Source: http://www.avvocatomascagni.it/pattocommissorio/
Timestamp: 2019-05-19 20:31:33+00:00
Document Index: 68057710

Matched Legal Cases: ['art. 2744', 'art. 2744', 'sentenza ', 'art. 2744', 'sentenza ', 'sentenza ']

Nullità della procura a vendere e patto commissorio | Studio Legale Mascagni - Asola - Castiglione delle Stiviere - Mantova
Il trasferimento della proprietà quale surrogato dell'adempimento e i limiti del divieto del patto commissorio
Secondo la norma di cui all’art. 2744 c.c., infatti, «è nullo il patto col quale si conviene che, in mancanza del pagamento dei crediti nel termine fissato, la proprietà della cosa ipotecata o data in pegno passi al creditore. Il patto è nullo anche se posteriore alla costituzione dell’ipoteca e del pegno».
Tuttavia, sebbene l’art. 2744 c.c. faccia riferimento espressamente ai casi di concessione di ipoteca e di pegno e al contratto di anticresi, la giurisprudenza uniforme (a partire dalla pronuncia delle Sezioni Unite n. 1611/1989) ha sancito che il divieto di patto commissorio vige anche al di fuori di tali casi, estendendosi a qualunque negozio mediante il quale le parti intendano realizzare il fine concreto vietato dalla legge.
Nel merito della sentenza citata, in particolare, creditore e debitore – il quale ultimo aveva rilasciato numerosi effetti cambiari a favore del primo – avevano stabilito mediante scrittura privata che il creditore potesse attivare la procura a vendere anche in difetto del pagamento di una sola cambiale. Appariva dunque evidente, secondo la Suprema Corte, che l’immobile oggetto della procura a vendere assumesse una funzione di garanzia del debito e che la stessa procura avrebbe consentito al creditore di conseguire proprio il risultato vietato dall’art. 2744 c.c..
Già in passato, per la precisione, con la sentenza n. 6112 del 1993, la Cassazione aveva stabilito che anche una procura a vendere un immobile, rilasciata dal mutuatario al mutuante contestualmente alla stipulazione del mutuo, comportasse violazione del divieto di patto commissorio, qualora venisse accertata la funzione di garanzia del negozio rappresentativo (procura).
La stessa Corte, nella più recente sentenza n. 5740/2011, ha inoltre precisato che, al fine di verificare l’esistenza o meno di un patto commissorio è necessario che “in caso di operazione complessa, i singoli atti vengano valutati alla luce di un loro potenziale collegamento funzionale e che a tal fine venga apprezzata ogni circostanza di fatto relativa agli atti compiuti e, non ultimo, il risultato concreto (la funzione) che, al di là delle clausole negoziali ambigue o non vincolanti, l’operazione negoziale nel suo complesso è idonea a produrre ed ha in concreto prodotto”.
La ratio sottesa al divieto del patto commissorio è variamente argomentata dalla dottrina. Secondo l’opinione più diffusa e risalente, nonché privilegiata dalla giurisprudenza, le ragioni di tale divieto vanno colte nell’esigenza di tutelare il debitore da indebite pressioni da parte del creditore volte a sollecitare l’adempimento e ciò anche in ragione della possibile sproporzione tra il valore del bene trasferito e l’ammontare del debito. Secondo altra opinione, invece, il motivo andrebbe ricercato nella tutela del principio della par condicio creditorum, il quale risulterebbe violato dalla cessione di un dato bene che il debitore facesse nei confronti di uno solo dei suoi creditori. Altra tesi più moderna, invece, individua nel divieto di patto commissorio un atteggiamento di riprovazione dell’ordinamento verso forme di giustizia privata sostitutive dei rimedi di legge, in quanto il bene ceduto verrebbe sottratto alla procedura esecutiva giudiziale, la quale offre al debitore la garanzia del controllo dei pubblici poteri sulla vendita del bene e ai creditori il soddisfacimento delle loro ragioni di credito secondo le priorità stabilite dalla legge.
Con una pronuncia del maggio del 2013, infine, la Corte di Cassazione ha statuito che non rientra nell’ambito del divieto del patto commissorio il cosiddetto “patto marciano”, giacché, in quest’ultimo, il trasferimento della proprietà della cosa data in garanzia a favore del creditore non si verifica se non a prezzo equo, sulla base di una stima imparziale posteriore all’inadempimento, con eventuale versamento di conguaglio nel caso di accertato maggior valore del bene.
Il correttivo del patto marciano potrebbe pertanto essere utilmente sfruttato al fine di concludere negozi a scopo – anche indiretto – di garanzia, quali ad esempio una procura a vendere, che vedano il trasferimento di un bene a favore del creditore al momento dell’inadempimento da parte del debitore dell’obbligazione originaria.