Source: http://ciaomondoyeswecan.myblog.it/2012/10/27/viva-la-scuola-fermiamoli/
Timestamp: 2018-02-23 00:45:26+00:00
Document Index: 182048198

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 6', 'sentenza ', 'art. 12']

viva la scuola,FERMIAMOLI | CIAO MONDO yes we can
questa settimana vivalascuola è dedicata ancora all’art. 3 della Legge di Stabilità, che porta da 18 a 24 l’orario di lezione dei docenti violando il contratto nazionale:
http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2012/10/22/vivalascuola-122/
Proponiamo due articoli di Daniela Bertocchi e Katia Tomarchio sulle ricadute didattiche del provvedimento e una lettera ai genitori.
Questa norma, oltre a violare il contratto ed espellere dalla scuola decine di migliaia di insegnanti, dequalifica la scuola, mortifica l’insegnamento e nuoce soprattutto agli 8 milioni di studenti italiani.
Può essere l’occasione per una battaglia culturale fondamentale per vincere a livello di vox populi la vulgata dell’insegnante fannullone. A prescindere dalle 6 ore. Per porre dei temi che saranno all’ordine del giorno anche nei prossimi anni: l’occupazione, l’orario di lavoro, la retribuzione.
la bozza del disegno di Legge sulla Stabilità, attualmente in discussione, all’art. 3 configura improvvisamente e senza alcun tipo di contrattazione (a meno che qualcuno non vorrà emendarlo o eliminarlo) l’aumento di 1/3 dell’orario di lezione degli insegnanti, facendo prevedere condizioni lavorative non solo estremamente penalizzanti per i docenti, ma fortemente critiche per gli studenti.
Un simile provvedimento non è dettato da alcuna giustificazione di carattere didattico e pedagogico, ma dalla semplice necessità di risparmio per le casse dello Stato. Il fatto che il ministro Giarda abbia affermato che – qualora si determinassero le stesse entrate con altri interventi – l’aumento delle ore verrebbe annullato, significa precisamente questo: che l’inasprimento delle condizioni di lavoro per i docenti, il non riconoscimento di quanto effettivamente essi si impegnino oltre le 18 ore di lezione frontale e, soprattutto, le ricadute negative sugli studenti, sono elementi che non vengono assolutamente considerati da un ministero che avrebbe, invece, la responsabilità di far funzionare la scuola meglio. Sembrerebbe, considerando la proposta, che il nostro orario di lezione non sia stato determinato nel contratto per oggettive e specifiche condizioni, ma per una scelta assolutamente arbitraria, da ritoccare a piacimento a seconda delle necessità di cassa. Non è, evidentemente, così.
Impiegati della scuola (e il termine non suoni irridente per chi impiegato è davvero): come se gli apprendimenti dei ragazzi fossero pratiche, riconducibili a modelli fissi e procedure standard. Come se avere a che fare con individui in formazione – diversi tra loro – di cui ci sono affidate crescita e cittadinanza, non richiedesse, invece, grande flessibilità, professionale e personale, adattamento di volta in volta al contesto, alle capacità, alle relazioni, al vissuto individuale e collettivo. Pratiche burocratiche: a questo sembrano ridotti gli apprendimenti degli studenti, la funzione della scuola e dei docenti. I numeri (dell’orario di lezione, degli alunni per classe): una variabile determinata dalle esigenze di cassa.
Quale sarà la pratica impegnativa che disbrigheremo prima, quando siamo freschi e riposati, disponibili e lucidi; quale quella meno urgente, da riservare ai momenti di stanchezza e di minore concentrazione? Quando – a sportello chiuso – potremo addentrarci nelle pratiche più complesse, quelle per le quali è prevista una risposta dilazionata alle richieste dell’utente? Quando potremo, a fine giornata lavorativa, chiudere i faldoni, dimenticarne completamente il contenuto umano, le richieste di stima e di affetto, gli atteggiamenti conflittuali, gli innamoramenti latenti, le tensioni su cui siamo intervenuti in quanto adulti? Ci saranno mai pratiche da archiviare definitivamente?
Vi chiediamo di capire perché vale la pena di essere con noi. Non è facendo più ore con più studenti, che potremmo istruirli meglio. Ci troveremmo nella condizione del medico che ha troppi pazienti, e che – di conseguenza – non riesce a dedicare ad essi un tempo di qualità. Del resto sono queste le condizioni di tutti i servizi pubblici al cittadino che sono stati oggetto di tagli o di privatizzazioni dissennate, come noi sperimentiamo sulla nostra pelle esattamente quanto voi.
Riteniamo indispensabile – oltre che organizzare una seria mobilitazione (con assemblee nelle scuole, in piazza, sui social network, attraverso mail ai parlamentari), che coinvolga la maggior parte del personale docente, non penalizzando gli studenti – chiedere il vostro impegno e la vostra partecipazione ad una battaglia che si preannuncia già impari: diritti (al lavoro dignitoso e all’apprendimento degli studenti; a vivere condizioni di relazione e di cura che sono intrinsecamente previste nella scuola, come luogo dell’educazione, della crescita, della cittadinanza e dell’inclusione) contro liberismo travestito da esigenza tecnica.
Avete mai provato a riflettere da quanto tempo non si parla pubblicamente di scuola? Gli unici spazi in cui questa parola viene spesa nella sua specificità – didattica, pedagogia, epistemologia, cura, relazione, mediazione, valutazione – sono dentro le scuole, in momenti frettolosi e spesso inconcludenti: l’ansia che ci viene imposta del fare subito e in fretta, non importa come, in una visione anno dopo anno, governo dopo governo, sempre più meccanica della produttività, con i suoi tempi contratti da condizioni proibitive (in particolare il numero esuberante di studenti in ciascuna classe), tende a prevaricare lo spazio della riflessione.
Vi siete mai chiesti – davvero – come noi abbiamo vissuto questi ultimi anni, con la perdita del nostro statuto sociale; con una scuola delegittimata dal punto di vista della credibilità culturale; depotenziata della sua significatività, del suo ruolo, attaccata dall’incuria di uno Stato che da anni preferisce contrarre pur di contrarre, a prescindere da bisogni, urgenze, volontà; a prescindere dalle ricadute, nei termini proprio di quella didattica, pedagogia, cura di cui non si parla più, a cui ci sono da aggiungere, apprendimenti, sicurezza, inclusione?
Tutto macinato da una strana regia, che se da una parte annuncia scenari immaginari, dove tutto va meglio e dove risultati mai documentati danno ragione alle politiche scolastiche, dall’altra taglia via finanziamenti e insegnanti, persino la dignità nostra e dei vostri figli.
Sì, perché quelli lì sono i vostri figli: ogni mattina con noi, da tanto e per un tanto che non deve diventare troppo. Su di loro in primo luogo ricadono e ricadranno le conseguenze di una visione piccola, mercantile, asfittica che della scuola stanno dimostrando di avere anche coloro che, con indubitabile sobrietà, stanno portando a termine un’operazione iniziata ormai anni fa.
Noi e loro: è per questo che vi proponiamo di stipulare un patto, un’alleanza che ci collochi davvero dalla stessa parte, come solo in tempi lontanissimi, prima che le parole “utenza” e “servizio” entrassero a far parte impropriamente e violentemente a definire i termini di un rapporto – quello tra lavoratori della scuola, studenti, famiglie – che non può ridursi a questo Perché dobbiamo avere cura, insieme, proprio di loro: i vostri figli, i nostri studenti.
Per parlare del nostro lavoro, non staremo a raccontarvi di orario aggiuntivo, delle 40+40 ore, di correzione di elaborati, di scrutini. Si tratta di materia contrattuale, che la vulgata frettolosa che da anni etichetta gli insegnanti come fannulloni non conosce neppure.
Per parlare del nostro lavoro non possiamo non parlare dei vostri figli, e di quella mediazione, relazione, cura, didattica e pedagogia che ai più – quelli che pensano alla scuola come ad un’azienda di cui far quadrare il bilancio – non interessano affatto. E che, invece, nonostante l’impegno che alcuni di noi profondono sul piano politico, per non indietreggiare rispetto al modello di scuola che la nostra Costituzione ha illustrato, costituiscono ancora la specificità del nostro quotidiano, l’orientamento delle nostre energie e della nostra intenzionalità.
Poiché non osiamo pensare che per far fare un maggior numero di ore agli insegnanti si costringano gli studenti a rotazioni rocambolesche, l’aumento di un terzo dell’orario di lavoro porterebbe una serie di conseguenze estremamente negative: l’usura del docente, impossibilitato a garantire le stesse prestazioni e la stessa disponibilità mentale ed emotiva per tutte le ore che deve stare in classe; il sovraffollamento di studenti, soprattutto a carico di quei docenti che hanno poche ore curricolari per classe (gli insegnanti di Inglese, Diritto, Storia dell’Arte, Educazione Motoria, ecc., che si troverebbero ad avere un numero di studenti letteralmente impossibile da ricordare, con grave danno per la valutazione e, quel che è peggio, per la relazione con essi); infine un aumento ulteriore della discontinuità didattica, che già rende il cammino di alcune classi un percorso accidentato, caratterizzato da cambiamenti di stile di insegnamento e dalla necessità per alunni e docenti di uno sforzo di adattamento reciproco che non favorisce né i tempi distesi, né il pluralismo degli apprendimenti.
Per questi ed altri motivi, la proposta del governo va compresa nella sua gravità e quindi rigettata in blocco. E va rigettata non solo da parte di coloro che si troverebbero a subire il provvedimento, ma anche di chi sarebbe direttamente interessato dalle conseguenze: studenti e genitori, in un rinnovato patto delle principali componenti della scuola, per garantire – nella maniera più inequivocabile e scevra da interpretazioni manipolatori – il diritto allo Studio e all’apprendimento dei vostri figli. Che sono i nostri studenti. Ciò che dà senso, linfa, motivazione, prospettiva al nostro lavoro.
Tagliare sulle persone e sull’istruzione per la disoccupazione e l’ignoranza inclusiva
Ormai conosciamo tutti e tutte il “famoso” (nell’accezione latina) DDL Stabilità e in particolare l’Art. 3, comma 42, in cui d’imperio (ukase?) le ore di insegnamento dei docenti sono portate da 18 a 24 nella scuola secondaria di 1° e 2° grado a partire dal prossimo anno scolastico. Qualche giorno fa il ministro Profumo ha espresso una certa disponibilità a rivedere queste misure di cosiddetto “risparmio” sulla scuola naturalmente “a saldi invariati” e la cosa oggi è stata ribadita, in termini piuttosto vaghi, anche da Monti.
Di fronte all’aumento dell’orario “frontale” degli insegnanti da 18 a 24 ore, questa “flebile” disponibilità però non basta: prima di tutto perché l’Art. 3 è il segno della sottovalutazione, anzi del disprezzo, nei confronti degli insegnanti, della loro funzione e della loro professionalità. Qui voglio vedere la questione solo da un punto di vista didattico (anche se ovviamente sono ben consapevole di che cosa significhi tagliare circa 30.000 posti di lavoro): credo che sia ora che il ministro, e con lui i cittadini e le cittadine che hanno espresso consenso in varie sedi a questa misura, si rendano conto di che cosa significhi questo aumento abnorme dell’orario “frontale” dei docenti per i nostri studenti e studentesse.
Vuol dire, ad esempio, che un insegnante che ha 2 ore alla settimana per classe (come quello di Inglese!), invece di avere 9 classi, ne avrebbe 12, cioè circa 330 – 360 studenti, senza la possibilità non si dice di conoscerli, ma almeno di riconoscerli. Vuol dire che un insegnante di Lingua e letteratura italiana nella scuola secondaria di 2° grado potrebbe avere fino a 6 classi, cioè fino a 240 studenti. Voi credete davvero che si possa far scrivere spesso (non le rituali 6 volte l’anno, che servono a pochissimo) questi studenti e correggere i loro elaborati in maniera precisa ed efficace? Fate un po’ il conto delle ore che un insegnante impiegherebbe a correggere “decentemente“, non a dare un voto e basta, i testi scritti da più di 200 studenti.
Si potrebbero osservare gli studenti in classe per cogliere lo sviluppo o no delle competenze e documentare l’andamento di ognuno, se gli studenti fossero in questo numero? Eppure la certificazione delle competenze è imposta dalla normativa vigente ed è un diritto degli studenti. Lo stesso vale naturalmente anche per le altre discipline, anche se i miei esempi sono solo di ambito linguistico.
Senza contare che oggi molti insegnanti usano, e io so che è vero perché ne vedo in classe i prodotti, un’ora di preparazione a casa per un’ora di lezione, in un rapporto 1/1. Con 24 ore di insegnamento come farebbero? Diventerebbero necessariamente monotoni ripetitori di contenuti sempre uguali e presentati sempre nella stessa maniera, nel cambiare dei ragazzi e delle generazioni. Altro che innovazione! Questo porterebbe a una gravissima dequalificazione della scuola pubblica.
Orario di servizio e orario di insegnamento
Cosa ben diversa sarebbe se il ministro avesse proposto di portare a 24 ore il “tempo scuola“, ovvero l’orario di servizio dell’insegnante, in modo che 6 ore fossero dedicate, a scuola, alla programmazione comune, alla preparazione delle lezioni, alla correzione dei compiti, alla formazione e all’aggiornamento degli insegnanti.
Questa sarebbe stata una scelta di “professionalità“, e avrebbe permesso di distinguere le proteste puramente corporative da quelle di chi crede nell’insegnamento e opera per migliorarlo; ma certo non avrebbe portato a quel “risparmio” di circa 750 milioni di euro o forse 1 miliardo che, non si capisce perché, pare debbano venire proprio dalla scuola, un settore strategico e già sottoposto a una cura da cavallo di tagli negli ultimi anni!
Come orario di servizio, e non come orario di insegnamento, i docenti italiani operano in media per un numero di ore annue solo apparentemente inferiore a quello degli altri paesi europei.
Facciamo un paio di esempi con dati tratti da “Education at a Glance 2012“, la seria e assolutamente attendibile pubblicazione che l’OCSE fa ogni anno sugli indicatori dell’andamento della scuola nei paesi OCSE e negli altri paesi non OCSE che fanno parte dei G20. Quest’anno, significativamente, l’editoriale di apertura di EAG ha come titolo “Investire nelle persone, nelle abilità e nell’istruzione per il lavoro e la crescita inclusiva” (da noi “Tagliare sulle persone e sull’istruzione per la disoccupazione e l’ignoranza inclusiva“?).
Nella tabella D4.1 vengono presentati dati relativi all’orario di insegnamento (al netto di altre attività) e all’orario di servizio, comprensivo delle altre attività.
Un rapidissimo confronto tra Italia e alcuni altri paesi UE per la scuola secondaria di 1° e 2° grado.
PAESE ORE DI INSEGNAMENTO ANNUE ORE DI INSEGNAMENTO ANNUE ORE DI SERVIZIO PRESTATE ANNUALMENTE (totale)
Secondaria 1° grado Secondaria 2° grado Secondaria 1° grado Secondaria 2° grado
Italia 630 630 Dato assente Dato assente
Austria 607 589 1776 Dato assente
Francia 646 632 Dato assente Dato assente
Germania 756 713 1793 1793
Inghilterra 703 703 1265 1265
Media EU 21 650 629 1057 1049
Come appare chiaramente dalla tabella, l’Italia, per quanto riguarda l’orario di insegnamento, è in linea con la media dei paesi europei: perfettamente in linea per quanto riguarda la secondaria di 2° grado; 20 ore di meno (cioè mezz’ora alla settimana) nella secondaria di 1° grado.
La differenza apparente è nell’orario di servizio: mediamente in Europa, oltre all’orario di insegnamento, si fanno circa 400 ore all’anno in cui rientrano tutte quelle attività necessarie per lavorare bene in classe: programmazione in comune, riunioni formali e informali, colloqui con i genitori e con gli studenti, preparazione delle lezioni, correzione dei compiti, recupero individuale per studenti con problemi; formazione in servizio.
Queste attività non si fanno in Italia? Certo che si fanno: molte di esse sono anche previste dalle norme vigenti. Solo che, per lo più, si fanno in nero. Dove e quando gli insegnanti preparano le lezioni, correggono i compiti, scaricano dal web materiali utili per le attività in classe? A casa loro, nel loro tempo cosiddetto libero, servendosi della propria biblioteca, del proprio computer, della propria connessione: cioè non solo gratuitamente, ma anche con costi propri. E spesso ci sono anche costi propri da affrontare se ci si vuole aggiornare, come sarebbe necessario per tutti e come molti insegnanti fanno.
Già, perché in Germania o in Inghilterra dove più o meno si sta a scuola le famose 30 ore alla settimana (con relativo stipendio), i docenti hanno, a gruppetti, uffici per fare le attività di cui sopra, con computer e connessione a banda larga.
Vogliamo imitare l’Europa in questi aspetti di alta professionalità o vogliamo, questa volta DAVVERO, ridurci alla “scuola del mattino“, chiusa verso l’esterno, con insegnanti sempre più vecchi, più stanchi, più demotivati, come inevitabilmente succederà se si passerà alle 24 ore di insegnamento frontale? Vorrei che a questa domanda, che non è affatto retorica, dessero una risposta non solo i politici, non solo i sindacati, ma soprattutto i cittadini e le cittadine che hanno a cuore l’istruzione dei loro figli e nipoti, dei giovani in genere.
Come dequalificare e spersonalizzare l’insegnamento
Navigando su internet mi sono imbattuta in alcuni articoli relativi all’argomento “insegnamento-apprendimento”. Frase dopo frase mi sono lasciata catturare dalle teorie dei vari autori. Un passaggio che mi ha colpito maggiormente è quello che, citando, sottopongo all’attenzione collettiva:
Di fronte alle nuove richieste della società “cognitiva” si sente sempre maggiormente la necessità che il metodo di insegnamento tradizionale sia rinnovato. Il nuovo contesto culturale richiede innanzitutto di abbandonare la vecchia figura del docente visto come il depositario assoluto del sapere, unico trasmettitore di conoscenze e solitario attore del processo educativo.
Il docente deve abbandonare il ruolo di sage on the stage, per assumere quello più morbido ma cruciale di “guida“. Il nuovo ruolo che si viene a delineare vede dunque un docente-regista che progetta scenari di apprendimento e coopera poi con i suoi allievi per realizzare, insieme, un percorso educativo che sia rispettoso dei diversi stili di apprendimento. (Garito, 2000)
Il “nuovo” insegnante, è dunque colui che progetta il percorso di apprendimento degli studenti, che vi hanno parte attiva e costruttiva. Li stimola alla partecipazione, alla ricerca, alla produzione del sapere sia autonomamente che interagendo con gli altri.
Lo studente in questo modo non solo acquisisce dei contenuti, ma anche delle strategie di apprendimento sia individuali che collettive. Il docente stimola gli studenti con domande e discussioni che favoriscano la creazione originale e l’associazione stimolante di idee e concetti, che portino alla scoperta attiva ed anche all’applicazione concreta del sapere.
Non essendo direttivo, né prevedendo schemi rigidi e preconfezionati, l’insegnante può rispondere ai diversi stili cognitivi e ai diversi interessi degli studenti, stimolando in questo modo l’individualizzazione e la flessibilità dell’apprendimento.
Dal punto di vista pedagogico, questi argomenti risultano efficaci e durante i corsi di formazione e/o abilitazione proposti (o imposti) ai docenti nel corso degli anni hanno rappresentato il fulcro della NUOVA didattica che avrebbe svelato il segreto ai futuri docenti per arrivare prima e meglio alle menti degli alunni.
Si sa, però, che la teoria, spesso, nella sua applicazione pratica subisca modifiche e, in certi casi, addirittura trasformazioni delle intenzioni iniziali.
Infatti, la scuola che oggi il ministro Profumo ci propone è una scuola in cui questi argomenti non potrebbero mai trovare applicazione. Gli studenti per i docenti, se dovessero essere approvate le norme contenute nella Legge di Stabilità 2013, sarebbero ridotti ad una massa informe e spersonalizzata, immaginiamo allora come un docente potrebbe osservare i punti relativi alla citazione di cui sopra che ho sottolineato in neretto.
Già le classi affollate a cui ci ha abituato la Gelmini portano in sé il germe dell’alienazione, adesso il numero esoso delle ore e di conseguenza il numero delle classi appartenenti ad un solo docente quale qualità potrà garantire ai ragazzi?
Rispondo: nessuna. Il ministro e i suoi collaboratori questo non possono saperlo, perché non operano all’interno delle scuole, non si trovano ogni giorno davanti all’ennesima estenuante “lezione affollata” della decima classe che in base alle tue ore ti hanno assegnato, in cui devi fare appello a tutta la concentrazione del caso per ricordarti nomi degli alunni, discussioni precedentemente affrontate, punto del programma in cui sei arrivata (no, aspettate, ricordatemi, dove siamo arrivati? Ah no è vero, Federica questo l’avevo detto in un’altra classe! No prof. l’aveva detto a noi, solo che io non mi chiamo Federica, non c’è alcuna Federica in questa classe…).
E questo accade già adesso, cioè in un momento storico in cui la scuola è sì afflitta da tante problematiche, ma non ancora definitivamente devastata dall’ultima trovata (o “genialata”) del governo.
Come si risolve la crisi? Guardando al futuro, forse… ma come si può guardare al futuro se i ragazzi che lo rappresentano non possono essere valorizzati in base ai propri stili cognitivi e ai propri interessi? E come si può valorizzarli se non si può concedere loro il TEMPO che gli spetta. Come si può avvicinarli e comprenderli se sopraffatti dalla nostra stessa insoddisfazione di docenti sovraccaricati di impegni e responsabilità, non comprendiamo neanche più noi stessi?
Queste domande non troveranno facilmente risposta, così come non si potrà rispondere a quelle che angosciano gli insegnanti che devono preoccuparsi non solo del futuro dei discenti, ma anche del proprio avvenire.
I docenti sono persone che, sempre a causa di tutti i cambiamenti ciechi e irrazionali del governo in materia di scuola, hanno già dovuto “adeguarsi” alle varie situazioni nuove loro proposte.
Se raccogliessi testimonianze di docenti precari e di ruolo potrei pubblicare innumerevoli libri, ma mi limiterò a raccontare i sacrifici di qualcuno. Conosco persone che hanno dovuto letteralmente rivoluzionare la propria vita in nome dell’adeguamento imposto dallo Stato per perseguire l’obiettivo dell’insegnamento. Persone che hanno affrontato “trasferimenti” che hanno comportato distacchi, che hanno ri-costruito la propria vita da qualche altra parte, che hanno avviato nuove relazioni, che hanno compromesso o intaccato vecchi rapporti, che hanno perso un mondo di significati, tradizioni ed eventi riguardanti il proprio ambiente, che hanno iniziato nuove storie e che hanno appena iniziato ad ambientarsi. Persone che grazie allo STATO adesso rischiano la precarietà non come condizione professionale, ma esistenziale.
Di questo a chi si deve chiedere conto?
LEGGE DI STABILITA’, ART. 3, COMMA 42: SE 35 ORE VI SEMBRAN POCHE
Lunedì 15 ottobre Cisl Scuola, Uil Scuola, Snals Confsal e Gilda Fgu hanno proclamato lo sciopero della scuola per l´intera giornata del 24 novembre, con manifestazione nazionale a Roma, preceduto da un nutrito pacchetto di iniziative che prevedono:
immediata sospensione delle attività non obbligatorie svolte nelle scuole dal personale docente e ata
assemblee in orario di servizio che si terranno contemporaneamente in tutte le scuole il 13 novembre
richiesta di incontro con i segretari dei partiti che compongono l´attuale maggioranza, per chiedere la cancellazione dal testo del disegno di legge di stabilità delle misure che, stravolgendo unilateralmente il contratto di lavoro, determinerebbero un forte aumento dell´orario di servizio dei docenti abbassandone di fatto le retribuzioni
presìdi presso le sedi politiche e parlamentari
sospensione delle relazioni sindacali col Ministero dell´Istruzione.
Molte email vengono inviate in questi giorni alle organizzazioni sindacali per chiedere unità d’azione.
Il 17 ottobre il Segretario generale della FLC CGIL, Domenico Pantaleo, ha proposto alle altre organizzazioni sindacali di “lavorare insieme“ per imporre al Governo e al Ministro Profumo un netto cambiamento della legge di stabilità e delle politiche sulla scuola, proponendo
una grande Manifestazione Nazionale in difesa della scuola pubblica e iniziative territoriali unitarie. Siamo stati capaci di costruire nel 2008 il più grande sciopero e la più imponente manifestazione della scuola nella storia della repubblica. Quella esperienza straordinaria può essere riproposta nei prossimi giorni e può parlare alla politica e alle istituzioni rivendicando la centralità della scuola pubblica nella costruzione di una società più uguale e più democratica.
La risposta è stata di disponibilità e per questo sarà avviato da subito un rapido confronto.
A operare questo miracolo è la Legge di Stabilità che all’art. 3 prevede tra l’altro l’innalzamento da 18 a 24 dell’orario di lezione degli insegnanti a parità di retribuzione in violazione del contratto nazionale di lavoro , di cui si parla in questa puntata di vivalascuola. “Non c’è nulla di ufficiale, aspettiamo i documenti” aveva dichiarato il ministro Profumo smentendo le prime notizie in proposito. “Non bisogna lavorare sulle bozze e sul gossip ma solo sui documenti ufficiali“.
Alla fine i provvedimenti per la scuola sono confermati e il ministro è stato smentito dai fatti.
Pippo Frisone calcola che per effetto di tale norma nel triennio 2013-2015 si prevedono tagli alla scuola per 1.683 miliardi di euro.
Il cosiddetto orario potenziato o lungo per i docenti della secondaria vale da solo 721 milioni nel triennio 2013-15. Per il sostegno i risparmi saranno 109,5 milioni nel 2013 (settembre-dicembre), 328,6 nel 2014 e 328,6 nel 2015. Si risparmiano inoltre sui posti comuni e sulle supplenze 128,6 milioni nel 2013 (settembre-dicembre), che passano a 385,7 nel 2014 e 385,7 nel 2015. E ancora tagli ai distacchi e ai comandi del personale scolastico presso il Miur, enti e associazioni per altri 7 milioni.
Inoltre, analizzando bene la Legge, si scoprono novità anche per le maestre e i maestri della primaria, per i quali l’orario di lezione frontale passerà da 22 a 24 ore. Nessun cenno, invece, per gli insegnanti di religione che nelle bozze mancano all’appello.
La Legge sarà discussa in Commissione Bilancio mercoledì 24 ottobre; gli emendamenti, che sono lo strumento per poter arrivare allo stralcio, si possono presentare entro il 31 ottobre. La Legge sarà poi esaminata anche in Commissione Cultura e Istruzione.
Molte email vengono inviate in questi giorni anche a deputati e senatori, in particolare a quelli del PD, che tiene a dichiarare che
il Pd non voterà, come detto e ripetuto, ha già dichiarato che non voterà altri tagli sulla pelle degli insegnanti.
La mobilitazione della scuola è già in atto e si manifesta in vari modi. In soli due giorni la petizione “No alle cattedre di 24 ore per gli insegnanti della scuola secondaria” raggiunge le 20.000 firme.
Domenica 21 ottobre sulla scalinata del Ministero dell’Istruzione un centinaio di docenti della scuola secondaria hanno organizzato un flash mob.
Dal Mamiani al Montale, i licei romani indicono una settimana di “didattica essenziale“ per mostrare come sarebbe la scuola con un orario limitato alle sole ore di insegnamento frontale, eliminando quindi gite scolastiche e attività pomeridiane, e promuovendo assemblee e lezioni sulle misure del governo.
Si moltiplicano le mozioni dei collegi di varie scuole per forme di mobilitazione che prevedono prevalentemente l’astensione dei docenti da attività aggiuntive oltre le 18 ore.
Sempre domenica in un’intervista a la Repubblica il sottosegretario all’Istruzione Marco Rossi Doria annuncia che le norme del governo sulla scuola in saranno modificate tenendo conto delle proteste dei precari e dei docenti e che l’innalzamento delle ore di lezione da 18 a 24 sarà rivisto.
Alla domanda se è contrario in linea di principio all’innalzamento dell’orario a 24 ore il sottosegretario risponde:
Lo ribadisco: la scuola non ha bisogno di stravolgimenti, ma di innovazione. In questo senso va considerato che, in Europa, solo l’Italia fa coincidere l’orario di lavoro del docente con l’attività didattica in classe. Penso che il modello delle 24 ore delle scuole elementari possa essere esteso alle superiori: una parte dell’orario deve andare alla programmazione didattica, un’altra ai collegi e ai rapporti con le famiglie, al lavoro di recupero delle carenze di formazione, alla promozione delle eccellenze. Ma questo grande cambiamento ha bisogno di tempi più lunghi e di stare dentro una grande discussione nazionale, un nuovo patto per la scuola che ha bisogno del contributo di tutti, insegnanti, sindacati, associazioni, forze politiche.
Battteva sullo stesso tasto il ministro Profumo in un’intervista al Il Messaggero del 14 ottobre: in Europa i docenti guadagnano di più “perché svolgono a scuola anche molte attività non tradizionali“.
Evidentemente il ministro lo ignora, ma in realtà già oggi nella scuola italiana, anche alla scuola superiore, si svolgono “attività non tradizionali” e si fanno “programmazione didattica… collegi… rapporti con le famiglie“ di cui parla il sottosegretario.
Solo che questo è lavoro nero, come dice Daniela Bertocchi nell’articolo proposto in questa puntata di vivalascuola. Lavoro nero di cui lo Stato si serve ma che lo Stato non riconosce. Basterebbe solo riconoscere che già gli insegnanti lavorano 35 ore settimanali, come si legge in questo documento del PD sulla questione, e il problema sarebbe risolto. Ne parla anche Francesca Puglisi:
Sarebbe ora che il contratto dei docenti fosse sì rivisto, ma per conteggiare in busta paga tutto quel lavoro “oscuro” – poiché fatto a casa – ma indispensabile, offrendo agli insegnanti la possibilità di farlo in scuole aperte tutto il giorno.
A meno che Rossi Doria non voglia dirci che il problema sarà accantonato oggi, ma riproposto più avanti, come si potrebbe intendere dal resto dell’intervista:
Le 24 ore in “tempi più lunghi” che vuol dire?
“Una scelta del genere va condivisa attraverso un confronto culturale, sindacale e pedagogico. Dovrà essere data ai docenti, inoltre, la possibilità di scegliere in maniera più flessibile l’orario di lavoro. Al tempo stesso, l’innalzamento dell’orario a 24 ore va accompagnato con un programma di graduale assorbimento dei precari. Ecco, tutto questo richiede concertazione, gradualità, e tempi più lunghi per poter essere realizzato”.
“Se ci sono le condizioni entro il 2015″.
Ecco, su questo occorrerà capire meglio.
MOBILITAZIONI DELLE SCUOLE
Liceo Scientifico Statale Talete di Roma: blocco di tutte le attività del piano dell’offerta formativa
Il collegio docenti e la componente ata del Liceo Scientifico Statale “Talete” di Roma, in collaborazione con altre scuole del distretto e con il coordinamento cittadino delle scuole di Roma, ha indetto il blocco di tutte le attività del piano dell’offerta formativa (POF): funzioni strumentali, dipartimenti, coordinamenti di vario tipo, consigli di classe, blocco dei viaggi di istruzione e delle uscite didattiche, blocco di tutte le attività extracurricolari, antimeridiane e pomeridiane, adozione dei libri di testo e una settimana di «didattica essenziale» dal 22/10/2012 al 27/10/2012 con sospensione delle verifiche scritte e orali. Il personale ata si atterrà, come azione di protesta, al rispetto rigido del mansionario previsto dalle norme contrattuali.
Liceo Scientifico “Leonardo da Vinci” di Firenze: sospendere tutte le attività aggiuntive previste dal POF
Il Collegio dei Docenti del Liceo Scientifico “Leonardo da Vinci” di Firenze decide di sospendere tutte le attività aggiuntive previste dal POF che non possono svolgersi entro le 18 ore frontali sia sul piano della loro progettazione che su quello della loro attuazione.
I docenti del Liceo Scientifico Statale Leonardo da Vinci di Genova propongono a tutti i colleghi e ai lavoratori delle scuole genovesi le seguenti forme di lotta:
1) blocco delle attività extracurricolari (cordinamento di classe e di dipertimento, progetti, commissioni, uscite e viaggi di istruzione, etc.);
3) organizzare una giornata comune di autogestione delle scuole, durante la quale i docenti svolgano attività didattica alternativa spiegando agli studenti l’attacco in corso alla scuola pubblica e l’importanza della sua difesa;
4) organizzare una manifestazione cittadina insieme a studenti, genitori e cittadini.
Liceo Classico Statale “Terenzio Mamiani” di Roma invita
i Docenti d’Italia, i Presidi e i lavoratori della Scuola tutti ad adottare ogni possibile e legale forma di lotta.
gli studenti d’Italia, nostri alunni e nostri figli, a sostenerci e a difendere con noi la Scuola Statale: per non avere Docenti ricattati, demotivati e costretti a diventare trasmettitori di quanto imposto da forze di potere ideologico-finanziario; per far valere ancora le proprie ragioni nei Consigli di Classe; per impedire che ogni scuola abbia il proprio regime, e che i diritti degli studenti non siano più garantiti.
Istituto “Aldrovandi-Rubbiani” di Bologna: lo sciopero di Novembre che dovrà essere unitario
L’assemblea dei docenti dell’Istituto Aldrovandi-Rubbiani riunitasi il giorno 17 Ottobre 2012 denuncia l’accanimento con cui il governo dispone che sia la scuola pubblica a dover pagare il prezzo della crisi.
Al fine di bloccare i provvedimenti compresi nella legge di stabilità che sarà discussa in Parlamento l’assemblea decide di appoggiare e promuovere ogni iniziativa della categoria, a cominciare dallo sciopero di Novembre che dovrà essere necessariamente unitario.
Al fine di discutere insieme e progettare iniziative di lotta comuni nelle varie scuole promuove una Assemblea aperta invitando una rappresentanza dei colleghi docenti delle scuole di Bologna e provincia IL GIORNO GIOVEDI’ 25 OTTOBRE ALLE ORE 14.00 presso l’Istituto “Aldrovandi-Rubbiani” in Via Marconi 40.
Il 24, 25 e 26 ottobre ci sarà una mobilitazione nazionale degli studenti contro la legge 953 (ex legge Aprea). Ad annunciarlo, in una nota diffusa alla stampa, i membri del collettivo autonomo studentesco e universitario.
Il 27 ottobre gli studenti saranno di nuovo in piazza contro la politica del governo sulla scuola. L’appuntamento è a Roma, con partenza alle 14,30 da Piazza della Repubblica e conclusione in Piazza S. Giovanni con una grande assemblea popolare, ove si discuterà di come dare continuita’ alla mobilitazione; la manifestazione, che coincide con il “No Monti day”, vedrà la partecipazione anche di altre organizzazioni sociali, sindacali e politiche e movimenti civili.
Il 24 novembre sciopero della scuola per l´intera giornata indetto da Gilda Fgu, Cisl Scuola, Uil Scuola e Snals Confsal, con manifestazione nazionale a Roma, preceduto da un nutrito pacchetto di iniziative.
Per le dimissioni del ministro Profumo.
Per l’unità di intenti e di azione
A tutte le Organizzazioni Sindacali della Scuola. Siamo indignati ma anche stremati per la continua opera di svilimento della scuola pubblica ed in particolare della funzione docente. Persino il linguaggio usato da chi ci governa mette in evidenza, al di là delle ipocrisie, il disprezzo nei nostri confronti (il bastone e la carota) da cui non possono derivare certo sviluppo e crescita. Le divisioni da troppo tempo imperanti tra le diverse sigle sindacali, spesso irragionevoli e motivate solamente da gelosie d’organizzazione, hanno contribuito in modo determinante a indebolirci e rischiano di toglierci la speranza in un futuro migliore. Vi chiediamo quindi UNITA’ DI INTENTI E DI AZIONE o saremo costretti a un’immediata restituzione delle tessere sindacali.
A Milano il 25 ottobre alle ore 16.30 presso il Liceo Carducci, via Beroldo 2 (fermata MM 1-2 Loreto) assemblea di tutti i lavoratori della scuola pubblica per discutere le forme di lotta necessarie per impedire che passi il provvedimento.
A Bologna il 25 ottobre alle ore 14.00 presso l’Istituto Aldrovandi-Rubbiani in Via Marconi 40, assemblea aperta delle scuole di Bologna e provincia per discutere e progettare iniziative di lotta comuni contro le norme sulla scuola contenute nella Legge di Stabilità.
Secondo un’indagine condotta per la Repubblica dal centro studi Datagiovani, l’incidenza del precariato tra gli under 35 è raddoppiata in otto anni, passando dal 20% del 2004 al 39 del 2011 e nel primo trimestre 2012 si sarebbe già sfondato il muro del 40%. Un giovane su due con meno di 24 anni è precario. Il motivo è evidente se si considera un altro dato: un precario percepisce dal 20% al 33% in meno nella retribuzione netta mensile rispetto a un lavoratore non precario.
La laurea non è più una garanzia per un’occupazione stabile. A meno ché non si tratti di una laurea “tecnica” in ingegneria, architettura o scienze mediche: in questi campi i laureati hanno una probabilità di precarizzazione intorno al 10%, la metà eispetto a quella dei laureati in discipline umanistiche o dei diplomati in istituti magistrali, licei artistici e linguistici. Per chi si è diplomato in un istituto tecnico la probabilità di precarizzazione è del 12,6%, non distante da quella di un medico o un ingegnere.
Secondo Alma Laurea quest’anno c’è stato l’8% di immatricolazioni in meno. Totalmente in controtendenza con il resto d’Europa, dove siamo ultimi per studenti laureati, dopo la Turchia. E quell’8% in meno sono figli di operai che hanno rinunciato a fare i dottori. A causare questa situazione sono la diminuzione di risorse per il diritto allo studio e rincari delle tasse, all’università La Sapienza di Roma quest’anno aumentate del 50% per gli studenti fuori corso; inoltre il 50% delle facoltà a numero chiuso.
D’altra parte sempre più l’onere della scuola pubblica è a carico delle femiglie. Dai dati del ministero si deduce che su oltre due miliardi e mezzo di finanziamenti per le spese di funzionamento, le famiglie contribuiscono per 744 milioni, pari al 30% di tutti i finanziamenti ricevuti dalle scuole per il funzionamento didattico e amministrativo. Nelle regioni dell’Italia centrale questa quota sfiora il 40%, mentre al Sud scende al 22%. Gli enti locali, obbligati ad affiancare lo Stato nel sostenere le scuole pubbliche, non vanno oltre il 17%. Lo Stato si sobbarca solo il 37%.
Un altro rapporto, questa volta del Censis, ci dice quanto in Italia siano inadeguate le risorse per gli alunni disabili. Il risultato è che solo il 17% di loro trova lavoro, mentre in Francia il 35% dei diversamente abili riesce a trovare lavoro tra i 45 e i 60 anni.
Sul tema della insicurezza degli edifici scolastici, segnaliamo una proposta di Marco Barone:
Casi di scuole in cattivo stato di manutenzione, pericolanti, ve ne sono a migliaia. Ogni città avrà almeno un paio di scuole non a norma di legge. Il popolo scolastico rischia ogni giorno la propria vita.
Ed allora pensando al caso dell’Ilva di Taranto, dell’Italcementi ora, perché non ricorrere all’estrema ratio del sequestro preventivo anche per le scuole insicure?
Novità per quanto riguarda il “dimensionamento scolastico“ stabilito nell’articolo 19 del decreto legge n. 98/2011. Secondo una bozza di intesa fra Stato e Regioni, a ogni regione spetterà un numero di dirigenze scolastiche pari al totale degli alunni frequentanti le scuole della regione stessa diviso per 900 (con una correzione legata alla densità di popolazione per km quadrato).
La nuova disposizione in realtà causerà nuovi problemi, in quanto obbligherà alcune regioni a rivedere al ribasso il numero delle istituzioni scolastiche autonome, mentre consentirà ad altre regioni di riaprire istituzioni che erano state soppresse o accorpate.
Per la FLC CGIL i criteri sono arbitrari: arbitrario il numero, “scaturito peraltro da un dibattito al Senato all’indomani della bocciatura della legge da parte della Corte Costituzionale (Sentenza 147)“; il testo dell’Intesa non è stato oggetto di relazioni sindacali né di consultazioni con le scuole; inoltre è del tutto ignorata la questione degli Istituti siti in piccole isole, in comunità montane e in aree geografiche caratterizzate da specificità linguistiche.
Mentre alla scuola pubblica succede questo, la stessa Legge di Stabilità che taglia ancora circa 1 miliardo alla scuola pubblica prevede l’erogazione di 223 milioni alle scuole paritarie. “Quello che si toglie alla scuola pubblica viene assegnato alle paritarie… rappresenta anche una beffa per la scuola statale che non si è vista affatto “restituire” neppure un centesimo dei 3 miliardi tagliati dal precedente governo” commenta Salvo Intravaia.
E non solo per questo le scuole private escono bene dalla Legge: è stato proposto lo stralcio dalla Legge del comma anti diplomifici e del comma che prevedeva un tetto minimo per la formazione delle classi nelle scuole paritarie.
Votata dalla Camera la legge 953 sul riordino degli Organi collegiali della scuola, riparte la petizione “Sai che vogliono imbavagliare il rappresentante di classe?“. Il testo approvato infatti, nonostante gli emendamenti apportati, continua ad essere penalizzante per i genitori: nella stesura trasmessa al Senato ai genitori e agli studenti rappresentanti di classe è stato tolto il diritto di entrare nel merito della progettazione didattica (PdL n. 953 art. 6 c. 3 e 5-bis). Risulta ridimensionato anche il ruolo del Consiglio d’Istituto, che non può deliberare senza proposta del dirigente scolastico. Il testo della petizione può essere scaricato dal sito www.agetoscana.it. Anche l’Associazione NonUnodiMeno ha lanciato un appello per il ritiro del ddl 953 (ex legge Aprea).
La FLCGIL, per bocca del segretario Domenico Pantaleo, ha rivolto un appello ai parlamentari di Camera e Senato per modificare le norme della Spending Review riguardanti il personale inidoneo e il diritto alle ferie per i supplenti. Due norme che il sindacato ritiene vessatorie e che sono tra le motivazioni dello sciopero della scuola del 24 novembre.
Iniziate sabato 6 ottobre, proseguono intanto le iscrizioni al “concorsone“, possibili fino alle ore 14.00 del 7 novembre 2012. Qui si possono trovare testo del decreto, tabella di valutazione titoli, ripartizione posti, programmi da studiare e istruzioni per accesso e registrazione POLIS. Mentre i numerosi ricorsi già lo mettono a rischio, appare sempre più impari la mobilitazione di risorse (7000 scuole, 100.000 postazioni informatiche, 400.000 candidati) rispetto ai da assegnare: tutti da verificare, visti i continui tagli.
Infine una buona notizia. La Corte Costituzionale con sentenza n. 233 depositata in data 11.10.2012 ha dichiarato illegittima la norma che prevede a carico dei lavoratori la ritenuta del 2,50% sull’80% della retribuzione ai fini del calcolo della buonuscita (art. 12, comma 10, del decreto-legge 78 del 31.5.2010, convertito con modificazioni nella legge 122 del 30.7.2010). Alcune amministrazioni si stanno attivando per interrompere la trattenuta dichiarata illegittima e restituire le somme trattenute. I sindacati invitano a inviare una diffida al fine di tutelare i propri interessi nei confronti di quelle amministrazioni che ancora non si fossero adeguate.
viva la scuola,FERMIAMOLIultima modifica: 2012-10-27T19:53:43+02:00da mangano1