Source: https://www.rivista231.it/Legge231/Pagina.asp?Id=289
Timestamp: 2019-03-24 23:42:52+00:00
Document Index: 24074914

Matched Legal Cases: ['art. 423', 'art. 12', 'art. 27', 'art. 12', 'art. 27', 'art. 5']

Il decreto legislativo n. 231/2001, che ha introdotto nel nostro ordinamento la "responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica" in esecuzione della legge delega n. 300/2000 (per la ratifica di alcuni atti internazionali riguardanti la lotta alla corruzione) nasce come risposta ad una annosa questione: la società è capace di delinquere ?
La risposta fornita dal legislatore è una sorta di compromesso tra l'antico brocardo societas delinquere non potest e le più moderne esigenze legate alla pressante necessità di contrastare dilaganti e pericolose forme di criminalità di impresa: la società non può delinquere, ma può essere punita.
Tuttavia, come tutte le soluzioni di compromesso, la normativa presenta delle zone d'ombra che, a cinque anni dalla sua entrata in vigore, non possono certo dirsi dissipate.
1. Illecito amministrativo e modifica dell'imputazione
L'ordinanza in commento (Tribunale di Torino, sez. GUP ordinanza 10 febbraio 2005) affronta due tematiche di estremo interesse, tra loro strettamente connesse: la compatibilità di alcune regole del processo penale con il procedimento descritto dal D. Lgs. 231/01 per l'accertamento e l'applicazione delle sanzioni, e la questione relativa all'elemento psicologico dell'illecito fonte della responsabilità dell'ente.
La controversia affrontata e risolta dall'ordinanza del GUP di Torino nasce in seguito all'integrazione della contestazione effettuata dal Pubblico Ministero alla società XX ai sensi dell'art. 423 c.p.p., norma ritenuta applicabile al procedimento di accertamento delle sanzioni amministrative previste dal D.Lgs. 231/01 in forza del richiamo contenuto negli articoli 34 e 35 del medesimo decreto.
Le norme da ultimo citate prevedono infatti che per il procedimento di accertamento e applicazione delle sanzioni amministrative devono osservarsi, oltre alle norme speciali previste dallo stesso decreto legislativo, le norme del codice di procedura penale e le disposizioni processuali relative all'imputato "in quanto compatibili".
Proprio in tale giudizio di compatibilità risiede il nodo centrale del problema; può dirsi "compatibile" con la struttura e l'essenza di una persona giuridica, una norma che autorizza la contestazione di un reato connesso ai sensi dell'art. 12 comma 1 lett. b) c.p.p.? La connessione prevista da tale norma infatti riguarda i reati commessi con una sola azione od omissione, ovvero con più azioni od omissioni, esecutive di un medesimo disegno criminoso. La difesa della Società XX si oppone alla contestazione, rilevando che il principio di colpevolezza consacrato dall'art. 27 della Costituzione esclude in radice la possibilità di configurare a carico di una persona giuridica la responsabilità a titolo di dolo; di conseguenza, dovrebbe escludersi la possibilità di contestare un reato connesso a norma dell'art. 12 comma 1 lett. b) c.p.p.
Il Gup non condivide tali assunti; queste, in sintesi, le sue valutazioni.
Nel delineare la responsabilità "amministrativa" delle persone giuridiche il legislatore si è ispirato a numerosi principi propri del diritto penale, tra i quali il principio di colpevolezza consacrato dall'art. 27 della Costituzione, in forza del quale "la responsabilità penale è personale".
L'applicazione della pena ad un soggetto è cioè subordinata alla possibilità di attribuire sul piano psicologico il fatto-reato alla volontà antidoverosa del soggetto medesimo, quanto meno a titolo di colpa, come chiarito dalle ormai "storiche" sentenze della Corte Costituzionale n. 364/88 e n. 1085/88.
Il singolo fatto illecito ascritto alla persona giuridica deve essere espressione della politica aziendale, o quanto meno deve poter essere riconducibile ad una colpa di organizzazione, con il netto e chiaro rifiuto di ogni ipotesi di responsabilità oggettiva (art. 5 D. Lgs. 231/01). L'ovvia impossibilità di una meccanica trasposizione di concetti penalistici e la necessità di adattare il principio di colpevolezza alle persone giuridiche hanno portato il legislatore ad effettuare una esplicita.....