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Timestamp: 2018-02-22 11:46:37+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 7', 'art. 6', 'art 6', 'art.11', 'art. 6', 'art. 11', 'art. 6', 'art. 67']

Valutazione Globale Provvisoria - PDF
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1 REPUBBLICA ITALIANA Regione Siciliana Assessorato Territorio e Ambiente DIPARTIMENTO REGIONALE DELL AMBIENTE Servizio 3 "ASSETTO DEL TERRITORIO E DIFESA DEL SUOLO Attuazione della direttiva 2007/60/CE relativa alla valutazione e alla gestione dei rischi di alluvioni Piano di gestione del rischio alluvioni (art. 7 Decreto Legislativo 23 febbraio 2010, n. 49) Valutazione Globale Provvisoria Servizio 3 Il Dirigente Dr. Aldo Guadagnino U.O. 3.4 Il Dirigente Ing. Antonino Granata
2 1 Introduzione L emanazione della Direttiva Comunitaria 2007/60 nota come Direttiva Alluvioni ha riaffermato l attenzione della politica comunitaria con riguardo alle problematiche connesse al mantenimento della sicurezza idraulica del territorio nell ambito del più ampio tema della gestione delle acque. La Direttiva Alluvioni insieme alla Direttiva Acque (Direttiva 2000/60/CE) costituiscono il quadro della politica comunitaria delle acque integrando gli aspetti della qualità ambientale con quelli della difesa idraulica. Tale approccio integrato definito a livello europeo, già introdotto in Italia con la Legge 183/89 di riassetto funzionale e organizzativo della difesa del suolo, è stato successivamente ribadito con il decreto legislativo 152/2006 che ha riconfermato la validità del Piano per l Assetto Idrogeologico (PAI) quale strumento di pianificazione nel quale è definito il quadro delle criticità e sono individuate le azioni necessarie anche per quanto attiene il rischio idraulico da alluvioni. L attuazione della Direttiva Alluvioni costituisce quindi un momento per dare continuità e incisività all azione già intrapresa con i PAI dando maggiore peso e rilievo all attuazione degli interventi non strutturali come meglio nel seguito evidenziati. 2 La Valutazione Globale Provvisoria Il Piano di Gestione del Rischio Alluvioni è lo strumento individuato dalla Direttiva Alluvioni per individuare le azioni necessarie per mitigare gli effetti dei fenomeni naturali di esondazione e ridurne gli impatti negativi sulla sicurezza umana, l ambiente, il patrimonio culturale e le attività economiche. Nel presente documento sono individuate e poste all attenzione del pubblico e al confronto dei portatori di interesse le questioni principali che verranno affrontate nel processo di elaborazione del Piano di Gestione del Rischio Alluvioni. L efficacia del Piano dipenderà infatti anche dallo sviluppo di adeguati processi di partecipazione La partecipazione pubblica ai processi di pianificazione ambientale è da considerarsi un elemento essenziale per assicurare qualità, adeguatezza ed efficacia delle politiche di tutela dell ambiente, garantendo un effettivo confronto tra i decisori pubblici e le comunità locali. L attuazione di processi partecipativi introdotta con la conferenza di RIO (AGENDA 21) è promossa dalla Commissione Europea in tutti i processi che interessano l ambiente. La partecipazione pubblica si basa sulla valorizzazione delle conoscenze locali e intende attivare le competenze progettuali locali sia nella fase di elaborazione del piano, che nelle successive fasi attuative. A tal fine sono state definite le modalità di attuazione del processo di partecipazione pubblica elaborando apposito progetto pubblicato nel sito (http://www.artasicilia.eu/old_site/web/bacini_idrografici/) ove sono
3 resi disponibili tutti i documenti riguardanti il piano. E stato altresì attivato un indirizzo di posta elettronica per consentire la formulazione e la trasmissione di eventuali osservazioni e contributi. Con la pubblicazione della Valutazione Globale Provvisoria sul sito internet prende avvio una fase di partecipazione pubblica in cui sarà possibile presentare eventuali osservazioni. Nello stesso periodo saranno organizzati incontri con i portatori di interesse. Il quadro conoscitivo di riferimento delle criticità idrauliche e le mappe di pericolosità e rischio sono già disponibili sul sito dell Assessorato Territorio ed Ambiente della Regione Siciliana nella sezione dedicata al Piano di Gestione del Rischio di Alluvioni già indicato e costituiscono la base della proposta di piano ed il riferimento per l individuazione delle necessarie misure di prevenzione, protezione, preparazione nonché per la previsione degli effetti delle piene. Tale quadro potrà essere ulteriormente aggiornato nel corso del processo di partecipazione pubblica in relazione alle attività attualmente in corso. 3 Attuazione della Direttiva Alluvioni (2007/60/CE) nel distretto idrografico della Sicilia La Direttiva comunitaria 2007/60/CE definisce un percorso per l elaborazione del piano articolato in tre fasi successive tra loro concatenate: fase 1: valutazione preliminare del rischio di alluvioni (da effettuarsi entro il 22 settembre 2011); fase 2: elaborazione di mappe della pericolosità e del rischio di alluvione (entro il 22 dicembre 2013); fase 3: predisposizione ed attuazione di piani di gestione del rischio di alluvioni (entro il 22 dicembre 2015). La normativa prevede altresì che gli elementi di cui al Piano di Gestione del Rischio di Alluvioni (fase 1, 2 e3) siano soggetti ad un riesame periodico e, se del caso, aggiornati, anche tenendo conto degli effetti dei cambiamenti climatici sul verificarsi delle alluvioni. Alla scadenza del 2018 è previsto un primo riesame della valutazione preliminare del rischio cui farà seguito la revisione delle mappe di pericolosità e rischio nel 2019 e del piano di gestione del rischio nel Successivamente i riesami da effettuarsi ogni 6 anni terranno conto degli effetti dei cambiamenti climatici sul verificarsi delle alluvioni. Il D.Lgs. 152/2006, ha introdotto una riorganizzazione totale dell assetto istituzionale della difesa del suolo definito dalla Legge 183/89, suddividendo il territorio nazionale in 8 Distretti idrografici (Alpi orientali, Padano, Appennino settentrionale, Serchio, Appennino centrale, Appennino meridionale, Sardegna e Sicilia) in ciascuno dei quali si sarebbe dovuta istituire un Autorità di bacino distrettuale. Con l'emanazione del D.Lgs. 23 febbraio 2010 n. 49 lo Stato ha avviato il percorso per l Attuazione della Direttiva 2007/60/CE relativa alla valutazione ed alla gestione dei rischi di alluvioni. Viene innanzitutto stabilita la definizione di alluvione. Secondo il decreto legislativo così come modificato dalla Legge 90/2013 con il termine alluvione si intende l'allagamento temporaneo, anche con trasporto
4 ovvero mobilitazione di sedimenti anche ad alta densità', di aree che abitualmente non sono coperte d'acqua. Ciò include le inondazioni causate da laghi, fiumi, torrenti, eventualmente reti di drenaggio artificiale, ogni altro corpo idrico superficiale anche a regime temporaneo, naturale o artificiale, le inondazioni marine delle zone costiere ed esclude gli allagamenti causati da impianti fognari. Vengono quindi stabilite le fasi per pervenire alla definizione del piano di gestione secondo quanto stabilito dalla direttiva e in particolare: fase 1: valutazione preliminare del rischio di alluvioni (da effettuarsi entro il 22 settembre 2011); fase 2: elaborazione di mappe della pericolosità e del rischio di alluvione (entro il 22 giugno 2013); fase 3: predisposizione ed attuazione di piani di gestione del rischio di alluvioni (entro il 22 giugno 2015). I Piani di gestione di cui al D.Lgs. 49/2010 (da ultimare e pubblicare entro il 22 giugno 2015) devono contenere misure per la gestione del rischio di alluvioni nelle zone ove, in base alle analisi svolte nella fasi precedenti, possa sussistere un rischio potenziale ritenuto significativo evidenziando, in particolare, la riduzione delle potenziali conseguenze negative per la salute umana, il territorio, i beni, l'ambiente, il patrimonio culturale e le attività economiche e sociali, attraverso l'attuazione prioritaria di interventi non strutturali e di azioni per la riduzione della pericolosità. I piani, inoltre, dovranno contenere gli elementi indicati nell'allegato I al decreto. Gli adempimenti previsti e sopra elencati sono attribuiti dallo stesso d. lgs 49/2010 alle Autorità di Bacino Distrettuali che provvedono quindi all elaborazione dei Piani di Gestione del Rischio di Alluvioni, per la parte di propria competenza, in coordinamento con le Regioni e con il Dipartimento nazionale della Protezione Civile, per la parte relativa al sistema di allertamento per il rischio idraulico ai fini di protezione civile. Le Autorità di Bacino distrettuali svolgono tale compito nell'ambito delle attività di bacino previste dagli articoli 65,66,67 e 68 del D.Lgs. 152/2006. Non essendo ancora state istituite, ad oggi, le Autorità di Distretto, con il D.lgs. 219 del 10 dicembre2010 il Governo italiano ha stabilito che ai fini dell attuazione degli adempimenti stabiliti dalla Direttiva Alluvioni, nel caso di distretti nei quali non e' presente alcuna Autorità di Bacino di rilievo nazionale, provvedono le regioni. Tale previsione nel caso della Sicilia comporta la responsabilità per da parte della Regione Siciliana dell applicazione dei contenuti del D.lgs. 49/2010 tra cui l attività di elaborazione del piano. 3.1 Stato di attuazione della pianificazione regionale. Il Piano per l Assetto Idrogeologico In ottemperanza a quanto disposto dal Decreto Legge n. 132/1999 la Regione Siciliana si è dotata del Piano Straordinario per Assetto Idrogeologico (PSAI) con Decreto 4 luglio 2000, n. 298/41 per mezzo del quale è stata operata una prima individuazione di aree a rischio idrogeologico molto elevato o elevato ed ha consentito, per queste, di adottare gli opportuni accorgimenti di prevenzione e di mitigazione.
5 La possibilità di perfezionare la perimetrazione delle aree a rischio, così come individuate nel Piano Straordinario, prevista in base al contenuto dell art. 6 del decreto di approvazione del Piano, ha consentito di integrare le previsioni del Piano Straordinario sulla base delle richieste pervenute. Il successivo Decreto Assessoriale n. 543 del , ha individuato, nell'ambito dell'attività connessa all'aggiornamento del Piano Straordinario per l'assetto idrogeologico, i livelli di rischio nei vari Comuni. La definizione di una metodologia per l individuazione delle aree a pericolosità e rischio idrogeologico più attendibile ed efficace viene stabilita con l'emanazione del DPCM del contenente l'atto di Indirizzo e Coordinamento con il quale vengono individuati i criteri generali per la individuazione e la classificazione delle aree a rischio idrogeologico. Esso altresì indirizza l attività verso la redazione di uno specifico stralcio di piano di bacino finalizzato all assetto idrogeologico elaborato con metodologie di studio ed indagine definite ed omogenee. Il Piano per l Assetto idrogeologico, così come riportato nella Relazione Generale del Piano ha lo scopo di assicurare, attraverso vincoli, direttive e la programmazione di interventi, la salvaguardia della vita umana e delle infrastrutture. In conformità a quanto previsto dalla normativa nazionale riguardo alla possibilità di approvazione del Piano anche per stralci relativi a bacini idrografici o sottobacini, ai fini della redazione del PAI, la Sicilia, estesa complessivamente km, è stata suddivisa in 102 bacini idrografici e aree territoriali intermedie, oltre alle isole minori. L intero Piano si compone di una Relazione Generale contenente tra l altro la descrizione delle metodologie di indagine e di studio, le Norme Tecniche di Attuazione e i Piani Stralcio di Bacino per le 102 aree e bacini idrografici che contengono una analisi delle aree in dissesto geomorfologico ed idraulico presenti. A tal fine stata utilizzata la carta tecnica regionale in scala 1: e, quando necessario e ove questa fosse disponibile, una cartografia di maggior dettaglio. Il completamento del processo di redazione del P.A.I. per tutti i bacini idrografici è stato completato nel 2007 con l approvazione di tutti i piani stralcio in cui sono stati studiati i Bacini Idrografici, le aree territoriali ed i 5 raggruppamenti di Isole minori. Il progetto di redazione dei PAI ha proceduto secondo due linee di analisi che hanno consentito di definire le caratteristiche idrogeologiche del bacino in studio, la valutazione della pericolosità e rischio geomorfologico e pericolosità e rischio idraulico. Il Piano Stralcio per l Assetto Idrogeologico è stato redatto dall Assessorato al Territorio e Ambiente della Regione Siciliana, Dipartimento Territorio e Ambiente, soggetto istituzionalmente deputato alla sua elaborazione; per l aspetto idrologico-idraulico ci si è avvalsi della consulenza del Dipartimento di Ingegneria Idraulica ed Applicazioni Ambientali dell Università degli Studi di Palermo. Costituiscono parte integrante del P.A.I. le Cartografie Tecniche Regionali, in scala 1:10.000, ove sono rappresentate le aree in dissesto idrogeologico individuate sul territorio regionale così articolate:
6 Dissesti; Pericolosità e Rischio geomorfologico; Pericolosità idraulica per fenomeni di esondazione; Rischio idraulico La disciplina delle aree a pericolosità geomorfologia ed idraulica sono contenute nella sezione delle Norme di Attuazione del PAI. Tale gruppo di norme ha la funzione di disciplinare le attività di trasformazione del suolo nelle aree individuate in dissesto. L insieme degli studi e delle attività di indagine condotte, ha consentito, sulla base di metodologie di studio che verranno dettagliate nel prosieguo, di pervenire alla individuazione dei dissesti presenti nel territorio regionale con un grado di dettaglio superiore rispetto ai precedenti strumenti di pianificazione. In considerazione della natura dinamica dello strumento connessa principalmente ai processi evolutivi del territorio, lo stesso è stato e dovrà essere oggetto di aggiornamenti in relazione a nuovi dissesti, alla evoluzione di quelli già individuati o allo sviluppo di nuove e più accurate metodologie di studio ed indagine.
7 4. Il quadro delle criticità: le mappe di pericolosità e di rischio In accordo a quanto stabilito dal Decreto Legislativo 49/2010 il quadro delle criticità viene definito tenendo conto oltre che dei contenuti della Direttiva anche di quanto previsto dalla vigente normativa nazionale per quanto riguarda la pianificazione in tema di 'assetto idrogeologico (tra cui il D.Lgs. 152/2006) e il sistema di Protezione civile relativo al rischio idrogeologico. Il decreto legislativo 49/2010 a tal riguardo definisce le modalità di raccordo e coordinamento della pianificazione prevista dallo stesso con quella concernente i Piani per l Assetto Idrogeologico (PAI) definita nel già citato dlgs 152/2006 e prima descritta. In particolare l art 6 comma 1 del D.lgs. 49/2010 ha stabilito che i soggetti competenti provvedano alla definizione delle mappe di pericolosità e di rischio fatti salvi gli strumenti già predisposti nell ambito della pianificazione di bacino in attuazione delle norme previgenti nonché del decreto legislativo 152/ 2006 (le aree individuate nei PAI). Lo stesso decreto all art.11 comma 2 ha stabilito che le autorità competenti si avvalgono di mappe di pericolosità e di rischio alluvioni completate prima del 22 dicembre 2010 se tali mappe forniscono un livello di informazioni adeguato ai requisiti di cui all art. 6. Per quanto riguarda la redazione delle mappe di pericolosità e di rischio occorre premettere che, in relazione alle risorse disponibili e alle scadenze temporali da rispettare, si è preliminarmente proceduto con l esame e la valutazione delle mappe di pericolosità e di rischio elaborate nell ambito dei PAI in relazione alla possibilità di avvalersi delle stesse per la scadenza del giugno 2013 secondo le previsioni di cui all art. 11 del dlgs 49/2010. L attività sviluppata ha avuto l obiettivo di avviare il processo di elaborazione del Piano di Gestione in modo da adempiere alle prescrizioni normative comunitarie e statali, puntando alla valorizzazione degli studi svolti nell ambito dei PAI. Pertanto, anche in relazione alle risorse disponibili e alle scadenze temporali stabilite, si è proceduto essenzialmente nella valutazione e nell omogeneizzazione dei PAI vigenti programmando altresì il loro aggiornamento in relazione alle successive scadenze stabilite dal dlgs 49/2010. Occorre infatti evidenziare che la definizione delle mappe di pericolosità e di rischio è soltanto una fase intermedia finalizzata alla redazione del Piano di Gestione del Rischio Alluvioni. Il Dipartimento Regionale dell Ambiente, nell ambito del quadro delle competenze e delle scadenze previste dal decreto di recepimento, ha comunque avviato il processo che condurrà all aggiornamento e all approfondimento della pianificazione esistente, delle metodologie utilizzate, anche per tenere conto degli effetti dei cambiamenti climatici e delle colate detritiche, e alla predisposizione di nuovi studi relativamente alle nuove aree individuate anche sulla base delle segnalazioni e dei contributi di tutti i soggetti che secondo la direttiva sono chiamati a partecipare al processo di elaborazione del piano. In questo contesto si inquadra la Circolare del 22 aprile 2013 emanata dal Dipartimento Regionale dell Ambiente e contenente indicazioni per l attuazione delle Direttiva 2007/60/CE relativa alla valutazione e alla gestione del rischio alluvioni.
8 4.1 Mappe della pericolosità La Direttiva così come recepita dal dlgs 49/2010 stabilisce che la redazione di mappe della pericolosità da alluvione avvenga in scala preferibilmente non inferiore a 1: ed, in ogni caso, non inferiore a 1: In esse si dovranno evidenziare le aree in cui possono verificarsi fenomeni alluvionali con elevato volume di sedimenti trasportati e colate detritiche, la perimetrazione delle aree geografiche che potrebbero essere interessate da alluvioni secondo i seguenti scenari: a) alluvioni rare di estrema intensità: tempo di ritorno fino a 500 anni dall evento (bassa probabilità); b) alluvioni poco frequenti: tempo di ritorno fra 100 e 200 anni (media probabilità); c) alluvioni frequenti: tempo di ritorno fra 20 e 50 anni (elevata probabilità). 3. Per ogni scenario sopra indicato vanno indicati almeno i seguenti elementi: a) estensione dell inondazione; b) altezza idrica o livello; c) caratteristiche del deflusso (velocità e portata). Come già prima evidenziato l attività svolta è consistita principalmente nella valorizzazione e omogeneizzazione dei PAI vigenti per i quali sulla base delle analisi condotte si è potuto individuare la rispondenza ai contenuti di quanto previsto dalla Direttiva. Va infatti rilevato che nei PAI vigenti l indagine per l individuazione e la perimetrazione delle aree a rischio per inondazione è stata svolta secondo un approccio metodologico conforme al DPCM 29/9/1998, tenendo in debito conto le peculiari problematiche. Lo studio idraulico è stato principalmente condotto per i tratti vallivi dei bacini idrografici principali ed è stato integrato con l individuazione di eventuali situazioni critiche ai fini della sicurezza idraulica lungo l intera asta fluviale. Nell ambito delle attività svolte per la redazione del P.A.I., lo studio idraulico è stato finalizzato sia alla valutazione delle capacità di convogliamento dei diversi tratti d alveo nelle loro condizioni attuali, sia all individuazione dell estensione delle aree di allagamento, nei tratti soggetti ad esondazione. Necessaria è stata la costruzione di un quadro conoscitivo di base dell ambiente fisico oggetto di studio; pertanto, oltre alla definizione del reticolo idrografico, dei limiti del bacino principale e dei sottobacini, è stata effettuata una prima caratterizzazione delle aste fluviali. Parallelamente a tale attività, sono stati acquisiti tutti gli elementi conoscitivi utili all individuazione delle aree potenzialmente inondabili attraverso informazioni storiche e analisi di tipo territoriale. Si è proceduto, così, allo studio idrologico dei vari bacini e sono state stimate le massime portate relative alle sezioni di interesse del corso d acqua (in dipendenza delle aree potenzialmente inondabili prima individuate) e la probabilità associata che tali portate vengano raggiunte o superate. Nella fase successiva, attraverso lo studio idraulico, sono state determinate, in ogni sezione scelta, i livelli idrici associati agli
9 eventi di piena precedentemente definiti e, conseguentemente, sono state perimetrate le aree inondabili. Infine, sono stati valutati la pericolosità ed il rischio. Lo studio svolto considerando i seguenti tempi di ritorno, 50, 100 e 300 anni è stato articolato nelle seguenti fasi fondamentali: Individuazione e caratterizzazione dell ambiente fisico oggetto di studio; Analisi storico-inventariale (raccolta dati) e analisi territoriale; Studio idrologico; Studio idraulico; Perimetrazione delle aree a diversa pericolosità di inondazione e valutazione del rischio idraulico. La stima della pericolosità costituisce il presupposto essenziale per la valutazione del rischio sul territorio. Essa può essere valutata in maniera differente a seconda delle informazioni disponibili e dell affidabilità della ricostruzione delle aree inondabili. Nel caso in cui la scala della cartografia disponibile e le connesse sezioni trasversali della valle fluviale non consentono di ottenere un affidabile distribuzione spaziale delle altezze idriche all interno dell area inondata (ottenuta peraltro utilizzando modelli monodimensionali, oppure bidimensionali semplificati), si è fatto riferimento ad una metodologia, cosiddetta semplificata, che valuta la pericolosità soltanto in funzione del tempo di ritorno. Nel caso in cui, invece, i risultati della modellazione idraulica sono supportati da elementi conoscitivi di dettaglio (cartografia 1:2000 e/o sezioni trasversali rilevate in loco), sufficienti a consentire una notevole affidabilità relativa al calcolo della distribuzione spaziale delle grandezze idrauliche (ottenute tramite l uso di modelli mono/bidimensionali o quasi-bidimensionali), si può fare ricorso ad una metodologia completa che valuta la pericolosità incrociando le informazioni relative al tempo di ritorno con quelle relative alla distribuzione spaziale delle altezze idriche. Al momento, atteso che i tempi di ritorno stabiliti in conformità a quanto previsto dal richiamato DPCM per la stesura dei PAI risultano coerenti con quelli stabiliti dalla normativa di recepimento della Direttiva, sono state individuate quelle aree di pericolosità e quindi di rischio individuate sulla base dello studio idrologico ed idraulico effettuato in sede di elaborazione dei PAI e per le quali sono disponibili i livelli d informazione richiesti dalla normativa. Tali aree sono riportate nelle mappe di pericolosità riportate negli elaborati cartografici in scala 1: denominati mappa della pericolosità ai sensi dell art. 6 del dlgs 23/02/2010 n. 49 estratte dalle mappe di pericolosità elaborate nei Piani Stralcio per l Assetto Idrogeologico. In tali elaborati sono individuate le mappe di pericolosità distinte in: aree a pericolosità P1 relative ad alluvioni rare di estrema intensità: con bassa probabilità (tempo di ritorno 300 anni);
10 b) aree a pericolosità P2 relative ad alluvioni poco frequenti con media probabilità ( tempo di ritorno 100 anni); c) aree a pericolosità P3 relative ad alluvioni frequenti con elevata probabilità (tempo di ritorno fra 20 e 50 anni). Le mappe di pericolosità sono organizzate per bacino idrografico e per ciascun bacino sono rese disponibili le monografie contenenti gli elementi richiesti dalla direttiva, relativamente ai valori delle portate dei tiranti e delle velocità, le mappe di rischio e l elenco delle aree da studiare per l aggiornamento delle mappe Per tutte le altre aree individuate nei PAI e delimitate sulla base dell approccio metodologico previsto nelle Linee Guida per la redazione del Piano per l Assetto Idrogeologico della Regione Siciliana contenute nella Relazione Generale, per le quali non sono al momento disponibili i dati richiesti dalla Direttiva (siti d attenzione o aree a rischio ), si procederà con gli studi di aggiornamento e approfondimento per completare le valutazioni necessarie e/o per produrre i livelli informativi stabiliti dalla normativa. Al pari delle altre aree per le quali non è definito un livello di pericolosità verrà definito un programma di studi di approfondimento necessario per la individuazione della pericolosità e rischio in conformità a quanto previsto dalla Direttiva A tal proposito al fine di garantire il coordinamento e la coerenza tra i due strumenti di pianificazione ( PAI e piano di gestione) verranno definite le procedure per l adozione degli aggiornamenti dei PAI che dovranno essere elaborati in conformità a quanto previsto dalla disciplina comunitaria, anche in relazione agli studi di approfondimento che verranno attuati.
11 5 Il piano di gestione Il piano di gestione del rischio alluvioni persegue gli obiettivi della gestione del rischio di alluvioni riguardanti la riduzione delle potenziali conseguenze negative per la salute umana, il territorio, i beni, l'ambiente, il patrimonio culturale e le attività economiche e sociali, attraverso l'attuazione prioritaria di interventi non strutturali e di azioni per la riduzione della pericolosità. Il Piano di Gestione del Rischio di Alluvioni individua le misure per raggiungere gli obiettivi sopra menzionati, nonché gli elementi indicati all'allegato I, parte A del D.L.vo 49/2010, prendendo, In particolare, in considerazione: la portata della piena e l'estensione dell'inondazione; le vie di deflusso delle acque e le zone con capacità di espansione naturale delle piene; gli obiettivi ambientali di cui alla parte terza, titolo II,del decreto legislativo n. 152 del 2006; la gestione del suolo e delle acque; la pianificazione e le previsioni di sviluppo del territorio; l'uso del territorio; la conservazione della natura; la navigazione e le infrastrutture portuali; i costi e i benefici; le condizioni morfologiche e meteomarine alla foce; Nel piano sono altresì definiti il sistema di allertamento per il rischio idraulico ai fini della protezione civile e i contenuti dei piani urgenti di emergenza predisposti ai sensi dell'art. 67 comma 5 del DLgs n. 152 del 2006, tenendo conto degli aspetti relativi a: o previsione, monitoraggio, sorveglianza ed allertamento posti in essere attraverso la rete dei centri funzionali; o presidio territoriale idraulico posto in essere attraverso adeguate strutture e soggetti regionali e provinciali; o regolazione dei deflussi posta in essere anche attraverso i piani di laminazione; al supporto o attivazione dei piani urgenti di emergenza predisposti dagli organi di protezione civile. I Piani di Gestione del Rischio di Alluvioni, coordinati a livello di distretto idrografico, sulla base degli obiettivi indicati individuano, un sistema di misure di gestione del rischio. La normativa considera come prioritaria l attuazione di interventi non strutturali e di azioni per la riduzione della pericolosità. La Direttiva, riguardo ai contenuti dei piani, fornisce indicazioni di carattere generale indicando possibili direttrici prioritarie, come la prevenzione, la protezione e la preparazione, comprese le previsioni di alluvioni e i sistemi di allertamento. La normativa comunitaria riprende il concetto di prevenzione dei danni causati dalle inondazioni già consolidato nella normativa nazionale in tema di difesa del suolo evidenziando che, seppure le alluvioni
12 siano fenomeni naturali impossibili da prevenire in assoluto è auspicabile ridurre la probabilità che a questi conseguano danni o pericoli per la pubblica incolumità evitando la costruzione di abitazioni e insediamenti produttivi in aree a rischio di inondazione. In aggiunta alla prevenzione assumono rilevante importanza i concetti di protezione che consiste nell adozione di misure sia strutturali che non strutturali per ridurre la probabilità di alluvioni e/o e l impatto in una specifica località e di preparazione che consiste nell informazione della popolazione circa i rischi d inondazione e del comportamento da tenere in caso di alluvione La direttiva inoltre indirizza verso strategie basate sulla promozione di «pratiche sostenibili di utilizzo del suolo», sul miglioramento della capacità di ritenzione delle acque nonché sull inondazione controllata di certe aree in caso di fenomeno alluvionale. L indirizzo generale di fondo è quello di pervenire ad un sistema combinato di misure strutturali e di misure non strutturali che comprenda anche la preparazione agli eventi critici attraverso l informazione preventiva, il coinvolgimento del pubblico e delle rappresentanze economiche per una più diffusa consapevolezza del rischio, la definizione di buone pratiche di pianificazione e uso del territorio, le modalità di gestione delle attività umane nelle aree vulnerabili almeno in grado di ridurre l entità dei danni, l elaborazione di pianificazioni d uso del territorio che non portino ad appesantirne la vulnerabilità. Occorre quindi pianificare un sistema combinato e coordinato di misure strutturali e misure non strutturali. Per quanto riguarda cosa s intenda per misure strutturali e misure non strutturali si può fare riferimento a quanto già indicato dal PAI con gli ulteriori approfondimenti tecnici secondo cui le misure strutturali comprendono quegli interventi che agiscono sulla pericolosità degli eventi di piena tramite l aumento della capacità idraulica del corso d acqua (arginature, ricalibrature, rettifiche) o la riduzione della massima portata tramite diversivi o scolmatori, serbatoi di laminazione, casse d espansione. Tra gli interventi strutturali vale la pena evidenziare che le casse d espansione rientrano tra le tipologie d intervento basate sull esondazione controllate di determinate aree così come indicato dalla direttiva Gli interventi non strutturali sono finalizzati a ridurre le conseguenze della piena. Essi pertanto non incidono direttamente sulla piena ma tendono a d evitare o ridurre l impatto e i danni attraverso operazioni sia di carattere preventivo che di gestione del decorso degli eventi di piena. Tra gli interventi non strutturali si possono individuare le seguenti tipologie principali Regolamentazione dell uso del suolo: o norme d uso a carattere urbanistico ed edilizio o delimitazione delle fasce fluviali; indirizzi prescrizioni tecniche o indirizzi e prescrizioni per la a progettazione d interventi interferenti con le aree d esondazione;
13 o indirizzi e prescrizioni per la progettazione d interventi di opere di difesa e di mitigazione del rischio; o indirizzi e prescrizioni per la redazione di studi di compatibilità idraulica; o indirizzi e prescrizioni per gli interventi di manutenzione e gestione dei sedimenti; attività di previsione sorveglianza; o polizia idraulica o ricognizione periodica dello stato degli alvei fluviali e delle opere di difesa; attività di protezione civile; interventi di manutenzione degli alvei e delle opere di difesa e di attraversamento; interventi di sistemazione idraulico forestale e infrastrutture verdi; water proofing La definizione del sistema di azioni verrà condotta evidenziando alcune questioni di metodo e d impostazione tese a superare alcune criticità di sistema. Per garantire l efficacia del piano sarà determinante assicurare una migliore integrazione con la pianificazione territoriale soprattutto con la pianificazione urbanistica operata dalle amministrazioni comunali con le quali va rafforzato il rapporto di stretta collaborazione in modo da integrare nel processo di pianificazione urbanistica gli obiettivi di difesa e prevenzione. In questo contesto è opportuno rilevare che, al pari dei PAI, ll piano di gestione ha valore di piano territoriale di settore ed è immediatamente vincolante per le amministrazioni ed enti pubblici; d altra parte, bisogna riconoscere che l impostazione di un semplice rapporto gerarchico può costituire un elemento di forte debolezza nella fase attuativa. E pertanto necessario pervenire a una condivisione dei contenuti degli strumenti di pianificazione e ad una concertazione delle misure e delle strategie d intervento. L attuale quadro normativo mette in evidenza che l attività di difesa del suolo comporta il coinvolgimento di diversi enti ed uffici dell amministrazione regionale e degli enti locali a vario titolo competenti. Occorre quindi traguardare una gestione integrata e unitaria basata sul coordinamento e valorizzazione dei ruoli delle varie amministrazioni in un ottica di rete basata sul principio di sussidiarietà. L esperienza del passato evidenzia come i costi dei danni causati dalle calamità idrogeologiche siano ingenti e sicuramente superiori alle risorse finanziarie disponibili e destinate dalla programmazione ordinaria agli interventi pianificati nel settore della difesa del suolo. Bisogna inoltre considerare che le risorse destinabili a nuovi interventi strutturali saranno comunque inferiori al fabbisogno già rilevato in base alle programmazioni fin qui effettuate. Occorre da un lato rendere attuale la programmazione degli interventi di carattere preventivo e d altra parte bisogna porsi l obiettivo di qualificare la spesa per un più efficiente utilizzo delle risorse. Ciò richiede, il miglioramento del quadro conoscitivo, l innalzamento della qualità progettuale e il miglioramento della capacità di gestione del processo realizzativo necessario a garantire la necessaria tempestività.
14 D altra parte in accordo con gli orientamenti per la programmazione comunitaria del periodo accanto alla realizzazione degli interventi strutturali andrà dato adeguato sostegno alle misure non strutturali sia a quelle da implementare in tempo differito, consistenti in azioni conoscitive di studio e di ricerca, di regolamentazione, di manutenzione del territorio di monitoraggio che a quelle da attuare in tempo reale. In questa sede vale la pena ricordare la valenza strategica che assume l attività di manutenzione del territorio con particolare riguardo agli ambiti fluviali e alle opere idrauliche, per garantite le condizioni di sicurezza idraulica del territorio. Tale attività, va potenziata e adeguatamente supportata sotto l aspetto finanziario e solo recentemente si è data una attuazione con l utilizzo delle risorse statali del Piano di Azione e Coesione definito dalla Regione Siciliana con le delibere di Giunta Regionale 285/2013 e 381/2013. Tale esperienza andrebbe quindi proseguita e rafforzata e organizzata in maniera sistematica sulla base di piani di manutenzione definiti a livello di bacino idrografico. Altro punto da evidenziare è l avvio e l organizzazione di una sistematica azione conoscitiva di studio e ricerca da ritenersi fondamentale per supportare il processo di pianificazione in relazione alle questioni poste dalla direttiva e in particolare con riferimento alla valutazione dei cambiamenti climatici e alla definizione delle strategie di adattamento. Tale attività, avviata anch essa con i fondi del Piano di Azione e Coesione, da svolgersi con la necessaria collaborazione degli enti di ricerca mira a conseguire l obiettivo di migliorare la conoscenza e la valutazione dei fenomeni idrologici e idraulici e l interazione di questi con il sistema antropico e conseguentemente di attivare un sistema di supporto alle decisioni indispensabile al fine di garantire efficacia ed efficienza degli interventi. Al tempo stesso ulteriore risultato da raggiungere con le attività di studio e ricerca è la definizione di modelli e metodologie standardizzate da fornire innanzitutto alle strutture tecniche della rete di amministrazioni pubbliche e il potenziamento dei sistemi di monitoraggio. Ulteriore elemento d indirizzo per la pianificazione è il richiamo operato dalla direttiva alle pratiche sostenibili di uso del suolo. La commissione europea 1 ha evidenziato infatti la rilevanza delle minacce del sistema antropico al suolo tra le quali va ricordato lo sviluppo urbano non sostenibile. Da una recente indagine di ISPRA emerge una situazione nazionale alquanto critica che non risparmia neanche il territorio regionale. In Sicilia il consumo di suolo è passato dal valore 1,5% - 3% del 1956 al 7%- 8% del Relazione della Commissione Europea del al Parlamento Europeo
15 Consumo di suolo in Italia - Fonte ISPRA 2013 Il consumo di suolo dovuto all espansione urbanistica ha infatti negative ripercussioni sul rischio alluvioni in quanto l impermeabilizzazione riducendo l assorbimento delle acque meteoriche acuisce le forzanti idrologiche e aumenta la probabilità d inondazione. Occorrerà pertanto avviare un processo d integrazione dell obiettivo di sostenibilità ambientale dell uso del suolo anche nell ottica di prevenzione del rischio idraulico attraverso la definizione di misure di regolamentazione e mitigazione. A tal riguardo andrà introdotto il principio d invarianza idraulica e possibilmente idrologica nella pianificazione urbanistica. Altro criterio di pianificazione individuato dalla direttiva è quello del miglioramento delle azioni di ritenzione delle acque nonché l inondazione controllata di certe aree in caso di fenomeno alluvionale Essa fa riferimento ad un approccio alla gestione dei sistemi fluviali guidato dalla sostenibilità ambientale e basata sulla concezione del sistema fiume come corridoio fluviale del quale è essenziale tutelare anche gli aspetti estetici, paesaggistici ed ambientali. Secondo l orientamento comunitario la gestione del rischio alluvioni andrà attuata in maniera integrata con l attività di protezione della natura e di river restoration. Sulla scorta del quadro sopra delineato si procederà a definire per ciascun bacino idrografico il progetto di Piano.