Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-2145-del-25-01-2019
Timestamp: 2020-08-05 23:11:16+00:00
Document Index: 156246576

Matched Legal Cases: ['art. 11', 'art. 66', 'art. 54', 'art. 360', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 360', 'art. 11', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 3', 'art. 11', 'art. 5', 'art. 68', 'art. 2425', 'art. 11', 'art. 76']

Sentenza Cassazione Civile n. 2145 del 25/01/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2145 del 25/01/2019
Cassazione civile sez. trib., 25/01/2019, (ud. 12/07/2018, dep. 25/01/2019), n.2145
sul ricorso iscritto al n. 1348/2012 R.G. proposto da:
Lombardia, n. 149/30/2010, depositata il 22 novembre 2010.
1. L’Agenzia delle entrate emetteva avviso di accertamento nei confronti della FC Internazionale Milano s.p.a., con riferimento all’anno 2001, rettificando il valore della produzione ai fini Irap, elevandolo da un valore negativo Euro 40.205.406,00 ad Euro 62.197.456,00, riprendendo a tassazione plusvalenze non dichiarate per Euro 102.402.862,00, ed accertando, ai fini Irpeg ed Irap, la esposizione in dichiarazione di minusvalenze non deducibili per Euro 270.000,00. Le plusvalenze derivavano dalla cessione dei contratti relativi alle prestazioni sportive dei calciatori della società, costituenti oggetto della gestione ordinaria delle società sportive, con recupero dell’imponibile ai fini Irap, ai sensi del D.Lgs. 446 del 1997, art. 11, comma 3, non potendosi condividere la contabilizzazione in bilancio nella voce del conto economico E 20 tra i proventi e gli oneri straordinari. Trattavasi, invece, di cessione del contratto avente ad oggetto il diritto alla prestazione esclusiva del calciatore per la durata del contratto. Quanto alle minusvalenze il D.P.R. n. 917 del 1986, art. 66, all’epoca vigente, consentiva la deducibilità delle stesse solo se “realizzate” ai sensi dell’art. 54, quindi mediante “cessione a titolo oneroso”, mentre nella specie le stesse derivavano dalla cessione senza corrispettivo di alcuni contratti relativi a prestazioni sportive di altri calciatori.
2. La Commissione tributaria provinciale rigettava il ricorso in relazione alle plusvalenze, riteneva non applicabili le sanzioni, stante l’obiettiva incertezza sull’ambito di applicazione della norma, ed accoglieva il ricorso quanto alle minusvalenze.
3. La Commissione tributaria regionale, rilevava la formazione del giudicato in ordine alle minusvalenze, rigettava l’appello proposto dalla società per le plusvalenze, e quello proposto dalla Agenzia delle entrate in ordine alle sanzioni (ritenute non applicabili dalla Commissione provinciale). Rilevava che, quanto alle plusvalenze, il contratto tra le due società sportive aveva ad oggetto il diritto all’utilizzo esclusivo della prestazione sportiva del calciatore. Il contratto era considerato come un bene, in quanto contenente un diritto con conseguenti vantaggi ai quali era legato il corrispettivo pagato. Veniva rigettato l’appello della Agenzia delle entrate per l’avvenuto annullamento delle sanzioni, avendo la società seguito le indicazione della Federazione Italiana Gioco Calcio.
1. Con un unico motivo di ricorso principale l’Agenzia delle entrate deduce “in relazione all’art. 360, n. 3, violazione o falsa applicazione del D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 6, comma 2”, in quanto non sussistono i presupposti per l’applicazione del D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 6, comma 2, non sussistendo l’ipotesi della incertezza obiettiva della normativa in materia.
2. Con un unico motivo di ricorso incidentale la società si duole della “violazione e falsa applicazione – a norma dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 (in tema…di violazione e falsa applicazione di norme di diritto) e n. 5 (in tema di contraddittoria motivazione) – del D.Lgs. n. 446 del 1997, art. 11, commi 3 e 4,…in combinato disposto alla legge n. 91 del 1981, art. 3,comma 1, art. 4, comma 1, e art. 5, commi 1 e 2”. In particolare, la società deduce che nella specie non v’è stato il trasferimento di un bene o diritto reale, idoneo ad ingenerare plusvalenza, nè la cessione di un autonomo diritto di esclusiva. I beni immateriali presuppongono, poi, un contenuto di realità e di assolutezza, non rinvenibile nella specie, nè la cessione del contratto attiene alla gestione “ordinaria” delle società sportive.
3.1. I due motivi, relativi al ricorso principale ed a quello incidentale, che vanno trattati congiuntamente per ragioni di connessione, sono entrambi infondati.
3.3. Prima della legge n. 91 del 1981, l’atleta professionista era legato alla società sportiva, oltre che dal contratto di prestazione sportiva, anche dal “vincolo sportivo”, che costituiva un rapporto autonomo e distinto, in base al quale la società acquisiva il diritto, esclusivo ed alienabile a terzi, all’utilizzo dell’atleta per l’intera durata della sua carriera sportiva.
3.4. La legge n. 91 del 1981 ha regolamentato in modo diverso la materia, prevedendo, all’art. 3, che “la prestazione a titolo oneroso dell’atleta costituisce oggetto di contratto di lavoro subordinato regolato dalle norme contenute nella presente legge”. L’articolo suddetto disciplina il rapporto di prestazione sportiva a titolo oneroso, che si costituisce mediante assunzione diretta e con la stipulazione di un contratto in forma scritta tra lo sportivo e la società destinataria delle prestazioni sportive.
3.5. Il D.Lgs. 446 del 1997, art. 11, comma 3, all’epoca vigente, dispone che “Ai fini della determinazione della base imponibile di cui agli artt. 5, 6 e 7 concorrono….in ogni caso, le plusvalenze e le minusvalenze relative a beni strumentali non derivanti da operazioni di trasferimento di azienda”.
4.1. L’Agenzia delle entrate, con la risoluzione 213 del 19-12-2001, ha, invece, optato per la diversa tesi della sussistenza della plusvalenza, in quanto trattasi di cessione del contratto, come del resto espressamente previsto alla L. n. 91 del 1981, art. 5, comma 2. Oggetto del contratto è il diritto alla prestazione sportiva esclusiva per la durata del contratto stesso dietro corrispettivo. Il diritto all’utilizzo esclusivo deve essere considerato un bene immateriale strumentale. Trattasi di una immobilizzazione, in quanto non esaurisce la propria utilità in un solo esercizio, ma manifesta i suoi benefici economici lungo un arco temporale di più esercizi, assimilabile ai beni immateriali, ammortizzabile ai sensi del D.P.R. n. 917 del 1986, art. 68. Pertanto, il compenso derivante dalla cessione del bene immateriale strumentale genera plusvalenza o minusvalenza. Il trasferimento di un calciatore rientra poi nella gestione ordinaria “accessoria” di una società sportiva. Nel conto economico di cui all’art. 2425 c.c. le plusvalenze vanno, quindi, indicate alla voce A n. 5 “altri ricavi e proventi”, non come proventi straordinari di cui alla voce del conto economico E 20. Il compenso va, allora, iscritto tra le immobilizzazioni materiali dello stato patrimoniale, alla voce BI 7.
Si è affermato, quindi, che, in tema di sanzioni amministrative per violazioni tributarie, l’incertezza normativa oggettiva che costituisce causa di esenzione dalla responsabilità amministrativa tributaria, non sussiste in caso di divergenza tra l’indirizzo interpretativo seguito dall’Amministrazione finanziaria e le indicazioni fornite dall’associazione di categoria del contribuente, essendo necessaria la presenza di contrasti giurisprudenziali sull’oggetto della controversia. La Suprema Corte, dunque, proprio per la presenza di orientamenti giurisprudenziali non univoci sul punto nella giurisprudenza di merito, ha ritenuto la ricorrenza dell’incertezza normativa oggettiva e, dunque, dell’esimente, almeno fino al parere del Consiglio di Stato in data 11 dicembre 2012, in ordine all’interpretazione delle norme che regolano l’imponibilità, a fini IRAP, delle plusvalenze e minusvalenze generate dalla cessione di calciatori e diritti dì compartecipazione da parte delle società sportive professionistiche.
8. La questione di legittimità costituzionale del D.Lgs. 446 del 1997, art. 11, comma 3, con riferimento alla tassazione delle plusvalenze (straordinarie) sollevata dalla società per violazione dell’art. 76 Cost., per eccesso di delega, in violazione dei principi di cui alla L. delega 23 dicembre 1996, n. 662, avendo allargato la base imponibile dell’irap anche alle plusvalenze straordinarie, è manifestamente infondata.