Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-24802-del-09-10-2018
Timestamp: 2020-07-14 01:41:54+00:00
Document Index: 40782340

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 6', 'art. 2043', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 380', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 133', 'art. 45', 'sentenza ', 'art. 325', 'art. 702', 'sentenza ', 'art. 327', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 325', 'art. 13', 'art. 1', 'art. 7', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 32', 'art. 22', 'art. 36', 'art. 1']

Sentenza Cassazione Civile n. 24802 del 09/10/2018 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24802 del 09/10/2018
Cassazione civile sez. VI, 09/10/2018, (ud. 05/04/2018, dep. 09/10/2018), n.24802
sul ricorso 27143-2016 proposto da:
PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI C.F.(OMISSIS), in persona del
DELL’UNIVERSITA’ E DELLA RICERCA C.F.(OMISSIS), in persona del
C.F.(OMISSIS), in persona del Ministro pro tempore, ed il MINISTERO
DELLA SALUTE C.F.(OMISSIS), in persona del Ministro pro tempore,
S.L., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA E.
MORDINI n.14, presso lo studio dell’avvocato MARIA LUDOVICA
POLTRONIERI, rappresentata e difesa dall’avvocato VINCENZO SANTUCCI;
avverso la sentenza n. 1204/2015 della CORTE D’APPELLO DELL’AQUILA,
S.L., medico iscritto ad un corso di specializzazione per le professioni sanitarie in anni accademici successivi al 1999 ed anteriori al 2006/2007 (e precisamente al corso di specializzazione in psichiatria, con iscrizione dall’anno accademico 2003/2004), agì in giudizio nei confronti della Presidenza del Consiglio dei Ministri, dell’Università degli Studi di L’Aquila, nonchè del Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, del Ministero della Salute e del Ministero dell’Economia e delle Finanze, per sentir accertare il suo diritto a percepire l’aggiornamento degli emolumenti già a lei versati ai sensi del D.Lgs. 8 agosto 1991, n. 257, art. 6 con rideterminazione triennale della somma, accertare l’obbligo della Repubblica Italiana, se del caso con la disapplicazione parziale del D.Lgs. 17 agosto 1999, n. 368, con il quale erano state recepite nell’ordinamento italiano le direttive comunitarie n. 75/362, n. 82/76 e n. 93/16 (con le successive integrazioni), ma la cui concreta operatività, agli effetti economici, era stata differita fino all’anno accademico 2006/2007, adottando tutte le misure necessarie ad assicurare il corretto e completo recepimento delle direttive comunitarie e dichiarando l’obbligo dello Stato di estendere le disposizioni di cui alla L. 23 dicembre 2005, n. 266, comma 300 anche in favore dell’attrice, in subordine, accertare e dichiarare il diritto dell’attrice ai sensi dell’art. 2043 cod. civ. al risarcimento del danno per il ritardo con cui era stata data attuazione all’incremento economico disposto dal D.Lgs. n. 368 del 1999.
Il Tribunale di L’Aquila, con sentenza non definitiva del 18 giugno 2011, rigettò le eccezioni di difetto di giurisdizione, di incompetenza territoriale, di difetto di legittimazione passiva e di prescrizione, disponendo la prosecuzione del giudizio; con sentenza definitiva del 21 settembre 2013 accolse la domanda nei confronti di tutti gli enti convenuti.
Ha resistito con controricorso S.L..
La proposta del relatore è stata ritualmente comunicata, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio, ai sensi dell’art. 380 bis cod. proc. civ..
1. Va disattesa l’eccezione di inammissibilità per tardività del ricorso formulata dalla controricorrente sul rilievo che la sentenza impugnata sarebbe stata “comunicata… integralmente e in copia conforme alle parti a mezzo pec dalla cancelleria della Corte di Appello di L’Aquila in data 29.10.2015”, in quanto tale comunicazione non è idonea a far decorrere il termine breve per impugnare.
Ed invero, in difetto di normativa speciale circa la decorrenza del termine breve per proporre ricorso per cassazione avverso la sentenza impugnata in questa sede, deve trovare applicazione la disposizione generale di cui all’art. 133 c.p.c., comma 2, (come modificato con il D.L. n. 90 del 2014, art. 45, comma 1, lett. b) conv. con modif. dalla L. n. 114 del 2014), che prevede espressamente che la comunicazione da parte della cancelleria del testo integrale della sentenza non è idonea a far decorrere i termini per le impugnazioni di cui all’art. 325 cod. proc. civ. (v. Cass., ord., 5/11/2014, n. 23526; v., in tema di impugnazione dell’ordinanza ex art. 702-quater cod. proc. civ., Cass., ord., 22/03/2018, n. 7154; arg. anche ex Cass. 19/09/2017, n. 21625; Cass. 19/08/2013, n. 19182 in tema di impugnazione di lodo arbitrale, e Cass. 25/02/2011, n. 4690).
Si osserva, inoltre, che la sentenza impugnata è stata pubblicata in data 29 ottobre 2015 e il ricorso è stato notificato a mezzo pec in data 16 novembre 2016.
Nella specie è certamente applicabile il termine c.d. lungo di cui all’art. 327 cod. proc. civ., in quanto la sentenza non risulta notificata alle Amministrazioni soccombenti nè, come già rilevato, la comunicazione della sentenza da parte della Cancelleria è idonea a far decorrere il termine c.d. breve di cui all’art. 325 cod. proc. civ.. Va pure evidenziato che il giudizio di primo grado ha avuto inizio nel 2006 e, quindi, il termine in parola ha durata annuale ed è soggetto alla sospensione feriale (pari a 31 giorni dal 1 al 31 agosto dell’anno 2016); detto termine scadeva in data 29 novembre 2016 e pertanto il ricorso all’esame – notificato, come già detto, il 16 novembre 2016 tempestivo.
– degli artt. 5 e 189 comma 3 Trattato Cee (ora artt. 10 e 249 versione consolidata Nizza in GUCE n. C 325 del 24.12.2002), e delle Direttive nn. 82/76; 75/363; 75/362, dell’art. 13 direttiva n. 82/76 Cee e dell’art. 1, comma 1, direttiva 93/16, dei principi enunciati dalla Corte di Giustizia con sentenze 25 febbraio 1999 – causa C131/97 (CARBONARI) e 3 ottobre 2000 – causa C-371/97 (GOZZA);
– del D.L. n. 384 del 1992, art. 7 convertito nella L. n. 438 del 1992, della L.n. 537 del 1993, art. 3, comma 36, della L. 2 dicembre 1995, n. 549, art. 1, comma 33, (Misure di razionalizzazione della finanza pubblica), della L. n. 449 del 1997, art. 32, comma 12, della L. n. 488 del 1999, art. 22, della L. n. 289 del 2002, art. 36 (finanziaria 2003)”.
Quest’ultimo decreto, nel recepire la direttiva CEE n. 93/16 (che ha codificato, raccogliendole in un testo unico, le precedenti direttive n. 75/362 e n. 75/363, con le relative successive modificazioni), ha
riorganizzato l’ordinamento delle scuole universitarie di specializzazione in medicina e chirurgia, istituendo e disciplinando un vero e proprio contratto di formazione (inizialmente denominato “contratto di formazione lavoro” e successivamente “contratto di formazione specialistica”) da stipulare, e rinnovare annualmente, tra Università (e Regioni) e medici specializzandi, con un meccanismo di retribuzione articolato in una quota fissa ed una quota variabile, in concreto periodicamente determinate da successivi decreti ministeriali.
Ai sensi della L. 23 dicembre 2005, n. 266, art. 1, comma 300, peraltro, gli effetti delle nuove disposizioni, contenute nel D.Lgs. n. 368 del 1999, artt. da 37 a 42 (le quali prevedono sia la stipula del nuovo contratto di formazione, con gli specifici obblighi che ne derivano, sia il corrispondente trattamento economico), sono applicabili solo a decorrere dall’anno accademico 2006/2007. Il trattamento economico spettante ai medici specializzandi in base al contratto di formazione specialistica è stato in concreto fissato con i D.P.C.M. 7 marzo, 6 luglio e 2 novembre 2007.