Source: https://www.ciaksocial.com/manduria-discarica-li-cicci-il-movimento-5-stelle-chiede-lintervento-della-procura/
Timestamp: 2018-09-26 11:06:45+00:00
Document Index: 65822564

Matched Legal Cases: ['art. 13', 'art. 240', 'art. 242', 'art. 240', 'art. 242', 'art. 242', 'art. 242', 'art. 36', 'art. 242', 'art. 242', 'art. 406', 'art. 408', 'art. 335']

I parlamentari e consiglieri regionali del Movimento 5 stelle Anna Macina, Giovanni Vianello, Marco Galante e Antonella Laricchia hanno firmato un esposto indirizzato alla Procura della Repubblica del Tribunale di Brindisi e Taranto, in merito alla discarica dismessa “Li Cicci” sita in Località Manduria.
Portano all’attenzione della competente AG quanto in seguito si va a rappresentare. Come ricostruito da organi di stampa, ed estrapolando dati da atti amministrativi, la “storia” della Discarica sita in Manduria località “li Cicci” è caratterizzata da “stati di abbandono”.
Ricostruendo sinteticamente la sua storia, si evidenzia che a giugno del 1998 l’amministrazione del Comune di Manduria stipulò il contratto per il completamento e la gestione della discarica di sua proprietà in contrada «Li Cicci» mediante l’affidamento all’associazione temporanea d’imprese composta da «Ecoambiente Srl» di Bari, «Diseco Srl» di Castellaneta e «Salvatore Matarrese Spa» di Bari. Stando a quanto è dato apprendere, il contratto stabiliva che “dopo l’esaurimento della discarica, l’associazione temporanea di imprese avrebbe dovuto eseguire opere post-mortem per la bonifica ambientale del sito”; ovvero: copertura finale dei cumuli di rifiuti con diversi strati di inerti e di terriccio organico con speciali sfiatatoi e la piantumazione di alberi e cespugli.
E però, appena tre mesi dopo la stipula del contratto, stando a quanto riscostruito anche da testate giornalistiche locali, le tre imprese consorziate cedettero l’esercizio della discarica Li Cicci ad una quarta società, la Mandeco, una società consortile a responsabilità limitata con sede a Triggiano che divenne, di fatto, gestore dell’impianto.
L’assessorato regionale all’Ambiente nel maggio del 1999 rilevò che «la società consortile Mandeco non era iscritta all’albo delle imprese e dunque non poteva gestire discariche per conto terzi». La Mandeco, in risposta al rilievo sollevato, rappresentò di non essere un soggetto giuridico che si sostituiva all’Ati aggiudicataria bensì «un ente che ha il solo fine di gestire unitariamente l’organizzazione comune istituita dalle imprese che, nella stessa, assumono la veste di consorziati in relazione all’affidamento dell’attività oggetto dell’appalto».
Sta di fatto che la consortile Mandeco sarebbe risultata in possesso di un’autorizzazione d’esercizio accordata a dicembre del 1998, sicchè la Provincia di Taranto diede il via libera alla Mandeco sottoponendola ai controlli da parte degli organi di polizia ed enti sanitari e ambientali preposti.
A novembre del 2002, prima dell’esaurimento di capienza della discarica, la Mandeco presentò un progetto di variante alla bonifica finale che consisteva nella realizzazione di un impianto di produzione di energia elettrica da biogas di discarica. Tale richiesta fu prima respinta dal Commissario delegato per l’emergenza rifiuti della Regione Puglia e, successivamente, ripresentata come «variante migliorativa» all’estrazione del gas e così concessa dal dirigente dell’assessorato all’Ambiente della Regione Puglia con una semplice determina dell’11 novembre 2003. Tale progetto portava la firma della Mandeco e della nuova società «Marco Polo Engineering Srl» di Cuneo.
E però, prima che iniziassero i lavori per la costruzione della stazione di estrazione dei gas da bruciare e trasformare in discarica (estate 2003), un improvviso incendio divampò dai cumuli di rifiuti ricoperti dal telo di plastica. La Marco Polo iniziò l’opera e gestì la stazione di recupero dei biogas per circa quattro anni.
A giugno del 2008, improvvisamente, la società di Cuneo comunicò al comune la dismissione dell’impianto di recupero energetico. Da interventi successivi della stessa Marco Polo, si seppe che il motivo dell’abbandono anticipato (secondo i programmi doveva estrarre sino al 2010-2012) era dovuto alla scarsa presenza di biogas che rendeva antieconomico l’impianto.
A febbraio del 2009 la discarica resta priva del servizio di guardiania affidato all’unico dipendente rimasto in loco della Marco Polo che viene licenziato.
A giugno del 2009 il comune invitò la Mandeco a completare la sistemazione finale della discarica (la bonifica, appunto). Ma quella nota, inviata all’indirizzo societario, tornò al mittente. La comunicazione fu rispedita questa volta tramite una notifica ufficiale del Tribunale ma anche questa rimase senza buon esito.
A fine settembre 2009 i funzionari dall’Arpa di Taranto effettuarono un sopralluogo sul posto assieme agli agenti del corpo vigili ambientali della Provincia. La procura della Repubblica ricevette l’informativa dagli investigatori e aprì l’inchiesta culminata con il sequestro penale cui si fecero carico gli agenti del commissariato di Manduria.
Il 12 ottobre del 2009, a seguito della notizia divulgata della apertura di un procedimento penale, la Diseco Srl, una delle consociate che avevano costituito la Mandeco, comunicava al comune di Manduria l’avvenuta cessione della quota sociale ad un certo Longone Angelo di Castellaneta. Ma ogni tentativo di invio di atti giudiziari restò infruttuoso.
Il primo febbraio 2010 il comune inviava una comunicazione alla Marco Polo nella quale, ritenuta corresponsabile insieme alla Mandeco della mancata bonifica, la si invitava e diffidava ad intervenire con le dovute opere. La Marco Polo riscontrava la nota dichiarando che l’impianto non era stato mai lasciato incustodito (ma a riprova dello stato di abbandono vi era finanche l’inchiesta e la messa sotto sequestro della discarica) e che per il mantenimento della sicurezza del biogas presente in discarica era stata lasciata in funzione la torcia che brucia il metano prodotto. E però parrebbe che nessun rapporto dei sopralluoghi fatti da parte degli enti di controllo abbiano rilevato e verbalizzato la presenza di una torcia.
A marzo dello stesso anno anche la Salvatore Matarrese Spa rappresentava al Comune di Manduria come – a suo dire – le opere di bonifica spettassero alla Mandeco che però era «in stato di scioglimento e liquidazione».
Intanto l’Arpa sollecitava il comune a mettere in sicurezza il sito «fermo restando l’acclarato suo pericolo ambientale».
La Marco Polo (la società che ha sfruttato per tre anni i gas prodotti dalla Li Cicci) rappresentava al Comune la sua disponibilità al «formale passaggio di consegna della rete di captazione e della torcia per la combustione del gas residuo» e ribadiva «di ritenersi esentata dall’obbligo della messa in sicurezza della discarica».
Quanto sopra rappresentato, appreso dagli organi di stampa, è stato però confermato anche dalla Relazione Territoriale sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti nella Regione Puglia approvata dalla Commissione Parlamentare di inchiesta nella seduta del 20.06.2012, a pag. 139 e ss. Ivi si legge, “Nella relazione inviata dal sindaco di Manduria (30) viene evidenziato come sul territorio del comune fosse stata, a suo tempo, autorizzata la realizzazione e la gestione di una discarica per i rifiuti solidi urbani e il successivo sfruttamento del biogas. Al termine dell’attività di sfruttamento dell’impianto, le imprese interessate che facevano parte della società incaricata della realizzazione e gestione, nonché della bonifica finale, sono divenute irreperibili. E quindi, allo stato attuale, la discarica si trova in uno stato di totale abbandono.
Le dichiarazioni rese dal sindaco di Manduria Nel corso dell’audizione svoltasi il 15 settembre 2010 presso la prefettura di Taranto, il sindaco di Manduria, Paolo Tommasino, ha sottolineato come le ricerche per individuare le società che hanno gestito la discarica (i soggetti responsabili delle attività di bonifica ai sensi della normativa vigente) sono risultate vane.
Anche l’Arpa ha accertato l’esistenza di un grave pericolo ambientale, connesso allo stato di totale abbandono della discarica. Nella nota prodotta dall’Arpa Puglia (31) viene infatti evidenziato lo stato di grave incuria della discarica « il cui accesso risultava sì custodito, ma con varchi nella recinzione che, nel tempo, hanno determinato atti vandalici nei confronti delle strutture. Nel sito erano presenti cumuli di rifiuti quali pneumatici, evidentemente depositati dopo la chiusura della discarica, e si riscontrava l’assenza di sistemi di convogliamento e raccolta delle acque piovane, nonché lesioni in più punti dei teli in polietilene ad alta densità (HDPE)». Anche il direttore scientifico dell’Arpa Puglia, Massimo Blonda, ha poi dichiarato che la discarica di Manduria in località Li Cicci si trova in una situazione molto grave: «Abbiamo riscontrato due rischi. Uno è dovuto alla postgestione non condotta in maniera corretta, in quanto c’è un’evidente lesione ai teli di copertura e manca del tutto il sistema di raccolta e di gestione delle acque meteoriche. In più però – e credo che questo possa rappresentare il problema maggiore – essendo l’area incustodita e riconosciuta socialmente come area di deposito e di abbandono di rifiuti, essa viene, oltre che vandalizzata, utilizzata anche come discarica abusiva. Continua, quindi, il fenomeno di deposito nell’area. Noi l’abbiamo segnalato, ma purtroppo non abbiamo altre competenze se non quelle di segnalare e relazionare all’autorità competente sui sopralluoghi che svolgiamo. A quanto ci risulta la situazione non si è sbloccata».
Nel mese di ottobre 2009 analoghi accertamenti sono stati condotti dalla polizia provinciale che aveva verificato che «la discarica si trovava in condizioni disastrose, versava in stato di abbandono e di saccheggio da parte di ignoti al punto da costituire un serio pericolo per la pubblica incolumità». Il sindaco ha, inoltre, precisato che nessuno si occupa di eliminare il percolato che, essendo stato lasciato in loco, tenuto conto delle caratteristiche geologiche e idrogeologiche dell’area, molto probabilmente avrà contaminato le acque sotterranee.
A fronte di questa situazione, paradossalmente questo sito non era inserito nemmeno tra i siti da bonificare. Il comune ha, quindi, chiesto che venga effettuata urgentemente la caratterizzazione.
In data 4 novembre 2009 è stato effettuato il sequestro preventivo della discarica Li Cicci, con la contestuale nomina, quale custode giudiziario, del dirigente dell’area tecnica del comune di Taranto. In sostanza, ci si trova di fronte a una situazione di danno ambientale del quale non si comprende esattamente l’entità, ma che è certamente grave” (cfr, relazione conclusiva citata).
Il Comune di Manduria, pertanto, rivolgeva alla Regione Puglia le sue istanze al fine di ottenere finanziamenti atti ad operare la bonifica del sito, calcolati in 1,5 milioni di euro. Con determinazione dirigenziale n. 193 del 20 dicembre 2010 veniva disposto, (sul capitolo 1152050 del bilancio regionale, programma operativo FESR 2007-2013, spese per l’attuazione dell’asse linea di intervento 2.5, per il miglioramento della gestione del ciclo integrato dei rifiuti e di bonifica di siti inquinati), l’impegno complessivo di 17 milioni di euro in favore delle Amministrazioni comunali per la realizzazione di interventi di bonifica: il 4 marzo 2011, con la stipula del verbale di intesa tra le province di Bari, Brindisi, Lecce e Taranto, veniva approvato l’elenco degli interventi che avevano concluso l’iter istruttorio ed avevano ricevuto parere favorevole di coerenza con il PPA dell’asse II (uso sostenibile ed efficiente delle risorse ambientali ed energetiche per lo sviluppo), nel quale veniva inserito l’intervento di bonifica dell’ex discarica comunale rsu, in località “Li Cicci’ a Manduria, per l’importo di complessivi €. 1.400.000,00.
Seguiva il 22 aprile 2011 la formale accettazione dell’ammissione del finanziamento dell’intervento di bonifica dell’ex discarica comunale. Conclusa la procedura concorsuale (con determinazione dirigenziale n. 167 del 27 febbraio 2012), si affidava all’ATP ADVENCO Ingegneria S.r.l.(mandataria) – Servin soc. Coop. p.a. (mandante), l’incarico della progettazione dei lavori per l’importo di 85.077,61; il 25 giugno 2012, l’ADVENCO Ingegneria S.r.l. consegnava il progetto preliminare dei lavori di che veniva approvato con deliberazione del Commissario Straordinario n. 82 del 27 luglio 2012, dell’importo complessivo di 1.400.000,00, di cui €. 980.000,00 per lavori a base d’asta, G. 70.000,00 per oneri della sicurezza, ed € 350.000,00 per somme a disposizione dell’Amministrazione; il 2 ottobre 2012 (n. di protocollo 20880 dell’ufficio del Comune di Manduria), l’ADVENCO Ingegneria S.r.l. consegnava il progetto definitivo dei lavori di bonifica che veniva approvato con deliberazione del Commissario Straordinario (n. 122 del 26 ottobre 2012) e (con nota n. 23283) il 2 novembre 2012 il progetto veniva trasmesso al Servizio Ciclo Rifiuti e Bonifiche dell’Ufficio Bonifiche della Regione Puglia; che, nel frattempo, con determinazione dirigenziale n. 1184 del 31 dicembre 2012, conferiva l’incarico, in favore della A.E.R. Consulting S.r.l., della effettuazione di prove di laboratorio ed analisi chimico-fisiche atte a definire la caratterizzazione del rifiuto presente nell’ex discarica rsu.
Il 13 marzo 2013 si svolgeva un tavolo tecnico durante il quale il Dipartimento Provinciale Arpa di Taranto rappresentava le proprie osservazioni: si stabiliva che ogni azione, a tutela dell’ambiente, “poteva essere progettata ed intrapresa solo quando sarebbero stati acquisiti tutti gli elementi tecnici richiesti, fermo restando l’onere, a carico del soggetto obbligato, di intervenire con misure di urgenza, ove ne ricorrevano i presupposti e chiedendo di acquisire l’esito delle indagini preliminari entro 60 giorni“.
A giugno 2013 arrivavano i risultati dell’investigazione preliminare sulle matrici ambientali: il dirigente del servizio Ciclo Rifiuti e Bonifica della Regione comunicava all’Amministrazione che dalla documentazione si evinceva “una potenziale contaminazione delle acque sotterranee e la non trascurabile presenza di biogas ed, a tal proposito, chiedeva al comune di Manduria di procedere alla redazione di un piano di caratterizzazione delle matrici ambientali in località “Li Cicci”, anche in considerazione della presenza, in zona, di altri impianti potenzialmente impattanti; procedere all’investigazione di tutte le matrici ambientali, compresa la valutazione dell’effettivo stato di integrità del telo di copertura; di comunicare quali urgenti azioni siano state intraprese, o che si vuole intraprendere, per impedire che il biogas prodotto dalla discarica venga liberato in atmosfera“.
Il 15 ottobre 2013, veniva affidata la redazione del Piano di Caratterizzazione delle matrici ambientali sempre in favore dell’ATP ADVENCO Ingegneria S.r.l. (mandataria) – Servin Soc. Coop (mandante); il 16 ottobre 2013, la ADVENCO comunicava che, in virtù della presenza di contaminazioni nelle matrici ambientali (ai sensi dell’art. 13 del D.Lgs 36/2003), il sito “necessitava, urgentemente, di misure di prevenzione atte a superare lo stato di abbandono e di degrado ambientale in cui versava la discarica segnalando, in particolare, tra dette misure, quelle urgenti che rientrano nella MISE e cioè gestione del biogas (torce), previa misurazione verifica dei pozzi di combustione esistenti e previsione di altri; risarcimenti o eventuale sostituzione del telo impermeabile ed, eventualmente, uno Strato di protezione dello stesso; gestione delle acque meteoriche di dilavamento attualmente disperse; verifica della presenza di percolato dai pozzi di estrazione ed estrazione ed analisi; ripristino dell’impianto elettrico e antincendio, cancelli e recinzioni“.
Data la potenziale contaminazione delle matrici ambientali (immissione di biogas in atmosfera, attualmente non controllato, presenza di contaminazione di arsenico, boro e nichel), l’Amministrazione chiedeva di intervenire con opere di messa in sicurezza di emergenza (MISE), al fine di poter mettere in atto tutti gli interventi urgenti tesi al superamento dello stato di degrado e di abbandono in cui versava l’impianto di discarica, cosi come evidenziato dagli innumerevoli sopralluoghi da parte degli organi di P.G. e come riportato nel parere di competenza dell’ARPA Puglia – DAP Taranto 4′(…) “mettere in atto interventi urgenti tesi al superamento dello stato di degrado e di abbandono in cui attualmente versa l’impianto di discarica adottando le necessarie misure di prevenzione“, utilizzando, a tale scopo il finanziamento concesso.
Il 30 ottobre 2013 venivano affidati, in favore della Geoambiente S.r.l., con sede in Cavallino (Le), i lavori essenziali di ripristino, conseguenti ai danneggiamenti causati da un incendio, di cui riportarono notizia le cronache locali.
L’ADVENCO S.r.l., con nota del 14 novembre 2013, trasmetteva gli elaborati costituenti il piano di caratterizzazione, alla bonifica e/o messa in sicurezza dell’ex discarica, che veniva approvato dalla conferenza dei servizi il 26 marzo 2014. Ma, nel merito del progetto esecutivo, l’ufficio di Bonifica della Regione Puglia “rilevava la presenza di incoerenze tecnico-procedurali, rispetto alla caratterizzazione, anche in considerazione della contemporaneità di due interventi“. Il piano esecutivo dei lavori di messa in sicurezza di emergenza veniva così ripresentato con le modifiche richieste dalla conferenza dei servizi l’8 aprile 2014. Con la Regione che confermava il finanziamento per la realizzazione delle attività previste in sede di conferenza di servizi del 26 marzo 2014 e determinava, come data ultima di pubblicazione della gara di appalto, il 30 maggio 2014.
Il 9 maggio 2014 veniva finalmente approvato il progetto esecutivo dei lavori di messa in sicurezza di emergenza dell’ex discarica.
Indetta la gara il 15 maggio 2014, il 12 agosto 2014, a conclusione dei lavori della commissione di gara, si procedeva all’aggiudicazione provvisoria dei lavori di messa in sicurezza di emergenza in favore della società SERVECO S.r.l., per l’importo totale di e. 722.265,57.
Il 22 agosto 2014, si procedeva alla aggiudicazione definitiva della procedura, mentre il 3 novembre 2014 iniziavano i tanto agognati lavori.
Il 30 aprile 2015, veniva approvato il primo stato di avanzamento dei lavori, per un ammontare di € 241.863,59. Lo stesso giorno veniva approvato il secondo stato di avanzamento dei lavori, per un ammontare di € 444.649.
Successivamente, nel mese di giugno, veniva montato un impianto di videosorveglianza dell’area dopo che il cantiere aveva subito danni da ignoti.
A seguito di apposita interrogazione regionale, in data 16.02.2017 (Rif. 477/2017) l’Assessore competente al ramo della Regione Puglia evidenziava che “a) con deliberazione di G.C. n. 81 del 9 maggio 2014 è stato approvato un intervento comprendente le attività di messa in sicurezza di emergenza (così come definite dal D.Lgs. 152/06, art. 240, comma 1, lettera m) e di caratterizzazione del sito (condotta secondo quanto stabilito dal D.Lgs. 152/06, art. 242), per un contributo di € 1.400.000,00 a valere su fondi PO FESR 2007- 2013, asse Il, linea di intervento 2.5, Azione 2.5.4; b) con nota prot. n. 11092 del 04/04/2016 il Comune di Manduria dichiara che l’intervento è concluso; c) la Regione resta tuttavia in attesa della documentazione necessaria per l’erogazione del saldo finale (approvazione stato finale dei lavori, collaudo, ecc.), così come previsto dal Disciplinare sottoscritto tra le Parti; in particolare, nonostante i solleciti inoltrati dalla Sezione Ciclo rifiuti e Bonifiche, non risultano pervenuti gli esiti della caratterizzazione ambientale.” Ed ancora “ln riferimento all’ammontare esatto dei finanziamenti previsti per il completamento dei lavori di bonifica e se gli stessi siano già stati impegnati non risulta agli atti della Sezione Ciclo Rifiuti e Bonifiche alcun atto di impegno di ulteriori somme in favore del Comune di Manduria per la bonifica (così come definita dall’art. 240, comma 1, lettera p) della ex-discarica “Li Cicci”, atteso che ogni ulteriore finanziamento deve essere necessaria conseguenza di opportuna approvazione, in conferenza di servizi regionale convocata ai sensi dell’art. 242 del D.Lgs. 152/06, dell’eventuale analisi di rischio sito specifica redatta sulla base degli esiti della caratterizzazione e del progetto di bonifica/messa in sicurezza permanente (cfr. D.Lgs. 152/06, art. 242). Circa il termine previsto per il completamento dei lavori si evidenzia che il Comune di Manduria (cfr. nota prot n. 11092 del 04/04/2016) ha dichiarato concluse le operazioni di cui alla deliberazione di Giunta Comunale n. 81 del 9 maggio 2014; Infine, per quanto attiene la previsione di ulteriori monitoraggi da parte dell’ARPA o dagli altri enti competenti sullo stato di contaminazione delle matrici ambientali, con particolare riferimento allo stato della falda e quali eventualmente siano i relativi esiti, si chiarisce che ARPA Puglia ha effettuato, in contraddittorio con il Comune di Manduria, analisi di laboratorio finalizzate alla valutazione dell’attendibilità delle investigazioni condotte per la caratterizzazione del sito. ARPA ha trasmesso parte dei risultati delle analisi di validazione con nota prot. n. 63198 del 04/11/2015, da queste non sono emerse ulteriori evidenze di passività ambientali, la Regione resta in attesa dei risultati delle investigazioni analitiche condotte da ARPA alla ricerca di microinquinanti (diossine ecc.). Allo stato attuale non risulta che siano stati previsti da parte dell’ARPA, o dagli altri Enti, ulteriori monitoraggi sullo stato di contaminazione delle matrici ambientali. (dott. Domenico Santorsola).
E però, nel mese di luglio 2017 si apprendeva che la risorsa idrica sotterranea all’area dell’ex discarica in contrada Li Cicci a Manduria risulta contaminata in virtù dell’analisi del rischio ambientale richiesta dall’Arpa Puglia e redatta sulla base dei dati analitici emersi dopo l’esecuzione della caratterizzazione: in stato di abbandono e di degrado ambientale, con immissione di biogas in atmosfera, presenza di contaminazione di arsenico, boro e nichel, tanto da richiedere l’esecuzione di opere di messa in sicurezza di emergenza per contenere la diffusione delle sorgenti primarie di contaminazione. Ma dalla delibera del Comune di Manduria, che si allega, emerge che con determinazione Dirigenziale n. 777 del 09 dicembre 2015, si approva il Collaudo tecnicoamministrativo, l’anticipazione somme per liquidazione saldo alla Ditta appaltatrice, il pagamento dell’onorario in favore del Collaudatore, la corresponsione del saldo dell’onorario in favore della Direzione dei Lavori e fondo incentivante in favore del Rup e del personale interno amministrativo; che con nota n. 0001102 del 05 febbraio 2016 il Dipartimento Mobilità, Qualità Urbana, Opere Pubbliche e Paesaggio – Sezione ciclo dei rifiuti e bonifica della Regione Puglia chiedeva al Comune di Manduria di trasmettere un documento illustrativo degli esiti della caratterizzazione eseguita; vista la trasmissione dei dati analitici da parte di Arpa Puglia con nota 63198 del 04 novembre 2015; che Arpa Puglia, ricevuti i dati ha richiesto che gli stessi fossero analizzati tecnicamente predisponendo apposita “Analisi del rischio specifico ai sensi dell’art. 242 del D.lgs 152/2006; ·che ricorrendo le condizioni previste dall’art. 36, comma 2° lettera a del D.lgs 50/2016, per l’affidamento del servizio di redazione dell’Analisi di Rischio Specifico ai sensi dell’art. 242 del D.lgs 152/2006 per la discarica “Li Cicci” con apposita lettera di invito, il Dirigente dell’Area Tecnica ha chiesto un preventivo per il predetto servizio tecnico a quattro professionisti esterni all’Ente di seguito riportati in tabella, nel rispetto dei principi di non discriminazione, parità di trattamento, proporzionalità e trasparenza e a seguito delle offerte pervenute ha affidato l’incarico all’Ing. Mauro De Molfetta con Determinazione Dirigenziale prot. n. 399 del 08 giugno 2017; · che l’ing. De Molfetta Mauro faceva pervenire l’Analisi di rischio a questo ente che è stata consegnata alla Regione Puglia Servizio Bonifica e Rifiuti con nota prot. n. 0020473 del 04 luglio 2017; · che con la stessa missiva della trasmissione dell’Analisi di Rischio alla Regione Puglia si è chiesta la convocazione della Conferenza dei servizi; che dall’Analisi di rischio ambientale sito-specifica ai sensi dell’art. 242 c.4 del D.Lgs. n.152/06 e s.m.i. e dai risultati emerge che il rischio ambientale non è accettabile per tutti i composti di interesse presenti in falda (Ferro, Manganese e Nichel).” Veniva quindi redatto dall’Ufficio Tecnico Comunale di Manduria un Documento Preliminare alla Progettazione, che prevede la creazione di: I lavori per le attività di messa in sicurezza d’emergenza dell’ex discarica sono costati complessivamente 1.400.000 euro; il Quadro Economico di progetto per gli interventi di bonifica della falda prevedono un importo complessivo di altri € 3.300.000,00.
E però, nella Conferenza dei Servizi del novembre 2017, la Regione Puglia richiedeva di effettuare nuovi prelievi di campioni nei terreni e nell’acqua dei pozzi limitrofi all’area della discarica, per verificare se i livelli di inquinamento della falda siano gli stessi di quelli rilevati nel 2013 (ma a leggere la delibera che si allega, i dati che documentavano l’inquinamento della falda erano più recenti!).
E ad oggi, il Comune di Manduria dovrebbe trasmettere gli esiti degli esami commissionati.
Va ancora, ed infine, ricordato l’incendio (l’ultimo ma non il primo e tantomeno l’unico) del 21.10.2017 che ha distrutto un’intera copertura di una delle colline che ricopriva tonnellate di rifiuti solidi urbani, sprigionando nell’aria un olezzo insopportabile. La situazione è estremamente delicata.
Ed è tutt’ora questo lo stato in cui attualmente si trova la discarica dismessa: in totale stato di abbandono, priva di recinzione atte ad interdire l’area all’accesso, con canali di scolo occlusi, percolato, e cumuli di rifiuti a “cielo aperto”. E’ stata, infatti, più e più volte oggetto di furti e sciacallaggi (il tutto come documentano le foto scattate in occasione del sopralluogo svoltosi in data 23.08.2018 presso la discarica dismessa alla presenza dell’Ing. Orlando dell’Ufficio tecnico del Comune di Manduria).
Eppure, stando alla ricostruzione dei fatti operata, i lavori di bonifica e di messa in sicurezza si erano conclusi e per gli stessi erano stati stanziati e spesi centinaia di migliaia di euro. Eppure, investimenti cospicui sono stati preannunciati, prima ancora di comprendere come siano stati spesi i precedenti (tanto alla luce della risposta ufficiale dell’assessore all’Ambiente della Regione Puglia sopra riportata e di cui si allega il testo), si parla infatti di “richieste presentate dall’esecutivo regionale al governo nazionale, inerenti gli interventi rientranti nella programmazione 2014-2020 fissata dal Patto per il Sud, hanno raccolto in maniera significativa una mia sollecitazione, in più occasioni espressa in questo primo scorcio di consiliatura attraverso un’interrogazione prima, e la presentazione poi di un emendamento in sede di variazione al Bilancio di Previsione 2016. E’ stato infatti previsto, grazie a un confronto continuo con il Presidente Michele Emiliano in particolare sulle tematiche di natura ambientale, e alla proficua collaborazione con gli uffici preposti, un finanziamento di 18 milioni di euro per la bonifica della discarica di Manduria in località Li Cicci. (comunicato stampa del Consigliere regionale Morgante allegato).
Ad oggi sarebbe opportuno chiarire molti aspetti che potrebbero avere una rilevanza penale e forse anche di danno erariale.
E’ di tutta evidenza, infatti, che nonostante le indagini della magistratura pregresse, nonostante investimenti pubblici, nonostante presunte opere di bonifica effettuate, la situazione si presenta tal quale quella del 2015, con l’aggravante di un nuovo incendio a novembre 2017 con conseguenze come: probabile immissione di biogas in atmosfera per l’assenza su una delle due collinette di rifiuti della guaina di copertura mai ripristinata, assenza di torce, probabile dispersione nel terreno di percolato, e con il dubbio sulla effettiva e/o potenziale contaminazione della falda e delle matrici organiche.
Quanto sopra esposto, si porta a conoscenza delle Procure di Brindisi e Taranto, perché tutte potrebbero ritenersi territorialmente competenti, affinchè valutata l’intera vicenda, possano, ove ritenuto, accertare e valutare se nei fatti, atti e comportamenti sopra riportati siano rinvenibili fattispecie penalmente rilevanti procedendo, in caso affermativo, nei confronti dei soggetti responsabili.
Si chiede, inoltre, ai sensi dell’art. 406, comma 3 c.p.p., di essere informati dell’eventuale richiesta di proroga delle indagini preliminari, nonché, ai sensi dell’art. 408, comma 2 c.p.p., circa l’eventuale richiesta di archiviazione.
Chiede, infine, ai sensi dell’art. 335 c.p.p., che le vengano comunicate le iscrizioni previste dai primi due commi del medesimo articolo.