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Timestamp: 2020-08-05 19:35:51+00:00
Document Index: 178461333

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 2697', 'art. 360', 'art. 64', 'art. 35', 'art. 64', 'sentenza ', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 14598 del 12/06/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14598 del 12/06/2017
Cassazione civile, sez. VI, 12/06/2017, (ud. 11/05/2017, dep.12/06/2017), n. 14598
sul ricorso 6314-2015 proposto da:
avverso la sentenza n. 953/1/2014 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
L’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione, affidato a due motivi, nei confronti di C.L. (che non resiste), avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Piemonte n. 953/01/2014, depositata in data 25/07/2014, con la quale – in controversia concernente l’impugnazione di un avviso di accertamento emessi per maggiori IRPEF ed addizionali regionali dovute in relazione all’anno d’imposta 2007, a seguito di recupero delle ritenute detratte in sede di dichiarazione dei redditi dal contribuente ma risultate non versate, quale sostituto d’imposta, dal datore di lavoro, fallito, – è stata confermata la decisione di primo grado, che aveva accolto il ricorso del contribuente.
In particolare, i giudici d’appello, nel respingere il gravame dell’Agenzia delle Entrate, hanno sostenuto che, essendo pacifico che la datrice di lavoro aveva, nella specie, operato le trattenute, sugli stipendi dei dipendenti, non versandole poi all’Erario, “porre ulteriormente a carico del lavoratore l’ulteriore imposta comporterebbe la violazione del divieto della doppia imposizione”.
1. La ricorrente lamenta, con il primo motivo, la violazione, ex art. 360 c.p.c., n. 3, dell’art. 2697 c.c., avendo i giudici della C.T.R. ritenuto provato il fatto che le ritenute fossero state effettivamente operate, ma non versate all’Erario, malgrado l’Ufficio avesse sempre contestato la mancata dimostrazione delle somme trattenute al dipendente dal datore di lavoro. Con il secondo motivo, la ricorrente lamenta poi la violazione e/o falsa applicazione, ex art. 360 c.p.c., n. 3, D.P.R. n. 600 del 1973, art. 64 e D.P.R. n. 602 del 1973, art. 35 dovendo oltretutto ritenersi, contrariamente a quanto ritenuto dalla C.T.R., che la paventata doppia imposizione è scongiurata dal diritto di regresso da parte del sostituito nei confronti del sostituto.
Questa Corte anche da ultimo (Cass.12076/2016; Cass. 24962/2010; Cass. 14033/2006) ha ribadito che “in tema di accertamento delle imposte sui redditi, il fatto che il sostituto di imposta sia definito D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 64, comma 1, come colui che, in forza di legge, è obbligato al pagamento di imposte in luogo di altri, non toglie che anche il sostituito debba ritenersi fin dall’origine obbligato solidale al pagamento dell’imposta, sicchè anch’egli è soggetto al potere di accertamento ed a tutti i conseguenti oneri, fermo restando il diritto di regresso verso il sostituto che, dopo aver eseguito la ritenuta, non l’abbia versata all’erario”.
3. Per tutto quanto sopra esposto, in accoglimento del secondo motivo, assorbito il primo, va cassata la sentenza impugnata con rinvio alla C.T.R. del Piemonte, in diversa composizione.
La Corte accoglie il secondo motivo del ricorso, assorbito il primo, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla C.T.R. del Piemonte in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del presente giudizio di legittimità.