Source: http://infotelsoftware.blogspot.it/2010/02/
Timestamp: 2017-07-22 16:54:26+00:00
Document Index: 127736590

Matched Legal Cases: ['art. 29', 'art. 615', 'art. 640', 'art. 635', 'art. 635', 'art. 71', 'art. 13', 'art. 615', 'art. 640', 'art. 29']

Infotel Software: febbraio 2010
accordo di collaborazionecultura della salute e della sicurezza
Lilino Albanese | 17:07
| salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro
Il Presidente di Federambiente, Daniele Fortini ed il Presidente dell'INAIL, Marco Fabio Sartori hanno sottoscritto un importante accordo di collaborazionecultura della salute e della sicurezza nel settore dell'igiene ambientale. finalizzato a svolgere un'azione congiunta che favorisca le azioni di prevenzione e contribuisca a diffondere la cultura della salute e della sicurezza nel settore dell'igiene ambientale.
Federambiente - che con la recente intesa raggiunta con le Organizzazioni Sindacali ha dato vita ad un Fondo Nazionale per la sicurezza - attraverso questo accordo con l'INAIL, intende porre ancora una volta la sicurezza sul lavoro al centro dei propri obiettivi, rafforzando l'informazione e la formazione dei lavoratori del settore ambientale sugli eventuali rischi connessi alla complessa attività svolta.
L'INAIL, come previsto dal Decreto Legislativo 81/2008, è destinatario, tra le altre, delle funzioni di formazione, informazione, consulenza e assistenza in materia di salute e sicurezza sul lavoro e privilegia le sinergie con i diversi soggetti del sistema prevenzionale nazionale - in particolare con le Associazioni rappresentative delle Parti sociali, datoriali e sindacali - per garantire al meglio la tutela globale ed integrata dei lavoratori assicurati.
Per il presidente di Federambiente "quella che ci offre INAIL è una grande opportunità per sviluppare le politiche di prevenzione antinfortunistica in un settore, quello dell'igiene urbana, oggettivamente molto esposto al rischio per la salute dei lavoratori. Predisporremo subito programmi e progetti per concretizzare azioni ed iniziative, perché l'intesa con INAIL, di cui abbiamo apprezzato un rinnovato dinamismo, produca presto risultati tangibili"
Per il presidente INAIL "con questa intesa l'Istituto dà ulteriore attuazione alle competenze attribuite dal nuovo Testo unico sulla sicurezza, estendendo la propria funzione di formazione e assistenza anche a favore delle imprese e dei consorzi che gestiscono i servizi pubblici di igiene e di risanamento ambientale. Si tratta di un accordo di grande rilevanza che dimostra, ancora una volta, la volontà dell'Ente di operare in stretta sinergia con le parti sociali, confermando come la diffusione di un'autentica cultura della prevenzione sia il volano più efficace per il raggiungimento dell'ambizioso obiettivo della 'tutela integrata' dei lavoratori".
fonte inail Sicurezza, lavoro nero, immigrazione
Lilino Albanese | 16:58
| immigrazione,
Per gli immigrati irregolari è più facile trovare lavoro, ma si tratta quasi sempre di lavoro nero, pagato meno e con turni più pesanti. Lo rivela l'indagine "Sicurezza, lavoro nero, immigrazione" condotta da Tito Boeri per la Fondazione De Benedetti e l'Università Bocconi di Milano. L'economista ha anticipato i primi risultati (ma i dati sono ancora in lavorazione) intervenendo al Forum nazionale salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, organizzato venerdì a Bologna dalla Fondazione Alma Mater. La percentuale degli irregolari che lavorano si avvicina al 90%, ed è superiore a quella dei regolari (comunque sopra l'80%). Nel 68,2% dei casi, però, chi non ha i documenti è soggetto a lavoro nero. "Il 40% degli irregolari guadagna meno di 5 euro all'ora, mentre fra i regolari la percentuale scende al 10%", spiega Boeri, "ma chi non è in regola fa turni più pesanti: il 38,1% ad esempio lavora di notte". L'indagine, secondo l'economista, è "la prima rappresentativa in Italia, perché non è basata sull'anagrafe né su chi accede alle strutture d'emergenza". I dati sono stati raccolti attraverso 1.037 interviste in otto città italiane ad alta densità migratoria (fra cui Milano, Bologna e Rimini). I ricercatori hanno selezionato casualmente alcuni edifici nelle zone più abitate dagli stranieri, entrando direttamente nelle loro case. "Abbiamo scoperto che gli irregolari sono il 30% (a Bologna il 20%)", aggiunge Boeri, "fra persone in attesa di rinnovo del permesso di soggiorno, persone con documenti transitori e altri che non hanno mai avuto documenti". "Gli immigrati irregolari continuano ad arrivare in Italia perché sanno che troveranno lavoro, anche se in nero", spiega l'economista. "D'altro canto molti datori di lavoro sanno che a loro possono chiedere turni più pesanti pagandoli meno, mentre la probabilità di una sanzione è molto bassa. E sanno anche che prima o poi arriverà una sanatoria". Si spiega proprio con il lavoro nero, secondo Boeri, il dato relativo alle morti bianche, che aumentano fra gli stranieri (+8% dal 2005 al 2007) e calano fra gli italiani. Anche il presidente dell'INAIL, Marco Fabio Sartori, aveva rimarcato quest'anomalia durante la presentazione dell'ultimo rapporto infortunistico 2008. "L'incidenza infortunistica è più alta tra gli stranieri", ha detto Sartori, "perché questi lavoratori vengono spesso impiegati in settori più a rischio, connotati da una forte componente manuale ma senza un'adeguata formazione professionale". Per cercare di ovviare a questa situazione c'è bisogno innanzitutto di un cambiamento culturale forte. Ed è proprio questo l'obiettivo del progetto di ricerca dell'Università di Bologna e Alma Mater. "Tutto è nato da un colloquio con il presidente Napolitano, quando è stato ospite del nostro ateneo", spiega il presidente della fondazione Walter Tega. "Abbiamo creato tre tavoli tematici (normativa, salute e sicurezza, sistemi di gestione) per costruire un modello di gestione della sicurezza e identificare le aziende virtuose". "Il fenomeno degli infortuni sul lavoro è in costante diminuzione", aggiunge il direttore regionale dell'INAIL, Alessandro Crisci, "ma non siamo ancora in linea con l'obiettivo europeo del calo del 25% nel quinquennio 2008-2012: per questo è necessaria un'accelerazione. Il progetto della Fondazione Alma Mater va nella direzione giusta, perché unisce le eccellenze dell'università e delle aziende". Nel campo della sicurezza serve quindi "un cambiamento culturale", ovvero "far capire alle aziende che la prevenzione degli infortuni conviene", aggiunge Crisci. "Uno dei modi per riuscirci è riconoscere e valorizzare le imprese che si impegnano nel campo della sicurezza". (RedSoc/ Emilia Romagna)
professionista incaricato di operare per garantire la sicurezza nei luoghi di lavoro
Formare - attraverso un percorso integrato - la figura del "safety manager", ovvero un professionista incaricato di operare per garantire la sicurezza nei luoghi di lavoro. E' quanto prevede un progetto pilota frutto del protocollo d'intesa firmato recentemente da Regione Toscana, INAIL, Università di Firenze, Siena e Pisa, organizzazioni sindacali, Ance, Cna, Confartigianato e Api. ''E' il primo progetto del genere in Italia", ha detto Eduardo Bruno, presidente della Commissione speciale lavoro del Consiglio regionale che lo ha promosso. "Ha un carattere fortemente innovativo e abbiamo già aperto un tavolo con alcune realtà del Parlamento e del governo che si occupano di sicurezza per fare in modo che diventi un progetto pilota anche a livello nazionale. La Regione Toscana si candida ad attuarlo".
La giunta regionale - sempre con la collaborazione di INAIL Toscana - ha destinato a questa iniziativa 180mila euro per il triennio 2009/2011. La creazione della nuova figura professionale del "safety manager" partirà con il prossimo anno accademico e il progetto prevede nove mesi di formazione per 150 ingegneri: tre mesi in aula, tre di stage in strutture pubbliche di prevenzione e controllo e tre in azienda. L'obiettivo, per l'appunto, è il miglioramento della formazione dei professionisti della sicurezza, in particolare nell'ambito di settori d'interesse prioritario quali i cantieri - temporanei o mobili -, le infrastrutture e l'industria.
| sanità elettronica sotto la lente del Garante
Sul fronte sanzioni va ricordato che nel 2009 sono state applicate le nuove sanzioni introdotte dal decreto “mille proroghe” del dicembre 2008. L'Autorità ha contestato per la prima volta - a una società che commercializza dati per finalità di marketing - la sanzione, che va da 50.000 a 300.000 euro, prevista nei casi in cui si riscontrino più violazioni commesse in relazione a banche dati di particolare rilevanza o dimensione.
43, infine, sono state nel 2009 le segnalazioni all'autorità giudiziaria che hanno riguardato, tra l'altro, casi di mancata di adozione delle misure di sicurezza, trattamento illecito dei dati, falsità nelle dichiarazioni e nelle notificazioni, il mancato adempimento ai provvedimenti del Garante. Certificati medici: scambio di dati tra Inps e Inpdap
La Commissione europea ha lanciato nei giorni scorsi una consultazione pubblica sul futuro accordo tra Ue e Usa sulla protezione dei dati personali e lo scambio di informazioni a fini di collaborazione giudiziaria e di polizia. Nel nuovo quadro del Programma di Stoccolma sulla giustizia, libertà e sicurezza approvato nell'ultimo Consiglio europeo di dicembre, la Commissione intende raccogliere indicazioni utili alla definizione dei contenuti che saranno oggetto del futuro negoziato con gli Stati uniti su un nuovo accordo in materia di privacy e sicurezza. La consultazione sarà aperta sino al 12 marzo prossimo, e il documento relativo è disponibile all'indirizzo http://ec.europa.eu/yourvoice/consultations/index_en.htm. E' stata inoltre programmata una serie di incontri con i soggetti istituzionali più direttamente coinvolti. Al primo di tali incontri, tenutosi lo scorso 2 febbraio a Bruxelles, ha partecipato il presidente dell'Autorità italiana Francesco Pizzetti, anche in qualità di presidente del Gruppo di lavoro europeo in materia di cooperazione giudiziaria e di polizia (WPPJ).
| Amministratore di sistema: ruolo e rilevanza penale
Gli Amministratori di sistema presi in considerazione dall'Autorità sono sia le " figure professionali finalizzate alla gestione e alla manutenzione di un impianto di elaborazione o di sue componenti" sia le "figure equiparabili dal punto di vista dei rischi relativi alla protezione dei dati, quali gli amministratori di basi di dati, gli amministratori di reti e di apparati di sicurezza e gli amministratori di sistemi software complessi". Essi, continua il Provvedimento, svolgono "attività tecniche quali il salvataggio dei dati (backup/recovery), l'organizzazione dei flussi di rete, la gestione dei supporti di memorizzazione e la manutenzione hardware" che "comportano, infatti, in molti casi, un'effettiva capacità di azione su informazioni che va considerata a tutti gli effetti alla stregua di un trattamento di dati personali; ciò anche quando l'amministratore non consulti in chiaro le informazioni medesime". Secondo il ragionamento presente nel documento in analisi, il nuovo Codice implica, attraverso determinati obblighi, tale figura. Il vigente testo prevede, infatti, "l'obbligo per i titolari di assicurare la custodia delle componenti riservate delle credenziali di autenticazione". In effetti si può aggiungere che molta parte degli obblighi previsti nel medesimo Allegato B rappresentano compiti caratteristici dell'Amministratore di sistema così come presente in molte Aziende: così, ad esempio, la realizzazione di copie di sicurezza (operazioni di backup e recovery dei dati) e la custodia delle credenziali alla gestione dei sistemi di autenticazione e di autorizzazione.
Il Provvedimento sottolinea, poi, che una sua posizione organizzativa in termini di responsabile di trattamento è facoltativa, come previsto dalle regole generali (art. 29, comma 1(1), del Codice).
Il documento evidenzia altresì la rilevanza penale di certe condotte del ruolo in esame, potendo (secondo l'interpretazione del Garante) incorrere, qualora abusi della qualità di operatore del sistema, in reati quali, ad esempio, l'accesso abusivo a sistema informatico telematico (art. 615-ter), la frode informatica (art. 640-ter), il danneggiamento di informazioni, dati e programmi informatici (art. 635-bis e -ter) e il danneggiamento di sistemi informatici telematici (art. 635-quater e -quinquies).
Il documento non si sofferma affatto, invece, sulle eventuali responsabilità derivanti, direttamente, dal Codice sui dati personali.
Lilino Albanese | 17:09
| Dps amministratori di sistema,
* Assegnare la nomina di Amministratore di Sistema dopo attenta valutazione di esperienza, capacità e affidabilità del soggetto designato;
* Prevedere, in fase di nomina, l’elenco degli ambiti di operatività consentiti all’Amministratore di Sistema;
* Riportare sul DPS l’elenco degli estremi identificativi degli Amministratori di Sistema e le funzioni a loro attribuite (se accedono a dati personali dei lavoratori, il titolare del trattamento deve rendere noti gli estremi dell’Amm. di Sistema ai lavoratori nel modo ritenuto più idoneo);
* Verificare annualmente le attività svolte dall’Amministratore di Sistema in relazione al rispetto delle misure di sicurezza previste dal DPS;
* Prevedere la registrazione degli accessi dell’Amministratore di Sistema al sistema e agli archivi. Tali registrazioni devono comprendere riferimenti temporali, riferimento all’evento che le ha generate e devono essere conservate almeno per sei mesi.
Privacy Amministratore di sistema
| amministratore di sistema,
4. dispone che copia del presente provvedimento sia trasmesso al Ministero della giustizia–Ufficio pubblicazione leggi e decreti per la sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana. Il tema legato all'implementazione di misure di sicurezza e del rispetto della normativa sulla privacy è stato da sempre al centro dell'attenzione di quanti si trovano a gestire grandi banche dati o ad essere titolari o responsabili deltrattamento o della conservazione all'interno di importanti aziende.
Per quest'ultimi, infatti, sono state previste nuove cautele da rispettare nella scelta e nomina degli amministratori di sistema. L'individuazione precisa e responsabile di tali soggetti, infatti, riveste una notevole importanza, perché è una delle scelte fondamentali all'interno di un'azienda e contribuisce a incrementare la complessiva sicurezza dei trattamenti svolti. Basti pensare, infatti, che molto spesso l'amministratore di sistema è dotato di una particolare posizione a cui spetta anche la capacità di stabilire - in raccordo con il titolare e/o eventuali altri responsabili dei relativi trattamenti - chi può accedere in modo privilegiato alle risorse del sistema informativo e a tutti i dati personali aziendali (anche sensibili): per tale motivo gli amministratori di sistema devono essere scelti con particolare attenzione, poiché i rischi che possono correre le banche dati o le reti informatiche sono sempre più elevati.
Dopo le recenti e numerose modifiche normative o "di prassi" a cui abbiamo assistito negli ultimi tempi, ecco che viene pubblicato un ulteriore provvedimento del Garante Privacy che introduce un nuovo adempimento in materia di gestione e protezione dei dati personali trattati attraverso sistemi informatici e di garanzia della sicurezza degli stessi dati e sistemi.
Il Garante Privacy, infatti, con un provvedimento del 27 novembre 2008 ("Misure e accorgimenti prescritti ai titolari dei trattamenti effettuati con strumenti elettronici relativamente alle attribuzioni delle funzioni di amministratore di sistema"), ha introdotto l'obbligo per gli amministratori di sistema (compresi coloro che svolgono la mansione di amministratore di rete, di data base o i manutentori), di conservare gli "access log" per almeno sei mesi in archivi immodificabili e inalterabili.
Devono, cioè, essere adottati sistemi idonei alla registrazione degli accessi logici, ai sistemi di elaborazione e agli archivi elettronici da parte degli amministratori di sistema e, novità forse più importante, gli access log devono avere le caratteristiche di completezza, inalterabilità e possibilità di verifica della loro integrità adeguate al raggiungimento dello scopo di verifica per cui sono richieste; ciò vuol dire che le registrazioni devono avere i riferimenti temporali certi e la descrizione dell'evento che le ha generate e devono essere conservate per un congruo periodo (non inferiore a sei mesi). Come non pensare a processi di conservazione digitale in linea con regole tecniche previste dall'art. 71 del Codice dell'amministrazione digitale e oggi contenute nella deliberazione CNIPA n. 11/2004 e nel DPCM 13 gennaio 2004?
I titolari dovranno altresì favorire una più agevole conoscenza, nell'ambito della propria organizzazione, dell'esistenza di eventuali amministratori di sistema: è importante garantire, in questo modo, la conoscibilità dell'esistenza di tali figure e di chi svolge ruoli analoghi all'interno di tutti gli enti e le organizzazioni; viene precisato, inoltre, che gli amministratori di sistema, indipendentemente se nominati incaricati o responsabili del trattamento, devono essere sempre persone fisiche ben individuate all'interno del DPS e il loro nomi devono essere comunicati o resi conoscibili da tutti i soggetti interessati.
A parere di chi scrive, quindi, per evitare spiacevoli sanzioni, ogni titolare dovrà verificare che tale elencazione sia stata effettuata nell'ambito del prossimo aggiornamento annuale del DPS e, nei casi in cui il titolare non sia tenuto a redigerlo, si dovrà provvedere ad inserire il nominativo degli amministratori di sistema in un documento interno da mantenere aggiornato e disponibile in caso di accertamenti anche da parte del Garante.
Se poi l'attività degli amministratori di sistema riguarda, anche indirettamente, servizi o sistemi che permettono il trattamento di informazioni di carattere personale di lavoratori, i titolari pubblici e privati, in qualità di datori di lavoro, sono tenuti a rendere nota o conoscibile l'identità degli amministratori di sistema all'interno delle proprie organizzazioni attraverso apposita informativa ex art. 13 d.lgs. 196/2003 (in alternativa si possono utilizzare anche strumenti di comunicazione interna quali l'intranet aziendale, ordini di servizio a circolazione interna etc.). Sono fatti salvi, in ogni caso, i casi di esclusione per legge di tale forma di pubblicità o conoscibilità.
1 - In primo luogo, gli amministratori di sistema, o coloro che gestiscono l'accesso a banche dati, sono generalmente preposti a operazioni da cui discendono grandi responsabilità ed elevate criticità rispetto alla protezione dei dati personali a cui hanno accesso. Ricordiamo, infatti, che per sua natura l'amministratore di sistema è dotato di una capacità di azione propria e di un rapporto fiduciario che lo lega al titolare nello svolgimento delle relative mansioni (ruolo così importante per le aziende e per le grandi organizzazioni pubbliche e private, tanto da farlo nominare a volte anche quale responsabile del trattamento). Ma anche nelle piccole realtà tale figura riveste una certa importanza, perché dovrebbe essere preposto a compiti di vigilanza e controllo del corretto utilizzo del sistema informatico gestito e utilizzato;
2 - In secondo luogo, le attività di backup o disaster recovery (regolamentate anche nel Codice Privacy), l'organizzazione dei flussi di rete, la gestione dei supporti di memorizzazione o la semplice manutenzione hardware comportano la possibilità per tali soggetti di agire sulle informazioni critiche aziendali, attività tutte che ricadono nella definizione di "trattamento di dati personali", anche quando l'amministratore non consulti in chiaro tali informazioni;
3 - Le funzioni tipiche dell'amministrazione di un sistema sono specificatamente richiamate all'interno dell'allegato B del Codice Privacy, laddove si prevede l'obbligo per i titolari di assicurare la custodia delle componenti riservate delle credenziali di autenticazione. Si è voluto, quindi, assicurare un maggiore controllo su chi di fatto si occupa dell'assolvimento degli adempimenti previsti nello stesso allegato B, ovvero adempimenti che in genere sono affidati all'amministratore di sistema: realizzazione di copie di sicurezza, custodia delle credenziali, gestione dei sistemi di autenticazione e di autorizzazione, etc.;
4 -Infine, vi sono alcuni reati previsti dal codice penale per i quali il rivestire la funzione di amministratore di sistema costituisce una circostanza aggravante (abuso della qualità di operatore di sistema nell'accesso abusivo a sistema informatico o telematico - art. 615 ter c.p. - o di frode informatica - art. 640 ter c.p. -, oppure per le fattispecie di danneggiamento di informazioni, dati e programmi informatici - artt. 635bis e ter c.p. - e di danneggiamento di sistemi informatici e telematici - artt. 635-quater e quinques).
Infatti, il titolare può designare facoltativamente uno o più responsabili del trattamento, solo tra soggetti che "per esperienza, capacità e affidabilità forniscano idonea garanzia del pieno rispetto delle vigenti disposizioni in materia di trattamento, ivi compreso il profilo relativo alla sicurezza" (art. 29, comma 2, del Codice). Si dovrà procedere, pertanto, con designazioni individuali, contenenti la descrizione analitica degli ambiti di operatività consentiti in base al profilo di autorizzazione assegnato.
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