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Timestamp: 2019-07-19 08:34:26+00:00
Document Index: 150545938

Matched Legal Cases: ['art. 24', 'art. 33', 'art. 33', 'art. 19', 'art. 3', 'art. 33', 'sentenza ', 'art. 19', 'art. 24']

Scelta e trasferimento di sede per i familiari che assistono persone con disabilità - Dipendenti Pubblici
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2 Gennaio 2018 1 Gennaio 2018 di dipendentipubblici
Destinatari L’art. 24 – comma 1 – lettera b) della legge n. 183 del 4 novembre 2010 (c.d. collegato lavoro) ha introdotto importanti novità modificando l’art. 33 – comma 5 della legge 104/92 e prevedendo che i destinatari di questa agevolazione sono i soggetti definiti nella nuova formulazione dell’art. 33 – comma 3 legge 104/92. Si tratta in sostanza dei familiari che hanno i requisiti per usufruire dei permessi lavorativi.
Estensione a parenti o affini entro il 3° grado La possibilità di assistere si estende dal secondo al terzo grado di parentela solo nel caso in cui il coniuge o i genitori della persona da assistere grave abbiano compiuto i sessantacinque anni di età oppure siano anche essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti. Questa possibilità è estesa anche qualora uno solo dei due soggetti (genitori o coniuge) si trovi nelle condizioni sopra elencate. Le circolare inps n. 155/2010, INPDAP n.1/2011 e dipartimento funzione pubblica n.13/2010 evidenziano che la possibilità di passare dal secondo al terzo grado di assistenza si verifica anche nel caso in cui uno solo dei soggetti menzionati (coniuge, genitore) si trovi nelle descritte situazioni in quanto la legge prevede testualmente quanto segue "qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i sessantacinque anni di età oppure siano anche essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti".
Patologie invalidanti Le circolare inps n. 155/2010, INPDAP n.1/2011 e dipartimento funzione pubblica n.13/2010 per definire le patologie invalidanti si riferiscono al testo del Decreto Ministeriale 21 luglio 2000, n. 278 dove vengono così indicate:
L’art. 19 delle legge 53/2000 ha eliminato il requisito della convivenza con la persona da assistere. Con l’entrata in vigore della legge 183/2010 non sono più richiesti i requisiti di esclusività e continuità dell’assistenza.
Requisiti E’ necessario che il familiare da assistere:
sia in possesso della certificazione di portatore di handicap in condizioni di gravità (art. 3 – comma 3 della legge 104/92) rilasciata dalla apposita commissione operante presso l'Azienda U.S.L. di residenza dell'interessato;
Ricovero a tempo pieno Le circolare inps n. 155/2010, INPDAP n.1/2011 e dipartimento funzione pubblica n.13/2010 chiariscono che per ricovero a tempo pieno si intende il ricovero per le intere 24 ore e che il ricovero rilevante ai fini della norma è quello che avviene presso le strutture ospedaliere o comunque le strutture pubbliche o private che assicurano assistenza sanitaria. In linea con orientamenti applicativi già emersi anche per il lavoro nel settore privato, si precisa che fanno eccezione a tale presupposto le seguenti circostanze:
La ricorrenza delle situazioni eccezionali di cui sopra dovrà naturalmente risultare da idonea documentazione medica che l'amministrazione è tenuta a valutare. (adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({});
Referente unico Come già evidenziato, secondo la legge 183/2010 può usufruire del trasferimento il lavoratore che può godere dei permessi. Il diritto ai permessi non può essere riconosciuto a più di un lavoratore dipendente per la stessa persona con handicap in situazione di gravità.
In base alla legge viene individuato un unico referente per ciascun disabile, trattandosi del soggetto che assume "il ruolo e la connessa responsabilità di porsi quale punto di riferimento della gestione generale dell'intervento, assicurandone il coordinamento e curando la costante verifica della rispondenza ai bisogni dell'assistito” come viene definito nel parere del Consiglio di Stato, n. 5078 del 2008. Il regime del referente unico prevede una deroga in caso dei genitori di figli con grave disabilità L'assistenza nei confronti del figlio disabile gode di un regime più flessibile e le norme specifiche derogano al "regime del referente unico" che è stato illustrato nel paragrafo precedente. Infatti, secondo quanto previsto dal nuovo comma 3 dell'art. 33, l'assistenza può essere prestata alternativamente da entrambi i genitori, anche adottivi che possono fruirne alternativamente.
il diritto di scegliere, la sede di lavoro più vicina al domicilio della persona da assistere domicilio, può valere soltanto nell'ambito della medesima amministrazione o ente di appartenenza (Circolare Ministero per la Funzione Pubblica n. 90543/7/448 del 26 giugno 1992) – per esempio non è possibile invocare la legge 104 per essere trasferiti da una azienda U.S.L. ad un'altra o da un Comune ad un altro, in questi casi può essere utilizzato l’istituto della mobilità nella pubblica amministrazione;
La Circolare del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale n. 28 del 1993 precisa che la locuzione "ove possibile", in merito al diritto di scelta della sede di lavoro, è da intendersi nel senso che il datore di lavoro può frapporre un rifiuto solo per motivate esigenze di organizzazione aziendale; il diritto di non essere trasferito senza esplicito consenso ad altra sede costituisce, invece, un diritto incondizionato, nel senso che non è soggetto a verifica di compatibilità con le esigenze organizzative e produttive dell'impresa. La circolare del Dipartimento Funzione Pubblica n. 13 del 2010 emanata a seguito della legge 183/2010 recita testualmente: “E' opportuno segnalare che la norma, rispondendo all'esigenza di tutela del disabile, accorda al lavoratore un diritto, che può essere mitigato solo in presenza di circostanze oggettive impeditive, come ad esempio la mancanza di posto corrispondente nella dotazione organica di sede, mentre non può essere subordinato a valutazioni discrezionali o di opportunità dell'amministrazione”. L'INPDAP, nella circolare n. 34 del 2000 prevede che:
n. 23526 del 2 novembre 2006 in cui si afferma che nel caso in cui un lavoratore pubblico con una situazione familiare già esistente che dà diritto ai permessi “ex lege” n. 104/1992, accetti un posto di lavoro fuori dalla propria sede e, di conseguenza, venga lì trasferito, non può rivendicare, in via prioritaria, il trasferimento nella vecchia sede per assistere il familiare handicappato ribadendo quanto già chiarito con la precedente sentenza n. 3027 del 29 marzo 1999 secondo cui, in materia di assistenza alla persona handicappata, la norma di cui all’articolo 33 comma 5 della legge 104/92, sul diritto del genitore o familiare lavoratore – che assista con continuità un parente o un affine entro il terzo grado handicappato – di scegliere, ove possibile, la sede di lavoro più vicina al proprio domicilio, non è applicabile nel caso in cui la convivenza sia stata interrotta per effetto dell’assegnazione, al momento dell’assunzione, della sede lavorativa e il familiare tenda successivamente a ripristinarla attraverso il trasferimento in una sede vicina al domicilio dell’handicappato.
Procedura per la richiesta La domanda deve essere rivolta al datore di lavoro, allegando:
Legge 8 marzo 2000, n.53: “Disposizioni per il sostegno della maternità e della paternità, per il diritto alla cura e alla formazione e per il coordinamento dei tempi delle città” – art. 19
Circolare Dipartimento Funzione Pubblica 6 dicembre 2010, n.13: “Modifiche alla disciplina in materia di permessi per l'assistenza alle persone con disabilità – banca dati informatica presso il Dipartimento della funzione pubblica – legge 4 novembre 2010, n. 183, art. 24”.
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