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Timestamp: 2016-10-25 10:27:44+00:00
Document Index: 114806690

Matched Legal Cases: ['art. 16', 'art. 11', 'art. 6', 'art. 3', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 4']

Diritto di interpello. Articolo 11 della legge 27 luglio 2000, n.
[vedere anche Decreto Min.
Finanze n. 209 del 26.04.2001 - nota
1.1 Attività di consulenza giuridica ed interpello
2 OGGETTO E PRESUPPOSTI DEL DIRITTO DI INTERPELLO
2.1 Riferibilità dell'interpello a casi concreti e personali
2.2 Carattere preventivo dell'interpello
2.3 Obiettive condizioni di incertezza
3 L'ISTANZA DI INTERPELLO
3.1 Soggetti abilitati alla presentazione delle istanze
3.2 Modalità di presentazione dell'istanza
3.3 Requisiti dell'istanza
3.4 Documentazione da allegare all'istanza
4 RISPOSTA DA PARTE DELL'AGENZIA
4.1 Computo dei 120 giorni
4.2 Modalità di comunicazione della risposta
4.2.1 Risposta collettiva
5 EFFETTI DELL'INTERPELLO
5.1 Risposta tempestiva
5.2 Risposta omessa
5.3 Risposta rettificativa
5.4 Risposta rettificativa: effetti su comportamenti successivi
6 UNIFORMITA' DEGLI INDIRIZZI INTERPRETATIVI - ORGANIZZAZIONE INTERNA ALL'AGENZIA DELLE ENTRATE
La legge 27 luglio 2000, n. 212, recante disposizioni in materia di
statuto dei diritti del contribuente, ha introdotto nell'ordinamento tributario numerose disposizioni volte a tutelare il contribuente nei
rapporti con l'Amministrazione finanziaria sia nel corso del procedimento di accertamento che nella precedente fase di interpretazione ed attuazione
delle norme tributarie.
L'articolo 11 della richiamata legge disciplina l'istituto dell'
"interpello del contribuente", in funzione del quale il contribuente può inviare quesiti all'Amministrazione competente allo scopo di conoscere
preventivamente quale sia la portata delle disposizioni tributarie e, di riflesso, quale
sarà il comportamento dell'Amministrazione in sede di controllo.
In attuazione del comma 5 dello stesso articolo,
è stato emanato, ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, il
decreto del Ministro delle finanze del 26 aprile 2001 (di seguito, regolamento), in corso di pubblicazione nella Gazzetta
Ufficiale [vedere Decreto 209 del
26/04/2001 - G.U. n.128 del 05.06.01 - nota T&L], con il
quale sono stati individuati gli organi, le procedure, le modalità di esercizio e gli effetti dell'interpello.
Pertanto, a far data dal quindicesimo giorno successivo a quello di
pubblicazione del regolamento, i contribuenti potranno presentare istanze di interpello disciplinate secondo le
modalità e gli effetti previsti nel regolamento medesimo.
Con la presente circolare vengono fornite indicazioni utili ai fini
della corretta gestione dell'istituto, impartendo alle Direzioni regionali dell'Agenzia delle Entrate le istruzioni necessarie per il proficuo e
tempestivo esame delle istanze.
L'interpello disciplinato all'articolo 11 della legge 27 luglio 2000,
n. 212, costituisce lo strumento principale attraverso il quale si esplica,
nei confronti della generalità dei contribuenti, l'attività interpretativa o di consulenza giuridica dell'Agenzia delle Entrate, volta ad individuare
il corretto trattamento tributario delle fattispecie di volta in volta prospettate.
Tale interpello non sostituisce ma si affianca all'analogo istituto
previsto dall'articolo 21 della legge 30 dicembre 1991, n. 413, concernente l'interpello per l'applicazione delle disposizioni antielusive di cui
all'articolo 37-bis del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, la cui disciplina
si rinviene nel regolamento approvato con i decreti del Ministro delle finanze del 13 giugno 1997, numeri 194 e 195
(cfr. circolare n. 135/E del 28 maggio 1998). Ai sensi dell'articolo 1, comma 1 del regolamento, infatti,
rientrano nell'interpello in esame le istanze riguardanti "l'applicazione (di una) disposizione (normativa di natura tributaria) a casi concreti e
personali, diversi da quelli oggetto dell'interpello disciplinato dall'articolo 21 della legge 30 dicembre 1991, n. 413".
L'interpello di cui alla legge n. 413 del 1991, a differenza di
quello disciplinato dalla legge n. 212
del 2000, può avere ad oggetto soltanto alcune specifiche operazioni che potrebbero essere considerate
elusive e, sul piano tributario, produce come effetto tipico esclusivamente l'inversione dell'onere della prova a carico della parte che non si sia
conformata al parere reso dall'Amministrazione.
L'interpello in esame ha inoltre rilevanza sul piano penale: ai sensi
dell'art. 16 del d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74, recante nuova disciplina dei
reati in materia di imposte sui redditi e di imposta sul valore aggiunto, non sono punibili i soggetti che, avvalendosi di tale procedura di
interpello, si sono uniformati al parere dell'Amministrazione. L'interpello previsto dallo statuto dei diritti del contribuente non va confuso con l'istanza indirizzata al Direttore regionale per la
disapplicazione di norme antielusive, prevista all'articolo 37-bis, comma 8,
del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, e regolamentata con decreto del Ministro delle finanze del 19 giugno 1998, n. 259. Si rammenta che tale
istituto attribuisce al Direttore regionale il potere di disapplicare, con proprio decreto, disposizioni di carattere tributario che, a scopo
antielusivo, limitano deduzioni, detrazioni e crediti di imposta; ciò nel presupposto che il contribuente dimostri che, nella fattispecie prospettata,
gli effetti elusivi non possono verificarsi.
La consulenza giuridica non riconducibile nei presupposti dell'
"interpello del contribuente" di cui all'art. 11 della legge n. 212
del 2000 e, in particolare, quella richiesta da associazioni sindacali e di
categoria, ordini professionali, enti pubblici o privati che esprimono interessi non personali ma di rilevanza generale, si esplica, invece,
secondo le modalità illustrate nella circolare n. 99/E del 18 maggio 2000,
cui gli uffici e i soggetti interessati dovranno fare esclusivo riferimento (vedi successivo punto 2.1).
Ai sensi dell'articolo 1, comma 1, del regolamento, la richiesta di
parere deve riguardare l'interpretazione di qualsiasi norma tributaria, che abbia ad oggetto la disciplina degli aspetti sostanziali, procedurali o
formali del rapporto tra Amministrazione finanziaria e contribuente.
Tra i diversi soggetti che compongono l'Amministrazione finanziaria
in senso lato (Agenzie fiscali, regioni, comuni, ecc.), la trattazione delle istanze di interpello
è ripartita in ragione della competenza a gestire il tributo di riferimento.
Rientrano pertanto nella competenza dell'Agenzia delle Entrate le
istanze concernenti i tributi gestiti dalla medesima e, in particolare:
Per quanto riguarda l'IRAP la competenza a gestire l'interpello
compete necessariamente alla stessa amministrazione che esercita in materia i poteri di accertamento. Ai sensi degli articoli 24 e 25 del D.lgs. n. 446
del 1997, la potestà di accertamento in materia di IRAP è attribuita all'Agenzia delle Entrate salvo che non sia diversamente previsto dalle
leggi regionali e dalle convenzioni intervenute in materia.
I presupposti fondamentali dell'interpello sono individuati
all'articolo 1, commi 1 e 2, del regolamento, da cui si desume che l'istanza
a) dal contribuente interessato personalmente a conoscere la regolamentazione fiscale di una particolare fattispecie concreta;
b) prima di porre in essere il comportamento giuridicamente rilevante o di dare attuazione alla norma oggetto di interpello;
c) purché sussistano obiettive condizioni di incertezza sulla interpretazione della norma indicata.
La ricorrenza congiunta delle suesposte condizioni rileva ai fini
dell'ammissibilità dell'interpello e, più precisamente, della esplicazione degli effetti tipici previsti all'articolo 5 del regolamento.
Tale condizione esige che l'interpello sia finalizzato a conoscere il
trattamento tributario di determinati atti, operazioni o iniziative riconducibili direttamente alla sfera di interessi del soggetto
Ne deriva che eventuali esigenze, proprie - ad esempio - di
associazioni di categoria o di enti rappresentativi di interessi diffusi che intendano conoscere l'interpretazione di norme applicabili da parte dei
propri associati o rappresentati, potranno essere soddisfatte nell'ambito della
più generale attività di consulenza giuridica o assistenza dei contribuenti nell'applicazione delle norme tributarie, attraverso la
presentazione di istanze che non produrranno gli effetti propri dell'interpello previsto dall'articolo 11 della legge n.
212 del 2000. Il trattamento di dette istanze
è rinvenibile nella circolare n. 99/E
In conformità alla ratio dell'istituto, concepito in funzione
dell'interesse dei contribuenti a conoscere l'indirizzo interpretativo dell'Amministrazione finanziaria, allo scopo evidente di porsi al riparo o,
comunque, conoscere preventivamente gli esiti dell'attività di controllo, il comma 2 dell'articolo 1 richiede che l'istanza possa essere presentata
soltanto prima di porre in essere il comportamento rilevante ai fini tributari (ad esempio, prima di presentare la dichiarazione dei redditi,
prima di assolvere l'imposta di registro connessa con la registrazione dell'atto, prima di emettere la fattura IVA ecc.). Il mancato rispetto di tale condizione non preclude in via di
principio la possibilità di acquisire comunque il parere dell'Agenzia, ma impedisce che la richiesta presentata possa essere trattata come "interpello
del contribuente" sul piano degli effetti.
L'istanza è da ritenere inammissibile qualora concerna questioni
sulle quali non sussistono obiettive condizioni di incertezza.
Si rammenta che ai sensi dell'articolo 3, comma 5, non sussistono le condizioni
d'incertezza qualora sia stata fornita dall'Amministrazione finanziaria la soluzione interpretativa a casi analoghi a quello prospettato dal
contribuente, mediante circolare, risoluzione, istruzione o nota, portata a conoscenza del contribuente attraverso la pubblicazione nella banca dati
"Documentazione Tributaria" consultabile attraverso i siti internet dell'Agenzia delle Entrate (www.agenziaentrate.it) e del Ministero delle
Finanze (www.finanze.it).
Quando manchi una interpretazione ufficiale dell'Amministrazione, le
condizioni di obiettiva incertezza ricorrono in presenza di previsioni normative equivoche, tali da ammettere interpretazioni diverse e da non
consentire in un determinato momento, l'individuazione certa di un significato della norma. Una tale situazione, non infrequente rispetto alle
norme tributarie, spesso complesse e non univoche, si può verificare, ad esempio, in presenza di leggi di recente emanazione rispetto alle quali non
si sia formato un orientamento interpretativo definito, ovvero coesistano orientamenti contraddittori. La previsione va estesa ovviamente anche alle
disposizioni normative di non recente emanazione, qualora ricorrano i presupposti appena richiamati.
E' bene precisare che le obiettive condizioni di incertezza rilevanti
ai fini dell'interpello vanno valutate tenendo conto della ratio dell'istituto, che
è quella di conoscere preventivamente il punto di vista dell'amministrazione finanziaria.
Ciò spiega la previsione regolamentare, secondo la quale non sussiste incertezza in presenza di un intervento
chiarificatore della stessa amministrazione, e giustifica la diversa portata che assumono le obiettive condizioni di incertezza ai fini della
disapplicazione delle sanzioni ai sensi dell'art. 6 del d.lgs. 18 dicembre 1997, n.
472. In proposito si rinvia alla circolare 10 luglio 1998, n. 180/E.
Ai sensi dell'articolo 1, comma 1, del regolamento l'istanza
d'interpello concerne in particolare "l'interpretazione di una disposizione normativa di natura tributaria". Si precisa che l'ambito oggettivo
dell'interpello è circoscritto alla interpretazione di norme primarie e secondarie, con esclusione di tutti gli atti privi di contenuto normativo
quali, a titolo meramente esemplificativo, circolari, risoluzioni, istruzioni, note ed atti similari.
Nel prosieguo della trattazione (cfr. punto 3.3) saranno esaminati
gli adempimenti da espletare in presenza della causa di inammissibilità in esame.
Per quanto stabilito dai commi 1, 2 e 3 dell'articolo 1 del
regolamento, l'istanza di interpello può essere presentata dal contribuente, ovvero dai soggetti che in base a specifiche disposizione di
legge sono obbligati a porre in essere adempimenti tributari per conto dello stesso.
Come già anticipato, sono esclusi i soggetti portatori di interessi
collettivi, quali le associazioni sindacali e di categoria e gli ordini professionali, fatta eccezione ovviamente per le istanze che affrontano
questioni riferite alla loro posizione fiscale e non a quella degli associati, iscritti o rappresentati.
Tra i soggetti legittimati a presentare l'istanza di interpello in
base alla richiamata disposizione, vi rientrano i sostituti d'imposta di cui all'articolo 23 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, limitatamente ai
quesiti riguardanti le norme che disciplinano l'effettuazione delle ritenute alla fonte e gli obblighi consequenziali,
nonché i responsabili d'imposta (ad esempio, i notai, obbligati al pagamento dell'imposta per fatti o
situazioni riferibili ai propri clienti) e i coobbligati al pagamento dei tributi.
Oltre che dai soggetti cui è attribuita la rappresentanza di
contribuenti diversi dalle persone fisiche, l'interpello può essere attivato anche dal procuratore generale o speciale del contribuente. In tal
caso la procura deve essere conferita secondo le formalità stabilite all'articolo 63 del D.P.R. n. 600 del 1973.
L'articolo 1, comma 4, dispone che l'istanza d'interpello
è redatta in carta libera, non essendo soggetta al pagamento dell'imposta di bollo, ed
è presentata agli uffici competenti mediante una delle seguenti modalità:
Non sono previsti mezzi di comunicazione alternativi, quali ad
esempio il telefono o altri mezzi di telecomunicazione come il fax e la posta elettronica.
Ai sensi dell'articolo 2, comma 1, l'istanza di interpello deve
essere presentata in via generale alla Direzione regionale dell'Agenzia delle Entrate, competente in relazione al domicilio fiscale del contribuente.
In deroga a tale disposizione, devono presentare l'istanza di
interpello alla Direzione Centrale Normativa e Contenzioso dell'Agenzia delle Entrate i seguenti contribuenti, tassativamente individuati
all'articolo 2, comma 2:
- le amministrazioni centrali dello Stato;
- gli enti pubblici a rilevanza nazionale;
- i soggetti che nel periodo d'imposta precedente a quello in cui l'istanza viene presentata hanno conseguito ricavi per un
ammontare superiore a 500 miliardi di lire.
Qualora l'istanza sia inviata ad un ufficio incompetente ai sensi
delle disposizioni richiamate, quest'ultimo provvederà a trasmetterla tempestivamente alla Direzione centrale o regionale incaricata della
trattazione; di tale trasmissione sarà data contestualmente notizia ai contribuenti.
Ai sensi dell'articolo 1, comma 5, "la presentazione dell'istanza di
interpello non ha effetto sulle scadenze previste dalle norme tributarie, né sulla decorrenza dei termini di decadenza e non comporta interruzione o
sospensione dei termini di prescrizione".
Pertanto, nel caso di adempimenti periodici (ad esempio versamento
IVA, presentazione delle dichiarazioni, ecc.), il contribuente non potrà rinviare il relativo adempimento alla data in cui l'Agenzia
avrà fornito risposta all'interpello.
Ai sensi dell'articolo 3, l'istanza di interpello deve contenere a
pena di inammissibilità:
a) i dati identificativi del contribuente ed eventualmente del suo legale rappresentante; in particolare, occorre specificare nome e cognome o ragione o denominazione sociale, domicilio fiscale, codice fiscale;
b) la circostanziata e specifica descrizione del caso concreto e personale da trattare ai fini tributari sul quale sussistono
concrete condizioni di incertezza;
Con riguardo al requisito sub d), il comma 4 dell'articolo 3
statuisce che la mancata sottoscrizione "è sanata se il contribuente
provvede alla regolarizzazione della istanza entro 30 giorni dal ricevimento dell'invito da parte dell'ufficio". A tal fine la Direzione competente a
trattare l'istanza dovrà invitare il contribuente, anche tramite fax o posta elettronica, a recarsi presso i suoi uffici per sottoscrivere
l'istanza. L'interpello si considera regolarmente presentato alla data di sottoscrizione. Da tale data infatti, ai sensi dell'articolo 4, comma 1, del
regolamento, decorre il termine entro il quale l'Agenzia è tenuta a rispondere.
In presenza di una delle richiamate cause di
inammissibilità, l'istanza non produce gli effetti tipici dell'interpello e, in particolare,
l'eventuale silenzio osservato dall'Agenzia nei 120 giorni successivi alla sua proposizione non
potrà considerarsi come implicita accettazione della soluzione proposta dal contribuente. L'obbligo di corrispondere all'interpellante non viene meno,
tuttavia, in presenza di un quesito già risolto dall'Amministrazione.
Ancorché manchi, nella specie, il presupposto della obiettiva incertezza (cfr. precedente punto 2.3), e quindi si configuri una causa di
inammissibilità dell'istanza, l'articolo 3, comma 5, del regolamento fa carico all'Agenzia di indicare al contribuente soltanto gli estremi della
circolare, risoluzione, istruzione o nota contenente la soluzione interpretativa richiesta, comunicando
altresì che tale atto è disponibile sia nella banca dati "Documentazione Tributaria" consultabile su internet,
che presso i propri uffici.
Appare peraltro opportuno, ai fini della trasparenza nei rapporti con
il contribuente, che a tutte le istanze inammissibili si fornisca riscontro nei termini, specificando i motivi che ne hanno determinato
L'articolo 3, comma 3, prevede che l'istanza deve
altresì contenere "l'esposizione, in modo chiaro ed univoco, del comportamento e della
soluzione interpretativa sul piano giuridico che si intendono
adottare".
Tale requisito, pur non essendo prescritto a pena di
inammissibilità dell'istanza, ne condiziona tuttavia gli effetti, per come si
dirà al successivo punto 5.3. La indicazione puntuale della soluzione valida dal
punto di vista del contribuente si pone come logica premessa alla conclusione tratta dal legislatore nell'articolo 11, comma 2, della legge n.
212 del 2000, poi ripresa all'articolo 5, comma 2, del regolamento, secondo
cui - decorsi 120 giorni dalla proposizione dell'istanza - "si intende che l'amministrazione concordi con l'interpretazione o il comportamento
prospettato dal richiedente".
Nell'istanza il contribuente dovrà altresì indicare eventuali
recapiti di telefax o e-mail per una maggiore rapidità della comunicazione (art. 3, c. 3).
Nei casi riconducibili alla competenza della Direzione Centrale
Normativa e Contenzioso (cfr. punto 3.2), il contribuente avrà cura di indicare nell'istanza l'ammontare dei ricavi, comunque superiori a 500
miliardi, conseguiti nel precedente periodo d'imposta.
Ai sensi dell'articolo 3, comma 2, del regolamento, all'istanza di
interpello deve essere "allegata copia della documentazione, non in possesso dell'amministrazione finanziaria o di altre amministrazioni pubbliche
indicate dall'istante, rilevante ai fini dell'individuazione e della qualificazione della fattispecie prospettata, salva
facoltà di acquisire, ove necessario, l'originale non posseduto dei documenti".
La competente Direzione, ai sensi dell'articolo 4, comma 4,
può chiedere al contribuente di integrare la documentazione esibita quando
ciò sia necessario ai fini dell'inquadramento corretto della questione e della
compiutezza della risposta. Tale iniziativa può essere assunta "una sola volta", evidentemente per non pregiudicare, a causa di
più richieste, la tempestività del procedimento, che deve concludersi entro 120 giorni dalla
proposizione dell'istanza o, nel caso di specie, dalla ricezione della documentazione integrativa.
Infatti, la richiesta dei documenti, inoltrata secondo le stesse
modalità prescritte per la risposta illustrate al successivo punto 4.2, interrompe il termine assegnato per la risposta, che "inizia a decorrere
dalla data di ricezione, da parte dell'ufficio della documentazione integrativa consegnata o spedita con le stesse
modalità dell'interpello".
E' da ritenere che l'interruzione dei termini si protrae
fintantoché il contribuente non abbia esibito tutti i documenti richiesti.
Da quanto precede può argomentarsi che eventuali ulteriori inviti ad
esibire documenti, pur se motivati, non producono alcun effetto sul decorso del termine perentorio di 120 giorni.
Entro 120 giorni dalla presentazione dell'istanza di interpello,
l'Agenzia deve rendere al contribuente interessato una risposta scritta e motivata. Ai sensi dell'articolo 4, comma 1, ultimo periodo, la Direzione
Centrale Normativa e Contenzioso può sostituirsi alla Direzione regionale nel fornire risposta alle istanze di interpello, anche in casi diversi da
quelli riconducibili alla propria competenza esclusiva.
Il termine di 120 giorni assegnato per la risposta decorre:
- nel caso di consegna diretta, dalla data in cui l'istanza di interpello
è assunta al protocollo dell'ufficio;
- in caso di spedizione a mezzo servizio postale, dalla data in cui
è sottoscritto l'avviso di ricevimento della raccomandata con la quale
è stata spedita l'istanza; - nel caso di successiva regolarizzazione, dalla data in cui l'istanza
è sottoscritta;
- dalla data in cui l'ufficio richiedente riceve la documentazione integrativa nelle fattispecie esposte al punto 3.4.
In considerazione dell'importanza che, nell'ambito del procedimento di interpello, assume la data di ricezione dell'istanza, le strutture centrali e regionali addette al ricevimento delle corrispondenze adotteranno rigorose cautele per la corretta rilevazione delle istanze e per il rilascio delle relative ricevute (apposizione del timbro a calendario sul plico e sulla ricevuta, firma leggibile dell'operatore, ecc.).
La risposta scritta e motivata fornita dalla Direzione competente deve
essere notificata all'interpellante secondo le modalità stabilite all'articolo 60 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, entro 120 giorni dalla
data di ricezione dell'interpello, come individuata al precedente paragrafo.
In alternativa alla notificazione, è prevista la
possibilità di comunicare la risposta al contribuente con una delle seguenti
1. mediante servizio postale, a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento, presso il domicilio del contribuente o dell'eventuale domiciliatario all'uopo indicato nell'istanza; in tal caso la risposta si intende fornita alla data in cui il contribuente o il domiciliatario appongono la propria firma sull'avviso di ricevimento;
2. per via telematica, al recapito di telefax o di e-mail indicato nell'istanza. In tal caso le competenti Direzioni dell'Agenzia avranno cura di conservare agli atti la documentazione comprovante la data in cui la risposta si intende fornita, coincidente con la data di inoltro della comunicazione (certificato del fax o ristampa e-mail).
Qualora l'istanza di interpello venga formulata da un numero elevato
di contribuenti e concerna la stessa questione o questioni analoghe tra loro, l'articolo 4, comma 5, del regolamento dispone che l'Amministrazione,
anziché fornire tante risposte motivate per ciascuna delle istanze presentate,
"può fornire risposta collettiva mediante circolare o risoluzione, da pubblicare nel sito "Documentazione tributaria" del
Ministero delle finanze".
Resta fermo, in questi casi, l'obbligo da parte dell'Agenzia di
portare a conoscenza dei contribuenti istanti, secondo le modalità illustrate al precedente punto 4.2, gli estremi della circolare,
risoluzione, istruzione o nota contenente la soluzione interpretativa richiesta, comunicando
altresì che tale atto è disponibile sia nella banca dati "Documentazione Tributaria ", che presso i propri uffici.
Come è ovvio, la risposta tempestivamente fornita dalla competente
Direzione non impegna il contribuente, il quale è libero di determinarsi in senso non conforme. Al contrario, essa vincola, in ogni caso, l'operato
Qualora la risposta dell'ufficio non sia notificata o comunicata al
contribuente entro il previsto termine di 120 giorni, "si intende che l'amministrazione concordi con l'interpretazione o il comportamento
prospettato dal richiedente" (art. 5, comma 2, del regolamento).
Come più volte affermato, la risposta fornita dall'Agenzia "ha
efficacia esclusivamente nei confronti del contribuente istante, limitatamente al caso concreto e personale prospettato nell'istanza
d'interpello" (Art. 5, comma 1).
Qui di seguito si esaminano i diversi effetti dell'interpello.
La risposta fornita dall'Agenzia e pervenuta al contribuente istante
entro il termine di 120 giorni vincola l'attività degli Uffici, i quali non potranno emettere atti di accertamento a contenuto impositivo o
sanzionatorio in contrasto con la soluzione interpretativa fornita.
Qualora il contribuente non ottenga risposta entro il termine di 120
giorni, si intende che l'Agenzia concorda con la soluzione prospettata dal contribuente. Conseguentemente eventuali atti di accertamento emessi in
difformità dalla soluzione prospettata dal contribuente (ed implicitamente condivisa dall'Agenzia per effetto del silenzio-assenso) sono nulli
(Art. 5, comma 2).
Decorsi 120 giorni dalla proposizione dell'interpello, l'Agenzia
può comunicare al contribuente una nuova risposta, allo scopo di rettificare
quella precedentemente resa in forma esplicita o implicita.
In tal caso occorre distinguere a seconda che, alla data in cui la
nuova risposta è comunicata, l'interpellante abbia o meno applicato la norma della cui interpretazione si tratta.
Ove il contribuente abbia già posto in essere il comportamento
prospettato nell'istanza o intrapreso iniziative finalizzate in modo non equivoco all'attuazione dello stesso, uniformandosi alla soluzione
interpretativa comunicata o implicitamente condivisa dall'Agenzia, nulla
può essergli contestato: eventuali atti amministrativi, emanati in
difformità della prima risposta ovvero della interpretazione sulla quale si è formato il silenzio-assenso, sono nulli.
Diversamente, qualora il contribuente, per qualsiasi motivo, non
abbia ancora posto in essere il comportamento o intrapreso iniziative conformi alla soluzione interpretativa affermata con la prima risposta, la
sopravvenuta conoscenza di una diversa interpretazione non è irrilevante nei rapporti con l'Amministrazione finanziaria, la quale
è legittimata a recuperare, in applicazione del principio interpretativo affermato nella
risposta rettificativa e disatteso dal contribuente, le imposte eventualmente dovute e i relativi interessi, senza la irrogazione di
sanzioni (art. 5, comma 3). Il divieto di applicare sanzioni è una riprova dell'importanza che il legislatore ha inteso attribuire alla
tempestività della risposta; esso tutela l'affidamento del contribuente prescindendo
dalla circostanza che, dopo il decorso dei 120 giorni, egli abbia posto in essere il comportamento prospettato nell'istanza o assunto iniziative
Ancora in tema di risposte rettificative, l'articolo 5, comma 4, del
regolamento prende in esame la particolare ipotesi in cui la nuova soluzione interpretativa comunicata dall'Agenzia sia riferita ad una istanza nella
quale l'interpellante, disattendendo la prescrizione di cui al precedente articolo 3, comma 3, abbia omesso di specificare, in modo chiaro ed univoco,
il comportamento e la soluzione interpretativa che intende adottare. Proprio perché tale omissione impedisce di individuare ed esaminare in trasparenza
i termini della questione controversa, la possibilità di recuperare il tributo e gli interessi, sia pure senza irrogazione di sanzioni,
è consentita anche se il contribuente abbia già posto in essere il
comportamento o dato comunque attuazione alla norma oggetto di interpello.
Occorre premettere che il contribuente in possesso di una risposta
(anche implicita) dell'Agenzia, in cui si affermi una determinata soluzione interpretativa,
potrà farne applicazione a tempo indeterminato, con riguardo cioè a fattispecie ripetitive anche future
purché analoghe e riconducibili a quella prospettata nell'istanza. Si configura in tal modo un
effetto ultrattivo dell'interpello, la cui efficacia va oltre il caso specifico per il quale
è stato proposto, ponendo il contribuente al riparo da ogni iniziativa anche futura degli uffici assunta in
difformità dalla risposta data.
Sarebbe tuttavia ingiustificato salvaguardare tale effetto ultrattivo
anche in presenza di una risposta errata, impedendo all'Agenzia di porre termine agli effetti moltiplicatori di una applicazione illegittima delle
norme tributarie. Per questo fondamentale motivo all'articolo 5, comma 1, del regolamento viene consentito all'Amministrazione finanziaria di
ritornare sulle proprie posizioni, anche dopo il decorso dei 120 giorni, comunicando all'interpellante una soluzione interpretativa diversa da quella
in precedenza prospettata o accreditata per effetto del silenzio-assenso, i cui effetti
però si riverberano esclusivamente sui comportamenti successivi e non anche su quello indicato nell'istanza di interpello, per il quale
rilevano le considerazioni svolte al precedente punto 5.3.
La circostanza per cui la competenza in materia di interpello
è concentrata prevalentemente sulle Direzioni regionali dell'Agenzia, con
l'inevitabile rischio di orientamenti difformi e possibile dispendio di risorse dovuto alla reiterazione degli interventi presso le diverse sedi,
suggerisce l'adozione delle seguenti iniziative volte a regolamentare il servizio all'interno dell'Agenzia delle Entrate.
Per la gestione delle istanze di interpello, le competenti Direzioni
regionali si avvarranno di un'apposita procedura informatica, le cui funzioni, che saranno oggetto di separata illustrazione tecnica, consentono
a) monitorare costantemente la produzione;
b) rilevare la sussistenza dei presupposti e delle condizioni di
ammissibilità delle istanze;
c) impostare lo scadenzario;
d) produrre le comunicazioni di risposta ai contribuenti;
e) partecipare il contenuto delle risposte all'ufficio locale dell'Agenzia territorialmente competente;
f) inoltrare l'istanza alla Direzione Centrale Normativa e
Contenzioso, nei casi di maggiore
complessità o incertezza della soluzione ovvero qualora l'interpello concerna norme di recente approvazione sulle quali la competente Direzione Centrale non si sia ancora pronunciata. I quesiti inoltrati devono essere corredati da motivato parere, in cui la Direzione regionale prospetta la soluzione ritenuta corretta. In tal caso, la risposta
sarà comunicata al contribuente e, per conoscenza, alla Direzione regionale e all'Ufficio locale competente direttamente dalla Direzione Centrale Normativa e Contenzioso
(cfr. punto 4).
Avvalendosi della stessa procedura informatica, la Direzione Centrale
Normativa e Contenzioso coordinerà gli interventi delle Direzioni regionali, in materia di interpello, avendo cura di:
a) esaminare sistematicamente le pronunce rese dalle Direzioni regionali in sede di interpello;
b) trattare le istanze di propria competenza, prodotte ai sensi dell'articolo 2, comma 2;
c) comunicare direttamente la risposta agli interpellanti nei casi di maggiore
complessità o incertezza della soluzione, ai sensi dell'art. 4, comma 1;
d) inserire le proprie pronunce e quelle più significative delle Direzioni regionali nella banca dati "Documentazione Tributaria";
e) esaminare la possibilità di fornire risposte collettive ai contribuenti ai sensi dell'articolo 4, comma 5, mediante l'emanazione di circolari e risoluzioni, ovvero mediante la validazione di pronunce rese dalle Direzioni regionali che, con l'inserimento in "Documentazione", acquistano rilevanza analoga alle proprie risoluzioni.
Si sottolinea, infine, che costituisce inderogabile obiettivo
dell'Agenzia rispondere tempestivamente a tutte le istanze di interpello.
Pertanto le Direzioni regionali adotteranno tutte le misure
necessarie per rispondere entro 120 giorni, senza eccezioni, a tutte le istanze di interpello e garantire il puntuale adempimento delle presenti