Source: http://www.sindacatofsi.it/2018/10/16/lavoratore-assente-legittimi-i-controlli-esterni-di-investigatori-privati-cassazione-civile-seziona-lavoro-sentenza-04-04-2018-n-8373/
Timestamp: 2019-02-17 13:55:57+00:00
Document Index: 46443341

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Lavoratore assente? Legittimi i controlli esterni di investigatori privati Cassazione civile, seziona lavoro, sentenza 04/04/2018 n° 8373 | Sindacato FSI
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Lavoratore assente? Legittimi i controlli esterni di investigatori privati Cassazione civile, seziona lavoro, sentenza 04/04/2018 n° 8373
Sentenza 17 gennaio – 4 aprile 2018, n. 8373
sul ricorso 12969/2016 proposto da:
T.P., elettivamente domiciliato in ROMA, CORSO TRIESTE 37, presso lo studio dell’avvocato STEFANO RECCHIONI, che lo rappresenta e difende, giusta delega in atti;
UNIPOLSAI ASSICURAZIONI S.P.A., in persona del legale rappresentante pro tempore elettivamente domiciliata in ROMA, VIA ANTONIO SERRA 21, presso lo studio dell’avvocato SALVATORE ALBERTO RASI, che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato MARCO MICHELE DE BELLIS, giusta delega in atti;
avverso la sentenza n. 5779/2015 della CORTE D’APPELLO di ROMA, depositata il 12/11/2015 R.G.N. 3069/2014;
udito l’Avvocato BUCCARELLI MARIAPIA per delega Avvocato RECCHIONI STEFANO;
udito l’Avvocato RASI SALVATORE ALBERTO.
2. A fondamento del decisum la Corte territoriale ha rilevato che: a) la contestazione disciplinare, intervenuta dopo 45 giorni, era tempestiva avendo riguardo alla data della effettiva e certa conoscenza dei fatti, al periodo feriale intercorso e alla complessità della organizzazione aziendale; b) la sanzione irrogata era proporzionata rispetto ai fatti contestati; c) la problematica sulla illegittimità dei controlli volti dalla agenzia investigativa, in violazione della L. n. 300 del 1970, artt. 2, 3, e 4, era una questione nuova perchè prospettata per la prima volta in appello e, comunque, infondata perchè l’attività investigativa era finalizzata non all’accertamento delle modalità di adempimento dell’obbligazione lavorativa, bensì alla verifica se il dipendente si fosse assentato, senza giustificato motivo o permesso dal luogo di lavoro.
3. Con il terzo motivo si censura l’ingiustizia della sentenza per violazione e falsa applicazione degli artt. 2, 3 e 4 dello St. lav. in ordine al controllo a distanza del lavoratore nonchè degli artt. 2104 e 2106 c.p.c., e consequenziale ulteriore violazione della regola di giudizio del’onere della prova ex art. 2697 c.c., circa l’impiego di indagini svolte da agenzie investigative.
4. Con il quarto motivo il ricorrente si duole della nullità della sentenza (art. 360 c.p.c., n. 4) per violazione delle norme sul principio dispositivo (artt. 99 e 115 cpc), del libero convincimento (art. 116 c.p.c.), della regola generale della tassatività del catalogo dei mezzi di prova nonchè degli artt. 244 e 257 bis cpc in uno alla illegittimità della stessa per violazione e falsa applicazione (art. 360 c.p.c., n. 3); nonchè degli artt. 2, 3 e 4 dello Statuto dei Lavoratori e dell’art. 2699 c.c. e ss., in tema i prova documentale; nonchè del principio per cui le prove atipiche – ad effetto meramente indiziario – devono essere corroborate da prove piene e comunque non sono mai utilizzabili se acquisite in violazione dei divieti posti da norme sostanziali o processuali, con la conseguente ingiustizia della sentenza, ex art. 360 c.p.c., n. 3, per ulteriore violazione della regola dell’onere della prova ex art. 2697 c.c.: nella fattispecie in esame la relazione della agenzia investigativa avrebbe dovuto essere avvalorata in giudizio con prove piene.
5. Con il quinto motivo il T. deduce l’ingiustizia della sentenza impugnata per violazione e/o falsa applicazione (art. 360 c.p.c., n. 3) dell’art. 2697 c.c., sull’onere della prova sia della L. n. 300 del 1970, artt. 2, 3 e 4, per essere stata erroneamente rilevata dalla Corte territoriale, la giusta causa del licenziamento, la proporzionalità della misura nonchè per non essere stato considerato che: a) egli era stato impegnato in attività non lavorative al di fuori dell’ufficio; b) non aveva violato il complessivo “monte ore”; c) non era stato verificato se si fosse trattenuto in ufficio oltre il normale orario di lavoro e quali erano stati i risultati raggiunti.
7. Con il settimo motivo il ricorrente lamenta l’ingiustizia della sentenza impugnata per violazione e falsa applicazione ex art. 360 c.p.c., n. 3, dell’art. 2119 c.c., della L. n. 604 del 1966, art. 1, degli artt. 1455, 2106, 2119 e 2697 c.c., per totale assenza – sia in punto assertivo che dimostrativo – del pregiudizio agli scopi aziendali che la resistente avrebbe subito in conseguenza dell’inadempimento del dipendente.
Depositato in Cancelleria il 4 aprile 2018.