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Timestamp: 2020-07-12 06:02:26+00:00
Document Index: 44928430

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 10', 'art. 12', 'art.12', 'art. 10', 'art. 1', 'art. 13', 'art. 321', 'art. 321', 'art. 12', 'art. 10', 'art. 322']

Sequestro Preventivo - Cassazione Penale 20/07/2017 N° 35781 - Legge semplice
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Sequestro Preventivo – Cassazione Penale 20/07/2017 N° 35781
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Numero: 35781
Testo completo della Sentenza Sequestro preventivo – Cassazione penale 20/07/2017 n° 35781:
CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 20 luglio 2017, n. 35781
Omesso versamento delle ritenute sulle retribuzioni dei lavoratori dipendenti – Reato ex art. 10-bis, D.Lgs. n. 74/2000 – Sequestro preventivo
Violazioni e sanzioni- sanzioni penali – Confisca del profitto o prezzo del reato – D.lgs. n. 158 del 2015 – Introduzione dell’art. 12 Bis d.lgs. n. 74 del 2000- Accordo fra contribuente ed erario per la rateizzazione del debito tributario – Preclusione del sequestro preventivo finalizzato alla confisca – Esclusione.
In tema di reati tributari, il comma secondo dell’art.12-bis del D.Lgs. n. 74 del 2000 (norma introdotta dal D.Lgs. n.158 del 2015) si intende nel senso che : nel caso di mancato versamento la confisca per equivalente è sempre disposta – non precludendosi l’adozione del sequestro preventivo ai fini della confisca – poiché le omissioni obiettivamente poste in essere dall’imputato hanno rilevanza penale essendo l’elemento oggettivo del reato ( irreversibilmente perfezionatosi alle scadenze finanziarie originariamente previste e non rispettate) sussistente. Ovviamente tale procedura non opera, esclusivamente, per le somme effettivamente pagate dal contribuente – a seguito di un provvedimento amministrativo – poiché verrebbe a determinarsi una inammissibile duplicazione sanzionatoria in contrasto con il principio secondo il quale l’ablazione definitiva di un bene non può mai essere superiore al vantaggio economico conseguito dall’azione delittuosa.
1. Il sig. M.R. ricorre per l’annullamento dell’ordinanza del 04/04/2016 del Tribunale di Macerata che, decidendo in sede di riesame del decreto del 07/03/2016 del G.i.p. di quello stesso Tribunale che, sulla ritenuta sussistenza indiziaria del reato di cui all’art. 10-bis, d.lgs. n. 74 del 2000 (omesso versamento delle ritenute certificate ed operate sulle retribuzioni corrisposte ai lavoratori dipendenti nell’anno 2012 per un ammontare pari ad €. 263.767,16), aveva ordinato il sequestro preventivo, finalizzato alla confisca di valore, di beni in disponibilità del R. fino alla concorrenza di € 316.058,44 (somma comprensiva di sanzioni e interessi), ha ridotto l’importo del sequestro nei soli limiti della somma evasa, al netto pertanto di sanzioni e interessi.
1.1.Con il primo motivo, deducendo, in fatto, di aver concordato con l’amministrazione finanziaria il pagamento rateale del debito prima della emissione del sequestro e di aver già pagato, al 1° febbraio 2016, tre rate del complessivo importo di € 47.408,80, eccepisce, in diritto, l’erronea applicazione degli artt. 321 e 322, cod. proc. pen., 1, comma 143, legge n. 244 del 2007, 10-bis, 13 e 13-bis, d.lgs. n. 74 del 2000, nonché l’assenza dei presupposti di fatto e di diritto del provvedimento ablatorio, l’insussistenza del “fumus commissi delicti”, il travisamento dei fatti, l’insussistenza dei presupposti dell’urgenza e del pericolo di protrazione del reato.
L’introduzione e la modificazione, ad opera del d.lgs. n. 158 del 2015, degli artt. 12-bis, 13 e 13-bis, d.lgs. n. 74 del 2000, ha fatto venir meno, secondo il ricorrente, l’automatismo della cautela reale che caratterizzava la confisca per equivalente ai sensi dell’abrogato art. 1, comma 143, legge n. 244 del 2007. Tali modifiche hanno comportato una mutazione genetica della misura non più adottabile quando, come nel caso di specie, la concordata rateizzazione del debito ed il suo pagamento provano la volontà di adempiere l’obbligazione tributaria, volontà che sarebbe frustrata ed impedita nel suo concreto realizzarsi in caso di sequestro delle provviste necessarie a far fronte non solo al pagamento del debito ma anche al proseguimento dell’attività imprenditoriale da cui trarre le risorse economiche necessarie al pagamento stesso. Non sarebbe dunque possibile disporre il sequestro in assenza di un vero e proprio pericolo di inadempimento del debito.
1.2. Con il secondo motivo eccepisce la carenza di motivazione, l’errata valutazione dei presupposti, l’ingiustizia, l’irragionevolezza e la sproporzione della misura cautelare.
Sviluppando gli argomenti già illustrati con il primo motivo, deduce che né la richiesta del PM, né il decreto il G.i.p. prendono in considerazione l’esistenza del piano di pagamento rateale; di tale omissione era stato investito il Tribunale del riesame che non solo non ha affrontato l’argomento, ma non ha tenuto conto nemmeno dei pagamenti “medio tempore” effettuati, con conseguente violazione dei profili di proporzionalità e ragionevolezza della misura.
1.3. Con memoria dep. l’08/02/2017 riprende i temi sviluppati con il primo motivo di ricorso e, richiamando a sostegno principi recentemente affermati da questa Corte (Sez. 3, n. 39789 del 12/05/2016 e Sez. 3, n. 30/03/2016, n. 40314), insiste nel sostenere che il sequestro preventivo adottato in costanza di pagamento di un piano rateale di rientro del debito tributario impedisce al contribuente di onorare il debito stesso e di poter fruire della causa di non punibilità prevista dal novellato art. 13, d.lgs. n. 74 del 2000.
3. I due motivi possono essere esaminati congiuntamente perché comuni per l’oggetto.
3.1. La questione posta dal ricorrente è se l’impegno assunto dal contribuente a versare le somme dovute all’erario (scilicet, nei soli modi e forme previsti dall’ordinamento tributario) inibisca il sequestro preventivo finalizzato alla confisca dei beni corrispondenti, per valore, all’importo evaso o comunque comporti la modifica dei presupposti del sequestro stesso.
3.2. La soluzione è negativa.
3.3. In termini generali, il sequestro preventivo delle cose di cui è consentita la confisca di cui all’art. 321, comma 2, cod. proc. pen., non necessita, ai fini della sua adozione, che sussista il pericolo della dispersione del bene, nemmeno in caso di confisca facoltativa. Il concetto è stato ripetutamente affermato da questa Corte che ha spiegato come tale forma di sequestro costituisca figura specifica ed autonoma rispetto al sequestro preventivo regolato dall’art. 321, comma 1, cod. proc. pen., per la cui legittimità non occorre necessariamente la presenza dei requisiti di applicabilità previsti per il sequestro preventivo “tipico”, essendo sufficiente il presupposto della oggettiva confiscabilità, con la conseguenza che compito del giudice è quello di verificare che i beni rientrino nelle categorie delle cose oggettivamente suscettibili di confisca, tanto nell’ipotesi facoltativa che in quella obbligatoria (Sez. 6, n. 3343 del 25/09/1992, Garofalo, 192862; Sez. 3, n. 47684 del 17/09/2014, Mannino, Rv. 261242). Non occorre, dunque, alcuna prognosi di pericolosità connessa alla libera disponibilità delle cose medesime (Sez. 6, n. 4114 del 21/10/1994, Giacalone, Rv. 200854; Sez. 3, n. 1810 del 02/05/2000, Rv. 217682). Qualche pronuncia di questa Corte lascia trasparire la possibilità che, in caso di confisca facoltativa, il giudice debba dar conto del potere discrezionale di cui si è avvalso, compresa l’esigenza di non consentire che la cosa confiscabile sia modificata, dispersa, deteriorata, utilizzata o alienata (così Sez. 6, n. 1022 del 17/03/1995, Franceschini, Rv. 201943).
3.4. Nello specifico, però, la confisca di cui all’art. 12-bis, d.lgs. n. 74 del 2000, introdotto dall’art. 10, comma 1, d.lgs. n. 158 del 2015, che ha “sostituito” la confisca di cui all’art. 322-ter, cod. pen., ha natura obbligatoria, come reso chiaro dal tenore letterale della norma stessa (<