Source: http://www.penale.it/commenti/blengino_senor_02.htm
Timestamp: 2018-01-16 19:41:36+00:00
Document Index: 182352911

Matched Legal Cases: ['art.17', 'art.17', 'art.26', 'art.11', 'art.11', 'art.82', 'art.11', 'art.11', 'art.22', 'art.11']

Penale.it - Carlo Blengino, Monica Alessia Senor, Brevi note in tema di mancato coordinamento tra la legge 19 febbraio 2004, n.40, in materia di procreazione medicalmente assistita ed il codice di protezione dei dati personali
Carlo Blengino, Monica Alessia Senor, Brevi note in tema di mancato coordinamento tra la legge 19 febbraio 2004, n.40, in materia di procreazione medicalmente assistita ed il codice di protezione dei dati personali
Le recenti disposizioni in materia di procreazione medicalmente assistita, introdotte nel nostro ordinamento giuridico con l. 19 febbraio 2004, n.40[1], oltre ad alcuni vizi di illegittimità costituzionale immediatamente rilevati da attenta dottrina[2], solleva non pochi dubbi di compatibilità con le norme in tema di protezione dei dati personali.
In particolare, debbono considerarsi palesemente in contrasto con il d. l.vo 196/03[3] gli artt.11, comma 1, l.40/04, nella parte in cui prevede la creazione presso l'Istituto superiore di sanità, di un registro nazionale degli embrioni formati e dei nati a seguito dell'applicazione delle tecniche di procreazione medicalmente assistita e l'art.17, comma 2, l.40/04, laddove prescrive l'obbligo a carico delle strutture e dei centri che applicano tecniche di procreazione medicalmente assistita di trasmettere entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge al Ministero della salute un elenco contenente l'indicazione numerica degli embrioni prodotti con le tecniche medesime nel periodo precedente la data di entrata di vigore della legge, nonché, nel rispetto delle vigenti disposizioni sulla tutela della riservatezza dei dati personali, l'indicazione nominativa di coloro che hanno fatto ricorso a tali tecniche a seguito delle quali sono stati formati gli embrioni.
Quest'ultima norma, contenuta nelle disposizioni finali e transitorie della l.40/04, ha destato l'immediata ed unanime preoccupazione delle strutture e dei centri che eseguono interventi di procreazione medicalmente assistita, delle Regioni, dell'Autorità Garante della protezione dei dati personali e di numerose coppie che si erano sottoposte a tali tecniche, preoccupazione che è sfociata in una presa di posizione ufficiale da parte del Ministero della Salute che ha superato l'impasse con una interpretazione “correttiva” della norma in questione.
Se, infatti, può ritenersi ragionevole, o quanto meno coerente con la ratio della legge 40/04, la volontà del legislatore di fare una sorta di censimento degli embrioni prodotti nel periodo precedente alla data di entrata in vigore della legge[4], così come l'ulteriore richiesta di specificazione del numero di embrioni attualmente conservati allo stato di congelamento avanzata dal Ministero[5], la richiesta di trasmissione dei nominativi dei soggetti che si sono nel passato sottoposti a tecniche di procreazione assistita per essere considerata legittima doveva necessariamente conformarsi alla disciplina del codice in materia di protezione dei dati personali.
Nella fattispecie in esame, l'inciso “nel rispetto delle vigenti disposizioni sulla tutela della riservatezza dei dati personali” contenuto nell'art.17, l.40/04, assumeva pertanto un rilievo dirimente. E dovendo attribuire un significato giuridicamente fondato a tale locuzione, questo non poteva che essere individuato nella manifestazione scritta, espressa e preventiva di consenso da parte dell'interessato ex art.26, comma 1, d. l.vo 196/03. La comunicazione dei nominativi al Ministero della Salute sarebbe dunque stata legittima solo se condizionata all'esistenza del consenso a detta comunicazione da parte dei soggetti che si erano in passato sottoposti a tali tecniche.
Già in fase di approvazione della legge, il Garante per la protezione dei dati personali sottolineò, in sede di audizione presso la XXII Commissione sanità del Senato in data 12 novembre 2002[6], come : “…La creazione di un autonomo registro, parallelo a quello dello stato civile e riguardante i soli nati grazie alle tecniche di procreazione medicalmente assistita, può costituire la base per considerare tali persone come un gruppo destinato ad essere sottoposto ad una particolare “attenzione”, con possibili effetti di stigmatizzazione sociale, se non di vera e propria discriminazione”.
Purtroppo, nonostante le autorevoli osservazioni del prof. Rodotà e la relazione dei senatori di minoranza[7], il testo dell'art.11, comma 1, del disegno di legge è stato pedissequamente approvato dal Senato e si trova oggi trasfuso nel sopra indicato art.11, comma 1, l.40/04, con inevitabili palesi problemi di coordinamento con le norme in materia di tutela dei dati personali sancite nel nuovo codice privacy.
In altri termini: per quali scopi viene istituito il registro? Da chi e per quali fini potrebbe essere consultato?[8]
Ne consegue che non possono che trovare applicazione le disposizioni di cui agli artt.18, comma 4, e 26, comma 1, che prescrivono la necessità del consenso dell'interessato al trattamento (che comprende ovviamente anche la comunicazione dei dati a terzi) dei dati sensibili effettuato rispettivamente da parte dei soggetti pubblici e privati[9].
Ed ancora. L'art.82, comma 4, d. l.vo 196/03, prevede che al raggiungimento della maggiore età debba essere fornita all'interessato una nuova informativa ai fini dell'acquisizione di una nuova manifestazione del consenso al trattamento “quando questo è necessario”. Pur essendo quest'ultima locuzione ancora priva di interpretazioni applicative concrete, pare indubbio che la fattispecie in esame potrebbe rientrarvi in considerazione dell'elevato rango dei diritti e delle libertà coinvolti. Ne consegue che il nato mediante un intervento procreazione assistita, regolarmente iscritto nel registro di cui all'art.11, l.40/04, al raggiungimento della maggiore età potrebbe decidere di non rinnovare il consenso espresso in sua vece dai genitori e chiedere la cancellazione del proprio nominativo dal registro.
Qualche preoccupazione desta infine la previsione di cui all'art.11, comma 3, l.40/04, che prevede la possibilità in capo all'Istituto superiore di sanità di raccogliere e diffondere, in collaborazione con gli osservatori epidemiologici regionali, le informazioni necessarie al fine di consentire la trasparenza e la pubblicità delle tecniche di procreazione medicalmente assistita adottate e dei risultati conseguiti.
Concludendo, pare opportuno ricordare che l'art.22, comma 3, d. l.vo 196/03, sancisce il principio di diritto secondo cui “ i soggetti pubblici possono trattare i dati sensibili e giudiziari indispensabili per svolgere attività istituzionali che non possono essere adempiute, caso per caso, mediante il trattamento di dati anonimi o di dati personali di natura diversa”[10].
E' dunque auspicabile che l'emanando decreto del Ministero della Salute che dovrà regolamentare l'istituzione e la tenuta del registro di cui all'art.11, comma 1, l.40/04, dopo aver oculatamente vagliato i potenziali contrasti con il codice in materia di protezione dei dati personali, si uniformi al fondamentale principio di cui sopra e ponga dei limiti i più rigorosi possibili alla comunicazione di dati sensibili relativi ai soggetti che si sottopongono a tecniche di procreazione medicalmente assistita, alla loro identificazione e, soprattutto, dei nati a seguito dell'applicazione di tali tecniche[11].
[2] Cfr., tra i tanti, Tommaso Edoardo Frosoni, Così cala l'ombra dell'illegittimità, in Guida al diritto, dossier mensile, 2004, n.3; Michela Manetti, Profili di illegittimità costituzionale della legge 19 febbraio 2004, n.40, in Atti convegno MD: La legge sulla procreazione medicalmente assistita: le ragioni della scienza e i diritti delle donne di fronte alle scelte del legislatore, Roma 5 aprile 2004.
[6] Cfr. Stefano Rodotà, Audizione del 12 novembre 2002 / Commissione Sanità del Senato, in Atti convegno MD: La legge sulla procreazione medicalmente assistita: le ragioni della scienza e i diritti delle donne di fronte alle scelte del legislatore, Roma 5 aprile 2004.
[7] Cfr. Relazione di minoranza alla legge 40/04 n.1514-A/BIS, in lavori parlamentari su www.senato.it.
[8] Per un'analisi della centralità del principio di scopo come criterio guida, unitamente a quello di proporzionalità, nella creazione e gestione della banche dati genetiche, cfr. Picotti, Trattamento dei dati genetici, violazioni della privacy e tutela dei diritti fondamentali nel processo penale, in Il Diritto dell'Informazione e dell'Informatica, 2003, 689.