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Timestamp: 2019-04-18 16:31:13+00:00
Document Index: 46080074

Matched Legal Cases: ['art. 2049', 'art. 2049', 'art. 2043', 'art. 2043', 'art. 1227', 'sentenza\n']

Il Caso.it, Sez. Giurisprudenza, 464 - pubb. 26/07/2007
Responsabilità della banca, culpa in vigilando e culpa in eligendo
Tribunale Milano, 16 Dicembre 2006. Est. Silvia Brat.
In tema di responsabilità dell’istituto bancario per il fatto illecito del proprio dipendente, l’orientamento giurisprudenziale assolutamente predominante e condivisibile ha fatto ampio riferimento all’art. 2049 c.c., nell’ottica di una vera e propria responsabilità di tipo oggettivo, contraddistinta dal cd. rischio di impresa. E’, infatti, il soggetto preponente quello che meglio può attrezzarsi per prevenire in modo efficiente gli illeciti del dipendente e, pertanto, degli stessi deve rispondere. Ne consegue che l’onere probatorio per il cliente danneggiato si riduce alla dimostrazione della qualità di dipendente del soggetto con il quale ha contrattato; mentre incombe all’istituto bancario dimostrare l’estraneità dell’attività dannosa rispetto alle incombenze affidate al dipendente nell’ambito dell’organizzazione aziendale. (Nel caso di specie, il Tribunale ha ritenuto che l’utilizzo dei locali della banca, la spendita delle proprie qualità professionali, l’utilizzo dei timbri, la messa a disposizione di tabulati bancari, il compimento di attività tipicamente bancarie fossero tutti elementi tali da far ritenere sussistente il nesso di occasionalità necessaria richiesto dalla disposizione di cui all’art. 2049 c.c.) (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
La responsabilità della banca per il fatto illecito del proprio dipendente ai sensi dell’art. 2043 c.c. può essere ravvisata anche sotto l’ulteriore elemento di responsabilità di cui all’art. 2043 c.c. (cd. culpa in vigilando specifica), ove sia stata consentita l’operatività di una struttura affidata alla autonomia dei singoli dipendenti e sostanzialmente priva di controlli. Ulteriore fattore di responsabilità può essere ravvisato nell’iter legato alla assunzione del dipendente responsabile del fatto illecito sotto l’aspetto della culpa in eligendo, qualora l’assunzione di un soggetto munito di significativa autonomia sia avvenuta senza adottare misure adeguate per una accurata selezione del personale con specifico riferimento a qualità quali la lealtà e la correttezza che necessariamente debbono caratterizzare l’operato di chi gestisce ingenti patrimoni. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Radicatosi il contraddittorio, parte convenuta asseriva che: a fronte della richiesta effettuata tramite il legale dell’attore, aveva risposto con la massima sollecitudine, in data 30 dicembre 2002, inviando copia dei contratti di conto corrente e della relativa movimentazione; con riferimento all’operatività dei titoli, essa banca aveva inviato un prospetto riassuntivo dell’andamento, tanto al L., quanto al socio di questi, A. G.; i due clienti, una volta ricevuta la documentazione, avevano disconosciuto le firme apposte sui documenti ed, all’esito di ciò, l’istituto bancario aveva provveduto a ripristinare il conto corrente del Lanazanova nella posizionequo ante, accollandosi una perdita secca di € 31.624,00; ne derivava che nessuna richiesta di danni poteva essere avanzata con riferimento alla movimentazione titoli. A seguito delle contestazioni del cliente, la banca aveva, poi, presentato un esposto alla Procura della Repubblica, anche perché ogni tentativo di porsi in contatto con il dipendente era fallito. Inoltre, l’istituto aveva accertato che il saldo del conto dell’attore ammontava ad € 404.500,00, risultato di due versamenti, effettuato, l’uno, con assegni circolari in data 1 ottobre 2002 per € 280.500,00 e, l’altro, in contanti in data 8 ottobre 2002 per € 124.000,00; in relazione, invece, agli altri versamenti, la banca aveva sottolineato diverse anomalie, costituite dal fatto che le distinte non erano state sottoscritte da colui che aveva effettuato il versamento; inoltre, le stesse non dovevano essere a mano del cliente, ma del cassiere che aveva ricevuto il versamento, il quale rilasciava l’attestazione di avvenuto versamento al cliente. In particolare, poi, la banca aveva informato la Procura anche di alcune operazioni effettuate dal funzionario e, per la precisione, di un versamento in contanti di € 400.000,00 eseguito sul suo conto personale, precisamente il 4 settembre 2002, esattamente un giorno prima dell’apertura dei conti da parte del L. e del G.; da tale conto il B. aveva, poi, effettuato un bonifico di pari importo del versamento di cui sopra, a favore di certo Cheng Bang You presso la Bank of China, con una generica causale “real estate”. In ogni caso, parte convenuta sottolineava come la narrazione dell’attore fosse decisamente inverosimile, essendo del tutto estraneo alla realtà che un imprenditore dello spessore del L. potesse credere alle affermazioni del dipendente. Infine, con riferimento al quantum, parte convenuta evidenziava che, avendo il L. ritirato in data 19 maggio 2003, la somma di € 404.500,00 a mezzo assegni circolari, l’oggetto della domanda doveva essere circoscritto all’importo di € 1.875.000,00. Ebbene, con riguardo a detta somma, la Difesa della convenuta sottolineava che doveva essere esclusa una qualsiasi efficacia probatoria della distinta prodotta agli atti per l’importo di € 240.000,00 in quanto non sottoscritta dal alcuno; di qui, la riduzione dell’importo ad € 1.635.000,00. Con riferimento alle altre sei distinte prodotte dalla controparte, la banca non ne riconosceva il valore probatorio, in considerazione del fatto che non era indicato il nome del presentatore e che erano prive di data. In diritto, dunque, la parte convenuta contestava che sussistesse il collegamento dell’occasionalità necessaria tra il ruolo lavorativo del B. e la sua attività illecita, essendo, piuttosto ravvisabile un pactum sceleris tra il funzionario ed il cliente. Non solo, ma poneva in risalto come tra il L. ed il B. esistessero pregressi rapporti ed una conoscenza datata, che sottintendeva una profonda e reciproca fiducia: ciò in quanto il L. aveva fatto riferimento al B. ben prima di divenire cliente della Banca S., come dimostrava il fatto di aver affidato allo stesso importanti e delicati incarichi, quali il bonifico in Cina. Ulteriore riscontro di tale rapporto era costruito dall’altro bonifico di € 50.000,00 dal conto personale del B. alla cognata del L., Tiziana Abate, moglie di L. D.. Orbene, alla luce di tali elementi, anche ove, in via subordinata, fosse ravvisabile la responsabilità della banca, era del tutto evidente un significativo concorso da parte del danneggiato, valutabile ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 1227 c.c.. Pertanto, la convenuta chiedeva, in via preliminare, il rigetto delle pretese attoree; in via subordinata, l’accertamento della colpa concorrente del L. in misura non inferiore al 70% ed, in via gradata, la manleva a carico del funzionario B.; in via ulteriormente gradata, la manleva da parte delle Assicurazioni generali s.p.a..
1) dichiara la nullità di tutte le operazioni in strumenti finanziari poste in essere dalla Banca C. S. & C. s.p.a. con il patrimonio conferito da M. L. e da A. G.;
2) condanna la Banca ** (quale successore a seguito di fusione per incorporazione della Banca C. S. & C. s.p.a.) in persona del presidente del consiglio di amministrazione AA al pagamento, in favore di M. L., della somma di € 1.875.000,00 - oltre agli interessi legali sulle somme progressivamente rivalutate secondo gli indici ISTAT dalla ricezione, da parte dell’istituto bancario, della raccomandata in data 9 gennaio 2003 sino al saldo;
3) condanna la Banca ** (quale successore a seguito di fusione per incorporazione della Banca C. S. & C. s.p.a.) in persona del presidente del consiglio di amministrazione AA, al pagamento, in favore di A. G., della somma di € 374.000,00 – oltre agli interessi legali sulle somme progressivamente rivalutate secondo gli indici ISTAT dalla ricezione, da parte dell’istituto bancario, della raccomandata in data 9 gennaio 2003 sino al saldo;
4) condanna la Banca ** (quale successore a seguito di fusione per incorporazione della Banca C. S. & C. s.p.a.) in persona del presidente del consiglio di amministrazione AA, a rimborsare, in favore di M. L. e di A. G., le spese processuali, che liquida in complessivi € 31.886,74 - di cui € 24.200,00 per onorari, € 5.019,00 per diritti, € 2.667,74 per spese, oltre accessori come per legge.
5) condanna R. Z. B. a manlevare la Banca ** (quale successore a seguito di fusione per incorporazione della Banca C. S. & C. s.p.a.) in persona del presidente del consiglio di amministrazione AA, per tutto quanto dalla stessa dovuto in favore di M. L. e di A. G., per capitale, interessi e spese, in forza della presente sentenza
6) condanna R. Z. B. rimborsare, in favore della Banca ** (quale successore a seguito di fusione per incorporazione della Banca C. S. & C. s.p.a.) in persona del presidente del consiglio di amministrazione AA, le spese processuali, che liquida in complessivi € 30.611,45 - di cui € 24.200,00 per onorari, € 6.395,79 per diritti, € 15,66 per spese non imponibili, oltre accessori come per legge.
Il Giudice Dott. Silvia Brat