Source: https://www.giurdanella.it/2015/03/05/mediazione-obbligatoria-gratuita-la-sentenza-del-tar-lazio/
Timestamp: 2019-11-22 21:38:28+00:00
Document Index: 182501071

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 8', 'art. 24', 'art. 76', 'art. 60', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 4', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 17', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 4', 'sentenza ']

mediatori, Mediazione, mediazione obbligatoria, Tar Lazio
Il TAR Lazio, con sentenza n. 1351/23.01.2015, ha annullato l’art. 16, commi 2 e 9, del D.M. 180/2010. Si tratta di un provvedimento che ha destato particolare scalpore e che ha confuso le idee a imprese e cittadini, operatori di giustizia e organismi di mediazione, perché vorrebbe che gli organismi di mediazione (pubblici o privati) svolgessero il primo incontro informativo, tra le parti e il mediatore, a titolo gratuito.
Ripercorriamo sinteticamente la vicenda giudiziale: la ricorrente Unione Nazionale delle Camere Civili (UNCC) di Parma, associazione non riconosciuta, costituita tra associazioni di avvocati civilisti, ha impugnato alcune disposizioni del decreto 18 ottobre 2010, n. 180, adottato dal Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, che, in forza della previsione di cui all’art. 16 del citato d.lgs. 4 marzo 2010, n. 28, ha regolamentato la determinazione dei criteri e delle modalità di iscrizione e tenuta del registro degli organismi di mediazione e dell’elenco dei formatori per la mediazione, nonché l’approvazione delle indennità spettanti ai suddetti organismi.
I motivi posti alla base della richiesta di annullamento dell’atto sono i seguenti:
illegittimità derivata dalla illegittimità costituzionale degli artt. 5 e 17 del d. lgs. 28/2010 in relazione agli artt. 24, 76 e 77 della Costituzione: il legislatore delegato sarebbe incorso in eccesso di delega laddove ha introdotto l’obbligatorietà della mediazione e l’improcedibilità del giudizio interposto senza il previo esperimento della mediazione, entrambi non previsti dalla legge delega.
illegittimità derivata dalla illegittimità costituzionale dell’art. 8 del d. lgs. 28/2010 in relazione agli artt. 24, 76 e 77 della Costituzione): poiché nella logica del decreto delegato, le scelte che la parte è chiamata ad effettuare nel procedimento di mediazione sono suscettibili di condizionare l’esito del successivo processo, per un verso la mancata previsione nel procedimento stesso della obbligatorietà dell’assistenza del difensore viola l’art. 24 della Costituzione (nonché favorisce le classi più abbienti, facoltizzate ad avvalersene), per altro verso l’introduzione della possibilità di acquisire elementi di prova in assenza di difesa tecnica, non prevista dalla legge delega, concreta eccesso di delega ex art. 76 Cost..
violazione dell’art. 60, comma III, lett. b) della l. n. 69 del 2009 e dell’art. 16 del d. lgs. 20/2010 – eccesso di potere per irragionevolezza – illegittimità derivata dalla illegittimità costituzionale dell’art. 16 del d. lgs. 28/2010 in relazione agli artt. 76 e 77 della Costituzione: laddove la legge delega pone il requisito dell’indipendenza sia in capo agli organismi di mediazione sia in capo ai singoli mediatori, l’art. 4 del decreto impugnato assicura tale indipendenza in misura molto minore, riferendola esclusivamente “allo svolgimento del servizio di mediazione”.
In seguito la Corte Costituzionale, chiamata a pronunciarsi con sentenza 6 dicembre 2012, n. 272, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 5, comma 1, del d.lgs. 28/2010 in relazione al carattere obbligatorio dell’istituto della mediazione e alla conseguente strutturazione della relativa procedura come condizione di procedibilità della domanda giudiziale nelle controversie ivi previste, per violazione degli artt. 76 e 77 Cost., e di una serie di disposizioni dello stesso decreto a esso strettamente correlate.
Il dispositivo della sentenza in esame ha disposto l’annullamento degli artt.16, commi 2 e 9, e 4, comma 3, lett. b), del decreto n. 180 del 18 ottobre 2010 e s.m.i., adottato dal Ministro della giustizia di concerto con il Ministro dello sviluppo economico.
Si evidenzia il sopravvenuto contrasto tra:
– il novellato art. 17, comma 5-ter, del d.lgs. 28/2010 (Nel caso di mancato accordo all’esito del primo incontro, nessun compenso è dovuto per l’organismo di mediazione);
– la disposizione di cui all’art. 16, commi 2 (Per le spese di avvio, a valere sull’indennità complessiva, è dovuto da ciascuna parte per lo svolgimento del primo incontro un importo di euro 40,00 per le liti di valore fino a 250.000,00 euro e di euro 80,00 per quelle di valore superiore, oltre alle spese vive documentate che è versato dall’istante al momento del deposito della domanda di mediazione e dalla parte chiamata alla mediazione al momento della sua adesione al procedimento. L’importo è dovuto anche in caso di mancato accordo) e 9 (Le spese di mediazione sono corrisposte prima dell’inizio del primo incontro di mediazione in misura non inferiore alla metà), del d.m. 180/2010.
È evidente – dichiarano i giudici – che entrambe le disposizioni regolamentari si pongono in contrasto con la gratuità del primo incontro del procedimento di conciliazione, previsto dalla legge laddove le parti non dichiarino la loro disponibilità ad aderire al tentativo. La censura è pertanto fondata e va accolta.
e ancora il sopravvenuto contrasto tra
– il novellato art. 16, comma 4-bis del d.lgs. 28/2010 (Gli avvocati iscritti all’albo sono di diritto mediatori. Gli avvocati iscritti ad organismi di mediazione devono essere adeguatamente formati in materia di mediazione e mantenere la propria preparazione con percorsi di aggiornamento teorico-pratici a ciò finalizzati, nel rispetto di quanto previsto dall’articolo 55-bis del codice deontologico forense);
– la disposizione di cui all’art. 4, comma 3, lett. b), del decreto n. 180/2010 (il possesso, da parte dei mediatori, di una specifica formazione e di uno specifico aggiornamento almeno biennale, acquisiti presso gli enti di formazione in base all’articolo 18, nonché la partecipazione, da parte dei mediatori, nel biennio di aggiornamento e in forma di tirocinio assistito, ad almeno venti casi di mediazione svolti presso organismi iscritti).
Di seguito il testo della sentenza del Tar Lazio
N. 01351/2015 REG.PROV.COLL.
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