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Timestamp: 2013-12-11 11:46:06+00:00
Document Index: 47227440

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 2', 'art. 39', 'art. 49', 'art. 118', 'art. 3']

27-07-2012 di Ropelato Daniela
fonte: Citt� Nuova È la partecipazione reale che permette a libertà e uguaglianza di non restare concetti teorici. Le radici comunitarie della nostra Costituzione.
Che il testo della Costituzione italiana sia “il più bello del mondo”, come si legge qui e là, non è dimostrabile. Sarebbe necessario, perlomeno, conoscere a fondo le Costituzioni di tutti i Paesi del mondo. Resta il fatto che certi capitoli del suo testo riescono ad esprimere una bellezza particolare, la forza di quel caratteristico incontro di ispirazioni ideali e di visioni politiche che ne sono alla radice e che ne fanno un punto di riferimento di straordinario valore.
Uno dei temi di maggiore interesse è quello della partecipazione, della centralità che il nostro ordinamento assegna al coinvolgimento e alla responsabilità dei cittadini per consolidare la democrazia.
La nostra democrazia, ad esempio, non esita a dare il massimo rilievo al principio di sovranità popolare quando lo colloca all'art. 1. Certamente, la prima forma di partecipazione politica è il diritto di voto. Ma la sovranità dei cittadini si esprime anche nel ruolo fondamentale svolto dalle formazioni sociali e dal tessuto associativo (art. 2: la Repubblica riconosce i diritti dell'uomo, «sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità»), attraverso le associazioni sindacali (art. 39) e i partiti politici (art. 49), direttamente funzionali al buon funzionamento del quadro democratico. È il riconoscimento che sono quelle stesse formazioni sociali «ove si svolge» la personalità umana a plasmare anche la convivenza e ad orientarla al bene comune.
In questa linea si sono mosse alcune recenti riforme, come quella del Titolo V e dell’art. 118 che ha introdotto il concetto di sussidiarietà orizzontale; oggi la democrazia ha ragioni sempre più comunitarie, che crescono nel quotidiano e nel locale.
Una domanda, non certo per concludere: e quando questo percorso si fa accidentato e mancano condizioni, luoghi, strumenti per partecipare? Forse si riferivano proprio a questo i costituenti quando, all'art. 3, hanno messo l'accento anche sugli ostacoli da rimuovere per «l'effettiva partecipazione» di tutti alla vita del Paese, scongiurando così che libertà e uguaglianza restassero un appello formale.
È chiaro che il potenziale di miglioramento rispetto al presente è esteso. Abbiamo in mano i mattoni per edificare, in una più matura dimensione partecipativa, la democrazia dei prossimi decenni.
15/2012 Citta' Nuova Rivista Canale: Politica Laicit� Diritto Sezione: Attualit� Argomento: Politica di Ropelato Daniela