Source: http://www.avvocatoabologna.it/news/quanto-incide-la-infedelta-nelle-separazioni-avvocato-matrimonialista-bologna.html
Timestamp: 2017-09-24 12:00:28+00:00
Document Index: 106034980

Matched Legal Cases: ['art. 2730', 'art. 143', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 378', 'sentenza ', 'art. 189', 'art. 143', 'art. 151', 'art. 2697', 'sentenza ', 'art. 115', 'art. 2697', 'art. 146', 'art. 151', 'art. 2697', 'art. 115', 'art. 146', 'art. 151', 'art. 2697', 'art. 115', 'sentenza ', 'art. 2704', 'sentenza ', 'art. 156', 'sentenza ', 'sentenza ']

QUANTO INCIDE LA INFEDELTA’ NELLE SEPARAZIONI? AVVOCATO MATRIMONIALISTA BOLOGNA | Avvocato a Bologna - Studio Legale Bologna Avvocato Sergio Armaroli
QUANTO INCIDE LA INFEDELTA’ NELLE SEPARAZIONI? AVVOCATO MATRIMONIALISTA BOLOGNA-separazione per tradimento della moglie avvocato divorzista Bologna separazione per tradimento affidamento figli avvocato divorzista Bologna separazione addebito tradimento prove avvocato divorzista Bologna separazione tradimento risarcimento danni avvocato divorzista Bologna tradimento prima della separazione avvocato divorzista Bologna tradimento coniugale è reato avvocato divorzista Bologna denuncia per diffamazione tradimento avvocato divorzista Bologna
QUANTO INCIDE LA INFEDELTA’ NELLE SEPARAZIONI?
SCAPPANDO DA UN PROBLEMA AUMENTI OSLO LA DISTANZA DALLA SOLUZIONE
separazione per tradimento della moglie avvocato divorzista Bologna separazione per tradimento affidamento figli avvocato divorzista Bologna separazione addebito tradimento prove avvocato divorzista Bologna separazione tradimento risarcimento danni avvocato divorzista Bologna tradimento prima della separazione avvocato divorzista Bologna tradimento coniugale è reato avvocato divorzista Bologna denuncia per diffamazione tradimento avvocato divorzista Bologna
Nella giurisprudenza si è detto che, ai fini dell’addebitabilità della separazione, le ammissioni di una parte non possono avere valore di confessione, a norma dell’art. 2730 c.c., vertendosi in tema di diritti indisponibili, ma possono essere utilizzate come presunzioni ed indizi liberamente valutabili in unione con altri elementi probatori (v. Cass. n. 22786/2004, n. 176/1982), sempre che, ovviamente, esprimano non opinioni o giudizi o stati d’animo personali, ma fatti obiettivi e, in quanto tali, suscettibili di essere valutati giuridicamente come indice della violazione di specifici doveri coniugali (art. 143 c.c.). La forte del merito ha acriticamente recepito il messaggio emozionala insita in quella lettera, senza uno sforzo di contestualizzazione (anche temporale), che avrebbe evidenziato il tentativo dei marito di recuperare un rapporto in crisi (di cui potrebbe essere espressione la successiva adozione di una bambina da parte dei coniugi), e senza un accertamento dei fatti storici in cui si sarebbero manifestate le violazioni contestategli, cui avrebbe dovuto fare seguito una ponderata valutazione della rilevanza degli stessi ai fini del sorgere della crisi.
La prova per l’accertamento della violazione dei doveri matrimoniali, ai fini della dichiarazione di addebito, risulta spesso assai ardua e si deve necessariamente ricorrere ad elementi indiretti ed indiziari. Quando si tratta di provare l’infedeltà coniugale entrano in gioco una serie di elementi probatori che singolarmente non avrebbero alcun valore, ma unitariamente considerati possono condurre il giudice a considerare il fatto come provato (Cassazione 6 novembre 2012, n. 19114). Vengono, così, spesso ammesse le prove indiziarie (le così dette testimonianze de relato o indirette da parte di soggetti terzi estranei alla vicenda). Tali dichiarazioni testimoniali secondo la Suprema Corte possono divenire valido elemento di prova se sono suffragate da altre circostanze oggettive e soggettive o da altre risultanze probatorie acquisite al processo che concorrano a rafforzarne la credibilità (Cass. Civ. 19 maggio 2006, n. 11844, e Cass. Civ. 8 febbraio 2006, n. 28159).
La Cassazione n. 11516 del 23/05/2014 ha statuito che : “in tema di separazione giudiziale dei coniugi, si presume che l’inosservanza del dovere di fedeltà, per la sua gravita, determini l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza, giustificando così, di per sè, l’addebito al coniuge responsabile, salvo che questi dimostri che l’adulterio non sia stato la causa della crisi familiare, essendo questa già irrimediabilmente in atto, sicchè la convivenza coniugale era ormai meramente formale (da ultimo, Cass. 14 febbraio 2012, n. 2059; Cass. 7 dicembre 2007, n. 25618).
Cio’ significa che a fronte dell’adulterio, il richiedente l’addebito ha assolto all’onere della prova su di lui gravante, non essendo egli onerato anche della dimostrazione dell’efficienza causale dal medesimo svolta; spetta, di conseguenza, all’altro coniuge di provare, per evitare l’addebito, il fatto estintivo e cioè che l’adulterio sopravvenne in un contesto familiare già disgregato, al punto che la convivenza era mero simulacro; ne deriva parimenti che, una volta accertato l’adulterio, la sentenza che su tale premessa fonda la pronuncia di addebito è sufficientemente motivata (così ancora la citata Cass. 14 febbraio 2012, n. 2059). Dall’altro lato, l’anteriorità della crisi matrimoniale all’accertata infedeltà non è stata positivamente accertata dalla corte del merito, la quale, dopo attento esame di tutti gli elementi della fattispecie emersi nel corso del giudizio, ha infine escluso che nel caso concreto i fatti dalla responsabile allegati (litigi e l’abitudine di dormire in camere separate) fossero indizi concludenti ed inequivoci della pregressa situazione di intollerabilità della convivenza e della natura di mero simulacro ed apparenza della medesima, posto che comunque essi non impedirono la prosecuzione anche dei rapporti fra di loro.”
rappresentando l’inosservanza dell’obbligo di fedeltà coniugale una violazione particolarmente grave che di regola provoca l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza, così da giustificare l’addebito della separazione al coniuge responsabile (Cass. n. 8512/2006, n. 13592/2006, n. 20256/2006, n. 25618/2007) questi è tenuto ad offrire la prova che l’unione coniugale fosse in quel momento già incrinata (Cass. n. 4540/2011).
E difatti, se la regola anzidetta non opera quando si constati la mancanza di nesso causale tra infedeltà e crisi coniugale (Cass. n. 9074/2011) mediante un accertamento rigoroso ed una valutazione complessiva del comportamento di entrambi i coniugi, da cui si desuma una crisi già irrimediabilmente in atto nel contesto di un menage solo formale
“In tema di addebitabilità della separazione personale, ove i fatti accertati a carico di un coniuge costituiscano violazione di norme di condotta imperative ed inderogabili – traducendosi nell’aggressione a beni e diritti fondamentali della persona, quali l’incolumità e l’integrità fisica, morale e sociale dell’altro coniuge, ed oltrepassando quella soglia minima di solidarietà e di rispetto comunque necessaria e doverosa per la personalità del partner – essi sono insuscettibili di essere giustificati come ritorsione e reazione al comportamento di quest’ultimo e si sottraggono anche alla comparazione con tale comportamento, la quale non può costituire un mezzo per escludere l’addebitabilità nei confronti del coniuge che quei fatti ha posto in essere” (Cass. n. 8548/2011).
separazione per tradimento della moglie avvocato divorzista Bologna
separazione per tradimento affidamento figli avvocato divorzista Bologna
separazione addebito tradimento prove avvocato divorzista Bologna
separazione tradimento risarcimento danni avvocato divorzista Bologna
tradimento prima della separazione avvocato divorzista Bologna
tradimento coniugale è reato avvocato divorzista Bologna
denuncia per diffamazione tradimento avvocato divorzista Bologna
prove legali di tradimento avvocato divorzista Bologna
addebito separazione risarcimento danni avvocato divorzista Bologna
Il concetto di mantenimento ha una portata più ampia dell’assegno per gli alimenti, essendo relativo alla prestazione di tutto quanto risulti indispensabile alla conservazione del tenore di vita equivalente alla posizione economico-sociale dei coniugi. Il mantenimento spetta al coniuge che non ha avuto responsabilità nella separazione, in proporzione alle sostanze dell’obbligato (vedi sentenza della Cassazione 8 maggio 1980, n. 3033). Presupposto della concessione dell’assegno è l’inadeguatezza dei mezzi finanziari del coniuge istante, da intendersi come insufficienza degli stessi a conservare un tenore di vita analogo a quello avuto in costanza di matrimonio (vedi sentenza della Cassazione 27 novembre 1992, n. 12681). Non può essere “addebitata” la separazione al coniuge, non più innamorato, che abbandoni il tetto coniugale!
Se si è disinnamorati si può abbandonare il tetto coniugale senza che da tale comportamento possa derivare una causa di addebito nella separazione.
Porre fine alla convivenza è un diritto: nessuno può essere obbligato a rimanere a casa se c’è disaffezione nella coppia o anche da parte di uno solo dei due coniugi.
Il fatto di non essere più innamorati, specie se dopo anni di sopportazioni e di un’unione infelice, non fa scattare l’addebito nei confronti di chi intende disimpegnarsi.
Quindi, l’infedeltà del coniuge giustifica una causa di separazione con addebito solo nel caso in cui il tradimento sia stato effettivamente la causa della fine del matrimonio. In altre parole il tradimento ha reso sì intollerabile la convivenza tra i coniugi, ma se il matrimonio era già finito a prescindere dal tradimento, allora l’infedeltà è considerata una conseguenza e non la causa della rottura del legame matrimoniale.
Con sentenza del 23 agosto 2012, la Corte d’appello di Bologna, in parziale riforma della sentenza del Tribunale di Modena, ha dichiarato l’addebito della separazione ad M.A., escludendone il diritto all’assegno di mantenimento e dichiarando inammissibile la domanda di alimenti proposta dalla medesima, per il resto confermando la sentenza di primo grado.
http://www.avvocatoabologna.it/news/casa-coniugale-quando-assegnazione-avvocato-matrimonialista-bologna.html
La corte territoriale ha ritenuto, per quanto ancora rileva, che l’addebito della separazione derivasse dalla prova documentale della violazione del dovere di fedeltà, acquisita mediante la relazione investigativa ed i tabulati telefonici depositati in atti, i quali palesavano la relazione della moglie in epoca anteriore alla sua domanda di separazione; nè questa aveva provato l’anteriorità della crisi coniugale, posto che i generici litigi fra i coniugi, dalla stessa dedotti, rappresentano accadimenti fisiologici nella vita di coppia inidonei da soli a configurare l’intollerabilità della convivenza, mentre la circostanza dell’uso di camere separate non appariva giustificata dalla dedotta ragione della esistenza di una convivenza solo formale.
Ha aggiunto che, all’udienza di precisazione delle conclusioni in primo grado del 10 novembre 2011, la M. non aveva ripetuto la domanda di addebito della separazione al marito, nè le istanze istruttorie, da ritenersi quindi implicitamente rinunciate, anche tenuto conto della concorde rinuncia operata al deposito delle comparse conclusionali.
Avverso la sentenza propone ricorso per cassazione M. A., affidato a sette motivi. Resiste V.A. con controricorso, nel quale deduce la nullità della procura per il giudizio, per la sua numerazione non consecutiva rispetto alla pagina precedente e successiva. La parte ricorrente ha, altresì, depositato la memoria di cui all’art. 378 c.p.c.
Sentenza 23 maggio 2014, n. 11516
sul ricorso 27217/2012 proposto da:
M.A. (c.f. (OMISSIS)), elettivamente domiciliata in ROMA, LUNGOTEVERE FLAMINIO 28, presso l’avvocato IOANNUCCI MATTIA, rappresentata e difesa dall’avvocato MARTINI Marisa, giusta procura in calce al ricorso;
V.A., elettivamente domiciliato in ROMA, Via CRESCENZIO 20, presso l’avvocato LABELLA VALERIA, rappresentato e difeso dall’avvocato SCACCHETTI Maria Grazia, giusta procura in calce al controricorso;
avverso la sentenza n. 1166/2012 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA, depositata il 23/08/2012;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 08/04/2014 dal Consigliere Dott. LOREDANA NAZZICONE;
udito, per la ricorrente, l’Avvocato SANDRA AROMOLO, con delega, che ha chiesto l’accoglimento del ricorso;
udito, per il controricorrente, l’Avvocato MARIA GRAZIA SCACCHETTI che ha chiesto il rigetto del ricorso;
udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. CERONI Francesca, che ha concluso per l’inammissibilità, o in subordine rigetto del ricorso.
– Con il primo motivo, la ricorrente deduce la violazione ed errata applicazione degli art. 189, 345 e 356 c.p.c., ed il vizio di motivazione, per non avere la corte d’appello ammesso i mezzi istruttori circa l’addebito della crisi al marito, in quanto rinunciati per il mancato richiamo di essi nelle conclusioni formulate.
Con il secondo motivo, deduce la violazione ed errata applicazione dell’art. 143 c.c., comma 2, art. 151 c.c., comma 2 e art. 2697 c.c., nonchè il vizio di motivazione, per avere la sentenza impugnata addebitato la separazione alla moglie, violando il principio secondo cui la pronuncia di addebito non può fondarsi solo sulla violazione dei doveri coniugali, dovendosi invece accertare se tale violazione abbia assunto efficacia causale nella determinazione della crisi coniugale, e censurando la decisione stessa per avere ritenuto provato tale nesso.
Con il terzo motivo, lamenta la violazione ed errata applicazione dell’art. 115 c.p.c. e art. 2697 c.c., ed il vizio di motivazione, per avere la corte d’appello ritenuto provata la violazione del dovere di fedeltà sulla base della relazione investigativa e dei tabulati telefonici, documenti tuttavia tempestivamente contestati ed inidonei a provare la circostanza.
Con il quarto motivo, deduce la violazione dell’art. 146 c.c., comma 25, art. 151 c.c., comma 2, art. 2697 c.c. e art. 115 c.p.c., oltre al vizio di motivazione, per avere ritenuto provato il nesso causale fra il tradimento e l’intollerabilità della convivenza, ritenendo sussistente la pregressa situazione di serenità del rapporto coniugale e la durata adeguatamente lunga dell’infedeltà, fondandosi unicamente sulle affermazioni del V., e non considerando invece altri elementi cagione di quella intollerabilità, quali la frequentazione di locali notturni da parte del marito, il disinteresse sessuale della moglie, la sua depressione.
Con il quinto motivo, deduce ancora la violazione ed errata applicazione dell’art. 146 c.c., comma 2, art. 151 c.c., comma 2, art. 2697 c.c. e art. 115 c.p.c., oltre al vizio di motivazione, per non avere la sentenza impugnata ritenuto la crisi coniugale anteriore al presunto tradimento.
Con il sesto motivo, lamenta la violazione degli artt. 115 e 244 c.p.c., art. 2704 c.c. ed il vizio di motivazione, in quanto la relazione investigativa era stata redatta da un terzo su incarico del marito, dunque senza le garanzie del contraddittorio, laddove l’investigatore aveva narrato una serie di fatti giungendo a conclusioni del tutto personali, e quindi non poteva costituire una prova piena, neanche in ordine alle date dei fatti fotografati.
Con il settimo motivo, denunzia il vizio di motivazione, per avere la sentenza impugnata affermato che il primo giudice, senza essere censurato sul punto dall’appellata, avesse comunque ravvisato la prova dell’infedeltà, pur giungendo ad escludere l’addebito.
– E’ infondata l’eccezione di difetto di procura in capo al difensore della ricorrente, in quanto essa, come risulta dall’originale dell’atto, è stata spillata al ricorso e reca una collocazione anteriore alla relata di notifica, situazione che rende irrilevante l’errore materiale dell’apposizione su pagina recante il numero “38”, sebbene posta fra il numero “40” ed il numero “41”.
Infatti il requisito della materiale congiunzione tra il foglio separato, con il quale la procura sia stata rilasciata, e l’atto a cui essa accede, non si sostanzia nella necessità di una cucitura meccanica, ma ha riguardo ad un contesto di elementi che consentano, alla stregua del prudente apprezzamento di fatti e circostanze, di conseguire una ragionevole certezza in ordine alla provenienza dalla parte del potere di rappresentanza ed alla riferibilità della procura stessa al giudizio di cui si tratta (cfr. Cass. 12 gennaio 2012, n. 336 e 19 dicembre 2008, n. 29785, fra le molte).
Nel caso di specie il prudente apprezzamento di fatti e circostanze consente di conseguire una ragionevole certezza in ordine alla riferibilità della procura stessa al giudizio di cui si tratta: attesa la materiale congiunzione della procura al ricorso, prima della relazione di notificazione.
La corte d’appello ha ritenuto non riproposte, all’udienza di precisazione delle conclusioni in primo grado del 10 novembre 2011, la domanda di addebito della separazione e le istanze istruttorie, dunque implicitamente rinunciate, argomentando anche dalla contestuale concorde rinuncia al deposito delle comparse conclusionali, dimostrazione dell’intento delle parti di tenere ferme le conclusioni già formulate e, in particolare, per la M., la domanda di affido condiviso del figlio, la collocazione del medesimo presso di sè e l’assegno di mantenimento di Euro 1.200,00.
Essendo incontestato il mancato richiamo di quelle domande ed istanze all’udienza, la corte d’appello ha fatto corretta applicazione del principio consolidato, e da cui non vi è ragione di discostarsi, secondo cui “la mancata riproposizione della domanda (o eccezione) nella precisazione delle conclusioni comporta l’abbandono della stessa, assumendo rilievo solo la volontà espressa della parte, in ossequio al principio dispositivo che informa il processo civile, con conseguente irrilevanza della volontà rimasta inespressa” (ad esclusione del caso di pregiudizialità tecnico-giuridica tra le domande, ove solo sussiste la presunzione di persistenza della domanda pregiudiziale non reiterata, salvo che la parte interessata espressamente non vi rinunci e sempre che non sia necessario, per legge, decidere la questione pregiudiziale con efficacia di giudicato: da ultimo, Cass. 5 luglio 2013, n. 16840; Cass. 29 gennaio 2013, n. 2093; quanto alla rilevanza della non riproposizione delle istanze istruttorie, cfr. Cass. 27 giugno 2012, n. 10748).
I rimanenti motivi del ricorso, che possono essere trattati congiuntamente in quanto intimamente connessi, mirano a censurare la decisione di addebito della separazione alla moglie (da cui la conseguente esclusione del diritto all’assegno di mantenimento ex art. 156 c.c.).
La corte d’appello ha ritenuto: a) provata la relazione extraconiugale della M., e b) che tale relazione fu la causa della definitiva rottura del rapporto personale fra i coniugi.
4.1. – Sotto il primo profilo, la ricorrente si duole del fatto che la corte territoriale abbia fondato il proprio convincimento su di una relazione investigativa redatta da persona incaricata dal marito, sulle fotografie in essa contenute e su alcuni tabulati telefonici dal medesimo prodotti.
Quanto all’utilizzo della relazione investigativa redatta da tecnico incaricato da una delle parti del giudizio, la liceità di tale condotta è stata da questa Corte reiteratamente affermata: così, nell’ambito dei rapporti di lavoro, ove è consentito al datore di incaricare un’agenzia investigativa al fine di verificare condotte illecite da parte dei dipendenti (fra le altre, Cass. 22 novembre 2012, n. 20613; Cass. 8 giugno 2011, n. 12489; Cass. 14 febbraio 2011, n. 3590; Cass. 22 dicembre 2009, n. 26991, quest’ultima discorrendo della facoltà del datore di ricorrere ai mezzi necessari ad assicurare la stessa sopravvivenza dell’impresa contro attività fraudolente; Cass. 9 luglio 2008, n. 18821; Cass. 7 giugno 2003 n. 9167).
Nel contesto della materia familiare, parimenti il ricorso all’ausilio di un investigatore privato è ammesso da questa Corte, laddove ne ha soltanto dichiarato la non ripetibilità delle spese (Cass. 12 aprile 2006, n. 8512; Cass. 24 febbraio 1975, n. 683).
Nella specie, la corte d’appello ha ritenuto che la violazione del dovere di fedeltà, comprovata da tali documenti, fosse poi anteriore (estate 2003) alla domanda di separazione (novembre 2003), sulla base delle date risultanti dai tabulati telefonici e dalle fotografie:
dunque, essa ha attribuito rilievo a dati del tutto oggettivi, non alle mere deduzioni dell’investigatore privato incaricato.
Tale accertamento in fatto, essendo adeguatamente motivato, non si presta pertanto ad alcuna censura da parte di questa Corte.
4.2. – Sotto il secondo profilo, la ricorrente si duole altresì del convincimento, raggiunto dalla sentenza impugnata, secondo cui proprio tale adulterio fu la causa efficiente di cessazione della tollerabilità della convivenza.
La corte del merito ha ritenuto l’idoneità causale della relazione extraconiugale della M. ad incidere sul rapporto coniugale, mentre non ha ravvisato la prova dell’anteriorità della crisi del medesimo: ha evidenziato, da un lato, la durata e l’intensità della relazione adulterina e, dall’altro lato, la non concludenza dei dati offerti dalla responsabile circa i precedenti litigi dei coniugi e l’uso di camere separate.
Tali argomentazioni non si prestano a censure, sotto il profilo del vizio di motivazione che solo può dedursi, al riguardo, in questa sede, alla luce del principio secondo cui, in tema di separazione giudiziale dei coniugi, si presume che l’inosservanza del dovere di fedeltà, per la sua gravità, determini l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza, giustificando così, di per sè, l’addebito al coniuge responsabile, salvo che questi dimostri che l’adulterio non sia stato la causa della crisi familiare, essendo questa già irrimediabilmente in atto, sicchè la convivenza coniugale era ormai meramente formale (da ultimo, Cass. 14 febbraio 2012, n. 2059; Cass. 7 dicembre 2007, n. 25618).
Ciò vuol dire che, a fronte dell’adulterio, il richiedente l’addebito ha assolto all’onere della prova su di lui gravante, non essendo egli onerato anche della dimostrazione dell’efficienza causale dal medesimo svolta; spetta, di conseguenza, all’altro coniuge di provare, per evitare l’addebito, il fatto estintivo e cioè che l’adulterio sopravvenne in un contesto familiare già disgregato, al punto che la convivenza era mero simulacro; ne deriva parimenti che, una volta accertato l’adulterio, la sentenza che su tale premessa fonda la pronuncia di addebito è sufficientemente motivata (così ancora la citata Cass. 14 febbraio 2012, n. 2059).
Dall’altro lato, l’anteriorità della crisi matrimoniale all’accertata infedeltà non è stata positivamente accertata dalla corte del merito, la quale, dopo attento esame di tutti gli elementi della fattispecie emersi nel corso del giudizio, ha infine escluso che nel caso concreto i fatti dalla responsabile allegati (litigi e l’abitudine di dormire in camere separate) fossero indizi concludenti ed inequivoci della pregressa situazione di intollerabilità della convivenza e della natura di mero simulacro ed apparenza della medesima, posto che comunque essi non impedirono la prosecuzione anche dei rapporti fra di loro.
Nella vicenda in esame, in conclusione, la corte non ha ritenuto provati, con argomentazioni immuni da vizi motivazionali, elementi idonei a retrodatare la situazione di intollerabile crisi a data anteriore all’infedeltà della moglie.
– Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come nel dispositivo.
La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese di lite, liquidate nella misura di Euro 4.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre a spese forfetarie ed accessori, come per legge.
» ATTENZIONE SEPARAZIONE BOLOGNA GIURISDIZIONE LEGGI SUBITO MI RACCOMANDO Conclusivamente in parziale accoglimento del ricorso del G., la giurisdizione del giudice ordinario italiano va negata rispetto alle domande inerenti all’affidamento ed al mantenimento del figlio delle parti, in quanto devolute in via esclusiva alla competenza del giudice del Regno Unito, e deve invece essere affermata relativamente al giudizio di separazione personale, per il cui ulteriore corso le parti vanno rimesse dinanzi al Tribunale di Torre Annunziata.
» MANCATO PAGAMENTO ALIMENTI NELLA SEPARAZIONE E DIVORZIO QUANDO SCATTA IL REATO DI CUI ALL’ART 570 CP
» ATTENZIONE:DIRITTO DI FAMIGLIA BOLOGNA RIDURRE MANTENIMENTO SE MARITO HA FIGLIO IN SECONDO LETTO
» #separazioni#bologna#avvocato#studio#separazioni #Bologna #mobbing #famigliare
» AVVOCATO ESPERTO DIVORZIO BOLOGNA: poneva a carico di quest’ultimo un assegno pari a 200 euro mensili in favore della moglie in virtù dell’Inadeguatezza dei mezzi della C., comparati con quelli dell’ex coniuge e della breve durata (due anni) del vincolo coniugale
» BOLOGNA spese straordinarie separazione 2015 spese straordinarie separazione quali sono spese straordinarie separazione precetto spese straordinarie separazione coniugi spese straordinarie separazione titolo esecutivo spese straordinarie separazione cassazione spese straordinarie separazione competenza giudice di pace spese straordinarie separazione baby sitter
» SEPARAZIONI BOLOGNA, ASCOLTO DEL MINORE, AVVOCATO MATRIMONIALISTA BOLOGNA
» 3 ABBANDONO TETTO CONIUGALE – NESSUN ADDEBITO SE CONVIVENZA INTOLLERABILE –AVVOCATO BOLOGNA