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Timestamp: 2017-01-20 18:04:56+00:00
Document Index: 99060433

Matched Legal Cases: ['art.590', 'sentenza ', 'art. 17', 'art. 3', 'art. 590', 'art. 31', 'art. 2', 'art. 17', 'art. 590']

HOME Codice penale Articoli Codice penale Aggiornato il 13 febbraio 2015 Codice penale Art. 590 codice penale: Lesioni personali colpose L’AUTORE: Redazione
Se la lesione è grave, la pena è della reclusione da uno a sei mesi o della multa da centoventitre euro a seicentodiciannove euro; se è gravissima [583], della reclusione da tre mesi a due anni o della multa da trecentonove euro a milleduecentotrentanove euro.
Se i fatti di cui al precedente capoverso sono commessi con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale o di quelle per la prevenzione degli infortuni sul lavoro, la pena per le lesioni gravi è reclusione da tre mesi a un anno o della multa da euro 500 a euro 2.000 e la pena per le lesioni gravissime e’ della reclusione da uno a tre anni (1).
Cassazione penale sez. IV 18 settembre 2014 n. 42309 La concessione delle circostanze attenuanti generiche in una contestazione ex art.590 codice Penale comma 3 riconduce il fatto quanto al trattamento sanzionatorio alla ipotesi di cui al comma 1 dell’articolo 590 codice Penale.
Corte appello Milano sez. V 14 luglio 2014 n. 4924 In punto di diritto, va osservato che se anche le norme dettate in materia di prevenzione degli infortuni sul lavoro perseguono il fine di tutelare il lavoratore persino in ordine ad incidenti derivanti da sua negligenza, imprudenza ed imperizia, una tale condotta dell'infortunato non assurge a causa sopravvenuta da sola sufficiente a determinare l'evento quando sia comunque riconducibile all'area di rischio inerente all'attività svolta da lavoratore e all'omissione di doverose misure antinfortunistiche da parte del datore di lavoro. Quest'ultimo è però esonerato da responsabilità quando il comportamento del dipendente presenti i caratteri dell'eccezionalità, dell'abnormità, dell'esorbitanza rispetto al procedimento lavorativo e alle direttive organizzative ricevute.
Tribunale S.Maria Capua V. 17 giugno 2014 n. 1380 In tema di prevenzione degli infortuni sul lavoro, nel caso di prestazioni eseguite in attuazione di un contratto d'appalto, l'estensione al committente della responsabilità dell'appaltatore è ammissibile soltanto laddove l'evento possa ritenersi causalmente collegato a un'omissione colposa, specificamente determinata, che risulti imputabile alla sfera di controllo dello stesso committente. (Nel caso di specie, la Corte ha ritenuto insufficiente la motivazione della sentenza di merito che fondava la responsabilità dell'imputato sulla sola posizione formale di responsabile dell'area tecnica di un Comune che aveva commissionato a un'impresa i lavori di sistemazione di alcune strade cittadine). (Annulla con rinvio, Giud.pace Acerenza, 07/03/2013 )
Cassazione penale sez. IV 23 gennaio 2014 n. 6784 In tema di infortuni sul lavoro, non vale a escludere la responsabilità del datore di lavoro il comportamento negligente del lavoratore infortunato che abbia dato occasione all'evento, quando questo sia da ricondurre comunque all'insufficienza di quelle cautele che, se adottate, sarebbero valse a neutralizzare proprio il rischio derivante dal richiamato comportamento imprudente. (Fattispecie relativa alle lesioni “da caduta” riportate da un lavoratore nel corso di lavorazioni in alta quota, in relazione alla quale la Corte ha ritenuto configurabile la responsabilità del datore di lavoro che non aveva predisposto un'idonea impalcatura – “trabattello” – nonostante il lavoratore avesse concorso all'evento, non facendo uso dei tiranti di sicurezza).
Cassazione penale sez. IV 14 gennaio 2014 n. 7364 È manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 17, comma 1, l. 22 maggio 1978, n. 194, censurato, in riferimento all'art. 3 cost., nella parte in cui prevede, per il reato di interruzione colposa della gravidanza, la procedibilità d'ufficio, invece che a querela di parte, diversamente da quanto prevede l'art. 590 c.p. per le lesioni personali gravissime. Premesso che la scelta del regime di procedibilità dei reati coinvolge la politica legislativa e deve, quindi, rimanere affidata a valutazioni discrezionali del legislatore, presupponendo bilanciamenti di interessi e opzioni di politica criminale spesso assai complessi, sindacabili in sede di giudizio di legittimità costituzionale solo per vizio di manifesta irrazionalità, la scelta della procedibilità d'ufficio per il delitto di interruzione colposa della gravidanza si risolve in un'opzione di politica legislativa, che si sottrae a una possibile censura di legittimità costituzionale; inoltre, in seguito alla riforma attuata con la l. n. 194 del 1978, non può utilmente proporsi una comparazione tra l'aborto colposo e le lesioni personali colpose, perché l'aborto colposo è configurato come un reato autonomo, rispetto al quale vengono in rilievo, oltre all'integrità psico-fisica della donna, altri interessi costituzionalmente garantiti, quali quelli relativi alla protezione della maternità (art. 31, comma 2, cost.), e alla tutela del concepito, desumibile dall'art. 2 cost. (sentt. nn. 27 del 1975, 7 del 1987, 35, 274 del 1997; ord. nn. 204 del 1988, 354 del 1999, 91 del 2001, 178 del 2003).
Corte Costituzionale 23 dicembre 2013 n. 324 È manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale, sollevata in riferimento al principio di uguaglianza, dell'art. 17, comma 1, l. 22 maggio 1978, n. 194 (Norme per la tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria della gravidanza), nella parte in cui prevede, per il reato di interruzione colposa della gravidanza, la procedibilità d'ufficio, invece che a querela di parte, diversamente da quanto è previsto dall'art. 590 c.p. (Escludendo l'utile comparazione tra l'aborto colposo e le lesioni personali colpose gravissime, la Corte ha osservato che il primo è configurato come un reato autonomo, rispetto al quale vengono in rilievo, oltre all'integrità psico-fisica della donna, altri interessi costituzionalmente garantiti, quali quelli relativi alla protezione della maternità e alla tutela del concepito).
Corte Costituzionale 23 dicembre 2013 n. 324 Art. precedente
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