Source: http://docplayer.it/8012062-Approvato-in-via-definitiva-dal-consiglio-dei-ministri-il-31-marzo-2011-e-pubblicato-nella-gazzetta-ufficiale-n-109-del-12-maggio-2011.html
Timestamp: 2018-11-18 17:34:22+00:00
Document Index: 7340519

Matched Legal Cases: ['art. 13', 'art. 2', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 4', 'art 5', 'art. 8', 'art. 38', 'art. 9', 'art. 10', 'art 15', 'art. 13', 'art. 26', 'art. 27', 'art. 27', 'art. 26', 'art. 27', 'art. 15', 'art. 16', 'art. 119', 'art. 15', 'art. 9', 'art. 15', 'art. 9', 'art. 19', 'art. 21', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 23', 'art. 18', 'art. 23', 'art. 12', 'art. 2', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 4', 'art. 15', 'art. 15', 'art 5', 'art. 8', 'art. 38', 'art. 9', 'art. 10', 'art. 15', 'art. 13', 'art. 26', 'art. 27', 'art. 27', 'art. 26', 'art. 27', 'art. 29', 'art. 15', 'art. 16', 'art. 119', 'art. 15', 'art. 9', 'art. 15', 'art. 15', 'art. 12', 'art. 123', 'art. 13', 'art. 23', 'art. 18', 'art. 23', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 2', 'art. 7', 'art. 8', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 15', 'art. 5', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 9', 'art. 15', 'art. 15', 'art. 14', 'art. 15', 'art. 15', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 2', 'art. 6', 'art. 4', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 9', 'art. 15', 'art. 7', 'art. 8', 'art. 5', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 23', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 8', 'art. 2', 'art.4', 'art. 15', 'art. 15', 'art. 1', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 16', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 13', 'art. 13', 'art.7', 'art. 2', 'art. 8', 'art. 118', 'art. 8', 'art. 2', 'art. 19', 'art. 3', 'art. 9', 'art. 8', 'art. 7', 'art. 119']

((approvato in via definitiva dal Consiglio dei Ministri il 31 marzo 2011 e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 109 del 12 Maggio 2011) - PDF
Download "((approvato in via definitiva dal Consiglio dei Ministri il 31 marzo 2011 e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 109 del 12 Maggio 2011)"
Alfonso Baldini
1 Guida alla lettura del d.lgs 6 maggio 2011, n. 68, recante Disposizioni in materia di autonomia di entrata delle Regioni a statuto ordinario e delle Province, nonché di determinazione dei costi e dei fabbisogni standard nel settore sanitario ((approvato in via definitiva dal Consiglio dei Ministri il 31 marzo 2011 e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 109 del 12 Maggio 2011) 1. Linee guida del decreto Riferimento D. lgs. 6 maggio 2011, n. 68 normativo Decorrenza Fase transitoria: Fase a regime: dal 2013 Oggetto del decreto Il provvedimento accorpa tre decreti che in origine dovevano essere emanati separatamente: quello sulla autonomia di entrata delle Regioni a statuto ordinario, quello sulla autonomia di entrata delle Province e città metropolitane e quello sui costi standard di Aziende sanitarie locali e ospedali. Esso inoltre istituisce il sistema perequativo regionale e la Conferenza permanente per il coordinamento della finanza pubblica. Articolazione in Capi Il Capo I detta le norme sulla fiscalità delle Regioni;, il Capo II si occupa dei tributi provinciali; il Capo III disciplina il fondo perequativo per le province e le citta' metropolitane e il sistema finanziario delle città metropolitane nelle Regioni a statuto ordinario; il Capo IV è diretto a disciplinare la determinazione dei costi e dei fabbisogni standard nel settore sanitario; e il Capo V, infine, prevede l istituzione della Conferenza permanente per il coordinamento della finanza pubblica. Articolazione in articoli: artt Disciplinano l autonomia tributaria delle Regioni a statuto ordinario e la conseguente soppressione dei trasferimenti statali; inoltre, definiscono la classificazione delle spese delle medesime Regioni e le loro rispettive fonti di finanziamento; infine è istituito un fondo perequativo per garantire in ogni Regione il finanziamento integrale delle spese per i LEP. artt Disciplinano l autonomia tributaria delle Province comprese nel territorio delle Regioni a statuto ordinario ed, in particolare, le fonti di finanziamento del complesso delle spese delle province, la soppressione dei trasferimenti statali e regionali in loro favore, nonché l istituzione del fondo sperimentale di riequilibrio. artt Il primo art. richiama quanto previsto all'art. 13 del d.lgs. n. 23 del 2011, riferendosi in particolare al Fondo perequativo per le Province e le città metropolitane e alle rispettive fonti di finanziamento e articolazioni interne; il successivo regola il sistema finanziario delle città metropolitane. artt Regolano la determinazione dei costi e dei fabbisogni standard nella sanità; prevedono norme particolari per le Regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e di Bolzano; 1
2 dispongono, inoltre, misure di carattere generale in materia di finanza pubblica. artt Dispongono l istituzione della Conferenza permanente per il coordinamento della finanza pubblica e ne regolano la composizione e le modalità di funzionamento, oltre che indicarne le specifiche funzioni. artt Contengono le norme finali di coordinamento e le abrogazioni conseguenti; recepiscono l impegno assunto dal Governo in materia di trasporto pubblico locale. Novità per le Regioni Il d.lgs 68/2011 individua, con riferimento all autonomia di entrata delle Regioni, le fonti di finanziamento delle Regioni a statuto ordinario e dispone la contestuale soppressione dei trasferimenti statali. Nello specifico, il decreto dispone che a decorrere dal 2013 venga rideterminata l addizionale regionale all IRPEF, con corrispondente riduzione delle aliquote IRPEF di competenza statale; la rideterminazione deve comunque garantire alle Regioni entrate equivalenti alla soppressione sia dei trasferimenti statali che della compartecipazione regionale all accisa sulla benzina, entrambe disposte dal provvedimento. All aliquota così rideterminata si aggiungono le eventuali maggiorazioni dell addizionale che ciascuna Regione può effettuare nei limiti previsti. Alle Regioni spetta, inoltre, una compartecipazione al gettito IVA, che dal 2013, verrà attribuita in applicazione del principio di territorialità, ossia, in base al luogo effettivo di consumo. Novità per Province e città metropolitane Con riferimento all'autonomia di entrata delle Province, il d.lgs. prevede che il rispettivo finanziamento si incentri principalmente sull imposta sulle assicurazioni per la responsabilità civile derivante dalla circolazione dei motori (RC auto) - che diviene tributo proprio derivato - e sulla compartecipazione provinciale all IRPEF, a compensazione, dal 2012, della soppressione dei trasferimenti statali alle Province, nonché dell'addizionale provinciale all accisa sull energia elettrica. Anche i trasferimenti regionali destinati al finanziamento delle spese provinciali sono soppressi, dal 2013, con compensazione a valere sull istituzione di una compartecipazione provinciale al gettito della tassa automobilistica regionale. Con riferimento alle città metropolitane, il d.lgs. prevede che ed esse siano sostanzialmente attribuite le fonti di entrata già attribuite alle Province sostituite dalle città medesime; si dispone peraltro che con la legge di stabilità l autonomia di entrata delle città metropolitane possa essere adeguata in relazione alla complessità delle funzioni attribuite. Novità per i Comuni Nei rapporti tra Regioni e Comuni il d.lgs. 68/2011 dispone la soppressione, dal 2013, dei trasferimenti regionali di parte corrente (e, ove non finanziati con indebitamento, anche di conto capitale) diretti al finanziamento delle spese comunali, sostituendola, alternativamente, con una compartecipazione dei Comuni ai tributi regionali (principalmente all addizionale IRPEF, oppure, con la devoluzione di alcuni tributi regionali ai Comuni. L opzione dovrà essere esercitata da ciascuna Regione d intesa con i Comuni del proprio territorio, previo accordo da concludere in seno al Consiglio delle autonomie locali.in ciascuna Regione sarà inoltre istituito un fondo sperimentale di riequilibrio, di durata triennale, cui sarà destinato almeno il 30% delle risorse da ripartire tra i comuni con analoga procedura concordata. Le entrate delle Dal 2013 le principali entrate delle Regioni 2
3 Regioni saranno rappresentate dai seguenti tributi: 1) l addizionale IRPEF. L art. 2, co. 1 del d.lgs. 68/2011 prevede che, a decorrere dall'anno 2013, l'addizionale regionale all IRPEF sia rideterminata con dpcm, in modo tale da garantire al complesso delle Regioni a statuto ordinario entrate corrispondenti al gettito assicurato dall'aliquota di base vigente alla data di entrata in vigore del d.lgs., ai trasferimenti statali soppressi dallo stesso, e alle entrate derivanti dalla compartecipazione regionale all'accisa sulla benzina, anch essa soppressa. L aliquota così rideterminata può essere aumentata dalle Regioni (art. 6, co. 1): fino a un massimo di 0,5% nel 2013; di 1,1% nel 2014; di 2,1% nel Se però la maggiorazione supera lo 0,5%, per la parte eccedente essa non può applicarsi sui redditi del primo scaglione IRPEF e, inoltre, è vietata la riduzione dell IRAP (art. 6, co. 3). L art. 6 riconosce alle Regioni ulteriori margini di autonomia: come in passato, è consentito modulare l addizionale in modo progressivo, ma è ora possibile disporre altresì detrazioni in favore delle famiglie (e misure di sostegno economico diretto ai cittadini il cui reddito non consente di fruire di detrazioni), nonché detrazioni sostitutive di eventuali sussidi, voucher, ecc., per l accesso ai servizi pubblici. Tuttavia, queste detrazioni restano interamente a carico del bilancio regionale e non possono trovare compensazione in trasferimenti statali, né essere disposte dalle Regioni che, avendo concordato con lo Stato un piano per il rientro del deficit sanitario, non abbiano rispettato il piano stesso e abbiano per questo subito l aumento coattivo dell addizionale stessa e dell IRAP; 2) la compartecipazione all IVA. L art. 4 prevede che dal 2013 le modalità di attribuzione del relativo gettito alle Regioni a statuto ordinario sono stabilite in conformità con il principio di territorialità, ossia tenendo conto del luogo in cui avviene il consumo (variamente determinato secondo il tipo di consumo: ad es., per i servizi, può anche essere la residenza del fruitore). quota parte stabilita al livello minimo sufficiente ad assicurare il pieno finanziamento del fabbisogno LEP in una sola regione; 3) l IRAP. L art 5 consente a ciascuna 3
4 Regione, a decorrere dal 2013, di ridurre con propria legge le aliquote IRAP fino ad azzerarle e di disporre deduzioni dalla base imponibile. Tuttavia, l IRAP non può essere ridotta, se la Regione ha aumentato di più di 0,5% l addizionale IRPEF. Come previsto per le detrazioni all addizionale IRPEF, anche le eventuali riduzioni del gettito di questo tributo non saranno compensate dallo Stato; 4) ulteriori tributi regionali L art. 8 trasforma in tributi propri alcuni tributi regionali minori, ferma restando per le Regioni la facoltà di sopprimerli, a decorrere dal Il secondo comma dello stesso art., poi, affida la disciplina della tassa automobilistica regionale alle Regioni, fermi restando i limiti massimi di manovrabilità previsti dalla legislazione statale. Inoltre, restano attribuiti alle Regioni gli altri tributi ad esse riconosciuti dalla legislazione vigente alla data di entrata in vigore del d.lgs, che costituiscono tributi propri derivati, nonché (ferma restando l attribuzione della compartecipazione IVA) le altre compartecipazioni al gettito di tributi erariali secondo le previsioni della legislazione vigente alla data di entrata in vigore del decreto in commento; 5) ai sensi dell art. 38, inoltre, dal 2013 è attribuito alle Regioni il potere di istituire tributi regionali e locali nuovi, con riguardo a presupposti non assoggettati ad imposizione da parte dello Stato, e con riferimento ai tributi locali istituti con propria legge, di determinare le variazioni delle aliquote o le agevolazioni che comuni e province possono applicare nell esercizio della propria autonomia. Le Regioni, infine, partecipano al gettito derivante dal contrasto dell evasione fiscale. L art. 9 attribuisce loro l intero gettito derivante dall attività di recupero fiscale nel rispettivo territorio, sui tributi propri derivati e sulle addizionali alle basi imponibili dei tributi erariali. Spetta alle Regioni, inoltre, una quota (commisurata all aliquota di compartecipazione) del gettito recuperato in riferimento all IVA. Per realizzare tale cooperazione le Regioni possono definire convenzioni con l Agenzia delle Entrate, anche al fine più in generale, di regolare la gestione dei tributi regionali e delle compartecipazioni al gettito dei tributi erariali (art. 10). 4
5 Le entrate delle Province Gli artt. 16 e ss. stabiliscono le fonti di finanziamento delle Province, che sono rappresentate da: 1) l imposta sulle assicurazioni per la responsabilità civile derivante dalla circolazione dei motori (RC auto), che diviene tributo proprio derivato con aliquota del 12,5%, manovrabile dal 2011 in aumento o in diminuzione nella misura di 3,5 punti percentuali; 2) l imposta provinciale di trascrizione, di cui peraltro viene previsto un riordino finalizzato, per gli atti soggetti all IVA, al passaggio dall attuale pagamento in misura fissa a quello di una tariffa modulata sulle caratteristiche di potenza e portata dei veicoli. 3) la compartecipazione provinciale all IRPEF, a compensazione, dal 2012, della soppressione dei trasferimenti statali alle Province nonché dell'addizionale provinciale all accisa sull energia elettrica. Copertura delle spese regionali 4) la compartecipazione provinciale alla tassa automobilistica regionale, a compensazione dei trasferimenti regionali soppressi. Il gettito di tale compartecipazione affluisce, in misura non superiore al 30%, ad un fondo sperimentale di riequilibrio regionale, di durata triennale, per essere poi devoluto ad ogni singola Provincia, previo accordo. Spese LEP: L art 15, co.1 individua, a decorrere dal 2013, le fonti di finanziamento per la copertura delle spese regionali relative alle funzioni riconducibili ai LEP nelle seguenti materie: sanità, assistenza, istruzione, trasporto pubblico locale (con riferimento alla spesa in conto capitale), ed eventuali ulteriori materie individuate con legge statale. Precipuamente, tali fonti sono costituite da: a) la compartecipazione all'iva; b) quote dell'addizionale regionale all'irpef; c) l'irap, fino alla data della sua sostituzione con altri tributi; d) quote del fondo perequativo; e) le entrate proprie, del settore sanitario. La ricognizione della consistenza attuale dell insieme di tali attività, le modalità per la loro futura determinazione e per la determinazione dei rispettivi fabbisogni, sono rinviate a separati provvedimenti (rispettivamente, d.p.c.m., previa intesa con la Conferenza unificata, e leggi: cfr. 5
6 art. 13, co. 1-2 e 4). Solo per la sanità, invece, si fa rinvio a dati e parametri di valutazione già oggi disponibili: precisamente,la spesa coincide con il fabbisogno standard definito ai sensi dell'art. 26 e la cui determinazione nel dettaglio è stabilita al successivo art. 27. In particolare, lo Stato dovrà indicare le cinque Regioni che hanno conseguito i risultati economici migliori nella garanzia dei livelli essenziali di assistenza sanitaria. Di queste cinque, tre la migliore e altre due, scelte dalla Conferenza Stato-Regioni diventeranno le regioni di riferimento, i cui valori di costo rappresenteranno il parametro per la determinazione del fabbisogno delle altre Regioni e la distribuzione delle risorse destinate a finanziarie la spesa sanitaria (art. 27, co. 4-5). Più precisamente, a decorrere dall'anno 2013 il fabbisogno sanitario nazionale standard è determinato, in coerenza con il quadro macroeconomico complessivo e nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica e degli obblighi assunti dall'italia in sede comunitaria, tramite intesa tra Stato e Regioni (art. 26, co. 1). Il fabbisogno sanitario standard delle singole Regioni a statuto ordinario, cumulativamente pari al livello del fabbisogno sanitario nazionale standard, è poi determinato applicando a tutte le Regioni i valori di costo rilevati nelle Regioni di riferimento (art. 27, co. 4). Semplificando, il procedimento consiste delle seguenti fasi: a) determinazione de i costi medi pro capite per le prestazioni sanitarie nelle Regioni di riferimento; b) per ciascuna Regione si moltiplicano i costi medi pro capite per la popolazione ( pesata per classi di età); c) il valore ottenuto corrisponde al fabbisogno standard per ciascuna Regione, da sommare a quello di tutte le altre Regioni; d) si procede dunque a calcolare quale percentuale del totale rappresenta il valore del fabbisogno standard di ciascuna Regione; e) la percentuale così ricavata, applicata al fabbisogno sanitario nazionale, consente dunque di determinare le risorse da assegnare a ciascuna Regione. Ad es.: posto che la somma dei fabbisogni regionali sia 100, tenuto conto dei costi standard e della popolazione pesata di ciascuna regione, se una regione ha un fabbisogno di 5, le sarà assegnato il 5% della somma determinata con intesa come fabbisogno sanitario nazionale. Per determinare il finanziamento da 6
7 destinare alla singola Regione si prevede di applicare all ammontare del fabbisogno sanitario nazionale standard (determinato annualmente, per il triennio successivo, in coerenza con il quadro macroeconomico complessivo e nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica ) il rapporto tra fabbisogno sanitario standard della Regione e la somma dei fabbisogni regionali standard risultanti dall applicazione a tutte le Regioni dei costi rilevati in tre Regioni di riferimento (benchmark). Sulla base di tale rapporto, vale a dire il valore percentuale di fabbisogno di ciascuna Regione, viene effettuato il riparto regionale del fabbisogno sanitario nazionale. Le regioni benchmark sono scelte tra le cinque, appositamente individuate con decreto, che hanno garantito i LEA in condizione di equilibrio economico e di efficienza ed appropriatezza. Vengono a tal fine confermati i macrolivelli di assistenza vigenti, tra i quali dovrà distribuirsi la spesa sanitaria secondo le seguenti percentuali (al cui rispetto dovranno adeguarsi le singole Regioni): 5% per l assistenza sanitaria preventiva (ambiente di vita e di lavoro), 51% per l assistenza distrettuale e 44% per quella ospedaliera. Per ognuno dei tre macrolivelli si calcola il costo standard come media pro capite pesata (vale a dire corretta tenendo conto della composizione anagrafica della popolazione) del costo nelle Regioni benchmark, costo che viene poi applicato alla popolazione (anche in tal caso pesata ) di ognuna delle Regioni, ottenendo così il fabbisogno standard di ciascuna, mediante il quale, come detto, si ripartisce il fabbisogno nazionale. Spese non LEP: L art. 15, co. 4, elenca le fonti di finanziamento per le spese non attinenti ai LEP. Si tratta di: a) tributi propri derivati; b) tributi propri; c) quote dell'addizionale regionale all'irpef rideterminata; d) quote del fondo perequativo. Le spese non attinenti LEP sono quelle diverse da quelle elencate nel co. 1 dello stesso art. e le spese finanziate con contributi speciali, con i finanziamenti dell'unione europea e con i cofinanziamenti nazionali previsti dall'art. 16 della legge delega (disciplina degli interventi speciali previsti dal quinto comma dell'art. 119 Cost. per promuovere lo sviluppo economico, la coesione sociale 7
8 Perequazione per le Regioni e per rimuovere gli squilibri economici e sociali). Esse includono anche, nell ambito delle funzioni LEP, l eventuale erogazione di prestazioni ad un livello superiore a quello essenziale. L'art. 15, come detto, disciplina la fase a regime del nuovo sistema di finanziamento delle Regioni e per ciascuna delle due categorie di spese (LEP e non LEP) oltre ad elencare le fonti di finanziamento, disciplina il fondo perequativo, in ossequio ai principi di cui all art. 9 della l. 42/2009. co.perequazione LEP: Perequazione LEP: Nel primo anno la perequazione è Il fondo di perequazione di cui all art. 15, effettuata in base al criterio della spesa co. 5 concorrerà con le principali entrate storica e dei costi standard ove stabiliti; nei regionali (compartecipazione all IVA, successivi 4 anni la spese devono addizionale IRPEF, IRAP ed entrate convergere verso i costi standard. Le proprie) a coprire le spese per le funzioni modalità di questo passaggio dovranno attinenti ai LEP nella sanità, essere definite con dpcm, d'intesa con la nell'assistenza, nell'istruzione e nel Conferenza Stato-Regioni. Il co. 6 riprende trasporto pubblico locale.. In particolare, il la disposizione recata dall'art. 9, co. 1, lett. fondo sarà alimentato da una c) della legge delega, secondo la quale ai compartecipazione al gettito dell IVA. fini delle perequazione il gettito regionale determinata in modo tale da garantire in dei tributi destinati al finanziamento delle ogni Regione il finanziamento integrale spese LEP, è determinato con l'esclusione delle spese LEP.. delle variazioni di gettito introdotte dalle leggi regionali (variazione dell'aliquota dell'addizionale IRPEF e dell'aliquota IRAP) ed anche con l'esclusione dell'eventuale emersione di base imponibile a seguito dell'attività regionale di recupero fiscale. Perequazione non LEP: Perequazione non LEP: Il primo anno la perequazione è effettuata I co. 7 ed 8 disciplinano la parte del fondo in base al criterio della spesa storica, per perequativo destinata alle spese non poi convergere,nei successivi 4 anni verso attinenti ai LEP, con lo scopo di ridurre le le capacità fiscali. differenze tra le Regioni con diversa Sulle modalità della perequazione la norma capacità fiscale. Questa parte del fondo è rinvia la definizione della disciplina ad un alimentata dalle gettito dell'addizionale decreto di natura non regolamentare del all'irpef. In particolare, alimentano il PCM, d'intesa con la Conferenza Statofondo le Regioni in cui il gettito pro-capite Regioni. Il decreto dovrà stabilire, inoltre, in risulti maggiore della media nazionale, riferimento al criterio demografico, qual è il mentre sono destinatarie delle risorse del limite di popolazione al di sotto del quale la fondo le Regioni in cui il gettito pro-capite quota perequativa è incrementata in dell'addizionale IRPEF risulti al di sotto ragione inversa alla dimensione della media nazionale. La perequazione demografica. delle differenze di gettito, comunque, non sarà completa, ma dovrà essere almeno del 75%; inoltre, non dovrà essere alterata la graduatoria delle Regioni in termini di 8
9 capacità fiscale per abitante, ma si dovrà tenere conto dei maggiori costi medi in cui incorrono le Regioni di minore dimensione demografica. Perequazione per le Province Per realizzare in forma progressiva e territorialmente equilibrata il nuovo sistema di finanziamento delle Province sostitutivo dei trasferimenti regionali, il co. 4 dell art. 19 prevede l istituzione da parte di ciascuna Regione di un Fondo sperimentale regionale di riequilibrio, di durata triennale, alimentato da una quota, non superiore al 30 per cento, del gettito derivante dalla compartecipazione provinciale alla tassa automobilistica sugli autoveicoli, per essere poi devoluto ad ogni singola Provincia. L art. 21 prevede, invece, l istituzione dal 2012 un fondo sperimentale di riequilibrio provinciale, di durata biennale, alimentato con le entrate derivanti dalla compartecipazione provinciale all IRPEF, che ha la finalità di assicurare in forma territorialmente equilibrata l attribuzione dell autonomia di entrata alle Province. In ogni caso, la norma dispone che la funzione del Fondo cessa a decorrere dalla data di attivazione del fondo perequativo (statale) previsto dall art. 13 della legge n. 42 del La disciplina generale del fondo perequativo per gli enti locali (da ultimo citato) è contenuta all art. 13 del d.lgs. 23/2011 recante Disposizioni in materia di federalismo fiscale municipale, il quale prevede l istituzione nel bilancio dello Stato di un fondo perequativo a titolo di concorso per il finanziamento delle funzioni svolte da Comuni e Province, successivamente alla determinazione dei fabbisogni standard collegati alle spese per le funzioni fondamentali, le cui modalità di alimentazione e di riparto saranno stabilite previa intesa sancita in sede di Conferenza Stato-Città ed autonomie locali, con DPCM. L art. 23 del d.lgs 68/2011, in esame, reca i criteri di alimentazione e di composizione del Fondo perequativo, per la parte relativa al finanziamento delle spese delle Province e delle città metropolitane. Quanto al suo finanziamento, la disposizione prevede che il fondo sia alimentato dalla quota del gettito della compartecipazione provinciale all IRPEF, prevista dall art. 18, non devoluto alle Province e alle città metropolitane competenti per territori. In 9
10 merito alla composizione si prevede invece che il fondo si articoli in due componenti, la prima delle quali riguarda le funzioni fondamentali delle Province e delle città metropolitane, la seconda le funzioni non fondamentali. Le due quote sono divise in corrispondenza della determinazione dei fabbisogni standard relativi alle funzioni fondamentali e riviste in funzione della loro dinamica. Per quanto attiene alla perequazione delle funzioni non fondamentali, la norma ribadisce il criterio, già previsto nella legge di delega, secondo il quale la perequazione delle capacità fiscali non deve alterare la graduatoria dei territori in termini di capacità fiscale per abitante. Infine, l art. 23 dispone che il fondo dello Stato alimenti due fondi istituiti nel bilancio delle Regioni a statuto ordinario, uno a favore dei comuni, l altro a favore delle Province e delle città metropolitane. Perequazione per i Comuni Per realizzare in forma progressiva e territorialmente equilibrata il riparto della compartecipazione ai tributi regionali sostitutiva dei trasferimenti regionali, l art. 12, co. 4 prevede, a decorrere dall anno 2013, l istituzione da parte di ciascuna Regione di un Fondo sperimentale regionale di riequilibrio, di durata triennale, alimentato con quota parte - stabilita in misura pari ad una percentuale non superiore al 30 per cento - del gettito derivante dalla compartecipazione ai tributi regionali ovvero dai tributi interamente devoluti per assicurare un importo corrispondente ai trasferimenti regionali soppressi. Ciascuna Regione stabilisce previo accordo concluso in sede di Consiglio delle autonomie locali, d intesa con i Comuni del proprio territorio, le modalità di riparto del fondo, nonché le quote del gettito che, anno per anno, sono devolute al singolo Comune in cui si sono verificati i presupposti di imposta. Il d.lgs. 68/2011 è uno dei decreti più importanti tra quelli emanati in attuazione della l. n. 42 del Si tratta di un ampio testo che ha quasi la veste di legge quadro, più che di un decreto attuativo. Il provvedimento accorpa tre decreti che in origine dovevano essere emanati separatamente: quello sulla fiscalità delle Regioni, quello sul fisco delle Province e quello sui costi standard di Aziende sanitarie locali e ospedali. Il testo si compone di 41 articoli, organizzati in cinque Capi. Il Capo I detta le regole sulla fiscalità delle Regioni, prevedendo che a decorrere dal 2013 venga rideterminata l addizionale regionale all IRPEF, con corrispondente riduzione delle aliquote IRPEF di competenza statale, in modo tale da garantire alle Regioni entrate equivalenti alla soppressione sia dei trasferimenti statali, che della compartecipazione regionale all accisa sulla benzina, entrambe disposte dal provvedimento; Alle Regioni spetta inoltre una compartecipazione al gettito IVA, che per gli anni 2011 e 2012 viene calcolata in base alla normativa vigente, mentre dal 2013 sarà fissata in misura pari al fabbisogno sanitario in una sola regione. Gli altri Capi di cui si compone il decreto affrontano il nodo dei tributi provinciali (Capo II); del fondo perequativo per 10
11 gli enti locali e del sistema finanziario delle citta' metropolitane (Capo III); dei costi e fabbisogni standard per le spese sanitarie delle Regioni (Capo IV). Il Capo V, infine, prevede l istituzione della Conferenza permanente per il coordinamento della finanza pubblica, mentre il Capo VI è dedicato a norme finali e abrogazioni. Il sistema delineato dal decreto entrerà a regime nel 2013 e, per la definizione precisa del suo funzionamento, si rende necessaria l adozione di numerosi atti normativi: perlopiù decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, da adottare previo parere o intesa della Conferenza Stato-Regioni (e talora anche previo parere delle commissioni parlamentari). Le entrate principali delle Regioni (artt. 1 ss.) a regime saranno rappresentate dai seguenti tributi: 1) l addizionale IRPEF. La misura dell aliquota dell addizionale viene rideterminata, a decorrere dall anno 2013, con DPCM, con il quale sono al contempo ridotte le aliquote dell'irpef di competenza statale, mantenendo inalterato il prelievo fiscale complessivo a carico del contribuente (art. 2, co. 1). L aliquota così rideterminata può essere aumentata dalle Regioni: fino a un massimo di 0,5% nel 2013; di 1,1% nel 2014; di 2,1% nel 2015 (art. 6, co. 1). Se però la maggiorazione supera lo 0,5%, per la parte eccedente essa non può applicarsi sui redditi del primo scaglione IRPEF e, inoltre, è vietata la riduzione dell IRAP (art. 6, co. 3). L art. 6 riconosce poi alle Regioni ulteriori margini di autonomia: come in passato, è consentito modulare l addizionale in modo progressivo, ma è ora possibile disporre altresì detrazioni in favore delle famiglie (e misure di sostegno economico diretto ai cittadini il cui reddito non consente di fruire di detrazioni), nonché detrazioni sostitutive di eventuali sussidi, voucher, ecc. per l accesso ai servizi pubblici. Tuttavia, queste detrazioni restano interamente a carico del bilancio regionale e non possono trovare compensazione in trasferimenti statali, né essere disposte dalle Regioni che, avendo concordato con lo Stato un piano per il rientro del deficit sanitario, non abbiano rispettato il piano stesso e abbiano per questo subito l aumento coattivo dell addizionale stessa e dell IRAP; 2) ) la compartecipazione all IVA. L art. 4 prevede che dal 2013 le modalità di attribuzione del relativo gettito alle Regioni a statuto ordinario sono stabilite in conformità con il principio di territorialità, ossia tenendo conto del luogo in cui avviene il consumo (variamente determinato secondo il tipo di consumo: ad es., per i servizi, può anche essere la residenza del fruitore). L art. 15 precisa inoltre che la quota parte destinata alle Regioni è stabilita con DPCM al livello minimo sufficiente ad assicurare il pieno finanziamento del fabbisogno LEP in una sola Regione (art. 15, co. 3);3) l IRAP. L art 5 consente a ciascuna Regione, a decorrere dal 2013, di ridurre con propria legge le aliquote IRAP fino ad azzerarle e di disporre deduzioni dalla base imponibile. Tuttavia, l IRAP non può essere ridotta, se la Regione ha aumentato di più di 0,5% l addizionale IRPEF. Come previsto per le detrazioni all addizionale IRPEF, anche le eventuali riduzioni del gettito di questo tributo non saranno compensate dallo Stato; 4) ulteriori tributi regionali. L art. 8 trasforma in tributi propri alcuni tributi regionali minori, ferma restando per le Regioni la facoltà di sopprimerli, a decorrere dal Il secondo comma dello stesso art., poi, affida la disciplina della tassa automobilistica regionale alle Regioni, fermi restando i limiti massimi di manovrabilità previsti dalla legislazione statale. Inoltre, restano attribuiti alle Regioni gli altri tributi ad esse riconosciuti dalla legislazione vigente alla data di entrata in vigore del d.lgs, che costituiscono tributi propri derivati, nonché (ferma restando l attribuzione della compartecipazione IVA) le altre compartecipazioni al gettito di tributi erariali secondo le previsioni della legislazione vigente alla data di entrata in vigore del decreto in commento;5) ai sensi dell art. 38, inoltre, dal 2013 è attribuito alle Regioni il potere di istituire tributi regionali e locali nuovi, con riguardo a presupposti non assoggettati ad imposizione da parte dello Stato, e con riferimento ai tributi locali istituti con propria legge, di determinare le variazioni delle aliquote o le agevolazioni che Comuni e Province possono applicare nell esercizio della propria autonomia. Le Regioni, infine, partecipano al gettito derivante dal contrasto dell evasione fiscale. L art. 9 attribuisce loro l intero gettito derivante dall attività di recupero fiscale nel rispettivo territorio, sui tributi propri derivati e sulle addizionali alle basi imponibili dei tributi erariali. Spetta alle Regioni, inoltre, una quota (commisurata all aliquota di compartecipazione) del gettito recuperato in riferimento all IVA. Per realizzare tale cooperazione le Regioni possono definire convenzioni con l Agenzia delle Entrate anche al fine, più generale, di regolare la gestione dei tributi regionali e delle compartecipazioni al gettito dei tributi erariali (art. 10).L insieme di questi cespiti sostituisce i trasferimenti ordinari dallo Stato ( individuati nello specifico con DPCM da emanarsi entri il 31 dicembre 2011): più precisamente, i trasferimenti generali e permanenti a spese di parte corrente, nonché, a spese in conto capitale, se non finanziate con il ricorso all indebitamento. 11
12 Il d.lgs. individua, all art. 15, le fonti di finanziamento per la copertura delle spese regionali relative alle funzioni riconducibili ai LEP nelle seguenti materie: sanità, assistenza, istruzione, trasporto pubblico locale (con riferimento alla spesa in conto capitale), ed eventuali ulteriori materie individuate con legge statale. Precipuamente, tali fonti sono costituite da: a) la compartecipazione all'iva; b) quote dell'addizionale regionale all'irpef; c) l'irap, fino alla data della sua sostituzione con altri tributi; d) quote del fondo perequativo; e) le entrate proprie, del settore sanitario. La ricognizione della consistenza attuale dell insieme di tali attività, le modalità per la loro futura determinazione e per la determinazione dei rispettivi fabbisogni, sono rinviate a separati provvedimenti (rispettivamente, DPCM previa intesa con la Conferenza unificata, e leggi: cfr. art. 13, co. 1-2 e 4). Solo per la sanità, invece, si fa rinvio a dati e parametri di valutazione già oggi disponibili: precisamente, la spesa coincide con il fabbisogno standard definito ai sensi dell'art. 26 e la cui determinazione nel dettaglio è stabilita al successivo art. 27. In particolare, lo Stato deve indicare le cinque Regioni che hanno conseguito i risultati economici migliori nella garanzia dei livelli essenziali di assistenza sanitaria. Di queste cinque, tre la migliore e altre due, scelte dalla Conferenza Stato-Regioni diventeranno le regioni di riferimento, i cui valori di costo rappresenteranno il parametro per la determinazione del fabbisogno delle altre Regioni e della distribuzione delle risorse destinate a finanziarie la spesa sanitaria (art. 27, co. 4-5). Più precisamente, a decorrere dall'anno 2013 il fabbisogno sanitario nazionale standard è determinato, in coerenza con il quadro macroeconomico complessivo e nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica e degli obblighi assunti dall'italia in sede comunitaria, tramite intesa tra Stato e Regioni (art. 26, co. 1). Il fabbisogno sanitario standard delle singole Regioni a statuto ordinario, cumulativamente pari al livello del fabbisogno sanitario nazionale standard, è poi determinato applicando a tutte le Regioni i valori di costo rilevati nelle Regioni di riferimento (art. 27, co. 4). Semplificando, il procedimento consiste delle seguenti fasi: a) determinazione dei costi medi pro capite per le prestazioni sanitarie nelle Regioni di riferimento; b) per ciascuna Regione si moltiplicano i costi medi pro capite per la popolazione ( pesata per classi di età); c) il valore ottenuto corrisponde al fabbisogno standard per ciascuna Regione, da sommare a quello di tutte le altre Regioni; d) si procede dunque a calcolare quale percentuale del totale rappresenta il valore del fabbisogno standard di ciascuna Regione; e) la percentuale così ricavata, applicata al fabbisogno sanitario nazionale, consente dunque di determinare le risorse da assegnare a ciascuna Regione. Ad es.: posto che la somma dei fabbisogni regionali sia 100, tenuto conto dei costi standard e della popolazione pesata di ciascuna regione, se una regione ha un fabbisogno di 5, le sarà assegnato il 5% della somma determinata con intesa come fabbisogno sanitario nazionale. TRATTA DAL DOSSIER DELLA CAMERA DEI DEPUTATI DEL 13 OTTOBRE 2011: Per determinare il finanziamento da destinare alla singola Regione si prevede di applicare all ammontare del fabbisogno sanitario nazionale standard (determinato annualmente, per il triennio successivo, in coerenza con il quadro macroeconomico complessivo e nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica ) il rapporto tra fabbisogno sanitario standard della Regione e la somma dei fabbisogni regionali standard risultanti dall applicazione a tutte le Regioni dei costi rilevati in tre Regioni di riferimento (benchmark). Sulla base di tale rapporto, vale a dire il valore percentuale di fabbisogno di ciascuna Regione, viene effettuato il riparto regionale del fabbisogno sanitario nazionale. Le Regioni benchmark sono scelte tra le cinque, appositamente individuate con decreto, che hanno garantito i LEA in condizione di equilibrio economico e di efficienza ed appropriatezza. Vengono a tal fine confermati i macrolivelli di assistenza vigenti, tra i quali dovrà distribuirsi la spesa sanitaria secondo le seguenti percentuali (al cui rispetto dovranno adeguarsi le singole Regioni): 5% per l assistenza sanitaria preventiva (ambiente di vita e di lavoro), 51% per l assistenza distrettuale e 44% per quella ospedaliera. Per ognuno dei tre macrolivelli si calcola il costo standard come media pro capite pesata (vale a dire corretta tenendo conto della composizione anagrafica della popolazione) del costo nelle Regioni benchmark, costo che viene poi applicato alla popolazione (anche in tal caso pesata ) di ognuna delle Regioni, ottenendo così il fabbisogno standard di ciascuna, mediante il quale, come detto, si ripartisce il fabbisogno nazionale. Come si è detto, la prima applicazione di questo procedimento avverrà nell anno 2013, e i criteri per la ripartizione del fabbisogno nazionale saranno poi rideterminati con cadenza biennale (art. 29). L art. 15 chiarisce inoltre che le spese non attinenti LEP sono quelle diverse da quelle elencate nel co. 1 dello stesso art., alle quali si aggiungono le spese finanziate con contributi speciali, con i finanziamenti dell'unione europea e con i cofinanziamenti nazionali previsti dall'art. 16 della legge delega (disciplina degli interventi speciali previsti dal quinto comma dell'art. 119 Cost. per promuovere lo sviluppo economico, la 12
13 coesione sociale e per rimuovere gli squilibri economici e sociali). Esse includono anche, nell ambito delle funzioni LEP, l eventuale erogazione di prestazioni ad un livello superiore a quello essenziale. Le fonti di finanziamento per questo insieme di spese sono rappresentate da a) tributi propri derivati; b) tributi propri; c) quote dell'addizionale regionale all'irpef rideterminata; d) quote del fondo perequativo. Il medesimo art. 15, oltre a disciplinare la fase a regime del nuovo sistema di finanziamento delle Regioni e per ciascuna delle due categorie di spese (LEP e non LEP) e ad elencarne le fonti di finanziamento, disciplina il fondo perequativo, in ossequio ai principi di cui all art. 9 della l. 42/2009. Per quanto riguarda le spese relative ai LEP, il fondo di perequazione di cui all art. 15, co. 5, del decreto concorre con le principali entrate regionali a garantire che ciascuna Regione disponga di risorse pari ai fabbisogni standard ed è alimentato dalla compartecipazione al gettito IVA.Il fondo provvede inoltre alla perequazione in relazione alle spese per funzioni diverse da quelle essenziali riferibili ai LEP; tuttavia, per queste funzioni, la perequazione è solo parziale e ha lo scopo di ridurre le differenze tra le Regioni con diversa capacità fiscale. In particolare, la perequazione deve avvenire tenendo conto delle differenze tra il gettito dell addizionale IRPEF nelle singole Regioni e la media nazionale (art. 15, co. 7): le Regioni con un gettito superiore alla media contribuiscono al fondo; quelle con un gettito inferiore alla media, sono finanziate dal fondo. Come si è detto, la perequazione delle differenze di gettito non sarà completa, ma dovrà essere almeno del 75%; inoltre, non dovrà essere alterata la graduatoria delle Regioni in termini di capacità fiscale per abitante, ma si dovrà tenere conto dei maggiori costi medi in cui incorrono le Regioni di minore dimensione demografica. Il decreto prevede anche una riforma dei rapporti finanziari tra Regioni e Comuni (art. 12). Il vigente sistema di trasferimenti dalle prime ai secondi viene infatti sostituito, sempre dal 2013, da un nuovo sistema, che potrà essere impostato secondo due modelli alternativi: compartecipazione dei comuni ai tributi regionali (principalmente all addizionale IRPEF: tanto è vero che la futura disciplina dell addizionale dovrà tenere conto della necessità di coprire il finanziamento ai Comuni); oppure vera e propria devoluzione di alcuni tributi regionali ai Comuni stessi. Le relative decisioni saranno prese da ciascuna Regione d intesa con i Comuni del proprio territorio, previo accordo da concludere in seno al Consiglio delle autonomie locali (organo che, ai sensi dell art. 123 u.c. Cost., deve essere costituito presso ogni Regione, appunto, come sede di consultazione con gli enti locali). In ciascuna Regione sarà inoltre istituito un fondo sperimentale di riequilibrio, di durata triennale, cui sarà destinato almeno il 30% delle risorse da ripartire tra i Comuni con analoga procedura concordata. Con riferimento all'autonomia di entrata delle Province, il d.lgs. prevede che il rispettivo finanziamento si incentri principalmente sull imposta sulle assicurazioni per la responsabilità civile derivante dalla circolazione dei motori (RC auto) - che diviene tributo proprio derivato - e sulla compartecipazione provinciale all IRPEF, a compensazione, dal 2012, della soppressione dei trasferimenti statali alle Province, nonché dell'addizionale provinciale all accisa sull energia elettrica. Anche i trasferimenti regionali destinati al finanziamento delle spese provinciali sono soppressi, dal 2013, con compensazione a valere sull istituzione di una compartecipazione provinciale al gettito della tassa automobilistica regionale. Una quota, non superiore al 30 per cento, del gettito derivante dalla compartecipazione alimenta il Fondo sperimentale regionale di riequilibrio, di durata triennale, istituito per essere poi devoluto ad ogni singola Provincia e consentire così di implementare il nuovo sistema in forma progressiva e territorialmente equilibrata. A questo strumento si aggiunge, inoltre, fondo perequativo per gli enti locali, la cui disciplina generale è contenuta all art. 13 del d.lgs. 23/2011 recante Disposizioni in materia di federalismo fiscale municipale, il quale prevede l istituzione nel bilancio dello Stato di un fondo perequativo a titolo di concorso per il finanziamento delle funzioni svolte da Comuni e Province, successivamente alla determinazione dei fabbisogni standard collegati alle spese per le funzioni fondamentali, le cui modalità di alimentazione e di riparto saranno stabilite previa intesa sancita in sede di Conferenza Stato-Città ed autonomie locali, con DPCM. L art. 23 del d.lgs 68/2011, in esame, reca i criteri di alimentazione e di composizione del Fondo perequativo, per la parte relativa al finanziamento delle spese delle Province e delle città metropolitane. Quanto al suo finanziamento, la disposizione prevede che sia alimentato dalla quota del gettito della compartecipazione provinciale all IRPEF, prevista dall art. 18, non devoluto alle Province e alle città metropolitane competenti per territori. In merito alla composizione si prevede, invece, che il fondo si articoli in due componenti, la prima delle quali riguarda le funzioni fondamentali delle Province e delle città metropolitane, la seconda le funzioni non fondamentali. Le due quote sono divise in corrispondenza della determinazione dei fabbisogni standard relativi alle funzioni fondamentali e riviste in funzione della loro dinamica. Per quanto attiene alla perequazione delle funzioni non fondamentali, la norma ribadisce il criterio, già previsto nella legge di delega, secondo il quale la perequazione delle capacità fiscali non deve alterare la 13
14 graduatoria dei territori in termini di capacità fiscale per abitante. Infine, l art. 23 dispone che il fondo dello Stato alimenti due fondi istituiti nel bilancio delle Regioni a statuto ordinario, uno a favore dei Comuni, l altro a favore delle Province e delle città metropolitane. Con riferimento alle città metropolitane, il d.lgs. prevede che ed esse siano sostanzialmente attribuite le fonti di entrata già attribuite alle Province sostituite dalle città medesime; si dispone peraltro che con la legge di stabilità l autonomia di entrata delle città metropolitane possa essere adeguata in relazione alla complessità delle funzioni attribuite. Agli artt. 33 e ss., il d.lgs 68/2011 prevede l istituzione e la disciplinaper l organizzazione e il funzionamento della Conferenza permanente per il coordinamento della finanza pubblica, che raccoglie rappresentanti di Stato, Regioni ed enti locali e deve, tra l altro, concorrere alla ripartizione annuale degli obiettivi di finanza pubblica tra centro e periferia, esprimendo un parere sul DEF (art. 7, co. 3, secondo periodo, legge n. 196 del 2009). Più in generale, la Conferenza costituisce una sede istituzionale di conciliazione degli interessi delle amministrazioni centrali e locali ai fini dell attuazione del federalismo fiscale, a cui competono compiti di verifica e controllo dell ordinamento finanziario delle Regioni e degli enti locali, nonché dell utilizzo, anche secondo principi di trasparenza ed efficacia, delle risorse finanziarie attribuite a tali enti. 14
15 2. Il federalismo regionale (artt. 1-15) Oggetto: autonomia tributaria delle Regioni a statuto ordinario; soppressione dei trasferimenti statali in favore delle medesime; classificazione delle relative spese e loro fonti di finanziamento; fondo perequativo. Abstract in 5 punti: Il decreto detta disposizioni in merito alle nuove forme di entrata delle Regioni e impone, a decorrere dal 2013, la soppressione dei trasferimenti statali con caratteristiche di generalità e permanenza, da individuarsicon un apposito DPCM entro il 31 dicembre 2011 (art. 7, co. 2). 1) Il decreto prevede, a partire dal 2013, la rideterminazione dell addizionale regionale all IRPEF (art. 2) in modo tale che essa garantisca al complesso delle Regioni un gettito equivalente alle poste soppresse (trasferimenti di cui all art. 7 e compartecipazione regionale all accisa sulla benzina di cui all art. 8, co. 4). I dettagli saranno definiti con un futuro DPCM da emanare entro un anno. Il decreto conferisce alle Regioni la possibilità di aumentare o diminuire l addizionale regionale IRPEF rispetto all aliquota di base (0,9% fino alla rideterminazione). La maggiorazione non potrà comunque superare lo 0,5% per il 2013, l 1,1% per il 2014, il 2,1% dal 2015 (art. 6, co.1), con l indicazione che gli aumenti oltre gli 0,5 punti percentuali non debbano gravare sui redditi che ricadono nel primo scaglione IRPEF (art. 6, co. 3). Viene inoltre previsto che le Regioni possano introdurre detrazioni in favore della famiglia e misure di sostegno economico (art. 6, co. 5 e co. 6), ad eccezione di quelle impegnate in piani di rientro da deficit sanitari (art. 6, co. 9). 2) Viene prevista una compartecipazione all IVA, stabilita in base alla normativa vigente per gli anni 2011 e 2012 (art. 4, co. 2). Dal 2013 in poi, invece, essa dovrà basarsi sul principio della territorialità (art. 4, co. 3) ed essere fissata al livello minimo assoluto sufficiente ad assicurare il pieno finanziamento del fabbisogno corrispondente ai livelli essenziali delle prestazioni in una sola regione (art. 15, co. 3). Anche in questo caso, tuttavia, i dettagli sono rinviati a successivi DPCM. 3) Viene data la possibilità alle Regioni di ridurre, anche fino all azzeramento, le aliquote IRAP, nel caso non sia stata deliberata una maggiorazione dell addizionale IRPEF superiore agli 0,5 punti percentuali (art. 5, co. 1 e co. 3). 4) Vengono trasformati in tributi propri regionali, a partire dal 2013, la tassa per l abilitazione all esercizio professionale, l imposta regionale sulle concessioni statali dei beni del demanio marittimo e per l occupazione e l uso di beni del patrimonio indisponibile, la tassa per l occupazione di spazi e aree pubbliche, la tassa sulle concessioni regionali, l imposta sulle emissioni sonore degli aeromobili (art. 8, co. 1). Oltre a ciò, viene garantita alle Regioni la possibilità di disciplinare la tassa automobilistica regionale, fermi restando i limiti massimi di manovrabilità previsti dalla legislazione statale (art. 8, co. 2). Inoltre, è prevista l intera attribuzione alle Regioni del gettito derivante dalla lotta all evasione fiscale su tributi propri derivati ed addizionali di tributi erariali, nonché una quota del gettito derivante dall attività di recupero fiscale in materia di IVA, commisurata all'aliquota di compartecipazione prevista dal decreto (art. 9, co.1 e co.2). 5) Vengono dettate le disposizioni sui fondi perequativi per le spese essenziali e per quelle non essenziali, che comunque dovranno essere precisate con futuri DPCM. Il primo, di natura verticale, sarà alimentato dalla compartecipazione all IVA in maniera tale che le spese in questione, che all inizio avranno come riferimento la spesa storica e poi convergeranno verso i costi standard in quattro anni, siano finanziate integralmente (art. 15, co.5). Il secondo, invece, avrà natura esclusivamente orizzontale e trasferirà risorse tra le Regioni sulla base della loro capacità fiscale, in maniera da ridurne i differenziali in misura non inferiore al 75% senza tuttavia determinare una revisione della graduatoria dei territori (art. 15, co. 7). Per quanto riguarda le altre disposizioni, il decreto conferma la distinzione tra le spese essenziali - relative ai LEP nelle seguenti materie: sanità, assistenza, istruzione e trasporto pubblico locale- e quelle non essenziali, alle quali fa corrispondere diverse fonti di entrata (art. 14). L art. 15 del decreto precisa, infatti, che dal 2013, nella fase a regime, le spese essenziali saranno finanziate integralmente con la compartecipazione all IVA, l addizionale regionale all IRPEF, l IRAP, le quote del fondo perequativo e le entrate proprie; mentre quelle non essenziali saranno finanziate con tributi propri derivati regionali, tributi istituiti dalle Regioni con propria legge, quote dell addizionale regionale all IRPEF e dell apposito fondo perequativo (art. 15, c.1 e co. 4). Inoltre, il decreto impone, dal 2013, la sostituzione dei trasferimenti dalle Regioni ai Comuni aventi caratteristiche di generalità e permanenza, con una compartecipazione ai tributi regionali (con priorità all addizionale regionale all IRPEF) e, eventualmente, con la devoluzione di appositi tributi (art. 12, co.1 e co. 2). Ogni Regione 15
16 dovrà, infine, predisporre un fondo di riequilibrio, alimentato da una quota non superiore al 30% del gettito delle poste evidenziate poc anzi, destinato ai Comuni (art. 12, co.4). Variazioni nelle fonti di entrata per i bilanci delle amministrazioni regionali Variazioni positive Dal 2013 Rideterminazione addizionale regionale IRPEF (art. 2) Dal 2013 Possibilità di variare l addizionale regionale all IRPEF e di disporre detrazioni e forme di sostegno economico (art. 6) Dal 2011 Compartecipazione all IVA (art. 4) Dal 2013 Attribuzione alle Regioni dei seguenti tributi: tasse per l abilitazione all esercizio professionale, l imposta regionale sulle concessioni statali dei beni del demanio marittimo e per l occupazione e l uso di beni del patrimonio indisponibile, le tasse per l occupazione di spazi e aree pubbliche, la tassa sulle concessioni regionali, l imposta sulle emissione sonore degli aeromobili (art. 8, co. 1). Possibilità di disciplinare la tassa automobilistica regionale (art. 8, co. 2) Attribuzione alle Regioni del gettito derivante dalla lotta all evasione fiscale (art. 9) Dal 2013 Fondo perequativo (art. 15, co. 5 e co. 7) Variazioni negative Dal 2013 Soppressione trasferimenti statali (art. 7) Dal 2013 Soppressione compartecipazione regionale all accisa sulla benzina (art. 8, co. 4) Dal 2013 Possibilità di ridurre le aliquote IRAP (art. 5) Descrizione degli articoli nel dettaglio: L art. 1 circoscrive la materia del Capo I ai seguenti contenuti: la disciplina dell autonomia di entrata delle Regioni a statuto ordinario e la conseguente soppressione dei trasferimenti statali ( co. 1), le compartecipazioni delle Regioni a statuto ordinario al gettito di tributi erariali e i tributi delle Regioni a statuto ordinario, nonché i meccanismi perequativi che costituiscono le fonti di finanziamento del complesso delle spese delle stesse Regioni (co. 2), e chiarisce, infine, che il gettito delle predette fonti di finanziamento è da considerarsi senza vincolo di destinazione (co. 3). Le entrate tributarie regionali saranno costituite da tributi propri, manovrabili da ciascuna Regione e distinti in derivati e autonomi, a seconda se istituiti e disciplinati, rispettivamente, con legge dello Stato ovvero con legge regionale, e da compartecipazioni a tributi erariali, I tributi cosiddetti autonomi, previsti nella legge di delegazione alla lettera q) dell art. 2, potranno essere regolati dalle Regioni, con proprie leggi (art. 23 Cost.), con esclusivo riguardo ai presupposti non assoggettati già ad imposizione da parte dello Stato. Tali imposizioni regionali dovranno essere finalizzate alla copertura delle spese cosiddette extra Lep, cioè dovranno concorrere a finanziare sia le prestazioni essenziali, riferite ai diritti civili e sociali afferenti ambiti diversi dalla sanità, sociale, istruzione e dal trasporto pubblico locale, che le prestazioni non essenziali. Il decreto legislativo fonda la finanza regionale su tre componenti fiscali principali: l addizionale Irpef (artt. 2 e 6), la compartecipazione regionale all Iva (art. 4) e l Irap (art. 5). Il decreto pertanto conferma l attuale compartecipazione all Iva (oggi al 44,72%), sancendone la territorialità, ovverosia la sua diretta riconducibilità al gettito prodotto sul territorio regionale relativo (luogo di consumo per la cessione dei beni; quello del fruitore per i servizi; l ubicazione per gli immobili), esso inoltre introduce alcune novità in tema di addizionale Irpef, di Irap e di tassa automobilistica. Quanto alle altre attuali compartecipazioni dispone la soppressione (dal 2013) di quella afferente l accisa sulla benzina, da destinare in favore della fiscalità provinciale, così come sopprime ogni trasferimento statale inerente il trasporto pubblico locale (art. 8, co. 4). In relazione alla rideterminazione dell addizionale Irpef, il provvedimento incide (nell art. 2 e 6) sull aliquota di base dello 0,9%, nel senso di attribuire alle Regioni la facoltà di poterla manovrare fino a raggiungere, nel 2015, la soglia massima del 3%. Essa continuerà ad essere, quindi, quella di base (0,9%), fatte salve le maggiori aliquote, comunque, in vigore sino al 2013, che potranno tuttavia essere ridotte dalle Regioni, sino a ripristinare il valore percentuale iniziale. L incremento dell imposta potrà essere scandito in tre maggiorazioni annuali progressive sino a raggiungere l anzidetto 3%, più precisamente l aliquota di 16
17 base dell 0,9% potrà essere maggiorata dell 0,5% per l anno 2013, dello 1,1% per il 2014 e, infine, del 2,1% a decorrere dall anno La prevista maggiorazione è sottoposta comunque ai seguenti limiti oggettivi: a) l impossibilità di disporre un incremento dell aliquota oltre lo 0,5%, per il complessivo tetto dell 1,40%, per quelle Regioni che abbiano ridotto l Irap. La norma è diretta ad evitare una eccessiva traslazione del carico fiscale dalle imprese (soggetti passivi IRAP) alle persone fisiche (soggetti passivi dell addizionale IRPEF). b) la non applicabilità della maggiorazione oltre la soglia dello 0,50% per i soggettititolari di redditi rientranti nel primo scaglione d imposta diretta, ovverosia, percettori di un reddito non superiore ai 28 mila euro. Ogni Regione potrà inoltre disporre detrazioni in favore della famiglia, intervenendo con apposite misure agevolative ovvero, nell ipotesi di incapienza del reddito prodotto, adottando misure di sostegno economico diretto in favore dei soggetti in possesso dei prescritti requisiti (esempio: voucher, buoni servizio, eccetera) (co. 5). L art.4, co. 1 stabilisce che a ciascuna Regione a statuto ordinario spetta una compartecipazione al gettito dell imposta sul valore aggiunto (IVA) 1. La misura della aliquote di compartecipazione, nonché il prospetto di ripartizione tra le varie Regioni sono stabiliti con DPCM emanato annualmente. Il comma 2 reca disposizioni finalizzate a determinare la quota dell imposta sul valore aggiunto che dovrà essere riconosciuta, nel suo complesso, a tutte le Regioni a statuto ordinario. I criteri per la successiva attribuzione a ciascuna Regione, invece, sono disciplinati dal co. 3. Ai fini della determinazione dell aliquota di compartecipazione IVA la norma in esame individua due modalità: la prima interessa il periodo transitorio ( ) e la seconda, a regime, si applica a decorrere dal Per gli anni 2011 e 2012 la norma dispone che continua ad applicarsi la normativa vigente. Con tale espressione si intende rinviare a quanto previsto dal d.lgs 56/ A decorrere dal 2013 l aliquota di compartecipazione è determinata, invece, ai sensi di quanto previsto dall art. 15, co. 3 e 5. Tali norme stabiliscono che la compartecipazione sarà fissata con DPCM in misura pari al livello minimo assoluto del fabbisogno corrispondente ai livelli essenziali delle prestazioni rilevato in una sola Regione. Alle Regioni nelle quali il gettito tributario non risulta sufficiente a garantire la copertura finanziaria di tale fabbisogno è riconosciuta una quota del fondo perequativo istituito, con decorrenza 2013, dal co. 5 del medesimo art. 15. L ammontare della compartecipazione sarà dunque stabilita annualmente con DPCM, su proposta del Ministro dell economia e finanze, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano. L aliquota determinata dal DPCM sarà applicata sull ammontare del gettito IVA al netto di quanto devoluto alle Regioni a statuto speciale e delle risorse UE. Il co. 3 individua il criterio per la ripartizione della compartecipazione IVA tra le Regioni a statuto ordinario, il cui ammontare complessivo è determinato ai sensi del comma 2. Ai sensi della normativa vigente, l assegnazione a ciascuna Regione avviene sulla base di parametri che dipendono dalla disciplina del finanziamento della spesa sanitaria corrente delle Regioni a statuto ordinario secondo i seguenti criteri: - la percentuale di compartecipazione al gettito IVA (complessiva) varia annualmente in ragione del fabbisogno necessario a coprire la quota di spesa sanitaria corrente non coperta dal gettito IRAP, addizionale IRPEF, accisa e ticket sanitari; - la territorializzazione del gettito IVA è determinata in proporzione all ammontare dei consumi registrati dall ISTAT per ciascuna Regione; - le Regioni a cui la territorializzazione assegna somme maggiori del rispettivo fabbisogno sanitario cedono le somme eccedentarie al Fondo perequativo interregionale. Al bilancio di queste Regioni affluisce soltanto una quota-parte dell IVA territorializzata come propria, anche essa perequata dalla quota di spesa storica presa annualmente a riferimento nella determinazione del fabbisogno di spesa sanitaria corrente; 1 La compartecipazione all IVA da parte delle Regioni a statuto ordinario è già disciplinata nel nostro ordinamento ed è stata istituita dal d.lgs 56/2000, emanato in attuazione della precedente legge di riforma sul federalismo fiscale (l. 133/1999). L art. 1 del citato decreto n. 56 ha disposto, con decorrenza 2001, la soppressione di alcuni trasferimenti erariali in favore delle Regioni a statuto ordinario compensata da: - una compartecipazione regionale al gettito IVA; - un incremento dell addizionale regionale IRPEF; - un incremento della compartecipazione regionale al gettito delle accise sulla benzina. 2 Ai sensi di questo: -la misura delle aliquote di compartecipazione può essere rideterminata annualmente al fine di garantire la compensazione dei trasferimenti soppressi - con DPCM, su proposta del Ministro dell economia e finanze, previa intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano (art. 5 del D.Lgs. n. 56/2000); - la base imponibile cui applicare l aliquota di compartecipazione IVA corrisponde al gettito IVA complessivo realizzato nel penultimo anno precedente a quello in considerazione, al netto di quanto devoluto alle Regioni a statuto speciale e delle risorse UE. 17
18 - le Regioni a cui la territorializzazione assegna somme minori del rispettivo fabbisogno sanitario ricevono integralmente la propria quota IVA territorializzata e, in aggiunta, una quota parte del Fondo perequativo interregionale, questa in misura corrispondente al completamento della copertura del rispondente fabbisogno. In particolare, al co. 3, viene previsto che, a decorrere dal 2013, l attribuzione a ciascuna Regione della quota di compartecipazione spettante sia effettuato sulla base del criterio di territorialità. A tal fine: - per le cessioni di beni, si considera il luogo di consumo; - per le prestazioni di servizi, si considera il domicilio del soggetto fruitore; - per le cessioni di immobili si considera il luogo di ubicazione del bene. Ove i suddetti criteri non sono applicabili, ossia per le operazioni di transazione nelle quali intervengano consumatori finali, soggetti passivi con IVA indetraibile ovvero soggetti pubblici o privati assimilabili, ai fini IVA, a consumatori finali, la distribuzione territoriale è operata sulla base dei dati derivanti dalle dichiarazioni fiscali e da altre fonti informative in possesso dell Amministrazione economico-finanziari. In proposito, si fa presente che nell ambito della dichiarazione IVA (quadro VT) i contribuenti sono tenuti ad indicare la distribuzione regionale delle operazioni attive effettuate nei confronti dei consumatori finali. Le modalità attuative sono rimesse ad un decreto di natura non regolamentare del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell economia e delle finanze, di concerto con il Ministro per le riforme per il federalismo e con il Ministro per i rapporti con le Regioni e la coesione territoriale, sentite la Conferenza Stato Regioni e la Commissione tecnica paritetica per l attuazione del federalismo fiscale oppure, ove costituita, la Conferenza permanente per il coordinamento della finanza pubblica previo parere delle Commissioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica competenti per i profili di carattere finanziario. Allo schema di DPCM deve essere allegata una relazione tecnica concernente le conseguenze di carattere finanziario derivanti dall attuazione del principio di territorialità. art. 5 L art. 5 disciplina la potestà regionale di procedere alla riduzione dell imposta regionale sulle attività produttive Fatta salva l attuale aliquota di base del 3,90%, la norme consente infatti alle Regioni, con decorrenza dal 2013, di ridurla fino addirittura ad azzerarla ovvero di disporre deduzioni della base imponibile nel rispetto della normativa comunitaria e degli orientamenti giurisprudenziali della Corte di Giustizia dell Unione europea (co. 1). La modifica dell aliquota prevista dal comma in esame deve essere disposta con legge regionale. In ogni caso, viene confermato il potere di variazione dell aliquota attribuito alle Regioni dall art. 16, co. 3, del d.lgs. 446/1997 consistente nella facoltà di modificare, in aumento o in diminuzione fino ad un massimo di un punto percentuale, l aliquota ordinaria IRAP, nonché di applicare aliquote differenziate per settori di attività e per categorie di soggetti passivi. Il co. 2 stabilisce che nei casi in cui la Regione deliberi una riduzione dell aliquota ovvero introduca specifiche deduzioni dall imponibile, il conseguente minor gettito è esclusivamente a carico della Regione stessa e non comporta alcuna forma di compensazione perequativa. La riduzione inoltre non è realizzabile in quelle Regioni nella quali l addizionale Irpef di cui all art. 6 supera l 1,4%, in applicazione della prima maggiorazione prevista dello 0,5 % su quella di base (co. 3). Il co. 4, analogamente a quanto previsto nel co. 10 dell art. 6 del decreto legislativo citato, conferma l applicazione degli automatismi fiscali previsti dalla vigente legislazione nel settore sanitario nei casi di squilibrio economico, nonché le disposizioni in materia di applicazioni di incrementi delle aliquote fiscali per le Regioni sottoposte ai piani di rientro dai deficit sanitari. L art. 3, co. 1 stabilisce, per il 2012, che il fabbisogno sanitario nazionale standard corrisponde al livello, stabilito dalla vigente normativa, del finanziamento del Servizio sanitario nazionale al quale ordinariamente concorre lo Stato. Il comma successivo, conferma le disposizioni in materia di erogabilità della quota premiale, in seguito alla verifica degli adempimenti in materia sanitaria di cui all art. 2, co. 68, lett. c), della l.191/2009 (legge finanziaria 2010). In particolare, l art. 2 della citata l. 191/2009, fissa al 97% il livello delle anticipazioni di tesoreria per il finanziamento della spesa sanitaria corrente. Tale livello è elevato al 98% per le Regioni risultate adempienti nell ultimo triennio. La misura delle anticipazioni è riferita allo stanziamento risultante dai maggiori finanziamenti previsti dal Nuovo patto per la salute , (art. 2, co. 67), ed è condizionata al rispetto delle misure disposte per il contenimento della spesa sanitaria, che riguardano, l adozione di misure che consentono la riduzione del personale sanitario (co ) e, in generale, il rispetto degli altri adempimenti previsti per il mantenimento dell equilibrio economico del settore sanitario (co ) nonché, per le Regioni in disavanzo, l adozione delle misure che garantiscono il ripristino dell equilibrio finanziario della gestione (co ). La norma in esame conferma, altresì, le disposizioni in materia di realizzazione degli obiettivi di carattere prioritario, di rilievo nazionale e di relativa erogabilità delle corrispondenti risorse ai sensi dell art. 1, co. 34 e 34-bis, della l.662/1996 e successive modificazioni. Il co. 34 dell art. 1 della citata 18
19 legge, prevede la possibilità di vincolare quote del Fondo sanitario nazionale per la realizzazione di specifici obiettivi del Piano sanitario nazionale, con priorità per i progetti sulla tutela della salute materno-infantile, della salute mentale, della salute degli anziani nonché per quelli finalizzati alla prevenzione, e in particolare alla prevenzione delle malattie ereditarie. Il successivo co. 34-bis, al fine di perseguire gli obiettivi di carattere prioritario e di rilievo nazionale indicati nel Piano sanitario nazionale, prevede che le Regioni elaborano specifici progetti sulla scorta di linee guida proposte dal Ministro della salute ed approvate con Accordo in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano. La Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, su proposta del Ministro della sanità, individua i progetti ammessi a finanziamento utilizzando le quote a tal fine vincolate del Fondo sanitario nazionale ai sensi del co. 34. La predetta modalità di ammissione al finanziamento è valida per le linee progettuali attuative del Piano sanitario nazionale fino all anno Al fine di agevolare le Regioni nell attuazione dei progetti di cui al co. 34, il Ministero dell economia e delle finanze provvede ad erogare, a titolo di acconto, il 70 % dell importo complessivo annuo spettante a ciascuna Regione, mentre l erogazione del restante 30 % è subordinata all approvazione da parte della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, su proposta del Ministro della salute, dei progetti presentati dalle Regioni, comprensivi di una relazione illustrativa dei risultati raggiunti nell anno precedente. Le mancate presentazione ed approvazione dei progetti comportano, nell anno di riferimento, la mancata erogazione della quota residua del 30 % ed il recupero, anche a carico delle somme a qualsiasi titolo spettanti nell anno successivo, dell anticipazione del 70 % già erogata. Il co. 2 dell art. in esame conferma, inoltre, le norme in materia di fondo di garanzia e di recuperi, di cui all art. 13 del d.lgs. 56/2000, rispettivamente per minori ovvero maggiori gettiti fiscali effettivi rispetto a quelli stimati ai fini della copertura del fabbisogno sanitario standard regionale. In particolare, l art. 13 del citato decreto legislativo ha istituito, tra l altro, nello stato di previsione del Ministero dell economia e delle finanze un fondo di garanzia (capitolo 2701) per compensare le Regioni a statuto ordinario delle eventuali minori entrate dell'irap e dell'addizionale regionale all'irpef. Nel caso di un gettito complessivo dell'irap e dell'addizionale regionale all'irpef superiore a quello previsto, si provvede al recupero delle eventuali maggiori entrate. Infine, la norma stabilisce che, fino al 2013, al finanziamento della spesa sanitaria concorrono: - le entrate proprie, nella misura convenzionalmente stabilita nel riparto delle disponibilità finanziarie per il Servizio sanitario nazionale per l anno 2010; - le ulteriori risorse previste da specifiche disposizioni, che ai sensi della normativa vigente sono ricomprese nel livello del finanziamento del Servizio sanitario nazionale cui concorre ordinariamente lo Stato. L art.7 dispone la soppressione di tutti i trasferimenti statali in conto corrente e in conto capitale (limitatamente a quelli non finanziati tramite il ricorso all'indebitamento) alle Regioni a statuto ordinario, a decorrere dal 2013 (co. 1). I trasferimenti soppressi dovranno essere compensati con le entrate derivanti dall'incremento dell'addizionale IRPEF come disciplinato dall'art. 2, co. 1, del d.lgs. in esame. I trasferimenti da sopprimere - e quindi la somma da compensare - dovranno essere individuati entro il 31 dicembre 2011 con DPCM su proposta del Ministro dell economia e delle finanze sentita la Conferenza Unificata (co. 2). Il DPCMdovrà essere adottato sulla base delle valutazioni della Commissione tecnica paritetica per l'attuazione del federalismo fiscale, ovvero, se già costituita, dalla Conferenza permanente per il coordinamento della finanza pubblica (Conferenza istituita nell'ambito della Conferenza unificata, ai sensi del Capo V del d.lgs. in esame). Il DPCM dovrà, inoltre, essere accompagnato da una relazione tecnica che ne illustri le conseguenze di carattere finanziario e su di esso dovranno esprime il parere le Commissioni di Camera e Senato competenti per i profili finanziari. Sulla natura dei trasferimenti da sopprimere, la norma fornisce le seguenti informazioni (co. 1): - devono avere carattere di generalità e permanenza; - sono quelli destinati al finanziamento dell'esercizio delle competenze regionali, compresi quelli destinati all'esercizio di funzioni da parte di Province e Comuni; - non sono da sopprimere (ossia non sono oggetto di fiscalizzazione) - come già stabilito dalla legge delega all'art. 8, co. 1, lett. h) - i trasferimenti del fondo perequativo istituito per compensare le minori entrate del gettito dell'accisa sulla benzina, poi inglobato nel gettito dell'irap. La Relazione governativa sul federalismo fiscale basata sui lavori della Commissione tecnica paritetica per l'attuazione del federalismo fiscale (COPAFF) ha fornito indicazioni sia di carattere metodologico, sia quantitative sui criteri utilizzabili per l'individuazione dell'ammontare dei trasferimenti che dovrà essere oggetto di fiscalizzazione. La Relazione, nell Allegato 2, sez. 1, individua tre criteri metodologici: - quello della generalità, ossia della destinazione del trasferimento all intera platea degli enti di un determinato comparto; 19
20 - quello della permanenza, ossia della continuità nel tempo del trasferimento; - quello della riferibilità dei trasferimenti alle funzioni di competenza regionale; la legge delega prevede infatti una modifica dei criteri di finanziamento delle sole spese di competenza legislativa o amministrativa regionale. La relazione sottolinea che i criteri sopra indicati possono essere interpretati in senso più o meno restrittivo e per ciascuna di tali interpretazioni sussistono profili problematiciin merito ai quali andranno adottate soluzioni volte a limitare possibili contenziosi. Il co. 3, infine, disciplina la copertura finanziaria di eventuali successive attribuzioni di funzioni alle Regioni sulla base dell'art. 118 Cost. 3. L art. 8 reca disposizioni volte a completare il quadro delle entrate tributarie regionali. Le disposizioni trasformano in tributi propri alcuni tributi regionali minori (in relazione al gettito da essi proveniente), ferma restando per le Regioni la facoltà di sopprimerli, a decorrere dal 1 gennaio L art. menziona, in particolare, le seguenti imposte e tasse: - la tassa per l abilitazione all esercizio professionale; - l imposta regionale sulle concessioni statali per l occupazione e l uso dei beni del patrimonio indisponibile; -l imposta regionale sulle concessioni statali dei beni del demanio marittimo; -la tassa per l'occupazione di spazi ed aree pubbliche regionali; - le tasse sulle concessioni regionali; - l'imposta sulle emissioni sonore degli aeromobili. Nel co. 2 si affida la disciplina della tassa automobilistica regionale alle Regioni, fermi restando i limiti massimi di manovrabilità previsti dalla legislazione statale. Il co. 4 sopprime, dal 2013 e comunque dalla data in cui sono soppressi i trasferimenti statali a favore delle Regioni in materia di trasporto pubblico locale, la compartecipazione regionale all accisa sulla benzina. All onere derivante dalla soppressione dell addizionale si fa fronte mediante la corrispondente rideterminazione dell addizionale IRPEF, ai sensi dell art. 2, co. 1 schema del d.lgs. in commento. Restano attribuiti alle Regioni a statuto ordinario: - gli altri tributi (co. 3) ad esse riconosciuti dalla legislazione vigente alla data di entrata in vigore deld.lgs., qualificati come tributi propri derivati (disciplinati con legge statale e il cui gettito è devoluto alla Regione), rispetto ai qualila Regione può variare l'aliquota entro una forbice fissata dalla legge dello Stato. Resterebbero quindi attribuiti alle Regioni a statuto ordinario i seguenti tributi: - Tassa automobilistica regionale (d.lgs.. 504/1992), ferma restando l attribuzione alle Province di una compartecipazione a tale tributo, ai sensi dell art. 19 del decreto in esame; - ARISGAM - Addizionale regionale all imposta erariale sul gas metano (d.lgs. 398/1990); - Imposta regionale sulla benzina (d.lgs 398/1990); - Tassa regionale per il diritto allo studio universitario (l. 549/1995); - Tributo speciale per il deposito in discarica dei rifiuti solidi (l. 549/1995); - Compartecipazione regionale alle accise sul gasolio per autotrazione (l. 244/2007); - Addizionale regionale sui canoni statali per le utenze di acqua pubblica (l 36/1994). - ferma restando l attribuzione della compartecipazione IVA (art. 3 del provvedimento), spettano alle Regioni le altre compartecipazioni al gettito di tributi erariali secondo le previsioni della legislazione vigente alla data di entrata in vigore del decreto in commento, cioè dal 27 maggio 2011 (co. 5). In base all art. 9, una parte significativa delle risorse a disposizione delle Regioni potrebbe inoltre derivare dal loro concorso alla lotta all evasione fiscale, nel rispetto del principio della territorialità. Dai recuperi da essa direttamente derivanti, riferiti ai tributi propri derivati e alle addizionali alle basi imponibili erariali potrebbero, infatti, pervenire risorse finanziarie mediante il loro riversamento diretto. Ciò in quanto, a differenza di quanto godibile sino ad oggi (33%, per come recentemente incrementato dalla manovra estiva del 2010) per la medesima causa, il godimento finanziario in favore delle Regioni riguarderà l intero gettito emerso e recuperato. Allo stesso modo competerà alle Regioni, resesi protagoniste nella lotta all evasione relativa, una quota del gettito emerso ai fini dell IVA, direttamente commisurata all aliquota di compartecipazione prevista in loro favore. 3 In tal caso con DPCM, su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze, dovranno essere disciplinate le modalità per assicurare il finanziamento delle funzioni trasferite, secondo quanto previsto dall'art. 8, co. 1 lett. i) della l. 42/2009. La legge delega dispone, infatti, che nel caso siano trasferite dallo Stato alle Regioni ulteriori funzioni amministrative, dovranno essere definite adeguate forme di copertura finanziaria dei relativi oneri, nel rispetto dei principi recati dalla medesima legge e dall'art. 7 della l. 131/2003 che disciplina l'esercizio delle funzioni amministrative da parte di Stato, Regioni, Enti locali. 20
A cura di Bruno Pierozzi Uff. politiche fiscali e di bilancio Spi Cgil naz. (giugno 2011)
Nota di lettura del Decreto Legislativo Diposizioni in materia di autonomia di entrata delle regioni a statuto ordinario e delle province, nonché di determinazione dei costi e dei fabbisogni standard nel
Documentazione e ricerche IL FEDERALISMO FISCALE. La legge delega n. 42 del 2009 e i decreti legislativi di attuazione. n. 276. Edizione aggiornata
Documentazione e ricerche IL FEDERALISMO FISCALE La legge delega n. 42 del 2009 e i decreti legislativi di attuazione n. 276 Edizione aggiornata 1 ottobre 2012 Camera dei deputati XVI LEGISLATURA Documentazione
istituisce nuovi organi preposti a presiedere al processo di attuazione della delega sul federalismo fiscale Legge delega 42/2009
Schema riassuntivo della legge 5 maggio 2009, n. 42 di delega al Governo in materia di federalismo fiscale, in attuazione dell art. 119 della Costituzione, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale il 6 maggio