Source: http://www.airant.it/content/ranieri-razzante-segnalazioni-di-operazioni-sospette-e-nuovi-indici-di-anomalia-articolo-su-rivista-gdf-20-04-2011
Timestamp: 2019-10-18 07:21:35+00:00
Document Index: 125274365

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 41', 'art. 49', 'art. 41', 'art. 41', 'art. 2', 'art. 106', 'art. 155', 'art. 10', 'art. 3', 'art. 41', 'art. 5']

Ranieri Razzante: "Segnalazioni di operazioni sospette e nuovi indici di anomalia" (articolo sulla rivista della GdF) | aira
Il 20 aprile 2011 sul sito della Guardia di Finanza è stato dato annuncio del restyling della "Rivista" del corpo. La nuova veste grafica è più aderente al panorama attuale delle riviste tecnico-professionali e più attenta alle esigenze dei lettori. L'annuncio prosegue rimarcando che il "cambiamento è funzionale al prestigio degli autori e all'arricchimento dei contenuti della pubblicazione". Il primo numero della nuova serie ospita un articolo del professor Ranieri Razzante, "Segnalazioni di operazioni sospette e nuovi indici di anomalia", disponibile anche in formato pdf (79 k, 44 pp).
Di seguito il testo completo dell'articolo.
Segnalazioni di operazioni sospette e nuovi indici di anomalia di Ranieri Razzante, Docente di Economia degli Intermediari Finanziari nell'Università di Firenze, dottore commercialista e avvocato
Il decreto antiriciclaggio fissa alcuni princìpi generali che assumono fondamentale importanza allorquando l'operatore si trovi ad applicare (e calibrare) gli adempimenti richiesti.
Tali princìpi - se possibile - assumono maggior rilievo nell'esame delle caratteristiche di una o più operazioni che possano risultare "ragionevolmente sospette"(Nota 1).
In particolare, l'art. 3 del D.L.vo 231/2007 prevede il principio della "collaborazione attiva" declinandolo come l'adozione, da parte dei destinatari del decreto, di idonei ed appropriati sistemi e procedure in materia di obblighi di adeguata verifica della clientela, di segnalazione delle operazioni sospette, di conservazione dei documenti, di controllo interno, di valutazione e di gestione del rischio, di garanzia dell'osservanza delle disposizioni pertinenti e di comunicazione per prevenire e impedire la realizzazione di operazioni di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo.
Questa prima disposizione indica non solo il significato da attribuire alla locuzione "collaborazione attiva" ma, soprattutto, la ratio con cui sono state emanate le norme previste nel decreto.
Gli intermediari finanziari sono alcuni dei soggetti maggiormente esposti al rischio di riciclaggio perché tramite la loro attività possono facilmente introdursi nel circuito dell'economia legale proventi di origine illecita.
Il D.L.vo 231/2007 fissa gli adempimenti fondamentali ma lascia agli intermediari una certa discrezionalità sulle procedure e i sistemi per l'organizzazione ed il controllo degli stessi adempimenti.
La collaborazione attiva parte proprio dal pieno coinvolgimento e dalla "responsabilizzazione" dei soggetti obbligati nel contrasto al riciclaggio.
Di qui nasce l'apparente genericità di alcune norme del D.L.vo 231/2007 e la discrezionalità sulle modalità di applicazione, lasciata ai destinatari. Gli obbligati non devono applicare il decreto antiriciclaggio per evitarne le sanzioni ma devono applicarlo per raggiungerne gli scopi.
Il comma 5 dell'art. 2, in questo senso, è esemplificativo delle finalità del decreto: "al fine di prevenire l'utilizzo del sistema finanziario e di quello economico per finalità di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo, il presente decreto detta misure volte a tutelare l'integrità di tali sistemi e la correttezza dei comportamenti".
Il già citato art. 3 menziona, ai commi 3 e 4, anche il principio di proporzionalità. "Le misure di cui al presente decreto sono proporzionate al rischio di riciclaggio dei proventi di attività criminose o di finanziamento del terrorismo in relazione al tipo di cliente, al rapporto continuativo, alla prestazione professionale, al prodotto o alla transazione. L'applicazione delle misure previste dal presente decreto deve essere proporzionata alla peculiarità delle varie professioni (…)".
Esplicito il riferimento alla proporzionalità delle misure adottate rispetto al fine ultimo. Queste devono essere più o meno stringenti a seconda del reale rischio cui l'intermediario è esposto.
Al momento della decisione sull'invio, o meno, all'Uif di una segnalazione, l'intermediario deve necessariamente considerare, in un'ottica di proporzionalità, le caratteristiche del cliente, la tipologia del rapporto, le peculiarità della/e operazione/i effettuate, ecc.(2).
Gli indicatori di anomalia, pertanto, divengono il punto di riferimento fondamentale per una valutazione completa dell'operatività posta in essere dai clienti.
Lo scorso 24 agosto la Banca d'Italia ha pubblicato sul suo sito il provvedimento (delibera n. 616) che testualmente contiene gli "indicatori di anomalia per gli intermediari", e che manda in soffitta lo storico "decalogo-ter" del 2001.
Ventotto ipotesi di anomalia, che possono sottendere fatti di riciclaggio, a loro volta disaggregate in vari "sub-indici" i quali, a mo' di esempio, facilitano non poco la lettura e comprensione degli operatori cui sono destinati (3).
Sono esclusi i liberi professionisti, che hanno avuto già il loro provvedimento dedicato con decreto del Ministro della Giustizia del 16 aprile 2010(4).
Su proposta dell'Uif, che ne ha studiato l'evoluzione legata ai comportamenti maggiormente in uso nella casistica delle segnalazioni pervenute in questi anni, alcuni indicatori risultano ripresi ed attualizzati, altri sono del tutto nuovi, come quelli sul finanziamento del terrorismo, fattispecie di reato introdotta dal D.L.vo 109/2007.
L'Autorità, nella prima parte del provvedimento, fornisce una serie di precisazioni metodologiche che pare utile ricordare, anche se talune di esse non sono nuove e riprendono impostazioni già presenti nel decalogo del 2001.
I comportamenti descritti non sono esaustivi della casistica, ma solo esemplificativi; qui va ricordato che troppo spesso, nella prassi, si assiste alla considerazione esclusiva degli indicatori nella fase di valutazione di sospetti, pensando così di ottemperare perfettamente al dettato normativo(5).
In questo senso, una delle maggiori novità apportate dal D.L. 78/2010(6) al decreto antiriciclaggio è l'aggiunta di un periodo finale al primo comma dell'art. 41.
Il legislatore, infatti, ha inserito un vero e proprio indicatore di anomalia nel corpo dell'articolo. La "particolarità" di tale introduzione consiste nel fatto che vi sono già provvedimenti ad hoc nei quali gli indici di anomalia sono previsti (7).
Non si capisce, dunque, quale sia la ragione per cui proprio all'interno del D.L.vo 231/2007 si sia voluto inserire un ulteriore indice, definito "elemento di sospetto" (si badi bene, non di "anomalia"!).
Nello specifico, il periodo aggiunto precisa che debba considerarsi elemento di sospetto il ricorso frequente o ingiustificato a operazioni in contante, anche se non in violazione dei limiti di cui all'art. 49, nonché (in particolare) il prelievo o il versamento in contante con intermediari finanziari di importo pari o superiore a 15.000 euro. La norma focalizza l'attenzione sulle operazioni in contante che siano frequenti o ingiustificate (seppur di valore inferiore alla nuova soglia dei 5.000 euro).
Pur essendo l'aggiunta destinata prevalentemente alle banche, vi si inserisce una ulteriore soglia (8) di 15.000 euro che dovrebbe allertare maggiormente i soggetti obbligati. Anche i professionisti, quindi, se lo desumono dalla contabilità del cliente o da altra documentazione, sarà bene che consiglino modalità differenti, preoccupandosi, in caso contrario, di valutare appieno il comportamento del cliente stesso.
Naturalmente, i destinatari del decreto antiriciclaggio non dovranno incorrere nell'errore di ritenere, a priori, ragionevolmente sospette(9) tutte le operazioni di prelievo o versamento effettuate dai propri clienti. Ecco, dunque, che l'indice inserito nel corpo dell'art. 41 acquisisce lo stesso valore di quelli che in questa sede si commentano. D'altronde sul punto è tornato anche il Mef con un'apposita Circolare interpretativa (Prot. n. 297949 dell'11 ottobre 2010) che conferma quanto sin qui espresso.
Il nuovo provvedimento di agosto precisa, ancora, altri aspetti.
L'obbligo di segnalazione grava comunque su tutti, anche nel caso in cui un comportamento avrebbe potuto essere oggetto di comunicazione da parte di altri soggetti rispetto a quello che ne abbia evidenza(10).
Scompare il riferimento ai "generatori di indici di anomalia", più equivoco, e si introduce quello di "procedure di selezione automatica di anomalie", ribadendo la facoltatività della loro adozione (tranne che per le operazioni passanti per canali telefonici o telematici, ovvero, e questa è novità assoluta, sui conti di corrispondenza e quelli di passaggio).
Si chiarisce, finalmente, che la segnalazione di operazione sospetta va effettuata anche se si è provveduto a denunciare il reato sottostante. Ad esempio, in caso di truffa su assegni, se vi erano anche elementi di sospetto su clienti, talune banche si limitavano alla denuncia penale della truffa, non ricorrendo alla segnalazione di operazione sospetta laddove ne risultassero i presupposti. Non si dovrà invece far luogo a segnalazione di violazioni alle norme sul contante e titoli al portatore, già soggette ad apposita comunicazione al Mef. Ma sempre che queste non siano parte di operazioni più ampie che si ritenga sottendano riciclaggio. Ad esempio, più assegni negoziati per importi superiori ai 5.000 euro e senza clausola di intrasferibilità verrebbero comunicati al Mef per la sanzione amministrativa; ma il comportamento reiterato, e consapevole dell'antigiuridicità, potrebbe indurre a pensare che questi titoli siano parte di uno "stock" da introdurre nel sistema anche pagando la relativa multa.
L'elenco degli indicatori inizia con quelli riferibili al comportamento della clientela (che invece chiudevano il precedente decalogo), e ciò probabilmente in conseguenza dell'enfasi data dalle norme in vigore sul titolare effettivo e sull'adeguata verifica.
Le quattro "macrocategorie" in cui si suddividono gli indicatori connessi al cliente sono le seguenti:
il cliente si rifiuta o si dimostra riluttante a fornire le informazioni richieste, ovvero fornisce in formazioni false o contraffatte ovvero varia ripetutamente e senza apparente giustificazione le informazioni fornite;
il cliente, senza fornire alcuna plausibile giustificazione, adotta un comportamento del tutto inusuale rispetto a quello comunemente tenuto dalla clientela;
il cliente effettua operazioni in contanti di significativo ammontare ovvero con modalità inusuali quando è noto per essere stato sottoposto a procedimento penale, a misure di prevenzione o a provvedimenti di sequestro, ovvero quando è notoriamente contiguo (ad esempio familiare) a soggetti sottoposti a misure della specie ovvero effettua tali operazioni con controparti note per le medesime circostanze;
il cliente risiede ovvero opera con controparti situate in Paesi o territori a rischio ed effettua operazioni di significativo ammontare con modalità inusuali, in assenza di plausibili ragioni.
Seguono quelli su operazioni e rapporti come definiti in sede di accensione della relazione con il cliente (11), sui mezzi e le modalità di pagamento, sugli strumenti finanziari e polizze assicurative, sul finanziamento del terrorismo.
Questi ultimi, quantomai opportuni (12), data la difficoltà di distinguere le fattispecie operative a valle.
Significativa è l'anomalia generata da invii di denaro da singoli soggetti a unici beneficiari (operatività tipica dei money transfer), oppure da operazioni non congrue da o verso organizzazioni no profit, come quelle di soggetti censiti o parenti di quelli censiti nelle liste terrorismo che, come la stessa Banca d'Italia scrive nella nota finale alla delibera, sono consultabili all'apposito link del suo sito.
(1) La locuzione qui utilizzata sintetizza il senso della sfortunata espressione utilizzata dal legislatore nel primo comma dell'art. 41: "I soggetti indicati negli artt. 10, comma 2, 11, 12, 13 e 14 inviano all'Uif una segnalazione di operazione sospetta quando sanno, sospettano o hanno motivi ragionevoli per sospettare (…)". Per un maggiore approfondimento si rimanda a G. d. toma, Riciclaggio: origine del problema e prospettive, in Rivista della Guardia di Finanza, n. 5/2007, p. 698 e ss.; nonché a r. razzantE, Commentario alle nuove norme contro il riciclaggio, Padova, 2008, p. 6 e ss.; dello stesso Autore si veda anche La regolamentazione antiriciclaggio in Italia, Torino, 2006, p. 27 e ss.; sul punto anche m. SFErrazza, Antiriciclaggio: un lungo cammino verso il Testo Unico, in Rivista della Guardia di Finanza, n. 2/2006, p. 207 e ss.; nonché u. di nuzzo, La Guardia di Finanza nel contrasto al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo, in Rivista della Guardia di Finanza, n. 1/2003, p. 241 e ss.; G. nanula, Le bucature del sistema normativo antiriciclaggio, in Rivista della Guardia di Finanza, n. 1/1997, p. 45 e ss.; F. bElli -F. mazzini, Lotta al riciclaggio del denaro sporco: una breve panoramica dell'evoluzione legislativa, in Studi e note di economia, n. 1/1998, p. 43 e ss.; c. Simoncini -p. di lorEnzo, Il riciclaggio, in Rivista della Guardia di Finanza, n. 3/2008, p. 396 e ss.; G. amato, Il discrimine tra ricettazione, riciclaggio e reimpiego di capitali illeciti, in Gnosis, n. 2/2010, p. 43 e ss.
(2) Nella situazione di sospetto, ora, come in passato, la segnalazione non è atto automatico, ma costituisce il risultato di un complesso processo cognitivo che si basa sulla valutazione dei connotati oggettivi dell'operazione (caratteristiche, entità, natura), del profilo soggettivo del cliente (attività svolta, capacità economica) e di ogni altra circostanza conosciuta.
(3) Come previsto dall'art. 2 del provvedimento, i destinatari sono: le banche, Poste italiane, gli istituti di moneta elettronica, le sim, le sgr, le sicav, le imprese di assicurazione (non tutte), gli agenti di cambio, le società di riscossione tributi, gli intermediari ex art. 106 Tub, le succursali insediate in Italia dei precedenti soggetti che hanno sede legale all'estero, la Cassa depositi e prestiti, le fiduciarie (non tutte), i soggetti operanti nel settore finanziario ed iscritti agli elenchi ex art. 155 (4 e 5 comma) Tub, altri soggetti esercenti attività finanziaria ed altre società menzionate nell'art. 10 del D.L.vo 231/2007.
(4) Sul punto si veda r. razzantE -d. dE palma, Antiriciclaggio e professionisti: nuovi indici di anomalia, in Guida ai controlli fiscali, n.6/2010, p. 35 e ss.
(5) In questo senso diviene fondamentale quanto stabilito nell'art. 3 del nuovo provvedimento: "(…) Gli indicatori di anomalia sono volti a ridurre i margini d'incertezza connessi con valutazioni soggettive o con comportamenti discrezionali che intendono contribuire al contenimento degli oneri e al corretto e omogeneo adempimento degli obblighi di segnalazione di operazioni sospette. L'elencazione degli indicatori di anomalia non è esaustiva, anche in considerazione della continua evoluzione delle modalità di svolgimento delle operazioni. La mera ricorrenza di comportamenti descritti in uno o più indicatori di anomalia non è motivo di per sé sufficiente per la segnalazione di operazioni sospette. L'assenza di indicatori previsti nell'allegato può non essere sufficiente a escludere che l'operazione sia sospetta. Gli intermediari valutano con la massima attenzione ulteriori comportamenti che, sebbene non descritti negli indicatori, configurino in concreto profili di sospetto (...)".
(6) Il decreto della c.d. "manovra d'estate" ha apportato alcune modifiche al D.L.vo 231/2007. A prescindere dall'aggiunta del periodo finale al primo comma dell'art. 41, si ricorda l'abbassamento a 5.000 euro della soglia per l'utilizzo del contante e dei titoli al portatore. Sul punto ci si consenta di rinviare a r. razzantE -d. dE palma, Tracciabilità dei pagamenti e modifiche al decreto antiriciclaggio, in Giuda ai controlli fiscali, n. 7-8/2010, p. 13 e ss.
(7) Il riferimento, naturalmente, è al provvedimento che in questa sede si sta esaminando.
(8) Uno dei maggiori problemi che pone questa nuova ed ulteriore soglia è quello della compatibilità di questa con l'operatività quotidiana delle banche, ormai "terrorizzate"dai movimenti in contante allo sportello. Ciò anche in virtù del fatto che i "generatori di anomalie"che gli istituti di credito posseggono, e che in via informatica evidenziano operazioni "anomale"sui conti della clientela, sono già tarati sul contante. Qualcuno li ha già posizionati sui 5.000 euro, altri intermediari hanno calibrato i software su 12.500 euro, data la non obbligatorietà di utilizzazione dei generatori stessi.
(9) Tali, cioè, da attivare l'iter di segnalazione di operazione sospetta.
(10) Come previsto dall'art. 5 del provvedimento, gli intermediari sono tenuti a segnalare all'Uif anche le operazioni sospette rifiutate o comunque non concluse e quelle tentate, nonché le operazioni sospette il cui controvalore sia regolato in tutto o in parte presso altri intermediari, sui quali gravano autonomi obblighi di segnalazione. Gli intermediari sono chiamati a valutare con attenzione l'operatività posta in essere con altri intermediari, nazionali ed esteri, se di dubbio profilo reputazionale ovvero operanti in Paesi o territori a rischio.
(11) Anche in questo caso gli indici sono suddivisi in quattro macrocategorie: operazioni con configurazione illogica, soprattutto se economicamente o finanziariamente svantaggiose per il cliente, che non risultano in alcun modo giustificate; operazioni che risultano inusuali rispetto alla prassi corrente di mercato ovvero sono effettuate con modalità e strumenti significativamente diversi da quelli utilizzati dagli altri operatori attivi nello stesso comparto, soprattutto se caratterizzate da elevata complessità ovvero dal trasferimento di somme di importo significativo, qualora non siano giustificate da specifiche esigenze; operazioni che risultano non coerenti - anche per gli strumenti utilizzati - con l'attività svolta ovvero con il profilo economico, patrimoniale o finanziario del cliente ovvero, in caso di persona giuridica, del relativo gruppo di appartenenza, ove non siano adeguatamente giustificate dal cliente; operazioni effettuate frequentemente o per importi significativi da un cliente in nome o a favore di terzi ovvero da terzi in nome o a favore di un cliente qualora i rapporti personali, commerciali o finanziari tra le parti non risultino giustificati, soprattutto se volte a dissimulare il collegamento con altre operazioni.
(12) Le due macrocategorie in cui sono divisi gli indici relativi al finanziamento del terrorismo riguardano: le operazioni che, per il profilo soggettivo di chi le richiede ovvero per le modalità inusuali della movimentazione, appaiono riconducibili a fenomeni di finanziamento del terrorismo; le operazioni che, per le modalità inusuali della movimentazione o l'incoerenza con il profilo economico di chi le richiede, appaiono riconducibili all'abuso di organizzazioni non profit a scopo di finanziamento del terrorismo.
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