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Timestamp: 2017-08-17 22:10:37+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 48', 'art. 48', 'art. 58', 'art 48', 'art. 4', 'art.48', 'art.48', 'art.48', 'art.48', 'sentenza\n', 'art. 17']

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Dalle aule parlamentari alle aule di scuola:
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1 Dalle aule parlamentari alle aule di scuola:
Unità, Nazione, Costituzione ITC Laparelli di Cortona classe IV A Foiano della Chiana classi III-V A
2 IL DIRITTO DI VOTO IN VALDICHIANA Dal plebiscito per l’annessione al Referendum del 1946
Indice PREPARAZIONI PLEBISCITO 1859 (20 Agosto) RISULTATI PLEBISCITO IN TOSCANA 1860 (11-12 Marzo) ELEZIONI POLITICHE DAL 1882 AL 1924 REFERENDUM DEL 1946 IL DIRITTO DI VOTO IN VALDICHIANA (Dal plebiscito per l’annessione al Referendum del 1946) COMUNE DI AREZZO COMUNE DI CORTONA COMUNE DI CASTIGLION FIORENTINO COMUNE DI FOIANO DELLA CHIANA COMUNE DI MARCIANO DELLA CHIANA IL DIRITTO DI VOTO NELLA VALDICHIANA SENESE COMUNE DI TORRITA DI SIENA DUE TESTIMONIANZE FEMMINILI DEL VOTO DEL 1946 IL PRINCIPIO DEMOCRATICO E IL DIRITTO DI VOTO: ANALISI STORICA, GIURIDICA E PROSPETTICA DELL’ART. 48 DELLA COSTITUZIONE REPUBBLICANA IL DIRITTO DI VOTO: ART. 48 COSTITUZIONE I CITTADINI DELL’UNIONE EUROPEA PROPOSTE PER IL DIRITTO DI VOTO AGLI STRANIERI CONCLUSIONE
3 PREPARAZIONE PLEBISCITO 1859 (20 Agosto)
L’Assemblea Toscana approva all’unanimità l’unione al Piemonte e raccomanda il proprio voto alla protezione di Napoleone III e dell’Inghilterra. Il 16 agosto, all’inizio dei lavori, aveva dichiarato decaduta per sempre la dinastia lorenese. Fra i membri dell’Assemblea si assentarono per il voto soltanto l’ultimo repubblicano dichiarato, Giuseppe Mazzoni e Giuseppe Montanelli, che nel frattempo è passato su posizioni bonapartiste ed è fautore di un regno dell’Italia centrale sotto il principe Giuseppe Napoleone.
4 RISULTATI PLEBISCITO ANNESSIONE 1860 (11-12 Marzo)
Tra domenica 11 e lunedì 12 marzo 1860 vengono indetti in Toscana i plebisciti per scegliere fra l’annessione al regno di Vittorio Emanuele II e un regno separato. Possono votare tutti i cittadini maschi che abbiano compiuto 21 anni, di ogni ceto sociale, che non abbiano perso diritti civili per condanna penale o per voto monastico e che siano residenti da almeno 6 mesi in Toscana. Iscritti: Votano: (73,3%) A favore dell’annessione: Per il regno separato: Nulli: 4.949
5 Gli elettori del 1860 non ricevevano la scheda al seggio, dovevano procurarsela da sé dovevano portarsi da casa un foglietto con scritto a mano o a stampa “Unione alla Monarchia Costituzionale del Re Vittorio Emanuele” oppure uno recante la dicitura “Regno Separato”, piegarlo ed inserirlo nell’urna elettorale. Il giornale “La Nazione” allegò per una settimana dodici schede elettorali unioniste prestampate: erano schede valide da distribuire ad amici e parenti. Il plebiscito fu una votazione poco segreta ed individuale in quanto gli elettori non poterono scegliere liberamente l’orario in cui andare a depositare la scheda: tutti i falegnami dovevano presentarsi a una certa ora, tutti i fabbri ad un' altra e così via.
6 ELEZIONI POLITICHE DEL 1882
In Italia, fino al 1882, solo il 2% della popolazione poteva votare. COLLEGI ELETTORI POPOLAZIONE PERCENTUALE DEGLI ELETTORI SULLA POPOLAZIONE Nord 183 2,13 Centro 122 1,91 Sud 144 1,89 Isole 59 58.000 1,81 TOTALE 508 1,98
7 LEGGE ELETTORALE 1888 Questa legge sancisce il diritto di voto a tutti i cittadini maschi sopra i 21 anni, che sappiano leggere e scrivere e paghino almeno 5 lire all’anno di tasse. E’ una riforma elettorale per l’elezione del sindaco e per la formazione dei consigli dei comuni oltre i abitanti. Nello stesso tempo la legge rafforza i poteri dei Prefetti, delegandoli a svolgere maggiori controlli con veri e propri organi di sorveglianza e di controllo. Fu organizzato il corpo elettorale e il socialista Bertini propose di suddividerlo in 4 categorie in modo da concedere la pluralità dei voti a quelle meno numerose e più interessate, così che ciascuna abbia lo stesso numero di voti. Per Bertini infatti il cittadino ha l’obbligo di far conseguire alla società il proprio scopo attraverso la cultura e l’ esperienza. Questa diversa organizzazione venne attuata con lo scopo di impedire alle categorie più numerose, quindi quelle formate dai cittadini che svolgevano lavori umili, di sopraffare le altre. Inoltre venne reso obbligatorio il diritto di voto.
8 ELEZIONI POLITICHE NEL 1912
Un’importante trasformazione politica fu sancita dalla legge elettorale approvata dal Parlamento nel 1912, che introdusse il suffragio maschile quasi universale: tutti i maschi sopra i 30 anni potevano votare. Sotto i 30 anni occorreva: aver prestato il servizio militare; disporre di un determinato reddito (19,20 lire); svolgere una professione statale; possedere una licenza elementare. Fu mantenuto il sistema maggioritario in vigore dal 1891. Gli italiani con diritto al voto passarono così dal 9,5% al 24,5%. Si trattava di una significativa estensione della base sociale dello stato liberale. La legge prevedeva il sistema uninominale a doppio turno. Nel corso dell’iter parlamentare, le Camere rifiutarono quasi all’unanimità di concedere il diritto di voto alle donne: né i liberali, né i socialisti gradivano infatti l’idea del suffragio femminile, che si riteneva potesse essere di impronta troppo clericale, cioè favorevole alla Chiesa. La legge fu impiegata per una sola legislatura: nel 1919 infatti, essa fu sostituita da una nuova legge che decretò un’ulteriore estensione del diritto di voto e il ripristino del sistema proporzionale.
10 ELEZIONI POLITICHE 1919 Per la prima volta si votava con il sistema proporzionale: ogni partito aveva cioè un numero di deputati proporzionali al numero dei suoi elettori. Per i socialisti fu un trionfo: in parlamento ottennero ben 156 seggi. Un marcato successo ebbe anche una formazione politica sorta poco dopo la guerra: il partito popolare, che guadagnò 100 seggi. Fondato da un sacerdote, Luigi Sturzo, il nuovo partito poteva contare anche sull’appoggio diretto della Chiesa. I vecchi gruppi, come i radicali o i liberali, videro notevolmente ridotta la propria influenza parlamentare. Pesante fu la sconfitta dei liberali, ormai non più in grado di governare senza l’appoggio dei partiti di massa, cioè quelli che riuscivano a raccogliere milioni di voti. I Fasci di Combattimento si presentarono alle elezioni, ma furono sonoramente battuti: Lo stesso Mussolini non fu eletto. Inoltre, all’interno del parlamento nessuno schieramento riuscì a individuare figure autorevoli di leader e svanì la possibilità di solidarizzare, generando una situazione politica abbastanza statica. Francesco Saverio Nitti, allora ministro del tesoro, richiamò al governo Giolitti, che rappresentava il compromesso tra la borghesia e la classe lavoratrice. Fu elaborata la legge tributaria, ma né i popolari né i socialisti appoggiarono l’ex presidente del consiglio. Nel frattempo imperversava la violenza fascista.
12 ELEZIONI POLITICHE DEL 1924
Le elezioni politiche del 1924 si svolgono in un clima di forte tensione. I cittadini aventi diritto di voto furono , di cui votarono solamente e i voti validi furono Listone dei fascisti: 64,9% ( ); Opposizioni: 31,5% ( ). Il diritto di voto spettava a tutti i cittadini maggiorenni di sesso maschile. Furono le uniche elezioni disciplinate dalla cosiddetta “legge Acerbo”, del 18 novembre 1923, voluta da Benito Mussolini allo scopo di assicurare al Partito Nazionale Fascista una solida maggioranza parlamentare.
14 REFERENDUM 1946 Premessa La Repubblica Italiana nacque il 18 giugno 1946 a seguito della proclamazione dei risultati del referendum istituzionale del 2 giugno precedente, indetto per determinare la forma dello stato dopo la fine della seconda guerra mondiale. Il 2 giugno 1946, insieme alla scelta sulla forma di Governo, i cittadini italiani (comprese le donne, che votavano per la prima volta) elessero anche i componenti dell‘Assemblea costituente, che doveva redigere la nuova carta costituzionale, avente valore di legge suprema dello stato repubblicano, onde sostituire lo Statuto Albertino sino ad allora vigente. La transizione si svolse in un clima di esasperata tensione e rappresentò un controverso momento della storia nazionale, assai ricco di eventi, cause, effetti e conseguenze. La nascita della Repubblica fu accompagnata da polemiche di una certa consistenza circa la regolarità del referendum che la sancì. Sospetti di brogli elettorali e di altre azioni "di disturbo" della consultazione popolare tuttora non sono stati completamente fugati dagli storici e costituiscono oggetto di rivendicazioni da parte dei sostenitori della causa monarchica.
16 RISULTATI I votanti furono , pari all'89% degli aventi diritto al voto, che risultavano essere I risultati ufficiali del referendum istituzionale furono: Repubblica: voti , pari al 54,3%; Monarchia: voti , pari al 45,7%; voti nulli Analizzando i dati regione per regione si nota come l'Italia si fosse praticamente divisa in due: il nord, dove la repubblica aveva vinto con il 66,2%; il sud, dove la monarchia aveva vinto con il 63,8%.
17 IL DIRITTO DI VOTO IN VALDICHIANA
Dal plebiscito per l’annessione al Referendum del 1946 RISULTATI NEI VARI COMUNI
18 COMUNE DI AREZZO
19 ELEZIONI POLITICHE 1946 Riepilogo: Voti alle liste: 8.653 7.052 81,50
Elettori Votanti % su elettori Voti n° % su votanti Voti non validi 8.653 7.052 81,50 6.636 94,10 416 Nome lista Voti % voti Seggi DC 6.578 21,00 21 PCI 9.513 30,30 13 PSIUP 10.515 33,50 14 PRI - Pd’AZ 1.078 3,50 1 PLI – Indip. 3.656 11,70 4 TOTALI 31.340 100,00 53
20 COMUNE DI CORTONA
21 Carlo Nibbi, sindaco e consigliere provinciale;
ELEZIONI POITICHE 1919 Democratici Si riunirono a Siena i rappresentanti delle province di Arezzo, Siena, Grosseto per proclamare i propri candidati per Cortona: Carlo Nibbi, sindaco e consigliere provinciale; Carlo Carloni, assessore comunale e consigliere provinciale; Roberto Bezzi, assessore comunale e vice presidente del Consorzio degli Approvvigionamenti di Arezzo. Repubblicani Si riunirono a Siena i rappresentanti delle province di Arezzo, Siena, Grosseto per votare l’ordine del giorno, dichiarando di partecipare alla lotta con lista propria e con il proprio programma; il candidato per Arezzo fu Uberto Bianchi. Socialisti Compilarono la loro lista, proclamando come candidato per Arezzo Luigi Mascagni. Partito popolare Presso il circolo di cultura a Siena si riunì un convegno dei comitati provinciali di Arezzo Siena e Grosseto per stabilire una linea di condotta da seguire nella battaglia elettorale. Si stabilì che si doveva scendere in lotta con nomi propri e con lista propria.
22 Risultati elezioni politiche 1919
Socialisti: Democratici: Partito popolare: Liberali: Repubblicani: 5.995
24 ELEZIONI ASSEMBLEA COSTITUENTE 1946
Dal riassunto del periodico “L’Etruria” vediamo che il nostro territorio, nel 1946, aveva i seggi distribuiti in maniera diversa da oggi. A Cortona città i seggi erano quattro, molti altri si trovavano nelle varie frazioni del Comune
25 ELEZIONI POLITICHE 1946 Riepilogo: Voti alle liste:
Elettori Votanti % su elettori Voti n° % su votanti Voti non validi 20.603 17.389 84,40 16.711 96,10 678 Nome lista Voti % voti Seggi DC 3.774 22,60 9 PCI 7.778 46,50 19 PSIUP – Pd’AZ 4.522 27,10 11 Altri 637 3,80 1 TOTALE 16.711 100,00 40
26 COMUNE DI CASTIGLION FIORENTINO
27 una lista di SINISTRA 303 (4,1%); una lista di DESTRA 138 (1,8%);
Nel giugno del 1946, contemporaneamente alla scelta istituzionale, gli Italiani sono chiamati a eleggere l’Assemblea Costituente. La popolazione con 8867 elettori, ma ne votano 8084, il 91,2%, distribuiti in dodici sezioni. Nel giugno del 1946, contemporaneamente alla scelta istituzionale, gli Italiani sono chiamati a eleggere l’Assemblea Costituente. La popolazione castiglionese concorre con 8867 elettori, ma ne votano 8084, il 91,2%, distribuiti in dodici sezioni. PCI riporta 1008 voti (13,8%); PSI (31%), PRI 166 (2,3%); DC 2704 (37%); PLI 309 (4,3%); UOMO QUALUNQUE 409 (5,6%); una lista di SINISTRA 303 (4,1%); una lista di DESTRA 138 (1,8%); I voti nulli risultano 320 e le schede bianche 451. Per quanto riguarda la riforma istituzionale, i voti per la monarchia prevalgono su quelli per la repubblica, dato elettorale che contrasta con quello di tanti comuni della Provincia : la repubblica ottiene 3424 voti (47,67%); la monarchia 3758 (52,52%). Il Consiglio Comunale, nella sua prima seduta dopo il Referendum nazionale, “INNEGGIA alla Repubblica italiana, voluta dalla maggioranza del popolo italiano, AUSPICA che la Repubblica Italiana sappia dare una impronta di autonomia progressiva agli Istituti Comunali per farne le cellule migliori e più sane della democrazia, FA VOTI che tutti, amici e nemici, di dentro e di fuori ma in modo particolare le potenze nelle cui mani il destino ha posto le sorti del mondo, abbiano la saggezza di rifare della nuova Repubblica Italiana la nazione chiamata a dare all’avvenire della civiltà umana, il suo grande contributo di genio, di senno e di virtù”.
28 ELEZIONI POLITICHE 1946 Riepilogo: Voti alle liste:
Elettori Votanti % elettori Voti n° % su votanti Voti non validi 8.653 7.052 81,50 6.636 94,10 416 Nome lista Voti % voti Seggi Socialcomunisti 3.800 57,30 24 DC 2.348 35,40 6 DL – MSC 488 7,30 TOTALI 6.636 100,00 30
29 COMUNE DI FOIANO DELLA CHIANA
30 PLEBISCITO Marzo 1860 In questi giorni si tiene il plebiscito: per la prima volta in Italia possono andare a votare tutti i maschi di età superiore a 21 anni, abolendo così il voto censitario adottato nell’elezione del 1848. I risultati per quanto riguarda il comune di Foiano furono i seguenti: Iscritti: 2018 Votanti: 1940 A favore dell’annessione: 1930 Per il Regno separato: 3 Voti nulli: 7 Astenuti: 78 La comunità di Foiano, rispetto a tutte le altre della provincia d’Arezzo, fu quella con la più alta percentuale di votanti, con il 96%. 30 Agosto 1862 Il Consiglio Comunale di Foiano, per voti 12 tutti favorevoli, chiede alla Suprema autorità del Regno di essere autorizzato ad aggiungere all’attuale denominazione di Foiano “della Chiana”, dal nome del fiume sottostante, che dal Callone si scarica nell’Arno, tra la chiusa di Monte ed il Ponte di Buriano.
32 MARCIANO DELLA CHIANA
33 Elezioni per l’Assemblea Costituente, 2 giugno 1946:
Elezione amministrative (sistema maggioritario), turno del 17 marzo 1946: Partiti Voti Socialcomunisti 981 (70.00%) DC 420 (30.00% Elezioni per l’Assemblea Costituente, 2 giugno 1946: Partiti Voti DC 353 (22.5%) PCI 541 (34.5%) PCS 36 (2.3%) PRI 23 (1.5%) PSIUP 474 (30.2%) UDN 20 (1.3%) UQ 90 (5.7%) Altri voti 32 (2.0%) Referendum istituzionale, 2 giugno 1946: Forma di governo Voti Repubblica 1145 (73.6%) Monarchia 415 (26.4%)
34 NELLA VALDICHIANA SENESE
IL DIRITTO DI VOTO NELLA VALDICHIANA SENESE
35 TORRITA DI SIENA Il referendum istituzionale del 1946, che ha chiamato i cittadini a scegliere tra repubblica e monarchia, ha avuto una notevole importanza anche nella Valdichiana senese, ed in particolare nel comune di Torrita di Siena. È stato infatti il comune senese ad aver avuto il maggior numero di votanti in percentuale, circa l’83% della popolazione, una media molto superiore a quella di tutta la provincia senese, che ha fatto registrare il 76,43% di votanti. Ancora inferiore è stata la media dell’Italia centrale, 66,37%, risultato molto deludente, vista l’importanza della votazione. Esaminiamo ora la votazione nei dettagli. REFERENDUM ISTITUZIONALE DEL 1946 Voti repubblica: 3.170 Voti monarchia: 651 Totale votanti: 3.952 Il referendum del 2 giugno 1946 non è stata l’unica votazione in cui i cittadini hanno fatto sentire la loro presenza, il 6 giugno 1946 infatti la popolazione è stata chiamata nuovamente alle urne per le elezioni politiche.
37 I cittadini di Torrita di Siena sono stati estremamente partecipi, visto che questa seconda votazione ha avuto un’affluenza addirittura maggiore della precedente: ELEZIONI POLITICHE DEL 6 GIUGNO 1946 Elettori 4.180 Votanti 3.959 Voti validi 3.859 Schede bianche 49 Schede nulle 51 PARTITI E MOVIMENTI PCI 2324, voti 60,2% PSI 741, voti 9,2% PRI 25, voti 0,6% DC 545, voti 14,1% I numeri e le percentuali ci danno informazioni importanti su queste elezioni, ma non è tutto: anche le testimonianze di coloro che hanno vissuto in quel periodo sono di fondamentale importanza per capirne gli stati d’animo. È stato infatti uno dei momenti più importanti della storia italiana, che ha sancito definitivamente la fine di ogni oppressione.
38 DUE TESTIMONIANZE FEMMINILI DEL VOTO DEL 1946
39 Testimonianza di Faustina F. sul referendum del 1946 a Terontola
La sig. Faustina F., di professione insegnante, a quel tempo aveva all’incirca 25 anni e perciò aveva il diritto di votare. Data la sua professione e la sua preparazione, era più avvantaggiata rispetto agli altri che, per la maggior parte, erano analfabeti e non potevano votare nel migliore dei modi, perciò ci furono molte schede annullate. Le prime a votare furono le persone più colte e poi tutti gli altri. Alcuni si astennero perché non erano sicuri di riuscirci, anche se la votazione avveniva in gran parte con le crocette. Faustina ricorda che l’organizzazione non era molto limpida, poiché l’Italia in quel periodo era uscita da un conflitto mondiale, pertanto l’atmosfera era molto tesa. La confusione era molta, ma gli Italiani erano sicuri di scegliere la repubblica; dato anche il tradimento del re, la Monarchia era del tutto sorpassata. Nei piccoli centri della campagna della Valdichiana non si percepiva bene il valore del Referendum perché si era ancora lontani dai dibattiti politici della grandi città, ma la popolazione, anche se era in gran parte contadina capiva, in ogni caso, che aveva sulle spalle un peso importante, aveva le redini della nuova Italia repubblicana, che di lì a poco sarebbe cresciuta.
40 Testimonianza di Pasquina Pacchiacucchi sul Referendum del 1946 a Cortona
La signora Pasquina Pacchiacucchi è stata molto gentile e disponibile nel rilasciarci un’intervista riguardante la votazione del 1946 a Cortona. La signora, al tempo ventenne, fu portata al seggio dal candidato signor Franco Farina, che la andò a prendere a casa anche per invitarla a votare per lui. Il seggio al quale si recò la Signora era a Cortona, vicino all’ospedale del tempo. La signora abitava a Terontola da qualche anno perché si era sposata, ma era ancora residente a Cortona. Nel 1946 i cittadini erano tenuti a scegliere se votare Monarchia e Repubblica. Nelle elezioni politiche, inoltre, le donne erano convinte che votando per la sinistra avrebbero violato i principi religiosi. La signora ricorda inoltre che le schede elettorali erano tre: Assemblea Costituente Monarchia Repubblica
41 La sig.ra Faustina con 3 studentesse della 4°A
42 IL PRINCIPIO DEMOCRATICO E IL DIRITTO DI VOTO: ANALISI STORICA, GIURIDICA E PROSPETTICA DELL’ART.48 DELLA COSTITUZIONE REPUBBLICANA
43 PREMESSA Come abbiamo visto studiando ed analizzando l’evoluzione del diritto di voto in Italia a partire dal 1861, tutte le elezioni che si sono svolte, fino al 1924, pur riconoscendone l’alto valore storico-politico, non sono mai state pienamente democratiche, vuoi per le leggi elettorali in vigore, vuoi per le influenze a cui erano sottoposte, ma soprattutto per le limitazioni all’esercizio del diritto di voto sia in base al censo che al sesso dei cittadini, vale a dire l’assenza di un vero e proprio suffragio universale. Il Regno d’Italia, in tutta la sua storia, non aveva ancora sperimentato una Costituzione “rigida”, dalla quale far discendere i limiti che condizionano legittimità dell’azione dei poteri supremi e delle leggi parlamentari. Questa esperienza giuridica era invece già avvenuta alla fine del ‘700 in Nord America e in Europa, ad esempio in Francia. Non bisogna mai dimenticare che l’Italia, solo grazie alla Costituzione repubblicana, dunque dal 1 gennaio 1948, è riuscita a dotarsi di una struttura giuridica riconducibile ai principi del costituzionalismo occidentale.
44 Il principio democratico ha trovato finalmente piena attuazione nell’art. 48 della Carta Costituzionale.
45 Il diritto di voto Art. 48 della Costituzione
46 Origine ed evoluzione del diritto di voto
L’espressione “voto” tende a designare, nel suo significato più ampio e generico, lo strumento mediante il quale un singolo individuo, attraverso una manifestazione di volontà, concorre con gli altri individui all’assunzione di decisioni collettive. La disciplina del voto, il suo ambito di applicazione, l’estensione dei suoi particolari costituiscono altrettante spie della natura e del funzionamento delle democrazie. La lotta per il suffragio universale, che ha accompagnato durante tutto il periodo dello Stato liberale lo sviluppo della democrazia politica, ha contribuito all’affermazione del principio della sovranità popolare, di cui la garanzia del diritto di voto costituisce la principale manifestazione. La conquista del suffragio universale rappresenta l’approdo di un lento processo storico, che ha visto via via abbandonare le limitazioni del voto fondate sul sesso, sul censo, sul livello culturale e su altre condizioni personali o sociali.
47 Comma 1 : suffragio universale
In Italia il suffragio è universale. Hanno, infatti, diritto di voto <<tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età>> (art. 48 c. 1 Cost. ). Dal 1975 la maggiore età è fissata al compimento del diciottesimo anno. Soltanto per le elezioni del Senato il diritto di voto è limitato ai cittadini che hanno compiuto 25 anni (art. 58 c. 1 Cost.) Il corpo elettorale è costituito dall’insieme di coloro che hanno diritto di voto, i cittadini. L’appartenenza al corpo elettorale risulta da appositi elenchi (le liste elettorali) che ogni comune provvede a compilare e ad aggiornare d’ufficio.
48 Comma 2: le caratteristiche del voto democratico
La costituzione stabilisce che il <voto è personale ed eguale, libero e segreto> (art 48 c. 2) Il voto è personale: ogni elettore deve esercitare “personalmente” il proprio diritto di voto e non può incaricare o delegare altri a votare per lui. Il voto è uguale: tutti i voti hanno lo stesso peso e contano allo stesso modo. L’atto è unico e irripetibile, tale che l’elettore disponga di uno e soltanto un voto. Ciò costituisce il principio democratico di eguaglianza sostanziale. E’ compito della Repubblica impedire che i cittadini siano costretti e rinunciare al proprio voto in favore di altri. Il voto è libero e segreto: libertà e segretezza vanno di pari passo e sono molto importanti. Per garantire la segretezza c’è un apposita organizzazione elettorale volta alla difesa di questo diritto. La Costituzione cerca di proteggere i cittadini nell’esercizio del suffragio da pressione e controlli che potrebbero di fatto impedire che il voto sia effettivamente la libera espressione della coscienza di ogni singolo elettore. Va fatta particolare attenzione per le schede che si possono ritenere nulle o annullabili. Questo per delle eventuali scritte o segni tali da permettere di risalire all’identità dell’elettore. Il problema del voto: << dovere civico >> L’art. 4 spiega che “il voto è un diritto di tutti i cittadini, il cui libero esercizio deve essere garantito e promosso dalla Repubblica”. Oggi non è più applicabile alcuna forma di sanzione all’elettore che si sia sottratto al “dovere civico” del voto, poiché l’art.48, 2° co. non ha il significato di stabilire l’obbligatorietà del voto, ma piuttosto il diritto al voto.
49 Comma 3: requisiti e modalità per l’esercizio del diritto di voto
Il voto dei cittadini italiani residenti all’estero Il comma3 dell’art.48 riconosce il principio per cui tutti i cittadini non residenti in Italia godono del diritto di voto allo stesso modo dei cittadini residenti in Italia. I cittadini italiani residenti all’estero non sono mai stati privati del diritto di voto, in quanto ciò è riconosciuto dal c.1 dell’art.48; infatti i cittadini italiani emigrati all’estero mantengono la loro iscrizione nelle liste elettorali del Comune di ultima residenza, senza limiti o obblighi. L’unico obbligo era, fino al 2000, di rientrare in Italia in occasione delle elezioni, ma il nuovo c.3 dell’art.48 consente agli italiani residenti all’estero di poter votare senza spostarsi. A loro è stata riconosciuta una rappresentanza in Parlamento con 12 deputati e 6 senatori.
50 Comma 4: limiti del diritto di voto
I requisiti negativi del voto e la legislazione ordinaria di attuazione Attualmente sono esclusi dall’esercizio del diritto di voto: i condannati con pena l’interdizione dagli uffici pubblici in via permanente; i condannati con pena l’interdizione dagli uffici pubblici in via temporanea (per la sua durata); coloro che sono sottoposti a restrizioni della libertà (per la durata dei suoi effetti); I condannati con sentenza
51 I CITTADINI DELL’UNIONE EUROPEA
52 L’art. 17 del Trattato, nell’attuale formulazione, istituisce la cittadinanza europea, stabilendo:
“È istituita una cittadinanza dell’Unione. È cittadino dell’Unione chiunque abbia la cittadinanza di uno stato membro. La cittadinanza dell’Unione costituisce un complemento della cittadinanza nazionale e non sostituisce quest’ultima.” Oltre ai diritti e doveri previsti dal trattato istitutivo della Comunità europea, la cittadinanza dell’Unione comporta, tra l’altro, i seguenti quattro specifici: Il diritto di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli stati membri (articolo 18 CE); Il diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni del Parlamento europeo e alle elezioni comunali nello stato membro di residenza alle stesse condizioni dei cittadini di detto stato (articolo 19 CE); Il diritto di godere nel territorio di un paese terzo di una tutela diplomatica o consolare da parte delle autorità di un altro stato membro, se il proprio paese non vi è rappresentato, alle stesse condizioni dei cittadini di detto Stato (articolo 20 CE); Il diritto di petizione davanti al Parlamento europeo (articolo 21 CE) e il diritto di rivolgersi al mediatore (articolo 21 CE), per portare a sua conoscenza i casi di cattiva amministrazione ad opera delle istituzioni e degli organismi comunitari, ad eccezione degli organi giudiziari.
53 PROPOSTE PER IL DIRITTO DI VOTO AGLI STRANIERI
54 PREMESSA La legislazione ordinaria in vigore riconosce il diritto di voto ai soli cittadini italiani. Tale diritto è negato a coloro che non sono in possesso della cittadinanza italiana. Secondo alcuni tale esclusione è giusta perché l’indirizzo politico del Paese spetterebbe solo ai cittadini. Altri sono convinti che ci sia una coincidenza tra comunità politica e comunità nazionale, quindi il diritto spetterebbe a tutti coloro che abitano il suolo italiano. Il rammarico, però, è quello che i non cittadini, anche se residenti e pienamente integrati sul suolo italiano, non possono partecipare direttamente alla rappresentanza giuridica del Paese. Solo alcune tra le proposte di legge attribuiscono espressamente ai cittadini stranieri sia l’elettorato attivo sia quello passivo. Altre si riferiscono invece, al solo esercizio del diritto di voto. Due tra le proposte di legge si limitano a riconoscere il diritto di voto agli stranieri senza aggiungere particolari limitazioni o requisiti, ma rinviando integralmente alla legge ordinaria la determinazione di questi e delle modalità per l’esercizio del diritto. Le altre proposte delimitano tale estensione: alle sole elezioni amministrative (ovvero, con diverse formulazioni, alle elezioni regionale ad a quelle presso gli enti locali), risultando esplicitamente escluse le elezioni politiche; ai soli stranieri regolarmente residenti sul territorio nazionale da almeno cinque anni, ovvero sei anni.
55 PRIMA PROPOSTA Oltre un anno fa deputati di tutti gli schieramenti, Lega esclusa, presentarono alla Camera una proposta di legge per riconoscere agli immigrati il diritto di voto amministrativo. La proposta, se approvata: permetterebbe a extracomunitari e apolidi di andare alle urne per elezioni comunali e circoscrizionali se sono regolarmente in Italia da più di cinque anni. Potrebbero inoltre candidarsi ed essere nominati nella giunta, con esclusione della carica di sindaco e vicesindaco. Gli immigrati interessati a votare dovrebbero infatti chiedere di essere iscritti in una lista elettorale aggiunta nel comune di residenza e, se intendono candidarsi, dimostrare che non hanno perso il diritto di eleggibilità per uno dei motivi previsti dalla legge italiana. Ci sarebbe anche una copertura di diritto internazionale. L’Italia dovrebbe infatti ratificare e dare piena esecuzione al Capitolo C della Convenzione di Strasburgo del 1992 sulla partecipazione degli stranieri della vita pubblica a livello locale, che prevede, appunto, il diritto di voto per chi risiede regolarmente in un Paese europeo da almeno cinque anni.
56 SECONDA PROPOSTA Nel corso della XIV legislatura la I Commissione della Camera dei deputati ha esaminato una serie di proposte di legge, tutte di iniziativa parlamentare, ad eccezione di una iniziativa regionale, volte a concedere il diritto di voto agli immigrati regolari. Le proposte di legge, integrando la disciplina recata dall’articolo 48 della Costituzione in materia di titolarità e di esercizio del diritto di voto, estendono agli stranieri il diritto all’elettorato attivo (e in alcuno casi anche di quello passivo) in via generale, rimettendo alla legge ordinaria l’individuazione di limiti, requisiti e modalità; alcune delle proposte limitano tale estensione al voto amministrativo ed introducono direttamente specifici requisiti soggettivi.
57 TERZA PROPOSTA Presentata il 16. 10
TERZA PROPOSTA Presentata il dal vice presidente del Consiglio Gianfranco Fini. Articolo 1 Dopo l'articolo 48 della Costituzione è inserito il seguente: "Articolo 48 bis. 'Agli stranieri non comunitari che hanno raggiunto la maggiore età, che soggiornano stabilmente e regolarmente in Italia da almeno sei anni, che sono titolari di un permesso di soggiorno per un motivo che consente un numero indeterminato di rinnovi, che dimostrano di avere un reddito sufficiente per il sostentamento proprio e dei familiari e che non sono stati rinviati a giudizio per reati per i quali è obbligatorio o facoltativo l'arresto, è riconosciuto il diritto di voto attivo e passivo nelle elezioni amministrative in conformità alla disciplina prevista per i cittadini comunitari. L'esercizio del diritto di cui al comma 1 è riconosciuto a coloro che ne fanno richiesta e che si impegnano contestualmente a rispettare i principi fondamentali della Costituzione italiana.“
58 QUARTA PROPOSTA OdG n. 21/2010 sul voto ai cittadini extracomunitari e sulla loro partecipazione, presentato da Leonardo Barcelò, Consigliere del Gruppo PD e approvato dal Consiglio comunale di Bologna. Ordine del giorno per chiedere ai nostri parlamentari di sostenere nelle sedi parlamentari: La richiesta di riconoscimento ai cittadini non comunitari del diritto di voto all'elezione degli organi delle amministrazioni comunali; La ratifica ed esecuzione del capitolo c) della convenzione di Strasburgo del 15 febbraio 1992 sulla partecipazione dei cittadini stranieri alla vita pubblica a livello locale.
59 CONCLUSIONI A conclusione del nostro lavoro abbiamo potuto constatare, con orgoglio, che la Valdichiana, già dal 1860, aveva un forte spirito unitario e nazionale. Infatti la percentuale di voti per l'annessione al regno sabaudo fu altissima. Questo spirito unitario, nazionale e repubblicano fu ulteriormente confermato durante il referendum del 1946, dove la percentuale di voti per la repubblica fu tre volte più alta di quella nazionale. La nostra ricerca ci ha dato l'opportunità di visitare ambienti, consultare documenti e instaurare una fattiva collaborazione con le istituzioni del nostro territorio. Dal lavoro che abbiamo svolto abbiamo acquisito una maggiore consapevolezza sul valore del diritto di voto come partecipazione attiva alla vita di una Nazione. Quindi come nel 1946 per la prima volta sono state coinvolte anche le donne, in futuro auspichiamo che tutti gli attori di una società multiculturale possano avere l’opportunità di esprimersi democraticamente con l’estensione del diritto di voto.
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