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Timestamp: 2019-02-19 16:07:51+00:00
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Art. 2227 codice civile: Recesso unilaterale dal contratto | La Legge per tutti
Art. 2227 codice civile: Recesso unilaterale dal contratto
Il committente può recedere (1) dal contratto, ancorchè sia iniziata l’esecuzione dell’opera, tenendo indenne il prestatore d’opera delle spese, del lavoro eseguito (2) e del mancato guadagno (3) (4).
Recesso: [v. 1373]; Prestatore d’opera: [v. 2223].
(1) Il legislatore ha riconosciuto solo al committente, non anche al prestatore, il potere di sottrarsi all’ impegno contrattuale «ad nutum», cioè in qualunque momento (anche quando l’esecuzione sia già iniziata) e senza alcuna giustificazione.
(2) Il lavoro già eseguito va valutato sulla base del prezzo contrattuale, contemperando, però, equamente gli interessi delle parti contraenti.
(3) Per mancato guadagno deve intendersi l’utile che il prestatore avrebbe conseguito se avesse ultimato l’opera e non anche l’utile che egli non ha percepito per aver dovuto rifiutare altri affari.
(4) Il prestatore dovrà, inoltre, sia restituire i materiali non utilizzati (anche se li abbia lui stesso forniti), sia consegnare l’opera stessa che diventa, anche se incompleta, di proprietà del committente.
In caso di revoca dell'incarico, allorchè il professionista richieda, con l'originaria domanda, la corresponsione "di un equo compenso" per l'opera svolta, e in subordine l'indennità per indebito arricchimento, vi è un chiaro riferimento all'art. 2227 c.c. e non all'art. 2237 c.c., che non prevede alcuna indennità, ma solo il "compenso per l'opera prestata" (nella specie, relativa alla revoca di un incarico affidato a tre professionisti, la Corte ha respinto la tesi dei ricorrenti secondo cui la sentenza impugnata aveva errato nel richiamare l'art. 2227 c.c., sostenendo invece che nel caso in esame, si sarebbe dovuto applicare l'art. 2237 c.c., che disciplina il recesso del cliente del contratto di prestazione intellettuale, di talché secondo i criteri ivi prevista, la Corte territoriale avrebbe dovuto liquidare le spese sostenute dai professionisti, ed il compenso ad essi spettante per l'opera svolta).
Cassazione civile sez. II 09 novembre 2012 n. 19524
L'art. 2237 c.c. ammette la facoltà di recedere indipendentemente da quello che è stato il comportamento del prestatore d'opera intellettuale, ossia prescindendo dalla presenza o meno di giusti motivi a carico di quest'ultimo. Tale amplissima facoltà ha come contropartita l'imposizione a carico del cliente dell'obbligo di rimborsare il prestatore delle spese sostenute e di corrispondergli il compenso per l'opera da lui svolta, mentre nessuna indennità è prevista, a differenza di quanto prescritto dall'art. 2227 c.c., per il mancato guadagno (nella specie, una donna, dopo aver versato una parte della somma dovuta, desisteva dall'intenzione di sottoporsi ad un interevento chirurgico, pertanto chiedeva ed otteneva la restituzione delle somme versate).
Cassazione civile sez. VI 07 novembre 2012 n. 19265
L'art. 2237 c.c., il quale pone a carico del cliente che receda dal contratto d'opera il compenso per l'opera svolta (indipendentemente dall'utilità che ne sia derivata), può essere derogato dai contraenti, i quali possono subordinare il diritto del professionista al compenso alla realizzazione di un determinato risultato, con la conseguenza che il fatto oggettivo del mancato verificarsi dell'evento dedotto come oggetto della condizione sospensiva comporta l'esclusione del compenso stesso, salvo che il recesso ante tempus da parte del cliente sia stato causa del venir meno del risultato oggetto di tale condizione. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che, in applicazione dell'enunciato principio, aveva negato il diritto al compenso al professionista per l'assistenza medico-legale svolta in un giudizio risarcitorio, avendo le parti condizionato il compenso stesso all'esito positivo della lite, laddove la causa si era conclusa con il definitivo rigetto della domanda di risarcimento, escludendo altresì che il recesso, operato dal cliente già al termine del procedimento di primo grado, potesse valutarsi come causa del mancato avveramento del risultato auspicato).
Cassazione civile sez. II 14 agosto 2012 n. 14510
In presenza di un contratto definitivo di scrittura artistica (riconducibile alla categoria del lavoro autonomo) sottoposto a duplice condizione sospensiva, in concreto verificatasi, considerato che il committente poteva recedere tenendo indenne il prestatore d'opera delle spese, del lavoro eseguito e del mancato guadagno (art. 2227 c.c.), l'asserito inadempimento del committente deve essere riqualificato come esercizio del diritto di recesso, e la domanda di risoluzione e di risarcimento del danno, ragguagliato all'entità del corrispettivo pattuito, deve essere riqualificata come domanda di accertamento del recesso del committente e di condanna dello stesso al pagamento dell'indennità di mancato guadagno.
Corte appello Torino 18 settembre 2009
In tema di prestazione d'opera intellettuale, l'art. 2227 e l'art. 2237, comma 1, c.c., concernenti rispettivamente il contratto di lavoro autonomo e quello d'opera intellettuale, attribuiscono – rispettivamente - al committente ed al cliente il diritto di recesso e, per il caso in cui questo diritto venga esercitato, concedono al prestatore d'opera ed al professionista, a scopo compensativo, un indennizzo (non un risarcimento) diversamente commisurato. In particolare l'art. 2237 c.c. - nel consentire al cliente di recedere dal contratto di prestazione d'opera intellettuale - ammette, in senso solo parzialmente analogo a quanto stabilito dall'art. 2227 c.c. per il contratto d'opera, la facoltà di recesso "ad nutum", indipendentemente cioè da quello che è stato il comportamento del prestatore d'opera intellettuale, ossia prescindendo dalla presenza o meno di giusti motivi a carico di quest'ultimo.
Corte appello Milano sez. I 29 aprile 2009
L'art. 2237 c.c. - nel consentire al cliente di recedere dal contratto di prestazione di opera intellettuale - ammette, in senso solo parzialmente analogo a quanto stabilito dall'art. 2227 c.c. per il contratto d'opera, la facoltà di recesso indipendentemente da quello che è stato il comportamento del prestatore d'opera intellettuale, ossia prescindendo dalla presenza o meno di giusti motivi a carico di quest'ultimo. Tale amplissima facoltà - che trova la sua ragion d'essere nel preponderante rilievo attribuito al carattere fiduciario del rapporto nei confronti del cliente - ha come contropartita l'imposizione a carico di quest'ultimo dell'obbligo di rimborsare il prestatore delle spese sostenute e di corrispondergli il compenso per l'opera da lui svolta, mentre nessuna indennità è prevista (a differenza di quanto prescritto dal cit. art. 2227 c.c.) per il mancato guadagno. Ciò non esclude, tuttavia, che ove si inseriscano nel contratto clausole estranee al suo contenuto tipico, alle stesse possano applicarsi, in difetto di più specifiche determinazioni, le normali regole relative all'inadempimento dei contratti, con la possibilità, nel caso di contratto a prestazioni corrispettive, di avvalersi di quella forma di autotutela rappresentata dall'eccezione di inadempimento disciplinata dall'art. 1460 c.c.
Cassazione civile sez. lav. 25 giugno 2007 n. 14702
L'art. 2230 c.c., relativo alla prestazione d'opera intellettuale, stabilisce che il relativo contratto è disciplinato dalle norme contenute nel capo II del titolo III del libro V del codice civile, nonché, se compatibili, da quelle contenute nel capo precedente riguardanti il contratto d'opera in generale. Pertanto, poiché la disciplina del recesso unilaterale dal contratto dettata dall'art. 2237 c.c. non è compatibile con quella dettata dall'art. 2227 per il contratto d'opera in generale (stabilendo il primo che, in caso di recesso del cliente, al prestatore d'opera spetta il rimborso delle spese sostenute ed il corrispettivo per l'opera eseguita, non anche il mancato guadagno, come previsto dal secondo), ne deriva che la norma speciale (art. 2237) prevale sulla seconda (art. 2227), di carattere generale, in ragione delle peculiarità che contraddistinguono la prestazione d'opera intellettuale.
Cassazione civile sez. II 04 marzo 2002 n. 3062
L'art. 2237 c.c. nel consentire al cliente di recedere dal contratto di prestazione di opera intellettuale ammette, in senso solo parzialmente analogo a quanto stabilito dall'art. 2227 c.c. per il contratto d'opera, la facoltà di recesso indipendentemente da quello che è stato il comportamento del prestatore d'opera intellettuale, ossia prescindendo dalla presenza o meno di giusti motivi a carico di quest'ultimo. Tale amplissima facoltà - che trova la sua ragion d'essere nel preponderante rilievo attribuito al carattere fiduciario del rapporto nei confronti del cliente - ha come contropartita l'imposizione a carico di quest'ultimo dell'obbligo di rimborsare il prestatore delle spese sostenute e di corrispondergli il compenso per l'opera da lui svolta, mentre nessuna indennità è prevista (a differenza di quanto prescritto dall'art. 2227 cit.) per il mancato guadagno. Ciò non esclude, tuttavia, che ove si inseriscano nel contratto clausole estranee al suo contenuto tipico, alle stesse possano applicarsi, in mancanza di più specifiche determinazioni, le normali regole relative all'inadempimento dei contratti, con la possibilità, nel caso di contratto a prestazioni corrispettive, di avvalersi di quella forma di autotutela rappresentata dall'exceptio inadimplenti non est adimplendum.
Cassazione civile sez. lav. 11 giugno 1999 n. 5775