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Timestamp: 2017-10-17 01:55:10+00:00
Document Index: 125400401

Matched Legal Cases: ['art. 381', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 381', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 381']

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Sentenza n. 8445 del 12 ottobre 2012 Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio
Rigetto dell’istanza di rilascio del permesso di soggiorno per lavoro subordinato in seguito ad emersione legalizzazione del lavoro irregolare
sul ricorso numero di registro generale 2404 del 2011, proposto da: *****, rappresentato e difeso dall’avv. Marco Grispo, con domicilio eletto presso Marco Grispo in Roma, via Otranto, 12;
del decreto emesso dalla questura di viterbo in data 23.11.2010 e notificato in data 30.12.2010 con il quale è stata rigettata l’istanza di rilascio del permesso di soggiorno per lavoro subordinato;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 11 ottobre 2012 il dott. Floriana Rizzetto e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
il ricorso in esame il Sig. ***** impugna il decreto emesso dalla Questura di Viterbo il 23.11.2010 con il quale è stata rigettata l’istanza di rilascio del permesso di soggiorno in seguito ad emersione legalizzazione del lavoro irregolare ai sensi della L. 102/09, in quanto il ricorrente risultava condannato per i reati di cui agli artt. 474 e 648 c.p. ritenuti ostativi alla regolarizzazione in quanto ricompresi nella previsione di cui all’art. 381 c.p.p.;
con ordinanza n. 1802/11 la domanda cautelare è stata respinta a causa dell’ostatività della condanna;
con l’istanza depositata in data 12.9.2012 il ricorrente ha chiesto – in pratica – la revoca dell’ordinanza cautelare in considerazione della sentenza della Corte Costituzionale n. 172/12;
con precedenti sentenze la Sezione ha accolto istanze analoghe alla luce della sentenza della Corte Costituzionale n. 172 del 6 luglio 2012 con la quale è stata dichiarata l’illegittimità costituzionale dell’articolo 1-ter, comma 13, lettera c), del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78 (Provvedimenti anticrisi, nonché proroga di termini), introdotto dalla legge di conversione 3 agosto 2009, n. 102, nella parte in cui fa derivare automaticamente il rigetto della istanza di regolarizzazione del lavoratore extracomunitario dalla pronuncia nei suoi confronti di una sentenza di condanna per uno dei reati previsti dall’art. 381 del codice di procedura penale, senza prevedere che la pubblica amministrazione provveda ad accertare che il medesimo rappresenti una minaccia per l’ordine pubblico o la sicurezza dello Stato.
In tale prospettiva la Sezione ha ritenuto di dover annullare il provvedimento impugnato – adottato in applicazione dell’art. 1 ter comma 13, lett. c) della L. 102/09, in quanto carente nella motivazione, essendo stato adottato in via automatica tenendo conto della sola condanna penale e senza svolgere alcuna valutazione sulla pericolosità sociale del cittadino straniero, elemento ritenuto invece indefettibile dalla Corte Costituzionale; ritenendo inoltre che il diniego di rilascio del primo permesso di soggiorno in seguito ad emersione non può fondarsi neppure sulla previsione di cui all’art. 4 comma 3 del D.Lgs. 286/98 e succ. mod. ed integr., perché deve ritenersi applicabile la disciplina speciale recata dalla L. 102/09 e non quella generale del T.U. sull’immigrazione, atteso che il procedimento di emersione – pur essendo articolato in due fasi, l’una di competenza dello S.U.I. e culminante con la stipulazione del contratto di soggiorno e l’altra della Questura che si conclude con il rilascio del primo permesso di soggiorno -, è comunque unico ed è disciplinato dalla sola L. 102/09; sicchè si deve ritenere pertanto necessario l’accertamento in concreto sulla pericolosità sociale del cittadino straniero condannato per reati ricompresi nell’ambito dell’art. 381 c.p.p., come chiaramente espresso dalla Corte Costituzionale, nell’ambito del procedimento di emersione;
Ritenuto che, alla luce delle considerazioni sopra svolte, il provvedimento impugnato risulta carente nella motivazione sul punto e che pertanto il ricorso debba essere accolto con conseguente annullamento dell’atto impugnato, per quanto di ragione, fatti salvi gli ulteriori provvedimenti dell’Amministrazione, e che debba disporsi la compensazione delle spese di lite, stante la novità della questione;
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