Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-24929-del-06-12-2016
Timestamp: 2020-05-31 13:28:13+00:00
Document Index: 64789316

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 2697', 'art. 115']

Sentenza Cassazione Civile n. 24929 del 06/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24929 del 06/12/2016
Cassazione civile sez. trib., 06/12/2016, (ud. 24/11/2016, dep. 06/12/2016), n.24929
sul ricorso 29660-2011 proposto da:
F.C., elettivamente domiciliato in ROMA VIA CIVITAVECCHIA
avverso la sentenza n. 118/2011 della COMM.TRIB.REG. di ROMA,
A seguito di denuncia di successione presentata, in data 6/10/2001, da F.C., erede di F.F., veniva notificato, in data 23/12/2005, avviso di rettifica e liquidazione dell’imposta di successione che il contribuente impugnava innanzi alla Commissione tributaria provinciale di Roma, la quale accoglieva la doglianza concernente il presunto maggior valore attribuito dall’Ufficio alla quota di partecipazione alla Tiziano s.r.l. e respingeva, fatta eccezione per i cespiti ai nn. (OMISSIS), la doglianza concernente i beni immobili ricompresi nell’asse ereditario.
La Commissione tributaria regionale del Lazio, con sentenza n. 118/10/11, pronunciata 3/3/2011 e depositata il 2/5/2011, dopo aver dato atto del giudicato interno formatosi in merito alla valutazione della partecipazione societaria, respingeva l’appello principale del F. e accoglieva l’appello incidentale con cui l’Agenzia delle Entrate aveva chiesto l’accertamento della correttezza della operata rettifica dei valori immobiliari.
Per la cassazione della sentenza propone ricorso il contribuente affidandosi a due motivi, illustrati con memoria, cui l’Agenzia delle Entrate resiste con controricorso.
Con il primo motivo di doglianza il ricorrente deduce, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, violazione e falsa applicazione dell’art. 2697 c.c. e dell’art. 115 c.p.c., motivazione insufficiente e contraddittoria circa un fatto controverso e decisivo, giacchè il Giudice di appello non ha considerato che nel giudizio d’impugnazione dell’avviso di rettifica e liquidazione della maggiore imposta dovuta, instaurato dal contribuente, è l’Agenzia delle Entrate, parte attrice ìn senso sostanziale, a dover provare la sussistenza degli elementi costitutivi della pretesa impositiva e dunque il maggior valore degli immobili caduti in successione, atteso che la stima dell’UTE (Ufficio Tecnico Erariale, ora Agenzia del Territorio) è un mero documento di parte, in quanto proveniente dalla stessa Amministrazione finanziaria, che non esonera dalla dimostrazione delle concrete circostanze sulle quali la pretesa si regge. Secondo il ricorrente la CTR non poteva limitarsi a ritenere congrua la valutazione effettuata dall’Ufficio, disattendendo quanto dedotto dal contribuente in quanto non provato e documentato da elementi certi e attendibili.
Nei caso concreto, la CTR non si è limitata a ritenere motivato l’avviso di accertamento, perchè fondato sulla stima dell’UTE, ma ha provveduto a spiegare, seppur sinteticamente, le ragioni per le quali ha ritenuto tale stima corretta e convincente evidenziando che la stessa risulta elaborata “tenendo conto della destinazione urbanistica, la capacità edificatoria ed utilizzando come termini di confronto valutazioni di terreni analoghi nel medesimo Comune”, per cui il secondo motivo di ricorso appare privo di autosufficienza in quanto, per come genericamente formulato, non consente alla Corte alcuna verifica circa la fondatezza dell’affermazione che l’UTE non avrebbe ricercato alcun parametro di comparazione omogeneo attraverso un confronto con le valutazioni di terreni analoghi e posti nel medesimo Comune.
La decisione impugnata appare coerente non soltanto con la sopra richiamata giurisprudenza ma anche con il principio che, nel processo tributario, caratterizzato da una domanda impugnatoria dell’atto del fisco per vizi formali o sostanziali, l’oggetto del giudizio è circoscritto dai motivi di contestazione dei presupposti di fatto e di diritto della pretesa dell’Amministrazione che il contribuente deve dedurre specificamente nel ricorso introduttivo di primo grado, per cui è all’estensione di domande ed eccezioni che va concretamente rapportato l’onere motivatorio dei giudicante per giustificare la decisione adottata.