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Timestamp: 2018-12-19 08:17:42+00:00
Document Index: 2019557

Matched Legal Cases: ['art. 380', 'art. 1', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 39', 'art. 3', 'art. 360', 'art. 39', 'art. 7', 'art. 360', 'art. 7', 'art. 1', 'art. 360', 'art. 165', 'art. 360', 'art. 6', 'art. 360', 'art. 13']

CORTE DI CASSAZIONE - Ordinanza 03 maggio 2017, n. 10754 - Accertamento - Omesso versamento - ICI - Immobili utilizzati per dimora dei religiosi e attività didattiche - Studio Cerbone
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CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 03 maggio 2017, n. 10754
Accertamento – Omesso versamento – ICI – Immobili utilizzati per dimora dei religiosi e attività didattiche
Costituito il contraddittorio camerale ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., come integralmente sostituito dal comma 1, lett. e), dell’art. 1 – bis del d.l. n. 168/2016, convertito, con modificazioni, dalla l. n. 197/2016; dato atto che il collegio ha autorizzato, come da decreto del Primo Presidente in data 14 settembre 2016, la redazione della presente motivazione in forma semplificata, e che parte ricorrente ha depositato memoria, osserva quanto segue:
Con sentenza n. 220/01/2015, depositata il 23 giugno 2015, non notificata, la CTR della Sardegna ha rigettato l’appello proposto dalla V.S.M.B. (di seguito V.) nei confronti del Comune di Cagliari, per la riforma della sentenza di primo grado della CTP di Cagliari, che aveva respinto il ricorso proposto dalla contribuente avverso avviso di accertamento ICI per l’anno 2003, con il quale il Comune di Cagliari aveva contestato l’omesso versamento del tributo riguardo agli immobili siti alla Via (…), utilizzati, oltre che per dimora dei religiosi della V., per attività didattiche.
Con il primo motivo la V. ricorrente denuncia «violazione e falsa applicazione dell’art. 39 della legge 248/2006 e dell’art. 3 della legge 212/2000», in relazione all’art. 360, 1° comma, n. 3 c.p.c., nella parte in cui la pronuncia impugnata ha ritenuto applicabile all’accertamento in oggetto, riguardante l’anno d’imposta 2003, la norma di cui all’art. 39 del d.l. 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, in l. n. 248/2006, sul presupposto che si trattasse di norma d’interpretazione autentica.
Con il secondo motivo parte ricorrente denuncia quindi violazione e falsa applicazione dell’art. 7 lett. i) del d. lgs. n. 504/1992 in relazione all’art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c. rilevando, come, in ogni caso, all’attività di scuola paritaria esercitata dall’ente ecclesiastico, sicuramente dotato del requisito soggettivo per il godimento dell’esenzione, non potesse attribuirsi, quanto alla verifica della sussistenza del requisito oggettivo, natura di attività commerciale.
Nella fattispecie in esame l’accertamento è relativo all’anno 2003, sicché viene in rilievo il testo originario dell’art. 7, comma 1, lett. i) del d.lgs. n. 504/1992, a mente del quale sono esenti dall’imposta «gli immobili utilizzati dai soggetti di cui all’articolo 87» (ora 73), «comma 1, lettera c) del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 e successive modificazioni, destinati esclusivamente allo svolgimento di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive nonché delle attività di cui all’articolo 16, lettera a), della legge 20 maggio 1985, n. 222», tali essendo definite, come attività di religione o di culto, quelle dirette all’esercizio del culto e alla cura delle anime, alla formazione del clero e dei religiosi, a scopi missionari, alla catechesi, all’educazione cristiana., mentre la norma richiamata del TUIR individua, per quanto qui rileva, i soggetti in essa indicati come «gli enti pubblici e privati diversi dalle società (…) che non hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciale».
A ciò consegue che devono ritenersi inammissibili per carenza d’interesse le ulteriori censure sollevate dal ricorrente con il terzo motivo (violazione e falsa applicazione del combinato disposto dell’art. 1, comma 1, 2, 3, della legge n. 62/2000 e degli artt. 7 e 9 della legge 121/1985 e degli artt. 20 e 33 Cost., in relazione all’art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c.) e quarto motivo (violazione e falsa applicazione del combinato disposto degli artt. 14, 106 e 107 TFUE e, in via subordinata, dell’art. 165 del TFUE, in relazione all’art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c.
Va infine rigettato, in quanto manifestamente infondato, il quinto motivo, con il quale la ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 6 del d. lgs. n. 472/1997, in relazione all’art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c.
Ai sensi dell’art. 13 comma 1 quater del d.P.R. n. 115 del 2002, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contribuito unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1 — bis dello stesso articolo 13.