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Timestamp: 2020-08-05 22:00:11+00:00
Document Index: 36834206

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 1', 'art. 112', 'art. 366', 'sentenza ', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 26032 del 16/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26032 del 16/12/2016
Cassazione civile, sez. trib., 16/12/2016, (ud. 22/07/2016, dep.16/12/2016), n. 26032
L.C.R., elettivamente domiciliato in Roma, via Boezio n. 16,
presso l’avv. Beniamino Lapiscopia, rappresentato e difeso dall’avv.
Pietro Ciavarella, giusta delega in atti;
Puglia, sez. staccata di Foggia, n. 263/26/09, depositata il 29
luglio 2016 dal Relatore Cons. Biagio Virgilio;
uditi l’avv. Pietro Ciavarella per il ricorrente e l’avvocato dello
Stato Paola Maria Zerman per la controricorrente;
SOLDI Anna Maria, il quale ha concluso per l’accoglimento del
secondo motivo per quanto di ragione.
1. L.C.R., medico convenzionato, ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della Puglia, sezione staccata di Foggia, indicata in epigrafe, con la quale, in accoglimento dell’appello dell’Ufficio, è stato negato il diritto del contribuente al rimborso dell’IRAP versata per gli anni dal 1998 al 2001.
Il giudice a quo ha ritenuto esistente un’autonoma organizzazione, in ragione della corresponsione a terzi di compensi per prestazioni direttamente afferenti all’attività svolta.
1. Con il primo motivo, il ricorrente denuncia la violazione degli artt. 112, 115, 116 e 167 c.p.c. e del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 1.
Col secondo deduce violazione del D.Lgs. n. 446 del 1997, artt. 2 e 3 “difetto di motivazione ed illogicità manifesta”.
Con il terzo denuncia violazione degli artt. 91 c.p.c. e segg. e art. 112 c.p.c., nonchè “difetto di motivazione ed illogicità manifesta”.
2. I motivi si rivelano inammissibili per violazione dell’art. 366 bis c.p.c., applicabile ratione temporis.
Secondo la consolidata giurisprudenza di questa Corte, detta norma richiede: a) quanto alle censure di violazione di legge, la formulazione di un quesito di diritto, in termini tali da costituire una sintesi logico-giuridica della questione, così da consentire al giudice di legittimità di enunciare una regula iuris suscettibile di ricevere applicazione anche in casi ulteriori rispetto a quello deciso dalla sentenza impugnata, per cui è inammissibile il motivo di ricorso sorretto da quesito la cui formulazione si riveli inadeguata a chiarire l’errore di diritto imputato alla sentenza impugnata in riferimento alla concreta fattispecie e quale sia, secondo la prospettazione del ricorrente, la regola da applicare (per tutte, Cass., sez. un., n. 26020 del 2008 e n. 19444 del 2009); b) in ordine a censure di vizi motivazionali, la chiara e sintetica indicazione – che costituisca un quid pluris rispetto all’illustrazione del motivo – del fatto controverso in riferimento al quale la motivazione si assume omessa o contraddittoria, o delle ragioni per le quali la dedotta insufficienza della stessa la rende inidonea a giustificare la decisione (Cass. nn. 2652 e 8897 del 2008, 27680 del 2009, 5858 del 2013 e numerose successive conformi).
I motivi proposti sono del tutto privi degli indicati requisiti.
3. Il ricorso è, pertanto, inammissibile.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente alle spese, che liquida in Euro 1600,00 per compensi, oltre alle spese prenotate a debito.