Source: http://divorzio.ilcaso.it/codice_fallimentare/46
Timestamp: 2020-07-10 05:32:49+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 43', 'art. 43', 'art. 43', 'art. 43', 'art. 46', 'art. 43', 'art. 2901', 'art. 2901', 'art. 2740', 'art. 43', 'art. 46', 'art. 46', 'art. 46', 'art. 46', 'sentenza ', 'art. 42', 'art. 46', 'art. 46', 'art. 46', 'art. 36', 'art. 46', 'art.13', 'art.13', 'art. 46', 'art. 46', 'sentenza ', 'art. 46', 'art. 46', 'art. 46', 'art. 46', 'art. 46', 'art. 111', 'art. 111', 'art. 111']

Beni non compresi nel fallimento
I. Non sono compresi nel fallimento:
3) i frutti derivanti dall’usufrutto legale sui beni dei figli, i beni costituiti in fondo patrimoniale e i frutti di essi, salvo quanto è disposto dall’articolo 170 del codice civile; (1)
4) (soppresso) (2)
II. I limiti previsti nel primo comma, n. 2, sono fissati con decreto motivato del giudice delegato che deve tener conto della condizione personale del fallito e di quella della sua famiglia. (3)
(1) N. 3 sostituito dall’art. 43 del D. Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5. La modifica è entrata in vigore il 16 luglio 2006.
(2) N. 4 soppresso dall’art. 43 del D. Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5. La modifica è entrata in vigore il 16 luglio 2006.
(3) Comma sostituito dall’art. 43 del D. Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5. La modifica è entrata in vigore il 16 luglio 2006.
Sebbene, ai sensi dell'art. 43 della legge fallimentare, la perdita della legittimazione processuale del fallito coincida con l'ambito dello spossessamento fallimentare, poiché i rapporti relativi alla costituzione di un fondo patrimoniale non sono compresi nel fallimento (trattandosi di beni che, pur appartenendo al fallito, rappresentano un patrimonio separato, destinato al soddisfacimento di specifici scopi che prevalgono sulla funzione di garanzia per la generalità dei creditori), permane rispetto ad essi la legittimazione del debitore-fallito, sicchè sussiste la legittimazione processuale di quest'ultimo nel giudizio avente ad oggetto la revocatoria ordinaria del fondo patrimoniale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 09 Maggio 2019, n. 12264. Segue...
Azione revocatoria – Requisiti – Costituzione del fondo patrimoniale – Fallimento del coniuge e beni non compresi nel fallimento ex art. 46 l.f. – Interruzione del processo ex art. 43 l.f..
Ai fini dell’azione revocatoria la qualità di creditore deve essere intesa in senso ampio, e ciò deriva dallo stesso tenore letterale dell’art. 2901 c.c. il quale specifica che la legittimazione spetta al creditore a termine o a condizione. Anche il credito litigioso è idoneo a determinare l’insorgenza di tale qualità e, ai fini dell’esperibilità dell’azione revocatoria ordinaria, è sufficiente una semplice aspettativa che non si riveli prima facie pretestuosa e che possa valutarsi come probabile, anche se non definitivamente accertata, in coerenza con la sua funzione di conservazione della garanzia generica, spettante ai creditori, sul patrimonio del debitore.
Per l’azione revocatoria ordinaria ex art. 2901 c.c. degli atti successivi al sorgere del credito non è necessaria l’intenzione di nuocere ai creditori, ma è sufficiente la consapevolezza in capo al debitore, cui è equiparabile la conoscibilità, che in conseguenza dell’atto di disposizione possa diminuire il proprio patrimonio, senza che rilevi la specifica conoscenza del credito per la cui tutela viene esperita l’azione.
Quanto alla pregiudizialità dell’atto ai fini dell’accoglimento della domanda di inefficacia, l’eventus damni può consistere non solo in una variazione quantitativa del patrimonio del debitore, ma anche in una variazione qualitativa, quale quella conseguente alla conversione del patrimonio in beni facilmente occultabili. Tale rilevanza qualitativa e quantitativa dell’atto di disposizione deve essere provata dal creditore che agisce in revocatoria, mentre è onere del debitore, per sottarsi agli effetti dell’azione revocatoria, provare che il proprio patrimonio residuo sia tale da soddisfare ampiamente le ragioni creditorie.
L’atto di costituzione di un fondo patrimoniale può essere assoggettato ad azione revocatoria anche in presenza figli minori, atteso che l’atto, benchè diretto a fronteggiare i bisogni della famiglia, non integra l’adempimento di un dovere giuridico.
Nell’azione revocatoria dell’atto costitutivo del fondo patrimoniale, la legittimazione passiva compete ad entrambi i coniugi, anche quando uno solo di essi abbia destinato un bene di sua proprietà per far fronte ai bisogni della famiglia. Deve escludersi la natura di litisconsorti necessari in capo ai figli dei coniugi disponenti.
La costituzione di beni in fondo patrimoniale configura un negozio a titolo gratuito, non sussistendo mai alcuna contropartita o corrispondente attribuzione in favore del disponente. L’atto di destinazione implica la sottrazione del patrimonio (o di una sua frazione) alla regola della responsabilità patrimoniale generalizzata e globale ex art. 2740 c.c.
In caso di fallimento del coniuge disponente, i diritti conferiti nel fondo patrimoniale non sono assoggettati all’acquisizione della massa fallimentare, e sono pertanto esclusi dallo spossessamento. Ne deriva che non si realizza l’effetto estintivo del processo ex art. 43 L.F. (Marco Pellegrino) (riproduzione riservata) Tribunale Cuneo, 19 Marzo 2019. Segue...
Somme spettanti al fallito a titolo di risarcimento del danno biologico o morale - Attribuzione al fallimento - Esclusione - Fattispecie.
Le somme spettanti a persona fisica successivamente fallita, a titolo di risarcimento del danno biologico o del danno morale, attesa la natura strettamente personale, sin dall'origine, del relativo diritto, rientrano nella previsione dell'art. 46, comma 1, n. 2) l. fall. e non possono essere quindi attribuite al fallimento. (In applicazione del predetto principio, la S.C. ha accolto il ricorso con il quale la società ricorrente lamentava di essere stata condannata a pagare il risarcimento del danno c.d. differenziale, vale a dire, l'eccedenza del credito risarcitorio rispetto a quanto pagato dall'Inail, non direttamente all'infortunato, imprenditore individuale, ma alla curatela del fallimento di questi). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 15 Ottobre 2018, n. 25618. Segue...
Fallimento – Beni non compresi – Necessità di mantenimento del fallito e della sua famiglia – Determinazione – Discrezionalità del giudice delegato – Impulso del curatore.
L'art. 46 n. 2, legge fall. non prevede la necessità di alcuna istanza da parte del fallito, bensì delimita il perimetro dei beni non compresi nel fallimento (assegni a carattere alimentare, stipendi, pensioni, salari e ciò che il fallito guadagna con la sua attività entro i limiti di quanto occorre per il mantenimento suo e della famiglia), affidandone la concreta determinazione, in relazione alla necessità del mantenimento, alla discrezionalità del giudice delegato, il quale dunque dovrebbe ritenersi investito della necessità di compiere tale valutazione con la sola richiesta del Curatore. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 19 Dicembre 2016. Segue...
Fallimento – Beni non compresi – Necessità di mantenimento del fallito e della sua famiglia – Acquisizione alla procedura della integralità delle somme – Esclusione.
La lettera stessa, oltre alla ratio, dell’art. 46 n. 2, legge fall. non consente l'acquisizione alla procedura della integralità delle somme rivenienti al fallito dalla sua attività lavorativa. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 19 Dicembre 2016. Segue...
Polizza vita Unit Linked – Natura finanziaria – Titolarità dell’azione in capo alla Curatela in caso di fallimento del contraente.
I diritti di credito vantati dal Fallimento nei confronti di una compagnia assicurativa, derivanti da una polizza unit linked qualificata come prodotto finanziario, sono esclusi dall’ambito applicativo degli art.li 1923, I co, c.c. e 46, I co, n. 5 l.f. (Giovanni Cedrini, Francesca Corsano) (riproduzione riservata) Appello Bologna, 28 Luglio 2016. Segue...
Fallimento - Effetti - Per il fallito - Beni del fallito - Interessi legittimi e diritti soggettivi acquisiti a seguito di provvedimenti amministrativi - Concessione demaniale marittima - Acquisizione alla massa fallimentare - Mezzi di tutela della P.A..
Per effetto della dichiarazione di fallimento, fatte salve le ipotesi di cui all'art. 46 l.fall. e l'applicazione di normative particolari di diritto amministrativo, tutte le attività del fallito vengono acquisite alla massa, comprese le situazioni di interesse legittimo nei confronti della P.A., ovvero di diritto acquisite per effetto di provvedimenti amministrativi, ivi comprese quelle che sorgono dalla concessione dei beni del demanio marittimo. Non v'è, dunque, necessità di accertamento da parte degli organi fallimentari o di specifica indicazione nella sentenza di omologazione del concordato fallimentare, in quanto l'interesse pubblico risulta tutelato dal potere dell'amministrazione di disporre la revoca o la decadenza della concessione, ai sensi degli art. 42 e 47 cod. nav., e, in caso di vendita o di esecuzione forzata, di dare o non dare il gradimento al subentro nella concessione da parte dell'acquirente o dell'aggiudicatario delle opere o degli impianti costruiti dal concessionario, senza bisogno del consenso di quest'ultimo, ai sensi dell'art. 46, comma 2, cod. nav. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 28 Luglio 2016, n. 15698. Segue...
Fallimento - Quota di stipendi o pensioni disponibile per il fallito ai sensi dell’articolo 46 L.F. - Destinazione alle sole esigenze di carattere alimentare - Tenore di vita socialmente adeguato - Criteri di contemperamento.
Deve confermarsi l’orientamento della Corte di Cassazione per cui, in relazione alla determinazione della quota di reddito da stipendi o pensioni disponibile per il fallito ai sensi dell’art. 46 l. fall. e della quota di essi da destinare al soddisfacimento dei creditori, il Giudice delegato deve compiere una valutazione di non assoluta inadeguatezza del reddito da destinare al mantenimento del fallito e della sua famiglia, il quale non può essere ridotto a coprire le sole esigenze di carattere alimentare, ma non può neppure arrivare a soddisfare il parametro costituzionale del tenore di vita socialmente adeguato, tenuto conto della peculiare posizione del fallito, debitore verso una pluralità di creditori concorrenti (cfr. Cass. 2008/2939; Cass. 2002/391). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Forlì, 03 Novembre 2014. Segue...
Fallimento – Effetti del fallimento sul fallito – Beni non compresi nel fallimento – Pensioni – Condizione personali del fallito – Limiti. .
Il limite fissato dalla disposizione dell’art. 46, comma 2, legge fallimentare, non è ristretto alle mere esigenze di natura alimentare del fallito e della famiglia, ma deve considerare la sua situazione nel complesso, tenendo conto di tutte le circostanze, anche pregresse, in modo tale da contemperare le esigenze del debitore con le ragioni dei creditori. (Giovanni Canino) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 21 Maggio 2010, n. 0. Segue...
Fallimento – Giudice delegato – Determinazione della quota di reddito da destinare alla procedura – Minimo socialmente adeguato. .
Il giudice delegato, ai fini della determinazione della quota di reddito da lavoro dipendente disponibile per il fallito e della corrispondente quota da destinare alla soddisfazione dei creditori, deve individuare una misura intermedia fra il minimo alimentare, rappresentato dalla pensione sociale minima e il livello minimo socialmente adeguato, in base al criterio sancito dall’art. 36 della Costituzione della retribuzione sufficiente ad assicurare un’esistenza libera e dignitosa, tenuto conto della situazione del fallito valutata nel suo complesso, in rapporto alla condizione di debitore verso la massa dei creditori. (Giovanni Canino) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 21 Maggio 2010, n. 0. Segue...
Fallimento ed altre procedure concorsuali – Fallimento – Effetti – Per il fallito – Beni del fallito – Beni non compresi – Art. 46, n. 3, legge fall., nel testo anteriore al d. lgs. n. 5 del 2006 – Fondo patrimoniale – Applicabilità – Fondamento. (04/06/2010).
Fondo patrimoniale – Fallimento – Esclusione – Modifica e interpretazione dell’art. 46 n. 3 legge fall.. (29/06/2010).
Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Per il fallito - Beni del fallito - Beni non compresi - Assegno erogato al collaboratore di giustizia ex art.13 del d.l. n.8 del 1991 - Natura alimentare - Fondamento - Conseguenze - Acquisizione all'attivo fallimentare - Ammissibilità - Esclusione..
L'assegno di mantenimento erogato a norma dell'art.13 del d.l. 10 gennaio 1991, n.13 ai collaboratori di giustizia ha natura integralmente alimentare, in quanto conferito a chi si trovi nell'impossibilità di svolgere attività lavorativa e determinato in ragione delle condizioni del collaboratore e delle persone a suo carico; pertanto, in caso di intervenuto fallimento del collaboratore, il giudice delegato non può disporne l'acquisizione neppure parziale all'attivo fallimentare, essendo tale potere, ai sensi dell'art. 46, secondo comma, della legge fall., esercitabile sulle sole quote di reddito che non abbiano tale specifica destinazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 Novembre 2009, n. 24416. Segue...
Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Per il fallito - Beni del fallito - In genere - Interessi legittimi e diritti soggettivi acquisiti a seguito di provvedimenti amministrativi - Concessione demaniale - Acquisizione alla massa fallimentare - Mezzi di tutela della Pubblica Amministrazione..
Per effetto della dichiarazione di fallimento, fatte salve le ipotesi di cui all'art. 46 della legge fall. e salva l'applicazione di normative particolari di diritto amministrativo in materia, tutte le attività del fallito vengono acquisite alla massa, ivi comprese le situazioni di interesse legittimo nei confronti della P.A. ovvero di diritto acquisite per effetto di provvedimenti amministrativi, come quelle che sorgono dalla concessione dei beni del demanio marittimo, senza necessità di accertamento da parte degli organi fallimentari o di indicazione specifica da parte della sentenza di omologazione del concordato; l'interesse pubblico risulta, infatti, tutelato dal potere dell'Amministrazione di disporre la revoca o la decadenza della concessione, ai sensi degli artt. 42 e 47 cod. nav., e, in caso di vendita o di esecuzione forzata, di dare o non dare il gradimento al subentro nella concessione da parte dell'acquirente o dell'aggiudicatario delle opere o degli impianti costruiti dal concessionario, senza necessità del consenso di quest'ultimo, ai sensi dell'art. 46, secondo comma, cod. nav. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 Maggio 2009, n. 12140. Segue...
Immobile destinato ad abitazione del fallito e della sua famiglia - Assoggettabilità al fallimento - Esclusione - Fondamento - Conseguenze sulle controversie concernenti la locazione - Legittimazione processuale esclusiva del fallito - Configurabilità - Fattispecie in materia di restituzione di canoni corrisposti in misura eccedente quella legale ex legge n.392 del 1978.
Fallimento – Contratto di assicurazione sulla vita – Funzione previdenziale – Scioglimento – Esclusione – Acquisizione al fallimento del valore di riscatto della polizza – Esclusione – Revocatoria fallimentare – Presupposti..
Poiché le somme dovute al fallito in base a contratto di assicurazione sulla vita non sono (per la loro funzione previdenziale) acquisibili al fallimento, il curatore non è legittimato ad agire nei confronti dell'assicuratore per ottenere il (valore di) riscatto della correlativa polizza, potendo viceversa agire in revocatoria, relativamente ai "premi pagati", nei casi in cui il contratto di assicurazione appaia stipulato non per reali finalità previdenziali ma in pregiudizio dei creditori. Cassazione Sez. Un. Civili, 31 Marzo 2008, n. 8271. Segue...
Fallimento - Assicurazione sulla vita - Sopravvenuto fallimento del beneficiario - Scioglimento del contratto - Esclusione - Fondamento - Conseguenze - Esercizio del diritto di riscatto da parte del curatore - Configurabilità - Esclusione - Conseguenze - Estraneità delle somme dovute all'attivo fallimentare.
Fallimento – Beni non compresi nel fallimento – Pensione di invalidità..
La pensione di invalidità è compresa nell'ambito di applicazione dell'art. 46, n. 2 legge fall. (beni non compresi nel fallimento entro i limiti di quanto occorre per il mantenimento del fallito e della sua famiglia), in quanto ricollegabile alla riduzione della capacità lavorativa del beneficiario e, conseguentemente, alla riduzione della sua capacità reddituale. Cassazione civile, 07 Febbraio 2008, n. 2939. Segue...
Fallimento – Beni non compresi nel fallimento – Pensione di invalidità – Determinazione della quota non compresa nel fallimento – Giudizio discrezionale del giudice delegato – Limiti..
In relazione alla determinazione della quota di reddito da stipendi o pensioni disponibile per il fallito ex art. 46 legge fall., e della quota di essi da destinare alla soddisfazione dei creditori il giudice delegato non esercita un potere pienamente discrezionale, ma deve compiere una valutazione di non assoluta inadeguatezza del reddito da destinare al mantenimento del fallito e della sua famiglia, che non può essere ridotto a coprire le sole esigenze puramente alimentari, ma non può neppure arrivare a soddisfare il parametro costituzionale del tenore di vita socialmente adeguato, tenuto conto della peculiare posizione del fallito, debitore verso una pluralità di creditori concorrenti; tale valutazione, fondata su un prudente apprezzamento in fatto, può essere censurata in sede di legittimità nei soli limiti in cui è ammessa la deduzione del vizio di motivazione, ovvero nelle ristrette ipotesi della motivazione mancante o apparente. Cassazione civile, 07 Febbraio 2008, n. 2939. Segue...
Fallimento – Beni non compresi nel fallimento – Provvedimento di determinazione della quota ex art. 46, n. 2 l. fall. – Contenuto decisorio – Ricorso straordinario per cassazione – Ammissibilità..
Il decreto emesso dal tribunale in sede di reclamo avverso il provvedimento con il quale il giudice delegato, a norma dell’art. 46 legge fall., determina la quantità del salario percepito dal fallito da destinare alle esigenze di questo e della sua famiglia, incidendo sui diritti del fallito e su quelli dei creditori e presentando i caratteri della decisorietà e della definitività, è impugnabile con il ricorso straordinario per cassazione ai sensi dell'art. 111 Cost. anche nel caso in cui il decreto abbia ad oggetto un trattamento pensionistico. Cassazione civile, 07 Febbraio 2008, n. 2939. Segue...
Locazione di un fondo rustico, utilizzato dal fallito quale imprenditore agricolo non coltivatore diretto - Autorizzazione vive a recedere dal contratto - Provvedimento del giudice delegato - Reclamo del fallito - Decisione con decreto del Ricorso per Cassazione ex art. 111 Cost. - Inammissibilità.
Nel caso in cui il giudice delegato abbia autorizzato il curatore del fallimento a recedere dal contratto di locazione di un fondo rustico, utilizzato dal fallito quale imprenditore agricolo non coltivatore diretto, (e quindi estraneo alle esigenze abitative dello stesso e della sua famiglia) è inammissibile il ricorso per cassazione, "ex" art. 111 Cost., nei confronti del decreto del tribunale fallimentare che abbia pronunciato sul reclamo del fallito contro il suddetto provvedimento del giudice delegato, atteso che tale provvedimento è privo del requisito della decisorietà, trattandosi di un atto interno, privo dell'attitudine ad incidere, con definitività, su situazioni giuridiche soggettive del fallito. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 Maggio 1992, n. 5355. Segue...