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Timestamp: 2018-04-22 05:00:34+00:00
Document Index: 35060583

Matched Legal Cases: ['§ 2', '§ 2', '§ 1', '§ 1', '§ 2', '§ 1', 'art. 124', 'art. 41', 'art. 51', '§ 1', 'art. 124', '§ 4', '§ 6', '§ 2', '§ 9', 'art. 124', 'sentenza ', 'art. 43', '§ 1', 'art. 51', '§ 2', 'art. 115', '§ 1']

La competenza delle prelature personali nelle cause di canonizzazione | Prelaturas, Ordinariatos y otras circunscripciones personales
[In E. Baura (a cura di), Studi sulla prelatura dell’Opus Dei. A venticinque anni dalla Costituzione apostolica “Ut sit”, Roma, 2008, pp. 175-191]
[1] 1. L’impostazione territoriale della competenza giudiziale e i criteri per delimitare la competenza materiale delle circoscrizioni personali
[2] 2. La chiamata universale alla santità e le cause di canonizzazione
[3] 3. “Centralizzazione normativa” e “decentralizzazione organica”
[4] 4. La natura “giudiziale” della fase istruttoria: l’accentramento della triplice potestà di governo nei titolari degli uffici capitali e la separazione della potestà esecutiva e giudiziale da parte degli organi vicari
[5] 5. I rapporti di comunione nella ricerca della verità: le lettere rogatoriali ed altre manifestazioni dell’«ausilio giudiziale»
[6] 6. L’inchiesta circa le virtù eroiche del Servo di Dio Mons. Álvaro del Portillo
In effetti lungo la storia, la territorialità divenne l’unico criterio non privilegiato per individuare le comunità e delimitare la giurisdizione, in particolare per quanto riguarda l’esercizio della potestà giudiziaria. Tale processo storico è rispecchiato compiutamente nel sistema del CIC del 1917. Con il Concilio Vaticano II il criterio di determinazione diventa, invece, il coetus fidelium hierarchice instructus, cioè quella comunità di fedeli fecondata dal sacerdozio ministeriale e a capo della quale vi è un pastore con potestà di natura episcopale 2. Ne derivò che l’ottavo dei dieci principi direttivi per la riforma del CIC del 1917 – approvati dal primo sinodo dei vescovi 3 – fosse quello di prevedere la costituzione di circoscrizioni ecclesiastiche personali, perché erano richieste, tra l’altro, dalle esigenze pastorali di quella che oggi chiamiamo “globalizzazione”, come la prefazione al nuovo codice incisivamente dichiara: «rationes enim hodierni apostolatus unitates iurisdictionales personales commendare videntur» 4. Ciononostante, il CIC del 1983 ha conservato, almeno sotto il profilo linguistico, la tradizionale impostazione “territorialista” della disciplina della potestà giudiziaria. Una tale “inerzia terminologica” è in primo luogo comprensibile perché il nuovo impianto ecclesiologico non intendeva rinunciare alla territorialità come modo abituale di determinazione degli ambiti di esercizio della giurisdizione. In secondo luogo è evidente che tale continuità linguistica non vuole, né d’altronde potrebbe, porre in dubbio la potestà giudiziaria delle circoscrizioni personali, che costituisce, evidentemente, elemento essenziale della potestà di governo in generale e, quindi, anche di queste ultime 5. Da ciò, considerata la natura gerarchica delle diverse strutture personali secolari, deriva la necessità di adattare i concetti territorialistici di “domicilio”, di “quasi-domicilio”, di “tribunale del luogo”, ecc., ai criteri personalistici di appartenenza alle suddette circoscrizioni e di sottomissione alla giurisdizione dei loro pastori 6.
Tale adattamento è stato compiuto, ad es., dalla Segnatura Apostolica nel suo necessario intervento per la determinazione del tribunale di appello “locale” o “periferico” 7 (denominazione che dimostra la necessità di adoperare termini di natura “territoriale” per le circoscrizioni personali) della Prelatura dell’Opus Dei, applicando, evidentemente mediante la tecnica dell’equiparazione
Nella legge promulgata da Paolo VI per adeguare le cause di canonizzazione all’ecclesiologia del Concilio, il Papa segnalò che la chiamata universale alla santità è «l’elemento più caratteristico dell’intero magistero conciliare e, per così dire, come il suo ultimo fine» 15. Ne deriva che la specifica competenza per istruire dette cause è propria di ogni circoscrizione ecclesiastica e, sicuramente, di quella che è stata eretta dalla stessa Sede Apostolica con la precisa missione pastorale di «tradurre in realtà vissuta la dottrina della chiamata universale alla santità, ed a promuovere in ogni ceto sociale la santificazione del lavoro professionale ed attraverso il lavoro professionale» 16. La vigente legge fondamentale sulle cause di canonizzazione (la cost. ap. Divinus perfectionis Magister
Per questo motivo, presso l’Ordinariato Militare d’Italia è stata istruita la causa di un vicebrigadiere dei Carabinieri (il Servo di Dio Salvo D’Acquisto) 19 e presso la Prelatura dell’Opus Dei, simultaneamente ad un altro processo presso il Vicariato di Roma 20, si trova nella fase istruttoria la causa del primo prelato, il Servo di Dio Álvaro del Portillo. In tal senso, il giorno dell’insediamento del corrispondente tribunale, l’attuale Prelato, il vescovo Mons. Javier Echevarría, sottolineava, richiamando l’insegnamento di Giovanni Paolo II, la valenza pastorale delle cause di canonizzazione
3. “Centralizzazione normativa” e “decentralizzazione organica”
Fra i principali insegnamenti frutto della riflessione ecclesiologica del Vaticano II vi è quello sulla natura diaconale dell’autorità 22, dal quale sono scaturiti nuovi tipi di circoscrizioni, per rendere l’organizzazione ecclesiastica più efficace 23, ed il potenziamento dell’esercizio della potestà ordinaria propria dei vescovi a capo delle loro portiones populi Dei, mediante la “restituzione” di ambiti della potestà episcopale che, lungo i secoli, erano stati “centralizzati” dalla Sede Apostolica 24. In materia processuale e di cause di canonizzazione è stato deciso, da una parte, di mantenere una sostanziale uniformità legislativa (la cosiddetta “centralizzazione normativa”) e, dall’altra, di riconoscere che la potestà giudiziaria dei vescovi, in quanto giudici dei fedeli di cui sono pastori, non proviene da qualche concessione pontificia, bensì scaturisce dal loro proprio ufficio. Tale riconoscimento ha dato luogo alla cosiddetta “decentralizzazione organica”
È possibile così riscontrare che il CIC del 1917 impostava le cause di canonizzazione con una centralizzazione anche di tipo organico, per cui l’intervento dei vescovi diocesani, quantunque fosse qualificato di «iure proprio», era in realtà considerato mera “concessione” pontificia (cfr. can. 1999). Invece, in applicazione delle norme conciliari, Giovanni Paolo II ha provveduto alla summenzionata decentralizzazione organica 27, riconoscendo «episcopis dioecesanis vel hierarchis ceterisque in iure aequiparatis, intra fines suae iurisdictionis» la natura “propria”, non “delegata” dalla Santa Sede, del loro «ius inquirendi circa vitam, virtutes vel martyrium» 28. La Divinus perfectionis Magister, infatti, ha accolto l’impostazione del precedente m.p. Sanctitas clarior il quale affidava alle conferenze episcopali la possibilità di “erigere” tribunali interdiocesani speciali per le cause di canonizzazione, avendo il previsto intervento della Santa Sede natura di mera “recognitio” 29. In sostanza detti tribunali erano eretti e ricevevano la potestà giudiziaria dai vescovi, non dalla Santa Sede, secondo il principio generale posteriormente sancito dal CIC, can. 1423 (CCEO, can. 1068) per i tribunali interdiocesani di prima istanza
D’altra parte, è evidente che, laddove le norme sulle cause di canonizzazione parlino di “diocesi” o di “vescovi diocesani”, bisogna includere anche gli ordinariati militari e le prelature personali e i loro uffici capitali, in applicazione di quella equiparazione prevista dal combinato disposto dei cann. 134 § 2, 368, 381 § 2 e 1419 § 1 del CIC, che è anche richiesta dalla natura delle cose per dare congrua configurazione alla necessaria potestà giudiziaria dell’ufficio capitale di ogni circoscrizione personale nelle materie della propria giurisdizione 31. E ciò nonostante la normativa applicativa della costituzione apostolica, nel determinare l’esercizio di detta potestà giudiziaria istruttoria, adoperi quella medesima terminologia “territorialista” che è utilizzata dal CIC per determinare i titoli di competenza giudiziale 32. Talvolta, di conseguenza, l’adattamento della normativa “territorialista” alle circoscrizioni personali potrà comportare qualche difficoltà che dovrà essere risolta secondo i criteri analogici utili per colmare le lacune di legge (cfr. CIC, can. 19; CCEO, can. 1501). Così, ad es., la prevista consultazione della conferenza episcopale 33, non pone alcun problema nel caso delle prelature personali di ambito nazionale; per quelle sopranazionali, invece, dovrà essere consultata la conferenza episcopale nel quale territorio è morta la persona la cui causa intende avviarsi.
La finalità delle cause di canonizzazione non è propriamente quella di «rivendicare e difendere» un diritto o di dirimere una controversia stricto sensu (CIC, cann. 221, 1400, 1491; CCEO, cann. 24, 1055, 1149). Nonostante ciò, dalla tradizione medievale fino alla completa concettualizzazione operata da Prospero Lambertini (Benedetto XIV), verso la metà del secolo XVIII, in tali cause sono stati applicati concetti e norme tipiche del processo giudiziale, in particolare riguardanti la fase istruttoria e, nella fase “decisoria” presso la Congregazione delle Cause dei Santi, gli elementi costitutivi del concetto di certezza morale 34. Coerentemente alla prospettiva tradizionale il CIC del 1917 dedicava alle cause di canonizzazione
l’intera Pars secunda del libro «de processibus» (cann. 1999-2141), e i vigenti codici adoperano la medesima impostazione, pur rinviando ad una legge processuale speciale (cfr. CIC, can. 1403; CCEO, can. 1057). Anzi, a motivo di alcune interpretazioni della normativa successiva al Concilio Vaticano II miranti, senza serio fondamento, a “deprocessualizzare” queste cause, l’impostazione processuale, sebbene sia per sé evidente 35, è stata autorevolmente confermata 36.
Un’altra modalità di ausilio giudiziale consiste nel facilitare che persone della propria diocesi, esperte nelle cause di canonizzazione, possano lavorare nelle diverse mansioni degli “officiali” del processo: delegato episcopale, promotore di giustizia, notaio, perito (medico, storico o teologo) (cfr. ISM, artt. 53-60, 62-70).
Il primo prelato dell’Opus Dei, il vescovo Álvaro del Portillo, non esercitò il suo diritto di promuovere cause di canonizzazione di fedeli della nuova prelatura, per le quali era competente nella misura in cui detti fedeli fossero deceduti dopo l’erezione della circoscrizione personale. Infatti, al riguardo, la competenza del Prelato – proveniente dalla corrispondente applicazione dei titoli di competenza territoriale alle circoscrizioni personali (vide supra § 1) – non è esclusiva, essendo tali fedeli, sacerdoti o laici, scomparsi nel territorio di qualche diocesi. Quindi, la finalità pastorale delle cause di canonizzazione (vide supra § 2) può essere raggiunta promuovendo la procedura prevista dinanzi al vescovo della circoscrizione territoriale, della quale detti fedeli erano anche membri 50. Il suo successore, Mons. Javier Echevarría, decise che la prima causa di canonizzazione istruita presso la Prelatura fosse precisamente quella del suo predecessore e primo successore di San Josemaría a capo dell’Opus Dei 51.
Una tale posizione non costituisce motivo per astenersi dal deporre come teste presso il tribunale delegato che egli stesso ha costituito, trattandosi di una possibilità non sconosciuta alla prassi canonica: l’inizio della causa di canonizzazione di un vescovo da parte del suo successore a capo della diocesi, il quale successore sia stato collaboratore del Servo di Dio, come è avvenuto, ad es., con il Servo di Dio Stefan Wyszynski, Cardinale di Varsavia, e con il medesimo Servo di Dio Giovanni Paolo II. Detti esempi dimostrano la necessaria specificità del processo di canonizzazione. Tuttavia, la sensibilità giuridica che gli è propria52, portò Mons. Javier Echevarría a chiedere al Cardinale Vicario di Roma, Camillo Ruini, la disponibilità a costituire un altro tribunale presso la Diocesi di Roma, luogo del decesso del Servo di Dio. Una tale dualità di tribunali è vietata dal principio «ne bis in idem» che fonda l’istituto della prevenzione: quando due tribunali sono competenti, quello che comincia la causa per primo acquista la cosiddetta “perpetuatio iurisdictionis”, che rende l’altro tribunale, che fino a quel momento era concorrentemente competente, assolutamente incompetente (cfr. CIC, cann. 1415, 1512, 2º; CCEO, cann. 1082, 1194, 2º). Invero Mons. Javier Echevarría non proponeva un’inutile ripetizione di atti, come sarebbe stato duplicare la raccolta degli scritti, l’esame di essi da parte dei censori teologi, la raccolta di documenti nei diversi archivi, ecc. Questi compiti sarebbero stati svolti nell’ambito dell’inchiesta presso il tribunale della Prelatura. Tuttavia, il Tribunale presso la Diocesi di Roma non avrebbe avuto una competenza di natura meramente rogatoriale dal Tribunale della Prelatura, bensì avrebbe agito nell’esercizio della propria competenza, avendo l’attore, per mezzo del postulatore, chiesto l’apertura presso di esso della causa, provvedendo all’interrogatorio di diversi testi (fra cui quello dello stesso attore, Mons. Echevarría) e allo svolgimento di altri adempimenti previsti dalla legislazione per un tribunale ordinario. «Il Card. Ruini accettò tale proposta» 53.
È da tenere presente, in ordine al caso descritto, che la dispensa della legge processuale è vietata ai vescovi diocesani (cfr. CIC, can. 87 § 1; CCEO, can. 1537) e corrisponde soltanto alla Santa Sede, normalmente attraverso la Segnatura Apostolica (cfr. cost. ap. Pastor bonus, art. 124, 3º 54). Nelle cause di canonizzazione tale dispensa spetta alla Congregazione delle Cause dei Santi (cfr. ISM, artt. 22-24). Per questo motivo, accordati il Cardinale Vicario di Roma e il Prelato dell’Opus Dei sull’opportunità della costituzione dei due tribunali, chiesero alla Congregazione la dispensa della legge che consentisse la costituzione degli stessi. «Il 21 novembre 2003 la Congregazione delle Cause dei Santi autorizzò che l’istruzione dell’inchiesta diocesana venisse eseguita aequaliter, cioè con lo stesso grado di competenza, dal Tribunale del Vicariato di Roma e da quello della Prelatura» 55.
Quindi – espletata ogni prescrizione legale, fra cui, ad es., il parere positivo della Conferenza Episcopale del Lazio (10 giugno 2003: cfr. ISM, art. 41), gli editti del Cardinale Vicario di Roma e del Prelato dell’Opus Dei con i quali rendevano nota ai propri fedeli «la petizione del postulatore di iniziare la causa nella propria diocesi» 56 o la petizione e la concessione del “nulla osta” da parte della Santa Sede 57, comunicata al Prelato dell’Opus Dei dalla Congregazione delle Cause dei Santi in data 21 gennaio 2004 -, i membri di entrambi tribunali, presieduti, rispettivamente, dal Cardinale Vicario di Roma e dal Prelato dell’Opus Dei, prestarono il prescritto giuramento durante le due «Sessioni di Apertura dell’Inchiesta» (ISM, art. 51): il 5 marzo 2004 nella Sala della Conciliazione del Palazzo Lateranense e il successivo giorno 20 nell’«Aula Höffner» della Pontificia Università della Santa Croce 58.
1 Cfr. I tribunali delle circoscrizioni personali latine, in P. Erdö – P. Szabó (a cura di), Territorialità e personalità nel diritto canonico ed ecclesiastico, Budapest, 2002, pp. 769-795. Pubblicato anche in Il Diritto Ecclesiastico, 113/1 (2002), pp. 147-176. Cfr., inoltre, M.Á. Ortiz, La potestà giudiziale in genere e i Tribunali (artt. 22-32), in P.A. Bonnet e C. Gullo (a cura di), Il giudizio di nullità matrimoniale dopo l’istruzione «Dignitas connubii». Parte seconda: la parte statica del processo, Libreria Editrice Vaticana, 2007, pp. 65-68; C. Tammaro, Brevi cenni circa la competenza dei pastori delle circoscrizioni personali ad istruire le cause dei santi, in Il Diritto Ecclesiastico, 115/1 (2004), pp. 73-94.
2 Cfr. J. Hervada, Significado actual del principio de la territorialidad, in Fidelium iura, 2 (1992), pp. 224 e 230.
3 Cfr. Sinodo dei vescovi 1967, Principia quae Codicis Iuris Canonici recognitionem dirigant, 7 ottobre 1967, in Communicationes, 1 (1969), pp. 77-85; i diversi studi sull’ottavo principio riportati in J. Canosa (a cura di), I Principi per la revisione del Codice di Diritto Canonico. La ricezione giuridica del Concilio Vaticano II, Milano, 2000, pp. 547-666; V. Gómez-Iglesias, El octavo principio directivo para la reforma del «Codex Iuris Canonici»: el «iter» de su formulación, in Fidelium iura, 11 (2001), pp. 13-39; e in P. Erdö – P. Szabó (a cura di), Territorialità e personalità, cit., pp. 169-193.
6 Per un’analisi più ampia, cfr. i §§ 1 e 2 del nostro I tribunali delle circoscrizioni personali latine, cit.
9 «Viso ex analogia can. 1438, n. 2, Codicis Iuris Canonici (…) vi art. 124, n. 4, Const. Ap. “Pastor bonus”…» (Segnatura Apostolica, Decreto di approvazione del Tribunale di Appello presso il Vicariato di Roma come Tribunale di secondo grado del Tribunale della Prelatura della Santa Croce e Opus Dei, 15 gennaio 1996, in «Romana». Bollettino della Prelatura della Santa Croce e Opus Dei, 12 (1996), pp. 22-23). Previamente, il Cardinale Vicario della Diocesi di Roma aveva dato il suo benestare («consensus» dice la Segnatura Apostolica) affinché il Tribunale di Appello presso il Vicariato di Roma fosse il tribunale periferico di seconda istanza del Tribunale della Prelatura (Rescritto, 16 novembre 1995, citato dal decreto della Segnatura Apostolica e dal Decreto di costituzione del Tribunale della Prelatura della Santa Croce e Opus Dei, 24 gennaio 1996, nn. 4 e 9, note 3 e 5, in «Romana». Bollettino della Prelatura della Santa Croce e Opus Dei, 12 (1996), pp. 26-27).
18 Cfr. Giovanni Paolo II, cost. ap. Divinus perfectionis Magister, 25 gennaio 1983, cit., prooemium § 4.
20 Vide infra § 6, in particolare la nota 58 per quanto riguarda altre cause in cui il Prelato ha nominato “delegati episcopali rogatoriali” e gli altri “officiali dell’inchiesta” (cfr. ISM, artt. 47 § 2, 48, 54, 55, 114).
25 Cfr. Principia quae Codicis Iuris Canonici recognitionem dirigant, 7 ottobre 1967, cit., nn. 5-7; Pontificia Commissio Codici Iuris Canonici Orientalis recognoscendo (1ª Plenaria della Commissione: 18-23 marzo 1974), Principi direttivi per la revisione del Codice di Diritto Canonico Orientale, «Canoni “de processibus”», n. 2, in Nuntia, 3 (1976), p. 9; i nostri Centralizzazione normativa processuale e modifica dei titoli di competenza nelle cause di nullità matrimoniale, in Ius Ecclesiae, 3 (1991), pp. 431-477; Il sistema giudiziario canonico di tutela dei diritti. Riflessioni sull’attuazione dei principi 6º e 7º approvati dal Sinodo del 1967, in J. Canosa (a cura di), I Principi per la revisione del Codice di Diritto Canonico, cit., pp. 501-546; Javier Otaduy, La prevalencia y el respeto: principios de relación entre la norma universal y la particular, in Pontificium Consilium de Legum Textibus Interpretandis, «Ius in vita et in missione Ecclesiae». Acta Symposii Internationalis Iuris Canonici, in Civitate Vaticana celebrati diebus 19-24 aprilis 1993, Città del Vaticano, 1994, pp. 475-490.
Sul concetto di “decentramento” e gli altri ad esso collegati – “accentramento”, “centralizzazione”, “decentralizzazione”, ecc. -, cfr. inoltre, J.I. Arrieta, Diritto dell’organizzazione ecclesiastica, cit., pp. 156-167; J. Hervada, Diritto costituzionale canonico, Milano 1989, p. 226-228; E. Labandeira, Trattato di diritto amministrativo canonico, Milano, 1994, pp. 129-159, 199-201.
27 Cfr. Cost. ap. Divinus perfectionis Magister, 25 gennaio 1983, cit., prooemium § 9.
28 Ibidem, n. I, 1. La natura “propria” di tale diritto è confermata dalla necessità di richiesta di un mero nihil obstat alla Congregazione delle Cause dei Santi, non una “commissione” della competenza (cfr. ISM, artt. 45-46).
36 Cfr. Card. Saraiva, Presentazione dell’istr. «Sanctorum Mater», 18 febbraio 2008, cit., n. 3, c). Oltre agli studi appena citati di Gutiérrez, vide anche H. Misztal, Le cause di canonizzazione: storia e procedura, trad. di A.Mª Martinelli e R. Chowaniec, Libreria Editrice Vaticana, 2005; A. Rocca, De canonizatione sanctorum commentarium, rist. anast., Roma, 2004; R. Rodrigo, Manuale per istruire i processi di canonizzazione, ed. 3, Roma, 2004.
43 Sulla “centralizzazione normativa” vide supra nota .
48 Cfr. cost. ap. Pastor bonus, art. 124, 2º e 3º; il nostro Commissione e proroga della competenza dei tribunali ecclesiastici nelle cause di nullità matrimoniale. Sulla natura dell’incompetenza in questi processi, in Ius Ecclesiae, 2 (1990), pp. 721-740.
53 J. Echevarría, Discorso all’apertura della Causa di Canonizzazione, 20 marzo 2004, cit. in nota , p. 50.
54 Anche per le Chiese orientali: cfr. Segreteria di Stato, Rescritto di concessione alla Segnatura Apostolica della facoltà di dispensare dalle norme processuali del CCEO, 22 novembre 1995, Prot. N. 381.775, in J. Llobell, Il tribunale competente per l’appello della sentenza di nullità del matrimonio giudicata «tamquam in prima instantia ex can. 1683», in Ius Ecclesiae, 8 (1996), pp. 689-690, nota 2. La facoltà è stata confermata da Benedetto XVI.
55 J. Echevarría, Discorso all’apertura della Causa di Canonizzazione, 20 marzo 2004, cit. in nota , p. 50.
56 Cfr. ISM, art. 43 § 1. Per i relativi testi, cfr. «Romana». Bollettino della Prelatura della Santa Croce e Opus Dei, 35 (2002), pp. 295-296; ibidem, 37 (2003), pp. 260-261; Rivista Diocesana di Roma, 10 (2003), pp. 1125-1126.
57 «Ottenuta risposta della Congregazione per la Dottrina della Fede e di altri Dicasteri, consultati per le singole Cause, la Congregazione esamina nel Congresso ordinario se esistano elementi sufficienti per rilasciare il “nulla osta” da parte della Santa Sede» (Congregazione delle Cause dei Santi, Regolamento, Città del Vaticano, dicembre 2000, approvato dalla Segreteria di Stato il 15 febbraio 2001, art. 51 § 2, in R. Rodrigo, Manuale delle cause di beatificazione e canonizzazione, ed. 3, Roma, 2004, pp. 460-490). Cfr. ISM, artt. 45-46.
58 Cfr. «Romana». Bollettino della Prelatura della Santa Croce e Opus Dei, 38 (2004), pp. 48-51 e 80.
Fino alla data del 19 marzo 2008, il Tribunale della Prelatura ha interrogato direttamente 39 testi presso la sua sede a Roma e altri 8 recandosi a Bologna e Madrid, a norma dell’ISM, art. 115 § 1. Inoltre, a norma dell’ISM, artt. 114 e 116, ha rivolto lettere rogatoriali ai vescovi delle diocesi di Leiria-Fátima, Madrid, Montréal, Pamplona, Quito, Sydney, Warszawa e Washington per l’escussione di altri 56 testi. Questo Tribunale ha interrogato in totale 103 testi.
Inoltre, negli ultimi anni, il Prelato dell’Opus Dei ha costituito altri due tribunali a Roma, in seguito alle lettere rogatoriali del Cardinale Arcivescovo di Madrid e dell’Amministratore Apostolico della Diocesi di Chur. Detti tribunali rogatoriali hanno interrogato diversi testi delle cause di canonizzazione di due servi di Dio: il sacerdote spagnolo José María Hernández de Garnica e l’ingegnere svizzero Toni Zweifel.