Source: https://criminaljusticenetwork.eu/it/temi/regole-probatorie
Timestamp: 2020-08-04 05:17:01+00:00
Document Index: 57614407

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 210', 'art. 64', 'art. 210', 'art. 64', 'art. 210']

﻿ Regole probatorie
Regole probatorie
Oltre il Buon Senso. Il Dilemma Confessorio. Un'Analisi del Caso del “Canaro della Magliana”
Il Buon Senso ha un ruolo pervasivo nel giudicare il comportamento e le intenzioni altrui. Come affermato da accreditata dottrina, la nostra comprensione dell'altro è fortemente influenzata da postulati su "come gira il mondo". La giurisprudenza ha condiviso questo punto di vista utilizzando questi postulati, attraverso lo strumento delle massime di esperienza, nella motivazione. E se in realtà il Buon Senso fosse tutt'altro che buono? Questo articolo analizza le ricadute in termini di false confessioni di tre errate affermazioni di Buon Senso: nessuno mente contro il proprio interesse; gli esseri umani riescono a riconoscere la menzogna e questa capacità può essere allenata; individui sani non generano ricordi falsi. Sfatando questi miti lo scopo è denunciare la fragilità del ragionamento giudiziale in ambito di confessione. L'ultima parte del testo analizza il caso del "Canaro della Magliana" allo scopo di evidenziare le fallacie che hanno caratterizzato la genesi e la valutazione della confessione del condannato
La nuova disciplina del captatore informatico tra esigenze investigative e salvaguardia dei diritti fondamentali Dalla sentenza “Scurato” alla riforma sulle intercettazioni
Il nuovo volto della criminalità organizzata ha posto i sistemi d’indagine tradizionali in grave difficoltà, evidenziando “l’incapacità investigativa” delle Autorità Giudiziarie di contrastare, in maniera efficace, il traffico di droga e la cessione di materiale pedopornografico attraverso il web. Solo con il ricorso alle indagini informatiche gli organi investigativi sono posti in condizione di ricercare ed assicurare il dato probatorio. Il nuovo orizzonte investigativo è rappresentato dalle intercettazioni di comunicazioni tra presenti tramite captatore informatico. Si tratta, com’è noto, di un sistema che consente da remoto la captazione di immagini e suoni tramite l’inoltro di un malware sul dispositivo bersaglio. Il Legislatore ha atteso oltre dieci anni per regolamentare l’utilizzo del nuovo strumento investigativo mediante l’introduzione del D.lgs 29 dicembre 2017, n. 216. La novella raccoglie diffusamente la “proposta” della “sentenza Scurato”, e solo alcune dei tanti spunti offerti dalla dottrina negli ultimi anni. Al Giudice per le indagini preliminari è affidato il compito di “recuperare” l’effettiva funzione di controllo sul “progetto investigativo” ipotizzato dal pubblico ministero al fine di salvaguardare i valori costituzionali coinvolti dall’utilizzo del mezzo.
Il rapporto tra teoria della probabilità e diritto delle prove penali affonda le proprie radici nella storia della giustizia penale. Il dibattito scientifico degli ultimi decenni ha tuttavia messo a fuoco la necessità di un maggiore approfondimento di questa stretta relazione, soprattutto in chiave di irrobustimento della razionalità del giudice moderno. L’irrompere della prova del Dna nelle aule di giustizia pone oggi nuovi interrogativi e induce a guardare con occhi meno scettici le recenti elaborazioni in materia di logica della probabilità e dogmatica del processo.
Il contributo evidenzia le linee di un nuovo garantismo inquisitorio idealmente tracciate da una recente sentenza delle Sezioni Unite (Cass., Sez. un., 26 Marzo 2015, n. 33583, Imp. Lo Presti), che, ponendo fine a un lungo contrasto giurisprudenziale, ha sancito l'inutilizzabilità dell'esame ex art. 210, comma 6, c.p.p. svoltosi senza la previa formulazione dell'avvertimento stabilito all'art. 64, comma 3, lett. c), c.p.p., pur salva la possibilità di rinnovarlo validamente seguendo gli avvertimenti di rito. Questa soluzione viene criticata dall'A.: ad un'errata messa a fuoco sulla platea dei soggetti dichiaranti cui effettivamente applicarsi l'art. 210, comma 6, c.p.p. si cumula una lettura non convincente, e, anzi, parzialmente abrogativa, in ordine alla portata sanzionatoria dell'art. 64, comma 3-bis, c.p.p.. Unitamente ad ulteriori osservazioni sul contenuto della summenzionata pronuncia di legittimità, l'A. formula osservazioni di carattere generale riguardanti l'istituto della testimonianza assistita, evidenziandone tanto il reale significato dogmatico (di matrice inquisitoria) quanto il cortocircuito strutturale determinato dall'opaca e malcostruita disciplina dell'art. 210, comma 6, c.p.p..