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Timestamp: 2019-11-13 13:24:50+00:00
Document Index: 183173176

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 2043', 'art.2046', 'art.2047', 'art.2044', 'art.2045', 'art.2047', 'art.2048']

Soluzione Architettonica Ponte Morandi Genova - Consulenze Avvocati
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Il diritto civile comprende la materia dei contratti, delle obbligazioni, dei diritti reali, delle persone e della famiglia, delle successioni a causa di morte, della responsabilità civile. Invece il diritto commerciale si sviluppa intorno alla nozione di imprenditore e impresa, e si occupa in particolare della disciplina delle imprese organizzate in forma societaria (nonché di altri istituti quali i titoli di credito o i c.d. contratti commerciali, che rilevano soprattutto nei rapporti tra imprenditori).
Il diritto privato disciplina i rapporti fra soggetti che si trovano in posizioni perfettamente paritarie, siano essi privati cittadini o enti pubblici. Il diritto pubblico disciplina invece i rapporti fra soggetti che si trovano in posizioni non paritarie, in cui uno dei soggetti del rapporto è in una posizione di supremazia o autorità sull'altro, costretto a subire le decisioni altrui.
La linea di demarcazione tra diritto pubblico e diritto privato è per certi versi variabile e controversa in quanto ad esempio in alcuni casi lo Stato può avocare a sé la realizzazione di funzioni proprie di un privato sostituendosi a quest'ultimo oppure può utilizzare strumenti privatistici, ad esempio quello societario e contrattuale.
una parte generale (procedimento amministrativo, enti pubblici, contratti, pubblico impiego,ecc.) che tratta di istituti sostanziali e costituisce l'oggetto centrale dei manuali tradizionali;
una parte speciale che si interessa della sicurezza pubblica, del governo del territorio, dell'ambiente, delle professioni, dell'urbanistica ed edilizia, ecc.;
Un importante settore del diritto amministrativo è quello denominato Diritto privato della pubblica amministrazione: si tratta di una complessa ed innovativa disciplina che si viene componendo all'intersezione fra il diritto privato e il diritto amministrativo. In esso operano, accanto alle nuove regole sostanziali (si pensi alla privatizzazione delle fonti, avvenuta con la contrattualizzazione del rapporto di lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni, cd privatizzazione del diritto del lavoro pubblico, nuovi criteri di riparto della giurisdizione (in particolare quello per materia), i quali sono applicabili a soggetti pubblici o privati, ed anche alle società miste: si pensi a quelle create nell'ordinamento dalle riforme di privatizzazione con le quali i grandi enti pubblici nazionali sono stati trasformati in società per azioni (FS, Enel, Eni, solo per citare i più noti); sul versante locale analoga trasformazione ha interessato le aziende municipalizzate (Acea, Aem, Hera).
Il primo libro del codice venne riformato dalla Legge 19 maggio 1975, n. 151 "Riforma del diritto di famiglia"[1], che apportò modifiche tese ad uniformare le norme ai principi costituzionali. Con questa legge venne riconosciuta la parità giuridica dei coniugi, venne abrogato l'istituto della dote, venne riconosciuta ai figli naturali la stessa tutela prevista per i figli legittimi, venne istituita la comunione dei beni come regime patrimoniale legale della famiglia (in mancanza di diversa convenzione), la patria potestà venne sostituita dalla potestà di entrambi i genitori.
La separazione personale dei coniugi può essere:
Nell'accezione comune, si tende a credere che il divorzio possa essere richiesto soltanto nel caso in cui sia decorso dalla pronuncia della separazione il periodo di tempo previsto alla legge.
Dichiarazione nullità matrimoniale (Rota Romana)
Il Tribunale Apostolico della Romana Rota si occupa delle cause di nullità matrimoniale, che costituiscono la grande maggioranza delle cause discusse presso la Rota. Esse riguardano i matrimoni contratti con rito cattolico, fra due cattolici oppure fra un coniuge cattolico ed uno ateo o di altra confessione.
Comunemente si parla di "annullamento della Rota", o addirittura di "divorzio cattolico", ma tecnicamente si tratta di un "riconoscimento di nullità". Infatti secondo la dottrina cattolica il matrimonio è uno e inscindibile e pertanto il diritto canonico nega possano sussistere cause a questo riguardo di annullamento o risoluzione. Se invece viene verificata ex post la sussistenza di una causa di nullità, tale da viziare la validità del matrimonio contratto, il tribunale annulla il vincolo e dichiara lo scioglimento dei coniugi dai diritti e dagli obblighi di coniugio.
Ad esempio, in presenza di un matrimonio combinato, in cui l'unione non è frutto di una libera scelta dei coniugi, nonostante la cerimonia e che questo sia rato e consumato, questi non sono mai stati sposati. Il tribunale canonico non annulla il matrimonio, accerta che per questa causa un matrimonio non c'è mai stato.
Il vizio di nullità può essere riconosciuto anche in fatti precedenti o prodromici al matrimonio, caso tipico essendone la mancanza di alcune condizioni oggettive ritenute in dottrina essenziali al buon esito del legame. Sono i cosiddetti "impedimenti dirimenti", resi celebri ne "I Promessi Sposi" da Don Abbondio che ne riassume a Renzo la sequenza: «Error, conditio, votum, cognatio, crimen, Cultus disparitas, vis, ordo, ligamen, honestas, Si sis affinis, ...».
La somministrazione del sacramento matrimoniale non ha l'effetto di unire i coniugi in un vincolo davanti a Dio, se manca la volontà e la consapevolezza di contrarre gli impegni che derivano da un matrimonio religioso, e di farlo insieme all'altro coniuge. Questi impegni riguardano principalmente i cosiddetti tria bona matrimonii, ovvero bonum sacramenti (indissolubilità del vincolo coniugale), bonum prolis (apertura alla nascita di figli), bonum fidei (accettazione del vincolo esclusivo di fedeltà all'altro coniuge), ma si considerano anche l'accettazione della sacramentalità del vincolo ed il cosiddetto bonum coniugum, ovvero l'attribuzione all'altra parte della dignità e delle prerogative di coniuge, che comprendono le questioni di talamo.
Il diritto canonico individua altri casi in cui è lecita la dichiarazione di nullità, fra i quali: matrimonio imposto contro la volontà di uno o entrambi i coniugi; incapacità psicologica a di effettuare una vera scelta coniugale ed incapacità psicologica di adempiere agli obblighi sopra ricordati; sono poi considerati capaci di viziare la regolarità del vincolo la condizione e l'errore al momento del consenso. La funzione riproduttiva connessa al matrimonio cattolico consente l'ammissibilità di istanze fondate sulla mancata consumazione materiale dello stesso.
In Italia, anche a seguito del c.d. Concordato, la dichiarazione di nullità del matrimonio religioso non comporta l'immediato annullamento del matrimonio civile, perché lo Stato italiano deve accogliere la sentenza ecclesiastica attraverso una procedura detta delibazione.
Il diritto del lavoro si occupa di disciplinare tutte le materie attinenti al rapporto di lavoro inteso in senso ampio. Quindi spazia dalla regolamentazione delle relazioni tra datore di lavoro e lavoratore a quella delle relazioni sindacali (oggetto propriamente del diritto sindacale) a quella attinente alle assicurazioni sociali e previdenziali (di cui si occupa il diritto della previdenza e della sicurezza sociale)
Secondo quanto espressamente sancito dall'art. 3 della L. 604/1966, ricorre l'ipotesi del giustificato motivo soggettivo, ogniqualvolta sussiste un notevole inadempimento degli obblighi contrattuali da parte del lavoratore.
Si realizza, invece, il giustificato motivo oggettivo, quando il licenziamento del prestatore di lavoro è determinato da ragioni inerenti all'attività produttiva, all'organizzazione del lavoro e al regolare funzionamento di essa (art. 3 della L. 604/1966).
Va, altresì, precisato che la Legge 604/1966, oltre al limite sostanziale relativo alla necessita di una giusta causa o di un giustificato motivo, pone quale ulteriore limite al potere di licenziamento quello della forma dell'atto con il quale tale potere viene esercitato. Infatti l'art. 2 della citata legge (come novellata dalla Legge 108/1990) stabilisce, a pena di inefficacia, che il licenziamento venga comunicato al lavoratore in forma scritta. Non è invece indispensabile la contestuale indicazione dei motivi del licenziamento che, possono essere richiesti dal lavoratore entro quindici giorni dalla comunicazione del licenziamento e, in questo caso il datore di lavoro deve comunicarli per iscritto entro sette giorni dalla richiesta.
Nell'ordinamento italiano, le dimissioni si configurano come una facoltà del lavoratore, che può essere esercitata senza alcun limite, con il solo rispetto dell'obbligo di dare il preavviso previsto dai contratti collettivi.
Risarcimento del danno per fatto illecito (art. 2043 c.c.): Qualunque fatto doloso o colposo, che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno.
Elementi della normativa della responsabilità civile:
- danno emergente: effettiva diminuzione di patrimonio del danneggiato;
- danno che il soggetto patisce a seguito della violazione di un valore della personalità umana;
- non suscettibile di diretta valutazione economica, ma di valutazione equativa.
2. danno ingiusto: contrario al diritto e quindi atipico
Se esistono interessi protetti contrapposti (es. diritto all’informazione e diritto alla riservatezza) c’è una valutazione comparativa dei due interessi contrapposti in base al criterio di pubblica utilità. C’è stato un intervento del legislatore con la legge sulla tutela dei dati personali (L.675/96) che obbliga chi utilizza dati personali ad informare l’interessato e ad avere il suo consenso. È previsto un regime speciale per l’attività giornalistica.
Se si presenta un danno lesivo della riservatezza ad opera di banche dati, il cui esercizio di attività è considerato pericoloso, esse rispondono anche senza colpa per il solo rischio d’impresa.
3. nesso di causalità tra fatto e danno: il danno è risarcibile solo se è conseguenza del fatto dannoso. Criteri sono:
b) causalità giuridica: ragionevole probabilità, secondo criteri di regolarità statistica, che quel fatto produca quel danno. Causalità diretta ed immediata.
Il danno non obbliga al risarcimento se il soggetto era privo della capacità di intendere e di volere (capacità naturale) nel momento in cui ha compiuto il fatto. L’incapace risponde però se lo stato di incapacità dipende da sua colpa (art.2046 c.c.). Risponde in sua vece chi è tenuto alla sorveglianza dell’incapace (art.2047 c.c.).
5. fatto compiuto senza una causa di giustificazione: il danno non deve essere risarcito se il fatto è stato compiuto in circostanze idonee a giustificarlo:
a) esercizio del diritto: clausola generale dove chi esercita un proprio diritto non commette un comportamento antigiuridico (es. informazione bancaria sulla correttezza di un imprenditore);
b) consenso dell’avente diritto: non è responsabile chi lede un diritto altrui se è stato autorizzato dallo stesso danneggiato. I diritti personali alla vita, alla salute, alla integrità fisica, all’onore, alla libertà non sono disponibili;
c) legittima difesa: non è responsabile chi causa il danno per difendere un diritto proprio o altrui contro il pericolo attuale di un’offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata alla offesa (art.2044 c.c.). L’eccesso di legittima difesa è il comportamento non proporzionato all’offesa;
d) stato di necessità: non è responsabile chi causa un danno per la necessità di salvare sé o altri dal pericolo attuale di un danno grave alle persone se il pericolo non è stato da lui volontariamente causato né altrimenti evitabile (art.2045 c.c.). Il giudice può distribuire il danno.
Dolo: coscienza o volontà di cagionare il danno; - dolo commissivo (dolo attivo);
Colpa: come mancato impegno della diligenza richiesta per un certo tipo di attività.
- colpa grave: mancanza di diligenza minima (es. danno causato dal Giudice);
Principio di carattere generale era che non c’è responsabilità senza colpa. La colpa deve essere provata dal danneggiato. È stata inserita la colpa presunta. Ci può quindi essere responsabilità senza colpa (oggettiva).
Nella responsabilità per colpa presunta l’autore del fatto ha l’onere della prova liberatoria (es. responsabilità dei sorveglianti degli incapaci art.2047 c.c.); tramite la prova liberatoria deve dimostrare di non aver potuto impedire il fatto.
Responsabilità dei genitori: i genitori rispondono del fatto illecito del loro figlio minorenne se non emancipato se abita con loro (art.2048 c.c.). Sono responsabili in solido con il figlio minore.
Prova liberatoria è di non aver potuto impedire il fatto. Necessaria la prova di un’adeguata educazione e vigilanza.
Responsabilità per circolazione di autoveicoli: il conducente è responsabile dei danni. Prova liberatoria è l’aver fatto tutto il possibile per evitare il danno. Ad essa si aggiunge la responsabilità solidale del proprietario. Prova liberatoria è che l’autoveicolo circolava contro la sua volontà.
Dal 1° febbraio 2007, dovrai presentare sia la denuncia che la richiesta di risarcimento alla tua Compagnia che, una volta accertata la tua totale o parziale ragione, ti risarcirà i danni.
Per i danni subiti dai passeggeri, la richiesta di risarcimento va presentata sempre all'assicuratore del veicolo su cui erano a bordo.
Presentare la denuncia, compilata utilizzando il MODULO BLU e la RICHIESTA DI RISARCIMENTO ALLA PROPRIA COMPAGNIA che, una volta accertata la totale o parziale ragione del proprio assicurato, risarcirà i danni.
Il diritto commerciale è quella branca del diritto privato che comprende varie ed articolate materie legate agli aspetti giuridicamente rilevanti delle attività economiche. Più in particolare, regola ed ha per oggetto gli atti e le attività dell'impresa. Può quindi essere definito come il diritto privato delle imprese.
In Italia, le sue fonti sono contenute nel Codice civile o in leggi speciali. Ciò si differenzia da quanto accade in altri ordinamenti giuridici, che dispongono di un vero e proprio Codice di Commercio, speciale rispetto al codice civile e dedicato espressamente alla materia commercialistica.
Il diritto commerciale studia, quindi, nei loro vari aspetti, l'attività imprenditoriale e l'esercizio dell'impresa, sia ad opera del singolo, sia ad opera di un gruppo organizzato (come, ad esempio, società o consorzi). Al diritto in parola pertengono altresì gli studi sull'azienda, sulle procedure concorsuali, sulla regolamentazione dei contratti d'impresa, sui titoli di credito (es. assegni, cambiali), sui segni distintivi e sui diritti di privativa, sulle modalità di repressione della concorrenza sleale.
In Italia, la riforma del "diritto delle società" entrata in vigore il primo gennaio 2004, ha comportato notevoli modifiche alla precedente disciplina del settore.
- Affido e adozioni;
- Violenze e abusi;
- Minori e media.
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