Source: http://www.studiotavernini.it/news/rivalutazione-beni-di-impresa/
Timestamp: 2018-10-17 07:24:21+00:00
Document Index: 99011025

Matched Legal Cases: ['art. 73', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 15', 'art. 1', 'art. 15', 'art. 87', 'art. 1', 'art. 15', 'art. 1', 'art. 15', 'art. 1', 'art. 2359', 'art. 1', 'art. 5', 'art. 1', 'art. 2445', 'art. 116']

Rivalutazione beni di impresa | Studio Tavernini
Studio Tavernini > Le nostre news > Rivalutazione beni di impresa
Pubblicato il 9 maggio 2014 by Michele Tavernini
Sono stati riaperti i termini per poter effettuare la rivalutazione dei beni d’impresa, con riferimento ai beni mobili (registrati e non), agli immobili, ai valori immateriali e alle partecipazioni di collegamento e controllo in altre società. Restano esclusi i beni cui è destinata l’attività d’impresa (es. merci).
Il presupposto essenziale è l’esistenza del bene già nel bilancio 2012 e la sua attuale presenza tra le immobilizzazioni.
La rivalutazione è utile a coloro che intendono cessare o cedere l’azienda, ovvero vendere l’immobile, il cespite o le partecipazioni di riferimento senza dover pagare le imposte sui redditi, l’eventuale Irap, ecc. sulla plusvalenza.
La normativa fiscale impone tuttavia che i beni rivalutati non vengano ceduti prima del 2017 pena il mancato riconoscimento della rivalutazione. A ciò si aggiunge che per le immobilizzazioni ammortizzabili le maggiori quote di ammortamento saranno riconosciute a partire dal 2016.
L’operazione prevede il pagamento di un’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi, Irap e addizionali regionali pari al 16% sul maggior valore dei beni ammortizzabili e al 12% sul maggior valore dei beni non ammortizzabili (es. terreni).
Per le società che adottano un regime contabile ordinario sorge anche una riserva di rivalutazione in sospensione d’imposta moderata, ovvero una riserva che viene tassata in capo alla società in caso di distribuzione ai soci.
La stessa può essere affrancata versando un’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi, Irap e addizionali regionali pari al 10% del valore della riserva.
Nel caso di soggetti Ires la riserva affrancata diventa una vera e propria riserva di utili distribuibili, tassabile in capo ai singoli soci con le medesime modalità previste per i dividendi.
Il costo fiscale complessivo risulta quindi essere del 26% in luogo del 31,4% (IRES+IRAP), salvo imputazione del saldo attivo di rivalutazione a copertura delle perdite ovvero a capitale sociale. In tal caso la spesa si riduce al 16 ovvero 12%.
L’operazione deve essere eseguita sul bilancio 2013.
Soggetti interessati (indipendentemente dal regime contabile adottato).
Società di capitali, enti commerciali, società cooperative, società di mutua assicurazione di cui all’art. 73, comma 1, lettere a e b TUIR che non adottano i principi contabili internazionali (art. 1, comma 140 L. 147 del 27/12/2013)
Imprese individuali (art. 1, comma 146 L. 147 del 27/12/2013 e art. 15 L. 342 del 21/11/2000)
Società di persone (art. 1, comma 146 L. 147 del 27/12/2013 e art. 15 L. 342 del 21/11/2000)
Enti pubblici e privati di cui art. 87, comma 1, lettere c e d TUIR (art. 1, comma 146 L. 147 del 27/12/2013 e art. 15 L. 342 del 21/11/2000)
Persone fisiche non residenti che esercitano attività commerciali nel territorio dello Stato mediante stabili organizzazioni (art. 1, comma 146 L. 147 del 27/12/2013 e art. 15 L. 342 del 21/11/2000.
L’art. 1 comma 147 amplia la possibilità di veder riconosciuti i maggiori valori iscritti in bilancio a seguito dell’applicazione dei principi contabili internazionali IAS/IFRS, mediante il pagamento delle imposte sostitutive e con eventuale affrancamento della riserva in sospensione d’imposta.
Restano escluse le Società Semplici come da espressa previsione da Circ. 57/E/2001.
Beni d’impresa strumentali e non (beni materiali, beni immobili, beni immateriali)
Partecipazioni in imprese controllate e collegate ai sensi art. 2359 CC
Sono esclusi i beni alla cui produzione o al cui scambio è destinata l’attività (es. beni merce)
Risultanti dal bilancio di esercizio in corso al 31/12/2012 (art. 1, comma 140 L. 127 del 27/12/2013).
La rivalutazione deve essere eseguita nel bilancio o rendiconto del 31/12/2013, a condizione che i beni in oggetto siano ivi presenti.
Per i beni in leasing riscattati nel corso del 2013 la rivalutazione non è quindi possibile; la stessa invece è ammessa per quelli riscattati nel 2012 e presenti nel bilancio 2013.
L’imposta può essere versata in un’unica soluzione oppure in tre rate annuali di pari importo, scadenti alle medesime date fissate per il pagamento delle imposte, senza maggiorazione di interessi.
Presupposti di rivalutazione
La condizione essenziale è l’esistenza di plusvalori latenti; in altri termini il bene deve possedere un valore corrente superiore a quello iscritto in bilancio.
La rivalutazione riguarda tutti i beni appartenenti alla stessa categoria omogenea, purché ciascuno di essi presenti un valore contabile minore di quello corrente, e deve essere annotata nel relativo inventario e nota integrativa.
Criterio di rivalutazione
I valori netti rivalutati dei beni iscritti in bilancio e nell’inventario non possono superare, il loro valore realizzabile, definito quale il maggiore tra:
Il valore corrente di mercato
Il valore effettivamente attribuibile al bene con riguardo alla loro consistenza, alla loro capacità produttiva, all’effettiva possibilità di economica utilizzazione nell’impresa (valore d’uso).
Il valore rivalutato delle partecipazioni non può eccedere:
le quotazioni di borsa, se le società emittenti sono quotate;
la percentuale del patrimonio netto effettivo della società partecipata, se le azioni non sono quotate in mercati regolamentati o se trattasi di partecipazioni non azionarie.
Gli amministratori e il collegio sindacale devono indicare e motivare nelle loro relazioni i criteri seguiti nella rivalutazione, attestando altresì che i valori non siano maggiori dei limiti di cui sopra.
Per i soggetti che fruiscono di regimi di contabilità semplificata, l’operazione è consentita a condizione che venga redatto un apposito prospetto bollato e vidimato che dovrà essere presentato, a richiesta all’AF dal quale risultino i prezzi di costo e la rivalutazione compiuta.
Metodi di rivalutazione
Sono ammesse sia perizie redatte da esperti indipendenti quanto perizie interne, seppur redatte con criteri atti a verificarne l’affidabilità.
Rimane tuttavia opportuno affidarsi ad un soggetto terzo, trattasi di un tecnico abilitato, geometra o ingegnere.
La norma non impone rigidi obblighi formali né la dottrina ha espresso posizioni univoche sul punto, di conseguenza è possibile procedere a determinare i maggiori valori, senza peraltro incorrere in responsabilità da parte di amministratori e sindaci, scegliendo fra 3 diverse opzioni (art. 5 D.M. 162 del 13/04/2001) per i beni ammortizzabili:
Rivalutazione del costo storico del cespite unitamente alla contestuale rivalutazione del relativo fondo, mantenendo inalterata la durata del periodo di ammortamento;
Rivalutazione del solo costo storico. Ciò determina un allungamento del periodo di ammortamento, ove non venga variata la percentuale;
Riduzione del fondo di ammortamento. È la soluzione preferita dei principi contabili e consente di dedurre nuovamente le quote già stanziate negli anni pregressi.
La rivalutazione non può avere effetti esclusivamente civilistici.
Il riconoscimento fiscale dei maggiori valori avviene tramite il versamento di un’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi e dell’Irap, la cui aliquota è pari al 16% sui beni ammortizzabili e al 12% sugli altri.
L’effetto fiscale viene differito al 2016 (terzo esercizio successivo a quello con riferimento al quale la rivalutazione è stata eseguita) con riferimento agli ammortamenti,ed al 2017 (quarto esercizio successivo a quello nel cui bilancio la rivalutazione è stata eseguita) con riferimento alle plusvalenze o minusvalenze derivanti da cessioni a titolo oneroso, assegnazioni ai soci, destinazioni a finalità estranee a quelle d’impresa consumo personale o famigliare dell’imprenditore.
Dalla rivalutazione emerge un saldo attivo che deve essere imputato a capitale o accantonato in una riserva in sospensione di imposta del 2° tipo (tassabile solo in caso di distribuzione).
Dal momento che l’imposta sostitutiva è indeducibile (art. 1, comma 477 legge 311 del 30/12/2004), può essere inputata al saldo attivo.
La riserva può essere utilizzata a copertura delle perdite. Non può aver luogo la distribuzione di utili fintanto che la medesima non è reintegrata o ridotta in misura corrispondente con deliberazione dell’assemblea straordinaria (no applicazione art. 2445, comma 2 e 3, CC).
Se distribuita ai soci, viene tassata in capo alla società. Costituisce base imponibile ai soli fini delle imposte sui redditi il valore della riserva al lordo dell’imposta dovuta sulla rivalutazione (16% ovvero 12%).
La riserva può essere affrancata in tutto o in parte pagando un’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi e dell’Irap del 10% sul valore del saldo attivo al lordo dell’imposta dovuta per la rivalutazione (12% ovvero 16%).
Nel caso di soggetti IRES la riserva si trasforma in una riserva di utili a tutti gli effetti, e risulta “liberata” solo in capo alla società/ente.
Nel caso di soggetti IRPEF e SRL che hanno optato per la trasparenza fiscale (art. 116 TUIR) l’affrancamento ha effetto direttamente in capo ai soci.
Per i soggetti che applicano il regime contabile semplificato non sorge il saldo attivo di rivalutazione in quanto, in mancanza di un bilancio formale, non risulta esposto in contabilità. Pertanto il carico fiscale ammonta esclusivamente al 12% ovvero 16% (Ris. 202/E AdE 5/08/2009).
Questo articolo è stato pubblicato in Le nostre news da Michele Tavernini . Aggiungi il permalink ai segnalibri.