Source: https://www.foroeuropeo.it/index.php?option=com_content&view=article&id=4277:324-cosa-giudicata-formale&catid=679:delle-impugnazioni-323-408
Timestamp: 2019-08-20 03:59:11+00:00
Document Index: 47429308

Matched Legal Cases: ['art. 1463', 'art_2909', 'art_324', 'art_324', 'art_100', 'art_081', 'sentenza ', 'art_395', 'art_398', 'art_324', 'art_2909', 'sentenza ', 'art_2909', 'art_324', 'art. 2909', 'art. 324', 'art_2909', 'art_324', 'art_1306', 'art_2909', 'art_324', 'art_1292', 'art. 346', 'art. 346', 'art. 345', 'art. 345', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 481', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 346', 'sentenza ', 'art. 380', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 329', 'sentenza ', 'art. 329', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 283', 'sentenza ', 'art. 2909', 'art. 324', 'sentenza ', 'art. 124', 'sentenza ', 'art. 139', 'art. 346', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 372', 'sentenza ', 'art. 372', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2041', 'art. 2041', 'sentenza ', 'art. 279', 'art. 111', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 32', 'sentenza ', 'art. 32', 'art. 336', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 96', 'art. 96', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2094', 'art. 2222', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 267', 'art. 39', 'art. 39', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 348', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 348', 'art. 348', 'art. 366', 'art. 348', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 332', 'sentenza ', 'art. 332', 'art. 344', 'art. 332', 'sentenza ', 'art. 332', 'art. 344', 'sentenza ', 'art. 279', 'sentenza ', 'art. 279', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 327', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 327', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 281', 'sentenza ', 'art. 325', 'art. 281', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 348', 'sentenza ', 'art. 348', 'sentenza ', 'art. 348', 'art. 348', 'art. 348', 'sentenza ', 'art. 366', 'sentenza ', 'art. 348', 'art. 366', 'art. 348', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1456', 'art. 282', 'sentenza ', 'art. 1243', 'art. 40', 'art. 2552', 'art. 2909', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2909', 'sentenza ', 'art. 70', 'art. 153', 'art. 12', 'art. 34', 'art. 829', 'sentenza ', 'art. 829']

Cosa giudicata civile - limiti del giudicato - soggettivi (limiti rispetto a terzi) - Terzi rimasti estranei al giudizio - Efficacia riflessa del giudicato - Condizioni - Fattispecie. Il giudicato, oltre ad avere una sua efficacia diretta nei confronti delle parti, loro eredi e aventi causa, è dotato anche di un'efficacia riflessa, nel senso che la sentenza, come affermazione oggettiva di verità, produce conseguenze giuridiche nei confronti di soggetti rimasti estranei al processo in cui è stata emessa, allorquando questi siano titolari di un diritto dipendente dalla situazione definita in quel processo o comunque di un diritto subordinato a tale situazione, con la conseguenza reciproca che l'efficacia del giudicato non si estende a quanti siano titolari di un diritto autonomo rispetto al rapporto giuridico definito con la prima sentenza. (Nella specie, la S.C., in relazione alla pronunzia di accoglimento della domanda di restituzione del prezzo del biglietto pagato da alcuni spettatori per assistere ad uno spettacolo lirico in teatro all'aperto, interrotto da gravi avverse condizioni atmosferiche, ha confermato l'efficacia riflessa della sentenza, passata in giudicato, con la quale era stata accolta analoga domanda, proposta da altri spettatori e per identici motivi a fronte dell'automatico operare dell'effetto risolutivo ex art. 1463 c.c.). Corte di Cassazione, Sez. 3 - , Ordinanza n. 8766 del 29/03/2019 Cod_Civ_art_2909, Cod_Proc_Civ_art_324...
Cosa giudicata civile - giudicato implicito - Decisione della causa nel merito - Legittimazione ad agire - Giudicato implicito sulla stessa - Configurabilità - Esclusione - Fondamento. La decisione della causa nel merito non comporta la formazione del giudicato implicito sulla legittimazione ad agire ove tale "quaestio iuris", pur avendo costituito la premessa logica della statuizione di merito, non sia stata sollevata dalle parti, posto che una questione può ritenersi decisa dal giudice di merito soltanto ove abbia formato oggetto di discussione in contraddittorio. Corte di Cassazione, Sez. U, Sentenza n. 7925 del 20/03/2019 Cod_Proc_Civ_art_324, Cod_Proc_Civ_art_100, Cod_Proc_Civ_art_081...
Impugnazioni civili - revocazione (giudizio di) - Sentenza d'appello - Domanda di revocazione per errore di fatto - Rigetto - Ricorso per cassazione - Ammissibilità - Condizioni - Fattispecie. Il ricorso per cassazione avverso la sentenza d'appello che rigetta la domanda di revocazione per errore di fatto è ammissibile, pur dopo il passaggio in giudicato della pronunzia del giudice di legittimità sul merito, stante la completa autonomia dei due giudizi, sempre che la questione non sia già stata esaminata e decisa, ancorché sotto il diverso angolo prospettico dell'errore di diritto, risolvendosi altrimenti in un'inammissibile duplicazione di giudizi in violazione del principio del "ne bis in idem" e dell'intangibilità del giudicato. (Nella specie, è stata dichiarata l'inammissibilità del ricorso per revocazione perché la questione della nullità del termine, con riferimento ad una specifica condizione posta dalla contrattazione collettiva, era già stata decisa in modo definitivo in sede di legittimità). Corte di Cassazione, Sez. L - , Sentenza n. 6266 del 04/03/2019 Cod_Proc_Civ_art_395, Cod_Proc_Civ_art_398, Cod_Proc_Civ_art_324, Cod_Civ_art_2909...
Cosa giudicata civile - effetti del giudicato (preclusioni) - Giudicato interno formatosi in primo grado - Rilevabilità d'ufficio in sede di legittimità - Configurabilità - Limiti - Fondamento. Il giudicato interno eventualmente formatosi a seguito della sentenza di primo grado può essere rilevato anche d'ufficio in sede di legittimità, a meno che il giudice di secondo grado non abbia deciso, pur se implicitamente, sulla portata dell'atto di appello e, quindi, sull'esistenza o meno del suddetto giudicato, poiché, in tal caso, la pronuncia non può essere rimossa se non per effetto di espressa impugnazione, restando altrimenti preclusa ogni questione al riguardo. Corte di Cassazione, Sez. 2 - , Ordinanza n. 5133 del 21/02/2019 Cod_Civ_art_2909, Cod_Proc_Civ_art_324...
Cosa giudicata civile - limiti del giudicato - Giudicato sostanziale - Oggetto - Accertamento di fatti costituenti il fondamento logico e giuridico della decisione - Inclusione - Effetti - Preclusione del riesame in un giudizio successivo - Condizioni. Il giudicato sostanziale (art. 2909 c.c.) che, quale riflesso di quello formale (art. 324 c.p.c.), fa stato ad ogni effetto tra le parti per l'accertamento di merito positivo o negativo del diritto controverso, si forma su tutto ciò che ha costituito oggetto della decisione, compresi gli accertamenti di fatto che rappresentano le premesse necessarie ed il fondamento logico e giuridico della pronuncia, con effetto preclusivo dell'esame delle stesse circostanze in un successivo giudizio, che abbia gli identici elementi costitutivi della relativa azione e cioè i soggetti, la "causa petendi" ed il "petitum". Corte di Cassazione, Sez. 2 - , Sentenza n. 5138 del 21/02/2019 Cod_Civ_art_2909, Cod_Proc_Civ_art_324...
cosa giudicata civile - limiti del giudicato - soggettivi (limiti rispetto a terzi) giudicato tributario - effetto espansivo in favore del coobbligato solidale adempiente dopo la notifica della cartella - operatività - fondamento – fattispecie - Corte di Cassazione, Sez. 5 - , Sentenza n. 3105 del 01/02/2019 L'effetto espansivo del giudicato tributario (nella specie, di annullamento dell'atto impositivo) opera in favore anche del coobbligato solidale che abbia adempiuto dopo la notifica della cartella, non trattandosi di pagamento spontaneo bensì finalizzato ad evitare la riscossione forzata. Corte di Cassazione, Sez. 5 - , Sentenza n. 3105 del 01/02/2019 Cod_Civ_art_1306, Cod_Civ_art_2909, Cod_Proc_Civ_art_324, Cod_Civ_art_1292...
Cosa giudicata civile - effetti del giudicato (preclusioni) - cumulo alternativo soggettivo - accoglimento della domanda nei confronti di un convenuto - appello del soccombente - parte vittoriosa - domanda non accolta - onere di riproposizione ex art. 346 cod. proc. civ. - sussistenza - fattispecie. Corte di Cassazione Sez. 1, Ordinanza n. 28792 del 09/11/2018 >>> Nel caso di domanda proposta, alternativamente, nei confronti di due convenuti, che sia stata accolta nei confronti di uno e rigettata nei confronti dell'altro, l'appello introdotto dal soccombente non comporta la devoluzione al giudice di secondo grado anche della cognizione sulla pretesa dell'attore nei confronti del convenuto alternativo, posto che l'unicità del rapporto sostanziale, con titolare passivo incerto, non toglie che due e distinte siano le formali pretese, caratterizzate - pur nell'unità del "petitum" - dalla diversità dei soggetti convenuti ("personae") e in parte dei fatti e degli argomenti di sostegno ("causae petendi"); in relazione alla suddetta pretesa, pertanto, l'attore - appellato ha l'onere di riproporre la domanda già formulata in primo grado, ai sensi dell'art. 346 c.p.c. (Nel caso di specie, La S.C. ha confermato la pronuncia di merito in relazione alla domanda di un ente ospedaliero di pagamento delle rette di degenza per un paziente psichiatrico, proposta tanto al Comune quanto alla Asl, che il giudice di primo grado aveva accolto limitatamente all'ente territoriale, e che la Corte d'appello invece aveva rigettato dichiarando inammissibili le richieste nei confronti della Asl, per non essere state riproposte con domanda ritualmente introdotta in sede di impugnazione.). Corte di Cassazione Sez. 1, Ordinanza n. 28792 del 09/11/2018...
Responsabilità civile - amministrazione pubblica - in genere - omessa modifica della legge nazionale contraria al diritto comunitario - illecito civile ascrivibile allo stato - azione risarcitoria - decisione del giudice di ultimo grado - efficacia preclusiva del giudicato - esclusione. Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 27690 del 30/10/2018 >>> Nei giudizi di risarcimento del danno derivante dall'illecito ascrivibile allo Stato legislatore, anche quando la lesione dei diritti del danneggiato sia stata determinata dalla decisione di un organo giurisdizionale di ultimo grado, non opera alcuna preclusione per effetto del giudicato formatosi con tale pronuncia, poiché il principio della responsabilità dello Stato per la violazione dell'ordinamento giuridico comunitario impone il risarcimento del pregiudizio arrecato, ma non la revisione della decisione giurisdizionale che lo ha causato. Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 27690 del 30/10/2018...
Cosa giudicata civile - eccezione di giudicato - interpretazione del giudicato esterno - limiti di cui all'art. 345 c.p.c. per le prove nuove in appello - esclusione - finalità d'interesse pubblico - rilievo e valutazione anche d'ufficio, in ogni stato e grado del processo – fattispecie. Corte di Cassazione Sez. 2, Ordinanza n. 27161 del 25/10/2018 >>> Il giudicato esterno, al pari di quello interno, risponde alla finalità d'interesse pubblico di eliminare l'incertezza delle situazioni giuridiche e di rendere stabili le decisioni, sicché il suo accertamento non costituisce patrimonio esclusivo delle parti e non è subordinato ai limiti fissati dall'art. 345 c.p.c. per le prove nuove in appello, di tal che il giudice, al quale ne risulti l'esistenza, non è vincolato dalla posizione assunta dalle parti in giudizio, dovendo procedere al suo rilievo e valutazione anche d'ufficio, in ogni stato e grado del processo. (In applicazione del principio, la S.C. ha cassato la sentenza impugnata che, nell'ambito di un giudizio per querela di falso, non aveva preso in esame la sentenza penale divenuta definitiva nel corso del giudizio di secondo grado ed eccepita dalla parte interessata, con cui la convenuta, imputata del reato di cui all'art. 481 c.p., era stata assolta perché il fatto non sussiste). Corte di Cassazione Sez. 2, Ordinanza n. 27161 del 25/10/2018...
Cosa giudicata civile - giudicato sulla giurisdizione - pubblico impiego contrattualizzato - efficacia panprocessuale del giudicato - fattispecie. Corte di Cassazione Sez. U, Sentenza n. 26595 del 22/10/2018 >>> Le sentenze sulla giurisdizione rese in sede di regolamento o di ricorso ordinario dalla S.C. – cui, per la funzione istituzionale di organo regolatore della giurisdizione e della competenza, spetta il potere di adottare decisioni dotate di efficacia esterna(cd. efficacia panprocessuale) - producono effetti nei successivi giudizi tra le stesse parti aventi ad oggetto la medesima domanda, ipotesi che ricorre anche quando, ferma l'identità di "personae", "causa petendi" e "petitum" sostanziale, le domande si distinguano unicamente in ragione del "petitum" formale. (Nella specie, concernente l'accertamento dell'obbligo di copertura contributiva di un rapporto di pubblico impiego per un periodo anteriore al 30 giugno 1998, le S.U. hanno affermato la giurisdizione del giudice ordinario riconoscendo efficacia esterna ad un precedente giudicato sulla giurisdizione formatosi, tra le stesse parti, in una controversia avente ad oggetto il risarcimento del danno previdenziale per l'omesso versamento dei contributi relativi al medesimo periodo, attesa la identità sostanziale delle domande formulate nei due giudizi, rispettivamente di adempimento e risarcitorio). Corte di Cassazione Sez. U, Sentenza n. 26595 del 22/10/2018...
Cosa giudicata civile - interpretazione del giudicato - giudicato interno - configurabilità - condizioni - passaggio motivazionale - esclusione – fattispecie. Corte di Cassazione Sez. L, Sentenza n. 24358 del 04/10/2018 >>> Il giudicato interno può formarsi solo su capi di sentenza autonomi, che cioè risolvano una questione controversa avente una propria individualità ed autonomia, così da integrare astrattamente una decisione del tutto indipendente; sono privi del carattere dell'autonomia i meri passaggi motivazionali, ossia le premesse logico-giuridiche della statuizione adottata, come pure le valutazioni di meri presupposti di fatto che, unitamente ad altri, concorrono a formare un capo unico della decisione. (Fattispecie in cui la S.C. ha escluso che vi fosse stata violazione del giudicato interno, per la mancata impugnazione della sentenza di prime cure, nella parte in cui aveva ritenuto insussistente il requisito della etero direzione, quale indice rilevante, ma non esaustivo, della natura subordinata del rapporto di lavoro, per il cui riconoscimento era stato intentato il giudizio). Corte di Cassazione Sez. L, Sentenza n. 24358 del 04/10/2018...
Sentenza di appello di riforma di quella di primo grado - Conseguenti obblighi restitutori - Espressa statuizione di condanna alla restituzione - Necessità - Formulazione di tale domanda in appello o in separato giudizio - Ammissibilità - Eccezione di giudicato esterno - Opponibilità - Esclusione - Fondamento. La sentenza d'appello che, in riforma quella di primo grado, faccia sorgere il diritto alla restituzione degli importi pagati in esecuzione di questa, non costituisce, in mancanza di un'espressa statuizione di condanna alla ripetizione di dette somme, titolo esecutivo, occorrendo all'uopo che il "solvens" formuli in sede di gravame - per evidenti ragioni di economia processuale ed analogamente a quanto disposto dagli artt. 96, comma 2 e 402, comma 1, c.p.c. - un'apposita domanda in tal senso, ovvero attivi un autonomo giudizio, tenendo conto che, ove si determini in quest'ultimo senso, non gli sarà opponibile il giudicato derivante dalla mancata impugnazione della sentenza per omessa pronuncia, perché la rinuncia implicita alla domanda di cui all'art. 346 c.p.c. ha valore processuale e non anche sostanziale. Corte di Cassazione Sez. 3, Ordinanza n. 18062 del 10/07/2018...
Giudicato esterno - Rilevabilità d'ufficio in ogni stato e grado del procedimento - Sussistenza - Fondamento - Fattispecie. L'esistenza del giudicato esterno è, a prescindere dalla posizione assunta in giudizio dalle parti, rilevabile d'ufficio in ogni stato e grado del processo anche nell'ipotesi in cui il giudicato si sia formato successivamente alla pronuncia della sentenza impugnata, trattandosi di un elemento che può essere assimilato agli elementi normativi astratti, essendo destinato a fissare la regola del caso concreto; sicché, il suo accertamento non costituisce patrimonio esclusivo delle parti, ma, mirando ad evitare la formazione di giudicati contrastanti, conformemente al principio del "ne bis in idem", corrisponde ad un preciso interesse pubblico, sotteso alla funzione primaria del processo e consistente nell'eliminazione dell'incertezza delle situazioni giuridiche, attraverso la stabilità della decisione. (Nella specie, la S.C., in virtù di sentenze "inter partes" acquisite in sede di memoria ex art. 380 bis1 c.p.c., ha rigettato l'impugnazione del secondo licenziamento, intimato a seguito di ripristino giudiziale del rapporto lavorativo, per effetto del giudicato sopravvenuto sulla legittimità del primo licenziamento disciplinare). Corte di Cassazione, Sez. L - , Ordinanza n. 16847 del 26/06/2018 &nbsp...
Requisiti - Identità di parti, di "petitum" e di "causa petendi" - Fattispecie. Affinché il giudicato sostanziale formatosi in un giudizio operi all'interno di altro instaurato successivamente, è necessario che tra la precedente causa e quella in atto vi sia, oltre che identità di parti e di "petitum", anche di "causa petendi", ai fini della cui individuazione rilevano non tanto le ragioni giuridiche enunciate dalla parte a fondamento della pretesa avanzata in giudizio, bensì l'insieme delle circostanze di fatto che la parte stessa pone a base della propria richiesta, essendo compito precipuo del giudice la corretta identificazione degli effetti giuridici scaturenti dai fatti dedotti in causa. (Nella specie, è stato ritenuto inammissibile, per precedente giudicato in relazione ad analoga domanda fondata sulla deduzione di una prassi aziendale, il ricorso di un lavoratore volto all'accertamento del diritto alla promozione automatica in virtù di clausola contrattuale, avuto riguardo all'identità del bene richiesto e del presupposto fattuale addotto, consistente in una determinazione aziendale). Corte di Cassazione, Sez. L - , Ordinanza n. 16688 del 25/06/2018 &nbsp...
Portata - Delimitazione da parte del giudice - Modalità - Ricorso alla domanda di parte in via interpretativa - Limiti e condizioni. La portata del giudicato esterno va definita dal giudice del merito sulla base di quanto stabilito nel dispositivo della sentenza ed, eventualmente, nella motivazione che la sorregge, potendosi far riferimento, in funzione interpretativa, alla domanda della parte solo in via residuale qualora, all'esito dell'esame degli elementi dispositivi ed argomentativi di diretta emanazione giudiziale, persista un'obiettiva incertezza sul contenuto della statuizione. Corte di Cassazione, Sez. 5, Ordinanza n. 12752 del 23/05/2018...
Decisione di merito - Pluralità di ragioni singolarmente idonee a sorreggerla - Ricorso fondato su più censure - Rigetto delle censure relative ad una delle "rationes decidendi" - Conseguenze - Inammissibilità delle altre - Sussistenza - Fondamento. Qualora la decisione di merito si fondi su di una pluralità di ragioni, tra loro distinte e autonome, singolarmente idonee a sorreggerla sul piano logico e giuridico, la ritenuta infondatezza delle censure mosse ad una delle "rationes decidendi" rende inammissibili, per sopravvenuto difetto di interesse, le censure relative alle altre ragioni esplicitamente fatte oggetto di doglianza, in quanto queste ultime non potrebbero comunque condurre, stante l'intervenuta definitività delle altre, alla cassazione della decisione stessa. Corte di Cassazione, Sez. 5, Ordinanza n. 11493 del 11/05/2018 &nbsp...
Decisione di merito - Pluralità di ragioni singolarmente idonee a sorreggerla - Ricorso fondato su più censure - Rigetto delle censure relative ad una delle "rationes decidendi" - Conseguenze - Inammissibilità delle altre - Sussistenza - Fondamento. Qualora la decisione di merito si fondi su di una pluralità di ragioni, tra loro distinte e autonome, singolarmente idonee a sorreggerla sul piano logico e giuridico, la ritenuta infondatezza delle censure mosse ad una delle "rationes decidendi" rende inammissibili, per sopravvenuto difetto di interesse, le censure relative alle altre ragioni esplicitamente fatte oggetto di doglianza, in quanto queste ultime non potrebbero comunque condurre, stante l'intervenuta definitività delle altre, alla cassazione della decisione stessa. Corte di Cassazione, Sez. 5 - , Ordinanza n. 11493 del 11/05/2018 &nbsp...
Specificità dei motivi di appello – Capo autonomo di sentenza – Nozione – Mere argomentazioni che non integrano una decisione del tutto indipendente – Esclusione In tema di appello, la mancata impugnazione di una o più affermazioni contenute nella sentenza può dar luogo alla formazione del giudicato interno soltanto se le stesse siano configurabili come capi completamente autonomi, avendo risolto questioni controverse che, in quanto dotate di propria individualità ed autonomia, integrino una decisione del tutto indipendente, e non anche quando si tratti di mere argomentazioni oppure della valutazione di presupposti necessari di fatto che, unitamente ad altri, concorrano a formare un capo unico della decisione. Corte di Cassazione, Sez. 1, Sentenza n. 21566 del 18/09/2017 &nbsp...
Regime sanzionatorio delle omissioni contributive non dedotto nel giudizio di merito - Deducibilità per la prima volta in Cassazione - Esclusione - Rilevanza come "quaestio iuris" esaminabile dal giudice d'appello d'ufficio - Esclusione - Condizioni. In tema di sanzioni civili per omissioni contributive, la deduzione del regime sanzionatorio introdotto con l. n. 388 del 2000 e, ancor prima, con l. n. 662 del 1996, che non abbia formato oggetto del giudizio di merito, non può essere proposta in sede di legittimità, né la questione dell'applicabilità di un diverso regime sanzionatorio può trovare spazio come "quaestio iuris" che il giudice d'appello avrebbe dovuto esaminare d'ufficio, ove l'atto d'appello abbia riguardato la legittimità o meno della pretesa dell'INPS e quindi anche la debenza o meno delle somme aggiuntive, ma non la determinazione delle stesse, che è questione diversa, anche se dipendente, e, pertanto, soggetta a preclusione ove non specificamente proposta. Corte di Cassazione Sez. L , Sentenza n. 16341 del 03/07/2017 &nbsp...
Giudicato esterno - Imposta unica frazionata in più anni - Decisione separata relativa ad una annualità - Opponibilità nei giudizi concernenti le altre annualità - Limiti. In tema di opponibilità del giudicato esterno in materia tributaria, se un'unica imposta viene frazionata in più anni, il giudicato relativo ad una annualità coinvolge anche le altre, perché la questione è identica in tutti i suoi aspetti, divergendo solo le modalità temporali d'imputazione; laddove, invece, da un'unica fonte scaturiscano poste attive o passive differenti anno per anno, il giudicato coinvolge soltanto quella specifica annualità che costituisca oggetto del giudizio, e non si riflette sulle altre, articolandosi in maniera diversa gli elementi di fatto, ed essendo identica solo la questione giuridica che consente di risolvere il caso concreto. Corte di Cassazione Sez. 5, Sentenza n. 15690 del 23/06/2017 &nbsp...
Rilevabilità in sede di legittimità - Condizioni - Contenuto del ricorso - Osservanza del principio di autosufficienza - Necessità. Nel giudizio di legittimità, il principio della rilevabilità del giudicato esterno va coordinato con l'onere di autosufficienza del ricorso; pertanto, la parte ricorrente che deduca l'esistenza del giudicato deve, a pena d'inammissibilità del ricorso, riprodurre in quest'ultimo il testo integrale della sentenza che si assume essere passata in giudicato, non essendo a tal fine sufficiente il richiamo a stralci della motivazione. Corte di Cassazione Sez. 2, Sentenza n. 15737 del 23/06/2017 &nbsp...
Imputabilita' dell'inadempimento, colpa o dolo - effetti della risoluzione - Domanda di risoluzione per inadempimento e di risarcimento del danno - Rigetto della sola domanda risarcitoria per asserita inesistenza di inadempimento imputabile - Erroneità - Appello - Conseguenze. In materia di risoluzione del contratto per inadempimento, in caso di accoglimento della sola domanda di risoluzione, con rigetto di quella risarcitoria sul presupposto - errato in diritto - della non imputabilità dell’inadempimento, il giudice di appello innanzi al quale sia impugnato unicamente il diniego del richiesto risarcimento non può esaminare la statuizione relativa al difetto di imputabilità dell’inadempimento e, conseguentemente, non può rigettare l’appello sulla domanda risarcitoria condividendo l’erronea affermazione del giudice di prime cure, ma deve decidere rilevando l’esistenza di un giudicato interno sul carattere imputabile dell’inadempimento, trattandosi di presupposto della pronuncia di risoluzione del contratto. Corte di Cassazione Sez. 3, Sentenza n. 15641 del 23/06/2017 &nbsp...
Acquiescenza ex art. 329, comma 2, c.p.c. - Presupposti - Parti non impugnate autonome e non dipendenti da quella oggetto di impugnazione - Necessità - Fattispecie relativa a sentenza della commissione tributaria regionale avente ad oggetto distinti periodi d'imposta aventi elementi o presupposti di fatto comuni. Nel processo tributario, l’effetto di acquiescenza, ex art. 329, comma 2, c.p.c., alle parti della sentenza non impugnate - la cui produzione ne presuppone l'autonomia e la non dipendenza da quella oggetto di impugnazione, come può verificarsi soltanto se la decisione contenga più capi contro i quali la parte ha interesse ad impugnare – non è ravvisabile ove la decisione riguardi distinti periodi d’imposta e la contestazione investa elementi o presupposti di fatto comuni e ricorrenti negli stessi, atteso che, in siffatta ipotesi, se è vero che l’autonomia dei periodi d’imposta distingue le diverse pretese creditorie, ciò non vale, tuttavia, ad identificare altrettanti diversi capi della domanda, né, tantomeno, diverse parti della sentenza, cosicchè detta contestazione, anche in assenza di un esplicito riferimento a ciascuno dei distinti anni d’imposta, non può non intendersi riferita all’intero oggetto del contendere. (Nella specie, la S.C. ha cassato l’impugnata sentenza che, in un giudizio concernente più avvisi di accertamento ai fini IRPEF, IRAP e IVA, ciascuno per un distinto anno d’imposta, ma tutti fondati sulla contestazione di elementi o presupposti di fatto comuni e ricorrenti nei vari anni, aveva affermato l’esistenza di un giudicato interno con riferimento all’avviso di accertamento relativo a uno di essi, in ragione della mancanza, nel ricorso in appello dell’ufficio, di specifici elementi di critica al medesimo afferenti). Corte di Cassazione Sez. 5, Ordinanza n. 13047 del 24/05/2017 &nbsp...
Mutamento di qualificazione della domanda nei riguardi di una delle parti - Assenza di gravame sul punto - Giudicato interno - Violazione - Sussistenza - Fattispecie. In sede di gravame, il giudice non può procedere d’ufficio ad una qualificazione della domanda diversa da quella compiuta dal primo giudice e non impugnata, stante la preclusione del giudicato perfezionatosi sul punto. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha cassato la sentenza impugnata per aver violato il giudicato interno inquadrando la domanda attrice nell’ipotesi di incidente cagionato da veicolo non identificato, di cui all’art. 283, comma 1, lett. a), del d.lgs n. 209 del 2005, nonostante il primo giudice, con sentenza non definitiva, l’avesse ricondotta nel diverso caso di incidente determinato da veicolo non assicurato, di cui alla successiva lett. b) dell’articolo citato, atteso che la relativa questione non era stata impugnata con appello immediato, né con riserva di appello differito). Corte di Cassazione Sez. 6 - 3, Ordinanza n. 12843 del 22/05/2017 &nbsp...
Oggetto - Individuazione - Estensione agli accertamenti di fatto inerenti questioni pregiudiziali in senso logico-giuridico rispetto al "decisum" - Sussistenza - Fattispecie. Il giudicato sostanziale di cui all'art. 2909 c.c., il quale, come riflesso di quello formale previsto dall'art. 324 c.p.c., fa stato ad ogni effetto tra le parti quanto all'accertamento di merito, positivo o negativo, del diritto controverso, si forma soltanto su ciò che ha costituito oggetto della decisione, ricomprendendosi in esso anche gli accertamenti di fatto che abbiano rappresentato le premesse necessarie ed il fondamento logico-giuridico per l'emanazione della pronuncia, precludendo l'esame di quegli stessi elementi in un successivo giudizio quando l'azione ivi dispiegata abbia identici elementi costitutivi. (Nella specie, la S.C. ha escluso che, nell’ambito di un giudizio finalizzato a conseguire l’indennizzo assicurativo per il furto di un’autovettura, potesse ritenersi coperta dal giudicato, intervenuto in altro processo avente ad oggetto il risarcimento dei danni occorsi alla stessa autovettura in conseguenza di un sinistro verificatosi prima del furto, la circostanza della mancata riparazione del mezzo, non rappresentando l’accertamento della stessa premessa necessaria o fondamento logico-giuridico della pronuncia di condanna dell’assicuratore al risarcimento del danno). Corte di Cassazione Sez. 3 - , Ordinanza n. 9954 del 20/04/2017 &nbsp...
Giudicato esterno - Eccezione - Onere probatorio dell'eccipiente - Oggetto. La parte che eccepisce il giudicato esterno ha l'onere di provare il passaggio in giudicato della sentenza resa in altro giudizio, non soltanto producendola, ma anche corredandola della idonea certificazione ex art. 124 disp. att. c.p.c., dalla quale risulti che la pronuncia non è soggetta ad impugnazione, non potendosi ritenere che la mancata contestazione di controparte sull'affermato passaggio in giudicato significhi ammissione della circostanza, né che sia onere della controparte medesima dimostrare l'impugnabilità della sentenza. Corte di Cassazione Sez. 6 - 5, Ordinanza n. 9746 del 18/04/2017 &nbsp...
Sentenza fondata su una pluralità di ragioni autonome - Impugnazione contro tutte le "rationes decidendi" - Necessità - Omessa impugnazione di una di esse - Conseguenze - Inammissibilità del ricorso – Fondamento – Fattispecie. Ove la sentenza sia sorretta da una pluralità di ragioni, distinte ed autonome, ciascuna delle quali giuridicamente e logicamente sufficiente a giustificare la decisione adottata, l'omessa impugnazione di una di esse rende inammissibile, per difetto di interesse, la censura relativa alle altre, la quale, essendo divenuta definitiva l'autonoma motivazione non impugnata, in nessun caso potrebbe produrre l'annullamento della sentenza. (Così statuendo, la S.C. ha dichiarato inammissibile il motivo di ricorso afferente la violazione o la falsa applicazione dell'art. 139 c.p.c., avendo la CTR giustificato la propria affermazione di nullità della notifica della cartella impugnata sull'ulteriore ed autonoma "ratio decidendi" della rilevanza, in caso di assenza del destinatario, della omissione dell'attestazione di ricerca di persone idonee alla ricezione dell'atto, la cui corrispondente censura è stata ritenuta fondata dalla S.C.). Corte di Cassazione Sez. 6 - 5, Ordinanza n. 9752 del 18/04/2017 &nbsp...
Alternativa In genere. Allorché la parte abbia proposto, nello stesso giudizio, due o più domande alternative, ma tra loro compatibili, ovvero legate da rapporto di subordinazione, l’accoglimento della principale o della domanda alternativa compatibile non obbliga l’attore, che voglia insistere su quella non accolta, a proporre appello incidentale, essendone sufficiente la riproposizione ai sensi dell’art. 346 c.p.c.; diversamente, qualora si tratti di domande incompatibili, ovvero sia stata accolta la subordinata, l’attore che voglia insistere nella domanda alternativa incompatibile non accolta, ovvero nella domanda principale, ha l’onere di farlo mediante appello incidentale, eventualmente condizionato all’accoglimento del gravame principale, in quanto solo in tal modo può evitare la formazione del giudicato sull’accertamento dei fatti posti a fondamento della pretesa accolta ed incompatibili con quella disattesa. Corte di Cassazione Sez. 3, Sentenza n. 8674 del 04/04/2017 &nbsp...
Giudicato esterno - Rilevabilità d'ufficio in ogni stato e grado del procedimento - Sussistenza – Fattispecie. Il giudicato esterno, al pari di quello interno, risponde alla finalità d'interesse pubblico di eliminare l’incertezza delle situazioni giuridiche e di rendere stabili le decisioni, sicchè il suo accertamento non costituisce patrimonio esclusivo delle parti; pertanto il giudice al quale ne risulti l’esistenza non è vincolato dalla posizione assunta da queste ultime in giudizio, potendo procedere al suo rilievo e valutazione anche d’ufficio, in ogni stato e grado del processo. (Nella specie, la S.C. ha confermato la decisione impugnata, che aveva ritenuto coperta da giudicato la domanda proposta da una lavoratrice, diretta ad ottenere il risarcimento del danno morale conseguito alla contrazione di una grave patologia epatica in occasione di lavoro, rilevando che, per lo stesso evento, era già stata pronunciata sentenza irrevocabile di condanna del datore di lavoro al risarcimento del danno biologico, pronuncia con la quale era stata implicitamente rigettata la richiesta, in tale sede già formulata, di risarcimento del danno morale). Corte di Cassazione Sez. L, Sentenza n. 8607 del 03/04/2017 &nbsp...
Giudicato esterno - Formazione in epoca successiva alla pronuncia della sentenza impugnata - Efficacia nel giudizio di legittimità - Inopponibilità del divieto di cui all’art. 372 c.p.c. - Limiti - Fattispecie. In tema di giudizio di cassazione, il principio secondo cui l’esistenza del giudicato esterno è, al pari di quello interno, rilevabile d’ufficio, non solo quando emerga da atti prodotti nel giudizio di merito, ma anche nell’ipotesi in cui si sia formato successivamente alla pronuncia della sentenza impugnata, con correlativa inopponibilità del divieto ex art. 372 c.p.c., non può trovare applicazione laddove la sentenza passata in giudicato venga invocata al fine di dimostrare l’effettiva sussistenza, o meno, dei fatti, poiché, in tal caso, il giudicato ha valenza non già di regola di diritto cui conformarsi bensì solo in relazione a valutazioni di stretto merito. (Nella specie, riguardante la domanda di un concessionario di beni demaniali, a titolo di manutenzione nel possesso, spiegata contro committente ed appaltatrice dell’esecuzione di lavori con effetti sull’area di demanio, la S.C. ha escluso l’ammissibilità della produzione della sentenza definitiva con cui il giudice amministrativo aveva dichiarato l’illegittimità dell’annullamento in autotutela dei titoli abilitativi edilizi, osservando che l’elemento soggettivo sotteso alla domanda non era escluso dai suddetti titoli). Corte di Cassazione, Sez. U - , Sentenza n. 2735 del 02/02/2017 &nbsp...
Giudicato esterno - Rilevabilità in sede di legittimità - Limiti. Nel giudizio di cassazione, l'esistenza del giudicato esterno intervenuto nelle more del giudizio di merito, senza tempestiva deduzione in quella sede, non è rilevabile d'ufficio. Corte di Cassazione, Sez. 5, Sentenza n. 21170 del 19/10/2016 &nbsp...
Risarcimento del danno - condanna generica - in genere. La sentenza di condanna generica postula, quale presupposto necessario e sufficiente a legittimarne l'adozione, solo l'accertamento di un fatto ritenuto, alla stregua di un giudizio di probabilità, potenzialmente produttivo di danni, mentre il riscontro dell'esistenza, in concreto, di questi ultimi, benché già ivi possibile, può anche essere differito alla fase della loro effettiva liquidazione, ed in tal caso, se una siffatta pronuncia non sia stata impugnata, il giudicato formatosi non investe la sussistenza dei danni stessi e del loro rapporto di causalità con il fatto illecito, né preclude la successiva dichiarazione di infondatezza della pretesa risarcitoria, ove si verifichi che i pregiudizi lamentati non si siano prodotti o non siano riconducibili al comportamento del responsabile. Corte di Cassazione Sez. 1 - , Sentenza n. 20444 del 11/10/2016 &nbsp...
Azione ex art. 2041 c.c. avanzata dall'opposto nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo - Decisione nel merito - Giudicato implicito sulla proponibilità della domanda - Configurabilità - Fondamento. In caso di rigetto della domanda di arricchimento senza causa, proposta per la prima volta dal creditore opposto nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, emesso con riguardo alla sua domanda di adempimento, senza che la relativa statuizione sia stata impugnata con ricorso incidentale da parte del preteso arricchito, unico soggetto interessato alla sua eventuale censurabilità, si forma il giudicato implicito sulla questione pregiudiziale relativa alla proponibilità della domanda ex art. 2041 c.c., costituendo la mancata impugnazione sintomo di un comportamento incompatibile con la volontà di far valere in sede di impugnazione la questione pregiudiziale (che dà luogo ad un capo autonomo della sentenza e non costituisce un mero passaggio interno della decisione di merito, come si desume dall'art. 279, comma 2, n. 2 e 4, c.p.c.), verificandosi il fenomeno dell'acquiescenza per incompatibilità, con le conseguenti preclusioni sancite dagli artt. 324 e 329, comma 2, c.p.c., in coerenza con i principi dell'economia processuale e della durata ragionevole del processo, di cui all'art. 111 Cost. Corte di Cassazione, Sez. 1, Sentenza n. 18693 del 23/09/2016 &nbsp...
Cessazione della materia del contendere - Declaratoria - Natura - Regolamento di competenza - Inammissibilità. La declaratoria di cessazione della materia del contendere è una pronuncia processuale di sopravvenuta carenza di interesse, idonea ad acquisire efficacia di giudicato limitatamente a tale aspetto, ma non a formare il giudicato sostanziale, sicché avverso la stessa è inammissibile l'istanza di regolamento di competenza, essendo priva di rilevanza ogni questione inerente alla determinazione del giudice competente a provvedere sulla domanda. Corte di Cassazione, Sez. 6 - 3, Ordinanza n. 18530 del 21/09/2016 &nbsp...
Assegno "una tantum" ex art. 2, comma 3, della l. n. 210 del 1992 - Indennizzo ex art. 1 della stessa legge - Identità del fatto costitutivo - Conseguenze in tema di giudicato. Cosa giudicata civile - limiti del giudicato - soggettivi (limiti rispetto a terzi) - In genere. L'assegno "una tantum", previsto dall'art. 2, comma 3, della l. n. 210 del 1992 in favore dei superstiti qualora a causa delle vaccinazioni o delle patologie indicate dalla legge sia derivata la morte del soggetto danneggiato, ha come fatto costitutivo del diritto azionato "iure proprio" la presenza dell'evento morte, ma presuppone necessariamente anche il fatto costitutivo del diritto all'indennizzo ex art. 1, comma 1, della medesima legge, sicché il giudicato formatosi sulla mancanza dei presupposti dell'indennizzo in favore del soggetto danneggiato spiega efficacia anche nei confronti dell'avente diritto superstite. Corte di Cassazione, Sez. L, Sentenza n. 18401 del 20/09/2016 &nbsp...
Contratto di fornitura di lavoro temporaneo - Declaratoria di illegittimità e di risarcimento del danno - Impugnazione in appello solo della prima questione - Conferma della statuizione - Preclusione sul "quantum" - "Ius superveniens" di cui all'art. 32 della l. n. 183 del 2010 - Inapplicabilità. In tema di contratto di fornitura di lavoro temporaneo, ove la sentenza di primo grado, che abbia dichiarato la illegittimità del contratto ed il conseguente diritto al risarcimento, sia stata impugnata solo sulla prima questione e sia stata confermata in appello, si forma il giudicato anche sulla seconda questione, giacché quest'ultima non costituisce capo autonomo ma capo dipendente dall'altra; ne deriva che, in assenza di specifica impugnazione sul "quantum", alla controversia non è applicabile lo "ius superveniens" di cui all'art. 32 della l. n. 183 del 2010, a ciò ostando il giudicato interno formatosi in relazione alla questione sulla decisione della quale avrebbe dovuto incidere la normativa sopravvenuta. Corte di Cassazione, Sez. 6 - L, Ordinanza n. 17895 del 09/09/2016 &nbsp...
Effetti - Preclusione del riesame della questione di giurisdizione - Configurabilità - Preclusione dell'esame di censure attinenti alla regolarità del rapporto processuale concernente opposizione a decreto ingiuntivo - Esclusione - Fondamento - Conseguenze. Quando il giudice di merito dichiari il difetto di giurisdizione dell'autorità giudiziaria ordinaria e la statuizione sul punto non formi oggetto di specifica impugnazione, la pronuncia sulla giurisdizione deve ritenersi assistita dall'efficacia di giudicato, ma quando il ricorso per cassazione investa profili relativi alla regolarità della instaurazione del rapporto processuale, quale la ritualità della opposizione a decreto ingiuntivo, dal rilievo della esistenza del giudicato sulla giurisdizione non può discendere la inammissibilità del ricorso, giacché l'eventuale accoglimento delle censure comporterebbe, per l'effetto espansivo di cui all'art. 336, comma 1, c.p.c., la caducazione anche della statuizione in punto di giurisdizione; ne consegue che le censure relative alla rilevata inammissibilità dell'opposizione a decreto ingiuntivo devono essere esaminate con priorità, per il loro carattere di pregiudizialità rispetto alla questione di giurisdizione. Corte di Cassazione Sez. L, Sentenza n. 14321 del 13/07/2016...
Declaratoria di cessazione della materia del contendere - Impugnazione - Onere di preliminare censura su ogni questione di merito - Necessità. Qualora il giudice di primo grado abbia dichiarato cessata la materia del contendere, è onere della parte che in appello contesti la decisione per questioni di merito, impugnare preliminarmente la declaratoria di cessazione della materia del contendere per mancanza di presupposti, restando altrimenti precluso, per difetto di interesse, ogni altro motivo di impugnazione. Sez. 6 - L, Ordinanza n. 14341 del 13/07/2016 &nbsp...
Assorbimento cd. improprio di una domanda - Nozione - Conseguenze in materia di impugnazione - Fattispecie. Nel caso di assorbimento cd. improprio, ricorrente nel caso di rigetto di una domanda in base alla soluzione di una questione di carattere esaustivo che rende vano esaminare le altre, sul soccombente non grava l'onere di formulare sulla questione assorbita alcun motivo di impugnazione, ma è sufficiente, per evitare il giudicato interno, che censuri o la sola decisione sulla questione giudicata di carattere assorbente o la stessa statuizione di assorbimento, contestando i presupposti applicativi e la ricaduta sulla effettiva decisione della causa. (In applicazione del principio, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che, in ragione del gravame proposto, involgente il diritto dell'appaltatore al compenso, aveva riesaminato l'intera vicenda processuale, ivi comprese le eccezioni ritenute assorbite in primo grado, tra le quali quella di decadenza dell'appaltatore). Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 14190 del 12/07/2016 &nbsp...
Utilizzazione di un mezzo inammissibile - Mancato rilievo da parte dal giudice e contestuale rigetto del mezzo - Deduzione della omessa declaratoria di inammissibilità come motivo di impugnazione ad opera della parte che vi abbia dato causa - Esclusione - Ragioni. In materia di impugnazione, la parte che utilizzi un mezzo inammissibile, senza che sul punto il giudice nulla rilevi, limitandosi invece a rigettarlo, non può successivamente dolersi di tale circostanza, difettando, sullo specifico punto dell'ammissibilità del mezzo, il requisito della soccombenza. Corte di Cassazione Sez. 3, Sentenza n. 10139 del 18/05/2016 &nbsp...
Contributi dovuti per periodi diversi - Configurabilità di un unico rapporto assicurativo - Esclusione - Conseguenze - Giudicato su precedenti annualità - Preclusione sui periodi successivi - Esclusione - Fattispecie. In tema di obbligazioni contributive, la diversità dei periodi di debenza, pur nella identità dei termini di riferimento e di connotazione del rapporto, basta a far configurare quali diversi i rapporti contributivi ad essi afferenti, sicché il giudice non può stabilire, con efficacia di giudicato, che le norme sottoposte al suo esame debbano essere interpretate nel senso che anche per il futuro l'obbligo contributivo si atteggi in un determinato modo, in quanto per questa parte giudicherebbe di un rapporto del quale non si sono ancora realizzati tutti i presupposti. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha escluso che in un giudizio relativo al mancato versamento di contributi per la cassa integrazione guadagni e la mobilità avesse effetto preclusivo la sentenza passata in giudicato che, con riferimento ad un periodo antecedente, aveva negato ad una società, in quanto a capitale misto, l'esenzione prevista per le imprese industriali degli enti pubblici dall'art. 3 del d.lgs. C.p.S. n. 869 del 1947). Corte di Cassazione Sez. L, Sentenza n. 7981 del 20/04/2016 &nbsp...
Contributi dovuti per periodi diversi - Configurabilità di un unico rapporto assicurativo - Esclusione - Conseguenze - Giudicato su precedenti annualità - Preclusione sui periodi successivi - Esclusione - Fattispecie. Cosa giudicata civile - effetti del giudicato (preclusioni) – In genere. In tema di obbligazioni contributive, la diversità dei periodi di debenza, pur nella identità dei termini di riferimento e di connotazione del rapporto, basta a far configurare quali diversi i rapporti contributivi ad essi afferenti, sicché il giudice non può stabilire, con efficacia di giudicato, che le norme sottoposte al suo esame debbano essere interpretate nel senso che anche per il futuro l'obbligo contributivo si atteggi in un determinato modo, in quanto per questa parte giudicherebbe di un rapporto del quale non si sono ancora realizzati tutti i presupposti. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha escluso che in un giudizio relativo al mancato versamento di contributi per la cassa integrazione guadagni e la mobilità avesse effetto preclusivo la sentenza passata in giudicato che, con riferimento ad un periodo antecedente, aveva negato ad una società, in quanto a capitale misto, l'esenzione prevista per le imprese industriali degli enti pubblici dall'art. 3 del d.lgs. C.p.S. n. 869 del 1947). Corte di Cassazione Sez. L, Sentenza n. 7981 del 20/04/2016 &nbsp...
Difetto - Rilevabilità d'ufficio - Principio di non contestazione - Operatività - Esclusione - Fattispecie. Corte di Cassazione Sez. 3, Sentenza n. 21176 del 20/10/2015 Il principio di non contestazione mira a selezionare i fatti pacifici e a separarli da quelli controversi, per i quali soltanto si pone l'esigenza dell'istruzione probatoria, operando in un ambito soggettivamente ed oggettivamente dominato dalla disponibilità delle parti, al quale resta estranea la "legitimatio ad causam", che attiene al contraddittorio e deve essere verificata anche d'ufficio in ogni stato e grado del processo, con il solo limite del giudicato interno. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto immune da censure la declaratoria d'ufficio del difetto di legittimazione dell'attrice che aveva assunto di essere la madre della vittima di incidente stradale, in assenza di documentazione indicante la composizione del nucleo familiare, ritenendo inidoneo allo scopo un verbale redatto della Procura della Repubblica nel quale l'attrice era indicata - previa sua dichiarazione - non come madre del defunto, bensì come prossimo congiunto). Corte di Cassazione Sez. 3, Sentenza n. 21176 del 20/10/2015 &nbsp...
Opposizione allo stato passivo - Disciplina successiva al d.lgs. n. 5 del 2006 - Giudicato endofallimentare ex art. 96 l.fall. - Applicabilità - Conseguenze in tema di omessa contestazione della legittimazione attiva. Sez. 6 - 1, Ordinanza n. 19960 del 06/10/2015 In tema di opposizione allo stato passivo dell'amministrazione straordinaria, anche nella disciplina successiva al d.lgs. n. 5 del 2006 è pienamente efficace la regola del giudicato endofallimentare ex art. 96 l.fall., sicché, ove il creditore abbia opposto il provvedimento di parziale esclusione del diritto vantato dallo stato passivo, senza che, nel conseguente giudizio di opposizione, il commissario straordinario si sia costituito ed abbia contestato il difetto di legittimazione attiva, il giudice dell'opposizione non può, "ex officio", rivalutare la legittimazione del creditore ed escludere la qualità del credito richiesta, in base ad una rivalutazione dei fatti già oggetto di quel provvedimento e non contestata nei termini e nelle forme di legge, in quanto coperta dal predetto giudicato. Sez. 6 - 1, Ordinanza n. 19960 del 06/10/2015 &nbsp...
Sentenza di accertamento del difetto di interesse ad agire - Natura - Effetti - Giudicato formale su questioni di rito - Esclusività - Fattispecie. Corte di Cassazione, Sez. L, Sentenza n. 18160 del 16/09/2015 La sentenza che dichiari insussistente l'interesse ad agire è una decisione di rito, sicché è inidonea a spiegare efficacia di giudicato al di fuori del processo nel quale è pronunciata. (Nella specie, relativa alla realizzazione della pretesa creditoria accertata in un risalente giudizio, la S.C. ha ritenuto che la sentenza da ultimo resa aveva dichiarato il difetto di interesse ad agire della parte in ragione della liquidità del credito, sicché era inidonea a realizzare un potenziale conflitto di giudicati con la precedente sentenza di accoglimento dell'opposizione all'esecuzione, promossa dal datore di lavoro sull'assunto dell'illiquidità del credito della lavoratrice portato nell'originario titolo giudiziale). Corte di Cassazione, Sez. L, Sentenza n. 18160 del 16/09/2015 &nbsp...
Giudicato sulla subordinazione nel rapporto di lavoro - Ulteriore domanda di riconoscimento di un compenso per lavoro autonomo - Ammissibilità - Fondamento - Fattispecie. Corte di Cassazione, Sez. L, Sentenza n. 17706 del 07/09/2015 Il giudicato formatosi in relazione ad una domanda di pagamento di retribuzioni presuppone l'accertamento della natura subordinata del rapporto di lavoro ex art. 2094 c.c., ma non preclude la proposizione di una ulteriore domanda, relativa al medesimo rapporto che abbia ad oggetto la richiesta di un corrispettivo ai sensi dell'art. 2222 c.c., in quanto si tratta di domande diverse ed incompatibili per la loro evidente alternatività. (Nella specie, la S.C. ha cassato la decisione di merito che aveva ritenuto preclusa dal giudicato, sulla insussistenza della subordinazione, la domanda di liquidazione di un compenso per lo stesso rapporto di cui, però, veniva dedotta la natura autonoma). Corte di Cassazione, Sez. L, Sentenza n. 17706 del 07/09/2015 &nbsp...
Giudicato sulla nullità della clausola di part-time - Ulteriore domanda di riconoscimento di maggiore retribuzione per la discrezionalità dell'articolazione oraria - Ammissibilità - Fondamento. Corte di Cassazione, Sez. L, Sentenza n. 17707 del 07/09/2015 La domanda di maggior trattamento retributivo per lo svolgimento di una prestazione lavorativa a tempo parziale, unilateralmente e discrezionalmente variata nella sua articolazione dalla società datrice di lavoro, non è preclusa dal giudicato formatosi, tra le stesse parti, in ordine all'esclusione di nullità della clausola di part-time e di trasformazione del rapporto da tempo parziale a tempo pieno, in quanto tra tali domande non si configura un rapporto di dipendenza indissolubile, sì da rendere inutile una decisione sulla seconda questione, ma un rapporto di autonoma alternatività, per differenza di "petitum" e di "causa petendi". Corte di Cassazione, Sez. L, Sentenza n. 17707 del 07/09/2015...
Rilevabilità del giudicato - Limiti - Efficacia preclusiva della sentenza di cassazione con rinvio - Portata - Conseguenze. Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 16171 del 30/07/2015 In tema di giudizio di rinvio, il principio della rilevabilità del giudicato (sia interno che esterno) in ogni stato e grado del giudizio deve essere coordinato con i principi che disciplinano il giudizio di rinvio e, segnatamente, con la prospettata efficacia preclusiva della sentenza di cassazione con rinvio, che riguarda non solo le questioni dedotte dalle parti o rilevate d'ufficio nel giudizio di legittimità, ma anche quelle che costituiscono il necessario presupposto della sentenza, ancorché non dedotte o rilevate in quel giudizio, sicché il giudice di rinvio non può prendere in esame neppure la questione concernente l'esistenza di un giudicato esterno o (come nella specie) interno, qualora l'esistenza di quest'ultimo, pur potendo essere allegata o rilevata, risulti tuttavia esclusa, quantomeno implicitamente, dalla sentenza di cassazione con rinvio. Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 16171 del 30/07/2015 &nbsp...
Impugnazione incidentale tardiva - Estensione soggettiva del giudizio - Parti diverse dagli impugnanti principali - Ammissibilità - Esclusione. Corte di Cassazione Sez. 5, Sentenza n. 15292 del 21/07/2015 Nelle cause scindibili o indipendenti, l'appello incidentale tardivo, pur potendo investire capi diversi da quelli impugnati in via principale, non può determinare un'estensione soggettiva del giudizio e non può, pertanto, essere proposto contro parti diverse da quelle che hanno proposto l'impugnazione in via principale, nei confronti delle quali deve ritenersi formato il giudicato interno. Corte di Cassazione Sez. 5, Sentenza n. 15292 del 21/07/2015 &nbsp...
Giudicato esterno‭ ‬-‭ ‬Portata‭ ‬-‭ ‬Delimitazione da parte del giudice‭ ‬-‭ ‬Modalità‭ ‬-‭ ‬Ricorso alla domanda di parte in via interpretativa‭ ‬-‭ ‬Limiti e condizioni.‭ ‬Corte di Cassazione,‭ ‬Sez.‭ ‬1,‭ ‬Sentenza n.‭ ‬24749‭ ‬del‭ ‬20/11/2014 La portata del giudicato esterno va definita dal giudice del merito sulla base di quanto stabilito nel dispositivo della sentenza e,‭ ‬eventualmente,‭ ‬nella motivazione che la sorregge,‭ ‬potendosi far riferimento,‭ ‬in funzione interpretativa,‭ ‬alla domanda della parte solo in via residuale qualora,‭ ‬all'esito dell'esame degli elementi dispositivi ed argomentativi di diretta emanazione giudiziale,‭ ‬persista un'obiettiva incertezza sul contenuto della statuizione.Corte di Cassazione,‭ ‬Sez.‭ ‬1,‭ ‬Sentenza n.‭ ‬24749‭ ‬del‭ ‬20/11/2014...
Giudicato esterno‭ ‬-‭ ‬Presumibilità‭ ‬-‭ ‬Esclusione‭ ‬-‭ ‬Riscontro diretto ed effettivo nei documenti allegati‭ ‬-‭ ‬Necessità‭ ‬-‭ ‬Incertezza sull'esito dell'esame‭ ‬-‭ ‬Conseguenze‭ ‬-‭ ‬Rigetto della relativa eccezione.‭ ‬Corte di Cassazione,‭ ‬Sez.‭ ‬1,‭ ‬Sentenza n.‭ ‬24749‭ ‬del‭ ‬20/11/2014 L'esistenza del giudicato esterno non può presumersi,‭ ‬dovendo essa trovare effettivo riscontro nei documenti versati in atti‭; ‬ne consegue che,‭ ‬qualora all'esito dell'esame della sentenza e degli atti di parte,‭ ‬eventualmente utilizzati in funzione‭ ‬interpretativa,‭ ‬residuino incertezze in ordine all'effettiva portata del giudicato,‭ ‬la relativa eccezione deve essere respinta.Corte di Cassazione,‭ ‬Sez.‭ ‬1,‭ ‬Sentenza n.‭ ‬24749‭ ‬del‭ ‬20/11/2014...
Rinvio pregiudiziale - Obbligo del giudice di merito di conformarsi - Contrasto con una pronuncia della S.C. a sezioni unite in materia di giurisdizione - Irrilevanza. Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 12317 del 15/06/2015 La pronuncia emesse dalla Corte di giustizia in sede di rinvio pregiudiziale ex art. 267 del Trattato di funzionamento dell'Unione europea vincola il giudice di merito, il quale ha l'obbligo di conformarsi alla stessa anche ove sia in contrasto con una pronuncia della Suprema Corte a sezioni unite (nella specie, in tema di giurisdizione) passata in giudicato, ritenuta non conforme al diritto dell'Unione come interpretato dalla Corte medesima. Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 12317 del 15/06/2015 &nbsp...
Giudicato esterno - Rilevabilità d'ufficio anche in sede di legittimità - Giudicato formatosi dopo la notifica del ricorso per cassazione - Produzione dei relativi documenti - Termine - Documenti prodotti dal resistente costituitosi irritualmente - Conseguenze in ordine alla loro utilizzabilità. Corte di Cassazione Sez. 6 - 5, Sentenza n. 11365 del 01/06/2015 L'esistenza di un giudicato esterno è rilevabile di ufficio anche in sede di legittimità, e, qualora esso si sia formato dopo la notifica del ricorso per cassazione, i relativi documenti giustificativi possono essere prodotti, dalla parte regolarmente costituitasi, fino all'udienza di discussione; ove, invece, tale produzione venga effettuata, prima della menzionata udienza, dal resistente costituitosi irritualmente (perché con controricorso tardivo o con comparsa depositata per la sola discussione orale), eventualmente in allegato alla memoria ex artt. 378 o 380 bis, secondo comma, cod. proc. civ., di quei documenti non può tenersi conto, salvo che l'irritualità di detta costituzione non sia sanata dalla partecipazione del resistente alla discussione orale. Corte di Cassazione Sez. 6 - 5, Sentenza n. 11365 del 01/06/2015 &nbsp...
Definizione delle liti fiscali pendenti ex art. 39, comma 12, del d.l. n. 98 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 111 del 2011 - Ambito applicativo - Presupposto - Controversie definite con decisione ancora impugnabile con i mezzi ordinari - Configurabilità - Astratta esperibilità della revocazione straordinaria o mera proposizione della relativa domanda - Insufficienza - Ragioni. Corte di Cassazione Sez. 6 - 5, Ordinanza n. 272 del 09/01/2014 In tema di condono fiscale, l'art. 39, comma 12, del d.l. 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, nel consentire la definizione delle liti fiscali pendenti ivi individuate, ha riguardo alle sole controversie eventualmente definite da decisione ancora impugnabile con i mezzi ordinari, senza che rilevi l'astratta esperibilità della revocazione straordinaria o la mera proposizione della relativa domanda avverso le sentenze passate in giudicato, laddove non seguita dalla pronuncia rescindente di revocazione, atteso che solo a decorrere da quest'ultima si ha reviviscenza della pendenza della lite fiscale fino al passaggio in giudicato della statuizione che definisce il giudizio di revocazione. Corte di Cassazione Sez. 6 - 5, Ordinanza n. 272 del 09/01/2014 &nbsp...
Deduzione del vizio di ultrapetizione inficiante la sentenza di appello confermativa di quella di primo grado - Mancata deduzione del vizio come motivo di appello - Inammissibilità "in parte qua" del ricorso - Sussistenza. Corte di Cassazione Sez. Sez. 2, Sentenza n. 10172 del 18/05/2015 Provvedimenti del giudice civile - sentenza - ultra ed extra petita - Corte di Cassazione Sez. Sez. 2, Sentenza n. 10172 del 18/05/2015 In materia di ricorso per cassazione, il motivo con cui il ricorrente lamenti che la sentenza di appello sia incorsa nel medesimo vizio di ultrapetizione dal quale sarebbe stata già affetta la sentenza di primo grado è inammissibile, allorché la deduzione di quel vizio non abbia costituito oggetto, in precedenza, di uno specifico motivo di gravame. Corte di Cassazione Sez. Sez. 2, Sentenza n. 10172 del 18/05/2015 &nbsp...
Declaratoria di inammissibilità dell'appello ex art. 348 ter cod. proc. civ. - Ricorso per cassazione avverso la sentenza di primo grado - Requisiti di contenuto e forma del ricorso - Indicazione dei motivi d'appello e della motivazione dell'ordinanza di inammissibilità - Necessità Fondamento. Corte di Cassazione Sez. 6 - 3, Ordinanza n. 10722 del 15/05/2014 Nel ricorso per cassazione avverso la sentenza di primo grado, proponibile ai sensi dell'art. 348 ter, terzo comma, cod. proc. civ., l'atto d'appello, dichiarato inammissibile, e la relativa ordinanza, pronunciata ai sensi dell'art. 348 bis cod. proc. civ., costituiscono requisiti processuali speciali di ammissibilità, con la conseguenza che, ai sensi dell'art. 366, n. 3, cod. proc. civ., è necessario che nel suddetto ricorso per cassazione sia fatta espressa menzione dei motivi di appello e della motivazione dell'ordinanza ex art. 348 bis cod. proc. civ., al fine di evidenziare l'insussistenza di un giudicato interno sulle questioni sottoposte al vaglio del giudice di legittimità e già prospettate al giudice del gravame. Corte di Cassazione Sez. 6 - 3, Ordinanza n. 10722 del 15/05/2014 &nbsp...
Motivazione e dispositivo della sentenza concernenti soggetti doversi da quelli in causa - Sentenza inesistente - Configurabilità - Rinnovazione dell'atto - Necessità. Corte di Cassazione Sez. 6 - L, Ordinanza n. 6162 del 17/03/2014 L'inesistenza giuridica, o nullità radicale, di un provvedimento giurisdizionale avente contenuto decisorio emesso nei confronti delle parti del giudizio, ma con motivazione e dispositivo relativi a diversa causa concernente altri soggetti, comporta, per l'incompiuto esercizio della giurisdizione, che il giudice cui è apparentemente da attribuire la sentenza inesistente possa procedere alla sua rinnovazione, emanando un atto valido conclusivo del giudizio. Corte di Cassazione Sez. 6 - L, Ordinanza n. 6162 del 17/03/2014 &nbsp...
Giudicato esterno - Rilevabilità d'ufficio in sede di legittimità - Sussistenza - Presupposti - Allegazione delle parti - Necessità - Esclusione - Condizioni. Corte di Cassazione, Sez. L, Sentenza n. 6102 del 17/03/2014 In materia di cosa giudicata costituisce "ius receptum" che i principi costituzionali del giusto processo e della sua ragionevole durata impongono al giudice di rilevare d'ufficio, anche in sede di legittimità, il giudicato esterno, sia che questo risulti dagli atti del giudizio di merito, sia nel caso in cui si formi successivamente alla pronuncia della sentenza impugnata, ed anche prescindendo da eventuali allegazioni in tal senso delle parti, purché risulti, dall'esame dei rispettivi scritti difensivi, che esse abbiano avuto piena conoscenza della pendenza di altro giudizio. Corte di Cassazione, Sez. L, Sentenza n. 6102 del 17/03/2014 &nbsp...
Attività di interpretazione e valutazione del giudicato (esterno) - Portata - Passaggio in giudicato (interno) - Configurabilità. Corte di Cassazione, Sez. L, Sentenza n. 6102 del 17/03/2014 Il giudicato esterno è soggetto a valutazione ed interpretazione da parte del giudice e tale attività è suscettibile di essere, a sua volta, coperta dal giudicato (interno) secondo le regole generali proprie delle impugnazioni. Corte di Cassazione, Sez. L, Sentenza n. 6102 del 17/03/2014 &nbsp...
Cosa giudicata civile - giudicato formale – Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 9127 del 06/05/2015
Principio di intangibilità del giudicato nel diritto della UE - Contrasto tra diritto interno e della UE - Disapplicazione delle norme interne sul giudicato - Esclusione. Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 9127 del 06/05/2015 Comunità europea - giudice nazionale - Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 9127 del 06/05/2015 Il principio di intangibilità del giudicato riveste una tale importanza, sia nell'ordinamento giuridico dell'Unione Europea che in quelli nazionali, che la Corte di Giustizia ha ripetutamente affermato che il diritto dell'Unione Europea non impone a un giudice nazionale di disapplicare le norme procedurali interne che attribuiscono forza di giudicato a una pronuncia giurisdizionale, nemmeno se ciò permetterebbe di risolvere una situazione di contrasto tra il diritto nazionale e quello dell'Unione. Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 9127 del 06/05/2015 &nbsp...
Efficacia riflessa - Configurabilità - Presupposti - Situazione giuridica dipendente da quella incisa dal giudicato - Fondamento - Conseguenze - Accertamento verso il datore di lavoro dell'illegittimità del collocamento in cassa integrazione - Invocabilità da parte dell'INPS - Corte di Cassazione Sez. L, Sentenza n. 2137 del 31/01/2014 In tema di effetti del giudicato, la sentenza che sia passata in giudicato, oltre ad avere un'efficacia diretta tra le parti, i loro eredi ed aventi causa, ne ha anche una riflessa, poiché, quale affermazione oggettiva di verità, produce conseguenze giuridiche anche nei confronti di soggetti rimasti estranei al processo nei quali sia stata resa qualora essi siano titolari di diritti dipendenti dalla situazione definita in quel processo, o comunque subordinati a questa. Ne consegue che l'INPS ha titolo ad avvalersi di sentenze, passate in giudicato, che hanno accertato l'illegittimità della collocazione in cassa integrazione di alcuni lavoratori, avendo dette pronunce effetti restitutori sull'erogazione dell'integrazione salariale, a prescindere dalla causa di illegittimità di concessione della stessa e potendo, l'istituto previdenziale, richiedere al datore di lavoro i contributi commisurati all'intero importo della retribuzione dovuta ai lavoratori. Corte di Cassazione Sez. L, Sentenza n. 2137 del 31/01/2014 &nbsp...
Sentenza di primo grado - Estromissione di uno dei convenuti per difetto legittimazione passiva - Portata - Statuizione di rigetto - Mancata impugnazione della pronuncia di estromissione - Conseguenze - Notifica del gravame alla parte estromessa solo ex art. 332 cod. proc. civ. - Costituzione in appello di quest'ultima - Inammissibilità - Fondamento. La decisione con cui il giudice di primo grado estrometta dal processo uno dei convenuti, ritenendolo privo di legittimazione passiva, configura, malgrado l'improprietà della formula adottata, una statuizione di rigetto della domanda nei suoi confronti, suscettibile di passare in giudicato se non tempestivamente impugnata. Ne consegue che la parte rimasta soccombente, ove appelli la sentenza solo nei riguardi delle altre parti, accettando, invece, la disposta estromissione, è tenuta ad effettuare solo la mera notifica del gravame, ex art. 332 cod. proc. civ., alla parte estromessa, la cui costituzione in appello - mancando un'impugnazione sulla pronuncia di estromissione - è inammissibile, né può essere qualificata come intervento "ad adiuvandum", non ricorrendo i presupposti di cui all'art. 344 cod. proc. civ. Corte Cassazione, Sez. 3, Sentenza n. 8693 del 29/04/2015 &nbsp...
Sentenza di primo grado - Estromissione di uno dei convenuti per difetto legittimazione passiva - Portata - Statuizione di rigetto - Mancata impugnazione della pronuncia di estromissione - Conseguenze - Notifica del gravame alla parte estromessa solo ex art. 332 cod. proc. civ. - Costituzione in appello di quest'ultima - Inammissibilità - Fondamento. Corte di Cassazione Sez. 3, Sentenza n. 8693 del 29/04/2015 La decisione con cui il giudice di primo grado estrometta dal processo uno dei convenuti, ritenendolo privo di legittimazione passiva, configura, malgrado l'improprietà della formula adottata, una statuizione di rigetto della domanda nei suoi confronti, suscettibile di passare in giudicato se non tempestivamente impugnata. Ne consegue che la parte rimasta soccombente, ove appelli la sentenza solo nei riguardi delle altre parti, accettando, invece, la disposta estromissione, è tenuta ad effettuare solo la mera notifica del gravame, ex art. 332 cod. proc. civ., alla parte estromessa, la cui costituzione in appello - mancando un'impugnazione sulla pronuncia di estromissione - è inammissibile, né può essere qualificata come intervento "ad adiuvandum", non ricorrendo i presupposti di cui all'art. 344 cod. proc. civ. Corte di Cassazione Sez. 3, Sentenza n. 8693 del 29/04/2015 &nbsp...
Ricorso per cassazione - Sentenza d'appello censurata per soli vizi formali della cartella - Giudicato interno sul merito della pretesa - Conseguenze. Corte di Cassazione, Corte di Cassazione Sez. L, Sentenza n. 774 del 19/01/2014 Nell'opposizione a cartella esattoriale per crediti contributivi, il giudice deve esaminare nel merito il contenuto della domanda di pagamento dell'istituto previdenziale, sicché i vizi formali della cartella comportano soltanto l'impossibilità di avvalersene quale titolo esecutivo, ma non incidono sull'esistenza e sull'ammontare del credito da essa portato. Ne consegue che ove con il ricorso per cassazione siano censurate le statuizioni della sentenza concernenti i soli vizi formali della cartella, e non anche quelle sul merito della pretesa, su queste deve ritenersi formato il giudicato interno e il ricorso va dichiarato inammissibile per carenza di interesse.Corte di Cassazione, Corte di Cassazione Sez. L, Sentenza n. 774 del 19/01/2014...
Per l'ulteriore istruzione della causa ex art. art. 279 n. 4 cod. proc. civ. - Impugnazione unitamente alla sentenza successiva alla prosecuzione istruttoria - Necessità - Attitudine al giudicato - Esclusione. I provvedimenti pronunciati dal collegio per l'ulteriore istruzione della causa a norma dell'art. 279 cod. proc. civ., sono revocabili, non hanno contenuto decisorio (ancorché la loro motivazione sia contenuta nella sentenza non definitiva) e non sono sindacabili con ricorso per cassazione avverso la sentenza parziale coeva, ma solo con la sentenza definitiva, pronunciata all'esito della prosecuzione dell'istruttoria, sicché essi non hanno alcuna attitudine al giudicato. Corte di Cassazione Sez. L, Sentenza n.27229 del 22/12/2014 &nbsp...
Impugnazioni civili - impugnazioni in generale - termini - termine annuale dalla pubblicazione della sentenza – Corte di Cassazione Sez. L, Sentenza n.26402 del 16/12/2014
Decorrenza - Dal deposito della sentenza in cancelleria - Comunicazione dell'avvenuto deposito - Irrilevanza - Fondamento. L'art. 327 cod. proc. civ. opera un non irragionevole bilanciamento tra l'indispensabile esigenza di tutela della certezza delle situazioni giuridiche e il diritto di difesa, poiché l'ampiezza del termine (nella specie annuale, secondo la formulazione della norma vigente "ratione temporis") consente al soccombente di informarsi tempestivamente della decisione che lo riguarda e la decorrenza, fissata avuto riguardo alla pubblicazione, costituisce corollario del principio secondo cui, dopo un certo lasso di tempo, la cosa giudicata si forma indimente dalla notificazione della sentenza ad istanza di parte, sicché lo spostamento del "dies a quo" dalla data di pubblicazione a quella di comunicazione non solo sarebbe contraddittorio con la logica del processo, ma restringerebbe irrazionalmente il campo di applicazione del termine lungo di impugnazione alle parti costituite in giudizio, alle quali soltanto la sentenza è comunicata "ex officio". Corte di Cassazione Sez. L, Sentenza n.26402 del 16/12/2014 &nbsp...
impugnazioni civili - impugnazioni in generale - termini - termine annuale dalla pubblicazione della sentenza – Corte di Cassazione Sez. L, Sentenza n. 26402 del 16/12/2014
Decorrenza - Dal deposito della sentenza in cancelleria - Comunicazione dell'avvenuto deposito - Irrilevanza - Fondamento. Corte di Cassazione Sez. L, Sentenza n. 26402 del 16/12/2014 L'art. 327 cod. proc. civ. opera un non irragionevole bilanciamento tra l'indispensabile esigenza di tutela della certezza delle situazioni giuridiche e il diritto di difesa, poiché l'ampiezza del termine (nella specie annuale, secondo la formulazione della norma vigente "ratione temporis") consente al soccombente di informarsi tempestivamente della decisione che lo riguarda e la decorrenza, fissata avuto riguardo alla pubblicazione, costituisce corollario del principio secondo cui, dopo un certo lasso di tempo, la cosa giudicata si forma indipendentemente dalla notificazione della sentenza ad istanza di parte, sicché lo spostamento del "dies a quo" dalla data di pubblicazione a quella di comunicazione non solo sarebbe contraddittorio con la logica del processo, ma restringerebbe irrazionalmente il campo di applicazione del termine lungo di impugnazione alle parti costituite in giudizio, alle quali soltanto la sentenza è comunicata "ex officio". Corte di Cassazione Sez. L, Sentenza n. 26402 del 16/12/2014 &nbsp...
Sentenza ex art. 281 sexies cod. proc. civ. - Decorrenza del termine breve - Dalla lettura della pronuncia in udienza - Esclusione - Dalla notificazione della sentenza - Necessità. Il termine breve d'impugnazione, previsto dall'art. 325 cod. proc. civ., decorre dalla notificazione della pronuncia anche per le sentenze emesse ex art. 281 sexies cod. proc. civ., non potendosi ritenere equipollente alla notificazione, in quanto atto ad istanza di parte, la lettura del dispositivo e della motivazione in udienza che, unitamente alla sottoscrizione del verbale contenente il provvedimento da parte del giudice, caratterizza tale tipologia di sentenze. Corte di Cassazione Sez. 3, Sentenza n. 19743 del 19/09/2014 &nbsp...
Principio di diritto - Portata - Valutazione delle risultanze istruttorie acquisite nelle fasi di merito - Indicazioni ricavabili dalla stessa sentenza di annullamento - Possibilità - Esclusione - Fattispecie in tema di responsabilità per attività medico-chirurgica. Corte di Cassazione Sez. 3, Sentenza n. 13358 del 12/06/2014 Il giudice del rinvio, al quale sia stata demandata una valutazione da compiere sulla base delle risultanze istruttorie acquisite nelle fasi di merito, non può trarre indicazioni - al riguardo - dalla stessa sentenza di annullamento, la cui interpretazione incontra i limiti istituzionali propri del sindacato di legittimità, che escludono per la S.C. ogni potere di valutazione delle prove. (Nella specie il giudice del rinvio, poiché era stata accertata con efficacia di giudicato - stante il rigetto, in sede di legittimità, del relativo motivo di ricorso - l'esistenza del nesso causale tra l'omessa esecuzione di un parto cesareo ed i danni subìti dal nascituro, aveva anche ritenuto di trarre indicazioni dalla sentenza rescindente per stabilire se la struttura sanitaria avesse adempiuto all'onere di provare l'assenza di colpa dalla propria prestazione). Corte di Cassazione Sez. 3, Sentenza n. 13358 del 12/06/2014 &nbsp...
Principio di diritto - Portata - Valutazione delle risultanze istruttorie acquisite nelle fasi di merito - Indicazioni ricavabili dalla stessa sentenza di annullamento - Possibilità - Esclusione - Fattispecie in tema di responsabilità per attività medico-chirurgica. Il giudice del rinvio, al quale sia stata demandata una valutazione da compiere sulla base delle risultanze istruttorie acquisite nelle fasi di merito, non può trarre indicazioni - al riguardo - dalla stessa sentenza di annullamento, la cui interpretazione incontra i limiti istituzionali propri del sindacato di legittimità, che escludono per la S.C. ogni potere di valutazione delle prove. (Nella specie il giudice del rinvio, poiché era stata accertata con efficacia di giudicato - stante il rigetto, in sede di legittimità, del relativo motivo di ricorso - l'esistenza del nesso causale tra l'omessa esecuzione di un parto cesareo ed i danni subìti dal nascituro, aveva anche ritenuto di trarre indicazioni dalla sentenza rescindente per stabilire se la struttura sanitaria avesse adempiuto all'onere di provare l'assenza di colpa dalla propria prestazione). Corte di Cassazione Sez. 3, Sentenza n. 13358 del 12/06/2014 &nbsp...
Ordinanza che dichiari l'inammissibilità dell'appello ex art. 348 ter cod. proc. civ. - Ricorso per cassazione avverso la sentenza di primo grado - Termine ordinario di proposizione - Decorrenza - Dalla comunicazione dell'ordinanza suddetta - Dedotta violazione degli artt. 24 e 111 Cost. - Esclusione - Ragioni. Nel caso in cui l'appello venga dichiarato inammissibile per carenza di ragionevole probabilità di accoglimento ai sensi dell'art. 348 bis cod. proc. civ., il ricorso per cassazione avverso la sentenza di primo grado proposto, ex art. 348 ter, terzo comma, cod. proc. civ., oltre il termine di sessanta giorni dalla comunicazione dell'ordinanza di inammissibilità dell'appello è, a propria volta, inammissibile, dovendosi escludere la violazione degli artt. 24 e 111 Cost., atteso che la proposizione dell'impugnazione nel termine ordinario non costituisce un onere tale da impedire o rendere eccessivamente gravoso l'esercizio del diritto di difesa, né, comunque, tale termine decorrerebbe qualora dalla comunicazione non fosse possibile ricondurre il provvedimento adottato a quello previsto dall'art. 348 bis cod. proc. civ. Corte di Cassazione Sez. 6 - 3, Ordinanza n. 10723 del 15/05/2014 &nbsp...
Declaratoria di inammissibilità dell'appello ex art. 348 ter cod. proc. civ. - Ricorso per cassazione avverso la sentenza di primo grado - Requisiti di contenuto forma - Applicazione dell'art. 366 cod. proc. civ. - Necessità - Requisito dell'esposizione dei fatti di causa - Portata - Fatti sostanziali e processuali relativi a entrambi i gradi di giudizio - Riferimento all'oggetto devoluto al giudice dell'appello - Necessità. Il ricorso per cassazione contro la sentenza di primo grado ai sensi dell'art. 348 ter, quarto comma, cod. proc. civ., ha natura di ricorso ordinario, regolato dall'art. 366 cod. proc. civ. quanto ai requisiti di contenuto forma, e deve contenere, in relazione al n. 3 di detta norma, l'esposizione sommaria dei fatti di causa, da intendersi come fatti sostanziali e processuali relativi sia al giudizio di primo grado che a quello di appello. Ne consegue che nel ricorso la parte è tenuta ad esporre, oltre agli elementi che evidenzino la tempestività dell'appello e i motivi su cui esso era fondato, le domande e le eccezioni proposte innanzi al giudice di prime cure e non accolte, o rimaste assorbite, trovando applicazione, rispetto al giudizio per cassazione instaurato ai sensi dell'art. 348 ter cod. proc. civ., le previsioni di cui agli artt. 329 e 346 del medesimo codice, nella misura in cui esse avevano inciso sull'oggetto della devoluzione al giudice di appello. Corte di Cassazione Sez. 6 - 3, Ordinanza n. 8942 del 17/04/2014 &nbsp...
Cosa giudicata civile - interpretazione del giudicato - Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 27113 del 04/12/2013
Accertamento della autenticità della sottoscrizione di una scrittura privata - Sentenza passata in giudicato - Effetti. L'accertamento giudiziale, con sentenza passata in giudicato, dell'autenticità della sottoscrizione di una scrittura privata assorbe e toglie rilevanza autonoma ad ogni elemento che abbia determinato o concorso a determinare il convincimento del giudice, sia esso rappresentato dalla posizione assunta dal convenuto, dall'esito di una consulenza grafologica ovvero da una prova critica. (Nell'enunciare il superiore principio di diritto, la S.C. ha rigettato l'impugnazione proposta dal ricorrente, il quale, a seguito della trascrizione della domanda di accertamento giudiziale di un contratto di vendita, riteneva non esserci piena coincidenza tra tale accertamento e il riconoscimento giudiziale della sottoscrizione del medesimo contratto, consacrato dalla sentenza passata in giudicato). Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 27113 del 04/12/2013 &nbsp...
Pronuncia dichiarativa - Art. 282 cod. proc. civ. - Applicazione - Esclusione - Conseguenze rispetto al contratto di locazione - Obbligo del conduttore di corrispondere il canone fino al passaggio in giudicato della sentenza - Necessità. L'azione di accertamento dell'avvenuta risoluzione del contratto per effetto d'una clausola risolutiva espressa, ex art. 1456 cod. civ., tende ad una pronuncia dichiarativa, perché implica l'accertamento dell'inadempienza, con la conseguenza che non ha l'idoneità, con riferimento all'art. 282 cod. proc. civ., all'efficacia anticipata rispetto al momento del passaggio in giudicato; pertanto fino al momento della definitività della sentenza di accertamento - che in quanto tale deve acquisire quel grado di stabilità che si identifica con il giudicato - il rapporto contrattuale permane e con esso, nel caso di contratto a prestazioni corrispettive, qual è quello di locazione, l'obbligo del conduttore di continuare a corrispondere il canone. Corte di Cassazione Sez. 3, Sentenza n. 25743 del 15/11/2013 &nbsp...
Credito da accertarsi in un separato giudizio, ancora - Compensazione - Ammissibilità - Conseguenze - Pendenza dei giudizi innanzi allo stesso ufficio giudiziario - Riunione di cause - Pendenza innanzi a giudici diversi - Pronuncia di condanna con riserva e sospensione del giudizio - Sussistenza. La circostanza che l'accertamento di un credito risulti "sub iudice" non è di ostacolo alla possibilità che il titolare lo opponga in compensazione al credito fatto valere in un diverso giudizio dal suo debitore. In tal caso, se i due giudizi pendano innanzi al medesimo ufficio giudiziario, il coordinamento tra di essi deve avvenire attraverso la loro riunione, all'esito della quale il giudice potrà procedere nei modi indicati dal secondo comma dell'art. 1243 cod. civ. Se, invece, pendono dinanzi ad uffici diversi (e non risulti possibile la rimessione della causa, ai sensi dell'art. 40 cod. proc. civ., in favore del giudice competente per la controversia avente ad oggetto il credito eccepito in compensazione), ovvero il giudizio relativo al credito in compensazione penda in grado di impugnazione, il coordinamento dovrà avvenire con la pronuncia, sul credito principale, di una condanna con riserva all'esito della decisione sul credito eccepito in compensazione e contestuale rimessione della causa nel ruolo per decidere in merito alla sussistenza delle condizioni per la compensazione, seguita da sospensione del giudizio - ai sensi, rispettivamente, degli artt. 295 e 337, secondo comma, cod. proc. civ. - fino alla definizione del giudizio di accertamento del controcredito. Corte di Cassazione Sez. 3, Sentenza n. 23573 del 17/10/2013 &nbsp...
Domanda di rendiconto - Accoglimento - Validità del contratto - Accertamento implicito - Conseguenze. Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 23235 del 14/10/2013 Il rilievo d'ufficio della nullità del contratto è precluso al giudice quando sulla validità del rapporto si sia formato il giudicato, anche implicito, come allorché il giudice di primo grado, accogliendo una domanda, abbia dimostrato di ritenere valido il contratto, e le parti, in sede di appello, non abbiano mosso alcuna censura inerente la sua validità. (Nel caso di specie, in applicazione di tale principio, si è ritenuto che il giudicato interno, formatosi sull'accoglimento della domanda contrattuale di rendiconto ex art. 2552 cod. civ., precludesse la questione sulla validità del contratto di associazione in partecipazione). Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 23235 del 14/10/2013 &nbsp...
Cosa giudicata civile - limiti del giudicato - oggettivi – Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 21472 del 19/09/2013
Giudicato per implicazione discendente - Giudicato sul preuso del marchio - Nullità del marchio - Preclusione derivante dal giudicato - Esclusione - Limiti. Il giudicato per implicazione discendente, regolato dall'art. 2909 cod. civ., in base al quale l'accertamento contenuto nella sentenza passata in giudicato fa stato "a ogni effetto" tra le parti, riguarda le questioni dipendenti da quella pregiudiziale oggetto del giudicato stesso, e non quelle concernenti effetti ulteriori o diversi che non contraddicano il medesimo accertamento già compiuto: ne consegue che il giudicato formatosi sul preuso di un marchio, successivamente registrato, non preclude l'esame della questione della validità del marchio, in quanto l'accertamento del preuso implica la verifica in punto di fatto circa tale circostanza nonché una valutazione sull'esistenza del carattere distintivo e del possesso dei requisiti di novità e originalità, ma non anche l'accertamento dell'inesistenza di ragioni di nullità rilevabili solo su eccezione di parte (e salvo che nel giudizio sul preuso ne venga accertata pure la liceità ove può controparte abbia sollevato l'eccezione di nullità). Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 21472 del 19/09/2013 &nbsp...
cosa giudicata civile - limiti del giudicato - oggettivi - in genere - giudicato per implicazione discendente - giudicato sul preuso del marchio - nullità del marchio - preclusione derivante dal giudicato - esclusione - limiti. corte di cassazione sez. 1,
beni - immateriali - marchio - novità e originalità, preuso - corte di cassazione sez. 1, sentenza n. 21472 del 19/09/2013 Il giudicato per implicazione discendente, regolato dall'art. 2909 cod. civ., in base al quale l'accertamento contenuto nella sentenza passata in giudicato fa stato "a ogni effetto" tra le parti, riguarda le questioni dipendenti da quella pregiudiziale oggetto del giudicato stesso, e non quelle concernenti effetti ulteriori o diversi che non contraddicano il medesimo accertamento già compiuto: ne consegue che il giudicato formatosi sul preuso di un marchio, successivamente registrato, non preclude l'esame della questione della validità del marchio, in quanto l'accertamento del preuso implica la verifica in punto di fatto circa tale circostanza nonché una valutazione sull'esistenza del carattere distintivo e del possesso dei requisiti di novità e originalità, ma non anche l'accertamento dell'inesistenza di ragioni di nullità rilevabili solo su eccezione di parte (e salvo che nel giudizio sul preuso ne venga accertata pure la liceità ove può controparte abbia sollevato l'eccezione di nullità). Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 21472 del 19/09/2013 &nbsp...
Efficacia di giudicato "esterno" - Condizioni - Partecipazione al procedimento di tutte le parti necessarie del giudizio in cui tale efficacia venga invocata - Necessità - Fattispecie in tema di mancata partecipazione del PM al procedimento per riscorso straordinario, proposto avverso atto presupposto dell'irrogazione di sanzione disciplinare a carico di un notaio. Affinché la decisione su un ricorso straordinario al Capo dello Stato possa essere invocata, con autorità di giudicato, in un diverso procedimento, è necessaria l'identità delle parti dei due giudizi. (Principio enunciato con riferimento alla mancata partecipazione al procedimento del P.M., sebbene sia parte necessaria - ai sensi del combinato disposto dell'art. 70, comma 1, numero 1, cod. proc. civ. e degli art. 153, comma 1, lettera a, e 158, comma 1, della legge 16 febbraio 1913 n. 89, nei testi sostituiti, rispettivamente, dal comma 7 dell'art. 12 del d.l. 24 gennaio 2012, n. 1, convertito in legge 24 marzo 2012, n. 27, e dal comma 30 dell'art. 34 del d.lgs. 1° settembre 2011, n. 150 - del giudizio per l'impugnazione di sanzione disciplinare comminata a carico di un notaio, nel quale, appunto, veniva invocata l'efficacia di giudicato della decisione sul ricorso straordinario, relativo ad atto presupposto dell'irrogazione della sanzione disciplinare). Corte di Cassazione Sez. 3, Sentenza n. 20054 del 02/09/2013 &nbsp...
Accertamento della "legitimatio ad causam" delle parti - Incidenza sulla "potestas iudicandi" del collegio arbitrale - Difetto di quest'ultima - Rilevabilità d'ufficio - Condizioni e limiti. In tema di lodo arbitrale, l'accertamento della "legitimatio ad causam" delle parti coinvolge la stessa "potestas judicandi" degli arbitri, il cui difetto, comportando un vizio insanabile del lodo a norma dell'art. 829 cod. proc. civ. (nel testo, applicabile "ratione temporis", anteriore alle modifiche introdotte dal d.lgs. 2 febbraio 2006, n. 40), è rilevabile di ufficio nel giudizio di impugnazione, anche in sede di legittimità, indipendentemente dalla sua precedente deduzione nell'ambito del procedimento arbitrale, qualora derivi dalla nullità del compromesso o della clausola compromissoria. Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 6208 del 13/03/2013 &nbsp...
Cosa giudicata civile - limiti del giudicato - in genere - Corte di Cassazione Sez. 2, Sentenza n. 18427 del 01/08/2013
Qualificazione giuridica del rapporto dedotto in giudizio - Formazione del giudicato - Condizioni - Efficacia condizionante della decisione di merito - Omessa impugnazione sul punto. Il giudicato si forma anche sulla qualificazione giuridica data dal giudice all'azione, quando detta qualificazione abbia condizionato l'impostazione e la definizione dell'indagine di merito e la parte interessata abbia omesso di proporre specifica impugnazione sul punto. Corte di Cassazione Sez. 2, Sentenza n. 18427 del 01/08/2013 &nbsp...
Cosa giudicata civile - limiti del giudicato - Corte di Cassazione Sez. 2, Sentenza n. 18427 del 01/08/2013
Impugnazioni civili - cassazione (ricorso per) - motivi del ricorso - Corte di Cassazione Sez. U, Sentenza n.7931 del 29/03/2013
Decisione di merito - Pluralità di ragioni singolarmente autonome a sorreggerla - Ricorso articolato su più censure - Rigetto delle doglianze relative ad una delle "rationes decidendi" - Conseguenze - Inammissibilità del ricorso - Fondamento - Fattispecie. Il ricorso per cassazione non introduce un terzo grado di giudizio tramite il quale far valere la mera ingiustizia della sentenza impugnata, caratterizzandosi, invece, come un rimedio impugnatorio, a critica vincolata ed a cognizione determinata dall'ambito della denuncia attraverso il vizio o i vizi dedotti. Ne consegue che, qualora la decisione impugnata si fondi su di una pluralità di ragioni, tra loro distinte ed autonome, ciascuna delle quali logicamente e giuridicamente sufficiente a sorreggerla, è inammissibile il ricorso che non formuli specifiche doglianze avverso una di tali "rationes decidendi", neppure sotto il profilo del vizio di motivazione. (Nella specie, la S.C. era stata investita con un ricorso rimasto carente di specifiche censure avverso la ritenuta fittizietà della sede di una società risultante da una fusione trasfrontaliera - costituente solo una delle tre, autonome ragioni poste a sostegno della impugnata decisione di Fallimento - di cui si era, invece, lasciata la valutazione al "prudente apprezzamento della Corte). Corte di Cassazione Sez. U, Sentenza n.7931 del 29/03/2013 &nbsp...
Accertamento della "legitimatio ad causam" delle parti - Incidenza sulla "potestas iudicandi" del collegio arbitrale - Difetto di quest'ultima - Rilevabilità d'ufficio - Condizioni e limiti. Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 6208 del 13/03/2013 In tema di lodo arbitrale, l'accertamento della "legitimatio ad causam" delle parti coinvolge la stessa "potestas judicandi" degli arbitri, il cui difetto, comportando un vizio insanabile del lodo a norma dell'art. 829 cod. proc. civ. (nel testo, applicabile "ratione temporis", anteriore alle modifiche introdotte dal d.lgs. 2 febbraio 2006, n. 40), è rilevabile di ufficio nel giudizio di impugnazione, anche in sede di legittimità, indipendentemente dalla sua precedente deduzione nell'ambito del procedimento arbitrale, qualora derivi dalla nullità del compromesso o della clausola compromissoria. Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 6208 del 13/03/2013 &nbsp...