Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-1808-codice-civile-spese-per-luso-della-cosa-e-spese-straordinarie
Timestamp: 2018-09-21 01:09:19+00:00
Document Index: 37732644

Matched Legal Cases: ['art. 1808', 'art. 2051', 'art. 2051', 'art. 1808', 'art. 1593', 'art. 1808', 'art. 2041', 'art. 6', 'art. 1808', 'art. 1593']

Art. 1808 codice civile: Spese per l'uso della cosa e spese straordinarie
Codice civile Art. 1808 codice civile: Spese per l’uso della cosa e spese straordinarie
Il comodatario non ha diritto al rimborso delle spese sostenute per servirsi della cosa (1).
Egli però ha diritto di essere rimborsato delle spese straordinarie sostenute per la conservazione della cosa, se queste erano necessarie e urgenti (2).
(1) La disciplina del diritto al rimborso delle spese può essere derogata dai contraenti. Si ritiene, comunque, che il comodatario non abbia diritto al rimborso delle spese affrontate per la manutenzione ordinaria della cosa.
(2) Poiché il codice non stabilisce alcuna disciplina per il rimborso delle spese, per i miglioramenti e le addizioni apportate dal comodatario, si ritengono applicabili per analogia le norme dettate in materia di locazione.
Il comodatario che, al fine di utilizzare la cosa, debba affrontare le spese di manutenzione (seppure straordinarie) può liberamente scegliere se provvedervi o meno ma, se decide di affrontarle, lo fa nel suo esclusivo interesse e non può pretendere il rimborso dal comodante, anche se comportino miglioramenti, tenendo conto della non invocabilità da parte del comodatario stesso, che non è ne possessore né terzo, dei principi di cui agli artt. 1150 c.c. e 936 c.c.
Cassazione civile sez. III 24 luglio 2013 n. 17941
La responsabilità del soggetto obbligato alla manutenzione non è esclusa nel caso in cui abbia concesso in comodato l'immobile, siccome l'art. 1808 c.c. pone a carico del comodatario solamente le spese necessarie per l'uso della cosa (ad esempio canoni per corrente elettrica, acqua, riscaldamenti) e l'anticipo delle spese straordinarie, necessarie e urgenti sostenute per la conservazione della stessa, ma in nulla elide l'obbligo del proprietario di garantire (art. 2051 e 2053, c.c.) i terzi dai danni che dalla cosa derivino
L'obbligo del comodatario di affrontare le spese necessarie per l'uso della cosa (ad es. canoni per corrente elettrica, acqua, riscaldamenti, ecc.) e di anticipare quelle occorrenti per le spese straordinarie, necessarie e urgenti sostenute per la conservazione della stessa, in nulla elide quello del proprietario di garantire (art. 2051 e 2053, c.c.) i terzi dai danni che dalla cosa derivino. Il comodatario, salvo, poi, se del caso, ad individuare una concorrente responsabilità dello stesso, non solleva il comodante proprietario dagli obblighi propri derivanti dalla titolarità (fattispecie relativa ad un crollo con esiti mortali avvenuto in un struttura pubblica di proprietà dell'Asl, ma concessa in comodato ad una ASP).
Nel caso in cui i lavori espletati dal comodatario all'interno dei locali comodati non abbiano alcuna finalità di "conservazione" della "res", ma si caratterizzino per apportare addizioni e migliorie, va rigettata la domanda dallo stesso proposta e tesa alla liquidazione dell'indennità di cui all'art. 1808 c.c. In tal caso, in estensione analogica dell'art. 1593 c.c., al comodatario è da riconoscersi il solo "ius tollendi" delle addizioni apportate.
Tribunale Modena sez. II 06 luglio 2012
In tema di comodato, il comodatario che, avendo sostenuto delle spese ordinarie, si sia vista rigettata l'azione di rimborso avanzata ai sensi dell'art. 1808 c.c., non può esperire quella di illecito arricchimento, atteso che il requisito di sussidiarietà evocato dall'art. 2041 c.c. non consente che la relativa azione possa essere utilizzata in alternativa subordinata a quella contrattuale per eluderne gli esiti sfavorevoli, ove quest'ultima, sebbene astrattamente configurabile, non consenta in concreto il recupero dell'utilità trasferita all'altra parte, essendo piuttosto essa finalizzata ad impedire che gli spostamenti patrimoniali privi di giusta causa tra soggetti terzi, per l'inesistenza o la nullità di un rapporto contrattuale, debbano essere retrattati nei limiti del minor valore tra arricchimento e danno.
Cassazione civile sez. II 27 gennaio 2012 n. 1216
L'assegnazione della casa coniugale ad un coniuge, in seguito alla separazione, non fa venir meno, in analogia a quanto dispone l'art. 6 l. 27 luglio 1978 n. 392, il contratto di comodato, di guisa che permane l'applicazione della relativa disciplina. Pertanto, se un genitore concede un immobile in comodato per l'abitazione della costituenda famiglia non è obbligato al rimborso delle spese, non necessarie né urgenti, sostenute da un coniuge durante la convivenza familiare per la migliore sistemazione dell'abitazione coniugale. Infatti, il comodatario il quale, al fine di utilizzare la cosa, debba affrontare spese di manutenzione anche straordinarie, può liberamente scegliere se provvedervi o meno, ma, se decide di affrontarle, lo fa nel suo esclusivo interesse e non può, conseguentemente, pretenderne il rimborso dal comodante.
Nel caso in cui i lavori espletati dal comodatario all'interno dei locali comodati non abbiano alcuna finalità di "conservazione" della "res", ma si caratterizzino per apportare addizioni e migliorie, va rigettata la domanda dallo stesso proposta e tesa alla liquidazione dell'indennità di cui all'art. 1808 c.c.. In tal caso, in estensione analogica dell'art. 1593 c.c., al comodatario è da riconoscersi il solo "ius tollendi" delle addizioni apportate.
Tribunale Modena sez. II 28 maggio 2010
Tribunale Roma sez. VIII 23 gennaio 2012 n. 1241