Source: https://www.laleggepertutti.it/123224_manuale-di-diritto-fotocopiato-e-software-copiati-scatta-il-reato
Timestamp: 2019-03-25 04:33:31+00:00
Document Index: 124419686

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 68', 'art. 2', 'art. 9', 'art. 68', 'art. 68', 'art. 68', 'art. 171', 'art. 171', 'art. 68']

Manuale di diritto fotocopiato e software copiati: scatta il reato
Violazione del diritto d’autore e pirateria: la detenzione sul proprio pc di programmi scaricati da internet e di un manuale di diritto in formato elettronico integra il reato di pirateria.
Nonostante la legge sul diritto d’autore regoli diritti di carattere civilistico, compie comunque un reato chi copia abusivamente le opere altrui come un manuale di diritto privato o un software per computer e li detenga all’interno del proprio hard disk. Così si è pronunciata, di recente, la Cassazione [1].
Nella sentenza in commento si specifica che la detenzione sul proprio pc di software complesso e costoso senza un marchio e di un manuale di diritto privato integrano una lesione del diritto d’autore con tutte le conseguenze penali che ne derivano.
2 Non sempre è vietato duplicare i programmi per computer
3 I libri di testo copiati
La finanza aveva trovato, nel personal computer del titolare di una eliografia, diversi programmi privi di licenza d’uso nonché la copia di un compendio di istituzioni di diritto privato.
La legge [2] punisce espressamente, ed in modo più grave, la detenzione di materiale protetto da copyright tutte le volte in cui ciò abbia uno scopo commerciale. In particolare, si prevede che chiunque abusivamente duplica, per trarne profitto, programmi per elaboratore o ai medesimi fini importa, distribuisce, vende, detiene a scopo commerciale o imprenditoriale o concede in locazione programmi contenuti in supporti non contrassegnati dalla Società italiana degli autori ed editori (SIAE), è soggetto alla pena della reclusione da sei mesi a tre anni e della multa da euro 2.582 a euro 15.493.
Non sempre è vietato duplicare i programmi per computer
La Corte ricorda che il reato di illecita vendita e detenzione di programmi per pc ha ad oggetto esclusivamente software contenuti su supporti privi del contrassegno Siae e non anche quelli abusivamente duplicati [3].
La predetta legge sul diritto d’autore [2] prevede due distinte fattispecie di reato: da un lato l’abusiva duplicazione, per trarne profitto, di programmi per elaboratore (prima ipotesi di reato) e dall’altro lato l’importazione, distribuzione, vendita, detenzione a scopo commerciale e imprenditoriale non già di programmi abusivamente duplicati, ma esclusivamente di programmi contenuti in supporti non contrassegnati dalla Siae. In questo caso, la legge, per i programmi per pc ha volutamente utilizzato un criterio diverso da quello scelto per le opere musicali o video (per le quali viene punita, da un lato, l’abusiva duplicazione e riproduzione; dall’altro sia la detenzione per la vendita di opere abusivamente duplicate o riprodotte, sia la detenzione per la vendita di opere prive del contrassegno Siae).
Tale diversità di disciplina corrisponde a una consapevole scelta del legislatore, nel differente trattamento sanzionatorio di ipotesi aventi ad oggetto opere dell’ingegno diverse.
Nel caso di specie, i giudici hanno ritenuto che la detenzione per scopi commerciali dei programmi per computer fosse desumibile dalla installazione dei suddetti software privi di licenza d’uso sul computer detenuto nell’eliografia dell’imputato, che esercitava imprenditorialmente l’attività di copisteria, commercio di materiale informatico e di stampa. Tali elementi sono stati ritenuti indizianti la detenzione dei programmi a scopo commerciale, in assenza di prova di un uso personale. Al riguardo, infatti, il commerciante svolgeva professionalmente l’attività di assistenza anche in campo informatico.
I libri di testo copiati
Non solo la clonazione e distribuzione di software è vitata (in quanto comporta un notevole risparmio per chi acquista e un guadagno economico non di poco conto per chi invece effettua la duplicazione), ma anche quella delle opere letterarie. Invero, la legge sul diritto d’autore sancisce [4] come libera la riproduzione di singole opere o brani di opere per uso personale dei lettori, fatta a mano o con mezzi di riproduzione non idonei a spaccio o diffusione dell’opera nel pubblico. Tuttavia, questo utilizzo non può estendersi ad oltre il 15% di ciascun volume o fascicolo, escluse le pagine di pubblicità. Pertanto la riproduzione per uso personale di opere dell’ingegno effettuata mediante fotocopia, xerocopia o sistema analogo è lecita solo quando:
l’impiego è rivolto a stretto uso e consumo di chi effettua la copia
tale copia non può mai superare il 15% dell’opera masterizzata.
[1] Cass. sent. n. 23365/2016 del 7.06.2016.
[2] Art. 171 bis legge 633/1941.
[3] Cass. sent. n. 3402/2014 n. 49385/2009.
[4] Art. 68 legge 633/1941.
Presidente Grillo – Relatore Riccardi
Non rileva, invece, la norma invocata dal ricorrente, di cui all’art. 68 l. 633 del 1941 (nella riformulazione disposta con l’art. 2 l. 248 del 2000 e con l’art. 9 d.lgs. 68 del 2003), che delimita i confini di liceità della riproduzione delle opere letterarie: al riguardo, infatti, il comma 1 sancisce che “È libera la riproduzione di singole opere o brani di opere per uso personale dei lettori, fatta a mano o con mezzi di riproduzione non idonei a spaccio o diffusione dell’opera nel pubblico“; il comma 3 recita: “Fermo restando il divieto di riproduzione di spartiti e partiture musicali, è consentita, nei limiti del quindici per cento di ciascun volume o fascicolo di periodico, escluse le pagine di pubblicità, la riproduzione per uso personale di opere dell’ingegno effettuata mediante fotocopia, xerocopia o sistema analogo“; infine, il comma 6 prevede che “È vietato lo spaccio al pubblico delle copie di cui ai commi precedenti e, in genere, ogni utilizzazione in concorrenza con i diritti di utilizzazione economica spettanti all’autore“.
Né viene in rilievo il comma 4 dell’art. 68, che, nel prevedere che “I responsabili dei punti o centri di riproduzione, i quali utilizzino nel proprio ambito o mettano a disposizione di terzi, anche gratuitamente, apparecchi per fotocopia, xerocopia o analogo sistema di riproduzione, devono corrispondere un compenso agli autori ed agli editori delle opere dell’ingegno pubblicate per le stampe che, mediante tali apparecchi, vengono riprodotte per gli usi previsti nel comma 3 (…)“, disciplina la diversa ipotesi in cui la copisteria metta a disposizione, anche gratuita, gli apparecchi per la riproduzione delle opere ai clienti: tale disposizione, infatti, oltre ad obbligare il responsabile del centro di riproduzione (le c.d. copisterie) a corrispondere un compenso alla SIAE, consente la riproduzione, purché nei limiti del 15 % del volume e per uso personale (Sez. 3, n. 126 del 19/11/2008, dep. 2009, D’Angelo, Rv. 242259: “La riproduzione di singole opere o brani di opere dell’ingegno effettuata mediante fotocopie, di cui all’art. 68 L. n. 633 del 1941 e successive modifiche, è consentita solo se limitata al quindici per cento di ogni volume, se sia corrisposto un compenso forfettario a favore degli aventi diritto e se effettuata per uso personale“).
La condotta accertata, invece, rientra nell’ambito applicativo della norma di chiusura dettata dal comma 6 dell’art. 68: “È vietato lo spaccio al pubblico delle copie di cui ai commi precedenti e, in genere, ogni utilizzazione in concorrenza con i diritti di utilizzazione economica spettanti all’autore“. Nel caso in esame, la detenzione del file contenente la copia analogica dell’opera didattica all’interno del computer aziendale, ubicato nei locali della copisteria, era evidentemente destinata alla riproduzione, mediante stampa, dell’opera, a richiesta dei clienti che intendessero acquistare una copia in violazione dei diritti patrimoniali d’autore.
Appare, dunque, integrata la tipicità del reato di detenzione a fini di lucro di opere didattiche abusivamente riprodotte (in quanto “scannerizzate” in violazione dei diritti patrimoniali d’autore e del limite del 15 %) previsto dall’art. 171 bis, comma 1, lett. b) e c), l. 633 del 1941 (Sez. 3, n. 24277 del 11/05/2010, Garneri, Rv. 247792: “L’abusiva riproduzione di opere letterarie tutelate dal diritto d’autore integra il reato previsto dall’art. 171 ter, comma primo, lett. b) L. 22 aprile 1941, n. 633, solo nel caso di uso non personale ed in presenza del fine di profitto, configurandosi, in difetto, l’illecito amministrativo contemplato dall’art. 68 della citata Legge. (Fattispecie di sequestro probatorio eseguito all’interno di una copisteria di alcune fotocopie di un libro che una cliente stava riproducendo per uso personale)“.
09/06/2016 @ 15:34
Mi pare che sia la Corte, sia il Legislatore, nonché la siae abbiano le idee molto confuse su come sia la *realtà* là fuori.