Source: https://www.vasonlus.it/?p=93330
Timestamp: 2020-05-27 15:44:59+00:00
Document Index: 47334188

Matched Legal Cases: ['art. 181', 'art. 5', 'art. 63', 'art. 181', 'art. 181', 'art. 181', 'art. 181', 'art. 181', 'art.6', 'art. 181', 'art. 181', 'art. 45', 'art. 146', 'art. 181', 'art. 45', 'art. 21', 'art. 45', 'art. 142', 'art. 146', 'art. 16', 'art. 146']

La pericolosa deregulation delle misure a sostegno dettate dal Decreto Legge “Rilancio” – Verdi Ambiente e Societa' (VAS)
La pericolosa deregulation delle misure a sostegno dettate dal Decreto Legge “Rilancio”
Dei 256 articoli di cui si compone il Decreto Legge n. 34 del 19 maggio 2020 (cosiddetto “decreto rilancio”) ce n’è uno (il n . 181) che è dedicato al “Sostegno delle imprese di pubblico esercizio”.
Ai sensi del 1° comma dell’art. 181 ristoranti, trattorie, tavole calde, pizzerie, birrerie ed esercizi similari, bar, caffè, gelaterie, pasticcerie ed esercizi similari, nonché sale da ballo, sale da gioco, locali notturni, stabilimenti balneari ed esercizi similari (elencati all’art. 5 della legge n. 287/1991), sono esentati dal 1 maggio 2020 al 31 ottobre 2020 dal pagamento tanto della tassa per l’occupazione di suolo pubblico (disciplinata dal Capo II del decreto legislativo n. 507/1993) quanto dal canone per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche (disciplinato dall’art. 63 del decreto legislativo n. 446/1997).
La disposizione riguarda i “titolari di concessioni o autorizzazioni l’utilizzazione del suolo pubblico”, mentre il successivo 2° comma dell’art. 181 consente di presentare in via telematica all’Ufficio competente dell’Ente Locale domanda con allegata la planimetria relativa non solo all’ampliamento delle superfici già concesse, ma anche al rilascio di nuove concessioni per l’occupazione di suolo pubblico a chi non ne sia titolare affatto: consente di farlo in deroga al “Regolamento per la semplificazione ed il riordino della disciplina sullo sportello unico per le attività produttive” (D.P.R. n. 160/2010) e senza l’applicazione dell’imposta di bollo sugli atti (D.P.R. n. 642/1972).
Ai sensi del 3° comma dell’art. 181 la domanda di occupazione di suolo pubblico da parte dei titolari delle suddette imprese di pubblico esercizio può riguardare “vie, piazze, strade e altri spazi aperti di interesse culturale o paesaggistico”.
Non è chiara la differenza che intercorre tra “via” (intesa normalmente come asse urbanistico cittadino) e “strada” (intesa invece come semplice asse di comunicazione), termini che appaiono comunque sinonimi.
Sorprende che nell’elenco non siano stati indicati come prioritari i “marciapiedi” che dovrebbero rientrare ad ogni modo nella più ampia categoria degli “spazi aperti”, quasi a voler privilegiare però in questo modo l’invasione dei tavolini e dei relativi arredi su “vie, strade e piazze” che da carrabili diventerebbero esclusivamente pedonali.
Dal momento che il testo del 2° comma dell’art. 181 non prescrive un limite massimo di occupazione di suolo pubblico (a differenza di Roma che vorrebbe consentire un aumento fino al 35% delle superfici già concesse), ogni titolare di impresa di pubblico esercizio può presentare domanda di occupazione di suolo pubblico anche per una superficie sproporzionata rispetto alla categoria ed alle dimensioni del suo esercizio.
Un criterio del genere potrebbe al limite anche andar bene se si parlasse però di un solo pubblico esercizio insistente su una via, piazza, strada o altro spazio aperto che sia, ma se sulle stesse aree pubbliche insistessero due o più imprese di pubblico esercizio addirittura fra di loro contigue (ad es. un bar, con vicini un ristorante, una gelateria e una pasticceria) allora si rischia di assistere ad una corsa a chi arriva prima a presentare la domanda di nuova concessione di occupazione di suolo pubblico o di ampliamento della superficie già concessa.
Questa corsa ad accaparrarsi per primi la maggiore superficie possibile di occupazione di suolo pubblico è possibile perché l’art. 181 del D.L. “Rilancio” che è già in vigore dal 19 maggio 2020 permette di fare domanda per via telematica al Municipio competente di nuove concessioni di occupazione di suolo pubblico o di ampliamento delle superfici già concesse: la posa in opera temporanea dei tavolini (e di quant’altro) è considerata intervento che non ha bisogno di titolo abilitativo, ai sensi del 4° comma dell’art. 181 che richiama la lettera e-bis) del 1° comma dell’art.6 del D.P.R. n. 380/2001 (Testo Unico dell’edilizia), e che quindi può essere messo in atto da subito, mantenendo sul territorio tavolini e quant’altro fino al 31 ottobre del 2020.
La domanda via pec equivale di fatto ad una dichiarazione di inizio lavori, senza bisogno di preventiva autorizzazione.
Su “vie, piazze, strade e altri spazi aperti” può avvenire ad ogni modo la posa in opera temporanea fino al 31 ottobre del 2020 di “strutture amovibili, quali dehors, elementi di arredo urbano, attrezzature, pedane, tavolini, sedute e ombrelloni”.
Ai sensi del 3° comma dell’art. 181 la posa in opera temporanea delle suddette strutture amovibili, se ricade in aree soggette tanto a vincolo archeologico o storico-monumentale quanto a vincolo paesaggistico “non è subordinata alle autorizzazioni di cui agli articoli 21 e 146 del decreto legislativo 22 febbraio 202 n,. 42”.
– Tabella pubblicata sul sito del MIBACT addirittura prima della pubblicazione del D.L “Rilancio” –
Si fa presente che per non appesantire e ritardare l’istruttoria delle domande di nuove concessioni per l’occupazione di suolo pubblico o di ampliamento delle superfici già concesse si ritiene che sia più che opportuna la sospensione dei procedimenti di autorizzazione, ma si mette al tempo stesso in evidenza che il dettato normativo dell’art. 181 non ha però parimenti sospeso gli altri articoli del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio che riguardano la disciplina di tutela sia dei “Beni Culturali” (art. 45 del D.Lgs. n. 42/2004) che dei “Beni Paesaggistici” (art. 146 del D.Lgs. n. 42/2004) che quindi debbono conseguentemente essere rispettati.
Ve lo immaginate cosa diventerebbero a Roma Piazza Navona o Piazza della Rotonda ?
Provate ad immaginarvi i tavolini piazzati sui sampietrini o sull’isola pedonale al centro della piazza
Provate ad immaginare un aumento del 35% della occupazione di suolo pubblico della piazza
In assenza quanto meno di una “Circolare” esplicativa al riguardo, anziché snellire le procedure si rischia in tal modo di ritardare anziché facilitare il rilascio delle concessioni di suolo pubblico, con il rischio peraltro di contenziosi non solo sul piano civile.
Si chiede con forza al Ministro Dario Franceschini di emanare delle “Linee Guida” che illustrino le norme da rispettare e far rispettare che il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio detta per entrambi i suddetti 2 tipi di vincolo: il loro rispetto puntuale ed asseverato dal tecnico abilitato che redigerà ogni specifica domanda di concessione di suolo pubblico, costituirà la condizione necessaria e sufficiente per garantire sempre e comunque il pieno rispetto del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio.
Si fa da ultimo presente che il D.L. “Rilancio” dovrà comunque essere convertito in legge per cui Verdi Ambiente e Società (VAS) si impegna fin d’ora a cercare di far emendare il 3° comma dell’art. 181 per far presente che la sospensione delle autorizzazioni necessarie per l’occupazione di suolo pubblico nelle aree vincolate non esenta comunque dall’obbligo di rispettare il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio.
Appare ad ogni modo evidente che spetta ad ogni Comune fissare nell’ambito delle proprie competenze dei minimi paletti per evitare che si scateni in città la deregulation più selvaggia anche nelle zone non vincolate: lo dovrebbero fare dettando a loro volta delle “Linee Guida” che diano risposte chiare a tutte le problematiche sopra evidenziate e consentano un utilizzo corretto ed ordinato delle misure a sostegno delle imprese di pubblico esercizio dettate dal Decreto Legge “Rilancio”, in modo da farne usufruire indistintamente tutti gli aventi diritto, senza nessuna prevaricazione.
POSSIBILI LINEE GUIDA PER LA OCCUPAZIONE DEL SUOLO PUBBLICO DELLE AREE VINCOLATE
Ai sensi del Codice dei Beni Culturali e del paesaggio (emanato con D. Lgs. n. 42/2004 e ss.mm.ii.) vengono considerati “beni culturali” tutti gli immobili che presentano interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico particolarmente importante e che sono stati sottoposti con decreto ministeriale a vincolo archeologo o storico,monumentale, che può essere sia diretto che indiretto.
Il vincolo diretto è riferito all’area di sedime su cui poggia il “bene culturale” (resti archeologici e monumenti di tutte le epoche storiche), mentre il vincolo indiretto riguarda la fascia di rispetto circostante, che la legge n. 1089/1929 imponeva per assicurare la giusta fruizione pubblica del bene culturale.
Questa fascia di rispetto è oggi disciplinata dall’art. 45 del D. Lgs. n. 42/2004 che detta le seguenti “Prescrizioni di tutela indiretta”:
1. Il Ministero ha facoltà di prescrivere le distanze, le misure e le altre norme dirette ad evitare che sia messa in pericolo l’integrità dei beni culturali immobili, ne sia danneggiata la prospettiva o la luce o ne siano alterate le condizioni di ambiente e di decoro.
2. Le prescrizioni di cui al comma 1, adottate e notificate ai sensi degli articoli 46 e 47, sono immediatamente precettive. Gli enti pubblici territoriali interessati recepiscono le prescrizioni medesime nei regolamenti edilizi e negli strumenti urbanistici.”
Fascia di rispetto non occupabile con tavolini all’aperto
Ancorché senza l’acquisizione del “nulla osta” della Soprintendenza competente per territorio, da rilasciare ai sensi del 4° comma dell’art. 21 del D.Lgs. n. 42/2004 per l’esecuzione di opere e lavori di qualunque genere su beni culturali subordinata ad autorizzazione, il progetto delle medesime opere deve comunque rispettare il dettato dell’art. 45 del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio.
Ai sensi del Codice dei Beni Culturali e del paesaggio vengono considerati “beni paesaggistici” gli immobili che sono stati sottoposti a vincolo paesaggistico, imposto con decreto ministeriale e/o deliberazione della Giunta Regionale ai sensi della legge n. 1497/1929 (sulla “Protezione delle bellezze naturali”) o del D.Lgs. n. 42/2004 (artt. 140 e 141).
Sono “beni paesaggistici”:
“a) le cose immobili che hanno cospicui caratteri di bellezza naturale, singolarità geologica o memoria storica, ivi compresi gli alberi monumentali;
c) i complessi di cose immobili che compongono un caratteristico aspetto avente valore estetico e tradizionale, inclusi i centri ed i nuclei storici (2);
d) le bellezze panoramiche e così pure quei punti di vista o di belvedere, accessibili al pubblico, dai quali si goda lo spettacolo di quelle bellezze”.
Sono altresì “beni paesaggistici” le “aree tutelate per legge” (art. 142 del D.Lgs. n. 42/2002) che riguardano i cosiddetti “beni diffusi”.
vincolo paesaggistico del Colle Aventino imposto con Decreto Ministeriale emanato il 18 gennaio 1955.
Le prescrizioni di tutela diretta ed indiretta sono dettate dalle Norme dei Piani Territoriali Paesistici.
Ai sensi del 3° comma dell’art. 146 del D.Lgs. n. 42/2004 “le previsioni dei piani paesaggistici di cui agli articoli 143 e 156 non sono derogabili da parte di piani, programmi e progetti nazionali o regionali di sviluppo economico, sono cogenti per gli strumenti urbanistici dei comuni, delle città metropolitane e delle province, sono immediatamente prevalenti sulle disposizioni difformi eventualmente contenute negli strumenti urbanistici, stabiliscono norme di salvaguardia applicabili in attesa dell’adeguamento degli strumenti urbanistici e sono altresì vincolanti per gli interventi settoriali.”
L’art. 16 delle legge regionale del Lazio n. 24/1998 è relativo alla “Salvaguardia delle visuali” e detta al riguardo le seguenti prescrizioni:
“1. Ai sensi dell’articolo 1 della l. 1497/1939, la salvaguardia delle visuali è riferita a quei punti di vista o di belvedere accessibili al pubblico, dai quali si possa godere lo spettacolo delle bellezze panoramiche, considerate come quadri naturali.
2. La salvaguardia delle visuali si garantisce attraverso la protezione dei punti di vista, dei percorsi panoramici, nonché dei coni visuali formati dal punto di vista e dalle linee di sviluppo del panorama individuato come meritevole di tutela.
3. I punti di vista ed i percorsi panoramici sono individuati sulla carta tecnica regionale in scala 1:10.000. I PTP o il PTPR sottopongono a specifica normativa d’uso i punti di vista ed i percorsi panoramici che ricadono nelle aree dichiarate di notevole interesse pubblico dall’amministrazione competente ai sensi dell’articolo 14.
4. La tutela del cono visuale o campo di percezione visiva si effettua evitando l’interposizione di ogni ostacolo visivo tra il punto di vista o i percorsi panoramici e il quadro paesaggistico. A tal fine sono vietate modifiche allo stato dei luoghi che impediscono le visuali anche quando consentite dalle normative relative alle classificazioni per zona prevista dai PTP o dal PTPR, salvo la collocazione di cartelli ed insegne indispensabili per garantire la funzionalità e la sicurezza della circolazione.”
Sulle tavole dei Piani Territoriali Paesistici sono individuati sia i percorsi panoramici che i punti e le aree di visuale relative ad ogni “bene paesaggistico”.
Ancorché senza l’acquisizione della “autorizzazione paesaggistica”, da rilasciare ai sensi dell’art. 146 del D.Lgs. n. 42/2004 per l’esecuzione di opere e lavori di qualunque genere su beni paesaggistici che sia subordinata ad autorizzazione, il progetto delle medesime opere deve comunque rispettare la salvaguardia dei punti e delle aree di visuale così come individuate dai Piani Territoriali Paesistici adottati o definitivamente approvati.
Più tavolini all’aperto per bar e ristoranti: nuovo flop della giunta