Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-32417-del-14-12-2018
Timestamp: 2020-08-13 13:58:28+00:00
Document Index: 9323131

Matched Legal Cases: ['art. 74', 'art. 2426', 'art. 2424', 'art. 2426', 'sentenza ', 'art. 156', 'art. 132', 'art. 118', 'art. 36', 'art. 360', 'art. 68', 'art. 68', 'art. 68', 'art. 74', 'art. 75', 'sentenza ', 'art. 74', 'art. 2424', 'art. 2426', 'art. 68', 'art. 360', 'art. 68', 'art. 68', 'art. 2426', 'sentenza ', 'art. 360']

Sentenza Cassazione Civile n. 32417 del 14/12/2018 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32417 del 14/12/2018
Cassazione civile sez. trib., 14/12/2018, (ud. 12/04/2018, dep. 14/12/2018), n.32417
sul ricorso iscritto al n. 22750/2011 R.G. proposto da:
Portoghesi n. 12
77/38/2011 depositata l’11 febbraio 2011.
uditi gli Avv. Claudio Lucisano e Giuseppe Zizzo per l’Agenzia delle
1. L’Agenzia delle entrate notificava a Sky Italia s.r.l. avviso di accertamento, sulla base dei rilievi formulati dalla Guardia di finanza nel processo verbale di constatazione, con il quale riprendeva a tassazione ai fini Irpeg ed Irap per l’anno 2000 ammortamenti ritenuti indeducibili per complessivi Euro 14.145.826,00, rettificando di conseguenza la perdita fiscale dichiarata dalla società. Gli ammortamenti ritenuti indeducibili riguardavano costi per noleggio satellite per Euro 2.302.355, costi per diritti televisivi per Euro 45.050,00 e costi per diritti sportivi per Euro 11.793.421. Con riferimento ai costi per l’utilizzo del satellite l’Agenzia riteneva che erano stati indebitamente capitalizzati ed ammortizzati secondo il principio contabile FAS 51 emanato dal FASB, organismo contabile statunitense, ma non potevano essere considerati come costi per “utilità ripetuta” nel tempo, in quanto meri canoni di locazione. Allo stesso modo i costi per avvenimenti sportivi non erano a “utilità ripetuta”, ma solo costi di esercizio, sicchè per ogni esercizio la società doveva sostenere nuovi costi per l’acquisto di ulteriori avvenimenti sportivi. Quanto all’acquisizione di films, la risoluzione ministeriale n. 35/E del 13-2-2003 riteneva che non fossero costi ad utilizzo pluriennale, ma dovessero essere inquadrati fra i beni immateriali, ammortizzabili con le regole ordinarie, essendo i films acquistati per un tempo molto limitato (alcuni mesi), al di fuori delle spese di start up.
2. Proponeva ricorso la contribuente, deducendo che aveva legittimamente iscritto nell’attivo patrimoniale come costo di impianto ed ampliamento tali costi nel “triennio” di lancio dell’attività di trasmissione televisiva su piattaforma digitale satellitare (maggio 1999-maggio 2002), in applicazione del principio contabile statunitense FAS 51 (relativo alle start up del settore televisivo), con deduzione delle quote di ammortamento dei costi ai sensi del D.P.R. n. 917 del 1986, art. 74,comma 3, imputate al conto economico 2000. Tale principio contabile, ad integrazione dei principi nazionali ed europei, consentiva di capitalizzare i costi di avviamento di una nuova iniziativa imprenditoriale durante un periodo denominato di “prematurità”, quando il sistema televisivo era parzialmente operativo. Si trattava dei costi che non sarebbero variati in modo significativo al variare del numero dei sottoscrittori e che dovevano, quindi, essere capitalizzati e distribuiti in più esercizi (cinque ai sensi dell’art. 2426 c.c.), previo consenso del collegio sindacale, secondo un algoritmo determinato, fino al raggiungimento al terzo anno di attività di circa un milione di abbonati, proprio tenendo conto del fatto che l’attività televisiva era intrapresa in una situazione di totale assenza di abbonati. Trattavasi di costi di “utilità pluriennale” in quanto l’utilità della controprestazione ottenuta (nuova clientela e diffusione degli abbonamenti) si ripercuoteva anche negli esercizi futuri. Per i primi anni di attività, quindi, era inevitabile che i costi sostenuti per l’acquisito dei diritti televisivi non potessero trovare alcuna correlazione con i rispettivi ricavi. Costituivano, dunque, costi di impianto da indicare nella voce BI1 dello stato patrimoniale ex art. 2424 c.c., con utilità pluriennale ai sensi dell’art. 2426 c.c., punto 5.
1. Con il primo motivo di impugnazione la società deduce “inesistenza o nullità della sentenza per inidoneità al raggiungimento dello scopo, dovuta al difetto dei requisiti essenziali di forma-contenuto (in particolare, di dispositivo e motivazione, i quali nè singolarmente nè congiuntamente, consentono di individuare il concreto comando espresso dai Giudici), per violazione dell’art. 156 c.p.c., comma 2, dell’art. 132c.p.c., comma 1, nn. 4 e 5, dell’art. 118 disp. att. c.p.c., e del D.Lgs. 546 del 1992, art. 36 comma 2, nn. 4 e 5, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4”, in quanto la Commissione tributaria regionale dichiara nel dispositivo di accogliere in parte l’appello proposto dalla società, ma in motivazione non si individua “con obiettiva certezza” il concreto comando giudiziale che esprime “rendendo impossibile determinare gli effetti del parziale accoglimento dell’appello sull’avviso di accertamento in controversia”.
Tuttavia, con riferimento specifico ai costi per l’acquisizione di diritti televisivi sportivi, la società ben avrebbe potuto dedurre i costi in due anni, in quanto gli eventi sportivi hanno in genere durata biennale, iniziando ad agosto del primo anno e terminando a giugno dell’anno successivo, quindi con una deduzione in due anni (“…la cessione dei diritti in argomento ha una validità limitata nel tempo e nello spazio e pertanto tali costi non possono essere posti in correlazione con futuri ricavi, bensì partecipare alle spese di esercizio (anno 2000) e a quelle del successivo esercizio. Infatti è notorio a tutti che il campionato di calcio e la Coppa Italia svolgono la loro attività in un arco di tempo che mediamente va da Agosti dell’anno in corso a Giugno dell’anno successivo. Per quanto detto è giusta la partecipazione delle spese relative alla acquisizione di tali diritti in proporzione all’anno in corso e a quello successivo”).
Anche con riferimento alle spese per l’acquisizione di diritti cinematografici, la Commissione regionale ritiene che debba essere applicato l’ammortamento ai sensi del D.P.R. n. 917 del 1986, art. 68, in base alla risoluzione ministeriale 35/E del 2003 (“questa Commissione concorda con quanto rilevato dai verbalizzanti…circa l’applicazione della Risoluzione Ministeriale del 13-2-2003 n 35/E, che ha precisato che i diritti di sfruttamento delle opere cinematografiche vanno considerate come beni immateriali e ammortizzate secondo le regole dettate dal D.P.R. n. 917 del 1986, art. 68, comma 1, in vigore alla data interessa”).
Insomma, proprio dal tenore del ricorso per cassazione emerge la chiara intelligibilità del decisum, favorevole in parte alla società con riferimento alle prime due voci di costi (cfr. pagina 35 “…suggerendo la deducibilità di una parte degli stessi nell’esercizio al quale si riferisce la controversia (il 2000) e, dunque, un ridimensionamento o un annullamento del recupero in questione”; cfr. pagina 36 per gli eventi cinematografici “non è chiaro se, ammettendo l’ammortamento dei costi considerati ai sensi del D.P.R. n. 917 del 1986, art. 68, comma 1, anzichè dell’art. 74, comma 3…i Giudici abbiano inteso confermare il recupero a tassazione delle quote di ammortamento dedotte dalla società, ovvero annullarlo…”) e del tutto sfavorevole alla stessa con riferimento alla terza voce di spesa, attinente alla locazione del satellite per le trasmissioni televisive, da inserire nel conto economico secondo il criterio di competenza economica sulla base degli accordi contrattuali ai sensi del D.P.R. n. 917 del 1986, art. 75.
2. Con il secondo motivo di impugnazione la ricorrente deduce “Illegittimità della sentenza nella parte in cui i Giudici hanno negato che i costi in controversia costituiscano costi di impianto ed ampliamento ad utilità pluriennale per violazione del D.P.R. n. 917 del 1986, art. 74, comma 3…, dell’art. 2424 c.c., comma 1, BI1, e dell’art. 2426, comma 1, n. 5, nonchè falsa applicazione del D.P.R. n. 917 del 1986, art. 68, comma 1…in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3”, in quanto è legittima la capitalizzazione dei costi di impianto e di ampliamento relativi all’esercizio 1999, con imputazione di quote di ammortamento di tali costi capitalizzati nel conto economico relativo al 2000, per complessivi Euro 14.145.826,00.
Va applicato, invece, il D.P.R. n. 917 del 1986, ove si dispone che “I ricavi, le spese e gli altri componenti positivi e negativi, per i quali le precedenti norme del presente capo non dispongono diversamente, concorrono a formare il reddito nell’esercizio di competenza”.
Il principio contabile statunitense del FAS 51 (con l’algoritmo di cui a pagina 76 del ricorso per Cassazione “frazione avente al denominatore il numero totale degli abbonamenti previsti (quindi 1 milione) per la fine del periodo di prematurità ed al numeratore il maggiore tra….”) è in aperto contrasto con il principio internazionale IAS 38 ed è riferito, peraltro, solo alle imprese televisive via cavo e non satellitari, sicchè non è applicabile al caso di specie. Con riferimento alla violazione del D.P.R. n. 917 del 1986, art. 68, per quanto attiene ai costi per l’utilizzo di diritti cinematografici, la Commissione regionale ha correttamente fatto applicazione della risoluzione E/35 del 13-2-2003 della Agenzia delle entrate, considerando dunque che i beni rappresentati dai film non sono considerati oneri pluriennali, ma beni immateriali, il cui ammortamento fiscale è disciplinato dal D.P.R. n. 917 del 1986, art. 68 (“Le quote di ammortamento del costo dei diritti di utilizzazione di opere dell’ingegno…sono deducibili in misura non superiore a un terzo del costo”).
Per la Suprema Corte, peraltro, in tema di deduzioni ai fini IRPEG ed IRAP, i costi di natura straordinaria per la loro utilità pluriennale, ai sensi dell’art. 2426 c.c., comma 1, numero 5), possono – previo consenso del collegio sindacale ove esistente – essere iscritti nell’attivo, anzichè essere imputati in conto economico come componenti negativi del reddito di esercizio in cui sono sostenuti, ove la società ritenga, in base ad una scelta fondata su criteri di discrezionalità tecnica, di capitalizzarli in vista di un successivo ammortamento pluriennale invece di far gravare i costi interamente sull’esercizio in cui sono stati sostenuti; tale valutazione, ai fini della graduazione del beneficio, deve tenere conto che l’iscrizione di queste spese all’attivo dello stato patrimoniale è consentita, oltre che dall’utilità pluriennale, di cui siano causa immediata e diretta, anche dalla circostanza che esse non abbiano avuto, come contropartita, l’incremento di valore di specifici beni o diritti anch’essi iscritti all’attivo (Cass. Civ., 6 novembre 2013, n. 24939, che richiama anche Cass. Civ., 11 gennaio 2006, n. 377).
3. Con il terzo motivo di impugnazione la società deduce “illegittimità della sentenza nella parte in cui i Giudici hanno negato che i costi in controversia, in quanto volti a remunerare servizi acquisiti nell’esercizio in cui sono stati sostenuti, costituiscano costi di impianto ed ampliamento ad utilità pluriennale, per insufficiente motivazione in ordine ad un fatto controverso e decisivo ai fini del giudizio, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5”, anche in ragione del consenso espresso dal collegio sindacale e del parere della società di revisione.