Source: http://www.legalionline.com/html/usato-sicuro.htm
Timestamp: 2017-04-28 11:55:33+00:00
Document Index: 164336603

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 1123', 'art.1519', 'art. 1519', 'art. 1519', 'art. 1519', 'art. 1490', 'art. 1490', 'art. 1363']

VENDITA AUTO USATE: REGOLE
PER UN ACQUISTO DAVVERO SICURO
PER UN ACQUISTO DAVVERO SICURO I) RIFERIMENTI LEGISLATIVI
III) CLAUSOLA VISTO E PIACIUTO
La vendita di automobili cosiddette di "seconda mano" ha avuto negli ultimi anni una notevole diffusione nella pratica degli affari e dei traffici commerciali. Tale fenomeno è facilmente spiegabile.
Da una parte, infatti, le case costruttrici, per mantenere elevata la quota di vendita, hanno incrementato la produzione di nuovi modelli di autovetture; dall'altra l'elevato progresso tecnologico ha fatto si che la durata media di un autoveicolo sia oggi di gran lunga superiore al passato, rendendo così appetibili autovetture anche di non recente immatricolazione e con percorrenze chilometriche elevate. La conseguenza è stata quella di costringere i concessionari, per vendere sempre nuove vetture, ad accettare in permuta parziale l'automobile del cliente anche a prescindere dall'effettivo invecchiamento dello stesso. Tale fenomeno ha portato alla giacenza, presso i concessionari, di un numero sempre più elevato di automobili usate, spesso ancora in ottime condizioni di funzionamento. Il risultato finale è stato quello di assistere alla nascita di campagne promozionali aventi ad oggetto proprio questo tipo di autovetture "usate" creando così un mercato parallelo (e dipendente) da quello delle automobili di nuova produzione, il cosiddetto"MERCATO DELL'USATO".
La presente ricerca ha come fine ultimo proprio quello di analizzare le componenti e le insidie di questo tipo di mercato, quello dell' USATO GARANTITO. Innanzitutto è bene specificare i tre "canali" attraverso i quali è possibile giungere all'acquisto di un'autovettura usata:
1. CONCESSIONARIO DI PRIMARIA CASA AUTOMOBILISTICA
Si tratta di concessionari (magari della stessa casa produttrice) dotati di proprio officina per la manutenzione e il ricondizionamento del veicolo usato. In queste strutture è possibile acquistare spesso le cosiddette "chilometri zero", cioè autovetture che non hanno mai circolato ma che i concessionari acquistano dalle case produttrici e immatricolano a loro spese per raggiungere certi tetti di vendita. Una valida alternativa soprattutto se si pensa che esse sono coperte, al pari di quelle nuove, dalla garanzia del costruttore.
2. AUTOSALONI DELL'USATO
Si tratta di punti vendita che si dedicano esclusivamente all'usato, di qualsiasi marca. Si trattano vetture di seconda scelta che il venditore acquista in stock dai concessionari che hanno il problema di smaltire l'usato più vecchio In essi è possibile trovare, oltre alle ambitissime "chilometri zero", anche auto vecchie e con lunghe percorrenze: è ovvio come per quest'ultime la scelta definitiva dovrà essere preceduta da un'attenta analisi delle caratteristiche meccaniche.
Tra i privati la scelta è più ampia così come i prezzi possono essere più variabili rispetto alle alternative di cui sopra in quanto non vengono accollate all'acquirente quelle spese di controllo e di rifacimento delle parti usurate, necessarie prima di mettere l'autovettura in vendita. Inoltre il rischio principale riguarda la possibilità della mancanza di una garanzia articolata e completa.
La tutela giuridica che il nostro ordinamento offre a chi si appresta ad acquistare un'automobile nel mercato dell'usato è, alla luce delle più recenti innovazioni legislative, sicuramente di ampio raggio e spessore. Tuttavia è bene distinguere come le diverse forme di garanzia offerte dalla legge.
In primis non si può non fare riferimento alla disciplina codicistica comune, e cioè gli articoli da 1490 a 1495 cod. civ. dedicati all'aspetto che più di tutti interessa l'oggetto nel nostro discorso, ossia quella "garanzia per i vizi della cosa venduta", che rappresenta il rischio principale nel momento in cui ci accingiamo ad acquistare un veicolo usato. Esse sono sicuramente applicabili a tutti i tre "canali" sopra citati dai quali è possibile acquistare un'autovettura usata, siano quindi essi concessionari, autosaloni o semplici privati. Ricordiamo, a proposito, il costante orientamento giurisprudenziale della Corte di Cassazione (Cfr. da ultimo sentenza n. 806 del 24 gennaio 1995), secondo il quale l'acquirente di cose mobili usate può avvalersi della garanzia prevista dalle norme codicistiche. La "ratio" di tale decisione nasce dal fatto che la giurisprudenza si preoccupa di tener fermo il principio che il bene usato, anche se logoro, deve avere un'idoneità all'uso, minore rispetto al bene nuovo, ma tuttavia di una certa consistenza. Deve, quindi, essere distinto il vizio della cosa dal logorio di essa dovuto al normale uso. Da ciò nasce l'esigenza di un'estensione, anche nelle vendite dei beni usati, di quelle garanzie che la legge ha previsto in origine per i beni nuovi, onde evitare che la vendita di un usato diventi una vendita "a rischio e pericolo per il compratore". Ecco quindi esposte riassuntivamente le principali disposizioni della disciplina codicistica di cui l'acquirente dell'usato può tranquillamente avvalersi: §	Il venditore è tenuto a garantire che la cosa venduta sia immune da vizi che la rendano inidonea all'uso a cui è destinata o ne diminuiscano in modo apprezzabile il valore. [ART 1490 comma 1 c.c.];
§	L'effetto di tale garanzia è quello di permettere nel caso al compratore di domandare a sua scelta la risoluzione del contratto o la riduzione del prezzo. Se avviene la risoluzione il venditore sarà tenuto a restituire il prezzo e rimborsare al compratore le spese e i pagamenti legittimamente fatti per la vendita. In ogni caso egli sarà tenuto a risarcire il danno ex art. 1123 c.c. se non prova di aver ignorato senza colpa i vizi della cosa, e comunque dovendo risarcire al compratore i danni derivati dai vizi della cosa [ARTT. 1492 comma 1, 1493,1494 c.c.];
§	La garanzia è esclusa se al momento del contratto il compratore conosceva i vizi della cosa, o se i vizi erano facilmente riconoscibili, salvo, in questo caso, che il venditore abbia dichiarato che la cosa era esente da vizi. E' comunque possibile che le parti stabiliscano un "patto di esclusione o limitazione" di tale garanzia che, tuttavia, non opererà allorquando il venditore abbia taciuto in mala fede i vizi della cosa al compratore [ARTT 1490 comma 2 ,1491 c.c.];
§	Il compratore decade dalla garanzia se non denuncia i vizi al venditore entro otto giorni dalla scoperta, salvo diverso termine stabilito dalle parti o dalla legge. L'azione si prescrive, in ogni caso, entro un anno dalla consegna [ART 1495 c.c.];
§	Più in generale, il venditore ha un dovere di correttezza nelle trattative e non deve nascondere nessuna circostanza pregiudizievole poiché, anche se il contratto non dovesse poi concludersi, nei suoi confronti potrebbe valere una responsabilità di natura precontrattuale avente per oggetto il risarcimento del cosiddetto interesse negativo [ART 1337 c.c.];
Esaminando la normativa più recente si deve prendere in considerazione il D.L. n. 24 del 2 febbraio 2002, attuazione della direttiva CE n. 44 del 1999 in materia di tutela dei consumatori. Con essa sono state infatti introdotti nel codice civile gli artt. dal 1519 bis al 1519 nonies, nella sezione relativa alla vendita di beni mobili. Tale decreto ha come oggetto la disciplina della vendita dei "beni di consumo": tutti i beni mobili in generale, quindi, eccezion fatta per i beni immateriali (acqua, gas, ecc.) o quelli venduti secondo varie modalità disposte dall'autorità giudiziaria ( vendita forzata, sequestri, ecc.). Questa nuova disciplina si applica a quei contratti che siano stati conclusi tra un "consumatore"e un "professionista" dove con tale ultimo termine ci si riferisce all'ipotesi di acquisti effettuati da un consumatore presso un autosalone o da un concessionario di primaria casa automobilistica. Rimangono quindi esclusi dall'applicabilità del decreto gli acquisti conclusi fra privati.
Va anzitutto chiarito che la nuova normativa si applica agli acquisti effettuati presso i professionisti dell'auto, infatti, l'art.1519 bis ultimo comma, estende la nuova disciplina alla vendita di beni di consumo usati, tenuto conto del tempo del pregresso utilizzo, limitatamente ai difetti non derivanti dall'uso normale della cosa.
Punto di forza della novella è la disciplina della garanzia. Anzitutto questa è valida per due anni dalla consegna del bene (ricordiamo come, invece, sia di un anno per la disciplina comune prevista dal codice). Il consumatore ha diritto al ripristino, senza spese, della conformità del bene mediante riparazione o sostituzione. Inoltre si decade dai diritti previsti se non denuncia il difetto di conformità entro il termine di due mesi (anziché i vecchi otto giorni) dalla data in cui ha scoperto il difetto. Si presume, inoltre, che i difetti di conformità che si manifestano entro sei mesi dalla consegna del bene esistessero già a tale data, a meno che tale ipotesi sia incompatibile con la natura del bene o del difetto di conformità. L'azione diretta a far valere la garanzia si prescrive, in ogni caso, nel termine di ventisei mesi dalla consegna del bene. Anche qui, dunque, possiamo esporre brevemente le disposizioni di maggior interesse per la nostra analisi:
Il decreto introduce una nozione uniforme di "difetto di conformità". Essa appare idonea a ricomprendere ogni specie di difetto del bene venduto, e cioè sia i vizi che le mancanze di qualità (essenziali o promesse) sia la totale difformità, come si presenta nelle ipotesi cosiddette di vendita di aliud pro alio. Il venditore, quindi, ha l'obbligo di consegnare al consumatore "beni conformi al contratto di vendita". [ART 1519 ter comma 1];
Il decreto introduce con tale disposizione una presunzione iuris tantum sulla nozione di conformità al contratto dei beni di consumo oggetto della vendita. Infatti, le qualità e le caratteristiche che il bene venduto deve possedere sono quelle indicate, in primo luogo, nelle clausole del contratto di vendita. Qualora, poi, tali qualità e caratteristiche non siano state fatte oggetto di apposite pattuizioni, né siano state contemplate nei regolamenti negoziali predisposti dal professionista, o , nelle une o negli altri, siano state indicate in modo non completo ed esauriente, alla determinazione delle qualità e caratteristiche che il bene venduto deve possedere provvede la "presunzione" di cui sopra. Essa si risolverà, dunque, in una serie di "regole legali di integrazione del contratto". Per l'operatività della presunzione il decreto elenca una serie di circostanze previste all'art. 1519 ter:
1. = (i beni) sono idonei all'uso al quale servono abitualmente beni dello stesso tipo
2. = (i beni) sono conformi alla descrizione fatta dal venditore e possiedono le qualità del bene che il venditore ha presentato al consumatore come campione o modello
3. = (i beni) presentano la qualità e le prestazioni abituali di un bene dello stesso tipo, che il consumatore può ragionevolmente aspettarsi, tenuto conto della natura del bene e, se del caso, delle dichiarazioni pubbliche sulle caratteristiche specifiche dei beni fatte al riguardo dal venditore, dal produttore o dal suo agente o rappresentante, ad esempio nella pubblicità o sull'etichettatura. Il venditore, tuttavia, non risulterà vincolato dalle dichiarazioni pubbliche quando, in via anche alternativa, dimostra che:
a). non era a conoscenza della dichiarazione e non poteva conoscerla con l'ordinaria diligenza;
b) la dichiarazione è stata adeguatamente corretta entro il momento della conclusione del contratto in modo da essere conoscibile al consumatore; c) la decisione di acquistare il bene di consumo non è stata influenzata in alcun modo influenzata dalla dichiarazione;
4. = ( i beni) sono altresì idonei all'uso particolare voluto dal consumatore e che sia stato da questi portato a conoscenza del venditore al momento della conclusione del contratto (cioè deve essere espressamente menzionato nel testo negoziale), e che il venditore abbia accettato anche per fatti concludenti;
Un altro aspetto fondamentale previsto dalla nuova disciplina riguarda i diritti del consumatore. Innanzitutto il venditore è responsabile nei confronti del consumatore per qualsiasi difetto di conformità esistente al momento della consegna del bene. La garanzia, come detto, è valida per due anni dalla consegna del bene ( ricordiamo come, invece, sia di un anno per la disciplina comune prevista dal codice). In primo luogo, il consumatore ha diritto al ripristino, senza spese, della conformità del bene mediante riparazione o sostituzione. Il consumatore decade dai diritti previsti se non denuncia il difetto di conformità entro il termine di due mesi dalla data in cui ha scoperto il difetto. Si presume, inoltre, che i difetti di conformità che si manifestano entro sei mesi dalla consegna del bene esistessero già a tale data, a meno che tale ipotesi sia incompatibile con la natura del bene o del difetto di conformità. La azione diretta a far valere la garanzia si prescrive, in ogni caso, nel termine di ventisei mesi dalla consegna del bene. E' bene osservare come il legislatore abbia comunque limitato la facoltà di scelta del consumatore, il quale non sempre potrà richiedere indifferentemente la riparazione o la sostituzione. Così nell'ipotesi in cui uno di questi due rimedi risulti "impossibile" oppure, in rapporto all'altro, "eccessivamente oneroso" (sia tenendo conto dell'irragionevolezza delle spese, in relazione al valore del bene, a cui sarebbe tenuto il venditore, sia dell'entità del difetto, sia dell'eventualità che il rimedio alternativo possa essere utilizzato senza notevoli inconvenienti per il consumatore), il consumatore dovrà ripiegare sull'altro. In secondo luogo lo strumento accordato al consumatore (mutuato dall'attuale disciplina codicistica e dalle norme dettate in materia dai diversi ordinamenti nazionali) consiste nella riduzione del prezzo o nella risoluzione del contratto (quest'ultima ipotesi non è invocabile, si badi bene, per i difetti di "lieve entità", ossia quei difetti tanto lievi da non giustificare per sproporzione di costi, o da rendere comunque impossibile, ogni intervento di riparazione o sostituzione). Ricordiamo anche che nello stabilire la somma oggetto della riduzione o della restituzione del prezzo, il venditore dovrà tener conto dell'uso del bene. La residualità di tale rimedio, utilizzabile dal consumatore solo nell'ipotesi in cui non abbia diritto alla riparazione o alla sostituzione (perché impossibili o eccessivamente onerose), nel caso in cui il venditore non vi abbia provveduto per tempo o vi abbia provveduto cagionando notevoli inconvenienti al consumatore pone non pochi problemi. La gerarchia espressamente inderogabile tra il primo e il secondo rimedio pone, infatti, il consumatore in una condizione di obiettivo svantaggio, non consentendogli di optare liberamente per la risoluzione del contratto, nemmeno nel caso in cui la gravità del difetto abbia fatto venir meno la fiducia riposta nel venditore. In tale grave ipotesi, infatti, il nostro ipotetico acquirente potrebbe non volere né la sostituzione né la riparazione del bene, ben potendo avere, invece, il solo interesse a tornare sul mercato per orientarsi verso un diverso interlocutore negoziale [ARTT 1519 quater e sexies]; Ma, sotto il profilo pratico, che prova deve dare il consumatore per far valere i rimedi di cui agli articoli sopra citati? Egli, oltre a dare la prova della circostanza che il difetto di conformità già esisteva al momento in cui il bene gli è stato consegnato, o si è manifestato entro sei mesi dalla consegna, o che comunque, nel momento della consegna esisteva già, o sempre entro i sei mesi dalla data della consegna si è manifestata la causa che poi lo ha generato, e che, in questo secondo caso, il difetto si è manifestato entro il termine di due anni dal giorno in cui il bene è stato ricevuto; potrà o dare la prova che, contrattualmente, il bene doveva possedere una certa caratteristica, che invece manca, o potrà limitarsi a dare la prova della non ricorrenza di una delle circostanze indicate nell'art. 1519 ter comma 2. A questo punto, potrà e dovrà essere il venditore a dare la prova che, malgrado la mancanza della caratteristica denunciata dal consumatore, il bene è conforme al contratto, o che il difetto che si è manifestato dopo la consegna, sia pure entro sei mesi, in realtà a tale data non sussisteva, e che il suo insorgere non è stato dovuto a cause preesistenti alla consegna, o che le cause del difetto manifestatesi entro sei mesi dalla consegna sono sopravvenute rispetto a quest'ultima, e sono riconducibili al caso fortuito o ad una condotta del consumatore. Come previsto dall'art. 1519 sexies la presunzione di esistenza al momento della consegna del difetto che si manifesta entro sei mesi dalla data della consegna medesima non può essere invocata lì dove si presenti incompatibile con la natura del bene o con la natura del difetto di conformità. Anche l'onere di provare queste circostanze impeditive dell'operare della presunzione grava sul venditore.
Alla luce di quanto sin ora esposto in tema di garanzie previste ex lege, e della loro applicabilità ai diversi canali a cui ci si può rivolgere per acquistare un'auto usata, possiamo distinguere diverse tipologie contrattuali.
1° caso: Acquisto di un'autovettura presso una concessionaria di primaria casa automobilistica di recente immatricolazione (due o tre anni), di modello ancora attuale, con chilometraggio non eccessivo ( massimo 80/100 mila chilometri), ad un prezzo che si aggira attorno alla metà del prezzo di listino del nuovo;
2° caso: Acquisto di un'autovettura presso un autosalone dell'usato di seconda di qualsiasi marca, avente ad oggetto una vettura di non recente immatricolazione, di modello non più in produzione e quindi senz'altro superato, con chilometraggio superiore ai 100 mila chilometri, ad un prezzo notevolmente inferiore a quello di un modello nuovo, di pari categoria; La distinzione fra questi primi due casi è rilevante perché, fatta salva l'esistenza di clausole particolari stipulate nei singoli contratti (le quali, ai sensi dell'art. 1490 comma secondo c.c. , possono comunque, per entrambe le tipologie, prevedere limitazioni od esclusioni della garanzia), la sostanza economico-commerciale del contratto incide sulla sua regolamentazione giuridica: chi sceglie la stipulazione di un contratto del primo tipo, a fronte della corresponsione di un corrispettivo ancora di un certo rilievo, legittimamente si attenda un veicolo, ancorché usato, in grado di funzionare, in maniera regolare, ancora per un certo numero di anni e di chilometri. In altri termini in questo primo caso la disciplina della garanzia per vizi deve essere applicata in maniera più rigorosa, avvicinandosi la tipologia contrattuale in esame a quella applicabile alla vendita di autovettura nuova. Viceversa, nel secondo caso, gli elementi che hanno portato alla formazione del consenso dell'acquirente e quelli che costituiscono la causa del rapporto contrattuale non possono non indurre ad un applicazione assai meno rigorosa dei principi in materia di garanzia per i vizi del bene compravenduto.
3° caso: Acquisto di un'autovettura da un privato. In quest'ultimo caso, abbiamo già visto, la tutela sulla garanzia prevista dalla legge è sicuramente inferiore essendo applicabile solamente, ripetiamo ancora una volta, solo la disciplina ordinaria del codice. Ecco perché, se da un lato il trattare con un privato l'acquisto di un'autovettura usata può essere conveniente sotto il profilo economico, dall'altro maggiori dovranno essere le attenzioni che l'acquirente dovrà prestare soprattutto al momento della stipula del contratto. Generalmente, perché sia valida l'operazione di vendita, è sufficiente annotarla sul certificato di proprietà o sul foglio complementare. Sul retro dell'atto di proprietà dell'auto è predisposto un modello di atto di vendita che il venditore compila e firma in presenza di un notaio. Questo documento, insieme alla carta di circolazione, dovrà essere consegnato all'acquirente. Quest'ultimo a sua volta dovrà, entro 60 giorni dalla sottoscrizione dell'atto di acquisto, chiedere al Pra di rilasciare il certificato di proprietà e fare aggiornare la carta di circolazione presso la Motorizzazione Civile. E' importante sottolineare come, nella prassi, l'atto di vendita contiene soltanto gli estremi dei proprietari del veicolo, ma non riporta nulla sulle condizioni di vendita. Risulterà quindi opportuno affiancare a tale atto un contratto ulteriore contenente almeno i richiami legislativi che l'acquirente potrà far valere come garanzia dell'acquisto.
LA CLAUSOLA VISTO E PIACIUTO
Un'attenzione particolare deve essere rivolta alla cosiddetta clausola "visto e piaciuto" presente spesso nei contratti di acquisto di autovetture usate. Il problema inerente a tale tipo di clausola riguarda essenzialmente la possibilità di un'esclusione della garanzia in essa contenuta, a seconda che le si attribuisca natura di semplice clausola di stile o di elemento essenziale del regolamento negoziale. A tal proposito è interessante analizzare i motivi della decisione del Tribunale di Casale Monferrato del 2001 che ha affermato come, in caso di vendita di bene usato, la clausola visto e piaciuto, non avendo carattere di clausola di stile, determina una limitazione della garanzia per vizi della cosa. Precisamente il Tribunale dovette decidere in merito ad una richiesta di riduzione del prezzo per i vizi presentati dal bene usato oggetto di vendita (nel caso di specie un furgone autocabinato). Il ricorrente addusse a sostegno della sua posizione che la clausola "visto e piaciuto", inserita nel contratto, fosse catalogabile come clausola di stile e, come tale, priva di vera portata volitiva. Inoltre, dato il contenuto intrinsecamente incerto di tale clausola, sostenne come la vendita di un bene usato non si debba considerare una vendita "a rischio e pericolo" del compratore, e, quindi, l'esclusione della garanzia deve risultare in maniera "rigorosa". Il Tribunale, invece, respinse tali motivazioni, accogliendo la tesi della controparte, secondo la quale la vendita, essendo avvenuta con la clausola "visto e piaciuto", comportava un'esclusione della garanzia ai sensi dell'art. 1490 comma 2 c.c. In particolare i giudici posero a fondamento della loro statuizione il fatto che, nel caso in questione, le trattative fossero avvenute a livello "elementare" e composte da pochissime frasi: difficile sostenere la presenza di formule vuote di vero contenuto volitivo! Può parlarsi di clausola di stile, infatti, quando essa appaia in un contesto complesso, costituito, cioè, da una grande varietà di clausole e perdipiù si abbia a che fare con contratti ripetitivi del disponente.
In conclusione, tirando le somme, i giudici hanno interpretato il contratto attribuendo alle clausole in esso contenuto, ex art. 1363 c.c., il senso più "chiaro" che risulta dal complesso dell'atto. E poiché la clausola è inserita in un contesto dove prima si dà atto che il mezzo ceduto è stato revisionato e ricondizionato, poi si dice tuttavia che è ceduto "come visto e piaciuto": palese quindi la preoccupazione del venditore di escludere ogni sua responsabilità pur in presenza di fatti che dovrebbero dare ampia assicurazione di assenza di vizi nel veicolo.
L'importanza e la congruità di tale orientamento giurisprudenziale è evidente anche se si ragiona in un contesto più ampio: è conforme con i principi di un mercato ottimale che il bene nuovo sia perfettamente funzionale e idoneo e sia quindi eccezionale l'esclusione di tale garanzia ( formula di esclusione "rigorosa" quindi); per la circolazione del bene usato, invece, le esigenze di cui prima sono molto minori ed è quindi comprensibile che per la clausola di esclusione di garanzia si esiga che il tenore sia solo "chiaro". Bergamo, Gennaio 2004