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Timestamp: 2018-03-21 00:54:15+00:00
Document Index: 31566137

Matched Legal Cases: ['art. 192', 'art. 2935', 'art. 2045', 'art. 2935', 'art. 103', 'art. 2935', 'art. 2941', 'sentenza ', 'art. 2935', 'sentenza ', 'art. 2935', 'sentenza ', 'art. 2953', 'sentenza ', 'art. 37', 'art. 2935']

Art. 2935 codice civile: Decorrenza della prescrizione
Codice civile Art. 2935 codice civile: Decorrenza della prescrizione
La prescrizione comincia a decorrere dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere.
La possibilità di esercizio del diritto rilevante ai fini della determinazione del momento a partire dal quale comincia a decorrere la prescrizione, è la possibilità legale e non già quella di fatto. Pertanto la prescrizione non comincia a decorrere se il diritto è sottoposto a condizione sospensiva o a termine iniziale; non è, invece, di ostacolo alla decorrenza della prescrizione l’impedimento di mero fatto: ad esempio, la circostanza che il titolare del diritto ignori di essere tale ovvero ignori l’identità del suo debitore.
In tema di risarcimento del danno da atto amministrativo illegittimo, la domanda di annullamento dell'atto proposta al giudice amministrativo - nell'assetto normativo anteriore alla legge 21 luglio 2000, n. 205, che ha concentrato presso tale giudice la tutela risarcitoria con la demolitoria - esprime la volontà del danneggiato di reagire all'azione autoritativa illegittima e, quindi, interrompe per tutta la durata del processo amministrativo il termine di prescrizione dell'azione risarcitoria, successivamente esercitata dinanzi al giudice ordinario. Rigetta, App. Roma, 30/07/2007
Cassazione civile sez. un. 03 dicembre 2014 n. 25572
Presupposto per l'esercizio dell'azione revocatoria penale ex art. 192 cod. pen. è la declaratoria di colpevolezza dell'autore del reato, sicché il termine di prescrizione dell'azione decorre dalla data cui risale tale declaratoria e non da quella del compimento dell'atto di disposizione contestato, poiché solo con la prima si identifica il momento in cui l'azione, ai sensi dell'art. 2935 cod. civ., può essere utilmente esercitata, fermo restando che la durata di tale termine, nonché la sua interruzione e sospensione, sono disciplinate dalle regole dettate in via generale dal codice civile in materia di prescrizione, in quanto l'azione in esame è pur sempre riconducibile al più ampio genere della "actio pauliana". Ne consegue che - in applicazione delle regole civilistiche di cui ai commi primo e terzo dell'art. 2045 cod. civ. - il termine di prescrizione è interrotto dall'esecuzione di una misura cautelare o dall'instaurazione di un giudizio risarcitorio e rimane sospeso per tutta la durata del giudizio - civile o penale che sia - destinato a concludersi con la pronuncia del titolo esecutivo che riconosce al danneggiato la qualità di creditore. Cassa e decide nel merito, Trib. Roma, 23/06/2008
Cassazione civile sez. III 31 ottobre 2014 n. 23158
Ai sensi dell'art. 2935 c.c., la prescrizione comincia a decorrere dal giorno in cui il relativo diritto può essere fatto valere; diritto che, nel caso di specie, è connesso all'immissione nella fascia dei ricercatori universitari confermati, secondo quanto si ricava dalla pronuncia di incostituzionalità dell'art. 103 comma 3, d.P.R. n. 382 del 1980, così come successivamente integrato e modificato.
T.A.R. Trieste (Friuli-Venezia Giulia) sez. I 09 ottobre 2014 n. 491
L'impossibilità di far valere il diritto, alla quale l'art. 2935 cod. civ. attribuisce rilevanza di fatto impeditivo della decorrenza della prescrizione, è solo quella che deriva da cause giuridiche che ne ostacolino l'esercizio e non comprende anche gli impedimenti soggettivi o gli ostacoli di mero fatto, per i quali il successivo art. 2941 cod. civ. prevede solo specifiche e tassative ipotesi di sospensione, nel cui ambito, salva l'ipotesi di dolo prevista dal n. 8, non rientra l'ignoranza, da parte del titolare, del fatto generatore del suo diritto, né il dubbio soggettivo sulla esistenza di tale diritto od il ritardo indotto dalla necessità del suo accertamento. (Nella specie, relativa alla responsabilità di un notaio per redazione di un atto rivelatosi errato, la S.C. ha confermato la sentenza con la quale il giudice di merito aveva ritenuto che il conseguente danno si era verificato con la redazione della scrittura, da cui decorreva il termine di prescrizione del diritto al risarcimento). Rigetta, App. Venezia, 14/12/2009
Cassazione civile sez. III 06 ottobre 2014 n. 21026
In tema di assicurazione contro i danni, quando le parti elevino a condizione sospensiva della "liquidazione del danno", da parte dell'assicuratore, la circostanza futura ed incerta dell'inizio di un procedimento penale a carico dell'assicurato per reato riguardante i fatti generatori del danno, l'avveramento della condizione non osta all'esercizio del solo diritto al pagamento di quanto dovuto dall'assicuratore, né del diritto dell'assicurato all'indennizzo, giacché la loro coincidenza comporta che la prescrizione di tale unitario diritto resti interrotta - a norma dell'art. 2935 cod. civ. - fino al passaggio in giudicato della sentenza di proscioglimento dell'assicurato, identificandosi il suo diritto all'indennizzo con quello a vedersi risarcire, nei modi e nei limiti stabiliti dal contratto, il danno sofferto in conseguenza del sinistro. Cassa con rinvio, App. Firenze, 14/12/2007
Cassazione civile sez. III 11 luglio 2014 n. 15921
In tema di assicurazione contro i danni, quando le parti elevino a condizione sospensiva della liquidazione del danno a carico dell'assicuratore la circostanza futura ed incerta dell'inizio di un procedimento penale a carico dell'assicurato per reato riguardante i fatti generatori del danno, l'avveramento di tale condizione è di ostacolo all'esercizio del diritto all'indennizzo, con la conseguenza che a norma dell'art. 2935 c.c.. è impedito il decorso della prescrizione, fino al passaggio in giudicato della sentenza di proscioglimento dell'assicurato, mentre contrasta con la schema legale del contratto di assicurazione ritenere che a condizione sospensiva sia stato elevato il diritto al pagamento, come distinto dal diritto all'indennizzo, la cui prescrizione decorrerebbe autonomamente, atteso che diritto all'indennizzo e diritto al pagamento dello stesso coincidono, poiché quest'ultimo non è altro che il diritto dell'assicurato a vedersi risarcito, nei modi e nei limiti stabiliti dal contratto, il danno sofferto in conseguenza del sinistro.
La prescrizione decennale da "actio iudicati", prevista dall'art. 2953 cod. civ., decorre non dal giorno in cui sia possibile l'esecuzione della sentenza né da quello della sua pubblicazione, ma dal momento del suo passaggio in giudicato. Rigetta, Trib. Santa Maria Capua Vetere, 27/02/2008
Cassazione civile sez. III 10 luglio 2014 n. 15765
Il contributo di concessione dovuto, in caso di condono edilizio, ai sensi dell'art. 37, l. 28 febbraio 1985 n. 47, è soggetto a prescrizione decennale, la quale decorre dal momento in cui il diritto può essere fatto valere (art. 2935 c.c.) e, quindi, dall'emanazione della concessione edilizia in sanatoria o, in alternativa, dalla scadenza del termine perentorio di ventiquattro mesi dalla presentazione della domanda, decorso il quale quest'ultima si intende accolta ove l'interessato provveda al pagamento di tutte le somme eventualmente dovute a conguaglio, formandosi così il silenzio-assenso. Conferma TAR Toscana, sez. III, n. 2049 del 2001
Consiglio di Stato sez. V 30 aprile 2014 n. 2264
La responsabilità del Ministero della Salute per i danni conseguenti ad infezioni da virus HBV, HIV e HCV contratte da soggetti emotrasfusi è di natura extracontrattuale, né sono ipotizzabili, al riguardo, figure di reato tali da innalzare i termini di prescrizione (epidemia colposa o lesioni colpose plurime); ne consegue che il diritto al risarcimento del danno da parte di chi assume di aver contratto tali patologie per fatto doloso o colposo di un terzo è soggetto al termine di prescrizione quinquennale che decorre, a norma degli artt. 2935 e 2947 co. 1 cod. civ., non dal giorno in cui il terzo determina la modificazione causativa del danno o dal momento in cui la malattia si manifesta all'esterno, bensì da quello in cui tale malattia viene percepita o può essere percepita, quale danno ingiusto conseguente al comportamento del terzo, usando l'ordinaria diligenza e tenendo conto della diffusione delle conoscenze scientifiche. Il suddetto principio in tema di "exordium praescriptionis", non apre la strada ad una rilevanza della mera conoscibilità soggettiva del danneggiato, dovendosi ancorare a due parametri obiettivi, l'uno interno e l'altro esterno al soggetto, e cioè da un lato al parametro dell'ordinaria diligenza, dall'altro al livello di conoscenze scientifiche dell'epoca (nella specie, gli eredi avevano proseguito il giudizio al fine di ottenere esclusivamente il risarcimento del danno "iure hereditatis"). La pretesa risarcitoria vantata "iure proprio" si fonda su una condotta integrante il reato di omicidio colposo e la stessa può essere fatta valere soltanto in conseguenza del decesso del congiunto. In tal caso si applica il termine ordinario decennale di prescrizione, decorrente dalla morte della vittima. Viceversa l'altra pretesa risarcitoria trova il suo fondamento nella posizione di eredi assunta dai familiari del trasfuso, che, se fosse stato ancora in vita, a causa della commissione del reato di lesioni personali colpose, avrebbe potuto far valere il proprio diritto, il quale, invece, a seguito del suo decesso, si è trasferito ai successori. In riferimento a tale pretesa vantata "iure hereditatis" il termine di prescrizione è quinquennale ed esso decorre dalla data di proposizione della domanda finalizzata ad ottenere l'indennizzo previsto dalla L. n. 210/1992.
Tribunale Bari sez. III 23 aprile 2014 n. 2050