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Timestamp: 2019-11-20 03:40:46+00:00
Document Index: 155465205

Matched Legal Cases: ['art. 283', 'art. 283', 'sentenza ', 'art. 139', 'art. 139', 'art. 283', 'art. 1', 'art. 283', 'art. 1', 'art. 283', 'art. 1', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 19', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 283', 'art. 19', 'art. 583', 'art. 138', 'art. 583', 'art. 138', 'art. 283', 'sentenza ', 'art. 139', 'art. 24', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 283', 'art. 3']

Sinistro cagionato da veicolo non identificato: danni risarcibili
Sentenza 18 aprile 2019, n. 98 - massima a cura della Dott.ssa Maristella Giuliano
Sinistro causato dalla circolazione di veicolo non identificato – art. 283, comma 2 D. Legs. 209/2005 – danni alla cose - danni gravi alla persona – risarcimento - questione di legittimità costituzionale – non fondata
La questione di legittimità costituzionale dell’art. 283, comma 2, del decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209 codice delle assicurazioni private, con riferimento agli artt. 2, 3 e 24 della Costituzione, non è fondata, in quanto il limite posto dal legislatore alla risarcibilità dei danni alle cose, in caso di sinistro cagionato da veicolo non identificato, ottenibile solo in presenza di danni gravi alla persona e qualora il danno alle cose superi il valore di 500 euro (risarcibile solo per la parte eccedente), ha il fine di prevenire le frodi assicurative. La Corte Costituzionale pur ribadendo la logicità del sistema risarcitorio di genesi giurisprudenziale (Corte di cassazione, sentenza n. 24214 del 2015) basato sul combinato disposto degli artt. 283, comma 2, 138 e 139 del codice delle assicurazioni private, che ammette la risarcibilità dei danni causati alle cose in presenza di danni alla persona macropermanenti (invalidità superiore al 9 per cento) ed escludendola per le micropermanenti, nel contempo ammette ed auspica la necessità di un intervento legislativo volto a disciplinare più precisamente il concetto di “grave danno alla persona” quale discrimine risarcitorio dei danni causati alle cose dalla circolazione di un veicolo non identificato. Del resto anche la direttiva 2005/14/CE del Parlamento europeo e del Consiglio dell’11 maggio 2005 demandava alla legislazione degli Stati membri la qualificazione giuridica del “danno grave alla persona” quale presupposto per l’estensione della garanzia anche al risarcimento dei danni alle cose, nell’ottica della prevenzione delle frodi al Fondo di garanzia. Il legislatore non ha mai dato seguito a tale indicazione, però con la Legge annuale per il mercato e la concorrenza, n.124/2017, ha operato una modifica dell’art. 139, diversificando tra lesioni micropermanenti di incerta accertabilità, il cui danno non patrimoniale non è risarcibile (ad es. lesioni non suscettibili di accertamento clinico strumentale obiettivo, ovvero visivo, oggettivamente riscontrabili senza l’ausilio di strumentazioni) e lesioni micropermanenti che invece sono ritenute comprovate e pertanto risarcibili, in quanto idonee ad escludere il rischio di simulazione e di conseguenza il rischio di frode. Pertanto in presenza di micropermanenti comprovate di cui all’art. 139 del D.Legs 209/2005, idonee ad escludere il rischio di frode, si potrebbe prospettare la possibilità di ottenere il risarcimento dei danni causati alle cose a seguito di sinistro causato da veicolo non identificato? La negazione di tale prospettazione quale interesse generale perseguirebbe, dato che il rischio di frode è escluso? La Corte Costituzionale auspica che possa essere precisata nella sede legislativa la definizione di “danno grave alla persona” quale argine alla realizzazione di incerti scenari interpretativi .
nel giudizio di legittimità costituzionale dell’art. 283, comma 2, del decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209 (Codice delle assicurazioni private), come modificato dall’art. 1, comma 9, lettera b), del decreto legislativo 6 novembre 2007, n. 198 (Attuazione della direttiva 2005/14/CE che modifica le direttive 72/166/CEE, 84/5/CEE, 88/357/CEE, 90/232/CEE e 2000/26/CE sull’assicurazione della responsabilità civile risultante dalla circolazione di autoveicoli), promosso dal Giudice di pace di Avezzano, nel procedimento vertente tra M. E. C. e l’UnipolSai Assicurazioni spa, con ordinanza del 30 giugno 2017, iscritta al n. 157 del registro ordinanze 2017 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 46, prima serie speciale, dell’anno 2017.
Visti l’atto di costituzione di UnipolSai Assicurazioni spa, nonché gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri e della Concessionaria servizi assicurativi pubblici spa (CONSAP) - Gestione autonoma del Fondo di garanzia vittime della strada;
udito nell’udienza pubblica del 19 marzo 2019 il Giudice relatore Giovanni Amoroso;
uditi l’avvocato Massimo Garutti per l’UnipolSai Assicurazioni spa e per la CONSAP e l’avvocato dello Stato Massimo Salvatorelli per il Presidente del Consiglio dei ministri.
1.? Con ordinanza del 30 giugno 2017, il Giudice di pace di Avezzano ha sollevato questioni di legittimità costituzionale dell’art. 283, comma 2, del decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209 (Codice delle assicurazioni private), come modificato dall’art. 1, comma 9, lettera b), del decreto legislativo 6 novembre 2007, n. 198 (Attuazione della direttiva 2005/14/CE che modifica le direttive 72/166/CEE, 84/5/CEE, 88/357/CEE, 90/232/CEE e 2000/26/CE sull’assicurazione della responsabilità civile risultante dalla circolazione di autoveicoli), per contrasto con gli artt. 2, 3 e 24 della Costituzione, nella parte in cui prevede che «[i]n caso di danni gravi alla persona, il risarcimento è dovuto anche per i danni alle cose, il cui ammontare sia superiore all’importo di euro 500, per la parte eccedente tale ammontare».
2.? Con atto depositato il 5 dicembre 2017, è intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che le questioni di legittimità costituzionale siano dichiarate inammissibili o comunque infondate.
3.? La società UnipolSai Assicurazioni spa, parte del giudizio a quo, si è costituita con atto depositato il 4 dicembre 2017, chiedendo che le questioni siano dichiarate inammissibili e, comunque, infondate.
4.? Ha depositato atto di intervento la Concessionaria servizi assicurativi pubblici spa (CONSAP) - Gestione autonoma del Fondo di garanzia vittime della strada, esponendo, sostanzialmente, le medesime argomentazioni sviluppate dalla UnipolSai Assicurazioni spa.
1.? Con ordinanza del 30 giugno 2017, il Giudice di pace di Avezzano ha sollevato questioni di legittimità costituzionale dell’art. 283, comma 2, del decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209 (Codice delle assicurazioni private), come modificato dall’art. 1, comma 9, lettera b), del decreto legislativo 6 novembre 2007, n. 198 (Attuazione della direttiva 2005/14/CE che modifica le direttive 72/166/CEE, 84/5/CEE, 88/357/CEE, 90/232/CEE e 2000/26/CE sull’assicurazione della responsabilità civile risultante dalla circolazione di autoveicoli), nella parte in cui prevede che, «[i]n caso di danni gravi alla persona, il risarcimento è dovuto anche per i danni alle cose, il cui ammontare sia superiore all’importo di euro 500, per la parte eccedente tale ammontare».
2.? Va preliminarmente dichiarata l’ammissibilità dell’intervento della Concessionaria servizi assicurativi pubblici spa (CONSAP) - Gestione autonoma del Fondo di garanzia vittime della strada.
2.1.? Secondo la costante giurisprudenza di questa Corte (ex plurimis, ordinanze allegate alle sentenze n. 16 del 2017, n. 237 e n. 82 del 2013, n. 272 del 2012, n. 349 del 2007, n. 279 del 2006 e n. 291 del 2001), la partecipazione al giudizio incidentale di legittimità costituzionale è circoscritta, di norma, alle parti del giudizio a quo, oltre che al Presidente del Consiglio dei ministri e, nel caso di legge regionale, al Presidente della Giunta regionale (artt. 3 e 4 delle Norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale). È però ammissibile l’intervento di soggetti terzi che siano titolari di un interesse qualificato, immediatamente inerente al rapporto sostanziale dedotto in giudizio e non semplicemente regolato, al pari di ogni altro, dalla norma oggetto di censura (sentenza n. 180 del 2018). In tal caso, ove l’incidenza sulla posizione soggettiva dell’interveniente sia conseguenza immediata e diretta dell’effetto che la pronuncia della Corte costituzionale produce sul rapporto sostanziale oggetto del giudizio a quo, l’intervento è ammissibile (ex multis, sentenza n. 345 del 2005).
2.2.? Nella specie, la posizione della società interveniente è suscettibile di restare incisa dall’esito del giudizio della Corte in modo diretto, immediato e specificamente differenziato.
Risulta, pertanto, specificamente individualizzata la posizione sostanziale e processuale della CONSAP, la quale, ove la norma censurata fosse dichiarata costituzionalmente illegittima nei termini auspicati dal giudice rimettente con ampliamento dei casi di risarcimento di danni alle cose, risulterebbe alla fine – essa sola a livello nazionale ? maggiormente pregiudicata perché esposta in misura più estesa all’obbligo di rimborso in favore delle tante imprese designate, convenute in giudizi risarcitori.
3.? Passando all’esame del merito, va premesso il quadro normativo di riferimento, che vede la confluenza della normativa europea e di quella nazionale, le quali progressivamente hanno posto, e poi ampliato, la tutela risarcitoria per danni cagionati da veicolo non identificato.
In attuazione di tale obbligo, pur in difetto di ratifica della Convenzione, l’art. 19 della legge 24 dicembre 1969, n. 990 (Assicurazione obbligatoria della responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore e dei natanti), ha costituito, inizialmente presso l’Istituto nazionale delle assicurazioni (INA), un Fondo di garanzia per le vittime della strada al fine di assicurare il risarcimento dei danni causati dalla circolazione dei veicoli o dei natanti per i quali a norma della stessa legge vi fosse l’obbligo di assicurazione e, in particolare – tra gli altri ? nel caso in cui il sinistro fosse stato cagionato da veicolo o natante non identificato. La natura risarcitoria del diritto così riconosciuto al danneggiato – e non già assistenziale, come in alcune forme di indennizzo ex lege – è una costante di tale tutela, non alterata dalla finalità solidaristica dell’istituto (sentenza n. 560 del 1987).
4.? Parallelamente, si è evoluta la normativa comunitaria in materia, recata da plurime direttive.
Quella che maggiormente interessa, ai fini delle questioni di legittimità costituzionale in esame, è la successiva direttiva 2005/14/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 maggio 2005, che ha ulteriormente modificato le direttive precedenti. In particolare, si è previsto ? all’art. 2, che ha sostituito l’art. 1 della direttiva 84/5/CEE ? che in generale l’assicurazione obbligatoria per responsabilità civile «copre obbligatoriamente i danni alle cose e i danni alle persone» e ciò, in particolare, anche per «i danni alle cose o alle persone causati da un veicolo non identificato». Però – come eccezione a tale regola – si è stabilito altresì che «[g]li Stati membri possono limitare o escludere il pagamento dell’indennizzo da parte dell’organismo in caso di danni alle cose causati da un veicolo non identificato». Tale eccezione soffre essa stessa una deroga: quando l’organismo deputato ad apprestare la garanzia per le vittime della strada «è intervenuto per gravi danni alle persone del medesimo incidente a seguito del quale sono stati causati danni alle cose da un veicolo non identificato, gli Stati membri non escludono l’indennizzo per danni alle cose in ragione del fatto che il veicolo non è identificato». È demandato alla legislazione degli Stati membri qualificare come «gravi» i danni alle persone, quale presupposto per l’estensione della garanzia anche al risarcimento dei danni alle cose. La ratio della limitazione è quella di prevenire possibili frodi al Fondo di garanzia, come risulta espressamente dal considerando n. 12 della direttiva e indirettamente dalla prescrizione secondo cui «gli Stati membri possono tenere conto, tra l’altro, della necessità o meno di cure ospedaliere», lasciando così intendere che, se i danni alle persone hanno richiesto questo genere di cure, necessariamente documentate, il rischio di frodi è fugato o almeno significativamente limitato.
5.? A fronte di questa disciplina europea il legislatore nazionale inizialmente non ha affatto operato l’estensione della garanzia in esame anche al risarcimento dei danni alle cose e quando successivamente – peraltro dopo la scadenza del termine previsto dalla direttiva – ha introdotto tale garanzia si è astenuto dal disciplinare più in dettaglio il presupposto stesso della garanzia, ossia l’esistenza di danno “grave” alla persona.
Infatti, con il d.lgs. n. 209 del 2005 ? che seguiva nel tempo la direttiva 2005/14/CE dell’11 maggio 2005 e che, quindi, interveniva quando ormai già sussisteva l’obbligo del legislatore nazionale di estendere la garanzia in questione anche al risarcimento dei danni alle cose ? il Governo ha ritenuto di non adeguarsi subito alla direttiva e si è limitato a riprodurre, nell’art. 283, l’originaria disciplina di cui all’art. 19 della legge n. 990 del 1969, che tale garanzia non prevedeva.
Il legislatore nazionale ha, però, mancato di specificare in termini più precisi il presupposto dei «danni gravi alla persona», che secondo la direttiva del 2005 – confermata in parte qua dalla successiva direttiva del 2009 ? valeva a limitare la risarcibilità dei danni alle cose cagionate da veicolo non identificato e che era rimesso alla disciplina nazionale degli Stati membri.
6.? La mancata specificazione da parte del legislatore nazionale della nozione di «danni gravi alla persona» ha portato inevitabilmente la giurisprudenza a interrogarsi in ordine all’individuazione, nell’ordinamento nazionale, del criterio discretivo più idoneo per distinguere tra danno grave, o no, alle persone. Sono, quindi, venute in rilievo la nozione di lesioni gravi, secondo la definizione dell’art. 583 del codice penale, e quella di lesioni di non lieve entità, di cui all’art. 138 cod. assicurazioni private; criteri entrambi nient’affatto calibrati sull’esigenza di evitare possibili frodi al Fondo di garanzia, ma afferenti rispettivamente all’offensività penale della condotta e alla quantificazione tabellare del danno non patrimoniale.
Nell’unico precedente noto in materia, la Corte di cassazione ? pronunciandosi in una controversia emblematica (perché vedeva il giudice di primo grado aver fatto riferimento all’art. 583 cod. pen. e quello d’appello aver invece richiamato l’art. 138 cod. assicurazioni private) ? ha affermato – con riferimento alla disciplina vigente prima dell’emanazione della direttiva del 2009 (ossia al momento dell’incidente provocato dal veicolo non identificato) – che in caso di sinistro causato da circolazione di veicolo non identificato, il presupposto del «danno grave alla persona», alla cui ricorrenza l’art. 283, comma 2, del d.lgs. n. 209 del 2005, novellato dal d.lgs. n. 198 del 2007, subordina la risarcibilità del danno alle cose, va identificato nell’accertamento di un’invalidità superiore al 9 per cento, ai sensi degli artt. 138 e 139 del medesimo decreto legislativo (Corte di cassazione, sezione terza civile, sentenza 27 novembre 2015, n. 24214). Si è posto in rilievo che tale limitazione serve a prevenire le possibili frodi al Fondo di garanzia: un danno alla salute di lieve entità – quali le lesioni cosiddette micropermanenti di cui all’art. 139 (ad esempio, postumi di lievi traumi contusivi o colpo di frusta) ? può essere simulato.
7.? Tutto ciò premesso, le questioni incidentali di legittimità costituzionale non sono fondate con riferimento a nessuno dei parametri indicati dal giudice rimettente.
8.? Non è violato l’art. 24 Cost., atteso che la garanzia di azionabilità in giudizio della pretesa risarcitoria avente a oggetto il danno alle cose è pienamente assicurata, come mostra proprio il giudizio a quo che vede agire in giudizio il soggetto danneggiato da un veicolo non identificato.
Non appartiene a tale garanzia ? di natura processuale, in quanto attinente alla tutela giurisdizionale ? il contenuto sostanziale del diritto azionato in giudizio. L’ampiezza, maggiore o minore, del diritto al risarcimento del danno alle cose, esercitato nei confronti dell’impresa assicuratrice designata nel regime speciale del Fondo di garanzia per le vittime della strada, riguarda non già la tutela giurisdizionale, bensì l’aspetto sostanziale della protezione che l’ordinamento riconosce a tale situazione giuridica di diritto soggettivo.
9.? Neppure è violato l’art. 2 Cost.
Il dovere inderogabile di solidarietà – che appartiene ai principi generali nella tutela dei diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione ? trova un elettivo campo di applicazione in normative che realizzano specifiche fattispecie di socializzazione del danno, soprattutto alla persona. Proprio con riferimento alle vittime della circolazione stradale questa Corte ha affermato che «desta allarme sociale il mancato ristoro del danno alla persona cagionato da soggetto non identificato» (sentenza n. 79 del 1992).
Ciò il legislatore ha fatto – come sopra rilevato ? con il d.lgs. n. 198 del 2007, modificando l’art. 283 cod. assicurazioni private e prevedendo, appunto, tale garanzia risarcitoria negli stessi termini della normativa europea.
10.? Neppure è violato il principio di eguaglianza e di ragionevolezza (art. 3 Cost.) là dove la disposizione censurata condiziona la risarcibilità del danno alle cose alla sussistenza di un danno alla persona cagionato da veicolo non identificato.
11.? C’è però da considerare, infine, che in epoca più recente il legislatore è intervenuto modificando la disposizione utilizzata dalla giurisprudenza per fissare la soglia del danno grave alla persona, quale presupposto per la risarcibilità anche del danno alle cose nella fattispecie in esame.
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