Source: https://www.croceverdecm.it/2016/01/14/la-riforma-che-vorremmo/
Timestamp: 2019-09-23 18:21:36+00:00
Document Index: 114226835

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 4', 'art. 5', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 6']

La riforma che vorremmo - Croce Verde Castelnovo ne' Monti
Si è svolto oggi, 14 gennaio, l’incontro sulla riforma del Terzo Settore organizzato dal Forum Nazionale del Terzo settore.
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Secondo il senatore Luigi Bobba “La riforma deve ripartire, stiamo aspettando il parere della commissione bilancio. La prossima settimana dovremmo cominciare a votare gli emendamenti. Speriamo in un mese di chiudere in commissione per poi andare in aula. Sulla riforma ci sono modifiche e integrazioni che abbiamo concordato in Senato e alla Camera. A parte qualche punto controverso, ma in sostanza il disegno complessivo è quasi del tutto definito, mancano solo i dettagli”.
“Come Anpas stiamo apprezzando i perfezionamenti che questa discussione al senato si sta definendo e la definizione del terzo settore anche degli emendamenti e gli aspetti dell’impresa sociale, così come per il servizio civile sul coinvolgimento dei giovani e l’ampliamento dei servizi” ha dichiarato Fabrizio Pregliasco, presidente Anpas. “Rimangono dei punti per noi caldissimi per quanto riguarda le attività accessorie a contenuto economico che riguardano da vicino la nostra operatività e sui quali è necessaria una ulteriore chiarificazione. All’interno della discussione in questo momento in Senato speriamo possano avere seguito le nostre sollecitazioni fatte da quei parlamentari che si sono fatti portavoce delle nostre istanze e che derivano anche da quanto esplicitato da noi stessi nell’audizione che abbiamo fatto nei mesi scorsi. Fondamentale è per noi la valorizzazione delle reti al fine di favorire il volontariato che deve essere vero, serio e trasparente”.
Riforma del Terzo Settore: i 10 PUNTI CHIAVE PER ANPAS
Occorre difendere il carattere nazionale nella definizione dei principi fondamentali e dei caratteri del volontariato, non attribuibili alle legislazioni regionali, al fine di evitare differenze nella possibilità di esercitare il diritto sancito dalla Costituzione di svolgere l’azione volontaria in maniera uguale in tutto il territorio nazionale (vedi sentenza della Corte Costituzionale n.75 del 28/02/1992). Nelle diverse forme organizzative che saranno delineate dalla Riforma occorre quindi garantire la permanenza nel Volontariato, favorendone l’azione e considerandolo un valore aggiunto nella valutazione sociale degli interventi. Occorre difendere la peculiarità del volontariato italiano nella gestione diretta di servizi alla persona, garantendo – negli spazi previsti di discrezionalità della Pubblica Amministrazione – la possibilità di proseguire questa più che centenaria esperienza di partecipazione in ambito sociosanitario. Le Pubbliche Assistenze sono un tassello fondamentale della democrazia, in quanto scuole di partecipazione, coesione sociale ed advocacy. Ricoprono storicamente un ruolo essenziale nel welfare territoriale. I servizi svolti dalle Associazioni. con il coinvolgimento dei volontari, sono strumenti per la realizzazione delle finalità e dei valori associativi.
Garantire alle associazioni attualmente ricomprese dalla Legge 266/91 diconservare le proprie caratteristiche peculiari anche per quelle realtà che sceglieranno di utilizzare la qualifica di impresa sociale per svolgere attività complesse, permettendo loro di continuare ad avvalersi del contributo dei volontari. Nel considerare positiva la definizione di unCodice specifico del Terzo Settore (art. 4), ANPAS ritiene che, nel riordino della legislazione di settore, le prerogative e le peculiarità della legge quadro sul Volontariato (costruita sulla base dell’esperienza e della storia dell’associazionismo del nostro Paese) non siano cancellate come avvenuto per la legge 49 sulle ONG. Nell’ambito dell’armonizzazione delle leggi su Volontariato e Promozione Sociale (art. 5), si ritiene opportuno un chiarimento degli elementi distintivi delle due realtà.
Nei decreti attuativi occorre rafforzare la possibilità per il Volontariato nel Terzo Settore di svolgere attività commerciali e di impresa strumentali alla realizzazione dei propri scopi istituzionali. Non si può riformare e potenziare il Terzo Settore se non si potenzia e si favorisce la sua economia specifica che è in gran parte rappresentata proprio da attività di fundraising. La definizione di criteri e vincoli – necessaria per regolamentare la contabilità separata tra attività di impresa ed istituzionale – non deve tuttavia comprimere la spinta di innovazione ed originalità delle organizzazioni di Volontariato e il loro radicamento nelle comunità.
ANPAS nel condividere le riflessione del relatore Lepri, ritiene prioritario un coinvolgimento del Volontariato nelle funzioni di indirizzo, coprogettazione e coordinamento dei servizi alla persona. Nel percorso di recepimento della direttiva comunitaria 24/2014 sugli appalti occorre tenere in considerazione che soccorso e trasporto sanitario – attività storicamente svolte dalle Pubbliche Assistenze – devono continuare ad essere considerate di interesse generale, fattibili con il volontariato, con finalità solidaristiche, come ribadito dalla sentenza della Corte di Giustizia Europea (n. 113 del 2014). In questa prospettiva occorrerà precisare, anche il sede di disegno di legge delega, la possibilità per le pubbliche amministrazioni di stipulare convenzioni dirette per il trasporto d’urgenza e ordinario con le organizzazioni di volontariato che rispondano ai requisiti indicati nella sentenza predetta.
Premesso che numerose Pubbliche Assistenze negli anni hanno gemmato strutture di servizio per affrontare attività complesse e meglio rispondere ai bisogni dei cittadini, spesso su richiesta delle Istituzioni, ANPAS ritiene che l’impresa sociale – per come è intesa nel DDL – sia un’opportunità per l’ampliamento e l’innovazione dell’intervento del Terzo Settore. Si considera tuttavia fondamentale una maggiore chiarezza non solo nella definizione dei tratti costitutivi dell’impresa sociale, ma anche nelle modalità di azione, relazione e scambio fra terzo settore, soggetti for profit e Stato. Per qualificare l’impresa come sociale, oltre alla finalità, conta il modo in cui sono organizzate, gestite, governate e a cosa destinano i propri profitti. “Il terzo settore non va visto come una nuova area alla quale estendere le aspettative di rendimento di un’economia finanziarizzata. Deve avvenire l’opposto: le risorse finanziarie vanno portate dentro il terzo settore per incrementare l’impatto delle sue organizzazioni, per metterle in condizione di essere più incisive rispetto alle grandi questioni sociali” (cfr “Riforma del terzo settore, gli investimenti sociali sono trendy ma non è priorità” di Vincenzo Manes, Il Fatto Quotidiano, 16 maggio). Condividendo questa impostazione riteniamo che in tema di distribuzione degli utili il DDL non dovrebbe scostarsi da quanto già previsto per le cooperative sociali, estendendo quel meccanismo a tutte le organizzazioni dell’economia sociale. Occorre inoltre che sia prevista la presenza del Volontariato all’interno delle imprese sociali, attualmente non menzionato dall’art. 6 comma 1, lettera a.
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