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Timestamp: 2019-12-06 10:17:22+00:00
Document Index: 183122345

Matched Legal Cases: ['art. 1836', 'art. 12', 'art. 1836', 'art. 1992', 'art. 1189', 'art. 1836', 'sentenza ', 'art. 1836', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 9', 'art. 6', 'sentenza ', 'sentenza ']

Art. 1836 codice civile - Legittimazione del possessore - Brocardi.it
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Articolo 1836 Codice civile
Dispositivo dell'art. 1836 Codice civile
(1) Se il libretto di deposito è pagabile al portatore, la banca che senza dolo o colpa grave adempie la prestazione nei confronti del possessore è liberata, anche se questi non è il depositante (2).
La stessa disposizione si applica nel caso in cui il libretto di deposito pagabile al portatore sia intestato al nome di una determinata persona o in altro modo contrassegnato (3).
Sono salve le disposizioni delle leggi speciali (4).
(1) La normativa antiriciclaggio ha stabilito, con provvedimenti successivi, che il saldo dei libretti di risparmio non deve superare una determinata soglia, attualmente fissata in € 1.000,00 (art. 12, D.L. 6 dicembre 2011, n. 201, c.d. Decreto Salva Italia, convertito con legge 22 dicembre 2011, n. 214).
(2) Secondo l'opinione prevalente il libretto al portatore configura un titolo di credito ed è assoggettato alla relativa disciplina (2003 ss. c.c.). Secondo un'opinione minoritaria si tratta, invece, di un documento di legittimazione che identifica colui che ha diritto alla prestazione ma non può circolare.
(3) In tal caso vi è una scissione tra il titolare del credito (cioè il soggetto cui il libretto è intestato) e colui che ha diritto al pagamento, cioè il portatore.
(4) Si vedano, tra gli altri, il D.M. 6 giungo 2002, in relazione ai libretti di risparmio postali ed il d.lgs. 1 settembre 1993, n. 385, Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia.
La norma è volta ad agevolare la circolazione del credito.
Spiegazione dell'art. 1836 Codice civile
Libretto al portatore, nominativo, nominativo pagabile al portatore. Legittimazione del possessore del libretto
Le opinioni sulla portata e sull’efficacia del libretto di risparmio nominativo ma con clausola di pagabilità al portatore sono discordi. Secondo alcuni questi documenti sono equiparati ai titoli al portatore e la loro nominatività è soltanto apparente; secondo altri si tratta invece di titoli al portatore impropri, dato che la avrebbe la facoltà, ma non anche l'obbligo, di pagare al portatore, potendo, ove creda opportuno, pretendere che il portatore qualifichi il suo possesso. La clausola al portatore, quindi, sarebbe posta nel solo interesse dell’emittente. Per altri ancora la clausola al portatore farebbe si che al debitore avrebbe diritto alla riscossione non per diritto proprio ma quale mandatario dell'intestatario e quindi, come tale, esercitando un diritto altrui soggetto agli stessi vincoli, eccezioni ed opposizioni opponibili all'intestatario. Per altri il libretto nominativo ma al portatore costituirebbe una specie propria, dotato dei due (*social della nominativita e della pagabilith alportatore. e cib nel moo che il libretto sarebbe nominativo nei rapporti dell'intvatatario coi terzi, ed al portatore nei confronti della mesa o della banca. Per altri, infine, si tratta di titoli nominativi che presentano nna perticolare modalità rispetto al pagamento, che peraltro ne lascia inalterata la natnra giuridica.
La nuova norma non si interessa esplicitamente della fissazione della nature specifica dei libretti nominativi pagabili al portatore e, equiparandoli perfettamente a quelli contrassegnati anche in altro modo che con la intestazione ad una persona determinata, si sofferma sugli effetti costitutivi di essi nei confronti della banca emittente nonche dell'esibitore del titolo. Si limita a dire che tali libretti sono titoli di legittimazione, senza peril distinguere o menomamente accennare alla diversità tra titoli di legittimazione e contrassegni di legittimazione.
Non è questa la sede adatta per una discussione in merito della differenza tra titoli e contrassegni di legittimazione, ci basta dire che il legislatore con l'impiego della espressione titolo di legittimazione, ha voluto richiamarsi alle regole poste perche i titoli di credito costitniscano uno strumento sicuro e rapido della circolazione dei crediti, e particolarmente a quelle che sono proprie al tipo di circolazione menzionato nel titolo stesso.
Secondo la disposizione dell' art. 1992 del c.c. il possessore del titolo di credito ha diritto alla prestazione in esso indicata a seguito della presentazione del titolo, purchè il suo diritto alla prestazione si accordi con la presenza dei presupposti e delle condizioni inerenti al tipo specifico del titolo. La constatazione da parte del debitore della concordanza tra la posizione del creditore ed i presnpposti e le condizioni riferite all'esercizio del diritto scaturiente dal titolo, lo autorizzano alla prestazione e sulla base delle risultanze esterase del titolo stesso in possesso dell'esibitore. La colpa grave ed il dolo del debitore in ordine a questa constatazione fa sì che egli non sia liberato dall'adempimento nei confronti dell'eventuale vero titolare del diritto.
L’assenza del dolo o della colpa grave libera il creditore, oggi in perfetta armonia con la norma dell’ art. 1189 del c.c., per la quale si vuole che l'assenza di buona fede emerge da circostanze univoche, ossia riferibili tanto alla propria posizione rispetto al pagamento che a quella del richiedente il pagamento stesso.
Il richiamo del capoverso alle particolari norme delle leggi speciali si presenta del tutto logico e naturale, data la natura particolare dei libretti di risparmio come titoli causali e riferiti ad un rapporto coniplesso considerato di interesse generale. Basta dire che, in terra di escuzione dei paw.unenti in base all'esibizione del libretto nominativo pagabile al portatore, troveranno piena applicazione tutte le norme sulle opposizioni, sull'ammortamento, ecc. fissate dal T. U. sulle Casse di Risparmio e dalle ulteriori leggi sulla tutela del risparmio (T. U., 15 aprile 1929, n. 967, R. D. L. 12 marzo 1936, n. 375).
Massime relative all'art. 1836 Codice civile
Cass. civ. n. 4706/2011
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 4706 del 25 febbraio 2011)
Cass. civ. n. 12460/2008
La banca che abbia adempiuto la prestazione relativa ad un certificato di deposito al portatore, è liberata solo se vi abbia provveduto, nei confronti del possessore del titolo, senza essere in dolo o colpa grave e purché, in ogni caso, abbia identificato il possessore stesso, incombendo su di essa, ex art. 1836 c.c., un generale obbligo di correttezza e diligenza diretto all'espletamento di tutte le attività necessarie a salvaguardare l'effettivo titolare del diritto, mediante un accurato controllo sulla legittimazione del portatore, specie se sono emerse circostanze idonee a giustificare un qualche sospetto. In applicazione di tale principio, la S.C. ha cassato la sentenza impugnata, la quale aveva escluso la responsabilità della banca, pur essendo stato provato che quest'ultima aveva provveduto al pagamento dell'importo di un titolo caduto in successione, senza tener conto della richiesta di blocco dei titoli del de cuius comunicatole dagli eredi prima del pagamento, e senza identificare il portatore.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 12460 del 16 maggio 2008)
Cass. civ. n. 1048/1998
Il possesso del libretto al portatore, che ha natura di titolo di credito, è sufficiente per attribuire la legittimazione all'esercizio del diritto menzionato nel libretto in base alla presentazione all'istituto emittente. Tuttavia, il diritto del portatore che abbia il possesso del documento viene meno se il libretto perde l'efficacia di titolo di credito. Questa ipotesi ricorre nel caso previsto dall'art. 9 della legge 30 luglio 1951, n. 948, in base al quale al termine della procedura di ammortamento, promossa a seguito di smarrimento, distruzione o sottrazione, il presidente del tribunale o il pretore pronunzia l'inefficacia giuridica del libretto, mentre non ha alcun effetto l'annotazione di fermo che l'istituto emittente apponga nei propri registri a norma dell'art. 6 della stessa legge (in applicazione del principio esposto la S.C., ritenuto che il libretto al portatore non era privo di efficacia né al momento del ritrovamento né a quello della restituzione, pronunziando nel merito, ha liquidato il premio per il ritrovamento pari al ventesimo della somma depositata).
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 1048 del 3 febbraio 1998)
Cass. civ. n. 5949/1982
L'apposizione su un libretto di deposito a risparmio, nella parte riservata all'intestazione, di una sigla, di un numero, di un nome di fantasia, di una combinazione di lettere o di numeri, non è idonea a costituire un valido elemento di riferibilità o di appartenenza del libretto ad una persona determinata, tali indicazioni valendo solo ad individuare il libretto, onde consentire alla banca una corretta tenuta della contabilità. Il libretto così contrassegnato deve, pertanto, qualificarsi al portatore, e non nominativo, ed attribuisce al possessore la legittimazione a compiere tutte le operazioni riguardanti il titolo, liberando da responsabilità la banca che, senza dolo o colpa, adempie le prestazioni indicate nel libretto.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 5949 del 11 novembre 1982)