Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-23033-del-16-09-2019
Timestamp: 2020-08-15 00:12:02+00:00
Document Index: 98755643

Matched Legal Cases: ['art. 360', 'art. 35', 'art. 360', 'art. 5', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 13']

Sentenza Cassazione Civile n. 23033 del 16/09/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23033 del 16/09/2019
Cassazione civile sez. VI, 16/09/2019, (ud. 02/07/2019, dep. 16/09/2019), n.23033
sul ricorso 35785-2018 proposto da:
O.B., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR
difeso dall’avvocato MASSIMILIANO VIVENZIO;
RICONOSCIMENTO DELLA PROTEZIONE INTERNAZIONALE PRESSO LA PREFETTURA
UTG DI MILANO MONZA (OMISSIS);
avverso il decreto N. R.G. 52268/2017 del TRIBUNALE di MILANO,
Il Tribunale di Milano, con decreto n. cronol. 6119/2018 ha respinto la richiesta di O.B., cittadino della Nigeria, a seguito di diniego della competente Commissione territoriale, di riconoscimento dello status di rifugiato e della protezione sussidiaria ed umanitaria.
In particolare, il Tribunale, all’esito della disposta udienza, ha osservato che la vicenda personale narrata dal richiedente (essere stato costretto a lasciare il Paese d’origine temendo di essere arrestato, in quanto facente parte del movimento secessionista del Biafra denominato Massob) era del tutto inverosimile, confusa ed incoerente; quanto poi alla protezione sussidiaria, la regione di provenienza del richiedente (nell’Imo State) non era interessata da conflitti armati interni (come risulta dal sito Viaggiare Sicuri del Ministero degli Esteri); infine, quanto alla protezione umanitaria, il richiedente non aveva dedotto profili ulteriori di vulnerabilità diversi da quelli giudicati inattendibili ed inoltre lo stesso per età, livello di istruzione e legami famigliari non presentava difficoltà di reinserimento sociale e lavorativo nel proprio Paese.
Avverso il suddetto decreto, notificato il 22/10/2018, O.B. propone ricorso per cassazione, affidato a due motivi, nei confronti del Ministero dell’Interno (che non svolge attività difensiva).
1. Il ricorrente lamenta, con il primo motivo, la violazione ed errata applicazione, ex art. 360 c.p.c., n. 3, del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35 bis, commi 9, 10 e 11 in relazione al D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 3,4 e 8, deducendo che il Tribunale aveva basato la decisione sull’inattendibilità delle dichiarazioni del ricorrente, senza un effettivo approfondimento della vicenda. Con il secondo motivo, si lamenta poi la violazione e falsa applicazione, ex art. 360 c.p.c., n. 3, del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6 in relazione all’errata valutazione del principio di vulnerabilità, non avendo il Tribunale dato giusto rilievo alle circostanze evidenziate nel corso dell’istruttoria (condizione di cristiano, in particolare), senza svolgere peraltro adeguata istruttoria al fine di comparare le due differenti realtà di vita, nel Paese d’origine ed in Italia.
Inoltre, da ultimo si è ulteriormente chiarito (Cass. 27593/2018) che “in tema di protezione internazionale, l’attenuazione dell’onere probatorio a carico del richiedente non esclude l’onere di compiere ogni ragionevole sforzo per circostanziare la domanda D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 3, comma 5, lett. a), essendo possibile solo in tal caso considerare “veritieri” i fatti narrati”, cosicchè “la valutazione di non credibilità del racconto, costituisce un apprezzamento di fatto rimesso al giudice del merito il quale deve valutare se le dichiarazioni del richiedente siano coerenti e plausibili, del D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 3, comma 5, lett. c), ma pur sempre a fronte di dichiarazioni sufficientemente specifiche e circostanziate” (cfr. Cass. 27503/2018 e Cass.29358/2018).
4. Per tutto quanto sopra esposto, va respinto il ricorso. Non v’è luogo a provvedere sulle spese processuali, non avendo l’intimato svolto attività difensiva. Essendo stata la parte ammessa al patrocinio a spese dello Stato non si applica del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater.