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Timestamp: 2017-03-30 20:31:54+00:00
Document Index: 141559588

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'sentenza ', 'art. 9', 'art. 13', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 8', 'art. 12', 'art. 80']

27 feb La prescrizione dei contributi
Sono un dipendente, dall'esame dell'estratto conto Inps ho rilevato che un mio ex datore di lavoro ha omesso di versare i contributi previdenziali in mio favore per il periodo marzo 1982-giugno 1984. Gradirei essere informato sulla prescrizione dei contributi previdenziali. (Carlo N.)
A decorrere dal 1° gennaio 1996 i contributi previdenziali ed assistenziali si prescrivono decorsi cinque anni dalla data in cui gli stessi dovevano essere versati (art. 3, commi 9 e 10, legge n. 335/95). Se invece l'azione di recupero dei contributi omessi è iniziata a seguito di denuncia del lavoratore o dei suoi superstiti il termine prescrizionale è stabilito in 10 anni. La prescrizione può essere comunque interrotta con diffida da parte dell'Inps.
27 feb Laurea del 1986: riscatto retributivo
Sono un dipendente del settore credito, laureato in economia e commercio. Ai fini pensionistici, il mio trattamento sarà calcolato con il metodo misto (retributivo fino al 1995 e contributivo dal 1996 in poi). Se dovessi riscattare il corso legale della laurea (1981-1986) potrò ottenere un aumento del periodo retributivo, perché relativo ad un periodo ante 1996, o di quello contributivo, perché il riscatto è fatto successivamente all'anno 1995? (Silvano, R.)
Nel caso in esame, tenuto conto che il periodo del corso legale della laurea si colloca in data anteriore all'anno 1996, il riscatto andrà ad incrementare il peirodo retributivo e comporterà, da parte dell'Inps, il calcolo dell'onere secondo le regole di tale sistema.
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27 feb Niente oneri per disabili e disoccupati
Gradirei conoscere le agevolazioni riconosciute ai disabili e disoccupati in caso in caso di anticipo pensionistico Ape social quattro di importo fino a 1.500 euro lordi mensili. (Giuliano N.)
Le categorie protette destinatarie dell'Ape social quattro, cioè i disoccupati che hanno esaurito gli ammortizzatori sociali, i lavoratori disabili, quelli che hanno un parente disabile (entro il primo grado) da assistere ed i lavoratori che svolgono mansioni riconosciute gravose (operai edili, ferrovieri, maestre d'asilo) avranno una particolare agevolazione in quanto non sosterranno alcun costo fino alla soglia di 1.500 euro lordi mensili.
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23 feb I giovani penalizzati sulle pensioni
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21 feb Domande ricorrenti. Reversibilità: ripartizione flessibile in caso di divorzio
La Corte Costituzionale con la sentenza n. 419/1999 ha chiarito che, in caso di divorzio, la pensione di reversibilità non può essere ripartita tra l’ex coniuge divorziato, titolare dell’assegno divorzile, ed il coniuge superstite, avente diritto alla pensione, semplicemente in proporzione alla durata dei rispettivi matrimoni cioè in base ad un criterio puramente matematico. Il giudice, nella ripartizione della pensione di reversibilità, deve invece tener conto sia delle esigenze del coniuge, superstite, sia di quelle dell’ex coniuge, pur non trascurando l’elemento temporale dei due matrimoni.
Secondo i giudici della Consulta la mancata considerazione di qualsiasi correttivo nell’applicazione del criterio matematico di ripartizione, renderebbe possibile l’esito paradossale che “il coniuge superstite potrebbe conseguire una quota di pensione del tutto inadeguata alle più elementari esigenze di vita, mentre l’ex coniuge potrebbe conseguire una quota di pensione del tutto sproporzionata all’assegno in precedenza goduto, senza che il tribunale possa tener conto di altri criteri, per ricondurre ad equità la situazione”.
La Corte Costituzionale ha così dato la corretta interpretazione dell’art. 9, comma 3, della legge n. 898/1970 (Disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio) nel testo sostituito dall’art. 13 della legge n. 74/1987.
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20 feb Domande ricorrenti. Come si recuperano i contributi evasi
Com'è noto, per i lavoratori dipendenti il prelievo dei contributi avviene direttamente dalla busta paga. In altri termini il datore di lavoro trattniene una somma dalla retribuzione che poi versa all'Inps. Il contributo è obbligatorio in quanto dovuto per legge. Gli eventuali accordi tra le parti per non pagare la contribuzione non hanno valore. I contributi vengono calcolati in percentuale sulla retribuzione lorda: una parte è a carico dell'azienda ed una parte è a carico del lavoratore. Più precisamente la contribuzione dovuta dal datore di lavoro è pari ai due terzi del totale e quella posta a carico del lavoratore dipendente è pari ad un terzo.
2) pagamento di una somma equivalente alla quota di pensione maturata in caso di regolare versamento dei contributi. A questo riguardo occorre presentare all'Inps la richiesta di riscatto allegando documentazione dell'epoca attestante l'assistenza, la durata del rapporto di lavoro, nonché l'ammontare della retribuzione percepita.
Il lavoratore che sostiene l'onere del riscatto può rivalersi nei confronti del datore di lavoro, previa valutazione sulle opportunità dell'azione legale in relazione al possibile esito favorevole della causa. Il diritto di rivalersi sul datore di lavoro responsabile della omissione contributiva può essere esercitato anche se il lavoratore vi abbia rinunciato. Lo ha affermato la Cassazione nella sentenza n. 20686/2004. Nella specie il dipendente di una Società per azioni (S.p.a.) aveva raggiunto con l'azienda un accordo in base al quale aveva rassegnato le proprie dimissioni. Nel sosttoscrivere l'accordo, il lavoratore aveva rinunciato ad ogni altro diritto derivante dal rapporto di lavoro.
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14 feb Domande ricorrenti. Natura e valore dell’assegno divorzile
Dallo scioglimento del vincolo matrimoniale nasce il cosiddetto assegno divorzile che ha natura diversa dall’assegno di mantenimento e da quello alimentare, eventualmente, concessi in sede di separazione, che presuppongono invece l’esistenza del rapporto coniugale.
Normalmente il diritto all’assegno divorzile viene riconosciuto ad uno dei due coniugi per consentirgli lo stesso tenore di vita avuto durante il matrimonio. L’assegno divorzile deve essere versato dal momento del passaggio in giudicato della sentenza di divorzio o può essere richiesto in epoca successiva in presenza di un oggettivo stato di bisogno di uno dei soggetti divorziati.
È data anche la possibilità di rinunciare all’assegno ma al verificarsi di uno stato di bisogno è consentita la revisione di quanto deciso precedentemente dal tribunale. L’assegno divorzile può essere versato con periodicità mensile o liquidato in una soluzione, previo accertamento sulla congruità della somma da parte del tribunale.
Quando il diritto alla pensione di reversibilità compete a due coniugi (quello divorziato titolare di assegno divorzile e quello del secondo matrimonio), rispetto alla legge n. 898/1970, secondo cui la pensione deve essere ripartita in base alla durata legale dei due matrimoni.
La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 419/1999, per ovviare ai possibili casi di iniquità, ha conferito al giudice un ampio margine di discrezionalità stabilendo che la pensione, pari al 60% del trattamento percepito o spettante al soggetto deceduto, venga assegnata tenendo conto non solo della durata dei due matrimoni, ma anche delle condizioni economiche dei due coniugi superstiti.
Anche ai divorziati, al pari degli altri coniugi titolari di pensione di reversibilità, soggiacciono alla normativa relativa ai decreti di cumulo, introdotta con la legge n. 335/1995 (legge Dini), secondo cui il trattamento pensionistico subisce una decurtazione del 25%, 40% e 50% in presenza di un reddito personale annuo, oltre alla pensione, superiore, rispettivamente, a tre, quattro e cinque volte il trattamento minimo.
In caso di pensione di reversibilità ripartita tra due coniugi, il diritto di cumulo si applica separatamente in quanto le due quote di pensione sono da considerarsi distinte l’una dall’altra. Se il soggetto obbligato non provvede a versare l’importo dovuto, è data la possibilità di agire esecutivamente nei suoi confronti o nei confronti di chi risulta essere suo debitore (esempio il datore di lavoro) per ottenere quanto spettante.
Inoltre è possibile richiedere, a tutela del legittimo diritto, idonea garanzia di natura reale (sequestro). Se tale garanzia viene accordata, il provvedimento adottato è ritenuto titolo idoneo per iscrivere ipoteca sui beni del soggetto obbligato. In caso di mancato pagamento dell’assegno divorzile è possibile altresì procedere al pignoramento dello stipendio o della pensione del soggetto debitore, nei limiti, però della quota di ½, ai sensi dell’art. 8 della legge n. 898/1970, come modificato dall’art. 12 della legge n. 74/1987.
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13 feb Domande ricorrenti. Bonus contributivo agli invalidi
Ai sensi dell'art. 80, comma 3, della legge n. 388/2000, a decorrere dal 2002, ai lavoratori sordomuti, agli invalidi civili e del lavoro (sia Inail che Ipsema) con invalidità superiore al 74% ed agli invalidi di guerra o per servizio delle prime quattro categorie sono riconosciuti, a domanda, per ogni anno, anche precedente al 2002, di effettivo lavoro dipendente o in cooperativa due mesi di contribuzione figurativa utile ai fini pensionistici.
Il beneficio è riconosciuto fino al limite massimo di cinque anni e, comunque, entro l'anzianità contributiva massima valutabile nel fondo competente a liquidare la pensione.
La maggiorazione non si applica nei casi di versamenti volontari. Detta maggiorazione, oltre che sull'anzianità contributiva, incide anche sul calcolo della pensione ed a seconda del periodo di lavoro per il quale viene attribuito, il bonus andrà ad incrementare rispettivamente le due quote per la determinazioe della parte retributiva del trattamento pensionistico e cioè la quota A, che si riferisce alla anzianità maturata entro il 31 dicembre 1992, se la maggiorazione riguarda periodi anteriori al 1° gennaio 1993 e la quota B se relativa a periodi successivi al 31 dicembre 1992.
Il beneficio non si considera, invece, per la determinazione della retribuzione annua media pensionabile (ultimi 5 anni per la quota A di pensione e ultimi 10 anni per la quota B di pensione). Per ottenere il bonus contributivo è necessario comprovare il requisito richiesto presentando all'ente di previdenza una apposita domanda corredata da idonea documentazione (per gli invalidi civili, dal verbale di accertamento sanitario Asl, completo dalla conferma espressa dalla Commissione medica di verifica del Tesoro).
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08 feb Domande ricorrenti. All'invalida spetta l'assegno sociale
Dall'aprile 2000 sono stata riconosciuta invalida civile al 100% e percepisco la relativa pensione. Che ne sarà della prestazione assistenziale quando compirò l'età per il pensionamento di vecchiaia?
Al compimento dell'età pensionabile la lettrice continuerà a percepire la prestazione assistenziale sotto forma di assegno sociale Inps. Il passaggio da pensione di invalidità civile, ad assegno sociale avverrà d'ufficio senza richiedere la presentazione di alcuna domanda da parte dell'interessata.
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