Source: https://www.laleggepertutti.it/dizionario-giuridico/lavoro-2
Timestamp: 2019-04-20 09:18:08+00:00
Document Index: 55132453

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 409', 'art. 61', 'art. 1', 'art. 416', 'art. 54', 'art. 4', 'sentenza ', 'art. 4', 'art. 1', 'art. 230', 'art. 230', 'art. 36', 'art. 1322', 'art. 2141', 'art. 2164', 'art. 2170', 'art. 2135', 'art. 9', 'art. 36', 'art. 14', 'art. 6', 'art. 14', 'art. 11', 'art. 1', 'art. 5', 'art. 2094']

Lavoro – La Legge per tutti
[vedi Lavoro intermittente].
[vedi Cottimo].
[vedi Telelavoro].
Costituisce una delle prime forme di cd. decentramento produttivo, fenomeno ora diffuso in tutti i settori produttivi nella modalità dell’outsourcing o esternalizzazione.
Ai sensi dell’art. 1 L. 877/1973 è lavoratore a domicilio chiunque, con vincolo di subordinazione, esegua nel proprio domicilio o in un locale di cui abbia disponibilità, anche con l’aiuto di membri della sua famiglia un lavoro retribuito per conto di uno o più imprenditori, utilizzando materie prime o accessorie e attrezzature a lui fornite.
I lavoratori che eseguono Lavoro debbono essere retribuiti sulla base di tariffe di cottimo pieno risultanti dai contratti collettivi della categoria: è questo uno dei pochi casi in cui il cottimo integrale è obbligatorio per legge.
Tipologia contrattuale introdotta dal D.Lgs. 276/2003 (cd. riforma Biagi), di natura autonoma, in cui devono essere inquadrati i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa [vedi].
Salvo limitate eccezioni, tutti i rapporti di collaborazione che presentino le caratteristiche di cui all’art. 409, n. 3 c.p.c. devono essere ricondotti ad uno o più progetti specifici espressamente determinati dal committente e gestiti autonomamente dal collaboratore.
L’attività del collaboratore non può essere genericamente individuata, ma è necessario che essa si rapporti ad un determinato risultato finale e non può limitarsi alla mera riproposizione dell’oggetto sociale del committente, né comportare lo svolgimento di compiti soltanto esecutivi e ripetitivi (art. 61 D.Lgs. 276/2003).
Per reprimere la tendenza a dissimulare rapporti di subordinazione con pseudo collaborazioni e prestazioni di opera, il legislatore ha introdotto aspre sanzioni (L. 92/2012), ed in particolare:
— la mancanza di uno specifico progetto è sanzionata con la conversione del rapporto di Lavoro in rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato sin dal momento in cui esso ha avuto inizio. Ciò in quanto l’individuazione del progetto (da indicare per iscritto nel contratto lavorativo) costituisce elemento essenziale di validità del rapporto di collaborazione coordinata e continuativa;
— quando viene accertato in giudizio che il contratto di Lavoro si è svolto nelle modalità del Lavoro subordinato, indipendentemente dall’esistenza o meno del progetto, il rapporto si trasforma in un rapporto di Lavoro subordinato corrispondente alla tipologia di fatto realizzatasi tra le parti. La trasformazione opera retroattivamente (sin dall’inizio del rapporto) se si accerta che il collaboratore ha operato con modalità analoghe all’attività svolta dai dipendenti del committente.
– Il salario è legato al raggiungimento degli obiettivi e non al monte ore speso nel rappor-to di lavoro:
– Il lavoro è spesso associato al cd. body rental: il lavoratore viene così “venduto” a un’altra azienda in cui svolgerà la sua attività con modalità differenti dagli altri colleghi: uno stipendio inferiore, una maggiore mole di lavoro, nessuna garanzia di continuità, nessun orario fisso, nessuna possibilità di fare carriera presso l’azienda dove è ospite grazie alle clausole di “non belligeranza” previste dagli accordi tra le aziende che forniscono i lavoratori in body rental e l’azienda che li acquista.
– In caso di fallimento del datore di lavoro, i lavoratori con contratto a progetto non hanno accesso al Fondo nazionale di garanzia con il quale vengono pagati fino a tre mesi di stipendi (lordi) arretrati e la liquidazione ai dipendenti.
– Il lavoratore è costretto ad una gavetta infinita, a cambiare spesso lavoro in ambienti sempre nuovi e a sottostare a ogni genere di soprusi da parte dei lavoratori più anziani con contratto a tempo indeterminato.
– Il lavoratore può alternare periodi in cui è sottopagato ad altri in cui è disoccupato.
– Pochi esercizi commerciali accettano pagamenti rateali dai lavoratori a progetto.
– Poche banche consentono l’apertura di un mutuo ai lavoratori a progetto.
– È modellato sull’esperienza degli Stati Uniti, tralasciando il fatto che il mondo del lavoro in Italia non è fondato sulla meritocrazia ed è fortemente discriminante per quanto riguarda l’età: anche se in possesso di un curriculum lavorativo eccellente, passati i 30 anni il lavoratore a progetto è spesso condannato alla disoccupazione
[vedi Part-time].
[vedi Contratto a tempo determinato].
Particolare modalità lavorativa non riconducibile né al Lavoro subordinato né al Lavoro autonomo, introdotta dal legislatore allo scopo di contrastare forme di Lavoro nero e irregolare.
Con la formula del Lavoro, chi ne ha necessità può acquisire lecitamente prestazioni di Lavoro mediante l’acquisto, presso apposite concessionarie, di buoni-lavoro (cd. voucher).
Nel Lavoro accessorio, il lavoratore, eseguita la prestazione, riceve i buoni dal committente e li restituisce al concessionario che provvede al materiale pagamento. Attualmente il Lavoro è ammesso per tutte le attività, con un unico limite, di ordine economico: un soggetto può svolgere Lavoro fino ad un compenso massimo di Ä 5.050 (relativo al 2014) per anno solare con riferimento alla totalità dei committenti (art. 1, co. 32, L. 92/2012). Se le attività sono svolte nei confronti di imprenditori commerciali o professionisti, vale anche il limite di Ä 2.020 all’anno (per il 2014) nei confronti di uno stesso committente.
Lavoro affectionis vel benevolentiae causa
Prestazioni di Lavoro svolte gratuitamente, in cui manca l’elemento della retribuzione.
Stante la naturale onerosità del contratto di Lavoro subordinato e la conseguente illiceità del Lavoro gratuito, si ricorre al Lavoro per quelle rare ipotesi di legittime attività lavorative rese gratuitamente in virtù di interessi meritevoli di tutela quali l’affetto ovvero a titolo di amicizia o di cortesia.
Lavoro all’esterno del detenuto
Consiste nella prestazione da parte del detenuto di attività lavorativa a favore di imprese, pubbliche o private, o di volontariato, non solo presso gli enti statali e locali, ma anche presso comunità montane, comunità di assistenza e volontariato, ASL ed organizzazioni umanitarie, anche internazionali. Da tale beneficio sono esclusi i detenuti per i delitti di cui all’art. 416bis c.p. (associazione mafiosa).
L’attività lavorativa è svolta a titolo gratuito e deve comunque garantire l’attuazione positiva del trattamento rieducativo.
Il provvedimento di ammissione al Lavoro è del direttore dell’istituto, sottoposto all’approvazione del magistrato di sorveglianza [vedi Magistratura di sorveglianza ] competente, che ne condiziona l’esecutività.
Vi sono alcuni limiti alla concessione di tale misura alternativa, che per le persone condannate alla pena della reclusione per uno dei delitti di particolare pericolosità sociale, può essere disposta solo dopo l’espiazione di almeno un terzo della pena e, comunque, non oltre cinque anni, mentre, nei confronti dei condannati all’ergastolo, l’assegnazione può avvenire dopo l’espiazione di almeno dieci anni.
Il lavoratore all’esterno che non rientra in istituto o ritarda il rientro oltrepassando la «fascia oraria» di volta in volta indicata nel «provvedimento di ammissione» viene denunciato per reato di evasione.
La destinazione all’estero di un lavoratore italiano incide soprattutto in materia di normativa applicabile al rapporto. Al riguardo rileva il paese di destinazione distinguendo se trattasi di lavoratori nell’ambito dell’Unione europea oppure inviati in Stati non appartenenti all’Unione europea.
Nel primo caso è pienamente operante il principio del libero accesso e soggiorno in ciascuno degli Stati membri per lo svolgimento di un’attività lavorativa.
L’assunzione e il trasferimento di lavoratori italiani in paesi extraUE, invece, formano oggetto di una specifica procedura di avviamento al lavoro finalizzata a verificare che le condizioni generali nei Paesi di destinazione offrano idonee garanzie alla sicurezza del lavoratore; in particolare è accertato che sussistano identiche garanzie in materia di trattamento economico-normativo, facilitazioni valutarie, assicurazioni per morte e invalidità, sistemazione logistica etc.
Rapporto di Lavoro dove manca l’elemento causale proprio del Lavoro subordinato e cioè lo scambio tra retribuzione e attività lavorativa.
La causa del Lavoro consiste infatti nella realizzazione dello scopo comune cui è destinata l’attività lavorativa.
Il Lavoro associato è caratterizzato, oltre che dal conferimento di Lavoro, dalla contitolarità, condirezione e assunzione dei rischi d’impresa. Vi rientra l’attività lavorativa del socio d’opera, cioè di colui che, nelle società di persone, conferisce, anziché beni, la propria opera lavorativa.
Ulteriori ipotesi di commistione tra svolgimento di attività lavorativa e comunanza dello scopo — tale ultimo elemento fa sì che in linea di massima non si possa parlare di subordinazione — sono rappresentate dall’attività lavorativa del socio nell’associazione in partecipazione [vedi], dall’attività prestata nell’ambito dell’impresa familiare [vedi Lavoro familiare] e dal Lavoro in agricoltura.
[vedi Lavori atipici].
È il Lavoro svolto senza il vincolo della subordinazione e costituisce una delle due specie in cui può essere giuridicamente inquadrata l’attività di Lavoro (subordinato o Lavoro autonomo).
Tradizionalmente il Lavoro autonomo è stato ricondotto alla figura della locatio operis (anche in contrapposizione alla locatio operarum cui veniva ricondotto, invece, il Lavoro subordinato) in cui un soggetto si obbliga a compiere verso corrispettivo un’opera o un servizio a favore di un commettente.
Il Lavoro presenta i seguenti elementi distintivi:
— l’autonomia della gestione, avendo il lavoratore autonomo piena discrezionalità (nei limiti imposti dagli accordi convenuti e dalla natura dell’opera) circa il tempo, il luogo e il modo di organizzazione della propria attività;
— l’oggetto della prestazione, costituito dal risultato finale (esecuzione dell’opera assunta);
— l’organizzazione del Lavoro e disponibilità di risorse materiali (o anche umane) proprie;
— l’incidenza del rischio, relativo all’attività produttiva, che ricade completamente sul lavoratore autonomo;
— il corrispettivo, che è stabilito sulla base del risultato finale dell’attività prestata.
In considerazione del fatto che qualsiasi attività lavorativa può essere svolta in forma autonoma o subordinata, è costante orientamento giurisprudenziale tenere conto, ai fini della qualificazione del rapporto di Lavoro come autonomo o subordinato, più che del nomen iuris usato dalle parti, delle effettive modalità di espletamento delle mansioni che costituiscono l’oggetto della prestazione lavorativa.
La distinzione tra Lavoro subordinato e Lavoro autonomo è di fondamentale valenza sistematica poiché il Lavoro autonomo è sottratto dalla disciplina elaborata per il Lavoro subordinato.
La disciplina sull’accesso al Lavoro di soggetti provenienti dall’estero è diversa a seconda che si tratti di lavoratori cittadini di Stati appartenenti o meno all’Unione europea [vedi].
Per i lavoratori che sono cittadini europei vigono i principi U.E. della libertà di circolazione dei lavoratori, di stabilimento e di Lavoro , volti ad eliminare ogni discriminazione tra i cittadini degli Stati membri nel porre in essere e svolgere un rapporto di Lavoro subordinato.
In particolare, il cittadino dell’Unione ha diritto di soggiornare nel territorio nazionale liberamente per un periodo massimo fino a tre mesi (non è richiesta alcuna formalità, se non il possesso di un valido documento d’identità). Egli può soggiornare per un periodo superiore a tre mesi quando sia titolare di un rapporto di Lavoro subordinato o autonomo nello Stato.
Lo stesso diritto è, inoltre, riconosciuto ai lavoratori temporaneamente mobili o disoccupati o iscritti a corsi di formazione professionale.
Coloro che hanno legalmente soggiornato sul territorio nazionale per un periodo continuativo di cinque anni acquistano, poi, il diritto al soggiorno permanente.
I cittadini dell’U.E. che soggiornano sul territorio nazionale possono svolgere qualsiasi attività lavorativa, ad eccezione di quelle riservate per legge ai cittadini italiani (es. prestare servizio nelle forze armate).
Per quanto riguarda, invece, gli stranieri extracomunitari l’ingresso nel territorio italiano del lavoratore non appartenente all’U.E. è assoggettato ad una specifica procedura che ne limita l’accesso nell’ambito di quote massime d’ingresso, stabilite annualmente con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri e finalizzate a rendere compatibile l’afflusso dei lavoratori stranieri con le potenzialità di inserimento nel mercato del Lavoro .
L’assunzione dei lavoratori extracomunitari è consentita a seguito dello svolgimento di adempimenti procedurali gestiti dallo Sportello unico per l’immigrazione [vedi].
Lavoro dei religiosi
Il Lavoro dei religiosi, svolto in favore della comunità di appartenenza, costituisce una forma di lavoro gratuito [vedi], giustificato dalla finalità «offici causa».
Nel caso in cui, invece, il religioso presti la sua opera al di fuori della sua comunità e non «religionis causa», può configurarsi un ordinario rapporto di lavoro subordinato (es. insegnamento in una scuola).
La disciplina in materia di Lavoro è ispirata a due esigenze:
— fornire alla donna lavoratrice speciali garanzie e diritti tali da garantirne la essenziale funzione familiare e tutelarne la maternità. Espressione di tale indirizzo sono i provvedimenti volti a vietare l’adibizione delle lavoratrici a Lavoro insalubri e, in generale, a tutelare le lavoratrici in stato di gravidanza, puerperio e allattamento [vedi Gravidanza e puerperio];
— prevenire e reprimere ogni trattamento discriminatorio per ragioni di sesso, sia in relazione all’accesso al Lavoro, sia in relazione al trattamento retributivo, sia in funzione delle attribuzioni di qualifica.
In quest’ottica, con L. 125/1991, il legislatore, nell’intento di favorire l’occupazione femminile e realizzare l’uguaglianza sostanziale fra uomini e donne nel lavoro, ha previsto le cd. azioni positive, cioè misure atte a rimuovere gli ostacoli che di fatto impediscono la realizzazione delle pari opportunità tra uomo e donna [vedi]. Sono stati inoltre introdotti speciali procedimenti per la tutela in sede giudiziale dai trattamenti discriminatori posti in essere dal datore di lavoro.
Un’apposita normativa è, infine, finalizzata a sostenere e promuovere l’affermazione dell’imprenditorialità femminile.
Lavoro di pubblica utilità (d. pen.)
Il giudice di pace può applicare la pena del Lavoro di pubblica utilità solo su richiesta dell’imputato (art. 54, D.Lgs. 274/2000).
Il Lavoro non può essere inferiore a dieci giorni né superiore a sei mesi e consiste nella prestazione di attività non retribuita in favore della collettività da svolgere presso lo Stato, le Regioni, le Province, i Comuni o presso enti o organizzazioni di assistenza sociale e di volontariato.
L’attività viene svolta nell’ambito dell’ente territoriale in cui risiede il condannato e comporta la prestazione di non più di sei ore di lavoro settimanale da svolgere con modalità e tempi che non pregiudichino le esigenze di lavoro, di studio, di famiglia e di salute del condannato.
Il limite delle sei ore settimanali può essere superato solo su richiesta del condannato ma, in ogni caso, la durata giornaliera della prestazione non può comunque oltrepassare le otto ore. Ai fini del computo della pena, un giorno di lavoro di pubblica utilità richiede una prestazione, anche non continuativa, di almeno due ore di lavoro.
Diritto-dovere al Lavoro (d. cost.)
Il diritto-dovere al Lavoro, che la Costituzione riconosce nel co. 1 dell’art. 4, non dà luogo a un diritto soggettivo perfetto ad ottenere automaticamente il posto di Lavoro da parte dei cittadini, bensì indica un principio fondamentale che indirizza il legislatore ordinario a promuovere l’effettività di tale diritto con una politica del pieno impiego e con la lotta alla disoccupazione.
Il contenuto del diritto-dovere al Lavoro si oggettiva in una duplice pretesa: una positiva a che siano create dallo Stato-ordinamento occasioni di Lavoro, l’altra negativa all’astensione da qualsiasi interferenza nella scelta, nel modo di esercizio e nello svolgimento dell’attività lavorativa. La Corte costituzionale ha aderito a questa impostazione solo con la sentenza 45/1965, mentre fino a quel momento lo aveva configurato come mero diritto sociale.
Il Lavoro rappresenta, dunque, un diritto sociale, che si concretizza nella pretesa ad una occupazione retribuita (per realizzare la quale sono richieste specifiche prestazioni ai pubblici poteri), ed, allo stesso tempo, un diritto di libertà, inteso come libertà giuridica di lavorare, che si concretizza nell’astensione da qualsiasi interferenza nella scelta, nel modo d’esercizio e nello svolgimento dell’attività lavorativa.
Il cittadino, pur essendo tenuto a svolgere un’attività lavorativa, deve essere libero di sceglierla e, comunque, anche se il co. 2 dell’art. 4 Cost. parla di dovere, esso non è un dovere giuridico, bensì un dovere esclusivamente morale. Questo dovere è espressione del principio di solidarietà, che impone a coloro che ne abbiano la possibilità ed i mezzi di adoperarsi per dare il proprio contributo alla collettività.
L’art. 1 della Costituzione pone il Lavoro a fondamento della Repubblica; il principio lavorista rappresenta, quindi, la prima specificazione del principio democratico [vedi Principi costituzionali].
Il diritto-dovere al Lavoro è principio costitutivo e distintivo della forma di Stato che implica la preminenza ed il riconoscimento di una posizione di tutela privilegiata di ogni attività lavorativa nel sistema dei diritti e dei doveri delineato dalla Costituzione.
Il Lavoro si pone come mezzo necessario allo sviluppo della personalità del singolo ed, allo stesso tempo, come strumento del progresso materiale e spirituale della società; in esso si realizza la sintesi fra il principio personalista, in cui è implicita la pretesa all’esercizio di una attività lavorativa, ed il principio di solidarietà, che conferisce a questa attività carattere doveroso.
I Costituenti, ponendo questo valore come fondamento dell’assetto sociale, non hanno inteso adottare soltanto una formula che riassumesse le singole disposizioni sul Lavoro, ma ne hanno fatto uno strumento positivo cui ricorrere per individuare in concreto le disposizioni relative all’assetto dei rapporti etico-sociali.
Secondo la giurisprudenza il Lavoro domestico va individuato per gli elementi della collaborazione domestica, della subordinazione, della continuità e dell’onerosità.
Nel rapporto di Lavoro domestico il datore di lavoro può essere una persona fisica, una famiglia o anche una comunità senza scopo di lucro (es. religiosa), ma comunque l’attività svolta nell’ambito del Lavoro non deve essere di tipo industriale o professionale.
Nel Lavoro domestico può essere previsto che il lavoratore sia convivente con il datore di lavoro. In tal caso al lavoratore domestico competono, oltre alla retribuzione, il vitto e l’alloggio e, se egli non ne usufruisca, ha diritto ad una indennità sostitutiva.
È tale il Lavoro continuativo, cioè che richieda un’applicazione costante e senza soste. La nozione di Lavoro è funzionale all’applicazione dei limiti legali previsti dalla disciplina in materia di orario di lavoro [vedi].
Salvo diversa previsione del contratto collettivo nazionale di Lavoro, non rientrano nel Lavoro, ad esempio, le operazioni preliminari alla prestazione di lavoro, le soste di lavoro non inferiori a 10 minuti (purché complessivamente non superiori a 2 ore nella giornata lavorativa) dovute a causa di forza maggiore o a necessità tecniche e durante le quali non sia richiesta alcuna prestazione e le soste intermedie per la consumazione dei pasti.
Nozione residuale rispetto alle altre ipotesi di Lavoro — subordinato, autonomo, di società etc. — indica il Lavoro continuativo prestato in famiglia o nell’impresa familiare [vedi], istaurato senza necessità di un contratto e la cui effettuazione è considerata spontaneo adempimento di un dovere familiare (art. 230bis c.c.).
Il Lavoro familiare si presume infatti, salvo prova contraria, prestato affectionis causa, come corrispettivo dell’assistenza ricevuta o come attività dovuta nell’interesse della famiglia.
Il Lavoro può essere effettuato nell’ambito della impresa familiare, prevista dall’art. 230bis c.c., in cui collaborano con il titolare il coniuge, i parenti entro il terzo grado e gli affini entro il secondo grado.
Il familiare che presta in modo continuativo la sua attività di Lavoro nella famiglia o nell’impresa familiare ha diritto, salvo che sia configurabile un diverso rapporto:
— agli utili dell’impresa;
— agli incrementi dell’azienda (anche in ordine all’avviamento).
Termine che indica l’attività dei lavoratori con domicilio e residenza in un determinato Stato i quali, avendo un contratto di lavoro con un’impresa estera, varcano quotidianamente il confine per recarsi sul luogo di lavoro.
I lavoratori frontalieri italiani hanno diritto, in caso di disoccupazione [vedi] e in presenza di determinati requisiti, alla apposita indennità a sostegno del reddito secondo la disciplina comune.
Limitatamente ai giornalisti professionisti, per l’esercizio di tale attività è indispensabile, a pena di nullità del contratto di lavoro, l’appartenenza all’Ordine professionale dei giornalisti.
Il Lavoro giornalistico può essere svolto in varie forme: prestazione d’opera professionale, collaborazione coordinata e continuativa, free-lance, Lavoro subordinato. In quest’ultimo caso attesa la particolare natura intellettuale della prestazione e della stessa impresa editoriale, il vincolo di subordinazione si presenta più attenuato rispetto ad altre attività lavorative, in ragione dei notevoli margini di autonomia e di discrezionalità riconosciuti al prestatore nella scelta e nella diffusione delle notizie.
Va sottolineato che, a tal riguardo, il contratto collettivo di categoria riconosce al giornalista una particolare tutela della sua dignità professionale e morale nell’ipotesi di mutamento dell’indirizzo politico del giornale: in tal caso si configura un motivo legittimo di dimissioni (o meglio di recesso per giusta causa) senza perdita dei benefici economici, e si ha diritto a una determinata indennità (cd. indennità fissa), altrimenti riconosciuta solo nel caso di licenziamento per colpa dell’editore (cd. clausola di coscienza).
Nell’ambito del lavoro subordinato, che è naturalmente oneroso, il Lavoro è considerato illecito per contrasto con l’art. 36 Cost.
Secondo l’orientamento prevalente, il Lavoro è legittimo solo nel caso di prestazioni dirette a realizzare interessi meritevoli di tutela ex art. 1322 c.c. [vedi Lavoro affectionis vel benevolentiae causa].
In ogni caso, di fronte all’accertata esistenza di un rapporto di Lavoro subordinato, l’onerosità si presume; spetta al datore dimostrare la causa gratuita.
Il Lavoro può assumere due configurazioni. Può trattarsi di Lavoro autonomo o di Lavoro subordinato. Appartengono al primo caso:
— la mezzadria: il mezzadro (in proprio e quale capo di una famiglia colonica) ed il concedente (di regola proprietario) si associano per la coltivazione di un podere e per l’esercizio delle attività connesse, al fine di dividere gli utili e i prodotti (art. 2141 c.c.);
— la colonia parziaria: il concedente ed uno o più coloni si associano per la coltivazione di un fondo e per l’esercizio delle attività connesse, al fine di dividere gli utili e i prodotti nella misura stabilita dalle convenzioni e dagli usi (art. 2164 c.c.);
— la soccida: il soccidante e il soccidario si associano per l’allevamento e lo sfruttamento di una certa quantità di bestiame e per l’esercizio delle attività connesse al fine di ripartire l’accrescimento del bestiame e gli altri prodotti utili che ne derivano (art. 2170 c.c.).
È lavoratore agricolo subordinato chi svolge attività retribuita alle dipendenze di un imprenditore agricolo [vedi] (art. 2135 c.c.).
Il rapporto di Lavoro può essere a tempo determinato o indeterminato, sussistendo, peraltro, il diritto del lavoratore alla trasformazione del rapporto a termine in rapporto a tempo indeterminato dopo 180 giornate di lavoro effettivo nell’arco dei dodici mesi successivi all’assunzione.
Il Lavoro carcerario è uno degli strumenti fondamentali per la risocializzazione del condannato in quanto, sottraendo i detenuti dalle deleterie conseguenze dell’ozio forzato, ne favorisce il trattamento rieducativo, offrendogli al contempo la possibilità di guadagno per le necessità personali e familiari.
Caratteri del lavoro carcerario sono: l’obbligatorietà, che vige solo per i condannati ed i sottoposti alla misura di sicurezza della casa di lavoro e della colonia agricola [vedi Colonia agricola e casa di lavoro]; la non afflittività; la remuneratività.
Il compenso per il Lavoro carcerario non può essere inferiore ai 2/3 del trattamento economico previsto dai contratti collettivi di lavoro, con corresponsione degli assegni familiari, nonché con il riconoscimento della tutela assicurativa e previdenziale.
Lavoro in condominio
[vedi Job sharing].
Rapporto di lavoro caratterizzato dalla temporaneità della prestazione lavorativa e dalla circostanza per cui la prestazione è resa a favore di soggetto diverso da quello che procede all’assunzione.
Il Lavoro interinale è stato introdotto in Italia con la L. 196/1997 (cd. legge Treu) in risposta alle esigenze di flessibilità del mercato del lavoro ed è stato infine riformato, per incentivarne la diffusione, con il D.Lgs. 276/2003 (cd. riforma Biagi), che ha introdotto una nuova disciplina della fornitura professionale di manodopera [vedi Somministrazione di lavoro].
Si ha Lavoro intermittente (job on call) quando la prestazione lavorativa non è effettuata in maniera continuativa, ma soltanto a richiesta del datore di Lavoro. Nel contratto di Lavoro intermittente il lavoratore si pone a disposizione del datore di Lavoro per svolgere determinate prestazioni. Il contratto attribuisce al datore di Lavoro la facoltà di chiamare una o più volte il lavoratore nel rispetto di un termine di preavviso non inferiore a un giorno lavorativo. Dal canto suo, il lavoratore può scegliere di essere vincolato o meno alla chiamata. Se decide di vincolarsi, è tenuto a rispondere sempre positivamente alla chiamata, nella cui attesa ha diritto a una indennità mensile di disponibilità.
Al Lavoro intermittente può ricorrere qualsiasi impresa, per lo svolgimento di prestazioni di carattere discontinuo o intermittente, secondo le esigenze individuate dalla contrattazione collettiva, o per periodi predeterminati di tempo nell’arco della settimana, del mese e dell’anno (es. week-end, ferie estive, vacanze pasquali o natalizie). È legittimo, inoltre, il Lavoro effettuato da soggetti con meno di 24 anni di età ovvero da lavoratori con più di 55 anni di età.
Lavoro marittimo e aereo
È disciplinato dal Codice della navigazione (R.D. 327/1942) per le peculiarità legate all’oggetto della prestazione. Ai sensi dell’art. 9 c. nav., il contratto di Lavoro marittimo e aereo è regolato dalla legge nazionale della nave o dell’aeromobile, salva, se la nave o l’aeromobile è di nazionalità straniera, la diversa volontà delle parti.
Per la sicurezza dei trasporti è necessario che l’assunzione avvenga tra personale con accertata idoneità fisica e preparazione professionale, iscritto in appositi albi (matricola per la gente di mare, albi e registri per la gente dell’aria) a pena di nullità o di risoluzione del contratto.
Il contratto di arruolamento marittimo è un contratto solenne: deve essere stipulato, a pena di nullità, per atto pubblico (innanzi all’autorità marittima o, se all’estero, innanzi all’autorità consolare) e annotato, sempre a pena di nullità, sul ruolo di equipaggio o sulla licenza.
Il lavoratore non è tenuto a prestare un servizio diverso da quello per cui è stato assunto; tuttavia il comandante della nave può adibire temporaneamente i membri dell’equipaggio ad un servizio diverso, purché non sia inadeguato al loro grado o al loro titolo professionale. In caso di necessità, per la sicurezza della navigazione, il comandante può adibire i lavoratori a qualsiasi servizio.
Nel rapporto di Lavoro marittimo e aereo, il generale dovere di fedeltà del lavoratore rileva in modo particolare: il cd. divieto di paccottiglia impone al comandante e ai membri dell’equipaggio di non caricare sulla nave merci per proprio conto (anche senza scopo lucrativo) se non con il consenso dell’armatore (artt. 335, 341 c. nav.).
2) il nome, la paternità dell’arruolato, l’anno di nascita, il domicilio, l’ufficio di iscrizione e il numero di matricola;
Il legislatore ha inteso tutelare l’integrità psicofisica del lavoratore minore d’età, attraverso una normativa protettiva speciale (L. 977/1967).
La legge fissa l’età minima per l’ammissione al Lavoro al momento in cui il minore ha concluso il periodo di istruzione obbligatoria, stabilendo che essa, comunque, non può essere inferiore ai 16 anni compiuti (L. 296/2006). L’ammissione al Lavoro a 15 anni di età è ammessa soltanto in caso di assolvimento del periodo di istruzione obbligatorio mediante contratto di apprendistato [vedi].
La Direzione territoriale del lavoro può autorizzare, previo assenso scritto dei titolari della responsabilità genitoriale, l’impiego dei bambini in attività di carattere culturale, artistico, sportivo o pubblicitario e nel settore dello spettacolo, purché si tratti di attività che non ne pregiudichino la sicurezza, l’integrità psicofisica e lo sviluppo, la frequenza scolastica o la partecipazione a programmi di orientamento o formazione professionale.
In specie, in base al dettato dell’art. 36 Cost., ai minori lavoratori deve essere assicurata la parità di trattamento retributivo a parità di Lavoro , non essendo ammessi trattamenti differenziati in base all’età, come invece in passato accadeva.
Per quanto concerne l’orario di lavoro, per i bambini (minori di anni 15), nei casi eccezionali in cui siano autorizzati a prestare attività lavorativa, non può superare le 7 ore giornaliere e le 35 ore settimanali, mentre per gli adolescenti (soggetti di età tra i 15 e 18 anni) non può superare le 8 ore giornaliere e le 40 ore settimanali.
È vietato, inoltre, il lavoro notturno.
Lavoro minorile nello spettacolo
Fermo restando la normativa generale prevista per il lavoro minorile [vedi], una particolare disciplina è prevista per l’impiego dei minori di anni 14 nei programmi radiotelevisivi (D.M. 218/2006).
In primis, l’utilizzo delle immagini o anche solo delle voci dei minori di anni 14, sia ricondotto o meno nell’ambito di un rapporto di Lavoro, deve avvenire con il massimo rispetto della dignità personale, dell’immagine, dell’integrità psicofisica e della privacy del minore.
L’impiego lavorativo del minore è comunque subordinato all’autorizzazione della Direzione territoriale del lavoro (L. 977/1967).
Il D.Lgs. 155/2006 ha dettato la disciplina dell’impresa sociale [vedi], qualificazione che possono assumere le organizzazioni private, le imprese e le società commerciali che esercitano in via stabile e principale un’attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o servizi di utilità sociale, diretta a realizzare finalità di interesse generale, purché in possesso dei requisiti prescritti.
Beni e servizi di utilità sociale sono quelli prodotti o scambiati in determinati settori quali l’assistenza sociale, l’assistenza sanitaria, l’educazione, l’istruzione e la formazione scolastica ed extrascolastica.
Le attività prestate nell’ambito dell’impresa sociale sono realizzate anche mediante veri e propri rapporti di lavoro. L’art. 14 D.Lgs. 155/2006 prevede che la forza lavoro operante nell’impresa sociale può essere ripartita tra lavoratori autonomi o subordinati, oltre che volontari.
Ai lavoratori dell’impresa sociale non può essere corrisposto un trattamento economico e normativo inferiore a quello previsto dai contratti e accordi collettivi applicabili.
L’art. 6 L. 977/1967 (come novellato) stabilisce il divieto di adibire gli adolescenti alle lavorazioni e ai lavori potenzialmente pregiudizievoli per il pieno sviluppo fisico del minore, attività tassativamente indicate dalla legge stessa all’allegato I, aggiunto dal D.Lgs. 345/1999.
Tuttavia, in deroga al divieto è previsto che le lavorazioni, i processi e i lavori indicati nell’allegato I possono essere svolti dagli adolescenti per motivi didattici o di formazione professionale e per il tempo necessario alla formazione stessa, purché siano svolti sotto la sorveglianza di formatori competenti anche in materia di prevenzione e di protezione dei rischi per la salute umana e nel rispetto di tutte le condizioni di sicurezza e di salute previste dalla legislazione vigente, previa autorizzazione della Direzione provinciale del lavoro.
I bambini, nei casi in cui siano eccezionalmente autorizzati a prestare attività lavorativa, e gli adolescenti, possono essere ammessi al lavoro purché siano riconosciuti idonei all’attività lavorativa cui saranno adibiti, a seguito di visite mediche effettuate a cura e spese del datore di lavoro presso l’ASL territorialmente competente. L’idoneità all’attività lavorativa dei minori deve permanere per tutta la durata del rapporto, per cui essi dovranno sottoporsi a visite periodiche ad intervalli non superiori a un anno.
Il Lavoro è quello che risulta completamente inesistente ai competenti uffici pubblici. Giuridicamente si tratta di rapporti di Lavoro di natura subordinata per i quali non è stata effettuata la comunicazione preventiva di assunzione.
L’impiego di lavoratori in nero è punito con la cd. maxisanzione amministrativa, consistente nel pagamento di una somma compresa tra un minimo di 1.950 euro a un massimo di 15.600 euro per ciascun lavoratore irregolare, maggiorata di 195 euro per ogni giornata di lavoro effettivo (art. 14 D.L. 145/2013 conv. in L. 9/2014).
La sanzione si applica in misura ridotta quando il rapporto lavorativo risulta regolare al momento dell’ispezione, ma è accertato Lavoro nero relativo a periodi antecedenti al controllo ispettivo nel limite massimo di 5 anni precedenti.
Inoltre, può essere disposta la sospensione delle attività imprenditoriale nel caso in cui, da accertamenti ispettivi, risulti l’impiego di Lavoro in misura pari o superiore al 20% del totale dei lavoratori presenti sul luogo di lavoro.
Si intende per Lavoro notturno l’attività svolta nel corso di un periodo di almeno 7 ore consecutive comprendenti l’intervallo tra le 24 e le ore 5 del mattino. La legge disciplina con una normativa speciale il Lavoro notturno. In particolare, è fatto divieto ai datori di Lavoro di adibire al Lavoro, dalle ore 24 alle ore 6, le donne dall’accertamento dello stato di gravidanza fino al compimento di un anno di età del bambino (art. 11 D.Lgs. 66/2003). In determinate ipotesi, poi, i lavoratori non sono obbligati a prestare Lavoro: quando la lavoratrice è madre di un figlio di età inferiore a 3 anni, quando la lavoratrice o il lavoratore è l’unico genitore affidatario di un figlio di età inferiore a 12 anni oppure quando abbia a proprio carico un soggetto disabile.
Inoltre, la legge prevede una serie di limitazioni e garanzie allo scopo di tutelare i lavoratori che prestano una parte significativa della loro attività durante il periodo notturno.
Attività svolta prevalentemente su un’installazione offshore (compresi gli impianti di perforazione) o a partire da essa, direttamente o indirettamente legata all’esplorazione, all’estrazione o allo sfruttamento di risorse minerali nonché le attività di immersione collegate a tali attività, effettuate sia a partire da una installazione offshore che da una nave.
È così classificato, soprattutto ai fini statistici, lo svolgimento di un’attività economica non retribuita e senza l’osservanza dei relativi obblighi legali, normativi o contrattuali. Dal Lavoro sono escluse le attività esercitate per scopi illeciti o criminali. Vi rientrano, a titolo di esempio, il Lavoro a favore di familiari o di amici, il Lavoro domestico quotidiano etc.
Per Lavoro sportivo si intende lo speciale rapporto di lavoro intercorrente tra società sportive e sportivi professionisti ovvero gli atleti, gli allenatori, i direttori tecnico-sportivi ed i preparatori atletici, che esercitano l’attività sportiva a titolo oneroso con carattere di continuità nell’ambito delle discipline regolamentate dal C.O.N.I.
Il Lavoro sportivo può avere natura autonoma o subordinata. Per quanto riguarda la figura dell’atleta, la sua prestazione si presume che sia incardinata in un contratto di Lavoro subordinato, salvo che ricorra anche uno solo dei seguenti requisiti, nel qual caso essa costituisce, invece, oggetto di contratto di Lavoroautonomo:
— l’attività sia svolta nell’ambito di una singola manifestazione sportiva o di più manifestazioni tra loro collegate in un breve periodo di tempo;
— l’atleta non sia contrattualmente vincolato per ciò che riguarda la frequenza a sedute di preparazione od allenamento;
Tra le peculiarità della disciplina del Lavoro subordinato sportivo, desumibili dalla L. 91/1981, vi sono le seguenti:
— l’assunzione deve farsi per atto scritto conforme al contratto-tipo predisposto triennalmente dalla federazione sportiva nazionale;
— è possibile la cessione a titolo oneroso del contratto da una società sportiva all’altra, purché l’atleta vi consenta e siano osservate le modalità stabilite dalle federazioni nazionali
È quello che eccede l’orario di Lavoro normale, cioè il Lavoro prestato oltre la quarantesima ora settimanale (art. 1, co. 2, D.Lgs. 66/2003).
— in una settimana non è possibile superare le 48 ore di lavoro compreso l’eventuale Lavoro. Tale limite deve essere osservato come media in un determinato arco temporale (4, 6 o 12 mesi).
Il ricorso a prestazioni di Lavoro straordinario deve essere contenuto (art. 5, co. 1, D.Lgs. 66/2003). Il contratto collettivo deve stabilire la disciplina del Lavoro in un determinato settore o azienda; in mancanza, il Lavoro straordinario è legittimo soltanto previo accordo tra datore di lavoro e lavoratore, e per un periodo che non superi le 250 ore annuali.
Il Lavoro straordinario è ammesso, in ogni caso, se ricorrono eccezionali esigenze tecnico-produttive che non possano essere fronteggiate con l’assunzione di altri lavoratori, situazioni di forza maggiore o eventi particolari (ad esempio, mostre o fiere collegate all’attività produttiva).
Il codice civile non definisce il Lavoro subordinato, ma delinea la figura del prestatore di lavoro subordinato (art. 2094 c.c.), identificato in colui che si obbliga, verso una retribuzione, a collaborare nell’impresa, prestando il proprio Lavoro intellettuale o manuale alle dipendenze e sotto la direzione dell’imprenditore.
L’elemento caratterizzante del Lavoro subordinato è, propriamente, la subordinazione [vedi], interpretata, prevalentemente, in senso tecnico funzionale, come eterodeterminazione del contenuto e delle modalità di svolgimento del lavoro.
Il lavoratore subordinato presta la propria attività lavorativa personalmente, seguendo le istruzioni impartite dal datore di lavoro e soggiacendo anche ad eventuali sanzioni disciplinari nell’ipotesi di inosservanza delle prescrizioni ricevute. Il lavoratore è comunque estraneo a qualsiasi tipo di rischio che, invece, viene a gravare direttamente sul datore o sugli istituti di previdenza.
Il Lavoro subordinato è disciplinato da una normativa speciale in gran parte imperativa, finalizzata a tutelare il lavoratore. Tradizionalmente, infatti, nel Lavoro subordinato, il lavoratore è considerato, rispetto alla controparte datoriale, in una posizione di debolezza che è causa e fondamento dell’impianto garantistico costruito mediante la legislazione lavoristica ispirata al dettato costituzionale.
Corrisponde alle ore di Lavoro comprese tra il limite della durata dell’orario di Lavoro fissato dalla contrattazione collettiva e quello stabilito dalla legge. Ad esempio, se il contratto collettivo prevede una settimana lavorativa di 36 ore ed il limite legale è di 40 ore, è considerata Lavoro la prestazione resa tra le 36 e le 40 ore.
Il Lavoro è, in via di principio, sottratto alle limitazioni previste dalla legge per il Lavoro straordinario [vedi] e non ne comporta gli stessi oneri per il datore di Lavoro.
La tutela penale del Lavoro si estrinseca in un complesso di norme cui si accompagna una sanzione penale, finalizzate alla protezione di interessi direttamente o indirettamente collegati al rapporto di lavoro subordinato, ovvero di interessi di rilievo costituzionale che possono essere compromessi in occasione o a causa dello svolgimento di attività lavorative.
Numerose e minuziose, innanzitutto, sono le leggi penali emesse in tema di igiene e sicurezza del lavoro [vedi] per la prevenzione degli infortuni sul lavoro [vedi]. Tali norme costituiscono il metro di valutazione del comportamento del datore di lavoro in caso di infortunio o malattia professionale: il datore di lavoro, e comunque ogni altro soggetto passivo del dovere di sicurezza, è in colpa qualora l’evento dannoso alla salute ed integrità del prestatore sia stato provocato dall’inosservanza della normativa di tutela.
Proprio al fine di garantire maggiore efficacia alla tutela del prestatore, i reati previsti dalle norme relative all’igiene del lavoro e alla prevenzione degli infortuni non sono stati depenalizzati, anche se si tratta di contravvenzioni punite solo con la pena pecuniaria.
Va infatti ricordato che a partire dal 1982 si è dato avvio, secondo quanto disposto dalla L. 689/1981, alla trasformazione in illeciti amministrativi degli illeciti penali minori e ciò allo scopo di «deflazionare» la fase processuale predisponendo, tuttavia, meccanismi idonei alla regolarizzazione dei comportamenti sanzionabili. Col D.Lgs. 758/1994 si è proseguiti sulla via della depenalizzazione ampliandone l’ambito di applicazione, fermo restando l’esclusione degli illeciti che coinvolgono direttamente la tutela dell’incolumità fisica e della salute del lavoratore.
Risultano quindi rafforzate le sanzioni penali a tutela del lavoro minorile, delle lavoratrici madri e dei lavoratori a domicilio, mentre l’inosservanza delle disposizioni sul lavoro straordinario, sull’orario di lavoro, sui riposi domenicali e settimanali, sul libretto di lavoro, sulla conservazione del posto per obblighi di leva, sui minimi di trattamento economico e normativo e circa i contratti a tempo determinato è solo punita con sanzione amministrativa