Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-1187-codice-civile-computo-del-termine
Timestamp: 2019-06-18 01:44:37+00:00
Document Index: 14017794

Matched Legal Cases: ['art. 2963', 'art. 2963', 'art. 1187', 'art. 155', 'art. 155', 'art. 2963', 'art. 159', 'art. 155', 'art. 1187', 'art. 55', 'art. 155', 'art. 1185', 'art. 92', 'art. 1187', 'art. 66', 'art. 1', 'art. 1187', 'art. 2963', 'art. 7', 'art. 1182', 'art. 15', 'art. 15']

Art. 1187 codice civile: Computo del termine | La Legge per tutti
Il termine fissato per l’adempimento delle obbligazioni è computato secondo le disposizioni dell’art. 2963.
E’ salva in ogni caso una diversa pattuizione.
La proroga della scadenza di un termine che cade in un giorno festivo al successivo giorno non festivo rappresenta un principio di carattere generale, disciplinato dalla vigente legislazione. Infatti, la previsione, d'ordine generale, della suesposta proroga è contenuta nel secondo e terzo comma dell'art. 2963 c.c. che stabilisce, con riferimento alle modalità di computo del termine di prescrizione, che "non si computa il giorno nel corso del quale cade il momento iniziale del termine e la prescrizione si verifica con lo spirare dell'ultimo istante del giorno finale. Se il termine scade in un giorno festivo, è prorogato di diritto al giorno seguente non festivo". Il principio della posticipazione "ipso iure" al primo giorno seguente non festivo è, altresì, evidenziato dall'art. 1187 c.c., in tema di obbligazioni, che sancisce, al secondo comma, che "la disposizione relativa alla proroga del termine che scade in giorno festivo si osserva se non vi sono usi diversi" e dall'art. 155, comma 3 e 4, del c.p.c. secondo cui "i giorni festivi si computano nel termine. Se il giorno di scadenza è festivo, la scadenza è prorogata di diritto al primo giorno seguente non festivo". Il disposto dell'art. 155, comma 4, del c.p.c. e dell'art. 2963 del c.c. trovano applicazione anche nel procedimento di controllo, essendo espressione di un principio di carattere generale e l'esercizio del potere di controllo di legittimità sulle autorizzazioni paesaggistiche attribuito all'Amministrazione statale, ai sensi dell'art. 159 del d.lg. n. 42 del 2004, è sottoposto al termine decadenziale di sessanta giorni decorrente dalla ricezione della documentazione completa. (Riforma Tar Campania Salerno, sez. II, n. 1100/2008).
Consiglio di Stato sez. VI 07 settembre 2012 n. 4752
Il principio in forza del quale, se il giorno di scadenza di un termine è festivo, tale scadenza viene prorogata di diritto al primo giorno seguente non festivo ha carattere generale ed è valido non solo per gli atti dei procedimenti civili (art. 155 c.p.c.), ma, a norma dell'art. 1187, comma 3 c.c. è applicabile, salva l'esistenza di usi diversi o di una diversa pattuizione, anche per l'adempimento delle obbligazioni. Sicché, se la revisione del veicolo scade in concomitanza con uno o più giorni festivi, l'autista beneficia della proroga di diritto al primo giorno lavorativo conseguente e, pertanto, non può essergli elevata immediatamente alcuna sanzione (nella specie, la Corte ha annullato il verbale con il quale la polizia stradale aveva accertato che un automobilista circolava nella festività del 1° novembre, lunedì, con la revisione appena scaduta nella giornata precedente).
Cassazione civile sez. II 01 dicembre 2010 n. 24375
Nel caso in cui sia concesso termine di grazia ai sensi dell'art. 55 della legge n. 392 del 1978 e il termine scada in giorno festivo, si applicano le regole dell'art. 155, comma 4, c.p.c., in correlazione sistematica con gli art. 1185 e 1187 c.c., stante la natura sostanziale di tale termine, che elide ope legis l'effetto proprio dell'inadempimento esistente, sicché la proroga del termine, pur prevista dalla norma processuale, non contiene una limitazione ad horas del dies ad quem, come si desume dalla disciplina generale dettata dal codice civile. Ne consegue che, nel caso in cui sia stata negata l'ordinanza provvisoria di rilascio per la morosità e sia stato disposto il prosieguo del giudizio per l'esame del merito, in relazione alla domanda di risoluzione ed alla riconvenzionale ritualmente proposta, il giudice della successiva fase di merito deve esaminare il tempestivo pagamento effettuato nel giorno successivo a quello festivo, entro lo spirare di tale giorno (entro le ore 24), anche a mezzo di vaglia postale, se tale mezzo non sia stato espressamente contestato.
Cassazione civile sez. III 16 maggio 2008 n. 12424
In tema di riscossione delle imposte sui redditi, ai fini della applicabilità della soprattassa prevista dall'art. 92 d.P.R. 29 settembre 1973 n. 602 per il caso di ritardati versamenti diretti, ed ai fini della determinazione del periodo di ritardo, occorre riferirsi al termine effettivo di scadenza dei medesimi versamenti, ossia al termine di scadenza ordinario, come eventualmente prorogato di diritto o perché scadente in giorno festivo, secondo la regola generale di cui agli art. 1187 e 2963 comma 3 c.c., richiamata in materia tributaria dall'art. 66 d.P.R. n. 600 del 1973, o perché scadente in giorno feriale che sia da considerarsi non lavorativo e comporti chiusura degli sportelli bancari, ai sensi dell'art. 1 l. 24 gennaio 1962 n. 13.
Cassazione civile sez. trib. 28 aprile 2006 n. 10012
L'art. 1187 c.c. - il quale, richiamando l'art. 2963 c.c., prevede la proroga dei termini di adempimento delle obbligazioni scadenti in giorno festivo al giorno seguente non festivo - costituisce una norma generale in materia di adempimento delle obbligazioni, applicabile, come tale, anche alle obbligazioni tributarie (nella specie, gli adempimenti previsti dall'art. 7 d.P.R. n. 602 del 1973 per i versamenti delle ritenute fiscali sull'apposito conto corrente postale intestato all'esattoria), pur in mancanza di un esplicito richiamo o di un'espressa disposizione analoga nelle singole leggi d'imposte (principio affermato in relazione ad ipotesi antecedente all'entrata in vigore del d.l. n. 330 del 1994, convertito nella legge n. 473 del 1994, il quale ha stabilito che "il pagamento di ritenute alla fonte, d'imposte, tasse, contributi erariali, regionali e locali, il cui termine scade di sabato o di giorno festivo, è considerato tempestivo se effettuato il primo giorno lavorativo successivo").
Cassazione civile sez. I 02 novembre 1995 n. 11391
L'acquisizione delle giustificazioni del dipendente costituisce un preciso obbligo del datore di lavoro ma, in assenza di una diversa disciplina speciale, in base ai principi generali in materia di adempimento, l'obbligazione diversa da quella concernente la consegna di una cosa determinata o di una somma di denaro "deve essere adempiuta al domicilio che il debitore ha al tempo della scadenza" (art. 1182 c.c.). Ne consegue che non è arbitrario e, perciò, illegittimo il comportamento del datore di lavoro che convoca nell'ambito della propria struttura e fuori dell'orario di lavoro il lavoratore ed il suo rappresentante sindacale, disattendendo la richiesta dello stesso di essere ascoltato presso il proprio ufficio e nell'orario di servizio.
Tribunale Milano 05 novembre 2004
Affinché un finanziamento sia qualificabile "a medio e lungo termine", così che ad esso possa rendersi applicabile l'imposta sostitutiva di cui agli art. 15 e 17 d.P.R. 29 settembre 1973 n. 601, occorre che la durata del relativo vincolo negoziale, quale emerge dallo strumento contrattuale all'uopo posto in essere dalle parti (e non dall'evolversi successivo del rapporto giuridico al di fuori ed al di là delle clausole contrattuali), sia fissata in almeno un anno, sei mesi ed un giorno, di guisa che la banca finanziatrice possa chiedere la restituzione delle somme erogate a titolo di finanziamento, e la parte finanziata debba adempiere, una volta che detto termine sia scaduto e, quindi, al secondo giorno successivo ai diciotto mesi. Ne deriva che un contratto di finanziamento, nel quale sia convenuto tra le parti che esso abbia una durata minima "non inferiore a diciotto mesi", non può considerarsi "a medio e lungo termine" e, quindi, non può essere ammesso al beneficio dell'imposta sostitutiva di cui ai menzionati art. 15 e 17 del citato d.P.R. 29 settembre 1973 n. 501.
Cassazione civile sez. I 18 febbraio 1994 n. 1585