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Timestamp: 2017-11-24 11:24:11+00:00
Document Index: 181468914

Matched Legal Cases: ['art. 192', 'art. 192', 'art. 192', 'art. 192', 'art. 192', 'art. 192']

Abbandono rifiuti - Ordinanza di rimozione - Art. 192 D. Lgs. 3 aprile 2006 n. 152 e s.m.i. - Accertamenti in contraddittorio - Omissione
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Lunedì 12 Dicembre 2011 11:20
TAR Sardegna sez. II 2/9/2011 n. 915
sul ricorso numero di registro generale 711 del 2009, proposto da:
D. S. Costruzioni Spa, rappresentata e difesa dagli avv. Gianfrancesco Fidone, Alberto Linguiti e Roberta Sanna, con domicilio eletto presso lo studio dell’avv. Roberta Sanna in Cagliari, via Maddalena 40;
Comune di Oristano in Persona del Sindaco P.T., rappresentato e difeso dall`avv. Gianna Caccavale, con domicilio eletto presso lo studio dell’avv. Sergio Cassanello in Cagliari, via Loru N.4;
Anas Spa, rappresentata e difesa dall`Avvocatura Distrettuale dello Stato, presso i cui uffici é domiciliata per legge in Cagliari, via Dante N.23;
- dell`ordinanza prot. n. 88 del 07.05.2009, a firma del Dirigente del V settore, Dr. Ing. Giuseppe Pinna, avente ad oggetto "la rimozione rifiuti presso aree pertinenza S.S. 131. Ditta ATI De Sanctis Costruzioni Spa - SAISEB Spa", con la quale il comune di Oristano ha ingiunto all`ATI ricorrente di provvedere "alla rimozione ed allo smaltimento dei rifiuti ai sensi dell`art. 192 del D.Lgs 152/2006 nel più breve tempo possibile e comunque entro e non oltre 7 giorni dalla notifica della presente ordinanza relativamente ai rifiuti infiammabili che possono costituire un pericolo in caso di incendio, per l`integrità della struttura sotto la quale gli stessi insistono ; alla rimozione ed allo smaltimento dei rifiuti ai sensi dell`art. 192 del D.Lgs. 152/2006 nel più breve tempo possibile e comunque entro e non oltre 30 giorni dalla notifica della presente ordinanza relativamente a tutte le restanti tipologie di rifiuti e di procedere al ripristino dello stato dei luoghi espletata la procedura corretta di smaltimento dei rifiuti dovrà essere prodotta all`Organo accertatore, la certificazione comprovante l`avvenuto regolare smaltimento";
- di tutti gli atti presupposti, connessi e comunque consequenziali;
- nonché per il risarcimento dei danni da quantificarsi in corso di causa..
Visti gli atti di costituzione in giudizio di Comune di Oristano in Persona del Sindaco P.T. e di Anas Spa;
Relatore nell`udienza pubblica del giorno 29 giugno 2011 il dott. Francesco Scano e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Si espongono i fatti così come riferiti in ricorso.
La ricorrente era risultata aggiudicataria dell’appalto riguardante i lavori di ammodernamento ed adeguamento di un tratto della strada statale 131 “Carlo Felice”, tratto entro cui era inclusa anche la realizzazione del nuovo viadotto “Tirso” e l’ammodernamento di quello già esistente.
I lavori venivano consegnati nel 2004 e completati nel luglio 2007, tant’è che sin dal 4 agosto 2007 l’ANAS apriva al traffico il tratto di strada in questione, oggi denominato “sdoppiamento sinistro”.
In data 12.6.2008 si era verificato un incendio sotto la campata n. 31 del nuovo viadotto Tirso, che aveva interessato i rifiuti che una ditta autorizzata dal Comune vi aveva accatastato.
I danni causati dall’incendio al viadotto erano stati riparati dalla ricorrente a seguito dell’ordine di servizio n. 21 del 17.6.2008 impartito dall’ANAS. La ricorrente chiedeva poi il risarcimento dei danni al Comune di Oristano.
Peraltro, nel corso dei lavori di piccola finitura, dall’alto del viadotto, l’ATI ricorrente, , nel febbraio 2009 si avvedeva della presenza di rifiuti sotto alcune campate del nuovo e del vecchio viadotto Tirso; in data 3.2.2009, l’ATI De Sanctis denunciava quanto rilevato alla Questura di Oristanto dandone tempestiva comunicazione anche all’ANAS, soggetto proprietario delle aree sottostanti i viadotti.
Con nota del 1.4.2009 l’ANAS, dopo aver premesso che “l’impresa esecutrice dei lavori ha in custodia le aree di cantiere a Lei consegnate e ne risulta responsabile per la custodia e la sorveglianza” ha intimato all’ATI ricorrente “di voler liberare, con la massima celerità, le aree di pertinenza Anas ed affidate all’impresa esecutrice per la realizzazione dei lavori di cui all’aggetto, dai rifiuti (speciali e non) accumulati, ancora presenti, e che potrebbero essere fonte di nuovi incendi”.
Con successiva nota l’ANAS intimava ancora alla ricorrente a far spostare i rimorchi parcheggiati sotto la campata n° 12 del viadotto, “diffidandola dal persistere alla mancata sorveglianza delle aree affidate per l’esecuzione delle opere per cui risulta responsabile fino al collaudo finale”.
Sulla base della segnalazione dell’ANAS, circa la presenza di rifiuti sulle campate del viadotto, il Comune di Oristano, con l’impugnato provvedimento, ha ordinato all’ATI ricorrente la rimozione e lo smaltimento dei rifiuti in questione.
A sostegno del ricorso l’interessata ha proposto i seguenti motivi di gravame:
1) violazione e/o falsa applicazione dell’art. 192, comma 3, del D.lgs n. 152/2006; eccesso di potere per travisamento dei fatti, difetto e/o insufficienza di istruttoria ed erronea valutazione dei presupposti;
2) omessa verifica della inimputabilità/inaddebilità “per colpa” del fatto all’Ati De Sanctis;
3) omessa instaurazione del contraddittorio;
4) violazione dell’articolo 7 della legge n. 241/1990, in relazione all’art. 192, comma 3, del D.Lgs 152/2006, per omessa comunicazione dell’avvio del procedimento.
Il Comune di Oristano e l’ANAS hanno dedotto l’infondatezza del ricorso, chiedendone il suo rigetto.
Alla pubblica udienza del 29 giugno 2011 la causa è stata trattenute in decisione dal Collegio.
Con il provvedimento impugnato il Comune di Oristano ha ordinato all’Ati De Sanctis la rimozione dei rifiuti abbandonati nelle aree poste sotto le campate del viadotto “Tirso”, ritenendo che la stessa avesse il dovere di custodia della aree di cantiere fino al definitivo collaudo dell’opera, in conformità a quanto ritenuto dall’ANAS, proprietaria della strada ed appaltatrice dei lavori, con la richiamata nota prot. 10852 del 2009.
Con ordinanza n. 324 del 2.9.2009 la Sezione aveva respinto la richiesta di sospensione del provvedimento impugnato “in quanto la ricorrente aveva il dovere di custodire le aree di cantiere fino alla formale riconsegna delle stesse alla stazione appaltante”.
In riforma dell’ordinanza della Sezione, il Consiglio di Stato, con l’ordinanza n. 6044 del 3.12.2009, ha concesso la misura cautelare ritenendo che “l’appello presenta profili di fondatezza quanto meno per violazione delle garanzie procedurali previste dall’art. 192 co. 3 del D.Lgs 152 del 2006 laddove è stabilito che i controlli svolti dall’amministrazione riguardo all’abbandono dei rifiuti devono essere effettuati in contraddittorio con i soggetti interessati”.
Il Collegio ritiene di adeguarsi alla decisione del giudice di Appello e quindi di accogliere il ricorso, ritenendo fondata la censura di violazione dell’art. 192 co. 3° del D.Lgs 152 del 2006.
Detto articolo al comma 3° così dispone:
“3. Fatta salva l`applicazione della sanzioni di cui agli articoli 255 e 256, chiunque viola i divieti di cui ai commi 1 e 2 è tenuto a procedere alla rimozione, all`avvio a recupero o allo smaltimento dei rifiuti ed al ripristino dello stato dei luoghi in solido con il proprietario e con i titolari di diritti reali o personali di godimento sull`area, ai quali tale violazione sia imputabile a titolo di dolo o colpa, in base agli accertamenti effettuati, in contraddittorio con i soggetti interessati, dai soggetti preposti al controllo. Il Sindaco dispone con ordinanza le operazioni a tal fine necessarie ed il termine entro cui provvedere, decorso il quale procede all`esecuzione in danno dei soggetti obbligati ed al recupero delle somme anticipate.”
La riportata disposizione prescrive che gli accertamenti effettuati da parte dei soggetti preposti al controllo delle irregolarità connesse allo smaltimento dei rifiuti devono essere effettuati in contraddittorio con i proprietari delle aree in cui vengono rinvenuti i rifiuti.
Tale particolare modalità di svolgimento del procedimento di accertamento della violazione delle disposizioni in materia di smaltimento di rifiuti si giustifica con la possibilità concessa all’organo amministrativo di porre l`obbligo di rimozione degli stessi, a carico dei proprietari delle aree in cui si trovano, a titolo di colpa.
Solo partecipando concretamente alla fase di accertamento, tali soggetti possono evidenziare eventuali elementi a loro discolpa, che l`amministrazione deve congruamente valutare all`esito degli accertamenti effettuati.
Nella specie la società ricorrente, tenuta a custodire l’area interessata dagli accumuli di rifiuti, non ha potuto rappresentare le ragioni a discolpa, non essendo stata previamente interpellata dal Comune.
Va pertanto accolta la domanda di annullamento del provvedimento impugnato.
La domanda di risarcimento danni va invece respinta per omessa indicazione dei danni subiti, che evidentemente non ci sono stati a cagione della sospensione del provvedimento impugnato da parte del Giudice di Appello.
Le spese del giudizio possono essere interamente compensate fra le parti, tenuto conto che la ricorrente ben avrebbe potuto di sua iniziativa rappresentare le proprie ragioni al Comune, avendo ricevuto due diffide da parte dell’Anas per la rimozione dei rifiuti, cui evidentemente non poteva non conseguire altro specifico ordine da parte della competente autorità comunale.
definitivamente pronunciando accoglie in parte il ricorso, come in epigrafe proposto e, per l’effetto, annulla l’impugnato provvedimento.
Così deciso in Cagliari nella camera di consiglio del giorno 29 giugno 2011 con l`intervento dei magistrati:
Il 02/09/2011