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Timestamp: 2020-06-04 11:27:36+00:00
Document Index: 55848902

Matched Legal Cases: ['art. 34', 'art. 33', 'art. 34', 'art 34', 'art. 36', 'art. 34', 'art. 35', 'art 36', 'art. 37', 'art 137', 'art. 37']

Clausole vessatorie nei contratti tra professionista e consumatore - Domande frequenti (FAQ)
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(Artt.33-38 Codice del Consumo)
Quale è il quadro normativo di riferimento?
Cosa si intende per “clausole vessatorie”?
Quale è l’ambito di applicazione?
Quale è lo scopo della normativa?
Quali rimedi sono previsti?
La disciplina sulle clausole vessatorie, introdotta dalla Direttiva 93/13/CE e recepita nel nostro ordinamento con legge n. 52 del 1996 e originariamente contenuta negli articoli dal 1469 bis al 1469 sexies del Codice Civile, è oggi collocata all’interno del Codice del Consumo (D. Lgs 6 settembre 2005, n. 206) agli artt. 33 e ss.
Una tutela contro le clausole vessatorie si rinviene altresì all’interno del Codice Civile, che agli artt. 1341 e 1342 disciplina l’efficacia delle condizioni generali di contratto e dispone una tutela del contraente che sottoscrive moduli o formulari. Tali norme, tuttavia, differiscono dalle prime per il più ampio ambito di applicazione cui sono sottoposte e per i loro effetti, meno protettivi per il contraente o aderente.
L’espressione “clausole vessatorie” viene utilizzata con riferimento a determinate clausole contrattuali che, in quanto particolarmente onerose a danno del consumatore, costituiscono oggetto di specifica trattazione all’interno del Codice del Consumo (Parte III, Titolo I).
Il Codice del Consumo non fornisce un elenco di clausole da considerare tassativamente vessatorie.
La vessatorietà della clausola in linea di principio presuppone che vi sia stata una predisposizione unilaterale del contratto da parte del professionista tale da impedire una contrattazione specifica sulle condizioni contrattuali (cfr. art. 34 ult. c.) e che ad essa sia seguito un disequilibrio della posizione del consumatore nel contesto contrattuale.
Sarà onere della controparte, il professionista, provare che le clausole del contratto sono state oggetto di specifica trattativa con il consumatore, ancorché unilateralmente predisposte, e che l’assetto contrattuale complessivo è tale da annullare ogni squilibrio a scapito del consumatore.
L’art. 33 c. I genericamente definisce vessatorie le clausole che determinano uno squilibrio giuridico delle posizioni contrattuali tra le parti, vale a dire uno squilibrio dei reciproci diritti e obblighi in misura significativa (cfr. art. 34 c. II), considerata la natura del bene o servizio oggetto del contratto nonché le circostanze esistenti al tempo della sua conclusione, le altre clausole presenti o il contenuto di un altro contratto al primo collegato o da esso dipendente (cfr. art 34 c. II).
Più nello specifico, invece, il comma II dell’articolo individua una lista c.d. “grigia” di clausole che si presumono vessatorie e che pertanto sono da considerarsi tali fino a prova contraria; l’art. 36 c. II elenca una serie di clausole ritenute vessatorie ancorché oggetto di trattativa, c.d. lista “nera”.
L’art. 34 c. III, IV infine dispone quali clausole non sono da considerare vessatorie.
Ai sensi dell’art. 35 le clausole proposte al consumatore per iscritto devono soddisfare il requisito della trasparenza, il quale impone che la loro redazione avvenga in modo chiaro e comprensibile. Si consideri tuttavia che, in caso di dubbio interpretativo sulla clausola, il codice dispone una interpretatio contra proferentem, imponendo quindi l’interpretazione più favorevole al consumatore.
La disciplina contenuta nel Codice del Consumo riguarda i contratti standardizzati, cioè conclusi mediante sottoscrizione di moduli o formulari predisposti dal professionista, e i contratti individuali conclusi tra consumatore e professionista.
L’ambito di applicazione soggettivo è quindi limitato ai soli contratti in cui vi sia un consumatore, quale soggetto debole e, in generale, in quanto persona fisica che agisce per scopi estranei alla attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale eventualmente svolta. Il professionista, ovvero la persona fisica o giuridica che agisce nell’esercizio della propria attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale, ovvero un suo intermediario, è colui che predispone il contenuto del contratto o che ne definisce le condizione in veste di parte economicamente più forte.
Scopo della disciplina è quello di intervenire sulle ipotesi di squilibrio contrattuale, consentendo al consumatore da un lato, la riconoscibilità delle clausole vessatorie di cui poter rifiutare la sottoscrizione, dall’altro, permettergli di rivolgersi al giudice al fine di ottenere una dichiarazione di nullità.
La normativa si propone, inoltre, di incidere sulle pratiche dei professionisti al fine di indurre ad un riequilibrio del contratto e all’adeguamento della contrattazione a standard di chiarezza e comprensibilità.
L’individuazione delle clausole vessatorie, pertanto, è volta a consentire una limitazione dell’autonomia privata del professionista, impedendo a questi di abusare della propria maggior forza contrattuale attraverso la predisposizione di condizioni contrattuali inique o vessatorie per il contraente consumatore.
Su tali presupposti la disciplina sulle clausole vessatorie mira a fornire al consumatore gli strumenti per riequilibrare la asimmetria del rapporto contrattuale con il professionista.
La sanzione prevista in caso di vessatorietà della clausola è la nullità c.d. “di protezione”, in quanto contraddistinta da talune peculiarità che rendono la normativa particolarmente favorevole per la parte consumatrice.
Tale nullità, infatti, si contraddistingue in primo luogo perché parziale, essa non colpisce infatti l’intero contratto bensì una parte di esso, rimanendo efficace per il resto; si contraddistingue inoltre per essere relativa, in quanto applicabile a vantaggio del solo consumatore.
Tuttavia, l’eventuale inerzia di quest’ultimo ad impugnare le clausole abusive presenti nel contratto non impedisce che esse siano comunque colpite e sanzionate dal giudice, il quale è in ogni caso legittimato a rilevarne d’ufficio la vessatorietà (cfr. art 36 c III).
Lo scopo di tale previsione normativa è quello di rendere effettiva la tutela del consumatore, in particolare tenuto conto del rischio non trascurabile che questi ignori i propri diritti o incontri difficoltà ad esercitarli, oltreché della posizione di debolezza del consumatore rispetto alla controparte professionale, in quanto parte contrattuale che non ha contribuito alla formazione del contenuto del contratto.
Il Codice del Consumo, inoltre, all’art. 37 ha parallelamente introdotto una tutela ultra-individuale, consentendo alle Associazioni dei consumatori di cui all’art 137 del Codice del Consumo, alle associazioni dei professionisti e alle Camere di Commercio un controllo sulle condizioni generali di contratto, contro le quali sono state legittimate a domandare l’inibitoria, persino nel caso in cui tali condizioni contrattuali non siano state utilizziate bensì semplicemente raccomandate dall’associazione di professionisti.
Anche tale previsione normativa muove dall’intento di rendere quanto più possibile effettiva la tutela del consumatore che, per mezzo di tale norma, viene tutelato non più solo a livello particolare, vale a dire in riferimento ad uno specifico contratto sottoscritto e a favore di un singolo e specifico consumatore ma nell’interesse della generalità dei consumatori, con un’azione di carattere inibitorio che mira altresì ad intervenire preventivamente sulle future stipulazioni tra professionista e consumatore.
Da ultimo, l’art. 37 bis del codice dispone una tutela amministrativa contro le clausole vessatorie autorizzando l’Autorità garante della concorrenza e del mercato ad intervenire, anche d’ufficio, perché dichiari la vessatorietà delle clausole inserite nei contratti tra professionisti e consumatori conclusi mediante adesione a condizioni di contratto o con la sottoscrizione di moduli o formulari.
Di particolare rilievo è infine la previsione secondo cui le imprese hanno la facoltà di interpellare l’Autorità con riferimento alle clausole contrattuali che intendono predisporre nei contratti con i consumatori.
Attraverso lo strumento dell’interpello, infatti, si accorda alle imprese la possibilità di avere preventivamente un parere - privo in quanto tale di carattere sanzionatorio - sull’eventuale natura vessatoria delle clausole che intendono adottare. Nel contempo ciò consente di intervenire preventivamente sulle future stipulazioni contrattuali contenenti clausole potenzialmente vessatorie che, in quanto tali, sono soggette a censura.