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Timestamp: 2020-06-02 17:17:23+00:00
Document Index: 160651081

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 14', 'art. 47', 'art. 360', 'art. 19', 'art. 360', 'art. 7', 'art. 68', 'sentenza ', 'art. 50', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 5', 'art. 23', 'art. 238', 'art. 238', 'art. 49', 'art. 238', 'art. 238', 'art. 238', 'art. 238', 'art. 49', 'art. 11', 'art. 264', 'art. 5', 'art. 23', 'art. 8', 'art. 238', 'art. 238', 'art. 264', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 13']

Sentenza Cassazione Civile n. 23243 del 18/09/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23243 del 18/09/2019
Cassazione civile sez. trib., 18/09/2019, (ud. 19/06/2019, dep. 18/09/2019), n.23243
sul ricorso 646-2017 proposto da:
LE COLONNE DI F.L. & C. SAS;
LE COLONNE DI F.L. & C. SAS, domiciliato in ROMA P.ZZA
avverso la sentenza n. 1207/2016 della COMM.TRIB.REG.SEZ.DIST. di
FOGGIA, depositata il 18/05/2016;
1. L’ente impositore propone due motivi di ricorso per la cassazione della sentenza con cui la CTR per la Puglia, confermando la pronuncia di primo grado, ha respinto l’appello del comune e quello incidentale della società contribuente, ritenendo legittima l’intimazione di pagamento a titolo di Tarsu per l’anno 2011 relativa ad un esercizio alberghiero; la società con l’originario ricorso introduttivo, aveva eccepito la mancanza del presupposto impositivo, in quanto l’avviso di pagamento sarebbe stato solo spedito, ma non notificato; aveva contestato l’applicazione della tariffa determinata dal comune, ritenendola eccessivamente elevata, ed aveva rivendicato l’assimilazione degli esercizi alberghieri ai locali ad uso abitativo sul presupposto che questi avessero la medesima potenzialità di produzione di rifiuti; aveva lamentato, inoltre l’illegittima applicazione di un tributo ormai abrogato e la violazione dei criteri di determinazione delle tariffe fissati dal D.Lgs. n. 507 del 1993.
2. La commissione tributaria regionale, con sentenza depositata il 18 maggio 2016, per ciò che rileva ai fini del presente giudizio, ha fondato le proprie ragioni sulle seguenti motivazioni: non può trovare accoglimento l’eccezione di inammissibilità del ricorso introduttivo per la mancata contestazione da parte del contribuente dell’avviso di pagamento, in quanto quest’ultimo è privo degli elementi per i quali può essere considerato un atto impositivo dal carattere di definitività; nel merito è evidente che la produzione di rifiuti di un albergo nel suo complesso è maggiore di quella delle abitazioni private; tale principio, tuttavia, trova giustificazione solo con riguardo alle parti comuni, quali saloni di ricevimento, sale destinate a ristorante o a prima colazione, cucine lavanderie e magazzini, in cui si realizza la maggiore produzione di rifiuti; il regime di tassazione più elevato applicato per gli alberghi non è, dunque, corretto laddove non prevede alcuna distinzione fra aree destinate esclusivamente a camere e quelle destinate ad usi comuni; il regolamento comunale con le relative tariffe va, pertanto disapplicato, con riferimento alle camere d’albergo; l’appello incidentale, proposto dalla società contribuente, riguardante la tassazione TARSU anche per gli anni 2010 e 2011, è infondato, in quanto è legittima la previsione legislativa dell’ultrattività della TARSU per effetto del D.Lgs. n. 23 del 2011, art. 14, comma 7; l’abrogazione della tassa in oggetto è stata espressamente stabilita con decorrenza 1 gennaio 2013 dAl D.L. n. 201 del 2011, art. 47, convertito in L. n. 214 del 2011, istitutivo della Tares.
3. La contribuente si costituisce con controricorso e propone ricorso incidentale articolato in due motivi, mentre il comune deposita memoria.
4. Con il primo motivo l’ente impositore lamenta la violazione e la falsa applicazione, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 19.
4.1. Il motivo è inammissibile e in ogni caso è infondato per le seguenti considerazioni.
4.2. L’ente impositore lamenta che i giudici di merito abbiano respinto l’eccezione di inammissibilità del ricorso introduttivo in quanto, a suo dire, la società contribuente avrebbe dovuto impugnare l’avviso di pagamento che aveva preceduto l’ingiunzione. Il motivo per come formulato difetta di autosufficienza.
I giudici del merito hanno rilevato che l’avviso di pagamento non conteneva alcun ordine, nè dallo stesso risultava alcuna indicazione circa la sua possibile impugnazione; nè riportava l’indicazione circa l’organo giurisdizionale competente a decidere, nè tantomeno le modalità ai termini per proporre un’eventuale impugnazione. Nel ricorso per cassazione l’ente impositore non ha provveduto a riportare e neppure ad allegare l’avviso di pagamento, precludendo al collegio ogni valutazione circa il contenuto dello stesso ai fini della verifica circa la sua impugnabilità o meno.
5. Con il secondo motivo lamenta la violazione e la falsa applicazione, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, del D.Lgs. n. 507 del 1993, artt. 61, 65, 68 e 69, nonchè del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 7. Censura in particolare la motivazione dei giudici d’appello nella parte in cui ha ritenuto illegittimo il regolamento “laddove non pretende alcuna distinzione, nell’ambito degli alberghi, fra aree destinate esclusivamente a camere quelle destinate a parte di comuni”. A tale proposito invoca il D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 68, che attribuisce agli enti impositore la facoltà di differenziare le tariffe in relazione alla maggiore o minore produttività dei rifiuti delle varie attività assoggettate a prelievo.
6. Va preliminarmente respinta la doglianza sollevata dalla parte contribuente relativa l’inammissibilità del ricorso per difetto del potere di rappresentanza processuale del sindaco. In proposito dalla sentenza impugnata si evince chiaramente che detta procura è stata conferita dall’ente, in persona del sindaco, all’avvocato Sergio Alvaro Trovato. Posto che il sindaco agisce quale organo di rappresentanza dell’ente, ai sensi del D.Lgs. n. 267 del 2000, art. 50, è del tutto irrilevante la verifica che lo statuto preveda l’esercizio della rappresentanza legale dell’ente previa autorizzazione della giunta comunale. Nel nuovo ordinamento delle autonomie locali, infatti, compete esclusivamente al sindaco il potere di conferire al difensore del comune la procura alle liti, senza necessità di autorizzazione della giunta municipale, salvo che una disposizione statutaria la richieda espressamente, essendo attribuita al sindaco l’esclusiva titolarità del potere di rappresentanza processuale del comune (Cass. n. 10099 del 2007). La parte contribuente non ha dimostrato, com’era proprio onere, che lo statuto richiedesse espressamente l’autorizzazione della giunta municipale. Dalla sentenza impugnata, viceversa, risulta che lo statuto del comune non prevede alcuna autorizzazione da parte della giunta nell’esercizio del potere del sindaco di rappresentare l’ente in giudizio.
7. Il motivo di impugnazione del ricorso principale è fondato per le seguenti considerazioni.
7.1. Va dato seguito all’indirizzo di legittimità secondo cui: “In tema di TARSU, è legittima la delibera comunale che preveda una tariffa per la categoria degli esercizi alberghieri notevolmente superiore a quella applicata alle civili abitazioni, in quanto costituisce un dato di comune esperienza la maggiore capacità produttiva di rifiuti propria di tali esercizi (Cass. n. 8308 del 2018, n. 302 del 2010).
E’ da ritenersi legittima, dunque, la delibera comunale di approvazione del regolamento delle relative tariffe in cui la categoria degli esercizi alberghieri viene distinta da quella delle civili abitazioni ed assoggettata ad una tariffa notevolmente superiore a quella applicabile a quest’ultime, stante la differente potenzialità di rifiuti prodotti. Non pare che possa acquisire rilevanza la distinzione nell’ambito dell’esercizio alberghiero tra zone più o meno produttive di una maggiore quantità di rifiuti. Il principio di legittimità sopra richiamato è da intendersi riferito all’esercizio dell’attività alberghiera nel suo complesso. E’, infatti, anche dalla gestione e pulizia delle camere dell’albergo che deriva la maggiore quantità di rifiuti prodotti. Nè è dato rinvenire nel sistema alcuna disposizione che distingua all’interno della struttura ricettiva zone produttive di rifiuti in misura differenziata, come avviene ad esempio per gli stabilimenti industriali.
Con l’accoglimento del presente motivo resta assorbita l’eccezione di inammissibilità del ricorso principale sul presupposto che esso abbia sollecitato una rivisitazione della questione attinente al merito della controversia. Si ritiene, viceversa, che si tratti di una questione di diritto che, come sopra esposto, riguarda essenzialmente l’ambito di applicazione della normativa invocata dall’ente impositore e poi applicata dei giudici del merito.
8. Con il primo motivo del ricorso incidentale la società contribuente lamenta, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione del D.L. n. 208 del 2008, art. 5, comma 1, convertito in L. n. 13 del 2009, nonchè dell’art. 23 Cost.; essa si duole che i giudici di merito abbiano ritenuto legittima l’imposizione della Tarsu per gli anni 2010 e 2011, in quanto il regime transitorio non avrebbe avuto più ragione d’essere dopo l’emanazione del D.Lgs. n. 152 del 2006 il quale prevedeva, all’art. 238, comma 6, l’emanazione di un regolamento di attuazione. Detto regolamento non risulta essere stato emanato mentre i regimi di proroga sono stati previsti fino all’anno 2009.
8.1. Il motivo è infondato per le ragioni che seguono.
8.2. Non si ritiene di doversi discostare dall’orientamento di legittimità di recente espresso secondo cui: “In tema di tassa sui rifiuti, il D.Lgs. n. 152 del 2006, art. 238, nell’istituire la tariffa di igiene ambientale, cd. TIA 2, ha abrogato, a decorrere dalla sua entrata in vigore, la cd. TIA 1, introdotta dal D.Lgs. n. 22 del 1997, prevedendo, al comma 11, che, sino all’emanazione delle relative norme attuative, i Comuni possono continuare ad applicare la cd. TIA 1 se prevista da apposita delibera D.Lgs. n. 22 del 1997 cit., ex art. 49, comma 6…”. In motivazione è stato precisato che: “a) la Tarsu è stata soppressa dal D.Lgs. 5 febbraio 1997, n. 22, istitutivo della tariffa di igiene ambientale, c. d. Tia 1;
d) sino alla emanazione delle norme attuative del D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152, istitutivo della Tia 2 continuavano ad applicarsi le discipline regolamentari vigenti (D.Lgs n. 152 del 2006, art. 238, comma 11).”(Cass. n. 31286 del 2018).
Il D.Lgs. n. 152 del 2006, art. 238, comma 6, ha previsto che venisse emanato un regolamento di attuazione, ma tale provvedimento normativo non è stato ancora emanato.
Laddove, allora, il legislatore del 2006 (D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152, art. 238, comma 11) ha previsto la salvaguardia delle “discipline regolamentari vigenti” (sino all’emanazione di un regolamento previsto dall’art. 238, comma 6) e, con quelle, dei “provvedimenti attuativi del citato decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22” (“sino alla data di entrata in vigore dei corrispondenti provvedimenti attuativi previsti dalla parte quarta del presente decreto”) ha, da un lato, conservato tutte le discipline regolamentari (e normative) a quel momento vigenti, – stante il mancato perfezionamento del regime transitorio di cui sopra si è detto, – e, dall’altro, ha esso stesso prorogato il regime transitorio previsto dal D.Lgs. n. 22 del 1997, art. 49 (e dal D.P.R. attuativo n. 158 del 1999, art. 11 cit.) onde evitare ogni soluzione di continuità “nel passaggio dalla preesistente normativa a quella prevista dalla parte quarta” del D.Lgs. n. 152 del 2006 (art. 264, comma 1, lett. i)).
– l’art. 5, c. 2 quater, del 30 dicembre 2008 n. 208, conv. in L. 27 febbraio 2009, n. 13 (e qual modificato dapprima dal D.L. 1 luglio 2009, n. 78, art. 23, comma 21, , convertito in L. 3 agosto 2009, n. 102, di poi dal D.L. 30 dicembre 2009, n. 194, art. 8, comma 3, convertito in L. 26 febbraio 2010, n. 25), – nel disporre che “Ove il regolamento di cui al D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152, art. 238, comma 6, non sia adottato dal Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare entro il 30 giugno 2010, i comuni che intendano adottare la tariffa integrata ambientale (TIA) possono farlo ai sensi delle disposizioni legislative e regolamentari vigenti.” – espressamente riconosceva che l’effetto abrogativo conseguente all’emanazione del D.Lgs. n. 152 del 2006, a quella data (30 giugno 2010) non si era ancora (senz’altro) prodotto (D.Lgs. n. 152, cit., art. 238, commi 1 e 11, e art. 264, comma 1, lett. i));
8.3. Ritiene, quindi, la Corte destituita di fondamento l’interpretazione che la ricorrente incidentale suggerisce a riguardo la L. 27 dicembre 2006, n. 296, art. 1, comma 184, (e succ. modificazioni) in quanto con detta disposizione il legislatore si è limitato a disporre che il “regime di prelievo” relativo al servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti “adottato in ciascun comune per l’anno 2006”, – risultasse esso, quindi, relativo alla TARSU o alla TIA, – rimaneva invariato anche per gli anni successivi (2007, 2008 e 2009), non anche che le discipline normative di TARSU e TIA 1, – così come già regolate, nella loro successione, secondo la disciplina di cui sopra s’è dato conto, rimanevano in vigore per detti anni. Da dette disposizioni poteva, allora, conseguire (al più) il divieto di passare dall’una all’altra forma di imposizione, – e, con questo, una preclusione alla modifica dei regolamenti di TARSU e TIA, – ma non anche l’abrogazione delle discipline istitutive di dette forme “di prelievo” in difetto della (compiuta) realizzazione della TIA 2 (istituita col D.Lgs. n. 152 del 2006; v., altresì, Cass., 04/12/2018, n. 31286; Cass., 13/07/2017, n. 17271).
– accoglie il ricorso principale; cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, respinge l’originario ricorso introduttivo; rigetta il ricorso incidentale;
– compensa le spese dei gradi di merito; condanna la parte contribuente a pagare a le spese di lite del presente giudizio, che liquida nell’importo complessivo di Euro 1.500,00, comprensivo di esborsi, nonchè il 15% per spese generali e accessori di legge;
– Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte della società contribuente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato.