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Timestamp: 2019-09-17 22:39:24+00:00
Document Index: 41157305

Matched Legal Cases: ['art. 29', 'art. 5', 'sentenza ', 'art. 29', 'art. 29', 'art. 5', 'art. 29', 'art. 5', 'art. 29', 'art. 29', 'sentenza ']

Cass. Pen. Sez. III 14/11/2018 n. 51480 - Le violazioni dell’AIA possono costituire autonome ipotesi di reato? - Tuttoambiente.it
Le violazioni dell’AIA possono costituire autonome ipotesi di reato?
n. 51480
In tema di autorizzazione integrata ambientale, le diverse condotte di inosservanza delle prescrizioni dell'AIA o di quelle imposte dall'autorità indicate nell'art. 29-quaterdecies, comma terzo, del D.L.vo 152/2006, alle lettere a) e c) costituiscono autonome ipotesi di reato. In particolare, la lettera a) riguarda ogni caso di emissione, secondo la definizione data dall'art. 5, comma 1, lettera i-septies) del decreto citato, in violazione dei valori limite (rilevata durante i controlli previsti nell'autorizzazione o nel corso di ispezioni di cui all'articolo 29-decies, commi 4 e 7 ed a meno che tale violazione non sia contenuta in margini di tolleranza, in termini di frequenza ed entità, fissati nell'autorizzazione stessa) e, pertanto, anche - e non solo - gli scarichi idrici. La lettera c) riguarda i soli scarichi idrici recapitanti nelle aree di salvaguardia delle risorse idriche destinate al consumo umano di cui all'articolo 94, oppure in corpi idrici posti nelle aree protette di cui alla vigente normativa, indipendentemente dal fatto che gli stessi superino valori limite predeterminati.
1.Il Tribunale di Grosseto, con sentenza del 17 novembre 2017 ha affermato la responsabilità penale di S.B.B., condannandolo alla pena dell'ammenda, per il reato di cui all'articolo 29- quaterdecies, comma 3, d.lgs. 152/2006, perché, in qualità di amministratore della "B. E. s.r.l.", non osservava le prescrizioni contenute nell'autorizzazione integrata ambientale (AIA) rilasciatagli dalla amministrazione provinciale di Grosseto e, segnatamente, per aver violato la prescrizione di cui al punto 1 del paragrafo 4.3.5.1 dell'Allegato Tecnico dell'AIA, il quale prevede che lo scarico delle acque meteoriche dilavanti di prima pioggia deve rispettare i limiti di emissione in acque superficiali riportate nella Tabella 3, Allegato 5 alla Parte Terza del d.lgs. 152/2006, risultando il superamento dei limiti massimi di emissione in acque superficiali per i parametri COD, Alluminio, Ferro, Rame e Zinco a seguito di campionamento al punto di scarico S2 effettuato in data 8 ottobre 2013 da personale della ARPAT (fatti accertati in Grosseto, il 20 novembre 2013).
2.Con un primo motivo di ricorso deduce l'erronea applicazione della legge penale e, segnatamente, dell'articolo 29- quaterdecies d.lgs. 152/06 come modificato dal d.lgs. 4 marzo 2014, n. 46.
Richiamato il contenuto della disposizione, osserva che il giudice avrebbe erroneamente ricondotto la condotta contestata all'imputato nell'ipotesi di cui alla lettera a) del comma 3 dell'articolo 29 - quaterdecies, escludendo aprioristicamente la possibile applicazione della diversa ipotesi di cui alla lettera c) del medesimo comma.
Aggiunge che non risultando superati o non essendo stato dimostrato che siano stati superati tali limiti di tolleranza, la condotta ascrittagli potrebbe essere ricondotta solo alla fattispecie di cui alla lettera c) della stessa norma, la quale punisce unicamente le condotte di scarico non autorizzato che recapitino direttamente in un corpo idrico situato all'interno di un'area protetta, circostanza, questa, espressamente esclusa dal giudice del merito.
3.Con un secondo motivo di ricorso denuncia il vizio di motivazione con riferimento alle modalità del prelievo dei campioni da parte dell'organo accertatore.
2.Come è noto, attraverso il "terzo correttivo" al d.lgs. 152\06 (d.lgs. 29 giugno 2010 n.128), si è proceduto alla formale abrogazione del d.lgs. 59\2005 - con il quale era stata data completa attuazione alla direttiva 96\61\CE sulla prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamento (IPPC), abrogando anche il precedente d.lgs. 372\99, fatto salvo quanto previsto all'articolo 4, comma 2 - ed alla trasposizione, con sostanziali modifiche, della relativa disciplina nella Parte Seconda del d.lgs. 152\06, effettuando anche il coordinamento, prima mancante, delle procedure di VIA ed AIA.
La specifica disciplina dell'AIA è contenuta nel Titolo 111-bis, appositamente inserito nel d.lgs. 152\06 e che ha subito ulteriori e rilevanti modifiche ad opera del d.lgs. 4 marzo 2014, n. 46, con cui è stata data attuazione alla direttiva 2010/75/UE, mediante la quale è stato completamente riesaminato e trasfuso in un unico provvedimento il contenuto di sette precedenti direttive.
Il d.lgs. 46\2014 è intervenuto anche sul regime sanzionatorio, depenalizzando in parte la condotta di inosservanza delle prescrizioni dell'autorizzazione integrata ambientale di cui all'art. 29- quaterdecies, comma 2.
Il terzo comma dell'art. 29 - quaterdecies sanziona ancora penalmente, sempreché il fatto non costituisca più grave reato, la condotta di chi, pur essendo in possesso dell'autorizzazione integrata ambientale, non ne osserva le prescrizioni o non osserva quelle imposte dall'autorità competente, nel caso in cui l'inosservanza:
3.Va preliminarmente chiarito, a tale proposito, che il richiamo alle "emissioni", contenuto nella lettera a), deve essere letto in relazione alla specifica definizione offerta dall'art. 5, comma 1, lettera i-septies) d.lgs. 152/06, secondo cui si intende per emissione "lo scarico diretto o indiretto, da fonti puntiformi o diffuse dell'impianto, opera o infrastruttura, di sostanze, vibrazioni, calore o rumore, agenti fisici o chimici, radiazioni, nell'aria, nell'acqua ovvero nel suolo".
Lo stesso articolo 5 contiene, alla lettera i-octies), l'ulteriore definizione di "valori limite di emissione": "la massa espressa in rapporto a determinati parametri specifici, la concentrazione ovvero il livello di un'emissione che non possono essere superati in uno o più periodi di tempo. I valori limite di emissione possono essere fissati anche per determinati gruppi, famiglie o categorie di sostanze, indicate nel allegato X. I valori limite di emissione delle sostanze si applicano, tranne i casi diversamente previsti dalla legge, nel punto di fuoriuscita delle emissioni dell'impianto; nella loro determinazione non devono essere considerate eventuali diluizioni. Per quanto concerne gli scarichi indiretti in acqua, l'effetto di una stazione di depurazione può essere preso in considerazione nella determinazione dei valori limite di emissione dall'impianto, a condizione di garantire un livello equivalente di protezione dell'ambiente nel suo insieme e di non portare a carichi inquinanti maggiori nell'ambiente, fatto salvo il rispetto delle disposizioni di cui alla parte terza del presente decreto".
Da ciò consegue che la diversa ipotesi di cui alla lettera c) riguarda i soli scarichi recapitanti nelle aree di salvaguardia delle risorse idriche destinate al consumo umano di cui all'articolo 94, oppure in corpi idrici posti nelle aree protette di cui alla vigente normativa, indipendentemente dal superamento di limiti di emissione, che non vengono, infatti, indicati.
Risulta peraltro evidente come sia del tutto errata l'affermazione del ricorrente secondo cui, accedendo alla soluzione interpretativa scelta dal giudice del merito, "la norma incriminatrice di cui alla lettera c) sarebbe assorbita integramente dalla previsione della lettera a) in quanto andrebbe a specificare inutilmente la rilevanza penale di ciò che è già stato previsto nell'ipotesi di cui alla lettera a)", stante l'autonomia di ciascuna delle due fattispecie esaminate.
4. Può conseguentemente affermarsi che le diverse condotte di inosservanza delle prescrizioni dell'AIA o di quelle imposte dall'autorità indicate nell'art. 29-quaterdecies, comma terzo, d.lgs. 152/06, alle lettere a) e c) costituiscono autonome ipotesi di reato, riguardando la lettera a) ogni caso di emissione, secondo la definizione data dall'art. 5, comma 1, lettera i-septies) d.lgs. 152/06, in violazione dei valori limite (rilevata durante i controlli previsti nell'autorizzazione o nel corso di ispezioni di cui all'articolo 29-decies, commi 4 e 7 ed a meno che tale violazione non sia contenuta in margini di tolleranza, in termini di frequenza ed entità, fissati nell'autorizzazione stessa) e, pertanto, anche - e non solo - gli scarichi idrici, mentre quella di cui alla lettera c) riguarda i soli scarichi idrici recapitanti nelle aree di salvaguardia delle risorse idriche destinate al consumo umano di cui all'articolo 94, oppure in corpi idrici posti nelle aree protette di cui alla vigente normativa, indipendentemente dal fatto che gli stessi superino valori limite predeterminati.
Del resto, posto che il controllo effettuato rientra nell'ambito di quelli indicati dalla norma ed è stato effettuato dall'ARPAT, soggetto al quale la legge attribuisce tale funzione tecnica, ai sensi dell'art. 29- decies d.lgs. 152/06, la conseguente segnalazione all'autorità giudiziaria rende evidente che la violazione dei parametri non era contenuta entro i margini di tolleranza di cui alla lettera a) dell'art. 29- quaterdecies, comma 3, come evidenziato dai valori riportati nella tabella riprodotta nell'imputazione, né risulta che una simile evenienza sia stata posta in rilievo dall'imputato, il quale ne avrebbe avuto tutto l'interesse e che si è, invece, limitato a formulare la censura nei termini ricordati in premessa.
Infatti, si è rilevato, sempre nella sentenza Catabbi, come il d.lgs. 152\06, nell'Allegato 5, specifichi che le determinazioni analitiche ai fini del controllo di conformità degli scarichi di acque reflue industriali sono, di norma, riferite ad un campione medio prelevato nell'arco di tre ore, ma precisi che l'autorità preposta al controllo può, con motivazione espressa nel verbale di campionamento, effettuarlo su tempi diversi, al fine di ottenere il campione più adatto a rappresentare lo scarico, qualora lo giustifichino particolari esigenze, quali quelle derivanti dalle prescrizioni contenute nell'autorizzazione allo scarico, dalle caratteristiche del ciclo tecnologico, dal tipo di scarico (in relazione alle caratteristiche di continuità dello stesso), dal tipo di accertamento (accertamento di routine, accertamento di emergenza, ecc.).
7.Nel caso di specie, il giudice del merito ha fornito una spiegazione logica e coerente delle ragioni per le quali ha ritenuto giustificata la metodica utilizzata, osservando come la necessità di una modalità di campionamento diversa da quello istantaneo era stata evidenziata, come peraltro ricorda lo stesso ricorrente, all'atto del prelievo, sul presupposto che la verifica riguardava un impianto di trattamento di acque meteoriche di prima pioggia con funzionamento discontinuo e che, a posteriori, la necessità di un ulteriore accertamento era stata esclusa dal macroscopico sforamento dei limiti tabellari evidenziato dal referto analitico.
8.Il ricorso deve pertanto essere rigettato, con le consequenziali statuizioni indicate in dispositivo.