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Timestamp: 2019-12-14 18:59:18+00:00
Document Index: 163484224

Matched Legal Cases: ['art. 256', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 256', 'sentenza ', 'art. 568', 'art. 256']

Cass. Pen. Sez. III 29/05/2019 n. 23794 - Abbandono e nozione di ente: vi rientra anche l’associazione sportiva - Tuttoambiente.it
Abbandono e nozione di ente: vi rientra anche l’associazione sportiva
n. 23794
Nella nozione di enti cui fa riferimento l’art. 256, comma 2 D.L.vo n.152\\2006, realtivo all'abbandono o al deposito incontrollato di rifiuti, rientrano anche le associazioni e, pertanto, integra il reato sanzionato da tale disposizione l’abbandono, da parte del rappresentante di un’associazione sportiva dilettantistica, dei rifiuti derivanti da tale attività.
1.Il Tribunale di Palermo, con sentenza del 4 dicembre 2017 ha affermato la responsabilità penale di M. G.D.F., che condannava la pena dell'ammenda, in ordine ai reati di cui agli artt. 256, comma 2 e 256, comma 1, lett. b)d.lgs. 152/2006, perché, quale presidente di un'associazione di tiro a volo, abbandonava in modo incontrollato, nelle aree dove veniva svolta tale attività ed in quelle limitrofe, rifiuti derivanti dalla stessa, quali piattelli rotti, borre, bossoli di cartucce vuote e pallini in piombo ed, inoltre, per aver illecitamente smaltito, mediante combustione, rifiuti dello stesso tipo (fatti accertati in Terrasini, fino all'il aprile 2013).
2.Deduce, in via preliminare, la nullità dell'ordinanza di correzione di errore materiale del dispositivo depositata il 2 marzo 2018 contestualmente alle motivazioni della sentenza impugnata e con la quale il giudice riteneva erroneamente irrogata la pena detentiva che, pertanto, eliminava, aggiungendo, inoltre, le parole "oltre al pagamento delle spese legali".
3.Con un primo motivo di impugnazione deduce, poi, che il Tribunale avrebbe errato nel ritenerlo soggetto attivo della condotta contestata, considerando che egli non rientrerebbe, quale presidente di un'associazione dilettantistica senza scopo di lucro, la quale non esercita, neanche di fatto, un'attività economica, tra i soggetti indicati dall'art. 256, comma 2, d.lgs. 152/2006.
4.Con un secondo motivo di impugnazione assume che le indagini eseguite sul posto avrebbero evidenziato l'idoneità del sito ai sensi delle vigenti disposizioni di legge, risultando così dimostrata una consapevole responsabilità nella gestione dei rifiuti, effettuata nel rispetto della normativa di settore.
5.Con un terzo motivo di impugnazione deduce che la sentenza impugnata non avrebbe tenuto adeguatamente conto della ricostruzione dei fatti ricavabile dalla documentazione attinente ai sequestri e successivi dissequestri dell'area nel corso delle indagini preliminari ed evidenzia la effettiva classificazione dell'area come soggetta ad attività industriale, dettaglio che il Tribunale avrebbe erroneamente ritenuto irrilevante.
1.Il ricorso, così come qualificato l'atto di impugnazione, è inammissibile.
2.Occorre preliminarmente osservare come la giurisprudenza consolidata di questa Corte, che il Collegio condivide, abbia chiaramente precisato che qualora un provvedimento giurisdizionale sia impugnato con un mezzo di gravame diverso da quello legislativamente stabilito, il giudice che riceve l'atto di gravame deve limitarsi, secondo quanto stabilito dall'art. 568, comma quinto cod. proc. pen., alla verifica dell'oggettiva impugnabilità del provvedimento e dell'esistenza della volontà di impugnare, intesa come proposito di sottoporre l'atto impugnato a sindacato giurisdizionale e, conseguentemente, trasmettere gli atti al giudice competente astenendosi dall'esame dei motivi al fine di verificare, in concreto, la possibilità della conversione (Sez. 6, n. 38253 del 5/6/2018, Borile e altro, Rv. 273738; Sez. 5, n. 7403 del 26/09/2013, (dep. 2014), P.M. in proc. Bergantini, Rv. 259532; Sez. 1, n. 33782 del 8/4/2013, Arena, Rv. 257117;Sez. 5, n. 21581 del 28/4/2009, PM. in proc. Mare, Rv. 243888; Sez. 3, n. 2469 del 30/11/2007 (dep. 2008), Catrini, Rv. 239247; Sez. 4, n. 5291 del 22/12/2003 (dep. 2004), Stanzani, Rv. 227092 ed altre prec. conf., tra cui Sez. U, n. 45371 del 31/10/2001, Bonaventura, Rv. 220221).
L’impugnazione presentata nell'interesse dell'imputato è stata dunque trasmessa dalla Corte di appello cui era diretta a questa Corte in conformità con i richiamati principi.
3.Ciò posto, occorre rilevare, in primo luogo, l'inammissibilità delle censure afferenti alla ordinanza di correzione di errore materiale.
4.Va a questo punto richiamata, perché utilizzabile anche nel caso in esame, quella giurisprudenza, cui il Collegio intende aderire, secondo la quale, in caso di contrasto tra dispositivo e motivazione non contestuali, il carattere unitario della sentenza, in conformità al quale l'uno e l'altra, quali sue parti, si integrano naturalmente a vicenda, non sempre determina l'applicazione del principio generale della prevalenza del primo in funzione della sua natura di immediata espressione della volontà decisoria del giudice; invero, laddove nel dispositivo ricorra un errore materiale obiettivamente riconoscibile, il contrasto con la motivazione è meramente apparente, con la conseguenza che è consentito fare riferimento a quest'ultima per determinare l'effettiva portata del dispositivo, individuare l'errore che lo affligge ed eliminarne gli effetti, giacché essa, permettendo di ricostruire chiaramente ed inequivocabilmente la volontà del giudice, conserva la sua funzione di spiegazione e chiarimento delle ragioni fondanti la decisione (Sez. 6, n. 24157 del 1/3/2018, Cipriano e altri, Rv. 273269; Sez. 4, n. 43419 del 29/9/2015, Forte, Rv. 264909; Sez. F, n. 47576 del 9/9/2014, Savini, Rv. 261402. V. anche Sez. 2, n. 23343 del 1/3/2016, Ariano e altri, Rv. 267082; Sez. 4, n. 43419 del 29/9/2015, Forte, Rv. 264909).
5.Venendo all'esame del primo motivo di impugnazione, si osserva che lo stesso è inammissibile nella parte in cui richiama dati fattuali ed emergenze processuali non autonomamente valutabili in questa sede, mentre risulta manifestamente infondato laddove assume che l'imputato, per la sua posizione, non rientrerebbe tra i soggetti punibili con la sanzione penale per l'abbandono di rifiuti.
6.Resta da osservare che tali considerazioni valgono esclusivamente per la condotta di abbandono, mentre per ciò che attiene all'illecita gestione, pure contestata per lo smaltimento mediante combustione, ciò che rileva è la mera mancanza di titolo abilitativo, atteso che, riguardo al reato di cui all'art. 256, comma 1, d.lgs. 152\06, si è chiarito come la condotta in esso sanzionata sia riferibile a chiunque svolga, in assenza del prescritto titolo abilitativo, una attività rientrante tra quelle assentibili ai sensi degli articoli 208, 209, 210, 211, 212, 214, 215 e 216 del medesimo decreto, anche di fatto o in modo secondario o consequenziale all'esercizio di una attività primaria diversa, che richieda, per il suo esercizio, uno dei titoli abilitativi indicati e che non sia caratterizzata da assoluta occasionalità (Sez. 3, n. 29992 del 24/6/2014, P.M. in proc. Lazzaro, Rv. 260266).
7.Anche il secondo e terzo motivo di impugnazione sono inammissibili perché articolati in fatto e con richiami ad atti del processo l'accesso ai quali è precluso al giudice di legittimità.