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Timestamp: 2020-02-29 00:12:44+00:00
Document Index: 99821984

Matched Legal Cases: ['art. 14', 'art. 6', 'art. 2233', 'sentenza ', 'art. 11', 'art. 17', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 2', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 184', 'art. 216']

Newsletter n. 571 del 21 giugno 2018
Registro di contabilità lavori pubblici, cos’è e come si compila
Compensi ingegneri e architetti: ok alla libera contrattazione con il cliente in deroga alle tariffe di riferimento
Parcheggi pertinenziali, no al contributo di costruzione
Condominio e notaio, un nuovo studio del Notariato
Ecco le regole per il riuso dell’asfalto rimosso
Registro di contabilità dei lavori pubblici: tutto quello che occorre sapere sul documento che riassume la contabilità dell’opera, con applicazione pratica, esempi e file da scaricare
Il registro di contabilità è il documento contabile che riassume ed accentra l’intera contabilizzazione dell’opera: a ciascuna quantità di lavorazioni eseguite e registrate nel libretto delle misure vengono applicati i corrispondenti prezzi di contratto in modo tale da determinare l’avanzamento dei lavori, non soltanto sotto il profilo delle quantità eseguite, ma anche sotto quello del corrispettivo maturato dall’appaltatore.
Come ribadito anche dal nuovo decreto sulla direzione dei lavori – dm 49/2018 -, il direttore dei lavori effettua il controllo della spesa legata all’esecuzione dell’opera o dei lavori, attraverso la compilazione con precisione e tempestività dei documenti contabili, che sono atti pubblici a tutti gli effetti di legge, con i quali si realizza l’accertamento e la registrazione dei fatti producenti spesa.
A tal fine il direttore dei lavori provvede a:
I documenti contabili e il giornale dei lavori
In estrema sintesi possiamo affermare che la contabilità dei lavori è l’insieme degli atti tecnico-amministrativi effettuati dall’ufficio di direzione dei lavori, aventi ad oggetto l’accertamento e la registrazione di tutti i fatti che producono spesa.
Come deve essere compilato il registro di contabilità
L’iscrizione delle partite è effettuata in ordine cronologico.
In apposita sezione del registro di contabilità è indicata, in occasione di ogni stato di avanzamento, la quantità di ogni lavorazione eseguita con i relativi importi, in modo da consentire una verifica della rispondenza all’ammontare complessivo dell’avanzamento dei lavori.
Il registro di contabilità è il documento che riassume ed accentra ’intera contabilizzazione dell’opera, in quanto a ciascuna quantità di lavorazioni eseguite e registrate nel libretto vengono applicati i corrispondenti prezzi contrattuali, in modo tale da determinare l’avanzamento dei lavori non soltanto sotto il profilo delle quantità seguite ma anche sotto quello del corrispettivo maturato dall’esecutore.
Il direttore dei lavori propone al RUP, in casi speciali, che il registro sia diviso per articoli o per serie di lavorazioni, purché le iscrizioni rispettino in ciascun foglio l’ordine cronologico.
Il registro è sottoposto all’esecutore per la sua sottoscrizione in occasione di ogni stato di avanzamento.
le domande che l’esecutore ritiene di fare
le motivate deduzioni del direttore dei lavori
Il registro di contabilità è sottoposto all’impresa affidataria per la sua sottoscrizione in occasione di ogni stato di avanzamento.
In apposita sezione del registro di contabilità, come espressamente indicato dal dm 49/2018, deve essere indicata in occasione di ogni stato di avanzamento la quantità di ogni lavorazione eseguita con i relativi importi, in modo da consentire una verifica della rispondenza all’ammontare complessivo dell’avanzamento dei lavori.
Il Dm 49/2018, all’art. 14 c.2, stabilisce che può essere anche previsto un sommario del registro di contabilità che, nel caso di lavori a misura, riporta ciascuna partita e la classifica secondo il rispettivo articolo di elenco e di perizia; nel caso di lavori a corpo, il sommario specifica ogni categoria di lavorazione secondo lo schema di contratto, con l’indicazione della rispettiva aliquota di incidenza rispetto all’importo contrattuale a corpo.
Il sommario indica, in occasione di ogni stato d’avanzamento, la quantità di ogni lavorazione eseguita e i relativi importi, al fine di consentire una verifica della rispondenza con l’ammontare dell’avanzamento risultante dal registro di contabilità.
Il linea generale, il sommario contiene 7 colonne:
Esempi di registro di contabilità e sommario
Inoltre, proponiamo anche i file PDF contenenti registro di contabilità e sommario.
La mancata determinazione dei compensi ingegneri e architetti in base alle tariffe di riferimento non determina la nullità del contratto, in quanto i compensi sono oggetto di libera contrattazione con il cliente.
Questo quanto affermato dalla Corte di Cassazione con l’ordinanza 14293/ 2018, in cui è confermata la possibilità di derogare ai minimi tariffari degli ordini professionali in materia di progettazione delle opere pubbliche.
Il caso in esame riguarda la controversia tra un architetto ed una società che aveva conferito al professionista l’incarico di progettare un immobile da adibire a centro commerciale, previa demolizione di un fabbricato preesistente. In particolare, la società proponeva ricorso al Tribunale contro il professionista, dichiarandolo responsabile dei danni ad essa arrecati in conseguenza di errori compiuti nell’esercizio della sua attività professionale di architetto e relativi alla progettazione e direzione dei lavori per la costruzione dell’immobile.
Il professionista chiedeva, quindi, il rigetto della domanda attrice e, in via riconvenzionale, il pagamento più elevato dei suoi compensi secondo tariffa. La società e le parti si erano accordate per il compenso professionale con l’atto di affidamento dell’incarico allo stesso ma, al momento della costituzione in giudizio, il professionista aveva disatteso gli accordi convenuti: reclamava un compenso professionale superiore, secondo tariffa.
Il Tribunale della Spezia, accoglieva sia la domanda attrice che la richiesta del professionista, previa compensazione tra le parti.
La società proponeva appello; la Corte di Appello di Genova, respingeva tutte le impugnazioni.
Pertanto, la società presentava ricorso per Cassazione sulla base di un unico motivo: la corte territoriale avrebbe errato nel ritenere che i minimi tariffari relativi alla professione di architetto non possano essere derogati con un accordo fra le parti, con violazione e falsa applicazione della legge 340/1976 (che stabilisce che i minimi di tariffa professionale degli ingegneri e degli architetti sono inderogabili), della legge 404/1977, art. 6, degli artt. 1339, 1418 e 2233 c.c.
La Corte di Cassazione accoglie il ricorso: il motivo è fondato.
Costituisce principio largamente consolidato nella giurisprudenza, riconfermato dagli ermellini, quello secondo il quale il compenso per prestazioni professionali va determinato in base alla tariffa ed adeguato all’importanza dell’opera, solo nel caso in cui esso non sia stato liberamente pattuito.
L’art. 2233 c.c. pone una garanzia di carattere preferenziale tra i vari criteri di determinazione del compenso: attribuisce rilevanza in primo luogo alla convenzione fra le parti e poi, solo in mancanza di quest’ultima, e in ordine successivo, alle tariffe e agli usi e, infine, alla determinazione del giudice.
Infine, la violazione dei precetti normativi che impongono l’inderogabilità dei minimi tariffari non comporta, secondo il richiamato orientamento, la nullità del patto in deroga, in quanto trattasi di precetti non riferibili ad un interesse generale, cioè dell’intera collettività, ma solo ad un interesse della categoria professionale.
I parcheggi pertinenziali obbligatori legati a un intervento edilizio sono esenti dal pagamento del contributo di costruzione al Comune, sia se privati che di utilizzo collettivo
Secondo i giudici del Consiglio di Stato, che si sono espressi con la sentenza n. 3702 del 15 giugno 2018, non è previsto alcun contributo di costruzione per i parcheggi pertinenziali, privati o di utilizzo collettivo, a condizione che siano inclusi nella quota di spazi pertinenziali obbligatori.
Va invece versato il contributo per i parcheggi che vengono realizzati oltre la quota di spazi pertinenziali obbligatori.
Una società edile costruiva un nuovo edificio e, con esso, una serie di parcheggi privati che il Comune della provincia di Ascoli Piceno interessato riteneva assoggettati al contributo di costruzione.
Avverso l’atto di richiesta del contributo la società, che invece sosteneva la tesi dell’esenzione, proponeva ricorso al Tar, il quale lo accoglieva.
Il Comune proponeva allora appello, con il quale contestava la decisione di primo grado. L’Ente sosteneva che il ricorso della società fosse tardivo in quanto non proposto nel termine di decadenza dalla avvenuta ricezione dell’intimazione di pagamento, ma soprattutto che l’esenzione dal contributo (gratuità) fosse relativa solo ai parcheggi costruiti nel sottosuolo di edifici già esistenti, ai sensi della legge n. 122/89 (cosiddetta legge Tognoli).
Il Consiglio di Stato riteneva solo in parte fondata l’impugnazione del Comune.
Rigettava l’eccezione di tardività del ricorso introduttivo perché le controversie in materia di contributi concessori, poiché riguardano questioni patrimoniali in ambito di giurisdizione esclusiva, vanno introdotte nei termini di prescrizione e non di decadenza.
Sulla questione questione principale, ossia sul contributo di costruzione, il Collegio, condividendo l’orientamento giurisprudenziale più recente, ha considerato che i parcheggi privati degli edifici di nuova costruzione sono realizzabili in regime di gratuità limitatamente, però, alla superficie obbligatoria di essi.
La legge n. 122/89 all’art. 11 comma 1 ha equiparato i parcheggi pertinenziali alle opere di urbanizzazione anche per quanto riguarda la gratuità del titolo edilizio. I parcheggi pertinenziali sono stati, quindi, complessivamente qualificati come opere di urbanizzazione e pertanto a tutti (e non già soltanto a quelli previsti per la fruizione collettiva) è stato riconosciuto un rilievo pubblico.
Pertanto, ai sensi del coordinato disposto delle norme di cui alla legge n. 1150/42, delle disposizioni di modifica di cui alla legge n. 122/89 e della legge n. 10/77 (ora art. 17 comma 3 lett. c T.U. n. 380/01), i parcheggi obbligatori ad uso privato sono espressamente individuati quali opere di urbanizzazione e sono esenti, come tali, dall’onere di pagamento del contributo di costruzione.
Pensione geometri, secondo la Cassazione ok alla pensione anche per gli anni in cui ha versato solo parzialmente i dovuti contributi. C’è differenza tra effettiva e integrale contribuzione
Ai fini pensionistici il geometra iscritto alla Cassa di previdenza dei geometri matura l’anzianità di iscrizione anche negli anni in cui versa solo parzialmente i contributi.
Questo è l’importante chiarimento che arriva dalla Corte di Cassazione nella sentenza 15643/2018 del 14 giugno scorso, che affronta il problema della validità delle annualità di contribuzione a fronte di versamenti non integrali, sebbene in piccola parte.
Nella fattispecie, un geometra iscritto alla Cassa di previdenza chiede la pensione avendo maturato almeno 30 anni di contributi. La Cassa si oppone in quanto per alcune annualità il professionista non aveva versato tutti i contributi richiesti e pertanto i crediti venivano prescritti.
Ai sensi dell’art. 2 della legge 773/1982, infatti, la pensione di vecchiaia si consegue se si ha almeno:
30 anni di effettiva contribuzione alla Cassa in relazione a regolamentare iscrizione all’albo.
Giunto in Cassazione, il ricorso del geometra viene accolto.
In generale, nel rapporto tra lavoratore autonomo ed ente previdenziale si ha che:
il mancato versamento dei contributi previdenziali obbligatori impedisce, di regola, la stessa costituzione del rapporto previdenziale e, comunque la maturazione del diritto alle prestazioni.
Tuttavia, a detta degli ermellini, c’è una sostanziale differenza tra effettiva e integrale contribuzione: il termine utilizzato nell’art. 2 della legge 773/1982 (effettiva contribuzione) non presuppone che la “contribuzione debba essere integrale, in quanto esso non contiene alcun riferimento alla misura della contribuzione stessa“.
Pertanto, dal momento che la norma citata non richiede l’integralità della contribuzione, ma l’effettività della stessa, la pensione deve essere maturata anche in riferimento a quegli anni in cui ha versato solo parzialmente i contributi dovuti alla Cassa.
Inoltre, sempre la legge 773/1982 non prevede la perdita o la riduzione dell’anzianità contributiva e dell’effettività di iscrizione alla Cassa a fronte del versamento parziale dei contributi.Clicca qui per accedere ai contenuti completi e scaricare gli allegati
Il pergolato costituisce una struttura aperta sia nei lati esterni che nella parte superiore ed è destinato a creare ombra, la tettoia può essere utilizzata anche come riparo ed aumenta l’abitabilità dell’immobile
Nella sentenza n. 23183 del 29 marzo 2018 la Corte di Cassazione, richiamando le nozioni di pergolato, tettoia e pensilina, ne ha chiarito le differenze e ha dettato una precisa definizione di pergolato: struttura aperta sia nei lati esterni che nella parte superiore, realizzata con materiali leggeri, senza fondazioni, di modeste dimensioni e di facile rimozione, la cui finalità è quella di creare ombra mediante piante rampicanti o teli cui offrono sostegno.
I giudici hanno messo in evidenza la diversità strutturale tra pergolato e tettoia, considerando quest’ultima una struttura che può essere utilizzata anche come riparo e che aumenta l’abitabilità dell’immobile oltre ad avere una maggiore consistenza e impatto visivo.
In effetti la giurisprudenza amministrativa ha da sempre definito i pergolati come manufatti ornamentali realizzati in strutture leggere di legno o altri materiali di minimo peso, facilmente amovibili in quanto privi di fondamenta.
Questa definizione, e la differenza con la tettoia, diventa fondante rispetto ai titoli abilitativi: infatti, come la stessa Cassazione ricorda, è necessario richiedere il permesso di costruire nei casi in cui sia da escludere la natura precaria o pertinenziale dell’intervento.
Ricordiamo che le definizioni di pergolato e tettoia si sono sempre rifatte alla giurisprudenza, in quanto mancava un orientamento normativo. Lacuna colmata dal glossario unico per le opere di edilizia libera (dm 2 marzo 2018), adottato in attuazione del decreto sulla Scia (d.lgs. 222/2016).
Tra le opere da realizzare in regime di edilizia libera il glossario include i pergolati di limitate dimensioni e non stabilmente infissi al suolo, intesi come elementi di arredo delle aree pertinenziali degli edifici.
Un privato aveva eseguito un intervento edilizio in assenza dei necessari titoli abilitativi, in zona sismica e soggetta a vincolo paesaggistico: si trattava di opere per il frazionamento in due appartamenti indipendenti di un fabbricato, la realizzazione di più manufatti (pensiline, deposito, ripostiglio, pollaio, pergolato, baracca) e la sistemazione della corte esterna previa pavimentazione in ceramica.
Dapprima il Tribunale e poi la Corte di Appello avevano condannato il privato. Da qui il ricorso in Cassazione.
I giudici dello Corte di Cassazione ritengono infondato il ricorso per quanto attiene l’opera realizzata dal privato ritenuta ‘pergolato’ e la non necessità di richiesta di titoli abilitativi.
Nella sentenza infatti si legge che “la struttura realizzata dall’odierno ricorrente per come descritta nell’imputazione e sulla base delle caratteristiche costruttive accertate in fatto nel giudizio di merito, con apprezzamento non sindacabile in questa sede di legittimità, non poteva in alcun modo essere qualificata come pergolato. Il motivo di ricorso risulta, pertanto, manifestamente infondato.”
La Cassazione ha preso in considerazione la nozione di pergolato per distinguerla dalla tettoia, osservando che la diversità strutturale delle due opere è rilevabile dal fatto che, mentre il pergolato costituisce una struttura aperta sia nei lati esterni che nella parte superiore ed è destinato a creare ombra, la tettoia può essere utilizzata anche come riparo ed aumenta l’abitabilità dell’immobile.
Anche nel linguaggio comune la tettoia si caratterizza come struttura pensile, addossata al muro o interamente sorretta da pilastri, di possibile maggiore consistenza e impatto visivo rispetto al pergolato, che è normalmente costituito da una serie parallela di pali collegati da un’intelaiatura leggera, idonea a sostenere piante rampicanti o a costituire struttura ombreggiante, senza chiusure laterali.
Queste definizioni sono state inoltre ribadite prendendo in considerazione le nozioni di tettoia e pensilina, rilevandone la sostanziale identità ricavabile dalle medesime finalità di arredo, riparo o protezione anche dagli agenti atmosferici e riconoscendo la necessità del permesso di costruire nei casi in cui sia da escludere la natura precaria o pertinenziale dell’intervento.
Inoltre i giudici hanno ritenuto che l’insieme di opere, seppur realizzate in tempi diversi, costituivano in realtà un complesso unitario; per questo motivo il responsabile dell’intervento, realizzato senza permesso di costruire, è stato quindi condannato al pagamento di una multa.
Lo studio analizza le diverse fattispecie di interesse notarile che riguardano l’istituto del condominio per evidenziare i benefici effetti prodotti dall’intervento del notaio nell’esercizio della sua funzione anti-processuale
Il Consiglio nazionale del Notariato ha realizzato uno studio che analizza le diverse fattispecie di interesse notarile che orbitano intorno all’istituto del condominio. Si tratta dello studio n. 7-2018/C “Il notaio e il condominio: la giustizia preventiva nelle vicende condominiali”.
In effetti a seguito dell’entrata in vigore della Riforma del condominio (legge 220/2012 ) l’incidenza dell’attività del notaio nella materia condominiale è divenuta molto più ampia ed intensa rispetto al passato.
Lo studio ha approfondito diversi temi:
Il rapporto del notaio con il condominio
La funzione di giustizia preventiva nella vita del condominio. Il notaio e i regolamenti contrattuali di condominio.
La vincolatività dei regolamenti contrattuali e il codice del consumo. L’opponibilità del regolamento contrattuale contenente clausole che danno vita a servitù (atipiche) reciproche. La trascrizione del regolamento di condominio secondo la circolare del Ministero delle Finanze n. 128/T del 2 maggio 1995 e la prassi dalla stessa generata.
Il divieto di detenere o possedere animali domestici – inserimento nei regolamenti.
La funzione di giustizia preventiva nella costituzione del condominio.
L’individuazione dei beni comuni censibili e non censibili. L’intestazione in capo al condominio dei beni comuni censibili: vantaggi negli adempimenti tributari e nella circolazione delle unità immobiliari in proprietà esclusiva. L’illiceità della prassi del mandato “in bianco” per la formazione del regolamento al costruttore dell’edificio.
La funzione di giustizia preventiva nelle vicende circolatorie delle unità immobiliari in condominio.
La certificazione notarile dell’avvenuta alienazione quale equipollente della trasmissione all’amministratore della «copia autentica del titolo» ai fini dell’aggiornamento del registro dell’anagrafe condominiale. Il riparto delle spese straordinarie condominiali: deliberazione anteriore alla vendita ed esecuzione successiva.
La funzione di giustizia preventiva nei contratti preliminari aventi ad oggetto immobili in regime di condominio. La regolamentazione pattizia delle spese condominiali nel periodo compreso tra la stipula del preliminare e quella del definitivo.
La funzione di giustizia preventiva in materia condominiale e le sue benefiche ripercussioni sull’amministrazione della giustizia.
Lo studio si prefigge di dimostrare come l’avveduto e meticoloso operato del notaio sia in grado di fornire un significativo contributo alla cosiddetta giustizia preventiva, specie in un settore caratterizzato da un elevato livello di litigiosità.
In Gazzetta il decreto con i criteri per il riuso del fresato d’asfalto. Entro il 3 luglio il produttore deve presentare un aggiornamento della comunicazione
I vigore dal 3 luglio 2018 le regole che stabiliscono quando il fresato d’asfalto può essere riutilizzato e quando, invece, va considerato come rifiuto.
E’ stato, infatti, pubblicato in Gazzetta Ufficiale (n. 139 del 18 giugno 2018) il decreto 28 marzo 2018, n. 69, contenente il regolamento che stabilisce i criteri specifici in presenza dei quali il conglomerato bituminoso cessa di essere qualificato come rifiuto (ai sensi del dlgs 152/2006).
Con il termine “fresato d’asfalto” si intende generalmente il conglomerato bituminoso recuperato mediante fresatura degli strati del rivestimento stradale, che può essere utilizzato come materiale costituente per miscele bituminose prodotte in impianto a caldo (UNI EN 13108-8).
Il fresato d’asfalto, in prima battuta, deve essere tendenzialmente qualificato come rifiuto speciale ai sensi dell’art. 184, del dlgs 152/2006, del quale è produttore il soggetto che materialmente effettua l’attività di scarifica del manto stradale.
Il decreto 69/2018 detta le norme per la cessazione della qualifica di rifiuto del granulato di conglomerato bituminoso, prevedendo i criteri specifici da rispettare affinché determinate tipologie di conglomerato bituminoso di recupero, derivanti dalla fresatura e dalla frantumazione delle pavimentazioni stradali, cessino di essere qualificate come rifiuto.
Le regole si applicano al materiale identificato con il codice EER 17.03.02 di varia provenienza, come:
la fresatura a freddo
la demolizione della pavimentazione
il granulato di conglomerato bituminoso recuperato
Le disposizioni del regolamento non si applicano, invece, al conglomerato bituminoso qualificato come sottoprodotto.
Il decreto contiene la definizione di conglomerato bituminoso, ossia: il rifiuto costituito dalla miscela di inerti e leganti bituminosi identificata con il codice EER 17.03.02 proveniente:
da operazioni di fresatura a freddo degli strati di pavimentazione realizzate in conglomerato bituminoso
dalla demolizione di pavimentazioni realizzate in conglomerato bituminoso
Per granulato di conglomerato bituminoso si intende, invece: il conglomerato bituminoso che ha cessato di essere rifiuto a seguito di una o più operazioni di recupero di cui all’articolo 184-ter, comma 1, del dlgs 152/2006.
Criteri ai fini della cessazione della qualifica di rifiuto
Il conglomerato bituminoso cessa di essere qualificato come rifiuto e viene, invece, qualificato “granulato di conglomerato bituminoso”, ossia prodotto che può essere utilizzato, se soddisfa tutti i seguenti criteri (ai sensi degli artt. 1, 184-ter del dlgs 152/2006):
è utilizzabile per gli scopi specifici di cui alla parte a) dell’Allegato 1 (del decreto 69/2018)
risponde agli standard previsti dalle norme UNI EN 13108-8 (serie da 1-7) o UNI EN 13242 in funzione dello scopo specifico previsto
risulta conforme alle specifiche di cui alla parte b) dell’Allegato 1 (del decreto 69/2018)
Il rispetto dei criteri è attestato dal produttore tramite una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà: la dichiarazione di conformità redatta al termine del processo produttivo di ciascun lotto.
Il produttore, entro 120 giorni dall’entrata in vigore del decreto, ossia entro il 3 luglio 2018, deve presentare all’autorità competente un aggiornamento della comunicazione effettuata ai sensi dell’art. 216 o un’istanza di aggiornamento dell’autorizzazione ai sensi del d.lgs. n. 152/2006 con la precisazione che il conglomerato bituminoso può essere utilizzato come prodotto, avente caratteristiche conformi ai criteri del provvedimento, attestate mediante dichiarazione di conformità.
La dichiarazione deve essere redatta secondo il modulo presente nell’Allegato 2 del decreto in esame ed essere inviata tramite raccomandata con avviso di ricevimento o con una delle modalità all’autorità competente e all’agenzia di protezione ambientale territorialmente competente.
Il produttore deve conservare presso l’impianto di produzione, o presso la propria sede legale:
la suddetta dichiarazione di conformità, anche in formato elettronico, mettendola a disposizione delle autorità di controllo che la richiedono
un campione di granulato di conglomerato bituminoso prelevato, al termine del processo produttivo di ciascun lotto, per almeno 5 anni
In Gazzetta europea la nuova direttiva su rifiuti da costruzione e demolizione: le misure per la demolizione selettiva e la rimozione sicura delle sostanze pericolose
Pubblicata in Gazzetta ufficiale dell’Unione europea (del 14 giugno 2018) la direttiva 2018/851/UE (modifica direttiva quadro rifiuti), in modifica alla precedente direttiva 2008/98/CE, relativa ai rifiuti.
Ricordiamo che i rifiuti da costruzione e demolizione possono essere distinti a seconda del settore di provenienza in:
rifiuti da costruzione (provenienti dalla costruzioni di edifici e/o infrastrutture civili)
rifiuti da demolizione (provenienti dalla totale o parziale demolizione di edifici o infra-strutture civili)
rifiuti da costruzione e manutenzione di strade
terreno e rocce (rifiuti provenienti da movimento terra, opere civili o di scavo)
Obiettivi della Direttiva 2018/851/UE
Gli Stati membri dovranno adottare le misure intese a promuovere la demolizione selettiva per:
consentire la rimozione e il trattamento sicuro delle sostanze pericolose
facilitare il riutilizzo e il riciclaggio di alta qualità
rafforzare gli obiettivi relativi al riutilizzo e al riciclaggio dei rifiuti
garantire l’istituzione di sistemi di cernita dei rifiuti da costruzione e demolizione almeno per legno frazioni minerali (cemento, mattoni, piastrelle e ceramica, pietre), metalli, vetro, plastica e gesso
Le modifiche introdotte mirano a rafforzare gli obiettivi della direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio relativi alla preparazione per il riutilizzo e al riciclaggio dei rifiuti, affinché riflettano più incisivamente l’ambizione dell’Unione di passare a un’economia circolare.
Definizioni introdotte
Raccomandazioni agli Stati
Rifiuti sottoposti a un’operazione di recupero
Requisiti minimi di funzionamento dei regimi di responsabilità estesa del produttore
Dispersione di rifiuti
Materie prime e approvvigionamento
Sostanze pericolose nei rifiuti
Riciclaggio di elevata qualità
Computo rifiuti
Calcolo del tasso di riciclaggio
La direttiva entrerà in vigore il 4 luglio 2018 e dovrà essere recepite dagli Stati membri entro il 5 luglio 2020.