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Timestamp: 2017-11-20 00:21:16+00:00
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Matched Legal Cases: ['art.624', 'art. 36', 'art. 3', 'art. 625', 'art. 2', 'art. 624', 'art. 614', 'art. 624', 'art. 625', 'sentenza ', 'art. 625', 'art. 624', 'sentenza ', 'art. 624', 'art. 624', 'art. 614', 'art. 624', 'art. 624', 'art. 625', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 624', 'art. 625', 'sentenza ']

cos aè il reato di furto e le sue aggravanti,avvocato penalista Bologna
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REATO DI FURTO E FURTO AGGRAVATO
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Art. 624 Codice Penale. Furto.
AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA – DECRETO PENALE DI CONDANNA ART 459 CPP LIBRO SESTO – PROCEDIMENTI SPECIALI TITOLO V – Procedimento per decreto
624. Furto
Chiunque s’impossessa della cosa mobile [c.p. 631] altrui, sottraendola a chi la detiene, al fine di trarne profitto per sé o per altri, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 154 a euro 516 [c.p. 29] (3).
Agli effetti della legge penale, si considera cosa mobile anche l’energia elettrica e ogni altra energia che abbia un valore economico [c.c. 814; c.p. 625, 626, 646, 647, 649; c.n. 510, 593, 1146] (4).
Il delitto è punibile a querela della persona offesa, salvo che ricorra una o più delle circostanze di cui agli articoli 61, numero 7), e 625 (5) (6).
(6) Per l’aumento della pena per i delitti non colposi di cui al presente titolo commessi in danno di persona portatrice di minorazione fisica, psichica o sensoriale, vedi l’art. 36, comma 1, L. 5 febbraio 1992, n. 104, come sostituito dal comma 1 dell’art. 3, L. 15 luglio 2009, n. 94.
Art. 625 Codice Penale. Circostanze aggravanti.
625. Circostanze aggravanti (1).
La pena per il fatto previsto dall’articolo 624 è della reclusione da uno a sei anni e della multa da 103 euro a 1.032 euro (2) [649]:
1) (3);
2) se il colpevole usa violenza sulle cose [392 c. 2; 380 c. 2 lett. e) e 3 c.p.p.] o si vale di un qualsiasi mezzo fraudolento;
3) se il colpevole porta in dosso armi [585 c. 2 e 3] o narcotici, senza farne uso;
4) se il fatto è commesso con destrezza [628; 380 c. 2 lett. e) e 3 c.p.p.] (4);
5) se il fatto è commesso da tre o più persone [112 c. 1 n. 1], ovvero anche da una sola, che sia travisata o simuli la qualità di pubblico ufficiale [357] o d’incaricato di un pubblico servizio [358];
6) se il fatto è commesso sul bagaglio dei viaggiatori in ogni specie di veicoli, nelle stazioni, negli scali o banchine, negli alberghi o in altri esercizi ove si somministrano cibi o bevande [1148 c. nav.];
7) se il fatto è commesso su cose esistenti in uffici o stabilimenti pubblici, o sottoposte a sequestro [1798, 2905, 2793 c.c.; 670-673 c.p.c.; 189-190, 253-265, 316-320, 321-323, 354 c. 2 c.p.p.; 682 c. nav.] o a pignoramento [491 c.p.p.], o esposte per necessità o per consuetudine o per destinazione alla pubblica fede, o destinate a pubblico servizio o a pubblica utilità, difesa o reverenza [635 n. 3];
7-bis) se il fatto è commesso su componenti metalliche o altro materiale sottratto ad infrastrutture destinate all’erogazione di energia, di servizi di trasporto, di telecomunicazioni o di altri servizi pubblici e gestite da soggetti pubblici o da privati in regime di concessione pubblica (5).
8) se il fatto è commesso su tre o più capi di bestiame raccolti in gregge o in mandria, ovvero su animali bovini o equini, anche non raccolti in mandria [638 c. 2].
8-bis) se il fatto è commesso all’interno di mezzi di pubblico trasporto (6);
8-ter) se il fatto è commesso nei confronti di persona che si trovi nell’atto di fruire ovvero che abbia appena fruito dei servizi di istituti di credito, uffici postali o sportelli automatici adibiti al prelievo di denaro (6).
Se concorrono due o più delle circostanze prevedute dai numeri precedenti, ovvero se una di tali circostanze concorre con altra fra quelle indicate nell’articolo 61, la pena è della reclusione da tre a dieci anni e della multa da 206 euro a 1.549 euro.
mancato soccorso dopo incidente stradale con danno alle persone esiste possibilità di arrestoGIURISPRUDENZA
GIURISPRUDENZA FURTO, REATO DI FURTO, FURTO AGGRAVATO
Invero, il previgente art. 625 c.p., comma 1, n. 1, (nella sua lettura antecedente alla novella di cui alla L. 26 marzo 2001, n. 128, art. 2), in tema di aggravanti del reato di furto, faceva riferimento alla introduzione o trattenimento “in un edificio o in un altro luogo destinato ad abitazione”.
L’art. 624 bis c.p., introdotto con la precitata novella normativa, configura ora autonome figure di reato e fa riferimento (oltre alla ipotesi di furto con strappo) al furto commesso “mediante introduzione in un edificio o in un altro luogo destinato in tutto o in parte a privata dimora o nelle pertinenze di essa”. Appare, perciò, evidente l’ampliamento della portata della previsione, facendosi ora riferimento alla “privata dimora” piuttosto che all'”abitazione”.
Secondo quanto ha più volte avuto occasione questa Suprema Corte di rilevare (già prima della novella in questione in tema di furto, a proposito del reato di cui all’art. 614 c.p.),
la nozione di “privata dimora” è sicuramente più ampia di quello di “abitazione” e comprende qualsiasi luogo destinato permanentemente o transitoriamente all’esplicazione della vita privata o delle attività lavorative, culturali, professionali (cfr. ex plurimis, Cass., Sez, 4^, 16 aprile 2008, n. 20022; id. Sez. 5^, 18 settembre 2007, n. 43089; id., Sez. 4^, 26 febbraio 2003, n. 18810; id., Sez. 4^, 17 settembre 2003, n. 43671; id., Sez. 1^, 9 maggio 1979, n. 8458; id., Sez. 5^, 28 ottobre 1983, 10331; id., Sez. 5^, Sez. 5^, 14 maggio 1981, 5767). In tale novero rientrano, dunque, anche gli esercizi commerciali, dovendosi, perciò, ritenere la configurabilità del reato di cui all’art. 624 bis c.p., come nella specie originariamente contestato.
Sentenza 14 ottobre – 13 novembre 2009, n. 43452
1. Il 17 febbraio 2008 il Tribunale di Civitavecchia, a seguito di giudizio abbreviato, condannava C.D. ed I.A., riconosciute loro le attenuanti generiche equivalenti alla contestata recidiva a pene ritenute di giustizia, per imputazione di cui agli artt. 81 cpv., 110 e 624 bis c.p., art. 625 c.p., n. 2.
Si contestava agli imputati di essersi, in concorso tra loro, impossessati di alcuni oggetti (due magliette, un pantalone, due felpe), prelevandoli all’interno di un esercizio commerciale ****, previa asportazione dei dispositivi antitaccheggio.
Sul gravame degli imputati, la Corte di Appello di Roma, con sentenza del 4 luglio 2008, riconduceva il fatto nella previsione di cui all’artt. 624 c.p., art. 625 c.p., n. 2, conseguentemente riducendo la pena inflitta dal primo giudice, e confermava nel resto. Ritenevano i giudici del merito che non poteva trovare applicazione il disposto dell’art. 624 bis c.p., perchè questo “riguarda soltanto i furti commessi in abitazione e quelli con strappo, non quelli in locali diversi dall’abitazione”. 2. Avverso tale sentenza ha proposto ricorso il Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte di Appello di Roma, denunziando il vizio di violazione di legge, in relazione all’art. 624 bis c.p.. Deduce che illegittimamente era stata esclusa la riconducibilità del fatto alla previsione del citato art. 624 bis c.p.p., dovendo “ritenersi luogo destinato in tutto od in parte a privata dimora qualsiasi luogo nel quale le persone si trattengono per compiere, anche in modo transitorio e contingente, atti della loro vita privata, come studi professionali, stabilimenti industriali ed esercizio commerciali”.
Secondo quanto ha più volte avuto occasione questa Suprema Corte di rilevare (già prima della novella in questione in tema di furto, a proposito del reato di cui all’art. 614 c.p.), la nozione di “privata dimora” è sicuramente più ampia di quello di “abitazione” e comprende qualsiasi luogo destinato permanentemente o transitoriamente all’esplicazione della vita privata o delle attività lavorative, culturali, professionali (cfr. ex plurimis, Cass., Sez, 4^, 16 aprile 2008, n. 20022; id. Sez. 5^, 18 settembre 2007, n. 43089; id., Sez. 4^, 26 febbraio 2003, n. 18810; id., Sez. 4^, 17 settembre 2003, n. 43671; id., Sez. 1^, 9 maggio 1979, n. 8458; id., Sez. 5^, 28 ottobre 1983, 10331; id., Sez. 5^, Sez. 5^, 14 maggio 1981, 5767). In tale novero rientrano, dunque, anche gli esercizi commerciali, dovendosi, perciò, ritenere la configurabilità del reato di cui all’art. 624 bis c.p., come nella specie originariamente contestato.
4. Qualificato il fatto di reato come violazione dell’art. 624 bis c.p., e art. 625 c.p., n. 2, la sentenza impugnata va, dunque, annullata, con rinvio ad altra sezione della Corte di Appello di Roma.
La Corte annulla la sentenza impugnata, qualificato il fatto contestato come violazione dell’art. 624 bis c.p., e art. 625 c.p., n. 2, con rinvio ad altra sezione della Corte di Appello di Roma.
Così deciso in Roma, il 14 ottobre 2009.
Depositato in Cancelleria il 13 novembre 2009.
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