Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2011/03/la-nuova-addizionale-sulle-stock-options.html
Timestamp: 2018-07-22 01:29:48+00:00
Document Index: 53004775

Matched Legal Cases: ['art. 59', 'art. 2095', 'art. 51', 'art. 51', 'art. 82', 'art. 51', 'art. 51', 'art. 82', 'art. 27', 'art.82']

La nuova addizionale sulle stock options | Commercialista Telematico
La nuova addizionale sulle stock options
Come precisato dalle Entrate nella circolare n. 4/E del 15 febbraio 2011, l’intervento normativo si ricollega alle decisioni assunte in sede di G-20 volte ad eliminare gli effetti distorsivi prodotti sul sistema finanziario e sull’economia mondiale dai premi erogati sotto forma di bonus e stock options legati agli andamenti del mercato.
La finalità della norma è tesa, infatti, ad assoggettare al prelievo aggiuntivo un particolare settore di attività ritenuto responsabile della recente crisi economico finanziaria.
In mancanza di una espressa definizione di “settore finanziario” da parte della norma in esame, le Entrate ritengono che questo vada individuato nelle banche e negli altri enti finanziari, nonché negli enti e nelle altre società la cui attività consista in via esclusiva o prevalente nell’assunzione di partecipazioni.
Sono quindi comprese nell’ambito applicativo della norma:
le società di gestione (Sgr);
gli istituti che svolgono attività di emissione di moneta elettronica;
le società esercenti le attività finanziarie indicate nell’art. 59, c. 1, lett. b, del Testo Unico Bancario;
le holding che assumono e/o gestiscono partecipazioni in società finanziarie, creditizie o industriali.
L’addizionale trova applicazione nei confronti dei dipendenti che rivestono la qualifica di dirigenti e dei collaboratori che operano nel settore.
Il riferimento ad una specifica categoria di lavoratori subordinati, tra quelle menzionate dall’art. 2095 c.c. che indica accanto ai dirigenti, i quadri, gli impiegati e gli operai comporta che il requisito di appartenenza alla categoria, il cui ruolo in linea generale è caratterizzato da un elevato grado di professionalità, autonomia e potere decisionale, non essendo oggetto di specifica previsione normativa, è demandato al contratto di lavoro.
Per le Entrate sono soggetti al prelievo dell’addizionale anche i dirigenti del settore bancario e finanziario che prestano la loro attività lavorativa all’estero, per i quali, ai fini dell’applicazione dell’aliquota addizionale del 10 per cento, occorrerà tener conto della retribuzione effettiva prevista dal contratto di lavoro, a prescindere dai criteri convenzionali di determinazione del relativo reddito da lavoro dipendente dettati dall’art. 51, c. 8-bis, del TUIR
Ai fini di tale rapporto, i compensi da assoggettare all’aliquota addizionale devono essere individuati sulla base delle pattuizioni contrattuali senza tener conto, pertanto, della rilevanza fiscale delle varie componenti retributive né del criterio temporale di individuazione del momento impositivo.
In particolare, occorre considerare le componenti retributive fisse previste dal contratto di lavoro o di collaborazione (al lordo quindi delle ritenute fiscali e previdenziali) e raffrontarle con la retribuzione variabile maturata per il medesimo anno.
Per quanto concerne gli emolumenti premiali erogati anziché in denaro sottoforma di stock options, tra questi ultimi rientrano tutte le forme di incentivazione realizzate con azioni, le quali rileveranno in ragione del loro valore normale alla data in cui vengono assegnate al dirigente o al collaboratore, al netto delle somme da questi corrisposte.
L’articolo 56, comma 1 del decreto legge n. 78, prevede che lo stesso entra in vigore il giorno della sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale avvenuta il 31 maggio 2010.
Pertanto, il maggior prelievo troverà applicazione sui compensi variabili corrisposti a partire dalla predetta data, anche se maturati in anni precedenti.
Brevi considerazioni sullo strumento delle stock option
Si definisce stock option lo strumento contrattuale che prevede l’attribuzione al dipendente, da parte della società, di diritti di opzione, non cedibili a terzi, per l’acquisto di azioni della società stessa (o della sua controllante) ad un prezzo generalmente non inferiore a quello di mercato.
Lo stesso schema contrattuale dispone che l’opzione possa essere esercitata non prima di un termine iniziale e non dopo un termine finale dalla data dell’offerta.
La norma di riferimento è l’art. 51, comma 2, lett. g-bis) del T.U. n.917/86, norma che escludeva, dal reddito di lavoro dipendente, l’aumento di valore delle azioni avvenuto nel periodo intercorrente fra l’offerta delle opzioni e l’esercizio delle stesse, se il prezzo di acquisto corrisposto dal dipendente era “almeno pari al valore delle azioni stesse alla data dell’offerta”, e se le partecipazioni, i diritti e i titoli posseduti dal dipendente non rappresentavano “una percentuale dei diritti di voto esercitabili in assemblea ordinaria o di partecipazione al capitale o al patrimonio superiore al 10 per cento” .
Tale dettato normativo ha subito, negli ultimi anni, una serie di modifiche, per cui la disciplina fiscale delle cd. stock option rimaneva subordinata al rispetto di tre condizioni ulteriori rispetto a quelle originariamente previste nella lettera g-bis del comma 2 dell’articolo 51 Tuir:
Tali disposizioni si applicano alle assegnazioni di azioni effettuate a decorrere dal 3 ottobre 2006, anche se i relativi piani sono stati deliberati in data anteriore.
La Manovra d’estate 2008 (art. 82, cc 23 e ss. del D.L. n.112/2008, conv. in legge n. 133/2008) ha fatto venir meno le agevolazioni fiscali previste alle azioni assegnate ai dipendenti dal 25 giugno 2008, facendo rivivere la tassazione integrale della plusvalenza realizzata, costituita dalla differenza di valore fra il momento dell’assegnazione e l’ammontare corrisposto dal dipendente.
E’ quindi fringe benefit tassabile, ai sensi dell’art. 51, c. 3, del T.U. n. 917/86 (reddito di lavoro dipendente tassato con aliquota progressiva, invece dell’imposta sostitutiva del 12,50% prima prevista), l’eventuale plusvalenza realizzata tra il prezzo fissato per l’esercizio delle opzioni assegnate ai dipendenti e il valore normale delle azioni al momento dell’esercizio delle opzioni stesse.
Invece, sempre per effetto del D.L. n. 112/2008, che ha abrogato l’art. 51, c. 1, lett. g-bis, del T.U. n. 917/86 sono irrilevanti ai fini contributivi le plusvalenze realizzate attraverso piani di incentivazione dei dipendenti tramite azioni art. 82, c. 24-bis, del D.L. n. 112/2008, che modifica l’art. 27, c. 4, del D.P.R. n. 797/55), in relazione alle azioni assegnate ai dipendenti a decorrere dal 25 giugno 2008 (art.82, c. 24-ter).