Source: http://www.mglobale.it/Temi/Contratti/Convenzioni_internazionali/Regolamento_UE_12152012_Competenza_Giurisdizionale_Riconoscimento_E_Esecuzione_Delle_Decisioni.kl
Timestamp: 2017-09-22 02:45:48+00:00
Document Index: 108423006

Matched Legal Cases: ['art. 7', 'art. 5', 'art. 7', 'sentenza ', 'art. 7', 'art. 53', 'art. 46', 'art. 3', 'art. 6']

Sebbene il nuovo Regolamento (UE) 1215/2012 non presenti degli evidenti stravolgimenti dell’attuale disciplina dettata dal Regolamento (CE) 44/2001 - trattandosi di una revisione e non di un testo normativo integralmente nuovo - pare opportuno mettere in rilievo alcune, significative, modifiche introdotte dalle nuove disposizioni, particolarmente in materia di:
riconoscimento ed esecuzione delle sentenze rese dall’autorità giudiziaria
litispendenza e connessione di cause (aspetto, questo, che non sarà oggetto di analisi in questa sede, stante l’estremo tecnicismo della questione).
Competenza giurisdizionale in materia di contratti di vendita e di prestazione di servizi
Per quanto concerne la competenza giurisdizionale in materia di contratti di vendita e prestazione di servizi il nuovo Regolamento (UE) 1215/2012 non presenta sostanziali modifiche rispetto alle disposizioni contenute nel Regolamento (CE) n. 44/2001. Pertanto, permane la regola generale secondo cui la competenza spetta al giudice dello Stato membro in cui il convenuto ha il proprio domicilio oppure, se persona giuridica, la propria sede.
Permane altresì immutata la possibilità alternativa di radicare la controversia “davanti al giudice del luogo in cui l'obbligazione dedotta in giudizio è stata o deve essere eseguita” (art. 7.1, lett. (a), vecchio art. 5.1 del Regolamento (CE) n. 44/2001).
Con riferimento alle definizioni prospettate dal nuovo Regolamento, è da sottolineare che, in caso di contratti di vendita, per luogo di esecuzione dell’obbligazione dedotta in giudizio continua a doversi intendere “il luogo, situato in uno Stato membro, in cui i beni sono stati o avrebbero dovuto essere consegnati in base al contratto” (art. 7.1, lett. (b), primo trattino, Regolamento (UE) 1215/2012).
Proprio a tale proposito, la Corte di Giustizia CE, nella sentenza del 25 febbraio 2010 (Car Trim GmbH c. Key Safety System Srl, causa C-381/08), ha ritenuto poi che, ogniqualvolta non sia possibile determinare il luogo di consegna in base alle pattuizioni contrattuali (e quindi nel contratto non sia indicato in maniera sufficientemente chiara il luogo di consegna dei beni venduti), tale luogo dovrà intendersi essere quello della consegna materiale dei beni all’acquirente, ossia il luogo in cui l’acquirente acquisisce la disponibilità materiale di detti beni.
Ugualmente, per quanto concerne i contratti aventi ad oggetto la prestazione di servizi, tanto il nuovo Regolamento (UE) 1215/2012 quanto il Regolamento (CE) n. 44/2001 stabiliscono che, per “luogo in cui l'obbligazione dedotta in giudizio è stata o deve essere eseguita” deve intendersi “il luogo, situato in uno Stato membro, in cui i servizi sono stati o avrebbero dovuto essere prestati in base al contratto” (art. 7.1, lett. (b), secondo trattino, Regolamento (UE) 1215/2012).
Esecuzione delle decisioni rese in un altro Stato membro
La principale innovazione introdotta dal Regolamento (UE) 1215/2012 consiste, in estrema sintesi, nell’abolizione delle procedure necessarie affinché la decisione giudiziale, resa dall’autorità giudiziaria di uno Stato membro, diventi esecutiva in un altro Stato membro.
La disciplina attualmente vigente (Regolamento (CE) n. 44/2001) prevede infatti che le decisioni emesse in uno Stato membro e ivi esecutive possono essere eseguite in un altro Stato membro dopo essere state dichiarate, dalle rispettive autorità competenti, esecutive su istanza della parte interessata.
La nuova disciplina prevede, invece, che “la decisione emessa in uno Stato membro che è esecutiva in tale Stato membro è altresì esecutiva negli altri Stati membri senza che sia richiesta una dichiarazione di esecutività”. Chiara è quindi la semplificazione, essendo soppressa l’attuale procedura mediante la quale l’autorità giudiziaria dello Stato membro di destinazione può concedere la dichiarazione di esecutorietà nel territorio di tale Stato.
A seguito della piena applicazione del Regolamento (UE) 1215/2012 sarà pertanto possibile procedere all’esecuzione nel territorio (per esempio) italiano di decisioni giudiziali esecutive nel territorio di uno degli altri Stati membri dell’UE semplicemente notificando alla parte contro cui l’esecuzione deve essere iniziata la decisione giudiziale ottenuta e l’attestato di cui al novellato art. 53 del Regolamento (UE) 1215/2012 (debitamente tradotte in lingua italiana).
Sarà poi onere della parte contro cui l’esecuzione è richiesta di presentare istanza, ai sensi dell’art. 46 del Regolamento (UE) 1215/2012, all’autorità giudiziaria italiana competente affinché, laddove ne sussistano i presupposti (i medesimi previsti dal Regolamento (CE) 44/2001 per il rigetto della domanda di concessione del decreto di esecutorietà), venga da questa negata l’esecuzione di detta decisione.
Proprio sotto il profilo dell’esecuzione delle sentenze, il nuovo Regolamento (UE) 1215/2012 risulta quindi particolarmente innovativo, segnando, attraverso una più piena ed effettiva equiparazione delle decisioni giudiziali rese dalle autorità giudiziarie degli Stati membri dell’UE alle decisioni rese da organi giurisdizionali interni, un importante e deciso passo in avanti rispetto alla disciplina attualmente vigente. Con la nuova normativa:
diminuiscono le formalità e i requisiti necessari affinché tali decisioni possano essere eseguite al di fuori dei confini dello Stato membro in cui sono state pronunciate e rese esecutive
gli atti pubblici e le transazioni giudiziarie, aventi efficacia esecutiva nello Stato membro d’origine, possano essere eseguiti in un altro Stato membro senza necessità di ottenere previamente una dichiarazione di esecutività che, invece, nella vigenza del Regolamento (CE) 44/2001 rimane elemento essenziale ed imprescindibile per l’esecuzione di tali atti e transazioni negli Stati membri dell’UE.
Nello specifico, per procedere all’esecuzione di detti titoli nello Stato membro di destinazione, sarà unicamente necessario ottenere dall’autorità giudiziaria competente nello Stato membro di origine un attestato contenente una sintesi dell’obbligazione esecutiva registrata nell’atto pubblico o di quanto concordato tra le parti e registrato nella transazione giudiziaria.
Da una lettura sistematica, le predette modifiche e semplificazioni risultano in tutto coerenti con le disposizioni introdotte nel 2004 dal Regolamento (CE) n. 805/2004, del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 aprile 2004, che ha istituito il titolo esecutivo europeo per i crediti non contestati.
L’art. 3, comma 1, lettere (a) e (d) di tale Regolamento prevedeva già, infatti, che fra crediti non contestati rientrassero le transazioni giudiziali o i riconoscimenti di debito fatti mediante atto pubblico e che tali crediti non contestati fossero passibili di immediata esecuzione in tutti gli Stati membri dell’UE purché accompagnati dalla sola certificazione di cui all’art. 6 dello stesso Regolamento.
La nuova disciplina dettata dal Regolamento (UE) 1215/2012, pienamente applicabile soltanto dal gennaio 2015, si inserisce nell’alveo dei numerosi altri interventi normativi adottati dal legislatore europeo nell’ultimo decennio e volti a dare piena attuazione alle politiche dell’Unione in materia di libera circolazione, riconoscimento ed esecuzione dei provvedimenti giudiziali tra gli Stati membri.
Tale nuova disciplina, attraverso una profonda rivalutazione della tradizionale dicotomia fra decisioni giudiziali nazionali ed estere, tende ad eliminare definitivamente i - seppur fragili - ostacoli ancora esistenti al riconoscimento ed esecuzione nel territorio italiano delle sentenze provenienti da altri Stati membri dell’Unione.
Paolo Lombardi e Emilio Paolo Villano