Source: https://avvemilianomancino.blogspot.com/2016/07/
Timestamp: 2017-12-17 19:31:36+00:00
Document Index: 41362449

Matched Legal Cases: ['art. 2045', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1590', 'art. 1590']

Studio Legale Mancino: luglio 2016
Fonte: www.ilsocietario.it /On-line una Guida alla costituzione delle start-up con modello tipizzato - La Stampa
Infezione da emotrasfusione: non evocabile lo stato di necessità
Non evocabile lo stato di necessità nella infezione da emotrasfusione: Cassazione Civile Sezione III 7 luglio 2016 n. 13919. L'urgenza è contemplata nei protocolli sanitari e si traduce nella organizzazione interna finalizzata alla gestione dell'emergenza,
Un militare, ferito gravemente da un colpo d'arma da fuoco accidentalmente partito, veniva sottoposto a diverse trasfusioni, dalle quali contraeva epatite acuta, che conduceva alla morte del militare. Evocato il giudizio dai congiunti, il Tribunale dichiarava prescritta l'azione risarcitoria nei confronti del Ministero della Salute e rigettava l'azione contrattuale nei confronti dell'ospedale, il quale riteneva di aver operato in stato di necessità ed urgenza. La Corte di Appello confermava il decisum. I congiunti ricorrevano in Cassazione.
Una struttura ospedaliera, allorché effettui una operazione d'urgenza, non opera in stato di necessità e, pertanto, non è esente da ogni obbligo di rispetto delle ordinarie regole di prudenza, canalizzate all'interno della strutture ospedaliere in dettagliati protocolli medico chirurgici ai quali i sanitari operanti nella struttura si devono attenere.
Perché sia ravvisabile lo stato di necessità, previsto dall'art. 2045 cod. civ. come causa di esclusione della responsabilità civile, è richiesta la sussistenza della necessità di salvare sè od altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona. La norma implica che un soggetto si venga a trovare fortuitamente, a prescindere dalla sua volontà e dalla sua possibilità di esercitare un controllo sulla situazione in atto, in questa imprevista ed imprevedibile situazione, all'interno della quale soltanto si giustifica il compimento da parte sua di scelte, altrimenti sanzionate dai canoni della responsabilità civile, purché finalizzate alla necessità di salvare sé od altri dalla imprevista e imprevedibile situazione di pericolo.
Secondo il Supremo Collegio, l'elemento della imprevedibilità è dunque strettamente connaturato al sorgere della causa di giustificazione, dovendo altrimenti una situazione di pericolo esser affrontata e risolta nei modi ordinari senza richiedere o giustificare un intervento da parte di un soggetto che sia al contempo lesivo di altri diritti.
Tuttavia, detto elemento di “imprevedibilità” non può essere integrato nella mera necessità di intervenire d'urgenza con un intervento chirurgico, per salvare la vita di un'altra persona, a meno che il medico si trovi fuori da una adeguata struttura sanitaria e non sia in grado di raggiungerla, mettendo altrimenti a repentaglio la vita della persona in pericolo. Solo in questo caso, chi interviene non potrà usufruire dei controlli preventivi e degli standard di sicurezza e di igiene che sono imposti all'ospedale per il suo ordinario funzionamento, sia come struttura di cura che come struttura chirurgica.
Invece, se l'intervento chirurgico, per quanto di “chirurgia d'urgenza”, e quindi non programmato, avviene all'interno di una struttura a ciò deputata e quindi professionalmente organizzata proprio, tra l'altro, per poter affrontare interventi d'urgenza in condizioni di sicurezza, non è configurabile lo stato di necessità, perché l'urgenza stessa deve necessariamente essere prevista e programmata e al suo verificarsi scatta o deve scattare l'adozione di specifici protocolli, tra i quali la predisposizione di sacche di sangue già controllate. Nei compiti di una struttura ospedaliera organizzata ed operante sul territorio, rientra, tra gli altri, la programmazione delle situazioni di emergenza, che si deve tradurre in una apposita organizzazione interna finalizzata proprio alla professionale ed organizzata gestione dell'emergenza, con appositi protocolli, la previsione di turni in chirurgia di tutte le qualifiche professionali coinvolte, la disponibilità all'occorrenza delle sale operatorie con priorità su interventi che possono attendere, come l'approvvigionamento preventivo di risorse ematiche verificate o comunque la predeterminazione delle modalità di un approvvigionamento aggiuntivo straordinario ove necessitato dalla situazione di emergenza. Ne consegue che, a fronte della contrazione da parte di un paziente di epatite post trasfusionale, grava sulla struttura ospedaliera l'onere di provare di aver eseguito, sul sangue somministrato, tutti i controlli all'epoca dei fatti previsti.
Fonte: www.altalex.com/Infezione da emotrasfusione: non evocabile lo stato di necessità | Altalex
È valido il matrimonio celebrato all’estero via internet
La modalità con cui due nubendi esprimono il proprio consenso a sposarsi è disciplinata dalla legislazione del Paese dove il matrimonio viene celebrato. Per la Cassazione il matrimonio contratto via internet da due persone in Stati differenti, secondo la legge del Paese straniero dove era stato registrato, è da considerarsi valido e trascrivibile in Italia.
Cartelle di Equitalia in vacanza per 15 giorni in agosto
A Ferragosto Equitalia manda in vacanza le cartelle, o meglio le congela. Scatterà l’8 agosto, infatti, l’operazione zero-cartelle che riguarderà centinaia di migliaia di italiani, grazie al provvedimento firmato dall’amministratore delegato di Equitalia, Ernesto Maria Ruffini, che ha chiesto alle strutture della società di riscossione e quindi agli operatori postali, di sospendere la notifica degli atti nei 14 giorni centrali di agosto. Dall’8 agosto al 22 saranno quindi «congelati» 273.854 atti che sarebbero dovuti essere notificati per posta a cui aggiungere 86.337 da inviare attraverso la posta elettronica certificata (pec), per un totale di poco più di 360 mila cartelle che saranno bloccate. In testa, nella speciale classifica stop-cartelle delle regioni (in Sicilia Equitalia non opera), c’è il Lazio in cui saranno congelati 74.502 atti, seguita dalla Lombardia (46.786) e dalla Campania (39.780). Dietro, la Toscana (31.657), l’Emilia Romagna (25.619), il Veneto (21.056), Piemonte e Valle d’Aosta (20.752), la Puglia (16.627), Calabria (16.615), Sardegna (13.043), la Liguria (11.763), Marche (9.280), e quindi Abruzzo (8.337), Friuli Venezia Giulia (7.266), l’Umbria (7.234), il Trentino (4.766), Basilicata (3.835) e infine il Molise con 1.278 cartelle sospese nelle due settimane di Ferragosto.
Fonte: www.italiaoggi.it/Cartelle di Equitalia in vacanza per 15 giorni in agosto - News - Italiaoggi
By Avv. Emiliano Mancino a luglio 24, 2016
Conduttrice rilascia l’immobile locato in condizioni deteriori: condannata
A nulla è servito, per la società conduttrice del caso, dedurre modifiche apportate all’immobile effettuate dalla locatrice dopo il giudizio di primo grado: qualora il bene venga restituito in condizioni deteriori tali da rendere necessarie modifiche e miglioramenti al locatore, il conduttore sarà tenuto al risarcimento del danno. Così ha deciso la Corte di Cassazione con la sentenza n. 14654/16, depositata il 18 luglio.
Il caso. Il 28 luglio 1995, una s.r.l. locava ad una società un immobile, autorizzandola ad eseguire alcuni lavori. Dopo il rinnovo del contratto alla prima scadenza, la locatrice il 3 febbraio 2004 si accordava con la conduttrice per il rilascio dell’immobile al 30 giugno 2004, concedendo poi una proroga fino al 31 agosto 2014. La locatrice conveniva dunque in giudizio la società per farla condannare al pagamento in suo favore di una somma di denaro a titolo di penale contrattuale per il ritardato rilascio (avvenuto il 22 settembre 2004) oltre che il risarcimento dei danni derivanti da deterioramento del bene locato (trovato in condizioni tanto deteriori da rendere necessario un accertamento tecnico preventivo), nonché del maggior danno ex 1591 c.c. per l’impedimento a concedere nuovamente in locazione l’immobile date le condizioni in cui era stato rilasciato. Il Tribunale rigettava la domanda.
Avverso detta sentenza la società locatrice si rivolgeva alla Corte di appello di Roma, che accoglieva parzialmente la domanda e condannava la conduttrice al risarcimento dei danni e al pagamento della penale, dichiarando altresì inammissibile la domanda di condanna al pagamento dell’indennità di occupazione.
Per la cassazione di tale sentenza ricorre la società conduttrice, con due motivi.
Lo stato di manutenzione al momento della consegna. Con il primo motivo si denuncia omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, in quanto, secondo la ricorrente, la Corte d’appello aveva erroneamente riconosciuto che l’immobile si trovava in buono stato di manutenzione al momento della consegna.
Il motivo non viene accolto dalla Corte di Cassazione. Alla luce di una consolidata giurisprudenza, infatti, il vizio – nella formulazione antecedente alla novella di cui al d.l. n. 83/12 – può ravvisarsi solo quando sia rinvenibile mancato o insufficiente esame di punti decisivi della controversia, o nel caso di insanabile contrasto tra le argomentazioni adottate, tale da non consentire l’identificazione del procedimento logico-giuridico alla base della decisione. Ma, le censure addotte dalla ricorrente in realtà si risolvono in una mera critica sulla ricostruzione dei fatti e sull’apprezzamento delle prove operati in modo sufficiente e plausibile dalla Corte territoriale; le stesse censure, peraltro, non aggrediscono appieno la ratio decidendi alla base della decisione, poiché la Corte d’appello ha ammesso l’esistenza di lavori della conduttrice sull’immobile, ascrivendoli però ad esigenze proprie della stessa conduttrice e non già al cattivo stato dell’immobile all’atto della consegna
La variazione strutturale degli immobili. In secondo luogo la ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 1590 c.c., nonché omessa, insufficiente e contradditoria motivazione della sentenza. Infatti, nel corso del sopralluogo effettuato dal c.t.u. di secondo grado, era emerso che la locatrice aveva eseguito delle variazioni strutturali degli immobili, tali da non rendere necessarie le modifiche richieste alla conduttrice, ma la Corte d’appello non si era avveduta della circostanza che dal deterioramento della cosa locata non era derivato, in concreto, alcun danno patrimoniale per la locatrice, condannando erroneamente la conduttrice al risarcimento del danno relativo alla spesa occorrente per le modifiche richieste anzidette.
La Corte non ritiene di accogliere nemmeno questo secondo motivo. Infatti, il principio di diritto richiamato dalla ricorrente – «Il conduttore non è obbligato al risarcimento, se dal deterioramento della cosa locata, superiore a quello corrispondente all’uso della cosa in conformità del contratto, per particolari circostanze, non ne è derivato un danno patrimoniale al locatore» (Cass. sent. n. 5328/07) – non è stato affatto violato dalla Corte d’appello, avendo essa accertato sia che la conduttrice è rimasta inadempiente all’obbligo di cui all’art. 1590 c.c., sia che dal deterioramento della cosa locata è derivato un danno patrimoniale per la locatrice.
Peraltro, la complessiva doglianza è costruita con il richiamo di atti di cui, in violazione dei principi di specificità e di cd. localizzazione, non si dà contezza adeguata, né si indica la sede processuale di formazione e riversamento e di attuale collocazione, né, ancora, si assume che un tale vizio sia stato tempestivamente veicolato in sede di giudizio di appello nella prima udienza successiva al deposito della stessa consulenza.
Fonte: www.dirittoegiustizia.it/Conduttrice rilascia l’immobile locato in condizioni deteriori: condannata - La Stampa
Avvocati, via libera alla compensazione debiti crediti
E’ realtà la possibilità per gli avvocati di compensare i crediti vantati per l’attività di gratuito patrocinio con i debiti fiscali. E per il 2016 la partenza è prevista dal 17 ottobre con 10 mln di euro a disposizione. E’ stato, infatti, firmato ieri dal il ministro della giustizia Andrea Orlando, il decreto, adottato di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze, che disciplina le modalità di compensazione. La disciplina in questione, nel dettaglio, prevede la possibilità di portare in compensazione i crediti vantati dai legali per l’attività svolta a seguito di ammissione al patrocinio a spese dello Stato, con quanto da essi dovuto per ogni imposta o tassa ovvero a titolo di contributo previdenziale per i loro dipendenti. E’, quindi, affrontato e, in parte risolto, il problema del ritardo nella corresponsione, da parte dello pubblica amministrazione, dei pagamenti relativi agli onorari degli avvocati difensori. «Così facendo», ha fatto sapere via Arenula tramite una nota, «sono riconosciuti due principi fondamentali: da un lato quello alla difesa da parte dello stato anche dei meno abbienti, fornendogli i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione, dall’altro lato, il diritto del difensore a vedere compensata la propria attività professionale».
Illegittimo licenziare per il velo
Una politica aziendale che impone a una dipendente di togliere il velo islamico quanto si trova a contatto con i clienti costituisce una discriminazione. Questa la conclusione a cui è giunta, ieri, l’avvocato generale della Corte di giustizia europea Eleonor Sharpston, esaminando il caso di una donna musulmana che era stata assunta nel 2008 in qualità di ingegnere progettista per una società di consulenza informatica francese. Tra le sue mansioni, c’era anche quella di dover incontrare e rapportarsi con i clienti della società. Ed è proprio in quest’ambito che, a seguito di una lamentela secondo la quale «il velo aveva messo in imbarazzo» gli impiegati, le è stato chiesto di non portarlo più nella successive riunioni e di confermare la disponibilità a soddisfare tale richiesta. La donna, però, rifiutando di adeguarsi, è stata licenziata. Non ritenendo corretto il comportamento messo in essere dall’azienda, la donna ha, quindi, impugnato il licenziamento davanti ai giudici francesi che, però, si sono rivolti alla Corte di giustizia per sapere se il requisito di non indossare un velo islamico, in occasione della presentazione di servizi di consulenza informatica ai clienti, potesse essere considerato un requisito essenziale per lo svolgimento dell’attività lavorativa.
“Legittimo il prelievo di solidarietà”. La Consulta boccia i ricorsi sulle pensioni d’oro
La Corte costituzionale ha respinto le varie questioni di costituzionalità relative al contributo introdotto nel 2014 dal governo Letta sulle pensioni di importo più elevato, le cosiddette pensioni d’oro. I giudici hanno infatti escluso la natura tributaria del provvedimento ritenendo che si tratti di un contributo di solidarietà interno al circuito previdenziale, giustificato in via del tutto eccezionale dalla crisi contingente e grave del sistema.