Source: https://www.leggioggi.it/2012/03/02/la-rivolta-di-regioni-ed-enti-locali-contro-il-ritorno-alla-tesoreria-unica/
Timestamp: 2019-07-22 08:43:21+00:00
Document Index: 54888963

Matched Legal Cases: ['art. 35', 'art. 35', 'art. 35', 'art. 211', 'art. 35', 'art. 35', 'art. 35', 'art. 1', 'art. 119']

La rivolta di regioni ed enti locali contro il ritorno alla tesoreria unica | LeggiOggi
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Le iniziative di protesta delle regioni e degli enti locali
Il ritorno alla tesoreria unica previsto dall’art. 35 del Decreto Liberalizzazioni sta suscitando una vera e propria rivolta delle Autonomie Locali.
Sono stati numerosi gli emendamenti presentati al testo dell’art. 35, ma non sono stati accolti.
E’ stato concordato in Commissione Industria del Senato il testo di un ordine del giorno, con il parere favorevole del Governo, per ridurre al “minimo indispensabile” il tempo di efficacia delle norme sulla tesoreria unica, che però al momento non vengono modificate.
In commissione si era provato almeno a risolvere il problema della differenza fra gli interessi all’1% garantiti dalla tesoreria statale e quelli, anche di molti o superiori, previsti dalle convenzioni di tesoreria in essere; ma il nodo non è stato risolto per mancanza di copertura finanziaria.
Nel testo del maxiemendamento, proposto dal Governo unitamente alla questione di fiducia, e approvato dal Senato il 1° marzo con 237 voti favorevoli, 33 contrari e 2 astenuti, le modifiche introdotte sono di rilevanza poco significativa.
I termini per il trasferimento delle somme alla tesoreria statale da parte dei tesorieri degli Enti territoriali, fissate per il 29 febbraio e il 16 aprile assumono una rilevanza “meno perentoria”: non più “entro il 29 febbraio” (come era previsto nel testo originario) ma “alla data del 29 febbraio”; analogamente per il termine del 16 aprile.
Tuttavia appare come una modifica più di forma che di sostanza, che sembra fissare una data – il 29 febbraio e il 16 aprile – e non più un termine massimo come faceva intendere l’espressione “entro il”.
Sembra invece risolvere una problematica posta dai tesorieri degli Enti, la riformulazione del comma 10 dell’art. 35 secondo cui, nel nuovo testo, “I tesorieri e i cassieri degli enti pubblici provvedono ad adeguare la propria operatività alle disposizioni della tesoreria unica il giorno successivo a quello del versamento della residua quota della disponibilità (…)”.
Si chiariscono in questo modo i dubbi posti sulle modalità di gestione da adottare nel periodo tra il 29 febbraio ed il 16 aprile.
E’ chiaro che tali modifiche non soddisfano le Regioni e le Autonomie Locali.
La Conferenza delle Regioni ha espresso formalmente il proprio disaccordo al ritorno alla Tesoreria Unica e ha chiesto di cambiare questa scelta.
Ogni Regione peraltro sta adottando anche iniziative diverse.
L’UPI – l’Unione delle Province Italiane – ha richiesto la cancellazione della norma sulla tesoreria unica, perché è incostituzionale e lede l’autonomia di Regioni, Province e Comuni. Si tratta di una norma politicamente e giuridicamente errata che può avere effetti devastanti non solo sulle amministrazioni locali, ma su tutti i sistemi economici dei territori. Con il ritorno alla Tesoreria Unica non solo si commissariano di fatto Regioni, Province e Comuni, ma si rallentano i flussi finanziari e si bloccano le economie alimentate sui territori dalle Autonomie locali.
L’Anci – l’Associazione dei Comuni Italiani – ha messo a disposizione dei Comuni, al fine di tutelare l’autonomia nella gestione finanziaria delle proprie risorse, uno schema di delibera già adottata dal Comune di Venezia per intraprendere un’azione legale nei confronti del Governo, contro la norma ed un atto di diffida nei confronti delle banche titolari del servizio di tesoreria, con cui si intima a non procedere ad alcun versamento in favore della tesoreria statale, in attesa degli esiti delle azioni giudiziarie avviate dai Comuni, della conversione del decreto legge e, comunque, in difetto di espressa autorizzazione da parte del Comune, con l’avviso che, in caso di mancato rispetto della diffida, l’istituto di credito sarà ritenuto direttamente responsabile dei danni sopportati dal Comune, ai sensi dell’art. 211 TUEL.
Molti Istituti di credito, titolari del servizio di tesoreria, hanno però ritenuto di ignorare le diffide degli Enti ed hanno dato attuazione all’art. 35, comma 9, del D. L. 1/2012, trasferendo alla tesoreria statale il 50% delle disponibilità giacenti alla data del 29 febbraio.
Malgrado le proteste, come abbiamo visto non si è dunque giunti ad un ripensamento del Governo.
Si discute soltanto di un possibile intervento normativo nell’ambito del decreto fiscale, ma tutto è ancora in discussione.
In molti auspicano possibili ulteriori modifiche durante l’esame della legge di conversione del decreto alla Camera dei Deputati, anche se il tempo a disposizione è molto limitato, posto che il decreto deve essere convertito definitivamente entro il 24 marzo e che, in caso di modifiche introdotte dalla Camera, dovrà tornare al Senato per essere approvato in terza lettura.
In vista della scadenza del 29 febbraio, intanto, numerose Amministrazioni hanno assunto diverse iniziative autonome.
La Regione Veneto ha intimato al proprio tesoriere di non trasferire le somme oltre a ricorrere alla Corte Costituzionale.
Ma, come in altri casi, il tesoriere della Regione ha ritenuto di dover comunque applicare la norma e trasferire le somme tanto da indurre il Governo Regionale ad annunciare azioni legali verso l’istituto di credito.
La Provincia di Treviso, preso atto che l’art. 35 del decreto liberalizzazioni sulla tesoreria unica prevede che sono esclusi dalla smobilizzazione, per il successivo riversamento alla tesoreria statale, gli eventuali investimenti finanziari in titoli di Stato italiani, confermando così implicitamente la possibilità per gli enti locali di effettuare investimenti finanziari in titoli di Stato italiani, addirittura salvaguardandoli dallo smobilizzo, ha deliberato di investire la liquidità disponibile in titoli di Stato, così assicurandosi un rendimento significativamente superiore a quello garantito dal deposito delle somme presso il conto della Banca d’Italia oltre che impedendo di fatto il trasferimento coattivo delle stesse somme alla tesoreria statale.
Per capire meglio di cosa si tratta, è bene ricostruire l’evoluzione della normativa.
L’art. 35 del decreto legge sulle liberalizzazioni sospende fino al 31 dicembre 2014 l’attuale normativa relativa alla gestione della tesoreria e ripristina le disposizioni di cui all’art. 1 della legge 29 ottobre 1984, n. 720 e alle relative norme amministrative di attuazione, relative alla tesoreria unica con obbligo di deposito delle disponibilità sulle contabilità speciali aperte presso le sezioni di tesoreria provinciale dello Stato.
Pertanto alla data del 29 febbraio 2012 il tesoriere di ciascun Ente dovrà provvedere a versare il 50 per cento delle disponibilità liquide esigibili depositate presso il sistema bancario sulla contabilità speciale aperta presso la tesoreria statale.
Il versamento della quota rimanente deve essere effettuato alla data del 16 aprile 2012.
Si tratta di una grave limitazione dell’autonomia delle Regioni e degli Enti Locali così privati di un importante strumento di gestione finanziaria che è risultata ampiamente vantaggiosa per le casse pubbliche, quasi di un vero e proprio “commissariamento” degli Enti in spregio al principio di autonomia finanziaria sancito dall’art. 119 della Costituzione (“I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno autonomia finanziaria…”)
Le stime diffuse negli ultimi giorni dai maggiori istituti di credito, titolari dei servizi di tesoreria, fanno pensare a cifre di molto superiori, prossime ai 30 miliardi.
Purtroppo, in nome dell’emergenza, gli interventi legislativi più recenti stanno conducendo ad una compressione costante ed inaccettabile dell’autonomia degli Enti costitutivi della Repubblica, con un ritorno al centralismo che ha determinato tutti i guasti alle finanze pubbliche che oggi siamo chiamati a tamponare.
Ma non è accentrando a livello statale la gestione che si rimedia alla situazione attuale; l’esperienza dovrebbe ampiamente dimostrarlo.
Con regole certe, con responsabilità chiare, con le correlative sanzioni, ma senza commissariamenti, espliciti o indiretti, di alcun genere.
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