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Timestamp: 2019-11-13 17:32:44+00:00
Document Index: 182244041

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 648', 'art. 712', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 712', 'art. 648', 'art. 712', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 712', 'art. 648', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 1']

RICETTAZIONE, INCAUTO ACQUISTO E ILLECITO AMMINISTRATIVO EX ART. 1, CO. 7
| Catalogo libri | Rivista | Distribuzione | Formazione | MERCOLEDÌ 13 NOVEMBRE AGGIORNATO ALLE 18:32
D.L. 35/2005 AL VAGLIO DELLE SEZIONI UNITE
I RAPPORTI TRA ILLECITO AMMINISTRATIVO EX ART. 1, CO. 7, D. L. N. 35/2005,
Con l’ordinanza in commento, la Cassazione ha rimesso alle Sezioni Unite la questione dei rapporti tra l’illecito amministrativo previsto dall’art. 1, co. 7, d.l. 35/2005, e le norme incriminatrici della ricettazione di cui all’art. 648 c.p. e dell’incauto acquisto ex art. 712 c.p. La premessa da cui muove l’ordinanza di rimessione è costituita dalla novella legislativa che ha interessato la norma del citato decreto-legge: invero, la clausola “salvo che il fatto costituisca reato”, originariamente contenuta nell’art. 1, co. 7, D.L. 35/2005, induceva a ritenere che i rapporti tra l’illecito amministrativo di “acquisto di cose in violazione delle norme in materia di origine e provenienza dei prodotti ed in materia di proprietà industriale”, disciplinato dalla medesima norma, e i reati di ricettazione e di incauto acquisto dovessero essere risolti sulla base del principio di sussidiarietà espressa; con l’intervento legislativo n. 99/2009, il legislatore ha tuttavia eliminato qualsiasi riferimento alla clausola predetta, ingenerando forti dubbi in ordine al criterio da applicare nella regolamentazione dei rapporti fra le fattispecie penale succitate e l’illecito amministrativo predetto, questione su cui sono emersi differenti orientamenti dottrinari e giurisprudenziali. Il persistere di tale incertezza ha portato la Seconda Sezione della Corte di Cassazione a richiedere l’intervento delle Sezioni Unite al fine di fornire la corretta interpretazione dell’art. 1, comma 7, del D. L. 14 marzo 2005, n. 35, ed in particolare se la stessa sia speciale solo rispetto alla disposizione dell’acquisto di cose di sospetta provenienza di cui all’art. 712 c.p. e non anche al reato di ricettazione d cui all’art. 648 c.p.
Corte di Cassazione, Sez. II Penale, 12 Ottobre 2011, n. 36766
Pres. Sirena – Est. Davigo
Reati contro il patrimonio – Reati contro l’amministrazione della giustizia – Ricettazione – Incauto Acquisto ex art. 712 c.p. – Acquisto di beni in violazione delle norme in materia di origine e provenienza dei prodotti ed in materia di proprietà industriale ex art. 1, co. 7, D.L. 35/2005 conv. in L. 80/2005 – Concorso apparente di norme – Criterio di specialità – Criterio di sussidiarietà – Rimessione alle Sezioni Unite della Corte di Cassazione.
E’ rimessa alle Sezioni Unite la questione relativa alla corretta interpretazione dell’art. 1, comma 7, del D. L. 14 marzo 2005, n. 35, se cioè la stessa sia speciale solo rispetto alla disposizione dell’acquisto di cose di sospetta provenienza di cui all’art. 712 c.p. e non anche al reato di ricettazione di cui all’art. 648 c.p.
Ricorre per cassazione il difensore dell'imputato deducendo violazione di legge e vizio di motivazione in quanto, pacifico essendo che l'imputato era acquirente finale dell'orologio, tale condotta sarebbe depenalizzata giacché l'art. 1 comma 7 della legge 14 maggio 2005, n. 80 (in realtà del D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con la legge citata) è stato modificato dalla legge 23 luglio 2009, n. 99 che ha tolto l'inciso 'salvo che il fatto costituisca reato': avrebbe, perciò, errato la Corte territoriale nel ritenere che sia stata depenalizzata, con riferimento all'acquisto finale di prodotti con marchio contraffatto, l'ipotesi di incauto acquisto e non quella della ricettazione.
L'articolo 1, comma 7, del D. L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni nella legge 14 maggio 2005, n. 80, nella prima parte stabiliva: '7. Salvo che il fatto costituisca reato, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria fino a 10,000 Euro l'acquisto o l'accettazione, senza averne prima accertata la legittima provenienza, a qualsiasi titolo di cose che, per la loro qualità o per la condizione di chi le offre o per l'entità del prezzo, inducano a ritenere che siano state violate le norme in materia di origine e provenienza dei prodotti ed in materia di proprietà intellettuale.'
'7. È punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 100 Euro fino a 7,000 Euro l'acquirente finale che acquista a qualsiasi titolo cose che, perla loro qualità o per la condizione di chi le offre o per l'entità del prezzo, inducano a ritenere che siano state violate le norme in materia di origine e provenienza dei prodotti ed in materia di proprietà industriale'.
La Corte territoriale ha ritenuto che la soppressione dell'inciso 'salvo che il fatto costituisca reato' non esclude la configurabilità del delitto di ricettazione ogni qual volta ne sussistano gli estremi oggettivi e soggettivi, cioè quando l'acquirente sia consapevole della provenienza da delitto del bene acquistato. Ciò in quanto la norma, con la dizione 'l'acquirente finale che acquista a qualsiasi titolo cose che, perla loro qualità o perla condizione di chi le offre o per l'entità del prezzo, inducano a ritenere che siano state violate le norme in materia di origine e provenienza dei prodotti ed in materia di proprietà industriale', è costruita sulla falsariga della disposizione di cui all'articolo 712 c.p..
Quanto sopra premesso, il Collegio osserva che secondo la giurisprudenza delle Sezioni Unite di questa Corte, in caso di concorso tra disposizione penale incriminatrice e disposizione amministrativa sanzionatoria in riferimento allo stesso fatto, deve trovare applicazione esclusivamente la disposizione che risulti speciale rispetto all'altra all'esito del confronto tra le rispettive fattispecie astratte. (Cass., Sez. Un., Sentenza n. 1963 del 28.10.2010, dep. 21.1.2011; rv 248722). Ciò posto, va messo in rilievo che secondo una tesi giuridica - sostenuta da alcuni - il testo della fattispecie della violazione amministrativa di cui all'articolo 1, comma 7, del D. L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni nella legge 14 maggio 2005, n. 80, come modificato dalla legge 23 luglio 2009, n. 99, risulterebbe speciale solo rispetto alla disposizione di cui all'articolo 712 c.p., relativa all'acquisto di cose di sospetta provenienza, che stabilisce: 'chiunque, senza averne prima accertata la legittima provenienza, acquista o riceve a qualsiasi titolo cose, che, per la loro qualità o per la condizione di chi le offre o per l'entità del prezzo, si abbia motivo di sospettare che provengano da reato, è punito con l'arresto fino a sei mesi o con l'ammenda non inferiore a Euro 10'.
Infatti, secondo i fautori di tale tesi, l'inciso 'acquista a qualsiasi titolo cose che, per la loro qualità o perla condizione di chi le offre o per l'entità del prezzo' contenuto nella violazione amministrativa sarebbe confrontabile solo con l'ipotesi di cui all'articolo 712 c.p. e non con quella di cui all'articolo 648 c.p., che punisce le condotte di acquisto, ricezione od occultamento di denaro o cose provenienti da qualsiasi delitto al fine di procurare a se o ad altri un ingiusto profitto e con la consapevolezza della provenienze delittuosa.
A tale orientamento giuridico se ne oppone, però, un altro di segno diametralmente opposto: e i sostenitori di tale indirizzo osservano che la conseguenza del primo orientamento - adottato dalla Corte territoriale nella sentenza impugnata - è che residuerebbero soltanto casi di scuola di applicabilità della fattispecie amministrativa: ciò in quanto non è ragionevolmente ipotizzabile che l'acquirente finale di un prodotto con segni falsi, acquistato dai venditori ambulanti, non sia a conoscenza della circostanza che quell'oggetto, proprio 'per la qualità del bene, per la condizione di chi lo offre e per l'entità del prezzo' rappresenta il frutto della violazione dell'articolo 474 c.p..
E proprio in base a tale argomentazione, viene prospettata la tesi giuridica che porta a quella interpretazione diversa, secondo cui la violazione amministrativa sarebbe speciale anche con riferimento alle ipotesi di ricettazione, allorché la provenienza delittuosa coincida con l'ipotesi che 'siano state violate le norme in materia di origine e provenienza dei prodotti ed in materia di proprietà industriale'.
E i sostenitori della stessa osservano, a sostegno della loro tesi, che la similitudine della norma in esame con quella che punisce l'incauto acquisto è solo apparente: e infatti, l'articolo 712 c.p., per descrivere lo stato psicologico dell'acquirente, usa l'inciso 'abbia motivo si sospettare', mentre la norma che prevede l'illecito amministrativo utilizza l'espressione 'inducano a ritenere'; e tale espressione, con tutta evidenza è idonea ad abbracciare sia le situazioni di mero sospetto che quelle di piena consapevolezza della provenienza illecita del bene oggetto della transazione commerciale.
I RAPPORTI STRUTTURALI TRA
RICETTAZIONE, INCAUTO ACQUISTO E
ILLECITO AMMINISTRATIVO EX ART. 1, CO. 7,
SOMMARIO. 1.- Premessa. 2.- Il contesto normativo. 3.- Il contrasto interpretativo emerso in merito al rapporto tra illecito amministrativo ex art. 1, co. 7, d.l. 35/2005 e norme incriminatrici ex artt. 648 e 712 c.p. 3.1.- Il primo orientamento: l’illecito amministrativo è speciale soltanto rispetto all’incauto acquisto. 3.2.- Il secondo orientamento: l’illecito amministrativo ha una generalizzata funzione specializzante. 4.- Il rapporto tra ricettazione e incauto acquisto. 5.- Brevi considerazioni conclusive.
Con l’ordinanza di rimessione in esame, la Seconda Sezione Penale della Corte di Cassazione invita le Sezioni Unite a risolvere la questione del concorso apparente di norme in relazione a due punti focali. Da un lato chiede di “aggiornare” lo stato dei rapporti tra il reato di ricettazione, incauto acquisto e l’illecito amministrativo previsto dall’art. 1, comma 7, del D. L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni nella legge 14 maggio 2005, n. 80, tutte disposizioni “astrattamente” convergenti sulla condotta consistente nell’acquisto di merce con marchio contraffatto; dall’altro invita le Sezioni Unite a fornire un altro tassello all’infinito dibattito in ordine alla selezione dei criteri per la soluzione del concorso apparente di norme.
Si tratterà, dunque, di valutare se la Suprema Corte continuerà a sostenere il proprio granitico orientamento ribadendo la presenza dei soli due originari criteri di soluzione del concorso apparente di norme (quello di specialità e di sussidiarietà “espressa”), oppure se si aprirà alle sempre più pressanti richieste della dottrina di considerare anche i criteri della sussidiarietà tacita e, soprattutto, quello dell’assorbimento o consunzione.