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Timestamp: 2017-08-21 19:52:58+00:00
Document Index: 179544167

Matched Legal Cases: ['art.1', 'art. 1', 'art. 38', 'art. 27', 'art. 35', 'art. 27', 'art. 27', 'art. 6', 'art. 17', 'art. 8', 'art. 23', 'art. 50', 'art. 7', 'art. 26', 'art. 25', 'art 1', 'art. 33', 'art. 51', 'art. 59', 'art. 51', 'art. 48', 'art. 48', 'art. 48', 'art. 48', 'art. 48', 'sentenza ', 'art. 38', 'art. 39', 'art.12', 'sentenza ', 'art. 7']

LE NOVITÀ FISCALI DI AGOSTO E SETTEMBRE 2011
La presente circolare illustra le principali novità fiscali di interesse per le imprese relative ai mesi di agosto e settembre 2011.
1. Direttiva interessi e royalties (CGE C-397/09)
2. Credito d’imposta R&I (Provv. AdE 2011/1302237)
3. Soggetti esclusi dalla dichiarazione - Recupero delle eccedenze (Ris. 79/E)
4. Rimborso somme erogate a titolo di incremento della produttività (Ris. 85/E)
5. Archivio Vies - Operazioni intracomunitarie e di contrasto alle frodi (Circ. 39/E)
6. Reverse charge e esportazioni (Ris. 80/E)
7. Chiusura delle partite Iva inattive (Ris. 93/E)
8. Disciplina dei depositi doganali e fiscali (Provv. AgD 7/9/11)
9. Proroga termini comunicazione operazioni rilevanti IVA (Provv. 2011/184182)
10.Novità fiscali del DL 98/2011 (Circ. 41/E)
11.Pagamenti PA (Circ. n. 27/2011 RGS)
12.Imposta di bollo - Comunicazioni dei depositi titoli (Circ. 40/E)
13.Introduzione del contributo unificato nel processo tributario (Circ. 1/DF)
14.Società di persone con esercizio non coincidente con l’anno solare (Ris. 92/E)
15.Reti di imprese - termine per l’asseverazione del programma (Ris. 89/E)
16. Adeguamento dei compensi peri soggetti abilitati nel 2010 (Decreto 14/6/11)
17.Definizione delle liti fiscali pendenti – Modello (Provv. AdE 2011/119854)
18.Giudicato esterno ed abuso del diritto (Cass. 18907/11)
19.Termini di durata delle verifiche fiscali (Cass. 19338/11 e 14020/11)
20.Accertamento basato su parametri e studi di settore (Cass. 14635/11)
21.Ocse - Corporate loss Utilization through Aggressive Tax Planning
La Corte di Giustizia Europea ha chiarito che” .. l’art.1, n. 1 della Direttiva 2003/49, concernente il regime fiscale comune applicabile ai pagamenti di interessi e royalties fra società consociate europee, è compatibile con una disposizione di diritto tributario nazionale, secondo la quale gli interessi relativi ad un prestito, versati da una società avente sede in uno Stato membro, ad una società consociata avente sede in uno Stato membro diverso, sono computati nella base imponibile dell’imposta sul reddito da attività produttive cui è soggetta la prima società.”
La pronuncia si riferisce al caso di un’impresa tedesca a cui era stata negata la deduzione integrale degli interessi passivi pagati alla controllante olandese, con conseguente aggiunta della quota indeducibile agli utili derivanti dall’attività industriale e commerciale.
La Corte ha chiarito che le disposizioni di diritto interno riguardanti la base imponibile del pagatore degli interessi, quali le regole relative alla deducibilità di talune spese ed alla natura di esse, rispondono ad orientamenti normativi rientranti nella politica tributaria di ciascuno Stato membro.
Il Direttore dell’Agenzia delle Entrate ha chiarito le disposizioni applicative del credito d’imposta per le imprese che finanziano progetti di ricerca in Università ovvero enti pubblici di ricerca, di cui all’art. 1 del decreto legge n. 70/2011.
ll credito d’imposta è utilizzabile in compensazione, mediante modello F24, con esclusione delle fattispecie di cui al comma 2, lettere e), f), g), h)-ter e h)-quater, relative rispettivamente a:
1) contributi previdenziali dovuti da titolari di posizione assicurativa in una delle gestioni amministrate da enti previdenziali, comprese le quote associative;
2) contributi previdenziali ed assistenziali dovuti dai datori di lavoro e dai committenti di prestazioni di collaborazione coordinata e continuativa di cui all’articolo 49, comma 2, lettera a), del TUIR;
3) premi per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali dovuti ai sensi del TU approvato con DPR n. 1124/1965;
4) altre entrate individuate con decreto del MEF, di concerto con i Ministri competenti per settore;
5) credito d’imposta spettante agli esercenti sale cinematografiche.
L’eccedenza IRAP richiesta in compensazione nel periodo d’imposta precedente da parte di un contribuente non più obbligato alla presentazione della relativa dichiarazione può essere esposta nella sezione II del quadro RX del modello Unico, con l’indicazione del codice tributo 3800.
L’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti in merito alla modalità di compilazione del modello Unico, correttivo nei termini (entro il 30 settembre p.v.) o integrativo (entro il entro il termine previsto per la presentazione del modello UNICO relativo all’anno successivo) di un precedente modello 730/2011 presentato dal contribuente, concernente la richiesta di rimborso per somme erogate a titolo di incremento della produttività negli anni 2008 e 2009.
L’Agenzia distingue a seconda che la rettifica abbia o meno ad oggetto la richiesta di rimborso effettuata nel modello 730/2011:
- nel primo caso il contribuente è tenuto a versare l’eventuale minor credito spettante a seguito della rettifica oppure dovrà presentare un’istanza di rimborso, ex art. 38 DPR n. 602/1973, (senza quindi poter beneficiare della ricuperabilità per l’ulteriore credito spettante;
- nel secondo caso invece il contribuente dovrà compilare il modello UNICO PF 2011 correttivo nei termini o integrativo, sterilizzando dall’esito contabile della liquidazione del modello 730/2011 la parte riconducibile al rimborso per incremento della produttività.
Con la circolare n. 39/E del 1° agosto, l’Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti in merito alle modalità di iscrizione e cancellazione delle partite IVA a tale banca dati, chiarendo in particolare gli effetti derivanti dal porre in essere operazioni intra-comunitarie in assenza di autorizzazione.
L’art. 27 del decreto legge n.78/2010 ha infatti modificato l’art. 35 del DPR. n. 633/1972, in tema di dichiarazioni di inizio, variazione e cessazione di attività, introducendo un sistema autorizzatorio per la realizzazione delle operazioni comunitarie.
In attuazione di tale disposizione, il Direttore dell’Agenzia delle Entrate ha diramato lo scorso 29 dicembre 2010 due provvedimenti (n. 188376/2010 e n.188381/2010) che disciplinano le modalità con cui l’Agenzia delle Entrate concede o revoca l’autorizzazione ad effettuare operazioni intra-comunitarie, nonché i criteri e le modalità di inclusione delle partite IVA nella banca dati VIES dei soggetti passivi che effettuano operazioni intra-comunitarie.
L’Agenzia delle Entrate chiarisce ora che, per quanto concerne l’ambito soggettivo di applicazione del nuovo obbligo anche i contribuenti minimi sono tenuti a manifestare la volontà di effettuare operazioni intra-comunitarie (all’atto della presentazione della dichiarazione di inizio attività o successivamente), al fine di ottenere l’inclusione nell’Archivio VIES.
L’Agenzia delle Entrate conferma inoltre che, nonostante il testo dell’art. 27 del decreto legge n. 98/2010 non sia così esplicito, l’inclusione nell’archivio VIES è necessaria anche per i soggetti che effettuano o ricevono prestazioni di servizi intra-comunitarie.
Quanto agli effetti derivanti dal nuovo regime autorizzatorio, l’Agenzia delle Entrate, considerando le indicazioni della relazione illustrativa al testo dell’art. 27, chiarisce che la volontà del legislatore appare chiara nel ritenere che l’assenza dall’Archivio VIES determini il venire meno della possibilità di effettuare operazioni intra-comunitarie e di applicare il regime fiscale loro proprio; il soggetto, infatti, non può essere considerato soggetto passivo IVA italiano ai fini dell’effettuazione di tali operazioni intra-comunitarie.
Nello specifico, la sospensione della soggettività passiva opera non solo nei 30 giorni destinati al controllo finalizzato all’eventuale diniego, ma anche nelle ipotesi in cui intervenga il diniego medesimo o la revoca, fino a quando il contribuente non ottenga l’inserimento nell’Archivio VIES.
La conseguenza di maggior rilievo è che, secondo le Entrate, eventuali operazioni intra-comunitarie effettuate in assenza di autorizzazione (quindi anche nei 30 giorni successivi alla data di presentazione della richiesta di autorizzazione), non sono da considerare comprese nel regime fiscale degli scambi intra-comunitari, ma in quello ordinario.
Qualora, pertanto, l’operazione effettuata in assenza di autorizzazione sia stata trattata come una operazione intra-comunitaria, troveranno applicazione le disposizioni di carattere sanzionatorio dettate dall’art. 6, D.Lgs. n. 471/97.
Con riferimento a questo specifico profilo va tuttavia osservato che, nel rispetto dei principi di affidamento e buona fede del contribuente, l’Agenzia delle Entrate non applicherà sanzioni per le violazioni commesse in relazione ad operazioni effettuate prima della pubblicazione della circolare in esame.
Occorre infine considerare che, in applicazione delle disposizione dettate dai provvedimenti del direttore dell’Agenzia delle entrate sopra citati, era stata operata una rivisitazione automatica delle partite IVA nazionali presenti nell’archivio VIES, completata alla data del 24 febbraio scorso.
Tuttavia, dopo il completamento di tale rivisitazione, l’Agenzia delle Entrate ha ricevuto numerose segnalazioni di criticità concernenti la mancata inclusione nell’archivio stesso di soggetti in realtà in possesso dei requisiti per l’ammissione alla banca dati stessa. Numerosi soggetti, quindi, a seguito di specifica segnalazione presentata al competente ufficio dell’Agenzia delle Entrate, hanno ottenuto il reinserimento del proprio numero di partita IVA nell’archivio informatico, con una retroazione al 29 dicembre 2010. Al riguardo, l’Agenzia indica che, qualora il contribuente abbia l’esigenza di documentare la proprio presenza nell’archivio in una data anteriore al 29 dicembre 2010, potrà ottenere apposita certificazione da parte dell’Agenzia delle Entrate stessa, previa verifica del rispetto dei presupposti richiesti dalla normativa qui analizzata.
Si sottolinea, infine, che, limitatamente ai soggetti interessati alla possibile rivisitazione, poiché questa è stata da tempo completata, gli uffici delle Entrate non potranno prendere ulteriormente in considerazione l’inserimento nel sistema VIES e il rilascio delle suddette certificazioni dopo il 30 settembre 2011.
L’Agenzia delle Entrate conferma che, pur nel mutato quadro giuridico, a seguito delle modifiche apportate all’art. 17, DPR n. 633/72 da parte del D.Lgs. n. 18/2010, il rappresentante fiscale in Italia di un soggetto non stabilito nel territorio dello stato può effettuare acquisti senza applicazione d’imposta, utilizzando il proprio plafond disponibile (art. 8, co. 2, DPR n. 633/72).
L’Agenzia precisa quali sono le operazioni che possono concorrere alla maturazione del plafond in capo al rappresentante fiscale del non residente, nonché quali sono quelle - rilevanti ai fini IVA nel nostro Paese - per le quali tale beneficio potrà essere utilizzato. L’Agenzia sottolinea in particolare, come, a seguito della modifica delle disposizioni relative al debitore d’imposta, con la previsione del c.d. reverse charge obbligatorio, le cessioni interne di beni e le prestazioni interne di servizi, effettuate nei confronti di soggetti passivi residenti, siano soggette al meccanismo dell’inversione contabile con obbligo di assolvimento dell’imposta da parte dell’acquirente stabilito in Italia.
L’art. 23, co. 23, decreto legge n. 98/11 ha introdotto la possibilità per i titolari di partita IVA di sanare la violazione derivante dalla omessa presentazione della dichiarazione di cessazione dell’attività, versando una sanzione di 129 euro, da effettuarsi entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del decreto-legge stesso (ovvero dal 6 luglio 2011).
La sanatoria è ammessa a condizione che la violazione non sia stata già constatata dall’amministrazione finanziaria, con un atto portato a conoscenza del contribuente.
§ il versamento della sanzione deve essere effettuato con il modello F24-elementi identificativi, compilato in ogni sua parte;
§ al fine di semplificare gli adempimenti a carico del contribuente, non è richiesta la presentazione della copia del pagamento effettuato agli uffici dell’Agenzia delle Entrate, né la presentazione della dichiarazione di cessazione dell’attività con il modello AA7/10 o AA9/10;
§ ai fini della possibilità di usufruire dell’agevolazione in esame, il contribuente non deve aver esercitato attività di impresa o professionale nei periodi successivi all’anno di effettiva cessazione dell’attività, da indicare nel modello di pagamento;
§ in presenza delle condizioni indicate, il versamento della sanzione comporta anche la sanatoria per le irregolarità derivanti dalla mancata presentazione della dichiarazione IVA, nonché delle dichiarazioni dei redditi, limitatamente ai redditi di impresa e di lavoro autonomo, con importi pari a zero, relative ai periodi successivi all’anno di effettiva cessazione dell’attività (come indicato nel modello di pagamento).
La legge n. 106/2011, di conversione del decreto legge n. 70/2011 (c.d. Decreto Sviluppo) ha apportato alcune modifiche alle disposizione dell'art. 50-bis, decreto legge n. 331/1993, che disciplina l'istituto del deposito IVA. Più in particolare, l’art. 7, co. 2, lett. cc-ter) del decreto ha introdotto nuovi adempimenti per la prestazione della garanzia, qualora vengano realizzate operazioni di immissione in libera pratica di beni, con introduzione degli stessi in un deposito IVA.
Con la nota n. 84920/RU del 7 settembre, l’Agenzia delle Dogane ha fornito alcune indicazioni concernenti la nuova misura, efficace a decorrere dal sessantesimo giorno successivo a quello di entrata in vigore della Legge di conversione del decreto legge n. 70/2011 (ovvero efficace dal 12 settembre 2011).
Premettendo che l’obbligo di prestazione della garanzia per l'immissione in libera pratica, senza applicazione dell'IVA, di merce non comunitaria destinata ad essere introdotta in un deposito IVA è già richiesta all'importatore dal 1997, l’Agenzia delle Dogane detta alcune indicazioni, in attesa dell’integrazione delle banche dati tenute dalle Agenzie delle dogane e delle entrate, mediante le quali sarà possibile il controllo sulla presentazione della garanzia e il relativo svincolo.
In particolare, nel caso di coincidenza tra operatore che introduce in deposito ed operatore che estrae, tale soggetto effettua le necessarie comunicazioni al depositario e, al fine di velocizzare lo svincolo della garanzia, anche al competente ufficio doganale.
Analogamente opererà il soggetto che procede all'estrazione della merce, nei casi in cui non coincida con l'operatore che ha introdotto la merce nel deposito IVA.
Ai fini dello svincolo della garanzia, il soggetto che procede all'estrazione deve provare l'espletamento degli adempimenti previsti in materia di IVA ai fini della liquidazione dell'imposta, fornendo documentazione dell'avvenuta registrazione dell'autofattura nella propria contabilità.
Analoga prova dovrà essere fornita nel caso in cui i beni immessi in libera pratica e custoditi nel deposito IVA siano spediti in altro Paese comunitario ovvero esportati verso Paesi terzi.
L’Agenzia delle Entrate, con il Provvedimento del direttore n. 133642 del 16 settembre, ha disposto la proroga del termine di presentazione della comunicazione delle operazioni rilevanti ai fini dell’imposta sul valore aggiunto, relative all’anno 2010, prevedendone la trasmissione telematica non oltre il prossimo 31 dicembre, in luogo dell’originario termine del 31 ottobre 2011.
Il Provvedimento, inoltre, sostituisce – semplificandole – le specifiche tecniche allegate al precedente Provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate n. 92846 del 21 giungo scorso.
La circolare n. 41 contiene i primi chiarimenti ministeriali sulle novità introdotte dal decreto legge n. 98/2011, di cui si segnalano di seguito gli elementi più rilevanti.
Interessi infragruppo
La prima misura commentata è la modifica al regime degli interessi infragruppo disciplinato dall’art. 26-quater del DPR n. 600/1973. Tale regime prevede l’esenzione da imposizione degli interessi pagati da società italiane a società residenti in Stati membri diversi appartenenti al medesimo gruppo (consociate), ove sussistano i requisiti della Direttiva europea 2003/49/CE e la società europea dimostri di essere l’effettivo beneficiario di tali redditi. La nuova norma prevede che sugli interessi pagati a società europee non in grado di dimostrare di essere gli effettivi beneficiari si applicherà una ritenuta del 5% (in luogo di quella ordinaria del 12,5%, o 27% se il beneficiario effettivo è residente in Paesi black list). Tale misura si applica agli interessi corrisposti a decorrere dal 6 luglio 2011, ma con la possibilità di applicarsi anche agli interessi pagati prima di tale data purché la ritenuta sia versata entro il 30 novembre 2011; nel caso gli interessi siano già stati corrisposti la ritenuta è applicata nella misura del 6%. La circolare si sofferma sul quadro normativo esistente nonché sulla nozione di “beneficiario effettivo”; chiarisce che gli atti di garanzia dei prestiti obbligazionari sono in ogni caso soggetti ad imposta di registro, con aliquota dello 0,25%. In relazione a tali atti opera una presunzione di territorialità assoluta dell’atto, che deve di conseguenza essere assoggettato a registrazione in termine fisso, sia se stipulato nel territorio dello Stato sia se stipulato all’estero. E’ inoltre precisato che la misura si applica anche agli interessi oggetto di un’attività di accertamento già avviata, e non ancora definitiva.
Ritenuta d’acconto su bonifici
La circolare chiarisce che le banche e Poste Italiane SPA, tenute ad operare la ritenuta del 10% sui bonifici disposti dai contribuenti per beneficiare di oneri agevolabili (ex art. 25 DL 78/2010), a seguito della riduzione al 4% disposta dal Dl 98/2010, potranno accreditare direttamente al soggetto beneficiario la differenza del 6% trattenuta in eccesso.
Soppressione dell’obbligo di garanzia
Con riferimento alla soppressione dell’obbligo di prestare garanzia per i versamenti rateali superiori a 50.000 euro, dovuti a seguito di accertamento con adesione, conciliazione giudiziale e acquiescenza, l’Agenzia chiarisce che nel caso di mancato pagamento delle rate successive alla prima sarà iscritto a ruolo l’intero importo residuo da versare, comprensivo di relativi interessi. Inoltre, a fine di agevolate il pagamento da parte del contribuente è chiarito che benché la soppressione delle garanzie non sia applicabile alle definizioni già perfezionate (versamento prima rata e prestazione garanzia) alla data di entrata in vigore del decreto, nel caso il contribuente a tale data abbia tempestivamente versato la prima rata, gli uffici possono esimersi dal richiedere la garanzia ai contribuenti.
Con riferimento alla possibilità di procedere all’accertamento induttivo in caso di omessa o infedele dichiarazione dei dati previsti nei modelli per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini degli studi di settore, l’Agenzia chiarisce che tale possibilità opera solo se le irregolarità compiute dal contribuente sono tali da rendere applicabili le sanzioni conseguenti ex art 1, comma 2-bis Dlgs 471/1997 (es. maggiore reddito accertato attraverso gli studi di settore è superiore al 10% del reddito dichiarato). Pertanto, la disposizione è applicabile ai contribuenti effettivamente soggetti agli studi di settore e non a coloro che sono solo obbligati alla presentazione del modello).
Per quanto concerne la semplificazione per le attività di noleggio autoveicoli data dall’eliminazione del rilascio della ricevuta fiscale e dello scontrino, ed il conseguente ripristino dell’obbligo di emissione della fattura al momento del pagamento del corrispettivo, l’Agenzia delle Entrate chiarisce che all’atto della mera consegna del bene (senza pagamento) non dovrà essere emesso al cliente alcun documento fiscale rinviando la sua emissione al momento della riconsegna del bene (e pagamento).
Pertanto, in luogo della ricevuta e/o scontrino fiscale, la consegna del veicolo al cliente resterà documentata esclusivamente dai documenti e/o scritture contabili del concedente (es. contratto di noleggio stipulato prima della consegna e consegnato in copia al cliente).
Bonus e stock option per il settore finanziario.
L’addizionale IRPEF del 10% sui compensi erogati sotto forma di bonus e stock options ai dirigenti e collaboratori del settore finanziario, di cui all’art. 33 DL n. 78/2010, si rende applicabile sull’ammontare della retribuzione variabile che eccede l’importo fisso della retribuzione e non più sull’ammontare che eccede il triplo della retribuzione. L’addizionale si applica alle componenti variabili alla retribuzione erogate a decorrere dal 17 luglio 2011, anche se maturate in precedenza, in conformità al principio di cassa che regola il momento impositivo per la categoria del reddito di lavoro dipendente (art. 51 del TUIR).
Come chiarito dalla precedente circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 4/2011, l’ambito applicativo dell’addizionale è il settore finanziario, cos’ di seguito individuato: le banche, le SGR, le SIM, gli intermediari finanziari, gli istituti che svolgono attività di emissione di moneta elettronica, le società esercenti attività finanziarie indicate nell’art. 59 del TUB, le holding che assumono e/o gestiscono partecipazioni in società finanziarie, creditizie o industriali.
Inoltre, la norma si rende applicabile anche ai dirigenti del settore bancario e finanziario che prestano la loro attività all’estero, per i quali l’addizionale si applicherà alla retribuzione effettiva e non a quella convenzionale prevista dall’art. 51, comma 8-bis del TUIR. Si ricorda che, nella circolare n. 59/2008, l’Agenzia aveva ritenuto che “..dall’introduzione del criterio convenzionale consegue che ogni retribuzione aggiuntiva a quella ordinaria (come, ad esempio, emolumenti in natura, indennità, straordinari, premi) non soggiacciono ad alcuna tassazione autonoma, dovendosi ritenere gli stessi assorbiti nella determinazione forfetaria della base imponibile realizzata attraverso il rinvio alle retribuzioni convenzionali”.
11.Pagamenti PA – Verifica ex art. 48bis DPR n. 602/73 (Circ. RGS n. 27/2011)
La Ragioneria Generale dello Stato (RGS), confermando la validità delle indicazioni fornite con le precedenti circolari n. 22/2008 e 29/2009 (commentate nelle news del 1° agosto 2008 e 10 novembre 2009), fornisce un importante chiarimento sulla sussistenza dell'obbligo di sottoporre alla verifica ex art. 48-bis del DPR n. 602/1973 le erogazioni effettuate a favore delle imprese a titolo di contributo, incentivi, sovvenzioni e finanziamenti a fondo perduto.
Le Pubbliche Amministrazioni sono tenute alla verifica, prima di effettuare il pagamento di somme superiori a 10.000 euro, dell’esistenza di cartelle erariali non pagate da parte del beneficiario del pagamento, per un ammontare complessivo almeno pari a tale importo (art. 48-bis del DPR n. 602/1973, come attuato dal successivo decreto MEF n. 40/2008). Nel caso di sussistenza di tali inadempienze, la PA sospende il pagamento e segnala la circostanza all’agente della riscossione competente per territorio ai fini dell’esercizio dell’attività di riscossione delle somme iscritte a ruolo.
Nella precedente circolare RGS n. 22 del 2008 era stato chiarito che non erano soggetti all’applicazione dell’art. 48-bis i trasferimenti di somme effettuati in base a specifiche disposizioni di legge o per dare esecuzione a progetti cofinanziati dall’Unione.
Nella circolare n. 27 la RGS chiarisce ulteriormente che, nei casi in cui la legge di agevolazione stabilisce direttamente i requisiti dei soggetti ammessi al beneficio, nonché le modalità di determinazione dello stesso, lasciando alla PA che eroga materialmente le somme solo il mero controllo sul possesso di tali requisiti senza alcuna attività discrezionale, il pagamento di tali erogazioni non è soggetto all’attività di verifica ex art. 48-bis.
Tale esclusione è giustificata da parte della RGS dalla considerazione che l’agevolazione è predeterminata e finalizzata al raggiungimento di obiettivi ritenuti meritori dalla collettività, che sono prevalenti rispetto alle esigenze di procedere alla predetta verifica.
L’Agenzia delle Entrate ha fornito alcuni chiarimenti concernenti l’articolo 23, comma 7, del decreto legge n. 98/2011, che ha modificato l’articolo 13 della Tariffa, parte prima, allegata al DPR n. 642/1972, stabilendo uno specifico prelievo sulle comunicazioni relative ai depositi di titoli inviati dagli intermediari finanziari.
La disciplina applicabile, ai fini dell’imposta di bollo, rimane invariata con riferimento agli estratti di conto corrente.
Le tabelle seguenti illustrano le nuove misure del prelievo in esame.
Gli importi indicati per l’anno 2011 trovano applicazione a partire dal 17 luglio 2011, giorno successivo a quello di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della legge di conversione del decreto legge n. 98/2011.
Si rammenta, invece, che, per il periodo intercorrente tra la data di approvazione del decreto legge (6 luglio 2011) e la data di pubblicazione nella G.U. della legge di conversione del decreto (16 luglio 2011), trovano applicazione gli importi definiti in sede di approvazione del decreto legge.
L’imposta di bollo, secondo gli importi indicati nelle precedenti tabelle, deve essere applicata per le comunicazioni inviate dalle banche, da Poste Italiane e da altri intermediari finanziari che intrattengono con la propria clientela depositi titoli (rapporti riconducibili alla custodia e all’amministrazione degli stessi, anche quando questi siano dematerializzati).
Nel caso di più rapporti di deposito di titoli intestati al medesimo soggetto, l’imposta di bollo deve essere corrisposta in relazione a ciascun rapporto; qualora, invece, un deposito, in relazione al quale è emessa una unica comunicazione, sia contestato a più soggetti, l’imposta va assolta una sola volta.
L’imposta non è, inoltre, dovuta, ai sensi della nota 3-ter all’articolo 13 della Tariffa, per le comunicazioni relative ai depositi di titoli dematerializzati di valore complessivo non superiore a 1.000 euro.
La quantificazione del valore dei titoli detenuti deve essere effettuata sulla base del valore nominale o di rimborso.
Nel caso in cui il titolo abbia sia un valore nominale che di rimborso e tali valori differiscano tra loro, il valore complessivo deve essere determinato in considerazione del valore nominale.
L’Agenzia delle Entrate precisa che devono essere considerati per la quantificazione del valore anche i titoli che non presentino né un valore di emissione né un valore di rimborso; in tal caso, occorre tener conto del valore di acquisto dei titoli.
Come emerge dai valori riportati nella seconda tabella, nei confronti dei soggetti diversi dalle persone fisiche, trovano applicazione:
o sia la maggiorazione disposta ai sensi della nota 3-bis dell’articolo 13,
o sia l’addizionale dell’imposta di bollo, disposta dall’articolo 11, DL n. 691/1994, pari al 50% dell’imposta di cui all’articolo 13, nota 3-bis.
L’Agenzia delle Entrate ricorda che, per gli atti soggetti all’imposta di bollo sin dall’origine, tra i quali rientrano le comunicazioni relative ai depositi di titoli, l’imposta è dovuta al momento della loro formazione; tale momento coincide, per le comunicazioni in esame, con la data della loro emissione. Pertanto, al fine di stabilire la disciplina applicabile, è rilevante la data di invio delle comunicazioni, mentre non riveste alcuna importanza il periodo di riferimento del documento.
L’articolo 37 del decreto legge n. 98/2011 introduce anche nel processo tributario il contributo unificato (CU), già vigente nell’ambito del processo civile e amministrativo, prevedendo che questo sia dovuto – in un ammontare commisurato al valore della controversia - per ciascun grado di giudizio del processo tributario stesso.
Il Dipartimento delle Finanze ha fornito indicazioni operative in merito all’applicazione del CU. Di seguito si presentano le principali:
§ il CU trova applicazione con riferimento ai ricorsi notificati – relativi a giudizi in corso o a ricorsi introduttivi - alla data del 7 luglio 2011, indipendentemente dalla data del deposito presso le Segreterie delle Commissioni tributarie provinciali e regionali ovvero dalla data di richiesta di iscrizione a ruolo;
§ è tenuta al pagamento contestuale del CU la parte che per prima si costituisce in giudizio, che deposita il ricorso introduttivo. Quindi, nel giudizio di primo grado al pagamento del CU è tenuto, di regola, il ricorrente; nel giudizio di appello è tenuta normalmente la parte soccombente in tutto o in parte nel giudizio di primo grado; tuttavia, nell’ipotesi di soccombenza parziale in primo grado, in cui la sentenza sia stata appellata con distinti ricorsi dal contribuente e dall’amministrazione, ciascuna parte che ricorre è tenuta al pagamento del contributo in relazione al valore della controversia oggetto dei rispettivi ricorsi. Inoltre, qualora il resistente si sia costituito in giudizio prima dell’attore, il soggetto obbligato al pagamento del CU è la parte resistente.
§ il contributo unificato è corrisposto mediante versamento presso:
o gli agenti della riscossione, utilizzando il modello F23;
o gli uffici postali, utilizzando l’apposito bollettino di conto corrente postale intestato alla sezione di tesoreria dello Stato, competente per provincia;
o le rivendite di generi di monopolio e di valori bollati (es. tabaccai).
o l’ufficio giudiziario adito;
o le generalità e il codice fiscale dell'attore o ricorrente;
o le generalità delle altre parti.
L’Agenzia delle Entrate ha precisato che le società di persone con esercizio “a cavallo” imputano il risultato di bilancio nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta (anno solare) in cui l’esercizio si chiude. Analogo principio opera nei confronti dei soci di tali società: il reddito da partecipazione, imputato per trasparenza, confluisce nella dichiarazione del periodo d’imposta in cui si chiude l’esercizio.
L’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 89 del 12 settembre 2011, ha prorogato al 31 dicembre 2011 il termine per acquisire l’asseverazione del contratto di rete, inizialmente fissato al 30 settembre 2011.
16.Adeguamento dei compensi per i soggetti abilitati nel 2010 (Decreto 14/6/11)
Con decreto del MEF sono stati adeguati i compensi spettanti ai CAF, professionisti (16,29 euro) ed ai sostituti d’imposta (13,03 euro) per ciascuna dichiarazione modello 730/2010 elaborata e trasmessa.
I sostituti d’imposta applicheranno l’aumento sui compensi spettanti, con le modalità di cui al comma 2, dell’art. 38 Dlgs n. 241/1997. I sostituti d’imposta che hanno già percepito il compenso per l’attività svolta nel 2010, per recuperare tale aumento, riducono i versamenti delle ritenute fiscali relative al mese di pubblicazione del decreto.
Il direttore dell’Agenzia delle Entrate ha approvato il modello di domanda per la definizione delle liti fiscali pendenti, da presentare ai sensi dell’art. 39, co. 12, DL n. 98/2011; tale modello deve essere utilizzato dai contribuenti che intendono definire le liti fiscali di valore non superiore a 20.000 euro in cui è parte l’Agenzia delle Entrate, pendenti alla data del 1° maggio 2011 dinanzi alle Commissioni tributarie o al Giudice ordinario, in ogni grado del giudizio e anche a seguito di rinvio.
La Cassazione precisa da un lato che può costituire un abuso di diritto la fatturazione soggettivamente falsa, ovvero quella fatta a fronte di un’operazione commerciale esistente ma a un contribuente diverso da quello reale; e dall’altro che nel processo tributario non può essere utilizzato il giudicato esterno oltre il periodo di imposta, in quanto potrebbe paralizzare l’accertamento di condotte elusive.
In tema di giudicato esterno, secondo la Cassazione occorre distinguere tra l’ipotesi in cui “un’unica imposta venga frazionata in più anni, talchè venga in considerazione un unico periodo di imposta ed i diversi giudizi attengano ai singoli ratei scaglionati nel tempo, dalla differente ipotesi in cui - pur ricorrendo un identico rapporto giuridico di imposta (IVA, INVIM, IRPEF, ecc.) - nei giudizi che lo riguardano vengano in considerazione diversi periodi di imposta”.
Nel primo caso – secondo la Cassazione – il giudicato relativo ad una annualità coinvolge anche le altre, poiché la questione - concernente un unico periodo di imposta - è identica in tutti i suoi aspetti, divergendo solo le modalità temporali di imputazione.
Nel secondo, invece, quando da un’unica fonte scaturiscano diversi periodi di imposta, per i quali il presupposto dell’imposizione va calibrato in relazione alle poste attive e passive (capacità contributiva, volume di affari, spese deducibili) differenti anno per anno, il giudicato non può che coinvolgere solo quella specifica annualità che costituisce oggetto del giudizio.
Ciò considerato, la Cassazione ritiene che la proiezione del giudicato oltre il periodo di imposta che ne costituisce lo specifico oggetto possa tradursi in un impedimento alla realizzazione del contrasto all’abuso del diritto. La preclusione da giudicato finirebbe, infatti, col paralizzare l’accertamento di condotte elusive per le successive annualità, magari temporalmente distanti da quella costituente oggetto dell’accertamento sul quale si è formato il giudicato.
19.Termini di durata delle verifiche fiscali (Cass. 14020/11)
La Corte di Cassazione ha negato che dal protrarsi della verifica fiscale in azienda della Guardia di finanza oltre i termini di verifica previsti dall’art.12, legge n. 212/2000 possa conseguire la nullità dell’avviso di accertamento emanato sulla base del PVC, stilato a conclusione della verifica stessa.
La Cassazione ha confermato le osservazioni della CTR della Liguria che ha dichiarato come la norma contestata non dichiari che tale termine sia perentorio, né preveda la sanzione della nullità degli atti compiuti dopo tale termine. Inoltre, secondo la Corte, la nullità dell’intero accertamento rappresenterebbe una sanzione sproporzionata a fronte del disagio arrecato al contribuente dalla lunga permanenza degli agenti dell’amministrazione.
Tale sentenza parrebbe chiudere a sfavore delle imprese il lungo dibattito sulla valenza giuridica da attribuire alla violazione del termine di durata delle verifiche fiscali e, conseguentemente, ridurre la valenza positiva della riduzione dei termini di verifica fiscale per le imprese in contabilità semplificata e lavoratori autonomi (massimo 15 giorni), prevista dall’art. 7, comma 2, lett. c) del decreto legge n. 70/2011 (cd. decreto sviluppo).
20.Accertamento basato su parametri e studi di settore (Cass. 19338/11 e 14635/11)
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell’accertamento basato sugli studi di settore, posto che le presunzioni semplici derivanti dalle stime degli studi avevano trovato il loro riscontro, in termini di gravità, precisione e concordanza, nel contraddittorio obbligatorio che l’Agenzia delle Entrate aveva correttamente attivato con il contribuente.
21.Ocse – Perdite e Tax Planning
L’OCSE ha pubblicato il rapporto "Corporate Loss Utilization Through Aggressive Tax Planning", che analizza la pianificazione fiscale aggressiva internazionale sotto il profilo dell’utilizzazione delle perdite fiscali e del loro impatto sul gettito erariale dei singoli Stati.
La recente crisi economica e finanziaria internazionale ha comportato un aumento delle perdite d’impresa, con l’attivazione di meccanismi di riporto in avanti delle perdite di entità tale da raggiungere, in alcuni paesi, il 25% del PIL. Nella maggioranza dei casi si tratta di meccanismi utilizzati in maniera corretta; tuttavia, secondo l’OCSE, in alcuni casi sono stati utilizzati “vuoti” normativi degli ordinamenti e forme di pianificazione fiscale aggressiva che non rispettano lo spirito della legge. Il Rapporto dell’OCSE individua alcuni degli schemi più comuni e identifica le tre principali aree di rischio nell’ottica degli Stati: riorganizzazioni societarie, strumenti finanziari, e transfer pricing in violazione del principio dell’arm’s lenght.