Source: http://www.studiolegalecavalletti.it/news-studio-legale-cavalletti-pisa/diritto-di-famiglia/itemlist/user/981-studio-legale-cavalletti.html
Timestamp: 2019-08-18 15:04:48+00:00
Document Index: 52618328

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1219', 'sentenza ', 'art 9', 'sentenza ', 'art 710']

La fattura non prova l'esistenza del credito nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo [..]
Con la sentenza in esame la Corte conferma l'orientamento della giurisprudenza in tema di validità della fattura come prova nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo.
La vicenda riguardava una società di servizio idrico la quale chiedeva ed otteneva decreto ingiuntivo nei confronti del Comune per il pagamento di circa 150 mila euro per servizio di fornitura di acqua potabile.
Il Comune proponeva opposizione sostenendo che le bollette in questione non costituivano titolo idoneo a fondare la pretesa.
Il Tribunale in primo grado rigettava l'opposizione ma la Corte di Appello competente, invece, riformava la sentenza e disponeva la revoca del decreto ingiuntivo.
La riforma delle sentenza si fondava sull'assenza di prova sia in riferimento all'esistenza del credito che in riferimento alla sua entità.
La questione giungeva dinanzi alla Corte di Cassazione, la quale sosteneva che, benché le fatture siano documenti idonei per l'emissione del decreto ingiuntivo, in sede di opposizione queste non costituiscono prova dell'esistenza del credito.
A parere della Suprema Corte, in caso di opposizione, il credito va provato con “gli ordinari mezzi di prova dall'opposto”.Gli Ermellini ritengono, infatti, che nel caso in cui sorgano delle contestazioni in merito a fatture queste non siano da intendere come prova ma come un “mero indizio”.
In base al ragionamento seguito dalla Corte il ricorso, pertanto, veniva rigettato con conferma del provvedimento di revoca del decreto ingiuntivo emesso nei confronti del Comune.
Compravendita ed interruzione della prescrizione: la messa in mora è [..]
L'intervento a Sezioni Unite dirime il contrasto in materia di prescrizione in caso di azione di garanzia per vizi a seguito di un contratto di compravendita.
In particolare la Corte chiarisce che, anche, l'atto stragiudiziale di messa in mora è sufficiente ad interrompere il termine di prescrizione.
La giurisprudenza sul punto si divideva tra chi, riteneva sufficiente ad interrompere la prescrizione qualsiasi comunicazione stragiudiziale e fra chi, invocando la particolare natura della garanzia per vizi, riteneva non applicabile la disciplina generale delle cause interruttive.
La Corte ha risolto il contrasto ritenendo, in virtù del combinato disposto di cui agli artt. 1219 c.c. e 2943 c.c. idonei ad interrompere la prescrizione sia l'atto di costituzione in mora sia la domanda giudiziale.
Pertanto, nel caso di un contratto di contratto di compravendita, è sufficiente che l'acquirente comunichi i vizi al venditore tramite una comunicazione formale ai sensi dell'art. 1219 c.c.
Le Sezioni Unite specificano che basta la manifestazione di volontà del compratore, di esercitare la garanzia anche quando il soggetto riservi, in un momento successivo, la scelta del tipo di tutela.
L'acquirente, nel momento in cui decide di far valere la garanzia fa valere l'inadempimento di una obbligazione del venditore, pertanto, è lecita anche una manifestazione di volontà in tal senso di natura extraprocessuale.
Il principio affermato dalla Corte mira ad evitare di ricorrere in giudizio tutte le volte in cui occorre interrompere il termine breve di prescrizione.
A parere della Corte consentire l'interruzione della prescrizione tramite l'atto stragiudiziale potrebbe evitare l'aumento di giudizi inutili, infatti, consente al venditore, avvisato del vizio presente, di intervenire senza la necessità di un'azione giudiziale.
lLa diversa collocazione del figlio non incide sul versamento dell'assegno [..]
Con la presente pronuncia la Corte prende in esame le ipotesi in cui vi sia una diversa collocazione del figlio e nello specifico afferma che tale cambiamento non incide sull'obbligo di corresponsione dell'assegno di mantenimento.
La vicenda riguardava un padre nei cui confronti gravava, a seguito di divorzio, l'obbligo di corrispondere alla ex moglie l'assegno di mantenimento per il figlio collocato presso la stessa.
Successivamente il Tribunale per i minorenni disponeva la collocazione del figlio presso il padre, quest'ultimo, pertanto, smetteva di corrispondere quanto previsto.
L'ex moglie si attivava per il recupero delle somme e il padre proponeva opposizione a precetto poi respinta dal Tribunale competente.
Il Tribunale motivava il rigetto sostenendo che la diversa collocazione del minore non inficiava la validità di quanto statuito con la sentenza di divorzio. Veniva altresì, sottolineato, come, nel caso di specie, nessuna procedura ex art 9 della legge n. 898 del 1970 era stata esperita al fine di modificare la questione del contributo di mantenimento.
Tale decisione veniva riconfermata in appello, pertanto, il padre agiva dinanzi alla Corte di Cassazione, sostenendo che, a seguito della pronuncia del Tribunale per i minorenni, l'obbligo di mantenimento sarebbe venuto meno. Il ricorrente sosteneva, altresì, che il Tribunale fosse competente in ambito di provvedimenti posti a tutela dei figli.
La madre, invece, sosteneva l'assenza di modifiche implicite dei provvedimenti patrimoniali previsti dalla sentenza di divorzio.
Gli Ermellini rimarcano il consolidato orientamento sul tema ed affermano l'indipendenza del giudizio esecutivo da quello di eventuale modifica delle condizioni di separazione e divorzio.
In base a quanto affermato occorre che i fatti sopravvenuti e la statuizione in merito all'assegno di mantenimento siano valutati dinanzi al Giudice specializzato in materia tramite un apposito procedimento ex art 710 c.p.c. e 9 della legge n. 898 del 1970.
La Corte, pertanto, rigettava il ricorso, chiarendo che, il genitore, obbligato a versare l'assegno di mantenimento, resta obbligato, anche in presenza di una diversa collocazione decisa dal Tribunale per i minorenni e in assenza di attivazione dell'apposita procedura di revisione dei provvedimenti in materia.