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Timestamp: 2016-10-25 12:02:25+00:00
Document Index: 9586894

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'DTF ', 'art. 86', 'DTF ', 'art. 4', 'DTF ', 'art. 29', 'DTF ', 'DTF ', 'DTF ', 'art. 8', 'art. 88', 'DTF ', 'art. 84', 'art. 156', 'art. 270', 'sentenza ', 'art. 270', 'DTF ', 'art. 270', 'DTF ', 'DTF ', 'DTF ', 'DTF ', 'DTF ', 'DTF ', 'art. 268', 'DTF ', 'DTF ', 'art. 269', 'art. 29', 'art. 29', 'DTF ', 'DTF ', 'art. 29', 'sentenza ', 'art. 29', 'art. 71', 'DTF ', 'art. 71', 'DTF ', 'art. 71', 'art. 71', 'DTF ', 'DTF ', 'e contrario', 'e contrario', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 1', 'DTF ', 'sentenza ', 'DTF ', 'sentenza ', 'DTF ', 'DTF ', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 2', 'DTF ', 'art. 3', 'DTF ', 'art. 16', 'DTF ', 'sentenza ', 'DTF ', 'DTF ', 'art. 3', 'DTF ', 'sentenza ', 'DTF ', 'DTF ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 23', 'art. 71', 'art. 173', 'DTF ', 'art. 178', 'art. 273', 'art. 173', 'art. 36', 'sentenza ', 'DTF ', 'art. 278']

6P.36/2000 (05.07.2000)
A.- Thermoselect SA - societ� anonima con sede a Locarno, costituita il 30 agosto 1990, con un capitale azionario di fr. 13'200'000.--, � attiva nel settore della termochimica, in Svizzera e all'estero. Essa si occupa in particolare della promozione, realizzazione, vendita e gestione d'impianti per la gassificazione ad alta temperatura dei rifiuti, nonch� della consulenza per la loro progettazione.
A tale scopo essa utilizza innovativi brevetti industriali, di cui � la titolare, nel campo della tecnologia per il trattamento dei rifiuti.
Regiopress SA - societ� anonima con sede a Bellinzona, costituita il 27 dicembre 1993, dotata di un capitale azionario di fr. 2'450'000.-- - ha per scopo l'edizione, la pubblicazione e la stampa di quotidiani e periodici. Giacomo Salvioni ne � l'amministratore unico. Essa � in particolare l'editrice del quotidiano "La Regione" di cui, all' epoca dei fatti litigiosi, Monica Piffaretti Carotta e Michele De Lauretis erano, rispettivamente, direttrice e capo-direttore.
Le offerte furono esaminate da un gruppo di lavoro, il quale, nel suo rapporto del febbraio 1995, qualificava come valide tre candidature: quella della Compagnie G�n�rale de Chauffe (CGC), della Smogless e della stessa Thermoselect.
Sempre secondo tale rapporto, a prestazioni ambientali simili, appariva consigliabile di continuare la procedura di attribuzione della concessione alla ditta Smogless, la quale rispetto a Thermoselect, offriva una tecnologia pi� sperimentata e collaudata. Una certa cautela era difatti necessaria poich� si trattava di un servizio di interesse pubblico.
Si inaspr� allora una dura controversia che opponeva il quotidiano "La Regione", da un lato, e, dall'altro, il settimanale "Il Mattino della Domenica" nonch� il quotidiano "L'Altra notizia", quest'ultimi diretti, rispettivamente, da Giuliano Bignasca e Flavio Maspoli, entrambi noti esponenti della Lega dei ticinesi. Tale polemica - collegata inoltre a presunti finanziamenti che le ditte partecipanti al concorso avrebbero versato o tentato di versare a rappresentanti politici - si accentu� ulteriormente quando il Consiglio di Stato, rinnovato nel frattempo e nel quale era entrato a fare parte un esponente della Lega, optava per l'impianto di smaltimento dei rifiuti proposto dalla Thermoselect.
C.- Il 6 e 12 marzo 1996 nonch� il 10 ottobre 1997 Thermoselect sporgeva querela penale contro Monica Piffaretti Caratti, Michele de Lauretis, Amelia Alberti - rappresentante dell'associazione ambientalistica italiana "Lega ambiente" che aveva fornito a "La Regione" informazioni e documentazioni relativi all'impianto Thermoselect di Verbania Fondotoce (I) - per violazione della legge federale contro la concorrenza sleale (LCSl) e, subordinatamente, spionaggio economico, violazione del segreto di fabbrica o commerciale, calunnia e diffamazione. A sostegno della sua querela, Thermoselect produceva una serie di articoli pubblicati sul quotidiano "La Regione" dal 21 giugno 1995 al 7 marzo 1996 (qui di seguito: allegati 1gior a 27gior e 30gior a 31gior) e un editoriale di Michele de Lauretis del 10 luglio 1997.
Secondo la denunciante, la campagna di stampa promossa sul quotidiano "La Regione" � lesiva della sua personalit� e costituisce un comportamento anticoncorrenziale mirante a danneggiare la Thermoselect nei suoi interessi economici e nella sua posizione sul mercato nonch� a favorire la sua concorrente Smogless.
F.- Con tempestivi ricorsi di diritto pubblico e per cassazione, Thermoselect � insorta dinanzi al Tribunale federale contro la sentenza del 24 gennaio 2000 e chiede, in via principale, il suo annullamento nonch� la promozione dell'accusa nei confronti dei resistenti e, in via subordinata, il rinvio della causa all'autorit� cantonale per nuovo giudizio, con protesta di spese e ripetibili.
1.- Il Tribunale federale esamina d'ufficio e con libero potere d'esame l'ammissibilit� del rimedio esperito, senza essere vincolato, in tale ambito, dagli argomenti delle parti o dalle loro conclusioni (DTF 125 I 253 consid. 1a e rinvii, 458 consid. 1).
3.- a) La ricorrente si duole in primo luogo della lentezza ingiustificata con cui � stata trattata la sua querela relativa ai reati di diffamazione e di calunnia, lentezza a cui � dovuta, a suo parere, l'intervenuta prescrizione assoluta dell'azione penale constatata dalla CRP per gli articoli pubblicati dal 6 dicembre 1996 all'11 gennaio 1996. Essa considera quindi come adempiuti i presupposti del diniego di giustizia formale sotto la forma di ritardata giustizia (atto di ricorso, pagg. 36-38).
Tale censura non � stata formulata nel ricorso dinanzi alla CRP. Pertanto, nella misura in cui si riferisce al periodo anteriore a quest'ultimo, il gravame � inammissibile, poich� non � stato esaurito il corso delle istanze cantonali (art. 86 cpv. 1 OG; DTF 120 Ia 61 consid. 1a pag. 62).
Per quanto concerne la procedura dinanzi alla CRP, durata solo un anno, va ricordato che la ritardata giustizia � assimilata a un rifiuto di decidere proibito dall' art. 4 vCost. (DTF 119 Ia 237 consid. 2a) e dall'art. 29 cpv. 1 Cost. Un'autorit� viola questa disposizione quando differisce al di l� di un termine ragionevole la sua decisione.
La lunghezza di tale termine dipende dalla natura e dall'importanza della causa in esame; al riguardo contano solo gli elementi oggettivi in relazione con il caso in esame e non le circostanze esterne, quali un sovraccarico di lavoro o una negligenza dell'autorit� (DTF 107 Ib 160 consid. 3c, 103 V 190 consid. 3c).
Nella fattispecie, dapprima il Ministero pubblico - decretando che non vi era luogo a procedere - e in seguito la CRP - confermando tale decreto -, hanno posto fine al preteso ritardo ingiustificato. La CRP ha altres� constatato, in modo conforme al diritto federale come si vedr� nell'ambito del ricorso per cassazione, che era intervenuta la prescrizione assoluta dell'azione penale per una parte degli articoli oggetto della querela.
L'interesse attuale e pratico che potrebbe giustificare un esame del merito della censura sollevata difetta quindi manifestamente. Per una parte dei reati concernenti la lesione dell'onore della ricorrente l'azione penale � ormai prescritta, e pertanto irrimediabilmente estinta, e una decisione di accoglimento del gravame di ritardata giustizia, del resto di primo acchito ingiustificata, non avrebbe alcun effetto.
b) In modo pi� generale, la ricorrente si duole della lunghezza del procedimento che, nonostante il palese carattere illecito dal punto di vista penale degli articoli in oggetto, si � protratto per ben quattro anni. Ne deriverebbe una crassa violazione della CEDU della costituzione federale e delle norme di procedura cantonale, nella misura in cui � garantito il diritto di ottenere, quale danneggiata e parte civile, un giudizio e giustizia in tempi brevi (atto di ricorso, pag. 38).
Difetta anche sotto questo aspetto al gravame di diritto pubblico un interesse attuale e pratico: le autorit� cantonali, dopo aver proceduto a un accertamento dei fatti e a una valutazione delle prove che la ricorrente non � legittimata a criticare (DTF 122 I 267 consid. 1b, 120 Ia 220 consid. 2a e rinvii; K�lin, Das Verfahren der staatsrechtlichen Beschwerde, 1994, pag. 244 e segg.), hanno negato agli articoli incriminati una qualsiasi specificit� penale. Tale constatazione, che, come si vedr� nell'ambito del ricorso per cassazione, sfugge a ogni critica, mette un termine definitivo al procedimento penale e priva anche questa censura sin dall'inizio di qualsiasi effetto concreto, rendendola pertanto inammissibile.
c) Infine, la ricorrente si duole del fatto che, rifiutandosi di promuovere l'accusa in presenza di fatti manifestamente illeciti e quindi meritevoli di istruzione, l'autorit� cantonale avrebbe commesso un ulteriore diniego di giustizia formale, applicato arbitrariamente il diritto cantonale (il quale prevede che in presenza di indizi sufficienti il Ministero pubblico deve rinviare l'accusato a giudizio) e pregiudicato, al contempo e in maniera arbitraria, il suo diritto di ottenere un giudizio in sede penale sulle proprie pretese civili (atto di ricorso, pagg.
Al riguardo � d'uopo ricordare che il diritto di perseguire e eventualmente di condannare, di cui si tratta nel procedimento penale, spetta esclusivamente allo Stato (DTF 125 Ia 253 consid. 1b e rinvii). Il preteso diritto di ottenere un giudizio in merito ad eventuali pretese civili presuppone l'esistenza di un reato penale e non pu� essere invocato in modo autonomo. Ora, alla lettura della loro motivazione, appare manifesto che, nonostante il tentativo di dare loro un'etichetta formale, quest'ultime censure concernono esclusivamente il merito del litigio e le questioni con esso strettamente connesse, che la ricorrente, nella sua sola qualit� di parte lesa e di danneggiata - e non di vittima ai sensi dell'art. 8 cpv. 1 lett. c della legge federale concernente l'aiuto alle vittime di reati (LAV) - non � legittimata a contestare, vista la mancanza di un interesse diretto conformemente all'art. 88 OG (DTF 125 Ia 253 consid. 1b e rinvii, 122 I 267 consid. 1b, 120 Ia 220 consid. 2a e rinvii).
d) Per il sovrappi�, gli argomenti sviluppati in sede di ricorso pubblico riguardano l'apprezzamento giuridico compiuto dall'autorit� cantonale e consistono, in sostanza, in una critica dell'applicazione del diritto federale, ossia in censure ammissibili esclusivamente nell'ambito del ricorso per cassazione (art. 84 OG e 269 PP).
4.- Discende da quanto precede che il ricorso di diritto pubblico � manifestamente inammissibile. Le relative spese devono essere addossate alla ricorrente soccombente (art. 156 cpv. 1 OG).
5.- a) Giusta l'art. 270 cpv. 1 PP, in vigore dal 1� gennaio 1993 nella versione conforme alla LAV, la facolt� di ricorrere spetta, oltre che all'accusato e all'accusatore pubblico, anche al danneggiato se era gi� parte nella procedura e nella misura in cui la sentenza possa influenzare il giudizio in merito alle sue pretese civili.
Poich� non incombe al danneggiato di fare le veci del Ministero pubblico e soddisfare la sua sete di vendetta (Corboz, Le pourvoi en nullit� interjet� par le l�s�, SJ 1995 pag. 143), la giurisprudenza si mostra restrittiva nell'ammettere l'esistenza di una legittimazione a proporre ricorso per cassazione. Il Tribunale federale entra nel merito solo se dal gravame risulti in modo sufficientemente preciso che sono adempiuti i presupposti dell'art. 270 cpv. 1 PP (DTF 125 IV 109, 124 IV 188 consid. 1b, 123 IV 184 consid. 1b; sulla genesi dell'art. 270 cpv. 1 PP: DTF 119 IV 339 consid. 1).
Il danneggiato (sulla nozione di danneggiato: DTF 122 IV 139 consid. 1, 120 IV 44 consid. 4, 117 Ia 135 consid. 2a con rinvii alla dottrina) � peraltro legittimato a proporre ricorso per cassazione solo qualora siano adempiute le seguenti tre condizioni cumulative: egli deve aver qualit� di parte nell'ambito del precedente procedimento cantonale, deve aver fatto valere, nel limite del possibile, le pretese civili dipendenti dal reato invocato e, infine, la decisione impugnata deve essere suscettibile di influire sul giudizio concernente tali pretese (DTF 125 IV 109 consid. 1b e rinvii).
b) Nella fattispecie, � pacifico che la ricorrente era parte nella procedura cantonale, visto che con l'istanza di promozione dell'accusa ha provocato la decisione impugnata (DTF 123 IV 184 consid. 1b, 121 IV 207 consid. 1a, 120 IV 38 consid. 2b), e che non pu� esserle rimproverato di non aver ancora fatto valere in tale ambito le sue pretese civili, poich� il procedimento non era maturo per una tale richiesta (DTF 125 IV 109 consid. 1b e rinvii).
Spetta tuttavia alla ricorrente, che non ha ancora presentato alcuna conclusione civile, di indicare nel proprio atto ricorsuale quali siano le pretese civili che intende fare valere e in che misura esse siano toccate dalla decisione attaccata (DTF 123 IV 254 consid. 1). Tale esigenza � manifestamente adempiuta nella fattispecie, poich� la ricorrente sviluppa nel suo gravame il danno e il torto morale che pretende far valere come parte civile nell'ambito del procedimento penale (atto di ricorso, pagg.
Il ricorso per cassazione � ammissibile contro le dichiarazioni di non doversi procedere, emesse in ultima istanza (art. 268 n. 2 PP; DTF 125 IV 109 consid. 1a; sulla nozione di dichiarazione di non doversi procedere: DTF 124 IV 262 consid. 1b, 123 IV 252 consid. 1 e 122 IV 45 consid. 1c) e pu� essere fondato unicamente sulla violazione del diritto federale (art. 269 PP).
Nella fattispecie, la ricorrente critica l'applicazione del diritto federale compiuta dall'autorit� cantonale, il gravame � pertanto ammissibile.
6.- a) La querela della ricorrente del 6 e 12 marzo 1996 si riferisce in particolare agli articoli pubblicati sul quotidiano "La Regione" dal 21 giugno 1995 al 7 marzo 1996. A mente dell'autorit� cantonale, il termine di tre mesi per presentare querela era oramai prescritto per gli articoli pubblicati prima del 6 dicembre 1995.
La ricorrente critica tale conclusione e afferma che una parte degli articoli incriminati, per i quali il diritto di querela � estinto, non sono firmati, ragion per cui, non essendo noto l'autore del reato perseguito, il termine dell'art. 29 CP non aveva cominciato a decorrere (atto di ricorso pag. 132).
Il diritto di querela si estingue trascorsi tre mesi dal giorno in cui l'avente diritto ha conosciuto l'autore del reato, nonch� il reato, ossia i suoi elementi costitutivi (art. 29 CP; DTF 101 IV 113 consid. 1b e rinvii).
Nella fattispecie, la querela � rivolta, in particolare, contro la direttrice e il redattore responsabili del quotidiano "La Regione", la cui identit� era nota alla ricorrente fin dall'inizio della serie delle pubblicazioni litigiose.
La ricorrente non spiega inoltre se si fosse sforzata, ad esempio interrogando i denunciati, di scoprire l'identit� degli autori degli scritti incriminati (DTF 76 IV 65 consid. 2). In queste condizioni, l'argomento della ricorrente appare manifestamente infondato e al limite dell' abuso di diritto.
b) La ricorrente aggiunge inoltre che, indipendentemente dall'identit� dell'autore, i pretesi comportamenti illeciti costituirebbero un'unit� dal punto di vista della prescrizione, per cui il termine dell'art. 29 CP, cominciava a decorrere solo a partire dalla pubblicazione dell'ultimo articolo (atto di ricorso, pagg. 132-134).
Al riguardo, la sentenza impugnata � silente. Tuttavia, tale argomento � stato refutato in modo dettagliato e pertinente dal Ministero pubblico (decreto di non luogo a procedere dell'8 gennaio 1999, pagg. 2 e 3). In questa sede � sufficiente rilevare che il punto di partenza del termine di perenzione per presentare querela ai sensi dell'art. 29 CP deve essere determinato riferendosi all'art. 71 CP (DTF 118 IV 325 consid. 2b e rinvii). Giusta questa disposizione la prescrizione decorre, in linea di principio, dal giorno in cui l'imputato ha compiuto il reato; ove quest'ultimo sia stato eseguito mediante atti successivi, essa decorre invece dal giorno in cui � stato compiuto l'ultimo atto (art. 71 cpv. 1 e 2 CP). Nella DTF 117 IV 408, il Tribunale federale ha rinunciato alla figura giuridica del reato continuato.
Da allora, la questione se e a quali condizioni una pluralit� di infrazioni debba essere riunita in un'entit� giuridica che le comprenda tutte va decisa in ognuno degli ambiti in cui sinora era applicata la nozione di reato continuato, separatamente e unicamente in base a criteri oggettivi. Ai fini dell'art. 71 cpv. 2 CP, secondo cui il termine della prescrizione decorre per l'insieme dei singoli atti solamente a partire dal giorno in cui � stato commesso l'ultimo atto, pi� infrazioni distinte devono essere considerate come una sola quando esse siano della stessa indole, ledano lo stesso bene giuridico e costituiscano - senza che sussista un reato permanente ai sensi dell'art. 71 cpv. 3 CP - un comportamento illecito durevole, contemplato, esplicitamente o implicitamente, dalla fattispecie penale applicabile in concreto. Le condizioni precise che devono all'uopo essere adempiute non possono essere esaurientemente definite con una formula astratta (DTF 124 IV 59 consid. 3b/aa e rinvii). Nondimeno, la sussistenza di una sola entit� sotto il profilo della prescrizione va ammessa in modo restrittivo, onde evitare la reintroduzione, con altra etichetta, della nozione giuridica abolita. Il Tribunale federale ha ammesso la riunione di pi� infrazioni in una sola entit� sotto il profilo della prescrizione in casi di amministrazione infedele, di appropriazione indebita, di trascuranza degli obblighi di mantenimento, di ripetute infrazioni alla legge sulle dogane, nonch� di atti sessuali con fanciulli commessi da un maestro di scuola elementare, mentre l'ha negata in casi di accettazione di doni e di offese all'onore (DTF 124 IV 59 consid. 3b/aa e rinvii). Il principio determinante per ammettere un comportamento illecito durevole � l'esistenza di una violazione continuata di specifici obblighi legali, ossia di un comportamento durevolmente contrario a un dovere permanente, ravvisabile quale elemento oggettivo costitutivo del reato litigioso. Tale dovere permanente qualificato non � riscontrabile nella fattispecie, poich� non incombe ai resistenti - in ogni modo non in misura maggiore di quanto incomberebbe a qualsiasi altra persona - manifestamente alcun obbligo legale particolare e permanente, esplicito o implicito, di rispettare la libera concorrenza e l'onore della ricorrente. Ne discende che ogni articolo incriminato deve essere considerato come un singolo atto a s� stante, puntuale, con la conseguenza che il termine per presentare querela decorre in maniera indipendente per ciascuno di essi. Oggetto del contendere per i pretesi reati di violazione alla LCSl sono quindi esclusivamente gli articoli pubblicati a partire dal 6 dicembre 1995 fino al 10 luglio 1997.
"La Regione" avrebbe cos� fatto ripetutamente un uso mistificatore di rapporti tecnici - riportati solo a spezzoni in cui erano messi in rilievo esclusivamente i risultati negativi - al solo fine di boicottare la ricorrente. Tale scopo era d'altronde manifesto, vista la convergenza degli interessi economici degli azionisti del quotidiano incriminato con quelli della Smogless SA. Il lettore medio non prevenuto ne risultava quindi irrimediabilmente ingannato. Un siffatto comportamento, a causa della sua ripetizione, dell'asprezza delle affermazioni e dei paragoni deliberatamente erronei utilizzati nonch� del carattere polemico di certe vignette caricaturali e dei messaggi che li accompagnavano, sarebbe manifestamente contrario allo scopo della LCSl, che � di garantire una concorrenza leale e inalterata.
d) Lo scopo della LCSl � di garantire, nell'interesse di tutte le parti interessate, una concorrenza leale e inalterata (art. 1 LCSl). Di conseguenza, � sleale nonch� illecito qualsiasi comportamento o pratica d'affari lesivo delle norme della buona fede, che influisce sui rapporti tra concorrenti o tra fornitori e clienti (art. 2 LCSl), o che � destinata a influenzarli (J�rg M�ller, Einleitung und Generalklausel (art. 1-2 UWG), Schweizerisches Immaterialg�ter- und Wettbewerbsrecht, editori Roland Von B�ren e Lucas David, Basilea, 1998, pagg. 20-21; Lucas David, Schweizerisches Wettbewerbsrecht, Berna, 3a ed. 1997, pag. 16 n� 58; Mario Pedrazzini, Unlauterer Wettbewerb UWG, Berna, 1992, pagg. 36-39). La LCSl si applica anche nei confronti di persone che non sono in rapporto diretto di concorrenza con il fornitore o cliente interessato, in particolare anche nei confronti dei giornalisti (DTF 124 IV 162, 117 IV 193 consid. 1erinvii; M�ller, op. cit. , pagg. 28-30; Lorenz Baumann, Presse und unlauterer Wettbewerb, Vorschl�ge zur Vermeidung und Bew�ltingung von Konflikten, Berna 1999, pag. 12 e rinvii; Fernand Chappuis, La lutte contre les actes de concurrence d�loyale en droit p�nal suisse. Probl�mes pos�s par l'application aux m�dias de la Loi f�d�rale contre la concurrence d�loyale, tesi Neuch�tel, 1996, pagg. 145-146 e riferimenti; Peter Nobel, Zu den Schranken des UWG f�r die Presse, in SJZ 88/1992, pagg. 245 e 246; Ivan Cherpillod, L'application de la Loi contre la concurrence d�loyale aux journalistes, R�sum� de la Conf�rence du 28 janvier 1992, pr�sent�e � l'Association suisse pour le droit d'auteur et des m�dias, pag. 1). Tuttavia, solo sono proibiti comportamenti che possono essere assimilati a atti di concorrenza, ossia che si esternano nell'ambito del mercato o della concorrenza (marktrelevant, marktgeneigt o wettbewerbgerichtet). Tale � il caso quando il comportamento dell'interessato ha, oppure � suscettibile di avere, conseguenze fuori della sfera privata (Pedrazzini, op. cit. , pag. 33). Ci� significa che � illecito ai sensi della LCSl solo un comportamento riferito direttamente alla concorrenza e oggettivamente idoneo a influenzare il mercato - ossia un comportamento che aumenta/diminuisce il successo d'imprese a scopo lucrativo nella ricerca di clienti oppure aumenta/diminuisce la loro parte di mercato, o � suscettibile di farlo (sentenza del 28 febbraio 2000 nella causa Confederazione svizzera c. X. e litisconsorti, in SJ 2000 pag. 337 consid. 2c; DTF 124 IV 262 consid. 2b, 124 III 297 consid. 5d, 120 II 76 consid. 3a e rinvii, 117 IV 193 consid. 1).
Nella fattispecie, la CRP (sentenza impugnata, pagg. 6 e 7) rileva a ragione che, nonostante sia indubbia, in linea di principio, l'applicazione della LCSl anche ai giornalisti, il caso in esame appare singolare rispetto a quelli concernenti altri beni di consumo offerti al grande pubblico, quali macchine per cucire (DTF 117 IV 193) e forni a microonde (DTF 120 II 76). La controversia in oggetto concerne un appalto per la fornitura di un impianto per lo smaltimento dei rifiuti. Bench� considerazioni peculiari dell'economia privata esercitano oggigiorno un'influenza sempre maggiore nei campi dell'economia pubblica, la decisione politica su un progetto di tali dimensioni, non solo per il costo - che per di pi� grava sulla spesa pubblica - ma anche per le implicazioni ambientali, non pu� essere equiparata alla decisione su qualsiasi altro prodotto offerto ai consumatori, e ci� per quanto i singoli cittadini siano stati coinvolti, poich� chiamati per ben due volte alle urne, nel processo decisionale. Comunque sia, per l'applicazione della LCSl, occorre solo determinare, in un primo tempo, se le pubblicazioni incriminate fossero oggettivamente idonee a influire sulla posizione commerciale della ricorrente rispetto alle sue concorrenti, fermo restando che un'eventuale risposta affermativa non significa ancora che tale influenza avesse carattere denigratorio ai sensi del combinato disposto degli art. 3 e 23 LCSl. La questione pu� in ogni modo essere lasciata indecisa, come d'altronde ha fatto l'autorit� cantonale (sentenza impugnata, pag. 7), visto l'esito del gravame.
e) L'art. 3 LCSl � una concretizzazione del principio della buona fede espresso nella clausola generale dell'art. 2 LCSl, il cui scopo � di garantire una concorrenza leale e inalterata (DTF 117 IV 193 consid. 2). Secondo consolidata giurisprudenza perch� un'affermazione sia denigratoria e quindi penalmente rilevante ai sensi degli art. 3 e 23 LCSl, non basta che essa sia inesatta o che faccia apparire sotto una luce sfavorevole un dato concorrente.
Tali disposizioni devono essere applicate restrittivamente con la conseguenza che la nozione di denigrazione deve essere interpretata in modo qualificato, ossia la dichiarazione incriminata deve raggiungere una certa qual gravit� (DTF 124 IV 162 consid. 4c e rinvii, 123 IV 211 consid. 3b, 122 IV 33 consid. 2).
Tale interpretazione restrittiva si giustifica in particolar modo nell'ambito di pretesi atti di concorrenza sleale commessi a mezzo stampa, nel quale va tenuto conto della libert� dei media espressamente consacrato negli art. 16 (liber� di opinione e di informazione) e 17 (libert� dei media) Cost. - � infatti essenziale che l'applicazione della LCSl non ostacoli in modo contrario allo scopo prefisso dal legislatore la funzione stessa dei media, che consiste nell'accendere un dibattito, criticare e informare (Fran�ois Dessemontet, Le journalisme �conomique, libert� d'expression, libert� d'investigation, Medialex, 1998, pag. 86; Z�ch Roger, Die UWG und die Medien - Pl�doyer f�r besondere Anforderungen an die journalistische Sorgfalt, 1992, pagg. 3 e 4). In questo ordine di idee e a pi� riprese, la dottrina ha denunciato la difficolt� di trovare un giusto equilibrio tra il diritto costituzionale della libert� dei media e la preoccupazione di garantire una concorrenza leale ed ha espresso timori in merito alle conseguenze che un'applicazione troppo rigida della LCSl avrebbe sull'attivit� dei media, in particolare sul giornalismo economico (Andreas Meili, Wirtschaftsjournalismus im Konflikt zwischen freier Meinungs�usserung und Lauterkeitsrecht, Medialex, 1998, pag. 75; Martin Taufer, Einbezug von Dritten im UWG, Tesi, Zurigo, 1997, pagg. 85-93; Urs Saxer, Schweiz ger�ffelt: UWG-Praxis zu streng, Pl�doyer 1998, pagg. 31-32; Paul Schaltegger, Die Haftung der Presse aus unlauterem Wettbewerb, Zurigo, 1992, pagg. 82-83). Recentemente, il Tribunale federale ha ricordato l'importanza di ammettere con riserbo l'esistenza di una denigrazione sleale a mezzo stampa, qualora si voglia interpretare la LCSl in modo conforme alla Costituzione (DTF 123 IV 211 consid. 3; sentenza della Corte di cassazione del Tribunale federale nella causa Denner c. Sonntagszeitung, del 13 novembre 1994, pubblicata in SMI, 1995 II 438, consid. 2c/aa; DTF 125 III 185 consid. 4b). Tale riserbo s'impone data la natura principalmente civile delle norme contro la concorrenza sleale, le quali sono in casi qualificati trasformate in norme di diritto penale, e presentano per il sovrappi� un carattere indeterminato (DTF 120 IV 32 consid. 3 e rinvii; Meili, op. cit. , pag. 79; Franz Riklin, Schweizerisches Presserecht, Berna, 1996 par. 10 n. 24 e 28 pagg. 276-280; Richard Baur, UWG und Wirtschaftsberichterstattung- Vorschl�ge zur Reduktion des Haftungsrisiko, Tesi, Zurigo, 1995, pag. 169; Pedrazzini, op. cit. , 1992, pag. 238). In altre parole, l'applicazione della LCSl ai media non deve, con la comminatoria di sanzioni penali, impedire a quest' ultimi di esprimere la loro propria opinione, in particolare su tematiche di interesse generale, quand'anche tale opinione possa influenzare negativamente la posizione concorrenziale di terzi (Saxer, op. cit. , pag. 33).
f) Per determinare se una o pi� allegazioni sono denigratorie ai sensi dell'art. 3 LCSl occorre riferirsi all'impressione suscitata nel lettore medio non prevenuto (DTF 117 IV 193 consid. 3c; sentenza della Corte di cassazione del Tribunale federale nella causa Denner c. Sonntagszeitung, del 13 novembre 1994, pubblicata in SMI, 1995 II 438, consid. 2c). A questo scopo occorre tenere conto di tutte le circostanze del caso concreto, tra cui, in particolare, gli interessi in gioco (DTF 124 IV 162 consid. 3b/bb). Secondo la giurisprudenza, un'affermazione, con riferimento alla fattispecie che intende, rispettivamente, descrivere, valutare o paragonare, risulta denigratoria quando essa � manifestamente sproporzionata allo scopo prefisso, manca del tutto di pertinenza nonch� di rilevanza ed � pertanto insostenibile, � pronunciata senza che un serio motivo la giustifichi e prevalentemente nell'intenzione di fare apparire un terzo sotto una luce sfavorevole (DTF 117 IV 193 consid. 2; sentenza della Corte di cassazione del Tribunale federale nella causa Denner c. Sonntagszeitung, del 13 novembre 1994, pubblicata in SMI, 1995 II 438, consid. 2c/aa; sul ruolo determinante dell'intenzione nel reato di concorrenza sleale commesso per mezzo della stampa, Martin Schubarth, Grundfragen des Medienstrafrechtes im Lichte der neueren bundesgerichtlichen Rechtsprechung, RPS, 1995, pagg. 152-153; Baumann, op. cit. , pagg. 103-104). Al riguardo, un'impressione globale negativa non � ancora sufficiente per fare ammettere una denigrazione sleale punibile.
g) Nel gravame (pagg. 103-131) sono riprodotti in modo diffuso passaggi che si pretendono denigratori. In questa sede � tuttavia sufficiente un riassunto del loro contenuto.
Gli articoli litigiosi sollevano critiche di ordine tecnico e morale. La tecnologia della ricorrente � presentata come inquinante (18gior), ancora immatura e pericolosa dato il rischio di esplosione (25gior, 23gior, 24gior, 27gior 30gior e 31gior). Al riguardo, ci si riferisce a una serie di perizie, tra cui il rapporto del gruppo di lavoro fatto allestire dal Cantone Ticino e che consiglia l'attribuzione della concessione in particolare alla ditta Smogless (21gior), e un rapporto intermedio di Berlino richiesto dal governo germanico e dai L�nder (24gior, 25gior); viene altres� criticata come partigiana - l'autore sarebbe subitaneamente passato alle dipendenze di Thermoselect - la perizia detta Lombardi, che aveva difeso la validit� del sistema della ricorrente (21gior, 24gior). � ricordato inoltre l'esistenza di un imminente processo nei confronti di Thermoselect di Verbania Fondotoce (I) - accusata di avere riversato cianuri nel Lago Maggiore - e di un'esplosione avvenuta in un mini-impianto sperimentale sempre a Fondotoce. I prezzi e i livelli di sicurezza della tecnologia Thermoselect sono messi a confronto, in particolare, con quelli della sua concorrente Smogless SA (20gior, 22gior, 23gior e 24gior). Dal punto di vista morale, la scelta del governo viene criticata e qualificata di "infelice" e il governo stesso tacciato di "cieco e sordo" poich� avrebbe chiuso gli occhi sulle mazzette lautamente versate da G�nther Kiss, azionista di Thermoselect SA, ai due boss della Lega - fr. 800'000.-- a Bignasca e almeno fr.
Oltre i contenuti degli articoli incriminati la ricorrente considera denigratori anche i titoli di testa di alcuni di essi, in particolare "una tecnologia difettosa ricopiata a un brevetto abbandonato" (26gior) "Vince ancora la spazzatura", "Spazzatura, avanti!" e "Ciechi e sordi" (31gior), poich� criticano in modo inutilmente fallace e inesatto la tecnologia della ricorrente, assimilata a spazzatura, nonch� il governo ticinese, inspiegabilmente insensibile di fronte ai provati difetti tecnici e al contesto moralmente inaccettabile in cui si � svolta l'attribuzione dell'appalto.
Nella fattispecie � indubbio, come del resto rileva in modo insindacabile la CRP (sentenza impugnata, pagg. 9 e 10), che la pubblicazione degli articoli incriminati � avvenuta nel quadro di un'accesa discussione politica, incominciata fin dall'inizio del 1990, e concernente la realizzazione di un impianto per lo smaltimento dei rifiuti nel Cantone Ticino, in particolare l'affidabilit� di una determinata tecnologia nonch� le modalit� di attribuzione dell' appalto. Tenuto conto anche della sua rilevanza dal profilo ambientale ed economico (l'investimento di denaro pubblico richiesto � considerevole), si tratta di una decisione che incombe palesemente all'ente pubblico e, come tale, di interesse generale. � in siffatte condizioni che la stampa svolge nel miglior modo il suo ruolo primordiale che, come test� rilevato, � principalmente quello di informare, di accendere un dibattito e di riportare opinioni e critiche divergenti rendendo consapevole il lettore sui diversi aspetti e sulle implicazioni della questione di cui trattasi.
I resistenti sono intervenuti nell'ambito di un ampio dibattito pubblico e hanno espresso le loro opinioni critiche rispetto a tesi divergenti sostenute da altri media, su un soggetto che aveva acquisito un peso prevalentemente politico. Il carattere politico della controversia, ammesso per di pi� dalla ricorrente (atto di ricorso di diritto pubblico, pag. 37), � d'altronde confermato dal fatto che la stessa era stata oggetto di due votazioni popolari e di una vasta discussione, poich� anche altri media nazionali e stranieri se ne erano occupati (allegati B1-B10, M1 e M2, Q1, Q4, Z3, BB2). Il lettore disponeva cos�, conformemente ai criteri di una societ� pluralista, d'informazioni soddisfacenti e adeguate per farsi un'opinione sui vantaggi e svantaggi delle tecnologie proposte. Inoltre, egli era perfettamente al corrente della posizione difesa dai resistenti e non poteva che vagliare con spirito critico le dichiarazioni pubblicate negli articoli incriminati, soprattutto tenuto conto che altri media, in particolare il settimanale "Il Mattino della domenica" e il quotidiano "L'altra notizia" erano intervenuti nel dibattito con toni altrettanto polemici e aspri per difendere la tesi contraria nonch� per osannare le qualit� della tecnologia della ricorrente e attaccare le opinioni espresse nel quotidiano "La Regione" (allegati A1-A5, G6-G7, L1, Q8-Q9, Q11-Q12, S2, U3, U12, AA3-AA4, CC3).
Per di pi�, sempre come sostiene a ragione la CRP (sentenza impugnata, pag. 9), gli articoli incriminati si fondano, pubblicandoli in parte, su rapporti tecnici (allegati G3, H1, R3, Z1, DD1), atti giudiziari (allegati AA1-AA2, BB3 e A3, B1, C1 con riferimento all'Italia) e parlamentari (allegati C3, U9, AA8). Esistevano quindi riscontri oggettivi chiari per le pretese dichiarazioni e paragoni denigratori. Nello stesso ordine di idee, giova rilevare che gli articoli litigiosi non risparmiano neppure apprezzamenti negativi sulla stessa Smogless SA (30gior) e ammettono certi vantaggi, in particolare quello economico, del sistema proposto dalla ricorrente (20gior, 24gior, 28gior e 29gior).
Lo scopo perseguito dal quotidiano "La Regione" era chiaramente quello di suscitare un dibattito su quale fosse il migliore sistema di smaltimento dei rifiuti per il Cantone e di esporre diverse possibili soluzioni alternative alla scelta del governo ticinese. In una societ� democratica, tale scopo � perfettamente conforme al ruolo assunto dai media quali strumento privilegiato d'informazione.
Poich� non � adempiuto il presupposto soggettivo indispensabile all'applicazione dell'art. 23 LCSl, il gravame va respinto gi� per questo motivo e pu� quindi restare indecisa la questione se gli articoli incriminati avessero oggettivamente carattere denigratorio.
7.- La ricorrente afferma altres� che le critiche contenute negli articoli incriminati sono lesive del suo onore e indica in primo luogo che tali articoli, dal punto di vista della prescrizione, costituiscono un'unit� ai sensi dell'art. 71 cpv. 2 CP, per cui il termine della prescrizione dell'azione penale avrebbe cominciato a decorrere solo dal giorno della pubblicazione dell'ultimo articolo, ossia il 10 luglio 1997.
Come gi� rilevato a proposito della prescrizione del diritto di presentare querela (consid. 6b), il Tribunale federale ha negato in casi di offese all'onore l' esistenza di un comportamento illecito durevole, contemplato esplicitamente o implicitamente, dalla fattispecie penale dell'art. 173 e segg. CP. Ne discende che ogni pretesa offesa all'onore costituisce di regola un atto a s� stante, di guisa che non pu� essere ammessa, in linea di principio, un'unit� sotto il profilo della prescrizione (DTF 119 IV 199 consid. 2). La prescrizione assoluta essendo di quattro anni (art. 178 cpv. 1 e 72 n. 2 CP), la CRP ha limitato a ragione il suo esame unicamente agli articoli del quotidiano "La Regione" del 24 gennaio al 7 marzo 1996 (22gior a 27gior, 30gior e 31gior), nonch� all'editoriale di Michele De Lauretis del 10 luglio 1997.
Sul preteso carattere diffamatorio degli articoli cos� delimitati, la motivazione del ricorso � estremamente sommaria. Essa si limita a indicare che l'utilizzazione di termini quali "mazzette", "boss" e "pedigree dei suoi piazzisti" - riferiti alle presunte tangenti versate dalla ricorrente per ottenere l'appalto -, nonch� lo "stillicidio quotidiano di accuse", risulta calunniante e diffamatoria (atto di ricorso pagg. 125 e 130). La questione dell'ammissibilit� di tale censura alla luce delle esigenze poste dall'art. 273 cpv. 1 lett. b PP pu� tuttavia rimanere indecisa, data l'assenza manifesta dei presupposti dei reati di cui all'art. 173 e 174 CP.
Al riguardo � sufficiente rinviare alle pertinenti considerazioni in fatto e in diritto (art. 36a OG) contenute nella sentenza impugnata (pagg. 10-12). In questa sede � opportuno rilevare che in un contesto di controversie politiche, come quello della fattispecie, il carattere lesivo dell'onore di certe affermazioni deve essere ammesso con riserbo, poich� queste ultime, considerata la posta in gioco, sono valutate con una certa prudenza dal lettore medio non prevenuto (DTF 118 IV 248 consid. 2, 116 IV 146 consid. 3c, 105 IV 194 consid. 2a e b). Tale modo di vedere permette di salvaguardare adeguatamente la garanzia costituzionale della libert� della stampa.
Ne discende che, negando il carattere diffamatorio nonch� calunnioso degli articoli litigiosi, i quali del resto commentavano fatti di dominio pubblico, la CRP non ha violato il diritto federale.
8.- Il ricorso per cassazione � pertanto infondato.
La tassa di giustizia � posta a carico del ricorrente soccombente (art. 278 cpv. 1 PP).
2. La tassa di giustizia di fr. 2'000.-- � posta a carico della ricorrente.
3. Il ricorso per cassazione �respinto.
4. La tassa di giustizia di fr. 2'000.-- � posta a carico della ricorrente.