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Timestamp: 2018-03-22 23:40:52+00:00
Document Index: 177754637

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 5', 'sentenza ', 'art. 2533', 'art. 18', 'art. 2', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 2']

Socio lavoratore di cooperativa: le SS.UU. si pronunciano sui presupposti di ammissibilita' della tutela restitutoria in caso di licenziamento
Avv. Paolo Giuseppe Vinella, Loconte & Partners Studio Legale e Tributario | 01/12/2017 08:10
La particolare finalità istituzionale delle cooperative di produzione e lavoro aveva indotto la giurisprudenza a non ricondurre le prestazioni di lavoro eseguite dal socio in favore della società nell'ambito dei rapporti di lavoro subordinato, autonomo e di collaborazione. Ciò perché, il socio lavoratore, pur prestando la propria attività lavorativa in favore della società è, allo stesso tempo, partecipe dello scopo sociale perseguito dalla stessa.
La diffusione del fenomeno delle c.d. false cooperative, ovvero quelle che solo apparentemente perseguono scopi mutualistici, ha reso necessario superare l'orientamento summenzionato al fine di salvaguardare le esigenze di tutela dei lavoratori. Sicchè il legislatore, con l'art. 1, comma 3, della legge n. 142 del 3 aprile 2001, ha cercato di valorizzare il rapporto di lavoro nell'ambito di quello societario stabilendo che: «Il socio lavoratore di cooperativa stabilisce con la propria adesione o successivamente all'instaurazione del rapporto associativo un ulteriore rapporto di lavoro, in forma subordinata o autonoma o in qualsiasi altra forma, ivi compresi i rapporti di collaborazione coordinata non occasionale, con cui contribuisce comunque al raggiungimento degli scopi sociali». In tal modo la prestazione lavorativa del socio, seppur finalizzata a contribuire al perseguimento dello scopo sociale, è stata ricondotta dal legislatore nell'ambito del rapporti di lavoro tout court ivi compresi i rapporti di collaborazione coordinata non occasionali.
Tra il rapporto societario e quello di lavoro sussiste un collegamento funzionale alla realizzazione dello scopo perseguito dalla società cooperativa. Sicchè, nell'ambito delle cooperative di produzione e lavoro, mentre è ammissibile che il socio può anche non essere lavoratore, non è possibile che lo stesso continui ad essere lavoratore dopo aver perso la qualifica di socio. Tant'è che, ai sensi dell'art. 5, comma 2, della legge n. 142 del 3 aprile 2001, nella sua nuova formulazione: "Il rapporto di lavoro si estingue con il recesso o l'esclusione del socio deliberati nel rispetto delle previsioni statutarie e in conformità con gli articoli 2526 e 2527 del codice civile".
Ai sensi della disposizione normativa testè menzionata, pertanto, la delibera di esclusione del socio da una società cooperativa è sufficiente a determinare l'automatica estinzione del rapporto di lavoro, senza che sia necessario uno specifico atto di licenziamento. Non è escluso, però, che l'organo preposto della società, faccia seguire alla delibera di esclusione del socio lavoratore anche un atto formale di licenziamento.
Soprattutto in questa situazione si pone il problema, per il socio lavoratore, di come tutelarsi nel caso in cui ritenga entrambi i provvedimenti illegittimi. In particolare, ci si è chiesti se, per il socio lavoratore che intenda ottenere la ricostituzione del rapporto di lavoro, sia sufficiente impugnare tempestivamente il solo atto di licenziamento oppure se sia necessario impugnare nei termini anche il provvedimento di esclusione dalla società.
Sulla questione sono intervenute di recente le SS.UU. della Cassazione con la sentenza n. 27436 del 20 novembre 2017, le quali hanno affermato che, il socio lavoratore di cooperativa che sia stato destinatario di un provvedimento di esclusione dalla società e di un atto di recesso dal rapporto di lavoro, nel caso in cui intenda ottenere una tutela restitutoria (ovvero la ricostituzione del rapporto di lavoro) deve necessariamente impugnare, nei termini di cui all'art. 2533 c.c., anche la delibera di esclusione chiedendone l'invalidazione. Le SS.UU. hanno precisato che, in questo caso, la tutela restitutoria non deriva dall'applicazione dell'art. 18 della legge n. 300 del 20 maggio 1970 (Statuto dei lavoratori), ma dalla invalidazione della delibera di esclusione del socio in seguito all'accoglimento della domanda giudiziale. Quanto affermato dalle SS.UU. è conforme alla previsione di cui all'art. 2, comma 1, della legge n. 142 del 3 aprile 2001, il quale esclude l'applicazione dell'art. 18 ogni volta che venga a cessare, col rapporto di lavoro, anche quello associativo.
Ad avviso dei giudici di legittimità, invece, non può essere condiviso quell'orientamento, a volte sostenuto dalla stessa Corte, secondo il quale troverebbe applicazione l'art. 18 della legge n. 300 del 20 maggio 1970 tutte le volte in cui l'esclusione del socio lavoratore dalla cooperativa si sia fondata esclusivamente sulle ragioni poste alla base del licenziamento. Secondo questa tesi, infatti, in questa ipotesi, non ricorrerebbero i presupposti di applicazione della disciplina di cui all'art. 2, comma 1, della legge n. 142 del 3 aprile 2001.
Le SS.UU. hanno precisato, però, che nel caso in cui il socio lavoratore ometta di impugnare tempestivamente anche la delibera di esclusione, ciò che gli è preclusa è solo la tutela restitutoria mentre non è preclusa la tutela tradizionale ovvero quella risarcitoria.