Source: http://siapol.it/sezione.php?d=450
Timestamp: 2017-08-21 02:45:26+00:00
Document Index: 116072652

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 442', 'art. 24', 'art. 24', 'art. 3', 'art. 448', 'sentenza ']

Sentenza n. 169 del 23/05/2003
Sul rinnovo richiesta di giudizio abbreviato subordinata a integrazione probatoria
( Corte Costituzionale , sentenza 23.05.2003 n° 169 )
Il giudice a quo, rilevato che in difetto di una espressa disposizione di legge non è consentito all'imputato di reiterare la richiesta di giudizio abbreviato condizionata e al giudice del dibattimento, che ritenga ingiustificato il rigetto, di disporre dinanzi a sé il giudizio abbreviato, ritiene che sia ''irragionevole e contemporaneamente lesivo del diritto di difesa un sistema normativo che non preveda un "meccanismo di reazione" all'eventuale errore di valutazione commesso dal giudice per le indagini preliminari, poiché in tal modo si verrebbe irrimediabilmente a privare l'imputato dello "sconto di pena" cui pure aveva diritto, in virtù della scelta del rito deflattivo''.
2. - Si è costituito l'imputato nel procedimento a quo, rappresentato e difeso dall’avvocato ****, insistendo per l’accoglimento della questione.
La parte, nello sviluppare le argomentazioni svolte nell’ordinanza di rimessione, si sofferma in particolare sulla portata e sul significato della sentenza n. 54 del 2002, in forza della quale ritiene di poter essere ammessa a reiterare in limine la richiesta di giudizio abbreviato condizionata. Secondo la parte privata, pur trattandosi di una pronuncia di inammissibilità, la richiamata decisione ''ipotizza chiaramente, a fronte di una grave lacuna normativa, la possibilità di un rimedio da esperire in presenza di una erronea valutazione del giudice per le indagini preliminari che rigetta la richiesta di giudizio abbreviato condizionata, avanzata in seguito al decreto di giudizio immediato, dal momento in cui, affermando che "l'eventuale riesame non deve più necessariamente essere collocato in esito al dibattimento", ne conferma l'esperibilità in un momento anteriore''.
Nell'ordinanza si dà inoltre atto che nella sentenza n. 54 del 2002 la Corte costituzionale ha affermato che la soluzione, adottata nella sentenza n. 23 del 1992, di applicare, in esito al dibattimento, la diminuzione di pena prevista dall'art. 442 cod. proc. pen. risulta incongrua alla luce delle innovazioni introdotte dalla legge n. 479 del 1999 e che l'eventuale riesame della decisione del giudice ''non deve essere più necessariamente collocato all'esito del dibattimento''.
Sarebbe inoltre violato l'art. 24 Cost., in quanto l'insindacabilità del provvedimento di rigetto della richiesta di giudizio abbreviato condizionata determina per l'imputato ''effetti sostanziali pregiudizievoli, consistenti nella omessa riduzione della pena, prevista per legge''.
Infine, quanto alla rilevanza della questione il rimettente osserva che la prova alla quale l'imputato ha subordinato la richiesta di giudizio abbreviato è necessaria ai fini della decisione, poiché ''le modalità della individuazione fotografica effettuata nel corso delle indagini preliminari sono state tali da non garantire la genuinità dell'atto istruttorio, come risulta dall'esame del fascicolo fotografico prodotto dalla difesa con il consenso del pubblico ministero''.
Comuni sono i parametri costituzionali evocati dai rimettenti: l’art. 24 della Costituzione, in quanto una disciplina che non prevede alcuna forma di sindacato giurisdizionale sul rigetto della richiesta di giudizio abbreviato condizionata appare priva di ragionevolezza e lesiva del diritto di difesa, determinando ''effetti sostanziali pregiudizievoli'' per l’imputato cui venga negata la possibilità di fruire della riduzione di pena prevista per il rito speciale; l’art. 3 Cost., a cagione della ingiustificata disparità di trattamento rispetto alla disciplina della applicazione della pena su richiesta, che prevede, in caso di dissenso del pubblico ministero o di rigetto del giudice per le indagini preliminari, la facoltà dell’imputato di rinnovare la richiesta al giudice del dibattimento a norma dell’art. 448, comma 1, cod. proc. pen.
4. - Restano peraltro valide le ragioni che avevano indotto la Corte, con la sentenza n. 23 del 1992 (e con le precedenti sentenze n. 66 e n. 183 del 1990, n. 81 del 1991, relative a situazioni nelle quali l’accesso al giudizio abbreviato era precluso dal dissenso ingiustificato del pubblico ministero), a dichiarare illegittima la mancata previsione di un sindacato giurisdizionale sul rigetto della richiesta del rito abbreviato. Anche nell’attuale sistema, infatti, la decisione negativa del giudice per le indagini preliminari sulla richiesta di giudizio abbreviato subordinata ad una integrazione probatoria è sottratta a qualsiasi forma di sindacato e preclude in via definitiva l’ammissione dell’imputato al rito alternativo.