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Timestamp: 2018-11-15 10:05:00+00:00
Document Index: 159152755

Matched Legal Cases: ['art. 360', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 83', 'sentenza ', 'art. 83']

Cassazione civile, 19/10/2018, (ud. 19/04/2018, dep.19/10/2018), n. 26522 Vedi massime correlate
Dott. ORILIA    Lorenzo                       -  rel. Consigliere  -
Dott. FEDERICO  Guido                              -  Consigliere  -
Dott. COSENTINO Antonello                          -  Consigliere  -
Dott. PICARONI  Elisa                              -  Consigliere  -
M.M., elettivamente domiciliato in ROMA, C.SO TRIESTE
109, presso lo studio dell'avvocato DONATO MONDELLI, che lo
TECNODATA DI            F.N., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA
FONTI DEL CLITUMNO, 12, presso lo studio dell'avvocato VINCENZO
SAVINO, rappresentato e difeso dall'avvocato GIOVANNI SAVINO;
avverso l'ordinanza del TRIBUNALE di FOGGIA, depositata il
06/04/2016;
TRONCONE Fulvio, che ha concluso per l'accoglimento del 1 motivo del
udito l'Avvocato MONDELLI Donato difensore del ricorrente che ha
chiesto l'accoglimento del ricorso.
1.1 Passando all'esame dei motivi, col primo di essi l'avvocato M. denunzia l'omesso esame circa un fatto decisivo della controversia che è stato oggetto di discussione (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5): il Tribunale, dilungandosi sul mancato raggiungimento della prova dell'esistenza della procura alle liti, avrebbe omesso di verificare se vi fosse aliunde la prova dell'instaurazione del rapporto e dello svolgimento dell'attività difensiva nel giudizio 2813/2000. Precisa il ricorrente che nel giudizio di merito si era ampiamente dimostrato lo svolgimento di attività difensiva e richiama in proposito le deduzioni e la documentazione richiamata nei verbali di causa, nonchè la stessa sentenza n. 1542/2010 che indicava l'avvocato M. come difensore della ditta Tecnodata per mandato in atti.
Secondo il ricorrente, se il giudice di prime cure avesse esaminato la circostanza posta alla sua attenzione, l'esito del giudizio sarebbe stato diverso, anche perchè secondo la giurisprudenza la mancanza del rituale conferimento della procura al difensore non osta al riconoscimento del diritto al compenso.
1.2 Col secondo motivo si denunzia, ai sensi dell'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e falsa applicazione del combinato disposto degli artt. 2230,2232 e 2233 c.c., e L. n. 794 del 1942, artt. 1,2,5 e 6, applicabili ratione temporis. Ricollegandosi alle considerazioni svolte nella precedente censura l'avvocato M. rimprovera al Tribunale di essersi discostato dal principio generale - costantemente ricorrente in giurisprudenza - della effettività dell'opera prestata, sottolineando la diversa funzione della procura (atto ad efficacia esterna, idonea a giustificare la difesa nei confronti dei terzi) rispetto al mandato professionale (atto a rilevanza interna) e precisa che il rigore formale a presidio del conferimento della procura e la sua stessa esistenza sono funzionali al primo dei due aspetti ma non toccano il secondo.
1.3 Col terzo motivo si denunzia infine, ai sensi dell'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e falsa applicazione dell'art. 83 c.p.c., artt. 1325 e 1350 c.c., per avere il Tribunale attribuito natura sostanziale alla procura alle liti, atto avente mera natura processuale; per avere attribuito ad essa valenza di fatto costitutivo del rapporto difensivo avvocato/cliente e per avere ritenuto che il relativo contratto debba necessariamente rivestire la forma scritta ad substantiam.
2 I tre motivi - strettamente connessi per il comune riferimento alla prova del mandato professionale nei rapporti tra cliente e avvocato - sono fondati.
Sull'attività professionale svolta da avvocati è fondamentale la differenza che corre tra contratto di patrocinio e procura alle liti, poichè, mentre quest'ultima è un negozio unilaterale col quale il difensore viene investito del potere di rappresentare la parte in giudizio, il contratto di patrocinio è un negozio bilaterale col quale il professionista viene incaricato di svolgere la sua opera secondo lo schema del mandato (tra le varie, Sez. 3 -, Sentenza n. 7410 del 23/03/2017; Sez. 3 -, Ordinanza n. 14276 del 08/06/2017 Rv. 644641; v. anche Cass. n. 13963/06, nonchè ord. n. 13927/15).
Le conseguenze in tema di forma e di prova sono le seguenti: non si può escludere che il rilascio di una procura alle liti assolva all'onere di forma eventualmente richiesto per il contratto (come è per la pubblica amministrazione: cfr. Cass. ord. n. 2266/12, n. 3721/15 e n. 15454/15) ed, al contempo, ne fornisca la prova. Però, di norma, ai fini della conclusione del contratto di patrocinio, non è indispensabile il rilascio di una procura ad litem, essendo questa necessaria solo per lo svolgimento dell'attività processuale, e non è richiesta la forma scritta, vigendo per il mandato il principio di libertà di forma. Nè rileva, ai fini della conclusione del contratto di patrocinio, il versamento, anticipato o durante lo svolgimento del rapporto professionale, di un fondo spese o di un anticipo sul compenso, sia perchè il mandato può essere anche gratuito, sia perchè, in caso di mandato oneroso, il compenso e l'eventuale rimborso delle spese sostenute possono essere richiesti dal professionista durante lo svolgimento del rapporto o al termine dello stesso (così Sez. 3 -, Sentenza n. 7410/2017 cit.; Cass. n. 10454/02).
Insomma, il diritto al compenso nasce dal conferimento del mandato e dall'espletamento dell'incarico (v. Sez. 6 - 2, Ordinanza n. 2321 del 2015) e nel caso di specie l'unico soggetto eventualmente interessato al rispetto delle formalità di conferimento della procura alle liti sarebbe stato l'avversario nel processo R.G. n. 2813/2000 definito con sentenza n. 1542/2010.
Dai suddetti principi si è apertamente discostato il Tribunale di Foggia, che ha concentrato la sua attenzione su un elemento (la mancata produzione in originale della procura alle liti nelle forme dell'art. 83 c.p.c.), tutt'altro che decisivo ai fini della soluzione della lite senza invece indagare sull'assolvimento, da parte del professionista, dell'onere probatorio anche attraverso gli altri elementi rinvenibili negli atti del processo.
La cassazione dell'ordinanza è pertanto inevitabile.
Il giudice di rinvio, che si individua nel Tribunale di Foggia in persona di diverso magistrato, riesaminerà la domanda dell'avvocato odierno ricorrente attenendosi ai citati principi e regolando, all'esito, anche le spese del presente giudizio di legittimità (resta così logicamente assorbita la richiesta di restituzione delle spese relative al giudizio di primo grado pure avanzata dal ricorrente a pag. 22).
accoglie il ricorso, cassa l'ordinanza impugnata e rinvia, anche per le spese del presente giudizio, al Tribunale di Foggia in persona di diverso magistrato.