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Timestamp: 2017-02-26 01:05:51+00:00
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Estate 2016: i tre momenti più imbarazzanti per la trasparenza	di Martina Basile
Siamo di nuovo a settembre e come tutti, anche Diritto di Sapere torna al lavoro.
Per riprendere al meglio, vi proponiamo le tre peggiori figuracce dell’estate in termini di trasparenza.
Il caso RAI: quanto guadagni?
Eravamo pronti a delle cifre piuttosto alte ma forse non ci aspettavamo di vederne pubblicate così poche. Lo scorso 25 luglio la RAI, seguendo i principi di trasparenza contenuti nella riforma del servizio pubblico, ha scelto di pubblicare online i dati sugli stipendi dei propri dirigenti. Sul sito Rai.it, quindi, ecco spuntare i nomi e le cifre messe in tasca dai responsabili che negli ultimi due anni hanno guadagnato più di 200mila euro lordi l’anno (così regolamenta lo stesso sito RAI alla pagina “Rai per la Trasparenza”).
Ecco quindi messi nero su bianco gli stipendi a sei cifre di viale Mazzini, dai 650mila euro annui incassati dal direttore generale Antonio Campo Dall’Orto ai 392mila del presidente RAI Pubblicità (Antonio Marano), fino ad arrivare alla medaglia di bronzo vinta da Gianfranco Cariola, direttore internal auditing responsabile per la prevenzione della corruzione, che in un anno guadagna 352mila euro. Intorno alla stessa cifra si aggirano anche i compensi dei direttori dei due principali canali, Rai 3 (Daria Bignardi) e Rai 2 (Ilaria Dallatana) che guadagnano entrambe 300mila euro. Stessi zeri anche per il compenso di Antonio Di Bella, giornalista e direttore di Rai News, che incassa attorno ai 308mila euro.
Dal giorno dell’annuncio dei compensi l’opinione pubblica si è fatta sentire con forza dando vita a un dibattito molto acceso. Sotto mira in particolare i limiti di questa “operazione trasparenza” che ha garantito accesso soltanto ai dati sugli stipendi dei dirigenti sopra i 200mila euro (94 persone su 13mila lavoratori, ovvero lo 0,7%). Il presidente della Commissione di Vigilanza Rai Roberto Fico ha, inoltre, accusato il Governo di aver fatto passare lo sforamento del tetto di 240mila euro per i manager pubblici grazie a un cavillo.
La trasparenza che fa tremare i sindaci di Roma e Milano
Tanto proclamata ma non sempre rispettata: torna per il neo sindaco di Roma, Virginia Raggi, l’incubo della trasparenza. Come vi abbiamo già raccontato, il sindaco Raggi era stata duramente criticata in campagna elettorale per aver omesso nel curriculum vitae il suo praticantato di tre anni presso lo studio fondato e frequentato dall’avvocato Cesare Previti. Piccole scosse, allora. Poi sono arrivate le numerose dimissioni di fine agosto e ancora, nuova grana per il neo eletto primo cittadino romano, con il cosiddetto “caso Muraro”. L’episodio in questione è quello dell’assessore all’Ambiente del Comune di Roma Paola Muraro che da luglio sapeva di essere indagata per violazione della legge sui reati ambientali. Una notizia che l’assessore sembra avere subito comunicato al sindaco, ma che è stata tenuta segreta ai cittadini romani per sette settimane, anche quando diversi giornalisti hanno fatto domande dirette sulla vicenda.
Mentre la tanto declamata trasparenza (vedi anche la loro adesione a “Sai Chi Voti“) della campagna elettorale di Virginia Raggi sembra ormai lontana, coinvolti nel “caso Muraro” anche i vertici del movimento pentastellato, inchiodati da alcuni messaggi che mostrano come, già dal 4 agosto, Luigi di Maio fosse ben a conoscenza della situazione giudiziaria dell’assessore all’Ambiente. Dubbi che si infittiscono, visto che è la stessa ex capo di gabinetto della sindaca Paola Raineri a dire, durante un’intervista a Repubblica.it, che l’assessore Muraro era andata da lei per chiederle un parere legale.
Intanto, a Milano, il sindaco Beppe Sala si trova al centro di un quesito quasi amletiano: “Omissione o falsità”, questo è il dilemma. La questione, nata da un articolo del Fatto Quotidiano e portata avanti per vie ufficiali da un esposto di Riccardo De Corato (storico vicesindaco di Milano dell’era pre-pisapia), è legata al fatto che Sala non ha dichiarato la costruzione di una villa su un suo terreno a Zoagli, in provincia di Genova, oltre ad avere omesso di possedere una casa in Svizzera. Omissione o falso? Deve essere stata la questione posta dagli inquirenti.
Già da fine luglio, tuttavia, la Procura di Milano ha chiesto l’archiviazione del caso ritenendo le mancate dichiarazioni delle pure “omissioni da sanzione amministrativa“. Stando a questa decisione, dichiarare un terreno e dichiarare una “casa costruita su un terreno di proprietà” sono quindi la stessa cosa. Non si smette mai di imparare.
La terra trema, la trasparenza anche.
Ma la vera immagine di questa estate, resta il terremoto che ha colpito il centro Italia. Un caso tra gli altri, il crollo della scuola di Amatrice. Sarebbe stato importante avere accesso ai documenti con cui il Comune ha autorizzato la ditta edile che vinse l’appalto a eseguire i lavori di migliorie sismiche sulla scuola. Documenti che però non sembrano fare luce sulla situazione nemmeno alla Guardia di Finanza e anzi mettono dubbi sulla tipologia di interventi che la ditta avrebbe dovuto compiere: adeguamento o migliorie? A detta dell’imprenditore Gianfranco Truffarelli (a capo della ditta che si occupò dei lavori sulla scuola) la differenza è enorme, come spiega in un’intervista a Repubblica.it. Truffarelli sottolinea, inoltre, come gli stessi documenti fossero in teoria a disposizione della consultazione di tutti presso il Genio civile e di come il sindaco di Amatrice fosse a conoscenza dei dettagli dei lavori. Purtroppo la documentazione è ancora sepolta sotto le macerie e per avere risposte si dovrà aspettare a lungo.
In tema di ricostruzione, però, speriamo sia di buon auspicio la dichiarazione di Vasco Errani, Commissario straordinario del Governo per la ricostruzione nei territori colpiti dal terremoto: “Primo impegno la trasparenza”. La speranza, quindi, è che Amatrice e gli altri comuni colpiti dal terremoto non vadano incontro alla poca trasparenza che si annusò a L’Aquila dopo il terremoto del 2009 (soprattutto sull’origine e l’utilizzo dei fondi di ricostruzione).
Nel frattempo un gruppo di giornalisti, hacker, comunicatori ed esperti di open data provenienti da tutti Italia ha lanciato un’iniziativa di attivismo civico chiamata Terremoto Centro Italia. Unendo professionalità e competenze diverse, questo gruppo di volontari si è organizzato fin dalle prime ore successive al sisma per aiutare per condividere informazioni utili e verificate. Partito inizialmente come gruppo Facebook e poi come sito si propone quindi di aiutare i cittadini a ottenere la massima trasparenza su ciò che sta avvenendo nei Comuni colpiti dal sisma.
BONUS TRACK: FOIA, dov’eravamo
Intanto, in Italia si continua lentamente la marcia verso la piena applicazione del Freedom Of Information Act. Ecco un breve riassunto di cosa si è fatto e di cosa succederà:
Dopo essere stato adottato il 23 maggio scorso (e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale l’8 giugno), il Freedom Of Information Act è finalmente entrato in vigore il 23 giugno. Gli obblighi previsti dal decreto per le Pubbliche Amministrazione, tuttavia, saranno attivi solo dal 23 dicembre, data entro la quale l’Autorità nazionale anticorruzione dovrà pubblicare le linee guida.
Si è conclusa il 31 agosto la consultazione pubblica sul Terzo piano d’Azione italiano per Open Government Partnership. Per quanto riguarda la trasparenza:
l’azione 3 sul FOIA prevede la stesura partecipata delle linee guida per l’esclusioni e le limitazioni all’accesso civico; l’avvio del monitoraggio partecipato con la società civile.
l’azione 4 sull’amministrazione trasparente, invece, prevede l’elaborazione di standard per la pubblicazione dalle pubbliche amministrazioni.
ad agosto, il Consiglio di Stato ha emesso una sentenza in cui conferma la decisione di novembre 2015 del TAR di negare la richiesta del giornalista Guido Romeo di accedere ai contratti sui derivati presso il ministero del Tesoro. Tuttavia, nella stessa sentenza, il Consiglio rimuove l’obbligo per il giornalista di pagare le spese legali imposte dal Tar.
Scritto in Trasparenza	Etichettato come Amatrice, diritto di accesso, Raggi, Rai, Sala, Trasparenza	28 settembre 2015
Giornata Mondiale dell’Accesso alle Informazioni: FIRMA per il FOIA italiano!	FIRMA LA PETIZIONE DI FOIA4ITALY
Scritto in Foia, Uncategorized	Etichettato come diritto di accesso, foia, foia4italy, Trasparenza	14 maggio 2014
Scritto in Foia, Giornalismo, Italia, Monitoraggio	Etichettato come accesso, accesso all'informazione, diritto di accesso, foia, ijf14, workshop	22 luglio 2013
Accesso agli atti? Vale anche per l’intelligence, dice una sentenza	Poche settimane fa una sentenza della Corte Europea dei Diritti Umani ha riconosciuto in modo ancora più forte il diritto di accesso all’informazione. E, per la prima volta, ha incluso anche dati detenuti dalle agenzie di intelligence.
Ma andiamo con ordine. Il caso in questione è la sentenza Youth Initiative for Human Rights Vs Serbia, grazie alla quale una ONG ha ottenuto l’accesso a dati richiesti a un’agenzia di intelligence serba.
La Youth Initiative aveva richiesto dati relativi all’uso di sistemi di sorveglianza elettronica utilizzati dall’agenzia nel 2005. L’agenzia aveva dapprima rifiutato la richiesta, facendo leva sulle misure legate al segreto di stato. In seguito, quando il Commissario per l’Accesso aveva ordinato di fornire le informazioni, in quanto soggette al FOIA serbo, l’agenzia di intelligence aveva notificato alla ONG che non era in possesso delle informazioni.
La sentenza della Corte ha dunque stabilito che le restrizioni alle informazioni da dare ai cittadini devono essere stabilite in accordo con la legge nazionale in merito. Nel caso in questione, l’agenzia governativa serba e i dati che essa detiene rientrano nell’ambito delle informazioni di cui i cittadini possono fare richiesta.
Si tratta della prima volta che una sentenza definisce esplicitamente che le agenzie governative che si occupano di sicurezza e intelligence sono tenute a sottostare alla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo e quindi, in questo caso, a soddisfare le richieste di accesso secondo la legge.
La base, ricorda Dick Voorhoof, della Università di Gant, è l’articolo 10 della Convenzione, che si occupa di libertà di espressione e che afferma, tra l’altro, che «tale diritto include la libertà d’opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza limiti di frontiera».
Infine, la Corte ha riaffermato che una ONG può esercitare un ruolo importante al pari della stampa in una società democratica. Un buon segnale per le organizzazioni della società civile che si occupano di temi di pubblico interesse.
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