Source: https://www.dirittoconsenso.it/2020/03/11/lirrilevanza-del-fatto/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=lirrilevanza-del-fatto
Timestamp: 2020-03-31 05:52:04+00:00
Document Index: 138595064

Matched Legal Cases: ['art.27', 'sentenza ', 'art.112', 'art.112', 'sentenza ', 'art.112', 'art.27', 'art.133', 'art. 131']

L'irrilevanza del fatto - DirittoConsenso
Da un’attenta lettura dell’art.27 D.P.R. 448/1988, apprendiamo che l’irrilevanza del fatto può essere richiesta e concessa a partire dalle indagini preliminari, previo accertamento della responsabilità del minore e, come già spiegato parlando di perdono giudiziale, affinché il giudice si possa pronunciare con una sentenza di non luogo a procedere per irrilevanza, che comporta l’estinzione del reato, occorre ottenere il consenso del minore[4]. La dottrina ha sollevato, inizialmente, un problema di compatibilità della disciplina sopra riportata con l’art.112 Cost.[5], affermando che, siccome l’irrilevanza del fatto può essere concessa prima che il P.M. eserciti l’azione penale allora l’istituto in esame entra in contrasto con il principio dell’obbligatorietà dell’azione penale contenuto, appunto, nell’art.112 Cost. In realtà, il problema di compatibilità sollevato dalla dottrina non ha senso di esistere, poiché è proprio il P.M. a richiedere al giudice di pronunciarsi con una sentenza di non luogo a procedere per irrilevanza del fatto, e spetta sempre al giudice decidere, esaminando il caso concreto, se sussistono gli elementi per accogliere la richiesta del P.M.; al netto di ciò, possiamo ritenere ed affermare che la disciplina a cui soggiace tale istituto non comporta nessuna violazione dell’art.112 Cost.
L’art.27 del D.P.R. 448/1988 individua tre diversi requisiti che devono sussistere affinché il minore diventi destinatario di tale istituto[6]; il primo requisito è, chiaramente, il fatto tenue: è necessario che il fatto commesso dal minore, quindi il reato, sia tenue. Spetta al giudice compiere una valutazione sulla tenuità del fatto utilizzando i criteri relativi alla gravità del reato, i quali sono contenuti ed elencati nell’art.133 c.p.[7]. Il secondo requisito che deve essere accertato è l’occasionalità del comportamento: è necessario, ai fini dell’irrilevanza del fatto, che il comportamento tenuto dal minore sia occasionale; sul punto esistono due diverse interpretazioni: adottando una interpretazione cronologica, un comportamento è occasionale quando è tenuto raramente dal minore, mentre, secondo una interpretazione psicologica, un comportamento è occasionale quando è conseguenza di una condizione di particolare vulnerabilità fisica-psichica del minore, la quale, tuttavia, non può farci ritenere che la personalità del minore si stia strutturando e formando in modo deviante o aggressivo[8]. Il terzo, ed ultimo, requisito che deve essere accertato è il pregiudizio alle esigenze educative del minore: in altri termini, l’irrilevanza del fatto può essere concessa nel caso in cui il processo pregiudichi le esigenze educative del ragazzo[9]; «è infatti proprio “la convinzione che il processo è pena, che il processo è stigmatizzante e che, per sua stessa natura, solo raramente potrà costituire uno strumento di rieducazione o, più realisticamente, di non desocializzazione” ad aver reso possibile l’introduzione dell’istituto dell’irrilevanza del fatto, che consente di sottrarre i minori all’afflizione dello svolgimento integrale del processo per fatti caratterizzati dall’esiguità»[10].
Dopo aver analizzato accuratamente la disciplina di questo istituto di favore potrebbero sorge dei dubbi o delle perplessità; nello specifico, è lecito, a questo punto, porsi la seguente domanda: l’irrilevanza del fatto può essere concessa anche nel caso in cui il minore si sia reso autore di reati continuati o premeditati?
R. Germoni, L’applicabilità dell’art. 131-bis c.p. nel procedimento penale a carico di imputati minorenni, in Giurisprudenza penale web, 2019, II.