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Timestamp: 2017-08-23 21:38:46+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 212', 'art 193', 'art. 190', 'art 183', 'art. 190', 'art 193', 'art 193', 'art 193', 'art 193', 'art 193', 'art. 24', 'art 184', 'art. 52', 'art. 52', 'art. 195']

c. la nozione di sottoprodotto e i suoi requisiti (tra cui sottoprodotti di origine animale destinati ad impianti a biogas) - PDF
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1 Le criticità della normativa per la raccolta e la gestione dei rifiuti in agricoltura:dal deposito temporaneo alla combustione controllata dei residui agricoli a cura MATTEO MILANESI peragrinsieme Reggio Emilia, 4 aprile 2014 (20 minuti) ARGOMENTI DELL INTERVENTO Con il presente intervento si intendono affrontare alcune criticità nella gestione dei rifiuti da parte degli imprenditori agricoli, sia di tipo interpretativo che normativo e operativo relative a: a. la gestione dei rifiuti agricoli: i. il registro di carico e scarico ii. raccolta di rifiuti con l ecomezzo - movimentazione rifiuti iii. le modalità del deposito temporaneo per i rifiuti infettivi iv. procedure operative per l ottimizzazione del prodotto residuo dei contenitori di agro farmaci b. adempimenti della gestione dei rifiuti agricoli svolta dalla cooperativa o consorzio agrario 1. la movimentazione rifiuti agricoli per i soci di cooperativa o di consorzio agrario: 2. registro di carico e scarico 3. formulario di identificazione dei rifiuti c. la nozione di sottoprodotto e i suoi requisiti (tra cui sottoprodotti di origine animale destinati ad impianti a biogas) d. la qualifica del digestato e. l assimilazione dei rifiuti speciali agli urbani f. la combustione controllata dei residui agricoli vegetali
2 Gestione rifiuti Nell ambito della raccolta e la gestione dei rifiuti in agricoltura si è arrivati nel tempo ad alcune semplificazioni normative importanti che rendono maggiormente efficace e fattiva la gestione dei rifiuti prodotti dalle attività agricoli nell ambito di un circuito organizzato di raccolta come ad esempio: l esonero dall iscrizione all Albo nazionale Gestori Ambientali degli imprenditori agricoli, produttori iniziali di rifiuti, limitatamente al trasporto dei propri rifiuti effettuato all interno del territorio provinciale o regionale dove ha sede l impresa ai fini del conferimento degli stessi nell ambito del circuito organizzato di raccolta (art. 212, comma 19-bis del D.Lgs 152/2006) l esclusione dalla definizione di trasporto di rifiuti della movimentazione dei rifiuti tra fondi appartenenti alla medesima azienda, ancorchè effettuata percorrendo la pubblica via quando risulti comprovata da elementi oggettivi ed univoci che sia finalizzata al raggiungimento del luogo di messa a dimora dei rifiuti in deposito temporaneo e la distanza tra i fondi non sia superiore a 10 km, ivi compresa la movimentazione dei rifiuti verso il sito messo a disposizione dalla cooperativa o consorzio agrario nell ambito del deposito temporaneo (art 193, comma 9-bis del D.Lgs 152/2006) la tenuta dei registri di carico e scarico semplificata attraverso due modalità alternative: 1) conservazione progressiva per tre anni del formulario, relativo al trasporto dei rifiuti o della copia della scheda SISTRI area movimentazione del sistema SISTRI; 2) conservazione per tre anni del documento di conferimento di rifiuti pericolosi prodotti da attività agricole, rilasciato dal soggetto che provvede alla raccolta di detti rifiuti nell ambito di un circuito organizzato di raccolta, a partire dal 1 gennaio 2015 (art. 190 comma 1-ter come modificato dalla Legge 25/2013 di conversione del DL 101/2013) la possibilità di effettuare il deposito temporaneo non solo nel luogo di produzione dell azienda ma anche presso il sito che sia nella disponibilità giuridica della cooperativa agricola, compresi i consorzi agrari di cui le stesse aziende sono socie (art 183. Comma 1 lettbb del D.Lgs 152/2006) Rimane ancora una questione aperta relativa alla gestione di SISTRI per le imprese agricole, che verrà approfondita nell intervento che segue, su cui si auspica che le imprese agricole potranno essere esonerate, a maggior ragione se nell ambito di un circuito organizzato di raccolta. Per tale ragione in questo momento è importante promuovere queste semplificazioni, renderle operative e uniformi su tutto il territorio nazionale, anche tramite iniziative sinergiche tra imprese e istituzioni competenti. Obiettivo che tra l altro si propone anche il Convegno odierno.
3 Registro di carico e scarico L art. 190 comma 1-ter come modificato dalla Legge 25/2013 di conversione del DL 101/2013 che entrerà in vigore a partire dal 1 gennaio 2015 prevede la tenuta dei registri di carico e scarico semplificata per l imprenditore agricolo attraverso due modalità alternative: 1) conservazione progressiva per tre anni del formulario, relativo al trasporto dei rifiuti o della copia della scheda SISTRI area movimentazione del sistema SISTRI; 2) conservazione per tre anni del documento di conferimento di rifiuti pericolosi prodotti da attività agricole, rilasciato dal soggetto che provvede alla raccolta di detti rifiuti nell ambito di un circuito organizzato di raccolta. Criticità/ Spunto di miglioramento L esigenza di semplificazione attuativa che discende da tale norma è quella di prevedere la possibilità per le imprese agricole di adempiere all obbligo di tenuta del registro di carico e scarico anche tramite le organizzazioni di categoria interessate o loro società di servizi o tramite il gestore che rientra nel sistema del circuito organizzato di raccolta. Raccolta di rifiuti con l ecomezzo: movimentazione rifiuti L art 193 disciplina il trasporto dei rifiuti disponendo che il FIR deve accompagnare il trasporto dei rifiuti. In particolare viene previsto l esonero del FIR nel caso di trasporto di rifiuti non pericolosi effettuati dal produttore dei rifiuti stessi in modo occasionale e saltuario ( trasporti complessivi per non più di 4 volte l anno non eccedenti i 30 kg o 30 L al giorno e comunque i 100 KG o 100L l anno). Criticità/Spunto di miglioramento Si ravvisa l esigenza di prevedere una semplificazione nel caso di movimentazione di rifiuti oltre che di rifiuti non pericolosi e anche di pericolosi, in piccole quantità, limitatamente al caso in cui la raccolta possa essere prevista tramite l utilizzo dell ecomezzo. Modalità del deposito temporaneo per i rifiuti infettivi Il DPR 15 luglio 2003, n. 254 prevede che il deposito temporaneo dei rifiuti sanitari in genere può avere durata massima di 5 giorni dal momento della chiusura del contenitore. Nel rispetto dei requisiti di igiene e sicurezza e sotto la responsabilità del produttore, tale termine è esteso a 30 giorni per quantitativi inferiori a 200 litri. Criticità/Spunto di miglioramento Si ravvisa l esigenza di poter disciplinare nell ambito di un Accordo di programmache anche per tali rifiuti si applicano comunque le tempistiche del deposito temporaneo. Procedure operative per l ottimizzazione del prodotto residuo dei contenitori di agrofarmaci I contenitori di agrofarmacisono rifiuti speciali e pertanto rientrano nella disciplina dei rifiuti. La criticità che si rileva è relativa alla necessità di uniformare su tutto il territorio nazionalele procedure operative, già previste in numerosi Accodi di programma e inserite da ultimo anche nel Piano di azione nazionale sui prodotti fitosanitari,circa la corretta ottimizzazione del prodotto residuo dei contenitori di agro farmaci prima di essere avviati a trattamento.
4 Adempimenti sulla gestione dei rifiuti agricoli svolta dalla cooperativa o consorzio agrario Le questioni che verranno affrontateriguardano: 1. movimentazione rifiuti agricoli per i soci di cooperativa o di consorzio agrario; 2. deposito temporaneo messo a disposizione dalla cooperativa agricola; 3. registro di carico e scarico; 4. formulario di identificazione del rifiuto; 1. MOVIMENTAZIONE RIFIUTI AGRICOLI PER I SOCI DI COOPERATIVA O DI CONSORZIO AGRARIO L articolo 28 del D.L. in materia di semplificazione e sviluppo (DL n. 5 del 9/02/2012 così come modificato dalla legge di conversione n. 35/2012 del 4 aprile 2012),con modifica diretta neld.lgs 152/2006, ha introdotto modifiche per il settore agricolo relative alla movimentazione dei rifiuti e del deposito temporaneo. In particolare: non è trasporto di rifiuti la movimentazione di rifiuti agricoli effettuata dall imprenditore agricolo al deposito temporaneo ubicato presso un sito che sia nella disponibilità giuridica della cooperativa o del consorzio agrario di cui è socio (introdotto comma 9-bis all art articolo 193 comma 9-bis del D.Lgs. 152/2006). per gli imprenditori agricoli di cui all articolo 2135 del codice civile, il deposito temporaneo è inteso come il raggruppamento dei rifiuti effettuato, prima della raccolta, nel luogo in cui gli stessi sono prodotti o presso il sito che sia nella disponibilità giuridica della cooperativa agricola o del consorzio agrario di cui gli stessi sono soci (modifica all 183, comma 1, lettera bb del D.Lgs 152/2006). Le misure di semplificazione per la gestione del rifiuto agricolo prodotto da imprese agricole aggregate in strutture cooperative, sono divenute efficaci dal 10 febbraio 2012, il giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto legge n. 5/2012. Con particolare riferimento alla modifica introdotta all art 193 del D.Lgs 152/2006, occorre rilevare che il Legislatore è successivamente intervenuto ripristinando fino al 1 gennaio 2015 per esigenze legate al SISTRI, l art 193 vigente prima del D.Lgs 205/2010, che non prevedeva tale misura di semplificazione. Si ravvisa l esigenza che il Legislatore chiarisca e confermi che questa disposizione di semplificazione, introdotta dall articolo 28 del D.L. in materia di semplificazione e sviluppo, è efficace oggi e resti vigente anche nel nuovo testo dell art 193 che entrerà in vigore dal 1 gennaio 2015, al fine di evitare che venga vanificata una semplificazione utile per il settore, depotenziando la possibilità di creare circuiti virtuosi di gestione del rifiuto agricolo. 2. DEPOSITO TEMPORANEO MESSO A DISPOSIZIONE DALLA COOPERATIVA AGRICOLA
5 Il D.Lgs 152/2006 definisce deposito temporaneo (articolo 183, comma1, lettera bb) legando tale attività al rispetto di determinate condizioni, tra cui tempi e modalità per la gestione del deposito temporaneo (punto 2 della definizione): 2) i rifiuti devono essere raccolti ed avviati alle operazioni di recupero o di smaltimento secondo una delle seguenti modalita' alternative, a scelta del produttore dei rifiuti: con cadenza almeno trimestrale, indipendentemente dalle quantita' in deposito; quando il quantitativo di rifiuti in deposito raggiunga complessivamente i 30 metri cubi di cui al massimo 10 metri cubi di rifiuti pericolosi. In ogni caso, allorche' il quantitativo di rifiuti non superi il predetto limite all'anno, il deposito temporaneo non puo' avere durata superiore ad un anno; Nel caso di un deposito temporaneo presso il sito che è nella disponibilità giuridica della cooperativa agricola/consorzi agrari di cui gli imprenditori agricoli sono soci,la problematica che si sollevaè di tipo interpretativo/operativo legato alla corretta gestione del deposito temporaneo dei soci e della cooperativa. In particolare è auspicabile un chiarimento, in considerazione anche delle elevate sanzioni in cui si può incorrere, circa la distinzione tra il deposito temporaneo dei rifiuti della cooperativa e il sito messo a disposizione dalla cooperativa per il deposito temporaneo dei rifiuti prodotti dai soci. In questo caso, la corretta gestione del deposito temporaneo presso la cooperativa potrebbe essere un aspetto da disciplinare in un accordo di programma che fornisca dettagli sulla tenuta di questa tipologia di deposito temporaneo COMPILAZIONE DEI FORMULARI DI TRASPORTO Il D.Lgs 152/2006 all art 193 prevede che il formulario di trasporto dei rifiuti venga compilato, datato e firmato dal produttore dei rifiuto e controfirmato dal trasportatore del rifiuto che in tal modo dà atto di aver ricevuto i rifiuti. La modifica alla nozione di deposito temporaneo ha introdotto la possibilità di costituire un deposito temporaneo presso la cooperativa. Criticità/Spunto di miglioramento 1 ECCO UNA PROPOSTA DI DETTAGLIO: Entrambe i depositi temporanei dovranno essere effettuati per categorie omogenee di rifiuti: ad esempio un cassonetto dedicato al deposito di batterie, chiudibile con coperchio, a tenuta e con segnaletica R nera su fondo giallo e indicazioni del codice CER relativo alle batterie (all interno del quale i soci potranno depositare solo le batterie usate); un altro cassonetto dedicato al deposito di contenitori voti di fitofarmaci con le medesime accortezze previste sopra in cui i soci depositeranno solo i contenitori vuoti di fitofarmaci ecc..come consiglio generale, anche dalle esperienze che si sono maturate sul territorio, si invita a rispettare il seguente principio: più c è ordine nell area dedicata al deposito temporaneo maggiore è la possibilità che non vengano elevate delle sanzioni dagli agenti accertatori.si ritiene opportuno che nel deposito temporaneo i rifiuti dei singoli soci siano mantenuti DISTINGUIBILI gli uni dagli altri anche se depositati nello stesso contenitore e si tratti della medesima tipologia di rifiuto: ad esempio viene messo a disposizione dei soci un cassonetto unico per i contenitori vuoti di fitofarmaci all interno del quale ogni socio deposita un sacco con il proprio nome, tipo rifiuto e quantità. Per i rifiuti che difficilmente possono essere etichettati (esempio teli da pacciamatura, imballaggi, ecc..) è consigliabile determinare un calendario di consegna in cooperativa in modo tale che quando i soci arrivano con il loro rifiuto presso il deposito temporaneo messo a loro disposizione, il rifiuto stesso possa essere immediatamente consegnato dal trasportatore autorizzato. Mantenere distinti i rifiuti prodotti da ciascun socio riteniamo sia importante sia sotto il profilo della responsabilità che incombe su ogni singolo produttore nella gestione del rifiuto, sia per procedere con ordine nella eventuale redazione dei registri di carico e scarico nonché dei formulari di trasporto.
6 La criticità è di tipo interpretativo/organizzativo ed è legata alla relazione che deve sussistere tra il produttore del rifiuto (il socio) e la cooperativa che gestisce il deposito temporaneo in termini di responsabilità sulla corretta gestione del rifiuto. In attesa di un aggiornamento del modello di formulario di trasporto che contempli anche la fattispecie di trasporto dei rifiuti ad opera della cooperativa agricola per i suoi soci nell ambito del deposito temporaneo, l accordo di programma potrebbe prevedere la possibilità per la cooperativa di redigere un formulario cumulativo dal quale ciascun socio risulti produttore del rifiuto che ha conferito. La cooperativa dovrebbe comunque adempiere alla compilazione del formulario secondo le informazioni ricevute dal socio produttore. Si ritiene importante che ogni agricoltore abbia il suo formulario per poterlo esibire anche ai fini della condizionalità. Ciò al fine di dare certezza e al contempo sviluppare tale semplificazione prevista con il deposito temporaneo presso le cooperative. 4. REGISTRI DI CARICO E SCARICO Attualmente ai sensi del combinato disposto dell articolo 190, commi 1 e 1-bis e dell articolo 188- ter, comma 2, lettere a) e b), la tenuta del registro di carico scarico è obbligatorio solo se l imprenditore agricolo di cui all articolo 2135 del c.c., produce rifiuti pericolosi (ad esempio contenitori vuoti di fitofarmaci non bonificati, batterie, olio minerale esausto ecc.. ) ed il registro deve essere tenuto nel luogo di produzione del rifiuto. Inoltre, come già richiamato nella definizione di deposito temporaneo, il Legislatore ha inteso equiparare, ai fini del deposito preliminare, il sito messo a disposizione della cooperativa al luogo di produzione del rifiuto del socio. Si ricorda anche che dal 1 gennaio 2015 entrerà in vigore il nuovo dell articolo 190 del D.Lgs. n. 152/2006 introdotto con il D.L. n. 101/2013 che introduce la semplificazione per la tenuta del registro di carico e scarico per gli imprenditori agricoli: attraverso la conservazione i ordine cronologico del formulario di trasporto o della scheda movimentazione sistri; con la conservazione del documento di conferimento rilasciato dal soggetto che provvede alla raccolta dei rifiuti nell ambito del circuito organizzato di raccolta. Criticità/Spunto di miglioramento La criticità è di tipo interpretativo/operativo ed è legata alla necessità di un chiarimento che confermi che, oggi, il registro tenuto presso il sito messo a disposizione dalla cooperativa sia da considerarsi presso il luogo di produzione del rifiuto del socio. Inoltre fino al 31 dicembre 2014, salvo ulteriori differimenti, 2 sarebbe opportuno poter prevedere, nell ambito della redazione dell accordo di programma, una sorta di registro unico nel quale la cooperativa può segnare il nome del socio produttore del rifiuto, il giorno di produzione, la quantità e qualità del rifiuto e il giorno della consegna al trasportatore per la destinazione allo smaltimento e/o recupero. A partire dal 1 gennaio 2015, nel caso in cui il deposito temporaneo dei rifiuti avvenga presso il sito messo a disposizione dalla cooperativa, che quindi non si configura come attività di raccolta di rifiuti, dovrebbe essere inserita una procedura specifica nell Accordo di programma che preveda per il socio agricoltore il possesso del formulario cumulativo relativo alla movimentazione di ciascuno dei rifiuti movimentati dalla cooperativa, in modo da poter adempiere alla tenuta del registro di carico e scarico semplificato e poterlo anche ai fini della condizionalità. 2 Data di entrata in vigore del nuovo articolo 190.
7 Problematiche relative alla manutenzione del verde pubblico e privato La direttiva 2008/98/CE, introducendo la definizione di rifiuto organico, recepita tal quale nel D.Lgs 152/2006 ad opera del D.Lgs 205/2010 ha inteso come rifiuto biodegradabile quello proveniente di giardini e parchi. Su tale aspetto vale la pena di ricordare che la stessa direttiva 2008/98/CE modifica la definizione di rifiuto, valorizzando l elemento soggettivo del detentore relativo all intenzione dello stesso di disfarsi della sostanza od oggetto in questione. Tale recepimento ha portato enormi difficoltà nel settore del vivaismo nel caso ad esempio di produzione di residui di potatura derivanti dalla manutenzione di parchi e giardini sia pubblici che privati nel farsi riconoscere tale residuo non rifiuto da portare in discarica ma un sottoprodotto. La nozione di sottoprodotto e i suoi requisiti Il sottoprodotto o prodotto derivato è tale se possiede tutti i requisiti richiesti dalla nuova disposizione di cui all articolo 184 bis del T.U.A., ovvero: La sostanza o l oggetto è originato da un processo di produzione, di cui costituisce parte integrante, e il cui scopo primario non è la produzione di tale sostanza od oggetto; È certo che la sostanza o l oggetto sarà utilizzato, nel corso dello stesso o di un successivo processo di produzione o di utilizzazione, da parte del produttore o di terzi; La sostanza o l oggetto può essere utilizzato direttamente senza alcun ulteriore trattamento diverso dalla normale pratica industriale; L ulteriore utilizzo è legale, ossia la sostanza o l oggetto soddisfa, per l utilizzo specifico, tutti i requisiti pertinenti riguardanti i prodotti e la protezione della salute e dell ambiente e non porterà a impatti negativi sull ambiente o sulla salute umana. Altre normative correlate: D.Lgs. 28/11- energie rinnovabili art. 24 D.Lgs. 28/11 e DM 6 luglio 2012 D.Lgs. 152/06 Testo Unico ambientale e direttiva 2008/98 Regolamento 1069/09 sottoprodotti di origine animale Legge Comunitaria 2009 Decreto del Fare La criticità legata a questo aspetto risiede principalmente nella mancanza di criteri qualitativi o quantitativi da soddisfare affinchè specifiche tipologie di sostanze e oggetti siano considerati sottoprodotti e non rifiuti, in attuazione del comma 2 dell art 184 bis del D.Lgs 152/2006. Utile in tal senso sarebbe l individuazione, anche esemplificativa di cosa si intende normale pratica industriale, ovvero per i sottoprodotti di origine agricola dovrebbero rientrare le operazioni comunemente utilizzati nei processi produttivi come, ad esempio, il lavaggio, l essiccatura, triturazione, fermentazione naturale, centrifugazione, disidratazione, condotte nel luogo di produzione, o presso l utilizzatore successivo. Ulteriore criticità legata alla nozione di sottoprodotto, specie a scopo energeticoin cui la mancanza del suddetto decreto ha portato ad una difformità nella classificazione delle biomasse come sottoprodotto, incidendo così anche nell eterogeneità del rilascio del titolo autorizzativo. In aggiunta si rileva che qualsiasi integrazione della suddetta autorizzazione relativa all uso di ulteriori sottoprodotti è subordinata nella pratica ad un passaggio in conferenza dei servizi, con evidenti
8 ripercussioni burocratiche che sono in controtendenza rispetto all obiettivo generale di favorire l uso di sottoprodotti a scopo energetico (D.Lgs 28/11 e DM 6 luglio 2012). Inoltre, nel tempo, inoltre, al fine di rendere applicativo e semplificata l utilizzo di alcuni residui di origine agricola come ad esempio i sottoprodotti di origine animale destinati ad impianti per la produzione di biogas vinacce, pollina, pastazzo sono state emanate disposizioni quali ad esempio l Accordo Stato Regioni del 7 febbraio 2013 recante le linee guida per l applicazione del Regolamento 1069/2009, la Legge comunitaria 2009 per le vinacce, il rimando a disposizioni regionali per la pollina, il decreto del Fare con il pastazzo che hanno cercato di favorire l utilizzo, maggiormente certo, delle sostanze ma che, di fatto non ha eliminato il problema legato alla caratterizzazione del sottoprodotto e soprattutto non ha creato una uniformità applicativa per i sottoprodotti di origine agricola. Tale mancanza di chiarezza ridimensiona le potenzialità del sottoprodotto stesso, nell ottica di una strategia di prevenzione della produzione di rifiuti. La qualificazione del Digestato La legge n. 134 del 7 agosto che ha convertito in legge il decreto-legge n. 83 del 22 giugno 2012, recante misure urgenti per la crescita del Paese - all art. 52 comma 2 bis ha previsto che il digestato ottenuto in impianti aziendali o interaziendali, dalla digestione anaerobica di effluenti di allevamento o residui vegetali o residui delle trasformazioni delle produzioni vegetali effettuate dall agroindustria, utilizzato ai fini agronomici, sia considerato sottoprodotto (e quindi escluso dalla normativa sui rifiuti). Con un decreto successivo, non ancora emanato, si devono definire le caratteristiche e le modalità d impiego del digestato equiparabile ai concimi di origine chimica. La norma è di grande importanza in quanto non solo permette di chiarire la natura giuridica di sottoprodotto per il digestato utilizzato agronomicamente, ma, attraverso l equiparazione, a determinate condizioni, ai concimi chimici, permette un utilizzo dello stesso al di fuori dei vincoli fissati dal decreto effluenti. La criticità di tipo normativo in questo caso interessa il settore delle agroenergie ed in particolare le imprese agricole che gestiscono impianti di digestione anaerobica, soprattutto a causa di una disciplina della materia fortemente disomogenea a livello regionale e di alcune prese di posizione a livello europeo che rischiano di creare problemi enormi al settore. E indispensabile che per il settore agricolo venga integrato il novero dei componenti la dieta del digestore anche con i residui provenienti dalle produzioni zootecniche (derivati del latte, ovoprodotti, ecc) chiarito che non esiste alcuna commistione tra il digestato proveniente da rifiuti biodegradabili (come i rifiuti solidi urbani e i fanghi di depurazione) e il digestato derivante da impianti agricoli di produzione di biogas, che trasformano esclusivamente materiali agricoli naturali non pericolosi come il letame, le produzioni vegetali ed i sottoprodotti agricoli ed agroalimentari. Ciò in relazione al fatto che in quest ultimo caso le caratteristiche dei materiali in entrata non sono classificati rifiuti ed il digestato che ne deriva non subisce alcun tipo di modifica tale da ipotizzare la sua classificazione come rifiuto. Su questo aspetto occorre ribadire che il digestato ottenuto attraverso la digestione anaerobica degli effluenti zootecnici, dei materiali vegetali e dei sottoprodotti agricoli e agroalimentari, risulta essere un fertilizzante organico di elevata qualità, che permette allo stesso tempo di diminuire gli effetti dannosi sulle emissioni di ammoniaca e sull inquinamento da nitrati.
9 A questo proposito si evidenzia l importanza di una rapida approvazione del decreto di modifica del D.M. 7 aprile 2006, diretto proprio a stabilire i criteri di utilizzo del digestato, nonché del provvedimento previsto dall art. 52 comma 2 bis della legge 134/12 relativo all equiparazione del digestato ai concimi chimici. I criteri per l assimilazione dei rifiuti speciali agli urbani Il D.Lgs. 152/06 (Codice ambientale), all art. 195 (Competenze dello Stato), prevede come espresso compito dello Stato da compiersi attraverso un decreto del Ministero dell ambiente di concerto con il Ministero dello sviluppo economico la determinazione dei criteri qualitativi e qualiquantitativi per l assimilazione, ai fini della raccolta e dello smaltimento, dei rifiuti speciali ai rifiuti urbani. La mancanza di tale decreto non permette di fare chiarezza su un importante argomento, e cioè la delimitazione della gestione dei rifiuti prodotti da un impresa agricola nel nostro caso tra quelli che sono gestiti come speciali (e quindi attraverso il ricorso ad operatori specializzati, privati o pubblici) e quelli gestiti come urbani, cioè dal gestore pubblico, ricadenti nel campo di applicazione della Tari. Chiarezza che dovrebbe essere prevista anche relativamente alle modalità necessarie per esentare le imprese da pagamento del tributo nel caso in cui il produttore ha avviato a recupero (Comma 661 della Legge di stabilità 2014) Questa incertezza ha ripercussioni negative sia a livello di costi per l impresa agricola, in quanto è fonte di sovrapposizioni, anche nei costi, tra il conferimento dei rifiuti urbani e quelli speciali dell impresa, ed inoltre non permette di utilizzare a pieno il meccanismo dei circuiti organizzati di raccolta che, per i rifiuti speciali agricoli, hanno rappresentato una recente importante innovazione nella legislazione sui rifiuti. La combustione controllata dei residui agricoli Criticità La pratiche di combustione controllata sul posto dei residui delle coltivazioni agricole pur essendo una pratica tradizionalmente effettuata e, spesso, regolamentata dagli enti locali - non è contemplata, come esclusione, dalla normativa europea e, quindi, nazionale sui rifiuti. Pertanto una lettura rigorosa della legge può portare a sanzionare l agricoltore, che effettua tale pratica, per abbandono di rifiuti o per attività di gestione di rifiuti non autorizzata. Con il decreto Terra dei fuochi, la situazione è ulteriormente peggiorata, in quanto le sanzioni penali per la combustione illecita di rifiuti, che evidentemente hanno l obiettivo di punire le gravissime condotte illecite che hanno caratterizzato la gestione dei rifiuti in alcune aree del Paese, possono, in assenza di un criterio interpretativo uniforme, essere applicate anche alla bruciatura dei residui della vegetazione agricola. E necessario che venga al più presto emanata una misura che possa ovviare a tale problema, consentendo ai Comuni di regolamentare la combustione controllata dei residui vegetali delle coltivazioni, a determinate condizioni, norma peraltro già contenuta nel DDL Collegato ambientale o con altra normativa adeguata allo scopo, e che, anche nelle more di tale approvazione, venga definito un approccio univoco a tale problematica da parte degli organi di controllo, per evitare equivoci interpretativi ed applicativi.
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