Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-427-codice-civile-atti-compiuti-dallinterdetto-e-dallinabilitato
Timestamp: 2018-11-17 09:55:46+00:00
Document Index: 149696803

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 428', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 414']

Art. 427 codice civile: Atti compiuti dall'interdetto e dall'inabilitato
Gli atti compiuti dall’interdetto dopo la sentenza di interdizione possono essere annullati su istanza del tutore (1), dell’interdetto (2) o dei suoi eredi o aventi causa. Sono del pari annullabili gli atti compiuti dall’interdetto dopo la nomina del tutore provvisorio, qualora alla nomina segua la sentenza d’interdizione (3).
Possono essere annullati su istanza dell’inabilitato o dei suoi eredi o aventi causa gli atti eccedenti l’ordinaria amministrazione fatti dall’inabilitato, senza l’osservanza delle prescritte formalità, dopo la sentenza di inabilitazione o dopo la nomina del curatore provvisorio, qualora alla nomina sia seguita l’inabilitazione.
Atti compiuti dall’interdetto: si fa riferimento ad ogni forma di attività negoziale; rispetto alle attività materiali, l’interdetto non subisce limitazioni della propria condizione giuridica.
Annullamento (di atti compiuti dall’interdetto e dall’inabilitato): quando l’atto è stato compiuto nel periodo successivo alla pubblicazione della sentenza; non è rilevante la prova che l’atto sia stato compiuto durante una momentanea lucidità psichica. Inoltre, a differenza di quanto accade in tema di annullabilità degli atti compiuti dall’incapace naturale non è rilevante l’esistenza di un effettivo pregiudizio e lo stato di buona o mala fede della controparte.
Avente causa: soggetto acquirente a titolo derivativo di un diritto soggettivo.
(1) Il tutore, quale rappresentante legale dell’incapace, agisce in sede giudiziale per conto dell’interdetto, salvo i casi in cui, in presenza di conflitto di interessi tra i due, sarà il protutore a promuovere l’azione.
(2) L’interdetto acquista la legittimazione ad agire in giudizio dopo la revoca dell’interdizione.
(3) Gli atti compiuti personalmente dall’interdicendo dopo la nomina del tutore provvisorio si trovano in uno stato di pendenza, nel senso che se verrà poi decisa l’interdizione essi saranno annullabili, altrimenti rimarranno validi, salva l’applicabilità dell’art. 428.
L’intenzione del legislatore è quella di accordare, a tutela degli incapaci legali di agire, una protezione riparatoria-successiva al verificarsi di un pregiudizio, oltre alla previsione di un sistema di protezione preventiva (responsabilità genitoriale, tutela, curatela).
L'amministrazione di sostegno - introdotta nell'ordinamento dall'art. 3 della legge 9 gennaio 2004, n. 6 - ha la finalità di offrire a chi si trovi nella impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi uno strumento di assistenza che ne sacrifichi nella minor misura possibile la capacità di agire, distinguendosi, con tale specifica funzione, dagli altri istituti a tutela degli incapaci, quali l'interdizione e l'inabilitazione, non soppressi, ma solo modificati dalla stessa legge attraverso la novellazione degli artt. 414 e 427 del codice civile. Rispetto ai predetti istituti, l'ambito di applicazione dell'amministrazione di sostegno va individuato con riguardo non già al diverso, e meno intenso, grado di infermità o di impossibilità di attendere ai propri interessi del soggetto carente di autonomia, ma piuttosto alla maggiore idoneità di tale strumento ad adeguarsi alle esigenze di detto soggetto, in relazione alla sua flessibilità ed alla maggiore agilità della relativa procedura applicativa. Appartiene all'apprezzamento del giudice di merito la valutazione della conformità di tale misura alle suindicate esigenze, tenuto conto essenzialmente del tipo di attività che deve essere compiuta per conto del beneficiario e considerate anche la gravità e la durata della malattia, ovvero la natura e la durata dell'impedimento, nonché tutte le altre circostanze caratterizzanti la fattispecie.
Tribunale Torre Annunziata sez. I 13 gennaio 2014 n. 173
L'amministrazione di sostegno - introdotta nell'ordinamento dall'art. 3 l. 9 gennaio 2004 n. 6 - ha la finalità di offrire a chi si trovi nella impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi uno strumento di assistenza che ne sacrifichi nella minor misura possibile la capacità di agire, distinguendosi, con tale specifica funzione, dagli altri istituti a tutela degli incapaci, quali l'interdizione e l'inabilitazione, non soppressi, ma solo modificati dalla stessa legge attraverso la novellazione degli art. 414 e 427 c.c. Rispetto ai predetti istituti, l'ambito di applicazione dell'amministrazione di sostegno va individuato con riguardo non già al diverso, e meno intenso, grado di infermità o di impossibilità di attendere ai propri interessi del soggetto carente di autonomia, ma piuttosto alla maggiore idoneità di tale strumento ad adeguarsi alle esigenze di detto soggetto, in relazione alla sua flessibilità ed alla maggiore agilità della relativa procedura applicativa. Appartiene all'apprezzamento del giudice di merito la valutazione della conformità di tale misura alle suindicate esigenze, tenuto conto essenzialmente del tipo di attività che deve essere compiuta per conto del beneficiario e considerate anche la gravità e la durata della malattia, ovvero la natura e la durata dell'impedimento, nonché tutte le altre circostanze caratterizzanti la fattispecie.
Cassazione civile sez. I 26 ottobre 2011 n. 22332