Source: https://www.chiesadituttichiesadeipoveri.it/un-esposto-alla-procura-per-i-naufraghi-consegnati-alla-libia/
Timestamp: 2018-10-18 09:56:59+00:00
Document Index: 100734815

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 19', 'art. 3', 'art. 33', 'art. 408']

UN ESPOSTO ALLA PROCURA PER I NAUFRAGHI CONSEGNATI ALLA LIBIA – Chiesa di Tutti Chiesa dei Poveri
UN ESPOSTO ALLA PROCURA PER I NAUFRAGHI CONSEGNATI ALLA LIBIA
7 agosto 2018 / Editore / Dicono i Fatti / 1 Comment
L’azione compiuta dalla nave italiana Asso 28 forse consenziente il Soccorso Marittimo potrebbe configurare il delitto di respingimento collettivo e di consegna dei profughi al rischio di morte, tortura, persecuzioni e trattamenti inumani e degradanti. Investita la Procura di Napoli
I sottoscritti espongono quanto segue.
Notizie di stampa, di cui alleghiamo due esempi significativi, hanno informato l’opinione pubblica che il 30 luglio la nave “Asso 28” della società Augusta Offshore di Napoli, operante in appoggio a una piattaforma petrolifera dell’ENI al largo di Sabratha (Libia), ha effettuato il recupero in mare, in acque internazionali, di 101 profughi in fuga dalla Libia (fra cui 5 donne e 5 bambini) e, dopo averli fatti salire a bordo, si è diretta al porto di Tripoli dove sono stati sbarcati senza alcuna possibilità di avanzare domanda di asilo o di protezione internazionale.
Ci rivolgiamo a Lei per chiederle di accertare se in questa occasione siano stati commessi reati e in questa eventualità da parte di chi, tenendo conto che una nave battente bandiera italiana è a tutti gli effetti parte del territorio nazionale e se possa configurarsi una forma di respingimento collettivo per di più da parte di privati.
In relazione alla vicenda della nave Asso 28 sono state fornite diverse versioni dell’accaduto, tra queste che alla richiesta di coordinamento dei soccorsi all’MRRC (Maritime Rescue Coordination Center) di Roma non sia venuta risposta o che la risposta abbia rinviato la responsabilità alla guardia costiera libica.
Se confermato quanto sopra, per la prima volta una nave italiana avrebbe sbarcato in Libia dei naufraghi raccolti in acque internazionali dopo la nota sentenza della Corte EDU del 2012 che ha condannato duramente l’Italia per i respingimenti in Libia effettuati da navi militari italiane nel 2009, su disposizione del Ministro dell’interno dell’epoca.
La Grande Chambre della Corte di Strasburgo con la sentenza Hirsi Jamaa e altri c. Italia del 23 febbraio 2012 ha statuito che:
A norma del Codice penale (art. 4) le navi italiane sono considerate “territorio dello Stato” agli effetti della legge penale. Di conseguenza le azioni compiute a bordo di navi battenti bandiera italiana, come affermato dalla Corte EDU rientrano nella giurisdizione della Corte e quindi anche dello Stato italiano.
L’Autorità giudiziaria dovrà verificare se vi sia stato un respingimento collettivo di migranti vietato dalle Convenzioni internazionali, in particolare dall’art. 4 del quarto Protocollo aggiuntivo alla Convenzione Europea per i Diritti Umani (CEDU) e dall’art. 19 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, in quanto ai migranti è stato impedito l’accesso alla protezione internazionale poiché forzosamente ricondotti in Libia, dichiarata posto non sicuro dall’UE e dall’UNHCR, paese nel quale i migranti sono notoriamente sottoposti a torture e trattamenti disumani e degradanti, in violazione dell’art. 3 della CEDU e dell’art. 33 della Convenzione di Ginevra sullo status dei rifugiati, a cui peraltro la Libia non ha mai aderito.
Ad avviso dei firmatari, stanti le diverse e contraddittorie versioni fornite dalla stampa, va chiarito anche il ruolo svolto dal Centro Nazionale di Coordinamento del Soccorso Marittimo (MRCC), contattato dalla nave “Asso 28”, che come è noto ha l’obbligo di coordinare i soccorsi, adottando tutte le misure necessarie affinché le persone soccorse possano sbarcare nel più breve tempo possibile in un luogo sicuro (Convenzione SAR, par. 3.1.9 come modificato nel 2004), ovvero una località dove la sicurezza e la vita dei sopravvissuti non venga più minacciata, i bisogni primari (come cibo, alloggio e cure mediche) siano soddisfatti, organizzando il trasporto dei sopravvissuti verso una destinazione successiva o finale (Linee Guida IMO sulle persone soccorse in mare, par. 6.12).
L’autorità giudiziaria italiana ha avuto modo di pronunciarsi in più occasioni e di escludere che la Libia possa essere considerata un luogo sicuro, ai sensi delle convenzioni internazionali.
In particolare il GUP del tribunale di Ragusa con provvedimento depositato in data 16 aprile 2018, con il quale ha disposto il dissequestro della motonave Open Arms, ha osservato che “le operazioni SAR di soccorso non si esauriscono nel mero recupero in mare dei migranti, ma devono completarsi e concludersi con lo sbarco in un luogo sicuro (POS, Place of safety), come previsto dalla Convenzione SAR siglata ad Amburgo il 1979 (..) Non può essere considerato sicuro un luogo dove vi sia serio rischio che la persona possa essere soggetta alla pena di morte, a tortura, persecuzioni od a sanzioni o trattamenti inumani e degradanti, o dove la sua vita o la sua libertà siano minacciate per motivi di razza, religione, nazionalità, orientamento sessuale, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o di orientamento politico. Il tema è evidentemente connesso con il principio di non respingimento collettivo, con il diritto internazionale dei rifugiati, e più in generale con i diritti fondamentali dell’uomo.”
Quindi il GUP, sulla scorta di convergenti informazioni di fonti qualificate nazionali ed internazionali ha escluso a sua volta la sussistenza di place of safety in territorio libico.
Il provvedimento è consultabile al seguente sito: http://questionegiustizia.it/doc/decreto_rigetto_sequestro_preventivo_tribunale_Ragusa_gip.pdf
I sottoscritti hanno fiducia nella possibilità dell’Autorità Giudiziaria di accertare l’esatto svolgimento dei fatti, verificando se vi siano responsabilità individuali e l’accertamento di chiunque abbia responsabilità private o pubbliche che li abbia posti in essere.
Preoccupa il profilo della violazione dell’obbligo di soccorso in mare e della violazione della libertà personale delle persone ricondotte contro la loro volontà in Libia, salvo diversi e più gravi reati, senza dimenticare che sarebbe necessario individuarle e ripristinare il loro diritto individuale di chiedere asilo.
Chiedono di essere avvisati in caso di richiesta di archiviazione della presente notizia di reato, ai sensi dell’art. 408, comma 2, cod. proc. pen.
Napoli 9 agosto 2018
Danilo Risi, Alfiero Grandi, Massimo prof. Villone, Domenico dott. Gallo, Elena Coccia, domiciliati, per ogni eventuale comunicazione presso avv. Danilo Risi del foro di Napoli, agendo anche in nome e per conto di Luigi de Magistris, Napoli, Guido prof avv Calvi, Luigi prof. Ferrajoli, Raniero La Valle, Esposito dott. Antonio, Mauro Beschi, Livio Pepino, Antonio dott Pileggi, Mauro prof. Volpi, Felice Carlo avv. Besostri, Pellegrino Rossi, Sergio Caserta, Alfonso Gianni, Vincenzo Maria Vita, Giulia Venia, Francesco Baicchi, Salomone Ovadia detto Moni, Roberto Lamacchia, Fabio Marcelli, Paolo Solimeno, Leonardo Arnau, Paola Altrui, Silvia Manderino, Tommaso Sodano, Costanza Boccardi, Massimo Angrisano Elisena Iannuzzelli, Antonio Garro, Margherita Andrea.
Estratto dal quotidiano Il fatto del 1° agosto 2018; Estratto dal quotidiano Corriere della Sera del 1° agosto 2018
VITTORIA scotto di Vettimo
agosto 09, 2018at8:27 AM
Leggo di QUESTO ESPOSTO solo oggi nella mia posta
Mi viene da dire ” e una cosa BUONA e giusta”