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Timestamp: 2019-05-19 19:17:50+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 2043', 'art. 9', 'sentenza ', 'art. 2043', 'sentenza ', 'art. 2043', 'sentenza\n', 'art. 2052', 'sentenza ', 'sentenza ']

SARA SERVICES INFORTUNISTICA – Pagina 2 – Sara Services Infortunistica stradale
SARA SERVICES INFORTUNISTICA
Chi risponde per i danni da investimento di fauna selvatica?
13 febbraio 2018 .Lascia un commento
Nel percorrere con il proprio veicolo una strada statale, provinciale o comunale, può capitare di investire un animale selvatico che si è immesso improvvisamente sulla carreggiata o che, vittima di un investimento, giace sulla strada. Può anche capitare che per evitarlo si urti un’altra vettura, oppure si esca fuori strada.
In situazioni come queste si ha diritto a chiedere il risarcimento?
La risposta alla prima domanda è facile, in quanto chi rimane vittima di un fatto illecito, nel caso specifico un incidente per colpa di un animale selvatico, ha diritto al risarcimento.
La seconda domanda invece richiede una risposta più articolata.
Per individuare l’ente responsabile, la giurisprudenza ha specificato che “la Regione è responsabile ai sensi dell’art. 2043 c.c. per i danni provocati da animali selvatici a persone o cose, il cui risarcimento non sia previsto da norme specifiche ed anche in caso di delega di funzioni amministrative alle
province […]” (Cass. Civ. n. 3384/2015). Infatti, anche se la legge 698/1977 considera la fauna selvatica patrimonio dello Stato, è altrettanto vero che l’art. 9 della legge 157/92 attribuisce alle Regioni le funzioni di programmazione e coordinamento in materia faunistica, nonché quelle di controllo e
protezione delle specie selvatiche. Le Regioni hanno inoltre il compito di adottare tutte le misure di competenza per evitare che la fauna selvatica provochi danni a cose o persone.
Come chiarito dalla Cassazione, la Pubblica Amministrazione ricopre una posizione di garanzia nei confronti degli utenti della strada che le impone la c.d. “responsabilità oggettiva”, che scatta anche se questa non ha alcuna colpa per l’evento. È escluso solo il caso in cui l’automobilista sia a sua volta colpevole del mancato rispetto delle regole di prudenza (Cass. sent. n. 11785/17).
Tuttavia, un’altra pronuncia della Cassazione (Cass. ord. n. 12944/15) stabilisce che la Regione può delegare alla Provincia il compito di gestire la fauna selvatica; e in tal caso a
risarcire sarà quest’ultima. Sarà dunque necessario valutare caso per caso la legislazione regionale in vigore e verificare quali poteri la Regione abbia delegato alle Province o agli
Enti Locali e se, a sua volta, l’ente delegato sia stato ragionevolmente messo in condizione di adempiere ai compiti affidatigli.
Una recente sentenza della Cassazione, invece, (sent. n. 22345/17) in merito ad un sinistro causato dall’impatto con un animale di grossa taglia in cui la domanda di risarcimento dell’automobilista si era incentrata sulla soluzione di continuità esistente tra le barriere laterali, aveva riconosciuto responsabile l’ente proprietario della strada, in ossequio al principio per cui, in tal caso, la responsabilità non può essere imputata all’ente che ha la custodia di animali selvatici, che di norma appartiene alle Regioni in base all’art. 2043 c.c.,. La sentenza di riferimento afferma, dunque, non competere agli enti responsabili per la custodia degli animali il “dover curare l’installazione di reti, fossi e guard-rail ai bordi delle strade, essendo tale obbligo proprio dell’ente proprietario
delle strade”. Compete pertanto all’ente proprietario di una strada rispondere dei danni recati all’automobilista qualora le caratteristiche dei luoghi in cui è avvenuto il sinistro
stradale gli impongano particolari cautele.
Per tutelare la circolazione, l’ente titolare della strada ha l’obbligo di garantire la sicurezza della viabilità a margine delle zone frequentate dalla selvaggina. Pertanto, dovrà predisporre idonea segnaletica in tutti quei tratti in cui sia possibile l’attraversamento di fauna selvatica o adottare adeguate tecniche di contenimento della selvaggina. In mancanza di tali precauzioni (ad esempio se tale segnaletica non viene posizionata), l’automobilista che abbia subito un danno da investimento di un animale selvatico, potrà chiedere il risarcimento all’ente competente.
Affinché la richiesta di risarcimento possa trovare accoglimento, il soggetto danneggiato deve dimostrare (ai sensi dell’articolo ex art. 2043 del Codice Civile) non solo l’esistenza
del danno, ma anche che il danno è derivato dall’investimento dell’animale selvatico e l’assenza della segnaleticao delle barriere di contenimento. Un’altra sentenza
della Cassazione (Cass. sent. n. 9276/14) afferma che per il risarcimento dei danni conseguenti ad incidenti stradali da animali selvatici è necessaria “l’individuazione di un concreto comportamento colposo ascrivibile all’ente pubblico”. Nessuna richiesta di risarcimento può quindi spettare se non emergono prove dell’addebitabilità del sinistro a comportamenti imputabili all’ente pubblico competente.
Per completare il quadro, nel caso in cui l’animale che abbia provocato l’incidente sia un animale domestico, la responsabilità ricade senza dubbio sul proprietario, in base al disposto all’art. 2052 del Codice civile, secondo cui “il proprietario di un animale o chi se ne serve per il tempo che lo ha in uso, è responsabile dei danni cagionati dall’animale, sia che fosse in custodia, sia che fosse smarrito o fuggito, salvo che provi il caso fortuito”, con l’obbligo di provvedere al risarcimento dei danni da quest’ultimo eventualmente prodotti.
In caso di animali selvatici, invece, non è configurabile una posizione di custodia o di vigilanza dell’ente pubblico e dunque non opera nessuna presunzione di colpa. •
Articolo tratto da ARAG digital News
incidente con animali selvatici, INCIDENTE STRADALE, infortunistica stradale, SARA SERVICES INFORTUNISTICA
22 luglio 2017 .Lascia un commento
Una delle questioni più dibattute relative ai sinistri Rc auto, è il valore probatorio da attribuire al modulo C.A.I (o C.I.D) recante la sottoscrizione dei conducenti coinvolti nell’incidente. La legge disciplina il caso ponendo una presunzione semplice di colpa a carico di chi ammette la propria responsabilità nel sinistro, sottoscrivendo una dichiarazione (o meglio, una confessione).
Una norma contenuta nel Codice delle Assicurazioni Private stabilisce che “Quando il modulo sia firmato congiuntamente da entrambi i conducenti coinvolti nel sinistro si presume, salvo prova contraria da parte dell’impresa di assicurazione, che il sinistro si sia verificato nelle circostanze, con le modalità e con le conseguenze risultanti dal modulo stesso”.
Inizialmente la giurisprudenza ha affermato che la presunzione di responsabilità opera solo quando il modulo C.A.I. venga utilizzato dal danneggiato prima dell’instaurazione del giudizio. Nel caso opposto, ossia quando il C.A.I viene utilizzato nel corso del giudizio, “trattandosi di dichiarazioni rese da un soggetto diverso dall’assicuratore, sono liberamente apprezzabili dal giudice allo stesso modo delle dichiarazioni confessorie rese da un terzo”.
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Tratto da: www.laleggepertutti.it
INCIDENTE STRADALE, infortunistica stradale, risarcimento danni, SARA SERVICES INFORTUNISTICA, sinistro
Incidenti: se la riparazione dell’auto è antieconomica, il risarcimento è ridotto
25 novembre 2016 .Lascia un commento
Se la riparazione dell’auto che ha subito un sinistro costa più del suo valore, il giudice riconoscerà al danneggiato un risarcimento pari al valore residuo del veicolo, ma non al costo delle riparazioni.
Se la riparazione di un veicolo, coinvolto in un sinistro stradale, ha un costo superiore al suo valore di mercato, il proprietario dell’auto, in sede di risarcimento del danno, otterrà una somma pari al solo valore di mercato del veicolo.
Lo ha stabilito la Cassazione con una recente ordinanza [1]. Condannare il danneggiante al pagamento di una somma superiore al valore di mercato del mezzo rappresenta, secondo la Corte, una sanzione eccessivamente gravosaper l’assicurazione. In tali circostanze, allora, il giudice può riconoscere al danneggiato un risarcimento pari al valore di mercato del veicolo, ripristinando le proporzioni tra il danno subito e il giusto ristoro [2].
Sulla scorta di tali considerazioni, la Suprema Corte ha rigettato il ricorso di un uomo la cui auto era stata rottamata a seguito di un tamponamento, e il cui risarcimento era stato fissato in circa 2.000 euro, corrispondente al valore commerciale del veicolo. Vista la notevole differenza tra il valore commerciale del mezzo incidentato e il costo delle riparazioni necessarie, il giudice ha condannato il danneggiante al risarcimento di una somma equivalente al valore di mercato del bene.
[1] Cass. ord. n. 24718 del 4.11.2013.
[2] Art. 2058 cod. civ., co. 2: “ […] il giudice può disporre che il risarcimento avvenga solo per equivalente , se la reintegrazione in forma specifica risulta eccessivamente onerosa per il debitore”.
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Danno da fermo tecnico: basta l’auto in officina
L’assicurazione risarcisce il danno per tutto il tempo che l’auto incidentata è stata dal meccanico e, in più, anche il danno “da ritardo” per aver allungato i tempi della liquidazione del sinistro.
Non è necessario dimostrare di aver noleggiato un’auto di riserva per vedersi risarcito, dopo un incidente stradale, il danno da fermo tecnico: è sufficiente la dimostrazione che l’auto è in officina. Lo afferma la Cassazione con una recente sentenza [1].
Il danno da fermo tecnico della vettura non ha bisogno di prova specifica: conta solo il fatto che il proprietario è stato privato del veicolo, a prescindere dall’uso effettivo cui è destinato. Del resto, è innegabile che anche quando l’auto è dal battilamiera il proprietario continua a pagare bollo auto e assicurazione; inoltre non potrà fare tutto a piedi, dovendo ricorrere a mezzi pubblici, taxi o passaggi di amici e parenti che, innegabilmente, sono situazioni più scomode rispetto all’auto personale.
Inoltre, a causa dell’incidente, il mezzo subisce sempre un deprezzamento.
È dalla sommatoria di tali elementi, dunque, che il giudice deve valutare il risarcimento del danno da fermo tecnico, senza dover pretendere prove specifiche dal conducente incidentato.
Non è corretta, dunque, l’impostazione di alcuni giudici secondo cui la richiesta di indennizzo per il fatto che l’auto è stata ferma in officina richiede una prova specifica: quella del fatto che il proprietario, in alternativa, abbia speso denaro per noleggiare un’altra vettura.
La Suprema Corte, al contrario, ricorda come, in base a un costante orientamento della stessa Cassazione, il cosiddetto danno da “fermo tecnico”, patito dal proprietario di un autoveicolo a causa della impossibilità di utilizzarlo durante il tempo necessario alla sua riparazione, può essere liquidato anche in assenza d’una prova specifica; a tal fine rileva la sola circostanza che il danneggiato sia stato privato del veicolo per un certo tempo, anche a prescindere dall’ uso effettivo a cui esso era destinato.
Inoltre la sentenza precisa anche che va liquidato il “danno da ritardo”, quindi il danno da lucro cessante per il mancato pagamento delle somme dovute e liquidate a titolo di risarcimento del danno da parte dell’assicurazione.
[1] Cass. sent. n. 13215/15 del 26.06.2015.
25 novembre 2016 25 novembre 2016 .Lascia un commento
Sinistro stradale? Il modulo di constatazione amichevole è solo il primo passo della trafila burocratica per chiedere il risarcimento alla compagnia assicuratrice.
Rimanere coinvolti in un incidente stradale è una delle più grande paure degli automobilisti: e non solo per i danni che possono derivare alla salute ma anche per la burocrazia a cui occorre far fronte per ottenere il risarcimento. In questa guida, cerchiamo proprio di spiegare passo per passo come muoversi a tal proposito.