Source: https://www.yumpu.com/it/document/view/56904707/lavoro-e-diritto-6-5/21
Timestamp: 2018-12-17 03:28:01+00:00
Document Index: 161152186

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 39', 'art. 40', 'art. 46', 'art. 3', 'art. 32', 'art. 32', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 2', '§ 1', 'art. 4']

principio personalista (
principio personalista (“La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo”) e quello solidarista (“La Repubblica ... richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale), alla luce degli articoli 1 Cost. e 3 Cost., consente di constatare come il legame che esiste tra la primazia dei diritti inviolabili della persona (sia come singolo sia nelle formazioni sociali, art. 2 Cost.) e l'assetto politico-democratico da un lato (art. 1 Cost.) e l'obbligo della Repubblica di dare effettività al principio di uguaglianza dall'altro (art. 3, co. 2, Cost.) 27 , facciano emergere come i diritti della persona (tra cui anche il diritto alla salute e il diritto di associazione) si possano realizzare solo mediante azioni politiche atte a trasformare i principi astratti in interventi concreti 28 . Ciò trova conferma nel testo dell'art. 4 Cost., con cui il Costituente considera il “lavoro” un diritto, non solo obbligando la Repubblica a riconoscerlo a tutti i cittadini, ma, soprattutto, imponendo alla stessa il dovere di promuovere le condizioni necessarie per renderlo effettivo (comma 1); a fronte di tale diritto, però, il Costituente obbliga ogni cittadino a svolgere, nel rispetto delle proprie scelte e possibilità, un'attività o una funzione che gli permetta di concorrere al progresso materiale e spirituale della società (comma 2). La formulazione della norma enuncia un diritto al lavoro che attiene tanto alla sfera individuale del singolo cittadino, quanto a quella sociale, stante il dovere di partecipazione al potere pubblico. Ragion per cui, l'Assemblea Costituente riconosce a tutti i cittadini di prendere parte alle organizzazioni sindacali, legittimate a partecipare alla produzione normativa del Paese (art. 39 Cost.); di esercitare liberamente il diritto di sciopero (art. 40 Cost.) e di collaborare alla gestione delle aziende, purché tale collaborazione sia utile alla crescita economico-sociale del lavoro e sia, altresì, espletata in armonia con le esigenze della produzione (art. 46 Cost.). Una serie di libertà, quindi, sottese all'esercizio del diritto al lavoro, che, però, possono essere espletate solo se viene garantito e tutelato un altro bene: la salute. Muovendo dal presupposto, infatti, che “la salute è il primo requisito essenziale per la libertà dell'individuo” 29 , l'Assemblea costituente riconosce “la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività” e ne 27 28 29 L'obbligo della Repubblica di realizzare una giustizia sostanziale (art. 3, co. 2, Cost.) implica il riconoscimento di quei diritti che mirano a realizzare sia un'uguaglianza maggiore tra la posizione dei lavoratori e quella del datore di lavoro (cosiddetta “uguaglianza, o giustizia, commutativa”) sia un'uguaglianza maggiore tra i lavoratori stessi (cosiddetta “uguaglianza, o giustizia, distributiva”), in tal senso A. Giorgis, Art. 3, co. 2° in Commentario alla Costituzione, (a cura di) R. Bifulco, A. Celotto, M. Olivetti ... cit., 95. E. Rossi, Art. 2, in Commentario alla Costituzione, (a cura di) R. Bifulco, A. Celotto, M. Olivetti ... cit., 43 e 44. Così testualmente, on. Merighi durante la seduta del 24 aprile 1947 tenutasi in occasione dei lavori preparatori dell'art. 32, reperibili in http// legislature.camera.it 19 19
affida alla Repubblica l'obbligo di tutela (art. 32 Cost.). Dunque, la proclamazione del diritto al lavoro contenuta nell'art. 4 Cost. sancisce un vero e proprio principio sociale, che, se da un lato implica la modifica ad opera del Legislatore ordinario di certi istituti e di alcuni aspetti del rapporto di lavoro, dall'altro legittima l'esercizio del potere sociale 30 . Ciò consente di distinguere il dovere di concorrere al progresso materiale e spirituale della società enunciato dall'art. 4 Cost. da quello enunciato dall'art. 2 della Carta del Lavoro Fascista del 1927; infatti, mentre il dovere sociale del Regime era teso al potenziamento della Nazione, quale Autorità, il dovere di concorrere al progresso materiale e spirituale asserito dalla Costituzione Repubblicana è ispirato a ragioni di solidarietà sociale, che consentono anche alla collettività di trarre beneficio dalle aspirazioni e dalle capacità di ogni individuo. § 1.2.3. Le esigenze di effettività Tuttavia, il lavoro, sebbene connotato da margini di doverosità sociale, resta comunque un diritto che la Repubblica ha il dovere di rendere effettivo. Perciò, come osservato dalla più prestigiosa dottrina, “la mancata soddisfazione dell'aspettativa da parte del disoccupato sia che derivi da omissione delle predisposizioni legislative necessarie, sia che derivi dall'insufficienza di queste, o anche da eventi imprevisti, genera l'obbligo di indennizzare il disoccupato, in modo da reintegrarlo nella situazione che avrebbe dovuto ottenere con il conferimento del posto di lavoro, in base ad una responsabilità che deriva per lo Stato dall'art. 4” 31 . Si tratta di un'interpretazione di straordinaria capacità intuitiva, poiché, quasi quarant'anni dopo, la giurisprudenza comunitaria, con l'ormai storica sentenza, adottata nel noto caso Andrea Francovich contro Repubblica Italiana 32 , 30 A. Cariola, Art. 4, in Commentario alla Costituzione, (a cura di) R. Bifulco, A. Celotto, M. Olivetti ... cit., 115. 31 Così, testualmente, C. Mortati, Il diritto al lavoro secondo la Costituzione della Repubblica (natura giuridica, efficacia, garanzie), in Atti della Commissione parlamentare d'inchiesta sulla disoccupazione, Roma, 1953, Volume IV, Tomo I, 75 ss, ora in Raccolta di scritti, Volume III, Milano, 1972, 141. 32 Corte di Giustizia, 19 novembre 1991, cause riunite 6/90 e 9/90, Francovich (reperibile in http//eur-lex.europa.eu), con cui la Corte ha asserito che “il principio della responsabilità dello Stato per danni causati ai singoli da violazioni del diritto comunitario ad esso imputabili è inerente al sistema del Trattato”; sicché, l'omessa o tardiva trasposizione di una direttiva rende lo Stato (Legislatore) inadempiente, responsabile per i danni derivanti ai cittadini dal mancato recepimento; perciò, l'obbligo al risarcimento del danno a carico dello Stato sorge se la direttiva (non auto-esecutiva) prevede diritti, il cui contenuto è individuabile direttamente dal testo della stessa e purché sussista un nesso di causalità tra la violazione (grave e manifesta) dell'obbligo a carico dello Stato e il danno patito dai cittadini. Nel caso di specie il Legislatore italiano ha tardivamente applicato con d. lgs. n. 80/1992 la direttiva n. 80/987 sulla tutela dei crediti da 20 20
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