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Timestamp: 2019-06-19 10:48:58+00:00
Document Index: 29942835

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 115', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 3']

Scarsa puntualità nei pagamenti e studi di settore. - Il Commentario del Merito
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LA SCARSA PUNTUALITA’ NEI PAGAMENTI FA SCATTARE LO STUDIO DI SETTORE.
Corte di Cassazione – sentenza nr. 22950 del 29/10/2014
“Il ricorso alle nozioni di comune esperienza (fatto notorio), comportando una deroga al principio dispositivo ed al contraddittorio, in quanto introduce nel processo civile prove non fornite dalle parti e relative a fatti dalle stesse non vagliati né controllati, va inteso in senso rigoroso, e cioè come fatto acquisito alle conoscenze della collettività con tale grado di certezza da apparire indubitabile e incontestabile. Restano estranei a tale nozione le acquisizioni specifiche di natura tecnica.“.
Con la sentenza n. 22950 del 29 ottobre 2014, si torna a parlare di studi di settore; in particolare dell’incidenza dell’acquisizione di particolari dati ai fini dell’applicazione dello strumento accertativo.
La vicenda giunta in via Cavour, poggia su un unico motivo di ricorso, ovvero la violazione di legge con riferimento all’art. 115 comma 2 c.p.c., in quanto l’accertamento da studio di settore emesso nei confronti del libero professionista non trovava riscontro nelle giustificazioni addotte dallo stesso relative alla scarsa puntualità dei pagamenti dei clienti meridionali (classificate come “nozioni di fatto”) e del principio di cassa, a fronte di elaborazioni matematico-statistiche proprie dell’istituto.
Mentre la CTR riteneva erronea la sentenza dei primi giudici, laddove gli stessi non avrebbero dato la giusta rilevanza alle particolari situazioni di fatto (appunto i ritardi dei pagamenti), gli Ermellini, ribaltando totalmente le indicazioni di merito, precisano che la pronuncia impugnata è “incoerente con la certa acquisizione del fatto notorio, laddove la sentenza dà conto in modo suggestivo e meno che probabilistico alla descritta prassi disapplicativa del pagamento a tariffa piena dei professionisti, esprimendosi con riguardo <ai clienti meridionali>.”.
La pronuncia è del tutto singolare, in quanto si basa, oltre che sull’invalidità di una “nozione di fatto” offerta come prova contraria ai fini della determinazione presuntiva di cui all’art. 3 co. 181 della L. 549 del 1995, anche sulla circostanza che tale prova contraria, secondo un orientamento citato in sentenza, debba essere un “fatto acquisito alle conoscenze della collettività con tale grado di certezza da apparire indubitabile ed incontestabile”.
Non si tratterebbe, dunque, di semplici “acquisizioni specifiche di natura tecnica”, ma di elementi oggettivi sulla base dei quali riformulare un calcolo matematico-statistico che nell’applicazione dei paramentri ricostruttivi del reddito dovrà necessariamente tenerne conto.
Ricordiamo che il principio di autonomia degli accertamenti, insito in ogni procedura volta a garantire l’effettiva partecipazione dei contribuenti alla spesa pubblica deve considerare, quanto più nel caso di specie e di ogni accertamento di tipo standardizzato, le circostanze effettive della produzione e della percezione dei redditi contestati.
In questo senso, la partecipazione al contraddittorio ha proprio tale scopo; il mero calcolo sulla base dei calcoli matematici esclude ogni circostanza soggettiva dei contribuenti che nella gran parte dei casi, e soprattutto in determinati momenti storici ed in determinate zone geografiche, si trovano spesso a contatto con tessuti economici che non rispettano “le nozioni di fatto che rientrano nella comune esperienza”.
La conclusione degli Ermellini, che cassano con rinvio, non tiene conto di tali circostanze, anzi, ribadisce che “restano estranei a tale nozione le acquisizioni specifiche di natura tecnica, gli elementi valutativi che implicano cognizioni particolari o richiedono il preventivo accertamento di particolari dati, nonché quelle nozioni che rientrano nella scienza privata del giudice, poiché questa, in quanto non universale, non rientra nella categoria del notorio, neppure quando derivi al giudice medesimo dalla pregressa trattazione d’analoghe controversie.”.
Avv. Francesca Giorgia Romana Sannicandro – Info: avvfrancescasannicandro@gmail.com
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