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Timestamp: 2019-11-14 15:00:00+00:00
Document Index: 16659640

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 408', 'art. 5', 'art. 417', 'art. 7', 'art. 6', 'sentenza ', 'art. 143', 'sentenza ', 'art. 2034', 'art. 1933', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

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22 Aprile 2016 armaroli 0 Comments
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FAMIGLIA DI FATTO BOLOGNA,CONVIVENZA BOLOGNA AVVOCATO
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la recente legge 10 dicembre 2012, n. 219, con cui è stata abolita ogni residua discriminazione tra figli “legittimi” e “naturali”; la legge 8 febbraio 2006, n. 54, che, introducendo il c.d. affidamento condiviso, ha esteso la relativa disciplina ai procedimenti relativi ai figli di genitori non coniugati; la 1. 19 febbraio 2004, n. 40, che all’art. 5 prevede l’accesso alle tecniche di fecondazione assistita da parte delle coppie di fatto; la l. 9 gennaio 2004, n. 6, che, in relazione ai criteri, di cui all’art. 408 c.c., per la scelta dell’amministratore di sostegno, prevede anche che la stessa cada sulla persona stabilmente convivente con il beneficiario, nonché, all’art. 5, prevedere, in relazione all’art. 417 c.c., che l’interdizione e l’inabilitazione siano promosse dalla persona stabilmente convivente; la l. 4 aprile 2001, n. 154, che ha introdotto nel codice civile gli artt. 342-bis e 342-ter, estendendo al convivente il regime di protezione contro gli abusi familiari; la l. 28 marzo 2001, n. 149, art. 7, che, sostituendo l’art. 6, comma 4, della l. 4 maggio 1983, n. 184, ha previsto che il requisito della stabilità della coppia di adottanti risulti soddisfatto anche quando costoro abbiano convissuto in modo stabile e continuativo prima del matrimonio per un periodo di tre anni.
Nella sentenza impugnata si osserva in primo luogo che non risulta che le dimissioni dell’E. siano state in qualche modo suggerite o determinate dal V. , anziché costituire il frutto di un’autonoma scelta della prima, che avrebbe inteso “anteporre l’amore alla carriera”, di talché eventuali pregiudizi di natura economica non sarebbero imputabili, neppure sul piano etico, all’uomo. Si attribuisce in tal modo alla nozione di obbligazione naturale fra conviventi una valenza marcatamente indennitaria che, soprattutto quando le dazioni siano avvenute, come nella specie, non alla fine del rapporto, ma nel corso di esso, non le appartiene, in quanto l’assistenza materiale fra conviventi, nel rispetto – come si dirà – dei principi di proporzionalità e adeguatezza – può affermarsi indipendentemente dalle ragioni che abbiano indotto l’uno o l’altro in una situazione di precarietà sul piano economico. Eventuali contribuzioni di un convivente all’altro vanno intese, invero, come adempimenti che la coscienza sociale ritiene doverosi nell’ambito di un consolidato rapporto affettivo che non può non implicare, pur senza la cogenza giuridica di cui all’art. 143, comma 2, c.c., forme di collaborazione, e, per quanto qui maggiormente interessa, di assistenza morale e materiale. La sentenza impugnata finisce per confondere la spontaneità dell’esecuzione dei doveri morali e sociali prevista dall’art. 2034 c.c. con l’iniziativa inerente al determinarsi della situazione nella quale detti doveri – dei quali pertanto costituisce soltanto una premessa – trovano la loro scaturigine: allo stesso modo dovrebbe paradossalmente escludersi la soluti retentio del pagamento del debito di gioco, previsto dall’art. 1933, secondo comma, c.c. come ipotesi tipica di obbligazione naturale, nel caso in cui la scelta di partecipare al gioco sia stata assunta in piena autonomia dal perdente che abbia poi onorato il proprio debito.
Quanto alla prima questione, non risulta contestato che l’E. , per seguire in Cina il V. , aveva rinunciato alla propria carriera, comportante, fra l’altro, la percezione di un reddito molto elevato: sotto tale profilo non rileva che le somme in questione, che nella stessa decisione impugnata vengono rapportate, in media, a versamenti mensili di lire 1.650.000, non siano state corrisposte in Cina con tale cadenza, ma accreditate in Italia su un conto corrente bancario della convivente. La giustificazione causale delle dazioni, che la stessa corte territoriale sembra individuare nella necessità di soddisfare “debiti personali precedentemente contratti dalla sig.ra E. “, lungi dal richiedere – come pure sostenuto nella sentenza impugnata – un negozio giuridico di accollo, ben può essere ricondotta in quell’assistenza morale e materiale fra conviventi sopra menzionata (laddove il dovere di prestare aiuto alla persona convivente affinché adempia alle proprie obbligazioni dovrebbe assumere, sempre nell’ambito dei doveri morali e sociali, un carattere ben più cogente rispetto alla mera contribuzione economica per l’acquisto di beni di consumo pur adeguati a un alto tenore di vita). Il discrimine fra l’adempimento dei doveri sociali e morali, quale può individuarsi in qualsiasi contributo fra conviventi, destinato al “menage” quotidiano ovvero espressione, come nella specie, della solidarietà fra persone unite da un legame intenso e duraturo, e l’atto di liberalità va individuato, oltre che nella spontaneità, soprattutto nel rapporto di proporzionalità fra i mezzi di cui l’adempiente dispone e l’interesse da soddisfare. Tale requisito, unanimemente riconosciuto dalla dottrina in relazione alle cc.dd. obbligazioni naturali in generale, è stato ribadito da questa Corte proprio con riferimento all’adempimento di doveri morali e sociali nella convivenza more uxorio (cfr. la citata Cass. n. 3713 del 2003). Tale indagine, ove si prescinda da un irrilevante riferimento alle per altro non cospicue consistenze patrimoniali della donna, non è stata effettuata da parte della corte territoriale – ed a tanto dovrà pertanto provvedersi in sede di rinvio – pur a fronte della deduzione dell’E. circa la relativa esiguità, in rapporto alle capacità patrimoniali e reddituali del V. , delle contribuzioni in esame.
Storicamente il rapporto di convivenza è sempre stato considerato in maniera dispregiativa, tanto da meritare l’ingiusto appellativo di concubinato. La legge sulle convivenze di fatto nasce anche dal bisogno di positivizzare una volta per tutte i diritti dei conviventi. A dire il vero la dottrina e la giurisprudenza hanno elaborato, pur in assenza di riferimenti normativi, un valido sistema di tutele, prima fra tutte la ripetizione dell’indebito in caso di separazione.
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Sentenza sentenza 20 maggio 2013 – 22 gennaio 2014, n. 1277
La Corte accoglie il primo, il secondo ed il terzo motivo, dichiara inammissibili il quarto e il quinto. Cassa la sentenza impugnata in relazione ai motivi accolti e rinvia, anche per le spese, alla Corte di appello di Torino, in diversa composizione. Dispone che in caso di diffusione del presente provvedimento siano omesse le generalità delle parti e dei soggetti menzionati in sentenza.