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Timestamp: 2018-07-18 08:58:04+00:00
Document Index: 174474160

Matched Legal Cases: ['art. 81', 'art. 81', 'art. 81', 'art. 81', 'art. 81', 'art. 81']

Qualcuno mi spiega a che cosa serve? | Giuseppe Ferrari
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Qualcuno mi spiega a che cosa serve?
Pubblicato il 7 agosto 2011	di Giuseppe Ferrari
Con i mercati che si ostinano a voler vendere i nostri titoli pubblici la nuova parola d’ordine della classe politica sembra essere diventata quella di inserire il vincolo del pareggio di bilancio nella nostra costituzione.
Ed un gruppo di eminenti senatori, fra cui anche Pietro Ichino, di cui ho la massima stima ha presentato negli scorsi giorni una proposta di legge di revisione costituzionale a tale scopo. Lo scorsa con una certa attenzione e non riesco a capire che cosa aggiunga alla stringatezza, ed alla cogenza, della attuale formulazione in proposito dell’art. 81. E, se l’attuale art. 81 non è servito, a cosa potrà servire una nuova legge se non a placare i sensi di colpa di una classe politica che, per giustificare la propria incapacità ad utilizzare gli strumenti di cui dispone, sembra divertirsi ad inventarsene degli altri, per non dover ammettere le proprie mancanze?
Andiamo con ordine. L’attuale art. 81 della Costituzione recita:
Ogni altra legge che importi nuove o maggiori spese deve indicare i mezzi per farvi fronte.“
Non sono un esperto di diritto costituzionale, ma mi sembra evidente la ratio, ed anche la lettera a volerla leggere in tale senso, dell’articolo vincoli già adesso al pareggio di bilancio: la legge di approvazione del bilancio non può stabilire nuovi tributi e nuove spese (co. 3) e “ogni altra legge che importi nuove o maggiori spese deve indicare i mezzi per farvi fronte” (co. 4). Basta escludere fra i mezzi per fare fronte a nuove o maggiori spese l’indebitamente ed il pareggio di bilancio è assicurato costituzionalmente.
Ichino e soci ben argomentano e intendono modificare, oltre all’art. 81, il 23, il 117 ed il 118. Non capisco bene la modifica al 23, ma ne condivido completamente lo spirito di eguaglianza intragenerazionale la cui violazione è, a mio modo di vedere, il peccato più grave fra quelli di cui si è macchiata la mia generazione. Comunque male non fa.
Più corposa la modifica all’art. 81, cui vengono aggiunti cinque commi. Ed anche qui, pur apprezzando l’intento, non capisco la necessità di tante parole. Se proprio si vuole aggiungere qualcosa al vecchio art. 81 basterebbe escludere esplicitamente dai mezzi per fare fronte alle spese l’indebitamente o, al massimo, mi sarei fermato alle prime due frasi del nuovo comma quinto: ” Nel bilancio delle Pubbliche Amministrazioni, dello Stato e delle Regioni, le spese totali non possono superare le entrate totali. Il ricorso all’indebitamento non è consentito.”
Troppo parole rischiano di diluire la fermezza dei propositi e, più nel dettaglio, perché gli estensori della proposta di legge si dilungano a regolamentare il caso in cui si verifichi un deficit di bilancio? Ai sensi del loro nuovo comma quinto mi pare che qualunque norma che lo preveda sia automaticamente incostituzionale e, come tale, priva di efficacia. Alla peggio, ma non mi sembra argomento da Costituzione, può essere previsto come comportarsi nel caso in cui il deficit sia frutto di errori e di eventi eccezionali.
Che il debito ed il deficit pubblico siano diventati argomento di dibattito è un bene, ma non credo che ciò di cui abbiamo bisogno siano riforme costituzionali. Dobbiamo intervenire subito ed in maniera pesante. Il modo migliore per contrastare gli speculatori, cone li chiamano i nostri politici, è quello di prenderli in contropiede con iniziative per loro inaspettate. Si scotterebbero le dita, e tanto più pesantemente quanto più drastica ed importante fosse la contromossa, con benefici effetti sui loro comportamenti futuri.
Ma questi sono i miei sogni. Le reazioni della nostra classe politica, e del duo Berlusconi-Tremonti in primis, sono facilmente prevedibili e scommettere contro di loro è come rubare caramelle ai bambini. Ci vorrà molto prima che torni il sereno.
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