Source: http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Resaula&leg=16&id=00658031&part=doc_dc&parse=no
Timestamp: 2013-06-18 04:47:10+00:00
Document Index: 95646473

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 20', 'art. 19', 'art. 4', 'art. 20', 'art. 19', 'art. 19', 'art. 20', 'art. 2', 'art. 35', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5']

713a SEDUTA PUBBLICA
(*) Include l'ERRATA CORRIGE pubblicato nel Resoconto della seduta n. 717 del 2 maggio 2012
N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Coesione Nazionale (Grande Sud-Sì Sindaci-Popolari d'Italia Domani-Il Buongoverno-Fare Italia): CN:GS-SI-PID-IB-FI; Italia dei Valori: IdV; Il Popolo della Libertà: PdL; Lega Nord Padania: LNP; Partito Democratico: PD; Per il Terzo Polo (ApI-FLI): Per il Terzo Polo:ApI-FLI; Unione di Centro, SVP e Autonomie (Union Valdôtaine, MAIE, Verso Nord, Movimento Repubblicani Europei, Partito Liberale Italiano, Partito Socialista Italiano): UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI; Misto: Misto; Misto-MPA-Movimento per le Autonomie-Alleati per il Sud: Misto-MPA-AS; Misto-Partecipazione Democratica: Misto-ParDem; Misto-Partito Repubblicano Italiano: Misto-P.R.I..
La seduta inizia alle ore 9,04.
PRESIDENTE. Viene svolta per prima l'interrogazione 3-02626 sulla concessione della cittadinanza italiana a un cittadino marocchino.
RUPERTO, sottosegretario di Stato per l'interno. Il cittadino marocchino Mohamed Jelloul è al momento titolare di un permesso di soggiorno per motivi familiari, che consente il rinnovo e la conversione per motivi di lavoro, ma non risulta che abbia presentato nuova istanza di concessione della cittadinanza, che fu respinta nove anni fa per mancanza del requisito della residenza legale. La legislazione prevede un ampio termine per la naturalizzazione al fine di consentire lo svolgimento dell'istruttoria, mentre l'allungamento dei tempi di definizione delle pratiche è imputabile all'incremento delle istanze presentate. Presso il Ministero è stato costituito un gruppo di lavoro per individuare misure di semplificazione.
BERTUZZI (PD). E' assurdo che lo Stato italiano abbia preteso da Mohamed Jelloul l'adempimento dell'obbligo del servizio militare ma non gli abbia riconosciuto il diritto di cittadinanza. Lo snellimento degli oneri burocratici e un mutamento di indirizzi in materia di immigrazione, ispirato al principio di accoglienza, devono costituire priorità dell'azione di Governo. PRESIDENTE. Passa all'interrogazione 3-02592 sulle prospettive occupazionali dello stabilimento FIAT di Pomigliano d'Arco.
GUERRA, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. È in corso di attuazione l'accordo sottoscritto tra le parti sociali per la ricollocazione, da effettuarsi nell'arco di 24 mesi, del personale dello stabilimento di Pomigliano D'Arco presso la neo costituita Fabbrica Italia Pomigliano Spa, dove peraltro è stato avviato un investimento per la produzione della nuova FIAT Panda, con le connesse attività formative. I vertici dell'azienda hanno ribadito al ministro Fornero la volontà di continuare ad attuare il piano industriale presentato. Sui casi di discriminazione sindacale denunciati, si pronuncerà la magistratura. Del resto, lo Statuto dei lavoratori disciplina in modo preciso le forme di contrasto alle discriminazioni sui luoghi di lavoro per opinioni politiche, religiose o sindacali del lavoratore ed appresta una particolare procedura di urgenza per consentire alla magistratura di intervenire tempestivamente. Compito del Governo è creare un ambiente favorevole alla produttività delle imprese, richiamando anche investimenti dall'estero, come si intende fare con la riforma del mercato del lavoro, già sottoposta alla valutazione del Senato.
CARLONI (PD). Stanti i dati sul crollo delle vendite di automobili a livello nazionale ed europeo, sarà improbabile la riassunzione di tutti i lavoratori collocati in cassa integrazione. Rispetto agli impegni sottoscritti in realtà 5.000 lavoratori non sono stati riassunti e dei circa 2000 lavoratori in servizio nessuno ha la tessera della FIOM. La decisione della FIAT di discriminare i lavoratori iscritti alla FIOM, non avendo questo sindacato sottoscritto il nuovo contratto collettivo di lavoro, contrasta con i principi fondamentali di democrazia riconosciuti dalla Costituzione, come dimostrano tutte le sentenze pronunciate finora su questi temi. Lungi dall'esercitare indebite pressioni dirigiste, il Governo dovrebbe chiamare tutte le parti sociali intorno ad un tavolo per favorire davvero la ripresa di corrette relazioni sindacali all'interno di un'azienda tanto importante per l'economia del Paese. PRESIDENTE. Passa all'interrogazione 3-02643 su problematiche relative al trasferimento di risorse dell'INPDAP ed ENPALS all'INPS.
GUERRA, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. Il processo unificazione di INPS, INPDAP e ENPALS sarà improntato a garantire continuità del servizio e ottimizzazione delle infrastrutture. Ad una prima analisi, gli interventi infrastrutturali non presentano criticità insuperabili e saranno completati entro sei mesi; inoltre, i sistemi informatici dei tre enti non sono risultati incompatibili tra loro e, quindi, non saranno d'ostacolo alla fusione. Quanto all'approvazione dei documenti contabili degli enti soppressi, l'ENPALS ha trasmesso al Ministero il bilancio di chiusura della gestione; l'INPDAP, invece, non è riuscita a completare la rendicontazione entro la data stabilita e per questo si stanno vagliando le opportune soluzioni tecnico-operative da adottare al riguardo. Infine, l'emanazione dei decreti interministeriali di trasferimento delle risorse strumentali, umane e finanziarie all'INPS sarà subordinato alla definitiva approvazione dei documenti contabili da parte delle amministrazioni vigilanti.
SPADONI URBANI (PdL). L'interrogazione trae origine dai timori di possibili criticità nella fusione di INPS, INPDAP e ENPALS per la presunta incompatibilità dei sistemi informatici in uso. Va infatti scongiurato il rischio di un blocco amministrativo dell'INPS, perché in questa fase il sistema previdenziale è ulteriormente sollecitato dai nuovi impegni connessi alle riforme del mondo del lavoro e del regime pensionistico. I ritardi che si registrano sono dovuti all'aver voluto spingere per un troppo veloce assorbimento degli enti, che invece non sarebbe stato semplice realizzare anche per l'esistenza di problemi di comunicazione tra uffici. Auspica infine l'impegno del Ministero affinché la dotazione tecnologica degli enti interessati dalla fusione sia adeguata.
PRESIDENTE. Dà annunzio degli atti di indirizzo e di sindacato ispettivo pervenuti alla Presidenza (v. Allegato B) e comunica l'ordine del giorno della seduta del 23 aprile.
La seduta termina alle ore 9,40.
RESOCONTO STENOGRAFICO Presidenza del vice presidente NANIA PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,04).
DI NARDO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del giorno precedente.
Svolgimento di interrogazioni (ore 9,09)
Sarà svolta per prima l'interrogazione 3-02626 sulla concessione della cittadinanza italiana a un cittadino marocchino.
RUPERTO, sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, signori senatori, con l'interrogazione n. 2626 si chiedono notizie in merito alla concessione della cittadinanza a favore del cittadino marocchino Jelloul Mohamed. È opportuno in primo luogo precisare che il signor Jelloul ha goduto, sin dal 1995, di autorizzazione al soggiorno, inizialmente per "motivi familiari" (poiché figlio minore di stranieri regolarmente soggiornanti in Italia) e successivamente per "motivi di lavoro subordinato", fino al 30 giugno 2006.
Successivamente gli è stato rilasciato dal questore un permesso di soggiorno per motivi umanitari, con scadenza 28 dicembre 2007, anche al fine di consentirgli la regolarizzazione della sua situazione e la presentazione di una nuova istanza di concessione della cittadinanza italiana.
Va anche precisato che, al momento, il cittadino straniero soggiorna regolarmente sul territorio italiano, in quanto è titolare di un permesso elettronico per «motivi familiari» (essendo «genitore straniero di un minore residente in Italia»), valido fino al 25 maggio 2012. Il titolo di soggiorno, proprio per la sua specificità, consente il regolare rinnovo, nonché - qualora sussistano le condizioni - la conversione per motivi di lavoro.
Per quanto riguarda lo svolgimento del servizio militare da parte dell'interessato - questione anch'essa sottoposta dagli interroganti - dagli accertamenti disposti per il tramite della prefettura, è risultato che il cittadino straniero è stato inserito nelle liste di leva dei comune di Ragusa in virtù dell'allora vigente articolo 35, punto 6, del decreto del Presidente della Repubblica n. 237 del 1964, in base al quale nelle liste di leva dovevano ritenersi inclusi «i giovani stranieri, anche se tali di origine, naturalizzati o no, residenti nel Comune».
Il predetto ha effettivamente prestato servizio militare dal 9 marzo 1999 al 10 gennaio 2000, data del congedo. Ciò nonostante, egli non ha potuto acquisire la cittadinanza italiana non avendo ascendenti italiani (articolo 4, comma 1, della legge n. 91 del 1992).
Nell'ottobre del 2001, il signor Jelloul ha quindi presentato alla prefettura l'istanza per il conseguimento della cittadinanza italiana, ai sensi della legge 5 febbraio 1992, n. 91. La domanda è stata respinta con decreto ministeriale dell'8 gennaio 2003, poiché l'interessato era privo del requisito della residenza legale da almeno 10 anni.
Al momento, non risulta pendente alcuna istanza di concessione della cittadinanza da parte del signor Jelloul, il quale potrà comunque ripresentarla considerato che è ora in possesso del requisito della residenza decennale, fatti salvi ovviamente la sussistenza degli altri requisiti di legge.
La questione proposta dagli interroganti si incentra sostanzialmente sull'esigenza di abbreviare quanto più possibile i tempi occorrenti per la definizione del procedimento di concessione della cittadinanza. Al riguardo occorre precisare che la legislazione vigente prevede un termine ampio (730 giorni) per la definizione del procedimento di naturalizzazione, proprio per la necessità di acquisire le informazioni sulla stabilità della condizione del richiedente e sulla regolarità dell'assolvimento degli obblighi fiscali e, in definitiva, sulla coincidenza tra l'interesse pubblico e l'interesse del richiedente all'ottenimento della cittadinanza.
I tempi di definizione delle pratiche sono imputabili, oltre che all'adempimento istruttorio, anche all'incremento esponenziale del totale delle istanze presentate nell'ultimo quinquennio: infatti, dalle 30.573 nuove istanze del 2006, si è passati alle 70.358 del 2010, con un aumento del 130 per cento circa. Al riguardo, già sono state individuate e attuate misure di semplificazione e di informatizzazione delle procedure che hanno ridotto i tempi di attesa.
In proposito, è opportuno occorre sottolineare come la questione proposta dagli interroganti sia oggetto della massima attenzione da parte del Ministro dell'interno, come risulta da quanto dichiarato dal Ministro stesso il 1° febbraio scorso innanzi alla I Commissione della Camera. A tal fine è stato anche costituito presso il Ministero dell'interno un gruppo di lavoro che ha tra i propri obiettivi l'individuazione di misure organizzative per realizzare gradualmente una significativa contrazione dei tempi.
BERTUZZI (PD). Domando di parlare.
BERTUZZI (PD). Ringrazio il Sottosegretario per l'articolata risposta che ci ha fornito, pur confermando la complessità della procedura, che rischia di far perdere di vista l'oggetto.
In sostanza, siamo in una situazione in cui si chiede ad un cittadino, che vive di fatto da tanti anni nel nostro Paese, di adempiere a doveri, tra cui appunto quello di sottoporsi alla leva militare, ma contemporaneamente non gli si riconoscono i diritti minimi connessi all'essere cittadino italiano.
È evidente, ritengo, che si tratta di un tema che deve essere affrontato in questo momento del nostro Paese più che in qualsiasi altro, per due ordini di motivi. In primo luogo, abbiamo compreso quanto il peso delle burocrazie di fatto rischi di tradursi in una castrazione di diritti. Quindi, mi fa piacere apprendere che il Ministro dell'interno abbia assunto questo tema come uno degli obiettivi del proprio mandato, soprattutto perché nell'esercizio delle sue competenze è in gioco veramente per delle persone la possibilità di esistere sul territorio nazionale.
In secondo luogo, siamo in un momento in cui sicuramente il tema dell'integrazione è oggetto di un dibattito pesante, non essendo questo un tempo in cui viene favorita l'accoglienza. Allora, se anche di fronte a casi in cui un cittadino - lo chiamo così, perché di fatto lo ritengo un cittadino italiano - vive da oltre vent'anni su questi territori e siamo ancora nelle condizioni di non riconoscergli la titolarità della cittadinanza, credo che il problema vada anche oltre le procedure.
Ringrazio il Sottosegretario per la risposta articolata, della quale sicuramente darò notizia alle persone interessate, riferendo anche dell'istituzione di questo tavolo della semplificazione.
Rispetto alla domanda di concessione della cittadinanza che lei oggi mi dice non esistere, credo sia importante, anche per me, capire perché di fatto non l'abbiano presentata una seconda volta oggi che i dieci anni sono trascorsi, e quindi quello che era stato l'elemento del diniego è oggettivamente venuto meno. PRESIDENTE. Segue l'interrogazione 3-02592 sulle prospettive occupazionali dello stabilimento FIAT di Pomigliano d'Arco.
GUERRA, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. Signor Presidente, la senatrice Carloni, con l'interrogazione n. 2592, richiama l'attenzione sulle prospettive industriali e occupazionali del gruppo FIAT con specifico riferimento allo stabilimento di Pomigliano d'Arco.
A questo proposito vorrei premettere che l'occupazione complessiva dei gruppi FIAT SpA e FIAT Industrial in Italia è rimasta sostanzialmente invariata nel biennio 2010-2011, attestandosi su circa 81.000 unità.
Con specifico riferimento alla situazione dello stabilimento di Pomigliano d'Arco, occorre ricordare che il 6 luglio dello scorso anno le parti sociali hanno sottoscritto un accordo che ha previsto, tra l'altro, a fronte della cessazione di attività della FIAT GroupAutomobiles SpA, un piano biennale di gestione delle eccedenze occupazionali. In particolare, è stata concordata la ricollocazione, presso la neocostituita Fabbrica Italia Pomigliano SpA, di tutto il personale di Pomigliano d'Arco.
Successivamente, i competenti uffici del Ministero che rappresento - con decreto dell'8 settembre 2011- hanno approvato il programma di cassa integrazione guadagni straordinaria per cessazione di attività, a sostegno dei lavoratori occupati nello stabilimento di Pomigliano d'Arco. Con il medesimo decreto, è stata autorizzata la corresponsione del trattamento straordinario d'integrazione salariale, nei confronti di un massimo di 4.367 lavoratori, per il periodo dal 15 luglio 2011 al 14 luglio 2012.
Il predetto accordo ha previsto che la ricollocazione dei lavoratori nella neocostituita Fabbrica Italia Pomigliano SpA venga effettuata nell'arco di 24 mesi. In particolare, nei primi dodici mesi di CIGS, ovvero dal 15 luglio 2011 al 14 luglio 2012, è stata prevista la ricollocazione di almeno il 40 per cento del personale; nei successivi 12 mesi, è stata invece prevista la ricollocazione del restante personale. In particolare, posso precisare che alla data del 1° marzo sono stati ricollocati 1.854 lavoratori, mentre risultano essere collocati in cassa integrazione 1.470 lavoratori.
Inoltre, Fabbrica Italia Pomigliano ha effettuato gli investimenti necessari alla produzione della nuova FIAT Panda - che viene attualmente prodotta su due turni di lavoro -, avviando, nel contempo, un intenso piano di attività formative.
Per quanto riguarda la sentenza cui si fa riferimento nell'interrogazione e, il Governo non può che confermare il rispetto del lavoro dei magistrati e la fiducia che l'ordinamento giuridico sia in grado di fare il suo corso nei diversi gradi di giudizio. D'altra parte, è lo stesso Statuto dei lavoratori che, in due distinte disposizioni, appronta un'efficace tutela contro le eventuali discriminazioni sindacali.
Si tratta in primo luogo dell'articolo 8, dove si dispone: «È fatto divieto al datore di lavoro, ai fini dell'assunzione, come nel corso dello svolgimento del rapporto di lavoro, di effettuare indagini, anche a mezzo di terzi, sulle opinioni politiche, religiose o sindacali del lavoratore, nonché su fatti non rilevanti ai fini della valutazione dell'attitudine professionale del lavoratore».
In secondo luogo, si tratta dell'articolo 15, comma 1, lettera a), ove è previsto che è nullo qualsiasi patto o atto diretto a «subordinare l'occupazione di un lavoratore alla condizione che aderisca o non aderisca ad una associazione sindacale ovvero cessi di farne parte».
Inoltre, è lo stesso ordinamento, sempre in un'altra disposizione fondamentale dello Statuto dei lavoratori - mi riferisco all'articolo 28, che peraltro prevede per il caso di mancata ottemperanza delle sanzioni anche di carattere penale - che appresta una particolare procedura di urgenza, per consentire alla magistratura di intervenire tempestivamente a sanzionare eventuali casi di discriminazione sindacale che intervengano durante il rapporto di lavoro, come anche in fase preassuntiva.
Il ministro Fornero nelle settimane passate ha avuto contatti con i vertici della FIAT in merito alle preoccupazioni espresse, anche variamente raccolte dalla stampa, sulla possibile chiusura di insediamenti industriali. Lo stesso Ministro - come ha già avuto modo di chiarire lo scorso mese in quest'Aula in occasione della discussione di un'informativa - ha raccolto le rassicurazioni dei vertici dell'azienda, che hanno ribadito la volontà di continuare con il piano industriale presentato e quindi hanno ritenuto destituite di ogni fondamento le notizie in merito alla chiusura.
Le imprese e, in particolare, le imprese industriali, sono vitali per l'economia del Paese, ma non è competenza del Governo orientare le scelte strategiche delle singole imprese. Allo stesso modo, si ritiene necessario superare forme di sostegno cui si è fatto ricorso in passato - che peraltro non sono più consentite in ambito europeo - che non tenevano conto delle reali prospettive produttive delle nostre aziende. Tali forme di sostegno, infatti, non sono convenienti né per l'economia, né per l'occupazione, né per la sostenibilità e l'economicità delle produzioni.
Il Governo intende creare un ambiente favorevole alle imprese in termini di economicità di produzione, di produttività e anche di buone relazioni industriali, al fine di rafforzare le imprese già operanti in Italia e di attrarre imprese per nuovi investimenti. A questi principi è ispirata la recente riforma del mercato del lavoro (disegno di legge n. 3249, recante «Disposizioni in materia di riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita») attualmente all'esame di questo ramo del Parlamento.
CARLONI (PD). Vorrei innanzitutto ringraziare convintamente la sottosegretario Guerra per la puntuale ricostruzione della complessa vicenda FIAT all'attenzione di questa interrogazione.
In particolare, per quanto riguarda la motivazione dell'interrogazione, devo precisare che, non essendo io componente della Commissione lavoro, ho ritenuto doveroso promuovere questa interrogazione, entrando in contatto con il mio territorio ed in particolare con lo stabilimento di Pomigliano d'Arco, che è stato un po' il simbolo e l'apripista del nuovo contratto collettivo di lavoro, unico e differente dai contratti di Confindustria - come è noto, FIAT è fuori da tale organizzazione - generalizzato nel novembre scorso.
La situazione nel nostro territorio è apparsa veramente molto grave. Soprattutto ne ha dato conto la stampa locale e io stessa ho incontrato in varie occasioni gruppi di lavoratori.
Rispetto agli impegni sottoscritti, che anche qui ha documentato il Sottosegretario, in realtà non si è andati all'assunzione dei 5.000 lavoratori, ma sopratutto non si andrà all'assunzione dei 5.000 lavoratori, da quanto si apprende quotidianamente per quelli che sono i dati, riferiti al venduto delle Panda prodotte a Pomigliano, sia per quanto riguarda il crollo del mercato in particolare per Fiat, in un più generale problema di performance del mercato auto europeo.
In questa situazione, cosa accade? Dei quasi 2.000 lavoratori in servizio, lavorano soltanto quelli che non hanno la tessera della FIOM. In una realtà così deprivata come la nostra, ovunque drammatica per quanto riguarda l'occupazione, in particolare in questi nostri territori meridionali, questo fatto veramente chiama in causa i valori fondanti della comunità, della Costituzione. Non è possibile.
Che cosa accade se per lavorare bisogna stracciare la tessera della FIOM? Accade che o si fa la tessera che vuole l'azienda o, come succede, ci sono tanti lavoratori iscritti alla FIOM che dichiarano di non volere cambiare. Naturalmente sono eroi dei nostri tempi che pagano un prezzo in termini sociali veramente inaccettabile.
Questo è il tema che secondo me deve essere all'attenzione del Governo. Tutte le sentenze, con l'eccezione dell'ultima sentenza di Torino della settimana scorsa, danno ragione a FIOM per quanto riguarda la possibilità di lavorare e quindi di esistere all'interno di un'azienda dove pure la FIOM non ha votato e non ha sottoscritto l'accordo di lavoro. Il Governo, per bocca del Sottosegretario, dice di muoversi per favorire e migliorare le relazioni. Io credo che questo debba essere fatto in modo molto più significativo nel caso di FIAT.
È chiaro che non starà alle altre organizzazioni sindacali che sono in azienda e che hanno firmato l'accordo aprire le braccia alla FIOM, ma mi sembra evidente che un sindacato che è il più forte, pur non avendo sottoscritto l'accordo ed avendo votato no al referendum, ha il diritto di rappresentare i lavoratori che vogliono essere iscritti a questo sindacato. È un principio costituzionale e democratico basilare. Secondo me il Governo potrebbe dare un contributo (tra l'altro, esistono proposte di legge di iniziativa parlamentare in tal senso) molto utile al riguardo.
Così come anche il Governo potrebbe dare un contributo rispetto a quelle che sono le prospettive. Ogni giorno ci sono agenzie che ci dicono di un crollo del mercato, di un crollo delle prospettive. E non è il caso di chiamare tutti intorno a un tavolo; tutti intorno a un tavolo per concorrere, e non perché il Governo debba fare dirigismo. FIAT è una grande azienda, che utilizza le risorse pubbliche, con la cassa integrazione; è una grande azienda che fa parte della storia economico-industriale del nostro Paese. L'amministratore delegato della FIAT propone slogan del tipo "Siamo quello che facciamo". Benissimo: bisogna fare bene. Egli può fare molto meglio rispetto a questo Paese, per esempio applicando le leggi. Ho presentato un'altra interrogazione, sempre sulla FIAT, rispetto al fatto che il premio di produzione nella FIAT (600 euro, che sono tanti, considerati i salari di questi lavoratori) non viene dato alle lavoratrici in maternità.
Questa è discriminazione diretta, ai sensi del nostro ordinamento. Qui una voce del Ministro, rispetto alla consigliera nazionale di parità, potrebbe veramente essere e fare la differenza. Credo che Governo e Parlamento abbiano molto da fare in questo senso e vorrei soprattutto ribadire che non può esistere, anche in tempi di globalizzazione, una extraterritorialità, neanche per l'amministratore delegato Marchionne. PRESIDENTE. Segue l'interrogazione 3-02643 su problematiche relative al trasferimento di risorse dell'INPDAP ed ENPALS all'INPS.
SPADONI URBANI (PdL). Signor Presidente, ringrazio il Sottosegretario per l'articolata risposta.
Presentai questa interrogazione immaginando che la fusione di questi due grandi enti previdenziali avrebbe generato delle problematiche, dato che sapevo che i due enti avevano problemi di comunicazione derivanti da una possibile incompatibilità dei sistemi informatici: molto più progredito quello dell'INPS, meno quello dell'INPDAP. Dell'ENPALS avevo meno notizie, ma lei riferisce che le condizioni dell'ente soddisfano le normative e che sono stati approvati i relativi bilanci, forse grazie al fatto che è un ente di dimensioni minori.
Lei inoltre riferisce che l'INPS non ha potuto rispettare una parte di quanto stabilito dal decreto cosiddetto salva Italia. Vorrei però far notare che tutti questi problemi, che sembrano piccoli, nel futuro potrebbero rivelarsi tali da determinare momenti di blocco amministrativo, dato peraltro che in questa fase il sistema previdenziale è sollecitato dalla nuova riforma del sistema di lavoro ad assolvere a nuovi, importanti impegni, oltre che assorbire i compiti degli altri due enti.
Ritengo che i ritardi che si stanno verificando siano dovuti all'accelerazione impressa al processo di assorbimento, un processo che - come lei stessa ha confermato con la sua risposta - era difficilmente realizzabile in due mesi.
Lei ha riferito che si realizzerà in breve tempo, ma io ritengo che non sarà così facile. Personalmente ho potuto constatare, signora Sottosegretario, che anche all'interno dell'INPS ci sono problemi di comunicazione tra gli uffici del lavoro periferici e quelli centrali. Mi piacerebbe che lei si informasse al riguardo.
Mi risulta, ad esempio, che se l'ufficio di Terni deve inoltrare comunicazioni all'ufficio del lavoro di Roma incontra difficoltà e se le informazioni non arrivano poi nei tempi giusti scattano delle sanzioni - poiché al riguardo l'attuale Governo ha dato disposizioni ben precise - che magari non saranno realmente comminate, ma che nel frattempo innescano un iter amministrativo costoso.
È importante che enti di tali dimensioni siano dotati di software e hardware adatti per assolvere all'importante compito che è stato loro assegnato.
Mi auguro pertanto che il Ministero si impegni a far sì che al più presto veramente la dotazione tecnica sia adeguata perché dei vuoti amministrativi derivanti da incompatibilità dei vari sistemi o da difficoltà di comunicazione, nonché dai ritardi (che, se vogliamo, potevano anche essere ipotizzati, data l'enorme complessità dell'operazione) possano essere scongiurati.
per la seduta di lunedì 23 aprile 2012
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica lunedì 23 aprile, alle ore 18, con il seguente ordine del giorno:
(Vedi ordine del giorno) La seduta è tolta (ore 9,40).
Sono in congedo i senatori: Chiti, Ciampi, Colombo, Franco Vittoria, Marino Ignazio Roberto Maria e Pera.
Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Cantoni, Del Vecchio, Esposito, Negri e Ramponi, per attività della 4a Commissione permanente; Bornacin, De Toni, Donaggio, Filippi Marco, Gallo, Grillo, Ladu, Morri, Ranucci e Tofani, per attività della 8a Commissione permanente; Carofiglio, Caruso, Della Monica, De Sena, Li Gotti, Lumia, Pisanu, Serra e Vallardi, per attività della Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali anche straniere; Bianchi, Coronella e Mazzuconi, per attività della Commissione parlamentare d'inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti; Marcenaro, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa; Adragna, dalle ore 10.30, per attività di rappresentanza del Senato.
Il Presidente del Gruppo Misto ha comunicato le seguenti variazioni nella composizione delle Commissioni permanenti:
1a Commissione permanente: cessa di appartenervi il senatore Lorenzo Bodega;
4a Commissione permanente: cessa di appartenervi il senatore Alberto Tedesco ed entra a farne parte il senatore Lorenzo Bodega;
9a Commissione permanente: cessa di appartenervi il senatore Giuseppe Astore ed entra a farne parte il senatore Alberto Tedesco;
11a Commissione permanente: cessa di appartenervi il senatore Sergio Pininfarina;
13a Commissione permanente: cessa di appartenervi il senatore Vincenzo Oliva ed entra a farne parte il senatore Sergio Pininfarina.
Il Presidente del Senato ha chiamato a far parte della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari la senatrice Anna Cinzia Bonfrisco, in sostituzione del senatore Carlo Sarro, dimissionario.
La Procura della Repubblica presso il tribunale di Napoli, con lettera in data 17 aprile 2012, ha trasmesso la richiesta di autorizzazione ad eseguire una perquisizione locale - ai sensi dell'articolo 68 della Costituzione, nonché degli articoli 4 e 5 della legge n. 140 del 2003 - con riferimento al procedimento penale n. 37651/1121, pendente nei confronti del senatore Sergio De Gregorio (Doc. IV, n. 18).
Tale richiesta è stata deferita, in data 18 aprile 2012, alla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, ai sensi dell'articolo 135 del Regolamento.
Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16, recante disposizioni urgenti inmateria di semplificazioni tributarie, di efficientamento e potenziamento delle procedure di accertamento (3184-B)
(presentato in data 19/4/2012 ) S.3184 approvato dal Senato della Repubblica
C.5109 approvato con modificazioni dalla Camera dei deputati;
Onn. Froner Laura, Naccarato Alessandro, Narducci Franco Addolorato Giacinto, Rossa Sabina, Lulli Andrea, Brandolini Sandro, Fiano Emanuele, Garavini Laura, Ghizzoni Manuela, Gnecchi Marialuisa, Marchioni Elisa, Miglioli Ivano, Nannicini Rolando, Rubinato Simonetta, Sbrollini Daniela, Schirru Amalia, Tidei Pietro, Vico Ludovico, Zunino Massimo, Motta Carmen, Graziano Stefano, Martella Andrea
Disposizioni in materia di professioni non organizzate in ordini o collegi (3270)
(presentato in data 19/4/2012 ) ;
C.1934 approvato in testo unificato dalla Camera dei deputati (TU con C.2077, C.3131, C.3488, C.3917).
Norme per la promozione e lo sviluppo della pratica sportiva per le persone disabili (3269)
(presentato in data 17/4/2012 ) .
Nella seduta del 18 aprile 2012 la 7a Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali) ha approvato il disegno di legge: - "Disposizioni per la valorizzazione e la promozione turistica delle valli e dei comuni montani sede dei siti dei Giochi olimpici invernali «Torino 2006»" (3179), già approvato dalla Camera dei deputati.
Il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, con lettera in data 3 aprile 2012, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 7, comma 2, del decreto legislativo 5 giugno 1998, n. 204 - lo schema di decreto ministeriale recante riparto del Fondo ordinario per gli enti e le istituzioni di ricerca per l'anno 2012 (467).
Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 7a Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il 19 maggio 2012.
Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, con lettere in data 23 marzo 2012, ha trasmesso - ai sensi dell'articolo 9 della legge 24 gennaio 1978, n. 14 - le comunicazioni concernenti le nomine:
del senatore Fausto Giovannelli a Presidente dell'Ente Parco Nazionale dell'Appennino Tosco Emiliano (n. 117);
del signor Cesare Veronico a Presidente dell'Ente Parco Nazionale dell'Alta Murgia (n. 118).
Tali comunicazioni sono state trasmesse, per competenza, alla 13a Commissione permanente.
Il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, con lettere in data 12 aprile 2012, ha trasmesso - ai sensi dell'articolo 9 della legge 24 gennaio 1978, n. 14 - le comunicazione concernente la nomina del professor Massimo De Felice a Commissario straordinario dell'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL) (n. 119).
Tale comunicazione è stata trasmessa, per competenza, all' 11a Commissione permanente.
Con riferimento allo schema di decreto legislativo recante ulteriori disposizioni in materia di ordinamento di Roma capitale (n. 425), il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 17 aprile 2012, ha trasmesso la relazione deliberata dal Consiglio dei ministri, ai sensi dell'articolo 2, comma 4, quarto periodo, della legge n. 42 del 2009 (Atto n. 813).
Tale relazione è stata trasmessa dal Presidente della Camera dei deputati - d'intesa con il Presidente del Senato della Repubblica - alla Commissione parlamentare per l'attuazione del federalismo fiscale.
Il documento è altresì trasmesso alle Commissioni permanenti del Senato 1ª e 5ª.
La Commissione europea, in data 18 aprile 2012, ha inviato, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal protocollo n. 2 del Trattato sull'Unione europea e del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea relativo all'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 223/2009 relativo alle statistiche europee (COM (2012) 167 definitivo).
Ai sensi dell'articolo 144 del Regolamento, l'atto è deferito alla 1ª Commissione permanente che, ai fini del controllo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità, esprimerà il parere motivato entro il termine del 24 maggio 2012.
Le Commissioni 3ª e 14ª potranno formulare osservazioni e proposte alla 1ª Commissione entro il 17 maggio 2012.
La senatrice Antezza ha aggiunto la propria firma alla mozione 1-00616 della senatrice Baio ed altri.
alla vigilia dei consigli di amministrazione di Milano e Fondiaria sulla maxi fusione, Fabio Pavesi scrive per "Il Sole 24 ore" del 18 aprile 2012 sui flussi di denaro tra le società della famiglia Ligresti e le compagnie assicurative quotate del Gruppo;
si legge nel citato articolo: «Dalla Milano alla Fonsai alla Premafin. Un fiume di denaro che sgorgava da anni e che aveva però una caratteristica. I flussi erano prevalentemente a senso unico: cioè in uscita dalle quotate assicurative e in entrata verso le società di Salvatore Ligresti e figli. Come se Fonsai, Milano e Premafin fossero dei veri e propri bancomat cui i Ligresti attingevano liquidità per finanziare i propri progetti immobiliari. Non c'è solo Fonsai che ha visto nel 2008-2010 pagare oneri per 413 milioni a favore appunto delle società riconducibili alla famiglia, incassando proventi per soli 178 milioni con un saldo netto a sfavore di Fonsai per 235 milioni. Basta salire a monte della catena, cioè in Premafin, per accorgersi che i volumi erano fin maggiori. Nel bilancio 2010 per la prima volta Premafin è costretta a dettagliare i flussi verso la famiglia del finanziere siciliano. Ebbene in quell'anno escono dalle casse di Premafin ben 146 milioni, mentre ne entrano dalle parti correlate soli 33. E il confronto con il 2009 è ancora più inquietante. L'anno prima i soldi in uscita sempre diretti alle varie Sinergia e Imco sono di 280 milioni con denaro in entrata per soli 33 milioni. Quei 360 milioni ai Ligresti. Sommateli e avrete che in soli due esercizi (il 2009 e il 2010) fuoriesce liquidità netta dalle casse della Premafin quotata per 360 milioni di euro. In quei due anni Premafin mette a segno perdite consolidate per 1,3 miliardi. Ma la modalità di usare la Premafin e a cascata le altre società assicurative quotate per gli affari immobiliari della famiglia durava da anni. 1,5 miliardi dal 2005 al 2010. Nel 2008 il complesso delle attività di Premafin nei confronti delle parti correlate è stato di 371 milioni con passività per soli 68 milioni. Le attività sempre verso gli interessi della famiglia sono di 216 milioni nel 2007; di altri 174 nel 2006 e di 67 milioni nel 2005. Un flusso di grandi proporzioni che fa sì che tra il 2005 e il 2010 Premafin si trovi esposta nel finanziare attività della famiglia per oltre 1,5 miliardi. Già ma tutto questo giro di denaro a cosa serviva? Di fatto lo schema era il seguente. Le compagnie quotate, da FonSai a Milano alla Premafin, cedevano terreni edificabili alle Imco e Sinergia o altre controllate della famiglia. I Ligresti edificavano e avrebbero rivenduti gli immobili alle stesse società a prezzi prestabiliti. Quei prezzi, come ha denunciato il fondo Amber, spesso erano soggetti a incrementi per modifiche in corso d'opera. E così la famiglia con una mano comprava, con l'altra rivendeva allo stesso soggetto. Le quotate del gruppo. Chi guadagnava dall'affare? È quello che si stanno chiedendo i magistrati»;
un comunicato della stessa holding, a smentita dell'articolo de "Il Sole 24 Ore", precisa che Premafin non ha mai erogato finanziamenti per attività della famiglia Ligresti e che le affermazioni del quotidiano sono "destituite di ogni fondamento" (si veda l'Agenzia Asca del 18 aprile 2012);
la nota ricorda che Premafin redige sia il bilancio consolidato che quello individuale, e che nello specifico i dati dei flussi finanziari riportati nell'articolo (360 milioni di euro) sono tratti dai bilanci consolidati di Premafin e non già dai bilanci individuali, e solo in minima parte, circa il 2 per cento, sono riferibili alla società Premafin. La stessa asserisce peraltro che non ha mai erogato finanziamenti per attività della famiglia Ligresti;
premafin afferma inoltre che i propri flussi finanziari sono riferibili pressoché esclusivamente in entrata ai dividendi incassati dalle partecipate, e in uscita ai costi di funzionamento e al servizio del debito bancario. Negli ultimi 10 anni, "a fronte di 280 milioni circa di dividendi incassati, Premafin ha provveduto a distribuire dividendi a tutti i propri azionisti per 20 milioni di euro circa",
se risulti che, alla luce di quanto denunciato dall'articolo, vi siano stati interventi delle Autorità vigilanti al fine di controllare gli spostamenti di denaro tra la famiglia Ligresti e le società del Gruppo e se questi siano stati effettuati nel pieno rispetto delle regole sulla trasparenza;
se non ritenga necessario adottare le opportune iniziative al fine di rivedere la normativa sulle società, in particolare quelle quotate in Borsa, nonché al fine di promuovere il rafforzamento e l'estensione dell'ambito di applicabilità della disciplina del falso in bilancio e, comunque, di potenziare i controlli e la trasparenza delle informazioni al mercato;
quali iniziative intenda intraprendere al fine di dotare i piccoli azionisti di strumenti utili a difesa delle gestioni, a giudizio dell'interrogante scellerate, di società, che trovano ogni espediente per avvantaggiarsi con operazioni al limite della legalità;
(4-07321)
BIONDELLI - Ai Ministri della salute e dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:
in data 8 marzo 2012, il quotidiano "La Stampa - Cronaca di Torino" riporta la notizia secondo la quale la certificazione della disabilità rilasciata dall'Azienda sanitaria locale per ottenere l'insegnante di sostegno deve seguire le modalità ordinarie fissate per il riconoscimento dell'invalidità civile, tutto ciò a causa di una interpretazione restrittiva delle disposizioni vigenti in materia;
tale notizia, se fosse vera nei termini in cui è stata esposta, comporterebbe un allungamento dei tempi di rilascio incompatibili con quelli della necessaria programmazione della scuola, oltre anche ad un aggravio economico a carico delle famiglie che si vedono richiedere dai medici di medicina generale (del tutto legittimamente) la cifra di 60 euro per la certificazione medica attestante la natura delle infermità invalidanti e l'invio - per via telematica - all'Istituto nazionale di previdenza sociale (INPS) della richiesta di visita;
ai sensi dell'art. 20 del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, a decorrere dal 1° gennaio 2010, "le domande volte a ottenere benefici in materia di (...) handicap e disabilità, complete della certificazione medica attestante la natura delle infermità invalidanti, sono presentate all'INPS" e le Commissioni ASL "sono integrate da un medico dell'INPS";
ai sensi dell'art. 19, comma 11, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, "le commissioni mediche di cui all'art. 4 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, nei casi di valutazione della diagnosi funzionale costitutiva del diritto all'assegnazione del docente di sostegno all'alunno disabile, sono integrate obbligatoriamente con un rappresentante dell'INPS";
le due norme considerate (art. 20 del citato decreto-legge n. 78 del 2009 e art. 19 del citato decreto-legge n. 98 del 2011), pur prevedendo modalità organizzative identiche, prendono in considerazione due fattispecie completamente diverse: nel primo caso si tratta di domande volte ad ottenere "benefici"; nel secondo caso si tratta di domande volte alla richiesta di diagnosi funzionale "costitutiva del diritto" all'assegnazione del docente di sostegno, e non di "benefici";
anche dal punto di vista strettamente letterale, la disposizione contenuta nell'art. 19 del decreto-legge n. 98 del 2011 non opera alcun richiamo o rinvio, né esplicito né implicito, alla procedura prevista dall'art. 20 del decreto-legge n. 78 del 2009;
l'art. 2, comma 2, del regolamento recante modalità e criteri per l'individuazione dell'alunno come soggetto in situazione di handicap, ai sensi dell'art. 35, comma 7, legge 27 dicembre 2002, n. 289 di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 23 febbraio 2006, n. 185, prevede che gli accertamenti vadano effettuati "in tempi utili rispetto all'inizio dell'anno scolastico e comunque non oltre trenta giorni dalla ricezione della richiesta";
ritenuto che l'interpretazione adottata dalle ASL torinesi comporti - nella pratica - un notevole allungamento dei tempi di rilascio, causando enormi ritardi sul riconoscimento dei diritti degli alunni disabili all'integrazione scolastica;
considerato che la Corte costituzionale, fin dal 1987 (sentenza 3 giugno 1987, n. 215), ha riconosciuto che "la frequenza scolastica è (...) un essenziale fattore di recupero del portatore di handicap e di superamento della sua emarginazione",
se ai Ministri in indirizzo risulti quanto in premessa;
quali azioni di propria competenza intendano adottare al fine di garantire in modo uniforme il concreto esercizio del diritto del disabile all'integrazione scolastica.
(4-07324)
PARDI - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:
il 18 marzo 1981 l'Italia ha aderito al Trattato antartico, al quale attualmente aderiscono 45 Paesi, di cui 29 sono parti consultive con diritto di voto. Il Trattato sospende qualsiasi rivendicazione territoriale, lo sfruttamento delle risorse esistenti e favorisce gli usi pacifici del continente. La legge 10 giugno 1985, n. 284, poi abrogata dalla legge n. 266 del 1997, aveva istituito un Programma nazionale di ricerca in Antartide (PNRA) al fine di assicurare la partecipazione dell'Italia al trattato sull'Antartide adottato a Washington il 1° dicembre 1959. In ragione della natura strategica del programma, l'art. 3 della legge aveva istituito un comitato consultivo interministeriale per l'Antartide, mentre l'art. 4 aveva assegnato alla Commissione scientifica nazionale per l'Antartide (CSNA) funzioni di coordinamento per le iniziative di ricerca scientifica e tecnologica;
alle attività di ricerca messe in atto dal PNRA prende parte, con diverse competenze, l'intero sistema di ricerca nazionale: le università, il Consiglio nazionale delle ricerche (CNR), l'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (INGV), l'Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA), l'Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale (OGS), l'Istituto nazionale di astrofisica (INAF) ed altri enti di ricerca;
con l'art. 5 della legge 7 agosto 1997, n. 266, recante "Interventi urgenti per l'economia", vennero apportate modifiche alla legge istitutiva del PNRA, prevedendosi che con decreto del Ministro dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica di concerto con il Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato, dovessero essere rideterminati i soggetti incaricati dell'attuazione, le strutture operative, nonché i compiti e gli organismi consultivi e di coordinamento, le procedure per l'aggiornamento del programma, le modalità di attuazione e la disciplina dell'erogazione delle risorse finanziarie. Il decreto legislativo 30 gennaio 1999, n. 36 (poi abrogato dal decreto legislativo n. 257 del 2003), aveva stabilito, modificando l'art. 5 della legge n. 266 del 1997, che all'entrata in vigore del citato decreto interministeriale sarebbero stati soppressi gli articoli della legge n. 284 del 1985 che definivano modalità ed organismi del PNRA;
il decreto in questione, lungi dall'essere adottato nel termine di sei mesi previsto dalla citata legge n. 266 del 1997, si è tradotto nel decreto del Ministro dell'istruzione, università e ricerca del 26 febbraio 2002, recante "Rideterminazione dei soggetti incaricati dell'attuazione, delle strutture operative, dei compiti e degli organismi consultivi e di coordinamento, delle procedure per l'aggiornamento del programma di ricerche in Antartide nonché delle modalità di attuazione e della disciplina dell'erogazione delle risorse finanziarie". Con tale decreto, intervenuto a distanza di sei anni dalla data prevista, sono infatti state apportate sostanziali modifiche alla gestione del PNRA, mediante l'istituzione di un consorzio per l'attuazione del programma, composto da ENEA, CNR, INGV, OGS e da altri soggetti pubblici e privati con funzioni organizzative, logistiche e di supporto, necessarie per l'esecuzione delle campagne di ricerca previste nei piani esecutivi annuali;
anche a seguito di rilievi effettuati dalla Corte dei conti circa l'opera di vigilanza del Ministero dell'istruzione e la gestione delle attività antartiche da parte del consorzio, si è posta la necessità di una riforma complessiva del Programma per l'Antartide. Tuttavia, nella fase consultiva prodromica all'emanazione del provvedimento di riforma, con il decreto legislativo 31 dicembre 2009, n. 213, recante "Riordino degli enti di ricerca in attuazione dell'articolo 1 della legge 27 settembre 2007, n. 165", in luogo di una riforma organica si è inteso attribuire allo statuto del CNR la possibilità di prevedere al suo interno una struttura organizzativa di programmazione e coordinamento delle attività polari;
riutilizzando ancora una volta la disposizione contenuta nell'art. 5 della legge 7 agosto 1997, n. 266, che certamente aveva esaurito completamente la sua possibilità di dettare nuove norme di riordino di un organismo già riordinato 10 anni prima, con decreto del Ministro dell'università e della ricerca del 30 settembre 2010 (recante rideterminazione dei soggetti incaricati dell'attuazione, delle strutture operative, dei compiti e degli organismi consultivi e di coordinamento, delle procedure del programma di ricerche in Antartide nonché delle modalità di attuazione e della disciplina dell'erogazione delle risorse finanziarie) si è quindi proceduto a ridisegnare le funzioni della CSNA e dell'ENEA, affidando al CNR le attività di programmazione scientifica e di coordinamento ed abrogando, infine, il citato decreto ministeriale del 26 febbraio 2002;
nel contesto di tale evoluzione normativa e del problematico rapporto tra fonti di rango primario e secondario che si è venuto a determinare - il quale, a giudizio dell'interrogante, ha contribuito, insieme alla progressiva riduzione di fondi, ad accumulare ritardi che hanno fortemente penalizzato l'attività italiana di ricerca in Antartide - la CSNA è stata ricostituita solo nell'agosto 2011 e si è insediata nel mese di novembre dello stesso anno. Anche nell'estate australe 2011 si sono dunque dovuti registrare ritardi nella predisposizione della campagna antartica nonché problemi organizzativi e logistici;
in particolare, si sono fatti sentire gli effetti delle sovrapposizioni di ruoli e competenze. Ad esempio, sulla base delle modifiche introdotte al proprio statuto consentite dal decreto legislativo di riordino degli enti di ricerca, il consiglio di amministrazione del CNR, in data 16 novembre 2011, ha ritenuto di poter istituire, attraverso una deliberazione interna, il Comitato per la ricerca polare (CRP) dotato di una propria commissione e con attribuzioni potenzialmente confliggenti con quelle della CSNA medesima;
il CNR inoltre rivendica compiti e ruoli che non gli sono stati attribuiti, stipula accordi internazionali, stabilisce che i costi del funzionamento del CRP sono posti a carico delle risorse messe a disposizione dal Ministero dell'istruzione per il PNRA, sottraendoli quindi alla ricerca, decide di partecipare alla realizzazione di parchi tematici e acquari quali il "Mediterraneum Expo-Sea Life", a giudizio dell'interrogante privi di valore scientifico, pensa di nominare i componenti italiani negli organismi antartici internazionali, di emanare i bandi di ricerca antartica nonostante il proprio palese conflitto di interessi;
con tutto ciò l'attività di ricerca italiana in Antartide, portata avanti negli anni da studiosi ai vertici degli organismi internazionali di ricerca, sta conoscendo una progressiva fase di declino e rischia di veder compromesso il ruolo di primo piano assunto dall'Italia, con una visione strategica meritevole di conferma, sin dalle fasi iniziali del Trattato nel 1981,
quali iniziative il Ministro in indirizzo ritenga di porre in essere, per quanto di sua competenza, al fine di promuovere l'attesa riforma organica del programma di ricerca italiana in Antartide, con l'obiettivo di eliminare, anche mediante l'adozione di iniziative legislative, con carattere di urgenza, ricorrendone i presupposti, gli ambiti di interferenza tra gli enti di ricerca e rimuovere conseguentemente le sovrapposizioni di ruoli e funzioni generate dal succedersi non lineare degli interventi normativi di cui in premessa;
se non si intenda a tale proposito consolidare e rafforzare il futuro della presenza italiana nel continente antartico, presenza che deve essere mantenuta e rafforzata non solo per ragioni scientifiche e di ricerca ma anche per le stesse ragioni strategiche che 27 anni fa indussero il Governo italiano e il Parlamento ad aderire al trattato e a dar vita al PNRA;
se non si intenda ribadire il carattere "nazionale" del PNRA, che ha visto finora coinvolti nelle attività di ricerca università ed enti di ricerca in collaborazione tecnica e operativa, tra gli altri, con l'esercito, l'aeronautica, il Ministero della salute, uscendo dal ridotto ed angusto spazio nel quale, a giudizio dell'interrogante, le modeste ambizioni del CNR e la scarsa lungimiranza del precedente Governo lo hanno costretto;
se il Governo non consideri opportuno, parallelamente, attivarsi per assicurare al PNRA adeguati finanziamenti pluriennali, espungendoli dal cosiddetto fondo della ricerca, atteso che il PNRA è appunto programma nazionale di valenza scientifica e strategica;
quale iniziativa si intenda assumere per evitare che un ente di ricerca nazionale aderisca ad iniziative quali il parco tematico ed il "Mediterraneum Expo-Sea Life".
(4-07325)
BLAZINA, PEGORER, PERTOLDI - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dello sviluppo economico - Premesso che:
la Stock SpA è una storica azienda di Trieste, fondata nel 1884, che produce liquori e distillati. Essa impegna oggi, dopo le diverse ristrutturazioni e modifiche societarie, circa 30 lavoratori, di cui 28 in linea di produzione;
lo stabilimento, attualmente di proprietà della società britannica Stock Spirits Group facente riferimento al fondo americano Oaktree Capital Management, aveva avviato dal 2008 una ristrutturazione per aumentare la competitività, grazie anche alla disponibilità dei lavoratori ad una maggiore flessibilità negli orari e nelle turnazioni;
tale ristrutturazione ha comportato anche un forte taglio del personale a fronte dell'accordo, che ha portato all'investimento di 1.700.000 euro per il rinnovamento della linea di produzione e per la formazione del personale rimasto;
nonostante la riorganizzazione ed anche un recente intervento di manutenzione dello stabilimento, la proprietà ha annunciato improvvisamente nei giorni scorsi la decisione di cessare l'attività e di chiudere la produzione a Trieste;
l'azienda trasferirà dal giugno 2012 la produzione nello stabilimento della Repubblica Ceca, motivando tale decisione con la necessità di ridurre i costi e aumentare l'efficienza;
tale decisione è stata presa senza un'interlocuzione con i diversi soggetti ed istituzioni pubbliche, nonché senza alcuna consultazione delle rappresentanze sindacali;
la chiusura della Stock, con la perdita di nuovi 30 posti di lavoro, senza contare poi le ricadute per le aziende dell'indotto per trasporti e logistica, si inserisce in un quadro di grande difficoltà per il settore manifatturiero di Trieste, che sta perdendo costantemente i propri pezzi, e rischia di mettere a rischio la tenuta socio-economica del tessuto cittadino;
in particolare va sottolineato che la chiusura riguarda uno degli stabilimenti storici di Trieste, che è diventato nel tempo simbolo della città stessa,
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza della progressiva condizione di impoverimento delle attività produttive di Trieste;
quali iniziative intendano porre in essere per scongiurare la chiusura dello stabilimento Stock, al fine di salvaguardare i posti di lavoro e tutelare adeguatamente i lavoratori in esubero.
(4-07327)