Source: https://www.insic.it/Giurisprudenza/78829
Timestamp: 2017-08-20 22:48:02+00:00
Document Index: 14729660

Matched Legal Cases: ['art.18', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 4', 'art. 28', 'art. 4', 'art. 129', 'sentenza ', 'art. 129', 'art. 28', 'art. 4', 'art. 28', 'art. 18', 'sentenza ']

"La Corte di Cassazione è chiamata a giudicare sulla responsabilità di un dirigente all'uopo delegato, di essere venuto meno ai propri obblighi di formazione.
La Corte afferma che l'obbligo di formare ed informare al quale era tenuto, per delega, il dirigente, non consta dagli atti sottoposti al giudizio di legittimità potersi intendere limitato a quanto definito nel DVR, anche se lo stesso fosse da considerare difettoso, trovando, invece, fonte negli attuali artt.36 e 37 (sostanzialmente riproduttivi delle previsioni previgenti).
In altri termini, al predetto era stato assegnato uno dei compiti datoriali delegabili (quello di cui all'attuale art.18, comma 1, lett.l) e il delegato aveva l'obbligo di organizzare la didattica antinfortunistica per tutti gli addetti, concernente tutte le tematiche settorialmente rilevanti.
Ove l'imputato avesse fatto luogo all'azione doverosa omessa, che avrebbe portato ad acquisire piena consapevolezza delle modalità attraverso le quali caricare in sicurezza l'autocarro, l'evento non si sarebbe verificato, o avrebbe avuto conseguenze meno gravi."
ha pronunciato la seguente:a
V.G. N. IL (OMISSIS);
avverso la sentenza n. 2649/2013 CORTE APPELLO di FIRENZE, del 26/06/2014;
udita in PUBBLICA UDIENZA del 26/11/2015 la relazione fatta dal Consigliere Dott. GRASSO Giuseppe;
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. GIALANELLA Antonio che ha concluso per l'annullamento senza rinvio agli effetti penali per essere il reato estinto per prescrizione; rigetto nel resto.
1. La Corte di appello di Firenze, con sentenza del 26/6/2014, confermò quella emessa dal Tribunale della stessa città, in data 23/10/2012, con la quale, giudicati V.G. e T. F. colpevoli del reato di lesioni colpose gravi, con violazione della normativa antinfortunistica, ai danni di L.A. (lavoratore alle dipendenze della s.p.a. Servizi Alla Strada), li aveva condannati alla pena rispettivamente stimata di giustizia, nonchè al risarcimento del danno in favore della p.c, da liquidarsi in separata sede, ponendo provvisionale a carico di entrambi.
La p.o. aveva patito lesioni in quanto era stata violentemente sbalzata a terra dal cassone dell'autocarro, sul quale era intenta a contenere con la forza delle braccia le transenne parapedonali, che caricate sul mezzo, dovevano ancora essere assicurale, a causa del repentino sbalzo in aventi del mezzo, avevano finito per sospingere fuori dal cassone l'infortunato.
S'imputava al V. (datore di lavoro, poichè presidente del consiglio d'amministrazione della predetta società) di aver redatto un documento di valutazione rischi (DVR) inadeguato e carente a riguardo della procedura da rispettare per ridurre al minimo i rischi derivanti dal carico e impilamento delle transenne parapedonali, utilizzate per disciplinare l'afflusso delle persone in occasione di manifestazioni, omettendo, in particolar modo di prescrivere all'autista di scendere dal mezzo durante la fase di caricamento dei manufatti in discorso. Al T., i qualità di dirigente all'uopo delegato, di essere venuto meno ai propri obblighi di formazione ed informazione derivanti dai piani annuali pertinenti per il 2007/2008.
2. Il V. propone ricorso per cassazione corredato da unitaria, articolata censura, denunziante vizio motivazionale in questa sede rilevabile e violazione di legge.
Punto nodale della doglianza è costituito dalla prospettazione secondo la quale il dovere il cui inadempimento gli viene contestato, da intendersi quale obbligo di stilare il "programma di attuazione", non era previsto dalla legislazione vigente al momento del fatto (D.Lgs. n. 626 del 1994, art. 4, comma 2), ma solo dalla normativa successivamente emanata (D.Lgs. n. 81 del 2008, art. 28), la quale aveva apportato la novità consistente nella "individuazione delle procedure per l'attuazione delle misure da realizzare". Ciò premesso, a parere del ricorrente, "i documenti di valutazione dei rischi elaborati (...) dovevano ritenersi, alla data del fatto, completi e idonei secondo le disposizioni dell'art. 4" cit. Era stata, infatti, prevista la possibilità d'infortuni nell'utilizzo dei mezzi meccanici di movimentazione; il pericolo di cadute dall'alto nella fase di salita e discesa dai mezzi; la possibilità di traumi dorso - lombari nelle operazioni di movimentazione dei carichi.
La Corte di merito aveva errato nel considerare tali enunciati generici e, comunque, non strettamente pertinenti. In particolare la sentenza, suggestionata dal nuovo DVR (stilato dopo l'infortunio), aveva ritenuto che unica prescrizione efficace sarebbe stata quella di imporre all'autista di scendere dal mezzo fino a constatata conclusione dell'attività di caricamento. Ma quella esposta non era che una delle tante cautele praticabili secondo le ordinarie regole prudenziali, che l'operatore posto alla guida avrebbe dovuto tenere.
3. Il T. deduce tre motivi di doglianza, con i quali lamenta violazione di legge e vizio motivazionale.
3.1. Con il primo motivo il ricorrente asserisce che non potevasi a lui richiedere un obbligo di formazione ed informazione a riguardo di una procedura operativa non prevista dal DVR. 3.2. Con il secondo ed il terzo motivo evidenzia che non gli si poteva addebitare evento che si poneva al di fuori della probabilità logica ipotizzabile e che non poteva da lui esigersi garanzia in relazione alla condotta dell'autista, il quale, disattendendo la regola "prasseologica", era stato causa dell'infortunio. La perdita d'equilibrio del L. non era dipesa dalle modalità di carico, bensì dalla condotta improvvida dell'autista dell'automezzo.
Il fatto risale al 13/5/2007 e, pertanto, in base al comb. disp. degli artt. 157 e 160 c.p.p., il reato si è prescritto il 13/11/2014.
Non emerge, d'altro canto, alcuna delle ipotesi che, ai sensi dell'art. 129 c.p.p., avrebbe importato declaratoria d'innocenza.
Infatti, In tema di declaratoria di cause di non punibilità nel merito in concorso con cause estintive del reato, il concetto di "evidenza" dell'innocenza dell'imputato o dell'indagato presuppone la manifestazione di una verità processuale chiara, palese ed oggettiva, tale da consistere in un quid pluris rispetto agli elementi probatori richiesti in caso di assoluzione con formula ampia (Cass. 19/7/2011, n. 36064).
Il giudice può pronunciare sentenza di assoluzione ex art. 129 c.p.p., solo quando le circostanze idonee ad escludere l'esistenza del fatto, la commissione del medesimo da parte dell'imputato e la sua rilevanza penale emergano dagli atti in modo assolutamente incontestabile (Cass. 14/11/2012, n. 48642). Situazione che qui manifestamente non ricorre per quanto appresso.
Lo stesso V. afferma che il portato di cui al D.Lgs. n. 81 del 2008, art. 28, comma 2, lett. b), coincide, nella sostanza, con quello di cui alla norma in precedenza in vigore (D.Lgs. n. 626 del 1994, art. 4, comma 2). Conviene per comodità riprendere le parole esatte della disposizione, la quale, fra l'altro, prescrive:
"l'indicazione delle misure di prevenzione e di protezione attuate e dei dispositivi di protezione individuali adottati (...)".
Ciò solo basta a confermare la penale responsabilità del datore di lavoro (e, per quel che si dirà anche del T.). Dalla congerie di rischi individuati nel DVR, riportati dal ricorrente, non è dato cogliere alcuno specifico e puntuale riferimento alla delicata operazione di carico, affastellamento e fermo dei numerosi, ingombranti e pesanti parapedonali, sul cassone dell'autocarro.
Manovra, questa, che, resa ancor più difficile dal fatto che i predetti manufatti, costruiti per essere fermati al suolo attraverso i pioli posti alle loro estremità, da affogare nei fori predisposti al suolo, implicava la difficoltà di mantenere in piedi parapedonali, costipandoli verso il fondo del cassone a forza di braccia. Meno che mai è dato cogliere la misura cautelare atta a prevenire possibili infortuni (è evidente che non si tratta del generico rischio da salita e discesa dai mezzi o da sollevamento di oggetti pesanti).
Quanto alla prescrizione di cui all'art. 28, lett. c), stigmatizzata con il ricorso ("l'individuazione delle procedure per l'attuazione delle misure da realizzare (...)") deve osservarsi quanto segue.
L'espressione, par chiaro, descrive ipotesi complesse nelle quali è utile non solo prevedere le misure prevenzionali, ma anche il percorso attuativo, coinvolgente ruoli, funzioni e competenze diverse, oltre che, se del caso, ambiti e settori diversi (da qui la seconda parte della prescrizione di cui alla predetta lett. c), attraverso il quale giungere al risultato cautelare. Così da attingere ai migliori apporti per esperienza, competenza e responsabilità, correggere disfunzioni e inadeguatezze, permettendo, inoltre, d'individuare ed isolare le singole responsabilità. In definitiva, la nuova normativa, fermo restando l'obbligo di prevenzione e protezione, previa individuazione delle specifiche ipotesi (se del caso mediante l'apporto di figure professionali ad hoc), impone di formalizzare le procedure necessarie, ove l'approntamento degli strumenti cautelari imponga il coinvolgimento plurisoggettivo e plurisettoriale di cui s'è detto. Ciò non significa affatto, già secondo il senso della logica comune, che, vigente la precedente normativa, ove la misura prevenzionale per la sua attuazione imponesse una qualche procedimentalizzazione, non fosse da contemplare. Restava, semmai, fuori dall'area del precetto, appunto, l'iter procedimentale, da intendersi, come s'è cercato di dire, quale scelta delle soggettive competenze da coinvolgere. Nel caso al vaglio, peraltro, e ciò solo basterebbe, si è ben al di fuori di quelle complesse ipotesi nelle quali la tutela antinfortunistica richiede un'apprezzabile procedura attuativa. Qui, come si è anticipato, sarebbe bastato prevedere (come, poi, dopo l'infortunio si è fatto) che l'autocarro restasse fermo per tutto il tempo dell'operazione di carico, imponendo all'autista di scendere dalla cabina. O qualunque altra precauzione, atta allo scopo.
Condivisamente questa Corte ha avuto modo di affermare reiteratamente l'estrema rarità dell'ipotesi in cui possa affermarsi che possa configurarsi condotta abnorme anche nello svolgimento proprio dell'attività lavorativa, escludendolo tutte le volte in cui il lavoratore commetta imprudenza affidandosi a procedura meno sicura, ma apparentemente più rapida o semplice, che non gli venga efficacemente preclusa dal datore di lavoro (Sez. 4, n. 952 del 27/11/1996; Sez. 4, n. 40164 del 3/672004; Sez. 4, n. 2614/07 del 26/10/2006).
La circostanza che l'autista abbia messo intempestivamente in movimento l'autocarro, dovuta a più ipotizzabili ragioni (erroneo convincimento che l'operazione di carico si fosse conclusa, improvvido bilanciamento frizione/acceleratore, accidentale azionamento, ecc), non può costituire l'ipotesi invocata: si tratta, al contrario, di un tipica, e perciò prevedibile e prevenibile, avventatezza compatibilità con la serialità dei gesti lavorativi.
5.2. L'obbligo di formare ed informare al quale era tenuto, per delega, il T., non consta dagli atti sottoposti al giudizio di legittimità potersi intendere limitato a quanto definito nel DVR, anche se lo stesso fosse da considerare difettoso, trovando, invece, fonte negli attuali artt. 36 e 37 (sostanzialmente riproduttive delle previsioni previgenti). In altri termini, al predetto era stato assegnato uno dei compiti datoriali delegabili (quello di cui all'attuale art. 18, comma 1, lett. l) e il delegato aveva l'obbligo di organizzare la didattica antinfortunistica per tutti gli addetti, concernente tutte le tematiche settorialmente rilevanti. Ove l'imputato avesse fatto luogo all'azione doverosa omessa, che avrebbe portato ad acquisire piena consapevolezza delle modalità attraverso le quali caricare in sicurezza l'autocarro, l'evento non si sarebbe verificato, o avrebbe avuto conseguenze meno gravi.
Annulla senza rinvio, ai fini penali, la sentenza impugnata per essere il reato estinto per prescrizione. Rigetta il ricorso ai fini civili.