Source: https://www.avvocatomeazza.com/una-prospettiva-de-iure-condendo-dallart-416ter-allart-416quater-c-p/
Timestamp: 2020-02-20 02:45:42+00:00
Document Index: 157896216

Matched Legal Cases: ['art. 416', 'art. 416', 'art. 416', 'art. 416', 'art. 416', 'art. 416', 'art. 416', 'art. 416', 'art. 416', 'art. 416', 'art. 416', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 416']

Una prospettiva de iure condendo dall'art. 416ter al 416quater c.p. - Avvocato Lorenzo Nicolò MeazzaAvvocato Lorenzo Nicolò Meazza
UNA PROSPETTIVA DE IURE CONDENDO DALL’ART. 416TER ALL’ART. 416QUATER C.P.
Oppure da Osservatorio Penale
Nelle more dell’approvazione delle tanto auspicate quanto contrastate modifiche all’art. 416-ter c.p. in tema di scambio elettorale politico mafioso, ancora una volta l’attuale legislatore sembra approcciarsi al tentativo di introdurre una nuova norma in tema di contrasto al fenomeno associativo di stampo mafioso.
Le difficoltà nel trovare diffusa applicazione nella pratica all’art. 416-ter c.p. sono, infatti, note, ma le prospettive di modifica che si sono ventilate nel tempo e che sembravano portare a una definitiva emendazione nell’estate scorsa sembrano essersi raffreddate rispetto a soli pochi mesi addietro. Di contro, però, si registra una nuova apertura nella direzione di normare, o quantomeno tentare di definire, un importantissimo aspetto contingente il concorso esterno in associazione mafiosa.
In occasione dell’incontro svoltosi a Pavia il 17 ottobre passato nell’ambito del corso dell’Università degli Studi di Pavia in Storia delle Mafie Italiane, tenuto dal professor Enzo Ciconte, il Procuratore Nazionale Antimafia, Franco Roberti, ha rivelato l’indiscrezione secondo la quale degli esponenti di alcune Commissioni parlamentari starebbero vagliando la possibilità di inserire nel nostro Codice Penale un art. 416-quater di nuovo conio, che vada a colpire lo scambio imprenditoriale mafioso.
Se da un lato pare paradossale che i lavori per dare nuova linfa alla disposizione di cui all’art. 416-ter sembrano essere incappate, al momento, in una fase di stallo, nella difficoltà di trovare una quadra tra la necessità di non limitare solo al denaro l’oggetto del pactum sceleris previsto nella norma e a non svuotarne il contenuto, ingabbiando l’accertamento della fattispecie alla prova del “procacciamento consapevole”, d’altro canto l’introduzione di un’apposita previsione che vada a colpire l’accordo tra l’appartenente a un’organizzazione mafiosa e l’imprenditore pare assolutamente condivisibile e, in potenza, idoneo finanche a definire l’annoso conflitto in tema di concorso esterno al 416-bis c.p., che vede nella sua maggiore applicazione proprio la figura dell’imprenditore.
2. Sull’art. 416-ter c.p.
Con l’obiettivo di affrontare e arginare il fenomeno della contiguità esistente tra i rappresentati degli organi elettivi a qualsiasi livello e le associazioni mafiose – che costituisce un vero continuum nella storia e nello sviluppo di tutte le mafie, il d.lgs. 8 giugno 1992, n. 306, convertito con modificazioni dalla legge 7 agosto 1992, n. 356, ha agito da un lato modificando proprio la fattispecie madre in materia, ossia l’art. 416-bis c.p., specificando nella descrizione del “metodo mafioso” la finalità di «impedire od ostacolare il libero esercizio del voto o di procurare voti a sé o ad altri in occasione di consultazioni elettorali», dall’altro con l’inserimento proprio della nuova fattispecie di cui all’art. 416-ter c.p.
Ma tale norma, strettamente connessa proprio alla sopracitata nuova veste del 416-bis c.p. e volta a reprimere lo scambio elettorale politico mafioso, si è dimostrata fin dalla sua nascita del tutto deficitaria rispetto al fine prefisso. Nel dibattito che ne ha preceduto l’emanazione, infatti, più opportunamente si era rilevato necessario reprimere la condotta di chi ottenesse la promessa di voti prevista dal terzo comma dell’art. 416-bis c.p. in cambio di denaro o di altra utilità (questa la forma originaria proposta da Giovanni Falcone). Tale fattispecie, tuttavia, nella sua versione definitiva ha conservato come unico elemento costituivo la promessa di voti in cambio esclusivamente della erogazione di denaro.
Si è subito obiettato, di contro, come il metodo mafioso fosse ben distante da tale modus operandi. Le associazioni di cui al 416-bis c.p. non hanno nella loro natura e nella loro storia l’usanza di chiedere come contropartita per influenzare il risultato elettorale appannaggio di un determinato candidato delle somme di danaro, ma proprio quelle “altre utilità” – epurate nel testo definitivo -, consistenti nella richiesta di appalti, concessioni, autorizzazioni, nomine, incarichi, assunzioni, provvedimenti regolatori e normativi di favore etc. da parte del futuro eletto.
Vi sono da registrare, a dire il vero, alcuni tentativi della giurisprudenza – tra l’altro per nulla scevri di critiche sotto il profilo della violazione del principio di legalità – di estendere i confini dell’interpretazione del termine “erogazione di denaro” oltre il significato letterale. Tale orientamento ha ritenuto idonea a integrare il delitto di scambio elettorale politico mafioso anche la condotta nella quale l’oggetto materiale della erogazione offerta in cambio della promessa di voti non sia rappresentata solo dal denaro, ma anche da qualsiasi bene traducibile in un valore di scambio immediatamente quantificabile in termini economici, perfino da posti di lavoro[1]. Ma tale orientamento, manifestamente estensivo, sembra cozzare in maniera inconciliabile con la littera legis e col divieto di analogia in malam partem.
Dopo 20 anni dalla sua nascita, l’iter di modifica della fattispecie in materia di scambio elettorale politico mafioso è approdato, come sintesi di differenti disegni di legge di diversa provenienza, a una prima approvazione alla Camera dei Deputati in data 16 luglio 2013[2] con un testo che non si è certo rivelato immune da feroci polemiche. Oltre a diminuire la cornice edittale – dai sette ai dodici anni, come dal richiamo all’art. 416-bis c.p., si è passati alla reclusione dai quattro ai dieci anni – e alla tanto richiesta quanto opportuna estensione della punibilità alla promessa di altre utilità, infatti, il testo approvato dalla Camera sta suscitando numerose perplessità tra gli operatori del diritto in special maniera quanto all’espressione “chiunque accetti consapevolmente il procacciamento di voti”.
Il rischio di dare un colpo al cerchio (estendendo la portata della norma alla promessa di altre utilità) e uno alla botte (rendendo gravoso il compito di accertare la consapevolezza dell’accettazione del procacciamento di voti) sembra essere piuttosto fondato e tale da poter compromettere un giudizio positivo in merito alla modifica, in attesa dei lavori delle Commissioni in Senato.
2. Sull’art. 416-quater c.p.
A fronte delle predette difficoltà e delle mai sopite perplessità in merito all’attuazione della riforma della fattispecie di scambio elettorale politico mafioso, nel panorama delle commissioni legislative dell’attuale legislatura, a detta del Procuratore Nazionale Antimafia, sembra nuovamente emergere l’intenzione di produrre una nuova norma, idonea a codificare il rapporto dell’imprenditore extraneus rispetto all’associazione, ma la cui condotta sia attuativa del disegno criminoso, o meglio, di parte del disegno criminoso della stessa. Disposizione che avrebbe, oltretutto, il pregio di poter definire normativamente, seppur in parte, una delle tante forme nelle quali si dipana il concorso esterno in associazione mafiosa.
Senza stare a ripercorrerne il tortuoso percorso giurisprudenziale in questa sede, pare utile evidenziare come una delle ipotesi più frequenti di concorso esterno sia costituita proprio dalla figura dell’imprenditore. È tutt’altro che raro, infatti, che l’appalto ottenuto per mezzo del metodo mafioso si dirami successivamente in numerosi altri subappalti o concessioni di lavori in favore di soggetti, legati all’associazione da contiguità compiacente o soggiacente che sia, che di fatto permettono il raggiungimento dei fini associativi. Ma proprio la differenza che risiede nella forma di contiguità dell’imprenditore al fenomeno mafioso, che comporta degli accertamenti probatori assolutamente ardui e dall’esito spesso incerto, rende altamente carente di determinatezza e tassatività la previsione dell’incriminazione del soggetto non affiliato.
La ventilata introduzione di una norma di dettaglio, che specificasse o estendesse le disposizioni di cui agli artt. 416-bis e 416-ter, non è oltretutto una novità assoluta nei lavori parlamentari del nostro ordinamento. Già nel corso della XV legislatura, difatti, il disegno di legge n. 1508[3] in materia di reati contro l’ambiente presentato al Senato aveva previsto all’art. 2 una fattispecie specificatamente indirizzata a reprimere le condotte delle associazioni “eco-mafiose” per mezzo di tale dettagliata disposizione: «Art. 416-quater. – (Associazione eco-mafiosa). – Se l’associazione di cui all’articolo 416-bis è finalizzata a commettere delitti previsti dall’articolo 452-bis (Violazione dolosa delle disposizioni in materia ambientale, prevista nello stesso ddl) del codice penale o dall’articolo 260 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, ovvero all’acquisizione della gestione o comunque del controllo di attività economiche, di concessioni, di autorizzazioni, appalti e servizi pubblici in materia ambientale, ovvero alla realizzazione di profitti o vantaggi ingiusti connessi alla violazione delle norme poste a tutela dell’ambiente, le pene previste dal primo e secondo comma dell’articolo 416-bis sono aumentate».
L’art. 1 del disegno di legge n. 2513[4], presentato al Senato nel corso della XVI Legislatura, invece, ha battuto il tentativo di dare una vera e propria definizione normativa alla figura giurisprudenziale e dottrinale del concorso esterno, ancora una volta con l’introduzione di una specifica disposizione: «Art. 416-quater – (Concorso esterno in associazione mafiosa) – Fuori dai casi previsti dagli articoli 416-bis e 416-ter, chiunque, non stabilmente inserito nella struttura organizzativa di una delle associazioni di cui all’articolo 416-bis e privo della consapevolezza e volontà di far parte della stessa condividendone le finalità, pone anche occasionalmente in essere condotte causalmente efficienti che incidono sul rafforzamento e sulla conservazione delle associazioni medesime o di un loro particolare settore ovvero di una articolazione territoriale delle stesse, è punito con le pene previste dal primo comma dell’articolo 416-bis. Si applicano, in ogni caso, le disposizioni di cui ai commi quarto, quinto, sesto e settimo dell’articolo 416-bis. La pena è diminuita fino a un terzo se il fatto è di particolare tenuità».
L’idea al vaglio di taluni esponenti di Commissioni parlamentari nel corso dell’odierna legislatura, invece, secondo quanto anticipato dal dott. Roberti, avrebbe una portata più limitata rispetto all’ipotesi di un’autentica codificazione del concorso esterno in associazione mafiosa come nel disegno di legge vagliato nel corso del 2010 e vorrebbe, invece, porsi in parallelo al 416-ter. La ratio ispiratrice della nuova disposizione sarebbe da individuare precisamente nel tentativo di ricomprendere proprio la figura dell’imprenditore che, pur non essendo inserito nell’associazione mafiosa e del tutto privo, pertanto, dell’affectio societatis, fornisce un contributo causale occasionale e autonomo ma assolutamente rilevante per il perseguimento dei fini associativi e ne risponde, in tale guisa, a prescindere dalla qualificazione della propria condotta come autentico concorso esterno, limitando così l’indeterminatezza della fattispecie di matrice giurisprudenziale e la libera discrezionalità del giudice nella sua applicazione.
In attesa di conoscere nello specifico i contorni del testo della proposta di legge di un nuovo art. 416-quater c.p., sembra necessario chiedersi, in chiusura, se il legislatore si occuperà altresì di regolare o meno l’intricato problema che si verrebbe a creare in punto successione nel tempo delle condotte considerate oggi come concorso esterno in associazione a delinquere di stampo mafioso e successivamente suscettibili di rientrare sotto l’alveo della disciplina della nuova fattispecie.
[1] Cass. Pen. Sez. II, sent. n. 46922 del 30-11-2011 (ud. del 30-11-2011), (rv. 251374); Cass. Pen. Sez. II, sent. n. 47405 del 30-11-2011 (ud. del 30-11-2011), (rv. 251609); Cass. Pen., Sez. VI, sent. n. 20924 del 11-04-2012 (ud. del 11-04-2012), (rv. 252788);
[2] http://www.camera.it/_dati/leg17/lavori/stampati/pdf/17PDL0002030.pdf
[3] http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/00262974.pdf
[4] http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/DF/231584.pdf