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Timestamp: 2019-09-15 13:07:05+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 229', 'art. 225', 'art. 21', 'art. 2', 'sentenza ']

Insulti al capo in presenza di altri dipendenti: per Cassazione è legittimo il licenziamento
Martedì 03/05/2016 Insulti al "capo" in presenza di altri dipendenti: per Cassazione è legittimo il licenziamento
La Corte di Cassazione, chiamata a pronunciarsi, con la citata sentenza n. 5523/2016 ritiene che i due motivi di ricorso non sono fondati.
Sostiene infatti la Suprema Corte che nel caso di specie «la Corte d'appello ha desunto la gravità dell'addebito e la sua idoneità a costituire giusta causa di licenziamento da una serie di circostanze, quali in particolare la gravità dell'insulto rivolto al superiore gerarchico, la sostanziale assenza di giustificazioni in capo alla lavoratrice, che si stava finalmente conformando, alla seconda richiesta, ad adempiere ad una restituzione dovuta, la pronuncia ‹a freddo› delle parole di fronte ad un collega estraneo ad ogni ragione di malanimo ed infine la ricomprensione della fattispecie (non nell'ipotesi dell'insubordinazione di cui all'art. 229 del CCNL, ma) nella condotta prevista come giusta causa dall'art. 225., oltre alla recidiva reiterata formalmente contestata.
Ed infine, sostiene la Corte di Cassazione, che tale valutazione non si pone in contrasto con i consolidati standars valutativi, considerato che già in passato ha affermato che «l'esercizio da parte del lavoratore del diritto di critica delle decisioni aziendali, sebbene sia garantito dagli art. 21 e 39 Costituzione, incontra i limiti della correttezza formale che sono imposti dall'esigenza, anch'essa costituzionalmente garantita (art. 2 Cost.), di tutela della persona umana, sicché, ove tali limiti siano superati, con l'attribuzione all'impresa datoriale od ai suoi rappresentanti di qualità apertamente disonorevoli, di riferimenti volgari e infamanti e di deformazioni tali da suscitare il disprezzo e il dileggio, il comportamento del lavoratore può costituire giusta causa di licenziamento, pur in mancanza degli elementi soggettivi ed oggettivi costitutivi della fattispecie penale della diffamazione» (Corte di Cassazione, sentenza 24.05.2001, n. 7091).
La stessa contrattazione collettiva applicabile inoltre ha ricompreso la condotta non conforme ai civici doveri tra le ipotesi di giusta causa di licenziamento e nel caso la valutazione di gravità è stata corroborata dalla valutazione della recidiva.