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Timestamp: 2020-08-12 18:07:33+00:00
Document Index: 161989575

Matched Legal Cases: ['art. 7', 'art. 89', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 20', 'art. 38']

Noticias Legales archivos - Camera di Commercio di Spagna in Italia
CAMACOES2020-07-24T12:53:23+02:00
A cura di Avv. Daniele Bracchi
Introduzione – La sfida di Milano e dell’Italia per la sezione specializzata del Tribunale Unificato dei Brevetti
A seguito della Brexit, una delle due future sezioni specializzate del “Tribunale Europeo Unificato dei Brevetti” (TUB) dovrebbe essere trasferita da Londra, dove era stata inizialmente programmata la sua sede, ad una città dell’Unione Europea. Milano vuole quindi vincere questa sfida per il ruolo che deve essere giustamente riconosciuto al nostro Paese all’interno dell’Unione, e ciò anche a seguito della terribile pandemia Covid-19 che ha colpito così duramente la capitale industriale d’Italia e tutta la Regione Lombardia.
Pertanto, il Governo italiano deve – non appena il TUB sarà definitivamente approvato – richiedere espressamente presso le opportune sedi comunitarie che Milano sostituisca Londra quale sede di una delle due sezioni specializzate del TUB; ciò anche per le seguenti ragioni:
– l’Italia è diventata ora – a seguito della Brexit – il terzo Stato europeo per numero di brevetti dopo Germania e Francia;
– il contesto italiano è rimasto finora complessivamente escluso dalla struttura brevettuale europea; in tale assai negativa situazione per il nostro Paese – considerata l’enorme importanza strategica della brevettazione per l’economia e lo sviluppo di un territorio – l’Italia ha oramai già perso negli anni passati la “battaglia linguistica” per ottenere che il futuro “brevetto unitario” europeo sia scritto anche italiano, oppure almeno soltanto in inglese ma non anche in francese e tedesco (come è invece stato stabilito in sede comunitaria);
– non volendo qui minimamente mettere in discussione l’imparzialità delle Corti in Europa, è però evidente al comune buon senso che è pur possibile una sorta di “condizionamento ambientale”, a seconda della giurisdizione nella quale è ubicata la sede del Tribunale;
– in aggiunta, per un’impresa italiana è da tutti i punti di vista (costi inclusi) assai meglio porsi in giudizio a Milano piuttosto che altrove in Europa;
– il TUB porterebbe un notevole indotto non solo economico ma anche culturale alla comunità milanese (e lombarda) in generale;
– preme anche sottolineare come l’aggiudicazione di una delle sedi centrali del TUB a Milano sarebbe – per così dire – addirittura “sacrosanta” dopo che Milano ha perso nel 2017 al sorteggio (?!) finale con Amsterdam l’Agenzia Europea dei Farmaci (European Medicines Agency – EMA), ed essendo ora l’Autorità Bancaria Europea (European Banking Authority – EBA) già stata trasferita da Londra a Parigi.
Il “brevetto unitario” europeo
Il Trattato sull’Unione Europea firmato a Lisbona – in vigore dal 1 dicembre 2009 – ha posto una specifica base giuridica per la creazione del “brevetto unitario” europeo e nel 2011 il Consiglio UE ha autorizzato una cooperazione rafforzata per l’istituzione di una tutela brevettuale unitaria dando avvio all’iter che è poi terminato con l’adozione, nel 2012, di due Regolamenti: il Regolamento (UE) n. 1257/2012 sul brevetto europeo «ad effetto unitario», ed il Regolamento (UE) n. 1260/2012 sul regime linguistico applicabile al brevetto.
La brevettazione nell’Unione Europea (UE) è stata fino ad oggi basata sui sistemi giurisdizionali dei singoli Paesi membri ed offre di fatto le seguenti due possibilità: la registrazione nazionale ed il brevetto europeo “tradizionale”. In quest’ultimo caso, una volta ottenuta la concessione dall’Ufficio Europeo dei Brevetti (European Patent Office – EPO) a Monaco di Baviera, è necessario richiedere la convalida in ciascuno degli Stati membri nei quali si desidera ottenere la protezione e, di conseguenza, rispettare le disposizioni nazionali in vigore in ciascuna di queste giurisdizioni; tale sistema, molto complesso, comporta costi elevati e un netto svantaggio competitivo per le imprese europee nella sempre più selettiva arena della competizione globale.
Il cosiddetto “brevetto unitario” europeo sarà invece il nuovo strumento grazie al quale la tutela accordata a un’invenzione potrà essere fatta valere in tutta l’UE, senza la necessità di depositare la richiesta in ogni singolo Stato comunitario. Tale brevetto unitario sarà in lingua inglese, francese e tedesca (ma non in italiano, nonostante l’ultimo Governo “Berlusconi” si fosse all’epoca assai battuto a Bruxelles per farvi includere anche la nostra lingua).
Il “Tribunale Unificato dei Brevetti” (TUB)
Parallelamente all’adozione dei due Regolamenti sopraccitati, il 19 febbraio 2013 gli Stati membri hanno discusso e approvato il Trattato internazionale (2013/C 175/01) sull’istituzione del “Tribunale Unificato dei Brevetti” (TUB) firmato dalla maggioranza degli Stati membri dell’UE compresa l’Italia, che lo ha poi ratificato a mezzo della Legge n. 214 del 3 novembre 2016.
Il TUB non rientra formalmente nell’architettura istituzionale dell’UE: è infatti un organismo definito da un Accordo intergovernativo tra 24 Stati membri dell’Unione su 27 (non vi partecipano infatti Polonia, Spagna, Croazia), in aggiunta al recentemente “fuoriuscito” Regno Unito.
La creazione del TUB è stata resa necessaria dalle difficoltà causate dalla competenza delle Corti nazionali a decidere sulla validità e delle violazioni dei brevetti europei, la quale ha dato spesso luogo ad una duplicazione dei procedimenti, a decisioni confliggenti, ed al fenomeno del cosiddetto “forum shopping” (i.e. la scelta della Corte ipoteticamente più favorevole all’attore). L’UE ha così scelto di affrontare tali problemi creando una Corte dotata di giurisdizione esclusiva per tutte le controversie relative sia al brevetto europeo ‘tradizionale’ che al nuovo “brevetto unitario”. Con l’introduzione del nuovo sistema, le aziende avranno quindi la possibilità di azionare i loro titoli brevettuali in un unico procedimento dinanzi al TUB evitando così di dover intraprendere singole cause avverse alla contraffazione nei vari Paesi europei. Il TUB dovrebbe inoltre assicurare un’elevata omogeneità nei criteri utilizzati per stabilire la contraffazione o la validità di un brevetto e tempi più rapidi per arrivare a giudizio rispetto alle Corti nazionali.
Il TUB è costituito – così come inizialmente già deciso in sede di Consiglio Europeo in date 28/29 giugno 2012 e successivamente schematizzato dall’Allegato II del soprammenzionato Trattato internazionale sull’istituzione del TUB – da una Corte di prima istanza (“Divisione Centrale”) ubicata a Parigi, con sezioni specializzate (come sancito dall’art. 7 dell’Accordo istitutivo) a Londra e Monaco di Baviera [ciascuna con le proprie competenze, a seconda del settore tecnico coinvolto ai sensi della International Patent Classification (IPC) redatta, sulla base dell’Accordo di Strasburgo del 1971, dalla World Intellectual Property Organization (WIPO)], nonché da numerosi uffici regionali e locali dislocati nei vari Paesi firmatari, e da una Corte d’Appello in Lussemburgo. Londra avrebbe quindi competenza per i brevetti inclusi nelle Classi C e A della IPC, e cioè in materia di brevetti chimici, inclusa la farmaceutica, metallurgici, nonché nell’ambito delle cosiddette human necessities (le quali includono beni di consumo, agricoltura e vestiario), ed anche in ambito di brevetti tecnologici attinenti Internet o software. Monaco di Baviera giudicherebbe invece i casi di brevetti inclusi nella Classe F della IPC, e cioè settore dell’ingegneria meccanica, illuminazione, riscaldamento, armi, esplosivi, e dovrebbe anche gestire l’amministrazione del Tribunale. Per tutte le altre tipologie di brevetti, e quindi Classi B (tecniche industriali, trasporti), D (tessili, carta), E (costruzioni fisse), G (fisica), H (elettricità), le vertenze verrebbero discusse presso la Divisione Centrale di Parigi, che ospiterà anche il Gabinetto del Presidente della Corte.
La competenza del TUB si estenderà a tutti gli aspetti del contenzioso in materia brevettuale, inclusa la tutela d’urgenza e risarcitoria. Le lingue ufficiali per le cause in materia brevettuale dinanzi al Tribunale saranno quindi – in linea con quanto stabilito per il “brevetto unitario” – l’inglese, il francese ed il tedesco.
Ad oggi, il TUB non ha ancora iniziato a funzionare poiché manca la ratifica dell’Accordo istitutivo da parte della Germania; per l’entrata in vigore dell’Accordo è infatti necessaria la ratifica di almeno 13 Stati firmatari, inclusi però i tre con il maggior numero di brevetti europei e cioè appunto la Germania, la Francia e il “fuoriuscito” Regno Unito (art. 89 del Trattato sul TUB). A tale riguardo, il 20 marzo 2020 è stata pubblicata l’attesa sentenza della Corte costituzionale federale tedesca. La decisione della Corte costituzionale ha stabilito l’incostituzionalità, dunque la nullità, della legge tedesca del 2017 volta alla ratifica dell’accordo per l’istituzione del TUB; tale legge avrebbe dovuto essere approvata con la maggioranza qualificata dei due terzi, mentre così non è stato. La decisione della Corte tedesca è pertanto di natura solamente formale; infatti, la Corte non ha affermato che la legge di ratifica interferisce a livello sostanziale con la Costituzione tedesca, bensì soltanto che è nulla per mancanza della maggioranza parlamentare richiesta per la sua approvazione. Di conseguenza, la sentenza della Corte consentirà di ripetere il dibattito e la votazione nel Parlamento tedesco al fine di approvare una nuova legge di ratifica con la dovuta maggioranza. Successivamente alla sentenza, Christine Lambrecht, Ministra della giustizia tedesca, ha garantito che il Governo federale tedesco continuerà, nonostante la sentenza sfavorevole, a lavorare per la realizzazione del TUB.
È bene chiarire che il nuovo sistema del “brevetto unitario” europeo al quale si è accennato sopra potrà essere utilizzato solamente a partire dalla data di entrata in vigore del TUB.
Il futuro, ancora incerto, della sezione specializzata del TUB con sede a Londra
Il futuro della sezione specializzata di Londra richiede una revisione all’unanimità dell’Accordo sul TUB. Anche la struttura delle relazioni future post-Brexit tra UE e Regno Unito in materia di tutela della proprietà intellettuale potrebbe giocare un ruolo importante sulla prossima configurazione del TUB; al riguardo, è bene rilevare che non mancano pressioni da parte di alcuni Paesi europei, nonché di diversi ambienti imprenditoriali, volti ad una permanenza britannica nel sistema del TUB – nonostante la Brexit – in qualità di cosiddetto “Stato terzo”; ciò comporterebbe, ovviamente, il conseguente mantenimento a Londra di una sezione specializzata della Divisione Centrale.
Tuttavia, come è stato chiarito dalla stessa Commissione europea, l’Accordo sul TUB – originante da una cooperazione rafforzata di diritto UE ex art. 20 del Trattato sull’Unione Europea – è aperto soltanto agli Stati Membri. Inoltre, Baylee Turner – la portavoce del Primo Ministro inglese – ha dichiarato (giovedì 27 febbraio 2020) che partecipare ad una Corte che applica la legge europea non sarebbe coerente con l’obiettivo dell’Inghilterra di diventare una nazione indipendente dall’Unione Europea.
La questione della futura presenza o meno del TUB a Londra presenta quindi complessi risvolti giuridici ed istituzionali e non è ancora, ad oggi, definita.
L’attuale posizione italiana circa il TUB e la fratricida “competizione” tra Milano e Torino
Delle prime settimane di febbraio 2020 è però la aperta (e forse inaspettata) “discesa in campo” di Torino, la quale vorrebbe – con sempre maggiore insistenza – contendere a Milano il necessario supporto del Governo italiano al fine di essere proposta quale città che l’Italia candida in Europa a diventare sede della sezione specializzata della Divisione Centrale del TUB.
È fuori discussione che Milano abbia maggiori competenze rispetto a Torino nei settori specifici e.g. della farmaceutica e delle cosiddette human necessities. Inoltre, il TUB a Milano dialogherebbe perfettamente con lo Human Technopole nell’ambito del distretto “Mind”, il quale rappresenterà un polo attrattivo della ricerca e dell’innovazione a livello europeo. Milano è poi una città pienamente internazionale come poche altre al mondo, mentre Torino lo è purtroppo assai meno.
Con riferimento alla “competizione” tra Milano e Torino, è importante ricordare che nella mozione che la Camera dei Deputati italiani ha approvato nell’aprile 2019 vi è il sostegno alla candidatura dell’Italia a sede di sezione centrale del TUB, tuttavia nel testo non è citata Milano; il testo recita infatti «Il governo si impegna, considerata l’entrata in vigore del decreto legislativo n. 18 del 2019 e in vista della piena operatività del Tribunale unificato dei brevetti (TUB), anche alla luce del futuro nuovo assetto delle relazioni post-Brexit tra Unione europea e Regno Unito in materia di tutela della proprietà intellettuale, a mettere in atto tutte le iniziative concrete – facendo valere, nelle opportune sedi istituzionali, il peso del nostro Paese nell’attuale panorama brevettuale europeo – affinché l’Italia, in qualità di Paese europeo sul «podio» degli Stati membri per numero di brevetti depositati, possa ottenere il trasferimento della sezione specializzata della divisione centrale del Tribunale unificato dei brevetti (TUB) ad oggi assegnata a Londra, al fine di garantire la piena funzionalità dello stesso TUB«.
Nel luglio 2019, Milano (la quale già ospiterà una sede nazionale locale del TUB) ha presentato formalmente alla Presidenza del Consiglio la propria candidatura ad accogliere la sezione specializzata – oggi prevista a Londra – della Divisione Centrale.
Il 5 febbraio 2020 anche Torino ha però avanzato la propria disponibilità ad accogliere la sezione in questione.
Qualora l’Italia dovesse commettere il “suicidio” di candidare Torino – la quale ben difficilmente potrebbe infatti essere prescelta in sede europea – in luogo di Milano, ciò costituirebbe (assai probabilmente) un imperdonabile errore strategico che dovrà quindi essere evitato ad ogni costo per il bene del nostro Paese.
È pertanto necessario che la politica italiana tutta si unisca al più presto sul nome di Milano, lasciando da parte Torino, così da poter fare efficacemente lobby in Europa per dare all’Italia un organismo internazionale importante che il nostro Paese merita pienamente.
A tal fine, l’azione da intraprendere dovrebbe essere, tra le altre, la seguente:
Il Governo – di concerto con il Consiglio Comunale di Milano ed il Consiglio Regionale della Lombardia – dovrà strutturare un convincente ed approfondito dossier di candidatura da presentarsi nelle opportune sedi europee attraverso e.g.:
i vari consessi intergovernativi comunitari;
incontri ad hoc in sede europea volti a promuovere la municipalità di Milano e la Regione Lombardia;
attività di lobbying a Bruxelles ed in Europa presso l’Europarlamento, la Commissione Europea e le altre Istituzioni Comunitarie (ed anche delle singole Nazioni) da parte di parlamentari / europarlamentari italiani, nonché da parte dei nostri alti rappresentanti presso le Istituzioni stesse.
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CAMACOES2020-07-21T14:40:47+02:00
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CAMACOES2020-07-21T13:04:26+02:00
Per capire chi può usufruire della super-detrazione occorre fare riferimento all’art. n.119, c. 9 del Decreto Rilancio, che recita testualmente: “Le disposizioni contenute nei commi da 1 a 8 si applicano agli interventi effettuati: a) dai condomini; b) dalle persone fisiche, al di fuori dell’esercizio di attività di impresa, arti e professioni, su unità immobiliari, salvo quanto previsto al comma 10; c) dagli Istituti autonomi case popolari (IACP) comunque denominati nonché’ dagli enti aventi le stesse finalità sociali dei predetti Istituti, istituiti nella forma di società che rispondono ai requisiti della legislazione europea in materia di «in house providing» per interventi realizzati su immobili, di loro proprietà ovvero gestiti per conto dei comuni, adibiti ad edilizia residenziale pubblica; d) dalle cooperative di abitazione a proprietà indivisa, per interventi realizzati su immobili dalle stesse posseduti e assegnati in godimento ai propri soci”.
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CAMACOES2020-07-14T16:21:16+02:00
L’Ispettorato Nazionale del Lavoro e l’INPS si sono recentemente pronunciati sul divieto di licenziamento introdotto dall’articolo 46 del D.L. n. 18/2020, successivamente modificato dall’articolo 80 del D.L. n. 34/2020, fornendo chiarimenti in merito, rispettivamente, all’ambito applicativo di tale divieto e alla possibilità di accesso all’indennità di disoccupazione NASpI nel caso di licenziamento per giustificato motivo oggettivo, intimato in violazione della preclusione stabilita dalla legislazione emergenziale.
L’Ispettorato Nazionale del Lavoro, con nota n. 298 del 24 giugno 2020, ha stabilito che nell’alveo del divieto di licenziamento debbano essere ricomprese tutte le ipotesi di recesso per giustificato motivo oggettivo, inclusa l’inidoneità sopravvenuta alla mansione. Tale interpretazione trova la sua giustificazione in due argomentazioni: (i) l’articolo 46 D.L. n. 18/2020 è una norma alla quale il legislatore ha volutamente conferito un carattere e una portata generali; (ii) la procedura di licenziamento per sopravvenuta inidoneità alla mansione presuppone, al fine di poter essere considerata legittima, che il datore di lavoro abbia tentato di ricollocare il lavoratore in altre attività, equivalenti oppure inferiori, anche mediante un adeguamento dell’organizzazione aziendale: sarebbe proprio tale obbligo di repechage a rendere la fattispecie in esame assimilabile alle altre ipotesi di licenziamento per giustificato motivo oggettivo e a ricomprenderla, dunque, nell’alveo del divieto in vigore sino al 17 agosto 2020.
L’INPS, con il messaggio n. 2261 del 1 giugno 2020, ha chiarito che i lavoratori che siano stati licenziati per giustificato motivo oggettivo, nonostante il divieto, avranno la possibilità di accedere alla prestazione di disoccupazione NASpI, essendo, quest’ultima, riconosciuta a tutti coloro che abbiano perduto involontariamente la propria occupazione non rilevando «a tal fine, il carattere nullo del licenziamento per giustificato motivo oggettivo – intimato da datore di lavoro nel periodo soggetto a divieto – atteso che l’accertamento sulla legittimità o meno del licenziamento spetta al giudice di merito, così come l’individuazione della corretta tutela dovuta al prestatore«. Nonostante sia dunque possibile procedere all’accoglimento delle domande di indennità di disoccupazione NASpI in presenza dei requisiti necessari, l’Istituto precisa che la relativa erogazione sarà effettuata con riserva di ripetizione qualora il lavoratore, a seguito di un eventuale contezioso giudiziale o stragiudiziale, venga successivamente reintegrato nel posto di lavoro. A tal riguardo, sarà onere del lavoratore stesso comunicare all’INPS l’esito del giudizio ed eventualmente procedere alla restituzione di quanto erogato. Similmente, nel caso in cui il datore di lavoro proceda alla revoca del recesso e alla contestuale richiesta di cassa integrazione per il lavoratore precedentemente licenziato, così come previsto dall’articolo 80 D.L. 34/2020, l’Istituto potrà recuperare quanto eventualmente già erogato a titolo di indennità di disoccupazione NASpI.
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CAMACOES2020-06-29T13:01:30+02:00
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CAMACOES2020-06-25T16:48:38+02:00
Al fine di agevolare la graduale ripresa delle attività economiche e nel tentativo di ridurre l’impatto dell’emergenza pandemica sull’occupazione, sostenendo i datori di lavoro nella gestione dei costi di lavoro, il c.d. Decreto «Rilancio», oltre a rafforzare gran parte delle misure già previste dal decreto «Cura Italia», estendendone l’efficacia, introduce nuovi strumenti a favore di imprese e lavoratori.
Tra questi emerge l’introduzione del «Fondo Nuove Competenze», il quale consente, per l’anno 2020, di stipulare contratti collettivi a livello aziendale o territoriale aventi ad oggetto specifiche intese di rimodulazione dell’orario di lavoro, da finalizzare in parte a percorsi formativi. Nello specifico, tali contratti verranno sottoscritti dalle associazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, ovvero dalle loro rappresentanze sindacali operative in azienda ai sensi della normativa e degli accordi interconfederali vigenti, e gli oneri relativi alle ore di formazione, che dovranno ricomprendere anche i relativi contributi previdenziali e assistenziali, non saranno a carico del datore di lavoro bensì dell’apposito «Fondo Nuove Competenze», costituito presso l’Agenzia Nazionale delle Politiche Attive del Lavoro («ANPAL»), nel limite massimo di 230 milioni di euro. Inoltre, entro il 19 luglio 2020, tramite emanazione del decreto ministeriale congiunto tra Ministero del Lavoro e Ministero dell’Economia e delle Finanze, verranno individuati criteri e modalità di applicazione di tale misura e di utilizzo delle relative risorse. Lo strumento messo in capo dalla legislazione emergenziale, in alternativa al ricorso agli ammortizzatori sociali, potrebbe essere una praticabile soluzione la quale consentirebbe alle imprese di ridurre i costi e di fronteggiare eventuali cali di attività senza dover intervenire sulle risorse le quali, d’altro canto, avrebbero l’opportunità di incrementare le loro abilità professionali al fine aumentare la loro competitività sul mercato.
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CAMACOES2020-06-05T16:33:30+02:00
Premessa: l’emergenza epidemiologica da «Covid-19»
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CAMACOES2020-06-29T15:40:00+02:00
A cura di Avv. Gianmatteo Nunziante e Dott. Lorenzo de Angeli
Abbiamo già richiamato l’attenzione sulla necessità di interventi mirati a sostegno delle start-up innovative, anche in considerazione dell’attuale straordinaria congiuntura (si veda: Start-up: serve più carburante al vero motore del nostro futuro) ora il Decreto Rilancio introduce misure volte – almeno nelle intenzioni – al “Rafforzamento dell’ecosistema delle start-up innovative” (art. 38).
Per leggere l’intero approfondimento cliccate qui.
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CAMACOES2020-06-01T15:08:31+02:00
Il rinnovo e la proroga dei contratti a termine da parte di datori di lavoro che accedono agli ammortizzatori sociali «speciali»
Il nuovo regime di temporanea a-casualità
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