Source: https://www.cortecostituzionale.it/actionSchedaPronuncia.do?anno=2010&numero=199
Timestamp: 2020-02-20 00:01:30+00:00
Document Index: 83082056

Matched Legal Cases: ['art. 117', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 7', 'art. 1', 'art. 117', 'art. 4', 'art. 6', 'art. 8', 'art. 3', 'art. 117', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 117', 'art. 7', 'art. 1', 'art. 117', 'art. 117', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 12', 'art. 4', 'art. 7', 'art. 4', 'art. 7', 'art. 117', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 117', 'art. 117']

Sentenza 199/2010 (ECLI:IT:COST:2010:199)
Udienza Pubblica del 27/04/2010; Decisione del 07/06/2010
Norme impugnate: Artt. 3 c. 4°, 4, 6, c. 1°, lett. c) e 8, c. 5°, della legge della Regione Calabria 30/04/2009, n. 15.
Massime: 34716 34717
Atti decisi: ric. 48/2009
Massima n. 34716 Massima successiva
Pesca - Turismo - Norme della Regione Calabria - Disciplina di semplificazione dei procedimenti autorizzatori dell'esercizio delle attività di pesca turismo e ittiturismo - Ricorso del Governo - Asserita violazione dell'art. 117, comma 2, lett. s ), Cost. - Sopravvenuta modifica normativa delle disposizioni impugnate, medio tempore rimaste inattuate, in senso satisfattivo della pretesa avanzata col ricorso - Rinuncia al ricorso non regolarmente accettata dalla controparte (di per sé inidonea a determinare l'estinzione del processo) - Carenza, in presenza di detti elementi, di ulteriore interesse al ricorso - Cessazione della materia del contendere.
In relazione alla questione di legittimità costituzionale dell'art. 3, comma 4, della legge della Regione Calabria 23 aprile 2009, n. 15, va dichiarata la cessazione della materia del contendere, in considerazione della sopravvenuta modifica normativa delle disposizioni impugnate, medio tempore rimaste inattuate, in senso satisfattivo della pretesa avanzata col ricorso e della conseguente rinuncia allo stesso ricorso - non regolarmente accettata dalla controparte (di per sé inidonea a determinare l'estinzione del processo) -, elementi che escludono un ulteriore interesse al ricorso.In senso analogo, v. citate ordinanze nn. 126 e 117/2010.
legge della Regione Calabria 23/04/2009 n. 15 art. 3 co. 4
decreto legislativo 03/04/2006 n. false art. 7 co. 4
decreto legislativo 03/04/2006 n. false Allegato IV, art. 1, lett. e)
Massima n. 34717 Massima precedente
Pesca - Turismo - Professioni - Norme della Regione Calabria - Subordinazione dell'esercizio delle attività di pesca turismo e ittiturismo all'iscrizione in appositi elenchi regionali, previa acquisizione di un attestato di frequenza con esito positivo di corsi formativi organizzati dalla Regione - Ricorso del Governo - Asserita violazione dell'art. 117, comma 2, lett. e ), e comma 3, Cost. - Sopravvenuta modifica normativa delle disposizioni impugnate, medio tempore rimaste inattuate, in senso satisfattivo della pretesa avanzata col ricorso - Rinuncia al ricorso non regolarmente accettata dalla controparte (di per sé inidonea a determinare l'estinzione del processo) - Carenza, in presenza di detti elementi, di ulteriore interesse al ricorso - Cessazione della materia del contendere
In relazione alla questione di legittimità costituzionale degli artt. 4, 6, comma 1, lett. c), e 8, comma 5, della legge della Regione Calabria 23 aprile 2009, n. 15, va dichiarata la cessazione della materia del contendere, in considerazione della sopravvenuta modifica normativa delle disposizioni impugnate, medio tempore rimaste inattuate, in senso satisfattivo della pretesa avanzata col ricorso e della conseguente rinuncia allo stesso ricorso - non regolarmente accettata dalla controparte (di per sé inidonea a determinare l'estinzione del processo) -, elementi che escludono un ulteriore interesse al ricorso.
In senso analogo, v. citate ordinanze nn. 126 e 117/2010.
legge della Regione Calabria 23/04/2009 n. 15 art. 4
legge della Regione Calabria 23/04/2009 n. 15 art. 6 co. 1
legge della Regione Calabria 23/04/2009 n. 15 art. 8 co. 5
nel giudizio di legittimità costituzionale dell’art. 3, comma 4, e degli artt. 4, 6, comma 1, lettera c), e 8, comma 5, della legge della Regione Calabria 23 aprile 2009, n. 15 (Norme per l’esercizio delle attività di pescaturismo e ittiturismo), promosso dal Presidente del Consiglio dei ministri con ricorso notificato il 7-10 luglio 2009, depositato in cancelleria il 14 luglio 2009 ed iscritto al n. 48 del registro ricorsi 2009.
udito nell’udienza pubblica del 27 aprile 2010 il Giudice relatore Maria Rita Saulle;
uditi l’avvocato dello Stato Massimo Salvatorelli per il Presidente del Consiglio dei ministri e l’avvocato Graziano Pungì per la Regione Calabria.
1. – Con ricorso notificato il 7-10 luglio 2009 e depositato il 14 luglio 2009, il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato, ha sollevato, in riferimento all’art. 117, secondo comma, lettere e) e s), e terzo comma, della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell’art. 3, comma 4, e degli artt. 4, 6, comma 1, lettera c), e 8, comma 5, della legge della Regione Calabria 30 (recte: 23) aprile 2009, n. 15 (Norme per l’esercizio delle attività di pescaturismo e ittiturismo).
In particolare, l’Avvocatura ritiene che l’art. 3, comma 4, nell’estendere la «disciplina di semplificazione dei procedimenti autorizzativi per l’esercizio» delle attività di pescaturismo e di ittiturismo alle imprese di acquacoltura, «senza prevedere norme di salvaguardia in materia di valutazione di impatto ambientale», introdurrebbe una deroga non prevista dalla normativa statale a tutela dell’ambiente e dell’ecosistema, determinando in questo modo una violazione dell’art. 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione.
Sul punto il ricorrente precisa che, sebbene la legge regionale non contempli una definizione di acquacoltura, ad essa «è certamente riconducibile l’attività di piscicoltura per la quale» il combinato disposto dell’art. 7, comma 4, e dell’art. 1, lettera e), dell’allegato IV al decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale) prevede «procedure di impatto ambientale limitatamente ai progetti che abbiano una superficie complessiva eccedente i 5 ettari».
Ad avviso della difesa dello Stato, anche gli artt. 4, 6, comma 1, lettera c), e 8, comma 5, dell’indicata legge della Regione Calabria, nella parte in cui «subordinano l’esercizio delle attività di pescaturismo e di ittiturismo alla iscrizione in appositi elenchi regionali», previa «presenza di un attestato di frequenza con esito positivo di corsi formativi organizzati dalla Regione», violerebbero l’art. 117, terzo comma, della Costituzione che attribuisce alla competenza legislativa concorrente Stato-Regioni la materia «professioni».
Osserva, infatti, il ricorrente che, sebbene le Regioni abbiano competenza legislativa residuale in materia di «turismo», il settore delle professioni turistiche ricade nella materia «professioni» e, pertanto, sulla base della consolidata giurisprudenza costituzionale, spetta allo Stato l’individuazione dei titoli necessari per l’esercizio di una determinata attività professionale turistica, nonché l’istituzione dei relativi albi ed elenchi.
Infine, le disposizioni regionali da ultimo indicate, sempre a giudizio del Presidente del Consiglio dei ministri, violerebbero l’art. 117, secondo comma, lettera e), della Costituzione, poiché, introducendo limitazioni «al libero svolgimento dell’attività di pescaturismo e di ittiturismo, si risolvono […] in una lesione del principio della libera prestazione dei servizi, nonché della libera concorrenza».
2. – Con atto depositato in data 3 agosto 2009 si è costituita in giudizio la Regione Calabria concludendo per la declaratoria di inammissibilità e di infondatezza delle questioni.
Con riferimento alla censura riguardante l’art. 3, comma 4, della legge regionale n. 15 del 2009, la resistente ritiene che il ricorrente sia incorso in un’erronea interpretazione della disposizione impugnata; il legislatore regionale si sarebbe, infatti, limitato ad «estendere alle imprese di acquacoltura la possibilità di svolgere le attività di pescaturismo e ittiturismo», senza tuttavia far venire meno gli obblighi previsti dalla legislazione statale riguardo all’acquacoltura, ivi compresa la previa acquisizione della VIA (valutazione di impatto ambientale).
Anche la seconda censura, relativa all’art. 4 ed agli artt. 6, comma 1, lettera c), e 8, comma 5, ad avviso della difesa regionale, sarebbe frutto di una «non corretta percezione del dato normativo». Secondo la Regione il ricorrente avrebbe erroneamente considerato le suddette disposizioni regionali come norme dirette a disciplinare le professioni turistiche. In realtà, premesso che ai sensi dell’art. 12 della legge 20 febbraio 2006, n. 96 (Disciplina dell’agriturismo) l’attività di agriturismo è assimilata a quella di pescaturismo, la legge regionale impugnata si sarebbe limitata a dare attuazione alle disposizioni previste dalla citata legge statale in materia di agriturismo.
In particolare, la difesa regionale precisa che il certificato di abilitazione all’esercizio dell’attività di ittiturismo, di cui all’art. 4, comma 2, della legge regionale n. 15 del 2009, coinciderebbe con il certificato di abilitazione all’esercizio dell’attività di agriturismo di cui all’art. 7, comma 1, della citata legge statale n. 96 del 2006 che, tra l’altro, attribuirebbe alle Regioni il compito di disciplinarne le modalità di rilascio.
Allo stesso modo i corsi di formazione organizzati dalla Regione, ai sensi dell’art. 4, commi 1 e 2, della legge regionale n. 15 del 2009, e finalizzati al rilascio del succitato certificato di abilitazione, coinciderebbero con i corsi di preparazione di cui all’art. 7, comma 1, della menzionata legge statale n. 96 del 2006.
Infine, quanto alla terza censura prospettata dal ricorrente e riferita all’asserito contrasto delle norme regionali da ultimo indicate con l’art. 117, secondo comma, lettera e), della Costituzione, la Regione resistente ne deduce l’inammissibilità per genericità.
3. – Con atto depositato il 23 marzo 2010, tenuto conto della delibera del Consiglio dei ministri del 12 marzo 2010, l’Avvocatura generale dello Stato ha dichiarato di rinunciare al ricorso, in quanto la Regione Calabria, con la legge regionale 28 dicembre 2009, n. 56 (Modifiche ed integrazioni alla Legge regionale 23 aprile 2009, n. 15 «Norme per l’esercizio di pescaturismo e ittiturismo»), ha in parte modificato e in parte abrogato le disposizioni impugnate.
4. – In prossimità dell’udienza, la Regione resistente ha depositato un atto con il quale ha chiesto la declaratoria di cessazione della materia del contendere.
1. – Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato, dubita della legittimità costituzionale dell’art. 3, comma 4, e degli artt. 4, 6, comma 1, lettera c), e 8, comma 5, della legge della Regione Calabria 30 (recte: 23) aprile 2009, n. 15 (Norme per l’esercizio delle attività di pescaturismo e ittiturismo).
L’art. 3, comma 4, della legge regionale n. 15 del 2009 è impugnato per contrasto con l’art. 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione, nella parte in cui non prevede la valutazione d’impatto ambientale (VIA) per le imprese di acquacoltura. Ad avviso del ricorrente, infatti, l’attività di acquacoltura, essendo riconducibile a quella di piscicoltura, sarebbe sottoposta alla procedura di impatto ambientale ai sensi del combinato disposto di cui agli artt. 7, comma 4, e 1, lettera e), dell’Allegato IV al decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale).
Il Presidente del Consiglio dei ministri censura, poi, gli artt. 4, 6, comma 1, lettera c), e 8, comma 5, della medesima legge regionale, nella parte in cui stabiliscono, da un lato, che l’esercizio delle attività di pescaturismo e di ittiturismo sia subordinato alla iscrizione in appositi elenchi regionali; e dall’altro, che detta iscrizione sia possibile previo rilascio di un attestato di frequenza con esito positivo di corsi formativi organizzati dalla Regione. Le citate disposizioni contrasterebbero con l’art. 117, terzo comma, della Costituzione, in quanto, secondo costante giurisprudenza costituzionale, spetta allo Stato l’individuazione dei titoli per lo svolgimento delle attività professionali, nonché l’istituzione dei relativi albi.
Le norme regionali da ultimo indicate, prevedendo limitazioni all’esercizio delle attività di pescaturismo e di ittiturismo, risulterebbero, ad avviso del ricorrente, anche in contrasto con i principi della libera prestazione dei servizi e della libera concorrenza.
2. – Successivamente alla proposizione del ricorso col quale sono state sollevate le presenti questioni di legittimità costituzionale, la Regione Calabria, con legge regionale 28 dicembre 2009, n. 56 (Modifiche ed integrazioni alla Legge regionale 23 aprile 2009, n. 15 «Norme per l’esercizio di pescaturismo e ittiturismo»), ha in parte modificato e in parte abrogato le disposizioni impugnate.
3. – A seguito del citato jus superveniens, con atto depositato il 23 marzo 2010 e conforme alla deliberazione governativa del 12 marzo 2010 l’Avvocatura generale dello Stato, per conto del Presidente del Consiglio dei ministri, ha dichiarato di rinunciare al ricorso, in quanto l’intervenuto mutamento normativo ha fatto venire meno le ragioni della proposizione dello stesso.
4. – Alla predetta rinuncia non è, tuttavia, seguita una formale accettazione da parte della Regione Calabria.
Quest’ultima, con atto depositato in data 1° aprile 2010, ha chiesto infatti una declaratoria di cessazione della materia del contendere.
Secondo costante giurisprudenza di questa Corte, la rinuncia non regolarmente accettata, pur non determinando l’estinzione del processo, può fondare, unitamente ad altri elementi, una dichiarazione di cessazione della materia del contendere per carenza di interesse del ricorrente (da ultimo, ex plurimis, ordinanze nn. 126 e 117 del 2010).
Nel caso in esame, tenuto conto che le norme censurate non hanno avuto medio tempore attuazione – come affermato nell’atto depositato dalla resistente in prossimità dell’udienza – e che il succitato intervento normativo può ritenersi satisfattivo delle pretesa avanzata col ricorso, anche alla luce del contenuto dell’atto di rinuncia, deve essere dichiarata la cessazione della materia del contendere.