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Timestamp: 2018-09-18 13:58:16+00:00
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CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. IV PENALE - SENTENZA 11 aprile 2018, n.16104
| Catalogo libri | Rivista | Distribuzione | Formazione | MARTEDÌ 18 SETTEMBRE AGGIORNATO ALLE 15:58
È ammissibile la continuazione tra reati puniti con pene eterogenee?
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. IV PENALE - SENTENZA 11 aprile 2018, n.16104MASSIMA
Vanno rimesse alle Sezioni Unite le seguenti questioni di diritto: "Se sia ammissibile la continuazione tra reati puniti con pene eterogenee" e "Se, in ossequio al favor rei, ferma la configurabilità della continuazione tra reati puniti con pene eterogenee, ove il reato più grave sia punito con la pena detentiva e quello satellite esclusivamente con la pena pecuniaria, l’aumento di pena per quest’ultimo debba conservare il genere di pena pecuniaria".
La Corte di Appello di Caltanissetta, all’esito di annullamento con rinvio della Suprema Corte, ha confermato la sentenza di condanna del Tribunale di Gela, nei confronti di G.G.A. e M.F., alla pena di mesi due e giorni quindici di arresto ed Euro 15.000 di ammenda per i reati di cui agli artt. 81, 110 cod.pen., 44, comma 1, lett. b, 93,94,95 del d.P.R. n. 380 del 2001 per avere costruito, in assenza di concessione, un vano di mq 35 (capo 1) in area classificata zona sismica senza previo avviso al Comune e senza previa presentazione all’ufficio del Genio civile della progettazione antisismica (capo 2). La Corte di cassazione, con sentenza n. 32351 del 2015, aveva annullato la precedente sentenza di appello limitatamente al trattamento sanzionatorio, mancando ogni motivazione nel provvedimento impugnato relativamente alla denunciata eccessività della pena che, con espressa motivazione, è stata ritenuta congrua dal giudice dell’impugnazione all’esito del giudizio di rinvio. Avverso tale sentenza hanno tempestivamente proposto ricorso per cassazione gli imputati, a mezzo del loro difensore, denunciando l’inosservanza o erronea applicazione degli artt. 1, 81 cod.pen. e 25 Cost., essendo stata applicata in aumento della pena prevista per il reato più grave, ai sensi dell’art. 81 cod.pen., la pena detentiva di quindici giorni di arresto, pur essendo prevista per il reato satellite solo la pena pecuniaria.
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. IV PENALE - SENTENZA 11 aprile 2018, n.16104 - Pres. Izzo – est. Picardi
1. Occorre premettere che la questione della legittimità della conversione della pena pecuniaria in pena detentiva in virtù dell’art. 81 cod.pen. non è stata affrontata nei precedenti gradi di giudizio, essendo stata prospettata dai ricorrenti per la prima volta con il presente ricorso. Il suo esame non può, tuttavia, ritenersi precluso, atteso che il motivo attiene alla legalità della pena ed è, dunque, rilevabile d’ufficio anche in sede di legittimità a condizione che il ricorso per cassazione sia ammissibile (Sez. 5, n. 24926 del 12/2003, rv. 229812, secondo cui l’illegittimità della pena è rilevabile d’ufficio ed è, quindi, sindacabile indipendentemente dalla deduzione di specifiche doglianze in sede di impugnazione; tuttavia, essa non determina il superamento della preclusione processuale derivante dall’inammissibilità del gravame, che impedisce il passaggio del procedimento all’ulteriore grado di giudizio ed inibisce la cognizione della questione e la rivisitazione del decisum per la formazione del giudicato interno; più recentemente, Sez. 2, n. 44667 del 08/07/2013 ud. - dep. 06/11/2013, Rv. 257612, secondo cui la violazione del principio di legalità della pena è rilevabile d’ufficio anche nel giudizio di cassazione a condizione che il ricorso non sia inammissibile e l’esame della questione rappresentata non comporti accertamenti in fatto o valutazioni di merito incompatibili con il giudizio di legittimità e, da ultimo, argomentando a contrario, Sez. U, n.47766 del 26/06/2015 ud. - dep. 03/12/2015, Rv. 265106, secondo cui nel giudizio di cassazione, l’illegalità della pena non è rilevabile d’ufficio in presenza di un ricorso inammissibile perché presentato fuori termine).
3. In proposito va ricordato che in un primo momento la Consulta, con la sentenza del 4 gennaio 1977, n. 34, aveva espressamente escluso l’applicabilità dell’art. 81 cod.pen. in caso di reati puniti con pene disomogenee, mentre, successivamente, con la sentenza n. 312 del 1988, superando tale precedente, ha ammesso l’applicabilità dell’art. 81 cod.pen. ai reati puniti con pene di specie diversa, precisando, però, in motivazione che 'non sí tratta di decidere sul piano teorico la maggiore o minore gravità dell’una o dell’altra pena, ma soltanto di far godere all’imputato, quale beneficio dipendente dall’istituto della continuazione, una minore limitazione della libertà personale rispetto a quella che gli deriverebbe dal cumulo materiale delle pene'.
Successivamente, tuttavia, si è consolidato il diverso l’orientamento secondo cui, una volta ritenuta la continuazione tra più reati, il trattamento sanzionatorio originariamente previsto per i reati 'satellite' non esplica più alcuna efficacia, dovendosi solo aumentare la pena prevista per la violazione più grave, senza che rilevi la 'qualità' della pena prevista per i reati 'satellite' (Sez. U, n. 4901 del 1992, rv. 191129; Sez. U, n.15 del 26/11/1997, rv. 209487; Sez. U, n. 25939 del 2013, non massimata sul punto).
Sembra, difatti, sussistere una incoerenza o, comunque, un mancato coordinamento tra l’orientamento delle Sezioni Unite secondo cui, una volta ritenuta la continuazione, il trattamento sanzionatorio originariamente previsto per i reati 'satellite' non esplica più alcuna efficacia, dovendosi solo aumentare la pena prevista per la violazione più grave, senza che rilevi la 'qualità' di quella originaria (Sez. U, n. 4901 del 1992, rv. 191129; Sez. U, n.15 del 26/11/1997, rv. 209487; Sez. U, n. 25939 del 2013, non massimata sul punto), ed i seguenti orientamenti della giurisprudenza di legittimità, che, al fine di preservare la ratio del favor rei, privilegiano una ricostruzione pluralistica del reato continuato:
- Sez. U, n. 1 del 26/02/1997, Rv. 207939, secondo cui, ai fini sia dell’articolo 303, comma primo, lett. c), cod. proc. pen., sia dell’art. 300, comma quarto, stesso codice, nel caso di condanna per più reati avvinti dalla continuazione, per alcuni dei quali soltanto (nella specie per i reati satellite) mantenga efficacia la custodia cautelare, per 'condanna' e per 'pena inflitta' devono, rispettivamente, intendersi la condanna e la pena inflitte per questi ultimi reati, e non la condanna e la pena inflitte per l’intero reato continuato, in quanto l’unificazione legislativa di più reati nel reato continuato va affermata laddove vi sia una disposizione apposita in tal senso o laddove la soluzione unitaria garantisca un risultato favorevole al reo, non potendo dimenticarsi che il trattamento di maggior favore per il reo è alla base della ratio del reato continuato (più recentemente v. Sez. U, n. 25956 del 26/03/2009, Rv. 243588, secondo cui in caso di condanna non definitiva per reato continuato, al fine di valutare l’eventuale perdita di efficacia ai sensi dell’art. 300 comma quarto cod. proc. pen., della custodia cautelare applicata soltanto per il reato satellite, la pena alla quale occorre fare riferimento è quella inflitta come aumento per tale titolo);
- Sez. U, n. 14 del 30/06/1999 Cc., Rv. 214355, secondo cui, nel corso dell’esecuzione il cumulo giuridico delle pene irrogate per il reato continuato è scindibile, ai fini della fruizione dei benefici penitenziari, in ordine ai reati che non impediscono la loro concessione e sempre che il condannato abbia espiato la pena relativa ai delitti ostativi - più recentemente Sez. 1, n. 14563 del 12/04/2006, Rv. 233946;
- Sez. U, n.3286 del 27/11/2008, Rv. 241755, secondo cui, in tema di continuazione, la circostanza attenuante dell’integrale riparazione del danno va valutata e applicata in relazione a ogni singolo reato unificato nel medesimo disegno criminoso - più recentemente Sez. 4, n. 4616 del 23/11/2017, Rv. 271947;
- Sez. 3, n. 42891 del 16/10/2008, Rv. 241539, secondo cui, in tema di condizioni di procedibilità, il diritto di querela decorre, in caso di reato continuato, dal momento in cui la persona offesa ha conoscenza certa del fatto - reato e non dall’ultimo momento consumativo della continuazione.
A ciò si aggiunga che, da un lato, l’art. 81 cod.pen. sembra fare riferimento solo ad un aumento quantitativo della pena base, ma non ad una sua trasformazione qualitativa (v. in particolare ultimo comma 'l’aumento della quantità di pena') e, dall’altro, l’art. 669 cod.proc.pen. attribuisce minore gravità alla pena pecuniaria rispetto a quella detentiva, giustificando, in un’ottica di favor rei, una trasformazione della pena detentiva in quella pecuniaria ma non il contrario.
Infine, l’art. 533, secondo comma, cod.proc.pen., nel dividere, con riferimento al reato continuato, il processo di quantificazione della pena in due fasi, mantenendo distinti i singoli reati ('il giudice stabilisce la pena per ciascuno di essi e quindi determina la pena che deve essere applicata in osservanza delle norme...sulla continuazione'), consentirebbe la determinazione della pena in termini di addizione della pena eterogenea più favorevole, senza alcuna necessità di trasformare quella pecuniaria in detentiva secondo lo schema della pena unitaria progressiva per moltiplicazione, che ha una sua ragione d’essere solo in presenza di pene omogenee.
9. In conclusione, il Collegio, in considerazione dei recenti precedenti difformi e delle argomentazioni esposte, ritiene di dover dissentire dal principio enunciato dalle Sez. U, n. 4910 del 27/03/1992, rv. 191129 (confermato dalla giurisprudenza successiva), secondo cui, una volta ritenuta la continuazione tra più reati, il trattamento sanzionatorio originariamente previsto per i reati 'satellite' non esplica più alcuna efficacia, dovendosi solo aumentare la pena prevista per la violazione più grave, senza che rilevi la 'qualità' della pena prevista per i reati 'satellite'.
Si giustifica, pertanto, ai sensi dell’art. 618, comma 1-bis, cod.proc.pen., la rimessione del ricorso alle Sezioni Unite in ordine alle seguenti questioni di diritto: 'Se sia ammissibile la continuazione tra reati puniti con pene eterogenee' e 'Se, in ossequio al favor rei, ferma la configurabilità della continuazione tra reati puniti con pene eterogenee, ove il reato più grave sia punito con la pena detentiva e quello satellite esclusivamente con la pena pecuniaria, l’aumento di pena per quest’ultimo debba conservare il genere di pena pecuniaria'.