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Timestamp: 2017-06-27 08:51:43+00:00
Document Index: 20797454

Matched Legal Cases: ['art. 155', 'art. 6', 'art. 155', 'art. 6', 'art. 155', 'sentenza ', 'art. 155', 'art. 143', 'art. 151', 'art. 11', 'art. 315', 'art. 155', 'art. 155', 'art. 315', 'art. 68', 'art. 68']

SEPARAZIONI BOLOGNA,ASCOLTO DEL MINORE, AVVOCATO MATRIMONIALISTA BOLOGNA | Avvocato a Bologna - Studio Legale Bologna Avvocato Sergio Armaroli
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SEPARAZIONI BOLOGNA,ASCOLTO DEL MINORE, AVVOCATO MATRIMONIALISTA BOLOGNA in questo importantissimo articolo si esamina la giurisprudenza sull’ascolto del minore e la sua partecipazione anche ai giudizi che riguardano i suo affido “
si deve ritenere necessaria l’audizione del minore del cui affidamento deve disporsi, salvo che tale ascolto possa essere in contrasto con i suoi interessi fondamentali e dovendosi motivare l’eventuale assenza di discernimento dei minori che possa giustificarne l’omesso ascolto.”
Mi sembra molto giusta l’impostazione della Corte, in quanto il figlio ha dei suoi giusti diritti che vanno rispettati, non esiste solo l’esigenza dei genitori ma va ascoltata anche la volontà’ dei figli e i loro desideri legittimi o le loro volontà’ ,poi ovviamente decidera’ il Tribunale ma i figli diventano protagonisti e non mere “comparse 2 del processo di affidamento dei minori L’audizione del minore rappresenta un adempimento obbligatorio nel procedimento in cui il giudice debba decidere in ordine a situazioni di diretto interesse del fanciullo (art. 155-sexies comma I c.c.). La Suprema Corte di Cassazione, con l’intervento a Sezioni Unite del 21 ottobre 2009 (v. civ., Sez. Unite, 21 ottobre 2009 n. 22238, Pres. Carbone, rel. Forte) ha, in tal senso, affermato che, in relazione all’art. 6 della Convenzione di Strasburgo, ratificata dalla legge n. 77 del 2003 e all’art. 155 sexies c.c., introdotto dalla Legge 8 febbraio 2006 n. 54, si deve ritenere necessaria l’audizione del minore del cui affidamento deve disporsi, salvo che tale ascolto possa essere in contrasto con i suoi interessi fondamentali e dovendosi motivare l’eventuale assenza di discernimento dei minori che possa giustificarne l’omesso ascolto. Nella fattispecie oggetto dell’intervento delle Sezioni Unite, la Suprema Corte ha affermato che l’audizione dei minori nelle procedure giudiziarie che li riguardano e in ordine al loro affidamento ai genitori è divenuta obbligatoria con l’art. 6 della Convenzione di Strasburgo sullo esercizio dei diritti del fanciullo del 1996, ratificata con la legge n. 77 del 2003 – v. Cass. 16 aprile 2007 n. 9094 e 18 marzo 2006 n. 6081 – per cui ad essa deve procedersi, salvo che possa arrecare danno al minore stesso, come risulta dal testo della norma sovranazionale e dalla giurisprudenza di legittimità – v. Cass. civ. n. 16753 del 2007.
È solo in questo modo, d’altronde, che può essere assicurata quell’effettiva compartecipazione alle scelte riguardanti la crescita e la formazione del figlio in cui si sostanzia la c.d. bigenitorialità, quale principio solennemente affermato a livello internazionale dalla Convenzione sui diritti del fanciullo, fatta a New York il 20 novembre 1989 e ratificata con legge 27 maggio 1991, n. 176, che ha trovato attuazione in materia di separazione e divorzio attraverso la legge 8 febbraio 2006, n. 54, la quale ha modificato l’art. 155 cod. civ., introducendo l’istituto dell’affidamento condiviso. L’inapplicabilità della relativa disciplina alla fattispecie in esame, tuttora regolata da una sentenza emessa in data anteriore all’entrata in vigo-re della predetta legge, non esclude la possibilità di desumerne elementi utili ai fini dell’interpretazione della normativa previgente, in una prospettiva evolutiva che tenga conto dell’indubbia comunanza di aspetti riscontrabile tra l’affidamento congiunto e quello condiviso. Significativa, al riguardo, appare la nuova formulazione dell’art. 155 cit., la quale, nel ribadire la necessità che le decisioni di maggior interesse siano prese di comune accordo tra i genitori, inquadra tale esigenza in una disciplina improntata alla riaffermazione dei principio di pari responsabilità di questi ultimi nella cura, nell’educazione e nell’istruzione dei figli. Tale principio, valido anche per l’ipotesi in cui il giudice ritenga preferibile l’affidamento esclusivo, non può non ricevere un’applicazione particolarmente rigorosa nel caso di affidamento congiunto o condiviso, riducendosi altrimenti l’apporto di uno dei genitori ad una mera erogazione di denaro, svincolata da qualsiasi contributo di carattere decisionale, in contrasto con gli obiettivi di responsabilizzazione di entrambe le figure genitoriali avuti di mira dal legislatore attraverso la previsione di queste forme di affidamento.L’infedeltà- così come il diniego di assistenza, o il venir meno della coabitazione- viola uno degli obblighi direttamente imposti dalla legge a carico dei coniugi (art. 143, secondo comma, cod. civ.): così da infirmare, alla radice, l’affectio familiae in guisa tale da giustificare, secondo una relazione ordinaria causale, la separazione. È quindi la premessa, secondo l’id quod plerunque accidit, dell’intollerabilità della prosecuzione della convivenza, per causa non indipendente dalla volontà dei coniugi (art. 151, primo comma, cod. civ.).
Va osservato, al riguardo, che – sia in sede di separazione che di divorzio – gli artt. 155 quater c.c. (applicabile alla fattispecie concreta ratione temporis) e 6, co. 6, della L. n. 898 del 1970, come modificato dall’art. 11 della L. n. 74 del 1987, consentono al giudice di assegnare l’abitazione al coniuge non titolare di un diritto di godimento (reale o personale) sull’immobile, solo se a lui risultino affidati figli minori, ovvero con lui risultino conviventi figli maggiorenni non autosufficienti. Tale ‘ratio’ protettiva, che tutela l’interesse dei figli a permanere nell’ambiente domestico in cui sono cresciuti, non è configurabile, invece, in presenza di figli economicamente autosufficienti, sebbene ancora conviventi, verso i quali non sussiste, invero, proprio in ragione della loro acquisita autonomia ed indipendenza economica, esigenza alcuna di spedale protezione (cfr., ex plurimis, Cass. 5857/2002; 25010/2007; 21334/2013). Devesi – per il vero – considerare, in proposito, che l’assegnazione della casa familiare al coniuge affidatario risponde all’esigenza di tutela degli interessi dei figli, con particolare riferimento alla conservazione del loro ‘habitat’ domestico inteso come centro della vita e degli affetti dei medesimi, con la conseguenza che detta assegnazione non ha più ragion d’essere soltanto se, per vicende sopravvenute, la casa non sia più idonea a svolgere tale essenziale funzione. (Cass. 6706/2000). Come per tutti i provvedimenti conseguenti alla pronuncia di separazione o di divorzio, dunque, anche per l’assegnazione della casa familiare vale il principio generale della modificabilità in ogni tempo per fatti sopravvenuti. E tuttavia, tale intrinseca provvisorietà dei provvedimenti in parola non incide sulla natura e sulla funzione della misura, posta ad esclusiva tutela della prole, con la conseguenza che anche in sede di revisione – come in qualsiasi altra sede nella quale, come nel presente giudizio, sia in discussione il permanere delle condizioni che avevano giustificato l’originaria assegnazione – resta imprescindibile il requisito dell’affidamento di figli minori o della convivenza con figli maggiorenni non autosufficienti.
SEPARAZIONI BOLOGNA,ASCOLTO DEL MINORE, AVVOCATO MATRIMONIALISTA BOLOGNA
In via preliminare va rilevato che i due ricorsi proposti in questa sede già risultano iscritti con un solo numero di Ruolo generale e devono quindi valutarsi unitariamente.
Deecreto 24 gennaio 2013
(Pres. Paganini, rel. Buffone)
La questione centrale del contendere riguarda il collocamento del figlio minore della coppia, XX (14 anni), al centro delle contestazioni della madre, secondo la quale il fanciullo sarebbe stato oggetto di indebiti condizionamenti, al punto da allontanarsi dalla figura genitoriale. Al fine di arricchire gli elementi di giudizio, è imprescindibile l’audizione del minore, tenuto conto della sua età e delle ricostruzioni fattuali opposte, offerte dall’uno e dall’altro genitore.
Non può, infine, essere trascurata la recente modifica introdotta dalla Legge 10 dicembre 2012, n. 219 che ha inserito, nel codice civile, il nuovo art. 315-bis in cui si prevede, al comma II, che “il figlio minore che abbia compiuto gli anni dodici, e anche di età inferiore ove capace di discernimento, ha diritto di essere ascoltato in tutte le questioni e le procedure che lo riguardano”. A prima lettura, la norma potrebbe essere ricondotta tout court alla già esistente previsione di cui all’art. 155-sexies c.c., ma, in realtà, si tratta di una tipizzazione normativa che si differenzia dalla previsione legislativa appena citata: l’art. 155-sexies c.c. tratteggia il «dovere» del giudice di ascoltare il minore; l’art. 315-bis c.c. delinea il «diritto» del minore ad essere ascoltato dal giudice, così guardando al fanciullo non come semplice oggetto di protezione ma come vero e proprio soggetto di diritto, a cui va data voce nel momento conflittuale della crisi familiare.
Visti gli art. 68, 191, c.p.c. NOMINA ausiliario del giudice, il dr. XX, esperto in psicologia infantile, iscritto all’Albo dei CTU, affinché provveda all’audizione indiretta della prole minore di età indagando la opinione del minore circa i seguenti temi: 1) luogo in cui con preferenza trascorre il suo tempo e pernotta; luogo in cui, dunque, preferirebbe avere residenza/domicilio; 2) tempi di visita e frequenza del genitore con cui non risiede; 3) “redazione” con il consulente di un modulo di diritto di visita che condivide; 4) altre esplicite richieste al giudice. Visti gli art. 68 c.p.c., 155-sexies, comma I DELEGA il dr. XX affinché, in caso di accertata capacità di discernimento del minore e nella ritenuta assenza di rischi di pregiudizio, ascolti il bambino (cd. audizione indiretta) al fine di ottenere la sua opinione su quanto di cui sopra. Fissa l’udienza in data 14 febbraio 2013 ore 9.00 per il giuramento dell’ausiliario, che presenterà al giudice, nel contraddittorio con le parti, un piano/programma che indichi la metodologia che intende seguire per l’audizione indiretta, di cui comunque dovrà essere redatta apposita relazione. MANDA alla cancelleria perché l’odierna ordinanza sia comunicata all’ausiliario ed alle parti. Varese lì 24 gennaio 2013
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