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Timestamp: 2019-06-19 19:05:27+00:00
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L’accertamento della colpa grave di uno dei due conducenti non esclude il concorso di colpa – Sentenza n. 24860 del 09 dicembre 2010 – Confederazione Giudici di Pace
Procedimento: Sentenza n. 24860 del 09 dicembre 2010
L’accertamento della colpa grave di uno dei due conducenti non esclude il concorso di colpa
La Corte di Cassazione, con la sentenza in esame, ha affermato il seguente principio di diritto: “Anche in caso di accertamento della colpa grave di uno dei due conducenti, il giudice del merito ha l’obbligo di accertare la eventuale responsabilità concorrente dell’altro conducente“.
Precisa la Suprema Corte che “il giudice che abbia in concreto accertato la colpa di uno dei conducenti non può, per ciò solo, ritenere superata la presunzione posta a carico anche dell’altro dall’art. 2054 c.c., comma 2, ma è tenuto ad accertare in concreto se quest’ultimo abbia o meno tenuto una condotta di guida irreprensibile“.
Il principio ora enunciato mette in discussione l’orientamento sino ad ora prevalente riguardo all’ interpretazione dell’art. 2054 2° comma c.c..
Tale norma dispone in particolare che nell’ ipotesi in cui il danno sia cagionato dallo scontro tra due o più veicoli, si presume fino a prova contraria che ciascun dei conducenti abbia egualmente concorso a produrre il danno subito dai singoli veicoli. La presunzione attiene all’ accertamento della colpa dei conducenti: essa consiste nel riconoscere in capo ad ognuno di essi un eguale grado di colpa e, quindi, è presunzione di concorso di colpe di grado eguale.
La giurisprudenza formatasi sulla norma in questione in effetti è stata altalenante.
Dalla comune premessa giuridica, in base alla quale “ben può individuarsi il concorso di colpa specifica accertata a carico di uno dei conducenti, con una colpa presunta a carico dell’altro (Cass. Civ. 5635/97), secondo un primo orientamento infatti il danneggiato che voleva superare la presunzione sancita dall’art. 2054 co. 2 c.c., doveva provare non solo l’altrui colpa specifica ma fornire anche la prova liberatoria di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno (Cfr. Cass. Civ. 477/03; Tribunale Milano 2099/07).
Successivamente la Suprema Corte ha precisato che il concorso tra colpa specifica e colpa presunta sia teoricamente configurabile, ma può essere superato anche in via logica, in considerazione del carattere eziologicamente assorbente della condotta assunta dal conducente, la cui colpa sia accertata in concreto. Viene dunque utilizzata la regola interpretativa dell’art. 2054 c.c. secondo la quale la prova che uno dei conducenti si è uniformato alle norme sulla circolazione dei veicoli ed a quelle di comune prudenza può essere acquisita anche indirettamente, tramite l’accertamento del collegamento eziologico esclusivo o assorbente dell’evento dannoso col comportamento dell’altro conducente (di recente: Cass. III, 10/3/06, n. 5226; III, 3/8/05, n. 16244; III, 27/10/05, n. 20910; III, 18/10/01, n. 12751). Tale orientamento del resto è stato ritenuto più condivisibile in quanto consente di giungere ad una graduazione delle responsabilità concretamente più rispondente all’effettiva intensità delle rispettive colpe dei conducenti, relegando i criteri presuntivi ad un ruolo effettivamente sussidiario e residuale.
Il principio enunciato ora dalla sentenza della Cassazione Civile 9 dicembre 2010, n. 24860 – che apparentemente si pone come ulteriore specificazione dell’esigenza di assicurare una distribuzione della responsabilità la più aderente possibile al caso concreto – impone invece di procedere all’accertamento in concreto della condotta di guida tenuta da entrambi i conducenti del veicolo anche nel caso in cui uno di essi abbia perpetrato una violazione grave alle regole di condotta.
Sulla base del principio enunciato da questa decisione, il conducente/danneggiato dovrà fornire la prova di aver tenuto una condotta di guida irreprensibile; in caso di mancata prova, in positivo, di aver assunto una condotta di guida conforme alle regole della circolazione nonché alle norme di comune prudenza, tornerà ad essere operativo ed a produrre incisivi effetti sul piano della distribuzione delle responsabilità risarcitorie, il principio del concorso tra la colpa specifica di un conducente con la colpa presunta dell’altro.
Sentenza 9 dicembre 2010, n. 24860
Con sentenza 17 febbraio – 26 aprile 2005 il Tribunale di Ferrara rigettava l’appello principale proposto da S.S., conducente della autovettura VW Golf ****, avverso la decisione del giudice di pace di Comacchio del 6-7 giugno 2002, confermandola nella parte in cui la stessa aveva ritenuto un eguale concorso di colpa della attrice e del convenuto C.S. nella causazione dell’incidente stradale del ****.
In parziale accoglimento dell’appello incidentale, tuttavia, il giudice di appello condannava il C.S. – in solido con il padre C.G., proprietario del ciclomotore Ciao – Piaggio, e con la sua compagnia di assicurazione – al pagamento della minor somma di Euro 12.660,00, ordinando alla attrice di restituire quanto ricevuto in più dalla compagnia di assicurazione in forza della decisione di primo grado (che, invece, aveva riconosciuto la somma complessiva di Euro 15.241,50).
La ricorrente ha ritenuto di formulare il seguente quesito di diritto, pur non essendovi tenuta non applicandosi, nel caso di specie “ratione temporis”, le norme introdotte con D.Lgs. n. 40 del 2006: “La presunzione di concorso di pari grado di colpa posta dall’art. 2054 c.c., comma 2, a carico dei conducenti coinvolti in uno scontro ha carattere sussidiario ed opera perciò, soltanto quando non sia possibile accertare in concreto le cause ed il grado delle colpe incidenti nella produzione dell’evento dannoso.
L’incidente si era verificato in ****.
La S., dopo aver effettuato la prevista segnalazione, si apprestava a compiere una manovra di svolta a sinistra nella via ****, quando il era stato sorpassato sulla sinistra dal ciclomotore Ciao – Piaggio, condotto dal C..
L’unica testimone presente ai fatti aveva confermato la dinamica del sinistro così come descritta dalla attrice e ciò sarebbe di per sé solo sufficiente, rileva la ricorrente, per escludere una qualsiasi ipotesi di concorso di colpa dei due conducenti nella causazione del sinistro.
Deve, infatti, affermarsi il seguente principio di diritto: “Anche in caso di accertamento della colpa grave di uno dei due conducenti, il giudice del merito ha l’obbligo di accertare la eventuale responsabilità concorrente dell’altro conducente in tema di responsabilità derivante da circolazione stradale, il giudice che abbia in concreto accertato la colpa di uno dei conducenti non può, per ciò solo, ritenere superata la presunzione posta a carico anche dell’altro dall’art. 2054 c.c., comma 2, ma è tenuto ad accertare in concreto se quest’ultimo abbia o meno tenuto una condotta di guida irreprensibile”.
Infrazioni al Codice della strada: lo stato di necessità esclude la responsabilità ex art. 4 legge 689/81 – Sentenza del 20 settembre 2008