Source: http://www.mondomediazione.it/1/mediazione_e_incentivi_fiscali_6166866.html
Timestamp: 2020-04-07 20:31:43+00:00
Document Index: 89051063

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 5', 'art. 60', 'art. 5', 'art. 2', 'art. 3', 'sentenza ', 'sentenza ']

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Mediazione e incentivi fiscali
Ulteriore analisi degli aspetti fiscali legati alla Mediazione
Articolo tratto da IPSOA, visibile direttamente qui.
Conciliazione e incentivi fiscali: conviene?
Il legislatore, avvalendosi della facoltà riconosciuta dall’art. 5, comma 2 della direttiva n. 52 del 21 maggio 2008, che lascia impregiudicata la scelta politica di prevedere oltre che l’obbligatorietà del ricorso alla mediazione anche la previsione di misure dirette a favorirne la diffusione, ha disposto specifici benefici fiscali per quanti si avvalgano dell’istituto. Nelle prime stime del ministero della giustizia l’andamento dei procedimenti e l’incidenza degli oneri derivanti dalle misure agevolative.
I primi dati ufficiali sul totale dei procedimenti di mediazione definiti, resi noti dalla Direzione generale di statistica del ministero della giustizia, forniscono elementi di riflessione sul grado di implementazione dell’istituto e dell’impatto degli incentivi voluti dal legislatore per incoraggiarne l’utilizzo.
La rilevazione, riferita al periodo 21 marzo 30 aprile, offre in termini assoluti un approccio sicuramente interessante sul numero dei procedimenti conclusi e sulla percentuale di assistenza degli avvocati che sono presenti nel 73% delle liti in supporto della parte istante e del 27% della parte aderente.
Il raggiungimento dell’accordo che è pari al 23,8% degli accordi raggiunti perchè, nella gran parte dei casi la controparte non ha aderito.
Si tratta di una prima stima che risente ancora del clima di diffidenza alimentato dalla categoria forense (che, curiosamente, costituisce il contingente di mediatori maggiore, pari al 60% dei componenti gli oltre 400 organismi di mediazione) e di lacunosa informazione, oltre che sulla procedura sulle misure incentivanti e, pertanto, ancora non indicativa.
Nelle more della pubblicazione del prossimo decreto ministeriale correttivo del precedente (limitatamente ai criteri di gestione delle liti da parte degli organismi e di verifica delle professionalità) e in un momento in cui l’esigenza di contenere i costi della giustizia civile (denunciati il 31 maggio scorso da Draghi nella presentazione della relazione annuale 2010 della Banca d’Italia come pari a quattro punti di PIL) s’impone come necessario complemento della manovra finanziaria 2011.
Da quanto premesso si comprende maggiormente perché il legislatore italiano abbia fatto leva sulle agevolazioni fiscali per incrementare il ricorso alla mediazione.
L’art. 5, comma 2 della direttiva n. 52/2008, infatti, ribadendo la priorità di politica comunitaria di miglioramento del fondamentale principio della semplificazione e miglioramento dell’accesso alla giustizia ha rimesso alla facoltà dei 27 Paesi dell’Unione l’adozione di incentivi (o sanzioni) purchè le relative legislazioni non impediscano alle parti di esercitare il diritto di accesso al sistema giudiziario.
Le agevolazioni fiscali sono, quindi, espressione di una precisa volontà, manifestata già nella legge delega (art. 60, comma 3, lett. o della legge delega n.69 del 18 Giugno 2009, in attuazione del comma 2 dell’art. 5 della direttiva n. 52/2008 del 21 maggio 2008), di favorire l’implementazione della mediazione incentivando il processo di crescita dei modelli conciliativi, presenti dal 1993 ma limitati a specifici settori presso i servizi di conciliazione delle camere di commercio (1).
Quali sono, dunque, i benefici concessi dal legislatore?
In base a quanto disposto negli artt. 17 e 20 del decreto legislativo n. 28 del 4 marzo 2010 tutti gli atti, documenti e provvedimenti relativi al procedimento di mediazione sono esenti dall’imposta di bollo e da ogni spesa, tassa o diritto di qualsiasi specie e natura. Il verbale di accordo è esente dall’imposta di registro entro il limite di valore di 50.000 euro (altrimenti l’imposta è dovuta per la parte eccedente). Alle parti che corrispondono l’indennità ai soggetti abilitati a svolgere la mediazione è riconosciuto, in caso di successo della mediazione, un credito d’imposta commisurato all’indennità stessa, fino a concorrenza di euro cinquecento. In caso di insuccesso della mediazione, il credito d’imposta è ridotto della metà. Agli oneri derivanti dalle esenzioni e dal credito d’imposta, stimati in 7,018 milioni di euro a decorrere dall'anno 2011 (nell’anno 2010 la stima era di 5,9 milioni di euro).
Lo stanziamento degli importi derivanti dall’attribuzione dei benefici è consistente e potrebbe suscitare perplessità. Sul punto occorre far chiarezza.
La spesa viene sostenuta mediante corrispondente riduzione della quota delle risorse del «Fondo unico giustizia».
I benefici fiscali rilevano, infatti, tra le finalità istituzionali del Ministero della giustizia finanziabili con il Fondo Unico Giustizia (2), ossia il Fondo che, a norma dell’art. 2 del decreto legge istitutivo 16 settembre 2008, n. 143, è gestito da Equitalia Giustizia e in cui confluiscono un coacervo di danaro e valori, prevalentemente derivanti da attività di sequestro o confisca di proventi illeciti.
Nella definizione delle modalità di imputazione degli oneri l’esecutivo, nell’esercizio della delega, si è attenuto ai principi e criteri direttivi dettati nel già citato art. 3, comma o della legge n. 69/2009 il quale aveva statuito che nel prevedere a favore delle parti le agevolazioni fiscali il legislatore dovesse, nel contempo, assicurare l’invarianza del gettito attraverso gli introiti derivanti al Ministero della giustizia dal predetto Fondo, a decorrere dall’anno precedente l’introduzione della norma e, successivamente, con cadenza annuale.
Gli oneri sono soggetti, a fini valutativi e correttivi, al monitoraggio da parte del ministero dell’economia e delle finanze diretto a rilevare eventuali scostamenti rispetto alla predetta previsione di spesa.
(1) La legge 580/1993 aveva individuato le Camere di Commercio come sede privilegiata per la risoluzione di controversie commerciali tra imprese e tra imprese e consumatori mentre i successivi interventi legislativi hanno esteso la competenza delle Camere di Commercio alle seguenti materie:
– Controversie in materia di fornitura di servizi di energia e gas (legge 481/1995);
– Controversie in materia di subfornitura (legge 192/1998);
– Controversie in materia di turismo (legge 135/2001);
– Controversie in materia di telecomunicazioni (del. n. 182/02/CONS dell’Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni); – Controversie in materia societaria (d.lgs. 5/2003);
– Controversie in materia di franchising (legge 129/2004);
– Controversia in materia di patto di famiglia (legge 55/2006);
– Controversie in materia di tintolavanderia (legge 84/2006).
(2) Nel Fondo Unico Giustizia confluiscono le somme di denaro e i valori sequestrati dall’agenzia delle dogane e dalla Guardia di Finanza nell’ambito delle attività di controllo sul denaro contante in entrata e in uscita ai confini comunitari, nonché denaro e proventi:
• sequestrati nell’ambito di procedimenti penali o per l’applicazione di misure di prevenzione di cui alla legge n. 575/1965 o di irrogazione di sanzioni amministrative, anche di cui al decreto legislativo n. 231/2001;
• derivanti dai beni confiscati nell’ambito di procedimenti penali, amministrativi o per l’applicazione di misure di prevenzione di cui alla stessa legge n. 575/ 1965, nonchè alla legge n. 1423/1956, o di irrogazione di sanzioni amministrative, anche di cui al decreto legislativo n. 231/2001;
• di cui all’articolo 262, comma 3-bis, del codice di procedura penale (secondo il quale, trascorsi cinque anni dalla sentenza non più soggetta ad impugnazione, sono devolute allo Stato le somme di denaro sequestrate non confiscate e di cui non sia stata chiesta la restituzione);
• relativi a titoli al portatore, a quelli emessi o garantiti dallo Stato anche se non al portatore, ai valori di bollo, ai crediti pecuniari, ai conti correnti, ai conti di deposito titoli, ai libretti di deposito e ad ogni altra attività finanziaria a contenuto monetario o patrimoniale oggetto di provvedimenti di sequestro nell’ambito di procedimenti penali o per l’applicazione di misure di prevenzione di cui alla legge n. 575/1965, o di irrogazione di sanzioni amministrative, inclusi quelli di cui al decreto legislativo n. 231/2001;
• depositati presso Poste Italiane Spa, banche e altri operatori finanziari, in relazione a procedimenti civili di cognizione, esecutivi o speciali, non riscossi o non reclamati dagli aventi diritto entro cinque anni dalla data in cui il procedimento si è estinto o è stato comunque definito o è divenuta definitiva l’ordinanza di assegnazione, di distribuzione o di approvazione del progetto di distribuzione ovvero, in caso di opposizione, dal passaggio in giudicato della sentenza che definisce la controversia;
• di cui all’articolo 117, quarto comma, del regio decreto n. 267/1942 (trascorsi cinque anni dal deposito, le somme depositate a seguito della ripartizione dell’attivo fallimentare e non richieste dai creditori).