Source: http://www.cesp-pd.it/spip/spip.php?article397
Timestamp: 2020-08-12 18:47:46+00:00
Document Index: 104887379

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 3', 'art. 9', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 44', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 34']

HANDICAP, DISCRIMINAZIONE E TUTELE + numero alunni per classe - Centro Studi per la Scuola Pubblica di Padova
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HANDICAP, DISCRIMINAZIONE E TUTELE + numero alunni per classe
di Rodolfo Romito, avvocato in Padova in dirittoscolastico.it
In tempi di tagli indiscriminati, dettati da piu’ o meno stringenti obiettivi di bilancio, la <http://www.gildavenezia.it/sostegno...> sentenza del Giudice di Padova mette un po’ d’ordine sui principi costituzionali costituenti il nucleo indefettibile di garanzie apprestate per l’individuo (handicappato, in particolare).
di Rodolfo Romito, avvocato in Padova d[a <DirittoScolastico.it-> http://www.dirittoscolastico.it/index.html]
si rimanda anche alla circolare 2012 sul numero alunni per classe e sostegno
Pertanto – così esposto il quadro normativo e costituzionale nel quale si iscrive la vicenda all’esame, - non potrà dubitarsi (a prescindere dai rilievi circa il carattere discriminatorio di cui si dirà in appresso) dall’ intrinseca illegittimità del comportamento (e degli atti) dell’Amministrazione scolastica con i quali, nonostante l’handicap del minore sia qualificato grave ai sensi dell’art. 3, comma 3, legge n. 104 del 1992, l’Amministrazione dichiara l’impossibilità di garantirgli assistenza di sostegno per un numero di ore pari almeno ad un’intera cattedra. Sotto questo profilo, infatti, l’esiguità dell’organico e le motivazioni di ordine economico, non possono mai pregiudicare il diritto fondamentale all’istruzione del disabile grave, essendo tenuta l’Istituzione Scolastica a provvedere a soddisfarle – in deroga al rapporto docenti-alunni ordinario – attraverso contratti a tempo determinato con insegnanti di sostegno; come prevedeva già la legge n. 449 del 1997 con norma che, in parte qua, non è suscettibile di modifica da parte del legislatore ordinario e che sancisce un ineludibile dovere da parte e dell’amministrazione scolastica [2].
Deve, altresì, essere precisato – a riprova della correttezza della ricostruzione normativa fin qui operata – come nel recente passato l’art. 9, comma 15, del d.l. 31 maggio 2010 n. 78, convertito in legge dalla legge 30 luglio 2010 n. 122, ha confermato che il limite dei docenti di sostegno (“pari a quello in attività di servizio d’insegnamento nell’ organico di fatto dell’ a.s. 2009/2010Åç) fa “salva l’autorizzazione di posti di sostegno in deroga al predetto contingente da attivarsi esclusivamente nelle situazioni di particolare gravità di cui all’art. 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104“.
Conseguentemente diventa fondamentale verificare – ai fini della sussistenza o meno della condotta discriminatoria c.d. “indiretta” - se, a fronte delle prospettate/dichiarate carenze di bilancio dell’amministrazione scolastica, l’amministrazione medesima abbia proporzionalmente ridotte le ore di insegnamento per i normodotati in misura identica alla riduzione operata per le persone con handicap. Solo in questo caso – una riduzione identica e proporzionale (che avrebbe determinato un po’ di meno ore per tutti e, forse, salvaguardato le riferite esigenze di bilancio) delle ore di cattedra tanto per i normodotati, quanto per gli ipodotati – avrebbe consentito di parlare di scelta non discriminatoria. Viceversa, così non è stato, posto che non consta che gli alunni normodotati abbiamo subito contrazione di orario di insegnamento o riduzione di ore di cattedra.
Nel caso di specie, pertanto, la riduzione delle ore di sostegno di cui gli alunni disabili (tutti, peraltro, affetti da disabilità “grave”) usufruivano nel precedente anno scolastico non potrà essere astrattamente giustificata dall’amministrazione pubblica con una corrispondente riduzione del diritto allo studio anche degli altri studenti normodotati (i quali hanno continuato a godere delle medesime ore di insegnamento), bensì unicamente su asserite ragioni di contabilità. Appare incontestabile dunque, che in conseguenza della riduzione delle ore di sostegno gli alunni disabili siano venuti a trovarsi in un’ obiettiva situazione di svantaggio rispetto a quella degli altri alunni, al punto che alcuni degli alunni ricorrenti – pur certificati di disabilità grave - sono di fatto “costretti” a frequentare meno ore di lezione degli altri, proprio per l’assenza dell’insegnante di sostegno che la scuola non è in condizione di fornire.
LA GIURISDIZIONE DEL GIUDICE ORDINARIO in materia di comportamenti discriminatori della P.A. - la non applicabilità del c.d. Foro Erariale –
Con riferimento all’ipotesi di specie, l’amministrazione sostiene – infatti - che l’erogazione della prestazione scolastica sarebbe pur sempre un “servizio pubblico”; come tale esso sarebbe soggetto ai principi ed alle regole proprie dell’azione amministrativa a fronte del quale la posizione del privato sarebbe unicamente quella di interesse legittimo azionabile solo avanti alla G.A. Cosicchè per il solo fatto che la rimozione della dedotta condotta discriminatoria a danno degli alunni disabili abbia ad impingere con l’esercizio di pubblici poteri nell’organizzazione del servizio scolastico, farebbe scattare comunque la giurisdizione del Giudice Amministrativo.
Sotto un secondo profilo, è lo stesso Giudice regolatore della Giurisdizione a dare sostegno in termini per c.d. di “teoria generale”. Invero con sentenza 7186 del 30-3-2011 le Sezioni Unite della Cassazione Civile hanno affermato (sia pure n tema di azione ai sensi dell’art. 44 del T.U. sull’immigrazione, alla quale tuttavia si richiama espressamente l’art. 3 della L. 67/2006) che il legislatore, al fine di garantire parità di trattamento e vietare ingiustificate discriminazioni per “ragioni di razza ed origine etnica” ( e per quanto ci riguarda per “ragioni di abilità”), ha configurato una posizione di diritto soggettivo assoluto a presidio di un’area di libertà e potenzialità del soggetto, possibile vittima delle discriminazioni, rispetto a qualsiasi tipo di violazione posta in essere sia da privati che dalla P.A., senza che assuma rilievo, a tal fine, che la condotta lesiva sia stata attuata nell’ambito di procedimenti per il riconoscimento, da parte della P.A., di utilità rispetto a cui il privato fruisca di posizioni di interesse legittimo. In questi casi, infatti, – continua la Suprema Corte - resta assicurata una tutela secondo il modulo del diritto soggettivo e con attribuzione al giudice del potere, in relazione alla variabilità del tipo di condotta lesiva e della preesistenza in capo al soggetto di posizioni di diritto soggettivo o di interesse legittimo a determinate prestazioni, non già di annullare l’atto amministrativo od organizzativo o, comunque, intervenire nelle scelte organizzatorio-disciplinari della P.A, ma di “ordinare la cessazione del comportamento, della condotta o dell’atto discriminatorio pregiudizievole, adottando, anche nei confronti della pubblica amministrazione, ogni altro provvedimento idoneo a rimuoverne gli effetti”.
Il fatto che poi l’amministrazione dovrà adottare – per l’effetto dell’ordine giudiziale di rimozione e/o adeguamento della condotta - talune misure organizzative per rimuovere la rilevata discriminazione, è fatto che è successivo ed esterno al giudizio di accertamento della condotta discriminatoria (che fonderà la giurisdizione della G.A. ovvero del A.G.O. a seconda che si contesti la legittimità dei provvedimenti medesimi o l’omesso od il solo elusivo adeguamento all’ordinanza del G.O.).
[2] In ordine alla previsione degli insegnanti di sostegno ed alla posizione da riconoscere in proposito al soggetto disabile, v., tra le altre, T.A.R. Lazio Roma Sez. III bis, 17/11/2010, n. 33536 Giur. It., 2011, 4, 960 nota di COMINO secondo il quale è illegittimo il provvedimento che neghi a un minore disabile l’assistenza di sostegno per un numero di ore almeno pari a un’intera cattedra; principio poi affermato in tutta in una serie di pronunce successive del medesimo Tribunale Amministrativo vd. Da ultime T.A.R. Lazio Roma Sez. III bis, Sent., 06-07-2011, n. 5959; Cons. di Stato, Sez. VI, 21 aprile 2010, n. 2231, in Giur. Cost., 2010, 1827, con nota di Madeo, Insegnante di sostegno: possibile presenza per tutte le ore di frequenza scolastica dello studente disabile grave; ex multis T.A.R. Sardegna, Cagliari, 30 ottobre 2010, n. 2457, in www.giustizia-amministrativa.it; Id. Calabria, Catanzaro, 7 ottobre 2010, n. 2577, ivi; Id. Campania, Napoli, 20 aprile 2010, n. 2054, ivi; Id. Puglia, Bari, 25 giugno 2009, n. 1616, ivi; Id. Campania, Napoli, 28 gennaio 2009, n. 467, ivi; in senso contrario, ma la decisione non appare corretta anche in virtù del successivo intervento della Corte cost. con la sentenza 26 febbraio 2010, n. 80, in Foro Amm. CdS, 2010, 4, 797, soloT.A.R. Friuli Venezia Giulia, Trieste, 27 febbraio 2009, n. 90, in www.giustizia-amministrativa.it, poi riformata dal Cons. di Stato, 21 aprile 2010, n. 2231, cit; ed ancora Cons. Stato, VI sez., 20.5.2009, n. 3104, in Rep. Foro it., 2009, voce “Istruzione pubblica”, n. 295, secondo cui con riferimento al diritto del minore disabile alla continuità didattica, è necessario che le attività integrative di valenza socio educativa vengano prestate con modalità idonee a realizzare lo sviluppo della personalità dell’alunno; Trib. Reggio Calabria, 9.4.2007, in Fam. e min., 2007, 73, per cui la situazione giuridica soggettiva del disabile che necessita del supporto di personale di sostegno scolastico assume i connotati del diritto soggettivo (inviolabile e tutelato dalla Costituzione) e non dell’interesse legittimo pretensivo che pertanto non può essere condizionato dall’esercizio dei poteri di organizzazione della scuola pubblica attribuiti alla p.a.; Cons. Stato, VI sez., 21.3.2005, n. 1134, in Rep. Foro it., 2005, voce “Istruzione pubblica”, n. 123, secondo cui l’amministrazione scolastica ha il potere-dovere di individuare le corrette modalità di realizzazione del diritto al sostegno spettante all’alunno disabile, assicurando per quanto possibile un servizio che sia adeguato in relazione alle patologie sofferte e documentate con l’attribuzione di un numero di ore di insegnamento, da parte di appositi insegnanti specializzati, idonee a realizzare il particolare diritto della persona in stato di disabilità riconosciuto dalla legge; Trib. Venezia, 9.3.2004, in Giur. merito, 2004, 1829, secondo cui il diritto del minore disabile ad avere un insegnante di sostegno non è limitato alla scuola dell’obbligo, ma si estende a tutti i presidî scolastici (nella specie, la scuola d’infanzia); Trib. Bari, 15.10.1996, in Giur. it., 1997, I, 2, 589, secondo cui la l. 5.2.1992, n. 104 configura, ex artt. 12 e 13, un diritto soggettivo perfetto del portatore di handicap al suo inserimento non solo nella scuola dell’obbligo, ma anche nelle istituzioni scolastiche secondarie ed universitarie, prevedendo gli strumenti idonei al raggiungimento di tale finalità (ivi compresa l’assegnazione di insegnanti di sostegno) ed escludendo in capo alla pubblica amministrazione ogni discrezionalità, non potendosi ravvisare quest’ultima nell’esercizio dei poteri di autoorganizzazione sicuramente inidonei a comprimere un diritto affermato sia dall’art. 34 Cost., sia in via di legislazione primaria (l. 5.2.1992, n. 104, Legge-quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate).
<>Tribunale di Padova – Ordinanza del 09-05-12