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Timestamp: 2018-02-20 02:37:47+00:00
Document Index: 167884863

Matched Legal Cases: ['art. 27', 'art. 27', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 18', 'art. 28']

NORME TECNICHE DI ATTUAZIONE CAPO I NORME GENERALI - PDF
NORME TECNICHE DI ATTUAZIONE CAPO I NORME GENERALI
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Arnoldo Cavalli
1 NORME TECNICHE DI ATTUAZIONE CAPO I NORME GENERALI ART. 1 - contenuti del piano per il centro storico. Allo scopo di razionalizzare gli interventi consentiti nel centro storico del Comune di Capestrano, si è prodotta una compiuta analisi del tessuto urbano da sottoporre a recupero. Il Piano di Ricostruzione intende assicurare: 1. La riparazione dei danni conseguenti al sisma del 6 aprile 2009 e successivi eventi, il rafforzamento locale ed il miglioramento del comportamento sismico delle strutture in base alle Ordinanze del Presidente del Consiglio dei Ministri 3778/09, 3779/09, 3790/09 e successive Circolari o chiarimenti interpretativi, la riparazione dei danni conseguenti ed il rientro immediato delle popolazioni colpite nel rispetto di tutti i dispositivi Ordinamentali, Decretativi e Legislativi vigenti. 2. la difesa, la conservazione ed il restauro del patrimonio edilizio del centro storico di Capestrano, da intendersi quale valore sociale fondamentale, in quanto origine e causa del processo di identificazione e di radicamento degli abitanti; 3. il miglioramento degli standards urbanistici primari relativi, in modo particolare, agli elementi di arredo urbano finalizzati ad una migliore coesione tra spazi pubblici ed edifici esistenti; 4. il miglioramento degli standard urbanistici secondari da perseguire anche attraverso la ridefinizione di tracciati prioritari congiungenti le tre attrezzature religiose e quelle dell'amministrazione Comunale; 5. il miglioramento delle qualità abitative del tessuto residenziale invertendo il continuo processo di decadimento. ART. 2 Attuazione. Le norme e le prescrizioni di cui ai seguenti articoli, unitamente agli elaborati grafici di progetto, valgono per tutti gli interventi edilizi ed urbanistici da attuare nel centro storico di Capestrano. Il Piano di Ricostruzione recepisce il Piano di recupero ed incide sulle previsioni di "centro storico" - zona "A", D.M n prevista dal vigente Piano 1
2 Regolatore Esecutivo di Capestrano, in quanto strumento urbanistico generale comunale. Tale area, individuata quale zona di degrado ai sensi e per gli effetti dell'art. 27 della Legge 5 agosto 1978 n. 457 e art. 27 L.R n. 18, è identificata in tutti gli elaborati progettuali di cui al successivo art. 3. ART. 3- Elaborati costituenti il P.R. Il Piano di Ricostruzione è costituito dai seguenti elaborati progettuali: A. Analisi Territoriale A Inquadramento territoriale A - 02 Carta delle Risorse ambientali e naturalistiche A - 03 Criticità del Tessuto urbano P. Perimetrazione P - 01 Individuazione ambiti di Piano di Ricostruzione P - 02 Individuazione perimetrazioni cinte difensive e oggetto di intesa P - 03 Perimetrazione P. di R. Borgo medioevale su base Catastale C. Analisi del costruito C - 01 Individuazione aggregati strutturali C - 02 Visure catastali C - 03 Documentazione fotografica aggregati C - 04 Proposte d intervento presentate dai proprietari C - 05 Planimetria dei ruderi C - 06 Documentazione fotografica dei ruderi C - 07 Individuazione e stato di fatto spazi pubblici CS. Analisi del Centro storico CS - 01 Analisi delle tipologie edilizie CS - 02 Abaco apparecchiatura costruttiva CS - 03 Analisi dell apparecchiatura muraria CS - 04 Quaderno tecnico aggregati CS - 05 Carta degli esiti di agibilità CS - 06 Tavola parametrica del QTE CS - 07 Consistenza edilizia CS - 08 Individuazione edifici di pregio, vincolati, pubblici e ordinari PR. Piano di Ricostruzione PR - 01 Relazione obiettivi strategici di Piano PR - 02 Progetto Generale di Piano PR - 03 Rete acqua potabile PR - 04 Rete energia elettrica PR - 05 Rete fibra ottica 2
3 PR - 06 Rete illuminazione pubblica PR - 07 Rete metano PR - 08 Rete fognatura acque bianche PR - 09 Rete fognatura acque nere PR - 10 Rete telecom PR - 11 Sezioni scavo tipo e particolari costruttivi PR - 12 Norme Tecniche di Attuazione PR - 13 Criteri di definizione regimi tecnico-finanziari PR - 14 Quadro tecnico economico PR 15 Piano economico finanziario con priorità d intervento G. Approfondimenti G - 01 Carta geomorfologica G - 02 Carta PAI G - 03 Relazione geologica G - 04 Dettaglio rudere storicizzato spazio aperto G - 05 Capitolato speciale sottoservizi G - 06 Indicazione interventi strutture murarie ART. 4 definizione degli interventi nel centro storico Gli interventi sul patrimonio edilizio esistente si articolano nelle seguenti categorie: a) Manutenzione ordinaria Riguarda la riparazione, il rinnovo la sostituzione delle finiture degli edifici: pavimenti, infissi, rivestimenti, impianti sanitari, elettrici, di riscaldamento o di condizionamento nonché le opere necessarie ad integrare o a mantenere in efficienza gli impianti tecnologici esistenti, quali: pulitura, rifacimento parziale, riparazione, sostituzione o tinteggiatura dei rivestimenti esterni, ripresa parziale degli intonaci esterni, degli infissi esterni, delle recinzioni, dei manti di copertura, delle pavimentazioni esterne, senza alterazione dei materiali e delle tinte preesistenti; riparazione o ammodernamento di impianti tecnici, ivi compresi gli impianti tecnologici degli edifici industriali o artigianali, purché non comportino la costruzione o la destinazione ex novo di locali; tinteggiatura, pittura e rifacimento degli intonaci interni; riparazione di infissi interni, di grondaie e di canne fumarie; riparazione di pavimenti interni. 3
4 b) Manutenzione straordinaria Riguarda le opere e le modifiche necessarie per rinnovare e per sostituire parti, anche strutturali, degli edifici esistenti, nonché le opere necessarie per realizzare od integrare i servizi igienico-sanitari e gli impianti tecnologici, sempre che tali opere non alterino i volumi e le superfici delle singole unità immobiliari e non comportino modifiche alle destinazioni d'uso. Ai fini dell'applicazione del Decreto legislativo 19 agosto 2005 n. 192, coordinato con il D.Lgs. 311/06, con il D.M. 26/6/09, con la L. 99/09 e con il D.Lgs. 56/2010, sul contenimento dei consumi energetici sono ammesse opere di rifacimento parziale delle superfici verticali e delle strutture dell'edificio. In particolare, sono opere di manutenzione straordinaria: il rifacimento totale di intonaci, di recinzioni, di manti di copertura, di pavimentazioni esterne nel caso in cui le suddette operazioni comportino modifica dei materiali e delle tinte esistenti oppure comportino la utilizzazione di tecnologie diverse da quelle impiegate per le finiture preesistenti; la destinazione ex novo di locali a servizi igienici o tecnologici; le opere e le modifiche necessarie, negli edifici industriali o artigianali, al rinnovamento degli impianti produttivi o alloro adeguamento tecnologico, purché senza aumento della superficie utile o della produzione, nonché le opere necessarie all'attuazione del disinquinamento degli scarichi idrici; l abbattimento, spostamento e realizzazione di tramezzature. La manutenzione straordinaria, qualora comporti il rifacimento o la modifica di opere preesistenti, interessando almeno il 50% dei muri di tamponamento, oppure il 50% dei solai di sottotetto o di copertura, oppure il 50% dei pavimenti che insistono su spazi aperti, si identifica con la "ristrutturazione" ai sensi dell'art. 1 del D.P.R. 1052/1977. In tal caso sentita la Commissione Edilizia Comunale (qualora costituita), il Sindaco può sottoporre l'intervento agli obblighi di cui all'art. 18 del medesimo D.P.R. ai fini dell'isolamento termico. Sono ricompresi in tale categoria anche gli interventi di miglioramento sismico nella percentuale stabilita tra il 60 e l 80% della sicurezza delle NTC 08, al pari di quelli di adeguamento sismico di cui alla Normativa vigente (ex Legge 219/1985). La manutenzione straordinaria, seppur non evidenziata nella tavola prescrittiva di Piano, è ricompresa ed ammissibile all'interno di tutte le tipologie di intervento di carattere superiore. 4
5 c) Ricostruzione Riguarda opere tendenti al recupero di edifici storici parzialmente crollati, è prescritto il recupero e consolidamento dei relitti esistenti, la ricostruzione secondo le tecniche del restauro filo logico e scientifico ed il mantenimento del carattere dell'edificio, sia nei volumi che nelle superfici, anche per quanto riguarda il trattamento originale delle superfici esterne, sono consentiti inserimenti di elementi in acciaio e/o cemento armato di "miglioramento statico" non a vista (cordoli di piano e/o di coronamento e telai chiusi), impianti tecnologici minimali necessari per il riuso dell'edificio, distribuzioni interne leggere che non inficino la lettura storica complessiva, è espressamente vietato l'inserimento di elementi in calcestruzzo visibili e l'uso di elementi orizzontali (solai) diversi dal legno, anche armato, e da mattone o pietra per gli apparecchi archi voltati. Sono inoltre prescritti: formazione di sporti di gronda in legno di tipo compatibile con le tradizioni costruttive locali, montaggio di stipiti in pietra o la realizzazione di spalle in mattoni, montaggio di infissi in legno, gronde e pluviali in rame, realizzazione di comignoli di tipo tradizionale locale e l'eliminazione di cavi e tubi in facciata, quando possibile. La ricostruzione, seppur non evidenziata nella tavola prescrittiva di Piano, è ammissibile se prevista nelle progettazioni esecutive degli interventi conseguenti il sisma del 6 aprile d) Intervento di Ricostruzione su Ruderi Storicizzati. Questa tipologia d intervento, pur se non ricompresa nelle provvidenze per la riparazione dei danni da sisma, rientra nella possibilità, invocata nelle Ordinanze e dispositivi per la valorizzazione del tessuto urbano e quindi è stata qui riportata. La particolare questione dei ruderi, che abbiamo chiamato ruderi storicizzati, solleva come sopra descritto nell ANALISI DEL TESSUTO URBANO, un occasione di riqualificazione e valorizzazione e quindi inserita nella tipologia Intervento di Ricostruzione. Questa peculiarità, a nostro avviso racchiude significati interessanti alla luce delle mutate esigenze insediative e di vocazione del centro di Capestrano. È interessante poter pensare alla reinterpretazione dell uso di elementi urbani trasformati in cosa altra, nel corso del tempo, ma a disposizione oggi affinché la comunità possa reinventare dimensioni nuove, ad esempio quelle dell orto urbano, piuttosto che della corte chiusa scoperta, della bottega o della ricettività diffusa. A tal fine è consentito intervenire recuperando, consolidando e ricostruendo parzialmente, senza la reinvenzione di nuovi piani, ma fedelmente rispetto a quanto ancora leggibile, i volumi derivanti dalla forma di rudere storicizzato e tombato ai fini delle nuove destinazione prcedentemente evidenziate. e) Restauro conservativo Riguarda opere tendenti a mantenere l'integrità materiale e ad assicurare la conservazione e la protezione dei valori culturali, sono consentite opere di "miglioramento statico" non a vista (cordoli di piano e/o di coronamento e telai chiusi), l'inserimento o la sostituzione degli impianti tecnologici necessari per il riuso 5
6 dell'edificio, e le distribuzioni interne che non modifichino in maniera sostanziale la struttura distributiva complessiva, è espressamente vietato l'inserimento di elementi in calcestruzzo visibili e l'uso di "nuovi elementi" strutturali orizzontali (solai) diversi dal legno, anche armato, e da mattone o pietra per gli apparecchi archivoltati. Sono inoltre prescritti: formazione di sporti di gronda in legno di tipo compatibile con le tradizioni costruttive locali, montaggio di stipiti in pietra o realizzazione di spalle in mattoni, restauro e/o sostituzione di infissi esistenti in legno, gronde e pluviali in rame, realizzazione e/o recupero di comignoli di tipo tradizionale locale e l'eliminazione di cavi e tubi in facciata, quando possibile. Tali interventi possono essere: restauro di tutti gli elementi architettonici interni ed esterni, senza alcuna modificazione planimetrica od altimetrica degli stessi, attraverso risanamento delle parti deteriorate e consolidamento delle strutture; il ripristino dell'impianto distributivo originale dell'edificio e di originari rapporti tra spazi coperti e spazi scoperti e la ricostruzione, sulla base di analisi e documentazioni storiche, delle parti di edificio eventualmente crollate o demolite; l'eliminazione delle parti di edificio aggiunte ed incongrue sia all'impianto originario, sia agli organici ampliamenti dello stesso; la sistemazione delle aree libere al servizio della unità immobiliare; l'inserimento degli impianti tecnologici essenziali, senza modificazione nella posizione dei principali elementi strutturali e nell'impianto distributivo originario; parziali modifiche sui fronti interni, qualora non venga alterata l'unitarietà del prospetto e purché vengano salvaguardati elementi di particolare valore stilistico. Per facciate principali si intendono quelle prospettanti su pubbliche vie o su spazi pubblici, con esclusione di quelle su corsi o su spazi interni anche se comuni a più proprietà. Il restauro conservativo, seppur non evidenziato nella tavola prescrittiva di Piano, è ammissibile se previsto nelle progettazioni esecutive degli interventi conseguenti il sisma del 6 aprile f) Recupero edilizio E' finalizzato al recupero di edifici storici parzialmente compromessi da interventi eseguiti non correttamente secondo i dettami del restauro conservativo. 6
7 L'intervento consiste in opere tendenti a restituire il carattere d'integrità materiale dei valori culturali, sono consentite opere di "miglioramento statico", l'inserimento o la sostituzione degli impianti tecnologici necessari per il riuso dell'edificio e le distribuzioni interne che non modifichino ulteriormente la struttura distributiva complessiva. Riguarda i lavori occorrenti all'adeguamento dell'edificio agli standards igienici ed edilizi correnti, conservando immutata la organizzazione tipo logica, le facciate principali e le relative aperture. Per facciate principali si devono intendere quelle prospettanti su spazi pubblici, con esclusione, quindi, di quei prospetti che affacciano su corti o spazi interni anche se comuni a più proprietà. In tale categoria di intervento è ricompresa la demolizione di superfetazioni, ampliamenti, sopra-elevazioni, anche se in precedenza autorizzate, che alterano le caratteristiche architettoniche del fabbricato e contribuiscono al suo degrado edilizio. Sono, altresì, ricompresi tutti gli interventi elencati nelle categorie che precedono. E' espressamente vietato l'inserimento di elementi in calcestruzzo visibili e l'uso di "nuovi elementi" strutturali orizzontali (solai) diversi dal legno, anche armato, e da mattone o pietra per gli apparecchi archi voltati. Sono inoltre prescritti interventi di ripristino delle superfici esterne degli edifici in modo da restituire la lettura dell'elemento edilizio storico o l'omogeneità con l'intorno, la formazione di sporti di gronda in legno di tipo compatibile con le tradizioni costruttive locali, stipiti in pietra o mattoni, sostituzione di infissi esistenti in leghe o PVC con nuovi infissi in legno, gronde e pluviali in rame, comignoli di tipo tradizionale locale ed eliminazione di cavi e tubi in facciata, quando possibile. Il recupero edilizio, seppur non evidenziato nella tavola prescrittiva di Piano, è ammissibile se previsto nelle progettazioni esecutive degli interventi conseguenti il sisma del 6 aprile g) Restauro monumentale Riguarda opere tendenti a mantenere l'integrità materiale di edifici soggetti a vincolo monumentale e ad assicurare la conservazione e la protezione dei valori culturali. Le progettazioni devono essere sottoposte al parere della compente Soprintendenza ai BAP. Sono consentite opere di "miglioramento statico" non a vista (cordoli di piano e/o di coronamento e telai chiusi), l'inserimento o la sostituzione degli impianti tecnologici necessari per il riuso dell'edificio, e le distribuzioni interne che non modifichino in maniera sostanziale la struttura distributiva complessiva, è espressamente vietato l'inserimento di elementi in calcestruzzo visibili e l'uso di "nuovi elementi" strutturali 7
8 orizzontali (solai) diversi dal legno, anche armato, e da mattone o pietra per gli apparecchi archivoltati. Sono inoltre prescritti: formazione di sporti di gronda in legno di tipo compatibile con le tradizioni costruttive locali, montaggio di stipiti in pietra o realizzazione di spalle in mattoni, restauro e/o sostituzione di infissi esistenti in legno, gronde e pluviali in rame, l'eliminazione di cavi e tubi in facciata, quando possibile. Tali interventi possono essere: restauro di tutti gli elementi architettonici interni ed esterni, senza alcuna modificazione planimetrica od altimetrica degli stessi, attraverso risanamento delle parti deteriorate e consolidamento delle strutture; il ripristino dell'impianto distributivo originale dell'edificio e di originari rapporti tra spazi coperti e spazi scoperti e la ricostruzione, sulla base di analisi e documentazioni storiche, delle parti di edificio eventualmente crollate o demolite; l'eliminazione delle parti di edificio aggiunte ed incongrue sia all'impianto originario, sia agli organici ampliamenti dello stesso; l'inserimento degli impianti tecnologici essenziali, senza modificazione nella posizione dei principali elementi strutturali e nell'impianto distributivo originario; h) Riparazione e miglioramento sismico Interventi direttamente connessi con gli esiti di agibilità attribuiti, nel rispetto dell'intero corpo normativo che ne regolamenta l'attuazione. i) Aree non regolamentate soggette a regime piano di recupero e PRG vigenti Sono aree inserite nella perimetrazione del Piano di Ricostruzione ma non riconducibili ed interessate da interventi connessi agli indennizzi derivanti dal sisma del 6 aprile In tali aree sono ammessi gli interventi privati regolamentati dal "piano di recupero" e "PRG" vigenti. l) Ambito di riqualificazione extra-sisma Trattasi di un'area interamente caratterizzata dalla presenza di "ruderi". Tale area, ricadente nella perimetrazione del Piano di Ricostruzione, è stata inserita con richiamo specifico agli obiettivi del Piano stesso, che contemplano aspetti di riqualificazione del borgo medioevale. Tale area dovrà essere oggetto di un "piano di dettaglio" a cura dell'amministrazione Comunale con l'attivazione eventuale di procedure di esproprio sulla base delle "visure catastali" materialmente allegate al Piano di Ricostruzione. 8
9 m) Non ricostruzione La prescrizione riguarda edifici non più esistenti ma riportati nelle mappature catastali. Nella logica di riqualificazione del centro storico medioevale non è possibile la ricostruzione di detti manufatti. n) Ristrutturazione urbanistica tipo A La ristrutturazione urbanistica di tipo A riguarda un'area non edificata, rientrante nella perimetrazione del Piano di Ricostruzione, posta a ridosso del centro storico medioevale. In tale area potranno essere previste opere che possano rendere la stessa usufruibile ai fini della "ricostruzione post-sisma", quali: viabilità provvisoria, aree di stoccaggio, aree di lavorazione, ecc.. Lo studio relativo a tale area potrà essere approfondito successivamente ed a seguito della presentazione delle progettazioni esecutive relative agli aggregati strutturali del centro storico. o) Ristrutturazione urbanistica tipo B La ristrutturazione urbanistica di tipo B riguarda aree un tempo edificate ed oggi caratterizzate da spazi aperti. In tale area potranno essere previste opere di riqualificazione urbana a cura dell'amministrazione Comunale. Le stesse dovranno essere oggetto di "piani di dettaglio", con l'attivazione eventuale di procedure di esproprio sulla base delle "visure catastali" materialmente allegate al Piano di Ricostruzione. ART. 5 - Unità minime di intervento (u.m.i.) Esse costituiscono la dimensione minima cui va esteso un progetto ai fini di ottenere il permesso di costruire o riferire la Denuncia di Inizio Attività. Le unità minime di intervento sono individuate ai sensi e per gli effetti dell'art. 28 della Legge 5 agosto 1978 n.457. L'U.M.I. è individuata nelle singole unità strutturali costituite dagli edifici secondo la ripartizione patrimoniale che si evince dalle planimetrie catastali alla base del piano. All'U.M.I. deve essere fatto riferimento per la presentazione dei singoli progetti. ART. 6 edifici degradati Gli eventuali edifici fatiscenti, ovvero diroccati in modo parziale, che non risultino oggetto degli interventi indicati nel presente P. di R., entro cinque anni dalla data di approvazione del piano stesso, possono essere acquisiti -previa messa in mora dei 9
10 proprietari- al patrimonio dell'amministrazione Comunale per pubblica utilità ed utilizzati per gli interventi che si riterranno più idonei, ivi inclusi gli interventi di edilizia economica e popolare. In tale ultimo caso, il proprietario dell'immobile espropriato, qualora abbia i requisiti necessari all'assegnazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica, avrà diritto di prelazione nell'assegnazione degli alloggi realizzati. ART.7 aperture su fronti esterni. Negli interventi sulle abitazioni esistenti, non possono essere di norma eseguite nuove aperture sui fronti esterni o ampliamenti di quelle esistenti, mentre per le opere dirette al cambio di destinazione d uso (per es. da stalla e pagliaio ad abitazione) è ammessa la realizzazione di aperture, di dimensioni simili a quelle presenti nell UMI, comunque omogenee con le tipologie storiche di riferimento presenti nell intorno. Eventuali aperture in contrasto con le caratteristiche architettoniche e storiche degli immobili ricompresi nel centro storico di Capestrano ed oggetto di provvidenze pubbliche per la riparazione dei danni da sisma, devono essere eliminate ovvero ricondotte alle dimensioni proporzionali con quelle originarie. ART. 8 - destinazioni d'uso. I piani terra degli edifici esistenti possono essere destinati, oltre che alla residenza, alle funzioni accessorie dell'uso residenziale (fondaci, magazzini, scale, ripostigli, ecc.). Possono altresì essere previsti locali destinati alle attività artigianali, commerciali e direzionali, purché non moleste o anti igieniche. Salve le limitazioni di cui agli articoli che precedono e che seguono, in tutti gli edifici del Centro Storico sono consentiti interventi tendenti alla modifica della destinazione d'uso per destinarli a scopi ricettivi. In tal caso dovranno essere predisposti servizi collettivi, quali cucine, soggiorni, sale da pranzo, servizi igienici comuni, ecc., di superficie utile non inferiore a quella coperta dal piano terra dell'edificio e comunque ad 1/3 della superficie totale disponibile. Si dovrà inoltre mettere a disposizione almeno un posto macchina per ogni cellula abitativa prevista, da reperirsi macchina per ogni cellula ovvero nelle immediate vicinanze di esso. 10
11 CAPO II NORME PARTICOLARI PER IL CENTRO STORICO ART. 9 numero dei piani Gli edifici esistenti si intendono confermati nel numero di piani censiti nelle analisi del presente P. di R. ART. 10- coperture Il sistema di copertura ammesso negli interventi consentiti è quello a falde con unica pendenza costante a partire dalla linea di imposta del colmo. E' tollerata la copertura a padiglione purché realizzata su edifici isolati, ovvero su edifici di testata e nelle soluzioni angolari. La pendenza delle falde di copertura non può essere inferiore al 30%, né superiore al 50% ed in qualsiasi caso senza cambiamenti di pendenza tra imposta e colmo. Non sono ammesse coperture piane o a terrazzo. E' consentita l'apertura di abbaini, di tipo tradizionale in contropendenza, per ogni locale ricavato nel sottotetto e comunque commisurati ad un massimo di uno per ogni 40 mq. di copertura. I manti copertura dovranno essere realizzati con elementi in cotto naturale (coppi) con assoluta esclusione di manti in lamiera, bituminosi, eternit colorati, ecc.. ART muri e recinzioni. I muri e le recinzioni prospettanti su spazi pubblici dovranno essere realizzati preferibilmente in muratura a vista di pietrame locale e non dovranno eccedere un'altezza di ml. 2,50. Altrettanto dicasi per i muri di sostegno sia pubblici che privati, gli stessi se realizzati in cls armato dovranno essere rivestiti con paramento a vista come sopra. Potranno essere realizzate recinzioni o parti di esse in ferro, purché di disegno lineare, con esclusione di reti metalliche o similari e dovranno essere verniciate con colori scuri preferibilmente delle gamme cromatiche del marrone o grigio-verde. 11
12 ART materiali. Per gli interventi sugli edifici esistenti è prescritto l'uso dei materiali tradizionali, in particolare: - stipiti di porte e finestre in massello di calcare; - portoncini di ingresso in legno (con esclusione di infissi metallici e serrande); - intonaci esterni rustici passati al fratazzo stretto, tinteggiati con coloranti naturali di tonalità limitate a quelle delle "ocre" opache o delle "terre", con assoluto esclusione di materiali quarzoplastici e simili o di applicazioni lucide o traslucide; - infissi in legno, di essenze dure, al naturale, mordenzati o tinteggiati con uso di vernici limitato alle tonalità cromatiche delle "ocre", delle "terre" o dei grigioverdi. Le relative chiusure potranno essere realizzate con scuri interni o sportelloni esterni realizzati con gli stessi materiali di cui sopra. Sono comunque tassativamente esclusi gli avvolgibili e le veneziane; - targhe, lastre per la toponomastica e numeri civici saranno realizzate esclusivamente in pietra; - sporti e balconi su mensole in pietra (con funzione statica assolta da altre strutture); - gli archi e le volte in muratura esistenti nei fabbricati da ristrutturare devono essere conservati nel rispetto delle norme sismiche e, ove necessario, saranno muniti di chiavi e tiranti non in vista. ART Colori delle facciate. Le tinteggiature degli edifici intonacati devono essere eseguite con le stesse tecniche e materiali che venivano usati originariamente, non sono ammesse vernici sintetiche lavabili. I tinteggi devono essere a base di calce e la gamma cromatica viene fatta utilizzando le terre naturali. La tinta a base di calce comporta un trattamento preliminare dell'intonaco con un velo di latte di calce (Imprimitura) sulla quale vengono poi stese 2 o 3 mani di tinta. Questa tecnica, tramite la graduale perdita delle particelle di colore che danno un invecchiamento alla tinta, consente l'inserimento ambientale degli edifici nel contesto del tessuto edilizio storico. 12
13 Per quanto riguarda i colori da usare, è stato eseguito un abaco dei colori in base alle colorazioni che tradizionalmente venivano impiegate dalle maestranze locali, e alle caratteristiche cromatiche e strutturali delle colorazioni ancora presenti sulle facciate degli edifici. Le tinte sono suddivise in "tinte di base" e "tinte composte". Le tinte di base sono costituite da terre naturali minerali e sono il risultato di miscele, ottenute utilizzando un solo tipo di pigmento per il confezionamento dell'impasto, possono essere proposte in tonalità cromatiche "piene" e "scalate" (le tonalità scalate sono ottenute aggiungendo gradualmente quantità percentuali di bianco alla tinta di base). Le tinte composte sono confezionate utilizzando due o più tinte di base, in relazione alle tonalità dominanti (terre gialle, terre rosse, terre d'ambra, ecc.). Sono state redatte due schede: la prima "abaco dei colori" dove sono riportati tutti i colori di base e scalati, da utilizzare per ricavare i colori proposti, la seconda "colori di riferimento" dove sono riportati i colori ai quali si deve fare riferimento nel centro storico, per ognuno vi è indicato, facendo riferimento all abaco, come viene composto. Nella formulazione dei colori di riferimento non sono state sottovalutate le difficoltà oggettive che si avranno nella fase attuativa, nel riprodurre al vero i campioni di colore stampati su supporti cartacei, e che quindi si potranno verificare variazioni di tonalità in relazione alla eterogeneità dei supporti. Pertanto i colori proposti non hanno la pretesa di essere riprodotti in modo assolutamente esatto, si ritiene preferibile procedere tramite la selezione del più vicino a quello scelto. Ogni U.M.I. e ogni isolato dovrà essere trattato con un unico colore, quando l'intervento di queste unità viene attuato in più fasi, la decisione del colore spetterà a chi eseguirà il primo intervento, gli altri dovranno usare lo stesso colore. ART viabilità ed impianti pubblici. Le strade carrabili dovranno essere lastricate secondo le indicazioni del P. di R. e specificatamente della tav. PR 11. Tutte le tubazioni degli impianti pubblici (acqua fogna e gas) devono essere interrate sotto la pavimentazione stradale, e all'interno dei muri di spina degli edifici, in modo da non renderli visibili. Per quanto riguarda l'impianto elettrico e telefonico, i rispettivi cavi devono essere alloggiati in opportune tubazioni predisposte sotto la pavimentazione stradale e all'interno dei muri di spina degli edifici in modo che non siano visibili. I contenitori ospitanti i contatori dovranno essere incassati dentro nicchie praticate nei muri perimetrali degli edifici e gli sportelli dovranno essere in ferro verniciati con lo stesso colore della facciata. 13
14 ART scale esterne. Non sono consentite scale esterne a sbalzo, ovvero ricadenti su spazi pubblici a filo dei fabbricati esistenti. Non è altresì consentita la chiusura perimetrale e la copertura delle scale esterne esistenti. Il riattamento delle scale esterne esistenti (gradini, sottogradini, copertine) deve avvenire esclusivamente con l'uso di pietra locale in massello, con esclusione qualsiasi altro materiale. ART sporti, balconi ed aggetti. Gli sporti di gronda dovranno essere realizzati o ristrutturati nell'assoluto rispetto della tradizione locale, con materiali cotti (coppi) contrapposti e degradanti verso l'imposta della copertura, o in tavolato con orditura di travicelli semplice o doppia secondo la tipologia dell edificio. Non è ammessa l'edificazione di balconi, ovvero di aggetti chiusi o aperti, negli edifici esistenti. I parapetti dei balconi esistenti dovranno essere soltanto del tipo a ringhiera in ferro, di disegno lineare, con colori come per le recinzioni, con l'esclusione di parti piene in muratura, legno, vetro, ecc. I cornicioni, le pensiline, le tettoie che non siano quelle di coronamento delle coperture dei fabbricati, sui fabbricati oggetto d intervento pubblico di riparazione dei danni da sisma, devono essere demolite entro cinque anni dalla data di approvazione del presente P. di R. ART Pavimentazioni. La pavimentazione di strade, piazzali, vicoli, gradinate, di uso pubblico dovranno essere realizzate con materiali locali tradizionali (basole o conci di pietra, cubetti di selci) con l'esclusione di manti bituminosi, getti di cls, masselli di cemento vibrato, ecc. ART Illuminazione pubblica. L'illuminazione pubblica dovrà prevedere di norma, per l illuminazione dall alto, corpi illuminanti con sostegno a braccio e/o sospesi, preferibilmente del tipo "Firenze". Ulteriori tipi d illuminazione ambiente, a terra o incassata potrà essere studiata dall Amministrazione comunale. 14
15 ART Insegne luminose L'installazione di insegne per l'identificazione di attività commerciali o artigianali, professionali, artistiche, ecc., è soggetta ad autorizzazione da parte dell Ufficio tecnico comunale, sentito il parere della C.E.C. (se costituita), previa domanda corredata da fotografie circa lo stato dei luoghi e da progetto completo di pianta, sezione prospetto in scala adeguata. E' facoltà, del Sindaco chiedere quant'altro necessario e verificare l'armonico inserimento nell'ambiente dell'oggetto di cui si domanda l'installazione. E' comunque vietata l'installazione di insegne o vetrine fuoriuscenti o emergenti rispetto al profilo esterno del fabbricato, o da infiggere sui parametri esterni, sugli stipiti o sugli architravi in pietra dei prospetti. Le predette insegne, possono essere installate nei riquadri delle porte a piano terra e la loro proiezione non potrà superare quella di stipiti ed architravi delle suddette porte. CAOPO III NORME SPECIALI ART Modalità per la presentazione del progetto. Per il rilascio del Permesso di costruire (o per la presentazione della D.I.A.) è richiesta una domanda rivolta al Sindaco, corredata dai seguenti elaborati grafici firmati da tecnici diplomati e/o laureati iscritti ai rispettivi Albi Professionali e secondo le proprie competenze: 1. Stralcio della tavola di progetto del Piano di Ricostruzione; 2. documentazione fotografica dello stato di fatto dell'edificio oggetto d'intervento e dell'insieme di edifici circostanti; 3. rilievo dello stato di fatto dei vari piani, dei prospetti (riportando anche gli edifici adiacenti) e di almeno due sezioni dell'immobile nella scala 1:100 o 1:50, interamente quotato, più i particolari costruttivi degli elementi che costituiscono la facciata; 4. progetto degli interventi previsti con indicazione di tutti i piani, dei prospetti (riportando anche gli edifici adiacenti) e di almeno due sezioni nella scala 1: 100 o 1:50, debitamente quotato e i particolari costruttivi degli elementi che costituirono la facciata (stipiti di porte e finestre, cornicioni, balconi, ecc.); 5. relazione tecnica illustrativa con l'indicazione delle operazioni che si intendono eseguire a livello di restauro, di risanamento e di ristrutturazione e con la specificazione della destinazione d'uso ai vari piani oltre alla verifica di tutte le prescrizioni del presente piano particolareggiato; 6. relazione statica con calcolo delle nuove strutture portanti e verifica di stabilità per quelle esistenti ove esse siano utilizzabili. 15
16 La progettazione deve sempre comprendere l'intero edificio individuato come unità strutturale, così come originariamente concepito, anche se attualmente di più proprietà. Anche la scelta del colore delle facciate deve essere approvata dalla commissione edilizia (se costituita). ART Reperti storici Se nel corso di operazioni di scavo, di demolizioni o altro si reperiscono pezzi autentici, lapidi, sculture, elementi lavorati, etc., la cui tutela e proprietà pubblica non sia stabilita per legge, questi devono essere opportunamente collocati sul posto denunciandone il valore documentario senza mai affidar loro una funzione pratica; tali collocazioni devono essere inserite nel progetto e ricevere la debita approvazione. ART. 22 Norme finali. La realizzazione del presente Piano dovrà avvenire nell arco di cinque anni dall approvazione definitiva; in questo intervallo ogni edificio deve adeguarsi a quanto previsto dalle tavole di progetto e dalle presenti N.T.A. E' auspicabile, inoltre, che le fasi di intervento siano periodicamente verificate delle commissioni tecniche competenti, oltre che dagli organi politici amministrativi, onde accertare la rispondenza delle previsioni del piano ai risultati concretamente ottenuti e ottenibili con i vari interventi. ^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^ 16