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Timestamp: 2017-01-18 08:05:33+00:00
Document Index: 86908568

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 2119', 'art. 1', 'art. 2112', 'art. 5', 'art. 34', 'art. 31', 'art. 34', 'art. 19', 'art. 31', 'art. 2112', 'art. 2112', 'art. 2112', 'art. 23', 'art. 111', 'art. 2112', 'art. 2112']

Art. 2112 codice civile: Mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimento d'azienda
HOME Codice civile Articoli Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015 Codice civile Art. 2112 codice civile: Mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimento d’azienda L’AUTORE: Redazione
In caso di trasferimento d’azienda (1), il rapporto di lavoro continua con il cessionario ed il lavoratore conserva tutti i diritti che ne derivano (2).
Il cedente ed il cessionario sono obbligati, in solido, per tutti i crediti che il lavoratore aveva al tempo del trasferimento. Con le procedure di cui agli articoli 410 e 411 del codice di procedura civile il lavoratore può consentire la liberazione del cedente dalle obbligazioni derivanti dal rapporto di lavoro (3).
Ferma restando la facoltà di esercitare il recesso ai sensi della normativa in materia di licenziamenti, il trasferimento d’azienda non costituisce di per se’ motivo di licenziamento. Il lavoratore, le cui condizioni di lavoro subiscono una sostanziale modifica nei tre mesi successivi al trasferimento d’azienda, può rassegnare le proprie dimissioni con gli effetti di cui all’articolo 2119, primo comma (4).
Nel caso in cui l’alienante stipuli con l’acquirente un contratto di appalto la cui esecuzione avviene utilizzando il ramo d’azienda oggetto di cessione, tra appaltante e appaltatore opera un regime di solidarietà (di cui all’articolo 29, comma 2, del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276.)
Il D.Lgs. 2 febbraio 2001, n. 18 ha disposto (con l’art. 3, comma 1) che “Le disposizioni di cui agli articoli 1 e 2 del presente decreto trovano applicazione a decorrere dal 1° luglio 2001”.
Azienda: [v. 177]; Solidarietà: [v. 1292]; Contratti collettivi: [v. 2067]; Usufrutto: [v. 2561]; Affitto: [v. 2562].
(1) Il trasferimento dell’azienda da un imprenditore ad un altro può attuarsi, per atto tra vivi (inter vivos), in forme diverse, quali: la vendita [v. 2556 ss.], la concessione in usufrutto [v. 2561], l’affitto [v. 2562] o altro contratto commerciale da cui derivi il trasferimento solo di una parte dell’azienda, avente propria autonomia funzionale. Per le ipotesi di trasferimento a causa di morte (mortis causa) dell’azienda, il codice non prevede disposizioni particolari, dovendosi applicare le regole generali in materia di successioni.
(2) Il legislatore ha voluto che il trasferimento dell’azienda, comunque avvenuto (vendita, usufrutto etc.), non sia di pregiudizio per il prestatore di lavoro, sia sotto il profilo della continuazione del rapporto, sia sotto il profilo del mantenimento dei diritti già maturati.
(3) Il cessionario (acquirente) acquista l’azienda a titolo derivativo [v. Libro III, Titolo II, Capo III] ma non così la qualità di imprenditore [v. 2082], che viene acquistata a titolo originario [v. Libro III, Titolo II, Capo III].
Pertanto il cessionario non esercita la stessa impresa che ha acquistato, esercita un’impresa nuova ad essa corrispondente (non c’è successione nell’impresa).
(4) Si prevede che le eventuali dimissioni presentate dal lavoratore, le cui condizioni di lavoro subiscono una sostanziale modifica nei tre mesi successivi al trasferimento d’azienda, costituiscano un recesso per giusta causa ex art. 2119 c.c.: in pratica opera una presunzione assoluta di giusta causa a favore del lavoratore, con la rilevante conseguenza della possibilità di recedere prima della scadenza del termine se il rapporto è a tempo determinato, oppure senza necessità di preavviso se è a tempo indeterminato e in tal caso con diritto percepire l’indennità sostitutiva di mancato preavviso.
La trasformazione dell'Ente Autonomo Acquedotto Pugliese in società per azioni, ai sensi dell'art. 1 del d.lgs. 11 maggio 1999, n. 141, non comporta l'estinzione di un soggetto e la correlativa costituzione di uno nuovo in luogo del precedente bensì una mera variazione della sua qualità giuridica con mantenimento della medesima identità soggettiva. Ne consegue che, in assenza di alterità soggettiva, non è configurabile un trasferimento di azienda, ai sensi dell'art. 2112 cod. civ., e l'art. 5 del d.lgs. 11 maggio 1999, n. 141, nella parte in cui richiama l'art. 34 del d.lgs. 3 febbraio 1993, n. 29 (ora sostituito dall'art. 31 del d.lgs. 30 marzo 2001, n. 165), va inteso come una "fictio iuris" in funzione di garanzia dei diritti acquisiti dei dipendenti. Rigetta, App. Bari, 13/06/2011
Cassazione civile sez. lav. 05 dicembre 2014 n. 25823 Trasferimento d'azienda e diritti dei lavoratori
Nell'ipotesi di passaggio di personale da ente pubblico a società di diritto privato a seguito di attribuzioni a quest'ultima di funzioni in passato esercitate direttamente dal primo ente, l'art. 34 del d.lgs. 3 febbraio 1993, n. 29, come modificato dall'art. 19 del d.lgs. 31 marzo 1998, n. 80, applicabile "ratione temporis" (ora art. 31 del d.lgs. 30 marzo 2001, n. 165), si interpreta nel senso dell'applicabilità della disciplina di cui all'art. 2112 cod. civ. a prescindere dalla verifica circa la preesistenza di un'azienda in senso tecnico e dall'indagine sulle modalità di attuazione del trasferimento (su base negoziale ovvero per determinazione autoritativa). Cassa e decide nel merito, App. Firenze, 30/11/2007
Cassazione civile sez. lav. 25 novembre 2014 n. 25021 Nel caso di trasferimento di azienda, il riconoscimento, in favore dei lavoratori dell'azienda ceduta, dell'anzianità maturata presso il cedente non implica che il cessionario debba corrispondere gli scatti in riferimento a tale anzianità, ove presso il datore di lavoro precedente non esistesse il diritto a percepire gli scatti periodici di anzianità, essendo questi dovuti solo a partire dal periodo lavorativo regolato dalla contrattazione applicata presso il cessionario. Il principio secondo cui nel trasferimento d'azienda il lavoratore conserva tutti i diritti maturati alla data della cessione non consente al medesimo dipendente di rivendicare, sulla base delle norme collettive in vigore presso il cessionario ed in modo retroattivo un diritto a "scatti" retributivi non previsto dalla disciplina collettiva applicata dal cedente e pertanto estraneo al patrimonio giuridico dello stesso al momento del trasferimento.
Cassazione civile sez. lav. 25 novembre 2014 n. 25021 I dipendenti di un ramo d'azienda ceduto non possono chiedere la nullità dell'atto di trasferimento, perché fatto dal datore di lavoro come tentativo per superare una situazione di crisi economica; tale motivazione, infatti, è insindacabile e non esclude la liceità dell'operazione realizzata secondo le prescrizioni di legge, in forza delle quali per la validità dell'operazione si ritiene necessario esclusivamente accertare che l'oggetto del trasferimento sia un'entità economica con propria identità, vale a dire organizzata in modo stabile e non destinata all'esecuzione di una sola opera, ovvero di un'organizzazione quale legame funzionale che renda le attività dei lavoratori interagenti e capaci di tradursi in beni o servizi determinati.
Cassazione civile sez. lav. 24 ottobre 2014 n. 22688 Nel caso di cessione di azienda, il cessionario acquista gli obblighi gravanti sul cedente in favore del lavoratore, in forza del disposto dell'art. 2112, primo comma, cod. civ., rispondendo di tutti i debiti non ancora estinti per prescrizione. Cassa con rinvio, App. Roma, 27/07/2010
Cassazione civile sez. lav. 13 ottobre 2014 n. 21565 Il cessionario di azienda acquista gli obblighi gravanti sul cedente in favore del lavoratore, a norma dell'art. 2112, comma 1, c.c.; ne consegue che egli risponde di tutti quelli non già estinti per prescrizione.
Cassazione civile sez. lav. 13 ottobre 2014 n. 21565 In tema di trasferimento di ramo d'azienda,l'obbligazione del cedente che non provveda al ripristino del rapporto di lavoro deve essere qualificata come risarcimento del danno, con la conseguente detraibilità dell'aliunde perceptum.
Cassazione civile sez. lav. 16 settembre 2014 n. 19490 In caso di annullamento del trasferimento di azienda, ove il lavoratore abbia costituito in mora il datore di lavoro offrendo le proprie prestazione, pur avendo reperito altra occupazione e lavorando per altro datore di lavoro, il risarcimento spettante può essere solo quello rapportato alle retribuzioni eventualmente perdute.
Cassazione civile sez. lav. 11 settembre 2014 n. 19218 In caso di dichiarazione di nullità della cessione di ramo di azienda, il cedente, che non provveda al ripristino del rapporto di lavoro, è tenuto a risarcire il danno secondo le ordinarie regole civilistiche, sicché la retribuzione, corrisposta dal cessionario al lavoratore, deve essere detratta dall'ammontare del risarcimento. Cassa e decide nel merito, App. Roma, 06/09/2012
Cassazione civile sez. lav. 09 settembre 2014 n. 18955 In caso di successione di rapporti di lavoro tutti con termine illegittimamente apposto, la responsabilità del datore di lavoro per le retribuzioni del periodo non lavorato intercorrente tra un rapporto e un altro si estende al soggetto che subentra nella posizione giuridica del datore di lavoro per effetto della successione nell'azienda o per il subentro nella concessione di riscossione ai sensi dell'art. 23 d.P.R. n. 43 del 1988 con continuazione effettiva del rapporto lavorativo, restando in ogni caso irrilevante, ai sensi dell'art. 111 c.p.c., che nei confronti di quest'ultimo soggetto non sia stata proposta specifica domanda da parte del creditore volta a fare valere la responsabilità, né occorrendo costituzione in mora anche del nuovo datore o del successore con offerta delle prestazioni lavorative specificamente a lui rivolta, in quanto il nuovo datore, o comunque il successore nel rapporto controverso, subentra nella medesima posizione giuridica, sostanziale e processuale, del soggetto al quale succede.
Cassazione civile sez. lav. 25 agosto 2014 n. 18204 Si ha trasferimento di azienda, assoggettato, quanto ai rapporti di lavoro, alla disciplina di cui all'art. 2112 c.c., quando l'oggetto del trasferimento sia costituito da un complesso funzionale di beni idoneo a consentire l'inizio o la prosecuzione dell'attività imprenditoriale e che l'accertamento della sussistenza, nella fattispecie concreta, di trasferimento di azienda ovvero di beni aziendali costituisce indagine di fatto, riservata al giudice del merito e sottratta al sindacato di legittimità se congruamente motivata (nella specie la Corte ha ritenuto illegittimo il licenziamento di un direttore di albergo, in quanto sussistente l'ipotesi di trasferimento d'azienda, atteso che non assumeva rilevanza la chiusura della struttura alberghiera per un breve periodo dopo la cessione dell'attività; chiusura che peraltro coincideva con la sospensione dell'attività per il periodo invernale).
Cassazione civile sez. lav. 04 agosto 2014 n. 17590 In materia di controversie di lavoro, all'affermazione di illegittimità dell'impugnato trasferimento trasferimenti consegue la statuizione di permanenza del rapporto di lavoro subordinato - oggetto del contendere - ai sensi dell'art. 2112 c.c. e l'ascrizione in capo al datore di lavoro delle conseguenze di ordine ripristinatorio e retributivo.
Tribunale Pescara sez. lav. 02 luglio 2014 n. 619 Art. precedente
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