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Timestamp: 2018-08-19 14:15:06+00:00
Document Index: 69783180

Matched Legal Cases: ['art. 2051', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 2051', 'sentenza ', 'sentenza ']

Corte di Cassazione, sezione VI civile, ordinanza 28 luglio 2016, n. 15718 - Avvocato Renato D'Isa
Corte di Cassazione, sezione VI civile, ordinanza 28 luglio 2016, n. 15718
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Ai fini di cui all’art. 2051 cod. civ., il caso fortuito può essere integrato anche dalla colpa del danneggiato (nel caso di specie è stata attribuita la responsabilità dell’evento dannoso all’esclusiva colpa del danneggiato il quale, senza porre la dovuta attenzione nel camminare, era inciampato in prossimità del locale piscina, in tal modo tenendo un comportamento idoneo ad interrompere il nesso di causalità tra la cosa e il danno)
ordinanza 28 luglio 2016, n. 15718
«1. O.C. e M.M., in qualità di genitori del figlio minore A.C., convennero in giudizio il Centro sport life davanti al Tribunale di Avellino, Sezione distaccata di Cervinara, chiedendo il risarcimento dei danni subiti dal loro figlio in conseguenza di una caduta avvenuta asseritamente a causa della presenza di un tappeto bagnato dalla pioggia ed attorcigliato su se stesso, non adeguatamente segnalato all’interno della struttura sportiva.
Si costituì il convenuto, chiedendo il rigetto della domanda e sollecitando l’estensione del contraddittorio alla propria assicurazione, la Fondiaria s.p.a., la quale rimase contumace. 11 Tribunale rigettò la domanda e compensò le spese.
2. Avverso la sentenza è stato proposto appello da parte degli attori soccombenti e la Corte d’appello di Napoli, con sentenza dell’8 maggio 2014, ha respinto il gravame, ha confermato la pronuncia di primo grado ed ha compensato anche le ulteriori spese di appello. 3. Contro la sentenza d’appello ricorre A.C., frattanto divenuto maggiorenne, con atto affidato a due motivi. Resistono il Centro sport life e la U.A. con separati controncorsi.
4. Osserva il relatore che il ricorso può essere trattato in camera di consiglio, in applicazione degli artt. 375, 376 e 380-bis cod. proc. civ., in quanto appare destinato ad essere rigettato. 5. Con il primo motivo di ricorso si denuncia, in riferimento all’art. 360, primo comma, n. 3), cod. proc. civ., violazione e falsa applicazione degli artt. 1227, 2043, 2051 e 2697 del codice civile. 5.1. Il motivo, quando non inammissibile, è comunque infondato. Quanto alla pretesa violazione dell’ari 2051 cod. civ., assume decisiva rilevanza che la Corte d’appello – con valutazione di merito non sindacabile in questa sede – ha attribuito la responsabilità dell’evento dannoso all’esclusiva colpa del Ciuffi il quale, senza porre la dovuta attenzione nel camminare, era inciampato in prossimità del locale piscina, in tal modo tenendo un comportamento idoneo ad interrompere il nesso di causalità tra la cosa e il danno. T sufficiente rammentare, in proposito, che tale decisione è in linea con la giurisprudenza di questa Corte, la quale ha riconosciuto che, ai fini di cui all’art. 2051 cod. civ., il caso fortuito può essere integrato anche dalla colpa del danneggiato (v., tra le altre, le sentenze 22 ottobre 2013, n. 23919, 20 gennaio 2014, n. 999, e 13 gennaio 2015, n. 287). Il motivo, non considerando la motivazione della sentenza impugnata, continua a ripetere una serie di argomentazioni finalizzate ad una diversa ricostruzione dell’accaduto, evidentemente non consentita in questa sede.
Da un lato, infatti, esso è formulato non tenendo conto del nuovo testo dell’ars. 360, primo comma, n. 5), cod. proc. civ. applicabile nella fattispecie ratione temporis; dall’altro è formulato in modo non rispettoso del principio di autosufficienza, richiamando atti che non si sa se siano stati messi a disposizione di questa Corte; dall’altro, infine, pone una questione riguardante l’atto di costituzione della società Fondiaria in grado di appello che è comunque irrilevante in questa sede, atteso l’esito della decisione di secondo grado e la compensazione delle spese disposta dalla sentenza impugnata.
2. I1 ricorso, pertanto, e rigettato.
A tale esito segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate ai sensi del d.m, 10 marzo 2014, n. 55.
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa|2016-08-01T13:24:52+00:001 agosto 2016|Cassazione civile 2016, Corte di Cassazione, Diritto Civile e Procedura Civile, Illecito aquiliano (o extracontrattuale), Sentenze - Ordinanze|0 Commenti