Source: https://www.dirittopa.it/it/interventi/tecnologie/legge-di-stabilita-2016-parte-3/
Timestamp: 2020-03-31 14:06:55+00:00
Document Index: 59880361

Matched Legal Cases: ['arte 3', 'arte 3', 'arte 7', 'arte 6', 'arte 5', 'arte 4', 'arte 1']

Legge di stabilità 2016 e impianti di comunicazioni elettroniche (parte 3) / Diritto#PA articoli e approfondimenti di diritto amministrativo
Legge di stabilità 2016 e impianti di comunicazioni elettroniche (parte 3)
Obbigo di accatastamento degli impianti per comunicazioni elettroniche nella circolare n. 4/t del 2006
Legge di stabilità 2016 e Impianti di comunicazioni elettroniche (parte 7)
Legge di stabilità 2016 e impianti di comunicazioni elettroniche (parte 6)
Legge di stabilità 2016 e impianti di comunicazioni elettroniche (parte 5)
Legge di stabilità 2016 e impianti di comunicazioni elettroniche (parte 4)
Legge di stabilità 2016 e impianti di comunicazioni elettroniche (parte 1)
3. Obbligo di accatastamento degli impianti per comunicazioni elettroniche nella circolare n.4/t del 2006
Ferma restando la funzione tipica del Catasto che è, e resta, quella di censire e fornire un inventario del patrimonio edilizio, con l’attribuzione del relativo reddito e le indicazioni dei relativi valori, con Circolare n. 4/T del 2006 la Direzione dell’Agenzia del Territorio, ha specificato le modalità di individuazione e classamento delle unità immobiliari urbane censibili nei gruppi speciale e particolare D ed E.
A tale proposito la Circolare n.4/T evidenzia la necessità di fare riferimento: per la categoria D, alle caratteristiche oggettive dell’immobile che ne determinano l’idoneità per le “speciali” esigenze di un’attività industriale e commerciale; mentre per la categoria E alla “singolarità delle caratteristiche”, che impediscono il classamento dell’immobile nella categoria “ordinaria” o in quella “speciale” esulando da una mera logica di commercio o di produzione industriale. Se ne deduce che l’inserimento di un’unità immobiliare nella categoria E resta pertanto residuale rispetto all’inserimento nella categoria “ordinaria” o “speciale”.
Con riferimento all’importanza che hanno assunto negli ultimi anni le infrastrutture di reti pubbliche di comunicazione, soprattutto riconducibili alla telefonia mobile, che di norma risultano, appunto, allocate su costruzioni già esistenti ovvero su porzioni di terreno all'uopo destinate, la Circolare n.4/T esamina la fattispecie facendo alcune fondamentali distinzioni.
La prima ipotesi riguarda gli impianti radioelettrici e le apparecchiature elettroniche, insistenti su costruzioni o, meglio come li definisce la Circolare, su “manufatti” già censiti.
L’ipotesi riguarda, nel dettaglio, una o più antenne ancorate a muri (tipo perimetrali) o sostenute da piccoli tralicci-paline con relativi impianti elettrici ed elettronici. In questi casi, qualora le apparecchiature elettroniche siano custodite nell'ambito di manufatti già esistenti, censiti ovvero censibili (anche come parti comuni dell'edificio), e non venga individuata una specifica area all'uopo destinata, i manufatti non necessitano di essere dichiarati in catasto; diversamente, laddove vengano individuate aree e locali (preesistenti o di nuova costruzione), destinati proprio ad ospitare le suddette apparecchiature elettroniche, i “manufatti” in esame devono essere dichiarati in forma autonoma ovvero come variazione della preesistente unità immobiliare o parte comune dell'edificio.
Ne consegue che, in presenza di recinzioni o comunque nel caso di circoscrizione di una specifica porzione di fabbricato, come nell’ipotesi di impianti radioelettrici c.d. outdoor allocati su lastrico solare o su coperture, tali da privare il singolo proprietario o i condomini dalla disponibilità di tale zona o locale, si verrebbe sempre a creare una “unità immobiliare”.
Di riflesso, non vi è invece l’obbligo di denuncia ai fini catastali nel caso in cui gli impianti radioelettrici non sottraggano al singolo proprietario, o ai condomini, la disponibilità degli spazi dell’edificio destinati alla c.d. postazione.
La seconda fattispecie prende, invece, in esame l’ipotesi in cui gli impianti radioelettrici insistano su porzioni di terreno, di solito recintate, all'interno delle quale, spesso sopra una idonea platea in calcestruzzo armato è ancorato un supporto (traliccio o palo) sul quale sono poi fissate le antenne e/o le parabole. In questi casi i restanti impianti radioelettrici sono altresì ubicati in manufatti (tipo:box, schelter, armadi metallici) di dimensioni diverse in pianta ed altezza.
Pare evidente come in questa seconda ipotesi, sia meno difficile ricondurre tali “manufatti” alla categoria di “unità immobiliari” e in tal senso, ove si dovesse riscontrare la sussistenza dei requisiti dell’“autonomia funzionale” e “reddituale”, la Circolare prevede per detti “manufatti” l’obbligo dell’accatastamento.
La Circolare n° 4/T che prevede l’accatastamento nella categoria nel gruppo “D”, in particolare “D/7” , ovvero in quella categoria comprendente i fabbricati costruiti o adattati per “speciali” esigenze di una attività industriale e non suscettibili di destinazione diversa senza radicali trasformazioni, fa però solo specifico riferimento ai “manufatti” intesi come “infrastrutture per impianti radioelettrici” e non ai meri “impianti radioelettrici”, che pertanto restano esclusi da uno specifico obbligo di accatastamento ai fini fiscali dovendo invece rispettare specifiche disposizioni di settore.
In relazione ai possibili soggetti giuridici coinvolti, come sopra evidenziati, la Circolare n. 4/T del 2006 non fa però alcuna menzione su chi cada l’obbligo di presentare la denuncia catastale dei “manufatti”.
In generale, il D.M. 28/1998, impone l’obbligo di denuncia catastale di una “unità immobiliare” al soggetto che vanta un diritto reale sulla medesima.
Se ne deduce che, nel rispetto degli adempimenti previsti della Circolare n.4/T e non avendo il Legislatore espresso diversa e chiara volontà, l’obbligo di provvedere all’accatastamento dei “manufatti” ricade sul titolare del terreno, dell’area o dell’immobile, su cui insistono i “manufatti”.
Questo, come già si diceva, non deve però portare alla forviante deduzione che, sempre e necessariamente, il proprietario degli impianti e delle relative infrastrutture (“manufatti”), coincidano tra di loro e coincidano pure con il proprietario del terreno o dell’area o dell’immobile sottostante.
Anche in questo caso risulta infatti utile e importante tenere ben distinti i potenziali soggetti coinvolti.