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Timestamp: 2018-04-23 02:05:22+00:00
Document Index: 26087042

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 21', 'art. 31', 'art. 453', 'art. 95', 'art. 54', 'art. 21', 'art. 63', 'art. 98', 'art. 95', 'art. 9', 'art. 104', 'art. 105', 'art. 54', 'art. 54', 'art. 453', 'art. 24', 'art. 24', 'art. 61', 'art. 107', 'art. 9', 'art. 453', 'art. 12', 'art. 11', 'art. 102', 'art. 12', 'art. 5', 'art. 98', 'art. 95', 'art. 109', 'art. 69', 'art. 9', 'art. 54', 'art. 98', 'art. 63', 'art. 5', 'art. 98', 'art. 69', 'art. 98', 'art. 95', 'art. 98', 'art. 52']

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Posted on 18 marzo 2015 by Avv. Giuseppe Tripodi
TAR LAZIO – Sentenza 9 marzo 2015, n.3912
Pres. Amodio – est. Proietti
Una sentenza che ha già fatto molto discutere perchè riguarda l’annullamento delle trascrzioni nel registro dello stato civile di un matrimonio celebrato all’estero tra persone dello stesso sesso (la Cassazione si era già occupata dell’argomento con la sentenza n. 2400/2015).
Con ordine vediamo sommariamente di ricapitolare tutta la questione posta al vaglio del Tribunale Amministrativo iniziando da quando il sindaco del Comune di Roma provvedeva lo scorso ottobre a trascriveva nel registro dei matrimoni presso l’ufficio di stato civile del Comune, il matrimonio contratto dalle ricorrenti a Barcellona (Spagna).
Il Prefetto della provincia di Roma disponeva l’annullamento della trascrizione ordinando all’Ufficiale di stato civile di Roma Capitale, Sindaco o altro funzionario da questi delegato, di provvedere a tutti i conseguenti adempimenti materiali, compresa l’annotazione del presente provvedimento nei registri dello stato civile.
Ritenendo erronee ed illegittime le determinazioni assunte dall’Amministrazione resistente, le ricorrenti le hanno impugnate dinanzi al TAR del Lazio.
Per conoscere la decisione del TAR
leggi il testo della sentenza che si riporta di seguito:
Ministero dell’Interno, Prefetto della Provincia di Roma, Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma, rappresentati e difesi per legge dall’Avvocatura Generale dello Stato, domiciliati in Roma, Via dei Portoghesi, 12;
Sindaco di Roma Capitale, rappresentato e difeso dall’Avvocatura Comunale di Roma, domiciliato in Roma, Via Tempio di Giove, 21;
del decreto 31 ottobre 2014, prot. n. 247747/2014, con il quale il Prefetto della Provincia di Roma ha ‘disposto’ che ‘sono annullate e seguenti trascrizioni nel registro dello stato civile di Roma Capitale, Parte II, serie C10, anno 2014, atti dal n. 1 al n. 16, dei matrimoni tra persone dello stesso sesso celebrati all’estero … -OMISSIS-: -OMISSIS- e -OMISSIS– Matrimonio celebrato a Barcellona (Spagna) il 18.09.2010′, della circolare n. 19/2014 prot. n. 227369 del Prefetto della Provincia di Roma, del decreto prefettizio prot. n. 0241669/2014, nonché di ogni altro atto a quello suindicato comunque connesso e coordinato, anteriore e conseguente ed, in particolare, della nota prot. n. 10863 del 07.10.2014 del Ministero dell’Interno .
Visti gli atti di costituzione in giudizio del Ministero dell’Interno, del Prefetto della Provincia di Roma, della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma e del Sindaco di Roma Capitale;
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 12 febbraio 2015 il dott. Roberto Proietti e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Con il ricorso introduttivo del giudizio è stato rappresentato che in data 18 ottobre 2014 il Sindaco del Comune di Roma ha provveduto alla trascrizione nel registro dei matrimoni presso l’ufficio di stato civile del Comune di Roma, del matrimonio contratto dalle ricorrenti a Barcellona (Spagna) il 18 settembre 2010.
Con decreto del 31 ottobre 2014, prot. n. 247747/2014, il Prefetto della Provincia di Roma ha ‘disposto’ che: ‘sono annullate e seguenti trascrizioni nel registro dello stato civile di Roma Capitale, Parte II, serie C10, anno 2014, atti dal n. 1 al n. 16, dei matrimoni tra persone dello stesso sesso celebrati all’estero … -OMISSIS-: -OMISSIS- e -OMISSIS-¬Matrimonio celebrato a Barcellona (Spagna) il 18.09.2010′.
Il Prefetto, inoltre, ha ordinato ‘All’Ufficiale di stato civile di Roma Capitale, Sindaco o altro funzionario da questi delegato, di provvedere a tutti i conseguenti adempimenti materiali, compresa l’annotazione del presente provvedimento nei registri dello stato civile’.
I) – Nullità del decreto prefettizio per difetto assoluto di attribuzione ed incompetenza assoluta, rilevante ai sensi dell’art. 21 septies della l.n. 241/90 e dell’art. 31, comma 4, D.Lgs. 104/2010; violazione dell’art. 453 c.c., dell’art. 95 D.P.R. 396/2000 (Regolamento per la revisione e la semplificazione dell’ordinamento dello stato civile); violazione del D.P.R. 396/2000 negli artt. 12, comma 6; 11, comma 3; 5, comma 1, lettera a); 12, comma 1; 69, comma 1, lettera i); 100; violazione del D.M. 5 aprile 2002 (Approvazione delle formule per la redazione degli atti dello stato civile).
1.1. Secondo quanto si legge nella motivazione del decreto prefettizio, l’annullamento in via gerarchica della trascrizione andrebbe effettuato ai sensi del combinato disposto degli artt. 9 D.P.R. n. 396/2000, 7, 21-octies e 21-nonies legge n. 241/1990, e 54, comma 11, D.Lgs. n. 267/2000 ‘rilevato che nel caso in questione la mancata osservanza delle direttive impartite dall’autorità di vigilanza configura l’ipotesi di inerzia di cui all’art. 54 comma 11 del d.lgs n. 267/2000 e, pertanto, ricorrono i presupposti per l’adozione del provvedimento del Prefetto ivi previsto’.
A parere delle ricorrenti, invece, tale atto è viziato da difetto assoluto di attribuzione in quanto, in primo luogo, la possibilità di applicare l’art. 21-nonies della legge n. 241/90 appare preclusa dalla circostanza che la trascrizione dell’atto di matrimonio non è un provvedimento amministrativo bensì un atto pubblico formale con effetto dichiarativo e di certificazione, in quanto la trascrizione del matrimonio non ha ‘natura costitutiva ma meramente certificativa e di pubblicità’, poiché gli effetti discendono dalla celebrazione del matrimonio e non dalla sua trascrizione.
Conseguentemente, il ‘decreto di annullamento della trascrizione’ emesso dal Prefetto, in quanto provvedimento e non atto pubblico formale, non costituisce contrarius actus della trascrizione ed è essenzialmente e strutturalmente diverso dall’atto che si vorrebbe annullare.
In secondo luogo, parte ricorrente ha rilevato che l’ordinamento dello stato civile costituisce un sistema chiuso e tassativo, ¬con puntuali strumenti ed istituti non derogabili dall’autorità prefettizia né in relazione al procedimento da seguire, né quanto alla competenza esclusiva a provvedere che è prevista in capo all’autorità giudiziaria, come stabilito dagli artt. 449 e ss. c.c. e dal D.P.R. n. 396/2000 (‘Regolamento per la revisione e la semplificazione dell’ordinamento dello stato civile’).
La disciplina applicabile alla fattispecie induce a ritenere che, una volta chiusa la trascrizione di un atto nel registro degli atti di matrimonio (ai sensi dell’art. 63 del Regolamento), tale trascrizione possa essere espunta dai medesimi registri esclusivamente in virtù di un provvedimento dell’autorità giudiziaria e non di un provvedimento amministrativo.
In tal senso è la prassi dell’Amministrazione dell’Interno, posto che nel Massimario per l’ufficiale di stato civile del Ministero dell’Interno, si legge, al par. 15.1.1 pag. 166: ‘Cancellazione di un atto. // Quando si voglia procedere alla ‘cancellazione di un atto indebitamente registrato’ negli archivi dello stato civile, considerato che non può esserne effettuata la materiale cancellazione, la legge prescrive che si faccia ricorso a iniziativa del pubblico ministero (eventualmente su segnalazione dello stesso ufficiale di stato civile) alla procedura di rettificazione di cui agli artt. 95 e 96 del DPR 396/2000 rimettendo la competenza a decidere esclusivamente all’autorità giudiziaria. Il relativo decreto deve essere opportunamente annotato sui registri dello stato civile’.
Allo stesso modo la circolare del Ministero dell’Interno prot. 5999 del 04/06/2008 precisa l’estensione del potere di correzione degli errori materiali e chiarisce che ‘l’ufficiale dello stato civile può provvedere ex art. 98 c. 1 a correggere l’errore rilevato solo nei casi in cui l’adeguamento del contenuto dell’atto alla realtà di fatto si renda possibile a seguito di una mera valutazione oggettiva e un riscontro documentale dell’errore materiale. Diversamente, sarà necessario seguire la procedura del ricorso all’autorità giudiziaria al procedimento giudiziale di fine della rettificazione, ai sensi dell’art. 95 del D.P.R. n. 396/2000. (….) la correzione non può mai modificare il contenuto sostanziale dell’atto’.
In conclusione, spetta in via esclusiva all’autorità giudiziaria disporre la cancellazione di un atto che si assuma indebitamente trascritto nel registro degli atti di matrimonio.
L’art. 9 del D.P.R. 396/2000 conferisce al Ministro il potere di indirizzo ed al Prefetto il potere di vigilanza.
Il potere di vigilanza è declinato dal medesimo decreto presidenziale indicando di quali atti si debba dare comunicazione al Prefetto e prevedendo al Titolo XIII, art. 104, le verificazioni che il Prefetto deve compiere presso gli uffici di stato civile; verificazioni che per l’art. 105 del Regolamento si concludono con la redazione di un verbale e non con la manomissione dei registri di stato civile. Nessun potere di annullamento è invece conferito al Prefetto.
L’art. 54, commi 3 ed 11, del TUEL, richiamato dal decreto prefettizio, prevede il potere del Prefetto di sostituirsi al Sindaco in caso di inerzia di quest’ultimo nel sovrintendere agli uffici di stato civile.
Inoltre, l’art. 54, comma 11, del D.Lgs. 267/2000, attribuisce al Prefetto un potere sostitutivo generale ‘nel caso di inerzia del sindaco’ e non nel caso di esercizio della funzione da parte del Sindaco stesso (come avvenuto nel caso di specie).
3. Illegittimità dell’ordine di annotare; violazione dell’art. 453 c.c.; violazione degli artt. 69, 11, comma 3, 12, comma 1, del D.P.R. 396/2000; violazione del D.M. 5 aprile 2002.
L’ordine del Prefetto al Sindaco di annotare nel registro degli atti di matrimonio il decreto del 31 ottobre 2014 è viziato per l’illegittimità derivata dall’invalidità del decreto prefettizio impugnato.
Il Prefetto, infatti, ha compiuto un surrettizio sdoppiamento fra decreto ed annotazione dello stesso, per ‘creare’ un atto da annotare (non previsto dal Regolamento).
Ma, all’Ufficiale di stato civile (e, quindi, al Prefetto che volesse sostituirsi a questi), non è attribuito il potere di adottare decreti di trascrizione.
L’attività dell’Ufficiale di stato civile, infatti, si esplica e si esaurisce nel compimento dell’iscrizione, o trascrizione, o annotazione, nel registro, unitamente alle connesse attività di documentazione. L’annotazione, però, in quanto atto tipico e tassativo, da qualificarsi come atto pubblico formale, non è suscettibile di essere ‘ordinata’ in maniera creativa o anche solo mediante applicazione analogica.
4. Violazione del procedimento ed, in particolare, degli artt. 7 e 10 L.n. 241/90; violazione del diritto di difesa e dell’art. 24 Cost.
Il decreto prefettizio dà atto che non è intervenuta comunicazione di avvio del procedimento alle parti interessate, ‘considerato che sussistono ragioni di celerità del procedimento derivanti dall’esigenza di evitare che le trascrizioni effettuate producano ulteriori effetti pregiudizievoli per l’unitarietà dell’ordinamento giuridico e che, in ogni caso, il presente provvedimento riveste natura vincolata e l’eventuale partecipazione degli interessati non potrebbe incidere sul suo contenuto dispositivo’.
Tale circostanza induce a ritenere viziato il decreto prefettizio anche perché adottato senza sentire la parte privata, nell’assunto che si tratti di atto vincolato, posto che il Prefetto non può disporre dello status giuridico delle persone senza che le stesse siano neppure informate dell’avvio di un siffatto procedimento.
Sotto tale profilo, il procedimento seguito dal Prefetto ha violato il diritto alla difesa garantito dall’art. 24 della Costituzione.
Le odierne ricorrenti, ritenendo di essere state lese dal provvedimento indicato e temendo che il Prefetto di Roma procedesse ad horas ad annullare le trascrizioni senza nemmeno attendere i tempi necessari per la proposizione del ricorso in sede giurisdizionale, hanno notificato via fax e via pec (il 31 ottobre 2014) e successivamente depositato (il 3 novembre 2014) una istanza cautelare ai sensi dell’art. 61 c.p.a. chiedendo di inibire al Prefetto ed al Sindaco di procedere all’annotazione sul registro dello stato civile del decreto contestato nelle more del giudizio di impugnazione.
Sotto questo profilo, ai sensi del codice civile, la diversità di sesso dei nubendi costituisce un requisito sostanziale necessario affinché il matrimonio produca effetti giuridici nell’ordinamento interno, posto che, allo stato, l’istituto del matrimonio si fonda sulla diversità di sesso dei coniugi, come si evince dall’art. 107 c.c., il quale stabilisce che l’ufficiale dello stato civile “riceve da ciascuna delle parti personalmente, l’una dopo l’altra, la dichiarazione che esse si vogliono prendere rispettivamente in marito e in moglie, e di seguito dichiara che esse sono unite in matrimonio”.
A parere della parte resistente, in tale ambito rientra un potere di sovraordinazione dell’amministrazione dello Stato rispetto all’attività svolta dal sindaco, posto che in questa veste il sindaco non rappresenta la comunità locale ma attua la legge nazionale ed è, perciò, tenuto, ai sensi dell’art. 9 del d.P.R. 396/2000, “… ad uniformarsi alle istruzioni che vengono impartite dal Ministero dell’interno”.
4.1. La disciplina dello stato civile prevede che ‘Nessuna annotazione può essere fatta sopra un atto già iscritto nei registri se non è disposta per legge ovvero non è ordinata dall’autorità giudiziaria’ (art. 453 c.c.).
Il DPR n. 396/2000 (recante il Regolamento per la revisione e la semplificazione dell’ordinamento dello stato civile, a norma dell’articolo 2, comma 12, della L. 15 maggio 1997, n. 127), prevede che ‘Gli atti dello stato civile sono redatti secondo le formule e le modalità stabilite con decreto del Ministro dell’interno’ (art. 12, comma 1); ‘L’ufficiale dello stato civile non può enunciare, negli atti di cui è richiesto, dichiarazioni e indicazioni diverse da quelle che sono stabilite o permesse per ciascun atto’ (art. 11, comma 3); ‘Le annotazioni disposte per legge od ordinate dall’autorità giudiziaria si eseguono per l’atto al quale si riferiscono, registrato negli archivi di cui all’articolo 10, direttamente e senza altra formalità dall’ufficiale dello stato civile di ufficio o su istanza di parte’ (art. 102, comma 1); ‘Gli atti dello stato civile sono chiusi con la firma dell’ufficiale dello stato civile competente. Successivamente alla chiusura gli atti non possono subire variazioni’ (art. 12, comma 6).
In sostanza, dalle norme richiamate si evince che un intervento quale quello posto in essere nel caso di specie dall’Amministrazione centrale, compete solo all’Autorità giudiziaria.
L’art. 5, comma 1, lettera a), del D.P.R. 396/2000, prevede che ‘L’ufficiale dello stato civile, nel dare attuazione ai principi generali sul servizio dello stato civile di cui agli articoli da 449 a 453 del codice civile e nel rispetto della legge 31 dicembre 1996, n. 675, espleta i seguenti compiti: a) forma, archivia, conserva e aggiorna tutti gli atti concernenti lo stato civile’ mentre, l’art. 98, del D.P.R. n. 396/2000, prevede che ‘L’ufficiale dello stato civile, d’ufficio o su istanza di chiunque ne abbia interesse, corregge gli errori materiali di scrittura in cui egli sia incorso nella redazione degli atti mediante annotazione dandone contestualmente avviso al prefetto, al procuratore della Repubblica del luogo dove è stato registrato l’atto nonché agli interessati.’.
In sostanza, l’ufficiale di stato civile ha solo il potere di aggiornare i Registri e di correggere gli eventuali errori materiali.
L’art. 95, comma 1, del D.P.R. n. 396/2000, stabilisce che ‘Chi intende promuovere la rettificazione di un atto dello stato civile o la ricostituzione di un atto distrutto o smarrito o la formazione di un atto omesso o la cancellazione di un atto indebitamente registrato, o intende opporsi a un rifiuto dell’ufficiale dello stato civile di ricevere in tutto o in parte una dichiarazione o di eseguire una trascrizione, una annotazione o altro adempimento, deve proporre ricorso al tribunale nel cui circondario si trova l’ufficio dello stato civile presso il quale è registrato l’atto di cui si tratta o presso il quale si chiede che sia eseguito l’adempimento’, mentre l’art. 109, del D.P.R. n. 396/2000, specifica che ‘I tribunali della Repubblica sono competenti a disporre le rettificazioni e le correzioni di cui ai precedenti articoli anche per gli atti dello stato civile ricevuti da autorità straniere, trascritti in Italia, ed a provvedere per la cancellazione di quelli indebitamente trascritti’.
In definitiva, tali disposizioni non prevedono competenze o poteri di annullamento o di autotutela aventi ad oggetto la trascrizione di matrimoni, ma solo la possibilità di disporre l’annotazione di rettificazioni operate dall’Autorità giudiziaria (ex art. 69, comma 1, lett. i, del DPR n. 396/2000), come si evince dal D.M. 5 aprile 2002, il quale nel prescrivere le formule tassative di annotazione (cfr. artt. 11, comma 3, e 102, comma 1, del D.P.R. n. 396/2000), all’Allegato A) formula n. 190, stabilisce quanto segue: ‘Annotazione di provvedimento di rettificazione (artt. 49, 69 e 81 del D.P.R. 3 novembre 2000, n. 396). Con provvedimento del Tribunale di … n. … in data … l’atto di cui sopra è stato cosi rettificato (inserire specificamente le rettificazioni così come sono state disposte) …’. Non si rinvengono altre previsioni contenute nel citato articolo 69 che dispongano l’annotazione di qualche diverso provvedimento del genere, ovvero formule di cui al DM 5 aprile 2002 che si riferiscano ad atti del genere adottati dall’Autorità amministrativa.
Quindi, una trascrizione nel Registro degli atti di matrimonio può essere espunta e/o rettificata solo in forza di un provvedimento dell’Autorità giudiziaria e non anche adottando un provvedimento amministrativo da parte dell’Amministrazione centrale, neanche esercitando il potere di sovraordinazione che, effettivamente, il Ministro dell’Interno vanta sul Sindaco in tema di stato civile.
L’art. 9 del D.P.R. n. 396/2000, infatti, conferisce al Ministro dell’Interno il potere di ‘indirizzo’ ed al Prefetto il potere di ‘vigilanza’ sugli Uffici. Tale potere trova specificazione nel medesimo decreto presidenziale ove si indicano quali sono gli atti dei quali si deve dare comunicazione al Prefetto prevedendo, all’articolo 104, le verificazioni che egli deve compiere presso gli uffici di stato civile che (ex articolo 105) si concludono con la redazione di un verbale e non con la modifica delle risultanze dei registri di stato civile o con l’adozione di provvedimenti destinati a tal fine.
- da un lato, esclude qualsivoglia intervento sostitutivo del Prefetto (se non quello, espressamente previsto, per il caso di inerzia del Sindaco);
- dall’altro, attribuisce ad un organo terzo, in via esclusiva, il potere di incidere sui registri dello stato civile, così come risultano gestiti dal Sindaco.
Né un potere del genere può evincersi dall’art. 54, commi 3 ed 11, del TUEL (richiamato nel decreto prefettizio), posto che tali disposizioni prevedono il potere del Prefetto di sostituirsi al Sindaco in caso di inerzia di quest’ultimo nel sovrintendere agli uffici di stato civile.
Al riguardo, va rilevato, da una parte, che il potere sostitutivo può essere esercitato solo ‘nel caso di inerzia del Sindaco’ (e non, come nel caso di specie, nell’ipotesi in cui il Sindaco abbia esercitato le funzioni) e, dall’altro, che il Prefetto ¬sostituendosi al Sindaco (come detto, solo in caso di inerzia) non potrebbe esercitare poteri maggiori di quelli vantati da questo ultimo il quale non può annullare le trascrizioni sicché, atti del genere non può assumerli neanche il Prefetto. Tale facoltà risulta inibita dovendo il Sindaco (e, quindi, anche l’Amministrazione centrale) ricorrere al giudice in casi del genere, fatta salva l’ipotesi della rettifica di meri errori materiali (ex art. 98, del D.P.R. n. n. 396/2099). Solo questo (e non altri) costituisce oggetto di un potere di intervento successivo permesso all’Ufficiale dello stato civile.
Questo conferma che spetta solo all’Autorità giudiziaria disporre la cancellazione di un atto indebitamente registrato nel Registro degli atti di matrimonio, posto che: le registrazioni dello stato civile non possono subire variazioni se non nei limitati casi descritti e normativamente previsti in modo espresso; l’ufficiale di stato civile ha solo il potere di aggiornare i registri e di correggere gli errori materiali; ogni rettificazione o cancellazione è attribuita alla competenza dell’autorità giudiziaria ordinaria; fra le annotazioni possibili nel registro dei matrimoni non è previsto alcun atto di annullamento o di autotutela ma, solo l’annotazione della rettificazione giudiziaria.
Come detto, una volta eseguita la trascrizione di un atto nel registro degli atti di matrimonio (ai sensi dell’art. 63 del Regolamento), la stessa possa subire modificazioni o cancellazioni solo forza di un provvedimento dell’autorità giudiziaria e non anche a causa dell’adozione di un provvedimento amministrativo.
Del resto, se fosse configurabile un potere di sovraordinazione del Prefetto rispetto al Sindaco (quale quello descritto dall’Amministrazione resistente), esercitabile attraverso un potere di annullamento da parte dell’autorità amministrativa centrale (omettendo di applicare il citato articolo 95 del D.P.R. n. 396/2000), tale potere non sarebbe configurabile solo in capo al Ministero dell’Interno ma anche in capo all’Ufficiale di stato civile. Il Sindaco non vanterebbe solo il potere di aggiornamento (ex art. 5 del Regolamento) e correzione di errori materiali (ex art. 98 del Regolamento) ma, un vero e proprio potere di revisione degli atti di stato civile.
Tuttavia, l’esistenza di tale potere e la possibilità di adottare i relativi provvedimenti conseguenti dovrebbe trovare espressione e previsione nella disciplina dello stato civile ed, invece, non si fa menzione di tutto ciò né all’art. 69 del D.P.R. 396/2000, che disciplina le annotazioni, né nel D.M. 5 aprile 2002, che (come detto) contiene le formule tassative delle annotazioni stesse.
Inoltre, se tale potere esistesse non ci sarebbe bisogno di prevedere espressamente ed in maniera puntuale, all’art. 98, il potere per l’Ufficiale di stato civile di procedere alle correzioni di errore materiale.
Infine, se (come sostiene l’Amministrazione resistente) il Titolo XI del D.P.R. n. 396/2000 non fosse destinato a disciplinare anche le iniziative dell’autorità amministrativa, ma solo quelle dei terzi, non si spiegherebbe perché nel medesimo titolo sono disciplinate le ipotesi di ‘rettificazione’ e ‘cancellazione’ all’art. 95 e le ipotesi di ‘correzione di errore materiale’ all’art. 98, rimettendosi le prime alla decisione dell’autorità giudiziaria e solo le seconde all’autorità amministrativa.
Tali conclusioni non mutano neanche prendendo in considerazione ed applicando la disciplina generale sul procedimento amministrativo contenuta nella legge n. 241 del 1990, la quale, all’articolo 21-nonies stabilisce che “Il provvedimento amministrativo illegittimo … può essere annullato d’ufficio, …, dall’organo che lo ha emanato, ovvero da altro organo previsto dalla legge.”.
- accoglie il ricorso, nei limiti indicati in motivazione, e per l’effetto annulla i provvedimenti impugnati;
Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all’art. 52, comma 1 D. Lgs. 30 giugno 2003 n. 196, a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata, per procedere all’oscuramento delle generalità degli altri dati identificativi dei soggetti ricorrenti manda alla Segreteria di procedere all’annotazione di cui ai commi 1 e 2 della medesima disposizione, nei termini indicati.
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