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Timestamp: 2019-11-19 08:24:08+00:00
Document Index: 96285344

Matched Legal Cases: ['art. 20', 'sentenza ', 'art. 20', 'sentenza ', 'art. 20', 'sentenza ', 'art. 20', 'sentenza ', 'art. 507', 'sentenza ', 'art- 9', 'art. 1', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 37', 'art. 2', 'art. 20', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 62', 'art. 81', 'art. 323', 'art. 530']

Avvocati foro Novara Bossi Buscaglia Dulio: processi diritto penale, del lavoro, civile. Avvocato per causa divorzio licenziamento furto truffa incidente sinistro stradale - » Un altro Tribunale ha ritenuto che l’entrata in vigore, anche se per pochi giorni, del testo unico sull’edilizia ha abrogato i reati previsti dall’art. 20 L. 47/85. Tribunale di Santa Maria Capua Vetere – sezione distaccata di Aversa – sentenza 22 aprile
Un altro Tribunale ha ritenuto che l’entrata in vigore, anche se per pochi giorni, del testo unico sull’edilizia ha abrogato i reati previsti dall’art. 20 L. 47/85. Tribunale di Santa Maria Capua Vetere – sezione distaccata di Aversa – sentenza 22 aprile
Un altro Tribunale ha ritenuto che l’entrata in vigore, anche se per pochi giorni, del testo unico sull’edilizia ha abrogato i reati previsti dall’art. 20 L. 47/85.
Tribunale di Santa Maria Capua Vetere sezione distaccata di Aversa – sentenza 22 aprile 2002
Giudice Picardi imputato XY
del reato di cui alla let. B) dellart. 20 L. 47/1985, per aver iniziato, continuato ed eseguito, in assenza della concessione edilizia, le seguenti opere:
realizzazione di un fabbricato composto da un piano terra e un primo piano, costituito da una struttura verticale ed orizzontale portante in c.a., completo di tompagnature in mattoni forati e muratura di tufo – Al piano terra risultano realizzati un androne di mq 60 ed un manufatto di mq 100 adibito a deposito, con un ulteriore androne (cassa scale) contenente numero 3 rampe di scale in c.a. che portano al piano primo Al primo piano risulta realizzato un manufatto di mq 250 allo stato grezzo.
Reati accertati in S. Cipriano dAversa il 3/4/1998
Per i reati di cui in epigrafe, limputato veniva tratto a giudizio innanzi a questo Tribunale in composizione monocratica.
Acquisiti gli atti e documenti richiesti, esaminato il teste daccusa, di difesa e dufficio, nonché limputato, le parti concludevano come in epigrafe ed il giudice decideva la causa, pronunciando dispositivo di sentenza con deposito dei motivi nel termine di giorni trenta.
Ed invero, dalla visione del verbale di sequestro, foto, documentazione amministrativa prodotta dalla difesa e dallesame dei testi e dellimputato è emerso quanto segue:
il teste daccusa ZZ, maresciallo dei Carabinieri chiamato a deporre su fatti del suo ufficio, riferiva che in data 3/4/1998 constatava la presenza del manufatto debitamente indicato nel verbale di sequestro e raffigurato nelle foto (in atti) che, vista la presenza di calce ancora «fresca» allinterno e allesterno di una struttura che, tranne per una parte residua posta al piano terra, non era ancora stata «sporcata» dagli agenti atmosferici, vista lassenza di infissi, il mancato completamento delle opere interne e la presenza, allinterno dei vano, di materiale edile depositato quali blocchi di mattoni dello stesso tipo e colore di quelli utilizzati per la costruzione, tutto ciò faceva ritenere che il manufatto era stato edificato in data recente e i lavori non erano ancora ultimati, il tutto – si accertava – in assenza di cartellonistica indicante il direttore dei lavori e gli estremi della concessione edilizia.
Egli, verificava, altresì, la presenza, in prossimità della costruzione, dellimputato come sopra identificato, che abitava nei pressi e che risultava sprovvisto di concessione edilizia e non aveva effettuato i doverosi adempimenti, penalmente sanzionati, previsti dalla legge di cui al capo B) nonostante fosse stata riscontrata la presenza di pilastri e solai in cemento armato.
Limputato, sentito in udienza in sede di interrogatorio, riferiva di essere stato lui lautore della costruzione in oggetto, ed alluopo chiariva di essere stato inizialmente destinatario, nella qualità di proprietario di un immobile pericolante preesistente sul luogo dove è avvenuto laccertamento e il sequestro di cui sopra, di un ordine di immediato abbattimento dei solai pericolanti del fabbricato con successivo ripristino dello stato dei luoghi.
Tuttavia, poiché per effetto dei lavori di ripristino sopra indicati si riscontravano altri crolli e cedimenti, egli decideva di rimuovere tutte le strutture, sia orizzontali che verticali, facendo comunicare allente comunale, attraverso il suo tecnico, lintenzione di effettuazione dei predetti lavori, ma subito dopo procedendo alla materiale esecuzione dei lavori stessi senza presentare la richiesta di concessione edilizia al comune, che veniva presentata solo successivamente quando i lavori erano già stati eseguiti.
Limputato precisava, altresì, di avere ricostruito lo stesso fabbricato preesistente utilizzando lo stesso perimetro di quello precedentemente demolito e lutilizzo di volumetrie non superiori a quelle preesistenti.
Le suddette dichiarazioni del XY venivano suffragate dalla documentazione amministrativa da lui prodotta, e cioè dallordinanza del Sindaco, del 16/9/1996, di demolizione e ripristino dello stato dei luoghi delle strutture pericolanti, dalla successiva comunicazione al Sindaco, depositata il 18/9/1996, dei sopravvenuti crolli e dissesti realizzatisi nelle more delleffettuazione dei lavori di cui sopra con contemporanea comunicazione dei nuovi lavori di ristrutturazione da eseguire, dalla successiva comunicazione, del 10/10/1996, dei lavori realizzati nel frattempo e prima del sopravvenuto ordine di sospensione del 7/10/1996 e di quelli ancora da eseguire, che consistevano nella realizzazione di un intervento «fotocopia», cioè nella realizzazione di un manufatto delle stesse dimensioni, morfologia e parametri planovolumetrici di quello preesistente, dalla richiesta di concessione edilizia depositata il 16/12/1997 con parere favorevole della Commissione competente del 5/3/1998.
Il teste KK, tecnico comunale sentito ex art. 507 cpp, confermava sostanzialmente quanto già riferito dallimputato in ordine alla necessità, in ottemperanza ad un preciso ordine sindacale, di demolizione e ripristino di solai pericolanti e della successiva effettuazione, da parte dello stesso in occasione dellesecuzione del prefato ordine, di lavori di sostanziale integrale demolizione e ricostruzione ex novo del manufatto, attesa la necessità di demolire non solo i solai ma anche le strutture orizzontali del fabbricato.
In particolare, il teste chiariva che la realizzazione delle predette opere avveniva senza preventiva richiesta di concessione edilizia, che veniva presentata dallimputato solo successivamente e che otteneva anche il parere favorevole della Commissione edilizia, e tuttavia la pratica, che era in fase di rilascio, veniva sospesa dopo laccertamento dei Carabinieri del 3/4/1998, che riscontravano lesecuzione anticipata di quanto indicato nel progetto allegato allistanza concessoria senza che fosse atteso il rilascio della concessione stessa da parte dellente comunale.
Allesito dellistruttoria dibattimentale, è apparso evidente che la condotta dellimputato è consistita nella realizzazione, prima dellottenimento della concessione edilizia che nelle more veniva pure richiesta, di un manufatto ex novo, previa demolizione di quello preesistente, avente le stesse caratteristiche tipologiche, planovolumetriche, dimensionali e perimetrali di quello preesistente.
Tale intervento, per giurisprudenza costante della Corte Suprema, non poteva qualificarsi come di ricostruzione di un preesistente manufatto ma di vera e «nuova costruzione» di un manufatto, costruzione per la quale, pertanto, occorreva la concessione, e ciò anche nei casi in cui limmobile ricostruito presentava le stesse caratteristiche tipologiche e planovolumetriche di quello preesistente: (Cfr. Cassazione, sez. III 10/8/1993, in Giustizia Penale 1994, II, 298 e tante altre conformi).
Sul punto vi è stato anche un autorevole intervento della Corte costituzionale che, con sentenza 296/91, chiamata a pronunciarsi sulla asserita incostituzionalità dellart- 9 let. d) della L. 10/1977 nella parte in cui non comprende, tra le ipotesi di cd. «concessione gratuita» di edifici monofamiliari, accanto a quelle tipizzate di ristrutturazione ed ampliamento nei limiti del venti per cento, anche quella dellintegrale ricostruzione del fabbricato demolito purché adibito anchesso ad abitazione unifamiliare su area immediatamente adiacente, ha affermato che, ai fini dellagevolazione prevista dallarticolo 9 lettera d) della legge 10/1977, il concetto di «ristrutturazione» mal si presta a comprendere la fattispecie della demolizione accompagnata dalla ricostruzione delledificio sullo stesso suolo.
Tale orientamento giurisprudenziale deve, tuttavia, «fare i conti» con le recenti normative, ed in particolare con quella del DPR 380/01 (cosiddetto «testo unico delledilizia»), che ha trasfuso e coordinato in un unico testo quello «legislativo» di cui al decreto legislativo 378/01 (cosiddetto «testo B») e quello regolamentare di cui al DPR 379/01 (cosiddetto «testo C»).
Ma prima di addentrarsi nella disamina della nuova regolamentazione, occorre preliminarmente chiarire che loperazione ermeneutica di cui sopra risulta imprescindibile poiché, nelle more tra la realizzazione del fatto e la decisione della causa, è entrato in vigore, sia pure per pochi giorni, il citato testo unico, il quale a sua volta, con larticolo 5bis della legge 463/01 di conversione del decreto legge 411/01, è stato «prorogato» al 30 giugno 2002.
In sostanza, benché solo per pochi giorni, e cioè dalluno al nove gennaio del 2002, è entrato in vigore il citato testo unico, e pertanto questo giudice non può che verificarne la sua portata ai fini della individuazione della norma più favorevole da applicare allimputato ed anche, eventualmente, ai fini dellaccertamento di una intervenuta «abolitio criminis».
Non vi sono problemi, invece, ai fini della individuazione della norma applicabile, per quanto riguarda laltro testo normativo pubblicato nelle more del presente processo, e cioè la cosiddetta «legge obiettivo» o «legge Lunardi» 443/01, che pure ha innovato moltissimo sulla materia «de qua» ampliando i casi di intervento non più sottoposto a preventivo rilascio del permesso di costruire: il comma dodicesimo dellart. 1 della citata L. 443/01 espressamente stabilisce che le disposizioni di cui al comma 6, cioè di quelle attinenti allurbanistica e di possibile interesse per la fattispecie in esame, si applicano nelle regioni a statuto ordinario a decorrere dal novantesimo giorno della data di entrata in vigore della suddetta legge, e cioè dal 12/4/2002, data successiva alla lettura del dispositivo della presente sentenza.
In ordine alla necessità di applicare i principi di cui allart. 2 c.p. per effetto della temporanea vigenza delle norme del testo unico delledilizia sovviene anche una recentissima sentenza della Cassazione penale sez. III 8556/02, relatore Novarese e imputato YY.
Pertanto, ed in conclusione, la legge successiva da prendere in considerazione, ai fini dellart. 2 c.p., per il presente processo è solo quella del testo unico delledilizia, temporaneamente entrata in vigore ai primi di gennaio del 2002 e cioè prima della decisione della presente sentenza.
Premesso quanto sopra, occorre alluopo affermare che lart. 3 del DPR 380/01 innova proprio in relazione alla definizione di ristrutturazione edilizia quale attività considerata in giurisprudenza come differente da quella di demolizione e ricostruzione ex novo.
Ed invero, lart. 3 let. d) statuisce che tra gli «interventi di ristrutturazione edilizia» vi sono anche quelli «consistenti nella demolizione e successiva fedele ricostruzione di un fabbricato identico, quanto a sagoma, volumi, area di sedime e caratteristiche dei materiali, a quello preesistente, fatte salve le sole innovazioni necessarie per ladeguamento alla normativa antisismica».
Ma vi è di più: dalla lettura del combinato disposto degli artt. 3 co. I let. d), 10 co. I let. c) e 22 co. I del citato testo unico, emerge in modo palese che proprio i casi di ristrutturazione edilizia che non comportino aumenti di unità immobiliari, modifiche del volume, sagoma, prospetti o superfici e – limitatamente agli edifici compresi nelle zone omogenee A – che non comportino mutamenti della destinazione duso, non sono più sottoposti a preventiva concessione edilizia o permesso di costruire ma a semplice denunzia di inizio attività che, se mancante, non comporta lapplicazione di sanzioni penali ma solo amministrative (cfr. art. 37 del DPR citato).
Alla luce della mutata normativa di cui sopra, pertanto, lintervento edilizio oggetto di causa, essendo consistito nella demolizione e fedele ricostruzione di un precedente manufatto (cosiddetto «intervento fotocopia»), senza aumento di unità immobiliari o modifiche della sagoma, prospetti, superfici, né comunque mutamento della destinazione duso, deve ritenersi – quantomeno per il tempo in cui è entrato in vigore il testo unico delledilizia di cui al DPR 380/01 non soggetto a preventiva concessione edilizia ovvero permesso a costruire ma solo a denunzia di inizio attività la cui mancanza, comunque, non comporta lapplicazione di sanzioni penali in capo allimputato.
Quindi, poiché ex art. 2 c.p. si è verificata una «abolitio criminis» della condotta di cui sopra, limputato non può che essere mandato assolto dal reato di edificazione edilizia abusiva di cui allart. 20 let. B) della L. 47/1985 perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato, attesa la temporanea e parziale abrogazione della predetta norma limitatamente agli interventi edilizi sopra indicati.
XY va pertanto ritenuto colpevole dei soli reati di cui al capo B) poiché relativi alla normativa sul cemento armato e per leffetto va condannato «in parte qua» alla pena equa di cui al dispositivo, oltre al pagamento delle spese di giudizio, previo riconoscimento della continuazione tra i due reati a lui contestati – ritenuto più grave quello di cui allart. 13 della L. 1086/71 – e concessegli le attenuanti generiche vista la sua sostanziale incensuratezza.
Pena così determinata: pena base sullart. 13 legge citata 250 euro di ammenda, ridotta a duecento euro ex art. 62bis c.p., aumentata ex art. 81 cpv c.p. a 250 euro.
Dissequestro del manufatto ex art. 323 cpp e immediata restituzione allavente diritto.
Letto lart. 530 cpp, assolve limputato dal reato a lui ascritto al capo A) perché il fatto non è previsto dalla legge come reato.
Letti gli artt. 533, 535 cpp, dichiara limputato colpevole dei reati a lui ascritti al capo B) e ritenuta la continuazione tra gli stessi, concesse le attenuanti generiche, lo condanna alla pena di 250,00 (duecentocinquanta) euro di ammenda, oltre al pagamento delle spese giudiziali.
Dissequestro del manufatto e immediata restituzione allavente diritto a cura degli ufficiali sequestranti.
Indica in giorni 30 il termine per i motivi.