Source: http://www.worldlawbook.com/article/le-sezioni-unite-della-cassazione-escludono-il-risarcimento-del-danno-da-perdita-di-vita-agli-eredi-in-caso-di-morte-istantanea-5715.htm
Timestamp: 2018-12-17 06:29:40+00:00
Document Index: 170797759

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2', 'sentenza ']

Le Sezioni Unite della Cassazione escludono il risarcimento del danno da perdita di vita agli eredi in caso di morte istantanea | Worldlawbook "); // return $("
Le Sezioni Unite della Cassazione escludono il risarcimento del danno da perdita...
Con la pronuncia che si allega la Corte di cassazione - Sezioni Unite civili - Sentenza 17 giugno 2014-22 luglio 2015 n. 15350 è ritornata ad affermare l'orientamento già dominante in materia di risarcimento dei danni agli eredi in caso di perdita di vita immediata.
Si ricorderà infatti come nel 2014, la sentenza della Cassazione, sezione terza, n. 1361/2014 aveva rilevato come non risultasse rispondente «all’effettivo sentire sociale nell’attuale momento storico» e con la prevalente dottrina civilistica, favorevole alla diretta risarcibilità del danno da perdita della vita.
In particolare, alla tesi secondo cui non sarebbe concepibile un diritto (quello al risarcimento del danno da perdita della vita) che per sorgere presuppone la morte del suo titolare, la sentenza 1361/2014 aveva obiettato che, in realtà, nel caso di perdita della vita, il diritto al risarcimento sorge quando la vittima è ancora in vita, perché è quando è in vita che essa subisce il danno della privazione di quest’ultima. È durante la vita della vittima, dunque, che si verifica il danno-evento, il quale è l’unico che può far sorgere il diritto al risarcimento. Che, poi, il danno-conseguenza si produca post mortem non sarebbe circostanza idonea a escludere il risarcimento.
Le sezioni unite contestano l'assunto secondo il quale da un punto di vista risarcitorio "sarebbe più conveniente la morte rispetto alla malattia grave dell'infortunato"
Le sezioni Unite, quindi, affermano di voler ribadire l’orientamento secondo cui, in caso di morte immediata, ovvero che segua entro un brevissimo lasso temporale alle lesioni inferte alla vittima dell’illecito, non è possibile invocare un diritto al risarcimento del danno iure haereditatis. Proseguono, evidenziando come tale irrisarcibilità fosse stata già affermata da Cassazione 22 dicembre 1925 n. 3475 (già sopra richiamata), trovando, poi, conferma nella sentenza della Corte costituzionale 27 ottobre 1994 n. 372, nonché nella sentenza delle sezioni Unite n. 26972 dell’11 novembre 2008 e nella successiva giurisprudenza di legittimità. Chiariscono, infine, come, in realtà, non siano stati ancora sviluppati argomenti valevoli a giustificare il superamento di detta irrisarcibilità.
«l’attuale impostazione, sia dottrinaria che giurisprudenziale, (che nelle sue manifestazioni più avanzate concepisce l’area della responsabilità civile come sistema di responsabilità sempre più spesso oggettiva, diretto a realizzare una tecnica di allocazione dei danni secondo i principi della teoria dell’analisi economica del diritto) evidenzia come risulti primaria l’esigenza (oltre che consolatoria) di riparazione (e redistribuzione tra i consociati, in attuazione del principio di solidarietà sociale di cui all'art. 2 Cost.) dei pregiudizi delle vittime di atti illeciti, con la conseguenza che il momento centrale del sistema della responsabilità civile è rappresentato dal danno, inteso come «perdita cagionata da una lesione di una situazione giuridica soggettiva» (Corte costituzionale n. 372 del 1994).
E poiché una perdita, per rappresentare un danno risarcibile, è necessario che sia rapportata a un soggetto legittimato a far valere il credito risarcitorio, nel caso di morte verificatasi immediatamente o dopo brevissimo tempo dalle lesioni personali, l’irrisarcibilità deriva (non dalla natura personalissima del diritto leso, come ritenuto da Cass. n. 6938 del 1998, poiché, come esattamente rilevato dalla sentenza n. 4991 del 1996, ciò di cui si discute è il credito risarcitorio, certamente trasmissibile, ma) dall’assenza di un soggetto al quale sia collegabile, nel momento in cui si verifica, la perdita stessa e nel cui patrimonio possa essere acquisito il relativo credito, ovvero dalla mancanza di utilità di uno spazio di vita brevissimo (Cass. n. 4991 del 1996)»