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Timestamp: 2020-07-15 12:54:53+00:00
Document Index: 46401113

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Sentenza Cassazione Civile n. 14164 del 07/06/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14164 del 07/06/2017
Cassazione civile, sez. I, 07/06/2017, (ud. 29/03/2017, dep.07/06/2017), n. 14164
sul ricorso 27719/2011 proposto da:
K.F. (c.f. (OMISSIS)), K.G. (c.f.
(OMISSIS)), K.L. (c.f. (OMISSIS)), nella qualità di
eredi di Ko.Gi. (titolare dell’omonima impresa di
costruzioni), elettivamente domiciliati in Roma, Via C. Colombo n.
177, presso l’avvocato Ascenzi Guido, rappresentati e difesi dagli
avvocati Farina Giuseppe, Paolini Serena, giusta procura in calce al
Comune di Malito, in persona del Sindaco pro tempore, elettivamente
domiciliato in Roma, Via Dei Santi Quattro n. 56, presso l’avvocato
Losardo Raffaele, rappresentato e difeso dall’avvocato Montesani
Alberto, giusta procura a margine del controricorso;
Ministero Infrastrutture e Trasporti;
avverso la sentenza n. 856/2011 della CORTE D’APPELLO di CATANZARO,
depositata il 01/09/2011;
29/03/2017 dal Cons. Dott. MARULLI MARCO;
udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale CAPASSO
Lucio, che ha concluso per il rigetto del ricorso;
udito, per i ricorrenti, l’Avvocato Ascenzi che si riporta al
1.1. A seguito della declaratoria di incompetenza per territorio decretata dalla Sezione Stralcio del Tribunale di Cosenza – che aveva accolto la relativa eccezione sollevata dalla difesa erariale nel corso di un giudizio in cui il Comune di Malito, convenuto da Ko.Gi. a fronte del pagamento di talune opere di consolidamento di un campo sportivo, aveva chiamato in garanzia il Ministero dei Lavori pubblici ed aveva rigettato nel merito la, domanda – gli eredi dell’attore, nel frattempo deceduto riassumevano la causa avanti al Tribunale di Catanzaro che con sentenza della Sezione Stralcio datata 16.11.2007 dichiarava improponibile la domanda perchè già decisa dal Tribunale di Cosenza con sentenza passata in cosa giudicata.
1.2. La detta decisione era impugnata dai soccombenti K. avanti alla Corte distrettuale che, con la sentenza 1.9.2011 ha respinto il proposto gravame constatando, come già il giudice della riassunzione, che la sentenza del Tribunale di Cosenza, ancorchè avesse dichiarato la propria incompetenza territoriale accogliendo l’eccezione sollevata dall’erario, aveva pure inteso rigettare la proposta domanda di merito, affermando che l’ente locale era rimasto inadempiente per cause ad esso non imputabili. Atteso che dinanzi alla pronunciata statuizione di rigetto della domanda principale i K. non avevano proposto appello, ma si erano limitati a riassumere la causa avanti al tribunale designato, il giudice distrettuale si è indotto infatti a rilevare che in tal modo veniva ad essere “riproposta in via principale davanti al Tribunale di Catanzaro la medesima domanda formulata nei confronti del Comune di Malito avanti al giudice di Cosenza e da quest’ultimo rigettata”, sicchè, in difetto di impugnazione del relativo capo della sentenza, “si è formato il giudicato sulle questioni riproposte dinanzi al Tribunale di Catanzaro ed ora davanti a questa Corte” e l’appello deve perciò essere rigettato.
1.3. Per la cassazione dell’impugnata sentenza i ricorrenti K. si affidano a tre motivi di censura, ai quali replica il Comune di Malito con controricorso, che ha depositato memoria ex art. 378 c.p.c..
1.4. Il Collegio ha autorizzato l’adozione della semplificata.
1.1. Con il primo motivo di ricorso i K. lamentano per gli effetti dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, la violazione dell’art. 276 c.p.c., atteso che il giudice territoriale, pronunciando come narrato, è venuto meno al principio secondo cui la questione di competenza, in ragione della natura pregiudiziale di essa, decisa a suo tempo dal giudice silano nel senso del proprio difetto, “attenendo al potere-dovere di giudicare precludeva ogni altra statuizione nel merito che, se sussistente, deve aversi per non formulata”, sicchè, ammesso che vi sia stata siffatta pronuncia, “la stessa è insuscettibile di passare in giudicato”.
1.2. Il motivo è fondato e la sua fondatezza, comportando la cassazione in limine dell’impugnata decisione, assorbe e rende perciò superfluo l’esame degli altri motivi di ricorso.
1.3. A conforto di ciò vale invero richiamare il consolidato insegnamento, da ultimo ancora esternato dalle SS.UU. di questa Corte, in guisa del quale, “qualora il giudice che abbia ritenuto inammissibile una domanda, o un capo di essa, o un singolo motivo di gravame, così spogliandosi della “potestas iudicandi” sul relativo merito, proceda poi comunque all’esame di quest’ultimo, è inammissibile, per difetto di interesse, il motivo di impugnazione della sentenza da lui pronunciata che ne contesti solo la motivazione, da considerarsi svolta “ad abundantiam”, su tale ultimo aspetto” (Cass. Sez. U, 30/10/2013, n. 24469).
Ne discende perciò che, una volta che il giudice adito in prima istanza si sia dichiarato territorialmente incompetente, la successiva pronuncia nel merito, da esso impropriamente assunta malgrado la statuizione sulla preliminare lo abbia privato della potestas iudicandi, risulta tamquam non esset, di talchè il soccombente non è tenuto ad impugnarla non avendo appunto alcun interesse che giustifichi l’intervento correttivo del giudice dell’impugnazione.
1.4. Erra dunque il giudice territoriale che, sul filo dell’errore compiuto dal primo giudice, dichiaratosi incompetente per territorio e malgrado ciò pronunciatosi nel merito, e dell’errore compiuto dal giudice della riassunzione, che aveva declinato la proponibilità della domanda per aver erroneamente ritenuto che si fosse formato il giudicato riguardo alla pronuncia di merito non impugnata, si uniformi a tale ultimo deliberato e, confermando l’inesistente preclusione, rigetti l’appello dichiarando a sua volta la domanda improponibile.
2. Si impone perciò la cassazione dell’impugnata sentenza ed il rinvio della controversia avanti al giudice territoriale cassato per il doveroso seguito ex art. 383 c.p.c., comma 1.
Accoglie il primo motivo di ricorso, dichiara assorbiti i restanti, cassa l’impugnata sentenza e rinvia avanti alla Corte d’Appello di Catanzaro che in altra composizione provvederà pure alla liquidazione delle spese del presente giudizio.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Prima Civile, il 29 marzo 2017.