Source: http://avvocatolavoro-d.blogautore.repubblica.it/2013/10/30/rito-fornero-per-i-licenziamenti-processi-piu-rapidi/
Timestamp: 2019-01-19 17:38:24+00:00
Document Index: 96367214

Matched Legal Cases: ['art. 18', 'art. 1', 'art. 8', 'sentenza ', 'art. 18', 'art. 18']

Rito Fornero per i licenziamenti: processi più rapidi? - Avvocato del lavoro - Blog - Repubblica.it
Rito Fornero per i licenziamenti: processi più rapidi?
Quesito: Salve avvocato Piccari le scrivo per avere alcune delucidazioni in merito alla mia impugnativa del licenziamento...
ho lavorato in una ditta con più di 15 dipendenti dal marzo 2004 sino a marzo 2013 quando sono stato licenziato per giustificato motivo avendo avuto un alterco verbale con un mio superiore, inizialmente mi è stato proposto un accordo tombale nel quale io accettavo 10gg di sospensione ed inoltre avrei dovuto firmare un documento nel quale rinunciavo a tutti i miei diritti pregressi (ROL, Straordinario ecc.) allorché il mio sindacalista ed io non abbiamo accettato, quindi immediatamente mi è stato comunicato il licenziamento... adesso giorno 19/11 ci sarà l'udienza davanti al giudice del lavoro..(faccio presente inoltre che la ditta mi ha liquidato il TFR e lo stipendio del mese in questione anche se in misura errata)
le mie domande che vorrei porle sono:
1) il giudice decide immediatamente se è possibile il reintegro? se così non è che tempi passano dalla prima udienza?
2) posso scegliere allorquando dovessi essere reintegrato di non rientrare e chiedere un risarcimento ? se si in che misura?.
le faccio queste domande perché in questi tempi di crisi è molto difficile trovare un lavoro e sono molto indeciso se eventualmente rientrare o no so anche conoscendo il datore di lavoro che la vita diverrebbe un inferno...
Risposta: Caro Michele,
la risposta al suo quesito mi da la possibilità, utile per tutti i lettori, di trattare del nuovo rito di impugnazione dei licenziamenti introdotto con la l. n. 92 del 2012, ossia il cd. Rito Fornero.
In sostanza, è stata introdotta una disciplina speciale per l'impugnazione dei licenziamenti nelle ipotesi regolate dall'art. 18, l. n. 300 del 1970, "anche quando devono essere risolte questioni relative alla qualificazione del rapporto di lavoro" (art. 1, comma 47, l. n. 92 del 2012).
Restano escluse le controversie aventi ad oggetto licenziamenti intimati da imprese cui si applica la tutela "obbligatoria" di cui all'art. 8, l. n. 604 del 1966.
Tradotto dal giuridichese significa che ora per impugnare davanti ad un giudice un licenziamento (esclusi solo i licenziamenti avvenuti oralmente, non per iscritto), se l'impresa ha più di 15 dipendenti, si deve attivare questo nuovo rito speciale, la cui finalità dovrebbe (nelle intenzioni del legislatore, ma considerato che non è stato stanziato un euro in più per la sua implementazione, la buona riuscita della innovazione resta tutta affidata alla buona volontà di giudici e cancellieri) essere quello di avere un rito molto veloce, per risolvere il prima possibile le controversie relative ai licenziamenti, nell'interesse sia dell'impresa che dei lavoratori.
A parte una relativa abbreviazione dei termini processuali (non decisiva in sè), la formula magica è la seguente disposizione: "il giudice procede nel modo che ritiene più opportuno agli atti di istruzione indispensabili richiesti dalle parti o disposti d'ufficio, e provvede, con ordinanza immediatamente esecutiva, all'accoglimento o al rigetto della domanda". Segue, sempre nell'ambito del giudizio di primo grado, un'eventuale seconda fase di opposizione a cognizione piena.
Tradotto ancora: il giudice, anzichè essere costretto a rispettare tutte le formalità del normale processo del lavoro (che comunque, rispetto all'ordinario processo civile, e' già molto più snello) può sostanzialmente fare ciò che ritiene più opportuno con la finalità di arrivare ad una rapida decisione, a conclusione della prima fase sommaria.
Per rispondere al primo quesito: se la causa è documentale, ossia le prove da entrambe le parti prodotte in giudizio sono solo documenti, allora (ma ciò era vero anche per il "normale" rito del lavoro) il giudice potrebbe immediatamente decidere la causa.
Se però, come spesso accade, le richieste istruttorie (le prove di cui si richiede al giudice l'assunzione) sono costituite anche da prove testimoniali, allora (e questo è ciò che sta accadendo nei tribunali in sede di prima applicazione del rito Fornero) il giudice rinvierà a successiva udienza per interrogare i testimoni, dopodichè molto probabilmente rinvierà a ulteriore udienza di discussione, all'esito della quale deciderà la questione sottopostagli.
In sostanza, al di là della maggiore snellezza di alcune formalità del processo del lavoro, il successo del nuovo rito in termini di minori tempi per la definizione della controversia resta sostanzialmente affidata ad una fissazione delle successive udienze a intervalli molto più ravvicinati rispetto al rito del lavoro "normale".
E da questo punto di vista, il dato che emerge in sede di prima applicazione della riforma processuale è quello di un grande sforzo di giudici e cancellieri (udienze pomeridiane, ruoli raddoppiati) per cercare di scadenzare le diverse e necessarie udienze nel tempo più breve. E sul punto si registra un sostanziale dimezzamento dei tempi rispetto al rito del lavoro "old school".
Il problema che sommessamente mi limito a segnalare è che, dopo questa fase sommaria, c'è la fase di opposizione a cognizione piena (ossia un regolare processo del lavoro con tutte le sue formalità ed i suoi tempi), che sfocia una vera e propria sentenza di primo grado (quindi siamo ancora nel primo grado di giudizio). Può poi seguire una fase, introdotta con "reclamo" (ma sarebbe stato tecnicamente più corretto parlare di "appello"..) innanzi alla Corte di Appello ed una ulteriore in sede di ricorso per Cassazione.
Quindi (in senso contrario perciò ai dichiarati obiettivi del legislatore di velocizzare i processi sui licenziamenti) agli originari tre gradi di giudizio se ne è aggiunto un altro, o forse un mezzo grado di giudizio (tenuto conto che la prima fase è sommaria). Quindi in totale 3 gradi e mezzo di giudizio anzichè 3. Risulta onestamente difficile comprendere come possa far risparmiare tempo l'aver aggiunto, agli originari tre gradi di giudizio, un'altra ulteriore fase di giudizio (per quanto sommaria).
Sul secondo quesito la risposta è più semplice perchè in questo caso l'art. 18 fa proprio al caso tuo, Michele: l'art. 18, comma 3, l. n. 300 del 1970 prevede che "al lavoratore è data facoltà di chiedere al datore di lavoro, in sostituzione della reintegrazione nel posto di lavoro, un'indennità pari a 15 mensilità dell'ultima retribuzione globale di fatto, la cui richiesta determina la risoluzione del rapporto di lavoro".