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Timestamp: 2019-11-18 05:59:03+00:00
Document Index: 68010872

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 572', 'art. 571', 'art. 583', 'sentenza ', 'art. 571']

Le pratiche persecutorie realizzate ai danni del lavoratore dipendente e finalizzate alla sua emarginazione (cosiddetto "mobbing") possono integrare il delitto di maltrattamenti in famiglia esclusivamente qualora il rapporto tra il datore di lavoro e il dipendente assuma natura para-familiare, in quanto caratterizzato da relazioni intense ed abituali, da consuetudini di vita tra i soggetti, dalla soggezione di una parte nei confronti dell’altra, dalla fiducia riposta dal soggetto più debole del rapporto in quello che ricopre la posizione di supremazia.
1. Con la sentenza sopra indicata la Corte di appello di Perugia, in riforma della pronuncia di condanna di primo grado emessa il 15/01/2016 dal Tribunale di Terni, assolveva O.M. dal reato di cui all’art. 572 c.p. contestatogli al capo N1), per avere, quale direttore generale dell’ASM s.p.a., società multi servizi municipale addetta, tra l’altro, alla raccolta e allo smaltimento dei rifiuti urbani nella città di Terni, maltrattato C.L., ingegnere e dirigente del settore ambiente di quella società, fino al settembre del 2008; e dichiarava non doversi procedere nei confronti dello stesso O. in relazione al reato di cui all’art. 571 c.p., commesso nel 2006, così diversamente qualificando parte della condotta contestata in danno del C. nel capo N1), nonché in relazione al reato di cui agli artt. 81 e 582 c.p. e art. 583 c.p., comma 1, n. 1, commesso a tutto il 2007 sempre in danno del C. , perché tali reati si erano estinti per prescrizione maturata in epoca anteriore alla pronuncia della sentenza di primo grado; per l’effetto, revocava le statuizioni civili riguardanti l’azione promossa dalla parte civile C. nei confronti dell’imputato.
2.3. Violazione di legge, in relazione agli artt. 582 e 583 c.p., e vizio di motivazione, per mancanza, insufficienza e contraddittorietà, per avere la Corte umbra dichiarato la prescrizione del reato ascritto all’O. al capo P1), senza considerare, ai fini della determinazione del momento consumativo, l’aggravamento della malattia cagionata nel novembre del 2018 al C. con le condotte lesive.
2.4. Con memorie depositate il 03 e il 13/06/2019 il difensore della parte civile C. è tornato a rimarcare, anche con motivo aggiunti, le argomentazioni poste a fondamento dei motivi del proprio ricorso.
3. Con memoria depositata il 30/05/2019 il difensore dell’imputato ha chiesto dichiararsi la inammissibilità del ricorso della parte civile, evidenziando come lo stesso contenesse una mera richiesta di rivalutazione delle prove acquisite, ovvero motivi manifestamente infondati o infondati in relazione a tutti i capi di imputazione.
4.1. Il primo e il secondo motivo, esaminabili congiuntamente per la loro stretta connessione, sono infondati.
Costituisce ius receptum nella giurisprudenza di questa Corte il principio secondo il quale le pratiche persecutorie realizzate ai danni del lavoratore dipendente e finalizzate alla sua emarginazione (cosiddetto "mobbing") possono integrare il delitto di maltrattamenti in famiglia esclusivamente qualora il rapporto tra il datore di lavoro e il dipendente assuma natura para-familiare, in quanto caratterizzato da relazioni intense ed abituali, da consuetudini di vita tra i soggetti, dalla soggezione di una parte nei confronti dell’altra, dalla fiducia riposta dal soggetto più debole del rapporto in quello che ricopre la posizione di supremazia (così, da ultimo, Sez. 6, n. 14754 del 13/02/2018, M., Rv. 272804).
Sotto questo punto di vista deve escludersi che la Corte territoriale sia incorsa in alcuna inosservanza o erronea applicazione della norma codicistica richiamata; nè una violazione di legge è riconoscibile in relazione all’art. 571 c.p., ben potendo essere riconosciuti in una specifica condotta ingiuriosa gli estremi di quell’abuso di mezzi di disciplina che, nell’ambiente lavorativo, il superiore gerarchico esercita nei confronti di una persona sottoposta alla sua vigilanza.
Le ulteriori doglianze formulate dal ricorrente in termini di vizi di motivazione sono inammissibili perché attingono al merito della vicenda e concretizzano altrettante censure non esaminabili in sede di legittimità, avendo il ricorrente sollecitato una rilettura del materiale probatorio con risultati alternativi a quelli privilegiati dalla Corte di appello con un percorso argomentativo privo di incongruenze o di illogicità.