Source: http://www.cartellopoli.net/2013_10_01_archive.html
Timestamp: 2017-04-29 17:30:11+00:00
Document Index: 947581

Matched Legal Cases: ['art. 12', 'art. 4', 'art. 19', 'art. 61', 'art. 12', 'art. 24', 'art. 62', 'art. 31', 'art. 23', 'art. 31']

6- Si va a regime alla fine del prossimo anno. 7
Pubblichiamo questo articolo ripreso dal nuovo sito del Circolo Territoriale di Roma di VAS (Verdi Ambiente e Società) di cui è responsabile il Dott. Arch. Rodolfo Bosi: http://www.vasroma.it/censimento-degli-impianti-pubblicitari-installati-a-roma-mancata-pubblicazione-della-nuova-banca-dati/
“il seguente Il Regolamento Comunale sulla Pubblicità (Deliberazione C.C. 37/2009) stabilisce che ogni impianto debba essere dotato di un codice fornito dal Comune di Roma (art. 12 comma 1 bis). Di
seguito viene rappresentato il fac-simile della targhetta che deve essere apposta su ogni impianto pubblicitario. Codice Soggetto
a due mesi dalla richiesta di accesso agli atti ho ricevuto dagli uffici
preposti la lista degli impianti pubblicitari “legalmente” installati nel territorio del secondo municipio. Per le vie brevi mi era stato detto, dagli Uffici Competenti, che per ottomila impianti sarebbe stato problematico produrre il cartaceo, quindi proponevo di produrre un file da inviare al mio indirizzo. Dall’accettazione della proposta sono passati venti giorni; un tempo evidentemente congruo per l’amministrazione comunale per inviare una semplice e-mail. Nel documento allegato gli impianti sono solo quattromila, e gli altri quattromila? Mistero. Ovviamente farò un nuovo accesso e questa volta su tutta la città di Roma.
Intanto questo documento è una base a disposizione di chiunque voglia collaborare a limitare il degrado di questa città. Buon lavoro a tutti.
Dalla analisi che ne ha fatto poi il dott. Arch. Rodolfo Bosi è emerso che l’Elenco degli impianti pubblicitari installati nel II Municipio. che
è stato fornito non è del tutto attendibile perché non è nemmeno un vero e proprio estratto della Nuova Banca Dati dal momento che non vi sono riportati se non altro i numeri delle vecchie concessioni con l’anno di rilascio degli impianti pubblicitari che fanno parte della cosiddetta “procedura del riordino”.
A tal ultimo riguardo per opportuna conoscenza si rimette di seguito in allegato lo Schema di una scheda della Nuova Banca Dati anche
e soprattutto per dimostrare quanto sia anch’essa non del tutto attendibile, dal momento che non riporta la data di scadenza sia delle “concessioni” che delle “autorizzazioni”, consentendo di fatto una installazione permanente degli impianti pubblicitari che invece può durare al massimo 10 anni proprio in base al vigente Regolamento comunale o tutt’al più fino al 31 dicembre 2014 in base ai rinnovi per altri 5 anni delle autorizzazioni/concessioni di cui la scadenza del 1° quinquennio era stata portata al 31 dicembre 2009.
La prima analisi del dott. Rodolfo Bosi ha portato ad individuare gli
impianti da lui stesso segnalati a nome di VAS, quelli che ricadono al confine o dentro vincoli paesaggistici con divieto di affissione pubblicitaria e quelli ricadenti per lo più nel territorio con contiguo XX Municipio di allora (ora XV).
Da una successiva e più approfondita analisi svolta sempre dal dott. Arch. Rodolfo Bosi è emerso un elenco di ben 442 Impianti pubblicitari installati nel II Municipio in
violazione della deliberazione n. 609 del 3 aprile 1981, che vieta l’installazione anche nell’intero territorio del Municipio di impianti pubblicitari di dimensioni superiori ai mq. 6 (vale a dire cartelloni di
mt. 3 x 2): l’analisi di Bosi ha portato ad individuare 436 impianti di
mt. 4 x 3 ed altri 6 impianti di dimensioni addirittura superiori che sono tassativamente vietate dallo stesso Regolamento vigente.
Con un messaggio di posta elettronica trasmesso il 12 marzo 2012 a nome di VAS il dott. Arch. Rodolfo Bosi ha segnalato i 442 impianti irregolari: malgrado una nota trasmessa il 16 aprile 2012 con cui è stato comunicato l’inizio di un sistematico controllo, non risulta che a
tutt’oggi sia stato rimosso alcun impianto.
In questo frattempo a novembre del 2011 la IX Commissione Commercio ha approvato un 1° emendamento allo schema normativo del PRIP (Piano
Regolatore degli Impianti e dei Mezzi Pubblicitari) proposto dalla Giunta di Alemanno, che alla fine del punto 7.1 (relativo alla “Fase di prima attuazione del Piano”) prevedeva testualmente che “dall’1/3/2012
tutti gli identificativi inseriti nella nuova Banca Dati saranno pubblicati sul sito web dell’Amministrazione Capitolina”.
Non essendo stato approvato il PRIP a distanza di un anno da parte del Consiglio Comunale, a novembre del 2012 la IX Commissione Commercio ha approvato un 2° emendamento allo schema normativo del PRIP, che al punto finale 7.4 testualmente recitava: “Entro
il …. Sarà predisposta una Banca Dati pubblica degli impianti per la pubblicità e le pubbliche affissioni presenti e consentiti su tutto il territorio di Roma. Attraverso la Banca Dati pubblica dovrà potersi agevolmente individuare, per ogni Municipio o porzione di esso, corrispondete al relativo Piano di Localizzazione, il numero, la tipologia, il luogo di collocazione di ogni impianto e la scadenza del titolo autorizzativo”.
La precedente consiliatura si è chiusa senza che l’Assemblea Capitolina abbia approvato il PRIP, ma prima della sua scadenza definitiva è stata approvata la Deliberazione della Giunta Capitolina n. 116 del 5 aprile 2013 con cui, oltre ad una del tutto illecita chiusura del procedimento del “riordino”, è stato deciso “di
stabilire che tutti gli identificativi contenuti nella Nuova Banca Dati
sono pubblicati sul sito web dell’Amministrazione con le opportune cautele derivanti dal regime normativo vigente per il trattamento dei dati personali”.
A tal ultimo riguardo si fa presente anzitutto che i “dati” personali
di cui viene raccomandata la cautela non sono né “dati sensibili” né “dati giudiziari”, dal momento che secondo le definizioni fornite dall’art. 4 del D. Lgs. n. 196/2003 sono dati sensibili “i dati personali idonei a rivelare l’origine razziale ed etnica, le convinzioni religiose, filosofiche o di altro genere, le opinioni politiche, l’adesione a partiti, sindacati, associazioni od organizzazioni a carattere religioso, filosofico, politico o sindacale, nonché’ i dati personali idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale”, mentre sono dati giudiziari “i dati personali idonei a rivelare provvedimenti di cui all’articolo 3, comma 1, lettere da a) a o) e da r) a u), del d.P.R. 14 novembre 2002, n. 313, in materia
di casellario giudiziale, di anagrafe delle sanzioni amministrative dipendenti da reato e dei relativi carichi pendenti, o la qualità’ di imputato o di indagato ai sensi degli articoli 60 e 61 del codice di procedura penale”.
Si fa presente in secondo luogo che l’art. 19 del D. Lgs. n. 196/2003 detta i “Principi applicabili al trattamento di dati diversi da quelli sensibili e giudiziari”: il 2° comma dispone che “la
comunicazione da parte di un soggetto pubblico ad altri soggetti pubblici é ammessa quando é prevista da una norma di legge o di regolamento. In mancanza di tale norma la comunicazione é ammessa quando
é comunque necessaria per lo svolgimento di funzioni istituzionali e può essere iniziata se é decorso il termine di cui all’articolo 39, comma 2, e non é stata adottata la diversa determinazione ivi indicata”, mentre il successivo 3° comma stabilisce che “la
comunicazione da parte di un soggetto pubblico a privati o a enti pubblici economici e la diffusione da parte di un soggetto pubblico sono
ammesse unicamente quando sono previste da una norma di legge o di regolamento”.
Si evidenzia in terzo luogo che il CAPO II dello stesso D. Lgs. n. 196/2003 che disciplina il trattamento dei dati personali é dedicato ai “REGISTRI PUBBLICI E ALBI PROFESSIONALI” e che il 2° comma dell’art. 61 (relativo alla “Utilizzazione di dati pubblici”) dispone testualmente che “agli effetti dell’applicazione del presente codice i dati personali diversi da quelli sensibili o giudiziari, che devono essere inseriti in un albo professionale in conformità alla legge o ad un regolamento, possono essere comunicati a soggetti pubblici e privati o diffusi, ai sensi dell’articolo 19, commi 2 e 3, anche mediante reti di comunicazione elettronica. Può
essere altresì menzionata l’esistenza di provvedimenti che dispongono la sospensione o che incidono sull’esercizio della professione”.
Il “regolamento” citato nella norma suddetta è nel nostro caso il “Regolamento Comunale in materia di esposizione della pubblicità e di pubbliche affissioni”
che è stato approvato dal Consiglio Comunale con deliberazione n. 37/2009 e che stabilisce che ogni impianto deve essere dotato di un codice fornito dal Comune di Roma (art. 12 comma 1 bis): per “albo professionale”
in conformità al suddetto “Regolamento” va inteso nel nostro caso quanto il Comune di Roma ha pubblicato in allegato al suo sito internet,
vale a dire l’elenco dei codici assegnati ai soggetti (persone fisiche e
persone giuridiche) che effettuano pubblicità sul territorio del Comune
di Roma e che risultano censiti nella Nuova Banca Dati, dove risultano menzionate anche le Determinazioni Dirigenziali con cui il Direttore Dott. Francesco Paciello ha dichiarato l’annullamento di un certo numero
Da tutto quanto precedentemente rilevato si ritiene che la pubblicazione delle schede della Nuova Banca Dati non violi affatto il “regime normativo vigente per il trattamento dei dati personali”, che quindi
non può né deve essere portato come giustificazione strumentale della mancata pubblicazione a distanza ormai di più di 6 mesi dalla entrata in
vigore della delibera di Giunta n. 116/2013.
Quando era Sindaco Giovanni Alemanno è stata introdotta la Nuova Banca Dati (NBD) che è stata costruita dal dott. Francesco Paciello registrando soprattutto tutti gli impianti pubblicitari che fanno parte del procedimento di “riordino” tramite la sottoscrizione di un Verbale di accettazione al procedimento del riordino degli impianti pubblicitari:
l’esempio linkato fa vedere il verbale che il 30 luglio del 2009 è stato sottoscritto dalla ditta “SEIPERTRE” S.r.l. e che è stato trasmesso al dott. Rodolfo Bosi dopo che il 24 agosto 2011 aveva segnalato la presunta natura abusiva di un impianto pubblicitario installato all’altezza del civico n. 245 di viale Filippo Tommaso Marinetti.
Con messaggio di posta elettronica trasmesso il 12 ottobre 2011 la “SEIPERTRE” ha comunicato al dott. Arch. Rodolfo Bosi di aver preso atto
della sua segnalazione e di voler “provvedere a definire l’increscioso problema”: a dimostrazione ha allegato la Nota della ditta SEIPERTRE con
cui è stato richiesto al Comune lo spostamento dell’impianto con concessione n. 3352 rilasciata nel 1987, che figura nella Scheda della Nuova Banca Dati relativa alla ella posizione censita dell’impianto in viale Marinetti.
Si deduce anche che, oltre alla scheda relativa alla “Posizione Censita”, ogni impianto ha altre due schede relative ai “Dati Contribuente” e alla “Storia Impianto”, come quella sotto riportata sempre dello stesso impianto della “SEIPERTRE”. La scheda relativa alla “Storia Impianto” consente anche di sapere
quali e quanti siano gli impianti pubblicitari di cui è stato operato un accorpamento, nonché gli impianti spostati in forza della deliberazione della Giunta Capitolina n. 395 del 3 dicembre 2008 e registrati per “COMUNICAZIONE DELLA SOCIETÀ”, senza cioè nessuna istruttoria, come l’impianto di mt. 2 x 1 spostato dalla originaria posizione di via Tagliamento s.n.c. in piazza Verbano s.n.c..
poi autodenunciati. La pubblicazione ormai dovuta di tutte e tre le schede relative ad
ogni impianto pubblicitario censito nella Nuova Banca Dati assume una certa importanza per rendere trasparente la situazione esistente al momento a Roma quanto meno fino alla entrata a regime con l’approvazione
di PRIP e Piani di Localizzazione e l’assegnazione della gestione di tutti gli impianti tramite bandi, perché in tutto questo frattempo permetterebbe di quantificare non solo il numero complessivo degli impianti installati e censiti, ma anche il numero complessivo degli impianti che fanno parte del “riordino” e soprattutto di quelli che sono
stati installati abusivamente ed autodenunciati. Dott. Arch. Rodolfo Bosi - Responsabile del Circolo Territoriale di Roma della associazione Verdi Ambiente e Società (VAS) 2
Il comma 13-bis del Decreto Legislativo n. 285/1992, con cui è stato emanato il Codice della Strada, dispone che “in
caso di collocazione di cartelli, insegne di esercizio o altri mezzi pubblicitari privi di autorizzazione o comunque in contrasto con quanto disposto dal comma 1, l’ente proprietario della strada diffida l’autore della violazione e il proprietario o il possessore del suolo privato, nei modi di legge, a rimuovere il mezzo pubblicitario a loro spese entro
e non oltre dieci giorni dalla data di comunicazione dell’atto” e prescrive che “decorso
Il successivo comma 13-quater dispone a sua volta che “nel caso in
cui l’installazione dei cartelli, delle insegne di esercizio o di altri
mezzi pubblicitari sia realizzata su suolo demaniale ovvero rientrante nel patrimonio degli enti proprietari delle strade, o nel caso in cui la
loro ubicazione lungo le strade e le fasce di pertinenza costituisca pericolo per la circolazione, in quanto in contrasto con le disposizioni
contenute nel regolamento, l’ente proprietario esegue senza indugio la rimozione del mezzo pubblicitario” e precisa che “successivamente
alla stessa, l’ente proprietario trasmette la nota delle spese sostenute al prefetto, che emette ordinanza – ingiunzione di pagamento. Tale ordinanza costituisce titolo esecutivo ai sensi di legge.
L’ultimo periodo del 2° comma dell’art. 24 del D.Lgs. n. 507/1993 prescrive che “il comune dispone altresì la rimozione degli impianti pubblicitari abusivi facendone menzione nel suddetto verbale; in
Il primo periodo del 4° comma dell’art. 62 del D.Lgs. n. 446/1997 prescrive a sua volta che “il comune procede alla rimozione dei mezzi pubblicitari
privi della prescritta autorizzazione, o installati in difformità della
stessa, o per i quali non sia stato effettuato il pagamento del relativo canone”.
Il 5° comma dell’art. 31 del vigente “Regolamento” approvato dal Consiglio Comunale con deliberazione n. 37/2009 dispone che “con
la diffida di cui al comma precedente, a valere anche come comunicazione di avvio del procedimento, il trasgressore è invitato a rimuovere l’impianto abusivo o difforme entro dieci giorni dalla notificazione, nonché a far pervenire ai suddetti uffici, entro il medesimo termine, le proprie osservazioni” e prescrive che “decorso inutilmente tale termine e valutate, se pervenute, tali osservazioni, con determinazione dirigenziale viene disposta la eventuale rimozione forzata d’Ufficio, a spese del trasgressore”,
che però il Comune di Roma è costretto ad anticipare e quindi sostenere, come peraltro chiaramente espresso sia dal D.Lgs. n. 507/1993
che dal D.Lgs. n. 446/1997.
Nei confronti degli impianti pubblicitari accertati come abusivi, che le ditte proprietarie non hanno provveduto a rimuovere a loro cure e
spese entro 10 giorni dalla notifica della diffida loro inoltrata dal Dirigente del Servizio Affissioni e Pubblicità, si è resa necessaria una
rimozione forzata d’ufficio che laddove eseguita è stata fatta sempre per “campagne”, anticipando i costi con fondi prelevati dal Titolo I° del bilancio comunale che è relativo alle “spese correnti”.
A distanza di poco più di un anno, il 25 novembre del 2011 sul sito internet del Comune di Roma è stata annunciata una task force, che prevedeva la collaborazione tra Ufficio Affissioni, GSSU della Polizia Locale di Roma Capitale, Nucleo Antiabusivismo e Nucleo Decoro di Rom Capitale e che in due mesi avrebbe dovuto abbattere altri mille impianti
Sul piano amministrativo con Nota VAS prot. n. 3 del 21 febbraio 2012 il dott. arch. Rodolfo Bosi ha chiesto alla Corte dei Conti di “voler
accertare se quanto meno lo stanziamento di 1.100.000 euro programmato per la rimozione di 1.000 impianti pubblicitari costituisca una ‘distrazione di fondi’ ed abbia provocato un vero e proprio danno erariale”.
Sul piano penale il dott. Francesco Paciello era stato denunciato alla Procura della Repubblica dal Vice Comandante Antonio Di Maggio nell’ambito dell’inchiesta di cui era stato incaricato dallo stesso Sindaco Giovanni Alemanno: l’accusa era di aver evitato di procedre allo
smantellamento dei cartelloni fuorilegge.
Il Pubblico Ministero dott. Alberto Pioletti ha disposto l’archiviazione, poi accolta dal Giudice per le Indagini Preliminari (GIP), perché – come riportato dal quotidiano Il Messaggero del 24 marzo 2012 “il
funzionario aveva un budget di circa 800 euro. Una miseria rispetto ai costi previsti per le rimozioni che ammontavano a due milioni di euro. Questa era la spesa che il dirigente avrebbe dovuto affrontare per appaltare il servizio ad una società specializzata. Gli inquirenti hanno pertanto ottenuto l’archiviazione della posizione dell’indagato, di fatto impotente davanti al fenomeno”.
Nel merito di questa presunta “impotenza” del Comune di Roma
c’è da mettere in evidenza che, come già riportato nella precedente news dell’11 ottobre 2013, nei confronti di ogni impianto pubblicitario accertato come abusivo il Comune di Roma è tenuto ad applicare la sanzione amministrativa da 419 € a 1.682 € prevista dal comma 11 dell’art. 23 del D.Lgs. n. 285/1992 e/o quella da 1.376,55 € a 13.765,50 € in via solidale con il soggetto pubblicizzato, prevista dal successivo comma 12 così come sostituito dalla legge n. 111 del 15 luglio 2011.
La novità maggiore della norma suddetta é la possibilità di riuscire ad ottenere sempre e comunque il pagamento della sanzione amministrativa, pretendendola ad ogni modo in via solidale anche dal soggetto pubblicizzato, come peraltro prevede dal 30 marzo del 2009 anche il 1° comma dell’art. 31 del vigente “Regolamento”, per cui il Comune di Roma non può più accampare scuse per motivare l’enorme ritardo
che si registra nelle rimozioni degli impianti pubblicitari accertati come abusivi.
Nel promemoria che gli è stato richiesto e che ha consegnato alla IX Commissione Commercio, il dott. Francesco Paciello ha ora affermato che “attualmente sono disponibili € 456.000,00 per gli interventi di rimozione di impianti abusivi fino a tutto il 2014 a fronte degli € 1.625.000,00 che sarebbero
necessari per smaltire tutti gli ordinativi di rimozione già emessi negli ultimi mesi”.
L’affermazione del dott. Francesco Paciello attesta che i fondi per le rimozioni continuano ad essere attinti dal bilancio corrente del Comune, con i soldi di tutti i contribuenti romani e quindi con una operazione che continua a rasentare gli estremi di una vera distrazione di fondi pubblici. D’ora in poi il Comune di Roma non
potrà più dire che non si possono fare le rimozioni per mancanza di fondi e di personale, specie se si considera che alle somme suddette, incamerabili in modo certo dal Servizio Affissioni e Pubblicità pretendendole se non altro dagli inserzionisti che si sono serviti di impianti pubblicitari abusivi (e che a loro volta si rifaranno con una rivalsa verso la ditta pubblicitaria da loro scelta malamente), si debbono sommare anche gli importi delle rispettive “indennità” pari al Canone Iniziative Pubblicitarie (CIP): con questi fondi si deve aprire una vera e propria “partita di giro” dove le “entrate” (delle sanzioni amministrative) non potranno mai essere superate dalle “uscite” (costituite dalle spese delle rimozioni).
D’ora in poi il Comune non dovrà più nemmeno programmare delle “campagne” per rimuovere in massa impianti pubblicitari abusivi che caso mai debbono essere singolarmente rimossi forzatamente d’ufficio
non appena se ne accerta la natura abusiva ed è stato messo in atto l’autofinanziamento a copertura (senza oneri per il Comune) della spesa
occorrente per la rimozione proprio con l’incasso della indennità e della sanzione amministrativa
Un commerciante - che vuole “mettersi in gioco in prima persona, risparmiando” Un intervento telefonato, in tutta evidenza. Mille sono le volte in cui il signore ripete, facendo terrorismo psicologico, la frase “multinazionali” (non sa che in questo momento, a Roma, in un settore sovrainteso dalle mafie, qualsiasi cosa è meglio delle ditte in essere, anche la più feroce delle multinazionali tentacolari). Ma la cosa più assurda è il contenuto dell'intervento. Si sostiene che ora ci sono “grandi interessi” e ci sono delle “grandi lobby che stanno cercando di accaparrarsi il mercato della pubblicità”. Ora, capito? Fino a ieri le grandi lobby erano distanti. La Camorra che sta in questo settore per lo meno dagli anni Novanta non c'era. Le lobby arrivano adesso. Che strano.
Ovviamente inopportuna e altrettanto pericolosa la difesa strenua della Delibera 116 da parte di Corsetti. Una autentica vergogna (che probabilmente verrà abrogata dal Tar), una sanatoria che solo i peggiori alemanniani potevano pensare e, ovviamente, solo nell'ultim'ora dell'ultimo giorno di consiliatura. Qualsiasi consiglio degno di questo nome l'avrebbe già abrogata, qui ci si arrampica sugli specchi in maniera anche un filo ridicola pur di difendere l'indifendibile. Questo è il più volgare esempio di consociativismo che ci si para davanti agli occhi. Non si capisce perché, mediante Corsetti, il PD si diverta a regalare voti al Movimento 5 Stelle e all'astensionismo. Che senso ha, infatti, votare per il PD quando i rappresentanti del PD una volta eletti fanno carte false pur di difendere le scelte atroci fatte dal PDL? Sergio Verrecchia - la pubblicità è una risorsa
Randaccio – non è vero che le concessioni scadono il 31.12.2014 e i posti di lavoro Non commentiamo quando dice che non è assolutamente vero che le concessioni scadono il 31.12.2014 (questa affermazione semmai è una conferma) e di quando un nostro rappresentate gli chiede: "insomma sono eterne" e sembra non sentire. Sarebbe tempo perso.
Il capo della ditta Apa (una delle ditte che hanno fatto tutto e il contrario di tutto dopo la delibera 37 del 2009, facendo nascere cartelloni in luoghi così allucinanti da averli resi quinta scenica per le manifestazioni di Legambiente) sostiene che visto che “sono vent'anni che stiamo in questo mercato, visto che sono vent'anni che lavoriamo fianco a fianco con ditte criminali ora abbiamo più diritto di altri”. Nessuno nega che Apa sia una ditta seria, ma questo non dà ad Apa nessun diritto in più rispetto ad altre ditte di fronte ad un pubblico incanto, per di più europeo come sarà questo. Se Apa è una ditta in gamba senza dubbio vincerà lei il bando. Se ha paura di non vincerlo si allei con qualcun altro. Ma non ha alcun diritto acquisito di sorta e se è stata onesta fino ad oggi ha semplicemente fatto il suo dovere, niente di più. Essere onesti e in regola è NORMALE, non costituisce un merito. Dovremmo iniziare ad impararlo. In questo contesto, semmai, aver convissuto con il crimine (“oggi i banditi non sono presenti” ha detto uno dei rappresentanti delle ditte – fuori dalla registrazione – durante un battibecco a fine incontro; ammettendo la presenza dei banditi stessi e dunque l'esigenza assoluta per l'amministrazione di ricominciare da zero non potendo certo eliminare una ditta si e una ditta no in base a dei sospetti non oggettivi), aver convissuto con il crimine per anni senza denunziare e senza alzare una mano per far notare quello che stava succedendo è semmai motivo di demerito, non certo medaglietta da appuntarsi al petto da scambiare con chissà quale diritto acquisito. Le “ditte oneste” come si autodefiniscono vogliono “garanzie”? Ma le hanno: i bandi saranno aperti anche a loro che hanno assolutamente la possibilità di vincerle. Inoltre i loro dipendenti (quelli regolari al 1 gennaio 2013, non dopo) potranno essere se lo vorranno riassunti dalle ditte vincitrici se loro perderanno come succede in ogni bando. Una cosa si è omessa in tutto il dibattito: il guadagno economico del Comune. Qui sembra che il Comune debba tutelare delle ditte, debba trovare il modo (semplicemente impossibile da trovare) per generare due categorie ufficiali di ditte, quella un po' più disoneste e quelle un po' meno disoneste (o magari del tutto oneste, ma che per decenni hanno convissuto senza nulla eccepire con la criminalità). In relatà il Comune in questo settore deve fare altro (oltre ovviamente puntare al decoro ed alla sicurezza stradale); il Comune deve puntare a guadagnare il più possibile. Si fanno dei bandi e si assegnano a chi offre di più e a chi fa il progetto migliore proprio per questo, perché il Comune deve ottenere più soldi della miseria di 18 milioni all'anno (poco più di un milione al mese) che ottiene ora. Diversamente è questione da mettere nelle mani della Corte dei Conti: perché è inaccettabile che si taglino servizi e si aumentino le tasse per tutelare ditte di amici e amici degli amici e per astenersi a tirar fuori il denaro vero da un settore che lo può generare puntando a lasciarlo in tasca degli operatori economici. Così si fa un danno a tutti i cittadini e al pubblico erario. Un danno che, se si configurerà, non mancheremo di denunziare con forza e determinazione in Italia e a livello europeo.
roma.repubblica.it - Cartelloni, ecco il piano regolatore "Lotta agli abusi e un bando europeo" Questa intervista dell'assessore Leonori sembra, ne più e ne meno, un nostro articolo del 2010. Gli stessi articoli che misero sul chi va là le ditte romane della pubblicità che, dopo essersi spolpate la città per anni, vedeva per la prima volta che qualcuno rifletteva sulla loro criminalità e annusavano la fine del banchetto reagendo in maniera scomposta (ricordiamo che questo blog venne fatto sequestrare con bizzarre accuse di istigazione al danneggiamento).All'epoca, come ora, sostenevamo la centralità dei bandi pubblici (per la trasparenza) e l'importanza di demandare ai privati (i primi interessati) i controlli sull'abusivismo. Il Comune, in questa maniera, potrà non solo in incassare di più (grazie ai bandi), ma anche spendere di meno (grazie al disimpegno sui defatiganti controlli). Con un vantaggio non solo - cosa fondamentale, beninteso - sul decoro della città, ma anche e soprattutto sulle casse pubbliche e dunque per tutti noi. Oggi quelle deduzioni sono patrimonio collettivo del dibattito sui cartelloni e la data del 31.12.2014 è l'orizzonte ultimo individuato pure dalle istituzioni per mettere la parola fine ad un contesto che è unico al mondo e che, finalmente, cambierà ben presto.L'intervista dell'assessore Marta Leonori oggi a Repubblica (ingrandite qui sopra per leggere), vale quasi più di una Delibera del Consiglio (anzi, prefigura l'abolizione di una delibera, la furfante delibera 116, autentica polpetta avvelenata degli Alemanniani) e ci dà una enorme speranza per l'immediato futuro. La speranza di vivere in una città dove, come per tutte le altre città occidentali, la pubblicità esterna è una risorsa strategica per la crescita e lo sviluppo e non un comparto sordido e oscuro in mano alla criminalità organizzata e a pseudo-imprenditori senza scrupoli. 8
Un caro saluto. Orlando Corsetti (Presidente Commissione IX - COMMERCIO)
orlando.corsetti@comune.roma.it ************************************************************************
roma.repubblica.it - Maxi affissioni 4 X 3 solo fuori dal Gra e in centro pubblicità solo sugli arredi urbani omniroma.it - Mega-cartelloni solo fuori dal Raccordo Arriva il nuovo piano sulle affissioni
leggo.it - Roma, guerra a manifesti abusivi: i 4x3 verso l'autorizzazione solo fuori dal Raccordo 3
Pubblichiamo questo articolo ripreso dal nuovo sito del Circolo Territoriale di Roma di VAS (Verdi Ambiente e Società) di cui è responsabile il Dott. Arch. Rodolfo Bosi: http://www.vasroma.it/indirizzi-per-il-prip/
“Indirizzi per la ripresa del percorso deliberativo sul nuovo piano regolatore impianti pubblicitari”:
con questo argomento all’ordine del giorno dei lavori della IX Commissione Capitolina Permanente (Commercio) il Presidente Orlando Corsetti ha convocato per martedì 15 ottobre 2013 una apposita riunione a
cui ha invitato a partecipare anche il sottoscritto, che ha esteso a sua volta l’invito alla associazione Basta Cartelloni – Francesco Fiori ed al Comitato Cartellopoli, presenti poi con un proprio rappresentante.
In funzione dell’argomento all’ordine del giorno il Presidente Orlando Corsetti ha voluto una audizione con il dott. Francesco Paciello
della Direzione Regolazione e Gestione Affissioni e Pubblicità.
Chi volesse potrà ascoltare direttamente lo svolgimento della riunione, grazie al consigliere Stefàno che ha registrato la seduta e ci
ha permesso di metterla a disposizione.
Il Presidente Corsetti ha proposto alla Commissione di approvare un documento di indirizzo da lui predisposto che prevede da un lato “di incaricare gli Uffici a procedere alla quantificazione dei costi per la realizzazione dei Piani di Localizzazione” e “di demandare al Presidente l’elaborazione
di un’apposita mozione finalizzata ad impegnare il Sindaco e l’Assessore competente ad individuare, ed impegnare sul Bilancio 2014, le risorse per finanziare la redazione dei citati Piani”: dall’altro
lato si darebbe notizia tramite apposito avviso pubblicato sul sito del
Comune del riavvio del procedimento amministrativo di approvazione del
Piano Regolatore degli Impianti Pubblicitari, partendo dal Piano così come originariamente redatto dalla S.p.A. Aequa Roma ed approvato dalla Giunta di Alemanno come “proposta di deliberazione”, mettendolo “a disposizione della Commissione affinché possa essere condiviso con i soggetti interessati i quali potranno formulare osservazioni e proposte funzionali ad una modifica del testo originario, mediante uno specifico percorso di partecipazione che verrà costruito attraverso la più ampia pubblicizzazione, con le modalità e gli strumenti che la commissione riterrà più idonei allo scopo e che si concluderà nel termine di 60 giorni dal suo avvio” con la precisazione che “ogni eventuale osservazione e proposta sarà oggetto di verifica di fattibilità da parte
degli Uffici e – successivamente a tale accertamento – di valutazione da parte della Commissione ai fini della stesura del testo finale del Piano da sottoporre all’approvazione dell’Assemblea Capitolina”.
In tal modo si verrebbe a scavalcare l’obbligo di acquisire di nuovo il “parere” di competenza dei Consigli degli attuali 15 Municipi e
di approvare le controdeduzioni ad essi da parte della Giunta Capitolina, recuperando i mesi che si sono persi nel frattempo in funzione ed in prospettiva della scadenza del 31 dicembre 2014, riconosciuta come inderogabile dal Presidente Corsetti, e la IX Commissione Commercio licenzierebbe le opportune modifiche ed osservazioni da apportare al Piano che verrebbero trasmesse direttamente
al Consiglio Comunale per la loro approvazione da parte sua.
Quando il Presidente Corsetti ha aperto il dibattito sulla sua proposta di indirizzo nessuno dei consiglieri presenti ha ritenuto di intervenire: ho chiesto allora ed ottenuto di poter parlare per far presente che per seguire il percorso proposto arriva alla fine in aula Giulio Cesare un PRIP modificato che non è di certo quello su cui si sono pronunciati gli allora 19 Consigli Municipali, per cui bisogna trovare le giuste motivazioni tecniche e soprattutto giuridiche per evitare il rischio di una impugnazione al TAR del PRIP (magari quando è stato ormai definitivamente approvato) da parte non solo di qualcuno dei
15 Municipi, ma anche e soprattutto di qualcuna delle ditte pubblicitarie contrarie alle modifiche ed integrazioni apportate.
Nel merito di questo problema il Presidente Corsetti ha voluto sapere
il parere del dott. Francesco Paciello che ha sostenuto l’obbligo di riacquisire il parere su un PRIP che non sia più quello del 2011.
Dalla sua lettura si può evincere che sono stati ridotti da 60 a 40 i giorni di tempo che si è data la Commissione dal riavvio del procedimento “mediante
uno specifico percorso di partecipazione che verrà costruito attraverso
la più ampia pubblicizzazione, con le modalità e gli strumenti che la commissione riterrà più idonei allo scopo”, per ricevere in questo arco di tempo da parte di tutti i soggetti interessati “osservazioni e proposte funzionali ad una modifica del testo originario”:
in un successivo arco di tempo non precisato nel documento finale, ma che il Presidente Corsetti nel corso della seduta ha indicativamente quantificato in 10 giorni, la IX Commissione Commercio valuta tutte le proposte pervenute “ai fini della stesura del testo finale del Piano da sottoporre all’approvazione della Giunta e dell’Assemblea Capitolina”.
Contestualmente la IX Commissione Commercio ha deciso di “di incaricare gli Uffici a procedere alla quantificazione dei costi per la realizzazione dei Piani di Localizzazione” e di “elaborare
un’apposita mozione finalizzata ad individuare, ed impegnare sul Bilancio 2014, di concerto con l’Amministrazione capitolina, le risorse per finanziare la redazione dei citati Piani di Localizzazione”.
Di fondamentalmente diverso dall’indirizzo proposto inizialmente da Orlando Corsetti c’è che non si riparte più dalla Decisione della Giunta Capitolina n. 3 del 2 febbraio 2011
con cui è stata approvata la 4° proposta di deliberazione da sottoporre
alla approvazione dell’Assemblea Capitolina, su cui avevano espresso “parere” i Consigli degli allora 19 Municipi, perché la IX Commissione Commercio intende ora arrivare a predisporre una nuova “proposta di deliberazione” avente per oggetto sempre la ”Approvazione Piano Regolatore Impianti Pubblicitari” nella sua stesura finale da lei stessa
approvata a conclusione del suo “percorso di partecipazione”, che intende sottoporre alla approvazione della Giunta Capitolina per far poi
finalmente ripartire il suo iter di approvazione di un PRIP che una volta così congedato consisterà nelle seguenti inevitabili 4 fasi:
3 – esame da parte della IX Commissione Commercio ai fini della stesura della relazione di sua competenza, di accompagno per l’inoltro in aula di Consiglio di tutta la documentazione prodotta; 4 – approvazione del PRIP da parte della Assemblea Capitolina a conclusione del dovuto dibattito in aula. Di diverso dalla scorciatoia che avrebbe voluto far percorrere il Presidente Corsetti con il suo indirizzo, che accorciava i tempi ma era a
rischio di impugnazione, c’è che si è deciso di seguire la strada maestra che però non è dato di sapere se si riuscirà più a percorrere per intero arrivando alla fine prima della scadenza del 31 dicembre 2014.
In termini di “metodo” sono cambiate anche le forme ed i modi di “aggiustamento” del PRIP, perché se si fosse partiti dalla proposta licenziata dalla Giunta di Alemanno su cui si sono pronunciati i Consigli Municipali si sarebbe dovuto procedere necessariamente con tutta una serie di “emendamenti” da apportare a quel Piano, mentre partendo ora dal Piano redatto da Aequa Roma la IX Commissione Commercio
lo dovrebbe modificare ed integrare recependo le osservazioni e proposte pervenute, ma prima di sollecitare la Giunta Capitolina ad approvarlo come “proposta di deliberazione” di un nuovo PRIP che in quanto tale arriverà in aula alla fine dell’iter sopra precisato per l’approvazione definitiva da parte del Consiglio Comunale ed in quella sede i consiglieri che lo vorranno perfezionare presenteranno di diritto
i loro “emendamenti” a questo Piano di partenza.
In termini sempre di “metodo”, non appena verrà dato ufficialmente l’avvio del percorso di partecipazione di 40 giorni, VAS e Bastacartellini-Francesco Fiori dovranno ripresentare ufficialmente la loro proposta unitaria, benché già consegnata agli atti della stessa Commissione: l’augurio che si debbono ovviamente fare è che – a conclusione del suddetto percorso e della valutazione che avrà fatto la IX Commissione di tutte le osservazioni e proposte pervenute da parte di
tutti i soggetti interessati – la stesura finale del PRIP da far approvare alla Giunta come “proposta di deliberazione” sia più o meno quella delle nostra proposta unitaria.
A tal fine in chiusura della riunione di martedì 15 ottobre 2013 ho chiesto ufficialmente di avere, subito dopo l’avvio di questo percorso, una apposita audizione con la IX Commissione Commercio per illustrare la nostra proposta unitaria in presenza anche e soprattutto dell’ing. Andrea Giura Longo di Aequa Roma (perché è fra i redattori del
PRIP) e del dott. Francesco Paciello che in base al documento di indirizzo dovrà far diventare oggetto di verifica di fattibilità anche la nostra proposta unitaria, di cui il 15 ottobre scorso sono state gettate alcune basi che elenco di seguito.
1 – Scadenza improrogabile del 31 dicembre entro cui entrare a regime
– È stata messa in grande evidenza nel documento di indirizzo approvato
dalla IX Commissione e rimarrà quindi ufficialmente agli atti come un precedente da cui non ci si dovrebbe discostare in futuro.
3 – Trasformazione dello schema normativo del PRIP in Norme Tecniche di Attuazione (N.T.A.)
– Ne è stato riconosciuto l’obbligo grazie anche al mio richiamo alle prescrizioni in tal senso impartite dalla Regione Lazio a conclusione della verifica di assoggettabilità alla Valutazione Ambientale Strategica.
4 – Elenco di tutti gli impianti pubblicitari censiti nella Nuova Banca Dati che risultano installati su aree soggette a vincolo paesaggistico con divieto tassativo di affissione pubblicitaria – È stato dato al dott.
Paciello l’incarico ufficiale di redigerlo per tenerne conto in termini
di metodo nel testo delle Norme Tecniche di Attuazione che la Commissione dovrà condividere.
6 – Parere dei “competenti uffici” sulle modifiche ed integrazioni da apportare al PRIP
– Spetta di esprimerlo al dott. Francesco Paciello che già nel corso della riunione del 15 ottobre scorso si è dichiarato favorevole a diverse parti della nostra proposta unitaria, per cui il suo eventuale futuro “imprimatur” su di essa non potrà non costituire un elemento che influenzerà notevolmente la decisione finale che dovrà prendere la Commissione Commercio al termine dei 40 giorni del percorso di partecipazione.
Inquietante nuova seduta sui cartelloni in Commissione Commercio. Apparentemente le cose si muovono e migliorano, nella realtà, sotto sotto, il quadro si ingarbuglia e le strategie per cambiare tutto affinché nulla cambi si affinano. Nuovi squallidi stratagemmi per evitare regolari bandi di gara, ad esempio. L'amministrazione che allestisce un teatrino di neo-attivismo e urgenza al grido di "dobbiamo fare presto", per mascherare i reali intenti: depistare l'attenzione per
ottenere il risultato dell'affossamento dei bandi di gara, ovvero l'unico passaggio finale possibile per rendere accettabile la situazione
della pubblicità esterna romana. Qui qualche frase commentata nella lunga ora di audizione che è possibile ascoltare grazie al mai troppo ringraziato consigliere Enrico Stefàno. E in seguito la nostra chiosa. "Noi abbiamo responsabilità enormi. Quello che sta succedendo in città è al limite..."
questo concetto è arrivato. Purtroppo non è arrivato, ad Orlando Corsetti presidente della Commissione Commercio, il concetto che la città non può cambiare se non attraverso un pecorso obbligato e ineludibile (così lo chiamerà in seguito l'Arch. Rodolfo Bosi) che parte
dal Piano Regolatore, passa per i Piani di Localizzazione e arriva a regolari bandi di gara per assegnare le posizioni pubblicitarie che il Comune di Roma vuole mettere a disposizione delle ditte.
bella frase di Michela De Biase che ci conferma alcune voci che ci provengono dall'ectoplasmatico personaggio di Marta Leonori. "Tre fasi ineludibili e concatenate: Prip - Piani di Localizzazione - Bandi"
Bosi spiega con chiarezza cosa fare alla Commissione. La Commissione capisce, finge di capire, annuisce e poi assesta il colpo finale: la terza gamba di questo tavolo, i bandi, deve cadere (facendo ovviamente cadere tutto il tavolo) grazie alla polpetta avvelenata della delibera 116. E' questa la nuova impostazione che sicuramente vedrà favorevoli PD
(o parte di esso) e gli alemanniani in commissione. Si tratta di smascherare l'ennesimo episodio di consociativismo
bel colpo assestato da Rodolfo Bosi: hai voglia, cara ditta malavitosa,
a dire che i bandi non li vuoi perché ti dovevano avvertire prima, perché non te l'aspettavi, perché hai diritti acquisiti. Tutte idiozie che non potrebbero essere impugnate neppure dal migliore studio di avvocati di Londra. Poiché i bandi sono citati e indicati come esisto nei Regolamenti Comunali da decenni. Sono lì e loro hanno richiesto autorizzazioni ad operare in un mercato regolato da quel regolamento, dunque non potevano non sapere che, prima o dopo, i bandi si sarebbero fatti. Qui l'Arch. Bosi, come avviene sovente con brillantezza, diventa Avv. Bosi. Perfetto. Delibera 116. Una spada di damocle che viene addirittura a rendere inutile il Prip
Altra chiara metafora di Rodolfo Bosi. Altra chiara rispetto alla quale si è preferito far finta di non capire. Il 31 dicembre 2014 è domattina
Orlando Corsetti a parlare. Ma visto che il 31 dicembre è domattina e visto che anche il Presidente ha paura di far tardi con l'appuntamento storico che questa città ha, come è possibile che non si pensi a mandare
una bella lettera alle ditte spiegando loro, via raccomandata, che, come da regolamento peraltro, il Comune conferma che le autorizzazioni non sono da considerarsi prorogate oltre il 31.12.2014.
il passaggio sulle carceri perché, ci auguriamo, nell'immediato futuro dovrebbero avere molto a che fare, le carceri, con alcuni dei protagonisti di questa storia...
pentastellato Enrico Stefàno assesta un bel uno-due sulla 116, anche a lui evidentemente suona strano il fatto che si debba lavorare su una cosa che poi può essere azzerata da questa polpetta avvelenata. Eppure anche qui il Presidente risponde serafico "deciderà la politica". E precisa che la 116 non incide sui Piani di Localizzazione più di tanto, semmai incide sulla possibilità che si facciano i bandi da gara. Eh, scusate, che volete che sia. Al massimo non si faranno i bandi di gara, ovvero la condizione indispensabile per sistemare la città di Roma e farla uscire da questo incubo. Senza i bandi è semplicemente impossibile
uscirvi. Accordandosi con le ditte (oneste e malavitose, con queste ultime in maggioranza) non è possibile uscirvi. Quindi, in definitiva, la
strategia attualmente è la seguente. Si sta facendo una fuga in avanti per gettare fumo negli occhi degli osservatori (e magari del sindaco Marino e dell'assessore Leonori che potrebbero così tra qualche mese esultare per l'approvazione di un Prip che, in presenza della delibera 116 non abrogata, non servirebbe a nulla), una corsa ad approvare il Prip, magari così com'è (un pateracchio) o magari con qualche modifica. Ci si rovella su 40 o 60 giorni di pubblicità del Prip per i cittadini e
per le associazioni che vorranno contribuire, lasciando tuttavia quella
spada di damocle della delibera 116. Praticamente la Commissione, la città, le associazioni si mettono a lavoro, investono soldi e tempo, per
operare su una piattaforma che è destinata a crollare perché minata alla base dalla delibera 116/2013, una polpetta avvelenata vergognosa approvata l'ultimo giorno di consiliatura da una Giunta Alemanno. Le classiche delibere di fine consiliatura che ogni nuovo Consiglio che si rispetti e che rispetti il mandato elettorale cancella all'istante. E qui invece si trovano strade, molto impervie, per difendere, spiegare, interpretare. Ma cosa c'è da interpretare in una delibera disperata e criminogena fatta appositamente per salvare il fondoschiena a qualche amico a pochi giorni da una annunciata débàcle elettorale? Tra gli altri passaggi inquietanti anche quello, sempre di Corsetti, secondo cui la cosa si risolverà "con i bandi o con altri modi". Ma visto che altri modi non ci sono (a meno ché non si voglia rimanere nel caos attuale, dialogando proprio con chi lo ha determinato) e non ci sono stati da nessuna altra parte del mondo, perché Corsetti non ci fa sapere quale è il suo obbiettivo? Gli abbiamo spiegato che non c'è altra strada che i bandi, gli abbiamo dettagliato i motivi di questa ineluttabilità, glielo abbiamo detto in tutti i modi, gli abbiamo sottolineato che sta facendo l'interesse di realtà malavitose. Niente. Non ci ha sentito ed è andato per la sua strada (ci auguriamo solitaria all'interno del PD), ma magari ha una strada migliore: quale è? Perché non ce la rappresenta? Sarà senz'altro roba da convegno mondiale sulla cartellonistica esterna: l'unica città al mondo che riesce a sistemare una situazione simile senza incanti pubblici, magari facendo "mettere d'accordo" un centinaio di ditte e far sì che tutte e cento siano d'accordo tutte insieme con il Comune. Sarebbe come far gestire il servizio rifiuti invece che ad una società (Ama), a 100 società diverse. Ciascuna con un tot di palazzi affidati sparsi in giro per la città. E poi pretendere che questo funzioni! Sarebbe, come è evidente, l'unico modo per avere un servizio ancor peggiore rispetto a quello che Ama eroga, a prezzi superiori e con tutte le conseguenze in termini di caos, piccole ruberie, infiltrazioni.
Non decide "la politica", caro Corsetti, decide "la democrazia". (E oltre tutto decide la legge, visto che la 116 è illegittima da ogni parte la si guardi). E i cittadini si sono espressi con grande chiarezza. Anche se a te continua purtroppo a stare simpatico
Gianni Alemanno e anche se trovi ogni strada (l'arrampicata sugli specchi per difendere la 116 è pazzesca, in questo video) per legittimarne le gesta, gli elettori si sono espressi in maniera completamente diversa chiedendo all'attuale classe dirigente della città
di tappare le falle della precedente Giunta, non di adagiarcisi dentro. L'importante è che sia chiara una cosa: noialtri non ci caschiamo.