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Timestamp: 2017-02-28 14:55:29+00:00
Document Index: 158904952

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 60', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art.1', 'art.10', 'sentenza ']

Sentenza n. 941 del 21 febbraio 2012 Consiglio di Stato | Tutto Stranieri
Revoca permesso di soggiorno e diniego del rinnovo – condanna per reati concennenti gli stupefacenti.
ex artt. 60 e 74 cod. proc. amm.;sul ricorso numero di registro generale 376 del 2012, proposto da: *****, rappresentato e difeso dagli avv. Cesare Bonomi e Alessandro Di Giovanni, con domicilio eletto in Roma, via Nicolò Tartaglia 5;
della sentenza breve del T.A.R. LOMBARDIA – MILANO- SEZIONE IV n.168/2011, resa tra le parti, concernente REVOCA PERMESSO DI SOGGIORNO
Relatore nella camera di consiglio del 3 febbraio 2012 il Cons. Vittorio Stelo e udito l’ avvocato Di Giovanni; non costituitasi l’Amministrazione dell’Interno;
Visto l’art. 60 c.p.a.;
Considerato che sussistono i presupposti per definire il giudizio nel merito ai sensi della citata disposizione della cui applicabilità è stato dato avviso alla parte presente alla camera di consiglio fissata per l’esame dell’istanza incidentale di sospensione della sentenza impugnata formulata dall’appellante;
Il Tribunale amministrativo regionale per la Lombardia, con sentenza n.168 del 17 gennaio 2011 depositata il 24 gennaio 2011, ha respinto, con compensazione delle spese, il ricorso proposto dal signor ***** avverso il provvedimento del Questore di Milano recante la revoca del permesso di soggiorno e il diniego del rinnovo, in quanto condannato per reati concennenti gli stupefacenti.
L’interessato ha presentato appello, con domanda sospensiva, riproponendo le deduzioni già prodotte in primo grado relative alla asserita casualità del suo coinvolgimento nel fatto penalmente sanzionato, all’ aver lavorato anche durante la carcerazione senza essere stato retribuito e quindi senza il versamento dei prescritti contributi contrariamente a quanto effettuato in precedenza da altri datori, all’ incidente sul lavoro subito, e alla pendenza di causa civile presso il Tribunale del Lavoro di Lecco; chiede quindi la sospensione della sentenza in attesa appunto della definizione di detto giudizio.
Ciò premesso in fatto va dichiarata l’inammissibilità dell’appello.
In effetti si rileva in via preliminare che l’impugnativa risulta notificata all’Avvocatura distrettuale dello Stato di Milano il 20 dicembre 2011 anziché all’Avvocatura generale dello Stato in Roma, come prescritto dall’art.1della legge 25 marzo 1958 n. 260, richiamato per i giudizi amministrativi dall’art.10, comma 3, della legge 3 aprile 1979 n. 103.
Si soggiunge che, a fronte di una sentenza del T.A.R. adeguatamente motivata nel rigetto del ricorso in primo grado, i motivi dell’appello, sostanzialmente ripetitivi, consistono in argomentazioni generiche ed invero confuse, non pertinenti per l’appunto alle motivazioni in punto di diritto svolte da quel Tribunale. Così come, del resto, il ricorso di primo grado non conteneva, a sua volta, argomentazioni pertinenti alla puntuale motivazione dell’atto del Questore.
Ne consegue che l’appello è inammissibile e la mancata costituzione del Ministero dell’Interno esime dal pronunciarsi sulle spese del grado.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo dichiara inammissibile.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del 3 febbraio 2012
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