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Timestamp: 2019-12-09 16:09:04+00:00
Document Index: 174933051

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 316', 'art. 498', 'art. 18', 'art. 5', 'art. 10', 'art. 11', 'art. 2', 'art. 5', 'sentenza ']

Portale Protezionecivileonline
Dal Metodo Augustus alla Direttiva ed il Decreto del 2008
Le interviste agli operatori di Protezione Civile
Sezione Tutela e Valorizzazione del Patrimonio culturale ed ambientale
Sezione Tutela della Salute del Cittadino
Ordinanze, decreti e direttive di protezione civile dal 2002 al 2014
La GUIDA "DOVE mangiare,
dormire, lavarsi" 2013
L'assistenza agli "Amici per la strada" è un servizio che i volontari della Comunità di Sant'Egidio offrono quotidianamente ed il loro impegno credo che sia utile segnalarlo su un sito che tratta di Protezione civile, consultato da operatori istituzionali e volontari. Per questo motivo indichiamo il link dove è possibile visionare la GUIDA, un libretto che è una bussola da tenere in tasca per orientarsi nella città o da indicare a chi non la può consultare. La pubblicazione informa sui posti dove a Roma si può avere aiuto e accoglienza, dove mangiare, dormire e lavarsi.
SI RICORDA CHE IL SITO E' PRIVATO ED IN NESSUN MODO SOSTITUISCE I SITI ISTITUZIONALI SULLA MATERIA
COLLEGATI AL SITO DELLA REGIONE LAZIO
Pubblicata l’edizione 2018 de
“La raccolta completa della normativa di protezione civile dal 1970 al 2018"
a cura di Massimo Petrassi
Per informazioni sull'acquisto e sull'opera consulta nel Menù la sezione
"La normativa nazionale"
Pubblicata “La normativa completa del Terremoto del Centro Italia
dal 2016 al 2019"
Dal 13 al 19 ottobre la prima Settimana Nazionale della Protezione Civile
La manifestazione si aprirà con la campagna nazionale per le buone pratiche “Io non rischio”
Si svolgerà dal 13 al 19 ottobre 2019 la prima edizione della “Settimana nazionale della protezione civile”, istituita con una direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 1° aprile scorso. L’iniziativa si pone l’obiettivo di diffondere sul territorio nazionale la conoscenza e la cultura di protezione civile, allo scopo di promuovere tra i cittadini l’adozione di comportamenti consapevoli e di misure di autoprotezione, nonché a favorire l’informazione alle popolazioni sugli scenari di rischio, le buone pratiche da adottare e la conoscenza sulla moderna pianificazione di protezione civile, soprattutto alla luce delle novità introdotte con il decreto legislativo n. 1/2018.
Domenica 13 ottobre:
giornata internazionale per la riduzione dei disastri naturali dichiarata dall'Organizzazione delle Nazioni Unite, il Capo Dipartimento della protezione civile Angelo Borrelli darà ufficialmente il via alla Settimana visitando alcune piazze della campagna “Io non rischio”, l’iniziativa dedicata alla conoscenza dei rischi naturali che interessano il nostro Paese. Per il nono anno consecutivo, nel fine settimana 12-13 ottobre in oltre 850 piazze italiane, i volontari e le volontarie di protezione civile allestiranno punti informativi per sensibilizzare i propri concittadini sul rischio sismico, sul rischio alluvione e sul maremoto.
A livello nazionale, il Dipartimento della Protezione Civile è impegnato nell’organizzazione di diversi appuntamenti che coinvolgeranno la comunità scientifica, il mondo delle professioni e dell’impresa, il volontariato e la scuola. In calendario, inoltre, una conferenza nazionale delle autorità di protezione civile - in occasione della quale saranno condivise le linee strategiche di azione comune per la riduzione dei rischi.
Dal 16 al 20 ottobre: Esercitazione nazionale sul rischio vulcanico ai Campi Flegrei
L’esercitazione, sarà un’occasione importante per testare il modello di intervento per i Campi Flegrei, aggiornare le pianificazioni di settore per il rischio vulcanico e approfondire le attività di valutazione per il passaggio dei livelli di allerta.
Sarà possibile seguire l’evento sui social network del Dipartimento attraverso l’hastag #SettimanadiPC e approfondire i contenuti e il calendario delle iniziative della Settimana nazionale della protezione civile consultando
Anche Roma a rischio sismico
Un servizio di Alessandro Perozzi - Uno studio di Confartigianato edilizia denuncia: su 60 mila beni immobiliari del comune di Roma,
almeno 40 mila rischiano di soffrire crolli o lesioni importanti in caso di sisma. La maggior parte degli edifici si trovano all'interno delle
mure Aureliane e sono costruiti prima degli anni '50. Il nostro Alessandro Perozzi si è recato nelle zone critiche segnalate da Confartigianato
in compagnia di due esperti del settore: un geologo e un ingegnere.
PER VEDERE IL SERVIZIO
Scoperto il magma sotto l'Appennino meridionale può provocare terremoti disastrosi
(Fonte Redazione Tiscali)
Individuata dall'Ingv nel Sannio-Matese. Potrebbe generare sismi "di magnitudo significativa" e più profondi di quelli
avuti fino ad ora
Sotto l'Appennino meridionale, in profondità, esiste una sorgente di magma che può generare terremoti "di magnitudo
significativa" e più profondirispetto a quelli finora registrati nell'area. La scoperta, pubblicata sulla rivista Science Advances, è
dell'Istituto nazionale di Geofisica eVulcanologia (Ingv) e dal del Dipartimento di Fisica e Geologia dell'Università di Perugia.
Dove si trova il magma
La sorgente di magma è stata scoperta nell'area del Sannio-Matese. "Le catene montuose sono generalmente caratterizzate
da terremoti riconducibiliall’attivazione di faglie che si muovono in risposta a sforzi tettonici", spiega Francesca Di Luccio,
geofisica INGV e coordinatrice, con GuidoVentura, del gruppo di ricerca, "tuttavia, studiando una sequenza sismica anomala,
avvenuta nel dicembre 2013-2014 nell’area del Sannio-Matese conmagnitudo massima 5" ha continuato la scienziata. "Un’anomalia
legata non solo alla profondità dei terremoti di questa sequenza (tra 10 e 25 km),rispetto a quella più superficiale dell’area (< 10-15 km),
ma anche alle forme d’onda degli eventi più importanti, simili a quelle dei terremoti in areevulcaniche", ha precisato.
L'indizio che ha portato a scoprirla è stata la sequenza sismica anomala avvenuta nel Sannio-Matese tra la fine del 2013 e l'inizio del 2014,
con sismi dimagnitudo massima 5. "Abbiamo scoperto che questi terremoti sono stati innescati da una risalita di magma nella crosta
tra 15 e 25 chilometri diprofondità", ha osservato Di Luccio. L'anomalia era legata sia alla profondità, maggiore rispetto a quella
dei terremoti tipici dell'area e compresa fra 10e 15 chilometri, sia alle forme d'onda degli eventi più importanti, simili a quelle
dei terremoti in aree vulcaniche
Nuove strade per identificare il magma
I dati raccolti mostrano che i gas rilasciati da questa intrusione di magma sono costituiti prevalentemente da anidride
carbonica, arrivata insuperficie come gas libero o disciolta negli acquiferi di questa area dell’Appennino. "Questo risultato",
aggiunge Guido Ventura, vulcanologodell’INGV, "apre nuove strade alla identificazione delle zone di risalita del magma
nelle catene montuose e mette in evidenza come taliintrusioni possano generare terremoti con magnitudo significativa.
Lo studio della composizione degli acquiferi consente di evidenziarne anchel’anomalia termica.
Presentato il format di protezione civile: "Più conosco meno rischio"
Dal sito dell'INGV
Individuato un parametro in grado di monitorare in modo semplice e veloce l’evoluzione nel tempo dello stato della caldera flegrea. Aevidenziarlo un team di ricercatori INGV. Lo studio è stato pubblicato su Scientific Reports (Nature)
Prevedere l’evoluzione dell’attività di un vulcano richiede l’interpretazione congiunta della sismicità, delle deformazioni del suolo e delle variazioni cheinteressano i fluidi emessi (composizione delle fumarole, flussi totali, ecc.). Un gruppo di ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica eVulcanologia (INGV - sezione di Bologna e Osservatorio Vesuviano, Napoli), Università de Granada (Spain), University of Aberdeen (UK) e CNRS(France), ha individuato un parametro, definito dagli autori sismicità di background, in grado di monitorare, in modo semplice e veloce, l’evoluzionenel tempo dello stato della caldera dei Campi Flegrei. Lo studio Clues on the origin of post-2000 earthquakes at Campi Flegrei caldera(Italy), è stato pubblicato su Scientific Reports (Nature) –
https://www.nature.com/articles/s41598-017-04845-9
“L’interpretazione di tutti i segnali associati a tali fenomeni è particolarmente complessa nel caso delle caldere”, afferma Giovanni Chiodini,ricercatore INGV e primo autore dell’articolo. “Talvolta, il susseguirsi di terremoti associati a forti innalzamenti del suolo e all’aumento dei vaporiemessi dal vulcano non sempre anticipa un’eruzione. Può accadere anche il contrario, ovvero che le eruzioni siano precedute solo da deboli variazionidei segnali geofisici e geochimici”.
La relazione tra centinaia micro-terremoti, avvenuti ai Campi Flegrei dopo il 2000, con innalzamento del suolo e variazioni nella composizione deivapori fumarolici della Solfatara, è stata investigata dai ricercatori con un approccio statistico.
“L’osservabile sismologico preso in esame, è stato ottenuto eliminando dal catalogo della sismicità registrata tutti gli eventi che costituivano unosciame sismico (in pratica ogni sciame è stato considerato come un singolo evento), ritenendo che il processo fisico legato all’accadimento di questiultimi avesse una genesi diversa”, prosegue Chiodini.
La somma della serie temporale dei terremoti così selezionati, definita sismicità di background, mostra un comportamento molto simile al patterndell’innalzamento del suolo e a quello dell’aumento della concentrazione nelle fumarole della specie gassosa più sensibile alla temperatura.
In particolare, “a partire dal 2008, le curve che rappresentano la sismicità di background e il sollevamento del suolo sono praticamente coincidenti”,aggiunge il ricercatore INGV. “La sismicità di background, il sollevamento del suolo e l’aumento di concentrazione nelle specie fumaroliche sensibilialla temperatura, mostrano inoltre un andamento nel tempo molto simile all’aumento di temperatura simulato in un sistema virtuale soggetto aripetute iniezioni di fluidi molto caldi (di origine magmatica nella nostra interpretazione)”
Sebbene la sismicità, le deformazioni del suolo e le variazioni geochimiche siano misurate con metodi chiaramente indipendenti, essi mostrano aiCampi Flegrei, durante il fenomeno bradisismico, un pattern temporale assolutamente coincidente.
“I tre fenomeni farebbero capo, quindi, a un unico processo che controlla l’attuale fase di unrest (attenzione) nell’area. La diretta conseguenza di taliosservazioni è che la sismicità di background, parametro più semplice da monitorare rispetto alle deformazioni del suolo ed alle variazionigeochimiche (che hanno bisogno di elaborazioni complesse e maggiore impegno di tempo), potrebbe essere un ottimo stimatore dell’evoluzione neltempo dello stato della caldera flegrea. Ovviamente la sismicità di background sarebbe un parametro aggiuntivo e non sostitutivo degli altri parametri.L'eventuale deviazione che potrebbe rilevarsi rispetto alle attuali correlazioni potrebbe essere indicativa che qualcosa è cambiato nel processo checausa l’unrest del vulcano”, conclude Chiodini.
La ricerca realizzata ha una valenza essenzialmente scientifica, priva al momento di immediate implicazioni in merito agli aspetti di protezione civile.Si ricorda che dal dicembre 2012 i Campi Flegrei, che vengono continuamente monitorati e studiati da INGV, sono a livello di allerta “giallo”(attenzione).
Il tuo comune ha un piano comunale di protezione civile?
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"Il lago Albano ed il vulcano quiescente dei Colli Albani”
di Massimo Petrassi
L’intervista che il Prof. Franco Barberi rilasciò per “La città Tuscolana” (nella Sezione Convegni -Conosciamo il vulcano dei Colli Albani) è ora stata elaborata e resa visiva da un filmato realizzato e pubblicato su Youtube.
Corretto utilizzo dei volontari di Protezione civile
Interrogazione parlamentare di senatori dei 5 Stelle sul distorto uso dei volontari di protezione civile per servizi non inerenti la prevenzione e l'emergenza
Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-01946
Atto n. 3-01946 (in Commissione)
Pubblicato il 20 maggio 2015, nella seduta n. 454
MORONESE , PUGLIA , BERTOROTTA , NUGNES , SANTANGELO , DONNO , SCIBONA , MORRA , PAGLINI - Al Presidente del Consiglio dei ministri. -
con la legge n. 225 del 24 febbraio 1992, istitutiva del Servizio nazionale della Protezione civile, le organizzazioni di volontariato hanno assunto il ruolo di "struttura operativa nazionale" e sono diventate parte integrante del sistema pubblico. I volontari, oltre 800.000 persone distribuite sul territorio nazionale, aderiscono a organizzazioni che operano in molteplici settori specialistici;
ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica n. 194 dell'8 febbraio 2001, recante nuova disciplina della partecipazione delle organizzazioni di volontariato alle attività di protezione civile, le suddette organizzazioni di volontariato intervengono in tutte quelle azioni in cui si esplica l'attività di protezione civile: pianificazione, previsione, prevenzione, soccorso, addestramento e simulazione di emergenza, attività di ricerca, recupero e salvataggio in acqua e formazione teorico-pratica;
il Dipartimento di Protezione civile, con diverse circolari (DPC/DIP/0007218 del 7 febbraio 2006; DPC/DIP/0008137 del 9 febbraio 2007; DPC/VRE/0016525 dell'11 marzo 2008), in particolare con la circolare del 10 marzo 2009 (DPC/CG/0018461), ha affermato "il principio secondo il quale l'azione del volontariato di protezione civile debba trovare il suo presupposto e la sua ragion d'essere, ma anche il suo limite, nelle finalità chiaramente espresse dalla legge";
sul punto, in particolare l'art. 3, comma 1, della legge n. 225 del 1992 e successive modificazioni recita: "Sono attività di protezione civile quelle volte alla previsione e alla prevenzione dei rischi, al soccorso delle popolazioni sinistrate e ad ogni altra attività necessaria e indifferibile, diretta al contrasto e al superamento dell'emergenza e alla mitigazione del rischio, connessa agli eventi di cui all'articolo 2";
l'articolo 2 della medesima legge rubricato "Tipologia degli eventi ed ambiti di competenze" sancisce: "Ai fini dell'attività di protezione civile gli eventi si distinguono in: a) eventi naturali o connessi con l'attività dell'uomo che possono essere fronteggiati mediante interventi attuabili dai singoli enti e amministrazioni competenti in via ordinaria; b) eventi naturali o connessi con l'attività dell'uomo che per loro natura ed estensione comportano l'intervento coordinato di più enti o amministrazioni competenti in via ordinaria; c) calamità naturali o connesse con l'attività dell'uomo che in ragione della loro intensità ed estensione debbono, con immediatezza d'intervento, essere fronteggiate con mezzi e poteri straordinari da impiegare durante limitati e predefiniti periodi di tempo";
nella circolare del Dipartimento della Protezione civile (DPC/CG/0018461) del 10 marzo 2009, relativa alle organizzazioni di volontariato nelle attività di protezione civile, si sottolinea, altresì, che la materia di protezione civile è chiaramente distinta e non sovrapponibile rispetto a quella dell'ordine pubblico e sicurezza (articolo 117, commi 2 e 3, della Costituzione);
l'eventuale svolgimento di attività volte a preservare la sicurezza urbana o situazioni di disagio sociale, sono svolte senza l'utilizzo di uniformi, segni distintivi, mezzi o attrezzature della Protezione civile. Il mancato rispetto di tale indicazione potrebbe comportare l'avvio della procedura di cancellazione delle organizzazioni dai registri o albi, con conseguente accertamento di responsabilità e, ancora peggio, in taluni casi con denuncia per violazione degli art. 316-bis codice penale (usurpazione e danno erariale) e/o art. 498 codice penale (usurpazione di titolo) come evidenziato dalle circolari prot. DPC/CG/008137 del 9 febbraio 2007 e prot. DPC/CG/0016525 dell'11 marzo 2008;
da quanto sin qui enunciato, si deduce che l'espletamento di attività quali la regolazione del traffico a seguito di incidenti stradali, la scorta a cortei o processioni, i servizi d'ordine durante manifestazioni sportive o culturali non sono da considerarsi tra le ipotesi di collaborazione a cui il settore del volontariato è chiamato, per assicurare i servizi di Protezione civile, salvo i casi in cui queste attività rientrino in una più generale gestione di emergenze;
la Presidenza del Consiglio dei ministri, Dipartimento della Protezione civile, con nota n. 5300 del 13 novembre 2012 ha emanato una direttiva (del 9 novembre 2012) concernente "Indirizzi operativi volti ad assicurare l'unitaria partecipazione delle organizzazioni di volontariato all'attività di protezione civile", nel cui paragrafo 2.3.1, con riferimento ad eventi a rilevante impatto locale, chiarisce che: "Eventi a rilevante impatto locale. La realizzazione di eventi che seppure circoscritti al territorio di un solo Comune, o di sue parti, possono comportare grave rischio per la pubblica e privata incolumità in ragione dell'eccezionale afflusso di persone ovvero della scarsità o insufficienza delle vie di fuga possono richiedere l'attivazione, a livello comunale, del piano di protezione civile, con l'attivazione di tutte o parte delle funzioni di supporto in esso previste e l'istituzione temporanea del Centro Operativo Comunale (C.O.C.). In tali circostanze è consentito l'impiego delle organizzazioni di volontariato di protezione civile, che potranno essere chiamate a svolgere i compiti ad esse affidati nella summenzionata pianificazione comunale, ovvero altre attività specifiche a supporto dell'ordinaria gestione del'evento, su richiesta dell'Amministrazione Comunale (…) omissis (…) L'attivazione del piano comunale di protezione civile e l'istituzione del C.O.C. costituiscono il presupposto essenziale in base al quale l'Amministrazione Comunale può disporre l'attivazione delle organizzazioni iscritte nell'elenco territoriale ed afferenti al proprio comune nonché, ove necessario, avanzare richiesta nell'ambito regionale per l'autorizzazione di altre organizzazioni provenienti dall'ambito regionale (…) omissis (…)";
dunque, in caso di eventi locali, che possono comportare grave rischio, sarà possibile l'intervento dei volontari di Protezione civile solo laddove si ipotizzi un "eccezionale afflusso di persone" o si profili una "scarsità o insufficienza delle vie di fuga", a patto che sia attivato il piano comunale di protezione civile e sia istituito, anche temporaneamente, il COC (centro operativo comunale);
considerato altresì che, risulta agli interroganti:
i volontari appartenenti alle associazioni di Protezione civile vengono spesso chiamati, attraverso ordinanze sindacali, a collaborare con gli enti locali per la gestione di eventi che nulla hanno a che fare con gli interventi propri della Protezione civile, come ad esempio la regolazione del traffico, la scorta a cortei o processioni, il servizio d'ordine durante manifestazioni sportive o culturali;
a fronte di tali interventi, gli enti locali erogano contributi, imputati al rispettivo bilancio di riferimento, alle associazioni locali di Protezione civile;
nel Comune di San Giorgio del Sannio (Benevento), in particolare, sia per l'anno 2013 (delibera di Giunta comunale n. 121 dell'8 luglio 2013) sia per l'anno 2014 (delibera di Giunta comunale n. 76 del 24 aprile 2014), l'amministrazione comunale ha disposto un contributo di euro 1.000 alla locale associazione di Protezione civile con la seguente motivazione: "Considerato che tale nucleo svolge una preziosa e cospicua azione per la sicurezza e la vivibilità della cittadina sangiorgese (…) e tenuto presente che l'Associazione è impegnata nelle svariate iniziative che si tengono nella nostra comunità (dalle manifestazioni civili a quelle religiose, dalle iniziative socio-culturali a quelle sportive e di svago), fungendo da supporto al Corpo di Polizia Municipale e collaborando attivamente con l'Amministrazione Comunale, tramite l'Assessorato competente";
sulla questione del Comune di San Giorgio del Sannio è stata presentata, in data 10 agosto 2014, formale istanza, volta a segnalare l'illegittimo utilizzo dei volontari della locale associazione di Protezione civile per la regolazione del traffico e/o scorta a cortei o processioni e/o servizio d'ordine durante manifestazioni sportive o culturali nonché la relativa impropria motivazione per la concessione di un contributo comunale di euro 1.000 alla associazione stessa;
rispondendo alla suddetta istanza, il Dipartimento della Protezione civile ha confermato che "L'intervento delle organizzazioni di volontariato di protezione civile con funzioni di gestione 'diretta' del controllo della viabilità, ovvero -ancor di più- l'esercizio di poteri assimilabili a quelli della Polizia Stradale' o, più in generale, delle Forze di Polizia, anche locali, alla luce delle disposizioni contenute nella legge 24 febbraio 1992 n. 225 e s.m.i. (art. 18) e nel D.P.R. 8 febbraio 2001 n. 194, e dei provvedimenti specifici sopra richiamati è, quindi, del tutto escluso";
invece, in ottemperanza a quanto previsto dalla citata direttiva (punto 2.3.1) ha confermato che non v'è dubbio che volontari di Protezione civile appartenenti ad organizzazioni regolarmente iscritte nell'elenco regionale possano assicurare, su richiesta delle autorità preposte alla gestione della viabilità e sotto il coordinamento operativo degli operatori a ciò abilitati dalla legge, azioni di supporto all'assistenza alla popolazione svolgendo funzioni di incanalamento dei flussi di traffico (come avviene, ad esempio, a cura delle maestranze in caso di percorrenza alternata di tratti di viabilità interessati da cantieri). Tale intervento, per di più, se previsto nella specifica pianificazione locale dispone anche dei requisiti formali espressamente ribaditi dalla recente Direttiva presidenziale. Ciò non configura (e non può in alcun modo configurare), in capo ai medesimi, alcuna attribuzione di funzioni diverse da quelle proprie, che restano quelle, per intendersi, di volontario della protezione civile;
considerato, infine, che ad avviso degli interroganti, l'uso della locuzione "eventi a rilevante impatto locale" si presta ad interpretazione estensiva, che nei fatti, finisce per snaturare la funzione tipica dei volontari di Protezione civile,
se il Governo intenda adottare tutte le opportune iniziative al fine di verificare la legittimità dell'utilizzo dei volontari delle associazioni di Protezione civile locali in ruoli di sostegno e collaborazione con la Polizia locale per eventi di ordinaria amministrazione, come ad esempio la scorta a cortei-manifestazioni ed il servizio d'ordine in manifestazioni sportive;
se ritenga opportuno circoscrivere l'attività di supporto dei volontari alla Polizia locale ai soli eventi di cui all'articolo 2 della legge n. 225 del 1992 e successive modifiche e integrazioni;
se ritenga necessario intraprendere ogni iniziativa utile al fine di far cessare la distorta prassi descritta in premessa.
Pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale la Direttiva della Presidenza del Consiglio dei Ministri per l'aggiornamento della pianificazione di emergenza per il rischio vulcanico del Vesuvio
Direttiva 16 novembre 2016
"Disposizioni per l'aggiornamento della pianificazione di emergenza per il rischio vulcanico del Vesuvio per le aree soggette a ricaduta di materiale piroclastico - Zona gialla"
Dall’8 al 12 aprile 2014 presso la Galleria d’arte antica di Palazzo Corsini di Roma si è tenuto l’evento “Il nostro Pianeta. Dentro e fuori la cornice”. All’iniziativa è stato invitato ad apportare il suo contributo, anche Massimo Petrassi, che in qualità di esperto di protezione civile l’11 aprile ha tenuto la relazione “Gestire il rischio nelle calamità. “
L’evento promosso dall’Ufficio stampa del Consiglio nazionale delle ricerche in collaborazione con la Soprintendenza per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Roma e il Servizio Educativo - SSPSAE, ha offerto agli Istituti di Scuola Superiore di Roma intervenuti, l’occasione per affrontare e conoscere, con la guida di storici dell’arte ed esperti temi riguardanti il nostro Pianeta, quali salvaguardia dell’ambiente, nuove tecnologie per la protezione, cambiamenti climatici, ricerca spaziale.
Massimo Petrassi (a sinistra) in un passaggio della relazione
"Gestire il rischio nelle calamità"
DOSSIER - Direttiva sulle “Indicazioni per il coordinamento della piattaforma nazionale per la riduzione del rischio da disastri di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 18 gennaio 2008, n. 66, recante: "Istituzione della Piattaforma nazionale per la riduzione del rischio da disastri"
Sulla Gazzetta Ufficiale n.145 del 22 giugno 2013 è stata pubblicata la DIRETTIVA DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 6 aprile 2013 “Indicazioni per il coordinamento della piattaforma nazionale per la riduzione del rischio da disastri di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 18 gennaio 2008, n. 66, recante: "Istituzione della Piattaforma nazionale per la riduzione del rischio da disastri". Con questa direttiva il Governo fornisce indicazioni per il coordinamento della piattaforma nazionale per la riduzione del rischio da disastri, che costituisce lo strumento nazionale per la realizzazione degli impegni assunti dall'Italia in materia di riduzione del rischio, con particolare riferimento alla «Hyogo Declaration», firmata dall'Italia in occasione della «Conferenza mondiale sulla riduzione dei disastri» svoltasi a Kobe (Giappone) nel gennaio 2005, ed al piano decennale per ridurre i danni provocati dai rischi naturali, denominato «Hyogo Framework for Action» che si inserisce nel contesto della International Strategy for Disaster Reduction (ISDR), contestualmente approvato.
La piattaforma nazionale per la riduzione del rischio disastri
La piattaforma nazionale è un forum gestito e organizzato a livello nazionale da diversi attori e crea un punto di contatto e di ordinamento tra i vari livelli - scientifico, politico, sociale, culturale - di gestione del rischio, nel caso in cui sia necessario porre in essere delle iniziative che richiedono il concorso di diversi attori. L’insieme delle piattaforme nazionali costituisce la piattaforma globale.
Compiti della piattaforma nazionale
Facilitare la collaborazione e il coordinamento per la sostenibilità delle attività di riduzione del rischio attraverso un processo consultivo e partecipativo;
favorire un ambiente nel quale sia sottolineata l’importanza della cultura di prevenzione e di consapevolezza;
facilitare l’integrazione delle attività di riduzione del rischio nelle politiche nazionali di sviluppo così come nei programmi di sviluppo internazionale
Principi della piattaforma nazionale
La riduzione del rischio è un processo di lungo periodo che, oltre ad essere parte integrante del processo di sviluppo di ciascun paese, è anche una condizione essenziale per assicurare la sostenibilità dello sviluppo socio-economico. L’efficacia è legata ad una posizione di guida a livello nazionale del processo di riduzione del rischio. Non è obbligatorio nessun modello di riferimento per costituire la piattaforma nazionale: anzi, le caratteristiche richieste sono la flessibilità e la dinamicità, utili per realizzare i seguenti principi base:
la riduzione del rischio deve essere intesa come una responsabilità nazionale e trattata in modo interdisciplinare nel contesto dei processi di sviluppo sostenibile;
l’approccio partecipativo deve guidare i lavori della piattaforma, così da facilitare il coinvolgimento di vari settori, nel quadro delle diverse prospettive e azioni;
i lavori della piattaforma devono dare il via a cambiamenti positivi per mezzo di sforzi concertati e coordinati nei processi di decision-making;
la piattaforma deve dare slancio e rilievo all’implementazione degli Hyogo Framework for Action.
Composizione della piattaforma nazionale
In Italia la piattaforma nazionale per la riduzione del rischio dei disastri è stata istituita con il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 18 febbraio 2008. Al Dipartimento della Protezione Civile è affidato il compito di coordinare la piattaforma e i soggetti pubblici e privati che sul territorio nazionale si occupano di riduzione dei rischi dai disastri naturali. La piattaforma ha una composizione di tipo politico: assicura un impegno politico che deriva dalle alte sfere della leadership nazionale;
tecnico: implica varie attività quali lo sviluppo delle basi della riduzione del rischio, un contesto metodologico per la piattaforma nazionale e gli indicatori per la riduzione del rischio;
partecipativa: comprende apparati governativi, il settore privato, le ONG e le istituzioni accademiche;
organizzativa delle risorse: reperisce risorse necessarie alla piattaforma per portare avanti gli obiettivi fissati.
(Per consultare la Direttiva ed il D.P.C.M. 18 gennaio 2008, n. 66 vai alla Sezione Normativa nazionale)
L. 15 ottobre 2013, n. 119
"Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza e per il contrasto della violenza di genere, nonché in tema di protezione civile e di commissariamento delle province".
Sulla G.U. 242 del 15 ottobre 2013, è stata pubblicata la legge n. 119/2013, che converte con alcune modifiche, il dl 93/2013. Il decreto che ha regolamentato vari settori: sicurezza, contrasto della violenza di genere, commissariamento delle province, ha trattato anche il tema della protezione civile. Il Capo III si intitola, infatti, “Norme in tema di protezione civile” ed affronta i temi sottoelencati:
Delibera dello stato d'emergenza. La legge precisa che, oltre a durata ed estensione territoriale dello stato di emergenza, la delibera dispone anche sull’esercizio del potere di ordinanza. Viene così integrato il comma 1 dell’art. 5 della 225/1992.
Controllo della Corte dei Conti. Gli emendamenti apportati al dl 93/2013 dalla legge 119 abrogano il controllo preventivo di legittimità della Corte dei Conti sui provvedimenti commissariali adottati in attuazione delle ordinanze. Il controllo era stato introdotto dal decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2011, n. 10. La modifica è prevista nel comma 4 bis dell’art. 10 della legge 119.
Uniforme e bandiera. La legge 119/2013 introduce inoltre nuove disposizioni riguardanti l'uniforme del personale e la bandiera del Dipartimento della Protezione Civile.
Il provvedimento infine prevede disposizioni per la funzionalità del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, potenziandone l'operatività. La legge di conversione introduce inoltre l'art. 11 bis che prevede l'assegnazione di risorse per attività di progettazione preliminare di interventi per la valorizzazione e la salvaguardia dell'ambiente.
NORME IN MATERIA DI PROTEZIONE CIVILE
"1. Al verificarsi degli eventi di cui all'articolo 2, comma 1, lettera c), ovvero nella loro imminenza, il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, ovvero, su sua delega, di un Ministro con portafoglio o del Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri segretario del Consiglio, formulata anche su richiesta del Presidente della regione interessata e comunque acquisitane l'intesa, delibera lo stato d'emergenza, fissandone la durata e determinandone l'estensione territoriale con specifico riferimento alla natura e alla qualità degli eventi. La delibera individua le risorse finanziarie destinate ai primi interventi di soccorso e di assistenza nelle more della ricognizione in ordine agli effettivi ed indispensabili fabbisogni da parte del Commissario delegato e autorizza la spesa nell'ambito dell' apposito stanziamento sul Fondo di protezione civile destinato allo scopo, individuando nell'ambito dello stanziamento complessivo quelle finalizzate alle attività previste dalla lettera a) del comma 2. Ove il Capo del Dipartimento della protezione civile verifichi che le risorse finalizzate alla attività di cui alla lett. a) del comma 2, risultino o siano in procinto di risultare insufficienti rispetto agli interventi da porre in essere, presenta tempestivamente una relazione motivata al Consiglio dei Ministri, per la conseguente determinazione in ordine alla necessità di integrazione delle risorse medesime. La revoca dello stato d'emergenza per venir meno dei relativi presupposti è deliberata nel rispetto della procedura dettata per la delibera dello stato d'emergenza.";
"1-bis. La durata della dichiarazione dello stato di emergenza non può superare i 180 giorni prorogabile per non più di ulteriori 180 giorni.";
c) al comma 2, l'ultimo periodo è sostituito dal seguente:
"Fermo restando quanto previsto al comma 1, con le ordinanze si dispone, nel limite delle risorse disponibili, in ordine:
b) al ripristino della funzionalità dei servizi pubblici e delle infrastrutture di reti strategiche, entro i limiti delle risorse finanziarie disponibili;
c) alla realizzazione di interventi, anche strutturali, per la riduzione del rischio residuo strettamente connesso all'evento, entro i limiti delle risorse finanziarie disponibili e comunque finalizzate prioritariamente alla tutela della pubblica e privata incolumità;
d) alla ricognizione dei fabbisogni per il ripristino delle strutture e delle infrastrutture, pubbliche e private, danneggiate, nonché' dei danni subiti dalle attività economiche e produttive, dai beni culturali e dal patrimonio edilizio, da porre in essere sulla base di procedure definite con la medesima o altra ordinanza;
d) al comma 5-quinquies le parole da "del Fondo Nazionale" a "n. 196." sono sostituite dalle seguenti: "del Fondo per le emergenze nazionali istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della Protezione civile. Per il finanziamento delle prime esigenze del suddetto Fondo e' autorizzata la spesa di 5 milioni di euro per l'anno 2013. Al relativo onere si provvede mediante corrispondente riduzione delle risorse del Fondo nazionale di protezione civile di cui all'articolo 6, comma 1, del decreto-legge 3 maggio 1991, n. 142, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 luglio 1991, n. 195, come determinate dalla tabella C della legge 24 dicembre 2012, n. 228. A decorrere dall'anno finanziario 2014, la dotazione del Fondo per le emergenze nazionali e' determinata annualmente, ai sensi dell'articolo 11, comma 3, lett. d), della legge 31 dicembre 2009, n. 196. Sul conto finanziario della Presidenza del Consiglio dei Ministri, al termine di ciascun anno, dovranno essere evidenziati, in apposito allegato, gli utilizzi delle risorse finanziarie del "Fondo per le emergenze nazionali".
3. All'articolo 42, del decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33, dopo il comma 1 è aggiunto il seguente: "1-bis. I Commissari delegati di cui all'articolo 5, della legge 24 febbraio 1992, n. 225, svolgono direttamente le funzioni di responsabili per la prevenzione della corruzione di cui all'articolo 1, comma 7, della legge 6 novembre 2012, n. 190 e di responsabili per la trasparenza di cui all' articolo 43 del presente decreto.".
4. All'articolo 1 del decreto-legge 30 novembre 2005, n. 245, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 gennaio 2006, n. 21, e successive modificazioni, è abrogato il comma 8.
Disposizioni concernenti l'uniforme del personale e la bandiera del Dipartimento della protezione civile.
1. Al fine di porre il personale in servizio presso il Dipartimento della protezione civile della Presidenza del Consiglio dei ministri in grado di essere prontamente individuato nell'espletamento delle attività di protezione civile di cui alla legge 24 febbraio 1992, n. 225, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, da emanare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, sono stabilite le norme riguardanti la disciplina delle uniformi e del loro uso.
2. Con il decreto di cui al comma 1 sono altresì determinate le caratteristiche della bandiera d'istituto del Dipartimento della protezione civile della Presidenza del Consiglio dei ministri, nonché' le relative modalità d'uso e custodia.
1. Limitatamente alle attività di soccorso pubblico rese dal Corpo nazionale dei vigili del fuoco in contesti emergenziali dichiarati ai sensi della legge 24 febbraio 1992, n. 225, è istituito nello stato di previsione del Ministero dell'interno - Missione "Soccorso Civile" - Programma "Prevenzione dal rischio e soccorso pubblico" un fondo per l'anticipazione delle immediate e indifferibili esigenze di spesa, dotato di uno stanziamento di 15 milioni di euro per l'anno 2013. A decorrere dall'anno 2014, lo stanziamento del fondo e' determinato annualmente con la legge di bilancio.
2. Una quota del fondo di cui all'articolo 2, comma 6-sexies, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2011, n. 10, pari a euro 15 milioni, e' assegnata per l'anno 2013 per le finalità di cui al comma 1, mediante le procedure di cui all'articolo 5, comma 1, del decreto-legge 20 giugno 2012, n. 79, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 131.
b) all'articolo 71, dopo il comma 13, è inserito il seguente:
"13-bis. Al fine di garantire la continuità e l'efficienza dei servizi di soccorso pubblico e di prevenzione ed estinzione degli incendi, il Corpo nazionale dei vigili del fuoco può effettuare direttamente le verifiche periodiche di cui al comma 11, relativamente alle attrezzature riportate nell'allegato VII di cui dispone a titolo di proprietà o comodato d'uso. Il Corpo nazionale dei vigili del fuoco provvede a tali adempimenti con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.";
c) all'articolo 73, dopo il comma 5, è inserito il seguente:
"5-bis. Al fine di garantire la continuità e l'efficienza dei servizi di soccorso pubblico e di prevenzione ed estinzione degli incendi, la formazione e l'abilitazione del personale del Corpo nazionale dei vigili del fuoco all'utilizzo delle attrezzature di cui al comma 5 possono essere effettuate direttamente dal Corpo nazionale medesimo, con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente."
1. Per l'anno 2013, le risorse accantonate per il medesimo anno ai sensi dell'articolo 1, comma 319, della legge 24 dicembre 2012, n. 228, pari a 1 milione di euro, sono utilizzate per attività di progettazione preliminare di interventi pilota per la realizzazione di interventi per la valorizzazione e la salvaguardia dell'ambiente e per la promozione dell'uso delle energie alternative. A tale scopo, le risorse sono assegnate con decreto del Ministro per gli affari regionali e le autonomie, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sentiti l'Associazione nazionale dei comuni italiani (ANCI) e l'Unione nazionale comuni, comunità, enti montani (UNCEM), che indicano i comuni con maggiore rischio idrogeologico e con maggiore esperienza in attività di riqualificazione del territorio.
DOSSIER - LA NUOVA DIRETTIVA SUL VOLONTARIATO
del Dott. Giovanni Barone
In questo dossier viene presa in esame la nuova Direttiva che mira ad assicurare l'unitaria partecipazione delle organizzazioni di volontariato all'attività di protezione civile. Pubblicata sulla G.U. n. 27 dell'1 febbraio 2013, la Direttiva del Presidente del Consiglio 9 novembre 2012, porta a compimento un percorso di approfondimento ed aggiornamento delle disposizioni previste dal Decreto del Presidente della Repubblica n. 194/2001 che tutela la partecipazione delle organizzazioni di volontariato alle attività di protezione civile e ne disciplina ogni aspetto. Tra questo Decreto e la nuova Direttiva ci sono stati i lavori degli Stati Generali dell'aprile 2012 che hanno contribuito alla stesura del provvedimento. Come previsto, dal 31 luglio 2013, saranno operative le disposizioni della Direttiva.
– NUOVO CODICE DELLA STRADA: DISPOSIZIONI IN MATERIA DI DISPOSITIVI VISIVI E ACUSTICI
Il D.M 5 ottobre 2009 ha modificato le precedenti disposizioni e ha previsto che in alcuni casi le organizzazioni di volontariato possono usare sirene e lampeggianti per l’espletamento di servizi urgenti in caso di emergenza del tipo A, B o C come definito dall’art. 2 della legge 24 febbraio 1992, n. 225.
2012: LA LEGGE N. 100 RIORDINA LA PROTEZIONE CIVILE
Dalla legge n. 225 del 1992 alla legge n. 100 del 2012
Il 24 febbraio 1992 la L. 225 sanciva l'Istituzione del Servizio Nazionale della Protezione Civile, che si può considerare la legge fondamentale che regola la Protezione civile italiana, o forse è meglio dire che la regolava, perche il Governo Monti, con la legge n. 100 del 12 luglio 2012: "Disposizioni urgenti per il riordino della protezione civile", che ha convertito in legge il decreto-legge 15 maggio 2012, n. 59, ha aggiunto nove nuovi articoli alla legge n. 225 che la modificano e che la rendono più in linea con i canoni attuali di sicurezza e contenimento della spesa pubblica.
I nuovi articoli, aggiunti alla legge n. 225, vanno dalla riaffermazione della promozione e il coordinamento di tutte le attività del Servizio Nazionale, in capo al Presidente del Consiglio dei Ministri, che può a tal fine delegare un "Ministro con portafoglio" o il "Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Segretario del Consiglio" e non "un Ministro", come prevedeva precedentemente la norma, al cambiamento della definizione degli eventi di tipo c che sono definiti come "calamità naturali o connesse con l'attività dell'uomo che in ragione della loro intensità ed estensione debbono, con immediatezza d'intervento, essere fronteggiati con mezzi e poteri straordinari da impiegare durante limitati e predefiniti periodi di tempo". Si reputano attività necessarie e indifferibili anche quelle dirette al "contrasto dell'emergenza" e alla "mitigazione del rischio".
La figura del Sindaco per la legge n 225, sia prima che dopo le modifiche introdotte dalla l. n. 100 del 2012, non solo continua ad essere la figura di riferimento del Sistema di protezione civile ma la nuova legge gli affida nuove competenze.
La struttura di protezione civile è organizzata come un sistema coordinato di competenze al quale concorrono le amministrazioni dello Stato, le Regioni, le Province, i Comuni e gli altri enti locali, gli enti pubblici, la comunità scientifica, il volontariato e ogni altra istituzione anche privata.
Il Sindaco, autorità di protezione civile (Art. 15 Comma 3), con la nuova legge, assume la direzione dei servizi di emergenza che insistono sul territorio del Comune e il coordinamento dei servizi di soccorso e di assistenza alle popolazioni colpite.
Il Piano di emergenza comunale.
Entro 90 giorni dal 14 luglio 2012, data di entrata in vigore della legge, ciascun comune approva, con deliberazione consiliare, il piano di emergenza comunale - redatto secondo i criteri e le modalità riportate nelle indicazioni operative del Dipartimento della Protezione Civile e delle Giunte regionali. In seguito dovrà provvedere alla verifica e all'aggiornamento periodico di questo strumento. Copia del piano deve essere trasmessa alla Regione, alla Prefettura-Ufficio territoriale del governo e alla Provincia territorialmente competenti. Dall'attuazione di queste nuove disposizioni non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.
L'idea di previsione contemplata nella legge n. 225/1992 viene superata con l'introduzione del concetto di "identificazione degli scenari di rischio probabili" per cui sono considerate attività di previsione quelle dirette "dove possibile, al preannuncio, al monitoraggio, alla sorveglianza e alla vigilanza in tempo reale degli eventi e dei livelli di rischio attesi".
Rimane vigente l'attività di prevenzione prevista dalla legge n. 225/1992 che si realizza attraverso le singole attività volte ad evitare o a ridurre al minimo la possibilità che si verifichino danni conseguenti agli eventi. Queste attività, definite "non strutturali", sono: l'allertamento, la pianificazione dell'emergenza, la formazione, la diffusione della conoscenza della protezione civile, l'informazione alla popolazione, l'applicazione della normativa tecnica e le esercitazioni.
Si realizza, nella nuova definizione della legge n. 100/2012, con interventi "integrati e coordinati", fornendo, alle popolazioni colpite dagli eventi, ogni forma di prima assistenza.
Superamento dell'emergenza.
Resta invariata anche la definizione di superamento dell'emergenza della legge n. 225, che consiste nell'attuazione, coordinata con gli organi istituzionali competenti, delle iniziative volte a rimuovere gli ostacoli alla ripresa delle normali condizioni di vita.
Piani e programmi territoriali.
A differenza della precedente impostazione, che prevedeva che fossero le attività di protezione civile a doversi armonizzare con i programmi territoriali, i piani e i programmi di gestione, tutela e risanamento del territorio devono essere coordinati con i piani di emergenza di protezione civile, con particolare riferimento ai piani di emergenza comunali e ai piani regionali di protezione civile.
Sistema di allerta nazionale per il rischio meteo-idrogeologico e idraulico.
Il Sistema di allerta nazionale per il rischio meteo-idrogeologico e idraulico, è costituito dagli strumenti, i metodi e le modalità stabiliti per sviluppare e acquisire la conoscenza, le informazioni e le valutazioni, in tempo reale, riguardo al preannuncio, l'insorgenza e l'evoluzione dei rischi conseguenti agli eventi naturali o connessi con l'attività dell'uomo che possono essere fronteggiati mediante interventi ordinari o che comportano l'intervento coordinato di più enti o amministrazioni competenti in via ordinaria, calamità naturali, catastrofi o altri eventi che, per intensità ed estensione, debbono essere fronteggiati con mezzi e poteri straordinari.
Governo e gestione del Sistema di allerta nazionale.
Sono assicurati dal Dipartimento della Protezione Civile e dalle Regioni,
dal Servizio meteorologico nazionale distribuito (Smnd), che deve essere realizzato entro sei mesi dal 14 luglio 2012, da Reti strumentali di monitoraggio e di sorveglianza, da Presidi territoriali, dai Centri di competenza e da ogni altro soggetto chiamato a concorrere funzionalmente e operativamente a queste reti.
Inoltre, sulla base dei livelli di rischio, ogni Regione determina le procedure e le modalità di allertamento del proprio sistema di protezione civile ai diversi livelli di competenza territoriale.
Reti di monitoraggio e radiofrequenze.
Per la gestione delle reti strumentali e di monitoraggio le Regioni sono esentate da alcuni pagamenti relativi alla concessione d'uso delle radiofrequenze.
Dichiarazione dello stato di emergenza.
Lo stato di emergenza, che può giungere anche dal Presidente della Regione interessata, di cui comunque va acquisita l'intesa, può essere dichiarato anche "nell'imminenza" e non solo "al verificarsi" di calamità naturali oppure connesse all'attività dell'uomo.
Ordinanze.
Agli interventi si provvede anche con ordinanze in deroga alle disposizioni di legge, ma nei limiti e secondo i criteri indicati con la dichiarazione dello stato di emergenza e nel rispetto dell'ordinamento giuridico. Le ordinanze sono emanate dal Capo del Dipartimento della Protezione Civile, se non è diversamente stabilito con la deliberazione dello stato di emergenza da parte del Consiglio dei Ministri. L'attuazione delle ordinanze è curata, in ogni caso, dal Capo del Dipartimento. Nella legge n. 225, le ordinanze venivano emanate dal Presidente del Consiglio dei Ministri o da un Ministro da lui delegato, con la nuova legge l'emanazione richiede l'acquisizione preventiva delle regioni territorialmente interessate.
Dopo i 30 giorni dalla dichiarazione dello stato di emergenza, le ordinanze sono emanate di concerto con il Ministero dell'Economia e delle Finanze limitatamente ai profili finanziari.
Fondi statali (aumento della benzina in caso di calamità)
Alle spese necessarie per fronteggiare lo stato di emergenza si provvede con risorse del Fondo nazionale di protezione civile, finanziato annualmente. Nel caso si utilizzi il Fondo di riserva per le spese impreviste del Ministero dell'Economia e delle Finanze, questo è reintegrato in tutto o in parte, con deliberazione del Consiglio dei Ministri, tramite la riduzione delle voci di spesa rimodulabili, indicate nell'elenco allegato alla legge stessa. In combinazione con questa riduzione delle voci di spesa, il Fondo di riserva per le spese impreviste è reintegrato, in tutto o in parte, con le entrate che derivano dall'aumento dell'aliquota dell'accisa sulla benzina e sulla benzina senza piombo, e dell'aliquota dell'accisa sul gasolio usato come carburante. L'eventuale aumento, di massimo cinque centesimi al litro, è stabilito in base a deliberazione del Consiglio dei Ministri, con un provvedimento del direttore dell'Agenzia delle Dogane.
La legge n. 100/2012 modifica e integra in modo significativo l'art. 5 della legge n. 225/1992, sul quale era intervenuta prima la legge n. 10/2011, poi la sentenza n. 22 del 13-16 febbraio 2012 della Corte costituzionale che aveva dichiarato illegittimi i commi 5-quater e 5-quinquies, che prevedevano appunto, la possibilità di aumento delle accise.
Non è previsto alcun compenso per il Capo Dipartimento della Protezione Civile e per i Commissari delegati nominati tra i soggetti responsabili titolari di cariche elettive pubbliche. Nel caso si tratti di altri soggetti, il compenso è commisurato alla durata dell'incarico, nel limite massimo del 70% del trattamento economico previsto per il primo presidente della Corte di Cassazione.
Subentro dell'amministrazione competente in ordinario.
Almeno dieci giorni prima della scadenza del termine dello stato emergenziale, il Capo Dipartimento emana un'ordinanza, di concerto con il Ministero dell'Economia e delle Finanze, per favorire e regolare il subentro dell'Amministrazione competente in ordinario a coordinare gli interventi necessari successivi.
Relazione annuale al Parlamento.
Ogni anno il Governo riferisce al Parlamento sulle attività di protezione civile che riguardano le azioni di previsione, prevenzione, mitigazione del rischio e pianificazione dell'emergenza, oltre che sull'utilizzo del Fondo per la protezione civile.
La legge n. 401/2001 ed i Grandi Eventi (aboliti)
La legge 401 del 2001, del II Governo Berlusconi, introdusse delle novità nel sistema esistente. Con essa, infatti, non solo si aboliva la nascente Agenzia di Protezione civile, riportando il Dipartimento della Protezione civile sotto la Presidenza del Consiglio dei Ministri, affidandone la direzione ad un Capo Dipartimento, ma soprattutto veniva introdotta la novità dei Grandi Eventi, affidati alla gestione della Protezione civile. Per la legge n. 100, i Grandi Eventi non rientrano più nelle competenze della protezione civile.
L'assicurazione contro le calamità naturali (non contemplata)
IL PREFETTO GABRIELLI (CAPO DEL DIPARTIMENTO DELLA PROTEZIONE CIVILE NAZIONALE) IN UN'INTERVISTA RILASCIATA A MASSIMO PETRASSI PER ANCI RIVISTA N. 6 GIUGNO 2011, AFFERMAVA:
(IL TESTO COMPLETO NELLA SEZIONE "LE INTERVISTE AGLI OPERATORI" - WWW.PROTEZIONECIVILEONLINE.IT)
Negli anni passati si prospettò l'ipotesi, concretizzatasi in disegni di legge e stanziamenti in Legge Finanziaria, di una assicurazione dei rischi derivanti da calamità naturali. Lei pensa che questa proposta possa essere ripresa in esame?
Credo assolutamente di sì. L'attuale asfissia della finanza pubblica ha reso evidente che sarà sempre più difficoltoso intervenire per ristorare i danni. Il libero mercato già offre la possibilità di assicurarsi, ma bisogna trovare un meccanismo pubblico/privato (leggasi risorse!), per far sì che gli eventi calamitosi futuri abbiano un impatto sempre minore - in termini economici - sulla popolazione e sull'Erario. Bisogna far passare il messaggio che spendere qualcosa oggi, sia alle Istituzioni come al semplice cittadino, potrebbe evitare di far pagare molto a tutti domani. Credo che istituzioni, categorie di consumatori, tecnici, assicuratori, politici debbano sedersi intorno a un tavolo, valutare quanto negli ultimi anni si è speso per le ricostruzioni post emergenze di strutture private (decine di miliardi di euro) e cercare soluzioni concretamente realizzabili per assicurare i territori esposti ai diversi rischi naturali. Sono scelte politiche, ma da un punto di vista tecnico ritengo che lo strumento assicurativo diffuso sia il futuro.
Non è stato così! La legge n. 100 non ha previsto l'assicurazione contro le calamità naturali adottata in molte Nazioni europee.
A vent'anni dall'Istituzione del Servizio nazionale di protezione civile l'intero impianto è stato modificato. L'intervento statale futuro, nelle emergenze, peserà sempre meno sull'Erario.
Ben venga, quindi, un riordino della protezione civile purché la nuova governance ed una più oculata gestione dei fondi, si traducano in una maggiore sicurezza per la popolazione.
"Protezione civile: parliamone a scuola"
Responsabile del progetto: Massimo Petrassi
Mercoledì 19 settembre 2012 ore 15,30
ROMA, Palazzo del Laterano
Il 19 settembre 2012, presso il Vicariato di Roma, si è tenuto l’annuale appuntamento di inizio anno, promosso dagli Addetti dell’Ufficio Scuola Cattolica, Prof. Mario BERGAMO e Mons. Rosario MATERA, per le Scuole della Diocesi di Roma.
Grazie all’accordo con l’Ufficio Scuola del Vicariato, Massimo Petrassi, con lo staff di http://www.protezionecivileonline.it//, per il secondo anno, su base volontaria e totalmente gratuita, ha presentato alla qualificata Assemblea, il progetto 2012 - 2013: "Protezione civile:parliamone a scuola".
Il progetto didattico, che già riscosse interesse l’anno precedente, viene proposto anche in questo anno scolastico con l'obiettivo di fornire:
elementi di comportamenti in emergenza, conoscenza dei principali Rischi (Incendio, Vulcanico, Sismico, Nucleare e Chimico-Industriale, Idrogeologico);
di far conoscere:
la Storia della Protezione civile nazionale dal dopoguerra al 2012, le leggi principali che regolano la materia ed il Piano di emergenza comunale di Protezione civile;
l'organizzazione della Protezione civile in modo da infondere sicurezza ai cittadini, specialmente studenti, con la conoscenza di elementi che permettano di fronteggiare le emergenze con meno paure o panico. Inoltre, la conoscenza del territorio, aiuta a diffondere nei giovani studenti un’auspicabile cultura del rispetto e della tutela dell’ambiente
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