Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-1023-codice-civile-ambito-della-famiglia
Timestamp: 2018-08-20 16:23:08+00:00
Document Index: 147458190

Matched Legal Cases: ['art. 90', 'art. 108', 'sentenza ', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 155', 'art. 155', 'art. 37', 'art. 1022', 'art. 1023', 'art. 39']

Codice civile Art. 1023 codice civile: Ambito della famiglia
Nella famiglia (1) si comprendono anche i figli nati dopo che è cominciato il diritto d’uso o d’abitazione, quantunque nel tempo in cui il diritto è sorto la persona non avesse contratto matrimonio. Si comprendono inoltre i figli adottivi e i figli riconosciuti, anche se l’adozione o il riconoscimento sono seguiti dopo che il diritto era già sorto (2) . Si comprendono infine le persone che convivono con il titolare del diritto per prestare a lui o alla sua famiglia i loro servizi.
Matrimonio: [v. Libro I, Titolo VI]; Riconoscimento: [v. 250].
(1) Fanno parte dell’ambito familiare i genitori, i fratelli e gli affini, ai quali l’usuario o l’habitator deve gli alimenti [v. 433], nonché il convivente more uxorio.
(2) Il secondo periodo è stato così sostituito ex art. 90, d.lgs. 28-12-2013, n. 154 (Attuazione riforma filiazione), in vigore dal 7-2-2014 (art. 108 d.lgs. cit.).
Assumono rilevanza anche i vincoli di cd. parentela naturale [v. 74]
Il principio secondo il quale, nel caso in cui una porzione di un fondo privato sia appresa senza titolo per la realizzazione di un'opera pubblica che astrattamente potrebbe determinare la costituzione di una servitù a carico del fondo stesso, il proprietario di quest'ultimo non può ottenere la rimozione dell'opera e la "restituto in integrum" se successivamente è intervenuto il provvedimento ablativo di asservimento, non si applica nell'ipotesi in cui tale provvedimento venga emesso al di fuori di una procedura ablatoria e da parte di chi non avrebbe avuto alcun potere nell'ambito di tale procedura. (Nella specie, il proprietario di un fondo chiese di essere reintegrato nel possesso di un muro a secco delimitante il fondo stesso, sul quale l'ente del Parco nazionale d'Abruzzo aveva appoggiato un cippo murario destinato alla segnaletica stradale. La S.C., in applicazione dell'enunciato principio, ha confermato la sentenza del merito che aveva accolto la domanda, sul presupposto che l'art. 3 l. n. 1511 del 1923 prevede l'apposizione di tabelle delimitanti i confini del parco, ma non l'attribuzione all'ente del potere di apporre tali tabelle sulla proprietà privata e che, peraltro, non era stata seguita alcuna procedura espropriativa, relativamente alla quale, comunque, il presidente dell'ente non ha alcun potere diretto).
Cassazione civile sez. un. 03 ottobre 1996 n. 8630
Il principio secondo il quale, nel caso in cui una porzione di un fondo privato sia appresa senza titolo per la realizzazione di un opera pubblica che astrattamente potrebbe determinare la costituzione di una servitù a carico del fondo stesso, il proprietario di quest'ultimo non può ottenere la rimozione dell'opera e la restitutio in integrum se successivamente è intervenuto il provvedimento ablativo di asservimento, non si applica nell'ipotesi in cui tale provvedimento venga emesso al di fuori di una procedura ablatoria e da parte di chi non avrebbe avuto alcun potere nell'ambito di tale procedura. (Nella specie, il proprietario di un fondo chiese di essere reintegrato nel possesso di un muro a secco delimitante il fondo stesso, sul quale l'Ente del Parco Nazionale d'Abruzzo aveva appoggiato un cippo murario destinato alla segnaletica stradale. La S.C., in applicazione dell'enunciato principio, ha confermato la sentenza del merito che aveva accolto la domanda, sul presupposto che l'art. 3 della legge n. 1511 del 1923 prevede l'apposizione di tabelle delimitanti i confini del Parco, ma non l'attribuzione all'Ente del potere di apporre tali tabelle sulla proprietà privata e che, peraltro, non era stata seguita alcuna procedura espropriativa, relativamente alla quale, comunque, il presidente dell'Ente non ha alcun potere diretto).
In sede di separazione consensuale qualora i coniugi stabiliscono che la casa familiare resti a disposizione dell'altro coniuge per abitarla con i figli, così sostanzialmente recependo il contenuto della norma dettata dal comma 4 dell'art. 155 c.c. nel testo novellato dalla l. 19 maggio 1975 n. 151, il diritto che ne deriva è un atipico diritto personale di godimento, ordinato a tutela dell'esclusivo interesse della prole minorenne nata dal matrimonio, e non un diritto reale di abitazione, spettante anche ai familiari diversi dalla detta prole, con la conseguenza che esso non è opponibile ai terzi, salva la configurabilità di una responsabilità per danni in confronto del coniuge assegnatario, ove l'altro coniuge alieni la casa familiare.
Cassazione civile sez. I 05 luglio 1988 n. 4420
In sede di separazione consensuale tra coniugi, qualora questi stabiliscano che la casa familiare resti a disposizione del coniuge affidatario dei figli, recependo così, sostanzialmente, il contenuto della norma dettata dall'art. 155 comma 4 c.c., il diritto che ne deriva è un diritto personale atipico di godimento, ordinato alla tutela della prole e nell'esclusivo interesse di questa, e non un diritto reale di abitazione, spettante anche ai familiari diversi dalla prole stessa, con la conseguenza che esso non è opponibile ai terzi, salva la configurabilità di una resposnabilità per danni nei confronti del coniuge assegnatario, ove l'altro coniuge alieni la casa.
Il limitato diritto previsto dagli art. 37 e 39 del regolamento Gescal di cui al d.P.R. 4 luglio 1949 n. 436, che consente, a chi fa parte del nucleo familiare dell'assegnatario al momento dell'assegnazione di continuare ad abitare nell'appartamento assegnato non equivale al più ampio diritto di abitazione previsto dall'art. 1022 c.c, che ha origini e natura diverse e con riguardo al quale all'art. 1023 c.c., l'ambito della famiglia è considerato in rapporto al titolare del diritto di abitazione medesimo, laddove il nucleo familiare, come previsto dall'art. 39 cit., è considerato unicamente in rapporto all'assegnatario.
Cassazione civile sez. II 12 novembre 1979 n. 5834