Source: http://blog.ilgiornale.it/wallandstreet/2013/04/24/%C2%ABlarticolo-18-va-cambiato-e-alle-imprese-serve-piu-flessibilita%C2%BB/
Timestamp: 2019-07-19 05:44:24+00:00
Document Index: 10611564

Matched Legal Cases: ['art 18', 'art 18', 'art. 18', 'art.18', 'art.18', 'art. 18']

«L’articolo 18 va cambiato. E alle imprese serve più flessibilità» – Wall & Street
La disoccupazione in Italia non è mai stata così elevata da 20 anni, fino al paradosso che nel nostro Paese un giovane su tre è senza un impiego e quasi un milione di famiglie non possono contare su alcun reddito mensile. A peggiorate il contesto, già ridotto in macerie dalla crisi e dalla Riforma Fornero, è stata la cura di sole tasse somministrata al “paziente Italia” dal governo Monti. Wall & Street ha quindi deciso di inaugurare una galleria di interviste, idealmente collegate alla Guida per trovare lavoro a 18, 25 e 50 anni da poco proposta con un notevole riscontro tra i lettori, ad alcuni esperti. Ognuno di questi indicherà, in base al proprio ambito di specializzazione, quale potrebbe essere la soluzione per uscire dall’impasse. Iniziamo, quindi, con Michele Bignami, socio dello studio legale Nctm e coordinatore del dipartimento Diritto del Lavoro.
Difficoltà provocate dalla recessione a parte, che cosa c’è che non va nel nostro ordinamento giuridico?
«Il mercato del lavoro è considerato dagli operatori, soprattutto esteri, ancora troppo “ingessato”. Tutti i giorni mi capita di spiegare ad un’azienda o ad un avvocato straniero cosa è la Riforma Fornero e che è un passo in avanti rispetto al passato; mi guardano increduli! C’è bisogno di maggior flessibilità; la Riforma Fornero è stata troppo timida. E’ solo un primo passo».
Quali correttivi apporterebbe a questa riforma rimasta incompiuta?
«Renderei meno cervellotico l’utilizzo di certe forme di lavoro flessibile; dall’apprendistato al cosiddetto “contratto di partita iva” (un obbrobrio terminologico a cui fatico ad abituarmi)».
Sono necessarie nuove modifiche all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori? Deve essere mantenuto oppure rimosso?
«Assolutamente si: il concetto di “manifesta insussistenza” del motivo economico sembra fatto apposta per creare ampie aree di incertezza; ciò si traduce in esiti imprevedibili e,quindi, iniqui delle cause. Poi abolirei in toto la riforma sul processo relativo ai licenziamenti; nessuno ne sentiva l’esigenza ed è francamente piena di lacune. In tutti i convegni giudici e avvocati di tutti gli schieramenti sono concordi. Basti pensare che nessuno ne rivendica la paternità».
Che cosa stanno chiedendo le imprese?
«Credo che le imprese in questo momento stiano volgendo la loro attenzione più verso gli economisti che non ai legislatori. Un costo del lavoro meno elevato in termini fiscali e contributivi li aiuterebbe».
Quale ritiene sia il modo migliore per coniugare la necessità di “sicurezza” di cui necessitano le famiglie con la “flessibilità” richiesta dalle aziende per competere (Flexisecurity, Modello danese …)?
«Flexisecurity è uno dei concetti più utilizzati negli ultimi anni, a riprova dell’importanza del tema; ma nessuno ha mai chiarito da chi dovrebbe essere finanziata. Le imprese ritengono dallo Stato e lo Stato dai privati. Ne l’uno negli altri stanno però molto bene, mi pare. Certo, gli ammortizzatori sociali oggi esistenti e l’utilizzo effettivo che se ne fa presenta aree di notevole miglioramento».
Perché la formazione in Italia è gestita in modo così disarticolato? Le risorse europee si disperdono tra le Regioni e non c’è un coordinamento? Perché, anziché coinvolgere il settore privato, gli si fa svolgere un ruolo di supplenza?
«Credo che dietro la formazione si muovano dinamiche non sempre comprensibili ad un osservatore razionale».
Concorda sull’opportunità di scommettere sull’outplacement, defiscalizzando gli oneri della formazione continua, anziché alimentare sussidi passivi come Cigs e mobilità? Quali sarebbero i vantaggi?
«L’outplacement è senz’altro una grande opportunità per il mercato del lavoro; in altri Paesi è sviluppatissimo. In Italia è in forte crescita e ci sono ancora grandissimi spazi di miglioramento».
La contrattazione aziendale dovrebbe essere reimpostata in modo da premiare il merito?
«Assolutamente si; il merito è l’altra faccia della competitività. Vince chi riesce ad essere più competitivo. Purtroppo parlare di merito nel nostro Paese è difficilissimo. Sembra contrastare con le matrici culturali più radicate della nostra società. Il merito si affermerà, quando saranno effettivamente rimossi gli ostacoli per una competizione alla pari. La realtà è che il sindacato (di tutti gli schieramenti) l’ha capito, ma non ha sempre la forza di ammetterlo davanti ai propri iscritti».
Che cosa si può fare per avvicinare l’educazione scolastica/universitaria e la formazione, che oggi continuano a viaggiare su binari separati?
«E’ un tema importantissimo. L’educazione scolastica è sempre più distante dal mondo del lavoro; sarebbe necessario che gli insegnanti per primi fossero messi in grado di aggiornarsi. Al contrario, continuano a lavorare su programmi vecchi. Gli studenti dovrebbero, poi, poter alternare allo studio momenti di inserimento nel mondo del lavoro; magari all’estero, cogliendo anche l’opportunità di imparare almeno una lingua straniera. Sono appena stato ad Amsterdam; i conduttori di tram parlano un ottimo inglese. In Italia ci sono, ad esempio, molti avvocati (tanto per fare un esempio) che non sono in grado di lavorare in alcuna lingua straniera».
Tag: Articolo 18, disoccupazione, flexysecurity, Fornero, Michele Bignami, outplacement, sindacati, studio Nctm
Questo articolo è stato scritto mercoledì 24 aprile 2013 alle 08:18	nella categoria Lavoro.
finalmente di nuovo la foto della ragazza…..mi mancava
http://www.lapiccolaatene.bloog.it pierluigi
Via l’articolo 18, lo Stato spende milioni e milioni di euro per la Cassa integrazione, soldi agli integrati per stare a casa. Ebbene, fine della Cassa: se un’azienda che deve essere sana (e non decotta, altrimenti andrebbe chiusa) ha bisogno di licenziare 50 operai per essere concorrenziale, questi 50 operai restino al lavoro pagati dallo Stato per uno o due anni, quanto dura la Cassa integrazione. L’azienda potrebbe continuare a produrre a costi minori e in due anni potrebbe usare i risparmi per risanarsi e tornare in attivo, o sbaglio?
L’outplacement è una trovata abbastanza interessante anche se andrebbe parecchio perfezionata. Ma non è una trovata geniale dell’ultimo momento: sono anni che menti illuminate come quella del prof. Ichino e quella di Giuliano Cazzola, auspicano una riforma in quel senso. Il problema è sempre il solito: in questo Paese di Pulcinella, quando qualcuno propone norme intelligenti (e perciò affatto demagoghe) viene sistematicamente ignorato … se non silurato!!! Solo gli stolti (quindi i demagoghi) non sanno che pagare la gente per non lavorare è una inconcepibile idiozia, oltre che un suicidio economico, ma la cosa è demagoga … perciò far sparire questa bruttura galattica …. resta un provvedimento difficile da assumere per i nostri politici e per la stragrande maggioranza degli abitanti del Paese di Pulcinella!!!
Guai a voi se toccate l’articolo 18, il problema non è questo.
Viva l’articolo 18 e guai se lo toccate
Devono licenziare anche quelli che hanno già licenziato?
Caro Ezechiele, il problema è questo. Te lo dice uno che vive all’estero non è l’unico problema ma è importante.
Ma uno deve diventare per forza di sinistra per togliervi il vizio di abrogare l’art 18? Tutta un’intervista sintetizzata solo accusando l’art 18 per l’alta disoccupazione: ma non c’era anche 10 anni fa?
Ho lavorato molti anni in Gran Bretagna e mi ero stupita quando ho visto che qui in Italia il costo per assumere un lavoratore è più o meno uguale allo stipendio. Per assumere un lavoratore in Gran Bretagna, a confronti, sono spiccioli… perché questa differenza???
Perché gli oneri previdenziali e le imposte sui redditi (che l’azienda deve pagare) aumentano esponenzialmente il costo del lavoro.
Tutto giusto, ma tra il dire e il fare c’è sempre di mezzo il mare! Speriamo che si realizzi finalmente questo governo di larghe intese, perché sarebbe il primo passo per abbattere l’odio ideologico che sta portando l’Italia sempre più alla rovina.
Signori, ma state ancora parlando dell’Art. 18 ?
Non vi pare un po’ fuori luogo ?
Le aziende italiane sono quelli che negli ultimi anni hanno licenziato di più, in Europa.
Più del 50% dei lavoratori dipendenti non ha tutele sindacali e quindi non beneficia né di ammortizzatori sociali né di art. 18
Eppure pare che la cura di tutti i mali passi da questo benedetto art.18.
Ma dai…per piacere. Siate seri e piantatela di fare i super esperti.
Questa risposta si rivolge a tutti coloro che con i loro commenti hanno difeso l’articolo 18 nella sua originaria formulazione. Non pretendiamo di fare i super esperti, ce ne guardiamo bene. Non è tuttavia colpa nostra se tra i motivi che dissuadono gli investitori esteri dal venire in Italia c’è quella norma che costringe un’impresa alle nozze a vita con il dipendente. Prevengo le vostre obiezioni: in caso di crisi è già possibile ridurre la forza lavoro, ma – in situazioni normali – come si fa a rimodulare le esigenze produttive senza ricorrere ai contratti a termine (che per altro la riforma Fornero ha limitato e che sono comunque gravati da un carico contributivo non indifferente)? Il problema è ancor più pressante in tempo di crisi e non perché si vuole propugnare una liberalizzazione dei licenziamenti, ma è perché in momenti come questi occorre ampliare lo spettro delle possibilità per entrare nel mondo del lavoro. Possibilità che l’articolo 18 limita fortemente.
Fin che ci sono sindacati che la fanno da padrone non tenendo conto del mercato del lavoro e del costo del lavoro hai voglia cercare soluzioni, non ce ne sono e se qualche economista, politico o altro trovasse il sistema giusto…scatterebbe lo sciopero ad oltranza paralizzando l’Italia ormai il paese e’ ed e’ stato in balia dei sindacati da troppo tempo…. ridimensioniamoli!!!!
stipendi più alti contro libertà di assumere e licenziare con contratti rinnovabili ma vincolanti per 1/2 anni alla volta, seguiti da un’indennità universale di disoccupazione.False speranze…
NULLA CAMBIERA’…FINO AL TRACOLLO.
C’è un problema che state sottovalutando un po’ tutti e che inciderá in modo sempre più importante sul welfare e sulla bilancia dei pagamenti: il distacco transnazionale. Laddove prevale la manodopera, come nell’edilizia, nelle pulizie, nei trasporti, nella logistica, aziende interinali, non più solo romene, offrono dipendenti che per effetto del differenziale di costo stanno soppiantando i nostri connazionali. Di questa guerra tra poveri, perché non parlare mai?
Il problema è stato affrontato dalla rubrica “Ruote d’Italia” sul Giornale lo scorso 4 febbraio. Si mettevano in evidenza i pericoli per il sistema pensionistico derivanti dall’assunzione di interinali di Paesi dell’Est. Preoccupazioni condivisibili, ma se siamo in un mercato unico dobbiamo accettarne le regole e, magari, pensare a come diminuire il cuneo fiscale.
continuate a difendere l’art.18 cosi col cavolo che gli stranieri vengano ad investire in Italia e col cavolo che molti imprenditori assumano con la paura di doversi tenere l’eventuale scansafatiche tutta la vita. ahhh imbecilli…
L’art. 18 non si tocca!!!
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