Source: http://www.paoloalfano.it/2011/11/10/revocatoria-fallimentare-la-sentenza-e-titolo-esecutivo-prima-del-formarsi-del-giudicato/
Timestamp: 2018-03-21 07:09:53+00:00
Document Index: 140539456

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Revocatoria fallimentare: la sentenza è titolo esecutivo prima del formarsi del giudicato | Avv. Paolo Alfano
Revocatoria fallimentare: la sentenza è titolo esecutivo prima del formarsi del giudicato
da Paolo Alfano | Nov 10, 2011 | Fallimento, Giurisprudenza civile | 0 commenti
Cass. civ. Sez. I, Sent., 29-07-2011, n. 16737
1. Il Banco Popolare censura, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, la attribuzione di titolo esecutivo alla sentenza del tribunale che ha definito il giudizio di revocatoria, formulando il seguente quesito di diritto: “si chiede se l’attribuzione di una provvisoria esecutività ad una pronuncia di revoca fallimentare di pagamenti e di affermazione dell’obbligo di restituzione del convenuto, ancora sub judice per essere stata la dichiarazione di revoca impugnata in appello, e quindi prima che faccia stato fra le parti ad ogni effetto la pronuncia costitutiva di revoca dalla quale dipenderà l’obbligazione restitutoria, comporti o meno la violazione degli artt. 2908 e 2909 c.c., art. 474 c.p.c., e L. Fall., art.67, e, di conseguenza, una falsa applicazione della norma dell’art. 282 c.p.c.”. Assume, in sintesi, che l’azione revocatoria fallimentare, qualificabile come esercizio di un diritto potestativo del curatore, da luogo ad una sentenza costitutiva che priva di effetti ex post, ma solo al momento del passaggio in giudicato, un atto o un pagamento compiuto dal fallito; e che la eventuale (nelle c.d. revocatorie acquisitive) condanna alla restituzione sanziona un obbligo che nasce dalla pronuncia costitutiva e ad essa segue come momento logico successivo, sì che neppure con riferimento a tale pronuncia consequenziale può applicarsi l’esecutività provvisoria disposta dall’art. 282 c.p.c..
2. Come la stessa sentenza impugnata da atto, la questione non è certo nuova, essendo stata ampiamente dibattuta, con soluzioni non univoche, in giurisprudenza ed in dottrina. L’orientamento giurisprudenziale che la recente Cass. S.U. n. 4059/2010 ha definito tradizionale e maggioritario, e ribadito con forti correzioni nella fattispecie lì controversa (riguardante la sentenza costitutiva di accoglimento di una domanda ex art. 2932 c.c., relativa ad un contratto preliminare di compravendita), è nel senso che la sentenza costitutiva produce la modificazione della situazione giuridica solo con il passaggio in giudicato. Il punto è però se debba in ogni caso escludersi che, nelle more del giudizio di impugnazione, sia ammissibile l’anticipazione in via provvisoria, ai fini esecutivi, degli effetti discendenti dalle statuizioni costitutive, sia cioè ammissibile il compimento di atti di esecuzione provvisoria della sentenza nei casi nei quali l’adeguamento della realtà materiale al decisum, che tali atti sono destinati a produrre, sia reso necessario dalla pronuncia di condanna che accede all’accertamento costitutivo (nella specie, la condanna alla restituzione delle somme di danaro ricevute dal Banco a seguito degli atti solutori dichiarati inefficaci L. Fall., ex art. 67). Anticipazione che l’art. 282 c.p.c., come modificato dalla L. n. 353 del 1990, prevede – nel contesto del rinnovato sistema di rapporti tra il giudizio di primo e secondo grado che va “letto” alla luce non solodell’art. 24 Cost., ma anche del novellato art. 111 Cost. – per tutte le sentenze di primo grado, non contenendo alcuna esclusione nell’applicazione di tale regola in relazione a particolari tipi di sentenze. E’ vero che la sentenza costitutiva è in sè insuscettibile di esecuzione in senso stretto, ma si tratta di un limite intrinseco, non di una preclusione di fonte normativa afferente alla provvisoria esecutività di ogni sentenza costitutiva. Una preclusione siffatta invero non si rinviene neppure nel disposto degli artt. 2908 e 2909 c.c.: la prima norma fa riferimento alla tutelabilità in sede giurisdizionale delle azioni costitutive, e la seconda stabilisce per la sentenza costitutiva, come per le altre sentenze in generale, l’ambito di efficacia derivante dal giudicato.
2.3 Nè – contrariamente a quanto argomentato dal ricorrente nella memoria difensiva- tale anticipazione, ai fini esecutivi, degli effetti della sentenza di accoglimento dell’azione revocatoria appare inconciliabile con la disciplina del fallimento, che al contrario consente un efficace contemperamento, pur nei limiti della concorsualità, delle rispettive esigenze di tutela sia del credito restitutorio della massa verso l’accipiens, sia del credito di quest’ultimo verso il fallito, estinto dall’atto dichiarato inefficace nei confronti della massa. Sotto il primo profilo, le somme che l’accipiens restituisca alla curatela in ottemperanza, spontanea o coatta, alla sentenza di primo grado non ancora passata in giudicato non sono distribuibili (dovendo essere trattenute e depositate nei modi stabiliti dal g.d.), atteso il disposto della L. Fall., art. 113, u.c., introdotto dal D.Lgs. n. 5 del 2006, che ha reso cogente una regola di condotta invero già praticata dagli uffici fallimentari. Sotto il secondo profilo, sia la L. Fall., art. 71, (abrogato dal D.Lgs. n. 5 del 2006) sia la L. Fall., art. 70, commi 2 e 3, (nel testo introdotto dal D.L. n. 35 del 2005, convertito in L. n. 80 del 2005), nel prevedere, una volta che l’accipiens abbia restituito alla massa le somme ricevute, l’ammissione al passivo del suo credito inefficacemente estinto dall’atto revocato (o comunque del credito d’importo corrispondente a quanto restituito), non contengono alcun riferimento alla condizione che tale restituzione sia avvenuta in forza di sentenza definitiva, il che costituisce ulteriore conferma della insussistenza, nel sistema normativo, di una preclusione all’anticipata esecuzione della condanna restitutoria rispetto alla irretrattabilità, inerente al giudicato, della statuizione costitutiva. Nè può condividersi l’assunto del ricorrente secondo cui la ammissione con riserva (da sciogliersi all’esito del giudizio di impugnazione della sentenza di revoca) di tale credito al passivo non sarebbe consentita perchè non prevista dalla L. Fall., art. 96, nè dalla legge. Al contrario, l’accantonamento, imposto dal già richiamata L. Fall., art.113, u.c., della somma che l’accipiens abbia restituito in forza della provvisoria esecutività della sentenza di primo grado implica specularmente, per identità di ratio, l’ammissione al passivo con riserva del credito condizionale dell’accipiens la cui estinzione è stata dalla stessa sentenza ritenuta inefficace nei confronti della massa: si tratta invero dei due effetti della sentenza che definisce il giudizio di revocatoria, i quali, come si è detto, sono indubbiamente tra di loro interdipendenti (pur non essendo in rapporto di sinallagmaticità), e quindi debbono considerarsi sottoposti, ai fini del concorso, alla medesima condizione costituita dal passaggio in giudicato di detta sentenza.