Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-15472-del-26-07-2016
Timestamp: 2020-06-05 14:04:38+00:00
Document Index: 141612345

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 148', 'art. 39', 'art. 148', 'art. 2697', 'art. 148']

Sentenza Cassazione Civile n. 15472 del 26/07/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15472 del 26/07/2016
Cassazione civile sez. VI, 26/07/2016, (ud. 16/06/2016, dep. 26/07/2016), n.15472
sul ricorso 16639/2014 proposto da:
avverso la sentenza n. 78/4/2013 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
La CTR di Ancona ha respinto l’appello dell’Agenzia – appello proposto contro la sentenza n. 58/07/2009 della CTP di Ascoli Piceno che aveva già accolto il ricorso della “Yuki Club – Associazione sportiva” – ed ha così annullato l’avviso di accertamento per IRPEG-ILOR, relative ai periodi di imposta 1997-1998, fondato sul disconoscimento del diritto all’esenzione previsto dalla L. n. 398 del 1991, per le associazioni sportive dilettantistiche, sulla mancanza (poi giustificata da distruzione per incendio) dei documenti e registri relativi all’attività associativa per le annualità antecedenti a quella qui in verifica; sulle difformità dello statuto associativo dallo schema previsto dalla legge e sull’assunto che la effettiva natura del soggetto giuridico (per le modalità del sua concreta manifestazione) fosse idonea evidenziare lo svolgimento di una attività speculativa.
La predetta CTR ha motivato la decisione ritenendo: a) che lo statuto dell’Associazione è redatto in ossequio alla normativa che consente la “decommercializzazione” e non sussistono clausole difformi rispetto a quelle richieste dalla legge; b) che la documentazione prodotta per gli anni di imposta 2001-2003 poteva essere considerata “indizio” della effettiva esistenza degli analoghi documenti relativi agli anni qui in considerazione, per quanto ne fosse stata dichiarata la distruzione, a causa di incendio, distruzione poi denunciata in data 27.1.2004 alla Questura di Ascoli Piceno; c) che – onerata la parte contribuente della prova “del possesso dei requisiti di legge che le consente di poter fruire dei benefici fiscali” e, per converso, onerato l’ufficio della prova “dell’esistenza di elementi che escludono il godimento di detti benefici” – non poteva ravvisarsi requisito imprescindibile quello della forma scritta dell’istanza di adesione degli associandi nel mentre i documenti prodotti – redatti in maniera esemplare – inducevano a ritenere sussistenti i requisiti minimi di conformità della gestione associativa al requisito democratico e mutualistico. Per contro l’Agenzia non aveva fornito la prova che l’associazione avesse svolto “attività istituzionalmente non prevista…..in quanto espletata a favore di terzi estranei (non soci), nel mentre la circostanza delle ulteriori somme mensili versate dai soci (oltre alla quota associativa) in ragione delle “diverse prestazioni effettuate a loro favore da parte dell’ente associativo è perfettamente compatibile con la natura non lucrativa dell’ente stesso, atteso il disposto di cui all’art. 148 T.U.I.R., comma 3.
Ed invero, con il primo motivo di impugnazione (centrato sulla violazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39; del D.P.R. n. 917 del 1986, art. 148, nonchè dell’art. 2697 c.c.) la parte ricorrente lamenta che la Commissione di appello abbia erroneamente ritenuto che gravasse sull’Ufficio l’onere di provare che l’associazione avesse svolto attività di carattere commerciale, per quanto la norma dell’art. 148 T.U.I.R., preveda espressamente i casi nei quali le attività svolte dagli enti associativi non hanno rilevanza fiscale. Peraltro, per la fruizione del regime agevolato è necessaria non solo la astratta conformità delle previsioni statutarie, ma anche la conformità concreta dell’attività associativa alle previsioni dell’anzidetta norma. Alla luce di questo principio, la Commissione di appello ha – secondo la ricorrente – “del tutto omesso di conformare le proprie valutazioni alle risultanze probatorie del caso concreto” ed ha disatteso il principio fondamentale circa la ripartizione dell’onere probatorio, considerando che sarebbe spettato alla contribuente fornire gli elementi utili a contrastare le risultanze dell’attività di verifica, onere in concreto non assolto. Dopo avere riepilogato i fatti accertati che avevano fatto propendere l’ufficio per l’attribuzione di natura commerciale all’attività svolta dall’associazione, ed avere trascritto passaggi significativi dell’atto di appello, la parte ricorrente è tornata a ribadire che se la CTR “avesse valutato concretamente e realmente le risultanze della verifica, il contenuto dell’avviso di accertamento e i numerosi e gravi indizi emersi a carico dell’associazione, non avrebbe potuto rigettare, come ha fatto, l’appello dell’Ufficio….”.
Con il secondo motivo di impugnazione (improntato all’omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio) la parte ricorrente si duole del fatto che il giudicante avrebbe omesso di esaminare la circostanza che l’associazione aveva – solo in data 27.1.2004, e perciò successivamente all’accesso dei funzionari, avvenuto il 12.12.2003 – presentato la denuncia di smarrimento dei documenti relativi alle annualità 1991-2001, siccome distrutte in occasione dell’incendio del 28.2.2001.
Anche detto secondo motivo appare inammissibilmente formulato.
A tacer del fatto che il giudicante ha espressamente dato atto nella pronuncia che la denuncia della distruzione era appunto datata 27.1.2004, ciò che appare rimarchevole ai fini del giudizio di inammissibilità è il fatto che la parte ricorrente non ha in alcun modo giustificato la qualificazione di decisività del fatto asseritamente eluso, qualificazione che peraltro non è neppure evidente “ex se”, sicchè non è prospettata nè prospettabile la ragione per la quale la decisione non avrebbe potuto non essere diversa ove mai il giudicante avesse dato il giusto rilievo al fatto che la parte ricorrente ha valorizzato.