Source: http://overlex.com/leggisentenza.asp?id=1926
Timestamp: 2020-05-27 06:24:51+00:00
Document Index: 66033507

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ', 'art. 712', 'sentenza ', 'art. 712', 'art. 616']

Ricettazione desumibile da qualsiasi elemento - Corte di cassazione penale - sentenza n. 11466/15 del 19/03/2015
Ricettazione desumibile da qualsiasi elemento
sentenza 11466/15 del 19/03/2015
La sussistenza dell'elemento soggettivo nel reato di ricettazione (vale a dire la conoscenza della provenienza delittuosa della cosa) può desumersi da qualsiasi elemento, anche indiretto, e quindi anche dal comportamento dell'imputato e dalla mancata - o non attendibile - indicazione della provenienza della cosa ricevuta, la quale è sicuramente rivelatrice della volontà di occultamento, logicamente spiegabile con un acquisto in mala fede.
Cassazione penale, sezione seconda, sentenza del 19.03.2015, n. 11466...omissis...
. Entrambi i ricorsi sono infondati.
2. I ricorrenti hanno proposto le stesse obiezioni sollevate con i motivi d'appello, che la Corte territoriale ha confutato, respingendole con motivazione specifica e priva di vizi logico- giuridici.
3. Quanto al ricorso di xxxxxxxx., le censure sollevate che sono al limite dell'aspecificità, non scalfiscono l'impostazione della motivazione e non fanno emergere profili di manifesta illogicità della stessa. Nella sostanza il ricorrente contesta la prova dell'elemento soggettivo, ma le conclusioni assunte dai giudici del merito, che hanno desunto la sussistenza dell'elemento soggettivo dalla mancanza di una spiegazione affidabile sulle modalità di acquisto dei preziosi, sono perfettamente logiche e coerenti con la giurisprudenza di questa Corte. Infatti, in punto di diritto è sufficiente rilevare che la sussistenza dell'elemento soggettivo nel reato di ricettazione (vale a dire la conoscenza della provenienza delittuosa della cosa) può desumersi da qualsiasi elemento, anche indiretto, e quindi anche dal comportamento dell'imputato e dalla mancata - o non attendibile - indicazione della provenienza della cosa ricevuta, la quale è sicuramente rivelatrice della volontà di occultamento, logicamente spiegabile con un acquisto in mala fede (Cass. Sez. 2, 27.2/13.3.1997, n. 2436, Rv.207313; conf. Sez. 2, Sentenza n. 25756 del 11/06/2008 Ud. (dep. 25/06/2008) Rv. 241458).
Del resto, secondo l'insegnamento delle Sezioni Unite: "l'elemento psicologico della ricettazione può essere integrato anche dal dolo eventuale, che è configurabile in presenza della rappresentazione da parte dell'agente della concreta possibilità della provenienza della cosa da delitto e della relativa accettazione del rischio" (Cass. Sez. U, Sentenza n. 12433 del 26/11/2009 Ud. (dep. 30/03/2010) Rv.
4. Una volta desunto dal comportamento dell'imputato l'acquisto in mala fede, correttamente i giudici del merito hanno respinto la richiesta di derubricazione del fatto nell'ipotesi contravvenzionale di cui all'art. 712 cod. pen..
5. Per quanto riguarda la posizione di Va.Gu., la questione dell'inutilizzabilità delle dichiarazioni a suo favore rese dal fratello coimputato non ha pregio giuridico in quanto la prova della responsabilità di Vxxxxxx. deriva dal riconoscimento effettuato dalla teste xxx, addetta alla vendita presso il Banco preziosi, che ha lo individuato come una delle due persone che si sono recate a trattare la vendita dei preziosi. Sussistono, pertanto, nei confronti di costui gli estremi del concorso di persona con l'azione del fratello per le ragioni esaurientemente spiegate nella sentenza impugnata (fol. 6 e 7). Le ragioni che giustificano il concorso, escludono che il fatto possa essere riqualificato ai sensi dell'art. 712 cod. pen..
6. Ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen. , gli imputati devono essere condannati al pagamento delle spese del procedimento, nonchè alla rifusione - in solido - delle spese sostenute nel grado in favore delle parti civili Gxxxx. e xxxxx, che si liquidano in complessivi Euro. 3.000,00, oltre accessori di legge.
Rigetta i ricorsi e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese processuali, nonchè alla rifusione - in solido - in favore delle parti civilixxxxxxx., delle spese del presente grado di giudizio, che liquida in Euro 3.000,00, oltre spese generali, IVA e CPA. Così deciso in Roma, il 10 marzo 2015.