Source: http://w3.ordineaslombardia.it/?q=node/104
Timestamp: 2018-12-13 10:23:51+00:00
Document Index: 5745589

Matched Legal Cases: ['art. 55', 'art. 46', 'art. 408', 'art. 21', 'art. 48', 'art. 45', 'art. 48', 'art.357', 'art.336', 'art.341', 'art.361', 'art.582', 'art. 19', 'sentenza ']

FAQ | Ordine Assistenti Sociali | Consiglio Regionale della Lombardia
- Esercizio abusivo della professione - art. 55 Codice Deontologico
- Carichi di lavoro - art. 46, 47, 48 Codice Deontologico
- Compatibilità di funzioni professionali differenti
- Minacce ad assistente sociale
- Nomina amministratori di sostegno art. 408 legge n. 6/2004
- Accesso agli atti e segreto professionale
ESERCIZIO ABUSIVO DELLA PROFESSIONE -ART. 55 CODICE DEONTOLOGICO
è possibile che un Ente pubblico (o privato) in mancanza dell’assistente sociale si incarichi delle funzioni specifiche professionali uno psicologo o un educatore professionale?
non è in nessun caso possibile esercitare senza l'iscrizione all'albo professionale degli assistenti sociali le seguenti attività specifiche di base della professione di assistente sociale, definite con D.P.R. 5 Giugno 2001, n. 328 all’art. 21, inerenti gli assistenti sociali iscritti alla sezione B dell’albo:
“2. Formano oggetto dell'attività' professionale degli iscritti nella sezione B, ai sensi e per gli effetti di cui all'articolo 1, comma 2, restando immutate le riserve e attribuzioni già stabilite dalla vigente normativa, le seguenti attività:
e) attività di raccolta ed elaborazione di dati sociali e psicosociali ai fini di ricerca.”
Pertanto se dovesse accadere che un Ente (pubblico o privato) incarichi altro professionista di svolgere funzioni proprie dell'assistente sociale, si dovrà segnalare immediatamente il fatto all’Ordine regionale, inviando la documentazione inerente all’ incarico, in quanto tale circostanza si delineerebbe come un esercizio abusivo della professione denunciabile all'Autorità Giudiziaria.
CARICHI DI LAVORO – ART. 46 -47 -48 CODICE DEONTOLOGICO
Il problema dei carichi di lavoro è da sempre molto sentito dagli assistenti sociali, che devono districarsi tra la necessità di dedicare adeguata attenzione ai bisogni dell’utenza e la delega quasi totale che viene loro data dai Dirigenti, specie negli Enti Locali. Sempre più le diverse forme associative dei comuni, l’esternalizzazione a cooperative, ed infine la tipologia dei contratti di lavoro e la contrazione delle assunzioni, rendono difficile l’ esercizio della professione a fronte dell’aumento della complessità delle situazioni che necessita di maggiori tempi per la comprensione, decodifica ed individuazione del percorso di soluzione. Le responsabilità, i ritmi di lavoro e la tensione etica producono rischi reali di burn-out e se l’eu-stress, come la resilienza, sono termini teorici che descrivono quella parte di soddisfazione insita nei lavori difficili e di alto livello intellettuale, è anche vero che è necessario dosare bene gli ingredienti per un esercizio equilibrato della professione che ricomprenda anche la tutela della persona-assistente sociale.
I quesiti riportati, nella loro diversa espressività, ben rappresentano alcune condizioni di lavoro per gli assistenti sociali.
Lavoro per 5 comuni diversi, seguo tutte le aree e tengo uno sportello d’ascolto ogni giorno. Mi sento dire “lei non c’è mai”, perché i diversi amministrato non sanno neppure quando sono in ferie o in malattia, tanto che è diventato un lusso prendersi l’influenza…
Ci vuole tempo per la presa in carico di un minore, per lavorare in rete con i colleghi di altri servizi e professioni…Ci vuole tempo per registrare gli interventi nella cartella, per aggiornare il diario, per riflettere su quel che si va facendo…La visita domiciliare? Sta diventando un lusso…
Perché siamo obbligati, nei piccoli comuni, ad occuparci delle rendicontazioni delle spese sociali e di presentare i progetti per ottenere i fondi dagli enti (provincia e regione), che hanno prettamente natura finanziaria, per non perdere le risorse economiche necessarie?...
apprezziamo molto l’analisi che lei ha fatto della sua situazione lavorativa descritta con chiarezza. La invitiamo anche a pensare che la responsabilità sulle scelte in materia di Politiche Sociali non è sua in quanto assistente sociale, bensì dell’Ente. Questo non significa non porre attenzione all’utente; gli artt. N. 46, 47, 48 del C. D. danno precise indicazioni di comportamento.
E’ importante e deontologicamente corretto informare l’utente sull’assetto organizzativo e sulle modalità di accesso ai servizi sociali, a tutela anche dell’immagine e della dignità della professione. Analogamente, per gli aspetti amministrativi, Le consigliamo di comunicare per iscritto le sue esigenze, individuando i compiti che non appartengono al suo profilo. Se la situazione prosegue, voglia formalizzare il quesito intermini deontologici all’Ordine regionale, in modo da consentirci d’intervenire presso gli Enti con una raccomandazione a tutela dell’immagine e del corretto esercizio della professione.
Per l’aspetto che la riguarda come assistente sociale-lavoratore, trattandosi quindi di questioni contrattuali è opportuno che Lei richieda contestualmente la tutela sindacale o di un legale esperto.
Quando ci si presenta una situazione alla quale non riusciamo a dedicare attenzione per una effettiva ed operativa presa in carico (sopratutto a causa di un carico di lavoro già eccessivo), esiste una tempistica che bisognerebbe rispettare entro la quale bisogna "agire" o dipende dal regolamento comunale? come possiamo tutelarci per non incorrere in difficoltà anche legali?
con la legge 84 del 23/03/1993 istitutiva della professione viene riconosciuta l'autonomia tecnico-professionale dell'assistente sociale che dà al professionista la capacità di discernere ciò che le compete ed i tempi di gestione; il tempo necessario da dedicare alla gestione del caso, così come l'eccessivo carico di lavoro, trovano riferimento all'art. 48 del Codice Deontologico.
E’ altresì opportuno informare i referenti gerarchici, se necessario anche per iscritto, con comunicazione formale co-indirizzata alle Organizzazioni Sindacali ed al Consiglio dell’Ordine.
Resta inteso che fa parte delle competenze del professionista suggerire all’Amministrazione eventuali soluzioni al problema del carico di lavoro, collaborando per quanto di competenza (art. 45 C.D.).
Sono a richiedervi un parere in merito alla situazione lavorativa che si prospetta in seguito alla riorganizzazione dell’Ente in cui lavoro, che delegherà ad un consorzio la gestione dei servizi sociali, senza avermi neppure consultato e che mi vedrebbe coinvolta nella rendicontazione delle diverse tipologie di spesa, con proposte e delibere di giunta ed un aggravio del lavoro di assistente sociale, dato che aumenteranno di poco il monte ore lavorativo; dovrei occuparmi anche di un secondo comune limitrofo. Vorrei capire come posso non snaturare la nostra professionalità. Non esiste un “mansionario” a cui possa riferirmi!!!
per quanto riguarda gli aspetti contrattuali, Le indichiamo di rivolgersi immediatamente ad un’organizzazione sindacale. In merito ai compiti amministrativi, le ricordiamo che la legge 84/93 istituendo l’Ordine professionale ed il relativo Albo, ha riconosciuto il valore intellettuale della professione e sancito l’autonomia professionale.
Attribuisce quindi all’assistente sociale la capacità di discernere, in autonomia, nel rispetto delle leggi, i contenuti professionali, i metodi ed i tempi da dedicare al lavoro di assistente sociale vero e proprio.
Può rientrare nelle competenze dell’assistente sociale, nei limiti dell’art. 48 del Codice Deontologico, solo il rilievo amministrativo che sostiene e documenta l’intervento professionale.
COMPATIBILITÀ DI FUNZIONI PROFESSIONALI DIFFERENTI
Quando è possibile la compatibilità di due diversi contratti di lavoro? Per una cooperativa lavoro con contratto CCNL cooperative sociali e con qualifica di educatrice, mentre per un Comune con un contratto U.N.E.B.A. con qualifica di Assistente Sociale, sussiste qualche problema riguardo alle diverse funzioni che svolgo? Inoltre è deontologicamente possibile occuparsi di uno stesso caso sia come assistente sociale sia come educatrice seppur con Enti diversi?
fatto presente che l'iscrizione all’Ordine Professionale è obbligatoria per l'esercizio della professione di assistente sociale, nullaosta al fatto che, oltre alla professione di assistente sociale, Lei svolga attività lavorativa con altre qualifiche o altri profili professionali, i cui limiti ed eventuali incompatibilità contrattuali sono da valutare presso gli Enti in cui presta servizio.
Normalmente, in tutte le Pubbliche Amministrazioni, l'assistente sociale deve inoltrare una richiesta di autorizzazione per "Attività extra ufficio" e attendere risposta positiva.
Le consigliamo pertanto di consultare un’organizzazione sindacale per valutare attentamente le Sue condizioni contrattuali e se inoltrare detta richiesta all’ Organizzazione presso cui lavora come assistente sociale.
Riteniamo tuttavia che sia deontologicamente inopportuno intervenire sulla medesima situazione con ruoli professionali e funzioni diverse, seppur affini. Tale condizione potrebbe non consentire una corretta valutazione professionale ed alimentare una confusione di ruoli e compiti nel corso dell’intervento di ciascuna figura a scapito della situazione considerata.
MINACCE AD ASSISTENTE SOCIALE
Come si puo’ gestire la crisi dell’utente, quando minaccia verbalmente o con azioni di fatto la professionista a.s.?
Che azioni di tutela intraprendere per e dall’operatore?
Risposta:Si dà per auspicabile che l’assistente sociale abbia impostato un rapporto equilibrato con l’utente. Si presuppongono tutti gli accorgimenti legati alla relazione di aiuto, alla capacità di ascolto e comprensione, a un istaurarsi di una buona empatia, alla prudenza e saggezza nell’adottare atteggiamenti assertivi, se strettamente necessari.
Se nonostante ciò, l’A.S. sta per essere aggredito/a, deve poter contare su una buona organizzazione di tutela preventiva dell’Ente in cui lavora. L’Ordine professionale, a tutela della dignità e del prestigio professionale, ha sollecitato in tal senso gli enti di appartenenza degli iscritti. Gli episodi di aggressione incidono pregiudizievolmente sulla gestione dei servizi e sono da valutarsi ,anche sotto il profilo penale. Si ricorda che l’A.S è pubblico ufficiale ai sensi dall’art.357 del c.p. Secondo le specifiche circostanze di ciascun caso, i fatti possono integrare gli estremi dei reati di violenza o minaccia a pubblico ufficiale o ad incaricato di pubblico servizio, art.336 c.p. A questo si aggiunge l’oltraggio a pubblico ufficiale secondo l’art.341 c.p. Pertanto l’A.S. vittima di minacce e/o aggressioni, ha il diritto-dovere, trattandosi di reati contro la pubblica amministrazione, di riferire l’accaduto al proprio superiore gerarchico, fornendo tutti gli elementi circostanziali in suo possesso. Il Superiore gerarchico a sua volta, ha il dovere e l’obbligo, penalmente sanzionabile ai sensi dell’art.361 c.p., di riferire quanto appreso all’Autorità Giudiziaria.
Gli stessi fatti potranno integrare, inoltre, reati contro la persona, quali le lesioni personali, art.582 c.p., in relazione ai quali sarà il singolo, in possesso di adeguato referto medico pubblico, a doversi attivare presentando querela entro il termine di tre mesi dal giorno dall’accaduto. A questo proposito è opportuno che L’A.S. interessata, per evitare di rendere nota la propria residenza, ma ricevere le notifiche, elegga il proprio domicilio presso il proprio Ente.
Va da sé che dopo aver messo in atto tale provvedimenti, l’A.S., per salvaguardare il corretto esercizio della professione, messo in crisi da quanto accaduto, debba evitare di proseguire la conduzione del caso che sarà trasmesso ad altre colleghe/i, come da art. 19 del nostro codice deontologico. Nel caso l’A.S. sia l’unica presente in organico, la situazione potrà essere seguita da un’agenzia esterna all’Ente. Con l’avvio della procedura adottata a seguito dell’aggressione è auspicabile che sia informato l’Ordine professionale di appartenenza.
NOMINA AMMINISTRATORI DI SOSTEGNO ART. 408 LEGGE N. 6/2004
Il giudice tutelare, quando ne ravvisa l’opportunità, e nel caso di designazione dell’interessato quando ricorrano gravi motivi, può chiamare all’incarico di amministratore di sostegno anche altra persona idonea, ovvero uno dei soggetti di cui al titolo II, al cui legale rappresentante (o alla persona che questi ha facoltà di delegare con atto depositato presso l’ufficio del giudice tutelare), competono tutti i doveri e tutte le facoltà previste nel presente capo.
Riteniamo pertanto corretto considerare quanto segue per la nomina dell’Amministratore di Sostegno:
1. l’operatore che ha in cura o in carico il beneficiario non può essere nominato suo AdS in quanto esplicitamente previsto dalla norma.
2. altra persona idonea: si intuisce, ma non è definito, che l’ AdS è un esterno all’Ente; se ne deduce che potrebbe essere nominato anche un dipendente di un Ente, ma nella sua identità di persona idonea, il quale risponderà del suo operato direttamente e soltanto al Giudice Tutelare.
3. quando il Giudice Tutelare sceglie di nominare uno dei soggetti di cui al titolo II C.C., sceglie di nominare un’Istituzione che è sempre legalmente rappresentata (dal Sindaco nel caso dei Comuni o da un Presidente se si tratta di Ente, Associazione, Fondazione); è chiaramente espresso che i legali rappresentanti devono esercitare direttamente le funzioni di AdS, tuttavia possono svolgere il loro ruolo anche avvalendosi di deleghe a collaboratori (che però non possono essere gli stessi operatori che hanno in cura o in carico il beneficiario – v. punto 1)
4. i legali rappresentanti degli Enti possono scegliere di delegare il ruolo di AdS (non solo le funzioni) ad uno o più dipendenti: occorre una delega bel articolata, sottoscritta dal Dirigente e un atto deliberativo, tali documenti potranno essere richiesti dal Giudice Tutelare, il quale nominerà direttamente le persona indicata, in quanto la delega lo qualifica come “Persona delegata dal rappresentante dell’Ente”.
5. la delibera potrà definire di più e meglio l’operatività di questo delegato; ad esempio: nel caso gli venga conferito anche il potere di firmare il rendiconto, dove devono essere conservati i beni del beneficiario, se, quando e come deve operare nell’ambito di un equipe, i rapporti con i servizi del territorio, ecc.
6. nel caso sia designata la figura di un assistente sociale che non opera nel servizio, per quanto riguarda i compiti amministrativi (stesura atti, rapporti con gli Enti esterni, ecc.), farà riferimento ad idoneo personale individuato dall’Ente.
ACCESSO AGLI ATTI E SEGRETO PROFESSIONALE
In merito all’argomento continuano a pervenire numerose richieste, questo Ordine ha già pubblicato sul Bollettino n.2 del 2008 un articolo specifico che riproponiamo all’attenzione dei colleghi e che conferma quanto segue:
L’ultima sentenza del Consiglio di Stato 21/08/2006 n. 4855, come le precedenti, ribadisce che i consiglieri comunali e gli amministratori pubblici in genere hanno diritto di conoscere (salvo che agiscano per interesse personale) i dati anagrafici degli utenti, nonché le motivazioni e le condizioni per le quali vengono emessi provvedimenti amministrativi a favore dei cittadini. Si rammenta che tutti i dipendenti pubblici e gli amministratori sono tenuti al segreto d’ufficio, quindi anche relativamente ai contenuti delle relazioni sociali.
Come abbiamo sempre ricordato è importante che la cartella sociale abbia uno schema che riporti sinteticamente i dati anagrafici ed i riferimenti parentali necessari in casi di urgenza, da tenere distinta dal cd. “diario sociale” che contiene i dati coperti da segreto professionale.
L’assistente sociale è responsabile della cartella sociale che contiene notizie e informazioni strettamente professionali, che verranno conservate separatamente dalle informazioni di natura amministrativa e anagrafica. L’accesso alla cartella, anche mediante estrazione degli atti contenuti, è rimessa all’assistente sociale, responsabile della cartella, e non può che avvenire, per i cittadini, in maniera formale con domanda scritta e motivata. Nella compilazione della cartella sociale e nell’elaborazione delle relazioni sociali che sostanziano l’azione amministrativa, raccomandiamo sia posta attenzione ai dati sensibili che non si devono divulgare.
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