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Timestamp: 2020-03-29 02:43:04+00:00
Document Index: 2144492

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 370', 'art. 431', 'art. 433', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 161', 'art. 325', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 339', 'art. 433', 'art. 433', 'art. 132', 'art. 133', 'sentenza ', 'art. 433', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 12372 del 17/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12372 del 17/05/2017
Cassazione civile, sez. lav., 17/05/2017, (ud. 23/02/2017, dep.17/05/2017), n. 12372
sul ricorso 20031/2011 proposto da:
INPS, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29,
dagli Avvocati ANTONINO SGROI, CARLA D’ALOISIO, LELIO MARITATO,
N.N., C.F. (OMISSIS), domiciliato in ROMA, presso la
dall’Avvocato GIAMPIERO PINO, giusta procura speciale per Notaio;
CGM COSTRUZIONI GENERALI MABO S.R.L.;
avverso la sentenza n. 947/2010 della CORTE D’APPELLO di FIRENZE,
depositata il 21/07/2011 R.G.N. 1765/2007;
udito l’Avvocato PINO GIAMPERO.
2. La tardività è stata ravvisata dalla corte territoriale sul rilievo che la sentenza impugnata, ancorchè priva di motivazione, era stata notificata all’Inps, nel domicilio eletto presso il suo procuratore, sulla base del solo dispositivo in data 12 luglio 2007, mentre il ricorso in appello era stato depositato il 13 novembre 2007, oltre il termine breve di impugnazione.
3. L’Inps ricorre per la cassazione della sentenza sulla base di un unico articolato motivo. Il N. si difende con controricorso, mentre non svolge attività difensiva la CGM Costruzioni Generali Mabo s.r.l..
1. Preliminarmente, deve darsi atto della tardività del controricorso. Il ricorso per cassazione è stato notificato al N., presso il suo difensore e nel domicilio eletto in Firenze a mezzo del servizio postale ed è stato ricevuto in data 27/7/2011. Il controricorso risulta invece avviato per la notifica, mediante consegna all’ufficio postale in data 12/9/2011, oltre il termine previsto dall’art. 370 c.p.c.. La tardività del controricorso consente comunque alla parte di partecipare alla discussione orale della causa.
2. Il ricorso dell’Inps è articolato in violazione di legge (art. 431 c.p.c., comma 2, art. 433 c.p.c., comma 2, artt. 325, 326 e 327 c.p.c.) ed in vizio di motivazione. L’Istituto sostiene che ciò che gli è stato notificato dalla controparte in data 12/7/2007 è solo il dispositivo della sentenza, che nel rito del lavoro non fa sorgere l’onere della parte di impugnarlo salvo che non sia avviata l’esecuzione sulla sua base; solo in data 15 luglio 2007 era stata depositata la sentenza, ancorchè priva di motivazione ma contenente la dichiarazione del presidente del tribunale con cui si attestava la morte del giudice dopo la lettura del dispositivo. Contro questa sentenza esso ricorrente aveva proposto impugnazione, che era tempestiva in difetto di notificazione della sentenza.
3.1. Deve preliminarmente rilevarsi che, secondo l’orientamento che si ritiene qui di prediligere (Cass. 3/04/2012, n. 5277; Cass. 5/12/2008, n. 28838), nel rito del lavoro, qualora il giudice di primo grado che abbia letto in udienza il dispositivo della sentenza non possa redigerne la motivazione per sopravvenuto impedimento, non si ha inesistenza della sentenza, ma nullità per mancanza di motivazione, vizio che, ai sensi dell’art. 161 c.p.c., comma 1, può essere fatto valere soltanto nei limiti e secondo le regole dei mezzi di impugnazione. In tal caso il giudice di appello, ove abbia rilevato dette nullità, deve decidere la causa nel merito, non ricorrendo alcuna ipotesi di rimessione della causa al primo giudice fra quelle tassativamente previste dagli artt. 353 e 354 c.p.c., nè potendosi egli limitare a dichiarare la nullità medesima.
Ora, coordinando questi principi, posto che la notificazione del solo dispositivo è inidonea a far decorrere il termine breve ex art. 325 c.p.c. (28/10/1983, n. 6400), tant’è che l’eventuale impugnazione proposta dalla parte sulla base del solo dispositivo è inammissibile, deve convenirsi con l’istituto previdenziale e ritenersi che l’onere di impugnazione e il relativo decorso del termine è sorto solo con il deposito della nota del presidente del tribunale. E solo in questo momento che la parte ha avuto cognizione del fatto che non sarebbe stata depositata la motivazione della sentenza per l’impedimento del giudice, sicchè è solo da tale momento che può dirsi sorto a carico della parte l’onere di impugnare. Ne consegue l’erroneità della sentenza che ha ritenuto inammissibile il gravame proposto dall’Inps.
Possono dunque affermarsi i seguenti principi di diritto: “la sentenza appellabile ai sensi dell’art. 339 c.p.c., comma 1, e art. 433 c.p.c., comma 1, anche, quindi, quella resa nel rito del lavoro, salva la particolare ipotesi prevista dal medesimo art. 433, comma 2, è quella che contiene tutti gli elementi elencati nell’art. 132 c.p.c., comma 1, e che è pubblicata a norma del successivo art. 133 c.p.c.; in caso di notificazione del solo del solo dispositivo della sentenza (sempre che non ricorra l’ipotesi prevista dall’art. 433 c.p.c., comma 2), non decorre il termine breve per l’impugnazione; ove, peraltro, il dispositivo non sia seguito dalla motivazione bensì da un atto con cui si attesti il mancato deposito della motivazione per impedimento del giudicante, l’onere di impugnazione, con il conseguente avvio dei termini per impugnare, sorge solo in seguito alla comunicazione da parte della cancelleria del mancato deposito della motivazione”.
La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Corte d’appello di Firenze in diversa composizione, anche per le spese del presente giudizio di cassazione.