Source: https://lunaecom.com/servizi/sicurezza-sul-lavoro/
Timestamp: 2019-10-16 23:02:41+00:00
Document Index: 173754246

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 28', 'art.190', 'art.182', 'art.203', 'art. 107', 'art. 116', 'art. 113', 'art. 111', 'art. 111', 'art 222', 'art 249', 'art 180', 'art. 173', 'art. 306', 'art. 181', 'art. 28', 'art.2', 'art. 26', 'art. 26', 'art. 75']

La sicurezza sul lavoro non può attendere
La buona notizia è che gli incidenti sul lavoro, nell'ultimo anno, sono diminuiti del 6,7%
La cattiva notizia è che gli incidenti sul lavoro, nell'ultimo anno, sono diminuiti del 6,7%
La sicurezza sul lavoro è di fondamentale importanza per ogni azienda ed è finalizzata alla salvaguardia dei dipendenti dal rischio infortuni, da incidenti e dalla possibilità di contrarre malattie professionali, favorendo il miglioramento delle condizioni all’interno dei luoghi di lavoro, dei rapporti tra datore di lavoro e lavoratori e il generale aumento della produttività. Oggi valutiamo e preveniamo i rischi aziendali, coscienti che la documentazione tecnica prevista non è altro che la naturale conseguenza di una “cultura della sicurezza” e non la ragione prima per cui ci si attiva.
Quali sono le principali leggi inerenti la sicurezza sui luoghi di lavoro?
La principale legge di riferimento per gli adempimenti della sicurezza sui luoghi di lavoro è il Decreto Legislativo 09 Aprile 2008 n. 81 “Testo Unico in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro”, successivamente modificato e integrato dalla Legge 7 Luglio 2009 n. 88 e dal Decreto Legislativo 3 Agosto 2009 n. 106.
Quali aziende hanno l’obbligo di adempiere a quanto previsto dal D.Lgs. 81/08?
Secondo quanto previsto dal D.Lgs. 81/2008 art. 3, il Testo Unico prescrive misure per la tutela della salute e per la sicurezza dei lavoratori durante il lavoro, in tutti i settori di attività privati o pubblici. Nel dettaglio si applica a:
tutti i lavoratori e lavoratrici, subordinati e autonomi, nonché i soggetti ad essi equiparati;
i lavoratori a progetto e i collaboratori coordinati e continuativi ove la prestazione lavorativa si svolga nei luoghi di lavoro del committente;
i lavoratori che effettuano prestazioni occasionali di tipo accessorio (esclusi i piccoli lavori domestici di tipo straordinario, compresi l’insegnamento privato supplementare e l’assistenza domiciliare a bambini, anziani, ammalati e disabili);
gli allievi degli istituti universitari e i partecipanti a corsi di formazione nei quali si faccia uso di laboratori, macchine, attrezzature, agenti chimici, fisici e biologici;
gli utenti dei servizi di orientamento o di formazione scolastica, universitaria o professionale avviati in azienda per perfezionare le scelte professionali;
il lavoratore di cui al D.Lgs. 1° dicembre 1997, n. 468 (cooperative sociali).
Se un’attività è composta solo da soci è soggetta al D.Lgs. 81/08?
Si. Nel dettaglio nel D.Lgs. 81/08 articolo 2 comma 1 viene riportata la definizione di lavoratore quale “persona che, indipendentemente dalla tipologia contrattuale, svolge un’attività lavorativa nell’ambito dell‘organizzazione di un datore di lavoro pubblico o privato, con o senza retribuzione, anche al solo fine di apprendere un mestiere, un’arte o una professione”. Nel medesimo articolo viene precisato che al lavoratore così definito è equiparato il socio lavoratore di cooperativa o di società, anche di fatto, che presta la sua attività per conto delle società e dell’ente stesso. Il socio lavoratore diviene pertanto oggetto di applicazione del D.Lgs. 81/08.
Ho solo un lavoratore; devo comunque adempiere al D.Lgs. 81/08?
E’ sufficiente un’autocertificazione per essere in regola con il D.Lgs. 81/08?
No, da maggio 2013 non è più ammessa l’autocertificazione. Prima di tale data, essa era ammessa per le aziende con meno di dieci lavoratori.
A chi mi devo rivolgere, per essere a posto con il D. Lgs. 81/08?
Accetta un buon consiglio: rivolgiti a Lunaecom.
Patti chiari. Per cominciare
Il rapporto con il Cliente, si distingue da subito per serietà e trasparenza. Il Contratto di consulenza e assistenza tecnica continuativa in materia di salute, igiene e sicurezza negli ambienti di lavoro, comprende tutto, ma proprio tutto. Dalla valutazione dei rischi aziendali, (DVR) e di tutti i rischi specifici fino alla formazione completa del Datore di lavoro e di tutto il personale, nonché delle figure che andranno a comporre il Servizio di Prevenzione e Protezione (SPP). Un tecnico di riferimento Lunaecom seguirà fin dall'inizio del rapporto contrattuale il Cliente passo dopo passo, al fine di analizzare nello specifico e risolvere tutte le problematiche possibili, senza lasciare nulla al caso. Ad oggi, oltre duemila aziende nel territorio che va da La Spezia a Viareggio ci hanno accordato la loro fiducia. Numeri, che dicono molto di più delle parole.
Il Documento di Valutazione dei Rischi (DVR), rappresenta la mappatura completa dei rischi presenti in un'azienda. Deve contenere tutte le procedure necessarie per l'attuazione di misure di prevenzione e protezione da realizzare e i ruoli di chi deve realizzarle. Deve inoltre essere redatto con data certa. È uno dei documenti cardine del Testo unico sulla sicurezza sul lavoro D.Lgs 81/2008. La valutazione dei rischi è uno degli obblighi principali di ogni Datore di Lavoro (art.li 17, 28 e 29 D.Lgs 81/08). Per effettuare la valutazione dei rischi di una realtà lavorativa occorre individuare tutti i pericoli connessi all’attività svolta e quantificare il rischio, ossia la probabilità che ciascun pericolo si tramuti in danno, tenuto conto dell’entità del potenziale danno. Il Documento di Valutazione dei Rischi, non si deve quindi limitare a riportare l’anagrafica aziendale, l’organigramma della sicurezza e tutti i pericoli relativi all’attività svolta suggerendo semplicemente alcuni consigli per la gestione dei vari pericoli, ma deve calarsi nella realtà valutata. Occorre analizzare tutte le fasi lavorative interne all’azienda, individuando tutti i pericoli connessi a ciascuna fase e quantificando tutti i rischi derivati.
La valutazione di Rischi specifici
Come previsto dal D.Lgs. 81/08 all'art. 28: "Valutare dettagliatamente i rischi specifici presenti in azienda con particolare attenzione ai singoli reparti/unità produttive", la valutazione dei rischi deve riguardare tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori, ivi compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari, tra cui anche quelli derivanti da esposizione ad agenti fisici, biologici, sostanze pericolose e atmosfere esplosive ai sensi del Titolo VIII, IX, X, XI del D.Lgs 81/08. Sono soggette a valutazione tutte le imprese (come da Art. 3 comma 1) con lavoratori dipendenti con qualsiasi tipologia di contratto appartenenti a tutti i settori di attività, privati e pubblici, sottoposte al rischio in oggetto. Questa dovrà essere redatta in modo da identificare e adottare le opportune misure di prevenzione e protezione dello stesso o a seguito di infortuni significativi o quando i risultati della sorveglianza sanitaria ne evidenzino la necessità. La valutazione ad esempio dei rischi derivanti da esposizioni ad agenti fisici, biologici, sostanze pericolose e atmosfere esplosive dovrà essere aggiornata ogni qual volta si verifichino mutamenti come variazioni nel ciclo produttivo, inserimento di nuovi prodotti o sostanze che potrebbero renderla obsoleta, ovvero, quando i risultati della sorveglianza sanitaria rendano necessaria la sua revisione. Il ruolo fondamentale della valutazione dei rischi specifici è sottolineato nella direttiva quadro dell’UE. I Datori di lavoro hanno il dovere di garantire la sicurezza e la salute dei lavoratori in tutti gli aspetti connessi con il lavoro. La valutazioni dei rischi specifici consente ai Datori di lavoro di prendere le misure necessarie per la tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori. Tali misure dovranno comprendere: La prevenzione dei rischi professionali; la fornitura ai lavoratori di informazioni e formazione; il mettere a disposizione l’organizzazione e i mezzi per attuare le misure necessarie. La direttiva quadro è stata recepita a oggi nella legislazione nazionale. Tuttavia, gli Stati membri hanno il diritto di adottare disposizioni più rigorose per tutelare i propri lavoratori. I principi guida che occorre considerare nell’intero processo di valutazione dei rischi specifici possono essere suddivisi in varie fasi.
Fase 1. Individuare i pericoli e i rischi; Individuare i fattori sul luogo di lavoro che sono potenzialmente in grado di arrecare danno e identificare i lavoratori che possono essere esposti a tali specifici rischi.
Fase 2. Valutare e attribuire un ordine di priorità ai rischi; valutare i rischi esistenti (la loro gravità, probabilità ecc.) e classificarli in ordine di importanza. È essenziale che ogni attività volta a eliminare o prevenire i rischi sia fatta rientrare in un ordine di priorità.
Fase 3. Decidere l’azione preventiva; identificare le misure adeguate per eliminare o controllare i rischi.
Fase 4. Intervenire con azioni concrete; mettere in atto misure di protezione e di prevenzione attraverso un piano di definizione delle priorità (probabilmente non tutti i problemi possono essere risolti immediatamente) e specificare le persone responsabili di attuare determinate misure e il relativo calendario di intervento, le scadenze entro cui portare a termine le azioni previste, nonché i mezzi assegnati per attuare tali misure.
Fase 5. Controllo e riesame.
Gli effetti uditivi hanno come organo bersaglio l’apparato uditivo, con una possibile compromissione e recupero incompleto delle funzionalità uditive. Ai fini della prevenzione di tali effetti vanno applicati i criteri valutativi ed i valori di azione prescritti dal D.Lgs. 81/08 al Titolo VIII Capo II. L’art.190 del D.Lgs.81/08 impone difatti al Datore di lavoro il compito di effettuare una valutazione del rumore all’interno della propria azienda al fine di individuare i lavoratori esposti al rischio e attuare gli appropriati interventi di prevenzione e protezione della salute. La valutazione del rischio deve essere effettuata da personale qualificatato, indipendentemente dal settore produttivo, nelle quali siano presenti lavoratori subordinati o equiparati a essi; nei casi in cui non si possa fondatamente escludere che siano superati i valori inferiori di azione (LEX>80 dB(A) o Lpicco,C > 135 dB(C)) la valutazione deve prevedere anche misurazioni effettuate secondo le appropriate norme tecniche (UNI EN ISO 9612:2011 e UNI 9432:2011). Per le situazioni nelle quali è evidente che l’esposizione a rumore è trascurabile si può ricorrere alla cosiddetta “giustificazione” che non è necessario approfondire la valutazione del rischio oppure, in casi un po’ più dubbi, ci si dovrà sottoporre ad alcune misurazioni, tali da poter escludere il superamento dei valori inferiori d’azione anche per i lavoratori più a rischio.
Questa procedura si applica alle aziende che hanno lavoratori esposti o che possono essere esposti a vibrazioni mano-braccio. L’obiettivo di questa procedura standardizzata specifica per il rischio vibrazioni Mano-Braccio è quella di permettere ai Datori di lavoro di classificare correttamente i lavoratori nelle 3 fasce di esizione previste dal Capo III del Titolo VIII del D.Lgs.81/08: A). Minore di 2,5 m/s2, B). Compreso tra 2,5 m/s2 e 5 m/s2. Tale classificazione è necessaria per attuare gli adempimenti previsti in termini di: obbligatorietà o meno a redigere il piano di riduzione del rischio vibrazioni, obbligatorietà o meno di effettuare l’informazione e la formazione dei lavoratori, obbligatorietà o meno di far effettuare la sorveglianza sanitaria a cura del Medico competente. Si ricorda che il D.Lgs 81/08 al Titolo VIII (Capo I, art.182, comma 2 e Capo III, art.203, comma 2) richiede il non superamento dei valori limite di esposizione, per mano braccio: A = 5 m/s2. Inoltre è vietato il superamento del valore awrms di 20 m/s2. In questi casi è prescritto che il Datore di lavoro adotti "misure immediate per riportare l'esposizione al di sotto del valore limite di esposizione".
È ormai innegabile la correlazione tra attività lavorative di movimentazione manuale di carichi (MMC) e l'ncremento del rischio di contrarre affezioni acute e croniche dell'apparato locomotore, in particolare del rachide lombare. Una correlazione che deve essere non solo tenuta in considerazione nelle analisi dei rischi professionali, ma che deve diventare consapevolezza tra gli stessi lavoratori per favorire l’adozione di tutte le misure possibili per la riduzione o l'eliminazione del rischio alla fonte. In particolare in Italia, secondo indagini ISTAT sullo stato di salute della popolazione, le sindromi artrosiche sono le affezioni croniche di gran lunga più diffuse. I contesti lavorativi di più frequente riscontro di MMC sono: l'edilizia, cave e miniere, i trasporti, i traslochi; carico/scarico merci, i mercati generali, i lavori di magazzinaggio e facchinaggio, l'assistenza ai bambini, ai portatori di handicap e a pazienti ospedalizzati, il lavoro nei cimiteri, il lavoro portuale.
La ripetitività nelle attività lavorative sia un fattore da valutare con molta attenzione. Può infatti determinare un sovraccarico biomeccanico degli arti superiori (SBAS) con la conseguenza di traumi e infortuni da sforzo e di microtraumi che si ripetono nel tempo con effetto cumulativo (patologie muscolo scheletriche). Nella valutazione del rischio da sovraccarico biomeccanico da movimenti ripetuti degli arti superiori, si devono innanzitutto considerare i seguenti fattori di rischio in relazione alla durata dell‘intero tempo netto di lavoro ripetitivo: frequenza di azione elevata; uso eccessivo di forza; posture e movimenti degli arti superiori incongrui e/o stereotipati; carenza di periodi di recupero adeguati. A questi fattori vanno aggiunti poi altri fattori complementari, considerati amplificatori del rischio.
All’interno dell’ampio spazio dedicato ai cantieri temporanei o mobili, il D.Lgs. 81/08 riserva un intero Capo, il secondo, per illustrare le norme relative alla prevenzione degli infortuni sul lavoro in quota. L’art. 107 definisce i lavori in quota come quelle attività lavorative che espongono il lavoratore al rischio di caduta da una altezza superiore a due metri rispetto a un piano stabile, ne sono quindi compresi anche le attività di scavo che prevedono profondità superiori a quella sopra indicata. La sezione II, articoli dal 108 al 111, illustra quindi le disposizioni di carattere generale, precisando che i cantieri in cui siano adibite attività che prevedano lavori in quota debbano essere provvisti di idonee recinzioni per impedire l’accesso a estranei e che il transito sotto ponti sospesi, scale e aree simili, deve essere impedito mediante barriere. L’articolo 111 illustra quindi gli obblighi ascrivibili al Datore di Lavoro, con due precisazioni introduttive di carattere generale: 1). Deve essere data la priorità alle misure di protezione di tipo collettivo rispetto a quelle individuali; 2). Deve essere posta particolare attenzione alle dimensioni e all’ergonomia delle attrezzature di lavoro. Sulla base di questi due principi quindi i conseguenti e relativi obblighi: questi vanno dalle disposizioni sulle attrezzature da adottare quali funi (art. 116), scale (art. 113) e ponteggi (sezioni IV, Ve VI) alla descrizione nel dettaglio delle caratteristiche tecniche che devono possedere, le dimensioni, il posizionamento e i requisiti di conformità minimi affinché possano essere impiegate. Particolare evidenza viene data ai dispositivi di protezione collettiva anti caduta, specificandone l’obbligo di adozione e l’impossibilità di iniziare una attività in loro assenza. Tra gli obblighi del Datore di lavoro, infine, rientrano anche il divieto di far assumere bevande alcoliche e superalcoliche (art. 111, c8) e il divieto di far effettuare lavori temporanei in quota se le condizioni metereologiche non ne consentono l’esecuzione in sicurezza (art. 111, c9).
Il rischio chimico all’interno degli ambienti di lavoro è molto più diffuso di quanto si possa pensare a una prima valutazione; a differenza di quanto si creda, infatti, non ne sono interessate esclusivamente le industrie chimiche, le raffinerie o i laboratori di ricerca e sintesi, bensì una più vasta casistica di attività lavorative. Partiamo infatti dalla seguente definizione di agente chimico, come ricavata dall’art 222 del D.Lgs 81/08 : "Tutti gli elementi o composti chimici, sia da soli sia nei loro miscugli, allo stato naturale o ottenuti, utilizzati o smaltiti, compreso lo smaltimento come rifiuti, mediante qualsiasi attività lavorativa, siano essi prodotti intenzionalmente o no e siano immessi o no sul mercato si può facilmente intuire come gli agenti chimici siano di per sè parte della nostra esistenza quotidiana: dai prodotti per le pulizie e la disinfezione, a quelli per la stampa o per la conservazione degli alimenti". Una così elevata presenza di sostanze chimiche, anche potenzialmente pericolose, comporta una diffusione del rischio chimico nei luoghi di lavoro e un corrispondente rilevante numero di lavoratori esposti, a volte, in modo del tutto inconsapevole. A motivo di questa diffusione si è reso da tempo necessario un sistema univoco di classificazione degli agenti chimici, che prevede una prima macro-distinzione in due classi: 1). Agenti con proprietà pericolose di tipo chimico-fisico, a loro volta declinati in agenti infiammabili, esplosivi, comburenti e corrosivi; 2). Agenti con proprietà tossicologiche, ulteriormente distinti a loro volta in sostanze nocive, sensibilizzanti, irritanti, tossiche, teratogene e cancerogene. La normativa italiana che riguarda tutti gli aspetti della valutazione del Rischio Chimico applicata ai luoghi di lavoro, è rintracciabile nel Titolo IX del D.Lgs 81/08.
Sostanze cancerogene e mutagene
La valutazione dell’esposizione a agenti cancerogeni o mutageni nei luoghi di lavoro, è di fondamentale importanza; I valori limite, i parametri della valutazione stessa, le informazioni da inserire nel DVR, la limitazione delle emissioni e la misurazione degli agenti cancerogeni e mutageni. La valutazione del rischio, prevista all’articolo 236 risulta essere una valutazione dell’esposizione, i cui risultati dovranno essere riportati nel DVR. In particolare la valutazione “deve conformarsi all’analisi di alcuni parametri e deve tener conto di tutti i possibili modi d’esposizione, compreso quello in cui vi è assorbimento cutaneo”.
La valutazione del rischio amianto nei luoghi di lavoro è definita nell’art 249 del D.Lgs 81/08 in cui viene esplicitamente ricordato l’obbligo del Datore di lavoro di effettuare la valutazione dei rischi. A tal fine il Datore di lavoro ha l’obbligo, nell’impossibilità di procedere all’eliminazione del materiale pericoloso, di informare i lavoratori rispetto alla presenza del pericolo, di far effettuare una certificazione dello stato di integrità dell’amianto e di procedere comunque a monitoraggi ambientali e biologici per valutare la presenza di fibre di amianto nell’aria e nell’organismo dei lavoratori. Una volta definito il grado di integrità e la relazione tra gli indici misurati e i corrispondenti valori limite soglia, il Datore di lavoro, in collaborazione con il Medico competente, elabora un opportuno piano di campionamento e di sorveglianza sanitaria per monitorare nel tempo i livelli di amianto presenti. I risultati periodici dei campionamenti devono essere quindi riportati nel Documento di Valutazione dei Rischi, e se si registra un incremento significativo e costante dei livelli nel tempo, segnalati anche alla ASL di competenza anche se si resta al di sotto dei valori limite soglia.
Le aziende a rischio biologico sono sostanzialmente di due tipi: quelle che utilizzano deliberatamente per le proprie attività organismi biologici, per esempio i laboratori di ricerca biotecnologica, le aziende farmaceutiche, le aziende agro-alimentari o quelle che lavorano nel campo del trattamento dei rifiuti; e quelle invece che non fanno uso deliberato di agenti biologici ma che potenzialmente potrebbero comunque entrare in contatto con qualcuno di essi (ad esempio ospedali, aziende zootecniche, alimentari, e tutte quelle attività in generale in cui vi sia contatto interpersonale con un significativo numero di individui). Non è da trascurare infatti la considerazione che la principale via di trasmissione di un agente biologico è quella indiretta, veicolata cioè da un vettore che trasferisce da un individuo malato o portatore a uno sano la carica batterica o virale necessaria per dare origine alla malattia; e quindi i luoghi pubblici, i supermercati, piuttosto che gli aeroporti o i luoghi con grande affluenza di persone, sono sempre da considerarsi potenzialmente a rischio biologico, e quindi da sottoporre ad adeguata prevenzione e sorveglianza. Per le aziende a rischio biologico è obbligatoria la sorveglianza sanitaria, che comprenda l’effettuazione di monitoraggi biologici periodici, definiti dal Medico competente e dal Datore di Lavoro, sulla base degli scenari di esposizione specifici, i cui risultati dovranno essere comunicati al lavoratore esposto.
Alla luce delle normative antincendio emanate e con particolare riferimento al D.M. 10/03/1998, provvedimento che applica alla prevenzione incendi le metodologie di valutazione del D.Lgs. 81/08, occorre effettuare una attenta valutazione degli ambienti di lavoro e dei rischi d’incendio a essa connessi. La valutazione del rischio di incendio è volta a consentire al Datore di lavoro di porre in atto i provvedimenti che sono effettivamente necessari per salvaguardare la sicurezza dei lavoratori e delle altre persone presenti nel luogo di lavoro. A seconda delle dimensioni e dell'uso degli edifici, delle attrezzature presenti, delle caratteristiche fisiche e chimiche delle sostanze presenti, nonché del numero massimo di persone che possono essere presenti, i luoghi di lavoro devono essere dotati di dispositivi adeguati per combattere l'incendio, e nel caso, di rilevatori di incendio e di sistemi di allarme. I dispositivi non automatici di lotta antincendio dovranno essere facilmente accessibili e utilizzabili: essi dovranno essere anche distinti da una segnaletica conforme alla normativa vigente.
All’interno dei rischi di tipo fisico, oggetto della valutazione dei rischi aziendali così come descritti nell’art 180 (Titolo VIII, Capo I) del D.Lgs 81/08, rientra anche il discorso legato al microclima. Spesso, soprattutto in passato e almeno fino all’avvento della normativa 626/94, le situazioni di disagio all’interno dei luoghi di lavoro legate alle condizioni microclimatiche (livelli di temperatura, umidità, correnti e sbalzi d’aria), sono state sottovalutate se non addirittura ignorate; in realtà i disagi derivanti possono avere un impatto anche significativo sia sulla salute fisica che sul benessere psicologico dei lavoratori, con ricadute non trascurabili sull’economia aziendale se poi si riflettono, come può accadere, in giorni di assenza o di malattia. L’Allegato IV al punto 1.9, definisce i requisiti minimi che i luoghi di lavoro devono possedere per poter risultare conformi e quindi garantire condizioni di benessere adeguate. Il primo aspetto valutato è quello relativo alla aerazione dei luoghi di lavoro chiusi, che deve essere sempre garantita preferenzialmente con finestre e, qualora non possibile, con impianti di aerazione periodicamente controllati, mantenuti funzionanti in modo da non esporre i lavoratori a correnti d’aria diretta. Un altro aspetto importante da non sottovalutare è quello della corretta regolazione della temperature (1.9.2), che devono essere adeguate in considerazione dei metodi di lavoro e degli sforzi fisici previsti. Non vi è quindi una precisa indicazione della temperatura da adottare, che varia appunto tenendo conto delle specifiche attività e che deve essere regolata anche in funzione delle temperature ambientali esterne, evitando sbalzi rapidi ed eccessivi (soprattutto durante la stagione calda); anche il grado di umidità assume un ruolo importante: deve essere sempre tenuta sotto controllo e mantenuta all’interno di livelli adeguati, compatibilmente con le esigenze tecniche del lavoro.
La normativa che tutela la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro stabilisce anche delle regole che riguardano l’uso delleattrezzature con videoterminali (VDT). In virtù di questa regolamentazione, tutti i lavoratori che utilizzano un videoterminale sono soggetti al rispetto delle norme in essa contenute, escludendo però dalla categoria dei VDT, le calcolatrici, i registratori di cassa e gli strumenti informatici installati sui mezzi di trasporto. Rientrano nel campo di applicazione del D.Lgs. 81/08 anche i computer portatili, per i quali è previsto che un utilizzo prolungato di questi implichi che il Datore di lavoro debba dotare l’apparecchiatura informatica di una tastiera esterna, di un mouse e di un supporto sul quale collocare lo schermo. Volendo specificare cosa si intende per “videoterminale”, l’art. 173 del decreto in oggetto afferma che si tratta di uno schermo alfanumerico o grafico a prescindere dal tipo di procedimento di visualizzazione utilizzato. Lo stesso articolo definisce lavoratore, colui che all’interno dell’azienda utilizza un’attrezzatura munita di videoterminali, in modo sistematico o abituale, per 20 ore settimanali senza contare le interruzioni e le pause giornaliere.
In alcune circostanze particolari, dovute alla mansione svolta o agli ambienti in cui si trovano a operare, i lavoratori di un’azienda possono essere esposti a campi elettromagnetici. Se vengono superati certi valori limite, i campi elettromagnetici possono costituire dei rischi per la salute dei lavoratori e per questo motivo il D.Lgs. 81/08 prevede una serie di norme per tutelare tutte quelle persone che lavorano in ambienti potenzialmente pericolosi. La normativa prevede l’adozione di misure di prevenzione e protezione dei lavoratori dai danni fisici a breve termine che possono derivare: dall’esposizione ai campi elettromagnetici (da 0 Hz a 300 GHz), dalla circolazione di correnti indotte, dall’assorbimento di energia e da correnti di contatto. Rimangono esclusi da questa tutela i lavoratori che si trovano a contatto con conduttori in tensione e quelli che dimostrano effetti dopo un lungo termine di esposizione ai campi elettromagnetici. I valori limite di esposizione costituiscono quei limiti all’esposizione a campi elettromagnetici basati direttamente sugli effetti accertati sulla salute e su considerazioni biologiche. L’art. 306, in vigore dal 30 aprile 2012, obbliga i Datori di lavoro a compiere valutazioni, rilevamenti e calcoli riguardo i livelli dei campi elettromagnetici nei luoghi di lavoro.
Radiazioni ottiche naturali e artificiali
Il D.Lgs. 81/08 ha introdotto per la prima volta nel nostro Paese specifiche norme di tutela della salute per i lavoratori a radiazioni ottiche artificiali (Titolo VIII capo V), recependo la la direttiva europea per la tutela dei lavoratori esposti a radiazioni ottiche artificiali (DIRETTIVA 2006/25/CE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 5 aprile 2006 sulle prescrizioni minime di sicurezza e di salute relative all'esposizione dei lavoratori ai rischi derivanti dagli agenti fisici (radiazioni ottiche artificiali) (diciannovesima direttiva particolare ai sensi dell'articolo 16, paragrafo 1, della direttiva 89/391/CEE). Pur essendo le radiazioni UV solari escluse dal campo di applicazione specifico del titolo VIII capo V, va comunque sottolineato che l’art. 181, comma 1 specifica che la valutazione del rischio di tutti gli agenti fisici deve essere tale da “identificare e adottare le opportune misure di prevenzione e protezione” facendo “particolare riferimento alle norme di buona tecnica e alle buone prassi”. Il Testo Unico prevede tra le misure generali di tutela "l'eliminazione dei rischi in relazione alle conoscenze acquisite in base al progresso tecnico e, ove ciò non è possibile, la loro riduzione al minimo". Prevede inoltre che il Datore di lavoro, il Dirigente e il Preposto debbano richiedere "l'osservanza da parte dei singoli lavoratori delle norme e delle disposizioni aziendali in materia di sicurezza e di uso dei mezzi di protezione collettivi ed individuali messi a loro disposizione".
Il Testo Unico sancisce che il Datore di lavoro deve fornire ai lavoratori "i necessari ed idonei mezzi di protezione"; sancisce inoltre l'obbligo da parte dei lavoratori di osservare le disposizioni e le istruzioni impartite dal Datore di lavoro, dai Dirigenti e dai Preposti, ai fini della protezione collettiva e individuale.
Il lavoro notturno rappresenta un fattore di rischio in sé. Con l'entrata in vigore del D.Lgs. 532/99, infatti, il "prestare la propria attività lavorativa in qualità di lavoratore notturno" costituisce, senza necessità dell'ulteriore presenza di altri fattori critici, un fattore di rischio. Se presente, la modalità del lavoro notturno deve quindi essere presa in esame in modo specifico nella valutazione dei rischi; vi sono inoltre precisi obblighi di informazione e di sorveglianza sanitaria e vanno previste e adottate specifiche misure di prevenzione e protezione. Anche se alcune criticità del lavoro solitario e isolato notturno sono presenti anche durante il lavoro solitario e isolato diurno, sicuramente queste vengono accentuate durante il turno di notte. In particolare l'organizzazione dei soccorsi in caso di infortunio del lavoratore rappresenta certamente il punto più critico nel caso di lavoro notturno solitario; per l’ impossibilità o la limitata capacità da parte del lavoratore stesso, di allertare i soccorsi all'esterno del luogo di lavoro, per la difficoltà o l'impossibilità dei soccorritori, se e quando allertati, di accedere all'interno del luogo dove è necessario l'intervento, ma anche per l’ulteriore difficoltà a individuare esattamente il punto di intervento in caso di situazioni complesse.
A partire dal gennaio 2011 è obbligatorio per le aziende italiane effettuare la valutazione dello Stress Lavoro Correlato. Era stato già anticipato nel D.Lgs 81/08 (art. 28 c1 bis ex D.Lgs. 106/09) che si rifaceva esplicitamente all’accordo Europeo del 2004 sottoscritto dalle quattro maggiori organizzazioni Europee (CEEP, UEAPME, UNICE e ETUC) i cui contenuti erano rivolti alla definizione studio dei criteri di prevenzione di questo rischio. Si definisce Stress quello stato che si accompagna a malessere e disfunzioni fisiche, psicologiche o sociali che consegue dal fatto che le persone non si sentono in grado di superare i gap rispetto alle richieste o alle attese nei loro confronti. In termini generici quindi è importante sottolineare come lo Stress non sia di per se una malattia, bensì una condizione innescata nell’organismo umano da parte di una fonte o sollecitazione esterna che comporta una serie di adattamenti che, se protratti nel tempo, possono assumere carattere di patologia. Trasferendo il concetto generale agli ambienti di lavoro si può definire quindi lo Stress da Lavoro Correlato come la percezione di squilibrio avvertita dal lavoratore quando le richieste del contenuto, dell’organizzazione e dell’ambiente di lavoro, eccedono le capacità individuali per fronteggiare tali richieste appunto.
Differenze di genere e lavoratrici in gravidanza
La gravidanza e la maternità sono normalmente due periodi delicati nella vita di una donna. Lo sono tuttavia ancor più se l’attività lavorativa può costituire per la lavoratrice in gravidanza e dopo il parto una condizione di rischio per la propria salute o quella del bambino. A questo proposito è importante che le lavoratrici conoscano il D.Lgs. 151/01 - “Testo unico a tutela della maternità e paternità” – una normativa che disciplina i congedi, i riposi, i permessi e la tutela delle lavoratrici e dei lavoratori connessi alla maternità e paternità, prevedendo anche misure preventive e protettive per la salute e la sicurezza delle lavoratrici in gravidanza e dopo il parto. Il decreto prevede il divieto di adibire la lavoratrice al lavoro (congedo di maternità): 1). Nei 2 mesi precedenti la data presunta del parto; 2). Nei 3 mesi successivi al parto”. Inoltre norme specifiche riguardano: 1). La valutazione dei rischi; 2). La proibizione di adibire la lavoratrice a lavori ‘vietati’; 3). Il divieto di lavoro notturno; 4). L’astensione anticipata del congedo di maternità, nel caso di gravi complicanze della gestazione o quando vi siano condizioni di lavoro a rischio e la lavoratrice non possa essere spostata ad altre mansioni”.
Differenze di età minorenni anziani; provenienza da altri paesi
Il Datore di lavoro è il principale responsabile degli obblighi fondamentali in materia di sicurezza e tra i suoi adempimenti indelegabili vi è la valutazione di tutti i rischi lavorativi connessi alla attività di impresa, con la conseguente elaborazione del relativo documento. Con riferimento all'oggetto di detta valutazione, la norma specifica che la stessa deve concernere tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori, ivi compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari, vale a dire tutti quei lavoratori per i quali, in conseguenza di caratteristiche distintive tassativamente individuate dal legislatore, i rischi relativi ad uno stesso pericolo sono comparativamente maggiori rispetto alla generalità dei lavoratori.
I "parametri gruppali" individuati per verificare più congruamente la peculiare esposizione ai pericoli sono il genere, l'età, la provenienza da altri Paesi e la specifica tipologia contrattuale attraverso cui viene resa la prestazione di lavoro. Valutare i rischi connessi alle differenze di genere significa per il datore focalizzare l'attenzione sulla organizzazione del lavoro ponendo attenzione a quegli elementi fisici e biologici (es. peso e altezza), ma anche culturali e sociali (es. spesso le donne svolgono ancora la maggior parte dei lavori domestici il che fa aumentare il loro "tempo di lavoro") che differenziano uomini e donne in modo da garantire pari opportunità di tutela tra gli stessi, anche in relazione alla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.
Una valutazione dei rischi che voglia tenere, altresì, conto delle differenze di età, dovrà necessariamente considerare i lavoratori divisi per classi. Ad esclusione dei "lavoratori standard" (29-45/50 anni) che non evidenziano alcuna specifica rischiosità espositiva connessa all'età, i "lavoratori giovani" (15-24/29 anni) e i "lavoratori maturi e anziani" (oltre 50/55 anni e oltre 60 anni non ancora pensionabili), seppur per motivi diversi, necessitano infatti di una particolare attenzione da parte del datore di lavoro con riferimento sia alla formazione che all'adattamento nel tempo delle mansioni assegnate: i primi per lo sviluppo fisico non ancora completo, la mancanza di esperienza lavorativa, la scarsa familiarità con l'ambiente di lavoro; i secondi, magri prossimi al pensionamento, per problematiche di tipo fisico o psichico come la riduzione della massa e forza muscolare, la diminuzione della capacità visiva e uditiva, la parziale compromissione delle capacità intellettive e della memoria recente.
Il Servizio Prevenzione e Protezione (SPP) è definito come “insieme delle persone, sistemi e mezzi esterni o interni all’azienda finalizzati all’attività di prevenzione e protezione dai rischi professionali per i lavoratori dall’art.2, comma 1, lettera l" del D.Lgs 81/08 (Testo unico in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro). Fra gli addetti va menzionata la figura del Responsabile del SPP (persona designata dal Datore di lavoro in possesso d’attitudini e capacità adeguate), che ha la funzione di dare coordinamento e razionalità agli interventi del Servizio.
Le figure che compongono il SPP sono: il Responsabile del servizio di prevenzione e protezione (RSPP), l'Addetto al Servizio di Prevenzione e Protezione (ASPP), l'Addetto al Primo Soccorso, l'Addetto alle emergenze e all'Antincendio. Questi soggetti vengono abilitati a tali mansioni solo dopo il conseguimento di un attestato rilasciato dopo uno specifico corso di formazione.
Le ore obbligatorie di formazione, sono frutto dell'indice di Rischio (Basso, Medio, Alto) definito dal codice ATECO di appartenenza dell'Azienda; il codice è verificabile dalla propria visura camerale.
Ore corso: 16 (Rischio basso), 32 (Rischio medio), 48 (Rischio alto)
Validità dell’Attestato formativo: 5 anni
Ore corso: 6 (Rischio basso), 10 (Rischio medio), 14 (Rischio alto)
Validità dell’aggiornamento: 5 anni
Formazione Responsabile dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS)
Validità dell’Attestato formativo: 1 anno
Validità dell’Aggiornamento: 1 anno
Ore corso: 12 (Gruppi B e C ), 16 (Gruppo A)
Validità dell’Attestato formativo: 3 anni
Validità dell’Aggiornamento: 3 anni
Ore corso: 4 (Rischio basso), 8 (Rischio medio)
Validità dell’Attestato formativo: 3 anni (Circolare num. 5987 del 23/02/2011 dei VV.FF.)
Ore corso: 2 (Rischio basso), 5 (Rischio medio)
Validità dell’Aggiornamento: 3 anni (Circolare num. 5987 del 23/02/2011 dei VV.FF.)
Formazione Lavoratori (Modulo base)
Formazione Lavoratori (Rischio basso)
Formazione Lavoratori (Rischio medio)
Formazione obbligatoria teorico pratica per addetti all’utilizzo di Piattaforme senza stabilizzatori
Ore corso: 4 (Teoria), 4 (Pratica)
Formazione obbligatoria teorico pratica per addetti all’utilizzo di Piattaforme su stabilizzatori
Formazione obbligatoria teorico pratica per addetti all’utilizzo di Piattaforme con e senza stabilizzatori
Ore corso: 4 (Teoria), 6 (Pratica)
Formazione obbligatoria teorico pratica per addetti all’utilizzo di Gru a torre con rotazione in basso
Ore corso: 8 (Teoria), 4 (Pratica)
Formazione obbligatoria teorico pratica per addetti all’utilizzo di Gru a torre con rotazione in alto
Formazione obbligatoria teorico pratica per addetti all’utilizzo di Gru a torre con rotazione in alto e in basso
Ore corso: 8 (Teoria), 6 (Pratica)
Formazione obbligatoria teorico pratica per addetti all’utilizzo di Gru mobili
Ore corso: 7 (Teoria), 7 (Pratica)
Formazione obbligatoria teorico pratica per addetti all’utilizzo di Gru mobili con falcone telescopico o brandeggiabile
Ore corso: 11 (Teoria), 11 (Pratica)
Formazione obbligatoria teorico pratica per addetti all’utilizzo di Gru su autocarro
Ore corso: 4 (Teoria), 8 (Pratica)
Formazione obbligatoria teorico pratica per addetti all’utilizzo di Carrelli industriali semoventi
Formazione obbligatoria teorico pratica per addetti all’utilizzo di Carrelli industriali semoventi a braccio telescopico
Formazione obbligatoria teorico pratica per addetti all’utilizzo di Carrelli sollevatori elevatori semoventi, telescopici, rotativi
Formazione obbligatoria teorico pratica per addetti all’utilizzo di Carrelli industriali, semoventi, a braccio telescopico, telescopico rotativi
Ore corso: 8 (Teoria), 8 (Pratica)
Formazione obbligatoria teorico pratica per addetti all’utilizzo di Trattori agricoli o forestali a ruote
Ore corso: 3 (Teoria), 5 (Pratica)
Formazione obbligatoria teorico pratica per addetti all’utilizzo di Trattori agricoli o forestali a cingoli
Formazione obbligatoria teorico pratica per addetti all’utilizzo di macchine movimento terra Escavatori idraulici
Formazione obbligatoria teorico pratica per addetti all’utilizzo di macchine movimento terra Escavatori a fune
Formazione obbligatoria teorico pratica per addetti all’utilizzo di macchine movimento terra Pale caricatrici frontali
Formazione obbligatoria teorico pratica per addetti all’utilizzo di macchine movimento terra Terne
Formazione obbligatoria teorico pratica per addetti all’utilizzo di macchine movimento terra Autoribaltabili a cingoli
Formazione obbligatoria teorico pratica per addetti all’utilizzo di macchine movimento terra Escavatori idraulici, Caricatori frontali, Terne
Formazione obbligatoria teorico pratica per addetti all’utilizzo di Pompe calcestruzzo
Ore corso: 4 (Teoria), 12 (Pratica)
Formazione obbligatoria teorico pratica per addetti a lavorazioni in Ambienti sospetti di inquinamento e/o confinati
Formazione obbligatoria teorico pratica per lavoratori e preposti addetti alle operazioni di montaggio, smontaggio o trasformazione di ponteggi
Validità dell’Attestato: 4 anni
Formazione obbligatoria di aggiornamento teorico pratica per lavoratori e preposti addetti alle operazioni di montaggio, smontaggio o trasformazione di ponteggi
Ore corso: 1 (Teoria), 3 (Pratica)
Validità dell’Aggiornamento: 4 anni
Formazione obbligatoria teorico pratica per tecnici addetti ai lavori elettrici PES PAV PEI
Ore corso: 16 (Teoria)
Formazione teorico pratica per l’accesso e il lavoro in sospensione in siti naturali o artificiali
Ore corso: 12 (Teoria), 20 (Pratica)
Formazione teorico pratica per addetti a lavoro su fune per l’accesso e l’attività lavorativa su alberi
Formazione obbligatoria teorico pratica per addetti a lavoro in quota
Ore corso: 2 (Teoria), 1 (Pratica)
Formazione obbligatoria teorico pratica per l’utilizzo dei DPI
Formazione obbligatoria teorico pratica per addetti all’utilizzo di Carroponti, Gru a cavalletto, Paranchi
La gestione Lunaecom
Lunaecom, dalla data della sua costituzione nel corso della sua attività sul territorio, ha approfondito e perfezionato l’intero sistema di gestione degli appalti come richiesto dal D.Lgs. 81/08 e dalle sue successive modifiche e integrazioni. Un notevole impulso è derivato dalla consulenza svolta all’interno di una delle realtà più importanti al mondo nel settore Oil & Gas, dove ad oggi, segue dal punto di vista della sicurezza ditte operanti al suo interno come Main Contractor, Consorzi e diverse società nei settori edili, elettrici, meccanici; ciò a permesso di instaurare uno stretto scambio di informazioni con gli uffici EHS (Environment, Health and Safety) che gestiscono la sicurezza degli stabilimenti.
Lunaecom all’occorrenza può mettere in campo oltre alle figure già presenti in stabilimento tecnici professionisti per seguire giornalmente le attività svolte in cantiere dalle Aziende clienti. Ad ogni Main Contractor, Consorzio o singola ditta a cui lo stabilimento assegna un “Job” è richiesta una qualifica di idoneità tecnico professionale così articolata:
1. Documenti per Work floor (piano di lavoro) destinati agli uffici EHS;
2. Documenti per portineria di stabilimento che permettono accesso a tutti i lavoratori operanti all’interno dello stesso tramite rilascio di badge personale;
3. Eventuale ulteriore documentazione richiesta da parte di Coordinatore per sicurezza eventualmente nominato per lo specifico cantiere.
I documenti per work floor sono così suddivisi:
All-1. Questionario di Prequalifica Fornitori: Lo scopo del Questionario di Prequalifica è di ottenere dalle singole Aziende un riassunto della performance relativi agli incidenti/infortuni sul lavoro, ai programmi e procedure EHS, nonché le politiche aziendali a carattere generale;
All-2. Modulo di autocertificazione attestante il possesso dei requisiti di idoneità tecnico – professionale con riferimento alla tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro;
All-3. Elenco Attrezzature e Prodotti Chimici che le Aziende intendono utilizzare per lo svolgimento delle lavorazioni con indicazione del capocantiere e se opereranno in regime di appalto o sub appalto;
POS: Piano Operativo della Sicurezza che rappresenta il dettaglio della valutazione dei rischi con obiettivo di descrivere le migliori misure di prevenzione da adottare nelle attività di cantiere al fine di salvaguardare l'incolumità fisica dei lavoratori;
Visura Camerale, Iscrizione camera di commercio, DURC in corso di validità;
DUVRI di stabilimento e PSC, se presente, firmati per presa visione e accettazione da parte dei singoli Datori di lavoro.
I documenti per la portineria di stabilimento sono così suddivisi:
All-4. Richiesta autorizzazione a lavorare presso lo stabilimento da parte di imprese appaltatrici e subappaltatrici indicante il numero commessa e deve essere compilato per ogni singolo lavoratore che deve entrare presso lo stabilimento stesso con dati anagrafici, date corsi svolti, ultima visita effettuata, dati INAIL e INPS, etc.;
Idoneità sanitaria di ogni singolo lavoratore in corso di validità;
UNILAV di ogni singolo dipendente (modello telematico con il quale viene comunicata all'ufficio per l'Impiego la costituzione del rapporto di lavoro);
Tale sinergia che si è instaurata nel corso degli anni con gli uffici EHS ha permesso a Lunaecom di fare suo un sistema ormai collaudato di gestione che permette alle Aziende un facile accesso agli ambienti di lavoro e facilitando un reale disimpegno che il cliente può toccare con mano.
La figura del committente trova la sua prima applicazione con il Decreto Legislativo n.626/1994, che rende destinatario di obblighi di prevenzione il Datore di lavoro che affida l’esecuzione di opere, lavori, servizi e forniture a imprese appaltatrici o a lavoratori autonomi all’interno della propria azienda o di una singola unità produttiva della stessa. La norma è stata integrata dai Decreti Legislativi 81/08 e 106/09, che prevedono l’estensione di tali obblighi all’intero ciclo produttivo dell’azienda medesima, sempre che abbia la disponibilità giuridica nei luoghi in cui si svolge l’appalto o la prestazione di lavoro autonomo. In questo modo, il committente non può sottrarsi ai suoi doveri di prevenzione per il semplice fatto di collocare lo svolgimento di alcuni settori della lavorazione al di fuori delle unità produttive.
Da redigersi per iscritto da parte del committente, è un documento con il quale sono valutati i rischi e nel quale sono indicate le misure adottate per eliminarli, ove ciò non sia possibile, ridurli al minimo. I rischi in questione sono dati da interferenze fra le attività affidate ad appaltatori e lavoratori autonomi, i loro eventuali subcontraenti e le attività svolte nello stesso luogo di lavoro dal committente. Tale documento, inoltre, attesta l’avvenuta informazione nei confronti degli operatori economici affidatari circa i rischi specifici esistenti nell’ambiente in cui gli stessi dovranno operare e sulle misure di prevenzione e di emergenza adottate.
La denominazione DUVRI (Documento Unico di Valutazione dei Rischi Interferenti) - deriva dalla determinazione n. 3/2008 dell’Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici di Lavori, Servizi e Forniture.
Il DUVRI è stato previsto dall'art. 26 del D.Lgs. 81/08 - Testo Unico sulla sicurezza del lavoro, da ultimo modificato dal D.Lgs. 69/13 (cosiddetto “Decreto del Fare”) - in caso di affidamento a imprese appaltatrici o a lavoratori autonomi dei lavori da svolgere all'interno degli impianti ed unità produttive del committente.
Il DUVRI deve essere elaborato qualora un'impresa esterna intervenga nell'unità produttiva del committente per effettuare lavori di manutenzione o impiantare cantieri temporanei non soggetti all'obbligo di stesura del Piano di sicurezza e coordinamento, in conformità a quanto disposto dall’art. 26, co. 3, del D.Lgs. 81/08 («Il datore di lavoro committente promuove la cooperazione ed il coordinamento di cui al comma 2, elaborando un unico documento di valutazione dei rischi che indichi le misure adottate per eliminare o, ove ciò non è possibile, ridurre al minimo i rischi da interferenze»).
Il PSC è il documento che si trova al vertice della piramide strutturale e gerarchica sulla quale si organizza il cantiere. È il testo principe, il primo dal quale discendono poi le attività lavorative, i POS di ogni azienda affidataria e di ogni azienda esecutrice. Il documento insomma che dopo una corretta valutazione e stima dei rischi e delle misure preventive adatte assurge a riferimento indispensabile per ogni figura professionale presente in cantiere. È la chiave di volta dei cantieri temporanei o mobili, il testo di riferimento per la sicurezza sul lavoro. Viene redatto in fase di progettazione dell’opera o comunque prima della richiesta di presentazione delle offerte per l’appalto. dal Coordinatore per la sicurezza in fase di progettazione o in alcuni casi dal Coordinatore per la sicurezza in fase di esecuzione. È parte integrante della gara d’appalto, prescinde quindi l’esecuzione dell’opera, la anticipa e ne pianifica la sicurezza fin nelle fasi dell’assegnazione dei lavori alle ditte che ne hanno ottenuto il diritto. Il PSC deve essere poi punto di riferimento nella messa in opera per il Coordinatore per la sicurezza in esecuzione. Lo stesso Coordinatore per la sicurezza in esecuzione è deputato secondo il Testo unico in alcuni casi al completamento della stesura del PSC.
Il POS è il piano operativo di sicurezza che tutte le imprese devono presentare prima di entrare in un cantiere edile, ai sensi del D.Lgs. n. 81/08. E' quindi un documento, redatto dal Datore di lavoro, in cui devono essere riportate le informazioni relative a quello specifico cantiere e valutati i rischi a cui sono sottoposti gli addetti dell'impresa. Il POS non deve quindi costituire unicamente un adempimento amministrativo, (in mancanza del quale la ditta operatrice viene sanzionata), ma soprattutto un documento essenziale e indispensabile al fine di prevenire, limitare e ridurre al minimo i rischi nonché in grado di fornire una serie di elementi indicativi di comportamento e indirizzo sulla sicurezza.
Tale documento, contrariamente al Piano di Sicurezza e Coordinamento, che in alcuni casi non è obbligatorio redigere, deve essere sempre redatto da tutte le imprese che entrano in un cantiere temporaneo o mobile per svolgere il proprio lavoro e deve essere sempre presente in cantiere. Tutte le ditte che hanno lavoratori dipendenti sono tenute alla redazione del POS.
Il D.Lgs 81/08 all'articolo 134, dispone l'obbligo di redazione del Piano di Montaggio Uso e Smontaggio (PiMUS) ogni qual volta vengano utilizzati ponteggi.
L'articolo 136 comma 1 pone in capo al datore di lavoro dell'impresa, incaricata del montaggio e dello smontaggio dei ponteggi, l'obbligo di redazione del PIMUS a mezzo di persona competente. Ciò che deve essere contenuto nel PiMUS é dettagliatamente descritto nell'allegato XXII del D.Lgs. 81/08. La parte più importante riguarda le procedure di montaggio e smontaggio, che devono essere descritte passo dopo passo e sono direttamente dipendenti dalla scelta di quale sistema di protezione collettiva o DPI utilizzare. Ai sensi dell'art. 75 i DPI devono essere impiegati solo quando i rischi non possono essere evitati o sufficientemente ridotti da misure tecniche di prevenzione, da mezzi di protezione collettiva, da misure, metodi o procedimenti di riorganizzazione del lavoro.