Source: http://www.trovalegge.it/giurisprudenza/95-tribunale-roma-01-06-2015-%C3%A8-vietato-ripubblicare-foto-da-facebook-senza-autorizzazione
Timestamp: 2019-08-22 20:52:51+00:00
Document Index: 57480062

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 20', 'art 2', 'art. 269', 'art 183', 'art. 183', 'art. 2729', 'sentenza ', 'art. 87', 'art. 90', 'art. 90', 'art. 88', 'art. 89', 'art. 110', 'art. 107', 'art. 2', 'art, 90', 'art. 57', 'art. 90', 'art. 87', 'art. 88', 'art. 158']

﻿ Tribunale Roma 01/06/2015 è vietato ripubblicare foto da facebook senza autorizzazione
Trib. Roma Sez. spec. in materia di imprese, Sent., 01-06-2015
nella causa civile di primo grado iscritta al n. 67932 del R.G.A.C.C. dell'anno 2010, promossa
(...), nella loro qualità di esercenti la potestà genitoriale sul figlio (...), elettivamente domiciliati a Roma, in via Vittoria Colonna, presso lo studio dell'Avv. Damiano Lipani che li rappresenta e difende per procura a margine dell'atto di citazione -
(...), in persona del suo legale rappresentante p.t,(...) (...) elettivamente domiciliati a Roma, in via Agostino Depretis, presso io studio degli Avv.ti Pietro Casavola e Leonarda Siliato, che li rappresentano e difendono in virtù di deleghe in calce alla comparsa di costituzione -
(...) elettivamente domiciliato in Roma, via Panama n. 52, presso lo studio dell'Avv. Beatrice Menis dalla Chiesa che lo rappresenta e difende giusta procura in calce alla comparsa di costituzione -
OGGETTO: diritto d'autore su immagini fotografiche.
Con atto di citazione notificato in data 11 novembre 2010,(...) (...) nella loro qualità di esercenti la potestà genitoriale sul proprio figlio (...) (...) hanno convenuto in giudizio (...) (di seguito anche solo (...) (...)), (...) e (...) al fine di sentire accogliere le seguenti conclusioni:
a) accertare e dichiarare che le Fotografie del Sig. (...)rivestono carattere di opera fotografica, ai sensi dell'art. 2,L. n. 633 del 1941;
b) conseguentemente, accertare e dichiarare, altresì, la responsabilità de (...) (...)", del (...) e della Sig.ra (...) in solido tra loro, per la violazione del diritto d'autore insistente sulle medesime Fotografie ai sensi degli artt. 2 e ss. L. n. 633 del 1941 e del c.d. diritto morale d'autore ai sensi dell'art. 20, L. n. 633 del 1941 con riferimento ai fatti, titoli e causali di cui in narrativa;
c) per l'effetto condannare (...)", il Dott. (...) e la Sig.ra (...) in solido tra loro, al risarcimento dei danni subiti e subendi dal Sig. (...) come sopra quantificati nella complessiva somma di Euro 10.000,00 (diecimila/00) oltre accessori, ovvero in quella diversa somma maggiore o minore ritenuta di giustizia.
a) nella denegata e non creduta ipotesi in cui negasse che le Fotografie abbiano natura di opere fotografiche ai sensi dell'art 2, L. n. 633 del 1941, accertare e dichiarare la responsabilità de (...), del (...)e della Sig.ra (...) (...)in solido tra loro per la violazione degli artt. 87 e 88 L. n. 633 del 1941;
b) per l'effetto condannare(...)., il Dott. (...) e la Sig.ra (...) in solido tra loro al risarcimento dei danni subiti e subendi dal Sia.(...) quantificati in Euro 9.000,00 (novemila/00) oltre accessori, ovvero in quella diversa somma maggiore o minore ritenuta di giustizia.
Parte attrice ha esposto che il minorenn(...) aveva realizzato alcune opere fotografiche che rappresentano uno spaccato delle abitudini della gioventù romana effettuate all'interno di alcuni locali notturni della Capitale.
Malgrado non avesse autorizzato in alcun modo l'utilizza da parte di terzi di tali opere, il (...) aveva inaspettatamente riscontrato che tre delle sue fotografie erano state indebitamente pubblicate sulle edizioni dei giorni 17,18 e 23 febbraio 2010 della testata giornalistica nazionale (...), il cui direttore responsabile p.t. era (...) (...) a corredo di una serie di articoli giornalistici a firma di (...)
In nessuno dei predetti articoli era stata indicata la fonte dalla quale erano state reperite le fotografie in questione, né era stata attribuita ad(...) - che è solito pubblicare le proprie opere fotografiche sulla pagina personale del social network Facebook- la paternità intellettuale delle medesime.
Nessun compenso era stato corrisposto ad (...) per lo sfruttamento economico delle fotografie in questione, oggetto di ulteriore diffusione non autorizzata da parte di alcuni programmi televisivi mandati in onda da canali televisivi di rilievo nazionale.
Si sono costituiti in giudizio il (...) e (...) (...) chiedendo il rigetto della domanda attorea, in quanto infondata sia in fatto che in diritto e l'accoglimento delle seguenti conclusioni:
- accertare e dichiarare il difetto di legittimazione passiva de (...) del dott.(...) e della Sig.ra(...)per i motivi esposti in narrativa;
- autorizzare la chiamata in causa del Sig.(...) e, quindi, ai sensi dell'art. 269, Il comma, c.p.c. fissare una nuova data dell'udienza per la prima comparizione delle Parti al fine di consentire la citazione del terzo nei rispetto dei termini di legge;
A sostegno delle proprie richieste, parte convenuta ha eccepito, in via pregiudiziale, il proprio difetto di legittimazione passiva; ciò in quanto ogni eventuale profilo di responsabilità per i fatti dedotti in giudizio andava addebitato al (...)il quale, sostenendo di esserne l'autore, le aveva consegnate al giornale a corredo di alcuni articoli relativi al fenomeno delle baby cubiste.
Ha inoltre eccepito la legittimità della pubblicazione delle immagini contestate, non avendo parte attrice fornito la prova che il figlio (...) fosse il titolare delle immagini fotografiche riprodotte da (...) e mancando sulle stesse l'indicazione del nome del fotografo ed essendo a tal fine insufficiente la pubblicazione delle immagini da parte del(...)sulla propria pagina personale di Facebook, social network che acquisisce contrattualmente i diritti di sfruttamento dei contenuti ivi pubblicati e, quindi, anche delle fotografie.
Secondo la prospettazione di parte convenuta, (...) una volta pubblicate le fotografie sul social network Facebook ha automaticamente concesso a tale Società l'autorizzazione al loro sfruttamento commerciale, con la conseguenza che lo stesso non può lamentare il fatto che esse siano riprodotte dalla stampa e da alcune trasmissioni televisive.
Rinviata la prima udienza per consentire la costituzione del terzo chiamato in causa, all'udienza del 28 settembre 2011 si è costituito (...) depositando comparsa di costituzione e risposta con la quale ha chiesto il rigetto della domanda attorea, essendo infondata. Nel merito, ha sostenuto che si era limitato a rispondere alle domande postegli dalla giornalista (...) via mail e ad allegare, per completezza di informazione, le fotografie che aveva trovato sul web, da considerare a tutti gli effetti pubbliche, senza ma(...)assumersi la paternità delle stesse e senza richiedere alcun tipo di compenso.
In proposito, il terzo chiamato ha sostenuto - con le stesse argomentazioni svolte dalla difesa dei convenuti - la mancanza di prova circa la titolarità delle immagini, in quanto la presenza delle fotografie - che non riportano il nominativo del fotografo, né la data dello scatto - sulla pagina Facebook del (...) non è sufficiente a dimostrarne la paternità.
Sempre secondo il terzo, Facebook acquisirebbe contrattualmente tutti i diritti, compresi quelli di sfruttamento commerciale e di cessione a terzi, dei contenuti pubblicati dagli utenti, e quindi anche delle fotografie, per cui il (...) non avrebbe alcun diritto di opporsi all'utilizzo, da parte di terzi, delle fotografie pubblicate sulla sua pagina personale di Facebook.
All'esito della predetta udienza, il Giudice ha assegnato alle parti i termini di legge per il deposito delle memorie di cui all'art 183, comma 6, c.p.c..
Atteso il coinvolgimento in giudizio del Sig. (...) e la presunta corresponsabilità di quest'ultimo per i fatti di cui è causa, con la memoria ex art. 183 comma 6 n. 1 c.p.c., parte attrice ha riformulato le conclusioni estendendo le domande iniziali nei confronti del terzo chiamato in causa.
All'udienza del 18 aprile 2012, assunte le testimonianze ammesse, il Giudice ha ritenuto la causa matura per la decisione ed ha fissato l'udienza di precisazione delie conclusioni.
All'udienza del 12 febbraio 2015, sulle conclusioni trascritte in epigrafe, la causa è stata rimessa dinanzi al Collegio per la decisione, previa assegnazione dei termini per il deposito delle comparse conclusionali e delle memorie di replica.
Ciò che invece parte convenuta e terzo chiamato contestano, è in primo luogo la paternità delle fotografie.
Al riguardo, tuttavia, il Collegio ritiene che parte attrice, all'esito dell'istruttoria svolta, abbia fornito adeguata prova dei fatto che (...) sia l'autore delle fotografie per cui è causa e, in quanto tale, sia il titolare dei diritti fotografici azionati in questa sede.
Difatti, pur essendo astrattamente condivisibile l'affermazione secondo la quale la mera la pubblicazione di una fotografia nella pagina personale di un social network, in specie Facebook, non costituisce, di per sé, prova della titolarità dei diritti di proprietà intellettuale su quel contenuto, tuttavia tale elemento, in mancanza di altre emergenze probatorie di segno contrario (come l'indicazione sulla fotografia dei nome di un terzo quale fotografo; in condivisione di un contenuto appartenente ad altro utente o di altra pagina web; la notorietà dell'immagine appartenente ad altro fotografo, eco.), può assurgere a presunzione grave, precisa e concordate della titolarità dei diritti fotografici in capo al titolare della pagina del social network nella quale sono pubblicate (art. 2729 c.c.).
In ogni caso, il Tribunale ritiene che parte attrice abbia fornito piena prova della paternità delle immagini fotografiche da parte di (...) atteso che i tre testimoni escussi, della cui attendibilità non vi è motivo di dubitare, hanno tutti dichiarato di essere stati presenti la sera in cui(...)ha scattato le fotografie per cui è causa e di averle viste successivamente sulla, pagina Facebook dello stesso.
In tal modo, deve considerarsi raggiunta la prova del fatto che(...)è l'autore delle immagini fotografiche per cui è causa e, in quanto tale, titolare (originario) dei diritti fotografici suite stesse.
Accertata la paternità dei diritti fotografici in capo ad(...) occorre stabilire se allo stesso spetti la invocata tutela autorale (riconosciuta per le sole opere fotografiche) o quella connessa al diritto d'autore (riconosciuta per le fotografie semplici).
Ai fini della distinzione tra la prima e la seconda categoria di fotografie meritevoli di tutela, occorre verificare se sussista o meno un atto creativo, che sia espressione di un'attività intellettuale preponderante rispetto alla tecnica materiale (C.C. 175/1969), dove l'interpretazione, ossia la modalità di riproduzione del dato fotografato trasmetta un messaggio ulteriore e diverso rispetto alla visione oggettiva di esso, rendendo una soggettiva interpretazione che permetta di individuare l'opera tra le altre analoghe (C.C. 7077/1990).
La fotografia è creativa quando è capace di evocare suggestioni o comunque di lasciare trasparire l'apporto personale del fotografo e non si limiti a riprodurre e documentare determinate azioni o situazioni reali (T.Firenze 16/2/1994). L'apporto creativo, che può essere anche minimo, è desumibile da una precisa attività del fotografo, volta o alla valorizzazione degli effetti ottenibili con l'apparecchio (inquadratura, prospettiva, cura della luce, del tutto peculiari) o alla scelta del soggetto (intervenendo il fotografo sull'atteggiamento o sull'espressione, se non creando addirittura il soggetto stesso), purché emerga in sostanza una prevalenza del profilo artistico sull'aspetto prettamente tecnico (C.C. 4606/1998; T.Catania 11/9/2001, RI. 2002,1236).
In una recente sentenza (C.C.8425/2000), la Suprema Corte (sovvertendo un più risalente indirizzo, espresso da C.C.183/1988) ha riconosciuto la tutela automi e anche a fotografie riproducenti oggetti materiali (nella specie, si trattava di foto riproducenti materiale ospedaliero inserite in un catalogo), affermando che le fotografie contemplate dall'art. 87 L.A. non soltanto devono essere prive di creatività (altrimenti sarebbero protette come opere dell'ingegno), ma "devono essere altresì meccanicamente riproduttive dell'oggetto, con semplice funzione di documentazione del medesimo", non potendosi escludere, in via di principio, l'ipotesi che fotografie di qualcuno di tali oggetti, non soltanto per la perfezione tecnica (esposizione, ambientazione, colore e così via) ma anche per l'intuizione artistica che le ispira e per le emozioni che riescono a trasmettere all'osservatore, vadano oltre la sola tutela dei diritti connessi e presentino un carattere di creatività tale da renderle tutelabili come opere dell'ingegno.
La tutela risarcitoria della fotografia come opera dell'ingegno e quella, pure risarcitone, ai sensi dei diritti connessi hanno senz'altro un presupposto minimo comune, che è rappresentato dalla "creazione" dell'opera, ma la seconda tutela richiede, ex art. 90, comma 2 L.A., gli ulteriori presupposti (il cui onere probatorio grava sull'attore, C,C. 8186/1992) rappresentati dall'adempimento delle formalità ex art. 90 comma 1 L.A. (indicazione del nome del fotografo e della data di produzione) sull'esemplare riprodotto (vale a dire i negativi o i positivi da questi ottenuti) o, in alternativa, dai diversi fatti dai quali possa desumersi la malafede (essendo presunta la buona fede) del riproduttore abusivo, a conoscenza della provenienza dell'opera (C.C. 5369/1999; C.C. 8186/1992; A.Milano 3/4/1999, AIDA, 1999, 681/1; T.Milano 11/11/1999, AIDA, 2000, 709).
Ciò posto, nella fattispecie in esame, deve ritenersi che le fotografie (che documentano alcuni eventi svoltisi in discoteche o locali notturni romani) non presentano quella necessaria impronta personale e peculiare dei fotografo, ovvero quella capacità di intervenire sul soggetto in modo tale da evocare suggestioni, che valgono a distinguere un'opera fotografica da una fotografia semplice, stante l'originalità dell'inquadratura, della prospettiva ed un gioco particolare, creato volutamente, di luci ed ombre, cosicché le stesse si esauriscono in una semplice riproduzione documentale di un determinato evento: il fenomeno delle c.d. baby cubiate.
A questo punto, va accertata la sussistenza della contestata legittimazione attiva di (...), quale autore delle immagini fotografiche per cui è causa, dal momento che parte convenuta e terzo chiamato sostengono che egli avrebbe perduto la titolarità dei diritti fotografici a seguito della pubblicazione delle fotografie sulla pagina personale di Facebook. Assumono difatti che, in base alle condizioni generali di contratto, accettate dagli utenti all'atto dell'iscrizione, la pubblicazione sul social network comporterebbe il trasferimento in capo alla Società proprietaria di Facebook di tutti i diritti di proprietà intellettuale sui contenuti ivi pubblicati.
Prima di affrontare la specifica tematica della pretesa cessione dei diritti fotografi favore di Facebook, va effettuato un rapido riassunto dell'ambito di tutela delle fotografie semplici.
Al riguardo, L.A., dopo avere stabilito il diritto del fotografo allo sfruttamento esclusivo della sua opera, prevede, all'art. 88, 2 e 3 comma, che, se la fotografia è stata realizzata nel corso e nell'adempimento di un rapporto di lavoro o di un contratto d'impiego (2 comma) o di un rapporto di lavoro autonomo (3 comma), il diritto suddetto appartiene al datore di lavoro o al committente. In quest'ultimo caso, però, solo quando la fotografia, realizzata nell'ambito di una prestazione d'opera espressamente prevista come quella di fotografo (C.C. 4557/1998, G.C. 1998, 2553), abbia ad oggetto una cosa del committente e salvo il pagamento al fotografo, da parte di chi utilizza commercialmente la riproduzione, di un equo corrispettivo.
Con riferimento, invece, all'ipotesi di cessione a terzi dei diritti fotografici spettanti al fotografo che ne è titolare, l'art. 89 L.A. riconnette all'eventuale cessione del negativo o di analogo mezzo di riproduzione della fotografia, il valore, salvo patto contrario, di cessione dei diritti in questione (C.C. 4606/1998),
Sul punto, va poi ricordato il principio espresso dalla S.C. che, dopo aver premesso che l'art. 110 L.A. - norma che al fine di prevenire eventuali controversie fra le parti circa l'oggetto della cessione, tenuto conto delle molteplici facoltà contenute nel diritto esclusivo dell'autore della fotografia (riproduzione, diffusione, spaccio eco), stabilisce che "la trasmissione dei diritti di utilizzazione deve essere provata per iscritto", ponendo, così, una regola probatoria a tutela degli interessi delle parti e dei terzi - trova applicazione anche alla disciplina dei diritti connessi all'esercizio del diritto d'autore, nei quali sono compresi quelli relativi alle fotografie, in virtù della previsione contenuta nel precedente art. 107, ha stabilito che "nel caso in cui si sia convenuta una cessione della fotografia senza ulteriori specificazioni ed il fotografo, ciononostante, abbia poi fatto valere in giudizio, nei confronti di un soggetto diverso dal cessionario, il proprio diritto di esclusiva alla riproduzione della fotografia medesima, affermando di averla ceduta unicamente per la pubblicazione, incombe sul fotografo stesso l'onere di dimostrare, attraverso la produzione dei documento di cessione ovvero negli altri modi consentiti dalla legge, la permanente titolarità, in capo a sé stesso, dei diritto rivendicato (segnatamente in presenza di un'eccezione di difetto di legittimazione attiva sollevata dal convenuto), dovendosi, altrimenti, presumere una cessione integrale del diritto esclusivo e la legittimità del successivo uso compiuto (con il consenso del cessionario) da terzi" (C.C.4273/1998).
Ciò posto in via generale, va osservato che l'art. 2 delle condizioni di licenza di Facebook (doc. n. 4, fasc. parte attrice), così recita:
"2. Condivisione dei contenuti e delle informazioni.
L'utente è il proprietario di tutti i contenuti e le informazioni pubblicate su Facebook e può controllare in che modo vengono condivisi mediante le impostazioni sulla privacy e le impostazioni delle applicazioni. Inoltre;
1. Per quanto riguarda i contenuti coperti da diritti di proprietà intellettuale, ad esempio foto e video ("Contenuti IP"), l'utente concede a Facebook le seguenti autorizzazioni, soggette alle impostazioni sulla privacy e alle impostazioni delle applicazioni: l'utente concede a Facebook una licenza non esclusiva, trasferibile; che può essere concessa come sottolicenza, libera da royalty e valida in tutto li mondo, per l'utilizzo di qualsiasi Contenuto IP pubblicato su Facebook o in connessione con Facebook ("Licenza IP"). La Licenza IP termina nel momento in cui l'utente elimina il suo account o i Contenuti IP presenti nei suo account, a meno che tali contenuti non siano stati condivisi con terzi e che questi non li abbiano eliminati.
Sul punto deve allora concludersi che (...) in quanto autore delle immagini fotografiche in questione, è rimasto titolare dei diritti fotografici nonostante la pubblicazione delle stesse sulla propria pagina personale del sito Facebook ed è quindi legittimato a tutelare in sede giudiziaria i diritti esclusivi su tali fotografie, riconosciuti dagli artt. 88 e ss. L.A.
Ne discende, ai fini che qui interessano, che in presenza di tali indizi si ottiene un'inversione dell'onere della prova per cui la titolarità dei diritti fotografici sì presume in capo a colui che ha pubblicato il contenuto e, affinché la riproduzione non venga considerata abusiva, spetta al riproduttore provare che la sua utilizzazione si è basata sul prelevamento di un file digitale non coperto dai diritti di proprietà intellettuale in capo a colui che ha pubblicato la fotografia sui sito Facebook.
Nel caso in esame, sussistono pertanto le condizioni innanzi indicate per ritenere che la menzione del nome dell'utente e della data di pubblicazione su Facebook delle fotografie faccia presumere che il (...) sia il titolare dei diritti esclusivi sulle stesse, con l'anzidetta inversione dell'onere della prova a carico di colui - il (...) - che le ha scaricate dalla pagina Facebook del(...) (circostanza, quest'ultima pacificamente ammessa).
Sennonché, il terzo chiamato non solo non ha allegato, ma neppure ha provato alcun elemento atto a dimostrare che il (...) non fosse l'autore delle fotografie pubblicate su Facebook. Il (...) neppure ha mai espressamente contestato di aver prelevato le fotografie dalla pagina Facebook del(...).
Deve allora concludersi che il(...) nel momento in cui ha prelevato le fotografie fosse consapevole del fatto che il (...) era l'autore delle immagini pubblicate su Facebook.
E' quindi provata la malafede del (...) che, dopo averle prelevate, ha consegnato a (...) (...) (per il tramite della giornalista (...) le fotografie riprodotte sull'omonimo quotidiano senza indicare il nome del titolare dei diritti fotografici.
Con specifico riguardo alla posizione dei convenuti, contrariamente a quanto sostenuto dagli stessi nei propri scritti difensivi, è infondata la tesi secondo la quale la responsabilità esclusiva per l'abusiva pubblicazione su (...) delle immagini fotografiche del (...) vada ascritta unicamente al (...), il quale le avrebbe consegnate al giornale a corredo si una sua intervista sulle vicende legate alle cd, baby cubiste.
Difatti, è rimasta priva di qualsiasi riscontro probatorio l'iniziale affermazione di parte convenuta secondo la quale il(...), all'atto della consegna delle fotografie, se ne sarebbe assunto la paternità (cfr. p. 7, atto di citazione per chiamata in causa del terzo).
Parte convenuta neppure ha dedotto e dimostrato di aver effettuato, secondo l'ordinaria diligenza richiesta ad un operatore professionale, qual è una testata giornalistica, un qualsiasi altro tipo di controllo o di verifica volto ad appurare che il (...) fosse l'effettivo titolare dei diritti fotografici.
(...) infatti, in occasione della consegna delle fotografie, non ha preteso dal (...) nemmeno una liberatoria sui diritti inerenti alle immagini; dichiarazione normalmente richiesta dai giornali a coloro che forniscono fotografie o video coperti da diritti di proprietà intellettuale.
Pertanto, nel caso del quotidiano (...) e della (...), la malafede prevista dall'art, 90, secondo comma, L.A. può essere individuata nel comportamento gravemente colposo, consistente nella possibilità di conoscere, secondo l'ordinaria diligenza, il titolare dei diritti patrimoniali esclusivi sulle immagini fotografiche riprodotte sul giornale.
Rispetto alla condotta colposa del giornalista e del giornale, va riconosciuta la corresponsabilità del direttore pro tempore de (...), dott. (...) a titolo di inadempimento dell'obbligo, gravante sullo stesso, di sorveglianza e controllo su tutti i contenuti pubblicati, finalizzato ad impedire che si commettano illeciti anche sotto il profilo civile (oltre che penale, ai-sensi dell'art. 57 c.p.).
Deve quindi concludersi che parte attrice abbia fornito la prova di tutti i presupposti oggettivi richiesti dall'art. 90 L.A., consistenti nell'abusiva pubblicazione delle immagini in questione senza il necessario consenso dei genitori esercenti la potestà sul minore, autore delle fotografie, (...), ed abbia quindi diritto - in nome e per conto del minore - alla più limitata tutela risarcitoria - invocata in via subordinata - dei diritti connessi riservata alle c.d. fotografie semplici, ai sensi dell'art. 87 e ss. L.A.
Al riguardo, sebbene l'art. 88 L.A. riconosca in via esclusiva al fotografo autore di fotografie semplici solo i diritti, a contenuto patrimoniale, di riproduzione, diffusione e spaccío delle fotografie, nondimeno deve ritenersi che allo stesso spetti anche un diritto connesso di paternità sulle stesse.
Ciò posto, nel caso in esame è provato che la pubblicazione su (...) delle immagini fotografiche realizzate da (...) non recava l'indicazione del nome del fotografo, violando così anche il diritto connesso di paternità.
Con riferimento al quantum del risarcimento del danno, considerati sia il pregiudizio del danno patrimoniale (rispetto al quale va considerato il fatto che le due fotografie semplici sono state pubblicate per quattro volte sul giornale (...) sia quello del danno morale connesso alla paternità delle fotografie (non essendo stato pubblicato il nome del fotografo (...), apprezzate ai sensi dell'art. 158 L.A. tutte le circostanze acquisite agli atti del processo (contenuto e numero delle fotografie riprodotte, numero e modalità delle riproduzioni, diffusione delle pubblicazioni), appare congruo liquidare a titolo di integrale risarcimento del danno l'importo complessivo di Euro 2.400,00 (Euro 600,00 per ogni pubblicazione non autorizzata), ai valori attuali, al cui pagamento, oltre interessi legali per il ritardo dalla domanda al saldo, vanno condannati in solido i convenuti e il terzo chiamato.
Il Tribunale di Roma, definitivamente pronunciando, disattesa ogni altra domanda ed eccezione, così provvede;
a) in accoglimento della domanda subordinata, condanna (...) (...) e (...) in solido tra di loro, al pagamento in favore di(...) e (...), nella qualità di esercenti la potestà sul figlio (...) a titolo di risarcimento del danno conseguente a quattro pubblicazioni non autorizzate su Il Messaggero di due fotografie realizzate da (...), dell'importo complessivo di Euro 2,400,00, ai valori attuali, oltre agli interessi legati per il ritardo dalla domanda al saldo;
b) condanna altresì (...) (...) e (...), in solido tra di loro, al pagamento in favore di(...) (...) e (...) nella predetta qualità alla refusione delle spese processuali che liquida in Euro 187,00 per esborsi ed Euro 2.300,00, per compenso professionale, oltre IVA e CPA.
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