Source: https://www.bloggiuridico.it/rivalsa-fondo-vittime/
Timestamp: 2020-08-11 00:34:05+00:00
Document Index: 116513844

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di Nicola De Rossi · Pubblicato Luglio 29, 2020 · Aggiornato Luglio 29, 2020
La sentenza , la n. 14255/20, depositata dalla Cassazione l’8 luglio 2020 è passata un po’ in sordina, apparendo di primo acchito una mera questione interna tra assicurazioni , ma a ben vedere il pronunciamento fissa un principio di cui trarranno notevole beneficio sul piano risarcitorio , quanto meno per i suoi tempi, anche i danneggiati .
La Suprema Corte ha stabilito che, in caso di incidente in cui sia rimasto coinvolto un veicolo privo di copertura assicurativa , la compagnia del “ vettore ”, cioè del mezzo su cui viaggiava un terzo trasportato rimasto ferito, che lo abbia risarcito in regime di risarcimento diretto , ha la possibilità di rivalersi nei confronti dell’impresa designata dal Fondo di Garanzia Vittime della Strada ai sensi dell’articolo 141 del Codice delle assicurazioni .
Sembrerebbe una conclusione logica, ma così non è se é vero che la compagnia in questione, Aviva , è dovuta arrivare fino in Cassazione per far valere le proprie ragioni.
Una compagnia risarcisce il passeggero e poi si rivale sul Fondo Vittime
Per il tribunale la possibilità di rivalsa si limita ai casi di liquidazione coatta della compagnia
La Cassazione non condivide l’interpretazione “ristretta” della norma
La lettura dell’art. 150 del Codice della Assicurazioni
Regresso nei confronti del Fondo ammesso anche nei casi di veicolo non assicurato
Nel sinistro in oggetto erano rimasti coinvolti, per l’appunto, una vettura assicurata con Aviva e un altro veicolo risultato però privo di assicurazione, che aveva causato l’incidente tamponando la vettura che lo precedeva. Aviva aveva risarcito il passeggero della macchina che assicurava e aveva successivamente agito in rivalsa nei confronti di Generali , quale impresa all’epoca designata dal F.G.V.S. per la regione dove si era verificato il fatto, il Veneto , e del conducente/proprietario dell’auto che aveva cagionato il tamponamento per sentirli condannare in solido al pagamento della somma, 7.500 euro, già liquidata al terzo trasportato (in foto, la sede romana della Consap, la società interamente partecipata dal Ministero dell’Economia e Finanze che amministra il Fondo).
La domanda viene però respinta in primo e secondo grado
Il Giudice di Pace di Treviso però aveva rigettato la domanda ritenendo inapplicabile l’art. 141 C.d.A. nel caso di sinistro provocato da veicolo non assicurato. Il Tribunale di Treviso aveva a sua volta respinto l’ appello di Aviva, ritenendo non pertinente il richiamo alla sentenza n. 16477/2017 con cui la Cassazione ha enunciato il principio secondo cui il terzo trasportato può avvalersi dell’ azione diretta nei confronti dell’assicuratore del vettore, ai sensi dell’art. 141 D.Lgs. n. 209/2005, anche se il sinistro sia stato determinato da un veicolo non assicurato o non identificato .
Secondo i giudici, in quel caso era in discussione il diverso diritto di rivalsa della compagnia che aveva proceduto al risarcimento, e, soprattutto, il riconoscimento della possibilità del trasportato di agire comunque nei confronti della compagnia del vettore non legittimava la deroga al dettato di cui all’art. 283, 5. comma, secondo periodo, del Codice delle Assicurazioni che regola i rapporti tra le compagnie che abbiano proceduto a liquidare il danno mediante la procedura di indennizzo diretto : la norma, infatti, prevedrebbe letteralmente il diritto di regresso nei confronti del Fondo (solo) in caso di liquidazione coatta dell’impresa del veicolo responsabile. P
Per il tribunale, restava esperibile un’azione di regresso ordinaria nei confronti del soggetto autore dell’ illecito , ma nei motivi dell’appello di Aviva non era espressamente prospettata una riforma, eventualmente in via subordinata, della sentenza impugnata con condanna del solo conducente del mezzo responsabile dell’incidente, avendo agito la compagnia soltanto ex art. 141 c.d.a.
Aviva ha quindi proposto ricorso anche per Cassazione, lamentando la violazione e falsa applicazione degli artt. 141, comma quarto, 150 e 283, comma 5 quinto D. Lgs. n. 209/2005, nella parte in cui la sentenza impugnata “aveva escluso il diritto della compagnia ad agire nei confronti del Fondo di garanzia vittime della strada per quanto liquidato al terzo trasportato in caso di sinistro con veicolo antagonista , civilmente responsabile , privo di copertura assicurativa”.
Secondo la società ricorrente, la sentenza d’appello aveva erroneamente negato l’ applicazione analogica del 4. comma dell’art. 141 Cda con riferimento al diritto di rivalsa della compagnia del vettore in caso di sinistro con veicolo antagonista non assicurato e coinvolgimento del Fondo di garanzia vittime della strada. E tale decisione sarebbe stata anche in contrasto con l’art. 3 della Costituzione, in relazione al 4. comma dell’art. 141 C.d.A., essendo stato negato il diritto di rivalsa “in ragione della qualità del soggetto passivo della stessa, così violando il principio di uguaglianza ”.
La Suprema Corte accoglie i motivi
Per la Suprema Corte i motivi sono fondati. La Cassazione rammenta di aver già riconosciuto (con la già citata sentenza n. 16477/2017) la possibilità del terzo trasportato di ottenere il risarcimento del danno dall’assicuratore del proprio vettore anche nell’ipotesi in cui l’altro veicolo coinvolto nel sinistro sia rimasto non identificato o sia risultato privo di copertura assicurativa.
Nel caso di specie, tuttavia, si poneva la diversa questione della possibilità dell’assicuratrice del vettore che abbia risarcito il terzo trasportato di rivalersi nei confronti dell’impresa designata dal F.G.V.S., ai sensi dell’art. 141, 4. comma C.d.A. che, per precisione, recita testualmente: “l‘impresa di assicurazione che ha effettuato il pagamento ha diritto di rivalsa nei confronti dell’impresa di assicurazione del responsabile civile nei limiti ed alle condizioni previste dall’art. 150”.
La sentenza impugnata, osservano gli Ermellini, faceva perno sulla previsione dell’art. 283, 5. comma C.d.A., secondo cui “l’impresa di assicurazione che ha provveduto alla liquidazione del danno, ai sensi dell’art. 150, ha diritto di regresso nei confronti del Fondo di garanzia per le vittime della strada in caso di liquidazione coatta dell’impresa di assicurazione del veicolo responsabile”.
In altre parole, il Tribunale aveva ritenuto che l’ esperibilità dell’azione del terzo danneggiato nei confronti dell’assicuratore del vettore anche in caso di scontro con veicolo non assicurato non legittimava una deroga al dettato del 5. comma dell’art. 283 C.d.A., che, secondo i giudici territoriali, aveva inteso circoscrivere l’ambito della rivalsa nei confronti del F.G.V.S. alla sola ipotesi di liquidazione coatta dell’assicuratore del veicolo responsabile .
Ma questa impostazione non è condivisa dalla Suprema Corte, “dovendosi ritenere – recita la sentenza – che il richiamo all’art. 150 contenuto nell’art. 141 C.d.A. non giustifichi l’ulteriore collegamento con la previsione dell’art. 283, 5. comma e, tramite essa, una lettura limitativa della possibilità di esercizio della rivalsa ”.
La Cassazione infatti fa notare che l’art. 150 C.d.A., che – sotto la rubrica “disciplina del risarcimento diretto” – prevede l’emanazione di un D.P.R. concernente gli oggetti di cui alle lettere da a) ad e), “va correlato all’articolo immediatamente precedente (il 149) che disciplina – per l’appunto – la procedura di risarcimento diretto”, inteso come risarcimento richiesto dal danneggiato direttamente all’impresa di assicurazione che ha stipulato il contratto relativo al veicolo utilizzato, con la precisazione – risultante dal primo e dal secondo comma – “che i danneggiati considerati dalla norma sono il proprietario e il conducente del veicolo e non anche i trasportati”.
Il richiamo ai “limiti e alle condizioni previste dall’art. 150”, contenuto nell’ultimo comma dell’art. 141 C.d.A., “non vale – chiariscono i giudici del Palazzaccio -, a trasformare in risarcimento diretto ciò che tale non è, ma è finalizzato a richiamare – nel diverso ambito dell’azione riconosciuta al trasportato nei confronti dell’assicuratore del proprio vettore, la disciplina dettata dal D.P.R. previsto dall’art. 150 relativamente ai criteri di accertamento della responsabilità e di determinazione del danno, alle modalità di denuncia dei sinistri e agli adempimenti necessari per il risarcimento e, altresì, alla definizione dei rapporti interni tra le imprese di assicurazione”.
Il riferimento all’art. 150 contenuto nell’art. 283, 5. comma C.d.A. (liquidazione del danno “ai sensi dell’art. 150”) vale, invece, proseguono gli Ermellini, “a individuare propriamente l’istituto del risarcimento diretto (costituente specifico oggetto della previsione dell’art. 150, a completamento della previsione dell’art. 149) ed è volto a stabilire che il regresso dell’assicuratrice che abbia risarcito il proprio assicurato o il conducente del veicolo da essa assicurato possa essere esercitato nei confronti del F.G.V.S. in ipotesi di liquidazione coatta dell’impresa del veicolo responsabile”.
Si vuole cioè dire, in altri termini, secondo l’interpretazione della Suprema Corte che, mentre il richiamo all’art. 150 compiuto dall’art. 283 C.d.A. vale ad indicare le ipotesi di risarcimento diretto propriamente detto (come individuato dall’art. 149), “il richiamo ai limiti e alle condizioni previste dall’art. 150 effettuato dall’art. 141, 4. comma ha il diverso effetto di richiamare la disciplina del D.P.R. ivi previsto in punto di criteri di accertamento del grado di responsabilità e di definizione dei rapporti fra le assicurazioni, di modalità di richiesta e di risarcimento dei danni, di limiti e condizioni di risarcibilità dei danni accessori”.
Va dunque esclusa la circostanza, tirano le fila del ragionamento i giudici della Cassazione, che il richiamo sia dell’art. 141 che dell’art. 283 C.d.A. all’art. 150 “valga a stabilire un collegamento diretto fra le due previsioni, sì da farne conseguire che il riferimento all’ipotesi di liquidazione coatta contenuto nell’art. 283 si riverberi sull’istituto del risarcimento del terzo trasportato e comporti un limite alla possibilità di rivalsa disciplinata dall’art. 141 C.d.A”.
E, soprattutto, la Suprema Corte sottolinea come la stessa circostanza che l’art. 283 C.d.A. preveda espressamente un’ipotesi di regresso nei confronti del F.G.V.S. per il caso in cui il risarcimento sia stato effettuato (direttamente al proprio assicurato o al conducente del veicolo coperto dalla garanzia) da un’impresa assicuratrice diversa da quella del responsabile “lascia intendere come il legislatore non abbia affatto escluso, in linea generale, la possibilità che il risarcimento “anticipato” da altri possa ricadere, in ultima battuta, sul F.G.V.S. La stessa possibilità dev’essere riconosciuta anche nel caso in cui il risarcimento sia “anticipato” al trasportato dall’assicuratore del vettore, con esperibilità della rivalsa non solo nei confronti dell’assicuratore del responsabile, ma anche del F.G.V.S., laddove sussistano le condizioni per il suo intervento, ivi compresa l’ipotesi che il veicolo del responsabile non sia coperto da assicurazione (fermo restando il limite quantitativo dell’esposizione del Fondo, risultante dal 4. comma dell’art. 283 C.d.A.)”.
Una conclusione, questa, imposta anche da “un’ esigenza di coerenza sistematica , giacché altrimenti non si comprenderebbe perché il risarcimento debba ricadere sull’impresa designata dal F.G.V.S. nel caso in cui, a fronte di un responsabile privo di copertura assicurativa, il terzo trasportato non si avvalga – come gli è consentito – della facoltà di agire nei confronti dell’assicuratore del proprio vettore e agisca contro l’impresa designata dal F.G.V.S., e che tale “ricaduta” sia invece preclusa laddove si opti per l’azione ex art. 141, 1° comma C.d.A.”.
Di qui la pronuncia del seguente principio di diritto: “l’impresa di assicurazione che abbia risarcito, ai sensi dell’art. 141, 1° co. C.d.A., il terzo trasportato a bordo del veicolo da essa assicurato ha diritto di rivalsa nei confronti dell’impresa assicuratrice del responsabile civile, nei limiti e alle condizioni previste dall’art. 150 C.d.A.; nel caso in cui il veicolo del responsabile civile non risulti coperto da assicurazione, la rivalsa può essere esercitata nei confronti dell’impresa designata dal Fondo di garanzia per le vittime della strada, nei limiti previsti dall’art. 283, commi 2° e 4° C.d.A.”.
di Nicola De Rossi · Published Maggio 5, 2020
di Nicola De Rossi · Published Agosto 28, 2019 · Last modified Settembre 2, 2019
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