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Timestamp: 2017-11-23 11:08:01+00:00
Document Index: 117829680

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 1', 'art. 531', 'art. 531', 'art. 533', 'art. 1']

LIBRO SECONDO TITOLO IX - Dei delitti contro la moralita` pubblica e il buon costume [Capo I - Dei delitti contro la liberta` sessuale (1) Art. 519. Della violenza carnale. Chiunque, con violenza o minaccia, costringe taluno a congiunzione carnale e` punito con la reclusione da tre a dieci anni. Alla stessa pena soggiace chi si congiunge carnalmente con persona la quale al momento del fatto: 1. non ha compiuto gli anni quattordici; 2. non ha compiuto gli anni sedici, quando il colpevole ne e` l'ascendente o il tutore, ovvero e` un'altra persona a cui il minore e` affidato per ragioni di cura, di educazione, di istruzione, di vigilanza o di custodia; 3. e` malata di mente, ovvero non e` in grado di resistergli a cagione delle proprie condizioni d'inferiorita` psichica o fisica, anche se questa e` indipendente dal fatto del colpevole; 4. e` stata tratta in inganno, per essersi il colpevole sostituito ad altra persona. Art. 520. Congiunzione carnale commessa con abuso della qualita` di pubblico ufficiale. Il pubblico ufficiale, che, fuori dei casi preveduti dall'articolo precedente, si congiunge carnalmente con una persona arrestata o detenuta, di cui ha la custodia per ragione del suo ufficio, ovvero con persona che e` a lui affidata in esecuzione di un provvedimento dell'autorita` competente, e` punito con la reclusione da uno a cinque anni. La stessa pena si applica se il fatto e` commesso da un altro pubblico ufficiale, rivestito, per ragione del suo ufficio, di qualsiasi autorita` sopra taluna delle persone suddette. Art. 521. Atti di libidine violenti. Chiunque, usando dei mezzi o valendosi delle condizioni indicate nei due articoli precedenti, commette su taluno atti di libidine diversi dalla congiunzione carnale soggiace alle pene stabilite nei detti articoli, ridotte di un terzo. Alle stesse pene soggiace chi, usando dei mezzi o valendosi delle condizioni indicate nei due articoli precedenti, costringe o induce taluno a commettere gli atti di libidine su se stesso, sulla persona del colpevole o su altri. Art. 522. Ratto a fine di matrimonio. Chiunque, con violenza, minaccia o inganno, sottrae, o ritiene, per fine di matrimonio, una donna non coniugata, e` punito con la reclusione da uno a tre anni. Se il fatto e` commesso in danno di una persona dell'uno o dell'altro sesso, non coniugata, maggiore degli anni quattordici e minore degli anni diciotto, la pena e` della reclusione da due a cinque anni. Art. 523. Ratto a fine di libidine. Chiunque, con violenza, minaccia o inganno, sottrae o ritiene, per fine di libidine, un minore, ovvero una donna maggiore di eta`, e` punito con la reclusione da tre a cinque anni. La pena e` aumentata se il fatto e` commesso a danno di persona che non ha ancora compiuto gli anni diciotto, ovvero di una donna coniugata. Art. 524. Ratto di persona minore degli anni quattordici o inferma, a fine di libidine o di matrimonio. Le pene stabilite nei capoversi dei due articoli precedenti si applicano anche a chi commette il fatto ivi preveduto, senza violenza, minaccia o inganno, in danno di persona minore degli anni quattordici o malata di mente, o che non sia, comunque, in grado di resistergli, a cagione delle proprie condizioni di inferiorita` psichica o fisica, anche se questa e` indipendente dal fatto del colpevole. Art. 525. Circostanze attenuanti. Le pene stabilite nei tre articoli precedenti sono diminuite se il colpevole, prima della condanna, senza aver commesso alcun atto di libidine in danno della persona rapita, la restituisce spontaneamente in liberta`, riconducendola alla casa donde la tolse o a quella della famiglia di lei, o collocandola in un altro luogo sicuro, a disposizione della famiglia stessa. Art. 526. Seduzione con promessa di matrimonio commessa da persona coniugata. Chiunque, con promessa di matrimonio, seduce una donna minore di eta`, inducendola in errore sul proprio stato di persona coniugata, e` punito con la reclusione da tre mesi a due anni. Vi e` seduzione quando vi e` stata congiunzione carnale.] (1) Capo abrogato dall'art. 1, Legge 15 febbraio 1996, n. 66.
TITOLO IX – Dei delitti contro la moralita` pubblica e il buon costume
[Capo I – Dei delitti contro la liberta` sessuale (1)
Della violenza carnale.
Chiunque, con violenza o minaccia, costringe taluno a congiunzione carnale e` punito con la reclusione da tre a dieci anni.
Alla stessa pena soggiace chi si congiunge carnalmente con persona la quale al momento del fatto:
1. non ha compiuto gli anni quattordici;
2. non ha compiuto gli anni sedici, quando il colpevole ne e` l’ascendente o il tutore, ovvero e` un’altra persona a cui il minore e` affidato per ragioni di cura, di educazione, di istruzione, di vigilanza o di custodia;
3. e` malata di mente, ovvero non e` in grado di resistergli a cagione delle proprie condizioni d’inferiorita` psichica o fisica, anche se questa e` indipendente dal fatto del colpevole;
4. e` stata tratta in inganno, per essersi il colpevole sostituito ad altra persona.
Congiunzione carnale commessa con abuso della qualita` di pubblico ufficiale.
Il pubblico ufficiale, che, fuori dei casi preveduti dall’articolo precedente, si congiunge carnalmente con una persona arrestata o detenuta, di cui ha la custodia per ragione del suo ufficio, ovvero con persona che e` a lui affidata in esecuzione di un provvedimento dell’autorita` competente, e` punito con la reclusione da uno a cinque anni.
La stessa pena si applica se il fatto e` commesso da un altro pubblico ufficiale, rivestito, per ragione del suo ufficio, di qualsiasi autorita` sopra taluna delle persone suddette.
Chiunque, usando dei mezzi o valendosi delle condizioni indicate nei due articoli precedenti, commette su taluno atti di libidine diversi dalla congiunzione carnale soggiace alle pene stabilite nei detti articoli, ridotte di un terzo.
Alle stesse pene soggiace chi, usando dei mezzi o valendosi delle condizioni indicate nei due articoli precedenti, costringe o induce taluno a commettere gli atti di libidine su se stesso, sulla persona del colpevole o su altri.
Ratto a fine di matrimonio.
Chiunque, con violenza, minaccia o inganno, sottrae, o ritiene, per fine di matrimonio, una donna non coniugata, e` punito con la reclusione da uno a tre anni.
Se il fatto e` commesso in danno di una persona dell’uno o dell’altro sesso, non coniugata, maggiore degli anni quattordici e minore degli anni diciotto, la pena e` della reclusione da due a cinque anni.
Ratto a fine di libidine.
Chiunque, con violenza, minaccia o inganno, sottrae o ritiene, per fine di libidine, un minore, ovvero una donna maggiore di eta`, e` punito con la reclusione da tre a cinque anni.
La pena e` aumentata se il fatto e` commesso a danno di persona che non ha ancora compiuto gli anni diciotto, ovvero di una donna coniugata.
Ratto di persona minore degli anni quattordici o inferma, a fine di libidine o di matrimonio.
Le pene stabilite nei capoversi dei due articoli precedenti si applicano anche a chi commette il fatto ivi preveduto, senza violenza, minaccia o inganno, in danno di persona minore degli anni quattordici o malata di mente, o che non sia, comunque, in grado di resistergli, a cagione delle proprie condizioni di inferiorita` psichica o fisica, anche se questa e` indipendente dal fatto del colpevole.
Le pene stabilite nei tre articoli precedenti sono diminuite se il colpevole, prima della condanna, senza aver commesso alcun atto di libidine in danno della persona rapita, la restituisce spontaneamente in liberta`, riconducendola alla casa donde la tolse o a quella della famiglia di lei, o collocandola in un altro luogo sicuro, a disposizione della famiglia stessa.
Seduzione con promessa di matrimonio commessa da persona coniugata.
Chiunque, con promessa di matrimonio, seduce una donna minore di eta`, inducendola in errore sul proprio stato di persona coniugata, e` punito con la reclusione da tre mesi a due anni.
Vi e` seduzione quando vi e` stata congiunzione carnale.]
(1) Capo abrogato dall’art. 1, Legge 15 febbraio 1996, n. 66.
Capo II – Delle offese al pudore e all’onore sessuale
Chiunque, in luogo pubblico o aperto o esposto al pubblico, compie atti osceni e` punito con la reclusione da tre mesi a tre anni.
Pubblicazioni e spettacoli osceni.
Chiunque, allo scopo di farne commercio o distribuzione ovvero di esporli pubblicamente, fabbrica, introduce nel territorio dello Stato, acquista, detiene, esporta, ovvero mette in circolazione scritti, disegni, immagini od altri oggetti osceni di qualsiasi specie, e` punito con la reclusione da tre mesi a tre anni e con la multa non inferiore a euro 103.
Alla stessa pena soggiace chi fa commercio, anche se clandestino, degli oggetti indicati nella disposizione precedente, ovvero li distribuisce o espone pubblicamente.
Tale pena si applica inoltre a chi:
1. adopera qualsiasi mezzo di pubblicita` atto a favorire la circolazione o il commercio degli oggetti indicati nella prima parte di questo articolo;
2. da` pubblici spettacoli teatrali o cinematografici, ovvero audizioni o recitazioni pubbliche, che abbiano carattere di oscenita`.
Nel caso preveduto dal n. 2, la pena e` aumentata se il fatto e` commesso nonostante il divieto dell’autorita`.
Agli effetti della legge penale, si considerano osceni gli atti e gli oggetti che, secondo il comune sentimento, offendono il pudore.
[Art. 530.
Corruzione di minorenni. (1)
Chiunque, fuori dei casi preveduti dagli articoli 519, 520 e 521, commette atti di libidine su persona o in presenza di persona minore degli anni sedici e` punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.
La punibilita` e` esclusa se il minore e` persona gia` moralmente corrotta]
(1) Articolo abrogato dalla Legge 15 febbraio 1996, n. 66.
[Art. 531.
Istigazione alla prostituzione e favoreggiamento. (1)
Chiunque, per servire all’altrui libidine, induce alla prostituzione una persona di eta` minore, o in stato d’infermita` o deficienza psichica, ovvero ne eccita la corruzione, e` punito con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa da lire tremila a diecimila. Se soltanto ne agevola la prostituzione o la corruzione, la pena e` della reclusione da sei mesi a tre anni e della multa da lire tremila a diecimila.
La pena e` aumentata se il fatto e` commesso in danno di una minorenne coniugata, ovvero di una persona minore affidata al colpevole per ragione di servizio o di lavoro.
La pena e` raddoppiata:
1) se il fatto e` commesso in danno di persona che non ha compiuto gli anni quattordici;
2) se il colpevole e` un ascendente, un affine in linea retta ascendente, il padre o la madre adottivi, il marito, il fratello, la sorella, il tutore;
3) se al colpevole la persona e` stata affidata per ragione di cura, di educazione, d’istruzione, di vigilanza o di custodia.]
(1) Articolo abrogato dalla Legge 20 febbraio 1958, n. 75.
[Art. 532.
Istigazione alla prostituzione di una discendente, della moglie, della sorella. (1)
Chiunque, per servire all’altrui libidine, induce alla prostituzione la discendente, la moglie, la sorella, ovvero l’affine in linea retta discendente, le quali siano maggiori di eta`, e` punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni e con la multa da lire tremila a diecimila.
Se il colpevole ha soltanto agevolato la prostituzione, la pena e` ridotta alla meta`.]
[Art. 533.
Costrizione alla prostituzione. (1)
Chiunque, per servire all’altrui libidine, con violenza o minaccia, costringe una persona di eta` minore o una donna maggiorenne alla prostituzione e` punito con la reclusione da due a sei anni e con la multa da lire cinquemila a quindicimila.
La pena e` aumentata se il fatto e` commesso in danno di donna coniugata, ovvero di una persona minore affidata al colpevole per ragione di servizio o di lavoro.
La pena e` raddoppiata nei casi previsti dai nn. 1, 2 e 3 dell’art. 531.]
[Art. 534.
Sfruttamento di prostitute. (1)
Chiunque si fa mantenere, anche in parte, da una donna, sfruttando i guadagni che essa ricava dalla sua prostituzione, e` punito, qualora il fatto non costituisca un piu` grave delitto, con la reclusione da due a sei anni e con la multa da lire mille a diecimila.]
[Art. 535.
Tratta di donne e di minori. (1)
Chiunque, sapendo che una persona di eta` minore, o una donna maggiorenne in stato di infermita` o deficienza psichica, sara`, nel territorio di un altro Stato, tratta alla prostituzione, la induce a recarvisi, ovvero s’intromette per agevolarne la partenza, e` punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa non inferiore a lire tremila.
La pena e` raddoppiata nei casi preveduti dai nn. 1, 2 e 3 dell’art. 531, ovvero se il fatto e` commesso in danno di due o piu` persone, anche se dirette in paesi diversi.]
[Art. 536.
Tratta di donne e di minori, mediante violenza, minaccia o inganno. (1)
Chiunque, sapendo che una persona di eta` minore, o una donna maggiorenne, sara`, nel territorio di un altro Stato, tratta alla prostituzione, la costringe, con violenza o minaccia, a recarvisi e` punito con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa non inferiore a lire cinquemila.
Alla stessa pena soggiace chi, con inganno, determina una donna maggiorenne a recarsi nel territorio di un altro Stato, ovvero si intromette per agevolarne la partenza, sapendo che all’estero sara` tratta alla prostituzione.
Si applicano i cpvv. dell’art. 533.]
Tratta di donne e di minori commessa all’estero.
I delitti preveduti dai due articoli precedenti sono punibili anche se commessi da un cittadino in territorio estero.
Alla condanna per il delitto preveduto dall’articolo 531 puo` essere aggiunta una misura di sicurezza detentiva. La misura di sicurezza detentiva e` sempre aggiunta nei casi preveduti dagli articoli 532, 533, 534, 535 e 536.
[Art. 539.
Eta` della persona offesa. (1)
Quando i delitti preveduti in questo titolo sono commessi in danno di un minore degli anni quattordici, il colpevole non puo` invocare a propria scusa l’ignoranza dell’eta` dell’offeso.]
(1) Articolo abrogato dall’art. 1, Legge 15 febbraio 1996, n. 66.
Agli effetti della legge penale, quando il rapporto di parentela e` considerato come elemento costitutivo o come circostanza aggravante o attenuante o come causa di non punibilita`, la filiazione illegittima e` equiparata alla filiazione legittima.
Il rapporto di filiazione illegittima e` stabilito osservando i limiti di prova indicati dalla legge civile anche se per effetti diversi dall’accertamento dello stato delle persone.
[Art. 541.
Pene accessorie ed altri effetti penali. (1)
La condanna per alcuno dei delitti preveduti in questo titolo importa la perdita della patria potesta` o dell’autorita` maritale o l’interdizione perpetua da qualsiasi ufficio attinente alla tutela e alla cura, quando la qualita` di genitore, di marito, di tutore o di curatore e` elemento costitutivo o circostanza aggravante.
La condanna per alcuno dei delitti preveduti dagli articoli 519, 521, 530, 531, 532, 533, 534, 535, 536 e 537 importa la perdita del diritto dagli alimenti e dei diritti successori verso la persona offesa.]
[Art. 542.
Querela dell’offeso. (1)
I delitti preveduti dal capo primo e dall’articolo 530 sono punibili a querela della persona offesa.
La querela proposta e` irrevocabile.
1. se il fatto e` commesso dal genitore o dal tutore, ovvero da un pubblico ufficiale o da un incaricato di un pubblico servizio;
2. se il fatto e` connesso con un altro delitto per il quale si deve procedere d’ufficio.]
[Art. 543.
Diritto di querela. (1)
Quando la persona offesa muore prima che la querela sia proposta da lei o da coloro che ne hanno la rappresentanza a norma degli articoli 120 e 121, il diritto di querela spetta ai genitori e al coniuge.
Tale disposizione non si applica se la persona offesa ha rinunciato espressamente, o tacitamente al diritto di querelarsi.]
[Art. 544.
Causa speciale di estinzione del reato. (1)
Per i delitti preveduti dal capo primo e dall’articolo 530, il matrimonio, che l’autore del reato contragga con la persona offesa, estingue il reato, anche riguardo a coloro che sono concorsi nel reato medesimo; e, se vi e` stata condanna, ne cessano l’esecuzione e gli effetti penali.]
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VIOLENZA SESSUALE SU MINORI REATO 609BIS609-bis. Violenza sessuale. Chiunque, con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità, costringe taluno a compiere o subire atti sessuali è punito con la reclusione da cinque a dieci anni. Alla stessa pena soggiace chi induce taluno a compiere o subire atti sessuali: 1) abusando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa al momento del fatto; 2) traendo in inganno la persona offesa per essersi il colpevole sostituito ad altra persona. Nei casi di minore gravità la pena è diminuita in misura non eccedente i due terzi [c.p. 734-bis; c.p.p. 392, 398] (1).
Questo articolo è stato pubblicato in Consulenza Legale il 18 febbraio 2015 da Armaroli.
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