Source: https://www.slideshare.net/erherhe/patto-di-non-concorrenza
Timestamp: 2017-05-01 01:19:37+00:00
Document Index: 34582938

Matched Legal Cases: ['art 2125', 'art 2119', 'art2125', 'art 2119', 'art 2125', 'art. 2119', 'art 2125', 'art 2125', 'art 2125', 'art 2125', 'art 2125', 'art 2125', 'artt 1448', 'art 2125']

Lavoro subordinato-e-patto-di-non-c...
by erherhe
3° parte convegno il patto di non...
SEDE 00187 ROMA VIA LOMBARDIA 30 TEL. 06.487.21.32 FAX 06.484.704 e-mail: uilca@uilca.it pagina web: www.uilca.itUILCA – UIL CREDITO, ESATTORIE E ASSICURAZIONIAderente a Union Network International - UNISEGRETERIA NAZIONALEDipartimento Legale / VC - gennaio 2008 ? risposte in brevePatto di non concorrenzaSono frequenti i casi in cui le direzioni locali chiedono ad alcuni colleghi la sottoscrizionedi un “patto di non concorrenza” e che, a loro volta, i colleghi interessati si rivolgano airappresentanti sindacali UILCA per chiarimenti.A tale scopo in queste brevi note sono raccolti i principali elementi di conoscenza dellenorme e degli orientamenti giurisprudenziali in materia, per meglio affrontare questaproblematica.Del “patto di non concorrenza “ non si trova riscontro nel vigente CCNL, ma discende daprevisioni contenute nel Codice Civile all’art 2125 e per certi aspetti all’art 2119 ( Obbligodi fedeltà).L’evoluzione dell’organizzazione del lavoro, tende ad identificare mansioni di particolarenatura , come particolarmente strategiche e fondamentali per l’attività dell’impresa: tuttociò a prescindere dalla presenza di altre eccellenze professionali in altri ambitiprofessionali.Rispetto ai lavoratori addetti a queste mansioni , i cosiddetti “core workers”, o rispetto adalcune posizioni lavorative ricoperte all’interno di particolari ambiti produttivi , è emersaanche in alcune aziende di credito, l’esigenza aziendale di contrastare una possibileconcorrenza.Il concetto è da collegarsi non già ad una concorrenza pericolosa derivante direttamentedal lavoratore, quanto a quella che, usufruendo del lavoratore e dell’ex lavoratore, puòessere svolta dal concorrente che eventualmente assume l’ex dipendente.Si tratta in buona sostanza di obblighi “a non fare” attraverso strumenti di fidelizzazionevincolata, come tutela del datore di lavoro contro la concorrenza. 2.
E’ bene sottolineare la sostanziale diversità tra il patto di non concorrenza di cui all’art2125 e l’obbligo di fedeltà previsto dall’art 2119: in quest’ultima norma, la cui ratio varicercata nell’inconciliabilità della collaborazione con la concorrenza, l’obbligo ha naturalegale e viene applicato autonomamente a tutti, a partire dal momento in cui il lavoratoreviene assunto, indipendentemente dall’esistenza di una specifica previsione contrattuale omansione particolare.Il divieto di non concorrenza di cui all’art 2125 invece ha origine negoziale, come vedremopiù sotto. Si tratta di un obbligo non convenzionale quindi, ma che ha vita nella suaportata ed estensione con lo scopo di limitare l’attività lavorativa dell’ex dipendente,riconoscendogli però particolari garanzie.E comunque si tratta di due norme aventi un oggetto diverso: nella prima, art. 2119, siimpone ad un soggetto di non danneggiare la controparte , un dovere questo che altro nonè se non una specificazione generale del dovere di “non arrecare danno” (neminemlaedere) trasposto sul piano contrattuale. La seconda cioè l’art 2125 consiste invece nel concordare con un lavoratore la modificadella propria attività in modo tale che questa non arrechi un qualche possibile danno alsuo ex datore di lavoro.Di fatto l’art 2125 c.c. si presenta attualmente come una sorta di compromesso chemonetizza una parte delle libertà economica del lavoratore tutelandone al contempo laparte residua.Il testo dell’art 2125 c.c. infatti recita:“Il patto con il quale si limita lo svolgimento dell’attività del prestatore di lavoro, peril tempo successivo alla cessazione del contratto, è nullo se non risulta da attoscritto, se non è pattuito un corrispettivo a favore del prestatore di lavoro e se ilvincolo non è contenuto entro determinati limiti di oggetto, di tempo, di luogoLa durata del vincolo non può essere superiore a 5 anni se si tratta di dirigenti e atre anni negli altri casio. Se è pattuita una durata maggiore essa si riduce nellamisura indicata nel comma precedente”La dottrina è concorde nel ritenere che le garanzie dell’art 2125 sono in grado dimantenere entro limiti tollerabili l’atto di disposizione del prestatore di lavoro, in modo cheesso sia tale da non pregiudicare completamente ogni ulteriore attività del lavoratorecompatibile con la sua qualificazione professionale.E’ ovvio che nell’equilibrio fra interessi contrapposti, anche i principi di correttezza ebuona fede impongano al datore di lavoro di non pretendere dal suo dipendente unarinuncia troppo ampia o generica perché l’art 2125 precisa appunto che si tratta di limiti“determinati” quindi con riferimento a criteri concreti e precisi.E’ prevista la sanzione di nullità del patto di non concorrenza nel caso in cui non venganorispettati determinati requisiti legali posti a tutela della libertà lavorativa del prestatore dilavoro • Il patto deve avere forma scritta pena la sua annullabilità • Il patto non vale in caso di licenziamento illegittimo o dimissioni per giusta causa • Il patto di non concorrenza ex art 2125 può essere stipulato in qualsiasi momento del rapporto di lavoro e solo in caso di rapporto di lavoro subordinato ( non si applica ai rapporti di lavoro parasubordinati).Se il patto di non concorrenza viene stipulato in costanza di rapporto di lavoro e non all’atto dell’assunzione, in generale 3.
rappresenta una contropartita a miglioramenti di carriera o di affidamenti di nuove responsabilità al lavoratore.• Si tratta sempre di un accordo individuale a sé stante e può non essere omogeneo con analoghe iniziative verso altri lavoratori.• Tra le previsioni contenute nel patto di non concorrenza, può esservi il prolungamento del periodo di preavviso previsto nel caso di dimissioni. La riduzione invece del periodo di preavviso in caso di dimissioni non è considerata misura accettabile• Il vincolo temporale contenuto nel patto non può superare 5 anni per i dirigenti ( la figura del dirigente in quanto alter ego del datore di lavoro è considerata maggiormente insidiosa rispetto alla concorrenza) e 3 anni per i lavoratori delle altre qualifiche. Durate inferiori poste al limite temporali sono considerate valide. Il limite temporale inizia a decorrere dal primo giorno di cessazione.• Anche i limiti territoriali vanno composti congiuntamente agli altri limiti ( durata e oggetto): la ratio è quella di tutelare il lavoratore garantendogli di continuare a svolgere un’attività confacente alle proprie attitudini e capacità e che il limite territoriale non possa essere definito in astratto, ma caso per caso guardando alla concomitanza dei diversi elementi che concorrono a determinare il contenuto dell’accordo.• Il compenso previsto nel patto di non concorrenza è di libera determinazione fra le parti. Il corrispettivo stabilito deve avere il requisito della determinatezza e stabilito con riferimento alla diminuita capacità reddituale del lavoratore collegata per esempio al cambiamento delle mansioni , alla necessità di riconversione professionale, allo spostamento geografico.• Le somme previste a titolo di corrispettivo per il rispetti dei limiti previsti nel patto di non concorrenza devono avere carattere di congruità in rapporto alla retribuzione percepita dal lavoratore. In dottrina vengono riportati esempi di corrispettivi valutati congrui dai Giudici e che in linea generale prevedono percentuali della retribuzione annua o somme predefinite. ( Cassazione Sez. lav. n.7835 del 4 aprile 2006……………… con particolare riferimento all’ammontare ed alla congruità del corrispettivo dovuto in caso di patto di non concorrenza, ferma restando la possibilità per il prestatore di lavoro di invocare , ove concretamente applicabili le norme di cui agli artt 1448 e 1467 c.c., l’espressa previsione di nullità contenuta nell’art 2125 c.c. va riferita alla pattuizione non solo di compensi simbolici, m anche di compensi manifestatamene iniqui o sproprorzionati in rapporto al sacrificio richiesto al lavoratore ed alla riduzione delle sue possibilità di guadagno, indipendemente dall’utilità che il comportamento richiestogli rappresenta per il datore di lavoro, come dal suo ipotetico valore di mercato……)• La violazione del patto di non concorrenza da parte de lavoratore, se comprovata, comporta la restituzione del corrispettivo e , se dimostrati, il risarcimento dei danni subiti dal datore di lavoro. Recommended
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