Source: http://www.tidona.com/pubblicazioni/giurisprudenza-bancaria/giurisprudenza_cass_11524-2014.htm
Timestamp: 2017-09-24 22:47:27+00:00
Document Index: 48094705

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 5', 'sentenza ', 'art. 2049', 'art. 5', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 5', 'art. 2049', 'art. 5', 'art. 66', 'art. 5', 'sentenza ']

Studio Legale Tidona - In caso di truffa da parte del promotore finanziario l'investitore, per ottenere il risarcimento da parte dell'intermediario finanziario, deve provare non solo l'inadempimento del promotore (eventualmente anche conseguente a respons
In caso di appropriazione indebita da parte del promotore finanziario l'investitore, per ottenere il risarcimento da parte dell'intermediario finanziario, deve provare non solo l'inadempimento del promotore (eventualmente anche conseguente a responsabilità penale) ma anche il danno e la consequenzialità fattuale tra questo e l'inadempimento
Legga anche l'approfondimento: La responsabilità della banca per il risarcimento al cliente delle somme sottratte e dei danni arrecati dal promotore finanziario
In tema di contratti di intermediazione finanziaria, onde pervenire all'affermazione della responsabilità solidale del promotore e dell'intermediario per i danni subiti dall'investitore a causa della condotta del primo, occorre che l'investitore dia prova, non soltanto dell'inadempimento da parte del promotore e/o dell'intermediario finanziario di obbligazioni nascenti dal contratto o dalla legge poste a sua tutela, ma anche del danno e del nesso di causalità tra questo e il dedotto inadempimento; in particolare, l'affermazione di responsabilità non può conseguire alla sola diversificazione degli investimenti, concordata con l'investitore, pur in presenza dell'obbligo del promotore di svolgere la sua attività esclusivamente per conto e nell'interesse soltanto di una società di intermediazione mobiliare, come previsto dall'art. 5, comma terzo, della legge n. 1 del 1991.
Nella fattispecie decisa dalla Suprema Corte è stato ritenuto che non fosse stata provata l'appropriazione indebita, penalmente rilevante delle somme consegnategli dall'investitore, da parte del promotore. La circostanza che il promotore le avesse investite in altro prodotto di altro intermediario finanziario, è stato ritenuto insufficiente, dal momento che l'investitore non aveva neppure indicato le ragioni per le quali l'esito negativo degli investimenti fosse stato provocato da questa condotta (non rilevando, peraltro, rispetto all'investitore, l'inadempimento contrattuale del promotore nei confronti della società di intermediazione finanziaria). L'investitore non aveva altresì neppure dedotto altre condotte integranti violazione, da parte del promotore, dei doveri di correttezza o degli obblighi di legge impostigli nei confronti dell'investitore/risparmiatore.
1.- Con la decisione ora impugnata, pubblicata il 10 settembre 2009, la Corte d'Appello di Roma, in riforma della sentenza di primo grado, ha rigettato la domanda formulata da […] contro la banca […], nonché contro le eredi di A.D.. L'attrice in primo grado aveva dedotto che lei stessa ed il padre, ing. F.F., si erano avvalsi, sin dal 1984, dell'opera professionale della […], società di intermediazione finanziaria, e del suo promotore finanziario, A.D., per eseguire consistenti investimenti finanziari; che, dopo la morte del padre, l' A. le aveva consegnato due prospetti riepilogativi ("situazione investimenti"), intestati alla […], dai quali si evincevano investimenti per oltre tre miliari di lire; che, invece, a seguito della morte dell' A., aveva appreso che risultavano investimenti con la […]soltanto per lire 900.000.000, mentre non vi erano documenti relativi alla parte restante, di circa lire 2.500.000.000. Aveva quindi sostenuto che di questa maggior somma avrebbe dovuto rispondere la […] per il fatto del suo promotore e che in solido erano tenuti anche le eredi dell' A.; ne aveva quindi chiesto la condanna al risarcimento dei danni, quantificati in lire 2.515.791.000.
1.1.- La convenuta […] si era costituita in giudizio ed, eccepita l'incompetenza del Tribunale di Roma, nel merito aveva contestato la fondatezza della domanda, sostenendo in particolare la mancanza di prova riguardo ai dedotti investimenti con la società, oltre quelli, per L. 900.000.000, risultanti dalla documentazione già consegnata all'attrice.
Si erano costituite anche C.C., A.C. e S., quali eredi di A.D., resistendo alla domanda e rilevando che, comunque, avevano accettato l'eredità con beneficio d'inventario, il cui procedimento era allora in corso con la liquidazione delle attività e la riscossione dei crediti.
1.2.- Il Tribunale accoglieva parzialmente la domanda dell'attrice, condannando le convenute, in solido tra loro, al risarcimento dei danni, liquidati, in favore della F., nell'importo di Euro 450.576,50 (corrispondente a quello di otto assegni bancari consegnati dal F. all' A. e transitati sul conto corrente di quest'ultimo, per la somma di L. 906.000.000, della quale era risultata investita soltanto la somma di L. 33.581.690, perciò scomputata), oltre rivalutazione ed interessi legali dalla domanda, nonché al pagamento delle spese processuali.
2.- Proposto appello da parte della […], e dalle eredi A., la F. si costituiva e proponeva appello incidentale. La Corte d'Appello ha, come detto, accolto gli appelli principali e rigettato l'incidentale, ritenendo che l'attrice non avesse fornito la prova degli investimenti finanziari presso la […], non essendo stato dimostrato che fossero a questa riconducibili le operazioni finanziarie risultanti dai prospetti riepilogativi; quanto alla posizione dell' A., e quindi delle sue eredi, ha ritenuto mancante la prova di un fatto illecito commesso da quest'ultimo ai danni del padre della F.. Ha perciò mandato assolte entrambe le parti convenute ed ha condannato la F. al pagamento delle spese del doppio grado in favore della […], compensando invece le spese tra la stessa F. e C.C., A.S. e C..
3.- Avverso la sentenza […] propone ricorso affidato a due motivi, illustrati da memoria.
[…] si difende con controricorso, illustrato da memoria.
Con altro controricorso si difendono C.A.C., A.C.M.C. e A.S., le quali propongono ricorso incidentale condizionato, con un solo motivo, a cui risponde con controricorso […].
1.- Col primo motivo del ricorso principale si denuncia il vizio di motivazione, nonché la violazione e/o falsa applicazione della L. n. 1 del 1991, art. 5, comma 4.
La ricorrente lamenta che la motivazione sarebbe contraddittoria nella parte in cui non ha riconosciuto la responsabilità della […] per omesso controllo sul suo promotore finanziario monomandatario. La contraddizione starebbe nel fatto che la Corte d'Appello prima ha affermato che non vi era "la prova piena di un vero rapporto associativo" tra il padre della F. e l' A. e poi ha argomentato prendendo a presupposto l'esistenza di "uno stretto rapporto tra i due" (che altro non sarebbe stato che il normale rapporto di fiducia tra il F. ed il suo promotore finanziario) per farne discendere "consapevolezza e completa partecipazione del F. ai molteplici investimenti effettuati dall' A.".
Inoltre, secondo la ricorrente, la Corte d'Appello avrebbe affermato che non vi sarebbe prova del danno, mentre ella avrebbe provato di avere perduto un ingente capitale affidato all' A. e già il giudice di primo grado aveva accertato che quest'ultimo aveva violato quanto meno il divieto di operare per diversi intermediari finanziari.
D'altronde, anche a voler ammettere la consapevolezza del F. circa la diversificazione degli investimenti, si sarebbe dovuto concludere che il capitale era andato perduto a causa della violazione dei doveri di correttezza da parte del promotore finanziario. Pertanto, vi sarebbe stata la prova della responsabilità dell' A., malgrado la Corte d'Appello non l'abbia accertata.
Data questa responsabilità, secondo la ricorrente, si sarebbe trattato di stabilire se la responsabilità del promotore potesse estendersi alla […], sua mandante, ai sensi della L. n. 1 del 1991, art. 5, comma 4, così come interpretato dalla sentenza di questa Corte n. 6708/10 (della cui motivazione vengono riportati ampi stralci), non essendo sufficiente ad escluderla la mera consapevolezza, da parte del F., del comportamento illecito dell' A. (e non essendo stata dimostrata una sua collusione in danno della […]).
1.1.- Col secondo motivo di ricorso si denuncia l'omessa motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, ovvero la responsabilità sancita dall'art. 2049 c.c., in relazione alla L. n. 1 del 1991, art. 5. La ricorrente insiste nell'affermare che, ai sensi di quest'ultima norma, sussistendo un fatto illecito del promotore, anche se a rilevanza penale, ne dovrebbe rispondere la società di intermediazione mobiliare che si sia avvalsa della sua opera, qualora sussista un rapporto di occasionalità necessaria tra il fatto illecito del preposto è l'esercizio delle mansioni affidategli. Avrebbe errato la sentenza impugnata nel non applicare questi principi al caso di specie, essendo stata provata la riferibilità dei prospetti riepilogativi degli investimenti, prodotti in giudizio, al promotore A.D., da questi sottoscritti, ed essendo stati altresì prodotti in giudizio otto assegni al portatore, comprovanti investimenti per ben 906.000.000 di lire, di cui è risultata investita soltanto la somma di lire 33.581.690. Ancora, secondo la ricorrente, sarebbe illogico il ragionamento seguito dalla Corte territoriale per escludere l'efficacia probatoria di questi assegni così come quello relativo alla mancanza di efficacia probatoria dei prospetti riepilogativi, malgrado fossero redatti su carta intestata alla […], e quindi, a detta della ricorrente, sicuramente riferibili a quest'ultima.
Infine, la sentenza avrebbe omesso del tutto di motivare circa il fatto che l'asserzione della […] di operare e di aver operato secondo rigorose modalità sarebbe stata smentita da documenti prodotti in giudizio. Pertanto, vi sarebbe stata la prova della distrazione della somma di L. 2.461.915.649, di cui la Corte territoriale non avrebbe tenuto conto.
2.- I motivi vanno esaminati congiuntamente, poiché si riferiscono, sia il primo che il secondo, sia alla posizione della […] che alla posizione dell' A., che la ricorrente ha trattato in via unitaria, malgrado la sentenza impugnata le abbia tenute, per certi aspetti, distinte.
La Corte d'Appello, infatti, ha ritenuto:
- per un verso, mancante la rilevanza probatoria dei prospetti riepilogativi denominati "situazione investimenti" al 19 ottobre 1992 ed al 27 novembre 1992, reputandoli non idonei a provare sia investimenti compiuti dal F. per il tramite dell' A., sia "ed ancor meno... che tali investimenti riguardassero in qualche modo la […] ed i prodotti finanziari da essa gestiti". Ha aggiunto che, quanto a quest'ultima, negli stessi prospetti il riepilogo del conto degli investimenti con […] è indicato a parte, a riscontro dell'investimento della somma di L. 900.000.000 con la stessa […], non contestato tra le parti, mentre manca ogni collegamento con la società delle restanti annotazioni;
- idonei questi stessi prospetti a dimostrare la diversificazione degli investimenti compiuti dall' A. per contro del F., con la consapevolezza da parte di quest'ultimo del compimento di operazioni di investimento con intermediari diversi dalla […];
- provati, sia con i prospetti, sia con la documentazione prodotta dalle convenute, i "fitti rapporti di investimento" intrattenuti dal F. con l' A. e, per il tramite di quest'ultimo, con altre società finanziarie, tra cui la Cofina, la Financial Improvement Cooperative Soc. coop. e la Sherman & Patterson; quindi, la "consapevolezza e completa partecipazione del F. ai molteplici investimenti effettuati dall' A.", oltre che degli "stretti rapporti" che legavano i due;
- assolutamente non provata la sottrazione da parte della […], alla morte del suo promotore, di documenti comprovanti investimenti dei F. con la società;
- non provata l'imputazione degli otto assegni corrisposti dal F. all' A. per l'importo complessivo di lire 906.000.000, né rilevanti gli assegni circolari emessi dal promotore in favore della società di intermediazione;
- che "non vi sono ragioni per dubitare, né, comunque, risulta in tal senso provato che il denaro affidato dal F. all' A. non abbia avuto le destinazioni pattuite. Né la F. ha esplicitato le ragioni per le quali l' A. dovrebbe rispondere dell'eventuale esito negativo degli investi manti".
2.1.- La ratio decidendi della sentenza sta proprio in quest'ultima decisiva affermazione, per censurare la quale la ricorrente avrebbe dovuto, in primo luogo, contrastare la ricostruzione dei fatti compiuta dal giudice di merito, evidenziando vizi di motivazione rilevanti ai sensi dell'art. 360 c.p.c., n. 5.
Invece, con riguardo a tale ultima norma, sono inammissibili le censure, esposte nella seconda parte del secondo motivo (logicamente preliminari), volte a criticare l'apprezzamento che la Corte d'Appello ha fatto delle prove documentali, mentre - sempre in punto di ricostruzione fattuale - non sussiste il vizio di contraddizione della motivazione, lamentato col primo motivo, né quello di omessa motivazione, lamentato con l'ultimo argomento del secondo motivo.
Quanto alla valenza probatoria dei prospetti riepilogativi (o "situazione investimenti"), degli assegni bancari del F. transitati sul conto dell' A., degli assegni circolari rimessi da quest'ultimo alla […], nessun vizio logico della motivazione risulta addotto in ricorso, prospettando la ricorrente soltanto una lettura dei documenti differente da quella del giudice di merito, ed a sé più favorevole, ed essendo del tutto irrilevante -avuto riguardo all'iter logico argomentativo della sentenza, sopra riassunto - che due dei detti prospetti fossero stati sottoscritti dall' A. e che tutti fossero redatti su carta intestata alla […]; circostanze, peraltro, queste ultime, già considerate dalla Corte d'Appello (e congruamente trascurate perché non era in contestazione che i conti provenissero dall' A. e perché l'utilizzazione di carta intestata non può coinvolgere, di per sé, la […], né aver ingannato il F., per le ragioni ampiamente espresse dalla Corte territoriale).
In proposito, non può che essere ribadito che, in sede di legittimità, non è possibile rimettere in discussione la ricostruzione dei fatti operata dal giudice di merito, sulla base dell'apprezzamento delle risultanze istruttorie, pretendendone un nuovo esame. Queste risultanze, anche quando documentali, non possono essere esaminate direttamente dalla Corte di Cassazione, essendo perciò preclusa ogni nuova valutazione di merito, salvo che si evidenzino vizi logici della motivazione riguardanti un fatto controverso e decisivo per il giudizio.
2.2.- Inoltre, non può certo essere considerato tale il comportamento che si assume tenuto dalla […] in una occasione, nella quale avrebbe accettato modalità di investimento non conformi ad una procedura rigorosamente predeterminata, su cui la ricorrente sostiene che la motivazione sarebbe stata addirittura omessa. Ed invero, l'assunto della ricorrente si basa, ancora una volta, su una propria interpretazione di dati documentali già portati all'attenzione del giudice di merito, e da questi reputati insignificanti, o comunque non rilevanti, tenuto conto dell'insieme del materiale probatorio acquisito e preso in considerazione dalla Corte d'Appello.
Pertanto, la relativa doglianza va disattesa alla stregua del principio per il quale spetta al giudice del merito, in via esclusiva, il compito di individuare le fonti del proprio convincimento, di assumere e valutare le prove, di controllarne l'attendibilità e la concludenza, di scegliere, tra le complessive risultanze del processo, quelle ritenute maggiormente idonee a dimostrare la veridicità dei fatti ad essi sottesi, dando, così, liberamente prevalenza all'uno o all'altro dei mezzi di prova acquisiti (salvo i casi tassativamente previsti dalla legge).
Conseguentemente, per potersi configurare il vizio di motivazione su un asserito punto decisivo della controversia, è necessario un rapporto di causalità fra la circostanza che si assume trascurata e la soluzione giuridica data alla controversia, tale da far ritenere che quella circostanza, se fosse stata considerata, avrebbe portato ad una diversa soluzione della vertenza. Pertanto, il mancato esame di elementi probatori, contrastanti con quelli posti a fondamento della pronunzia, costituisce vizio di omesso esame di un punto decisivo solo se le risultanze processuali non esaminate siano tali da invalidare, con un giudizio di certezza e non di mera probabilità, l'efficacia probatoria delle altre risultanze sulle quali il convincimento è fondato, onde la "ratio decidendi" venga a trovarsi priva di base. (così Cass. n. 9368/06, nonché, tra le altre, di recente Cass. n. 25608/13).
2.3.- Non sussiste infine il vizio di contraddittorietà della motivazione, poiché l'avere escluso che vi fosse un "rapporto associativo" tra il F. e l' A. finalizzato allo svolgimento - in associazione tra loro, quindi con cointeressenza - di investimenti finanziari, come sostenuto dalla […], non è affatto in contrasto logico con la successiva affermazione, che si legge in motivazione, per la quale è stata comunque raggiunta la prova della consapevolezza e della completa partecipazione del F. ai molteplici investimenti effettuati dall' A.;
il che sta soltanto a significare che l'investitore era consapevole della direzione impressa ai propri investimenti da parte del promotore e della circostanza che questi non fossero indirizzati esclusivamente nei confronti di […].
L'inammissibilità o il rigetto dei motivi fin qui esaminati comportano che vada tenuta ferma la ricostruzione dei fatti compiuta dalla Corte d'Appello.
3.- Attesa tale ricostruzione, vanno superate, in quanto infondate, le censure avanzate dalla ricorrente per violazione di legge sia con riferimento alla L. n. 1 del 1991, art. 5, comma 4, che con riferimento all'art. 2049 c.c., letto in relazione alla L. n. 1 del 1991, stesso art. 5, (applicabile al caso di specie, ratione temporis, essendosi svolti i fatti di causa nella vigenza di questa legge, abrogata dal D.lgs. n. 415 del 1996, art. 66).
Dette norme presuppongono che sia accertato un fatto illecito commesso dal promotore ai danni dell'investitore e, soltanto dopo aver compiuto tale accertamento con esito positivo, consentono la verifica dell'estensione della responsabilità del promotore all'intermediario per il quale egli ha operato (cfr. Cass. n. 6708/10, indicata in ricorso, nonché Cass. n. 3773/09).
Nel caso di specie, la Corte d'Appello, ricostruiti i fatti come sopra, ha escluso che l' A. abbia commesso un fatto illecito dannoso per il F., sia penalmente rilevante (appropriazione delle somme corrispostegli dall'investitore) sia rilevante come inadempimento contrattuale (destinazione degli investimenti diversa da quella pattuita), così come ha riscontrato che, da parte dell'attrice in primo grado, è mancata anche l'allegazione delle "ragioni per le quali l' A. dovrebbe rispondere dell'eventuale esito negativo degli investimenti".
Pertanto, contrariamente a quanto assume la ricorrente, sia nel ricorso che nella memoria, non è affatto "certo che il comportamento dell' A. fu illecito".
3.1.- Privo di pregio risulta inoltre l'argomento - che sembra indicato a sostegno della perentoria affermazione appena riportata - fondato sulla violazione, da parte dell' A., dell'obbligo, imposto dalla L. n. 1 del 1991, e dal contratto di agenzia stipulato con […], di svolgere la sua attività di promotore di servizi finanziari esclusivamente per conto e nell'interesse di quest'ultima società di intermediazione mobiliare.
Si tratta di un inadempimento contrattuale, che comporta anche la violazione di una regola di comportamento imposta dalla legge, che tuttavia non rileva di per sé nei confronti del cliente investitore, che agisca per il risarcimento dei danni.
In tema di contratti di intermediazione finanziaria, onde pervenire all'affermazione della responsabilità solidale del promotore e dell'intermediario per i danni subiti dall'investitore a causa della condotta del primo, occorre che l'investitore dia prova, non soltanto dell'inadempimento da parte del promotore e/o dell'intermediario finanziario di obbligazioni nascenti dal contratto o dalla legge poste a sua tutela, ma anche del danno e del nesso di causalità tra questo e il dedotto inadempimento (cosi Cass. n. 3773/09, ma anche Cass. n. 6708/10 cit.). In particolare, l'affermazione di responsabilità non può conseguire alla sola diversificazione degli investimenti, concordata con l'investitore, pur in presenza dell'obbligo del promotore di svolgere la sua attività esclusivamente per conto e nell'interesse soltanto di una società di intermediazione mobiliare, come previsto dalla L. n. 1 del 1991, art. 5, comma 3.
Orbene, è emerso nel presente giudizio che l' A. è incorso nell'inadempimento predetto, che pertanto ben può dirsi accertato;
ma è mancata la prova, in primo luogo, del danno e, comunque, la prova, anzi addirittura, l'allegazione del nesso di causalità tra la diversificazione degli investimenti, peraltro ben nota al F. e da questi condivisa, e le perdite patrimoniali che la ricorrente assume essere derivate al padre ed a lei personalmente.
Escluso, infatti, che sia stata provata l'appropriazione indebita, penalmente rilevante delle somme consegnategli dall'investitore, da parte del promotore, la circostanza che questi le abbia investite non presso la […], ma altrimenti, resta del tutto priva di efficienza causale rispetto al danno lamentato, dal momento che, come pure rilevato nella sentenza impugnata, la parte che pretende il risarcimento non ha nemmeno indicato le ragioni per le quali l'esito negativo degli investimenti sia stato provocato da questa condotta (non rilevando, peraltro, rispetto all'investitore, l'inadempimento contrattuale del promotore nei confronti della società di intermediazione finanziaria). Né risultano dedotte altre condotte integranti violazione, da parte del promotore, dei doveri di correttezza o degli obblighi di legge impostigli nei confronti dell'investitore/risparmiatore.
Data la ratio decidendi di cui si è fin qui detto, sono, prima ancora che infondati, non pertinenti gli ulteriori argomenti spesi in ricorso per dimostrare l'estensione alla […] di una responsabilità che non è stata riconosciuta nemmeno in capo al promotore finanziario.
Resta assorbito il ricorso incidentale condizionato, concernente la condizione delle eredi A., in quanto accettanti l'eredità con beneficio d'inventario.
La Corte, decidendo sui ricorsi riuniti, rigetta il ricorso principale, assorbito l'incidentale condizionato; condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, che liquida nell'importo complessivo di Euro 12.500,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, in favore della Banca […] e di Euro 12.500,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, in favore di C.C., A.C. e A.S., in solido tra loro, oltre accessori come per legge.