Source: https://www.miolegale.it/norme/acque-rd-1775-1933-testo-unico/
Timestamp: 2018-01-24 05:59:17+00:00
Document Index: 114775241

Matched Legal Cases: ['art. 45', 'art. 3', 'art. 17', 'art. 5', 'art. 42', 'art. 218', 'art. 7', 'art. 51', 'art. 96', 'art. 8', 'art. 273', 'art. 11', 'art. 21', 'art. 2', 'art. 21', 'art. 2', 'art. 221', 'art. 143', 'art. 2']

Approvazione del testo unico delle disposizioni di legge sulle acque e sugli impianti elettrici. | MioLegale.it
(Gazz. Uff. 8 gennaio 1933, n. 5)
MioLegale ⇒ Normativa ⇒ Approvazione del testo unico delle disposizioni di legge sulle acque e sugli impianti elettrici.
Nel territori annessi al regno in dipendenza delle leggi 26 settembre 1920, n. 1322, e 19 dicembre 1920, n. 1778, conservano il diritto di derivare e utilizzare acqua pubblica coloro che lo abbiano acquistato in uno dei modi ammessi dalle leggi ivi vigenti prima dell’entrata in vigore della legislazione italiana sulle opere pubbliche.
Gli utenti di acqua pubblica menzionati alle lettere a) e b) e nell’ultimo comma dell’articolo precedente, che non abbiano già ottenuto il riconoscimento all’uso dell’acqua, debbono chiederlo, sotto pena di decadenza, entro un anno dalla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del regno dell’elenco in cui l’acqua è inscritta.
Coloro che hanno ottenuto la concessione ai sensi delle leggi 20 marzo 1865, n. 2248, allegato F, e 10 agosto 1884, n. 2644, e leggi successive, non hanno l’obbligo di chiedere il riconoscimento dell’utenza.
Sulla domanda di riconoscimento si provvede, a spese dell’interessato, nel caso di piccole derivazioni in merito alle quali non siano sorte opposizioni, con decreto dell’ingegnere capo dell’ufficio del genio civile alla cui circoscrizione appartengono le opere di presa.
Avverso il decreto dell’ingegnere capo del genio civile è ammesso ricorso, entro trenta giorni dalla notifica all’interessato, al ministero dei lavori pubblici, che provvede sentito il consiglio superiore.
Entro sessanta giorni dalla notificazione del provvedimento definitivo, l’interessato può ricorrere ai tribunali delle acque pubbliche.
Per le acque pubbliche le quali, non comprese in precedenti elenchi, siano incluse in elenchi suppletivi, gli utenti che non siano in grado di chiedere il riconoscimento del diritto all’uso dell’acqua ai termini dell’articolo 3, hanno diritto alla concessione limitatamente al quantitativo di acqua e di forza motrice effettivamente utilizzata, con esclusione di qualunque concorrente, salvo quanto è disposto dall’art. 45.
La domanda deve essere presentata entro i termini stabiliti dall’art. 3 per i riconoscimenti e sarà istruita con la procedura delle concessioni.
b) l’uso a cui serve l’acqua;
c) la quantità dell’acqua utilizzata;
Le dichiarazioni di utenze devono essere fatte entro il 31 dicembre 1935 ove si tratti di acqua iscritta in un elenco, la cui pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del regno sia avvenuta entro il 31 dicembre 1933 e in ogni altro caso entro due anni dalla pubblicazione dell’elenco in cui l’acqua è inscritta.
In caso di ritardo, gli utenti sono puniti con la sanzione amministrativa da lire 20.000 a lire 200.000 .
1. Con decreto del Presidente della Repubblica, emanato ai sensi dell’art. 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano, sono dettati criteri per uniformare l’acquisizione dei dati statali e regionali, inclusi quelli concernenti il catasto di cui all’art. 5, relativi alle acque pubbliche superficiali e sotterranee e alle relative utilizzazioni, nonchè ai prelievi e alle restituzioni sulla base delle misurazioni effettuate ai sensi dell’art. 42, comma 3, del presente testo unico. Con lo stesso decreto interministeriale sono fissate modalità per l’accesso ai sistemi informativi delle amministrazioni e degli enti pubblici e per l’interscambio dei dati, finalizzati al controllo del sistema delle utilizzazioni e dei prelievi, nonchè per garantire adeguate forme di informazione al pubblico in ordine agli effetti dei provvedimenti di rilascio, di modificazione e di rinnovo delle concessioni di derivazione e delle licenze di attingimento di cui al comma 2.
Le domande per nuove concessioni e utilizzazioni, corredate dei progetti di massima delle opere da eseguire per la raccolta, regolazione, estrazione, derivazione, condotta, uso, restituzione e scolo delle acque, sono dirette al ministro dei lavori pubblici e presentate all’ufficio del genio civile alla cui circoscrizione appartengono le opere di presa.
1-bis. Le domande di cui al primo comma relative sia alle grandi sia alle piccole derivazioni sono altresì trasmesse alle Autorità di bacino territorialmente competenti che, entro il termine perentorio di quaranta giorni dalla data di ricezione ove si tratti di domande relative a piccole derivazioni, comunicano il proprio parere vincolante al competente Ufficio Istruttore in ordine alla compatibilità della utilizzazione con le previsioni del Piano di tutela, ai fini del controllo sull’equilibrio del bilancio idrico o idrologico, anche in attesa di approvazione del Piano anzidetto. Qualora le domande siano relative a grandi derivazioni, il termine per la comunicazione del suddetto parere è elevato a novanta giorni dalla data di ricezione delle domande medesime. Decorsi i predetti termini senza che sia intervenuta alcuna pronuncia, il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio nomina un Commissario “ad acta” che provvede entro i medesimi termini decorrenti dalla data della nomina. .
Ogni richiedente di nuove concessioni deve depositare, con la domanda, una somma pari ad un quarantesimo del canone annuo e in ogni caso non inferiore a lire cinquanta . Le somme così raccolte sono versate in tesoreria in conto entrate dello Stato.
L’ufficio del genio civile ordina la pubblicazione della domanda mediante avviso nel Foglio degli annunzi legali delle province nel cui territorio ricadono le opere di presa e di restituzione delle acque.
Nell’avviso sono indicati il nome del richiedente e i dati principali della richiesta derivazione, e cioè: luogo di presa, quantità di acqua, luogo di restituzione ed uso della derivazione.
L’avviso è pubblicato anche nella Gazzetta Ufficiale del regno.
Nei territori che ricadono nella circoscrizione del magistrato alle acque per le province venete e di Mantova, questo deve essere sentito sull’ammissibilità delle istanze prima della loro istruttoria.
Se il ministro ritiene senz’altro inammissibile una domanda perché inattuabile o contraria al buon regime delle acque o ad altri interessi generali, la respinge con suo decreto sentito il parere del consiglio superiore dei lavori pubblici.
Le domande che riguardano derivazioni tecnicamente incompatibili con quelle previste da una o più domande anteriori, sono accettate e dichiarate concorrenti con queste, se presentate non oltre trenta giorni dall’avviso nella Gazzetta Ufficiale relativo alla prima delle domande pubblicate incompatibili con la nuova. Di tutte le domande accettate si dà pubblico avviso nei modi sopra indicati.
Dopo trenta giorni dall’avviso, la domanda viene pubblicata, col relativo progetto, mediante ordinanza del genio civile.
In ogni caso l’ordinanza stabilisce il termine, non inferiore a quindici e non superiore a trenta giorni, entro il quale possono presentarsi le osservazioni e le opposizioni scritte avverso la derivazione richiesta.
Se le opere di derivazione interessano la circoscrizione di più uffici del genio civile, l’ordinanza di istruttoria è emessa dal ministro dei lavori pubblici.
Nel caso di domande concorrenti l’istruttoria è estesa a tutte le domande se esse sono tutte incompatibili con la prima, se invece alcune furono accettate al di là dei termini relativi alla prima; per essere compatibili con questa e non con le successive, l’istruttoria è intanto limitata a quelle che sono state presentate e accettate entro novanta giorni dalla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell’avviso relativo alla prima domanda.
L’ufficio del genio civile, alla cui circoscrizione appartengono le opere di presa, raccoglie le opposizioni, procede alla visita dei luoghi, alla quale possono intervenire il richiedente e gli interessati, e redige una relazione dettagliata su tutta l’istruttoria, mettendo in evidenza le qualità caratteristiche della varie domande in rapporto alla più razionale utilizzazione del corso di acqua, agli interessi pubblici connessi, alla natura ed attendibilità delle opposizioni.
Quando la derivazione sia chiesta a scopo di bonifica integrale alla visita d’istruttoria è invitato a intervenire un delegato del ministero dell’agricoltura e delle foreste.
Nei casi previsti all’ultimo comma dell’art. 218, concernente acquedotti a uso potabile, alla visita d’istruttoria è invitato a intervenire un delegato del ministero dell’interno.
Dove esistono uffici regionali del ministero dei lavori pubblici aventi giurisdizione in materia di acque pubbliche, questi dànno parere sui risultati dell’istruttoria.
Sulle condizioni interessanti la difesa territoriale, il genio civile promuove il benestare del ministero militare competente per il tramite del comando di corpo d’armata territorialmente interessato.
1. Tra più domande concorrenti, completata l’istruttoria di cui agli articoli 7 e 8, è preferita quella che da sola, o in connessione con altre utenze concesse o richieste, presenta la più razionale utilizzazione delle risorse idriche in relazione ai seguenti criteri:
a) l’attuale livello di soddisfacimento delle esigenze essenziali dei concorrenti anche da parte dei servizi pubblici di acquedotto o di irrigazione e la prioritaria destinazione delle risorse qualificate all’uso potabile;
b) le effettive possibilità di migliore utilizzo delle fonti in relazione all’uso;
d) la quantità e la qualità dell’acqua restituita rispetto a quella prelevata. .
1-bis. È preferita la domanda che, per lo stesso tipo di uso, garantisce la maggior restituzione d’acqua in rapporto agli obiettivi di qualità dei corpi idrici. In caso di più domande concorrenti per usi produttivi è altresì preferita quella del richiedente che aderisce al sistema ISO 14001 ovvero al sistema di cui al regolamento (CEE) n. 761/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 marzo 2001, sull’adesione volontaria delle organizzazioni a un sistema comunitario di ecogestione e audit (EMAS). .
1-ter. Per lo stesso tipo di uso è preferita la domanda che garantisce che i minori prelievi richiesti siano integrati dai volumi idrici derivati da attività di recupero e di riciclo.
A parità di tali condizioni è prescelta quella che offra maggiori ed accertate garanzie tecnico-finanziarie ed economiche d’immediata esecuzione ed utilizzazione. In mancanza di altre condizioni di preferenza, vale il criterio della priorità di presentazione.
Qualora tra più domande concorrenti si riscontri che i progetti siano sostanzialmente equivalenti, quantunque in alcuna di quelle posteriormente presentate l’utilizzazione sia più vasta, è di regola preferita la prima domanda quando non ostino motivi prevalenti d’interesse pubblico e il primo richiedente si obblighi ad attuare la più vasta utilizzazione.
Sulla preferenza da darsi all’una od all’altra domanda decide definitivamente il ministro dei lavori pubblici sentito il consiglio superiore. Il consiglio indica, per la domanda prescelta, gli elementi essenziali che devono essere contenuti nel disciplinare.
Qualora una nuova domanda incompatibile con le preesistenti sia presentata al di là dei termini di cui all’ottavo ed ultimo comma dell’art. 7, ma prima che il consiglio superiore si sia pronunciato definitivamente sulle domande già istruite, la domanda potrà, in via eccezionale, e con ordinanza ministeriale, essere ammessa ad istruttoria e dichiarata concorrente con le altre, se soddisfi ad uno speciale e prevalente motivo di interesse pubblico, riconosciuto dal ministero dei lavori pubblici, sentito il consiglio superiore. In tal caso viene sospesa ogni decisione su tutte le domande fino a che per la nuova ammessa sia completata l’istruttoria.
Per la domanda prescelta l’ufficio del genio civile redige il disciplinare e invita il richiedente a firmarlo.
Il richiedente deve depositare presso la cassa dei depositi e prestiti una cauzione non inferiore alla metà di un’annata del canone demaniale e in ogni caso non minore di lire cento.
Per conseguire la più razionale utilizzazione del corso d’acqua o per rendere tra loro compatibili alcune delle domande concorrenti, o per assicurare, nell’utilizzazione per forza motrice, la restituzione dell’acqua a quota utile per l’irrigazione, il ministro dei lavori pubblici, sentito il consiglio superiore, può invitare i richiedenti a modificare i rispettivi progetti.
Occorrendo opere in comune, il ministro, sentito il consiglio superiore, può imporre ai concessionari l’obbligo di consorziarsi per quanto si riferisca a dette opere, salvo quanto è stabilito al capo II.
Fra più concorrenti, le cui domande tendano a soddisfare notevoli interessi pubblici, si può in ogni caso, sentito il consiglio superiore, far luogo alla concessione, a chi richiede la migliore e più vasta derivazione, con l’obbligo di fornire agli altri richiedenti, con le modalità indicate dal consiglio stesso, acqua o energia elettrica al prezzo di costo, tenuto conto delle caratteristiche della fornitura occorrente, limitatamente alle quantità indispensabili per gli usi di essi richiedenti.
1. Il provvedimento di concessione è rilasciato se: a) non pregiudica il mantenimento o il raggiungimento degli obiettivi di qualità definiti per il corso d’acqua interessato; b) è garantito il minimo deflusso vitale e l’equilibrio del bilancio idrico; non sussistono possibilità di riutilizzo di acque reflue depurate o provenienti dalla raccolta di acque piovane ovvero, pur sussistendo tali possibilità, il riutilizzo non risulta sostenibile sotto il profilo economico.
2. I volumi d’acqua concessi sono altresì commisurati alle possibilità di risparmio, riutilizzo o riciclo delle risorse. Il disciplinare di concessione deve fissare, ove tecnicamente possibile, la quantità e le caratteristiche qualitative dell’acqua restituita. Analogamente, nei casi di prelievo da falda deve essere garantito l’equilibrio tra il prelievo e la capacità di ricarica dell’acquifero, anche al fine di evitare pericoli di intrusione di acque salate o inquinate, e quant’altro sia utile in funzione del controllo del miglior regime delle acque.
3. L’utilizzo di risorse prelevate da sorgenti o falde, o comunque riservate al consumo umano, può essere assentito per usi diversi da quello potabile se: a) viene garantita la condizione di equilibrio del bilancio idrico per ogni singolo fabbisogno; b) non sussistono possibilità di riutilizzo di acque reflue depurate o provenienti dalla raccolta di acque piovane, oppure, dove sussistano tali possibilità, il riutilizzo non risulta sostenibile sotto il profilo economico; c) sussiste adeguata disponibilità delle risorse predette e vi è una accertata carenza qualitativa e quantitativa di fonti alternative di approvvigionamento.
4. Nei casi di cui al comma 3, il canone di utenza per uso diverso da quello potabile è triplicato. Sono escluse le concessioni ad uso idroelettrico i cui impianti sono posti in serie con gli impianti di acquedotto.
Nei casi di accertata urgenza, il ministro dei lavori pubblici, sentito il consiglio superiore, può permettere che siano iniziate subito le opere, purché il richiedente la concessione si obblighi, con congrua cauzione, da depositare alla cassa dei depositi e prestiti, ad eseguire le prescrizioni e condizioni che saranno stabilite nell’atto di concessione, oppure a demolire le opere in caso di negata concessione. La esecuzione è sempre fatta a rischio e pericolo del richiedente.
Per le piccole derivazioni, quando non vi siano domande concorrenti né opposizioni, l’autorizzazione all’inizio delle opere può essere data, in casi di accertata urgenza, con le condizioni suddette, dall’ufficio del genio civile competente, che ne riferisce immediatamente al ministero dei lavori pubblici.
Le domande per derivazioni da corsi d’acqua riservati ai sensi del successivo art. 51 sono ammesse ad istruttoria dopo esame preliminare del consiglio superiore ai fini indicati dal quarto comma di detto articolo.
Le domande per utilizzazioni su corsi d’acqua riservati occorrenti alle amministrazioni dello Stato sono presentate al ministero dei lavori pubblici che provvede alla concessione, sentito il consiglio superiore, senza bisogno di formale istruttoria.
Per le piccole derivazioni la concessione è fatta con decreto del provveditore alle opere pubbliche, sentito l’intendente di finanza competente per territorio, salvo che siano state presentate opposizioni o domande concorrenti, nei quali casi la concessione è fatta con decreto del Ministro per i lavori pubblici, sentito il Consiglio superiore dei lavori pubblici e d’intesa col Ministro per le finanze.
1. Salvo quanto previsto dall’articolo 93 e dal comma 2, è vietato derivare o utilizzare acqua pubblica senza un provvedimento autorizzativo o concessorio dell’autorità competente.
2. La raccolta di acque piovane in invasi e cisterne al servizio di fondi agricoli o di singoli edifici è libera e non richiede licenza o concessione di derivazione di acqua; la realizzazione dei relativi manufatti è regolata dalle leggi in materia di edilizia, di costruzioni nelle zone sismiche, di dighe e sbarramenti e dalle altre leggi speciali.
3. Nel caso di violazione delle norme di cui al comma 1, l’Amministrazione competente dispone la cessazione dell’utenza abusiva ed il contravventore, fatti salvi ogni altro adempimento o comminatoria previsti dalle leggi vigenti, è tenuto al pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria da 3.000 euro a 30.000 euro. Nei casi di particolare tenuità si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da 300 euro a 1.500 euro. Alla sanzione prevista dal presente articolo non si applica il pagamento in misura ridotta di cui all’articolo 16 della legge 24 novembre 1981, n. 689. È in ogni caso dovuta una somma pari ai canoni non corrisposti. L’autorità competente, con espresso provvedimento nel quale sono stabilite le necessarie cautele, può eccezionalmente consentire la continuazione provvisoria del prelievo in presenza di particolari ragioni di interesse pubblico generale, purché l’utilizzazione non risulti in palese contrasto con i diritti di terzi e con il buon regime delle acque.
I ricorsi aventi per oggetto diritti o interessi, che si pretendono lesi dall’avvenuta concessione, devono essere proposti, secondo le rispettive competenze, ai tribunali delle acque territoriali o al tribunale superiore delle acque pubbliche e notificati entro il termine perentorio di sessanta giorni dalla pubblicazione del decreto di concessione nella Gazzetta Ufficiale del regno, al concessionario ed al ministro dei lavori pubblici.
La concessione si intende fatta entro il limiti di disponibilità dell’acqua.
Le utenze non possono essere cedute, nè in tutto nè in parte, senza il nulla osta del ministero dei lavori pubblici sentito il ministero delle finanze, e il cessionario non sarà riconosciuto come titolare dell’utenza, se non quando abbia prodotto l’atto traslativo.
Le utenze d’acqua ad uso irriguo, di cui siano titolari i proprietari dei terreni da irrigare, in caso di trapasso del fondo, si trasferiscono al nuovo proprietario, limitatamente alla competenza del fondo stesso, non ostante qualunque patto in contrario.
Le utenze passano da un titolare all’altro con l’onere dei canoni rimasti eventualmente insoluti.
Le società commerciali utenti di derivazioni debbono comunicare al ministero dei lavori pubblici, entro trenta giorni dall’omologazione, ogni trasformazione o modifica della loro costituzione, a norma dell’art. 96 del codice di commercio.
Tutte le concessioni di derivazione sono temporanee. La durata delle concessioni, fatto salvo quanto disposto dal secondo comma, non può eccedere i trenta anni ovvero i quaranta per uso irriguo e per la piscicoltura, ad eccezione di quelle di grande derivazione idroelettrica, per le quali resta ferma la disciplina di cui all’articolo 12, commi 6, 7 e 8 del decreto legislativo 16 marzo 1999, n. 79. .
Le concessioni di grandi derivazioni ad uso industriale sono stipulate per una durata non superiore ad anni quindici e possono essere condizionate alla attuazione di risparmio idrico mediante il riciclo o il riuso dell’acqua, nei termini quantitativi e temporali che dovranno essere stabiliti in sede di concessione, tenuto conto delle migliori tecnologie applicabili al caso specifico .
Le concessioni di derivazioni per uso irriguo devono tener conto delle tipologie delle colture in funzione della disponibilità della risorsa idrica, della quantità minima necessaria alla coltura stessa, prevedendo se necessario specifiche modalità di irrigazione; le stesse sono assentite o rinnovate solo qualora non risulti possibile soddisfare la domanda d’acqua attraverso le strutture consortili già operanti sul territorio .
Le concessioni di derivazioni per uso irriguo devono tener conto delle tipologie delle colture in funzione della disponibilità della risorsa idrica, della quantità minima necessaria alla coltura stessa, prevedendo se necessario specifiche modalità di irrigazione; le stesse sono assentite o rinnovate solo qualora non risulti possibile soddisfare la domanda d’acqua attraverso le strutture consortili già operanti sul territorio.
Giusta il disposto dell’art. 8 del testo unico sulle ferrovie concesse alla industria privata, approvato con regio decreto 9 maggio 1912, n. 1447, le derivazioni posteriori alla legge 12 luglio 1908, n. 444, accordate ad un concessionario di ferrovia pubblica per la applicazione della trazione elettrica, conservano la durata della concessione della ferrovia e ne costituiscono parte integrante.
La stessa disposizione è applicabile alle tranvie a trazione meccanica in virtù dell’art. 273 del citato testo unico ed alle derivazioni concesse per trazione elettrica di funicolari, funivie, filovie ed ascensori in servizio pubblico.
Le concessioni di grandi derivazioni accordate in base al decreto luogotenenziale 20 novembre 1916, n. 1664, per le quali sia stata stabilita la durata massima prevista all’art. 11 di esso, restano di diritto prorogate sino al termine della durata massima stabilita dall’art. 21 della presente legge.
Le utenze riconosciute o da riconoscere ai sensi delle lettere a) e b) dell’art. 2 della presente legge hanno la durata massima stabilita nell’art. 21 per le varie specie di concessioni, con la decorrenza dal 1° febbraio 1917. La stessa norma si applica alle utenze concesse in base alla legge 20 marzo 1865, n. 2248, allegato F.
Nei casi previsti all’ultimo comma dell’art. 2, si applicano le disposizioni del presente articolo, con decorrenza dalla data di entrata in vigore della legislazione italiana sulle opere pubbliche nei territori annessi in dipendenza delle leggi 26 settembre 1920, n. 1322, e 19 dicembre 1920, n. 1778.
Al termine dell’utenza e nei casi di decadenza o rinuncia, nelle grandi derivazioni per forza motrice, passano in proprietà dello Stato, senza compenso, tutte le opere di raccolta, di regolazione e di derivazione, principali e accessorie, i canali adduttori dell’acqua, le condotte forzate ed i canali di scarico, il tutto in istato di regolare funzionamento.
Lo Stato ha anche facoltà di immettersi nell’immediato possesso di ogni altro edificio, macchinario, impianto di utilizzazione, di trasformazione e di distribuzione inerente alla concessione, corrispondendo agli aventi diritto un prezzo uguale al valore di stima del materiale in opera, calcolato al momento dell’immissione in possesso, astraendo da qualsiasi valutazione del reddito da esso ricavabile. In mancanza di accordo la controversia è deferita ad un collegio arbitrale costituito di tre membri, di cui uno nominato dal ministro dei lavori pubblici, uno dall’interessato, il terzo d’accordo tra le parti, o in mancanza di accordo, dal presidente del tribunale delle acque.
Per esercitare la facoltà di cui al precedente comma lo Stato deve preavvisare gli interessati tre anni prima del termine dell’utenza.
Nell’ultimo quinquennio di durata delle utenze di grandi derivazioni per forza motrice, il ministro dei lavori pubblici, sentito il consiglio superiore e di concerto col ministro delle finanze, può ordinare, sotto comminatoria della esecuzione di ufficio a termini dell’art. 221 della presente legge, la esecuzione di quanto è necessario per la piena efficienza e per il normale sviluppo degli impianti, stabilendo l’onere eccedente l’ordinaria manutenzione che debba essere sostenuto dallo Stato in quanto non ammortizzabile nell’ultimo quinquennio.
Avverso il provvedimento col quale il ministro stabilisce la misura di tale onere, il concessionario può ricorrere al tribunale superiore della acque costituito ai sensi dell’art. 143, il quale decide in merito.
Per quanto riguarda le concessioni accordate all’amministrazione delle ferrovie dello Stato per trazione elettrica, illuminazione ed altri usi inerenti al servizio ferroviario, l’esercizio dei relativi impianti sarà lasciato alla amministrazione stessa.
Nell’ultimo decennio della concessione il concessionario deve comunicare al ministro dei lavori pubblici gli schemi di contratti per forniture di energia elettrica, i quali non saranno eseguibili senza la sua approvazione.
Con le norme stabilite dal decreto reale 30 dicembre 1923, n. 3267, relativo al riordinamento e alla riforma della legislazione in materia di boschi e di terreni montani e dal decreto reale 13 febbraio 1933, n. 215, concernente la bonifica integrale, potrà essere affidata ai concessionari della costruzione di serbatoi e laghi artificiali la esecuzione delle opere di rimboschimento, di correzione dei tronchi montani dei corsi d’acqua e altre previste nel titolo II del regio decreto 30 dicembre 1923, n. 3267, e all’art. 2, lettera a) del regio decreto 13 febbraio 1933, n. 215.
Area tematica: Testi normativi, Ambiente e Protezione civile