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Timestamp: 2020-07-06 00:05:49+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 25480 del 10/10/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25480 del 10/10/2019
Cassazione civile sez. VI, 10/10/2019, (ud. 17/04/2019, dep. 10/10/2019), n.25480
sul ricorso 22429-2017 proposto da:
V.S., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA BARBERINI
rappresenta e difende unitamente agli avvocati ARMANDO TURSI,
MARIALUCREZIA TURCO, SILVIA LUCANTONI;
avverso la sentenza n. 242/2017 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA,
che con sentenza in data 23 febbraio – 23 marzo 2017 numero 242 la Corte d’Appello di Bologna confermava la sentenza del Tribunale di REGGIO EMILIA, che aveva accolto la opposizione proposta da V.S. nei confronti dell’INPS avverso il verbale di accertamento con il quale si assumeva il suo obbligo di iscrizione alla gestione commercianti, ai sensi del D.L. n. 269 del 2003, art. 44, comma 2, nella qualità di produttore diretto di ALLEANZA ASSICURAZIONI spa;
che la Corte territoriale osservava che il Contratto Collettivo del 1939, non applicabile per analogia, disciplinava le sole relazioni tra produttori ed agenzie assicurative e non anche le relazioni tra produttori e compagnie assicurative.
Riteneva, in ogni caso, decisivo il fatto che la parte opponente non fosse riconducibile alla categoria dei produttori di quarto gruppo, come prevista dal contratto collettivo corporativo del 1939 e richiamata dal D.L. n. 269 del 2003, art. 44. Dalla definizione del contratto collettivo corporativo risultava l’assegnazione a tali produttori di una “piazza” o “zona” nella quale operare; inoltre il produttore del quarto gruppo raccoglieva le proposte dei contratti di assicurazione, che firmava. Nella fattispecie di causa la lettera di autorizzazione rilasciata dalla Compagnia non prevedeva un vincolo di piazza o di zona; inoltre l’opponente aveva il potere di segnalare i nominativi di potenziali interessati e non anche di raccogliere proposte di assicurazione.
Da ultimo, non era stato provato dall’INPS il requisito della partecipazione personale al lavoro aziendale con carattere di abitualità e prevalenza, come richiesto dalla L. n. 662 del 1996, art. 1, comma 203, lett. c).
che avverso la sentenza ha proposto ricorso l’INPS, articolato in un unico motivo, cui ha resistito con controricorso V.S.;
che con l’unico motivo l’INPS ha dedotto violazione e falsa applicazione del Contratto collettivo corporativo per la disciplina dei rapporti tra le agenzie, le subagenzie ed i produttori di assicurazione del 25 maggio 1939 e del D.L. 30 settembre 2003, n. 269, art. 44, comma 2, convertito con modificazioni dalla L. 24 novembre 2003, n. 326, nonchè, in connessione con quest’ultima Disp., della L. 22 luglio 1966, n. 613, art. 1, della L. 3 giugno 1975, n. 160, art. 29, della L. 23 dicembre 1996, n. 662, art. 1, comma 202, della L. 9 marzo 1989, n. 88, art. 49, comma 1, d).
che preliminarmente si evidenzia che il ricorso è diretto unicamente a contestare la ritenuta inapplicabilità ai produttori diretti di compagnia del D.L. n. 269 del 2003, art. 44,comma 2;
che il ricorso è manifestamente infondato, dovendosi dare continuità al principio secondo cui l’obbligo di iscrizione di cui al cit. D.L. n. 269 del 2003, art. 44, comma 2, non include la posizione dei produttori di assicurazione che svolgono la loro attività direttamente per conto delle imprese assicurative, ma solo quella dei produttori collegati ad agenti o subagenti, in quanto il richiamo della norma al contratto collettivo corporativo intercorrente tra produttori ed agenzie e sub-agenzie e la qualità dei soggetti collettivi contraenti è, per la precisione del rinvio, un elemento significativo utilizzato dal legislatore per strutturare la disposizione, che porta ad escludere la correttezza di interpretazioni analogiche (Cass. n. 1768 del 2018);
L’ulteriore argomento dei giudici territoriali volto ad escludere la sussistenza dei presupposti di fatto per l’inquadramento della parte nell’ambito dei produttori del IV gruppo di cui al contratto collettivo corporativo cit. resta pertanto irrilevante, essendo autonomamente decisiva la prima ratio decidendi della sentenza impugnata, conforme al principio enunciato da questa Corte;