Source: http://www.consiglioregionale.calabria.it/upload/integrali_aula/9_65_21052013.htm
Timestamp: 2019-06-18 14:20:37+00:00
Document Index: 55448862

Matched Legal Cases: ['art. 13', 'art. 14', 'art. 18', 'art. 5', 'art. 117', 'art. 18', 'art. 9', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 10', 'art. 25', 'art. 5', 'art. 117']

SEDUTA DI MARTEDI’ 21 MAGGIO 2013
La seduta inizia alle 15,44
E’ pervenuta risposta scritta alle interrogazioni numero 343 del 5 aprile 2013 firma del consigliere Naccari Carlizzi; numero 347 dell’8 aprile 2013 a firma del consigliere Naccari Carlizzi.
Concluse le interrogazioni prego i colleghi consiglieri di prendere posto così iniziamo i lavori del Consiglio.
Intervengo per chiedere l’inserimento all’ordine dei lavori di un urgente ordine del giorno riguardante le osservazioni che il Consiglio regionale deve fornire sulla comunicazione della Commissione politica di informazione e promozionale dei prodotti agricoli della Comunità europea. E’ un ordine del giorno urgente che abbiamo necessità che il Consiglio assuma, per dare indicazioni puntuali sia alla Comunità europea, quantomeno per contribuire a darne, ed anche alle Commissioni di merito, sia della Camera dei Deputati sia del Senato della Repubblica per la promozione dei prodotti agricoli.
Signor Presidente, ne approfitto, così non riprendo la parola, anche per l’inserimento all’ordine del giorno di una mozione – ieri c’è stata la presenza del Presidente Ciucci in Commissione – per la realizzazione di una strada di collegamento mare-monti nei tratti di dismissione autostrade tra le città di Bagnara e Scilla.
Chiede l’inserimento sia dell’ordine del giorno sia della mozione. Intanto andiamo per ordine: possiamo procedere a votare su questo argomento? Se non ci sono interventi su questo argomento, pongo in votazione l’inserimento dell’ordine del giorno proposto dal consigliere Imbalzano.
C’è una mozione sempre a firma del consigliere Imbalzano, la illustrerà dopo, per il momento chiede solo l’inserimento all’ordine del giorno, riguarda la strada di collegamento mare-monti tra Bagnara e Scilla. Pongo in votazione l’inserimento.
Ha chiesto di parlare il consigliere Magarò. Ne ha facoltà.
Salvatore MAGARO’
Anch’io chiedo l’inserimento di un ordine del giorno per sollecitare il Parlamento italiano ad approvare una Legge che riconosca la lingua italiana dei segni per i sordomuti.
E’ già ai banchi della Presidenza la mozione? Sì. Pongo in votazione la proposta di inserimento avanzata dal consigliere Magarò.
Ha chiesto di parlare il sottosegretario Sarra. Ne ha facoltà.
Alberto SARRA, sottosegretario alle riforme e semplificazione amministrativa
Presidente, facendo seguito alla riunione di Consiglio del 30 aprile, richiamerei in Aula, affinché venga trasmessa, con il suo parere favorevole, nella prima Commissione, che è la sede naturale – ritengo – per la discussione, la proposta di legge istitutiva dell’Agenzia di marketing territoriale. Chiedo, appunto, la trasmissione.
Il sottosegretario Sarra chiede che il Consiglio assegni alla Commissione competente – adesso non so se è la prima o la seconda, questo poi lo verificheranno gli uffici – quella norma che non fu recepita perché non c’erano i due terzi dei voti necessari. Se non ci sono eccezioni, possiamo assegnare la proposta alla prima e alla seconda Commissione; penso che sia alla prima per l’esame di merito e alla seconda per il parere. Il Consiglio si è espresso.
Ha chiesto di parlare il consigliere De Gaetano. Ne ha facoltà.
Chiedo di inserire all’ordine dei lavori un ordine del giorno che riguarda il personale precario Lsu-Lpu, in quanto oggi si è tenuta a Roma una riunione con il ministro Giovannini, la sottosegretaria Santelli e alcuni deputati del centro-sinistra, che hanno discusso di tale problematica.
Con quest’ordine del giorno chiediamo alla Giunta regionale e al presidente Scopelliti di convocare un tavolo tecnico, visto l’incontro tenuto oggi a Roma, al quale debbano partecipare la Regione Calabria e i sindacati.
C’è un ordine del giorno? Pongo in votazione l’inserimento dell’ordine del giorno.
Nella giornata di ieri, è stato con noi in quarta Commissione il Presidente dell’Anas, ingegner Ciucci. Chiedo l’inserimento di un ordine del giorno che impegni la Giunta regionale ad aprire un tavolo di confronto col Governo nazionale sulla questione della Strada Statale 106 nel tratto Roseto-Sibari, perché ieri il Presidente dell’Anas ci ha comunicato che l’intera opera non è ancora finanziata e qualche lotto è ancora da finanziare.
Pertanto, chiedo l’inserimento all’ordine dei lavori di quest’ordine del giorno che impegni il presidente Scopelliti e la Giunta regionale ad aprire questo tavolo di confronto col Governo centrale, per ottenere i finanziamenti necessari al completamento di quest’opera che costituisce il collegamento necessario per il corridoio fra il Mare Adriatico, quindi il litorale adriatico, e la Sicilia.
Il consigliere Gallo chiede l’inserimento all’ordine dei lavori di un ordine del giorno.
Pongo in votazione l’inserimento proposto dal consigliere Gallo…
Presidente, forse c’era confusione e non abbiamo capito: l’ordine del giorno che cosa riguarda, consigliere Gallo?
Ieri il presidente Ciucci, rispondendo alle nostre domande in riferimento al tratto di Strada Statale 106 fra Roseto Capo Spulico e Sibari, ci ha dichiarato che non è ancora interamente finanziato dal Governo centrale, per cui noi chiediamo che si attivi un tavolo proposto dalla Giunta regionale col Governo centrale, per far sì che ci siano i finanziamenti, con l’apporto di tutte le forze che oggi sostengono il Governo Letta.
Presidente, intanto voglio ringraziare il consigliere Gallo, perché credo che sia stata un’occasione unica ma anche importante, e spero che sia fecondo di risultati quel confronto che abbiamo avuto ieri in Commissione. A tale riguardo, consigliere Gallo, spero che l’ordine del giorno che lei ha predisposto si possa coordinare rispetto alle sollecitazioni venute anche dalla minoranza, da tanti colleghi, e predisporre, quindi, un ordine del giorno che sia quanto più esaustivo possibile rispetto alle problematiche che sono tante e che sono state sollevate, sulle quali, per la verità, non c’è stata una risposta esaustiva, anzi alcuni punti sono rimasti irrisolti. L’interlocuzione con il Governo da parte della Regione dovrebbe essere stabile e prevedere un confronto serrato, secondo noi, quanto più serrato possibile, per cercare di risolvere nodi fondamentali per lo sviluppo non solo infrastrutturale della nostra regione.
Quindi, se lei è d’accordo, potremmo coordinarlo non solo sulla Strada Statale 106, ma anche su altre questioni che sono state sollevate e ritenute di notevole importanza.
La parola al consigliere Naccari Carlizzi.
Presidente, giusto riportare quanto ha detto il consigliere Gallo, ma anche la valutazione fatta dal collega Giordano è pertinente. In effetti, ieri abbiamo assistito ad un confronto che è stato interessante, va dato merito all’iniziativa del Presidente della Commissione di instaurare questo dialogo con l’Anas, tuttavia – come è stato detto – le risposte, in alcuni casi, non ci sono state o sono state insufficienti.
Quindi, nel ribadire quanto ha detto il consigliere Gallo circa il fatto che si sarebbe fatto carico di ribadire per iscritto all’Anas l’insieme delle valutazioni, in maniera da avere una risposta certa e scritta - d’altra parte non si può pretendere dal Presidente di un consiglio di amministrazione di conoscere all’impronta tutte le risposte a tutti i piccoli pezzi di interventi che gli sono stati sottoposti – ritengo che l’ordine del giorno andrebbe quantomeno coordinato.
Nello stesso tempo in cui la Commissione invia l’insieme delle richieste di chiarimento o di precisazione, l’ordine del giorno dovrebbe contenere sia quella parte che, giustamente, ha sollecitato il consigliere Gallo e quindi la parte non finanziata della tratta, ma anche altri interventi, come la trasversale di Reggio e tanti altri; anche perché, se c’è una cosa su cui è probabile che nessuno di noi sia rimasto soddisfatto, è questa logica in base alla quale l’Anas diventa mero esecutore delle indicazioni del Governo, come se non disponesse di un proprio bilancio e come se non avesse delle priorità non solo da suggerire, ma anche da eseguire, cioè il rapporto di committenza con il Governo nazionale non può ridursi al fatto che il Presidente Ciucci attende passivamente che gli vengano dati gli input sugli interventi, anche perché molti di questi interventi sono fondamentali. L’Anas deve avere, quantomeno, un parco progetti in grado di suggerire gli interventi e le priorità.
Concordo, quindi, con l’idea di allargarla a tutti i singoli interventi di rilievo che ieri sono emersi nella loro complessità.
Vorrei interrompere questa discussione, altrimenti ci porta lontano. In questo momento si tratta esclusivamente di decidere o meno l’inserimento all’ordine dei lavori dell’ordine del giorno. Se siamo d’accordo per l’inserimento, quando si arriverà al punto, si aprirà una discussione e tutti potranno intervenire. Adesso limitiamoci a votare l’inserimento, poi nel merito ne discuteremo.
Ma allora è emendabile quel documento?
Certo, assolutamente. Pongo in votazione l’inserimento all’ordine del giorno.
Non ci sono altri interventi di consiglieri sull’ordine dei lavori.
C’era un provvedimento legislativo che era stato deciso in Conferenza dei capigruppo all’unanimità, che riguarda le prestazioni d’opera professionale relative esclusivamente all’Avvocatura regionale, cioè noi abbiamo ridotto di tanto le prestazioni professionali di un po’ di tutti gli enti, riducendoli almeno dell’80 per cento rispetto agli anni precedenti.
L’Avvocatura regionale ha problemi per la costituzione degli avvocati per la domiciliazione. Allora in Conferenza dei capigruppo si era deciso di approvare questo progetto di legge, per dare l’opportunità all’Avvocatura di poter nominare gli avvocati per domiciliarsi nei diversi luoghi.
E’ una proposta di legge a firma del consigliere Magno, quindi intanto votiamo l’inserimento all’ordine del giorno, poi la discuteremo.
Ha chiesto di parlare il consigliere Tripodi. Ne ha facoltà. Penso di anticiparla, riguarda le nomine… Ha visto? Ho già letto nel suo pensiero.
Siccome è la terza volta, la pregherei di provvedere per la prossima seduta di Consiglio, perlomeno!
Nella prossima seduta di Ufficio di Presidenza si approverà il bando per fare le domande, perché tutte le nomine che noi facciamo sono in base alla legge regionale numero 39 del 1995.
Presidente, si tratta di consiglieri regionali, uno della maggioranza e uno dell’opposizione, quindi non c’è bisogno di tanti.
No, ci sono anche i rappresentanti delle associazioni.
Vorrei rendere completo l’organismo, quindi, se siamo d’accordo, l’Ufficio di Presidenza approverà il prossimo bando, quindi provvederemo –penso entro il mese di giugno – a definire tutto.
Possiamo procedere con l’ordine del giorno così come proposto. C’erano le interrogazioni a risposta immediata. Manca la vicepresidente Stasi e, poiché molte delle interrogazioni erano riferite a lei, magari man mano che arriviamo, quelle che si possono fare le facciamo, oppure, dato che l’Aula è sovrana, possiamo immaginare di dedicare nella prossima seduta di Consiglio mezzora o un’ ora in più alle interrogazioni, come abbiamo fatto l’altra volta, però dobbiamo essere tutti d’accordo, per evitare discussioni.
Se siamo d’accordo, possiamo aggiornare, tanto, la prossima seduta di Consiglio regionale sarà la prossima settimana. Possiamo procedere.
No, Presidente, volevo chiedere delucidazioni riguardo l’aggiornamento delle interrogazioni a risposta immediata.
Nelle prossime sedute di Consiglio si tratteranno delle scadenze importanti, quindi se nella prossima seduta di Consiglio dedichiamo due ore alle interrogazioni a risposta immediata, almeno questo dovremmo capire, per fare in modo che due problematiche importanti di cui abbiamo discusso in Conferenza dei capigruppo vengano inserite nella stessa seduta.
Questo poi lo decideremo al tavolo della Presidenza, vedendo gli argomenti che abbiamo discusso oggi, così predisporremo l’ordine del giorno.
Se siamo d’accordo, possiamo aggiornare le interrogazioni a risposta immediata alla prossima seduta di Consiglio regionale, dedicando qualche mezzora in più. Quindi le interrogazione sono state tutte superate, anche per quanto riguarda le interrogazioni numero 343 e 347, che sono il punto due e il punto tre all’ordine del giorno, comunico che sono arrivate le risposte della Giunta.
Presidente, chiedo scusa: le interrogazioni non si fanno?
No, poiché manca la vicepresidente Stasi che coordina questo lavoro, abbiamo deciso di discuterne nella prossima seduta di Consiglio regionale.
Cioè le interrogazioni quando si discuteranno?
La prossima settimana, in cui è prevista seduta di Consiglio.
Il 28? No, perché ce n’è una che riguarda gli stagisti – lo sapete benissimo – il cui contratto scade il 30 maggio. Poi non servirebbe a nulla più!
Nella prossima seduta provvederemo.
Va beh, l’importante è che ne discutiamo.
Nella prossima seduta discuteremo tutte le interrogazioni.
Proposta di legge numero 241/9^ di iniziativa dei consiglieri Nucera, Tripodi, recante: “Esame abbinato PP.LL. nn. 241/9^, 301/9^ e 355/9^”;
Proposta di legge numero 301/9^ di iniziativa del consigliere Nucera, recante: “Esame abbinato PP.LL. numeri 241/9^, 301/9^ e 355/9^”;
Proposta di legge numero 355/9^ di iniziativa dei consiglieri Bilardi, Giordano, Nucera, Tripodi, recante: “Esame abbinato PP.LL. numeri 241/9^, 301/9^ e 355/9^”
Possiamo procedere col testo che riguarda la proposta di legge unificata: “Modifiche ed integrazioni della legge regionale 17 maggio 1996, numero 9 – “Norme per la tutela e la gestione della fauna selvatica e l’organizzazione del territorio, ai fini della disciplina programmata dell’esercizio venatorio”.
E’ relatore il consigliere Gallo, al quale darei la parola per la relazione introduttiva al progetto di legge.
Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, assessori e colleghi tutti, giunge oggi all’esame dell’Aula il progetto di modifica alla vigente legge regionale in materia venatoria.
Esso, risultante dalla fusione del contemperamento di tre distinte iniziative legislative, nasce dalla pressante esigenza di coniugare la conservazione e la tutela dell’ambiente con la corretta pratica venatoria.
Obiettivo primario è quello di rendere quanto più efficace la legge regionale, conformandola al meglio alla normativa nazionale, in risposta anche alle pressanti segnalazioni pervenute dai rappresentanti dell’ambientalismo e delle associazioni venatorie, poi coinvolte nella fase di elaborare del testo normativo per addivenire ad un articolato quanto più possibile condiviso, quindi sostenuto da più forze politiche possibili.
In particolare, si è preso atto del valore culturale, economico e sociale della pratica venatoria – che ha un’antica tradizione nella nostra regione – che deve essere sostenibile e della conseguente necessità di assoggettare la stessa, però, ad una programmazione eseguita su basi scientifiche.
Per far fronte alle peculiarità del nuovo approccio alla programmazione faunistico-venatoria, è stata prevista l’istituzione dell’Osservatorio faunistico-venatorio regionale quale primario organo di consulenza e di indagine scientifica in materia venatoria. In esso il mondo ambientalista, quello venatorio, quello gestionale, gli Atc e quello agricolo sono tutti parimenti rappresentati, nella convinzione che un organo scientifico collegiale e a partecipazione allargata possa essere più adatto non soltanto al raggiungimento dello scopo primario dell’ente, consistente nel garantire un fondamentale contributo scientifico attuato con l’apporto delle competenze di settore provenienti dai rappresentanti dei soggetti interessati, ma anche perché si è ritenuto che far lavorare assieme i massimi esponenti scientifici delle categorie interessate alla caccia sia il miglior viatico per superare l’attuale e pregressa fase conflittuale, che si è sviluppata in modo incontrollato lungo un percorso essenzialmente polemico e quasi mai costruttivo.
Per tali ragioni, all’Osservatorio sono stati destinati compiti notevoli in tutti i progetti ed attività connesse alla pratica venatoria e alla conservazione dell’ambiente.
In tale ottica è stata prevista, inoltre, l’istituzione del Numero Verde antibracconaggio, che sarà – c’è un emendamento oggi in Aula – gestito dall’Osservatorio faunistico regionale, novità assoluta per l’Italia, che evidenzia la proficua attivazione di un percorso finalmente condiviso tra associazioni ambientaliste ed associazioni venatorie, alcune delle quali, ultime, hanno proposto l’utilizzo di tale strumento per agevolare la denuncia di gravi fatti di reato in materia ambientale.
Altre novità rilevanti racchiuse nell’articolato, che si compone di 17 articoli, sono rappresentate dalla previsione di un apposito Regolamento per la determinazione dei criteri di individuazione dei territori da destinare alla costituzione di aziende faunistico-venatorie, nonché per la determinazione dei criteri per la realizzazione di miglioramenti ambientali, compresa la creazione di zone umide, stabilendo che la predisposizione dei piani faunistico-venatori provinciali avvenga con congruo anticipo rispetto all’emanazione di quello regionale e, comunque, non oltre il 10 maggio dell’anno di riferimento, aumentando da 30 a 60 il termine di diffida ad adempiere da parte delle Province.
Da sottolineare, altresì, la scelta di disciplinare dettagliatamente le procedure e le prescrizioni relative alla istituzione e gestione delle zone umide superficiali.
Precisato come la proposta di legge non preveda ulteriori oneri finanziari per le finanze regionali, comportando, anzi, un risparmio in alcune voci di spesa, invito l’Aula a volerla valutare positivamente, attesa l’importanza delle innovazioni che essa introduce e la condivisione diffusa che ne sostiene le scelte di fondo.
Inoltre, signor Presidente e colleghi tutti, voglio sottolineare il clima di assoluta concordia registrato in Commissione, voglio ringraziare i presentatori, i consiglieri Tripodi, Giordano, Bilardi e Nucera, i quali, nel percorso di avvicinamento alla redazione del progetto di legge, hanno sentito a più riprese le associazioni faunistiche, le associazioni ambientaliste e le associazioni venatorie, proprio per confezionare un progetto di legge che possa essere il più condiviso possibile e che possa evitare l’alimentazione delle polemiche alle quali facevo riferimento poc’anzi.
Il testo di legge è stato approvato all’unanimità in Commissione, con l’unica astensione del collega Talarico.
Voglio sottolineare anche l’impegno del dipartimento e dell’assessore Trematerra, del dipartimento guidato dal direttore generale Zimbalatti, che hanno accompagnato la fase successiva alla presentazione del progetto di legge, oltre che il servizio della quarta Commissione e l’Ufficio legislativo, che hanno fatto sì che la norma – riteniamo – non si presti ad impugnative da parte del Governo centrale.
E’ aperta la discussione generale. Non ci sono interventi, quindi possiamo procedere con l’esame dell’articolato, però, poiché ci sono degli emendamenti, vorrei che il relatore e l’assessore si esprimessero.
Prima di procedere con gli emendamenti, c’è l’intervento del consigliere Nucera sull’argomento.
Ritengo che l’argomento meriti un dibattito.
No, possiamo anche rinunciare, perché è stata esposta in Commissione. Mi stavo adeguando, Presidente, andiamo agli emendamenti, non c’è problema.
Non ci sono interventi sulla discussione generale e possiamo procedere con gli emendamenti, ove presenti.
All’articolo 4 c’è un emendamento, protocollo numero 23406, a firma del consigliere Gallo, che così recita: “Dopo la parola “predispone” aggiungere “con cadenza quinquennale”.
Parere del relatore? Favorevole. Parere della Giunta?
Presidente, non ho niente in contrario a questo emendamento, ma non possiamo approvarlo – lo dico al relatore, poi se lo vogliamo approvare, approviamolo –; è ricompreso giù, all’interno dell’articolo successivo, quindi rischiamo di approvare un emendamento che stabilisce la stessa cosa di quanto previsto nell’articolo. E’ ridondante rispetto alla legge. Se lo vogliamo approvare, approviamolo, però è rafforzativo.
Parere della Giunta? Favorevole. Pongo in votazione l’emendamento protocollo numero 23406.
All’articolo 5 c’è un emendamento.
E’ ritirato. Pongo in votazione l’articolo 5.
All’articolo 10 c’è un emendamento, protocollo numero 23406/1, a firma del consigliere Gallo, che così recita: “L’articolo 10 è sostituito con il seguente <Art. 10 (Inserimento nella l.r. 9/96 dell’articolo 13 bis).
Dopo l’articolo 13 della legge regionale 9/96 è aggiunto il seguente:
Art. 13bis (Istituzione del numero verde antibracconaggio).
1. Al fine di salvaguardare il patrimonio faunistico regionale, anche attraverso forme di cooperazione con la cittadinanza viene istituito il numero verde antibracconaggio per la segnalazione e la denuncia di fatti di reato in materia ambientale che danneggiano gravemente l’ambiente e la corretta pratica venatoria. Il numero verde antibracconaggio è gestito dall’Osservatorio faunistico>”.
Gianluca GALLO¸ relatore
Favorevole. Anche in questo caso si tratta di un emendamento forse ridondante – dirà il consigliere Tripodi – ma semplicemente rafforzativo; il numero verde antibracconaggio è gestito dall’Osservatorio faunistico. Credo che lo possiamo scrivere e forse non farà male.
Parere della Giunta? Favorevole. Pongo in votazione l’emendamento protocollo numero 23406/1.
C’è un altro emendamento all’articolo 10, protocollo numero 23298, a firma del consigliere Talarico D., che così recita: “All’articolo 10 (Inserimento nella l.r. 9/96 dell’articolo 13 bis) della P.L. 241/9^, dopo il comma 1 dell’art. 13bis è aggiunto il seguente comma: <2. L’attività di prevenzione e di controllo delle attività in contrasto con la corretta attività venatoria è demandata alle sezioni di Polizia provinciale competenti per territorio>”.
(Interruzione del consigliere Tripodi)
Prego, consigliere Tripodi.
Vorrei fare una considerazione insieme al collega Talarico. Collega Talarico, il suo emendamento alla proposta di legge, benché preveda che sia la Polizia provinciale a controllare l’attività venatoria, è già previsto dalla norma nazionale e locale. Secondo me anche questo è ridondante rispetto alle funzioni che la Polizia provinciale già ricopre. Rischieremmo di far passare un emendamento che è ridondante rispetto agli scopi e ai fini che vogliamo raggiungere, malgrado un orientamento già presente nella legge nazionale e già previsto nei compiti propri della Polizia provinciale. La pregherei, se lo ritiene, di ritirarlo perché è già inserito nei compiti istituzionali della Polizia provinciale.
Prego, consigliere Talarico.
Rispetto alle osservazioni del consigliere Tripodi: se sono fondate lo ritiro, ci mancherebbe altro.
Consigliere Talarico, se si alza…
Chiedevo al relatore, signor Presidente, poiché mi fido del consigliere Tripodi, che se le osservazioni fossero fondate- ci mancherebbe altro - non ha senso inserire l’emendamento.
L’articolo 19 che riguarda i poteri di vigilanza ed i compiti di polizia venatoria sono ben codificati sia dalla norma nazionale sia da quella regionale.
Quindi è ritirato.
All’articolo 10 non ci sono altri emendamenti, pertanto lo pongo in votazione.
All’articolo 11 è stato presentato emendamento, protocollo numero 23300, a firma del consigliere Talarico Domenico, che così recita: “All’articolo 11 è aggiunto il seguente comma: <4. La lettera c) del comma 3 dell’art. 14 della legge 17.05.1996, n. 9 (Norme per la tutela e la gestione della fauna selvatica e l’organizzazione del territorio ai fini della disciplina programmata dell’esercizio venatorio) è sostituita dalla seguente <Il numero delle giornate di caccia settimanali è limitato a tre, nei giorni di mercoledì, sabato e domenica o, diversamente, 3 giornate a scelta nella settimana con esclusione del lunedì, martedì e venerdì di intesa con le amministrazioni provinciali. Con l’esclusione del martedì e del venerdì, l’annuale calendario venatorio può regolamentare diversamente le giornate di caccia relativamente all’esercizio venatorio da appostamento alla fauna selvatica migratoria nei periodi intercorrenti fra il 1° ottobre e il 30 novembre ai sensi dell’art. 18, comma 6, della L. n. 157/1992>”.
Presidente, su questo mi sembra che la discussione sia in qualche modo legittimata da diversi punti di vista. In realtà, benché la legge dica espressamente che le giornate di caccia siano tre, non fa obbligo di precisare i giorni, cioè le giornate scelte nella settimana. La legge stabilisce in maniera esplicita che i giorni sono limitati a 3, ad eccezione del martedì – se non vado errato –, del giovedì e del venerdì.
Ora, contrariamente a quel che accade nelle altre Regioni, il cacciatore calabrese può facilmente eludere i controlli e questo vincolo, non essendo le giornate di caccia prefissate e, quindi, cacciare per cinque giorni e non tre. Ci sono Regioni che invece hanno adottato una disciplina più rigorosa con una predeterminazione delle giornate di caccia come la Campania, la Basilicata, il Molise, l’Emilia Romagna, la Lombardia, il Piemonte, il Lazio e la Sicilia. Non vi è, quindi, la facoltà da parte del cacciatore calabrese di cacciare “liberamente”. Ed uso il “liberamente” tra virgolette perché sarebbero sottoposti a controlli che, come è noto, non ci sono e da questo punto di vista inviterei i proponenti della proposta di legge a reclamare, a rivendicare maggiori controlli nell’interesse della buona caccia.
Come è noto - questo è un dato scientifico facilmente verificabile - i controlli in questa regione credo che raggiungano davvero percentuali molto ma molto basse. Sto dicendo questo su sollecitazione, egregio consigliere Tripodi, di numerosi cacciatori che pretendono, invece, ci sia un regime di controlli e rigore sulla caccia che oggi non c’è. Comprendo benissimo l’obiezione ma uno deve segnare il giorno di caccia, il giorno in cui va a caccia ma siccome si opera in un regime di assoluta libertà - e uso con molta cautela l’aggettivo assoluta – sarebbe bene che si predeterminassero i giorni di caccia.
Questo è il senso dell’emendamento.
Parere del relatore? Parere della Giunta? Contrario.
All’articolo 17 c’è un emendamento, a firma del consigliere Gallo. E’ ritirato.
Presidente, c’è un altro emendamento sull’entrata in vigore della proposta di legge che prevede che la stessa non avvenga dalla pubblicazione del Bollettino Ufficiale della Regione, per come osservato dal dipartimento, ma dal 1° gennaio 2014. La norma, infatti, interviene anche su alcune somme che la Regione incassa da parte di versamenti che devono essere effettuati da chi pratica questo sport, per cui potrebbero crearsi delle modifiche rispetto a quanto dichiarato in relazione all’invarianza di spesa.
Propongo, pertanto, che la proposta di legge entri in vigore dal 1° gennaio 2014 e non subito dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.
Il consigliere Gallo propone un sub-emendamento che riguarda l’entrata in vigore della legge al 1° gennaio 2014.
Presidente, capisco e credo di interpretare la preoccupazione del relatore, consigliere Gallo. Ritengo che non possiamo inserire una eventuale disposizione transitoria per quanto riguarda il riflesso che la proposta di legge potrebbe avere - secondo me è un eccesso di preoccupazione – per quello che può riguardare le attività da porre in essere per l’emanazione del calendario venatorio della prossima stagione venatoria 2013-2014.
Se vogliamo - magari insieme al collega relatore, all’ assessore ed al direttore generale - trovare la giusta espressione nel sub-emendamento per evitare che ci possano essere delle inefficienze in sede di emanazione del calendario venatorio, va bene. Ritengo che l’impalcatura della norma debba trovare momento applicativo già dalla pubblicazione perché poi, in sede di dichiarazioni di voto, diremo l’importanza e la rilevanza della messa in opera dell’Osservatorio faunistico venatorio e delle altre disposizioni, come il numero verde antibracconaggio e tante altre disposizioni che avremo modo con i colleghi proponenti di esplicare, adesso, in sede di dichiarazione.
Chiedo, quindi, al consigliere Gallo o - se vogliamo - possiamo anche fare una breve sospensione per trovare l’esatta definizione di un articolo transitorio che metta al riparo le attività che già sono in essere da parte del dipartimento ma che conferisca alla legge quella efficacia tanto voluta ed auspicata a tutti i livelli.
La discussione non è solo interessante ma deve tendere a garantire non solo l’esercizio della caccia ma anche l’attività dell’assessorato perché abbiamo due duplici problemi da affrontare, Presidente. Non solo quello che ha evidenziato il consigliere Gallo ma anche la capacità che avrà poi l’assessorato di porre in essere quel che la proposta di legge stessa prevede.
Siccome non abbiamo il tempo materiale e nemmeno l’assessore Trematerra ha il tempo materiale di applicare quella che è la normativa prevista dalla legge con i bandi e le nomine per far sì che l’attività dell’Osservatorio possa partire, è fuor di dubbio che approviamo una legge e se le diamo applicabilità mettiamo a rischio non solo il calendario venatorio e l’apertura della caccia ma anche tutta l’attività propedeutica che l’assessorato deve fare.
Sono d’accordo a differire al 1° gennaio l’applicazione della legge ma per quanto riguarda esclusivamente l’attività dell’assessorato. Per quanto riguarda l’insediamento dell’Osservatorio le procedure di bando e di selezione di coloro i quali debbono poi andare a ricoprire, di fatto, i ruoli, quella va fatta in ogni caso. Dobbiamo allora differenziare quella che è proprio l’attività dell’assessorato che, in ogni caso, deve procedere con la vecchia normativa, altrimenti non faremmo in tempo per il 1° settembre a predisporre quello che è il calendario venatorio e poi, obiettivamente, daremo vigore alla legge a partire dal 1° gennaio 2014. Così abbiamo ottenuto le due risposte principali che ci attendiamo da questa legge: l’operatività e la messa in opera dell’Osservatorio, dove può espletare attività e, soprattutto, la capacità dell’assessorato di predisporre un calendario venatorio che ci possa consentire di esercitare l’attività venatoria nella nostra regione.
Pongo in votazione il sub-emendamento per come presentato.
Parere del relatore e della Giunta? Favorevoli.
Con autorizzazione al coordinamento formale visto che è stato formulato oralmente.
Non ci sono altri emendamenti. Prima di procedere all’approvazione della legge nel suo complesso ha chiesto di parlare il consigliere Nucera per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
Diciotto anni. Questo è stato il tempo che il Consiglio regionale ha voluto per modificare, aggiornare ed adeguare una legge alla necessità o, per meglio dire, alle nuove esigenze che il mondo sportivo calabrese ha sempre rivendicato, anche il mondo del tempo libero - perché no? - soprattutto il mondo economico, imprenditoriale e, inquadrandolo ancora di più, il turismo calabrese.
Vedete, quindi, in questa discussione di oggi, abbiamo cercato di dare, attraverso l’ammodernamento di questa legge del 1996, una boccata di ossigeno ad un sistema che per certi aspetti era diventato asfittico ma che, invece, in passato, ha rappresentato una fonte di reddito importantissima per lo sviluppo della Calabria.
Stiamo parlando, sì, dell’esercizio venatorio, cioè di quello che noi potremo inserire in una serie di caselle, di segmenti di attività dove ognuno si può riconoscere: lo sport, il cacciatore - perché no? - l’amore per gli animali e quindi per l’ambiente. Perché no? Sembra una contraddizione: da una parte si spara l’animale – l’uccello migratore soprattutto – e dall’altra parte parliamo di amore per gli animali.
Perché diciamo questo? Perché nel sistema complessivo di questa passione antica quanto l’uomo, troviamo una contraddizione di fondo ma che, in realtà, contraddizione non è, ovvero quella di poter nel contempo educare i cani alla caccia, ammaestrare gli animali che ci sono fedeli ad un’attività che è uno sport e un modo di passare il tempo libero. E’ anche un’attività economica imprenditoriale perché questa legge ha portato una modifica economica che adegua un nuovo sistema al modo di vedere il turismo e il sistema alberghiero ad una esigenza avvertita tante volte in Calabria, cioè quella di regolamentare meglio il sistema degli alberghi adibiti, i punti di incontro, i villaggi adibiti ad un miglior utilizzo del sistema venatorio regionale.
Grazie alla ricchezza dei boschi, alla particolare orografia, ai tanti fiumi che sfociano nel mare attraverso le nostre vallate, la Calabria è, per nostra fortuna, una regione votata all’esercizio venatorio.
Ed in questo sistema si sviluppa un altro settore importante quello del turismo perché la Calabria insieme alla Toscana è la regione che attira più turisti nel mondo venatorio, rispetto alle altre regioni d’Italia.
La Calabria è una vera e propria oasi per quanto riguarda gli appassionati dello sport di Diana. E lo è ancora di più in questo sistema che, per certi aspetti, viene considerato uno sport violento per come, molte volte, viene dipinto; in questo sistema di caccia il cacciatore diventa il maggior protettore dell’ambiente e sembra un fatto strano proprio perché viene regolamentato in maniera che l’ecosistema non venga stravolto.
Con la presenza dei nostri cacciatori, quindi, l’ecosistema complessivo della presenza faunistica dei nostri territori diventa ulteriormente equilibrato. Basti pensare ai tanti danni che gli agricoltori denunciano a causa dei cinghiali; basti pensare al sistema randagio per certi aspetti con cui molte volte è stato regolamentato in tutta la regione il problema del ripopolamento.
Allora, creare delle norme di equilibrio, di indirizzo e di attenzione su tutte queste cose, significa dare impulso ordinato al sistema venatorio e quindi al sistema ecologico complessivo.
Significa, sostanzialmente, che bisogna regolamentare un sistema, non sulla scorta empirica di una esperienza, ma sull’attenta visualizzazione scientifica, in quanto l’Osservatorio faunistico venatorio regionale consentirà di poter monitorare costantemente il quadro della cacciagione nella nostra regione.
E’ il caso della presenza delle specie faunistiche della Calabria; con questa legge andiamo a riequilibrare un sistema che, di fatto, era squilibrato, non solo nella cultura e nella mentalità di quanti pensano di poter adottare con libertà il proprio modo di agire ma, per quanti, soprattutto attraverso le regole stringenti che il sistema impone alle province; offre uno strumento più ordinato e razionale che sia valido, non per i campanili provinciali, ma per tutta la regione, quindi uniformando al sistema di produzione complessivo della nostra attività.
Gli ambiti, poi, si allargano, creando le cosiddette zone umide artificiali, cioè quelle oasi dove tanti migratori, soprattutto acquatici, possono trovare il giusto ristoro.
In questo contesto credo che mai come oggi compiamo una azione di intesa istituzionale. Ho apprezzato anche la posizione in Consiglio regionale della minoranza che ha sostenuto e voluto questa legge.
In questo contesto dico che oggi il Consiglio regionale con questa legge scrive un’ulteriore pagina positiva nella storia della sua attività legislativa. Non è una legge “contro” ma “pro” e soprattutto è una legge per la Calabria e per quanti in Calabria possono trovare momenti di utilizzo del tempo libero nel modo migliore ma anche - perché no? - momenti per potenziare il sistema turistico ed imprenditoriale. Quando si parla di caccia bisogna immaginare tutto l’indotto che c’è intorno al sistema e provare ad immaginare quale ricchezza diretta arriva, soprattutto nei piccoli paesi, dalla continua frequenza dei nostri cacciatori.
Esprimo il mio voto favorevole, senza dubbio, ma esprimo anche il mio apprezzamento al Consiglio regionale che, attraverso questa legge - dicevo prima - compie sicuramente un salto di qualità.
Grazie, Presidente. Il collega Nucera ha fatto un’evocazione romantico-bucolica di quello che è stata la caccia in passato. Intanto voglio esprimere sentimenti di viva gratitudine al Dipartimento, alla Commissione e al suo Presidente. Con questa proposta di legge, come proponenti, abbiamo condotto un lavoro partecipativo nel vero e più ampio senso del termine anche con le associazioni venatorie, degli agricoltori e col mondo dell’ambientalismo.
Abbiamo voluto riordinare e proporre una Riforma per traguardare l’orizzonte della caccia del futuro, di quella caccia che valorizza le migliori tradizioni, quella caccia che vuole traguardare obiettivi di pregnanza scientifica.
Voglio ribadire l’importanza che questa legge ha nel momento in cui la Regione si dota di un organismo a carattere scientifico che potrà non solo monitorare costantemente ed efficacemente lo stato delle specie e degli habitat ma potrà corroborare, dando quelle risposte che fino ad oggi non era possibile dare, tutto quello che riguarda l’ampio spettro della gestione del territorio e dell’ambiente.
Una legge che riserva molto spazio ai miglioramenti ambientali, cioè a quell’elemento che vuole conservare gli habitat e che ha il precipuo compito ed obiettivo della salvaguardia dell’ambiente, della valorizzazione dell’ambiente, della salvaguardia di quegli habitat che sono stati messi a rischio non solo da un’attività venatoria, non corretta, ma da tutte quelle altre attività umane ed antropiche che non hanno inteso conservare la preziosità di un ambiente unico ed irripetibile come quello della regione.
Una legge che, sotto questo profilo, è innovativa. L’organismo sarà di diretta correlazione col Dipartimento, con il sistema delle autonomie locali e con l’Ispra, l’Istituto superiore che ha sostituito l’Infs presso il Ministero.
Una legge innovativa, quindi, che introduce anche elementi come il numero verde antibracconaggio. Una legge che guarda anche alla questione sociale della regione, abbattendo le imposte e la tassa di concessione regionale del 50 per cento agli ultra settantenni e ai più giovani. Una legge che, dicevo, ha l’obiettivo di realizzare un percorso per la caccia del futuro, che deve fare il paio con la compatibilità ambientale, con la salvaguardia ambientale e che deve rafforzare l’essere dei veri cacciatori, delle vere sentinelle a tutela e difesa dell’ambiente e degli habitat.
Questo è ciò che abbiamo inteso e che riteniamo che la Regione debba fare e che, sono convinto, nel migliore dei modi, con l’attenzione che da domani in poi, da quando sarà legge della Regione, continueremo a rivolgere, in sinergia con tutti gli attori del sistema, con le associazioni venatorie che hanno dato un contributo determinante e che porteremo avanti con le associazioni degli agricoltori e degli ambientalisti.
Ritengo che questo Consiglio, oggi, abbia fatto una cosa molto importante. In ultimo, Presidente, vorrei chiederle, per quanto riguarda l’articolo finale della norma finanziaria, di volerlo coordinare, specificando meglio che si conferma l’invarianza finanziaria rispetto alle risorse che sono già annualmente storicizzate e finanziate con l’Upb 220413, per cui, questa legge, ha una copertura totale e non realizza nuovi e maggiori oneri al bilancio regionale. Grazie.
Questa proposta di legge, Presidente, è stata discussa in quarta Commissione e porta la firma dei colleghi Tripodi, Giordano, Nucera e Bilardi.
Ho ascoltato il Presidente della Commissione, Gallo, e credo che, quando parla di una legge che abbiamo approvato per stabilire una corretta pratica venatoria, abbia centrato anche un aspetto importante.
Approviamo una legge che, tra l’altro, abbiamo anche posticipato per una discussione più approfondita, per un confronto che vedesse coinvolti anche esperti ed una condivisione delle associazioni ambientaliste.
Alla fine abbiamo approvato in Commissione questa legge che ha più di un occhio di riguardo verso la tutela dell’ambiente. Cioè una legge venatoria che, letta così com’è, nell’immaginario collettivo, senza un’attenta osservazione, potrebbe sembrare che voglia favorire le aspettative degli appassionati di caccia, ma non è così. Aver approfondito questi aspetti ha portato alla conclusione di una legge che invece mette, ad esempio, la consulenza scientifica – lo diceva qualcuno prima di me – nelle mani dell’Ispra che è l’Istituto superiore per la ricerca applicata del Ministero dell’ambiente.
Credo che questo andrebbe considerato come un aspetto fondamentale per fare insieme di questo sport anche un momento importante di salvaguardia dell’ecosistema.
Così come trovo altrettanto importante l’istituzione delle zone umide artificiali, il numero verde antibracconaggio ed ancora, voglio ricordare, come anche all’articolo 7, ad esempio, viene sostituito il parere dell’Isf con l’Ispra, viene ridotto da 80 a 20 ettari il terreno necessario per le zone di addestramento e di allevamento.
Se, da un lato abbiamo voluto regolamentare e dare delle regole certe in questa materia legislativa, dall’altro lo spirito della legge e dei colleghi che hanno lavorato in Commissione – sia i presentatori ma anche durante la discussione nella fase emendativa – ha voluto certamente dare una assoluta priorità a quella che è la salvaguardia dell’ambiente e dell’ecosistema.
Ovviamente se da una parte è materia di esclusiva legislazione regionale, dall’altra la tutela e salvaguardia dell’ambiente è di competenza di Legge statale, e questo impone standard da rispettare su tutto il territorio.
Non ci siamo voluti limitare al rispetto degli standard minimi ma, piuttosto, abbiamo dimostrato attenzione e a questo va un riconoscimento soprattutto ai presentatori della legge, che ringrazio anche sia per la presenza in Commissione ma anche, l’ho notato oggi, rispetto al principio generale dell’approfondimento di problematiche della legge rispetto a quelle che possono essere le aspettative di chi la presenta.
Ho visto anche un certo distacco guardando, soprattutto, l’impianto generale e quali sono stati i possibili miglioramenti che abbiamo portato in Aula.
Per questi motivi, a nome del gruppo del Partito democratico, esprimo con soddisfazione il voto favorevole a questa legge. Grazie.
Ha chiesto di parlare il consigliere Tripodi. Ne ha facoltà.
Grazie, Presidente. Sarò breve perché si sono già espressi i colleghi ma, come è stato ribadito, volevo sottolineare alcune cose.
Abbiamo cercato di armonizzare le varie esigenze ed istanze delle categorie che si occupano non solo dell’ambiente ma anche di professionalizzare – quello era il nostro intendimento –, di dare una offerta diversa del modo di intendere e di praticare la caccia in Calabria.
Abbiamo cercato di armonizzare le esigenze degli ambientalisti, degli agricoltori, dei cacciatori veri e propri, delle armerie che, per la prima volta, si sono organizzate in associazioni in Calabria e, soprattutto, abbiamo cercato di dare un’impostazione di rispetto delle prerogative di chi non pratica la caccia, guarda caso; proprio così, di chi non pratica la caccia perché, rispettare l’ambiente significa anche aver rispetto di chi ritiene di usufruire del nostro territorio in maniera diversa, cosa che abbiamo fatto con molta semplicità, anche mettendo da parte gli interessi propri dei cacciatori o degli amanti dell’arte venatoria in Calabria. Costituendo, addirittura, una novità rispetto anche a tutte le altre Regioni italiane, istituendo un numero verde antibracconaggio ed ammantando la legge di quella che era la nostra filosofia, di specializzare e di dare una capacità scientifica all’Osservatorio per interpretare al meglio quelle che erano le esigenze di codificare un provvedimento che potesse essere sottoposto all’Ispra e alle altre associazioni che si interessano della redazione del calendario venatorio.
Detto questo mi corre però l’obbligo di fare alcuni ringraziamenti. Intanto non avevo dubbi sulla capacità dell’assessore Trematerra di dare una risposta su una legge che l’ha visto anche protagonista nella sua relazione, ma sono rimasto favorevolmente sorpreso anche dalla capacità del suo Direttore generale, il dottor Zimbalatti, di immedesimarsi appieno in quelle che erano le esigenze della legge stessa.
Un ringraziamento va anche alla Commissione e al presidente Gallo che ha saputo, veramente, portare avanti i lavori ottimizzando non solo i tempi ma anche le esigenze di confronto all’interno e all’esterno della Commissione, valorizzando un lavoro che era cominciato da un anno fino ad arrivare a questo confronto in Commissione consiliare.
L’ultimo ringraziamento lo voglio fare ai colleghi Giordano, Bilardi e Nucera che hanno avuto la pazienza, insieme a noi e alle associazioni in questo anno, di poter emendare una legge che originariamente aveva una certa connotazione.
Dopo di che, esprimo il mio voto favorevole nella certezza che sapremo anche differenziare quella che è l’offerta della caccia. Una delle novità del progetto di legge è quella di creare i presupposti affinché in questa regione si possa praticare la caccia agli ungulati, non solo al cinghiale; finalmente abbiamo i presupposti legislativi per poterla fare. Grazie.
Presidente, intervengo per esprimere il voto favorevole del gruppo del Pdl su questa proposta di legge che è stata ampiamente discussa ed approfondita in Commissione anche con il confronto con l’assessore Trematerra ed il direttore generale dell’assessorato all’agricoltura, professore Zimbalatti.
Il presidente Gallo ha già enucleato le considerazioni che ci hanno portato all’approvazione di questa proposta di legge in Commissione, ritengo che con questa norma di qualità si vada a coprire un vuoto legislativo della normativa regionale con l’adeguamento alle norme nazionali ed europee che consentono oggi, attraverso questa norma, di meglio poter definire gli ambiti di caccia, l’Osservatorio faunistico venatorio regionale nonché la collaborazione con importanti istituti nazionali che consentono di svolgere un monitoraggio continuo sull’attività faunistica e di caccia. Inoltre, l’istituzione di zone umide artificiali consente di avere una possibilità in più oltre la fauna per quanto riguarda la ricezione del passaggio di volatili all’interno della regione.
Con questa norma - come diceva prima il consigliere Nucera - noi oggi andiamo a coprire il vuoto che c’era da ormai 18 anni. Pertanto, l’approvazione di questa norma ci consente di poter dire oggi che il Consiglio regionale pone in essere una norma che contempla non soltanto l’aspetto sportivo della caccia, ma anche un rispetto dell’ambiente che la precedente normativa, purtroppo, non considerava.
Confermo il voto favorevole, quindi, del gruppo del Pdl.
Non ci sono altre richieste di parola per dichiarazione di voto che si sono, quindi, completate. Pongo in votazione il provvedimento nel suo complesso.
Proposta di legge numero 435/9^ di iniziativa del consigliere Magno, recante: “Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 27 dicembre 2012, numero 69 (Provvedimento generale recante norme di tipo ordinamentale e finanziario – Collegato alla manovra di finanza regionale per l’anno 2013)”
Adesso c’è la proposta di legge numero 435/9^ di iniziativa del consigliere Magno, recante: “Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 27 dicembre 2012, numero 69 (Provvedimento generale recante norme di tipo ordinamentale e finanziario – Collegato alla manovra di finanza regionale per l’anno 2013)” come abbiamo stabilito in Conferenza dei capigruppo.
Il relatore è il consigliere Magno, abbiamo stabilito in Conferenza dei capigruppo di porlo solo all’attenzione dell’Avvocatura regionale. La relazione è acquisita e agli atti.
Pongo in votazione il provvedimento.
Ordine del giorno di iniziativa del consigliere Imbalzano “In ordine alle osservazioni dei Consiglio regionale sulla comunicazione della Commissione “Politica di informazione e promozione dei prodotti agricoli: una strategia a forte valore aggiunto europeo per promuovere i sapori dell’Europa”
Passiamo adesso al primo ordine del giorno di iniziativa del consigliere Imbalzano “In ordine alle osservazioni dei Consiglio regionale sulla comunicazione della Commissione “Politica di informazione e promozione dei prodotti agricoli: una strategia a forte valore aggiunto europeo per promuovere i sapori dell’Europa” di cui do lettura: “Il Consiglio regionale -
vista la Comunicazione della Commissione in materia di informazione e promozione dei prodotti agricoli (COM(2012)148);
vista la legge regionale statutaria 19 ottobre 2004, numero 25 (Statuto della Regione Calabria) e successive modificazioni;
vista la deliberazione del Consiglio regionale 27 maggio 2005 numero 5 (Regolamento interno dei Consiglio regionale) e successive modificazioni;
l’art. 5 del Trattato sull’Unione Europea, che prevede che "nei settori che non sono di sua competenza esclusiva l’Unione interviene soltanto se e in quanto gli obiettivi dell’azione prevista non possono essere conseguiti in misura sufficiente dagli Stati membri, né a livello centrale né a livello regionale e locale, ma possono, a motivo della portata o degli effetti dell’azione in questione, essere conseguiti meglio a livello di Unione";
l’art. 117, comma 5 della Costituzione che prevede che "le Regioni e le province autonome, nelle materie di loro competenza, partecipano alle decisioni dirette alla formazione degli atti normativi comunitari";
la legge 24 dicembre 2012, numero 234 recante: "Norme generali sulla partecipazione dell’Italia alla formazione e all’attuazione della normativa e delle politiche dell’Unione europea";
il settore agroalimentare dispone delle potenzialità per essere un settore forte e stimolante per la crescita economica e l’innovazione negli Stati membri, in particolare nelle zone rurali e a livello regionale, incrementando i redditi agricoli, creando occupazione e generando crescita;
le misure di informazione e di promozione svolgono un ruolo primario dovendo contribuire al raggiungimento di una maggiore redditività dei prodotti, per conseguire una maggiore equità competitiva nei mercati esterni e per fornire maggiori e migliori informazioni ai consumatori
la consultazione pubblica sul "Libro verde sulla Politica di informazione e promozione dei prodotti agricoli: una strategia a forte valore aggiunto europeo per promuovere i sapori dell’Europa" si è incentrata in particolare sull’esigenza di delineare una strategia di promozione ed informazione mirata e ambiziosa, in grado di valorizzare al meglio le enormi risorse del settore agricolo ed agroalimentare europeo;
valutata la rilevanza della citata Comunicazione della Commissione oggetto del presente Ordine del giorno;
considerata l’importanza di rafforzare il dialogo tra i livelli parlamentari anche sugli aspetti di merito delle proposte e delle iniziative presentate dalla Commissione europea alla luce dei recenti sviluppi del dialogo politico tra Parlamenti nazionali e Commissione europea;
tenuto conto che la 2^ Commissione consiliare permanente nella seduta del 16 maggio 2013, dopo approfondita ed articolata discussione, ha preso atto e condiviso il documento predisposto dai competenti uffici del Dipartimento agricoltura e della stessa Commissione;
ravvisata comunque l’opportunità di far pronunciare l’Assemblea stante la rilevanza delle tematiche di seguito indicate;
udita la relazione del consigliere Imbalzano -
assume la decisione
di sottoporre al Parlamento Italiano nell’ambito del dialogo politico posto in essere con le istituzioni europee, le proprie considerazioni in ordine alla Comunicazione della Commissione sulla politica di informazione e promozione dei prodotti agricoli nei termini di seguito indicati:
Relativamente al profilo della sussidiarietà e proporzionalità:
Al paragrafo 4: “Orientamenti per la riforma”
punto 4.5. (Una gestione più semplice e razionale) della Comunicazione:
La gestione diretta dei programmi da parte della Commissione finalizzata ad una gestione più semplice e razionale dei programmi, ancorché esternalizzata, potrebbe configurare un deciso accentramento delle politiche di informazione e di comunicazione, non giustificato da reali esigenze di esercitare quelle funzioni amministrative in capo alla Commissione.
Non si comprende come tale gestione diretta possa rendere più efficiente il procedimento amministrativo.
Dalle consultazioni contenute nel libro verde si rileva l’esigenza di ridurre i tempi di istruttoria e di approvazione delle proposte di programmi. L’inserimento di termini ancorché ordinatori per la conclusione del procedimento o comunque l’impegno a fissare in sede legislativa termini più certi avrebbe potuto corrispondere maggiormente alle richieste formulate dal partenariato.
Relativamente al profilo del merito:
Al paragrafo 3. “Obiettivi della futura politica di promozione”
Pur condividendo l’articolazione della politica di informazione e di comunicazione nei quattro obiettivi indicati al paragrafo 3, risultano deboli i riferimenti alle produzioni di qualità, riconosciute tali da norme comunitarie, nazionali e regionali.
Al paragrafo 4 “Orientamenti per la riforma”
La Comunicazione al punto 4.1.1 (Beneficiari) richiama in modo troppo generico il tema dell’inserimento dell’impresa privata nella politica agricola europea, non più solo mediata dalle organizzazioni professionali, ma aperta ad un suo coinvolgimento diretto.
Questa genericità può essere superata ad esempio prevedendo il coinvolgimento di istituzioni pubbliche locali e/o enti di rappresentanze come le camere di commercio (soluzione prospettata anche nel libro verde) ovvero prevedendo, tra i soggetti beneficiari, i partenariati pubblico privati e non la singola impresa, in quanto tali formazioni sono di garanzia per riconoscere nel programma un qualche interesse pubblico.
In ogni caso andrebbero chiarite le modalità di coinvolgimento dell’interesse privato ed i benefici che ad esso possono discendere dalla realizzazione del progetto nei termini indicati dallo stesso libro verde al paragrafo 5.4 laddove si precisa " i privati non beneficiano di finanziamenti dell’Unione ma solo delle infrastrutture e delle attività trasversali previste dal programma".
Al punto 4.1.2. (Prodotti e temi ammissibili) con riferimento al tema della qualità dei prodotti sarebbe opportuno prevedere il riferimento anche a quelli tutelati da norme nazionali e regionali (osservazione sostenuta anche dalla Regione Lombardia).
Al punto 4.1.4. (I marchi) si condividono le osservazioni formulate dal CESE che osserva che "La normativa in tema di promozione deve chiarire il ruolo dei marchi e l’equilibrio tra la promozione generica e quella riguardante i marchi privati dovrebbe essere consentito di indicare l’origine del prodotto anche per quei prodotti che non rientrano in una denominazione di origine o in un indicazione geografica protetto. IL concetto di origine nell’UE dovrebbe essere veicolato mediante slogan generali che non compromettano il diritto dei consumatori ad essere informati correttamente".
Al punto 4.4. (Politica di promozione in tempi di crisi) si osserva che quanto previsto dalla comunicazione non da alcuna garanzia sulla rilevazione delle politiche europee per il rilancio dei settori in crisi che invece necessitano ancora oggi di sostegno.
Questa osservazione scaturisce dal fatto che l’agricoltura calabrese si caratterizza per frequenti periodi di crisi che necessitano di una pronta risposta da parte delle istituzioni.
La realtà calabrese è ancora più sensibile alle crisi di settore e necessità pertanto di focalizzare una parte delle risorse per la promozione e le informazioni sui settori più sensibili.
Sul punto si condividono le conclusioni del CESE laddove richiedono la definizione di un meccanismo automatico e semiautomatico che aiuti le economie colpite dalle crisi alimentari.
Sulla base di quanto precede si rileva l’opportunità di inviare le osservazioni che costituiscono parte integrante:
1) alle Commissioni di merito e competenti in materia di affari europei della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica;
2) al Ministro per le politiche europee;
3) alla Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome, affinché abbia la massima diffusione tra le Assemblee legislative regionali e delle Province autonome”.
Presidente, questo ordine del giorno contiene alcune osservazioni che io ritengo necessarie e che il Consiglio regionale deve, secondo me, fare. Peraltro, osservazioni già fatte proprie dalla seconda Commissione in ordine alle comunicazioni della Comunità europea sulle politiche adottate in tema di informazione e promozione dei prodotti agricoli.
Con riferimento a queste comunicazioni, rileviamo, in merito innanzitutto al profilo della sussidiarietà e della proporzionalità, che la gestione diretta dei programmi da parte della Commissione finalizzata ad una gestione più semplice e razionale dei programmi medesimi potrebbe configurare un deciso accentramento delle politiche di informazione e di comunicazione che non è giustificato dalle reali esigenze di esercitare quelle funzioni amministrative che sono in capo alla Commissione stessa.
L’inserimento di termini ordinatori per la conclusione del procedimento o comunque l’impegno a fissare in sede legislativa termini più certi, avrebbe potuto corrispondere maggiormente alle richieste formulate dal partenariato.
Relativamente al profilo del merito, pur condividendo l’articolazione della politica di informazione e di comunicazione della Comunità europea, risultano, secondo noi, deboli i riferimenti alle produzioni di qualità riconosciute tali da norme comunitarie, nazionali e regionali.
Infine, la comunicazione relativa ai beneficiari, secondo noi, richiama in modo troppo generico il tema dell’inserimento dell’impresa privata nella politica agricola europea che non può più essere mediata soltanto dalle organizzazioni professionali, ma deve essere aperta ad un suo coinvolgimento diretto.
Infine, inoltre, sulla politica di promozione in tempi di crisi dei prodotti agricoli si osserva che la comunicazione della Comunità europea non dà alcuna garanzia sulla rilevazione delle politiche stesse in tema di rilancio dei settori in crisi che necessitano, invece, di un forte sostegno.
Questa osservazione scaturisce dal fatto che l’agricoltura calabrese si caratterizza per i frequenti periodi di crisi che necessitano di una pronta risposta da parte delle istituzioni.
Per questi motivi e sulla base di queste osservazioni, riteniamo necessario ed opportuno inviare queste osservazioni che sottopongo al Consiglio regionale alle Commissioni di merito e competente in materia di affari europei della Camera dei Deputati, del Senato della Repubblica, al Ministro alle Politiche europee, alla Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle province autonome affinché abbia la massima diffusione tra le Assemblee legislative regionali di tutto il Paese.
Non ci sono interventi sull’ordine del giorno, pertanto lo pongo in relazione.
Mozione numero 89 di iniziativa del consigliere Imbalzano “In ordine alla realizzazione di un tratto autostradale tra Bagnara e Scilla”
Passiamo adesso alla mozione numero 89 di iniziativa del consigliere Imbalzano “In ordine alla realizzazione di un tratto autostradale tra Bagnara e Scilla” di cui do lettura: <Premesso che
la Provincia di Reggio Calabria ha presentato, nell’ambito della realizzazione del Piano Strutturale Strategico della Città Metropolitana, la proposta progettuale per la realizzazione di una strada di collegamento "mare-monti" nei tratti in dismissione ANAS, tra i comuni di Scilla e Bagnara;
tale progettualità offrirebbe altresì l’opportunità di assicurare una viabilità alternativa rispetto alla nuova arteria autostradale in corso di completamento in quanto si rivelerebbe di particolare importanza per la ricezione degli ordinari flussi veicolari e soprattutto in situazioni di emergenza che richiedono il tempestivo impiego delle varie componenti di soccorso del sistema di protezione civile, tenuto conto della classificazione della provincia reggina tra le aree ad alto rischio sismico oltre che interessate da gravi fenomeni di dissesto idrogeologico;
la Provincia stessa ha trasmesso al Presidente dell’ANAS, ingegnere Piero Ciucci, lo studio di fattibilità della proposta stessa, suscettibile comunque di ulteriori apporti e miglioramenti rispetto alle esigenze che andranno a manifestarsi;
in data 21/02/2013 con nota protocollo 1208, il Prefetto di Reggio Calabria, ha sottoposto all’attenzione dei Ministri dell’Ambiente e delle Infrastrutture, nonché all’Amministratore Unico ANAS l’ipotesi di mantenimento in esercizio dei tratti dismessi del vecchio tracciato autostradale A3 Sa-Rc, compresi tra SCILLA e BAGNARA, al fine di valutare la possibilità che vengano sospese le procedure finalizzate alla demolizione;
l’ANAS, con nota del 15/04/2013 ha inviato al Prefetto di Reggio Calabria una nota nella quale sostiene che permangono vincoli di realizzabilità che non hanno consentito di dare seguito alle precedenti richieste (non sostenibilità ambientale e paesaggistica), ma che comunque l’ANAS non è contraria all’eventuale uso di vecchie strutture dell’autostrada in disuso.
il sottoscritto, Candeloro Imbalzano, Presidente della Commissione Consiliare Permanente "Bilancio, Programmazione Economica, Attività Produttive e Fondi Comunitari", stante l’importanza della problematica sollevata e gli effetti benefici che potranno derivare all’intero comprensorio ed in particolare alle popolazioni direttamente interessate;
alla S.V. di voler sottoporre la presente mozione all’attenzione ed alla urgente discussione del Consiglio Regionale, per impegnare il Presidente della Giunta regionale, Giuseppe Scopelliti ed i Dipartimenti regionali coinvolti a mettere in moto tutte le procedure istituzionali, tecniche ed amministrative, per superare i vincoli allo stato esistenti, con l’obiettivo che il vecchio tracciato autostradale della corsia Sud della Salerno - Reggio Calabria, tra i Comuni di Scilla e Bagnara, venga utilizzato per la realizzazione del progetto in parola>”.
Grazie, Presidente, la ringrazio veramente per l’urgenza che l’argomento merita. Si tratta di una mozione relativa alla realizzazione della strada di collegamento mare-monti nei tratti di dismissione autostradale tra i comuni di Bagnara e Scilla.
Anticipo che è stata già presentata, nell’ambito del progetto dell’area metropolitana del piano strutturale strategico della città metropolitana, una ipotesi progettuale per la realizzazione di una strada di collegamento "mare-monti" nei tratti in dismissione ANAS tra Scilla e Bagnara.
Questo progetto offrirebbe la grande l’opportunità di assicurare una viabilità alternativa rispetto alla nuova arteria autostradale in fase di completamento in quanto consentirebbe la ricezione dei flussi veicolari ordinari e, soprattutto, le situazioni di emergenza che richiedono il tempestivo intervento delle varie componenti di soccorso del sistema di protezione civile, tenuto conto che la regione Calabria e questo territorio in particolare sono classificate come aree a forte rischio sismico, oltre ad essere interessate da fenomeni di dissesto idrogeologico.
Aggiungo ancora che è stato trasmesso al Presidente dell’Anas, ingegnere Ciucci, lo studio di fattibilità di questa proposta, comunque suscettibile di ulteriori apporti e miglioramenti.
Comunico, ancora, che il Prefetto della provincia di Reggio Calabria, in data 21 febbraio, ha sottoposto all’attenzione dei Ministri dell’Ambiente e delle Infrastrutture, nonché all’amministratore unico dell’Anas l’ipotesi di mantenere in esercizio i tratti dismessi del vecchio tracciato autostradale compresi tra Scilla e Bagnara, al fine di valutare la possibilità che vengano sospese le procedure finalizzate alla demolizione.
L’Anas da parte sua di recente ha inviato al Prefetto della provincia di Reggio Calabria una nota nella quale sostiene che la permanenza di questi tratti confligge con alcuni vincoli ambientali e paesaggistici, ma che comunque non è contraria all’utilizzo di queste strutture autostradali ormai in disuso.
Per questi motivi, signor Presidente, colleghi, giacché consideriamo di enorme importanza questa problematica per i benefici che potrebbero derivare ad un vasto comprensorio e a diversi comuni in una zona ad alta concentrazione e a grande potenzialità turistica, sottopongo, quindi, al Consiglio regionale questa mozione per impegnare il Presidente della Giunta ed i dipartimenti interessati a mettere in moto tutte le procedure istituzionali, tecniche ed amministrative, per superare i vincoli oggi esistenti, con l’obiettivo di utilizzare questo tratto autostradale che altrimenti verrebbe inesorabilmente dismesso. Grazie.
Prego, consigliere Naccari Carlizzi.
Chiedo scusa, collega, ma la mozione che ha appena descritto fa riferimento alla variante di Bagnara? E’ solo l’utilizzo del vecchio tracciato e di conseguenza gli oneri a carico della manutenzione del vecchio tracciato su chi dovrebbero ricadere?
Non lo chieda a me, lo vedremo strada facendo. Intanto cerchiamo di salvare il salvabile, poi sugli oneri ci vediamo strada facendo.
L’Anas non si è espressa su questo argomento che è un problema oggettivo sicuramente. Intanto ha dato la disponibilità a non demolire i manufatti sempre che vengano superati i vincoli. Esiste un problema di risorse che, comunque, si potrebbe affrontare in tutte le sedi possibili.
Presidente, l’Anas è chiaramente disponibile perché deve sopportare un costo di 8 milioni per l’eliminazione della viabilità preesistente, quella che diventerà la vecchia viabilità. Quindi ci mancherebbe se uno va da qualcuno e gli dice “ti faccio risparmiare 8 milioni” è difficile che trovi una risposta negativa.
Pertanto direi, se l’obiettivo è quello e ci sono le esigenze che lei succintamente richiamava, si dovrebbe inserire nell’ordine del giorno il fatto che l’Anas debba impiegare ed in ogni caso debba conferire quelle risorse per la manutenzione successiva perché parliamo di un manufatto enorme.
Di conseguenza se poi immaginiamo di far fronte tramite gli enti locali, la Regione, la Provincia o i comuni è evidente che non troveremo mai le risorse e ci ritroveremo poi qualcuno che si è liquidato del problema e non si è posto quel problema che responsabilmente lei diceva di protezione civile, di accesso, di strada alternativa ecc. ecc.
Suggerisco, quindi, di prevedere questa modifica perché è giusto che l’Anas si faccia parte attiva di una responsabilizzazione rispetto a quella che è la viabilità sul territorio.
Non ci sono altre richieste di parola pongo in votazione la mozione numero 89 a firma del consigliere Imbalzano.
Ordine del giorno di iniziativa dei consiglieri De Gaetano e Guccione “In ordine all’istituzione di un tavolo tecnico sulle problematiche dei lavoratori LPU e LSU”
Si passa adesso all’ordine del giorno di iniziativa dei consiglieri De Gaetano e Guccione “In ordine all’istituzione di un tavolo tecnico sulle problematiche dei lavoratori LPU e LSU” di cui do lettura: “I sottoscritti consiglieri Antonino De Gaetano e Carlo Guccione, consiglieri regionali del Partito democratico del Consiglio Regionale della Calabria
oggi, 21 maggio 2013, si è tenuto un incontro a Roma richiesto dai deputati del centrosinistra, fra il Ministro del Lavoro, Giovannini, il Sottosegretario Jole Santelli e i Deputati Ferdinando Aiello, Enza Bruno Bossio, Bruno Censore e Demetrio Battaglia per discutere le problematiche degli Lsu-Lpu.
visto l’importante incontro tenutosi oggi a Roma, a chiedere in maniera urgente un tavolo tecnico politico fra Governo, Regione e parti sociali per discutere e trovare una soluzione definitiva per la stabilizzazione di tutto il precariato Lsu-Lpu.”
Prego, consigliere De Gaetano.
Presidente, l’ordine del giorno in questione è l’ennesimo che presentiamo come gruppo del Partito democratico e lo presentiamo oggi in quanto stamattina presso il Ministero del lavoro c’è stato una riunione tra il Ministro del Lavoro, Giovannini, il sottosegretario Jole Santelli e una serie di deputati del centro-sinistra. Erano presenti Ferdinando Aiello, Enza Bruno Bossio, Bruno Censore e Demetrio Battaglia.
Si è discusso della problematica degli stabilizzazione degli Lsu-Lpu ed a quanto sembra il Ministro ha detto di essere interessato a ricercare insieme a noi, ovviamente insieme alla funzione pubblica, una soluzione per porre fine a questa problematica annosa.
Ora l’ordine del giorno, presentato da me e dal collega Guccione e da tutto il gruppo del Pd, mira a chiedere al Presidente della Giunta regionale, Scopelliti, ed alla Giunta regionale di richiedere immediatamente un tavolo tecnico-politico al Ministro affinché la Regione Calabria sia parte attiva di questa trattativa. Chiediamo, ovviamente, che questo sia un tavolo trilaterale dove ci sia la Regione Calabria, il Governo nazionale e le parti sociali.
Chiediamo, quindi, con questo ulteriore ordine del giorno – considerato questo nuovo incontro – di cogliere la palla al balzo e andare subito a chiedere questo incontro per ragionare su come risolvere questo problema visto che c’è la disponibilità quanto meno a discutere la questione da parte del Ministro del lavoro, onorevole Giovannini.
La parola all’assessore Salerno per illustrare quel che la Giunta sta facendo.
Nazzareno SALERNO, assessore alle politiche sociali e formazione
Grazie, Presidente. Prendo atto dell’ordine del giorno che va nella direzione che già la Giunta regionale ha deliberato, chiedendo un tavolo tecnico nazionale per l’emergenza che abbiamo in Calabria in cui è stato inserito il problema degli ammortizzatori sociali, il problema degli Lsu e Lpu, legge 28, legge 15, stagisti; insomma abbiamo inserito tutto quello che è il pacchetto emergenza in Calabria.
Siamo riusciti ad ottenere il tavolo tecnico nazionale con la Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero dell’Interno, Ministero del lavoro e Funzione pubblica che dobbiamo necessariamente coinvolgere quando parliamo di stabilizzazione perché cessa la competenza del Ministero del lavoro e si attiva quella della funzione pubblica.
Ragion per cui la Giunta regionale ha già deliberato 8-10 giorni fa per l’istituzione di un tavolo tecnico. Abbiamo avuto degli incontri a Roma presso il Ministero del lavoro in cui ci è stato comunicato che questo tavolo tecnico verrà istituito e dovrebbe essere convocato per i primi giorni della prossima settimana. Ragion per cui ben venga l’ordine del giorno ma è stato fatto già tutto prima per quanto riguarda il tavolo tecnico nazionale.
Accogliamo con favore la notizia che l’assessore al lavoro ci ha dato, rispetto all’apertura del tavolo tecnico se capisco bene su tutta la questione del precariato.
Il nostro ordine del giorno va nella direzione di rafforzare con un voto unanime del Consiglio regionale il lavoro che l’assessore e la Giunta regionale sta facendo per essere più forti sul tavolo tecnico ed arrivare alla stabilizzazione di tutto il precariato – a cominciare dagli Lsu e dagli Lpu – della nostra Regione.
Presidente, prendo atto della dichiarazione del consigliere Guccione, questo ordine del giorno va a rafforzare l’iniziativa che il governo regionale ha già intrapreso, pertanto siamo tranquillamente favorevoli.
Consigliere De Gaetano, è soddisfatto? Lo possiamo votare?
Anche io accolgo favorevolmente quel che ha detto l’assessore Salerno.
L’unica cosa che vorrei dire che sarebbe importante prevedere nel tavolo tecnico anche la presenza dei sindacati. Non so se in questa discussione c’è stata ma questo sarebbe un fatto importante anche per rafforzare l’azione della Giunta regionale nella discussione col Governo nazionale.
Le parole del collega Salerno le accogliamo bene, questo ordine del giorno va a rafforzar quello che in questo caso la Giunta sta facendo.
Dico io: non c’è bisogno di votarlo visto che c’è stata la risposta indiretta da parte della Giunta.
Assessore Salerno.
Forse ho saltato io un passaggio. Volevo riferire all’Aula che la richiesta di questo tavolo tecnico nazionale è stata concordata con le organizzazioni sindacali e queste stanno portando avanti anche loro un discorso in tal senso. Loro ci hanno aiutato perché anche loro hanno chiesto l’istituzione di un tavolo tecnico nazionale a seguito di una riunione che abbiamo fatto in assessorato e quindi non v’è dubbio che al tavolo tecnico nazionale ci saranno i sindacati.
Ho voluto nel mio intervento rappresentare le istituzioni che saranno presenti al tavolo. Non v’è dubbio che le parti sociali, quindi i sindacati saranno presenti al tavolo.
Tornando un attimo all’ordine del giorno - perché sentivo il Presidente dire giustamente se conviene votarlo o meno - penso che un ordine del giorno che va a rafforzare quanto già richiesto sia utile perché noi l’abbiamo fatto con una delibera di Giunta e non solo con un atto dell’assessore per rendere più forte questo atto. Se oggi il Consiglio regionale interviene a rafforzare questa delibera di Giunta ben venga, votiamolo in quest’ottica.
Ordine del giorno di iniziativa dei consiglieri Gallo, Franchino “In merito all’apertura di un confronto con il Governo per il finanziamento della Strada Statale 106 Roseto Capo Spulico – Sibari”
Siamo all’ordine del giorno di iniziativa dei consiglieri Gallo, Franchino “In merito all’apertura di un confronto con il Governo per il finanziamento della Strada Statale 106 Roseto Capo Spulico – Sibari” di cui do lettura: “Il Consiglio regionale - premesso che:
nella seduta della IV Commissione consiliare tenutasi nella giornata di ieri 20 maggio 2013 è stato audito il Presidente dell'ANAS, dott. Pietro Ciucci, per una ricognizione sullo stato di attuazione dei programmi ANAS relativi ali Autostrada A3, alla SS 106 ed alla SS 534;
in particolare, in relazione alla suddetta SS 106, dall'audizione è emerso che il tratto Roseto Capo Spulico-Sibari, di circa 34 Km, è finanziato ancora soltanto in parte;
da parte di numerosi Comuni sono pervenute in IV Commissione, osservazioni all’ANAS circa eventuali modifiche del tracciato previsto dall'attuale progettazione;
poiché la tratta in questione risulta essere strategica per il collegamento tra il litorale Adriatico e la Sicilia, e poiché da svariati decenni attende il suo completo finanziamento. -
il Presidente e la Giunta regionale ad aprire con il Governo centrale un tavolo di confronto onde ottenere il finanziamento dell'intera opera e con l'ANAS onde venire incontro alle esigenze dei territori.”
Prego, consigliere Gallo.
Presidente, è stato detto più volte, nella seduta odierna, che ieri in quarta Commissione si è tenuta l’audizione del Presidente dell’Anas, dottor Ciucci, per una ricognizione sullo stato di attuazione dei programmi Anas relativi all’autostrada A3, in particolare alla Strada Statale 106 e alla Strada Statale 534.
In relazione alla SS 106, dalla audizione è emerso che nel tratto Roseto Capo Spulico-Sibari, di circa 34 chilometri, c’è una copertura parziale del finanziamento ottenuto dall’Anas, nonché da parte di numerosi Comuni sono convenuti in quarta Commissione osservazioni all’Anas circa eventuali modifiche del tracciato previsto dall’attuale progettazione.
Tutto ciò premesso, poiché la tratta in questione è strategica per il collegamento fra la riviera adriatica e la Sicilia attraverso il nostro territorio e poiché da svariati decenni questo tratto di collegamento, di corridoio europeo attende il suo completo finanziamento, si impegna il Presidente della Giunta regionale ad aprire un tavolo di confronto con il Governo centrale per ottenere il finanziamento completo dell’opera e con l’Anas per venire incontro alle esigenze dei territori.
Credo che la giornata di ieri sia stata positiva dal punto di vista istituzionale. Il Presidente dell’Anas ci ha dato atto che in 40 anni di regionalismo mai questo era accaduto non solo in Calabria ma mai in nessuna regione e quindi costituisce un precedente.
Quel tavolo di confronto deve rimanere aperto per poter, attraverso noi, informare i calabresi sullo stato dei programmi dell’Anas ed al contempo spingere l’Anas che, peraltro, rispetto ad altre istituzioni nazionali ha dato di più in Calabria e mi riferisco, ad esempio, alle Ferrovie dello Stato così come altre istituzioni come l’Eni - c’è la questione trivellazione che è totalmente aperta - e rispetto ad altre ha dato e potrà dare di più.
Sono d’accordo con i colleghi affinché questo ordine del giorno, da me presentato, sia integrato anche con le esigenze che rappresenteranno gli altri colleghi, in coordinamento formale, al fine di approvare un unico ordine del giorno con le singole specificità e con le singole esigenze dei territori.
Ringrazio il collega Gallo per la disponibilità a recepire integrazioni a questo ordine del giorno. Mi permetterei di suggerire, però, che occorre un approccio molto più strategico e che rappresenti una visione regionale di questo intervento, perché io non mi limiterei alla sottolineatura di necessità inerenti piccoli segmenti della Strada Statale 106, perché se così facessimo si tratterebbe di pietire qualche elargizione che in qualche modo appaghi aspettative comprensoriali o di singoli comuni.
La “106” per avere la strategicità di cui parlava Gallo ha naturalmente bisogno urgente che venga completata tutta, altrimenti che corridoio è? Al di là del romanzo di Levi secondo il quale “Cristo si è fermato ad Eboli” il dottor Ciucci non si può fermare a Sibari e tanto meno potremmo ratificare noi questo comportamento ammesso che l’Anas manifesti una disponibilità a venirci incontro in termini di investimenti infrastrutturali.
Vi assicuro che non faccio questo intervento per la rivendicazione di una aspettativa campanilistica perché sono di Crotone. Ma davvero se si dovesse avallare questo orientamento per il quale da Sibari tutto il flusso va sull’autostrada abbandonando un tratto di Calabria assai significativo e suggestivo, ricco di storia e di potenzialità e soprattutto di tanti bisogni, davvero questo Consiglio non si sarebbe comportato secondo le prerogative che gli sono demandate, ma avrebbe fatto un lavoro molto parziale, insoddisfacente ed insufficiente e probabilmente persino penalizzante per una parte del territorio calabrese.
Se c’è disponibilità, come io credo, a recepire davvero integrazioni o si accoglie questa alta e ardita sfida per cui si solleciti il Governo, gli enti strumentali che in qualche modo ne sono condizionati ad intervenire su tutta la “106”, in modo da cogliere questa opportunità che, eventualmente, ci viene offerta, altrimenti per quanto mi riguarda non posso risultare protagonista di un ordine del giorno che considero troppo piccolo ed insignificante rispetto ad una aspettativa più alta.
Ripeto quello che ho detto nell’intervento preliminare, cioè la straordinaria occasione che si è creata e che ha voluto il Presidente della Commissione, questa interlocuzione deve avere un obiettivo ed una connotazione strategica, una visione di insieme per quanto riguarda il sistema Calabria, il sistema delle infrastrutture calabresi.
Non v’è dubbio che, ha ragione il consigliere De Masi, non può essere una mera elencazione, una mera sottolineatura di interventi. Ritengo che quel che ieri si è fatto ha aperto intanto un canale ed un confronto che deve proseguire in maniera articolata e serrata.
Devo dire che per quanto riguarda la “106” non c’è dubbio che parlare del completamento del corridoio adriatico, parlare di rimettere in piedi una regione tagliata ed isolata dal resto dell’Europa e del mondo non può non vedere uno sforzo complessivo, uno sforzo totale che deve portare il Governo ad assumere precisi impegni e non può portare l’Anas a dire che è semplice esecutrice dei programmi del Governo.
Voglio riporre l’accento su alcune questioni che ieri sono state evidenziate e che riguardano anche l’insieme delle infrastrutture della provincia di Reggio Calabria. In particolare, chiedo che nell’ordine del giorno si chieda e si sottolinei l’impegno per quanto riguarda la tangenziale della città di Reggio Calabria, che dovrebbe unire la “106” col tratto terminale della A3. Quella tangenziale che fu un atto di impegno del Governo Prodi del 2007, attraverso la sottoscrizione dell’impegno da parte dell’allora ministro dei lavori pubblici, Antonio Di Pietro che aveva trovato una fonte finanziaria nei cosiddetti fondi Fintecna, poi, soppressi improvvidamente in luogo del decreto cancella Ici da parte del Governo Berlusconi.
Non può, allora, per una proiezione autentica di sistema metropolitano della Calabria e quindi della città di Reggio Calabria, non trovare attenzione, non può non trovare una ripresa con l’inserimento ed il recupero di questo disegno strategico che vedeva quella tangenziale Campo Calabro-San Gregorio, il completamento della parte finale della “106” e mi riferisco in particolare al tratto Reggio Calabria-Melito e Ardore-Palizzi, che come abbiamo ascoltato sono praticamente senza nessuna ipotesi di copertura finanziaria.
Così come la messa in sicurezza di quella del tratto terminale della A3 che unisce la città di Reggio Calabria a Villa San Giovanni. Sono tutti interventi che in un quadro di insieme, in una visione strategica che riguardano sia la costituzione della città metropolitana che una inversione di marcia e di pagina di una Calabria che è diventata la black hole di questo nostro Paese non possono non trovare un recupero, ma con un approccio ed una nuova visione strategica che ritengo che questo ordine del giorno che il Consiglio oggi vuole produrre e proporre non può non tenerne conto.
Ripeto, considero la giornata di ieri un inizio che deve proseguire e sono convinto che il Presidente della Commissione, consigliere Gallo, in questo, attraverso tutte le integrazioni e riflessioni che sono venute, trasmetterà, successivamente, tanto ai Ministeri competenti quanto all’Anas. Credo che questa esperienza debba proseguire e mettere l’accento su un confronto che sarebbe ora che in Calabria avvenisse a tutto tondo.
Presidente, per dire che aderisco pienamente alla mozione presentata dal consigliere Gallo. Vedete, il direttore dell’Anas può venire qui a dirci tante cose, ma ha tante colpe verso la Calabria e credo che questo tratto che sollecita il consigliere Gallo, con gli altri elementi di infrastrutture promesse e non realizzate, sia vitale per la Calabria.
Il consigliere Gallo parlava del rapporto con l’Adriatico e non dimentichiamo che l’Adriatico significa il “Corridoio 8”, rappresenta il passaggio per la Turchia e quindi rendere attuale e fattiva, realizzare quella struttura significa collegare la Calabria al mondo dell’est.
Per questo ho aderito e credo che una discussione sul sistema delle infrastrutture sia indispensabile, per i ritardi che ha procurato il completamento dell’autostrada e per l’inesistenza delle ferrovie il cosentino, soprattutto, che è ormai tagliato fuori. Non ci sono corse sullo Ionio per i grandi trasferimenti, c’è difficoltà anche di collegamento ferroviario tra lo Ionio e la città di Cosenza, dell’aeroporto non se ne è più parlato; l’autostrada avrà un imbuto dal Pollino a scendere e quindi siamo il famoso… qui è meglio fare un omissis per non dire una parolaccia.
Credo che, oggi, facciamo bene ad investire la Giunta, affinché si apra una seria questione sul finanziamento di questo tratto che è fondamentale della Calabria.
Attraverso Taranto si arriva a Sibari e da Sibari si arriva attraverso l’autostrada in Sicilia e quindi bene ha fatto il collega Gallo ed io mi associo alla sua mozione.
Presidente, naturalmente anche come gruppo Udc non possiamo non essere d’accordo rispetto alle molte sollecitazioni che sono pervenute dai colleghi e che non sono solo in relazione al tratto Roseto-Sibari, ma ad altri tratti. Mi riferisco, ad esempio, all’intervento del collega De Masi riguardo la “106” nel tratto crotonese. Non vorrei far torto ai due assessori regionali Dattolo e Pugliano che sono di Rocca di Neto ed esprimono in quella provincia una enorme potenza di fuoco in grado, magari, di far deviare finanziamenti verso tutti, verso un’autostrada a 6 corsie per Rocca di Neto.
Al di là delle battute, credo che su questo argomento, facciamo bene a procedere, anche per gradi, con questo tavolo di confronto.
Volevo fare una piccola proposta di mediazione, atteso che, ieri, sono venute fuori una serie di sollecitazioni da parte dei consiglieri intervenuti e che il Presidente Ciucci non ha risposto – obiettivamente non era possibile dare risposta - a tutte le richieste poste.
Come Commissione ci siamo impegnati a trasferire, al presidente Ciucci, il resoconto integrale della Commissione e le richieste pervenute dai colleghi affinché egli stesso ci risponda.
Mi sono permesso oggi di presentare questo ordine del giorno, relativo ad un tratto di strada che il Governo e l’Anas avevano dichiarato essere interamente finanziato e che non è un tratto di strada che ha una rivendicazione strettamente campanilistica, perché, come osservava il collega Guagliardi, è il collegamento, l’ex “Corridoio 8”, fra il litorale adriatico e la Sicilia, attraverso questo tratto di “106” che è ancora mancante e la SS 534 i cui lavori, ieri, ha dichiarato il Presidente Ciucci inizieranno il prossimo mese di giugno.
Allora la mia proposta qual è? Far approvare questo ordine del giorno, con autorizzazione al coordinamento formale, prevedendone l’esame alla prossima seduta del Consiglio regionale, affinché contenga quanto noi come quarta Commissione trasferiamo al dottor Ciucci, rafforzato attraverso l’impegno ed il voto unanime dei consiglieri regionali.
Se i colleghi sono d’accordo, credo che potremo proseguire nel nostro iter ed entro 10 giorni – nella prossima seduta di Consiglio – approveremo un ordine del giorno organico.
L’ultimo desiderio personale mio in questo contesto istituzionale è di ingaggiare una sorta di duello dialettico con il consigliere Gallo che è un carissimo amico.
Avevo, però, cercato di spiegare – evidentemente senza riuscirvi – che per quanto mi riguarda io avrei recepito ed apprezzato questa circostanza come unicamente propizia rispetto ad una aspettativa dell’area crotonese che è datata da diversi decenni.
Allora, se c’è davvero la volontà dell’amministrazione e quindi del Consiglio di instaurare un rapporto che prefiguri uno sviluppo di tutta la “106”, non capisco fino in fondo perché bisogna articolare questa iniziativa e non venire la prossima volta nella circostanza consiliare per approvare tutto magari dopo che ci saremo visti concordando anche maniera, modi e richieste che risultino in qualche modo coerenti con la ragionevolezza.
Mi pare, insomma, che questa possa essere una proposta accettata. Se lo doveste fare vi sarei grado come rappresentante di un’area infrastrutturale bistrattata.
Riguardo, poi, l’intervento del collega Guagliardi questa misura di adeguamento della “106” nel tratto dell’area sibaritide a quella crotonese acquista un valore aggiuntivo in relazione al fatto che non potendosi più realizzare un quarto aeroporto, almeno si dà in qualche modo fiato in termini di utenza ad un aeroporto che c’è e che è quello crotonese che in questi giorni sta cercando di rimettersi in moto e pare che grazie all’intervento di questa Giunta - alla quale riconosco i meriti che ha, quando li ha - si sta per rimettere in moto l’aeroporto.
Non trascuriamo, quindi, interventi infrastrutturali che come ha ricordato il collega possono e debbono riguardare anche la linea ferrata in uno sguardo più strategico, secondo la cosiddetta intermodalità che in questo caso avremo, secondo me, l’opportunità di realizzare. Grazie.
Presidente, grazie. Mi sono forse spiegato male. Volevo semplicemente dire che noi – vengo sulle posizioni del collega De Masi – possiamo approvarlo oggi, in coordinamento formale, recependo quelle che sono le osservazioni venute dal dibattito di oggi. Non ho nulla in contrario e credo che così riusciamo a dare un segnale immediato, fermo restando che lo possiamo dare anche più organico la prossima volta.
Prego, consigliere Magno.
Presidente, anche io sono d’accordo sulla proposta del consigliere Gallo, Presidente della Commissione, ma voglio porre all’Aula anche la problematica relativa alla Strada Statale 18 che, voi tutti sapete, ormai è completamente devastata dalla erosione costiera. Anche io al Presidente Ciucci ho chiesto, nell’ambito della Commissione, di poter prevedere un progetto di sistemazione della SS 18 anche con dei percorsi alternativi rispetto ai tratti più pericolosi dove oggi si viaggia ad una corsia unica.
Inoltre, ho chiesto al Presidente dell’Anas che venga inserito, nel contesto di quella che è la programmazione futura, lo svincolo autostradale dell’area industriale di Lamezia Terme, vicino l’abitato di San Pietro Lamentino, in quanto questa richiesta è stata fatta più volte al Presidente dell’Anas e lo stesso si è riservato, eventualmente, di inserire questa opera nel contesto di quella che sarebbe stata la programmazione futura della stessa Anas.
Chiedo, quindi, che all’interno di questo documento vengano recepite anche queste problematiche che ho sottoposto al Presidente dell’Anas e che oggi riporto all’interno dell’Aula. Grazie.
Invece di approvare oggi l’ordine del giorno, poiché è un argomento importante, visti anche gli interventi dei colleghi, se siete d’accordo, potremmo rinviare in Commissione, laddove si potrà riscrivere l’ordine del giorno definitivo, con tutti i componenti della Commissione, tenuto conto delle informazioni rese dal presidente Ciucci, rispetto all’audizione tenuta in Commissione, per poi portarlo all’esame del Consiglio nella prossima seduta.
Il 31 maggio potrebbe essere la data per approvare un ordine del giorno completo ed esaustivo. Il Consiglio è convocato per giorno 31 non il 28. Pomeriggio seduta di Consiglio e la mattina potremo riunire la Conferenza dei capigruppo e completare quel lavoro che abbiamo avviato; poi arriverà la convocazione a domicilio. Così come siamo rimasti, inviamo l’ordine del giorno in Commissione.
Va benissimo, Presidente.
Poi, come stabilito dalla Commissione, verrà esaminato dal Consiglio.
Ordine del giorno a firma del consigliere Magarò “Per sensibilizzare il Parlamento italiano ad approvare con sollecitudine una legge per il riconoscimento della lingua italiana dei segni (LIS)”
L’ultimo ordine del giorno è a firma del consigliere Magarò “Per sensibilizzare il Parlamento italiano ad approvare con sollecitudine una legge per il riconoscimento della lingua italiana dei segni (LIS)”.
Do lettura dell’ordine del giorno: “Premesso che:
in Italia gli audiolesi sono circa cinque milioni, di cui almeno 60 mila sordi perlinguali per i quali l’apprendimento della lingua parlata è particolarmente complesso e richiede anni di terapia logopedia;
l’apprendimento della Lingua Italiana dei Segni (LIS) come prima lingua facilita il percorso scolastico e l’integrazione sociale;
la convenzione dell’ONU sui diritti delle persone con disabilità del 2006, ratificata anche dall’Italia, ha riconosciuto la Lingua dei Segni e ne ha promosso l’acquisizione negli stati membri, così come ha fatto l’Unione Europea con due successive risoluzioni.
oltre 44 paesi nel mondo, hanno già ufficializzato una propria Lingua dei Segni mentre in Italia manca il riconoscimento ufficiale della LIS;
in Calabria gli audiolesi sono circa 3.000
il riconoscimento della Lingua Italiana dei Segni, oltre a rappresentare una conquista di civiltà, è una necessità non più procrastinabile per consentire la piena integrazione dei soggetti audiolesi nella società civile e per garantire loro i diritti di uguaglianza previsti dalla Costituzione;
tanto premesso si impegna il Consiglio regionale
a sensibilizzare il Parlamento Italiano affinché approvi con sollecitudine una legge per il riconoscimento della Lingua Italiana dei Segni”.
Prego, consigliere Magarò.
Con questo ordine del giorno si impegna il Parlamento ad approvare con sollecitudine una legge per il riconoscimento della lingua italiana dei segni.
In Calabria sono circa 3 mila gli audiolesi e 60 mila i sordomuti a livello nazionale. Penso che riconoscere la lingua italiana dei segni sia una necessità di civiltà per garantire loro i diritti di uguaglianza previsti dalla Costituzione.
Con questo ordine del giorno invitiamo il Parlamento a non ritardare, ma con sollecitudine ad approvare questa legge che riconosca la lingua italiana dei segni. Grazie.
La seduta è tolta. Sarà convocata a domicilio.
La seduta termina alle 17,56
Hanno chiesto congedo i consiglieri Caputo e Principe.
“Riordino del servizio di gestione dei rifiuti urbani e assimilati in Calabria (Delibera G.R. n. 151 del 22.4.2013)” (P.L. n. 458/9^)
Sono state presentate, inoltre, le seguenti proposte di legge di iniziativa dei consiglieri:
Nucera – “Norme in materia di polizia locale” (P.L. n. 459/9^)
E’ stata assegnata alla terza Commissione consiliare - – Attività sociali, sanitarie, culturali e formative – ed alla seconda - Bilancio programmazione economica, attività produttive, affari dell'Unione Europea e relazioni con l'estero – per il parere.
Pacenza – “Integrazione della legge regionale 11 luglio 1986, n. 28 (Ricezione turistica all’aria aperta)” (P.L. n. 460/9^)
La seconda Commissione, con nota numero 22922 del 16 maggio 2013, ha comunicato che nella seduta del 16 maggio 2013 ha espresso parere favorevole alla deliberazione della Giunta regionale n. 107 dell’8 aprile 2013, recante: “Legge regionale 13 ottobre 2004, n. 21 <Istituzione dei distretti rurali ed agro-alimentari di qualità>”. Individuazione ed istituzione del Distretto rurale Serre calabresi”. (Parere n. 55)
La seconda Commissione, con nota numero 22923 del 16 maggio 2013, ha comunicato che nella seduta del 16 maggio 2013 ha espresso parere favorevole alla deliberazione della Giunta regionale n. 103 del 29 marzo 2013, recante: “Por Calabria Fesr 2007-2013, linee di intervento 5.2.5.1. – Azioni per sostenere lo sviluppo di attività imprenditoriali all’interno delle filiere della valorizzazione del patrimonio e della produzione culturale. Approvazione delle direttive di attuazione”. (Parere n. 56)
In data 2 maggio 2013, il Presidente della Giunta regionale ha promulgato le sotto indicate leggi regionali. Le stesse sono state pubblicate sul supplemento straordinario n. 1 del 10 maggio 2013 al Bur n. 9 del 2 maggio 2013:
legge regionale 2 maggio 2013, n. 19, recante: “Interventi di inclusione sociale, integrazione socio-sanitaria e contrasto alla povertà per gli agglomerati urbani a maggiore concentrazione di popolazione”;
legge regionale 2 maggio 2013, n. 20, recante: “Modifica ed integrazione dell’articolo 59ter della legge regionale 25 novembre 1996, n. 32, recante <Disciplina per l’assegnazione e la determinazione dei canoni di locazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica>”;
legge regionale 2 legge regionale 2 maggio 2013, n. 21, recante: “Modifica all’articolo 41, comma 2, della legge regionale 27 dicembre 2012, n. 69”;
legge regionale 2 maggio 2013, n. 22, recante: “Tutela e valorizzazione del patrimonio geologico e speleologico”;
legge regionale 2 maggio 2013, n. 23, recante: “Modifica della legge regionale 11 agosto 2010, n. 21 (Misure straordinarie a sostegno dell’attività edilizia finalizzata al miglioramento della qualità del patrimonio edilizio residenziale)”.
In data 16 maggio 2013, il Presidente della Giunta regionale ha promulgato le sotto indicate leggi regionali. Le stesse saranno pubblicate sul supplemento straordinario n. 2 del 24 maggio 2013 al Bur n. 10 del 16 maggio 2013:
legge regionale 16 maggio 2013, n. 24, recante: “Riordino enti, aziende regionali, fondazioni, agenzie regionali, società e consorzi comunque denominati, con esclusione del settore sanità”;
legge regionale 16 maggio 2013, n. 25, recante: “Istituzione dell’Azienda regionale per la forestazione e le politiche per la montagna – Azienda Calabria Verde – e disposizioni in materia di forestazione e di politiche della montagna”.
Il consigliere Magno, in qualità di proponente ha ritirato la proposta di legge n. 376/9^, recante: “Modifiche ed integrazione alla legge regionale 13 maggio 1996, n. 7 (Norme sull’ordinamento della struttura organizzativa della Giunta regionale e sulla dirigenza regionale)”.
Assegnazione di consiglieri regionali a Commissioni consiliari
Il consigliere Clotilde Minasi è stata assegnata, quale componente della prima Commissione consiliare, in sostituzione del consigliere Fausto Orsomarso.
I consiglieri Gabriella Albano, Salvatore Pacenza e Gianluca Gallo sono stati assegnati quali componenti della terza Commissione consiliare, in sostituzione rispettivamente dei consiglieri Gianpaolo Chiappetta, Nazzareno Salerno e Alfonso Dattolo.
Il consigliere Pietro Crinò, è stato assegnato quale componente della quarta Commissione consiliare, in sostituzione del consigliere Alfonsino Grillo.
Il consigliere Damiano Guagliardi, è stato assegnato quale componente della Commissione consiliare contro la ‘ndrangheta.
Il consigliere Clotilde Minasi è stata assegnata quale componente della Commissione consiliare contro la ‘ndrangheta in sostituzione del consigliere Salvatore Pacenza.
Il consigliere Gabriella Albano è stata assegnata quale componente della Commissione speciale di vigilanza, in sostituzione del consigliere Nazzareno Salerno.
Il consigliere Pietro Giamborino, è stato assegnato quale componente della Commissione speciale di vigilanza in sostituzione del consigliere Demetrio Battaglia.
Trasmissione di modifiche legislative
Il commissario ad acta per l’attuazione del piano di rientro dal deficit sanitario, con nota del 20 maggio 2013, prot. n. 169722 ha trasmesso al Consiglio regionale ai sensi dell’articolo 2, comma 80, della legge 23 dicembre 2009, n. 191 le modifiche legislative da apportare agli articoli 17 e 18 della legge regionale 22/2007.
la Regione con legge del 26 febbraio 2010, n. 11 ha introdotto un sostegno economico a favore dei familiari di lavoratrici e lavoratori deceduti o gravemente invalidi a causa di incidenti sui luoghi di lavoro;
in particolare per perseguire gli obiettivi della legge, è prevista l'istituzione di un fondo regionale di solidarietà finalizzato all'erogazione di un contributo una tantum non tassabile a titolo di assistenza sociale;
l'erogazione del contributo e la operatività della normativa è condizionato alla emanazione di un regolamento di attuazione da emanarsi parte della Giunta regionale entro novanta giorni dall'entrata in vigore della legge ;
il suddetto regolamento, che definisce le modalità per la presentazione delle domande di contributo, è stato definito solo in data 1 aprile 2012 con la conseguenza che le somme stanziate in bilancio per gli anni 2010 e 2011 sono venute meno;
per l'annualità 2012, alla luce di quanto previsto dal suddetto regolamento, la domanda di ammissione ai contributi, per gli eventi avvenuti dal 1 gennaio 2008 al 31 dicembre 2011,doveva essere presentata al Dipartimento n. 10 «Lavoro, Politiche della Famiglia, Formazione, Cooperazione e Volontariato entro il termine perentorio di 60 giorni decorrenti dalla data di pubblicazione del regolamento sul BUR della Regione Calabria, termine che andava a scadere il 06/6/2012, mentre le domande relative agli incidenti verificatesi dopo la data del 31 dicembre 2011 potevano essere presentate entro l'1 marzo dell'anno successivo all'evento;
l'erogazione dei contributi, sempre secondo il regolamento approvato, è disposta con decreto dirigenziale del dipartimento 10 entro il termine di sessanta giorni dalla presentazione della domanda o in caso di risorse insufficienti entro 60 g. dalla data di pubblicazione della graduatoria degli aventi diritto;
per l'annualità 2012 il bilancio di previsione della regione Calabria ha previsto sull'apposito fondo regionale per le vittime sul lavoro uno stanziamento di euro 101500,00 sull'UPB 6.2.01.02 ,capitolo 62010210, a cui va aggiunta la somma ulteriore di euro 200.000,00 prevista in sede di assestamento del bilancio del consiglio regionale approvato nella seduta consiliare del 3 agosto 2012 che dispone "che una quota parte dell'avanzo di amministrazione risultante dal rendiconto del bilancio autonomo del Consiglio regionale per l'esercizio finanziario 2011, è restituita, nel corso dell'esercizio finanziario 2012, al bilancio della Giunta regionale per essere accertata e riscossa al capitolo 3601101 (UPB 3.4.03) dello stato di previsione dell'entrata ed essere destinata, dal lato della spesa, al finanziamento per euro 200.000,00 al finanziamento del fondo di solidarietà per le famiglie delle vittime di incidenti mortali sul luogo di lavoro di cui alla legge regionale 26 febbraio 2010, n. 11, da allocare all'UPB 6.2.01.02 (capitolo 62010210) dello stato di previsione della spesa del bilancio 2012;
in ragione del regolamento approvato e della relativa copertura finanziaria numerosi soggetti beneficiari dei contributi secondo i dettami della legge approvata hanno presentato richiesta allegando i documenti richiesti nei termini previsti dalla normativa regionale;
nonostante il tempo trascorso per la relativa istruttoria, a tutt'oggi l'erogazione dei contributi non è stata attivata, tant'è che i beneficiari interessati e I' associazione di categoria ANMIL hanno richiesto dei chiarimenti al Dipartimento il quale non ha fornito alcun riscontro tant'è da far temere che anche per l'annualità in corso le risorse previste in bilancio non siano state impegnate;
la preoccupazione dei soggetti beneficiari nasce dalla circostanza che il periodo per la relativa istruttoria, secondo quanto previsto dal regolamento, sia stato abbondantemente superato senza che le richieste siano state riscontrate con il timore legittimo che le risorse stanziate sull'apposito fondo regionale siano stati stornate illegittimamente;
la Calabria è la regione il cui dramma delle morti bianche e degli infortuni sul lavoro incide notevolmente sulle statistiche nazionali, numerose sono le famiglie interessate alla concreta applicazione della normativa regionale, il cui contributo, sia pur una tantum, potrebbe contribuire ad alleviare le numerose difficoltà in cui versano a causa di un contesto socio economico, quale quello calabrese, in grave crisi -:
in quale stato trovasi l'istruttoria presso il Dipartimento 10 della regione riguardante le richieste di erogazione dei contributi per l'annualità 2012 e afferente al Regolamento Regionale 2 aprile, 2012 n. 1 (Regolamento di attuazione per interventi regionali di solidarietà a favore dei familiari di lavoratrici e lavoratori deceduti o gravemente invalidi a causa di incidenti sui luoghi di lavoro, ai sensi della Legge regionale n. 11 del 26 febbraio 2010);
se le risorse finanziarie previste in bilancio per l'annualità 2012 sull'apposito fondo regionale e meglio indicate in premessa siano state regolarmente impegnate e i tempi previsti per l'erogazione dei contributi di cui al regolamento di attuazione;
in caso contrario quali eventuali omissioni siano stati poste in essere, anche alla luce di quanto disposto in sede di assestamento di bilancio del consiglio regionale, e, in caso di inadempimenti, se siano state attivate procedure atte a individuare responsabilità disciplinari o, ove sussistano, di natura penale;
quali iniziative in ogni caso si intendono intraprendere per garantire la necessaria copertura finanziaria e l'immediata erogazione dei contributi in ragione delle risorse stanziate nell'annualità 2012 sul fondo regionale a favore dei familiari di lavoratrici e lavoratori deceduti o gravemente invalidi a causa di incidenti sui luoghi di lavoro.
(356; 10.05.2013)
dal 2002, ai sensi dell'art. 18 bis della L. R. n. 7/2001 è stata istituita la Fondazione "Calabria Etica" al fine di finanziare e sostenere le persone fisiche le famiglie in difficoltà, nonché le imprese sociali impegnate nello svolgimento di servizi socialmente rilevanti a favore di soggetti deboli svantaggiati;
lo Statuto della Fondazione proprio per le sue peculiari finalità ed operando in un contesto di grave disagio, di una parte consistente della popolazione non ha mai previsto compensi per gli amministratori, ma solo la possibilità di corrispondere un gettone di presenza ed il rimborso delle spese sostenute, ma nessuno consiglio di amministrazione si è avvalso di tale facoltà;
con L.R. n. 22/2010, nell'ambito delle misure necessarie al contenimento e riordino delle spesa pubblica regionale all'art. 9 è stato stabilito che tutti i compensi, gettoni, indennità, retribuzioni o altre utilità corrisposte agli organi di indirizzo, direzione e controllo, consigli di amministrazione comunque denominati, negli enti sub-regionali e anche nelle fondazioni sono automaticamente ridotti del 20 per cento rispetto agli importi risultanti al 31 dicembre 2009;
con Delibera n. 80 del 18 Marzo 2011, la Giunta ha approvato, contrariamente a quanto già precedentemente sancito con Legge Regionale 22/2010, delle modifiche allo statuto della Fondazione con le quali viene demandata allo stesso Presidente la facoltà di auto-determinarsi una indennità di carica -:
se risponde a verità che l'indennità che il presidente si è autodeterminata è pari al 60% dell'indennità di un consigliere regionale;
se tale indennità è superiore al contributo annuo che la Regione assicura alla Fondazione per le spese di funzionamento, nonché al compenso complessivo corrisposto ai componenti del collegio dei revisori, per cui tale provvedimento è in palese contrasto con la Legge 22/2010 e configura un ingiusto vantaggio agli organi di Calabria Etica;
se risponde a verità che nel bilancio previsionale 2012 l'indennità del Presidente è di 133.600 euro, che risulta essere, sempre da previsionale, superiore all'indennità complessiva del personale dipendente (118.338);
se il Presidente della Fondazione è stato candidato nelle ultime competizioni elettorali nella lista "Scopelliti Presidente";
quali determinazioni intende assumere la Giunta;
se intende revocare la Delibera n. 80 del 18 Marzo 2011, al fine di non consentire che una somma consistente delle risorse finanziarie della fondazione sia sottratta dalle finalità statutarie che prevedono un impegno a favore della fasce deboli della popolazione calabrese che sono allo stato penalizzate;
se intende richiedere al Presidente della Fondazione la restituzione delle somme illegittimamente percepite in modo da destinarle a sostegno delle tante situazioni di bisogno presenti in Calabria.
(357; 10.05.2013)
Guagliardi. All’assessore alla cultura ed all'istruzione. Per sapere – premesso che:
c'è forte preoccupazione per ciò che da mesi si legge relativamente a quanto starebbe accadendo in relazione all'operato del dirigente scolastico del liceo "Fermi" di Cosenza, una delle scuole più grandi e prestigiose della Regione Calabria;
in questi articoli si denuncia la costante negazione dell'agibilità e dei diritti sindacali, come più volte denunciato dalla FLC provinciale e regionale;
sulla stampa vengono, altresì denunciate gravi violazioni delle normative vigenti, in quanto non verrebbero consegnati atti e documenti richiesti dal sindacato provinciale e dalla componente RSU della FLC, ed addirittura si paventa la cattiva gestione dei soldi pubblici fino alla configurazione di possibile danno all'erario;
nel suddetto Liceo si propongono costantemente attività che prevedono una corresponsione economica (anche molto onerosa) per le famiglie, la qual cosa, già fastidiosa e discriminante in tempi di economia stabile, allo luce della profonda crisi economica in atto diventa una odiosa selezione sociale che riproduce insopportabili differenze di classe che negano le pari opportunità solennemente sancite dalla Costituzione italiana;
sempre in merito all'operato del Dirigente scolastico in oggetto di recente stata di recente presentata un'interrogazione parlamentare al Ministro competente da parte del senatore Barozzino;
quanto detto in premessa inficia la possibilità di esplicitazione democratica dell'esercizio della corretta pratica sindacale e la difesa dei diritti;
altresì, costituisce una palese violazione delle normative vigenti, ed ancora negherebbe l'eguaglianza delle opportunità formative sancita solennemente dalla Costituzione italiana -:
se non intende immediatamente intervenire, investendo della pesante situazione denunciata il Dirigente dell'Ufficio Scolastico Regionale, dottor Francesco Mercurio, responsabile delle nomine dei dirigenti scolastici nella regione, affinché invii una immediata ispezione al liceo "Fermi", come già richiesto da mesi dalla FLC regionale, per verificare quanto denunciato in termini di agibilità sindacale e correttezza della gestione dell'importante istituzione scolastica.
(358; 14.05.2013)
Giordano. Al Presidente della Giunta regionale. Per sapere - premesso che:
con legge regionale 10 agosto 2012, n. 36, Variazione al bilancio di previsione 2012 ai sensi dell'articolo 23, comma 1, della legge regionale 4 febbraio 2002, n. 8.,in sede di collegato alla manovra finanziaria di assestamento del bilancio del consiglio regionale, è stato previsto all'art. 1 che una quota parte dell'avanzo di amministrazione risultante dal rendiconto del bilancio autonomo del Consiglio regionale per l'esercizio finanziario 2011, approvato con deliberazione n. 213 del 3 agosto 2012, per un importo di € 4.200.000,00, è restituita, nel corso dell'esercizio finanziario 2012, al bilancio della Giunta regionale per essere accertata e riscossa al capitolo 3601101 (UPB 3.4.03) dello stato di previsione dell'entrata ed essere destinata, dal lato della spesa, al finanziamento di alcune leggi regionali;
parte delle risorse stanziate sono state destinate al finanziamento delle seguenti leggi regionali:
per € 1.000.000,00 alle attività di cui alla legge regionale 14 agosto 2008, n. 28 relativa alla realizzazione di progetti di politiche attive del lavoro, da allocare all'UPB 4.3.02.01 (capitolo 43020108) dello stato di previsione della spesa del bilancio 2012;
per € 200.000,00 al finanziamento del fondo di solidarietà per le famiglie delle vittime di incidenti mortali sul luogo di lavoro di cui alla legge regionale 26 febbraio 2010, n. 11, da allocare all'UPB 6.2.01.02 (capitolo 62010210) dello stato di previsione della spesa del bilancio 2012;
per € 500.000,00 al finanziamento dell'articolo 6, comma 5, della legge regionale 28 giugno 2012, n. 27 inerente gli indennizzi a carico del bilancio regionale dovuti ai soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie e trasfusioni di cui alla legge 25 febbraio 1992, n. 210, non più finanziata con risorse statali, da allocare all'UPB 6.1.02.01 (capitolo 61020112) dello stato di previsione della spesa del bilancio 2012;
per € 500.000,00 alla parziale copertura di quota parte dei debiti pregressi inerenti l'anno 2011 relativi alle provvidenze in favore di soggetti affetti da particolari patologie di cui alla legge regionale 29 marzo 1999, n. 8, da allocare all'UPB 6.1.02.01 (capitolo 61020111) dello stato di previsione della spesa del bilancio 2012;
per € 1.000.000,00 al finanziamento delle prestazioni socio-sanitarie erogate sul territorio regionale dalle strutture accreditate di cui all'articolo 49 della legge regionale 23 dicembre 2011, n. 47, da allocare all'UPB 6.2.01.02 (capitolo 62010213) dello stato di previsione della spesa del bilancio 2012;
da alcuni segnalazioni pervenute si evincerebbe che alcuni dei capitoli suindicati non siano stati implementate con le risorse individuate dalla legge regionale 36/2010 -:
se la Giunta regionale ha provveduto ad apportare le necessarie modifiche ed integrazioni al documento tecnico di cui all'articolo 10 della legge regionale 8/2002;
se le somme previste siano state interamente destinate ai capitoli di spesa meglio indicate in premessa
in caso contrario quali iniziative si intendono intraprendere per regolarizzare una situazione contabile al fine di dare risposte a quelle fasce sociali interessate dall'intervento finanziario.
(359; 15.05.2013)
Guccione, De Gaetano. Al Presidente della Giunta regionale e all’assessore alla pesca. Per sapere - premesso che:
la crisi del settore della pesca vive in Calabria momenti di grande tensione e preoccupazione che, proprio di recente, sono sfociati nella rabbia e nelle proteste disperate delle donne di Bagnara, scese in piazza insieme all'intera cittadinanza per protestare contro le misure adottate dalla Comunità Europea in materia di pesca al pescespada;
i disagi dei pescatori sono andati progressivamente aumentando dal gennaio del 2012, con l'applicazione dei nuovi Regolamenti CE sui controlli n° 1224/2009 e 404/2011, assolutamente impraticabili per le imbarcazioni gestite da imprese a carattere familiare, che prevedono la licenza a punti, la marcatura degli attrezzi da pesca, l'installazione di apparati di controllo Blue Box e l'obbligo del giornale elettronico di bordo alle unità da pesca di L.F.T. (lunghezza fuori tutto) comprese tra 12 e 15 metri;
a tutto ciò si sono aggiunte le nuove norme in materia di commercializzazione e tracciabilità dei prodotti del settore con il D.M. 10/11/2011 che comportano dinamiche documentali a vantaggio delle grandi imprese e l'inapplicabilità alle imprese che praticano la piccola pesca;
la restrittiva normativa e le ultime raccomandazioni della commissione internazionale sui tonni e grandi pelagici n° 09/04 del 2009 e 11/03 del novembre scorso hanno introdotto dal 2008 una serie di norme inique che hanno portato al fermo della cattura del pescespada mediterraneo nei mesi di ottobre e novembre di ogni anno e alla previsione, inoltre, dal 2012, di un altro mese di stop alla cattura con un piano di gestione della risorsa nel 2013 e l'introduzione delle TAC (quote) anche per i Palangari Derivanti;
fallimentare si è dimostrata la scelta legata al tonno rosso mediterraneo con l'introduzione del regime delle quote (TAC) e la riduzione annuale delle tac, che hanno escluso molte imprese dell'Italia meridionale che praticano la pesca con i Palangari;
la situazione si è progressivamente aggravata per l'uso della ferrettara - piccola rete derivante - poiché una recente sentenza (l'ultima) ha ristabilito l'efficacia del decreto 1 luglio 2011 dopo che per ben due volte lo stesso decreto, che penalizza pesantemente le marinerie del Mezzogiorno e della nostra regione, era stato sospeso dal TAR del Lazio su impugnativa dei pescatori;
ulteriori disagi sono nati anche dal punto di vista previdenziale poiché dal primo gennaio 2012, con la legge di stabilità, sono aumentati i contributi che dallo sgravio dell'80% sono passati al 60% per tutto il 2012, e poi al 70% nel 2013, aumentando ulteriormente il costo del lavoro per le imprese;
l'attuale regime previdenziale e assicurativo esclude i lavoratori della piccola pesca da tutti gli ammortizzatori sociali relegandoli, di fatto, a un regime pensionistico basso, tale da costringere buona parte dei pescatori pensionati a continuare a lavorare, con ulteriore peggioramento della propria condizione personale e sociale;
soprattutto sulle piccole imprese di pesca incidono pesantemente anche i costi della burocrazia del settore e il rapporto molto spesso conflittuale con le Autorità preposte alla gestione della pesca (autorità marittime, autorità di controllo, autorità sanitarie, ecc.). che spesso hanno modi e metodi non coordinati e differenti nell'applicazione di norme che invece dovrebbero essere comuni;
considerevoli sono i ritardi delle Amministrazioni Regionali nell'attuazione del Fondo Europeo Pesca (FEP) necessario per l'ammodernamento e l'innovazione del settore e che, in Calabria, è mancata addirittura la concertazione nell'attuazione del FEP sia con il sindacato che con i pescatori non organizzati nelle associazioni di categoria;
venga rivista al più presto la politica Europea sulla pesca e superati i ritardi e le disattenzioni ministeriali, in modo da armonizzare le normative del settore e attuare politiche adeguate tese a salvaguardare i livelli occupazionali e a rendere compatibile economicamente, socialmente e ambientalmente lo sforzo di pesca;
la Regione Calabria, alla stregua di altre regioni, si doti celermente di apposite leggi per la regolamentazione della pesca nell'ambito delle acque territoriali (miglia 12), previsto dalla modifica del titolo V della Carta Costituzionale che, di fatto, ha già decentralizzato la gestione di molte competenze, demandandole alle Regioni;
venga attuato definitivamente il passaggio delle competenze sulla gestione delle licenze per la pesca costiera dal Ministero delle Politiche Agricole alle Regioni e portato a 25 miglia dalla costa il limite delle acque nazionali;
si possa coniugare, anche nell'ambito della Politica Comunitaria, la gestione delle risorse acquatiche del proprio territorio con l'aspetto occupazionale ed economico delle attività di mare da sempre legate agli usi e alle consuetudini locali;
si attui con urgenza una reale ed indispensabile inversione di tendenza, introducendo politiche innovative e condivise che tengano conto delle realtà locali per evitare la caduta verticale dei livelli occupazionali senza alternative ad un settore che si tramanda da padre in figlio accumulando competenze ed esperienza;
la Commissione europea sviluppi un'azione forte e immediata per decidere e attuare una politica alternativa a quella attuale che si è dimostrata sbagliata nell'area del Mediterraneo dove gravitano quattordici Paesi che non fanno parte della Unione Europea;
sia prevista per legge la presenza e la partecipazione dei rappresentanti degli operatori della pesca negli organismi e nei tavoli decisionali europei e nazionali in cui vengono discusse le problematiche del settore -:
quali iniziative e strumenti si intendono adottare per dare corso agli impegni assunti e da assumere nei confronti di un settore che rischia l'estinzione e per superare, nel più breve tempo possibile, i gravi ritardi che la Regione ha accumulato nei confronti dei lavoratori e delle imprese della pesca, individuando un percorso che consenta a centinaia di famiglie addette al comparto di poter continuare a svolgere un' attività che contribuisce in modo significativo alla crescita del prodotto interno lordo calabrese.
(360; 16.05.2013)
Guccione. Al Presidente della Giunta regionale e all’assessore al personale. Per sapere – premesso che:
sono scaduti o sono in scadenza i contratti dei Direttori Generali e di Dipartimento della Regione Calabria;
la Legge Regionale del 13 maggio 1996, n. 7 recante "Norme sull'ordinamento della struttura organizzativa della Giunta regionale e sulla dirigenza regionale" e le leggi nazionali in materia dettano gli orientamenti giuridici, esperenziali e fiduciari ai quali fare riferimento per le nomine o i rinnovi di cui all'oggetto della presente interrogazione;
è necessario stabilire in maniera puntuale ogni eventuale procedura che si intenda perseguire al fine di poter meglio garantire, nell'interesse preminente della Regione Calabria, la nomina dei Direttori Generali o di Dipartimento in linea con le normative di leggi vigenti;
occorre garantire criteri di massima trasparenza e competenza in materia -:
quali saranno le modalità che saranno adottate attraverso cui si procederà alla individuazione dei Direttori Generali e di Dipartimento in scadenza e da rinnovare.
(355; 10.05.2013)
Magarò. All'assessore ai trasporti. Per sapere – premesso che:
gli articoli 22 e seguenti della Legge Regionale 7 agosto 1999 n. 23, disciplinano le modalità di applicazione delle agevolazioni tariffarie per usufruire del trasporto pubblico locale sulla rete regionale urbana ed extraurbana;
tra le categorie che hanno diritto ad usufruire delle tessere di libera circolazione, limitatamente ad una sola tratta di viaggio o per l'intera area urbana, vi sono tra l'altro gli invalidi di guerra, gli invalidi del lavoro, gli invalidi civili, le persone sordomute; che hanno altresì diritto ad usufruire della tessera di libera circolazione sull'intera rete regionale urbana ed extraurbana i non vedenti con cecità assoluta e gli invalidi di qualsivoglia categoria con totale e permanente inabilità lavorativa e con diritto all'accompagnamento, nonché i non vedenti con un residuo visivo non superiore ad un decimo in entrambi gli occhi, con eventuale correzione, e gli invalidi con totale e permanente inabilità lavorativa con diritto di accompagnamento;
la tessera di libera circolazione sull'intera rete con validità annuale è rilasciata dal Dipartimento Trasporti, in unico esemplare per invalido e accompagnatore, non utilizzabile disgiuntamente dal solo accompagnatore;
la medesima Legge Regionale 7 agosto 1999 n. 23 disciplina anche le agevolazioni tariffarie riservate ai soggetti titolari di pensione minima o integrata al minimo corrisposta dall'INPS o da altri Istituti previdenziali ed agli studenti ed ai lavoratori dipendenti che utilizzano autoservizi extraurbani di linea per raggiungere la scuola ed il posto di lavoro -:
se le procedure per l'accesso alle esenzioni ed agevolazioni tariffarie previste dagli articoli 22 e seguenti della Legge Regionale 7 agosto 1999 n. 23 siano effettivamente applicate e, in caso di risposta negativa, quali iniziative intenda assumere per dare piena applicazione alla norma vigente in materia di agevolazioni tariffarie per l'utilizzo dei trasporti pubblici.
(354; 9.05.2013)
il difficile momento di crisi che stiamo attraversando ha inciso profondamente, soprattutto, sulle piccole e medie imprese, che, anche a causa della mancanza di liquidità, sono state costrette a chiudere;
nel 2012, secondo i dati di Confindustria, sono state chiuse 12.442 aziende e, nei primi quattro mesi del 2013, il ritmo di fallimento delle aziende è aumentato, attestandosi al più 13%, dato che risulta essere peggiore di quello dell'intero 2008, anno in cui scoppiò la crisi finanziaria;
la media dei tempi di pagamento della pubblica amministrazione, in Italia, è tre volte superiore alla media europea e per far fronte a tale situazione emergenziale in data 8 aprile 2013 è stato emanato il decreto legge n. 35, recante "Disposizioni urgenti per il pagamento dei debiti scaduti della pubblica amministrazione, per il riequilibrio finanziario degli enti territoriali, nonché in materia di versamento di tributi degli enti locali";
il decreto legge n. 35/2013, pur allentando i vincoli del patto di stabilità per permettere agli enti territoriali il pagamento dei debiti scaduti, lascia invariate le regole per quel che riguarda la regolarità contributiva delle aziende creditrici;
il mancato pagamento dei debiti scaduti da parte della pubblica amministrazione comporta delle enormi difficoltà per le aziende, che spesso causano l'impossibilità di mantenersi in regola con i contributi;
per i detti motivi, è opportuno emendare in sede di conversione il decreto legge n. 35/2013, affinché venga previsto che il Dure (Documento Unico di Regolarità Contributiva) sia regolare al momento della scadenza del debito, invece che al momento del pagamento.
il Presidente del Consiglio regionale della Calabria
ad intervenire sul Presidente del Consiglio dei Ministri affinché in sede di conversione del decreto legge 8 aprile 2013, n. 35, recante "Disposizioni urgenti per il pagamento dei debiti scaduti della pubblica amministrazione, per il riequilibrio finanziario degli enti territoriali, nonché in materia di versamento di tributi degli enti locali", lo stesso venga emendato nel senso di prevedere la regolarità del Durc al momento della scadenza del debito, anziché al momento del pagamento dello stesso.
(88; 08.05.2013) Minasi
la Provincia di Reggio Calabria ha presentato, nell'ambito della realizzazione del Piano Strutturale Strategico della Città Metropolitana, la proposta progettuale per la realizzazione di una strada di collegamento "mare-monti" nei tratti in dismissione ANAS, tra i comuni di Scilla e Bagnara;
tale progettualità offrirebbe altresì l'opportunità di assicurare una viabilità alternativa rispetto alla nuova arteria autostradale in corso di completamento in quanto si rivelerebbe di particolare importanza per la ricezione degli ordinari flussi veicolari e soprattutto in situazioni di emergenza che richiedono il tempestivo impiego delle varie componenti di soccorso del sistema di protezione civile, tenuto conto della classificazione della provincia Reggina tra le aree ad alto rischio sismico oltre che interessate da gravi fenomeni di dissesto idrogeologico;
la Provincia stessa ha trasmesso al Presidente dell'ANAS Ing. Piero Ciucci lo studio di fattibilità della proposta stessa, suscettibile comunque di ulteriori apporti e miglioramenti rispetto alle esigenze che andranno a manifestarsi;
in data 21/02/2013 con nota protocollo 1208, il Prefetto di Reggio Calabria, ha sottoposto all'attenzione dei Ministri dell'Ambiente e delle Infrastrutture, nonché all'Amministratore Unico ANAS l'ipotesi di mantenimento in esercizio dei tratti dismessi del vecchio tracciato autostradale A3 Sa-Rc, compresi tra SCILLA e BAGNARA, al fine di valutare la possibilità che vengano sospese le procedure finalizzate alla demolizione;
l'ANAS, con nota del 15/04/2013 ha inviato al Prefetto di Reggio Calabria una nota nella quale sostiene che permangono vincoli di realizzabilità che non hanno consentito di dare seguito alle precedenti richieste (non sostenibilità ambientale e paesaggistica), ma che comunque l'ANAS non è contraria all'eventuale uso di vecchie strutture dell'autostrada in disuso.
il sottoscritto, onorevole Candeloro Imbalzano, Presidente della Commissione Consiliare Permanente "Bilancio, Programmazione Economica, Attività Produttive e Fondi Comunitari", stante l'importanza della problematica sollevata e gli effetti benefici che potranno derivare all'intero comprensorio ed in particolare alle popolazioni direttamente interessate;
alla S.V. di voler sottoporre la presente mozione all'attenzione ed alla urgente discussione del Consiglio Regionale, per impegnare il Presidente della Giunta regionale, onorevole Giuseppe Scopelliti ed i Dipartimenti regionali coinvolti a mettere in moto tutte le procedure istituzionali, tecniche ed amministrative, per superare i vincoli allo stato esistenti, con l'obiettivo che il vecchio tracciato autostradale della corsia Sud della Salerno - Reggio Calabria, tra i Comuni di Scilla e Bagnara, venga utilizzato per la realizzazione del progetto in parola.
(89; 21.05.2013) Imbalzano
la deliberazione n. 144 del 23 marzo 2012 del DG dell'azienda sanitaria provinciale di Reggio Calabria e la delibera n. 1000 del 1/12/2012 dell'Azienda ospedaliera di Reggio Calabria -:
se alcuno degli stessi sia stato nominato pur rientrando nel divieto di nomina disposto dall'art. 10 comma 9 l.r. n. 34/2010 (divieto di istaurare rapporti a qualsiasi titolo con soggetti che abbiano beneficiato dell'esodo incentivato) o nel divieto previsto dall' art. 25 comma 1 della legge 724 del 23 dicembre 1994 (divieto di cumulo tra pensione anticipata di anzianità e lo svolgimento di incarichi a qualsiasi titolo per l'amministrazione di provenienza);
se alcuno degli stessi rivesta l'incarico pur essendo stato posto in quiescenza per riconosciuta inabilità assoluta per la quale percepisce pensione di invalidità a qualsiasi proficua attività lavorativa;
Risposta – “Con riferimento all'interrogazione in oggetto, anticipatamente acquisita agli atti del dipartimento, via e-mail, in data 12.04.2013, si rappresenta che, al fine di fornire riscontro alla stessa, si è reso necessario chiedere alle Aziende del SSR (nota del 15/04/2013 prot. n. 128514/SIAR) di voler relazionare in merito ai quesiti posti dall'interrogante, atteso che i procedimenti di nomina dei direttori Sanitari ed Amministrativi aderiscono ai poteri di gestione del Direttore Generale dell'Azienda ai sensi del D.Lgs. 502/92 e L.R. 11/2004.,
Considerato che l'acquisizione dei suddetti riscontri non è stata ancora completata, attesa la delicatezza della materia, si rende necessario per questo Dipartimento un approfondimento istruttorio, ad esito del quale verranno forniti gli elementi utili a riscontrare quanto richiesto”.
Il dirigente del settore (Dott. Bruno Zito)
Il dirigente generale (Dott. Antonino Orlando)
Naccari Carlizzi. Al Presidente della Giunta regionale. Per sapere - premesso che:
è stata da tempo costituita in ambito regionale la BDE con lo specifico compito di liquidare il debito pregresso delle aziende sanitarie, antecedente al 2007, utilizzando un mutuo trentennale (rateo da 25 mln di euro l'anno) e i fondi FAS a ciò destinati;
il debito pregresso verso i fornitori è pero “iscritto tra le passività delle singole aziende, ancorché” trattato, transatto e definito impropriamente dalla BDE e, dunque, liquidato con provvedimenti regionali;
appreso che l'anzidetta BDE ha sinora liquidato passività' , seppure limitatamente a poche decine di milioni di euro, nonostante che le aziende ancora oggi non abbiano provveduto a certificare i relativi debiti da liquidare -:
se corrisponde al vero che sia stato imposto alle aziende sanitarie regionali di compensare liberamente pagamenti effettuati con provvedimenti regionali con le loro perdite di esercizio pregresse rappresentate nel loro patrimonio alterando così i bilanci e le regole contabili che vietano la compensazione di partite contabili;
se corrisponde al vero che gli oneri e gli interessi moratori afferenti ai detti crediti rimangono a carico delle aziende sanitarie medesime, atteso che aziende stesse vengono richieste dalle aziende interessate;
e ancora, quali criteri siano stati utilizzati per il pagamento dei creditori;
e quali siano i motivi per i quali le aziende non riescono a certificare il debito.
(347; 8.04.2013)
Risposta – “In riscontro alla interrogazione n. 347 "Bad Debt Entity e contabilità delle aziende sanitarie", a firma dell’onorevole Naccari Carlizzi, preliminarmente, si fa presente che la BDE rappresenta un modello virtuoso di procedura centralizzata di riconciliazione e certificazione del debito pregresso delle aziende sanitarie ed ospedaliere delle Regione Calabria.
Grazie a questa difficile opera di certificazione del debito 2008 e ante, in una Regione come la Calabria famosa alle pagine delle cronache fino ad ieri per la tradizione del bilancio orale, si è autorizzato dal Ministero delle Finanze attraverso il ed Tavolo Massicci ,a seguito di quanto stabilito e validato nei verbali del tavolo tecnico di verifica ministeriale , la sottoscrizione di un prestito non di un mutuo bancario tra la Regione Calabria e lo stesso Ministero dell' Economia e delle Finanze, Dipartimento del Tesoro, per 428 milioni di euro in data 16 Giugno 2011.
Il 1° Gennaio 2012, in accordo con il Tavolo Massicci, ha avuto inizio l'attività delegata, per gli anni 2008 e ante, di definizione con i fornitori degli accordi transattivi del debito riconosciuto e deliberato dalle aziende sanitarie nonché di sottoscrizione degli accordi raggiunti con conseguenti liquidazioni.
Tale attività, che si concluderà entro il 31 Dicembre 2013, ha comportato ad oggi il raggiungimento di 315 accordi transattivi ai fini della loro liquidazione in funzione delegata.
In merito ai criteri di scelta, si fa presente che tutti i fornitori inseriti nelle delibero di riconoscimento di debito delle aziende sanitarie ed ospedaliere, agli atti dell'Assessorato, sono stati contattati dalla BDE per addivenire ad un accordo transattivo.
Quanto al contenuto dell'interrogazione, è destituito di fondamento l'assunto secondo il quale sarebbe stato imposto alle aziende sanitarie regionali di compensare liberamente, i pagamenti effettuati con provvedimenti regionali con le perdite di esercizio pregresse rappresentate nel loro patrimonio, alterando cosi i bilanci e le regole contabili che vietano la compensazione di partite contabili.
Con nota prot. num. 406082/siar del 06/12/2012, a firma della dott.ssa Angela Nicolace ,dirigente del Settore Area Economica e finanziaria", sono state emanate le linee guida per la regolarizzazione contabile dei pagamenti relativi al debito commerciale 2008 e ante, in cui non vi è alcuna imposizione di compensare liberamente pagamenti effettuati con provvedimenti regionali con perdite di esercizio pregresse rappresentate nel loro patrimonio. D'altra parte non poteva essere diversamente considerata la professionalità e la serietà della dirigente del Settore "Area economica e finanziaria", dottoressa Nicolace, ben nota all'interrogante in quanto la stessa, nella passata legislatura, ha ricoperto il ruolo di Dirigente del Settore "Ragioneria Generale" del Dipartimento Bilancio di cui l'interrogante è stato Assessore.
Non risponde al vero, infine, che gli oneri e gli interessi moratori afferenti ai detti crediti rimangono a carico delle aziende sanitarie medesime. Essi, invero, sono oggetto della transazione con i fornitori.
In conclusione, la procedura BDE non solo sta comportando l'estinzione di un debito storico che gravava pesantemente sulle Aziende del SSR, ma ha anche ottenuto un risparmio per la Regione Calabria che si aggira ad oggi, grazie alla rinuncia da parte dei fornitori agli interessi e spese legali su debiti decennali, su una cifra certamente superiore ai 12 milioni di euro (solo di interessi) pattandosi di debiti che producevano interessi legali dal 2007 e ante”.
Il coordinatore (Avv. Carmelo Elio Pontorieri)
Proposta di legge numero 241/9^, recante: “Esame abbinato PP.LL. nn. 241/9^, 301/9^ e 355/9^”; Proposta di legge numero 301/9^, recante: “Esame abbinato PP.LL. numeri 241/9^, 301/9^ e 355/9^”; Proposta di legge numero 355/9^, recante: “Esame abbinato PP.LL. numeri 241/9^, 301/9^ e 355/9^”
E’ in discussione un testo unificato: esame abbinato PP.LL. numeri 241/9^, 301/9^ e 355/9^ nel testo proposto dal relatore Gallo (Del. n. 309)
(Modifica dell'articolo 2 della l.r. 9/96)
1. Il comma 3 dell'articolo 2 della l.r. 9/96 è sostituito dal seguente:
"3. Per l'assolvimento delle proprie funzioni di programmazione concernenti l'applicazione della presente legge, la Giunta regionale si avvale, quale organo consultivo, della Consulta Faunistica -Venatoria Regionale (CFVR) composta da:
a) assessore regionale incaricato in materia di caccia e pesca o suo delegato che la presiede;
b) assessori provinciali alla caccia e pesca o loro delegati;
c) tre rappresentanti delle organizzazioni professionali agricole maggiormente rappresentative a livello nazionale;
d) un rappresentante per ogni associazione venatoria nazionale riconosciuta operante nella regione, designato dalla rispettiva associazione regionale;
e) tre rappresentanti delle associazioni di protezione ambientale presenti nel Consiglio nazionale per l'ambiente;
f) un rappresentante dei dottori agronomi e forestali indicato dalla federazione regionale degli ordini provinciali della Calabria;
g) un rappresentante dell'Ente nazionale cinofilia italiana (ENCI);
h) il dirigente del settore della regione competente in materia di caccia e pesca con le funzioni di segretario;
i) un rappresentante dei dottori veterinari nominato dalla Federazione regionale degli ordini della Calabria tra i singoli rappresentanti indicati da ogni rispettivo ordine provinciale, esperto in problemi faunistici;
l) un rappresentante del Corpo forestale dello Stato nominato su indicazione del Coordinamento regionale. Ai componenti della Consulta viene riconosciuto, per ogni giornata di seduta, il rimborso delle spese di viaggio documentate."
2. Il comma 6 dell'articolo 2 della l.r. 9/96 è sostituito dal seguente:
"6. La regione e le province si avvalgono, a supporto delle attività proprie o delegate in materia faunistico venatoria, dei pareri tecnici espressi dall'Osservatorio faunistico venatorio regionale (OFVR) di cui all'articolo 7, dall'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA), da enti e istituti di ricerca."
(Modifica dell'articolo 3 della l.r. 9/96)
1. Al comma 5 dell'articolo 3 della l.r. 9/96 la parola "INFS" è soppressa e sostituita dalle seguenti: "Osservatorio faunistico venatorio regionale (OFVR) e dell'ISPRA".
2. Alla fine del comma 5 dell'articolo 3 della l.r. 9/96 è aggiunto il seguente periodo: "L'attività di inanellamento degli uccelli a scopo scientifico può essere svolta esclusivamente da titolari di specifica autorizzazione ai sensi dell'articolo 4, comma 2, della legge 157/1992".
3. All'inizio del comma 6 dell'articolo 3 della l.r. 9/96 dopo le parole "La Giunta regionale" sono aggiunte le seguenti: "su parere dell'OFVR e dell'ISPRA".
4. Il comma 7 dell'articolo 3 della l.r. 9/96 è sostituito dal seguente: "È fatto obbligo a chiunque abbatte o rinviene uccelli inanellati di darne notizia all'OFVR ed all'ISPRA o al comune nel cui territorio è avvenuto il fatto, il quale provvede ad informare i predetti enti di ricerca."
(Modifica dell'articolo 5 della l.r. 9/96)
1. Il comma 2 dell'articolo 5 della l.r. 9/96 è sostituito dal seguente: "2. La Giunta regionale, con il supporto dell'OFVR, attua la pianificazione di cui al comma 1 mediante il coordinamento dei piani faunistici-venatori provinciali sulla base di criteri di cui l'ISPRA garantisce l'omogeneità e la congruità e nel rispetto delle seguenti indicazioni:
a) destinare una quota massima del 26 per cento del territorio agro-silvo-pastorale alla protezione della fauna selvatica, comprendendo in essa tutte le aree ove sia comunque vietata l'attività venatoria anche per effetto di altre leggi o disposizioni;
b) destinare una quota massima del 15 per cento del territorio agro-silvo-pastorale provinciale ad ambiti privati di caccia, ivi compresi i centri privati di produzione della fauna selvatica allo stato naturale, le zone di addestramento e allenamento dei cani e per le zone per gare cinofile;
c) promuovere sul rimanente territorio agro-silvo-pastorale forme di gestione programmata della caccia;
d) determinare, con apposito regolamento, i criteri per la individuazione dei territori da destinare alla costituzione di aziende faunistico-venatorie, di aziende agro-turistico venatorie e di centri privati di produzione della fauna selvatica allo stato naturale;
e) determinare, con apposito regolamento, i criteri e le modalità per la realizzazione di miglioramenti ambientali a fini faunistico-venatori ivi compresa la manutenzione e la creazione di zone umide artificiali."
2. Alla fine del comma 3 dell'articolo 5 della l.r. 9/96 le parole "sentita la Consulta Faunistica Venatoria Regionale" sono sostituite dalle seguenti: "sentiti l'OFVR e la CFVR."
3. Dopo il comma 4 dell'articolo 5 della l.r. 9/96 è aggiunto il seguente: "4 bis. Il piano faunistico-venatorio regionale conserva la propria efficacia anche dopo la scadenza del termine quinquennale sino all'approvazione del nuovo piano".
(Modifica dell'articolo 6 della l.r. 9/96)
1. Il "comma 1 dell'articolo 6 della l.r. 9/96 è sostituito dal seguente:
"1. Ai fini della pianificazione generale del territorio agro-silvo-pastorale. le province, sentiti l'OFVR, le associazioni venatorie riconosciute e le organizzazioni professionali agricole maggiormente rappresentative operanti nella provincia, predispongono con cadenza quinquennale i piani faunistico-venatori, con congruo anticipo rispetto all'emanazione del piano faunistico regionale, e comunque non oltre il dieci di maggio dell'anno di riferimento, al fine di consentire la regolare e puntuale emanazione del calendario venatorio. La Regione, qualora le province non approvino i piani faunistico-venatori nel termine previsto, vi provvede in via sostitutiva, previa diffida ad adempiere entro sessanta giorni dalla scadenza del termine."
2. Alla lettera g) del comma 2 dell'articolo 6 della l.r. 9/96, dopo le parole "a ripristino degli habitat naturali" sono aggiunte le seguenti: "nonché alla creazione di zone umide artificiali".
3. All'inizio del comma 4 dell'articolo 6 della l.r. 9/96 dopo le parole "Le Province inoltre" sono aggiunte le seguenti: "sulla base delle indicazioni fornite dall'OFVR".
4. La lettera b) del comma 4 dell'articolo 6 della l.r. 9/96 è sostituita dalla seguente:
"b) i piani di immissione di fauna selvatica e relativi criteri per la programmazione e attuazione di reintroduzioni, ripopolamenti nonché di progetti di introduzione di fauna selvatica presente nel territorio nazionale;".
5. Dopo il comma 7 dell'articolo 6 della l.r. 9/96 è aggiunto il seguente:
"7 bis. La Giunta regionale, con provvedimento da emanarsi entro novanta giorni dalla pubblicazione della presente legge, provvede alla regolamentazione delle procedure di risarcimento dei danni causati all'agricoltura dalla fauna selvatica nel rispetto dell'articolo 26 della legge n. 157 del 1992."
(Modifica dell'articolo 7 della l.r. 9/96)
1. L'articolo 7 della l.r. 9/96 è sostituito dal seguente:
Osservatorio faunistico venatorio regionale
1. Allo scopo di favorire lo studio della biologia della fauna selvatica presente sul territorio regionale, controllarne i rapporti con l'ambiente ed i comportamenti in relazione alle modificazioni del territorio, la Giunta regionale istituisce l'Osservatorio faunistico venatorio regionale (OFVR).
2. L'OFVR viene istituito con provvedimento della Giunta regionale nel quadro del potenziamento delle strutture tecniche dirette a qualificare l'intervento regionale in materia di caccia, in particolare per predisporre lo studio della biologia delle singole specie animali nei loro rapporti con l'ambiente al fine dell'emanazione dei provvedimenti inerenti il controllo della fauna. In particolare l'Osservatorio:
a) assicura la raccolta, l'elaborazione e la diffusione dei dati necessari per la destinazione e l'utilizzazione a fini faunistico-venatori del territorio regionale, fornendo altresì elementi utili per la valutazione dei danni alle produzioni agricole. dell'impatto della fauna selvatica sulle altre attività antropiche, sulle immissioni, i censimenti, le stime, gli abbattimenti e le azioni di controllo delle popolazioni selvatiche; fornisce inoltre ogni dato utile al miglioramento ambientale, allo svolgimento sostenibile dell'attività venatoria programmata, nel rispetto della normativa regionale, nazionale ed internazionale, con particolare riferimento a quella comunitaria;
b) cura l'elaborazione di relazioni, rapporti e resoconti previsti dalla normativa regionale, nazionale e sovranazionale di riferimento; in particolare all'Osservatorio ed alle sue sezioni territoriali è demandato il compito di raccogliere e fornire dati utili sulla consistenza delle specie di fauna selvatica che risultino stanziali o di passo migratorio sul territorio calabrese, con particolare riferimento a quelle oggetto di prelievo venatorio;
c) cura in modo specifico la raccolta e l'elaborazione dei dati relativi alle specie selvatiche presenti sul territorio regionale, fornendo agli organi preposti della Regione Calabria, incaricati dell'attività di pianificazione e di programmazione venatoria di carattere generale, ogni elemento utile per stimare la consistenza delle specie cacciabili che sostano anche provvisoriamente sul territorio calabrese, censendo le stesse nel periodo di nidificazione e di accrescimento della prole, determinando altresì l'inizio della migrazione delle stesse dal territorio calabrese;
d) esegue prevalentemente i censimenti sulle specie cacciabili in via ordinaria e sulle specie cacciabili in deroga, sia durante la stagione venatoria che nel periodo di chiusura generale della caccia; in particolare cura il monitoraggio, sul territorio regionale, delle specie potenzialmente cacciabili a partire dalla prima settimana di settembre ai sensi dell'articolo 18, comma 2, della legge quadro n. 157/92, eseguendo censimenti sia nel periodo di arrivo e stazionamento sul territorio regionale della fauna migratoria, per la nidificazione o lo svernamento, che nell'imminenza dell'apertura della stagione venatoria;
e) effettua censimenti nell'ultima decade del mese di agosto, al fine di fornire dati specifici circa l'inizio della migrazione, l'accrescimento e la dipendenza della prole delle specie cacciabili all'apertura della caccia ai sensi dell'articolo 18, comma 1, lettera b), legge 157/92;
f) effettua altresì censimenti nel mese di febbraio, a partire dalla seconda decade, con specifico riferimento a tutte le specie migratorie per le quali è consentita la caccia nel mese di gennaio, ai sensi dell'articolo 18, comma 1, lettera b), legge 157/92, al fine di acquisire dati scientifici inerenti il periodo di ritorno ai luoghi di nidificazione.
3. I censimenti svolti dall'OFVR devono essere eseguiti su tutto il territorio regionale con particolare preferenza per le aree protette, le quali, essendo ubicate nelle zone di maggior pregio faunistico e ambientale, consentono forme privilegiate di osservazione della fauna selvatica. Nel caso in cui l'Osservatorio non riesca a fornire i dati scientifici necessari agli organi regionali preposti per l'emanazione degli atti amministrativi di natura programmatica in materia venatoria, l'apertura della caccia nel periodo anteriore al 18 settembre, così come il prolungamento dell'attività venatoria fino alla prima decade di febbraio ai sensi dell'articolo 18, comma 2 legge 157/92, sono rimesse al parere dell'ISPRA, con eccezione della caccia di selezione agli ungulati ed ai nocivi, e si applicherà di conseguenza la disciplina di cui all'articolo 18, comma 1, della legge quadro n. 157 del 1992. La ricerca scientifica demandata all'Osservatorio deve svolgersi in modo non cruento al fine di risultare compatibile con l'ineludibile principio della conservazione e della tutela delle specie oggetto di studio.
4. L'Osservatorio predispone i piani programmatici di miglioramento ambientale più idonei ad assicurare alla fauna selvatica, con speciale riferimento a quella oggetto di caccia, idonee zone di rifugio e di alimentazione sul territorio interessato all'attività venatoria, con la previsione di programmi colturali a perdere, esclusivamente destinati alla conservazione ed al sostegno della fauna selvatica e ad una maggiore sostenibilità dell'attività venatoria, con conseguente divieto di raccolta e taglio della vegetazione oggetto di tale attività. La Regione Calabria individua, entro il termine di mesi sei dall'istituzione dell'OFVR, gli incentivi economici, sotto forma di indennizzi, di sgravi fiscali o di altra utilità economica, da destinare ai coltivatori i cui fondi siano interessati dalla programmazione dì miglioramento ambientale regionale in materia faunistico venatoria predisposta dall'OFVR; le zone destinate al miglioramento ambientale regionale sono individuate sia lungo le principali rotte di migrazione sia nelle zone meno vocate all'attività venatoria al fine di aumentare l'attrazione della selvaggina per tali aree e consentire un'ottimale distribuzione della pressione venatoria su tutto il territorio regionale.
5. L'Osservatorio esprime parere preventivo in relazione ai progetti, sia pubblici che privati, per la creazione di zone umide artificiali regionali. L'Osservatorio esprime parere obbligatorio in materia di immissione di fauna selvatica, per ogni scopo, sul territorio regionale. L'Osservatorio è dotato di una struttura centrale la cui composizione, fissata in un collegio composto da cinque membri, di cui uno con funzioni di presidente, costituisce diretta emanazione di tutti i soggetti coinvolti nella gestione del patrimonio faunistico-venatorio, con la obbligatoria presenza:
a) di un rappresentante della Regione Calabria nella qualità di Presidente;
b) un rappresentante nominato dalle quattro associazioni venatorie maggiormente rappresentative sul territorio regionale;
c) di un rappresentante nominato dalle quattro associazioni ambientaliste maggiormente rappresentative sul territorio regionale;
d) di un rappresentante degli ATC;
e) un rappresentante nominato dalle quattro associazioni degli agricoltori maggiormente rappresentative sul territorio regionale.
6. Tutti i componenti del collegio, nominati dal Presidente della Giunta regionale, sono individuati fra candidati, muniti di diploma di laurea, di provata esperienza e capacità nelle scienze biologiche, naturalistiche ed agroforestali e prestano la propria attività a titolo gratuito, salvo il rimborso delle spese di viaggio documentate; il rappresentante delle associazioni agricole può essere individuato anche fra i dottori agronomi regolarmente iscritti all'albo professionale della categoria di appartenenza da almeno tre anni. La procedura ed i criteri di nomina sono specificati nel regolamento di attuazione dell'OFVR da emanarsi entro sei mesi dall'istituzione del predetto ente regionale di ricerca.
7. L'Osservatorio può articolarsi in una o più strutture periferiche.
8. L'OFVR cura l'organizzazione dei corsi regionali per l'abilitazione all'esercizio della caccia di selezione, la cui attività e organizzazione viene disciplinata dal regolamento di attuazione dell'OFVR".
(Modifica dell'articolo 8 della l.r. 9/96)
1. Al comma 1 dell'articolo 8 della l.r. 9/96 le parole "e dell'INFS" sono sostituite dalle seguenti: "nonché dell'OFVR e dell'ISPRA".
2. Dopo il comma 6 dell'articolo 8 della l.r. 9/96, è aggiunto il seguente: "6 bis. La Giunta regionale, sentito preliminarmente l'OFVR sui progetti pubblici o privati presentati, disciplina le procedure e le prescrizioni relative alla istituzione ed alla gestione delle zone umide artificiali di cui all'articolo 5 della presente legge, all'interno delle quali è tassativamente vietata l'immissione di fauna selvatica."
(Modifica dell'articolo 9 della l.r. 9/96)
1. Al comma 1 dell'articolo 9 della l.r. 9/96 la parola "INFS" è sostituita dalle seguenti: "OFVR e ISPRA".
2. Al comma 2 dell'articolo 9 della l.r. 9/96 dopo la parola "alla Provincia" sono aggiunte le seguenti: "e all'OFVR".
3. Al comma 6 dell'articolo 9 della l.r. 9/96 le parole "80 ettari" sono sostituite dalle seguenti: "20 ettari, con esclusione delle zone di addestramento per cani da seguita le quali dovranno avere una superficie non inferiore a 50 ettari,".
(Modifica dell'articolo 12 della l.r. 9/96)
1. Alla fine del comma 3 dell'articolo 12 della l.r. 9/96 le parole "non più di due cacciatori autorizzati dal titolare medesimo" sono sostituite dalle seguenti: "le persone autorizzate dal titolare medesimo. Qualora non si preveda l'uso di richiami vivi, non ricorre la prescrizione dell'opzione di caccia."
2. Al comma 5 dell'articolo 12 della l.r. 9/96 dopo le parole "per la caccia di appostamento fisso'" vengono aggiunte le seguenti: "con l'utilizzo di richiami vivi".
(Modifica dell'articolo 13 della l.r. 9/96)
1. Al comma 10 dell'articolo 13 della l.r. 9/96 le parole "per fucile a due colpi" sono soppresse.
(Inserimento nella l.r. 9/96 dell'articolo 13 bis)
1. Dopo l'articolo 13 della l.r. 9/96 è aggiunto il seguente:
Istituzione del numero verde antibracconaggio
1. Al fine di salvaguardare il patrimonio faunistico regionale, anche attraverso forme di cooperazione con la cittadinanza, viene istituito il numero verde antibracconaggio per la segnalazione e la denuncia di fatti di reato in materia ambientale che danneggiano gravemente l'ambiente e la corretta pratica venatoria. Il numero verde antibracconaggio è gestito dall'Osservatorio Faunistico".
(Modifica dell'articolo 14 della l.r. 9/96)
1. Al comma 1 dell'articolo 14 della l.r. 9/96 la parola "INFS" è sostituita dalle seguenti: "OFVR e ISPRA".
2. Alla lettera b) comma 3 dell'articolo 14 della l.r. 9/96, la parola "INFS" è sostituita dalla seguente: "ISPRA".
3. Al comma 7 dell'articolo 14 della l.r. 9/96 la parola "INFS" è sostituita dalla seguente: "ISPRA"; dopo le parole "verifichi l'inefficacia dei predetti metodi, le province," sono aggiunte le seguenti: "su parere espresso dell'OFVR".
(Modifica dell'articolo 16 della l.r. 9/96)
1. Al comma 1 dell'articolo 16 della l.r. 9/96 la parola "INFS" è sostituita dalla seguente: "ISPRA"; dopo le parole "Ministero delle Risorse Agricole, Alimentari e Forestali" sono aggiunte le seguenti: "e dell'OFVR".
(Modifica dell'articolo 17 della l.r. 9/96)
1. Al comma 1 dell'articolo 17 della l.r. 9/96 le parole "un dipendente regionale che la presiede" sono sostituite dalle seguenti: "un presidente, dipendente regionale, in possesso del diploma di laurea attinente alle materie oggetto di esame"; dopo le parole "esperto in vertebrati omeotermi" sono aggiunte le seguenti: "un avvocato e un medico".
2. Al comma 4 dell'articolo 17 della l.r. 9/96 la parola "annualmente" è soppressa.
(Modifica dell'articolo 18 della l.r. 9/96)
1. Dopo il comma 1 dell'articolo 18 della l.r. 9/96 è aggiunto il seguente:
"1 bis. L'importo della predetta tassa è dovuto nella misura del 50 per cento per i soggetti che, alla data dell'apertura della stagione venatoria, abbiano compiuto settanta anni nonché per coloro che alla medesima data non abbiamo compiuto venti anni".
(Modifica dell'articolo 20 della l.r. n. 9/96)
1. Alla fine del comma 1 dell'articolo 20 della l.r. 9/96 le parole "da lire 100.000 a lire 1.000.000" sono sostituite dalle seguenti: "da euro 51,65 a euro 516,00".
2. Alla fine del comma 2 dell'articolo 20 della l.r. 9/96 le parole "da un minimo di lire 25.000 ad un massimo di lire 100.000" sono sostituite dalle seguenti: "da un minimo di euro 12,91 ad un massimo di euro 51,65."
3. Al comma 3 dell'articolo 20 della l.r. 9/96 le parole "da un minimo di lire 100.000 ad un massimo di 500.000" sono sostituite dalle seguenti: "da un minimo di euro 51,65 ad un massimo di euro 258,23."
4. Alla fine del comma 4 dell'articolo 20 della l.r. 9/96 le parole "da lire 50.000 a lire 500.000 sono sostituite dalle seguenti: "da euro 25,82 ad euro 258,23."
5. Dopo il comma 4 dell'articolo 20 della l.r. 9/96 è aggiunto il seguente:
"4 bis. Per quanto non altrimenti previsto dalla presente legge, si applicano le disposizioni della legge 24 novembre 1981, n. 689 (Modifiche al sistema penale. Depenalizzazione)".
(Sostituzione dell'articolo 22 della l.r. 9/96)
1. L'articolo 22 della l.r. 9/96 è sostituito dal seguente:
Utilizzazione dei proventi regionali
1. A decorrere dall'anno finanziario successivo a quello di entrata in vigore della presente legge, le entrate derivanti dal gettito delle tasse sulle concessioni regionali per l'esercizio venatorio, per appostamenti fissi, per aziende turistico-venatorie, per centri privati di produzione di selvaggina e le somme riscosse quale provento delle sanzioni amministrative, sono utilizzate dalla Regione per realizzare i fini della presente legge e delle altre leggi regionali in materia faunistico-venatoria.
2. La Regione determina annualmente, con legge di approvazione del bilancio ed in misura non inferiore ai proventi delle tasse di concessione regionale e delle sanzioni amministrative previste nella presente legge, le risorse complessivamente destinate agli interventi seguenti:
a) nella misura del 50 per cento a favore delle province per la realizzazione dei piani faunistici venatori di cui all'articolo 6, dei piani di miglioramento ambientale, e per l'eventuale acquisto di fauna selvatica a scopo di ripopolamento di cui il 30 per cento da ripartire in eguale misura tra le province stesse;
b) nella misura del 10 per cento a favore delle province per il finanziamento dei fondi per risarcimento danni alle produzioni agricole, per l'organizzazione di corsi di preparazione al conseguimento dell'abilitazione venatoria e per l'esercizio delle funzioni delegate;
c) nella misura del 2 per cento a favore dei comuni per le funzioni delegate;
d) nella misura dell'8 per cento da destinare a contributi regionali per l'utilizzo dei fondi chiusi e dei terreni agricoli inclusi nel piano faunistico venatorio;
e) alle associazioni venatorie nazionali riconosciute operanti con strutture organizzate sul territorio regionale, quale concorso per la collaborazione alle operazioni di ripopolamento, di vigilanza, di prevenzione incendi, di educazione venatoria-ambientale, nella misura del 10 per cento di cui il 30 per cento da ripartire in eguale misura tra le associazioni stesse ed il rimanente 70 per cento in proporzione alla loro documentata consistenza associativa;
f) il 20 per cento nella disponibilità della Giunta regionale, di cui la metà per il funzionamento dell'OFVR e ,'altra metà per iniziative di interesse regionale a favore della fauna e dell'ambiente, di propaganda, di acquisto pubblicazioni e materiali di educazione venatoria e ambientale, di organizzazione convegni e manifestazioni, per l'espletamento delle stesse funzioni attribuite nonché eventuali contributi ad enti e associazioni operanti nel settore. Gli importi non utilizzati nell’anno di riferimento vengono rescritti a bilancio per l'anno successivo e ripartiti secondo le quote di cui al presente articolo.
3. Le amministrazioni provinciali presentano annualmente entro il 30 giugno, insieme alle proposte programmatiche, la relazione sull'attività svolta e sulla utilizzazione fatta dalle assegnazioni ricevute nell'anno precedente con l'indicazione dei relativi provvedimenti di bilancio, nonché il rendiconto delle spese effettuate nell'anno precedente nell'esercizio delle funzioni ad esse delegate in materia faunistico-venatoria. La Regione, qualora le province non adempiano a quanto previsto dal comma 3 del presente articolo, vi provvede in via sostitutiva, previa diffida ad adempiere entro sessanta giorni dalla scadenza del termine, mediante la nomina di un Commissario al quale è altresì demandata la verifica di eventuali danni cagionati alla Regione Calabria.
4. Le amministrazioni provinciali utilizzano le assegnazioni disposte dalla Regione, con l'osservanza delle destinazioni programmate.
1. Il comma 4 dell'articolo 24 della l.r. 9/96 è abrogato.
2. A partire dalla decima legislatura è soppresso l'Ufficio del Garante della Caccia, di cui ai commi 6 bis e 6 ter dell'articolo 2 della l.r. 9/96.
2. Limitatamente alla predisposizione del calendario venatorio da parte dell'assessorato competente, l'entrata in vigore della presente legge è differita al 1° gennaio 2014.
Proposta di legge numero 435/9^, recante: “Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 27 dicembre 2012, numero 69 (Provvedimento generale recante norme di tipo ordinamentale e finanziario – Collegato alla manovra di finanza regionale per l’anno 2013)” (Del. n. 310)
(Modifiche ed integrazioni alla l.r. 69/2012)
1. Alla legge regionale 27 dicembre 2012, n. 69 (Provvedimento generale recante norme di tipo ordinamentale e finanziario -collegato alla manovra di finanza regionale per l'anno 2013) sono apportate le seguenti modifiche:
a) al comma 1 dell'articolo 3 le parole: "e prestazioni d'opera professionale” sono soppresse;
b) al comma 2, dell'articolo 6 la parola: "leasing" è sostituita dalle seguenti: "locazione finanziaria".
Ordine del giorno numero 109 del 21.05.2013 di iniziativa del consigliere Imbalzano “In ordine alle osservazioni dei Consiglio regionale sulla comunicazione della Commissione “Politica di informazione e promozione dei prodotti agricoli: una strategia a forte valore aggiunto europeo per promuovere i sapori dell’Europa”
vista la comunicazione della Commissione in materia di informazione e promozione dei prodotti agricoli (COM (2012) 148);
vista la legge regionale statutaria 19 ottobre 2004, n. 25 (Statuto della Regione Calabria) e successive modificazioni;
vista la deliberazione del Consiglio regionale 27 maggio 2005 n. 5 (Regolamento interno del Consiglio regionale) e successive modificazioni;
l’art. 5 del Trattato sull’Unione Europea, che prevede che “nei settori che non sono di sua competenza esclusiva l’Unione interviene soltanto se e in quanto gli obiettivi dell’azione prevista non possono essere conseguiti in misura sufficiente dagli Stati membri, né a livello centrale né a livello regionale e locale, ma possono, a motivo della portata o degli effetti dell’azione in questione, essere conseguiti meglio a livello di Unione”;
l’art. 117, comma 5 della Costituzione che prevede che “le Regioni e le province autonome, nelle materie di loro competenza, partecipano alle decisioni dirette alla formazione degli atti normativi comunitari”;
la legge 24 dicembre 2012, n. 234 recante: “Norme generali sulla partecipazione dell’Italia alla formazione e all’attuazione della normativa e delle politiche dell’Unione europea”;
la legge regionale 5 gennaio 2007, n. 3, recante <<Disposizioni sulla partecipazione della Regione Calabria al processo normativo e comunitario e sulle procedure relative all’attuazione delle politiche comunitarie>>;
le misure di informazione e di promozione svolgono un ruolo primario dovendo contribuire al raggiungimento di una maggiore redditività dei prodotti, per conseguire una maggiore equità competitiva nei mercati esterni e per fornire maggiori e migliori informazioni ai consumatori;
la consultazione pubblica sul “Libro verde sulla Politica di informazione e promozione dei prodotti agricoli: una strategia a forte valore aggiunto europeo per promuovere i sapori dell’Europa” si è incentrata in particolare sull’esigenza di delineare una strategia di promozione ed informazione mirata e ambiziosa, in grado di valorizzare al meglio le enormi risorse del settore agricolo ed agroalimentare europeo;
udita la relazione del Consigliere Imbalzano
al paragrafo 4 ORIENTAMENTI PER LA RIFORMA
Dalle consultazioni contenute nel libro verde si rileva l’esigenza di ridurre i tempi di istruttoria e di approvazione delle proposte di programmi.
L’inserimento di termini ancorché ordinatori per la conclusione del procedimento o comunque l’impegno a fissare in sede legislativa termini più certi avrebbe potuto corrispondere maggiormente alle richieste formulate dal partenariato.
al paragrafo 3 OBIETTIVI DELLA FUTURA POLITICA DI PROMOZIONE
In ogni caso andrebbero chiarite le modalità di coinvolgimento dell’interesse privato ed i benefici che ad esso possono discendere dalla realizzazione del progetto nei termini indicati dallo stesso libro verde al paragrafo 5.4 laddove si precisa “i privati non beneficiano di finanziamenti dell’Unione ma solo delle infrastrutture e delle attività trasversali previste dal programma”.
Al punto 4.1.2. (Prodotti e temi ammissibili) con riferimento al tema della qualità dei prodotti sarebbe opportuno prevedere il riferimento anche a quelli tutelati da norme nazionali e regionali (osservazione sostenuta anche dalla regine Lombardia).
Al punto 4.1.4. (I marchi) si condividono le osservazioni formulate dal CESE che osserva che “La normativa in tema di promozione deve chiarire il ruolo dei marchi e l’equilibrio tra la promozione generica e quella riguardante i marchi privati …. dovrebbe essere consentito di indicare l’origine del prodotto anche per quei prodotti che non rientrano in una denominazione di origine o in una indicazione geografica protetta. Il Concetto di origine nell’UE dovrebbe essere veicolato mediante slogan generali che non compromettano il diritto dei consumatori ad essere informati correttamente”.
Al punto 4.4. (Politica di promozione in tempi di crisi) si osserva che quanto previsto dalla comunicazione non dà alcuna garanzia sulla rilevazione delle politiche europee per il rilancio dei settori in crisi che invece necessitano ancora oggi di sostegno.
La realtà calabrese è ancora più sensibile alle crisi di settore e necessita pertanto di focalizzare una parte delle risorse per la promozione e l’informazione sui settori più sensibili.
alle Commissioni di merito e competenti in materia di affari europei della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica;
al Ministro per le politiche europee;
alla Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome, affinché abbia la massima diffusione tra le Assemblee legislative regionali e delle Province autonome.
Mozione numero 89 del 21.05.2013 di iniziativa del consigliere Imbalzano “In merito alla realizzazione di un tratto autostradale tra Bagnara e Scilla”
premesso che la provincia di Reggio Calabria ha presentato, nell’ambito della realizzazione del Piano Strutturale Strategico della Città Metropolitana, la proposta progettuale per la realizzazione di una strada di collegamento “mare-monti” nei tratti di dismissione ANAS, tra i comuni di Scilla e Bagnara;
considerato che tale progettualità offrirebbe altresì l’opportunità di assicurare una viabilità alternativa rispetto alla nuova arteria autostradale in corso di completamento in quanto si rivelerebbe di particolare importanza per la ricezione degli ordinari flussi veicolari e soprattutto in situazioni di emergenza che richiedono il tempestivo impiego delle varie componenti di soccorso del sistema di protezione civile, tenuto conto della classificazione della provincia Reggina tra le aree ad alto rischio sismico oltre che interessate da gravi fenomeni di dissesto idrogeologico;
dato atto che la Provincia stessa ha trasmesso al Presidente dell’ANAS Ing. Piero Ciucci lo studio di fattibilità e miglioramenti rispetto alle esigenze che andranno a manifestarsi;
atteso che in data 21.02.2013 con nota protocollo 1208, il Prefetto di Reggio Calabria, ha sottoposto all’attenzione dei Ministri dell’Ambiente e delle Infrastrutture, nonché all’Amministratore Unico ANAS l’ipotesi di mantenimento in esercizio dei tratti dismessi del vecchio tracciato autostradale A3 Sa-Rc, compresi tra Scilla e Bagnara, al fine di valutare la possibilità che vengano sospese le procedure finalizzate alla demolizione;
considerato altresì che l’ANAS, con nota del 15.04.2013 ha inviato al Prefetto di Reggio Calabria una nota nella quale sostiene che permangono vincoli di realizzabilità che non hanno consentito di dare seguito alle precedenti richieste (non sostenibilità ambientale e paesaggistica), ma che comunque l’ANAS non è contraria all’eventuale uso di vecchie strutture dell’autostrada in disuso;
Tutto ciò premesso e stante l’importanza sollevata e gli effetti benefici che potranno derivare all’intero comprensorio ed in particolare alle popolazioni direttamente interessate;
il Presidente della Giunta regionale a mettere in moto tutte le procedure istituzionali, tecniche ed amministrative, per superare i vincoli allo stato esistenti, con l’obiettivo che il vecchio tracciato autostradale della corsia Sud della Salerno-Reggio Calabria, tra i Comuni di Scilla e Bagnara, venga utilizzato per la realizzazione del progetto in parola.
Ordine del giorno numero 110 del 21.05.2013 di iniziativa dei consiglieri De Gaetano e Guccione “In ordine alla situazione del personale Lsu ed Lpu della Regione Calabria”
oggi, 21 maggio 2013, si è tenuto un incontro a Roma richiesto dai Deputati del centrosinistra, fra il Ministro del Lavoro Giovannini, il Sottosegretario Jole Santelli e i Deputati Ferdinando Aiello, Enza Bruno Bossio, Bruno Censore e Demetrio Battaglia per discutere le problematiche degli LSU – LPU
il Presidente della Regione e la Giunta regionale, visto l’importante incontro tenutosi oggi a Roma, a chiedere in maniera urgente un tavolo tecnico politico fra Governo, Regione e Parti sociali per discutere e trovare una soluzione definitiva per la stabilizzazione di tutto il precariato LSU – LPU.
Ordine del giorno numero 111 del 21.05.2013 a firma del consigliere Magarò “Per sensibilizzare il Parlamento italiano ad approvare con sollecitudine una legge per il riconoscimento della lingua italiana dei segni (LIS)”
la convenzione dell’ONU sui diritti delle persone con disabilità del 2006, ratificata anche dall’Italia, ha riconosciuto la Lingua dei Segni e ne ha promosso l’acquisizione negli stati membri, così come ha fatto l’Unione Europea con due successive risoluzioni;
in Calabria gli audiolesi sono circa 3.000;
il riconoscimento della Lingua Italiana dei Segni, oltre a rappresentare una conquista di civiltà, è una necessità non più procrastinabile per consentire la piena integrazione dei soggetti audiolesi nella società civile e per garantire loro i diritti di uguaglianza previsti dalla Costituzione.
a sensibilizzare il Parlamento Italiano affinché approvi con sollecitudine una legge per il riconoscimento della Lingua Italiana dei Segni.