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Timestamp: 2019-07-22 22:31:40+00:00
Document Index: 155601172

Matched Legal Cases: ['art.151', 'art.1', 'art. 3', 'art. 32', 'art.36', 'art. 41', 'art.32', 'art.32', 'art.36']

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Rodotà e la rivoluzione della dignità
Ott. 11 italia, Università no comments
In occasione della prolusione all’anno accademico 2014-15, l’Alma Mater Studiorum ha invitato a Ravenna il celebre giurista Stefano Rodotà per una lectio magistralis sulla dignità umana.
Dopo i rituali saluti introduttivi e la premiazione degli studenti più meritevoli, in una sala gremita, il professore emerito ha iniziato a parlare del tema attirando l’attenzione dell’eterogeneo uditorio (liceali, studenti universitari, professori, ricercatori) per quasi un’ora e mezza. E lo ha fatto con la consueta chiarezza e linearità che sempre lo hanno contraddistinto, parlando di un vasto ambito quale è la dignità umana nel quale le divagazioni possono rendere il tutto pesante e privo di un filo logico. Ma l’esperienza culturale, professionale ed istituzionale (professore di diritto civile, parlamentare, redattore della Carta dei Diritti dell’Unione Europea, garante per la privacy) hanno permesso a Rodotà di parlarne a 360° senza peccare di eccessiva astrattezza, con un approccio giuridico condito di riferimenti storici, filosofici e politici di alto interesse.
Di qui l’ambizione di riportare il contenuto integrale del discorso, nella speranza di non tediare il lettore.
– Excursus storico –
Il percorso è lungo e affonda le radici nell’apologia della dignità umana che dà il titolo alla “Oratio de hominis dignitate” (1486) di Pico della Mirandola per arrivare ai giorni nostri con la centralità della dignità umana nella Carta dei diritti fondamentali dell’UE (2000; 2007).
La prima positivizzazione risale alla Costituzione di Weimar del 1919, una delle prime costituzioni cd. “lunghe” (che prevedono, cioé, anche un elenco di diritti fondamentali), dove all’art.151 si riconosce che l’ordinamento della vita economica deve “garantire a tutti un’esistenza degna dell’uomo”.
Tuttavia, l’introduzione vera e propria del concetto va ancorata inevitabilmente all’indomani del secondo conflitto mondiale: molte vite erano state considerate “indegne di essere vissute” (in proposito Rodotà cita “Ausmerzen – Vite indegne di essere vissute”, interessantissimo spettacolo di Marco Paolini sull’eugenetica e le politiche naziste di sterminio inaugurate con AktionT4).
Il tema della dignità, precedentemente affidato alla morale e alla religione, diventa così un tema ineludibile per il diritto e si pone come fondamento del costituzionalismo del dopoguerra con il quale venne messo sotto processo anzitutto il modo di guardare alle persone come mere cavie (nel Codice di Norimberga, nato dall’omologo processo contro i medici nazisti, si dice che “il consenso della persona umana è sempre necessario”).
– La dignità nel panorama giuridico europeo e internazionale –
Vi sono principalmente due costituzioni – non a caso entrambe di paesi vinti e protagonisti di palesi negazioni dei diritti – che segnano una rottura con il passato.
La Legge fondamentale tedesca si apre, all’art.1, con l’affermazione che “la dignità umana è intoccabile”.
La Costituzione italiana, sebbene non contenga un riferimento esplicito e diretto in apertura, parla di dignità in diversi articoli: art. 3 (“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale”); art. 32 (“…la legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”); art.36 (diritto alla retribuzione “in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”); art. 41 (l’iniziativa economica privata “non può svolgersi (…) in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”).
Nella nostra Carta Fondamentale c’è un limite esplicito, contenuto nell’art.32, che lo stesso legislatore si dà. Un’autolimitazione che non ha eguali a livello comparato (nella Grundgesetz tedesca per la tutela della dignità si rinvia semplicemente ai poteri statali).
In questo senso la Costituzione italiana anticipa i principi della Dichiarazione dei diritti universali dell’ONU del 1948 (“tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti”), che segna un determinante passo avanti rispetto alla post-rivoluzionaria Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789 (“gli uomini nascono e rimangono liberi ed eguali nei diritti”).
La triade rivoluzionaria, composta da libertà, eguaglianza e solidarietà, diventa inscindibile e viene integrata dalla rivoluzione della dignità.
Un altro passo in avanti viene compiuto nel 2000, quando entra in vigore (Rodotà ne è uno dei redattori) la Carta dei diritti fondamentali dell’UE, che nel 2007 ha assunto pari valore giuridico dei Trattati: vengono riprese le parole della costituzione tedesca (rispetto alla quale, però, cade il riferimento ai poteri statali) e si fa riferimento al riconoscimento e tutela della diversità (artt. 20 e 21) come valore fondativo dell’eguaglianza.
– Culture ostili al riconoscimento della dignità quale valore fondamentale –
La Francia è stata a lungo diffidente nei confronti della dignità umana, ritenendola un concetto vago e indefinito.
Ancor più forte è stata la resistenza statunitense: un libro di recente pubblicazione, “Dall’onore nazista alla dignità della persona”, individua nella dignità imposta un attentato alla libertà. Uno spirito polemico privo di spessore storico in quanto la dignità rappresenta, per contro, il rifiuto di un’imposizione dall’alto, nell’accezione di uno strumento per una libera costruzione della personalità.
– Dignità e autodeterminazione –
Come già accennato, l’art.32 della Costituzione italiana rappresenta un’autolimitazione del legislatore, che in nessun caso potrà violare “i limiti imposti dal rispetto della persona umana”. La pietra miliare in tema di libertà personale è rappresentata indubbiamente dalla Magna Charta Libertatum concessa nel 1215 da Giovanni Senza Terra nella quale si garantisce il principio dell’habeas corpus, sebbene ad esclusiva tutela dei ceti sociali più altolocati.
A proposito dell’intreccio tra dignità e autodeterminazione, non può mancare il riferimento a temi bioetici di stretta attualità.
Uno su tutti, l’eutanasia, con la citazione del celebre caso Englaro e la contestuale decisione della corte costituzionale che nel 2008 enunciò il diritto all’autodeterminazione (enucleato dalla combinazione di diritto alla salute e diritto al consenso informato).
Fondamentale è anche la possibilità di scegliere con riguardo al momento della nascita, nonché di disporre liberamente del proprio corpo, oggi variamente modificabile e controllabile con mezzi tecnologici all’avanguardia che aprono le vie al cd post-umano (temi trattati ampiamente nelle opere distopiche di Orwell e Huxley).
In questo senso, la dignità si coniuga come diritto di scelta in tutto l’arco della vita.
La dignità si coniuga anche con la libera costruzione dell’identità: in proposito, significativo è il recente caso Google, riguardo al quale la Corte di Giustizia dell’UE ha enunciato il diritto all’oblio (omettendo, quindi, dai risultati di ricerca, notizie attinenti alla vita privata che non abbiano attinenza con un interesse pubblico).
Un accenno al lavoro e al suo “valore dignitario” non poteva mancare, considerando il contesto politico: in proposito si cita nuovamente l’art.36 Cost. e lo Statuto dei Lavoratori, contenente “disposizioni a tutela dei diritti e delle dignità dei lavoratori”.
– La dignità ferita –
La visione ottimistica che può scaturire dalla lettura dei testi normativi contemporanei non trova sempre riscontro nella realtà.
Il panorama europeo testimonia che la politica, sempre più frequentemente, deve fare i conti con la prepotenza dell’economico. In questo senso, l’Europa non è rappresentata esclusivamente dal rigore dell’austerità economica, ma anche dal suo organo di garanzia che è la Corte di Giustizia. Gli imperativi dell’economia sono compatibili finché non minano, comprimendola, la dignità umana (sul tema si sono rivelate quasi rivoluzionarie, di recente, le corti costituzionali brasiliana e sudamericana)
Quando assistiamo inerti alle immagini di truculenti sgozzamenti, di drammatici e continui naufragi, di guerre civili, ci troviamo di fronte alla cd. “dignità ferita” di cui parla Eugenio Bornia.
Questo tema non deve, tuttavia, essere allontanato con indifferenza e impotenza, perché ci riguarda spesso da vicino nella nostra quotidianità.
La dignità ferita può essere curata se c’è un contesto culturale adeguato: in tal senso, è inutile nascondere che la nostra società non è immune da razzismo, sessismo, criminalità organizzata.
In tema di multiculturalismo, ad esempio, saremmo in grado di fare un passo avanti rispetto alla tolleranza per riuscire ad amare il “diverso”?
Di fronte ai diritti fondamentali, non possiamo avere un approccio mite.
E come singoli cittadini, e come istituzioni, dobbiamo essere in grado di creare il contesto all’interno del quale dignità e libertà possano essere rispettate, considerando queste come valori guida per il futuro che è già il nostro presente.
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