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Timestamp: 2019-06-19 09:53:06+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 345', 'art. 2721', 'art. 2721', 'art. 2721', 'art. 2721', 'sentenza ', 'art. 1199', 'art. 2721', 'art. 2721']

Art. 2721 codice civile: Ammissibilità: limiti di valore | La Legge per tutti
La prova per testimoni (1) dei contratti non è ammessa quando il valore dell’oggetto eccede euro 2,58 (2).
Prova per testimoni: consiste nella narrazione che un terzo, estraneo ai fatti di causa, faccia di eventi relativi a tali fatti, svoltisi in sua presenza o di cui abbia sentito parlare.
(1) La prova testimoniale deve avere per oggetto fatti e non apprezzamenti o giudizi, nel senso che non può tradursi in un’interpretazione del tutto soggettiva degli eventi raccontati.
(2) Il limite di valore all’ammissibilità della prova testimoniale opera soltanto in materia di contratto e soltanto quando il contratto sia prodotto in giudizio quale fonte di diritti ed obblighi e non come semplice fatto storico.
La prova per testimoni è un espediente probatorio fondato sulla attendibilità delle dichiarazioni provenienti da un terzo imparziale, presumibilmente indifferente agli interessi dedotti in causa (e quindi anche all’esito della controversia), nonché sulla forza intimidatrice delle sanzioni penali irrogabili al testimone che abbia reso false dichiarazioni.
Il legislatore, tuttavia, ripone scarsa fiducia nella onestà e memoria degli uomini, per cui, da un lato, consente al giudice di valutare liberamente le risultanze di tale prova e, dall’altro, la ammette soltanto entro limiti ben precisi [v. 2721].
Il giudice di appello può procedere all'ammissione di prove testimoniali ritenute inammissibili in primo grado in ragione dei limiti stabiliti dagli artt. 2721 e ss. cod. civ., senza incorrere nel divieto stabilito dall'art. 345, terzo comma, cod. proc. civ. - nella formulazione successiva alla novella recata dalla legge 26 novembre 1990, n. 353, e precedente alla modifica introdotta dalla legge 7 agosto 2012, n. 134, - laddove, investito del riesame sull'ammissibilità del mezzo di prova, rispetto al quale si deduca l'esistenza di una violazione di legge (processuale o sostanziale), lo ritenga, invece, positivamente superato. Rigetta, App. Milano, 05/06/2008
Cassazione civile sez. III 14 agosto 2014 n. 17970
Non integra violazione del primo comma dell'art. 2721 cod. civ. l'ammissione di prova testimoniale, sebbene il valore dell'oggetto della lite ecceda il limite previsto da tale disposizione, allorché il giudice di merito ritenga verosimile la conclusione orale del contratto, avuto riguardo - ai sensi del secondo comma del medesimo articolo - alla sua natura (nella specie, contratto di mutuo per un importo inferiore a 2.000 euro) e alla qualità delle parti (nella specie, legate da vincolo di parentela). Dichiara inammissibile, Trib. Cosenza, 05/05/2011
Cassazione civile sez. VI 07 giugno 2013 n. 14457
I limiti di valore sanciti dall'art. 2721 c.c., riguardo all'ammissibilità della prova testimoniale, non attengono all'ordine pubblico, ma sono dettati nell'esclusivo interesse delle parti private, con la conseguenza che, qualora la prova venga ammessa in primo grado oltre i limiti predetti, essa deve ritenersi ritualmente acquisita se la parte interessata non ne abbia tempestivamente eccepito l'inammissibilità in sede di assunzione o nella prima difesa successiva entro lo stesso grado di giudizio; in questo caso, la relativa nullità, essendo rimasta sanata, non può essere eccepita per la prima volta in sede di appello, neppure dalla parte che sia rimasta contumace nel giudizio di primo grado, e, a maggior ragione, non può essere eccepita per la prima volta in sede di legittimità.
La qualità dei soggetti del rapporto contrattuale, tra loro legati da vincolo familiare ed affettivo, spiega la ragione dell'assenza di una prova documentale del contratto di mutuo riguardante la temporanea dazione di una somma di denaro con impegno alla restituzione e, per altro verso, rende legittimo l'esercizio della facoltà discrezionale attribuita al Giudice, ai sensi dell'art. 2721, secondo comma, c.c., nell'ammissione della prova testimoniale in materia di contratti di valore superiore ad euro 2,58.
Corte appello Bari sez. II 28 febbraio 2012 n. 165
Gli atti di accreditamento e di versamento in conto corrente non sono qualificabili quali autonomi negozi giuridici o quali pagamenti, vale a dire come atti estintivi di obbligazioni, ma quali atti di utilizzazione di un unico contratto (di conto corrente) ad esecuzione ripetuta. Ne consegue che per essi non valgono i limiti di ammissibilità della prova testimoniale stabiliti, con riferimento ai contratti, dagli art. 2721 ss. c.c., che non sono riferibili ai meri fatti storici, sia pur connessi con il contratto stesso, ed i relativi documenti non costituiscono prova di debito o di credito, ma solo della correttezza della posta contabile che concorre al saldo esigibile dall'una o dall'altra parte. (Nella specie, relativa ad una controversia per l'accertamento dell'errore commesso da un cassiere, che aveva accreditato al correntista un prelievo che avrebbe dovuto, invece, addebitargli, la S.C. ha cassato la sentenza impugnata, che aveva ritenuto inammissibile la prova per testi diretta a dimostrare l'errore materiale occorso nella redazione di una ricevuta di versamento).
Cassazione civile sez. I 15 luglio 2009 n. 16538
Nel giudizio di merito in cui si controverte sull'esistenza di un diritto contrattuale, le dichiarazioni rese dagli informatori nella fase cautelare "ante causam", pur se assunte in contraddittorio e previo impegno di dire la verità, non hanno il valore probatorio delle deposizioni testimoniali, poiché, in questo tipo di causa, a differenza che nei procedimenti possessori e nunciatori, le dichiarazioni degli informatori non vertono unicamente su situazioni di fatto, ma anche sull'esistenza del contratto, il cui accertamento incontra, nel giudizio a cognizione piena, i limiti stabiliti dagli artt. 2721 ss. cod. civ. Cassa con rinvio, App. Trieste, 17/04/2007
Cassazione civile sez. II 07 agosto 2013 n. 18865
In tema di prova dell'estinzione satisfattiva del debito dell'ente pubblico previdenziale, si applica la regola in base alla quale il debitore che effettui il pagamento ha diritto al rilascio della quietanza (art. 1199 c.c) e pertanto il pagamento non può essere provato per presunzioni mancando un’espressa disposizione normativa che escluda l’applicazione della regola generale di cui agli art. 2721, comma 2, e 2729, comma 2, c.c.
Tribunale Reggio Calabria sez. lav. 07 novembre 2012
Colui che agisce per la ripetizione di un indebito allega la dazione senza causa della somma di denaro non come adempimento di un negozio giuridico ma come spostamento patrimoniale privo di causa e può, conseguentemente, assolvere l'onere della prova di questo fatto al di fuori dei limiti probatori previsti per i contratti, atteso che detti limiti sono applicabili solo al pagamento dedotto come manifestazione di volontà contrattuale e non a quello prospettato come fatto materiale estraneo alla esecuzione di uno specifico rapporto giuridico; ne consegue che la prova dell'indebito può essere fornita anche per testimoni, indipendentemente dai limiti di cui all'art. 2721 c.c.
Cassazione civile sez. II 09 agosto 2010 n. 18483