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Timestamp: 2018-10-15 17:10:05+00:00
Document Index: 170840793

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 1', 'art. 8', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 1669', 'art. 1669', 'art. 1310', 'art. 1668', 'art. 1669', 'art. 1310', 'art. 12', 'art. 31', 'art. 38', 'art. 5', 'art. 5']

Indici tematici normativa e prassi nazionale | Banca Dati Normativa | Bollettino di Legislazione Tecnica
Indice tematico dei più importanti provvedimenti normativi e di prassi emanati da Autorità nazionali e pubblicati nella G.U. della Repubblica Italiana, sui siti Internet degli emittenti, o comunque resi noti. L’Indice si pubblica entro il giorno 10 di ciascun mese solare, con riferimento ai provvedimenti del mese precedente.
Indice normativa nazionale n. 2/2017
Indice normativa nazionale n. 1/2017
Indice normativa nazionale n. 12/2016
Indice normativa nazionale n. 11/2016
Indice normativa nazionale n. 10/2016
Indice normativa nazionale n. 9/2016
Indice normativa nazionale n. 7-8/2016
Indice normativa nazionale n. 6/2016
Indice normativa nazionale n. 5/2016
Indice normativa nazionale n. 4/2016
Indice normativa nazionale n. 3/2016
Indice normativa nazionale n. 2/2016
Indice normativa nazionale n. 1/2016
Indice normativa nazionale n. 12/2015
Indice normativa nazionale n. 11/2015
Indice normativa nazionale n. 10/2015
Indice normativa nazionale n. 9/2015
Indice normativa nazionale n. 7-8/2015
FAST FIND : GP16754
Esenzione dal pagamento dei contributi unificati in agricoltura
Sent. Corte Cost. 04/10/2018, n. 182
Giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 1 del decreto legislativo 1° dicembre 2009, n. 179 (Disposizioni legislative statali anteriori al 1° gennaio 1970, di cui si ritiene indispensabile la permanenza in vigore, a norma dell'articolo 14 della legge 28 novembre 2005, n. 246), voce n. 1266 dell'Allegato 1.
G.U. 10/10/2018, n. 40
1) dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 1 del decreto legislativo 1° dicembre 2009, n. 179 (Disposizioni legislative statali anteriori al 1° gennaio 1970, di cui si ritiene indispensabile la permanenza in vigore, a norma dell’articolo 14 della legge 28 novembre 2005, n. 246), nella parte in cui dichiara, alla voce n. 1266 dell’Allegato 1, l’indispensabile permanenza in vigore dell’art. 8 della legge 25 luglio 1952, n. 991 (Provvedimenti in favore dei territori montani), quanto all’esenzione dal pagamento dei contributi unificati in agricoltura.
2) dichiara inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell’art. 1 del d.lgs. n. 179 del 2009, sollevata, in riferimento all’art. 3 della Costituzione, dal Tribunale ordinario di Sondrio con l’ordinanza indicata in epigrafe.
FAST FIND : GP16753
Edilizia e immobili - Rovina e difetti di cose immobili - Denuncia degli acquirenti - Azione di responsabilità contro il venditore costruttore - Presupposti - Ammissibilità.
La denuncia di gravi difetti di costruzione, oltre che dal committente e suoi aventi causa, può essere fatta valere anche dagli acquirenti dell'immobile, poiché le disposizioni di cui all'art. 1669 c.c. mirano a disciplinare le conseguenze dannose di quei difetti che incidono profondamente sugli elementi essenziali dell'opera e che influiscono sulla durata e solidità della stessa, compromettendone la conservazione, e configurano, quindi, una responsabilità extracontrattuale, sancita per ragioni e finalità di interesse generale. Pertanto, il venditore può essere chiamato a rispondere dei gravi difetti dell'opera, non soltanto quando i lavori siano eseguiti in economia, ma anche nell'ipotesi in cui la realizzazione dell'opera è affidata a un terzo, al quale non sia stata lasciata completa autonomia tecnica e decisionale, in quanto il venditore abbia mantenuto il potere di impartire direttive o di sorveglianza sullo svolgimento dell'altrui attività, sicché, anche in tali casi, la costruzione dell'opera è a lui riferibile. Infatti, va considerato che, proprio questa attività di interferenza o di controllo, così come quella di progettazione, documentano, in generale, il coinvolgimento del venditore committente e la sua corresponsabilità, salvo che, in ipotesi limite, sia dimostrata la incolpevole estraneità.
FAST FIND : GP16752
1. Edilizia e immobili - Appalti di lavori privati - Garanzia per le difformità e vizi dell'opera - Responsabilità dell'appaltatore nei confronti del committente - Limitazioni - Esclusione. 2. Edilizia e immobili - Appalti di lavori privati - Rovina e difetti di cose immobili (responsabilità del costruttore) - Denuncia - Termine decadenziale ex art. 1669 c.c. - Estensione ad esso dell'effetto interruttivo previsto dall'art. 1310, comma 1, c.c. in materia di prescrizione nell'ipotesi di condebitori in solido - Configurabilità - Esclusione.
1. La responsabilità dell'appaltatore nei confronti del committente per i difetti dell'opera a norma degli artt. 1667 e 1668 c.c. non ammette esclusioni (salvo quelle dipendenti dall'accettazione senza riserve dell'opera e del venir meno della garanzia per effetto di decadenza) e neppure limitazioni, dato che l'art. 1668, comma 1, c.c. pone a carico dell'appaltatore tutte le conseguenze dell'inesatto adempimento, obbligandolo a sopportare, a seconda della scelta operata dal committente, l'onere integrale dell'eliminazione dei vizi, o la riduzione del prezzo, salvo il risarcimento del danno, senza alcun riguardo alla consistenza e al costo dei lavori di riparazione o alla misura massima della diminuzione del corrispettivo dell'appalto.
2. In tema di responsabilità dell'appaltatore per rovina e difetti di cose immobili, al termine decadenziale previsto dall'art. 1669 c.c. per la denuncia, presupposto necessario per poter agire per il risarcimento del danno, non è applicabile il principio dell'estensione agli altri condebitori - previsto dall'art. 1310, comma 1, c.c. - dell'effetto di un atto interruttivo della prescrizione compiuto nei confronti di uno di essi, avuto riguardo alla differenza ontologica tra i due istituti della decadenza e della prescrizione, che vieta, a norma dell'art. 12 delle disposizioni sulla legge in generale, l'applicazione alla decadenza, in via di interpretazione estensiva, di una norma che disciplina la prescrizione.
1. La domanda di condono ex L. n. 47/1985, per poter essere accolta deve avere ad oggetto un’opera ultimata, sia pure abusivamente, entro la data del 01/10/1983, come prescritto dall’art. 31 della L. 47/1985. L’ultimazione dei lavori entro tale data costituisce dunque il presupposto indispensabile per potersi avvalere dei benefici di cui alla suddetta L. n. 47/1985.
2. Nel caso in cui una concessione edilizia in sanatoria sia stata ottenuta in base ad una falsa, o comunque erronea, rappresentazione della realtà materiale, è consentito alla P.A. esercitare il proprio potere di autotutela, ritirando l’atto, senza necessità di esternare alcuna particolare ragione di pubblico interesse che, in tale ipotesi, deve ritenersi sussistente in re ipsa.
3. Ai fini dell'accertamento della data di costruzione di un immobile, le aerofotogrammetrie e le immagini presenti sul programma "Google Earth" costituiscono prove documentali pienamente utilizzabili anche in sede penale.
Sul tema vedi anche Consiglio di Stato, sez. IV, 14/09/2018, n. 5408; Cass. pen., sez. III, 119/10/2017, n. 48178. Nel senso che i rilevamenti tratti da Google Earth (versione "base" del software) prodotti in giudizio non possono costituire - di per sé e in assenza di più circostanziati elementi - documenti idonei a comprovare la data di realizzazione dell'opera, vedi T.A.R. Campania-Napoli, sez. II, 27/11/2014, n. 6118.
FAST FIND : GP16748
1. Edilizia e immobili - Titoli abilitativi - Mutamento di destinazione d’uso - Variazione di categoria urbanistica - Permesso di costruire - Necessità. 2. Edilizia e immobili - Mutamento di destinazione d’uso - Caratteristiche - Opere precarie ad uso temporaneo - Insussistenza.
1. In tema di reati edilizi, il mutamento di destinazione d'uso senza opere è assoggettato a D.I.A. (ora SCIA), purché intervenga nell'ambito della stessa categoria urbanistica, mentre è richiesto il permesso di costruire per le modifiche di destinazione che comportino il passaggio di categoria o, se il cambio d'uso sia eseguito nei centri storici, anche all'interno di una stessa categoria omogenea.
2. Il mutamento di destinazione d'uso con opere deve pur sempre avere i connotati modificativi tendenzialmente stabili e non può ritenersi in presenza di opere precarie, perché destinate ad un uso temporaneo e facilmente amovibili al termine di utilizzo (nel caso di specie era stata posizionata in giardino una piscina gonfiabile di piccole dimensioni del tipo di quelle in commercio per bambini, appoggiata sul terreno, priva di aggancio al suolo e di opere per il suo utilizzo e destinata, per la sua stessa tipologia costruttiva, ad essere sgonfiata al termine della stagione estiva e del suo temporaneo utilizzo).
1. Il regime dei titoli abilitativi edilizi non può essere eluso attraverso la suddivisione dell'attività edificatoria finale nelle singole opere che concorrono a realizzarla, astrattamente suscettibili di forme di controllo preventivo più limitate per la loro più modesta incisività sull'assetto territoriale. L'opera deve essere infatti considerata unitariamente nel suo complesso, senza che sia consentito scindere e apprezzare separatamente i suoi singoli componenti e ciò ancor più nel caso di interventi su preesistente opera abusiva. L'unitarietà dell'intervento edilizio è tale quando riferita ad un insieme di opere, realizzate anche in tempi diversi, le quali, pur non essendo parte integrante o costitutiva di un altro fabbricato, costituiscano, di fatto, un complesso unitario rispetto al quale ciascuna componente contribuisce a realizzarne la destinazione.
2. La realizzazione di un intervento edilizio in zona agricola è finalizzato alla conduzione del fondo in ragione della sua destinazione. Per l'edificazione in zona agricola, la destinazione del manufatto e la posizione soggettiva di chi lo realizza sono elementi che assumono entrambi rilievo ai fini della rispondenza dell'opera alle prescrizioni dello strumento urbanistico e, di conseguenza, anche per l'eventuale valutazione di conformità ai fini del rilascio della sanatoria.
3. L'indicazione dei termini di inizio e di ultimazione dei lavori è finalizzata a dare certezza temporale all'attività edificatoria, allo scopo di evitare che una edificazione, autorizzata in un dato momento, venga realizzata quando la situazione fattuale e normativa è mutata, per tale ragione i lavori devono quindi essere iniziati ed ultimati nel termine prescritto nel permesso di costruire. L'inosservanza dei termini determina la decadenza del permesso di costruire, che opera di diritto per il mero decorso del termine, senza necessità di adozione di un atto formale, ed i lavori eseguiti con permesso di costruire decaduto sono illeciti, perché realizzati senza valido titolo.
4. Deve escludersi la possibilità della cosiddetta sanatoria condizionata, caratterizzata dal fatto che i suoi effetti vengono subordinati alla esecuzione di specifici interventi aventi lo scopo di far acquisire alle opere il requisito della conformità alla disciplina urbanistica ed edilizia che non posseggono, poiché tali provvedimenti devono ritenersi illegittimi, in quanto l'articolo 36 del D.P.R 380/2001 si riferisce esplicitamente ad interventi già ultimati e stabilisce come la doppia conformità debba sussistere sia al momento della realizzazione dell'opera, sia al momento della presentazione della domanda di sanatoria.
5. Il reato urbanistico ha natura di reato permanente, la cui consumazione ha inizio con l'avvio dei lavori di costruzione e perdura fino alla cessazione dell'attività edificatoria abusiva, la quale coincide con l'ultimazione dei lavori per completamento dell'opera. L'ultimazione dei lavori, a sua volta, coincide con la conclusione dei lavori di rifinitura interni ed esterni, quali gli intonaci e gli infissi; deve trattarsi, in altre parole, di un edificio concretamente funzionale che possegga tutti i requisiti di agibilità o abitabilità (nel caso di specie la Corte di appello aveva correttamente escluso l'ultimazione delle opere sulla base dell'inequivoco dato fattuale dell'assenza, di "regolare e funzionante impianto elettrico", dando conto dell'assenza "non solo delle mascherine e dei corpi interni ma anche del collegamento tra tutti i cavi").
6. Si ammette la legittimità della sospensione condizionale subordinata alla demolizione, che appare, peraltro, giustificata dalla circostanza che la presenza sul territorio di un manufatto abusivo rappresenta, indiscutibilmente, una conseguenza dannosa o pericolosa del reato, da eliminare. Il discorso non muta con riferimento alla rimessione in pristino dello stato dei luoghi, cui pure può essere subordinata la sospensione condizionale della pena, atteso che la non autorizzata immutazione dello stato dei luoghi, in zona sottoposta a vincolo, può comportare conseguenze dannose o pericolose e che la sanzione specifica della rimessione ha una funzione direttamente ripristinatoria del bene offeso.
FAST FIND : GP16745
Obbligo di allegazione della relazione geologica
Sent. C. Stato 13/09/2018, n. 5364
Appalti e contratti pubblici - Gara d’appalto per lavori concernenti una cassa di espansione di un torrente - Obbligo di indicazione di un geologo tra i progettisti e di allegazione della relazione geologica - Non sussiste se non previsto dalla lex specialis - Fattispecie.
L’obbligo di indicare un geologo tra i progettisti in sede di gara e di corredare l’offerta tecnica con la relazione geologica dipende, in concreto, dalla natura delle prestazioni affidate all’appaltatore, laddove cioè queste implichino una modificazione sostanziale delle previsioni progettuali formulate dalla stazione appaltante e a condizioni che la relativa necessità sia espressamente prefigurata nelle regole operative di gara. Ciò in conformità all’orientamento che valorizza (con particolare riguardo alle ipotesi in cui la documentazione posta a base di gara non contemplasse in modo espresso la relazione geologica) l’esigenza di non introdurre - anche in una cornice di compatibilità eurounitaria - obblighi documentali sanzionati a pena di esclusione in assenza di una specifica e univoca previsione nell’ambito della lex specialis di gara. (Nel caso di specie, essendo acclarato che la stazione appaltante non aveva incluso fra gli allegati al progetto definitivo posto a base di gara la relazione geologica, non poteva conseguentemente ritenersi che la mancata produzione di analoga relazione da parte del concorrente potesse produrre l’effetto escludente invocato dall’appellante e che, pertanto, risultasse illegittima la mancata esclusione di tale concorrente).
In senso conforme vedi Consiglio di Stato, sez. V, 21/03/2018, n. 1812. Vedi anche Corte di giustizia UE, 02/06/2016, causa C-27/15. Per la necessità della relazione geologica a corredo del progetto esecutivo, vedi peraltro, Consiglio di Stato, sez. V, 21/04/2016, n. 1595.
FAST FIND : GP16744
Interpretazione della clausola sociale
Appalti e contratti pubblici - Bando di gara - Clausole sociali - Interpretazione - Rispetto della libertà di impresa - Finalità - Strumento per favorire la continuità e la stabilità occupazionale dei lavoratori.
La c.d. clausola deve essere interpretata in modo da non limitare la libertà di iniziativa economica e, comunque, evitando di attribuirle un effetto automaticamente e rigidamente escludente; conseguentemente, l’obbligo di riassorbimento dei lavoratori alle dipendenze dell’appaltatore uscente nello stesso posto di lavoro e nel contesto dello stesso appalto, deve essere armonizzato e reso compatibile con l’organizzazione di impresa prescelta dall’imprenditore subentrante. Quindi la clausola sociale funge da strumento per favorire la continuità e la stabilità occupazionale dei lavoratori e di ciò ne è prova la circostanza che oltre alla possibilità di distrarre un lavoratore, assunto in virtù della clausola sociale, in altra commessa, i lavoratori che non trovano spazio nell’organigramma dell’appaltatore subentrante e che non vengano ulteriormente impiegati dall’appaltatore uscente in altri settori, sono destinatari delle misure legislative in materia di ammortizzatori sociali.
In senso conforme vedi anche Consiglio di Stato, sez. V, 07/06/2016, n. 2433; Consiglio di Stato, sez. III, 30/03/2016, n. 1255; Consiglio di Stato, sez III, 09/12/2015, n. 5598; Consiglio di Stato, sez. V, 25/01/2016, n. 242; Consiglio di Stato, sez. VI, 27/11/2014, n. 5890.
FAST FIND : GP16743
Gravi illeciti professionali e misure di self-cleaning
Sent. Breve TAR. Puglia Bari 01/10/2018, n. 1252
1. Appalti e contratti pubblici - Gara - Requisiti di partecipazione - Gravi illeciti professionali - Comportamento scorretto che incida sulla credibilità professionale - Rilevanza. 2. Appalti e contratti pubblici - Misure di self-cleaning - Rilevano solo per le gare indette successivamente alla loro adozione.
1. Ai sensi dell'art. 38, D. Leg.vo n. 163/2006 (comma 1, lett. f), ai fini della configurazione del grave illecito professionale risulta valutabile ogni comportamento scorretto - in senso ampio - che incida sulla credibilità professionale dell’operatore economico, ricomprendendo, coerentemente alla normativa comunitaria presupposta, un’ampia gamma di ipotesi, così consentendo di qualificare come ostativo qualsiasi episodio di errore che caratterizzi la storia professionale degli aspiranti concorrenti, purché sia abbastanza grave da metterne in dubbio l’affidabilità. Pertanto deve ritenersi sussistente un potere/dovere della stazione appaltante di valutare l’affidabilità del privato contraente, essendo vincolata nell’an del suo esercizio, in presenza di fatti connotati da una significativa, palese ed oggettiva gravità, tali, cioè, da poter incidere sull’affidabilità della persona del contraente privato.
2. Le misure di self-cleaning rappresentano una conseguenza di precedenti condotte illecite e, in quanto tali, rispondono alla finalità di mantenere l'operatore economico sul mercato, ma non sono certamente idonee a sanare l'illiceità di condotte pregresse. Ne consegue che tali misure possono rilevare solo per il futuro, in relazione, cioè, alle gare indette successivamente alla loro adozione.
Vedi anche Consiglio di Stato, sez. V, 20/11/2015, n. 5299.
FAST FIND : GP16742
Permesso di costruire in deroga in aree degradate
Edilizia e urbanistica - Permesso di costruire in deroga di cui all’art. 5, comma 9, D.L. n. 70/2011 - Presupposti - Aree urbane degradate - Valutazione discrezionale.
L’esistenza di “edifici a destinazione non residenziale dismessi o in via di dismissione ovvero da rilocalizzare” costituisce un presupposto sufficiente a consentire il rilascio di un permesso di costruire in deroga al vigente strumento urbanistico comunale di cui all’art. 5, comma 9, D.L. n. 70 del 2011 (Decreto sviluppo), soltanto nel caso in cui tali edifici si collochino in “aree urbane degradate”; solo in tal caso la legge consente al consiglio comunale di valutare l’assentibilità di proposte di edificazione in deroga al vigente PRGC e con il riconoscimento al soggetto proponente di particolari facoltà “premianti” (volumetria aggiuntiva, possibilità di delocalizzare la volumetria in area diversa, ammissibilità di modifiche della destinazione d’uso e delle sagome degli edifici), nella misura in cui gli interventi proposti consentano di perseguire l’interesse pubblico prioritario alla “razionalizzazione del patrimonio edilizio esistente” e alla “riqualificazione di aree urbane degradate”. La valutazione circa la sussistenza di tali presupposti, ed in particolare circa l’esistenza di aree urbane “degradate”, è connotata da ampia discrezionalità tecnica, tenuto anche conto che essa può comportare deroghe più o meno estese alla vigente strumentazione urbanistica, e che per tale motivo è sindacabile solo in presenza di profili di macroscopica illogicità, irragionevolezza o di travisamento del fatto.