Source: http://www.altravoce.net/oldsite/2007/05/01/sentenza.html
Timestamp: 2013-05-22 19:13:47+00:00
Document Index: 76941154

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 530', 'sentenza ']

l'altra voce :: tra leggi ad personam e ostruzionismi, per condannare certi imputati non bastano neppure le prove documentali
Berlusconi-Sme, giustizia è fatta?
Se i soldi al giudice corrotto
sono arrivati dallo Spirito Santo…
È vero che, di norma, le sentenze dei giudici non dovrebbero essere commentate, né tanto meno criticate, prima che si sia potuta leggere la motivazione. È però anche vero che vi sono dei casi in cui gli elementi processuali e, in particolare, le prove documentali hanno un contenuto e un significato talmente univoco che non solo giustificano, ma rendono quasi inevitabile l'esprimere un giudizio non appena se ne sia conosciuto il dispositivo. Ciò, a maggior ragione, quando si tratti di vicende che rivestono un particolare interesse per la pubblica opinione.
Fra queste sentenze rientra indubbiamente quella pronunziata il 24 aprile scorso dalla 2ª Corte d'Appello penale di Milano, che ha mandato assolto il cavaliere Silvio Berlusconi, imputato di aver corrotto, con l'intermediazione di Cesare Previti, i giudici del Tribunale civile di Roma per ottenere una sentenza favorevole nella causa scaturita dalla vendita della SME, che vedeva contrapposta la CIR di Carlo De Benedetti alla cordata Barilla-Ferrero-Fininvest.
Il processo era nato dalla denunzia di Stefania Ariosto, all'epoca intima del clan Berlusconi, la quale aveva svelato l'esistenza di rapporti scellerati fra Berlusconi e l'avvocato Previti, da lui portato alla Camera e fatto nominare ministro della Difesa, e fra Previti, l'avvocato Pacifico e il giudice romano Squillante, affermando che la sentenza pronunziata nella vicenda Sme, così come altre pronunziate nello stesso periodo dal Tribunale romano, erano state “taroccate” appunto sotto la regia di Previti che, tramite Pacifico e Squillante, aveva corrotto un componente del collegio giudicante. Previti, Pacifico e Squillante venivano riconosciuti colpevoli e condannati dal Tribunale di Milano, la cui sentenza, confermata dalla Corte d'Appello, veniva poi annullata dalla Cassazione sul presupposto che, essendo il fatto avvenuto a Roma ed essendo imputati dei giudici romani, la competenza fosse dei giudici di Perugia.
La posizione di Berlusconi veniva invece stralciata in virtù dell'ormai famoso “lodo Schifani” (manco a dirlo, parlamentare di Forza Italia), relativo all'immunità delle altre cariche dello Stato, dopo la cui inevitabile dichiarazione di incostituzionalità riprendeva la sua strada che si concludeva, in primo grado, con una sentenza di non doversi a procedere per intervenuta prescrizione, grazie alla derubricazione del reato da corruzione in atti giudiziari in corruzione semplice e grazie alla concessione delle attenuanti generiche, incredibilmente giustificata con riferimento alla posizione istituzionale rivestita dall'imputato (che, a rigore, avrebbe, caso mai, dovuto determinare un giudizio più severo almeno sotto il profilo morale). Impugnata la sentenza dai P.M. milanesi, interveniva la famigerata “legge Pecorella” (anch'egli, guarda caso, parlamentare di Forza Italia e, in più occasioni, difensore di Berlusconi), che bloccava nuovamente il processo, fino alla - egualmente inevitabile - dichiarazione di incostituzionalità, che determinava la riapertura del giudizio d'appello, definito nei giorni scorsi con la sentenza di assoluzione del Cavaliere.
L'imputazione aveva ad oggetto due episodi di corruzione in atti giudiziari, individuati, rispettivamente: nell'accredito della somma di 434.404 dollari, pari a 500 milioni di lire, sul conto corrente (svizzero) “Rowena” del giudice Squillante tramite il conto corrente (sempre svizzero) “Mercier” di Previti, sul quale era affluita tramite bonifico da parte del conto corrente (svizzero) “Ferrido” facente capo alla All Iberian, a sua volta collegata con la Fininvest;
nell'accredito a Squillante di altri 100 milioni di lire provenienti dalla casse del gruppo Barilla.
Stando al dispositivo della sentenza, la Corte d'Appello ha assolto Berlusconi dall'imputazione sub b) “perchè il fatto non sussiste” e da quella sub a) “per non aver commesso il fatto”, sulla base del 2º comma dell'art. 530 del codice di procedura penale, che riguarda sostanzialmente la mancanza, l'insufficienza o la contraddittorietà della prova. Tenuto conto che sugli accrediti a favore del giudice Squillante vi era una prova documentale schiacciante, si dovrebbe concludere che i 600 milioni versati a Squillante, dopo la sentenza SME (100 di provenienza Barilla e 500 di provenienza Fininvest), siano stati mossi, all'insaputa degli interessati, magari ad opera dello Spirito Santo per una elementare esigenza di… equità distributiva in favore di un magistrato che, a prezzo di un grave rischio personale, aveva profuso un particolare impegno a convincere i colleghi giudicanti a venire incontro a due industriali, notoriamente illuminati e di specchiata onestà che, nel superiore interesse del Paese, avevano deciso di impedire che il comparto alimentare dell'IRI finisse nelle mani dell'avido De Benedetti.
Per concludere, non sembra inutile ricordare quali difficoltà abbiano dovuto affrontare i P.M. milanesi per ottenere, tramite rogatoria internazionale, copia della documentazione che inchiodava gli imputati alle loro responsabilità. O, meglio, avrebbe dovuto inchiodare, visto e considerato che, grazie alle leggi ad personam ed alla… benevolenza di alcuni giudici (con la derubricazione dei reati, la concessione di attenuanti e, verosimilmente, l'individuazione dell'intervento dello Spirito Santo), i reati vanno, ormai inesorabilmente, verso la prescrizione.
Né deve destare meraviglia il fatto che un magistrato valoroso come Gherardo Colombo (uno dei P.M. della vicenda SME) abbia deciso di gettare la spugna abbandonando anzitempo la magistratura.