’indisponibilità e irrinunciabilità del credito tributario da parte dell’Amministrazione finanziaria e degli Enti Previdenziali, consentendo all’impresa di concordare con l’Erario e gli Istituti di Previdenza, una vera e propria ristrutturazione dei debiti fiscali e contributivi, si privilegiati che chirografari, attraverso la fissazione di nuove scadenze o mediante decurtazione del loro ammontare, nel rispetto delle condizioni e dei limiti imposti dalla legge.
[3]Le procedure Fallimentari (r.d. 16 marzo 1942, n. 267) hanno natura meramente liquidatoria e sono espressione di uno stato di crisi irreversibile, o , in talunicasi, di comportamenti illeciti e fraudolenti, posti in essere dagli imprenditori. È un processo espropriativo speciale il cui fine è quello di ripartire il patrimonio di un imprenditore commerciale, individuale e collettivo, in stato d’insolvenza tra tutti i suoi creditori, secondo criteri di parità di trattamento, tenuto conto delle cause legittime di prelazione.