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Timestamp: 2018-03-21 05:22:27+00:00
Document Index: 42617430

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 60', 'art. 360', 'art. 384', 'art. 49', 'art. 25', 'art. 2718', 'art. 479', 'art. 25', 'art. 50', 'art. 499', 'art. 480', 'art. 481', 'art. 482', 'art. 491', 'art. 615', 'art. 479', 'sentenza ', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 25', 'sentenza ', 'art. 13', 'art. 1', 'art. 13', 'art. 13']

Cass., sez. III civ., 8 febbraio 2018, n. 3021 (testo) |
D.G., domiciliato ex lege in ROMA, presso la CANCELLERIA DELLA CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso dell’avvocato MARISA OLGA MERONI, LAURA MARIA GIAMMARRUSTO giusta procura speciale a margine del ricorso;
EQUITALIA NORD SPA, in persona del legale rappresentante pro tempore e per esso l’Avv. V.M., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA TRONTO 32, presso lo studio dell’avvocato GIULIO MUNDULA, rappresentata e difesa dall’avvocato ROBERTO RENZELLA giusta procura speciale in calce al controricorso;
avverso la sentenza n. 3416/2014 della CORTE D’APPELLO di MILANO, depositata il 26/09/2014;
udito l’Avvocato PAOLO PONTECORVI per delega;
udito l’Avvocato GIULIO MANDULA per delega orale.
D.G., debitore esecutato nella procedura di espropriazione immobiliare in suo danno promossa dalla società Saipem S.p.A. ed iscritta al R.G.Es. 1133/05 del Tribunale di Milano, propose opposizione all’esecuzione ed agli atti esecutivi avverso l’atto di intervento nella procedura depositato il 7 giugno 2006 da Equitalia Nord S.p.A. (già Esatri S.p.A.) per la soddisfazione di un credito di natura tributaria.
A suffragio dell’opposizione, dedusse la irregolarità formale del ricorso per intervento per omessa o incerta indicazione del titolo di credito nonchè l’inesistenza del credito azionato per inesistenza o nullità della notifica delle cartelle di pagamento causalmente ascritte ad omesso versamento delle imposte su redditi da capitale per l’annualità 1993, in quanto irritualmente eseguite ai sensi del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 60, comma 1, lett. e), modalità che aveva impedito all’opponente di venire a conoscenza dell’esistenza della pretesa creditoria prima dell’esperimento dell’atto di intervento.
1. Con il primo motivo, per violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 2, 19 e 21 in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, si censura la pronuncia gravata nella parte in cui ha ritenuto l’esperibilità di ricorso innanzi il giudice tributario avverso “gli avvisi di accertamento anche in assenza di notificazione dell’atto impugnabile” e la conseguente preclusione della possibilità “di impugnare le cartelle esattoriali poste da Equitalia a fondamento dell’intervento in sede di opposizione all’esecuzione”.
Orbene, questa statuizione è conforme a diritto ma sortisce su una motivazione non corretta, come tale meritevole di correzione ai sensi dell’art. 384 c.p.p., u.c..
1.2. Secondo la condivisibile ricostruzione operata dal giudice della nomofilachia, nel sistema della riscossione coattiva a mezzo ruolo disciplinato dal D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, il diritto di procedere in executivis dell’agente della riscossione si fonda su un peculiare e caratterizzante titolo esecutivo, rappresentato, a mente del citato D.P.R. n. 602 del 1973, art. 49, comma 1, dal ruolo, ovvero l’elenco dei debitori predisposto dall’ente creditore e trasmesso all’agente della riscossione, avente natura di titolo di formazione amministrativa, munito ab origine e per espressa volontà di legge, di idoneità esecutiva senza necessità, a tal fine, di alcuna comunicazione o notificazione al debitore.
Di siffatto peculiare titolo esecutivo costituisce riproduzione il cd. estratto di ruolo, un documento che, giusta quanto prescritto dal D.P.R. n. 602 del 1973, art. 25, riporta i dati relativi al soggetto contribuente, alla natura ed entità delle pretese iscritte a ruolo, nonchè la descrizione, il codice e l’anno di riferimento del tributo, l’anno di iscrizione a ruolo, la data di esecutività del ruolo, l’ente creditore: esso, corredato della dichiarazione di conformità all’originale resa dall’agente della riscossione, integra idonea prova del credito, ai sensi dell’art. 2718 cod. civ., anche in ordine all’accertamento della giurisdizione del giudice adito (expresse, Cass. 09/06/2016, n. 11794; Cass. 29/05/2015, n. 11141-11142; Cass. 05/12/2011, n. 25962).
Precisamente, nel sistema della riscossione a mezzo ruolo la notificazione della cartella di pagamento assolve uno actu le funzioni che nella espropriazione forzata codicistica sono svolte dalla notificazione del titolo esecutivo ex art. 479 c.p.c. e dalla notificazione del precetto, risolvendosi, ai sensi del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 25, comma 2, nell’intimazione ad adempiere l’obbligo risultante dal ruolo, così come il precetto contiene l’intimazione ad adempiere l’obbligo risultante dal titolo esecutivo (da ultimo, Cass. 27/11/2015, n. 24235; in precedenza, Cass., 04/05/2012, n. 6721).
La notificazione della cartella configura, poi, attività prodromica necessaria al pignoramento eseguito (in una delle varie modalità stabilite dalla legislazione speciale) dall’agente della riscossione: in tal senso, univocamente depone il disposto del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 50, laddove prevede che “il concessionario procede ad espropriazione forzata quando è inutilmente decorso il termine di sessanta giorni dalla notificazione della cartella di pagamento”.
L’art. 499 c.p.c., nel regolare i presupposti dell’intervento e i requisiti di contenuto-forma del modo di esplicarsi di esso, postula, infatti, l’esistenza di un credito assistito da titolo esecutivo (con le sole, tassative, eccezioni menzionate dalla stessa norma) e ne richiede la specifica indicazione nel ricorso per intervento, ma non opera richiamo alcuno (tampoco, in chiave condizionante) alla doverosità di pregresse intimazioni ad adempiere.
D’altro canto, l’art. 480 c.p.c. definisce il precetto come “l’intimazione di adempiere l’obbligo risultante dal titolo esecutivo, entro un termine non minore di dieci giorni (…) con l’avvertimento che, in mancanza, si procederà ad esecuzione forzata” (anche qui, si noti, l’uso del verbo procedere), mentre, con speculari e contrapposte disposizioni, i successivi due articoli del codice, nel circoscrivere temporalmente l’idoneità in executivis del precetto, fanno ambedue esclusivo riferimento all’inizio dell’esecuzione (art. 481: “il precetto diventa inefficace se nel termine di novanta giorni dalla sua notificazione non è iniziata l’esecuzione”; art. 482: “non si può iniziare l’esecuzione forzata prima che sia decorso il termine indicato nel precetto”), momento iniziale che, in ordine alle procedure di espropriazione, l’art. 491 c.p.c. individua nel pignoramento.
Dal punto di vista teleologico, poi, la necessità della prodromica intimazione risponde ad una duplice ratio: per un verso, offrire all’intimato debitore la possibilità dell’adempimento spontaneo dell’obbligazione nascente dal titolo, evitando così gli effetti limitativi della disponibilità dei beni correlati al minacciato pignoramento; ancora, consentire (ed anzi provocare) l’esperimento, in via preventiva rispetto all’espropriazione, dei rimedi oppositivi (ex art. 615 o 617 c.p.c.), al fine (anche) di ottenere provvedimenti di natura cautelare – aventi contenuto lato sensu inibitorio dell’effettuazione del pignoramento, impedendo quindi, per altra strada, l’apposizione del relativo vincolo.
In definitiva, il dettato dell’art. 479 c.p.c., nella parte in cui prescrive che “l’esecuzione forzata deve essere preceduta dalla notificazione del titolo in forma esecutiva del precetto” ha riguardo unicamente all’espropriazione promossa con il pignoramento, non a quella esercitata in via di intervento; come, peraltro, ha già avuto modo di precisare – ancorchè per incidens – questa Corte, affermando che “non è mai previsto però, in linea generale e salve specifiche disposizioni (dettate da esigenze particolari, connesse a peculiari necessità pubblicistiche di tutela del debitore in funzione delle attività esercitate e della destinazione del bene staggito, come nel sottosistema delle espropriazioni in danno di pubbliche amministrazioni non economiche: Cass. 18 aprile 2012, n. 6067), che l’intervento debba essere preceduto da precetto” (così, testualmente, Cass. 11/12/2012, n. 22645).
1.4. Se dunque l’intervento nell’espropriazione postula l’esistenza di un (valido ed efficace) titolo esecutivo (costituito, per i crediti fatti valere dall’agente della riscossione, dal ruolo) e non la notificazione di esso e l’intimazione di precetto (attività accorpate, per i crediti azionati dall’agente della riscossione, nella notificazione della cartella di pagamento), non poteva certo trovare accoglimento l’opposizione proposta dalla parte qui ricorrente, dacchè articolata sulla deduzione di vizi di nullità o inesistenza di un atto non necessariamente prodromico all’intervento, ovvero la cartella di pagamento (asseritamente inficiata da un’invalidità derivata – per erronea notifica dell’avviso di accertamento, atto impositivo presupposto – e da invalidità propria delle modalità notificatorie della cartella stessa).
Nei sensi anzidetti si impone la correzione della motivazione della gravata sentenza e il rigetto del primo motivo di ricorso, sulla scorta del seguente principio di diritto: “In tema di espropriazione forzata, presupposto dell’intervento dei creditori nella procedura è l’esistenza di un titolo esecutivo (costituito dal ruolo, per i crediti azionati dall’agente della riscossione), non la notificazione di esso nè la intimazione di un precetto (ovvero, per i crediti azionati dall’agente della riscossione, la notificazione della cartella di pagamento), sicchè è destituita di fondamento l’opposizione proposta dal debitore esecutato avverso l’intervento spiegato dall’agente della riscossione in una procedura espropriativa ordinaria deducendo vizi di invalidità, propria o derivata, della cartella di pagamento”.
2. Con il secondo motivo, il ricorrente denuncia, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, nullità della sentenza per omesso esame dei motivi di appello aventi ad oggetto: (a) la inesistenza del titolo esecutivo (costituito, nella prospettazione del ricorrente, dalla cartella esattoriale) per omessa notifica degli avvisi di accertamento; (b) la decadenza dell’agente della riscossione per omessa notifica delle cartelle di pagamento entro i termini perentori sanciti dal D.P.R. n. 602 del 1973, art. 25.
La impugnata sentenza non ha affatto omesso di statuire sui riportati motivi di appello (dei quali, comunque, appare palmare l’infondatezza, alla stregua del principio di diritto enunciato sopra, sub p. 1.4.): invero, la Corte territoriale ne ha ritenuto la non accoglibilità con argomentazione diffusa (quantunque in iure non corretta, e perciò emendata con la presente pronuncia), centrata sul rilievo della possibilità di impugnare innanzi le commissioni tributarie le cartelle di pagamento per ogni vizio in tesi inficiante la stessa (menzionando esplicitamente o includendo, in via implicita, le asserite invalidità contestate con le ragioni di gravame dall’appellante).
Avuto riguardo all’epoca di proposizione del ricorso per cassazione (posteriore al 30 gennaio 2013), la Corte dà atto dell’applicabilità del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, (nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17): l’improcedibilità del ricorso costituisce il presupposto per il pagamento a carico della parte ricorrente di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l’impugnazione.
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma del comma 1-bis dello stesso art. 13.
La Consulta sul raddoppio del contributo unificato (Corte Cost. 18/2018)Cass., sez. II civ., 8 febbraio 2018 (ord.), n. 3132 (testo)