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Timestamp: 2020-08-12 01:22:15+00:00
Document Index: 83217016

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Sentenza Cassazione Civile n. 2540 del 30/01/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2540 del 30/01/2019
Cassazione civile sez. III, 30/01/2019, (ud. 06/12/2018, dep. 30/01/2019), n.2540
sul ricorso iscritto al n. 7944/2017 R.G. proposto da:
Geo Logistica S.r.l. in liquidazione, rappresentata e difesa
dall’Avv. Edoardo Bonasera;
Commerciale GiCap S.p.A., rappresentata e difesa dal Prof. Avv.
Sergio Marullo di Condojanni, con domicilio eletto presso il suo
studio in Roma, piazza San Lorenzo in Lucina, n. 26;
D.B.A., rappresentato e difeso dall’Avv. Edoardo
Bonasera;
avverso la sentenza della Corte d’appello di Catania, n. 1361/2016,
pubblicata il 28 settembre 2016;
1. In data 21/7/2009 fu stipulato tra Commerciale GiCap S.p.A. e Geo Logistica S.r.l. un contratto di fornitura di servizi di logistica integrata in forza del quale Geo Logistica si obbligava a curare la gestione integrata dei servizi di logistica, all’interno di un deposito coperto in (OMISSIS), relativi alla ricezione, deposito, custodia e movimentazione di merce di proprietà di GiCap; quest’ultima in cambio si obbligava, oltre al pagamento di un corrispettivo, a fornire alla prima un adeguato software gestionale.
Nel 2010 le parti si contestarono reciproche inadempienze per le quali promossero tre distinti giudizi (due ad iniziativa di Geo Logistica, uno di GiCap) per la risoluzione del contratto e il risarcimento dei danni; GiCap convenne inoltre, nel giudizio da essa promosso, D.B.A., quale amministratore di fatto di Geo Logistica, assumendone la diretta responsabilità, in proprio, per i danni subiti e chiedendone pertanto la condanna in solido al relativo risarcimento.
2. Riuniti i giudizi, il Tribunale di Catania, con sentenza non definitiva n. 895/13 del 7/3/2013, dichiarò la risoluzione del contratto per grave inadempimento di Geo Logistica e rigettò la domanda di GiCap nei confronti di D.B.A., disponendo la prosecuzione del giudizio quanto all’accessoria domanda di risarcimento danni proposta da GiCap nei confronti di Geo Logistica.
3. Avverso tale sentenza entrambe le società interposero separati appelli, pronunciando sui quali, previa riunione, la Corte d’appello di Catania, con la sentenza in epigrafe, in parziale accoglimento del quinto e del settimo motivo del gravame proposto da Geo Logistica, confermata ogni altra statuizione, ha condannato GiCap al pagamento in favore di Geo Logistica della somma di Euro 30.391,28, oltre interessi legali, quale corrispettivo spettante, ex art. 1458 c.c., comma 1, per le prestazioni già eseguite fino al 30/4/2005, anteriormente al verificarsi dell’inadempimento considerato causa di risoluzione.
4. Avverso tale decisione Geo Logistica S.r.l. in liquidazione propone ricorso per cassazione con due mezzi.
GiCap resiste con controricorso, proponendo ricorso incidentale sulla base di tre motivi.
Geo Logistica deposita ricorso per resistere al ricorso incidentale.
Anche il D.B. resiste, con controricorso, al ricorso incidentale proposto da GiCap, proponendo a sua volta ricorso incidentale, con unico mezzo, al quale GiCap resiste con controricorso.
Commerciale Gicap ha depositato memoria ex art. 380-bis.1 c.p.c..
1. Con il primo motivo del ricorso principale Geo Logistica denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e falsa applicazione degli artt. 1453 e 1455 c.c., per avere la Corte d’appello ritenuto insussistente il dedotto inadempimento di GiCap dell’obbligo contrattualmente assunto di fornire un software che consentisse la rilevazione contabile aggiornata in tempo reale delle giacenze dei singoli articoli.
1.1. Condividendo le valutazioni espresse sul punto dal primo giudice, la Corte d’appello ha invero rilevato, argomentando in particolare dagli artt. 2 e 6 del contratto, che “l’obbligo contrattuale a carico di GiCap era… quello di fornire un programma che consentisse la rilevazione contabile aggiornata in tempo reale delle rimanenze ai fini della redazione dell’inventario e, quindi, della tenuta della contabilità di magazzino, non quello di offrire al depositarlo la possibilità di localizzare in tempo reale le merci giacenti in deposito, incombendo su Geo l’obbligo di organizzare la propria attività in maniera da espletare il servizio affidatole con diligenza all’uopo predisponendo tutti i mezzi e le risorse occorrenti. L’inadempimento… (in questione, n.d.r.)… è, pertanto, insussistente avendo Geo sostanzialmente contestato a GiCap l’inadempimento di una prestazione contrattuale in realtà gravante sulla stessa Geo”.
1.2. Con la censura in esame la ricorrente lamenta che la Corte d’appello ha omesso di valutare “alla stregua di un criterio oggettivo” la sussistenza o meno dell’inadempimento denunciato.
Sostiene che, “accertata la mancata fornitura del software con le caratteristiche pattuite, la Corte avrebbe dovuto concludere per la sussistenza dell’inadempimento contrattuale”.
Secondo la ricorrente, la Corte d’appello, “al fine di verificare la gravità dell’inadempimento, non avrebbe dovuto utilizzare quale unico parametro di riferimento la singola finalità indicata in contratto concernente la corretta tenuta della contabilità di magazzino, ma avrebbe dovuto tenere conto dell’intero testo del contratto, in modo da poter correttamente valutare l’effettiva gravità dell’inadempimento di GiCap”.
2. Il motivo è inammissibile per aspecificità.
Esso invero non si confronta con la ragione di fondo che sul punto sorregge la decisione impugnata, rappresentata dall’accertamento, in punto di fatto, in sè non attinto da alcuna conferente censura, che
l’obbligazione della quale l’odierna ricorrente lamenta
l’inadempimento in realtà non sussisteva, non prevedendo il contratto l’obbligo a carico di GiCap di fornire un software che avesse le caratteristiche e svolgesse le funzioni richieste da Geo.
Ciò posto, è evidente l’inconsistenza della doglianza secondo cui, avendo la Corte d’appello accertato che un software con tali caratteristiche non sia stato effettivamente fornito, ne sarebbe dovuto discendere l’accertamento del dedotto inadempimento; così come evidentemente fuori segno è l’assunto secondo cui la Corte, di tale supposto inadempimento, avrebbe dovuto anche affermare la gravità, mentre avrebbe errato nell’attribuire a tal fine rilievo alle previsioni contrattuali, posto che – come detto – la ratio decidendi è rappresentata dalla negata sussistenza di un obbligo di tale contenuto e dunque, in radice, dall’esclusione dell’inadempimento dedotto, non già da una ponderazione dello stesso in termini di non gravità.
3. Con il secondo motivo la ricorrente principale deduce, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e falsa applicazione dell’art. 1458 c.c., per avere la Corte d’appello, in presenza di un contratto ad esecuzione continuata o periodica, esteso gli effetti della risoluzione per inadempimento a prestazioni già eseguite dall’1 al 20/5/2010.
Denuncia altresì violazione dell’art. 1460 c.c. e art. 167 c.p.c., per avere la Corte d’appello accolto, sul punto, un’eccezione di inadempimento tardivamente spiegata dalla convenuta GiCap in primo grado.
3.1. Al riguardo la Corte d’appello ha escluso che fosse dovuta a Geo l’ulteriore somma di Euro 67.500 quale corrispettivo fisso per il servizio svolto nelle date sopra indicate, “trattandosi di periodo in relazione al quale, stante l’interruzione del servizio a decorrere dal 21/5/2010… non vi è stato adempimento di Geo al quale debba corrispondere la relativa controprestazione”. Ciò in quanto la sospensione del servizio unilateralmente decisa a far data dal 21/5/2010 “ha determinato l’impossibilità per GiCap di approvvigionare i singoli punti vendita, tanto ciò vero che l’essere l’attività di Geo decisiva per GiCap aveva suggerito alle parti di prevedere espressamente in contratto che Geo non potesse mai interrompere l’esecuzione della prestazione, tranne che nel caso di inadempimento di GiCap”.
3.2. Con la prima delle esposte censure sostiene la ricorrente che la Corte d’appello avrebbe dovuto applicare il principio di irretroattività della risoluzione, per i contratti ad esecuzione continuata o periodica, rispetto alle prestazioni già eseguite, anche con riferimento a quelle svolte nel periodo suindicato.
Con la seconda censura lamenta in subordine che la Corte d’appello ha, sul punto, erroneamente dato ingresso ad eccezione di inadempimento tardivamente sollevata dalla controparte, nel giudizio di primo grado, oltre il termine previsto a pena di decadenza dall’art. 167 c.p.c..
3.3. Entrambe le censure sono inammissibili.
3.3.1. La prima si espone al medesimo rilievo di aspecificità sopra svolto con riferimento al primo motivo.
Anche in tal caso la ricorrente non coglie la ratio decidendi della sentenza impugnata la quale, in buona sostanza, risiede in parte qua nel rilievo della impossibilità di scindere, nel servizio svolto tra 11 e il 20/5/2005, distinte prestazioni autonome di per sè idonee a soddisfare l’interesse della controparte e costituire oggetto autonomo dell’obbligazione assunta.
In altre parole, secondo l’accertamento fattuale compiuto dalla Corte di merito, anch’esso non fatto segno di alcuna specifica censura, il servizio reso nel periodo in questione, in quanto unilateralmente sospeso il 20/5/2005, da un lato va riguardato quale prestazione unitaria, dall’altro deve considerarsi non corrispondente a quella minimamente necessaria a soddisfare, per quel periodo, l’interesse di controparte, in quanto unilateralmente sospesa prima del suo integrale compimento.
Non coglie nel segno pertanto la censura di error in iudicando, dedotta sulla diversa premessa fattuale (data dalla ricorrente per acquisita, senza tener conto dell’opposto accertamento contenuto in sentenza) che quelle eseguite dal 1 al 20/5/2005 fossero da considerare, agli effetti in parola, come “prestazioni già eseguite”.
Varrà soggiungere che, nel ritenere invece che tali non fossero, per le ragioni esposte, la Corte si è pienamente conformata all’interpretazione consolidata nella giurisprudenza di questa Corte secondo cui l’art. 1458 c.c., nella parte in cui prevede che l’effetto retroattivo della risoluzione del contratto per inadempimento non si estende, nel caso di contratti ad esecuzione continuata o periodica, alle prestazioni già eseguite, esclude la possibilità di restituzione di queste ultime solo quando esse abbiano avuto piena efficacia satisfattiva delle ragioni del creditore. Pertanto, nei contratti con prestazioni corrispettive, la fattispecie così delineata dalla norma si realizza esclusivamente rispetto agli adempimenti la cui creazione soddisfi le reciproche ragioni creditorie in attuazione del nesso sinallagmatico, talchè, rispetto alle reciproche prestazioni eseguite, il rapporto debba intendersi esaurito senza alcun effetto restitutorio, per il già intervenuto riequilibrio delle situazioni reciproche delle parti in relazione alle prestazioni pregresse (v. ex aliis Cass. 24/06/1995, n. 7169; 20/10/1998, n. 10383).
3.3.2. La seconda censura, che denuncia propriamente un error in procedendo, è altrettanto palesemente fuori segno, atteso che le statuizioni sul punto non sono frutto dell’accoglimento di un’eccezione di inadempimento i bensì conseguenza dell’accoglimento della domanda di risoluzione per grave inadempimento di Geo Logistica, ravvisato per l’appunto nella ingiustificata unilaterale sospensione, il 20/5/2005, dell’esecuzione del contratto.
4. Con il primo motivo del ricorso incidentale la Commerciale GiCap S.p.A. deduce violazione e falsa applicazione degli artt. 1453,1455 e 1458 c.c., per avere la Corte d’appello, pronunciando sul settimo motivo dell’appello proposto da controparte, da un lato riconosciuto la condotta inadempiente di Geo Logistica consistita nel respingimento, a cominciare dal marzo 2010, della merce inviata da GiCap al magazzino, dall’altro però escluso che la stessa potesse considerarsi, agli effetti dell’art. 1455 c.c., “grave”, attribuendo a tal fine rilievo al comportamento tenuto da quest’ultima che “pur a fronte di un adempimento parziale e inesatto a decorrere dal marzo 2010, ha tuttavia pagato (siccome pacifico in causa) i canoni mensili corrispondenti sino ad aprile 2010”.
Secondo la ricorrente la Corte di merito, così motivando, ha violato il disposto dell’art. 1455 c.c., atteso che – sostiene -“la valutazione della gravità di un inadempimento non può per definizione dipendere dal fatto che la parte lesa abbia adempiuto le proprie obbligazioni”.
Anche sul punto la sentenza impugnata si conforma a principio incontrastato nella giurisprudenza di questa Corte, cui qui si intende dare continuità, secondo il quale la parte contraente che di fronte all’inadempienza dell’altra, anzichè ricorrere alla domanda di risoluzione (o all’eccezione di inadempimento), preferisce comunque dare esecuzione al contratto, dimostra con tale comportamento di attribuire scarsa importanza, nell’economia del negozio, all’inadempimento della controparte, con la conseguenza che non sussiste per la risoluzione del contratto il presupposto costituito dall’inadempimento di non scarsa importanza secondo il disposto dell’art. 1455 c.c. (Cass. 12/05/1994, n. 4630).
5. Con il secondo motivo la ricorrente incidentale ascrive ai medesimi errori di diritto l’avere la Corte d’appello riconosciuto a controparte una serie di corrispettivi contrattuali: Euro 5.392,88 a titolo di interessi relativi al 2009; Euro 24.998,40 a titolo di corrispettivi per il servizio di logistica svolto nei mesi di gennaio-aprile 2010.
Sostiene che la Corte di merito, avendo espressamente riconosciuto che, nel bimestre marzo-aprile 2010, Geo era rimasta inadempiente per avere ingiustificatamente respinto la merce inviata al magazzino, avrebbe come conseguenza dovuto anche escludere la spettanza ad essa del corrispettivo richiesto.
Soggiunge che peraltro controparte si era resa responsabile di inadempimenti a cominciare già dal 2009, allorquando si erano manifestati disservizi nel servizio di logistica. Sostiene che anche in ragione di tali inadempimenti, avrebbe dovuto escludersi il diritto ai corrispettivi richiesti per i corrispondenti periodi. Al riguardo la ricorrente lamenta inoltre che su tali inadempimenti, pur dedotti in giudizio, la Corte ha omesso di pronunciarsi, così incorrendo nella violazione dell’art. 112 c.p.c..
Il motivo è infondato nella prima parte, inammissibile nella seconda.
5.1. Il diritto alla controprestazione viene meno, ai sensi dell’art. 1458 c.c., soltanto in caso di risoluzione del contratto, la quale postula la gravità dell’inadempimento.
Correttamente pertanto la Corte di merito, avendo escluso un tale presupposto, ha condannato Gicap al pagamento del corrispettivo per le prestazioni la cui esecuzione non ha ritenuto gravemente inadempiente.
5.2. Nella seconda parte il motivo esibisce anzitutto una evidente mescolanza di censure eterogenee e incompatibili, quali quella di omessa pronuncia e di violazione di legge in relazione alla medesima questione (quest’ultima evidentemente presupponendo che sulla questione sia stata resa una pronuncia, quanto meno implicita, ma tuttavia erronea in punto di diritto).
In ogni caso entrambe le censure presentano, ciascuna, ulteriori profili di inammissibilità.
Lungi dal denunciare l’erronea ricognizione, da parte del provvedimento impugnato, delle fattispecie astratte recate dalle norme codicistiche richiamate, la ricorrente allega un’erronea ricognizione, da parte del giudice a quo, della fattispecie concreta sulla base peraltro di mere apodittiche e generiche asserzioni: operazione questa che, comunque, non attiene all’esatta interpretazione della norma di legge, inerendo bensì alla tipica valutazione del giudice di merito, la cui censura è possibile, in sede di legittimità, unicamente sotto l’aspetto del vizio di motivazione (cfr., ex plurimis, Cass. 26/03/2010, n. 7394; Cass. 30/12/2015, n. 26110).
La doglianza poi di omessa pronuncia presuppone, da un lato, che al giudice di merito siano state rivolte una domanda o un’eccezione o un motivo di gravame autonomamente apprezzabili e, dall’altro, che tale domanda, eccezione o motivo siano stati per il principio dell’autosufficienza riportati puntualmente, nei loro esatti termini, nel ricorso per cassazione, con l’indicazione specifica altresì dell’atto difensivo o del verbale di udienza nei quali le une o l’altro sono state proposte, onde consentire al giudice di verificarne, in primo luogo, la ritualità e la tempestività e, in secondo luogo, la decisività (v. Cass. 19/3/2007, n. 6371; Cass. Sez,. U. 28/7/2005, n. 15781): oneri nella specie in nessuna misura assolti.
6. Con il terzo motivo la ricorrente incidentale denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 2043,2055 e 2395 c.c., in relazione al rigetto della domanda risarcitoria proposta nei confronti di D.B.A..
6.1. Sul punto la Corte d’appello ha in sintesi rilevato, confermando appieno le considerazioni già svolte dal primo giudice, che “l’eventuale responsabilità personale e diretta degli amministratori di una società di capitali, siano essi di fatto o di diritto, nei confronti dei terzi trova fondamento nella previsione dell’art. 2395 c.c., che altro non è che una particolare applicazione della fattispecie generale di cui all’art. 2043 c.c., la quale, per pacifica interpretazione, postula che il danno subito dal terzo (o dal socio) derivi da fatti illeciti imputabili in via immediata e diretta ad un comportamento doloso o colposo degli amministratori”. Presupposto, questo, nella specie non ravvisabile atteso che – si rileva in sentenza – “l’unica condotta riferibile al D.B., quale amministratore di fatto di Geo,… consistita nell’avere deciso l’inadempimento della società,… non assume rilevanza autonoma rispetto all’inadempimento contrattuale della società ma… piuttosto con essa si identifica”.
6.2. Sostiene di contro la ricorrente incidentale che l’avere il D.B. determinato all’inadempimento la società, da lui gestita quale amministratore di fatto e vero e unico dominus, avrebbe dovuto condurre la Corte territoriale a riconoscere in capo allo stesso una concorrente responsabilità extracontrattuale.
Averla invece esclusa è, secondo la ricorrente, frutto di un paradosso: quello, cioè, per cui proprio l’essersi il D.B. comportato da amministratore di fatto lo esonera da responsabilità diretta.
Argomenta la ricorrente che “altro è l’illecito ex art. 2395, che postula un illecito commesso per fatto proprio dall’amministratore; altro è l’illecito ex artt. 2043 e 2055 c.c., che sottende viceversa un illecito commesso dall’amministratore in concorso con la società (e nell’inadempimento di essa)”.
6.3. La doglianza è inammissibile, ai sensi dell’art. 360-bis c.p.c., n. 1, avendo la Corte d’appello deciso le questioni poste sul punto in modo conforme alla giurisprudenza di legittimità e non offrendo il ricorso argomenti per mutare l’orientamento della stessa.
Questa Corte ha invero più volte chiarito, con fermo indirizzo, che l’inadempimento contrattuale di una società di capitali non può, di per sè, implicare responsabilità risarcitoria degli amministratori nei confronti dell’altro contraente, secondo la previsione dell’art. 2395 c.c., atteso che tale responsabilità, di natura extracontrattuale, postula fatti illeciti direttamente imputabili a comportamento colposo o doloso degli amministratori medesimi, come si evince, fra l’altro, dall’utilizzazione dell’avverbio “direttamente”, la quale esclude che detto inadempimento e la pessima amministrazione del patrimonio sociale siano sufficienti a dare ingresso all’azione di responsabilità. (Cass. 05/08/2008, n. 21130; 16/03/2001, n. 3843; 28/02/1998, n. 2251; 08/07/1991, n. 7534; 21/05/1991, n. 5723; v. anche Cass. 23/06/2010, n. 15220).
E’ stato al riguardo anche precisato che, benchè l’inadempimento contrattuale della società non implichi, di per sè, responsabilità degli amministratori nei confronti del contraente, è configurabile il concorso tra l’illecito contrattuale della società e quello extracontrattuale dell’amministratore o di altro soggetto comunque estraneo al rapporto obbligatorio intercorrente tra società e terzo (risultando ormai acquisito il concetto della risarcibilità aquiliana del credito). A tal fine è, tuttavia, necessario che tra l’inadempienza della società ed il comportamento di chi abbia esercitato (anche solo in via di fatto) le funzioni di amministratore di una società ed abbia con lui (a qualsiasi titolo) cooperato esista un nesso di causalità necessaria (Cass. 03/12/2002, n. 17110, in un caso in cui era stato accertato che la distrazione di somme versate da terzi alla società era stata operata dall’amministratore della stessa con la collaborazione di sua moglie, con incidenza causale sull’inadempienza della società).
Nel caso di specie è pacifico che a fondamento della dedotta responsabilità, quale fatto determinativo del danno, non si individui null’altro che lo stesso inadempimento della società; non dunque -come nel caso considerato dal precedente da ultimo citato – un fatto (illecito) estraneo e indipendente dalle decisioni assunte nell’interesse della società o comunque nella gestione della relativa attività, diretto a tutt’altri fini e funzionale ad altri interessi diversi o addirittura incompatibili con quelli della società medesima.
Nessun rilievo poi può sul punto assumere la circostanza che il D.B. non rivestisse nella società alcun ruolo formale di amministratore, ma si sia come tale comportato nei fatti esautorando gli organi sociali, non dubitandosi che la speciale responsabilità extracontrattuale di cui all’art. 2395 c.c. e i limiti e i presupposti per essa previsti, trovino applicazione anche nei confronti dell’amministratore di fatto (cfr. ex aliis Cass. 05/12/2008, n. 28819); del resto anche la ricorrente non svolge al riguardo specifici argomenti di critica, quelli dedotti non distinguendo a seconda che si tratti di soggetto effettivo titolare della carica di amministratore o che tale sia in punto di mero fatto.
7. Il D.B. ha come detto a sua volta proposto ricorso incidentale, con unico mezzo diretto a censurare la sentenza impugnata in punto di liquidazione delle spese processuali (asseritamente operata in violazione dei parametri forensi di cui al D.M. 10 marzo 2014, n. 55).
La controricorrente Gicap ne ha preliminarmente eccepito l’inammissibilità, per la sua tardività ai sensi degli artt. 333,370 e 371 c.p.c., non avendo il ricorrente provveduto a proporlo in via incidentale, e comunque a notificarlo nel termine di quaranta giorni dalla data (17/3/2017) in cui essa aveva ricevuto la notificazione del ricorso principale di Geo Logistica.
Va ribadito, in proposito, che “il principio dell’unicità del processo di impugnazione contro una stessa sentenza comporta che, una volta avvenuta la notificazione della prima impugnazione, tutte le altre debbono essere proposte in via incidentale nello stesso processo e perciò, nel caso di ricorso per cassazione, con l’atto contenente il controricorso; tuttavia quest’ultima modalità non può considerarsi essenziale, per cui ogni ricorso successivo al primo si converte, indipendentemente dalla forma assunta e ancorchè proposto con atto a sè stante, in ricorso incidentale, la cui ammissibilità è condizionata al rispetto del termine di quaranta giorni (venti più venti) risultante dal combinato disposto degli artt. 370 e 371 c.p.c., indipendentemente dai termini (l’abbreviato o l’annuale) di impugnazione in astratto operativi; tale principio non trova deroghe riguardo all’impugnazione di tipo adesivo che venga proposta dal litisconsorte dell’impugnante principale e persegue il medesimo intento di rimuovere il capo della sentenza sfavorevole ad entrambi, nè nell’ipotesi in cui si intenda proporre impugnazione contro una parte non impugnante o avverso capi della sentenza diversi da quelli oggetto della già proposta impugnazione” (giurisprudenza costante: da ultimo cfr. Cass. 09/02/2016, n. 2516; in precedenza v., ex multis, Cass. 20/03/2015, n. 5695; 04/12/2014, n. 25662; 07/11/2013, n. 25054; 21/12/2012, n. 27898; 30/12/2009, n. 27887; 22/10/2004, n. 20593; 06/08/2004, n. 15199; Cass. Sez. U. 25/06/2002, n. 9232).
Nel caso di specie, ricevuta – come detto – in data 17/3/2017 la notificazione del ricorso per cassazione proposto da Geo Logistica, il D.B. ha provveduto alla notificazione del suo controricorso, contenente ricorso incidentale, solo in data 24/05/2017, e quindi certamente oltre il termine di quaranta giorni (venti più venti) risultante dal combinato disposto degli artt. 370 e 371 c.p.c., decorrente dalla notifica del ricorso principale.
8. Per le considerazioni che precedono deve quindi pervenirsi alla declaratoria di inammissibilità del ricorso principale e di quello incidentale proposto dal D.B. e al rigetto di quello incidentale proposto da Gicap.
La reciproca soccombenza giustifica l’integrale compensazione delle spese.
Ricorrono le condizioni di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, per l’applicazione del raddoppio del contributo unificato a carico di ciascuna delle parti.
dichiara inammissibili il ricorso principale e quello incidentale proposto da D.B.A.; rigetta il ricorso incidentale proposto da Commerciale GiCap S.p.A.. Compensa integralmente le spese processuali.
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti tutti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale e per quelli incidentali, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.