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Timestamp: 2020-01-22 14:22:31+00:00
Document Index: 181502236

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Art. 734 codice penale - Distruzione o deturpamento di bellezze naturali - Brocardi.it
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Articolo 734 Codice penale
Dispositivo dell'art. 734 Codice penale
Chiunque, mediante costruzioni, demolizioni, o in qualsiasi altro modo, distrugge o altera (1) le bellezze naturali dei luoghi soggetti alla speciale protezione dell'Autorità (2), è punito con l'ammenda da milletrentadue euro a seimilacentonovantasette euro.
(1) Si tratta di un reato a condotta libera, che può realizzarsi anche per via omissiva, come nel caso del sindaco che non rispetta le aree comunali sottoposte a vincolo paesaggistico.
(2) La disposizione si riferisce ai beni indicati dall'art. 139, del d.lgs. 29 ottobre 1999, n. 490 (t.u. beni culturali e ambientali), ovvero gli immobili che hanno cospicui caratteri di bellezza naturale o di singolarità geologica; le ville, i giardini, i parchi che non siano contemplati dalla legge sulle cose di interesse storico, artistico e archeologico; i complessi di cose immobili che compongono un caratteristico aspetto avente valore estetico e tradizionale e le bellezze panoramiche considerate come quadri naturali nonché quei punti di vista o di belvedere, accessibili al pubblico, dai quali si goda lo spettacolo di quelle bellezze. Si tratta di beni il cui valore paesaggistico deve erò essere dichiarato, attraverso l'apposizione di un vincolo.
La disposizione in esame è diretta a tutelare l'interesse della collettività al godimento delle bellezze naturali.
Spiegazione dell'art. 734 Codice penale
Viene qui punita la distruzione, essenzialmente per fatto colposo, di bellezze naturali dei luoghi soggetti a speciale protezione dell'autorità.
Per la configurabilità del reato in esame non è necessario che l'alterazione del luogo protetto abbia carattere primario, ma la condotta di deturpamento può essere anche successiva ad altri fattori.
Trattasi di reato di danno e non di pericolo, richiedendosi per la punibilità che si verifichi in concreto la distruzione o l'alterazione delle bellezze protette.
Presupposto del reato, ove il bene non rientri tra quelli di cui all'articolo 142 d.Lgs. n. 42/2004, già tutelati per legge, è la previa adozione, da parte della Regione, del provvedimento di dichiarazione di notevole interesse pubblico.
Esso è un reato istantaneo, e si consuma quindi nel momento e nel compimento della costruzione e nella verificazione del danno, con effetti permanenti.
Massime relative all'art. 734 Codice penale
Cass. pen. n. 46992/2004
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 46992 del 3 dicembre 2004)
Cass. pen. n. 32125/2004
Il reato di cui all'art. 734 c.p. (distruzione e deturpamento delle bellezze naturali), si configura in presenza di un effettivo e grave danno ambientale, che risulta anche da una diversa destinazione (lottizzazione) impressa all'opera rispetto all'autorizzazione ottenuta (residence con attrezzature sportive e per il tempo libero), tenuto conto dei rilievi attinenti alla viabilità della zona, di certo insufficiente per servire un insediamento abitativo stabile quale quello risultante dalla lottizzazione, nonchè alla totale mancanza di opere di urbanizzazione al servizio dello stesso.
L'eventuale autorizzazione amministrativa, anche se regolare, non esclude la sussistenza del reato di cui all'art. 734 c.p. ma può assumere semmai rilevanza in materia di valutazione dell'elemento psicologico del reato, spettando al giudice penale di verificare, a fronte di una compromissione del paesaggio e dell'ambiente, la corrispondenza delle opere al provvedimento nonchè la liceità e legittimità (ma non l'opportunità) dei relativi atti amministrativi, in quanto l'eventuale illegittimità di tali atti potrebbe essa stessa costituire elemento essenziale della fattispecie criminosa. (In conformità a tali principi la Corte ha annullato con rinvio il provvedimento con il quale il Tribunale della Libertà aveva rigettato l'appello proposto dal P.M. avverso il decreto del Gip che aveva disposto il sequestro preventivo di opere edilizie soltanto per il reato di lottizzazione abusiva e non anche per i reati, pure contestati, di cui al'art. 734 c.p. ed artt. 1 quinquies Legge 431/85 e 163 D.L.vo 490/99 sul rilievo che la sussistenza del fumus fosse esclusa dalla presenza delle prescritte autorizzazioni amministrative, delle quali non era ravvisabile l'illegittimità).
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 32125 del 23 luglio 2004)
Cass. pen. n. 15299/2004
In tema di tutela del patrimonio paesistico ed ambientale, ai fini della applicabilità della ipotesi contravvenzionale di cui all'art. 734 c.p., l'accertamento della sussistenza della distruzione o alterazione delle bellezze naturali dei luoghi soggetti alla speciale protezione dell'autorità è demandata al giudice penale, atteso che trattasi di reato di danno per il quale l'accertamento dell'evento concretante la contravvenzione spetta al giudice, e ciò indipendentemente da ogni valutazione effettuata dalla pubblica amministrazione, il cui provvedimento può assumere rilevanza nella valutazione dell'elemento psicologico del reato.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 15299 del 30 marzo 2004)
Cass. pen. n. 14433/2004
In materia di tutela del patrimonio paesistico ed ambientale, gli interventi su beni tutelati previamente assentiti dal provvedimento autorizzatorio dell'autorità preposta alla tutela del vincolo non possono integrare il reato di cui all'art. 734 c.p., distruzione o deturpamento di bellezze naturali, fatto salvo il giudizio incidentale di legittimità attribuito al giudice ordinario sulla comparazione tra i beni e gli interessi in conflitto.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 14433 del 24 marzo 2004)
Cass. pen. n. 33550/2003
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 33550 del 7 agosto 2003)
Cass. pen. n. 40267/2002
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 40267 del 28 novembre 2002)
Cass. pen. n. 4423/1997
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 4423 del 13 maggio 1997)
Cass. pen. n. 2420/1997
In tema di cosiddetto condono edilizio, la contravvenzione di cui all'art. 734 c.p. è estinta per il pagamento dell'oblazione, seguito dal rilascio della concessione e dell'autorizzazione paesaggistica. La natura di reato di danno non è di ostacolo, poiché l'ampia formula utilizzata dal comma ottavo dell'art. 39 della legge n. 724 del 1994 — secondo cui occorre un'espressa autorizzazione in sanatoria, differente dal semplice parere di cui all'art. 32 della legge n. 47 del 1985 e successive modifiche ed integrazioni — rende possibile l'inclusione della violazione de qua, tra quelle estinguibili.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 2420 del 12 marzo 1997)
Cass. pen. n. 107/1997
In tema di coltivazione di cave la competenza esclusiva riconosciuta alla regione dallo statuto speciale della Regione Siciliana (art. 14 lett. f, e lett. h) non menoma le competenze del giudice penale in materia di tutela ambientale. Per tale ragione, pur prevedendo la legge della regione siciliana 9 dicembre 1980, n. 127 che l'autorizzazione rilasciata per l'attività estrattiva dal distretto minerario escluda la necessità della concessione sindacale di natura urbanistica (sostituita da un attestato sindacale di conformità urbanistica e da un'approvazione di massima da parte del comune), e pur prevedendo inoltre la legge regionale che l'autorizzazione da parte del distretto minerario possa essere rilasciata quando il parere dell'autorità preposta al vincolo paesistico, richiesta, non sia comunicata entro sessanta giorni, nondimeno è legittimo il sequestro di una cava attivata in mancanza del nulla osta della sovrintendenza ai beni culturali e ambientali in relazione alla violazione dell'art. 734 c.p. e 1 sexies legge 8 agosto 1985, n. 431. La norma infatti deve essere interpretata nell'unico modo compatibile con i principi costituzionali e cioè nel senso che, pur potendo l'autorità mineraria rilasciare l'autorizzazione, rimane impregiudicato il problema della conformità ai vincoli ambientali e la mancanza dell'autorizzazione della sovrintendenza integra l'ipotesi contravvenzionale prevista dall'art. 1 sexies legge 8 agosto 1985, n. 431, che è reato formale di pericolo presunto.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 107 del 3 marzo 1997)
Cass. pen. n. 1777/1996
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 1777 del 17 maggio 1996)
Cass. pen. n. 3125/1996
In presenza di un provvedimento dell'autorità amministrativa cui compete la gestione del vincolo posto a protezione del bene ambientale, le opere autorizzate non possono integrare il reato di cui all'art. 734 c.p., perché l'autorizzazione costituisce un modo di gestione del vincolo sul luogo protetto, secondo regole alle quali la norma penale effettua rinvio. Al giudice penale spetta il riscontro della effettiva esecuzione delle opere nei limiti in cui la P.A. ne ha autorizzato l'impatto sul territorio, nonché la valutazione della liceità e della legittimità (ma non dell'opportunità) dei relativi atti amministrativi, in quanto l'illegittimità di tali atti ben potrebbe presentarsi essa stessa come elemento essenziale della fattispecie criminosa.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 3125 del 27 marzo 1996)
Cass. pen. n. 9749/1994
La contravvenzione prevista dall'art. 734 c.p. — distruzione o deturpamento di bellezze naturali — può coesistere e concorrere con quella di cui all'art. 1 sexies, della L. 8 agosto 1985, n. 431 in tema di tutela delle zone di particolare interesse ambientale. Mentre infatti nel reato di cui all'art. 734 c.p. il precetto si può individuare nel divieto di cagionare distruzione o deturpamento di bellezze naturali, nel reato di cui all'art. 1 sexies il precetto è quello di non porre in essere attività in certe zone senza l'autorizzazione amministrativa, a prescindere dal risultato dell'attività stessa con riguardo alle bellezze naturali aggredite, le quali possono risultare anche non danneggiate dall'attività non autorizzata. L'oggettività fattuale è parimenti diversa: nel primo reato consiste nella distruzione e nel deturpamento di bellezze naturali, nel secondo reato nell'eseguire un'attività senza la previa autorizzazione amministrativa.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 9749 del 9 settembre 1994)
Cass. pen. n. 9229/1994
La distruzione o l'alterazione del paesaggio si verifica, nell'ipotesi di costruzione o demolizione, all'epoca della ultimazione delle due attività. In quel momento il danno è ormai intervenuto. La successiva protrazione del medesimo non configura una prosecuzione della condotta, ormai esaurita, ma soltanto un effetto duraturo nel tempo. Il reato ha carattere di permanenza, che termina con la «cessazione dei lavori».
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 9229 del 26 agosto 1994)
Cass. pen. n. 72/1994
(Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 72 del 10 gennaio 1994)
Cass. pen. n. 1695/1993
(Cassazione penale, Sez. III, ordinanza n. 1695 del 13 settembre 1993)
Cass. pen. n. 6200/1993
La contravvenzione di deturpamento o alterazione di bellezze naturali (nella specie sistemazione di un cartellone pubblicitario stradale) ha natura di reato permanente, poiché la condotta non si esaurisce con la sistemazione dell'ostacolo alle bellezze naturali, ma perdura fino alla sua rimozione.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 6200 del 21 giugno 1993)
Cass. pen. n. 248/1993
(Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 248 del 12 gennaio 1993)
Cass. pen. n. 10956/1992
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 10956 del 13 novembre 1992)
In tema di alterazione delle bellezze naturali, l'evento consiste nella diminuzione del pregresso godimento estetico della località. Ciò avviene anche quando vengono frapposti ostacoli, che ne impediscono la punibilità. (Nella specie è stata ritenuta la responsabilità del Sindaco del Comune di Napoli per il mancato ripristino della Villa Comunale, pur in presenza di delibera che disponeva il restauro. La Villa non soltanto era in stato di degrado, ma si era ridotta, secondo il giudice del merito, ad una autorimessa pubblica, per la massiccia e costante presenza di autovetture lasciate in sosta).
Cass. pen. n. 2332/1992
Le leggi 28 gennaio 1977, n. 10, e 28 febbraio 1985, n. 47, disciplinano espressamente qualsiasi trasformazione urbanistica e non solo edilizia. L'attività di apertura e coltivazione di cave rientra nella disciplina urbanistica, comportando una oggettiva e spesso rilevante trasformazione morfologica del territorio, sicché la mancanza del preventivo assenso del comune nella forma della concessione è sanzionata penalmente ex art. 20, lett. b, L. n. 47 del 1985 e, se l'area è sottoposta a vincoli ambientali, ex art. 20, lett. c, stessa legge, con l'eventuale concorso dell'art. 734 c.p.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 2332 del 3 marzo 1992)
Cass. pen. n. 6844/1991
Ai fini della sussistenza della contravvenzione di cui all'art. 1, sexies L. 8 agosto 1985, n. 431, in tema di tutela delle zone di particolare interesse ambientale, non può parlarsi o è comunque irrilevante, di inesistenza assoluta di danno ambientale solo perché l'imputato sia stato assolto dal reato di cui all'art. 734 c.p. (Distruzione o deturpamento di bellezze naturali), che è bensì reato di danno, ma la cui sussistenza non condiziona quella del reato ex art. 1 sexies legge citata, consistente, quest'ultimo, nella condotta di chi compie qualsiasi modificazione dell'assetto del territorio senza autorizzazione o — il che è equivalente giuridicamente — in essenziale difformità dalle precise prescrizioni imposte dall'atto autorizzativo.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 6844 del 20 giugno 1991)
Cass. pen. n. 3852/1991
In tema di distruzione o deturpamento di bellezze naturali, l'art. 734 c.p. adotta la tecnica del rinvio formale non ricettizio ad altra fonte, che fornisce le regole di qualificazione della distruzione o deturpamento di quella specie di beni culturali costituito dai beni ambientali. Per definire il concetto di bellezza naturale non può farsi esclusivo riferimento alla L. 29 giugno 1939, n. 1497 che tutela i beni paesistici quale fonte di godimento estetico, ma — alla luce dei principi costituzionali (art. 9 Cost.) — va considerato il bene ambientale unitariamente considerato. Ne deriva che la tutela fornita dall'art. 734 c.p. ha per oggetto le menomazioni permanenti o le distruzioni dell'ambiente, in tutte le sue componenti essenziali, ivi compresa la fauna e la flora. (Nella fattispecie la Corte ha ritenuta corretta l'applicazione dell'art. 734 c.p. relativamente a ripetuti episodi di inquinamento che avevano provocato estese morie di pesci negli allevamenti e nel fiume, oggetto di speciale protezione paesistica).
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 3852 del 6 aprile 1991)
Cass. pen. n. 2710/1991
In tema di configurabilità del reato di deturpamento di bellezze naturali, di cui all'art. 734 c.p., l'eventuale precedente violazione dei valori paesaggistici da parte di terzi non vale ad escludere la lesione dell'interesse pubblico tutelato dal vincolo paesaggistico.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 2710 del 1 marzo 1991)