Source: http://www.webgiuridico.it/sentenze2019/12018-2019.htm
Timestamp: 2019-06-17 12:57:16+00:00
Document Index: 141482113

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 12', 'art. 6', 'art. 315', 'art. 155', 'art.111', 'art.111', 'sentenza ', 'Cass. Sez. ']

Corte Suprema di Cassazione sentenza 12018/2019
Ordinanza 12018/2019
Separazione personale dei coniugi - Audizione dei minori.
L'audizione dei minori, già prevista nell'art. 12 della Convenzione di New York sui diritti del fanciullo, è divenuta un adempimento necessario nelle procedure giudiziarie che li riguardino ed, in particolare, in quelle relative al loro affidamento ai genitori, ai sensi dell'art. 6 della Convenzione di Strasburgo del 25 gennaio 1996, ratificata con la l. n. 77 del 2003, nonché dell'art. 315-bis c.c. (introdotto dalla l. n. 219 del 2012) e degli artt. 336-bis e 337-octies c.c. (inseriti dal d.lgs. n. 154 del 2013, che ha altresì abrogato l'art. 155-sexies c.c.). Ne consegue che l'ascolto del minore di almeno dodici anni, e anche di età minore ove capace di discernimento, costituisce una modalità, tra le più rilevanti, di riconoscimento del suo diritto fondamentale ad essere informato e ad esprimere le proprie opinioni nei procedimenti che lo riguardano, nonché elemento di primaria importanza nella valutazione del suo interesse.
Decreto della corte d'appello emesso in sede di reclamo - Ricorso per cassazione ex art.111 cost.
Il decreto pronunciato dalla corte d'appello in sede di reclamo avverso il provvedimento del tribunale in materia di modifica delle condizioni della separazione personale concernenti l'affidamento dei figli ed il rapporto con essi, ovvero la revisione delle condizioni inerenti ai rapporti patrimoniali fra i coniugi ed il mantenimento della prole, ha carattere decisorio e definitivo ed è, pertanto, ricorribile in cassazione ai sensi dell'art.111 Cost.
Corte di Cassazione, Sezione 1 civile, Ordinanza 7 maggio 2019, n. 12018 (CED Cassazione 2019)
(OMISSIS) ricorre per cassazione avverso il decreto della Corte di appello di Venezia che, in procedimento concernente - tra l'altro - la richiesta di modifica delle condizioni di divorzio congiunto concernenti la collocazione del minore (OMISSIS) (nato il (OMISSIS)) - già disposta presso la madre (OMISSIS) in Treviso, ove questa si era trasferita come da accordi, con affidamento al Servizio sociale di detto Comune di Treviso dal Tribunale - a proprio favore in Milano, aveva respinto tale richiesta.
Il ricorso consta di cinque motivi, corredati da memoria. (OMISSIS) ha replicato con controricorso corroborato da memoria.
Il ricorso è stato fissato per l'adunanza in camera di consiglio ai sensi dell'articolo 375 c.p.c., u.c., e articolo 380 bis 1 c.p.c..
1.1. Preliminarmente va respinta l'eccezione di inammissibilità del ricorso proposta dalla (OMISSIS) giacchè anche in relazione alle condizioni di divorzio afferenti i figli trova applicazione il principio secondo il quale "Il decreto pronunciato dalla corte d'appello in sede di reclamo avverso il provvedimento del tribunale in materia di modifica delle condizioni della separazione personale concernenti l'affidamento dei figli ed il rapporto con essi, ovvero la revisione delle condizioni inerenti ai rapporti patrimoniali fra i coniugi ed il mantenimento della prole ha carattere decisiorio e definitivo ed è, pertanto, ricorribile in cassazione ai sensi dell'articolo 111 Cost." (Cass. n. 11218 del 10/05/2013).
1.2. Va altresì dichiarata irricevibile la documentazione depositata in uno alla memoria della (OMISSIS) (plurime relazioni dei Servizi sociali cronologicamente successive al decreto impugnato e decreto del Tribunale di Treviso relativo a diverso procedimento, sia pure tra le stesse parti): tale documentazione non rientra tra quella afferente alla nullità della sentenza impugnata, all'ammissibilità del ricorso e del controricorso, consentita ai sensi e con le modalità di cui all'articolo 372 c.p.c..
2.4. In proposito va rammentato che "L'audizione dei minori, già prevista nell'articolo 12 della Convenzione di New York sui diritti del fanciullo, è divenuta un adempimento necessario, nelle procedure giudiziarie che li riguardino, ed in particolare in quelle relative al loro affidamento ai genitori, ai sensi dell'articolo 6 della Convenzione di Strasburgo del 25 gennaio 1996, ratificata con la L. n. 77 del 2003, e dell'articolo 155-sexies c.c., introdotto dalla L. n. 54 del 2006, salvo che l'ascolto possa essere in contrasto con gli interessi superiori del minore. Costituisce, pertanto violazione del principio del contraddittorio e dei principi del giusto processo il mancato ascolto che non sia sorretto da espressa motivazione sull'assenza di discernimento che ne può giustificare l'omissione, in quanto il minore è portatore d'interessi contrapposti e diversi da quelli del genitore, in sede di affidamento e diritto di visita e, per tale profilo, è qualificabile come parte in senso sostanziale." (Cass. Sez. U. n. 22238 del 21/10/2009) e che l'audizione del minore infradodicenne capace di discernimento può avvenire direttamente da parte del giudice ovvero, su mandato di questi, di un consulente o del personale dei servizi sociali, salvo che il giudice non ritenga, con specifica e circostanziata motivazione, l'esame manifestamente superfluo o in contrasto con l'interesse del minore (Cass.n. 3913 del 16/02/2018, tra molte).
Come è stato chiarito, con specifico riferimento alla funzione ed agli obiettivi perseguiti "... l'ascolto del minore di almeno dodici anni, e anche di età minore ove capace di discernimento, costituisce una modalità, tra le più rilevanti, di riconoscimento del suo diritto fondamentale ad essere informato e ad esprimere le proprie opinioni nei procedimenti che lo riguardano, nonchè elemento di primaria importanza nella valutazione del suo interesse." (Cass. n. 6129 del 26/03/2015), anche se le sue dichiarazioni non vincolano il giudice nell'adozione dei provvedimenti nel superiore interesse del minore.
Da ciò si desume che entrambe le doglianze risultano assertive, non si confrontano con l'effettivo decisum e con i profili motivazionali chiaramente esplicitati, nè illustrano con la dovuta specificità - come era onere della parte (Cass. n. 7177 del 2/8/1997) - in che termini ed in che modo la questione sia stata posta: vanno pertanto dichiarate inammissibili.
3.1. Con il terzo motivo si denuncia la violazione e falsa applicazione del'articolo 709 ter c.p.c. in merito alla conferma della misura dell'ammonimento inflitta dal Tribunale di Treviso a carico del (OMISSIS).
Il ricorrente si duole che, a fronte del reclamo proposto in merito alla condanna alle spese con parziale compensazione pronunciata a suo carico dal primo giudice, la Corte di appello abbia omesso di pronunciarsi e ciò nonostante egli avesse evidenziato che la (OMISSIS) doveva ritenersi la parte maggiormente soccombente.
4.2. Con il quinto motivo si denuncia la violazione e falsa applicazione degli articoli 91 c.p.c. e ss. quanto alla condanna alle spese di lite. Il ricorrente si duole che la Corte di appello abbia compensato le spese di lite, dovendo invece, a suo dire, disporre la condanna a carico della (OMISSIS) in ragione della soccombenza.
4.3. Il quarto motivo è infondato, quanto all'omessa pronuncia. Invero il rigetto del reclamo del (OMISSIS) è comprensivo anche del rigetto dell'impugnazione sulla statuizione circa le spese di giudizio del primo grado.
Va disposto che in caso di diffusione della presente ordinanza siano omesse le generalità delle parti e dei soggetti in essa menzionati, a norma del Decreto Legislativo n. 196 del 2003, articolo 52.