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Timestamp: 2018-02-23 23:26:48+00:00
Document Index: 181294504

Matched Legal Cases: ['art. 25', 'art. 25', 'art 25', 'art 25', 'art 25', 'art 25', 'art 25', 'art. 11', 'art. 25', 'art. 25', 'art 25', 'art. 11', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 10', 'art. 9', 'art. 25', 'art. 589', 'art. 590', 'art. 25', 'art. 24', 'art. 59', 'art. 24', 'art. 24', 'art. 15', 'art. 25', 'art. 473', 'art. 474', 'art. 25', 'art. 513', 'art. 513', 'art. 514', 'art. 515', 'art. 516', 'art. 517', 'art. 517', 'art. 517', 'art. 25', 'art. 171', 'art. 171', 'art. 171', 'art. 171', 'art. 171', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 25', 'art. 377', 'art. 25', 'art. 22', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 6', 'art. 6', 'art 25', 'art 25', 'art 25', 'art 25', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 6', 'art. 6', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 6', 'art. 6']

MODELLO DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO ai sensi del D. LGS. 231/ PDF
MODELLO DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO ai sensi del D. LGS. 231/2001
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Mirella Bertoni
1 MODELLO DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO ai sensi del D. LGS. 231/2001 Dicembre 2012
2 INDICE PARTE GENERALE Premessa Excursus normativo ed estensione del Decreto Finalità del Modello Approvazione del Modello Struttura del Modello Attività propedeutiche svolte Aggiornamento del Modello Organismo di Vigilanza: nomina Organismo di Vigilanza: i requisiti Organismo di Vigilanza: cause di ineleggibilità e/o decadenza Organismo di Vigilanza: i compiti Organismo di Vigilanza: regolamento di funzionamento ed autonomia finanziaria Flussi informativi dall Organismo di Vigilanza al top management Flussi informativi nei confronti dell Organismo di Vigilanza Referenti Interni Formazione ed informazione Codice etico...19 SISTEMA SANZIONATORIO Premessa Destinatari Criteri di applicazione delle sanzioni Misure per i dipendenti Misure per i dirigenti Misure nei confronti dei lavoratori autonomi Misure nei confronti degli amministratori...28 GOVERNO SOCIETARIO (OMISSIS)...29 PARTE SPECIALE(OMISSIS)...29 Sezione A : Artt. 24 e 25 del Decreto(omissis)...29 Sezione B : art. 25 ter del Decreto...29 Reati societari (omissis)...29 Sezione C : Art. 25 bis del Decreto 231/ Reati nummari (omissis)...29 Sezione D : Art. 25 septies del Decreto...29 Reati in violazione delle norme relative alla tutela della salute e della sicurezza sul lavoro (omissis)...29 Sezione E art. 25 octies del D. Lgs. 231/ a) Reati di riciclaggio (omissis)...29 Sezione E art 25 octies del D. Lgs. 231/ b) Reati di ricettazione (omissis)...29 Sezione F art 25 bis 1 del D. Lgs. 231/ Delitti contro l industria ed il commercio (omissis)...29 Sezione G art 25 decies del D. Lgs. 231/ Induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all autorità giudiziaria(omissis).30 Sezione H art 25 undecies del D. Lgs. 231/ Reati ambientali (omissis)...30 Sezione I art 25 duodecies del D.Lgs. 231/ Reati collegati all immigrazione (omissis)...30 ALLEGATI (OMISS
3 PARTE GENERALE 3
4 1. Premessa Il Decreto legislativo 8 giugno 2001, n 231 (d ora in avanti D. Lgs. 231/01 o il decreto) attuativo dell art. 11 della Legge 29 settembre 2000, n 300, ha introdotto nel nostro ordinamento, in aggiunta alla responsabilità della persona fisica che materialmente commette l illecito, la responsabilità penale dell ente di appartenenza che ne ha tratto vantaggio. Il citato decreto, recante la Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica, ha introdotto per la prima volta in Italia una responsabilità diretta degli enti per alcuni reati commessi nell interesse o a vantaggio degli stessi: i) da persone che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione dell ente o di una sua unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale, nonché da persone che esercitano, anche di fatto, la gestione e il controllo dello stesso; ii) da persone sottoposte alla direzione o alla vigilanza di uno dei soggetti sopra indicati. Tale responsabilità si aggiunge a quella della persona fisica che ha realizzato materialmente il fatto reato. La nuova responsabilità amministrativa introdotta dal D. Lgs. 231/2001 mira innanzitutto a colpire il patrimonio degli enti che abbiano tratto un vantaggio dalla commissione di alcune, individuate, fattispecie criminose. E quindi prevista, in tutti i casi, l applicazione di una sanzione pecuniaria in misura variabile a seconda della gravità del reato e della capacità patrimoniale dell ente, onde garantirne la reale afflittività. L applicazione della disciplina può comportare per l ente sanzioni che possono, nei casi più gravi, comportare la comminazione di sanzioni interdittive anche in via cautelare, quali la sospensione o revoca di autorizzazioni, licenze o concessioni, il divieto di contrattare con la PA, l interdizione dall esercizio dell attività, l esclusione da agevolazioni o finanziamenti pubblici ed il divieto di pubblicità. Gli articoli 6 e 7 del D. Lgs. 231/2001, tuttavia, prevedono una forma di esonero dalla responsabilità qualora l'ente dimostri di aver adottato ed efficacemente attuato modelli di organizzazione, gestione e controllo idonei a prevenire la realizzazione dei reati considerati. Il sistema prevede l istituzione di un organismo di controllo interno all ente con il compito di vigilare sul funzionamento e osservanza dei modelli nonché di curarne l'aggiornamento. I suddetti modelli devono rispondere alle seguenti esigenze: individuare le attività nel cui ambito possono essere commessi i reati; prevedere specifici protocolli e procedure utili a prevenire la commissione dei reati; 4
5 individuare modalità di gestione delle risorse finanziarie idonee a prevenire la commissione dei reati; prevedere obblighi di informazione nei confronti dell organismo deputato a vigilare sul funzionamento e l osservanza del modello; introdurre un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel modello. Lo stesso D. Lgs. 231/2001 prevede che i modelli possano essere adottati, garantendo le esigenze di cui sopra, sulla base di codici di comportamento redatti dalle associazioni rappresentative di categoria, comunicati al Ministero della Giustizia. 2. Excursus normativo ed estensione del Decreto Nella sua prima configurazione il decreto, in attuazione dei principi espressi nella Convenzione di Bruxelles del 26 maggio 1997 sulla lotta alla corruzione nella quale sono coinvolti funzionari della Comunità Europea o degli Stati membri e nella Convenzione OCSE del 17 dicembre 1997 sulla lotta alla corruzione di pubblici ufficiali stranieri nelle operazioni economiche e internazionali, introduce agli artt. 24 e 25 i reati di corruzione, concussione, truffa in danno allo Stato o di altro ente pubblico, truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche, indebita percezione di erogazioni pubbliche, malversazione, frode informatica in danno allo Stato. Il legislatore, pur operando una scelta minimalista rispetto alla delega contenuta nella legge sopra citata 1, è intervenuto poi a più riprese sul tema, in relazione al rispetto di convenzioni internazionali ovvero per inserire connotazioni di enforcement a normativa nazionale preesistente ritenuta meritevole di particolare cogenza. Successivamente, la legge 23 novembre 2001 aggiunge al decreto l art. 25 bis estendendo il suo ambito di applicazione anche ai reati di falso in moneta, carte di credito e valori bollati. IL D. Lgs. 61/2002, con l inserimento dell art. 25 ter, estende la responsabilità dell ente anche ai reati societari previsti dal codice civile (falsità nelle comunicazioni sociali, falso in prospetto, impedito controllo, illecite operazioni sul capitale, ostacolo all esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza, indebita influenza sull assemblea). Seguono poi interventi legislativi peculiari quali la legge di ratifica ed esecuzione della Convenzione internazionale per la repressione del finanziamento del terrorismo fatta a New York il 9 dicembre del 1999 del 27 gennaio 2003 n 21 che, con l art 25 quater, introduce i reati 1 Resta ancora da disciplinare la responsabilità dell ente per i reati in materia di tutela ambientale e del territorio; dei reati relativi alla tutela dell incolumità pubblica, in attuazione della delega contenuta nell art. 11 della Legge n. 300/2000 5
6 relativi al terrorismo e all eversione dell ordine democratico e la legge n. 228 dell 11 agosto 2003 che introduce all art. 25 quinquies i reati relativi alla tratta delle persone. Un inserimento rilevante in materia di reati economico-finanziari effettuato dal legislatore a seguito degli ultimi accadimenti verificatisi sullo scenario economico nazionale ed internazionale, è costituito dalla legge n. 62 del 2005, che amplia la sfera di responsabilità degli enti anche ai casi di reati di manipolazione del mercato ed insider trading (art. 25 sexies). E intervenuta poi la Legge 16 marzo 2006, n. 146, "Ratifica ed esecuzione della Convenzione e dei Protocolli delle Nazioni Unite contro il crimine organizzato transnazionale, adottati dall Assemblea generale il 15 novembre 2000 ed il 31 maggio 2001" che all art. 10 estende la responsabilità amministrativa dell ente anche per i reati di associazione per delinquere, associazioni per delinquere finalizzate al contrabbando di tabacchi lavorati esteri o finalizzati al traffico illecite di sostanze stupefacenti o psicotrope, associazione di tipo mafioso, favoreggiamento personale, riciclaggio, impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita ed in materia di immigrazione clandestina. La Legge n. 123 del 3 agosto 2007 con l art. 9 ha aggiunto al Decreto 231 l art. 25 septies che prevede la responsabilità amministrativa dell ente per i reati di omicidio colposo (art. 589 c.p.) e lesioni personali colpose (art. 590 c.p.) commessi con violazione delle norme antinfortunistiche e sulla tutela dell igiene e della salute sul luogo di lavoro. Conseguentemente, nel caso di violazione della normativa a tutela della salute e sicurezza dei luoghi di lavoro che comporti il verificarsi di gravi infortuni, potrà essere punito anche l ente ritenuto responsabile di dette mancanze. Con l attuazione da parte del Governo della direttiva 2005/60/CE concernente la prevenzione dell utilizzo del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo, nonché della direttiva 2006/70/CE che ne reca misure di esecuzione, è stato introdotto nella disciplina del D. Lgs. 231/2001 con il D. Lgs. 231 del 2007, l art. 25 octies, che prevede la responsabilità degli enti per i reati di ricettazione, riciclaggio e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita di cui agli artt. 648, 648 bis e 648 ter del codice penale. Pertanto, i delitti di riciclaggio e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita potranno comportare la responsabilità amministrativa dell ente anche qualora non abbiano il requisito di transnazionalità (come era richiesto sino all emanazione della norma in oggetto). Infine, il 27 febbraio 2008 il Senato ha approvato il disegno di legge di ratifica ed esecuzione della Convenzione del Consiglio d Europa sulla criminalità informatica, che introduce l art. 24 bis al Decreto 231/01, intitolato Delitti informatici e trattamento illecito dei dati. 6
7 Con la Legge 2 luglio 2009 (Pacchetto sicurezza) l art. 59, dopo l art. 24-bis del decreto legislativo 231/2001, viene inserito l art. 24-ter (Delitti di criminalità organizzata) che prevede la responsabilità degli enti: 1. in relazione alla commissione di taluno dei delitti di cui agli articoli 416, sesto comma, 416-bis, 4I6-ter e 630 del codice penale, ai delitti commessi avvalendosi delle condizioni previste dal predetto articolo 416-bis ovvero al fine di agevolare l attività delle associazioni previste dallo stesso articolo, nonché ai delitti previsti dall articolo 74 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, si applica la sanzione pecuniaria da quattrocento a mille quote; 2. in relazione alla commissione di taluno dei delitti di cui all articolo 416 del codice penale, ad esclusione del sesto comma, ovvero di cui all articolo 407, comma 2, lettera a), numero 5), del codice di procedura penale, si applica la sanzione pecuniaria da trecento a ottocento quote; 3. nei casi di condanna per uno dei delitti indicati nei commi 1 e 2, si applicano le sanzioni interdittive previste dall articolo 9, comma 2, per una durata non inferiore ad un anno; 4. se l ente o una sua unità organizzativa viene stabilmente utilizzato allo scopo unico o prevalente di consentire o agevolare la commissione dei reati indicati nei commi 1 e 2, si applica la sanzione dell interdizione definitiva dall esercizio dell attività ai sensi dell articolo 16, comma 3. Con la Legge n. 99 del 23 luglio 2009 (G.U n. 176 del 31 luglio 2009) l art. 15 ha integrato l art. 25 bis, che già prevedeva i reati di falsità in monete, in carte di credito e in valori di bollo, con la responsabilità degli enti per i reati di contraffazione, alterazione o uso di marchi o segni distintivi ovvero di brevetti, modelli e disegni, di cui all art. 473 del codice penale e per i reati di introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi, di cui all art. 474 del codice penale. Inoltre la stessa norma ha inserito l art. 25 bis 1, che prevede la responsabilità degli enti per i delitti contro l industria ed il commercio. In dettaglio sono richiamati i seguenti articoli del codice penale: - art. 513 Turbata libertà dell industria e del commercio; - art. 513-bis Illecita concorrenza con minaccia o violenza; - art. 514 Frodi contro le industrie nazionali; - art. 515 Frode nell esercizio del commercio; - art. 516 Vendita di sostanze alimentari non genuine come genuine; - art. 517 Vendita di prodotti industriali con segni mendaci; - art. 517-ter Fabbricazione e commercio di beni realizzati usurpando titoli di proprietà industriale; 7
8 - art. 517-quater Contraffazione di indicazioni geografiche o denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari. Infine la stessa norma ha inserito l art. 25 nonies, che prevede la responsabilità degli enti per i delitti in materia di violazione del diritto d autore. In dettaglio sono richiamati i seguenti articoli della Legge n. 633/1941: art. 171; art. 171-bis; art. 171-ter;art. 171-septies e art. 171-octies. Il Consiglio dei Ministri, in data 7 luglio 2011 ha approvato il D. Lgs n. 121 Attuazione della direttiva 2008/99/CE sulla tutela penale dell ambiente, nonché della direttiva 2009/123/CE che modifica la direttiva 2005/35/CE relativa all inquinamento provocato dalle navi e all introduzione di sanzioni per violazioni pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale in data 1 agosto 2011 ed entrato in vigore, dopo la normale vacatio legis, in data 16 agosto Il decreto legislativo, all art. 1 inserisce Modifiche al Codice Penale ed all art. 2 presenta alcune integrazioni al D. Lgs 8 giugno 2001, n. 231 che provvediamo ad indicare: 1. viene inserito l art. 25-decies (Induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all autorità giudiziaria). Questo è il testo: In relazione alla commissione del delitto di cui all art. 377-bis del codice civile, si applica all ente la sanzione pecuniaria fino a cinquecento quote ; 2. viene inserito l art. 25-undecies (Reati ambientali) che prevede sanzioni pecuniarie in quote, tipiche del D. Lgs 231, per la violazione di una serie di articoli del codice penale. Le fattispecie di reato introdotte da questo articolo possono essere così riepilogate: - distruzione di specie animali o vegetali protette; deterioramento di habitat protetti; tratta di specie in estinzione; - scarico acque reflue; - rifiuti; - inquinamento di suolo, sottosuolo, acque; - emissioni in atmosfera; - sostanze lesive dell ozono; - inquinamento doloso e colposo provocato dalle navi alla qualità delle acque (scarichi di sostanze inquinanti). L entrata in vigore del Decreto Legislativo 16 luglio 2012, n. 109 ha avuto come effetto l ampliamento dei reati presupposto che fanno scattare il regime di responsabilità amministrativa previsto dal D.Lgs 231. Le fattispecie riguardano i reati collegati all immigrazione, come previsti dal Testo Unico sull immigrazione all art. 22, comma 12-bis del Decreto Legislativo 25 luglio 1998, n Si tratta delle ipotesi aggravate del reato che riguarda il datore di lavoro che occupa alle proprie dipendenze lavoratori stranieri privi del permesso di soggiorno, ovvero con 8
9 permesso di soggiorno scaduto e del quale non sia stato richiesto, nei termini di legge, il rinnovo. Oppure trattasi di permesso di soggiorno revocato o annullato. L entrata in vigore della legge 6 novembre 2012 n. 190 conosciuta anche Legge anticorruzione ha modificato il testo degli art. 25 e 25 ter del D.Lgs 231. Le modifiche all art. 25 consistono nell inserimento nella rubrica, dopo la parola concussione delle parole seguenti: induzione indebita a dare e promettere utilità e nell aggiunta al comma 319 ter, comma 2, delle seguenti parole: 319 quater. All art. 25 ter comma 1, dopo la lettera s) è aggiunta il seguente periodo: s-bis) per il delitto di corruzione tra privati, nei casi previsti dal 3 comma dell Art del c.c.; la sanzione pecuniaria è prevista da 200 a 400 quote. Per una più estesa descrizione dei reati la cui commissione comporta la responsabilità amministrativa dell ente si rimanda al Catalogo dei reati allegato. 3. Finalità del Modello SIDAL ha elaborato ed adottato il presente Modello di organizzazione e controllo ispirandosi ai sensi dell art. 6 comma 3 del Decreto 231/01, alle Linee Guida Conad, elaborate dalla Associazione Nazionale Cooperative Dettaglianti ed approvate dal ministero della Giustizia in data 18 luglio 2007, data la sostanziale assimilabilità dell attività svolta a quella delle cooperative di distribuzione Conad. Detta iniziativa è stata assunta nella convinzione che tale strumento, oltre a realizzare la condizione esimente dalla responsabilità stabilita dalla Legge, possa migliorare la sensibilità di coloro che operano per conto della Società sulla importanza di conformarsi non solo a quanto imposto dalla vigente normativa, ma anche ai principi deontologici a cui si ispira SIDAL, al fine di svolgere la propria attività ai massimi livelli di legittimità, correttezza e trasparenza. Nel modello organizzativo che segue: a) sono state delineate le modalità di funzionamento dell Organismo di Vigilanza previsto dall art. 6 del Decreto; b) è stato definito il sistema disciplinare interno alla Società per comportamenti non conformi alle prescrizioni del seguente Modello; c) sono stati formulati alcuni protocolli generali per regolare le attività sensibili, che andranno ad integrare le procedure interne in vigore, ferma restando la facoltà dell organo delegato di apportare eventuali modifiche alla struttura organizzativa ed al sistema delle deleghe. 9
10 4. Approvazione del Modello Il presente Modello è atto di emanazione del Consiglio di Amministrazione. Contestualmente all approvazione del Modello è istituito l Organismo di Vigilanza, con il compito di vigilare sul funzionamento, sulla efficacia e sulla osservanza delle disposizioni contenute nel presente documento, nonché di curarne l aggiornamento continuo, come meglio descritto nei paragrafi successivi. 5. Struttura del Modello Il Modello si compone di più parti: a) la presente parte generale, contenente i richiami essenziali del D. Lgs. 231/01, gli obiettivi del Modello, i compiti dell Organismo di Vigilanza e le regole di funzionamento dello stesso; b) il sistema sanzionatorio, che individua i comportamenti in violazione delle prescrizioni del Modello e le relative sanzioni applicabili, nel rispetto del CCNL di riferimento; c) la governance organizzativa adottata da SIDAL, di cui il presente modello è parte integrante; d) la parte speciale Sezione A, riferita alle diverse tipologie di reati nei confronti della P.A. previsti dal D. Lgs. 231/01 agli artt. 24 e 25; e) la parte speciale Sezione B,riferita a tutte le tipologie di reati societari richiamati dall art 25 ter del D. Lgs. 231/01; f) la parte speciale Sezione C, riferita ai reati nummari previsti dall art 25 bis del D. Lgs 231/01 g) la parte speciale Sezione D riferita ai reati in violazione delle norme infortunistiche e sulla tutela della salute sul lavoro, richiamati dall art 25 septies del Decreto; h) la parte speciale Sezione E riferita ai reati di riciclaggio e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, richiamati dall art 25 octies del Decreto; i) la parte speciale Sezione F,relativa alle attività sensibili individuate in fase di assessment con riferimento ai delitti contro l industria ed il commercio ex art. 25 bis 1 del decreto; j) la parte speciale Sezione G, relativa a quanto richiamato dall art. 25 decies in merito all induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all autorità giudiziaria; k) la parte speciale Sezione H, relativa alle attività sensibili individuate in fase di assessment con riferimento ai reati ambientali ex art. 25 undecies del decreto; l) la parte specia le S e zione I,relativa alle attività sensibili individuate in fase di assessment con riferimento ai reati collegati all immigrazione ex art. 25 duodecies del decreto. 10
11 6. Attività propedeutiche svolte Al fine della costituzione di un Modello idoneo a prevenire i reati di cui al Decreto 231/01, sono state individuate, con adeguato supporto consulenziale e sulla base delle indicazioni fornite dalle Linee Guida elaborate da ANCD, le fattispecie di reato realizzabili nell ambito aziendale, le aree e i processi a rischio e le modalità con cui i reati possono essere commessi. E stata effettuata altresì una puntuale rilevazione del sistema di controllo in essere attraverso l analisi delle procedure, del sistema di controllo interno e della governance in atto. 7. Aggiornamento del Modello Al fine di raggiungere gli obiettivi che il Modello si prefigge, questo potrà essere integrato con le modifiche che l Organismo di Vigilanza, per il tramite del Consigliere nominato ad acta, vorrà proporre al CdA per le determinazioni di competenza. 8. Organismo di Vigilanza: nomina Contestualmente all adozione del presente Modello il CdA nomina un Organismo di Vigilanza ai sensi dell art. 6 del citato decreto. Data la dimensione dell attività di SIDAL si è ritenuto di optare per un organismo collegiale che durerà in carica tre anni a decorrere dalla data della nomina. In particolare, la prima nomina avrà una scadenza equiparata alla prossima scadenza del Collegio Sindacale, mentre le successive avranno una scadenza triennale. 9. Organismo di Vigilanza: i requisiti Il Modello adottato da SIDAL intende attuare rigorosamente le prescrizioni del Decreto in relazione ai requisiti che l Organismo di Vigilanza deve possedere e mantenere nel tempo. In particolare i requisiti richiesti sono: Autonomia Detto carattere è prescritto dallo stesso legislatore che riferisce, all art. 6 lett. b del D. Lgs. 231 di autonomi poteri di iniziativa e controllo. L autonomia si esprime primariamente rispetto alla stessa società, nel senso che l Organismo deve rimanere estraneo rispetto ad ogni forma di interferenza e pressione da parte del management aziendale, né deve esercitare attività operative all interno della stessa società. L autonomia decisionale si esprime quindi nell esercizio 11
12 di poteri ispettivi, di accesso alle informazioni aziendali, di controllo, consultazione e proposta. Quale necessario completamento di un autonomia non meramente formale ma sostanziale, ne consegue l attribuzione all Odv della possibilità di disporre di forme di autonomia finanziaria (un autonomo budget iniziale) e di potestà autoregolamentari. Indipendenza Il suddetto requisito, seppure non previsto direttamente dal legislatore, è condizione necessaria di non soggezione ad alcun vertice aziendale. Onde garantire la massima effettività ed imparzialità di giudizio, l Odv deve caratterizzarsi quale organo terzo, le cui decisioni siano insindacabili. Sia l autonomia che l indipendenza sono garantiti con l inserimento in una posizione referente al Consiglio di Amministrazione; l Organismo di Vigilanza è collocato altresì in posizione referente al Collegio Sindacale per fatti censurabili che dovessero coinvolgere gli amministratori. Continuità La continuità d azione è garantita dalla calendarizzazione delle attività dell Organismo di Vigilanza, dalla periodicità dei propri interventi ispettivi, dalla regolarità delle comunicazioni verso i vertici aziendali, come decritti nello specifico regolamento di funzionamento. Professionalità La professionalità è assicurata dall esperienza dell Organismo di Vigilanza che deve essere dotato delle competenze specialistiche proprie di chi svolge attività consulenziali o ispettive e necessarie per l espletamento delle proprie funzioni. In particolare l Organismo di Vigilanza è dotato di: competenze legali: adeguata padronanza nella interpretazione delle norme di legge con specifica preparazione nell analisi delle fattispecie di reato individuabili nell ambito dell operatività aziendale e nella identificazione di possibili comportamenti sanzionabili; competenze nella organizzazione: adeguata preparazione in materia di analisi dei processi organizzativi aziendali e nella predisposizione di procedure adeguate alle dimensioni aziendali, nonché dei principi generali sulla legislazione in materia di compliance e dei controlli correlati. competenze ispettive : esperienza in materia di controlli interni maturati in ambito aziendale. 12
13 10. Organismo di Vigilanza: cause di ineleggibilità e/o decadenza Costituiscono cause di ineleggibilità e/o decadenza dalla carica di OdV: 1. le circostanze di cui all art del Codice Civile 2. l essere indagato per uno dei reati previsti dal Decreto; 3. la sentenza di condanna o di patteggiamento, anche non definitiva, per aver commesso uno dei reati previsti dal Decreto; 4. la sentenza di condanna (o di patteggiamento) anche non definitiva a pena che comporta l interdizione, anche temporanea, dai pubblici uffici, oppure l interdizione, anche temporanea, dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese; 5. il trovarsi in situazioni che gravemente ledano l autonomia e l indipendenza nello svolgimento delle attività di controllo proprie dell OdV. Altre cause di ineleggibilità potranno essere previste nel regolamento dell OdV. 11. Organismo di Vigilanza: i compiti L Organismo di Vigilanza, di diretta nomina del Consiglio di Amministrazione, in osservanza dell art. 6 del Decreto, ha le seguenti attribuzioni: a) vigilanza sulla effettività del Modello attraverso la verifica della coerenza tra i comportamenti concreti e quelli previsti dal Modello, mediante il presidio delle aree a rischio di reato, sia di quelle caratterizzanti l attività tipica di SIDAL, sia di quelle strumentali alla commissione dei reati (gestione delle risorse finanziarie). Per poter ottemperare a tali doveri l Organismo di Vigilanza può stabilire le attività di controllo ad ogni livello operativo, dotandosi degli strumenti necessari a segnalare tempestivamente anomalie e disfunzioni del Modello verificando ed integrando le procedure di controllo; in particolare il Modello prevede che per ogni operazione ritenuta a rischio specifico debba essere consegnata all Organismo di Vigilanza un adeguata documentazione a cura dei referenti delle singole funzioni. Ciò consentirà di procedere, in ogni momento, alla effettuazione dei controlli che descrivono le caratteristiche e le finalità dell operazione ed individuino chi ha autorizzato, registrato e verificato l operazione; b) verifica periodica dell adeguatezza del Modello, cioè della capacità di prevenire i comportamenti non voluti, del mantenimento nel tempo dei requisiti di solidità e funzionalità, attraverso un monitoraggio costante sul sistema dei controlli e sui protocolli; 13
14 c) aggiornamento del modello nel caso in cui i controlli operati rendano necessari correzioni ed adeguamenti. In particolare l Organismo di Vigilanza deve: mantenere aggiornato il Modello conformemente alla evoluzione della Legge, nonché in conseguenza delle modifiche alla organizzazione interna e all attività aziendale; collaborare alla predisposizione ed integrazione della normativa interna (codice etico, protocolli, procedure di controllo, ecc.) dedicata alla prevenzione dei rischi; identificare, misurare e monitorare adeguatamente tutti i rischi individuati o individuabili rispetto ai reali processi e procedure aziendali procedendo ad un costante aggiornamento dell attività di rilevazione e mappatura dei rischi; promuovere iniziative atte a diffondere la conoscenza tra gli organi ed i dipendenti della società del Modello fornendo le istruzioni ed i chiarimenti eventualmente necessari nonché istituendo specifici seminari di formazione; provvedere a coordinarsi con le altre funzioni aziendali per un miglior controllo delle attività e per tutto quanto attenga alla concreta attuazione del Modello; disporre verifiche straordinarie e/o indagini mirate con possibilità di accedere direttamente alla documentazione rilevante laddove si evidenzino disfunzioni del Modello o si sia verificata la commissione dei reati oggetto delle attività di prevenzione. Fermo restando le disposizioni normative ed il potere discrezionale dell OdV di attivarsi con specifici controlli di propria iniziativa o a seguito delle segnalazioni ricevute, esso effettua periodicamente controlli a campione sulle attività connesse ai Processi Sensibili, diretti a verificare la corretta esplicazione delle stesse in relazione alle regole di cui al Modello. E altresì compito dell OdV di SIDAL: a) curare l emanazione e l aggiornamento di istruzioni operative relative a: - adozione di procedure organizzative; - atteggiamenti da assumere nell ambito delle attività sensibili e, in genere, nei rapporti da tenere nei confronti della P. A.; Tali istruzioni devono essere scritte e conservate su supporto cartaceo o informatico. b) verificare periodicamente, con il supporto delle altre funzioni competenti, il sistema di deleghe in vigore, raccomandando le opportune modifiche nel caso in cui il potere di gestione e/o la qualifica non corrisponda ai poteri di rappresentanza conferiti al responsabile ; c) verificare periodicamente, con il supporto delle altre funzioni competenti, la validità delle clausole standard inserite nei contratti e/o accordi con Consulenti e Partners finalizzate: - all osservanza da parte dei medesimi delle disposizioni del D. Lgs. 231/2001; 14
15 - alla possibilità per SIDAL di effettuare efficaci azioni di controllo nei confronti dei destinatari del Modello al fine di verificare il rispetto delle relative prescrizioni; - all attuazione di meccanismi sanzionatori (quali il recesso dal contratto nei riguardi di Partners o di Consulenti qualora si accerti la violazione di tali prescrizioni); d) indicare al management le opportune integrazioni ai sistemi gestionali delle risorse finanziarie (sia in entrata che in uscita) già presenti in SIDAL, con l introduzione di eventuali accorgimenti utili a rilevare l esistenza di eventuali flussi finanziari atipici e connotati da maggiori margini di discrezionalità rispetto a quanto ordinariamente previsto. 12. Organismo di Vigilanza: regolamento di funzionamento ed autonomia finanziaria Dal momento della nomina da parte del CdA, l Organismo di Vigilanza dovrà dotarsi autonomamente di un regolamento di funzionamento che disciplini almeno: la calendarizzazione delle attività le modalità di deliberazione (unanimità o maggioranza) la verbalizzazione delle riunioni la disciplina dei flussi informativi (protocollo, archiviazione, accesso ai documenti) l individuazione dei criteri e delle procedure di analisi. L attività dell Organismo è inoltre caratterizzata da una notevole formalizzazione con redazione di verbali idonei a documentare ogni riunione dello stesso, nonché le attività di controllo eseguite e gli accessi effettuati in presenza del rischio di commissione di un reato presupposto o in presenza di criticità in una delle aree sensibili. L Organismo dovrà disporre di un budget di spesa annuale sufficiente a garantire l espletamento delle attività di controllo, verifica e aggiornamento del Modello ivi compresa, se necessaria, l acquisizione di consulenze. Il budget annuale è approvato con delibera del CdA. Per spese eccedenti il budget definito e per spese straordinarie l Organismo di Vigilanza richiede di volta in volta per iscritto l autorizzazione di spesa al CdA. 13. Flussi informativi dall Organismo di Vigilanza al top management L Organismo di Vigilanza relaziona sulla sua attività periodicamente al CdA. Le linee e la tempistica di reporting che è obbligato a rispettare sono le seguenti: 15
16 a) su base continuativa direttamente al Consigliere nominato ad acta su particolari situazioni a rischio rilevate durante la propria attività di monitoraggio e che richiedono l intervento dell Ente per l adozione di eventuali azioni correttive/conoscitive da intraprendere; b) su base periodica (almeno annualmente con report scritto) al Consiglio di Amministrazione sulla effettiva attuazione del Modello relativamente a: rispetto delle prescrizioni previste nel Modello, in relazione alle aree di rischio individuate; eccezioni, notizie, informazioni e deviazioni dai comportamenti contenuti nel codice etico; c) una tantum al Consiglio di Amministrazione in merito alla necessità di aggiornamento del Modello e all attualità della mappatura delle aree a rischio in relazione a: verificarsi di eventi organizzativi/operativi di rilievo; cambiamenti nell attività dell azienda; cambiamenti nella organizzazione; cambiamenti normativi; altri eventi o circostanze tali da modificare sostanzialmente le aree di rischio dell Ente, d) direttamente al Collegio Sindacale nel caso di fatti sanzionabili ai sensi del D. Lgs. 231 commessi da componenti del CdA. L Organismo di Vigilanza potrà essere invitato dal Presidente del Consiglio di Amministrazione in qualsiasi momento o potrà esso stesso presentare richiesta in tal senso, a riferire in merito al funzionamento del Modello o a situazioni specifiche rilevate nel corso della propria attività. 14. Flussi informativi nei confronti dell Organismo di Vigilanza Al fine di esercitare al meglio le proprie funzioni l Organismo di Vigilanza è destinatario di qualsiasi informazione, documentazione, comunicazione attinente l attuazione del Modello che possa essere utile alla prevenzione dei reati. Si indicano di seguito alcune delle attività societarie del cui svolgimento si ritiene necessario informare l OdV: a) informazioni relative all assetto dell azienda e ad eventuali cambiamenti; b) notizie relative all attuazione del Modello e alle sanzioni che in conseguenza della mancata osservanza dello stesso, siano state irrogate; c) atipicità o anomalie riscontrate da parte dei vari organi responsabili e degli organi deputati al controllo, nelle attività volte a porre in essere il Modello; 16
17 d) provvedimenti provenienti da qualsiasi Autorità pubblica, relativi o attinenti ai reati contemplati dal D. Lgs. 231/2001; e) avvenuta concessione di erogazioni pubbliche, rilascio di nuove licenze, di autorizzazioni o di altri rilevanti provvedimenti amministrativi; f) operazioni finanziarie che assumano particolare rilievo per valore, modalità, rischiosità, atipicità; g) partecipazione a gare d appalto ed aggiudicazione delle stesse e in genere instaurazione di rapporti contrattuali con la P.A. h) informazione immediata di ogni accertamento fiscale, del Ministero del Lavoro, degli Enti previdenziali e di ogni altra Autorità di Vigilanza a cura del responsabile dell area sottoposta al relativo accertamento; i) comunicazioni dal Collegio Sindacale in relazione ad atti o fatti aventi attinenza con la prevenzione dei reati; j) comunicazione e informativa documentale in ordine ad operazioni societarie straordinarie ed in ordine alle connesse adunanze dell organo amministrativo; k) comunicazione tempestiva dell emissione di nuove azioni e di strumenti finanziari. Con la divulgazione del presente Modello in ambito aziendale è inoltre autorizzata la convergenza di qualsiasi segnalazione nei confronti dell Organismo di Vigilanza relativa alla commissione di reati previsti dal Decreto o a comportamenti non in linea con le regole di condotta stabilite nel Modello. L inosservanza dei suddetti obblighi comporterà violazione del modello e relativa applicazione delle sanzioni previste dal sistema disciplinare. L Organismo di Vigilanza è tenuto a garantire la dovuta riservatezza sull origine delle informazioni ricevute. 15. Referenti Interni Per ciascuna delle aree sensibili individuate a seguito dell attività di risk assessment e specificamente descritte nelle parti speciali, sono designati da parte del CdA i Referenti Interni i quali costituiranno il primo presidio dei rischi identificati e conseguentemente i referenti diretti dell OdV per ogni attività informativa e di controllo. I Referenti interni avranno i seguenti compiti: 17
18 1. contribuire all aggiornamento del sistema di prevenzione dei rischi della propria area di riferimento e informare l OdV; 2. proporre per il tramite dell OdV, soluzioni organizzative e gestionali per mitigare i rischi relativi alle attività presidiate; 3. informare collaboratori e sottoposti in merito ai rischi di reato connessi alle operazioni aziendali svolte; 4. predisporre e conservare la documentazione rilevante e ove richiesto sintetizzare i contenuti per l OdV per ogni operazione a rischio relativa alle attività sensibili individuate nelle parti speciali; 5. comunicare all'organismo di Vigilanza le eventuali anomalie riscontrate o la commissione di fatti rilevanti ai sensi del Decreto. Nel caso in cui le attività svolte risultino particolarmente complesse, ciascun referente interno potrà nominare a sua volta sub-referenti, purché di tali nomine sia tempestivamente informato l Organismo di Vigilanza. In ogni caso la responsabilità interna relativa all informativa ed ai presidi resta in capo al Referente designato. 16. Formazione ed informazione In relazione alle previsioni normative e conformemente alla giurisprudenza di merito, perché il Modello abbia efficacia come strumento di prevenzione e controllo è necessario che siano adottati un piano di formazione interna ed un piano di comunicazione esterna indirizzati al personale ed ai consulenti esterni e a quanti, sulla base dei rapporti intrattenuti con SIDAL, possano mettere in atto comportamenti a rischio di commissione di reati 231. Piano di informazione interna SIDAL si impegna a comunicare i contenuti del Modello 231 a tutti i soggetti che ne sono destinatari. Al personale dipendente, ai dirigenti ed agli apicali in generale, ai collaboratori esterni verrà inviata una circolare interna con la quale: si informa dell avvenuta approvazione del Modello di organizzazione e controllo ai sensi del D. Lgs 231/01 da parte del CdA; si invita a consultare copia dello stesso in formato elettronico sul server aziendale o copia cartacea conservata presso la sede della società; si richiede la conoscenza della norma nei suoi contenuti essenziali e dei reati richiamati dalla stessa; a tale scopo è stato elaborato un Catalogo dei reati allegato al presente documento. 18
19 Piano di informazione esterna SIDAL si impegna a comunicare e diffondere il contenuto del Modello che informano la propria azione ai principali fornitori, collaboratori esterni e terzi in generale con i quali collaborano abitualmente. Piano di formazione Tutti i soggetti interni destinatari del Modello dovranno essere istruiti in merito ai comportamenti da tenere nelle situazioni a rischio di reato individuate. I contenuti del piano di formazione sono di competenza dell Organismo di Vigilanza. I contenuti minimi del piano di formazione sono di seguito elencati: un seminario iniziale che prevede l illustrazione della legge e del Modello; corsi di aggiornamento a cadenza periodica, in relazione ad integrazioni normative, modifiche organizzative e/o procedurali; informativa nella lettera di assunzione. La formazione ed il seminario potranno essere differenziati a seconda che siano rivolti al personale direttivo e con funzioni di rappresentanza, ovvero agli altri dipendenti, ed anche in funzione dell esistenza e della misura del rischio nell area in cui gli stessi operano. SIDAL provvederà a rendere noto nel corso di tali attività che i destinatari della formazione sono tenuti a conoscere i contenuti del Modello e a contribuire, in relazione al ruolo ed alle responsabilità rivestite, alla loro corretta attuazione ed a segnalare eventuali carenze. I soggetti destinatari dei corsi di formazione sono tenuti a parteciparvi. La mancata partecipazione ai corsi di formazione senza una giusta motivazione è considerata comportamento sanzionabile. 17. Codice etico SIDAL ha adottato il Codice etico (gennaio 2008 ed adeguato periodicamente alle eventuali modifiche della normativa), che definisce i comportamenti etico-sociali che ciascun destinatario deve osservare nello svolgimento delle proprie attività aziendali. Lo stesso è considerato parte integrante del presente Modello. 19
20 SISTEMA SANZIONATORIO 20
21 1. Premessa L osservanza delle prescrizioni contenute nel Modello di organizzazione e controllo adottato da SIDAL deve considerarsi parte essenziale delle obbligazioni contrattuali dei Destinatari di seguito definiti. La violazione delle norme degli stessi lede il rapporto di fiducia instaurato con SIDAL e può portare ad azioni disciplinari, legali o penali; nei casi giudicati più gravi, la violazione può comportare la risoluzione del rapporto di lavoro, se posto in essere da un dipendente, ovvero all interruzione del rapporto, se posta in essere da un soggetto terzo. Per tale motivo è richiesto che ciascun Destinatario conosca le norme contenute nel Modello Organizzativo di SIDAL, oltre alle norme di riferimento che regolano l attività svolta nell ambito della propria funzione. Il presente sistema sanzionatorio, adottato ai sensi art. 6, comma secondo, lett. e) D. Lgs. 231/01 deve ritenersi complementare e non alternativo al sistema disciplinare stabilito dallo stesso C.C.N.L. vigente ed applicabile alle diverse categorie di dipendenti in forza a SIDAL. L irrogazione di sanzioni disciplinari a fronte di violazioni del Modello 231 prescinde dall eventuale instaurazione di un procedimento penale per la commissione di uno dei reati previsti dal Decreto. Il sistema sanzionatorio e le sue applicazioni vengono costantemente monitorati dall Organismo di Vigilanza. Nessun procedimento disciplinare potrà essere archiviato, né alcuna sanzione disciplinare potrà essere irrogata, per violazione del Modello, senza preventiva informazione e parere dell Organismo di Vigilanza. 2. Destinatari Lavoratori subordinati Il sistema sanzionatorio ha quali soggetti destinatari quelli legati alla società da un rapporto di subordinazione, tra i quali dirigenti, quadri, impiegati e operai. In altri termini, il presente sistema sanzionatorio è inquadrato nel più ampio contesto del potere disciplinare del quale è titolare il datore di lavoro, ai sensi degli artt c.c. e 7 della L. 300/70, sebbene il decreto stesso non contenga prescrizioni specifiche in merito alle sanzioni da adottare, limitandosi a prescrizioni di carattere generale. 21
22 Lavoratori parasubordinati Il sistema sanzionatorio è destinato anche ai soggetti legati alla Società da contratti di lavoro parasubordinato, ossia dai contratti di lavoro previsti dal D. Lgs n. 276, recante Attuazione delle deleghe in materia di occupazione e mercato del lavoro, di cui alla legge 14 febbraio 2003, n. 30, i quali non possono essere sottoposti al potere disciplinare della Società e alla conseguente irrogazione di sanzioni propriamente disciplinari. SIDAL adotta con tali soggetti specifiche clausole contrattuali che impegnino gli stessi a non adottare atti e/o procedure che comportino violazioni del Modello, nel rispetto della correttezza e buona fede nell esecuzione del contratto di cui il Modello è parte integrante (vedi standard allegato). In tal modo, la Società potrà sanzionare il mancato rispetto delle norme e degli standard generali di comportamento indicati nel Modello, ai sensi degli artt ss. c.c. Lavoratori autonomi - collaboratori e consulenti Il sistema sanzionatorio deve altresì avere, quali soggetti destinatari, gli agenti di vendita, i collaboratori esterni, nonché i soggetti esterni che a vario titolo, operano nell interesse di SIDAL. Anche in tal caso, al fine di evitare comportamenti non conformi, la Società concorda con i propri consulenti, collaboratori, specifiche clausole contrattuali che vincolino i soggetti terzi all osservanza del Modello Organizzativo, come meglio specificato al paragrafo 6. Altri destinatari Sono soggetti a sanzioni anche gli amministratori e tutti i partners che a vario titolo intrattengono rapporti con SIDAL. 3. Criteri di applicazione delle sanzioni Il tipo e l entità delle sanzioni specifiche saranno applicate nei singoli casi in base ai criteri generali di seguito indicati ed in proporzione alla gravità delle mancanze, fermo restando, in ogni caso, che il comportamento sarà considerato illecito disciplinare qualora sia effettivamente idoneo a produrre danni alla Società. I fattori rilevanti ai fini della irrogazione della sanzione sono: elemento soggettivo della condotta, a seconda del dolo o della colpa (negligenza, imprudenza, imperizia), rilevanza degli obblighi violati, entità del danno derivante alla Società o dall eventuale applicazione delle sanzioni previste dal Decreto, livello di responsabilità gerarchica e/o tecnica, 22
23 presenza di circostanze aggravanti o attenuanti con particolare riguardo alle precedenti prestazioni lavorative, eventuale condivisione di responsabilità con altri dipendenti che abbiano concorso nel determinare la mancanza, recidiva. Nel caso in cui con un solo atto siano state commesse più infrazioni si applica la sanzione più grave. 4. Misure per i dipendenti Le sanzioni previste di seguito si applicano nei confronti di quadri, impiegati ed operai, alle dipendenze della Società che pongano in essere illeciti disciplinari derivanti da: a) mancato rispetto delle misure dirette a garantire lo svolgimento dell'attività e/o a scoprire ed eliminare tempestivamente situazioni di rischio, ex D. Lgs. 231/01; b) mancata, incompleta o non veritiera rappresentazione dell'attività svolta relativamente alle modalità di documentazione, di conservazione e di controllo degli atti relativi alle procedure in modo da impedire la trasparenza e verificabilità delle stesse; c) violazione e/o elusione del sistema di controllo, poste in essere mediante la sottrazione, la distruzione o l'alterazione della documentazione della procedura ovvero impedendo il controllo o l'accesso alle informazioni ed alla documentazione ai soggetti preposti, incluso l'organismo di Vigilanza; e) inosservanza delle disposizioni relative ai poteri di firma e del sistema delle deleghe, in relazione ai rischi connessi, con riguardo ad atti e documenti verso la Pubblica Amministrazione; f) inosservanza dell'obbligo di dichiarazioni periodiche (o falsità in dichiarazione) relative a: rispetto del Modello; assenza di conflitti di interessi, con riguardo a rapporti con la Pubblica Amministrazione; g) omessa vigilanza sul comportamento del personale operante all'interno della propria sfera di responsabilità al fine di verificarne le azioni nell'ambito delle aree a rischio reato e, comunque, nello svolgimento di attività strumentali a processi operativi a rischio reato. Il mancato rispetto delle misure e delle procedure indicate nel Modello, a seconda della gravità dell'infrazione, è sanzionato con i seguenti provvedimenti disciplinari: 23
24 a) richiamo verbale: verrà applicata la sanzione del richiamo verbale nei casi di violazione colposa di norme procedurali previste dal Modello o di errori procedurali, non aventi rilevanza esterna, dovuti a negligenza del lavoratore. b) ammonizione scritta: verrà applicata nei casi di: - violazione colposa di norme procedurali previste dal Modello o di errori procedurali, aventi rilevanza esterna, dovuti a negligenza del lavoratore; - recidiva nelle violazioni di cui al punto a), per cui è prevista la sanzione del richiamo verbale. c) multa per un importo fino a quattro ore di retribuzione: oltre che nei casi di recidiva nella commissione di infrazioni da cui possa derivare l'applicazione del rimprovero scritto, la multa potrà essere applicata nei casi in cui, per il livello di responsabilità gerarchico o tecnico, o in presenza di circostanze aggravanti, il comportamento colposo e/o negligente possa minare, sia pure a livello potenziale, l'efficacia del Modello; quali a titolo esemplificativo ma non esaustivo: - l'inosservanza delle procedure previste dal Modello riguardanti un procedimento in cui una delle parti necessarie è la Pubblica Amministrazione; - reiterate violazioni di cui al precedente punto b), per cui è prevista la sanzione dell ammonizione scritta; d) sospensione dal lavoro e dalla retribuzione fino a 10 giorni: verrà applicata, oltre che nei casi di recidiva nella commissione di infrazioni da cui possa derivare l'applicazione della multa, nei casi di gravi violazioni procedurali tali da esporre la Società a responsabilità nei confronti dei terzi. A titolo esemplificativo ma non esaustivo si applica in caso di: - inosservanza dell'obbligo delle dichiarazioni periodiche (o falsità in dichiarazione) relative al rispetto del Modello; delle dichiarazioni relative all'assenza di conflitti di interessi, con riguardo a rapporti con la Pubblica Amministrazione e delle attestazioni scritte richieste dalla procedura relativa al processo di bilancio; - inosservanza delle disposizioni relative ai poteri di firma e del sistema delle deleghe, in relazione ai rischi connessi, con riguardo ad atti e documenti verso la P.A.; - omessa vigilanza sul comportamento del personale operante all'interno della propria sfera di responsabilità al fine di verificare le loro azioni nell'ambito delle aree a rischio 24
25 reato e, comunque, nello svolgimento di attività strumentali a processi operativi a rischio reato; - reiterate violazioni di cui al precedente punto c). Ove i dipendenti sopra indicati siano muniti di procura con potere di rappresentare all'esterno la Società, l'applicazione della sanzione descritta comporterà anche la revoca automatica della procura stessa. e) licenziamento con preavviso: verrà applicata nei casi di reiterata grave violazione delle procedure aventi rilevanza esterna nello svolgimento di attività che implicano rapporti giudiziali, negoziali ed amministrativi con la P.A., nonché di reiterata inosservanza delle prescrizioni contenute nel Modello 231, di cui al precedente punto d). f) licenziamento senza preavviso: Verrà applicata per mancanze commesse dolosamente e così gravi da non consentire la prosecuzione anche provvisoria del rapporto di lavoro, quali a titolo esemplificativo, ma non esaustivo: - violazione dolosa di procedure aventi rilevanza esterna e/o elusione fraudolenta realizzata attraverso un comportamento inequivocabilmente diretto alla commissione di un reato ricompreso fra quelli previsti dal Decreto tale da far venir meno il rapporto fiduciario con il datore di lavoro; - violazione e/o elusione del sistema di controllo, poste in essere con dolo mediante la sottrazione, la distruzione o l'alterazione della documentazione della procedura ovvero impedendo il controllo o l'accesso alle informazioni ed alla documentazione ai soggetti preposti, incluso l'organismo di Vigilanza; - mancata, incompleta o non veritiera documentazione dell'attività svolta relativamente alle modalità di documentazione e di conservazione degli atti delle procedure, dolosamente diretta ad impedire la trasparenza e verificabilità delle stesse. In ogni caso, qualora il lavoratore sia incorso in una delle mancanze di cui al presente punto f) la Società potrà disporre, in attesa del completo accertamento delle violazioni, la sospensione cautelare non disciplinare del medesimo con effetto immediato per un periodo non superiore a 10 giorni. Nel caso in cui la Società decida di procedere al licenziamento, lo stesso avrà effetto dal giorno in cui ha avuto inizio la sospensione cautelare. * * * * * 25
MODELLO DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO ai sensi del D.lgs. 231/2001 Testo approvato dal Consiglio di Amministrazione della CFT società cooperativa INDICE PARTE GENERALE... 3 1. PREMESSA... 4 2.
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Modello Organizzativo di Organizzazione, Gestione e Controllo ex D.Lgs. 231/01 PARTE GENERALE Pagina 1 di 13 INDICE PARTE GENERALE 1. PREMESSA 3 2. STRUTTURA DEL MODELLO ORGANIZZATIVO 3 3. DESTINATARI