Source: http://www.laleggepertutti.it/134506_quando-il-direttore-dei-lavori-non-e-responsabile
Timestamp: 2017-02-23 14:37:53+00:00
Document Index: 162221388

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 327', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 1669', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 360', 'sentenza ', 'sentenza ']

Quando il direttore dei lavori non è responsabile
Lo sai che? Pubblicato il 1 ottobre 2016 Articolo di Maura Corrado Lo sai che? Quando il direttore dei lavori non è responsabile L’AUTORE: Maura Corrado
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Nel contratto di appalto, il direttore lavori non è responsabile per vizi progettuali se non ha ricevuto dal committente l’incarico di predisporre o verificare il progetto. Direttore dei lavori: chi è?
Il contratto d’appalto è uno dei più diffusi nella realtà economico- sociale odierna: pensiamo a Tizio che commissiona all’impresa Alfa la costruzione di un albergo in un terreno di sua proprietà o al condominio Sempronio che delibera il rifacimento della facciata del palazzo e incarica la ditta Omega.
Riprendendo il primo esempio, Tizio – il committente -, per essere certo che l’impresa Alfa – appaltatrice – stia operando per il meglio, può nominare un tecnico di sua fiducia che sovraintenda ai lavori e impartisca all’appaltatore le più idonee indicazioni per il raggiungimento dello scopo prefissato. Si tratta del direttore dei lavori, un rappresentante del committente, con poteri d’ingerenza, pari a quelli del committente stesso, finalizzati alla buona realizzazione delle opere.
Direttore dei lavori: cosa fa?
Dunque, il direttore lavori esercita quei medesimi poteri di controllo sull’attuazione dell’appalto che il committente ritiene di non poter svolgere di persona: si tratta, in sostanza, di un obbligo di vigilanza, affinché l’opera sia eseguita in maniera conforme al progetto, al capitolato e alle regole della buona tecnica. Tuttavia, questi suoi compiti non lo rendono corresponsabile con l’appaltatore nel caso in cui l’opera presenti dei difetti derivanti da vizi progettuali, a meno che egli non sia stato espressamente incaricato dal committente di verificare la fattibilità e l’esattezza tecnica del progetto, attività comunque aggiuntiva rispetto a quella costituente l’oggetto della sua normale prestazione [1].
Direttore dei lavori: le direttive di chi deve seguire?
A tal proposito, il direttore dei lavori può svolgere la sua attività per conto dell’appaltatore o per conto del committente. Nel primo caso, collabora direttamente con l’impresa costruttrice e provvede alla realizzazione del progetto edilizio, vigilando sullo svolgimento e sulla realizzazione dell’opera in modo non pericoloso per gli addetti ai lavori e per i terzi. Il secondo, invece, si occupa di verificare che l’opera corrisponda al progetto edilizio e al capitolato d’appalto, facendo in modo che i lavori vengano svolti a regola d’arte [2]. In pratica, in quest’ultimo caso, il direttore dei lavori fa le veci del committente attraverso una competenza tecnica che garantisce che quanto concordato nel contratto d’appalto venga realizzato nel migliore dei modi.
Direttore dei lavori: è sempre responsabile?
Si comprende che, nella seconda ipotesi, il direttore lavori non può essere ritenuto responsabile con l’appaltatore per la difettosa esecuzione dell’opera, dato che il suo ambito di responsabilità è sicuramente più limitato: egli, infatti, deve solo vigilare sulla conformità dell’opera in corso di realizzazione al progetto edilizio senza essere chiamato a sindacare sul progetto stesso rilevandone eventuali vizi, carenze o inesattezze.
Ne consegue, quindi, che il direttore lavori del committente risponde dell’esattezza e della fattibilità del progetto solo se sussiste un incarico in tal senso da parte del committente.
[1] Cass. sent. n. 18285 del 19.09.2016.
[2] Cass. sent. n. 15124 del 12.05.2011.
Sentenza Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza 21 aprile – 19 settembre 2016, n. 18285
Costituendosi in giudizio, entrambi eccepivano la decadenza della cooperativa dalla garanzia e contestavano, nel merito, la loro responsabilità. Inoltre, la Cospa s.r.l., per l’ipotesi di soccombenza, chiedeva di essere \”manlevata\” dal P. .
Pertanto, la Corte territoriale, pur avendo nella motivazione qualificato inammissibile, perché proposto con comparsa di costituzione tardiva, l’appello incidentale svolto dalla cooperativa anche per ottenere, in subordine, la condanna dei terzi chiamati a tenerla indenne della soccombenza verso i M. -C. , nel dispositivo della sentenza \”in accoglimento dell’appello proposto\” dichiarava e condannava \”P.A. , nella sua qualità di direttore dei lavori, a tenere indenne, in solido con Cospa s.r.l., la Cooperativa Edilizia Jonica, di tutto quanto dovrà corrispondere a titolo di risarcimento agli attori M. C. a titolo di risarcimento\”.
– Preliminarmente va esaminata l’eccezione d’inammissibilità del ricorso, che sarebbe stato notificato oltre il termine di cui all’art. 327 c.p.c. (nel testo, applicabile ratione temporis, anteriore alle modifiche apportate dalla legge n. 69/09).
– Il primo motivo denuncia la violazione degli artt. 1669 e 2236 c.c., in relazione all’art. 360, n. 3 c.p.c.. Sostiene parte ricorrente che il principio di diritto richiamato nella sentenza impugnata, secondo cui il direttore dei lavori è tenuto a svolgere la sua attività per assicurare che l’opera sia realizzata in maniera conforme al capitolato e alle regole tecniche, è stato applicato oltre i suoi confini naturali. Affermare che il direttore dei lavori non progettista debba valutare anche la correttezza tecnica del progetto predisposto da altro professionista a ciò specificamente abilitato e incaricato, costituisce un’erronea interpretazione dell’art. 1669 c.c.. Infatti, il direttore dei lavori nominato dal committente è figura deputata alla sorveglianza delle opere conformemente a un progetto cui, però, egli resta estraneo e della cui correttezza non è chiamato a rispondere. Richiama, al riguardo Cass. n. 3051/80 (sui compiti del direttore dei lavori) e conclude che dei difetti dell’opera il direttore dei lavori può essere ritenuto responsabile solo per omessa vigilanza, non quando, come nello specifico, essi siano ascrivibili a un vizio di progettazione.
– Il secondo motivo lamenta il vizio d’insufficienza motivazionale, ai sensi dell’art. 360, n. 5 c.p.c. Dalla sentenza impugnata non emergerebbero i motivi in base ai quali la Corte d’appello ha deciso di discostarsi dalle valutazioni del giudice di primo grado. Pur richiamando le medesime valutazioni espresse dal c.t.u. e richiamate dal Tribunale, la Corte distrettuale è pervenuta a conclusioni del tutto diverse, senza esplicitare le ragioni del dissenso.
– Analogamente col terzo motivo è dedotta la contraddittorietà della motivazione, ai sensi dell’art. 360, n. 5 c.p.c., lì dove la sentenza impugnata da un lato ha accolto e fatto proprie le conclusioni del c.t.u. sulla responsabilità dell’impresa appaltatrice e del progettista, e dall’altro, però, se ne è discostata quanto alla posizione del direttore dei lavori.
– Il primo motivo è fondato.
Ne scaturisce il seguente principio di diritto: \”il direttore dei lavori esercita in luogo del committente quei medesimi poteri di controllo sull’attuazione dell’appalto che questi ritiene di non poter svolgere di persona. La connotazione precipuamente tecnica di tale obbligazione di sorveglianza lo obbliga a vigilare affinché l’opera sia eseguita in maniera conforme al progetto, al capitolato e alle regole della buona tecnica, ma non lo rende per ciò solo corresponsabile con l’appaltatore per i difetti dell’opera derivanti da vizi progettuali, salvo egli sia stato espressamente incaricato dal committente di svolgere anche l’attività, aggiuntiva rispetto a quella costituente l’oggetto della sua normale prestazione, di verificare la fattibilità e l’esattezza tecnica del progetto\”.
– L’accoglimento del suddetto motivo assorbe l’esame delle restanti censure, che nel criticare le basi logiche dell’accertamento operato in punto di fatto dalla Corte territoriale suppongono configurabile in astratto ciò che si è appena escluso.
– In conclusione, la sentenza impugnata va cassata, in relazione al motivo accolto, e non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa deve essere decisa nel merito, rigettando la domanda di condanna di P.A. proposta dalla Cooperativa Edificatrice Lombarda a r.l.
– Le spese dei due gradi merito e del presente giudizio di cassazione, liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza della suddetta cooperativa.
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