Source: http://movimentoperlagiustizia.it/argomenti/diritto-penale/15-rogatorie-ed-assistenza-giudiziaria-dopo-la-l-367-2001.html
Timestamp: 2017-04-30 12:56:09+00:00
Document Index: 118867461

Matched Legal Cases: ['art. 24', 'art. 727', 'art. 12', 'art. 9', '§2', 'art. 78', 'art. 724', 'art. 204', 'art. 431', 'art. 78']

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La moltiplicazione delle possibilità di cooperazione connesse allo sviluppo del quadro convenzionale e la parallela crescita dell’attenzione legislativa e giurisprudenziale verso le esigenze di tutela del diritto di difesa sembravano potere definitivamente minare la non sempre tacita convinzione che la compressione delle garanzie fosse in qualche misura un inevitabile effetto compensativo dell’asfissia del sistema della cooperazione giudiziaria. Volendo immaginare un momento nel quale è sembrato possibile fissare un punto di equilibrio fra le tendenze evolutive internazionali ed interne, possiamo dire che, tra il dicembre 1999 (con l’approvazione della legge 479) ed il maggio 2000 (con l’adozione della nuova Convenzione sull’assistenza giudiziaria fra gli Stati dell’UE), sembravano finalmente poste le condizioni per ridurre le pericolose divaricazioni fra esigenze di efficienza della cooperazione e le preoccupazioni per la tenuta delle garanzie.
Era, probabilmente, giunto anche il momento per un’organica riforma del libro XI del c.p.p. che, attraverso regole procedurali agili e moderne, sostenesse sul piano procedurale interno la nuova dimensione dei rapporti giurisdizionali con le autorità di altri Stati e, coerentemente, su iniziativa del Ministero della Giustizia, una speciale commissione aveva avviato lo sforzo di assicurare l’adempimento degli obblighi internazionali stipulati dall’Italia attraverso la predisposizione di coerenti schemi di adattamento delle nostre leggi processuali e l’elaborazione delle linee di una complessiva riforma del libro XI del codice di rito. Senza idealizzare la situazione preesistente, ma, certo, sembra difficile negare che l’entrata in vigore della legge 367/2001 abbia segnato un momento di crisi acutissima nella faticosa ricerca, nella specifica materia dei rapporti giurisdizionali con autorità di altri Stati, del necessario equilibrio fra garanzie ed efficienza, poiché il suo segno di caratterizzazione prevalente, al là delle specifiche valutazioni concernenti la forza di impatto reale dei singoli profili di disciplina, sembra essere quello della diffidenza e del disfavore verso l’agile e spedito fluire della cooperazione giudiziaria.
Alcuni dei suoi principali snodi problematici appartengono ratione materiae all’area di intervento di altri relatori (penso innanzitutto a quelli in punto di regime dell’utilizzabilità degli atti compiuti). Su altre questioni poste dalla legge 367 dovremo necessariamente tornare, esaminando, gli specifici profili dell’oggetto della rogatoria e delle modalità della sua trasmissione.
-	la regola di specialità sulla quale si fonda è storicamente dettata a tutela esclusiva dell’interesse dello Stato di assistenza a controllare l’uso delle informazioni trasmesse, -	che l’Accordo, con disposizione self executing, stabiliva la regola generale dell’utilizzabilità in ogni procedimento, salvo quelli per i quali l’assistenza è esclusa (reati militari, di natura politica o fiscali, ad eccezione della truffa fiscale), -	che non si veda quale valutazione possa compiere l’autorità svizzera nel momento nel quale le si chiede di esercitare un potere discrezionale al quale la Svizzera aveva inteso rinunciare (forse, si può immaginare che in tal modo possa essere verificata la natura non politica, militare o fiscale del reato oggetto del procedimento a quo, ma resta singolare che il diritto processuale nazionale si ponga obiettivi di tutela dell’interesse di uno Stato straniero al di là delle previsioni convenzionali). Allo stesso modo, la regola di utilizzabilità posta per gli atti d’indagine comune, del tutto pleonastica se riferita agli atti compiuti sul territorio italiano, ha invece effetti paralizzanti se esaminata nella prospettiva attiva del coordinamento delle indagini collegate, dal momento che – anche a non volere ritenere, come pure si è prospettato, che ciò si traduca nella diretta applicabilità agli atti compiuti all’estero delle norme in tema di capacità del giudice, di competenza e di impugnazione – essa obiettivamente esprime la pretesa ad un’automatica efficacia ultraterritoriale della legge processuale italiana riferita alle modalità di esecuzione dell’atto, in sé ben diversa da un’eventuale richiesta italiana di compiere l’atto secondo certe modalità in quanto compatibili con i principi dell’ordinamento elvetico.
Sul piano generale, l’impressione che la legge 367/2001 segni l’avvio di una più generale rivisitazione delle politiche legislative di settore più che un isolato accidente nella storia della magnifiche e progressive sorti del contributo italiano allo sviluppo della cooperazione internazionale sembra confermata dai contenuti essenziali del d.d.l. presentato dal Governo il 25 gennaio 2002 al fine della ratifica della nuova Convenzione dell’Unione Europea sull’assistenza giudiziaria. Se ne avremo tempo, anche nel pomeriggio, potremo, volendo, esaminare questi nuovi, futuribili scenari, tutt’altro che avari di nuove sorprese.
Al momento dell’introduzione della nuova disposizione del codice, le prassi della cooperazione conoscevano da tempo lo sviluppo delle comunicazioni dirette fra magistrati, del resto contemplate anche dall’art. 24 della Convenzione di Strasburgo. Eppure, proprio in un settore nevralgico quale quello affrontato dalla Convenzione sul riciclaggio, continuamente attraversato da istanze di tempestività dell’agire investigativo decisive per l’efficace contrasto delle forme più gravi di criminalità, il legislatore sembra far dipendere ogni attività di ricerca e sequestro all’estero dei beni suscettivi di confisca dalla potestà discrezionale del Ministro.
L’applicabilità delle norme di diritto internazionale non può essere, infatti, condizionata o addirittura negata per effetto di scelte del legislatore nazionale. Le prime conseguenze di tale ordine argomentativo è possibile trarle sul piano delle modalità delle relazioni interstatuali, con precipuo riguardo alle condizioni di applicazione delle norme in tema di comunicazione diretta tra autorità giudiziarie.
Quanto alle finalità della nuova disciplina, esse sembrano obiettivamente ispirate dall’intento di salvaguardare le prerogative dell’autorità centrale, anche e soprattutto al fine dell’esercizio dei poteri di blocco spettanti al Ministro in forza del comma 2 dell’articolo in esame. Non rileva ai presenti fini espositivi approfondire il tema generale della natura (sicuramente non politica e perciò sindacabile dal giudice amministrativo, con intuibili, potenzialmente paralizzanti effetti applicativi) del potere ministeriale, né quello, al primo connesso, della ampiezza e della compatibilità di tali prerogative di arresto discrezionale di iniziative giudiziarie funzionali all’accertamento del reato e delle relative responsabilità con i principi costituzionali in tema di indipendenza ed autonomia della magistratura, di soggezione del giudice soltanto alla legge e di obbligatorietà dell’azione penale.
È stato, infatti, correttamente osservato in dottrina (Marchetti) che inerisce alla stessa ragion d’essere del potere di blocco che l’esercizio di esso avvenga prima della ricezione della rogatoria da parte dell’autorità straniera. Sulla base di tale rilievo generale, già nei primi commenti alla legge n. 367 del 5 ottobre 2001, si è espresso il dubbio circa l’effettiva possibilità di rendere inefficace la richiesta di assistenza giudiziaria già trasmessa direttamente all’autorità straniera competente per l’esecuzione.
Non pago di tale modifica, il testo prosegue affermando che >.
A tacere degli effetti indiretti di una siffatta disciplina sulla concreta disponibilità delle autorità degli altri Stati ad impiegare tempo e risorse nell’esame di richieste di assistenza italiane paralizzabili sino al momento dell’esecuzione delle attività di acquisizione probatoria. Il fronte di operatività dell’art. 727, per effetto dell’introduzione del comma 5-bis (ex art. 12 della più volte menzionata l. n. 367 del 2001), si è opportunamente esteso sino alla linea cruciale della determinazione delle condizioni di compimento degli atti da assumere all’estero.
Esso, infatti, è valso ad introdurre nell’ordinamento processuale italiano un adattamento necessario per registrare l’evoluzione del sistema internazionale dell’assistenza giudiziaria verso l’abbandono della tradizionale regola esecutiva della lex loci. La disposizione, infatti, vale ad imporre all’autorità rogante una modulazione del contenuto della richiesta di assistenza coerente con l’obiettivo di favorire l’adozione da parte dell’autorità straniera di forme esecutive che garantiscano l’utilizzazione processuale degli esiti probatori delle attività da compiersi nel territorio dello Stato di esecuzione.
In relazione ad un congegno procedurale così prospettato, è impossibile sostenere l’imputabilità giuridico-formale dell’atto all’autorità dello stato di esecuzione. Il potere giurisdizionale che trova attuazione è direttamente quello dello Stato che richiede assistenza a fini esecutivi. Del tutto coerentemente, del resto, la Decisione quadro prevede che i rimedi legali dati dall’ordinamento dello Stato di esecuzione non possano riguardare la sostanza dell’ordine di congelamento (art. 9, §2).
Su tale premessa si è così affermato che la legge processuale italiana avrebbe accolto, in via generale, una summa divisio fra le attività di acquisizioni probatorie compiute dallo Stato richiesto di assistenza in corrispondenza di un’altrui, specifica iniziativa di attivazione (alle quali soltanto, perciò sul piano passivo, sarebbe riferibile la disciplina degli artt. 723 e ss. c.p.p.) e il fenomeno della circolazione interstatuale della documentazione pre-formata di analoghe attività di acquisizione probatoria autonomamente svolte dallo Stato richiesto dell’assistenza, coerentemente all’esigenza di una più agile circolazione internazionale di documenti processuali sempre più dotati, in corrispondenza della natura transnazionale dei più gravi fenomeni criminosi, di utilità crescente per gli ordinamenti diversi da quelli originatori. L’immediata traduzione pratico-effettuale di tale divisione categoriale sarebbe rappresentata da ciò che la richiesta di acquisizione di documenti processuali pre-formati sarebbe, sul versante passivo, sottratta al vaglio giurisdizionale invece tipico delle rogatorie estere e, sul versante attivo della cooperazione, disciplinata soltanto dall’art. 78 disp. att.).
Sul versante passivo della cooperazione, nessuna conseguenza, in particolare, può ricollegarsi a quella distinzione sul terreno della legittimazione poiché la determinazione di questa è comunque rimessa alla legge nazionale e trova la sua fonte esclusiva nelle disposizioni processuali interne espressamente riferite alla disciplina dei rapporti con autorità straniere . Nessuno spazio residua, dunque, per ammettere oggi un ruolo di interlocuzione diretta con l’autorità straniera rogante degli organi giurisdizionali interni diversi da quelli indicati dall’art. 724 c.p.p. (e, fra essi, innanzitutto, del pubblico ministero, dominus delle attività d’indagine finalizzate alle determinazioni concernenti le condizioni di esercizio dell’azione penale), ancorché aventi la disponibilità giuridica dei documenti relativi al materiale di prova già autonomamente raccolto,
Peraltro, va osservato che il novello art. 204-bis disp. att. c.p.p. prevede l’obbligo di comunicazione al Ministero della Giustizia di copia della > ricevuta direttamente dall’autorità giudiziaria, senza distinguere fra domande tese a nuove acquisizioni probatorie e richieste di trasmissione di documenti riflettenti acquisizioni già autonomamente compiute. Anzi, l’aver reso doverosa con la suddetta disposizione la comunicazione > per > che l’abbia ricevuta direttamente in forza delle previsioni di un accordo internazionale sembra equivalere ad un’implicita, ma chiara smentita legislativa dell’esistenza di forme di cooperazione giudiziaria passiva diverse da quelle disciplinate dalle disposizioni contenute negli articoli espressamente richiamati.
Analogamente, sul versante attivo, una distinzione concettuale fra richiesta di acquisizioni probatorie da compiersi all’estero e di trasmissione della documentazione di prove già formate in un procedimento penale dello Stato richiesto di assistenza, non vale ad individuare effettive differenze di disciplina positiva delle rispettive procedure di esecuzione interna, Se, infatti, a quella distinzione categoriale corrisponde l’esistenza di autonome fonti di regolamentazione delle modalità di immissione processuale degli esiti delle prove acquisite previa richiesta all’autorità straniera ovvero autonomamente da questa per fini propri dell’ordinamento interno (rispettivamente risultante dalla combinazione degli art. 431, comma 1, lett. d e 512-bis c.p.p. e dall’art. 78 disp. att.), nessuna differenza è rilevabile sul piano delle procedure finalizzate all’acquisizione dell’uno e dell’altro di materiale probatorio.
In ogni caso, ancora, l’autorità richiedente sarà tenuta a dare comunicazione al Ministero della Giustizia dell’iniziativa assunta a fini probatori (ovvero altresì di comunicazione e notificazione) avvalendosi dei canali di trasmissione diretta all’autorità straniera aperti dalle fonti pattizie. In ogni caso, infine, dovranno rispettarsi le eventuali condizioni di utilizzabilità imposte dall’autorità straniera.
Non molto dissimile si presentano le ordinarie difficoltà degli Stati Uniti ad ottenere l’esecuzione all’estero delle civil forfeitures adottate dai propri giudici. Anche in tal caso, infatti, trattandosi di un procedimento in rem che si conclude con una ordine di confisca che non presuppone la condanna del proprietario, ma con il quale si tende a colpire le fonti patrimoniali delle forme della criminalità senza dovere passare per l’accertamento della responsabilità del soggetto che detiene la cosa ovvero comunque ne ha la disponibilità, la prassi internazionale ne ha puntualmente registrato la difficoltà di esecuzione all’estero .
Ad esempio, la giurisprudenza del Regno Unito ha riconosciuto la possibilità di emettere un restraint order in base ad un provvedimento statunitense in rem (nella specie si trattava di inibire l’uso di un conto bancario londinese ai parenti di un trafficante di droga riparato in Colombia, paese con il quale gli U.S.A. non hanno un trattato di estradizione), ma ciò è avvenuto anche perché, intanto, nel 1990, è stato espressamente qualificato come external confiscation order l’ordine pronunciato dalla corte di un determinato paese allo scopo di recuperare i pagamenti o le altre retribuzioni ricevute in connessione con il traffico di droga. Riflettere sull’oggetto della rogatoria conduce inevitabilmente ad interrogarsi sull’influenza che possono avere la natura e le caratteristiche dell’ordinamento richiesto sulle scelte da compiersi già all’atto della formulazione della rogatoria.
La conoscenza dei sistemi degli altri paesi è tanto più necessaria quando aumentano le difficoltà e le distanze derivanti dalla diversità delle rispettive tradizioni. Ad, esempio, nei rapporti con il Regno Unito, la complessità del sistema giuridico e delle procedure in vigore potrebbe persino scoraggiare dal richiedere alle autorità di quel Paese assistenza in materia di perquisizioni e sequestri di beni collegati al reato per il quale si procede.
A ciò si aggiunga che, in generale, per quanto riguarda le richieste di perquisizione e sequestro, si esige la doppia punibilità e la compatibilità delle attività esecutive con le leggi del Regno Unito (e, nel caso di sequestro, anche la doppia confiscabilità); Assai minori difficoltà sussistono, invece, ove la richiesta sia formulata sollecitando l’esercizio del potere di ordinare l’esibizione della cosa pertinente al reato.
Ma è necessario anche per colmare le lacune e non aggravare i ritardi connesse ai momenti nei quali prevalgono sul piano interno atteggiamenti di chiusura e diffidenze irragionevoli se non nell’ottica della tutela di interessi particolari. Tweet