Source: https://www.cortecostituzionale.it/actionSchedaPronuncia.do?param_ecli=ECLI:IT:COST:2002:476
Timestamp: 2020-04-10 20:07:05+00:00
Document Index: 142605214

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 32', 'art. 38', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 32', 'art. 2', 'art. 38', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 1']

Sentenza 476/2002 (ECLI:IT:COST:2002:476)
Presidente: RUPERTO - Redattore: ZAGREBELSKY
Camera di Consiglio del 09/10/2002; Decisione del 20/11/2002
Deposito del 26/11/2002; Pubblicazione in G. U. 04/12/2002 n. 48
Massime: 27404
Massima n. 27404
Sanità pubblica - Personale sanitario - Danni alla salute - Danni permanenti alla integrità psico-fisica di operatori sanitari che abbiano contratto un’epatite a seguito di contatto con sangue e suoi derivati infetti - Mancata estensione dei benefici indennitari già previsti a favore dei soggetti affetti da hiv - Irrazionale esclusione - Illegittimità costituzionale 'in parte qua'.
E' costituzionalmente illegittimo l'art. 1, comma 3, della legge 25 febbraio 1992, n. 210, nella parte in cui non prevede che i benefici previsti dalla legge stessa spettino anche agli operatori sanitari che, in occasione del servizio e durante il medesimo, abbiano riportato danni permanenti alla integrità psico-fisica conseguenti a infezione contratta a seguito di contatto con sangue e suoi derivati provenienti da soggetti affetti da epatiti. Invero la mancata previsione legislativa determina una irrazionale discriminazione, come tale vietata dall'art. 3 della Costituzione, dal momento che lo stesso legislatore - pur valutando equivalenti le patologie della epatite e della infezione da HIV ai fini dell'indennizzo - ha tuttavia ammesso il beneficio indennitario per gli operatori sanitari soltanto nel caso in cui si abbia a che fare con infezioni da HIV, ma non con epatiti.
Costituzione art. 2 (profilo assorbito)
Costituzione art. 32 (profilo assorbito)
Costituzione art. 38 (profilo assorbito)
2. - In fatto, il rimettente riferisce: (a) che la ricorrente nel giudizio di merito ha esposto di essere stata dipendente della Croce Rossa Italiana, con contratto a termine dal 24 gennaio al 24 luglio 1994, in qualità di aiuto ferrista di sala operatoria, e con mansioni, tra l'altro, di «lavaggio ferri, maneggio pinze ed aghi», sottoponendosi, prima dell'assunzione, alle analisi per la verifica della sana e robusta costituzione fisica; (b) che, nel corso dello svolgimento del rapporto, la stessa ricorrente era sottoposta ad analisi del sangue e, informata di essere affetta da epatite C, veniva allontanata dal lavoro nel giugno 1994, prima della scadenza dei termini previsti dal contratto; (c) che l'INAIL riconosceva all'interessata la percentuale inabilitante del 25%, costituendo a suo favore la relativa rendita; (d) che, inoltrata domanda alla competente ASL al fine di ottenere la liquidazione dell'indennizzo di cui alla legge n. 210 del 1992, la ricorrente la vedeva respingere con la motivazione che l'infezione era avvenuta a causa di contatto con sangue ed emoderivati e non a seguito di emotrasfusione, unica causa di contagio da epatite indennizzabile a norma della citata legge; infine, (e) che, stante il diniego dell'indennizzo per effetto dell'interpretazione fornita dalla ASL, la ricorrente citava in giudizio il Ministero della sanità, chiedendone la condanna al pagamento del «risarcimento del danno» ex legge n. 210 del 1992.
5. - Quanto alla non manifesta infondatezza della questione, il giudice rimettente muove dal parallelo tra la disciplina stabilita per coloro che, incolpevolmente, abbiano contratto un'infezione da HIV o da epatite a seguito di una emotrasfusione, disciplina che per entrambi i casi prevede una tutela attraverso il riconoscimento di un indennizzo a carico dello Stato (art. 1, commi 2 e 3, della legge n. 210 del 1992), osservando come analoga parificazione di tutela non si riscontri, invece, sul diverso versante degli operatori sanitari che, per la tipologia delle mansioni svolte («in occasione e durante il servizio», secondo il testo del comma 2 dell'art. 1 citato), si espongono al rischio di un contagio da HIV o da epatite.
Ad avviso del giudice a quo, questo vuoto di tutela della categoria da ultimo citata si porrebbe in contrasto con i parametri costituzionali invocati, e segnatamente: (a) con l'art. 3 della Costituzione, per l'irrazionale disparità di trattamento di identiche situazioni di fatto, posto che, prestandosi le anzidette situazioni alla «visione unificatrice» che è richiesta dalla giurisprudenza della Corte costituzionale per lo scrutinio di costituzionalità in questa materia (sentenza n. 423 del 2000), non sarebbe dato «rinvenire apprezzabili motivi per cui la violazione all'integrità fisica degli operatori sanitari che derivi da contatto con sangue contagiato da HIV ha diritto all'indennizzo, mentre non lo ha quella degli stessi operatori sanitari quando vengano in contatto con sangue contagiato da epatite virale, sebbene sia notorio che il rischio di entrare in contatto con l'uno anziché con l'altro è puramente casuale ed anzi, sul piano statistico è molto più frequente e, per alcuni casi, molto più letale la possibilità di contagio da epatite che non da HIV»; (b) con l'art. 32 della Costituzione, in quanto «se il legislatore ha inteso tutelare la salute - sia pure nella forma indennitaria - quando violata dall'epatite ed ha inteso tutelarla anche quando lesa dall'HIV, non si vede per quale ragione il bene primario degli operatori sanitari sia meritevole di tutela se il contatto è avvenuto con HIV e non anche con epatite»; (c) con l'art. 2 della Costituzione, per lesione del principio di solidarietà sociale in presenza di una situazione in cui la lesione al bene primario della salute deriva, senza alcun colpevole concorso della parte lesa, dall'espletamento di pratiche inerenti all'adempimento dei doveri professionali, che dovrebbero essere immuni da pericoli perché la circolazione del sangue e degli emoderivati è posta sotto il diretto controllo pubblico; (d) con l'art. 38 della Costituzione, in quanto per ipotesi sostanzialmente equiparabili tra loro non è previsto lo stesso trattamento assistenziale, e ciò in particolare per il rilievo secondo cui nel caso di diritti direttamente protetti dalla Costituzione, come il diritto alla salute, il legislatore potrebbe modellare equitativamente la misura dell'indennizzo, secondo una eventuale valutazione di compatibilità finanziaria (sentenza n. 226 del 2000), ma non escludere del tutto la tutela indennitaria (sentenza n. 118 del 1996).
Il legislatore del 1992 - nel predisporre misure a favore di quanti fossero stati colpiti da patologie determinate dalla somministrazione di sangue ed emoderivati infetti - ha previsto la corresponsione di un indennizzo a favore (a) dei contagiati da infezione da HIV a seguito di somministrazione di sangue e suoi derivati e (b) degli operatori sanitari che, «in occasione e durante il servizio», abbiano riportato danni permanenti all'integrità psicofisica conseguenti a infezione contratta a seguito di contatto con sangue e suoi derivati provenienti da soggetti affetti da infezione da HIV (art. 1, comma 2, della legge n. 210 del 1992). In corrispondenza con quanto stabilito a favore dei soggetti indicati in (a), ha altresì previsto (art. 1, comma 3, della medesima legge) che i medesimi benefici spettino anche a coloro che presentino danni irreversibili da epatiti post-trasfusionali. Nessuna provvidenza è disposta, invece, a favore degli operatori sanitari che abbiano contratto un'epatite a seguito di contatto con sangue e suoi derivati infetti, rompendosi così il parallelismo con la disciplina prevista a favore dei soggetti affetti da infezione da HIV, indicati in (b).