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Timestamp: 2019-01-24 12:25:37+00:00
Document Index: 148076736

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

N. 03985/2017REG.PROV.COLL.
N. 09221/2016 REG.RIC.
N. 03485/2017 REG.RIC.
sul ricorso in appello iscritto al numero di registro generale 9221 del 2016, proposto dal signor Antonio Picone, in qualità di titolare dell'omonima impresa individuale, rappresentato e difeso dagli avvocati Raffaele Mastrantuono e Luigi Roma, con domicilio eletto presso lo studio Ilaria Cocco in Roma, via dei Gandolfi, n. 6;
Unione dei Comuni dell'Appennino Bolognese; Equitalia Sud S.p.a., Equitalia S.p.a.; Comune di Monzuno, non costituiti in giudizio;
Agenzia delle Entrate – Direzione Provinciale di Caserta - Ufficio Territoriale di Aversa, Agenzia delle Entrate, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall'Avvocatura generale dello Stato, presso i cui uffici è ope legis domiciliata in Roma, via dei Portoghesi, n. 12;
Frantoio Fondovalle S.r.l., non costituita in giudizio;
sul ricorso iscritto in appello al numero di registro generale 3485 del 2017, proposto dal signor Antonio Picone, rappresentato e difeso dall'avvocato Raffaele Mastrantuono, con domicilio eletto presso lo studio Ilaria Cocco in Roma, via dei Gandolfi, n. 6;
Unione dei Comuni dell'Appennino Bolognese, Equitalia Sud S.p.a., Equitalia Sud S.p.a., quale Agente della Riscossione per la Provincia di Caserta, Comune di Monzuno, non costituiti in giudizio;
Agenzia delle Entrate - Direzione Provinciale di Caserta - Ufficio Territoriale di Aversa, in persona del legale rappresentante in carica, rappresentata e difesa dall'Avvocatura generale dello Stato, presso i cui uffici è ope legis domiciliata in Roma, via dei Portoghesi, n. 12;
quanto al ricorso n. 9221 del 2016, della sentenza del T.A.R. dell’Emilia-Romagna, Sez. I, n. 956/2016;
quanto al ricorso n. 3485 del 2017, della sentenza del T.A.R. dell’Emilia-Romagna, Sez. I, n. 133/2017;
Visti gli atti di costituzione in entrambi i giudizi dell’Agenzia delle Entrate – Direzione Provinciale di Caserta-Ufficio Territoriale di Aversa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 27 luglio 2017 il Cons. Claudio Contessa e uditi per le parti l’avvocato Mastrantuono e l’avvocato dello Stato Fiorentino;
1.Con ricorso al T.A.R. dell’Emilia-Romagna (n. 784/2016) il sig. Antonio Picone (titolare dell’omonima ditta individuale) chiedeva l’annullamento del provvedimento in data 15 settembre 2016 con cui l’Unione dei Comuni dell’Appennino Bolognese aveva disposto la sua esclusione dalla gara di appalto per la manutenzione straordinaria delle strade pubbliche (gara all’esito della quale l’appellante era stato inizialmente collocato in prima posizione, salva la verifica in ordine al possesso dei requisiti di moralità di cui all’articolo 80 del decreto legislativo n. 50 del 2016).
2. L’esclusione dell’appellante dalla gara in questione era stata disposta in quanto, in sede di verifica dei requisiti disposta a seguito dell’aggiudicazione provvisoria in suo favore, era emerso che, alla data ultima per la presentazione delle domande di partecipazione alla gara, sussistevano a carico dell’appellante gravi irregolarità rispetto agli obblighi relativi al pagamento di imposte e tasse.
In particolare l’Agenzia delle Entrate – Direzione provinciale di Caserta aveva comunicato alla stazione appaltante l’esistenza di tre cartelle di pagamento a carico dell’appellante per un importo complessivo di euro 26.078,30 (l’ultima delle cartelle in questione risultava notificata in data 16 maggio 2016).
3. Secondo l’appellante (che procedeva comunque al pagamento del debito dedotto nelle richiamate cartelle di pagamento), alla data ultima per la presentazione della domanda di partecipazione alla gara, il termine per l’impugnativa della cartella notificata nel maggio del 2016 non era ancora spirato, ragione per cui non si era in presenza di una violazione “definitivamente accertata” agli obblighi tributari.
4. Con la sentenza n. 956/2016 il T.A.R. dell’Emilia-Romagna ha respinto il ricorso, ritenendolo infondato.
5. La sentenza è stata appellata dall’interessato (ricorso n. 9221/2016), il quale ne ha chiesto la riforma articolando i seguenti motivi:
1. Error in iudicando et in procedendo – Violazione e falsa applicazione dell’articolo 38, lettera g), così come modificato dall’articolo 80 del decreto legislativo n. 50 del 2016 – Violazione e falsa applicazione dell’articolo 46, comma 1-bis del decreto legislativo n. 163 del 2006 e ss.mm.ii. – Violazione e falsa applicazione degli articoli 3 e 97 della Costituzione e del principio di buon andamento e di imparzialità della pubblica amministrazione, della concorrenza e della par condicio – Violazione dell’articolo 3 della l. 241 del 1990 e del principio dell’esauriente motivazione dei provvedimenti amministrativi – Eccesso di potere per difetto di istruttoria, difetto di motivazione, travisamento ed erroneità dei fatti, ingiustizia manifesta, difetto dei presupposti – Violazione del principi del soccorso istruttorio.;
2. Stessa censura sotto diverso profilo – Error in iudicando et in procedendo - Violazione e falsa applicazione dell’articolo 38, lettera g), così come modificato dall’articolo 80 del decreto legislativo n. 50 del 2016 - Violazione e falsa applicazione dell’articolo 46, comma 1-bis del decreto legislativo n. 163 del 2006 e ss.mm.ii. – Illegittimità della segnalazione ad ANAC.
Ha resistito al gravame l’Agenzia delle entrate, la quale ha concluso nel senso della reiezione dell’appello.
6. Con altro ricorso al T.A.R. dell’Emilia-Romagna (n. 896/2016) il signor Antonio Picone ha inoltre impugnato gli atti con cui, a seguito della sua esclusione, la gara di cui sopra è stata aggiudicata alla seconda classificata.
7. Con la sentenza n. 133/2017 l’adito tribunale ha ritenuto infondato anche questo ricorso.
8. Anche sentenza è stata appellata dall’interessato (ricorso n. 3485/2017), il quale ne ha chiesto la riforma articolando i seguenti motivi:
1. Error in iudicando et in procedendo – Violazione e falsa applicazione dell’articolo 38, lettera g), così come modificato dall’articolo 80 del decreto legislativo n. 50 del 2016 – Violazione e falsa applicazione dell’articolo 46, comma 1-bis del decreto legislativo n. 163 del 2006 e ss.mm.ii. – Violazione e falsa applicazione degli articoli 3 e 97 della Costituzione e del principio di buon andamento e di imparzialità della pubblica amministrazione, della concorrenza e della par condicio – Violazione e falsa applicazione dell’articolo 19 del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546 e ss.mm.ii. – Violazione dell’articolo 3 della l. 241 del 1990 e del principio dell’esauriente motivazione dei provvedimenti amministrativi – Eccesso di potere per difetto di istruttoria, difetto di motivazione, travisamento ed erroneità dei fatti, ingiustizia manifesta, difetto dei presupposti – Violazione del principi del soccorso istruttorio.
9. Anche in questo giudizio si è costituita l’Agenza delle Entrate, chiedendo il rigetto dell’appello.
10. Alla pubblica udienza del 27 luglio 2017 i due ricorsi in epigrafe sono stati trattenuti in decisione.
1.Giungono in decisione gli appelli n. 9221/2016 e n. 3485/2017 proposti dall’impresa individuale Antonio Picone (che aveva partecipato a una procedura negoziata indetta dall’Unione dei Comuni dell’Appennino Bolognese ed era rimasta inizialmente aggiudicataria, per poi essere esclusa per irregolarità nel pagamento di tasse e tributi) avverso le sentenze del T.A.R. dell’Emilia-Romagna, rispettivamente n. 956 del 2016 e n. 133 del 2017, che hanno riconosciuto l’una la legittimità del provvedimento di esclusione dalla gara e l’altra la legittimità dell’aggiudicazione in favore dell’impresa seconda classificata.
2. I due ricorsi, che devono essere riuniti per evidenti ragioni di connessione oggettiva e soggettiva, sono infondati.
3. La quaestio iuris che viene in rilievo è se, ai fini dell’esclusione dalle pubbliche gare per carenza dei requisiti di ordine generale (articolo 80 del decreto legislativo n. 50 del 2016), possa dirsi “definitivamente accertato” un rilevante insoluto fiscale fatto oggetto di cartella di pagamento ritualmente notificata all’impresa interessata laddove alla data ultima prevista per la presentazione della domanda di partecipazione, siano ancora pendenti i termini per l’impugnativa (ultimo giorno).
4. La prima (e dirimente) osservazione sul punto riguarda il numero delle cartelle di pagamento insolute emesse a carico dell’appellante.
Tutte le difese dell’appellante risultano fondate sulla controversa definitività della cartella n. 02820160002920668, la cui notifica si era perfezionata il 16 maggio 2016 per l’Agenzia delle entrate e il successivo 30 maggio 2016 per l’appellante.
Ma il punto è che dalla documentazione in atti (e segnatamente dalla nota dell’Agenzia delle entrate in data 15 settembre 2016 sul cui contenuto non vi è contestazione in atti) emerge che a carico dell’appellante fossero state emesse altre due cartelle di pagamento, fra cui – ai fini che qui rilevano – particolare importanza deve essere riconosciuta alla n. 02820140039775390, relativa agli anni di imposta 2009 e 2011, notificata il 7 marzo 2015 per un debito complessivo pari ad euro 1.315,45.
Si tratta di una cartella certamente divenuta definitiva per mancata impugnazione e per un importo superiore a quello (pari a mille euro) rilevante ai fini della gravità dell’inadempimento ai sensi dell’articolo 48-bis del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, espressamente richiamato dal comma 2 dell’articolo 80 del decreto legislativo n. 50 del 2016.
4.1. La circostanza appena richiamata risultava ex se radicalmente ostativa all’accoglimento del ricorso di primo grado (e quindi del presente appello).
5. Fermo restando il carattere dirimente di quanto appena rilevato ai fini della presente decisione, deve essere condivisa la tesi del T.A.R. secondo cui la cartella di pagamento può essere impugnata soltanto per vizi formali attinenti la stessa cartella, non potendo invece più essere rimessa in discussione la definitività dell’accertamento della sottostante pretesa tributaria (alla quale è appunto sottesa l’emanazione della cartella).
In definitiva, la possibilità di impugnativa della cartella (e la pendenza dei termini a tal fine fissati) non pone in discussione la definitività della sottostante violazione tributaria, la quale risulta accertata attraverso la stessa emanazione della cartella.
Ai ben limitati fini che qui rilevano, si osserva poi che l’appellante non ha presentato ricorso avverso la più volte richiamata cartella di pagamento, limitandosi piuttosto – come dalla stessa ammesso – a pagare il debito tributario (pari, come si è detto, a circa venticinquemila euro complessivi) oggetto del definitivo accertamento.
6. Si osserva infine che, anche a voler aderire (denegata ipotesi) alla diversa opzione interpretativa secondo cui la pendenza del termine per l’impugnativa impedirebbe il formarsi della definitività dell’accertamento persino in caso di cartella di pagamento, osterebbe comunque all’accoglimento delle tesi dell’appellante la circostanza in fatto della mancata proposizione di un siffatto ricorso.
E’ noto al riguardo che la Corte di Giustizia, chiamata a pronunciarsi in ordine alla conformità con l’ordinamento UE delle pregresse disposizioni di cui all’articolo 38 del decreto legislativo n. 163 del 2006, ha chiarito che l’articolo 29, primo comma, lettere e) e f), della direttiva del Consiglio 18 giugno 1992, 92/50/CEE “non si oppone ad una normativa o ad una prassi amministrativa nazionali (quale quella vigente in Italia, n.d.E.) in base alle quali un prestatore di servizi che, alla data di scadenza per la presentazione della domanda di partecipazione alla gara, non ha adempiuto, effettuando integralmente il pagamento corrispondente, i suoi obblighi in materia di contributi previdenziali e di imposte e tasse, può regolarizzare la sua situazione successivamente
Il che, nel caso in esame, non è avvenuto.
7. E’ inoltre infondato il secondo motivo di ricorso con il quale il signor Picone ha lamentato l’illegittimità della segnalazione dell’accaduto all’ANAC ai fini dell’iscrizione nel casellario informatico, in assenza dei relativi presupposti di legge.
Contrariamente a quanto affermato dall’appellante, la misura espulsiva e la conseguente segnalazione trovavano puntuale conferma nella previsione di cui al comma 12 dell’articolo 80 del ‘Codice dei contratti pubblici’, secondo cui “in caso di presentazione di falsa dichiarazione o falsa documentazione, nelle procedure di gara (…), la stazione appaltante ne dà segnalazione all'Autorità che, se ritiene che siano state rese con dolo o colpa grave in considerazione della rilevanza o della gravità dei fatti oggetto della falsa dichiarazione o della presentazione di falsa documentazione, dispone l'iscrizione nel casellario informatico ai fini dell'esclusione dalle procedure di gara e dagli affidamenti di subappalto (…)”.
La segnalazione dell’accaduto all’ANAC risultava quindi del tutto giustificata alla luce del fatto che l’appellante aveva falsamente dichiarato, in sede di domanda di partecipazione, di non avere a proprio carico violazioni gravi, definitivamente accertate rispetto agli obblighi in tema di pagamento di tributi e tasse.
Anche per questa ragione l’appello n. 9221/2016 deve essere respinto.
8. Per ragioni del tutto analoghe e connesse con quelle sin qui esposte, deve essere respinto il ricorso n. 3485/2017, proposto avverso la sentenza del T.A.R. dell’Emilia-Romagna con cui è stata rigettata l’impugnativa avverso gli atti con cui l’Unione dei Comuni, a seguito dell’esclusione dalla gara dell’appellante, ha proceduto ad aggiudicare la gara in favore della seconda classificata.
Ed infatti, dalla conferma della legittimità della disposta esclusione deriva quale evidente conseguenza la legittimità della scelta della stazione appaltante di aggiudicare la gara alla seconda classificata.
10. Per le ragioni sin qui esposte i due ricorsi in epigrafe, previa riunione, devono essere respinti.
La mancata costituzione in giudizio da parte dell’Unione di Comuni dell’Appennino Bolognese e dell’aggiudicataria della gara ed il mancato svolgimento di attività difensiva da parte dell’amministrazione statale appellata (che si è limitata a depositare l’atto formale di costituzione in giudizio) giustifica la integrale compensazione tra le parti delle spese di causa.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quinta), definitivamente pronunciando sugli appelli, come in epigrafe proposti, li respinge.