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Timestamp: 2017-03-25 10:04:01+00:00
Document Index: 56017642

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 13', 'art. 55', 'art.18', 'art.21', 'art.21', 'art.18', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 94', 'art. 5', 'art. 8', 'art. 10', 'art. 1', 'art. 4', 'art.2', 'art.18', 'art.21', 'art. 139', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 4', 'art. 41', 'art. 43', 'art. 44', 'art. 94', 'art. 95', 'art. 5', 'art.115', 'art. 114', 'art.118', 'art. 8', 'art. 19', 'art. 20', 'in fine', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 11', 'art. 49']

Repubblica e Costituzione: tra passato e presente. Una nazionalità,nesuoi caratteri astratti,comprende un pensiero comune,un diritto comune,un fine comune:questi. - ppt scaricare
PubblicatoMarinella Agostini
Presentazione sul tema: "Repubblica e Costituzione: tra passato e presente. Una nazionalità,nesuoi caratteri astratti,comprende un pensiero comune,un diritto comune,un fine comune:questi."— Transcript della presentazione:
Repubblica e Costituzione: tra passato e presente. Una nazionalità,nesuoi caratteri astratti,comprende un pensiero comune,un diritto comune,un fine comune:questi ne sono gli elementi essenziali. Una nazione è lassociazione di tutti gli uomini che, per lingua,per condizioni geografiche, e per la parte assegnata loro nella Storia,formano un solo gruppo,riconoscono uno stesso principio e savviano, sotto la scorta di un diritto comune, al conseguimento di un medesimo fine. Dove manchi un diritto generale saccampano caste, privilegi, ineguaglianze, oppressione….
… Quando Iddio creò la vita di un popolo, dicendogli: Sii Nazione! Non gli dice: Goditi lesser tuo come lavaro il proprio tesoro; la tua libertà, come se fosse delitto; la parola chio tho messo nel cuore come se fosse un secreto che nessun altro debba conoscere. Ei gli dice invece:Va, con la fronte alta, tra i fratelli chio tho dato, libero e senza ritegno, come conviene a chi ha ricevuto nella sua coscienza il mio verbo: prendi il tuo posto tra le nazioni,secondo il segno che da me tieni, secondo la parola chio ti ho sussurrato allorecchio quanderi ancora infante nella cuna: compi nobilmente e coraggiosamente lufficio tuo sopra la terra,perché da questo sarai guidato: confessa altamente davanti al mondo e ai padroni del mondo, la fede dei tuoi padri. ( Giuseppe Mazzini)
Abbiamo deciso di iniziare cosi il nostro cammino nella storia della Costituzione italiana, con il discorso di colui che giudichiamo essere il padre della nostra Repubblica, Giuseppe Mazzini, nel quale riteniamo ci siano alcuni principi che oggi stanno alla base della nostra Costituzione. Un viaggio multimediale che ricalca gli anni più significativi per la nostra Repubblica, quelli del passaggio dallo Statuto Albertino alla stesura della nostra Costituzione, arricchito da unattenta analisi di alcuni articoli. Ma la tematica che più urge di attenzione è la invariabilità della Carta Costituzionale in una società mutevole come la nostra …
D a l l o S t a t u t o A l b e r t i n o a l l a C o s t i t u z i o n e L a n o s t r a c o s t i t u z i o n e : P r i n c i p i e v a l o r i, n a t u r a c o m p r o m i s s o r i a, p l u r a l i s m o. R i f o r m a o m o d i f i c a d e l l a C o s t i t u z i o n e Lo Stato italiano: specchio della costituzione fine
Lo Statuto Albertino fu emanato da Carlo Alberto, re del Regno di Sardegna, il 4 marzo 1848 come legge fondamentale ed irrevocabile che sostituiva lordinamento monarchico costituzionale alla monarchia assoluta nello stato piemontese. Con la formazione del Regno dItalia, divenne la legge fondamentale del nuovo Stato e restò in vigore fino al 1 gennaio 1948. Lo statuto Albertino si componeva di 81 articoli 22 dei quali erano riservati per definire le prerogative del re al quale era attribuito il potere esecutivo, la nominale sovrintendenza del potere giudiziario, la partecipazione al potere legislativo insieme al Parlamento. Lo Statuto era caratterizzato dal fatto di essere: - una costituzione concessa: lo Statuto non era frutto di una collaborazione con il popolo; - una costituzione flessibile: lo Statuto poteva essere modificato con leggi ordinarie. La sua elasticità permise il passaggio da una forma costituzionale pura ad una parlamentare; non garantì le libertà democratiche e permise il passaggio al regime fascista in modo formalmente legale; - una costituzione monarchica: la struttura dello Stato era di tipo monarchico; - una costituzione rappresentativa: la camera dei deputati era unassemblea eletta. Con le leggi fasciste del 1925, lo Statuto Albertino venne notevolmente alterato, al punto da rendere la struttura stessa dello Stato di tipo autoritario-totalitario. La crisi costituzionale seguita alle vicende belliche che sconvolsero il paese si aprì il 25 luglio 1943 con la revoca di Mussolini da capo del Governo; Il 2 giugno 1946 ci fu il referendum, al quale tutta la popolazione italiana fu convocata per la scelta fra Monarchia e Repubblica, in questo modo fu proclamata la Repubblica. Dopo il referendum, il 25 giugno 1946, si riunì lAssemblea Costituente (assemblea formata da 556 membri, per approvare la nuova Costituzione repubblicana) che affidò la redazione della nuova Costituzione repubblicana a una commissione formata da 75 deputati, ( suddivisa in tre sottocommissioni, rispettivamente incaricate di elaborare le diverse parti dellintero progetto costituzionale), che concluse i lavori, in seduta plenaria, il 22 dicembre 1947 con lapprovazione a scrutinio segreto del testo definitivo.
« L'Assemblea ha pensato e redatto la Costituzione come un patto di amicizia e fraternità di tutto il popolo italiano, cui essa la affida perché se ne faccia custode severo e disciplinato realizzatore. » (Umberto Terracini, Presidente dellAssemblea Costituente) « Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un Italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra costituzione. » (Piero Calamandrei)
La costituzione è la legge fondamentale dello stato, che si colloca al primo posto della gerarchia delle fonti: è infatti la fonte delle fonti. Entrata in vigore il 1 Gennaio 1948, fu firmata dal presidente della repubblica Enrico De Nicola e controfirmata dal presidente del consiglio Alcide De Gasperi e dal presidente dellAssemblea costituente Umberto Terracini. La Costituzione è composta da 139 articoli e da 18 disposizioni transitorie e finali. I principi fondamentali (art. 1 -2). Parte prima(art. 13-54) riguarda i diritti e i doveri dei cittadini. Parte seconda (art. 55-139) è la parte più estesa della costituzione. In questa sezione sono stabiliti i poteri, la composizione e la nomina degli organi fondamentali dello stato. La Costituzione è caratterizzata dal fatto di essere: - una costituzione compromesso. -una costituzione lunga: il testo costituzionale indica le linee fondamentali dellordinamento dello Stato, definisce i diritti fondamentali, organizza i diversi aspetti della società; -- una costituzione votata: il testo costituzionale è approvato da unAssemblea costituente eletta dal popolo; -- una costituzione rigida: a differenza dello Statuto albertino, essa può essere modificata solo attraverso un procedimento speciale. Ciò fornisce una garanzia al mantenimento delle libertà democratiche; -- una costituzione laica: tutte le fedi religiose, se in linea con il nostro ordinamento, hanno uguale diritto di esistere e operare sul territorio nazionale;- -una costituzione pluralistauna costituzione pluralista -- una costituzione liberale; i principi di libertà sono riconosciuti e garantiti dallordinamento; - una costituzione sociale: lo Stato interviene in modo diretto per garantire luguaglianza fra i cittadini
L'Assemblea costituente fu eletta per mezzo di un sistema elettorale proporzionale, che consentì la rappresentanza di tutti i partiti in proporzione ai voti conseguiti. Da quel momento i partiti cessarono di essere tutti uguali, in quanto se ne poteva misurare la forza secondo il consenso riscosso presso l'elettorato. Il quadro che si delineò fu il seguente: Democrazia cristiana: 35.1% dei voti e 207 seggi, era la maggior forza politica; Partito comunista: 18.9% dei voti 104 seggi; Partito socialista: 20.7% dei voti e 115 seggi. Il quadro politico della nuova Italia aveva quindi due schieramenti maggiori a confronto: la Democrazia cristiana da un lato, i partiti comunisti e socialisti dall'altro; le forze liberali erano incapaci di una politica costituzionale autonoma, ma capace di influenzare quella degli altri. Tra queste forze maggiori nacque la COSTITUZIONE come un contratto politico in cui ciascuna forza è riuscita a ottenere qualcosa, rinunciando ad altro. Per questo si è parlato di COMPROMESSO COSTITUZIONALE. Ad esempio, le forze marxiste rinunciarono alla socializzazione dei mezzi di produzione e si accontentarono della promessa di future riforme sociali i liberali accettarono che l'economia potesse essere indirizzata a fini sociali; le forze laiche ammisero i Patti Lateranensi nella Costituzione; la Democrazia cristiana rinunciò all'idea di fare del Senato una camera rappresentativa delle forze economiche; i partiti di sinistra a loro volta, contro lesigenza di uno Stato forte, capace di imporre grandi riforme sociali, accettarono le limitazioni del potere politico che potevano derivare dalle Regioni o dalla Corte costituzionale.
Il compromesso costituzionale venne fin da subito interpretato in modo diverso, e non sempre benevolmente. Gli esponenti della tradizione liberale vedevano nella Costituzione il prodotto di un mercanteggiamento tra DC, PCI e PSI e perciò parlavano spregiativamente di "Costituzione tripartita". In fondo, rimpiangevano le norme semplici, chiare e brevi dello Statuto Albertino e temevano che le promesse di giustizia sociale contenute nella Costituzione potessero servire da pretesti per limitare la libertà economica. Altri vedevano nel compromesso costituzionale una parziale temporanea rinuncia ai loro ideali, necessaria per trovare laccordo. La Costituzione appariva un compromesso transitorio, basato su questa riserva: alla prima occasione favorevole per qualcuna delle grandi forze politiche, laccordo sarebbe stato rotto e se ne sarebbe scritta una nuova. Altri ancora parlarono di compromesso, come ricerca di unità per costruire un regime nuovo, uno Stato di tutti e non di uno o di un altro partito, di una o di unaltra ideologia. La Costituzione come compromesso appariva, in questa luce, il prodotto dello sforzo unitario che le forze politiche fecero, dopo la fine del fascismo, per creare uno Stato che fosse di tutti, cioè uno stato democratico. Oggi, dopo quasi mezzo secolo, si può dire che la storia ha convalidato la terza interpretazione del compromesso costituzionale. Se la Costituzione fosse stata solo un mercanteggiamento o solo rinuncia, non avrebbe retto così tanto tempo. Essa non avrebbe svolto per così lungo tempo il suo compito di unificazione della vita politica e di pacificazione dei contrasti. Ancora oggi, le più intense controversie politiche si placano davanti alle norme costituzionali, a dimostrazione della vitalità del compromesso da cui trassero origine. La ragione della riuscita del compromesso costituzionale è che i singoli partiti non concepirono la Costituzione secondo il loro immediato vantaggio particolare. Ciò avrebbe reso impossibile ogni accordo. LAssemblea costituente lavorò invece con lo sguardo rivolto al futuro: fu unAssemblea "presbite". Ciò fu possibile grazie a quello che si denomina il "velo dellignoranza", cioè il fatto che nessuna parte politica allora, allinizio dellesperienza costituzionale, era in grado di sapere se, nel futuro, sarebbe stato danneggiato o favorito da questa o quella norma costituzionale.
Il pluralismo è uno dei principi fondamentali di uno Stato democratico. La nostra costituzione prevede pluralismo organizzativo (art.18) e pluralismo ideologico (art.21). Innanzitutto credo che sia importante analizzare il contenuto degli articoli della Costituzione riguardanti il pluralismo. Nellart.21 è sancito il diritto alla libertà di manifestazione del proprio pensiero. La Costituzione garantisce al cittadino la libertà di manifestare le proprie opinioni attraverso ogni mezzo disponibile e pone, allo stesso tempo, due limiti a tale diritto: il primo riguarda il rispetto della libertà altrui (in nome della libertà di opinione non sono ammesse espressioni diffamatorie o calunniose), il secondo limite riguarda il buon costume e cioè quelle manifestazioni che possono turbare la sensibilità e la morale sessuale. Lart.18 della Costituzione sancisce, invece, la piena libertà di associazione, qualunque siano gli scopi, vietando allo stesso tempo le associazioni per delinquere, le associazioni segrete e le associazioni che perseguono scopi politici mediante organizzazioni a carattere militare. Il pluralismo è quindi la difesa delle pluralità delle ideologie e delle associazioni in genere presenti in uno Stato. Il pluralismo discende storicamente dalla Riforma religiosa attuata nel XVI sec.. Le prime teorizzazioni della tolleranza religiosa, dovute a esponenti di correnti riformatrici quali Castellione e Aconcio, furono raccolte tra la fine del XVI sec. e linizio del XVII sec., da pensatori come Bordin e Grozio, i quali fondarono la teoria della tolleranza con riferimento allidea della religione naturale. Successivamente, leredità di tali posizioni confluì nellIlluminismo (XVIII sec.). Questultimo rappresenta, sotto questo profilo, non solo il momento più maturo per quanto riguarda la teoria, basti citare i nomi di Boyle, Voltaire, Lessing e Locke (fine 600), ma anche il periodo in cui la pratica della tolleranza venne generalizzandosi, sostenuta dal richiamo a quelle carte costituzionali della tolleranza. Questultime furono la Dichiarazione dei diritti americana (1776) e la Dichiarazione dei diritti delluomo e del cittadino (Francia 1789). Tali carte costituzionali saranno, in seguito, prese come esempio dagli uomini di quegli Stati in cui si affermerà la democrazia.
Il nostro stato ha assunto, con lemanazione della costituzione del 1947, alcune determinate caratteristiche che differenziano profondamente la sua struttura da quella impressagli dallo statuto albertino. In base alla costituzione lo stato italiano può definirsi come: Repubblicano, democratico, fondato sul lavoro (art. 1,2,4,18, 21,139) Interventista (art. 2,3,4,41,43,44) Parlamentare ( art. 94,95) Decentrato ( art. 5,114,115,117,118) Non confessionale ( art. 8,19) Aperto alla comunità internazionale ( art. 10,11 )
La Costituzione, al suo art. 1, definisce lItalia una Repubblica e la qualifica ulteriormente come > e >. Il lavoro è inquadrato anche nellart. 4, non solo come diritto, ma anche come dovere civile. Non è facile dare una definizione della democrazia. Nel suo significato etimologico, democrazia sta ad indicare >. questa definizione, che contiene in se i presupposti per un completo svolgimento del concetto, è stata disciplinata e garantita dalla Costituzione: >. Linserzione nelle attività di governo delle esigenze popolari è resa possibile dallesercizio dei > (art.2); fra questi diritti vanno ricordati il diritto di associazione(art.18) e alla libera manifestazione del pensiero(art.21). A ciò si aggiunga cha la Costituzione contiene una >: lart. 139 ( la forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale); in altri termini, il nostro attuale ordinamento o è o non è repubblicano. Cosi, se per avventura si volesse restaurare la monarchia, si dovrebbe ricorrere non alle vie legali ma ad un procedimento extralegale.
L Assemblea costituente, nonostante i diversi orientamenti dei suoi deputati, ha concordemente ritenuto che lassetto politico-sociale andava modificato. A riguardo, basterebbe ricordare lart. 3 che, dopo aver stabilito che: >ha assegnato alla Repubblica il compito di rimuovere ogni ostacolo per rendere effettiva luguaglianza. Oltre allart. 3, si possono ancora citare lart. 2, che riconosce e garantisce i diritti inviolabili delluomo; lart. 4, che riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e fa carico al legislatore futuro di porre in essere le condizioni necessarie per raggiungere la piena occupazione. Che tipo di stato ha creato la nostra costituzione? Parliamo pure di stato interventista che, pur tutelando liniziativa economica privata, ritiene necessario intervenire nel settore dei rapporti economici per coordinare lattività economica ed indirizzarla al raggiungimento di un maggiore benessere comune. Gli articoli della costituzione nei quali è delineato lo schema di intervento dello stato nel settore delleconomia sono in particolare: art. 41, art. 43, art. 44, che definiscono il rapporto fra iniziativa economica e proprietà privata ed intervento dei pubblici poteri in una economia che possiamo chiamare mista e tenendo ad istituire un sistema di economia regolata.
La norma costituzionale che caratterizza la nostra forma di Governo come parlamentale è contenuta nellart. 94, comma 1, il quale dispone che >. I commi successivi disciplinano le modalità per la concessione o la revoca della fiducia. Come conseguenza del rapporto fiduciario che si instaura fra il Parlamento ed il Governo, lart. 95 prevede la responsabilità politica ( davanti alle camere) del Presidente del Consiglio dei ministri e dei ministri. La direzione della politica generale del Governo è affidata al Presidente del Consiglio. La mancata attribuzione al Presidente della Repubblica di poteri di indirizzo politico fa si, che tali poteri accentrati nel raccordo Parlamento- Governo. Possiamo quindi definire il tipo di governo parlamentare delineato nella nostra Costituzione >, che si ha quando nessuno degli organi di indirizzo (Parlamento e Governo) ha assegnata la prevalenza, essendo essi chiamati ad operare in condizioni di parità, pur nella distinzione dei ruoli loro propri.
Allopposto dello Stato monarchico, che era rigidamente accentrato, > (art. 5). In esecuzione di tale principio, la Costituzione ha previsto la creazione di regioni, quali enti autonomi con propri poteri e funzioni (art.115), che si affiancano ai tradizionali enti territoriali minori, province e comuni (art. 114). Alle regioni è stato attribuito il potere di emanare norme legislative in determinate materie ed entro certi limiti, mentre le stesse svolgono funzioni amministrative relativamente alle materie nelle quali possono legiferare ed inoltrare altre funzioni amministrative il cui esercizio è loro delegato con legge dello stato (art.118)
Il carattere non confessionale dello Stato italiano discende da quelle norme costituzionali che riconoscono la più ampia libertà di religione e leguale libertà di tutte le confessioni religiose ed escludono che queste possano costituire criterio discriminante fra i cittadini. Per lart. 8 infatti, > e per lart. 19 > cosi come lart. 20 stabilisce che >. Possiamo in fine affermare che lo Stato italiano è uno Stato laico non perché si disinteressa del problema religioso, bensì nel senso che riconosce leguale libertà di tutte le confessioni religiose davanti alla legge.
Il nostro Stato si caratterizza per la sua vocazione internazionalistica. In particolare, lo Stato italiano si è impegnato ad uniformare il suo ordinamento alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute (art. 10, comma 1) ; a disciplinare la condizione giuridica dello straniero in conformità delle norme e dei trattati internazionali ( art. 10, comma 2) ; a concedere lo stesso diritto di asilo (art. 10, comma 3) ; a ripudiare la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali ed a consentire, in condizione di parità con gli altri stati, alle limitazioni di sovranità necessaria ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia tra le nazioni ( art. 11).
LA NOSTRA COSTITUZIONE NELLA SOCIETA DELLINCERTEZZA Le profonde modificazioni intervenute nella società globale ed i riflessi che esse hanno nel nostro Paese hanno determinato lesigenza di una maggiore velocizzazione delle decisioni. Sorge pertanto il problema di come coniugare i principi di democrazia e partecipazione contenuti nella Costituzione Italiana con lo svilupparsi di una società in cui si manifestano, come asserisce Bauman, le paure postmoderne ed in cui lincertezza non viene più vinta dalle fabbriche dellordine della modernità ( scuole, ospedali, welfare....) ma da ogni individuo con i propri mezzi. E questo il quadro in cui faticosamente la società italiana e le forze politiche rappresentate in Parlamento stanno cercando una soluzione per le cosiddette riforme istituzionali, che garantendo i principi fondamentali della nostra Costituzione dovrebbero portare ad un maggiore adeguamento dello Stato alle esigenze del mondo attuale. Ma, fino a che punto è accettabile un inciucio nella Costituzione?
Dai più diversi pulpiti si susseguono dichiarazioni favorevoli a una grande riforma della Costituzione. Esse contribuiscono a trasformare in senso comune questa discutibile opinione: il Paese è bloccato, spezzato, esige da troppi anni una riforma della Costituzione che lo renda governabile, efficiente e moderno. NO! Propongo di ribadire fino a trasformare in patrimonio condiviso delle persone ragionevoli questi semplici concetti: -Il 25 giugno 2006 la gran maggioranza dei votanti ha confermato fiducia alla vigente Costituzione, dicendo NO alla devolution, al premierato forte e al resto. Occorre rispettare questa decisione. - Prima di essere cambiata, la Costituzione italiana merita di essere difesa, rispettata e attuata. per esempio con riguardo allo status dei partiti (art. 49). - Le priorità dellItalia sono di ordine morale e politico, non costituzionale. - Può essere necessario provvedere a qualche aggiornamento della Carta, ma in punti specifici, con ampio dibattito nella società e attraverso le procedure ordinarie, previste dallarticolo 138 della Costituzione medesima. - Viceversa non ci sono le condizioni, né storiche né politiche, per metter mano a una grande riforma delle regole attraverso apposite commissioni parlamentari o addirittura assemblee costituenti. - Il rischio di nuovi inciuci è dietro langolo. Meglio non concedere nuove occasioni ai barattieri. di Piero Ricca GIU LE MANI DALLA COSTITUZIONE
Liceo classico F. Fiorentino Progetto creato dagli alunni: Longo Elisabetta con la collaborazione di: Roberta Ferrante, Vanessa Bertuca e Simona Trino. Con lincoraggiante sostegno di tutta la classe II A e la coordinazione dei docenti: Bruni Daniela (diritto); Leone Augusto (Italiano); Rizzo Anna Maria (storia e filosofia)
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