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Timestamp: 2020-04-04 15:36:25+00:00
Document Index: 131610402

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Sentenza Cassazione Civile n. 13072 del 24/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13072 del 24/05/2017
Cassazione civile, sez. trib., 24/05/2017, (ud. 11/05/2017, dep.24/05/2017), n. 13072
sul ricorso 2349/2012 proposto da:
avverso la sentenza n. 85/31/2011 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
REGIONALE di FIRENZE del 25/05/2011, depositata il 14/09/2011,
notificata 8/11/2011;
1. L’Agenzia delle entrate propone ricorso per cassazione, affidato a quattro motivi, avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della Toscana, n. 85/35/11, pubblicata il 14 settembre 2011, con la quale essa aveva riformato la pronunzia della Commissione tributaria provinciale di Arezzo, che aveva respinto i ricorsi di FIN TES S.r.l. contro gli avvisi di accertamento in materia di I.V.A. I.R.Pe.G. e I.R.A.P. per gli anni d’imposta 2003, 2004, 2005 e 2006. Chiedeva la condanna della contribuente alla rifusione delle spese.
La Commissione Tributaria regionale accoglieva l’appello sull’assunto che i costi erano deducibili benchè non fossero stati versati alla Societè Africaine de Service con sede in (OMISSIS) i relativi importi e che l’accertamento avrebbe dovuto riguardare i redditi di tale ultima società, riconosciuta come italiana.
2. Con controricorso la contribuente deduceva la infondatezza del primo motivo di ricorso per irrilevanza ai fini della decisione dal momento che la sentenza impugnata, ritenuta l’italianità della società tunisina non ha affermato la impossibilità di accertare redditi in capo alla società contro ricorrente. Neppure risulta il diniego di applicazione o la violazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 41-bis.
Quanto al secondo motivo di ricorso rileva che non sarebbe autosufficiente e che è reiterativo del primo.
Il terzo motivo è innovativo rispetto ai temi oggetto del giudizio di merito e non spiega le ragioni dell’ipotizzato abuso del diritto.
Il quarto motivo sulla motivazione relativa all’essere controverso il fatto dell’italianità della società di (OMISSIS) è generico.
1. Col primo motivo addotto a sostegno del ricorso la ricorrente deduce i vizi di violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 41-bis, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, in quanto la Commissione Tributaria Regionale di Firenze ha erroneamente ritenuto che l’Agenzia delle Entrate avrebbe potuto accertare i redditi in capo alla Società con sede in (OMISSIS), ritenuta italiana, ma non considerare indeducibili i costi sostenuti dalla contro ricorrente.
Ai sensi del citato art. 41-bis l’Amministrazione invece ben può procedere alla verifica della legittima deduzione dei costi. Nel caso in esame alla luce della estero-vestizione della società con sede in (OMISSIS) e delle dichiarazioni del legale rappresentante della FIN TES S.r.l. riportate nel processo verbale di constatazione secondo le quali il denaro (peraltro non versato) era destinato all’acquisto di una unità immobiliare da destinare ad abitazione privata.
Col secondo motivo di ricorso la ricorrente deduce il vizio di motivazione sul fatto controverso della ritenuta deducibilità dei costi.
Col terzo motivo di ricorso la ricorrente deduce la violazione e falsa applicazione dell’art. 109 T.U.I.R. e dei principi di abuso del diritto in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 3.
Col quarto motivo di ricorso la ricorrente deduce insufficiente motivazione in ordine al fatto controverso ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5, in relazione al mancato pagamento delle somme dovute alla società con sede in (OMISSIS).
Nel caso in esame la Commissione Tributaria Regionale di Firenze ha ritenuto che la società con sede in (OMISSIS) fosse da considerarsi italiana e che le somme dovute dalla contro ricorrente non erano state versate, mentre non vi è cenno nella motivazione della sentenza impugnata al fatto che le somme fossero destinate all’acquisto di una unità immobiliare destinata ad abitazione privata.
Questa Corte ha affermato che, in tema d’imposte sui redditi e con riguardo alla determinazione del reddito d’impresa, l’inerenza all’attività d’impresa delle singole spese e dei costi affrontati, indispensabile per ottenerne la deduzione del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, ex art. 75 (ora art. 109), va definita come una relazione tra due concetti – la spesa (o il costo) e l’impresa – sicchè il costo (o la spesa) assume rilevanza ai fini della qualificazione della base imponibile, non tanto per la sua esplicita e diretta connessione ad una precisa componente di reddito, bensì in virtù della sua correlazione con un’attività potenzialmente idonea a produrre utili (Cass. Sez. 5, Sentenza n. 4041 del 27/02/2015 Rv. 634740-01).