Source: https://www.sportellodeidiritti.org/news/item/l-opposizione-all-esecuzione-in-ambito-tributario
Timestamp: 2020-02-18 04:16:38+00:00
Document Index: 180857174

Matched Legal Cases: ['art. 615', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 615', 'art. 2', 'art. 360', 'art. 57', 'art. 615', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 615', 'sentenza ', 'art. 615']

Sportello dei diritti - dalla parte dei cittadini - L’OPPOSIZIONE ALL’ESECUZIONE IN AMBITO TRIBUTARIO
L’OPPOSIZIONE ALL’ESECUZIONE IN AMBITO TRIBUTARIO
Corte di Cassazione, S.U., sent. n. 34447, del 24 dicembre 2019. di Maurizio Villani, Lucia Morciano e Federica Attanasi (Le questioni che riguardano gli atti dell’esecuzione forzata tributaria successivi alla notifica della cartella o dell’intimazione di pagamento, devono essere fatte valere dinanzi al giudice ordinario, in funzione di giudice dell’esecuzione, ai sensi dell’art. 615 c.p.c.)
Il presente saggio si pone come obiettivo quello di ripercorrere l’excursus giurisprudenziale in tema di opposizione all’esecuzione nel processo tributario, conclusosi con la sentenza della Suprema Corte, a Sezioni Unite, n. 34447/2019 che ha statuito in tema di riparto di giurisdizione tra giudice tributario e ordinario - ponendo come linea di confine la notifica della cartella pagamento - che tale notifica determina il sorgere della giurisdizione del giudice ordinario, in quanto unico competente a giudicare dei fatti, successivamente intervenuti, estintivi e modificativi del credito tributario cristallizzato nella cartella di pagamento.
Già la Corte Costituzionale, con la pronuncia emblematica n. 114/2018, aveva recisamente affermato che tutte le controversie che “si collocano a valle della notifica della cartella di pagamento”- nei casi in cui non ci sia spazio per la giurisdizione del giudice tributario, ex art. 2 D.lgs n. 546/1992, e l’azione esercitata dal contribuente assoggettato alla riscossone non riguardi la mera regolarità formale del titolo esecutivo o di atti della procedura, “ deve qualificarsi come opposizione all’esecuzione ex art. 615 c.p.c., essendo contestato il diritto di procedere alla riscossione coattiva”.
2. CORTE COSTITUZIONALE N.114/2018: È ILLEGITTIMO L’ART. 57, COMMA 1 LETT.A) D.P.R.N.602/1973
Orbene, con specifico riferimento al fatto concreto, il ricorrente (Agente della riscossione Sicilia) ha eccepito la violazione, da parte del Tribunale di Palermo, dell'art. 2 del d. lgs. 31 dicembre 1992, n. 546 in relazione all'art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c., per aver dichiarato la parziale estinzione dei suoi crediti erariali per l'avvenuto decorso del termine prescrizionale, nonostante fosse privo di giurisdizione in materia.
- da un lato, il censurato art. 57 co. 1, DPR. n. 602/73 non ammette l’opposizione innanzi al giudice dell’esecuzione ex art. 615 c.p.c.;
- dall’altro, non è possibile proporre il ricorso al giudice tributario perché, ai sensi dell’art. 2 del D.lgs n. 546/92, carente di giurisdizione in tema di atti della esecuzione forzata tributaria successivi alla notifica della cartella di pagamento.
“la giurisdizione del giudice ordinario sussiste in tutte le controversie che si collocano «a valle della notifica della cartella di pagamento», dove non v'è spazio per la giurisdizione del giudice tributario ex art. 2 del d.lgs. n. 546 del 1992 e l'azione esercitata dal contribuente assoggettato alla riscossione, che non riguardi la mera regolarità formale del titolo esecutivo o di atti della procedura, «deve qualificarsi come opposizione all'esecuzione ex art. 615 cod. proc. civ., essendo contestato il diritto di procedere a riscossione coattiva» (sentenza n. 114 del 2018)>>.
- << ove, in sede di ammissione al passivo fallimentare, sia eccepita dal curatore la prescrizione del credito tributario maturata successivamente alla notifica della cartella di pagamento, che segna il consolidamento della pretesa fiscale e l’esaurimento del potere impositivo, viene in considerazione un fatto estintivo dell’obbligazione tributaria di cui deve conoscere il giudice delegato in sede di verifica dei crediti e il tribunale in sede di opposizione allo stato passivo e di insinuazione tardiva, e non il giudice tributario>>;
- << il tribunale (ha) omesso di considerare che il termine prescrizionale applicabile alla fattispecie de quo non era quello quinquennale, bensì quello decennale, essendo le cartelle state regolarmente notificate e non opposte e, quindi, essendo la pretesa tributaria divenuta definitiva (…) >>.
· ricorrere dinanzi alla Commissione Tributaria competente entro i termini di legge (60 giorni dalla notifica), con il fine di contestare il titolo su cui si fonda la pretesa tributaria e vedere dichiarata l’illegittimità dell’atto impugnato;
· proporre opposizione all’esecuzione dinanzi al giudice ordinario ai sensi dell’art. 615 c.p.c., qualora l’atto non sia stato impugnato nei predetti termini e il debito fiscale si sia cristallizzato, diventando così definitivo. Il contribuente a questo punto potrà impugnare la pretesa tributaria dinanzi al giudice ordinario, eccependo eventuali eventi successivi alla notifica che abbiano determinato l’annullamento del debito. Tra le evenienze che si collocano a valle della notifica della cartella di pagamento, a parere di chi scrive, si possono individuare:
- l’avvenuta prescrizione del debito tributario;
- l’avvenuta pronuncia di sospensione totale o parziale da parte della Commissione Tributaria;
- l’eventuale riconoscimento di uno sgravio totale o parziale;
- l’adesione alla rottamazione dei ruoli con il conseguente regolare adempimento di quanto dovuto;
- l’avvenuto pregresso pagamento del debito de quo;
- la pignorabilità del bene in sé considerato e oggetto di esecuzione.
- l’avvenuta prescrizione;
- l’adesione alla rottamazione dei ruoli;