Source: https://www.laleggepertutti.it/130454_reato-complesso-abituale-e-continuato
Timestamp: 2018-08-14 19:19:02+00:00
Document Index: 128688049

Matched Legal Cases: ['art. 84', 'art. 624', 'art. 610', 'art. 84', 'art. 15', 'art. 81', 'art. 81', 'art. 81', 'art. 81', 'art. 81']

Reato complesso, abituale e continuato
Diritto penale, reati a struttura complessa e reati complessi, le differenze e la disciplina.
1 Reati a struttura complessa e reati complessi
2 Il reato continuato
3 Il reato abituale
Reati a struttura complessa e reati complessi
Possono denominarsi reati a struttura complessa quelli composti da fatti già costituenti di per sé reato. Sono tali il:
– reato complesso vero e proprio;
– reato abituale;
– reato continuato.
Discussa è la natura giuridica di essi: infatti, secondo alcuni autori, si tratta di mera unificazione giuridica di più reati (stabilendo così un’espressa deroga alla disciplina del concorso). Secondo ANTOLISEI, invece, la natura unitaria dei reati complessi si riflette sulla disciplina prevista che è sempre quella del reato unico (ossia si tratta di ipotesi di unità reale).
L’art. 84 disciplina il reato complesso che ricorre quando la legge considera come elementi costitutivi o circostanze aggravanti di un solo reato fatti che costituirebbero per se stessi reato.
Un esempio è dato dal delitto di rapina che comprende in sé il delitto di furto (art. 624) e la violenza privata (art. 610).
In tal caso, non si applicano le norme sul concorso (art. 84 comma 1 c.p.), poiché il reato complesso è considerato dalla legge (in applicazione del principio di specialità, art. 15 c. p.) come reato unico.
Per aversi reato complesso occorre che i reati siano legati tra loro, non da un rapporto di mera occasionalità, ma da precise connessioni sostanziali; di regola occorre un nesso teleologico di mezzo a fine.
Infine, per il principio di proporzione giuridica, il reato complesso non può assorbire quei fatti criminosi già di per sé sanzionati in modo più grave dal reato in esame. La disciplina applicabile, pertanto, è quella del reato unico.
Si verifica allorché, con più azioni od omissioni, esecutive di un medesimo disegno criminoso, si commettono anche in tempi diversi più violazioni della stessa o di diverse disposizioni di legge (art. 81 comma 2 c.p.). Requisiti del reato continuato sono:
a) pluralità di azioni od omissioni, anche se intervallate da un lungo lasso di tempo.
Perché si possa parlare di continuazione è necessaria la commissione di una pluralità di condotte criminose autonome che sfocino in più episodi criminosi distinti, in modo da non risultare più riconducibili ad una sola azione od omissione (altrimenti si versa nell’ipotesi del comma 1 dell’art. 81 di concorso formale): ad esempio rapina accompagnata da sequestro di persona ed omicidio di una delle vittime.
Le distinte condotte criminose possono anche essere commesse a notevole distanza di tempo tra loro: es. il caso del padre di una ragazza violentata il quale uccide i tre violentatori con omicidi commessi in tempi diversi;
b) pluralità di violazioni della stessa o di diverse disposizioni di legge.
Si osservi che l’art. 81 comma 2, nella sua stesura originaria, era eccessivamente restrittivo in quanto limitava la continuazione alle sole violazioni della “stessa” disposizione di legge, sicché, successivamente si è ammessa la continuazione non solo tra violazioni della stessa norma (reato continuato omogeneo) ma anche tra violazioni di diverse disposizioni (reato continuato eterogeneo), a condizione che siano espressione di un medesimo disegno criminoso;
c) il medesimo disegno criminoso.
Secondo la dottrina prevalente esso consiste nell’iniziale programmazione e deliberazione generica di una pluralità di reati, diretti al conseguimento di un unico fine (ANTOLISEI, MANTOVANI). Tale requisito, quindi, funge da coefficiente psicologico che unifica i vari reati e distingue il reato continuato dal concorso di reati.
Da tutto quanto detto segue che la continuazione non è configurabile rispetto ai reati colposi (non potendo sussistere, in tal caso, il “disegno criminoso”).
Analogamente al concorso formale di reati, anche il reato continuato è punito con la pena che dovrebbe infliggersi per la violazione più grave aumentata sino al triplo, e, comunque, in misura mai superiore a quella che sarebbe applicabile in base al cumulo materiale delle sanzioni relative ai singoli reati avvinti dalla continuazione. Fermo restando tale limite massimo, la L. 5-12-2005, n. 251 (nota come «legge ex Cirielli»), con l’introdurre un ulteriore comma all’art. 81, ha espressamente disposto che se i reati in concorso formale o in continuazione con quello più grave sono commessi da soggetti ai quali sia stata applicata la recidiva prevista dal!’ articolo 99, quarto comma (cd. recidiva reiterata, configurabile nel caso in cui un soggetto recidivo commetta un altro delitto non colposo), l’aumento della quantità di pena non può essere comunque inferiore ad un terzo della pena stabilita per il reato più grave.
Discussa, poi, è l’applicabilità del cumulo giuridico ai reati continuati puniti con pene eterogenee, posto che la riforma del 1974 è del tutto carente sul punto.
Così, secondo parte della dottrina e della giurisprudenza, il cumulo giuridico sarebbe espressamente applicabile, in quanto previsto, nel solo caso di pene omogenee mentre, nel caso di pene eterogenee, si ritornerebbe al cumulo materiale.
La dottrina prevalente (MANTOVANI, ANTOLISEI), invece, ritiene che il cumulo giuridico si applichi anche alle pene eterogenee: in tal caso, una volta determinata la pena-base del reato più grave, essa andrebbe aumentata per i reati concorrenti in termini di pena detentiva; peraltro sul punto si sono pronunciate le Sezioni Unite della Cassazione (sent. 27-3-1992), le quali hanno affermato che l’applicazione dell’art. 81 non è esclusa dal concorso di reati sanzionato con pene di genere e di specie diversa: in tal caso si applicherà, infatti, la pena prevista per il reato più grave aumentata fino al triplo.
È abituale il reato che risulta dalla reiterazione nel tempo di più condotte identiche ed omogenee.
Il reato abituale può consistere:
a) nella ripetizione di condotte che, prese isolatamente, non costituirebbero reato (cd. reato abituale proprio): ad esempio, lo sfruttamento della prostituzione (non costituisce infatti reato il farsi consegnare una sola volta del denaro da una prostituta);
b) nella ripetizione di condotte che già di per sé costituiscono reato (cd. reato abituale improprio): ad esempio, la relazione incestuosa (il singolo episodio incestuoso già costituisce, infatti, reato d’incesto).