Source: https://matteodelongis.it/2015/07/08/caso-peruzzi-c-italia-la-condanna-di-un-avvocato-per-la-diffamazione-perpetrata-fuori-udienza-in-danno-di-un-giudice-non-viola-lart-10-cedu/
Timestamp: 2020-02-16 20:34:45+00:00
Document Index: 173912510

Matched Legal Cases: ['art. 10', 'sentenza ', 'art. 10', 'art. 10', '§ 67', '§ 43', '§ 2', '§ 38', '§ 42', '§ 57', '§ 45', '§ 168', '§ 83', '§ 59', '§ 74', 'art. 10', 'art. 10']

Caso Peruzzi c. Italia: la condanna di un avvocato per la diffamazione – perpetrata fuori udienza – in danno di un giudice non viola l’art. 10 CEDU – Matteo De Longis
Con sentenza resa il 30.06.2015 nel caso Peruzzi c. Italia – ric. n. 39394/09 – la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha concluso per la non violazione dell’art. 10 – Libertà di espressione.
Il caso deciso dalla Camera non presenta, invero, particolari profili di novità in punto di interpretazione della norma convenzionale invocata.
Il ricorrente – un avvocato lucchese – venne condannato nel febbraio 2005 alla pena di mesi quattro di reclusione per i reati di ingiuria e diffamazione perpetrati in danno di un magistrato; la contestata condotta fu ritenuta sussistente in relazione ad una missiva – consistente in estratti di un esposto già presentato al CSM – inviata dal legale a tutti i magistrati del circondario d’appartenenza.
La prima parte della lettera incriminata constava di una serie di particolareggiate censure alla decisione adottata dal magistrato nell’ambito di un processo in materia successoria; la seconda parte, invece, pur non facendo direttamente riferimento al giudicante coinvolto, conteneva una serie di malcelate allusioni alla faziosità, alla negligenza ed alla dolosa imperizia ascrivibile alla magistratura.
La Corte di Appello di Genova, decidendo il gravame proposto dall’avvocato ricorrente, convertì la pena detentiva irrogata dal giudice di primo grado in pena pecuniaria – € 400 di multa; il successivo ricorso per cassazione venne rigettato nel novembre 2008.
Esperite tutte le vie di ricorso interne, dunque, Mr. Peruzzi si rivolse alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo lamentando la violazione dell’art. 10 CEDU – Libertà di espressione.
Come anticipato, la motivazione offerta dal Giudice di Strasburgo non offre spunti particolarmente significativi rispetto alla giurisprudenza consolidata sul punto.
La Corte, difatti, richiama preliminarmente i principi relativi alla giustificazione dell’ingerenza nel diritto del ricorrente – previsione per legge e perseguimento di uno scopo legittimo -:
42. Une ingérence est contraire à la Convention si elle ne respecte pas les exigences prévues au paragraphe 2 de l’article 10. Il y a donc lieu de déterminer si elle était « prévue par la loi », si elle visait un ou plusieurs des buts légitimes énoncés dans ce paragraphe et si elle était « nécessaire dans une société démocratique » pour atteindre ce ou ces buts (Pedersen et Baadsgaard c. Danemark, n o 49017/99, § 67, CEDH 2004-XI, et Ricci c. Italie, no 30210/06, § 43, 8 octobre 2013).
43. Il n’est pas contesté que l’ingérence était prévue par la loi, à savoir par les articles 595 du CP (paragraphe 31 ci-dessus) et 52 § 2 a) du décret législatif no 274 de 2000 (paragraphe 32 ci-dessus). La condamnation du requérant visait le but légitime que constitue la protection de la réputation ou des droits d’autrui, en l’occurrence de X (voir, mutatis mutandis, Nikula c. Finlande, no 31611/96, § 38, CEDH 2002-II ; Perna c. Italie [GC], n o 48898/99, § 42, CEDH 2003-V ; Ormanni c. Italie, no 30278/04, § 57, 17 juillet 2007 ; et Belpietro, précité, § 45). Elle visait en outre à « garantir l’autorité et l’impartialité du pouvoir judicaire », dont X, un magistrat, faisait partie (voir, par exemple et mutatis mutandis, Kyprianou c. Chypre [GC], no 73797/01, § 168, CEDH 2005-XIII ; Foglia c. Suisse, no 35865/04, § 83, 13 décembre 2007 ; July et SARL Libération c. France, no 20893/03, § 59, CEDH 2008 (extraits) ; et Di Giovanni c. Italie, no 51160/06, § 74, 9 juillet 2013). 44. Il reste à vérifier si l’ingérence était « nécessaire dans une société démocratique ».
Nel richiamare i precedenti relativi alla necessità dell’ingerenza in una società democratica – concetto fondamentale non solo per l’art. 10 -, la Camera si sofferma sul ruolo dell’avvocatura e della magistratura:
Così ricostruito il framework giurisprudenziale rilevante, la Corte applica i principi testé enunciati al caso concreto sottoposto al proprio vaglio, rilevando che:
il ricorrente ha affermato, nella propria lettera, che il Giudice avrebbe agito con parzialità, dolo, negligenza, imperizia;
il ricorrente non ha prodotto prova alcuna a sostegno della veridicità della propria ricostruzione;
il ricorrente ha diffuso la missiva ancor prima che si concludesse il procedimento disciplinare avviato dal CSM nei confronti del magistrato;
il ricorrente non ha estrinsecato le proprie censure nell’ambito del procedimento giudiziario essendo la missiva incriminata del tutto avulsa dal contesto di quest’ultimo;
il contenuto della lettera, non limitandosi alla critica della decisione giudiziaria adottata, ma avanzando sospetti sulla legalità dell’operato del giudicante, ne ha compromesso la reputazione ed il decoro professionale;
la multa concretamente inflitta al ricorrente – € 400 – è di modesta entità;
il risarcimento accordato al magistrato costituitosi parte civile – € 15.000 – non può dirsi sproporzionato rispetto al danno patito.
Rebus sic stantibus, la Corte dunque conclude per la non violazione dell’art. 10 CEDU.
Sentenza integrale: Affaire Peruzzi c. Italie – ric. n. 39294/09