Source: http://www.mondobalneare.com/news/2737/esproprio-imprese-balneari-la-norma-da-cui-dipende-il-futuro-del-settore.html
Timestamp: 2018-11-19 20:49:54+00:00
Document Index: 46497458

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art49', 'sentenza ', 'art. 49']

﻿ Esproprio imprese balneari, la norma da cui dipende il futuro del settore
Sull'articolo 49 del Codice della navigazione, che regola il termine del rapporto concessorio, si abbattono un ricorso e una sentenza.
È una norma pericolosa per i balneari, e per questo la categoria sta cercando di cambiarla attraverso dei ricorsi in tribunale. Intanto, una recente sentenza del Tar Marche ha dato un’ulteriore interpretazione del suo significato. Stiamo parlando dell’articolo 49 del Codice della navigazione, che imporrebbe l’esproprio degli stabilimenti balneari al termine della concessione senza nemmeno un indennizzo. Uno scenario che, finché era in vigore il cosiddetto “rinnovo automatico” dei titoli, preoccupava poco i gestori delle spiagge italiane, mentre oggi molti imprenditori del settore stanno lavorando per evitare che questo accada.
Cosa stabilisce l’articolo 49
Così recita l’articolo 49 del Codice della navigazione:
Ciò significa, in poche parole, che il titolare di una concessione balneare non sarebbe più proprietario delle opere inamovibili una volta arrivata la scadenza del rapporto, senza avere nemmeno diritto a un indennizzo. Tale norma è da sempre in vigore (il Codice della navigazione è del 1942), ma è sempre stata innocua per gli imprenditori balneari finché esisteva anche l’articolo 37 dello stesso codice, che disponeva il rinnovo automatico della concessione e cioè la titolarità del bene per l’eternità (salvo gravi inadempienze da parte del titolare). Ma dopo che l’articolo 37 è stato abrogato con la legge Comunitaria 2010 per adeguarsi alla famigerata direttiva europea “Bolkestein” sulla liberalizzazione dei servizi, l’articolo 49 ha cominciato a far preoccupare gli imprenditori, e per questo sono state avviate delle iniziative legali col tentativo di farlo dichiarare illegittimo.
È partito dalla Toscana, con l’azione di un comitato battezzatosi “No Art 49”, il ricorso in tribunale con l’obiettivo di smorzare l’effetto di questa norma del Codice della navigazione. Proprio il mese scorso sono state depositate le memorie al tribunale di Firenze, e il giudice - con la formula della "trattenuta in decisione" – ha deciso che il prossimo appuntamento sarà in sentenza tra cinque/sette mesi.
La tesi dei balneari ricorrenti è che l’articolo 49 sia ingiusto e inadeguato, poiché il diritto al riconoscimento del valore commerciale delle imprese balneari sarebbe garantito dall’ordinamento costituzionale sia italiano che europeo, e per questo si sta tentando di farne dichiarare l’illegittimità da parte della Corte costituzionale. Questo anche alla luce della sentenza europea "Laezza" sul gioco d'azzardo, che ha dichiarato come il concessionario al termine del rapporto abbia diritto a un indennizzo pari al valore economico dei beni espropriati (leggi a questo proposito il commento dell'avvocato Daniela Agnello).
Chiunque sia interessato alle modalità del ricorso – che è stato avviato come class action – può scrivere all’indirizzo mail ricorsoart49@gmail.com.
Sempre in merito all’articolo 49, nei giorni scorsi è arrivata un’importante pronuncia che va a chiarire il significato di questa norma. Si tratta della sentenza del Tar Marche sezione I dell’8 novembre 2017, n. 842, secondo la quale non è alla scadenza del titolo concessorio, bensì alla cessazione del rapporto che opera, e trova applicazione, l'articolo 49 del Codice della navigazione.
«Nelle motivazioni del Tar – commenta l’avvocato Morena Luchetti, nota specialista in demanio marittimo, in un articolo pubblicato sul Sole 24 Ore di cui consigliamo la lettura – è ulteriormente rafforzato l'approdo giurisprudenziale secondo il quale, essendo la devoluzione un atto fortemente penalizzante per il diritto dei superficiari e per gli investimenti effettuati, l'art. 49 deve ritenersi norma di stretta e rigorosa interpretazione, da collegarsi all'effettiva cessazione del rapporto concessorio e non alla mera scadenza del titolo».
Articolo pubblicato il:19/11/2017