Source: https://www.diritto.it/contrasti-giurisprudenziali-in-tema-di-costituzione-delle-parti/
Timestamp: 2018-01-18 20:00:58+00:00
Document Index: 158527573

Matched Legal Cases: ['art. 53', 'art. 22', 'art. 21', 'art. 51', 'sentenza ', 'art. 22', 'art. 16', 'art. 20', 'art. 16', 'art. 22', 'art. 16', 'art. 20', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 37', 'art. 7', 'art. 8', 'art. 33', 'art. 2700']

Villani Maurizio, 5 ottobre 2016
b) la funzione del deposito della ricevuta di spedizione è, quindi, solo quella di consentire la verifica della tempestività dell’impugnazione, con la conseguenza che il suo mancato deposito al momento della costituzione, alla stregua dei principi di proporzionalità e ragionevolezza delle sanzioni di inammissibilità, non può giustificare una tale pronuncia, che può conseguire soltanto al fatto che il ricorso non risulti effettivamente proposto nei termini;
c) la presenza in atti della ricevuta di spedizione è ininfluente qualora sia stato prodotto tempestivamente l’avviso di ricevimento del plico che, in base ai vigenti regolamenti postali, ne riproduce il contenuto essenziale.
La questione da esaminare concerne, dunque, in generale, l’interpretazione delle due disposizioni: l’art. 53, comma 2, del D. Lgs. n. 546 del 1992, che stabilisce che «il ricorso in appello deve essere depositato a norma dell’articolo 22, commi 1, 2 e 3»; e l’art. 22, commi 1 e 2, del medesimo D. Lgs. n. 546 del 1992 di diretta applicazione nel giudizio tributario di primo grado, secondo cui il ricorrente deve, «entro trenta giorni dalla proposizione del ricorso», depositare nella segreteria della commissione tributaria adita, o trasmettere ad essa a mezzo di plico raccomandata, «copia del ricorso spedito per posta, con fotocopia della ricevuta della spedizione per raccomandata a mezzo del servizio postale»; tale deposito è previsto «a pena d’inammissibilità», «rilevabile d’ufficio in ogni stato e grado del giudizio, anche se la parte resistente si costituisce».
a) da un lato, consente la verifica dell’osservanza nel giudizio di primo grado del termine di decadenza dalla proposizione del ricorso ex art. 21 del D.Lgs. n. 546 del 1992, ai fini dell’eventuale definitività del provvedimento dell’amministrazione finanziaria oggetto di doglianza, ovvero nel giudizio di appello del termine di decadenza dall’impugnazione, previsto dall’art. 51 del D. Lgs. cit., ai fini del passaggio in giudicato della sentenza gravata;
b) dall’altro lato, consente la verifica della tempestiva costituzione in giudizio del ricorrente/appellante, in quanto la decorrenza del termine di trenta giorni per tale costituzione è normativamente ancorata alla spedizione e non alla ricezione del ricorso da parte del resistente, come si evince dal fatto che l’art. 22, comma 1, cit. prevede modalità di deposito che presupporrebbero solo la spedizione del ricorso, e non la sua ricezione, sottraendo, in tal modo, detto adempimento alla regola di cui all’art. 16, comma 5, del medesimo D. Lgs. n. 546/92, a tenore del quale «i termini che hanno inizio dalla notificazione o comunicazione decorrono dalla data in cui l’atto è ricevuto» (Cass. n. 20787 del 2013 e precedenti).
Del resto, l’art. 20, comma 2 («il ricorso s’intende proposto al momento della spedizione») riprodurrebbe l’esordio dell’art. 16, comma 5 («qualunque notificazione a mezzo del servizio postale si considera fatta nella data di spedizione»), ma sarebbe significativo che quest’ultima norma prosegua stabilendo che «i termini che hanno inizio dalla notificazione decorrono dalla data in cui l’atto è ricevuto».
Fermo restando dunque che, al fine di cogliere la effettiva portata dell’art. 22, comma 1, cit., si rivela necessario il definitivo intervento chiarificatore delle Sezioni Unite sulla predetta questione, va osservato che, anche a voler ipotizzare che in conformità al secondo degli orientamenti giurisprudenziali esposti il termine di trenta giorni per la costituzione del ricorrente debba decorrere dalla ricezione del plico in raccomandazione, resterebbe ferma la prima ratio della previsione di deposito della fotocopia della ricevuta di spedizione, connessa, come detto, alla verifica della tempestività del ricorso.
E’ importante rilevare, al riguardo, che il procedimento innanzi alle commissioni tributarie, al fine di soddisfare esigenze di speditezza e deflazione, contempla una specifica fase processuale dedicata all’«esame preliminare del ricorso» (artt. 27 ss D. Lgs. cit.), nell’ambito del quale è affidata al presidente, quale organo monocratico, la dichiarazione di inammissibilità nei casi espressamente previsti, «se manifesta», con decreto reclamabile innanzi alla commissione.
Secondo un altro indirizzo inaugurato da Cass. n. 4615 del 2008 il deposito, all’atto della costituzione, della ricevuta di spedizione è surrogabile mediante il deposito, sempre all’atto della costituzione, della ricevuta di ritorno: si è argomentato in tal senso “atteso che anche l’avviso di ricevimento del plico raccomandato riporta la data della spedizione”, per cui “il relativo deposito deve ritenersi perfettamente idoneo ad assolvere la funzione probatoria che la norma assegna all’incombente”.
Va rilevato che la notifica dei ricorsi innanzi alle commissioni tributarie avviene, in gran parte dei casi (come in quello in esame), secondo le modalità alternative contemplate dall’art. 16, commi 2 e 3, del D. Lgs. n. 546 cit., richiamate dall’art. 20, ossia essenzialmente «direttamente a mezzo del servizio postale», senza intermediazione di pubblici ufficiali diversi dagli agenti postali.
Con riguardo a tale tipologia di notifica, Cass. n. 12932 del 2015 (in conformità a Cass. n. 20786 del 2014), dopo aver ribadito che la disciplina relativa alla raccomandata con avviso di ricevimento, mediante la quale può essere effettuata la notifica senza intermediazione dell’ufficiale giudiziario, è quella dettata dalle disposizioni concernenti il servizio postale ordinario per la consegna dei plichi raccomandati, e non quella di cui alla legge n. 890 del 1982, regolante le notificazioni degli atti giudiziari a mezzo del servizio postale, ha considerato priva di alcun valore probatorio la data di spedizione della raccomandata risultante dall’avviso di ricevimento “in quanto priva di fede privilegiata e non accompagnata da alcuna attestazione da parte dell’ufficiale postale”, confermando una declaratoria di inammissibilità dell’appello, ciò poiché l’apposizione di tale indicazione sull’avviso di ricevimento non è riconducibile all’agente postale, ai sensi dell’art. 6 del D.P.R. n. 655 del 1982 («Approvazione del regolamento di esecuzione dei libri I e II del codice postale e delle telecomunicazioni»).
a) il già richiamato art. 6, che dispone che «gli avvisi di ricevimento, di cui all’art. 37 del codice postale, sono predisposti dagli interessati», che possono essere anche autorizzati a stamparli in conformità al modello;
b) l’art. 7, che stabilisce che l’avviso di ricevimento, precompilato dunque dal mittente in tutte le possibili dizioni diverse da quelle di competenza dell’agente di distribuzione, «è avviato», cioè inoltrato nell’ambito della spedizione postale, «insieme con l’oggetto cui si riferisce», in genere ad esso materialmente congiunto;
c) l’art. 8 (riprodotto sostanzialmente nell’art. 33 del citato D.M.), che dispone che «l’agente postale che consegna un oggetto con avviso di ricevimento fa firmare quest’ultimo dal destinatario; se il destinatario rifiuta di firmare, è sufficiente, ai fini della prova dell’avvenuta consegna, che l’agente postale apponga sull’avviso stesso la relativa dichiarazione».
Inoltre, l’avviso, nel modello approvato, consiste in una cartolina costituita da un “fronte” (comprendente una zona in cui il mittente deve inserire i dati della persona a cui va restituita la cartolina) e ciò che più interessa da un “retro”, ove, sotto l’intitolazione “avviso di ricevimento”, sono a disposizione alcune caselle da barrare o compilare, per specificare la natura dell’oggetto spedito e il numero della raccomandata, e alcuni spazi in bianco da completare, tra i quali quello relativo alla “data di spedizione”.
Infine, in calce, si collocano gli altri spazi che il mittente deve lasciare in bianco (“firma per esteso del ricevente”, “data”, “firma dell’incaricato alla distribuzione”, “bollo dell’ufficio di distribuzione”).
a) l’avviso contiene “l’attestazione” di “fatti avvenuti” innanzi all’agente postale di distribuzione (secondo le formule che l’art. 2700 cod. civ. utilizza per definire l’efficacia probatoria dell’atto pubblico), limitata all’avvenuta apposizione della firma da parte del destinatario (con la relativa data);
b) l’avviso non contiene, almeno in base al modello standardizzato, alcuna attestazione di fatti avvenuti innanzi all’agente postale di “accettazione”, tra i quali l’attestazione della data dell’invio.
Conclusivamente, la Corte di Cassazione – Sez. Tributaria -ha rilevato che sussistono contrasti giurisprudenziali rilevanti ai fini della decisione dei ricorsi (e di altri analoghi pendenti presso la sezione), in ordine non solo alla portata ed alle modalità applicative (anche quanto al computo del termine) della sanzione di inammissibilità per la costituzione del ricorrente/appellante nel processo tributario di merito senza il deposito della copia della ricevuta della spedizione del ricorso per posta raccomandata, ma anche, e soprattutto, nel caso di ritenuta equipollenza rispetto a detto documento dell’avviso di ricevimento, in ordine all’ambito delle indicazioni fornite di fede privilegiata, tra quelle riportate sull’avviso stesso, con particolare riguardo alla data di spedizione (questione quest’ultima di interesse generale per tutto il contenzioso in cui rilevi la prova della data di spedizione di lettere raccomandate, e per questo qualificabile come questione di massima di particolare importanza).