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Timestamp: 2020-05-29 15:35:29+00:00
Document Index: 183396506

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 16', 'sentenza ', 'art. 16', 'art. 1', 'art. 16', 'art. 1', 'art. 16', 'art. 22', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 1', 'art. 3']

14-21 ottobre 1998 Ordinanza n. 360 della Corte Costituzionale - Aeranti
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14-21 ottobre 1998 Ordinanza n. 360 della Corte Costituzionale
ORDINANZA N°360 DELLA CORTE COSTITUZIONALE DELLA CORTE COSTITUZIONALE
Presidente: prof. Giuliano VASSALLI;
Giudici: prof. Francesco GUIZZI, prof. Cesare MIRABELLI, prof. Fernando SANTOSUOSSO, avv. Massimo VARI, dott. Cesare RUPERTO, dott. Riccardo CHIEPPA, prof. Gustavo ZAGREBELSKY, prof. Valerio ONIDA, prof. Carlo MEZZANOTTE, avv. Fernanda CONTRI, prof. Guido NEPPI MODONA, prof. Piero Alberto CAPOTOSTI, prof. Annibale MARINI;
nel giudizio di legittimità costituzionale dell’art. 1, comma 5, del d.-l. 27 agosto 1993, n. 323 (Provvedimenti urgenti in materia radiotelevisiva), convertito in legge 27 ottobre 1993, n. 422, promosso con ordinanza emessa il 27 giugno 1996 e il 5 marzo 1997 dal Tribunale amministrativo regionale per la Sicilia, sezione staccata di Catania, sul ricorso proposto da Alfio D’Amico contro il Ministero delle poste e telecomunicazioni ed altra, iscritta al n. 567 del registro ordinanze 1997 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 38, prima serie speciale, dell’anno 1997.
Visti l’atto di costituzione di Alfio D’Amico, nonché l’atto di intervento del Presidente del Consiglio dei Ministri;
Ritenuto che nel corso di un giudizio instaurato dal titolare di un’emittente televisiva locale e diretto all’annullamento di un provvedimento ministeriale di diniego di concessione per la radiodiffusione televisiva commerciale, il Tribunale amministrativo regionale per la Sicilia, sezione staccata di Catania, con ordinanza del 13 marzo 1997, ha sollevato, in riferimento all’art. 3 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell’art. 1, comma 5, del d.-l. 27 agosto 1993, n. 323 (Provvedimenti urgenti in materia radiotelevisiva), convertito in legge 27 ottobre 1993, n. 422, nella parte in cui prescrive, ai fini del rilascio della concessione per la radiodiffusione televisiva commerciale in ambito locale, il previo versamento di una cauzione determinata in misura fissa;
che, per un secondo e collegato profilo, la norma impugnata sarebbe altresì lesiva del principio di uguaglianza, alla stregua del raffronto tra la norma che prescrive il versamento della cauzione in vista dell’attività di emissione televisiva in ambito locale e la disciplina prevista, rispettivamente, (a) per le emittenti di radiodiffusione sonora di carattere “comunitario”, per le quali è espressamente escluso qualsiasi obbligo di cauzione ai fini del rilascio della concessione (art. 16, comma 5, della legge n. 223 del 1990), e (b) per le emittenti esclusivamente radiofoniche, alle quali è comunque consentito di versare la cauzione fino al momento del rilascio della concessione;
che la parte privata, ricorrente nel processo principale, ha depositato fuori termine atto di costituzione in giudizio formulando argomentazioni a sostegno dell’accoglimento della questione sollevata nonché deducendo – in una successiva memoria – l’ammissibilità della propria costituzione, per essere il ritardo nel deposito dell’atto ascrivibile a disservizi postali;
Considerato che, preliminarmente, deve essere dichiarata inammissibile la costituzione della parte privata, poiché essa è avvenuta oltre i termini, di carattere perentorio, stabiliti dagli artt. 25, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87 e 3 delle norme integrative per i giudizi dinanzi alla Corte costituzionale (tra molte, ordinanza n. 142 del 1996; sentenza n. 208 del 1995);
che è alla stregua di tale esigenza che sono richiesti, ai fini del rilascio del provvedimento abilitativo, determinati requisiti minimi, quali, per le società commerciali, un capitale sociale non inferiore a lire trecento milioni e, per le persone fisiche e giuridiche, la cauzione di cui è questione (art. 16, comma 8, della legge n. 223 del 1990, in relazione all’art. 1, comma 5, lettera b), del d.-l. 27 agosto 1993, n. 323, convertito in legge 27 ottobre 1993, n. 422), secondo una scelta legislativa atta a prefissare in modo obiettivo e imparziale le condizioni, anche di ordine patrimoniale, per l’ingresso e la permanenza dei privati nel sistema radiotelevisivo;
che pertanto la prescrizione di una cauzione di importo predeterminiato e uguale per ogni soggetto aspirante risulta coerente con la riferita ratio della previsione impugnata, alla quale sono invece estranei i criteri contenuti nell’art. 16, comma 17, della legge n. 223 del 1990, che attengono solo al fine della selezione dei soggetti richiedenti e non a una funzione di garanzia;
che, relativamente al profilo di violazione del principio di uguaglianza, prospettato dal giudice a quo sul rilievo della differenza tra la disciplina concernente le emittenti televisive in ambito locale e quella apprestata per le emittenti radiofoniche, valendo solo per queste ultime e non per le prime la possibilità di versare la cauzione “fino al momento del rilascio della concessione” (ex art. 1, comma 3-quinquies del d.-l. 19 ottobre 1992, n. 407, convertito in legge 17 dicembre 1992, n. 482), va osservato che in entrambi i casi, conformemente alla funzione di garanzia dell’istituto, è comunque prescritto che la cauzione preceda, e non segua, il provvedimento concessorio;
che, per lo stesso profilo, più in generale è da rilevare che non può utilmente essere posta a raffronto con la norma impugnata una disciplina concernente il settore della radiodiffusione sonora (di carattere commerciale e in ambito locale), il cui esercizio richiede diverse e minori componenti di ordine economico-finanziario rispetto alla radiodiffusione televisiva, come è reso evidente dalla previsione, per esso, della riduzione a un terzo dell’importo della cauzione (art. 16, comma 9) e dal connesso minore importo dei canoni concessori [art. 22, comma 1, lettere a).e b), della legge n. 223 del 1990];
che il rilievo che precede vale, a maggior ragione, per l’ulteriore profilo della censura di disparità di trattamento rispetto alle emittenti radiofoniche “comunitarie”, la cui peculiare caratterizzazione, incentrata su contenuti culturali, politici, religiosi e sull’assenza dello scopo di lucro (art. 16, comma 5, della legge n. 223 del 1990) giustifica la determinazione legislativa dell’esenzione dall’obbligo della cauzione e non impone la medesima disciplina per tali emittenti e per quelle di carattere commerciale, come è reso manifesto nello stesso sistema della legge n. 223 del 1990, che vieta (art. 16, comma 6) ogni passaggio dall’una all’altra categoria;
Dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell’art. 1, comma 5, del d.-l. 27 agosto 1993, n. 323 (Provvedimenti urgenti in materia radiotelevisiva), convertito in legge 27 ottobre 1993, n. 422, sollevata, in riferimento all’art. 3 della Costituzione, dal Tribunale amministrativo regionale per la Sicilia, sezione staccata di Catania, con l’ordinanza indicata in epigrafe.