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Timestamp: 2018-01-23 16:11:22+00:00
Document Index: 167802619

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 136', 'art.22', 'art. 136', 'sentenza ', 'art.50']

Sentenza del giudice di pace di Castellammare di Stabia n. 4011/06 in data 4 giugno 2006 depositata il 7 giugno 2006 (a cura di Luigi Vingiani)
Vingiani Luigi, 8 febbraio 2007
Si segnale una recente sentenza del giudice di pace di Castellammare di Stabia dr.D’Alessio in tema di incompetenza territoriale a seguito della decisione della Consulta (sent.25 gennaio-8 febbraio 2006 n.41) la quale ha dichiarato ”l’illegittimità costituzionale del combinato disposto degli articoli 38 e 102 del codice di procedura civile nella parte in cui, in ipotesi di litisconsorzio necessario, consente di ritenere improduttiva di effetti l’eccezione di incompetenza territoriale derogabile proposta non da tutti i litisconsorzi convenuti.”
In particolare è stato richiamata una decisione della Suprema Corte (Cass. 14/11/2003 n.17184) secondo cui “la regola "tempus regit actum", riguardante la successione delle leggi nel tempo, non è riferibile alla dichiarazione di illegittimità costituzionale, in quanto questa non è una forma di abrogazione, ma una conseguenza dell’invalidità della legge, che ne comporta l’efficacia retroattiva, nel senso che investe anche le fattispecie anteriori alla pronuncia di incostituzionalità, con i limiti derivanti dal coordinamento tra il principio enunciato dagli art. 136 cost. e 30 l. 11 marzo 1953 n. 87 e le regole che disciplinano il definitivo consolidamento dei rapporti giuridici e il graduale formarsi del giudicato e delle preclusioni nell’ambito del processo.
L’attore ha soddisfatto la condizione di proponibilità dell’azione ex art.22 L.990/ 69 avendo inviato all’assicuratore della indicata lettera di messa in mora e rispettato il termine per la vocatio in ius.
La Suprema Corte ha affermato (Cass. 14/11/2003 n.17184) che “la regola "tempus regit actum", riguardante la successione delle leggi nel tempo, non è riferibile alla dichiarazione di illegittimità costituzionale, in quanto questa non è una forma di abrogazio ne, ma una conseguenza dell’invalidità della legge, che ne comporta l’efficacia retroattiva, nel senso che investe anche le fattispecie anteriori alla pronuncia di incostituzionalità, con i limiti derivanti dal coordinamento tra il principio enunciato dagli art. 136 cost. e 30 l. 11 marzo 1953 n. 87 e le regole che disciplinano il definitivo consolidamento dei rapporti giuridici e il graduale formarsi del giudicato e delle preclusioni nell’ambito del processo.
“L’unico limite è costituito dalle situazioni consolidate per essersi il rapporto già esaurito; nel caso di dichiarazione di illegittimità costituzionale di una norma processuale, fin quan do la validità ed efficacia degli atti disciplinati da detta norma sono "sub iudice", il rapporto processuale non può considerarsi esaurito, sicché nel momento in cui viene in discussio ne la ritualità dell’atto la valutazione della sua conformità alla disposizione va valutata avendo riguardo alla sua modificazione conseguita alla sentenza di illegittimità costituzionale, indipendentemente dal tempo in cui l’atto è stato compiuto.(Cass.9/1/2994 n.113)
Ragioni di equità inducono a compensare le spese di causa fin qui, tenuto conto dei contrastanti orientamenti giurisprudenziali citati, anche perchè il trasferimento non è determinato dalla risoluzione di questioni a favore di una parte a danno dell’altra e la causa deve continuare innanzi ad altro Giudice.
il Giudice di Pace, pronunziando sulle domande avanzate da *** nei confronti di *** e della ***in persona del legale rappresentante, con atto di citazione sopra indicato, così provvede:
1) dichiara la propria incompetenza per territorio:
2) dichiara la competenza territoriale del Giudice di Pace Barra, innanzi al quale le parti innanzi potranno riassumere la causa nel termine di cui all’art.50 c.p.c.;
3) compensa tra le parti le spese del presente giudizio.