Source: https://www.leggioggi.it/2011/04/21/illegittimo-secondo-i-giudici-di-pace-il-contributo-unificato-per-le-spese-giudiziarie/
Timestamp: 2019-05-24 05:19:33+00:00
Document Index: 90244914

Matched Legal Cases: ['art. 53', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 71', 'art. 23', 'art. 53', 'art. 53', 'art. 10', 'art. 2', 'art. 23', 'art. 71', 'sentenza ']

Giudici di pace, il contributo unificato per le spese giudiziarie e' illegittimo | LeggiOggi
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E’ sempre il solito problema. Dopo le (giuste) censure di costituzionalità sul contributo unificato al TAR in misura fissa a 2000 euro per gli appalti, ora è la volta dei giudizi innanzi al Giudice di Pace, dove si ripropone la stessa domanda: “E’ giusto prevederne il pagamento a prescindere dal valore della controversia?”.
Hanno sollevato la questione alcuni Giudici di pace, a Ficarolo, a Fermo, a Varazze.
Il contenuto delle ordinanze di rimessione
Secondo il Giudice di pace di Ficarolo, il contributo unificato “frappone un ostacolo all’accesso alla giurisdizione, dato che numerose sanzioni amministrative, opponibili con il rimedio de quo, prevedono il pagamento di somme inferiori od uguali al contributo minimo di cui sopra, con la conseguenza che la censurata disposizione determinerebbe una vanificazione della tutela giurisdizionale offerta con l’annullamento di dette sanzioni”.
Il Giudice di pace di Varazze osserva, a sua volta, come “l’arbitrio del legislatore nel fissare gli importi dei vari scaglioni del contributo unificato, venga a collidere con il diritto di difesa”. Inoltre, “il contributo unificato, pur essendo una tassa giudiziaria, ha una natura peculiare, in quanto non risulta parametrato nella sua entità al costo del servizio, ma ? in modo non proporzionale e irrazionale ? al valore della controversia, ponendosi in contrasto con l’art. 53 Cost. e con il principio di capacità contributiva”.
La questione sarebbe rilevante per la decisione del caso concreto poiché, “nell’ipotesi di accoglimento del ricorso con compensazione delle spese di lite, la sentenza non consentirebbe al ricorrente, pur vittorioso, di ottenere una effettiva tutela, giacché il bene della vita che intendeva difendere rivolgendosi al giudice, e cioè l’integrità del proprio patrimonio, rimarrebbe ugualmente compromesso, ancorché modestamente, dalla tassa versata all’Erario”.
Secondo il Giudice di pace di Fermo, infine, “il pagamento di detta imposta o tassa – il contributo unico appunto – disincentiverebbe i cittadini, rendendo oltremodo gravoso l’esercizio del diritto di giustizia per contestare la violazione di legge di accertamenti amministrativi illegittimi, essendo spesso il contributo elevato ed a volte di pari importo della sanzione amministrativa contestata”.
La difesa del Presidente del Consiglio
Secondo il Presidente del Consiglio “il contributo unificato per l’iscrizione a ruolo, sostituendo una serie di tasse precedentemente in vigore, si propone uno scopo di semplificazione amministrativa per l’utente del servizio giustizia, ed è peraltro articolato in fasce proporzionali ai vari scaglioni di valore della causa, per cui non può considerarsi irragionevole”.
“Inoltre, “la manifestazione di capacità contributiva cui sottende la tassa, nel caso di un azione in giudizio, sarebbe rappresentata dalla decisione del soggetto di adire il giudice, non dal possibile risultato utile della causa”.
Infine, la Corte costituzionale avrebbe già chiarito, nella sentenza n. 114 del 2004, che “nel valutare l’idoneità di una tassa a ledere il diritto alla tutela giurisdizionale, si deve distinguere tra:
– oneri razionalmente collegati alla pretesa dedotta in giudizio, la cui previsione non determina ostacolo alla tutela giudiziaria ma ne costituisce solo il costo,
– quelli che tendono alla soddisfazione di interessi del tutto estranei alle finalità predette, che ostacolano la tutela giurisdizionale e sono, pertanto, illegittimi … il contributo in questione è da ricomprendere nella prima categoria”.
Da ultimo, ma non per importanza, “l’eventuale mancato pagamento del contributo non determina inammissibilità del ricorso e, dunque, in ogni caso, non preclude la tutela giurisdizionale”.
Il giudizio della Corte (ordinanza del 20 aprile 2011)
“Poiché il giudizio sottoposto all’esame dei rimettenti non ha ad oggetto la verifica di tale obbligazione tributaria, la rilevanza della questione potrebbe ravvisarsi solo nell’ipotesi in cui il pagamento del contributo unificato costituisse una condizione di ammissibilità o di procedibilità del giudizio cui accede tale adempimento”.
L’inadempimento dell’obbligazione tributaria – in base agli artt. 16, 247 e 249 del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, determina sì l’attivazione, da parte della cancelleria del magistrato dove è depositato l’atto introduttivo del giudizio, della procedura per la riscossione coattiva del contributo stesso, nonché l’applicazione della sanzione di cui all’art. 71 del d.P.R. 26 aprile 1986, n. 131 (Approvazione del testo unico delle disposizioni concernenti l’imposta di registro), “ma non comporta l’ulteriore sanzione processuale dell’improcedibilità della domanda”. La questione di costituzionalità risulta dunque priva di rilevanza davanti al giudice a quo. (presidente *************, redattore **************)
ORDINANZA N. 143
composta dai signori: Presidente: *************; Giudici : ***************, *****************, ****************, ************, **************, *****************, **************, ****************, **********************, **************, ********************, ************, ****************,
Visti gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 9 marzo 2011 il Giudice relatore **************.
che, secondo il rimettente, la norma censurata, introducendo il comma 6-bis del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, ha previsto l’obbligo del pagamento del contributo unificato ? pari a euro 30,00 oltre ad euro 8,00 per bollo, fino ad un massimo di euro 170,00 ? anche in caso di proposizione di un ricorso innanzi al Giudice di Pace avverso sanzioni amministrative, ai sensi dell’art. 23 della legge 24 novembre 1981, n. 689 (Modifiche al sistema penale);
che, quanto al contrasto con l’art. 53 della Costituzione, il rimettente sottolinea che il contributo unificato, pur essendo una tassa giudiziaria, ha una natura peculiare, in quanto non risulta parametrato nella sua entità al costo del servizio, ma ? in modo non proporzionale e irrazionale ? al valore della controversia, ponendosi in contrasto con l’art. 53 Cost. e con il principio di capacità contributiva;
che, con ordinanza del 22 aprile 2010, il Giudice di pace di ***** ha sollevato, con riferimento agli artt. 24 e 25 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell’art. 10, comma 6-bis, del d.P.R. n. 115 del 2002, come modificato dall’art. 2, comma 212, legge n. 191 del 2009, e dell’art. 23, decimo comma, della legge 24 novembre 1981, n. 689 (Modifiche al sistema penale);
che i rimettenti non indicano in base a quale disposizione l’inadempimento dell’obbligazione tributaria – che, in base agli artt. 16, 247 e 249 del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, determina l’attivazione, da parte della cancelleria del magistrato dove è depositato l’atto introduttivo del giudizio, della procedura per la riscossione coattiva del contributo stesso, nonché l’applicazione della sanzione di cui all’art. 71 del d.P.R. 26 aprile 1986, n. 131 (Approvazione del testo unico delle disposizioni concernenti l’imposta di registro) ? possa comportare l’ulteriore sanzione processuale dell’improcedibilità della domanda;
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dedel claudio 15 maggio 2017 at 10:22
Scusatemi, ma la cosa mi infastidisce molto. I nostri politici pensano solo a far cassa, la prova sta nel fatto che mentre se loro non rispettano la legge nulla accade, vedi sentenza di cassazione ove dice che il Comune di Roma deve mettere tanti parcheggi con strisce bianche (gratuiti) quanti quelli a strisce blu (a pagamento). Orbene appena uscita ed intervistato l’assessore interessato ha semplicemente risposto al telegiornale che a lui non interessava quello che aveva detto la cassazione tanto su 100.00 contravvenzione mille avrebbero fatto ricorso al GdP e 100 avrebbero vinto ed il comune avrebbe risolto in parte il problema di cassa. Ma ancor di più, in quanto all’epoca il sindaco Veltroni sempre intervistato sul fatto a semplicemente detto che forse con le strisce blu non avevano risolto il problema dei parcheggi ma quello di un po di cassa si. Ora tutto questo per chiedere ai signori che paghiamo profumatamente perché la legge 681/89 permetteva a tutti di ricorrere contro l’abuso di potere della pubblica amministrazione senza ulteriori tasse il volere del legislatore nell’interesse del popolo italiano era quello di permettere a tutti gli italiani di non soggiacere alla prepotenza della P.A., ebbene cosa é cambiato da allora, avete paura che non vi paghino più lauti compensi o che noi siamo solo sudditi perciò dobbiamo subire. Se c’è qualche illustri Giudice della Consulta che me lo può spiegare gliene sarei grato, senza tante leggi giri di parole ma in maniera come diciamo noi poveri ignoranti terra terra senza leziose parole latine alla Don Abbondio.
DEDEL CLAUDIO 14 dicembre 2016 at 10:01
VORREI CHIEDERE AI NOSTRI COSTITUZIONALISTI SE E’ NATO PRIMA L’UOVO O LA GALLINA DATO CHE CON L’ORINANZA NR 143/11 HANNO, SOLO, AGGIRATO IL PROBLEMA COME FANNO SEMPRE VEDI “CONTRIBUTO DI SOLITARIETA”. ERAVAMO LA CULLA DEL DIRITTO ORA SIAMO SOLO LA CULLA.
Marco Pizziol 17 dicembre 2014 at 21:28
E poi questo è geniale:
“nel valutare l’idoneità di una tassa a ledere il diritto alla tutela giurisdizionale…
… che ostacolano la tutela giurisdizionale e sono, pertanto, illegittimi … il contributo in questione è da ricomprendere nella prima categoria”.
Per vedere se una tassa sulla giustizia è ingiusta, bisogna distinguere in:
– Tasse che servono solo per coprire i costi e non ostacolano il diritto del cittadino ad avere giustizia.
– Tasse che lo ostacolano.
Questa è del primo tipo.
Come a dire: questa tassa è giusta perché… è giusta!
Marco Pizziol 17 dicembre 2014 at 21:17
Quante parole ampollose per coprire una tale assurdità…
Non vedo perché, quindi, il contributo unificato non possa valere, per dire, anche 1000 €: tanto, se non lo paghi, hai comunque diritto al giudizio, no?
È solo che poi ti trovi Equitalia sotto casa, ma tranquillo…
Corte Costituzionale, Non pagate quel contributo! 27 giugno 2011 at 09:01
[…] “come recentemente affermato da questa Corte in caso analogo (ordinanza n. 143 del 2011), la questione è manifestamente inammissibile per difetto di rilevanza nel giudizio a […]
mj 21 aprile 2011 at 17:50
scusate l’ingenuità ma, dove si direbbe che è costituzionalmente illegittimo?
Salvo Gallo 21 aprile 2011 at 10:44
Bella questa! Sicché la “manifestazione di capacità contributiva” cui sottende la tassa, nel caso di azione in giudizio, sarebbe rappresentata dalla “decisione del soggetto di adire il giudice”. Come dire: o ti tieni il torto (presunto o reale che sia) ovvero se decidi di reagire con ciò dimostri di aver capacità contributiva. Si potrebbe anche convenire con la Corte Costituzionale, dopo tutto è innegabile che la giurisdizione su tutte le controversie aventi ad oggetto i tributi di ogni genere e specie, comunque denominati, appartengono alla giurisdizione tributaria … tuttavia, anche in questo caso si tratta di un’occasione persa. Vorrei solo rammentare che ogni cittadino, in quanto tale, partecipa già in sede di tassazione alle spese generali della giustizia, servizio pubblico reso in via esclusiva dallo Stato. Ora, mi chiedo: fino a che punto, considerando il contenuto dell’articolo 24 Cost., è legittimo scoraggiare un’azione giudiziaria?