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Timestamp: 2020-08-09 08:44:53+00:00
Document Index: 159862545

Matched Legal Cases: ['art. 263', 'art. 263', 'art. 55', 'art. 20', 'art. 20', 'art. 263', 'art. 263']

Parere n.90 del 22/05/2013
PREC 143/12/L
OGGETTO: istanza di parere per la soluzione delle controversie ex articolo 6, comma 7, lettera n) del D.Lgs. n. 163/2006 presentata dall’Ing. Enrico Puleo in merito all’appalto indetto dal Comune di Bari per l’affidamento del servizio concernente la redazione del pug (piano urbanistico generale) e della relativa vas (valutazione ambientale strategica) del Comune di Bari.
Artt. 42 del D.lgs. n. 163/2006 e 263 D.P.R. n. 207/2010 – Servizi attinenti all’urbanistica – Requisiti di capacità tecnica e professionale.
In data 23/05/2012 è pervenuta l’istanza indicata in epigrafe, con la quale l’ing. Enrico Puleo ha chiesto un parere in merito alla legittimità del bando di gara indetto dal Comune di Bari per l’affidamento del servizio concernente la redazione del piano urbanistico generale e della relativa valutazione ambientale strategica dello stesso Comune di Bari.
L’istanza è stata poi integrata e ridimensionata in data 1/08/2012 a seguito di alcune rettifiche apportate al bando e al capitolato d’oneri sulla base di un parziale accoglimento delle osservazioni formulate dall’Ing. Puleo nell’istanza originaria.
Nonostante le intervenute modifiche alla lex specialis di gara, l’istante ha confermato i motivi di doglianza limitatamente a due profili di illegittimità (prot. n. 76378 del 1/08/2012), e precisamente:
il sovradimensionamento e le improprietà del requisito tecnico-professionale riguardante la progettazione urbana e architettonica;
l’illegittimità della specificazione secondo la quale lo strumento urbanistico idoneo al requisito deve risultare articolato in atti di tipo preliminare, strutturale e programmatico/operativo/esecutivo.
Più in dettaglio, l’istante contesta il requisito tecnico-professionale richiesto alla lett. c) cap. 6 del bando rettificato bis, secondo cui l’esperto in progettazione urbana e architettonica deve aver espletato con esito positivo, negli ultimi dieci anni dalla data del bando, incarichi professionali di progettazione architettonica di interventi di rilevanza urbana per un importo complessivo di opere di almeno cinquanta milioni di euro, oneri esclusi.
Ne deduce l’eccessivo sovradimensionamento del detto requisito in relazione a quanto previsto dall’art. 263, lett. c), del D.P.R. n. 207/2010, la cui applicazione renderebbe sufficiente il requisito dei due strumenti urbanistici richiesto alla lett. b) cap. 6 del bando medesimo. La richiesta di un servizio ulteriore avrebbe l’effetto di restringere la platea dei possibili concorrenti interessati all’incarico e l’importo lavori di cinquanta milioni di euro sarebbe in ogni caso arbitrario e coerente con l’art. 263 sopra richiamato.
Con il secondo rilievo, l’esponente contesta il requisito tecnico-professionale sulla pianificazione urbanistica previsto alla lett. b) cap. 6, che considera idonei -ai fini della sussistenza del detto requisito- solo i piani che risultino “articolati, in contenuti e/o atti, comunque denominati, riconoscibili di tipo preliminare, strutturale e programmatico/operativo/esecutivo”.
Ad avviso dell’istante, tale articolazione si paleserebbe illegittima perché “(…) i piani urbanistici redatti secondo le articolazioni indicate (…) non configurano strumenti urbanistici generali di natura diversa rispetto a quelli che abbiano articolazioni diverse (…)”. Secondo tale assunto dovrebbe pertanto considerarsi idoneo a soddisfare il requisito richiesto “qualunque strumento urbanistico articolato compatibilmente alla Legge Urbanistica Nazionale, qualunque sia la sua denominazione e la sua specifica articolazione”.
In riscontro all’istruttoria procedimentale, il Comune di Bari ha dapprima comunicato la sospensione della procedura di gara in ragione di ulteriori osservazioni pervenute e, successivamente, in data 20 luglio 2012, ha trasmesso bando e capitolato rettificati.
Viene all’esame dell’Autorità la procedura aperta ex art. 55 del D.Lgs. n. 163/2006 indetta per l’affidamento del servizio avente ad oggetto la redazione del piano urbanistico generale (PUG) del Comune di Bari e della relativa valutazione ambientale strategica (VAS), per un importo a base di gara di euro 750.000,00.
I profili di illegittimità denunciati dall’Ing. Puleo riguardano essenzialmente l’individuazione ­dei requisiti di capacità tecnica-professionale previsti per la partecipazione alla gara.
L’istante solleva un duplice ordine di rilievi assumendo, da una parte, l’illegittimità del bando nella parte in cui disciplina i requisiti speciali di partecipazione relativi alla capacità tecnico-professionale dell’esperto in progettazione urbana e architettonica, a suo avviso sovradimensionati e impropri in relazione alla prestazione dedotta in contratto, e, dall’altro, l’illegittimità della prescrizione di gara che, nel delineare i requisiti tecnico-professionali sulla pianificazione urbanistica, richiede che i piani urbanistici generali comunali (o equivalenti) che concorrono ad integrare i detti requisiti rispettino la particolare articolazione indicata al paragrafo n. 2, lett. b1 del capitolo 6 del bando di gara.
La questione sottoposta all’attenzione dell’Autorità con l’istanza di parere in oggetto investe non solo la corretta applicazione della normativa prevista per l’affidamento dei servizi di urbanistica, ma anche profili di inadeguatezza di alcune clausole del bando di gara in relazione all’oggetto dell’appalto.
Dall’esame della documentazione pervenuta si ritiene che entrambe le censure sopra prospettate siano destituite di fondamento.
Al riguardo non è dato evincere anomalie di rilievo in ragione della discrezionalità tecnica di cui dispone l’Amministrazione nella determinazione dei requisiti speciali in rapporto all’oggetto delle prestazioni dedotte in contratto, sindacabili solo per illogicità o manifesta irragionevolezza o per sproporzione dei requisiti rispetto alla tipologia delle prestazioni.
Preliminarmente occorre individuare la natura della prestazione dedotta in contratto e, correlativamente, la disciplina applicabile.
L’appalto ha ad oggetto l’incarico professionale per la redazione del piano urbanistico generale (PUG) e della relativa valutazione ambientale strategica (VAS) del Comune di Bari.
Ciò posto, si rileva che i servizi attinenti all’urbanistica e alla paesaggistica, ivi compresi quelli di programmazione, sono compresi nella categoria n. 12 dell’All. II A al D.Lgs. n. 163/2006, ovvero rientrano nell’ambito dei servizi c.d. prioritari cui è integralmente applicabile la disciplina del Codice dei contratti pubblici ex art. 20 comma 2 dello stesso (cfr. Parere Avcp n. 54 del 23/03/2011), a differenza dei servizi c.d. non prioritari (o sotto osservazione) di cui all’All. II B, che ai sensi del comma 1 del medesimo art. 20 sono soggetti esclusivamente alle disposizioni del Codice ivi espressamente richiamate (artt. 68, 65 e 225 del d.lgs. n. 163/2006).
In ordine alla natura delle prestazioni in esame, esse sono riconducibili alla figura dell’appalto di servizi, sottratti tuttavia alla disciplina specifica dettata per i servizi concernenti la redazione di progetti (preliminare, definitivo ed esecutivo), nonché a quella degli altri servizi tecnici connessi alla progettazione.
Ne deriva che l’Amministrazione, in sede di predisposizione del bando di gara o della lettera di invito, non è tenuta al rispetto delle limitazioni specifiche riferite dal D.P.R. n. 207/2010 ai servizi di progettazione ed assimilati (cfr. artt. 253 e 263 del D.P.R. n. 207/2010), con la conseguenza che non è applicabile nel caso di specie la norma che si assume violata (art. 263, comma 1, lett. c, del detto Regolamento).
Pertanto, l’operato dell’Amministrazione non va valutato alla stregua del dato normativo sopra richiamato, bensì in ragione degli ordinari canoni e criteri cui devono attenersi le stazioni appaltanti nella predisposizione delle gare di appalto.
I requisiti di capacità tecnico-professionale devono risultare adeguati, non eccessivi e commisurati all’effettivo valore della prestazione, adeguati in base alla specificità del servizio appaltando ed alle speciali caratteristiche della prestazione e della struttura in cui deve svolgersi, nel rispetto dei principi di ragionevolezza ed imparzialità dell’azione amministrativa e dei principi di derivazione comunitaria ed immanenti nell’ordinamento nazionale, di concorrenza ed apertura del mercato degli appalti pubblici (cfr. T.A.R. Calabria, Reggio Calabria, 6 dicembre 2006 n. 1775).
Più in generale, la giurisprudenza amministrativa ha più volte evidenziato che “La stazione appaltante gode di ampio potere discrezionale nella scelta dei requisiti di capacità tecnica ed economica, avendo come unico limite quello della non manifesta irragionevolezza” (Cfr. T.A.R. Aosta Valle d'Aosta, Sez. I, 20 giugno 2012, n. 56). Tale diaframma discrezionale, si precisa in sede pretoria, non è tuttavia illimitato, tant’è che va considerato illegittimo ogni bando di gara che produca l’effetto di restringere la concorrenza e la massima partecipazione degli operatori del settore, senza un’ammissibile ragione, in violazione dell’articolo 49 (ex 59) del Trattato CE, norma ritenuta applicabile a tutti gli appalti, di qualsiasi importo essi siano. Invero, la possibilità riconosciuta alle stazioni appaltanti di fissare discrezionalmente i requisiti di partecipazione incontra necessariamente i limiti della ragionevolezza, della proporzionalità e del rispetto del principio della libera concorrenza, per scongiurare il rischio di determinare una eccessiva compressione della concorrenza in contrasto con il fondamentale interesse pubblico a realizzare una effettiva apertura del mercato, che si persegue attraverso l’ammissione alle gare di tutti i concorrenti per i quali si possa raggiungere un giudizio complessivo di affidabilità. Questa Autorità (Determinazione 21 maggio 2009, n. 5) ha da parte sua affermato, con riferimento alle procedure di affidamento di forniture e di servizi alla luce degli artt. 41 e 42 del d.lgs. n. 163/2006, che “il Codice…ha lasciato ampia discrezionalità alle stazioni appaltanti, seppure senza eccedere l’oggetto dell’appalto, circa la scelta dei requisiti, della loro qualificazione e dei relativi mezzi di prova”. Ha però soggiunto che “la clausola del bando che prevede un livello minimo di uno specifico requisito non deve essere formulata in termini equivoci o indistinti neanche con riferimento al periodo di attività documentabile in base alla quale è maturato il possesso di quel requisito”.
Ebbene, nel caso di specie la stazione appaltante ha ritenuto, nell’esercizio della discrezionalità tecnica che le compete, di delineare uno spettro di requisiti a suo avviso idonei a consentire la partecipazione ai soli operatori economici qualificati in relazione alla prestazione richiesta.
La partecipazione alla gara è stata circoscritta agli operatori che possano vantare requisiti di capacità tecnica e professionale adeguati all’esperienza che deve essere necessariamente maturata per l’esecuzione della prestazione.
A tal fine rientra nella facoltà della stazione appaltante strutturare nella lex specialis di gara i detti requisiti, facendo anche riferimento all’art. 263, comma 1, lett. c), del Regolamento che, ancorché non vincolante per l’appalto di cui trattasi (servizio di urbanistica e non di progettazione), ben può costituire un adeguato parametro di riferimento nella modulazione della capacità tecnico-professionale richiesta agli operatori del settore.
Pertanto, per le ragioni sopra illustrate, la censura mossa dall’istante relativa al sovradimensionamento e alle improprietà del requisito tecnico-professionale riguardante la progettazione urbana e architettonica non può dirsi fondata, con la conseguenza che non è dato evincere, nell’ambito delle censure di parte, anomalie e/o irregolarità tali da inficiare la procedura di gara.
Parimenti infondato risulta essere il secondo motivo di doglianza, concernente l’illegittimità della specificazione secondo la quale lo strumento urbanistico idoneo al requisito deve risultare articolato in atti di tipo preliminare, strutturale e programmatico/operativo/esecutivo, in quanto non si rileva neppure qui alcuna violazione alla normativa di settore, posto che tale precisazione risponde all’esigenza di garantire che la redazione del piano urbanistico generale venga affidata a professionisti che possano vantare un’esperienza qualificata negli ultimi dieci anni, come risultante dall’avvenuta redazione di piani urbanistici generali comunali articolati nei diversi livelli previsti dal bando.
L'idoneità dei servizi analoghi condizionata all'avvenuta redazione negli ultimi dieci anni di piani urbanistici generali articolati in specifici livelli non contrasta con la normativa di settore e risponde ad esigenze di idoneità del prestatore e di qualità della prestazione.
Tale clausola, inoltre, non si appalesa né illogica né irragionevole e, pertanto, deve considerarsi legittima.
ritiene, nei limiti di cui in motivazione, che la disciplina di gara predisposta dalla stazione appaltante sia conforme alla normativa di settore.