Source: https://www.ambientediritto.it/sentenze/2005/TAR/Tar%20Emilia%20Romagna%20PR%202005%20n.244.htm
Timestamp: 2018-10-20 23:03:54+00:00
Document Index: 114780167

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 6', 'art. 8', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 2', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 4', 'art. 7', 'art. 6', 'art. 6']

TAR Emilia Romagna, 4 maggio 2005 n. 244
T.A.R. EMILIA ROMAGNA, Parma - 4 maggio 2005, sentenza n. 244
di ogni altro atto presupposto, implicito, conseguente e connesso, ivi incluso - se ed in quanto occorrer possa - il parere dell’A.R.P.A. Emilia-Romagna, Sezione di Piacenza, emesso in data 23 aprile 2003.
Avverso l’ordinanza sindacale e - in via puramente cautelativa - l’accertamento tecnico dell’ARPA ha proposto impugnativa la società ricorrente, deducendo l’omessa comunicazione di avvio del procedimento, nonché l’insussistenza dei presupposti di legge per l’emanazione di un’ordinanza contingibile ed urgente, e infine l’indebita applicazione del c.d. “criterio differenziale” in territorio comunale privo di zonizzazione acustica, e comunque in area da considerare “esclusivamente industriale”.
Ritiene il Collegio assorbente la questione legata alla inapplicabilità del “criterio differenziale” per carenza di zonizzazione acustica nel Comune di Villanova sull’Arda. Sul punto appare sufficiente rinviare all’orientamento giurisprudenziale che, nelle more della classificazione del territorio comunale ai sensi dell’art. 6, comma 1, lett. a), della legge n. 447 del 1995, considera operativi i limiti “assoluti” ma non anche quelli “differenziali” (v. TAR Lombardia, Milano, Sez. I, 1° marzo 2004 n. 813; TAR Veneto, Sez. III, 31 marzo 2004 n. 847 e 29 marzo 2002 n. 1195; TAR Toscana, Sez. II, 2 aprile 2003 n. 1206; TAR Friuli - Venezia Giulia 21 dicembre 2002 n. 1069).
Alla base di tale indirizzo è l’univoca formulazione dell’art. 8, comma 1, del d.P.C.M. 14 novembre 1997 (“In attesa che i comuni provvedano agli adempimenti previsti dall’art. 6, comma 1, lettera a), della legge 26 ottobre 1995, n. 447, si applicano i limiti di cui all’art. 6, comma 1, del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 1° marzo 1991”). In effetti, ove si fosse voluto far sopravvivere integralmente il regime transitorio di cui all’art. 6 della normativa del 1991 (primo comma riferito ai limiti “assoluti” e secondo comma riferito ai limiti “differenziali”), sarebbe stato evidentemente necessario rinviare ad ambedue le fattispecie. Né, d’altra parte, persuade la tesi (v. circolare del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del territorio in data 6 settembre 2004) che, per giustificare il silenzio della norma, adduce la diretta applicabilità dei limiti “differenziali” perché ancorati, quanto al loro ambito di riferimento, ad una suddivisione del territorio (aree diverse da quelle “esclusivamente industriali”) che si ricaverebbe ex se dalla disciplina urbanistica, sì da non richiedere una specifica norma che ne autorizzi l’operatività medio tempore; in realtà, già nella vigenza del d.P.C.M. 1° marzo 1991 i limiti “differenziali” erano circoscritti alle zone non esclusivamente industriali (v. art. 2, comma 2), e ciò nonostante si era avvertita la necessità di effettuarne un esplicito richiamo al fine di garantirne l’operatività fin dalla fase transitoria [“… in attesa della suddivisione del territorio comunale nelle zone …” (art. 6, commi 1 e 2)], con la conseguenza che il rinvio al solo primo comma dell’art. 6 depone inequivocabilmente per una scelta normativa che vuole ora subordinare invece l’applicabilità del “criterio differenziale” all’introduzione della disciplina a regime, e cioè all’adozione del piano comunale di zonizzazione acustica. Detto strumento, si è fatto notare, si presenta essenziale anche per i limiti “differenziali” perché “necessario ad individuare sia quelle aree sulle quali possono essere consentiti più elevati strumenti di rumorosità ovvero gli spazi necessari a garantire un adeguato abbattimento del rumore stesso, in relazione alle sorgenti sonore presenti ed ai livelli di rumorosità da esse prodotte, sia le eventuali «fasce-cuscinetto» tra zone diversamente classificate”, atteso che “d’altra parte, proprio l’art. 4 della menzionata legge n. 447 del 1995 prevede esplicitamente che le Regioni - nel fissare con legge i criteri di classificazione da rispettarsi da parte dei Comuni - devono stabilire «il divieto di contatto diretto di aree, anche appartenenti a Comuni confinanti, quando tali valori si discostano in misura superiore a 5dBA di livello sonoro equivalente misurato secondo i criteri stabiliti dal D.P.C.M. 1° marzo 1991», stabilendo altresì, che «qualora nell’individuazione delle aree nelle zone già urbanizzate non sia possibile rispettare tale vincolo a causa di preesistenti destinazioni d’uso, si prevede l’adozione dei piani di risanamento di cui all’art. 7», piani che, peraltro, debbono essere approvati dal consiglio comunale” (così Cons. Stato, Sez. IV, 18 febbraio 2003 n. 880).
1) Inquinamento acustico - Zonizzazione - Assenza - Circolare del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio 6 settembre 2004 - Diretta applicabilità dei limiti differenziali - Esclusione. Nelle more della classificazione acustica del territorio ai sensi dell’art. 6, c. 1, lett. a), della legge n. 447 del 1995, devono ritenersi operativi i soli “limiti assoluti” e non anche quelli “differenziali”. Non persuade in merito l’interpretazione di cui alla circolare del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del territorio in data 6 settembre 2004, che adduce la diretta applicabilità dei limiti differenziali perché ancorati alla suddivisione del territorio comunale che si ricaverebbe ex se dalla disciplina urbanistica, sì da non richiedere una specifica norma che ne autorizzi l’operatività medio tempore. Appare piuttosto corretto ritenere che, in attesa della prescritta zonizzazione, il d.P.C.M. 14 novembre 1997, abbia inteso sospendere l’efficacia di tutte le soglie di tollerabilità disciplinate dalla L. 447/95 (valori limite di emissione, valori limite assoluti di immissione, valori limite differenziali di immissione, valori di attenzione, valori di qualità), facendo salva l’applicazione, durante il regime transitorio, dei soli limiti previsti dal 1° comma dell’art. 6 del d.P.C.M. 1° marzo 1991. Pres. Cicciò, Est. Caso - Unifer s.p.a (Avv. Sgroi) c. Comune di Villanova sull’Arda (Avv. Cugurra) - T.A.R. EMILIA ROMAGNA, Parma - 4 maggio 2005, n. 244