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Timestamp: 2019-03-21 10:47:17+00:00
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Matched Legal Cases: ['§2', '§1', '§2', '§1', '§2', '§1', '§2', '§1', '§1', '§2']

Lowe Feuerspucker / 18 Feb, 2017
Il I titulus del IV libro parla del battesimo in diversi capitoli: sulla celebrazione, sul ministro del battesimo, sui battezzandi, a proposito dei padrini e sull’annotazione. Noi non seguiremo questa ripartizione della materia, ma procederemo per gradi: cos’è in primis il battesimo e cosa lo rende tale; cos’altro è legato al battesimo; chi riceve il battesimo; i padrini; l’annotazione.
Il canone 849 è introduttivo e ci dà una definizione del battesimo – è una novità rispetto alla normativa precedente, quella del Codex Iuris Canonici (d'ora in poi CIC) del 1917, che non la prevedeva: questo canone richiama la natura del battesimo e ne riporta i tratti essenziali, appartenenti sia alla sfera del diritto divino, sia a quella meramente dottrinale.1 Il battesimo è definito come porta dei sacramenti, che in Cristo incorpora alla Chiesa e con esso si acquisisce pertanto la capacità di accedere anche agli altri sacramenti – tanto che lo stesso viene inserito come primo nel gruppo dei sacramenti dell’iniziazione cristiana.
Si tratta di un sacramento che imprime – insieme con Confermazione ed Ordine seppur per motivi differenti – un carattere così detto indelebile: la conformazione a Cristo, il divenire in Lui persona, beneficiando della Passione e della Resurrezione, è un evento unico ed irripetibile per la persona umana, tanto che un Battesimo ripetuto non ha effetto, non è valido. Si tratta di un caposaldo della dottrina cattolica.
Il battesimo ha inoltre un carattere necessario (c.850): per «ottenere» la salvezza, la dottrina cattolica afferma che dev’essere come minimo il desiderio di ricevere questo sacramento2: e così il principio di necessità del battesimo influisce molto sulla disciplina del sacramento, quando ad esempio in pericolo di morte cadono molte – ma non tutte! – prescrizioni, proprio perché si ritiene il battesimo assolutamente necessario. Anche la diffusione della pratica pedobattesimale – il battesimo dei bambini – è legata a questa istanza.
Elementi essenziali del Battesimo
Gli elementi essenziali di un sacramento sono quelli che lo rendono efficace, che gli conferiscono effetto. Il rito essenziale del battesimo è ben diverso dal rito liturgico prescritto nel rituale apposito: il primo, appunto è essenziale, il secondo è prescindibile. Il c.850 infatti ricorda la necessità di agire seguendo il rituale romano ed introduce alla celebrazione vera e propria del battesimo, affermando anche che il battesimo va celebrato secondo i riti approvati in ogni caso; ma ricorda pure che ciò deve essere sempre a meno di eccezionali circostanze, tra le quali il pericolo di morte, dove per la validità è sufficiente che ci siano gli elementi essenziali, pur senza il rito.
Elementi essenziali primari sono la formula battesimale e l’acqua.
Innocenzo III nel 1198 forniva la formula battesimale3 efficace: «Io ti battezzo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo». Non sono ammesse varianti anche se si può usare la forma passiva della formula: «Sei battezzato nel nome del Padre…etc». Nel corso della storia la Chiesa ha dovuto fronteggiare le numerose fantasie, spesso senza capo né coda, di certi ministri, che cambiavano la formula compromettendola; la più recente e, fino ad un certo punto, divertente ad esempio mutava così: «…nel nome del Creatore, del Redentore e del Santificatore»4. Sicuramente non ci sono sempre eresie in simili distorsioni, ma – come suggeriamo – non c’è neppure motivo per cui si debba adottare una forma diversa da quella prescritta, soprattutto se consideriamo che la formula valida5, prima che dal Romano Pontefice, venne data da Cristo in persona: «andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo»6. E confidiamo in questa sede che nessuno ragionevolmente vorrà sostituirsi a Cristo ed alla Sua autorità.
Sempre Innocenzo III7, sommerso di richieste dai pastori ed evangelizzatori delle terre europee, affermava che si deve usare soltanto acqua vera: né saliva, né urina, né birra né altri liquidi8 che non siano acqua – ammesso che sia possibile trovarla. Questa può essere anche non benedetta, come dirà il c.853, in casi urgenti.
Altri due elementi essenziali: il battezzando deve essere vivo; il battezzando non deve essere già stato battezzato – per il carattere indelebile di cui poco sopra.9 Il fatto che si richieda l’essere in vita del battezzando è legato a 1Cor15, 29: Paolo faceva riferimento ad una pratica di battesimo vicario in rappresentanza dei morti, che oltre ad essere macabra era invalida. A riguardo, ad Ippona nel 393 venne espressamente vietato il battesimo dei morti.10 Per la reiterazione, esistono in vero casi in cui si può dubitare ragionevolmente della avvenuta amministrazione di un precedente battesimo o della validità di un precedente battesimo certamente amministrato: in questi casi la prassi canonica raccomanda tutti gli accertamenti possibili, compiuti i quali, se il dubbio permanesse, si conferirebbe il sacramento sotto condizione.
Anche il ministro del battesimo in certa misura è essenziale per la validità del sacramento. Necessario perché sia validamente amministrato infatti è il ministro del battesimo, da distinguersi dal soggetto passivo del battesimo: non ci si può battezzare da soli11 in sostanza. Questa istanza differenzia moltissimo il mondo giudaico da quello cristiano, sin dai suoi primordi: le abluzioni rituali ebraiche in Israele erano compiute autonomamente dai fedeli, mentre sulla scia di Giovanni il Battista, nel mondo cristiano il battesimo viene conferito, rendendolo quindi non solo un’azione di coloro che lo ricevono, ma soprattutto un evento che viene comunicato.12 Il c.861 definisce il ministro ordinario, che è tale in situazioni ordinarie: esso è un presbitero o un diacono; in situazioni eccezionali, al §2, può essere straordinario. Qualsiasi essere umano con la dovuta intenzione può battezzare in caso di necessità, fosse anche un non battezzato o un acattolico; questa è un’eredità del II millennio, quando Urbano II nel 1094 diede il riconoscimento al battesimo amministrato da un pagano. Il ministro può essere chiunque quindi, purché agisca secondo l’intenzione della Chiesa; tuttavia sconsigliamo fortemente che, dove sia presente un sacerdote, un diacono o un altro ministro, e ci sia urgenza, il battesimo sia amministrato da chiunque capiti, tenendo presente – e lo ripeteremo fino allo sfinimento – che si tratta di segni divini di cui non possiamo disporre a nostro piacimento, sebbene spesso alcune pie donne di sacrestia o certi chierichetti attempati pensino il contrario.
Altri elementi del Battesimo, non essenziali
Il c.854 parla del conferimento del battesimo o per immersione o per infusione; nel CIC1983 venne escluso il metodo dell’aspersione, prima invece utilizzato. Tra i due modi di conferimento bisogna preferire, anzi seguire, l’indicazione della propria Conferenza Episcopale. Per quello che riguarda la CEI (Conferenza Episcopale Italiana), essa stabilisce che per battezzare per immersione bisogna chiedere il permesso dell’Ordinario.13 Si preferisce sempre la forma per infusione anche in altri Paesi. In realtà questo non è un requisito per la validità, ma una misura volta a regolare le improvvisate scenografiche che animano spesso le liturgie battesimali.
Il c.856 afferma che il battesimo dovrebbe essere amministrato di domenica o nella vigilia pasquale – ed il rituale apposito contempla la possibilità con una sezione dedicata. È importante il legame con la comunità, che si impegna insieme con i genitori, anche e non solo in misura ideale, per il benessere14 del suo nuovo membro.
Il c.857 raccomanda che il battesimo sia amministrato nella chiesa o nell’oratorio propri del luogo di nascita, fuori del caso di necessità o urgenza. A nostro parere questa raccomandazione vuole rispecchiare la volontà di creare il legame tra il fedele ed il territorio – con annessa gerarchia ed istituti – sin dalla sua nascita, producendo una prevalenza di fatto dell’elemento territoriale su quello personale. Gli adulti inoltre devono essere battezzati nella chiesa parrocchiale propria e così i bambini nella chiesa parrocchiale dei genitori. Non mancano le eccezioni: il c.859 permette in rari casi di ricevere il battesimo anche fuori del territorio proprio e pure in un luogo diverso da una chiesa o oratorio purché sia decoroso, anche se il c.860 vieta nei casi normali che il battesimo sia amministrato fuori di una chiesa o di un oratorio. Suggerisce a proposito Rivella: «la parrocchia, intesa come comunità di fedeli, il luogo concreto che “rappresenta in certo modo la Chiesa visibile stabilita su tutta la terra” (SC 42). È ovvio intenderla come centro della vita spirituale e sacramentale, in cui il battesimo viene non solo celebrato, ma anche preparato e dove si attua tutto il cammino dell’iniziazione cristiana. Ciò impone anche una particolare cura per far sì che la celebrazione assuma davvero una rilevanza corale, coinvolgendo non solo parenti e amici del battezzando, ma almeno una rappresentanza significativa della comunità»15. Perché si possa ricevere il battesimo «giocando in casa», il c.858 raccomanda la presenza di un fonte battesimale in ogni singola chiesa; non si nega o vieta la presenza di più fonti in una comunità parrocchiale, purché non nella stessa chiesa o oratorio.
Il c.851 parla della preparazione del battesimo degli adulti (§1) e dei bambini (§2). Questo canone non era presente nel CIC1917 e si ispira sia alla Sacrosanctum Concilium sia alla Ad Gentes nonché all’Ordo proprio del battesimo.16
Se per il battesimo dei bambini è molto importante la preparazione dei genitori e dei padrini, che con la Chiesa comunicano ai bambini la fede nella quale sono battezzati, per gli adulti invece il battezzando stesso viene preparato a ricevere il battesimo, la Cresima e l’Eucarestia nel cammino del catecumenato. Ma chi è adulto? Il c.852 definisce la categoria di adulto (§1) e quella di bambino (§2): l’adulto si presuppone sia in uso della ragione e uscito dall’infanzia, quindi abbia compiuti i 7 anni; in caso contrario si assimila ai bambini o infantes chiunque non sia padrone di sé e dei suoi atti. Il battesimo del battezzando maggiore di 14 anni deve essere amministrato di regola dal Vescovo, perché insieme al battesimo si amministrano cresima ed Eucarestia, essendo il 14enne considerato già adulto. Il c.865 aggiunge che l’adulto da battezzare deve manifestare la volontà di ricevere il sacramento e deve essere adeguatamente istruito sulle verità della fede, sui doveri cristiani, deve pentirsi dei peccati, deve fare un cammino di catecumenato completo.
Il c.867 riguarda il pedobattesimo, il battesimo dei bambini. I genitori hanno l’obbligo di battezzare i bambini entro le prime settimane di vita, preparandosi debitamente all’evento. Nel corso della storia questa pratica è stata messa in dubbio ripetute volte: qual è l’utilità del pedobattesimo? Per comodità rimandiamo alla lettura di Pastoralis Actio, dove troviamo molte ragioni a sostegno di questa pratica, che ha una storia antichissima. Il documento in generale «riconosce sì la necessità che i sacramenti siano sacramenti della fede, ma anche che ogni sacramento ha un suo particolare rapporto con la fede: il battesimo non è mai amministrato senza la fede, che nel caso dei bambini è la fede della Chiesa [...]; il battesimo non è soltanto un segno della fede: ne è anche la causa»17. Ecco che la comunità gioca un ruolo fondamentale e non marginale; ed ecco perché è bene coinvolgere tutta la comunità, come detto poco sopra, fissando il battesimo durante la messa domenicale.
Il c.868 indica le condizioni per la liceità del battesimo – che non è la validità, legata invece agli elementi essenziali. Al §1 dello stesso canone, vediamo che il consenso dei genitori o di chi li rappresenta e la fondata speranza che i bambini siano cresciuti nella religione cattolica sono richiesti con forza. Se i genitori sono però pagani – attenzione: si intende qualsiasi credo differente dal nostro – ma il bambino è in pericolo di morte, al §2 leggiamo allora che il battesimo può essere imposto anche contro il volere dei genitori. Se da un lato al §1 si parla di fondata speranza, dall’altro è difficile trovarne i criteri di definizione. Nel caso di coppie dello stesso sesso, fino a qualche tempo fa Benedetto XVI sconsigliava il battesimo dei loro «figli», perché poteva sembrare come un riconoscimento di fatto di quelle coppie omosessuali. Recenti dibattiti e frequenti richieste ai canonisti, hanno avuto il merito di ricordare che il bambino non ha nessuna colpa e che ha veramente bisogno del battesimo come tutti. Quindi ad oggi si battezzano e si devono battezzare anche quei bambini – ad esempio in Italia il «figlio» di Nichi Vendola – che provengono da simili contesti. Tuttavia se non ci sono urgenze di sorta, il battesimo può essere differito se manca la fondata speranza di cui al §1: differire il battesimo non infatti vuol dire negarlo; è una norma che restringe l’esercizio dei diritti solo in casi rari. Diciamo che il differimento del battesimo serve per prendere tempo, tempo durante il quale consigliamo di interpellare il Vescovo o l’Ordinario del luogo.
Il c.855 richiede infine che sia dato al battezzando un nome non alieno al senso cristiano. È una norma breve, ma che è difficile comunque da interpretare, in virtù del fatto che solo nomi come «Budda » o «Osiride» – esageriamo – contravverrebbero oggi esplicitamente ad essa. È pure vero però che ogni genitore volenteroso può spulciare in lungo ed in largo il calendario romano alla ricerca di un nome illustre e nondimeno cristiano; così come ogni bravo prete e catechista può suggerire lo stesso.
Se i genitori in primis e la comunità in secundis hanno gravi responsabilità nei confronti del bambino battezzando, nondimeno i padrini e le madrine, che si piazzano, metaforicamente, nel mezzo di questa scala della corresponsabilità. I cc.872-874 trattano appunto dei padrini. I padrini di norma possono essere un padrino o una madrina; al massimo una madrina e un padrino: non due padrini, non due madrine.18
Il c.872 afferma che il padrino deve esserci se sia possibile – non è un obbligo. Cosa significa che non è un obbligo e cosa implica? Brevemente, vediamo che il compito del padrino nel battesimo degli adulti è quello di assistere il battezzando nella iniziazione cristiana; in quello dei bambini dunque è di presentare il bambino al battesimo insieme ai genitori e curare che cresca cristianamente rispettando gli obblighi inerenti il battesimo stesso. Inutile dire che non si tratta di una figura essenziale senza la quale si verificano scompensi gravi nella fede del battezzando; né tuttavia si deve ritenere eccessivamente superflua la presenza di una terza persona esterna al nucleo familiare che si faccia carico insieme con i genitori di tutti gli oneri legati al battesimo di un nuovo nato.
A proposito di padrini e madrine: chi può e chi no? Il c.874 dà le condizioni per essere padrini. Prima di tutto la legittima designazione da parte dei genitori o da parte parroco, se i genitori mancano. Poi la persona scelta deve avere l’attitudine e l’intenzione di svolgere questo compito, deve aver compiuti i 16 anni – o comunque un’età stabilità dal Vescovo; deve essere una persona cattolica, deve aver ricevuto la confermazione, deve essere stato iniziato alla Eucarestia; deve condurre una vita congrua alla fede e all’incarico assunto; deve essere libero da pene canoniche inflitte o dichiarate; non può essere la madre o il padre del battezzando. Il padrino deve appartenere ad una comunità cattolica; altrimenti può fare solo da testimone del battesimo assieme ad un padrino cattolico, anche se nel Direttorio Ecumenico del 1993 si legge che questa norma non vale per gli ortodossi non cattolici.
Un tema pastorale sensibilmente attuale riguarda invece i padrini «speciali». Se da un lato i divorziati anche risposati possono essere ammessi con discrezione al padrinato, quando ci sono transessuali o gay bisogna provvedere ancora più cautamente. Suggeriamo, qualora dovesse accadere di ricevere una richiesta così insolita, di inoltrare il caso alla Congregazione per il Culto Divino: la risposta sarà certamente adatta al caso.
Il c.875 ricorda in ultimo la necessità di avere almeno un testimone valido del battesimo, se mancasse il padrino. Quindi: genitori, ministro ed un testimone.
Sebbene possa sembrare un aspetto meno importante del battesimo, il momento dell’annotazione del sacramento è da non sottovalutare e quindi da adempiere seriamente, come tutto il resto.
Il c.877 spiega come riempire il registro dei battesimi; non deve essere un computer o un supporto elettronico: si può usare il computer, certo, ma prima di tutto c’è bisogno del registro cartaceo. Bisogna annotare almeno il nome del battezzato, la data, il luogo del battesimo ed il ministro. Nel caso di figli adottivi, il CIC1983 segue la legislazione statale del Paese in cui si trova il battezzando, a meno che le leggi statali non vadano contro il diritto stesso della Chiesa – come nel caso di bambini adottati da omosessuali, che non possono essere riconosciuti loro figli. Se il bambino adottato è già battezzato, questo va comunque annotato.
Il c.878 parla del battesimo che non è amministrato in modo ordinario: va registrato secondo il canone precedente; questo anche se venisse celebrato fuori della Parrocchia propria o da qualcuno che non è il parroco.
Speriamo, alla fine di questa prima tappa del nostro percorso, di essere stati sufficientemente esaustivi. Per qualsiasi suggerimento o critica – solo costruttivi! – raccomandiamo di commentare in calce questo «articolo».
1 Cfr. Pighin Bruno Fabio Diritto Sacramentale Canonico, Marcianum Press (2016), 102
2 Cfr. Denzinger-Schönmetzer, Enchiridion Symbolorum, 788
4 Questa formula in particolare è stata riconosciuta invalida. Cfr. Congregazione Dottrina della Fede, Responsa ad proposita dubia de validitate baptismatis, 2008, Acta Apostolicae Sedis 100, 20
5 Non mancano nel Nuovo Testamento formule simili ma non esattamente uguali: «nel nome di Gesù Cristo» in At 2,38 e At 10,48; «nel nome del Signore Gesù» in At 8,16; «in Cristo Gesù» in Rm 6,3; «in Cristo» in Gal 3,27
6 Cfr. Mt 28, 19
7 Cfr. Denzinger-Schönmetzer, Enchiridion Symbolorum, 787
8 Numerosi scambi di corrispondenza tra il Pontefice e le Diocesi settentrionali d’Europa, lasciano testimonianze imbarazzanti e spesso al limite del buon senso per cui, in assenza di acqua, specie nelle regioni con temperature rigide, i battezzandi erano loro malgrado cosparsi di ogni genere di liquido
9 Cfr. Canone 864
10 Altri battesimi strani e non validi sono quelli degli animali, che troviamo negli Atti di Paolo – scritti falsi – nonché nella casuistica, da noi citata in altre occasioni, di Busenbaum, De Liguori e Cappello
11 Tra i vari casi a noi giunti grazie alla tradizione orale popolare, ne segnaliamo uno, particolarmente curioso. Per sfuggire ad un gruppo di inseguitori dalle intenzioni poco pacifiche, un commerciante ebreo volle buttarsi in un pozzo, urlando durante la caduta, che così egli si battezzava in Cristo, sperando di essere udito dai suoi persecutori nonché dal Dio cui si stava affidando
12 Cfr. Nocke Franz-Josef, Dottrina dei Sacramenti (2015), Queriniana, 68
13 Delibera n. 29 della XXIV Assemblea Generale Straordinara del 22-26 ottobre 1984 ed entrata in vigore il 18 maggio 1985. Leggiamo: «§2- È consentito il ricorso al rito per immersione soltanto con l’autorizzazione del vescovo…». Si rimanda inoltre per il rito dell’immersione ad istruzioni precise emanate dalla stessa Conferenza, ad oggi però non ancora edite
14 Pleonastico sottolineare che si tratta di benessere anzitutto spirituale, anche se non si esclude quello materiale
15 Rivella Mauro, Quaderni di Diritto Ecclesiale (1991), nr.2 vol. IV, pg.185: «La parrocchia luogo preferenziale del battesimo»
16 Ricordiamo che il Codice uscì solo nel 1983, quando il Concilio era ormai concluso da tempo ed i nuovi rituali erano già belli e stampati
17 Trevisan Gianni, Quaderni di Diritto Ecclesiale, (1991) nr.2 vol. IV, pg.132: «Il Battesimo dei bambini»
18 Cfr. Canone 873