Source: http://enniovial.postilla.it/2019/11/12/novita-sulla-tassazione-dei-beneficiari-italiani-di-un-trust/?utm_medium=email&utm_source=WKIT_NSL_IQmatt-00019823&utm_campaign=WKIT_NSL_IQmatt23.05.2020_TFM&utm_source_system=Eloqua&utm_econtactid=CWOLT000016968303&elqTrackId=f1a4b23e582d456aa90a796a4b3f3e22&elq=f2b761aa7364449eb7b2575e82ef2ba8&elqaid=49828&elqat=1&elqCampaignId=28655&elqah=E01EAE71C4BEB0F01F8B0A95C6F1E6BFAD129E646446C41ED7798ABEFADDD39B
Timestamp: 2020-07-16 18:03:51+00:00
Document Index: 73513592

Matched Legal Cases: ['art. 13', 'art. 13', 'art. 44', 'art. 47', 'art. 47', 'art. 47', 'art. 167']

Novità sulla tassazione dei beneficiari italiani di un trust? - Postilla
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L’art. 13 D.L. 124/2019 ha introdotto nuove previsioni in tema di tassazione dei beneficiari fiscalmente residenti in Italia di trust esteri. La norma, ad ogni buon conto, esplica efficacia anche nei confronti di trust stabiliti in Italia.
In estrema sintesi, l’art. 13 co. 1 lett. a) integra la lett. g sexies) del comma 1 dell’art. 44 del tuir stabilendo che sono inclusi tra i redditi di capitale non solo, come in passato, “i redditi imputati al beneficiario di trust ai sensi dell’articolo 73, comma 2, anche se non residenti” ossia i redditi imputati ai beneficiari di trust trasparenti, ma anche “i redditi corrisposti a residenti italiani da trust e istituti aventi analogo contenuto, stabiliti in Stati e territori che con riferimento al trattamento dei redditi prodotti dal trust si considerano a fiscalità privilegiata ai sensi dell’articolo 47-bis, anche qualora i percipienti residenti non possono essere considerati beneficiari individuati ai sensi dell’articolo 73”.
In sostanza, oltre ai beneficiari di trust trasparenti, sono tassabili anche i beneficiari di trust opachi non residenti, ma solo se stabiliti in Paesi a fiscalità privilegiata, definiti con i criteri dell’art. 47 bis del tuir.
La norma, inclusa in un decreto che potrebbe subire emendamenti in sede di conversione, si caratterizza per alcuni punti fermi e per alcuni profili di criticità.
La formulazione della lettera g sexies) è ormai chiara nel senso di escludere la tassazione dei beneficiari di trust opachi stabiliti in Italia.
Conforme a questo principio vi è anche la C.M.48/E/2007 mai sconfessata dall’Agenzia, oltre ad altri interventi normativi come ad esempio quello sulla tassazione dei dividendi del trust introdotto dalla L. 190/2014 che di per sé postula la non tassabilità dei beneficiari. Questi principi trovano ora una chiara conferma nella nuove lettera g sexies.
Ma vi è di più. Il nuovo riferimento all’art. 47 bis del tuir appare utile ad escludere che possano essere tassati in capo ai beneficiari residenti i frutti di trust opachi stabiliti in Stati o territori appartenenti all’Unione europea ovvero da quelli aderenti allo Spazio economico europeo con i quali l’Italia abbia stipulato un accordo che assicuri un effettivo scambio di informazioni, ossia Norvegia, Islanda e Liechtenstein.
Tuttavia, nel momento in cui il trust è stabilito in Paesi extra UE, ci troviamo nel mondo dell’esplorazione tributaria. Declinare, infatti, le regole dell’art. 47 bis, scritte per le società, ai trust appare poco agevole atteso che le stesse sono concepite per i dividendi e sono differenziate a seconda che il socio detenga o meno il controllo nella società estera. La traslazione di queste regole al trust appare difficile, sia perché il controllo ex art. 167 previsto della norma mal si attaglia ai trust, sia perché il beneficiario potrebbe non avere accesso ad informazioni circa il livello impositivo effettivo del trust estero.
Così come scritta, pertanto, la norma, se da un lato sdogana definitivamente il trust opaco italiano o UE, di fatto penalizza (a torto o a ragione) i trust stabiliti in Paesi non comunitari.
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