Source: http://www.giurcost.org/decisioni/2019/0016s-19.html
Timestamp: 2019-02-18 12:23:06+00:00
Document Index: 52555052

Matched Legal Cases: ['art. 67', 'art. 19', 'art. 67', 'art. 19', 'art. 117', 'art. 19', 'art. 19', 'art. 19', 'art. 19', 'sentenza ', 'sentenza ']

Consulta OnLine - Sentenza n. 16 del 2019
nel giudizio di legittimità costituzionale dell’art. 67, comma 1, della legge della Regione Veneto 29 dicembre 2017, n. 45 (Collegato alla legge di stabilità regionale 2018), che introduce l’art. 19-bis nella legge della Regione Veneto 9 dicembre 1993, n. 50 (Norme per la protezione della fauna selvatica e per il prelievo venatorio), promosso dal Presidente del Consiglio dei ministri, con ricorso notificato il 26 febbraio 2018, depositato in cancelleria il 2 marzo 2018, iscritto al n. 18 del registro ricorsi 2018 e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 14, prima serie speciale, dell’anno 2018.
uditi l’avvocato dello Stato Gabriella Palmieri per il Presidente del Consiglio dei ministri e gli avvocati Ezio Zanon e Andrea Manzi per la Regione Veneto.
1.– Con ricorso notificato il 26 febbraio 2018 e depositato il 2 marzo 2018 (reg. ric. n. 18 del 2018), il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato, ha impugnato l’art. 67, comma 1, della legge della Regione Veneto 29 dicembre 2017, n. 45 (Collegato alla legge di stabilità regionale 2018), che introduce nella legge della Regione Veneto 9 dicembre 1993, n. 50 (Norme per la protezione della fauna selvatica e per il prelievo venatorio) l’art. 19-bis, disciplinante il “Sistema regionale di prenotazione e disciplina per l’esercizio della mobilità venatoria dei cacciatori del Veneto”. Tale disciplina sarebbe, ad avviso del ricorrente, in contrasto con l’art. 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione.
La difesa regionale nega, d’altra parte, l’esistenza di alcun automatismo tra la richiesta dell’autorizzazione da parte del cacciatore e il rilascio della stessa. Fermo restando, infatti, che ai sensi del comma 3 dell’articolo impugnato l’accesso giornaliero a un ambito territoriale diverso da quello di iscrizione può essere consentito «a un numero di cacciatori comunque non superiore alla differenza tra i cacciatori iscritti all’Ambito territoriale di caccia ed i cacciatori ammissibili sulla base dell’indice di densità venatoria massima stabilito annualmente dalla Giunta regionale», l’autorizzazione all’esercizio dell’attività venatoria in mobilità resterebbe comunque «subordinat[a] a uno stringente controllo delle autorità preposte in ordine alla gestione delle risorse faunistiche nel perseguimento dell’interesse di tutela imposto dalla legislazione dello Stato, secondo quanto verrà previsto dalla Giunta» ai sensi del comma 4 dello stesso articolo impugnato.
La difesa della Regione conclude rilevando che la disciplina «impugnata non ha, in alcun modo, soppresso o condizionato la prerogativa concessa [a]gli organi di gestione di rilasciare il loro “previo consenso”, che rimane un intangibile requisito per far luogo all’autorizzazione».
Secondo il ricorrente, il nuovo art. 19-bis della legge reg. Veneto n. 50 del 1993 lederebbe la competenza esclusiva statale in materia di tutela dell’ambiente, sotto un duplice e concorrente profilo.
2.– La difesa regionale ha eccepito l’inammissibilità del ricorso, in ragione dell’asserito difetto di lesività attuale della disciplina impugnata. Quest’ultima, relativa all’autorizzazione all’accesso a un ambito territoriale di caccia diverso da quello di iscrizione, non potrebbe infatti essere considerata self-executing, in assenza del provvedimento della Giunta regionale previsto dal comma 4 dello stesso art. 19­-bis.
4.2.– Le disposizioni dell’art. 19-bis, analiticamente descritte al punto 1 del Ritenuto in fatto, disciplinano in sintesi un «sistema regionale di prenotazione per il rilascio dell’autorizzazione» alla caccia alla selvaggina migratoria al di fuori dell’ambito territoriale di iscrizione di ciascun cacciatore, per un massimo di trenta giornate nel corso della stagione venatoria. Il comma 3 dell’art. 19-bis dispone, in particolare, che «[i]l sistema informativo regionale autorizza l’accesso giornaliero» nell’ambito territoriale di caccia in questione «a un numero di cacciatori comunque non superiore alla differenza tra i cacciatori iscritti all’Ambito territoriale di caccia ed i cacciatori ammissibili sulla base dell’indice di densità venatoria massima stabilito annualmente dalla Giunta regionale».
In senso contrario milita, anzitutto, la littera legis. Il comma 3 stabilisce, infatti, che «il sistema informativo autorizza l’accesso giornaliero» a un determinato numero di cacciatori nei vari ambiti territoriali. Il verbo «autorizza», riferito direttamente al sistema informativo, non pare lasciare alcuno spazio alla prospettiva di un ulteriore provvedimento autorizzatorio da parte dei relativi organi di gestione.
La circostanza che il sistema informatico regolato dalla disciplina regionale impugnata non possa autorizzare automaticamente l’accesso in un determinato ambito territoriale di un numero di cacciatori superiore all’indice venatorio massimo, in assenza dell’apposita delibera dell’organo di gestione di cui si è detto, esclude – d’altra parte – ogni possibile effetto pregiudizievole della disciplina regionale medesima rispetto al livello di tutela dell’ambiente e dell’ecosistema assicurato dalla disciplina statale di riferimento. L’automatismo del blocco delle ammissioni di cacciatori provenienti da altri ambiti al raggiungimento dell’indice venatorio massimo impedisce così che si verifichi quanto altre volte evidenziato da questa Corte in riferimento a disposizioni di legge regionali che consentivano «l’indiscriminato esercizio della caccia alla selvaggina migratoria in tutti gli ambiti», in dispregio dell’esigenza di garantire «quella equilibrata distribuzione dei cacciatori, nell’esercizio dell’attività venatoria, che costituisce uno degli obiettivi fondamentali della normativa in materia» (sentenza n. 4 del 2000, cui adde sentenza n. 303 del 2013).
Cosi` deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, l’8 gennaio 2019.