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Timestamp: 2020-07-14 19:42:56+00:00
Document Index: 73444655

Matched Legal Cases: ['art. 42', 'art. 124', 'art. 124', 'art. 8', 'art. 9', 'art. 66', 'art. 16', 'art. 11', 'art. 39']

ordinefarmacistibaribat.it - news n 50 del 27.05
news n 50 del 27.05
1. INAIL – TUTELA INFORTUNISTICA NEI CASI ACCERTATI DI INFEZIONE DA CORONAVIRUS IN OCCASIONE DI LAVORO
2. RAPPORTO OSMED INTERATTIVO
3. CLOZAPINA AUROBINDO: MATERIALE EDUCAZIONALE
4. D.L. 34/2020- MISURE URGENTI IN MATERIA DI SALUTE, SOSTEGNO AL LAVORO E ALL'ECONOMIA, NONCHE' DI POLITICHE SOCIALI CONNESSE ALL'EMERGENZA EPIDEMIOLOGICA DA COVID-19 – ILLUSTRAZIONE ARTT. 8, 9, 66 E 124
5. MINISTERO SALUTE – ISTAT - CAMPAGNA DI COMUNICAZIONE INDAGINE SIEROLOGICA
AVVIO INDAGINE TEST SIEROLOGICI SU CORONAVIRUS
6. RIMBORSI SPETTANTI AI DATORI DI LAVORO DEI VOLONTARI ED AI VOLONTARI LAVORATORI AUTONOMI - Direttiva del Presidente Consiglio dei Ministri
1. TUTELA INFORTUNISTICA NEI CASI ACCERTATI DI INFEZIONE DA CORONAVIRUS IN OCCASIONE DI LAVORO.
L’Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro (INAIL) con circolare n. 22 del 20 maggio u.s. (cfr. all. 1), ha fornito istruzioni operative e chiarimenti sugli aspetti relativi alla tutela infortunistica degli eventi di contagio.
Premesso che, con comunicato del 15 maggio pubblicato sul sito www.inail.it (cfr all. 2), è stato chiarito che “il datore di lavoro risponde penalmente e civilmente delle infezioni di origine professionale solo se viene accertata la propria responsabilità per dolo o per colpa” e “che la molteplicità delle modalità del contagio e la mutevolezza delle prescrizioni da adottare sui luoghi di lavoro, oggetto di continuo aggiornamento da parte delle autorità in relazione all’andamento epidemiologico, rendono peraltro estremamente difficile la configurabilità della responsabilità civile e penale dei datori di lavoro”, si evidenziano di seguito alcune precisazioni contenute nella circolare INAIL del 20 maggio u.s. alla quale, comunque, si rinvia per ogni utile approfondimento.
L’art. 42, comma 2, del D.L. 18/2020 (c.d. “Cura Italia”) ha chiarito che l’infezione da SARS-Cov-2, come accade per tutte le infezioni da agenti biologici se contratte in occasione di lavoro, è tutelata dall’INAIL quale infortunio sul lavoro e ciò anche nella situazione eccezionale di pandemia causata da un diffuso rischio di contagio in tutta la popolazione. La medesima disposizione comporta inoltre che:
l’indennità per inabilità temporanea assoluta copre anche il periodo di quarantena o di permanenza domiciliare fiduciaria (ovviamente sempre che il contagio sia riconducibile all’attività lavorativa), con la conseguente astensione dal lavoro;
è esclusa qualsiasi incidenza degli infortuni da COVID-19 in occasione di lavoro sulla misura del premio pagato dal singolo datore di lavoro, ciò in quanto tali eventi sono stati a priori ritenuti frutto di fattori di rischio non direttamente e pienamente controllabili dal datore di lavoro al pari degli infortuni in itinere;
non bisogna confondere i presupposti per l’erogazione di un indennizzo INAIL (basti pensare a un infortunio in “occasione di lavoro” che è indennizzato anche se avvenuto per caso fortuito o per colpa esclusiva del lavoratore), con i presupposti per la responsabilità penale e civile che devono essere rigorosamente accertati con criteri diversi da quelli previsti per il riconoscimento del diritto alle prestazioni assicurative. In questi, infatti, oltre alla rigorosa prova del nesso di causalità, occorre anche quella dell’imputabilità quantomeno a titolo di colpa della condotta tenuta dal datore di lavoro.
Il riconoscimento cioè del diritto alle prestazioni da parte dell’Istituto non può assumere rilievo per sostenere l’accusa in sede penale, considerata la vigenza del principio di presunzione di innocenza, nonché dell’onere della prova a carico del Pubblico Ministero. Così come neanche in sede civile l’ammissione a tutela assicurativa di un evento di contagio potrebbe rilevare ai fini del riconoscimento della responsabilità civile del datore di lavoro, tenuto conto che è sempre necessario l’accertamento della colpa di quest’ultimo nella determinazione dell’evento.
La Corte di Cassazione ha recentemente ribadito che l’articolo 2087 cod. civ. non configura, infatti, un’ipotesi di responsabilità oggettiva, essendone elemento costitutivo la colpa, intesa quale difetto di diligenza nella predisposizione delle misure idonee a prevenire ragioni di danno per il lavoratore. Né può desumersi dall’indicata disposizione un obbligo assoluto in capo al datore di lavoro di rispettare ogni cautela possibile e diretta ad evitare qualsiasi danno al fine di garantire così un ambiente di lavoro a “rischio zero”, quando di per sé il pericolo di una lavorazione o di un’attrezzatura non sia eliminabile, neanche potendosi ragionevolmente pretendere l’adozione di strumenti atti a fronteggiare qualsiasi evenienza che sia fonte di pericolo per l’integrità psico-fisica del lavoratore, ciò in quanto, ove applicabile, avrebbe come conseguenza l’ascrivibilità al datore di lavoro di qualunque evento lesivo, pur se imprevedibile ed inevitabile […]; non si può automaticamente presupporre, dal semplice verificarsi del danno, l’inadeguatezza delle misure di protezione adottate, ma è necessario, piuttosto, che la lesione del bene tutelato derivi causalmente dalla violazione di determinati obblighi di comportamento imposti dalla legge o suggeriti dalle conoscenze sperimentali o tecniche in relazione al lavoro svolto (Cass. n.3282/2020).
Pertanto, la responsabilità del datore di lavoro è ipotizzabile solo in caso di violazione della legge o di obblighi derivanti dalle conoscenze sperimentali o tecniche, che, nel caso dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, si possono rinvenire nei protocolli e nelle linee guida governativi e regionali di cui all’articolo 1, comma 14 del D.L. 33/2020 (cfr.News n. 49 del 20 maggio 2020).
Il rispetto delle misure di contenimento, se sufficiente a escludere la responsabilità civile del datore di lavoro, non è certo bastevole per invocare la mancata tutela infortunistica nei casi di contagio da Sars-Cov-2, non essendo possibile pretendere negli ambienti di lavoro il rischio zero. Circostanza questa che ancora una volta porta a sottolineare l’indipendenza logico-giuridica del piano assicurativo da quello giudiziario.
Si informa che, nell’ambito dell’Osservatorio sull’uso dei Medicinali in Italia (OsMed) della Agenzia Italiana del Farmaco, in data 21 maggio 2020, è stato reso interattivo e consultabile il Rapporto OsMed, in una sezione specifica del sito denominata “OsMed interattivo”.
La nuova modalità di consultazione dei dati OsMed favorisce e semplifica l’accesso a una serie di informazioni utili per le attività di analisi sull’uso dei farmaci, sul monitoraggio dell’appropriatezza prescrittiva, sulla formazione e informazione e rappresenta uno strumento utile per i decisori nazionali e regionali, nonché per coloro che si occupano di programmazione, prevenzione e acquisti in ambito farmaceutico e per i farmacisti che dirigono il settore nelle ASL o negli ospedali, per i medici e per tutti gli operatori sanitari.
Tale strumento interattivo di consultazione consentirà di accedere al dati dei consumi e della spesa dei medicinali erogati a carico del Servizio sanitario nazionale in regime di dispensazione convenzionata, distribuzione diretta e per conto da parte delle farmacie aperte al pubblico e e ospedaliere.
Navigando la nuova sezione (“OsMed interattivo”), sarà infatti possibile accedere con pochi clic a tabelle e grafici selezionati in base alle chiavi di ricerca inserite. Il sistema restituirà i dati di consumo e spesa complessivi e per regione, con un maggiore livello di dettaglio rispetto ai rapporti precedenti e consentirà di visualizzare il confronto tra regioni e gli scostamenti dalla media nazionale.
Sarà, inoltre, possibile estrarre e stampare le tabelle e i grafici ottenuti, personalizzando la ricerca anche con la facoltà di filtrare i dati per classi di farmaci e per modalità di dispensazione.
Per ogni ulteriore informazione, si suggerisce di consultare il sito al seguente link: https://www.aifa.gov.it/osmed-interattivo
L’Azienda, Aurobindo Pharma (Italia) S.r.l, in accordo con l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), ha sviluppato un programma informativo per ridurre al minimo i rischi noti dei prodotti a base di Clozapina.
A tale riguardo si trasmette il materiale educazionale riguardante il medicinale Clozapina Aurobindo 25 mg e 100 mg compresse
Il materiale disponibile al link riportato di seguito intende supportare gli operatori sanitari nella gestione del paziente in trattamento con il farmaco e fornire adeguate informazioni sul rischio di sviluppo di agranulocitosi, miocardite e cardiomiopatia connesso all’utilizzo dello stesso.
Clicca qui per il materiale educazionale
4. . D.L. 34/2020 (DECRETO RILANCIO) - Misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all'economia, nonche' di politiche sociali connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19 – Illustrazione artt. 8, 9, 66 e 124
Si informa che “Decreto Rilancio” (cfr. all. 3), vigore dal 19 maggio u.s., è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale.
Detto decreto introduce importanti disposizioni di interesse per i farmacisti.
In particolare, si segnala che l’art. 124 del decreto in oggetto, tenuto conto dello stato emergenziale in atto, ha stabilito - per le cessioni di mascherine e di altri dispositivi medici e di protezione individuale effettuate dalla data di entrata in vigore del decreto (19 maggio 2020) e fino al 31 dicembre 2020 - l’esenzione dall’IVA, con diritto alla detrazione dell’imposta pagata “ a monte”, vale a dire sugli acquisti e sulle importazioni di beni e servizi afferenti dette operazioni esenti, con il sostanziale riconoscimento dell’applicazione di una aliquota IVA pari a 0. Dopo il 31 dicembre 2020, è prevista su tali prodotti l’applicazione dell’IVA al 5%.
Si precisa, quindi, che fino al 31 dicembre 2020 le mascherine chirurgiche dovranno essere vendute al pubblico al prezzo di euro 0,50 esente IVA.
Si elencano di seguito i beni di interesse soggetti alle misure di cui al citato art. 124:
Si evidenzia, altresì, che l’art. 8 ha disposto, per il periodo emergenziale, per i pazienti già in trattamento con medicinali classificati in fascia A soggetti a prescrizione medica limitativa ripetibile e non ripetibile (RRL e RNRL), di cui agli articoli 91 e 93 del D.Lgs. 219/2006, non sottoposti a Piano Terapeutico o Registro di monitoraggio AIFA, nei casi in cui sia prevista dalla Regione o dalla Provincia autonoma competente una modalità di erogazione attraverso la distribuzione per conto (DPC), su cui si indirizza per un uso il più possibile esteso, la proroga della validità della ricetta per una durata massima di ulteriori 30 giorni. In caso di ricetta scaduta e non utilizzata, la validità è prorogata per una durata di 60 giorni dalla data di scadenza.
Per le nuove prescrizioni da parte del centro o dello specialista dei citati medicinali, a partire dal 19 maggio 2020, la validità della ricetta è estesa a una durata massima di 60 giorni per un numero massimo di 6 pezzi per ricetta, necessari a coprire l’intervallo temporale di 60 giorni e tenuto conto del fabbisogno individuale, fatte salve le disposizioni più favorevoli già previste, tra cui quelle per le patologie croniche e per le malattie rare, di cui all'articolo 26 del D.L. 90/2014, convertito dalla L.114/2014.
Tuttavia, tale proroga automatica della ricetta non si applica nei casi in cui il paziente presenti un peggioramento della patologia di base o un’intolleranza o nel caso in cui il trattamento con i suddetti medicinali preveda il monitoraggio di parametri ai fini della prescrizione; in tali casi deve essere contattato il centro o lo specialista di riferimento, secondo le indicazioni fornite dalle singole Regioni e dalle Province autonome. Tali disposizioni si applicano anche ai medicinali classificati in fascia A, soggetti a prescrizione medica limitativa ripetibile e non ripetibile (RRL e RNRL), non sottoposti a Piano Terapeutico o Registro di monitoraggio AIFA, e distribuiti tramite il canale della farmaceutica convenzionata.
In questo modo, si vogliono agevolare il più possibile i pazienti in questo periodo di emergenza e, ove possibile, limitare, in particolare, l'esposizione di questi ultimi a possibile contagio dovuto all'accesso alle strutture ospedaliere/specialisti per il rinnovo delle ricette.
Nella stessa ottica si pone anche l’art. 9 del Decreto che, per i piani terapeutici che includono la fornitura di ausili, dispositivi monouso e altri dispositivi protesici, di cui al DPCM 12 gennaio 2017, per incontinenza, stomie e alimentazione speciale, laringectomizzati, per la prevenzione e trattamento delle lesioni cutanee, per patologie respiratorie e altri prodotti correlati a qualsivoglia ospedalizzazione a domicilio, in scadenza durante lo stato di emergenza, prevede una proroga per ulteriori 90 giorni. Le Regioni adottano procedure accelerate ai fini delle prime autorizzazioni dei nuovi piani terapeutici.
Si segnala, inoltre, che l’art. 66 del Decreto Rilancio ha modificato l’art. 16 del D.L. 18/2020, convertito con modificazioni con L. 27/2020, stabilendo che per contenere il diffondersi del virus COVID-19, fino al termine dello stato di emergenza, sull’intero territorio nazionale, per tutti i lavoratori e i volontari, sanitari e non, che nello svolgimento della loro attività sono oggettivamente impossibilitati a mantenere la distanza interpersonale di un metro, sono considerati dispositivi di protezione individuale (DPI), di cui all'articolo 74, comma 1, del D.Lgs. 81/2008, le mascherine chirurgiche reperibili in commercio, il cui uso è disciplinato dall'articolo 5-bis, comma 3, del DL 18/2020. Tale disposizione prevede che, fino al termine dello stato di emergenza, è consentito, in coerenza con le linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità ed in conformità alle attuali evidenze scientifiche, il ricorso alle mascherine chirurgiche quale dispositivo idoneo a proteggere gli operatori sanitari ed è previsto che siano utilizzabili, previa valutazione da parte dell’Istituto superiore di sanità, anche mascherine prive del marchio CE (marchio di conformità alle prescrizioni europee).
L’art. 11 contiene disposizioni volte al potenziamento del FSE, prevedendo uno snellimento delle relative procedure che lo scrivente si riserva di illustrare ulteriormente e nel dettaglio con successiva circolare.
5. MINISTERO SALUTE – ISTAT - Campagna di comunicazione indagine sierologica. Avvio indagine test sierologici su Coronavirus
Da lunedì 25 maggio, il Ministero della Salute e l'ISTAT hanno avviato un’indagine sierologica sul nuovo Coronavirus, su un campione di 150.000 persone, rappresentativo dell'intera popolazione italiana.
L’obiettivo dell’indagine è capire quante persone hanno sviluppato gli anticorpi al Coronavirus, anche in assenza di sintomi. Attraverso l’indagine, si otterranno informazioni necessarie per stimare le dimensioni e l’estensione dell’infezione nella popolazione e descriverne la frequenza in relazione ad alcuni fattori quali il sesso, l’età, la Regione di appartenenza e l’attività lavorativa.
I soggetti che fanno parte del campione saranno contattati telefonicamente dalla Croce Rossa Italiana per fissare un appuntamento per il prelievo di sangue. L’esito sarà comunicato a ciascun partecipante dalla Regione di appartenenza entro 15 giorni dal test.
Al fine di stimare l'estensione dell'infezione nella popolazione, descrivere la frequenza della stessa in relazione alle variabili considerate e, quindi, valutare con attendibilità il tasso di siero-prevalenza, è fondamentale che tutti i soggetti selezionati partecipino all'indagine.
Il Ministero della Salute ha sottolineato l’importanza della campagna di sensibilizzazione dei cittadini - che prevede, tra l’altro, uno spot video e radio diffuso sulle reti RAI, oltre ad una campagna social - alla quale i farmacisti sono invitati a partecipare, favorendo la diffusione delle informazioni.
A tal fine, si trasmette la locandina informativa dell’iniziativa, che potrà essere esposta nei servizi farmaceutici ospedalieri e territoriali, nelle farmacie e nelle parafarmacie (cfr all. 4- formato A3 e all. 5 - formato A4) e si ribadisce l’importanza del coinvolgimento dei farmacisti, come richiesto dal Ministero, per la buona riuscita della campagna di sensibilizzazione.
L’art. 39 del D.Lgs. 1/2018 (Codice di protezione civile) indica gli strumenti che consentono la partecipazione dei volontari alle attività di protezione civile.
In particolare, il comma 4 prevede che ai datori di lavoro spetti il riconoscimento delle somme versate a favore del lavoratore impegnato in attività di protezione civile in qualità di volontario.
Il rimborso può essere effettuato tramite versamento o essere riconosciuto come credito d’imposta.
In proposito, si segnala che con la Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri 24 febbraio 2020, pubblicata nella G.U. del 18 maggio u.s. (cfr all. 6 ), sono state disciplinate le modalità e procedure per la presentazione delle istanze di rimborso dei datori di lavoro pubblici o privati per gli emolumenti versati al lavoratore impegnato come volontario e ai volontari lavoratori autonomi/liberi professionisti delle organizzazioni di volontariato di protezione civile.
La direttiva fornisce, inoltre, indicazioni per la relativa istruttoria e la conseguente erogazione dei rimborsi spettanti per le spese autorizzate in occasione di attività di pianificazione, emergenza, addestramento e formazione teorico-pratica e diffusione della cultura e della conoscenza della protezione civile.
All. 02