Source: http://www.ilcaso.it/giurisprudenza/archivio/1024.php
Timestamp: 2018-09-19 10:43:54+00:00
Document Index: 19068066

Matched Legal Cases: ['art. 23', 'art. 6', 'art. 1469', 'art. 1395', 'art. 7', 'art. 1395', 'art. 7', 'art. 10', 'art. 12', 'art. 16', 'art. 1395', 'art. 6', 'art. 1395', 'art. 1418', 'art. 6', 'art. 1418', 'art. 1418', 'art. 23', 'art. 27', 'art. 21', 'art. 21', 'art. 21', 'art. 26', 'art. 28', 'art. 26', 'art. 28', 'art. 29', 'art. 29', 'art. 1469', 'art. 29', 'art. 2', 'art. 28', 'art. 1395', 'art. 14']

documento 1024/2007
Tribunale di Biella 29 settembre 2006 – Pres. L. Grimaldi, Rel. Eleonora Reggiani.
Intermediazione finanziaria – Violazione dei doveri comportamentali dell’intermediario – Natura contrattuale e precontrattuale – Nullità – Esclusione.
Intermediazione finanziaria – Adeguatezza dell’operazione – Composizione del portafoglio – Avvertimento scritto della rischiosità dell’operazione.
La violazione, da parte dell'intermediario, degli obblighi comportamentali imposti da norme sicuramente volte alla tutela anche di interessi di carattere generale non può, sempre ed in ogni caso, condurre all'applicazione di una sanzione così grave, com'è quella dell'invalidità del contratto che, viceversa, lo stesso art. 23 commi 1, 2 e 3 TUF riserva alla mancanza di forma scritta ed al concreto interesse del cliente a farla valere (c.d. nullità relativa). La responsabilità deve ritenersi senza dubbio di natura precontrattuale (e quindi extracontrattuale) quando sono prospettate violazioni di doveri comportamentali derivanti da principi generali (quali la buona fede e la correttezza) o da norme di settore (primarie e secondarie), che riguardano la fase delle trattative che precedono la formazione del contratto. La responsabilità è invece contrattuale quando vengono prospettate violazioni di doveri comportamentali richiesti nell’esecuzione delle prestazioni, alle quali l’intermediario deve ritenersi tenuto nei confronti del cliente in forza del contratto quadro e delle nome integrative di settore. (fb)
Non può ritenersi inadeguata l’operazione di acquisto di obbligazioni argentine per un valore di euro 20.000,00 da parte di cliente debitamente informato per iscritto della natura rischiosa dell’obbligazione e che ha in portafoglio obbligazioni di altro paese emergente (Brasil 9% per un valore nominale di 20.000,00) e che ha da poco acquistato azioni Seat Pagine Gialle (per un controvalore di euro 5.000,00), passando poi all’acquisto di CCT dic. 1999/2006 per un controvalore di euro 10.000,00. (fb)
Con atto di citazione ritualmente notificato, parte attrice conveniva in giudizio la Sanpaolo IMI s.p.a., esponendo quanto segue: in data 21.07.00 - a fronte della richiesta di effettuare un investimento a basso rischio e con certezza del rimborso del capitale (in quanto pensionati, anziani ed il marito affetto da gravi problemi di salute) - la banca convenuta aveva proposto agli attori, privi di esperienza in materia di investimenti, l'acquisto del titolo obbligazionario Argentina 9,25% 00/04 codice titolo 894800 FUNG con scadenza nel 2004; Coda Fatin Anna Primina acquistava quindi dalla convenuta a mezzo di ordine telefonico, successivamente confermato per iscritto, le citate obbligazioni ad un prezzo sopra la pari (100,30) per un valore nominale complessivo di euro 20.000,00, impiegando la somma totale di euro 20.060,00; in data 05.08.00 (con ordine 21.08.00 e valuta 07.09.00), a fronte della medesima richiesta di effettuare un investimento a basso rischio e con certezza del rimborso del capitale investito, la convenuta proponeva agli esponenti l'acquisto di titoli obbligazionari Argentina 10,00% 00/07 codice titolo 895590 FUNG con scadenza nel 2007; Coda Fatin Anna Primina acquistava quindi dalla convenuta a mezzo di ordine telefonico, successivamente confermato per iscritto, le citate obbligazioni per un valore nominale complessivo di euro 10.000,00, impiegando la somma totale di euro 9.900,00.
Gli attori deducevano che la banca aveva proposto tali investimenti senza dare, al momento dell'ordine, le sufficienti informazioni perché i clienti potessero essere pienamente consapevoli del prodotto che stavano acquistando, e per di più in un periodo in cui le principali società di rating (Moody's e Standard & Poor's) avevano via via abbassato il giudizio sul paese sudamericano, quando perciò era già evidente che la sicurezza del pagamento degli interessi e del rimborso del capitale poteva essere molto ridotta e perciò le operazioni dovevano ritenersi inadeguate.
Ritenevano pertanto che la convenuta era incorsa nella violazione degli artt. 21 lett. a) t.u.f. e 26-28-29 regolamento Consob 11522/98 nonché delle più generali norme codicistiche, che impongono il dovere precontrattuale di buona fede.
Aggiungevano che la carenza e la non correttezza delle informazioni aveva ingenerato nei clienti l’erroneo intendimento che le obbligazioni argentine fossero più redditizio e di quelle italiane, ma non tali da comportare un rischio circa il capitale investito, sicché l’acquisto di tali titoli era viziato da errore.
Precisavano che in sede di negoziazione non era stata fornita alcuna informazione, né sottoscritta alcuna documentazione, relativa al conflitto d’interesse della banca, che invece deteneva nel suo portafoglio i titoli, che aveva venduto agli attori, e che quindi aveva interesse a vendere, così potendo lucrare le commissioni e trasferire sugli investitori i rischi dell’investimento.
Ritenevano pertanto che la convenuta era incorsa nella violazione degli artt. 21 lett. c) t.u.f. e 27 regolamento Consob 11522/98.
Con comparsa ritualmente notificata, si costituiva in giudizio la convenuta contestando in toto le allegazioni attoree.
Con riguardo al dedotto conflitto d’interessi, esponeva quanto segue: le negoziazioni erano state eseguite in contropartita diretta, e pertanto non erano state pagate commissioni; la banca non aveva alcun interesse in conflitto, avendo semplicemente acquistato i titoli per conto proprio al fine di rispondere alle richieste giornaliere della clientela.
Con riguardo al preteso inadempimento agli obblighi informativi, esponeva quanto segue: la banca aveva consegnato ai clienti il documento sui rischi generali degli investimenti e, al momento dell’ordine, aveva fornito le informazioni sufficienti, come risultava dalla documentazione sottoscritta dall’attrice; il deterioramento del rating dei titoli in questione era avvenuto molto tempo dopo l’ultimo acquisto dei titoli.
Con riguardo alla pretesa inadeguatezza delle operazioni, esponeva quanto segue: al momento di ciascun ordine l’attrice aveva sottoscritto una dichiarazione in cui riteneva adeguata l’operazione; nello stesso periodo in cui aveva acquista i titoli per cui è causa, l’attrice aveva acquistato anche obbligazioni brasiliane (più rischiose); tenuto conto delle preferenze manifestate dall’investitore, si doveva presumere l’esistenza di obiettivi senza dubbio speculativi; l’incidenza degli investimenti in questione costituivano soltanto il 23,70 % delle attività finanziarie degli attori.
Riteneva quindi l’inammissibilità e comunque l’infondatezza delle domande di accertamento della nullità e di annullamento degli ordini, l’assenza di ogni responsabilità della banca. Precisava che gli attori avevano già venduto i titoli acquistati nel settembre 2000.
Nella memoria ex art. 6 d.l.vo 5/03, parte attrice nel replicare alle difese avversarie eccepiva l’inefficacia dei moduli sottoscritti dall’attrice al momento dell’ordine ex art. 1469 bis n. 18 c.c. ed evidenziava l’annullabilità degli acquisti ex art. 1395 c.c., avendo la banca agito nella veste di intermediario e di venditore.
Nella memoria di replica ex art. 7 comma 1 d.l.vo 5/03, la convenuta replicava alle difese attoree ed eccepiva la tardività della richiesta di annullamento degli acquisti sotto il diverso profilo dell’art. 1395 c.c., evidenziando, con riguardo alla richiesta risarcitoria, l’onere probatorio in capo agli attori.
Nella successiva memoria ex art. 7 comma 2 d.l.vo 5/03, l’attrice deduceva che non si trattava di nuova domanda ma di una espressa qualificazione giuridica degli stessi fatti posti a fondamento delle originarie pretese.
Parte attrice notificava istanza di fissazione di udienza, non seguita dal deposito di nota ex art. 10 d.l.vo 5/03 di parte convenuta.
Emesso decreto di fissazione di udienza ex art. 12 d.l.vo 5/03, all’udienza collegiale le parti, richiamate le conclusioni, procedevano alla discussione orale della causa, all’esito della quale, in applicazione dell’art. 16 comma 5 seconda parte d.l.vo 5/03, veniva depositata la seguente sentenza.
Devono rigettarsi le istanze istruttorie tutte, richieste da parte attrice e da parte convenuta, essendo superflue ai fini della decisione, tenuto conto delle rispettive allegazioni e produzioni delle parti.
L’eccezione di inammissibilità per tardività della domanda attorea di annullamento ex art. 1395 c.c. degli ordini di negoziazione
L’eccezione è fondata e deve pertanto essere accolta. Solo nella memoria ex art. 6 d.l.vo 5/03 gli attori hanno posto il ritenuto conflitto di interessi a fondamento dell’azione di annullamento degli acquisti ex art. 1395 c.c., avendo in atto di citazione invocato tale conflitto solo per ottenere la declaratoria di nullità ex art. 1418 c.c. o comunque il risarcimento dei lamentati danni.
Non si tratta di una semplice diversa qualificazione giuridica di domande già formulate, come erroneamente allegato da parte attrice, ma della proposizione di una ulteriore domanda, caratterizzata da un diverso petitum, che non è conseguenza delle deduzioni ed eccezioni di parte convenuta (cfr. art. 6 comma 2 lett. b d.l.vo 5/03), ma che semplicemente si aggiunge – tardivamente - alle domande in precedenza formulate.
la domanda di accertamento della nullità degli ordini per violazione dell’art. 1418 c.c.
Deve escludersi la riconducibilità delle violazioni in questa sede allegate nell'ambito della nullità negoziale di cui all'art. 1418 comma 1 c.c., in quanto la violazione, da parte dell'intermediario, degli obblighi comportamentali imposti da norme sicuramente volte alla tutela anche di interessi di carattere generale non può, sempre ed in ogni caso, condurre all'applicazione di una sanzione così grave, com'è quella dell'invalidità del contratto che, viceversa, lo stesso art. 23 commi 1, 2 e 3 TUF riserva alla mancanza di forma scritta ed al concreto interesse del cliente a farla valere (c.d. nullità relativa).
Vero è che la soluzione della cd. nullità virtuale - pure proposta da autorevole dottrina, e fatta propria da alcune decisioni giurisprudenziali - se consente di superare il difetto di previsione espressa non appare affatto appagante.
Né è superfluo considerare che le più recenti disposizioni legislative di stampo consumeristico prevedono la nullità del contratto nei casi di inosservanza delle norme che impongono specifici requisiti di forma nella conclusione di operazioni economiche che vedono come protagonisti, da un Iato, il professionista e dall'altro, il consumatore e che la c.d. nullità di protezione rappresenta uno, ma non l'unico né sempre il più vantaggioso, rimedio per attuare una effettiva tutela del contraente debole.
Appare giuridicamente più corretta una diversa opzione e cioè quella di ritenere trattarsi della prospettazione di una responsabilità dell'intermediario.
La responsabilità deve ritenersi senza dubbio di natura precontrattuale (e quindi extracontrattuale) quando sono prospettate violazioni di doveri comportamentali derivanti da principi generali (quali la buona fede e la correttezza) o da norme di settore (primarie e secondarie), che riguardano la fase delle trattative che precedono la formazione del contratto.
La responsabilità è invece contrattuale quando vengono prospettate violazioni di doveri comportamentali richiesti nell’esecuzione delle prestazioni, alle quali l’intermediario deve ritenersi tenuto nei confronti del cliente in forza del contratto quadro e delle nome integrative di settore.
Tale soluzione trova conferma in sede di legittimità, tenuto conto che la Suprema Corte di Cassazione si è recentemente pronunciata in merito, affermando che l’inosservanza dei cosiddetti “obblighi di protezione” da parte dell’intermediario finanziario non comporta automaticamente, in mancanza di una espressa previsione normativa, la nullità del contratto per contrarietà a norme imperative, ma appare più correttamente inquadrabile nell’ambito della responsabilità dell’intermediario per il comportamento tenuto.
La Suprema Corte ha quindi precisato che la nullità del contratto per contrarietà a norme imperative postula che siffatta violazione attenga ad elementi intrinseci della fattispecie negoziale, cioè alla struttura o al contenuto del contratto, e quindi l’illegittimità della condotta tenuta nel corso delle trattative per la formazione del contratto o nel corso dell’esecuzione dello stesso non ne determina la nullità, indipendentemente dalla natura delle norme con le quali la condotta stessa sia in contrasto, a meno che questa sanzione non sia espressamente prevista anche in riferimento a detta ipotesi (Cass. 29.09.05 n. 19024).
Nella fattispecie in esame non vi è tale previsione.
Senza dubbio deve pertanto essere rigettata la domanda, formulata in via principale dagli attori, volta ad ottenere l’accertamento e la declaratoria della nullità delle sopra menzionate operazioni.
le operazioni oggetto di giudizio
La materia del contendere ha ad oggetto due ordini di acquisto, impartiti alla convenuta dall’attrice Coda Fatin Anna Primina.
Il primo ordine, datato 21.07.00, ha ad oggetto l’acquisto di obbligazioni Argentina 9,25% 2000-2004 (codice titolo 894800) per un valore nominale complessivo di euro 20.000,00 al prezzo unitario di euro 100,30.
L’ordine risulta eseguito in contropartita diretta lo stesso giorno in cui è stato impartito. La banca ha infatti venduto essa stessa i titoli al prezzo indicato nell’ordine (prezzo complessivo euro 20.060,00) senza trattenere alcuna commissione (doc. 2 fasc. att.).
Il secondo ordine di acquisto, datato 21.08.00, ha ad oggetto l’acquisto di obbligazioni Argentina 10% 00-2007 (codice titolo 895590) per un valore nominale complessivo di euro 10.000,00 al prezzo unitario di euro 99,00.
L’ordine risulta eseguito in contropartita diretta in data 05.09.00 con valuta 07.09.00. La banca ha infatti venduto essa stessa agli attori i titoli sopra descritti (prezzo complessivo euro 9.900,00) senza trattenere alcuna commissione (doc. 2 fasc. att.).
il dedotto conflitto di interessi
Parte attrice ha allegato che la convenuta in entrambe le operazioni appena descritte ha operato in conflitto di interessi, perché deteneva nel proprio portafoglio i titoli venduti ed aveva un interesse proprio alla loro collocazione, non solo per lucrare le commissioni, ma soprattutto per trasferire in capo ai clienti il rischio dell’investimento. Ha quindi dedotto che la banca ha agito violando le regole di condotta contenute nell’art. 27 regolamento Consob 11522/98 (“1. Gli intermediari autorizzati vigilano per l'individuazione dei conflitti di interessi. 2. Gli intermediari autorizzati non possono effettuare operazioni con o per conto della propria clientela se hanno direttamente o indirettamente un interesse in conflitto, anche derivante da rapporti di gruppo, dalla prestazione congiunta di più servizi o da altri rapporti di affari propri o di società del gruppo, a meno che non abbiano preventivamente informato per iscritto l'investitore sulla natura e l'estensione del loro interesse nell'operazione e l'investitore non abbia acconsentito espressamente per iscritto all'effettuazione dell'operazione. Ove l'operazione sia conclusa telefonicamente, l'assolvimento dei citati obblighi informativi e il rilascio della relativa autorizzazione da parte dell'investitore devono risultare da registrazione su nastro magnetico o su altro supporto equivalente. 3. Ove gli intermediari autorizzati, al fine dell'assolvimento degli obblighi di cui al precedente comma 2, utilizzino moduli o formulari prestampati, questi devono recare l'indicazione, graficamente evidenziata, che l'operazione è in conflitto di interessi.”), adottato in applicazione dell’art. 21 comma 1 lett. c) t.u.f. (“i soggetti abilitati devono … organizzarsi in modo da ridurre al minimo il rischio di conflitti di interesse e, in situazioni di conflitto, agire in modo da assicurare comunque ai clienti trasparenza ed equo trattamento”).
Si deve tuttavia in primo luogo rilevare che dalla documentazione prodotta le negoziazioni risultano eseguite in contropartita diretta e che nessuna commissione ha lucrato (né avrebbe potuto lucrare) la convenuta (v. doc. 2 e 3 fasc. att.).
Né il mero compimento di negoziazioni in contropartita diretta può far ritenere sussistente un conflitto d’interessi in capo alla convenuta.
Come affermato dalla stessa Consob (v. risp. ques. n. 97006042/1997), un’ipotesi di conflitto di interessi non può essere individuata - a priori - in tutti i casi in cui l'intermediario negozia in contropartita diretta con la propria clientela strumenti finanziari, ma deve essere valutata, invece, con riguardo alle peculiarità del caso concreto. In particolare, operazioni della specie possono essere effettuate, in via alternativa: a) sulla base di un ordine di acquisto dello strumento finanziario conferito spontaneamente dal cliente; in tal caso non è configurabile alcun conflitto di interessi; b) su suggerimento dell'intermediario, che può avvenire allorché l'intermediario stesso nell'attività di negoziazione fornisca al cliente, su richiesta di quest'ultimo, indicazioni circa singole operazioni, ovvero nell'attività tipica di consulenza in materia di investimenti in strumenti finanziari. Anche in dette ipotesi l'operazione risulta formalmente preceduta da un ordine del cliente, ma detto ordine è stato in qualche misura sollecitato dall'intermediario. Occorre pertanto valutare se il suggerimento non sia solo finalizzato a realizzare al meglio gli interessi dei clienti, ma anche (o unicamente) alla realizzazione di scopi ulteriori e diversi, propri dell'intermediario.
Ma nel caso di specie non risulta alcuno specifico interesse della convenuta in conflitto con gli investitori.
Gli attori non hanno neppure allegato che la banca ha venduto ad un prezzo non in linea con il mercato.
Né risulta che quest’ultima ha incoraggiato gli attori all’acquisto di tali titoli al fine di eliminare ingombranti giacenze nel suo portafogli, essendo anzi documentato che la banca è ricorsa, prima e dopo la ricezione degli ordini in questione, al mercato per acquistare i medesimi titoli negoziati con gli attori, evidentemente per soddisfare le esigenze dei suoi clienti (doc. 7 e 13 fasc. att.). Già all’epoca i titoli in questione costituivano titoli speculativi, ma non a rischio di peggioramento essendo notorio che il default di tali titoli si è verificato a fine 2001, più di un anno dopo gli acquisti in questione, a seguito di una repentina caduta.
Deve pertanto escludersi nella specie la sussistenza di alcun conflitto di interessi.
la dedotta violazione dell’obbligo di informazione
Com’è noto gli intermediari sono tenuti ad agire nell’interesse dei clienti (v. art. 21 comma 1 lett. a d.l.vo 58/98), acquisendo da questi ultimi le informazioni necessarie ed operando in modo che essi siano sempre adeguatamente informati (v. art. 21 comma 1 lett. b d.l.vo 58/98: “1. Nella prestazione dei servizi di investimento e accessori i soggetti abilitati devono: …omissis… b) acquisire le informazioni necessarie dai clienti e operare in modo che essi siano sempre adeguatamente informati …omissis”).
Sono così previsti specifici obblighi di informazione cd. passiva (acquisire informazioni). In particolare, ai sensi dell’art. 26 comma 1 lett. e) ed f), gli intermediari “acquisiscono una conoscenza degli strumenti finanziari, dei servizi nonché dei prodotti diversi dai servizi di investimento, propri o di terzi, da essi stessi offerti, adeguata al tipo di prestazione da fornire” e, ai sensi dell’art. 28 comma 1 regolamento cit., “prima della stipulazione del contratto di gestione e di consulenza in materia di investimenti e dell’inizio della prestazione dei servizi di investimento e dei servizi accessori a questi collegati, gli intermediari autorizzati devono: a) chiedere all'investitore notizie circa la sua esperienza in materia di investimenti in strumenti finanziari, la sua situazione finanziaria, i suoi obiettivi di investimento, nonché circa la sua propensione al rischio. L'eventuale rifiuto di fornire le notizie richieste deve risultare dal contratto di cui al successivo articolo 30, ovvero da apposita dichiarazione sottoscritta dall'investitore”.
E sono anche previsti obblighi di informazione cd. attiva (fornire informazioni), disciplinati meticolosamente non solo con riguardo al contenuto, ma anche con riguardo al modo in cui le notizie devono essere fornite, costituendo il presupposto necessario per la dare esecuzione del servizio. In particolare, ai sensi dell’art. 26 regolamento Consob 11522/98, gli intermediari devono “b) consegnare agli investitori il documento sui rischi generali degli investimenti in strumenti finanziari di cui all'Allegato n. 3”. Inoltre ai sensi dell’art. 28 comma 2 regolamento Consob 11522/98, “non possono effettuare o consigliare operazioni o prestare il servizio di gestione se non dopo aver fornito all'investitore informazioni adeguate sulla natura, sui rischi e sulle implicazioni della specifica operazione o del servizio, la cui conoscenza sia necessaria per effettuare consapevoli scelte di investimento o disinvestimento”. E, ai sensi dell’art. 29 comma 1 regolamento cit., essi “si astengono dall'effettuare con o per conto degli investitori operazioni non adeguate per tipologia, oggetto, frequenza o dimensione”, con la specificazione ai sensi dell’art. 29 commi 2 e 3 regolamento cit. che “ai fini di cui al comma 1, gli intermediari autorizzati tengono conto delle informazioni di cui all'articolo 28 e di ogni altra informazione disponibile in relazione ai servizi prestati. 3. Gli intermediari autorizzati, quando ricevono da un investitore disposizioni relative ad una operazione non adeguata, lo informano di tale circostanza e delle ragioni per cui non è opportuno procedere alla sua esecuzione. Qualora l'investitore intenda comunque dare corso all'operazione, gli intermediari autorizzati possono eseguire l'operazione stessa solo sulla base di un ordine impartito per iscritto ovvero, nel caso di ordini telefonici, registrato su nastro magnetico o su altro supporto equivalente, in cui sia fatto esplicito riferimento alle avvertenze ricevute”.
Nel caso di specie, per quanto riguarda gli obblighi di informazione passiva con riferimento alle caratteristiche dei titoli negoziati, si deve subito rilevare che non è neppure prospettato che la convenuta non conoscesse le caratteristiche di tali strumenti finanziari.
Per quanto riguarda invece l’acquisizione di informazioni sui clienti, si deve rilevare che in data 04.07.00, nel sottoscrivere il contratto quadro per la prestazione del servizio di negoziazione di strumenti finanziari (e altro), gli attori non risultano aver fornito informazioni sulla loro esperienza in materia di investimenti, né sulla loro situazione finanziaria, sui loro obiettivi di investimento e neppure sulla loro propensione al rischio (doc. 3 fasc. conv.).
Dal rendiconto del deposito amministrato (v. il relativo contratto al doc. 1 fasc. conv.) si legge tuttavia che proprio agli inizi del mese di luglio gli attori avevano acquistato obbligazioni di un altro paese emergente (Brasil 9% per un valore nominale di 20.000,00) e che il giorno precedente il primo ordine, in questa sede contestato, avevano acquistato azioni Seat Pagine Gialle (per un controvalore di euro 5.000,00), passando poi ad agosto, prima di impartire il secondo ordine, in questa sede contestato, all’acquisto di CCT dic. 1999/2006 per un controvalore di euro 10.000,0000 (doc. 9 fasc. conv.).
Tenuto conto delle caratteristiche dei titoli sopra menzionati, deve pertanto ritenersi che la convenuta poteva ragionevolmente ritenere, al momento in cui sono stati impartiti gli ordini, in questa sede contestati, che gli attori fossero investitori che avevano una prevalente propensione ad investimenti non semplicemente conservativi del loro patrimonio, avendo in prevalenza investito in titoli ben redditizi nel lungo termine, ma (ovviamente) rischiosi.
Per quanto riguarda gli obblighi di informazione attiva, è provato che la banca ha consegnato ai clienti il documento sui rischi generali degli investimenti finanziari strumenti finanziari di cui all'Allegato n. 3 del regolamento Consob cit. (doc. 2 fasc. conv.). Inoltre, in base a dichiarazioni sottoscritte dalla stessa ordinante, risulta altresì provato che quest’ultima è stata informata della natura e della rischiosità degli investimenti operati.
Sul documento, sottoscritto dall’attrice, contenente il primo ordine del 21.07.00, risulta annotata la seguente dicitura: “Prendiamo atto che l’operazione in oggetto verrà eseguita fuori dai mercati regolamentati e vi autorizziamo espressamente ad eseguirla” (doc. 2 fasc. att. e doc. 6 fasc. conv.).
Contestualmente al sopra menzionato ordine d’acquisto, l’attrice risulta avere sottoscritto una dichiarazione del seguente tenore: “Oggetto. Rischi connessi a investimenti in prodotti finanziari strutturati di Paesi emergenti o ad alto rendimento. In relazione al nostro acquisto dei seguenti prodotti finanziari: quantità 2.000 descrizione del prodotto Argentina 9,25/04 valuta di denominazione euro …omissis… Nel caso di obbligazioni dei cosiddetti Paesi Emergenti: dichiariamo di essere a conoscenza che detto nostro investimento potrebbe comportare: *l’eventualità di non essere facilmente liquidabile, anche a seguito di provvedimenti restrittivi emanati dalle Autorità Governative del paese emittente ovvero a causa del deterioramento della situazione economico finanziaria della società emittente; * la carenza di appropriate informazioni che, in seguito, ne rendano possibile l'agevole accertamento del valore corrente; *oscillazioni di corso, anche sensibili, tali da non poter fornire alcuna certezza che l'attuale valore possa restare inalterato nel tempo ...omissis… Ciò nonostante, in base ai nostri obiettivi di investimento ed alle risorse finanziarie a nostra disposizione, riteniamo tali investimenti pienamente adeguati.” (doc. 4 fasc. conv.).
Tra le clausole del secondo ordine, datato 21.08.00, anch’esso sottoscritto dall’attrice, risulta annotata la seguente dicitura: “Prendiamo atto che l’operazione in oggetto verrà eseguita fuori dai mercati regolamentati e vi autorizziamo espressamente ad eseguirla. Regolamento in euro al cambio a pronti rilevato dall’istituto due giorni operazione in conflitto d’interessi” (doc. 3 fasc. att. e doc. 12 fasc. conv.).
L’attrice risulta inoltre avere sottoscritto sempre il 21.08.00 una dichiarazione di tenore identico a quella precedente (“Oggetto. Rischi connessi a investimenti in prodotti finanziari strutturati di Paesi emergenti o ad alto rendimento. In relazione al nostro acquisto dei seguenti prodotti finanziari: quantità 2.000 descrizione del prodotto Argentina 9,25/04 valuta di denominazione euro …omissis… "Nel caso di obbligazioni dei cosiddetti Paesi Emergenti: dichiariamo di essere a conoscenza che detto nostro investimento potrebbe comportare: *l’eventualità di non essere facilmente liquidabile, anche a seguito di provvedimenti restrittivi emanati dalle Autorità Governative del paese emittente ovvero a causa del deterioramento della situazione economico finanziaria della società emittente; * la carenza di appropriate informazioni che, in seguito, ne rendano possibile l'agevole accertamento del valore corrente; *oscillazioni di corso, anche sensibili, tali da non poter fornire alcuna certezza che l'attuale valore possa restare inalterato nel tempo ...omissis… Ciò nonostante, in base ai nostri obiettivi di investimento ed alle risorse finanziarie a nostra disposizione, riteniamo tali investimenti pienamente adeguati.” (doc. 4 fasc. conv.).
I documenti acquisiti al processo, e non disconosciuti, dimostrano che l’attrice è stata perfettamente informata ed avvertita dalla convenuta in ordine alla natura e alla rischiosità degli investimenti che andava ad effettuare.
Né assume rilievo l’affermazione degli attori, secondo i quali la dichiarazione sottoscritta dall’attrice sarebbe inefficace perché contraria al disposto dell’art. 1469 bis c.c. comma 3 n. 18 c.c. (vigente all’epoca della sottoscrizione), tenuto conto che non si tratta di una clausola contrattuale, ma di una dichiarazione, che fornisce la prova documentale di quanto in essa rappresentato.
La dedotta inadeguatezza delle operazioni
Occorre infine accertare se la convenuta abbia violato l’obbligo di astenersi dal compimento di operazioni inadeguate per tipologia, oggetto, frequenza o dimensione (art. 29 regolamento Consob. 11522/98 e art. 2 contratto di gestione al doc. 2 fasc. att.).
Come chiarito dalla stessa Consob, la valutazione dell'adeguatezza delle operazioni (c.d. suitability) costituisce un aspetto essenziale della prestazione dei servizi d'investimento nei confronti degli investitori non qualificati e per compiere tale valutazione l'intermediario deve tenere conto delle informazioni raccolte dagli investitori ai sensi dell'art. 28 comma 1 lett. a) regolamento cit. (esperienza in materia d'investimenti in strumenti finanziari, situazione finanziaria, obiettivi d'investimento, propensione al rischio) e di ogni altra informazione disponibile in relazione ai servizi prestati, relativa sia al cliente che agli strumenti finanziari oggetto dei servizi medesimi (v. risp. ques. n. 98080595/1998 - Com. n. 30396/2000). L’apprezzamento dei profili di adeguatezza può risultare più o meno complesso, a seconda del tipo di operazioni eseguite e delle caratteristiche dell'investitore, ma non può essere omesso. Gli intermediari non sono infatti esonerati dall’obbligo di valutare l’adeguatezza dell’operazione disposta dal cliente anche nel caso in cui l’investitore abbia rifiutato di fornire le informazioni sulla propria situazione finanziaria, obiettivi di investimento e propensione al rischio. In questi casi la valutazione andrà condotta, in ossequio ai principi generali di correttezza, diligenza e trasparenza, tenendo conto di tutte le notizie di cui l’intermediario è in possesso.
Come già evidenziato, gli attori non risultano aver fornito informazioni sulla loro esperienza in materia di investimenti, né sulla loro situazione finanziaria, sui loro obiettivi di investimento e neppure sulla loro propensione al rischio (doc. 3 fasc. conv.), ma al momento in cui l’attrice ha impartito gli ordini, in questa sede contestati, gli attori risultavano avere investito in titoli in prevalenza speculativi, manifestando una propensione ad investimenti redditizi ma rischiosi (v. supra).
D’altronde è stato già evidenziato che, anche al momento della sottoscrizione degli ordini in questa sede contestati, l’attrice ha firmato una dichiarazione in cui, preso atto dei rischi connessi alla scelta di quei titoli, ha espressamente affermato che, in base ai suoi obiettivi di investimento ed alle risorse finanziarie a sua disposizione, riteneva tali investimenti pienamente adeguati (v. supra e doc. 4 fasc. conv.).
Deve pertanto escludersi che la banca avesse violato l’obbligo di non procedere all’operazione, tenuto conto della volontà espressa dall’investitore.
Anche tale richiesta deve ritenersi infondata, non essendo emersa alcuna falsa rappresentazione della realtà (autodeterminata o determinata dalla banca) in cui sia incorsa l’attrice al momento in cui ha impartito gli ordini, né risulta che quest’ultima abbia subito alcuna violenza o raggiro.
Le spese di lite, liquidate d’ufficio in mancanza di notula, seguono la soccombenza e gravano pertanto sugli attori in solido tra loro.
1. dichiara inammissibile in quanto tardiva la domanda volta all’annullamento ex art. 1395 c.c. degli acquisti dei titoli per conflitto di interessi;
2. rigetta le domande attoree;
3. dichiara tenuti e condanna gli attori in solido tra loro al pagamento delle spese processuali sostenute da parte convenuta, che liquida in complessivi euro 2.500,00 (di cui euro 1.000,00 per diritti ed euro 1.500,00 per onorari), oltre 12,5 % su diritti ed onorari ex art. 14 t.f., Iva e Cpa.
Biella, 29.09.06