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Timestamp: 2018-07-16 10:38:17+00:00
Document Index: 69504720

Matched Legal Cases: ['art. 62', 'art.58', 'art. 62', 'art. 230', 'art. 62', 'art. 58', 'art. 58', 'sentenza ', 'art. 1']

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Il senso dell'assoluto ed il Codice
La difesa con il Codice Deontologico
da eco_admin » 14/10/2015, 21:26
La nostra ultima pubblicazione è su YouTube:
Si riporta il caso clinico di Responsabile civile.
" Se da un lato si ritiene adeguato che il medico scelga la terapia (dopo aver fatto la diagnosi), dall'altro si ritiene assolutamente necessario che lo stesso faccia presente al proprio paziente principalmente la convenienza di agire in un modo rispetto ad un altro. E’ il caso della nostra assistita che vi presentiamo e i cui eredi hanno chiesto un tentativo di conciliazione tramite la procedura 696 bis cpc e sulla quale vi terremo aggiornati. In tale caso clinico oltre a mancare la prova dell’avvenuta informazione (manca completamente foglio di consenso in cartella) i figli stessi riferiscono che la madre si è posta con fiducia (e così deve essere!) nelle mani del medico che dopo un percorso diagnostico perfetto ha consigliato dapprima di procedere con cicli di CHT e successivamente alla asportazione del tumore al seno.
Secondo i nostri esperti è stata immotivata la scelta dei medici di non intervenire chirurgicamente preferendo tecnica conservativa per una formazione tumorale, riscontrata precocemente, in una donna giovane. La paziente era la candidata perfetta all’esecuzione immediata di una Quadrantectomia con linfoadenectomia ascellare. Di seguito si riassume la storia clinica della paziente mentre nell’allegato troverete le motivazioni che ci hanno spinto a richiedere un risarcimento (come al solito ci piacerebbe avere i pareri dei senologi e dei medici legali che ci leggono). La storia clinica della signora P. L. ebbe inizio il 23.11.2011 quando ... L’esame istologico poneva diagnosi di carcinoma duttale infiltrante della mammella destra (G2/G3, cT2, ER: 90%, PgR: 5%, HER2: negativo, Ki67: 40%). Con tale diagnosi la signora P. non veniva sottoposta ad intervento chirurgico di asportazione della lesione, ma veniva sottoposta a trattamento chemioterapico neoadiuvante secondo schema EC (epirubicina+ ciclofosfamide) per 4 cicli. ... "
Alcuni aspetti “diversi”
I pareri dei senologi e dei medici legali sono fondamentali ma vi sono aspetti che sembrano apparentemente secondari e non lo sono.
Il medico chiamato in causa.
Non si entra nella fattispecie del caso descritto; per questo motivo molte frasi sono state eliminate.
Ciò che interessa sono le problematiche di metodo. Ad esempio, il senso dell’assoluto nella frase “i nostri esperti ritengono immotivata la scelta dei medici” ha rilievo deontologico nell'ambito dell’art. 62 e dell’art.58.
Senza utilizzare grande fantasia, anche se non viene riportato nell’articolo, è facile immaginare che tale senso dell’assoluto sia stato riportato nella lettera dell’Avvocato con richiesta di conciliazione. Sono innegabili, infatti, le frequenti libertà espressive dell’Avvocato riguardo l’anatomia e la patologia umana. Ebbene, il medico dovrebbe innanzitutto far presente che tutti i Consulenti di parte (compresi gli psichiatri …) verranno chiamati a rispondere delle incongruità deontologiche di ordine medico (compreso, quindi, anche il senso dell’assoluto) presenti nella lettera, nell’ambito della “correttezza morale che fonda l’esercizio dell’attività medico legale” art. 62 C.D. e nel fatto che il CTP è investito del dovere di collaborare alla ricerca della verità (art. 230 c.p.).
Ai CTP che non rispondono, si contesterà l’assenza di “solidarietà”, la mancata “correttezza morale che fonda l’esercizio dell’attività medico legale” dell’art. 62 C.D., la mancata solidarietà e la collaborazione con i colleghi richieste dall’art. 58 C.D.
In particolare, il CTP può essere oggetto di procedimento civile per danni nell'ipotesi abbia tenuto un comportamento antigiuridico e ciò in riferimento all'obbligo di “rispetto reciproco” previsto dalle’art. 58 C.D..
E siamo partiti dal semplice “senso dell’assoluto”!
In altre parole, il medico chiamato in causa potrebbe considerare l’ipotesi: “mancato accordo delle parti”. Successivamente, dopo aver vinto la causa o, come avviene frequentissimamente, a causa conclusa con la compensazione delle spese di lite, il medico potrebbe prendere in considerazione l’ipotesi di chiedere l’interposizione al Consiglio dell’Ordine di appartenenza facendo presente esclusivamente quesiti deontologici. La copia del relativo verbale potrebbe essere essere usata per citare il Consulente a giudizio (le richieste di indennizzo da parte dei medici chiamati ingiustamente in causa possono essere onerose).
È bene fare attenzione anche a tutte le frasi non conformi all'obbligo di rispetto del decoro altrui eventualmente riferite dall'Avvocato perché potrebbero essere espressioni sconfinanti nell'offesa personale. Il sospetto sconfininamento è sufficiente per firmare un esposto, ovviamente, sempre dopo la sentenza favorevole e dopo aver richiesto il parere ad un avvocato (come quelli della nostra Associazione).
I figli della povera donna (poveri figli!), sempre dopo la sentenza, potrebbero considerare lil controllo deontologico del comportamento dei propri Consulenti con eventuale richiesta di restituzione degli onorari ed eventuale richiesta di interposizione all’Ordine dei medici. La copia del relativo verbale potrebbe essere usata per citare il Consulente a giudizio (e quindi chiedere il rimborso di tutti i danni patiti per gli anni della inutile causa). I figli hanno anche un’arma in più: il Consulente risponde, dal punto di vista deontologico, dell’eventuale mancato-parziale-tardivo rilascio della fattura.
Visto che “il medico deve conoscere e rispettare il Codice e gli indirizzi applicativi allegati” (art. 1) è bene tener presente sempre il sospetto di dolo.
In conclusione, non esistono soltanto le conclusioni tecnico-giuridiche-scientifiche rilasciate dai periti.
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