Source: https://canestrinilex.com/risorse/ebbrezza-esami-del-sangue-senza-necessita-trapeutiche/
Timestamp: 2019-08-20 05:59:29+00:00
Document Index: 10446359

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 186', 'art. 186', 'art. 354', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 130', 'art. 546', 'art. 130', 'art. 186', 'art. 354', 'art. 348', 'art. 186', 'art. 186', 'sentenza ', 'art. 186', 'art. 25', 'sentenza ']

5 Maggio 2017, Cassazione penale e Nicola Canestrini
Inutilizzabile il risultato dell’accertamento di tasso alcolemico nel sangue se effettuto per soli fini di polizia giudiziaria senza salvaguardare il diritto di difesa (nullità a regime intermedio) quando non vi sia alcuna finalità medica e/o terapeutica.
1. Il Tribunale di Lecco, con sentenza 6/11/2015 emessa ad esito di giudizio di opposizione a decreto penale di condanna, assolveva per insussistenza del fatto D.G.F.A. dall’imputazione, allo stesso ascritta, di aver circolato, in (omissis) , alla guida dell’autoveicolo Jaguar, in stato di ebbrezza alcolica (con tasso alcolemico pari a 2,78 g/l, riscontrato al controllo effettuato presso l’Ospedale di (…)), con l’aggravante di aver provocato un incidente stradale ai danni di Z.J. (che circolava, conducendo un motociclo).
3. Avverso la suddetta sentenza della Corte territoriale (nonché avverso l’ordinanza 26/9/2016 con la quale la Corte ha provveduto alla correzione di un errore materiale contenuto nel dispositivo della sentenza impugnata), il D. , tramite difensore di fiducia, propone ricorso articolando cinque motivi di doglianza (ed allegando la richiamata richiesta di Pg di accertamenti urgenti e successivo referto medico (…) n. (…)).
3.1. Nel primo motivo denuncia vizio di motivazione e violazione di legge, in particolare dell’art. 186 comma 5 in relazione all’art. 186 comma 2 bis d.lgs. n. 285/92 laddove la Corte ha espresso il principio di diritto per cui "nei confronti dei conducenti coinvolti in incidenti stradali il prelievo ematico finalizzato all’accertamento del tasso alcolemico può essere disposto su ordine da parte degli organi di Polizia stradale e trasmesso direttamente alle strutture sanitarie ai sensi dell’art. 354 c.p.p., senza che sia necessario che, ai fini della legittimità dell’esecuzione del prelievo, il paziente sia sottoposto ad accertamenti medici né che quest’ultimo abbia diritto ad avviso e/o informativa sul consenso al prelievo".
Il ricorrente si lamenta che la Corte di appello aveva omesso di valutare le risultanze probatorie a suo favore (in forza delle quali il giudice di primo grado aveva pronunciato sentenza di assoluzione); e, precisamente: la testimonianza di sua moglie, la Sig.ra P.M.C. , che aveva riferito che nel periodo dei fatti sia lei che il marito erano particolarmente stressati poiché la di lei madre era gravemente malata ed era sottoposta a terapia chemioterapica; nonché la relazione del consulente Prof. L. , che aveva precisato che l’accertamento dell’alcolemia, attraverso l’esame del sangue, viene effettuato utilizzando il metodo immunoenzimatico, il quale, in presenza di lattati, che si formano ad esempio in particolari condizioni di stress del soggetto, dà una indicazione del valore dell’alcolemia di gran lunga superiore alla quantità effettivamente presente nel sangue. Si lamenta ancora che la Corte territoriale, con motivazione illogica, ha ritenuto che sarebbe mera ipotesi, affermata dal consulente di parte, l’alterazione del dato attestante il tasso alcolemico dovuta a presenza di acido lattico; le valutazioni consulenziali avrebbero dovuto essere lette con il dato fattuale della testimonianza resa da sua moglie, testimonianza che, da sola, attribuirebbe rilevanza alle conclusioni del Prof. L. in quanto rappresenterebbe una condizione di fatto identica a quella dalla quale muove la teoria scientifica del consulente. Si lamenta infine che la Corte di merito ha ritenuto che, anche aderendo alle conclusioni del consulente, "la rilevanza penale del dato rilevato (un tasso del 278 mg/dl) certificato dalla diagnosi di intossicazione alcolica effettuata dai sanitari, non potrebbe essere scalfita nemmeno da una oscillazione dell’affidabilità del dato fino al 40%": se la Corte avesse correttamente valutato il contenuto della relazione consulenziale, si sarebbe resa conto del fatto che il Prof. L. aveva indicato un valore alcolemico "reale" da individuarsi in misura inferiore a 1,0% g/l.
Il ricorrente rileva che la Corte, nel dispositivo della sentenza impugnata, avrebbe irrogato una pena di specie diversa da quella prevista per il reato contravvenzionale contestato e che l’illegittima procedura de plano di cui al precedente motivo di ricorso sarebbe stata adottata dalla Corte proprio al fine di sostituire la pena "illegalmente" irrogata con quella "legale" applicabile. Sostiene il ricorrente che tale sostituzione non possa essere legittimamente annoverata tra quelle modifiche suscettibili di correzione con la procedura ex art. 130 c.p.p., in quanto la correzione si era risolta in una modifica essenziale del dispositivo. Dunque, secondo il ricorrente, nel caso di specie, non si è in presenza di un errore materiale, bensì di un errore di diritto che, per definizione, non è emendabile con la procedura di correzione di errore materiale, in quanto la rettificazione della pena nei termini indicati integrava la violazione dell’art. 546 comma 3 c.p.p.; e la Corte territoriale nella ordinanza di correzione impugnata avrebbe in modo illogico affermato che si trattava di una correzione a beneficio dell’imputato. A detto ultimo riguardo, il ricorrente osserva che, se si fosse trattato di errore materiale la cui eliminazione non comportava una modificazione essenziale dell’atto, la motivazione sopraindicata non sarebbe affatto illegittima, in quanto: l’errore, nel caso in cui è materiale e non determina una modifica essenziale dell’atto, non può considerarsi "a beneficio dell’imputato"; mentre, nel caso in cui, come affermato dalla Corte nella specie, si tratta di una correzione a beneficio dell’imputato, non può considerarsi come rettifica che non determina una modifica essenziale dell’atto e, di conseguenza, non avrebbe potuto legittimare l’adozione della procedura ex art. 130 c.p.p..
1. Il primo motivo di ricorso - che sottende la questione se il disposto di cui all’art. 186 comma 5 C.d.S. si applichi nel caso di soggetto, coinvolto in un sinistro e trasportato al Pronto Soccorso, per il quale i sanitari abbiano ritenuto di non procedere a cure mediche e neppure a prelievo ematico - è fondato ed assorbe le ulteriori doglianze.
2. Come è noto, in base a detto articolo: "per i conducenti coinvolti in incidenti stradali e sottoposti alle cure mediche, l’accertamento del tasso alcolemico viene effettuato, su richiesta degli organi di Polizia stradale di cui all’articolo 12, commi 1 e 2, da parte delle strutture sanitarie di base o di quelle accreditate o comunque a tali fini equiparate. Le strutture sanitarie rilasciano agli organi di Polizia stradale la relativa certificazione, estesa alla prognosi delle lesioni accertate, assicurando il rispetto della riservatezza dei dati in base alle vigenti disposizioni di legge".
Sviluppando l’0analisi, occorre considerare anche il caso del soggetto coinvolto in un sinistro e trasportato in Pronto Soccorso, per il quale i sanitari, dopo la visita di rito, non ritengono neppure di dover eseguire, ai fini della valutazione della necessità di eventuali cure farmacologiche, il prelievo ematico, ma a questo procedano esclusivamente su richiesta del personale di P.G. ai fini delle contestazioni di legge (in tal caso rileva il consenso dell’interessato, con la conseguenza che è necessario che l’interessato venga avvertito, a tutela del diritto di difesa, della facoltà di nominare un difensore e l’eventuale prelievo ematico, effettuato - da parte dei sanitari, perché richiesti dalla P.G. - senza tale preventiva informativa, è inutilizzabile ai fini dell’affermazione di responsabilità per una delle ipotesi di reato previste dall’articolo 186 comma 2 C.d.S.).
b) il personale di P.G. operante, nell’immediatezza del sinistro, ha trasmesso alla Direzione Sanitaria dell’Azienda Ospedaliera di (…) una richiesta di accertamenti urgenti sulla persona ex art. 354 c.p.p., chiedendo al responsabile della struttura sanitaria "l’effettuazione sulla persona nominata in oggetto, di accertamenti medici tendenti a rilevare l’eventuale stato di ebbrezza alcolica attraverso l’impiego di un etilometro omologato ovvero attraverso un prelievo ematico con il consenso dell’interessato... Nel caso, invece, di momentanea impossibilità ad esprimere un valido consenso, si chiede di comunicare, utilizzando l’allegato modulo, se è stato effettuato il prelievo delle necessarie aliquote di sangue da quello già prelevato per altre finalità diagnostiche indicando dove i campioni sono conservati... Si avvisa che, ai sensi dell’art. 348 comma 4 C.p.p., la persona incaricata di compiere gli accertamenti di cui sopra non può rifiutarsi di portarli a termine";
c) sulla base di tale richiesta, la struttura sanitaria ha proceduto ad effettuare il prelievo di campione ematico sulla persona del D. ancora presente nella struttura e ad analizzare tale campione al solo fine (come risulta dal referto medico poi depositato presso la Stazione dei Carabinieri in data 1/7/2012, che riporta, quale unico valore oggetto di indagine, quello dell’"etanolo", cioè del dato relativo alla concentrazione di alcol nel sangue) di verificare la presenza di alcool nel sangue.
4. Tali essendo i presupposti fattuali del caso di specie - poiché, come sopra rilevato, l’art. 186 comma 5 C.d.S. circoscrive la possibilità di procedere all’acquisizione del risultato dell’accertamento ematico nel solo caso in cui i conducenti coinvolti in incidenti stradali siano "sottoposti alle cure mediche" deve affermarsi che il prelievo ematico effettuato sulla persona del D. non ha trovato origine in alcuna finalità medica e/o terapeutica ed è stato effettuato esclusivamente a seguito della richiesta del personale di PG al solo fine di verificare il tasso alcolemico nel sangue; ciò in quanto, si ribadisce, non emerge da alcuna risultanza processuale che il D. sia stato sottoposto dalla struttura ospedaliera ad alcun tipo di cure mediche e/o accertamenti strumentali rivolti alla verifica delle sue condizioni di salute, e neppure a qualsivoglia indagine clinica, che avrebbe potuto giustificare un prelievo ematico sulla sua persona.
L’interpretazione, qui effettuata della disposizione di cui all’art. 186 comma 5 C.d.S., costituisce sviluppo del consolidato orientamento della giurisprudenza di questa Corte (cfr., tra le tante, Sez. 4, sent. n. 37395 del 29/5/2014, citata nella stessa sentenza impugnata), secondo il quale, la disposizione di cui all’art. 186 comma 5 - nel prevedere come condizione imprescindibile per la sua operatività il fatto che "i conducenti coinvolti in incidenti stradali e sottoposti alle cure mediche" - delinea "una oggettiva condizione di affidamento della persona di cui trattasi al personale medico per l’apprestamento di cure".
Sono noti i caratteri differenziali tra interpretazione estensiva ed applicazione analogica della norma: mediante la prima, si precisa l’ambito della norma, dilatandone la portata fino al limite massimo di espansione, con il limite formale del significato letterale del testo di legge; mentre, mediante l’analogia, l’interprete va oltre i confini della norma, applicando quest’ultima ad una fattispecie che non ha nulla in comune con quella disciplinata (se non l’eadem ratio di disciplina). In altri termini, l’interpretazione estensiva concerne un caso previsto dalla norma stessa, sebbene questa nella sua accezione letterale sembrerebbe escluderlo (lacuna apparente). L’analogia, invece, concerne un caso non previsto dalla legge (lacuna effettiva). Pertanto, per mezzo dell’interpretazione estensiva, si amplia il significato letterale della norma fino al limite della sua massima espansione; mentre, attraverso l’analogia legis, si applica ad un caso non previsto da alcuna norma la regola che disciplina "casi simili o materie analoghe". E, come è noto, nel settore del diritto penale sostanziale, che è regolato dal principio di legalità formale (artt. 1 e 199 c.p., costituzionalizzati dall’art. 25 commi 2 e 3), non è ammessa l’analogia in malam partem.
In definitiva, il D. - proprio perché il prelievo ematico era stato effettuato dai sanitari esclusivamente perché richiesti dal personale di PG avrebbe dovuto essere informato in Pronto Soccorso (anche in maniera informale, ma comunque effettiva), del fatto che la struttura ospedaliera avrebbe proceduto al prelievo ematico (non per motivi di carattere medico-terapeutico, ma) per motivi di legge (e precisamente per la verifica del tasso alcolemico nel sangue). E - poiché il D. non ha mai ricevuto tale informativa e non ha dunque mai prestato, alcun valido consenso al prelievo ematico - quest’ultimo non è stato legittimamente operato sulla sua persona ed il referto medico (…), n. (…), non è utilizzabile.
5. Per le ragioni che precedono, assorbiti gli ulteriori profili di doglianza, la sentenza impugnata deve essere annullata. Detto annullamento - non residuando margini di ulteriore esplorabilità del compendio probatorio, rispetto al tema di giudizio - si impone senza rinvio, con la formula perché il fatto non sussiste, difettando la prova della stessa sussistenza del fatto reato contestato.
La fermata fa parte della circolazione .. e commette reato chi è ubriaco in una machina ferma.