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Timestamp: 2020-07-08 00:58:43+00:00
Document Index: 81914781

Matched Legal Cases: ['art. 2424', 'art. 2425', 'art. 2425', 'art. 2427', 'art. 2426', 'art. 2428']

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Il rendiconto finanziario come supporto al controllo della liquidità aziendale
Con la disponibilità del bilancio d’esercizio, le diverse classi di interlocutori dell’azienda aggiornano i l loro sistemi informativi con le nuove informazioni disponibili, al fine di valutare la convenienza o meno del mantenere i rapporti contrattuali con l’azienda oggetto di analisi. Dopo le modifiche del codice civile per l’applicazione del D.lgs. 139/2015 il bilancio d’esercizio è formato dallo stato patrimoniale (art. 2424 c.c.), dal conto economico (art. 2425 c.c.), dal rendiconto finanziario (art. 2425-ter). Completa il bilancio la nota integrativa (art. 2427 c.c.) con i criteri di valutazione delle diverse voci del bilancio mentre (art. 2426 c.c ) e che al punto 7 bis contiene il prospetto della dinamica delle voci del patrimonio netto. Particolare rilevanza assume inoltre la relazione sulla gestione che correda il bilancio d’esercizio (art. 2428 c.c.). Per le società maggiori, con più di 500 dipendenti, è inoltre prevista la pubblicazione delle informazioni non finanziarie (NFI). L’insieme di tali informazioni diventa sempre più rilevante con il passaggio a un’economia in cui i finanziamenti provengono sempre più da investitori operanti sul mercato finanziario che richiedono informazioni approfondite sulle caratteristiche del business, sulle sue prospettive, sulla capacità di mantenere condizioni di continuità aziendale. Spesso, tuttavia, gli operatori vivono il sistema del bilancio come un adempimento costoso e non valutano il contributo che la redazione dei diversi documenti può portare sia al sistema di controllo interno dello stesso andamento aziendale, come al miglioramento delle relazioni con gli interlocutori aziendali.
Finanza alternativa per le imprese: oltre la banca. Verso i mercati finanziari
Tutte le ricerche sulla struttura finanziaria delle imprese italiane concordano sul rilevante ricorso delle stesse al canale bancario. Tale struttura ha origini in scelte anche politiche: rifacendosi alle esperienze maturate nella ricostruzione italiana dopo la seconda guerra mondiale, la presenza di un sistema importante di banche pubbliche, la prevalenza di un sistema produttivo caratterizzato da imprese di natura familiare, poco propense a condividere il controllo degli investimenti, un sistema di imprese pubbliche facenti riferimento al sistema delle partecipazioni statali hanno favorito il finanziamento delle realtà aziendali attraverso il debito. Rimaneva inoltre in vigore la normativa sul credito del 1936, che aveva portato alla specializzazione del credito bancario con il corollario di emissione di obbligazioni da parte delle grandi banche pubbliche per finanziare la propria clientela. In quel contesto lo sviluppo economico fu favorito da incentivi agli investimenti basati soprattutto sulla concessione da parte delle Stato di finanziamenti a fondo perduto e a tassi agevolati. Contribuiva alla preferenza per il debito un sistema fiscale che prevedeva una tassazione dei dividendi, e prima del reddito d’impresa, penalizzante rispetto alla tassazione degli interessi proveniente da investimenti in titoli obbligazionari: l’effetto congiunto di tali fattori ha determinato le caratteristiche del sistema italiano, dove gli investimenti sono sostenuti prevalentemente da finanziamenti a titolo di debito.
Innovazione: una capacità tutta da gestire
Negli ultimi anni l’innovazione è tornata ad essere uno degli argomenti più in auge nelle discussioni relative all’economia, alla politica, all’industria e al commercio. La recente ripresa dallo shock post recessione degli anni 2008-2011 ha generato una maggiore consapevolezza in merito all’imprescindibilità dell’innovazione per il progresso sociale e per la competitività aziendale. Tuttavia, discutere di innovazione non è mai semplice, per l’ampiezza dell’argomento, per la sua eterogeneità, e per l’immaterialità delle componenti che ne costituiscono il proprio fondamento. Nel presente articolo cercheremo di comprendere l’importanza dell’innovazione, di identificare cosa sia e da cosa sia composta, evidenziando le aree di riflessione atte a facilitarne l’evoluzione e favorirne il successo.
L'immaterialità del distretto: una eredità da non disperdere
Negli ultimi tempi si è molto parlato dei distretti industriali, chi lo fa con la nostalgia e chi carico di aspettative. Per chi scrive, i distretti rappresentano una opportunità strategica per l’Italia, da non smarrire. Tuttavia, per consentire che ciò avvenga, occorre da una parte, comprendere la genesi e la successiva evoluzione dei distretti, identificando gli aspetti fondanti della loro importanza, mentre dall’altra occorre promuovere una visione più strutturata delle pratiche manageriali, che consenta di riaffermare il successo delle aziende italiane mediante una gestione più consapevole delle componenti immateriali. Forse non tutti sanno che un contributo importante alla concettualizzazione del modello di distretto industriale si deve ad un economista italiano, Giacomo Becattini. Tra i suoi meriti quello di considerare il modello di produzione distrettuale non solo da una prospettiva economica, ma anche da quella socioculturale. Il fenomeno dei distretti guadagna popolarità nell’affermazione dell’industria italiana, in quanto favorito dalla forte interrelazione territoriale e dalla reciproca influenza di aspetti sociali, politici ed economici. A creare un contesto favorevole partecipano un diffuso spirito imprenditoriale, l’ampia disponibilità di abilità tecniche, organizzative e manageriali, la flessibilità indotta da legami familiari e sociali coesi, e un consenso basato sulla relazione diretta tra individuo e comunità locale.
Sistema di misurazione e controllo e Throughput Accounting
Ogni organizzazione ha un obiettivo, sebbene talvolta esso sia confuso con la mission (la ragione per la quale l'organizzazione esiste e opera) o la vision (lo scenario futuro che l'organizzazione intende realizzare mediante le proprie attività). L'obiettivo è la condizione o il risultato che l'organizzazione cerca di perseguire in modo continuativo e costituisce il riferimento costante per la definizione delle sue politiche, dei suoi processi, delle sue procedure e delle iniziative di miglioramento che intende avviare. In che modo è possibile rendersi conto se stiamo andando nella direzione voluta, alla velocità voluta e con un consumo di risorse ottimale? Il Sistema di Misurazione e Controllo deve svolgere appunto questa funzione.
Dove sta andando la mia azienda? Le sfide del 2019: dalla fatturazione elettronica all'implementazione dei sistemi di allerta
Nel 2019 le imprese italiane si stanno confrontando con alcune riforme che potranno avere rilevanti impatti sulla loro organizzazione, in particolare sui sistemi di amministrazione e controllo. Probabilmente per le aziende più grandi e meglio strutturate tali riforme avranno un impatto limitato: si tratta di aziende che sono in genere dotate di un sistema di amministrazione e controllo in cui l’IT ha un ruolo rilevante, in cui il B2B o il B2C si avvale di piattaforme informatiche, con sistemi di contabilità evoluti, per le quali sia il ciclo attivo che il ciclo passivo utilizza la fatturazione elettronica. L’informatizzazione delle procedure contabili ha condotto a sistemi di contabilità integrata, che hanno come output non solo l’informativa contabile necessaria per un corretto rapporto con le diverse classi di stakeholder, siano essi gli azionisti e quindi il mercato finanziario, sia gli altri interlocutori, dai finanziatori, banche o altre istituzioni, fino ai dipendenti e alla collettività nella quale sono inserite, ma anche l’informativa utile per il controllo interno e l’assunzione di decisioni consapevoli.
CdA e dati personali
Alla luce del nuovo regolamento europeo sulla privacy è possibile per il Consiglio di Amministrazione di una Società conferire “delega”, ad una persona esterna al CdA stesso, per l’esercizio di tutte le attività e funzioni spettanti alla Società in materia di protezione dati personali, ovvero per i poteri spettanti al “titolare del trattamento”? In particolare, ci si chiede se una tale delega sia ammissibile e, soprattutto, se il CdA sarebbe tutelato ed esentato da responsabilità in tale ambito, a fronte di violazioni/inadempimenti del delegato agli obblighi di legge. Il dubbio nasce dal fatto che, in tema di sicurezza sul lavoro, tale “delega” viene considerata ammissibile; pertanto, ci si chiede se ciò possa parimenti avvenire nell’ambito delle Società anche in relazione alla protezione dei dati personali.
Simulazione "uomo in acqua" - Isa Group e Rossano Pavoni
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