Source: https://www.confetra.com/it/primopiano/doc_html/Circolari%202015/circ163.htm
Timestamp: 2018-07-18 14:31:40+00:00
Document Index: 144567386

Matched Legal Cases: ['art. 24', 'art. 5', 'arte\n6', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Circolare n.163/2015
Circolare n. 163/2015
Oggetto: Lavoro – Jobs Act – Riforma della cassa integrazione – DLGVO 14.9.2015, n. 148, su S.O. alla G.U. n.221 del 23.9.2015.
Il Governo ha completato la riforma del sistema degli ammortizzatori sociali intervenendo sulla cassa integrazione dopo aver già riordinato nei mesi scorsi le tutele per i lavoratori che perdono involontariamente la propria occupazione (a seguito di licenziamento o di dimissioni per giusta causa). Il nuovo decreto in primo luogo raggruppa in un unico testo tutte le disposizioni in materia di integrazione salariale succedutesi negli ultimi settant’anni; in secondo luogo si ripropone di razionalizzare e di semplificare la disciplina dei singoli istituti agendo in particolare su ambiti di applicazione, oneri contributivi, durate e procedure.
La riforma modifica sostanzialmente il sistema di calcolo dei contributi a carico delle imprese introducendo un criterio bonus malus di tipo assicurativo che prevede, da un lato, l’aumento del contributo addizionale da versare per i soli lavoratori in cassa integrazione e, dall’altro lato, la riduzione degli oneri contributivi ordinari da versare sul monte salari.
Si evidenziano gli aspetti principali della riforma con riserva di successivi approfondimenti.
Disposizioni generali (artt. da 1 a 8) – Il decreto n. 148 si apre con una serie di disposizioni comuni per entrambe le forme di integrazione salariale, ordinaria (CIGO) e straordinaria (CIGS). In particolare:
· lavoratori beneficiari – anche i lavoratori assunti con contratto di apprendistato professionalizzante sono stati ricompresi in via permanente, non più quindi eccezionalmente attraverso la cosiddetta cassa integrazione in deroga, tra i beneficiari di CIGO e CIGS come qualsiasi altro lavoratore subordinato (continuano a fare eccezione i dirigenti e i lavoratori a domicilio) purché abbiano come questi un’anzianità di servizio di almeno 90 giorni presso l’unità produttiva interessata; conseguentemente dallo scorso 24 settembre (data di entrata in vigore del decreto in esame) le aziende devono versare anche per gli apprendisti le aliquote contributive previste per la cassa integrazione di cui sono destinatarie (a seconda dei casi può trattarsi alternativamente di quella ordinaria o di quella straordinaria o di entrambe contemporaneamente); la cassa integrazione interrompe il contratto di apprendistato che sarà pertanto automaticamente prorogato di un periodo corrispondente;
· misura – l’importo dell’indennità riconosciuta dall’INPS ai lavoratori in cassa integrazione continua ad essere pari all’80% della retribuzione globale che sarebbe spettata agli stessi per le ore di lavoro non prestate con un massimo di 1167,91 euro mensili (da rivalutarsi annualmente in base all’indice ISTAT dei prezzi al consumo);
· durata – è stata ridotta a 24 mesi nell’arco di un quinquennio (in precedenza 36 mesi) la sommatoria dei periodi di ricorso alla CIGO e alla CIGS per ciascuna unità produttiva; fermo restando tale tetto complessivo ciascun istituto mantiene comunque una propria distinta durata;
· contributo addizionale – come già anticipato la contribuzione addizionale da versare per i lavoratori in cassa integrazione (sia ordinaria che straordinaria) è stata rimodulata sulla base di 3 distinte aliquote legate non più alla dimensione aziendale ma alla durata di utilizzo dell’istituto; in particolare la misura del contributo, da calcolarsi sulla retribuzione persa dal lavoratore (anziché come in passato sull’indennità riconosciuta dall’INPS) è pari al:
- 9% fino a 52 settimane di cassa integrazione (ordinaria o straordinaria) in un quinquennio;
- 12% dalla 53ma alla 104ma settimana in un quinquennio;
- 15% dalla 105ma settimana in poi sempre in un quinquennio.
Cassa integrazione ordinaria (artt. da 9 a 18) – E’ stato confermato l’assetto normativo precedente per quanto riguarda campo di applicazione, che continua a comprendere in particolare le imprese di qualsiasi dimensione inquadrate previdenzialmente nell’industria, causali di accesso, che continuano a consistere in eventi transitori e non imputabili all’impresa o ai lavoratori e nelle situazioni temporanee di mercato, e durata massima di utilizzo, che continua ad essere pari a 13 settimane consecutive prorogabili trimestralmente fino ad un massimo di 52 settimane. Le novità più rilevanti riguardano la contribuzione ordinaria a carico delle aziende che scende all’1,70% (in precedenza 1,90%) della retribuzione imponibile per le imprese fino a 50 dipendenti e al 2% (in precedenza 2,20%) per quelle di maggiori dimensioni. Per quanto riguarda invece la contribuzione addizionale di cui si è già evidenziato misura e modalità applicative, si fa osservare che la stessa non è dovuta qualora la cassa integrazione sia stata concessa per eventi oggettivamente non evitabili.
Cassa integrazione straordinaria (artt. da 19 a 25) – Anche in questo caso resta immutato il campo di applicazione che pertanto continua ad includere, tra le altre, le imprese inquadrate previdenzialmente nell’industria con oltre 15 dipendenti (compresi dirigenti e apprendisti) nonché le imprese di logistica con oltre 50 dipendenti (sempre compresi dirigenti e apprendisti). Stesso discorso per quanto concerne la contribuzione a carico delle aziende che continua ad essere pari allo 0,90% (di cui lo 0,30% a carico del lavoratore) della retribuzione imponibile.
Per quanto riguarda invece la contribuzione addizionale da versare sui lavoratori in cassa, si applicano le regole generali già evidenziate con l’avvertenza che con successivo decreto ministeriale sarà determinato l’inasprimento delle relative misure per il mancato rispetto dei meccanismi di rotazione dei lavoratori coinvolti.
La durata massima della CIGS è diversamente modulata a seconda della causale di intervento essendo pari a:
· 24 mesi in un quinquennio in caso di riorganizzazione aziendale e di contratto di solidarietà;
· 12 mesi in caso di crisi aziendale.
Si segnala infine una disposizione volta a scoraggiare l’allungamento immotivato dei tempi di utilizzo della CIGS. Si tratta del divieto dal 2016 di ricorrere alla cassa nei casi di cessazione dell’attività produttiva; in via transitoria ciò sarà ancora possibile per il prossimo triennio a determinate condizioni da stabilirsi con decreto ministeriale e sempreché sussistano concrete prospettive di rapida cessione dell’azienda e di un conseguente riassorbimento occupazionale.
Estensione degli ammortizzatori sociali (artt. da 26 a 39) – Con effetto dall’1 gennaio 2016 il campo di applicazione degli ammortizzatori sociali sarà ampliato stabilmente (anziché di anno in anno attraverso gli ammortizzatori in deroga) includendo i datori di lavoro con oltre 5 dipendenti compresi gli apprendisti (la platea attuale comprende le aziende con oltre 15 dipendenti) appartenenti a settori non coperti dalla cassa integrazione. Conseguentemente dalla stessa data le suddette imprese saranno tenute a contribuire al Fondo di integrazione salariale (ex Fondo di solidarietà residuale) istituito presso l’INPS. Escludendo per definizione le imprese di qualsiasi dimensione inquadrate previdenzialmente nell’industria nonché le imprese di logistica con oltre 50 dipendenti in quanto entrambe già coperte dagli ammortizzatori sociali, l’obbligo di contribuzione riguarderà genericamente tutte le aziende con oltre 5 dipendenti inquadrate previdenzialmente nel terziario nonché le imprese di logistica tra 6 e 50 dipendenti. Di seguito si riporta uno schema che mette a confronto la situazione attuale e quella in vigore dal prossimo anno quanto a platea dei contribuenti e ammontare dei contributi da versare al Fondo di integrazione salariale:
disciplina in vigore sino
disciplina in vigore
Platea contribuenti
Aziende del terziario con oltre 15 dipendenti e aziende di logistica tra 16 e 50 dipendenti
Aziende del terziario con oltre 5 dipendenti e aziende di logistica tra 6 e 50 dipendenti
Contributo ordinario a carico azienda
0,33% del monte salari per tutte le aziende
0,43% del monte salari per le aziende con oltre 15 dipendenti e 0,30% per le aziende tra 6 e 15 dipendenti
Contributo ordinario a carico lavoratore
0,22% in caso di aziende con oltre 15 dipendenti e 0,15% in caso di aziende tra 6 e 15 dipendenti
Contributo addizionale a carico azienda che ricorre al Fondo
3% o 4,50% della retribuzione persa dal lavoratore sospeso o a orario ridotto rispettivamente per le imprese fino a 50 dipendenti e per quelle di maggiore dimensione
4% della retribuzione persa dal lavoratore sospeso o a orario ridotto per tutte le aziende
Le prestazioni del Fondo consisteranno nell’erogazione per un massimo di 12 mesi di un’indennità denominata assegno di solidarietà previo accordo sindacale aziendale che stabilisca una riduzione dell’orario di lavoro allo scopo di evitare o ridurre le eccedenze di personale nel corso di una procedura di licenziamento collettivo (art. 24 della legge n. 223/91) o al fine di evitare licenziamenti plurimi individuali per giustificato motivo oggettivo. A fronte dell’introduzione di tale prestazione, dall’1 luglio 2016 i contratti di solidarietà stipulati da aziende non destinatarie della CIGS non saranno più sostenuti dal contributo previsto dall’art. 5 del D.L. n. 148/1993 (come convertito dalla legge n. 236/1993) che dalla stessa data sarà abrogato.
Ai lavoratori di aziende con oltre 15 dipendenti sospesi o a orario ridotto per una delle causali previste dalla normativa in materia di CIGO e di CIGS sarà invece riconosciuta l’erogazione per un massimo di 26 settimane dell’assegno ordinario, cioè di un’indennità pari all’importo di cassa integrazione.
Per riferimenti confronta circ.ri conf.li nn. 127/2015, 230/2014 e 199/2014
1. Sono destinatari dei trattamenti di integrazione salariale di
cui al presente titolo i lavoratori assunti con contratto di lavoro
subordinato, ivi compresi gli apprendisti di cui all'articolo 2, con
esclusione dei dirigenti e dei lavoratori a domicilio.
2. I lavoratori di cui al comma 1 devono possedere, presso l'unita'
produttiva per la quale e' richiesto il trattamento, un'anzianita' di
effettivo lavoro di almeno novanta giorni alla data di presentazione
della relativa domanda di concessione. Tale condizione non e'
necessaria per le domande relative a trattamenti ordinari di
integrazione salariale per eventi oggettivamente non evitabili nel
3. Ai fini del requisito di cui al comma 2, l'anzianita' di
effettivo lavoro del lavoratore che passa alle dipendenze
1. Sono destinatari dei trattamenti di integrazione salariale i
2. Gli apprendisti di cui al comma 1, che sono alle dipendenze di
imprese per le quali trovano applicazione le sole integrazioni
salariali straordinarie, sono destinatari dei trattamenti
straordinari di integrazione salariale, limitatamente alla causale di
intervento per crisi aziendale di cui all'articolo 21, comma 1,
lettera b). Nei casi in cui l'impresa rientri nel campo di
applicazione sia delle integrazioni salariali ordinarie che di quelle
straordinarie, oppure delle sole integrazioni salariali ordinarie,
gli apprendisti di cui al comma 1 sono destinatari esclusivamente dei
trattamenti ordinari di integrazione salariale.
3. Nei riguardi degli apprendisti di cui al comma 1 sono estesi gli
obblighi contributivi previsti per le integrazioni salariali di cui
essi sono destinatari. Restano fermi gli obblighi di cui all'articolo
1, comma 773, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, e successive
modificazioni. Alle contribuzioni di cui al primo periodo non si
applicano le disposizioni di cui all'articolo 22, comma 1, della
4. Alla ripresa dell'attivita' lavorativa a seguito di sospensione
o riduzione dell'orario di lavoro, il periodo di apprendistato e'
prorogato in misura equivalente all'ammontare delle ore di
integrazione salariale fruite.
1. Il trattamento di integrazione salariale ammonta all'80 per
cento della retribuzione globale che sarebbe spettata al lavoratore
per le ore di lavoro non prestate, comprese fra le ore zero e il
limite dell'orario contrattuale. Il trattamento si calcola tenendo
conto dell'orario di ciascuna settimana indipendentemente dal periodo
di paga. Nel caso in cui la riduzione dell'orario di lavoro sia
effettuata con ripartizione dell'orario su periodi ultrasettimanali
predeterminati, l'integrazione e' dovuta, nei limiti di cui ai
periodi precedenti, sulla base della durata media settimanale
dell'orario nel periodo ultrasettimanale considerato.
2. Ai lavoratori con retribuzione fissa periodica, la cui
retribuzione sia ridotta in conformita' di norme contrattuali per
effetto di una contrazione di attivita', l'integrazione e' dovuta
entro i limiti di cui al comma 1, ragguagliando ad ora la
retribuzione fissa goduta in rapporto all'orario normalmente
3. Agli effetti dell'integrazione le indennita' accessorie alla
retribuzione base, corrisposte con riferimento alla giornata
lavorativa, sono computate secondo i criteri stabiliti dalle
disposizioni di legge e di contratto collettivo che regolano le
indennita' stesse, ragguagliando in ogni caso ad ora la misura delle
indennita' in rapporto a un orario di otto ore.
4. Per i lavoratori retribuiti a cottimo e per quelli retribuiti in
tutto o in parte con premi di produzione, interessenze e simili,
l'integrazione e' riferita al guadagno medio orario percepito nel
periodo di paga per il quale l'integrazione e' dovuta.
5. L'importo del trattamento di cui al comma 1 e' soggetto alle
disposizioni di cui all'articolo 26 della legge 28 febbraio 1986, n.
41, e non puo' superare per l'anno 2015 gli importi massimi mensili
seguenti, comunque rapportati alle ore di integrazione salariale
autorizzate e per un massimo di dodici mensilita', comprensive dei
ratei di mensilita' aggiuntive:
a) euro 971,71 quando la retribuzione mensile di riferimento per il
calcolo del trattamento, comprensiva dei ratei di mensilita'
aggiuntive, e' pari o inferiore a euro 2.102,24;
b) euro 1.167,91 quando la retribuzione mensile di riferimento per
il calcolo del trattamento, comprensiva dei ratei di mensilita'
aggiuntive, e' superiore a euro 2.102,24.
6. Con effetto dal 1° gennaio di ciascun anno, a decorrere
dall'anno 2016, gli importi del trattamento di cui alle lettere a) e
b) del comma 5, nonche' la retribuzione mensile di riferimento di cui
alle medesime lettere, sono aumentati nella misura del 100 per cento
dell'aumento derivante dalla variazione annuale dell'indice ISTAT dei
prezzi al consumo per le famiglie degli operai e impiegati.
7. Il trattamento di integrazione salariale sostituisce in caso di
malattia l'indennita' giornaliera di malattia, nonche' la eventuale
integrazione contrattualmente prevista.
8. L'integrazione non e' dovuta per le festivita' non retribuite e
per le assenze che non comportino retribuzione.
9. Ai lavoratori beneficiari dei trattamenti di integrazione
salariale spetta, in rapporto al periodo di paga adottato e alle
medesime condizioni dei lavoratori a orario normale, l'assegno per il
nucleo familiare di cui all'articolo 2 del decreto-legge 13 marzo
1988, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 maggio
1988, n. 153, e successive modificazioni.
10. Gli importi massimi di cui al comma 5 devono essere
incrementati, in relazione a quanto disposto dall'articolo 2, comma
17, della legge 28 dicembre 1995, n. 549, nella misura ulteriore del
20 per cento per i trattamenti di integrazione salariale concessi in
favore delle imprese del settore edile e lapideo per intemperie
1. Per ciascuna unita' produttiva, il trattamento ordinario e
quello straordinario di integrazione salariale non possono superare
la durata massima complessiva di 24 mesi in un quinquennio mobile,
fatto salvo quanto previsto all'articolo 22, comma 5.
2. Per le imprese industriali e artigiane dell'edilizia e affini,
nonche' per le imprese di cui all'articolo 10, comma 1, lettere n) e
o), per ciascuna unita' produttiva il trattamento ordinario e quello
straordinario di integrazione salariale non possono superare la
durata massima complessiva di 30 mesi in un quinquennio mobile.
1. A carico delle imprese che presentano domanda di integrazione
salariale e' stabilito un contributo addizionale, in misura pari a:
a) 9 per cento della retribuzione globale che sarebbe spettata al
lavoratore per le ore di lavoro non prestate, relativamente ai
periodi di integrazione salariale ordinaria o straordinaria fruiti
all'interno di uno o piu' interventi concessi sino a un limite
complessivo di 52 settimane in un quinquennio mobile;
b) 12 per cento oltre il limite di cui alla lettera a) e sino a
104 settimane in un quinquennio mobile;
c) 15 per cento oltre il limite di cui alla lettera b), in un
quinquennio mobile.
1. I periodi di sospensione o riduzione dell'orario di lavoro per i
quali e' ammessa l'integrazione salariale sono riconosciuti utili ai
fini del diritto e della misura alla pensione anticipata o di
vecchiaia. Per detti periodi il contributo figurativo e' calcolato
sulla base della retribuzione globale cui e' riferita l'integrazione
2. Le somme occorrenti alla copertura della contribuzione
figurativa sono versate, a carico della gestione o fondo di
competenza, al fondo pensionistico di appartenenza del lavoratore
1. Il pagamento delle integrazioni salariali e' effettuato
dall'impresa ai dipendenti aventi diritto alla fine di ogni periodo
2. L'importo delle integrazioni e' rimborsato dall'INPS all'impresa
o conguagliato da questa secondo le norme per il conguaglio fra
3. Per i trattamenti richiesti a decorrere dalla data di entrata in
vigore del presente decreto o, se richiesti antecedentemente, non
ancora conclusi entro tale data, il conguaglio o la richiesta di
rimborso delle integrazioni corrisposte ai lavoratori devono essere
effettuati, a pena di decadenza, entro sei mesi dalla fine del
periodo di paga in corso alla scadenza del termine di durata della
concessione o dalla data del provvedimento di concessione se
successivo. Per i trattamenti conclusi prima della data di entrata in
vigore del presente decreto, i sei mesi di cui al primo periodo
decorrono da tale data.
4. Nel caso delle integrazioni salariali ordinarie, la sede
dell'INPS territorialmente competente puo' autorizzare il pagamento
diretto, con il connesso assegno per il nucleo familiare, ove
spettante, in presenza di serie e documentate difficolta' finanziarie
dell'impresa, su espressa richiesta di questa.
5. Nel caso delle integrazioni salariali straordinarie, il
Ministero del lavoro e delle politiche sociali puo' autorizzare,
contestualmente al trattamento di integrazione salariale, il
pagamento diretto da parte dell'INPS, con il connesso assegno per il
nucleo familiare, ove spettante, in presenza di serie e documentate
difficolta' finanziarie dell'impresa, fatta salva la successiva
revoca nel caso in cui il servizio competente accerti l'assenza di
difficolta' di ordine finanziario della stessa.
1. I lavoratori beneficiari di integrazioni salariali per i quali
e' programmata una sospensione o riduzione superiore al 50 per cento
dell'orario di lavoro, calcolato in un periodo di 12 mesi, sono
soggetti alle disposizioni di cui all'articolo 22 del decreto
legislativo adottato in attuazione dell'articolo 1, comma 3, della
legge 10 dicembre 2014, n. 183.
2. Il lavoratore che svolga attivita' di lavoro autonomo o
subordinato durante il periodo di integrazione salariale non ha
diritto al trattamento per le giornate di lavoro effettuate.
3. Il lavoratore decade dal diritto al trattamento di integrazione
salariale nel caso in cui non abbia provveduto a dare preventiva
comunicazione alla sede territoriale dell'INPS dello svolgimento
dell'attivita' di cui al comma 2. Le comunicazioni a carico dei
datori di lavoro e delle imprese fornitrici di lavoro temporaneo, di
cui all'articolo 4-bis del decreto legislativo 21 aprile 2000, n.
181, sono valide al fine dell'assolvimento degli obblighi di
comunicazione di cui al presente comma.
delle integrazioni salariali ordinarie
1. I trattamenti ordinari di integrazione salariale afferiscono
alla Gestione prestazioni temporanee dei lavoratori dipendenti
istituita presso l'INPS, di cui all'articolo 24 della legge 9 marzo
1989, n. 88, che eroga le relative prestazioni e riceve i relativi
contributi ordinari e addizionali, di cui all'articolo 13.
2. La gestione di cui al comma 1 evidenzia, per ciascun
trattamento, le prestazioni e la contribuzione ordinaria e
1. La disciplina delle integrazioni salariali ordinarie e i
relativi obblighi contributivi si applicano a:
a) imprese industriali manifatturiere, di trasporti, estrattive,
di installazione di impianti, produzione e distribuzione
dell'energia, acqua e gas;
b) cooperative di produzione e lavoro che svolgano attivita'
lavorative similari a quella degli operai delle imprese industriali,
ad eccezione delle cooperative elencate dal Decreto del Presidente
della Repubblica 30 aprile 1970, n. 602;
d) cooperative agricole, zootecniche e loro consorzi che
esercitano attivita' di trasformazione, manipolazione e
commercializzazione di prodotti agricoli propri per i soli dipendenti
e) imprese addette al noleggio e alla distribuzione dei film e di
sviluppo e stampa di pellicola cinematografica;
f) imprese industriali per la frangitura delle olive per conto
l) imprese industriali degli enti pubblici, salvo il caso in cui
il capitale sia interamente di proprieta' pubblica;
n) imprese industriali esercenti l'attivita' di escavazione e/o
lavorazione di materiale lapideo;
o) imprese artigiane che svolgono attivita' di escavazione e di
lavorazione di materiali lapidei, con esclusione di quelle che
svolgono tale attivita' di lavorazione in laboratori con strutture e
organizzazione distinte dalla attivita' di escavazione.
1. Ai dipendenti delle imprese indicate all'articolo 10, che siano
sospesi dal lavoro o effettuino prestazioni di lavoro a orario
ridotto e' corrisposta l'integrazione salariale ordinaria nei
1. Le integrazioni salariali ordinarie sono corrisposte fino a un
periodo massimo di 13 settimane continuative, prorogabile
trimestralmente fino a un massimo complessivo di 52 settimane.
2. Qualora l'impresa abbia fruito di 52 settimane consecutive di
integrazione salariale ordinaria, una nuova domanda puo' essere
proposta per la medesima unita' produttiva per la quale
l'integrazione e' stata concessa, solo quando sia trascorso un
periodo di almeno 52 settimane di normale attivita' lavorativa.
3. L'integrazione salariale ordinaria relativa a piu' periodi non
consecutivi non puo' superare complessivamente la durata di 52
settimane in un biennio mobile.
4. Le disposizioni di cui ai commi 2 e 3 non trovano applicazione
relativamente agli interventi determinati da eventi oggettivamente
non evitabili, ad eccezione dei trattamenti richiesti da imprese di
cui all'articolo 10, lettere m), n), e o).
5. Nei limiti di durata definiti nei commi da 1 a 4, non possono
essere autorizzate ore di integrazione salariale ordinaria eccedenti
il limite di un terzo delle ore ordinarie lavorabili nel biennio
mobile, con riferimento a tutti i lavoratori dell'unita' produttiva
mediamente occupati nel semestre precedente la domanda di concessione
dell'integrazione salariale.
6. Con riferimento all'unita' produttiva oggetto di sospensione o
riduzione dell'orario di lavoro, nella domanda di concessione
dell'integrazione salariale l'impresa comunica il numero dei
lavoratori mediamente occupati nel semestre precedente, distinti per
orario contrattuale.
1. A carico delle imprese di cui all'articolo 10 e' stabilito un
contributo ordinario, nella misura di:
a) 1,70 per cento della retribuzione imponibile ai fini
previdenziali per i dipendenti delle imprese industriali che occupano
fino a 50 dipendenti;
b) 2,00 per cento della retribuzione imponibile ai fini
oltre 50 dipendenti;
c) 4,70 per cento della retribuzione imponibile ai fini
previdenziali per gli operai delle imprese dell'industria e
artigianato edile;
d) 3,30 per cento della retribuzione imponibile ai fini
artigianato lapidei;
e) 1,70 per cento della retribuzione imponibile ai fini
previdenziali per gli impiegati e quadri delle imprese dell'industria
e artigianato edile e lapidei che occupano fino a 50 dipendenti;
f) 2,00 per cento della retribuzione imponibile ai fini
e artigianato edile e lapidei che occupano oltre 50 dipendenti.
2. Ai fini della determinazione del limite di dipendenti, indicato
al comma 1, il limite anzidetto e' determinato, con effetto dal 1°
gennaio di ciascun anno, sulla base del numero medio di dipendenti in
forza nell'anno precedente dichiarato dall'impresa. Per le imprese
costituite nel corso dell'anno solare si fa riferimento al numero di
dipendenti alla fine del primo mese di attivita'. L'impresa e' tenuta
a fornire all'INPS apposita dichiarazione al verificarsi di eventi
che, modificando la forza lavoro in precedenza comunicata,
influiscano ai fini del limite di cui al comma 1. Agli effetti di cui
al presente articolo sono da comprendersi nel calcolo tutti i
lavoratori, compresi i lavoratori a domicilio e gli apprendisti, che
prestano la propria opera con vincolo di subordinazione sia
all'interno che all'esterno dell'azienda.
3. A carico delle imprese che presentano domanda di integrazione
salariale ordinaria e' stabilito il contributo addizionale di cui
all'articolo 5. Il contributo addizionale non e' dovuto per gli
interventi concessi per eventi oggettivamente non evitabili.
1. Nei casi di sospensione o riduzione dell'attivita' produttiva,
l'impresa e' tenuta a comunicare preventivamente alle rappresentanze
sindacali aziendali o alla rappresentanza sindacale unitaria, ove
esistenti, nonche' alle articolazioni territoriali delle associazioni
sindacali comparativamente piu' rappresentative a livello nazionale,
le cause di sospensione o di riduzione dell'orario di lavoro,
l'entita' e la durata prevedibile, il numero dei lavoratori
2. A tale comunicazione segue, su richiesta di una delle parti, un
esame congiunto della situazione avente a oggetto la tutela degli
interessi dei lavoratori in relazione alla crisi dell'impresa.
3. L'intera procedura deve esaurirsi entro 25 giorni dalla data
della comunicazione di cui al comma 1, ridotti a 10 per le imprese
4. Nei casi di eventi oggettivamente non evitabili che rendano non
differibile la sospensione o la riduzione dell'attivita' produttiva,
l'impresa e' tenuta a comunicare ai soggetti di cui al comma 1 la
durata prevedibile della sospensione o riduzione e il numero dei
lavoratori interessati. Quando la sospensione o riduzione dell'orario
di lavoro sia superiore a sedici ore settimanali si procede, a
richiesta dell'impresa o dei soggetti di cui al comma 1, da
presentarsi entro tre giorni dalla comunicazione di cui al primo
periodo, a un esame congiunto in ordine alla ripresa della normale
attivita' produttiva e ai criteri di distribuzione degli orari di
lavoro. La procedura deve esaurirsi entro i cinque giorni successivi
a quello della richiesta.
5. Per le imprese dell'industria e dell'artigianato edile e
dell'industria e dell'artigianato lapidei, le disposizioni di cui ai
commi da 1 a 4 si applicano limitatamente alle richieste di proroga
dei trattamenti con sospensione dell'attivita' lavorativa oltre le 13
settimane continuative.
6. All'atto della presentazione della domanda di concessione di
integrazione salariale deve essere data comunicazione dell'esecuzione
degli adempimenti di cui al presente articolo.
1. Per l'ammissione al trattamento ordinario di integrazione
salariale, l'impresa presenta in via telematica all'INPS domanda di
concessione nella quale devono essere indicati la causa della
sospensione o riduzione dell'orario di lavoro e la presumibile
durata, i nominativi dei lavoratori interessati e le ore richieste.
Tali informazioni sono inviate dall'INPS alle Regioni e Province
Autonome, per il tramite del sistema informativo unitario delle
politiche del lavoro, ai fini delle attivita' e degli obblighi di cui
all'articolo 8, comma 1.
2. La domanda deve essere presentata entro il termine di 15 giorni
dall'inizio della sospensione o riduzione dell'attivita' lavorativa.
3. Qualora la domanda venga presentata dopo il termine indicato nel
comma 2, l'eventuale trattamento di integrazione salariale non potra'
aver luogo per periodi anteriori di una settimana rispetto alla data
4. Qualora dalla omessa o tardiva presentazione della domanda
derivi a danno dei lavoratori la perdita parziale o totale del
diritto all'integrazione salariale, l'impresa e' tenuta a
corrispondere ai lavoratori stessi una somma di importo equivalente
all'integrazione salariale non percepita.
1. A decorrere dal 1° gennaio 2016 le integrazioni salariali
ordinarie sono concesse dalla sede dell'INPS territorialmente
presente decreto, sono definiti i criteri di esame delle domande di
1. Avverso il provvedimento di rigetto della domanda di trattamento
di integrazione salariale e' ammesso ricorso, entro trenta giorni
dalla comunicazione da parte dell'INPS, al comitato di cui
all'articolo 25 della legge n. 88 del 1989.
per le imprese del settore agricolo
1. Restano in vigore le disposizioni di cui agli articoli 8 e
seguenti della legge 8 agosto 1972, n. 457, e successive
modificazioni per quanto compatibili con il presente decreto.
2. La disposizione di cui all'articolo 3, comma 5, non si applica,
limitatamente alla previsione di importi massimi delle prestazioni,
ai trattamenti concessi per intemperie stagionali nel settore
Gestione di appartenenza delle integrazioni
salariali straordinarie
1. I trattamenti straordinari di integrazione salariale afferiscono
gestioni previdenziali istituita presso l'INPS, di cui all'articolo
37 della legge n. 88 del 1989, che eroga le relative prestazioni e
riceve i relativi contributi ordinari e addizionali, di cui
2. La gestione di cui al comma 1 evidenzia l'apporto dello Stato,
le prestazioni e la contribuzione ordinaria e addizionale.
1. La disciplina in materia di intervento straordinario di
integrazione salariale e i relativi obblighi contributivi trovano
applicazione in relazione alle seguenti imprese, che nel semestre
precedente la data di presentazione della domanda, abbiano occupato
mediamente piu' di quindici dipendenti, inclusi gli apprendisti e i
b) imprese artigiane che procedono alla sospensione dei
lavoratori in conseguenza di sospensioni o riduzioni dell'attivita'
dell'impresa che esercita l'influsso gestionale prevalente;
c) imprese appaltatrici di servizi di mensa o ristorazione, che
subiscano una riduzione di attivita' in dipendenza di situazioni di
difficolta' dell'azienda appaltante, che abbiano comportato per
quest'ultima il ricorso al trattamento ordinario o straordinario di
d) imprese appaltatrici di servizi di pulizia, anche se
costituite in forma di cooperativa, che subiscano una riduzione di
attivita' in conseguenza della riduzione delle attivita' dell'azienda
appaltante, che abbia comportato per quest'ultima il ricorso al
trattamento straordinario di integrazione salariale;
e) imprese dei settori ausiliari del servizio ferroviario, ovvero
del comparto della produzione e della manutenzione del materiale
rotabile;
f) imprese cooperative di trasformazione di prodotti agricoli e
2. La disciplina in materia di intervento straordinario di
altresi' applicazione in relazione alle seguenti imprese, che nel
semestre precedente la data di presentazione della domanda, abbiano
occupato mediamente piu' di cinquanta dipendenti, inclusi gli
apprendisti e i dirigenti:
a) imprese esercenti attivita' commerciali, comprese quelle della
3. La medesima disciplina e i medesimi obblighi contributivi
trovano applicazione, a prescindere dal numero dei dipendenti, in
relazione alle categorie seguenti:
a) imprese del trasporto aereo e di gestione aeroportuale e
societa' da queste derivate, nonche' imprese del sistema
aereoportuale;
b) partiti e movimenti politici e loro rispettive articolazioni e
sezioni territoriali, nei limiti di spesa di 8,5 milioni di euro per
l'anno 2015 e di 11,25 milioni di euro annui a decorrere dall'anno
2016, a condizione che risultino iscritti nel registro di cui
all'articolo 4, comma 2, del decreto-legge 28 dicembre 2013, n. 149,
convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2014, n. 13.
4. Nel caso di richieste presentate prima che siano trascorsi sei
mesi dal trasferimento di azienda, il requisito relativo alla classe
dimensionale deve sussistere, per l'impresa subentrante, nel periodo
decorrente dalla data del predetto trasferimento.
5. Si ha influsso gestionale prevalente ai fini di cui al comma 1,
lettera b), quando in relazione ai contratti aventi ad oggetto
l'esecuzione di opere o la prestazione di servizi o la produzione di
beni o semilavorati costituenti oggetto dell'attivita' produttiva o
commerciale dell'impresa committente, la somma dei corrispettivi
risultanti dalle fatture emesse dall'impresa destinataria delle
commesse nei confronti dell'impresa committente, acquirente o
somministrata abbia superato, nel biennio precedente, il cinquanta
per cento del complessivo fatturato dell'impresa destinataria delle
commesse, secondo quanto emerge dall'elenco dei clienti e dei
fornitori ai sensi dell'articolo 21, comma 1, del decreto-legge 31
maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni dalla legge 30
6. Resta fermo quanto disposto dagli articoli 35 e 37 della legge 5
agosto 1981, n. 416, e successive modificazioni e dall'articolo 7,
comma 10-ter, del decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148, convertito
con modificazioni dalla legge 19 luglio 1993, n. 236.
1. L'intervento straordinario di integrazione salariale puo' essere
richiesto quando la sospensione o la riduzione dell'attivita'
lavorativa sia determinata da una delle seguenti causali:
b) crisi aziendale, ad esclusione, a decorrere dal 1° gennaio
2016, dei casi di cessazione dell'attivita' produttiva dell'azienda o
di un ramo di essa;
2. Il programma di riorganizzazione aziendale di cui al comma 1,
lettera a), deve presentare un piano di interventi volto a
fronteggiare le inefficienze della struttura gestionale o produttiva
e deve contenere indicazioni sugli investimenti e sull'eventuale
attivita' di formazione dei lavoratori. Tale programma deve, in ogni
caso, essere finalizzato a un consistente recupero occupazionale del
personale interessato alle sospensioni o alle riduzioni dell'orario
3. Il programma di crisi aziendale di cui al comma 1, lettera b),
deve contenere un piano di risanamento volto a fronteggiare gli
squilibri di natura produttiva, finanziaria, gestionale o derivanti
da condizionamenti esterni. Il piano deve indicare gli interventi
correttivi da affrontare e gli obiettivi concretamente raggiungibili
finalizzati alla continuazione dell'attivita' aziendale e alla
salvaguardia occupazionale.
4. In deroga agli articoli 4, comma 1, e 22, comma 2, entro il
limite di spesa di 50 milioni di euro per ciascuno degli anni 2016,
2017 e 2018, puo' essere autorizzato, sino a un limite massimo
rispettivamente di dodici, nove e sei mesi e previo accordo stipulato
in sede governativa al Ministero del lavoro e delle politiche
sociali, anche in presenza del Ministero dello sviluppo economico, un
ulteriore intervento di integrazione salariale straordinaria qualora
all'esito del programma di crisi aziendale di cui al comma 3,
l'impresa cessi l'attivita' produttiva e sussistano concrete
prospettive di rapida cessione dell'azienda e di un conseguente
riassorbimento occupazionale. A tal fine il Fondo sociale per
modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, e' incrementato
dell'importo di cui al primo periodo per ciascuno degli anni 2016,
2017 e 2018. Al fine del monitoraggio della relativa spesa gli
accordi di cui al primo periodo del presente comma sono trasmessi al
Ministero dell'economia e delle finanze. Con decreto del Ministro del
dell'economia e delle finanze, da adottare entro 60 giorni
dall'entrata in vigore del presente decreto, sono definiti i criteri
per l'applicazione del presente comma.
5. Il contratto di solidarieta' di cui al comma 1, lettera c), e'
stipulato dall'impresa attraverso contratti collettivi aziendali ai
sensi dell'articolo 51 del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81,
che stabiliscono una riduzione dell'orario di lavoro al fine di
evitare, in tutto o in parte, la riduzione o la dichiarazione di
esubero del personale anche attraverso un suo piu' razionale impiego.
La riduzione media oraria non puo' essere superiore al 60 per cento
dell'orario giornaliero, settimanale o mensile dei lavoratori
interessati al contratto di solidarieta'. Per ciascun lavoratore, la
percentuale di riduzione complessiva dell'orario di lavoro non puo'
essere superiore al 70 per cento nell'arco dell'intero periodo per il
quale il contratto di solidarieta' e' stipulato. Il trattamento
retributivo perso va determinato inizialmente non tenendo conto degli
aumenti retributivi previsti da contratti collettivi aziendali nel
periodo di sei mesi antecedente la stipula del contratto di
solidarieta'. Il trattamento di integrazione salariale e' ridotto in
corrispondenza di eventuali successivi aumenti retributivi
intervenuti in sede di contrattazione aziendale. Gli accordi di cui
al primo periodo devono specificare le modalita' attraverso le quali
l'impresa, per soddisfare temporanee esigenze di maggior lavoro, puo'
modificare in aumento, nei limiti del normale orario di lavoro,
l'orario ridotto. Il maggior lavoro prestato comporta una
corrispondente riduzione del trattamento di integrazione salariale.
Le quote di accantonamento del trattamento di fine rapporto relative
alla retribuzione persa a seguito della riduzione dell'orario di
lavoro sono a carico della gestione di afferenza, ad eccezione di
quelle relative a lavoratori licenziati per motivo oggettivo o
nell'ambito di una procedura di licenziamento collettivo, entro 90
giorni dal termine del periodo di fruizione del trattamento di
integrazione salariale, ovvero entro 90 giorni dal termine del
periodo di fruizione di un ulteriore trattamento straordinario di
integrazione salariale concesso entro 120 giorni dal termine del
trattamento precedente.
6. L'impresa non puo' richiedere l'intervento straordinario di
integrazione salariale per le unita' produttive per le quali abbia
richiesto, con riferimento agli stessi periodi e per causali
sostanzialmente coincidenti, l'intervento ordinario.
1. Per la causale di riorganizzazione aziendale di cui all'articolo
21, comma 1, lettera a), e relativamente a ciascuna unita'
produttiva, il trattamento straordinario di integrazione salariale
puo' avere una durata massima di 24 mesi, anche continuativi, in un
2. Per la causale di crisi aziendale di cui all'articolo 21, comma
1, lettera b), e relativamente a ciascuna unita' produttiva, il
trattamento straordinario di integrazione salariale puo' avere una
durata massima di 12 mesi, anche continuativi. Una nuova
autorizzazione non puo' essere concessa prima che sia decorso un
periodo pari a due terzi di quello relativo alla precedente
3. Per la causale di contratto di solidarieta' di cui all'articolo
21, comma 1, lettera c), e relativamente a ciascuna unita'
quinquennio mobile. Alle condizioni previste dal comma 5, la durata
massima puo' raggiungere 36 mesi, anche continuativi, nel quinquennio
4. Per le causali di riorganizzazione aziendale e crisi aziendale,
possono essere autorizzate sospensioni del lavoro soltanto nel limite
dell'80 per cento delle ore lavorabili nell'unita' produttiva
nell'arco di tempo di cui al programma autorizzato.
5. Ai fini del calcolo della durata massima complessiva di cui
all'articolo 4, comma 1, la durata dei trattamenti per la causale di
contratto di solidarieta' viene computata nella misura della meta'
per la parte non eccedente i 24 mesi e per intero per la parte
6. La disposizione di cui al comma 5 non si applica alle imprese
edili e affini.
1. E' stabilito un contributo ordinario nella misura dello 0,90 per
cento della retribuzione imponibile ai fini previdenziali dei
lavoratori per i quali trova applicazione la disciplina delle
integrazioni salariali straordinarie, di cui 0,60 per cento a carico
dell'impresa o del partito politico e 0,30 per cento a carico del
2. A carico delle imprese o dei partiti politici che presentano
domanda di integrazione salariale straordinaria e' stabilito il
contributo addizionale di cui all'articolo 5.
1. L'impresa che intende richiedere il trattamento straordinario di
integrazione salariale per le causali di cui all'articolo 21, comma
1, lettere a), e b), e' tenuta a comunicare, direttamente o tramite
l'associazione imprenditoriale cui aderisce o conferisce mandato,
alle rappresentanze sindacali aziendali o alla rappresentanza
sindacale unitaria, nonche' alle articolazioni territoriali delle
associazioni sindacali comparativamente piu' rappresentative a
livello nazionale, le cause di sospensione o di riduzione dell'orario
di lavoro, l'entita' e la durata prevedibile, il numero dei
2. Entro tre giorni dalla predetta comunicazione e' presentata
dall'impresa o dai soggetti di cui al comma 1, domanda di esame
congiunto della situazione aziendale. Tale domanda e' trasmessa, ai
fini della convocazione delle parti, al competente ufficio
individuato dalla regione del territorio di riferimento, qualora
l'intervento richiesto riguardi unita' produttive ubicate in una sola
regione, o al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, qualora
l'intervento riguardi unita' produttive ubicate in piu' regioni. In
tale caso il Ministero richiede, comunque, il parere delle regioni
3. Costituiscono oggetto dell'esame congiunto il programma che
l'impresa intende attuare, comprensivo della durata e del numero dei
lavoratori interessati alla sospensione o riduzione di orario e delle
ragioni che rendono non praticabili forme alternative di riduzioni di
orario, nonche' delle misure previste per la gestione delle eventuali
eccedenze di personale, i criteri di scelta dei lavoratori da
sospendere, che devono essere coerenti con le ragioni per le quali e'
richiesto l'intervento, e le modalita' della rotazione tra i
lavoratori o le ragioni tecnico-organizzative della mancata adozione
di meccanismi di rotazione.
4. Salvo il caso di richieste di trattamento presentate da imprese
edili e affini, le parti devono espressamente dichiarare la non
percorribilita' della causale di contratto di solidarieta' di cui
all'articolo 21, comma 1, lettera c).
5. L'intera procedura di consultazione, attivata dalla richiesta di
esame congiunto, si esaurisce entro i 25 giorni successivi a quello
in cui e' stata avanzata la richiesta medesima, ridotti a 10 per le
imprese che occupano fino a 50 dipendenti.
adottare entro 60 giorni dall'entrata in vigore del presente decreto,
e' definito l'incremento della contribuzione addizionale, applicabile
a titolo di sanzione per il mancato rispetto delle modalita' di
rotazione tra i lavoratori di cui al comma 3.
1. La domanda di concessione di trattamento straordinario di
integrazione salariale e' presentata entro sette giorni dalla data di
conclusione della procedura di consultazione sindacale o dalla data
di stipula dell'accordo collettivo aziendale relativo al ricorso
all'intervento e deve essere corredata dell'elenco nominativo dei
lavoratori interessati dalle sospensioni o riduzioni di orario. Tali
informazioni sono inviate dall'INPS alle Regioni e Province Autonome,
per il tramite del sistema informativo unitario delle politiche del
lavoro, ai fini delle attivita' e degli obblighi di cui all'articolo
8, comma 1. Per le causali di cui all'articolo 21, comma 1, lettere
a), e b), nella domanda di concessione dell'integrazione salariale
l'impresa comunica inoltre il numero dei lavoratori mediamente
occupati presso l'unita' produttiva oggetto dell'intervento nel
semestre precedente, distinti per orario contrattuale.
2. La sospensione o la riduzione dell'orario, cosi' come concordata
tra le parti nelle procedure di cui all'articolo 24, decorre non
prima del trentesimo giorno successivo alla data di presentazione
della domanda di cui al comma 1.
3. In caso di presentazione tardiva della domanda, il trattamento
decorre dal trentesimo giorno successivo alla presentazione della
domanda medesima.
5. La domanda di concessione del trattamento straordinario di
integrazione salariale deve essere presentata in unica soluzione
contestualmente al Ministero del lavoro e delle politiche sociali e
alle Direzioni territoriali del lavoro competenti per territorio. La
concessione del predetto trattamento avviene con decreto del
Ministero del lavoro e delle politiche sociali per l'intero periodo
richiesto. Fatte salve eventuali sospensioni del procedimento
amministrativo che si rendano necessarie a fini istruttori, il
decreto di cui al secondo periodo e' adottato entro 90 giorni dalla
presentazione della domanda da parte dell'impresa.
6. Le Direzioni territoriali del lavoro competenti per territorio,
nei tre mesi antecedenti la conclusione dell'intervento di
integrazione salariale, procedono alle verifiche finalizzate
all'accertamento degli impegni aziendali. La relazione ispettiva deve
essere trasmessa al competente ufficio ministeriale entro 30 giorni
dalla conclusione dell'intervento straordinario di integrazione
salariale autorizzato. Nel caso in cui dalla relazione ispettiva
emerga il mancato svolgimento, in tutto o in parte, del programma
presentato dall'impresa, il procedimento amministrativo volto al
riesame del decreto di cui al comma 5 si conclude nei successivi 90
giorni con decreto del Ministero del lavoro e delle politiche
sociali, fatte salve eventuali sospensioni che si rendano necessarie
ai fini istruttori.
7. L'impresa, sentite le rappresentanze sindacali aziendali o la
rappresentanza sindacale unitaria, o in mancanza le articolazioni
territoriali delle associazioni sindacali comparativamente piu'
rappresentative a livello nazionale, puo' chiedere una modifica del
programma nel corso del suo svolgimento.
1. Le organizzazioni sindacali e imprenditoriali comparativamente
piu' rappresentative a livello nazionale stipulano accordi e
contratti collettivi, anche intersettoriali, aventi a oggetto la
costituzione di fondi di solidarieta' bilaterali per i settori che
non rientrano nell'ambito di applicazione del Titolo I del presente
decreto, con la finalita' di assicurare ai lavoratori una tutela in
costanza di rapporto di lavoro nei casi di riduzione o sospensione
dell'attivita' lavorativa per le cause previste dalle disposizioni di
cui al predetto Titolo.
2. I fondi di cui al comma 1 sono istituiti presso l'INPS, con
entro 90 giorni dagli accordi e contratti collettivi di cui al
3. Con le medesime modalita' di cui ai commi 1 e 2 possono essere
modifiche aventi a oggetto la disciplina delle prestazioni o la
Ministeri del lavoro e delle politiche sociali e dell'economia e
di cui all'articolo 36.
4. I decreti di cui al comma 2 determinano, sulla base degli
accordi e contratti collettivi, l'ambito di applicazione dei fondi di
cui al comma 1, con riferimento al settore di attivita', alla natura
giuridica e alla classe di ampiezza dei datori di lavoro. Il
superamento dell'eventuale soglia dimensionale fissata per la
partecipazione al fondo e' verificato mensilmente con riferimento
alla media del semestre precedente.
5. I fondi di cui al comma 1 non hanno personalita' giuridica e
costituiscono gestioni dell'INPS.
6. Gli oneri di amministrazione di ciascun fondo di cui al comma 1
contabilita' dell'INPS.
7. L'istituzione dei fondi di cui al comma 1 e' obbligatoria per
tutti i settori che non rientrano nell'ambito di applicazione del
Titolo I del presente decreto, in relazione ai datori di lavoro che
occupano mediamente piu' di cinque dipendenti. Ai fini del
raggiungimento della soglia dimensionale vengono computati anche gli
apprendisti. Le prestazioni e i relativi obblighi contributivi non si
applicano al personale dirigente se non espressamente previsto.
8. I fondi gia' costituiti ai sensi del comma 1 alla data di
entrata in vigore del presente decreto, si adeguano alle disposizioni
di cui al comma 7 entro il 31 dicembre 2015. In mancanza, i datori di
lavoro del relativo settore, che occupano mediamente piu' di cinque
dipendenti, confluiscono nel fondo di integrazione salariale di cui
all'articolo 29 a decorrere dal 1° gennaio 2016 e i contributi da
questi gia' versati o comunque dovuti ai fondi di cui al primo
periodo vengono trasferiti al fondo di integrazione salariale.
9. I fondi di cui al comma 1, oltre alla finalita' di cui al
medesimo comma, possono avere le seguenti finalita':
a) assicurare ai lavoratori prestazioni integrative, in termini
di importi o durate, rispetto alle prestazioni previste dalla legge
in caso di cessazione del rapporto di lavoro, ovvero prestazioni
integrative, in termini di importo, rispetto a trattamenti di
integrazione salariale previsti dalla normativa vigente;
b) prevedere un assegno straordinario per il sostegno al reddito,
riconosciuto nel quadro dei processi di agevolazione all'esodo, a
gli appositi fondi nazionali o dell'Unione europea.
10. Per le finalita' di cui al comma 9, i fondi di cui al comma 1
possono essere istituiti anche in relazione a settori di attivita' e
classi di ampiezza dei datori di lavoro che gia' rientrano
nell'ambito di applicazione del Titolo I del presente decreto. Per le
imprese nei confronti delle quali trovano applicazione le
disposizioni in materia di indennita' di mobilita' di cui agli
articoli 4 e seguenti della legge 23 luglio 1991, n. 223, e
successive modificazioni, gli accordi e contratti collettivi di cui
al comma 1 possono prevedere che il fondo di solidarieta' sia
finanziato, a decorrere dal 1° gennaio 2017, con un'aliquota
contributiva nella misura dello 0,30 per cento delle retribuzioni
imponibili ai fini previdenziali.
11. Gli accordi e i contratti collettivi di cui al comma 1 possono
prevedere che nel fondo di cui al medesimo comma confluisca anche
l'eventuale fondo interprofessionale istituito dalle medesime parti
firmatarie ai sensi dell'articolo 118 della legge 23 dicembre 2000,
n. 388, e successive modificazioni. In tal caso, al fondo affluisce
anche il gettito del contributo integrativo stabilito dall'articolo
25, quarto comma, della legge 21 dicembre 1978, n. 845, e successive
fondo e le prestazioni derivanti dall'attuazione del primo periodo
1. In alternativa al modello previsto dall'articolo 26, in
riferimento ai settori dell'artigianato e della somministrazione di
lavoro nei quali, in considerazione dell'operare di consolidati
sistemi di bilateralita' e delle peculiari esigenze di tali settori,
le organizzazioni sindacali e imprenditoriali comparativamente piu'
rappresentative a livello nazionale hanno adeguato alla data di
entrata in vigore del presente decreto le fonti normative e
istitutive dei rispettivi fondi bilaterali, ovvero dei fondi
interprofessionali di cui all'articolo 118 della legge n. 388 del
2000, o del fondo di cui all'articolo 12 del decreto legislativo 10
settembre 2003, n. 276, alle finalita' perseguite dall'articolo 26,
comma 1, si applicano le disposizioni di cui ai commi seguenti.
2. Ove a seguito della trasformazione di cui al comma 1 sia
avvenuta la confluenza, in tutto o in parte, di un fondo
interprofessionale in un unico fondo bilaterale rimangono fermi gli
obblighi contributivi previsti dal predetto articolo 118 della legge
n. 388 del 2000, e le risorse derivanti da tali obblighi sono
vincolate alle finalita' formative.
3. I fondi di cui al comma 1 assicurano almeno una delle seguenti
a) un assegno di durata e misura pari all'assegno ordinario di
cui all'articolo 30, comma 1;
b) l'assegno di solidarieta' di cui all'articolo 31,
eventualmente limitandone il periodo massimo previsto al comma 2 di
tale articolo, prevedendo in ogni caso un periodo massimo non
inferiore a 26 settimane in un biennio mobile.
4. I fondi di cui al comma 1 si adeguano alle disposizioni di cui
al comma 3 entro il 31 dicembre 2015. In mancanza, i datori di
lavoro, che occupano mediamente piu' di 5 dipendenti, aderenti ai
fondi suddetti, confluiscono nel fondo di integrazione salariale di
cui all'articolo 29, a decorrere dal 1° gennaio 2016 e possono
richiedere le prestazioni previste dal fondo di integrazione
salariale per gli eventi di sospensione o riduzione del lavoro
verificatisi a decorrere dal 1° luglio 2016.
5. Per le finalita' di cui al comma 1, gli accordi e i contratti
a) un'aliquota complessiva di contribuzione ordinaria di
finanziamento non inferiore, fatto salvo il caso di cui alla lettera
e), allo 0,45 per cento della retribuzione imponibile previdenziale a
decorrere dal 1° gennaio 2016, ripartita fra datore di lavoro e
lavoratore secondo criteri che devono essere stabiliti da un accordo
tra le parti sociali istitutive del fondo di cui al comma 1 entro il
31 dicembre 2015, in difetto del quale i datori di lavoro, che
occupano mediamente piu' di 5 dipendenti, aderenti al fondo di cui al
comma 1, confluiscono nel fondo di integrazione salariale di cui
all'articolo 29 a decorrere dal 1° gennaio 2016 e possono richiedere
le prestazioni previste dal medesimo fondo per gli eventi di
sospensione o riduzione del lavoro verificatisi a decorrere dal 1°
b) le tipologie di prestazioni in funzione delle disponibilita'
del fondo di cui al comma 1;
c) l'adeguamento dell'aliquota in funzione dell'andamento della
alle erogazioni, tra l'altro tenendo presente in via previsionale gli
andamenti del relativo settore in relazione anche a quello piu'
generale dell'economia e l'esigenza dell'equilibrio finanziario del
d) la possibilita' di far confluire al fondo di cui al comma 1
quota parte del contributo previsto per l'eventuale fondo
interprofessionale istituito ai sensi dell'articolo 118 della legge
n. 388 del 2000;
e) la possibilita' di far confluire al fondo di cui al comma 1
quota parte del contributo previsto dall'articolo 12 del decreto
legislativo n. 276 del 2003, prevedendo un'aliquota complessiva di
contribuzione ordinaria di finanziamento del predetto fondo a
esclusivo carico del datore di lavoro, in misura non inferiore allo
0,30 per cento della retribuzione imponibile previdenziale a
decorrere dal 1° gennaio 2016;
f) la possibilita' per il fondo di cui al comma 1 di avere le
finalita' di cui all'articolo 26, comma 9, lettere a) e b);
g) criteri e requisiti per la gestione del fondo di cui al comma
parti sociali istitutive dei fondi bilaterali di cui al comma 1, sono
dettate disposizioni per determinare:
a) criteri volti a garantire la sostenibilita' finanziaria dei
b) requisiti di professionalita' e onorabilita' dei soggetti
preposti alla gestione dei fondi;
d) modalita' volte a rafforzare la funzione di controllo sulla
corretta gestione dei fondi e di monitoraggio sull'andamento delle
prestazioni, anche attraverso la determinazione di standard e
parametri omogenei.
1. Nei riguardi dei datori di lavoro, che occupano mediamente piu'
di quindici dipendenti, appartenenti a settori, tipologie e classi
dimensionali non rientranti nell'ambito di applicazione del Titolo I
del presente decreto e che non hanno costituito fondi di solidarieta'
bilaterali di cui all'articolo 26, o fondi di solidarieta' bilaterali
alternativi di cui all'articolo 27, opera il fondo residuale
istituito con il decreto del Ministro del lavoro e delle politiche
sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, 7
febbraio 2014, n. 79141.
2. Qualora gli accordi di cui all'articolo 26 avvengano in
relazione a settori, tipologie di datori di lavoro e classi
dimensionali gia' coperti dal fondo residuale, dalla data di
decorrenza del nuovo fondo i datori di lavoro del relativo settore
rientrano nell'ambito di applicazione di questo e non sono piu'
soggetti alla disciplina del fondo residuale, ferma restando la
gestione a stralcio delle prestazioni gia' deliberate. I fondi
costituiti secondo le procedure di cui al presente comma prevedono
un'aliquota di finanziamento almeno pari a quella stabilita per il
fondo di integrazione salariale di cui all'articolo 29, in relazione
ai datori di lavoro che occupano mediamente fino a quindici
dipendenti, e garantiscono l'assegno ordinario di cui all'articolo
30, comma 1. I contributi eventualmente gia' versati o dovuti in base
al decreto istitutivo del fondo residuale restano acquisiti al
medesimo fondo. Il Comitato amministratore del fondo residuale, sulla
base delle stime effettuate dall'INPS, puo' proporre al Ministero del
finanze il mantenimento, in capo ai datori di lavoro del relativo
settore, dell'obbligo di corrispondere la quota di contribuzione
necessaria al finanziamento delle prestazioni gia' deliberate,
determinata ai sensi dei commi 4 e 5 dell'articolo 35.
3. Alla gestione del fondo di solidarieta' residuale provvede un
comitato amministratore, secondo quanto previsto dall'articolo 36.
4. Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali di
decreto la disciplina del fondo di solidarieta' residuale e'
adeguata, a decorrere dal 1° gennaio 2016, alle disposizioni del
1. A decorrere dal 1° gennaio 2016 il fondo residuale di cui
all'articolo 28, assume la denominazione di fondo di integrazione
salariale. A decorrere dalla medesima data, al fondo di integrazione
salariale si applicano le disposizioni di cui al presente articolo,
in aggiunta a quelle che disciplinano il fondo residuale.
2. Sono soggetti alla disciplina del fondo di integrazione
non rientranti nell'ambito di applicazione del Titolo I del presente
decreto e che non hanno costituito fondi di solidarieta' bilaterali
di cui all'articolo 26 o fondi di solidarieta' bilaterali alternativi
di cui all'articolo 27. Ai fini del raggiungimento della soglia
dimensionale vengono computati anche gli apprendisti.
3. Il fondo di integrazione salariale, finanziato con i contributi
dei datori di lavoro appartenenti al fondo e dei lavoratori da questi
occupati, secondo quanto definito dall'articolo 33, commi 1, 2 e 4,
garantisce l'assegno di solidarieta' di cui all'articolo 31. Nel caso
dipendenti, il fondo garantisce per una durata massima di 26
settimane in un biennio mobile l'ulteriore prestazione di cui
all'articolo 30, comma 1, in relazione alle causali di riduzione o
sospensione dell'attivita' lavorativa previste dalla normativa in
materia di integrazioni salariali ordinarie, ad esclusione delle
intemperie stagionali, e straordinarie, limitatamente alle causali
per riorganizzazione e crisi aziendale.
4. Alle prestazioni erogate dal fondo di integrazione salariale si
provvede nei limiti delle risorse finanziarie acquisite al fondo
medesimo, al fine di garantirne l'equilibrio di bilancio. In ogni
caso, tali prestazioni sono determinate in misura non superiore a
quattro volte l'ammontare dei contributi ordinari dovuti dal medesimo
datore di lavoro, tenuto conto delle prestazioni gia' deliberate a
qualunque titolo a favore dello stesso.
5. A decorrere dal 1° gennaio 2016, il comitato amministratore del
fondo cessa di esercitare il compito di cui all'articolo 36, comma 1,
6. Al fine di garantire l'avvio del fondo di integrazione salariale
a decorrere dal 1° gennaio 2016, qualora alla data del 30 novembre
2015 non risulti ancora costituito il comitato amministratore di cui
all'articolo 28, comma 3, i compiti di pertinenza di tale comitato
vengono temporaneamente assolti da un commissario straordinario del
fondo nominato dal Ministro del lavoro e delle politiche sociali, che
li svolge a titolo gratuito. Il commissario straordinario resta in
carica sino alla costituzione del comitato amministratore del fondo.
7. I trattamenti di integrazione salariale erogati dal fondo sono
dove si trova la sede legale del datore di lavoro, o presso la quale
il datore di lavoro ha richiesto l'accentramento della posizione
8. A decorrere dal 1° gennaio 2016, l'aliquota di finanziamento del
fondo e' fissata allo 0,65 per cento, per i datori di lavoro che
occupano mediamente piu' di quindici dipendenti, e allo 0,45 per
cento, per i datori di lavoro che occupano mediamente sino a 15
dipendenti. E' stabilita una contribuzione addizionale a carico dei
datori di lavoro connessa all'utilizzo delle prestazioni di cui al
comma 3, pari al 4 per cento della retribuzione persa.
9. Al fondo di cui al presente articolo si applicano le
disposizioni di cui all'articolo 35.
10. Fermo restando quanto previsto dall'articolo 35, commi 4 e 5,
entro il 31 dicembre 2017 l'INPS procede all'analisi dell'utilizzo
delle prestazioni del fondo da parte dei datori di lavoro distinti
per classi dimensionali e settori produttivi. Sulla base di tali
analisi e del bilancio di previsione di cui al comma 3 del medesimo
articolo, il comitato amministratore del fondo di integrazione
salariale ha facolta' di proporre modifiche in relazione all'importo
delle prestazioni o alla misura delle aliquote di contribuzione. Le
11. I datori di lavoro che occupano mediamente sino a 15 dipendenti
possono richiedere l'assegno di solidarieta' di cui all'articolo 31
per gli eventi di sospensione o riduzione del lavoro verificatisi a
1. I fondi di cui all'articolo 26 assicurano, in relazione alle
causali previste dalla normativa in materia di integrazioni salariali
ordinarie o straordinarie, la prestazione di un assegno ordinario di
importo almeno pari all'integrazione salariale. I fondi stabiliscono
la durata massima della prestazione, non inferiore a 13 settimane in
un biennio mobile e non superiore, a seconda della causale invocata,
alle durate massime previste agli articoli 12 e 22, e comunque nel
rispetto della durata massima complessiva prevista dall'articolo 4,
comma 1. All'assegno ordinario si applica, per quanto compatibile, la
2. La domanda di accesso all'assegno ordinario erogato dai fondi di
cui agli articoli 26 e 28 deve essere presentata non prima di 30
giorni dall'inizio della sospensione o riduzione dell'attivita'
lavorativa eventualmente programmata e non oltre il termine di 15
1. A decorrere dal 1° gennaio 2016 il fondo di cui all'articolo 28,
garantisce un assegno di solidarieta', in favore dei dipendenti di
datori di lavoro che stipulano con le organizzazioni sindacali
comparativamente piu' rappresentative accordi collettivi aziendali
che stabiliscono una riduzione dell'orario di lavoro, al fine di
evitare o ridurre le eccedenze di personale nel corso della procedura
di cui all'articolo 24 della legge 23 luglio 1991, n. 223, o al fine
di evitare licenziamenti plurimi individuali per giustificato motivo
2. L'assegno di solidarieta' puo' essere corrisposto per un periodo
massimo di 12 mesi in un biennio mobile. Ai fini della determinazione
della misura dell'assegno di solidarieta' per le ore di lavoro non
prestate si applicano le disposizioni di cui all'articolo 3.
3. Gli accordi collettivi aziendali di cui al comma 1 individuano i
lavoratori interessati dalla riduzione oraria. La riduzione media
oraria non puo' essere superiore al 60 per cento dell'orario
giornaliero, settimanale o mensile dei lavoratori interessati. Per
ciascun lavoratore, la percentuale di riduzione complessiva
dell'orario di lavoro non puo' essere superiore al 70 per cento
nell'arco dell'intero periodo per il quale l'accordo di solidarieta'
e' stipulato.
4. Gli accordi di cui al comma 1 devono specificare le modalita'
5. Per l'ammissione all'assegno di solidarieta', il datore di
corredata dall'accordo sindacale, entro sette giorni dalla data di
conclusione di questo. Nella domanda deve essere indicato l'elenco
dei lavoratori interessati alla riduzione di orario, sottoscritto
dalle organizzazioni sindacali di cui al comma 1 e dal datore di
lavoro. Tali informazioni sono inviate dall'INPS alle Regioni e
Province Autonome, per il tramite del sistema informativo unitario
delle politiche del lavoro, ai fini delle attivita' e degli obblighi
di cui all'articolo 8, comma 1.
6. La riduzione dell'attivita' lavorativa deve avere inizio entro
7. All'assegno di solidarieta' si applica, per quanto compatibile,
la normativa in materia di integrazioni salariali ordinarie.
1. I fondi di cui all'articolo 26 possono inoltre erogare
prestazioni volte a perseguire le finalita' di cui al comma 9 del
2. I fondi di cui all'articolo 27 possono inoltre erogare
prestazioni volte a perseguire le finalita' di cui all'articolo 26,
comma 9, lettere a) e b).
1. I decreti di cui agli articoli 26, commi 2 e 3, e 28, comma 4,
determinano le aliquote di contribuzione ordinaria, ripartita tra
datori di lavoro e lavoratori nella misura, rispettivamente, di due
terzi e di un terzo, in maniera tale da garantire la precostituzione
di risorse continuative adeguate sia per l'avvio dell'attivita' sia
per la situazione a regime, da verificare anche sulla base dei
bilanci di previsione di cui all'articolo 35, comma 3.
2. Fatta salva la disposizione di cui all'articolo 29, comma 8,
secondo periodo, qualora siano previste le prestazioni di cui
all'articolo 30, comma 1, e all'articolo 31, e' previsto, a carico
del datore di lavoro che ricorra alla sospensione o riduzione
dell'attivita' lavorativa, un contributo addizionale, calcolato in
rapporto alle retribuzioni perse, nella misura prevista dai decreti
di cui al comma 1 e comunque non inferiore all'1,5 per cento.
3. Per l'assegno straordinario di cui all'articolo 26, comma 9, e'
dovuto, da parte del datore di lavoro, un contributo straordinario di
importo corrispondente al fabbisogno di copertura dell'assegno
straordinario erogabile e della contribuzione correlata.
4. Ai contributi di finanziamento di cui ai commi da 1 a 3 si
1. Nei casi di cui all'articolo 30, comma 1, e all'articolo 31, i
fondi di cui agli articoli 26, 27 e 28 provvedono a versare alla
gestione di iscrizione del lavoratore interessato la contribuzione
correlata alla prestazione. Nel caso delle prestazioni erogate dai
fondi di cui all'articolo 27 la contribuzione correlata e' versata
all'INPS dal datore di lavoro, il quale potra' poi rivalersi sui
fondi medesimi. La contribuzione dovuta e' computata in base a quanto
previsto dall'articolo 40 della legge 4 novembre 2010, n. 183.
2. La contribuzione correlata di cui al comma 1 puo' altresi'
prestazioni di cui all'articolo 32. In tal caso, il fondo di cui
all'articolo 26 e all'articolo 27 provvede a versare la contribuzione
correlata alla prestazione alla gestione di iscrizione del lavoratore
1. I fondi istituiti ai sensi degli articoli 26, 27 e 28 hanno
obbligo di bilancio in pareggio e non possono erogare prestazioni in
carenza di disponibilita'.
2. Gli interventi a carico dei fondi di cui agli articoli 26, 27 e
28 sono concessi previa costituzione di specifiche riserve
finanziarie ed entro i limiti delle risorse gia' acquisite.
3. I fondi istituiti ai sensi degli articoli 26 e 28 hanno obbligo
di presentazione, sin dalla loro costituzione, di bilanci di
previsione a otto anni basati sullo scenario macroeconomico coerente
4. Sulla base del bilancio di previsione di cui al comma 3, il
comitato amministratore di cui all'articolo 36 ha facolta' di
proporre modifiche in relazione all'importo delle prestazioni o alla
misura dell'aliquota di contribuzione. Le modifiche sono adottate,
anche in corso d'anno, con decreto direttoriale dei Ministeri del
verificate le compatibilita' finanziarie interne al fondo, sulla base
della proposta del comitato amministratore.
5. In caso di necessita' di assicurare il pareggio di bilancio
all'attivita' di cui al comma 4, l'aliquota contributiva puo' essere
politiche sociali e dell'economia e delle finanze, anche in mancanza
dell'adeguamento contributivo di cui al comma 4, l'INPS e' tenuto a
1. Alla gestione di ciascun fondo istituito ai sensi dell'articolo
26 e del fondo di cui all'articolo 28, provvede un comitato
amministratore con i seguenti compiti:
delle prestazioni previste dal decreto istitutivo;
2. Il comitato amministratore e' composto da esperti in possesso
dei requisiti di professionalita' e onorabilita' previsti dagli
articoli 37 e 38, designati dalle organizzazioni sindacali dei datori
di lavoro e dei lavoratori stipulanti l'accordo o il contratto
collettivo, in numero complessivamente non superiore a dieci, o nel
maggior numero necessario a garantire la rappresentanza di tutte le
parti sociali istitutive del fondo, nonche' da due rappresentanti,
con qualifica di dirigente, rispettivamente del Ministero del lavoro
e delle politiche sociali e del Ministero dell'economia e delle
finanze e in possesso dei requisiti di onorabilita' previsti
dall'articolo 38. Ai componenti del comitato non spetta alcun
emolumento, indennita' o rimborso spese.
3. Il comitato amministratore e' nominato con decreto del Ministro
4. Il presidente del comitato amministratore e' eletto dal comitato
5. Le deliberazioni del comitato amministratore sono assunte a
maggioranza e, in caso di parita' nelle votazioni, prevale il voto
6. Partecipa alle riunioni del comitato amministratore del fondo il
collegio sindacale dell'INPS, nonche' il direttore generale del
7. L'esecuzione delle decisioni adottate dal comitato
illegittimita', da parte del direttore generale dell'INPS. Il
cinque giorni ed essere sottoposto, con l'indicazione della norma che
si ritiene violata, al presidente dell'INPS nell'ambito delle
funzioni di cui all'articolo 3, comma 5, del decreto legislativo 30
8. Al fine di garantire l'avvio dei fondi di cui all'articolo 26,
qualora alla data del 30 novembre 2015 non risulti ancora costituito
il comitato amministratore, i compiti di pertinenza di questo vengono
temporaneamente assolti da un commissario straordinario del fondo
nominato dal Ministro del lavoro e delle politiche sociali. Il
commissario straordinario svolge i suoi compiti a titolo gratuito e
resta in carica sino alla costituzione del comitato amministratore.
Requisiti di competenza e assenza
1. Gli esperti designati dalle organizzazioni sindacali dei datori
di lavoro e dei lavoratori quali membri del comitato amministratore
di ciascun fondo istituito ai sensi dell'articolo 26 e del fondo di
cui all'articolo 28, devono essere in possesso di specifica
competenza ed esperienza in materia di lavoro e occupazione. Essi
devono aver maturato un'esperienza complessiva di almeno un triennio
attraverso l'esercizio di attivita' di insegnamento universitario in
materia di lavoro e occupazione, o di amministrazione, di carattere
direttivo o di partecipazione a organi collegiali presso enti e
organismi associativi di rappresentanza di categoria.
2. I predetti esperti non possono, a pena di ineleggibilita' o
decadenza, detenere cariche in altri fondi bilaterali di
3. La sussistenza dei requisiti e l'assenza di situazioni
impeditive e' accertata dal Ministero del lavoro e delle politiche
sociali. La decadenza dalla carica e' dichiarata dal Ministro del
lavoro e delle politiche sociali entro trenta giorni dalla conoscenza
del difetto sopravvenuto.
1. I membri del comitato amministratore di ciascun fondo istituito
ai sensi dell'articolo 26 e del fondo di cui all'articolo 28, non
possono, a pena di ineleggibilita' o decadenza, trovarsi in una delle
b) assoggettamento a misure di prevenzione disposte ai sensi del
decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, salvi gli effetti della
c) condanna con sentenza definitiva a pena detentiva per uno dei
reati previsti nel Titolo XI del Libro V del codice civile, salvi gli
effetti della riabilitazione;
d) condanna con sentenza definitiva alla reclusione per un tempo
non inferiore a un anno per un delitto contro la pubblica
amministrazione, contro la fede pubblica, contro il patrimonio,
contro l'ordine pubblico, contro l'economia pubblica ovvero per un
delitto in materia tributaria, di lavoro e previdenza, salvi gli
e) condanna con sentenza definitiva alla reclusione per un tempo
non inferiore a due anni per un qualunque delitto non colposo, salvi
gli effetti della riabilitazione.
2. Costituiscono causa di sospensione dalle funzioni esercitate dai
membri del comitato amministratore del fondo le seguenti situazioni:
a) condanna con sentenza non definitiva per uno dei reati di cui
b) applicazione provvisoria di una delle misure previste
dall'articolo 67, comma 3, del decreto legislativo n. 159 del 2011;
3. L'assenza di situazioni impeditive e' accertata dal Ministero
del lavoro e delle politiche sociali. La decadenza dalla carica o la
sospensione dalle funzioni e' dichiarata dal Ministro del lavoro e
delle politiche sociali entro trenta giorni dalla nomina o dalla
conoscenza del difetto sopravvenuto.
1. Ai fondi di solidarieta' di cui agli articoli 26, 27 e 28 si
applica l'articolo 2, commi 1 e 4. Ai fondi di cui agli articoli 26 e
28 si applicano anche gli articoli 4, comma 1, 7, commi da 1 a 4, e
8. A decorrere dal 1° gennaio 2016, al fondo di cui all'articolo 28
si applica inoltre l'articolo 1, commi 2 e 3.
Fondo territoriale intersettoriale delle Province autonome di Trento
e di Bolzano e altri fondi di solidarieta'
1. Ai sensi dell'articolo 2, comma 124, della legge 23 dicembre
2009, n. 191, e del decreto legislativo 5 marzo 2013, n. 28, le
Province autonome di Trento e di Bolzano possono sostenere
l'istituzione di un fondo di solidarieta' territoriale
intersettoriale cui, salvo diverse disposizioni, si applica la
disciplina prevista per i fondi di solidarieta' bilaterali di cui
all'articolo 26. Al predetto fondo si applica la disciplina di cui
all'articolo 35.
2. Il decreto istitutivo del fondo di cui al comma 1 e' adottato
d'intesa con i Presidenti delle Province autonome di Trento e di
Bolzano ed e' trasmesso al Ministero del lavoro e delle politiche
sociali e al Ministero dell'economia e delle finanze. Ai medesimi
Ministeri sono trasmessi i bilanci di previsione e di consuntivo del
3. A decorrere dalla data di istituzione del fondo di cui al comma
1, sono soggetti alla sua disciplina i datori di lavoro appartenenti
a settori, tipologie e classi dimensionali non rientranti nell'ambito
di applicazione del Titolo I del presente decreto e che non abbiano
costituito fondi di solidarieta' bilaterali di cui all'articolo 26 o
a fondi di solidarieta' bilaterali alternativi di cui all'articolo
27, che occupano almeno il 75 per cento dei propri dipendenti in
unita' produttive ubicate nel territorio delle province di Trento e
4. Hanno facolta' di aderire al fondo di cui al comma 1 i datori di
lavoro gia' aderenti a fondi di solidarieta' bilaterali di cui
all'articolo 26 o a fondi di solidarieta' bilaterali alternativi di
cui all'articolo 27, che occupano almeno il 75 per cento dei propri
dipendenti in unita' produttive ubicate nel territorio delle province
di Trento e Bolzano.
5. I datori di lavoro di cui al comma 3 gia' aderenti al fondo
residuale di cui all'articolo 28 o al fondo di integrazione salariale
di cui all'articolo 29, e i datori di lavoro che esercitano la
facolta' di cui al comma 4, non sono piu' soggetti alla disciplina
del fondo di provenienza a decorrere, rispettivamente, dalla data di
istituzione del fondo di cui al comma 1 o dalla data di adesione a
tale fondo, ferma restando la gestione a stralcio delle prestazioni
gia' deliberate. I contributi eventualmente gia' versati o dovuti al
fondo di provenienza restano acquisiti a questo. Il comitato
amministratore del fondo di provenienza, sulla base delle stime
mantenimento, in capo ai datori di lavoro di cui al primo periodo,
dei commi 4 e 5 dell'articolo 35.
6. Le disposizioni di cui al comma 5 si applicano altresi' ai
datori di lavoro aderenti al fondo di cui al comma 1 che aderiscono a
fondi di solidarieta' bilaterali di cui all'articolo 26 costituiti
7. Il fondo di cui al comma 1 prevede un'aliquota di finanziamento
almeno pari a quella stabilita per il fondo di integrazione salariale
di cui all'articolo 29, in relazione ai datori di lavoro che occupano
mediamente fino a quindici dipendenti.
8. Il comitato amministratore del fondo di cui al comma 1 e'
integrato da due rappresentanti, con qualifica di dirigente,
rispettivamente della Provincia autonoma di Trento e della Provincia
autonoma di Bolzano, in possesso dei requisiti di onorabilita'
previsti dall'articolo 38. Ai rappresentanti del Ministero del lavoro
finanze e' riconosciuto a valere sulle disponibilita' del fondo il
rimborso delle spese di missione nella misura prevista dalla
normativa vigente per i dirigenti dello Stato. Nel caso previsto
dall'articolo 35, comma 5, il decreto direttoriale dei Ministeri del
lavoro e delle politiche sociali e dell'economia e delle finanze e'
adottato d'intesa con i responsabili dei dipartimenti competenti in
materia di lavoro delle Province autonome di Trento e di Bolzano.
9. La disciplina del fondo di cui all'articolo 1-ter del
dalla legge 3 dicembre 2004, n. 291, e' adeguata alle norme previste
dal presente decreto con decreto del Ministro del lavoro e delle
finanze, sulla base di accordi e contratti collettivi, anche
intersettoriali, stipulati dalle organizzazioni comparativamente piu'
rappresentative a livello nazionale nel settore del trasporto aereo e
del sistema aeroportuale.
1. Nel caso in cui, al fine di incrementare gli organici, i
contratti collettivi aziendali stipulati ai sensi dell'articolo 51
del decreto legislativo n. 81 del 2015, prevedano, programmandone le
modalita' di attuazione, una riduzione stabile dell'orario di lavoro,
con riduzione della retribuzione, e la contestuale assunzione a tempo
indeterminato di nuovo personale, ai datori di lavoro e' concesso,
per ogni lavoratore assunto sulla base dei predetti contratti
collettivi e per ogni mensilita' di retribuzione, un contributo a
carico della Gestione degli interventi assistenziali e di sostegno
alle gestioni previdenziali istituita presso l'INPS, di cui
all'articolo 37 della legge n. 88 del 1989, pari, per i primi dodici
mesi, al 15 per cento della retribuzione lorda prevista dal contratto
collettivo applicabile. Per ciascuno dei due anni successivi il
predetto contributo e' ridotto, rispettivamente, al 10 e al 5 per
2. In sostituzione del contributo di cui al comma 1, per i
lavoratori di eta' compresa tra i 15 e i 29 anni assunti in forza dei
contratti collettivi di cui al comma 1, per i primi tre anni e
comunque non oltre il compimento del ventinovesimo anno di eta' del
lavoratore assunto, la quota di contribuzione a carico del datore di
lavoro e' dovuta in misura corrispondente a quella prevista per gli
apprendisti, ferma restando la contribuzione a carico del lavoratore
nella misura prevista per la generalita' dei lavoratori.
3. Non beneficiano delle agevolazioni di cui ai commi 1 e 2 i
datori di lavoro che, nei dodici mesi antecedenti le assunzioni,
abbiano proceduto a riduzioni di personale ovvero a sospensioni di
lavoro in regime di cassa integrazione guadagni straordinaria.
4. Le assunzioni operate dal datore di lavoro in forza dei
contratti collettivi di cui al comma 1 non devono determinare nelle
unita' produttive interessate dalla riduzione dell'orario una
riduzione della percentuale della manodopera femminile rispetto a
quella maschile, ovvero di quest'ultima quando risulti inferiore,
salvo che cio' sia espressamente previsto dai contratti collettivi in
ragione della carenza di manodopera femminile, ovvero maschile, in
possesso delle qualifiche con riferimento alle quali e' programmata
5. Ai lavoratori delle imprese nelle quali siano stati stipulati i
contratti collettivi di cui al comma 1, che abbiano una eta'
inferiore a quella prevista per la pensione di vecchiaia di non piu'
di ventiquattro mesi e abbiano maturato i requisiti minimi di
contribuzione per la pensione di vecchiaia, spetta, a domanda e con
decorrenza dal mese successivo a quello della presentazione, il
suddetto trattamento di pensione nel caso in cui essi abbiano
accettato di svolgere una prestazione di lavoro di durata non
superiore alla meta' dell'orario di lavoro praticato prima della
riduzione convenuta nel contratto collettivo. Il trattamento spetta a
condizione che la trasformazione del rapporto avvenga entro un anno
dalla data di stipulazione del predetto contratto collettivo e in
forza di clausole che prevedano, in corrispondenza alla maggiore
riduzione di orario, un ulteriore incremento dell'occupazione.
Limitatamente al predetto periodo di anticipazione il trattamento di
pensione e' cumulabile con la retribuzione nel limite massimo della
somma corrispondente al trattamento retributivo perso al momento
della trasformazione del rapporto da tempo pieno a tempo parziale ai
sensi del presente comma, ferma restando negli altri casi la
disciplina vigente in materia di cumulo di pensioni e reddito da
6. Ai fini dell'individuazione della retribuzione da assumere quale
base di calcolo per la determinazione delle quote retributive della
pensione dei lavoratori che abbiano prestato lavoro a tempo parziale
ai sensi del comma 5, e' neutralizzato il numero delle settimane di
lavoro prestate a tempo parziale, ove cio' comporti un trattamento
pensionistico piu' favorevole.
7. I contratti collettivi di cui al comma 1 devono essere
depositati presso la direzione territoriale del lavoro.
L'attribuzione del contributo e' subordinata all'accertamento, da
parte della direzione territoriale del lavoro, della corrispondenza
tra la riduzione concordata dell'orario di lavoro e le assunzioni
effettuate. Alla direzione territoriale del lavoro e' demandata,
altresi', la vigilanza in ordine alla corretta applicazione dei
contratti di cui al comma 1, disponendo la sospensione del contributo
nei casi di accertata violazione.
8. I lavoratori assunti a norma del presente articolo sono esclusi
dal computo dei limiti numerici previsti da leggi e contratti
collettivi ai soli fini dell'applicazione di norme e istituti che
prevedano l'accesso ad agevolazioni di carattere finanziario e
Disposizioni relative a trattamenti straordinari di integrazione
salariale a seguito di accordi gia' stipulati
1. I trattamenti straordinari di integrazione salariale conseguenti
a procedure di consultazione sindacale gia' concluse alla data di
entrata in vigore del presente decreto, mantengono la durata
prevista, nei limiti di cui alle disposizioni di legge vigenti alla
data delle stesse.
2. I trattamenti di cui al comma 1 riguardanti periodi successivi
all'entrata in vigore del presente decreto si computano ai fini della
durata massima di cui all'articolo 4.
3. Per gli accordi conclusi e sottoscritti in sede governativa
entro il 31 luglio 2015, riguardanti casi di rilevante interesse
strategico per l'economia nazionale che comportino notevoli ricadute
l'utilizzo di trattamenti straordinari di integrazione salariale
4, su domanda di una delle parti firmatarie dell'accordo, da
inoltrare entro 30 giorni dall'adozione del decreto di cui al comma
5, ed entro il limite di spesa di 90 milioni di euro per l'anno 2017
e di 100 milioni di euro per l'anno 2018, puo' essere autorizzata,
prosecuzione dei trattamenti di integrazione salariale per la durata
e alle condizioni certificate dalla commissione di cui al comma 4.
4. Presso la Presidenza del Consiglio dei ministri e' istituita una
commissione composta da quattro membri, rispettivamente nominati dal
Presidente del Consiglio dei ministri, dal Ministro del lavoro e
delle politiche sociali, dal Ministro dello sviluppo economico e dal
Ministro dell'economia e delle finanze. La commissione, presieduta
dal membro nominato dal Presidente del Consiglio dei ministri,
certifica l'ammissibilita' delle domande di cui al comma 3, la durata
dei trattamenti di integrazione salariale previsti negli accordi, il
numero dei lavoratori e l'ammontare delle ore integrabili, in
relazione al piano industriale e di riassorbimento occupazionale dei
lavoratori previsto negli accordi. Alle attivita' e al funzionamento
della commissione si provvede con le risorse umane, strumentali e
maggiori oneri per la finanza pubblica. Ai componenti della
commissione non spetta alcun compenso, indennita', gettone di
presenza, rimborso spese o emolumento comunque denominato.
5. Ai fini di cui al comma 3 il Fondo sociale per occupazione e
formazione, di cui all'articolo 18, comma 1, lettera a), del
decreto-legge n. 185 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla
legge n. 2 del 2009, e' incrementato di 90 milioni di euro per l'anno
2017 e di 100 milioni di euro per l'anno 2018. Al fine del
monitoraggio della relativa spesa i decreti di cui al comma 3 sono
trasmessi al Ministero dell'economia e delle finanze. Con decreto del
Ministro dello sviluppo economico e con il Ministro dell'economia e
delle finanze, da adottare entro 60 giorni dall'entrata in vigore del
presente decreto, sono definiti i criteri per l'applicazione dei
commi 3 e 4. Agli oneri derivanti dal presente comma pari a 90
milioni di euro per l'anno 2017 e a 100 milioni di euro per l'anno
2018 si provvede mediante corrispondente riduzione del fondo di cui
all'articolo 1, comma 107, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, come
rifinanziato dall'articolo 42.
1. Il fondo di cui all'articolo 1, comma 107, della legge n. 190
del 2014 e' incrementato di 25,6 milioni di euro per l'anno 2015,
191,1 milioni di euro per l'anno 2016, 592,5 milioni di euro per
l'anno 2017, 713,2 milioni di euro per l'anno 2018, 845,3 milioni di
euro per l'anno 2019, 868,2 milioni di euro per l'anno 2020, 856,5
milioni di euro per l'anno 2021, 852,8 milioni di euro per l'anno
2022, 846,7 milioni di euro per l'anno 2023 e 840,4 milioni di euro
annui a decorrere dall'anno 2024, cui si provvede mediante le
economie derivanti dalle disposizioni di cui al Titolo I del presente
2. I benefici di cui agli articoli dal 2 al 24 del decreto
legislativo 15 giugno 2015, n. 80, sono riconosciuti anche per gli
anni successivi al 2015, in relazione ai quali continuano a trovare
applicazione le disposizioni di cui all'articolo 27 del predetto
decreto legislativo. All'onere derivante dal primo periodo del
presente comma valutato in 123 milioni di euro per l'anno 2016, 125
milioni di euro per l'anno 2017, 128 milioni di euro per l'anno 2018,
130 milioni di euro per l'anno 2019, 133 milioni di euro per l'anno
2020, 136 milioni di euro per l'anno 2021, 138 milioni di euro per
l'anno 2022, 141 milioni di euro per l'anno 2023, 144 milioni di euro
annui a decorrere dall'anno 2024 si provvede mediante corrispondente
riduzione del fondo di cui all'articolo 1, comma 107, della legge n.
190 del 2014 come rifinanziato dal presente articolo.
3. L'ultimo periodo dell'articolo 5 del decreto legislativo 4 marzo
2015, n. 22, e' soppresso. All'onere derivante dal primo periodo del
presente comma valutato in 270,1 milioni di euro per l'anno 2018,
567,2 milioni di euro per l'anno 2019, 570,8 milioni di euro per
l'anno 2020, 576,6 milioni di euro per l'anno 2021, 582,4 milioni di
euro per l'anno 2022, 588,2 milioni di euro per l'anno 2023, 594,2
della legge n. 190 del 2014 come rifinanziato dal presente articolo.
Ai sensi dell'articolo 17, comma 12, della legge 31 dicembre 2009, n.
196, il Ministero dell'economia e delle finanze e il Ministero del
lavoro e delle politiche sociali, anche avvalendosi del sistema
permanente di monitoraggio e valutazione istituito ai sensi
dell'articolo 1, comma 2, della legge 28 giugno 2012, n. 92,
provvedono, con le risorse umane, strumentali e finanziarie
carico della finanza pubblica, al monitoraggio degli effetti
finanziari derivanti dalla disposizione di cui al primo periodo del
presente comma. Nel caso in cui si verifichino, o siano in procinto
di verificarsi, scostamenti rispetto alle previsioni di spesa di cui
al presente comma, il Ministro dell'economia e delle finanze
provvede, sentito il Ministro del lavoro e delle politiche sociali,
con proprio decreto alla rideterminazione del beneficio riconosciuto
ai sensi del primo periodo del presente comma.
4. Con esclusivo riferimento agli eventi di disoccupazione
verificatisi tra il 1° maggio 2015 e il 31 dicembre 2015 e
limitatamente ai lavoratori con qualifica di stagionali dei settori
produttivi del turismo e degli stabilimenti termali, qualora la
durata della NASpI, calcolata ai sensi dell'articolo 5 del decreto
legislativo n. 22 del 2015, sia inferiore a 6 mesi, ai fini del
calcolo della durata non si applica il secondo periodo del comma 1 di
tale articolo, relativamente ad eventuali prestazioni di
disoccupazione ordinaria con requisiti ridotti e Mini-ASpI 2012
fruite negli ultimi quattro anni. In ogni caso, la durata della NASpI
corrisposta in conseguenza dell'applicazione del primo periodo non
puo' superare il limite massimo di 6 mesi. All'onere derivante dai
primi due periodi del presente comma valutato in 32,8 milioni di euro
per l'anno 2015 e in 64,6 milioni di euro per l'anno 2016 si provvede
mediante corrispondente riduzione del fondo di cui all'articolo 1,
comma 107, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, come rifinanziato
dal presente articolo. Ai sensi dell'articolo 17, comma 12, della
legge 31 dicembre 2009, n. 196, il Ministero dell'economia e delle
finanze e il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, anche
avvalendosi del sistema permanente di monitoraggio e valutazione
istituito ai sensi dell'articolo 1, comma 2, della legge n. 92 del
2012, provvedono, con le risorse umane, strumentali e finanziarie
ai sensi del primi due periodi del presente comma.
5. Ai fini della prosecuzione della sperimentazione relativa al
riconoscimento della prestazione ASDI di cui all'articolo 16 del
decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 22, anche con riferimento ai
lavoratori beneficiari della prestazione NASpI che abbiano fruito di
questa per l'intera sua durata oltre la data del 31 dicembre 2015,
l'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 16, comma 7 del decreto
legislativo n. 22 del 2015 e' incrementata di 180 milioni di euro per
l'anno 2016, di 270 milioni di euro per l'anno 2017, di 170 milioni
di euro per l'anno 2018 e di 200 milioni di euro annui a decorrere
dall'anno 2019. Per effetto della prosecuzione della sperimentazione
relativa al riconoscimento della prestazione ASDI di cui al primo
periodo del presente comma, in ogni caso nel limite delle risorse di
cui alla citata autorizzazione di spesa di cui all'articolo 16, comma
7 del decreto legislativo n. 22 del 2015 come incrementata dal primo
periodo medesimo del presente comma, fermi restando i criteri
disciplinati dall'articolo 16 del citato decreto legislativo n. 22
del 2015, in ogni caso la prestazione ASDI non puo' essere usufruita
per un periodo pari o superiore a 6 mesi nei 12 mesi precedenti il
termine del periodo di fruizione della NASpI e comunque per un
periodo pari o superiore a 24 mesi nel quinquennio precedente il
medesimo termine. Con decreto del Ministro del lavoro e delle
finanze, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo
Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, da
adottare entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore del presente
decreto, sono definite le modalita' per prosecuzione della
sperimentazione relativa al riconoscimento della prestazione ASDI di
cui al presente comma. All'onere derivante dal primo periodo del
presente comma pari a 180 milioni di euro per l'anno 2016, 270
milioni di euro per l'anno 2017, 170 milioni di euro per l'anno 2018
e a 200 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2019 si provvede
comma 107, della legge n. 190 del 2014 come rifinanziato dal presente
6. In via aggiuntiva a quanto stabilito dall'articolo 17, comma 1
del decreto legislativo n. 22 del 2015, il fondo per le politiche
attive del lavoro, istituito dall'articolo 1, comma 215, della legge
27 dicembre 2013, n. 147, e' incrementato di 32 milioni di euro per
l'anno 2016, di 82 milioni di euro annui per ciascuno degli anni
2017-2019, di 72 milioni di euro per l'anno 2020, di 52 milioni di
euro per l'anno 2021, di 40 milioni di euro per l'anno 2022, di 25
milioni di euro per l'anno 2023 e di 10 milioni di euro annui a
decorrere dal 2024. All'onere derivante dal primo periodo del
presente comma pari a 32 milioni di euro per l'anno 2016, a 82
milioni di euro annui per ciascuno degli anni 2017-2019, a 72 milioni
di euro per l'anno 2020, a 52 milioni di euro per l'anno 2021, a 40
milioni di euro per l'anno 2022, a 25 milioni di euro per l'anno 2023
e a 10 milioni di euro annui a decorrere dal 2024 si provvede
comma 107, della legge n. 190 del 2014, come rifinanziato dal
1. Quando non diversamente indicato, le disposizioni di cui al
presente decreto si applicano ai trattamenti di integrazione
salariale richiesti a decorrere dalla data di entrata in vigore.
2. Ai fini del calcolo della durata massima complessiva delle
integrazioni salariali di cui all'articolo 4, commi 1 e 2, i
trattamenti richiesti prima della data di entrata in vigore del
presente decreto si computano per la sola parte del periodo
autorizzato successiva a tale data.
3. La disposizione di cui all'articolo 22, comma 4, non si applica
nei primi 24 mesi dall'entrata in vigore del presente decreto.
4. Le disposizioni di cui all'articolo 25, comma 2, si applicano ai
trattamenti straordinari di integrazione salariale richiesti a
decorrere dal 1° novembre 2015.
5. In via transitoria, allo scopo di consentire l'erogazione delle
cui all'articolo 29, comma 4, secondo periodo, calcolato in relazione
all'ammontare dei contributi ordinari dovuti dalla singola azienda,
tenuto conto delle prestazioni gia' deliberate a qualunque titolo a
favore dell'azienda medesima, e' modificato nel modo seguente: nessun
limite per le prestazioni erogate nell'anno 2016, dieci volte
nell'anno 2017, otto volte nell'anno 2018, sette volte nell'anno
2019, sei volte nell'anno 2020, cinque volte nell'anno 2021. In ogni
caso, le prestazioni possono essere erogate soltanto nei limiti delle
risorse finanziarie acquisite al fondo.
6. Per l'anno 2015 le regioni e province autonome possono disporre
la concessione dei trattamenti di integrazione salariale e di
mobilita', anche in deroga ai criteri di cui agli articoli 2 e 3 del
decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali 1° agosto
2014, n. 83473, in misura non superiore al 5 per cento delle risorse
ad esse attribuite, ovvero in eccedenza a tale quota disponendo
l'integrale copertura degli oneri connessi a carico delle finanze
regionali ovvero delle risorse assegnate alla regione dell'ambito di
piani o programmi coerenti con la specifica destinazione, ai sensi
dell'articolo 1, comma 253, della legge 24 dicembre 2012, n. 228. Gli
del 31 dicembre 2015.
7. Il Fondo sociale per occupazione e formazione di cui
all'articolo 18, comma 1, lettera a), del decreto-legge n. 185 del
2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 2 del 2009, e'
incrementato di euro 5.286.187 per l'anno 2015 e di euro 5.510.658
per l'anno 2016, ai fini del finanziamento di misure per il sostegno
al reddito dei lavoratori di cui all'ultimo periodo del presente
comma. Agli oneri derivanti dal primo periodo del presente comma,
pari a euro 5.286.187 per l'anno 2015 e a euro 5.510.658 per l'anno
2016, si provvede mediante corrispondente riduzione
dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 1, comma 22, della
legge n. 147 del 2013. Conseguentemente il medesimo articolo 1, comma
22, della legge n. 147 del 2013 e' soppresso. Con decreto del
Ministro dell'economia e delle finanze, viene disciplinata la
concessione nel limite massimo di euro 5.286.187 per l'anno 2015 e di
euro 5.510.658 per l'anno 2016 a carico del Fondo sociale per
dalla legge n. 2 del 2009, come rifinanziato dal presente comma, di
misure per il sostegno al reddito, in deroga a quanto previsto dalla
normativa vigente, per i lavoratori dipendenti dalle imprese del
settore del call-center.
8. Il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, sentite le
parti sociali, elabora entro il 31 dicembre 2015 un rapporto avente
ad oggetto proposte di valorizzazione della bilateralita' nell'ambito
del sostegno al reddito dei lavoratori in esubero e delle misure
finalizzate alla loro ricollocazione.
9. All'articolo 37, comma 3, lettera d), della legge n. 88 del
1989, dopo le parole «6 agosto 1975, n. 427,», sono aggiunte le
seguenti: «e al decreto legislativo adottato in attuazione
dell'articolo 1, comma 2, lettera a) della legge 10 dicembre 2014, n.
183,».
10. All'articolo 37, comma 8, della legge n. 88 del 1989, dopo le
parole «6 agosto 1975, n. 427,» sono inserite le seguenti: «e al
decreto legislativo adottato in attuazione dell'articolo 1, comma 2,
lettera a) della legge 10 dicembre 2014, n. 183,».
11. Con effetto per l'anno 2015, all'articolo 3, comma 5-bis, della
legge 23 luglio 1991, n. 223, sono apportate le seguenti
a) al primo periodo, le parole «sottoposte a sequestro o confisca
ai sensi della legge 31 maggio 1965, n. 575, e successive
modificazioni.» sono sostituite dalle seguenti: «che, ai sensi della
legge 31 maggio 1965, n. 575, e successive modificazioni, siano
sottoposte a sequestro o confisca, o nei cui confronti sia stata
emessa dal Prefetto un'informazione antimafia interdittiva e siano
state adottate le misure di cui all'articolo 32 del decreto-legge 24
agosto 2014, n. 114.»;
b) il secondo periodo e' sostituito dal seguente: «A tale fine
l'amministratore dei beni nominato ai sensi dell'articolo 2-sexies
della citata legge n. 575 del 1965 o i soggetti nominati in
sostituzione del soggetto coinvolto ai sensi dell'articolo 32 del
decreto-legge n. 90 del 2014, esercitano le facolta' attribuite dal
presente articolo al curatore, al liquidatore e al commissario
nominati in relazione alle procedure concorsuali.».
Per gli interventi di cui al predetto articolo 3, comma 5-bis,
della legge n. 223 del 1991, come modificato dal presente comma, e'
altresi' destinato per l'anno 2015, in via aggiuntiva a quanto
previsto dallo stesso articolo 3, comma 5-bis, un importo nel limite
massimo di 5 milioni di euro a valere sulle risorse del Fondo sociale
lettera a), del decreto-legge n. 185 del 2008, convertito, con
modificazioni, dalla legge n. 2 del 2009.
1. A fini di programmazione, analisi e valutazione degli interventi
di politica previdenziale, assistenziale e del lavoro introdotti con
i decreti legislativi di attuazione della legge 10 dicembre 2014, n.
183, il Nucleo tecnico per il coordinamento della politica economica
di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 21 maggio
2013, e successive modificazioni, e il Comitato scientifico per
l'indirizzo dei metodi e delle procedure per il monitoraggio della
riforma del mercato del lavoro istituito in attuazione dell'articolo
1, comma 2, della legge 28 giugno 2012, n. 92, hanno accesso diretto,
anche attraverso procedure di accesso remoto, ai dati elementari
detenuti dall'ISTAT, dall'INPS, dall'INAIL, dall'Agenzia delle
entrate, nonche' da altri enti e amministrazioni determinati dal
decreto di cui al comma 2.
2. Le modalita' di accesso ai dati utili ai fini di cui al comma 1,
nel rispetto della normativa sulla protezione dei dati per