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Timestamp: 2019-09-22 22:19:58+00:00
Document Index: 35215705

Matched Legal Cases: ['art. 234', 'art. 7', 'art. 7', 'sentenza ', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 10', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'sentenza ', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 2', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 8', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 9', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7']

Corte di Giustizia, causa C-203/02 del 9 novembre 2004 (Calendari sportivi - tutela banche dati)
Tutela giuridica delle banche di dati – Diritto sui generis – Conseguimento, verifica o presentazione del contenuto di una banca di dati – Parte (non) sostanziale del contenuto di una banca di dati – Estrazione e reimpiego – Normale sfruttamento – Pregiudizio ingiustificato dei legittimi interessi del costitutore – Banche di dati ippici – Elenco di corse – Scommesse
«Direttiva 96/9/CE – Tutela giuridica delle banche di dati – Diritto sui generis – Conseguimento, verifica o presentazione del contenuto di una banca di dati – Parte (non) sostanziale del contenuto di una banca di dati – Estrazione e reimpiego – Normale sfruttamento – Pregiudizio ingiustificato dei legittimi interessi del costitutore – Banche di dati ippici – Elenco di corse – Scommesse»
avente ad oggetto una domanda di pronuncia pregiudiziale sottoposta alla Corte ai sensi dell''art. 234 CE,
dalla Court of Appeal (England & Wales) (Civil Division) (Regno Unito), con decisione 24 maggio 2002, pervenuta in cancelleria il 31 maggio 2002, nella causa tra
The British Horseracing Board Ltd e.a.
cancellieri: sig.re M. Múgica Arzamendi e M.-F. Contet, amministratori principali
vista la fase scritta del procedimento e in seguito all''udienza del 30 marzo 2004,
per The British Horseracing Board Ltd e.a., dal sig. P. Prescott, QC, dalla sig.ra L. Lane, barrister, e dal sig. H. Porter, solicitor;
per la William Hill Organization Ltd, dal sig. M. Platts-Mills, QC, dal sig. J. Abrahams, barrister, e dai sigg. S. Kon et T. Usher, e dalla sig.ra S. Turnbull, solicitors;
La domanda di pronuncia pregiudiziale riguarda l’interpretazione degli artt. 7 e 10, n. 3, della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 11 marzo 1996, 96/9/CEE relativa alla tutela giuridica delle banche di dati (GU L 77, pag. 20; in prosieguo: la «direttiva»).
Questa domanda è stata presentata nell’ambito di una controversia tra The British Horseracing Board Ltd, il Jockey Club e Weatherbys Group Ltd (in prosieguo: «BHB e.a.»), alla William Hill Organization Ltd (in prosieguo: «William Hill»). Tale controversia è sorta dall’uso da parte della William Hill, ai fini dell’organizzazione di scommesse ippiche, di dati provenienti dalla banca di dati della BHB.
In terzo luogo, essa predispone l’elenco dei cavalli che partecipano a queste corse. Tale operazione viene effettuata da un call center che le appartiene e presso cui lavorano circa trenta persone, le quali prendono nota per telefono dell’iscrizione dei cavalli per ciascuna corsa organizzata. L’identità e la quantità di colui che ha effettuato l’iscrizione, nonché la corrispondenza tra le caratteristiche del cavallo ed i criteri di ammissione alla corsa, sono verificate successivamente. Dopo queste verifiche, le iscrizioni vengono pubblicate a titolo provvisorio. Per partecipare alla corsa l’allenatore deve confermare per telefono la partecipazione del cavallo procedendo ad una dichiarazione di quest’ultimo entro il giorno precedente la corsa. Gli operatori devono allora verificare se il cavallo può essere autorizzato a partecipare alla corsa, in funzione del numero di dichiarazioni già registrate. Un computer centrale attribuisce poi un numero di casacca a ciascun cavallo e determina la sua posizione di partenza. L’elenco definitivo dei partecipanti viene pubblicato il giorno prima della corsa.
La banca di dati della BHB contiene informazioni essenziali non solo per coloro che sono direttamente interessati dalle corse ippiche, ma anche per gli organismi radio televisivi, nonché per le società di scommesse e i loro clienti. I costi collegati alla gestione della banca di dati della BHB ammontano a circa GBP 4 milioni all’anno. Le commissioni fatturate a terzi per l’uso delle informazioni che figurano in questa banca di dati coprono circa un quarto di questo importo.
La William Hill, che è abbonata alle Declarations Feed e ai RDF, è uno dei principali organizzatori di scommesse «fuori ippodromo» nel Regno Unito, per clienti britannici e internazionali. Essa ha lanciato un servizio di scommesse in linea su due siti Internet. Gli interessati possono avere conoscenza su questi siti delle varie corse organizzate, degli ippodromi interessati, dei cavalli partenti e delle quote assegnate dalla William Hill.
Secondo l’ordinanza di rinvio, le informazioni che figurano sui siti Internet della William Hill rappresentano solo una parte irrilevante del numero totale di dati contenuti nella banca di dati della BHB, dato che esse riguardano solo i seguenti elementi di tale banca di dati: i nomi di tutti i cavalli che partecipano alla corsa di cui trattasi, la data, l’ora o il nome della corsa nonché il nome dell’ippodromo. Sempre secondo l’ordinanza di rinvio, le corse ippiche e gli elenchi dei cavalli partecipanti non vengono presentati allo stesso modo sui siti Internet della William Hill e nella banca di dati della BHB.
Nel marzo 2002 la BHB e a. hanno avviato dinanzi alla High Court of Justice (England & Wales), Chancery Division (Regno Unito), un’azione legale contro la William Hill basata su un’asserita violazione del loro diritto sui generis. Esse affermanno, da un lato, che l’uso quotidiano da parte della William Hill di informazioni ippiche tratte dai giornali e dai RDF costituisce un’estrazione o un reimpiego di una parte sostanziale del contenuto della banca di dati della BHB, incompatibile con l’art. 7, n. 1, della direttiva. Dall’altro, esse sostengono che le estrazioni individuali effettuate dalla William Hill, anche ammettendo che non sono sostanziali, devono essere vietate ai sensi dell’art. 7, n. 5 della direttiva.
Con sentenza 9 febbraio 2001, la High Court of Justice (England & Wales), Chancery Division ha dichiarato fondato il ricorso della BHB e a.. La William Hill ha interposto appello dinanzi al giudice del rinvio.
Che cosa si intende con il termine “conseguimento” di cui all’art. 7, n. 1, della direttiva. In particolare, se [gli elementi menzionati al punto 14 della presente sentenza], possano costituire un simile conseguimento.
Che cosa si indenda all’art. 7, n. 1, della direttiva, con le espressioni:
se “sostanziale” significhi qualcosa di più di “insignificante” e, in caso affermativo, che cosa.
Se l’art. 10, n. 3, della direttiva significhi che, in ogni caso di “modifica sostanziale” del contenuto di una banca di dati, che consente di attribuire alla banca di dati risultante da tale modifica, una propria specifica durata di protezione, la banca di dati risultante debba essere considerata come una nuova e distinta banca di dati in relazione all’obiettivo dell’art. 7, n. 5».
Con la seconda e terza questione, che occorre esaminare congiuntamente, il giudice del rinvio intende ottenere un’interpretazione della nozione di investimento collegato, rispettivamente, al conseguimento e alla verifica del contenuto di una banca di dati ai sensi dell’art. 7, n. 1, della direttiva.
L’art. 7, n. 1 della direttiva autorizza il costitutore di una banca di dati tutelata mediante il diritto sui generis a vietare l’estrazione e/o il reimpiego della totalità o di una parte sostanziale del contenuto della stessa. L’art. 7, n. 5, vieta del resto le operazioni di estrazione e/o di reimpiego ripetute e sistematiche di parti non sostanziali del contenuto della banca di dati che sarebbero contrarie alla normale gestione di tale banca di dati o che arrecherebbero un pregiudizio ingiustificato ai legittimi interessi del costitutore della banca di dati.
La settima, ottava e nona questione sottoposta, che occorre esaminare congiuntamente, riguardano le nozioni di estrazione e di reimpiego. Le nozioni di parte sostanziale e di parte non sostanziale del contenuto di una banca di dati costituiscono, dal canto loro, il punto centrale della prima, quarta, quinta e sesta questione che saranno anch’esse esaminate congiuntamente.
Sulla seconda e terza questione relative alla nozione di investimento collegato al conseguimento o alla verifica del contenuto di una banca di dati ai sensi dell’art. 7, n. 1, della direttiva
Con la seconda e terza questione, il giudice del rinvio chiede chiarimenti sulla nozione di investimento collegato alla nozione o alla verifica del contenuto di una banca di dati ai sensi dell’art. 7, n. 1, della direttiva.
In tale contesto, il fatto che la costituzione di una banca di dati sia collegata all’esercizio di un’attività principale nell’ambito della quale il costitutore della banca di dati è anche colui che ha creato gli elementi contenuti in tale banca di dati non esclude, in quanto tale, che costui possa rivendicare il beneficio della tutela conferita dal diritto sui generis, a condizione che dimostri che il conseguimento dei detti elementi, la loro verifica o la loro presentazione, nel senso precisato ai punti 31-34 della presente sentenza, abbiano dato luogo ad un investimento rilevante sotto il profilo qualitativo o quantitativo, autonomo rispetto ai mezzi impiegati per la creazione di questi elementi.
Nella causa principale del giudice del rinvio chiede se gli investimenti descritti al punto 14 della presente sentenza siano equiparabili ad un investimento collegato al conseguimento del contenuto della banca di dati della BHB. Le attrici nella causa principale insistono a tal riguardo sul carattere sostanziale degli investimenti soprammenzionati.
Ne deriva che i mezzi destinati all’elaborazione di un elenco dei cavalli partecipanti ad una corsa ed alle operazioni di verifica che si inseriscono in tale ambito non corrispondono ad un investimento collegato al conseguimento ed alla verifica del contenuto della banca di dati nella quale figura questo elenco.
Tenuto conto di quanto precede, occorre risolvere la seconda e terza questione nel modo seguente:
La nozione di investimento collegato alla verifica del contenuto della banca di dati ai sensi dell’art. 7, n. 1, della direttiva, deve essere intesa nel senso che riguarda ai mezzi destinati, al fine di assicurare l’affidabilità dell’informazione contenuta nella detta banca di dati, al controllo dell’esattezza degli elementi ricercati, all’atto della costituzione di questa banca di dati nonché durante il periodo di funzionamento della stessa. I mezzi destinati ad operazioni di verifica nel corso della fase di creazione di elementi successivamente raccolti in una banca di dati non rientrano in questa nozione.
I mezzi destinati all’elaborazione di un elenco dei cavalli partecipanti ad una corsa ed alle operazioni di verifica che si inseriscono in tale ambito non corrispondono ad un investimento collegato al conseguimento ed alla verifica del contenuto della banca di dati nella quale figura tale elenco.
Sulla settima, ottava e nona questione relative alle nozioni di estrazione e di reimpiego ai sensi dell’art. 7 della direttiva
Con la settima ottava e nona questione il giudice del rinvio chiede in sostanza se l’uso di una banca di dati quale quello effettuato dalla William Hill costituisca un’estrazione e/o un reimpiego ai sensi dell’art. 7 della direttiva. Il giudice del rinvio chiede in particolare se la tutela conferita dal diritto sui generis comprenda anche i casi di uso di dati i quali, benché provenienti da una banca di dati tutelata, sono stati ottenuti dal costitutore presso fonti diversi da quest’ultima.
La tutela, conferita dal diritto sui generis, istituita dall’art. 7, n. 1, della direttiva accorda al costitutore di una banca di dati la possibilità di impedire l’estrazione e/o il reimpiego non autorizzati della totalità o di una parte sostanziale del contenuto di tale banca di dati, secondo la formulazione del quarantunesimo ‘considerando’ della direttiva. Inoltre, l’art. 7, n. 5, della direttiva, vieta a talune condizioni l’estrazione e/o il reimpiego non autorizzati di parti non sostanziali del contenuto di una banca di dati.
Occorre anche rilevare che, se la proposta di direttiva del Consiglio relativa alla tutela giuridica delle banche di dati (GU L 1992, C 156, pag. 4), presentata dalla Commissione il 15 aprile 1992, limitava, in base al suo art. 2, n. 5, l’ambito della tutela conferita dal diritto sui generis alle operazioni di estrazione e/o di reimpiego non autorizzate effettuate «per fini commerciali», l’assenza di riferimento, nell’art. 7 della direttiva, ad una tale finalità significa che è irrilevante, al fine di valutare la liceità di un’operazione in relazione a tale articolo, che l’operazione persegua o meno un fine commerciale.
In un tale contesto, e contrariamente alla tesi sostenuta dalla William Hill e dai governi belga e portoghese, le nozioni di estrazione e di reimpiego non possono essere limitate ai casi di estrazione e di reimpiego operati direttamente a partire dalla banca di dati originaria, lasciando così il soggetto che ha costituito la banca di dati senza tutela nei confronti di operazioni non autorizzate di copiatura operate a partire da una copia della sua banca di dati. Questa interpretazione è confermata dall’art. 7, n. 2, lett. b) della direttiva secondo cui la prima vendita di una copia di una banca di dati nella Comunità da parte del titolare del diritto, o con il suo consenso, esaurisce il diritto di «controllare la rivendita» di questa copia nella Comunità, ma non quello di controllare l’estrazione e il reimpiego del contenuto di questa copia.
Dato che operazioni di estrazione e/o di reimpiego non autorizzati effettuate da un terzo a partire da una fonte diversa dalla banca di dati interessata, sono tali, così come operazioni analoghe effettuate direttamente a partire dalla detta banca di dati, da arrecare pregiudizio all’investimento del costitutore di questa banca di dati, occorre ritenere che le nozioni di estrazione e di reimpiego non presuppongono un accesso diretto alla banca di dati di cui trattasi.
Per contro, all’utente legittimo di una banca di dati, ossia, all’utente il cui accesso al contenuto della banca di dati per fini di consultazione si basa sul consenso diretto o indiretto del costitutore, può essere impedito da quest’ultimo, in forza del diritto sui generis istituito dall’art. 7, n. 1, della direttiva, di effettuare operazioni consistenti nell’estrazione e/o nel reimpiego a sua volta della totalità o di una parte sostanziale del contenuto della base di candidati. Il consenso del costitutore della banca di dati per quanto riguarda la consultazione di quest’ultima non comporta infatti un esaurimento del suo diritto sui generis.
Quest’analisi è confermata, per quanto riguarda l’estrazione, dal quarantaquattresimo ‘considerando’ della direttiva, secondo cui, «qualora la visualizzazione su schermo di una banca di dati richiede il trasferimento permanente o temporaneo della totalità o di una parte sostanziale del contenuto su un altro supporto, questa operazione è soggetta ad autorizzazione da parte del titolare del diritto». Per quanto riguarda il reimpiego, il quarantatreesimo ‘considerando’della direttiva precisa nello stesso senso che, «in caso di trasmissione in linea, il diritto di vietare il reimpiego non si esaurisce né per quanto riguarda la banca di dati, né per quanto riguarda la copia materiale della stessa banca di dati o di parte della stessa, effettuata con il consenso titolare del diritto, dal destinatario della trasmissione».
Occorre tuttavia sottolineare che il divieto di cui all’art. 7, n. 1, della direttiva riguarda solo le operazioni di estrazione e/o di reimpiego relative alla totalità o a una parte sostanziale del contenuto di una banca di dati che ha richiesto un investimento rilevante per la sua costituzione. Dall’art. 8, n. 1, della direttiva risulta che al di fuori dei casi previsti dall’art. 7, n. 5 della stessa direttiva, il diritto sui generis non vieta ad un utente legittimo di effettuare operazioni di estrazione o di reimpiego relative a parti non sostanziali del contenuto di una banca di dati.
Da quanto precede deriva che le operazioni di estrazione, ossia il trasferimento del contenuto di una banca di dati su un altro supporto e le operazioni di reimpiego, ossia la messa disposizione del pubblico del contenuto di una banca di dati, che riguardano la totalità o una parte sostanziale del contenuto di una banca di dati richiedono l’autorizzazione del costitutore della banca di dati, anche se quest’ultimo ha reso la sua banca di dati accessibile in tutto o in parte al pubblico o ha autorizzato uno o alcuni terzi determinati a diffondere questa tra il pubblico.
Nella causa principale, dall’ordinanza di rinvio risulta che i dati relativi alle corse ippiche che la William Hill colloca sul suo sito Internet e che trovano la loro origine nella banca di dati della BHB sono tratti, da un lato, dai giornali pubblicati il giorno prima della corsa e, dall’altro, dai RDF forniti dal SIS.
Secondo l’ordinanza di rinvio, le informazioni pubblicate nei giornali sono fornite alla stampa direttamente dalla Weatherbys Group Ltd, la società che gestisce la banca di dati della BHB. Per quanto riguarda l’altra fonte di informazione della William Hill, va ricordato che la SIS è autorizzata dalla Racing Pages Ltd, controllata in parte dalla Weatherbys Group Ltd, a trasmettere informazioni relative alle corse ippiche sotto forma dei RDF ai propri aderenti, tra i quali figurano la William Hill. I dati della banca di dati della BHB che riguardano le corse dei cavalli sono stati quindi resi accessibili al pubblico per fini di consultazione con l’autorizzazione della BHB.
Benché la William Hill sia un utente legittimo della banca di dati resa accessibile al pubblico, quanto meno per quanto riguarda la parte di questa banca di dati corrispondente alle informazioni relative alle corse, dall’ordinanza di rinvio risulta che essa effettua operazioni di estrazione e di reimpiego ai sensi dell’art. 7, n. 2 della direttiva. Da un lato, essa estrae dati che trovano la loro fonte nella banca di dati dei BHB trasferendoli da un supporto ad un altro. Essa integra infatti questi dati nel proprio sistema elettronico. D’altra parte, essa reimpiega questi dati mettendole a sua volta a disposizione del pubblico tramite il suo sito Internet, al fine di consentire ai suoi clienti di effettuare scommesse su corse ippiche.
Ora, dall’ordinanza di rinvio, risulta che queste operazioni di estrazione e di reimpiego sono state effettuate senza l’autorizzazione della BHB e a.. Poiché la presente causa non corrisponde a nessuna delle ipotesi di cui all’art. 9 della direttiva, operazioni quali quelle effettuate dalla William Hill potrebbero quindi essere vietate dalla BHB e a. in forza del loro diritto sui generis a condizione che esse riguardino la totalità o una parte sostanziale del contenuto della banca di dati della BHB, ai sensi dell’art. 7, n. 1, della direttiva. Se tali operazioni riguardano parti non sostanziali di tale banca di dati, esse potrebbero essere vietate solo se sono soddisfatte le condizioni di cui all’art. 7, n. 5 della direttiva.
In considerazione di quanto precede, occorre risolvere la settima, ottava e nona questione nel modo seguente:
Le nozioni di estrazione e di reimpiego ai sensi dell’art. 7 della direttiva devono essere interpretate nel senso che si riferiscono a qualsiasi operazione non autorizzata di appropriazione e di diffusione al pubblico di tutto il contenuto di una banca di dati o di una parte di esse. Queste nozioni non presuppongono un accesso diretto alla banca di dati di cui trattasi.
Sulla prima, quarta, quinta e sesta questione relative alle nozioni di parte sostanziale e di parte non sostanziale del contenuto di una banca di dati ai sensi dell’art. 7 della direttiva
Con la quarta, quinta e sesta questione, il giudice del rinvio chiede chiarimenti sul significato delle nozioni di parte sostanziale e di parte non sostanziale del contenuto di una banca di dati nel contesto dell’art. 7 della direttiva. Con la prima questione, esso chiede del resto se elementi provenienti da una banca di dati sfuggano alla qualifica come parte, sostanziale o meno, di questa banca di dati allorché la loro disposizione sistematica o metodica e le condizioni della loro accessibilità individuali vengono modificate dall’autore dell’estrazione e/o del reimpiego.
La nozione di parte sostanziale, valutata dal punto di vista qualitativo, del contenuto della banca di dati si riferisce alla rilevanza dell’investimento collegato al conseguimento, alla verifica o alla presentazione del contenuto dell’oggetto dell’operazione di estrazione e/o di reimpiego, indipendentemente del fatto che tale oggetto rappresenti una parte quantitativamente sostanziale del contenuto generale della banca di dati tutelata. Una parte quantitativamente trascurabile del contenuto di una banca di dati può infatti rappresentare, in termini di conseguimento, di verifica o di presentazione, un considerevole investimento umano, tecnico o finanziario.
Occorre aggiungere che, poiché l’esistenza del diritto sui generis non da luogo alla creazione di un nuovo diritto sulle opere, sui dati, o sugli elementi stessi della banca di dati, il valore intrinseco degli elementi oggetto dell’operazione di estrazione e/o di reimpiego non costituisce un criterio pertinente per valutare il carattere sostanziale della parte di cui trattasi.
Al fine di valutare se questi elementi rappresentino una parte sostanziale, dal punto di vista quantitativo, del contenuto della banca di dati della BHB, occorre esaminare se gli sforzi umani, tecnici e finanziari consentiti dal costitutore della banca di dati per il conseguimento, la verifica e la presentazione di questi dati rappresentino un investimento rilevante.
La BHB e a. sostengono a tal riguardo che i dati estratti e/o reimpiegati dalla William Hill sono importanti poiché in mancanza degli elenchi dei partecipanti le corse ippiche non potrebbero aver luogo. Essi aggiungono che questi dati rappresentano un investimento rilevante caratterizzato dall’intervento di un call center presso cui lavorano più di 30 dipedenti.
Occorre tuttavia ricordare, innanzi tutto, che il valore intrinseco dei dati oggetto dell’operazione di estrazione e/o di reimpiego non costituisce un criterio pertinente per valutare il carattere sostanziale, da un punto di vista quantitativo, della parte di cui trattasi. Il fatto che i dati estratti e reimpiegati dalla William Hill siano essenziali per organizzazione delle corse ippiche di cui la BHB e a. sono incaricati è quindi senza pertinenza per valutare se le operazioni della William Hill riguardino una parte sostanziale del contenuto della banca di dati della BHB.
Ora, i mezzi destinati dalla BHB e a. alla determinazione, ai fini dell’organizzazione di corse ippiche, della data, dell’orario, del luogo e/o del nome della corsa, nonché dei cavalli partecipanti a quest’ultima, corrispondono ad un investimento collegato alla creazione di elementi contenuti nella banca di dati della BHB. Di conseguenza, e se, come risulta dall’ordinanza di rinvio, gli elementi estratti e reimpiegati dalla William Hill non hanno richiesto da parte della BHB e a. un investimento autonomo rispetto ai mezzi richiesti per la loro creazione, si dovrebbe ritenere che questi elementi non rappresentano una parte sostanziale, valutata sotto il profilo qualitativo, della banca di dati della BHB.
In tale contesto, non occorre quindi risolvere la prima questione sottoposta. La modifica apportata dall’autore dell’operazione di estrazione e di reimpiego alla disposizione o alle condizioni di accessibilità individuate dei dati oggetto di tale operazione non può, in ogni caso, avere per effetto di trasformare in parte sostanziale del contenuto della banca di dati di cui trattasi una parte che non riveste tale qualità.
La nozione di parte
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