Source: https://www.olir.it/documenti/sentenza-01-marzo-2002-n-3033/
Timestamp: 2020-05-26 00:05:29+00:00
Document Index: 133313354

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Sentenza 01 marzo 2002, n.3033 - Olir
Sentenza 01 marzo 2002, n.3033
Restituzione di somme pagate a titolo di pensione
Giurisdizione, Lavoro, Pensione, Dipendenti, Università cattolica del Sacro Cuore, Divieto di cumulo, Giudice amministrativo
Rientra nella giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo la controversia promossa, dal Fondo pensioni per il personale docente e per i ricercatori dell'Università cattolica del Sacro Cuore (libera università costituita ed operante ai sensi degli art. da 198 a 212 del testo unico di cui al r.d. 31 agosto 1933 n. 1592), nei confronti di professore universitario collocato a riposo, per ottenere la restituzione di somme pagate a titolo di pensione e ritenute non dovute, atteso che tali prestazioni corrispondono a situazioni soggettive che trovano titolo immediato e diretto nel cessato rapporto di pubblico impiego, e non in un rapporto previdenziale; ed essendo, d'altra parte, da escludere, nella specie, la giurisdizione della Corte dei conti, considerato che le prestazioni pensionistiche in questione sono erogate dal Fondo - ente dotato di personalità giuridica e gestito dall'Università cattolica - senza onere a carico dello Stato. (Principio espresso in relazione a fattispecie nella quale il collocamento a riposo del professore universitario era avvenuto anteriormente allo "ius superveniens" rappresentato dall'art. 29 del d.lg. n. 80 del 1998).
Cassazione Civile – Sezioni Unite. Sentenza 1 marzo 2002 n. 3033.
Dott. Aldo VESSIA Presidente aggiunto-
Dott. Rafaele CORONA Presidente di sezione-
Dott. Giovanni PRESTIPINO Consigliere-
Dott. Erminio RAVAGNANI Consigliere-
Dott. Alessandro CRISCUOLO Consigliere-
Dott. Giandonato NAPOLETANO Consigliere-
Dott. Fabrizio MIANI CANEVARI Rel. Consigliere-
Dott. Roberto Michele TRIOLA Consigliere-
Dott. Guido VIDIRI Consigliere-
FONDO PENSIONI PER IL PERSONALE DOCENTE E PER I RICERCATORI DELL’UNIVERSITÀ CATTOLICA DEL SACRO CUORE, in persona del Presidente pro-tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA ORAZIO 3, presso lo studio dell’avvocato VITO BELLINI, che lo rappresenta e difende, giusta delega a margine del ricorso;
PUGNO VINCENZO;
e sul 2 ricorso n 16500-00 proposto da:
PUGNO VINCENZO, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA BARNABA TORTOLINI 34, presso lo studio dell’avvocato NICOLÒ PAOLETTI, che lo rappresenta e difende, giusta delega in calce al controricorso e ricorso incidentale;
FONDO PENSIONI PER IL PERSONALE DOCENTE E PER I RICERCATORI DELL’UNIVERSITÀ CATTOLICA DEL SACRO CUORE;
avverso la sentenza n. 3025-00 del Tribunale di MILANO, depositata il 11-03-00;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 13-12-01 dal Consigliere Dott. Fabrizio MIANI CANEVARI;
uditi gli Avvocati Vito BELLINI, Nicolò PAOLETTI;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. Marco PIVETTI che ha concluso per l’accoglimento del ricorso incidentale, cassazione della sentenza impugnata, giurisdizione del giudice AMMINISTRATIVO.
Con ricorso al Pretore di Milano il Fondo Pensioni per il personale docente e per i ricercatori dell’Università Cattolica del Sacro Cuore conveniva in giudizio Il prof. Vincenzo Pugno, docente universitario fino al 19 novembre 1986, chiedendone la condanna alla restituzione di somme pagate a titolo di trattamento di pensione, che assumeva non dovute per il divieto di cumulo della pensione con la retribuzione percepita per il lavoro prestato alle dipendenze della USL di Viterbo.
Il Pretore adito rigettava la domanda, con decisione che il Tribunale di Milano confermava con la sentenza oggi denunciata.
Avverso tale sentenza il Fondo Pensioni ha proposto ricorso per cassazione con unico motivo, al quale il prof. Pugno resiste con controricorso e ricorso incidentale con tre motivi. Il Fondo Pensioni ha depositato memoria.
L’esame dei ricorsi è stato affidato alle Sezioni unite, in relazione alla questione di giurisdizione sollevata con il primo motivo dell’impugnazione incidentale.
I ricorsi proposti contro la stessa sentenza devono essere riuniti ai sensi dell’art. 335 cod. proc. civ.
Con il primo motivo del ricorso incidentale il prof. Pugno, mediante la denuncia dei vizi di violazione degli art. 13 e 62 del R.D. 12 luglio 1934 n. 1214, nonché difetto di motivazione, sostiene che la cognizione della controversia non spetta al giudice ordinario, ma alla Corte dei Conti, perché attiene ad un rapporto di pubblico impiego.
Secondo la giurisprudenza di questa Corte, l’Università Cattolica del Sacro Cuore, quale libera università costituita ed operante ai sensi degli artt. da 198 a 212 del testo unico di cui al R.D. 31 agosto 1933, n. 1592, ha natura di ente pubblico non economico, con la conseguenza che rientrano nella giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo le controversie aventi ad oggetto i rapporti di lavoro dei suoi dipendenti, in considerazione della loro natura pubblica, senza che il previgente ordinamento sia stato, in parte qua, modificato dalla successiva disciplina di cui al d.P.R. 11 luglio 1980, n. 382 ed alle leggi 9 maggio 1989, n. 168, 7 agosto 1990, n. 245 e 19 novembre 1990, n. 341 (Cass. Sez. Un. 8 febbraio 1993 n. 1547, 10 giugno 1998 n. 5759).
L’applicazione di questo principio non comporta peraltro, contrariamente a quanto sostenuto dalla parte, l’attribuzione della cognizione alla giurisdizione esclusiva della Corte dei Conti in materia di pensioni dei pubblici dipendenti. Questa riguarda infatti soltanto i casi di trattamenti pensionistici a carico totale o parziale del bilancio dello Stato o di altri enti Indicati dalla legge (artt. 13 e 62 r.d. 12 luglio 1934 n. 1214), e nel caso in esame le prestazioni pensionistiche sono erogate da un Fondo costituito dalla stessa Università Cattolica del Sacro Cuore e dalla stessa gestito, anche se dotato di propria personalità giuridica, secondo le previsioni dello Statuto approvato con D.P.R. 26 ottobre 1989, senza onere economico a carico dello Stato.
Tali prestazioni corrispondono a situazioni soggettive che trovano titolo immediato e diretto nel cessato rapporto di pubblico impiego, e non in un autonomo rapporto previdenziale (cfr. Cass. Sez. Un. n.
5759-1998 cit., in motivazione): la controversia in materia deve ritenersi pertanto devoluta alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo (non trovando applicazione, in relazione all’epoca di cessazione di detto rapporto, lo “jus superveniens” rappresentato dall’articolo 29 del d.Igs. n. 80 del 1998) che si estende alle domande relative alla ripetizione di somme indebitamente corrisposte per le suddette prestazioni (cfr. Cass. Sez. Un. 15 marzo 1993 n. 3059, Cass. Sez. Un. 20 ottobre 1995 n. 10928).
Va dunque dichiarata la giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, e la sentenza impugnata deve essere cassata senza rinvio, restando assorbiti sia il secondo e terzo motivo del ricorso incidentale, sia il ricorso principale.
Si ravvisano giusti motivi per compensare interamente tra le parti le spese dell’intero giudizio.
La Corte riunisce i ricorsi e, pronunciando sul primo motivo del ricorso incidentale, dichiara la giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo. Cassa senza rinvio la sentenza impugnata. Compensa tra le parti le spese dell’intero giudizio.
Così deciso in Roma il 13 dicembre 2001