Source: http://studiotanza.it/sentenze-3.html
Timestamp: 2020-02-26 20:29:42+00:00
Document Index: 87013200

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2033', 'art. 34', 'art.33', 'art.2033', 'art. 1469', 'art.33', 'sentenza ', 'art.2033', 'art.1175', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 2033', 'art. 2043', 'art. 33', 'art. 102', 'art 320', 'art. 113', 'art. 33', 'art. 102', 'art. 41', 'art. 1', 'art. 2043', 'art. 113', 'art. 15', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2043', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1370', 'art. 13411', 'art. 1469', 'sentenza ', 'art. 33', 'art. 33', 'art. 2595', 'art. 33', 'art. 1469', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 15', 'art. 113', 'art. 113', '§1', '§1', '§1', '§1', 'sentenza ', 'sentenza ', '§2', '§2', 'art 2', 'art. 2033', 'art. 2041', '§2', 'art. 1', 'art. 1', 'art.1469', 'art. 1', 'art. 3', 'art 2', 'art. 1418', 'art. 2', 'art. 1', 'art 3', 'art 1419', '§ 2', 'art. 33', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 7', 'art 3', 'art. 20', '§2', 'sentenza ', 'art 282']

MAXI MULTA ASSICURAZIONI
Campagna di promozione delle azioni giudiziarie per ottenere il rimborso delle quote dei premi illegittimamente pagati.
La sentenza, oramai passata in giudicato, ha confermato l’illegittima attività delle maggiori compagnie di assicurazione operanti in Italia (SAI, GENERALI, HELVETIA, LLOYD ADRIATICO, AZZURRITALIA, MILANO, RAS, REALE MUTUA, ZURIGO, ALLIANZ SUBALPINA, ASSITALIA, TORO, UNIPOL, WINTHERTUR, AXA, FONDIARIA, GAN, ecc..) le quali, sin dal ’95-‘97, attraverso la creazione di un accordo di cartello operavano contro la libera concorrenza del mercato ed ai danni dei consumatori, con una maggiorazione dei premi rc auto intorno al 20% .
Ecco le prime sentenze che hanno condannato le compagnie assicurative a rendere il maltolto, aprendo la via a migliaia di azioni per ottenere il rimborso delle quote dei premi illegittimamente pagate dal ’95 al 2000:
N. 52/01
Sentenza 56/01
Dott. Elio Maria Gambino, ha pronunciato la seguente
Nella causa iscritta al n.268/c/ 2003 R.G.A.C.
Marino Serena. elettivamente domiciliata in Soverato presso lo studio dell’Avv. Francescantonio Battaglia che la rappresenta e la difende in virtù di procura a margine dell’atto di citazione –attrice-
la Compagnia Fondiaria - SAI elettivamente domiciliata in Catanzaro presso lo studio dell’Avv. Fabio Alviggi che la rappresenta e la difende,. giusta delega in calce alla comparsa di costituzione -convenuta-
Oggetto: Ripetizione di indebito.
I procuratori delle parti precisano le rispettive conclusioni riportandosi a quelle contenute nei rispettivi atti costitutivi.
Con atto di citazione notificato il 28.12.2002 parte attrice conveniva davanti a quest’Ufficio, per l’udienza del 30.1.2003, l’epigrafata Compagnia per ivi sentirsi condannare alla restituzione della somma, dalla stessa indebitamente percepita,con riferimento al contratto di assicurazione di cui alla polizza RC– n relativa al veicolo targato di sua proprietà, per il periodo dal versando la somma di
Spiegava, a tale proposito,che la ridetta Compagnia, unitamente ad altre, aveva costituito e partecipato ad un accordo di “cartello” illecito per fare aumentare i costi delle polizze, imponendo il pagamento di un premio superiore nell’asserita misura di almeno il 15% del suo ammontare, tanto che, per tale attività, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, con provvedimento pubblicato sul Bollettino n. 30/2000 del 28.7.2000, aveva comminato una multa circa miliardi di lire alle Compagnie di Assicurazione che avevano partecipato all’accordo.
Siffatto provvedimento era, poi, stato confermato dal TAR del Lazio con sentenza del 28.3.2001, e dal Consiglio di Stato con sentenza del 27.2.2002.
E poiché nell’attività posta in essere dalla suddetta Compagnia di Assicurazione erano da ravvisarsi gli estremi di cui all’art. 2033 del codice civile, ai sensi e per gli effetti dello stesso, l’istante chiedeva la restituzione delle somme indebitamente pagate in più.
A comprova del proprio assunto, produceva idonea documentazione.
La Compagnia convenuta si costituiva, eccependo, in via preliminare, il difetto di competenza funzionale dell’Autorità Giudiziaria adita, indicando, quale organo competente, la Corte di Appello territorialmente competente (foro della convenuta e forum commissi delicti) o la Corte di Appello di Catanzaro (forum commissi delicti); nonché l’incompetenza per territorio a favore del giudice di pace della convenuta.
Richiedeva inoltre, in via riconvenzionale, che venisse effettuato un accertamento con efficacia di giudicato, ai sensi dell’ art. 34 c.p.c., circa la validità del contratto
Eccepiva, infine, la prescrizione del diritto azionato.
Nel merito, concludeva per il rigetto della domanda attrice perché infondata.
Non necessitando di ulteriore istruzione, la causa era trattenuta in decisione sulle conclusioni sopra riportate.
Va, in via preliminare, esaminata l’eccezione di incompetenza funzionale del Giudice adito.La risoluzione di siffatta eccezione, presuppone, a parere di questo giudicante l’esatta qualificazione giuridica dell’azione attorea; posto che, se la stessa dovesse essere ritenuta come domanda diretta ad ottenere il risarcimento del danno, la causa sarebbe di competenza della Corte d’Appello a mente dell’art.33 legge 287/90, secondo le argomentazioni addotte da parte convenuta.Per quanto qui di seguito si dirà, il caso in esame va inquadrato nell’ipotesi legislativa prevista dall’art.2033 c.c. e ciò indipendentemente da ogni questione relativa alla nullità originaria o sopravvenuta, del sottostante contratto, sempre come ritenuto da controparte; giacché “l’azione di nullità e la relativa eccezione, la quale può essere opposta a chiunque faccia valere pretese fondate su un atto nullo, sono logicamente e giuridicamente ben distinte dall’azione di ripetizione dell’indebito oggettivo” (Cass. Civ. 102/1978).E ancora: ”esiste indebito oggettivo nel caso si esegua un pagamento maggiore di quello dovuto; nel qual caso si ha diritto alla restituzione della parte indebitamente corrisposta in più.” (fra tutte, Cass. Civ. 963/1979; 2432/1987 e 2513/1987).Non appare ovvio rilevare come la somma della quale parte attrice chiede la restituzione sia stata pagata alla Compagnia senza alcuna giustificazione giuridica; e, addirittura per effetto di un illecito aumento del premio, se è vero, come è vero, che il Garante ha sancito l’illecita attività da parte della Compagnia. Da quanto sin qui dedotto, e per come ancora si dirà, dovendosi la domanda attrice qualificare come indebito oggettivo, ne consegue la naturale competenza, non già della Corte d’Appello, bensì del Giudice di pace; più segnatamente, nella fattispecie, di questo Giudice di pace (territorialmente parlando) a norma dell’art. 1469 bis n. 19c.c. Del resto, poi, ad abundantiam, si fa notare come l’art.33 della legge 287/90 tuteli non i singoli consumatori ma le imprese che operano nel sistema.
In ordine alla richiesa in via riconvenzionale dell’ accertamento della validità del contratto, questo giudicante ritiene di avere di già risposto, citando in proposito la sentenza della Suprema Corte n.102/1978 sopra riportata.
Ciò ha fatto senza valicare i limiti della propria competenza per valore, considerato che, come si è fin qui sostenuto, la questione appartiene alla competenza del giudice di pace.
Quanto all’ eccezione di prescrizione, la stessa non può trovare accoglimento, posto che il diritto alla restituzione ( e non al risarcimento ) trova la sua giustificazione nella legge e non già nel contratto di assicurazione.
Venendo, quindi, al merito della vicenda processuale la domanda è meritevole d’accoglimento. L’art.2033 c.c., al quale –come si è dianzi detto- è assoggettabile la fattispecie in esame, prevede il diritto, per chi ha eseguito un pagamento non dovuto, di ripetere ciò che ha pagato; oltre gli interessi dal giorno del pagamento, se chi lo ha ricevuto era in malafede.E’ di tutta evidenza come parte attrice, dalla commissione dei fatti illeciti per opera della propria Compagnia (e dal Garante sanzionati) abbia subito un aumento indebito del premio di polizza, pagando quindi una somma non dovuta. E come detta Compagnia abbia agito in perfetta malafede ed in modo scorretto in aperta violazione dell’art.1175 c.c. come ha, del resto, accertato il Giudice amministrativo.
In ordine, infine, alla determinazione della somma che la Compagnia è tenuta a restituire ( e come è provato dalla documentazione prodotta ), appare equo quantificare la stessa nella misura del 15% di quella versata a pagamento dei premi di polizza, e per come meglio spiegato nella premessa dell’atto di citazione, pari a 53,76 €. A ciò vanno aggiunti gli interessi nella misura legale dal dì dei pagamenti sino al reale soddisfo.
Il Giudice di pace, definitivamente pronunciando sulla domanda proposta da parte attrice nei confronti della Società epigrafata con l’ atto di citazione come sopra spiegato , cosi provvede:
1)Accoglie la domanda e, per l’effetto, condanna la convenuta alla restituzione, a favore della parte attrice, della somma di 53,76 €, pari al 15% di quella versata a pagamento del premio relativo alla suddetta polizza, con gli interessi dal dì del pagamento sino al reale soddisfo.
2)Condanna la convenuta al pagamento delle spese di lite che si liquidano in complessivi € 200,00 ,di cui 5,16 per esborsi, oltre 10% per rimborso forfetario, CAP ed IVA.
Chiaravalle Centrale lì 10/01/03
F/ato Dott. Elio Maria Gambino
RCA SECONDA VITTORIA SU LECCE
(dell’Avv. Antonio TANZA www.studiotanza.it )
Ancora una vittoria di ADUSBEF Onlus a Lecce: la precedente settimana la prima sentenza aveva già acceso di gioia gli automobilisti Salentini (cfr. www.studiotanza.it e www.adusbef.it). La sentenza evidenzia l'illiceità dell'infrazione (condannando nuovamente la Compagnia di Assicurazioni SARA, una delle compagnie solo apparentemente "graziate" dal Consiglio di Stato) e la lesione della legge quadro sul consumatore. La decisione è emessa secondo Equità: limitato sarà il potere di penetrazione della Cassazione in un eventuale ricorso della compagnia. I Giudici di Pace non hanno violato la legge e possono decidere la causa secondo equità. Le compagnie cercano di raffreddare con la cattiva informazione l’utenza ma non riusciranno a fermare la protesta del popolo degli automobilisti. L’ANIA ed anche l’ISVAP si leggano mille volte il provvedimento dell’Autorità: troveranno la risposta ai loro dubbi. Le compagnie si cospargano il capo di cenere e restituiscano il maltolto, anche a mezzo di sconti per il futuro. Non pagando ed accollandosi le spese processuali stanno salassando e danneggiando i loro azionisti. Ecco il testo s.e.&o.
nella causa civile iscritta al numero del ruolo generale indicato a margine, avente l’oggetto pure a margine indicato, discussa e passata in decisione all’udienza del 28 gennaio 2003, promossa da:
MAZZOTTA Monica, residente in Cavallino, associata Adusbef Onlus, rappresentata e difesa dall’avv. Antonio Tanza
SARA Assicurazioni S.p.a, corrente in Roma rappresentata e difesa dall’avv. Alessandro Terenzio e dall’avv. Carlo Panzuti, in virtù di mandato in calce alla copia notificata dell’atto di citazione
Con atto di citazione del 0732.2002, la sig.ra Mazzotta Monica conveniva in giudizio dinanzi a questa A.G. la SARA Assicurazione S.p.A, in persona del suo legale rappresentante pro-tempere, per sentirla condannare alla restituzione, in suo favore, delle somme indebitamente pagate nella misura di euro 514,58, o quella diversa somma maggiore o minore da liquidarsi in via equitativa, oltre interessi e rivalutazione monetaria.
L’attore assumeva di aver concluso con la convenuta un contratto per la R.C.A. relativo all’autovettura targata LE 700836 polizza 0l/845227E e di aver corrisposto dall’anno 1997 al 2002 la somma di € 2.572,91.
Esponeva, inoltre, che l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, con provvedimento di chiusura istruttoria n. 8546 del 28.07.00, accertava l’esistenza di un’intesa restrittiva della concorrenza posta in essere, in violazione dell’art. 2 2°comma, legge 287/90, da 39 imprese di assicurazione operanti in Italia nel settore R.C.A., tra cui la compagnia convenuta. Le suddette compagnie, infatti, attraverso un vero e proprio “circuito informativo istituzionalizzato” incidevano in modo decisivo sulle scelte di prezzo a danno dei consumatori.
In tal modo, così come rilevava l’Autorità Garante, le compagnie aumentavano i premi di una percentuale di circa il 20% in più, tanto che venivano condannate dal Garante ad una multa di circa 700 miliardi di vecchie lire, impugnata dalle compagnie dinanzi al TAR del Lazio, che, invece, confermava la decisione del Garante con sentenza n. 6139/01, parzialmente confermata dal Consiglio di Stato VI sez. con sentenza n.129/02.
L’istante evidenziava la violazione dell’art. 2 L. 287190 da parte della compagnia convenuta, nonché la violazione dei principi della correttezza diligenza, buona fede, ed inoltre la violazione dell’art. 1 lett. e, art. 3 punto 7 L. 281/98. Infine l’attore chiedeva la condanna della suddetta compagnia per pagamento dell’indebito oggettivo ai sensi dell’art. 2033 c.c. ed un diritto al risarcimento per atto illecito ex art. 2043 c.c.
Instauratosi il contraddittorio, all’udienza del 24.01.03 la convenuta SARA Ass.ni S.p.a. nella comparsa di costituzione eccepiva preliminarmente l’incompetenza funzionale di questo ufficio, in ordine all’azione in oggetto, ai sensi dell’art. 33. 2° comma L. 287/90 che attribuisce alla Corte d’Appello la competenza in materia di azioni di nullità e risarcimento del danno; sempre in via preliminare eccepiva la violazione dell’art. 102 c.p.c. chiedendo la chiamata in causa delle altre 38 compagnie di assicurazione con le quali l’Autorità Garante aveva accertato “l’Accordo di Cartello”.
Nel merito osservava come la domanda di restituzione dell’indebito era inammissibile per indeterminatezza del petitum e della causa petendi in violazione degli artt. 316 e 318 c.p.c.
Infine rilevava l’avvenuta prescrizione del relativo diritto dell’assicurata nei loro confronti.
La causa veniva poi rinviata all’udienza del 28.01.2003, ex art 320 c.p.c. ed, in difetto di richieste, per la precisazione delle conclusioni e la discussione
A quest’ultima udienza le parti precisavano le loro conclusioni, discutevano approfonditamente la questione in oggetto e depositavano memorie autorizzate.
Sì premette che tale causa, dato il suo valore al di sotto di € l.032,9l, viene decisa, ex art. 113 (2°comma) c.p.c., secondo equità.
Sotto questo profilo, il giudicante ritiene equo e rispondente a sostanziale giustizia, accogliere la domanda attorea nei limiti e per le motivazioni di seguito esposte.
Sull’eccezione d’incompetenza funzionale del Giudice di Pace, questo Giudice ritiene di confermare quanto già rilevato all’udienza del 24.01.2003, ovvero che la legge u. 287/90 nata per regolare esclusivamente i rapporti di concorrenza o le controversie tra le imprese, e solo in questo caso le relative azioni di nullità e risarcimento devono essere promosse dalle imprese, lese dalla violazione di dette disposizioni, dinanzi alla competente Corte d’Appello, nei confronti delle imprese che hanno commesso l’infrazione, ai sensi dell’art. 33 della predetta legge.
La qualificazione della domanda attorea non può che essere considerata di tipo risarcitorio, restitutorio, con conseguente riferimento alla competenza del Giudice Ordinario Civile (Cass. 09.12.2002).
L’eccezione di litisconsorzio necessario ex art. 102 c.p.c., di conseguenza va rigettata, poichè la sig.ra Mazzotta ha chiesto di ottenere esclusivamente la condanna della impresa di assicurazione con la quale aveva concluso il contratto, e non anche una pronuncia di accertamento sull’esistenza o meno di un Cartello tra compagnie.
L’eccezione di prescrizione annuale del diritto va anch’essa rigettata, poiché l’attrice ha ampiamente dimostrato che, dal 1997 al 2002. senza, soluzione di continuità ha sottoscritto il contratto di assicurazione R.C.A. obbligatoria con la SARA Ass.ni, ed essendo il rapporto ancora in vigore, il termine non decorre
Si esclude che l’intesa tra le società assicuratrici finalizzata all’adozione di premi uniformi, sull’intero territorio nazionale, giudicata lesiva della concorrenza dall’Autorità Garante, accertata da un provvedimento amministrativo, confermata da un giudizio amministrativo ed in parte dal Consiglio di Stato e quindi nulla ex ari. 2 3° comma L. 287/90, abbia potuto generare una invalidità parziale del contratto di assicurazione obbligatorio, intercorso tra la Società e l’assicurato.
Invece è certo che il comportamento posto in essere dalle società assicuratrici (compresa l’odierna convenuta) è stato ritenuto illecito in quanto lesivo della concorrenza. Tale intesa ha dato luogo ad una violazione dei principi fondamentali dell’ordinamento nazionale - art. 41 della Costituzione -, nonché dell’ordinamento sovranazionale - artt. 85 e 86 del Trattato Istitutivo della Comunità Economica Europea -, inoltre dell’art. 1 e 2 lett. e L. 30.07.98 n. 281, infine degli artt. 1175 e seguenti c.c.
Inoltre, essendo stato accertato, dal provvedimento dell’Autorità Garante, che l‘intesa illecita tra le società assicuratrici ha determinato una lievitazione ingiustificata dei premi delle polizze R.C.A. e che tale lievitazione è stata quantificata nel 20% dell’importo del medesimo premio si ritiene di quantificare, in via equitativa, entro detto limite il pregiudizio subito dall’assicurata. L’attrice ha provato, producendo tutte le copie delle quietanze di pagamento. di avere effettuato pagamenti in più rispetto a quanto avrebbe dovuto, se non fosse stato attuato dalla convenuta l’accordo ritenuto illecito dall’Autorità Garante.
Quanto alla partecipazione della compagnia assicuratrice convenuta si deve rilevare che il provvedimento del Consiglio di Stato ha solo annullato la sanzione nei confronti di alcune Compagnie (compresa la SARA Ass.ni) non certo per non aver partecipato all’accordo vietato, ma esclusivamente perché l’infrazione accertata è stata ritenuta non grave, fermo restando i capi b) e d) della A.G.C.M.. Il Consiglio di Stato ha accertato l’esistenza dell’intesa fra tutte le 39 compagnie di assicurazione, confermando l’ordine rivolto alle stesse di cessare immediatamente dall’attuazione e continuazione delle infrazioni accertate, astenendosi da ogni intesa analoga a quella censurata.
L’Autorità Garante ha accertato, quindi, che le 39 imprese, tra cui l’odierna convenuta, fin dal 1.995 (anno in cui vi è stata la liberalizzazione delle tariffe) hanno commesso l’illecito de quo. Il danno agli assicurati, compreso quello dell’attrice con la sottoscrizione dei singoli contratti, consistente nella differenza tra la somma pagata ed il prezzo dello stesso, prodotto senza l’alterazione derivata dall’accordo.
E’ evidente che la compagnia convenuta, aderendo ai Cartello ed alterando il gioco della concorrenza, ha determinato un aumento di circa il 20% dei costi totali dei premi assicurativi incassati dall’impresa, procurando alla stessa un ingiusto profitto, e per l’effetto, arrecando all’attrice un ingiusto danno, così come di seguito rideterminato, essendo, la stessa, stata costretta ad accedere al mercato, poiché la polizza R.C.A. è obbligatoria per legge. Ne deriva alla luce di quanto sopra il diritto dell’attrice al risarcimento del danno da atto illecito ai sensi dell’art. 2043 c.c.
Questo giudicante deve, quindi, rilevare d’ufficio l’inesattezza del calcolo effettuato dall’attrice relativo agli anni dal 1997 al 2002, sia in relazione al diritto alla restituzione che è relativo esclusivamente agli anni che vanno dal 1997 al 2000 compreso, in quanto dopo il provvedimento dell’Autorità Antitrust le società di assicurazione hanno cessato il predetto comportamento illecito, sia in relazione all’errata quantificazione del 20%, che doveva essere scorporato e non sommato.
La somma complessiva dei premi pagati, relativa solo a quest’ultimo periodo, ammonta ad € 1.574,67; da questa occorre ricavare il 20% con il metodo del “calcolo sopra cento” che consente di conoscere l’esatto diritto alla restituzione a favore dell’attrice che, pertanto, ammonta solo ad € 262,44.
Il Giudice di Pace di Lecce, avv. Cosimo Rochira, definitivamente pronunciando sulla
domanda proposta da Mazzotta Monica nei confronti della SARA assicurazioni S.p.a.
con atto di citazione del 7.12.2002 così provvede, ai sensi dell’art. 113, 2° comma c.p.c.:
a) accoglie parzialmente la domanda e condanna la convenuta a corrispondere all’attrice la somma di € 262.44 oltre interessi legali dalla domanda all’ effettivo soddisfo;
b) condanna, con parziale compensazione, la convenuta alla rifusione delle spese processuali in favore dell’attrice, che si liquidano complessivamente in € 175,00 di cui € 115,00 per diritti, € 60,00 per onorario, oltre il 10% ex art. 15 T.F., IVA e CAP come per legge, con distrazione in favore del procuratore dell’attrice, avv. Antonio Tanza, antistatario.
Così deciso in Lecce, il 04.02.2003
I consumatori non seguano i consigli di alcune associazioni vicine ai poteri forti e continuino a fare le cause: l’unica via è quella del ricorso ai giudici. Se il governo Berlusconi farà la leggina salvassicurazioni si metterà contro il Popolo che se ne ricorderà alle elezioni. Il precedente Governo ha pagato caramente il decreto D’Alema pro-anatocismo, il decreto Amato pro-mutui e la legge sulle micropermanenti. Ogni famiglia italiana ha una o più macchine: pensate a lungo prima di tradire il Popolo Italiano.
Lecce-Roma, 7 febbraio 2003 Il Vicepresidente Adusbef Onlus
Rimborsi dei premi assicurativi:
a Lecce la prima condanna nel Salento
Con sentenza del 30 gennaio 2003 il Giudice di Pace di Lecce, Dott. Corrado R. SERIO, ha condannato la SARA Assicurazioni S.p.A. (con sede in Roma e presente con numerosissime agenzie sul territorio) a risarcire ad un associato ADUSBEF Onlus, il sig. Giovanni DE GAETANIS da Lecce, la somma di euro 613,57 per il recupero parziale (20%) dei premi pagati negli anni 1995 – 2001 oltre a rimborsare euro 632,50 per spese e competenze di giudizio anticipate. Anche a Lecce, dopo anni di vessazioni siamo finalmente giunti alla resa dei conti tra compagnie assicurative e consumatori. L’Antitrust (Autorità Garante per la Concorrenza ed il Mercato), il 28 luglio del 2000, aveva comminato a 39 compagnie assicurative (Assicurazioni Generali Spa, Assitalia – le Assicurazioni d’Italia Spa, AXA Assicurazioni Spa, Bayerische Assicurazioni Spa, Lloyd Adriatico Spa, Lloyd Italico Assicurazioni SpA, Milano Assicurazioni Spa, SAI – Società Assicutatrice Industriale Spa, Sara Assicurazioni Spa, Società Reale Mutua di Assicurazioni, Toro Assicurazioni Spa, Compagnia Assicuratrice Unipol Spa, Winterthur Assicurazioni Spa, Zurigo Compagnia di Assicurazioni Sa, Allianz Subalpina Spa Società di Assicurazioni e Riassicurazioni, BNC Assicurazioni Spa, Commercial Union Insurance Spa, GAN Italia Spa Compagnia Italiana di Assicurazioni e Riassicurazioni, Helvetia Compagnia Svizzera di Assicurazioni, il Duomo Spa di Assicurazioni e Riassicurazioni, Compagnia Italiana di Previdenza, Assicurazioni e Riassicurazioni Spa, La Fondiaria Assicurazioni Spa, Mediolanum Assicurazioni Spa, Meie Assicurazioni Spa, Nuova Tirrena Spa di Assicurazioni, Riassicurazioni e Capitalizzazioni, Riunione Adriatica di Securtà Spa, Royal & SunAlliance Assicurazioni Sun Insurance Office Ltd, Vittoria Assicurazioni Spa, Allstate Diretto - Assicurazioni Danni Spa, Assimoco Spa Compagnia di Assicurazioni e Riassicurazioni Movimento Cooperativo, Augusta Assicurazioni Spa, Azzuritalia Assicurazioni Spa, FATA – Fondo Assicurativo tra Agricoltori Spa di Assicurazioni e Riassicurazioni, ITAS – Istituto Trentino Alto – Adige per Assicurazioni, Società di Mutua Assicurazione, La Nazionale Compagnia Italiana di Assicurazioni e Riassicurazioni Spa, Nuova MAA Assicurazioni Spa e Royal International Insurance Holdings Ltd) gravissime sanzioni per aver, dal 1995 al 2001, posto in essere un vero e proprio “cartello” diretto ad allegerire le tasche dei consumatori. Il sistema di controllo del mercato posto in essere dalle assicurazioni era talmente sofisticato che, come ha scoperto l’Antitrust, circolavano tra le stesse scambi di informazioni sui contratti e sui prezzi, addirittura con messaggi criptati per non essere intercettati dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato. Il povero consumatore, quindi, obbligato per legge ad assicurare il proprio veicolo, si trovava a vagare invano tra le varie agenzie senza scoprire sostanziali differenze di costo che rendessero conveniente una polizza rispetto ad un’altra. Le compagnie hanno concordato il cartello grazie proprio all’esistenza di questo obbligo ed hanno agito sulla leva dei prezzi. Dopo che il TAR Lazio ha confermato il provvedimento dell’AGCM ed il Consiglio di Stato, dopo aver sostanzialmente constatato l’infrazione delle 39 compagnie, ha concentrato la sanzione di 700 miliardi di vecchie lire limitatamente a quelle (17) a cui si è riscontrata un’infrazione grave. La sentenza del Dott. Corrado R. SERIO condanna una delle compagnie originariamente sanzionate dall’AGCM poiché ritiene sufficiente l’infrazione (anche se non grave) per far scattare la violazione dei diritti dei consumatori e l’obbligo del risarcimento. Il Giudice di Pace, in sostanza, ha ritenuto che l’intesa di cartello costituisca una violazione che va punita, indipendentemente dal grado di colpa di ogni compagnia. La sentenza è innovativa in quanto utilizza la legge quadro 281/98 a tutela del consumatore, integrandola con la normativa civilistica sull’atto illecito (art. 2043 c.c.). La prescrizione, sottolinea ancora il Giudice decorre dalla chiusura del contratto o dall’ultimo versamento: infatti non risulta che le compagnie si siano mai “pentite” ed abbiano cessato il comportamento illecito eliminando gli effetti.
Questa è solo la prima vittoria nel Salento: migliaia di utenti/consumatori attendevano questo risultato per presentare i ricorsi ai Giudici di Pace. ADUSBEF Onlus richiederà alla compagnia di rispettare la sentenza e dopo, in caso di ostruzionismo, procederà al pignoramento delle somme. Ci si augura vivamente che la compagnia ricorra in Cassazione: questo giudice non potrà che consolidare un equitativo orientamento giurisprudenziale che finalmente risarcisce gli utenti dei servizi assicurativi da un galoppante ed ingiustificato aumento dei premi. ADUSBEF Onlus (www.adusbef.it e www.studiotanza.it) continuerà la campagna che per prima ha intrapreso per la difesa dei consumatori, insieme alle altre associazioni dell’intesa consumatori (Adusbef, Adoc, Codacons e Federconsumatori).
Segue il testo della sentenza del Giudice di Pace di Lecce:
promossa da: DE GAETANIS Giovanni, da Lecce, associato ADUSBEF Onlus, rappresentato e difeso dall’Avv. Antonio TANZA, in virtù di mandato a margine dell’atto di citazione,
Chiedeva la condanna della convenuta al pagamento a vari titoli della somma di € 613,57, ovvero del 20% dei premi pagati, oltre al rimborso delle spese e competenze di lite.
Anche detto principio generale è tutelato dal codice civile all’art. 1370 c.c. (interpretatio contra proferentem) e dall’art. 13411 c.c. (sull’inefficacia della clausola non conoscibile), nonché all’art. 1469 quater c.c. (sull’intellegibilità della clausola).
In tale ottica, la Suprema Corte nella recente sentenza del 9 dicembre 2002 n. 17475, esclude l’applicabilità dell’art. 33 L. 287/90 al consumatore finale, osservando che: “Così ricostruiti i termini, le caratterizzazioni strutturali e le finalità ispiratrici della disciplina di cui alla legge n. 287/90, non si vede come mai rispetto ad essi potrebbe rendersi stravagante il solo strumento risarcitorio previsto - in stretta connessione con le azioni di nullità e di inibitoria - dal medesimo secondo comma dell’art. 33; strumento il quale non può - di conseguenza - non lasciare presupporre esso stesso una tipologia di danni strettamente connessa alle tematiche dell’impresa e della sua presenza nel mercato. Ciò finisce - del resto - per porsi in una linea di più generale continuità con le caratteristiche strutturali della disciplina codicistica della concorrenza (art. 2595 e sa. c.c.) così come riletta, nel tempo, alla luce della Costituzione; disciplina la quale non contempla la legittimazione attiva dei singoli consumatori finali. …... l’azione risarcitoria eventualmente spettante, rivestirà, per ciò stesso, i caratteri ordinari di un’ordinaria azione di responsabilità soggetta agli ordinari criteri di competenza, e non quelli dell’azione ex art. 33, secondo comma della L. n. 287/90, rimessa, in quanto tale, alla cognizione esclusiva della Corte di Appello in unico grado di merito”.
A tale proposito, la Suprema Corte, Sez. I civile, 28 agosto 2001, n. 11282 ha statuito che “In materia di contratti conclusi tra consumatori e professionisti, la disposizione dettata, in tema di competenza territoriale, dall'art. 1469 bis n. 19 c.c. - a mente del quale la competenza a conoscere dell'eventuale controversia insorta tra le parti si radica presso l'autorità giudiziaria del foro di residenza o domicilio del consumatore - si applica, attesane la natura processuale, anche ai giudizi instaurati dopo la sua entrata in vigore, ma concernenti rapporti sorti precedentemente”.
Quindi la competenza a decidere la presente controversia, spetta a questo Giudice di Pace, poiché l’attore richiede il pagamento della somma di € 613,57 per premi relativi a polizze assicurative.
In effetti, l’AGCM nelle conclusioni a chiusura dell’istruttoria, nel citato provvedimento, così si esprime: “Sulla base di tutte le argomentazioni che precedono, lo scambio di informazioni tra imprese di assicurazione, realizzato attraverso la società di consulenza RC Log, configura una violazione dell'articolo 2 della legge n. 287/90, in quanto, eliminando qualsiasi incertezza circa il comportamento strategico dei concorrenti nei mercati dell'assicurazione auto, costituisce fattore in grado di facilitare l'uniformazione delle condotte commerciali delle imprese di assicurazione, permettendo loro di determinare premi commerciali più elevati rispetto a quelli che si registrerebbero in un mercato concorrenziale. … L'intesa realizzata tramite RC Log coinvolge, seppure con intensità diversa, un numero particolarmente elevato di imprese che rappresentano oltre l'80% di entrambi i mercati assicurativi auto … La natura anticompetitiva delle fattispecie esaminate e soprattutto la potenzialità delle stesse ad incidere in modo sostanziale sulle politiche strategiche delle imprese, con conseguente grave pregiudizio per il benessere dei consumatori, non è dubitabile e rende superflua ogni ulteriore analisi che puntualmente qualifichi determinati esiti del mercato come precisi effetti ad esse direttamente riconducibili.”
Infatti, secondo la più recente giurisprudenza della Corte di Giustizia CE (Cfr. Corte di Giustizia CE, causa C-49/92P –ANIC-, sent. dell'8 luglio 1999, in Racc. 1999, al punto 122. Al riguardo si veda anche Corte di Giustizia CE, causa C-235/92P –Montecatini-, sent. dell'8 luglio 1999, in Racc. 1999, al punto 122): "una pratica concordata rientra nell'articolo 81.1, anche in mancanza di effetti anticoncorrenziali sul mercato. Da un lato, dalla lettera stessa di detta norma deriva che, come nel caso degli accordi tra imprese e delle decisioni di associazioni di imprese, le pratiche concordate sono vietate, indipendentemente dai loro effetti, qualora abbiano un oggetto anticoncorrenziale. Dall'altro, benché la nozione stessa di pratica concordata presupponga un comportamento delle imprese partecipanti sul mercato, essa non implica necessariamente che tale comportamento abbia l'effetto concreto di restringere, impedire o falsare la concorrenza".
Altro problema è quello dell’individuazione del periodo in cui l'intesa si è protratta.
L’AGCM, ha accertato che: “In linea generale, alcuni osservatori erano già attivi nel 1993, mentre l'osservatorio RCA è stato avviato subito dopo la liberalizzazione tariffaria. Si tratta, dunque, di uno scambio di informazioni che si colloca temporalmente in un periodo particolarmente delicato del settore assicurativo in esame, ossia in un momento in cui si sarebbero dovute cogliere le nuove opportunità per uno sviluppo in senso concorrenziale. Per quanto concerne la partecipazione di ciascuna impresa ai diversi osservatori, la relativa durata è desumibile dalla tabella 11, paragrafo 125.”
A tal proposito la Corte di Cassazione, Sez. III, con sentenza del 21 dicembre 2001 n. 16163 ha statuito che: “In tema di risarcibilità del danno da fatto illecito, il nesso di causalità va inteso in modo da ricomprendere nel risarcimento anche i danni indiretti e mediati che si presentino come effetto normale secondo il principio della cosiddetta regolarità causale, con la conseguenza che, ai fini del sorgere dell'obbligazione di risarcimento, il rapporto fra illecito ed evento può anche non essere diretto ed immediato se, ferme restando le altre condizioni, il primo non si sarebbe verificato in assenza del secondo, sempre che, nel momento in cui si produce l'evento causante, le conseguenze dannose di esso non appaiano del tutto inverosimili. L'accertamento di tale nesso di causalità è riservato al giudice del merito, il cui apprezzamento è insindacabile in sede di legittimità, se sorretto da motivazione congrua ed immune da vizi”.
Nel caso in esame l’attore ha provato mediante la documentazione esibita il pagamento di premi per complessivi € 3.067,86 dai quali va scorporata la sola somma di € 613,57 pari al 20%, del precedente importo, in base alla valutazione equitativa del danno di cui innanzi, tenuto conto anche degli interessi legali e della rivalutazione monetaria.
La Corte di Cassazione, sez. III, nella sentenza del 16 luglio 2002, n. 10271, ha così statuito: “Il giudice può addivenire alla liquidazione dei danni in via equitativa, tanto nell'ipotesi in cui sia mancata interamente la prova del loro preciso ammontare, per l'impossibilità della parte di fornire congrui ed idonei elementi al riguardo, quanto nell'ipotesi di notevole difficoltà di una precisa quantificazione. Nella ricorrenza delle su indicate condizioni, deve pur sempre il giudice indicare i criteri seguiti per determinare, sia pure con l'elasticità propria dell'istituto e nell'ambito dell'ampio potere discrezionale che lo caratterizza, l'entità del risarcimento.” (cfr. Cass. Civ., Sez. II, 15 gennaio 2000, n. 409).
a) accoglie la domanda e condanna la convenuta a corrispondere al ricorrente la somma di € 613,57;
b) condanna la convenuta al rimborso delle spese processuali in favore dell’attore, che vengono liquidate complessivamente in € 575,00 di cui € 315,00 per diritti, € 260,00 per onorario, oltre il 10% ex art. 15 T.F., IVA e CAP come per legge, con distrazione in favore del procuratore dell’attore, Avv. Antonio TANZA, dichiaratosi antistatario.
Pubblichiamo anche la Sentenza del Giudice di Pace di Locri, che applica anche la legge quadro a tutela del consumatore (L. 281/98).
Il Giudice di Pace Dott. GIOVANNI GOLOTTA
ex art. 113 (2° comma) c.p.c. ha pronunziato la seguente
Nella causa civile iscritta al n. N. 302/02 R.G. promossa da: ………, elettivamente domiciliato in ………. presso lo studio dell’avv. …….. che lo rappresenta e difende, come da mandato agli atti;
Allianz Subalpina Ass.ni S.p.A., in persona del legale rappr.te p.t.,con sede in Torino alla Via Alfieri 22 ed elettivamente domiciliata in Gioiosa Jonica alla Via I maggio , 80 presso lo studio dell’avv. Riccardo Misaggi che la rappresenta e difende unitamente all’avv. Michele Roma , come da mandato in calce alla copia notificata dell’atto di citazione;
Oggetto: restituzione premi assicurativi R.C.A.
Conclusioni delle parti : come da verbale dell’udienza di discussione del 13.12.2002.
Svolgimento del Processo:con atto di citazione ritualmente notificato, il sig. …………………conveniva in giudizio dinanzi a questa A.G., la Allianz Subalpina Ass.ni S.p.A., in persona del legale rappr.te p.t., per sentirla condannare alla restituzione, in suo favore, delle somme, indebitamente pagate, nella misura Di € 266,33 o a quella diversa maggiore o minore da liquidarsi in via equitativa oltre interessi e rivalutazione monetaria.
Assumeva l’istante:
A) di aver concluso con convenuta un contratto di per assicurazione per la responsabilità civile automobilistica, ai sensi della L. 990/69 e successive modifiche ed integrazioni, relativa all’autovettura , tg. VR 692352;
B)che, per la polizza n. 100496909 con effetto 30 aprile 1999 al 29 aprile 2002 è stato pagato, il premio di € 1.331,63 ( pari a £. 2.578.402 ) relativa alla sola garanzia R.C.A.;
C) che l’Autorità garante della concorrenza e del mercato ( in seguito per brevità in questo atto indicata anche con il termine Antitrust) a conclusione di un’istruttoria avviata nei confronti di 39 imprese di assicurazione ha comminato una sanzione pecuniaria a carico della convenuta società;
D) che la medesima società assicuratrice, abusando della propria posizione di contraente forte avrebbe violato i principi generali della buona fede nei rapporti contrattuali ed avrebbe arrecato un notevole pregiudizio all’assicurato;
E) che da tale prassi sarebbe derivata una indebita maggiorazione dei premi assicurativi presuntivamente pari al 20% costituente la media degli aumenti applicati ai premi assicurativi dalle diverse compagnie, giusto quanto rilevato in merito dall’Autorità Antitrust nel suo provvedimento n. 8546 del 28 luglio 2000 ;
F) che l’attore ha diritto ad ottenere il risarcimento del danno patito in misura pari almeno al 20% del premio pagato e per l’effetto, la Società Convenuta venga condannata alla restituzione delle somme indebitamente percette, così come indicate ;
G) che l’attore medesimo ha diritto ad una riduzione della polizza attualmente efficace in misura pari al 20% dell’importo della stessa.
Radicatosi il contraddittorio all’udienza del 4 ottobre2002 la convenuta Allianz Sunbalpina si costituiva con comparsa in cui deduceva:
a) la incompetenza funzionale dell’adito giudice;
b) la prescrizione del relativo diritto;
c) nel merito instava per il rigetto della domanda attorea in quanto non provata anche in ordine al quantum con vittoria di spese e competenze tutte in giudizio.
Omessa ogni ulteriore istruttoria, sulle precisazioni conclusive, le parti venivano invitate alla discussione orale e la causa veniva incamerata per la decisione .
Le parti producevano memorie conclusionali autorizzate.
Sussistendone i presupposti di legge la causa- ex art. 113 (2° comma) c. p. c.- viene decisa secondo equità.
Le questioni sollevate in ordine alla competenza per materia e per territorio sono connesse alla qualificazione della domanda ed al suo merito e si reputa utile, pertanto, esaminare dapprima il merito, premettendo una ricostruzione della fattispecie e, quindi le sollevate eccezioni in ordine alla competenza.
§1) LA VICENDA CONTENZIOSA
§1.1 - L'Autorità garante della concorrenza e del mercato, istituita con legge 10 ottobre 1990, n. 287, con propria delibera dell'8 settembre 1999 adottata ai sensi dell'articolo 14, comma 1, della legge n. 287/90, disponeva l'avvio di un’istruttoria, finalizzata all’accertamento della violazione delle norme sulla concorrenza da parte di talune società assicuratrici nell’ambito della RC Auto.
L’antecedente di tale decisione era costituito dalle risultanze di un'analisi campionaria condotta dal Centro Tutela Concorrenza e Mercato della Guardia di Finanza che aveva quale proprio oggetto la verifica l'esistenza di una intesa restrittiva della concorrenza, in relazione alle concrete modalità di assunzione delle polizze per l'assicurazione auto posta in essere da 39 imprese di assicurazione, operanti in Italia nel settore RC auto.
In particolare dal rapporto del della Guardia di Finanza, era emerso, tra l'altro, che tutte alcune assicuratrici avevano imposto ai loro clienti, la stipula delle polizze RCA – com’è noto obbligatorie per legge sia per le autovetture sia per i ciclomotori- congiuntamente a quelle relative all’assunzione del rischio incendio e furto che obbligatorie non erano e non sono.
A seguito di verifiche ispettive svolte nel settembre del 1999 presso le sedi di alcune imprese di assicurazione coinvolte e presso l'associazione di categoria, ANIA, veniva inoltre rinvenuta altra documentazione relativa anche ad un'attività di scambio di informazioni, avente ad oggetto, tra l'altro, i premi commerciali e le condizioni contrattuali, realizzata da numerose imprese di assicurazione, attraverso il ricorso ad una società esterna (RC Log.).
Pertanto, la detta Autorità nella propria adunanza del 10 novembre 1999, deliberava un'estensione oggettiva e soggettiva del procedimento, al fine di verificare se lo scambio di informazioni tra le imprese di assicurazione concretizzasse una violazione dell'articolo 2 della legge n. 287/90.
In senso soggettivo l’estensione riguardava ulteriori 14 imprese di assicurazione, nonché la stessa RC Log.
Al termine di tale indagine risultava che il circuito informativo istituzionalizzato realizzato dalle imprese era ritenuto idoneo ad incidere in modo decisivo sulle scelte di prezzo a danno dei consumatori.[1][1]
In realtà da un esame della struttura del mercato e della politica tariffaria posta in essere dalle società oggetto d’indagine, l’Autorità rilevava come i dati relativi al differenziale dei premi praticati dalle società assicuratrici in raffronto con quelli :<< praticati nei paesi europei, scaturente dal periodo della regolamentazione tariffaria, sarebbe stato colmato già alla fine del 1996. Pertanto, l'evoluzione dei prezzi successiva non può essere spiegata con la necessità di recuperare i margini persi a causa delle tariffe amministrate, ma deve essere ricercata in utili più elevati e/o maggiore inefficienza delle imprese.
Nel solo triennio 1996-1999 i premi in Italia sono aumentati del 36% rispetto alla media UE; ciò vuol dire che se i premi italiani avessero seguito evoluzioni analoghe a quella media degli altri paesi europei, i consumatori italiani avrebbero risparmiato per la sola RCA, nel 1999, premi per circa 7 mila miliardi di lire>>
Per l’Autorità l’abnormità di tale politica tariffaria balzava ancor più evidente ove si fosse tenuto conto che la stessa era stata adottata in un << settore caratterizzato da una elasticità della domanda di mercato molto rigida, essendo tale assicurazione obbligatoria. In altri termini, a fronte di un aumento generalizzato dei premi l'unico strumento a disposizione dell'utente finale è la rinuncia all'utilizzo del veicolo. E' peraltro ancora estremamente limitato il numero di utenti che cambia impresa alla ricerca di premi più convenienti >> [2][2] ove :<<Il ridotto turnover delle imprese nei mercati RCA e CVT e la circostanza che, successivamente alla liberalizzazione, sul mercato si sono registrati pochi ingressi di nuove imprese - prevalentemente rappresentate da controllate di imprese già presenti per sfruttare nuovi canali distributivi (telefono, Internet, concessionari auto ecc.) - le quali comunque hanno raggiunto quote di mercato del tutto marginali, indicano l'esistenza di forti barriere all'entrata. …( Omissis)…Tali barriere all'entrata sono costituite innanzitutto dalla necessità di costruire una adeguata e capillare rete per la distribuzione delle polizze ARD e RCA, nonché per la liquidazione dei sinistri. Considerato che usualmente gli agenti agiscono sulla base di un contratto di esclusiva con l'impresa della quale distribuiscono i prodotti, una nuova entrante deve costruire una propria rete di agenti completa, con costi elevati e lunghi tempi di realizzazione. La possibilità di operare efficientemente sul mercato assicurativo richiede l'esistenza di un portafoglio ampio e diversificato. L'entrata sul mercato avviene, pertanto, di regola, attraverso l'acquisizione di portafogli di imprese già esistenti sul mercato>>.
In questo contesto, caratterizzato come s’è visto da una concorrenza solo virtuale un ruolo decisivo secondo l’ Autorità Garante sarebbe stato svolto dalla società RC Log che ha effettuato per le società assicuratrici un’attività diretta all’:<<organizzazione e la predisposizione di appositi "osservatori", ai quali partecipano esclusivamente imprese di assicurazione>> prestando, inoltre :<< "la propria opera ad una serie di attività" tra le quali la "costruzione, mediante l'esame delle informazioni sui sinistri e la messa a punto di sistemi di risk scoring, di strutture tariffarie per i rischi di massa".[3][3]
§1.2 Alla luce dell’insieme dei dati acquisiti durante l’inchiesta l’Autorità ha statuito :
<<a) che le società Assicurazioni Generali Spa, Assitalia - Le Assicurazioni d'Italia Spa, AXA Assicurazioni Spa, Bayerische Assicurazioni Spa, Levante Norditalia Assicurazioni e Riassicurazioni Spa, Lloyd Adriatico Spa, Lloyd Italico Assicurazioni Spa, Milano Assicurazioni Spa, SAI - Società Assicuratrice Industriale Spa, Sara Assicurazioni Spa, Società Reale Mutua di Assicurazioni, Toro Assicurazioni Spa, Compagnia Assicuratrice Unipol Spa, Winterthur Assicurazioni Spa e Zurigo Compagnia di Assicurazioni Sa hanno posto in essere, in violazione dell'articolo 2, comma 2, della legge n. 287/90, un'intesa orizzontale consistente in una pratica concordata di vendita congiunta di polizze CVT e RCA;
b) che le società Assicurazioni Generali Spa, Assitalia - Le Assicurazioni d'Italia Spa, AXA Assicurazioni Spa, Bayerische Assicurazioni Spa, Lloyd Adriatico Spa, Lloyd Italico Assicurazioni Spa, Milano Assicurazioni Spa, SAI - Società Assicuratrice Industriale Spa, Sara Assicurazioni Spa, Società Reale Mutua di Assicurazioni, Toro Assicurazioni Spa, Compagnia Assicuratrice Unipol Spa, Winterthur Assicurazioni Spa, Zurigo Compagnia di Assicurazioni Sa, Allianz Subalpina Spa Società di Assicurazioni e Riassicurazioni, BNC Assicurazioni Spa, Commercial Union Insurance Spa, GAN Italia Spa Compagnia Italiana di Assicurazioni e Riassicurazioni, Helvetia Compagnia Svizzera di Assicurazioni, Il Duomo Spa di Assicurazioni e Riassicurazioni, Compagnia Italiana di Previdenza, Assicurazioni e Riassicurazioni Spa, La Fondiaria Assicurazioni Spa, Mediolanum Assicurazioni Spa, Meie Assicurazioni Spa, Nuova Tirrena Spa di Assicurazioni, Riassicurazioni e Capitalizzazioni, Riunione Adriatica di Sicurtà Spa, Royal & Sun Alliance Assicurazioni Sun Insurance Office Ltd, Vittoria Assicurazioni Spa, Allstate Diretto - Assicurazioni Danni Spa, Assimoco Spa Compagnia di Assicurazioni e Riassicurazioni Movimento Cooperativo, Augusta Assicurazioni Spa, Azuritalia Assicurazioni Spa, FATA - Fondo Assicurativo tra Agricoltori Spa di Assicurazioni e Riassicurazioni, ITAS - Istituto Trentino Alto-Adige per Assicurazioni, Società di Mutua Assicurazione, La Nationale Compagnia Italiana di Assicurazioni e Riassicurazioni Spa, La Piemontese Assicurazioni Spa, Maeci Assicurazioni e Riassicurazioni Spa, Nuova MAA Assicurazioni Spa e Royal International Insurance Holdings Ltd hanno posto in essere, in violazione dell'articolo 2, comma 2, della legge n. 287/90, una complessa ed articolata intesa orizzontale, nella forma di una pratica concordata, consistente nello scambio sistematico di informazioni commerciali sensibili tra imprese concorrenti;>>
<< c) che le imprese citate al punto a) cessino dall'attuazione e dalla continuazione dell'infrazione accertata, si astengano da ogni intesa analoga a quella accertata e presentino, entro quattro mesi dalla notificazione del presente provvedimento, una relazione circa le misure adottate per rimuovere l'infrazione accertata;
d) che le imprese citate al punto b) cessino immediatamente dall'attuazione e continuazione delle infrazioni accertate, si astengano da ogni intesa analoga a quella accertata e comunichino entro 60 giorni dalla notificazione del presente provvedimento le misure adottate per rimuovere l'infrazione accertata;
e) che, in ragione della gravità e durata dell'infrazione di cui al punto b), alle società di seguito indicate venga applicata la sanzione amministrativa pecuniaria nella seguente misura (lire)….( omissis)…>>.
§1.3) Ne è seguita un’appendice giudiziaria che ha contrapposto dinanzi al giudice amministrativo le imprese sanzionate all’Autorità Garante che hanno agito per l’annullamento del provvedimento sanzionatorio, dapprima dinanzi al TAR del Lazio e, poi, dinanzi al Consiglio di Stato.
Quest’ultimo con propria sentenza resa in data il 26-2-2002 a conferma della sentenza del giudice amministrativo di primo grado ha statuito la legittimità del provvedimento dell’Autorità impugnato dalle Società Assicuratrici affermando la sussistenza di una pratica tra le stesse lesiva del libero mercato e della concorrenza.
§2) INQUADRAMENTO DELLA FATTISPECIE OGGETTO DEL GIUDIZIO- COMPETENZA.
§2.1 Fatta questa necessaria premessa va ora operato l’inquadramento della fattispecie portata al vaglio di questo Giudice allo al fine di decidere la causa.
Il problema è essenzialmente quello di stabilire se si possa affermare che l’intesa tra le società assicuratrici finalizzata all’adozione di premi uniformi sull’intero territorio nazionale, accertata da un provvedimento amministrativo e giudicata lesiva della concorrenza sia dall’Autorità Garante che nei successivi giudizi amministrativi, e, quindi nulla ex art 2, comma 3 , della legge n. 287/90, abbia potuto generare a propria volta una qualche forma di invalidità del contratto di assicurazione intercorso tra società medesima ed assicurato e, in caso affermativo, di che tipo di invalidità possa parlarsi e quali siano a propria volta le conseguenze dell’accertata invalidità sui rapporti nascenti dal contratto tra assicurato ed assicurazione.
In proposito questo giudicante ritiene preliminarmente di dovere escludere che la domanda possa fondarsi sul disposto dell’art. 2033 del codice civile.
L’indebito oggettivo disciplinato dalla norma in questione attiene infatti alle ipotesi in cui viene riconosciuta alla parte di un contratto dichiarato nullo, di ripetere quanto pagato in esecuzione del contratto stesso (in termini Cass. 4 febbraio 2000 n. 1252; Cass. 13 aprile 1995 n. 4268)
A ben vedere, però, nella fattispecie portata all’esame di questo giudice non viene in discussione la validità del contratto di assicurazione sebbene quella di una sua clausola, quella, per l’esattezza, relativa all’entità del premio e, per giunta non con riferimento alla tenutezza dell’assicurato pagamento dello stesso nella sua interezza ma limitatamente a quella sua parte che, in esecuzione del patto lesivo della concorrenza, avrebbe, a dire dell’attore, esorbitato rispetto a quello che sarebbe stato dovuto ove il patto non fosse esistito o non fosse stato portato ad attuazione.
Né d’altra parte pare possibile invocare l’art. 2041 c.c. attesa da un lato la sussidiarietà dell’azione riconosciuta da tale norma e dall’altro che come statuito dalla Suprema Corte di Cassazione :<< L’arricchimento senza causa non sussiste quando lo squilibrio economico di una parte in favore dell’altra che assume di essere stata danneggiata, sia giustificato dal consenso della parte che assume di essere stata danneggiata in quanto la prestazione volontaria esclude l’arricchimento quale che siano le conseguenze vantaggiose o svantaggiose della libera concorde determinazione della volontà negoziale>> ( Vedasi Cass. 21 novembre 1996 n. 10251; 11 febbraio 1989 n. 862; Cass 6 marzo 1986 n. 1456) .
§2.2 Ciò detto e premesso che non pare si possa dubitare del fatto che la pratica posta in essere dalle società debba ritenersi in punto di fatto illecita in quanto lesiva della concorrenza - giusto quanto accertato in proposito dall’Autorità Garante e confermato nelle sentenze del TAR Lazio e del CdS prima indicate- va detto che tale intesa ha dato luogo ad una violazione dei principi fondamentali dell’ordinamento nazionale ( ART. 41 della Costituzione espressamente richiamato dall’art. 1 della Legge 10 ottobre 1990 n. 287) e sovranazionale ( artt. 85 e 86 del Trattato istitutivo della Comunità Economica Europea) nonché del precetto portato dall’art. 1 n. 2 lettera e) della Legge 30 luglio 1998 n. 281 che prevede che ai consumatori ed agli utenti siano riconosciuti come fondamentali i diritti:<< alla correttezza, trasparenza ed equità nei rapporti contrattuali concernenti beni e servizi>>.
Da ciò è indubbiamente derivato in maniera diretta ed immediata un illecito squilibrio nelle prestazioni dedotte nel contratto di assicurazione posto in essere con i consumatori.
Occorre dunque stabilire se, con quali mezzi ed in quale misura l’ordinamento giuridico appresti un rimedio a tale squilibrio.
Ad avviso di questo giudicante il problema va risolto unicamente tenendo presente l’evoluzione della normativa in materia di tutela dei consumatori emanata anche in attuazione di direttive comunitarie.
La recente legislazione in materia ( si pensi oltre alla citata legge 10 ottobre 1990 n. 287 anche alla Legge 30 luglio 1998 n. 281 che reca norme per la “ Disciplina dei consumatori e degli utenti” ; alla L. 7 marzo 1996 n. 108 in materia di disciplina dei tassi usurari; alla Legge 6 febbraio 1996 n. 52 che ha introdotto gli artt. 1469 bis e seguenti nel codice civile; alla Legge 18 giugno 1998 n. 192 in materia di subforniture; ma anche la nuova legge sulle locazioni abitative – 9 dicembre 1998 n. 431- alla Legge 1996 n. 415 in materia di servizi di investimento nel settore dei valori mobiliari e successivamente alla Legge 2 gennaio 1991 n.1 sulle società di investimento mobiliare e, prima ancora alla Legge 32 marzo 1983 n. 77 in materia di vendita dei titoli collocati porta a porta; l’art.1469 quinquies attinente alla inefficacia delle clausole vessatorie nei contratti ) ha segnato una sostanziale rivisitazione dei principi in materia contrattuale in particolare con riferimento alle condizioni dei contraenti ed alla loro tutela, mediante un superamento del principio dell’efficacia normativa attribuita al contratto in vista della necessità di “tutelare il contraente più debole dalla aggressività delle imprese che si rivolgono non più a singoli contraenti ma ricorrono a rapporti di massa”[4][4].
In tal senso un esplicito riconoscimento dello status di contraente debole destinatario di una tutela speciale viene dall’art. 1 della Legge 30 luglio 1998 n. 281 che espressamente prevede<< In conformità ai princìpi contenuti nei trattati istitutivi delle Comunità europee e nel trattato sull'Unione europea nonché nella normativa comunitaria derivata, sono riconosciuti e garantiti i diritti e gli interessi individuali e collettivi dei consumatori e degli utenti, ne è promossa la tutela in sede nazionale e locale, anche in forma collettiva e associativa, sono favorite le iniziative rivolte a perseguire tali finalità, anche attraverso la disciplina dei rapporti tra le associazioni dei consumatori e degli utenti e le pubbliche amministrazioni.
…..( omissis)…>>
La stessa legge, al successivo art. 3 prevede inoltre che
<<Le associazioni dei consumatori e degli utenti inserite nell'elenco di cui all'articolo 5 sono legittimate ad agire a tutela degli interessi collettivi, richiedendo al giudice competente:
c) di ordinare la pubblicazione del provvedimento su uno o più quotidiani a diffusione nazionale oppure locale nei casi in cui la pubblicità del provvedimento può contribuire a correggere o eliminare gli effetti delle violazioni accertate…..( omissis)…
7. Fatte salve le norme sulla litispendenza, sulla continenza, sulla connessione e sulla riunione dei procedimenti, le disposizioni di cui al presente articolo non precludono il diritto ad azioni individuali dei consumatori che siano danneggiati dalle medesime violazioni>>
Il riequlibrio delle posizioni contrattuali a favore del contraente economicamente più debole costituisce dunque, attualmente, un valore fondamentale del nostro ordinamento al punto da assurgere al rango di vero e proprio principio generale, dal quale si genera a propria volta il dovere per il giudice di attenersi ad esso nella decisione delle fattispecie sottoposte al suo vaglio.
Tale caratteristica si spiega inoltre col fatto che mediante la tutela delle posizioni economicamente più deboli- come analogamente con riferimento ai rapporti tra imprenditori, mediante la tutela della effettività della libertà di iniziativa economica- l’ordinamento intende perseguire il principio dalla tutela del sistema fondato sulla libertà dell’iniziativa economica stessa.
Ne consegue che ove in un regolamento negoziale venga accertata la lesione di tale principio, si deve ritenere la sussistenza di un’invalidità del negozio stesso.
In tal senso s’è mosso il legislatore che nella normativa prima citata ha quasi sempre fulminato con la sanzione della nullità ( si veda ad esempio la disciplina delle nullità afferenti ai mutui contratti con la previsione di tassi usurari di cui alla Legge 7 marzo 1996 n. 108) le previsioni contrattuali lesive della sfera giuridico-patrimoniale del consumatore.
Analogamente è da ritenersi che ove, come nel caso di specie , nessuna norma preveda espressamente la sanzione della nullità del contratto di assicurazione quando lo stesso nella sua intereza o in singole clausole dia luogo ad una violazione del diritto degli utenti del servizio assicurativo, tale violazione dia luogo ad un’invalidità contrattuale .
Pare infatti rispondente oltre che ad equità anche ai principi generali del nostro ordinamento (segnatamente a quelli portati dall’ art 2 e 41 della Costituzione nonché a quelli di cui alla legge 30 luglio 1998 n. 281 che di tali principi costituisce attuazione ) affermare che tutte le volte in cui si sia in presenza di contratti stipulati in violazione di norme poste a tutela della concorrenza e del mercato, al contraente, che non sia imprenditore, che concluda contratti con imprese o, più in generale, con soggetti posti in posizione di supremazia economica- specie poi se predisponenti il regolamento contrattuale- vada attribuita - ove dal contraente stesso non sia richiesta la nullità dell’intero contratto- una specifica tutela consistente nell’invalidazione dell’intero contratto o di sue singole clausole da accertarsi e dichiararsi anche d’ufficio attesa la loro contrarietà alle norme dell’ordine pubblico economico.
Nell’affermare ciò si deve avere però la consapevolezza che la tutela del consumatore, impone inoltre che lo stesso sia posto al riparo dalle conseguenze negative che potrebbero derivargli anche dall’applicazione delle norme generali in materia di nullità negoziali.
Potrebbe darsi, infatti, che il consumatore abbia interesse a veder caducato non l’intero regolamento contrattuale ma solo quella parte di esso che abbia dato luogo ad una illecita lesione del proprio patrimonio, mantenendo, per il resto, efficace il contratto.
In tale ipotesi il rimedio approntato dall’art. 1418 c.c potrebbe paradossalmente rivelarsi più favorevole al contraente forte che potrebbe sottrarsi alle prestazioni pattuite e spettategli alle quali il consumatore manterrebbe interesse se fossero rese alle condizioni eque e rispettose dei propri diritti fondamentali.
Occorre pertanto fare riferimento ad una ipotesi di invalidazione del regolamento negoziale che colpisca la parte di questo più direttamente ed abusivamente lesiva degli interessi e del patrimonio del contraente debole lesiva e lasci in piedi il resto assegnando così alla declaratoria di nullità parziale del contratto la duplice funzione di riequilibrare le prestazioni in esso dedotte e di sanzionare il contegno illegittimo del contraente economicamente forte.
Con riferimento al caso concreto va detto che, certa l’illegittimità della clausola relativa alla determinazione dell’importo del premio del contratto di RC auto intercorso tra attore e convenuta poiché la stessa è stata formulata in attuazione di un accordo concluso in violazione dell’art. 2 della legge 287/90, la stessa deve ritenersi lesiva del diritto fondamentale del consumatore alla correttezza, trasparenza ed equità nei rapporti contrattuali concernenti beni e servizi di cui all’art. 1 comma 1 lettera e) della Legge 30 luglio 1998 n. 281 e, quindi, in relazione a quanto dagli artt. 1418 1° comma, nulla per la sua contrarietà all’ordine pubblico economico.
Ciò posto ci si deve chiedere se vi sia e in caso affermativo quale debba essere il rimedio conseguente alla declaratoria della nullità della clausola se la caducazione della clausola stessa o la neutralizzazione dei suoi effetti lesivi mediante la sua sostituzione con un trattamento più favorevole per il consumatore mantenendo per il resto il regolamento contrattuale nella sua integrità .
La soluzione del problema va rinvenuta nell’ordinamento positivo e segnatamente nell’art 3 comma 1 lettera b) della Legge 30 luglio 1998 n. 281 in relazione all’art 1419 comma 2 c.c. .
Attesa la già rilevata necessità di apprestare all’utente, consumatore, contraente debole la più efficace tutela, la clausola nulla va sostituita ribadendo l’efficacia, per il resto, del contratto di assicurazione, dovendosi assegnare alla declaratoria di nullità parziale del contratto una valenza sanzionatoria della condotta illecita del contraente economicamente forte [5][5].
Una indiretta conferma della legittimità di tale operazione di “ortopedia contrattuale” va rinvenuta proprio nel disposto del già citato articolo 3 comma 1 lettera b) legge 30 luglio 1998 n. 281 che prevede appunto il potere del giudice :<< di adottare le misure idonee a correggere o eliminare gli effetti dannosi delle violazioni accertate>>.
Ritornando al caso di specie ed in conclusione si può affermare:
a) che la clausola relativa alla determinazione del premio va dichiarata nulla perché contraria all’ordine pubblico economico e
b) che, di conseguenza, il giudice adottando le “misure idonee a correggere o eliminare gli effetti dannosi delle violazioni accertate” deve disporne la sostituzione con altra che, mantenendo inalterato il resto del regolamento contrattuale, costituisca renda possibile il riequilibrio delle prestazioni .
§ 2.3. Dal prospettato inquadramento della fattispecie discende innanzitutto il rigetto dell’eccezione di incompetenza funzionale del Giudice di Pace sollevata da parte convenuta sulla base del disposto dell’art. 33 della Legge 287/90.
Giova ricordare che per tale norma <<1. I ricorsi avverso i provvedimenti amministrativi adottati sulla base delle disposizioni di cui ai titoli dal I al IV della presente legge rientrano nella giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo. Essi devono essere proposti davanti al Tribunale amministrativo regionale del Lazio.
2. Le azioni di nullità e di risarcimento del danno, nonché i ricorsi intesi ad ottenere provvedimenti di urgenza in relazione alla violazione delle disposizioni di cui ai titoli dal I al IV sono promossi davanti alla corte d'appello competente per territorio>>.
Trattandosi di norma contenente una deroga ai principi generali in materia di competenza dettati dagli artt. 7 e seguenti del codice di procedura civile speciale la stessa non può che essere interpretata restrittivamente
L’esame degli artt. 1 e 2 della stessa Legge, porta alla conclusione che debbono ritenersi assoggettate alle deroghe previste alle norme sulla per materia, solo quelle controversie inerenti alla nullità dei patti eventualmente conclusi tra gli operatori del settore ed il risarcimento del danno da essi derivante ad altri operatori che a tali intese non abbiano partecipato .
Infatti, per l’art. 1 (Ambito di applicazione e rapporti con l'ordinamento comunitario).
<<1)Le disposizioni della presente legge in attuazione dell'articolo 41 della Costituzione a tutela e garanzia del diritto di iniziativa economica, si applicano alle intese, agli abusi di posizione dominante e alle concentrazioni di imprese che non ricadono nell'ambito di applicazione degli articoli 65 e/o 66 del Trattato istitutivo della Comunità europea del carbone e dell'acciaio, degli articoli 85 e/o 86 del Trattato istitutivo della Comunità economica europea (CEE), dei regolamenti della CEE o di atti comunitari con efficacia normativa equiparata.
4. L'interpretazione delle norme contenute nel presente titolo è effettuata in base ai princìpi dell'ordinamento delle Comunità europee in materia di disciplina della concorrenza >> e per l’art. 2 :<<Intese restrittive della libertà di concorrenza.>>
<<1. Sono considerati intese gli accordi e/o le pratiche concordati tra imprese nonché le deliberazioni, anche se adottate ai sensi di disposizioni statutarie o regolamentari, di consorzi, associazioni di imprese ed altri organismi similari.
3. Le intese vietate sono nulle ad ogni effetto>>.
La norma, quindi risulta emanata :<< in attuazione dell'articolo 41 della Costituzione a tutela e garanzia del diritto di iniziativa economica>>, allo scopo di colpire solo :<< le intese tra imprese che abbiano per oggetto o per effetto di impedire, restringere o falsare in maniera consistente il gioco della concorrenza all'interno del mercato nazionale o in una sua parte rilevante>>sanzionandole con la nullità ( :<< 3. Le intese vietate sono nulle ad ogni effetto>> art. 2 u.c. ) .
Ne consegue che, solo le azioni immediatamente finalizzate accertamento, dell’esistenza di tali accordi “tra imprese”, debbono intendersi devolute funzionalmente alla cognizione della Corte d’Appello territorialmente competente.
Le altre, anche se attinenti ai riverberi di tali intese sui rapporti tra imprese e consumatori debbono ritenersi assoggettate alla ordinaria disciplina in materia di competenza .
Nella circostanza l’azione proposta non ha ad oggetto l’accertamento e la sanzione di intesa intercorse tra imprese in violazione della Legge citata , ma solo il riequilibrio delle posizioni contrattuali lese dalla violazione delle regole di correttezza imposte a favore del consumatore dalla più volte citata legge 30 luglio 1998 n. 281 ed il risarcimento del danno conseguente agli effetti di tali intese nei rapporti contrattuali tra l’impresa convenuta e l’attore.
Pertanto, visto l’art. 7 del codice di procedura civile ed in relazione alla previsione dell’art 3 della legge poco sopra citata (30 luglio 1998 n. 281) che non prevede deroghe alle regole generali alla soggetta materia, deve ritenersi che la competenza a conoscere del presente giudizio spetti sia per materia che per territorio al Giudice di pace adito.
In ordine alla competenza per territorio, questo giudice, rileva come la stessa debba ritenersi radicata nell’Ufficio adito atteso che, come s’è visto la materia attiene a rapporti obbligatori e che per l’art. 20 cpc competente a conoscere delle cause relative a diritti di obbligazione è anche il giudice del luogo ove è sorta l’obbligazione.
Nel caso il contratto di assicurazione è stato concluso presso l’agenzia di___________ località che ricade nel territorio di giurisdizione dell’Ufficio adito.
§2.4 Premesso che come è stato accertato dal provvedimento dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato l’intesa illecita tra le società assicuratrici ha determinato una lievitazione ingiustificata dei premi delle polizze RC Auto e che tale lievitazione è stata approssimativamente quantificata nel 20% dell’importo del premio medesimo e che, in via di equità, entro tale limite va quantificato il pregiudizio subito dal consumatore, va detto che parte attrice, ha provato mediante l’esibizione delle fotocopie delle quietanze relative al pagamento dei premi assicurativi afferenti alla propria polizza RC Auto di avere effettuato pagamenti in più rispetto a quanto avrebbe dovuto se non fosse stato attuato dalla convenuta l’accordo sanzionato dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato nella , €__________________ .
Conseguentemente per le ragioni prima spiegate alla stessa spetta la restituzione di quanto indebitamente pagato .
P. T . M.
I1 giudice di Pace di Locri dott. Giovanni Golotta definitivamente pronunciando ogni altra ogni altra contraria istanza, eccezione e deduzione disattese così dispone:
- visto l’art. - 113 cpc
- visti gli artt: 1 comma 1 lettera e) della Legge 30 luglio 1998 n. 281 e 1418 1° comma c.c , accerta e dichiara la nullità della clausola relativa all’importo del premio del contratto di assicurazione impugnato da parte attrice;
- visto gli artt. 3 comma 1 lettera b) della legge 30 luglio 1998 n. 281 e 1419 comma 2 dispone la sostituzione della clausola nulla con altra che preveda che l’importo del premio indicato sia ridotto nella misura del 20%
- in accoglimento della domanda condanna la Allianz Subalpina Assicurazioni Spa s.p.a. con sede in Torino alla via Alfieri n. 22, in persona del proprio legale rappresentante pro tempore a restituire in favore dell’attore la somma di € ____________ indebitamente percepita per effetto dell’applicazione della clausola dichiarata nulla, oltre agli interessi da calcolarsi sul capitale tempo per tempo dalla maturazione di ogni singolo credito e fino al soddisfo.
- condanna, altresì, la convenuta S.p.a. alla totale rifusione, pro parte attrice e con attribuzione al procuratore antistatario, delle spese e competenze tutte di giudizio che si liquidano in complessivi € ­­___,00.
Dichiara la presente sentenza provvisoriamente esecutiva ex art 282 cpc.
dott. Giovanni Golotta
Dep. il 31 dicembre 2002
[1][1] Notava in proposito come :<<.55. L'esigenza di garantire il risarcimento dei danni a terzi prodotti a seguito dei sinistri provocati dalla circolazione di veicoli e natanti ha determinato l'adozione della legge n. 990 del 24 dicembre 1969 recante "Assicurazione obbligatoria della responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore e dei natanti", successivamente modificata e integrata da numerosi altri provvedimenti.
In base a tale legge e alle successive modificazioni e integrazioni, sono soggetti ad assicurazione obbligatoria: i veicoli a motore senza guida di rotaie, immatricolati in Italia e posti in circolazione su strade di uso pubblico o su aree equiparate (articolo 1 Legge n. 990/69); i ciclomotori per effetto dell'articolo 130 del Decreto Legislativo n. 360/93, nonché i veicoli immatricolati o registrati all'estero, se circolanti in Italia (articolo 6).
La copertura assicurativa riguarda sia la responsabilità civile verso terzi prevista dall'articolo 2054 del codice civile, vale a dire quella del conducente e dei responsabili in solido, che la responsabilità per danni causati alle persone trasportate, qualunque sia il titolo in base al quale è effettuato il trasporto.
La garanzia prevista dall'assicurazione a favore dell'assicurato non opera automaticamente al verificarsi degli elementi soggettivi ed oggettivi previsti dalla legge, ma è subordinata all'adempimento di obblighi, quali la denuncia del sinistro ed il pagamento del premio da parte dell'assicurato.
56. La normativa prevede pertanto espressamente una serie di coperture che devono essere acquistate obbligatoriamente dal proprietario di un veicolo. Le imprese di assicurazione sono libere di offrire al cliente ulteriori garanzie accessorie alla RCA, che lo stesso può rifiutare.
Per quanto concerne, invece, i danni subiti dal veicolo, non esiste alcun obbligo di assicurazione; rimane pertanto alla discrezionalità dell'utente la scelta di sottoscrivere ulteriori polizze per garantirsi contro eventi quali l'incendio, il furto o i danni accidentali derivanti dalla guida, con imprese anche diverse rispetto a quella che fornisce la copertura obbligatoria.>> La stessa Autorità prosegue poi rilevando come :<< Per effetto della Direttiva 92/49/CEE66 Direttiva del Consiglio 18 giugno 1992, n. 49 che coordina le disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative riguardanti l'assicurazione diretta diversa dall'asicurazione sulla vita e che modifica le direttive 73/239/CEE e 88/357/CEE (terza direttiva assicurazione non vita), in G.U.C.E. 11 agosto 1992 n. L.228.) , recepita in Italia con il Decreto Legislativo 17 marzo 1995, n. 175, le tariffe nel ramo della responsabilità civile auto, precedentemente sottoposte, in Italia come nella gran parte dei paesi europei, ad un regime di prezzi amministrati, sono state liberalizzate.
La liberalizzazione riguarda anche le condizioni generali di contratto.
Agli Stati membri è fatto divieto di imporre l'obbligo di approvazione preventiva o di comunicazione sistematica delle condizioni generali e speciali di polizza, nonché delle tariffe e dei formulari, a meno che questi non costituiscano elementi di un sistema generale di controllo dei prezzi; gli Stati membri possono esigere solo la comunicazione non sistematica di queste condizioni e degli altri documenti, senza che tale prescrizione possa costituire per l'impresa una condizione preliminare per l'esercizio dell'attività (artt. 6, 29 e 39). Peraltro, la direttiva prevede che per le assicurazioni obbligatorie gli Stati membri possano mantenere l'obbligo di comunicazione preventiva ed in via sistematica delle sole condizioni di contratto. Nella normativa italiana tale obbligo è stato mantenuto per consentire all'autorità di vigilanza competente l'individuazione delle condizioni di polizza contrarie alla legge prima che queste possano nuocere al consumatore; si tratta quindi di un mero controllo di legittimità che non investe la congruità economica delle tariffe.>>.
In relazione alla ulteriore normativa cosiddetta secondaria disciplinante la materia l’Autorità rilevava che :<< 58. A seguito della liberalizzazione, l'ISVAP ha emanato la circolare 30 novembre 1995 n. 260, nella quale ha fornito alle imprese indicazioni per l'applicazione della nuova normativa settoriale. Ai fini del presente provvedimento assumono particolare importanza i punti 2 e 3 di detta circolare.
59. Il punto 2 della circolare è relativo alla "durata della tariffa e pubblicizzazione presso le agenzie".
Per quanto concerne la pubblicizzazione delle tariffe l'ISVAP indica la necessità che queste "vengano rese note al pubblico tramite affissione in appositi congrui spazi presso ogni agenzia, o qualunque altro luogo comunque abilitato alla emissione o consegna dei contratti de quo, onde consentire a coloro che intendono assicurarsi una agevole lettura ed una pronta conoscenza delle tariffe dei premi e delle relative condizioni di polizza". Siffatta disposizione è stata successivamente ribadita dallo stesso Istituto con circolare 15 ottobre 1996, n. 284.
Con riferimento alla durata della tariffa, l'ISVAP ritiene necessario che venga indicata la durata prestabilita, per consentire agli assicurati di effettuare confronti tra le varie proposte e fare affidamento sul mantenimento delle stesse per un dato periodo di tempo. Sempre nel punto 2 citato, l'ISVAP precisa che "le imprese restano parimenti libere di apportare modifiche alle tariffe e alle condizioni di polizza da loro stabilite, ma tali modifiche debbono essere rese note nei luoghi e nelle forme sopra indicati, con un anticipo di almeno sessanta giorni rispetto all'entrata in vigore delle variazioni che vanno anche esse pubblicizzate".
60. Il punto 3 della circolare pone condizioni molto stringenti alla cosiddetta "flessibilità tariffaria", raccomandando alle imprese una stretta osservanza tra tariffe di listino e premi effettivamente praticati alla clientela. Le imprese che lo desiderino possono prevedere criteri tecnici e commerciali sulla base dei quali stabilire l'ammontare degli sconti concedibili, purché gli stessi siano concessi "in un limitato numero di casi e comunque in misura tale da non alterare l'equilibrio tecnico e il fabbisogno tariffario che l'impresa ritiene necessario conseguire. Le imprese che vorranno adottare la flessibilità tariffaria dovranno dunque prevedere nelle direttive impartite alla propria rete agenziale che la società si riserva di fare degli sconti, la percentuale massima dello sconto, nonché la percentuale massima di contraenti ai quali lo sconto può essere concesso e le motivazioni tecnico commerciali dello stesso. Di ciò le imprese debbono dare tempestiva informazione all'ISVAP, trasmettendo altresì una nota tecnica dalla quale possa desumersi che gli sconti, avuto riguardo alla loro incidenza percentuale, al numero di casi in cui possono essere praticati, alla distribuzione territoriale, sono stati previsti in armonia con una costruzione tariffaria tecnicamente corretta ed equilibrata".>> (Provvedimento Autorità Garante n. I377 - Rc Auto 28/07/2000 pubblicato sul Bollettino n. 30/2000) .
[2][2] Cfr. "Monitoraggio permanente del comportamento e dell'atteggiamento del consumatore di polizze auto", presentazione agli Aderenti del 22 luglio 1999 (documentazione acquisita nel corso dell'ispezione presso RC Log del 16 novembre 1999).2 : il 3,99% degli assicurati totali cambia compagnia "perché il prezzo è aumentato troppo" e solo lo 0,37% "perché ha ricevuto un'offerta migliore". In tale contesto, secondo quanto affermato dalla stessa RC Log nel corso dell'Indagine sul comportamento dei consumatori, "il sistema è ancora in grado di autoregolamentarsi, ma forse per poco tempo (preludio alla guerra dei prezzi) [...] la competizione sui prezzi assume ancora la configurazione di un conflitto locale".>> (Provvedimento Autorità Garante n. I377 - Rc Auto del 28/07/2000 pubblicato sul Bollettino n. 30/2000 pag.18 )
[3][3]. Gli osservatori che sono attualmente attivi per il settore assicurativo auto e che costituiscono oggetto di valutazione del presente provvedimento sono i seguenti (tra parentesi l'anno di costituzione):
a) osservatorio Multicompagnia (1985);
b) osservatorio Multiskene (1988);
c) osservatorio Multigamma (1996);
d) osservatorio RCA (1994);e) osservatorio ARD (1997)>> ( vredasi provv.to prima citato)
[4][4] G. GIOIA :<< Nuove nullità relative a tutela del contraente debole>> in CONTRATTO E IMPRESA ANNO XV N. 3 pag. 1334.
[5][5] In tale ottica pertanto pare condivisibile l’opinione di chi premesso che “ Nullità ed annullabilità…(omissis)…non sono in grado di fare fronte a tutte le ipotesi di patologia contrattuale di carattere genetico”,sostiene che “ la protezione del contraente debole non permette di adoperare lo strumento della nullità nella sua concezione classica perchè il contraente debole potrebbe essere danneggiato, se l’altro, economicamente più agguerrito, decidesse di fare venire meno l’intero contratto” e che, di conseguenza “la nullità cessa di essere esclusivamente uno strumento di tutela dell’ordinamento in quanto tale per divenire al contempo strumento sanzionatorio di una delle parti e di protezione per la controparte più debole”( Vedasi G. Gioia loc.ult. cit.)
Nuove frontiere si aprono per i consumatori/utenti: il diritto di consumatore è realtà e si avvicina il danno punitivo contro l’arroganza del contraente forte.
Lecce, 31 gennaio 2003 Vicepresidente Adusbef