Source: http://www.comunionebeni-divisione.it/examples.html
Timestamp: 2017-07-27 06:59:03+00:00
Document Index: 65010742

Matched Legal Cases: ['art. 1114', 'art. 1116', 'sentenza ', 'art 720', 'art. 720', 'Cass. Sez. ', 'art. 720', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 720', 'art. 159', 'art.363']

Comunione dei coniugiContact
Tutti i partecipanti (è necessaria, quindi, la totalità dei comproprietari) alla comunione possono stipulare un patto per mantenerla e impedirne la divisione, ma per un termine non superiore ai 10 anni. Nell'ipotesi in cui sia stato stipulato un termine per un periodo superiore non sarà ritenuto inefficace, ma il termine maggioree si riduce a quello di legge di dieci anni.
Nel caso di divisione, prima di tutto è prevista la divisione in natura (art. 1114 c.c.), ma solo se la cosa può essere comodamente divisa in parti secondo le quote dei partecipanti. In caso contrario, ad esempio nell'ipotesi di immobili non divisibili, si applicano l'Art. 720 e 721 del codice civile (divisione in materia ereditaria) con la possibile vendita del bene immobile e ripartizione del ricavato tra i compartecipi. L'art. 1116 fa espresso richiamo alle norme sulla divisione ereditaria (artt. 713 e ss.).
In caso di mancato accordo è prevista la mediazione obbligatoria anche con l'assistenza di un avvocato.
DIVISIONE E ASSEGNAZIONE DEL BENE
Comunione: divisione e assegnazione del bene ad uno dei condividenti. Cassaczione sentenza n. 15396/2014:
"Giova sottolineare che la giurisprudenza non è sempre univoca nello stabilire la natura dell'interesse dei condividenti che può determinare individuazione dell'assegnatario del bene indiviso. Secondo alcune decisioni, nella divisione, devono essere preferibilmente seguiti dal giudice i criteri di attribuzione fissati dall'art 720 c.c. salvo deroga solo per gravi motivi che riguardano l'interesse comune dei condividenti. "In tema di divisione di cose comuni, per il caso in cui in presenza di un immobile indivisibile o non comodamente divisibile vi sia una pluralità di richieste di assegnazione, i criteri di attribuzione fissati dall'art. 720 c.c. in base ai quali l'immobile medesimo deve essere compreso per intero (con l'addebito dell'eccedenza nella porzione del condividente avente la quota maggiore, ovvero nella porzione di più condividenti ove questi ne chiedano congiuntamente l'attribuzione), devono essere preferibilmente seguiti, nel senso che il giudice se ne può discostare solo per motivi gravi ed attinenti all'interesse comune dei condividenti (Cass. Sez. 2, n. 7588 del 11/07/1995). Secondo l'altro contrario, ma prevalente indirizzo (che sembra senz'altro condivisibile), il giudice ha il potere discrezionale di derogare dal criterio, indicato nell'art. 720 c.c., della preferenziale assegnazione al condividente titolare della quota maggiore, purché assolva all'obbligo di fornire adeguata e logica motivazione della diversa valutazione di opportunità adottata, che si risolve in un tipico accertamento di fatto, sottratto come tale al sindacato di legittimità ove adeguatamente motivato (Cass. n.11641 del 13.05.2010; Cass. n. 22857 del 28/10/2009; Cass. n. 21319 del 15/10/2010; Cass. n. 24053 del 25/09/2008: in tal caso la Corte ha confermato la sentenza del giudice di secondo grado con riguardo all'attribuzione dell'immobile non divisibile assumendo come criterio discriminante quello dell'interesse personale prevalente dell'assegnatario, privo di un'unità immobiliare da destinare a casa familiare, rispetto al titolare della quota maggiore che disponeva di altra abitazione). "
Consulenza legale dell' avvocato
Giudizio di divisione. Prevista la mediazione obbligatoria, anche con l'assistenza di un avvocato
In tema di divisione giudiziale la stima dei beni deve essere compiuta con riferimento al loro valore venale al momento della decisione. «… Occorrendo assicurare la formazione di porzioni di valore corrispondente alle quote, può aversi riguardo alla stima dei beni effettuata in data non troppo vicina a quella della decisione soltanto se si accerti che, nonostante il tempo trascorso, per la stasi del mercato o per il minore apprezzamento del bene in relazione alle sue caratteristiche, non sia intervenuto un mutamento di valore che renda necessario l’adeguamento di quello stabilito al tempo della stima (Cass. 21.5.2003 n. 7961; Cass. 16.2.2007 n. 3645)”. ... “… Il riferimento della stima di beni ereditari al tempo dell’apertura della successione, ovvero ad un’epoca pregressa ed indipendente da quella successiva del giudizio divisorio, non ha alcun fondamento sul piano giuridico, dovendosi invece tenere conto, ai suddetti fini, della realtà di fatto sussistente all’atto della divisione dei beni stessi”.» Cass. n. 10037/2009.
Coincidenza tra comunione tra coniugi e comunione ordinaria
La Corte di Cassazione con la sentenza n. 22082/2011 ha enunciato il seguente principio di diritto: “Nell'ipotesi di immobili non comodamente divisibili l'attribuzione dell'intero immobile in comproprietà ai coniugi, contitolari in regime patrimoniale di comunione legale dei beni della quota maggiore, non è in contrasto con il principio del favor divisionis al quale è informato l'art. 720 c.c., tenuto conto della considerazione unitaria del diritto dei coniugi i quali - a stregua della disciplina prevista dall'art. 159 c.c. e ss., - non sono titolari di un diritto di quota di cui possano disporre - come avviene nella comunione ordinaria - ma sono solidalmente titolari di un diritto sui beni comuni di cui ciascuno dei coniugi può disporre senza il consenso dell'altro”.
Pignoramento di immobile in comunione tra coniugi
Pignoramento di immobile in comunione
Pignoramento di immobile in comunione tra coniugi, cassazione Cassazione 6575/2013: «6.6. Deve pertanto concludersi affermando il seguente principio di diritto, ai sensi dell'art.363 cpc, comma 3, (alla cui stregua la ricorrente avrebbe dovuto fin dall'inizio vedersi rigettata la sua opposizione), con l'ovvia specificazione che per vendita od assegnazione si intende il momento in cui a seguito di esse si ha, a seconda delle peculiarità delle singole espropriazioni, il trasferimento concreto della proprietà del bene staggito: la natura di comunione senza quote della comunione legale dei coniugi comporta che l'espropriazione, per crediti personali di uno solo dei coniugi, di un bene (o di più beni) in comunione, abbia ad oggetto il bene nella sua interezza e non per la metà, con scioglimento della comunione legale limitatamente al bene staggito all'atto della sua vendita od assegnazione e diritto del coniuge non debitore alla metà della somma lorda ricavata dalla vendita del bene stesso o del valore di questo, in caso di assegnazione»