Source: https://renatodisa.com/corte-di-cassazione-sezione-lavoro-sentenza-13-gennaio-2016-n-360-il-medico-ospedaliero-che-svolge-attivita-libero-professionale-intra-moenia-presso-lasl-non-e-tenuto-a-corrispondere-in-prima-p/
Timestamp: 2019-02-19 13:07:09+00:00
Document Index: 10921250

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 13 gennaio 2016, n. 360. Il medico ospedaliero che svolge attività libero professionale intra moenia presso l'Asl non è tenuto a corrispondere in prima persona l'Irap. Il tributo, infatti, è di esclusiva competenza dell'azienda sanitaria - Renato D'Isa
Home Corte di Cassazione Cassazione civile 2016 Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 13 gennaio 2016, n. 360. Il...
sentenza 13 gennaio 2016, n. 360
sul ricorso 30278-2010 proposto da:
– (OMISSIS) (OMISSIS), elettivamente domiciliato in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), rappresentato e difeso dall’avvocato (OMISSIS), giusta delega in atti;
– (OMISSIS) C.F. (OMISSIS), domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall’avvocato (OMISSIS), giusta procura speciale notarile in atti depositata il 5/11/2015;
avverso la sentenza n. 807/2010 della CORTE D’APPELLO di L’AQUILA, depositata il 25/06/2010 R.G.N. 10/2008;
Con sentenza 25.6.2010, la corte d’appello dell’Aquila, in riforma di sentenza del tribunale di Lanciano, ha dichiarato l’illegittimita’ delle trattenute operate dalla ASL a titolo di IRAP nei confronti dei lavoratori indicati in epigrafe, in servizio quali medici ospedalieri e svolgenti attivita’ libero professionale intra moenia (ALPI), ed ha condannato la ASL alla restituzione delle somme relative.
In particolare, la corte territoriale ha ritenuto che il reddito inerente l’ALPI e’ assimilabile al reddito da lavoro dipendente, e che il soggetto passivo dell’IRAP e’ solo la ASL la quale, non potendo sopportare costi per l’ALPI, avrebbe dovuto determinare – tramite il suo direttore generale- le tariffe del servizio e cosi’ traslare gli oneri dell’imposta sui pazienti e non sui medici.
Avverso tale sentenza ricorre la ASL con tre motivi; resistono, con controricorso, i medici (OMISSIS) e (OMISSIS), gli altri intimati non svolgono difese.
Con il primo motivo si deduce (ai sensi dell’articolo 360 c.p.c., n. 5) vizio di motivazione della sentenza impugnata per avere escluso che fosse a carico dei medici la traslazione sui pazienti dell’onere economico relativo all’IRAP. Con il secondo motivo di ricorso motivo si deduce (ai sensi dell’articolo 360 c.p.c., n. 3) violazione dell’atto aziendale 30.5.02 e del contratto decentrato 17.3.2003 che lo ha poi recepito, in relazione agli articoli 1362 c.c. e ss., per aver trascurato che tali atti privati imponevano ai medici il computo dell’IRAP e l’attribuzione della stessa a carico dei soggetti che richiedevano la prestazione. Con il terzo motivo si deduce (ai sensi dell’articolo 360 c.p.c., n. 5) vizio di motivazione della sentenza impugnata per aver trascurato il concorso colposo del medico nella produzione del danno ex articolo 1227 c.c..
I tre motivi di ricorso possono essere esaminati
congiuntamente per la loro connessione: essi sono infondati.
Nella situazione descritta, la comunicazione ai medici dell’esistenza di costi ulteriori non preventivati (nella specie riconducibili all’IRAP) implicava la necessita’ di modificare le tariffe, ma non importava anche l’onere dei medici di comprimere i propri onorari professionali; ne’essi avevano il potere di incidere sulle tariffe.
Resta infine esclusa la possibilita’ giuridica di trasferire la qualita’ di sostituto di imposta dalla ASL ai medici, essendo questi come detto estranei al rapporto tributario di che trattasi, essendo meri subordinati del sostituto di imposta IRAP.
Ne’ puo’ dirsi violato il canone ermeneutico dell’articolo 1363 c.c. in relazione al comportamento, anche successivo, delle parti sol perche’ nel successivo accordo integrativo aziendale dell’area dirigenza medica del 2007 e’ stata espressamente pattuita la suddetta traslazione: si tratta di una anfibologia perche’, nel succedersi delle fonti collettive, una specificazione non presente in quelle precedenti puo’ essere intesa tanto come mera interpretazione autentica quanto come innovazione rispetto al precedente assetto negoziale. In terzo luogo, l’inconfigurabilita’ di oneri in capo ai medici impedisce di ravvisare una colpa degli stessi in relazione al mancato aumento delle tariffe: anche il terzo motivo di ricorso e’ conseguentemente infondato.
Per tutto quanto detto il ricorso deve essere rigettato. Le spese seguono la soccombenza, con distrazione in favore del procuratore dei contro ricorrenti che ha dichiarato di essere antistatario. Nulla per le spese degli altri intimati.
Corte di Cassazione, sezione VI civile, ordinanza 14 giugno 2016,...