Source: http://asiloineuropa.blogspot.com/2012/02/
Timestamp: 2019-08-25 18:08:13+00:00
Document Index: 117812355

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 4', 'art. 13', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 13', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Il 23 febbraio la Grande Camera della Corte europea dei diritti dell'uomo, nel caso Hirsi Jamaa e altri, ha condannato all'unanimità l'Italia per violazione dell'art. 3 (doppia), dell'art. 4 Protocollo n. 4, nonché dell'art. 13 (in collegamento con i due articoli precedenti) della CEDU.
Si tratta di una sentenza molto attesa, che ha immediatamente suscitato un giusto clamore mediatico e numerose reazioni politiche.
La sentenza della Grande Camera, che è definitiva, è infatti una di quelle destinate a restare nella memoria.
I fatti da cui il caso traeva origine sono tristemente noti. Il 6 maggio 2009 circa 200 persone, su tre barche dirette in Italia, venivano intercettate da motovedette italiane, in acque internazionali, all'interno della zona "SAR" (Search and Rescue) di responsabilità maltese. Quindi, venivano trasferite a bordo delle navi italiane e riportate in Libia, da dove erano partite, in conformità agli accordi bilaterali fra Italia e Libia.
Tutto questo, senza essere identificate e senza essere informate circa la loro reale destinazione.
Era l'avvio della c.d. "politica dei respingimenti" che, secondo le parole del Ministro dell'Interno italiano dell'epoca, doveva rappresentare un "punto di svolta" nella lotta contro l'immigrazione irregolare.
Nel corso del 2009, l'Italia ha condotto 9 operazioni in acque internazionali, in conformità agli accordi bilaterali con la Libia.
Il caso Hirsi Jamaa e altri è il ricorso di 24 cittadini somali ed eritrei - che facevano parte di quel gruppo di respinti il 6 maggio 2009 - contro l'Italia per la violazione dell'art. 3, dell'art. 4 Protocollo n. 4 e dell'art. 13 (in combinato con i precedenti) CEDU.
A distanza di quasi tre anni da quei fatti, la Corte è giunta, all'unanimità, ad una sentenza netta di condanna dell'Italia. Una sentenza che, se non potrà ridare giustizia a quanti negli anni – certo non solo in quell'occasione e non solo dall'Italia – sono stati intercettati e arbitrariamente respinti, speriamo servirà da indirizzo alle politiche relative al controllo dell'immigrazione in Europa.
La sentenza è molto lunga e interessante e se ne consiglia ovviamente la lettura completa, inclusa l'opinione concordante del giudice Pinto de Albuquerque, che si spinge più in là rispetto alla Corte, e tocca fra l'altro un tema ulteriore, di grande importanza, cioè quello del diritto a lasciare un Paese per cercare asilo.
Di seguito ripercorriamo quelli che a nostro avviso sono i punti principali della sentenza Hirsi Jamaa e altri c. Italia.
Pubblicato da Associazione Asilo in Europa a 11:35
Etichette: Corte europea diritti dell'uomo, Italia
Alcuni giorni fa avevamo dedicato una prima breve riflessione alla solidarietà fra Stati membri.
Si tratta - come è chiaro a tutti - di un tema cruciale per lo sviluppo della politica dell'Unione europea, certamente non solo in materia di asilo.
Nel post precedente avevamo sottolineato come il vigente quadro normativo permetta di affermare che, per quanto riguarda le politiche dell'Unione relative ai controlli alle frontiere, all'asilo e all'immigrazione, nonché la loro attuazione, la solidarietà (non solo finanziaria) rappresenta un obbligo.
Ciò che importa, dunque, assodato che "la solidarietà è stata riconosciuta fin dall'inizio come una componente essenziale del Sistema europeo comune di asilo" (Commissione europea, COM(2011)835, 02.12.2011, p. 2, enfasi nostra), è cercare di capire cosa gli Stati membri e le istituzioni dell'UE intendano per solidarietà e cosa in concreto si faccia per metterla in pratica.
Se è infatti evidente che solidarietà deve accompagnarsi a responsabilità di ciascuno Stato nel rispettare le regole, dall'altro lato è altrettanto evidente che alla richiesta di maggiore responsabilità deve corrispondere analoga dimostrazione di fiducia e supporto.
Per dirla ancora con le parole della Commissione nella sua recente Comunicazione sulla solidarietà fra Stati membri nel campo dell'asilo, "[l]'applicazione del principio di solidarietà richiede agli Stati membri un reale impegno" (enfasi nostra).
Un impegno, aggiungiamo noi, che tenga conto della necessità di una politica che sia equa nei confronti dei cittadini di Paesi terzi e che abbia come prima preoccupazione, in ogni caso, il rispetto dei diritti fondamentali.
In vista di una settimana che si preannuncia importante, pubblichiamo oggi un post di alleggerimento per riepilogare alcuni dei documenti ufficiali, sentenze o materiali di studio a nostro parere più interessanti usciti nel corso degli ultimi mesi del 2011 e in questo inizio di anno 2012.
Nella colonna di destra, si può trovare il gadget "Materiali di studio" dove cerchiamo di segnalare immediatamente gli studi, i commenti, i report più interessanti di cui veniamo a conoscenza.
D'ora in poi cercheremo di fare più spesso post riepilogativi come questo, ma consigliamo di fare riferimento al gadget indicato (oltre che alla pagina Facebook di Asilo in Europa, anch'essa raggiungibile dalla colonna di destra) per essere sempre aggiornati.
Grazie a chi ci ha fatto pervenire segnalazioni e a chi lo vorrà fare in futuro.
Pubblicato da Associazione Asilo in Europa a 18:36
L'UNHCR (Bureau for Europe) ha pubblicato i suoi commenti sulla proposta modificata di rifusione della Direttiva Procedure, presentata dalla Commissione europea lo scorso giugno.
Come ripetiamo spesso, la revisione degli strumenti del "pacchetto asilo" è attualmente in corso e, contrariamente a quanto è avvenuto per la "prima fase" (adozione con voto all'unanimità nel Consiglio dopo semplice consultazione del Parlamento europeo), l'adozione delle nuove misure deve avvenire secondo la procedura ordinaria, dunque con l'accordo fra Parlamento europeo e Consiglio (quest'ultimo peraltro deliberando a maggioranza qualificata, non all'unanimità).
La Commissione europea, nell'adempimento del suo compito di avviare la procedura con una sua proposta, aveva già presentato un primo testo di rifusione della Direttiva Procedure nel 2009.
Tale proposta, pur appoggiata dal Parlamento europeo, non aveva tuttavia fatto progressi in sede di Consiglio, dove era stato impossibile arrivare ad una posizione sul testo (Relazione della Commissione alla presentazione della proposta modificata, punto 1.1) .
Ecco perché, nel giugno 2011, la Commissione ha avanzato una proposta modificata. Stesso percorso ha seguito la proposta di rifusione della Direttiva Accoglienza.
Come abbiamo già avuto modo di dire, la nuova Direttiva Qualifiche è stata invece recentemente adottata.
Il lavoro dell'UNHCR, che analizza e commenta la proposta modificata della Commissione, è molto approfondito e contiene una serie di spunti e raccomandazioni che andrebbero tenuti in considerazione dal legislatore europeo o che potrebbero tornare utili per future ulteriori modifiche.
Data l'ampiezza del lavoro in questione, e la complessità della Direttiva Procedure, ci limitiamo qui a evidenziare alcuni commenti generali dell'UNHCR, rimandando chi volesse approfondire alla lettura integrale del documento (in fondo si può trovare il link).
Più sotto riproponiamo invece un nostro schema della proposta della Commissione, che ci auguriamo possa essere d'aiuto per orientarsi nella non facile lettura di questo strumento.
Etichette: Direttiva Procedure, UNHCR
Eurostat ha da poco pubblicato sul suo sito internet i dati sulle domande di asilo presentate nei 27 Paesi dell'Unione europea nel secondo quarto del 2011 e sulle decisioni in prima istanza nello stesso periodo.
Rispetto al secondo quarto del 2010, c'è stata una crescita del 23% delle domande presentate (poco meno di 69.000, cioè circa 12.800 in più rispetto al 2010) e non sorprende leggere che le domande presentate da cittadini tunisini e libici sono cresciute rispettivamente di sei e cinque volte.
Forse meno ovvio - per lo meno in Italia - che i tre Paesi dove sono state presentate più domande di asilo nel secondo quarto del 2011, in linea con il primo quarto dell'anno, siano la Francia (14.505 domande), la Germania (10.820) e il Belgio (7.160) e che questi tre Paesi, da soli, abbiano ricevuto circa la metà delle domande presentate in tutta l'Unione europea.
Pubblicato da Associazione Asilo in Europa a 07:07
Il 26 e 27 gennaio scorsi si è svolto un incontro informale dei Ministri Giustizia e Affari Interni dell'UE.
In quanto informale, il Consiglio non ha adottato formalmente decisioni.
Tuttavia, la "bozza" fatta circolare dalla presidenza di turno del Consiglio dell'Unione – in capo alla Danimarca per il primo semestre del 2012 – in vista della riunione, ci dà lo spunto per parlare di un concetto importante, quello della solidarietà fra Stati membri nel campo dell'asilo.
Solidarietà è infatti una parola che mette d'accordo tutti, sulla carta e finché ci si limita ad una generica enunciazione.
Ma da qui a trasformare la solidarietà in azioni concrete, ce ne passa.
Basti pensare, volgendo per un attimo lo sguardo a livello globale, al fatto che, come noto – e come ricordato ai Ministri dall'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati nel corso della riunione informale –, l'80% dei rifugiati nel mondo vive nelle c.d. nazioni in via di sviluppo.
E che il numero delle domande di asilo presentate nei 27 Paesi dell'Unione europea è oggi ben lontano dalle punte raggiunte anni fa.
Infatti, dal 2004 ad oggi (secondo dati Eurostat), le domande di asilo sono state sempre al di sotto delle 300.000 unità, quando negli anni 2000-2001-2002 (per non andare ancora più indietro nel tempo) il dato si attestava sempre sopra alle 400.000.
Insomma, anche la solidarietà verso i Paesi terzi per trovare soluzioni durature per i rifugiati dovrebbe essere una preoccupazione primaria.
E invece, la risposta degli Stati dell'UE, ad esempio verso i Paesi del Nordafrica in occasione della "Primavera Araba", non si può certo dire che sia stata particolarmente brillante (V. nostro precedente post qui).
Quanto all'Unione europea, e in particolare alle sue politiche in materia di immigrazione e asilo, il concetto di solidarietà fra Stati membri è particolarmente importante.
Pubblicato da Associazione Asilo in Europa a 13:44