Source: https://renatodisa.com/2013/11/04/corte-di-cassazione-sezione-i-sentenza-30-ottobre-2013-n-24480-lamministrazione-e-legittimata-a-contribuire-alla-difesa-del-suo-dipendente-imputato-in-un-procedimento-penale-sempreche-sussista/
Timestamp: 2018-07-17 00:00:25+00:00
Document Index: 164060137

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 18', 'art. 18']

Corte di Cassazione, sezione I, sentenza 30 ottobre 2013, n. 24480. L'amministrazione è legittimata a contribuire alla difesa del suo dipendente imputato in un procedimento penale sempreché sussista un interesse specifico dell'amministrazione al riguardo e tale interesse deve individuarsi qualora sussista imputabilità dell'attività che costituisce l'oggetto dell'imputazione all'amministrazione e una diretta connessione dell'attività stessa con i fini della pubblica amministrazione. - Avvocato Renato D'Isa
Corte di Cassazione, sezione I, sentenza 30 ottobre 2013, n. 24480. L’amministrazione è legittimata a contribuire alla difesa del suo dipendente imputato in un procedimento penale sempreché sussista un interesse specifico dell’amministrazione al riguardo e tale interesse deve individuarsi qualora sussista imputabilità dell’attività che costituisce l’oggetto dell’imputazione all’amministrazione e una diretta connessione dell’attività stessa con i fini della pubblica amministrazione.
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sentenza 30 ottobre 2013, n. 24480
1. A..O. ha chiesto con citazione davanti al Tribunale di Cagliari la condanna del Ministero della Pubblica Istruzione al rimborso ex art. 18 del D.L. n. 67/1997 delle spese legali sostenute per difendersi nel processo penale celebrato nei suoi confronti, per i reati di falso e peculato, che si era concluso con assoluzione in primo grado dall’imputazione di falso e assoluzione in cassazione per il reato di abuso di ufficio non patrimoniale, cosi modificata l’originaria imputazione di peculato, perché il fatto non era più previsto dalla legge come reato.
15. La tesi del ricorrente è palesemente infondata.
Non può infatti dedursi da una possibilità di anticipazione riservata alla valutazione discrezionale della amministrazione la deroga generale al regime probatorio delle spese per le quali si agisce al fine di ottenerne il rimborso che è insito nella natura stessa di rimborso della previsione normativa. Alla dimostrazione del pagamento è del resto subordinata la valutazione dell’Avvocatura generale dello Stato che infatti non è stata resa nel caso in esame.
18. I due motivi, che possono essere esaminati unitariamente per la loro stretta connessione, si fondano su una erronea interpretazione dell’art. 18 del D.L. n. 67/1997.
Va premesso che le imputazioni, come trascritte dalla Corte di appello nella motivazione, riguardavano il fatto dell’appropriazione delle energie lavorative di alcuni collaboratori, nel periodo in cui l’O. svolgeva l’incarico di coordinatore amministrativo dell’Istituto Professionale per l’Industria e l’Artigianato di Alghero, che vennero destinate dall’O. all’effettuazione durante l’orario di servizio di un suo trasloco privato. Venne altresì contestato all’O. di aver corretto, nell’esecuzione di un medesimo disegno criminoso, i registri di presenza del personale non docente alterando gli orari di entrata e uscita. Secondo la Corte di appello le imputazioni escludevano qualsiasi collegamento fra i fatti contestati e l’espletamento del servizio da parte dell’O. e individuavano un abuso della qualità di coordinatore amministrativo al fine di effettuare e utilizzare un’attività del tutto estranea al rapporto di servizio.
Non essendo l’attività imputabile all’amministrazione essa non poteva dare luogo al rimborso delle spese legali in quanto esclusivamente attinente alla sfera privata del soggetto e estranea al rapporto di servizio.
19. L’interpretazione concorde dei giudici di merito è corretta in quanto è stato ritenuto che l’amministrazione è legittimata a contribuire alla difesa del suo dipendente imputato in un procedimento penale sempreché sussista un interesse specifico dell’amministrazione al riguardo e tale interesse deve individuarsi qualora sussista imputabilità dell’attività che costituisce l’oggetto dell’imputazione all’amministrazione e una diretta connessione dell’attività stessa con i fini della pubblica amministrazione. Elementi palesemente mancanti nella fattispecie in esame in cui veniva contestata all’O. la violazione di doveri del suo ufficio al fine di perseguire un utile privato e indebito mediante lo sviamento a fini propri di risorse da destinare allo svolgimento delle attività istituzionali. Un’ipotesi in cui sussiste, al contrario, l’interesse dell’amministrazione a veder sanzionate le eventuali attività abusive compiute dal soggetto svolgente un servizio alle sue dipendenze.
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa| 2013-11-05T12:14:56+00:00	4 novembre 2013|Cassazione civile 2013, Contratti - Obbligazioni, Contratti tipici, Corte di Cassazione, Diritto Civile e Procedura Civile, Mandato, Sentenze - Ordinanze|0 Commenti