Source: https://www.fiscomania.com/2017/12/cessioni-intracomunitarie-di-beni/
Timestamp: 2018-01-20 14:46:02+00:00
Document Index: 134059786

Matched Legal Cases: ['art. 41', 'art. 41', 'art. 38', 'art. 41', 'art. 176', 'art. 41', 'art. 41', 'art. 37', 'art. 41']

Cessioni intracomunitarie di beni: guida alla territorialità Iva
Cessioni intracomunitarie di beni: la guida
Costituiscono cessioni intracomunitarie, le vendite. Derivanti da atti a titolo oneroso della proprietà di beni, spediti o trasportati fuori dal territorio dello Stato da altro Stato membro UE. La disciplina relativa alla fatturazione e all’applicazione dell’Iva nelle cessioni intracomunitarie di beni.
Per “operazioni intracomunitarie” si intendono, innanzitutto, gli acquisti e le cessioni di beni, che intercorrono tra soggetti passivi Iva appartenenti a diversi Stati membri dell’Unione europea.
Operazioni che vengono rese “non imponibili” nel Paese del cedente. Per essere invece assoggettati ad Iva da parte del cessionario, nel Paese di destinazione dei beni (D.L. n. 331/93 che recepisce numerosi articoli sparsi nella Dir. 2006/112/CE, artt. 2, 3, 4, 9, 17, 20 e s., 33, 34, 40, 67 e s., 138 e s., 154 e s., 162 e s., 172 e s., 199 e s., ecc.).
Ad esempio, la cessione di 1000 paia di scarpe, sulla base di un contratto di vendita, da parte di una azienda di Bologna ad un rivenditore di Berlino, costituisce una cessione intracomunitaria. Per l’azienda tedesca, la stessa operazione si definisce acquisto intracomunitario.
La disciplina sostanziale delle operazioni intracomunitarie, riguarda, quindi, principalmente gli scambi comunitari (acquisti e cessioni), per la sussistenza dei quali occorre che siano verificati determinati requisiti.
In questa disamina mi concentrerò sulla disciplina che riguarda le cessioni intracomunitarie di beni.
Esempi di cessione intracomunitaria
Cessioni intracomunitarie: precisazioni
Prova nelle cessioni intracomunitarie di beni
Cessioni franco fabbrica
Documenti utili in assenza di CMR
Casi particolari di cessioni intracomunitarie
Realizzazione e cessione di stampi
Cessioni di beni in depositi Iva
Operazioni assimilate alle cessioni intracomunitarie
Operazioni escluse dalle cessioni intracomunitarie
Disciplina delle cessioni intracomunitarie
Momento di effettuazione delle cessioni intracomunitarie
Cessioni intracomunitarie: furto o smarrimento merce
Tabella furto smarrimento distruzione
Cessioni in valuta
Regime delle vendite a distanza
Acquisti da uno Stato UE
Vendite dall’Italia
Soglie per identificazione diretta UE
Diritto al rimborso dell’Iva
Le cessioni di beni trasportati o spediti dal cedente, dall’acquirente o da un terzo per loro conto, dal territorio dello Stato italiano a quello di un altro Stato membro, costituiscono cessioni intracomunitarie, non imponibili in Italia, se si verificano tutte le seguenti condizioni (art. 41 c. 1 D.L. n. 331/93):
La cessione è effettuata a titolo oneroso. Le cessioni a titolo gratuito, quali ad esempio gli omaggi, i campioni gratuiti di modico valore appositamente contrassegnati, sono prive dei presupposti necessari e quindi sono soggette alla normativa interna (Circ. Min. n. 13/E/1994);
Il cedente è un soggetto passivo in Italia. Ovvero è un soggetto estero che ha nominato un rappresentante fiscale in Italia o si è identificato direttamente;
L’acquirente è un soggetto passivo in un altro Stato membro (o, in ogni caso, non un soggetto per il quale si verifichino le condizioni di applicazione, nello Stato membro di appartenenza, del regime derogatorio);
L’acquirente abbia comunicato al cedente il proprio numero di identificazione (partita IVA integrata dalle iniziali dello Stato membro che l’ha rilasciata). Tuttavia, la giurisprudenza ha ritenuto che il numero di identificazione non sia una condizione sostanziale. Ma solo un requisito formale che non può mettere in discussione il diritto alla non imponibilità qualora ricorrano le condizioni sostanziali di una cessione intracomunitaria.
I beni, prima della cessione intracomunitaria, possono essere sottoposti in Italia, per conto dell’acquirente. A lavorazione, trasformazione, assiemaggio o adattamento ad altri beni, da parte del cedente o di terzi.
a) L’impresa Alfa, con sede in Italia, vende dei prodotti all’impresa cliente Beta. Avente sede in Francia che comunica il proprio numero di identificazione. I prodotti sono trasportati in Francia a cura di Alfa dopo aver subìto in Italia una lavorazione da parte dell’impresa Gamma (per conto di Beta).
La cessione in esame è una cessione intracomunitaria.
Se invece la lavorazione, sempre su commissione del fornitore, fosse effettuata in Francia, la successiva cessione a Beta al termine della lavorazione sarebbe fuori campo IVA. In quanto operazione interna alla Francia.
b) Una società con sede in Italia acquista dei prodotti tessili in Italia. Poi li invia in Russia per la lavorazione di un’azienda russa. Successivamente i prodotti finiti sono inviati in Austria. Dove vengono immessi in libera pratica. Poi vengono ceduti definitivamente in Germania al cliente finale.
In tal caso, mentre l’introduzione dei prodotti finiti in Austria rappresenta un’importazione. La loro consegna in Germania al cliente tedesco costituisce una cessione intracomunitaria che però non rileva territorialmente in Italia (Risoluzione n. 19/E/2002).
c) L’impresa Alfa, con sede in Italia, cede all’impresa Beta avente sede in Germania, dei prodotti che restano in Italia.
La cessione in esame non può essere considerata intracomunitaria. In quanto manca il requisito del trasferimento fisico dei beni in un altro Stato UE. Essa pertanto è soggetta ad IVA.
Se successivamente Beta vende all’impresa Gamma, con sede in Italia. I medesimi prodotti senza trasferirli in un altro Stato UE. Anche tale cessione non può essere considerata intracomunitaria ed è soggetta ad IVA.
Se, invece, la cessione da Beta a Gamma comporta il trasferimento dei prodotti in Francia (o in altro Stato UE), siamo in presenza di una cessione intracomunitaria non imponibile (con obbligo di Beta di identificarsi direttamente in Italia o di nominare un rappresentante fiscale).
Alle cessioni di beni soggetti ad accisa (alcole, bevande alcoliche, tabacchi lavorati e prodotti energetici, escluso il gas fornito dal sistema di distribuzione di gas naturale situato nel territorio dell’UE o una rete connessa a un tale sistema) ad un acquirente che beneficia del regime derogatorio nel Paese membro di appartenenza, si applica comunque il principio della tassazione nel Paese membro di destinazione.
Se la cessione intracomunitaria avviene tramite commissionari senza rappresentanza (cioè soggetti che agiscono in nome proprio), il rapporto tra committente e commissionario è soggetto ad IVA quale operazione interna (Risoluzione n. 115/E/2001).
Quando le cessioni presentano le condizioni sopra indicate ma hanno ad oggetto beni per i quali si applica il regime speciale dei beni usati, non sono operazioni intracomunitarie ma cessioni interne allo Stato italiano.
Per provare l’avvenuta cessione intracomunitaria il fornitore deve innanzitutto disporre del documento di trasporto internazionale via camion – CMR – firmato dal trasportatore per presa in carico della merce e dal destinatario per ricevuta (da cui risulti l’uscita della merce dal territorio nazionale) (Ris. AE 25 marzo 2013 n. 19/E, Ris. AE 15 dicembre 2008 n. 477/E, Ris. AE 28 novembre 2007 n. 345/E).
Il CMR può essere prodotto in formato cartaceo o elettronico (avente lo stesso contenuto di quello cartaceo e messo a disposizione in formato pdf).
Il medesimo contenuto del CMR può essere sostituito da altri documenti da cui si possano ricavare le medesime informazioni, nonché le firme di cedente, vettore e acquirente. E’ ammissibile, anche l’utilizzo delle informazioni tratte dal sistema informatico del vettore, da cui risulti che la merce è uscita dall’Italia ed ha raggiunto lo Stato UE. In tal caso sia il CMR elettronico che le informazioni del sistema informatico devono essere comunque stampati in un documento cartaceo, in quanto privi delle caratteristiche dei documenti informatici (riferimento temporale e firma elettronica).
In assenza del CMR ogni mezzo di prova alternativa in grado di fornire riscontri analoghi è ammesso, ad esempio, sono stati ritenuti utili i seguenti:
Documentazione relativa agli impegni contrattuali assunti;
Documentazione bancaria da cui risulti il pagamento della merce;
Eenchi INTRASTAT.
Una disciplina peculiare è prevista nel caso di cessione con trasporto dei beni fuori dallo Stato UE di partenza ad opera dell’acquirente (cessioni ex works o franco fabbrica).
La prova che il fornitore può produrre all’AE dipende infatti essenzialmente dagli elementi che riceve dall’acquirente, in quanto, una volta che il fornitore gli ha consegnato la merce, egli perde ogni potere di controllo sulla movimentazione della stessa. Se quest’ultimo non assolve l’obbligo di trasporto, la responsabilità è solo dell’acquirente, il quale è considerato debitore dell’IVA nel proprio Stato (di destinazione della cessione) (C.Giust. UE 16 dicembre 2010 C-430/09).
Ciò, a condizione che il fornitore sia in buona fede, cioè abbia adottato tutte le misure necessarie per evitare di partecipare, anche inconsapevolmente, ad una frode (es. verificando l’affidabilità dell’acquirente: presenza di struttura effettiva, di considerevole giro d’affari o di clientela qualificata, ecc.).
Tuttavia è da escludersi che il fornitore debba svolgere attività investigative sulla movimentazione subìta dai beni ceduti dopo che gli stessi siano stati consegnati al vettore incaricato dall’acquirente.
Al riguardo, è utile introdurre nel contratto di cessione, per evidenziare la buona fede del fornitore, delle clausole che prevedano l’obbligo specifico per l’acquirente UE di comunicare al fornitore l’eventuale mancata consegna nel luogo di destinazione indicato nel documento di trasporto e una conseguente responsabilità patrimoniale, in capo all’acquirente, per il risarcimento delle maggiori imposte, interessi e sanzioni, eventualmente richieste dall’AE in caso di contestazione per il mancato invio del beni in un altro Paese UE.
In pratica, alcune imprese fornitrici sono solite cautelarsi chiedendo al cliente UE il rilascio di una somma a titolo di cauzione pari all’importo dell’IVA eventualmente da pagare; tale somma viene restituita solo nel caso in cui l’acquirente fornisce la prova dell’uscita della merce dal territorio italiano.
Documenti utili, in assenza del CMR, possono essere il DDT controfirmato dal destinatario, il contratto di assicurazione relativo al trasporto delle merci, la conferma scritta, da parte dell’acquirente, del ricevimento della merce.
In assenza di tali documenti, può essere utile anche la prova di fatti secondari dai quali desumere la presenza fisica delle merci in territorio dello Stato UE destinatario. Come ad esempio, nel caso di trasporti stradali, le ricevute di pagamento – recanti data, timbro ed indicazione del chilometraggio dell’automezzo – sottoscritte dal titolare della stazione di rifornimento carburante che risulti ubicata nel territorio di destinazione delle merci.
Per i trasporti diversi da quelli su strada è possibile utilizzare i documenti tradizionali, cioè la polizza di carico (trasporti via mare), lettera di vettura aerea e lettera di vettura ferroviaria (CIM).
Costituiscono cessioni intracomunitarie anche quelle nelle quali i beni vengono spediti o trasportati in un altro Stato membro, per essere lì imballati, montati, installati od assiemati, da parte del fornitore o per suo conto.
Un’azienda italiana vende ad un cliente tedesco dei beni che saranno installati dal cedente italiano in Germania. Questa operazione costituisce una cessione intracomunitaria non imponibile (ex art. 41 c. 1 lett. c).
Invece, se un’azienda italiana acquista da un fornitore tedesco dei beni da installare in Italia, l’introduzione dei beni in Italia non costituisce acquisto intracomunitario (e il trasferimento dei beni risulta irrilevante ai fini dell’imposta – art. 38 c. 5 lett. b) e Circ. Min. 23 febbraio 1994 n. 13). La successiva consegna dei beni installati è una operazione interna.
A differenza di ciò che avviene per gli analoghi acquisti di beni spediti in Italia per essere installati, imballati ecc. che sono operazioni interne, le cessioni in esame sono intracomunitarie (anziché prive del requisito della territorialità).
La realizzazione (costruzione diretta o acquisto da terzi secondo la normativa interna) per conto di un committente comunitario di stampi, da utilizzare in Italia per la produzione di beni da inviare in un altro Stato membro, è da inquadrare nell’ambito di cessioni intracomunitarie qualora:
Tra il committente e l’operatore nazionale venga stipulato un unico contratto d’appalto. Avente ad oggetto sia la realizzazione dello stampo sia la fornitura dei beni che con esso si producono;
Lo stampo, a fine lavorazione, venga inviato nell’altro Paese comunitario, a meno che, in conseguenza dell’ordinario processo di produzione o per accordi contrattuali, sia distrutto o sia divenuto ormai inservibile. Se lo stampo viene trattenuto dal prestatore per essere utilizzato per eventuali successive forniture, la condizione non è rispettata.
Se le citate condizioni non sono rispettate (es. stampo riutilizzato dall’operatore nazionale), la costruzione dello stampo si considera una prestazione di servizi generica, esclusa da IVA ai sensi della regola generale.
In caso di distruzione volontaria degli stampi è necessario osservare l’apposita procedura, a meno che non li si consegnino da smaltire a soggetti autorizzati, compilando l’apposito formulario.
Le cessioni a soggetti comunitari di beni introdotti precedentemente in depositi IVA, spediti in uno Stato membro, sono considerate cessioni intracomunitarie.
Un’azienda italiana cede materie prime che introduce in un deposito IVA. Una società francese procede all’estrazione della merce per utilizzarla nel suo processo produttivo in Francia. Si tratta di cessione intracomunitaria.
L’invio di beni dal territorio italiano a quello di un altro Stato membro, mediante trasporto o spedizione a cura di un soggetto passivo in Italia o da terzi per suo conto, indipendentemente dal titolo che lo giustifica (quindi anche per causa diversa dalla cessione a titolo oneroso), è assimilato ad una cessione intracomunitaria (c.d. trasferimento di beni).
Un caso tipico si verifica con la vendita di beni in un altro Stato UE dopo che, nel medesimo Stato, siano stati sottoposti ad una lavorazione per conto del cedente italiano.
Il primo trasporto è un trasferimento a se stessi, operazione assimilata alle cessioni intracomunitarie (che necessita l’identificazione nello Stato UE, diretta o mediante rappresentante fiscale, di chi effettua il trasferimento per assolvere l’imposta sul conseguente acquisto intracomunitario). Mentre la cessione alla società estera è un’operazione interna allo Stato dell’acquirente, quindi fuori campo IVA.
Infatti questa cessione non può considerarsi effettuata in Italia (come operazione intracomunitaria). In quanto il contratto di acquisto ha per oggetto il prodotto finito risultante dopo la lavorazione avvenuta nello Stato UE.
La società italiana Bianchi invia i beni in Francia a Rouge che esegue, per suo conto, alcuni lavori di rifinitura, al termine dei quali i beni sono consegnati all’acquirente francese Jaune.
Il primo trasporto/spedizione dà luogo ad un trasferimento a se stessi, operazione assimilata alle cessioni intracomunitarie, mentre la cessione alla società Jaune è un’operazione interna alla Francia, in quanto il contratto di acquisto ha per oggetto il prodotto finito risultante dopo la lavorazione avvenuta in Francia; in sostanza, Bianchi ha venduto i beni a Jaune al termine della lavorazione effettuata da Rouge.
Sono esclusi dalla disciplina delle cessioni IC i beni inviati in un altro Stato UE:
per perizie o manipolazioni usuali o operazioni di perfezionamento attivo se rinviati al committente nello Stato UE di provenienza se non rinviati al committente art. 41 c. 3 DL 331/93
per essere utilizzati temporaneamente (massimo 24 mesi) per servizi prestati dallo stesso soggetto es. noleggi Ris. AE 19 giugno 2008 n. 25/E
che, se ivi importati, beneficerebbero della temporanea importazione in esenzione totale dei dazi (art. 176 DPR 43/73) es. beni da esporre in mostre e fiere art. 41 c. 3 DL 331/93
gas,energia elettrica e calore o freddo ceduti mediante sistemi situati nel territorio dell’UE art. 41 c. 2 bis DL 331/93
beni usati assoggettati al relativo regime speciale il cedente italiano realizza una cessione interna art. 37 DL 41/95
da soggetti in regime di franchigia es. i forfettari art. 41 c. 2 bis DL 331/93
omaggi e campioni gratuiti di modico valore appositamente contrassegnati assoggettati a norma interna non essendo contemplati da quella comunitaria Circ. Min. 23 febbraio 1994 n. 13/E
Le cessioni intracomunitarie sono non imponibili. Ciò significa che pur essendo detassate, esse mantengono, in capo a chi le effettua, tutti gli obblighi e le formalità previsti dalle norme IVA.
Inoltre, esse danno diritto alla detrazione o al rimborso dell’IVA assolta sugli acquisti e la possibilità di usufruire, in presenza delle medesime condizioni, della possibilità di acquisto con dichiarazione d’intento previsto per gli esportatori abituali.
In caso di operazioni fraudolente (c.d. operazioni carosello), se è dimostrato, alla luce di elementi oggettivi, che il soggetto passivo sapeva, o avrebbe dovuto sapere, di parteciparvi, spetta alle Autorità e ai giudici nazionali opporre a un soggetto passivo, un diniego del beneficio dei diritti alla detrazione, alla non imponibilità o al rimborso dell’IVA. Anche in assenza di disposizioni di diritto nazionale che lo prevedano.
Tale diniego è ammesso anche se l’evasione sia stata commessa in uno Stato membro diverso da quello in cui tale beneficio è stato richiesto. Anche se lo stesso soggetto passivo abbia, in quest’ultimo Stato membro, rispettato le condizioni formali previste dalla normativa nazionale per poter beneficiare dei suddetti diritti.
Se la cessione intracomunitaria riguarda un’operazione esente ai sensi della normativa nazionale, l’operazione stessa non consente il diritto alla detrazione dell’IVA assolta sugli acquisti. A prescindere dal regime IVA applicabile nello Stato membro di destinazione. In tal caso si applicherà quindi il pro-rata di indetraibilità previsto in caso di operazioni esenti.
Il momento di effettuazione della cessione intracomunitaria coincide con l’inizio del trasporto o della spedizione all’acquirente o a terzi per suo conto dal territorio italiano. Tuttavia, le cessioni intracomunitarie effettuate in modo continuativo nell’arco di un periodo superiore ad un mese solare, si considerano effettuate al termine di ciascun mese.
Se anteriormente al verificarsi degli eventi suddetti è emessa la fattura, l’operazione si considera effettuata, limitatamente all’importo fatturato, alla data di emissione della fattura.
Il pagamento anticipato totale o parziale (c.d. acconto), non ha rilevanza.
Nel caso di furto, smarrimento, distruzione della merce durante il trasporto dall’Italia all’altro Stato comunitario le conseguenze variano a seconda del momento della scomparsa e dell’autore del trasporto.
In particolare, occorre distinguere le seguenti ipotesi.
a) i beni scompaiono durante il trasporto effettuato con mezzi propri del cedente: – se la scomparsa si verifica in Italia, tale evento impedisce il sorgere del presupposto impositivo; Il cedente italiano invia con i propri mezzi la merce in Germania. Durante il trasporto in Italia questa viene rubata. Non c’è stata cessione e manca quindi il momento impositivo.
– se la scomparsa avviene nel territorio dell’altro Paese UE, si configura per il cedente nazionale una cessione intra UE non imponibile, fermo restando per il cedente l’adempimento degli obblighi previsti nel Paese membro di scomparsa dei beni; Il cedente invia con i propri mezzi la merce in Francia ove viene rubata durante il trasporto. C’è stata una cessione intracomunitaria. Il cedente dovrà attivarsi in Francia per dimostrare la scomparsa dei beni.
b) i beni scompaiono durante il trasporto effettuato con mezzi propri dell’acquirente o tramite un vettore (incaricato indifferentemente dal cedente o dall’acquirente): – se la scomparsa dei beni si verifica in Italia, l’operazione è da qualificare come cessione interna; L’acquirente tedesco acquista in Italia e si incarica del trasporto in Germania. Prima del confine i beni scompaiono e quindi la cessione intracomunitaria non è avvenuta. È avvenuta però una cessione interna soggetta ad IVA.
– se la scomparsa dei beni si verifica nel territorio di altro Stato UE, l’operazione si concretizza in una cessione intra UE non imponibile, in considerazione del fatto che i beni sono comunque usciti dal territorio nazionale. L’acquirente francese acquista in Italia e si incarica del trasporto in Francia. Dopo il confine i beni scompaiono ma è già avvenuta la cessione intracomunitaria non imponibile.
Per le cessioni espresse in valuta, il tasso di cambio applicabile deve essere individuato secondo le regole generali applicabili alle cessioni interne; si considera pertanto il cambio del giorno in cui è stata effettuata l’operazione o, in mancanza, il cambio del giorno antecedente più vicino.
Sono le vendite intracomunitarie di beni spediti o trasportati dal cedente o da altri per suo conto dal proprio Paese di residenza, nei confronti di privati o di soggetti che beneficiano del regime derogatorio, residenti in uno Stato membro diverso da quello del cedente.
Spesso tali vendite sono effettuate sulla base di cataloghi, per corrispondenza, via Internet (o commercio elettronico indiretto) e simili. In ogni caso le modalità di effettuazione dell’ordine di acquisto – fax, telefono, e-mail, oppure direttamente presso il punto vendita del cedente, ecc. – sono irrilevanti.
È dunque fondamentale che il trasporto dei beni sia effettuato dal cedente o da terzi per suo conto. Nel caso di trasporto effettuato da terzi è necessario verificare le condizioni del contratto di trasporto. Per accertare che la proprietà del bene non si trasferisca all’acquirente prima della consegna nel territorio di destinazione.
Tali vendite sono soggette ad un particolare regime di individuazione del luogo di tassazione, che può variare dallo Stato membro di origine dei beni a quello di destinazione. A seconda dell’ammontare delle vendite effettuate o in dipendenza di apposita opzione del cedente.
Il regime particolare è finalizzato ad evitare che la concentrazione degli acquisti nei Paesi in cui le aliquote IVA sono inferiori possa determinare una distorsione nella competitività delle imprese nazionali dovuta esclusivamente a ragioni di natura fiscale, con conseguente perdita di gettito per l’Erario dei Paesi con aliquote IVA superiori.
Sono escluse dal regime in esame le seguenti cessioni:
Di beni immateriali (brani musicali, software, ecc.) effettuate direttamente tramite internet (o mezzi elettronici di comunicazione simili). Esse sono infatti soggette alla disciplina del commercio elettronico diretto, regolata dal D.Lgs. n. 273/2003,;
Dei mezzi di trasporto nuovi;
Previa installazione o montaggio;
Di beni soggetti ad accisa (alcole, bevande alcoliche, tabacchi lavorati e prodotti energetici, escluso il gas fornito dal sistema di distribuzione di gas naturale situato nella UE o una rete connessa a un tale sistema).
Il luogo d’imposizione delle vendite a distanza è situato in Italia, se il cedente non residente ha effettuato in Italia, nell’anno precedente o nell’anno solare in corso, vendite a distanza di beni, non soggetti ad accisa, ad acquirenti non soggetti IVA, per un ammontare che supera 35.000 euro, al netto dell’IVA.
Il cedente può anche optare nel suo Stato per l’applicazione dell’imposta in Italia, anche al di sotto di detto limite, nel qual caso l’imposta è sempre qui dovuta.
Queste cessioni risultano non imponibili in Italia se il cedente residente ha realizzato nell’altro Stato membro, sia nell’anno precedente che in quello in corso, vendite a distanza superiori a euro 100.000.
Oovvero al minore ammontare stabilito nell’ambito della disciplina interna al detto Stato membro (v. tabella sottostante, per valori aggiornati verificare al seguente indirizzo internet: http://europa.eu/youreurope/business/vat-customs/cross-border/index_it.htm#).
Invece, se l’ammontare delle vendite a distanza effettuate nello Stato membro non supera le soglie suddette, nell’anno precedente o in quello in corso o in entrambi, le vendite sono imponibili in Italia.
Il cedente, tuttavia, può optare per l’applicazione dell’imposta nell’altro Stato membro. L’opzione ha una durata minima di 3 anni.
Il superamento del limite di 100.000 euro nel corso dell’anno non ha conseguenze sulle vendite effettuate precedentemente. A condizione che il predetto limite non sia già stato superato nell’anno precedente. Il superamento del limite ha invece effetto per la cessione che ha determinato tale superamento e per quelle successive, effettuate nello stesso anno e nel successivo.
SOGLIA di ESONERO (€)
Austria 35.000 Lettonia 35.000
Belgio 35.000 Lituania 35.000
Bulgaria 35.791 Lussemburgo 100.000
Cipro 35.000 Malta 35.000
Croazia 35.621 Olanda 100.000
Danimarca 37.498 Polonia 39.822
Estonia 35.000 Portogallo 35.000
Finlandia 35.000 Repubblica Ceca 41.583
Francia 100.000 Romania 26.700
Germania 100.000 Slovacchia 35.000
Gran Bretagna 97.656 Slovenia 35.000
Grecia 35.000 Spagna 35.000
Irlanda 35.000 Svezia 34.366
Italia 35.000 Ungheria 35.000
L’opzione per la tassazione nello Stato estero è realizzata dal cedente italiano nel caso in cui l’aliquota francese su quei prodotti sia inferiore alla corrispondente aliquota italiana. In tal caso, infatti, il cliente consumatore finale viene messo in condizione di scegliere il prodotto nazionale o quello di altro Stato membro. Senza che il prezzo finale risenta delle differenze di aliquota fra paesi membri della UE.
Va infine evidenziata una disposizione che tende ad evitare la doppia imposizione che si verifica nel caso in cui la cessione, dopo essere stata assoggettata ad IVA in Italia, viene tassata anche nello Stato UE di destinazione. Per effetto delle disposizioni ivi applicabili (o per effetto del superamento della soglia di euro 100.000).
Un’azienda italiana cede ad un privato danese prodotti per 50.000 euro. Trasportandoli a destinazione in Danimarca. La cessione è soggetta ad IVA in Italia, essendo di importo inferiore alla soglia suddetta. Tuttavia, essa è soggetta anche ad IVA in Danimarca. Essendo di importo superiore alla soglia ivi stabilita (37.557 euro).
In tali casi, infatti, il contribuente può chiedere il rimborso dell’IVA assolta in Italia. Presentando apposita istanza entro il termine di 2 anni, decorrente dalla data di notifica dell’atto impositivo da parte della competente autorità estera.
Su richiesta del contribuente, il rimborso può essere effettuato anche tramite il riconoscimento, con provvedimento formale da parte del competente ufficio delle entrate, di un credito di corrispondente importo utilizzabile in compensazione.
Per il diritto al rimborso non è sufficiente il mero avvio della procedura di controllo da parte dell’autorità dell’altro Paese membro. Tuttavia occorre che quest’ultimo faccia valere la pretesa impositiva tramite notifica del relativo atto di accertamento.
In tutti i casi di cessione imponibile nell’altro Stato membro, il cedente italiano deve nominare un rappresentante fiscale in tale Stato. Oppure deve identificarsi direttamente.
iva news	2017-12-13
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