Source: https://www.diritto.it/gli-iacp-nel-sistema-degli-enti-pubblici/
Timestamp: 2018-02-21 07:44:29+00:00
Document Index: 18119740

Matched Legal Cases: ['art. 1194', 'art. 1182', 'art. 18', 'art. 828', 'art. 7', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 1', 'art. 1']

Gli iacp nel sistema degli enti pubblici
Gli iacp nel sistema degli enti pubblici[1]
Gli Istituti Autonomi per le Case Popolari hanno avuto avvio con la prima legge promulgata in Italia per facilitare la costruzione di case popolari, la legge n. 254 del 31 maggio 1903, che si prefiggeva di affrontare "il non facile problema di avere case per le classi meno abbienti, che siano sane e a buon mercato". Il provvedimento si inseriva nel quadro di una politica sociale che, al principio del secolo scorso, diffuse in Italia forme nuove di enti economici e l’intervento dello Stato a beneficio dei ceti popolari, senza trascurare l’effetto indotto sia su scala più propriamente sociale, sia come fattore di sviluppo economico. Si voleva trasformare e migliorare le condizioni di vita delle popolazioni, in specie dei ceti meno abbienti, applicando il principio della solidarietà, informato a precise esigenze di giustizia distributiva.
Il decennio 70-80 fu caratterizzato dall’inflazione che, in presenza di massimali di costo imposti dal CER, creò molte difficoltà negli appalti, e costrinse gli Istituti alla continua ricerca di finanziamenti integrativi per poter ultimare i programmi costruttivi. Agli inizi degli anni 80 si ebbe una inversione di tendenza, con l’emanazione di alcune leggi, tra cui soprattutto la Legge 457/1978, nota come "Piano Decennale" per l’Edilizia Residenziale, che modificò il sistema dei finanziamenti. Ciò permise un intensificarsi dell’attività costruttiva – perché in passato gli Istituti disponevano di fondi in modo disorganico, senza pertanto essere in grado di effettuare una programmazione pluriennale – alla quale si unì anche quella del recupero, novità assoluta per gli Istituti. La legge individua una tipologia di interventi denominata “edilizia sovvenzionata”, affidata agli Iacp, coperta da finanziamenti interamente pubblici, ed un’altra tipologia, “edilizia agevolata e convenzionata”, realizzata da soggetti vari, col concorso di finanziamenti pubblici. È poi possibile attuare interventi di “edilizia libera”, all’interno dei Piani per l’Edilizia Economica e Popolare – i PEEP.
È indubbio che alle pubbliche Amministrazioni sono comunque conservate alcune posizioni di privilegio anche per quanto riguarda le obbligazioni pecuniarie che le riguardino, in generale. E questo sia se si trovino a rivestire i panni del debitore che quelli del creditore. Come debitore, infatti, si afferma ancora che il principio espresso dall’art. 1194, c.c., secondo il quale i pagamenti parziali si imputano prima agli interessi e poi al capitale, è di dubbia applicazione nei confronti della pubblica amministrazione, attesa la particolarità del suo procedimento contabile, e, comunque, si applica solo per i pagamenti spontanei e non per quelli coattivi, come quelli imposti da un giudicato[4]. La giurisprudenza ha tradizionalmente richiesto, al fine di riconoscere gli interessi moratori, una previa messa in mora, o una domanda giudiziale, affermandosi che, con riguardo ai debiti pecuniari delle p.a., per i quali le norme sulla contabilità pubblica stabiliscono, in deroga al principio di cui all’art. 1182, comma 3, c.c. (secondo cui “L’obbligazione avente per oggetto una somma di danaro deve essere adempiuta al domicilio che il creditore ha al tempo della scadenza”), che i pagamenti si effettuano presso gli uffici di tesoreria dell’amministrazione debitrice, la natura "querable" dell’obbligazione comporta che il ritardo del pagamento non determina automaticamente gli effetti della mora, occorrendo invece la costituzione in mora mediante intimazione scritta, affinchè sorga la responsabilità da tardivo adempimento con conseguente obbligo di corresponsione degli interessi moratori e di risarcimento dell’eventuale maggior danno[5].
In tema di riparto di giurisdizione sulle controversie concernenti alloggi di edilizia economica e popolare, sussiste la competenza del giudice amministrativo, ove venga in discussione il disposto annullamento dell’assegnazione (a causa di vizi incidenti sulla fase del procedimento amministrativo strumentale all’assegnazione stessa e caratterizzata dall’assenza di diritti soggettivi dell’aspirante al provvedimento), mentre sussiste la giurisdizione ordinaria, ove siano in discussione cause sopravvenute di estinzione o risoluzione direttamente inerenti al rapporto locatizio e sottratte al discrezionale apprezzamento dell’Amministrazione, come nel caso di decadenza pronunciata per accertata proprietà, da parte dell’assegnatario-conduttore, di altro alloggio[7]. Analogamente, spetta alla cognizione del giudice ordinario l’azione proposta contro l’ordine di rilascio dell’immobile per occupazione senza titolo, reso dal presidente dell’IACP ai sensi dell’art. 18. del D.P.R. 1035/72
dauno f.g. trebastoni –
[3] Cfr., ex multis, Cass. civ., sez. I, 16 novembre 2000 n. 14847Sia le somme di denaro che i crediti dello Stato sono pignorabili, ad eccezione di quelle somme di denaro che abbiano già ricevuto, per effetto di una disposizione di legge o di un provvedimento amministrativo, una precisa e concreta destinazione ad un pubblico servizio, ossia all’esercizio di una determinata attività rivolta, direttamente o strumentalmente, all’attuazione di una funzione istituzionale della p.a., con l’erogazione della spesa per le strutture necessarie all’esercizio di quell’attività. Solo in tal caso, infatti, le somme di denaro ed i crediti dell’Amministrazione diventano indisponibili e non possono essere sottratti alla loro destinazione, se non nei modi stabiliti dalle leggi che li riguardano (art. 828 c.c.), e, quindi, sono impignorabili per il soddisfacimento dei crediti di terzi verso l’ Amministrazione”., in Giust. civ. Mass., 2000, 2341: “
[5] Così Cass. civ., sez. I, 28 marzo 1997 n. 2804, in Giust. civ. Mass., 1997, 497. Ma vedi Cons. Stato, sez. IV, 26 maggio 1998 n. 876, in Foro Amm., 1998, 1380: “le regole del diritto privato sull’esatto adempimento delle obbligazioni si applicano ai debiti di ogni natura dell’amministrazione pubblica. Pertanto l’eventuale esigenza di adottare le procedure della contabilità pubblica, l’incertezza sul quantum delle somme da corrispondere o sull’identificazione dell’amministrazione debitrice non giustificano la deroga al principio della responsabilità del debitore per l’inesatto o tardivo adempimento della prestazione, nè a quello che fa decorrere gli interessi dal giorno della costituzione in mora…”. Per quanto riguarda il termine dell’adempimento in generale, la disciplina del procedimento contabile contenuta nel D.P.R. 20 aprile 1994 n. 367, Regolamento recante semplificazione e accelerazione delle procedure di spesa e contabili,stabilisce ora, all’art. 7, che i pagamenti avvengano “nel tempo stabilito dalle leggi, dai regolamenti e dagli atti amministrativi generali”, con la conseguenza che, in ogni caso, alla scadenza del termine per il pagamento, il credito liquido dovrebbe essere ritenuto senz’altro esigibile. Ma vedi ora il D. Lgs. 9 ottobre 2002 n. 231, di “attuazione della Direttiva 2000/35/CE relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali”. Tale decreto, nel prevedere, all’art. 1, che le disposizioni in esso contenute “si applicano ad ogni pagamento effettuato a titolo di corrispettivo in una transazione commerciale”, precisa, all’art. 2, lett. a), che per transazioni commerciali debbano intendersi “i contratti, comunque denominati, tra imprese ovvero tra imprese e pubbliche amministrazioni, che comportano, in via esclusiva o prevalente, la consegna di merci o la prestazione di servizi, contro il pagamento di un prezzo”. E dopo avere stabilito, all’art. 3, che “il creditore ha diritto alla corresponsione degli interessi moratori, ai sensi degli articoli 4 e 5, salvo che il debitore dimostri che il ritardo nel pagamento del prezzo è stato determinato dall’impossibilità della prestazione derivante da causa a lui non imputabile”, dispone, all’art. 4, commi 1 e 2, che “gli interessi decorrono, automaticamente, dal giorno successivo alla scadenza del termine per il pagamento” (cioè il termine stabilito in contratto) e anche che ciò avviene “automaticamente, senza che sia necessaria la costituzione in mora”. Sull’argomento sia consentito rinviare a Trebastoni, Pagamenti delle pubbliche Amministrazioni e rispetto dei termini, in Foro amm. – CdS, 2003, 3493.
[8] Cfr., ex multis, Corte giustizia CE, sez. VI, 15 maggio 2003 n. 214l carattere privatistico di un organismo non costituisce motivo per escludere la qualificazione dello stesso come amministrazione aggiudicatrice ai sensi dell’art. 1 lett. b) delle direttive 92/50, 93/36 e 93/37 e, pertanto, dell’art. 1 n. 1 della direttiva 89/665. L’effetto utile della direttiva 89/665 non sarebbe preservato qualora l’applicazione della relativa disciplina potesse essere esclusa con riferimento a quegli organismi che, in base alla disciplina nazionale, sono costituiti e regolati nelle forme e secondo il regime del diritto privato”. , in Foro amm. – CdS, 2003, 1489: “i