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Timestamp: 2020-07-06 12:52:26+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 20328 del 10/10/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20328 del 10/10/2016
Cassazione civile sez. lav., 10/10/2016, (ud. 22/06/2016, dep. 10/10/2016), n.20328
sul ricorso 966-201) proposto da:
rappresentato e difeso dall’avvocato GIUSEPPE MOLICA, giusta delega
rapprosentante pro tempore, rappresentata e difesa dall’AVVOCATURA
GENERALE DELLO STATO presso i cui Uffici domicilia, in ROMA, ALLA
avverso la sentenza n. 1259/20I0 della CORTE D’APPELLO di MESSINA,
depositata il 22/10/2010 r g. n. 907/2009;
1. La Corte d’Appello di Messina con la sentenza n. 1259 del 2010, depositata il 31 dicembre 2010, rigettava l’appello proposto da G.G., nei confronti dell’Agenzia delle entrate, in relazione alla sentenza emessa tra le parti dal Tribunale di Patti, n. 1034/2008.
2. Il G., già dipendente del Comune di S. Stefano Camastra, aveva adito il Tribunale esponendo di essere transitato a domanda all’Agenzia delle entrate di Patti, ove aveva preso servizio in data (OMISSIS).
Deduceva che l’Amministrazione, nonostante il passaggio dovesse avvenire con l’anzianità e nella qualifica maturate e mantenendo il trattamento economico acquisito, aveva effettuato una decurtazione retributiva con cancellazione degli assegni personali in godimento, comunicando al lavoratore anche, con un ulteriore provvedimento, il recupero di credito erariale.
Il G. affermava, quindi che l’assegno ad personam, in cui andava ricompresa la retribuzione di posizione o indennità di funzione, non era riassorbibile in caso di passaggio diretto di personale tra amministrazioni diverse, dovendo trovare applicazione, per il personale contrattualizzato, la L. n. 537 del 1993, art. 3, commi 57 e 58.
Chiedeva, pertanto, il riconoscimento del diritto a conseguire la qualifica C3 super, contratto comparto ministeri, 3^ fascia F5 contratto agenzie fiscali, corrispondente al D5 contratto enti locali, con diritto all’assegno non riassorbibile mensile pari a Euro 676,86, con la condanna dell’Amministrazione al pagamento dei relativi importi.
4. La Corte d’Appello confermava la sentenza di primo grado. Con riguardo alla qualifica D5, affermava la Corte d’Appello che il ricorrente al momento del passaggio aveva precisato la qualifica come D3 contratto enti locali corrispondente alla qualifica C2 ministeri, mentre il riferimento al conseguimento della qualifica D5 era intervenuto successivamente alla domanda di passaggio. Affermava, quindi, la correttezza della decisione di primo grado: poichè il passaggio trova causa nella domanda del dipendente e nella possibilità di copertura di posti vacanti nell’Amministrazione di destinazione, sussiste la necessità di avere riguardo alla qualifica conseguita al momento della domanda, perchè è a tale momento che l’Amministrazione verifica la corrispondenza e la vacanza.
Il giudice di secondo grado riteneva non meritevole di censura anche la statuizione del Tribunale che non aveva riconosciuto il diritto a mantenere l’assegno ad personam, atteso che la disciplina invocata dal G. trova applicazione nei passaggi tra Amministrazioni dello Stato e non tra diverse amministrazioni non statali o tra una di esse e lo Stato, dovendovi invece, nella specie, fare riferimento al D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 31. Nè poteva essere invocata la categoria dei diritti quesiti.
L’indennità di amministrazione costituiva un emolumento fisso e continuativo che, dunque, rientrava nei trattamenti economici da comparare.
5. Per la cassazione della sentenza resa in grado di appello ricorre il G. prospettando quattro motivi di ricorso.
6. Resiste l’Agenzia delle entrate con controricorso, chiedendo il rigetto del ricorso con ogni conseguente statuizione.
Nella premessa l’Amministrazione espone che il G. instaurava due contenziosi analoghi. Il primo deciso dal Tribunale di Patti con la sentenza di rigetto n. 2138/07, avverso il quale pendeva appello, il secondo deciso dal Tribunale di Patti con la sentenza di rigetto n. 1034/09, confermata dalla Corte d’Appello di Messina con la sentenza n. 1259/2010, oggetto del presente ricorso per cassazione.
1. Va premesso che all’odierna udienza pubblica è stato trattato anche il ricorso iscritto al n. 26930 del registro generale 2012, vertente tra le stesse parti, avente ad oggetto sentenza della Corte d’Appello di Messina n. 1660/2012 che rigettava l’appello proposto da G.G. avverso la sentenza del Tribunale di Patti n. 2138 del 2007.
1.1. Con il primo motivo di ricorso è dedotta la violazione degli artt. 1175, 1375, 1406, 1409, 1362, 1363, 1326, 2103 e 2113 c.c.; violazione dell’art. 360 c.p.c., n. 5: omessa motivazione su un fatto controverso e decisivo per il giudizio, D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 30.
Dopo aver richiamato il D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 30 il ricorrente ricorda che con Delib. direttore dell’Agenzia delle entrate 22 ottobre 2002, n. 175864 del 2002, veniva inquadrato, ai sensi dell’art. 13 del CCNL sottoscritto il 16 febbraio 1999, nell’area C, posizione C2, con profilo professionale di funzionario tributario conservando l’anzianità nella qualifica posseduta all’atto del trasferimento nell’amministrazione di provenienza e il trattamento economico acquisito.
Occorre ricordare che il D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 30, comma 1, primo e secondo periodo, del stabilisce: le amministrazioni possono ricoprire posti vacanti in organico mediante passaggio diretto di dipendenti di cui all’art. 2, comma 2, appartenenti a una qualifica corrispondente e in servizio presso altre amministrazioni, che facciano domanda di trasferimento, previo assenso dell’amministrazione di appartenenza. Le amministrazioni, fissando preventivamente i requisiti e le competenze professionali richieste, pubblicano sul proprio sito istituzionale, per un periodo pari almeno a trenta giorni, un bando in cui sono indicati i posti che intendono ricoprire attraverso passaggio diretto di personale di altre amministrazioni, con indicazione dei requisiti da possedere.
2. Con il secondo motivo di ricorso è dedotta violazione della L. n. 241 del 1990, art. 1 del D.Lgs. n. 165 del 2001, artt. 2 e 45 della L. n. 527 del 1993, art. 3, commi 57 e 58 come interpretati dalla L. n. 266 del 2005, art. 1, comma 226, art. 12 preleggi, violazione degli artt. 25 e 32 del CCNL ministeri del 19 maggio 2001.
Il ricorrente censura la statuizione che non ha riconosciuto il proprio diritto al mantenimento del trattamento economico, con esclusione del riassorbimento.
3. Con il terzo motivo di ricorso, il G. deduce la violazione della L. n. 537 del 1993, art. 3, comma 58, dell’art. 6 del CCNL Ministeri, del 16 maggio 2001 e dell’art. 49 del CCNL Agenzie fiscali, dell’art. 12 preleggi.
4. Con il quarto motivo di ricorso la sentenza è censurata per la violazione della L. n. 537 del 1993, art. 3, comma 58; art. 360 c.p.c., n. 4, ed art. 112 c.p.c..
Di tale incremento si chiedeva la cristallizzazione come autonoma voce stipendiale, per evitarne il riassorbimento in caso di riconoscimento della posizione C3 super F5. La Corte d’Appello disattendeva tale domanda ritenendola implicitamente assorbita dal rigetto della domanda principale, in violazione delle disposizioni sopra richiamate.
4.1. Il motivo è inammissibile, in ragione di quanto previsto dall’art. 366 c.p.c..
La Corte rigetta il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio che liquida in Euro tremila per compensi professionali, oltre spese, spese prenotate a debito.