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Timestamp: 2019-07-18 17:07:37+00:00
Document Index: 61332074

Matched Legal Cases: ['sentenza ', '§2', 'art. 16', 'art. 71', 'art. 90', 'art. 63']

Sportello giuridico - Tradere 29
Anche in questo numero proponiamo alcuni fra i quesiti più interessanti posti alla Commissione Giuridica. Con l’occasione rinnoviamo l’invito alle Confraternite affinché si avvalgano più spesso di questo importante supporto che la nostra Confederazione fornisce ai suoi associati.
Quesito. Se una Confraternita canonicamente riconosciuta (il cui Priore è quindi il legale rappresentante) e iscritta nel registro delle persone giuridiche della Prefettura riceve una donazione in danaro, questa può essere incamerata dalla Diocesi o resta nella proprietà esclusiva della Confraternita?
Risposta. Col riconoscimento giuridico la Confraternita acquista autonomia patrimoniale perfetta nel senso della piena titolarità (proprietà e gestione) del proprio patrimonio, cioè dell’insieme dei diritti e dei rapporti attivi e passivi, dei beni immobili e mobili, tra cui anche le liberalità ricevute, di natura strumentale per il conseguimento dei propri fini. A norma di quanto previsto dal par. 53 cap. V Istruzione CEI 2005, il patrimonio stabile dell’Associazione, di cui all’inventario, è costituito anche dai beni pervenuti all’ente stesso, se l’autore della liberalità così ha stabilito.
L’amministratore di ogni Ente Ecclesiastico civilmente riconosciuto può porre in essere liberamente gli atti di ordinaria amministrazione (can. 1281) e, previa autorizzazione/licenza dell’Ordinario, gli atti di amministrazione straordinaria tra cui le alienazioni dei beni appartenenti al patrimonio stabile e gli atti peggiorativi, entrambi se di valore superiore ad euro 250.000.
Possiamo, quindi, dedurne che le liberalità ricevute in generale hanno una destinazione vincolata sia rispetto alle intenzioni del donante sia rispetto al raggiungimento dei fini propri della Confraternita, per cui si esclude che la Diocesi possa incamerarle nel proprio patrimonio. L’Autorità Ecclesiastica mantiene un generale potere di vigilanza latu sensu sull’amministrazione dei beni degli Enti Ecclesiastici, che devono renderne conto sia in caso di alienazioni, etc. sia attraverso la presentazione annuale del rendiconto della gestione, di cui fanno parte le offerte e le elemosine raccolte (can. 1284).
A tale proposito, il Can. 1276 e la Istruzione in materia Amministrativa della C.E.I. del 2005 cap. 10 par. 146, prevedono che i poteri dell’Autorità ecclesiastica previsti dal C.J.C. siano esplicitamente inseriti negli statuti/regolamenti e nell’atto canonico di erezione dei singoli enti.
Nel caso, invece, di accettazione o rinunzia alla donazione di immobili, trattandosi di “atto di straordinaria amministrazione”, generalmente occorre presentare all’Ordinario del luogo domanda di autorizzazione ad (non) accettare la donazione, previa delibera del Consiglio della Confraternita versando, ove previsto, un contributo percentuale sul valore della donazione, previsto dal Tariffario Regionale della competente C.E., da versare d’intesa con lo stesso Vescovo.
Quesito. Se la Confraternita di cui sopra ha dei beni materiali il cui godimento allo stato attuale è del Parroco (canonica, garage ecc.) può essere vietata ad essa la iscrizione al registro delle persone giuridiche perché non si vuole attribuire la legale rappresentanza al Priore temendo per la gestione futura degli immobili?
Risposta. Rimane nella facoltà/diritto di ciascuna Confraternita, previsto e tutelato tra l’altro dalla legge (L. 222/85), di richiedere il riconoscimento della personalità giuridica. Anzi, la circolare n. 28/1999 della C.E.I. contiene la seguente previsione “7. Questo Comitato raccomanda vivamente agli E.mi Vescovi di curare che le confraternite, che ancora hanno soci e svolgono attività, richiedano l’accertamento del fine di culto secondo quanto disposto dalla normativa di derivazione pattizia”. In particolare, il Ministero dell’Interno ha indicato nella circolare ministeriale n. 111 del 20 aprile 1998 la documentazione necessaria per tale pratica. Tra i documenti previsti vi sono: l’Istanza in bollo, datata e sottoscritta dal rappresentante legale; il Verbale dell’organo deliberante, da cui risulti la volontà di chiedere il riconoscimento del fine prevalente o esclusivo di culto e l’assenso della competente Autorità ecclesiastica (Ordinario) al riconoscimento giuridico. Questo, ovviamente, può essere negato soltanto motivatamente e per gravi ragioni, tra le quali non può ovviamente rientrare quella rappresentata dal quesito.
Si deve tuttavia richiamare l’attenzione sul fatto che ove un Parroco abbia amministrato i beni immobili intestati a una Confraternita ritenendoli di pertinenza della Parrocchia, in tal caso potrebbero essere maturati i termini dell’usucapione al 3 giugno 1985. L’usucapione avrà corso, se riconosciuta con sentenza dichiarativa dei Tribunale civile competente: 1) a favore dell’Istituto Diocesano Sostentamento Clero (I.D.S.C.) quale successore del beneficio parrocchiale, se il parroco amministratore ne ha goduto i redditi pacificamente e in buona fede; 2) a favore dell’Ente parrocchia quale ente successore della chiesa parrocchiale, se i redditi furono continuativamente versati alla cassa parrocchiale (circ. C.E.I. n. 28/1999).
Quesito. Molte Confraternite della nostra diocesi sono di fatto estinte e non più attive, però hanno dei beni. Qual è la procedura per alienare questi beni a favore di un altro ente ecclesiastico esistente? Magari la parrocchia dove la Confraternita svolgeva la sua azione?
Risposta. Ai fini di una compiuta risposta, occorre preliminarmente individuare se trattasi di Confraternite con o senza personalità giuridica, in quanto gli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti non sono soggetti alla legge italiana, ma sottostanno al Vescovo diocesano. Infatti:
La L. 222/1985 all’Art. 20 prevede che “La soppressione degli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti e la loro estinzione per altre cause hanno efficacia civile mediante l'iscrizione nel registro delle persone giuridiche del provvedimento dell'autorità ecclesiastica competente che sopprime l'ente o ne dichiara l'avvenuta estinzione. L'autorità ecclesiastica competente trasmette il provvedimento al Ministro dell'interno che, con proprio decreto, dispone l'iscrizione di cui al primo comma e provvede alla devoluzione dei beni dell'ente soppresso o estinto. Tale devoluzione avviene secondo quanto prevede il provvedimento ecclesiastico, salvi in ogni caso la volontà dei disponenti, i diritti dei terzi e le disposizioni statutarie, e osservate, in caso di trasferimento ad altro ente, le leggi civili relative agli acquisti delle persone giuridiche”.
Oppure, in mancanza di specifiche previsioni, in favore dell'ente immediatamente superiore ai sensi del can. 123 (cioè della Diocesi), fatti sempre salvi gli eventuali diritti acquisiti.
È opportuno, in ogni caso, consultare gli statuti particolari di ciascun sodalizio o lo schema di statuto predisposto dalla Diocesi o dal Centro Diocesano di riferimento per verificare che detto aspetto non sia stato già normato. Generalmente, infatti, nei predetti documenti viene contemplata la seguente clausola: In caso di estinzione della Confraternita il suo patrimonio sarà devoluto ad analoga Associazione, fatti salvi la volontà del Fondatore ed i diritti acquisiti.
Il Vademecum per i Beni Culturali emanato nel 2011 dalla Diocesi di Camerino, ma valido anche per altre prevede ai punti 5 e 6:
5) Il Codice di Diritto Canonico afferma, innanzitutto, l’unitarietà del patrimonio ecclesiastico pur nell’attribuzione alle diverse persone giuridiche di singoli beni (Cfr. cann. 1255-1258 C.J.C.). Tali persone giuridiche, peraltro, sono enti eretti che agiscono in nome e per le finalità proprie della Chiesa (diocesi, parrocchie, istituti di vita consacrata, seminari, confraternite, fondazioni, ecc.).
6) In secondo luogo, viene salvaguardata una certa autonomia statutaria delle singole persone giuridiche secondo le disposizioni del Libro V del Codice il quale fa espresso riferimento a “propri statuti” (can. 1257 §2 C.J.C.).
L’Istruzione in materia amministrativa della CEI del 1 aprile 1992, aggiornata dall’Assemblea Generale nel maggio 2005 e pubblicata nel Notiziario della CEI, il 1 settembre 2005, determina l’orientamento generale e chiede molteplici adempimenti tra i quali, fondamentale, un Decreto Vescovile che definisca gli atti di straordinaria amministrazione per le persone giuridiche soggette al Vescovo Diocesano prive di propri Statuti (ad es. le parrocchie) o i cui Statuti tacciano in materia
Quesito. Alcune Confraternite attive non sono riconosciute. Qual è la procedura da avviare per avere il riconoscimento dallo Stato?
Risposta. “Le Confraternite costituite dopo il 7 giugno 1929 nell'ordinamento canonico, con decreto del Vescovo diocesano possono ottenere il riconoscimento civile alle condizioni previste dagli artt. 1-3 della L. 222/1985 e dagli artt. 2, 3, 4 e 5 del regolamento di esecuzione” (Istruzione C.E.I., n. 80)”.
Le tappe dell'iter di costituzione e di riconoscimento sono:
1.Costituzione a norma del diritto canonico
2.Presentazione della domanda al Ministero dell’Interno, tramite la Prefettura
3.Riconoscimento della personalità giuridica civile con Decreto Ministeriale
4.Iscrizione dell’Ente Ecclesiastico civilmente riconosciuto nel Registro delle Persone Giuridiche tenuto dall’Ufficio Territoriale del Governo (Prefettura).
Per verificare la sussistenza del fine di religione o culto di un ente canonico – limitatamente agli effetti delle leggi civili e del suo riconoscimento come soggetto nell’ordinamento statale – occorre riferirsi al criterio introdotto dall’art. 16, L. 222/1985. L’art. 71 della L. 222/1985 stabilisce che le Confraternite non aventi scopo esclusivo o prevalente di culto continuino ad essere disciplinate dalla legge dello Stato, salva la competenza dell’autorità ecclesiastica per quanto concerne l’attività di culto.
Con riferimento al quesito posto, si evidenziano i seguenti documenti successivamente prodotti dalla C.E.I. riguardo il mondo confraternale:
Circolare 30 del 14/3/01 - Competenze dell’Autorità ecclesiastica nelle procedure per il riconoscimento agli effetti civili degli enti ecclesiastici
Circolare 31 del 19/03/2001: nuove disposizioni circa il registro delle persone giuridiche
Circolare n. 32 - Locazione dei beni ecclesiastici.
A tal riguardo, possono anche essere consultate le indicazioni contenute nel sito della nostra Confederazione (www.confederazioneconfraternite.org) nel documento “Condizione giuridica delle confraternite e loro iscrizione al registro delle persone giuridiche private” (percorso: Menù attività – aspetti normativi).
Quesito. L’attuale Statuto della Confraternita prevede che “ogni Confratre ha diritto personale alla sepoltura gratuita nella Cappella del civico Cimitero di XXXX”. Poiché è stato deciso di modificare lo Statuto, al fine anche di adeguarlo allo Statuto Tipo indicato dalla C.E.I., in ordine all’utilizzo dei loculi di proprietà della Confraternita saremmo dell’avviso che lo Statuto faccia rinvio ad un apposito Regolamento, da emanare. Potreste fornirci uno o più schemi dei Regolamenti adottati in materia da altre Confraternite?
Risposta. Premesso che sarebbe stato opportuno sapere se la Confraternita in argomento è concessionaria o proprietaria delle sepolture, nonché acquisire preliminarmente l’eventuale regolamentazione interna al sodalizio o al Centro Diocesano locale che potrebbe avere regolamentato la materia, la Commissione ritiene intanto di poter rispondere come segue circa il quesito che ci è stato sottoposto. A nostro avviso è bene tenere presenti/rappresentare all’interno sia del Regolamento cimiteriale della Confraternita che dei relativi contratti di concessione i seguenti principi.
Trattandosi di enti ecclesiastici, i sepolcri in uso alle Confraternite rientrano tra i sepolcri privati, all’interno dei cimiteri comunali, dati in concessione ad un ente (art. 90 D.P.R. 285/1990), a meno che non siano di proprietà del Sodalizio o insistano in un cimitero privato. Generalmente, i Confrati che sono in regola con i pagamenti e con i comportamenti statutariamente previsti, hanno diritto alla sepoltura nei loculi (di proprietà o in concessione) della Confraternita che non può venderli ma soltanto darli a sua volta in concessione, secondo i criteri stabiliti preventivamente. Non può assolutamente profilarsi una attività di tipo commerciale a carico del Sodalizio. La concessione dei sepolcri confraternali ha la durata (venti/trenta anni) prevista innanzi tutto nell’atto costitutivo/regolamento, coerente con le vigenti leggi dello Stato italiano (Regolamento di Polizia mortuaria) e può essere rinnovabile, compatibilmente con la disponibilità dei posti presente e futura.
Decorso tale periodo, il Seggio direttivo ha diritto di far trasportare la salma nell’apposito ossario della Confraternita, dandone preavviso agli eredi con lettera raccomandata, nonché alle competenti Amministrazioni cimiteriali. Trascorso il termine assegnato nel preavviso, la Direzione della Confraternita può procedere all’esumazione d’ufficio secondo le modalità previste dalle normative locali, in modo da liberare spazi per nuove tumulazioni. Di conseguenza, il loculo torna nella disponibilità della Confraternita.
La tumulazione del defunto avente diritto avviene dietro rilascio di nulla-osta da parte della Confraternita di appartenenza. Naturalmente, il defunto deve essere in regola con i comportamenti e con le quote previste a suo carico. In genere, spetta alla Confraternita concessionaria la manutenzione della sepoltura e delle zone ricadenti nel perimetro dell’area in concessione (art. 63 DPR 285/90). Ove, infatti, il sepolcro sia stato realizzato dal concessionario-fondatore su terreno dato in concessione, le opere murarie appartengono al concessionario per tutta la durata della concessione; come anche la manutenzione ordinaria e straordinaria nelle relative aree di rispetto, considerato che il concessionario è il proprietario del manufatto sepolcrale. Se, invece, i loculi sono stati costruiti dal comune, e solo successivamente dati in concessione, la manutenzione ordinaria è di pertinenza del concessionario, mentre quella straordinaria è di pertinenza dell’ente locale. È previsto che il confrate avente diritto alla sepoltura, paghi una quota associativa iniziale ed una quota associativa annuale, nella misura stabilita dal Seggio direttivo, qualificata come contributo oblativo. Come già evidenziato, trattandosi di enti ecclesiastici che non hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali, le Confraternite sono esentate dalla tenuta di scritture contabili e le operazioni effettuate non sono assoggettabili all’IVA, purché siano previste dallo statuto e rientrino nelle finalità istituzionali (cfr. causale inserita nella ricevuta). È comunque buona norma, anche ai fini della trasparenza amministrativa, tenere delle evidenze interne circa le assegnazioni effettuate nel tempo dalla Confraternita. Quanto sopra premesso, si fornisce di seguito uno schema di regolamento che potrà eventualmente essere adattato dalla Confraternita a proprie particolari esigenze.
Quesito. Una nuova Confraternita può costituirsi subito come tale, adottando lo statuto secondo le regole C.E.I.? Oppure è necessario che in prima istanza si costituisca come semplice associazione pubblica di fedeli e solo in seguito - trascorso un ragionevole periodo e sentito il parere dell’Assistente spirituale - il Vescovo può decretare la costituzione della Confraternita?
Risposta. L’erezione di ogni Confraternita nella Diocesi spetta al Vescovo, a norma dei cann. 301 e 312 C.D.C. Detto passaggio, pertanto, risulta preliminare ad ogni altro. In tal modo, infatti, la Confraternita è costituita in persona giuridica ecclesiastica a tenore del canone 313 C.D.C. È opportuno che l’adozione dello Statuto/Regolamento sia coeva alla costituzione, in modo da avere chiare e non controverse - sin da subito - le regole di funzionamento. Generalmente, viene emanato dal Vescovo di ciascuna Diocesi uno Statuto ufficiale delle Confraternite, sulla scorta di quello previsto dalla C.E.I., ma è altresì possibile che il predetto schema venga emanato dal locale Centro Diocesano per le Confraternite, che in genere risulta in linea con lo schema ufficialmente riconosciuto dal Ministero dell’Interno per la richiesta di riconoscimento della personalità giuridica. A tal fine, si potrà tenere conto delle indicazioni contenute nel sito della nostra Confederazione nel documento “Condizione giuridica delle Confraternite e loro iscrizione al registro delle persone giuridiche private” (percorso: Menù attività - aspetti normativi - generale). In particolare, il “Modello tipo di Statuto Confraternale” è ricalcato su quello che la C.E.I. ha allegato alla circ. 28/1999.