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Timestamp: 2018-12-19 05:42:17+00:00
Document Index: 597933

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 40', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art.26', 'sentenza ', 'art.26', 'art.7', 'art.26']

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Il proprietario non è automaticamente responsabile
Sentenze richiamate:
Cassazione Penale, Sez. IV (Sent.), 30.01.2012, n. 3563
Cassazione Penale, Sez. IV (Sent.), 07.03.2012, n. 9122
Cassazione Penale, Sez. IV (Sent.), 11.05.2012, n. 17846
Dopo la sentenza n.3563 del 30 gennaio 2012, che affermava la non automatica responsabilità di committenti privati che affidano opere a terzi in caso di infortunio all’appaltatore, la Corte di Cassazione penale si è occupata di altri due casi interessanti che riguardano la responsabilità di proprietari di immobili o aree. Proprietari che, secondo alcune visioni un po’ troppo estensive, avrebbero responsabilità importanti per il fatto stesso di essere possessori di un bene immobile. La Suprema Corte, anche con queste due sentenze, ribadisce criteri corretti, non punitivi e del tutto ragionevoli.
La sentenza n. 9122 del 7 marzo 2012 riguarda un infortunio capitato a un conduttore.
Un socio di una ditta di installazione impianti di condizionamento, locataria di un capannone industriale, chiede l'autorizzazione ai proprietari per l'installazione di un condizionatore in copertura. Il tetto del capannone non è calpestabile, l'installatore non utilizza dispositivi di protezione individuale, il tetto cede, l’installatore cade. Vengono condannati in primo grado e in appello l'altro socio della ditta, con delega in materia antinfortunistica e quindi come datore di lavoro del socio deceduto, e i due proprietari del capannone perché non avevano informato i conduttori – che, ricordiamo, di mestiere installavano impianti di condizionamento – della non calpestabilità del tetto.
La Suprema Corte invece, pur confermando la condanna per il datore di lavoro della società locataria, nei confronti dei due proprietari annulla le condanne sia ai fini penali che ai fini civili.Precisa la S.C. che la Corte di Appello ha omesso "di specificare la natura dell'obbligo gravante ex contractu a carico dei proprietari-locatori e quindi di individuare la specifica posizione di garanzia di cui gli stessi dovevano in concreto ritenersi investiti nei confronti del M. (il socio deceduto - ndr), ai sensi dell'art. 40, comma 2° cod. pen."
In altre parole, è vero che esiste un articolo 40 del codice penale che al comma 2° recita: "Non impedire un evento, che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo", ma bisogna appunto individuare un obbligo giuridico: se l'obbligo manca, manca anche la corrispondente posizione di garanzia e non possono essere attribuite responsabilità.I proprietari non avevano alcun obbligo di informare i conduttori della non calpestabilità del tetto: costoro erano perfettamente in grado di comprenderlo da soli, perché svolgevano un’attività per cui l’accesso alle coperture è da considerarsi competenza tecnica specifica. Né si possono assimilare, neppure concettualmente, i proprietari a figure diverse e con responsabilità più ampie.
Secondo la S.C. "Ovviamente era da escludere una qualsivoglia assimilazione concettuale, ancorché in via di ipotesi, tra la veste di locatore-proprietario e la qualifica di datore di lavoro o di appaltatore ovvero di responsabile della sicurezza nei confronti del conduttore che peraltro esercitava professionalmente, come acclarato nel caso concreto, l'attività di installazione di condizionatori d'aria."
Per attribuire al proprietario obblighi giuridici bisogna prima individuare una legge pertinente: se c’è. Sarebbe però auspicabile che non si dovesse arrivare in Cassazione per scoprire che, a volte, le leggi non ci sono.
La sentenza n.17846 dell’11 maggio 2012 riguarda un infortunio capitato a un lavoratore di una ditta appaltatrice in area non soggetta alla disponibilità giuridica del committente.
Esemplifichiamo il caso, per poi tornare allo specifico della sentenza. Si rompe una colonna di scarico incassata nel muro perimetrale di un ufficio, l’amministratore del condominio manda muratore e idraulico a cambiare il tubo, un impiegato dell’ufficio non si allontana abbastanza dalla zona di intervento e viene investito da un getto d’acqua, cade e si fa male. E’ responsabile il condominio committente delle opere?
La sentenza n.17846 si occupa di un caso analogo. In una stazione di servizio carburanti, di proprietà della società A. e in conduzione alla ditta B., è in corso un appalto impiantistico dato da A. (committente) all’impresa C (appaltatrice). Durante il rifornimento di carburante alla stazione di servizio, un dipendente della impresa C. esegue una foratura troppo vicina alle cisterne di deposito e viene investito da una fiammata, subendo lesioni gravissime.
Tutti assolti in primo grado, in appello vengono condannati i due datori di lavoro delle ditte B. e C. e viene assolto il responsabile dell’intervento della società A.
La Cassazione, confermando il giudizio di appello, assolve la società A. che “rivestiva la qualità di committente dei lavori in corso di esecuzione, ma non poteva essere qualificata come ‘datore di lavoro’. Sebbene infatti la predetta società fosse proprietaria dell’impianto in relazione al quale aveva concesso in appalto a terzi (impresa C.) lavori di manutenzione consistenti nella realizzazione di un nuovo impianto di aspirazione e recupero dei vapori, la stessa presso l’impianto medesimo non svolgeva alcuna attività di impresa, né lavoravano suoi dipendenti. Operavano, invece lavoratori alle dipendenze del gestore (B.) e dell'impresa (C.) alla quale i lavori di manutenzione erano stati concessi in appalto. Non poteva quindi applicarsi nei confronti di A. l'articolo 7 della legge n.626/1994 (...). Tale disposizione si applica infatti al committente, nella cui disponibilità permane l'ambiente di lavoro. Nel caso di specie invece l'ambiente di lavoro in cui erano in corso i lavori di manutenzione non era nella disponibilità della .A, bensì del B. al quale il predetto impianto di distribuzione dei carburanti era stato concesso in affitto e che era quindi l'unico soggetto legittimato a disporre la sospensione dell'attività dell’impianto per l’intero periodo di esecuzione dei lavori o in occasione degli scarichi di carburante. In tale contesto non può all’evidenza esigersi dal committente un controllo pressante, continuo e capillare sull'organizzazione e sull'andamento dei lavori, perché, in caso contrario, si verrebbe ad ammettere un suo coinvolgimento indiscriminato e generalizzato in relazione ad infortuni riferibili a lavori oggetto di un contratto di appalto.
La sentenza, in sostanza, ribadisce un concetto più volte espresso: è l’appaltatore il primo responsabile dei lavori all’interno di un contratto di appalto e non si può chiedere al committente un controllo pressante, continuo e capillare sull’andamento dei lavori.
In conclusione, è opportuno notare che il caso esaminato da questa sentenza è regolato oggi dall’art.26 comma 3-ter del d.lgs. 81/2008, decreto che ha abrogato il d.lgs. 626/1994 (citato nella sentenza n.17846).
Il vigente art.26 del decreto 81, figlio diretto dell’art.7 del decreto 626, richiede espressamente che il committente-datore-di-lavoro abbia disponibilità giuridica dei luoghi in cui si svolge l’appalto; senza questa condizione non sussistono per il committente-datore-di-lavoro obblighi di cooperazione e coordinamento tra le attività lavorative presenti. Ma il comma 3-ter dello stesso art.26 ha previsto il caso di appalto in luoghi di lavoro fuori dalla disponibilità giuridica del committente-datore-di-lavoro. In questo tipo di appalti, infatti, viene richiesto al committente-datore-di-lavoro di redigere un DUVRI standard, che coinvolga anche il datore di lavoro (diverso dal committente) nei cui luoghi si svolge l’appalto; questa figura deve integrare il DUVRI del committente con i rischi da interferenza presenti nel proprio ambiente di lavoro.
Se, però, quando si cambia un tubo in un locale, il locale viene interdetto ai non addetti, di interferenze non ce ne possono essere.
Zero interferenze = zero DUVRI, ci ha insegnato l’Autorità per i Lavori Pubblici già nel marzo 2008. Una piccola procedura e buon senso da parte di tutti, e si evitano rischi ed inutile burocrazia.
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