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Timestamp: 2019-08-20 10:41:14+00:00
Document Index: 136367892

Matched Legal Cases: ['art. 2475', 'art. 2383', 'art. 2475', 'art. 37', 'art. 2475', 'sentenza ', 'art. 2487', 'art. 2393', 'sentenza ', 'art. 2487', 'art. 2383', 'art. 1725', 'art. 2383', 'art. 2487', 'art. 2383', 'art. 2487', 'art. 2382', 'sentenza ']

Art. 2475 codice civile - Amministrazione della società - Brocardi.it
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Articolo 2475 Codice civile
Dispositivo dell'art. 2475 Codice civile
La gestione dell'impresa si svolge nel rispetto della disposizione di cui all'articolo 2086, secondo comma, e spetta esclusivamente agli amministratori, i quali compiono le operazioni necessarie per l'attuazione dell'oggetto sociale. Salvo diversa disposizione dell'atto costitutivo, l'amministrazione della società è affidata a uno o più soci nominati con decisione dei soci presa ai sensi dell'articolo 2479. (2)
All'atto di nomina degli amministratori si applicano il quarto e quinto comma dell'articolo 2383 (1).
Si applica, in quanto compatibile, l'articolo 2381. (3)
(1) Il mancato richiamo al secondo comma dell'art. 2383 determina che per le s.r.l. la nomina degli amministratori possa legittimamente avvenire anche per un periodo superiore al triennio, ovvero a tempo indeterminato.
(2) Comma così sostituito dal D. Lgs. 12 gennaio 2019, n. 14.
(3) Comma introdotto dal D. Lgs. 12 gennaio 2019, n. 14.
Nella s.r.l. è inammissibile l'adozione di sistemi di amministrazione alternativi a quello tradizionale in quanto si tratta di sistemi incompatibili con l'obbligo legale di adozione del collegio sindacale.
Spiegazione dell'art. 2475 Codice civile
I primi amministratori sono nominati con l'atto costitutivo, gli altri sono nominati dai soci.
La riforma operata dal D. Lgs. 6/2003 ha notevolmente inciso sulla struttura dell'organo amministrativo della s.r.l.. Infatti per riconoscere rilevanza centrale alla persona del socio, lo statuto può prevedere, accanto ai tradizionali organi dell'amministratore unico e del consiglio di amministrazione, l'amministrazione disgiuntiva o congiuntiva di tutti i soci, come nelle società di persone.
Nella s.r.l. sono previsti tre modelli di amministrazione:
1) l'amministratore unico;
3) l'amministrazione disgiuntiva o congiuntiva di tutti o alcuni soci: i due sistemi di amministrazione possono essere tra loro combinati, nel senso che per alcune operazioni può essere richiesto il consenso congiunto, mentre per altre gli amministratori possono agire disgiuntamente. Nel caso di amministrazione congiuntiva è possibile stabilire se le decisioni debbano essere adottate a maggioranza o all'unanimità. L'amministrazione congiuntiva o disgiuntiva può essere affidata a soci o, se lo statuto lo consente, a non soci.
Per quanto riguarda il calcolo delle maggioranze, la dottrina prevalente ritiene che se lo statuto preveda un sistema di amministrazione di soli soci, la maggioranza debba essere calcolata per quota di capitale; se, invece, lo statuto preveda la possibilità di nominare amministratori esterni, la maggioranza deve essere calcolata per teste.
Si ritiene ammissibile la clausola simul stabunt simul cadent qualunque sia il metodo di amministrazione adottato.
Le materie elencate nell'ultimo comma della norma in commento (bilancio; fusione; scissione; aumento di capitale) devono essere adottate collegialmente anche nell'ipotesi di amministrazione disgiuntiva.
L'atto costitutivo può demandare la soluzione del conflitto tra gli amministratori alla decisione di uno o più terzi ai sensi dell'art. 37 del d. lgs. 5/2003.
Nell'eventualità in cui nell'atto costitutivo manchi una formale previsione dell'organo amministrativo, tutti i soci devono essere considerati amministratori e dovrà ritenersi automaticamente costituito un consiglio di amministrazione.
In mancanza di limiti temporali espressi, la durata della carica rimane a tempo indeterminato, salvo morte, dimissioni o revoca e ferma restando una diversa previsione dell'atto costitutivo.
Massime relative all'art. 2475 Codice civile
Cass. civ. n. 25085/2016
(Cassazione civile, Sez. V, sentenza n. 25085 del 7 dicembre 2016)
Cass. civ. n. 16999/2004
L'esercizio dell'azione sociale di responsabilità va deliberato, anche nelle società a responsabilità limitata, ai sensi dell'art. 2487 in relazione art. 2393, primo comma, c.c. nel testo antecedente l'entrata in vigore del D.L.vo 17 gennaio 2003, n. 3 , dall'assemblea dei soci: la mancanza di tale presupposto, incidente sulla legittimazione processuale del rappresentante della società, può anche essere rilevato d'ufficio dal giudice.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 16999 del 26 agosto 2004)
In tema di società a responsabilità limitata, il mancato richiamo, in seno all'art. 2487 c.c., della norma di cui all'art. 2383, secondo comma, stesso codice (che stabilisce, per le società per azioni, un limite triennale alla durata in carica degli amministratori) assume, del tutto inequivocamente, il significato che, per tale tipo di società, il legislatore non ha inteso imporre un termine di durata per la nomina degli amministratori, sicché tale nomina può legittimamente venir compiuta per un periodo superiore al triennio, ovvero a tempo indeterminato.
L'amministratore di una società a responsabilità limitata nominato a tempo indeterminato può, del tutto legittimamente, esser revocato con preavviso, ai sensi dell'art. 1725, secondo comma, c.c., senza che a ciò osti il disposto del terzo comma dell'art. 2383 stesso codice (richiamato, ratione materiae, dal successivo art. 2487), riguardando detta norma la (diversa) ipotesi di nomina dell'amministratore a tempo determinato.
Cass. civ. n. 9482/1999
L'art. 2383 c.c., che prevede il diritto al risarcimento dei danni in favore dell'amministratore di una società per azioni revocato dall'incarico senza giusta causa, non si applica indiscriminatamente, nonostante il richiamo ad esso contenuto nell'art. 2487 c.c., agli amministratori di società a responsabilità limitata. Esso, infatti, va inquadrato nel sistema normativo della società per azioni, che non prevede la nomina di amministratori a tempo indeterminato, ipotesi nella quale l'applicazione della suddetta regola comporterebbe la impossibilità, per tutta la durata della vita dell'amministratore, di una revoca in assenza di giusta causa senza obbligo di risarcimento del danno, in aperta contraddizione con il carattere fiduciario dell'incarico di cui si tratta. Pertanto, la revoca di un amministratore di una società a responsabilità limitata nominato a tempo indeterminato non trova la sua disciplina nel predetto art. 2382 c.c., bensì nell'ari. 1725 c.c., il cui secondo comma prevede che, in assenza di giusta causa, la revoca del mandato a titolo oneroso a tempo indeterminato attribuisce al mandatario (figura la cui somiglianza con quella dell'amministratore di società di capitali giustifica l'applicazione analogica a quest'ultimo della relativa disciplina, in assenza di una normativa specifica) il diritto al risarcimento del danno solo se essa non sia stata comunicata con congruo preavviso.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 9482 del 7 settembre 1999)