Source: http://www.dirittoinrosa.com/1/stalking_e_violenza_2622149.html
Timestamp: 2018-02-18 02:40:54+00:00
Document Index: 141804044

Matched Legal Cases: ['art. 570', 'art. 570', 'art. 572', 'art. 61', 'art. 609', 'art. 266', 'art. 2043', 'art. 147', 'art. 30']

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EMERGENZA STALKING - CHIEDI AIUTO
I soggetti principali sono:
la relazione forzata che si stabilisce tra i due e che si traduce in un comportamento assillante ed invasivo nella vita della vittima, realizzato mediante la reiterazione insistente di condotte intrusive quali telefonate, appostamenti, pedinamenti, minacce o molestie, comportamenti assillanti ed ossessivi che mirano a ridurre la vittima in uno stato di soggezione psicologica ed ad ingenerare uno stato di ansia o di paura grave e perdurante.
Chi è il persecutore?
Può essere un estraneo, ma il più delle volte è un conoscente, un collega, un ex-compagno o un ex-compagna che agisce, spinto dal desiderio di recuperare il precedente rapporto o per vendicarsi di un torto subito.
Secondo gli studi della Sezione atti persecutori del Reparto Analisi Criminologiche dei Carabinieri si possono individuare cinque tipologie base di persecutori:
il predatore: ambisce ad avere rapporti sessuali con la vittima che può essere pedinata, inseguita e spaventata. La paura infatti, eccita questo tipo di molestatore che prova un senso di potere nel pianificare la "caccia alla preda".
Lo Stalking è una fattispecie incriminatrice di quelle forme di ossessiva persecuzione realizzate nei confronti delle donne, tali da creare in loro un fondato timore di ansia o addirittura da indurle a mutare, spesso sensibilmente le proprie abitudini di vita.
LA VIOLENZA SULLE DONNE - ORIENTAMENTO E TUTELA
Come risulta dai dati più recenti, nei vari Stati Membri del Consiglio d'Europa, da un quinto a un quarto delle donne ha subito violenza fisica almeno una volta nella loro vita e più di un decimo ha subito violenza sessuale (Explanatory Report).
Il 45% delle donne degli Stati membri ha subito violenza, sia fisica che psicologica, e la maggior parte di tali atti di violenza è stata commessa da uomini provenienti dallo stesso ambiente sociale delle donne, spesso da partner o da ex partner:
(...) la manifestazione delle relazioni di potere storicamente diseguali tra uomini e donne hanno condotto alla dominazione ed alla discriminazione contro le donne da parte degli uomini ostacolando il pieno sviluppo delle donne. (Council of Europe)
La famiglia è un fenomeno complesso che non esprime tutta la sua realtà nella regola giuridica. Il riconoscimento della famiglia quale società naturale evidenzia, piuttosto, la realtà di un fenomeno che si determina secondo matrici umane e sociali. Tuttavia il sistema famiglia pur volgendosi interamente all'interno dei rapporti familiari è sottoposto, a regole giuridiche, aventi come obiettivo quello di dare una garanzia sociale ai contenuti dei rapporti medesimi.
E' importante rilevare che il rapporto coniugale implica, oltre ai doveri sanciti dal codice civile, anche gli obblighi di rispetto della persona della sua dignità del suo onore, della libertà, che da doveri generici si specificano in obblighi funzionali all'impegno di vita del matrimonio.
Ciò è di grande rilevanza in quanto, qualora uno dei coniugi subisca da parte dell'altro continue violazioni dei propriri diritti personali, esse non potranno essere giustificate da una convivenza tesa o conflittuale, ma giustificheranno l'intervento civile o penale del magistrato in ipotesi di reati in materia di famiglia o di persona.
L'osservtore giudiziario impone una classificazione del maltrattamento a seconda che il soggetto passivo del reato sia un adulto o un minorenne, basata sulla nozione giuridica di violenza propria o fisica e di violenza impropria o psicologica.
I riferimenti giudiziari sul maltrattamento fisico evidenziano un fenomeno costante nella sua estrinsecazione esterna, anche se si avverte la sensazione che il dato sul sommerso sia consistente, e quindi la possibilità di controllarne l'espansività attraverso un intervento razionale e decisivo che viene agevolato da una visibilità della violenza fisica realizzata.
In famiglia l'aggressione trova delle cause scatenanti in situazioni di disagio personale ( alcol, tossicodipendenza, stato di disoccupazione), in problematiche di coppia ( crisi del rapporto interpenrsonale con creazione di affetti estranei al nucleo fmamiliare e conseguente aggressività soprattutto nei confronti dei figli nati al di fuori del rapporto di coppia attuale, rifiuto dell'altro), in forti crisi del rapporto affettivo qualora i componenti appartengono a culture differenti (extracomunitari/ italiani) allorchè esplode la diversità di formazione della persona anche sotto il profilo religioso, in psicopatologie dell'individuo.
Non sempre il maltrattamento fisico è espressione e caratteristica dei ceti sociali più deboli ed economicamente compromessi, posto che appaiono in aumento i casi di maltrattamenti in famiglia ascrivibili a soggetti professionalmente realizzati, appartenenti alla tradizionale fascia della borghesia medio alta.
LA VIOLAZIONE DEGLI OBBLIGHI DI ASSISTENZA FAMILIARE (ex art. 570 c.p.)
Ai fini della presente trattazione si tralascia sia l’ipotesi di cui al comma 1 dell’art. 570 che contempla la sottrazione agli obblighi mediante abbandono del domicilio domestico e di condotta contraria all’ordine ed alla morale della famiglia che l’ipotesi di cui al comma 2 che contempla la malversazione e dilapidazione dei beni del figlio minore e del coniuge.
Si pone al centro dell’analisi un grave e diffuso problema sociale che vede coinvolte moltissime donne con i propri figli: la violazione dell’obbligo di prestare i mezzi di sussistenza ai figli e al coniuge o l’omesso versamento dell’assegno di divorzio.
Appare utile chiarire il concetto di MEZZI DI SUSSISTENZA il quale comprende solo tutto ciò che è necessario per la sopravvivenza (vitto, vestiario, canone di locazione per la casa di abitazione, canone per acqua, luce, gas, spese per l’istruzione dei figli, medicinali).
Tale obbligo grava su entrambi i genitori e permane qualunque sia la vicissitudine del rapporto coniugale, cosicchè l’eventuale assolvimento di tale obbligo da parte di uno dei due genitori non esenta l’altro dall’adempire a quanto dovuto. Inoltre la responsabilità per omessa prestazione dei mezzi di sussistenza ai figli non è esclusa dalla intervenuta decadenza della patria potestà.
I MALTRATTAMENTI IN FAMIGLIA (ex art. 572 c.p.)
La giurisprudenza ritiene che il delitto di MALTRATTAMENTI IN FAMIGLIA è costituito da una condotta ABITUALE che si estrinseca con più atti, delittuosi o meno, realizzati in momenti successivi, ma collegati da un nesso di abitualità ed avvinti nel loro svolgimento da un’unica intenzione criminosa di ledere l’integrità o il patrimonio morale della vittima.
E’ stato precisato che integra il reato in esame la sottoposizione dei familiare, anche se non più conviventi, a comportamenti caratterizzati da una serie indeterminata di molestie, ingiurie, minacce etc. al fine di rendere disagevole e penosa l’esistenza dei familiari.
E’ utile ricordare che la Cassazione ha chiarito che “lo stato di nervosismo e la gelosia non escludono l’ elemento psicologico del reato ma costituiscono a volte uno dei più pericolosi moventi di questa ipotesi delittuosa”. Tale orientamento costituisce una chiara risposta ai tentativi di mistificazione delle condotte violente nei confronti delle donne come il “troppo amore” o la gelosia ancora invocata da troppi media.
Legge sul femminicidio, decreto legge n. 93/2012: modifiche normative e questioni connesse
A. Modifiche al codice penale
1. Introduzione dell’aggravante della “violenza assistita”
Il decreto introduce una nuova circostanza aggravante ossia “l'avere, nei delitti non colposi contro la vita e l'incolumità individuale, contro la libertà personale nonché nel delitto di cui all'articolo 572, commesso il fatto in presenza o in danno di un minore di anni diciotto ovvero in danno di persona in stato di gravidanza" (art. 61, comma 1). Viene inoltre abrogato il secondo comma dell'articolo 572 c.p.
2. Introduzione dell’ aggravante per violenza sessuale qualificata in danno di minore, donna in stato di gravidanza o persona con la quale si intratteneva una relazione coniugale o affettiva.
Viene estesa a tre nuove ipotesi l’aggravante di cui al n. 5 dell’art. 609 ter c.p.; pertanto la pena prevista è dai 6 ai 12 anni se la violenza sessuale è perpetrata:
- nei confronti di minore d’età del quale il colpevole sia l'ascendente, il genitore, anche adottivo, il tutore;
- nei confronti di donna in stato di gravidanza;
- nei confronti di persona della quale il colpevole sia il coniuge, anche separato o divorziato, ovvero colui che alla stessa persona è o è stato legato da relazione affettiva, anche senza convivenza;
3. Comunicazione obbligatoria al tribunale per i minorenni
Nelle ipotesi di delitti di maltrattamenti in famiglia (572 c.p.) e di atti persecutori (612-bis), commessi in danno di minore o da uno dei genitori di un minore in danno dell'altro genitore il Procuratore della Repubblica è tenuto a dare avviso al Tribunale per i Minorenni competente (Articolo 609-decies).
Nei casi sopra indicati, nonchè in quelli di violenza sessuale, in danno di un minorenne o da uno dei genitori di un minorenne in danno dell'altro genitore la comunicazione al Tribunale per i Minorenni incide anche per l'adozione dei provvedimenti di affidamento dei figli o di decadenza dalla potestà genitoriale.
4. Aumento di pena per il delitto di “minacce” (612 c.p.)
Chiunque minaccia ad altri un ingiusto danno è punito, a querela della persona offesa con la multa fino a euro 1.032. Mentre la disciplina precedente prevedeva un massimo di euro 51.
5. Ampliamento delle aggravanti nel reato di stalking. Procedibilità.
La riforma elimina il mero riferimento al coniuge “legalmente” separato, ben potendo il fatto essere commesso anche dal coniuge “separato di fatto” o da soggetto attualmente legato alla persona offesa da relazione affettiva, o mediante l’utilizzo di strumenti informatici o telematici.
Del resto la Cassazione si era già espressa nel senso che “integra l'elemento materiale del delitto di atti persecutori, ad esempio, il reiterato invio alla persona offesa di "sms" e di messaggi di posta elettronica o postati sui cosiddetti social network, nonché la divulgazione attraverso questi ultimi di filmati ritraenti rapporti sessuali intrattenuti dall'autore del reato con la medesima (Sez. 6, n. 32404 del 2010). Il delitto di atti persecutori resta a querela della vittima, tuttavia occorre osservare che il termine per la proposizione della querela rimane fissato in sei mesi. La remissione della querela può essere però soltanto processuale. Se il fatto è stato commesso con minacce reiterate la querela diviene irrevocabile.
6. Obbligatorietà dei provvedimenti del Questore in caso di armi o munizioni
Il Questore adotta (e non più valuta) l'eventuale adozione di provvedimenti in materia di armi e munizioni.
7. Interventi a favore delle vittime.
Le misure a sostegno delle vittime del reato di stalking vengono estese anche ai reati di maltrattamenti in famiglia, riduzione in schiavitù e alle fattispecie di prostituzione o pornografia minorile.
B. Modifiche al codice di procedura penale
1. Gratuito patrocinio per le persone offese
La persona offesa per uno dei delitti di violenza contro la persona è informata della possibilità dell'accesso al patrocinio a spese dello Stato.
2. Intercettazioni telefoniche
E’ ammesso il ricorso alle intercettazioni telefoniche anche nel caso in cui si proceda per il delitto previsto dall'articolo 612-bis del codice penale (art. 266 c. 2 lett. f-quater c.p.p.)
3. Braccialetto elettronico
Chi è allontanato dalla casa familiare può essere controllato attraverso il braccialetto elettronico, l’uso dello stesso viene esteso anche alle fattispecie di lesioni personali procedibili d'ufficio o comunque aggravate e minacce aggravate (612, secondo comma c.p.), commesso in danno dei prossimi congiunti o del convivente.
VIOLENZA SESSUALE: USCIRE DAL SILENZIO E' POSSIBILE
La subordinazione della donna all'uomo viene da lontano; ha origine in una società maschilista che è il prodotto di una cultura patriarcale, i cui tentacoli si sono insediati engli anfratti più intimi della personalità, dando vita alla fissazione di ruoli e di funzioni spesso sacralizzate o comunque ritenute immutabili.
La definizione esatta di stupro differisce da paese a paese. Più in generale, lo stupro si riferisce a un atto sessuale non consensuale completo in cui l’aggressore penetra la vagina, l’ano o la bocca della vittima con il pene, la mano, le dita o altri oggetti. Presenta una o più delle seguenti caratteristiche:
manca il consenso di una delle persone che partecipa all’atto sessuale;
il consenso viene ottenuto con l’utilizzo della forza fisica, della coercizione, di inganni o minacce;
la vittima è incapace di intendere;
la vittima non è completamente cosciente (per uso volontario o involontario di alcool e/o droghe);
la vittima è addormentata o incosciente.
Uno degli elementi più critici riguardo allo stupro è il consenso. Infatti, se l’accordo di una delle due parti è forzato, coercizzato o ottenuto sotto pressione non può considerarsi consenso poiché non è stato dato liberamente.
Nel tentato stupro l’aggressore tenta, ma non completa, l’atto sessuale non consensuale. La violenza che sfocia in un tentato stupro può avere sulle vittime lo stesso impatto di uno stuprocon penetrazione completa. In letteratura vi è un accordo unanime nel ritenere lo stupro il crimine meno denunciato alla polizia, nonostante i tassi d’incidenza del fenomeno siano molto alti. Per esempio, negli Stati Uniti è stato stimato che 1/5 delle donne e 1/71 degli uomini ha subìto uno stupro in una fase della propria vita (Black et al., 2011).
In Italia, i dati ISTAT del 2015 hanno mostrato che ben 652.000 donne hanno subìto stupri e che sono 746.000 le vittime di tentati stupri.
Per abuso sessuale si intende ogni tipo di contatto sessuale non consensuale. Le vittime possono essere donne o uomini di ogni età. L’abuso sessuale da parte del partner o di una persona intima può includere l’uso di parole dispregiative, il rifiuto di utilizzare metodi contraccettivi, causare deliberatamente dolore fisico al partner durante i rapporti sessuali, contagiare deliberatamente il partner con malattie infettive o infezioni di tipo sessuale oppure utilizzare oggetti, giochi o altre cose che causano dolore o umiliazione senza il consenso del partner.
Si definisce violenza sessuale qualsiasi attività sessuale con una persona che non voglia o sia impossibilitata a consentire all’atto sessuale a causa di alcool, droga o altre situazioni. Violenza sessuale è un termine molto generico che include diversi comportamenti come:
lo stupro, anche se l’autore è il partner o il marito;
qualsiasi contatto sessuale indesiderato;
l’esposizione non gradita di un corpo nudo, l’esibizionismo e il voyeurismo;
l’abuso sessuale di un minore;
l’incesto;
la molestia sessuale;
atti sessuali su clienti o dipendenti perpetrati da terapeuti, medici, dentisti, capi, colleghi o altre figure professionali.
La violenza sessuale accade in tutto il mondo ed è presente in tutti i gruppi sociali, economici, etnici, razziali, religiosi e di età. Inoltre, gli uomini quanto le donne possono essere vittime di violenza sessuale. Per quanto riguarda il genere femminile, i dati ISTAT del 2015 hanno riportato che del 31,5% delle donne (di età compresa tra i 16 e i 70 anni), che nel corso della propria vita era stato vittima di una qualche forma di violenza, ben il 21% aveva subìto violenza sessuale.
EMERGENZA: VIOLENZA IN FAMIGLIA E DAVANTI AI FIGLI
Definire il Mobbing in ambito familiare è estremamente difficile in quanto gli studi portati avanti appartenfono quasi esclusivamente all'ambito del lavoro.
Si può dire che sono tutti quei comportamenti che si concretizzano in vere e proprie vessazioni: giudizi offensivi critiche del coniuge anche dinanzi a terze persone, denigrazione dell'aspetto fisico ed apprezzamenti negativi delle capacità genitoriali e della capacità di gestione del menage familiare.
Il Mobbing Familiare può essere attuato all'interno della coppia genitoriale in seguito alla separazione e al divorzio, i segnali tipici sono costituiti da:
Trova applicazione non solo l'addebbito in sede di separazione ma anche il risarcimento danni ex art. 2043 c.c. . Il risarcimento danni è quello che meglio si adatta alla tutela della vittima quanto l'illiceità della condotta del partner lede l'autostima del coniuge.
Nel raggio di offensività del delitto di maltrattamenti possano ben essere considerata la posizione passiva dei figli minori che diventino, sistematici spettatori obbligati delle manifestazioni di violenza, anche psicologica, di un coniuge nei confronti dell'altro coniuge. Le ripercussioni sui minori devono essere il frutto di una deliberata e consapevole insofferenza e trascuratezza verso gli elementari ed insopprimibili bisogni affettivi ed esistenziali dei figli stessi, nonché realizzati in violazione dell'art. 147 c.c., in punto di educazione e istruzione al rispetto delle regole minimali del vivere civile, cui non si sottrae la comunità familiare regolata dall'art. 30 della Carta costituzionale.
La violenza a cui i minori assistono tra le mura domestiche nonostante sia stata da tempo classificata tra gli abusi all’ infanzia replicati in maniera durevole, continua a non essere considerata nella sua completa accezione. Frequentemente minimizzata, la violenza assistita si configura attraverso l’esperire nella quotidianità qualsiasi forma di maltrattamento perpetrata a danno di una figura di riferimento affettivamente significativa per il bambino. La Violenza Assistita Intrafamiliare è inglobata nella sfera della Violenza Domestica e assume una propria specificità all’interno di tale quadro. Esperire una realtà quotidiana di per sé drammatica nega certamente alla prole la possibilità di uno sviluppo affettivo e relazionale armonico. Il bambino coinvolto in questa spirale perversa, si trova a dover essere presente al reiterato svolgimento di episodi di violenza fisica, verbale, psicologica, sessuale perpetrata contro uno o più componenti della famiglia.
Nello scenario coercitivo, i protagonisti sono generalmente due figure adulte: la madre vittima di violenza ed il coniuge o un partner aggressivo. A volte le azioni maltrattanti si possono sviluppare attraverso modalità che si correlano ad abusi fisici, psicologici e sessuali compiuti su fratelli e sorelle del minore che assiste. Le coesistenze di complessità che ne scaturiscono sono tangibili e pertanto innegabili: il mal espletato ruolo genitoriale non consente di prestare attenzione alla presenza dei figli ed è frequentemente possibile che alcuni di loro vengano colpiti soltanto per ferire maggiormente la figura genitoriale vittimizzata.
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