Source: https://www.jurisschool.it/2019/03/15/15623/
Timestamp: 2019-05-20 22:46:23+00:00
Document Index: 33153710

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 10', 'art. 10', 'sentenza ', 'art. 10', 'art. 51', 'sentenza ', 'art. 51', 'art. 21', 'art. 10']

Sui presupposti per il riconoscimento della scriminate del diritto di critica – Juris School
Previous ArticleLa Cassazione sulla Diffamazione nei gruppi di whatsapp.
Next ArticlePedone investito mentre attraversa la strada e corresponsabilità in caso di mancato utilizzo delle strisce
in Diritto Penale, Senza categoria
La presente recente pronuncia della Suprema trae origine dalla diffusione di un volantino, poi trasfuso in una pubblicazione su un quotidiano, contenente affermazioni lesive della reputazione di un Presidente provinciale, profferite nell’ambito di un risalente contrasto, acuitosi nel corso della campagna elettorale per il rinnovo della carica, e relative a fatti che avevano dato luogo al commissariamento dell’ente. Come è noto nel diritto di critica politica, il rispetto del principio di verità si declina peculiarmente, assumendo limitato rilievo, necessariamente affievolito rispetto alla diversa incidenza che il medesimo dispiega sul versante del diritto di cronaca, in quanto la critica, quale espressione di opinione meramente soggettiva, ha per sua natura carattere congetturale che non può, per definizione, pretendersi rigorosamente obiettiva ed asettica. La Suprema Corte puntualizza che il livello e l’intensità, pur notevoli, delle censure indirizzate sotto forma di critica a coloro che occupano posizioni di tutto rilievo nella vita pubblica, non escludono l’operatività della scriminante, poiché nell’ambito politico risulta preminente l’interesse generale al libero svolgimento della vita democratica. Di conseguenza quanto maggiore è il potere esercitato, tanto maggiore è l’esposizione alla critica, perché chi esercita poteri pubblici deve essere sottoposto ad un rigido controllo sia da parte dell’opposizione politica che dei cittadini. Nella valutazione del requisito della continenza, necessario ai fini del legittimo esercizio del diritto di critica, si deve pertanto tenere conto del complessivo contesto dialettico in cui si realizza la condotta e verificare se i toni utilizzati dall’agente, pur aspri e forti, non siano gravemente infamanti e gratuiti, ma siano, invece, comunque pertinenti al tema in discussione e scaturenti da fatti storici realmente verificatisi. Nel caso di specie la condotta dell’imputato, è stato stabilito, non costituiva reato.
Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza 24 gennaio – 18 febbraio 2019, n. 7340
I fatti riguardano la diffusione di un volantino, poi trasfuso in una pubblicazione sul quotidiano “(omissis) “, contenente affermazioni lesive della reputazione di M.L., Presidente provinciale della (omissis), profferite nell’ambito di un risalente contrasto, acuitosi nel corso della campagna elettorale per il rinnovo della carica, e relative a fatti che avevano dato luogo al commissariamento dell’ente.
4.3 Siffatta impostazione si pone in linea con la giurisprudenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo, secondo cui la incriminazione della diffamazione costituisce una interferenza con la libertà di espressione e quindi contrasta, in principio, con l’art. 10 CEDU, a meno che non sia “prescritta dalla legge”, non persegua uno o più degli obiettivi legittimi ex art. 10 par. 2 e non sia “necessaria in una società democratica”.
Nella delineata prospettiva si pone la sentenza CEDU Mengi vs. Turkey, del 27.2.2013, che costituisce la più avanzata ricognizione della posizione della Corte in materia di art. 10 della Carta nella distinzione tra diritto di critica e diritto di cronaca, distinguendo tra statement of facts (oggetto di prova) e valuejudgements (non suscettibili di dimostrazione), rilevando come nel secondo caso il potenziale offensivo dell’articolo o dello scritto, nel quale è tollerabile – data la sua natura – exaggeration or evenprovocation, sia neutralizzato dal fatto che lo scritto si basi su di un nucleo fattuale (veritiero e rigorosamente controllabile) sufficiente per poter trarre il giudizio di valore negativo; se il nucleo fattuale è insufficiente, il giudizio è gratuito e pertanto ingiustificato e diffamatorio.
5. Applicando gli enunciati principi al caso in esame, si appalesa evidente l’erronea applicazione dell’art. 51 cod. pen..e la manifesta illogicità della motivazione della sentenza impugnata in ordine alla sussistenza della scriminante.
L’imputato si è limitato ad evidenziare il declino politico di un presidente al centro di aspre contestazioni, risalenti al 2004 (v. f. 5 sent. imp., in cui è contenuto un erroneo e determinante riferimento alla “gestione del D.F. “) in un contesto prodromico alla sua candidatura a ricoprire nuovamente una carica di vertice non solo criticata, ma che aveva addirittura determinato il commissariamento dell’ente e l’approfondimento in sede giudiziale della rilevanza penale delle contestate condotte, formulando valutazioni espresse con un linguaggio del tutto consono alla sede e congruo in riferimento ai fatti rappresentati.
Di guisa che va senz’altro riconosciuto nel testo del volantino – e della successiva pubblicazione – il requisito della continenza con riferimento all’art. 51 cod. pen., così come declinato nella giurisprudenza di questa corte nell’accezione di “…proporzione, misura e continenti sono quei termini che non hanno equivalenti e non sono sproporzionati rispetto ai fini del concetto da esprimere e alla controllata forza emotiva suscitata dalla polemica su cui si vuole instaurare un lecito rapporto dialogico e dialettico. La continenza formale non equivale a obbligo di utilizzare un linguaggio grigio e anodino, ma consente il ricorso a parole sferzanti, nella misura in cui siano correlate al livello della polemica, ai fatti narrati e rievocati” (Sez. 5, n. 3356 del 27/10/2010).
Si è sottolineato, infatti, che l’art. 21 Cost., analogamente all’art. 10 Cedu, non tutela unicamente le idee favorevoli o inoffensive o indifferenti, essendo al contrario principalmente rivolto a garantire la libertà proprio delle opinioni che “urtano, scuotono o inquietano”, con la conseguenza che di esse non può predicarsi un controllo se non nei limiti della continenza espositiva, che, una volta riscontrata, integra l’esimente del diritto di critica. (Sez. 5, n. 25138 del 21/02/2007, Rv. 237248).
Cassazione penalediritto di critica
Applicazione dell’esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto anche alla fattispecie di guida in stato di ebbrezza.
Le novità della c.d. Legge Spazzacorrotti (n. 3 del 2019)