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Timestamp: 2019-08-21 15:28:01+00:00
Document Index: 82982749

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 5', 'art.2', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 7']

D.M. 26 giugno 2000, n. 219 - L'abc dell'operatore socio sanitario
DM 26 giugno 2000, n. 219.
a) l'organizzazione di corsi di formazione del personale delle strutture sanitarie sulla corretta gestione
dei rifiuti sanitari, soprattutto per minimizzare il contatto di materiali non infetti con potenziali fonti infettive e ridurre la produzione di rifiuti a rischio infettivo;
b) rifiuti sanitari non pericolosi: i rifiuti sanitari che non sono compresi tra i rifiuti elencati nell'allegato D al decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, e successive modificazioni ed integrazioni;
2b1) feci o urine, nel caso in cui sia ravvisata clinicamente dal medico che ha in cura il paziente una patologia trasmissibile attraverso tali escreti;
8) i rifiuti sanitari a solo rischio infettivo assoggettati a procedimento di sterilizzazione effettuato ai sensi della lettera 1), a condizione che sia in esercizio nell'ambito territoriale ottimale di cui all'articolo 23 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, almeno un impianto di incenerimento per rifiuti urbani, oppure sia intervenuta autorizzazione regionale allo smaltimento in discarica, secondo quanto previsto all'articolo 45, comma 3, del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22;
1) sterilizzazione di cui all'articolo 45 del decreto legislativo n. 22 / 1997: abbattimento della carica microbica tale da garantire un S.A.L. (Sterility Assurance Level) non inferiore a 10-6. La sterilizzazione è effettuata secondo le norme UNI 10384/94, parte prima, mediante procedimento che comprenda anche la triturazione e l'essiccamento ai fini della non riconoscibilità e maggiore efficacia del trattamento nonché la diminuzione di volume dei rifiuti stessi. L'efficacia viene verificata secondo quanto indicato nell'allegato III del presente regolamento. La sterilizzazione dei rifiuti sanitari a rischio infettivo è una facoltà esercitabile ai fini della semplificazione delle modalità di gestione dei rifiuti stessi;
b) quantità giornaliera e tipologia di rifiuti sottoposti al processo di sterilizzazione; c) data del processo di sterilizzazione.
1. 1 rifiuti sanitari sterilizzati in conformità alle norme precedenti devono essere raccolti e trasportati separatamente dagli altri rifiuti urbani. Per garantire la tutela della salute e dell'ambiente, il,deposito temporaneo, la movimentazione interna alla struttura sanitaria, lo stoccaggio, la raccolta ed il trasporto dei rifiuti sanitari sterilizzati devono essere effettuati utilizzando appositi imballaggi a perdere, anche flessibili, di colore diverso da quelli utilizzati per i rifiuti urbani e per gli altri rifiuti sanitari assimilati, recanti, ben visibile, l'indicazione indelebile "Rifiuti sanitari sterilizzati" alla quale dovrà essere aggiunta la data della sterilizzazione.
3. Qualora i rifiuti sanitari sterilizzati risultino inclusi tra quelli di cui all'árticolo 2, comma 1, lettera c), si applicano le disposizioni che disciplinano le operazioni di deposito temporaneo, stoccaggio, raccolta e trasporto dei rifiuti pericolosi.
1. 1 rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo devono essere smaltiti mediante termodistruzione in impianti autorizzati ai sensi del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, con le modalità di cui ai commi 2 e 3.
2. I rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo che presentano anche altre caratteristiche di pericolo di cui all'allegato 1 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, devono essere smaltiti solo in impianti per rifiuti pericolosi.
3. 1 rifiuti sanitari pericolosi a solo rischio infettivo possono essere smaltiti, nel rispetto delle disposizioni di cui al decreto del Ministro dell'ambiente 19 novembre 1997, n. 503, e successive modificazioni ed integrazioni:
2. 1 rifiuti sanitari sterilizzati, che non presentano alcuna delle altre caratteristiche di pericolo di cui all'allegato <ú" al decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, possono essere smaltiti anche in impianti di incenerimento di rifiuti speciali e di rifiuti urbani, non dotati di un appropriato sistema di alimentazione per rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo, nel rispetto delle disposizioni del decreto del Ministro dell'ambiente 19 novembre 1997, n. 503, e successive modifiche ed integrazioni.
3. 1 rifiuti sanitari sterilizzati possono essere smaltiti in discarica solo qualora ricorrano le condizioni di cui all'articolo 45, comma 3, del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22. A tali fini:
2. 1 rifiuti da esumazione ed estumulazione devono essere raccolti e trasportati in appositi imballaggi a perdere flessibili, di colore distinguibile da quelli utilizzati per la raccolta delle altre frazioni di rifiuti urbani prodotti all'interno dell'area cimiteriale e recanti la scritta "Rifiuti urbani da esumazioni ed estumulazioni".
Categorie di rifiuti sanitari che richiedono particolari sistemi di smaltimento
1. A1 responsabile della struttura sanitaria pubblica o privata e del cimitero compete la sorveglianza ed il rispetto delle disposizioni del presente regolamento, fermo restando quanto previsto dagli articoli 10, 45 e 51 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22.
COMPOSIZIONE TIPO RIFIUTO REGIME GIURIDICO
1. Rifiuti a rischio infettivo di cui all'art. 2, comma 1, lettera d), C.E.R.180103 0 180202 Assorbenti igienici, pannolini pediatrici e pannoloni Pericolosi a rischio infettivo
Cateteri (vescicali, venosi, arteriosi per drenaggi pleurici,ecc.), raccordi, sonde
Materiale monouso: viale, pipette, provette, indumenti protettivi mascherine occhiali, felini, lenzuola, calzari, seridrape, soprascarpe, camici
1-bis Rifiuti provenienti dallo svolgimento di attività di ricerca e di diagnostica batteriologica Piastre, terreni di colture ed altri presidi utilizzati in microbiologia e contaminati da agenti patogeni Pericolosi a rischio infettivo
2 Rifiuti taglienti, C.E.R. 180103 o 180202 Aghi, siringhe, lame, vetri, lancette pungidito, venflon, testine, rasoi e bisturi monouso Pericolosi a rischio infettivo
2-bis Rifiuti taglienti inutilizzati, C.E.R.180101 0 180201 Aghi, siringhe, lame, rasoi Speciali
3. Rifiuti anatomici, C.E.R. 180103 o 18202 Tessuti, organi e parti anatomiche non riconoscibili Animali da esperimento Pericolosi a rischio infettivo
4 Contenitori vuoti, C.E.R. 180104 180203 Contenitori vuoti di farmaci, di farmaci veterinari, dei prodotti ad azione disinfettante, di medicinali veterinari prefabbricati, di premiscele per alimenti medicamentosi, di vaccini ad antigene spento, di alimenti e di bevande, di soluzioni per infusione Speciali/assimilati agli urbani se conformi alle caratteristiche di cui all'art. 5 del presente regolamento
5. Rifiuti farmaceutici, C.E.R. 180105 Farmaci scaduti, farmaci di ritorno dai reparti Speciali
6. Sostanze chimiche di scarto e rifiuti farmaceutici da servizio veterinario, C.E.R.180204 Farmaci scaduti, sostanze chimiche di scarto da strutture veterinarie Pericolosi
(art.2, comma 1, lettera a)
RIFIUTI SANITARI NON A RISCHI INFETTIVO
(esempio esemplificativo)
Miscela solventi organici 070704
Miscela solventi alogenati e non 070703
Soluzioni acide 060199
Soluzioni basiche 060299
Soluzioni con metalli pesanti 060405
Soluzioni acquose organiche 070701
Terre filtranti da cromatografia ed affini 070709
Oli esausti da pompe a vuoto 130107
Liquidi di fissaggio 090104
Liquidi di sviluppo 090101
Reagenti acidi 060199
Reagenti basici 060299
Reagenti solventi 070704
Reagenti solventi alogenati 070703
Rifiuti contenenti mercurio 060404
Reagenti solidi inorganici 060405
Materiali isolanti contenenti amianto 170601
Lampade fluorescenti 200121
Batterie (pile) ed accumulatori esausti 160601
(art. 2, comma 1, lettera 0
La convalida dell'impianto di sterilizzazione deve essere effettuata secondo i criteri e i parametri previsti nella nonna UNI 10384/94 parte prima e successive modifiche e/o integrazioni.
Tali bioindicatori dovranno essere conformi alle nonne CEN serie 866. I suddetti controlli devono essere effettuati sotto il controllo del responsabile sanitario e nel caso di impianti esterni alla struttura sanitaria sotto il controllo del responsabile tecnico. La documentazione relativa alla registrazione dei parametri di funzionamento dell'impianto deve essere conservata per almeno cinque anni ed esibita su richiesta delle competenti autorità.
NOTA ESPLICATIVA IN MERITO ALLE OSSERVAZIONI DEL CONSIGLIO DI STATO NON RECEPITE NEL TESTO
Rapporti tra sfera di applicazione del regolamento e competenza esclusiva in materia di regioni a statuto speciale e province autonome: tale aspetto non viene espressamente trattato nel regolamento né, come evidenziato dallo stesso Consiglio di Stato, sono state formulate osservazioni in proposito dalla Conferenza Stato-regioni-province autonome. Poiché la questione non è stata trattata in tale sede, si ritiene preferibile non modificare unilateralmente il testo approvato in una parte che riguarda direttamente competenze di regioni e province, ritenendo pacifico che, in mancanza di diverse precisazioni, rimane fermo quanto previsto all'art. 1, comma 3, del decreto legislativo n. 22/1997, con conseguente eventuale obbligo di adeguamento, da parte delle regioni e province a statuto speciale, alle sole nonne regolamentari che sono diretta esecuzione di disposizioni di principio stabilite con il predetto decreto legislativo.
Art. 1, comma 3: si ritiene che la suddivisione in due periodi del comma in questione debba essere mantenuta, perché, mentre la prescrizione del primo periodo - relativa alla gestione dei rifiuti prodotti dalle strutture sanitarie secondo criteri di sicurezza e nel rispetto dei principi stabiliti dalla normativa in materia - è indubbiamente riferita a tutte le strutture sanitarie, la seconda prescrizione, relativa alla gestione dei rifiuti secondo criteri di economicità, richiama un principio costituzionale che deve improntare l'attività della pubblica amministrazione, e deve quindi ritenersi rivolta alle sole strutture pubbliche.
Art. 2, comma 1, lettera b): fonica condizione che rileva ai fini della definizione dei rifiuti sanitari come "non pericolosi" è che non siano compresi tra i rifiuti elencati nell'allegato D del decreto legislativo n. 22/1997. Il fatto che tale allegato sia stato predisposto, come precisato nel testo novellalo dell'art. 7, comma 4, del citato decreto legislativo, "sulla base degli allegati G, H ed I", non sembra essere significativo ai fini della comprensione del testo della lettera in esame e potrebbe forse ingenerare confusione rispetto a quanto indicato nelle successive lettere c) e d).