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Timestamp: 2019-09-20 21:04:36+00:00
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VIA IL CROCIFISSO DALLE AULE SCOLASTICHE. LA SENTENZA DELLA CORTE EUROPEA | Marisa Moles's Weblog
VIA IL CROCIFISSO DALLE AULE SCOLASTICHE. LA SENTENZA DELLA CORTE EUROPEA
Posted in attualità, Mariastella Gelmini, politica, religione, scuola tagged Corte europea, crocifisso, Mariastella Gelmini, politica, religione cattolica, scuola, Starsburgo a 4:33 pm di marisamoles
Era prevedibile che prima o poi la questione del crocifisso nelle aule scolastiche sarebbe approdata a Strasburgo. Essere cittadini europei vuol dire anche questo. Però non significa che dobbiamo vedere calpestati i simboli della tradizione cristiana, da sempre presenti in luoghi pubblici come le scuole. Perché solo ora questa specie di protesta laica, in nome della libertà di culto o della scelta legittima di non credere affatto in nessun dio e in nessuna religione? Da sempre tra gli studenti delle scuole italiane di ogni ordine e grado ci sono stati seguaci di altre fedi o figli di famiglie che dell’ateismo hanno fatto una scelta di vita. Nessuno, mi pare, in passato ha mai protestato per essere costretto a vedere appeso alla parete dell’aula scolastica il Cristo in croce.
La notizia è questa: la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo ha stabilito che la presenza dei crocifissi nelle aule scolastiche costituisca una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni» e una violazione alla «libertà di religione degli alunni, accogliendo il ricorso presentato dalla signora Soile Lautsi Albertin, cittadina italiana originaria della Finlandia, che nel 2002 aveva chiesto all’istituto comprensivo statale Vittorino da Feltre di Abano Terme (Padova), frequentato dai suoi due figli, di togliere i crocifissi dalle aule in nome del principio di laicità dello Stato.
Prima di rivolgersi alla Corte Europea, la signora aveva già visto respinta una richiesta analoga presentata alla Corte Costituzionale e al Tar del Veneto. Quest’ultimo tribunale aveva ribadito il significato del crocifisso come simbolo della storia e della cultura italiana e di conseguenza dell’identità del Paese, posizione avvallata successivamente anche dal Consiglio di Stato.
Io sinceramente non concepisco questo tipo di ostinazione. Ai figli si può spiegare tutto, anche il fatto che un Cristo in croce non dev’essere per forza adorato, non gli si deve rivolgere le preghiere, se non se ne sente la necessità, e che è lì perché qualcuno ci crede e non perché tutti debbano essere cristiani e cattolici per forza. Che si sbandieri in giro che la laicità sia la priorità assoluta, che solo uno Stato laico possa garantire la libertà di culto e il rispetto per ogni cultura e credenza per me è una grande baggianata. Nello stesso tempo quelli che difendono i simboli cristiani devono sopportare la loro demolizione, mentre non si può toccare il velo delle donne mussulmane. Che rispetto è? Un rispetto a senso unico? Cosa vuol dire intolleranza? Togliere un crocifisso che per sessant’anni e più è stato in un’aula scolastica mi sembra tanto intollerante quanto vietare l’ingresso a scuola di bambine e ragazze con il velo. E allora che tutto rimanga com’è perché la civiltà si basa sul rispetto reciproco e l’esempio che un genitore deve dare ad un figlio non è la lotta contro ciò in cui non si crede, bensì la lotta per garantire il rispetto di tutti, perché i diritti siano rispettati e le tradizioni pure.
Il Governo italiano ha già fatto sapere, attraverso il giudice Nicola Lettieri, che difende l’Italia davanti alla Corte di Strasburgo, che ricorrerà contro la sentenza. Se la Corte accoglierà il ricorso, il caso verrà ridiscusso nella Grande Camera.
Nel frattempo anche il mondo politico si schiera a favore del crocifisso, sia da destra che da sinistra. Il neo-presidente del Pd Bersani ritiene che un’antica tradizione come il crocifisso non può essere offensiva per nessuno, mentre l’europarlamentare Pd Debora Serracchiani ritiene la sentenza formalmente corretta e condivisibile, ma la tradizione culturale dalla Chiesa si intreccia con la storia del nostro Paese e richiede un approccio più complesso e una maggiore profondità di coinvolgimento.
Secondo il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini la presenza del crocifisso in classe non significa adesione al cattolicesimo, ma è un simbolo della nostra tradizione, mentre il presidente della Camera Fini teme che la sentenza venga salutata come giusta affermazione della laicità delle istituzioni che è valore ben diverso dalla negazione, propria del laicismo più deteriore, del ruolo del cristianesimo nella società e nell’identità italiana.
Il crocifisso ha accompagnato il mio percorso scolastico e in parte la mia carriera di insegnante. Alle medie e al liceo avevo un compagno ebreo che non frequentava le ore di religione (allora erano obbligatorie) e non si è mai lamentato del Cristo che alle spalle del docente seduto in cattedra lo fissava da quella sua posizione privilegiata. Allora, inoltre, in ogni aula, accanto al simbolo religioso che ci ricordava le nostre origini cristiane, si trovava anche il ritratto del presidente della Repubblica di turno. Due simboli in cui noi bambini ci riconoscevamo; quello religioso e quello istituzionale. Appartenere ad uno Stato significava, per noi, riconoscerne le origini religiose e la laicità, indipendentemente dal fatto che poi la religione in casa si praticasse o che l’inno nazionale si cantasse, conoscendo perfettamente a memoria l’intero testo. Io l’ho imparato alle elementari; ora lo conoscono, credo, solo i bambini appassionati di calcio che seguono le partite della nazionale.
Nella scuola in cui attualmente insegno il crocifisso non c’è e mi sono sempre chiesta perché. Forse il motivo è semplice: l’edificio è relativamente recente e la tradizione nel frattempo si era persa per strada. Può anche darsi che, dato il numero elevato di aule, l’acquisto dei crocifissi diventasse un onere troppo gravoso per la scuola, visto che i finanziamenti statali sono sempre esigui. Non credo che il simbolo della cristianità fosse stato omesso volutamente. Fino a dieci-quindici anni fa non si era ancora così sensibili nei confronti dell’ “altro”. In ogni caso, è bene che chi non professa una determinata religione accetti e rispetti ciò che per la maggioranza ha un preciso significato. Un crocifisso non può rappresentare un’offesa per nessuno.
LEGGI ANCHE GLI ARTICOLI CORRELATI: A PROPOSITO DI CROCIFISSI … E MADONNE , NON C’È PIÙ RELIGIONE, QUEL CROCIFISSO NON S’HA DA TOGLIERE, PENA UNA MULTA DI 500 EURO e A “DOMENICA 5” PROTAGONISTA IL CROCIFISSO.
Davide Mulas said,
4 novembre 2009 a 2:35 am
il crocifisso nelle aule di scuola, dei tribunali e ovunque nei luoghi pubblici è, che ci si creda o no, simbolo e bandiera della religione cattolica apostolica romana, cioè della religione di una parte dei cittadini italiani in nome dei quali esso, e solo esso, viene imposto a tutti, atei o fedeli di altre religioni, i quali reclamano giustamente di non essere considerati “altri” rispetto alla presunta maggioranza che si riconosce in esso.
Analoghe considerazioni possono essere fatte sull’ora di religione cattolica, un insegnamento confessionale tenuto da insegnanti scelti insindacabilmente dal vescovo, ma pagata da tutti i cittadini italiani, come tu certamente non ignori: un’altra tradizione che non offende nessuno?
Certo, uno studente ebreo, valdese, buddista, musulmano o ateo può chiedere di esserne esonerato: e ci mancherebbe altro! Ma non sarebbe logico, oltre che civile, che chi vuole sentire la parola del sacerdote lo faccia fuori dell’orario scolastico e pagando di tasca propria? E perché mai a chi frequenta un insegnamento confessionale dovrebbe essere riconosciuto un credito formativo, cioè un voto più alto rispetto a chi, nella sua libertà, decide di farne a meno?
Quanto al velo islamico, “che non si può toccare”, credo che converrai con me che chiunque abbia il diritto di vestirsi come gli pare, ci piaccia o no: a me non è mai passata per la testa l’idea di “liberare” una suora dal suo velo o di imporre ai miei studenti di togliersi dal collo la catenina con il crocifisso o di trascinare dal barbiere un capellone: e perché mai una donna musulmana dovrebbe vestirsi come piace a te o alla presunta maggioranza di questo Paese, se non le va?
Alle elementari avevo dei compagni protestanti, che non si alzavano con noi a pregare, non andavano a messa e a catechismo e non facevano la comunione: allora li consideravo dei tipi strani di cui sospettare. Sarebbe degno di un paese civile che soprattutto ai bambini venisse risparmiato un tale plagio: non sei d’accordo?
Insomma, l’unica cosa che qui viene calpestata è la libertà di tutti, cattolici e non, a vivere ognuno coi propri convincimenti e a contribuire con eguale dignità alla vita civile del Paese.
Sono d’accordo con te sul fatto che un crocifisso non rappresenta un’offesa per nessuno. Invece è offensiva l’ostinazione con cui un’unica religione, i suoi simboli e i suoi ministri vengono imposti a tutti come una tradizione cui è necessario adattarsi per essere considerati dei buoni italiani.
4 novembre 2009 a 3:43 pm
@ Davide Mulas
Pochi minuti fa in un sondaggio proposto dalla trasmissione “Il fatto del giorno” (Rai2) condotto da Monica Setta, l’89% dei partecipanti si è espresso contro la sentenza della Corte Europea che vuole togliere il crocifisso dalle aule scolastiche. L’intero mondo politico si è dichiarato contrario (tranne pochi casi di “fanatici” sostenitori del laicismo a tutti i costi) alla decisione di Strasburgo. Ne deduco che, almeno una volta, tutti siano del parere che bisogna difendere le origini del nostro Paese, non la religione cristiana in sé.
Detto questo, mi pare strano che una voce fuori dal coro provenga proprio da un collega: la nostra professione ci impone un ruolo educativo ed educare significa fornire un modello da seguire. Schierandosi a favore di questa assurda sentenza si insegna ad essere intolleranti e a rinnegare il nostro passato. Forse non è chiaro il concetto che anche molti personaggi politici hanno espresso e che ho riportato nel post: il crocifisso non rimanda alla fede cristiana, che non viene imposta a nessuno, ma assume un significato simbolico che riconduce alle nostre origini. Chi non condivide quest’ottica e ritiene che il crocifisso mini la laicità dello Stato, non ha capito nulla.
Quanto alle tue osservazioni sugli insegnanti di religione, mi appare fuori luogo, così come proporre delle ore di religione a pagamento mi sembra ridicolo. Non so cosa insegni, caro Davide, ma mi immagino che, di fronte alla possibilità di seguire le ore di Latino (una delle mie materie) a pagamento, nessuno più studierebbe la lingua dei Romani. Semplicemente perché gli studenti seguono le materie proposte nel piano di studi solo per l fatto che sono obbligatorie, altrimenti ne farebbero volentieri a meno. Basti pensare che quelle rare volte in cui li si invita a qualche conferenza pomeridiana, la loro presenza è quasi pari a 0.
Il credito a chi frequenta le lezioni di religione non è riconosciuto nei fatti. Ho parlato con più colleghi e tutti mi hanno detto che, al di là delle disposizioni ministeriali, non si tiene alcun conto di ciò, proprio perché la materia è facoltativa e attribuire un credito a chi la frequenta sarebbe discriminante. Dimentichi che nell’ambito dell’assegnazione dei crediti è il consiglio di classe che decide.
Evidentemente mi hai fraintesa quando ho fatto l’esempio delle ragazze mussulmane con il velo: volevo dire che parrebbe altrettanto intollerante togliere il crocifisso e vietare l’uso del velo a scuola. Insomma, perché mai dovrebbe essere lesivo dei “diritti umani” un innocuo crocifisso appeso alla parete di un’aula, quindi esposto alla vista di tutti, non solo dei cristiani, e non un velo indossato da qualche donna islamica, altrettanto ben visibile a tutti? Certamente sono dell’idea che le usanze e le tradizioni delle diverse religioni vadano rispettate, quindi anche quelle che riguardano il crocifisso nelle aule scolastiche.
Mi stupisco che tu abbia considerato dei “tipi strani” i tuoi compagni che non seguivano i “riti” religiosi cui tu stesso, credo ancora inconsapevolmente, eri sottoposto. Io non ho mai pensato che il mio compagno ebreo fosse un “tipo strano”. Forse è proprio ciò che contraddistingue il mio punto di vista dal tuo.
4 novembre 2009 a 5:13 pm
ti rispondo punto per punto perché ho un mazzo di compiti da correggere.
1) Anche se non si trattasse di una classe politica screditata come la nostra, il cui stile di vita è ben differente dai valori che dicono di rappresentare (uno per tutti: la famiglia), il fatto che tutti i politici si dicano contrari alla sentenza di Strasburgo non determina la correttezza giuridica o la validità morale della stessa. Quanto ai sondaggi, ormai un succedaneo della democrazia, ti faccio osservare che il 99% dei sudafricani bianchi erano a favore dell’apartheid, anch’essa un’antica tradizione del Sudafrica. Per fortuna il resto del mondo la pensava diversamente.
2) Il crocifisso rimanda, oltre che alla religione cattolica, anche alla storia d’Italia, sono d’accordo con te: di questa storia fanno parte, come tu sai, loschi personaggi come i papi del medioevo (su cui ha già detto tutto Dante), il cardinale Bellarmino, i papi della Controriforma, dell’Indice e della persecuzione di ebrei, streghe, valdesi, omosessuali, scienziati e liberi pensatori (tra i quali Leopardi) per giungere ai papi del Sillabo e del non expedit. Infatti il Risorgimento e l’Unità del nostro Paese passò per la breccia di Porta Pia, nonostante il papa e Napoleone III. Una pagina a sé poi meriterebbero i papi del Novecento, intimi amici e complici di Mussolini, Ante Pavelic, Francisco Franco, di Pinochet e dei generali argentini.
Begli esempi da proporre ai nostri alunni!
3) La mia osservazione sull’ora di religione non è affatto fuori luogo, visto che per difendere l’indifendibile, cioè un privilegio che contrasta non solo con la laicità delle istituzioni, ma col comune buon senso, vengono addotte le medesime motivazioni per giustificare la permanenza del crocifisso in classe: un’antica, inoffensiva tradizione. Reitero allora il mio parere: ognuno creda in ciò che vuole, ma l’ora di insegnamento confessionale non sia a carico dell’erario, primo perché non è l’ora di tutti e secondo perché, anche se così fosse, la religione rientra nella sfera della vita privata e della coscienza di ognuno di noi e non fa parte dei valori costituzionali, gli unici che la scuola ha il diritto e il dovere di insegnare.
4) Affermare, come fai, che se non fosse prevista nell’offerta formativa, nessuno seguirebbe l’ora di religione cattolica, significa affermare che di una vera e propria imposizione si tratta, ancorché subdolamente mascherata dalla possibilità dell’esonero, e non invece di una scelta libera. Insegno latino e greco, due discipline scientifiche che forniscono gli strumenti per leggere il mondo e non un’ideologia: come tu faccia a metterli sullo stesso piano dell’ora di religione, davvero non lo comprendo.
5) Forse il credito non è riconosciuto nei fatti, ma intanto è previsto dalle disposizioni ministeriali ed è questo ciò che conta.
6) Non credo che si possa mettere sullo stesso piano il divieto di indossare il velo islamico e quello di affiggere il crocifisso: il crocifisso, e solo il crocifisso, è appeso in un luogo pubblico, il velo islamico (o la catenina o la kippà) sono addosso a una privato cittadino che liberamente decide di indossarli quando e dove vuole.
7) Un bambino delle scuole elementari, come ero io, vede che mentre lui coi compagni (con le maestre e tutta la scuola) fanno la preghiera o il precetto in orario scolastico nonché l’ora di religione, il figlio dell’ateo, dell’ebreo o del musulmano escono perché sono diversi, cioè strani. Mi piacerebbe che questo ignobile plagio avesse fine, una buona volta.
4 novembre 2009 a 9:06 pm
Anch’io ho una caterva di compiti da correggere quindi questa sera sono piuttosto stanca, visto che ho passato il pomeriggio a correggerne alcuni. Ritengo comunque che, anche se andassimo avanti a controbattere l’uno le argomentazioni dell’altra, rimarremmo sulle nostre rispettive posizioni. Tanto vale smetterla qui, visto che siamo stanchi tutti e due. 😉
In tutta sincerità, non serviva che tu mi facessi una lezione di storia (visto che insegno anche quella!). In ogni caso, mi sembra che tu continui a confondere la Chiesa con la religione e, forse per una tua ignoranza sull’argomento “fede”, non ti rendi conto che il crocifisso non è il simbolo della Chiesa ma di una “cultura” e se qualche legame si può trovare con la storia, questo riguarda la figura storica di Cristo che avrà anche fondato la Chiesa, ma non è certo responsabile di tutti i danni ed errori che nel tempo essa ha commesso.
Ho l’impressione, infine, che il tuo discorso si basi su concetti e preconcetti stereotipati, triti e ritriti nonché politicizzati … che lasciano il tempo che trovano e che a me, onestamente, non interessano.
fab said,
5 novembre 2009 a 10:28 pm
5 novembre 2009 a 10:52 pm
Bel post. Grazie per il link! 🙂
Domenico Arcuri said,
8 novembre 2009 a 3:01 pm
Ma perchè i genitori atei non rivendicano per i loro figli il diritto allo studio nei seguenti giorni ?
8 novembre 2009 a 3:10 pm
Gia, perché? A me viene in mente una sola risposta: le vacanze fanno comodo anche agli atei.
Di contro, potrei chiedere: perché i genitori ebrei con figli che frequentano le scuole italiane li mandano a scuola anche il sabato? Il mio compagno ebreo non se n’è perso uno negli otto anni passati in classe insieme. E lo stesso discorso vale per i musulmani che vanno a scuola in Italia: perché frequentano regolarmente le lezioni del venerdì?
A “DOMENICA 5” PROTAGONISTA IL CROCIFISSO « Marisa Moles’s Weblog said,
8 novembre 2009 a 5:49 pm
[…] sentenza della Corte Europea? (per i dettagli sulla notizia vi rimando alla lettura di questo post ). Eh già, è tutta la settimana che non si fa che parlare della decisione di Strasburgo, secondo […]
6 dicembre 2009 a 9:55 am
Bravo Domenico! Anch’io vorrei sapere perchè quei genitori che fanno mille polemiche e che per giunta vorrebbero cambiare il nome della festività di Natale,gli fa comodo che i loro figli stiano a casa da Scuola per le nostre ricorrenze.Questo non lo dicono mica ,ma chissà come mai?!!….perchè sono IPOCRITI,IPOCRITI,IPOCRITI!!!!!!. Mi fanno arrabbiare così tanto che urlerei a piu non posso!. Che se ne vadano via e come ho scritto in un altro commento che vadano a vivere su un cucuzzolo di una montagna e facciano gli eremiti e che NON CI STRESSINO PIU’!!!!!!!! BASTAAAAAA!!!!!!!
6 dicembre 2009 a 10:29 am
Chiedo scusa perchè ho perso le staffe,sono sempre stata molto tollerante con tutti,ma ultimamente con tutte queste polemiche,non riesco più a sopportare certi argomenti.Sapete ,mi fanno sentire “una diversa” nel mio paese e questo non posso permetterglielo e credo che, chi più o chi meno la pensiate come me!. Io voglio che rispettino le tradizioni del mio paese e che rispettino la mia religione come io rispetto la loro,ma è così difficile?. Se io andassi ad abitare nei loro paesi dovrei rispettare le loro leggi e il loro credo,ma dentro di me ovviamente terrei il mio di credo senza turbare le altre persone perchè pregherei in casa mia.Può darsi che sia un pensiero sbagliato il mio,però credo che sia la cosa più giusta. E ho molto rispetto per gli Atei e loro devono avere per noi,ma pefortuna NON SONO TUTTI COSI’! perchè ci sono Atei che non danno peso a certe discussioni,perchè se NON CREDI non dai IMPORTANZA ad un crocifisso o al Natale. Io ho tanti amici di etnie diverse perchè sono i genitori degli amici di mio figlio che ha 15 anni e devo dire che mi sono trovata sempre bene,ma ultimamente c’è un papà che è musulmano che con il fatto del crocifisso non parla più con noi genitori e neanche va ai colloqui con i Professori a Scuola,manda sempre solo la moglie insieme con il figlio e la sorella di Lei,perchè da sola non la fa uscire. Insomma siamo ridotti a questo punto?.Uno non ti parla piu per una cosa del genere? mah!, ho un gran dispiacere per questa cosa,ma purtroppo bisogna rispettare la sua volontà!
6 dicembre 2009 a 5:18 pm
anche se ti arrabbi, lo fai in modo civile e con le dovute argomentazioni a sostegno delle tue tesi. Proprio per questo sono felice di accogliere i tuoi “sfoghi” su queste pagine.
6 dicembre 2009 a 7:17 pm
Ti ringrazio Marisa,per me è liberatorio!.E ti dico anche questa, hai sentito a StudioAperto che in una Scuola che non ricordo piu dove si trova,che il Preside ha deciso che non festeggieranno il Natale penso che intendessero per le recite e che NON andranno in vacanza ,per NON TURBARE I BAMBINI STRANIERI CHE FREQUENTANO QUELLA SCUOLA!,cosa si potrebbe dire su questa cosa?. E per gli altri studenti Italiani,loro non potrebbero essere turbati ?. SPERO DI CUORE DI AVER CAPITO MALE!. Però prima StudioAperto non ha detto nulla,boh!.Dimmi tu Marisa se è mai possibile,ma cosa sta succedendo?. Come si può accontentare tutti?
6 dicembre 2009 a 8:45 pm
ho sentito anch’io la notizia e ne avrei scritto un post, ma sono superimpegnata nella correzione dei compiti dei miei allievi!
Per me è una cosa senza senso: in tutto il mondo si è sempre festeggiato il Natale e non vedo cosa ci possa essere di offensivo nel celebrare una ricorrenza del genere, considerato il fatto che trasmette un messaggio condivisibile da tutti: la fratellanza universale e la pace.
Ricordo che quand’ero bambina i miei genitori, preparando la lista dei regali di Natale, lasciavano per ultimo il medico di famiglia. Lui era ebreo e il suo regalo veniva recapitato dopo Natale; il biglietto che l’accompagnava recava la scritta Buone Feste, anziché buon Natale e felice anno nuovo. Ma quel gesto era comprensibile e comunque allora quelli che professavano altre religioni certamente non manifestavano contrarietà se noi cattolici celebravamo la ricorrenza della nascita di Gesù.
No, non si può accontentare tutti ma se non si mettessero in mezzo gli atei, potremmo forse riconoscere nelle festività religiose una tradizione come tante altre più “profane” che va comunque condivisa.
7 dicembre 2009 a 8:58 am
Infatti io provo una grande tristezza per tutte queste lamentele e discussioni,ho sempre avuto il desiderio che tutti fossimo più uniti e prego sempre per questo, perchè siamo tutti uguali e dividersi perchè si hanno pensieri diversi,non è per niente bello. Questo Natale sarà per me di grande riflessione e preghiera per tutti, anche per chi non crede.
Abbiamo problemi molto più gravi nel mondo e concentrarsi solo su queste cose,non va bene. Spero che un giorno tutto possa cambiare!.
Ti ringrazio per aver trovato il tempo di rispondermi.
7 dicembre 2009 a 3:34 pm
Rispondere ai tuoi commenti è sempre un piacere. Grazie a te! 🙂
18 dicembre 2009 a 10:23 am
Ciao Marisa, ora la D’Urso è un pò in difficoltà con Corona.Gli sta poi bene perchè gli ha dato tanto spazio e ora guarda com’è andata a finire, mah!…è vergognoso quel programma.Comunque Corona è stato invitato spesso nei programmi e facendo così hanno spesso dato un cattivo esempio,mi ricordo quando andò alla “Fattoria” fece veramente pietà,per me è solo un poveretto! e chi lo invita è uno sciocco!.Questa è l’Italia che predica bene e razzola male!.
18 dicembre 2009 a 1:50 pm
ho visto qualche spezzone della trasmissione pomeridiana della D’Urso e, nonostante Corona non mi stia simpatico, condivido il suo parere sulla professionalità della conduttrice. Le ha detto che non sa fare il suo mestiere e su questo dubbi non ce ne sono. D’altra parte, però, la predica arriva da un pulpito tutt’altro che affidabile. 🙂