Source: https://it.scribd.com/doc/144824572/Brevettabilita-dignita-e-autodeterminazione-lo-status-dell-embrione-di-fronte-alle-Corti
Timestamp: 2019-10-23 05:19:26+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 6', 'e contrario', 'art. 6', 'art. 5', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 6', 'sentenza ', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 8', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 8', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 4', 'art. 1']

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Brevettabilit, dignit e autodeterminazione: lo status dell'embrione di fronte alle Corti di Elena Falletti Pubblicato su Cultura e diritti per una
formazione giuridica, Anno 1, numero 4, ottobredicembre 2012, Pisa University Press, pp. 25-34
Sommario: 1. Introduzione. 2. Che cosa l'embrione. 3. Caso Brstle. 3.1 Le conclusioni dell'Avvocato Generale Bot. 3.2 La decisione della Corte di giustizia. 4. La giurisprudenza della Corte europea dei diritti umani 5. Il dibattito italiano. 6. Conclusioni.
1. Introduzione Il dibattito giurisprudenziale nazionale e internazionale sulle fasi iniziali della vita diventato ormai copioso e di sicuro interesse. Attraverso di esso si manifestano opposte visioni del mondo e molteplici interessi in gioco, anche se di diversa importanza: come la tutela della dignit umana, il diritto alla salute, la libert di ricerca scientifica, alla autodeterminazione genitoriale, senza dimenticare il diritto alla remunerazione degli sforzi tecnologici ed economici impiegati negli esperimenti scientifici. Il fil rouge che accomuna le diverse pronunce sul tema la discussione sul valore morale dell'intervento su materiale umano di origine embrionale, se la conseguente inammissibilit della ricerca e della brevettabilit a scopo di lucro per violazione della dignit umana di tali materiali possa essere traslata nell'ambito dell'applicazione delle leggi che regolano le tecniche di procreazione medicalmente assistita, ovvero l'interruzione volontaria di gravidanza, giustificando l'assoluta intangibilit dell'embrione. 2. Che cosa l'embrione La definizione dello statuto dell'embrione umano coinvolge il dibattito di natura etica, scientifica, filosofica e giuridica. Si tratta di delineare i primi stati di sviluppo del prodotto del concepimento fino ai due mesi, quando il medesimo diventer un feto 1.
1 Nelle scienze biologiche e mediche la vita prenatale distinta in almeno due fasi: la prima quella dell'embrione, che va dal momento della fertilizzazione dell'ovulo femminile all'ottava settimana, e quella del feto, che va dalla fine dell'ottava settimana alla nascita (M Mori, Manuale di bioetica, Firenze, 2010, 147. Va segnalato che nella comunit scientifica vi chi ha sostenuto l'esistenza di una fase pre-embrionale dello sviluppo del prodotto del concepimento (Report of the Committee of Inquiry into Human Fertilisation and Embriology , D. M. Warnock (Chair), London, 1984, 67. In senso critico, C. Ward Kischer, The Big Lie In Human Embryology. The Case of the Preembryo , in The Human Development Hoax: Time to Tell the Truth, C. Ward Kischer and D. N. Irving, (eds), Clinton Township (Mich.), 1997, 258 266. Tuttavia, l'nterpretazione favorevole alla distinzione della fase embrionale stata adottata in Spagna ai sensi dellart. 1, n. 2, della legge 14/2006 relativa alle tecniche di riproduzione assistita (ley 14/2006
Ci si pu chiedere cosa sia l'embrione, e poi se sia moralmente possibile utilizzare, e quindi distruggere, un embrione per fini benefici, di conoscenza ovvero di cura . La prima una domanda che richiede una risposta di tipo ontologico. Tale risposta non unanime e concerne diverse ricostruzioni etiche e filosofiche, nonch antropologiche2 dalle pregnanti conseguenze scientifiche e giuridiche, che hanno effetti differenti nella risposta della seconda domanda. Secondo una prima ricostruzione, di natura religiosa, sensibile alla visione cattolica, alla prima domanda sono possibili due risposte. La prima di esse riguarda il fatto se l'embrione umano possa definirsi un "progetto di persona3" ovvero abbia possibilit di diventare tale fin dal momento della formazione dello zigote, e quindi abbia diritto al medesimo grado di protezione piena riservato alle persone. Per i sostenitori di questa opinione l'embrione va pienamente tutelato sin dal suo concepimento senza distinzioni rispetto alle sue modalit di formazione (cio dopo la fecondazione dell'uovo da parte dello spermatozoo o dalla fecondazione in vitro o dal trapianto nucleare somatico) ovvero ai suoi momenti di sviluppo (es.: dal momento dell'annidamento dell'uovo fecondato ovvero dalla comparsa della stria primitiva) nonch dalla sua condizione (cio di embrione soprannumerario, formato per la ricerca e cos via). Secondo questa opinione ogni intervento che provochi la distruzione dell'embrione equivalente all'omicidio e quindi non vi spazio per alcuna manipolazione. Una seconda risposta afferma che l'embrione non persona fino dal momento della sua formazione, ma acquisisce tale status solo successivamente, in un tempo che pu essere diverso, a seconda dell'opinione formatasi in ambito biologico, ovvero: quando l'embrione si impianta nell'utero (il che avviene dopo il 5 - 6 giorno dopo la fecondazione) ovvero dopo la formazione della stria primitiva (cio dopo il 14 giorno successivo alla fecondazione), quando si chiude il tubo neurale e si forma l'abbozzo del cervello (28 giorno), o addirittura al momento della nascita. Secondo questa tesi l'embrione, in quanto forma di vita umana, merita comunque rispetto, ma non al medesimo livello di una persona gi nata, ne consegue quindi che gli interventi, anche sperimentali, sugli embrioni sono leciti, ma entro certi limiti e con finalit di grande importanza non raggiungibili altrimenti 4. La seconda ricostruzione, di ispirazione laica, sostiene che il problema dell'utilizzo scientifico sperimentale degli embrioni pu prescindere dalle domande sullo status ontologico dei medesimi in
sobre tcnicas de reproduccin humana asistada). Nell'ottica di valorizzazione dello sviluppo continuo delle cellule embrionali: G. Dei Tos, Dare Vita. Per una bioetica del nascere , Padova, 24. Per una ricostruzione sommaria del dibattito si veda: V. Pugliese, Il diritto a diventare genitori, Bari, 2011, 31 ss.). 2 D. Neri, La bioetica in laboratorio: cellule staminali, clonazione e salute umana, Bari - Roma, 2001, 192; P. Becchi, Questioni vitali, Eutanasia e clonazione nell'attuale dibattito bioetico, Napoli, 2001, 79 ss. 3 Congregazione per la dottrina della fede, Il rispetto della vita umana nascente e la dignit della procreazione Donum vitae, Roma, (22 febbraio 1987), I, 3: AAS 80 (1988); Giovanni Paolo II, Lettera Enciclica Evangelium Vitae , Roma, 1995. In dottrina, G. A. De Tois, op. cit., 27. 4 P. Borsellino, Bioetica tra morali e diritto, Milano, 2009, p. 222.
quanto non possibile rispondere a siffatti interrogativi 5. Per quanto concerne la classificazione delle cellule staminali, in biologia non si ancora giunti ad una loro definizione univoca6, nonostante che sia diffuso nell'opinione pubblica specializzata il collegamento tra questa locuzione e le cellule che si trovano in uno stadio precoce di sviluppo 7. Dopo la fecondazione, l'uovo comincia a segmentarsi, cio a dividersi senza aumentare di grandezza, per dare vita ai tessuti che compongono il corpo umano. La differente precocit dello sviluppo caratterizza le propriet delle cellule staminali: infatti esse dapprima sono totipotenti, qualora siano in grado di generare qualsiasi tessuto, poi con il procedere della segmentazione diventano pluripotenti (o cellule somatiche) qualora possano dare vita ai tessuti del corpo. 3. Il caso Brstle davanti alla Corte di giustizia dell'Unione Europea La decisione Brstle8 molto importante ed ha fatto scalpore nel mondo biogiuridico perch per la prima volta un organo giurisprudenziale sovranazionale ha assunto una posizione nettamente definitoria su cosa sia un embrione e cosa sia lecito, ovvero non lecito, farne. In ci i giudici di Lussemburgo si sono chiaramente differenziati da quelli di Strasburgo, che al contrario hanno fatto ampio uso del margine di apprezzamento per non intervenire direttamente nel dibattito etico e indirizzarlo nel rispetto delle diverse tradizioni caratterizzanti ciascuno dei 47 Paesi aderenti alla CEDU; tuttavia va osservato che la decisione della Corte di Giustizia non ha una portata generale, ma i suoi effetti sono limitati al diritto industriale. L'analisi della decisione chiarisce il perch. La vicenda sorge dal deposito da parte di Oliver Brstle di un brevetto relativo a cellule progenitrici neurali, isolate e depurate, aventi propriet neurologiche e ancora in grado di moltiplicarsi. Il brevetto avrebbe potuto porre rimedio al problema tecnico della riproduzione illimitata di siffatte cellule, trovando applicazione nei trapianti di cellule del sistema nervoso e migliorando la cura di numerose malattie neurologiche, specie del morbo di Parkinson 9. Contro questo brevetto ha presentato ricorso l'associazione Greenpeace eV, in quanto proibito dalla legge tedesca di implementazione della direttiva CE/44/98, che all'art. 6 prevede il divieto di brevettabilit delle invenzioni il cui sfruttamento commerciale contrario all'ordine pubblico o al buon costume, in particolare, al paragrafo 2) lett. c) il quale vieta le utilizzazioni di embrioni
5 D. Neri, op. cit., p. 193. 6 J. A. Thompson, J. Itskovitz-Eldor, S. S. Shapiro, M. A. Waknitz, J. J. Swiergiel, V. S. Marshall, J. M. Jones, Embryonic Stem Cell Lines Derived from Human Blastocysts , Science 6 November 1998, Vol. 282. no. 5391, pp. 1145 - 1147. 7 K. C. Cheney, Patentability of Stem Cell Research Under TRIPS: Can Morality-Based Exclusions Be Better Defined by Emerging Customary International Law?, 29 Loy. L.A. Int'l & Comp. L. Rev. 503, (2007), 505. 8 Corte di Giustizia dell'Unione Europea, 18 ottobre 2011. 9 Conclusioni dell'Avvocato Bot, 27.
umani a fini industriali o commerciali 10. Il Bundespatentgericht ha parzialmente accolto la domanda e ha dichiarato nullo il brevetto nella parte in cui verte su cellule progenitrici ricavate da cellule staminali di embrioni umani e sui loro metodi di produzione. Tale decisione stata impugnata dallo scienziato di fronte al Bundesgerichstshof, il quale ha rilevato che la questione deve essere trattata unitariamente dai Paesi membri, poich la direttiva 44/98 non lascia alcun margine discrezionale sul punto. In conseguenza, il BGH ha sottoposto alla Corte di giustizia alcune questioni pregiudiziali, ovvero: come debba essere intesa la definizione di embrioni umani ex art. 6. n. 2, lett. c) della direttiva 44/98; in quale stadio di sviluppo devono essere considerati tali; se nelle definizioni debbano essere considerati anche gli ovuli umani non fecondati; come debbano essere intese le definizioni utilizzazioni di embrioni umani a fini industriali o commerciali e utilizzazione finalizzata alla ricerca scientifica; se la brevettabilit debba essere esclusa qualora l'utilizzo degli embrioni costituisca la necessaria premessa del passaggio inventivo brevettato; se tale passaggio inventivo comportasse la previa e necessaria distruzione degli embrioni. 3.1 Le conclusioni dell'Avvocato Generale Bot La lettura delle conclusioni dell'Avvocato Generale Bot, obbligatorie ma non vincolanti ai fini decisori della Corte di Giustizia, aiutano a chiarire i limiti di applicabilit della Direttiva 98/44 rispetto alla pi ampia portata dei temi prettamente bioetici. Bot afferma senza ombra di dubbio che la questione non inerisce alla definizione scientifica, filosofica e religiosa dell'embrione, in quanto la materia del contendere concerne l'armonizzazione della normativa applicabile alle biotecnologie nel mercato interno poich una protezione efficace e armonizzata in tutti gli Stati membri essenziale al fine di mantenere e promuovere gli investimenti nel settore della biotecnologia 11. Infatti, la mancanza di una definizione uniforme della nozione di embrione provocherebbe il rischio che gli autori di alcune invenzioni biotecnologiche siano tentati di chiederne la brevettabilit negli ordinamenti pi permissivi in materia. L'avvocato Bot afferma chiaramente di non voler scegliere n imporre alcuna convinzione12 sulla definizione del concetto di vita, ma affronta il tema sotto un profilo estremamente pragmatico nella lettura delle disposizioni della direttiva. In particolare Bot evidenzia la precisione dei termini utilizzati dall'art. 5, n. 1, dove si fa riferimento al corpo umano, ai diversi stadi della sua costituzione e del suo sviluppo13. Perci la questione concerne quale stadio dell'evoluzione del corpo umano debba ricevere la qualificazione giuridica di embrione.
10 Specificando per che al Considerando n. 42 della medesima direttiva si legge che tale esclusione non riguarda comunque le invenzioni a finalit terapeutiche o diagnistiche che si applicano o che sono utili all'embrione umano. 11 Conclusioni Avv. Bot. 54. 12 Conclusioni Avv. Bot. 40, 81 83. 13 Conclusioni Avv. Bot 72.
Questa interpretazione cos asciutta necessaria perch seppure la scienza sia in grado di definire le varie fasi del processo biologico che porta dal concepimento alla nascita, ma non pu definire da quale momento comincia veramente la persona 14. Siccome questa valutazione non pu prescindere da un collegamento a convincimenti di natura filosofico religiosa, non possibile una soluzione condivisibile unanimemente, soprattutto se si fa iniziare lo sviluppo della persona, e non solo delle cellule che la compongono, da un elemento quale l'annidamento dell'ovulo. Sfugge, infatti, la ragione per la quale la qualificazione verrebbe negata con il pretesto di un avvenimento casuale possibile prima dell'annidamento e non lo sarebbe dopo il medesimo, mentre esiste la stessa probabilit anche se si concretizza meno di frequente. La probabilit sarebbe qui una fonte di Diritto?15. L'unica risposta utile a risolvere il problema posto negativa: per risolvere i problemi giuridici inerenti la brevettabilit di materiali umani occorre utilizzare solo elementi certi, legati alla conoscenza acquista. A questo passaggio logico e giuridico necessario collegare l'applicazione delle disposizioni della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea, specie l'art. 1 relativo alla protezione della dignit umana. Questa consiste in un concetto indeterminato, il cui significato non pu essere stabilito in via assoluta ex ante, ma solo dopo la sua contestualizzazione in un certo periodo storico, entro un territorio definito e riferito a precisi soggetti concreti 16; pertanto anche nei confronti del corpo umano durante la sua formazione a partire dal suo primo stadio di sviluppo 17. Ne consegue che la brevettabilit delle cellule che contribuiscono alla formazione dell'embrione deve essere vietata. Tuttavia, esiste un'eccezione a tale divieto, prevista dalla stessa direttiva qualora l'invenzione, e la ricerca scientifica che la produce, abbiano finalit terapeutiche ovvero diagnostiche che si applicano e sono utili all'embrione umano 18. 3.2. La sentenza della Corte di giustizia dell'Unione Europea Nella decisione, la Corte condivide l'approccio del'Avvocato Generale, soprattutto per quanto concerne la definizione di embrione umano. Si tratta di un tema delicato sottoposto ad ampio dibattito ed entro il quale non vi condivisione di opinioni, pertanto la Corte stessa non chiamata, con il presente rinvio pregiudiziale19, ad affrontare questioni di natura medica o etica, ma deve limitarsi ad interpretare giuridicamente le disposizioni della direttiva 98/44.
14 Conclusioni Avv. Bot. 80, supra 4. 15 Conclusioni Avv. Bot 87. 16 R. Bifulco, Dignit umana ed integrit genetica nella Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, in Rass. Parl., 2005, p. 91. 17 Conclusioni Avv. Bot., 96. 18 Conclusioni Avv. Bot., 111 114. 19 Corte di giustizia, 18 ottobre 2011, C- 34/10, 30.
Per quanto riguarda la definizione di embrione, la Corte sottolinea che da un lato l'art. 5.1 della direttiva vieta che il corpo umano sia brevettabile in qualsiasi delle fasi della sua costituzione e del suo sviluppo, mentre l'art. 6.2 indica quale ulteriore protezione la contrariet all'ordine pubblico e al buon costume di una serie di interventi su materiale umano (come la clonazione di esseri umani, i procedimenti di modificazione dell'identit genetica germinale e le utilizzazioni di embrioni umani a fini commerciali e commerciali). La Corte di Giustizia specifica che l'elenco contenuto nell'art. 6.2 non esauriente, e che tutti i procedimenti che arrechino pregiudizio alla dignit umana devono essere esclusi dalla brevettabilit20. Ne consegue che la definizione di embrione umano deve essere intesa in senso ampio, e quindi estesa anche agli ovuli non fecondati al fine di impedire la brevettabilit di possibili frutti della clonazione. Questa tecnica viene intesa come quel processo scaturito dall'impianto in un ovulo non fecondato del nucleo di una cellula umana matura e indotto a svilupparsi attraverso partenogenesi. Del pari, altres proibita la distruzione di embrioni umani, non esplicitamente menzionata nel testo dell'art. 6, n.2, ma logicamente collegata alla ricerca ovvero alla istanza di brevetto, onde evitare che la descrizione della domanda brevettuale possa eludere l'effetto utile del citato articolo, il quale si limita a proibire la generale utilizzazione. Sulla collegata questione inerente all'ammissibilit della ricerca scientifica che utilizzi embrioni umani, la corte afferma da un lato che accordare un brevetto ad un'invenzione implica lo sfruttamento industriale e commerciale della medesima, mentre dall'altro lato, seppure lo scopo della ricerca deve essere distinto dai fini industriali, l'utilizzazione di embrioni umani a fini della ricerca che sia oggetto della domanda di brevetto non pu essere scorporata dal brevetto stesso e dai diritti da questo discendenti, e pertanto ne segue il medesimo destino. Solo l'utilizzazione di finalit terapeutiche e diagnostiche applicate all'embrione e che siano a questo utili consentono all'invenzione di essere oggetto di brevetto. La lettura analitica delle conclusioni e della sentenza Brstle evidenzia che loggetto della decisione esclusivamente brevettuale, volto ad impedire lucro e strumentalizzazioni del corpo umano in ossequio all'inviolabilit della dignit umana stabilita dall'art. 1 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea, senza tuttavia intervenire, n volendolo fare, nel dibattito in corso sulla natura dell'embrione. Tale dibattito stato oggetto anche della giurisprudenza della Corte europea dei diritti umani, vediamo come. 4. La giurisprudenza della Corte europea dei diritti umani Sul punto, la Corte europea dei diritti umani si occupata del dibattuto tema della possibile qualificazione dell'embrione come persona, senza tuttavia giungere ad una soluzione condivisa. Tale
20 V. sentenza Paesi Bassi v. Parlamento e Consiglio.
orientamento presente gi nelle decisioni pi risalenti21, nelle quali la Corte non aveva preso posizione sulla qualificazione del diritto alla vita del feto nei confronti dell'intenzione della madre di abortire22. Infatti, nel caso Vo contro Francia23, seppure riconoscendo la dignit del nascituro, la Corte ha dato atto del disaccordo europeo generalizzato sullo status giuridico dell'embrione e sul fatto che non vi fossero al momento riscontri scientifici che consentissero di orientare la questione. In conseguenza di ci non vi sarebbe una convergenza sostanziale di opinioni, scientifiche e giuridiche, sui due punti centrali della questione: a) sull'esclusione dell'embrione quale soggetto del diritto alla vita; b) se il diritto alla vita dell'embrione collegato a quello della madre, quindi che il diritto alla sua salute sia subordinato alla cura della salute materna. Va sottolineato che nel caso concreto portato davanti ai giudici di Strasburgo, la Cour de Cassation stabil che al feto non pu riconoscersi la qualifica di persona e che quindi non ipotizzabile la fattispecie di omicidio. Nelle successive decisioni relative al caso Evans contro Regno Unito di Gran Bretagna 24 la Corte di Strasburgo non ha modificato la propria posizione, rinviando la soluzione della questione agli Stati aderenti e valorizzando al massimo il principio del margine di apprezzamento in ambito bioetico. Anche la decisione della Grande Camera della Corte europea dei diritti umani S. H. contro Austria del 3 novembre 201125, utile in questo caso a confermare il principio dell'ampio margine di apprezzamento da parte degli Stati membri in materia di definizione e regolamentazione dell'embrione anche se essa tratta specularmente del diritto a diventare genitori, comunque garantito ex art. 8 CEDU, per mezzo di un intervento sul processo di formazione dell'embrione attraverso la fecondazione eterologa. Statuisce la Corte: ( P)oich lutilizzo della fecondazione in vitro ha sollevato e continua a sollevare questioni delicate di ordine etico e morale che rientrano in un contesto di progressi rapidissimi in campo medico e scientifico, e poich le questioni sollevate dalla presente causa vertono su aree in cui non vi ancora una omogeneit tra gli Stati membri, la Corte ritiene che il margine di discrezionalit di cui deve disporre lo Stato convenuto sia ampio 26.
21 Tra le decisioni in materia si ricordano: Bruggemann e Scheuten v. Germany, 12 luglio 1977 sul diritto della madre di abortire, X v. United Kingdom, 13 maggio 1980, sull'assenza della previsione del diritto alla vita per il non nato ai sensi della CEDU, H. v. Norway, 29 maggio 1992, dove si evidenziavano le divergenze sul punto tra i vari ordinamenti dei Paesi aderenti alla CEDU (In dottrina, P. Veronesi, Il corpo e la Costituzione, Milano, 2007, 97. 22 V. Silvestri, Il quesito sul diritto alla vita, cit. 23 Corte europea dei diritti umani, 8 luglio 2004. Il caso concerneva un errore medico subito dalla madre che aveva provocato la morte del nascituro (Cour de Cassation, chambre criminelle, 30 juin 1999, n. 97-82.351). 24 Il caso riguardava una donna che, in previsione di un intervento chirurgico ablativo sul proprio apparato riproduttivo, si era sottoposta, insieme al suo compagno, ad un trattamento di fecondazione in vitro. Tuttavia in seguito la relazione era cessata e la signora chiedeva di utilizzare gli embrioni anche senza il consenso dell'ex partner, ma cos l'operazione non era pi possibile ai sensi dello Human Fertilisation and Embriology Act. 25 Invece, la Prima Sezione della Corte europea dei diritti umani, S. H. et al contro Austria, 1 aprile 2010, aveva affermato che seppure non esista un obbligo per gli Stati membri di adottare uan legislazione che consenta la fecondazione assistita, una volta che questa sia consentita, nonostante il largo margine di discrezionalit lasciato agli stati contraenti, la sua disciplina dovr essere coerente in modo da prevedere una adeguata considerazione dei differenti interessi legittimi coinvolti in accordo con gli obblighi derivanti dalla Convenzione. 26 B. Liberali, Il margine di apprezzamento riservato agli Stati e il c.d. Time Factor. Osservazioni a margine della
5. Il dibattito italiano Il dibattito nazionale ha avuto ad oggetto due aspetti speculari dello stesso tema inerente l'asserita assoluta intangibilit dell'embrione. Da un lato la richiesta delle coppie sterili di poter procreare attraverso la fecondazione eterologa,esplicitamente proibita in Italia dall'art. 4, comma 3 della legge 19 febbraio 2004, n. 40; dall'altro, un'ordinanza di costituzionalit dell'art. 4 della legge 22 maggio 1978 n. 194. Sotto il primo aspetto, i giudici di merito hanno sollevato questione di costituzionalit degli artt. 4, co 3, 9, co 1 e 3, e 12, co 1, della 40/2004. Tali questioni 27 traevano fondamento dall'interpretazione dell'art. 8 e 14 CEDU effettuata dalla I Sezione della Corte europea dei diritti umani emanata il 1 aprile 2010, S. H. e altri contro Austria. In questa sentenza lo Stato convenuto veniva condannato per una illegittima e irragionevole discriminazione operata dalla legge nazionale che proibisce la fertilizzazione in vitro di gameti donati, qualora questa sia l'unica possibilit per avere un figlio. Tuttavia, come anticipato, questo orientamento stato ribaltato dalla Grande Camera in nome del margine di apprezzamento su una questione controversa tra gli Stati membri, pertanto la Corte costituzionale ha restituito gli atti ai giudici rimettenti affinch ridefiniscano le sollevate questioni alla luce della sopravvenuta sentenza della Corte Europea dei Diritti dellUomo del 3 novembre 2011. Seppure i problemi presenti in questa specifica tematica ineriscano alla modalit scelta per realizzare il desiderio di genitorialit (nello specifico attraverso tecniche di procreazione medicalmente assistita attraverso intervento eterologo che coinvolgerebbero i diritti del minore nato a conoscere le proprie origini) tale situazione necessariamente prevede un intervento esterno durante la formazione dell'embrione. Sotto il secondo aspetto, la questione di costituzionalit concerne la richiesta al giudice tutelare di una ragazza diciassettenne, dunque ancora minorenne, per abortire senza il consenso dei genitori. Il giudice solleva questione di legittimit costituzionale dell'art. 4 della legge 22 maggio 1978 n. 194, in relazione agli articoli 2, 32, primo comma, 11 e 117 della Costituzione. Per giustificare la sollevata questione il giudice remittente fa esplicito riferimento alla decisione Brstle affermando che: vietare la distruzione dell'embrione umano equivale infatti ad affermare il disvalore assoluto in ogni caso, ai sensi dei principi fondanti il diritto dell'Unione europea, della perdita dell'embrione umano per consapevole intervento dell'uomo, se anche effettuato invocando esigenze di progresso scientifico; trattasi quindi di affermazione, nemmeno troppo implicita, della giuridica esistenza di un soggetto, l'embrione umano che, in ogni caso, deve trovare tutela in forma
decisione della Grande Camera resa contro l'Austria, in Rivista dell'Associazione italiana dei costituzionalisti , n. 1/2012. 27 Trib. Firenze, 6 settembre 2010; dal Trib. Catania, 21 ottobre 2010; Trib. Milano, 2 febbraio 2011.
assoluta28. Il riferimento del giudice tutelare alla decisione Brstle del tutto inappropriato sia perch la materia di competenza del diritto nazionale, sia perch il giudicante estende un principio elaborato in tema di brevettabilit alla questione del bilanciamento tra i diritti dell'embrione e della madre. Infatti l'embrione considerato dal giudice remittente come provvisto di autonoma soggettivit giuridica della cui tutela l'ordinamento deve farsi carico , elemento che va ben oltre quanto affermato, seppur simbolicamente, dall'art. 1 della legge 19 febbraio 2004, n. 40, relativa alle "Norme in materia di procreazione medicalmente assistita " dove "assicura i diritti di tutti i soggetti coinvolti, compreso il concepito"; mentre il giudicante non riserva il minimo ascolto al diritto di pari assolutezza e dignit costituzionale della madre, alla sua autodeterminazione e alla sua riservatezza, nonostante nel caso concreto si tratti di persona gi titolare di capacit giuridica, anche se non ancora provvista di capacit di agire. La Corte costituzionale ha dichiarato manifestamente inammissibile la sollevata questione facendo propria la teoria dei controlimiti29. Il Giudice delle leggi non ha preso neppure in considerazione le argomentazioni relative alla tutela assoluta dell'embrione, anzi ha ribadito che in tema di interruzione volontaria della gravidanza della minore il potere del giudice tutelare non si configura come una potest co-decisionale, essendo siffatta decisione rimessa soltanto alla responsabilit della donna. Il giudice tutelare deve limitarsi ad assicurarsi che le condizioni della minore che prende siffatta decisione siano di piena libert morale 30. 6. Conclusioni La giurisprudenza europea pare aver fissato con nettezza limiti alla brevettabilit, quindi dello sfruttamento economico, di prodotti della ricerca scientifica provenienti da materiale umano, ma ci non consente di dire che sia stata raggiunta una definizione comune di embrione e di inizio della vita. Anzi, il dibattito aperto sul punto, perci il margine di apprezzamento, riconosciuto a livello delle Corti sovranazionali, ne consente lo sviluppo. Tuttavia impedendo la brevettabilit dei prodotti della ricerca sugli embrioni, si disincentivano gli investimenti nella ricerca che persegue tali risultati e quindi lo stimolo stesso al perseguimento della discussione bioetica sul punto. Su tali aspetti critici si sono concentrate le voci dissenzienti, provenienti soprattutto da ambiti scientifici. Ad esempio, perch mai una industria farmaceutica dovrebbe investire nella ricerca se il prodotto finale
28 Trib. Spoleto, 3 gennaio 2012. 29 Secondo la quale la ritrazione del diritto interno nei confronti del diritto comunitario non opera in riferimento ai principi fondamentali del nostro ordinamento costituzionale e ai diritti inalienabili della persona umana (Corte cost. 19 luglio 2012, n. 196). In dottrina, R. Caponi, La tutela della identit nazionale degli stati membri dell'U.E. nella cooperazione tra le corti: addio ai 'controlimiti'?, in Il diritto dell'Unione Europea, 2011, 215 ss. 30 Corte cost. 19 luglio 2012, n. 196, cit.
non viene tutelato con un brevetto? Secondo questo orientamento, quindi, la Corte di Giustizia pone un freno alla ricerca europea31, ma non impedisce il rischio di importazioni di prodotti farmaceutici ricavati dallo stesso tipo di ricerche provenienti dagli Stati Uniti ovvero dall'Asia. Considerando quanto sia forte l'incentivo economico e la necessit di innovazione, specie in tempi di crisi, la questione non pu dirsi conclusa.
31 S. Blance, Brstle v Greenpeace (C-34/10): The End for Patents Relating to Human Embryonic Stem Cells in Europe?, Biotechnology Law Report. February 2012, 31(1): 33-38.
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