Source: http://www.dirittoegiustizia.it/news/8/0000070304/Il_PCT_non_e_nato_il_30_giugno_2014.html?cnt=1
Timestamp: 2019-05-19 07:10:11+00:00
Document Index: 159488394

Matched Legal Cases: ['art. 121', 'art. 156', 'art. 35', 'art. 4', 'art. 16', 'art. 137', 'sentenza ', 'art. 16', 'art. 155', 'art. 155']

Il PCT non è nato il 30 giugno 2014 - CIVILE e PROCESSO | Diritto e Giustizia
L’ordinanza del 7 ottobre 2014 del Tribunale di Milano può ritenersi una prosecuzione dell’acceso dibattito giurisprudenziale e dottrinale sulla ritualità dei depositi telematici di atti introduttivi e di costituzione in giudizio. Il dibattito, come l’attento lettore ricorderà, è stato trattato anche su queste pagine con il commento alle ordinanze di Torino e Pavia in cui si sottolineava il concreto pericolo che, ordinanze anti-PCT potessero invadere tutti quei tribunali in cui il processo telematico si è spinto ben oltre i confini dell’obbligatorietà. Vi sono infatti tribunali in cui, sussistendo un decreto rilasciato D.G.S.I.A. (Direzione Generale dei Sistemi Informativi Automatizzati del Ministero della Giustizia) che abilita il deposito anche di atti telematici non ricompresi in quelli telematicamente obbligatori per legge, è prassi ormai consolidata depositare non solo comparse di costituzione ma anche le stesse iscrizioni a ruolo.
Sanzionabile il deposito di atti, non ricompresi in quelli telematicamente obbligatori, in via telematica? Vi è da premettere inoltre che, a parere del giudice meneghino e di chi scrive il presente commento, l’abilitazione da parte della DGSIA, non sarebbe neppure requisito necessario, atteso che si debba procedere alla applicazione del codice di rito per verificare se possa essere sanzionato il deposito di atti in via telematica, pur in assenza di una disposizione di legge che conferisca tale potere.
Ebbene, nel caso di specie ritiene il giudice milanese che, anche a prescindere dalla esistenza del decreto dirigenziale, la comparsa di costituzione e risposta depositata telematicamente deve essere in ogni caso considerata rituale e quindi pienamente efficace.
Il ragionamento del giudice di Milano infatti parte da un presupposto diverso e diametralmente opposto rispetto ai punti di partenza di altre ordinanze contrarie, ritenendo che non si debba ricercare una norma processuale che consenta il deposito telematico, bensì una norma che lo impedisca.
Ritiene inoltre il giudicante che, nell’esaminare l’effettiva validità del deposito telematico non si possa prescindere da due fondamentali principi contenuti nel codice di rito quali la libertà delle forme degli atti (art. 121 c.p.c.) e la specialità del regime delle nullità degli atti che non possono essere comminate se non per legge o per mancanza di requisiti idonei al raggiungimento dello scopo (art. 156 c.p.c.).
L’ultimo clic del cancellerie fa raggiungere lo scopo… Ebbene, proprio sotto quest’ultimo profilo, rileva il giudicante, l’atto telematico redatto secondo le regole e specifiche tecniche del processo civile telematico - di cui al decreto ministeriale n. 44/2011 e al provvedimento D.G.S.I.A. del 16.4.2014 - e successivamente giunto all’attenzione del cancelliere all’esito dei controlli automatici, avrà raggiunto il proprio scopo nel momento in cui il cancelliere con il proprio ultimo clic accetterà l’atto, inserendolo automaticamente nel fascicolo informatico.
Si rileva poi, che la stessa circolare del ministero della giustizia del 27.6.2014 impone al cancelliere di compiere questo ultimo passaggio, a prescindere dalla eventuale abilitazione dell’ufficio giudiziario per quel tipo di atto, consentendo inevitabilmente il raggiungimento dello scopo.
Ripercorrendo poi ancora una volta il ragionamento posto in essere dal magistrato giudicante, lo stesso rammenta che nessuna norma né legislativa né regolamentare abbia conferito alla DGSIA il potere di individuare il novero degli atti depositabili telematicamente oppure la tipologia di procedimento rispetto alla quale esercitare la facoltà di deposito digitale.
Invero, l’art. 35 d.m. n. 44/11 si limita a prevedere che alla DGSIA spetti esclusivamente il potere di accertare e dichiarare «l’installazione e l’idoneità delle attrezzature informatiche, unitamente alla funzionalità dei servizi di comunicazione dei documenti informatici nel singolo ufficio».
La ratio della predetta norma, infatti, è da ricercarsi nella necessità, in un momento storico in cui il processo telematico non trovava uniforme applicazione nei tribunali italiani, di accertare la effettiva funzionalità delle infrastrutture informatiche dell’ufficio giudiziario idonea a ricevere atti telematici secondo un esame di natura tecnica e non certo giuridica.
Non vi è infatti alcuna motivazione tecnica che possa giustificare una «discriminazione» tra atti introduttivi e in corso causa, dovendosi peraltro osservare che, il fiore all’occhiello della sperimentazione e successiva obbligatorietà del processo civile telematico nell’ordinamento italiano, è stato proprio un atto introduttivo, ovvero il ricorso per decreto ingiuntivo.
Inoltre, a riprova della circostanza che non vi sia alcun impedimento o filtro tecnico, ostativo, affinché gli atti introduttivi e di costituzione in giudizio possano essere depositati, vi è proprio l’incontrovertibile dato che tali depositi vengono accettati dal cancelliere, che li inserisce nel fascicolo informatico e li sottopone all’attenzione del magistrato e della altra parte.
Tuttavia, se il dato tecnico può non apparire sufficiente, appare sicuramente condivisibile un ulteriore passaggio dell’ordinanza in commento che richiama i consolidati principi d.lgs. n. 82/2005 ossia del c.d. Codice dell’Amministrazione Digitale, ove è previsto che:
Ebbene è evidente che gli stessi articoli di legge ivi richiamati - e senza alcun dubbio operanti nel processo civile poiché richiamati dall’art. 4 d.l. n. 193/2009 (conv. con l. n. 24/2010) - possano già di per sé, e senza alcuna necessità di ogni ulteriore norma, avvalorare il deposito telematico di qualsiasi atto presso qualsiasi ufficio giudiziario, vieppiù se in quel tribunale esiste già una comprovata funzionalità tecnica dei servizi telematici.
Gli atti endoprocessuali potevano essere depositati per via telematica già prima dell’obbligatorietà. Infine, rileva correttamente il Tribunale meneghino come non possa in alcun modo rilevare la circostanza che l’art. 16 bis d.l. 179/2012, poi modificato dal d.l. n. 90/2014, abbia fatto riferimento espresso ai soli atti endoprocessuali.
Innanzitutto si nota come l’impianto normativo sia finalizzato alla individuazione degli atti che dal 30 giugno 2014 per i procedimenti iniziati dopo tale data e dal 31 dicembre 2014 per i processi già pendenti alla data del 30 giugno 2014, dovranno essere depositati esclusivamente per via telematica. In secondo luogo, non si è considerato che gli atti endoprocessuali potevano essere depositati per via telematica già prima di tale intervento normativo, nei Tribunali, come quello di Milano, che avevano ricevuto il provvedimento di idoneità alla ricezione degli atti telematici, e nessuno aveva mai sollevato alcun dubbio sulla piena validità di tali depositi.
Sotto quest’ultimo aspetto è interessantissimo il rilievo del giudice milanese che correttamente smentisce la tesi, - fatta propria dai precedenti orientamenti - secondo cui il processo telematico non nasce certo con l’avvento del 30 giugno 2014 ma trova la propria fonte normativa nelle leggi e regolamenti precedentemente richiamati.
Un secondo interessante richiamo è infine quello relativo alla circolare ministeriale del 27.6.2014, che chiarisce che l’entrata in vigore del d.l. n. 90/2014 non innova in alcun modo la disciplina previgente.
Nell’ordinanza in commento inoltre si ritiene che il deposito telematico non si ponga in contrasto con le disposizioni di attuazione del codice di procedura civile, e in particolare gli artt. 73 e 74.
Tale eventuale contrasto è parimenti escluso, a parere dello scrivente in virtù delle modifiche apportate dalla legge n. 114 dell’11 agosto 2014 di conversione del d.l. n. 90/2014 agli articoli 111 e 137 delle disposizioni di attuazione del codice di procedura civile nella misura in cui escludono l’applicabilità di alcuni rigidi formalismi del processo cartaceo all’eventualità di deposito telematico.
Disposizione speculare è stata prevista per i procedimenti pendenti presso la Suprema Corte di Cassazione laddove, l’art. 137 delle disposizioni di attuazione prevede che le parti debbono depositare insieme col ricorso o col controricorso almeno 3 copie in carta libera di questi atti e della sentenza o decisione impugnata. Ebbene anche in questo caso è stata posta una determinante aggiunta che prevede che, quando il ricorso o il controricorso sono depositati con modalità telematiche, il presente comma non si applica.
La previsione del 111 invece, unitamente alla modifica del comma 7 dell’art. 16bis del dl 179 del 2012, lascia intravedere la volontà del legislatore di non disciplinare i soli depositi telematici previsti dalla legge come obbligatori, ma quella di riconoscere l’effettiva esistenza di una facoltà più ampia di deposito degli atti allargando anche a questi ultimi il beneficio di poter depositare fino alle ore 24 nel rispetto dei principi dettati dal codice di procedura civile.
Il comma 7 infatti prevede che il deposito con modalità telematiche si ha per avvenuto al momento in cui viene generata la ricevuta di avvenuta consegna da parte del gestore di posta elettronica certificata del Ministero della Giustizia. Il deposito è tempestivamente eseguito quando la ricevuta di avvenuta consegna è generata entro la fine del giorno di scadenza e si applicano le disposizioni di cui all’art. 155, comma 4 e 5, c.p.c.. Quando il messaggio di posta elettronica certificata eccede la dimensione massima stabilita nelle specifiche tecniche del responsabile per i sistemi informativi automatizzati del ministero della giustizia, il deposito degli atti o dei documenti può essere eseguito mediante gli invii di più messaggi di posta elettronica certificata. Il deposito è tempestivo quando è eseguito entro la fine del giorno di scadenza.
Nella versione precedente infatti il riferimento esplicito ai soli depositi di cui ai commi da 1 a 4 limitava l’applicabilità dell’art. 155 c.p.c. ai soli depositi previsti dalla legge come obbligatori, e lasciavano nell’incertezza i depositi telematici non previsti dalla legge come obbligatori ai quali si sarebbe continuata ad applicare la discutibile limitazione delle ore 14 prevista dalle regole tecniche.
Riconoscimento implicito della possibilità di depositare tali atti. E’ evidente inoltre che, pur non inserendo una esplicita indicazione sulla disciplina dei depositi telematici di atti non previsti dalla legge come obbligatori, il legislatore ha implicitamente riconosciuto la possibilità che tali depositi possano essere effettuati, preoccupandosi addirittura di disciplinarne gli orari.
Tornando infine all’esame della pronuncia in commento, il Giudice milanese non ritiene neppure violato il diritto di difesa dal momento che il deposito telematico, esattamente come il deposito cartaceo, consente a tutte le parti del processo di accedere al fascicolo informatico.
Si aggiunga poi che, tale funzionalità, è stata anche recentemente estesa anche alla parte non costituita mediante l’utilizzo di apposite funzionalità all’interno dei redattori, consentendo anche alla parte non costituita di richiedere la visibilità di un fascicolo in cui si è parte convenuta allegando semplicemente una istanza di accesso al fascicolo e la procura alle liti.
Non può dunque non sottolinearsi il pregio di questa ordinanza che, pur potendosi limitare a riconoscere l’esistenza di un decreto D.G.S.I.A., che per il Tribunale di Milano ricomprende tutte le procedure dal 1.7.2011 - , affronta il delicatissimo problema del deposito telematico degli atti esoprocessuali, anche in assenza decreto D.G.S.I.A., allargando di fatto gli orizzonti del processo telematico e lasciando sempre meno spazio ad argomentazioni contrarie ad un progressivo allargamento del processo civile telematico a tutti gli atti processuali.
In conclusione resta comunque auspicabile il tanto atteso chiarimento legislativo; chiarimento peraltro sollecitato da mozioni, poi trasformate in raccomandazioni, durante lo scorso Congresso Nazionale Forense svoltosi a Venezia il 9, 10 e 11 ottobre scorso e che ci auguriamo possano trovare accoglimento in imminenti interventi legislativi.
Il valore meramente presuntivo delle residenze anagrafiche