Source: http://www.mpprojectsrl.com/it/component/k2/itemlist/category/5-anno-2016.html
Timestamp: 2019-01-24 02:23:42+00:00
Document Index: 161011794

Matched Legal Cases: ['art. 30', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 29', 'art.29', 'art. 28']

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E' stato pubblicato il Decreto ministeriale del 13 febbraio 2014, decreto che recepisce le procedure semplificate per l'adozione e la efficace attuazione dei modelli di organizzazione e di gestione della sicurezza nelle piccole e medie imprese - ai sensi dell'art. 30, comma 5-bis, del decreto legislativo n. 81/2008 e s.m.i.- come approvate dalla Commissione Consultiva nella seduta del 27 novembre 2013.
Le procedure semplificate tengono conto in particolare dell’articolazione della struttura organizzativa in merito alla quale si considera:
- “l’eventuale coincidenza tra l’alta direzione (AD), il datore di lavoro (DL) e l’organo dirigente ai sensi del D. Lgs. 231/01;
- l’esistenza o meno di un unico centro decisionale e di responsabilità;
- la presenza o meno di dirigenti;
- la presenza di soggetti sottoposti alla altrui vigilanza”.
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Come fare per evitare i vari disturbi che possono essere connessi all’utilizzo errato dei videoterminali: mal di testa, tensioni alla nuca, bruciore agli occhi e dolori muscolo-scheletrici? La risposta della SUVA (istituto svizzero per l'assicurazione e la prevenzione degli infortuni).
Ergonomia al videoterminale:
Le persone accusano spesso disturbi mentre lavorano al videoterminale. Mal di testa, tensioni alla nuca, bruciore agli occhi, dolori in corrispondenza di spalle, braccia e mani sono i disturbi più frequenti che si possono benissimo evitare. È on-line la guida SUVA con le indicazioni per migliorare la prevenzione dei lavoratori che utilizzano dispositivi mobili o che lavorano tramite computer da casa ( home office). La guida affronta diversi temi, tra cui:
Come allestire il posto di lavoro in pochi minuti;
Voglio evitare i disturbi o dolori che accuso mentre lavoro al videoterminale;
Uso un laptop per lavorare;
Lavoro da casa (home office);
Suui temi dell’home office e del lavoro su portatile, Suva inoltre consiglia la visione di due brevi video informativi sulla prevenzione prodotti da una nota multinazionale di telefonia cellulare e dal titolo « El portátil en movilidad» e « El portátil en casa».
Clicca qui per collegarti al sito della SUVA.
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Quali sono le responsabilità di un datore di lavoro nel caso di un infortunio sul lavoro?
Durante il trasporto all'interno della fabbrica di giunti metallici del peso di Kg 10 ciascuno, a mezzo di un carrello, a seguito del brusco arresto del carrello conseguente all'ostacolo incontrato da una ruota, incastratasi in una scanalatura del pavimento, l’operaio era stato investito dai giunti fuoriusciti dal carrello.
Le conseguenze sono lesioni personali consistite nella frattura della terza distale della dialisi del perone e del malleolo mediale sinistro guaribili in più di 40 giorni.
La tesi difensiva:
Seconda la difesa del Datore di Lavoro, il dipendente ha tenuto una condotta incauta - utilizzando per il trasporto di materiale pesante (giunti di 10 kg) un carrello adibito usualmente al trasporto di minuteria, anziché servirsi degli appositi muletti presenti nella fabbrica. Tale condotta è giudicata imprevedibile, anormale ed eccezionale, e denota quindi una responsabilità solo del dipendente, e non del datore di lavoro.
I giudici di merito hanno ritenuto che, sebbene il dipendente avesse posto in essere una condotta incauta - utilizzando per il trasporto di materiale pesante un carrello adibito usualmente al trasporto di minuteria, anziché servirsi degli appositi muletti presenti nella fabbrica - tuttavia tale condotta non presentasse i caratteri dell’anormalità e dell’eccezionalità tali da recidere il nesso di causalità tra l’evento dannoso e la condotta del datore di lavoro posto che l’uso di tali carrelli per il trasporto di carichi pensanti era frequente (come emerso dall'istruttoria espletata) ed era normalmente tollerato dal datore di lavoro il quale non aveva ovviato alla situazione di potenziale pericolo rappresentata dallo stato sconnesso della pavimentazione.
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E’ stato firmato a Mestre, il 28 settembre 2016, l'Accordo quadro sulle molestie e la violenza nei luoghi di lavoro (già raggiunto nel 2007 a livello europeo Businesseurope, CEEP, UEAPME e ETUC). L’Accordo è stato siglato da CONFAPI Veneto e i Segretari Regionali di CGIL, CISL e UIL.
In attuazione dei principi enunciati nell'Accordo Quadro, si ribadisce che le molestie o la violenza nei luoghi di lavoro sono inaccettabili, che la dignità di ognuno deve essere rispettata e che le imprese e i lavoratori hanno il dovere di collaborare al mantenimento di un ambiente di lavoro che favorisca le relazioni interpersonali.
Due le finalità dell’Accordo: prima di tutto aumentare la consapevolezza dei datori di lavoro, dei lavoratori e delle lavoratrici, dei loro rappresentanti, su questo tema delicato e poco conosciuto perché finora poco affrontato; in secondo luogo definire le azioni concrete per individuare, prevenire e gestire i problemi derivanti da questi abusi.
3. Le procedure che vengono già adottate possono essere integrate se idonee per affrontare le molestie e la violenza. Una procedura potrà essere considerata valida se sarà ispirata, ma non limitata, ai seguenti aspetti:
Di seguito il link per il testo integrale dell’Accordo.
http://apindustriavenezia.it/images/PDF/Accordo_quadro_molestie_violenza_luoghi_lavoro_CONFAPI_VENETO.pdf
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Caso Thyssen: confermate le condanne per gli imputati
La Cassazione ha confermato in via definitiva le condanne nel ricorso bis nei confronti dei sei imputati per il rogo alla Thyssen nel quale, nel dicembre 2007, morirono 7 operai.
La pena più alta, 9 anni e 8 mesi, è quella inflitta all’ex amministratore delegato e datore di lavoro Harald Espenhahn. Condannati poi Daniele Moroni, responsabile investimenti antincendio dell’azienda, a 7 anni e 6 mesi; Raffaele Salerno, ex direttore dello stabilimento, a 7 anni e 2 mesi; il responsabile del servizio prevenzione e protezione Cosimo Cafueri a 6 anni e 8 mesi. Pene di 6 anni e 3 mesi per i manager Marco Pucci (responsabile commerciale e datore di lavoro, oggi responsabile delle partecipate del gruppo Ilva che si è sospeso dal proprio incarico) e Gerald Priegnitz responsabile amministrativo e datore di lavoro.
E' stato così confermato il verdetto della Corte d'Assise d'Appello di Torino del 29 maggio 2015. La sentenza del maggio scorso era arrivata dopo l'intervento della Cassazione.I giudici della Suprema Corte, dopo la prima condanna in appello, avevano rimandato a Torino gli atti e avevano chiesto di rimodulare le pene per i reati considerati.
Nei due gradi di processo celebrati a Torino, gli inquirenti hanno ricostruito minuziosamente i minuti dell'incidente, la sequenza di eventi che provocarono le fiamme e poi il «flash fire», la nuvola di fuoco generata dalle particelle di olio presenti nell'aria dopo lo scoppio di un flessibile. Un'ondata di fuoco che non lasciò scampo a Giuseppe Demasi, Angelo Laurino, Roberto Scola, Rosario Rodinò, Rocco Marzo, Bruno Santino e Antonio Schiavone.
Al centro delle inchieste, prima, e delle sentenze, dopo, ci sono state le gravi carenze in tema di sicurezza nello stabilimento di Torino, polo che il Gruppo dell'acciaio aveva deciso di chiudere da lì a qualche mese.
Sono stati ritenuti responsabili di omicidio colposo, omissioni di cautele antinfortunistiche e incendio colposo aggravato. Ora per gli italiani Pucci, Moroni, Salerno e Cafueri si apriranno le porte in carcere. Giusto il tempo necessario per il sostituto procuratore generale di Torino Vittorio Corsi di ricevere la sentenza dalla Cassazione e firmare il provvedimento di esecuzione, anche se pare che i quattro italiani si presenteranno spontaneamente nei commissariati di polizia o nelle caserme dei carabinieri per evitare di essere prelevati a casa.
Per i due manager tedeschi, Harald Espenhahn e Priegnitz, i tempi saranno più lunghi, ma favorevoli: l’Italia dovrà emettere un mandato di cattura europeo e poi, in base alle norme di cooperazione giudiziaria, i due tedeschi verranno incarcerati nella loro nazione, ma solo per un massimo di cinque anni, il massimo della pena prevista per l’omicidio colposo aggravato. In sostanza, la pena per l’ad della ThyssenKrupp sarà quasi dimezzata, vista la condanna a nove anni e dieci mesi.
Il collegio presieduto da Fausto Izzo ha quindi respinto la richiesta del sostituto procuratore generale Paola Filippi che in mattinata aveva chiesto di annullare la sentenza del 29 maggio 2015 per rimandare gli atti alla Corte d’assise d’appello di Torino affinché i giudici possano rivalutare la pena base dell’omicidio colposo aggravato e bilanciare le attenuanti.
Fonte: Rolando Dubini per PuntoSicuro
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Scopo della presente procedura è di indicare il modello di riferimento sulla base del quale effettuare la valutazione dei rischi e il suo aggiornamento, al fine di individuare le adeguate misure di prevenzione e di protezione ed elaborare il programma delle misure atte a garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di salute e sicurezza.
La procedura si applica alle imprese che occupano fino a 10 lavoratori (art. 29 comma 5, D.Lgs. 81/08 s.m.i.) ma può essere utilizzata anche dalle imprese fino a 50 lavoratori (art.29 comma 6 del D.Lgs. 81/08 s.m.i., con i limiti di cui al comma 7), come sintetizzato nel seguente schema riepilogativo:
Per vedere la procedura completa, vai al Documento approvato dalla il 16 maggio 2012.
ILO (Organizzazione Internazionale del lavoro) organizza una Campagna globale per il 28 aprile dal titolo: Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro
Alcuni eventi organizzati in Italia in occasione della Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro:
Seminario di alto livello «Traguardi raggiunti e prospettive nelle politiche di prevenzione sul lavoro»
INAIL - Sala Parlamentino Via IV Novembre 144 Roma
Convegno «Salute e sicurezza nei luoghi di lavoro: le buone prassi nel settore di igiene ambientale»
Centro Congressi Roma Eventi Fontana di Trevi Piazza della Pilotta 4 Roma
International Panel su salute, sicurezza e diffusione della cultura della prevenzione negli ambienti di vita, di studio e di lavoro FAST - Federazione Associazioni Scientifiche e Tecniche Sala «Maggiore»
Piazzale Morandi 2 Milano
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La tecnologia costituisce ormai un fattore integrante della vita quotidiana lavorativa ed extralavorativa: tv e radio come strumenti di ascolto passivo, sono stati soppiantati (o accompagnati) da strumenti interattivi come PC e telefoni cellulari multifunzione che hanno stimolato nuove modalità comunicative. A riguardo, Corradini e Tiberti (2008) sottolineano come nel corso della storia, ogni qualvolta l’uomo si è trovato di fronte ad un sistema tecnologico sconosciuto, si è condivisa l’espressione secondo cui “una nuova tecnologia non aggiunge e non sottrae nulla: cambia tutto”.
E’ evidente come, oltre a costituire un insostituibile strumento operativo, la tecnologia influenzi anche il modo di comunicare e di apprendere: oggi è infatti possibile aggiornare il proprio know-how grazie alle tecnologie informatiche. In questo modo la tecnologia finisce con il ricoprire un ruolo fondamentale anche nel processo di riqualificazione professionale, promuovendo sistemi formativi sempre più innovativi quali, per esempio, i corsi in e-learning. Lo sviluppo tecnologico ha inoltre favorito la nascita di nuove figure professionali, oltre che di nuovi linguaggi. Si pensi poi a come la comunicazione tecnologica influenzi anche le modalità di socializzazione e di relazione interpersonale (sms, e-mail, chat…).
Se è vero che la tecnologia cambia tutto, è altrettanto verosimile pensare che essa comporti mutamenti culturali e di abitudini tali da rappresentare potenziali fattori stressanti. Con il termine “Tecnostress” si fa riferimento ad un disturbo causato dall’uso scorretto ed eccessivo di tecnologie dell’informazione ed apparecchi informatici e digitali. Lo psicologo Craig Broad fu il primo, nel 1984, ad utilizzare questo concetto per indicare lo stress indotto dall’uso delle nuove tecnologie, specie informatiche; egli definì il Tecnostress come “un disagio moderno causato dall’incapacità di coabitare con le nuove tecnologie del computer”. Successivamente il termine fu ampliato dagli psicologi Weil e Rosen, i quali lo definirono come “ogni impatto o attitudine negativa, pensieri, comportamenti o disagi fisici o psicologici causati direttamente o indirettamente dalla tecnologia” (1998).
Lavorare in un contesto multitasking dove nello stesso istante ci troviamo ad avere a che fare con differenti strumenti di lavoro ( smartphone, tablet, computer, telefono d'ufficio) che al loro interno hanno a loro volta differenti “applicazioni” da un lato ha creato molti vantaggi ma dall'altro potrebbe portare a conseguenze nocive per la salute del lavoratore che si trova, in momenti di “crisi”, oberato di comunicazioni e con la percezione di non essere in grado di gestire i compiti che gli sono assegnati.
L’evoluzione tecnologica ormai inarrestabile, quindi, se per certi versi ha favorito nuovi ed efficienti modelli di organizzazione del lavoro, per altri sta mettendo in luce modelli comportamentali sempre più caratterizzati da livelli di stress originati dalla necessità di adattarsi ai continui e rapidi processi tecnologici.
Questa “nuova” forma di stress sembrerebbe colpire, nella maggior parte dei casi, coloro che lavorano in ambienti altamente informatizzati e caratterizzati da una forte riduzione o addirittura privazione delle relazioni personali nonché da un controllo esasperato della tecnologia sulle attività svolte.
Risulta evidente come il corretto utilizzo delle apparecchiature informatiche richieda pazienza, abilità e aggiornamento continuo: a fronte di queste richieste, un utente inesperto potrebbe, a lungo andare, ravvisare nello strumento tecnologico un ulteriore fattore di stress. In un certo senso, si può dire che la personalizzazione della relazione tra essere umano e mezzo rappresenta la caratteristica del Tecnostress. Sembra peraltro accertato che i ritmi rapidi derivanti dall’impiego di apparecchiature tecnologiche indicano le persone ad esigere, anche in ambito privato, le stesse velocità di risposta dei computer che utilizzano sul posto di lavoro.
I sintomi del Tecnostress possono diventare anche gravi e sono dovuti per lo più a incapacità gestionali (anche di se stessi): nelle prime fasi si possono provare difficoltà di concentrazione e affaticamento mentale, cause delle prime tensioni a livello muscolare e del maggiore sforzo che ci occorre per poter svolgere le usuali routine che prima non ci impegnavano. Queste condizioni ci fanno provare un intenso senso di frustrazione (ad esempio, rileggere più volte una mail o alcune sue parti prima di riuscire ad immagazzinare le informazioni contenute in essa provando fastidio o rabbia).
I sintomi sono svariati: dal mal di testa all’ansia, dall’ipertensione agli attacchi di panico, dal calo della concentrazione alla depressione, dal calo del desiderio sessuale ai disturbi gastrointestinali e cardiocircolatori, per non parlare dell’isolamento relazionale e delle alterazioni comportamentali. Controllare ossessivamente le e-mail ogni 2 minuti, stare sui social network tutto il giorno, camminare per strada con gli occhi incollati allo smartphone e altre manifestazioni comportamentali, possono indicare la tendenza ad un uso compulsivo della tecnologia.
La difficoltà è capire che il malessere è collegato alle troppe ore passate davanti allo schermo: che sia in ufficio, a casa, o in mobilità. E’ importante quindi non sottovalutare questi primi sintomi perché, se non riconosciuti o se trascurati, può risultare probabile un loro aggravarsi in vere e proprie patologie quali improvvisi eccessi di rabbia, burnout, sensi d’ansia generalizzata, ma anche ben più gravi condizioni quali attacchi di panico e depressione, ovvero patologie in grado di minare la vita della persona nel suo complesso.
In sostanza, il Tecnostress può comportare effetti negativi su diversi livelli:
- Soggettivo: sentimenti di ansia, rabbia, apatia, noia, depressione, stanchezza, frustrazione, senso di colpa, irritabilità, tristezza e solitudine, depressione, attacchi di panico, euforia.
- Comportamentale: eccessiva assunzione di alcol e droghe, eccitabilità, irrequietezza, difficoltà di parola, attacchi di rabbia, calo del desiderio, alterazioni comportamentali, insofferenza verso membri della famiglia, aggressività.
- Cognitivo: difficoltà nello svolgimento dei compiti e nel prendere decisioni, con un generale calo dell’attenzione, una diminuzione della concentrazione, una sostanziale riduzione e perdita dell’efficacia, maggior difficoltà a lavorare in team, lievi amnesie e “assenze a singhiozzo”.
- Fisiologico: ipertensione, disturbi cardiocircolatori, emicrania, sudorazione, secchezza della bocca, difficoltà di respirazione, vertigini, mal di testa, formicolio degli arti, mal di schiena e al torace, disturbi del sonno, stanchezza cronica, affaticamento mentale.
- Organizzativo: assenteismo, scarsa produttività, perdita di produttività, alto tasso di incidenti, antagonismo sul posto di lavoro, avvicendamento del personale, insoddisfazione, ritardo e malfunzionamento nei processi produttivi, organizzativi e gestionali, aumento del rischio per la salute e la sicurezza delle imprese, costi sociali e medici.
In relazione alla salute del lavoratore, all’art. 28 del Decreto Legislativo 81/08 si pone l’accento, come noto, sull’obbligo di valutazione in relazione a “tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori, ivi compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari, tra cui anche quelli collegati allo stress lavoro-correlato”. Come valutare, quindi, il rischio Tecnostress? Ad oggi non sono disponibili linee guida e/o strumenti per effettuare tale valutazione o comunque si adottano metodologie che permettono di approcciare il Tecnostress solamente in modo indiretto. La mancanza di un "metodo", però, non può esimere il Datore di lavoro dal prendere in considerazione questo rischio sempre più diffuso.
Per concludere, il modo migliore per intervenire è attuare un’opera di prevenzione del fenomeno Tecnostress e delle manifestazioni ad esso correlate. Le aziende e i loro collaboratori potrebbero intervenire, per esempio, con pratiche quali la meditazione, l’attività fisica, le pause rigeneranti e le discipline olistiche in genere (come ad esempio la respirazione yoga o le tecniche di rilassamento come il training autogeno) che rallentano i nostri pensieri e “calmano e rinfrescano” il nostro cervello. Fondamentale è inoltre una formazione che porti ad una maggiore consapevolezza rispetto al corretto rapporto fra la persona e le nuove tecnologie.
A cura di Massimo Servadio
L'assessore al Lavoro del Comune di Milano, Cristina Tajani, nella commissione del 7 novembre a palazzo Marino, ha dichiarato che a breve Comune di Milano, Asl, Inail e sindacati promuoveranno un’intesa sperimentale per creare un Centro sulla sicurezza nel lavoro, da attivare anche durante i sei mesi di Expo. All’interno del sito espositivo sarà predisposta una piattaforma che contiene aspetti legati alla sicurezza.
In occasione della commissione del 7 novembre a Palazzo Marino, Milano, l'asssessore al lavoro Tajani ha detto: "Sono molte le iniziative dell'amministrazione comunale nate per favorire il lavoro per Expo. Abbiamo siglato accordi su salute e sicurezza, nonché per la messa in campo dell'intesa, tra le altre, antimafia. A breve il Comune di Milano l'Asl, l'Inail e i sindacati, promuoveranno una intesa sperimentale per creare un Centro sulla sicurezza nel lavoro, da attivare anche durante i sei mesi di Expo. Abbiamo favorito la richiesta di deroga al turnover nelle assunzioni per le attività di sevizio connesse ad Expo. Altra iniziativa riguarda l'impegno al ricollocamento nel dopo Expo".
Nella stessa occasione, il responsabile delle risorse umane di Expo, Sanzi, ha precisato che "I tre soggetti attivi nel sito sono la società Expo, gli appaltatori dei padiglioni italiani e quelli dei Paesi ospiti. Ci stiamo attrezzando per i sei mesi di gestione dell'evento dedicati in larga misura ai servizi, più complessa perché destinata a far aumentare i soggetti in campo. Stiamo predisponendo una piattaforma che contiene aspetti legati alla sicurezza e composta da un set di regole per facilitare il controllo del processo di selezione da parte dei padiglioni".
Sanzi ha continuato: "Al primo di maggio i lavoratori coinvolti nell'indotto diretto sono risultati essere 32mila. Nelle aziende esterne 2.200, 22mila nelle Pmi tra appaltatori, agenzie di comunicazione e costruzione, 1.800 all'interno del cantiere, più 1.000 lavoratori assunti dalla società Expo in vista dell'evento e 8.000 persone per gli appalti di security, pulizie, ristorazione, logistica, mobilità. Il 10% di questi posti generano nuova occupazione. Per i paesi ospiti si ragiona su 3.500 persone impiegate. Verranno poi assunti 59 apprendisti under 29 per la centrale del controllo. 40% della forza lavoro ha meno di 35 anni e, per aumentare la flessibilità, si sta poi cercando il modo di collegare i sistemi per la gestione dei processi produttivi stagionali in funzione delle competenze dei lavoratori”.
Marco Barbieri di Confcommercio, commenta: "Elemento utile sicuramente l'accordo nazionale con le organizzazioni sindacali e la società Expo, che consente la definizione di profili professionali per l'apprendistato professionalizzante, non previsti dal contratto del terziario. Anche l'accordo con Regione Lombardia che favorisce gli accordi territoriali darà i suoi frutti. In estrema sintesi si sta lavorando ad obiettivi comuni in grado di favorire maggiore flessibilità contrattuale e organizzativa e un più forte sostegno ai lavoratori attraverso la bilateralità".
Fonte: UNIONE - Confcommercio