Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-2373-codice-civile-conflitto-dinteressi
Timestamp: 2019-10-16 18:12:43+00:00
Document Index: 138191342

Matched Legal Cases: ['art. 2373', 'art. 2373', 'art. 2479', 'art. 2479', 'art. 2373', 'art. 2259', 'art. 2373']

Art. 2373 codice civile: Conflitto d'interessi | La Legge per tutti
Art. 2373 codice civile: Conflitto d’interessi
La deliberazione approvata con il voto determinante di coloro che abbiano, per conto proprio o di terzi, un interesse in conflitto con quello della società è impugnabile a norma dell’articolo 2377 qualora possa recarle danno.
Amministratori: [v. 2298]; Consiglio di gestione: [v. 2365]; Consiglio di sorveglianza: [v. 2449].
Conflitto di interessi: si verifica quando il socio ha un interesse in contrasto con quello della società.
Non è configurabile l'abuso di potere se la deliberazione è l'effetto di una accidentale coincidenza di voti.
Si ha conflitto di interessi del socio rilevante quando vi è, di fatto, un conflitto tra un interesse non sociale - quindi un interesse che non è in alcun modo riconducibile al contratto di società - e uno qualsiasi degli interessi che sono riconducibili a tale contratto.
È invalida la previsione statutaria della sospensione dall'esercizio del diritto di voto per il socio che eserciti attività concorrente con quella sociale, essendo tale particolare situazione già espressamente prevista e regolamentata dall'art. 2373 c.c., che prevede una limitazione al diritto di voto del socio in conflitto di interessi, ma non lo priva del relativo diritto né ne sospende l'esercizio.
Corte appello Perugia 31 gennaio 2013
In materia di società a responsabilità limitata non trova applicazione l’art. 2373 comma 2 c.c. sia perché trattasi di norma prevista specificatamente per le società per azioni sia perché l’incidenza dell’eventuale conflitto di interessi sulle decisioni dei soci è con riferimento alle s.r.l. regolata dall’art. 2479 ter c.c., che include naturalmente anche il voto espresso dal socio amministratore, sicché non ricorrono neanche i presupposti per l’applicazione analogica della norma prevista per le s.p.a. Infatti in base all’art. 2479 ter comma 2 c.c., qualora possano recare danno alla società, sono impugnabili a norma del precedente comma le decisioni assunte con la partecipazione determinante di soci che hanno, per conto proprio o di terzi, un interesse in conflitto con quello della società. Per l’annullamento della decisione si richiede allora un danno potenziale, e non un danno concreto ed attuale. Pertanto, la mancata adozione di una deliberazione in favore dell’azione di responsabilità nei confronti degli amministratori è potenzialmente idonea a cagionare un danno alla società perché è suscettibile di determinare una perdita patrimoniale corrispondente alla pretesa risarcitoria, ove quest’ultima fosse risultata fondata.
In conformità al principio della responsabilità per fatto proprio, il voto del socio-amministratore sulla responsabilità degli altri amministratori è ammissibile e dovrà pertanto essere computato ai fini del raggiungimento del quorum deliberativo, trovando invece applicazione il divieto previsto dall'art. 2373, comma 2, c.c. unicamente nel caso in cui la deliberazione abbia a oggetto la responsabiltà dello stesso socio-amministratore votante e non quando la deliberazione abbia a oggetto la responsabilità di altro amministratore.
Collegio arbitrale 02 luglio 2009
L'amministratore di società in nome collettivo nominato nel contratto sociale può essere revocato, ai sensi dell'art. 2259 c.c., in presenza di una giusta causa, con il consenso unanime dei soci, escluso il consenso dello stesso socio amministratore cui gli altri intendano revocare la facoltà di amministrare, in virtù del divieto di voto desumibile dall'art. 2373 c.c., quale principio di portata generale.