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Timestamp: 2020-03-29 00:28:54+00:00
Document Index: 39685685

Matched Legal Cases: ['art. 4', 'art. 117', 'art. 117', 'art. 1284', 'art. 4', 'art. 117', 'art. 1341', 'art. 1284']

Gli interessi di banca riferiti alle condizioni praticate usualmente dalla aziende di credito sulla piazza: nullità della clausola | Studio Legale Tidona e Associati | Diritto Bancario e Finanziario
10 Gennaio 2000 In Diritto bancario
La disposizione di cui all’art. 4 comma 3 della c.d. legge sulla trasparenza delle operazioni e dei servizi bancari è stata riprodotta anche nel d.lgs. 1 settembre 1993 n. 385 c.d. Testo Unico Bancario, il quale all’art. 117, comma 6 stabilisce che sono nulle e si considerano non apposte le clausole contrattuali di rinvio agli usi per la determinazione di tassi di interesse e di ogni altro prezzo e condizioni praticati. Tuttavia, per il comma 7 lettera a) dell’art. 117 il tasso di interesse applicabile, nell’ipotesi in cui vi sia un rinvio agli usi, non è quello legale – come è previsto, invece, per la mancata determinazione, dall’art. 1284, comma 2 c.c. – ma quello massimo dei buoni ordinari del tesoro annuali o di altri titoli similari eventualmente indicati dal Ministro del tesoro ed emessi nei dodici mesi precedenti la conclusione del contratto.
Il contenuto prima dell’art. 4 comma 3 L. 154/92, poi dell’art. 117 comma 6 d.lgs. 385/93, ha posto definitivamente fine al problema relativo alla arbitrarietà nella determinazione del tasso di interesse applicabile nei contratti bancari, tutelando la posizione del cliente quale parte contrattuale più debole, che altrimenti si trovava costretto a fronteggiare condizioni generali di contratto non indicanti il tasso di interesse debitore applicato all’apertura del rapporto, ma che invece rimandavano genericamente agli usi di piazza. Una clausola di tale specie non richiedeva – né richiede – neppure una separata approvazione, quale clausola vessatoria, non ricorrendo infatti alcuna delle ipotesi di cui all’art. 1341 c.c.
E infatti l’obbligo della forma scritta ad substantiam imposto dall’art. 1284 c.c. per la determinazione degli interessi eccedenti la misura legale non richiedeva – né richiede – necessariamente l’indicazione in cifre del tasso pattuito, potendo lo stesso obbligo essere soddisfatto per relationem mediante il richiamo ad elementi estranei che consentissero indirettamente l’individuazione del tasso di interesse applicabile (si veda: Cass. Civ. 12/11/1987 sent. n. 8335; Cass. Civ. 6/12/1988, sent. n. 6654). Ne conseguiva pertanto la legittimazione delle clausole che facessero riferimento agli usi di piazza per la determinazione del tasso di interesse.
Tuttavia, il pagamento, ad opera del cliente, spontaneo e consapevole di interessi in misura ultralegale – quand’anche tale misura sia stata pattuita invalidamente secondo le modalità sopra esposte – potrebbe considerarsi adempimento di una obbligazione naturale e determinare quindi l’irripetibilità della somma così pagata.
Nullità della clausola di capitalizzazione degli interessi e prescrizione 3 Dicembre 2012