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Timestamp: 2019-01-22 08:03:51+00:00
Document Index: 147866747

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2043', 'art. 26', 'art. 88', 'art. 26', 'art. 2', 'art. 26']

N. 01687/2017REG.PROV.COLL.
N. 03162/2008 REG.RIC.
sul ricorso numero di registro generale 3162 del 2008, proposto dalla signora Rosa Iona, rappresentata e difesa dall'avvocato Giorgio Marino, con domicilio eletto presso lo studio dell’avv.to G. Negretti in Roma, via O. Mamertina, 4;
Comune di Albano Laziale, in persona del Sindaco p.t., rappresentato e difeso dall'avvocato Giulio Lais, con domicilio eletto presso il suo studio in Roma, via C. Monteverdi, 20;
Condominio via Quarto Grotte n. 17, in persona dell’amministratore in carica, rappresentato e difeso dall'avvocato Pietro Di Stefano, con domicilio eletto presso il suo studio in Roma, viale Trastevere 40;
Iovino Nicola, Mampieri Giovanni, Froda' Carmelo, Pulcini Renzo, Soc. Edilizia Aidi, tutti non costituiti in giudizio;
per la riforma della sentenza del T.a.r. per il Lazio – Roma - Sezione II bis, n. 4566 del 16 maggio 2007, resa tra le parti, concernente concessione edilizia in sanatoria – risarcimento del danno.
Visti gli atti di costituzione in giudizio del Comune di Albano e del Condominio via Quarto Grotte n. 17;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 23 marzo 2017 il Cons. Daniela Di Carlo, nessuno è comparso per le parti;
1. La controversia riguarda l’impugnazione, da parte della sig.ra Rosa Iona, della concessione edilizia in sanatoria n. 2859/86-S, prot. 20053/86, rilasciata dal Comune di Albano Laziale in data 25 maggio 1999 in favore del Condominio di via Quarto delle Grotte n. 17, avente ad oggetto il cambio di destinazione d’uso del piano sottotetto dello stabile condominiale da non residenziale a residenziale (interni 8-9-10 e 11) e la realizzazione nel piano interrato di numero due box (nn. 5 e 17).
2. L’impugnata sentenza del T.a.r. per il Lazio – Roma, n. 4566 del 16 maggio 2007:
a) ha dichiarato l’inammissibilità del ricorso per difetto di interesse a ricorrere nella parte in cui veniva denunciata, quale vizio dell’atto, la subordinazione del rilascio del titolo edilizio in sanatoria alla previa chiusura del passaggio pedonale da parte del condominio. L’amministrazione comunale, con nota n. 2859/86-S prot. 9516/98 del 16 aprile 1999, aveva infatti già provveduto ad annullare in via di autotutela le precedenti note della Ripartizione IV Tecnica, concernenti la domanda di concessione in sanatoria n. 2859/86-S del 14 gennaio 1986, e a chiarire che il rilascio della concessione in sanatoria non doveva affatto considerarsi subordinato alla chiusura del detto passaggio pedonale;
b) ha dichiarato l’inammissibilità del ricorso per difetto di giurisdizione nella parte in cui veniva chiesto il risarcimento del danno derivante dalla chiusura del passaggio pedonale, siccome questione insorta tra privati ed avente natura squisitamente civilistica, rientrante nella sfera di cognizione del giudice ordinario;
c) ha respinto nel merito il ricorso nella parte in cui venivano denunciate la mancata comunicazione di avvio del procedimento e l’esistenza di violazioni della disciplina urbanistica siccome, la prima, non spettante in ragione della insussistenza della qualifica di controinteressato in capo alla ricorrente e, la seconda, nient’affatto ostativa al rilascio del titolo concessorio in sanatoria.
d) ha compensato tra le parti le spese di lite.
3. La signora Iona ha proposto appello affidando le proprie doglianze a tre motivi di impugnazione ed ha chiesto la vittoria delle spese del doppio grado di giudizio.
4. Si è costituito il Comune di Albano Laziale, con memoria di stile, chiedendo pronunciarsi la inammissibilità e/o il rigetto dell’appello, vinte le spese di lite.
5. Si è costituito il Condominio di via Quarto delle Grotte n. 17 insistendo anch’esso per il rigetto del ricorso, vinte le spese di lite.
6. Le parti hanno ulteriormente spiegato le proprie difese nel corso del giudizio: l’appellante con memoria depositata (tardivamente) il 21.2.2017 (e dunque inutilizzabile) e l’appellato Comune di Albano Laziale con memoria di replica depositata il 1.3.2017.
7. La causa è stata trattenuta in decisione all’udienza pubblica del 23 marzo 2017.
1. L’appello è destituito di fondamento e va, pertanto, respinto.
1.1. Con il primo mezzo di gravame è stata denunciata la violazione del principio “tempus regit actum” a motivo del fatto che la legittimità di un provvedimento amministrativo deve essere apprezzata con riferimento allo stato di fatto e di diritto esistente al momento della sua emanazione, sicché – a dire dell’appellante – il giudice di prime cure non avrebbe dovuto porre a base della propria decisione la successiva nota n. 2859/86-S prot. 9516/98 del 16 aprile 1999 con cui il comune aveva provveduto a chiarire che il rilascio della concessione in sanatoria non avrebbe dovuto considerarsi subordinato alla chiusura del detto passaggio pedonale.
L’argomento non ha pregio e si appalesa del tutto inconferente alla situazione in esame.
Al momento del rilascio della concessione edilizia in sanatoria l’appellante non aveva alcun interesse ad impugnare l’atto giacché, da un canto, l’amministrazione comunale aveva in via di autotutela provveduto ad annullare le precedenti note della Ripartizione IV Tecnica, chiarendo che la chiusura del passaggio pedonale non rientrava nell’’istanza di condono del Condominio, dall’altro, la chiusura del detto passaggio era stata deliberata in sede di assemblea condominiale prima del rilascio del titolo concessorio in sanatoria e comunque indipendentemente da questo, sicché nessun vizio dell’atto amministrativo è ravvisabile, trattandosi di autonoma decisione assunta dai condomini nell’esercizio della propria autonomia privata.
1.2. Il secondo e il terzo motivo di impugnazione possono essere scrutinati congiuntamente giacché concernono la medesima questione della (asserita) sussistenza della giurisdizione del giudice amministrativo a conoscere del risarcimento del danno derivante dalla chiusura del passaggio pedonale.
Anche i detti motivi sono del tutto destituiti di fondamento.
È incontestato che la chiusura del passaggio pedonale è stata votata e decisa in sede di assemblea condominiale dagli unici soggetti – i condomini – aventi titolo a modificare le parti comuni dello stabile condominiale. Pertanto, il condominio si è determinato, nell’esercizio della propria autonomia privata, a provvedere alla chiusura del passaggio, abusivamente realizzato, in piena libertà ed a prescindere da qualsiasi nesso di presupposizione e/o condizionamento rispetto al provvedimento amministrativo auspicato, sicché un’eventuale pretesa risarcitoria, prospettata dall’appellante, per la mancata fruizione del passo pedonale, può essere al limite conosciuta (impregiudicata ogni questione circa la sua effettiva fondatezza) dal giudice ordinario, non ponendosi (la chiusura del passo) in alcun rapporto, diretto o indiretto, con l’esercizio (o il mancato esercizio) del potere amministrativo. Sul punto, anche di recente, la Corte di cassazione ha ribadito con chiarezza che “la giustiziabilità davanti al giudice ordinario, in tutte le controversie in cui si denunzino comportamenti configurati come illeciti ex art. 2043 c.c., e a fronte dei quali, per non avere la P.A. osservato condotte doverose, la posizione soggettiva del privato non può che definirsi di diritto soggettivo, restando escluso il riferimento ad atti e provvedimenti, di cui la condotta dell'amministrazione sia esecuzione, quando essi non costituiscano oggetto del giudizio, per essersi fatta valere in causa unicamente l'illiceità della condotta dell'ente pubblico, suscettibile di incidere sulla incolumità e i diritti patrimoniali del terzo, potendo in tali casi il giudice ordinario non solo condannare l'amministrazione al risarcimento, ma anche ad un "facere" specifico senza violazione del limite interno delle sue attribuzioni” (Cass. civ., Sezioni unite, 7 dicembre 2016, n. 25052; ma cfr. anche 16 dicembre 2016 n. 25978; 8 novembre 2016, n. 22650; 18 novembre 2016 n. 23462). Nel caso in esame, peraltro, va ulteriormente osservato che, oltre a mancare il detto collegamento - in via diretta o mediata – tra la chiusura del passaggio pedonale e l’esercizio del potere, concretamente manifestatosi nel rilascio della concessione in sanatoria, è pure in discussione l’esistenza stessa di un comportamento materiale ascrivibile all’amministrazione comunale. Come già precisato, infatti, la chiusura del cancelletto è frutto dell’autonoma valutazione dei condomini in sede assembleare e, anche da un punto di vista temporale, essa ha preceduto addirittura il rilascio del titolo concessorio in sanatoria.
2. Il regolamento delle spese del presente grado di giudizio, liquidate come in dispositivo, segue il principio della soccombenza.
3. Il Collegio rileva, infine, che la reiezione dell'appello si fonda, come dianzi illustrato, su ragioni manifeste in modo da integrare i presupposti applicativi dell'art. 26, comma 1, c.p.a. secondo l'interpretazione che ne è stata data dalla giurisprudenza di questo stesso Consiglio (cfr. da ultimo Cons. Stato, Sez. IV, n. 2200 del 2016, cui si rinvia ai sensi dell'art. 88, comma 2, lettera d), c.p.a. anche in ordine alle modalità applicative ed alla determinazione della misura indennitaria).
4. La condanna della parte appellante ai sensi dell'art. 26 c.p.a. rileva, infine, anche agli effetti di cui all'art. 2, comma 2-quinquies, lettera a), della legge 24 marzo 2001, nr. 89, come da ultimo modificato dalla legge 28 dicembre 2015, nr. 208.
Condanna la signora Rosa Iona al pagamento delle spese del presente grado del giudizio che si liquidano in favore del Comune di Albano Laziale e del Condominio via Quarto Grotte n. 17 nella misura di euro 5.000,00 per ciascuna parte, oltre spese generali, iva e c.p.a. come per legge.
Condanna altresì la signora Rosa Iona, ai sensi dell'art. 26, comma 1, c.p.a., al pagamento in favore del Comune di Albano Laziale e del Condominio via Quarto Grotte n. 17 dell'ulteriore somma di euro 1.000,00 per ciascuna parte.
Daniela Di Carlo Vito Poli