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Timestamp: 2019-01-20 00:34:56+00:00
Document Index: 144473013

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art.360', 'art.2697', 'art. 2727', 'art. 2699', 'art. 116', 'art.345', 'art. 345', 'art. 2697', 'art.1229', 'art. 1218', 'art. 366', 'sentenza ']

Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 20 giugno 2014, n. 14084. Il vigilante che ha assunto l'obbligo di vegliare sull'immobile di un altro soggetto, ove, a fronte di segnalazione ricevuta, non provveda ad effettuare l'intervento al fine di verificare se effettivamente sia in corso effrazione e non avverte e chiede l'intervento delle forza di polizia, è tenuto a risarcire i danni patiti dalla parte che ha subito l'omessa vigilanza - Renato D'Isa
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Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 20 giugno 2014, n. 14084. Il vigilante che ha assunto l'obbligo di vegliare sull'immobile di un altro soggetto, ove, a fronte di segnalazione ricevuta, non provveda ad effettuare l'intervento al fine di verificare se effettivamente sia in corso effrazione e non avverte e chiede l'intervento delle forza di polizia, è tenuto a risarcire i danni patiti dalla parte che ha subito l'omessa vigilanza
sentenza 20 giugno 2014, n. 14084
L’assicuratrice si costituiva e contestava la chiamata in garanzia ma poi sosteneva le ragioni della assicurata.
4. La CORTE DI APPELLO con sentenza del 11 luglio 2007 ha riformato la decisione del tribunale accogliendo l’appello ed ha condannato la SECURITAS a pagare, a titolo di inadempimento contrattuale, la somma di Euro 22,278,67 oltre interessi legali dalla domanda; ha condannato le Assicurazioni generali a tenere indenne la Securitas per gli obblighi di pagamento verso la G. ; ha posto a carico delle Securitas le spese dei due gradi da pagare alla G. ; ha compensato le spese tra Securitas e Generali.
6. Il ricorso, soggetto ratione temporis al regime dei quesiti, non merita accoglimento malgrado il numero dei quesiti, che frammentano il fatto storico dannoso al fine di contrastare la ampia e analitica motivazione data dalla CORTE di appello, che invece ha constatato la gravità dell’inadempimento e la condotta negligente ed incauta della società che tempestivamente allarmata non è stata in grado di predisporre un servizio adeguato di pronto intervento, e convenuta in giudizio si è difesa strenuamente oltre i limiti della buona fede contrattuale, dapprima negando la operatività della garanzia a mezzo di clausola nulla, quindi negando un evidente ritardo e la inefficienza della sicurezza affidata ad unico attonito vigilante che teme la presenza di un pacifico san bernardo, ed infine negando persino al esistenza dei danni contro ogni evidenza. Predispone infine una difesa che è tutta in punto di fatto, con inappropriati inserimenti documentali, significa considerare il ricorso di cassazione come un terzo riesame del merito, ovviamente non consentito neppure quando si deduce un travisamento dei fatti, e non un rimedio revocatorio.
PER COMPLETEZZA espositiva si offre una sintesi dei venti motivi, ed a seguire una confutazione per argomenti e per selezione dei motivi all’evidenza inammissibili o privi di specificità o di congruità.
Nel PRIMO MOTIVO si deduce – da pag 26 – omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, costituito dal ritardato intervento a seguito della segnalazione di allarme. Si contesta in particolare che l’intervento sia avvenuto entro venti minuti dalla segnalazione dello allarme nella centrale operativa, e che sia esatta la indicazione del ricevimento di tale allarme alle ore 21,19, mentre la ricezione sarebbe avvenuta alle 21,23 come da tabulato inserito a pag. 28.
Nel SECONDO MOTIVO A PAG.29 si insiste nel vizio della motivazione, omessa insufficiente e contraddittoria su altro fatto decisivo relativo al tempo necessario alla guardia giurata per recarsi sul posto, sul rilievo che il BIGLIETTO di intervento a ff 31 reca la ricezione di allarme alle ore 2,39 con intervento effettuato dalla guardia giurata che sottoscrive la certificazione, affermando di avere effettuato solo un controllo esterno per motivo di cane libero. A pag 32 si legge che la CENTRALE operativa inviava immediatamente sul posto la guardia B.B. che firma il certificato ed assume che la stessa giungeva sul posto un quarto d’ora più tardi.
NEL TERZO MOTIVO si censura ancora il vizio della motivazione, secondo la formula omnicomprensiva di omissione, insufficienza e contraddizione, in relazione all’onere della prova del ritardo, sul rilievo che la centrale operativa opera in PRATO mentre la villetta isolata è nel COMUNE di (omissis) essendo nel testo una fotocopia incompleta del contratto mancante delle clausole contrattuali e senza alcuna indicazione delle modalità di intervento.
NEL QUARTO MOTIVO finalmente si deduce l’error in iudicando in relazione allo art.360 n.3 per violazione dello art.2697 cc e si pone a ff 38 il seguente quesito: “dica la CORTE se il ritardato inadempimento in una azione per il risarcimento del danno è un fatto costitutivo del diritto fatto valere in giudizio e come tale debba essere provato dalla parte che agisce in giudizio” dove il quesito è astratto in relazione alle prove esaminate e considerate dal giudice del riesame.
NEL QUINTO MOTIVO si deduce error in procedendo in relazione agli artt. 360 n.4 e 116 c.p.c. in relazione al prudente apprezzamento delle prove, e si pone il seguente quesito: “dica la CORTE se costituisca prudente apprezzamento ritenere dimostrata la tardività o la tempestività di un intervento senza conoscere e valutare i tempi necessari per adempiere una determinata obbligazione” dove non risulta precisato che l’intervento, per sua natura era di urgenza e presupponeva la circolazione dei mezzi di sorveglianza sui luoghi da sorvegliare, e che i tempi ed i mezzi necessari dovevano essere predisposti per impedire o prevenire il fatto dannoso, la entrata nella villa, la effrazione della finestra, lo scassinamento della cassaforte, e la neutralizzazione di un san bernardo.
NEL SESTO MOTIVO si deduce l’error in iudicando avendo la CORTE DI APPELLO ragionato in via di presunzioni. IL QUESITO A FF 39 recita -. “Viola lo art. 2727 il giudice che da un fatto ignoto costituente la premessa logica maggiore, quale la distanza tra i due luoghi, fa derivare conseguenze e valutazioni sui tempi necessari per percorrere la distanza?
DOVE manca la specificazione del fatto ignoto, che è invece noto ed attiene allo obbligo di sorveglianza del bene da proteggere, una villa isolata, e pertanto la valutazione del circuito di emergenza e protezione è ben nota al sorvegliante ed alla sua centrale di allarme. IL FATTO noto è l’inadempimento dell’obbligo di protezione, e la prova dell’inadempimento è altrettanto nota e si evidenzia dalla effrazione della villa e dallo scassinamento della cassaforte ad allarme in atto.
NEL DECIMO MOTIVO si deduce l’error in iudicando per la violazione dello art. 2699 c. civile ed a ff 53 si pone alla CORTE il seguente quesito di diritto: “dica la CORTE se è possibile attribuire valore di prova legale tipica per la dimostrazione di contratti di compravendita a documento che non possiedono i requisiti dell’atto pubblico e della scrittura privata e nei quali non siano indicati né la data dello acquisto, né del prezzo di vendita né siano dettagliatamente descritti i beni oggetto della compravendita”.
NELL’UNDICESIMO MOTIVO si deduce nullità del procedimento per violazione dello art. 116 c.p.c. e si pone il seguente quesito: “dica la Corte se costituisce prudente apprezzamento delle prove fondare una decisione sulla avvenuta compravendita di beni per un valore di oltre 90 milioni di lire su documenti privi di valore di prova legale tipica, qualificandoli come prova adeguata sua della proprietà dei beni che del loro valore”.
NEL QUATTORDICESIMO MOTIVO si deduce error in procedendo per la violazione dell’art.345 c.p.c. sul rilievo che la parte attrice non aveva depositato in appello l’atto di separazione dei beni, e si pone il seguente quesito a ff 61: “dica la CORTE se viola l’art. 345 c.p.c. il giudice di appello che ammette una produzione documentale, che era nella disponibilità della parte fin dal primo grado del giudizio, che non è stata tempestivamente prodotta per causa imputabile alla parte e che non è stata ritenuta indispensabile ai fini della decisione”.
NEL SEDICESIMO MOTIVO si deduce ancora error in iudicando in relazione all’art. 2697 c.c. e si pone a ff 64 il seguente quesito: “dica la Corte se in caso di azione risarcitoria per responsabilità contrattuale, il nesso di causalità tra la condotta dedotta come inadempiente e il danno è un fatto costitutivo del diritto azionato e come tale debba essere dimostrato da chi agisce in giudizio e se in mancanza di tale dimostrazione la domanda debba essere respinta”.
c. dica inoltre se viola il principio del carattere devolutivo dell’appello il giudice del gravame che introduca ed esamini nuovi fatti, estendendo su di essi l’indagine e se ciò comporti alterazione dei termini della controversia e conseguente violazione del principio del doppio grado di giurisdizione.
NEL VENTESIMO MOTIVO si deduce error in procedendo per la violazione degli artt. 112 e 345 c.p.c. ed a ff 70 si formula il seguente quesito: “Viola il principio della corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato o comunque il conseguente principio del doppio grado di giurisdizione, il giudice del gravame che dichiari la nullità di una clausola per ragioni non dedotte dalla parte attrice e comunque non dedotte nel primo grado del giudizio?”.
IL SUCCESSIVO motivo 20 DEDUCENDO la ultrapetizione sostiene che la CORTE non aveva il potere di espungere dal contratto, che veniva conservato nella sua funzione tipica o causa di prestazione di vigilanza e sicurezza, una clausola nulla perché contraria all’ordine pubblico ovvero alla regola dell’art.1229 del codice civile. Il relativo quesito è tuttavia incongruo rispetto al devolutum. Sin dalla prima difesa la SECURITAS si avvale della clausola 9 per offrire alla derubata un obolo consistente nella quota di mensilità. La disputa sulla validità della clausola ha avuto seguito in appello ed ora in cassazione, ma nessuna extrapetizione risulta verificata, e la nullità per violazione di norma imperativa e per la contraddizione tra la causa lecita e la clausola illecita, era verificabile anche di ufficio da parte della CORTE.
La CORTE di appello, attraverso il riesame del contesto probatorio, accerta che la parte attrice, in abbonamento con la vigilanza, ha dato la prova dello inadempimento della prestazione di garanzia, in relazione al mancato controllo ed all’inefficiente o ritardato intervento operativo a seguito dell’allarme registrato presso la SECURTAS. Tale prova doveva pertanto essere contrastata, ai sensi dello art. 1218 c.c. dal debitore della prestazione, dimostrando la tempestività dello intervento e la idoneità dei mezzi messi a disposizione per prevenire o per vigilare in relazione alla certa presenza degli scassinatori nella villa isolata e protetta da un bravo cane SAN bernardo.
I PRIMI otto motivi tendono ad una ricostruzione fattuale diversa da quella accuratamente motivata dalla CORTE e vengono prospettati come vizio della motivazione, il primo, il secondo, il terzo, il settimo e l’ottavo, mentre il quarto, il sesto ed il settimo propongono quesiti di diritto incongrui.
I MOTIVI che propongono vizi della motivazione sono incongrui in quanto non deducono il fatto giustificativo del ritardo o della mancata vigilanza, ma si limitano a sostenere che il vigilante rapidamente raggiunse la villa, da solo, ma si limitò ad una osservazione esterna, non avendo allertato le forze dell’ordine ed osservò il cane che, per la sua stazza, gli impediva di scavalcare il muretto.
NEL QUARTO MOTIVO si sostiene contro la legge del contratto, che il derubato aveva l’onere di provare il fatto costitutivo.
DIMENTICA il ricorrente che la prova deriva dall’allarme in atto che segnala la presenza in villa di esperti scassinatori, e dunque è stata accertata obbiettivamente al punto che introduce nel motivo i tabulati con la registrazione.
L’INAMMISSIBILITÀ DERIVA dalla mancanza del motivo di sintesi e dalla mancanza di decisività, se è vero quanto il vigilante certifica rilasciando il tagliando di accesso e intervento di inerzia.
In questi tre motivi di deduce rispettivamente il vizio della motivazione al 15, l’error in iudicando al 16, e ancora vizio della motivazione al 18.
Quanto ai vizi di motivazione la CORTE ritiene prevalente in profilo della inammissibilità in relazione alla chiara e congrua motivazione della CORTE DI APPELLO. Quanto all’error in iudicando del sedicesimo motivo si osserva che il quesito è astratto e incongruo e tanto rende inammissibile il motivo ai sensi dello art. 366 bis c.p.c..
Corte di Cassazione, sezione II, sentenza 12 maggio 2014, n. 10270....