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Timestamp: 2019-11-20 21:59:03+00:00
Document Index: 9452543

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 49', 'art. 6', 'art. 4']

I medici fiscali INPS e le incompatibilità | La Medicina Fiscale
Pubblicato il 9 Marzo 2016 25 Marzo 2016 di adminmedicinafisc
Il discorso sulle incompatibilità dei medici fiscali INPS resta paradossalmente sempre di estrema attualità, anche in questo periodo di forte contrazione del numero di visite fiscali INPS (dal 2013 ad oggi c’è stata una riduzione di più del 90% delle visite fiscali INPS) e pur permanendo lo stato di precariato spinto della categoria dei medici fiscali (con grande differenza di numero di assegnazione delle visite da sede a sede: alcuni medici fiscali effettuano, adesso, anche solo 2 visite fiscali al mese, mentre altri ne effettuano più di 100), in attesa che i decreti attuativi della legge delega in materia di riforma della PA sanino definitivamente una situazione che avrebbe dovuto essere definita da tempo.
L’ultimo (in ordine cronologico) D.M. riguardante la medicina fiscale risale al 2008 e recita il compito di “…confermare, fino alla completa rivisitazione della materia, da effettuarsi entro dodici mesi dalla vigente disciplina, la restante disciplina…”.
Il medico fiscale INPS, sin dalle origini di questa disciplina, ha dovuto sottostare ad una serie di incompatibilità che, nel corso degli anni, hanno visto diverse rimodulazioni, in senso sempre meno restrittivo, passando dall’incompatibilità pressochè assoluta degli albori a quelle più ragionevoli degli ultimi anni.
Allo stato attuale, si fa riferimento a quanto recita l’art. 5 del DM del 12/10/2000.
Il comma 1 dell’art. 6 del decreto ministeriale 18 aprile 1996 è sostituito dal seguente:
c) svolga perizie o consulenze medico-legali, per conto e nell’interesse di privati, che comunque abbiano attinenza con le materie di competenza dell’INPS o di altri enti previdenziali”.
Interessante anche questo passaggio all’interno della circolare INPS n. 252 del 13/12/1996:
Per quanto si riferisce al concetto di “collaborazione coordinata e continuativa presso qualsiasi datore di lavoro pubblico o privato” (art. 6 lett. a, DM del 18/04/1996) che costituisce motivo di incompatibilità con la posizione di medico di lista, si chiarisce che per l’identificazione dell’attività deve, in mancanza di altri riferimenti legislativi, farsi riferimento al DPR del 22/12/1986 n. 197 (testo unico delle imposte dirette dei redditi) art. 49. Tale norma prevede che sono da considerare “attività coordinate e continuative” quelle attività non rientranti nell’esercizio dell’arte o professione esercitata. Secondo tale impostazione, pertanto, i medici che esercitano attività di medico in regime di libera professione non rientrano nell’incompatibilità stabilita per le attività coordinate e continuative. Naturalmente quanto precede non comporta che automaticamente qualsiasi attività medica esercitata in regime di libera professione sia compatibile con l’iscrizione negli elenchi: occorre infatti verificare l’assenza delle restanti incompatibilità stabilite dal DM del 18/4/1986, con particolare riferimento a quella indicata al punto e) dell’art. 6. In altri termini, vanno verificate in concreto le effettive modalità di svolgimento dell’incarico per accertare se, anche in relazione all’attività, alla frequenza, all’orario, all’impegno con l’altro soggetto e alla possibilità di assolverlo in altro momento. l’interessato sia comunque in grado di garantire la propria disponibilità all’Istituto in ogni momento, ogniqualvolta cioè l’INPS stesso ritenga di assegnare i controlli nell’ambito delle due fasce previste…
La circolare INPS n. 4 del 08/01/2001 specificherà così all’art. 4 “Incompatibilità”:
a- non garantisca la propria disponibilità ad eseguire visite di controllo almeno in una delle fasce di reperibilità previste dalle disposizioni in vigore; la disponibilità di controllo per una sola delle suddette fasce di reperibilità, stabilita dall’Istituto secondo le esigenze di servizio, comporta l’assegnazione di visite entro un massimo di 12 settimanale. Tale ridotta disponibilità può essere consentita anche ai medici già operanti, rivedendo pertanto, se del caso, il numero dei medici effettivamente necessari. E’ opportuno che nella prima fase di attuazione i medici siano invitati ad esprimersi sollecitamente sul punto, in modo da organizzare diversamente, qualora occorra, il servizio. In caso di disponibilità del medico per una sola fascia, pertanto, è da prevedere l’assegnazione di due visite giornaliere per 6 giorni settimanali, non escludendosi, peraltro, diversa articolazione in relazione alle esigenze di servizio. Per effetto di tale disposizione si rende maggiormente necessario evitare che si creino situazioni in cui alla teorica disponibilità piena (che comporta l’attribuzione di un numero maggiore di visite), corrisponda, di fatto, un utilizzo ricorrente in una sola delle due fasce di reperibilità: in altri termini l’organizzazione del servizio dovrà prevedere per tali medici una alternanza frequente nelle varie fasce in cui devono essere effettuate le visite, che, si ribadisce, vanno svolte nella fascia e nella giornata individuata dalla Sede. Peraltro, pur tenendo presente i diversi presupposti delle nuove disposizioni rispetto al precedente sistema (ridotta disponibilità e connessa ridotta attribuzione di visite), non è esclusa la possibilità di una certa programmazione dell’alternanza (v. circ. n.34 del 14.2.1997, lett. e), programmazione che dovrebbe essere di volta in volta contenuta in periodi di non più di 8-10 settimane e che può comunque essere modificata a seguito di diverse esigenze di servizio, a cui è subordinata.
b- si trovi in una qualsiasi posizione non compatibile per specifiche norme di legge, regolamentari o di contratto di lavoro. E’ da precisare, in via generale, che la varietà dei rapporti che possono venire in considerazione e la possibilità che gli stessi siano regolati diversamente a seconda dei soggetti nei confronti dei quali viene prestata l’attività professionale, non consente elencazioni precise dei rapporti compatibili o di quelli incompatibili. Pertanto è evidente che il medico interessato dovrà fornire tutta la documentazione necessaria alla individuazione delle norme -legislative, regolamentari, contrattuali- che regolano il rapporto. Peraltro, a titolo meramente esemplificativo e salvo la verifica di cui sopra, si indicano alcune attività che dovrebbero risultare compatibili con l’incarico di medico di controllo:
E ancora oggi vale questa regola, almeno finchè non venga modificata la legge: l’attività di medico fiscale risulta compatibile con quello di guardia medica e con l’attività del medico di medicina dei servizi, se svolta presso presidi ASL non coincidenti con l’ambito territoriale di sede. Anche “i rapporti di collaborazione con strutture pubbliche o private dovrebbero essere in linea di massima compatibili con l’attività di medico di controllo”.
Il medico fiscale, inoltre, deve garantire l’attività almeno in una delle due fasce di reperibilità previste dalle disposizioni in vigore.
Per i dettagli del caso, vi rimandiamo ai due articoli pubblicati tempo fa su questa rivista (“Le incompatibilità dei medici fiscali INPS dal 1983 al 2013: leggi e decreti interministeriali” e “Le incompatibilità dei medici fiscali INPS dal 1986 al 2001: le circolari INPS”), che potete trovare alla categoria “la voce delle Istituzioni”.
Un giro di vite sulle incompatibilità sarebbe, in questo momento, fuori luogo, prematuro, inopportuno e non legittimo, in quanto non conforme alla normativa vigente: a fronte di una stabilizzazione della categoria sulla base degli ACN, il tutto va eventualmente demandato all’interno della nuova definizione della disciplina, nell’ambito del cosiddetto polo unico, quello che sancirà la “completa rivisitazione della materia” attesa dal 2009.
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