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Timestamp: 2020-07-06 18:08:47+00:00
Document Index: 5843780

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 345', 'sentenza ', 'art. 1231', 'art. 2722', 'art. 2724', 'art. 2724']

Sentenza Cassazione Civile n. 525 del 15/01/2020 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 525 del 15/01/2020
Cassazione civile sez. III, 15/01/2020, (ud. 09/10/2019, dep. 15/01/2020), n.525
sul ricorso 21975-2018 proposto da:
G.M.G., elettivamente domiciliata in ROMA, V.LE DI
PORTA TIBURTINA, 36, presso lo studio dell’avvocato KRISTIAN COSMI,
PRANDI;
T.A., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DELLE MILIZIE
34, presso lo studio dell’avvocato PAOLO PANNELLA, rappresentata e
difesa dall’avvocato GIUSEPPE PISTONE;
avverso la sentenza n. 2003/2018 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,
La ricorrente agisce quale erede della propria madre, che, con atto del 31.7.2008, ha venduto un immobile ad T.A..
Ha quindi ritenuto provato, all’esito della prova testimoniale, l’avvenuto pagamento.
2.1.- I primi due motivi pongono questioni connesse e possono valutarsi congiuntamente.
Con il primo motivo la ricorrente si duole del fatto che la corte di merito, occupandosi esclusivamente del pagamento del prezzo, ha omesso l’esame del contratto e della domanda di risoluzione, con ciò violando gli artt. 1277 e 1453 c.c., ciò che l’ha portata ad invertire l’onere della prova, che era a carico della acquirente, la quale doveva dimostrare di aver adempiuto pagando il prezzo.
Con il secondo motivo si lamenta violazione dell’art. 345 c.p.c., basata sulla circostanza che la corte, motivando nel senso che la restituzione degli assegni era circostanza atta a far presumere l’avvenuto pagamento del prezzo, ha posto a base della decisione un’eccezione tardivamente formulata e dunque non ammissibile.
Ovvio che l’esame dell’esatta esecuzione implica quella dell’esistenza del titolo. Nè può dirsi fondato il secondo motivo.
L’eccezione è pur sempre la deduzione di un fatto nuovo, utile a contrastare la pretesa avversaria, e proprio in quanto contenente un fatto nuovo che si distingue dall’argomento difensivo, il quale invece può consistere anche in nuovi motivi di difesa, purchè riferiti sempre ai fatti già emersi ed allegati (Cass. 23796/2018).
2.2.- Terzo, quarto e quinto motivo possono esaminarsi congiuntamente.
Infatti, vertono sulla medesima circostanza, ma diversamente valutata.
Si tratta dell’accordo con cui le parti decidono di effettuare il pagamento mediante contanti anzichè con gli assegni, che vengono dunque restituiti all’emittente.
Va pur detto che, in realtà nè dal ricorso nè dalla sentenza emerge che le parti abbiano convenuto inizialmente un pagamento in assegni, salvo poi (o contemporaneamente) a prevedere il pagamento in denaro. Si tenga presente che solo ove il patto fosse coevo o anteriore al contratto, e di contenuto contrario, sarebbero precluse le prove orali, non così invece se la convenzione fosse posteriore. Niente di tutto questo risulta dal ricorso.
Il che conduce, di per sè la rigetto dei motivi, che presuppongono l’esistenza di un tale accordo.
Non costituisce dunque, di per sè, un accordo che incide contenuto del contratto: il corrispettivo resta tale quale era, mentre mutano le modalità di corresponsione, che costituiscono frutto di pattuizioni accessorie, non idonee nemmeno a costituire novazione (art. 1231 c.c.).
Con la conseguenza che le pattuizioni sulle modalità di esecuzione dell’obbligo del compratore, proprio in quanto patti meramente accessori al contratto non devono rivestire la forma del contratto e possono farsi verbalmente (Cass. 419/2006), cosi che si dimostra infondato il terzo motivo che lamenta omessa dichiarazione della nullità del patto per difetto di forma
Parimenti infondato è il quinto motivo che lamenta nullità, per violazione del R.D. n. 1736 del 1933, e successive modifiche, per via del fatto che qui la dazione degli assegni non sarebbe avvenuta solvendi causa, ossia utilizzando gli effetti come mezzo di pagamento, funzione alla quale sono per legge deputati, bensì con funzione di garanzia, in vista del pagamento in contanti.
Infine, quanto al quarto motivo, la ricorrente lamenta omessa dichiarazione di nullità della vendita, per violazione della L. n. 231 del 2007 sull’antiriciclaggio (conseguente al pagamento in contanti).
Ma, per come è evidente, si tratta di una norma che, ratione temporis, applicabile alla fattispecie, prevede una sanzione amministrativa, cosi che è escluso che si possa predicare una nullità virtuale per sua violazione, in quanto la nullità virtuale presuppone l’assenza di esplicita sanzione dell’atto o della condotta, e la possibilità di affermare la nullità come sanzione, per cosi dire, implicitamente prevista dalla disposizione violata. Ove, invece, via sia la previsione di una espressa sanzione, come quella amministrativa prevista in questo caso, è da escludersi che debba ricavarsene una diversa (nullità dell’atto) per via interpretativa, ed assunta come virtuale.
Tuttavia, altre ragioni depongono per il rigetto dei suddetti motivi, e ciò a prescindere dalle fondate osservazioni del controricorrente secondo cui, trattandosi di norme poste a tutela di interessi privati, la loro violazione dà luogo a nullità relative, che vanno eccepite nella prima difesa successiva a quella di avvenuta violazione, nel caso di specie di assunzione della testimonianza (Cass. 14274/2017; Cass. 163737/2014), e ciò in ciascuna delle ipotesi indicate dal ricorrente sia di violazione degli artt. 2721 e 27126 c.c. (sesto motivo), dell’art. 2722 c.c. (settimo motivo), art. 2724 c.c. (ottavo motivo).
A parte tutto ciò, basterebbe il rigetto a tal fine del solo ottavo motivo, in quanto l’art. 2724 c.c. prevede che, in tutte le ipotesi in cui è preclusa la prova testimoniale, dunque tutte quelle in cui la ricorrente assume violazione di legge, la medesima prova è comunque ammessa quando vi sia un principio di prova per iscritto (che la corte di merito ha ritenuto sussistere nel possesso degli assegni da parte del debitore), valutazione quest’ultima insindacabile se non nei limiti dell’assoluto difetto di motivazione.
2.4.- Con i motivi nono, decimo ed undicesimo invece la ricorrente lamenta violazione di legge (artt. 246,247,116 e 2697 c.c.) quanto alla ammissione della prova testimoniale da parte di soggetto incompatibile (creditore della venditrice) ed erronea valutazione circa l’attendibilità del teste.