Source: http://www.pinalontri.it/2013-fasce-di-reperibilita-per-lavoratori-assenti-per-malattia/
Timestamp: 2015-09-03 19:09:06+00:00
Document Index: 55773708

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 16', 'art. 17', 'art. 2', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 16', 'art.55', 'art. 5', 'art. 16']

2013. Fasce di reperibilità per lavoratori assenti per malattia • PinaLontri.it
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2013. Fasce di reperibilità per lavoratori assenti per malattia
Per chi ha ancora la fortuna di avere un lavoro e dovesse capitare di non potervisi recare per l’insorgenza di uno stato di malattia che ne determina l’incapacità lavorativa, bisogna rispettare alcune regole basilari, sia nei confronti del datore di lavoro che dell’Inps, che ne eroga la relativa indennità.
Questa indennità è riconosciuta alla maggior parte dei lavoratori, anche per specifiche categorie (apprendisti, disoccupati, sospesi, ecc., pur se nel rispetto di alcuni criteri), con esclusione dei collaboratori domestici (colf e badanti – la cui malattia è gestita direttamente dal datore di lavoro e con precise disposizioni e limitazioni), impiegati dell’industria, dirigenti e portieri.
È relativamente recente la trasmissione telematica all’Inps da parte del medico curante che emette il certificato che attesta la malattia; questa novità, mentre da un lato ha sgravato il lavoratore dall’obbligo di provvedere lui stesso all’invio del suo certificato sia all’Inps che al datore di lavoro – fermo restando però che, se per motivi tecnici questa trasmissione telematica non dovesse essere possibile, il dovere di recapitarlo rimane al lavoratore –, dall’altro ha fornito all’Istituto, così come al datore di lavoro, la possibilità per il primo di effettuare i controlli sullo stato di salute del lavoratore in tempo reale, e per il secondo l’occasione di richiederli altrettanto rapidamente, tanto che la verifica può essere fatta già dal primo giorno di malattia, così come stabilito dalla legge n. 111 del 15 luglio 2011.
Ho iniziato con questa introduzione per entrare ora nel merito dell’argomento che desidero trattare e che riguarda le fasce di reperibilità previste dalla suddetta legge, durante le quali il lavoratore deve farsi trovare al proprio domicilio per essere sottoposto a visita di controllo (la cosiddetta visita fiscale), così che un medico non di parte possa verificare la veridicità di quanto dichiarato come motivo impeditivo al prosieguo lavorativo.
È bene intanto ricordare che chiunque, per un motivo o per un altro, dovesse decidere di cambiare domicilio durante il periodo di malattia, è tenuto a darne tempestiva comunicazione all’Inps di pertinenza con strumenti che ne possano attestare la trasmissione e non certo con una mera telefonata. Ciò in quanto l’assenza a visita medica di controllo, se non debitamente giustificata, può determinare delle sanzioni e anche dei provvedimenti.
Esistono al riguardo delle fasce di reperibilità durante le quali il lavoratore in malattia è obbligato a rimanere nel proprio domicilio, così da consentire al medico fiscale di poter accertare ed eventualmente confermare e/o confutare la diagnosi comportante l’incapacità lavorativa. Queste fasce di reperibilità si differenziano in base alle categorie lavorative distinguendo i lavoratori in pubblici e privati.
Per questi ultimi (dipendenti lavoratori privati), le fasce di reperibilità alla visita medica di controllo domiciliare sono state fissate, per l’anno in corso (2013): dalle ore 10,00 alle ore 12,00 e dalle ore 17,00 alle ore 19,00 di tutti i giorni compresi nella certificazione di malattia, inclusi i festivi, i prefestivi, il sabato, la domenica e tutte le festività nazionali.
Per i lavoratori pubblici invece (dipendenti degli Enti locali, provinciali, regionali, statali, amministrazioni finanziarie, sanitarie, Forze dell’Ordine, pubblica istruzione, ecc.), dal 4 febbraio 2010, le fasce di reperibilità per la verifica della malattia sono più restrittive e infatti, sempre per il corrente anno (2013), sono state modificate così come segue: dalle ore 9,00 alle ore 13,00 e dalle ore 15,00 alle ore 18,00. Anche in questo caso sono da considerare inclusi tutti i festivi, prefestivi, sabato, domenica e le festività nazionali. Nel settore pubblico ci sono delle deroghe all’obbligo di reperibilità, eccezioni specifiche e ben individuate. Tra queste: le gravidanze a rischio, le patologie che necessitano di terapie salvavita, infortuni sul lavoro e altre malattie invalidanti.
In ordine agli orari delle visite fiscali per malattia, ulteriori precisazioni si possono desumere da quanto l’Inps, con suo messaggio n. 4344 del 12.03.2012 (“Chiarimenti su circolare n. 118 del 12.09.2011. Istruzioni operative”), rende noto sia ai datori di lavoro che ai lavoratori pubblici e privati.
Chiunque non sia stato trovato al proprio domicilio nel corso di una visita di controllo da parte dell’Inps, sa che il medico fiscale lascerà un invito a presentarsi presso l’Asl di appartenenza per giustificare l’assenza. Se il motivo giustificativo addotto dovesse risultare insufficiente, ai sensi dell’art. 5 del D.L. 12/9/1983, nr. 463 convertito con modificazioni nella legge 11/11/1983, n. 638, il lavoratore perde il diritto a qualsiasi trattamento economico per i primi 10 giorni di malattia e nella misura del 50% per i rimanenti giorni per tutta la durata della malattia, esclusi i periodi di ricovero ospedaliero o di quelli già oggetto di precedente visita di controllo.
Prima però di procedere alla trattenuta dello stipendio, al lavoratore è data comunicazione della decisione ultima adottata dall’Inps contro la quale può difendersi proponendo ricorso al Comitato Provinciale dell’Istituto di Previdenza, entro i termini indicati nella medesima missiva, ciò al fine di scongiurare la decurtazione di parte dello stipendio e dei relativi contributi.
Capita pure che il lavoratore, in forma di autotutela, presenti, prima ancora di inoltrare ricorso al Comitato Provinciale dell’Istituto, direttamente alla sede dell’Inps quelli che ritiene documenti utili a giustificare la sua assenza a visita fiscale; ma non sempre questo intervento ha successo, costringendo il lavoratore ad andare oltre.
I motivi che di solito determinano tale assenza dal domicilio durante le fasce orarie di reperibilità per la visita fiscale sono prevalentemente:
quelli riferiti a visite ambulatoriali presso i propri medici di base, che a volte hanno orari coincidenti con quelli delle fasce orarie di cui trattasi;
il protrarsi della permanenza nello studio medico nell’eventualità che quest’ultimo ritardi il rientro in ambulatorio dalle sue visite domiciliari;
se si è soli, la necessità di recarsi in farmacia per l’acquisto di un farmaco indispensabile;
l’illeggibilità del nome sul proprio citofono;
il mal funzionamento del campanello o addirittura il non averlo sentito affatto o, ancora, pur avendolo percepito, non si è potuto rispondere in quanto non si è riusciti ad alzarsi dal letto perché febbricitanti e quasi in uno stato di incoscienza, e così via.
In merito a quest’ultimo aspetto, che potrebbe rappresentare un vero e proprio punto di diritto, è di recente pronuncia la sentenza n. 620 del 9 novembre 2012 del Tribunale di Perugia, che ha accolto il ricorso di un lavoratore al quale era stata negata dall’Inps l’indennità di malattia in quanto ritenuto assente dalla visita fiscale, perché non era riuscito ad alzarsi dal letto e a rispondere al citofono poiché da solo a casa e con una febbre da cavallo.
Che poi si pretenda, così come disciplina la norma, che il comportamento del dipendente assente per malattia debba essere improntato a diligenza, che consisterebbe nel consentire la visita di controllo (aggiungerei io sempre e comunque anche a costo di rimanere incollato – nelle fasce di reperibilità – ad una finestra e con un orecchio alla porta per permettere la verifica fiscale), mi sembra proprio l’esercizio di un eccesso di potere, così come mi sembra assurdo che una persona con patologia “manifesta e lampante”, come potrebbe essere una frattura, un intervento e similari, debba essere sottoposto a periodiche ri-visite di controllo, come se esistesse la possibilità di miracolarsi!
SummaryReviewer pinalontri.itReview Date 2013-03-18Reviewed Item 2013. Fasce di reperibilità per lavoratori assenti per malattiaAuthor Rating 5 commenti
fasce di reperibilità Inps visita fiscale	336 commenti
francesco russo scrive:	16 aprile 2013 alle 15:11	chiedo alla s/v di essere informato una volta per tutte con PRECISIZIONE l’orario della reperibilita’ di caso di assenza per malattia ( dipendente del pubblico impiego) dove le visite sono effettuate dai rispettivi medici dell’ INPS –
Tengo a precisare che io come tanti sapevo l’orario 9.00/13.00 – 15.00/18.00 ma il medico dell’inps venuto a controllo mi ha riferito che gli orari attualmente per i lavoratori dipendenti pubblici sono : 10.00/12 – 17.00/18.00
CHIEDO LA GENTILEZZA DI FARMI CHIAREZZA . ANTICIPO I RINGRAZIAMENTI – VIA EMAIL
Pina Teresa Lontri scrive:	16 aprile 2013 alle 16:53	Ciao Francesco, mi permetto di darti del tu (pretendendo identico trattamento!).
Comprendo benissimo il tuo disorientamento, ma la confusione in realtà non è la tua o quella di chi è a conoscenza degli orari di reperibilità che, confermo, per il pubblico impiego è la fascia oraria 9.00/13.00 – 15.00/18.00; mentre per il privato è rimasta quella delle 10.00/12.00 – 17.00/19.00 e non le 18,00 come sembra ti abbia riferito il medico.
Forse, il dottore che ha effettuato il controllo si riferiva al Messaggio dell’Inps n. 4344 del 12-03-2012 (linkato nel mio post) che, già nella prima parte, in un passaggio testualmente scrive:
“E’ opportuno precisare che la suddetta modalità di richiesta – che regolamenta unicamente il servizio offerto da Inps – è offerta ai datori di lavoro nel rispetto della normativa già esistente che riconosce all’Inps la titolarità all’effettuazione dei controlli medico legali ai lavoratori assenti per malattia anche nel caso in cui si tratti di soggetti non tenuti al versamento della relativa contribuzione all’Istituto. Resta ferma naturalmente la possibilità per i datori di lavoro pubblici di far riferimento alle ASL territorialmente competenti, secondo le modalità previste da tali Strutture. L’obiettivo, infatti, della circolare in questione è unicamente quello di disciplinare le modalità di richiesta del servizio nel caso in cui, invece, il datore di lavoro pubblico opti per l’utilizzo della prestazione fornita dall’Inps. Appare utile puntualizzare, inoltre, con particolare riferimento ai lavoratori del settore pubblico, che il servizio fornito dall’Inps non potrà coprire – allo stato attuale – l’intero orario di reperibilità previsto dalle disposizioni vigenti per tali lavoratori (9.00-13.00/15.00-18.00) essendo possibile infatti effettuare le visite mediche di controllo unicamente nelle fasce di reperibilità relative ai lavoratori del settore privato (10.00-12.00/17.00-19.00).”
Questo non significa però che le fasce di reperibilità per il settore pubblico siano ridotte a quelle del privato (queste ultime comunque temporalmente collocate già dentro quelle del settore pubblico), ma esplicita solo che “allo stato attuale” l’Inps non riesce a coprire con i propri controlli certe fasce orarie mentre continua a garantire quelle del settore privato. Se leggi attentamente ciò che nella circolare Inps risulta sottolineato, è chiaro che, se il datore di lavoro pubblico dovesse rivolgersi non all’Inps per il controllo a visita bensì all’ASL territorialmente competente, la fascia oraria entro la quale bisogna che il lavoratore sia reperibile rimarrebbe comunque invariata per il settore pubblico (9.00-13.00/15.00-18.00).
Spero di non averti ingenerato altra confusione! Buona serata.
elya scrive:	6 maggio 2013 alle 19:15	Vivo da sola e soffro di depressione ansiosa, le medicine che prendo mi fanno dormire sempre e ho paura che non sento campanello , , c’è qualcosa tipo un certificato che mi po permettere di essere assente?
Pina Teresa Lontri scrive:	6 maggio 2013 alle 21:47	Ciao Elya, intanto permettimi di esprimerti la mia solidarietà per il tuo stato di salute che spero vivamente possa tornare presto come prima.
In merito invece alla domanda che mi poni, avrai avuto certamente modo di leggere di quella sentenza del 9 novembre 2012 (riportata nel mio post) che ha accolto il ricorso di un lavoratore al quale era stata negata dall’Inps l’indennità di malattia in quanto ritenuto assente dalla visita fiscale, perché non era riuscito ad alzarsi dal letto e a rispondere al citofono poiché da solo a casa e con una febbre da cavallo.
Ebbene, tu non hai la febbre da cavallo ma, da ciò che riferisci, hai senz’altro gli effetti tipici di chi fa uso di farmaci che favoriscono stati di sonnolenza tali da non sentire, essendo peraltro anche sola, se o meno suonano al campanello.
Questo in linea di massima. Ma, per quanto riguarda l’obbligo di rispettare le fasce orarie di reperibilità, è appena il caso di ricordare che i motivi che potrebbero giustificare eventuali esoneri da tale rispetto sono per patologie gravi che richiedono terapie salvavita, infortuni sul lavoro, malattie per le quali è stata riconosciuta una causa di servizio o stati patologici sottesi o connessi alla situazione di invalidità riconosciuta. Sono altresì esclusi i dipendenti nei confronti dei quali è stata già effettuata la visita fiscale per il periodo di prognosi indicato nel certificato. Per tutti gli altri casi, gli orari della visita fiscale sono da rispettare.
Non conoscendo il livello della tua patologia, ti consiglio di parlare col medico di base: dovrà essere lui a diagnosticare eventuali malattie e terapie che rientrino in quelle sopra menzionate, magari supportato da relazione medico-specialistica (neurologo, psicologo, ecc.).
Spero che ti riprenda presto e che possa esserti stata di aiuto. Colgo l’occasione per augurarti una buona serata.
marco scrive:	9 maggio 2013 alle 14:18	Buongiorno,
ho un dubbio e spero mi possiate aiutare.
Mi sono assentato per malattia 2 gg : lunedi e martedi ( da contrattp CCNL COMMERCIO FACCIO 39H), …generalmente distribuite in 6 gg, con orari da 5 /6/7) a secnda del turno.
Mi chiedevo…se entro il mercoledi è possibile il mio datore mi faccia fare 34 ore di lavoro===???grazie
Pina Teresa Lontri scrive:	9 maggio 2013 alle 16:54	Ciao Marco, scusa la mia perplessità, ma a dire il vero non credo di aver capito pienamente la tua domanda. Pertanto, se dovessi leggere da parte mia una risposta … avventata (spero non farneticante), mi auguro tu mi possa risparmiare e magari pazientemente spiegare meglio. Partiamo dai tempi: mercoledì era ieri, dunque sarai già rientrato al lavoro; le presunte 34 ore su 39 di lavoro settimanali a cui dovrebbe sottoporti il datore di lavoro immagino tu intenda possano essere distribuite su mercoledì, giovedì, venerdì e sabato. Qual è il problema? Che si tratta di straordinario che tu non intendi effettuare o altro?
Preferirei avere qualche altra informazione; viceversa, rischierei di vanificare ogni tentativo di aiuto e anche di incrementare i tuoi dubbi.
Se ritieni opportuno, fammi sapere qualcos’altro. Intanto, ti auguro un buon pomeriggio.
Beppe scrive:	11 maggio 2013 alle 22:54	Sono un dipendente di un ente locale, e la mia amministrazione ha richiesto alla ASL la visita fiscale ma per un indirizzo differente da quello indicato nel certificato di malattia.
Solo per un caso fortuito ho potuto sapere della visita ed entrare in possesso della comunicazione lasciata dal medico ASL, che mi fissava un appuntamento per il giorno successivo.
Posto che sono certo si tratti di un “errore” voluto, in quanto sono in corso più azioni volte a screditarmi da parte di dirigenti neoassunti, volevo chiederti a quali conseguenze sarei andato incontro qualora non mi fossi presentato alla visita il giorno seguente ed avessi avuto contezza dell’avvenuta visita a distanza di settimane.
Inoltre, altro errore, sul certificato rilasciato dal medico ASL era stampato un periodo di malattia ben più lungo di quello attribuitomi dal mio medico ed indicato sul certificato; ho posto il quesito al medico ASL chiedendo come fosse possibile che l’INPS trasmettesse informazioni errate ma questi mi ha risposto che lNPS non comunica nulla alla ASL ma è il datore di lavoro a farlo; di conseguenza entrambi gli “errori” sono stati commessi dal ufficio del personale della mia amministrazione.
Per questa seconda svista mi conviene effettuare delle richieste di rettifica ?
Infine, inquadrando questa vicenda in un quadro che mi vede in lite per demansionamento, ecc. pur trattandosi di mie illazioni non supportabii da prove oggettive, questi “errori” che mi avrebbero potuto danneggiare parecchio potrebbero risultare elementi a mio favore in caso di un’azione legale ?
Grazie mille e complimenti, anche per il design assai gradevole del sito !
Pina Teresa Lontri scrive:	12 maggio 2013 alle 14:42	Ciao Beppe, inizio subito col dirti che non dev’essere distensivo riuscire a lavorare in un ambiente ostile o, quanto meno, troppo attento a focalizzare e puntualizzare eventuali defaillances. La cosiddetta pace armata in alcuni ambienti lavorativi è quasi diventata una prassi; l’effetto pressing psicologico, malgrado la legge lo condanni, è difficile da dimostrare e alcuni datori lo sanno bene.
Come anche tu stesso affermi, certe azioni vanno dimostrate, viceversa potrebbero tramutarsi solo in delle illazioni. Pertanto, suggerisco sempre di crearsi, possibilmente a piccoli e legittimi passi, quei presupposti (scritti) che possano lasciare spazio ad un’eventuale tutela sindacale e/o giudiziaria che dovesse malauguratamente presentarsi, maggiormente se ci rendiamo conto di subire delle vessazioni “in pillole” ma non per questo meno destabilizzanti.
Passiamo al problema che hai esposto. Sai anche tu che il lavoratore è obbligato a comunicare al momento della dichiarazione di inizio malattia un indirizzo dove essere reperibile durante la malattia che può essere anche diverso da quello di residenza. È importante, come dice il messaggio Inps n. 4344 del 12.03.2012 che:
“Per consentire il controllo medico legale domiciliare, è di fondamentale importanza che il lavoratore verifichi, con la massima attenzione e precisione, l’inserimento nel certificato telematico dei dati riferiti all’indirizzo per la reperibilità. Anche per tale aspetto, infatti, nulla è innovato rispetto al passato e, pertanto, la responsabilità circa la correttezza delle informazioni riportate ricade unicamente sul lavoratore che ha il diritto e l’onere di controllare i suddetti dati al momento dell’inserimento da parte del medico o successivamente visualizzando la copia stampata del certificato stesso. Su tale problematica, di conseguenza, si invitano le Strutture territoriali a richiamare l’attenzione dei lavoratori, mediante utilizzo di tutti i canali ritenuti idonei, circa l’importanza – ai fini della indennizzabilità dell’evento di malattia – di garantire la massima diligenza nel fornire anche gli elementi utili di dettaglio per consentire il suddetto reperimento, elementi che il medico certificatore dovrà inserire nel campo specifico della reperibilità. Ciò risulta essere determinante soprattutto nei casi in cui l’indirizzo per la reperibilità, seppur corretto, è insufficiente a consentire al medico di lista la possibilità di rintracciare il lavoratore – es. contrade di notevole vastità, frazioni, complessi comprendenti più palazzine ma con un unico numero civico.”
Inoltre, quando i certificati medici venivano recapitati brevi manu o per raccomandata, per motivi di fattibilità la visita fiscale poteva essere richiesta solo un paio di giorni dopo la dichiarazione dello stato di malattia da parte del lavoratore. Oggi, con la comunicazione telematica, è attivabile immediatamente, pertanto è possibile ricevere la visita fiscale già dal primo giorno di malattia, sia che la richieda il datore di lavoro sia che la disponga il medico Inps (pratica per ora sospesa).
La tua supposizione in merito ai rapporti controversi con la tua amministrazione non mi sorprende, e ciò anche alla luce di quanto è stato stabilito per i dipendenti pubblici dall’art. 16 commi 9 e 10 della legge 111/2011, che elimina l’obbligatorietà dell’accertamento della malattia, obbligatorietà lasciata a discrezione del dirigente (discrezione che mi pare non venga esercitata nei tuoi confronti) che può valutare se richiedere il controllo o meno.
Tale valutazione dovrebbe basarsi su elementi oggettivi (tenendo conto non solo della condotta complessiva del dipendente, ma anche dei costi a carico dell’Amministrazione per l’effettuazione della visita) prescindendo da considerazioni personali. Per cui la visita non è più obbligatorio chiederla sin dal primo giorno di assenza. Resta fermo, invece, l’obbligo di richiedere la visita sin dal primo giorno nel caso in cui l’assenza si verifica prima o dopo una giornata non lavorativa.
Se non ti fossi presentato il giorno dopo a visita di controllo per giustificare l’assenza con un ragionevole impedimento, avresti continuato il tuo periodo di malattia ignaro di quanto accaduto, avresti senz’altro ricevuto qualche altra visita fiscale per accertare ancora il tuo stato di salute e, con tutta probabilità, considerato che la tua assenza sarebbe stata carente o manchevole di giustificazione, entro i quindici giorni successivi l’Amministrazione avrebbe proceduto, dandone comunicazione anche a te, a trattenerti lo stipendio, ovvero saresti incorso nella perdita del diritto a qualsiasi trattamento economico per i primi dieci giorni di malattia (che rappresentano il periodo massimo per i quali è possibile operare la trattenuta della retribuzione) e nella misura del 50% per i rimanenti giorni per tutta la durata della malattia, esclusi i periodi di eventuale ricovero ospedaliero o già accertati da precedente visita di controllo. Se le assenze per malattia fossero perpetrate per più volte e per più periodi senza giustificazione valida, potrebbero anche portare a sanzioni disciplinari e licenziamenti con preavviso per giusta causa o giustificati motivi.
Mi sembra di capire, da ciò che scrivi, che recandoti a visita di controllo il giorno successivo nulla sia stato eccepito in merito al periodo di malattia che ti avrebbe concesso il medico di base e nemmeno sulla prognosi che immagino sia stata confermata, dunque hai potuto continuare la malattia. Sbaglio?
Mi chiedi se o meno sarebbe opportuno che facessi rilevare le “sviste” alla tua amministrazione. Penso proprio di sì, non certo per pignoleria ma, come ti ho anticipato prima, per poter gettare le basi per un eventuale motivo di tutela. Sono sempre stata fermamente convinta che ad ogni azione avversa posta in essere nei nostri confronti, che sia riconducibile ad uno scritto o ad una cosiddetta prova, sia necessaria una smentita o una puntualizzazione. In quel momento potrebbe sembrare ultronea, ma in sèguito, ove ve ne fosse necessità, potrebbe risultare indispensabile.
Questo comportamento di solito non si adotta se l’ambiente lavorativo è pacifico e i rapporti sono improntati sulla fiducia reciproca ma, nel momento in cui si manifestano artate avvisaglie, meglio correre ai ripari, pur mantenendo una condotta “da buon padre di famiglia”.
Resta inteso che gli strumenti di tutela ci sono, sia sindacali che giudiziari, spero però che tu non debba averne bisogno.
Sarò stata tediosa, ma mi auguro di aver evaso nel miglior modo possibile la tua domanda. Una buona giornata.
PS. Grazie a te per l’apprezzamento al mio sito!
Marco scrive:	12 maggio 2013 alle 10:54	Pongo meglio la domanda….
Se un lavoratore con ccnl commercio lavoro a tempo pieno su 6 gg da lunedì a sabato con orari a secondo dei turni che variano dalle 6/ 7 h al giorno.
Se lo stesso lavoratore si assente per malattia nei giorni di lunedì e martedì ( come da orario per un monte ore di 12) i restanti giorni della settimana quante ore devo fare per arrivare alle mie 39h??? È possibile che faccio (ho fatto) 34 ore nei gg restanti? Come se mi avesse calcolato che nei gg malattia avessi lavorato in totale 5 ore!?!
Ho la sensazione che mi faccio il furbo.
Per favore fatemi sapere. Un saluto dalla solare Roma.
Pina Teresa Lontri scrive:	12 maggio 2013 alle 14:50	Ciao Marco, partiamo dal presupposto che i contratti collettivi nazionali di lavoro nel settore commercio sono molteplici e, non conoscendo nello specifico il tuo, mi attengo ad una linea di massima.
Che io sappia, riguardo al rinnovo del contratto di Commercio ci sono state importanti novità anche per la malattia, infatti prima era considerata così come segue: 100% della retribuzione giornaliera per i primi tre giorni; 75% della retribuzione giornaliera dal 4° al 20° giorno e 100% della retribuzione giornaliera dal 21° giorno in poi (integrazione a carico dell’Inps).
Il rinnovo consiste nel cambiamento relativo ai primi tre giorni di malattia che non sono sempre pagati al 100% ma solo per le prime due malattie dell’anno solare (dall’1 gennaio al 31 dicembre). Alla terza malattia, nei primi tre giorni spetta il 66% della retribuzione, che nella quarta malattia durante l’anno si riduce al 50% della retribuzione. Dalla quinta malattia invece i primi tre giorni non si percepirà nessuna retribuzione.
Questo nuovo regolamento, relativo alla retribuzione dei primi tre giorni di malattia, non si applica nel caso di: ricovero ospedaliero, Day Hospital ed emodialisi; malattia certificata con prognosi iniziale non inferiore ai 12 giorni; sclerosi multipla o progressiva e qualsiasi patologia grave e continuativa con terapie salvavita; tutte le malattia a partire dall’accertamento dello stato di gravidanza della lavoratrice.
Fatta questa premessa, supponendo che il tuo periodo di malattia rientri in quelli in cui hai percepito la retribuzione, intera o parziale che sia, della restante parte della settimana tu dovresti effettuare degli orari regolari, come se quei giorni di malattia tu fossi stato al lavoro. Non comprendo il motivo per il quale tu dovresti “compensare” nei giorni residui della settimana quelli che “mancherebbero” (perché eri in malattia) e che servirebbero al raggiungimento dell’intero ammontare lavorativo settimanale.
In sintesi tu, alla fine del mese, dovresti percepire una retribuzione che sia riferibile alla reale tua prestazione lavorativa comprensiva di malattia (se o meno retribuita come sopra ho spiegato), eventuale straordinario (se effettuato) e quant’altro. Non mi risulta che si debbano “recuperare” le ore o i giorni in cui si è stati ammalati!
Per complessive 39 ore settimanali su 6 giorni lavorativi, l’orario giornaliero medio dovrebbe essere di circa 6 ore e 30 minuti. Ebbene, mentre è plausibile l’effettuazione di una prestazione lavorativa superiore al consentito (che dovrebbe chiamarsi straordinario), mi sembra di poter affermare, senza ombra di dubbio o di smentita, che meno verosimile possa essere uno “sconto” lavorativo proprio nei giorni in cui si è stati ammalati, prassi che non avrebbe motivo di esistere né di essere supportata.
Se ritieni ancora una volta che sia andata “fuori tema” e non sia riuscita a darti l’informazione che richiedi, per favore, fammi sapere meglio il tipo di contratto e forse ne verremo a capo!
Intanto, anche dall’assolata Sicilia … un saluto. A presto.
Beppe scrive:	12 maggio 2013 alle 19:15	Gentilissima Pina,
si, la visita ha confermato la prognosi del mio medico e ti confermo anche che avevo regolarmente indicato l’indirizzo di reperibilità che è stato peraltro correttamente riportato sul certificato INPS. Il medico ASL infatti non ha avuto dubbi nel constatare l’errore.
Le mie “illazioni” trovano fondamento in più questioni e fatti, per il momento non del tutto dimostrabili, ma sostanzialmente mi è stato chiesto, non potendo impormelo, di allontanarmi volontariamente ovveri di fare domanda di trasferimento ad altro incarico “non essendoci più spazio per me” nel posto dove da oltre vent’anni sono capoufficio e responsabile di un importante servizio (senza peraltro aver mai avuto valutazioni inferiori al buono/ottimo dai vari dirigenti che si sono avvicendati negli anni ed avendo collezionato si e no 15 giorni di malattia -meno di uno all’anno- sino a questa ultima di cui ti ho raccontato).
Il mio diniego, non ritenendomi IO fuori luogo, ha comportato una lunga serie di azioni ai fianchi per indebolirmi e sminuire il mio ruolo e la mia figura, sino a giungere ad un recente riassetto organizzativo che ha rimescolato le carte attribuendo nel mio specifico caso un nuovo responsabile neoassunto all’ufficio che ho diretto per 4 lustri, che è peraltro divenuto mio responsabile.
Insomma, per farla breve devo ammettere che dopo oltre un anno di “guerre” mi sono veramente depresso, e quest’ultimo siluro mi ha proprio colpito. Tant’è che il medico fiscale non ha avuto dubbi a confermare la diagnosi che oltre al mio medico è stata anche diagnosticata da uno specialista di un ospedale pubblico.
Il problema è che domani non me la sento proprio di andare al lavoro (la prognosi è terminata) ma mi vergogno ad andare dal mio medico di famiglia a spiegare come mi sento, che faccio incubi e non dormo, ho extrasistole notte e giorno e che soprattutto i farmaci che mi sono stati prescritti mi fanno star ancora più male (era previsto nelle prime settimane, ma non immaginavo così tanto).
Ma nel contempo pensare di rimanere recluso altro tempo, di non poter camminare all’aria aperta durante il giorno è un pensiero che in altro modo mi angoscia: che posso fare ? Ci sono vie d’uscita ??
Potessi permettermi di stare senza stipendio prenderei 6 mesi di aspettativa, ma già si fatica così ….
Ora sono io a tediarti, scusa lo sfogo e grazie tante per questo tuo spazio
Pina Teresa Lontri scrive:	12 maggio 2013 alle 22:45	Buonasera Beppe, la finalità di questo “spazio” era e vuole essere proprio questa: la condivisione e lo scambio di esperienze ed informazioni che rendano più partecipativa la collettività, lasciando meno spazi vuoti che possano essere appannaggio di chi ha un unico scopo: colmarli di demotivazione e oscurantismo.
Certo, leggere gli effetti devastanti che può avere un ambiente lavorativo insalubre non è piacevole e rende rabbiosi, ma sappiamo pure che a certi sistemi si risponde con adeguato pragmatismo, quasi in modo tattico ed è quello che ti suggerisco.
Immagino il tuo sconforto alla sola idea di rientrare in una pseudo fossa di leoni, dai quali stare guardingo tutto il tempo, ma questa decisione spetta solo a te prenderla.
Solo tu sai come realmente stai e, se proprio non ti senti di affrontare una simile pressione, non temere il giudizio del tuo medico, sii chiaro e sincero manifestando il tuo malessere fisico e psicologico; un bravo medico lo capirà.
Peccato che non ci sia alcuna soluzione per l’esonero dalle cosiddette fasce di reperibilità (eccetto casi particolari); è un argomento che ho già avuto modo di affrontare con una lettrice, la sig.ra Elya il 6 maggio scorso. Non ci sono scappatoie e, col fiato sul collo della tua amministrazione, non credo sia salutare un comportamento “ribelle” alle regole!
In quanto allo “sfogo” fai pure, come e quando vuoi, farò tesoro di ogni tua parola, anche se mi farebbe e mi farà senz’altro piacere leggere di una prossima immediata distensione nei rapporti con la tua amministrazione.
domenico scrive:	18 maggio 2013 alle 12:20	Buongiorno Sig.ra Pina, vorrei sottoporle qualche quesito: una lavoratrice del settore privato che inizia una gravidanza, a parte l’astensione obbligatoria per i cinque mesi a “cavallo” del parto (ossia 2 mesi prima e 3 dopo), ha anche la possibilità di richiedere, se mai ce ne fosse bisogno, l’astensione dal lavoro anche prima di questo periodo se sussistono problematiche varie, la cd. “gravidanza a rischio”? Se si, durante il periodo di astensione per gravidanza a rischio, ha l’obbligo di rimanere presso il domicilio per ricevere la visita fiscale nelle fasce orarie di reperibilità? Il certificato medico che attesta lo stato di gravidanza a rischio dev’essere redatto dal ginecologo di fiducia oppure da struttura pubblica (ospedale)? Esistono differenze tra questi due certificati? Il certificato del medico di fiducia, per sortire gli stessi effetti in termini di concessione di benefici previsti per legge, dev’essere integrato o sostituito da quello della struttura pubblica, oppure è sempre preferibile rivolgersi a strutture pubbliche per farsi certificare lo stato di gravidanza a rischio? La ringrazio anticipatamente per le informazioni che vorrà gentilmente fornirmi. Domenico
Pina Teresa Lontri scrive:	18 maggio 2013 alle 17:21	Ciao Domenico, il tu va benissimo per entrambi ritengo!
In merito al quesito, piuttosto articolato, vediamo se riesco a sintetizzare cercando di non fare confusione.
Dal 1° aprile 2012 è in vigore la nuova disciplina delle interdizioni dal lavoro delle lavoratrici in gravidanza, introdotta dal decreto semplificazioni; sono cambiate le procedure per la richiesta di astensione anticipata dal lavoro per complicanze della gravidanza (la cosiddetta gravidanza a rischio), che non dovrà più essere inoltrata alla Direzione Territoriale del Lavoro ma direttamente all’Azienda sanitaria allegando, tra l’altro, anche la certificazione medica attestante il rischio in originale.
Al riguardo, anche l’Inps, con suo messaggio n. 6141 del 5 aprile 2012, ha reso noto che:
“Dal 1° aprile 2012, i provvedimenti d’interdizione anticipata dal lavoro per gravi complicanze della gravidanza o preesistenti forme morbose [ex art. 17, co. 2, lett. a), D. Lgs. 151/2001] sono rilasciati dalla ASL e non più dalle Direzioni territoriali del lavoro, così come previsto dall’articolo 15 del Decreto Legge n. 5/2012.”
È assodato, da ciò che scrivi, che hai le idee chiare sull’astensione obbligatoria (periodo dai 2 mesi prima della data presunta del parto fino ai 3 mesi successivi alla data del parto) che, trattandosi di settore lavorativo privato, va presentata all’Inps e non al datore di lavoro.
Se si hanno problemi di salute o se si svolgono lavori pericolosi o faticosi, si può ricorrere, previa valutazione e decisione del proprio ginecologo, all’astensione anticipata dal lavoro per gravidanza a rischio, che può essere appunto o per motivi di salute o per motivi di lavoro.
Per poter ottenere il certificato di gravidanza a rischio, la lavoratrice potrà recarsi dal ginecologo libero professionista (in tal caso la lavoratrice si dovrà poi recare presso il Servizio individuato dall’Azienda Sanitaria per l’accertamento da parte di un medico di struttura pubblica – Ospedale e/o Consultorio familiare – perché il certificato venga convalidato) o da un ginecologo del Servizio Sanitario (al quale a questo punto è preferibile rivolgersi a priori) senza che vi sia la necessità di fare la suddetta trafila. Ottenuto il certificato di gravidanza a rischio, basta presentare domanda per ottenere il provvedimento di astensione anticipata dal lavoro all’Azienda Sanitaria di residenza e, delle tre copie, una va trattenuta, una andrà all’Inps per la richiesta dell’indennità di maternità e l’altra al datore di lavoro.
Durante il periodo di astensione per gravidanza a rischio, che è ben diverso da uno stato di malattia (poiché la gravidanza, anche se a rischio, non è assolutamente una malattia), la lavoratrice non può essere sottoposta a controlli perché non è obbligata a rimanere in casa per tutto il periodo di gestazione.
Tra l’altro, per la sua astensione, riconosciuta e accertata da un ginecologo del Servizio Sanitario Pubblico, esistendo tutta una documentazione provata del suo stato di gravidanza a rischio, la visita fiscale dovrebbe non essere effettuata perché il controllo potrebbe risultare infruttuoso e dunque antieconomico per chi lo dispone, ricorrendo le condizioni per l’esenzione dalla reperibilità.
Mentre nel settore pubblico le eccezioni specifiche per la deroga all’obbligo di reperibilità sono state individuate (tra queste anche le gravidanze a rischio [art. 2 del Decreto 18 dicembre 2009, n. 206 – Determinazione delle fasce orarie di reperibilità per i pubblici dipendenti in caso di assenza per malattia], le patologie che necessitano di terapie salvavita, infortuni sul lavoro e altre malattie invalidanti), nel settore privato qualche lacuna c’è ancora. Ma proprio la gravidanza a rischio non dovrebbe rappresentare un problema.
Mi auguro di essere riuscita a fornirti qualche chiarimento, così come da te richiesto.
PS: I riferimenti normativi, laddove avessi voglia di cimentarti, sono i seguenti:
D. Lgs. 26 marzo 2001, n. 151 “Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, a norma dell’articolo 15 della legge 8 marzo 2000, n. 53″
D.L. 9 febbraio 2012, n. 5 convertito con modificazioni dalla L. 4 aprile 2012, n. 35 “Disposizioni urgenti in materia di semplificazione e di sviluppo” Art. 15 – Misure di semplificazione in relazione all’astensione anticipata dal lavoro delle lavoratrici in gravidanza
Domenico scrive:	19 maggio 2013 alle 08:50	Buongiorno Pina, si il tu va benissimo!
Risposta precisa e puntuale, chiarissima e di grande aiuto. Adesso ho la possibilità di rispondere con precisione e riferimenti normativi alla mano se si dovessero presentare dubbi e/o inesattezze con l’applicazione di questi benefici di legge.
Pina Teresa Lontri scrive:	19 maggio 2013 alle 09:50	Buongiorno Domenico, sono contenta di esserti stata utile.
Spero tu non debba averne necessità; sappi comunque di poter contare su di me per qualsiasi altra informazione.
Grazie per aver contribuito, col tuo intervento, a darmi la possibilità di puntualizzare alcuni diversi aspetti relativi all’argomento.
teresa scrive:	20 maggio 2013 alle 22:50	salve vorrei un chiarimento riguardo la mia patologia,da quasi 1 mese soffro di crisi depressive diagnisticate da visita specialistica pischiatrica,sono in malattia è vorrei sapere se con questa patoligia deve rispettare gli orari di visita medica oppure no,purtroppo quando mi prendono gli attacchi di ansia ho bisogno di stare all’area aperta ,passeggiare e respirare aria in zone aperte..mi dice a cosa vado incontro se il medico fiscale non mi trova in casa?..grazie
Pina Teresa Lontri scrive:	21 maggio 2013 alle 09:44	Buongiorno Teresa, ho già avuto modo di affrontare l’argomento che riguarda, purtroppo, anche il tuo caso e, così come ho risposto sia ad Elya che a Beppe (domande e risposte che puoi trovare in calce al mio post), un dipendente del settore privato o pubblico (tu non hai specificato a quale delle due categorie appartieni), quando usufruisce dei giorni di malattia, per legge ha l’obbligo di rispettare le fasce orarie di reperibilità nelle quali deve essere a disposizione per eventuali controlli del medico fiscale che dovrà accertare lo stato di salute del lavoratore. I soli dipendenti pubblici sono esclusi dall’obbligo di reperibilità se l’assenza dal lavoro dipende da patologie gravi che richiedono terapie salvavita, infortuni sul lavoro, malattie per le quali è stata riconosciuta una causa di servizio o stati patologici sottesi o connessi alla situazione di invalidità riconosciuta. Sono altresì esclusi i dipendenti nei confronti dei quali è stata già effettuata la visita fiscale per il periodo di prognosi indicato nel certificato. Per tutti gli altri casi, gli orari della visita fiscale sono da rispettare.
Se il medico fiscale non dovesse trovarti all’indirizzo comunicato al momento della dichiarazione dell’inizio malattia, ti lascerà un avviso con indicato il giorno, l’orario e l’Ambulatorio dell’ASL dove dovrai presentarti per giustificare l’assenza in modo oggettivo, cioè con un ragionevole impedimento. Se dimostrerai di avere avuto un giustificato motivo dell’allontanamento dal suo domicilio, il diritto all’indennità di malattia non lo perdi.
Alla visita ambulatoriale (così come a quella domiciliare se dovesse andare a buon fine – ovvero se fossi presente), il medico potrà confermare la prognosi o modificarla in caso di miglioramento e nel caso accerti la mancata sussistenza di sintomi tali da impedire la ripresa dell’attività lavorativa. Nel caso non dovesse convalidare il periodo di malattia concesso dal medico di base, il dipendente dovrà rientrare al lavoro. Se non dovessi avere una plausibile e legittima giustificazione alla tua assenza durante le fasce orarie di reperibilità, perderesti il diritto al relativo trattamento economico per i primi dieci giorni di assenza e nella misura del 50% per i rimanenti giorni per tutta la durata della malattia, esclusi i periodi di ricovero ospedaliero o di quelli già oggetto di precedente visita di controllo. Se l’assenza ingiustificata si prolunga per diversi giorni anche non consecutivi superiori a tre nell’arco di due anni, o comunque per più di sette giorni nell’arco temporale degli ultimi 10 anni, è previsto il licenziamento con preavviso per giustificato motivo soggettivo.
I dieci giorni rappresentano il periodo massimo per i quali è possibile operare la trattenuta della retribuzione.
Anche a te, non conoscendo il livello della tua patologia, suggerisco di parlare col tuo medico: dovrà essere lui a diagnosticare eventuali malattie e terapie che rientrino in quelle sopra menzionate, magari supportato da relazione medico-specialistica (neurologo, psicologo, ecc.).
Ti auguro una pronta ripresa e una buona giornata.
antonio scrive:	24 maggio 2013 alle 09:19	Buongiorno Pina,
sono un dipendente del servizio elettorale di un comune in cui nei prossimi giorni si voterà per l’elezione del sindaco. Oggi, venerdì, sono a casa in malattia. Trattandosi di malore di lieve entità, il mio medico ha prescritto un giorno di riposo. Vorrei sapere se nei prossimi due giorni, sabato e domenica, non lavorativi, potrò recarmi in ufficio per svolgere il lavoro straordinario che in questi giorni sta impegnando l’amministrazione. Oppure i due giorni vanno comunque inclusi nel periodo di malattia? Nel caso sia consentito tornare al lavoro per effettuare lo straordinario, come devo regolarmi se nel frattempo non ho ancora ricevuto la visita fiscale che l’ufficio ha richiesto? Spero di essere stato chiaro e ringrazio per l’attenzione.
Pina Teresa Lontri scrive:	24 maggio 2013 alle 13:43	Ciao Antonio, da ciò che scrivi è chiaro che stiamo affrontando la malattia di un dipendente nel settore pubblico.
Questa premessa è fondamentale in quanto per i dipendenti pubblici il tema subisce delle varianti. Con la manovra finanziaria, il comma 9 dell’art. 16 del Decreto Legge 6 luglio 2011, n. 98 (convertito nella Legge 111 giorno 16 luglio), ha eliminato l’obbligatorietà dell’accertamento della malattia per i dipendenti pubblici, che così diventa a discrezione del dirigente. Tu addirittura parli di un solo giorno che, di per sé, non esclude che nella medesima giornata (oggi) tu possa essere sottoposto a visita di controllo da parte del medico fiscale, ma devi sapere che essendo la tua Amministrazione a richiederla (per di più a proprie spese), a meno di non essere ai ferri corti, di solito non la dispone, maggiormente se il lavoratore non è avvezzo a simili comportamenti (come per esempio frequenti brevissime malattie a ridosso del fine settimana), che potrebbero anche dare adito ad interpretazioni. L’articolo sopra citato, per meglio comprenderci, si esprime come segue:
“Il comma 5 dell’articolo 5-septies del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, è sostituito dai seguenti: “5. Le pubbliche amministrazioni dispongono per il controllo sulle assenze per malattia dei dipendenti valutando la condotta complessiva del dipendente e gli oneri connessi all’effettuazione della visita, tenendo conto dell’esigenza di contrastare e prevenire l’assenteismo. Il controllo à in ogni caso richiesto sin dal primo giorno quando l’assenza si verifica nelle giornate precedenti o successive a quelle non lavorative. 5-bis. Le fasce orarie di reperibilità entro le quali devono essere effettuate le visite di controllo e il regime delle esenzioni dalla reperibilità sono stabiliti con decreto del Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione. Qualora il dipendente debba allontanarsi dall’indirizzo comunicato durante le fasce di reperibilità per effettuare visite mediche, prestazioni o accertamenti specialistici o per altri giustificati motivi, che devono essere, a richiesta, documentati, à tenuto a darne preventiva comunicazione all’amministrazione. 5-ter. Nel caso in cui l’assenza per malattia abbia luogo per l’espletamento di visite, terapie, prestazioni specialistiche od esami diagnostici l’assenza è giustificata mediante la presentazione di attestazione rilasciata dal medico o dalla struttura, anche privati, che hanno svolto la visita o la prestazione.”
Stante quanto appena detto, è pacifico che la tua Amministrazione – a parte che da te informata tempestivamente della tua assenza per malattia (anche di un solo giorno) -, non appena il certificato di malattia viene emesso dal tuo medico, consentendo così che l’informazione sia visibile a tutti i soggetti che possono richiedere o effettuare la visita fiscale (INPS, INAIL, ASL o ASP, datore di lavoro), se solo volesse richiedere il controllo ne avrebbe la possibilità da subito.
Tra l’altro, richiamo la tua attenzione sulla frase che ho trascritto sopra “Il controllo è in ogni caso richiesto sin dal primo giorno quando l’assenza si verifica nelle giornate precedenti o successive a quelle non lavorative”, questo però varrebbe se il tuo periodo di malattia si protraesse anche per i prossimi giorni. Avendo fruito solo di un giorno, se entro le ore 18,00 di oggi (la tua fascia oraria di reperibilità è dalle ore 9,00 alle ore 13,00 e dalle ore 15,00 alle ore 18,00) non sarai sottoposto ad alcuna visita fiscale, dalle 18,01 tu sei libero di fare e di andare dove ti pare, anche di fare lo stacanovista domani e dopodomani in ufficio.
A parte gli scherzi, la malattia è solo quella che viene indicata nella prognosi del medico che ne rilascia attestazione, con data di inizio e durata finale (a meno di non continuare successivamente per cause contingenti). Gli altri giorni non sono contemplati e dunque, volendo, potrai recarti al lavoro.
Tu sei comunque stato chiarissimo nell’esposizione, spero di aver fatto altrettanto io con la mia risposta.
Ti auguro un buon pomeriggio e … buon lavoro per i giorni a seguire!
Antonio scrive:	24 maggio 2013 alle 14:47	Gentilissima Pina, ti ringrazio per la tempestività e l’esaustività. Buon pomeriggio anche a te.
Emanuela scrive:	30 maggio 2013 alle 12:09	Buongiorno,sono dipendente di un centro commerciale,e sono stata operata al’asportazione della colecisti e dovrò stare a casa in malattia per un mesetto .mi era giunta voce che non dovrei essere soggetta ad orari e a visita fiscale! Sarà vero?
Pina Teresa Lontri scrive:	30 maggio 2013 alle 13:06	Buongiorno Emanuela, la tua reperibilità durante le visite fiscali va inquadrata in un rapporto di lavoro nel settore privato. Questa premessa è fondamentale in quanto per i dipendenti privati il tema subisce delle varianti importanti.
Infatti, è noto che un dipendente del settore privato o pubblico, quando usufruisce dei giorni di malattia, per legge ha l’obbligo di rispettare le fasce orarie di reperibilità nelle quali deve essere a disposizione per eventuali controlli del medico fiscale che dovrà accertare lo stato di salute del lavoratore.
Al momento però, in base a quanto previsto dal D.M. 18 dicembre 2009, n. 206, entrato in vigore il 4 febbraio 2010, solo i dipendenti pubblici sono esclusi dall’obbligo di reperibilità se l’assenza dal lavoro dipende da patologie gravi che richiedono terapie salvavita, infortuni sul lavoro, malattie per le quali è stata riconosciuta una causa di servizio o stati patologici sottesi o connessi alla situazione di invalidità riconosciuta. Sono altresì esclusi i dipendenti nei confronti dei quali è stata già effettuata la visita fiscale per il periodo di prognosi indicato nel certificato. Per tutti gli altri casi, gli orari della visita fiscale sono da rispettare sia per il pubblico che per il privato.
Addirittura, sempre per i dipendenti pubblici, il comma 9 dell’art. 16 del Decreto Legge 6 luglio 2011, n. 98 (convertito nella Legge 111 giorno 16 luglio), ha eliminato l’obbligatorietà dell’accertamento della malattia, che così diventa a discrezione del dirigente.
Certo è che una volta ricevuta la visita fiscale che conferma la prognosi, seppure legittimo, sarebbe veramente un gesto persecutorio e vessatorio se il tuo datore di lavoro ne richiedesse delle altre (che sarebbero comunque a sue spese, dunque non se ne capirebbe il motivo, a meno che non si sia ai ferri corti); mentre è da escludere che possa essere un’iniziativa dell’Inps tornare a disporne una nuova, stante che al momento anche l’Istituto previdenziale tende al risparmio e, andare a riverificare uno stato di malattia che risulta assolutamente documentato e anche visibilmente chiaro, renderebbe il controllo fiscale infruttuoso e anche antieconomico per chi lo dispone.
Se invece si fosse trattato di un dipendente pubblico, questo, una volta ricevuta la visita fiscale che conferma la prognosi, non è più tenuto a rispettare alcuna fascia di reperibilità in quanto già sottoposto a controllo.
Voglio sperare che il buon senso, anche se non previsto per il dipendente privato, possa estendersi anche a questo.
leonardo Doliana scrive:	31 maggio 2013 alle 14:04	Salve sono Leonardo e volevo sapere se con una patologia che non debilita la deambulazione come per esempio la rottura di un tendine della spalla comunicando all’INPS l’indirizzo di una una stazione balneare, potrei andare al mare restando sempre reperibile nelle fasce stabilite?
Grazie e complimenti per il sito molto utile per il singolo cittadino
Pina Teresa Lontri scrive:	31 maggio 2013 alle 16:57	Ciao Leonardo, grazie a te per le parole carine espresse nei confronti del mio sito. Il suo intento voleva e vuole essere proprio questo: di utilità. E mi fa piacere che tu l’abbia colto.
In merito alla tua domanda, inizio subito col dirti che allo scopo di rendere possibile il controllo dello stato di malattia, il lavoratore ha l’obbligo di essere reperibile, nelle fasce orarie previste, presso l’indirizzo abituale o il domicilio occasionale indicato nel certificato medico e per tutta la durata della malattia, comprese le domeniche ed i giorni festivi.
Saprai già, anche perché ho scritto in merito più volte, che tra i dipendenti del settore pubblico e privato ci sono delle differenze sostanziali e non so a quale dei due appartieni tu.
Comunque, in linea di massima posso dirti che nei casi in cui si verifichi l’effettiva necessità per il lavoratore di dover cambiare il proprio indirizzo di reperibilità, durante il periodo rientrante nella prognosi del certificato, egli dovrà darne tempestivamente e con congruo anticipo comunicazione sia al datore di lavoro che all’Inps di appartenenza, e ciò in quanto l’assenza a visita medica di controllo potrà comportare l’applicazione di specifiche sanzioni.
Dovrai avere l’accortezza di specificare oltre che il nuovo indirizzo dove ti trovi, anche il periodo esatto di tale variazione oltre il quale tornerai ad essere reperibile al precedente domicilio.
In merito al potenziale “domicilio” da te indicato: una stazione balneare, devo dire che trattandosi di una struttura turistica, potrebbe ingenerare nel tuo datore di lavoro una sorta di pregiudizio, maggiormente se si tratta di un lavoro nel settore privato e, se i rapporti non sono dei migliori, si potrebbe innescare un meccanismo “persecutorio”. E’ una congettura ma a pensar male non si sbaglia mai!
L’unico conforto è dato dal fatto che, così come nulla potrebbe essere eccepito se un lavoratore già in ferie (magari in località balneare), in presenza di uno stato di malattia indica il domicilio per la sua reperibilità nella località e/o nella sede dove l’evento si verifica (albergo, ecc.), altrettanto dovrebbe essere per un lavoratore che – usando le cautele di cui sopra – si trova in una stazione balneare.
leonardo Doliana scrive:	31 maggio 2013 alle 19:41	Grazie tante per la Tua tempestiva risposta molto esauriente e precisa.
franca scrive:	1 giugno 2013 alle 16:49	salve ho un certificato di malattia scadenza 01 06 lunedi 03 nn potrò rientrare al lavoro causa ancora forte dolore spalla domani domenica 02 06 sono sottoposta ugualmente alla reperibilità o no? grazie della cortesia
Pina Teresa Lontri scrive:	1 giugno 2013 alle 16:59	Ciao Franca, non mi dici se sei dipendente del settore pubblico o privato né se sei già stata sottoposta a visita fiscale.
Comunque, tout court posso dirti che, se il tuo certificato sarà di continuazione, avrai l’obbligo della reperibilità, sempre nelle fasce orarie di tua pertinenza, anche domani che è festivo.
francesco scrive:	3 giugno 2013 alle 17:42	complimenti per il sito e per la precisione e la tempestività delle risposte
Pina Teresa Lontri scrive:	3 giugno 2013 alle 20:34	Ciao Francesco, volevo ringraziarti per le tue parole. Mi fa piacere che l’intento con cui ho dato vita a questo sito stia emergendo e che la sua efficacia venga colta anche da chi … correggimi se sbaglio, non mi pare abbia mai avuto una mia risposta (ma solo perchè non hai posto domande!). Grazie per il sostegno e, con l’occasione, ti auguro una buona serata.
Irene scrive:	4 giugno 2013 alle 21:26	Buonasera. Lavoro nel privato, sono all’8 settimana di gravidanza e sono casa in malattia per complicazioni. Ho la visita dal ginecologo privato in orari concomitanti alla visita fiscale e non posso rimandarla per le liste d’attesa di questo studio. Cosa devo fare?
Pina Teresa Lontri scrive:	4 giugno 2013 alle 22:44	Ciao Irene, come avrai già avuto modo di leggere, questa benedetta reperibilità va sempre e comunque rispettata, a maggior ragione nel settore lavorativo privato.
Mi sembra di capire da ciò che leggo che non hai chiesto l’interdizione dal lavoro per lavoratrice in gravidanza (e a dire il vero ti auguro vivamente di non doverla chiedere e di goderti questo bellissimo momento della tua vita), pertanto, se dovessi essere costretta a doverti recare per la visita specialistica di cui parli, potresti adottare qualche accorgimento.
Tra questi, dovresti decidere:
– se comportarti com’è previsto per i lavoratori del settore pubblico, ovvero comunicare preventivamente al tuo datore di lavoro e all’Inps la necessità di doverti assentare dal tuo domicilio, in quel determinato giorno e durante le fasce di reperibilità, per iscritto o anche a mezzo telefono;
– se recarti dal tuo ginecologo e, prima di andar via, farti rilasciare un’attestazione in cui lo stesso dichiara che gli orari di studio da lui osservati sono quelli e solo quelli (che indicherà analiticamente) e che tu ti sei presentata per visita dalle ore alle ore per i motivi che lui riterrà opportuno segnalare.
Se rientrando a casa dovessi avere la brutta sorpresa di aver ricevuto il controllo del medico fiscale, pazienza, il giorno dopo ti recherai nel luogo e nell’ora citati nell’invito che ti avrà lasciato il medico e, con la certificazione rilasciata dal ginecologo, potrai giustificare la tua assenza che a quel punto non sarà ingiustificata.
Un po’ farraginosa come prassi ma vale la pena non rischiare.
Buonanotte e ancora auguri per la tua maternità.
francesco fusco scrive:	5 giugno 2013 alle 12:17	Buongiorno,
io lavoro come magazziniere di una ditta privata,sono in malattia fino al 22 giugno per infarto e dopo essere stato sottoposto a coronagrafia e 5 angioplastiche in 10 giorni.
il mio medico mi ha dato 30 giorni di riposo iniziali, ma secondo lui non bastano,un eventuale visita fiscale può contestarlo, ci sono dei parametri,tabelle di valutazione,grazie per la risposta.
Pina Teresa Lontri scrive:	5 giugno 2013 alle 13:41	Ciao Francesco, intanto sento il dovere di dirti che mi dispiace molto del tuo stato di salute, non dev’essere stato semplice affrontare tutto ciò che hai patito e, come se non bastasse, dobbiamo pure fare i conti con la “burocrazia”!
Non sono un medico, ma penso che veramente i 30 giorni iniziali siano pochi e credo lo sappia bene sia il medico che te li ha prescritti (che è giusto che la prognosi la verifichi di volta in volta in base alla sua valutazione professionale e alla sussistenza o meno dei sintomi), che quello che eventualmente effettuerà la visita fiscale.
Comunque, sappi che il medico incaricato per effettuare il controllo al tuo domicilio durante le fasce di reperibilità, non farà altro che prendere atto della prognosi indicata dal medico che ha rilasciato il certificato di malattia e, se non dovesse ritenerlo veritiero (sfido però a mettere in discussione la diagnosi e la prognosi di un altro collega e, tra l’altro, sulla scorta di elementi talmente evidenti da non dare adito ad alcuna diversa interpretazione), l’unica cosa che può fare, nel dubbio di una ripresa miracolosa o di un’evidente complicità tra medico e paziente, è disporre una visita specialistica per ulteriori accertamenti alla quale il lavoratore non può sottrarsi. Credo tu non corra rischi di questo tipo, anzi, potresti pure vederti prolungare la prognosi!
Stai tranquillo e cerca di riprenderti, al momento mi sembra la cosa più importante.
Ti auguro una pronta guarigione e una buona giornata.
Franco scrive:	7 giugno 2013 alle 10:33	Buongiorno, chiedevo una delucidazione: sono un poliziotto, devo usufruire di due settimane continuative dal lunedi’ al venerdi’ per delle terapie in reparto di anestesiologia per dei trattamenti “elettrici” causa cervicali seri. Dovro’ usufruire dell’art. 16 della legge 98 del 2011.. Volevo chiedere se posso venire impiegato in servizio al sabato e la domenica compresi nelle due settimane del trattamento.
Spero di essere stato chiaro; ringrazio in anticipo e auguro buon lavoro.
Franco De Carli
Pina Teresa Lontri scrive:	7 giugno 2013 alle 14:05	Ciao Franco, scusa ma non mi è chiara una cosa: questo periodo di terapie è accompagnato da certificato medico o cosa? Ti faccio questa domanda poiché non comprendo come tu potresti essere impiegato in servizio nei due giorni “compresi” nelle due settimane del trattamento se ci troviamo in presenza di un periodo di assenza per malattia (uno stato patologico ovviamente accertato e documentato da un medico).
La legge che citi è quella che per i dipendenti pubblici ha eliminato l’obbligatorietà dell’accertamento della malattia, che così diventa a discrezione del dirigente che è tenuto a considerare, oltre alla spesa, anche la condotta complessiva del dipendente. Quella che ha affrontato il tema del cosiddetto assenteismo, i termini della visita fiscale, ecc., ma non riesco a collegare la tua domanda in merito alla prestazione lavorativa.
Però, trattandosi di una specificità che riguarda il Corpo a cui appartieni e del quale la mia conoscenza si ferma a quanto ho scritto sopra, non saprei cos’altro aggiungere, maggiormente se non mi è chiara l’esistenza o meno di un certificato medico sul quale potremo discutere poiché assume diversa rilevanza, ma così come stanno le cose non vorrei darti informazioni errate.
Se per te non è un disturbo mi piacerebbe avere qualche altro dettaglio per riuscire a darti una risposta corretta e pertinente.
Franco scrive:	7 giugno 2013 alle 23:37	Vedo se posso essere piu’ chiaro: devo effettuare 5 gg di terapie “elettriche” in un reparto di anestesiologia, dal lunedi’ al venerdì ….poi sabato e domenica nessuna terapia..riprendo subito dal lunedi’ al venerdi’…Il tutto accompagnato da un regolare certificato cumulativo della struttura ospedaliera dove mi sottopongo alle terapie, dove si dichiara che io dal…al…e dal …al…ho effettuato le seguenti terapie…
Credo che fin qui’ nessun problema..giusto?…comma 5 tre dell’art.55 septies del d.lgs n. 165 del 2001 (nel caso in cui l’assenza per malattia abbia luogo per l’espletamento di visite, terapie, prestazioni specialistiche od esami diagnostici l’assenza e’ giustificata mediante la presentazione di attestazione rilasciata dal medico o dalla struttura, anche privati, che hanno svolto la visita o la prevenzione).
Ora, ed e’ qui che ti chiedo un parere..nei due giorni che non effettuo le terapie, il sabato e la domenica (dove l’ospedale non mi sottopone a terapie) compresi tra i due cicli di cinque giorni…mi possono impiegare a svolgere qualsivoglia attivita’ lavorativa (se dovesse servire?).
Se non ti e’ chiaro dimmelo.
Nel frattempo un grazie grande grande.
Franco scrive:	7 giugno 2013 alle 23:43	Aspetta…probabilmente il periodo di assenza per malattia che citi tu…non e’ continuativo continuativo poiche’ ci sono 2 giorni di non terapie compresi, e il certificato non sara’ continuativo…verra’ citato in un unico certificato che sono stato sottoposto a terapie nei giorni .x y z s r…poi h p m w q …una settimana dopo l’altra ma saltando il sabato e la domenica compresi…. se vogliamo essere precisi…
Pina Teresa Lontri scrive:	8 giugno 2013 alle 08:35	Buongiorno Franco, ineccepibile, sei stato chiarissimo.
Però, se prestiamo attenzione al contenuto dell’art. 5-ter, contestualizzandolo all’intero comma 9 dell’art. 16 del più volte citato decreto, possiamo notare che il tutto gira intorno all’assenza che, laddove fosse dovuta per l’espletamento (nel tuo caso) di terapie, sarebbe giustificata mediante la presentazione di attestazione ecc..
Questo, almeno dal mio punto di vista, significa che se dovesse essere disposta la visita di controllo e tu non ti trovassi al domicilio indicato in certificato, la tua assenza durante le fasce di reperibilità, che ricordiamo per il settore lavorativo pubblico sono più restrittive, sarebbe giustificata proprio dalla terapia che stai facendo che, ovviamente, presuppone tempi tali da non consentire che tu possa farla al di fuori delle fasce di reperibilità, ecco da cosa muove la giustificazione per terapie, prestazioni specialistiche, ecc.
Inoltre, non dimentichiamo che nel momento in cui la tua amministrazione conosce i motivi per i quali sarai in malattia, perché documentati dal medico che indicherà la necessità di un ciclo di terapie, se disponesse una visita di controllo (scelta discrezionale da parte del dirigente che dovrebbe giustificare i motivi di tale operato e anche i motivi di spesa in quanto saprebbe già che l’esito della visita fiscale sarebbe infruttuoso) sarebbe una forzatura.
Per quanto attiene invece ai due giorni in cui potresti o meno essere impiegato al lavoro, devo dire che mi è nuova questa cosa.
La terapia a cui ti dovrai sottoporre ritengo sia stata disposta dal medico poiché avrà ritenuto tu ne avessi bisogno. Che poi questa, per problemi logistici del Centro medico che offre le prestazioni, non si possa effettuare il sabato e la domenica, facendo riprendere le sedute dal lunedì successivo, non credo che stia ad indicare che tu i due giorni in cui il Centro è chiuso ti “miracoli” e torni iperattivo e pronto per il lavoro e la successiva settimana torni ad avere problemi di salute! Siamo certi che una ripresa lavorativa tra un ciclo e l’altro, peraltro a distanza di due giorni, non possa pregiudicare il buon esito della terapia?
Non sono medico ma penso che se una terapia si articola su ben dodici sedute e non solo su sei, un motivo ci sarà pure!
Ti ripeto, per me è una cosa nuova e, pertanto, non posso escludere che una cosa simile possa verificarsi.
Se ritieni che ancora mi sfugga qualcosa o che stia interpretando male ciò che vuoi dirmi, non esitare a farmelo sapere.
Intanto ti auguro un buon fine settimana.
Franco scrive:	8 giugno 2013 alle 09:05	Grazie mille della tua “dottrinalita'”.
Non e’ la visita fiscale il punto (..ho il certificato medico di un anestesiologo di un ospedale civile!..)..e’ il possibile impiego nella pausa delle terapie (sab e dom) che mi sembra a dir poco grottesco…ma come sappiamo la “discrezionalita'” operativa delle leggi e’ a dir poco un’ulteriore legge..
La mia era solo una curiosita’ (non ho problemi con il mio vice questore..anzi..abbiamo interessi privati in comune che ci rende molto affiatati, ma c’e’ un responsabile della nostra segreteria che a volte applica le sue “discrezionalita'” a leggi poco chiare come questa.
Cio’ nonostante ho conosciuto una persona di livello superiore..e non e’ male.
Pina Teresa Lontri scrive:	8 giugno 2013 alle 09:22	Lungi da me il voler insegnare qualcosa a qualcuno!
La mia pedanteria, se ve n’è stata, è mossa dalle stesse perplessità che osservi tu. Inoltre, la discrezionalità a cui mi riferivo era proprio di chi è preposto a disporre le richieste di visita fiscale, a quella delle leggi ormai non si fa più caso, sono talmente tante da non riuscire a tenere il passo!
Pur non avendo mai supposto il contrario, sono comunque felice di leggere che i tuoi rapporti sul posto di lavoro sono congeniali alle tue esigenze, non è una cosa da poco.
E, “se ciò nonostante”, la mia conoscenza ti ha fatto piacere, non posso fare altro che ringraziarti per la tua partecipazione e la tua testimonianza alle pagine del mio sito.
Ti ringrazio ancora e … buona giornata.
Linda scrive:	13 giugno 2013 alle 10:16	Buongiorno.
Io sono in malattia per 20 giorni come convalescenza da un intervento alla tiroide. La convalescenza sta andando bene e lunedì vorrei rientrare a lavoro. Mi domandavo se io lunedì rientro a lavoro sono soggetta a visita fiscale anche sabato e domenica precedenti il mio rientro?
Specifico che sono un impiegata nel settore privato e i miei giorni lavorativi vanno dal lunedì al sabato.
Pina Teresa Lontri scrive:	13 giugno 2013 alle 16:45	Ciao Linda, se il tuo certificato medico ha una prognosi di tot giorni, compresa la domenica, anche se la tua settimana lavorativa si articola su sei giorni esclusa domenica, potresti essere ancora sottoposta a visita di controllo da parte del medico fiscale. Per comprenderci meglio ti faccio un esempio pratico: se il tuo certificato medico di 20 giorni è stato emesso con decorrenza 28 maggio e fino al 16 giugno compreso (termine del periodo di malattia), potenzialmente potresti ricevere la visita fiscale anche dalle ore 10.00 alle ore 12.00 e dalle ore 17.00 alle ore 19.00 di domenica 16 giugno.
Spero di essere stata chiara, viceversa, rimango a disposizione per qualsiasi altra informazione.
Ti auguro una pronta ripresa e una buona serata.
francesco scrive:	16 giugno 2013 alle 16:48	Ciao!, vi spiego cosa e successo a me!
HO avuto un incidente stradale lo scorso3luglio mentre tornavo da lavoro! Quindi o fatto quasi 11 mesi di infortunio e Inail nonostante sa che ad agosto2013 devo subire l ennesima operazione al polso mi a sospeso l infortunio il7/6/2013 dicendo che per il momento visto che il mio polso e stabile e nn vedono miglioramento posso rientrare a lavoro in attesa che mi chiamano in ospedale per il prossimo intervento e scrivendo sul foglio da consegnare al datore di lavoro che prima di iniziare a lavorare il miodatore era tenuto a farmi fare una visita
francesco scrive:	16 giugno 2013 alle 17:00	dal medico del lavoro! Tengo a precisare che io faccio il giardiniere, e in mio polso e veramente conciato male e infatti il medico del lavoro mi a dato la nn idonieta al lavoro! Costringendomi a mettermi in malattia perche l’inail non mi riapre l’infortunio.Quindi adesso mi tocca stare a casa per i controlli nonostante nn ho nessuna malattia come febbre……,… ecc.qualcuno mi sa dire se tutto questo e normale? Grazie e scusate se ci sn errori ma…..
Pina Teresa Lontri scrive:	16 giugno 2013 alle 17:38	Ciao Francesco, dovrei ormai sorprendermi poco, ma ciò che scrivi ha veramente dell’incredibile.
A mio parere dovresti verificare il da farsi rivolgendoti ad un Sindacato della tua categoria ed esporgli, con documenti alla mano, tutto l’iter al quale sei stato sottoposto, non ultimo anche l’interruzione del periodo di infortunio poiché ritenuto (non si capisce bene su quali basi, considerato che un altro medico sostiene diversamente) già soddisfatto e non più in essere.
In merito ai controlli, posto che mi pare di aver capito che il tuo sia un settore privato (diversamente sarebbe stato se si fosse trattato di un settore lavorativo pubblico), purtroppo dovresti sottostare alla reperibilità durante le fasce orarie previste.
Essendo un caso che ha delle specificità che a distanza non riesco a focalizzare bene e documentalmente parlando, ti suggerisco di verificarlo così come ho scritto sopra, presso un Sindacato di categoria, potrai avere tutte le informazioni e l’eventuale assistenza di cui necessiti, anche in ordine ad eventuali indennità per diminuita attitudine al lavoro e/o altro che, se ed in quanto dovute, non ti sono state riconosciute.
teresa scrive:	16 giugno 2013 alle 17:26	salve,vorrei sapere se la mia patologia è esente da visita fiscale da parte dell’inps è dell’azienda…facendo alcuni esami compresa visita specilialistica dal pischiatra,mi è stato riscontrato disturbo d’ ansia riacutizzato con claustrofobia..questa è la diagnosi fatta dallo specialista..vorrei sapere se sono soggetta a visite fiscali..in quanto non riesco a stare al chiuso quando ho le crisi,che si manifestano con mancanza di respiro,sudorazione,tachicardia ed altro…se in un episodio del gene
re viene il medico fiscale è non mi trova a casa ..come posso giustificare la mia assenza?…grazie
Pina Teresa Lontri scrive:	16 giugno 2013 alle 18:00	Ciao Teresa, ho letto la tua domanda e, mente mi accingevo a scriverti che una risposta ad un simile quesito l’avevo già data, ho potuto notare che l’ho data proprio a te il 21 maggio scorso, così come potrai verificare tu stessa scorrendo le risposte in calce al presente post.
Purtroppo, che io sappia, non è cambiato nulla in merito malgrado il tempo trascorso.
Per qualsiasi altra informazione … mi trovi disponibile. Ti auguro una buona serata.
Silvano scrive:	17 giugno 2013 alle 10:05	Buongiorno,
Sono un dipendente pubblico, da una settimana sono in malattia post operatoria, volevo sapere se posso cambiare domicilio e cosa devo fare nel mio caso di dipendente pubblico, in internet trovo solo “cambio domicilio dipendenti pubblici”. Altra domanda nel caso di prolungamento della malattia devo continuare a comunicare il nuovo domicilio?
La ringrazio per la sua cortese attenzione
Pina Teresa Lontri scrive:	17 giugno 2013 alle 17:30	Ciao Silvano, rispondo subito col dirti che per il dipendente del settore pubblico, l’accertamento della visita fiscale viene disposto dalla propria amministrazione anche per un solo giorno di malattia, maggiormente se l’assenza si verifica nelle giornate precedenti o successive a quelle non lavorative.
Generalmente, il lavoratore in malattia che dovesse spostarsi, per non vanificare il buon esisto della visita di controllo, intesa a verificare l’effettiva temporanea incapacità lavorativa del dipendente, ha l’obbligo di avvisare tempestivamente il datore e a fornire un indirizzo dove è reperibile e dove si dovrà recare il medico fiscale durante le ore di reperibilità imposte dalla legge.
Per i dipendenti pubblici in malattia, a seguito delle modifiche apportate al Decreto Legislativo n. 165 del 30 marzo 2001, sono le amministrazioni di appartenenza che dispongono le visite mediche di controllo valutando la condotta complessiva del dipendente e gli oneri connessi all’effettuazione della visita, tenendo conto dell’esigenza di contrastare e prevenire l’assenteismo.
Malgrado il citato Decreto abbia apportato delle innovazioni, come per esempio – e solo per i dipendenti pubblici – alcuni motivi di esenzione dalla reperibilità alle visite fiscali, per quanto riguarda gli obblighi in capo ai dipendenti che si allontanano dal domicilio comunicato nel certificato medico di inizio malattia, per effettuare visite mediche, prestazioni o accertamenti specialistici o per altri giustificati motivi (che a richiesta devono essere debitamente documentati) nulla è cambiato rispetto a quanto previsto nel Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro di categoria, ovvero: “Qualora il dipendente debba allontanarsi, durante le fasce di reperibilità, dall’indirizzo comunicato, per visite mediche, prestazioni o accertamenti specialistici o per altri giustificati motivi, che devono essere, a richiesta, documentati, è tenuto a darne preventiva comunicazione all’amministrazione”. Dev’essere anche in grado di poter giustificare l’assenza con delle attestazioni rilasciate dal medico o dalla struttura privata dove si è recato.
Se di “agevolazione” si può parlare, l’unica cosa che viene incontro al dipendente pubblico è che una volta avvenuta la visita fiscale, l’obbligo di reperibilità decade per il rimanente periodo di prognosi indicato nel certificato medico.
Silvano scrive:	17 giugno 2013 alle 18:10	Buonasera, la ringrazio per la risposta solo che le volevo chiedere che nel mio caso io mi devo spostare da un domicilio ad un’altro, non si tratta di assenza giornaliera, ma per motivi di famiglia di spostarmi da un comune ad un’altro visto che per adesso non posso stare da solo essendo in condizioni di convalescenza post-operatoria, come le avevo scritto ho trovato solo “cambio domicilio dipendenti privati” (erroneamente avevo scritto prima pubblici) essendo io un dipendente pubblico.
Devo comunicare solo al responsabile del personale del mio ufficio ed anche all’Inps?
Pina Teresa Lontri scrive:	17 giugno 2013 alle 19:03	Rieccomi! Scusami, ero convinta di aver chiarito nel momento in cui ho fatto riferimento al Decreto Legislativo 165/2001, ma a questo punto ritengo di non averlo fatto sufficientemente bene.
Mi spiego meglio. I dipendenti pubblici, a differenza di quelli privati che devono comunicare (con Pec, e-mail o fax) la loro assenza dal domicilio per la reperibilità della visita fiscale all’Inps, poiché è l’Istituto ad effettuare a campione i controlli domiciliari (oltre che su richiesta – a sue spese – dell’azienda privata), hanno l’obbligo di informare delle loro assenze dal domicilio indicato nel certificato medico, solo la propria amministrazione e la comunicazione dev’essere riferita ad ogni spostamento che si rende necessario, sia per libera scelta che indotto dagli eventi, come potrebbe essere un ricovero e/o altro.
Da ciò che scrivi sembra che i tuoi spostamenti siano quotidiani, ebbene, tu avresti l’obbligo di informare la tua amministrazione che dalle ore tot alle ore tot di tutti i giorni compresi nella certificazione o del giorno tal dei tali sarai reperibile, dalle ore 9,00 alle ore 13,00 e dalle ore 15,00 alle ore 18,00, al domicilio che indicherai dettagliatamente, compreso ciò che c’è riportato sul citofono perché tu possa essere facilmente raggiunto dal medico di controllo.
I dipendenti pubblici hanno alcune agevolazioni ma anche qualche limitazione, tra queste: l’obbligo di informare preventivamente l’amministrazione dell’eventuale assenza dal domicilio indicato nel corso della malattia durante le suddette fasce di reperibilità; dover documentare l’eventuale assenza dal domicilio (sempre durante le fasce di reperibilità) per visite mediche, prestazione, terapie, ecc.; il vincolo di dare tempestiva comunicazione all’amministrazione dell’indirizzo dove sarà reperibile durante l’assenza per malattia nel caso in cui lo stesso alloggi in luogo diverso da quello abituale.
E’ una scocciatura, lo capisco, ma hai la facoltà, ricevuta la prima visita fiscale, di non dover comunicare più nulla e di non ricevere, per lo stesso evento morboso, altre visite di controllo. In poche parole saresti libero!
Spero di aver chiarito meglio, diversamente rimango a disposizione per qualsiasi altra informazione. A presto.