Source: https://www.almacordis.it/news/blogger/396-quotidiano-giuridico
Timestamp: 2018-09-21 04:36:39+00:00
Document Index: 108743675

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 644', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 110', 'sentenza ', 'art. 1815', 'art. 2409', 'art. 2409', 'art. 2477']

il Quotidiano Giuridico - Rassegna di Alma Cordis
Con la sentenza n. 16303 del 20 giugno 2018 le Sezioni Unite della Corte Suprema di Cassazione si sono pronunciate sulla questione di diritto attinente la rilevanza delle commissioni di massimo scoperto agli effetti del superamento del tasso soglia dell'usura di cui all'art. 644, comma 3, c.p.
La presenza di attivo non esclude il fallimento
Lo stato di insolvenza consiste nell’impossibilità per il debitore di adempiere regolarmente le proprie obbligazioni; il dissesto può manifestarsi anche in caso di mancato pagamento di un solo debito. Secondo l’ordinanza n. 18770/2018 della Cassazione, l’esistenza di un cospicuo patrimonio azionario ed immobiliare in capo all’imprenditore non è sufficiente ad escludere l’esistenza dello stato di insolvenza; infatti, la disponibilità di un ingente patrimonio, benché non liquido, è irrilevante se non consente l’adempimento delle obbligazioni alle scadenze pattuite e con mezzi normali di pagamento. Peraltro, nell’indagine circa la presenza o meno dello stato di decozione dell'imprenditore è irrilevante l’assenza di protesti.Link originale
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Compensi ad amministratore di società in dissesto: se congrui è bancarotta preferenziale
La Cassazione ha ribadito che deve essere chiamato a rispondere del reato di bancarotta preferenziale, e non di quello di bancarotta fraudolenta per distrazione, l’amministratore o il liquidatore che ottenga il pagamento di crediti vantati verso la società in dissesto a titolo di compensi e rimborsi spese, purché tali compensi siano proporzionati alla quantità e qualità del lavoro prestato. Il discrimine, ai fini della configurabilità dell’una o dell’altra fattispecie, è costituito dalla congruità o meno delle somme prelevate dalle casse sociali rispetto all’attività effettivamente svolta, valutazione che è demandata al giudice di merito. Questo è quanto stabilito dalla sentenza n. 32378/2018 della Cassazione penale.Link originale
La congruità del canone di affitto aziendale esclude sempre la distrazione
Con la recente sentenza n. 32049/2018 la Corte di legittimità torna ad affermare che la cessione dell'azienda, ancor più se nella forma dell’affitto, non può costituire di per sé un fatto distrattivo, anche laddove sia destinata ad assorbire l'intera capacità produttiva della società cedente. Quel che occorre dimostrare, infatti, è che tale cessione sia avvenuta a fronte di un corrispettivo economico inadeguato, o che il corrispettivo non sia stato versato, o che sia stato corrisposto con una compensazione (totale o parziale) con debiti della società artatamente costruiti. In altri termini, se, a fronte della cessione dell'azienda, alla fallita è stato concretamente versato il giusto corrispettivo, non si può ritenere che tale atto l'abbia economicamente depauperata, sostituendosi le somme di denaro ricevute al complesso di beni ceduto. In tal modo, la Corte di Cassazione riserva solo ad alcune conformazioni delle operazioni di ristrutturazione la possibile integrazione della bancarotta fraudolenta per distrazione escludendo rispetto ad esse un sindacato valutativo (di impronta qualitativa) del giudice penale. La preservazione dell’ammontare quantitativo del patrimonio sociale (sia pure ove accompagnata dalla sostituzione qualitativa delle componenti dell’attivo) preclude, infatti, la considerazione di ulteriori profili (di natura più spiccatamente valutativa e qualitativa) collegati alla perdita della disponibilità del cespite, a principiare dalla privazione della capacità di perseguire utilmente l'oggetto sociale. Non solo. I caratteri della congruità ed adeguatezza della controprestazione impediscono anche di censurare in sede penale la possibile incoerenza dell’operazione negoziale rispetto al perseguimento dell’oggetto sociale, l’estraneità della stessa rispetto alle finalità istituzionali dell'organizzazione aziendale, così come il potenziale impatto negativo sul valore di mercato dei beni locati nella prospettiva fallimentare. Prospettive critiche che erano episodicamente emerse in alcuni approdi giurisprudenziali penalistici, apparentemente distonici con i parametri dell’insindacabilità del merito delle scelte ragionevoli di gestione (cd. business judgement rule), cui ora anche l’interprete penale viene implicitamente invitato a conformarsi.Link originale
Opzione put a prezzo fisso: per la Cassazione è legittima e meritevole di tutela
È lecito e meritevole di tutela l’accordo negoziale concluso tra i soci di società azionaria, con il quale l’uno, in occasione del finanziamento partecipativo così operato, si obblighi a manlevare l’altro dalle eventuali conseguenze negative del conferimento effettuato in società, mediante l’attribuzione del diritto di vendita (c.d. put) entro un termine dato ed il corrispondente obbligo di acquisto della partecipazione sociale a prezzo predeterminato, pari a quello dell’acquisto, pur con l’aggiunta di interessi sull’importo dovuto e del rimborso dei versamenti operati nelle more in favore della società. Questo il principio di diritto stabilito dalla Corte di Cassazione con ordinanza n. 17498 pubblicata il 4 luglio 2018.Link originale
Estinzione di società di capitali: quali sono gli effetti sul giudizio pendente?
Con la sentenza del 12 giugno 2018, la Corte d'Appello di Cagliari ribadisce i consolidati orientamenti giurisprudenziali in tema di effetti dell'estinzione della società sui giudizi pendenti, con particolare attenzione al trasferimento ai soci, ex art. 110 c.p.c., della legittimazione sostanziale e processuale, attiva e passiva, ed all'incidenza della cancellazione volontaria della società dal Registro delle Imprese sulla pretesa creditoria originariamente azionata, in ipotesi di totale inerzia del Liquidatore.Link originale
I presupposti per la dichiarazione dello stato di insolvenza delle banche in l.c.a.
Il Tribunale di Treviso, con la sentenza n. 83/2018, dichiara lo stato di insolvenza di un noto istituto di credito, già in precedenza sottoposto a liquidazione coatta amministrativa, dopo che la Banca Centrale Europea aveva dichiarato che la banca si trovava in stato di dissesto o a rischio dissesto. I giudici di merito affermano che l’istituto di credito si trovava in stato di insolvenza al momento in cui è stato adottato il provvedimento che ha disposto la liquidazione coatta, in quanto, nonostante il patrimonio netto positivo a quella data, procedendo ad una liquidazione atomistica del suo patrimonio non sarebbe stato possibile soddisfare integralmente i creditori chirografari.Link originale
È vietata la distribuzione di utili nel caso di perdite pregresse
Nel caso di perdite pregresse, che abbiano intaccato il capitale sociale, gli utili non possono essere distribuiti ai soci fino a che il capitale sociale non sia reintegrato ovvero ridotto in misura corrispondente, non assumendo alcuna rilevanza sostitutiva il mancato o inesatto riporto delle perdite nella dichiarazione dei redditi. Questo è quanto deciso dall’ordinanza n. 17489/2018 della Suprema Corte di cassazione.Link originale
La Corte d'Appello di Bari stabilisce l'applicabilità della sanzione di cui all'art. 1815, comma 2, c.c. anche alle ipotesi nelle quali l'interesse di mora, pur non applicato in concreto, sia stato pattuito in misura superiore al T.S.U., con conseguente conversione del mutuo da oneroso a gratuito e relativa non debenza degli interessi corrispettivi versati.Link originale
S.r.l.: ammissibile il procedimento ex art. 2409 c.c.
Nelle società a responsabilità limitata dotate di organo di controllo è ammissibile il procedimento ex art. 2409 c.c., in virtù del rinvio operato dall’art. 2477, c. 3, c.c. alle disposizioni sul collegio sindacale previste per le società per azioni. Così è stato stabilito dal Tribunale di Milano con il decreto del 12 aprile 2018.Link originale