Source: https://www.peilex.com/2019/01/17/rassegna-stampa-16-gennaio-2019/
Timestamp: 2019-02-19 02:20:56+00:00
Document Index: 80672559

Matched Legal Cases: ['art. 25', 'art. 21', 'art. 266', 'art. 266', 'art. 162', 'art. 56', 'sentenza ', 'art 110', 'art. 7', 'art. 80', 'art. 21', 'art. 74']

Rassegna stampa 16 gennaio 2019 - Studio Legale Roma - P&I Guccione e Associati
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da Alessia peilex|Pubblicato 17 gennaio 2019
16/01/2019 – Italia Oggi
Un emendamento M5s al dl semplificazioni fa marcia indietro rispetto alla Manovra
Solo per i lavori dei comuni fino a 20 mila abitanti
Dietrofront sugli affidamenti diretti di lavori pubblici. Con un clamoroso ripensamento, a pochi giorni dall’ entrata in vigore della Manovra che consente, fino al 31 dicembre 2019, l’ affidamento diretto (previa consultazione di tre operatori) per i lavori di importo compreso tra 40 mila e 150 mila euro, la maggioranza starebbe già pensando un passo indietro per stringere le maglie degli affidamenti diretti limitandoli ai soli mini-investimenti finanziati dalla legge di bilancio con un fondo di 400 milioni. Si tratta degli interventi di messa in sicurezza di scuole, strade, edifici pubblici e patrimonio comunale per i quali il ministero dell’ interno, con il decreto licenziato a tempo di record il 10 gennaio (si veda ItaliaOggi dell’ 11/1), ha ripartito i fondi ai comuni fino a 20 mila abitanti. L’ allentamento delle maglie sugli affidamenti si giustificherebbe, solo in questo caso, spiega la relazione all’ emendamento al decreto semplificazioni (dl 135/2018) presentato dal capogruppo M5s al Senato Stefano Patuanelli, «al fine di rendere realizzabile la condizione di inizio dell’ esecuzione dei lavori entro il 15 maggio 2019, pena la revoca dello stesso contributo». Oltre a quella sugli affidamenti diretti, i mini-lavori pubblici dei comuni beneficeranno anche di un’ altra deroga, potendo essere affidati con procedura negoziata se di importo compreso tra 150 mila e 350 mila euro. Al di fuori dei mini-investimenti, le due chance di semplificazione, a lungo richieste dai comuni per rilanciare e semplificare il settore degli appalti, non sarebbero più permesse. E il motivo lo spiega chiaramente la relazione: «evitare che una disposizione derogatoria possa prestarsi ad un uso distorto o abusivo, in un settore già notevolmente critico, quale quello dell’ affidamento dei contratti pubblici». Tutto questo con buona pace delle promesse del vicepremier, Matteo Salvini, che in più di un’ occasione si è espresso a favore dell’ innalzamento della soglia per gli affidamenti diretti. Sul punto si scontrano infatti due diverse sensibilità all’ interno della maggioranza di governo. Con la Lega, molto rappresentata tra gli amministratori locali, da sempre sensibile alle istanze di semplificazione chieste dai sindaci e il Movimento 5 Stelle preoccupato per gli effetti di una norma che, come osservato mesi fa dall’ Oice, potrebbe portare opacità e scarsa trasparenza in un settore, quello degli affidamenti diretti, che rappresenta più dell’ 80% del numero totale delle gare e oltre il 26% in termini di valore. Un tema su cui le due parti del contratto di governo non avranno, invece, problemi a trovare un’ intesa è quello sugli Ncc (Noleggio con conducente), oggetto di un dl legge ad hoc prima di Natale (dl n.143/2018) che ora sarà recepito all’ interno del dl semplificazione come emendamento del governo. Gli Ncc potranno operare in ambito provinciale ma senza dover tornare sempre in rimessa. Una deroga, per esempio, sarà possibile se nel foglio di servizio elettronico di cui gli Ncc dovranno dotarsi «sono registrate, sin dalla partenza dalla rimessa, più prenotazioni di servizio oltre la prima». Previsto anche che, per due anni, l’ inizio del servizio possa avvenire da luogo diverso dalla rimessa «quando lo stesso è svolto in esecuzione di un contratto in essere tra cliente e vettore», stipulato in forma scritta con data certa sino a 15 giorni antecedenti all’ entrata in vigore del dl. FRANCESCO CERISANO
16/01/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio
Mario Antinucci e Pierluigi Piselli (*)
Tutte le conseguenze (anche per Rup e direttori lavori) della trasformazione del reato da «contravvenzione» a «delitto»: diventa impossibile “cavarsela” con un’oblazione
Fra le norme del decreto “Sicurezza” (Dl 113/2018 convertito nella legge n.132 del primo dicembre 2018), quella relativa al c.d. «subappalto illecito» è fra le più delicate e allo stesso tempo poco analizzate.
Si tratta di una modifica molto rilevante, non tanto per l’aumento della pena in una fattispecie già prevista come reato ma per la conseguente diversa rubricazione del fatto, che viene trasformato da «contravvenzione» a «delitto». In altre parole, il subappalto non autorizzato diventa delitto. E ciò in forza della sanzione penale, che passa dalla pena dell’arresto e dell’ammenda a quella della reclusione e della multa.
È evidente la rilevanza della modifica normativa. In primo luogo, perché riguarda istituti giuridici, quelli del subappalto e del cottimo, in cui le esigenze della produzione vengono subordinate – giustamente – alla esigenza della lotta alla criminalità organizzata.
In secondo luogo, perché l’inasprimento della pena interessa in prima battuta l’appaltatore e il subappaltatore ma, subito dopo, si ripercuote anche sui pubblici funzionari tenuti a controllare le modalità di esecuzione della commessa.
Il tutto con uno scarso coordinamento con il vigente impianto normativo antimafia che, dal 1982 (data di entrata in vigore della legge 646) è stato sostanzialmente modificato svariate volte, con l’introduzione di regole per l’autorizzazione del subappalto diverse e anche di sistemi di monitoraggio più performanti sulla spendita di denaro pubblico.
La modifica, peraltro, ha avuto una scarsa pubblicizzazione ed è intervenuta senza un puntuale e approfondito dibattito parlamentare in merito alle possibili ripercussioni sull’attività normale delle imprese e della pubblica amministrazione e soprattutto con poca consapevolezza di ciò che potrebbe comportare l’inserimento di una siffatta previsione nel momento esecutivo dell’appalto.
Il nuovo art. 25 delDl 113/2018, modificando le pene nel vecchio art. 21 della L. 646/82, come detto in precedenza, introduce un nuovo reato: il delitto di subappalto non autorizzato, consistente nel fatto di «concedere anche di fatto, in subappalto o cottimo, senza l’autorizzazione dell’autorità competente; la pena è della reclusione da 1 a 5 anni e con la multa non inferiore a 1/3 del valore dell’opera concessa in subappalto o a cottimo e non superiore ad 1/3 del valore complessivo dell’opera».
Emerge con immediatezza l’ampliamento dei poteri e dei mezzi istruttori nella fase delle indagini preliminari. Anzitutto, con la nuova configurazione del reato quale “delitto”, viene astrattamente introdotta la possibilità dell’intervento penale sotto il profilo cautelare. Ci si riferisce, in particolare, alla possibilità di disporre misure cautelari ai sensi della legge 231/2001 nei confronti delle società in ipotesi avvantaggiate dal delitto. Evidente, in tale contesto, la rilevanza, per le imprese, della tematica della compliance societaria quale strumento di prevenzione.
Inoltre, sotto un ulteriore ancor più rilevante profilo, la nuova natura di “delitto” del subappalto non autorizzato apre le porte all’utilizzo delle intercettazioni in sede di indagine. Invero, ai sensi dell’art. 266, co. 1, lett. b) del c.p.p., «L’intercettazione di conversazioni o comunicazioni telefoniche e di altre forme di telecomunicazione è consentita nei procedimenti relativi ai seguenti reati: (…) b) delitti contro la pubblica amministrazione per i quali è prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni determinata a norma dell’articolo 4». Pertanto, considerando il reato in parola alla stregua di un delitto contro la Pa, viene consentita la possibilità di utilizzare uno dei più efficaci mezzi di ricerca della prova disciplinati dal nostro ordinamento, ivi incluse le più moderne forme di captazioni ambientali attraverso il captatore informatico (c.d. trojan o virus informatico), in applicazione dell’art. 266, 2° co., c.p.p. che prevede espressamente: «Negli stessi casi è consentita l’intercettazione di comunicazioni tra presenti, che può essere eseguita anche mediante l’inserimento di un captatore informatico su un dispositivo elettronico portatile. Tuttavia, qualora queste avvengano nei luoghi indicati dall’articolo 614 del codice penale, l’intercettazione è consentita solo se vi è fondato motivo di ritenere che ivi si stia svolgendo l’attività criminosa».
Tale apertura è senz’altro di notevole impatto, atteso che l’utilizzo delle intercettazioni e delle captazioni ambientali può essere l’occasione per avere notizia del compimento di reati in cantiere durante l’esecuzione del contratto pubblico. Quindi, ad esempio, le intercettazioni e il captatore informatico potranno essere usati al fine di combattere la corruzione ovvero per contrastare il lavoro in nero o anche il mancato rispetto di norme antinfortunistiche. Situazioni, queste ultime, per le quali, nel sistema precedente, le intercettazioni non potevano essere utilizzate.
Infine, il mutamento della natura giuridica del subappalto illecito incide anche sotto svariati profili di natura sostanziale, quali, a mero titolo esemplificativo, l’impossibilità di ricorrere all’oblazione di cui all’art. 162 e 162-bis c.p (causa di estinzione del reato espressamente limitata alle ipotesi di reato contravvenzionale) ovvero la possibile configurazione del delitto tentato di cui all’art. 56 c.p. (istituto non applicabile alle contravvenzioni).
Oltre a tali considerazioni giova ricordare come la nuova configurazione non chiarisce una serie di questioni di diritto civile ed amministrativo, penalmente rilevanti, mai risolte in maniera esaustiva anche nel precedente sistema. Si ricordino in proposito le problematiche connesse all’individuazione dei contratti di subappalto e cottimo rispetto ai subcontratti similari (fornitura con posa in opera, nolo a caldo, trasporto etc.). E si pensi, anche, all’annosa questione del superamento del limite del subappalto, in relazione al quale la giurisprudenza formatasi nella vigenza del vecchio codice si era assestata nel senso che il superamento dei limiti quantitativi del subappalto non configurava l’ipotesi contravvenzionale del subappalto non autorizzato (cfr. Corte di cassazione, sez. VI, sentenza 11.3.2013, n. 12821). Si tratta di interpretazioni la cui validità dovrà essere specificamente riconfermata anche nel nuovo assetto normativo.
Come già accennato, si pone il problema di valutare le possibili configurazioni, a titolo di concorso di persone ex art 110 c.p., di responsabilità penali per subappalto non autorizzato in capo al direttore dei lavori ovvero al responsabile del procedimento.
Il D.M. 7 marzo 2018, n. 49, infatti, all’art. 7 disciplina la verifica del rispetto degli obblighi dell’esecutore e del subappaltatore. Tra le varie competenze attribuite al direttore dei lavori, emerge che quest’ultimo, con l’ausilio dei direttori operativi e degli ispettori di cantiere, ove nominati:
b) controlla che i subappaltatori e i subcontraenti svolgano effettivamente la parte di prestazioni ad essi affidata nel rispetto della normativa vigente e del contratto stipulato.
Sotto il profilo del procedimento amministrativo volto a conseguire l’autorizzazione al subappalto, sarà da valutare il valore giuridico del silenzio assenso e la possibile apertura di indagini tese ad appurare il delitto in parola una volta spirato il termine per il rilascio dell’autorizzazione senza che questa sia stata espressamente rilasciata.
In proposito, non va sottaciuto l’ampliamento della soglia di precauzione recentemente disposto ai sensi del combinato disposto «art. 80, co. 5, lett. c) e Linee guida n. 6 dell’Anac» che rischiano di frenare ulteriormente il settore della contrattualistica pubblica.
Difatti, da un lato, le conseguenze penali derivanti dal subappalto illecito sono diventate particolarmente severe; dall’altro lato, una condanna penale in primo grado per il delitto in parola e finanche il rinvio a giudizio ai sensi dell’art. 21 della L. 646/1982 potrebbero avere effetto escludente in relazione alle gare ad evidenza pubblica.
Considerando questi aspetti, le imprese (appaltatrici e subappaltatrici), il direttore lavori ed il responsabile del procedimento dovranno alzare il livello di attenzione: sarà buona regola, ad esempio, una volta scaduto il termine dei 30 giorni per l’autorizzazione tacita, prima di iniziare le lavorazioni, fare attenzione ad avere la prova puntuale di tale circostanza, magari attraverso l’invio di ulteriore specifica nota volta a ribadire l’avvenuto decorso del termine.
Ci sia consentita, a questo punto, una considerazione finale. Oltre ai problemi sopra evidenziati, emergono alcune rilevanti incongruenze:
Il nuovo delitto non è conseguente alla “mafiosità” del subcontraente, ma alla mancanza di autorizzazione: viene stigmatizzato non già il subappalto a persona mafiosa, ma il subappalto non autorizzato.
• Le pene per il subappalto non autorizzato sono addirittura superiori a quelle previste per il pubblico funzionario che consente alla conclusione di subcontratti a favore di soggetti mafiosi.
• Nel nuovo delitto non viene prevista una riduzione di pena per il caso di colpa (e ciò a differenza di quanto avviene nel caso dell’art. 74, co. 3, del D.lgs. n. 6 settembre 2011, n. 159), per l’ipotesi di contratto a favore di soggetto mafioso.
• Il legislatore ha sostanzialmente trascurato il contesto nel quale interviene. Diversamente da quel che avveniva nel 1982, oggi sussiste un sistema di tracciamento dei flussi (L. 136/2010) nel settore degli appalti pubblici che impedisce la possibilità di un accesso ai fondi pubblici senza il rilascio delle prescritte autorizzazioni o almeno senza che la P.A. abbia la conoscenza (o la conoscibilità) di detta situazione.
In definitiva, si tratta di una disposizione che, aggravando la configurazione del reato e trasformando in delitto il subappalto non autorizzato, avrà inevitabili ripercussioni sulle attività produttive, con possibili rallentamenti nell’iter autorizzatorio di detto contratto.
(*) Studio legale Piselli & Partners © RIPRODUZIONE RISERVATA
Portale unico per i fondi Ue
Già adesso imprese interessate a Horizon 2020 (il programma più ricco) passano di qui
Un aiuto anche per trovare i partner per concorrere
Un unico portale per la richiesta di contributi comunitari a fondo perduto. Che aiuterà anche a trovare il partner giusto per concorrere. Le imprese che vogliono richiedere le agevolazioni su Horizon 2020 come pure sugli altri programmi comunitari diretti, devono andare all’ indirizzo https://ec.europa.eu/info/funding-tenders/opportunities/portal/screen/home. Denominato «portale delle opportunità di finanziamento e di offerta», esso diventerà il punto di ingresso unico per la ricerca e la gestione delle sovvenzioni e dei contratti di approvvigionamento dell’ Unione europea, andando a racchiudere tutti i programmi gestiti a livello comunitario all’ inizio del prossimo periodo del programma pluriennale, quindi nel 2021. Ma, già attualmente, le imprese interessate ad Horizon 2020, il programma di agevolazione più importante per le imprese, che concede contributi dal 70 al 100% della spesa, devono passare da qui. Il portale Il nuovo portale include nuovo layout e design grafico, è stato dotato di una funzione di ricerca delle parole chiave migliorata con ulteriori funzionalità e comportamenti di ricerca, riflette la copertura multi-programma e integra i bandi di gara. Se un’ impresa digita il link del vecchio portale dei partecipanti, essa verrà automaticamente reindirizzata al nuovo portale di finanziamento e offerte. Il portale per i partecipanti sarà ancora disponibile per alcuni mesi prima di essere completamente disattivato. Il portale dei partecipanti era stato inizialmente istituito solo per il programma di ricerca e innovazione dell’ Ue; altri programmi comunitari sono stati aggiunti in seguito. Il nuovo portale per i finanziamenti e le offerte ospiterà tutti i programmi comunitari gestiti a livello centrale in un’ unica sede. Inoltre, coprirà i bandi di gara e i relativi contratti di appalto. Le imprese potranno comunque continuare a utilizzare il nome utente e la password esistenti. Al momento il portale copre una quindicina di programmi di finanziamento dell’ Ue. All’ inizio del prossimo periodo di programmazione, coprirà tutti i programmi di finanziamento dell’ Ue gestiti a livello centrale. Per i contratti di appalto, la gestione completamente elettronica sarà introdotta gradualmente. Inizialmente, il portale di finanziamento e offerte offre una semplice ricerca sui bandi di gara. Tra qualche anno, i contratti di appalto della Commissione europea saranno interamente gestiti in modalità digitale. Il portale dei partecipanti è utile anche per i professionisti che vogliono candidarsi come esperti di valutazione al servizio della Commissione europea, visto che contiene anche i bandi di selezione degli esperti pubblicati di volta in volta in riferimento ai vari programmi comunitari. Gli esperti posso ricoprire ruoli di valutazione delle proposte, monitoraggio dei progetti oppure consulenza per la predisposizione di programmi. Le fasi di accesso ai bandi Il sito ha un motore di ricerca che consente di cercare i bandi in base al tema di ricerca con le parole chiave e impostare dei filtri nella lista delle chiamate, oppure di selezionare direttamente il programma comunitario di interesse. Per ciascun bando, è possibile reperire i documenti relativi all’ argomento, la guida e altre istruzioni. La maggior parte dei progetti finanziati a livello comunitario sono progetti di collaborazione che devono coinvolgere almeno tre organizzazioni di diversi paesi. Il portale offre la possibilità di sfruttare un motore di ricerca di partner con cui entrare in contatto per formare aggregazioni utili alla partecipazione ai bandi. A queste due fasi preliminari può seguire poi il concreto interesse a partecipare a un bando ed è qui, esaurito il ruolo informativo, che entrano in gioco le funzionalità operative del portale. A questo punto, il soggetto interessato ha la possibilità di iscriversi al «portale delle opportunità di finanziamento e di offerta», ottenendo delle credenziali di accesso (le credenziali di accesso ottenute attraverso il precedente portale sono comunque valide anche per il nuovo). Se un soggetto vuole presentare una proposta di progetto, deve essere registrato ed essere in possesso di un codice di 9 cifre, vale a dire il «participant identification code» o «pic», che è l’ identificatore univoco dell’ organizzazione e sarà usato come riferimento dalla Commissione europea. Per accedere all’ ultima fase e inviare la propria proposta di progetto (si veda tabella in pagina), è necessario entrare nella sezione telematica di presentazione delle proposte sulla pagina specifica del bando prescelto. Questo è possibile con l’ account precedentemente ottenuto in sede di registrazione. Poi, l’ impresa può iniziare la compilazione dei moduli standard e, una volta completata la compilazione, presentare la proposta alla commissione europea, secondo le istruzioni fornite dal portale. © Riproduzione riservata. ROBERTO LENZI
16/01/2019 – Il Messaggero
Stop Tav, l’ Avvocatura lancia l’ allarme penali: un conto da 3,4 miliardi `
Il parere dei legali sarebbe già sul tavolo di Mit e Palazzo Chigi La Lega insiste: l’ opera va completata Alla commissione tecnica 300 mila euro
IL CASO ROMA Il rapporto dell’ Avvocatura dello Stato sulla Tav sarebbe da tempo sul tavolo del ministero dei Trasporti e, probabilmente, anche su quello di Palazzo Chigi. Tant’ è che lunedì, proprio il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, ha fatto capire in maniera esplicita, che il rischio penali, in caso di stop all’ opera, è altissimo. Anzi certo. Di ufficiale per ora non c’ è nulla perché, come ormai più che evidente, i grillini spingono per ritardare il più possibile la decisione sulla Torino-Lione. Lo spettro del referendum e le manifestazioni di Torino hanno creato non pochi imbarazzi ai cinque stelle che adesso temono di dover fare un clamoroso dietrofront. Proprio il parere dei legali, che ricalcherebbe nella sostanza quello già espresso per la Tap e il Terzo Valico, ovvero che i costi di un blocco sarebbero ingenti per le casse dello Stato a causa di snazioni e penali, consentirebbe ai grillini di uscire dall’ angolo. Di fronte ad un maxi buco nei conti l’ alternativa, come del resto già indicato dalla Lega, è quella di non fermare la linea in costruzione, semmai di rivederla profondamente. Palazzo Chigi ha lasciato intendere che non basta infatti il no della commissione tecnica sui costi benefici a rimettere in discussione la tratta ferroviaria, ma che si dovrà tenere conto delle valutazioni legali, degli effetti cioè sul bilancio pubblico di un eventuale stop. Effetti che, secondo quanto risulta al Messaggero, l’ Avvocatura avrebbe quantificato (tra lavori e studi già avviati, rimborsi, rescissioni dei contratti, ripristino degli scavi), in circa 3,4 miliardi. Una cifra massima che si basa, tra l’ altro, su un documento messo a punto dalla Telt, la società di proprietà per il 50% del governo francese e per l’ altro 50% di quello italiano, attraverso Fs, che stima gli extra costi che andrebbero sostenuti in caso di chiusura dei cantieri. Inoltre, ci sono anche i dati di centri studi indipendenti che evidenziano i rischi non solo economici, ma anche di tipo occupazionale e sociale. Con migliaia di posti di lavoro in pericolo e 1,5 miliardi di appalti che andrebbero in fumo. Ieri il vice ministro alla Infrastrutture Edoardo Rixi è tornato sull’ argomento: «Credo che l’ auspicio del presidente Conte sia lo stesso che abbiamo espresso noi della Lega: trovare una soluzione che impedisca il blocco dell’ opera e che di conseguenza non sia necessario il referendum ». La Lega si schiera, confermando così la volontà di assumere una decisione politica sul tema della prosecuzione dei lavori della Tav in val di Susa I DISTINGUO «Lo studio della commissione tecnica – ha infatti aggiunto Rixi – è uno strumento in più che abbiamo a disposizione, ma la valutazione che andrà fatta e la decisione che andrà presa, sono di natura politica. Si dovrà decidere entro fine gennaio-inizi febbraio, come era stato previsto e la possibilità che l’ opera venga bloccata noi non la contempliamo». Una posizione che i 5Stelle dovranno digerire, a meno che non si scelga la via, ben più rischiosa, del referendum o quella del pagamento delle penali. Una mediazione sembra comunque possibile visto che anche il vice premier Luigi Di Maio non ha escluso, almeno in via teorica, un ripensamento dell’ opera pur di ottenere risparmi rilevanti. E proprio sul fronte dei costi, da Palazzo Chigi è trapelato che i sei componenti della commissione tecnica guidati dal professor Marco Ponti, no Tav dichiarato, nominati dal Mit, ricevono un compenso annuale di 50 mila euro ciascuno per i loro studi, con «contratto rinnovabile alla scadenza e non decadono con il governo». Insomma, una task force in qualche misura blindata e che ha già espresso le sue valutazioni, bocciando di fatto tutte le grandi opere avviate, anche se di documenti ufficiali, almeno per ora, non c’ è ancora nessuna traccia. Proprio Ponti ieri ha detto che sarebbero servite più risorse e più tempo per le valutazioni. Umberto Mancini © RIPRODUZIONE RISERVATA.
16/01/2019 – ANSA
Nazionalizzazione autostrade, per Toninelli è ‘un obiettivo’
‘Autostrade per l’Italia? In un corso procedimento amministrativo che penso si chiuderà con la decadenza della concessione’
“Assolutamente sì”, è un obiettivo del Governo la nazionalizzazione delle autostrade. Lo ha detto il ministro delle infrastrutture e trasporti Danilo Toninelli a ‘Omnibus’ su La7. “Benissimo le concessioni ma devono essere riequilibrate: tutto quello che guadagni in più, o abbassi le tariffe, o i soldi ritornano allo Stato. Abbiamo fatto un primo passo nel decreto Genova”, ha detto Toninelli, precisando che “la nazionalizzazione è un indirizzo di questo governo. I fenomeni che mi hanno preceduto fatto concessioni quarantennali.
Le nuove concessioni che stiamo dando, ad esempio in Veneto, Friuli e Trentino, le stiamo dando in concessione a un consorzio di enti locali. Per tutte le nuove concessioni noi chiederemo agli enti locali. Se poi mi chiede di Autostrade per l’Italia, è in un corso procedimento amministrativo che penso si chiuderà con la decadenza della concessione. E’ un procedimento lungo”.
Tav Torino-Lione, ipotesi scorporo della tratta nazionale per abbassare i costi
La Susa-Torino potrebbe essere esclusa dall’analisi costi-benefici, con ulteriore studio del progetto. Ponti: «Serviva più tempo»
Il Ministero delle Infrastrutture vorrebbe previsioni di traffico più attendibili nell’analisi costi-benefici sulla Torino-Lione, giudicando non abbastanza approfondite quelle contenute nel lavoro presentato la settimana scorsa dal gruppo di lavoro coordinato da Marco Ponti. E intanto si lavora (a quanto si apprende su spinta di esponenti della Lega al Ministero delle Infrastrutture) per rivedere l’analisi costi-benefici scorporando i costi della tratta nazionale. Vediamo.
IL NODO DELLE PREVISIONI DI TRAFFICO
Ieri Marco Ponti, coordinatore del gruppo di lavoro per l’analisi costi-benefici (Acb), nell’ambito della struttura di missione del Ministero delle Infrastrutture (Stm), ha spiegato che «per l’analisi costi-benefici sulla Tav servivano più tempo e piu’ risorse. Ma la politica ha le sue esigenze e i suoi tempi e i tecnici fanno i salti mortali». «Abbiamo analizzato tutti i documenti disponibili, soprattutto quelli dell’Osservatorio», ha aggiunto Ponti, a margine della presentazione del libro ‘Trasporti. Conoscere per deliberare’ scritto con Francesco Ramella, altro membro della commissione. Il documento del gruppo di Ponti è stato consegnato al Mit nei giorni scorsi, ed è in corso l’esame da parte del capo dei tecnici del Mit. Nodo chiave dell’Acb sono le previsioni di traffico, che non c’è stato il tempo di stimare con studi o sondaggi di mercato aggiornati. Nell’Acb, per le nuove opere, si stimano in genere i traffici futuri sulla base di sondaggi mirati presso gli operatori economici e dei trasporti, e sulla base di scenari diversi di crescita economica.
«Sui valichi Italia-Francia– ci spiega Paolo Foietta, presidente dell’Osservatorio di governo sulla Torino-Lione, il 16 gennaio in audizione alla Camera, Commissione Trasporti – viaggiano oggi (dato 2017) 44,1 milioni di tonnellate di merci, di cui solo 3,4 su ferro. Nel Quaderno 11 il professor Roberto Zucchetti del Certet Bocconi ha stimato che nel 2050 diventeranno 63 milioni, in uno scenario intermedio di crescita economica. Rispettando gli obiettivi europei ferro-gomma, il trasporto sulla nuova Torino-Lione sarebbe di 16 mn tn nel 2035 e di 19 tonnellate nel 2050».
L’IPOTESI DI SCORPORO DELLA TRATTA NAZIONALE
Foietta conferma anche che in ambienti di governo si sta ragionando dell’ipotesi di rinviare il progetto della tratta nazionale della Torino-Lione, scorporandone i costi dall’analisi costi-benefici: «Non considerare i costi delle tratte di adduzione è quanto è stato fatto per il Terzo Valico e per il Brennero, dunque mi sembrerebbe giusto anche per la Tav. Il progetto attuale per la tratta da Susa a Torino è già stato ridotto negli ultimi anni da 4,3 a 1,7 miliardi di costo; la linea attuale non potrebbe reggere il nuovo traffico stimato, e nell’accesso a Torino bisogna trovare una soluzione per connettere lo scalo merci di Orbassano e dare spazio ai treni locali, ma certamente si può approfondire l’analisi tecnica per valutare se esistono altre soluzioni, e meno costose».
IL COSTO DELLA TRATTA INTERNAZIONALE
Il costo dell’ammodernamento della Torino-Susa è attualmente stimato, dopo la project review promossa da Delrio, a 1,7 miliardi di euro (200 milioni sono poi per l’interporto di Orbassano). Il gruppo di Ponti ha poi considerato un costo della tratta internazionale di 11 miliardi di euro, compresi gli 1,4 miliardi già sostenuti per progetti e scavi geognostici. Il dato complessivo di 11 miliardi è in linea con i dati ufficiali Telt (si veda). Secondo Foietta, però, «Il costo certificato nel trattato internazionale del 2012 è di 8,6 miliardi. È vero che il Mef ha stimato un costo a vita intera di 9,6 miliardi, entrato poi nella delibera Cipe 2017, ma in base all’aggiornamento dei costi del paniere di materiali e servizi (previsto sempre nel trattato) oggi la stima più attendibile è di 8,7 miliardi. Dunque il costo totale da calcolare sarebbe oggi di 8,7 + 1,4, uguale 10,1 miliardi (e non 11), di cui 4,7 a carico dell’Italia (con Ue al 40%)». © RIPRODUZIONE RISERVATA
Condotte, solo Salini si fa avanti per Cossi. Piano industriale entro il 7 febbraio
Trattative in corso con le banche, ma sfuma l’ipotesi della liquidità immediata e si lavora per accelerare il piano e firmare subito dopo
Una sola offerta per Cossi e trattative con le banche che continuano a slittare. Ma per Condotte, per ottenere al più presto il prestito ponte, puntano ora ad accelerare il piano industriale: l’obiettivo concordato con l’advisor Ernst Young è ora di averlo in bozza il 23 gennaio e approvarlo il 7 febbraio. A quel punto – si spera – le banche non potranno più dire di no al contratto per il finanziamento d’urgenza da 190 milioni garantito dallo Stato.
L’OFFERTA PER COSSI
Sarà probabilmente Salini Impregilo ad acquistare la Cossi Costruzioni di Sondrio (150 milioni di euro di fatturato medio 2015-2017) da Condotte Spa in amministrazione straordinaria. Alla scadenza fissata alle ore 12 del 14 gennaio (nel bando dei commissari) solo il colosso delle costruzioni italiano ha formalizzato la sua offerta. Salini si era già fatta avanti per Cossi nella primavera scorsa, prima dell’amministrazione straordinaria della controllante Condotte decretata dal Mise il 6 agosto, ma la trattativa non arrivò a conclusione. La procedura ad evidenza pubblica ha confermato che l’unico interlocutore resta Salini Impregilo, ma per acquistare l’80% della Cossi l’offerente deve ora rispettare le condizioni poste dai commissari: impegnarsi a ricapitalizzare la società per 12 milioni di euro e portare la disponibilità incondizionata di una «primaria banca» a fornire una fideiussione da 2 milioni di euro idonea a garantire l’impegno dello stesso acquirente circa il mantenimento dell’occupazione di Cossi e della controllata Mosconi per almeno due anni. Il 20% della società resterà in mano a Renato Cossi.
Oggetto dell’offerta era in particolare il 75,01% del capitale sociale di Cossi detenuto da Condotte e il 4,99% detenuto da Ferfina (ex holding di controllo di Condotte, anch’essa in amministrazione straordinaria dal 5 dicembre scorso). Il restante 20% resterà in mano al socio storico Renato Cossi, che cedette l’80% della società a Condotte circa dieci anni fa.
Per partecipare alla gara l’offerente deve aver realizzato negli anni 2015, 206 e 2017 almeno un fatturato medio di 150 milioni di euro, e deve dimostrare di avere un’attività coerente con quella di Cossi.
PIANO INDUSTRIALE GIA’ IL 7 FEBBRAIO PER IL PRESTITO-PONTE
Accelerare la presentazione del piano industriale di Condotte come strada per arrivare al prestito-ponte da 190 milioni con le banche. È l’obiettivo a cui stanno lavorando i commissari straordinari di Condotte d’Acqua (numero tre delle costruzioni in Italia fino al 2017, in amministrazione straordinaria dal 6 agosto scorso), dopo l’ennesima fumata nera negli incontri di inizio settimana con le banche creditrici (Unicredit, Intesa e BancoBpm le principali). Giovanni Bruno, Alberto Dello Strologo e Matteo Uggetti hanno concordato con gli advisor di Ernst & Young il programma di arrivare alla bozza di piano il 23 gennaio, per poi approvarlo il 7 febbraio. A dicembre si parlava di fine febbraio come data target, ma l’insistenza delle banche sull’approvazione del piano come condizione per arrivare al prestito-ponte ha spinto all’accelerazione.
A un mese dall’autorizzazione della Commissione europea alla concessione della garanzia da parte dello Stato italiano sul presito ponte a Condotte, la società in amministrazione straordinaria è dunque ancora senza liquidità di emergenza (servono 190 milioni di euro per riattivare i cantieri). Le banche insistono nel ritenere necessario il Piano industriale prima di firmare per la linea di credito.
I nuovi fondi – i 190 milioni – servono a fornire le garanzie contrattuali e fideiussorie nel caso delle commesse ancora senza contratto (prima fra tutte quella per la Città della salute della Regione Lombardia, a Sesto San Giovanni), e a fornire liquidità per far ripartire i cantieri fermi. Nel piano dovrà inoltre essere definito il perimetro aziendale, spacchettato per “pezzi”, al fine delle cessioni. Far ripartire i cantieri serve infatti a rendere la cessione degli asset più appetibile. © RIPRODUZIONE RISERVATA
Rassegna stampa 28 gennaio 2018
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