Source: https://dirittiregionali.org/2011/06/03/l-r-emilia-romagna-n-92001-prevenzione-del-crimine-organizzato-e-cultura-della-legalita/
Timestamp: 2018-01-18 05:40:22+00:00
Document Index: 127638165

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 7', 'art. 15', 'art. 12', 'art. 8', 'art. 10', 'art. 11']

[L. r. Emilia-Romagna, n. 3/2011] Prevenzione del crimine organizzato e cultura della legalità | Diritti regionali
← Il regionalismo visto da Augusto Barbera
[Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione siciliana, n. 380/2011] Il Corpo forestale regionale non è equiparabile a quello statale quanto a giurisdizione relativa alle controversie di lavoro →
[L. r. Emilia-Romagna, n. 3/2011] Prevenzione del crimine organizzato e cultura della legalità
Pubblicato il 3 giugno 2011	di AM
Con la legge regionale n. 3 del 2011, l’Emilia-Romagna segue il sentiero già tracciato dalla Regione Calabria in materia di contrasto alle organizzazioni di stampo mafioso, disciplinando un articolato piano di prevenzione e promozione al fine di «concorre[re] allo sviluppo dell’ordinata e civile convivenza della comunità regionale, della cultura della legalità e della cittadinanza responsabile».
Gli interventi predisposti dalla Regione vengono articolati su tre livelli di prevenzione relativi ai rischi di infiltrazione criminale nel territorio regionale sul piano economico e sociale (prevenzione primaria), al contrasto dei segnali di espansione o di radicamento nel territorio regionale (p. secondaria) ovvero a ridurre i danni provocati dall’insediamento dei fenomeni criminosi (p. terziaria).
Per la realizzazione delle prime due tipologie di interventi, la Regione promuove la stipula di specifici accordi di programma e di collaborazione con enti pubblici, «ivi comprese le Amministrazioni statali competenti nelle materie della giustizia e del contrasto alla criminalità, anche mediante la concessione di contributi per realizzare iniziative e progetti» (art. 3), con le associazioni di volontariato e di promozione sociale (art. 4), nonché con le «autorità statali operanti sul territorio regionale nel settore ambientale, le associazioni di imprese, le organizzazioni sindacali, le associazioni di volontariato e le associazioni ambientaliste individuate dal Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio» (art. 5), per organizzare e finanziare progetti di diffusione della cultura della legalità e della cittadinanza responsabile. In tale ottica, appaiono fondamentali gli accordi che dovranno essere stipulati con le istituzioni scolastiche e le Università (art. 7), nonché la costituzione di un «centro di documentazione […] sui fenomeni connessi al crimine organizzato e mafioso, con specifico riguardo al territorio regionale, al fine di favorire iniziative di carattere culturale, per la raccolta di materiali e per la diffusione di conoscenze in materia» (art. 15).
La cooperazione istituzionale (sancita peraltro nell’art. 12) è indubbiamente uno degli elementi centrali per il buon esito delle attività, cui si affianca l’immancabile ruolo di coinvolgimento e collaborazione con gli operatori di polizia locale che, tramite la fondazione “Scuola interregionale di Polizia locale”, verranno adeguatamente preparati a riconoscere e contrastare il fenomeno «anche in maniera congiunta con gli operatori degli Enti locali, delle Forze dell’ordine, nonché delle organizzazioni del volontariato e delle associazioni» (art. 8).
Sul fronte dell’intervento successivo le azioni dannose provocate dalla organizzazioni del crimine organizzato e mafioso, il Titolo III della legge in rassegna (recante “Interventi di prevenzione terziaria”) si intreccia con le esistenti misure nazionali di riutilizzo sociale dei beni confiscati (art. 10) e le misure (economiche) a sostegno delle vittime (art. 11).
Sotto il primo profilo, si prevede l’assistenza (legale) agli Enti locali assegnatari dei beni immobili sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata e mafiosa per semplificare le procedure di passaggio e riutilizzo sociale. Gli enti coinvolti e i soggetti concessionari saranno inoltre destinatari di specifici contributi per interventi di restauro e risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia, ripristino tipologico e loro arredo per il recupero dei beni stessi; tali contributi potranno essere concessi anche «per favorire il riutilizzo in funzione sociale dei beni immobili sequestrati e confiscati».
Sotto il profilo delle misure a sostegno delle vittime, la Regione si assume l’impegno, nell’ambito delle proprie politiche sociali e sanitarie, di predisporre degli interventi a favore delle vittime di fenomeni di violenza, di dipendenza, di sfruttamento e di tratta connessi al crimine organizzato e mafioso.
Degna di nota è, infine, l’istituzionalizzazione della “Giornata regionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie e per la promozione della cittadinanza responsabile” (fissata il 21 giugno), già promossa nell’ultimo decennio da alcune Associazioni che hanno contribuito attivamente e fattivamente alla stesura ed attuazione della legge n. 109/1996 sul riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie.
Questa voce è stata pubblicata in Criminalità organizzata, Leggi regionali, Regione Emilia-Romagna e contrassegnata con Emilia-Romagna legge contro criminalità, leggi regionali contro criminalità organizzata, piano prevenzione crimine organizzato. Contrassegna il permalink.
Una risposta a [L. r. Emilia-Romagna, n. 3/2011] Prevenzione del crimine organizzato e cultura della legalità
26 febbraio 2015 alle 9:12 am