Source: http://servizilegaliponente.altervista.org/guida-stato-di-ebbrezza-sostituzione-pena-lavori-pubblica-utilit%C3%A0.html
Timestamp: 2016-08-31 02:20:54+00:00
Document Index: 891445

Matched Legal Cases: ['art. 186', 'art. 53', 'art. 186', 'art. 54', 'art. 54', 'art. 186', 'Cass. Sez. ', 'art. 2', 'art. 186', 'art. 186', 'art. 186', 'art. 54', 'art. 186', 'art. 321', 'art. 186']

Home Page La Tua Pubblicità sul Sito Offerte lavoro Guida in stato di ebbrezza: sì alla sostituzione di pena con lavoro di pubblica utilitàCassazione penale, sez. IV, 2 gennaio 2013, n. 71 Il Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Brescia ricorreva contro un provvedimento del Gup del Tribunale di Brescia il quale aveva irrogato la sanzione sostitutiva del lavoro di pubblica utilità nei confronti di un imputato del reato di cui all’art. 186, comma 2 lett. c) Cds (Guida in stato di ebrezza con tasso alcolemico superiore ad un 1,5 grammi per litro), dopo aver già sostituito la pena detentiva inflitta di 4 mesi di arresto ed euro 1000 di ammenda con la corrispondente pena pecuniaria, ai sensi dell’art. 53 l. n. 689 del 1981.
Il Procuratore Generale fondava la propria opposizione sulla considerazione che la sostituzione di pena con lavoro di pubblica utilità può avere ad oggetto unicamente una pena vera e propria e non una sanzione sostitutiva già irrogata. Tuttavia la Cassazione rigetta il ricorso in quanto l’art. 186 bis comma 9 del Cds, così come modificato dalla l. n. 120 del 2010, stabilisce che la pena detentiva e pecuniaria può essere sostituita, anche con il decreto penale di condanna, se non vi è opposizione da parte dell’imputato, con quella del lavoro di pubblica utilità di cui all’articolo 54 del decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274, senza prevedere un divieto espresso di applicazione del lavoro di pubblica utilità quando la pena inflitta sia stata già sostituita con sanzione di altra specie.
Si tratta, in buona sostanza, di disposizione più favorevole all’imputato che non può essere oggetto di interpretazione restrittiva e che, in assenza di espliciti divieti, deve ritenersi applicabile anche al caso in cui la pena irrogata sia stata già sostituita e anche senza richiesta proveniente dall’imputato, come invece previsto dall’art. 54 del dlgs n. 274 del 2000, atteso che è prevista solo la condizione negativa della non opposizione dell’imputato.
Dunque in caso di guida sotto l’influenza di alcol o sotto l’alterazione di sostanza stupefacenti, salvo il caso in cui ricorra l’aggravante dell’incidente stradale, la l. n. 120 del 2010 ha introdotto la possibilità di applicare la sanzione del lavoro di pubblica utilità che, in deroga a quanto previsto dall’art. 54 dlgs 274/2000, ha una durata corrispondente a quella della sanzione detentiva irrogata e della conversione della pena pecuniaria.
(miolegale.it)
IL LAVORO DI PUBBLICA UTILITà:
ex art. 186, c. 9, bis D. L.vo 285/92 quale misura sostitutiva (ed estintiva) della pena: poteri dispositivi e prassi applicative delle parti e del giudice.
A quasi due anni dall’introduzione, avvenuta ad opera della L. 120/2010, della possibilità di far luogo, anche per i reati, di competenza del Tribunale, di cui agli artt. 186 ss. del Codice della Strada D. L.vo 285/92, all’istituto del lavoro di pubblica utilità, la recentissima Sentenza n. 22048/12 resa dalla Suprema Corte (Sez. IV) in data 7 giugno 12, nonché i numerosi problemi posti dalla prassi applicativa e le differenti soluzioni adottate dagli operatori del diritto sollecitano riflessioni quanto mai opportune.
Peraltro, ma su ciò torneremo in seguito, non mancano interpretazioni giurisprudenziali più “garantiste” (Cass. Sez. IV, n° 22048/12 ) e, a sommesso avviso di chi scrive, maggiormente conformi al tenore letterale della disposizione richiamata da ultimo e dell’art. 2 L. 241/90, che ritengono applicabile la sospensione cautelare disposta dalla Prefettura solo nel caso di violazioni dell’art. 186 costituenti reato (quindi, con esclusione della “fascia” fino a 0,8 g/l) e/o in presenza di motivi concreti a sostegno della misura che, va ricordato, rivestendo natura (puramente) cautelare deve necessariamente riposare non solo su un fumus (commissi delicti) ma altresì su un periculum in mora rappresentato dal concreto pericolo che la disponibilità della patente potrebbe costituire per il trasgressore/ indagato.
Al fine di anticipare notevolmente (parliamo di mesi) gli anzidetti benefici premiali previsti dall’art. 186, c. 9, bis D. L.vo 285/92, occorrerà, fin dal primo momento successivo alla denuncia e al contestuale verbale di identificazione/ elezione di domicilio, prendere al più presto contatto con uno degli Enti che hanno stipulato apposite convenzioni (possibilità prevista dal D.M. 26 marzo 2001) con il Tribunale nel cui circondario è stato commesso il reato (ad es., l’A.R.C.A.T.) ovvero con Enti che non abbiano in essere una convenzione con il Tribunale – d’altronde, non espressamente prevista dall’art. 186, c. 9, bis, ma che possano rivestire concreto affidamento e dietro autorizzazione del Pubblico Ministero procedente (tipicamente, la Croce Verde, Bianca, O.N.L.U.S., ecc…).
Attenzione, però; occorre considerare fin dalle prime battute che il programma deve necessariamente svolgersi, ex art. 54 D. L.vo 274/2000, nella provincia di residenza e che esso ha da essere sufficientemente dettagliato (si allega sub all. 2 un modello di programma), recando, oltre ai dati imprescindibili (l’indicazione dell’Ente, gli estremi dell’indagato, ecc…) l’indicazione del soggetto incaricato di vigilare sull’osservanza del programma stesso, le mansioni che saranno svolte dall’indagato- istante, nonché, per rendere più agevole al Pubblico Ministero prestarvi il consenso, l’indicazione di un numero di ore presuntivo che andranno scontate (è prudente eccedere leggermente rispetto al minimo della sanzione irrogabile, atteso che in questa fase preliminare non conosciamo ancora la richiesta del Pubblico Ministero), con l’apposizione della “clausola di salvaguardia” “…ovvero il diverso numero di ore che la S.V. Ill.ma Vorrà disporre…”.
L’opportunità di riservare al Pubblico Ministero, nonostante l’infelice formulazione dell’art. 186, c. 9, bis, un potere di autorizzazione “provvisoria” dei lavori, analogamente a quanto avviene, d’altronde, in materia di ricorso contro il sequestro ex art. 321, c. 3. c.p.p., era stata fin da subito colta dalla prassi e dalla dottrina più attenta. Essa ha, però, finalmente ricevuto un autorevole avvallo ad opera del Tribunale di Torino (Sent. del 20/11/11 in Corriere del Merito 2011, 7, 716).
Anche in quest’ultima ipotesi, dunque, occorrerà avanzare al Pubblico Ministero, ovviamente, prima della notifica del decreto penale di condanna, richiesta di autorizzazione del programma di lavori di pubblica utilità con espressa istanza di inizio provvisorio dello stesso per un numero di ore predeterminato, con un prudente margine, dallo stesso istante.
Ciò vieppiù ove si consideri la concezione latissima che la giurisprudenza, pressoché univocamente, adotta dell’espressione “…provoca un incidente stradale…” richiamata dall’art. 186, c. 9, bis, sì da ricomprendervi, (e dunque escludere l’applicabilità della sostituzione della pena con il lavoro di pubblica utilità) anche i piccoli urti in cui nessuno sia rimasto ferito.