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Timestamp: 2018-11-20 12:23:03+00:00
Document Index: 92222888

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 117', 'art. 31', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 73', 'sentenza ', 'art. 117', 'art. 31']

CONSIGLIO DI STATO, SEZ. V - sentenza 20 novembre 2013 n. 5473 - Pres. Pajno, Est. Lotti - Cen.Com S.r.l. (Avv. Graziosi) c. Comune di Castel San Pietro Terme (Avv. Zorzella) e Provincia di Bologna (n.c.) - (riforma T.A.R. Emilia-Romagna - Bologna, Sez. I, n. 84/2013).
Si veda Corte Costituzionale, sentenza 15 marzo 2013, n. 38 la quale ha chiarito che i vincoli di cui alla normativa rilevante nella specie attiene alla materia della concorrenza ex art. 117, comma 2, lett. e), Cost., di competenza esclusiva dello Stato, affermando che l’art. 31, comma 2, D.L. 6 dicembre 2011, n. 201 (Disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici), convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214 ha sancito il principio della libertà di apertura di nuovi esercizi commerciali, senza contingenti, limiti territoriali o altri vincoli di qualsiasi natura, ad eccezione di quelli attinenti alla tutela della salute, dei lavoratori, dell’ambiente (incluso l’ambiente urbano) e dei beni culturali.
Ha precisato la sentenza in rassegna che il Comune deve specificamente valutare, con apposito provvedimento, e con idonea motivazione, in risposta all’istanza di adeguamento, se i limiti all’intervento in oggetto, che incide direttamente sugli interessi commerciali dell’istante, siano ancora adeguati a tutelare gli interessi che la normativa statale pone quali eccezioni al principio di liberalizzazione del commercio, direttamente cogente, come detto, in tutte le Regioni.
sul ricorso numero di registro generale 2600 del 2013, proposto da:
Cen.Com S.r.l., rappresentata e difesa dall'avv. Benedetto Graziosi, con domicilio eletto presso l’avv. Alfredo Placidi in Roma, via Cosseria, 2;
Comune di Castel San Pietro Terme, rappresentato e difeso dall'avv. Nazzarena Zorzella, con domicilio eletto presso l’avv. Alfredo Placidi in Roma, via Cosseria, 2;
Il TAR ha rilevato, infatti, che nel caso in esame non si ravviserebbe alcun obbligo dell’Amministrazione comunale di provvedere nei confronti del privato in quanto nella specie non ricorrerebbe un potere di natura amministrativa, ma l’esercizio di un potere normativo ed ordinamentale connesso ad un adeguamento degli strumenti urbanistici ai principi dettati dalla normativa statale e quindi, come tale, espressione diretta dell’autonomia ordinamentale dell’Ente a fronte del quale si configurano soltanto interessi semplici.
Peraltro, ha osservato e concluso il TAR, l’adeguamento degli ordinamenti locali non sarebbe destinato, alla stregua della richiamata disciplina statale, a compiersi in via automatica, bensì attraverso l’esercizio del concorrente potere normativo regionale di attuazione della suddetta disciplina a cui gli ordinamenti locali dovranno poi conformarsi.
L’appellante contrastava la sentenza del TAR e, con l’appello in esame, chiedeva l’accoglimento del ricorso di primo grado, deducendo:
- Violazione di legge: art. 73, comma 3, d. lgs. n. 104 del 2 luglio 2010. Violazione del contraddittorio processuale su un’eccezione rilevabile di ufficio;
Il Collegio rileva che il pertinente quadro normativo entro cui tale richiesta di colloca è stato di recente oggetto di una importante pronuncia della Corte Costituzionale (sentenza 15 marzo 2013, n. 38) che ha chiarito che i vincoli di cui alla normativa rilevante nella specie (e già richiamata) attiene alla materia della concorrenza ex art. 117, comma 2, lett. e), Cost., di competenza esclusiva dello Stato, affermando che l’art. 31, comma 2, D.L. 6 dicembre 2011, n. 201 (Disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici), convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214 ha sancito il principio della libertà di apertura di nuovi esercizi commerciali, senza contingenti, limiti territoriali o altri vincoli di qualsiasi natura, ad eccezione di quelli attinenti alla tutela della salute, dei lavoratori, dell’ambiente (incluso l’ambiente urbano) e dei beni culturali.
Tale norma deve essere ricondotta nell’ambito della "tutela della concorrenza", trattandosi di una disciplina di liberalizzazione e di eliminazione di vincoli al libero esplicarsi dell’attività imprenditoriale nel settore commerciale.