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Timestamp: 2018-10-24 01:53:21+00:00
Document Index: 139775687

Matched Legal Cases: ['art. 2392', 'art. 7', 'art. 2216', 'art. 217', 'art. 7', 'art. 2216', 'art. 7', 'art. 20', 'art. 2216', 'art. 1', 'art. 7', 'art. 2216', 'art. 7', 'art. 20', 'art. 7', 'art. 2216', 'art. 1', 'art. 7', 'art. 20', 'art. 1', 'art. 2216']

Art. 2216 codice civile: Contenuto del libro giornale
Libro giornale: [v. 2214].
In tema di azione di responsabilità promossa dal curatore fallimentare contro gli ex amministratori e sindaci della società fallita, compete a chi agisce dare la prova dell'esistenza del danno, del suo ammontare e del fatto che esso sia stato causato dal comportamento illecito di un determinato soggetto, potendosi configurare un'inversione dell'onere della prova solo quando l'assoluta mancanza ovvero l'irregolare tenuta delle scritture contabili rendano impossibile al curatore fornire la prova del predetto nesso di causalità; in questo caso, infatti, la citata condotta, integrando la violazione di specifici obblighi di legge in capo agli amministratori, è di per sé idonea a tradursi in un pregiudizio per il patrimonio. (Nell'affermare detto principio, la S.C. ha escluso la responsabilità degli organi societari perché, nella specie, i libri sociali non potevano dirsi totalmente assenti e la documentazione, benché incompleta e idonea a determinare l'inattendibilità dei bilanci e dei conti profitti e perdite, non era tale da precludere al curatore la possibilità di provare il nesso di causalità tra il comportamento omissivo degli amministratori ed il citato pregiudizio).
Cassazione civile sez. I 04 aprile 2011 n. 7606
Qualora la preposizione del rappresentante di società di capitali avvenga con delibera consiliare, la regolare tenuta del libro delle adunanze e la relativa certificazione notarile sopperiscono, ai fini dell'opponibilità ai terzi, alla mancata autenticazione della sottoscrizione della procura o delle sue limitazioni.
La totale mancanza di contabilità sociale, o la sua tenuta in modo sommario e non intellegibile, è di per sè giustificativa della condanna dell'amministrazione al risarcimento del danno, in sede di azione di responsabilità promossa dalla società a norma dell'art. 2392 c.c., vertendosi in tema di violazioni da parte dell'amministratore medesimo di specifici obblighi di legge, idonei a tradursi in un pregiudizio per il patrimonio sociale.
Cassazione civile sez. I 19 dicembre 1985 n. 6493
In tema di bancarotta semplice documentale, l'art. 7 bis d.l. 10 giugno 1994 n. 357, conv. in l. 8 agosto 1994 n. 489, ha sostituito il disposto dell'art. 2216 c.c. con un nuovo testo, secondo il quale "il libro giornale deve indicare giorno per giorno le operazioni relative all'esercizio dell'impresa", senza riprodurre la seconda proposizione originaria "deve essere annualmente vidimato". Ne deriva che la violazione dell'obbligo di vidimazione non concreta più la condotta di "irregolare tenuta" dei libri contabili, costitutiva del delitto ipotizzato dall'art. 217, comma 2 l. fall. (fattispecie di annullamento senza rinvio poiché il fatto non è previsto dalla legge come reato).
Cassazione penale sez. V 25 gennaio 1996 n. 247
In tema di tenuta delle scritture contabili, l'art. 7 bis 10 giugno 1994 n. 357, conv. con modificazioni con l. 8 agosto 1994 n. 489, ha eliminato l'obbligo di vidimazione imposto dall'art. 2216 c.c., stabilendosi, poi, con l'art. 7 ter, che, in deroga all'art. 20 l. 7 gennaio 1929 n. 4, la depenalizzazione debba ritenersi estesa anche alle violazioni antecedentemente commesse, ma che, qualora le stesse abbiano dato luogo ad accertamenti non divenuti definitivi, la disposizione si applichi a condizione che il contribuente effettui il versamento di un decimo del minimo dovuto, maggiori imposte comprese. Quando, però, si tratti di violazione meramente formale che non richiede alcuna indagine diretta ad accertare fatti di eventuale evasione fiscale, la declaratoria della causa di estinzione del reato non può essere subordinata al pagamento di somme di denaro che, secondo la formulazione letterale della norma, in tanto dovrebbero ritenersi dovute, in quanto "le violazioni abbiano dato luogo ad accertamenti", non già perché siano state accertate col progresso verbale.
Cassazione penale sez. III 11 dicembre 1995 n. 4348
L'omessa vidimazione iniziale del libro giornale e del libro degli inventari, anche dopo l'entrata in vigore della legge n. 489 del 1994, che ha modificato gli art. 2216, 2217 e 2218 c.c. è ancora penalmente rilevante. La disciplina introdotta dalla suddetta legge, infatti, nulla ha innovato in ordine alla vidimazione iniziale delle scritture contabili, essendosi invece limitata ad abolire l'obbligo di vidimazione annuale e la conseguente sanzione penale prevista per la relativa inosservanza.
Cassazione penale sez. III 26 aprile 1995 n. 6462
Dal combinato disposto degli art. 1 comma 6 ultimo periodo, della l. 7 agosto 1982 n. 516 da una parte e 2215, 2216, 2217 del c.c., dall'altra, risulta che l'omessa bollatura (per un semestre), prima dell'uso, del registro dei corrispettivi non è punibile.
Tribunale Pesaro 21 dicembre 1993
In tema di tenuta delle scritture contabili, l'art. 7 bis l. 10 giugno 1994 n. 357, conv. con modifiche dalla l. 8 agosto 1994 n. 489, ha eliminato l'obbligo di vidimazione imposto dall'art. 2216 c.c., stabilendosi, poi, con l'art. 7 ter, che, in deroga all'art. 20 l. 7 gennaio 1929 n. 4, la depenalizzazione debba ritenersi estesa anche alle violazioni antecedentemente commesse, ma che, qualora le stesse abbiano dato luogo ad accertamenti non divenuti definitivi, la disposizione si applichi a condizione che il contribuente effettui il versamento di un decimo del minimo dovuto, maggiori imposte comprese. Quando, però, si tratti di violazione meramente formale che non richiede alcuna indagine diretta ad accertare fatti di eventuale evasione fiscale, la declaratoria della causa di estinzione del reato non può essere subordinata al pagamento di somme di denaro che, secondo la formulazione letterale della norma, in tanto dovrebbero ritenersi dovute, in quanto "le violazioni abbiano dato luogo ad accertamenti", non già perché siano state accertate col processo verbale.
L'avere sottoposto a vidimazione il registro dei corrispettivi in data successiva a quella delle operazioni annotate sul registro stesso non è più preveduto dalla legge come reato. Infatti, il d.l. 10 giugno 1994, n. 357, convertito, con modificazioni, nella l. 8 agosto 1994, n. 489, all'art. 7-bis prevede la soppressione della vidimazione annuale di cui all'art. 2216 c.c. e quindi la soppressione dell'ultimo inciso contenuto nell'ultimo comma dell'art. 1 l. 7 agosto 1982, n. 516 ed all'art. 7-ter dispone che le nuove disposizioni hanno efficacia retroattiva in deroga all'art. 20 l. 7 gennaio 1929, n. 4.
Cassazione penale sez. III 09 novembre 1994
Nel caso di omessa annotazione sul libro giornale della presentazione in banca di assegni per l'incasso, è infondata la tesi secondo cui, ai fini dell'esclusione del reato di cui all'art. 1 comma 6 della l. 7 agosto 1982 n. 516, qualora i titoli in questione siano costituiti da assegni postdatati consegnati solo a garanzia dell'adempimento di un debito, essi non possono e non debbono essere annotati sul libro giornale. La dazione in garanzia costituisce pur sempre un'operazione economica relativa all'esercizio dell'impresa commerciale che, come tale, deve essere quindi annotata sul libro giornale ai sensi dell'art. 2216 c.c.
Cassazione penale sez. III 23 settembre 1993