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Timestamp: 2019-08-26 10:09:47+00:00
Document Index: 111945697

Matched Legal Cases: ['art. 29', 'art. 2', 'art. 29', 'art. 3', 'art. 30', 'art. 31']

Home Il matrimonio e la famiglia nella Costituzione
L’uguaglianza tra coniugi ed altri principi costituzionali
– Art. 29 della Costituzione della Repubblica Italiana –
La Costituzione è la legge fondamentale del nostro ordinamento, gerarchicamente sovraordinata a tutte le altre: contiene diritti e principi giuridici che nessuna norma di grado inferiore può intaccare senza il ricorso ad un complesso procedimento aggravato di revisione. La sua nascita è frutto di un processo storico lungo e travagliato, espressione di un compromesso tra numerose correnti di pensiero, ideologie, fazioni politiche; per questa ragione, leggerne ed analizzarne il testo ci aiuta non solo a conoscere i nostri diritti e doveri di cittadini, ma anche a comprendere più a fondo la complessità del nostro Paese, delle sue leggi e degli ideali poliedrici e a volte contraddittori che le ispirano.
Il matrimonio come negozio giuridico trova disciplina nel Titolo VI del Codice Civile; è il Codice a dettare gran parte delle disposizioni in materia, regolando i vari aspetti della vita degli sposi – o aspiranti tali – con esauriente precisione.
La Costituzione Italiana ha, dal canto suo, l’importante compito di dipingere dei principi generali che vincolino le norme di grado inferiore, delineando un modello che il legislatore è tenuto a rispettare come “cornice” al suo operato. È proprio questo modello di matrimonio e famiglia il fulcro della nostra riflessione; per comprenderne a fondo i connotati, è necessario analizzare brevemente il processo storico che ha portato la vecchia concezione patriarcale del matrimonio, che affondava le sue radici nell’antico diritto di famiglia romanistico, a perdere forza in favore di una nozione nettamente più moderna, flessibile e rispettosa della dignità e personalità umana, consacrata nel 1947 proprio dalla Costituzione e dal suo articolato.
Nello Statuto Albertino, costituzione della Monarchia Sabauda, poi del Regno d’Italia, rimasta in vigore fino alla promulgazione della Costituzione Repubblicana, il tema della famiglia veniva trattato solo marginalmente, con attenzione rivolta perlopiù agli aspetti economici e patrimoniali dell’istituto matrimoniale.
Con l’avvento del regime fascista la famiglia divenne uno strumento nelle mani dello Stato, imperniata sulla figura fortemente autoritaria del pater familias e finalizzata ad una rigorosa educazione dei figli in conformità al sentimento nazionale fascista. “Tutto nello Stato, niente al di fuori dello Stato, nulla contro lo Stato”, si diceva; e lo Stato in quel momento storico aveva bisogno di un popolo numeroso, giovane, forte e rigidamente indottrinato ai suoi piedi. La famiglia fascista rivestiva il ruolo di cellula madre della società e del regime, incaricata di perpetuare di generazione in generazione i valori culturali, politici e religiosi dominanti, oltre che di garantire una costante crescita demografica: famiglia intesa dunque come fonte di stabilità, ordine e continuità sociale.
Il fallimento del progetto fascista aprì le porte ad una nuova stagione politica per l’Italia e i suoi cittadini. Il 2 giugno 1946, oltre a votare nel referendum istituzionale per la scelta tra monarchia e repubblica, gli italiani vennero chiamati ad eleggere l’Assemblea Costituente (furono, tra l’altro, le prime elezioni politiche in Italia a suffragio universale maschile e femminile). Vinse la Repubblica; l’Assemblea da poco eletta si riunì con l’incarico di redigere una nuova Costituzione, entrata poi in vigore il 1° gennaio del 1948.
Il resto è storia, ma non solo. L’Assemblea Costituente segnò un importante punto di rottura col passato, dando vita a nuovi valori e dipingendo una concezione del matrimonio del tutto inedita, moderna.
La Costituzione della Repubblica Italiana dedica alla famiglia, ad apertura del titolo dedicato ai rapporti etico-sociali tra cittadini, gli articoli 29, 30 e 31, ma numerosi altri principi sul tema possono essere estrapolati in via interpretativa dal resto del dettato costituzionale.
L’art. 29 eleva il matrimonio a fondamento della famiglia. La famiglia, a sua volta, è espressamente riconosciuta come “società naturale”: una realtà preesistente al diritto, un fenomeno spontaneo e ancestrale dell’esistenza umana che lo Stato non crea bensì si limita a riconoscere e tutelare. Di conseguenza, nessuna legge o intervento politico possono strappare all’uomo i diritti essenziali connessi alla nozione di famiglia – altra differenza con l’impostazione fascista, dove lo Stato aveva pieno potere di concedere, modificare, eliminare qualsiasi diritto in base alle esigenze del regime.
Il riconoscimento del matrimonio come fondamento della famiglia, e della famiglia come società naturale, non artificiale ma prestatuale e pregiuridica, è uno dei principi che ispirano l’intero dettato costituzionale in materia familiare, e si collega sistematicamente all’art. 2, dove è stabilito che la Repubblica riconosce i diritti inviolabili dell’uomo sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità. Il matrimonio e la famiglia rientrano ovviamente tra queste.
Secondo principio cardine dell’ordinamento in materia familiare è quello dell’uguaglianza morale e giuridica tra coniugi, ribadito nell’art. 29 ed espressione della norma sull’uguaglianza tra cittadini contenuta nell’art. 3.
Questo principio cancella definitivamente il vecchio concetto di potestà maritale, parificando il ruolo della donna a quello dell’uomo all’interno del matrimonio. Non vi è più un onnipotente pater familias a tenere le redini della famiglia: ogni decisione rilevante viene presa di comune accordo, ed entrambi gli sposi hanno il potere di attuarla, in una posizione di uguale autorità e dignità rispetto all’altro coniuge. Marito e moglie acquisiscono con il matrimonio gli stessi diritti e sono vincolati dagli stessi doveri e obblighi (fedeltà, assistenza morale e materiale, collaborazione, coabitazione e contribuzione); diritti e doveri sono dunque assolutamente reciproci, oltre che inderogabili.
In passato, in virtù della sua funzione di sostegno economico alla famiglia, il marito era collocato in una posizione di superiorità e maggiore autorità rispetto alla moglie; ora invece entrambi i coniugi sono tenuti a contribuire al mantenimento e alla gestione della vita familiare (e ha rilievo in questo senso anche l’eventuale lavoro casalingo, svolto nell’ambiente domestico). I coniugi concordano congiuntamente l’indirizzo della vita familiare e fissano la residenza della famiglia, dove sono ambedue tenuti a convivere; in caso di disaccordo, entrambi hanno la possibilità di rivolgersi al giudice senza particolari formalità per chiedere una soluzione alla controversia.
L’art. 30 indica come diritto e dovere dei genitori mantenere, educare ed istruire i figli; anche in questo caso, la responsabilità nei confronti della prole ricade su entrambi i genitori, ancora una volta in posizione di sostanziale uguaglianza. L’art. 31, invece, ribadisce l’impegno dello Stato a sostenere le famiglie, agevolandone la formazione e tutelando attivamente la maternità, l’infanzia e la gioventù: viene sottolineata l’importanza della famiglia come nucleo della società e dello Stato sociale come suo custode.
Dopo l’entrata in vigore della Costituzione, adattare le leggi del tempo ai nuovi principi costituzionali fu un processo tutt’altro che immediato; richiese nel corso dei decenni numerosi interventi legislativi che conformassero la normativa vigente, spesso arretrata ed incoerente, a quanto previsto dalla Costituzione. Momento principe di questo processo fu la riforma del diritto di famiglia italiano del 1975, che eliminò del tutto la potestà maritale e sancì definitivamente l’uguaglianza tra coniugi attraverso la modifica e l’integrazione di numerosi articoli del Codice Civile.
Col maturare dei tempi e col fiorire di nuove riforme e correzioni normative, i principi costituzionali vennero gradualmente assorbiti dalla legge ordinaria, e il nuovo modello di matrimonio e famiglia si fece sempre più vicino alla mentalità degli italiani, spodestando da dottrina, giurisprudenza e opinione pubblica vecchie nozioni polverose, ormai superate; si può oggi parlare di una concezione di famiglia flessibile e poliedrica, nettamente più elastica rispetto al passato, oltre che attenta alla sensibilità e alle esigenze dei singoli individui.
In nessun campo del diritto come in quello del diritto di famiglia si percepiscono i conflitti, le contraddizioni e le nuove correnti di pensiero della società sottostante. In questo processo di evoluzione, la Costituzione si riconferma come una cornice normativa antica ma quanto mai moderna, incredibilmente lungimirante nella sua capacità di equilibrare valori tradizionali, innovazione e progresso non solo giuridico, ma anche e soprattutto morale e sociale.
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