Source: http://biblus.acca.it/wp-content/uploads/2018/07/news_574.htm
Timestamp: 2020-02-29 01:49:55+00:00
Document Index: 2129411

Matched Legal Cases: ['art. 14', 'art. 208', 'art. 71', 'art.6', 'art.5', 'sentenza ', 'art. 80', 'art. 38', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 211', 'art. 16', 'art. 17', 'art. 79']

Newsletter n. 574 del 12 luglio 2018
Conto finale dei lavori, cos’è e come si redige
Dall’Ance un dossier sul consumo del suolo e la rigenerazione urbana
Parere di precontenzioso ANAC: nell’invio telematico il rischio è a carico dell’impresa
Conto termico, la guida GSE sugli interventi incentivabili per privati, imprese e PA
Conto finale dei lavori: cos’è e come si redige. Tutto quello che occorre sapere con spiegazioni chiare ed esempi pratici
Il conto finale dei lavori è l’atto contabile emesso dal direttore dei lavori a seguito dell’ultimazione dei lavori che definisce in maniera esatta i lavori eseguiti, il corrispettivo dell’appaltatore e l’eventuale credito.
La contabilità dei lavori è l’insieme degli atti tecnico-amministrativi effettuati dall’ufficio di direzione dei lavori, aventi ad oggetto l’accertamento e la registrazione di tutti i fatti che producono spesa.
In questo focus analizziamo nel dettaglio il conto finale dei lavori.
Il conto finale (o stato finale) dei lavori , cos’è
Il conto finale dei lavori è un atto contabile emesso dal direttore dei lavori a seguito dell’ultimazione dei lavori che definisce in maniera esatta i lavori eseguiti, il corrispettivo dell’appaltatore e l’eventuale credito.
Nella pratica il conto finale rappresenta l’ultimo Stato di avanzamento dei lavori con il riepilogo di tutti i Certificati di pagamento emessi; pertanto il conto finale è solitamente denominato “stato finale dei lavori”.
Il conto finale è accompagnato dalla Relazione sul conto finale e da una serie di allegati, che forniscono un quadro completo su tutto lo svolgimento dell’appalto e sull’esecuzione dei lavori.
Conto finale dei lavori e dm 49/2018
Il dm 49/2018 (decreto linee guida direzione lavori) analizza espressamente il conto finale all’art. 14 lettera e):
il conto finale dei lavori, compilato dal direttore dei lavori a seguito della certificazione dell’ultimazione degli stessi e trasmesso al RUP unitamente ad una relazione, in cui sono indicate le vicende alle quali l’esecuzione del lavoro è stata soggetta, allegando tutta la relativa documentazione.
Il conto finale deve essere sottoscritto dall’esecutore.
All’atto della firma, l’esecutore non può iscrivere domande per oggetto o per importo diverse da quelle formulate nel registro di contabilità durante lo svolgimento dei lavori e deve confermare le riserve già iscritte negli atti contabili, per le quali non siano intervenuti la transazione di cui all’articolo 208 del codice o l’accordo bonario di cui all’articolo 205 del codice.
Se l’esecutore non firma il conto finale nel termine assegnato, non superiore a trenta giorni, o se lo sottoscrive senza confermare le domande già formulate nel registro di contabilità, il conto finale si ha come da lui definitivamente accettato. Firmato dall’esecutore il conto finale, o scaduto il termine sopra assegnato, il RUP, entro i successivi sessanta giorni, redige una propria relazione finale riservata nella quale esprime parere motivato sulla fondatezza delle domande dell’esecutore per le quali non siano intervenuti la transazione o l’accordo bonario.
Come si redige lo Stato finale dei lavori
Di seguito riportiamo i contenuti dello stato finale e alcune immagini esplicative.
La prima parte dello Stato finale riporta la situazione dell’ultimo stato di avanzamento dei lavori, con lavori a misura, lavori a corpo, ecc.
Per ciascuna lavorazione a misura viene riportata la quantità, il prezzo unitario e l’importo.
Testata Stato finale dei lavori
Stato finale dei lavori: lavori a misura
Per ciascuna lavorazione a corpo eseguita viene riportata l’aliquota percentuale di avanzamento, l’importo unitario del copro d’opera e l’importo totale.
Stato finale dei lavori: lavori a corpo
Successivamente è presente il riepilogo finale contenete alcune informazioni relative all’appalto e l’importo totale dei lavori.
Riepilogo dello Stato finale
L’ultima parte del documento contiene il “Riepilogo dello Stato finale dei lavori“.
In esso sono riportati:
totale netto dei lavori
acconti già corrisposti, a dedurre dagli importi precedenti; tali acconti si evincono dai vari certificati di pagamento emessi, la cui somma costituisce proprio le somme già versate a favore dell’impresa
eventuale credito a favore dell’impresa
A tal fine si precisa che dallo Stato finale può emergere un credito a favore dell’impresa dovuto, ad esempio, ad eventuali ritenute a garanzia effettuate in occasione dei vari Certificati di pagamento (lo svincolo delle ritenute sarà effettuato solo dopo il collaudo).
NOTA: Le ritenute possono anche essere svincolate durante l’esecuzione dei lavori a seguito di opportune fideiussioni fornite dall’appaltatore alla Stazione appaltante.
Differenza tra stato finale dei lavori e ultimo SAL
Da notare che lo Stato finale dei lavori non coincide con l’ultimo SAL.
Lo Stato finale, come abbiamo appena visto, contiene il riepilogo con l’importo dei lavori eseguiti, gli importi di tutti i certificati emessi (compreso quello afferente l’utlimo SAL) e l’eventuale credito dell’impresa.
L’ultimo SAL, invece, riporta solo il riepilogo finale con l’importo dei lavori “a tutto il” da utilizzare per l’emissione del relativo (ultimo) certificato di pagamento.
Dunque, il flusso per generare lo Stato finale è il seguente:
produrre l’ultimo SAL (a cura del DL)
predisporre il certificato di pagamento relativo all’ultimo SAL (a cura del RUP)
produrre lo stato finale dei lavori (a cura del DL)
Allegati alla Relazione del Conto finale
Il Direttore dei Lavori deve allegare alla Relazione sul Conto finale tutta la seguente documentazione:
i verbali di consegna dei lavori
gli atti di consegna e riconsegna di mezzi d’opera, aree o cave di prestito concessi in uso all’esecutore
le eventuali perizie di variante, con gli estremi della intervenuta approvazione
gli eventuali nuovi prezzi ed i relativi verbali di concordamento, atti di sottomissione e atti aggiuntivi, con gli estremi di approvazione e di registrazione
la sintesi dell’andamento e dello sviluppo dei lavori con l’indicazione delle eventuali riserve e la menzione delle eventuali transazioni e accordi bonari intervenuti, nonché una relazione riservata relativa alle riserve dell’esecutore non ancora definite
i verbali di sospensione e ripresa dei lavori, il certificato di ultimazione con la indicazione dei ritardi e delle relative cause
gli eventuali sinistri o danni a persone, animali o cose con indicazione delle presumibili cause e delle relative conseguenze
i processi verbali di accertamento di fatti o di esperimento di prove
le richieste di proroga e le relative determinazioni del RUP
gli atti contabili (libretti delle misure, registro di contabilità)
tutto ciò che può interessare la storia cronologica della esecuzione, aggiungendo tutte quelle notizie tecniche ed economiche che possono agevolare il collaudo
Al riguardo risulta certamente utile, come previsto anche dal nuovo Codice appalti e dalle linee guida ANAC, l’utilizzo di una piattaforma elettronica aperta.
La Relazione sul conto finale, come si compila
La Relazione sul conto finale contiene tutti i dettagli dell’appalto. Sono indicate tutte le vicende che hanno interessato l’opera e l’esecuzione dei lavori.
In particolare, la Relazione riporta:
dati sul Contratto principale: data di stipula, registrazione, importi, ecc.
perizie di variante e suppletive: date, approvazione, importo complessivo, suddivisione degli importi (a corpo, a misura, in economia), somme a disposizione della stazione appaltante,
nominativi figure dell’appalti (RUP, coordinatore sicurezza, direttore dei lavori,
consegna dei lavori (date e modalità)
tempo utile per la esecuzione dei lavori e penale per il ritardo
eventuale sospensione dei lavori
ripresa dei lavori (verbali, ecc.)
ultimazione dei lavori (data, ecc.)
eventuale premio di accelerazione
verbali di nuovi prezzi
anticipazione in denaro
assicurazione operai contro gli infortuni sul lavoro
eventuali infortuni in corso di lavoro
regolarità contributiva impresa
cessioni di credito da parte dell’Impresa:
riserve dell’Impresa
Relazione finale riservata del RUP
Il Conto finale, insieme agli allegati e alla relazione, è trasmesso dal Direttore dei lavori al RUP.
Il Conto finale deve essere sottoscritto dall’impresa affidataria. All’atto della firma, l’impresa affidataria non può iscrivere nuove riserve e deve confermare quelle già iscritte negli atti contabili per le quali non siano intervenuti la transazione di cui all’art. 208 del Codice appalti o l’accordo bonario. Se l’impresa non firma il conto finale nel termine assegnato (non superiore a 30 giorni), o se lo sottoscrive senza confermare le riserve già formulate nel registro di contabilità, il conto finale si intende definitivamente accettato.
Dopo che il Conto finale è stato firmato dall’impresa oppure scaduto il termine assegnato, il RUP entro i successivi 60 giorni redige una propria Relazione finale riservata, nella quale esprime parere motivato sulla fondatezza delle domande dell’impresa affidataria per le quali non siano intervenuti la transazione o l’accordo bonario.
Il Direttore dei Lavori conferma o rettifica, previe le opportune verifiche, le dichiarazioni degli incaricati e sottoscrive ogni documento contabile.
Conto finale dei lavori, esempio PDF e file in formato DCF
In allegato proponiamo un esempio pratico con la stampa dello Stato finale dei lavori. Forniamo inoltre anche il file in formato “DCF” che può essere aperto con il software di computo e contabilità lavori PriMus.
Software per la contabilità lavori
Tutti gli esempi e le stampe proposte sono stati elaborati con PriMus. E’ possibile scaricare la versione di prova completa del software, con cui aprire il file DCF allegato.
Testo unico sicurezza PDF (dlgs 81/2008) aggiornato a luglio 2018, dal Ministero del lavoro la versione interattiva con note e commenti
È stata pubblicata la versione aggiornata a luglio 2018 del testo unico sicurezza in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro a cura del Ministero del lavoro.
Novità nella versione luglio 2018:
Sostituito il Decreto Direttoriale n. 12 del 14 febbraio 2018 con il Decreto Direttoriale n. 51 del 22 maggio 2018 – Diciottesimo elenco dei soggetti abilitati per l’effettuazione delle verifiche periodiche di cui all’art. 71 comma 11
Pareri congruità sui corrispettivi per le prestazioni professionali, approvate dal CNI le nuove linee guida sul funzionamento delle commissioni pareri e sulla procedura per il rilascio
Con la circolare 258 del 4 luglio 2018 sono state pubblicate le “Linee guida sul funzionamento delle Commissioni pareri e sulla procedura per il rilascio dei pareri di congruità sui corrispettivi per le prestazioni professionali”, approvate dal Consiglio Nazionale Ingegneri nella seduta del 20 giugno 2018.
I contenuti principali delle linee guida
Nell’esercizio delle proprie funzioni il Consiglio dell’Ordine territoriale può avvalersi di un’apposita Commissione consultiva, denominata “Commissione Pareri” (CP) essa può essere consultata in merito a dubbbi:
di interpretazione e di applicazione della normativa sui compensi professionali
relativi al calcolo dei corrispettivi per le prestazioni professionali.
I pareri possono essere richiesti alla CP :
da un professionista iscritto all’Ordine in cui è istituita la CP
da un professionista iscritto ad altro Ordine provinciale degli ingegneri per prestazioni svolte nella provincia in cui è istituita la CP
dal Committente, previa informativa all’Ordine territoriale di appartenenza del Professionista nel caso di prestazioni svolte fuori dalla Provincia di appartenenza
da soggetti quali associazioni o società di professionisti (STP), società di ingegneria o consorzi stabili
da raggruppamenti temporanei di professionisti
La CP è organismo ausiliario dell’Ordine territoriale ed è composta membri nominati dal Consiglio dell’Ordine secondo criteri stabiliti dal medesimo, nel rispetto dell’art.6-bis della legge 7/08/1990 n.241 (“Conflitto di interessi”).
I componenti della CP restano in carica per tutto il mandato del Consiglio dell’Ordine territoriale che ha provveduto alla loro nomina e, in ogni caso, sino all’insediamento della Commissione nominata dal nuovo Consiglio.
I componenti della CP e gli eventuali consulenti o uditori di cui all’art.5 sono tenuti al rispetto del segreto d’ufficio e di quello professionale.
Le domande di parere di congruità, inoltrate alla Segreteria dell’Ordine, vengono registrate al Protocollo Generale dell’Ordine e riportate in ordine cronologico di presentazione su
apposito “Registro delle richieste di parere di congruità”.
Le sentenza del Tar Lecce (n .1682/2017) e quella del Consiglio di Stato (n. 4039/2018) chiariscono che in caso di Durc negativo in corso di gara è inevitabile l’esclusione dell’impresa e il conseguente annullamento dell’aggiudicazione.
Il DURC deve avere esito positivo al momento della scadenza del termine per la presentazione della domanda e deve permanere per tutta la durata della procedura selettiva.
Una società presenta ricorso al Tar prima e al CdS poi, vedendoli entrambi respinti, a seguito dell’annullamento di una determinazione del 2017, con cui il Dirigente del Servizio “Ufficio Contratti” di un Comune revocava l’aggiudicazione in favore della società e la escludeva dalla procedura di gara per l’affidamento di servizi di raccolta e trasporti dei rifiuti urbani.
Occorre premettere che :
il bando di gara era stato pubblicato nel gennaio 2016 e che nessun altra offerta era pervenuta nel termine fissato dal bando. La ditta in questione era quindi l’unica a concorrere;
la “non regolarità” della posizione della società era dovuta per irregolare versamento di contributi ed accessori nei confronti dell’INPS;
la società, in possesso di DURC regolare al momento di presentazione della domanda di partecipazione alla gara ed al momento dell’aggiudicazione, riceveva la notifica da parte dell’INPS del preavviso di DURC negativo in data 30 marzo 2017, con nota riscontrata in data 1 aprile 2017; presentata istanza di rateizzazione; l’INPS rilasciava nuovamente DURC regolare con periodo di validità 27 aprile 2017.
Il Consiglio di Stato, nel respingere il ricorso, chiarisce che: “I commi 4, ultimo inciso, e 6 dell’art. 80 del dlgs 50/2016 vanno interpretati nel senso che il requisito della regolarità contributiva deve sussistere al momento della scadenza del termine per la presentazione della domanda e deve permanere per tutta la durata della procedura selettiva.
La novità rispetto alle corrispondenti previsioni dell’art. 38, commi 1, lett. i) e comma 2, del dlgs 163/2006 è costituita da una maggiore ampiezza riconosciuta alla nozione di regolarità contributiva, dovendosi intendere per tale non solo l’avvenuto pagamento dei contributi previdenziali dovuti, ma anche la formalizzazione dell’impegno al pagamento, purché intervenuti prima della scadenza del detto termine”.
Professioni tecniche, il CdS stabilisce che non si può fare distinzione in merito alle aliquote del contributo integrativo tra lavori pubblici e privati
Il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 4062 del 3 luglio 2018, ha respinto il ricorso presentato dal Ministero del Lavoro e dal Ministero dell’Economia contro la sentenza del TAR Lazio n. 966/2016, in cui si legittima l’applicazione del contributo integrativo al 4% anche per la pubblica amministrazione.
La sentenza elimina una disparità di trattamento tra settore pubblico e privato che pesava sulle future pensioni dei professionisti che lavorano in prevalenza per la pubblica amministrazione.
L’E.P.A.P (Ente di Previdenza e Assistenza Pluricategoriale) proponeva nel 2012 al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali la modifica del proprio regolamento contenente un’ aumento dall’originario 2% al 4% del contributo integrativo.
Con una nota del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali veniva approvata la modifica al regolamento, a condizione che
“il contributo stesso rimanesse invariato al 2% per le prestazioni rese a favore delle pubbliche amministrazioni che si avvalgono delle prestazioni professionali degli iscritti E.P.A.P., al fine di evitare l’insorgere di maggiori oneri per la finanza pubblica.”
Contro tale nota viene presentato ricorso al Tar Lazio dalle seguenti associazioni:
A.D.E.P.P. – associazione degli enti previdenziali privati (di cui fa parte INARCASSA)
E.P.A.P. – ente di previdenza e assistenza pluricategoriale
C.N.P.R. – cassa nazionale di previdenza e assistenza a favore dei ragionieri e periti commerciali
E.P.P.I. – ente di previdenza dei periti industriali
Il Tar Lazio (Sezione Terza) con sentenza n. 966/2016, rileva che la controversia ruota intorno alla interpretazione della “clausola di invarianza” finanziaria, introdotta nell’ambito delle modifiche operate l. n. 133/2011 alla l. n. 103/1996.
Nell’accogliere il ricorso presentato dalle associazioni chiarisce che:
“si verrebbe a determinare un’ingiustificabile ed insanabile disparità di trattamento che finirebbe per rendere, peraltro, recessiva la finalità normativa, ossia di garantire al libero professionista giovane che accede al sistema contributivo al termine dello svolgimento della propria attività professionale un trattamento pensionistico adeguato. E, infatti, il giovane professionista che svolgesse la propria attività professionale in favore di pubbliche amministrazioni godrebbe di un incremento del proprio montante individuale nella predetta parte dimezzato rispetto a quello del collega il quale, invece, svolgesse la propria attività esclusivamente in favore di soggetti privati, pur trattandosi delle medesime prestazioni professionali e consistendo la differenza esclusivamente nella caratterizzazione pubblica o privata delcommittente della prestazione professionale”.
Il Consiglio di Stato respinge il ricorso presentato successivamente dai ministeri, concordando così con il Tar, stabilendo definitivamente che non vi può essere una discriminazione, ai fini previdenziali, tra il professionista che lavori per la pubblica
ammiistrazione e quello che lavori per una committenza privata.
In caso di pagamento in contanti ai propri dipendenti, le sanzioni previste saranno applicate tante volte quanti saranno i mesi in cui si protrae l’illecito
Il pagamento in contanti delle retribuzione per i propri dipendenti non è più possibile dal primo luglio 2018. Quali sono le sanzioni applicabili in caso di infrazione? L’Ispettorato del lavoro chiarisce che in caso di violazione ripetuta, la sanzione viene applicata in numero pari al numero delle infrazioni mensili, a prescindere dal numero dei dipendenti.
La nota dell’Ispettorato
Con la nota 5828 del 4 luglio 2018, l’Ispettorato risponde alle richieste di chiarimenti pervenutegli, in relazione alle disposizioni introdotte con le norme della legge di bilancio 2018:
Ricordiamo che a seguito dell’entrata in vigore della legge 27 dicembre 2017 n. 205 (legge di bilancio 2018) diveniva obbligatorio il pagamento elettronico di tutti i rapporti di lavoro dipendente e assimilati, in particolare esso si applica a:
Per realizzare campi da golf è sempre necessario il permesso di costruire ed il pagamento dei relativi oneri, anche se non ci sono fabbricati di pertinenza
Con la sentenza n.3990/2018 il Consiglio di Stato chiarisce che per la costruzione di nuovi campi da golf è necessario il permesso di costruire ed il pagamento dei relativi oneri di urbanizzazione, anche se non è prevista la realizzazione di manufatti edilizi di pertinenza (club house, servizi, …), ma soltanto la mera modellazione del territorio.
Un Comune assentiva il progetto presentato da una società proprietaria di un vasto appezzamento di terreno agricolo per la trasformazione dell’area in campo da golf e recupero di un vecchio fabbricato esistente da destinare a “club house”.
La realizzazione dell’intervento veniva subordinata alla sottoscrizione di una convenzione per l’assunzione degli impegni da parte della società ad un’esecuzione unitaria e inscindibile del progetto e al versamento al Comune dei relativi oneri di urbanizzazione e costo di costruzione, salvo la maggior somma da determinarsi in sede di rilascio delle singole concessioni edilizie relative per la trasformazione del campo dal golf e per il recupero del fabbricato esistente da destinare a club house.
I lavori relativi al campo da golf, iniziati nel 1989, venivano ultimati nel corso del 1992, con versamento della prima rata del contributo concessorio nel 1990.
Con una nota del 1993, inviata anche alla società di assicurazione garante, il Comune chiedeva alla società il pagamento a saldo delle rate non corrisposte nonché il pagamento della sanzione per il ritardo nel pagamento.
La società chiedeva l’annullamento al Tar Veneto di tale provvedimento contestando la determinazione degli oneri concessori.
I proprietari dell’area sostenevano “la non debenza del contributo concessorio relativamente alla trasformazione dell’area agricola in un campo da golf per non avere quell’intervento edilizio comportato un aggravamento del carico urbanistico, né un’irreversibile trasformazione del territorio“.
Il Tar respingeva solo in parte il ricorso prevedendo una rimodulazione sia dell’importo degli oneri sia della sanzione.
La società ricorreva al Consiglio di Stato per la riforma della sentenza, deducendone “la sua erroneità e ingiustizia e chiedendone la riforma per aver omesso di considerare che l’intervento in questione non comportava attività edificatoria e/ o di trasformazione urbanistica e che pertanto nessun contributo concessorio era dovuto, tanto meno poteva essere preteso sulla base di un obbligazione soltanto convenzionalmente assunta, in assenza di un’espressa previsione di legge”.
L’appello, secondo il Consiglio di Stato risulta infondato e va respinto.
Viene accolta la tesi dell’amministrazione appellante secondo la quale la trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio comprende non le sole attività di edificazione in senso stretto, ma anche quelle consistenti nella modificazione rilevante e duratura dello stato del territorio e nell’alterazione della conformazione del suolo, con conseguente necessità del titolo abilitativo edilizio (permesso di costruire) e dell’autorizzazione paesaggistica (ove ricadente in zona vincolata) per la realizzazione delle opere e spettanza del contributo concessorio per gli interventi eseguiti.
La società proprietaria dell’area infatti prevedeva la creazione di fossi, impianti di irrigazione e di un laghetto, nonché lo sbancamento di terreno e opere di modellamento dell’area verde destinata all’allocazione delle buche ed ai percorsi (c.d. “greens”, “avantgreen” e “bunkers”) realizzati mediante creazione di collinette.
Si nota che da tempo la giurisprudenza prevalente è pervenuta ad una simile interpretazione della normativa volta a ricomprendere nel concetto di trasformazione del territorio (art. 16, commi 9 e 10, del d.P.R. 380 del 2001, Testo Unico in materia Edilizia) opere non strettamente riconducibili alla edificazione di un “manufatto edilizio”, ritenendo che un intervento che abbia attuato una rilevante trasformazione urbanistica del territorio, rappresenti un “intervento di nuova costruzione”, ed è assoggettato al previo rilascio del permesso di costruire, ai sensi degli artt. 3, comma 1, lett. e), e 10 del D.P.R. n. 380/01.
Da Aicarr le buone pratiche per un uso corretto dei condizionatori in riferimento a ambienti residenziali, uffici, negozi e alberghi
L’AiCARR (Associazione italiana Condizionamento dell’Aria Riscaldamento e Rrefrigerazione) ha pubblicato il la guida all’uso dei condizionatori contenente le regole da seguire durante la stagione estiva, in considerazione di quelle che sono le indicazioni legislative e normative in vigore.
L’AiCARR consiglia di:
operare sistematicamente la manutenzione dell’impianto per individuare e eliminare eventuali malfunzionamenti poco evidenti e sostituire i filtri
affidare gli interventi di manutenzione degli impianti a personale qualificato e certificato, secondo quanto previsto dalla legge
sostituire gli impianti obsoleti con impianti più efficienti, facendo attenzione alle caratteristiche tecniche delle macchine e senza farsi attrarre da prezzi bassi
affidarsi a un consulente tecnico; preferire un sistema fisso tipo split o multi split rispetto a un sistema portatile o fisso senza unità esterna
scegliere la potenza corretta rispetto alle esigenze, ricordando che mediamente sono necessari 35 W per ogni m3 di volume netto dell’ambiente
fare attenzione a scegliere macchine silenziose
scegliere tra gli optional disponibili, qualora li si voglia, quelli che comportano un aumento dell’efficienza energetica
scegliere un installatore qualificato e certificato, per non incorrere in sanzioni amministrative.
Nel documento ci sono le indicazioni specifiche per un corretto uso dei condizionatori per:
edifici delle Pubbliche Amministrazioni e del terziario
strutture ricettive (quali hoteli, B&B, o case vacanze).
mantenere la temperatura media dell’aria in ambiente a un valore non inferiore a 26 °C (valore minimo verificato per le condizioni di comfort estivo) e comunque non inferiore a 24°C (valore stabilito per legge)
non tenere aperte le finestre quando l’impianto è in funzione
durante la notte attivare la funzione “sleep” o “notturna”
durante il giorno, se possibile, chiudere gli elementi oscuranti esterni, se presenti, per ridurre il carico solare sul sistema.
Terziario e per le pubbliche amministrazioni
mantenere la temperatura in ambiente a un valore non inferiore a 26 °C e comunque non inferiore a 24 °C
verificare che i terminali degli impianti di condizionamento in ambiente siano in piena efficienza
verificare il funzionamento del sistema di controllo e gestione dell’impianto
favorire il nightcooling e tutte le tecniche di risparmio passivo
utilizzare un set point per l’umidità relativa maggiore del 50% fino a 65%
prevedere l’arresto automatico del sistema quando vengono aperte le finestre.
mantenere la temperatura in ambiente a un valore non inferiore a 27 °C e comunque non inferiore a 24 °C
tenere le porte chiuse o prevedere dispositivi quali porte automatiche, porte a bussola o lame d’aria.
negli alberghi mantenere nelle camere il valore della temperatura dell’aria a 26 °C e comunque non inferiore a 24 °C
nei B&B o casa vacanze, chiedere agli ospiti di mantenere nelle camere il valore della temperatura dell’aria a 26 °C
nei ristoranti evitare valori di temperatura al di sotto dei 26 °C.
L’Ance ha aggiornato il proprio dossier sul consumo del suolo e la rigenerazione urbana con tutte le normative regionali sull’argomento
L’Ance (Associazione nazionale costruttori edili) ha sintetizzato in un dossier tutte le norme regionali in materia di rigenerazione urbana e consumo del suolo.
L’auspicio è che
una efficace politica di contenimento del consumo del suolo si basi principalmente sulla previsione di norme mirate a rendere agevoli, diffusi ed economicamente sostenibili gli interventi di trasformazione del patrimonio edilizio esistente e in particolare di quelli che comportano la sostituzione integrale degli edifici mediante demolizione e ricostruzione.
I costruttori auspicano che a livello nazionale vengano definite misure apposite per avviare una profonda e radicale opera di rinnovamento delle città, in termini di sicurezza, innovazione e qualità, attendendo una riforma nazionale complessiva del governo del territorio.
Nel dossier vengono individuati i seguenti obiettivi prioritari:
dichiarazione di interesse pubblico degli interventi
riduzione del contributo di costruzione, fino ad arrivare all’esenzione in particolari ipotesi
esonero dal contributo straordinario di cui all’art. 16 del DPR 380/2001
corresponsione degli oneri di urbanizzazione esclusivamente per la volumetria aggiuntiva rispetto a quella di origine
monetizzazione degli standard urbanistici, qualora non sia possibile reperire aree per servizi nel contesto urbano in cui si colloca l’intervento
possibilità di modificare anche i prospetti, oltre che la sagoma dell’edificio originario
revisione della normativa sugli standard, sulle deroghe ai limiti di densità edilizia, sull’altezza e distanza fra edifici
liberalizzazione dei cambi di destinazione d’uso, accompagnata da un disciplina agevolata sia sotto il profilo procedurale che economico
Leggi regionali sul consumo
A livello regionale si continua ad assistere all’approvazione di disposizioni legislative sul governo del territorio o specifiche finalizzate al contenimento del consumo del suolo e alla rigenerazione del patrimonio edilizio esistente.
Le regioni italiane vengono suddivise nel dossier in gruppi in base allo stato di avanzamento della normativa in materia.
Sono presenti normative organiche nelle leggi regionali sul governo del territorio in:
Sono presenti norme sul contenimento del consumo di suolo ovvero sulla rigenerazione del patrimonio edilizio esistente in:
Il contenimento del consumo di suolo è presente come principio, unitamente in alcuni casi a singole norme relative alla riqualificazione urbana in:
Si attende oramai da anni una legge organica sul consumo del suolo che permetta di abbandonare il modello tradizionale di carattere espansivo, alla base della normativa urbanistica nazionale dal 1942 in poi, lasciando il passo a indirizzi pianificatori che impongono di dare priorità alla trasformazione e al riuso della città costruita, consentendo l’utilizzo di nuove risorse territoriali solo nei casi in cui non esistano alternative alla riorganizzazione del tessuto insediativo esistente.
I vecchi provvedimenti che regolano l’urbanistica nazionale, come la Legge 1150/1942 e il DM 1444/1968, non sono più in grado di governare lo sviluppo delle città, né tantomeno di assicurare quella qualità e quella resilienza oggi più che mai fondamentali per la sopravvivenza stessa delle città.
Nella scorsa legislatura un apposito disegno di legge (ddl consumo del suolo 2016) , dopo essere stato approvato dalla Camera dei Deputati nel maggio 2016 in un testo che aveva accolto molte delle modifiche auspicate dall’Ance, non ha potuto concludere l’iter in Senato a seguito dello scioglimento del Parlamento.
Leggi sul consumo del suolo: obiettivi europei
Gli Stati membri dell’UE si sono posti come obiettivo ambizioso di raggiungere nel 2050 il consumo di suolo “netto” pari a zero al fine di orientare lo sviluppo territoriale sempre più verso logiche di contenimento dell’uso del suolo e di rigenerazione del patrimonio edilizio esistente.
L’ANAC chiarisce che in caso di invio telematico, il “rischio di rete” e il “rischio tecnologico” è a carico dell’impresa
Con la delibera n. 537 del 6 giugno 2018 circa un parere di precontenzioso, ex art. 211, comma 1, del d. lgs. 50/2016, l’ANAC chiarisce che vige il principio di autoresponsabilità per l’invio telematico.
Un’impresa evidenzia all’ANAC di non aver potuto partecipare alla procedura telematica a causa dell’impossibilità di trasmettere nei termini l’offerta, per via delle dimensioni dei file da caricare sulla piattaforma, superiori ai limiti massimi consentiti dal sistema.
L’istante sostiene che :
di tale vincolo tecnico non è stata data evidenza nei documenti messi a disposizione del fornitore, né sul portale, né da parte della stazione appaltante. Soltanto contattando il call center dedicato il fornitore ha appreso che le dimensioni dei file che costituiscono l’offerta non possono superare complessivamente i 13 MB. Tali circostanze avrebbero dovuto imporre alla stazione appaltante la necessità di annullare la procedura o, in alternativa, di riaprire il termine per la presentazione delle offerte.
Secondo l’impresa:
il termine ultimo per la presentazione delle offerte scadeva il 16 maggio alle ore 12:00
ha avviato la procedura di risposta alla RdO alle ore 11:30 dello stesso giorno
ha iniziato il caricamento (non riuscito) degli allegati tecnici alle 11.45
ha contattato il numero verde per i malfunzionamenti del sistema (e poi la stazione appaltante) soltanto il giorno successivo, a termini ormai spirati.
Le regole Consip sull’invio telematico
Le “Regole del sistema di e-procurement della pubblica amministrazione” pubblicate da Consip S.p.A. prevedono che l’invio della domanda di abilitazione al sistema comporta l’integrale accettazione da parte del fornitore delle Regole e dei Documenti relativi allo Strumento di acquisto/negoziazione per il quale si chiede l’abilitazione (art. 16) e che i soggetti aggiudicatori e i fornitori utilizzano in completa autonomia il Sistema informatico di eprocurement ed i relativi Strumenti di acquisto/negoziazione (art. 17).
Secondo ANAC, la giurisprudenza amministrativa ha evidenziato, come a fronte degli indiscutibili vantaggi, l’invio telematico sconti tuttavia di:
un “rischio di rete” dovuto alla presenza di sovraccarichi o di cali di performance della rete
un “rischio tecnologico” dovuto alle caratteristiche dei sistemi operativi utilizzati dagli operatori.
Bisogna quindi avere la consapevolezza dei rischi sopra menzionati, sono rischi attenuabili ma non eliminabili in senso assoluto, e perciò chi invia telematicamente risponde al principio di autoresponsabilità.
L’onere è di colui che intende prendere parte alla gara di attivarndosi in tempo utile per prevenire eventuali inconvenienti che, nei minuti immediatamente antecedenti alla scadenza del termine, gli impediscano la tempestiva proposizione dell’offerta, salvi ovviamente i malfunzionamenti del sistema imputabili al gestore del medesimo (ad esempio fermi del sistema o mancato rispetto dei livelli di servizio) per i quali invece non può che affermarsi la responsabilità di quest’ultimo e la necessità di riconoscere una sospensione o proroga del termine per la presentazione delle offerte, come peraltro ora espressamente previsto dall’art. 79, comma 5-bis, del d. lgs. 50/2016 (Cons. Stato, Sez. III, 3 luglio 2017 n. 3245; Parere n. 4 del 29 luglio 2014).
Nel caso di specie, secondo ANAC:
se la società ricorrente avesse provveduto con congruo anticipo all’invio telematico della propria offerta, avrebbe avuto a disposizione il tempo necessario per risolvere positivamente ogni inconveniente di tipo tecnico, anche eventualmente avvalendosi della possibilità di ottenere l’intervento del gestore del sistema. Viceversa, l’istante non è stato in grado di osservare il termine di presentazione delle offerte avendo iniziato le operazioni di invio dell’offerta in un momento eccessivamente a ridosso della menzionata
scadenza, tale da rendere non possibile la fruizione dell’assistenza tecnica.
Il GSE illustra quali sono le categorie di interventi incentivabili e le relative modalità di finanziamento
Il GSE prova a fare chiarezza sulle varie tipologie di interventi ammessi ai finanziamenti, per quanto riguarda il conto termico, e le modalità per richiedere gli incentivi.
Gli interventi incentivabili sono raggruppati in due categorie e riguardano:
Ciò ha come obiettivo l’accelerazione del processo di semplificazione avviato dal GSE nelle procedure di incentivazione.
In un’apposita sezione del sito, il GSe raccoglie tutte le informazioni necessarie; oltre alle procedure per registrarsi all’Area Clienti e accedere all’applicazione web “Portaltermico”, sono specificate, per singolo intervento:
le informazioni preliminari di cui disporre per compilare la richiesta di incentivo (dati sull’immobile; informazioni pre/post intervento…)
il relativo estratto delle Regole Applicative.
al riguardo rimandiamo ad un apposito articolo sulle FAQ sul conto termico.
Per le pubbliche amministrazioni, le imprese ed i privati gli interventi incentivabili sono:
Inoltre, le pubbliche amministrazioni possono richiedere incentivi del GSE per ulteriori interventi :
dal soggetto che ha sostenuto le spese dell’intervento e che dispone dell’edificio/unità immobiliare su cui l’intervento e/o la misura di efficienza energetica è stata realizzata (“soggetto responsabile”);
Software per gli incentivi conto termico
Ricordiamo che è disponibile un apposito software ACCA, Praticus-CT 2.0, per il calcolo degli incentivi relativi al conto termico e la compilazione della documentazione prevista dal dm 16 febbraio 2016 (CT 2.0).Clicca qui per accedere ai contenuti completi e scaricare gli allegati