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Timestamp: 2018-12-14 21:36:46+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 143', 'art. 9', 'art. 131', 'art.1', 'art. 133', 'art. 3']

Piano Paesaggistico Regionale del Friuli Venezia Giulia [Friuli Venezia Giulia Regional Landscape Planning] | Participedia
Piano Paesaggistico Regionale del Friuli Venezia Giulia [Friuli Venezia Giulia Regional Landscape Planning]
First submitted by Alessandro Mengozzi on Mo, 01/30/2017 - 15:59
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“Il Piano Paesaggistico è uno strumento di pianificazione finalizzato alla salvaguardia e gestione del territorio nella sua globalità. Il suo ruolo è quello di integrare la tutela e la valorizzazione del paesaggio all’interno dei processi di trasformazione del territorio, con una funzione strategica, definendo delle linee guida per il suo sviluppo sostenibile. Per tali ragioni, la normativa nazionale individua nel Piano Paesaggistico lo strumento principe cui si conformano tutti gli altri strumenti urbanistici. Secondo tale ottica, la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia ha elevato il paesaggio a nodo centrale e punto di forza per lo sviluppo del proprio territorio e la qualità della vita dei suoi cittadini; dal punto di vista operativo, la Regione ha scelto di elaborare il Piano attraverso un percorso graduale e partecipato articolato in più fasi secondo il dettato dell’art. 143 [1] del Codice dei Beni culturali e del Paesaggio (D. leg. n. 42/2004 e successive modifiche)” (Regione, 2014, cit., p. 9). La Regione attua il Piano anche secondo i principi della Convenzione Europea del Paesaggio (link 1). Il processo è stato avviato il 7 marzo 2014 e ad oggi, due anni dopo (3/3/17) non risulta ancora del tutto concluso.
“La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione” (Costituzione Italiana, art. 9).
La prima legge che ha cercato di tutelare il paesaggio in Italia, con un piano, ossia regole di uso e trasformazione dell’aspetto (di origine naturale o umana) del territorio, risale al 1939 (L. n. 1497/39), dunque in epoca fascista. Allora si individuavano le eccezionalità, singole località caratterizzate da significative bellezze naturali.
Nella metà degli anni ottanta - gli anni delle grandi riforme in materia ambientale - viene varata la Legge “Galasso” n. 431/1985 che introduce i piani paesistici (sinonimo dell’attuale “paesaggistici”) che includono tutto il territorio regionale, nonché vincoli d’uso a disciplina graduata, anche di carattere generale (p.e. una distanza minima di non edificabilità dagli alvei fluviali).
Nel 2000 viene firmata a Firenze la Convenzione Europea del Paesaggio (CEP) e pochi anni dopo viene pubblicato il cosiddetto Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, cosiddetto Codice “Urbani” (D. Lgs. 42/2004) che corretto nel 2008 è l’attuale normativa di riferimento per il recepimento delle procedure di stesura dei piani paesaggistici regionali. Oltre a nuove procedure vengono aumentate le funzioni dei piani che riguardano anche politiche di attuazione per quel che riguarda la valorizzazione e la gestione di determinati paesaggi. Tuttavia, la legge italiana, sebbene dichiari di farlo, non recepisce appieno la definizione e lo spirito della Convenzione Europea del Paesaggio. Secondo il Codice Urbani "per paesaggio si intende il territorio espressivo di identità, il cui carattere deriva dall'azione di fattori naturali, umani e dalle loro interrelazioni" (art. 131, co. 1). Abbastanza distante dalla definizione secondo cui: "Paesaggio designa una (determinata) parte di territorio, così come è percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall'azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni" (CEP, art.1).
La CEP con questa definizione introduce la partecipazione (delle popolazioni) come elemento essenziale ai fini della definizione stessa di un bene comune da cui dipendono regolazioni e indirizzi per le attività umane e gli investimenti pubblici. Mentre il Codice tende a far ancor prevalere il punto di vista esperto nell'analisi delle espressioni identitarie.
Questo passaggio, inoltre, ad un paesaggio definito dalle popolazioni (al plurale), dunque dagli abitanti in particolare, quindi non solo da chi risiede e vive stabilmente in un territorio, supera i meri confini spaziali in cui si esercita la sovranità popolare e potenzialmente include tutti gli appassionati di un luogo e del suo paesaggio.
In Italia ci sono state alcune regioni che hanno costruito i propri piani paesaggistici in maniera più o meno partecipativa. Esigenza metodologica scontata nel caso si voglia, autonomamente e volontariamente, aderire a livello regionale, alla definizione della CEP e perciò elaborare in modo partecipativo non solo i dettami minimi del Codice dei Beni Culturali italiano, ma inserire nelle azioni di valorizzazione, previste dal Codice, recuperi partecipativi di senso del luogo e identità comunitaria (anche includendo beni immateriali come le lingue locali), forme di partecipazione nella gestione dei beni comuni e nella loro valorizzazione, nuovi tracciati di mobilità lenta sempre volti alla valorizzazione del paesaggio.
Tra le prime regioni a realizzare questi piani fortemente ispirati dalla CEP sono state la Puglia e la Toscana nel 2012-2013. Entrambe si sono dotate di piattaforme WebGIS partecipative per raccogliere le segnalazioni del pubblico che appunto può contribuire da ogni parte del pianeta.
Con il recepimento di una parte della CEP, nel Codice dei Beni italiano sono stati introdotti anche gli Osservatori del paesaggio (art. 133), uno nazionale e uno per regione, che dovrebbero essere una struttura di studio, elaborazione e connessione tra attori, cittadini e istituzioni. Non tutte le regioni al momento l’hanno attivato e non risulta ancora attivo nemmeno in Friuli Venezia Giulia.
Al Paesaggio, Debora Serracchiani, l’attuale presidente della Regione, dedica il 13° capitolo del suo corposo programma di 66 pagine. La giovane promessa (classe 1970) del Partito Democratico, arriva alla candidatura per la presidenza regionale dopo aver ottenuto la carica di parlamentare europeo, da cui si dimette nel 2013, avendo vinto le elezioni regionali. Più del termine "partecipazione", usato abbondantemente in molti sensi e in molti programmi, il concetto di paesaggio ritorna nel suo programma sotto vari capitoli: ambiente, sviluppo economico, trasporti, agricoltura, patrimonio artistico, turismo, e così via. Viene considerato un “concetto sopra gli altri [...] da cui ripartire [...]” (Coalizione, 2013, p. 45) e che non si vuole “rinunciare a descrivere luogo per luogo, nelle parti ancora trasformabili e in quelle che non devono esserlo, pena la perdita di un patrimonio collettivo e, come tale, riconosciuto come valore” (Ib. p. 46) e farne elemento distintivo ma anche travalicante i confini nazionali. Il programma è scritto in 4 lingue (compreso il dialetto friulano) e si pone, infine, di “fare in modo che le reti europee non vengano considerate solo come corridoi multi-modali dei trasporti, ma altri importanti corridoi di natura ambientale capaci di connettere spazi e luoghi transnazionali, di far comunicare in altro modo le persone ampliando le opportunità di relazione. In particolare, pensiamo di irrobustire i programmi attorno all' Alleanza delle Alpi e intervenire su uno degli elementi identitari della Regione, il Tagliamento quale fiume Europeo” (Ib., p. 46).
Il paesaggio costringe dunque a fare i conti con tutti gli aspetti della territorialità e della sua governance perciò è particolarmente istruttivo analizzare come è stato organizzato un processo partecipativo per la costruzione del Piano paesaggistico regionale del Friuli-Venezia Giulia, terra di confine, ma come tante altre; Regione Autonoma ma non per questo particolarmente predisposta o favorita, rispetto alle altre regioni, nell'autonomia di adottare strumenti partecipativi per la definizione delle sue politiche paesaggistiche (link 1).
La Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia è il titolare della decisione, l’organizzazione del processo di piano paesaggistico e la sua redazione è curata dal Servizio Tutela del paesaggio e della biodiversità che fa capo all’Assessorato alla pianificazione territoriale. La Regione oltre a gestire l’organizzazione del processo generale e gli strumenti, offre dei finanziamenti nella misura massima di €50.000 alle Comunità Montane e di €10.000 a gruppi di Comuni, che decideranno autonomamente di aderire al percorso, sottoscrivendo una Convenzione (L.r. 27/2014, art. 3). Per queste attività tuttavia è autorizzata una spese complessiva di soli 100.000 Euro per l’anno 2015 (Ib.). Alla Convenzione hanno aderito 100 comuni di cui è disponibile una mappa.
Tra i principali enti di supporto c’è un gruppo di ricercatori dell’Università di Udine - Dipartimento di Scienze Umane (in particolare geografi e sociologi) che ha curato la progettazione del percorso e si occupa di redigerne gli esiti, inoltre organizza un corso di accompagnamento formativo per i facilitatori incaricati dai comuni di gestire i processi locali. Il corso si tiene a Udine (logisticamente più baricentrica rispetto al capoluogo Trieste).
Anche i funzionari del Ministero dei Beni Culturali sono coinvolti; i Soprintendenti sono gli ispettori del Governo sulle trasformazioni al paesaggio e ai beni culturali, ma non è esplicitato con quale ruolo agiscano nel processo partecipativo. Probabilmente hanno inserito una notevole quantità di dati nel WebGIS Archivio partecipato.
Il coinvolgimento si distingue secondo i due livelli di governance del piano.
Il primo livello è su scala regionale, informativo generale e aperto ad un vasto pubblico. Tutti gli interessati che vogliono informarsi ed informare, contribuendo alla raccolta dati sui valori (positivi o negativi) paesaggistici, i sotto-piani (p.e. mobilità lenta) e i progetti di valorizzazione trovano un sistema informativo territoriale regionale accessibile dal Web e (ancor di più semplice uso) una piattaforma online “Archivio partecipato”, un WebGIS che raccoglie e rappresenta su una cartografia di base le segnalazioni paesaggistiche che possono essere compilate da chiunque. Tuttavia ogni segnalazione, prima di essere pubblicata viene verificata e poi accettata (Lo strumento è curato dall'Università degli Studi di Udine - Dipartimento di Scienze Umane ). Il problema in questi inserimenti è che non è possibile ospitare commenti esterni (né diretti né indiretti, tramite i curatori) sulle singole schede, non è possibile individuare l'autore di una scheda perciò non sono possibili consultazioni tra pari (tra gli esperti stessi) come non è possibile la tracciabilità delle modifiche apportate dai curatori, concedendo poca trasparenza, verso gli esperti stessi e verso il pubblico a cui vorrebbe rivolgersi lo strumento. A fianco della comunicazione online si sono svolti due cicli di workshop (11, in varie sedi) coprendo un po’ tutte le macro tipologie geografiche del territorio regionale (Bianchetti et al., 2014). Vi sono i programmi e le locandine e le presentazioni in slide delle relazioni programmate degli esperti. Non sono state invece fornite quantificazioni sui partecipanti, nè verbali degli interventi nel caso qualcuno fosse riuscito ad esprimersi. Ciò non era scontato visto le modalità tipiche dei workshop italiani. Per esempio, in quello sul paesaggio montano organizzato il 13 aprile del 2015 alla Casa del Popolo di Prato Carnico (Udine) in piene Alpi Carniche, in località assolutamente decentrata, il workshop prende avvio alle 9:30 con 2 interventi politici (Sindaco e Assessore regionale), ad essi seguono 6 interventi tecnici più 2 interventi programmati della Comunità Montana della Carnia e del Coordinamento Proprietà Collettive, per iniziare il dibattio alle 12:45 e concluderlo ad orario indefinito (link 1). Probabilmente dopo poco, ad ora di pranzo, dove molto probabilmente sarà allestito un rinfresco offerto dagli enti [ndr].
Il secondo livello è di consultazione ed é finalizzato sia alla raccolta di segnalazioni (anche su carta) sia alla generazione e diffusione di un senso del luogo condiviso e attivo, che partendo dalla scala locale, dai singoli elementi da riconoscere e i beni locali da valorizzare, si connette alle strategie regionali. A questo percorso aderiscono solo i Comuni che hanno sottoscritto la Convenzione (vedi sopra) con la Regione. Nelle sedi del loro territorio vengono svolti gli incontri (workshop, mappe di comunità, tavoli di confronto) a cui possono accedere tutti gli interessati e nei quali per stimolare la discussione vengono coinvolti dei testimoni privilegiati scelti dai curatori dell'Università. Dovrebbero essere allestiti dei punti del paesaggio in cui poter incontrare il facilitatore locale e vari materiali, libri, documentazione. Sono state quindi date indicazioni per il reclutamento dei facilitatori che possono essere giovani laureati del posto o persone che hanno già esperienza in tali pratiche, comunque sia, anche in base alla loro esperienza verranno coinvolti in un corso di formazione gestito dai ricercatori dell’ateneo udinese (Bianchetti et al., p. 44). I ragazzi delle scuole e le loro famiglie vengono invece raggiunti da un questionario, di cui non vengono forniti ulteriori dettagli (Bianchetti et al., pp. 42-45).
Le modalità di pubblicizzazione del processo ci risultano oscure, non ci sono informazioni sul sito web e non sembrano esserci pagine dedicate su Facebook. Per cui se le modalità di diffusione e coinvolgimento sono state lasciate alla diffusione dell'informazione nei canali usati dagli addetti ai lavori ciò può aver influenzato particolarmente la partecipazione di questi, come i ricercatori universitari, i funzionari della Regione e i funzionari del MIBACT, e pochi abitanti.
La pianificazione partecipativa del territorio, urbanistica o della progettazione archittetonica è un approccio che inserisce, nei tradizionali procedimenti o processi di elaborazione dei piani, vari momenti di comunicazione-interazione con il pubblico, con diverse intensità di empowerment sul processo (dalla consultazione alla decisione diretta).
Quando il processo di generazione di un'idea è collegato a numerose a questioni o a numerosi attori, il semplice brainstorming è spesso inadeguato. Questo significa che le sessioni sono meno creative di come potrebbero, la produttività del lavoro è minacciata e la gente si disimpegna dal processo. Questo è un problema serio se si ha necessità di acquisire un consenso. Comunque il brainstorming può essere ancora efficace se si adotta un differente approccio nell'organizzare le sue sessioni. Nella Charrette o Charette si coinvolgono le persone in diversi piccoli gruppi, ognuna delle quali genera idee una dopo l'altra finché ognuno ha avuto l'occasione di contribuire pienamente. Nello stesso modo i gruppi prendono le idee generate da un altro gruppo e le consegnano al gruppo successivo, in modo tale che rielaborino, raffinino e infine diano priorità alle idee prodotte.
Con il termine workshop (letteralmente: laboratorio) si intende, nel gergo delle pubbliche amministrazioni italiane, una conferenza o una sessione di convegno, sul modello di quelle accademiche ma senza discussant (contro-relatore o critico). I relatori ai worshop di solito sono esperti, addetti ai lavori, funzionari, politici nelle fasi introduttive e conclusive.
Dopo le relazioni degli esperti viene quasi sempre tenuto uno spazio molto breve per il dibattito con interventi del pubblico, programmati (talvolta non esplicitamente) o meno.
Oltre alla lingua, il paesaggio è un elemento di forte identificazione sociale locale, comunitaria, dunque legato alla condivisione dei valori e delle aspirazioni di una collettività in un territorio. Una fonte di ispirazione e metodologia - utilizzata anche nel caso in esame - per la riappropriazione del senso del luogo che la globalizzazione minaccia sempre di più, sono le Mappe di Comunità, basate sull'idea delle Parish Maps, ideate nel Dorset (Inghilterra), dall’organizzazione Common Ground, fondata nel 1983. Le Mappe di Comunità possono essere considerate il risultato formale di un processo partecipativo attraverso il quale, un gruppo o una rete di gruppi scopre di condividere certi valori solidi (punti fissi e solidali, non liquidi) e una prospettiva, un senso, una direzione (che fare di quei valori nel futuro? di quei luoghi?) fino a dirsi comunità (valueholder network). Questo processo poi dovrebbe indurre una presa di consapevolezza ulteriore ad esigere maggiore attenzione pubblica e dunque reclamare nuove occasioni di partecipazione pubblica [ndr].
Deliberazione, Decisioni e Interazioni con il Pubblico
La governance del percorso è su due livelli. Il primo livello è regionale e informativo, finalizzato ad informare sul piano paesaggistico (workshop sul territorio, sito web) e a fornire pubblicazioni (quaderni del workshop, vademecum sul percorso, newsletter) e strumenti di mappatura online WebGIS. Questo livello è gestito direttamente dal servizio tecnico regionale. Sono stati pubblicati per tutti gli appuntamenti dei worshop i materiali dell'incontro, il programma, le locandine, le slide degli inteventi programmati, ma non ci sono verbali, e non sono descritte le modalità di pubblicizzazione degli eventi (link 1).
Il secondo livello è prevalentemente faccia a faccia e si svolge nelle sedi delle Comunità Montane o dei 100 Comuni che hanno aderito alla Convenzione con la Regione, usufruendo anche dei finanziamenti. I finanziamenti sono destinati a coprire i costi delle attività che il piano di coinvolgimento prevede su scala locale. Una di queste è la costruzione di mappe di comunità, elaborate in un gruppo di lavoro locale guidato da un facilitatore e un disegnatore di mappe. Un esempio di mappa di comunità è quella di Montemars realizzata dal disegnatore Saul Darù con il metodo Charrette nel 2014/2015 nell'ambito però di un progetto europeo di valorizzazione degli Ecomusei (vedi mappa). Non è dato sapere come si svolgano le attività di disegno, nè nel processo di Piano né relativamente all'esempio dell'Ecomuseo. Sempre come linee guida per il livello locale, è stato consigliato di attivare un punto di incontro fisico (punto paesaggio), una specie di ufficio aperto in alcune fasce orarie settimanali dove poter sempre trovare il facilitatore di zona, documentazione, libri, le schede per la compilazione delle segnalazioni. Altre azioni di sensibilizzazione sul processo affidate ai Gruppil locali sono da diffondere attraverso i media a disposizione degli enti locali e delle associazioni coinvolte (siti web, canali social, newsletter e giornalini) e nelle scuole, tramite la distribuzione agli alunni di questionari da far compilare a casa, assieme alle famiglie (Ib., p. 45). Infine si formeranno dei tavoli di confronto locale con testimoni qualificati a cui possono partecipare tutti e soprattutto in cui tutti sono invitati a portare materiali e documenti inerenti il paesaggio e i suoi cambiamenti nel tempo (foto dagli album di famiglia, cartoline, lettere, testi, oggetti, ecc...) che ritengono utile condividere nel processo. “I tavoli avranno lo scopo di far discutere i partecipanti sulle strutture e dinamiche dei paesaggi locali per identificare gli aspetti non negoziabili del territorio e per individuare un auspicabile scenario di sviluppo futuro. Inoltre, provvederanno per la loro parte alla raccolta dei dati destinati all’Archivio partecipato online” (Ib., p. 45).
Anche sul livello locale non è dato sapere nulla. Non sono fornite neppure le informazioni minime per poter procedere ad un indagine autonoma su siti o attraverso contatti personali. Non c'è ad esempio nulla sui "punti paesaggio" e i gruppi locali attivati, i programmi degli incontri, le associazioni coinvolte. Eppure questi dati dovrebbero essere stati pubblicati da tempo - proprio ai fini di pubblicizzare e rendere possibile la partecipazione a distanza - visto che anche la fase locale è terminata e i dati sono in elaborazione (intervista del 31/1/17 ad una curatrice dell'Università di Udine).
“Al termine del processo, i dati ottenuti verranno sintetizzati ed organizzati dal gruppo di lavoro dell’Università di Udine che predisporrà un documento organico riassuntivo. Il documento verrà presentato in occasione di incontri pubblici organizzati per area convenzionata. Durante l’incontro sarà possibile raccogliere ulteriori elementi e riflessioni. Una volta concluso l’intero processo, verrà steso un documento di sintesi finale da parte del gruppo di lavoro dell’Università di Udine, che verrà consegnato alla Regione affinché i dati raccolti siano presi in carico dal Piano Paesaggistico Regionale” (Ib. pp. 46-47).
Al momento sul sito sono disponibili solo i materiali relativi a ciò che è avvenuto nella prima fase, cioè al primo livello della governance (vedi par. precedente) ma non vi sono verbali e dettagli relativi all'interazione con il pubblico.
Nell’Archivio Partecipato online è già possibile riscontrare una notevole mole di lavoro svolto, la mappa infatti è ricca di segnalazioni, anche di dettaglio, segnale di un buon livello di coinvolgimento della popolazione, che tuttavia sconta una grave carenza di trasparenza su come sono redatti i dati e l'impossibilità di interagire con essi.
Non ci sono informazioni sull’impatto nelle decisioni perché il percorso non è ancora del tutto concluso. Si tratta comunque di un processo di consultazione che lascia molto spazio all'interpretazione, sia nella trascrizione dei risultati dei tavoli di confronto, sia nel recepimento delle diverse istanze da parte della Regione, anche grazie alla grave mancanza di trasparenza.
Sarebbero da indagare le reazioni degli attori economici organizzati, sia sul processo partecipativo che sul piano in generale perché non è previsto un loro coinvolgimento specifico nel percorso. Da un'intervista del 31/1/17 ad un membro dello staff dell'Università risulta che tale coinvolgimento è avvenuto ovunque con le associazioni ambientaliste, degli agricoltori e culturali, invece con le organizzazioni delle categorie economiche, industriali, commerciali e sindacali è avvenuto solo in due circostanze, in due comuni con specifici laboratori. Il percorso si trova nella fase di elaborazione dei dati raccolti, dunque non è ancora partita la restituzione nei territori della prima stesura del rapporto. Si stima che abbiano partecipato approssimativamente 10.000 persone.
La risoluzione sul paesaggio della Convenzione Europea, quando viene recepita integralmente dalle Regioni (enti deputati alla pianificazione paesaggistica), potrebbe diventare la matrice di tutte le pianificazioni e la mappa degli scenari di sviluppo futuri. Con la sua definizione rende la partecipazione pubblica non solo un percorso obbligato, ma soprattutto un fattore sostanziale che si alimenta e cresce quando si riflette e si lega all' identità (non solo territoriale in senso sub-nazionale, ma anche sovra-nazionale e planetario, come essere umano complesso) e ai suoi valori. Dunque la produzione di piani paesaggistici può diventare l'inizio di una stagione partecipativa in espansione se non vengono vanificati quegli ultimi sforzi e le deboli aspettative di cittadini già abbstanza sfiduciati. E' importante dunque verificare se eventuali attori organizzati, non coinvolti nel processo, saranno intercettati o al contrario se saranno questi che intercetteranno, alla fine del percorso, la trasmissione degli esiti, modificandoli a loro favore.
Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia (2014), Assessorato alle infrastrutture, mobilità, pianificazione territoriale, lavori pubblici, edilizia, Piano Paesaggistico Regionale, Vademecum per il percorso partecipativo, www.regione.fvg.it/rafvg/export/sites/default/RAFVG/ambiente-territorio/...
Bianchetti A., Carestiato N., Guaran A., Maiulini E., Il processo partecipativo per il Piano Paesaggistico della Regione Friuli Venezia Giulia, in: Regione (2014), pp. 42-49.
Coalizione della candidata Presidente della Regione Debora Serracchiani, “Torniamo ad essere speciali”, Programma elettorale per il mandato regionale, 2013-2008, Udine, aprile 2013 www.presidente.regione.fvg.it/debora/export/sites/presidente/programma/P...
Documenti prodotti dall'Amministrazione Pubblica
Delibera di Giunta, n°433 del 7/3/2014, Avvio Piano paesaggistico [...] http://www.regione.fvg.it/rafvg/export/sites/default/RAFVG/ambiente-terr...
1. Regione Friuli Venezia Giulia - Piano Paesaggistico Regionale
2. Regione Friuli Venezia Giulia - Archivio partecipato (WebGIS)
[1] L'articolo 143 del Codice dei Beni Culturali prevede ciò che di minimo deve prevedere l'azione del Piano paesaggistico. E' un lunghissimo articolo, che cita le funzioni del piano ossia la ricognizione del territorio e l'analisi del suo patrimonio paesaggistico e degli immobili posti sotto tutela, richiede l'individuazione di ulteriori aree o immobii posti sotto tutela, da valorizzare, quelle gravemente compromesse e degradate, linee guida prioritarie per progetti di conservazione, recupero, valorizzazione, riqualificazione e gestione di aree, indicandone gli strumenti di gestione comprese le misure incentivanti.
Participatory Landscape Planning
Università di Udine - Dipartimento di Scienze Umane
Regione Friuli Venezia Giulia - Servizio difesa del suolo e biodiversità
Dipartimento di Scienze Umane - Università di Udine
public servants, academics and local (peer or professional) facilitators