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Timestamp: 2018-11-19 14:34:13+00:00
Document Index: 109103053

Matched Legal Cases: ['art. 51', 'art. 52', 'art.13', 'art. 7', 'art.6', 'art. 54']

Ricusazione del giudice per grave inimicizia. La nozione di inimicizia. – Noi Radiomobile™
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Ricusazione del giudice per grave inimicizia. La nozione di inimicizia.
(Corte di Cassazione, sez. Unite Civili, ordinanza interlocutoria 23 giugno 2015, n. 13021)
Non essendo stata depositata alcuna istanza di astensione da parte dei magistrati cui è rivolto l’interpello, il ricorso per ricusazione è stato trattato all’udienza del 23 giugno 2015.
Nella specie, il contraddittorio è stato effettivamente garantito, posto che del giorno fissato per la trattazione si è disposta la comunicazione alle parti del processo nel quale è stata proposta la revocazione e che all’adunanza camerale sono intervenuti la parte istante in ricusazione e il P.G., mentre le altre parti non hanno ritenuto di intervenire.
Il ricorrente, inol­tre, ha potuto depositare una memoria difensiva e illustrare le ragioni della propria istanza, senza neanche sollecitare un rinvio della discussio­ne.
Il Collegio ritiene, infatti, che la ricusazione non possa essere proposta per la decisione assunta dal giudice su una precedente istanza di ricusa­zione, come in genere per l’adozione di un provvedimento giurisdizionale tipico, sol perché il detto provvedimento accolga una soluzione contraria all’interesse della parte.
In altri termini, ove la ricusazione venga propo­sta addebitando al giudice di avere adottato o concorso ad adottare un provvedimento giurisdizionale tipico, al di fuori di quanto previsto dal n.4 dell’art. 51 cod. proc. civ., si è al di fuori dello statuto della ricusazione, non essendo individuabile nelle ipotesi tassative descritte nel citato arti­colo, richiamate dall’art. 52 come altrettante ipotesi di ricusazione, quella dell’adozione di un provvedimento che non accolga ie istanze della parte.
Né il rigetto delle istanze può essere ascritto per ciò solo a grave inimici­zia del giudice, dovendo la grave inimicizia preesistere al procedimento nel quale il provvedimento è adottato.
D’altra parte, l’anomalia del prov­vedimento, che pure potrebbe costituire sintomo della causa di astensio­ne costituita dalla grave inimicizia, deve essere evidente e agevolmente riconoscibile in quanto tale, senza quindi che possa desumersi alcunché dal merito di una decisione adeguatamente motivata, ma non condivisa dalla parte.
Del resto, le stesse ordinanze del 2014 di queste Sezioni Uni­te, contrariamente a quanto supposto dal ricorrente, non hanno affatto escluso la possibilità che le condotte processuali tenute dai giudici desti­natari della richiesta di ricusazione possano avere una qualche rilevanza a tali fini, ma hanno precisato che la detta rilevanza postula che le anoma­lie denunciate «siano tali da non consentire neppure più [‘identificazione dell’atto come provvedimento giurisdizionale». Ipotesi, questa, che in ve­rità neanche il ricorrente formula in questa sede.
Prive di fondamento sono poi le ulteriori osservazioni in ordine alla valo­rizzazione della pendenza di una causa di responsabilità ex legge n. 117 del 1988. In proposito, è sufficiente qui ricordare quanto di recente af­fermato dalla VI Sezione Penale della Corte: «Il magistrato la cui condot­ta professionale sia stata oggetto di una domanda risarcitoria ex lege n. 117/1988 non assume mai la qualità di debitore di chi tale domanda ab­bia proposto. Ciò per l’assorbente ragione che la domanda (anche dopo la legge n. 18/2015) può essere proposta solo ed esclusivamente nei con­fronti dello Stato (salvi i casi di condotta penalmente rilevante, art.13).
Né la eventualità di una successiva rivalsa dello Stato nei confronti dei magistrato, nel caso in cui quell’originaria azione si sia conclusa con la condanna dell’Amministrazione, muta la conclusione, perché i presupposti e i contenuti dell’azione di rivalsa sono parzialmente diversi da quelli dell’azione diretta della parte privata nei confronti del solo Stato (art. 7; artt. 2 e 3).
II che, tra l’altro, impone di escludere che anche nel caso di intervento del magistrato nel processo civile che la parte promuove ex lege n. 117/1988 (art.6), si instauri un rapporto diretto parte/magistrato che possa condurre alla qualificazione del secondo in termini di anche so­lo potenziale debitore della prima. In altri termini, non solo la qualità di debitore si assume nel momento in cui viene riconosciuta la compiuta fondatezza della pretesa risarcitoria, e non prima, ma nel caso del siste­ma della legge n. 117/1988 il magistrato la cui condotta professionale è valutata nel processo civile non potrà mai assumere la qualità di debitore della parte privata» (Cass. pen. n. 19924 dei 2015).
Sulla base dell’art. 54, secondo comma, cod. proc. civ. (prevedente che con l’ordinanza con cui rigetta o dichiara inammissibile la ricusazione il giudice può condannare la parte che l’ha proposta ad una pena pecuniaria non superiore ad euro 250), ed alla luce di quanto fin qui esposto, si ritiene di condannare il ricorrente al pagamento della pena pecuniaria nella misura di euro 450,00 (in ragione di 150,00 euro per ciascuno dei giudici infondatamente ricusati).
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