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Timestamp: 2018-09-18 15:53:07+00:00
Document Index: 176207177

Matched Legal Cases: ['art. 2712', 'art. 5', 'sentenza ', 'art. 2712', 'art. 214', 'art. 5']

Legittimo l`accertamento sullo stato di malattia del lavoratore a mezzo di investigatore privato
Lunedì 03 Ottobre 2016 10:45	Studio Cataldi	Lavoro	- Diritto del Lavoro
Avv. Paolo Accoti -Al datore di lavoro, esclusa a priori la possibilit di effettuare accertamenti sanitari diretti sul lavoratore in malattia, non affatto preclusa la facolt di riscontrare l'idoneit al lavoro e, pertanto, a ritenere ingiustificata l'assenza per malattia del dipendente, servendosi di una agenzia investigativa, n pu ritenersi violata la normativa sulla privacy nell'utilizzo delle riproduzioni meccaniche di cui all'art. 2712 c.c. (vale a dire quelle: fotografiche, informatiche o cinematografiche, le registrazioni fonografiche e, in genere, ogni altra rappresentazione meccanica di fatti e di cose), quando queste attengono a condotte del lavoratore manifestate al di fuori dell'ambito domestico e, pertanto, che non invadono i profili di personalit del lavoratore ovvero il suo domicilio.
Il lavoratore, infatti, nonostante risultasse in malattia e, pertanto, assente dal posto di lavoro per sopravvenuta inidoneit temporanea a prestare la propria attivit lavorativa a cagione della patologia ("gonalgia e lombalgia acuta") accertata dal medico dell'INPS, veniva sorpreso da un investigatore privato incaricato all'uopo dal datore di lavoro ad eseguire dalle ore 13.30 alle ore 14.20 lavori sul tetto e nel cortile della propria abitazione.
Detta "attivit" del lavoratore veniva riprodotta per mezzo di fotografie e filmati, approntati dal dipendente dell'agenzia investigativa incaricata che, pertanto, davano origine alla giusta causa per il licenziamento del lavoratore infedele.
Questi adiva il Tribunale competente territorialmente e impugnava il licenziamento, ritenuto dallo stesso inammissibile in virt dell'adombrata illeceit dell'attivit investigativa disposta in suo danno dal datore di lavoro.
Il Tribunale sposava la tesi del lavoratore e, conseguentemente, dichiarava l'illegittimit del licenziamento.
Sul reclamo proposto dal datore di lavoro la Corte di Appello di Caltanissetta ribaltava la decisione di primo grado ritenendo legittimo il ricorso, da parte del datare di lavoro, ad una agenzia investigativa per verificare l'attendibilit della certificazione medica nonch utilizzabili il video e le fotografie poste a corredo del gravame.
Il giudizio, come detto, giungeva quindi dinnanzi alla Corte di Cassazione Sezione Lavoro, alla quale il lavoratore ricorreva evidenziando una serie di violazioni di legge, il mancato rispetto della privacy nonch l'esistenza di documentazione medica proveniente dall'INPS che, appunto, attestava indubitabilmente lo stato di malattia del lavoratore.
La stessa d atto del normativa vigente in materia e, in particolare, dell'art. 5 L. 300/1970 (Statuto dei Lavoratori) per cui vige il divieto di accertamenti sanitari sul proprio dipendente da parte del datore di lavoro e sulla facolt dello stesso di effettuare il controllo delle assenze per infermit esclusivamente attraverso i servizi ispettivi degli istituti previdenziali, tuttavia, tale divieto non preclude "al datore medesimo di procedere, al di fuori delle verifiche di tipo sanitario, ad accertamenti di circostanze di fatto atte a dimostrare l'insussistenza della malattia o la non idoneit di quest'ultima a determinare uno stato d'incapacit lavorativa e, quindi, a giustificare l'assenza (Cass. 25162/2014; Cass. 6236/2001)".
Tanto, sostiene la Corte perch siffatto accertamento non attiene direttamente alla verifica dello stato di malattia (precluso al datore di lavoro), bens ha ad oggetto comportamenti extra lavorativi che concernono il corretto adempimento delle obbligazioni derivanti dal contratto di lavoro.
Al pari infondata la questione relativa alla violazione della privacy del lavoratore, in considerazione del fatto che la sentenza ha accertato come la condotta oggetto di addebito stata posta in essere sul tetto dell'abitazione, non all'interno di essa, di talch non vi era alcun domicilio del lavoratore da tutelare.
In merito all'utilizzabilit in giudizio delle riprese fotografiche e video, disconosciute dal lavoratore alla prima udienza, la Corte di Cassazione ricorda come: "il disconoscimento delle riproduzioni meccaniche di cui all'art. 2712 c.c., che fa perdere alle stesse la loro qualit di prova, pur non essendo soggetto ai limiti e alle modalit di cui all'art. 214 c.p.c., deve, tuttavia, essere chiaro, circostanziato ed esplicito (dovendo concretizzarsi nell'allegazione di elementi attestanti la non corrispondenza tra realt fattuale e realt riprodotta) e - al fine di non alterare l'iter procedimentale in base al quale il legislatore ha inteso cadenzare il processo in riferimento al contraddittorio - deve essere tempestivo e cio avvenire nella prima udienza o nella prima risposta successiva alla rituale acquisizione delle suddette riproduzioni, dovendo per ci intendersi la prima udienza o la prima risposta successiva al momento in cui la parte onerata del disconoscimento sia stata posta in condizione, avuto riguardo alla particolare natura dell'oggetto prodotto, di rendersi immediatamente conto del contenuto della riproduzione. Ne consegue che potr reputarsi tardivo il disconoscimento di una riproduzione visiva soltanto dopo la visione relativa e quello di una riproduzione sonora soltanto dopo la sua audizione o, se congruente, la rituale acquisizione della sua trascrizione (Cass. 9526/2010; Cass. 2117/2011)".
Ci posto, il semplice disconoscimento della data e dell'ora del video, non appare sufficiente a dimostrare una diversa realt rispetto a quella riprodotta meccanicamente, peraltro, l'anzidetta prova video corroborata anche dalla testimonianza rilasciata in aula dall'investigatore che ha realizzato il filmato e le fotografie, testimonianza da ritenersi ammissibile, in considerazione dell'estraneit del teste ai fatti di causa.
Infine, per quanto concerne l'ultimo motivo di ricorso, vale a dire l'omessa valutazione della certificazione medica INPS attestante lo stato di malattia del dipendente, affetto, come detto, da gonalgia e lombalgia acuta e, conseguentemente, la prova legale della malattia del lavoratore, la Suprema Corte evidenzia come: "il certificato redatto da un medico convenzionato con l'INPS per il controllo della sussistenza delle malattie del lavoratore, ai sensi dell'art. 5 della legge n. 300 del 1970, atto pubblico che fa fede, fino a querela di falso, della provenienza del documento dal pubblico ufficiale che l'ha formato nonch dei fatti che il pubblico ufficiale medesimo attesta aver compiuto o essere avvenuti in sua presenza" (Cass. 5000/1999; Cass. 10569/2001). E' stato peraltro precisato che "tale fede privilegiata non si estende anche ai giudizi valutativi che il sanitario ha" in occasione del controllo "espresso in ordine allo stato di malattia e all'impossibilit temporanea della prestazione lavorativa" (Cass. 6045/2000)".
Ecco che allora giustificato si ritiene il licenziamento comminato al dipendente surrettiziamente assente per malattia, per il quale viene accertata la fraudolenta simulazione della stessa, in virt della violazione dei generali doveri di correttezza e buona fede oltre che degli specifici obblighi contrattuali di diligenza e fedelt nei confronti del datore di lavoro.
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