Source: https://pillolericostituenti.org/2016/11/14/libera-chiesa-in-libero-stato-pillole-su-principio-di-laicita-e-fenomeno-religioso-in-italia/
Timestamp: 2020-04-06 09:35:39+00:00
Document Index: 81139095

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 19', 'art. 19', 'art. 20', 'art. 7', 'art. 8', 'sentenza ']

Libera Chiesa in libero Stato? Pillole su principio di laicità e fenomeno religioso in Italia – pillole ricostituenti
14 novembre 2016 14 novembre 2016 pillolericostituenti
Libera Chiesa in libero Stato? Pillole su principio di laicità e fenomeno religioso in Italia
L’Italia è uno Stato laico?
La Costituzione italiana non sancisce espressamente il principio di laicità (come avviene ad esempio in Francia o in Turchia).
Questo però non significa che l’Italia non sia uno Stato laico: al contrario, a partire dal 1989, con la sentenza n. 203, la Corte costituzionale ha riconosciuto il principio di laicità tra i principi supremi dell’ordinamento costituzionale, cioè uno di quei principi caratterizzanti l’identità stessa dell’ordinamento, al punto da essere sottratti alla revisione costituzionale. Il caso affrontato dalla Corte riguardava l’insegnamento della religione cattolica a scuola e il diritto di non avvalersene in capo agli studenti. In tale occasione, la Corte ha definito il principio di laicità come “garanzia dello Stato per la salvaguardia della libertà di religione, in regime di pluralismo confessionale e culturale”.
La Corte costituzionale ha ritenuto di individuare il contenuto del concetto di laicità non “in negativo”, come neutralità della Repubblica rispetto al fenomeno religioso, quanto piuttosto “in positivo” come equidistanza: si parla in questo senso di “laicità aperta”. Il contenuto del principio di laicità cambia però profondamente a seconda del contesto storico, politico e culturale in cui è declinato. In Francia, ad esempio, la laicità è intesa come neutralità della sfera pubblica rispetto al fenomeno religioso (c.d. “laicità militante”: non sono previsti finanziamenti statali alle confessioni ed è vietato ostentare simboli religiosi, nei luoghi pubblici, incluse le scuole.
La Corte ha ricavato questa nozione di laicità dalla lettura congiunta (c.d. combinato disposto) di diverse norme costituzionali, e in particolare dagli articoli 2 e 3, 7 e 8, 19 e 20. Vediamo brevemente cosa prevedono.
L’art. 19 disciplina la libertà religiosa nelle sue diverse dimensioni (positiva, cioè libertà di credere, e negativa, cioè libertà di non credere) e manifestazioni. Sono ricompresi all’interno del concetto di libertà religiosa la libertà di fede, ossia la libertà di professare liberamente la propria religione, in forma individuale e collettiva; la libertà di farne propaganda e quella di esercitarne il culto. Questo può avvenire il pubblico o in privato, con l’unico limite del buon costume. Il dettato dell’art. 19 rappresenta una svolta rispetto allo Statuto Albertino, che riconosceva la religione cattolica come “la sola Religione dello Stato”, mentre gli altri culti erano “tollerati” (articolo 1).
L’art. 20 sancisce inoltre il divieto di porre in essere speciali gravami fiscali nei confronti di enti e associazioni a causa del loro carattere ecclesiastico o della loro finalità di religione o culto.
Dal punto di vista “istituzionale”, gli articoli 7 e 8 disciplinano i rapporti dello Stato con la Chiesa cattolica e con le confessioni religiose diverse da quella cattolica.
L’art. 7 caratterizza lo Stato e la Chiesa come ordini “indipendenti e sovrani”. I rapporti tra i due sono regolati dai Patti Lateranensi stipulati nel 1929 e composti di Trattato e Concordato, e dall’Accordo di modificazione del concordato del 1984. Ai primi è stata data esecuzione con la legge n. 810 del 1929, al secondo con la legge n. 121 del 1985. Il rinvio operato dalla Costituzione ai Patti Lateranensi non si traduce in una loro “costituzionalizzazione”, essendo invece espressione del c.d. “principio concordatario”, tale per cui i rapporti tra Stato e Chiesa devono essere regolati su base paritaria, attraverso accordi bilaterali. Una modifica unilaterale dei Patti Lateranensi richiederebbe quindi una revisione costituzionale.
Per quanto riguarda invece le confessioni religiose diverse dalla cattolica, la relativa disciplina è posta dall’art. 8. E’ in primo luogo riconosciuta la pari libertà “davanti alla legge” di tutte le confessioni religiose, che godono inoltre di piena libertà organizzativa. I loro rapporti con lo Stato sono disciplinati mediante intese. Si tratta di accordi stipulati tra il governo e i rappresentanti della singola confessione, successivamente approvati con legge dal Parlamento. Bisogna tenere presente che il riconoscimento della libertà delle confessioni diverse dalla cattolica non è subordinato alla stipula dell’intesa: la sua mancata conclusione non deve quindi tradursi in una limitazione dei diritti delle singole confessioni. D’altro canto, l’assenza di un’intesa implica l’impossibilità di accedere a diversi benefici, quali ad esempio il regime dell’8×1000. Alle confessioni prive di intesa si applica ancora oggi la legge sui culti ammessi, n. 1159 del 1929.
Per concludere, l’articolo 3 sancisce il divieto di discriminazione in base alla religione, e le confessioni religiose costituiscono un esempio di “formazioni sociali” costituzionalmente rilevanti nel contesto dell’articolo 2, che riconosce e garantisce i diritti inviolabili.
A partire dal concetto di laicità come equidistanza, la Corte costituzionale ha progressivamente temperato la tutela rafforzata che per lungo tempo è stata riconosciuta alla religione cattolica, prima in quanto religione di Stato e successivamente come religione maggioritaria. In particolare, sono state dichiarate incostituzionali le previsioni del codice penale volte a garantire una tutela rafforzata alla religione cattolica, ad esempio nei casi di vilipendio. Più recentemente, è stata prevista una disciplina unitaria per i reati commessi contro le confessioni religione (articoli da 7 a 10, legge n. 85 del 2006), fra cui in particolare l’offesa a una confessione religiosa mediante vilipendio di persone o cose.
Le confessioni religiose che, ad oggi, hanno stipulato un’intesa con lo Stato sono: Tavola valdese, Chiese cristiane avventiste del settimo giorno, Unione delle comunità ebraiche, Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia, Chiesa Evangelica Luterana, Sacra Arcidiocesi d’Italia ed Esarcato per l’Europa Meridionale (Ortodossi), Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli ultimi giorni (Mormoni), Chiesa apostolica in Italia, Unione Buddhista Italiana, Unione Induista Italiana, Istituto Buddista Italiano. Non è ancora stata stipulata un’intesa con la comunità islamica, mentre l’intesa con i Testimoni di Geova è in attesa di essere approvata con legge del Parlamento.
la Corte costituzionale, con sentenza n. 52/2016 ha sancito che l’avvio delle trattative per la conclusione di intese con confessioni diverse dalla cattolica costituisce un atto politico non sindacabile. La confessioni non possono quindi vantare né un “diritto all’intesa”, né tantomeno un diritto all’avvio delle trattative.
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