Source: http://studioconsulenzalegale.eu/diritto-proprieta.php
Timestamp: 2017-11-25 11:14:10+00:00
Document Index: 31034208

Matched Legal Cases: ['art. 922', 'art.1140', 'art. 1158', 'art. 1168', 'art.1170', 'art. 1171', 'sentenza ', 'art.1172']

Diritto di proprietà - Studio e Consulenza Legale - avv. Sebastiano Romeo
Attività - Diritto di Proprietà
Il proprietario ha il diritto di godere e disporre delle cose in modo pieno ed esclusivo, entro i limiti e con l’osservanza degli obblighi stabiliti dall’ordinamento giuridico.
L’art. 922 indica i modi di acquisto della proprietà , ossia quei fatti giuridici che hanno per effetto l’acquisto della proprietà di una cosa. Essi si distinguono in modi di acquisto a titolo originario e modi di acquisto a titolo derivativo. I modi di acquisto a titolo originario sono:
2)	invenzione
3)	accessione
4)	specificazione
5)	unione o commistione
6)	per usucapione
1)	negozi traslativi della proprietà,
2)	trasferimenti coattivi
3)	successioni a titolo di eredità o di legato
Le azioni poste a difesa della proprietà sono dette petitorie, in contrapposizione a quelle poste a difesa del possesso che sono dette possessorie. Le azioni petitorie sono:
1)	Azione di rivendicazione. Il proprietario può rivendicare la cosa da chiunque la possiede o detiene e può proseguire l’esercizio dell’azione anche se costui, dopo la domanda, ha cessato, per fatto proprio, di possedere o detenere la cosa. In tal caso il convenuto è obbligato a ricuperarla per l’attore a proprie spese, o, in mancanza, a corrispondergliene il valore, oltre a risarcirgli il danno. Il proprietario, se consegue direttamente dal nuovo possessore o detentore la restituzione della cosa, è tenuto a restituire al precedente possessore o detentore la somma ricevuta in luogo di essa. L’azione di rivendicazione non si prescrive, salvi gli effetti dell’acquisto della proprietà da parte di altri per usucapione.
2)	Azione negatoria. Il proprietario può agire per far dichiarare l’inesistenza di diritti affermati da altri sulla cosa, quando ha motivo di temerne pregiudizio. Se sussistono anche turbative o molestie, il proprietario può chiedere che se ne ordini la cessazione, oltre la condanna al risarcimento del danno.
3)	Azione di regolamento di confini. Quando il confine tra due fondi è incerto, ciascuno dei proprietari può chiedere che sia stabilito giudizialmente. Ogni mezzo di prova è ammesso. In mancanza di altri elementi, il giudice si attiene al confine delineato dalle mappe catastali.
4)	Azione per apposizione di termini. Se i termini tra fondi contigui mancano o sono diventati irriconoscibili, ciascuno dei proprietari ha diritto di chiedere che essi siano apposti o ristabiliti a spese comuni.
A norma dell’art.1140 cc il possesso è il potere sulla cosa che si manifesta in un’attività corrispondente all’esercizio della proprietà o di altro diritto reale. Si può possedere direttamente o per mezzo di altra persona, che ha la detenzione della cosa.
L’acquisto originario del possesso si realizza con l’apprensione fisica della cosa , accompagnata dall’animus possidenti. L’apprensione, però, non fa acquistare il possesso se si verifica per tolleranza altrui.
L’art. 1158 cc disciplina l’istituto dell’usucapione dei beni immobili e dei diritti reali immobiliari.
Il possesso , benché sia una situazione di fatto, riceve protezione dall’ordinamento giuridico per un’esigenza di ordine collettivo.
Le azioni possessorie sono rimedi giudiziari aventi come fine immediato la tutela del possesso contro qualsiasi turbativa. Essi sono:
1) l’Azione di reintegrazione disciplinata dall’art. 1168 cc
Chi è stato violentemente od occultamente spogliato del possesso può, entro l’anno dal sofferto spoglio, chiedere contro l’autore di esso la reintegrazione del possesso medesimo. L’azione è concessa altresì a chi ha la detenzione della cosa, tranne il caso che l’abbia per ragioni di servizio o di ospitalità. Se lo spoglio è clandestino, il termine per chiedere la reintegrazione decorre dal giorno della scoperta dello spoglio. La reintegrazione deve ordinarsi dal giudice sulla semplice notorietà del fatto, senza dilazione.
2) L’Azione di manutenzione disciplinata dall’art.1170 cc
Chi è stato molestato nel possesso di un immobile, di un diritto reale sopra un immobile o di un’universalità di mobili può, entro l’anno dalla turbativa, chiedere la manutenzione del possesso medesimo. L’azione è data se il possesso dura da oltre un anno, continuo e non interrotto, e non è stato acquistato violentemente o clandestinamente. Qualora il possesso sia stato acquistato in modo violento o clandestino, l’azione può nondimeno esercitarsi, decorso un anno dal giorno in cui la violenza o la clandestinità è cessata. Anche colui che ha subito uno spoglio non violento o clandestino può chiedere di essere rimesso nel possesso, se ricorrono le condizioni indicate dal comma precedente.
3) La denunzia di nuova opera disciplinata dall’art. 1171 cc
L’autorità giudiziaria, presa sommaria cognizione del fatto, può vietare la continuazione dell’opera, ovvero permetterla, ordinando le opportune cautele: nel primo caso, per il risarcimento del danno prodotto dalla sospensione dell’opera, qualora le opposizioni al suo proseguimento risultino infondate nella decisione del merito; nel secondo caso, per la demolizione o riduzione dell’opera e per il risarcimento del danno che possa soffrirne il denunziante, se questi ottiene sentenza favorevole, nonostante la permessa continuazione.
4) La denunzia di danno temuto disciplinata dall’art.1172 cc.
La servitù consiste nel peso imposto sopra un fondo per l’utilità di un altro fondo appartenente a diverso proprietario.
La servitù è posta a vantaggio del fondo e non del proprietario, sicché questi riceve il vantaggio della servitù appunto attraverso il suo bene. Delle servitù possono farsi le seguenti classificazioni:
1)	Apparenti e non apparenti
2)	Affermativi e negative
3)	Volontarie e coattive
4)	Temporanee o perpetue