Source: http://acromagna.forumattivo.it/t480-tribunale-di-paola-decreto-3-aprile-2011-n-n-337-011
Timestamp: 2018-02-18 02:58:38+00:00
Document Index: 82955554

Matched Legal Cases: ['art. 640', 'art. 142', 'art. 640', 'art. 142', 'art. 479', 'art. 640', 'art. 142', 'art. 273', 'art. 5', 'e contrario', 'art. 81', 'art. 79', 'art. 77', 'art. 81', 'art. 81', 'art. 81', 'art. 81', 'art. 25', 'art. 142', 'art. 25', 'art. 142', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 142', 'art. 4', 'art. 25', 'art. 104', 'art. 25', 'art. 142', 'art. 479', 'art. 142', 'art. 1', 'art. 7', 'art. 142', 'art. 321', 'art. 321', 'art. 321']

TRIBUNALE di PAOLA - DECRETO 3 aprile 2011, n.N. 337/011
Luca Ricci il Mar Mag 03, 2016 11:29 pm
In tema di reato di cui all’art. 640 c.p., integra tale fattispecie delittuosa la condotta di chi, abusando dei poteri e/o con violazione dei doveri inerenti una pubblica funzione e/o un pubblico servizio, sposta il segnale stradale verticale di limitazione della velocità di 70 Km/h, a ridosso di un incrocio, elevando così di fatto ed abusivamente, la velocità da 70 a 90 Km/h, con conseguente grave pericolo per gli utenti della strada, che ignari dell’inganno transitano ad una velocità elevata non consentita, ed ingiusto profitto, corrispondente alla somma dei verbali di contestazione in danno degli automobilisti.
Più persone erano indagate del reato previsto e punito dagli artt. 61 n. 9, 81, 110 e 640 c.p. perché, con una pluralità di condotte poste in essere anche in tempi diversi, esecutive del medesimo disegno criminoso, in concorso e di concerto tra loro, abusando dei poteri e/o con violazione dei doveri inerenti una pubblica funzione e/o un pubblico servizio, a seconda della carica rivestita -C.A. quale responsabile del servizio autovelox del comune di Longobardi; S. Y. quale legale rappresentante della ditta appaltatrice del servizio con compiti di collaborazione nella progettazione, realizzazione e gestione del servizio con gli Uffici Comunali preposti), S. F. e C. M. quali Agenti della Polizia Municipale addetti all’esecuzione del servizio, C. S. quale progettista e direttore dei lavori per l’installazione degli impianti autovelox nonché responsabile dell’U.T.C.- operavano con artifizi e raggiri, consistiti nell’installazione ed utilizzo (anche in ore notturne) di n. 4 postazioni fisse di autovelox su un tratto di strada per la rilevazione delle violazioni all’art. 142 C.d.S., in maniera difforme al progetto originario approvato dall’Ente proprietario della strada (ANAS) e comunque con l’installazione di segnaletica difforme per contenuto, dimensioni e posizione a quella prevista dal Codice della Strada e relativo Regolamento di Esecuzione. Si contestava agli indagati di aver fatto spostare il segnale stradale verticale di limitazione della velocità di 70 Km/h, a ridosso di un incrocio, elevando così di fatto ed abusivamente, la velocità da 70 a 90 Km/h, con conseguente grave pericolo per gli utenti della strada che, ignari dell’inganno, andavano a transitare ad una velocità elevata comunque non consentita. I prevenuti avevano inoltre attestavano falsamente, nei Verbali di Contestazione redatti (atti destinati a provare la verità), che nei tratti di strada in cui erano installate le postazioni autovelox vigeva il limite di velocità di 90 Km/h quando di fatto la velocità imposta dall’Ente proprietario della stessa strada era di 70 Km/h, da ciò era derivato un ingiusto profitto, corrispondente alla somma dei verbali in danno degli automobilisti. Il Gip del Tribunale di Paola ordinava il sequestro preventivo degli apparati autovelox, dei cartelli stradali e della somma giacente nel c/c postale intestato al Comune interessato e derivante dagli acclarati pagamenti dei verbali contestati.
Il Tribunale di Paola, nel decreto che qui si segnala, si occupa del reato di truffa di cui all’art. 640 c.p. Segnatamente, più persone, tra cui Agenti della Polizia Municipale, il legale rappresentante della ditta appaltatrice del servizio autovelox, il progettista e il direttore dei lavori per l’installazione degli apparecchi nel Comune interessato, in concorso e di concerto tra loro, con artifizi e raggiri consistiti nell’installazione ed utilizzo (anche in ore notturne) di n. 4 postazioni fisse di autovelox su un tratto di strada per la rilevazione delle violazioni all’art. 142 C.d.S., in maniera difforme al progetto originario approvato dall’Ente proprietario della strada (ANAS) e comunque con l’installazione di segnaletica difforme per contenuto, dimensioni e posizione a quella prevista dal Codice della Strada e relativo Regolamento di Esecuzione, al fine di conseguire un ingiusto profitto (la somma corrispondente ai verbali di contestazione elevati in danno degli automobilisti), eludevano la vigente normativa, in base alla quale le postazioni autovelox del tipo installato non possono essere posizionate ad una distanza inferiore ad un chilometro dall’ultimo segnale di limitazione della velocità, senza la preventiva autorizzazione dell’Ente proprietario della strada. Si contestava agli indagati di aver fatto spostare il segnale stradale verticale di limitazione della velocità di 70 Km/h, a ridosso di un incrocio, elevando così di fatto ed abusivamente, la velocità da 70 a 90 Km/h, con conseguente grave pericolo per gli utenti della strada che ignari dell’inganno andavano a transitare ad una velocità elevata comunque non consentita. I prevenuti avevano inoltre attestavano falsamente, nei Verbali di Contestazione redatti (atti destinati a provare la verità), che nei tratti di strada in cui erano installate le postazioni autovelox vigeva il limite di velocità di 90 Km/h quando di fatto la velocità imposta dall’Ente proprietario della stessa strada era di 70 Km/h. Ciò premesso, il Gip riconosce la piena responsabilità degli indagati in ordine ai reati loro ascritti, secondo i canoni della fase delle indagini. I soggetti hanno difatti commesso una violazione della normativa codicistica in relazione alle dimensioni, alle caratteristiche ed alle altezze dal suolo per il posizionamento dei segnali di avviso, posti sulle stesse apparecchiature autovelox, inducendo in errore l’utenza di passaggio sul tratto di strada interessato. Gli agenti hanno altresì attestato falsamente nei verbali di contestazione che nei luoghi in cui erano stati disposti gli apparecchi autovelox vigeva il limite di velocità di 90 km/h e non di 70 km/h, così come sancito da una Ordinanza dell’ANAS. Una siffatta condotta, oltre ad integrare gli estremi di cui all’art. 479 c.p., inficia la stessa legittimità delle pretese sanzionatorie e delle operazioni di incameramento delle somme sborsate tali da generare l’ingiusto profitto richiamato dall’art. 640 c.p., con altrui danno in favore del Comune interessato e della Ditta appaltatrice dell’appalto, la quale ritrae, a stretta previsione contrattuale, la somma di € 5,17, oltre I.V.A., per ogni verbale elevato.
TRIBUNALE di PAOLA - DECRETO 3 aprile 2011, n.N. 337/011 - De Rose
a). Del reato previsto e punito dagli artt. 61 n. 9, 81, 110 e 640 del Codice Penale, perché, con una pluralità di condotte poste in essere anche in tempi diversi, esecutive del medesimo disegno criminoso, in concorso e di concerto tra loro (seppur a volte con condotte indipendenti), abusando dei poteri e/o con violazione dei doveri inerenti una pubblica funzione e/o un pubblico servizio (a seconda della carica rivestita), C.A. quale responsabile del servizio autovelox del comune di Longobardi; S. Y. quale legale rappresentante della ditta xxx (appaltatrice del servizio con compiti di collaborazione nella progettazione, realizzazione e gestione del servizio con gli Uffici Comunali preposti), S. F. e C. M. quali Agenti della Polizia Municipale addetti all’esecuzione del servizio, C. S. quale progettista e direttore dei lavori per l’installazione degli impianti autovelox nonché responsabile dell’U.T.C., con artifizi e raggiri consistiti nell’installazione ed utilizzo (anche in ore notturne) di n. 4 postazioni fisse di autovelox, sulla SS. 18, in territorio del comune di Longobardi, per la rilevazione delle violazioni all’art. 142 C.d.S., in maniera difforme al progetto originario approvato dall’Ente proprietario della strada (ANAS) e comunque con l’installazione di segnaletica difforme per contenuto, dimensioni e posizione a quella prevista dal Codice della Strada e relativo Regolamento di Esecuzione, tali da risultare scarsamente visibili di giorno e quasi invisibili di notte agli utenti della strada; due delle stesse postazioni, quella n. 1 installata al Km 335+761 in direzione Nord e quella n. 2, installata al Km 335+761 in direzione Sud, venivano posizionate ad una distanza nettamente inferiore a quella minima (di almeno un chilometro dall’ultimo segnale di limitazione della velocità) prevista dalla normativa vigente, anzi con riferimento alla postazione n. 1, veniva posta in essere la condotta meglio descritta al capo b) e conseguentemente, nel redigere i verbali di contestazione attestavano le false circostanze pure descritte al capo b). Con tale condotta procuravano al Comune di Longobardi e alla Ditta fornitrice delle apparecchiature cosiddette autovelox (nella misura per ciascuno prevista dal capitolato d’appalto) un ingiusto profitto consistente nella somma corrispondente ai 19.772 verbali di contestazione elevati (di cui € 17.438,00 già incassati), in danno degli ignari ed incolpevoli automobilisti;
b). Del reato previsto e punito dagli artt. 61 n. 2, 81, 110 e 479 del Codice Penale, perché, al fine di conseguire il profitto del delitto di cui al capo a), con una pluralità di condotte, poste in essere anche in tempi diversi, esecutive del medesimo disegno criminoso, agendo in concorso e di concerto tra loro, ognuno nella qualità descritta al capo a), al fine di eludere la vigente normativa che prescrive che le postazioni autovelox del tipo installato, non possono essere posizionate ad una distanza inferiore ad un chilometro dall’ultimo segnale di limitazione della velocità, senza la preventiva autorizzazione dell’Ente proprietario della strada, facevano spostare il segnale stradale verticale di limitazione della velocità di 70 Km/h, (imposto per la presenza di un incrocio), dal Km 335+800 al Km 335+750 della SS. 18, ovvero da circa 40 metri prima della postazione autovelox n. 1 (Km 335+761 direzione Nord), ad alcuni metri dopo la medesima postazione e quindi a ridosso del citato incrocio, elevando così di fatto ed abusivamente, la velocità da 70 a 90 Km/h, con conseguente grave pericolo per gli utenti della strada che ignari dell’inganno andavano a transitare a ridosso dell’incrocio ad una velocità troppo elevata (comunque non consentita) con conseguente pericolo per se e per gli altri utenti nonché esposti ad eventuali responsabilità civili e penali. Inoltre attestavano falsamente, nei Verbali di Contestazione redatti (atti destinati a provare la verità), che nei tratti di strada cui sono installati le postazioni autovelox n/ri 1 e 2 (sopra descritte) vige il limite di velocità di 90 Km/h quando di fatto la velocità imposta dall’Ente proprietario della stessa strada è di 70 Km/h, (Ordinanza ANAS n. 57/2003 del 19.11.2003).
Acc. in Longobardi, il Fino al 21/02/2011.
- vista la richiesta di emissione di decreto di sequestro preventivo agli atti, depositata nella Cancelleria di questo Ufficio dalla Procura della Repubblica in sede in data 28.02.2011;
- visti i contenuti della c.n.r. inoltrata in atti dal Comando Stazione Carabinieri di Fiumefreddo Bruzio (CS), organo di polizia giudiziaria, stilata in data 19.02.2011, con incorporati i verbali di s.i. ad oggi ritratte e le risultanze del verbale di sopralluogo compiuto in data 03.02.2011, trasmessa al Pubblico Ministero in sede il 21.02.2011 e qui integralmente richiamata sotto l’aspetto contenutistico e valutativo;
- vista la documentazione allegata al fascicolo, i rilievi fotografici acclusi e la congerie di atti amministrativi, ivi compresi i contratti ad evidenza pubblica con la società “XXX”, corrente in Roma al Viale XXX, aggiudicataria dell’appalto per l’installazione e la gestione dei sistemi di autovelox in atti menzionati; valutati inoltre i contenuti delle risultanze fotografiche, geomorfologiche e chilometriche acquisite in fase di indagine quanto al rispetto delle prescrizioni stabilite dal vigente Codice della Strada, Regolamento di attuazione, Decreti Ministeriali e normative connesse e richiamate dalla Procura della Repubblica procedente in relazione al posizionamento, alla conformazione, alle modalità di gestione ed all’approntamento della obbligatoria segnaletica afferente i dispositivi autovelox installati dal Comune di Longobardi, e per esso dalla ditta aggiudicataria, sui tratti della SS.18 ricompresi fra la chilometrica 335+761 e la 336+540, connesse agli atti concessori già rilasciati in favore della ditta “de quo”;
- visto il verbale di sopralluogo stilato dalla delegata P.G. in data 03.02.2011 ed i relativi allegati;
osserva e ritiene:
quanto al fumus dei reati per cui si procede:
Dagli atti di indagine risulta piena emergenza di responsabilità - nel grado che questa fase richiede - degli indagati in ordine ai reati di cui ai capi a) e b) dell’imputazione.
Preliminarmente, risultando oltremodo pleonastico evidenziare come in materia di sequestro preventivo il Giudice, lungi dal dover valutare la sussistenza dei presupposti di cui all’art. 273 c.p.p. (non estensibili, per le loro peculiarità, alle misure cautelari reali – cfr. ex plurimis, Cass. Pen., Sez. V n. 18078 del 26.01.2010), debba limitarsi a verificare l’astratta possibilità di inquadrare la condotta ascritta ad un soggetto in una determinata ipotesi di reato (cfr. Cass. Pen., Sez. Un. n. 4 del 25.03.1993; ancora, sul punto: Cass. Pen., Sez. Un. n. 7 del 23.02.2000), deve comunque affermarsi la validità sistematica, fattuale e giuridica dei rilievi in atti mossi dalla Procura della Repubblica procedente rispetto alle condotte degli indagati.
Il preciso, encomiabile ed accurato lavoro svolto dalla P.G. operante, infatti, permette di enucleare tutta una rilevantissima serie di irregolarità, poste in essere dal Comune di Longobardi e dalla ditta aggiudicataria dell’appalto, per come in atti rappresentati, in relazione al posizionamento, alla visibilità ed alle concrete modalità operative e di gestione dei quattro autovelox indicati in atti di indagine, per cui nel caso di specie non emerge dubbio alcuno circa la sussistenza, nei termini sopra indicati (ed anche oltre, in verità), del fumus commissi delicti in ordine ai reati di cui ai capi a) e b) della rubrica, per i quali il Pubblico Ministero ha formulato la richiesta di sequestro.
In tal senso, appare opportuno richiamare, sia pur sinteticamente, alcuni punti fondamentali dell’accurata ed esaustiva informativa finale, basata su analisi della congerie di atti amministrativi e delle risultanze degli accessi condotti sul sito in questione dalla delegata P.G. in corso di indagine, soprattutto dal sopralluogo realizzato in data 03.02.2011 e dai rilievi fotografici in tale occasione ritratti, redatta dagli Ufficiali della Stazione CC di Fiumefreddo Bruzio in data 19.02.2001 (egregiamente ed efficacemente compendiata dal Procuratore della Repubblica in sede nella acclusa richiesta di sequestro preventivo), attività dalla quale emerge quanto segue:
1) Violazione della normativa - trattandosi di contratto ad evidenza pubblica come per legge - di cui all’art. 5, comma 2°, lettera n, numeri 4 e 5 del capitolato speciale d’appalto, laddove viene previsto che “...sono da considerarsi a carico della ditta aggiudicataria: ...4) il costo di energia elettrica o sistema di auto alimentazione; 5) la predisposizione di allacci alla rete elettrica ed i relativi contratti di fornitura...”.
Gli accertamenti posti in essere dalla P.G., sul punto, hanno acclarato senza tema di smentita come nessuna nuova cabina ENEL venisse installata per alimentare la coppia dei rilevatori autovelox posti in loc. Frailliti di Longobardi (Km. 335+761), ad oggi alimentati mediante allaccio “non autorizzato” alla rete elettrica di illuminazione pubblica comunale; per quanto invece attiene agli impianti di alimentazione della coppia di rilevatori autovelox posti in loc. Tarife di Longobardi (Km. 336+460 e 335+540), gli stessi accertamenti acclaravano l’installazione di una cabina ENEL a specifico servizio dei due apparecchi autovelox, la cui relativa istanza per nuova fornitura di energia elettrica veniva presentata dall’indagata C.A. in data 25.08.2010, in nome e per conto del comune di Longobardi, per “altri usi – postazione fissa autovelox” e non dalla società XXX aggiudicataria dell’appalto.
Anche la società somministrante, ENEL Energia S.p.A., in data 04.02.2010 con foglio 0013066, confermava i rilievi riscontrati dalla P.G. in attività di indagine, comunicando ai CC di Fiumefreddo Bruzio di non aver autorizzato nessuno degli allacci segnalati alla fornitura di energia elettrica identificata con numero di POD IT001E77549162 intestata al comune di Longobardi. (cfr. comunicazione agli atti), ciò evidenzia l’arbitrarietà e l’illegittimità dell’operato degli indagati sul punto, generandosi indiscutibile danno per il Comune di Longobardi, e per esso alla collettività di cittadini sottostante, da siffatto allaccio abusivo, vieppiù palesemente contrario alle norme del capitolato di appalto vigente fra le parti (cfr. copia del contratto agli atti).
Il più che tardivo provvedimento amministrativo emesso dal Comune di Longobardi nelle more di indagine e proprio a seguito di escussione a s.i. dell’indagata C. A, ossia la “Determina n. 4” avente ad oggetto: impegno spesa nuovo allaccio ENEL per installazione e funzionamento apparecchiature controllo elettronico della velocità in postazione fissa sulla SS. 18 tirrenica inferiore, per un impegno di spesa di euro 438,69 IVA compresa, preso in data 18.01.2011 dalla stessa quale Dirigente del Settore II Contabile – Ufficio Ragioneria, lungi dall’elidere la illegittima condotta e le sue parimenti illegittime conseguenze, conferma il portato dei rilievi svolti dalla P.G. sul punto e, non essendosi ad oggi né effettuato tale nuovo allaccio né soprattutto, volturato le spese e l’intestazione della relativa fatturazione alla “XXX”, conferma l’esistenza di un continuato danno ad oggi perdurante nei confronti della collettività rappresentata.
2) Mancata conformità di quanto realizzato rispetto alle previsioni progettuali, sottoposte al vaglio, in fase preliminare, delle Autorità Amministrative preposte all’emanazione dei pareri istituzionalmente necessari per la concreta realizzazione degli apparati – Conseguente violazione della normativa codicistica in ordine alle dimensioni, alle caratteristiche ed alle altezze dal suolo per il posizionamento dei segnali di avviso posti sulle stesse apparecchiature autovelox.
Come chiaramente evincibile, dai rilievi fotografici allegati in informativa dalla procedente P.G., viene fuori come dal raffronto tra le coppie delle sovrastanti effigi che rappresentano rispettivamente il progettato e l’eseguito, i segnali apposti alle postazioni velox nn. 1 e 4 (Km 335+761, direzione Nord, località Frailliti del comune di Longobardi; Km 336+540, direzione Nord, località Tarife del comune di Longobardi), consistenti nel solo simbolo della Polizia Municipale senza le indicazioni già fornite in progetto, abbiano dimensioni evidentemente ridotte (cm. 40x60) rispetto al progettato e siano posizionati alle relative altezze di mt. 2,65 (postazione n. 1) e di mt. 2,60 (postazione n. 4), in violazione all’art. 81 comma 5 del Regolamento al C.d.S. (prescrivendo infatti tale articolo che l’altezza minima dei segnali laterali – come nel caso di specie – debba essere di m. 0,60 e la massima è di m. 2,20); simile situazione per le restanti due postazioni velox, il cui medesimo segnale è stato apposto alle seguenti altezze: postazione velox n. 2 (Km 335+761, direzione Sud, località Frailliti del comune di Longobardi) - mt. 2,48; postazione velox n. 3 (Km 336+460, direzione Sud, località Tarife del comune di Longobardi) - mt. 2,51.
Oltre alle illegittime altezze, che rendono difficoltoso, se non impossibile, agli utenti della strada il rilievo e la percezione, specie nelle ore serali e notturne, dello spazio di avvistamento tra essi ed il segnale stesso, durante il quale i conducenti devono progressivamente poter percepire la presenza del segnale, riconoscerlo come segnale stradale e identificarne il significato, come chiaramente prescritto dall’art. 79 comma 1 del regolamento di esecuzione al C.d.S., deve evidenziarsi anche l’illegittimità, in relazione a tale profilo funzionale, del posizionamento del segnale con impresso il solo simbolo dell’organo operante l’accertamento, non corrispondente al ben diverso segnale indicato in progettazione (cfr. informativa in atti, pag. 18) e, soprattutto, in netto contrasto con le previsioni di cui all’art. 77, comma II del Regolamento di Esecuzione al C.d.S., laddove è prescritto che l’organo titolato a stabilire le informazioni da fornire agli utenti sia l’ente proprietario della strada, il tutto secondo uno specifico progetto riferito ad una intera area o a singoli itinerari, redatto, se del caso, di concerto con gli enti proprietari delle strade limitrofe cointeressati.
E’ appena il caso di evidenziare come non solo tale concerto non possa dirsi sussistente in presenza di difformità progettuali rispetto a quanto antecedentemente prospettato all’ANAS (ente proprietario), ma che anche ove si ritenesse legittima l’apposizione del segnale “ridotto” oggi installato, per una sua pretesa rispondenza ai canoni di cui alla Circolare del Ministero dell’Interno n. 300/A/10307/09/144/5/20/3 del 14 agosto 2009, richiamata in informativa, basta ricordare l’elementare principio giuridico, per cui un atto amministrativo di esecuzione-interpretazione come una circolare non possa mai porsi in contrasto con un atto normativo secondario come un articolo di Regolamento e debba recedere dinanzi ad esso in caso di disposizioni difformi ed incompatibili, per rendersi conto della piena portata dell’illegittimità esistente sul punto conseguente all’opera messa in atto dal Comune di Longobardi e della Ditta appaltatrice.
3) Disomogeneo posizionamento dei cartelli di pre-segnalamento rispetto all’altezza dal suolo, in relazione a caratteristiche geomorfologiche della strada, in violazione dell’art. 81, comma IV, del Regolamento di esecuzione del Codice della Strada. – Ulteriore mancata conformità di quanto realizzato rispetto alle previsioni progettuali, sottoposte al vaglio, in fase preliminare, delle Autorità Amministrative preposte all’emanazione dei pareri istituzionalmente necessari per la concreta realizzazione degli apparati.
Tutti e cinque i cartelli di pre-segnalazione attualmente presenti sulla SS.18 nel tratto interessato e per cui è procedimento, pur risultando posti ad altezza ricompresa nei limiti posti dall’art. 81, c. V del Regolamento di esecuzione al C.d.S. (variabili tra mt. 1,40 e mt. 2,10), si presentano posizionati in maniera disomogenea e non consona alla “ratio” normativa sottesa alle disposizioni del precedente comma IV del medesimo articolo.
In particolare, per quanto attiene ai cartelli stradali di pre-segnalamento delle postazioni velox, posizionati lateralmente alla corsia Sud e relativi rispettivamente alle postazioni n. 2 e n. 3, essi si configurano:
- Km. 335+537: posizionato dal suolo ad un’altezza di mt. 1,50;
- Km 336+245: posizionato dal suolo ad un’altezza di mt. 1,75;
cartelli stradali di pre-segnalamento delle postazioni velox, posizionati lateralmente alla corsia Nord e relativi alle postazioni n. 4 i primi 2 cartelli ed alla postazione n. 1 il terzo cartello:
- Km 336+741: posizionato dal suolo ad un’altezza di mt. 2,10;
- Km. 336+676: posizionato dal suolo ad un’altezza di mt. 1,40;
- Km 336+020, posizionato dal suolo ad un’altezza di mt. 1,80.
Oltremodo chiaro come un siffatto posizionamento dei cartelli di pre-segnalazione e di segnalazione delle postazioni, tenendo conto sia delle condizioni della strada, con ampie propaggini di vegetazione circostanti e con svariata cartellonistica pubblicitaria insistente nei pressi (cfr. rilievi fotografici in allegato), appalesi la violazione dell’art. 81 c. 4. del Regolamento di Esecuzione al C.d.S. nella parte in cui esso prescrive che “Su tratte omogenee di strada i segnali devono essere posti, per quanto possibile, ad altezza uniforme”.
E’ evidente come altezze così variabili rendano più difficoltosa la percezione e la visibilità dei segnali stradali sino a farli divenire del tutto NON VISIBILI non solo quando siano posti ad altezza vietata dal citato art. 81 c. 5, in particolar modo in orario notturno, come si è visto avvenire per i segnali apposti sulle stesse apparecchiature (tutti ben al di sopra di m. 2,20, nonostante la piena possibilità di posizionamento ad altezza regolare come, tra l’altro, progettato – cfr. progettazione agli atti), ma anche quando, pur rispettandosi formalmente le altezze codicisticamente previste, il loro disomogeneo posizionamento, unito alla peculiare morfologia del terreno, alle condizioni del tratto stradale, alla presenza di altre strutture attorno allo stesso, renda non agevole all’utente della strada la loro visualizzazione e la conseguente rappresentazione di quanto a mezzo degli stessi avvisato .
Sempre in progetto veniva inoltre indicato, (non dimenticandosi che lo stesso, e non altro, è stato vagliato ed approvato dalle Autorità Amministrative istituzionalmente competenti in sede di conferenza dei servizi), testualmente, che: “Sul palo sarà installata la segnaletica indicante il limite di velocità massima consentita e quella indicante il controllo elettronico della velocità senza obbligo di contestazione immediata. La stessa tipologia di segnaletica sarà posizionata con finalità di preavviso a circa mt. 150 dalla postazione velox”.
Evidente da quanto rappresentato a mezzo del fascicolo fotografico in atti e dai contenuti dell’informativa redatta dalla P.G. operante come quanto realizzato dal Comune di Longobardi sia, su questo specifico punto, ancora una volta, del tutto difforme da quanto progettato.
Sul punto si segnala inoltre, in relazione alla sua rilevanza quale grave indizio di colpevolezza in ordine agli ipotizzati reati, sia pur avulsa da strettissime emergenze cautelari per quel che in questa sede occupa, la invero singolare circostanza, riferita in informativa dalla P.G., di una sostituzione di tali cartelli di pre-segnalamento, avvenuta nella terza decade di gennaio, ad indagine già iniziata e dopo che erano stati espletati alcuni incombenti della stessa, con escussione a s.i di alcuni soggetti coinvolti nell’inchiesta, con altri nuovi, posti sempre comunque ad altezza “sospetta”, di diversa foggia e dimensioni maggiori (cfr. comparazione fra i diversi cartelli effettuata tramite i rilievi fotografici agli atti dagli Ufficiali di P.G. operanti – pp. 21, 22, 23, 24 dell’informativa).
4) Posizionamento dell’intero apparato degli strumenti autovelox, rispetto ai segnali indicatori del limite di velocità consentito sul tratto di strada interessato, effettuato in palese violazione del disposto di cui all’art. 25 L. 29.07.2010 n. 120, modificante l’art. 142 del Codice della Strada, a distanza minore di un chilometro rispetto a tale segnaletica.
In data 12.10.2010, alcuni Ufficiali appartenenti alla Stazione Carabinieri operante, nel corso di attività ispettiva in località Frailliti del Comune di Longobardi, notavano la presenza di alcuni soggetti abbigliati con giubbotti catarifrangenti intenti a spostare un segnale indicante la velocità massima di km/h 70, sul tratto Nord della SS. 18, divellendolo dal Km. 335+800 ed apponendolo sul Km. 335+750; gli stessi redigevano relazione di servizio e provvedevano ad escutere a s.i., successivamente a tale evento, uno degli operai, identificato in B. N., dipendente della ditta “XXX”, rilevandosi inoltre la presenza di altre tre persone, una delle quali riconosciuta in G. E., dipendente comunale addetto all’Ufficio autovelox, tutte impegnate al lavoro sulle postazioni autovelox, entrate a pieno regime di funzionamento in data 14.10.2010.
A prescindere dal contenuto delle dichiarazioni rese dal B., chiaramente indicante il G. e due lavoratori della Ditta aggiudicataria a nome “XXX” come i soggetti presenti sul posto in data 12.10.2010 e che gli avevano ordinato lo spostamento del predetto segnale, è evidente il maldestro tentativo di “salvare” almeno uno degli apparati autovelox posti in direzione Nord dal “capestro” normativo rappresentato dalle disposizioni di cui all’art. 25 della legge 29 luglio 2010 n. 120 (modifica dell’art. 142 C.d.S.), il quale ha previsto che: “Con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro dell'interno, sentita la Conferenza Stato-città ed autonomie locali, è approvato ...OMISSIS... Con il medesimo decreto sono definite, altresì, le modalità di collocazione e uso dei dispositivi o mezzi tecnici di controllo, finalizzati al rilevamento a distanza delle violazioni delle norme di comportamento di cui all'articolo 142 del decreto legislativo n. 285 del 1992, che fuori dei centri abitati non possono comunque essere utilizzati o installati ad una distanza inferiore ad un chilometro dal segnale che impone il limite di velocità”.
Come emerge dal tenore letterale del citato art. 25, il limite minimo di un chilometro viene imposto a prescindere dal successivo Decreto ministeriale, divenendo esecutivo con l’entrata in vigore della legge (13.08.2010); a puntualizzare ciò giungeva, fra l’altro (ancor prima della messa in funzione degli apparati autovelox, avvenuta come già detto il 14.10.2010) la Circolare del Ministero dell’Interno n. 300/A/11310/10/101/3/3/9 del 12.08.2010 al cui punto 20 (Interventi in materia di velocità dei veicoli - Art. 142 C.d.S.) veniva precisato: “L'art. 25 della L. 120/2010 ha inoltre previsto che i dispositivi ed i mezzi tecnici di controllo finalizzati al rilevamento a distanza delle violazioni delle norme dell’art. 142 C.d.S. debbano essere collocati ad almeno un chilometro dal segnale stradale che impone il limite di velocità. La previsione normativa intende riferirsi unicamente ai casi in cui i dispositivi siano finalizzati al controllo remoto delle violazioni e cioè siano collocati ai sensi dell' art. 4 della L 168/2002 e, perciò, non riguarda i casi in cui l'accertamento dell'illecito sia effettuato con la presenza di un organo di polizia stradale. Naturalmente, l'obbligo di rispettare la predetta distanza minima esiste solo nei casi in cui il limite di velocità derivi dalla presenza di un segnale collocato sulla strada e, quindi, non trova applicazione nei casi in cui il limite di velocità sia generale per tipo di strada o sia riferito al particolare veicolo utilizzato”.
Fra l’altro lo stesso Ministero, come esattamente rilevato dall’organo di indagine in informativa, ribadiva il concetto a mezzo della ulteriore circolare n. 300/A/16052/10/101/3/3/9, che disponeva: La nuova previsione, introdotta dall’art. 25, comma 2, della legge n. 120/2010, impone agli Organi di polizia stradale, fuori dei centri abitati, di collocare i dispositivi di controllo della velocità ad almeno 1 Km dal segnale indicante il limite massimo di velocità, come già precisato con la circolare richiamata ed immediatamente operativa, anche in assenza del Decreto del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti di concerto con il Ministero dell’Interno, richiamato dalla stessa norma. Nel caso in cui, ai sensi dell’art. 104 del Reg. C.d.S., impongono la ripetizione del segnale stradale stesso, la predetta distanza deve essere calcolata dal segnale con il quale viene ripetuto il limite di velocità dopo l’intersezione.
Palese pertanto la piena illegittimità, sotto questo profilo, del posizionamento dell’intero apparato autovelox approntato dal Comune di Longobardi sul tratto di strada in oggetto, in netto contrasto con cogente norma imperativa, entrata in vigore ben prima della messa in funzione del sistema.
Da ciò deriva, conseguentemente e come ovvio, la concreta illegittimità di tutti i verbali di contravvenzione elevati a mezzo delle suddette apparecchiature, aspetto invero importantissimo in ordine alle ulteriori richieste cautelari avanzate in atti dalla Procura della Repubblica in sede.
5) False attestazioni, enunciate nei verbali di contravvenzione notificati ai (presunti e pretesi) trasgressori in ordine all’effettivo limite di velocità vigente nei luoghi in cui operano tali apparati autovelox da parte degli organi accertatori.
Paradossalmente, in conseguenza dello spostamento del segnale di limite massimo di velocità di 70 km/h di circa 50 metri, sopra descritto e fatto eseguire nei termini suddetti al B., pur sembrando poter derivare da tale fatto una situazione maggiormente favorevole agli automobilisti, passando in ipotesi la postazione autovelox da un limite massimo di velocità pari a 70 Km/h, al maggiore limite di velocità massima pari a 90 Km/h, deve non solo evidenziarsi come in sostanza ciò non è, né potrebbe mai, essere così, in ragione della radicale illiceità dello stesso posizionamento di tutti gli apparati a distanza inferiore al chilometro previsto dall’art. 25 L. 120/2010 rispetto ai cartelli segnalatori di velocità massima sul tratto interessato, ma per di più rilevarsi come tale attività abbia inoltre determinato palese ipotesi di falsità ideologica, in capo agli Organi accertatori, quanto al contenuto dei verbali di contravvenzione fin qui inoltrati ai pretesi trasgressori.
Dall’analisi della documentazione riguardante più strettamente il tenore dei verbali di contestazione ad oggi stilati dal Comune di Longobardi e notificati a gran parte degli automobilisti attinti dagli stessi verbali, emerge come su tali atti (per i quali non vi è dubbio siano stilati da P.U., siano atti pubblici in senso strettissimo e siano fidefacenti), per la violazione dell’art. 142 del C.d.S. in essi contestata a seguito della validazione dei fotogrammi delle postazioni velox 1 e 2, venga testualmente dichiarato che il singolo veicolo: “...circolava in località STRADA STATALE TIRRENIA KM 335+761 “SUD” (o) “NORD” in cui vige il limite di velocità di Km/h 90, alla velocità accertata di Km/h ... (cfr. copie dei verbali in allegato).
Orbene, emerge in atti, a riscontro della inveritiera dichiarazione sul punto resa dai P.U. procedenti, la vigenza, per quanto attiene ai limiti di velocità su alcune porzioni del tratto di SS.18 interessato, di ben altro limite di velocità, ossia quello di 70 Km/h, per come generalmente prescritto dall’Ordinanza n. 57/2003 del 19.11.2003 emessa dall’A.N.A.S., ente proprietario della strada (cfr. comunicazione prot. CCZ- 0004496-P, con annessa documentazione, inviata da tale Ente alla P.G. operante in corso di indagine, agli atti); quest’ultima ordinanza, in particolare, disponeva (in data di gran lunga anteriore alla strutturazione dei dispositivi per cui è procedimento), che il limite di velocità proprio della SS. 18 (90 Km/h), nel tratto d’interesse delle 4 postazioni di Autovelox, era stato ridotto a km/h 70 nei seguenti tratti:
- Direzione SUD: dal Km. 334+250 al Km. 335+820;
- Direzione NORD: dal Km. 335+800 al Km. 334+300.
Indiscutibile, pertanto, che tutti i verbali finora stilati e riferibili a violazioni accertate su tali tratti di strada contengano attestazioni non corrispondenti al vero, con ogni giuridica e fattuale conseguenza in ordine alla loro legittimità e validità, anche e soprattutto ai fini della pretesa sanzionatoria in essi incorporata ed esternata; oltre a concretizzare l’ipotesi di cui all’art. 479 c.p., pertanto, ulteriore conseguenza di tale condotta si riverbera, necessariamente, sulla legittimità delle operazioni di incameramento delle somme eventualmente ad oggi sborsate dai sanzionati, che come si vedrà non sono di lieve entità.
6) Omissione dell’approntamento e della collocazione di prescritta illuminazione nei pressi dei dispositivi, operanti anche in orario notturno (24/h. su 24/h.)
Come emerge sia dal complessivo contenuto degli atti allegati all’informativa, sia, soprattutto, dalle palesi risultanze del verbale di accertamento urgente sui luoghi e dei rilievi, compiuti nelle ore notturne del 03.02.2011 dall’operante P.G. sui luoghi dove sono ad oggi installati gli apparecchi autovelox in questione (cfr. pp. 12 e ss. del verbale agli atti), vi è completo deficit strutturale di apparecchiature di illuminazione atte ad indicare all’utenza della strada la presenza dei dispositivi, apertamente contravvenendosi all’imperativo, combinato disposto di cui all’art. 142 C.d.S., comma 6 bis, il quale prevede che: “Le postazioni di controllo sulla rete stradale per il rilevamento della velocità devono essere preventivamente segnalate e ben visibili, ricorrendo all'impiego di cartelli o di dispositivi di segnalazione luminosi, conformemente alle norme stabilite nel regolamento di esecuzione del presente codice. Le modalità di impiego sono stabilite con decreto del Ministro dei trasporti, di concerto con il Ministro dell’Interno”e del collegato e correlato D.M. 15 agosto 2007, che all’art. 1 così recita:
1) Le postazioni di controllo per il rilevamento della velocità sulla rete stradale possono essere segnalate:
c) con dispositivi di segnalazione luminosi installati su veicoli;
tali precettivi aspetti risultano oltremodo chiariti, per le P.A. operanti nel settore, dai precisi contenuti delle “Istruzioni operative per le attività di prevenzione del fenomeno infortunistico stradale mediante il controllo dei limiti di velocità” della Circolare del Ministero dell’Interno n. 300/A/10307/09/144/5/20/3 del 14 agosto 2009, i quali evidenziano, per quel che attiene al posizionamento dei dispositivi di misura della velocità ed alla segnalazione delle postazioni di controllo (Parte I art. 7), come: “L'art. 142, comma 6-bis, del Codice della strada (D.Lgs. n. 285/1992) impone che le postazioni di controllo per il rilevamento della velocità siano:
Il rispetto delle esigenze di informazione dell'utenza, allo scopo di fornire la massima trasparenza all'attività di prevenzione realizzata con l'impiego di apparecchiature di controllo della velocità, deve essere garantito mediante l'uso di segnali o di dispositivi di segnalazione luminosa.
Basta guardare le foto apposte sulle pagine 13, 14 e 15 del verbale agli atti per rendersi conto della totale inesistenza di segnali e/o dispositivi luminosi sui luoghi, non potendo certo considerarsi tali i ben diversi cartelloni catarifrangenti apposti sui pali di sostegno delle apparecchiature, fra l’altro da considerarsi gia di per sé illegittimi in ragione di quanto evidenziato e ritenuto al punto 2) del presente decreto.
Accertato risulta, pertanto, anche questo ulteriore profilo di illiceità in relazione alle condotte contestate agli indagati.
7) Illegittima locupletazione delle somme finora pagate dagli automobilisti sanzionati, conferite sul c/c postale n. 5909868, intestato al Comune di Longobardi e di altre somme, corrisposte in misura fissa alla Ditta aggiudicataria dell’appalto per le operazioni di contestazione poste in essere a mezzo degli autovelox installati.
Tutto quanto sopra illustrato, conseguenzialmente, riporta l’intera congerie di irregolarità, inadempimenti, omissioni, violazioni di normative varie ed illiceità fin qui evidenziate, nell’alveo dei contestati artifici e raggiri, idonei ad indurre in errore l’utenza di passaggio sul tratto di strada interessato ed atti a generare l’ingiusto profitto, con altrui danno, in favore del Comune di Longobardi e della Ditta aggiudicataria dell’appalto, la quale ritrae, a stretta previsione contrattuale, la somma di € 5,17, oltre I.V.A., per ogni verbale elevato.
Le indagini condotte dalla P.G. delegata hanno infatti permesso di enucleare sia l’impressionante numero di contestazioni stilate nel periodo dal 14.10.2010 alla data odierna (ben 19.772, con l’incredibile media di quasi 150 verbali redatti al giorno!), sia l’avvenuto deposito, sul c/c postale n. XXX – Serv. Tes. – Ufficio Contravvenzioni” presso le “Poste Italiane S.p.A.”, della somma di € XXX, derivante dai pagamenti delle sanzioni incorporate nei verbali “de quo” da parte dei soggetti attinti dagli stessi (cfr. informativa agli atti e documentazione amministrativa allegata); non è assolutamente da escludersi, fra l’altro, che nelle more altri automobilisti, legalmente raggiunti dalla notifica di tali verbali a loro carico, possano determinarsi a versare altre somme così illegittimamente richieste sullo stesso c/c, come meglio si andrà ad evidenziare di seguito in tema di analisi dei profili di pericolo rilevabili in tema.
quanto al periculum rilevabile:
- che la libera disponibilità delle emarginate apparecchiature, strumentazioni e cartellonistica ad oggi insistente sui luoghi, nonché della modulistica cartacea ed informatica afferente la gestione del servizio autovelox, la validazione dei fotogrammi e delle risultanze telemetriche così illegittimamente acquisite sia suscettibile di aggravare o di protrarre le conseguenze del reato, consentendo agli indagati, e tramite essi ai soggetti giuridici così rappresentati, di continuare a goderne ed a disporne, reiterando le illecite condotte contestate e generando paritario danno nei confronti degli ignari utenti della strada;
- che la libera disponibilità delle somme ad oggi giacenti sul c/c in atti possa consentire, ai soggetti legittimati ad incamerarle ed a disporne e per essi alle persone giuridiche così rappresentate, di aggravare le conseguenze dei contestati reati in danno delle potenziali p.o., così come deve ritenersi che la libera disponibilità dello stesso c/c postale possa consentire ulteriore, indebita locupletazione di somme eventualmente versabili sullo stesso da parte di altri utenti della strada attinti dai verbali di contestazione, emessi e notificati nelle more;
- che la libera disponibilità di tutti i residui verbali ad oggi stilati ed approntati dagli organi a ciò deputati del Comune di Longobardi, per come in atti rappresentato, possa consentire ulteriore aggravamento delle conseguenze degli ipotizzati reati, permettendo lo strutturarsi di nuove illegittime pretese sanzionatorie, foriere di potenziale danno economico per gli eventuali utenti della strada che si risolvessero a pagare le somme incorporate nei predetti verbali.
Diversamente deve argomentarsi e decidersi in ordine agli atti inerenti la progettazione ed esecuzione dei lavori, delle autorizzazioni e della documentazione amministrativa afferente, degli atti di indizione, aggiudicazione ed espletamento della gara di appalto e della cartellonistica gia apposta sui luoghi, elementi dei quali è pure stato richiesto il sequestro a questo G.I.P..
Gli stessi appaiono invero insuscettibili, per loro stessa natura e dinamica funzionale (per lo più già espletata a questo punto della vicenda), di essere ricompresi nel novero dei beni sequestrabili ex art. 321 c.p.p., non scaturendo dagli stessi alcun “periculum in mora” di aggravamento e di protrazione delle conseguenze dei reati già perfezionatisi e/o di agevolazione alla commissione di altri; si rimette pertanto, in relazione a tali elementi materiali, ogni determinazione di competenza in merito ad un loro eventuale, prospettabile sequestro probatorio ex artt. 253 e ss. c.p.p., con diversa funzionalità procedurale, alla competente Procura della Repubblica in sede. Ritenuta pertanto la sussistenza dei presupposti e dei termini delineati dall’art. 321 c.p.p. per l’emissione del decreto di sequestro preventivo, nei limiti sopra enucleati;
letto ed applicato l’art. 321 c.p.p.
ORDINA il sequestro preventivo:
1) dei quattro apparati autovelox in atti, con tutta la relativa componentistica ed accessoristica installata ed a servizio, sia a carattere elettronico che informatico;
2) dei cartelli stradali, sia di pre-segnalamento che di segnalazione contestuale elle apparecchiature sopra sequestrate, ad oggi insistenti sui luoghi per cui è procedimento;
3) di tutto il materiale informatico e cartaceo prodotto a seguito dell’entrata in funzione delle apparecchiature di cui al punto 1), nonché di tutti i verbali di contestazione elevati, ivi compresi quelli ancora da notificarsi e quelli eventualmente annullati nelle more;
4) del c/c postale n.XXX intestato a “Comune di Longobardi – Serv. Tes. – Ufficio Contravvenzioni”, acceso presso le “Poste Italiane S.p.A.”, nonché della somma di € 17.438,00 su esso giacente e derivante dagli acclarati pagamenti dei verbali elevati fino alla data di redazione della c.n.r. in atti, oltre che di tutte le eventuali somme su esso versate nelle more fino alla data odierna.
NOMINA custode giudiziario di quanto in sequestro, a titolo gratuito, il Sig. Segretario Comunale del Comune di Longobardi, da identificarsi in esecuzione, con ogni conseguente obbligo di legge a suo carico in ordine alla gestione dei materiali e dei beni così sequestrati.
Manda alla cancelleria per gli adempimenti, ivi compresa la comunicazione al Pubblico Ministero per l’esecuzione.