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Timestamp: 2020-08-08 02:43:12+00:00
Document Index: 85447809

Matched Legal Cases: ['art. 138', 'art. 13', 'art. 54', 'art. 55', 'art. 139', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 9', 'art. 12', 'art. 2', 'art. 21', 'art. 32', 'art. 39', 'art. 40']

LA COSTITUZIONE - CARATTERI E STRUTTURA DELLA COSTITUZIONE, I PRINCIPI FONDAMENTALI, I DIRITTI DI LIBERTA’, I RAPPORTI SOCIALI, I RAPPORTI ECONOMICI,
CARATTERI E STRUTTURA DELLA COSTITUZIONE
I DIRITTI DI LIBERTA’
Per costituzione si intende l’insieme delle norme fondamentali di un ordinamento giuridico, cioè le regole che disciplinano i tratti essenziali dell’organizzazione dello stato e relazioni tra questo e il cittadini.
Di norma le costituzioni contemporanee sono scritte è hanno rappresentato il passaggio dallo stato assoluto allo stato liberale in seguito alle rivoluzioni del XVIII e XIV secolo.
Quando facciamo riferimento ad un testo scritto, parliamo di costituzione in senso formale.
Accanto alla costituzione formale, abbiamo le costituzioni materiali o sostanziali cioè quelle insieme di norme che operano nella realtà in base a una evoluzione anche consuetudinaria o dovute a convenzioni costituzionali o a modifiche tacite ma entrate nell’uso.
La Costituzione Italiana entrò in vigore il 1° gennaio 1948.
Essa ha i seguenti caratteri generali:
è votata: è stata votata dall’Assemblea Costituente, rappresentata da 556 membri portatori di ideologie e mentalità profondamente diverse;
è lunga: in quanto vuole rispondere all’esigenza di indicare non solo i diritti dei cittadini e le garanzie di tali diritti, ma anche le funzioni e le attribuzioni dei vari organi dello Stato ed i limiti posti ad ogni organo;
è rigida: la sua revisione è possibile solo attraverso una procedura speciale indicata dall’art. 138 della Costituzione.
La Costituzione è divisa in 2 parti, precedute da una parte introduttiva i “Principi fondamentali”, enunciati nei primi 12 articoli.
La prima parte, dall’art. 13 all’art. 54, è intitolata “Diritti e doveri dei cittadini”, mentre la seconda parte, dall’art. 55 all’art. 139, contiene “L’ordinamento della Repubblica”.
Infine vi sono 18 articoli, numerati con i numeri romani, che contengono le “Disposizioni transitorie e finali”, allo scopo di disciplinare il passaggio dalla vecchia alla nuova Costituzione.
I principi fondamentali rappresentano l’ossatura della Costituzione e fanno da guida per l’interpretazione delle altre parti.
L’art. 1 enuncia il principio democratico, per cui “l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”. Repubblica Democratica significa, che a tutti i cittadini deve essere data la possibilità di partecipare direttamente o indirettamente alle decisioni che riguardano la cosa pubblica. L’art. 1 afferma che la sovranità appartiene al Popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della costituzione. Le forme attraverso cui il popolo esercita la sovranità sono due:
Quello della democrazia rappresentativa , fondata sulla elezione da parte del corpo elettorale dei propri rappresentanti,
Quello della democrazia diretta, nella quale il corpo elettorale è chiamato ad esprimersi direttamente su determinate tematiche ( tramite referendum). Il limiti entro i quali il Popolo esercita la sovranità sono stabiliti dalla legge: es. hanno diritto di voto solo i maggiorenni.
Questo articolo, oltre ad affermare che la sovranità appartiene al popolo, pone il lavoro a fondamento della comunità statale e afferma il principio della sua tutela.
Altro principio fondamentale è sancito all’art. 2 che enuncia un principio pluralista: garantisce infatti la tutela dei diritti del singolo anche nelle formazioni sociali, quali le associazioni, le organizzazioni, i partiti politici, i sindacati, ecc.
L’art. 3 riconosce l’uguaglianza, non solo formale, di tutti i cittadini di fronte alla legge (senza distinzioni di sesso, religione, razza, opinioni politiche, condizioni personali e sociali), ma anche sostanziale, in quanto è stabilito che la Repubblica deve rimuovere gli ostacoli di ordine economico-sociale che limitano la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese. Le situazioni economiche e sociali dei cittadini sono diverse, per cui lo stato si impegna ad intervenire con una legislazione che garantisca a ciascuno posizioni di partenza e possibilità uguali secondo il principio di uguaglianza sostanziale, le leggi devono introdurre discipline differenziate per promuovere gruppi sociali ed economicamente e socialmente svantaggiati e realizzare una maggiore eguaglianza di fatto , rilevabile almeno nelle situazioni di partenza.
Nell’art. 4 viene stabilito che il lavoro è un diritto e un dovere di ogni cittadino: lo Stato deve impegnarsi a far si che ognuno trovi un’occupazione da cui trarre i mezzi di sostentamento ed indipendenza economica, che è condizione essenziale per la libertà; peraltro, ognuno è chiamato a svolgere secondo le proprie qualifiche un’attività che contribuisca al progresso materiale e spirituale della società.
L’art. 5 stabilisce l’unità e l’indivisibilità dello Stato, ma riconosce allo stesso tempo un’ampia autonomia agli enti locali (regioni, province, comuni).
L’art. 6 stabilisce che lo Stato deve tutelare le minoranze linguistiche con apposite leggi, al fine di eliminare forme di discriminazioni fra i cittadini.
Negli artt. 7 e 8 è riconosciuto il diritto di libertà religiosa: è stabilito che lo Stato e la Chiesa cattolica sono indipendenti e sovrani nelle proprie sfere di competenza, senza reciproche interferenze; è sancita poi la pari libertà di fronte alla legge delle religioni diverse da quella cattolica.
Nell’art. 9 lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnologica sono riconosciuti quali strumenti di grande progresso civile e sociale.
Negli artt. 10 e 11 lo Stato italiano, oltre a ripudiare la guerra come strumento di offesa, si proclama aperto a tutte le comunità internazionali.
I principi fondamentali della Costituzione si chiudono con la descrizione della bandiera nazionale, simbolo ideale dell’unità di tutto il popolo (art. 12).
La prima parte della Costituzione è dedicata ai “Diritti e Doveri dei cittadini”ed è divisa in 4 titoli:
Titolo I: i rapporti civili (vengono descritti i diritti di libertà strettamente inerenti il singolo individuo);
Titolo II: i rapporti etico-sociali (l’individuo viene considerato in seno alle istituzioni, quali la famiglia, la scuola);
Titolo III: i rapporti economici (viene individuato il lavoro come elemento portante per lo sviluppo della società);
Titolo IV: i rapporti politici (sono prese in considerazione le relazioni concernenti la vita politica.
Libertà e solidarietà sono i due termini principali entro cui collocare le norme costituzionali in questione.
La prima e fondamentale esigenza di ogni uomo è la libertà di agire e di muoversi senza costrizioni. Si possono distinguere dei diritti individuali di libertà e dei diritti collettivi di libertà.
L’art. 2 della costituzione stabilisce che “la REPUBBLICA” riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità”.
Per diritti inviolabili si intendono quei diritti e quelle libertà essenziali che costituiscono la base e il fondamento del nostro regime politico.
Tali diritti sono indisponibili ed intrasmissibili da parte dei loro titolari e sono inprescrivibili.
Questi diritti, sono riconosciuti all’uomo sia come singolo (diritto al nome, all’onore, alla libera manifestazione del proprio pensiero), sia come membro di formazioni sociali (Diritto di associazione e riunione).
Tra i diritti individuali di libertà rientrano:
la libertà fisica: spetta ad ogni individuo ed è inviolabile; solo un provvedimento motivato da parte del magistrato può giustificare un’eventuale limitazione della libertà ai cittadini o la loro sottoposizione a ispezioni o perquisizioni personali. La libertà fisica è garantita anche dal divieto della pena di morte;
l’inviolabilità del domicilio: ognuno è libero di proteggere la propria vita privata per cui sono vietate intrusioni nell’abitazione a meno che non ricorrano gravi circostanze;
la libertà e la segretezza della corrispondenza: riguarda qualsiasi forma di comunicazione, compresa quella telefonica; solo un ordine motivato del giudice può permettere le intercettazioni telefoniche;
la libertà di circolazione e soggiorno: cioè la possibilità di spostarsi in qualsiasi parte del territorio nazionale e di uscire dal territorio stesso;
la libertà di manifestazione del pensiero:consiste nell’esternare liberamente il proprio pensiero con la parola , lo scritto, ed ogni altro mezzo di diffusione . Pur presentando una notevole ampiezza, tale libertà incontra specifici limiti fissati dall’art. 21 della costituzione e da altre norme costituzionali. Tali limiti sono: la riservatezza e l’onorabilità della persona in quanto non può essere esercitata in modo da ledere la dignità l’onore la privacy . Altri limiti sono il buon costume, il segreto giudiziario e il segreto di stato.
I diritti collettivi di libertà comprendono:
la libertà di associazione: con il solo limite del rispetto della legge penale;
la libertà di culto: è sancita la libertà non solo di aderire ad una confessione ma anche di professarne la fede in forma associata.
Il Titolo II è dedicato ai rapporti etico-sociali in cui si realizza la vita della persona: famiglia, salute, scuola.
La famiglia viene vista come una società naturale fondata sul matrimonio, cioè su un atto giuridico vincolante da cui scaturiscono diritti ed obblighi reciproci per i coniugi: entrambi i coniugi hanno il diritto di mantenere, istruire ed educare i li; esiste una eguaglianza giuridica e morale fra i coniugi.
L’art. 32 sancisce il diritto alla salute: salute intesa non solo come assenza di malattia e di infermità, ma anche come uno stato di completo benessere sia fisico che mentale. La tutela della salute deve avvenire nel rispetto della dignità e della libertà della persona umana. Lo Stato garantisce il Servizio Sanitario Nazionale, ossia il complesso delle funzioni strutture, servizi e attività destinati alla promozione, mantenimento e al recupero della salute di tutta la popolazione, senza distinzioni di condizioni individuali o sociali e secondo modalità che assicurino l’uguaglianza dei cittadini nei confronti del servizio.
Gli artt. 33 e 34 sono dedicati alla cultura ed all’insegnamento. L’istruzione e l’educazione dei giovani è un dovere etico-politico dello Stato. L’istruzione è un servizio pubblico: essa è infatti premessa importante per raggiungere la libertà e l’uguaglianza. Lo Stato ha il dovere di organizzare i servizi scolastici, i tipi di scuola, ma deve lasciare anche la libertà dell’insegnamento. Alle famiglie spetta il diritto-dovere di scelta tra scuole pubbliche e private, in quanto lo Stato riconosce ad altre istituzioni la libertà di insegnare e quindi consente ad enti e privati il diritto di istituire scuole e istituti di educazione.
Oltre a tutelare il lavoro, lo Stato deve curare la formazione e l’elevazione professionale dei lavoratori, cioè deve dare a tutti i cittadini l’opportunità di svolgere un’attività lavorativa a vantaggio di tutti per lo sviluppo ed il progresso della società.
E’ riconosciuto il diritto all’emigrazione per motivi di lavoro.
E’ stabilito che la retribuzione del lavoratore deve essere proporzionata alla quantità ed alla qualità del lavoro ed essere in ogni caso sufficiente ad assicurare al lavoratore ed alla sua famiglia un’esistenza libera e dignitosa.
La Costituzione riconosce oltre al principio di parità tra il lavoro dell’uomo e quello della donna, il divieto di qualsiasi discriminazione fra lavoratori e lavoratrici.
La Costituzione tutela non solo coloro che lavorano ma anche coloro che per gravi motivi di salute non possono lavorare: gli inabili al lavoro, infatti, se privi dei mezzi necessari alla loro sussistenza, devono essere assistiti dallo Stato.
L’art. 39 della Costituzione stabilisce che l’organizzazione sindacale è libera, il che comporta che il lavoratore può aderire o meno ad un sindacato.
Nell’art. 40 è invece sancito il diritto allo sciopero, cioè all’astensione dal lavoro posta in essere per sostenere determinati interessi o rivendicazioni sul piano lavorativo.Il lavoratore non può essere perseguibili per avere esercitato il diritto allo sciopero.
E’ garantita la libertà dell’iniziativa economica privata, anche se lo Stato può intervenire affinché l’iniziativa sia indirizzata a fini sociali e garantisca la sicurezza.
Infine, la Costituzione tutela il diritto alla proprietà privata: il proprietario può pretendere la tutela dei suoi beni in quanto ne attui la funzione sociale, cioè ne rispetti quelle limitazioni che lo Stato pone in essere fin dal sorgere del diritto di proprietà (es, divieto di costruire in certe zone, obbligo di rispettare i vincoli urbanistici, sopportare l’esproprio per pubblica utilità, dietro indennizzo, ecc.).
La Costituzione si occupa dei rapporti politici con particolare riguardo ai partiti ed al diritto di voto.
Il diritto di voto è molto importante perché attraverso il voto il cittadino sceglie i suoi rappresentanti politici. Esso appartiene a tutti i cittadini che abbiano raggiunto la maggiore età ed abbiano la capacità d’agire. Il voto è personale, cioè non può essere delegata un’altra persona per esprimere il voto, è uguale per tutti, è libero ed è segreto.
La Costituzione elenca anche alcuni doveri dei cittadini in campo politico:
dovere di difesa della Patria;
obblighi tributari;
fedeltà alla Repubblica ed osservanza delle leggi e della Costituzione.
Nel corso della storia sono stati molti gli uomini che hanno sognato un’Europa unita, da Carlo Magno a Machiavelli, da Luigi XIV a Napoleone.
Solo dopo la seconda guerra mondiale gli Stati europei istituiscono il Consiglio d’Europa e si accordano stipulando la prima convenzione europea dei diritti dell’uomo, ove si affermano i principi inviolabili dei diritti dell’uomo.
Il 25 marzo 1957 viene firmato a Roma il Trattato istitutivo della Comunità Economica Europea (Cee).
Ne fanno parte solo 6 Stati: Belgio, Francia, Italia, Repubblica federale tedesca, Lussemburgo e Olanda. Il loro scopo è quello di realizzare una integrazione economica tra i Paesi membri, caratterizzata dall’eliminazione delle barriere amministrative, doganali e fiscali che ostacolavano la libera circolazione delle merci e di proteggere gli Stati più deboli.
La Cee, fin dalla sua nascita, è un’organizzazione con personalità giuridica, ed è pertanto dotata di propri organi cui spetta l’attuazione dei suoi fini: Parlamento, Consiglio dei ministri, Commissione europea, ecc.
Nel 1973 altri 3 Paesi entrano a far parte della Cee: Danimarca, Irlanda e Regno Unito. La Comunità europea si è ingrandita tanto da superare la popolazione sia degli USA che dell’ex URSS.
Nel 1984 il Parlamento europeo approva il progetto di trattato per l’Unione europea, che prevede il trasferimento alla Comunità di varie competenze in materia politica, economica, finanziaria, sanitaria e di legislazione sociale.
Gli Stati membri decidono successivamente di creare entro il 1992 un mercato unico europeo, cioè uno spazio senza frontiere che assicuri la libera circolazione di merci, persone, servizi e capitali; le persone possono stabilirsi dove credono, le imprese possono insediarsi ove trovano più convenienza, i capitali circolano senza ostacoli, i titoli di studio sono validi ed equiparati in tutti i Paesi membri. Dal momento che i problemi di cui si occupa la Comunità non sono più solo economici, non si parla più di Comunità economica europea ma di Comunità europea (Ce).
Nel 1992, con il Trattato di Maastricht, in Olanda, (riformato nel 1997 col Trattato di Amsterdam), gli Stati aderenti, al fine di arrivare ad una unione effettiva, hanno deciso:
la creazione di una moneta unica (l’Euro) e di un Istituto monetario europeo (IME) che funga da banca centrale;
la realizzazione della cittadinanza europea;
l’UE e non più i singoli Stati dovrà essere interlocutore in tutte le relazioni esterne per la difesa e la sicurezza comune.
Diversi Paesi hanno fatto domanda per far parte dell’UE.
Nel 1995 hanno aderito anche l’Austria, la Sa e la Finlandia, mentre per molti altri Stati come Cipro, Estonia, Polonia, Slovenia, Repubblica Ceca, Ungheria, sono state aperte le trattative per la loro adesione.
L’Unione europea ha obiettivi molto vasti: in particolare si adopera per promuovere, mediante l’instaurazione di un mercato comune ed il graduale avvicinamento delle politiche economiche degli Stati membri, uno sviluppo armonioso delle attività economiche nell’insieme della Comunità, un’espansione continua ed equilibrata, una stabilità accresciuta, un miglioramento sempre più rapido del tenore di vita e più strette relazioni fra gli Stati che ad essa partecipano.
L’esecuzione dei compiti affidati alla Comunità è assicurata dai seguenti organi:
il Parlamento europeo: è eletto direttamente dai cittadini, mediante elezioni nazionali che si svolgono ogni 5 anni. Ha i seguenti poteri: votare mozioni di sfiducia alla Commissione, controllare i bilanci, partecipare all’attività legislativa della Comunità, costituire una Commissione temporanea di inchiesta per esaminare eventuali trasgressioni nell’applicazione del diritto comunitario, ricevere petizioni, nominare un mediatore al quale potranno rivolgersi i cittadini europei che si considerano vittime di una cattiva amministrazione da parte di un’istituzione o organo comunitario;
il Consiglio dei Ministri dell’Unione europea: è formato dai rappresentanti degli Stati membri. Provvede al coordinamento delle politiche economiche degli Stati membri e dispone di un potere di decisione. La presidenza del Consiglio spetta a turno, secondo una rotazione alfabetica, a ciascuno degli Stati membri per un periodo di 6 mesi;
il Consiglio europeo: è costituito dai capi di Stato e di Governo e dal Presidente della Commissione. Si riunisce almeno 2 volte all’anno per determinare le linee politiche generali della Comunità;
la Commissione europea: è costituito da commissari nominati dai singoli Stati. Elabora le direttive comunitarie che vengono successivamente adottate dal Consiglio dei ministri, recepisce e mette in pratica gli indirizzi politici dello stesso Consiglio, amministra i fondi ed i programmi comuni che assorbono la maggior parte del bilancio;
la Corte di Giustizia: è composta da giudici nominati di comune accordo dagli Stati membri. E’ competente a dirimere le controversie che possono sorgere fra gli Stati membri e fra questi e la Commissione in caso di violazione dei trattati comunitari. E’ pure competente a giudicare sulla validità e sull’interpretazione di tutti gli atti emessi dagli organi dell’UE;
la Corte dei Conti: i suoi membri sono nominati all’unanimità dal Consiglio dei ministri. E’ un organo di controllo della contabilità di tutte le entrate e le spese della Comunità e di ogni organismo da essa istituito.
Benché il termine ufficiale per il completamento del mercato unico o interno (31/12/1992) sia stato superato da tempo, questo modulo dell’integrazione europea non può considerarsi concluso: piuttosto, il processo di realizzazione delle cosiddette 4 libertà (libera circolazione delle merci, delle persone, dei servizi e dei capitali) è ancora in corso.
La libera circolazione delle merci è stata in gran parte realizzata con l’abolizione dei dazi doganali intracomunitari e l’adozione di una tariffa doganale comune nei rapporti con i Paesi terzi. Persistono ancora delle difficoltà relative ai controlli delle merci alle frontiere, dovute a ragioni di carattere fiscale o sanitario.
La libera circolazione delle persone fisiche si concretizza soprattutto nel diritto riconosciuto a ciascun cittadino di lavorare e trasferirsi nel territorio degli Stati membri, senza essere soggetto ad alcuna discriminazione rispetto ai lavoratori nazionali, nelle condizioni di impiego, retribuzione e altri diritti, compresi quelli sindacali.
In materia di libera circolazione dei servizi, un sostanziale traguardo è stato raggiunto nei trasporti marittimi fra Stati membri e Stati terzi. Esistono diverse normative comunitarie finalizzate alla creazione di una televisione senza frontiere, uno spazio bancario europeo, ecc. ma nella pratica devono essere ancora superati diverse barriere.
La libera circolazione dei capitali è stata attuata con una direttiva del 4/6/1988 che ha imposto ai Paesi membri di sopprimere le restrizioni relative ad ogni movimento di capitali (investimenti, mutui, depositi, ecc.) effettuati dai propri residenti. Tale libertà è divenuta esecutiva in quasi tutti gli Stati membri dal 1° luglio 1990.
L’elenco delle specifiche attribuzioni riservate alle istituzioni dell’unione non esaurisce tutte le attività che esse possono svolgere.
Infatti il trattato di Maastricht dispone che nei settori che non sono di sua esclusiva competenza , la comunità interviene, secondo il principio di sussidiarietà, soltanto se e nella misura in cui gli obiettivi dell’azione prevista non possono essere sufficientemente realizzati dagli stati membri e possono dunque, a motivo delle dimensioni e degli effetti dell’azione in questione essere realizzati meglio a livello comunitario.