Source: https://mazzolini-associati.com/it/2017/04/
Timestamp: 2019-08-21 09:02:10+00:00
Document Index: 40707625

Matched Legal Cases: ['art. 38', 'sentenza ', 'art. 38', 'art. 38', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1923', 'art. 1920', 'art. 1921', 'art. 1925', 'art. 12', 'art. 90', 'art. 90']

1 April 2017 | Mazzolini e Associati
Limiti alla responsabilità solidale dell’amministratore dell’associazione non riconosciuta
È confermato anche ai debiti di natura tributaria il principio sancito dalla Corte di Cassazione in tema di responsabilità personale e solidale, ex art. 38 c.c., di coloro che agiscono in nome per conto di un’associazione non riconosciuta. Secondo la Corte di Cassazione questa responsabilità non è legata alla semplice titolarità della rappresentanza dell’associazione, bensì all’attività negoziale concretamente svolta per conto di essa e risoltasi nella creazione di rapporti obbligatori tra questa e i terzi.
La conferma arriva dalla Commissione Tributaria Regionale del Veneto con la sentenza n. 160/2017 depositata il 30.1.2017, la quale, conformandosi all’orientamento giurisprudenziale della Cassazione in tema di responsabilità personale e solidale delle persone che hanno agito in nome e per conto di un’associazione non riconosciuta ex art. 38 c.c., ha affermato che “nell’identificare il soggetto o i soggetti solidalmente responsabili per il debito di imposta non è sufficiente la prova in odine alla carica rivestita, ma occorre individuare il soggetto che, in forza del ruolo rivestito, ha diretto la complessa gestione nel periodo considerato”. Pertanto la carica formale di rappresentante di una associazione non è elemento né necessario né sufficiente, pur essendo il primo riscontrabile, per configurare la responsabilità solidale ex art. 38 c.c..
Quindi, il legale rappresentante di un’associazione non riconosciuta che abbia rivestito ruoli meramente formali non deve rispondere personalmente e solidalmente dell’obbligazione tributaria se gli atti di amministrazione e quelli relativi all’adempimento dell’obbligazione tributaria stessa, non sono stati da lui compiuti. In via solidale risponderanno, viceversa, chi ha effettivamente compiuto glia atti da cui scaturisce la responsabilità codicistica (direttore generale, tesoriere, segretario dell’associazione, ecc.).
L’esimente per il legale rappresentante va però opportunamente dimostrata, sebbene viga il principio giuridico secondo cui chi invoca in giudizio tale responsabilità – compresa l’Agenzia delle Entrate – ha l’onere di provare la concreta attività svolta in nome e nell’interesse dell’associazione, non essendo sufficiente la prova in ordine alla carica rivestita all’interno dell’ente (cfr., ex plurima, Cass. n. 26290/07, n. 25748/08, Cass. n. 20485/13, Cass. n. 12473/2015), come ricordato dalla stessa CTR “nell’identificare il soggetto o i soggetti solidalmente responsabili per il debito di imposta non è sufficiente la prova in odine alla carica rivestita, ma occorre individuare il soggetto che, in forza del ruolo rivestito, ha diretto la complessa gestione nel periodo considerato”.
Nel caso risolto dalla CTR Veneto il legale rappresentante a sostegno delle sue ragioni allegava ai ricorsi l’atto di denuncia querela che egli aveva depositato in precedenza presso la Procura della Repubblica competente per tali fatti in sede penale in cui dava conto che altri soggetti dell’associazione a sua insaputa, avevano stipulato svariati contratti di sponsorizzazione avvalendosi di deleghe con firme apocrife, e dimostrando così la sua completa estraneità e non responsabilità “In realtà, dagli atti di causa, anche a voler omettere di considerare probante la denuncia querela, è possibile dedurre che nella conduzione della attività sociale […] era del tutto estraneo, in quanto la complessa gestione associativa, resa ancor più complessa, a giudizio dell’odierno giudicante, proprio dalle modalità tutt’altro che limpide poste in essere, era affidata a […], tesoriere, a […], direttore generale e […], segretario, ai quali va attribuita la responsabilità dei fatti, formalmente ascritti al presidente, la cui firma in molti casi risulta apposta con modalità manipolatorie o addirittura falsificata. Questa descrizione fattuale risulta avvalorata non solo dalla denuncia, ma da due documenti ad avviso del Collegio inoppugnabili: il primo è il processo verbale della Guardia di Finanza […]. Il secondo è la relazione svolta in esito all’attività di p.g. nel processo penale attivato dalla denuncia: il Collegio è consapevole dell’autonomia – e diversità – tra processo penale e processo tributario, ma è anche consapevole che le risultanze processuali penali possono costituire per il giudice tributario elementi che lo stesso può liberamente valutare, quando attengono alle medesime fattispecie in esame. […] Ritiene il Collegio che, anche se non è concluso il processo penale, il cui esito potrebbe costituire ulteriore elemento di valutazione, l’estraneità del sig. […] alla concreta conduzione dell’associazione sia documentata e provata […]”.
La sentenza citata, infine, è interessante perché contiene tra le righe anche un altra importante presa di posizione accogliendo l’ammissibilità e l’efficacia nel processo tributario delle prove acquisite nel processo penale “il Collegio è consapevole dell’autonomia – e diversità – tra processo penale e processo tributario, ma è anche consapevole che le risultanze processuali penali possono costituire per il giudice tributario elementi che lo stesso può liberamente valutare, quando attengono alle medesime fattispecie in esame”.
Polizza vita – i premi versati sono sequestrabili
La Corte di Cassazione, con la sentenza del 13 marzo 2017, n. 11945, si è nuovamente pronunciata sulla legittimità del sequestro preventivo avente ad oggetto una polizza assicurativa sulla vita.
Il divieto di sottoposizione ad azione esecutiva e cautelare stabilito dall’art. 1923 cod. civ. attiene esclusivamente alla definizione della garanzia patrimoniale a fronte della responsabilità civile e non riguarda la disciplina della responsabilità penale, nel cui esclusivo ambito ricade invece il sequestro preventivo (così Sez. 6, n. 12838 del 10/11/2011, dep. 4/04/2012, Cardilli, Rv. 252547; Sez. 2, n. 16658 del 17/04/2007, dep. 2/05/2007, Viada, Rv. 236591). Né potrebbe affermarsi il divieto di sequestro alla stregua dei principi affermati dalla Corte di Cassazione in materia di sequestro conservativo disposto nel processo penale (Sez. 5, n. 43026 del 24/09/2009, dep. 11/11/2009, Viada, Rv. 245434), trattandosi in quel caso della stessa misura prevista dal codice di rito civile posta a tutela della garanzia patrimoniale a fronte della responsabilità per obbligazioni di natura civilistica e la cui realizzazione coattiva è strutturata sul modello dell’espropriazione forzata.
Quanto, infine, alla legittimità del sequestro in caso di contratto di assicurazione a favore di un terzo, il carattere autonomo del diritto acquistato dal beneficiario, ai sensi dell’art. 1920, comma 3, cod. civ., a mente del quale “per effetto della designazione il terzo acquista un diritto proprio ai vantaggi dell’assicurazione”, non esclude che i premi versati dall’indagato possano essere sottoposti a sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente. Infatti, anche a seguito del pagamento delle relative somme, il denaro non può, comunque, considerarsi come definitivamente uscito dal patrimonio del contraente, venendo accantonato in modo irreversibile ai fini del successivo pagamento al beneficiario, considerata la possibilità di revoca del beneficio, contemplata dall’art. 1921 cod. civ. (secondo cui la designazione del beneficiario è revocabile con le forme con le quali può essere fatta a norma dell’articolo precedente, salvo che sia intervenuta la morte del contraente) e considerata, altresì, la possibilità di riscatto e riduzione della polizza ex art. 1925 cod. civ.. Per tale ragione, la Corte di Cassazione ha condiviso la decisione del Tribunale del riesame, secondo cui le somme in questione (i premi versati in una polizza vita a favore del coniuge), in quanto comunque riconducibili alla disponibilità dell’indagato, ovvero alla possibilità da parte di quest’ultimo di esercitare sui beni de quibus un potere anche informale ma comunque diretto ed oggettivo (cfr. v. Sez. 3, n. 4097 del 19/01/2016, dep. 1/02/2016, Tomasi Canovo, Rv. 265844), devono ritenersi assoggettabili al sequestro finalizzato alla confisca per equivalente secondo quanto stabilito dall’art. 12-bis del d.lgs. n. 74 del 2000 (reati tributari).
INTERVENTI DI RISTRUTTURAZIONE E RISPARMIO ENERGETICO – IL BONIFICO NON PARLANTE PUO’ VALERE
Nella Circolare n. 8/E del 07/04/2017 l’Agenzia delle Entrate conferma la validità ai fini della detrazione d’imposta del bonifico non parlante, ma a condizione che l’impresa beneficiaria dichiari che le somme percepite sono state incluse nella contabilità e concorrono alla determinazione del suo reddito d’impresa.
Domanda: Nella circolare 43/E/2016 si dice che la detrazione spetta anche quando il bonifico usato per il pagamento dei lavori di ristrutturazione e di riqualificazione è stato “compilato in modo tale da non consentire alle banche e a Poste italiane di adempiere correttamente all’obbligo di ritenuta”. In questo caso, il beneficiario dell’accredito deve attestare in una dichiarazione sostitutiva di atto notorio “di aver ricevuto le somme e di averle incluse nella contabilità dell’impresa ai fini della loro concorrenza alla corretta determinazione del suo reddito”. È un chiarimento applicabile anche all’ipotesi in cui il contribuente effettua con un bonifico ordinario (non “parlante”) il pagamento finalizzato alle detrazioni su ristrutturazioni edilizie e risparmio energetico?
Risposta: Come evidenziato nella circolare n. 43/E del 2016 il pagamento delle spese relative ad interventi di ristrutturazione edilizia e di riqualificazione energetica di edifici 10 esistenti è assoggettato all’applicazione della ritenuta di cui all’articolo 25 del d.l. n. 78 del 2010, norma costituente regola generale. Nei casi di non completa compilazione del bonifico, tali da pregiudicare il rispetto dell’obbligo di operare la ritenuta, la spettanza del beneficio fiscale resta ferma laddove avvenga la ripetizione del pagamento con bonifico corretto (risoluzione n. 55/E del 2012). Tuttavia, ove non sia possibile la ripetizione del pagamento, e il mancato assoggettamento a ritenuta dei compensi corrisposti sia dovuto a situazioni “peculiari” (quali l’errata compilazione del bonifico), la fruizione del beneficio fiscale non può escludersi qualora risulti comunque soddisfatta la finalità delle relative norme agevolative tese alla corretta tassazione del reddito nei casi di esecuzione di opere di ristrutturazione edilizia e riqualificazione energetica. La circolare n. 43 del 2016 ribadisce, dunque, che le modalità di fruizione del beneficio prevedono in via ordinaria la effettuazione del pagamento mediante bonifico specifico (cosiddetto bonifico “parlante”), e detta chiarimenti per le ipotesi in cui vi sia stata, per errore, una anomalia nella compilazione del bonifico, stabilendo che ciò non comporta la decadenza dal beneficio fiscale ma solo a condizione che l’impresa attesti con una dichiarazione sostitutiva di atto notorio che i corrispettivi accreditati in suo favore sono stati inclusi nella contabilità ai fini della loro concorrenza alla corretta determinazione del reddito d’impresa.
Iper ammortamento del 150% – Linee guida ministeriali
TERZA PARTE della CIRCOLARE N.4/E del 30/03/2017 dell’Agenzia delle Entrate e del Ministero dello Sviluppo economico contenente le linee guida tecniche all’articolo 1, commi da 9 a 11, della legge n. 232 del 2016 (iper ammortamento del 150%) riservato ai soggetti che producono reddito di impresa, con esclusione quindi di artisti e professionisti.
La presente sezione della circolare fornisce chiarimenti relativi alla natura tecnica delle caratteristiche elencate negli allegati A e B della legge di bilancio 2017.
La lista dei beni che possono beneficiare dell’iper ammortamento è descritta nell’allegato A della legge 11 dicembre 2016, n. 232 (legge di bilancio 2017) e si articola su 3 linee di azione:
Di seguito sono riportati i beni strumentali oggetto dell’iper ammortamento con una serie di esempi e spiegazioni a supporto dell’interpretazione:
macchine utensili per la deformazione plastica dei metalli e altri materiali. Si intendono tutte quelle macchine che eseguono la deformazione plastica operanti sia a freddo che a caldo. Ne sono un esempio presse, punzonatrici a CN, laminatoi, pannellatrici, trafilatrici, ecc.;
macchine utensili per l’assemblaggio, la giunzione e la saldatura. In questo caso possono essere compresi anche linee, celle e sistemi di assemblaggio;
macchine per il confezionamento e l’imballaggio. Queste possono includere per esempio macchine adibite al packaging e all’imbottigliamento;
macchine utensili di de-produzione e riconfezionamento per recuperare materiali e funzioni da scarti industriali e prodotti di ritorno a fine vita (ad esempio macchine per il disassemblaggio, la separazione, la frantumazione, il recupero chimico). Sono inclusi i dispositivi che, in un’ottica di economia circolare, sono finalizzati al riutilizzo diretto, alla riparazione, al remanufacturing e al riciclo/riutilizzo delle materie prime. Sono da ritenersi escluse le macchine finalizzate allo smaltimento in discarica e quelle finalizzate al recupero energetico;
macchine utensili e sistemi per il conferimento o la modifica delle caratteristiche superficiali dei prodotti o la funzionalizzazione delle superfici. Ne sono un esempio: lappatrici, rettificatrici, macchine per trattamenti superficiali, termici e/o chimici, macchine per il coating, macchine per granigliatura, sabbiatura, pallinatura, vibrofinitura, verniciatura, funzionalizzazione mediante plasma, stampa su carta e tessuti, funzionalizzazione con plasma, smaltatura, decorazione della ceramica, ecc.;
macchine per la manifattura additiva utilizzate in ambito industriale. Ne sono un esempio le macchine per laser melting/sintering di polveri metalliche o polimeri, ecc.;
magazzini automatizzati interconnessi ai sistemi gestionali di fabbrica. Si intendono, per esempio, magazzini automatici asserviti da traslo-elevatori o mini-loaders e software WMS per la gestione delle missioni in/out; i sistemi di selezionamento, prelievo e deposito automatico controllati da software di gestione e/o il controllo delle scorte e dei punti di riordino.
Al fine dell’applicazione dell’iper ammortamento, i beni dei punti elenco da 1 a 12 del paragrafo precedente devono obbligatoriamente avere tutte le seguenti 5 caratteristiche:
interconnessioneaisistemiinformaticidifabbricaconcaricamentodaremoto di istruzioni e/o part program;
integrazioneautomatizzataconilsistemalogisticodellafabbricaoconlarete di fornitura e/o con altre macchine del ciclo produttivo;
11.1.1 Caratteristiche obbligatorie
Analizziamo adesso le singole caratteristiche per meglio specificarne il senso applicativo:
La caratteristica dell’interconnessione ai sistemi informatici di fabbrica con caricamento da remoto di istruzioni e/o part program è soddisfatta se il bene scambia informazioni con sistemi interni (es.: sistema gestionale, sistemi di pianificazione, sistemi di progettazione e sviluppo del prodotto, monitoraggio, anche in remoto, e controllo, altre macchine dello stabilimento, ecc.) per mezzo di un collegamento basato su specifiche documentate, disponibili pubblicamente e internazionalmente riconosciute (esempi: TCP- IP, HTTP, MQTT, ecc.). Inoltre, il bene deve essere identificato univocamente, al fine di riconoscere l’origine delle informazioni, mediante l’utilizzo di standard di indirizzamento internazionalmente riconosciuti (es.: indirizzo IP). Si specifica che lo scambio di informazioni con sistemi esterni è contemplato al successivo punto 3.
La caratteristica dell’interfaccia tra uomo e macchina semplici e intuitive specifica che la macchina/impianto deve essere dotata di un sistema hardware, a bordo macchina o in remoto (ad esempio attraverso dispositivi mobile, ecc.), di interfaccia con l’operatore per il monitoraggio e/o il controllo della macchina stessa. Per semplici e intuitive si intende che le interfacce devono garantire la lettura anche in una delle seguenti condizioni:
La caratteristica “rispondenza ai più recenti parametri di sicurezza, salute e igiene del lavoro” specifica che la macchina/impianto deve rispondere ai requisiti previsti dalle norme in vigore.
11.1.2 Ulteriori caratteristiche
Per poter beneficiare dell’agevolazione fiscale, i beni devono inoltre essere dotati di almeno due tra le seguenti caratteristiche:
a) Sistemi di telemanutenzione e/o telediagnosi e/o controllo in remoto, specifica che la macchina/impianto debba prevedere almeno una delle seguenti caratteristiche:
b) monitoraggio continuo delle condizioni di lavoro e dei parametri di processo mediante opportuni set di sensori e adattività alle derive di processo. Il monitoraggio si intende non esclusivamente finalizzato alla conduzione della macchina o impianto, ma anche al solo monitoraggio delle condizioni o dei parametri di processo e all’eventuale arresto del processo al manifestarsi di anomalie che ne impediscono lo svolgimento (es. grezzo errato o mancante);
c) caratteristiche di integrazione tra macchina fisica e/o impianto con la modellizzazione e/o la simulazione del proprio comportamento nello svolgimento del processo (sistema cyberfisico). Si fa riferimento al concetto del cosiddetto digital twin, ovvero della disponibilità di un modello virtuale o digitale del comportamento della macchina fisica o dell’impianto, sviluppato al fine di analizzarne il comportamento anche, ma non esclusivamente, con finalità predittive e di ottimizzazione del comportamento del processo stesso e dei parametri che lo caratterizzano. Sono inclusi modelli o simulazioni residenti sia su macchina che off-line come ad esempio i modelli generati tramite tecniche di machine learning.
Inerenza OK per le spese di sponsorizzazioni a favore delle associazioni sportive dilettantistiche
L’articolo 90, co. 8 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, stabilisce che “Il corrispettivo in denaro o in natura in favore di società, associazioni sportive dilettantistiche e fondazioni costituite da istituzioni scolastiche, nonché di associazioni sportive scolastiche che svolgono attività nei settori giovanili riconosciuta dalle Federazioni sportive nazionali o da enti di promozione sportiva costituisce, per il soggetto erogante, fino ad un importo annuo complessivamente non superiore a 200.000 euro, spesa di pubblicità, volta alla promozione dell’immagine o dei prodotti del soggetto erogante mediante una specifica attività del beneficiario, ai sensi dell’articolo 74, comma 2, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917.”
L’amministrazione finanziaria ha sempre tentato di disconoscere la deducibilità del costo pubblicitario al soggetto erogante qualora avesse ravvisato la carenza dei requisiti di inerenza ed economicità della spesa previsti dal Tuir.
Di diverso avviso, invece, la Corte di Cassazione che con due recenti ordinanze ravvicinate nel tempo
– Ordinanza del 21 marzo 2017, n. 7202 – ha dapprima chiarito che: “la L. n. 289 del 2002, art. 90 cit., comma 8, consente, in via di presunzione legale assoluta, di ritenere applicabile ai contributi erogati, entro il limite sopra indicato, in favore di società o associazioni sportive dilettantistiche, la qualificazione di spese di pubblicità volta alla promozione dell’immagine o dei prodotti del soggetto erogante mediante una specifica attività del beneficiario.” e se del caso l’eventuale mancata iscrizione al Registro del CONI delle Società/Associazioni sportive dilettantistiche comporta esclusivamente “il difetto di prova a carico delle beneficiarie dello status di società o associazione sportiva dilettantistica e quindi il difetto di prova in ordine ad uno dei requisiti in relazione ai quali il citato articolo 90, comma 8, legge 289/2002 consente, in via di presunzione legale assoluta di ritenere applicabile ai contributi erogati entro il limite indicato, in favore i società o associazioni sportive dilettantistiche, la qualificazione di spese di pubblicità” e successivamente con
– Ordinanza del 6 aprile 2017, n. 8981 è andata ancora oltre illustrando tutti gli aspetti normativamente rilevanti affinché la spesa non sia sindacabile da parte dell’AF: “Non è infatti dubbio che la seconda disposizione legislativa evocata abbia sancito una presunzione legale di inerenza/deducibilità delle spese de quibus sino alla concorrenza di euro 200.000, qualora erogate a associazioni sportive dilettantistiche, «se (a) il soggetto sponsorizzato sia una compagine sportiva dilettantistica, (b) sia rispettato il limite quantitativo di spesa, (c) la sponsorizzazione miri a promuovere l’immagine ed i prodotti dello sponsor, (d) il soggetto sponsorizzato abbia effettivamente posto in essere una specifica attività promozionale (es. apposizione del marchio sulle divise, esibizione di striscioni e/o tabelloni sul campo da gioco, etc.)» (così Sez. 5 n. 5720/2016).
Orbene, risultando nel caso di specie incontestata la ricorrenza di detti presupposti ricavabili dalla disposizione legislativa in esame, sono da ritenersi ultronee le considerazioni fatte sul punto dalla CTR con riguardo alla registrazione e la certezza di data del contratto con la sponsee X e la omissione della dichiarazione reddituale annuale da parte dell’altra sponsee Y.
Ugualmente irrilevante deve considerarsi l’ulteriore considerazione del giudice di appello circa la “antieconomicità” della spesa in esame, in ragione della affermata irragionevole sproporzione tra l’entità della stessa rispetto al fatturato/utile di esercizio della società contribuente. In ordine a quest’ultimo profilo deve infatti ribadirsi che quella sancita dall’art. 90, comma 8, legge 289/2002 è una “presunzione assoluta” oltre che della natura di “spesa pubblicitaria”, altresì di inerenza della spesa stessa fino alla soglia, normativamente prefissata, dell’importo di euro 200.000, trattandosi nel caso di specie di esborsi che sono pacificamente ben al di sotto di tale limite.
Alla luce della lettura della norma da parte della Corte di cassazione le spese di pubblicità a favore di associazioni/società sportive dilettantistiche non sono contestabili da parte dell’Agenzia delle entrate se:
(a) il soggetto sponsorizzato è una associazione o società sportiva dilettantistica regolarmente iscritta al registro del CONI;
(b) non eccedano l’importo annuo di euro 200.000;
(c) la sponsorizzazione mira a promuovere l’immagine e i prodotti dello sponsor;
(d) il soggetto sponsorizzato ha effettivamente posto in essere una specifica attività promozionale (es. apposizione del marchio sulle divise, esibizione di striscioni e/o tabelloni sui campi di gioco, etc.);
e qualora risultino rispettati tutti gli elementi di cui sopra anche se:
(e) il contratto di sponsorizzazione sia non registrato e privo di data certa;
(f) l’associazione/società sportiva dilettantistica beneficiaria abbia omesso di presentare la dichiarazione dei redditi per quell’anno d’imposta;
(g) l’entità della spesa appaia sproporzionata rispetto al fatturato/utile di esercizio dello sponsor.