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Timestamp: 2019-09-23 20:51:33+00:00
Document Index: 126783171

Matched Legal Cases: ['art. 34', '§ 2', 'art, 5', 'art. 6', 'art. 10', 'art. 18', 'art. 2059', 'sentenza ', 'art. 46', 'art. 6', 'art. 2', 'art. 10', 'art. 11', 'art. 2059', 'art. 185', 'art. 6', 'art. 2', 'art. 2059', 'art. 2059', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 35', 'art. 73', 'art. 51', 'sentenza ', 'art.10', 'art. 111', 'art.111', 'art. 2043', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 6', 'sentenza ', 'art. 6', 'sentenza ', 'art. 6', 'sentenza ']

Articolo del 07/10/2009 Autore Avv. Mario Pavone Altri articoli dell'autore
22 febbraio 2007 – Camera dei Deputati
“Una legge per le vittime del reato ”
“Responsabilità oggettiva e risarcibilità del danno”
L’Unione Europea e le vittime della criminalità
Il lungo percorso legislativo seguito dai Paesi europei per assicurare un risarcimento alle vitti me di reati necessita oggi di rapide realizzazioni,come sostenuto da più parti.(1)
Era stato un rappresentante della Scuola Positiva italiana, Raffaele Garofalo,a far rilevare che quella inerente alla “riparazione a coloro che soffrirono per un delitto” era, insieme a quella con cernente la riparazione dell’errore giudiziario, la “parte difettosa delle legislazioni moderne”
Ed aggiungeva – eravamo nel 1902 - che il “colmare questa lacuna sarà un’opera di vera civiltà”.
Da quell’epoca, ormai lontana, è possibile cogliere una certa linea di sviluppo, oltre che nelle discipline e nelle prassi dei vari Paesi europei,Italia compresa, anche a livello delle organiz zazioni europee.
Occorre partire,nella disamina dell’argomento,dalla Convenzione europea relativa al risar cimento delle vittime dei reati di violenza, elaborata a cura del Consiglio d’Europa.
La Convenzione consente di fissare dei limiti maggiori e minori per il versamento di un inden nizzo. Essa statuisce, infine, che una Parte può rifiutare di versare un’indennità se la vittima appartiene ad un associazione criminale, a delle organizzazione che commettono atti violenti o è egli stesso un noto criminale.
Una importante chiave di lettura di quel testo è rappresentata dal “Rapporto esplicativo”, che lo accompagna e lo precede, e che, oltre ad offrire un commentario delle varie disposizioni normative, ne spiega le linee portanti, ed ancor prima la filosofia ispiratrice.
Nel corso degli ultimi decenni – si scrive nell’introduzione – è venuta sempre più maturando, sul piano della politica criminale, l’esigenza di farsi carico dell’assistenza alle vittime dei reati alla stessa stregua, e dunque in misura non minore, di quanto, da più antica data, praticato in ordine al trattamento da adottare nei confronti degli autori dei reati, per l’appunto determinatori delle vittimizzazioni.
In linea di principio – si aggiunge– il risarcimento del danno dovrebbe essere attuato a cura dell’autore del reato.
Tuttavia,sul piano generale,oggi il quadro complessivo dei risarcimenti risulta tutt’altro che rassicurante, ove si pensi alle numerose ipotesi di autori di reato rimasti ignoti, o scomparsi dalla circolazione, o, comunque, insolvibili.
Da qui l’esigenza, a partire dagli anni ’60 avvertita da diversi Stati membri del Consiglio d’Europa, di costituire dei fondi pubblici ai quali, occorrendo, di volta in volta attingere le risorse economiche per provvedere ai risarcimenti, o indennizzi, in mancanza, o in carenza, di iniziative utili intercorrenti a livello dei privati (si vuol dire: gli autori del reato, da una parte e, dall’altro, le loro vittime, ovvero, beninteso, gli eredi delle medesime).
Proseguendo su questa linea evolutiva, nel 1970 il Consiglio d’Europa collocava il risarcimento delle vittime dei reati nel suo programma di lavoro, e dopo un lungo itinerario veniva aperta alla firma, il 24 novembre 1983, la Convenzione europea di cui s’è detto.(2)
L’Italia – pur non insensibile alla tematica del risarcimento del danno da reato –non ha, a tutt’oggi, ratificato la convenzione di cui si sta parlando.
Sempre nell’ambito del Consiglio d’Europa, e più propriamente nel settore giurisdizionale, va almeno segnalato il rilievo che il per le vittime del reato, è venuto assumendo nella giurisprudenza della Corte europea di Strasburgo, nonostante una certa reticenza testuale palesata al riguardo da parte della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.
Una caratterizzazione più mirata e, al contempo, più estesa, ha successivamente improntato le iniziative di tutela delle vittime che sono state promosse nel più ristretto ambito dell’Unione Europea.
Tale intento ha acquisito una particolare determinatezza nel Consiglio europeo di Tampere (ottobre 1999), nel contesto di un documento – dal titolo: “Verso un’unione di libertà, sicurezza e giustizia” – ispirato dal proposito di “promuovere l’attuazione piena e immediata del trattato di Amsterdam”.
Nel punto 32 di quel documento così veniva delineato uno specifico programma: “… dovrebbero essere elaborate norme minime sulla tutela delle vittime della criminalità, in particolare sull’accesso delle vittime alla giustizia e sui loro diritti al risarcimento dei danni, comprese le spese legali”. Ed ancora – ma si comincerà col notare che non si parla più soltanto di vittime dei reati di violenza, ma, tout court, di vittime della criminalità –: “Dovrebbero inoltre essere creati programmi nazionali di finanziamento delle iniziative, sia statali che non governative, per l’assistenza alle vittime e la loro tutela”.
Nella stessa direzione va annoverata la Risoluzione del Parlamento europeo sulla Comunica zione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo e al Comitato economico e sociale "Vittime di reati nell'Unione europea - Riflessioni sul quadro normativo e sulle misure da prendere"(3)
In attuazione di quel programma, il 15 marzo 2001 il Consiglio dell’Unione Europea ha approvato, a Bruxelles, una “decisione quadro” (2001/220/GAI) “relativa alla posizione della vittima nel procedimento penale”, pubblicata nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee del 22 marzo. Una “decisione quadro”, dunque, come tale non avente “efficacia diretta”, e pur tuttavia – il tutto alla stregua dell’art. 34, § 2, lett. b) del Trattato sull’Unione Europea – vincolante per gli Stati membri “quanto al risultato da ottenere, salva restando la competenza delle autorità nazionali in merito alla forma e ai mezzi”.
La gamma e l’incidenza degli obiettivi, e quindi dei risultati da ottenere, già emerge dalle indicazioni analitiche contenute nel preambolo della decisione-quadro. Occorre – si dice nel punto (4) – “che gli Stati membri ravvicinino le loro disposizioni legislative e regolamentari, per raggiungere l’obiettivo di offrire alle vittime della criminalità, indipendentemente dallo Stato in cui si trovano, un livello elevato di protezione”. Le esigenze della vittima, peraltro, vanno prese in considerazione e trattate (punto 5) “in maniera globale e coordinata; evitando soluzioni frammentarie o incoerenti che possano arrecare pregiudizi ulteriori”: in maniera globale, e pertanto (punto 6) anche al di là del procedimento penale in senso stretto, per estendersi a “talune misure di assistenza alle vittime, prima, durante e dopo il procedimento penale”.
- la necessità (punto 8) di “ravvicinare le norme e le prassi relative alla posizione e ai principali diritti della vittima, con particolare attenzione al diritto a un trattamento della vittima che ne salvaguardi la dignità”; al diritto di informare e di essere informata, di comprendere ed essere compresa, di essere protetta nelle varie fasi del processo e di “far valere lo svantaggio” di risiedere in uno Stato membro diverso da quello della commissione del reato;
- l’importanza da riconoscere all’intervento (punto 10) “di servizi specializzati e di organiz zazioni di assistenza alle vittime prima, durante e dopo il processo penale”, e la connessa necessità (punto 11) di provvedere ad una “formazione adeguata e sufficiente” delle persone che hanno contatti con le vittime;
- l’opportunità (punto 12) di fare ricorso “ai meccanismi di coordinamento dei punti di contatto in rete negli Stati membri, sia a livello di sistema giudiziario”, sia a livello di collegamento tra organizzazioni di assistenza alle vittime. Segue, nel testo della “decisione quadro”, una disciplina dettagliata in 19 articoli, attinenti alle varie partizioni del quadro. Una disciplina di cui l’articolo finale prevedeva l’entrata in vigore il giorno stesso della pubblicazione nella “Gazzetta ufficiale delle Comunità”, vale a dire il 22 marzo 2001, mentre la predisposizione, connaturata al carattere delle “decisioni quadro”, delle necessarie disposizioni attuative,di ordine legislativo
- al 22 marzo 2004, quanto alle garanzie enunciate dall’art, 5 “in materia di comunicazione” (nell’intento di superare difficoltà di comprensione e partecipazione della vittima in qualità di testimone o parte in causa) e quanto alla “assistenza specifica alla vittima”, delineata nell’art. 6 (vale a dire quanto all’assistenza, in genere, e più in particolare al patrocinio gratuito);
- al 22 marzo 2006, quanto alla promozione, raccomandata nell’art. 10, dell’istituto moderno della “mediazione”, vale a dire dell’accordo di componimento tra la vittima e l’autore del reato. Attese la novità, l’importanza e l’ampiezza degli impegni posti a carico dei vari Stati, l’art. 18 prevede, da un lato, la trasmissione, in sede europea, del “testo delle disposizioni inerenti al recepimento nella legislazione nazionale degli obblighi imposti” dalla “decisione quadro”, e prevede poi, a cura del Consiglio, una scadenzata valutazione e un monitoraggio circa le misure in concreto adottate dagli Stati membri.
4. L’invito rivolto dalla Commissione agli Stati Membri
In questo quadro è stato ritenuto positivo l’invito rivolto dalla Commissione agli Stati membri a ratificare la Convenzione del Consiglio d’Europa del 24 novembre 1983, concernente il risarci mento delle vittime di reati violenti: tale ratifica originerebbe infatti una collaborazione proficua tra gli Stati membri dell'Unione.
Al contrario, dal documento della Commissione risulta che non vi è alcuna omogeneità nelle modalità di soluzione, da parte dei paesi membri, della questione relativa alle vittime di reati; non si fa inoltre accenno a come la gestione dell’assistenza alle stesse venga influenzata dalle compagnie di assicurazione e dalle loro regole. Tuttavia, si guarda positivamente al fatto che le misure da stabilire nella presente relazione siano piuttosto realistiche, soprattutto per quanto concerne la posizione delle vittime di reati in sede di procedimento giudiziario e la consapevolezza della necessità di formare e informare, sia ai fini di una migliore preparazione dei tutori della legge e dei giornalisti, sia ai fini della prevenzione della criminalità.
Il Consiglio e la Commissione, nel dicembre 1998, hanno ideato un piano d’azione sulle modalità ottimali di attuazione delle disposizioni del trattato di Amsterdam riguardanti la realizzazione di uno spazio di libertà, di sicurezza e di giustizia.
La Commissione, alla luce delle discussioni del Consiglio di Tampere (15-16 ottobre 1999), pone l’accento sull’importanza della prevenzione dei reati e delle fasi che precedono il risarcimento.
L’esecutivo UE intende avviare un dibattito caratterizzato dalle seguenti tematiche: riduzione del numero delle vittime, assistenza alle vittime, possibilità per le vittime di agire in un procedimento penale, risarcimento delle vittime, definizione di un quadro per l’informazione, le lingue e la formazione.
a-Per quanto riguarda la riduzione del numero delle vittime, gli Stati membri sono invitati a scambiarsi prassi in materia di prevenzione della criminalità; tuttavia, poiché la criminalità organizzata transfrontaliera è in fase di crescita, l’iniziativa dovrebbe condurre ad un programma di prevenzione comune a livello comunitario e internazionale. La Commissione del Parlamento Europeo per le Libertà e i Diritti dei Cittadini, la Giustizia e gli Affari Interni sottolinea l’importanza di operare, a tal riguardo, una distinzione tra le diverse forme di criminalità.
b-Sull’assistenza alle vittime la Commissione ritiene che sia estremamente importante fissare standard e norme europee valide sia per i residenti sia per gli stranieri, a prescindere dalla loro condizione giuridica. L’assistenza materiale, psicologica e medica alle vittime deve poter essere immediata e gratuita. Nello stesso tempo, alle vittime devono essere fornite informazioni sulla disponibilità delle diverse forme di assistenza. La Commissione auspica la creazione di una linea telefonica di emergenza, o di una rete di linee di emergenza, che unisca i diversi servizi di assistenza e che possa essere disponibile in tutte le lingue europee. La Commissione per le Libertà e i Diritti dei Cittadini, a sua volta, desidera sottolineare che tali misure non possono essere facoltative, ma devono avere carattere vincolante.
c-In merito alla possibilità per le vittime di agire in un procedimento penale, la Commissione reputa che i principali punti da rispettare nel corso di un procedimento penale e nella sua istruzione siano il rispetto della privacy e della sicurezza delle vittime, la possibilità di ricorrere all’assistenza di terzi, la possibilità di deporre in anticipo o dal proprio paese.
La Commissione per le Libertà e i Diritti dei Cittadini desidera sottolineare che, anche una volta rientrate nel paese di origine, le vittime devono continuare ad essere automaticamente informate sul seguito del procedimento e delle sue conseguenze. Per quanto concerne le vittime in possesso di un permesso di soggiorno temporaneo, quest’ultimo va prorogato per l’intera durata del procedimento. Occorre, inoltre, prestare particolare attenzione a determinati gruppi di vittime: i costi derivanti da un procedimento penale non possono costituire un ostacolo alla denuncia di un reato. Le persone con un reddito non elevato devono non solo godere degli stessi diritti, ma avere anche le stesse possibilità di farli valere: ad esempio, sono le donne ad essere spesso le vittime in caso di divorzio. La Commissione per le Libertà e i Diritti dei Cittadini insiste dunque sull’importanza di una base giuridica ai fini dell’armonizzazione delle misure.
e-Infine, sulla definizione di un quadro per l’informazione, le lingue e la formazione la Commis sione Europea intende effettuare un sondaggio tra i viaggiatori circa le loro esperienze in merito alla criminalità.
A tale proposito, la Commissione per le Libertà e i Diritti dei Cittadini deplora che tale inchiesta sia rivolta esclusivamente ai viaggiatori, che rappresentano solo una delle tipologie di "vittima". Si auspica pertanto che siano stanziati i finanziamenti necessari per la realizzazione di un quadro generale per l’istruzione e la formazione dei settori interessati.
5.La decisione n.5/06 del 5 Dicembre 2006 dell’OCSE
Per completezza, va riportata anche la recente decisione dell’OCSE emanata il 5/12/2006 in tema di criminalità organizzata in cui Il Consiglio dei Ministri,
-ribadendo la sua profonda preoccupazione per l’incidenza negativa della criminalità organizzata sulla pace, sulla stabilità e sulla sicurezza, esprimendo preoccupazione per il fatto che la criminalità organizzata è sempre più efficiente nello sfruttare le nostre economie globalizzate e le nostre società aperte e rappresenta una crescente sfida pluridimensionale per tutti gli Stati partecipanti nell’intera area dell’OSCE,
1. sollecita gli Stati partecipanti a continuare a far fronte alla criminalità organizzata quale seria minaccia e, ove possibile, a rafforzare l’attuazione dei rispettivi obblighi internazionali e impegni OSCE in tutti i settori dei loro sistemi di giustizia penale;
2. raccomanda di prendere in esame l’adozione, a seconda del caso, di piani nazionali che affrontino questioni concernenti la sicurezza nonché di dare applicazione ad un approccio integrato, nella consapevolezza che ciascun elemento del sistema di giustizia penale esercita un’influenza sugli altri elementi;
3. invita gli Stati partecipanti a prevedere la possibilità di intraprendere un’autovalutazione dei loro sistemi di giustizia penale utilizzando, a seconda del caso, gli strumenti messi a disposizione da organizzazioni internazionali come i pacchetti di valutazione UNODC/OSCE e, se necessario, di avvalersi in modo ottimale di altri strumenti disponibili, ivi inclusi quelli del Consiglio d’Europa (CEPEJ) e di altre organizzazioni, università o associazioni forensi;
4. sollecita gli Stati partecipanti a prestare la dovuta attenzione all’integrità e professionalità degli organi preposti all’applicazione della legge e delle autorità responsabili dell’azione penale, all’efficiente amministrazione della giustizia e all’appropriata gestione del sistema giurisdizionale, all’indipendenza della magistratura e all’appropriato funzionamento del sistema penitenziario, nonché a esaminare alternative alla detenzione;
5. raccomanda, nel quadro della programmazione politica volta a prevenire e combattere la criminalità organizzata, di migliorare la raccolta e l’analisi dei dati, elaborare e impiegare a livello nazionale valutazioni dei rischi e delle minacce nonché promuovere lo scambio di informazioni e di migliori prassi in misura superiore a quanto finora realizzato;
6. raccomanda di intensificare gli sforzi nazionali di cooperazione, coordinamento e scambio d’informazioni a livello internazionale quali passi importanti per contrastare la criminalità organizzata transnazionale;
7.sollecita gli Stati partecipanti a rafforzare la cooperazione giudiziaria internazionale in materia penale considerando la possibilità, tra l’altro, di aderire alla Convenzione ONU contro la criminalità organizzata transnazionale (Convenzione di Palermo), ove appropriato ai relativi protocolli supplementari, nonché alla Convenzione ONU contro la corruzione, e dare attuazione agli impegni derivanti da tali strumenti e da altri strumenti di cooperazione giuridica multilaterale e bilaterale cui hanno aderito, utilizzando altresì in modo appropriato i pertinenti articoli sulla reciproca assistenza giudiziaria e sull’estradizione;
9. appoggia la cooperazione internazionale delle forze di polizia e prende nota degli esiti della riunione dei capi di polizia dell’OSCE tenutasi a Bruxelles il 24 novembre 2006, ivi inclusa la proposta di riunioni regolari ove tali riunioni siano organizzate in coordinamento con altre riunioni di capi di polizia e tengano conto di queste ultime;
11. incarica il Segretario generale e le pertinenti strutture esecutive dell’OSCE, nell’ambito dei rispettivi mandati,
(a)di rivolgere particolare attenzione nelle loro politiche e attività al ruolo fondamentale svolto dai sistemi di giustizia penale nel rafforzamento delle istituzioni e nella promozione dello stato di diritto, nonché di adoperarsi a favore di una cooperazione e di un coordinamento più stretti al fine di tenere maggiormente conto dell’interazione tra le componenti di tali sistemi;
(b) incarica il Segretario generale e le pertinenti strutture esecutive dell’OSCE, nell’ambito dei rispettivi mandati, di rafforzare e consolidare le attuali conoscenze ed esperienze in materia di giustizia penale e di criminalità organizzata;
(c) incarica il Segretario generale di sostenere e promuovere la cooperazione giudiziaria internazionale in materia penale tra gli Stati partecipanti, tenendo anche conto del quadro offerto dalla Convenzione ONU contro la criminalità organizzata transnazionale e fornendo sostegno alla sua Conferenza delle Parti, nonché di continuare a cooperare con l’UNODC nell’ambito di questioni che riguardano la lotta alla criminalità organizzata e le droghe illecite;
Spostiamoci ora sul piano del nostro ordinamento, posto che anche l’Italia, in quanto Stato-membro dell’Unione europea, è impegnata a dare l’efficacia alla richiamata “decisione quadro”.
A tale riguardo, ma anche in prospettiva di sintesi,v’è da dire che il nostro Paese, che non è mai stato insensibile alle esigenze di tutela delle vittime del reato, negli ultimi decenni è venuto intensificando le misure concrete attuative di una tale tutela.
Cominciamo col ricordare i vari fondi di solidarietà che, nel corso degli anni, sono stati istituiti con finalità riparatorie: a favore delle vittime della circolazione stradale (l. 24 dicembre 1969, n. 990); di “categorie di dipendenti pubblici e di cittadini vittime del dovere o di azioni terroristiche” (l. 13 agosto 1980, n. 466); delle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata (l. 20 ottobre 1990, n. 302; l. 23 novembre 1998, n.407; d.P.R. 28 luglio 1999, n. 510; l. 22 dicembre 1999, n. 512; d.P.R. 28 maggio 2001, n. 284); delle vittime dei reati di estorsione o di usura (l. 18 febbraio 1992, n. 172; l. 18 novembre 1993, n. 468; l. 7 marzo 1996, n. 108; d.P.R. 29 gennaio 1997, n. 51; l. 23 febbraio 1999, n. 44).
I recenti e ripetuti episodi di uccisione di nostri connazionali impegnati anche in missioni di pace all’Estero, hanno indotto il Parlamento ad approvare alcune norme in favore delle vittime del terrorismo e delle stragi di tale matrice in favore di tutte le vittime italiane degli atti di terrorismo e delle stragi di tale matrice, compiuti sul territorio nazionale o extranazionale, nonchè dei loro familiari superstiti e da ultimo la Legge 206/2004
Con la circolare n. 113 del 19 ottobre 2005 l'Inps ha,inoltre,fornito le istruzioni per l’applicazione della nuova normativa che si applica alle vittime di eventi terroristici verificatisi sul territorio nazionale dal 1° gennaio 1961 e dal 1° gennaio 2003 per eventi accaduti al di fuori del territorio nazionale.
I benefici previsti dalla Legge 206/2004 sono,quindi,riconosciuti a tutti coloro che abbiano subìto un’invalidità permanente per effetto dei suddetti eventi terroristici.
Il provvedimento si pone l'obiettivo di estendere progressivamente i benefici già previsti in favore delle vittime della criminalità e del terrorismo anche ai caduti o feriti nell’adempimento del dovere, secondo quanto previsto dalla Legge 23 Dicembre 2005 n.266(Legge Finanziaria 2006).
Nondimeno,l’emanazione della nuova legge apre le porte ad una attenta disamina della impostazione dottrinale e giurisprudenziale in materia in tema di risarcimento dei danni materiali e morali delle vittime della criminalità in generale divenute, negli ultimi tempi, sem pre più numerose.
7. L’occasione mancata.
Quella che è mancata, tuttavia,è stata quell’opera di costituzionalizzazione del sistema della responsabilità civile già più volte auspicata dalla Consulta(4)
• danno sessuale;(5)
• danno morale subiettivo;(6)
• danno patrimoniale ai congiunti della vittima deceduta.(7)
Ed è singolare notare come le ultime tre sentenze citate sono opera dello stesso relatore, S.E. G.B. Petti, che, a quanto pare, è il relatore della S.C. che, in questi ultimi anni, ha tentato di inerpicarsi, con le motivazioni delle sue sentenze, sul difficile e non facile cammino dell’apertu ra dell’art. 2059 c.c. ad una lettura costituzionale.
Tornando all’occasione mancata, la S.C., nella sentenza in esame(8), ha riconosciuto sì la legittimazione attiva, iure proprio, dei genitori del minore macroleso ad ottenere il risarcimento del danno morale subiettivo, ma avrebbe potuto rapportare la posizione soggettiva violata ed offesa dall’illecito altrui, ai seguenti referenti normativi:
• Parte I°, paragrafo 16, Carta Sociale Europea, riveduta, con annesso, fatta a Strasburgo il 3/5/1996;“La famiglia, in quanto cellula fondamentale della società, ha diritto ad un’adeguata tutela sociale, giuridica ed economica per garantire il suo pieno sviluppo”.
E’ noto che la Convenzione Europea per la salvaguardi dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali,è entrata in vigore il 26/10/1955.
Forse non è ancora noto a tutti che la Convenzione Europea, che realizza la più analiti ca tutela dei diritti enunciati nella Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo, as surge, oggi, al rango di norma costituzionale europea.
Invero, con il Trattato sull’Unione Europea,l’Unione Europea si è impegnata a rispettare i diritti fondamentali dell’uomo quali quelli garantiti Convenzione Europea e dalle tradizioni costituzio nali comuni degli Stati membri, in quanto principi generali del diritto comunitario (art. F, para grafo 2).
Purtroppo, lo stesso Trattato (art. L), impedisce alla Corte di Giustizia delle comunità europee di pronunciarsi sul rispetto dell’art. F, paragrafo 2, e quindi sul rispetto degli stessi diritti fon damentali da parte degli Stati membri dell’Unione.
Successivamente, però, il Trattato sull’Unione Europea di Amsterdam, ha modificato, per quel lo, che qui interessa, l’art. 46, lett. D (ex art. L) di Maastricht, estendendo le competenze della Corte di Giustizia anche all’art. 6, paragrafo 2 (ex art. F, paragrafo 2), e quindi sul rispetto de gli stessi diritti fondamentali da parte degli Stati membri dell’Unione.
Quindi, con tale trattato, l’Italia e tutti gli Stati membri hanno perso, in tema di diritti umani, tutta la propria sovranità in favore dell’Unione Europea e si sono obbligati al rispetto dei diritti garantiti dalla Convenzione Europea nell’ambito dei propri ordina mento nazionale.
• art. 2, in base al quale “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo”;
• art. 10, in base al quale “l’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme di diritto internazionale generalmente riconosciute”;
• art. 11, in base al quale “l’Italia….. consente, in condizione di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni”.
Quindi, in definitiva, con un'interpretazione estensiva, liberale e costituzionale dell'art. 2059 c.c., come norma generale, anche se tipicizzante, del danno non patrimoniale, la S.C. avrebbe potuto autorevolmente sostenere che i “casi determinati dalla legge”, previsti dalla predetta norma, ben potevano considerarsi non solo quelli previsti dall’ordinamento penale (art. 185 c.p.) ma anche quelli previsti dalla Costituzione (i già richiamati artt. 2, 3, 13, 29 e 30 Cost.) nonché quelli previsti dalle richiamate norme internazionali di rango superiore (i già richiamati artt. 8 e 12 Convenzione europea per la salvaguardia delle li­bertà fondamentali e parte I°, paragrafo 16, Carta Sociale Europea).
Del resto la Corte Europea(9), in vari casi, ha liquidato il danno morale ai ricorrenti, anche in ipotesi di lamentata violazione dell’art. 6, paragrafo 1, della Convenzione, relativo alla ragio nevolezza della durata di un procedimento, e, quindi, al di fuori di accertate ipotesi di reato.
8. Il PdL di riforma del danno a persona.
A conferma della bontà delle tesi e teorie fin qui esposte e sostenute va precisato che forse, di quest’evoluzione, in senso liberale, del diritto vivente, si sono accorti gli assicuratori italiani.
Infatti essi, sotto l’egidia prestigiosa dell’ISVAP, hanno costituito un “Gruppo di lavoro sulla disciplina del danno biologico ”, formato da noti giuristi italiani, che hanno presentato, nel gennaio 1999, un progetto di legge di riforma del danno a persona che, quantomeno nella materia qui trattata, dovrebbe mettere definitivamente chiarezza e certezza in un difficile e complesso settore.
Invero questo è il testo dell’art. 2 di detto progetto di riforma che quì interessa:
“Articolo 2.L’art. 2059 del codice civile è sostituito dai seguenti articol:
Art. 2059 -Danni morali. Il danno morale è risarcito quando il fatto illecito ha cagionato alla persona un’offesa grave...”.
Art. 2059 bis - Danni morali dei prossimi congiunti. ...Qualora il fatto dannoso cagioni menomazioni dell’integrità psicofisica del danneggiato di particolare gravità è risarcito il danno morale subito dai prossimi congiunti ove conviventi”
Il pregio della seconda disposizione, poi, è quella di prevedere normativamente la risarcibilità del danno morale subiettivo subito dai congiunti della vittima, però solo se conviventi ed in caso di menomazioni dell’integrità psicofisica della vittima di particolare gravità.
Per la verità, v’è da dire che la S.C., con le richiamate sentenze,ha abbattuto il “muro di sbarramento”, costituito dall’interpretazione restrittiva dell’art. 2059 c.c. sotto il profilo della legittimazione ad agire, ma non si è preoccupata di apprestare un’adeguata “rete di contenimento”.(10)
Infatti, come ho avuto modo di spiegare in precedenza, la S.C., ha osservato che il problema costituito dall’eccessivo ampliamento delle richieste di risarcimento del danno costituisce un “posterius” rispetto ai problemi esaminati che andrà risolto, come per il danno patrimoniale e biologico riflesso, non solo sulla base della prova offerta del danno, ma anche alla stregua di un corretto accertamento del nesso di causalità, da intendersi come causalità adeguata o regolarità causale.
Il complessivo e motivato “revirement” della S.C., in tema di danni morali subiettivi c.detti riflessi, subiti, cioè, dai congiunti della vit­tima iniziale, che abbia subito lesioni personali, appare sostanzialmente da condividere in pieno e senza alcun indugio e segna un’impor tantissima svolta nel settore.
La parte debole, così, trova, nonostante il suo “status”, nel ns. ordinamento una tutela maggiore, rispetto a prima, in relazione ai diritti umani violati.
E’ una evidente dimostrazione di forza, di autonomia e di indipendenza di giudizio dei giudici di merito nei confronti del giudice di legittimità che così è stato da essi invitato, com’era già capitato in altre occasioni ed in altre materie, ad abbandonare la sua giurisprudenza non più in linea con la realtà dei tempi e con la mutata sensibilità sociale e giuridica.
Esso rappresenta, infine, la vittoria della terza sezione civile della S.C., sezione che ha emesso la sentenza innovativa e deciso, così, l’importantissimo “revirement”, che conferma il ruolo di avanguardia della stessa sezione, e del suo più autorevole e noto Presidente, S.E. Bile, nel complesso campo del risarcimento del danno a persona.
E’ pur vero che qualche mancanza o occasione mancata va pure rilevata nella sentenza della S.C., ma è anche vero che la stessa sezione, con sentenza emessa soltanto due mesi prima, aveva rigettato l’analoga istanza dei congiunti della vittima inizia le(11).
ISTITUZIONE DI UN FONDO DI GARANZIA PER LE VITTIME DELLA CRIMINALITA’
La disamina della risarcibilità del danno per le vittime della criminalità,stante il diritto più volte riconosciuto in ambito nazionale che europeo, pone,tuttavia,con forza una questione fondamen tale:
dove attingere i fondi per il risarcimento.
In primo luogo, va sottolineato il positivo orientamento tenuto dal Parlamento che,sia in occasione della prima legge-delega del 1974 che, poi, della legge-delega del 1987 (dalla quale ha preso vita il nuovo Codice di procedura penale), ha voluto ribadire in ordine al criterio di consentire, attraverso l’istituto della parte civile, l’inserimento, nel processo penale, dell’azione civile per i danni da reato.
E si tratta di un’orientamento ancor più apprezzabile il fatto che il Legislatore, nelle due occa sioni ricordate, era venuto orientando le sue scelte di fondo verso un sistema processuale di ti po accusatorio:
In questa direzione,devono inoltre essere menzionate, in ordine cronologico – e per limitarci al procedimento di cognizione – le propensioni verso le condotte riparatorie e di conciliazione con la vittima, rilevanti per gli eventuali esiti di estinzione del reato, manifestate dal legislatore nella disciplina del processo penale minorile (artt. 28 e 29 d.P.R. 22 settembre 1988, n. 448) e,successiva- mente, nella disciplina del giudice di pace in materia penale (art. 35 d. lgs 28 agosto 2000, n. 274).
Si può anche aggiungere che, abolita, negli anni 1977-1978, la Cassa per il soccorso e l’assi stenza delle vittime del delitto, poco prima costituita nell’ambito di una nuova legge peniten- ziaria (art. 73 l. 26 luglio 1975, n. 354), l’istituzione, a più ampia portata, di un “fondo di soli darietà verso le vittime del reato” veniva prospettata nello schema di un disegno di legge – delega al Governo reso pubblico nel 1992: fondo di solidarietà da alimentarsi – si noti – “an che con l’intero provento delle pene pecuniarie e delle somme versate a titolo di responsabilità civile per la multa o per l’ammenda” (art. 51).
In questa struttura di carattere normativo (certamente suscettibile di ulteriori sviluppi,possibil- mente aperti anche verso le più interessanti esperienze straniere), si viene ora ad inserire la necessità di dare efficacia alla “decisione quadro” di cui s’è detto.
Per tali incombenze, va ricordato pure che,tempo addietro era stata preposta, in sede ministe riale, un’apposita commissione (la commissione Santacroce).
Appare necessario,tuttavia,procedere lungo tre linee direttrici.
a-Un primo obiettivo,animato dal meritorio intento di “riequilibrare” la posizione della vittima ris petto all’imputato (perfino indipendentemente dalla costituzione in giudizio come parte civile), è quello dell’approntare alcuni nuovi congegni ed adempimenti di carattere procedurale (in tema di iniziative d’ordine probatorio, di opposizione alla richiesta di archiviazione, di notifica delle conclusioni delle indagini preliminari).
2.I Fondi esistenti
Il nuovo Codice delle Assicurazioni, entrato in vigore all’inizio dell’anno 2006, contiene importanti novità legate al Fondo.
Con la riforma il Governo e l’Associazione delle imprese di assicurazione e consumatori hanno definito l’estensione dell’intervento del Fondo ai danni causati da un veicolo rubato.
In questo caso, vengono coperti i danni alla persona e alle cose subiti dai terzi non trasportati o traspor tati contro la propria volontà, limitando l’intervento del Fondo al massimale di legge in vigore al momento del sinistro.
Altra novità è il riconoscimento del diritto dell’assicurato alla restituzione del premio per il periodo di residua copertura, ossia quello a partire dal giorno successivo alla denuncia del furto del veicolo all’au torità di polizia.
La legge stabilisce l’obbligo dell’assicurazione contro i danni fisici ed economici che il lavoratore subisce a seguito di infortuni e malattie causati dall’attività
Dal 1965 - anno in cui è stato emanato il Testo Unico sull’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro ad oggi, un susseguirsi di disposizioni legislative,di pronunce della Corte Costituzionale, nonché una consolidata interpretazione giurisprudenziale, hanno modificato il settore delle prestazioni fornite
• la sentenza della Corte Costituzionale n. 179/88 (recepita dall’art.10 del decreto legislativo n. 38/2000), in base alla quale il lavoratore può dimostrare
l’origine lavorativa della sua malattia, anche se questa non è contemplata come professionale nelle apposite tabelle del Testo Unico.
Negli anni ’90, in seguito alla “maturazione sociale” del diritto del lavoratore non solo al risarci mento economico della menomazione subita, ma all’integrità fisica, è stato riassegnato all’INAIL un ruolo nell’ambito della tutela della salute e della sicurezza del lavoratore.
3.Le nuove proposte normative
Come più innanzi esposto occorrerebbe,anzitutto,costituzionalizzare il principio della risarcibili- tà dei danni delle vittime dei reati prima ancora di affrontare una nuova Legge che disciplini la materia.
Nelle relazioni accompagnatorie, di contenuto presochè identico,si sostiene l’approvazione della modifica costituzionale dell’art. 111 Cost in base all’argomentazione che(12) il Legislatore ha,nel 1999,modificato l’articolo 111 della Costituzione,mediante l’inserimento di norme volte a garan tire un processo definito e ritenuto «giusto processo» per dettato costituzionale.
Peraltro,la norma riformata dell’articolo 111 (inserita nella sezione II del titolo IV della Costituzione: «Norme sulla giurisdizione»), pur citando ripetutamente «le parti» e «il contrad dittorio» tra le parti, non specifica i diritti e le facoltà di tutte le parti di un processo, concen trando la propria attenzione e preoccupazione sulla figura della persona accusata di reato.
Ora, come è ben noto, mentre le norme concernenti un’altra parte fondamentale e necessaria del processo, il pubblico ministero (e l’esercizio dell’azione penale), si trovano sia nella sezione I sia nella sezione II del titolo quarto citato della Costituzione, continuano invece a mancare dalla Carta costituzionale norme specifiche a tutela di un’altra parte ancora del processo, la vittima dei reati, nonostante che, fin dalla parte iniziale del testo costituzionale, quella sui «Princìpi fondamentali», si faccia continuo riferimento a princìpi ed esigenze di «solidarietà po litica, economica e sociale».
Da ciò deriva una sorta di emarginazione della parte civile, pur costituita nel processo, ad esempio dai procedimenti speciali (l’impossibilità di interloquire nell’ambito di un patteg giamento della pena, l’esclusione dal giudizio per decreto ex articolo 460, comma 5, del codice di procedura penale, l’impossibilità di impugnare l’ordinanza di esclusione della parte civile dal processo, la non previsione della stessa parte tra i soggetti legittimati a chiedere al giudice un’integrazione probatoria ex articolo 441-bis del codice di procedura penale).
Su questo tema si è avuta una notevole sensibilizzazione anche negli Stati Uniti d’America, che hanno approvato una proposta di emendamento alla Costituzione (Crime Victims Bill of Rights), volta a garantire una serie di diritti alle vittime dei crimini violenti: in particolare, quello ad informare e ad essere informati, a presenziare a tutte le fasi del procedimento, ad essere ascoltato in ogni fase del processo come avviene per l’imputato, ad essere informati su tutto ciò che riguarda l’aggressore, ad avere un processo rapido, ad ottenere il risarcimento totale dei danni da parte dell’imputato una volta che sia stato condannato, ad essere ragio nevolmente protetto dagli atti violenti dell’imputato o del condannato, ad essere informato sui diritti spettanti alle vittime.
In quest'ottica si demanda al regolamento di attuazione il compito di verificare la formazione e la professionalità dei soggetti istituzionali abilitati all'attività di informazione (polizia, autorità giudiziaria e sportello), indicando alla vittima i percorsi da seguire, da quelli strettamente connessi all'iter giudiziario (presentazione della denuncia, modo di contattare un avvocato, costituzione di parte civile, eccetera) a quelli di carattere più squisitamente sanitario e psicologico, fino a quelli attinenti all'assistenza piu’ prettamente economica (modalità di accesso al Fondo di assistenza alle vittime dei reati, etc).
L’utilizzazione dei Fondi ai fini della risarcibilità del danno per le vittime della crimi nalità
Occorre,quindi,mettere mano rapidamente ad una riforma che comporti una risarcibilità ogget tiva delle vittime della criminalità e che preveda un iter rapido attraverso l’accertamento sia delle causa dell’evento, sia delle conseguenze economiche e morali derivanti dal fatto reato sebbene è fuor di dubbio che occorra che la stessa venga preceduta da un necessario adegua mento della norma dell’art.111 della Costituzione.
Si pensi al caso della vecchietta rapinata della pensione sociale o derubata dei risparmi in casa ovvero truffata da soggetti rimasti ignoti in cui il provento della rapina,del furto o della truffa, oltre a lesioni personali, cagionino danni economici che impediscano di provvedere ad esigenze primarie come l’affitto di casa,il pagamento delle utenze,l’acquisto di medicinali.
In tutti questi casi, l’intervento dello Stato per la tutela di tali eventi appare,oltre che necessa rio, anche opportuno in considerazione del compito primario a carico dello stesso che è quello di assicurare l’ordine pubblico, compito in cui lo Stato,spesso,risulta carente.
Una tutela generalizzata delle vittime del reato, attingendo ai Fondi assicurativi o previdenziali, consentirebbe di garantite alle vittime stesse di evitare,se non l’evento, le conseguenze pregiudizievoli sul piano fisico,morali e,soprattutto,economico dell’evento medesimo.
Si tratta,quindi,di estendere le tutele attualmente previste anche a tale categoria di soggetti, attesa la rilevanza che l’aumento considerevole degli episodi di criminalità difficilmente conte nibili con gli attuali strumenti ha assunto nella nostra società contemporanea.
Roma,Camera dei Deputati 22 Febbraio 2007
(1) Mario Pisani,Vittime - Uno statuto europeo
(2) recante il n.116 della serie dei trattati dell’organo di Strasburgo
(3) (COM(1999) 349 - C5-0119/1999 -1999/2122(COS))
(4) Corte Cost. 14/6/86 n. 184, in Resp. Civ. Prev., 1986, 520, con nota di Scalfi; conf. Corte Cost. 30/12/87 n. 641, in Foro It., 1988, 694, che, in un passo della motivazione, afferma: “questa corte ha messo in rilievo la nuova valenza del citato art. 2043 c.c., a seguito e per effetto dell’entrata in vigore della Costituzione, come strumento per la protezione dei valori che essa prevede ed assicura, tra cui ha un rilievo precipuo il principio della solidarietà, nonché la stretta relazione che ne deriva tra la detta norma e i precetti costituzionali, al fine della determinazione dell’illecito e della riparazione che ne consegue alla violazione del precetto”.
(5) Cass. 11/11/86 n. 6607, in Foro It., 1987, 833, con nota di A.M. Princigalli, sentenza che è stata molto travagliata e discussa in camera di consiglio tanto che l’estensore, S.E. Schermi, è persona diversa dal relatore; tale sentenza della S.C. è stata la prima, com’è facilmente desumibile anche dalla sua data, a sentire forte l’influenza del dettato della Corte Cost. 14/6/86 n. 184;
(6) Cass. 28/11/96 n. 10606, in Resp. Civ. Prev., 1997, 393, che ha affermato che il fondamento del danno morale subiettivo è ravvisabile nella c.detta dignità della persona umana, offesa dal reato, e così negli artt. 2 e 3 della Costituzione e negli altri referenti che tutelano la li­bertà e la dignità della persona umana; Cass. 15/4/98 n. 3807, in Mass. Foro It., 1998, 408, che ha affermato che un disastro costituente fatto reato di enorme gravità, per il numero delle vittime e per le devastazioni ambientali dei centri storici determina, come fatto-evento, la lesione del diritto costituzionale dell’ente territoriale esponenziale (il comune) alla sua identità storica, culturale, politica, economica costituzionalmente protetta.
(7) Cass. 13/11/97 n. 11236, in Resp. Civ. Prev., 1998, 661, con nota di Zivic, che ha affermato la sussistenza di un danno patrimoniale in capo ai familiari, a seguito della morte del congiunto, derivando esso dalla lesione di un diritto avente rilevanza costituzionale, artt. 29 e 30 Cost..
(8) Cass. 28/11/96 n. 10606; Cass. 15/4/98 n. 3807; Cass. 13/11/97 n. 11236.
(9) Sentenza del 3/12/1998-20/1 e 18/2/1999, Pres. Wildhaber, Laino/Italia, proprio in tema di violazione dell’art. 6, paragrafo 1, della Convenzione; con detta sentenza la Corte Europea, per un processo relativo allo status delle persone, durato otto anni e due mesi, ha accolto il ricorso ed ha condannato lo stato Italiano al pagamento, in favore del ricorrente, l’importo di L. 25.000.000 per danno morale, oltre interessi al tasso del 5% annuo ed oltre spese processuali liquidate nella misura di L. 16.305.440; Sentenza del dì 1/7/1997, Torri/Italia, proprio in tema di violazione dell’art. 6, paragrafo 1 della Convenzione; con detta sentenza la Corte Europea, per un processo relativo ad un’azione di risarcimento danni a seguito di un incidente stradale, durato, tra fase penale e fase civile, diciassette anni circa, ha accolto il ricorso ed ha condannato lo stato italiano al pagamento, in favore del ricorrente, del danno morale oltre spese del procedimento; Sentenza del dì 8/2/1996, Pres Ryssdal, A. e altri/Danimarca, proprio in tema di violazione dell’art. 6, paragrafo q, della Convenzione; con detta sentenza la Corte Europea, per un processo relativo al risarcimento del danno alla salute per contagio da HIV, durato sei anni e due mesi ne casi più lunghi sottoposti alla Corte, ha accolto il ricorso ed ha condannato lo Stato Danese al pagamento, in favore di ciascuno dei ricorrenti, dell’importo di 100.000 DKr, per danno morale, oltre interessi e spese di lite.
(10) Le espressioni, tra virgolette, sono mutuate da F.D. Busnelli, Lesione di interessi legittimi: dal “muro di sbarramento” alla “rete di contenimento”, in Danno e Resp., 1997, 269 e segg., in tema della tutela aquiliana degli interessi legittimi.
(11) Cass. 23/4/98 n. 4186. Cass. 11/2/98 n. 1421, in Resp. Civ. Prev., 1998, 1008, con nota di P. Ziviz.
(12) legge costituzionale 23 novembre 1999, n. 2