Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-872-codice-civile-violazione-delle-norme-di-edilizia
Timestamp: 2018-03-22 19:53:50+00:00
Document Index: 12707207

Matched Legal Cases: ['art. 872', 'art. 872', 'art. 2056', 'art. 873', 'art. 872', 'art. 871', 'art. 872']

Codice civile Art. 872 codice civile: Violazione delle norme di edilizia
Colui che per effetto della violazione ha subito danno deve esserne risarcito, salva la facolta’ di chiedere la riduzione in pristino quando si tratta della violazione delle norme contenute nella sezione seguente o da questa richiamate.
Risarcimento: azione di carattere personale, cioè esercitabile solo da chi ha subito il danno, contro il proprietario del bene.
Riduzione in pristino: azione di carattere reale, cioè esercitabile da chiunque vi abbia interesse, contro il proprietario del bene. È assimilabile all’actio negatoria servitutis ed è imprescrittibile.
E' errato secondo cui essendo la disciplina urbanistica a tutela di interessi pubblicistici, non vi sarebbe spazio per una tutela risarcitoria: invero il contrario principio è consacrato nell'art. 872, comma 2, c.c., in cui si sancisce la tipicità della tutela solo per quella ripristinatoria , mentre il risarcimento del danno è demandato ai principi generali.
Cassazione civile sez. VI 31 luglio 2014 n. 17463
Le controversie tra proprietari di fabbricati vicini relative all'osservanza di norme che prescrivono distanze tra le costruzioni o rispetto ai confini appartengono alla giurisdizione del giudice ordinario, senza che rilevi l'avvenuto rilascio del titolo abilitativo all'attività costruttiva, la cui legittimità potrà essere valutata "incidenter tantum" dal giudice ordinario attraverso l'esercizio del potere di disapplicazione del provvedimento amministrativo, salvo che la domanda risarcitoria non sia diretta anche nei confronti della P.A. (nella specie, il Comune) per far valere l'illegittimità dell'attività provvedimentale, sussistendo in questo caso la giurisdizione del giudice amministrativo. Regola giurisdizione
Cassazione civile sez. un. 16 giugno 2014 n. 13673
In tema di violazione delle distanze legali (art. 872 e 873 cc), il risarcimento del danno, da liquidarsi in via equitativa ex art. 2056 c.c. a seguito di indagine essenzialmente critica e valutativa tipica della consulenza tecnica, è “in re ipsa” e può essere calcolato in base ai seguenti, concorrenti criteri: 1) tenendo conto della perdita di valore del fabbricato danneggiato dalla violazione, ed in particolare della indebita limitazione del pieno godimento del fondo per diminuzione di visuale, esposizione, luce, aria, sole, comodità, tranquillità, amenità in genere, con conseguente suo deprezzamento commerciale; 2) tenendo conto del costo di un intervento edilizio di ripristino, che può costituire base per il calcolo del deprezzamento subito dall’immobile del danneggiato; 3) tenendo conto del vantaggio conseguito per effetto dell’illecito, e cioè dell’incremento di valore in capo all’immobile del danneggiante (ad es., per la maggior cubatura ricavata); a tal proposito, ove l’immobile sia stato ceduto nelle more dell’illecito permanente, occorrerà tenere altresì conto del vantaggio economico che il predetto illecito ha procurato al dante causa, il quale ha monetizzato il maggior valore commerciale del bene, perché calcolato proprio in base alle caratteristiche dello stesso al momento del trasferimento, e quindi in base alle misure derivanti dall’illecito compiuto, mentre in capo all’avente causa rimane un immobile suscettibile di riduzione in pristino con parziale demolizione e conseguente diminuzione del valore; 4) tenendo conto dei costi aggiuntivi per l’immobile danneggiato (ad es., il maggior consumo di energia elettrica e metano per illuminazione e riscaldamento).
Tribunale Modena sez. II 10 aprile 2014 n. 638
La violazione dell’accordo con cui le parti derogano convenzionalmente alle distanze legali (art. 873 cc) attribuisce al proprietario del fondo dominante il diritto di agire nei confronti del proprietario del fondo servente con azione di natura risarcitoria e reale (“confessoria servitutis”), onde chiedere ed ottenere la rimessione in pristino mediante demolizione dell’opera abusiva, non diversamente da quanto riconosciuto, ex art. 872 e 873 c.c., al proprietario danneggiato dalla violazione delle norme sulle distanze legali nelle costruzioni, a nulla peraltro rilevando che l’opera violativa dell’accordo sia stata realizzata dietro licenza o concessione edilizia, che si esaurisce infatti nell’ambito del rapporto pubblicistico tra p.a. e privato, facendo “salvi i diritti dei terzi”.
In tema di illecito per violazione della normativa urbanistico ed edilizia e obblighi risarcitori ai sensi degli art. 871 e 872 c.c., anche se la postuma regolarizzazione dell’edificazione, mediante sanatoria degli abusi, non è di per sé elemento che automaticamente impedisce di assumere un provvedimento risarcitorio ai sensi dell’art. 872 2 comma c.c., posto che gli effetti della sanatoria sono limitati al campo pubblicistico, e non pregiudicano i diritti dei terzi, la domanda risarcitoria risulta comunque infondata, in assenza di prova sufficiente in ordine al nesso di derivazione tra presunta violazione urbanistico ed edilizia e danno asseritamente patito, di cui si chiede il risarcimento e del quale il proprietario è tenuto a fornire una dimostrazione precisa, sia in ordine alla sua esistenza che alla sua entità obiettiva, in termini di minore amenità, tranquillità, comodità ed altro.
Tribunale Monza sez. II 04 marzo 2014