Source: http://www.filcams.cgil.it/commentianalisi-pensioni-modifiche-devastanti-per-le-casse-dei-professionisti-m-de-tilla-2/
Timestamp: 2018-12-15 05:51:50+00:00
Document Index: 120171234

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 1', 'art. 6', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 3']

“Commenti&Analisi” Pensioni: modifiche devastanti per le casse dei professionisti (M.de Tilla)
Numero 258, pag. 1 del 31/10/2003
(presidente Adepp e Cassa forense)
Pensioni, modifiche devastanti per le casse dei professionisti
La riforma del sistema pensionistico pubblico che il governo sta cercando di realizzare, mediante interventi sulla delega previdenziale attualmente in discussione al senato, ha sicuramente intenti virtuosi e ha il pregio, perlomeno, di affrontare una materia delicata e complessa con interventi organici e strutturali.
Non è mia intenzione entrare nel merito del provvedimento nei suoi aspetti generali, né nel dibattito che ne è seguito, circa gli effettivi benefici che possono derivarne in termini di riequilibrio del sistema previdenziale pubblico, devastato dai macroscopici errori di un passato meno recente.
Non posso esimermi, viceversa, dal confermare un giudizio profondamente negativo, sia per quanto riguarda il metodo sia il merito, in ordine all’ipotesi di estendere i principi contenuti nell’art. 1-ter, comma 1, anche agli enti privati dei professionisti, che sarebbe previsto nel comma 4 del medesimo articolo.
Ci troviamo di fronte a un macroscopico errore che costituisce un vero e proprio attacco all’autonomia degli enti previdenziali privati, che non sono stati nemmeno consultati sull’argomento, riservato per legge alla loro specifica autonomia normativa.
Ma non basta! La brutale applicazione ai regimi previdenziali dei professionisti di principi propri del regime pubblico potrebbero portare effetti devastanti quali l’abbassamento (sic!) a 60 anni dell’età pensionabile per le donne, laddove gli ordinamenti previdenziali degli enti professionali già prevedono un’età pensionabile almeno a 65 anni, senza distinzione di sesso! La selvaggia applicazione di questo principio causerebbe ´buchi’ clamorosi nelle gestioni di molte casse previdenziali dei professionisti. Per la sola Cassa forense un simile provvedimento, sulla base di una prima stima di massima, comporterebbe oneri per circa 250 milioni di euro. Va segnalata, inoltre, l’ulteriore incongruenza di imporre un’anzianità di iscrizione quarantennale per l’ammissione a pensione di anzianità a categorie professionali che iniziano, per la maggior parte, l’attività lavorativa intorno ai 26/27 anni, dopo la laurea, il periodo di tirocinio e gli esami di abilitazione.
Le pensioni di anzianità, già limitatissime nel numero, sarebbero così destinate a sparire per tutti i professionisti, con evidente disparità di trattamento con le altre categorie di lavoratori, dipendenti e autonomi.
L’assoluta carenza di informazioni in ordine alla realtà delle casse professionali è, inoltre, testimoniata dall’inserimento di tali enti fra quelli destinatari di una norma (art. 1, comma 2, lettera 9-bis) che fissa un massimale ai nuovi trattamenti pensionistici pari ad almeno 516,46 euro al giorno (circa 30 milioni mensili di vecchie lire!). Importo che è ben al di là di qualsiasi trattamento pensionistico massimo erogato da tutti gli enti previdenziali dei professionisti. Appare del tutto oscuro come tale disposizione possa trovare applicazione al mondo delle casse professionali. Un eventuale innalzamento degli attuali tetti in modo così eclatante causerebbe la rovina delle casse e una simile interpretazione non sembra in linea con le finalità dell’intero provvedimento legislativo. Quale che sia la corretta interpretazione della norma, essa non può trovare una razionale applicazione per le casse previdenziali dei professionisti.
È evidente, invece, che ben altri sono gli interventi legislativi necessari a stabilizzare i sistemi previdenziali delle casse professionali e a garantirne la sostenibilità nel lungo periodo. Alcuni di questi interventi, peraltro, sono previsti nella delega previdenziale, già approvata dalla camera dei deputati e attualmente all’esame del senato.
Altri sono stati messi a punto dall’Adepp, dopo un’intensa fase di studio che ha coinvolto tutti gli enti previdenziali privati, e sottoposti all’attenzione del ministro del welfare, Roberto Maroni, al quale è stato chiesto un incontro.
In particolare, le richieste di modifiche ed emendamenti alla delega previdenziale investono l’art. 6 del dl 2058/S, che riguarda specificatamente gli enti previdenziali privatizzati, di cui si chiede l’ampliamento mediante l’aggiunta di una serie di commi relativi alle seguenti materie:
1. Possibilità di gestire direttamente, anche in forma congiunta, la previdenza complementare, adattando alla specificità degli enti alcune norme del dlgs 124/93.
2. Possibilità di istituire fondi immobiliari o acquisire società immobiliari o quote delle stesse anche tramite conferimento di immobili in proprietà, con atti soggetti a imposte di registro ipotecarie e catastali in misura fissa;
3. Semplificazione delle procedure di approvazione ministeriale delle delibere degli enti (nei casi in cui tale approvazione è richiesta), con previsione di forme di silenzio-assenso in caso di mancato diniego entro 120 giorni dalla comunicazione.
4. Possibilità, da parte degli enti che lo ritenessero necessario, di introdurre il sistema contributivo di calcolo delle pensioni previsto dalla legge 335/95, adattandone in modo flessibile i parametri demografici e finanziari alla categoria professionale di riferimento.
5. Estensione della tutela sanitaria integrativa prevista nel 1° comma del dl 2058/S anche agli enti previdenziali di nuova costituzione (biologi, psicologi, periti industriali, infermieri ed ente pluricategoriale).
L’Adepp, inoltre, ha fatto propria la richiesta di introdurre alcuni fondamentali correttivi ai sistemi previdenziali degli enti istituiti ai sensi del dlgs 103/96 per alcune categorie professionali (psicologi, biologi, periti industriali ecc.) come proposto dagli enti stessi.
A tal fine si è suggerita l’introduzione, mediante apposito emendamento, di un articolo 6-bis che contenga misure specifiche per tali enti.
Il pacchetto degli emendamenti sottoscritti dall’Adepp contiene anche la richiesta di adeguare la delega previdenziale all’accordo recentemente sottoscritto presso il ministero del welfare in tema di totalizzazione, recependone il testo, con conseguente soppressione dell’art. 1, comma 2, lettera o) del dl 2058/S, che contiene principi di delega in parte incompatibili con la nuova disciplina dell’istituto.
L’articolata proposta dell’Adepp si chiude con la richiesta di integrazione di due articoli (art. 1, comma 2, lettera l e art. 3, comma 3) tendenti a risolvere definitivamente ogni dubbio circa il regime previdenziale cui sottoporre le attività di co.co.co., svolte da soggetti iscritti agli Albi e ad adeguare il regime fiscale delle casse professionali almeno a quello, di maggior favore, previsto per i fondi pensione integrativi.
Quest’ultima previsione, in particolare, assume una rilevanza decisiva se si pensa che oggi sugli enti previdenziali dei professionisti grava una vera e propria doppia tassazione che colpisce sia il momento dell’accumulo delle riserve e gli investimenti sia, in un momento successivo, le rendite pensionistiche corrisposte agli iscritti.
La capacità propositiva dimostrata dalle casse professionali merita l’attenzione di tutti coloro cui stanno veramente a cuore i problemi previdenziali di 1 milione di professionisti. Credo sinceramente che i segnali di apertura e di sensibilità politica recentemente manifestati dal governo (vedasi la rapida approvazione della legge sul ´tetto’ per le indennità di maternità alle libere professioniste) conducano a un radicale ripensamento sull’infausta norma di equiparazione al regime pubblico e al recepimento delle articolate proposte dell’Adepp. In caso contrario i professionisti italiani sapranno, ancora una volta, stringersi a difesa dell’autonomia delle loro casse di previdenza.