Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-12462-del-18-05-2017
Timestamp: 2020-04-02 10:48:27+00:00
Document Index: 140337888

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 13', 'art. 1', 'art. 13']

Sentenza Cassazione Civile n. 12462 del 18/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12462 del 18/05/2017
Cassazione civile, sez. III, 18/05/2017, (ud. 30/09/2016, dep.18/05/2017), n. 12462
sul ricorso 580-2014 proposto da:
S.G. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in ROMA, VIA
GIUSEPPE FERRARI 4, presso lo studio dell’avvocato MARCO FRAZZINI,
rappresentata e difesa dall’avvocato ROSARIO ALBERGHINA giusta
COMUNE CERNUSCO SUL NAVIGLIO, in persona del Sindaco pro tempore Sig.
C.E.A., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA
MAGNI, che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato MATTEO
AMBROSOLI giusta procura a margine del controricorso;
avverso la sentenza n. 1998/2013 della CORTE D’APPELLO di MILANO,
udito l’Avvocato ROSARIO ALBERGHINA;
S.G. convenne dinanzi al Tribunale di Milano il comune di Cernusco sul Naviglio, chiedendo il risarcimento dei danni subiti a seguito di una caduta causatale da un dislivello del manto stradale e da alcune buche coperte da fogliame e da altro materiale che ne impediva la visuale.
Il giudice di primo grado respinse la domanda, ascrivendo l’infortunio, sul piano causale, alla esclusiva disattenzione della stessa attrice.
La corte di appello di Milano, investita dell’impugnazione proposta da quest’ultima, la rigettò, escludendo a sua volta ogni profilo di imputazione dell’illecito alla condotta dell’ente territoriale.
Avverso la sentenza della Corte meneghina S.G. ha proposto ricorso per cassazione sulla base di 5 motivi di censura.
Resiste il comune di Cernusco sul naviglio con controricorso.
Infondati, in particolare, risultano il primo motivo, che denuncia la violazione degli artt. 187, 188 e 281 sexies c.c.p, e il secondo motivo, con cui si lamenta la violazione degli artt. 75 e 182 c.p.c., volta che i vizi processuali lamentati, al di là ed a prescindere dalla loro eventuale fondatezza, non consentono, per non averlo il ricorrente, nella specie, in alcun modo indicato, di risalire allo specifico e concreto pregiudizio alle proprie difese che ne sia in ipotesi conseguito, essendo ius receptum presso questa Corte regolatrice il principio secondo il quale la mancanza di tale allegazione fa si che la relativa doglianza non acquisti rilievo idoneo a determinare l’annullamento della sentenza impugnata (Cass. 30652/2011; 18635/2011, tra le molte conformi). Quanto, in particolare, al mancato deposito della copia autentica della delibera della giunta municipale volta a conferire mandato al difensore, a far data all’entrata in vigore del T.U.E.L. (D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267), l’autorizzazione alla lite da parte dell’organo deliberativo non costituisce più atto necessario ai fini del conferimento, da parte del sindaco, della procura alle liti (a tacere della ulteriore circostanza per la quale, nella specie, risultava depositata in atti la delibera de qua, rilasciata in vista del primo grado del giudizio, e priva di qualsivoglia limitazione con riferimento all’eventuale giudizio di appello). Destinati all’inevitabile scure dell’inammissibilità risultano i restanti motivi di censura.
La Corte territoriale, nel pieno rispetto del generale principio di diritto processuale che impone, nella motivazione, il rispetto di criteri logici di giustificazione razionale del raggiunto convincimento e dell’adottata decisione, offre chiara e puntuale valutazione, correttamente argomentata sul piano logico – giuridico, della valenza e dell’efficacia probatoria attribuita agli elementi acquisiti al processo, ritenendo la ricostruzione del fatto, così come operata in sede di motivazione, dotata di un più elevato grado di conferma logica e di credibilità razionale rispetto ad altre, possibili e pur prospettate ipotesi fattuali alternative.
I motivi di censura sono, pertanto, irrimediabilmente destinati ad infrangersi sul corretto impianto motivazionale adottato dal giudice d’appello, che questa Corte interamente condivide, dacchè essi, nel loro complesso, pur formalmente abbigliati in veste di denuncia di una (peraltro del tutto generica) violazione di legge si risolvono, nella sostanza, in una (ormai del tutto inammissibile) richiesta di rivisitazione di fatti e circostanze come definitivamente accertati in sede di merito.
E’ poi principio di diritto ormai consolidato quello per cui l’art. 360 del codice di rito, in tutte le sue articolazioni, non conferisce in alcun modo e sotto nessun aspetto alla corte di Cassazione il potere di riesaminare il merito della causa, consentendo ad essa, di converso, il solo controllo – sotto il profilo logico – formale e della conformità a diritto – delle valutazioni compiute dal giudice d’appello, al quale soltanto, va ripetuto, spetta l’individuazione delle fonti del proprio convincimento valutando le prove (e la relativa significazione), controllandone la logica attendibilità e la giuridica concludenza, scegliendo, fra esse, quelle funzionali alla dimostrazione dei fatti in discussione (salvo i casi di prove cd. legali, tassativamente previste dal sottosistema ordinamentale civile).
Le spese del giudizio di Cassazione seguono il principio della soccombenza Liquidazione come da dispositivo.
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari alla somma già dovuta, a norma del comma 1 bis del predetto art. 13.