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Timestamp: 2018-04-21 23:27:21+00:00
Document Index: 1133760

Matched Legal Cases: ['art.72', 'art.4', 'art. 11', 'art. 6', 'art. 27', 'art. 5', 'art. 21']

Individuare il livello di Rischio Aziendale, i tre livelli di rischio e le direttive Seveso - DrFire
Individuare il livello di Rischio Aziendale, i tre livelli di rischio e le direttive Seveso
Per determinare il livello di rischio in azienda occorre analizzare i rischi riferiti alle mansioni caratteristici del settore o comparto di appartenenza dell’azienda. In seguito all’introduzione dell’Accordo Stato-Regioni del 21 Dicembre 2011, la durata dei corsi per RSPP Datore di Lavoro, Dirigenti, Preposti e Formazione Specifica dei Lavoratori, viene determinata in base al Livello di Rischio dell’Azienda.
Rischio Industriale Rilevante e direttive Seveso
Esiste un altro livello di rischio oltre ai tre citati, e si tratta del rischio altissimo.
Il Ministero dell’Ambiente ha stilato un inventario nazionale degli stabilimenti a rischio incidenti rilevanti in Italia.
Tale classificazione deriva dal lontano 10 luglio 1976, a causa d’una esplosione all’interno di un reattore chimico dell’ICMESA, una nube di diossina interessò la cittadina di Seveso in Lombardia.
L’incidente ebbe ripercussioni di tipo sanitario sui lavoratori e sugli abitanti della zona esposti alla nube tossica, di tipo ambientale con la contaminazione del territorio adiacente, e di tipo psicologico per lo stato d’allarme indotto in tutta la popolazione.
La scarsa conoscenza e la sottovalutazione dei rischi derivanti dalla presenza di insediamenti produttivi da una parte e la successiva crescente attenzione alla tutela e salvaguardia dell’ambiente e alla qualità della vita degli individui dall’altra, posero la problematica del rischio industriale al centro del dibattito dell’opinione pubblica italiana ed europea.
L’incidente di Seveso indusse i Paesi aderenti alla Comunità Europea a dotarsi di una normativa diretta a prevenire gli incidenti industriali.
Fu emanata, quindi, la direttiva del Consiglio Europeo 82/501/CE sui rischi di incidenti rilevanti connessi con determinate attività industriali, comunemente indicata come «direttiva Seveso».
Questa Direttiva, recepita in Italia sei anni dopo con il DPR n. 175/1988, ha associato il pericolo di incidente rilevante all’attività di stabilimenti industriali che detengono sostanze pericolose (infiammabili, esplosive, comburenti, tossiche per l’uomo o per l’ambiente) oltre determinate soglie quantitative e introdotto controlli del rischio attraverso l’esame, da parte dell’autorità pubblica, del Rapporto di sicurezza che tali stabilimenti (di fascia alta) devono redigere e aggiornare periodicamente.
La legge 19 maggio 1997, n. 137, introdusse, nelle more della attuazione della disciplina di semplificazione delle procedure del DPR n. 175/88, una nuova normativa in materia di ispezioni, il trasferimento della competenza per le istruttorie dei Rapporti di sicurezza e delle relative conclusioni ai comitati tecnici regionali presso le Direzioni regionali dei vigili del fuoco, previsti dal decreto del Presidente della Repubblica 29 luglio 1982, n. 577, integrati con esperti esterni (ARPA, ISPESL, comune, provincia, regione), con ciò avviando il decentramento a livello regionale delle competenze e rimuovendo (almeno in parte) una delle principali cause dei gravi ritardi che avevano in precedenza caratterizzato l’esame dei Rapporti di sicurezza.
Successivamente, con il decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 334, è stata recepita la direttiva 82/1996/CE nota come «Direttiva Seveso II»; in base ad esso i gestori degli stabilimenti a rischio di incidente rilevante devono adottare tutte le misure necessarie per prevenire gli eventi dannosi e limitarne le conseguenze per le persone e l’ambiente, attraverso l’adozione di una politica di sicurezza che comporta:
la notifica della propria posizione alle Autorità competenti;
l’adozione di un sistema di gestione della sicurezza per la prevenzione degli incidenti rilevanti;-
In relazione a questi adempimenti i gestori degli stabilimenti di soglia superiore sono sottoposti a controlli, ispezioni e valutazioni da parte delle Autorità competenti: Ministero dell’ambiente e comitati tecnici regionali dei vigili del fuoco, opportunamente integrati da esperti delle Amministrazioni ed Organi tecnici locali, in attesa del previsto (dall’art.72 del D.lgs.112/98), ma mai attuato, trasferimento delle competenze alle regioni; le regioni peraltro hanno continuato ad esercitare compiti di controllo sugli stabilimenti di soglia inferiore, che detengono sostanze pericolose in minore quantità.
Il d.lgs.334/99 ha affidato ulteriori competenze:
alle prefetture per la predisposizione dei Piani di emergenza esterna;
ai sindaci per l’informazione alla popolazione sui rischi ed i comportamenti da assumere in caso di incidente;
ai comuni (ed in misura minore alle province ed alle regioni) per il controllo dello sviluppo del territorio nella aree circostanti gli stabilimenti.
Con la direttiva 2003/105/CE, denominata «Seveso II-bis», emanata in reazione ad alcuni incidenti rilevanti occorsi negli anni precedenti e recepita in Italia con il d.lgs. 21 settembre 2005, n. 238, è stato modificato il campo di applicazione, con estensione ad alcuni settori non considerati dalla Seveso II (ad es. attività galvaniche, stabilimenti pirotecnici, ecc.), rafforzati gli obblighi di notifica e il sistema di coordinamento regionale, nazionale ed europeo, nonché la cooperazione tra i gestori nello scambio di informazioni.
Per una ricostruzione approfondita dei contenuti e dell’evoluzione della normativa “Seveso” nazionale, si rinvia al capitolo “La direttiva Seveso in Italia”, del rapporto ISPRA n. 181/2013.
La nuova direttiva comunitaria per gli stabilimenti a rischio di incidente rilevante, la Direttiva 2012/18/UE del 4 luglio 2012 sul controllo del pericolo di incidenti rilevanti connessi con sostanze pericolose, la cosiddetta «Seveso III», è entrata in vigore il 13 agosto 2012, richiedendo agli Stati membri dell’Unione Europea, inclusa l’Italia, di attivare le necessarie procedure ed emanare gli atti legislativi ed amministrativi per renderla operativa a partire dal 1° giugno 2015. L’Italia, in attuazione della suddetta Direttiva, ha dunque emanato il decreto legislativo 26 giugno 2015, n. 105.
La nuova direttiva Seveso e, conseguentemente, il nuovo decreto revisionano e riorganizzano la normativa antecedente, senza modificarne radicalmente strumenti e campo di applicazione; la comune esperienza europea maturata negli anni ha infatti mostrato che l’impianto normativo attuale ha comunque garantito un buon livello di sicurezza della popolazione e dell’ambiente dal verificarsi degli incidenti rilevanti.
Dunque, pur non modificando in maniera sostanziale gli obblighi dei gestori ed il relativo sistema dei controlli da parte delle Autorità competenti, la Direttiva si prefigge gli obiettivi:
di semplificare l’attuazione delle misure di controllo degli stabilimenti interessati e ridurne gli oneri amministrativi;
di garantire ai cittadini coinvolti un migliore accesso all’informazione sui rischi dovuti alle attività degli impianti industriali adiacenti e su come comportarsi in caso di incidente, nonché un’efficace partecipazione alle decisioni relative agli insediamenti nelle aree a rischio di incidente rilevante;
di garantire ai cittadini ai quali non siano state fornite adeguate informazioni o la possibilità di partecipazione, in applicazione della Convenzione di Aarhus del 1998, la possibilità di avviare azioni legali.
A tal fine essa introduce significative novità, quali:
l’adeguamento alla nuova classificazione delle sostanze chimiche introdotta dal Regolamento europeo n. 1272/2008 sulla classificazione, l’etichettatura e l’imballaggio di sostanze e miscele;
l’esplicita introduzione dell’obbligo di valutare tra i possibili scenari incidentali anche quelli derivanti da eventi naturali, quali ad esempio terremoti o inondazioni;
una maggiore informazione alla popolazione in coerenza con la Direttiva sull’accesso del pubblico all’informazione ambientale (Dir. 2003/4/CE): chiara e comprensibile, tempestiva, “non-tecnica”, accessibile in forma elettronica;
l’ampliamento ed integrazione delle richieste agli Stati membri in materia di misure di controllo, anche mutuando alcune definizioni e terminologie della Direttiva 2010/75/CE IED: definizione a livello nazionale, regionale o locale di un piano di ispezione che interessi tutti gli stabilimenti soggetti, indicazione di frequenze minime di ispezione, adozione di procedure per le ispezioni ordinarie e straordinarie, coordinamento con altre misure di controllo.
Il D.Lgs. 26 giugno 2015, n. 105
Le competenze e le attività che il nuovo decreto individua per l’Istituto sono molteplici e di primaria rilevanza nell’ambito del controllo del pericolo di incidenti rilevanti connessi con sostanze pericolose. Alcune attività si sono consolidate con l’esperienza acquisita nel corso degli anni come organo tecnico del MATTM, altre rappresentano nuove competenze affidate per la prima volta all’Istituto.
Tra i nuovi compiti figura in primo luogo il coinvolgimento dell’ISPRA nelle due fasi (preliminare e istruttoria) di esame delle proposte di valutazione dei pericoli di incidente rilevante per una particolare sostanza pericolosa (all’art.4 del nuovo decreto legislativo), in cui il Proponente dichiara, fornendo le opportune dimostrazioni, che “è praticamente impossibile che una data sostanza possa dar luogo ad un incidente rilevante”.
In secondo luogo, all’ISPRA, viene affidato il ruolo di segreteria tecnica del “Coordinamento per l’uniforme applicazione sul territorio nazionale” istituito presso il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (all’art. 11 del nuovo decreto), all’interno del quale è tenuta a partecipare come SNPA.
L’ISPRA avrà poi il compito, ai sensi dell’art. 6, comma 2 del decreto, in collaborazione con il Ministero dell’interno, di predisporre il piano nazionale di ispezione, di cui all’art. 27, comma 3, riguardante tutti gli stabilimenti di soglia superiore presenti sul territorio italiano.
Un’attività dell’Istituto, già abbondantemente consolidata nel corso degli anni e oggi ulteriormente ampliata dal nuovo decreto, consiste nella predisposizione, nella gestione e nell’aggiornamento dell’Inventario nazionale degli stabilimenti suscettibili di causare incidenti rilevanti, ai sensi dell’art. 5, comma 3 del decreto. L’Inventario sarà utilizzato, a regime, anche al fine della trasmissione per via telematica delle notifiche da parte dei gestori e dello scambio delle informazioni tra le amministrazioni competenti a livello centrale e regionale, assumendo quindi un ruolo centrale per il monitoraggio e la verifica dell’attuazione delle norme in materia di controlli sui pericoli di incidente rilevante. Si tratta dell’ampliamento di un compito svolto finora dall’ISPRA a supporto del MATTM ed ora integralmente affidato all’Istituto, che diventerà destinatario delle notifiche; ciò anche al fine di verificarne la completezza e la conformità (ai sensi dell’articolo 13, comma 9 del decreto), in modo da consentire la comunicazione di informazioni corrette alla Commissione europea ai sensi dell’art. 21 comma 3 della Direttiva e della Decisione 895/2014.
L’ISPRA continuerà, infine, a svolgere le ispezioni negli stabilimenti di soglia superiore nelle regioni nelle quali non sono disponibili ispettori dell’ARPA territorialmente competente, in possesso dei requisiti specificati al punto 7 dell’allegato H al nuovo decreto.