Source: http://www.ateneoweb.com/taxelex-documento/risoluzione-agenzia-entrate-n-80-del-16062006.html
Timestamp: 2017-01-21 21:50:09+00:00
Document Index: 103547862

Matched Legal Cases: ['art. 51', 'art. 1', 'art 17', 'art. 16', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 17', 'art. 44']

Risoluzione Agenzia Entrate n. 80 del 16.06.2006
Imposta di registro sulla cessione di terreni
dell'ERSAP in favore di assegnatari coltivatori diretti. - Quesito
Con nota del ...., la
regione Puglia ha sottoposto alla valutazione di questa Agenzia la questione
dell'imposizione indiretta sulle cessioni dei terreni dell'Ente Regionale di
Sviluppo agricolo in Puglia (ora Regione Puglia) in favore di assegnatari
Riguardo a tali cessioni, il soggetto istante fa
presente che "... a far tempo dal Luglio 2005, l'Agenzia delle Entrate
di..... prima e, subito dopo, anche quella di....., modificando un atteggiamento
costantemente tenuto per anni (...) ha ritenuto di dover emettere avvisi di
liquidazione per il maggior valore accertato ai sensi dell'art. 51 del T.U. 131/86".
La Regione Puglia, al riguardo, deduce che "...
per costante giurisprudenza della Corte di Cassazione, i beni della Riforma
Fondiaria, a suo tempo espropriati per pubblica utilità, sono stati sempre
considerati alla stessa stregua dei beni indisponibili, come tali, quindi,
sottratti a tale destinazione solo nei modi tassativamente previsti, con
apposita delibera di Giunta Regionale e, con possibilità di assegnarli a favore
di manuali e coltivatori abituali della terra, con obbligo, a carico del
cedente, di definitivo trasferimento ad un prezzo prefissato non suscettibile di
variazioni o trattative tra le parti: tale prezzo non è mai quello venale
scaturente da una valutazione di mercato, in quanto deve avere la sola funzione
di ristorare l'ente pubblico dalle spese sopportate per l'originario acquisto e
per i miglioramenti fondiari".
L'istante osserva, inoltre, che "...i valori
dichiarati negli atti di vendita di terreni della Riforma Fondiaria non sono mai
stati oggetto di giudizio di congruità da parte dell'Agenzia delle Entrate, in
nessuna parte del territorio nazionale, in ragione della considerazione che
trattasi sempre di "prezzo politico", privo di funzione remunerativa
per l'ente concedente".
Nelle vendite di terreni già appartenenti al
patrimonio regionale, in forza della estinzione del vecchio Ersap, la base
imponibile, ai fini impositivi, consisterebbe, infatti, nel prezzo realmente
corrisposto all'Ente Regione Puglia, individuato ai sensi degli articolo 2 - 3 -
4 della Legge Regionale 30 giugno 1999 e successive modifiche, nonché ai sensi
dell'articolo 44, comma 2 del
D.P.R. 26 aprile 1986. Il corrispettivo in esame scaturirebbe, in realtà, dalla
somma dell'indennità di espropriazione con i due terzi delle opere di
miglioramento fondiario compiute dall'ente, con la conseguenza che il valore
dichiarato nell'atto di vendita risulterebbe più basso di quello determinato
dalla libera contrattazione di mercato.
Fatte tali premesse, la Regione Puglia lamenta, quindi,
il mutamento (in particolare da parte degli uffici di .... e ....) di un
atteggiamento costantemente mantenuto per anni; cambiamento, secondo la Regione,
in contrasto con l'orientamento consolidato dell'amministrazione finanziaria e
della suprema Corte di cassazione. Allo scopo chiede, pertanto, a questa Agenzia
di fornire chiarimenti utili a dirimere la questione.
Preliminarmente è opportuno precisare che, in materia
di imposta di registro, la base imponibile, determinata ai sensi dell'articolo 43 del D.P.R. 26 aprile 1986, n. 131
è costituita: "a) per i contratti a titolo oneroso, traslativi o
costitutivi di diritti reali, dal valore del bene o del diritto alla data
dell'atto (...)".
L'articolo 51
stabilisce inoltre che:
- "1. ...si assume come valore dei
beni o dei diritti...quello dichiarato dalle parti nell'atto e, in mancanza se
superiore, il corrispettivo pattuito per l'intera durata del contratto.
- 2. Per gli atti che hanno per oggetto
beni immobili o diritti reali immobiliari e per quelli che hanno per oggetto
aziende o diritti reali su di esse, si intende per valore il valore venale in
comune commercio.
- 3. Per gli atti che hanno per oggetto
beni immobili o diritti reali immobiliari l'ufficio del registro, ai fini
dell'eventuale rettifica, controlla il valore di cui al comma 1 avendo riguardo
ai trasferimenti a qualsiasi titolo e alle divisioni e perizie giudiziarie,
anteriori di non oltre tre anni alla data dell'atto o a quella in cui se ne
produce l'effetto traslativo o costitutivo, che abbiano avuto per oggetto gli
stessi immobili o altri di analoghe caratteristiche e condizioni, ovvero al
reddito netto di cui gli immobili sono suscettibili, capitalizzato al tasso
mediamente applicato alla detta data e nella stessa località per gli
investimenti immobiliari, nonché ad ogni altro elemento di valutazione, anche
sulla base di indicazioni eventualmente fornite dai comuni".
L'articolo 52 del D.P.R. 26 aprile 1986, n. 131,
inoltre, dispone che:
"1. L'Ufficio, se ritiene che i beni o
i diritti di cui ai commi 3 e 4 dell'articolo 51 hanno un valore venale
superiore al valore dichiarato o al corrispettivo pattuito, provvede con lo
stesso atto alla rettifica e alla liquidazione della maggiore imposta, con gli
interessi e le sanzioni.
2. L'avviso di rettifica e di liquidazione
della maggiore imposta deve contenere l'indicazione del valore attribuito a
ciascuno dei beni o diritti in esso descritti, degli elementi di cui
all'articolo 51
in base ai quali è stato determinato, l'indicazione dell'aliquote applicate e
del calcolo della maggiore imposta, nonché dell'imposta dovuta in caso di
2 - bis. (...)
4. Non sono sottoposti a rettifica il
valore o il corrispettivo degli immobili, iscritti in catasto con attribuzione
di rendita, dichiarato in misura non inferiore, per i terreni, a settantacinque
volte il reddito dominicale risultante in catasto, aggiornato con i coefficienti
stabiliti per le imposte sul reddito, né i valori o i corrispettivi della nuda
proprietà e dei diritti reali di godimento sugli immobili stessi dichiarati in
misura non inferiore a quella determinata su tale base a norma degli articoli 47
La disposizione del presente comma non si applica per i
terreni per i quali gli strumenti urbanistici prevedono la destinazione
edificatoria".
La legge 12 maggio 1950, n. 230, oggi abrogata
espressamente dall'articolo 58, n. 72 del d.P.R. 8 giugno 2001, n. 327,
disciplinante "Provvedimenti per la colonizzazione dell'Altopiano della
Sila e dei territori ionici contermini", prevedeva all'articolo 16, che
"I terreni trasferiti in proprietà dell'opera debbono essere assegnati a
lavoratori manuali della terra i quali non siano proprietari o enfiteuti di
fondi rustici o tali siano in misura insufficiente all'impiego di mano d'opera
1. La qualifica di lavoratore della terra e la
capacità professionale sono accertate dagli ispettori agrari provinciali
competenti per territorio, giusta la disposizione dell'art. 1, lettera a), del
penultimo comma, della Legge febbraio 1948, n. 114".
All'art 17, comma 2 della sopra citata Legge, era,
inoltre, previsto che: "Il prezzo di vendita in ogni caso non deve superare
i due terzi della somma risultante dal costo delle opere di miglioramento
compiute dall'opera di valorizzazione della Sila, nel fondo, al netto dei
contributi statali, aumentato dell'indennità di espropriazione corrisposta al
La legge regionale Puglia del 30 giugno 1999, n. 20,
nel disciplinare la materia che regola la procedura di assegnazione e vendita di
beni della riforma fondiaria e per dismissioni patrimoniali in favore di enti
pubblici, ha previsto all'articolo 2 che: "1. La definitiva cessione in
favore di abituali coltivatori diretti, singoli o associati, dei terreni e delle
relative pertinenze destinati alla costituzione di imprese agricole diretto -
coltivatrici è effettuata sulla base del prezzo determinato secondo le
modalità di cui agli articoli 3 e 4, a condizione che il richiedente risulti in
a) sia stato possessore dell'unità
produttiva oggetto della cessione alla data del 23 giugno 1976, corrispondente
alla data di entrata in vigore della legge n. 386/1976.
b) sia stata riconosciuta dai competenti
uffici la qualifica di manuale abituale coltivatore diretto della terra ai sensi
dell'art. 16 della legge 12 maggio 1950, n. 230 (...)"; All'articolo 3, poi, sono individuati i criteri per la
determinazione dei prezzi e delle modalità di versamento per i beni posseduti
prima del 23 giugno 1976: "1. Il prezzo di vendita in favore dei soggetti
individuati ai sensi dell'art. 2, comma 1, è determinato dalla sommatoria dei
a) l'indennità di espropriazione
corrisposta al proprietario ridotta di un terzo;
b) la somma corrispondente ai due terzi:
1) dei costi delle opere
realizzate dall'ente di sviluppo, al netto dei contributi statali;
2) dei pagamenti di indennità
miglioratorie per lodo arbitrale (...)",
Infine all'articolo 4 della Legge regionale è previsto
che, per i beni posseduti dopo il 23 giugno 1976 "1. Il prezzo di vendita
in favore dei soggetti individuati ai sensi dell'art. 2, comma 2, è determinato
valutando la classe del terreno sulla base delle tabelle della commissione
provinciale prezzi competente per territorio, con riferimento all'anno di inizio
del possesso dell'unità produttiva, maggiorando il relativo importo del costo
rivalutato delle eventuali opere realizzate dall'ente di sviluppo dopo tale data
L'Amministrazione Finanziaria, al riguardo, si è
espressa con la Risoluzione del 27 novembre 1989, prot. 250135, del Ministero
delle Finanze - Direzione Tasse e Imposte II.AA., che ha recepito una
consolidata giurisprudenza della Corte di Cassazione, per gli "...atti di
assegnazione di fondi rustici posti in essere fra il 1973 e il 1976 da parte
dell'Ente regionale di sviluppo agricolo in Abruzzo (E.R.S.A), la Corte di
Cassazione aveva affermato l'applicabilità dell'imposta di registro con
aliquota proporzionale, ai sensi dell'articolo 1 Tariffa, allegato A, del d.P.R.
n. 634/1972.
Il Supremo Collegio ha, inoltre, escluso la
possibilità che gli atti "de quibus" possano essere oggetto di
accertamento di valore ex artt. 48 e 49 del citato d.P.R. n. 634/1972
(attualmente sostituiti dagli artt. 51
del D.P.R. 26 aprile 1986, n. 131).
Ciò nella considerazione che, trattandosi di beni di
proprietà di enti pubblici destinati a fini di interesse pubblico della riforma
agraria e fondiaria, gli stessi, in quanto tali, sono soggetti a un regime
vincolistico simile a quello dei beni indisponibili, sia per quanto attiene alla
loro gestione che alla loro alienazione. Pertanto, sempre ad avviso della
Suprema Corte, essendo le cessioni di tali terreni sottratte al libero mercato,
la base imponibile non può che essere commisurata al prezzo determinato per
legge, il quale non è remunerativo perché tende ad assicurare all'Ente
Pubblico soltanto il rimborso delle somme pagate per indennità di
espropriazione e di 2/3 del costo delle migliorie, ai sensi dell'art. 17,
secondo comma della legge 230/1950".
La Cassazione, infatti, ha privilegiato la circostanza
che il prezzo è individuato dalla norma, concludendo che la base imponibile, ai
fini della imposta indirette, non può che coincidere con lo stesso
corrispettivo. Tale importo, di fatto, non ha scopo remunerativo, ma permette
all'Ente Pubblico solo la restituzione delle somme pagate per l'indennità di
espropriazione e di parte delle migliorie.
Ciò posto, la Suprema Corte ha ritenuto che: "...non
sia ipotizzabile l'accertamento di maggior valore rispetto al prezzo di
assegnazione" (Sentenza Cass. Civile n. 9379 del 04 aprile 1999).
A parere della Scrivente, pertanto, tenuto conto del
costante orientamento della giurisprudenza di legittimità, e prescindendo dal
cessato vigore della Legge 230 del 1950 (posta la costanza di una normativa di
carattere regionale in materia), si può affermare che la base imponibile per i
trasferimenti effettuati ai sensi della Legge regionale n. 20 del 1999, ai fini
della tassazione, non può che essere costituita dal prezzo effettivamente
corrisposto all'Ente Regionale Puglia, così come determinato in conformità
degli articoli 2 - 3 - 4 della citata Legge regionale e succ. modifiche, nonché
dell'art. 44, comma 2 del d.P.R. 26 aprile 1986,