Source: http://www.comune.cittaducale.ri.it/pagina1700_politiche-ambientali.html
Timestamp: 2019-03-18 19:42:41+00:00
Document Index: 152988112

Matched Legal Cases: ['art.186', 'art. 212', 'art. 103', 'art. 105', 'art. 269', 'art. 242', 'art. 242']

Politiche Ambientali - Comune di Cittaducale (RI)
Home Page » Il Comune » Politiche Ambientali
Nell'ambito delle attività relative alle certificazioni ISO si comunica che con determinazione dirigenziale del Sett. V Infrastrutture e Ambiente , n. 111/IA del 08/06/2010, si è proceduto ad adottare gli “Adempimenti ambientali nelle attività di cantiere” che di seguto si riportano, al fine di una puntuale applicazione:
Allegato alla Determinazione n. 111/IA del 08/06/2010:
ADEMPIMENTI AMBIENTALI NELLE ATTIVITA’ DI CANTIERE
Lo stoccaggio di sostanze pericolose e le operazioni di manutenzione ordinaria e straordinaria dei mezzi di cantiere devono essere effettuati garantendo tutte le condizioni di sicurezza sia per i lavoratori che per l’ambiente, inoltre, deve essere garantita l’idonea procedura di raccolta e smaltimento dei rifiuti, secondo la normativa vigente. In particolare, vengono di seguito riportate le prescrizioni relative a:
a) RIFIUTI INERTI
Il produttore di rifiuti inerti è tenuto ad effettuare la Caratterizzazione di base di ciascuna tipologia di rifiuti conferiti in discarica, da effettuarsi prima del conferimento ovvero dopo l’ultimo trattamento effettuato. Tale caratterizzazione deve essere effettuata in corrispondenza del primo conferimento e deve essere ripetuta ad ogni variazione significativa del processo che origina i rifiuti e, comunque, almeno una volta l’anno. Se i rifiuti sono contaminati o contengono altri materiali come metallo, amianto, plastica, sostanze chimiche in quantità tale da aumentare il rischio ambientale e, quindi, determinare il loro smaltimento in una discarica diversa, essi non sono ammessi in una discarica per rifiuti inerti.
b) DEPOSITO TEMPORANEO:
Si tratta di un istituto derogatorio ed eccezionale che può essere effettuato solamente dal produttore, in relazione ai rifiuti da lui stesso prodotti ed esclusivamente presso il luogo di produzione. Il deposito temporaneo, sotto il punto di vista giuridico, non è considerato rientrante nelle gestione dei rifiuti, bensì come un’operazione ad essa propedeutica e preliminare. Deve essere effettuato per categorie omogenee di rifiuti e devono essere rispettate le norme che disciplinano l’imballaggio e l’etichettatura dei rifiuti pericolosi.
Deposito temporaneo di rifiuti pericolosi: Devono essere avviati a recupero o smaltimento con cadenza almeno trimestrale indipendentemente dalle quantità in deposito oppure, quando il quantitativo raggiunge i 10 metri cubi. In ogni caso il deposito temporaneo non può avere durata superiore ad un anno.
Deposito temporaneo di rifiuti non pericolosi: Devono essere avviati a recupero o smaltimento con cadenza almeno trimestrale indipendentemente dalle quantità in deposito oppure, quando il quantitativo raggiunge i 20 metri cubi. In ogni caso il deposito temporaneo non può avere durata superiore ad un anno.
c) TERRE E ROCCE DA SCAVO:
(Art. 186 del T.U.A.) Sono esentate dal campo di applicazione della normativa sui rifiuti le terre e rocce da scavo delle quali il produttore non intenda disfarsi e che soddisfano le seguenti condizioni e abbiano i seguenti requisiti:
1) siano originate da un processo non direttamente destinato alla loro produzione;
2) il loro reimpiego sia certo (individuato e definito sin dalla fase della produzione) per reinterri, riempimenti, rilevati e rimodellazioni;
3) non siano contaminate con riferimento alla destinazione d’uso del sito prescelto (limiti massimi di accettabilità di cui al Titolo quinto, parte quarta del Testo Unico Ambientale);
4) non necessitino di preventivi trattamenti o di trasformazioni preliminari per soddisfare i requisiti merceologici e di qualità ambientale;
5) sia possibile dimostrare la certezza dell’integrale utilizzo delle terre e rocce da scavo;
6) siano prodotte nel rispetto delle modalità previste nel progetto approvato dall’autorità amministrativa competente;
Nell’ipotesi in cui i materiali provengano da cantieri relativi a lavori pubblici, i requisiti suddetti, nonché i tempi di un eventuale deposito in attesa di utilizzo (che non possono superare un anno), devono risultare da idoneo allegato al progetto dell’opera sottoscritto dal progettista.
Le terre e rocce da scavo, qualora non riutilizzate, sono sottoposte alle disposizioni in materia di rifiuti.
Opere che originano terre e rocce da scavo: tutti i cantieri, pubblici o privati, a prescindere dalle dimensioni e dalla durata degli stessi (rientrano anche le opere edilizie che necessitano del solo permesso a costruire o della DIA).
Attività che originano terre e rocce da scavo: sono considerati tali i lavori di escavazione, perforazione e costruzione (ad esclusione dei fanghi derivanti dalle attività di trivellazione e perforazione).
Necessità di accertamenti analitici sui materiali: ai fini dell’accertamento dei limiti di accettabilità di cui alla tabella 1 dell’allegato V parte quarta del D.Lgs. 152/2006, il riutilizzo delle terre e rocce da scavo è subordinato all’esecuzione di un accertamento analitico sui materiali nelle ipotesi in cui nell’area di scavo ricorra una delle seguenti circostanze: 1) utilizzo di tecnologie di scavo con impiego di sostanze inquinanti; 2) attività di escavazione presso aree industriali o artigianali o comunque interessate da usi di materiali o sostanze pericolosi (es. serbatoi interrati, discariche, siti bonificati, scarichi di acque reflue, aree limitrofe al bordo stradale di strutture viarie di grande traffico); 3) aree in cui emergono evidenze di potenziale inquinamento durante l’escavazione (es. ritrovamento rifiuti interrati).
Documentazione da presentare sia per i casi in cui è necessaria la caratterizzazione sia per quelli in cui non lo è: Ved. Delibera di G.R. del Lazio n. 816 del 21/11/2006, di approvazione delle “Linee guida per una corretta applicazione dell’art.186 del D.Lgs. 152/2006 riguardante la gestione e l’utilizzazione delle terre e delle rocce da scavo al di fuori dell’ambito di applicazione della parte quarta del medesimo decreto” pubbl. su BUR s.o. n. 34 del 9/12/2006. Con le opportune prescrizioni, le terre e rocce da scavo possono essere riutilizzate nei modi seguenti:
• utilizzo sul suolo per ripristini e recuperi ambientali;
• utilizzo sul suolo per rilevati;
• riempimento di cave in aree a destinazione d’uso agricola;
• utilizzo in aree di salvaguardia delle acque superficiali e sotterranee destinate al consumo umano.
d) OLI ESAUSTI:
Lo stoccaggio, presso il detentore, degli oli usati e degli eventuali filtri usati, deve avvenire in recipienti con adeguati requisiti di resistenza provvisti di: idonee chiusure per impedire la fuoriuscita del contenuto, dispositivi per effettuare in condizioni di sicurezza il riempimento, lo svuotamento e la movimentazione, apposita etichettatura per identificare il contenuto.
e) RIFIUTI DI AMIANTO:
I rifiuti di amianto o contenenti amianto possono essere conferiti nelle seguenti tipologie di discarica: 1) Discarica per rifiuti pericolosi, dedicata o dotata di cella dedicata; 2) Discarica per rifiuti non pericolosi dotata di cella monodedicata per il codice CER 170605. (V. All.2 D.M. 03/08/2005).
f) GESTIONE AMIANTO ALL’INTERNO DI UN CANTIERE:
I lavori di demolizione o di rimozione dell’amianto possono essere effettuati solo da imprese iscritte all’Albo nazionale gestori ambientali e rispondenti ai requisiti di cui all’art. 212 del D.Lgs. 152/2006. Il datore di lavoro, prima dell’inizio dei lavori di demolizione o di rimozione dell’amianto o materiali contenenti amianto, deve predisporre un Piano di Lavoro ed una copia deve essere inviata all’organo di vigilanza territorialmente competente (ASL) almeno 30 gg. prima dell’inizio lavori (D.Lgs. 257/2006). Tale piano deve prevedere le misure necessarie a garantire la sicurezza e la salute dei lavoratori sul luogo di lavoro e la protezione dell’ambiente esterno. Tra i vari aspetti, dovrà essere dettagliata l’ubicazione dell’edificio, la destinazione d’uso e le caratteristiche delle strutture da bonificare; devono essere specificate le procedure operative in materia di gestione dei rifiuti (classificazione, deposito temporaneo, smaltimento, trasporto, impianto di destinazione autorizzato). Il piano di lavoro non deve essere presentato nel caso di lavori di bonifica che non prevedano rimozione di amianto quali: incapsulamento, confinamento, sopracopertura.
g) SCARICO REFLUI SUL SUOLO:
Ai sensi dell’art. 103 del T.U.A. è fatto divieto di scaricare reflui sul suolo o nel sottosuolo con le seguenti eccezioni: a) reflui urbani e industriali per i quali sia accertata l’impossibilità tecnica a recapitare in corpi idrici superficiali, purché gli stessi siano conformi ai limiti della tab. 4 all.5 parte terza del T.U.A., salvo diverse prescrizioni regionali; b) scarichi di acque provenienti dalla lavorazione di rocce naturali e dagli impianti di lavaggio delle sostanze minerali purché i fanghi siano costituiti esclusivamente da acqua e inerti naturali; c) per le acque derivanti dallo sfioro dei serbatoi idrici, dalla manutenzione delle reti idropotabili e dalla manutenzione dei pozzi di acquedotto. In ogni caso, gli scarichi di reflui industriali devono, comunque, essere conformi ai limiti della tab. 4 all.5 parte terza del T.U.A.
h) SCARICO REFLUI IN ACQUE SUPERFICIALI:
Per le acque di scarico provenienti dai cantieri fissi (acque reflue civili, acque di dilavamento dei piazzali, acque di lavaggio ruote degli automezzi, acque di lavaggio delle betoniere, ecc.), laddove vadano ad immettersi in corsi d’acqua superficiali, dovranno essere previsti gli opportuni trattamenti così come prescritto dall’art. 105 del T.U.A. e dalla Delibera di Consiglio Regionale del Lazio n. 42 del 27/09/2007.
Per quanto riguarda le Emissioni in Atmosfera si riportano le seguenti prescrizioni:
a) SOSTANZE LESIVE DELL’OZONO: Gli impianti di refrigerazione, di condizionamento dell’aria e le pompe di calore contenenti sostanze controllate in quantità superiore a 3 kg, devono essere sottoposte a controllo per la presenza di fughe nel circuito di refrigerazione, con la seguente frequenza: Annuale per un contenuto di sostanze comprese tra 3 e 100 kg; Semestrale per un contenuto di sostanze superiore a 100 kg. Inoltre, qualora si rilevi una perdita che richieda una ricarica superiore al 10% del contenuto totale del circuito frigorifero, l’apparecchiatura deve essere riparata entro 30 giorni dalla verifica. I risultati dei controlli devono essere registrati nel libretto di impianto.
b) CONTROLLO DEI GAS FLUORURATI AD EFFETTO SERRA (HFC-PFC-SF6): Le applicazioni (refrigerazione,condizionamento d’aria, pompe di calore mobili, sistemi di protezione antincendio) contenenti gas fluorurati ad effetto serra in quantità maggiore a 3 kg o più devono essere controllate per individuare perdite almeno una volta l’anno, per quantità pari a 30 kg o più il controllo è semestrale, per 300 kg è trimestrale e c’è obbligo di installazione di sistemi di rilevamento delle perdite. Il tutto va indicato in un apposito registro.
c) EMISSIONI ATMOSFERICHE RELATIVE A: formazione di polveri, emissioni dei motori delle macchine operatrici e degli autocarri, emissioni derivanti da impianti di produzione di conglomerati cementizi o bituminosi, impianti di betonaggio e di frantumazione di inerti. Rientrano nella disciplina autorizzatoria di cui alla parte quinta, art. 269, del D.Lgs. 152/2006 (di competenza regionale o di provincia autonoma o ministeriale) e si applicano solo a impianti e installazioni fissi, intendendo per “struttura fissa” una struttura destinata ad un impiego non temporaneo, indipendentemente dalle caratteristiche del suo ancoraggio al suolo. Per impianto si intende “il macchinario o il sistema o l’insieme di macchinari o di sistemi costituito da una struttura fissa e dotato di autonomia funzionale in quanto destinato ad buna specifica attività; la specifica attività a cui è destinato l’impianto può costituire la fase di un ciclo produttivo più ampio”. Il gestore che intenda effettuare in modo non occasionale e in un luogo specificamente adibito, in assenza di un impianto, attività di produzione, manipolazione, trasporto, carico o stoccaggio di materiali polverulenti, presenta all’autorità competente (Regione) apposita domanda in relazione alla quale viene valutata l’opportunità di realizzare un impianto di convogliamento delle polveri e la prescrizione di valori limite di emissione (V. Allegati alla parte quinta D.Lgs. 152/2006).
In tutti i cantieri deve essere limitata la diffusione di polveri attraverso l’adozione di misure di mitigazione e di monitoraggio quali:
• obbligo di bagnatura periodica della viabilità esterna interessata dalle operazioni di cantiere e delle aree interne per limitare il sollevamento delle polveri;
• lavaggio delle ruote degli automezzi all’uscita dal cantiere;
• utilizzo di teli protettivi a chiusura del cassone degli autocarri in transito;
• predisposizione di monitoraggi delle polveri in campioni d’aria prelevati periodicamente nei pressi dei recettori maggiormente esposti.
Per quanto concerne il Suolo si riporta quanto segue:
a) SITI CONTAMINATI: Nel caso di superamento delle concentrazioni soglia di contaminazione del suolo previste dal D.Lgs. 152/2006, anche per un solo parametro, il responsabile deve darne comunicazione al Comune e alla Provincia con la descrizione delle misure di prevenzione e di messa in sicurezza di emergenza adottate. Nei successivi 30 gg. deve essere presentato un Piano di Caratterizzazione al Comune e alla Regione e, quest’ultima, nei 30 gg. successivi convoca la conferenza di servizi per autorizzare il piano con eventuali prescrizioni integrative (v. art. 242).
b) SERBATOI INTERRATI: A seguito della dismissione di un serbatoio, eventualmente rinvenuto durante una fase di scavo, deve essere prescritta la messa in sicurezza (temporanea o definitiva) fino alla eventuale rimozione e smaltimento, al fine di garantire dal rischio di contaminazione del terreno e di inquinamento delle matrici ambientali oltre che da rischio di scoppio e incendio. L’art. 242 del D.Lgs. 152/2006 prevede che, al verificarsi di un evento anche solo potenzialmente in grado di contaminare un sito (danno sanitario o ambientale), il responsabile dell’inquinamento è tenuto a mettere prontamente in opera (24 ore) le misure necessarie di prevenzione dandone immediata comunicazione al Comune, alla Provincia, alla Regione e al Prefetto.
Di seguito si riportano le prescrizioni relative alle emissioni acustiche:
RUMORE: Le attività temporanee, quali i cantieri edili, qualora comportino l’impiego di macchinari e impianti rumorosi, devono essere autorizzate, anche in deroga ai limiti di legge, dal Sindaco, il quale stabilisce le opportune prescrizioni per limitare l’inquinamento acustico sentita la competente ASL. I limiti sono da intendersi riferiti alle classi di destinazione d’uso del territorio riportate nella tab.A allegata al D.P.C.M. 14/11/1997 e adottate dai comuni ai sensi della L. 447/1995. I valori limite di emissione sono riferiti sia alle sorgenti fisse che a quelle mobili; per quelle sonore mobili va tenuto comunque presente che, laddove previsto, sono altresì regolamentate dalle norme di omologazione e certificazione delle stesse. Sono escluse le macchine adibite essenzialmente al trasporto di merci o passeggeri. Nel caso di cantieri edili per la realizzazione di grandi infrastrutture, il Comune può richiedere la presentazione di una valutazione di impatto acustico redatta da tecnico competente oppure un piano di monitoraggio acustico dell’attività di cantiere, anche ai fini del rilascio dell’autorizzazione in deroga.
Si prescrive, inoltre, quanto segue:
1) APPROVVIGIONAMENTO IDRICO: Risulta essere vietato derivare o utilizzare acqua pubblica senza un provvedimento autorizzativo o concessorio da parte del Comune. In caso di allacciamenti alla rete acquedottistica, nell’ipotesi di cantieri temporanei vengono stipulati contratti provvisori con il gestore del relativo servizio;
2) ACQUE SOTTERRANEE: Devono essere valutati gli impatti diretti ed indiretti che le opere e i cantieri potrebbero avere sulle acque profonde rispetto ai possibili riflessi sulla salute umana e prevedere i necessari interventi di mitigazione. Deve essere effettuato uno studio di dettaglio relativo alle falde acquifere e ai pozzi domestici eventualmente presenti a valle dei lavori e all’interno dell’area di cantiere, in funzione delle interferenze previste. Laddove lo studio accerti particolari criticità per le acque di falda, si richiedono analisi periodiche delle acque sotterranee, in piezometri posti a monte e a valle dei lavori rispetto alla direzione del flusso della falda medesima secondo un piano di monitoraggio che deve essere concordato con ARPA Lazio;
3) SVERSAMENTI ACCIDENTALI: Al fine di tutelare acque sotterranee, suolo e sottosuolo da sversamenti accidentali di sostanze pericolose per l’ambiente, i cantieri, nonché eventuali depositi anche temporanei di tali sostanze, devono essere dotati di idonei sistemi tecnologici e di adeguate procedure di intervento subito operative al verificarsi dell’emergenza;
4) RIPRISTINO AREE: Al termine dei lavori i cantieri dovranno essere tempestivamente smantellati e dovrà essere effettuato lo sgombero e lo smaltimento dell’eventuale materiale di risulta derivante dalle opere, evitando la creazione di accumuli permanenti in loco. Le aree di cantiere e quelle utilizzate per lo stoccaggio dei materiali dovranno essere ripristinate in modo da ricreare quanto prima le condizioni originarie dei luoghi.