Source: http://www.altrodiritto.unifi.it/sportell/esecuest/discipli.htm
Timestamp: 2015-05-28 15:56:09+00:00
Document Index: 87892075

Matched Legal Cases: ['art. 212', 'sentenza ', 'art. 212', 'art. 213', 'art. 223', 'art. 224', 'art. 19', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 182', 'art. 660', 'art. 133', 'sentenza ', 'art. 239', 'art. 133', 'art. 660']

La disciplina dell'esecuzione delle pene pecuniarie
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Leonardo Bresci
1. La disciplina esecutiva: il pagamento spontaneo, il procedimento di esazione e di conversione della multa e dell'ammenda
La normativa vigente individua tre diverse modalità attraverso cui eseguire la pena pecuniaria. Il condannato ha la possibilità di pagare spontaneamente; se ciò non avviene è attuata la procedura di recupero delle pene pecuniarie, il cui esito negativo introduce la terza possibilità di estinzione che prevede l'emissione di un provvedimento del magistrato di sorveglianza con cui ordina la conversione/rateizzazione.
Possibilità di pagamento spontaneo (art. 212 T.U.)
Anzitutto il condannato ha la possibilità di adempiere spontaneamente al pagamento di quanto dovuto allo Stato a titolo di multa o ammenda.
Passata in giudicato la sentenza penale di condanna, il Campione Penale (1) deve notificare al debitore l'invito al pagamento con l'espressa avvertenza che si procederà ad iscrizione a ruolo in caso di mancato pagamento nei termini stabiliti. Nell'invito è fissato il termine di un mese per il pagamento ed è richiesto al debitore di depositare la ricevuta di versamento entro dieci giorni dall'avvenuto pagamento (art. 212 T.U.).
Scaduto il termine per l'adempimento e decorsi i 10 giorni per il deposito della ricevuta di versamento, il Campione Penale provvede all'iscrizione a ruolo ed alla consegna del medesimo al concessionario (l'art. 213 del T.U.). In questa fase non è possibile né chiedere una dilazione o rateizzazione al Campione penale, né presentare istanze al Magistrato di Sorveglianza. Il Testo Unico autorizza infatti il Concessionario alla rateizzazione delle sole spese processuali e di mantenimento; mentre il magistrato non può pronunciarsi finché è in corso la procedura di recupero della pena pecuniaria. Quindi l'eventuale presentazione, in questa fase, di un'istanza di rateizzazione viene ritenuta inammissibile da parte del magistrato di sorveglianza.
Possibilità di riscossione mediante ruolo (art. 223 T.U)
In caso di mancato spontaneo pagamento viene dunque aperto il ruolo esattoriale che è disciplinato dal D.P.R. 602/1973, così come modificato dal D.lvo 46 del 1999 (2).
Il Campione penale deve pertanto consegnare il ruolo al concessionario territorialmente competente secondo le modalità stabilite dal decreto del Ministero delle Finanze (3). Entro l'ultimo giorno del quarto mese successivo alla consegna del ruolo, il concessionario deve poi notificare la cartella di pagamento al condannato intimandolo a pagare entro 60 giorni dall'avvenuta notifica (artt. 24 e 25 del sopraccitato D.P.R.).
Inutilmente decorso tale ultimo termine il Concessionario autorizzato può procedere alla riscossione coattiva (art. 224 T.U.) mediante esecuzione forzata secondo le norme previste per la riscossione esattoriale (D.P.R 602/1973 così come modificato dal D.lvo 46 del 1999). È possibile pertanto procedere all'esecuzione forzata mobiliare, immobiliare e presso terzi. (4)
Se anche la procedura di riscossione coattiva rimane infruttuosa, il concessionario provvede a darne comunicazione alla cancelleria del giudice di esecuzione chiedendo, al contempo, il discarico per inesigibilità del credito ai sensi dell'art. 19 D.lvo 112 del 1999. Inizia così la procedura di conversione della pena pecuniaria, ossia la terza e ultima possibilità di modalità di esecuzione della pena pecuniaria.
Possibilità di esecuzione mediante intervento del magistrato (conversione o rateizzazione)
Sul procedimento di conversione della pena pecuniaria è intervenuta una recente sentenza della Corte costituzionale. La materia era stata riformata dal Testo Unico Spese di Giustizia il quale aveva soppresso gli artt. 660 c.p.p. e 182 disp. att.
La sentenza n. 212/2003 ha dichiarato l'incostituzionalità del Testo Unico nella parte in cui statuiva la competenza del giudice dell'esecuzione nella conversione delle pene pecuniarie. A seguito di tale intervento procedimento trova quindi nuovamente la sua disciplina nel codice di procedura del 1988.
Ai sensi dell'art. 182 disp. att., I comma, il campione penale quando "la procedura esecutiva per il recupero della pena pecuniaria o di una rata di essa ha esito negativo [...] trasmette copia degli atti al pubblico ministero".
Il passaggio successivo è regolato dall'art. 660 c.p.p che recita:
"2. Quando è accertata l'impossibilità di esazione della pena pecuniaria o di una rata di essa, il pubblico ministero trasmette gli atti al magistrato di sorveglianza competente per la conversione, il quale provvede previo accertamento dell'effettiva insolvibilità del condannato e, se ne è il caso, della persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria. Se la pena è stata rateizzata, è convertita la parte ancora pagata.
3. In presenza di situazioni di insolvenza, il magistrato di sorveglianza può disporre la rateizzazione della pena a norma dell'art. 133- ter del c.p., se essa non è stata disposta con sentenza di condana ovvero può differire la conversione per un tempo non superiore a sei mesi. Alla scadenza del termine fissato, se lo stato di insolvenza perdura, è disposto un nuovo differimento, altrimenti è ordinata la conversione. ai fini dell'estinzione della pena per decorso del tempo, non si tiene conto del periodo durante il quale l'esecuzione è stata differita."
Si può concludere che mentre il Campione penale e il pubblico ministero svolgono un'attività marginale, limitandosi al formale controllo dell'attività svolta dal concessionario, il magistrato di sorveglianza è, invece, investito del compito di provvedere nuovamente ad un nuovo accertamento della situazione economica e patrimoniale del condannato. Usando le stesse parole del legislatore, di può dire che spetta a questo magistrato l'accertamento dell'effettiva insolvibilità del condannato.
Inoltre, le necessarie indagini del magistrato di sorveglianza possono concludersi in tre modi diversi da cui derivano, a sua volta, tre differenti situazioni legislativamente disciplinate:
Viene accertata la solvibilità del condannato In tale ipotesi il magistrato di sorveglianza deve sia informare la cancelleria competente alla tenuta del registro del recupero dei crediti ed il concessionario, sia restituire gli atti al pubblico ministero (art. 239 D.P.R. 115/2002). Di conseguenza il concessionario riprende la riscossione coattiva sul bene individuato dal magistrato.
Viene accertata l'insolvenza (temporanea e contingente situazione di precarietà economica). Di fronte all'insolvenza sono previste due possibilità alternative rimesse alla discrezionalità del magistrato di sorveglianza, il quale può: 1) disporre la rateizzazione della pena pecuniaria ex art. 133- ter c.p. (dilazionando la somma dovuta in rate da un minimo di tre ad un massimo di trenta); 2) differire la conversione per un tempo non superiore a sei mesi. Riguardo al differimento, sebbene la dottrina non sia unanime, sembra che la corrente maggioritaria interpreti l'art. 660 nel senso di consentire il differimento per più volte quando persista la situazione di insolvenza. In tale senso è intervenuta anche la Corte costituzionale con