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Timestamp: 2018-12-19 05:22:47+00:00
Document Index: 56613879

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sul ricorso 25031-2015 proposto da:
(OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS), elettivamente domiciliati in (OMISSIS), presso lo studio dell'avvocato (OMISSIS), rappresentati e difesi dall'avvocato (OMISSIS) giusta procura a margine del ricorso;
(OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS), considerati domiciliati ex lege in ROMA, presso la CANCELLERIA DELLA CORTE DI CASSAZIONE, rappresentati e difesi dall'avvocato (OMISSIS) giusta procura in calce al controricorso;
avverso la sentenza n. 974/2015 della CORTE D'APPELLO di L'AQUILA, depositata il 22/07/2015;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 28/02/2017 dal Consigliere Dott. LINA RUBINO;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. SOLDI ANNA MARIA, che ha concluso per l'inammissibilita' del ricorso.
(OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS) propongono ricorso per cassazione, articolato in tre motivi, nei confronti di (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS), in relazione alla sentenza n. 974 del 2015, depositata dalla Corte d'Appello di L'Aquila con la quale veniva dichiarato inammissibile perche' tardivo, in quanto proposto oltre il termine di sei mesi, l'appello proposto dagli (OMISSIS) avverso la sentenza di rigetto dell'opposizione dagli stessi proposta contro l'esecuzione di un provvedimento (che indicano avere natura cautelare, sommaria e possessoria) emesso nei loro confronti dal collegio in sede di reclamo, sul presupposto che il termine per proporre appello, proposto in un giudizio introdotto dopo il 4.7.2009, ed in materia esecutiva, attesa la natura esecutiva delle opposizioni, non fosse soggetto alla sospensione feriale dei termini.
Resistono con controricorso gli (OMISSIS) e (OMISSIS), allegando che il ricorso per cassazione stesso sia tardivo in quanto notificato oltre il termine di sessanta giorni applicabile a decorrere dalla notificazione della sentenza impugnata.
Va esaminata in via preliminare l'eccezione di tardivita' del ricorso, il cui eventuale accoglimento renderebbe superflua anche l'esposizione dei motivi di ricorso, conseguendone l'inammissibilita' del ricorso stesso.
Essa e' fondata.
La sentenza impugnata e' stata notificata il 29.7.2015 (e risulta regolarmente prodotta dai ricorrenti in copia notificata). Il ricorso avrebbe pertanto dovuto esser proposto entro il termine breve di sessanta giorni dalla notificazione (ex articolo 325 c.p.c., comma 2, articolo 326 c.p.c.). Il termine di notifica del ricorso scadeva il 27.9.2015 e, poiche' il 27 settembre era domenica, esso era prorogato ex lege al lunedi' successivo, primo giorno non festivo successivo alla scadenza del termine (ex articolo 155 c.p.c., comma 4).
L'avvocato dei ricorrenti ha provveduto a notificare direttamente il ricorso, avvalendosi della facolta' prevista della L. n. 53 del 1994, articolo 3 il successivo lunedi' 28 settembre 2015, a mezzo posta elettronica certificata. Tuttavia, come risulta dalla documentazione in atti, la notifica e' stata eseguita soltanto alle ore 23,47 del lunedi' 28 settembre.
Ripercorrendo la normativa applicabile al caso di specie:
- l'articolo 147 c.p.c. (Tempo delle notificazioni) nella vigente formulazione - applicabile ratione temporis - dispone che le notificazioni non possono farsi prima delle ore 7 e dopo le ore 21.
- il Decreto Legge n. 179 del 2012, articolo 16 quater, comma 3 a proposito delle notifiche eseguite a mezzo PEC, prevede che:
"3. La notifica si perfeziona, per il soggetto notificante, nel momento in cui viene generata la ricevuta di accettazione previstadal Decreto del Presidente della Repubblica 11 febbraio 2005, n. 68, articolo 6, comma 1 e, per il destinatario, nel momento in cui viene generata la ricevuta di avvenuta consegna prevista dal Decreto del Presidente della Repubblica 11 febbraio 2005, n. 68, ART. 6, comma 2";
- IL citato Decreto Legge n. 179 del 2012, articolo 16 septies (Tempo delle notificazioni con modalita' telematiche), introdotto dal Decreto Legge 24 giugno 2012, n. 90, articolo 45 bis conv. con modifiche dalla L. 17 dicembre 2012, n. 221, prevede che:
"La disposizione dell'articolo 147 c.p.c. si applica anche alle notificazioni eseguite con modalita' telematiche. Quando e' eseguita dopo le ore 21, la notificazione si considera perfezionata alle ore 7 del giorno successivo".
Sicche' la notifica del ricorso per cassazione, a norma del combinato disposto del Decreto Legge n. 179 del 2012, articolo 16 septies e articolo 147 c.p.c., poiche' e' stata eseguita il 28.9.2015 dopo il margine di tempo consentito dalla legge, si considera ex lege perfezionata il 29 settembre 2015, a termine ormai decorso. Il ricorso) proposto pertanto e' tardivo.
Infatti, sulla base del combinato disposto dell'articolo 147 c.p.c. nonche' del Decreto Legge 24 giugno 2012, n. 90, articolo 45 bis conv. con modifiche dalla L. 17 dicembre 2012, n. 221 che ha introdotto l'articolo 16 septies, se la spedizione della notifica effettuata a mezzo posta elettronica certificata e' stata eseguita - come nella specie non e' contestato - oltre le ore 21, la notifica si considera perfezionata alle sette del giorno successivo, e di conseguenza, se essa e' stata eseguita l'ultimo giorno utile ma dopo le ore 21, si considera perfezionata alle ore sette del giorno successivo.
Pertanto, qualora il compimento dell'attivita' notificatoria della impugnazione sia avvenuto l'ultimo giorno utile previsto dalla legge, ma al di la' dei limiti di tempo dalla stessa fissati, l'impugnazione stessa deve ritenersi tardiva.
La questione in esame e' stata in precedenza esaminata da questa Corte, che e' gia' pervenuta alla medesima soluzione nel senso della tardivita' della notifica, con sentenza n. 8856 del 2016. In quella occasione, la Corte ha espresso il principio di diritto secondo il quale "il Decreto Legge n. 179 del 2012, articolo 16 septies conv. con modif. dalla L. n. 221 del 2012, non prevede la scissione tra il momento di perfezionamento della notifica per il notificante ed il tempo di perfezionamento della notifica per il destinatario, espressamente disposta, invece, ad altri fini, dall'articolo 16 quater stesso Decreto Legge (Nella specie, la S.C. ha ritenuto quindi tardiva la notifica del ricorso per cassazione affermando che si era perfezionata, sia per il notificante che per il notificato, il giorno successivo a quello di scadenza del termine per l'impugnazione, poiche' eseguita dopo le ore 21 di quest'ultimo giorno)".
Sebbene si pervenga alla medesima soluzione, occorre effettuare alcune puntualizzazioni. Non si puo' prescindere dall'osservare che, nel nostro ordinamento, deve ormai considerarsi principio generale di diritto vivente il principio della scissione degli effetti delle notifiche tra notificante e destinatario della notifica. Si tratta di principio elaborato dalla Corte costituzionale, fatto proprio ed affermato da questa Corte in numerose decisioni.
Come ricostruito da Cass. n. 10126 del 2006 "...il giudice delle leggi gia' con la sentenza 6911994, relativa alla disciplina delle notifiche all'estero, aveva avuto modo di affermare che, ai sensi degli articoli 3 e 24 Cost., le garanzie di conoscibilita' dell'atto da parte del destinatario della notificazione debbono coordinarsi con l'interesse del notificante a non vedersi addebitare l'esito intempestivo del procedimento notificatorio per la parte sottratta alla sua disponibilita'. Questo principio, confermato dalla successiva sentenza 358/96, e' stato ulteriormente ribadito dalla sentenza 477102 - che ne ha espressamente sottolineato la "portata generale" - ed ha trovato, in ulteriore prosieguo, applicazione nelle piu' recenti sentenze 28 e 9712004 e 154105. Per effetto di tali pronunzie risulta cosi' ormai presente nell'ordinamento processuale civile, tra le norme generali sulle notificazione degli atti, il principio secondo il quale - relativamente alla funzione che sul piano processuale, cioe' come atto della sequenza del processo, la notificazione e' destinata a svolgere per il notificante - il momento in cui la notifica si deve considerare perfezionata per il medesimo deve distinguersi da quello in cui essa si perfeziona per il destinatario. Con la conseguenza, che, alla luce di tale principio, le norme in tema di notificazioni di atti processuali vanno interpretate, senza necessita' di ulteriori interventi da parte del giudice delle leggi, nel senso (costituzionalmente, appunto, adeguato) che la notificazione si perfeziona nei confronti del notificante al momento della consegna dell'atto all'ufficiale giudiziario".
- Moltissime sono le sentenze di legittimita' che hanno confermato tale principio, contemperato dall'onere e l'obbligo per il notificante di riattivare in un tempo ragionevole il procedimento notificatorio (tra le altre, Cass. n. 18074 del 2012).
Potrebbe pertanto dubitarsi perfino della legittimita' costituzionale di una norma che non riconoscesse il principio della scissione in presenza delle esigenze di tutela per le quali essa e' stato elaborato, ovvero in una situazione in cui non sia legittimo far ricadere sul notificante incolpevole gli effetti negativi di un ritardo nel procedimento notificatorio in riferimento ad attivita' in esso comprese ma sottratte al controllo del notificante. E' un principio elaborato a tutela di chi, in buona fede, compia una attivita' dovuta che necessiti, per il suo completamento, dell'intervento di un terzo, per evitare che possa essere pregiudicato dal mancato perfezionamento nei termini dell'attivita' procedimentale da lui correttamente avviata e non portata a termine tempestivamente per cause al di fuori della sua volonta' e della sua sfera di controllo (v. Cass. n. 9528 del 2015).
In riferimento all'articolo 147 c.p.c., pero', il principio della scissione degli effetti della notificazione per il notificante e per il destinatario non opera perche' siamo al di fuori delle ipotesi a tutela delle quali esso e' stato creato. Il principio non ha ragione di operare, infatti, laddove la legge espressamente disciplina i tempi per il corretto ed efficace svolgimento di una attivita' (a tutela del diverso interesse, rafforzato dalle possibilita' tecniche offerte dalla notifiche telematiche, di non costringere i professionisti alla continua verifica, a qualsiasi ora del giorno e della notte, dell'arrivo di atti processuali), qualora, come nella specie, e' lo stesso notificante che ha iniziato a compiere l'attivita' attivita' notificatoria quando il margine di tempo a sua disposizione si era gia' consumato. Il ricorso e' pertanto inammissibile, il che rende superfluo esaminare, ed anche esporre, i motivi del ricorso stesso.
Atteso che il ricorso per cassazione e' stato proposto in tempo posteriore al 30 gennaio 2013, ed in ragione della soccombenza del ricorrente, la Corte, ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, articolo 13, comma 1 quater, da' atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte dei ricorrenti, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso articolo 13, comma 1 bis.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Pone a carico dei ricorrenti le spese di giudizio sostenute dal controricorrente, che liquida in complessivi Euro 2.500,00, oltre Euro 200,00 per spese, oltre contributo spese generali al 15% ed accessori.
Da' atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte dei ricorrenti, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale.
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