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Timestamp: 2019-05-26 09:25:14+00:00
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«Graduatorie dei precari: il Tar commissaria la Gelmini», di Salvo Intravaia - Manuela Ghizzoni | Archivio attività politica 2006-2018
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«Graduatorie dei precari: il Tar commissaria la Gelmini», di Salvo Intravaia
Il braccio di ferro sulle graduatorie dei precari della scuola, che interessano 500 mila insegnanti, rischia di fare scoppiare l’ennesimo caso politico sulla scuola. E di fare precipitare nel caos l’avvio dell’anno scolastico. Alla luce dei provvedimenti del Tar e del Consiglio di stato, parte degli 8 mila docenti che hanno ottenuto l’immissione in ruolo ad agosto potrebbero vedersela revocata a favore dei colleghi con più punteggio.
Stesso discorso per gli oltre 100 mila supplenti nominati alcune settimane fa, prima della riapertura dei portoni. Il numero di coloro che, ritenendo ingiusto l’inserimento in coda in altre province, si sono rivolti alla giustizia amministrativa è infatti altissimo: 7 mila e 500, fa sapere Marcello Pacifico, presidente dell’Anief (l’Associazione nazionale insegnanti ed educatori in formazione), ed altrettanti che si sono rivolti alò Presidente della Repubblica perché i termini per il ricorso al Tar erano scaduti. In totale, 15 mila insegnanti che potrebbero sovvertire tutte le nomine effettuate due mesi fa.
Lo scorso mese di aprile, il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini ha emanato il decreto per l’aggiornamento delle graduatorie dei precari, ma con una novità: graduatorie bloccate (nella sostanza) per due anni e possibilità di inserimento, ma soltanto in coda, in tre province oltre quella di appartenenza. Anche se nessuno lo ha mai detto a chiare lettere, il provvedimento mirava a tutelare i precari delle regioni settentrionali spesso scalzati nelle immissioni in ruolo e nell’attribuzione delle supplenze dai colleghi meridionali, con più anni di precariato e con più punti. Non potendosi spostare in un’altra provincia i precari meridionali, collocati soltanto in coda anche se con più punti, vengono nominati soltanto dopo i colleghi autoctoni.
Rilevata l’incongruenza, l’Anief si era subito rivolta al Tar, che in più occasioni si è pronunciato a favore di questa tesi, per ottenere l’inserimento dei precari “a pettine”: cioè, in base al punteggio e non in coda. Ma il ministero dell’Istruzione, spiegano gli interessati, “lo scorso luglio ha emanato una nota invitando gli Uffici scolastici provinciali e regionali a non adeguarsi alle ordinanze della magistratura amministrativa procedendo, in attesa dell’udienza del Consiglio di Stato, alle assegnazioni delle immissioni in ruolo e delle supplenza annuali” secondo le graduatorie “principali” e pescando solo successivamente dalle “code”, “in spregio a ogni principio meritocratico”. Sentenza, quella del Consiglio di stato, che poco più di una settimana fa ha confermato la linea del Tar Lazio.
Solo dopo il pronunciamento del Consiglio di stato, lo scorso 5 ottobre, il ministero ha inviato una nota agli Uffici scolastici provinciali e regionali in cui invita i dirigenti ad inserire i ricorrenti “a pettine” ma, vista la natura cautelare dei provvedimenti, “con riserva” e senza rivoluzionare le nomine in ruolo e dei supplenti. Ma nel giudizio di ottemperanza del Tar Lazio di ieri questo modo di procedere di viale Trastevere configura, a parere dei giudici, “lo sviamento di potere per elusione della misura cautelare accordata” ai ricorrenti. “Atteso infatti – proseguono i giudici – che, in applicazione dei principi costituzionali di effettività della tutela giurisdizionale affermati dagli articoli 24 e 113 della Costituzione, l’amministrazione scolastica era (ed è) tenuta a dare tempestiva e puntuale esecuzione alla precitata decisione cautelare”. E “assegna 30 giorni di tempo per “dare puntuale esecuzione all’ordinanza medesima mediante istruzioni agli uffici scolastici periferici di disporre l’inserimento ‘a pettinè dei ricorrenti nelle graduatorie provinciali, inserendoli nella fascia d’appartenenza e con il punteggio acquisito e aggiornato nella graduatoria provinciale di attuale iscrizione”. Ma non solo: “in caso di non ottemperanza alla esecuzione della presente ordinanza collegiale, nomina sin da ora un commissario ad actus nella persona del dottor Luciano Cannerozzi de Grazia, dirigente generale della Funzione Pubblica, il quale – decorso vanamente l’indicato termine di trenta giorni – provvederà in via sostituiva ad adempiere al dictum giudiziale (…), predisponendo in proposito apposita relazione sulle attività svolte in esecuzione dell’incarico”-. E condanna l’amministrazione “al pagamento in favore dei ricorrenti delle spese di questa fase cautelare, che vengono liquidate in complessive euro 5 mila euro”.
Ma il governo sembra cercare l’escamotage: un emendamento che il ministro Mariastella Gelmini presenterà in occasione della conversione in legge del decreto-legge salva-precari in discussione nei prossimi giorni. Anche l’Anief è intenzionata a non mollare. “La giustizia ancora vige nei tribunali – dichiara Marcello Pacifico – speriamo che il Parlamento non intervenga perché, altrimenti, dovrà intervenire il giudice delle leggi, la Corte costituzionale per mettere la parola fine alla vicenda”.
Di seguito la rassegna stampa di oggi 11 ottobre 2009 sul tema delle graduatorie dei precari
“Ora una mediazione per evitare il caos” , di Sa. In.
«Le sentenze vanno eseguite: in questo caso tuttavia si dovrebbe trovare una soluzione che rispetti le legittime aspettative dei precari che si sono rivolti al Tar e le esigenze della scuola». È il parere di Gregorio Iannaccone, presidente dell´Andis, l´associazione nazionale dirigenti scolastici.
Quali sono le ripercussioni sulla scuola della sentenza del Tar Lazio?
«Il ministero potrebbe trovare una soluzione mediata, ne ha le intelligenze e le professionalità».
«A mio avviso, ci sono i margini per accontentare i ricorrenti ed evitare al contempo il balletto di supplenti ad anno scolastico ampiamente iniziato».
«Basterebbe avviare un monitoraggio per capire, tra coloro che si sono rivolti al Tar, quanti sono i precari che avrebbero diritto all´immissione in ruolo o alla supplenza. I posti vacanti ci sono e si potrebbe procedere ad ulteriori immissioni in ruolo senza licenziare chi ha avuto la nomina ad agosto».
Ma il ministro Gelmini ha annunciato il ricorso ad un provvedimento che lascerà tutto invariato. Cosa ne pensa?
«Mi auguro che la legge sia equilibrata. Non bisogna gettare nel caos le scuole”.
Pacifico: «Pronti ad arrivare alla Corte Costituzionale», di A.M.
Marcello Pacifico, presidente dell’Anief, l’Associazione nazionale professionale e sindacale, non molla la battaglia sulle graduatorie.
Il Tar dà ragione all’Anief, ma il ministero ha detto che andrà per la sua strada, ci sarà un emendamento per annullare gli effetti dell’ordinanza dei giudici. Che farete?
«Bisogna vedere cosa deciderà il Parlamento. Non è detto che passi l’emendamento del governo. Ma se succederà dovrà intervenire la Corte Costituzionale».
Cosa accade ora dopo la decisione del Tar, quali saranno le conseguenze?
«I ricorrenti, cento insegnanti, vanno inseriti “a pettine” nelle graduatorie che hanno scelto a tutti gli effetti e non con riserva. Può essere che qualcuno di questi docenti scopra, così, che avrebbe avuto diritto a una supplenza o ad una assunzione, ma questo dovrà essere un altro giudice a confermarlo in seno ad un ricorso individuale. Non ci saranno sconvolgimenti immediati e, comunque, normalmente l’amministrazione per evitare i contro ricorsi trova un posto in più per i vincitori del ricorso, un posto in surroga. Magari favoriremo un po’ di stabilizzazioni, sicuramente abbiamo garantito giustizia ai docenti».
Voi siete contrari anche al decreto salva precari. Ci saranno altri ricorsi?
«Ne stiamo preparando uno, i termini scadono il 20 ottobre, che contesterà il primo comma dell’articolo 1 del decreto che va contro le indicazioni dell’Ue in materia di stabilizzazioni. Proprio per questo ci rivolgeremo alla Corte Costituzionale e alla Corte di giustizia europea. E il 20 ci sarà una manifestazione a Roma contro questi provvedimenti»
Precari “a pettine”, il Tar commissaria Gelmini. Ma il Miur ha già la contromossa, di A.G.
Il Tribunale laziale stabilisce che se il ministero dell’Istruzione non provvederà entro un mese ad eseguire gli spostamenti in graduatoria si procederà al “commissariamento ad acta”. Per molti dei 7.000 ricorsisti si prospetta così la possibilità di avere delle nomine in surroga con effetto giuridico ed economico dal prossimo a.s.. Contraria viale Trastevere: per aggirare il commissariamento ha già predisposto un emendamento da includere nel testo del dl definitivo salva-precari. E Pacifico ribatte: andremo alla Corte Costituzionale.
Stavolta l’Anief l’ha fatta grossa. I legali del neonato e sinora forse poco considerato sindacato degli educatori in formazione hanno vinto l’ennesimo ricorso sul diritto dei precari ad essere inseriti nelle tre graduatorie opzionali non più in coda, come ha deciso il Miur, ma a pettine e sulla base dell’effettivo punteggio. Stavolta però la sentenza del Tar del Lazio è di quelle speciali, da prima pagina: se il ministero dell’Istruzione non provvederà entro un mese ad eseguire gli spostamenti in graduatoria si procederà al “commissariamento ad acta”.
E qualora il Miur non procederà in questa direzione il Tribunale laziale ha anche già nominato “sin da ora un commissario ad actus nella persona del dr. Luciano Cannerozzi de Grazia, dirigente generale della Funzione Pubblica”: il dirigente avrà l’incarico di produrre un’“apposita relazione sulle attività svolte in esecuzione dell’incarico, anche ai fini della liquidazione del compenso che gli verrà corrisposto e che graverà sul bilancio dell’amministrazione inadempiente”.
In linea teorica, quindi, al Ministero non rimane altro che attuare quanto indicato dal Tar: dare “puntuale esecuzione all’ordinanza medesima mediante istruzioni agli uffici scolastici periferici di disporre l’inserimento ‘a pettine’ dei ricorrenti nelle graduatorie provinciali”. Una scelta che secondo il leader del’Anief, Marcello Pacifico, è praticamente obbligata. “Stavolta la sentenza – spiega Pacifico – non ammette possibilità di ricorsi o colpi di spugna. L’unica cosa che può fare il Ministro, se vuole evitare il commissariamento, è dare seguito a quanto stabilito dal Tar: i nostri docenti, che nei prossimi giorni diventeranno 7.000 per effetto delle ormai scontate sentenze che li riguardano, vanno inseriti subito ‘a pettine’ e senza alcuna riserva”.
Anche perché la soluzione della riserva adottata pochi giorni fa dal Miur, il 5 ottobre, a seguito della sentenza del Consiglio di Stato, è stata bocciata dai giudice del Tar del Lazio poichè rappresenta “lo sviamento di potere per elusione della misura cautelare accordata” ai ricorrenti.
Il problema è che l’operazione di “riaggiustamento” in corsa delle graduatorie comporterà un mezzo terremoto per tutto il mondo della scuola: nelle scorse settimane le oltre 100 graduatorie provinciali comprensive delle ‘code’, quelle che il Tar ha reputato sbagliate, sono state infatti utilizzate per assegnare 8.000 immissioni in ruolo e circa 100.000 supplenze annuali. Una prospettiva confermata anche dal segretario della Uil Scuola, Massimo Di Menna: “questa sentenza del Tar è il primo grado, si dovrà attendere la decisione definitiva, ma le modifiche delle graduatorie interessano tutti i precari”. Quindi a dir poco la metà dei 300.000 inseriti a pieno titolo nelle graduatorie ad esaurimento.“Non era assolutamente possibile escludere i diritti di altri precari – è il commento a caldo di Mariapia Garavaglia, senatrice Pd vicina ai temi della scuola – ormai si tratta di una vera e propria lotta tra poveri e un governo ha il dovere di rendersi conto ed evitare che ciò avvenga”.
Per evitare cambi in corsa dei docenti su mezza scuola italiana, il Miur avrebbe comunque potuto assegnare le nuove nomine in surroga con effetti giuridici immediati ed economici dal settembre 2010. Lo sa bene il Miur che a poche ore di distanza dalla notizia del potenziale commissariamento ha emesso una lunga precisazione tramite la quale sostiene che “la notizia riportata dagli organi di informazionenon costituisce un fatto nuovo ed è la naturale conseguenza di una notizia vecchia. L’ordinanza del Tar che stabilisce l’inserimento a pettine dei precari – scrive il Ministero – è la scontata conseguenza del recente rigetto, da parte del Consiglio di Stato, dell’appello già proposto dall’amministrazione. Il Miur, con il consenso di gran parte dei sindacati, ha pronto un emendamento al Decreto Ministeriale salvaprecari che conferma i provvedimenti del Ministero e che consentirà di rendere inefficace il pronunciamento del Tar e di evitare il commissariamento”.
L’emendamento ad hoc sarà inserito in sede di conversione del dm salva-precari: “non è giusto deludere l’aspettativa legittima di chi ha scelto una graduatoria provinciale per la sua iscrizione e si vede scavalcato da un trasferimento dell’ultimo momento di un candidato di un’altra provincia. Nulla dunque cambierà rispetto a quanto già deciso dal Ministero”.
Immediata la risposta di Pacifico. “È chiaro che anche stavolta – dice il presidente dell’Anief – l’amministrazione pubblica vuole mettere il bavaglio ai giudici. Ma gli stessi che hanno emesso una sentenza analoga lo scorso anno, nel novembre 2008, hanno chiaramente detto che non rispettare i diritti dei precari corrispondere a ledere l’articolo 3 della Costituzione. E per questo il 20 ottobre i nostri iscritti manifesteranno il 20 ottobre in largo Bernardino da Feltre, vicino al ministero dell’Istruzione: il Ministero dovrà anche ascoltare la voce della piazza”. Il sindacalista si dice pronto ad andare avanti sino in fondo. “Se l’emendamento prospettato dal Miur verrà approvato in Parlamento – conclude Pacifico – stavolta per sentirci dire definitivamente che abbiamo ragione arriveremo al giudice delle leggi: la Corte costituzionale”. E la giostra continua.
“Mariastella, una ministra da far west”, di Marina Boscaino e Marco Guastavigna.
Ulteriore caos amministrativo nel caos organizzativo della scuola italiana targata Gelmini: entro
30 giorni – ha disposto ieri il Tar del Lazio – il ministro deve rimettere mano alle graduatorie per incarichi e supplenze; altrimenti interverrà un commissario. Che cosa è successo? Il Consiglio di Stato aveva dichiarato illegittima la decisione del ministro, che aveva stabilito che i docenti precari avrebbero potuto richiedere l’inserimento prioritario in una provincia e poi in ulteriori altre tre in cui «figurare in graduatoria per il biennio 2009-2011», con collocazione però in coda al personale incluso. A patrocinare i ricorsi è stata l’Associazione nazionale insegnanti ed educatori in formazione, che ha rilevato l’iniquità della collocazione in coda e rivendicato una collocazione «a pettine» in base al punteggio anche nelle province ulteriori. Nonostante diversi Tar avessero accolto questa interpretazione, Gelmini in luglio invitava gli Uffici scolastici provinciali a procedere nell’assegnazione dei posti, in attesa del suo ricorso al Consiglio di Stato.
La prima impressione è che si sia trattato di un tentativo improvvisato e contraddittorio di fornire una risposta al fatto che le graduatorie si esauriscono al Nord, mentre traboccano di precari al Sud, e di offrire al precariato meridionale una chance in più, cercando di evitare gli strali della Lega. Un’analisi più approfondita fa pensare che questo percorso impraticabile non sia stato casuale: la moltiplicazione di emergenze e criticità in un sistema così complesso come quello delle graduatorie potrebbe preludere all’ennesima «semplificazione» populista; del resto mettere mano al sistema di reclutamento degli insegnanti è obiettivo esplicito del governo. In ogni caso sono 7.500 gli aspiranti che si sono iscritti «in coda» e, anche se il ministro ha disposto che l’inserimento a pettine debba riguardare soltanto i «ricorrenti», a essere in una condizione di incertezza sono 150.000 insegnanti coinvolti, di cui 100.000 hanno già avuto la supplenza annuale e 8.000 sono stati immessi in ruolo secondo una graduatoria che è completamente da rivedere. Per non parlare dei ricorsi che deriveranno certamente dai contro-interessi messi in moto dalla rivisitazione.
Usando i metodi spregiudicati a cui ci ha abituati, Gelmini ha annunciato l’emanazione di un provvedimento che «sana» l’intera questione. Il fatto che il Tar ricordi che eludendo le ordinanze cautelari il ministero ha aggirato la Costituzione e l’abbia condannata al pagamento delle spese a favore degli insegnanti danneggiati non sembra impensierirla. L’efficientismo da Far West della pedestre Gelmini: una delle tante insidie da cui la scuola pubblica italiana deve cercare di proteggersi.
PANTALEO (FLC CGIL): «No alla guerra tra i precari: il governo faccia posto a tutti», di An. Sci.
«Il problema non è stare con quel precario o con quell’altro: è chiaro che sia che abbia alla fine ragione la ministra, o che la abbia il Tar, si scontenteranno comunque diverse centinaia, se non migliaia di persone. La soluzione sta nel rivedere i tagli e fare posto a tutti, come era in passato e secondo le reali esigenze della scuola». Mimmo Pantaleo, segretario della Flc Cgil, spiega che «il problema non sta tanto nel fare le graduatorie a pettine o a coda, ma è a monte: i tagli operati dalla ministra, e da tutto il governo, hanno creato molta meno disponibilità di posti, e questo ha generato nuovi conflitti tra i precari che prima non ci sarebbero stati, dato che più o meno si sistemavano tutti».
Il fronte dei precari per ora è diviso.
La ministra ha lavorato per questo, con i suoi regolamenti ha ignorato la legislazione. Basti pensare ai «contratti di disponibilità»: chi vi aderisce acquisisce la precedenza ad avere le supplenze brevi rispetto agli altri docenti, stravolgendo le graduatorie di istituto. E così è stato per quelle provinciali: la ministra ha deciso di mettere in coda i precari che arrivavano da altre province. Voglio dire: è chiaro che chi è iscritto da anni in una stessa lista, prova rabbia se all’ultimo momento viene una persona dall’esterno e ti prende il posto, ma la colpa non è dei lavoratori. Il problema è a monte: sono i tagli che hanno generato un numero limitatissimo di posti, e dunque qualsiasi criterio applichi – inserire i nuovi iscritti «in coda» o «a pettine» – comunque ne escludi tanti altri. Da sempre chi ha cambiato provincia è entrato secondo il suo punteggio, solo che prima i conflitti non c’erano perché più o meno entravano tutti.
Dunque la soluzione dove sta?
Non si può operare a pezzi, attaccando ora i diritti di un gruppo, ora quelli dell’altro, come fa la ministra Gelmini. E va detto che i tagli sono frutto della mancanza di risorse, e dunque anche responsabilità del ministro dell’Economia Tremonti e di tutto il governo. Noi chiediamo che si dia una risposta coerente a tutti: se si ripristinano prospettive di stabilizzazione per la totalità dei precari, non ci saranno più i singoli conflitti sul «pettine» o sulla «coda», perché sai che alla fine entrerai.
Ma la ministra ascolta le vostre richieste?
Gelmini è totalmente autoreferenziale, e si comporta così anche nei rapporti con i sindacati, in particolare con la Cgil. Dopo le manifestazioni del 3 ottobre abbiamo ribadito la richiesta di un tavolo a Palazzo Chigi, dove si affronti in modo generale e definitivo il problema dei precari: non solo degli insegnanti, ma anche degli Ata, gli amministrativi e il personale non docente. La soluzione non può che stare in tre ingredienti: 1) Stilare piani pluriennali di assunzione, in modo da dare una prospettiva a tutti; 2) Aumentare le immissioni in ruolo; 3) Rivedere i tagli.
Graduatorie da rifare, Gelmini bocciata sui precari, di Natalia Lombardo
Mariastella Gelmini commissariata: entro un mese il ministero dell’Istruzione dovrà inserire «a pettine» nelle graduatorie provinciali un centinaio di supplenti. Lo ha stabilito il Tar del Lazio accogliendo il ricorso dell’Asief (Associazione nazionale insegnanti ed educatori in formazione) e di circa 70 insegnanti. La III sezione bis del tribunale amministrativo, presieduta da Evasio Speranza, ha deciso che Mariastella Gelmini sarà commissariata se non farà inserire «a pettine», ovvero sulla base del punteggio ottenuto, i precari finiti «in coda» alle graduatorie. I giudici hanno già nominato il commissario, Luciano Cannerozzi, dirigente generale della Funzione Pubblica. Il Tar ricorda che «in applicazione dei principi costituzionali di effettività della tutela giurisdizionale », il ministero «è tenuto a dare tempestiva e puntuale esecuzione» alla sentenza. E condanna il Miur al pagamento delle spese legali degli insegnanti ricorrenti. Anche il Consiglio di Stato, al quale si era appellato il ministero, aveva infatti dato ragione al Tar. Mariastella Gelmini non cede: «Nulla cambierà rispetto a quanto è già deciso», ma annuncia un emendamento ad hoc nel cosiddetto «decreto salva precari», quando sarà convertito in legge. Il ministro è convinta che le sue scelte «rispondano a criteri di giustizia, serietà e modernità ». I criteri dei tagli, soprattutto. L’emendamento non consentirà il trasferimento da una graduatoria all’altra », spiega una nota da Viale Trastevere, «garantendo e limitando» l’inserimento «in coda» in altre tre province. In coda, appunto, a chi già è in lista per l’assunzione. Si preannuncia il caos. Il Tar deve calendarizzare altre udienze per ricorsi (da circa 7mila e 500 precari) e certo molti insegnanti già inseriti «a pettine» saranno sfavoriti, come gli 8mila che hanno avuto l’immissione in ruolo ad agosto, che potrebbero ricorrere al Tar. «Il ministro Gelmini sta provocando il caos nella scuola, si è mossa in modo unilaterale, senza basi giuridiche », afferma Domenico Pantaleo, segretario generale della Flc Cgil «ha messo i precari l’uno contro l’altro. Rivedere il decreto non salva nessuno, si devono rivedere i tagli». La Gelmini messa sotto scacco da Tar «dimostra di conoscere poco o per niente le cose di cui parla (come la questione delle pulizie da parte dei collaboratori scolastici), ma quelle che fa, ed anche quelle che non fa, risultano deleterie per la scuola pubblica statale».Anna Fedeli, della Cgil Lazio, propone che si lascino le graduatorie come sono, per non creare «sub graduatorie». La Lega insorge contro «la dittatura dei magistrati», l’Italia dei Valori reclama le dimissioni della Gelmini. Russo del Pd chiede che il ministro «rispetti le sentenze» e «non cambi la regole del reclutamento degli insegnanti, né alcuna legge, perché sarebbe un atto incostituzionale»
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