Source: http://divorzio.ilcaso.it/codice_civile/1324
Timestamp: 2020-07-09 23:32:08+00:00
Document Index: 96084104

Matched Legal Cases: ['art. 1346', 'art.1194', 'art.1193', 'art. 1424', 'art. 1324', 'art. 1193', 'art. 1852']

Norme applicabili agli atti unilaterali
I. Salvo diverse disposizioni di legge, le norme che regolano i contratti si osservano, in quanto compatibili, per gli atti unilaterali tra vivi aventi contenuto patrimoniale.
Mandato con rappresentanza – Procura – Determinatezza dell’oggetto - «Credito anomalo» - «Crediti in default» – Idoneità – Esclusione
Banca d’Italia – Istruzioni di vigilanza – Soggezione alla legge – Necessità – Incidenza sul piano negoziale – Inidoneità – Disposizioni rivolte alle banche e all’organizzazione delle loro imprese .
Il negozio unilaterale di procura, posto in essere dal dominus in attuazione di contratto di mandato con rappresentanza, è soggetto al principio della necessaria determinatezza dell’oggetto di cui all’art. 1346 cod. civ., in quanto sostanzialmente diretta anche ai terzi che sono destinati a entrare in futuro in contatto col rappresentante. (Lucrezia Cipriani- Riproduzione riservata)
Le formule «credito anomalo», «credito in default», «crediti aventi un andamento irregolare rispetto alla pattuizioni contenute nei contratto o nelle convenzioni stipulate tra la banca e il cliente», come pure altre simili, non sono idonee a comportare la necessaria determinatezza dell’oggetto della procura, in quanto non indicano con chiarezza quanto fa parte dell’ambito di questo negozio e quanto invece vi rimane fuori. (Lucrezia Cipriani- Riproduzione riservata)
Le Istruzioni di vigilanza della Banca d’Italia, che quanto generali possano essere debbono comunque rispettare le norme di legge costituzionale e ordinaria, non hanno incidenza sul piano dei contratti tra le banche e i clienti, né su quello dei rapporti relativi all’esecuzione dei medesimi, trattandosi piuttosto di disposizioni rivolte propriamente alla banche e all’organizzazione delle loro imprese, a livelli di amministrazione, esecuzione e compliance (Lucrezia Cipriani- Riproduzione riservata). Cassazione civile, sez. VI, 07 Novembre 2019, n. 28803. Segue...
Contratto di conto corrente – Nullità delle clausole di determinazione degli interessi e della capitalizzazione trimestrale, nonché di spese, commissioni e valute – Le rimesse effettuate per ripristinare la disponibilità del conto sono sempre ripristinatorie se riferite a rimesse originariamente imputate al pagamento di un debito appostato in forza di una clausola dichiarata nulla con efficacia retroattiva, sicché la prescrizione inizia a decorrere dalla chiusura del conto e non dalle singole rimesse.
La rimessa del correntista viene così obbligatoriamente ad avere funzione solutoria per il principio sancito dall’art.1194 c.c., dovendo ex lege essere imputata dapprima al pagamento degli interessi e spese e, successivamente, ulteriori voci di debito individuate ai sensi dell’art.1193 c.c. qualora esistenti. Nondimeno la declaratoria di nullità della clausola istitutiva di interessi anatocistici od ultralegali, per accertata violazione degli artt. 1283 c.c., 1284 c.c., 117 comma 6 D.lgs. n. 385/1993, DDMM attuativi della legge 108/1996, avendo efficacia retroattiva ex tunc, produce l’eliminazione del saldo della relativa posta passiva con la medesima efficacia temporale, dovendo l’importo essere considerato come non dovuto sin dal momento in cui fu iscritto nel conto, quale logica conseguenza della retroattività naturale della dichiarazione di nullità. La rimessa effettuata dal correntista, divenuta a sua volta nulla per sopravvenuto difetto di causa, rimane tuttavia valida, in forza del generale principio di conservazione dell’atto giuridico sancito dall’art. 1424 c.c. istitutivo della conversione del contratto, estensibile anche agli atti unilaterali tra vivi a contenuto patrimoniale, sia essi di carattere negoziale che non negoziale dall’art. 1324 c.c. La rimessa, originariamente imputata al pagamento di un debito appostato in forza di una clausola dichiarata nulla con efficacia retroattiva, viene imputata, ora per allora, al pagamento di altri debiti all’epoca esistenti, in conformità col principio sancito dall’art. 1193 cc., oppure in mancanza di ulteriori debiti concorrenti, acquista natura di un atto di ripristino della provvista a favore del correntista, sia questa originariamente costituita dal deposito di denaro o da una apertura di credito contestuale alla stipula del contratto di conto corrente, secondo la duplice alternativa espressamente contemplata dall’art. 1852 c.c. Il ripristino della disponibilità può infatti avvenire sia incrementando il saldo attivo creato dalla provvista effettuata dal correntista nel caso di deposito in conto corrente, si riducendo lo scoperto di conto utilizzato dall’apertura di credito concessa dalla banca e, quindi, provocando la espansione del margine di utilizzo del credito entro i limiti accordati. (Aurelio Arnese) (Lucia Pastore) (riproduzione riservata) Tribunale Taranto, 20 Novembre 2013. Segue...