Source: http://www.lacostituzione.info/index.php/2019/05/25/requiem-per-una-defunta-cera-una-volta-la-riserva-di-legge-in-materia-elettorale/
Timestamp: 2019-12-15 13:41:58+00:00
Document Index: 139006459

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 72', 'art.3', 'sentenza ', 'art. 21', 'art.83', 'art. 3', 'art. 3', 'sentenza ', 'sentenza ']

﻿ Requiem per una defunta… C’era una volta la riserva di legge in materia elettorale – laCostituzione.info
Nel suo Rapporto finale della missione di valutazione elettorale dell’ODIHR (Office for Democratic Institutions and Human Rights) sulle elezioni politiche italiane del marzo 2018 si afferma che «il quadro normativo costituisce una base adeguata per lo svolgimento di elezioni democratiche, ma è frammentato e molti aspetti del processo elettorale non sono disciplinati dalla legge», e che «il quadro normativo che disciplina le elezioni dovrebbe essere riesaminato per colmare le lacune ancora esistenti, rilevate nel presente rapporto e in quelli precedenti dell’ODIHR. Sarebbe opportuno prendere in considerazione la possibilità di integrare i regolamenti nella legislazione elettorale, in modo da garantire la certezza e la coerenza del diritto» (p. 5).
Dunque, in questa seconda ipotesi, che è quella concretamente verificatasi dopo la proroga del recesso del Regno Unito al 31 ottobre 2019 (Decisione del Consiglio europeo 2019/584 del Consiglio europeo dell’11 aprile 2019), all’Italia spettano 73 parlamentari, come nelle elezioni europee del 2014. Tuttavia, come specificato nello stesso art. 3, comma 2, «una volta che il recesso del Regno Unito dall’Unione sarà divenuto giuridicamente efficace, il numero dei rappresentanti al Parlamento europeo eletti in ciascuno Stato membro sarà quello stabilito al paragrafo 1 del presente articolo».
La legge elettorale (l. 18/1979) non prevede alcunché al riguardo e il Parlamento italiano si è ben guardato dal disciplinare questa materia, nonostante che la decisione del Consiglio europeo sopra riportata sia stata adottata quasi un anno fa. Cosicché, il silenzio della legge è stato “surrogato” dalla Corte di Cassazione, la quale in un comunicato stampa in data 21 maggio 2019 ha indicato a quali principi si atterrà nell’individuazione dei tre seggi aggiuntivi.
Che in materia elettorale sussista una riserva di legge non appare dubbio vista la «obiettiva rilevanza istituzionale» della legislazione elettorale, per cui sono riservate al Parlamento non solo «le scelte di fondo relative al sistema elettorale, ma tutte le determinazioni che abbiano un rilievo nella disciplina della materia elettorale» (Cervati), data anche l’esigenza del più ampio confronto tra le forze politiche e di un’affermazione forte di trasparenza degli intenti del legislatore e degli effetti dei suoi atti (Passaglia). Non a caso, l’art. 72, comma 4, Cost., pone una “riserva di assemblea” per l’approvazione delle leggi in materia elettorale, precludendo che le stesse siano approvate direttamente dalle Commissioni parlamentari.
Tuttavia, nella vicenda in questione il Parlamento non è intervenuto né il Governo si è arrogato poteri normativi (primari o secondari) di sorta.
L’inerzia del legislatore appare grave: come insegna la dottrina, la riserva di legge, oltre a limite per il potere esecutivo, si atteggia come «limite allo stesso legislatore, vincolato a porre direttamente e compiutamente la disciplina della materia riservata» (Carlassare).
Categorie AttualitàTag corte di cassazione, elezioni europee, legge elettorale, parlamento europeo
3 commenti su “Requiem per una defunta… C’era una volta la riserva di legge in materia elettorale”
25 Maggio 2019 alle 19:07	 | Rispondi
L’informazione preventiva della Corte di Cassazione è errata, ma anche la sua critica. 1) La norma positiva c’è. 2)Non ci sono seggi vacanti da proclamare in secondo tempo. 3) Non esiste il problema di come eleggerli. La decisione del Consiglio UE 2018/937 del 28 giugno 2018 è chiara ed inequivocabile all’art.3 par.2 c.3 “Tutti i rappresentanti al Parlamento europeo che occupano i seggi supplementari risultanti dalla differenza tra il numero dei seggi assegnati in base al primo comma e quelli assegnati in base al secondo comma si insediano al Parlamento europeo contemporaneamente.”. Quindi in esito alle elezioni del 26 maggio 2019 s devono essere proclamati tutti i 76 membri del PE spettanti all’Italia, anche perché è il numero fissato nel D.P.R del 22 marzo 2019. Se il D.P.R. non viene rettificato vanno proclamati 76 deputati, per 3 di loro si pone soltanto il problema di partecipazione alle votazioni, ma poiché si insediano sono parlamentari europei e hanno diritto alle relative indennità. Comunque i tre aggiuntivi devono essere trattati ai fini della proclamazione come gli altri 73. Con sentenza del Consiglio di Stato sezione Quinta n. 2886/2011 è stato dichiarato tacitamente abrogato l’art. 21 c. 1 n. 3) della legge n. 18/1979 e s.m.i e quindi i seggi non possono lasciare la circoscrizione cui sono stati assegnati in rapporto alla popolazione residente. Una soluzione, che avrebbe richiesto un intervento legislativo, invece della scorciatoia di un parere del Consiglio di Stato Sez. 1 n. 4748/13 del 5 dicembre 2013,poichè rinviando all’art.83 d.p.r. n361/1957 il suo testo è cambiato ed ora con la legge n.165/2017 vi può essere teoricamente traslazione di seggi da circoscrizione elettorale ad altra.
29 Maggio 2019 alle 19:28	 | Rispondi
Non condivido le argomentazioni di Felice C. Besostri.
La determinazione del numero dei membri del Parlamento europeo spettanti all’Italia è disciplinata dalla decisione 937/2018 (UE) del Consiglio europeo la quale, è vero, assegna all’Italia 76 seggi (art. 3, par. 1), ma nel caso in cui il Regno Unito sia ancora membro dell’Unione europea all’inizio della legislatura 2019-2024 non sia divenuto efficace, «il numero dei rappresentanti al Parlamento europeo eletti per ciascuno Stato membro che si insedieranno sarà quello previsto all’articolo 3 della decisione 2013/312/UE del Consiglio europeo» (par. 2). Questo significa che in questa seconda ipotesi i seggi sono 73, tanto che gli altri sono qualificati espressamente come «supplementari»,
Non mi pare sostenibile quindi che i seggi spettanti all’Italia siano comunque 76, né quindi che i tre in più siano già parlamentari, con pienezza di status (e quindi anche di retribuzione), destinati a essere proclamati insieme agli altri, ma impossibilitati a esercitare le loro funzioni a tempo indeterminato (non essendo infatti certo il verificarsi della Brexit). Sul punto, il secondo capoverso dello stesso par. 2 precisa che i seggi supplementari «si insediano al Parlamento europeo contemporaneamente», ma questa previsione significa che costoro si insedieranno tutti insieme quando il recesso del Regno Unito diventerà efficace e non contemporaneamente ai 751 eletti il 26 maggio scorso; anche perché, diversamente, la composizione del Parlamento europeo prima del recesso non sarebbe né quella di cui alla decisione del 2013 (che prevede 751 seggi in totale, compreso quelli spettanti al Regno Unito) né quella di cui all’art. 3 della decisione del 2018 (705 seggi in totale, senza quelli spettanti al Regno Unito).
Dal mio punto di vista rimangono quindi tutte le perplessità sulla vicenda del Comunicato stampa della Cassazione. Osservo poi, come giustamente è stato sottolineato, che in Francia, la questione dei seggi supplementari è stata affrontata da una apposita “leggina” approvata pochi giorni prima dell’appuntamento elettorale (N. Lupo, Per eleggere quanti parlamentari europei si vota domenica 26 maggio? A proposito di un (necessario) comunicato stampa della Corte di Cassazione, in http://www.forumcostituzionale.it, 24 maggio 2019).
Non entro nel merito della seconda problematica, del resto non affrontata nel mio contributo, se non per osservare che sicuramente anche la problematica del meccanismo di traslazione dei seggi dal livello nazionale al livello circoscrizionale, a seguito dell’entrata in vigore della l. 165/2017, avrebbe dovuto essere affrontata a livello legislativo: su questo punto, ma solo su questo punto, concordo con Besostri.
29 Maggio 2019 alle 13:11	 | Rispondi
Condivido il senso dell’articolo. La legge elettorale per il Parlamento europeo n. 18/1979 è stata scritta male e modificata peggio. Questo ha comportato ricorsi che sono culminati con la sentenza del Consiglio di Stato n. 2886/2011, con la quale è stata de facto modificata la legge elettorale per quanto riguarda la ripartizione nelle circoscrizioni dei seggi assegnati alle liste. Sentenza a mio parere opinabile, perché sostenendo la tesi dell’abrogazione implicita si è sostituita al legislatore (il quale comunque ha le sue colpe di avere emesso una legge non perfettamente coerente), utilizzando un richiamo al d.p.r. 361/1957, che era stato evidentemente inserito per supplire alla normativa di dettaglio, non certo alla formula elettorale (tra l’altro, vincolando la formula elettorale per il Parlamento europeo – che deve essere proporzionale – a quella della Camera – che potrebbe essere anche maggioritaria – rischia di portare a conflitti o vuoti normativi insanabili).
Stupisce che né il legislatore abbia provveduto per tempo a colmare il vuoto normativo sui seggi aggiuntivi (avrebbe p.es. potuto inserire una disposizione specifica nel decreto legge sulla Brexit), né il Ministero dell’Interno abbia pensato di chiedere un parere al Consiglio di Stato (come fatto nel 2013 per rendere applicabile anche alle future elezioni la sentenza succitata), né vi abbia pensato l’Ufficio centrale nazionale presso la Corte di Cassazione, riducendosi ad emettere un comunicato stampa! (Ma nella gerarchia delle fonti normativi, dove si collocano i comunicati stampa? Almeno mi sarei aspettato una deliberazione dell’Ufficio centrale nazionale.)
Tuttavia, a seguito delle diverse sentenze della Corte Costituzionale riguardo all’illegittimità di disposizioni normative su premi di maggioranza e ballottaggio, è ormai consolidata la prassi della magistratura di sostituirsi al legislatore in materia elettorale, sulla base di interpretazioni estensive di principi costituzionali o di abrogazioni implicite.
(Comunque, per rispondere al commento precedente, la traslazione di seggi era possibile anche con le leggi elettorali precedenti alla 165/2017, c.d. Rosatellum.)
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