Source: https://studiolegaleramelli.it/2020/06/09/concorso-nel-reato-di-frode-informatica-per-colui-che-mette-a-disposizione-del-correo-il-proprio-conto-corrente-su-cui-far-confluire-lingiusto-profitto-conseguito-con-il-phishing/
Timestamp: 2020-08-15 04:53:41+00:00
Document Index: 109439551

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Concorso nel reato di frode informatica per colui che mette a disposizione del correo il proprio conto corrente su cui far confluire l’ingiusto profitto conseguito con il phishing – Avvocato Diritto Penale Roma Eur
Si segnala ai lettori del blog la sentenza 16023.2020, resa dalla II Sezione penale della Corte di Cassazione, con la quale il Collegio del diritto, esprimendosi in merito ad un caso di tentata frode informatica tramite un’operazione di phishing”, chiarisce il perimetro punitivo del delitto informatico e l’applicazione alla fattispecie oggetto di scrutinio dello schema del concorso di persone nel reato informatico contestato.
L’imputazione e la doppia conforme di merito
Nel caso di specie, all’imputato era contestato il delitto di frode informatica ex art. 640 ter c.p., nella forma tentata, per aver messo a disposizione di un terzo ignoto il proprio conto corrente per ricevere un bonifico mediante un’operazione di “phishing” volta ad acquisire le credenziali di accesso al sistema telematico di gestione del conto corrente della vittima del reato.
La Corte di appello di L’Aquila confermava la sentenza con la quale il Tribunale di Chieti sezione distaccata di Ortona aveva condannato il giudicabile per il reato ascrittogli.
In particolare, la difesa del ricorrente, denunciava vizio di legge e di motivazione in ordine alla sussistenza dell’art. 640 ter c.p., ritenendo il delitto di frode informatica non integrato dalla condotta di semplice messa a disposizione del conto corrente sul quale versare il profitto conseguente dalla commissione del reato.
I Giudici di legittimità, nel dichiarare inammissibile il ricorso, chiariscono che la messa a disposizione del conto corrente da parte del soggetto attivo del reato sul quale era confluito l’ingiusto profitto rientra nella fase di esecuzione del delitto di frode informatica e che trattandosi di concorso nel reato per la punibilità del concorrente è sufficiente il contributo cosciente e volontario alla realizzazione della condotta tipica.
La corte ha sottolineato che il delitto in questione si consuma nel momento in cui il soggetto agente consegue l’ingiusto profitto con correlativo danno patrimoniale, sicché la condotta del [omissis], che ha messo a disposizione di terzi rimasti ignoti il proprio conto corrente per ricevere direttamente la somma di denaro sottratta utilizzando le credenziali della persona offesa, si è inserita nella fase di esecuzione del reato di frode informatica e non costituisce un evento successivo.
La difesa trascura di considerare che il delitto di frode informatica è stato contestato nella forma concorsuale e il concorso di persone in un reato realizza una fattispecie atipica, che non richiede necessariamente da parte di ciascuno dei concorrenti la realizzazione di tutti gli elementi della fattispecie tipica di reato, risultando sufficiente un contributo all’esecuzione della condotta tipica, determinato da una volontà consapevole.
Nel caso in esame, come correttamente evidenziato dal tribunale, l’autore della frode informatica si è avvalso del contributo dell’imputato, in forza di un necessario preventivo accordo e in vista di un successivo trasferimento o della divisione del profitto. Altrimenti si dovrebbe ipotizzare una condotta criminosa svolta ad esclusivo beneficio di un soggetto ignaro ed estraneo al reato che riceve sul proprio conto corrente una somma senza alcuna giustificazione. Poiché il contributo dell’imputato ha agevolato e reso possibile il conseguimento del profitto della frode informatica risponde a titolo di concorso del delitto. D’altronde non va trascurato che qualora l’imputato non avesse concorso nel delitto di frode informatica avrebbe posto in essere una condotta di riciclaggio, per il quale è previsto un trattamento sanzionatorio ben più grave>.
Cassazione penale sez. II, 05/02/2020, n.10354
Il reato di frode informatica, che ha la medesima struttura ed elementi costitutivi della truffa, si differenzia da quest’ultima in quanto l’attività fraudolenta investe non il soggetto passivo (rispetto al quale manca l’induzione in errore), bensì il sistema informatico di pertinenza del medesimo. Il momento consumativo del reato di cui all’art. 640-ter c.p. coincide quindi con quello in cui il soggetto agente consegue l’ingiusto profitto. (Nel caso di specie, la S.C. ha dichiarato inammissibile il ricorso dell’imputato, condannato per il reato di frode informatica, avverso la sentenza con la quale la corte d’appello aveva correttamente identificato la competenza territoriale nel luogo in cui l’imputato aveva conseguito l’ingiusto profitto anziché in quello dove aveva sede il sistema informatico oggetto di manipolazione).
Cassazione penale sez. II, 09/02/2017, n.10060
Cassazione penale sez. II, 17/06/2011, n.25960
Sussiste il delitto di riciclaggio nel caso di ricezione sul proprio conto corrente, e di successivo trasferimento ad altro beneficiario all’estero con il sistema del “money transfer”, di somme di denaro prelevate fraudolentemente dal conto di un ignaro cliente di banca con il sistema del cd. “phishing”. L’elemento soggettivo del reato può essere integrato dal dolo eventuale in ordine alla provenienza illecita del denaro, non è sufficiente che l’imputato abbia agito sulla base di un mero sospetto, ovvero di disattenzione, di noncuranza o di mero disinteresse verso la provenienza illegale delle somme ricevute e trasferite.
La Cassazione conferma i rigorosi principi di diritto sedimentati intorno al... L’affidamento nell’adempimento del commercialista non vale ad escludere...