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Pubblicato il 04/12/2009 da Simone Falusi Lascia un commento
Incidente sulla strada a causa della neve: l’ente proprietario della strada risarcisce fino a prova contraria
Cassazione civile – sentenza 24 settembre – 20 novembre 2009 n. 24529
Quando la causa del sinistro dipende dallo stato della strada, l’ente proprietario di quest’ultima è tenuto a risarcire il danno se non dimostra il caso fortuito o la forma maggiore. E’ quanto ribadito dalla Cassazione che, ancora una volta conferma la responsabilità ex art. 2051 c.c. nei confronti della P.A.
Il caso esaminato dalla Cassazione è quello di un veicolo che, percorrendo una strada di montagna coperta di neve, in corrispondenza di una curva, scivolata a causa della neve stessa. proprio nello stesso punto in cui alcuni giorni prima era avvenuto analogo incidente e dove il guard-rail, danneggiato in occasione del precedente sinistro, all’altezza di un tornante con sottostante scarpata, non era stato tempestivamente ripristinato dalla Provincia, proprietaria della medesima strada. Il proprietario del veicolo danneggiato si vede respinta la domanda risarcitoria sia in primo che in secondo grado, ma la Cassazione gli dà ragione
La Suprema Corte, infatti, censura la decisione del giudice precedente secondo il quale per quanto riguarda le strade, si deve escludere in linea di massima l’applicabilità dell’art. 2051 c.c. nei confronti dell’ente proprietario, poiché tali beni sono oggetto di uso diretto e generale ed hanno una tale estensione da non consentire una idonea vigilanza tesa ad evitare situazioni di pericolo. Secondo la Cassazione, infatti, l’indirizzo secondo il quale l’art. 2051 c.c. è applicabile nei confronti della P.A., per le categorie di beni demaniali quali le strade pubbliche, solamente quando, per le ridotte dimensioni, ne è possibile un efficace controllo ed una costante vigilanza da parte della P.A., tale da impedire l’insorgenza di cause di pericolo per gli utenti, deve ritenersi superato.
La Suprema Corte afferma infatti: “Si ritiene pertanto di dover affermare il diverso principio secondo il quale la responsabilità da cosa in custodia presuppone che il soggetto al quale la si imputa sia in grado di esplicare riguardo alla cosa stessa un potere di sorveglianza, di modificarne lo stato e di escludere che altri vi apporti modifiche. S’è precisato in tal senso: a) che per le strade aperte al traffico l’ente proprietario si trova in questa situazione una volta accertato che il fatto dannoso si è verificato a causa di una anomalia della strada stessa (e l’onere probatorio di tale dimostrazione grava, palesemente, sul danneggiato); b) che è comunque configurabile la responsabilità dell’ente pubblico custode, salvo che quest’ultimo non dimostri di non avere potuto far nulla per evitare il danno; c) che l’ente proprietario non può far nulla quando la situazione che provoca il danno si determina non come conseguenza di un precedente difetto di diligenza nella sorveglianza della strada ma in maniera improvvisa, atteso che solo quest’ultima (al pari della eventuale colpa esclusiva dello stesso danneggiato in ordine al verificarsi del fatto) integra il caso fortuito previsto dall’art. 2051 c.c., quale scriminante della responsabilità del custode”.
“Si ritiene, in sintesi, – continua la Cassazione – che agli enti pubblici proprietari di strade aperte al pubblico transito è in linea generale applicabile l’art. 2051 c.c., in riferimento alle situazioni di pericolo immanentemente connesse alla struttura o alle pertinenze della strada, indipendentemente dalla sua estensione (Cass. 29 marzo 2007, n. 7763; Cass. 2 febbraio 2007, n. 2308; Cass., 3.4.2009, n. 8157).
Nella fattispecie per cui è causa la responsabilità non può essere esclusa dal caso fortuito, essendo questo individuabile in relazione a quelle situazioni di pericolo provocate dagli stessi utenti, ovvero da una repentina e non specificamente prevedibile alterazione dello stato della cosa che, nella specie, non è dato individuare.
L’errore dell’impugnata sentenza è dunque consistito: nell’escludere l’applicabilità dell’art. 2051 c.c. in ragione della estensione del bene demaniale, nella specie l’intera rete stradale della provincia di Trento.
Per quanto riguarda l’impossibilità, nel breve periodo trascorso dal precedente sinistro, di procedere alla riparazione del guard-rail ed in merito all’adeguatezza dell’attività con cui la P.A.T. si era attivata, deve rilevarsi che le relative considerazioni si pongono al di fuori del principio di diritto insito nell’art. 2051 c.c., per cui a nulla rileva, in tale ambito, l’indagine sulla diligenza dell’ente proprietario e sull’adeguatezza del suo intervento, profili che invece rilevano nell’ambito dell’accertamento della responsabilità ai sensi dell’art. 2043 c.c. La P.A. per escludere la responsabilità che su di essa fa capo a norma dell’art. 2051 c.c. deve infatti provare che il danno si è verificato per caso fortuito, non ravvisabile come conseguenza della mancata prova da parte del danneggiato dell’esistenza dell’insidia. La vittima infatti non deve provare quest’ultima, cosi come non ha l’onere di provare la condotta commissiva od omissiva del custode, essendo sufficiente che provi l’evento danno ed il nesso di causalità con la cosa”.
Archiviato in:Risarcimento danni Etichettato con:2051, incidente stradale, insidia, responsabilità proprietario strada, trabocchetto
Pubblicato il 09/10/2009 da Simone Falusi Lascia un commento
La presenza del segnale stradale “Caduta massi” non esonera l’Anas da responsabilità in caso di frana
Corte di Cassazione – sentenza 24 giugno – 28 settembre 2009, n. 20754
La presenza del segnale stradale “Caduta massi” sulla strada statale non esclude automaticamente dalle responsabilità dell’ente custode della strada in caso di frana. Anzi, tale segnale indica la consapevolezza nell’ente proprietario della pericolosità della strada ed è quindi un elemento rivelatore per il giudice che deve pronunciarsi obbligo di risarcimento all’automobilista danneggiato a carico all’ente proprietario della strada: solo il caso fortuito esonera il custode ex articolo 2051 Cc e non si può non tener conto dalla specifica pericolosità del tratto di strada “incriminato”, che impone una particolare vigilanza.
La sentenza della Cassazione n. 20754/09, ribadisce ancora una volta il superamento del vecchio orientamento giurisprudenziale secondo il quale la responsabilità da cose in custodia per l’amministrazione proprietaria della strada sussiste solo quando le dimensioni dell’infrastruttura sono ridotte al punto da consentire una vigilanza costante. Secondo la Cassazione se il danneggiato dimostra che il sinistro è dipeso da un’anomalia della strada , allora sussiste la responsabilità dell’ente proprietario che deve risarcire il danno. La responsabilità dell’ente proprietario è esclusa solo se l’incidente è avvenuto a causa di una circostanza improvvisa e non prevedibile che è mancato il tempo per segnalarla o intervenire, nonostante la diligenza tenuta nel vigilare sulla strada .
Afferma la Corte di Cassazione: “In materia di responsabilità civile per manutenzione delle strade si è ulteriormente evidenziata (Cass. n. 20427 del 2008) la necessità di superare il precedente indirizzo di questa Corte che riteneva applicabile l’art. 2051 c.c., nei confronti della P.A., per le categorie di beni demaniali quali le strade pubbliche, solamente quando, per le ridotte dimensioni, ne è possibile un efficace controllo ed una costante vigilanza da parte della P.A., tale da impedire l’insorgenza di cause di pericolo per gli utenti (Cass. 26 settembre 2006, n. 20827; Cass. 12 luglio 2006, n. 15779; Cass. 6 luglio 2006, n. 15383). S’è dunque ritenuto di dover affermare il diverso principio secondo il quale: la responsabilità da cosa in custodia presuppone che il soggetto cui la si imputa abbia con la cosa stessa (e sia in grado di esplicare riguardo ad essa) un potere di sorveglianza, di modificarne lo stato e di escludere che altri vi apporti modifiche. S’è ulteriormente precisato: a) che per le strade aperte al traffico l’ente proprietario si trova certamente in tale situazione una volta accertato che il fatto dannoso si è verificato a causa di una anomalia della strada stessa (il cui onere probatorio grava sul danneggiato); b) che è comunque configurabile la responsabilità dell’ente pubblico custode, salvo che quest’ultimo non dimostri di non avere potuto far nulla per evitare il danno; c) che l’ente proprietario non può far nulla quando la situazione all’origine del danno si determina non come conseguenza di un precedente difetto di diligenza nella sorveglianza della strada ma in maniera improvvisa, atteso che solo quest’ultima (al pari della eventuale colpa esclusiva dello stesso danneggiato in ordine al verificarsi del fatto) integra il caso fortuito previsto dall’art. 2051 c.c., quale scriminante della responsabilità del custode. Si è concluso, in sintesi, a) che agli enti pubblici proprietari di strade aperte al pubblico transito in linea generale è applicabile l’art. 2051 c.c., in riferimento alle situazioni di pericolo “immanentemente” connesse alla struttura o alle pertinenze della strada stessa, essendo peraltro configurabile il caso fortuito in relazione a quelle provocate dagli stessi utenti, ovvero da una repentina e non specificamente prevedibile alterazione dello stato della cosa; b) che, nonostante l’attività di controllo e la diligenza impiegata allo scopo di garantire un intervento tempestivo, la suddetta situazione non possa essere rimossa o segnalata, per difetto del tempo strettamente necessario a provvedere (Cass. 29 marzo 2007, n. 7763; Cass. 2 febbraio 2007, n. 2308).
Ancor più di recente si è quindi sostenuto, a ulteriore specificazione dei criteri sin qui elaborati, che ai fini del giudizio sulla qualificazione della prevedibilità o meno della repentina alterazione dello stato della cosa, quale quella verificatasi nella specie (frana), occorre avere riguardo, per quanto concerne i pericoli derivanti da situazioni strutturali e dalle caratteristiche della cosa, al tipo di pericolosità che ha provocato l’evento di danno e che può atteggiarsi diversamente, ove si tratti di una strada, in relazione ai caratteri specifici di ciascun tratto ed agli analoghi eventi che lo abbiano in precedenza interessato (Cass., 3 aprile 2009, n. 8157).
La Corte d’Appello, nell’impugnata sentenza ha errato proprio nel non tener conto della specifica pericolosità del tratto di strada in cui si verificò il sinistro, caratterizzata dalla franosità del terreno sovrastante, come risulta del resto dalla precedente apposizione di segnali di pericolo.
Per tale ragione l’impugnata sentenza deve essere cassata, con rinvio alla Corte d’Appello di Venezia in diversa composizione che deciderà anche sulle spese del giudizio di cassazione”.
Archiviato in:Risarcimento danni Etichettato con:2051, caduta massi, custodia, responsabilità, strada
Pubblicato il 20/03/2009 da Simone Falusi Lascia un commento
Responsabilità della P.A. per danni cagionati da cose in custodia
A causa dei continui rifacimenti della strada comunale prospiciente la mia abitazione e della erronea pendenza si accumula una grande quantità di acqua nei giorni di pioggia lungo tutta la facciata dell’immobile di mia proprietà. Il continuo passaggio di auto (la via è molto trafficata) ha creato notevoli fenomeni di umido ed infiltrazioni all’immobile. Ho più volte sollecitato l’amministrazione comunale a provvedere corregendo le pendenze ed incanalando l’acqua piovana nella fogna bianca. Ad oggi nessun provvedimento è stato adottato, posso chiedere i danni all’ente comunale ed ottenere giudizialmente una sentenza che lo obblighi a provvedere?
Risposta: l’ente proprietario della strada risponde dei danni provocati dall’omessa o dalla non corretta esecuzione delle opere di manutenzione di questa ai sensi dell’art. 2051 c.c. (Danno cagionato da cosa in custodia); secondo questa disposizione “Ciascuno è responsabile del danno cagionato dalle cose che ha in custodia, salvo che provi il caso fortuito“. Pertanto il Comune può essere chiamato a risarcire i danni provocati dalla conformazione della sede stradale.
Archiviato in:Risarcimento danni Etichettato con:2051, custodia, Danni, pa, pubblica amministrazione, Risarcimento danni
Pubblicato il 09/02/2009 da Simone Falusi Lascia un commento
Archiviato in:Risarcimento danni Etichettato con:2051, custodia, insidia stradale
Pubblicato il 04/07/2008 da Simone Falusi Lascia un commento
Archiviato in:Locazioni, Proprietà e Condominio, Risarcimento danni Etichettato con:2051, conduttore, custodia, Danni, infiltrazioni, locatore, locazione, propriatario, scaldabagno