Source: https://canestrinilex.com/risorse/critica-politica-confini-ampi-cass-734019/
Timestamp: 2019-05-21 02:37:36+00:00
Document Index: 90531528

Matched Legal Cases: ['art. 21', 'art. 10', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 10', 'art. 10', 'sentenza ', 'art. 10', 'art. 51', 'art. 21', 'art. 10', 'art. 21', 'art. 51']

Cetto La Qualunque in Qualunquemente (2011)
Quanto maggiore è il potere esercitato, tanto maggiore è l’esposizione alla critica, perché chi esercita poteri pubblici deve essere sottoposto ad un rigido controllo sia da parte dell’opposizione politica che dei cittadini.
L’art. 21 Cost., analogamente all’art. 10 Cedu, non tutela unicamente le idee favorevoli o inoffensive o indifferenti, essendo al contrario principalmente rivolto a garantire la libertà proprio delle opinioni che "urtano, scuotono o inquietano", con la conseguenza che di esse non può predicarsi un controllo se non nei limiti della continenza espositiva, che, una volta riscontrata, integra l’esimente del diritto di critica.
La sussistenza dell’esimente del diritto di critica presuppone per sua stessa natura la manifestazione di espressioni oggettivamente lesive della reputazione altrui, la cui offensività può, tuttavia, trovare giustificazione nella sussistenza dello stesso diritto. L’esercizio di siffatto diritto consente il ricorso anche ad espressioni forti e persino suggestive al fine di potenziare l’efficacia del discorso o del testo e richiamare l’attenzione dell’interlocutore destinatario.
Con specifico riferimento al diritto di critica politica, il rispetto del principio di verità si declina peculiarmente, assumendo limitato rilievo, necessariamente affievolito rispetto alla diversa incidenza che il medesimo dispiega sul versante del diritto di cronaca, in quanto la critica, quale espressione di opinione meramente soggettiva, ha per sua natura carattere congetturale che non può, per definizione, pretendersi rigorosamente obiettiva ed asettica.
Il limite immanente all’esercizio del diritto di critica è, pertanto, costituito dal fatto che la questione trattata sia di interesse pubblico e che, comunque, non si trascenda in gratuiti attacchi personali.
sez. V Penale, sentenza 24 gennaio – 18 febbraio 2019, n. 7340
I fatti riguardano la diffusione di un volantino, poi trasfuso in una pubblicazione sul quotidiano “(omissis) ", contenente affermazioni lesive della reputazione di M.L., Presidente provinciale della (omissis), profferite nell’ambito di un risalente contrasto, acuitosi nel corso della campagna elettorale per il rinnovo della carica, e relative a fatti che avevano dato luogo al commissariamento dell’ente.
2. Avverso la sentenza ha proposto ricorso l’imputato, per il tramite del difensore, Avv. AB, articolando tre motivi.
3.2. Ebbene, è evidente dallo stesso tenore del testo del comunicato come il D.F. - in qualità di iscritto alla confederazione e dunque legittimato dal suo ruolo politico ed amministrativo nello specifico settore abbia voluto offrire all’attenzione della pubblica opinione il proprio punto di vista sulla figura del presidente ricandidatosi e provocare una approfondita riflessione su di un tema di rilevante interesse pubblico, quale la credibilità di un aspirante al ruolo di vertice che aveva, invece, dimostrato nel corso del mandato di non saper gestire la confederazione, tanto da essere commissariata; tema vieppiù di interesse del contesto ambientale di riferimento, essendo stato il M. denunciato per reati commessi nell’espletamento del mandato.
4. Così ricostruite le coordinate fattuali dell’imputazione, va, in punto di diritto, premesso come la sussistenza dell’esimente del diritto di critica presupponga, per sua stessa natura, la manifestazione di espressioni oggettivamente lesive della reputazione altrui, la cui offensività possa, tuttavia, trovare giustificazione nella sussistenza dello stesso diritto (Sez. 5, n. 3047 del 13/12/2010 - dep. 27/01/2011, Belotti, Rv. 249708).
4.2 Con specifico riferimento al diritto di critica politica, il rispetto del principio di verità si declina peculiarmente, assumendo limitato rilievo, necessariamente affievolito rispetto alla diversa incidenza che il medesimo dispiega sul versante del diritto di cronaca, in quanto la critica, quale espressione di opinione meramente soggettiva, ha per sua natura carattere congetturale che non può, per definizione, pretendersi rigorosamente obiettiva ed asettica (Sez. 5, n.25518 del 26/09/2016, Rv. 270284, Sez. 5, n.7715 del 04/11/2014 - dep. 2015 Rv. 264064, Sez. 5, n. 4938 del 28/10/2010 - dep. 2011, Rv. 249239).
4.3 Siffatta impostazione si pone in linea con la giurisprudenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo, secondo cui la incriminazione della diffamazione costituisce una interferenza con la libertà di espressione e quindi contrasta, in principio, con l’art. 10 CEDU, a meno che non sia "prescritta dalla legge", non persegua uno o più degli obiettivi legittimi ex art. 10 par. 2 e non sia "necessaria in una società democratica".
Nella delineata prospettiva si pone la sentenza CEDU Mengi vs. Turkey, del 27.2.2013, che costituisce la più avanzata ricognizione della posizione della Corte in materia di art. 10 della Carta nella distinzione tra diritto di critica e diritto di cronaca, distinguendo tra statement of facts (oggetto di prova) e value judgements (non suscettibili di dimostrazione), rilevando come nel secondo caso il potenziale offensivo dell’articolo o dello scritto, nel quale è tollerabile - data la sua natura - exaggeration or even provocation, sia neutralizzato dal fatto che lo scritto si basi su di un nucleo fattuale (veritiero e rigorosamente controllabile) sufficiente per poter trarre il giudizio di valore negativo; se il nucleo fattuale è insufficiente, il giudizio è gratuito e pertanto ingiustificato e diffamatorio.
L’imputato si è limitato ad evidenziare il declino politico di un presidente al centro di aspre contestazioni, risalenti al 2004 (v. f. 5 sent. imp., in cui è contenuto un erroneo e determinante riferimento alla "gestione del D.F. ") in un contesto prodromico alla sua candidatura a ricoprire nuovamente una carica di vertice non solo criticata, ma che aveva addirittura determinato il commissariamento dell’ente e l’approfondimento in sede giudiziale della rilevanza penale delle contestate condotte, formulando valutazioni espresse con un linguaggio del tutto consono alla sede e congruo in riferimento ai fatti rappresentati.
5.1 In tema di diffamazione, nella valutazione del requisito della continenza, necessario ai fini del legittimo esercizio del diritto di critica, si deve tenere conto del complessivo contesto dialettico in cui si realizza la condotta e verificare se i toni utilizzati dall’agente, pur aspri e forti, non siano gravemente infamanti e gratuiti, ma siano, invece, comunque pertinenti al tema in discussione (Sez. 5, n.4853 del 18/11/2016 - dep.2017 Rv. 269093, N. 13735 del 2006 Rv. 233986, N. 48712 del 2014 Rv. 261489, N. 5695 del 2015 Rv. 262531, N. 7244 del 2015 Rv. 267137, N. 7715 del 2015 Rv. 264064, N. 4298 del 2016 Rv. 266026, N. 37397 del 2016 Rv. 267866, N. 41414 del 2016 Rv. 267865).
Di guisa che va senz’altro riconosciuto nel testo del volantino - e della successiva pubblicazione - il requisito della continenza con riferimento all’art. 51 cod. pen., così come declinato nella giurisprudenza di questa corte nell’accezione di "...proporzione, misura e continenti sono quei termini che non hanno equivalenti e non sono sproporzionati rispetto ai fini del concetto da esprimere e alla controllata forza emotiva suscitata dalla polemica su cui si vuole instaurare un lecito rapporto dialogico e dialettico. La continenza formale non equivale a obbligo di utilizzare un linguaggio grigio e anodino, ma consente il ricorso a parole sferzanti, nella misura in cui siano correlate al livello della polemica, ai fatti narrati e rievocati" (Sez. 5, n. 3356 del 27/10/2010).
5.2 Il tenore delle espressioni adoperate, peraltro non esorbitante dal taglio proprio connesso al ruolo di iscritto del propalante, rende, peraltro, comunque ultroneo richiamare, in questa sede, anche il limite allargato del principio di continenza che comunque ricorre in presenza di modalità espressive ironiche, irridenti o sarcastiche, quali manifestazioni di legittima polemica in ordine a contrapposte opinioni e comportamenti comunque di interesse pubblico (Sez. 5, n. 13563 del 20/10/1998, Senesi, Rv. 212994).
Si è sottolineato, infatti, che l’art. 21 Cost., analogamente all’art. 10 Cedu, non tutela unicamente le idee favorevoli o inoffensive o indifferenti, essendo al contrario principalmente rivolto a garantire la libertà proprio delle opinioni che "urtano, scuotono o inquietano", con la conseguenza che di esse non può predicarsi un controllo se non nei limiti della continenza espositiva, che, una volta riscontrata, integra l’esimente del diritto di critica. (Sez. 5, n. 25138 del 21/02/2007, Rv. 237248).
6. Le conclusioni cui è pervenuta la Corte d’appello di Napoli non sono, dunque, condivisibili, poiché la critica è stata formulata con modalità che costituiscono espressione della libertà di manifestazione del pensiero, che mediante prospettazione di una obiettiva situazione di contrasto finalizzata alla rivendicazione della correttezza dell’azione della Confederazione - rientra nella scriminante dell’esercizio del diritto tutelato dall’art. 21 Cost. e art. 51 cod. pen..