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Timestamp: 2019-03-26 21:55:10+00:00
Document Index: 48460088

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 4', 'art. 13', 'art. 10', 'art. 50', 'art. 187', 'art. 117']

Reati tributari: verso l'addio alla doppia sanzione penale e amministrativa?
25 Novembre 2014 | Autore: Andrea Iurato
Cominciano a farsi sentire sui Tribunali italiani gli effetti della sentenza “Grande Stevens” con cui la Corte europea dei diritti dell’uomo ha stabilito l’illegittimità della doppia sanzione penale e amministrativa per alcuni reati.
Si moltiplicano in tutta Italia le ordinanze con cui alcuni giudici, compresa la Corte di Cassazione, sollevano dubbi sulla legittimità della doppia sanzione, penale e amministrativa, stabilita dalla legge per alcuni reati, specialmente quelli tributari e finanziari.
In questi casi il presunto “colpevole” viene colpito immediatamente da una sanzione amministrativa, ma subisce contemporaneamente anche una denuncia penale il cui esito può essere un processo e, anche a distanza di anni, una condanna.
Spesso le sanzioni amministrative risultano addirittura più severe di quelle penali poiché possono consistere nel pagamento di somme di denaro pari ad una frazione (es. il 30%) o addirittura ad un multiplo (es. il triplo) del tributo evaso o del profitto conseguito.
Dopo il pagamento di somme così ingenti, l’“accusato” è quindi costretto a subire anche un processo penale, con le relative spese legali, e la successiva eventuale condanna.
Con la sentenza “Grande Stevens” [1], la Corte europea dei diritti dell’uomo ha stabilito che la disciplina italiana che punisce sia con la sanzione penale che con quella amministrativa (cosiddetto “doppio binario”) la manipolazione del mercato, è contraria al diritto fondamentale a non essere giudicati due volte per lo stesso fatto [2].
Nonostante infatti il diritto a non essere giudicati (e sanzionati) due volte valga generalmente solo per le sanzioni penali, la Corte ne ha esteso l’applicabilità anche ai casi in cui la sanzione amministrativa sia talmente severa da risultare praticamente equivalente a quella penale, o addirittura ancora più afflittiva.
Già all’indomani della storica sentenza, su questo portale avevamo previsto la possibilità che la pronuncia della Corte europea dei diritti dell’uomo estendesse i suoi effetti anche al di là dell’illecito della manipolazione del mercato, travolgendo l’orientamento delle Sezioni Unite della Cassazione che avevano invece giudicato legittima la doppia sanzione stabilita dalla legge italiana per i reati tributari (vedi l’articolo: “Mai più doppia sanzione penale e amministrativa: lo dice la Corte dei diritti dell’uomo”).
A distanza di alcuni mesi queste previsioni stanno cominciando ad avverarsi e si moltiplicano le notizie di Giudici che sollevano dubbi sulla legittimità del “doppio binario”, frequentemente utilizzato in Italia per punire più severamente i reati tributari e quelli finanziari.
Con una recente ordinanza, il Tribunale di Torino [3] ha chiesto alla Corte di giustizia dell’Unione europea di giudicare sulla legittimità della doppia sanzione prevista per l’omesso versamento di ritenute d’imposta [4], così come per molti illeciti tributari, quali l’omesso versamento IVA o delle ritenute INPS.
In questo caso, secondo il Giudice piemontese, la legge italiana si porrebbe in contrasto con il diritto europeo, in particolare la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea che stabilisce il divieto del doppio giudizio sullo stesso fatto [5].
A sua volta, anche la Corte di Cassazione sta tornando sui suoi passi e ha deciso di chiamare in causa anche la Corte costituzionale [6], dubitando della costituzionalità della doppia sanzione prevista per l’abuso di informazioni privilegiate [7].
In questo caso la Cassazione richiama la stessa Costituzione [8], la quale impone che la legge italiana sia conforme ai principi della Convenzione europea dei diritti dell’uomo e, quindi, anche alle pronunce della relativa Corte, fra cui la citata sentenza Grande Stevens.
Prima di giungere a delle conclusioni certe occorrerà quindi attendere le decisioni della Corte europea e della Corte costituzionale. Tuttavia, già oggi appare molto probabile che il tempo della doppia sanzione per i reati tributari e finanziari sia vicino alla fine.
Il consiglio, quindi, per chi abbia subito una sanzione amministrativa e sia sottoposto, per gli stessi fatti, ad un processo penale pendente è quello di chiedere al Giudice di sollevare le stesse questioni di legittimità, ovvero di rinviare il processo in attesa delle prossime decisioni della Corte costituzionale e della Corte europea.
[1] Corte europea dei diritti dell’uomo sent. 4 marzo 2014, “Grande Stevens e altri c. Italia”.
[2] Convenzione europea dei diritti dell’uomo, Prot. n. 7, art. 4.
[3] Trib. Torino ord. del 27 ottobre 2014.
[4] La sanzione amministrativa è prevista dall’art. 13 d.lgs. n.471/1997; quella penale dall’art. 10-bis d.lgs. n. 74/2000.
[5] Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, art. 50.
[6] C. Cass. ord. del 10 novembre 2011.
[7] D.Lgs. n. 58/1998, art. 187-bis, c. 1.
[8] Costituzione della Repubblica italiana, art. 117.