Source: https://www.codiceappalti.it/Art._115._Adeguamenti_dei_prezzi.htm
Timestamp: 2020-04-04 04:45:57+00:00
Document Index: 148119219

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 115', 'art. 115', 'art. 97', 'art. 115', 'art. 115', 'art. 115', 'art. 6', 'art. 44', 'art. 115', 'art. 15', 'art. 115', 'art. 115', 'art. 115', 'art. 6', 'art. 133', 'art 633', 'art. 6', 'art. 44', 'art. 23', 'art. 256', 'art. 6', 'art.81', 'art. 54', 'art. 81', 'art. 54', 'art. 115', 'art. 81', 'art. 54', 'art. 115', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 1664', 'art. 1339', 'art. 1419', 'art. 1339', 'art. 81', 'art. 54', 'art. 115', 'art. 1337', 'art. 1375', 'art 115', 'art. 115', 'art. 115', 'art. 7', 'art. 7', 'art 7', 'art. 115', 'art.115', 'art. 6', 'art. 81', 'art. 54', 'art. 115', 'art. 6', 'art. 44', 'art. 23', 'art. 256', 'art. 115', 'sentenza ', 'art. 6', 'art. 115', 'art. 115', 'art. 81', 'art. 115', 'art. 115', 'art. 115', 'art. 115', 'art. 6', 'art. 12', 'art. 81', 'art. 54', 'art. 30', 'art. 2948', 'art. 2948', 'art. 115', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 31', 'art. 6', 'art. 115', 'art. 6', 'art. 1664', 'art. 1339', 'art. 2948', 'art. 6', 'art. 115', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 115', 'art. 1339', 'art. 6', 'art. 115', 'art. 81', 'art. 54', 'art. 115', 'art. 6', 'art. 115', 'art. 115', 'art. 6', 'art. 115', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 44', 'art. 256', 'art. 23', 'art. 115', 'art. 23', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 244', 'art. 244', 'art. 6', 'art. 44', 'art. 6', 'art. 115', 'art. 115', 'art. 44', 'art. 1664', 'art. 6', 'art. 44', 'art. 6', 'art. 1419', 'art. 1339', 'art. 115', 'art. 115', 'art. 26', 'art. 115', 'art. 6', 'art. 44', 'art. 3', 'art. 81', 'art. 54', 'art. 6', 'art. 115', 'art. 6', 'art. 115', 'art. 115', 'art. 1', 'art. 30', 'art. 115', 'art. 115', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 115', 'art. 2948', 'art. 81', 'art. 54', 'art. 36', 'art. 1224', 'art. 6', 'art. 115', 'art. 6', 'art. 115', 'art. 115', 'art. 115', 'art. 7', 'art. 6', 'art. 81', 'art. 54', 'art. 115', 'art. 81', 'art. 54', 'art. 6', 'art. 115', 'art. 6', 'art. 115', 'art. 115', 'art. 115', 'art. 7', 'art. 115', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 115', 'art.44', 'art 115', 'art. 7']

1. Tutti i contratti ad esecuzione periodica o continuativa relativi a servizi o forniture debbono recare una clausola di revisione periodica del prezzo. La revisione viene operata sulla base di una istruttoria condotta dai dirigenti responsabili dell'acquisizione di beni e servizi sulla base dei dati di cui all'articolo 7, comma 4, lettera c) e comma 5. si veda anche quanto disposta dall’art. 1 comma 511 della Legge 208/2015 in vigore dal 01/01/2016
Va ribadito (cfr. ex multis Consiglio di Stato, sez. III, 27 agosto 2018, n. 5059) che in materia di appalti pubblici, presupposto per l'applicazione della norma di cui all' art. 115 cit. - secondo cui tutti i contratti ad esecuzione periodica o continuativa relativi a servizi o forniture debbono recare una clausola di revisione periodica del prezzo - è che vi sia stata mera proroga e non un rinnovo del rapporto contrattuale, consistendo la prima nel solo effetto del differimento del termine finale del rapporto, il quale rimane per il resto regolato dall'atto originario mentre il secondo scaturisce da una nuova negoziazione con il medesimo soggetto, che può concludersi con l'integrale conferma delle precedenti condizioni o con la modifica di alcune di esse se non più attuali, essendo in questo caso intervenuti tra le parti atti successivi al contratto originario con cui, attraverso specifiche manifestazioni di volontà, sia stato dato corso tra le parti a distinti, nuovi ed autonomi rapporti giuridici, ancorché di contenuto identico a quello originario, senza avanzare alcuna proposta di modifica del corrispettivo.
In materia di appalti pubblici, presupposto per l'applicazione della norma di cui all'art. 115 cit. - secondo cui tutti i contratti ad esecuzione periodica o continuativa relativi a servizi o forniture debbono recare una clausola di revisione periodica del prezzo - è che vi sia stata mera proroga e non un rinnovo del rapporto contrattuale, consistendo la prima nel solo effetto del differimento del termine finale del rapporto, il quale rimane per il resto regolato dall'atto originario mentre il secondo scaturisce da una nuova negoziazione con il medesimo soggetto, che può concludersi con l'integrale conferma delle precedenti condizioni o con la modifica di alcune di esse se non più attuali, essendo in questo caso intervenuti tra le parti atti successivi al contratto originario con cui, attraverso specifiche manifestazioni di volontà, sia stato dato corso tra le parti a distinti, nuovi ed autonomi rapporti giuridici, ancorché di contenuto identico a quello originario, senza avanzare alcuna proposta di modifica del corrispettivo.
La determinazione della revisione prezzi viene effettuata dalla stazione appaltante all'esito di un'istruttoria condotta dai dirigenti responsabili dell'acquisizione di beni e servizi, secondo un modello procedimentale volto al compimento di un'attività di preventiva verifica dei presupposti necessari per il riconoscimento del compenso revisionale, che sottende l'esercizio di un potere autoritativo tecnico-discrezionale dell'amministrazione nei confronti del privato contraente (cfr. al riguardo Consiglio di Stato, Sez. III, 9 gennaio 2017, n. 25).
Da ciò consegue che la prevista periodicità non implica affatto che si debba azzerare o neutralizzare l'alea sottesa a tutti i contratti di durata, che impone alle parti di provare la sussistenza di eventuali circostanze imprevedibili che abbiano determinato aumenti o diminuzioni nel costo dei materiali o della mano d’opera, e che risulterebbe ben singolare un’interpretazione che esentasse del tutto, in via eccezionale, l’appaltatore dall’alea contrattuale, sottomettendo in via automatica ad ogni variazione di prezzo solo le stazioni appaltanti pubbliche, pur destinate a far fronte ai propri impegni contrattuali con le risorse finanziarie provenienti dalla collettività.
Allo stesso modo, alla luce della descritta finalità di contenimento delle conseguenze economiche derivanti dall’alea gravante su entrambe le parti dell’appalto pubblico in caso di variazione dei prezzi, a tutela del loro reciproco affidamento, non apparirebbe conforme né ai principi di imparzialità e buon andamento di cui all’art. 97 della Costituzione, né ai criteri di ragionevolezza e proporzionalità sanciti dall’ordinamento nazionale e comunitario, un’interpretazione che, una volta riconosciuta la revisione dei prezzi, dovesse parametrare i conseguenti effetti economici al dato del tutto astratto e teorico dell’aumento del prezzo delle materie prime, anziché al dato concreto e puntuale della spesa oggettivamente sostenuta per il loro acquisto nel periodo di riferimento, quali risultanti dalla relativa fatturazione del produttore o dell’intermediario, opportunamente rilevata come carente dal Giudice di prime cure.
I risultati del procedimento di revisione dei prezzi sono dunque espressione di una facoltà discrezionale, che sfocia in un provvedimento autoritativo, il quale deve essere impugnato nel termine decadenziale di legge (Cons. Stato, Sez. V, 27 novembre 2015, n. 5375; Sez. IV, 6 agosto 2014, n. 4207; Sez. V, 24 gennaio 2013, n. 465; id., 3 agosto 2012 n. 4444; Corte di Cassazione, SS.UU. 30 ottobre 2014, n. 23067). La stazione appaltante, cioè, deve effettuare un bilanciamento tra l'interesse dell'aggiudicatario alla revisione e l'interesse pubblico connesso sia al risparmio di spesa, sia alla regolare esecuzione del contratto aggiudicato. Ciò in quanto «la finalità dell'istituto è da un lato quella di salvaguardare l'interesse pubblico a che le prestazioni di beni e servizi alle pubbliche amministrazioni non siano esposte col tempo al rischio di una diminuzione qualitativa, a causa dell'eccessiva onerosità sopravvenuta delle prestazioni stesse, e della conseguente incapacità del fornitore di farvi compiutamente fronte (cfr. Consiglio di Stato, Sez. VI, 7 maggio 2015 n. 2295; Consiglio di Stato, Sez. V, 20 agosto 2008 n. 3994), dall'altro di evitare che il corrispettivo del contratto di durata subisca aumenti incontrollati nel corso del tempo tali da sconvolgere il quadro finanziario sulla cui base è avvenuta la stipulazione del contratto» (ancora Cons. Stato, n. 25/ 2017).
La disciplina della revisione del prezzo dei contratti pubblici di appalto di fornitura di beni e di servizi come prevista dall'art. 115 del D. Lgs. n. 163/2006 (applicabile pro tempore alla fattispecie) prevede l'obbligo di introdurre nei contratti ad esecuzione periodica o continuativa una clausola di revisione periodica del prezzo, da attivare a seguito di una istruttoria condotta dai dirigenti responsabili sulla base dei costi standardizzati per tipo di servizio e fornitura pubblicati annualmente a cura dell'Osservatorio dei contratti pubblici.
In mancanza della pubblicazione dei costi standardizzati di cui all'art. 115, si è poi ritenuto che la revisione di cui all'art. 115 possa ragionevolmente essere ancora effettuata sulla base dell'indice FOI pubblicato dall'ISTAT, che viene però considerato (salvo circostanze eccezionali che devono essere provate dall'impresa) come un limite massimo posto a tutela degli equilibri finanziari della pubblica amministrazione, e che pertanto non esime la stazione appaltante dal dovere di istruire il procedimento, tenendo conto di tutte le circostanze del caso concreto al fine di esprimere la propria determinazione discrezionale.
Dunque, la posizione dell'appaltatore è di interesse legittimo, quanto alla richiesta di effettuare la revisione in base ai risultati dell'istruttoria (Cons. Stato, Sez. V, 22 dicembre 2014, n. 6275 e 24 gennaio 2013 n. 465), in presenza di una facoltà discrezionale riconosciuta alla stazione appaltante (Cass. SS.UU. 31 ottobre 2008, n. 26298), che deve effettuare un bilanciamento tra l'interesse dell'appaltatore alla revisione e l'interesse pubblico connesso sia al risparmio di spesa, sia alla regolare esecuzione del contratto aggiudicato.
A tale riguardo, questa Sezione ha chiarito (Cons. Stato, Sez. III, 9/01/2017, n. 25) che "la finalità dell'istituto è da un lato quella di salvaguardare l'interesse pubblico a che le prestazioni di beni e servizi alle pubbliche amministrazioni non siano esposte col tempo al rischio di una diminuzione qualitativa, a causa dell'eccessiva onerosità sopravvenuta delle prestazioni stesse, e della conseguente incapacità del fornitore di farvi compiutamente fronte (cfr. Consiglio di Stato, Sez. VI, 7 maggio 2015 n. 2295; Consiglio di Stato, Sez. V, 20 agosto 2008 n. 3994), dall'altro di evitare che il corrispettivo del contratto di durata subisca aumenti incontrollati nel corso del tempo tali da sconvolgere il quadro finanziario sulla cui base è avvenuta la stipulazione del contratto” (nello stesso senso cfr. anche Cons. Stato, Sez. V. 23 aprile 2014, n. 2052; Sez. III, 4 marzo 2015, n. 1074; Sez. V, 19 giugno 2009, n. 4079; Sez. III, 9 maggio 2012, n.2682).
"Va, pertanto, ribadito come lo scopo principale dell'istituto sia e resti quello di tutelare l'interesse pubblico ad acquisire prestazioni di servizi qualitativamente adeguate; solo in via mediata e indiretta la disciplina realizza anche l'interesse dell'impresa, a non subire l'alterazione dell'equilibrio contrattuale conseguente alle modifiche dei costi che si verificano durante l'arco del rapporto” (Consiglio di Stato, Sez. III, Sentenza n. 4362 del 19-07-2011; conforme Sez. V, 22 dicembre 2014, n. 6275; id., 24 gennaio 2013 n. 465)".
É opportuno richiamare i principi espressi dalla giurisprudenza della Sezione (cfr. Cons. Stato, Sez. III, 9 gennaio 2017 n. 25), secondo cui:
- l'art. 6, comma 4, della L. n. 537 del 1993, come novellato dall' art. 44 della L. n. 724 del 1994, prevede che tutti i contratti pubblici ad esecuzione periodica o continuativa devono recare una clausola di revisione periodica del prezzo pattuito;
- tale disposizione, ora recepita nell'art. 115 del codice dei contratti pubblici (D.Lgs. n. 163 del 2006) per quanto riguarda gli appalti di servizi o forniture, costituisce norma imperativa non suscettibile di essere derogata in via pattizia, ed è integratrice della volontà negoziale difforme secondo il meccanismo dell'inserzione automatica;
- la finalità dell’istituto è da un lato quella di salvaguardare l'interesse pubblico a che le prestazioni di beni e servizi alle pubbliche amministrazioni non siano esposte col tempo al rischio di una diminuzione qualitativa, a causa dell'eccessiva onerosità sopravvenuta delle prestazioni stesse, e della conseguente incapacità del fornitore di farvi compiutamente fronte (cfr. Consiglio di Stato, Sez. VI, 7 maggio 2015 n. 2295; Consiglio di Stato, Sez. V, 20 agosto 2008 n. 3994), dall’altro di evitare che il corrispettivo del contratto di durata subisca aumenti incontrollati nel corso del tempo tali da sconvolgere il quadro finanziario sulla cui base è avvenuta la stipulazione del contratto (cfr. Cons. Stato, Sez. V, 23 aprile 2014 n. 2052; Sez. III 4 marzo 2015 n. 1074; Sez. V 19 giugno 2009 n. 4079).
2. L’art. 15, comma 13, del D.L. n. 95/2012 prevede che: “gli importi e le connesse prestazioni relative a contratti in essere di appalto di servizi e forniture di beni e servizi, con esclusione degli acquisti dei farmaci, stipulati da aziende ed enti del Servizio sanitario nazionale, sono ridotti del 5 per cento [….] per tutta la durata dei contratti medesimi”.
Il Ministero della Salute, con circolare n. 106719 del 27 febbraio 2013 ha chiarito che “la norma è da interpretarsi nel senso che la prevista riduzione del 5 per cento degli importi dei contratti, per la fornitura di beni e l’appalto di servizi a favore degli enti ed aziende del Servizio sanitario nazionale, è da conseguirsi attraverso una corrispondente diminuzione del volume delle prestazioni contrattuali, cioè dei beni forniti o dei servizi resi da parte delle ditte titolari dei singoli contratti di fornitura o appalto”.
La disposizione, quindi, non impone la riduzione del corrispettivo tout court, a parità di prestazioni, ma impone la rinegoziazione dei contratti con possibilità di recesso da parte della stazione appaltante qualora il soggetto non sia disponibile alla rinegoziazione.
PROCEDURE DI APPALTO DEGLI ENTI EROGATORI DI ACQUA E DI ENERGIA, DEGLI ENTI CHE FORNISCONO SERVIZI DI TRASPORTO E SERVIZI POSTALI – DIRETTIVA 2004/17/CE – MANCANZA OBBLIGO DI REVISIONE DEL PREZZO DOPO L’AGGIUDICAZIONE DELL’APPALTO
REVISIONE PREZZI – AZIONE SUL SILENZIO - GIURISDIZIONE - AMMISSIBILITÀ’ AZIONE INNANZI AL GIUDICE AMMINISTRATIVO
Deve ritenersi ammissibile anche l’azione sul silenzio, non discendendo il diritto soggettivo alla revisione dei prezzi direttamente dalla legge, ma dovendo lo stesso trovare riconoscimento in un procedimento amministrativo, vertendosi in un’area di rapporti in cui la p.a. agisce esercitando il suo potere autoritativo, come del resto palesato dalla circostanza che l’art. 115 del Codice dei contratti innanzi richiamato rinvia ad un’istruttoria condotta dai dirigenti responsabili dell'acquisizione di beni e servizi e pertanto ad un’attività procedimentalizzata, avviabile ad impulso della parte.
Ai sensi dell’art. 115 del d.lgs. n. 163/2006, “tutti i contratti ad esecuzione periodica o continuativa relativi a servizi o forniture debbono recare una clausola di revisione periodica del prezzo. La revisione viene operata sulla base di una istruttoria condotta dai dirigenti responsabili dell'acquisizione di beni e servizi sulla base dei dati di cui all'articolo 7, comma 4, lett. c, e comma 5”.
La giurisprudenza amministrativa è ormai costante nell'affermazione secondo cui l'art. 115 citato (che riprende la formulazione già contenuta nell'art. 6 della l. n. 537/1993) è una norma imperativa, che si sostituisce di diritto ad eventuali pattuizioni contrarie (o mancanti) nei contratti pubblici di appalti di servizi e forniture ad esecuzione periodica o continuativa (cfr., ex multis, Cons. Stato, n. 2461/2002; n. 916/2003; n. 3373/2003; n. 3994/2008): ciò, in quanto la clausola di revisione periodica del corrispettivo di tali contratti ha lo scopo di tenere indenni gli appaltatori delle amministrazioni pubbliche da quegli aumenti dei prezzi dei fattori della produzione che, incidendo sulla percentuale di utile stimata al momento della formulazione dell'offerta, potrebbero indurre l'appaltatore a svolgere i servizi o ad eseguire le forniture a condizioni deteriori rispetto a quanto pattuito o, addirittura, a rifiutarsi di proseguire nel rapporto, con inevitabile compromissione degli interessi pubblici.
GIURISDIZIONE REVISONE DEI PREZZI
TAR LAZIO RM DECRETO 2016
Sussiste la giurisdizione esclusiva di questo giudice amministrativo in materia, ai sensi del disposto dell’art. 133, comma 1, lett. e), n. 2, c.pr.amm. e, ancora, di quanto riportato agli artt. 115 e 244 del d.lgs. n. 163 del 2006, tenuto conto che si tratta di pretese creditorie legate alla “revisione prezzi negli appalti pubblici ad esecuzione continuata o periodica” o comunque di pretese conseguenti a detta revisione per gli anni di riferimento o sui quali ricadono gli effetti della revisione stessa; (..) ritenuto, peraltro, che l’accoglimento, da disporsi in questa sede, debba riguardare la sola sorte capitale richiesta e non anche la richiesta di “corresponsione degli interessi”, posto che ogni questione legata ai ritardi nel provvedere va delibata nella sede dell’ordinario giudizio di cognizione (sempre innanzi a questo giudice amministrativo) e, dunque, che difetta il presupposto della liquidità del credito di cui all'art 633 c.p.c. (cfr., in tal senso, TAR Campania, Sez. I, decreto n. 797 del 2015”).
LA REVISIONE CONTRATTUALE OPERA SOLO IN CASO DI PROROGA DEL CONTRATTO
L’art. 6 della legge 24 dicembre 1993, n. 537 (come sostituito dall'art. 44 della legge 23 dicembre 1994, n. 724 e il cui comma 2 è stato modificato dall’art. 23 della legge 18 aprile 2005, n. 62, poi abrogato dall'art. 256 del d.lgs. n. 163 del 2006), nel vietare il rinnovo tacito dei contratti delle pubbliche amministrazioni per la fornitura di beni e servizi, comminandone la nullita', e nel consentirne (fino alla modificazione introdotta dalla cit. l. n. 62 del 2005) la rinnovazione espressa in presenza di ragioni di pubblico interesse (v. comma 2), stabiliva che tutti i contratti ad esecuzione periodica o continuativa debbono recare una clausola di revisione periodica del prezzo. La revisione viene operata sulla base di una istruttoria condotta dai dirigenti responsabili della acquisizione di beni e servizi sulla base dei dati di cui al comma 6 (v. comma 4); va rammentato in termini generali che la giurisprudenza di questo Consiglio di Stato ha chiarito al riguardo: a) che (la norma di cui all’art. 6 della l. n. 537 del 1993) ha natura imperativa, per cui si inserisce automaticamente e prevale addirittura sulla regolamentazione pattizia, cosicche' “nessuna preclusione è configurabile in ordine al diritto che trova titolo e disciplina nella legge” (Sez. III, 9 maggio 2012, n. 2682; cfr. anche Sez. III, 1 febbraio 2012, n. 504, Sez. V, 22 dicembre 2014, n. 6275); b) che il presupposto per la sua applicazione è che vi sia stata mera proroga e non un rinnovo del rapporto contrattuale, consistendo la prima “nel solo effetto del differimento del termine finale del rapporto, il quale rimane per il resto regolato dall’atto originario” mentre il secondo scaturisce da “una nuova negoziazione con il medesimo soggetto, che puo' concludersi con l’integrale conferma delle precedenti condizioni o con la modifica di alcune di esse se non piu' attuali” (Sez. III, n. 2682 del 2012, cit.), essendo in questo caso intervenuti tra le parti “atti successivi al contratto originario con cui, attraverso specifiche manifestazioni di volonta', sia stato dato corso tra le parti a distinti, nuovi ed autonomi rapporti giuridici, ancorche' di contenuto identico a quello originario, senza avanzare alcuna proposta di modifica del corrispettivo.”(Sez. III, 11 luglio 2014, n. 3585)… (cosi', ex multis, Cons. Stato, sez. VI, n. 2295 del 2015).
REVISIONE DEI PREZZI - DEROGA INDICE FOI
L’istituto della revisione è preordinato, nell’attuale disciplina, alla tutela dell’esigenza, propria dell’Amministrazione, di evitare che il corrispettivo del contratto di durata subisca aumenti incontrollati, nel corso del tempo, tali da sconvolgere il quadro finanziario sulla cui base è avvenuta la stipulazione del contratto (Cons. St., sez. V, 23.4.2014, n. 2052).
Laddove, pertanto, l’impresa dimostri, durante l’istruttoria, l’esistenza di circostanze eccezionali che giustifichino la deroga all’indice FOI, la quantificazione del compenso revisionale potra' effettuarsi con il ricorso a differenti parametri statistici (v., ex plurimis, Cons. St., sez. V, 17.2.2010, n. 935; Cons. St., sez. V, 1.10.2010, n. 7254).
RINNOVO DEL CONTRATTO - CONDIZIONI ALLA REVISIONE DEI PREZZI
Con le manifestazioni negoziali di procedere al rinnovo del contrato, anche se con contenuto analogo alle condizioni precedenti, si da' luogo a nuovi e distinti rapporti giuridici, in discontinuita' con l’originario contratto, che non puo' essere assunto a parametro di raffronto per la maggiorazione dei corrispettivi a mezzo del procedimento di revisione (cfr. Cons. St., Sez. III, n. 2682 del 9 maggio 2012).
INDICE PREZZI AL CONSUMO FAMIGLIE OPERAI E IMPIEGATI - SETTEMBRE 2015
ISTAT COMUNICATO 2015
Indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, per il mese di settembre 2015, che si pubblicano ai sensi dell'art.81 della legge 27 luglio 1978, n. 392 (Disciplina delle locazioni di immobili urbani), ed ai sensi dell'art. 54 della legge del 27 dicembre 1997, n. 449 (Misure per la stabilizzazione della finanza pubblica). (15A08040)
ADEGUAMENTO PREZZI SECONDO L'INDICE ISTAT
In materia di adeguamento del prezzo contrattuale, l’amministrazione deve tener conto del contenuto precettivo della clausola contrattuale, nonche' di tutti i principi ermeneutici elaborati dalla giurisprudenza in materia di adeguamento dei prezzi, al fine di scongiurare uno svilimento della ratio stessa dell’istituto, ovvero il rischio che il corrispettivo del contratto di durata subisca aumenti incontrollati nel corso del tempo tali da sconvolgere il quadro finanziario su cui è avvenuta la stipula del contratto e il rischio per l’impresa di subire l’alterazione dell’equilibrio contrattuale conseguente alle modifiche dei costi che si verifichino nell’arco dell’esecuzione, che potrebbero indurla ad una surrettizia riduzione degli standard qualitativi delle prestazioni.
Oggetto: istanza di parere per la soluzione delle controversie ex articolo 6, comma 7, lettera n), del d.lgs. 12 aprile 2006 n. 163 presentata congiuntamente dal Comune di A e dal RTI B SpA – C SpA - “Servizio di raccolta differenziata e trasporto dei rifiuti solidi urbani con il sistema porta a porta” - Importo a base di gara: euro 4.400.000,00 – S.A.: Comune di A
INDICE PREZZI AL CONSUMO FAMIGLIE OPERAI E IMPIEGATI
Indici dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, senza tabacchi, relativi al mese di agosto 2015, che si pubblicano ai sensi dell'art. 81 della legge 27 luglio 1978, n. 392 (Disciplina delle locazioni di immobili urbani), ed ai sensi dell'art. 54 della legge del 27 dicembre 1997, n. 449 (Misure per la stabilizzazione della finanza pubblica). (15A07215)
Con la previsione dell’obbligo di revisione del prezzo di un appalto di durata su base periodica il legislatore ha inteso munire i contratti di forniture e servizi di un meccanismo che, a cadenze determinate, comporti la definizione di un "nuovo" corrispettivo per le prestazioni oggetto del contratto, conseguente alla dinamica dei prezzi registrata in un dato arco temporale, con beneficio per entrambi i contraenti, in quanto incidente sull’equilibrio contrattuale. Da un lato l’appaltatore vede ridotta, anche se non eliminata, l’alea propria dei contratti di durata, dall’altro la stazione appaltante vede diminuito il pericolo di un peggioramento della qualita' o quantita' di una prestazione, divenuta per l’appaltatore eccessivamente onerosa o, comunque, non remunerativa (cfr., Tar Lazio – Roma sez. III quater 18 marzo 2014 n. 2953).
Rispetto invece alla richiesta di revisione dei prezzi per i periodi di proroga, è necessario dapprima qualificare i contratti sottoscritti e qualificati come contratti di proroga.
Infatti la revisione dei prezzi dei contratti della PA si applica soltanto alle proroghe contrattuali non anche ai rinnovi.
Si intendono come rinnovi quei contratti successivi al contratto originario con cui, attraverso specifiche manifestazioni di volonta', è stato dato corso tra le parti a distinti, nuovi ed autonomi rapporti giuridici, ancorche' di contenuto analogo a quello originario.
Il criterio distintivo tra rinnovo e proroga è indicato nell’elemento della novita': si puo' parlare di proroga solo nel caso in cui vi sia l'integrale conferma delle precedenti condizioni o con la modifica di alcune di esse in quanto non piu' attuali, con il solo effetto del differimento del termine finale del rapporto, il quale rimane per il resto regolato dall'atto originario.
Anche la sola modifica del prezzo pone il contratto nella categoria del rinnovo.
In questa ipotesi, (e in particolare quando il contratto rinnovato ha effettuato l’adeguamento del prezzo), non vi puo' essere spazio per la revisione del prezzo, perche' con l’adeguamento del prezzo gia' si attua lo scopo della revisione prezzi.
RISARCIMENTO DANNI DA RITARDO PAGAMENTI - STRUMENTI DI TUTELA
Come affermato dal consolidato orientamento giurisprudenziale (ex plurimis CS, sez.V. n.2059/2015) ai fini del riparto di giurisdizione tra giudice ordinario e giudice amministrativo rileva non tanto la prospettazione delle parti, bensi' il petitum sostanziale, il quale va identificato non solo e non tanto in funzione della concreta pronuncia che si chiede al giudice, ma anche e soprattutto in funzione della causa petendi, cioè dell'intrinseca natura della controversia dedotta in giudizio e individuata dal giudice con riguardo ai fatti allegati e al rapporto giuridico del quale essi sono manifestazione.
Come ben evidenziato da entrambe le parti resistenti la societa' ricorrente ha invocato l'art. 115 del d.lgvo n.163/2006 al fine di ottenere il risarcimento del danno subito a seguito del ritardo della stazione appaltante nell'effettuare i dovuti pagamenti delle prestazioni effettuate; trattandosi, quindi, di una mera pretesa risarcitoria, basata su un inadempimento contrattuale e per la quale la disciplina contrattuale ha previsto dei rimedi specifici individuabili nel riconoscimento di interessi moratori, la stessa non è, pertanto, in alcun modo ricollegabile all'alveo applicativo del richiamato articolo 115.
Indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, per il mese di luglio 2015, che si pubblicano ai sensi dell'art. 81 della legge 27 luglio 1978, n. 392 (Disciplina delle locazioni di immobili urbani), ed ai sensi dell'art. 54 della legge del 27 dicembre 1997, n. 449 (Misure per la stabilizzazione della finanza pubblica). (15A06629)
REVISIONE PREZZI NON APPLICABILE AI RINNOVI
TAR LAZIO SENTENZA 2015
La revisione dei prezzi dei contratti della PA si applica soltanto alle proroghe contrattuali non anche ai rinnovi.
In definitiva, se la fonte del rapporto cambia, per rinnovo o altro, l’appaltatore non potra' piu' invocare l’adeguamento dei prezzi, pur se la prestazione persiste nei termini precedenti: insomma, il rinnovo “comporta una nuova negoziazione con il medesimo soggetto, che puo' concludersi con l'integrale conferma delle precedenti condizioni o con la modifica di alcune di esse in quanto non piu' attuali … la proroga, invece, consiste nel solo effetto del differimento del termine finale del rapporto, il quale rimane per il resto regolato dall'atto originario (cosi', ex pluribus, C.d.S., III, 9 maggio 2012, n. 2682).
CLAUSOLA DI REVISIONE PERIODICA DEL CORRISPETTIVO - INSERIMENTO OBBLIGATORIO
La giurisprudenza amministrativa è ormai costante nell'affermazione secondo cui l'art. 115 del D. Lgs. 163/2006 (che riprende la formulazione già contenuta nell 'art. 6 della L. 537/1993) è una norma imperativa, che si sostituisce di diritto ad eventuali pattuizioni contrarie (o mancanti) nei contratti pubblici di appalti di servizi e forniture ad esecuzione periodica o continuativa (ex multis: Consiglio di Stato, Sez. V, 20 agosto 2008 n. 3994, V Sezione, 16 giugno 2003 n. 3373; 8 maggio 2002 n. 2461; 19 febbraio 2003 n. 916): ciò in quanto la clausola di revisione periodica del corrispettivo di tali contratti ha lo scopo di tenere indenni gli appaltatori delle amministrazioni pubbliche da quegli aumenti dei prezzi dei fattori della produzione che, incidendo sulla percentuale di utile stimata al momento della formulazione dell'offerta, potrebbero indurre l'appaltatore a svolgere il servizio o ad eseguire la fornitura a condizioni deteriori rispetto a quanto pattuito o, addirittura, a rifiutarsi di proseguire nel rapporto, con inevitabile compromissione degli interessi pubblici. (…..) Per evitare tali inconvenienti, il legislatore ha quindi disposto l'inserimento obbligatorio della clausola di revisione prezzi ed ha contemporaneamente delineato il procedimento istruttorio attraverso cui la stazione appaltante deve determinare l'entità del compenso revisionale. (..) Peraltro, è noto che le disposizioni dell'art. 6 della L. 24 Dicembre 1993 n. 537 non sono state completamente attuate, visto che, ad esempio, non ha mai concretamente funzionato il meccanismo di rilevazione del costo dei beni e servizi, per cui si applica normalmente il c.d. indice FOI fissato dall'ISTAT (cfr. Consiglio di Stato n. 3373/2003, 2461/2002, 4801/2002). (..) Può pertanto affermarsi che, per i contratti ad esecuzione periodica o continuativa - relativi a servizi e forniture - stipulati da amministrazioni pubbliche, la regola ordinaria è quella per cui la revisione prezzi spetta senza alcun margine di alea a danno dell'appaltatore.
REVISIONE PREZZI - ETEROINTEGRAZIONE AUTOMATICA EX ART. 1339 C.C
L'art. 6 della L. n. 537-93 detta una disciplina speciale circa il riconoscimento della revisione dei prezzi nei contratti stipulati dalla P.A.
Poiche' questa è una previsione che prevale su quella generale di cui all’art. 1664 c.c., attribuendo direttamente alle imprese il diritto alla revisione dei prezzi, essa ha natura imperativa e si impone, come contenuto integrativo ope legis, nelle pattuizioni private, modificando e sostituendo la volonta' delle parti contrastante con la stessa, attraverso il meccanismo introdotto dall’art. 1339 c.c.
La sua finalita' primaria, infatti, è quella di salvaguardare l’interesse pubblico a che le prestazioni di beni e servizi alle pubbliche amministrazioni non possano col tempo subire una diminuzione qualitativa a causa della eccessiva onerosita' sopravvenuta della prestazione e della conseguente incapacita' del fornitore di farvi compiutamente fronte.
Ne consegue che le disposizioni negoziali contrastanti con tale disposizione legislativa non solo sono colpite dalla nullita' ex art. 1419 cc, ma sostituite de iure, ex art. 1339 c.c., dalla disciplina imperativa di legge (cfr. anche Consiglio di Stato, Sez. V, 28 agosto 2008, n. 3994 e 9 giugno 2008, n. 2786).
CONTRATTI DI DURATA - REVISIONE DEI PREZZI
Se la ratio dell’istituto della revisione - dal punto di vista dell’appaltatore - è quello di “tenere indenni gli appaltatori delle amministrazioni pubbliche da quegli aumenti dei prezzi dei fattori della produzione che, incidendo sulla percentuale di utile stimata al momento della formulazione dell'offerta, potrebbero indurre l'appaltatore a svolgere il servizio o ad eseguire la fornitura a condizioni deteriori rispetto a quanto pattuito o, addirittura, a rifiutarsi di proseguire nel rapporto, con inevitabile compromissione degli interessi pubblici” (T.A.R.. Campania - Napoli sez. VIII 5 febbraio 2015 n. 887) deve ritenersi che la revisione dei prezzi sia giustificata solo in relazione allo squilibrio (effettivamente determinatosi) dei costi (concretamente sostenuti) che incidono sull’utile di impresa.
Indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, senza tabacchi, relativi al mese di maggio 2015, che si pubblicano ai sensi dell'art. 81 della legge 27 luglio 1978, n. 392 (Disciplina delle locazioni di immobili urbani), ed ai sensi dell'art. 54 delle legge del 27 dicembre 1997, n. 449 (Misure per la stabilizzazione della finanza pubblica). (15A04725)
CONTRATTI AD ESECUZIONE CONTINUATIVA O PERIODICA - REVISIONE PREZZI - ISTRUTTORIA
L’art. 115 codice appalti stabilisce che tutti i contratti devono contenere una clausola di revisione prezzi, ma non stabilisce (salvo che per i profili relativi all’istruttoria) quali contenuti debba avere tale clausola e quindi demanda la relativa disciplina alle parti che, nell’ambito dell’autonomia negoziale espressione del piu' generale principio di autoderminazione contrattuale, possono pertanto inserire clausole contrattuali (ad esempio di decadenza) che impongono specifici termini in ordine all’esercizio del diritto alla revisione.
Le clausole di decadenza inserite nel contratto, quindi, sono del tutto coerenti con i principi generali che regolano i contratti in generale, quali il principio di correttezza che caratterizza l’intera dinamica contrattuale, dalle trattative (art. 1337 c.c.) a tutta l’esecuzione del contratto (art. 1375 c.c.), risultando infatti del tutto ragionevole e conforme a buona fede pretendere che il creditore (nel caso in esame il concessionario), nel rivendicare i propri diritti verso il debitore, lo faccia con modalita' (tra cui la tempestivita' nella richiesta), tali da non aggravare la posizione della controparte.
Tuttavia quanto all’aspetto della documentazione della richiesta da parte dell’impresa, deve rilevarsi che l’art 115 codice appalti prevede che: “Tutti i contratti ad esecuzione periodica o continuativa relativi a servizi o forniture debbono recare una clausola di revisione periodica del prezzo. La revisione viene operata sulla base di una istruttoria condotta dai dirigenti responsabili dell'acquisizione di beni e servizi sulla base dei dati di cui all'articolo 7, comma 4, lettera c) e comma 5”.
Da tale disposizione si evincono due principi fondamentali in materia di revisione e cioè che ogni contratto ad esecuzione periodica o continuativa deve obbligatoriamente contenere una clausola di revisione periodica del prezzo e che l’istruttoria per determinare l’ammontare della revisione spetta all’amministrazione, sicchè l’ente non potra' demandare all’impresa concessionaria di dimostrare la sussistenza dei presupposti per il riconoscimento della revisione, spettando ad esso il compito di compiere gli accertamenti a tal fine necessari, compresa l’acquisizione dei relativi documenti, pena la nullita' per contrarieta' con l’art. 115 codice appalti di tutte quelle clausole contrattuali che impongano oneri di produzione documentale in capo all’impresa per dimostrare il suo diritto alla revisione, non richiesti dalla legge.
L’art. 115 del Codice degli Appalto cosi' recita: “la revisione viene operata sulla base di una istruttoria condotta dai dirigenti responsabili dell'acquisizione di beni e servizi sulla base dei dati di cui all'articolo 7, comma 4, lettera c) e comma 5 cod. app.”.
L’art. 7 comma 4 lettera c) cod. app. prevede “la sezione centrale dell'Osservatorio dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture deve determinare annualmente costi standardizzati per tipo di servizio e fornitura in relazione a specifiche aree territoriali, facendone oggetto di una specifica pubblicazione, avvalendosi dei dati forniti dall'ISTAT, e tenendo conto dei parametri qualita' prezzo di cui alle convenzioni stipulate dalla CONSIP, ai sensi dell'articolo 26, legge 23 dicembre 1999, n. 488”.
L’art. 7 comma 5° cod. app. dispone, infine: “Al fine della determinazione dei costi standardizzati di cui al comma 4, lettera c), l'ISTAT, avvalendosi, ove necessario, delle Camere di commercio, cura la rilevazione e la elaborazione dei prezzi di mercato dei principali beni e servizi acquisiti dalle amministrazioni aggiudicatrici, provvedendo alla comparazione, su base statistica, tra questi ultimi e i prezzi di mercato. Gli elenchi dei prezzi rilevati sono pubblicati nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana, con cadenza almeno semestrale, entro il 30 giugno e il 31 dicembre”.
Tuttavia, la disciplina dettata dalla normativa appena citata non ha ancora avuto attuazione per la parte in cui prevede l'elaborazione, da parte dell'Istat, di particolari indici concernenti il miglior prezzo di mercato desunto dal complesso delle aggiudicazioni di appalti di beni e servizi, rilevate su base semestrale, sicche' la lacuna va colmata mediante il ricorso all'indice F.O.I., con la precisazione, in ogni caso, che l'utilizzo di tale parametro non esime la stazione appaltante dal dovere di istruire il procedimento tenendo conto di tutte le circostanze del caso concreto al fine di esprimere la propria determinazione discrezionale, ma segna il limite massimo oltre il quale, salvo circostanze eccezionali che devono essere provate dall'impresa, non puo' spingersi nella determinazione del compenso revisionale (cfr. tra le tante, Consiglio di Stato, sez. V, 8 maggio 2002 n. 2461; Consiglio di Stato, sez. V, 13 dicembre 2002 n. 4801; Consiglio di Stato, sez. V, 16 giugno 2003, n. 3373).
CLAUSOLA REVISIONE PERIODICA PREZZO - NATURA IMPERATIVA E INDEROGABILE
L’indisponibilita' dei costi standardizzati determinati dall’Osservatorio dei contratti pubblici ai sensi dell’art 7, IV comma, lett. c), e V comma del Codice (le cui prescrizioni sono richiamate dal successivo art. 115) non impedisce di riconoscere la revisione prezzi. I due periodi dell’art.115 del DLgs n. 163/2006 enunciano, infatti, altrettanti principi: il primo impone la revisione periodica del prezzo di tutti i contratti pubblici ad esecuzione periodica e continuativa, il secondo stabilisce che l’entita' di tale revisione deve scaturire dagli esiti di un’apposita istruttoria condotta dall’amministrazione. È vero che l’ultimo periodo individua alcuni parametri statistici ai quali ancorare le valutazioni in materia, ma siffatto “modello istruttorio” appare meramente orientativo dell’operato della parte pubblica, con la conseguenza che la carenza delle rilevazioni statistiche semestrali ivi contemplate non impedisce l’applicazione della norma precedente, rimanendo inalterato il potere-dovere dell’Amministrazione di svolgere comunque un’istruttoria che, anche in assenza dei criteri predeterminati, deve comunque svolgersi nel rispetto del generale limite interno di ragionevolezza (cfr. CdS, V, 14.2.2006 n. 7461 in relazione all’analogo art. 6, IV e VI comma della legge n. 537/1993). L' esatto ammontare della revisione prezzi deve essere determinato mediante un’istruttoria condotta dai dirigenti responsabili della acquisizione di beni e servizi (cfr., da ultimo, TAR Napoli, VIII, 11.2.2015 n. 1017). Con riferimento all’indice che dovrebbe fungere nella specie da base del computo revisionale, alla luce della giurisprudenza (cfr., ex pluribus, CdS, V, 23.4.2014 n. 2052), deve farsi applicazione dell’indice F.O.I. Resta fermo che, laddove, l’impresa dimostri, durante l’istruttoria, l’esistenza di circostanze eccezionali che giustifichino la deroga all’indice F.O.I., la quantificazione del compenso revisionale potra' effettuarsi con il ricorso a differenti parametri statistici.
INDICI PREZZI AL CONSUMO FAMIGLIE DI OPERAI E IMPIEGATI
Indici dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, senza tabacchi, relativi al mese di aprile 2015, che si pubblicano ai sensi dell'art. 81 della legge 27 luglio 1978, n. 392 (Disciplina delle locazioni di immobili urbani), ed ai sensi dell'art. 54 della legge del 27 dicembre 1997, n. 449 (Misure per la stabilizzazione della finanza pubblica). (15A03927)
CONTRATTI DI DURATA - REVISIONE CORRISPETTIVO
L’art. 115 del Codice dei contratti pubblici stabilisce che “1. Tutti i contratti ad esecuzione periodica o continuativa relativi a servizi o forniture debbono recare una clausola di revisione periodica del prezzo. La revisione viene operata sulla base di una istruttoria condotta dai dirigenti responsabili dell'acquisizione di beni e servizi sulla base dei dati di cui all' articolo 7 , comma 4, lettera c) e comma 5.”” (la norma ripropone sostanzialmente l'art. 6 della legge 24 dicembre 1993, n. 537 come sostituito dall'art. 44 della legge 23 dicembre 1994, n. 724 ed il cui comma 2 era stato modificato dall'art. 23 della legge 18 aprile 2005, n. 62, poi abrogato dall'art. 256 del d.lgs. n. 163 del 2006).
La giurisprudenza di questo Consiglio di Stato ha chiarito al riguardo: a) che la normativa in questione ha natura imperativa, per cui si inserisce automaticamente e prevale addirittura sulla regolamentazione pattizia, cosicche' “nessuna preclusione è configurabile in ordine al diritto che trova titolo e disciplina nella legge” (Sez. III, 9 maggio 2012, n. 2682; cfr. anche Sez. III, 1 febbraio 2012, n. 504, Sez. V, 22 dicembre 2014, n. 6275); b) che il presupposto per la sua applicazione è che vi sia stata mera proroga e non un rinnovo del rapporto contrattuale, consistendo la prima “nel solo effetto del differimento del termine finale del rapporto, il quale rimane per il resto regolato dall’atto originario” mentre il secondo scaturisce da “una nuova negoziazione con il medesimo soggetto, che puo' concludersi con l’integrale conferma delle precedenti condizioni o con la modifica di alcune di esse se non piu' attuali” (Sez. III, n. 2682 del 2012, cit.), essendo in questo caso intervenuti tra le parti “atti successivi al contratto originario con cui, attraverso specifiche manifestazioni di volonta', sia stato dato corso tra le parti a distinti, nuovi ed autonomi rapporti giuridici, ancorche' di contenuto identico a quello originario, senza avanzare alcuna proposta di modifica del corrispettivo.”(Sez. III, 11 luglio 2014, n. 3585).
Indici dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, senza tabacchi, relativi al mese di marzo 2015, che si pubblicano ai sensi dell'articolo 81 della legge 27 luglio 1978, n. 392 (Disciplina delle locazioni di immobili urbani ), ed ai sensi dell'articolo 54 della legge del 27 dicembre 1997, n. 449 (Misure per la stabilizzazione della finanza pubblica ). (15A02947)
CLAUSOLA PERIODICA DI REVISIONE DEI PREZZI - LIMITI ALLA SUA APPLICAZIONE
TAR PUGLIA BA SENTENZA 2014
Come affermato da recente e consolidata giurisprudenza, l’art. 115, D.Lgs. n. 163/2006 è una norma imperativa che si sostituisce di diritto ad eventuali pattuizioni contrarie (o mancanti) nei contratti pubblici di appalti di servizi e forniture ad esecuzione periodica o continuativa, configurandosi pertanto come norma inderogabile da parte della stazione appaltante (cfr. T.A.R. Campania Napoli, Sez. III, n. 4759 del 2014; T.A.R. Puglia Lecce, Sez. II, 3 giugno 2013, n. 1293; Sez. III, 25 ottobre 2012, n.1944).
La previsione di un meccanismo di revisione del prezzo di un appalto di durata su base periodica è la riprova che la legge ha inteso munire i contratti di forniture e servizi di un meccanismo che, a cadenze determinate, comporti, all’occorrenza e sussistendo i richiesti presupposti, la definizione di un “nuovo” corrispettivo, per le prestazioni oggetto del contratto, conseguente alla dinamica dei prezzi registrata in un dato arco temporale, con beneficio per entrambi i contraenti.
Come chiarito, dalla sentenza Consiglio di Stato, Sez. V, n. 2052 del 2014, il legislatore ha imposto una sequenza che rende obbligatori non soltanto l’inserzione automatica nel contratto della clausola di revisione, ma anche il suo concreto svolgimento sul piano procedimentale. Non avrebbe avuto senso imporre per legge una norma integrativa del contratto, non dispositiva ma cogente, per poi consentire che la stessa restasse disapplicata - perche' ad es. alla prefissata scadenza, non veniva attivata la prevista procedura revisionale - vanificando cosi' l’effettivita' dell’inserzione automatica della clausola.
Una volta attivato il procedimento, questo puo' concludersi mediante l'adozione di un provvedimento espresso, di contenuto sia positivo che negativo, ampiamente motivato e soprattutto fondato su dati accertati, documentati e, quindi, non obiettivamente contestabili. Invero, l’istruttoria puo' concludersi anche con l’invarianza dei prezzi contrattuali (cfr. Cons. St., Sez. V, 24 gennaio 2013, n. 465).
Segue da cio' che la procedura revisionale non è discrezionale ne' nell’an, ne' tanto meno nel quantum, costituendo quest’ultimo il risultato di una ricognizione di dati (in particolare, gli indici I.S.T.A.T.) che, per la loro obiettivita' e per la fonte da cui pervengono, s’impongono sia alla stazione appaltante che all’appaltatore (cfr. T.A.R. Lazio Roma, Sez. III, n. 2953 del 2014; Cons. St., Sez. V, 8 maggio 2002, n. 2461; T.A.R. Puglia Lecce, Sez. II, 9 febbraio 2012, n. 262).
La clausola di revisione periodica del corrispettivo di tali contratti ha quindi lo scopo di tenere indenni i fornitori di beni e servizi delle Amministrazioni Pubbliche da quegli aumenti dei prezzi dei fattori della produzione che, nell’incidere sulla percentuale di utile stimata al momento della formulazione dell'offerta, potrebbero indurre l'appaltatore a svolgere il servizio o ad eseguire la fornitura a condizioni deteriori rispetto a quanto pattuito o, addirittura, a rifiutarsi di proseguire nel rapporto, con inevitabile compromissione di chiari interessi pubblici (cfr. T.A.R. Campania Napoli, Sez. VIII, 14 maggio 2014, n. 2673; T.A.R. Puglia Lecce, Sez. III, 13 settembre 2013, n. 1926; Cons. St., Sez. III, 19 luglio 2011, n. 4362).
Deve, tuttavia, adeguatamente evidenziarsi che la fattispecie della revisione di cui qui si discetta trova il suo campo di applicazione alle sole proroghe contrattuali, non anche ai c.d. rinnovi contrattuali.
REVISIONE PERIODICA DEL PREZZO - DETERMINAZIONE
Come correttamente evidenziato dallo stesso giudice di primo grado, questo giudice ha piu' volte affermato che la disciplina legale dettata dall’art. 6 commi 4 e 6, della L. 537 del 1993 – ora trasfusa, come si è detto innanzi, nell’art. 115 del D.L.vo 163 del 2006 - non è mai stata attuata nella parte in cui prevede l’elaborazione, da parte dell'I.S.T.A.T., di particolari indici concernenti il miglior prezzo di mercato desunto dal complesso delle aggiudicazioni di appalti di beni e servizi, rilevate su base semestrale, e che tale lacuna puo' essere colmata mediante il ricorso all'indice F.O.I. con la precisazione che tale ultimo parametro segna il limite massimo che, salve circostanze eccezionali da provarsi da parte dell’impresa, la P.A. non puo' violare nella determinazione del compenso revisionale nei contratti di appalto di servizi a esecuzione periodica o continuativa di cui è parte, atteso che l’istituto della revisione è preordinato alla tutela dell’esigenza primaria dell’amministrazione di evitare che il corrispettivo del contratto subisca aumenti incontrollati nel corso del tempo, tali da sconvolgere il quadro finanziario sulla cui base è intervenuta la stipulazione del contratto, e solo in via mediata alla tutela dell’interesse dell'impresa a non subire l’alterazione dell’equilibrio contrattuale conseguente alle modifiche dei costi sopraggiunte durante l’arco del rapporto (cosi', ad es., Cons. Stato, Sez. V, 19 giugno 2009 n. 4079).
Inoltre, Cons. Stato, Sez. III, 1 febbraio 2012 n. 504 ha rimarcato espressamente la natura imperativa della disciplina contenuta attualmente nell’anzidetto art. 115 del D.L.vo 163 del 2006, tale da sovrapporsi a qualsivoglia clausola contrattuale ad essa difforme.
ISTAT COMUNICATO
Indici dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, senza tabacchi, relativi al mese di dicembre 2014, che si pubblicano ai sensi dell'art. 81 della legge 27 luglio 1978, n. 392 (Disciplina delle locazioni di immobili urbani), ed ai sensi dell'articolo 54 della legge del 27 dicembre 1997, n. 449 (Misure per la stabilizzazione della finanza pubblica). (15A00455)
SERVIZI ALL. IIB - REVISIONE PREZZI - NON E' AUTOMATICA
Il servizio di cui si controverte nel caso di specie appartiene alla categoria dei servizi di assistenza sanitaria – sociale di cui all’allegato II B del D.Lgs. 163/2006, svolgendo in se' e per se' un evidente ruolo di primario interesse pubblicistico volto al contenimento e alla razionalizzazione delle situazioni emergenziali correlate all’immigrazione clandestina.
L’art. 115, pertanto, non trova applicazione alla convenzione per cui è causa, in quanto, in considerazione del peculiare rilievo pubblicistico del servizio dato in appalto, è consentito all’Amministrazione resistente escludere l’operativita' del meccanismo automatico della revisione prezzi.
A tal riguardo, è opportuno richiamare quanto gia' affermato dal Giudice Amministrativo in fattispecie del tutto assimilabili (cfr., inter alia, T.A.R. Lazio, sez. II, 13 aprile 2010 n. 6655; T.A.R. Sardegna, Sez. I, sent. n. 433/2014), ove si è sostanzialmente messo in evidenza che in presenza di enti aggiudicatori che operino in virtu' di diritti speciali o esclusivi o a tutela di peculiari ipotesi di rafforzato interesse pubblicistico la norma sulla revisione prezzi di cui all’art. 115 d.lgs. 163/2006 risulta comunque derogabile dalla volonta' delle parti che la eliminino dalla pattuizione o che inseriscano nel contratto una apposita clausola che ne limiti o ne escluda l’operativita'.
Indice dei prezzi al consumo, per il mese di giugno 2014, per le famiglie di operai e impiegati, che si pubblicano ai sensi dell'articolo 81 della legge 27 luglio 1978, n. 392 (Disciplina delle locazioni di immobili urbani), ed ai sensi dell'articolo 54 della legge 27 dicembre 1997, n. 449 (Misure per la stabilizzazione della finanza pubblica).
REVISIONE PREZZI - PROVVEDIMENTO - COMPETENZA PA
L'attivazione del procedimento di verifica e lo svolgimento della necessaria istruttoria costituiscono un preciso e inderogabile dovere per la stazione appaltante, che non le è consentito eludere con espedienti diversi, dietro i quali trincerarsi per prendere tempo e sostanzialmente, in una fase di grave crisi economica che ha colpito anche gli enti erogatori di servizi pubblici, per evitare ulteriori esborsi di danaro, disattendendo la disamina delle richieste di revisione prezzi della ditta esecutrice dell'appalto. L'art. 115, d.lgs. n. 163 del 2006, per il suo carattere di norma imperativa (Tar Lecce, sez. II, 3 giugno 2013, n. 1293; sez. III, 25 ottobre 2012, n.1944), non puo' essere infatti derogato dalla stazione appaltante, la quale è dunque tenuta ex lege ad effettuare, alle singole scadenze prescritte, la verifica dell'eventuale mutamento dei prezzi dei materiali occorrenti per l'esecuzione dell'appalto. In doverosa applicazione della norma primaria (art. 115, d.lgs. n. 163 del 2006, che peraltro riproduce l'art. 6, comma 4, l. 24 dicembre 1993, n. 537) e del disciplinare di gara (art. 12) la stazione appaltante era obbligata a verificare puntualmente la necessita' di procedere alla revisione prezzi e, in caso affermativo, alla sua liquidazione.
ISTAT COMUNICATO 2014
Indici dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, senza tabacchi, relativi al mese di dicembre 2013, che si pubblicano ai sensi dell'art. 81 della legge 27 luglio 1978, n. 392 (Disciplina delle locazioni di immobili urbani), ed ai sensi dell'art. 54 della legge del 27 dicembre 1997, n. 449 (Misure per la stabilizzazione della finanza pubblica). (14A00351)
IL DIRITTO DI CHIEDERE LA REVISIONE DEL PREZZO SI PRESCRIVE IN CINQUE ANNI
Come ha osservato la Sezione in un precedente analogo (Cons. Stato, Sezione III° n.4362/2011) il diritto alla revisione non è altro “..che il diritto ad un diverso e piu' vantaggioso calcolo del quantum spettante al prestatore del servizio. Pertanto il diritto alla revisione si prescrive, per ciascun rateo del corrispettivo contrattuale, a decorrere dal termine di pagamento del rateo, se questo non venisse pagato, ovvero del diritto alla integrazione, se il rateo venisse pagato in un importo inferiore a quello contrattualmente dovuto. E poiche' il diritto al pagamento dei singoli ratei è soggetto a prescrizione quinquennale, questo è il termine da applicare anche al diritto di chiedere la revisione.”
CONCESSIONI DI PUBBLICI SERVIZI – REVISIONE PERIODICA DEL PREZZO
Secondo il consolidato insegnamento della giurisprudenza amministrativa, la previsione di cui all'articolo 115 del d.lgs. n. 163/2006 (obbligatorieta' della revisione periodica del prezzo), riguarda esclusivamente il contratto di appalto e non il contratto accessivo ad una concessione di pubblico servizio, per il quale vige l'opposto principio della normale invariabilita' del canone concessorio (cfr. tra le tante: Cons. Stato, Sez. VI, 5 giugno 2006, n. 3335; 3 febbraio 2006, n. 388).
Infatti, le concessioni di servizi sono soggette alla normativa di cui al d.lgs. n. 163/2006 solo negli stretti limiti da essa specificati (si veda in particolare l’art. 30), con esclusione, quindi, dell'invocato istituto previsionale.
Tale preclusione, nella specie, appare viepiu' ragionevole ove si consideri il particolare e persistente favor di cui gode la ricorrente, non soltanto concessionaria monopolistica non selezionata attraverso un procedimento di evidenza pubblica, ma anche impresa assistita per il tramite di stabili ausili pubblici e ricorrenti misure di ripiano dei disavanzi di gestione.
Ne' a diversa conclusione, puo' indurre l'invocata decisione del Consiglio di Stato, Sez. V, n. 5954/2010. Anche tale pronuncia, infatti, tiene ferma la distinzione tra concessione e contratto, pervenendo al riconoscimento del diritto dell'impresa ricorrente ad ottenere la revisione inflattiva, proprio sul presupposto che nella specie il contratto stipulato con l'amministrazione non abbia “la finalita' di regolamentare un rapporto concessorio, ma….. il contenuto di un vero e proprio rapporto contrattuale che, prescindendo dalla concessione preesistente, costituisce l'unica fonte giuridica di regolamentazione dei rapporti…”.
REVISIONE PREZZI - NATURA DEL DEBITO REVISIONALE
Secondo l'indirizzo costante della giurisprudenza la parte interessata ha l'onere di attivarsi per ottenere il compenso revisionale entro un tempo ragionevole per provocare una decisione dell'Amministrazione e tale termine non puo' essere superiore a quello stabilito per la prescrizione dei diritti di credito; in particolare, considerata la natura indisponibile del diritto in parola, nonche' la mancanza di un espresso termine normativo entro il quale il diritto puo' essere fatto valere, la richiesta deve essere effettuata entro il termine di prescrizione quinquennale dettato dall'art. 2948 n. 4, cod. civ. (Consiglio di Stato, sez. III, 9 maggio 2012, n. 2682, 1 febbraio 2012, n. 504, 19 luglio 2011, n. 4362).
REVISIONE PREZZI - TEMPESTIVITA' DELLA DOMANDA
Quanto alla tempestivita' della domanda, la giurisprudenza prevalente, muovendo dalle premesse che la legge non ha provveduto a stabilire espressamente un periodo massimo oltre il quale non sia piu' possibile richiedere di procedere alla revisione del prezzo, ha concluso che la stessa richiesta possa essere effettuata “entro il termine di prescrizione stabilito per le prestazioni che devono essere rese in modo periodico, e quindi nel termine di prescrizione quinquennale dettato dall’art. 2948 n. 4) del c.c..” (cosi' Cons. di St., sez. III, 19 luglio 2011, n. 4362; nello stesso senso, in pratica, anche III, 1° febbraio 2012, n. 504, secondo la quale “.. la parte interessata a ottenere il compenso revisionale ha l’onere di attivarsi entro un tempo ragionevole, per provocare una decisione dell’Amministrazione. Tale termine non puo' essere superiore a quello stabilito per la prescrizione dei diritti di credito” (Cons. di St., sez. V, 10 settembre 2012, n. 4783).
REVISIONE PREZZI NON CONSENTITA SE VI E' STATA RINEGOZIAZIONE
Non spetta, l’invocata revisione prezzi in relazione ai servizi erogati dalla Societa' ricorrente negli anni 2004, 2007 e 2008, in ragione dell’avvenuta rinegoziazione dei prezzi del contratto di appalto dei servizi di vigilanza tra le parti in causa (implicante un rinnovato esercizio dell’autonomia negoziale, che rende incompatibile l’immediata applicazione imperativa della clausola di revisione prezzi).
Che poi all’esito della trattativa siano rimaste in vigore le tariffe degli anni precedenti, non è sembrata ai due Collegi (di primo e di secondo grado) una ragione sufficiente per escludere che tali tariffe, giungendo all’esito di una rinegoziazione, siano sottratte all’istituto della revisione dei prezzi
CONTRATTI AD ESECUZIONE PERIODICA O CONTINUATIVA - REVISIONE PREZZI
L'istruttoria alla base del procedimento con cui "viene operata" la revisione è a sua volta basata, per lo stesso art. 115, direttamente e soltanto sui dati di cui all'art. 7, per cui, in conclusione: l'inserzione automatica della clausola contrattuale di revisione del prezzo comporta la sua necessaria applicazione; questa deve essere basata sulla detta istruttoria, che deve percio' essere stata eseguita; cio' richiede l'altresi' necessaria attuazione del presupposto dell'istruttoria consistente nella determinazione annuale dei costi standardizzati di cui all'art. 7, comma 4, lett. c), commi 5, 5-bis e 6;
- ne', essendo questa sequenza prescritta per legge, vi si possono opporre la pur indubbia complessita' della sua attuazione amministrativa, volta presumibilmente ad assicurare, nell'intento del legislatore, la piu' compiuta ponderazione di una complessa rilevazione di dati, ovvero la sua sostituibilita' con l'applicazione di un diverso indice, che, seppure utile in via surrogatoria nelle more dell'attuazione del procedimento di legge, non è stato dalla legge stessa evidentemente ritenuto adeguato per la regolazione della fattispecie;
- cio' in quanto "La previsione di un meccanismo di revisione del prezzo di un appalto di durata su base periodica dimostra, quindi, che la legge ha inteso munire i contratti di forniture e servizi di un meccanismo che, a cadenze determinate, comporti la definizione di un "nuovo" corrispettivo per le prestazioni oggetto del contratto riferito alla dinamica dei prezzi registrata in un dato arco temporale di riferimento, con beneficio di entrambi i contraenti, poiche' l'appaltatore vede ridotta, anche se non eliminata, l'alea propria dei contratti di durata, e la stazione appaltante vede diminuito il pericolo di un peggioramento di una prestazione divenuta onerosa" (Cons. Stato, III, 19 luglio 2011, n. 4362);
-dovendosi concludere in questo quadro che: il provvedimento di applicazione della clausola di revisione non è discrezionale e, in quanto incidente sull'equilibrio contrattuale, è di interesse della ricorrente; per l'emanazione di tale atto non discrezionale, anche se porti a non variare i prezzi contrattuali, si deve disporre della determinazione dei costi standardizzati che, in quanto base necessaria per l'istruttoria strumentale all'applicazione della revisione nell'esecuzione contrattuale, afferisce altresi' al detto interesse del privato pur trattandosi di atto generale; potendo l'inerzia nella detta determinazione dei costi, che la legge stabilisce annuale, essere di conseguenza oggetto del rimedio di cui all'art. 31 del Cod. proc.amm.
CLAUSOLA DI REVISIONE PREZZI - NORMA IMPERATIVA
Secondo l’art. 6, comma 4, della L. n. 537/93: "tutti i contratti ad esecuzione periodica o continuativa debbono recare una clausola di revisione periodica del prezzo. La revisione viene operata sulla base di una istruttoria condotta dai dirigenti responsabili dell'acquisizione di beni e servizi sulla base dei dati di cui al comma 6".
La disposizione normativa, poi ripresa in maniera pressoche' identica, dall'art. 115 D. Lgs. n. 163/06, è pacificamente riconosciuta dalla giurisprudenza amministrativa quale norma imperativa che, come tale, è destinata ad operare anche in assenza di specifica previsione tra le parti ovvero in presenza di previsioni contrastanti.
In particolare, la giurisprudenza della Sezione, da cui il Collegio non ha motivo di discostarsi, ha gia' avuto modo di precisare che il predetto art. 6 della L. 537/93 detta una disciplina speciale circa il riconoscimento della revisione dei prezzi nei contratti stipulati dalla P.A.
Poiche' questa è previsione che prevale su quella generale di cui all'art. 1664 c.c., attribuendo direttamente alle imprese il diritto alla revisione dei prezzi, essa ha natura imperativa e si impone, come contenuto integrativo “ope legis”, nelle pattuizioni private, modificando e sostituendo la volonta' delle parti contrastante con la stessa, attraverso il meccanismo introdotto dall'art. 1339 cc.
CONTRATTI AD ESECUZIONE PERIODICA – ADEGUAMENTO DEI CORRISPETTIVI – GIURISDIZIONE ESCLUSIVA GA
Essendo oggetto dell’impugnativa una deliberazione regionale che riconosce ad un gestore di un pubblico servizio un adeguamento dei corrispettivi, il Collegio osserva come alla stregua del consolidato insegnamento della giurisprudenza anche di questa Sezione, da cui non vi è motivo di discostarsi, nei contratti ad esecuzione periodica o continuativa della pubblica Amministrazione, le controversie relative a tali determinazioni appartengano alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo.
Inoltre, come correttamente ritenuto dal giudice di prime cure, la delibera regionale impugnata dispone un vero e proprio finanziamento pubblico, talchè costituisce in ogni caso “esercizio di un ampio potere dell’Amministrazione a fronte del quale le posizioni soggettive dei soggetti beneficiari (o esclusi dal beneficio) indubbiamente si qualificano come interessi legittimi”.
Non vi è alcun dubbio, quindi, che nel caso di specie sussista la giurisdizione del giudice amministrativo.
REVISIONE DEL PREZZO CONTRATTUALE - TERMINE PRESCRIZIONE QUINQUENNALE
La giurisprudenza, in fattispecie analoga, muovendo dalle premesse che la legge non ha provveduto a stabilire espressamente un periodo massimo oltre il quale non sia piu' possibile richiedere di procedere alla revisione del prezzo, e che, nella relativa fattispecie concreta, nemmeno il contratto sottoscritto fra le parti indicava un termine (decadenziale) entro il quale la richiesta dovesse essere fatta valere, ha concluso che la stessa richiesta potesse essere effettuata "entro il termine di prescrizione stabilito per le prestazioni che devono essere rese in modo periodico, e quindi nel termine di prescrizione quinquennale dettato dall'art. 2948 n. 4) del c.c.." (cosi' C.d.S., III, 19 luglio 2011, n. 4362; nello stesso senso, in pratica, anche III, 1° febbraio 2012, n. 504, secondo la quale " … la parte interessata ad ottenere il compenso revisionale ha l'onere di attivarsi entro un tempo ragionevole, per provocare una decisione dell'amministrazione. Tale termine non puo' essere superiore a quello stabilito per la prescrizione dei diritti di credito."). Sicche', poiche' al momento della presentazione della domanda di revisione prezzi non era ancora decorso il predetto termine di prescrizione, la richiesta della societa' in tal caso appellante avrebbe dovuto trovare accoglimento.
REVISIONE CONTRATTUALE IN MISURA SUPERIORE ALL'INDICE FOI
Deve infatti ritenersi che, in ragione della natura eccezionale delle circostanze che possono legittimare il riconoscimento di una revisione contrattuale in misura maggiore rispetto a quanto spettante secondo l'indice “F.O.I.”, sia preciso onere - in via generale - dell'impresa affidataria del servizio di portare tempestivamente a conoscenza l'amministrazione di tali sopravvenute circostanze, ritenute "eccezionali" dall'impresa medesima ai fini in questione.
Se deve ritenersi sussistente in capo all'impresa tale onere "in via generale", come sopra rilevato, a maggior ragione deve ritenersi sussistente tale preciso obbligo per l'impresa di rappresentare eventuali fatti eccezionali sopravvenuti, a fronte di una richiesta dell'amministrazione comunale di prorogare il contratto "alle medesime condizioni".
Ritiene il collegio che tale omissione da parte dell'impresa precluda la possibilita' di richiedere compensi revisionali in misura eccezionale non solo per il "futuro" (cioè per il periodo di proroga del contratto), a fronte dell'accettazione incondizionata da parte della ricorrente della proroga in questione "alle medesime condizioni", ma anche per il "passato" (cioè per il periodo in questione dal 1 gennaio 2008 alla data dell'atto di proroga), posto che risulterebbe palesemente irragionevole riconoscere la spettanza di compensi speciali per il periodo antecedente all'atto di proroga, palesemente non spettanti per il periodo successivo in forza dell'accettazione incondizionata da parte della ricorrente della proroga in questione, pur a fronte del permanere delle medesime circostanze in ordine all'incremento delle tariffe di smaltimento.
Con riferimento alla revisione dei prezzi, è sufficiente ricordare l'ormai pacifico orientamento giurisprudenziale, condiviso dalla Sezione in mancanza di ragioni che militino in senso contrario, secondo cui la revisione dei prezzi in tal modo prevista si applica solo alle proroghe contrattuali ma non agli atti successivi al contratto originario con cui, attraverso specifiche manifestazioni di volonta', sia stato dato corso tra le parti a distinti, nuovi ed autonomi rapporti giuridici, ancorche' di contenuto analogo a quello originario (cfr. da ultimo Cons. St., sez. IV, 1° giugno 2010 n. 3474).
REVISIONE PREZZI - NORMA IMPERATIVA - REVISIONE PERIODICA DEL CORRISPETTIVO
La giurisprudenza amministrativa è ormai costante nell’affermazione secondo cui l’art. 6 della Legge n° 537/1993 e ss.mm. (oggi l’art. 115 del Decreto Lgs. n°163/2006) è una norma imperativa, che si sostituisce di diritto ad eventuali pattuizioni contrarie (o mancanti) nei contratti pubblici (appalti di servizi e forniture) ad esecuzione periodica o continuativa (ex multis: Consiglio di Stato, V Sezione, 16 Giugno 2003 n° 3373; 8 Maggio 2002 n° 2461; 19 Febbraio 2003 n° 916), e cio' in quanto la clausola di revisione periodica del corrispettivo di tali contratti ha lo scopo di tenere indenni gli appaltatori della Pubblica Amministrazione da quegli aumenti dei prezzi dei fattori della produzione che, incidendo sulla percentuale di utile stimata al momento della formulazione dell’offerta, potrebbero indurre l’appaltatore a svolgere il servizio o ad eseguire la fornitura a condizioni deteriori rispetto a quanto pattuito o, addirittura, a rifiutarsi di proseguire nel rapporto, con inevitabile compromissione degli interessi pubblici.
Con orientamento costante, dal quale il Collegio non ha motivo di discostarsi, la giurisprudenza amministrativa ha ritenuto che l'art. 6 citato, nella parte in cui vieta in modo diretto ed assoluto l'effetto del rinnovo tacito, non impedisce, pero' la prorogabilita' del contratto (Cfr.: Consiglio di Stato, V Sezione, 20 Ottobre 1998 n° 1508; VI Sezione, 29 Marzo 2002 n° 1767). A tanto consegue che alle mere proroghe contrattuali puo' applicarsi la clausola revisionale prevista dall’art. 6 (ora dall’art. 115 del Decreto Lgs. 12 Aprile 2006 n° 163), nel mentre, conclusione opposta vale con riferimento agli atti con cui, attraverso specifiche manifestazioni di volonta', sia stato dato corso tra le parti a distinti, nuovi ed autonomi rapporti giuridici, ancorche' a contenuto analogo a quello originario (cosi': T.A.R. Lazio I Sezione, 31 Marzo 2005 n° 2367).
La “ratio” di cio' è che, mentre la proroga del termine finale di un appalto pubblico di servizi sposta solo in avanti la scadenza conclusiva del rapporto, il quale resta regolato dalla sua fonte originaria, il rinnovo del contratto comporta una nuova negoziazione tra i medesimi soggetti, ossia un rinnovato esercizio dell’autonomia negoziale, che rende incompatibile l’immediata applicazione imperativa della clausola di revisione prezzi (per la durata del contratto pattuita).
REVISIONE PREZZI - NO MARGINE ALEATORIO
TAR PUGLIA SENTENZA 2012
Per i contratti ad esecuzione periodica o continuativa - relativi a servizi e forniture - stipulati da Pubbliche Amministrazioni, la regola ordinaria è quella per cui la revisione prezzi spetta senza alcun margine di alea a danno dell’appaltatore.
Nel caso di specie, deve farsi applicazione dei principi innanzi richiamati, atteso che il contratto di appalto di servizi in questione è stato perfezionato “inter partes” il 24 Novembre 2000 (con decorrenza dal 1° Gennaio 2001 e durata novennale) senza, pero', prevedere l’aggiornamento (annuale) del corrispettivo pattuito a titolo di revisione prezzi, con la conseguente inserzione automatica, ai sensi dell’art. 1339 Codice Civile, della richiamata disposizione normativa (prima l’art. 6 della Legge 24 Dicembre 1993 n° 537 e ss.mm. e poi l’art. 115 del Decreto Legislativo 12 Aprile 2006 n° 163) avente carattere imperativo, in quanto finalizzata (come detto) a soddisfare interessi di ordine pubblico.
Con riferimento al quantum revisionale, il meccanismo legale di aggiornamento del canone degli appalti pubblici di servizi (e delle pubbliche forniture) prevede che la revisione venga operata a seguito di una istruttoria condotta dai dirigenti responsabili della acquisizione dei beni e servizi sulla base dei dati rilevati e pubblicati semestralmente dall’I.S.T.A.T. sull’andamento dei prezzi dei principali beni e servizi acquisiti dalle P.A., ma l’insegnamento giurisprudenziale consolidato ha chiarito che – a fronte della mancata pubblicazione da parte dell’Istituto nazionale di statistica di tali dati – la revisione prezzi debba essere calcolata utilizzando l’indice (medio del paniere) di variazione dei prezzi per le famiglie di operai e impiegati (c.d. indice F.O.I.) mensilmente pubblicato dal medesimo I.S.T.A.T..
INDICE FOI MESE DICEMBRE 2011
ISTAT COMUNICATO 2012
Indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, relativi al mese di dicembre 2011, che si pubblicano ai sensi dell'art. 81 della legge 27 luglio 1978, n. 392 (Disciplina delle locazioni di immobili urbani), ed ai sensi dell'art. 54 della legge del 27 dicembre 1997, n. 449 (Misure per la stabilizzazione della finanza pubblica).
REQUISITI PIU' STRINGENTI RISPETTO A QUELLI PREVISTI DALLA LEGGE - RISPETTO DELLA MASSIMA PARTECIPAZIONE ALLE GARE
Sono da considerare legittimi i requisiti richiesti dalle stazioni appaltanti che, pur essendo ulteriori e piu' restrittivi di quelli previsti dalla legge, rispettino il limite della logicita' e della ragionevolezza e, cioè, della loro pertinenza e congruita' a fronte dello scopo perseguito. Tali requisiti possono essere censurati solo allorchè appaiano viziati da eccesso di potere, ad esempio per illogicita' o per incongruenza rispetto al fine pubblico della gara (Cons. Stato, 15 dicembre 2005, n. 7139).
Al riguardo, in assenza di specifiche prescrizioni contenute nella lex specialis, non appare sufficiente il generico richiamo (evidenziato dalla stazione appaltante nella nota pervenuta il 10 gennaio 2011) agli allegati al bando che stabiliscono che gli operatori economici devono formulare l’offerta tenendo conto dei costi relativi alla sicurezza e del costo del lavoro come determinato dal C.C.N.L. per i lavoratori delle cooperative sociali del settore socio-assistenziale. Ne' appare corretto affermare, alla luce di quanto stabilito dall’art. 115 del D.Lgs. n. 163/2006 ed in assenza (anche sotto questo profilo) di specifiche indicazioni, che si terra' conto dell’aumento ISTAT se e quando si verificheranno circostanze del genere, se si considera che la lex specialis prevede che “i prezzi rimarranno invariati per tutta la durata del contratto” (cfr. pag. 1 del bando di gara).
Oggetto: Istanza di parere per la soluzione delle controversie ex articolo 6, comma 7, lettera n), del D.Lgs. n. 163/2006 presentata dalla societa' cooperativa sociale A - (gestione servizio sociale professionale e servizio spazio protetto a supporto dell’analogo servizio comunale) - Importo a base d’asta € 404.870,00 - S.A.: Comune B.
CONCESSIONE DI PUBBLICO SERVIZIO E CLASUOLA REVISIONE PREZZI
La disposizione relativa alla obbligatoria ed automatica inserzione della clausola di revisione periodica del prezzo dell’appalto (art. 6, comma 4 legge 24 dicembre 1993, n. 537, ora confluito nella previsione normativa di cui all’art. 115 dlgs 12 aprile 2006, n. 163) costituisce una prescrizione imperativa non suscettibile di essere derogata pattiziamente (con la conseguenza che l’eventuale clausola difforme deve considerarsi nulla).
Avendo il rapporto in contestazione natura concessoria ex lege ed essendo la ditta sostanzialmente una impresa monopolista “assistita”, l’odierna ricorrente non ha diritto all’adeguamento-differenziale inflattivo (i.e. la revisione periodica del prezzo dell’appalto ex art. 115 dlgs n. 163/2006), essendo quest’ultimo istituto tipico di un assetto concorrenziale del mercato inesistente nella fattispecie in esame.
CLAUSOLA REVIONE PREZZI
L'art. 6 della legge 537/93 (come ora l’art. 115 del d.lgs. 163/06) si limitava a sancire il principio dell'obbligatorio inserimento nei contratti ad esecuzione periodica o continuativa di beni o servizi stipulati con le pubbliche amministrazioni di una clausola di revisione del prezzo, senza specificamente definire il contenuto del relativo credito e rimettendo, quindi, alla determinazione delle parti contraenti i presupposti costitutivi del diritto, la sua entita' e le modalita' del suo esercizio, fermo, peraltro, il limite generale della frode alla legge, che non consentiva, come non consente adesso, di vanificare quel diritto mediante il ricorso a clausole che di fatto ne aggirino l’obbligo.
Non puo' ritenersi elusivo della richiamata previsione normativa la stipulazione di una clausola che, conformemente allo spirito ed alla lettera della legge, preveda che si faccia luogo alla revisione del prezzo originariamente pattuito soltanto dopo l’avvenuto decorso di un primo arco temporale, che nel caso concreto è stato fissato in un anno e mezzo e che, alla luce di tutto quanto si è detto, non appare incongruo od irragionevole o tale da frustrare, vanificare od aggirare l’obbligo posto dall’art. 6 cit.
RINNOVO E PROROGA CONTRATTI PUBBLICI ED OPERATIVITA' REVISIONE PREZZI
L’art. 6, co. 2, della legge 24 dicembre 1993 n. 537, come sostituito dall’art. 44 della legge n. 724 del 1994 (ora abrogato dall’art. 256 del d.lgs. n. 163 del 2006), disponeva: “è vietato il rinnovo tacito dei contratti delle pubbliche amministrazioni per la fornitura di beni e servizi, ivi compresi quelli affidati in concessione a soggetti iscritti in appositi albi. I contratti stipulati in violazione del predetto divieto sono nulli”; e, col periodo seguente, poi soppresso dall’art. 23, co. 1, della legge – comunitaria 2004 – 18 aprile 2005 n. 62: “Entro tre mesi dalla scadenza dei contratti, le amministrazioni accertano la sussistenza delle ragioni di pubblico interesse per la rinnovazione dei contratti medesimi e, ove verificata detta sussistenza, comunicano al contraente la volonta' di procedere alla rinnovazione”. Il successivo co. 4 (oggi art. 115 del cit. d.lgs. n. 163 del 2006) prevedeva, inoltre, l’obbligo di inserimento in tutti i contratti a esecuzione periodica o continuativa della clausola di revisione periodica del prezzo, stabilendo altresi' che la revisione venga operata sulla base di una istruttoria condotta dai dirigenti responsabili della acquisizione di beni e servizi sulla base di dati rilevati ed elaborati dall’ISTAT.
Del resto, non v’è dubbio che il divieto concerne testualmente il “rinnovo tacito” e la comminatoria di nullita' si riferisce, del pari testualmente, ai contratti stipulati in violazione di tale specifico divieto.
Quanto alla proroga, da cui il rinnovo si differisce per consistere in un nuovo rapporto giuridico frutto di un diverso esercizio dell’autonomia negoziale delle parti (vedasi in tal senso Cons. St., Sez. V, 11 gennaio 2006 n. 39), il gia' richiamato art. 23 della legge n. 62 del 2005 cosi' statuisce al co. 2: “I contratti per acquisti e forniture di beni e servizi, gia' scaduti o che vengano a scadere nei sei mesi successivi alla data di entrata in vigore della presente legge, possono essere prorogati per il tempo necessario alla stipula dei nuovi contratti a seguito di espletamento di gare ad evidenza pubblica”, dettando in proposito puntuali condizioni. Tuttavia, diversamente dall’art. 6, co. 2, della legge n. n. 537 del 1993, in tale disposizione è assente la comminatoria di nullita' dei contratti stipulati in contrasto con la medesima.
A prescindere dalla qualificazione come “rinnovi” o “proroghe” delle riferite manifestazioni di volonta' della Stazione Appaltante dirette alla conferma della permanenza dei rapporti in essere con il contraente, è indubbio che in nessun caso si è trattato di rinnovo tacito, sicche' non opera nei confronti dei rispettivi contratti la nullita' sancita dal ripetuto art. 6, co. 2, della legge n. 537 del 1993. Conseguentemente, sussiste il diritto alla revisione al quale si riferisce l’art. 244, co. 3, del d.lgs. n. 163 del 2006 e, di qui, per negare che la controversia rientri nella giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo stabilita dallo stesso art. 244, co. 3.
CLAUSOLA REVISIONE PERIODICA PREZZO - RILEVAZIONE PREZZI
L'art. 6, L. 24 dicembre 1993 n. 537, nel testo come sostituito dall'art. 44, l. 23 dicembre 1994 n. 724 (ed oggi trasfuso negli artt.115 e 244 del Codice dei Contratto di cui al d.lgs. n. 163/2006) prevede che tutti i contratti ad esecuzione periodica o continuativa debbano recare una clausola di revisione periodica del prezzo e che le controversie derivanti dall'applicazione del predetto articolo sono devolute alla giurisdizione, in via esclusiva, del giudice amministrativo.
Il comma 6 dell’art. 6 della 537 prevedeva che per: "….orientare le pubbliche amministrazioni nell'individuazione del miglior prezzo di mercato", l'ISTAT avrebbe dovuto curare la "rilevazione e l'elaborazione dei prezzi del mercato dei principali beni e servizi acquisiti dalle pubbliche amministrazioni, provvedendo alla comparazione, su base statistica, tra questi ultimi e i prezzi di mercato….".
Poiche' pero' l'ISTAT non ha mai provveduto a pubblicare la rilevazione ed elaborazione dei costi dei principali beni e servizi acquisiti dalle pp.aa. (ne' ad oggi vi ha provveduto la sezione centrale dell'Osservatorio, cui la sopravvenuta normativa di cui all'art. 115 del codice dei contratti, demanda l’individuazione dei costi standardizzati per tipo di servizio in relazione a specifiche aree territoriali), la giurisprudenza ha ritenuto che non si possa dar rilievo a bollettini delle singole associazioni imprenditoriali, ma che a fronte della mancata pubblicazione da parte dell'ISTAT dei dati relativi all'andamento dei prezzi dei principali beni e servizi acquisiti dalle amministrazioni pubbliche, la revisione dei prezzi d'appalto debba essere operata sulla base dell'indice di variazione dei prezzi per le famiglie di operai ed impiegati ("indice FOI") mensilmente pubblicato dall'ISTAT .
E cio' per la fondamentale ragione che la variazione dei costi non debba essere parametrata al variare dei costi nel settore in quanto la finalita' è quella di ancorare il prezzo contrattuale alla soglia qualificata di inflazione.
REVISIONE PREZZI - FISSAZIONE CRITERI PER ADEGUAMENTO CORRISPETTIVO
TAR PUGLIA BA SENTENZA 2010
A norma di cui all’art. 115 del codice dei contratti pubblici e cosi' la precedente norma di cui all’art. 44, co. 4, della l. n. 724 del 1994 non si limitano a stabilire, genericamente, la necessita' di prevedere una clausola revisionale, ma fissano anche i criteri che devono essere inderogabilmente osservati per un corretto adeguamento del corrispettivo. Ne consegue che non è conforme alla legislazione in materia la disciplina contrattuale che rinvia all’art. 1664 del codice civile e pone a carico dell’appaltatore le variazioni dei prezzi ricadenti entro la pattuita alea contrattuale del 10% (cfr. da ultimo, Cons. Stato, sez. V, n. 6709 del 2009).
Non è, del pari, conforme alla legislazione vigente, la previsione di un termine decadenziale di natura contrattuale per richiedere la revisione prezzi, in quanto tale clausola avrebbe l’effetto equivalente di modificare la previsione legale, pregiudicando l’interesse pubblico a che le prestazioni di beni e servizi da parte degli appaltatori delle amministrazioni pubbliche non subiscano col tempo una diminuzione qualitativa a causa degli aumenti dei prezzi dei fattori della produzione, con conseguente incapacita' del fornitore di far fronte compiutamente alle stesse prestazioni.
La previsione di un termine entro il quale presentare la domanda revisionale, al piu', puo' valere ai fini della decorrenza degli interessi e dell’eventuale prescrizione, ma non puo' comportare una decadenza che, ove ammessa, finirebbe per eludere la disciplina legale, pregiudicando l’interesse pubblico.
Va rammentato che, ai sensi dell’art. 6 comma 4 della L. 537/1993, come novellato dall’art. 44 della legge n. 724/94, tutti i contratti ad esecuzione periodica o continuativa debbono recare una clausola di revisione periodica del prezzo, che viene operata sulla base di una istruttoria condotta dai dirigenti responsabili della acquisizione di beni e servizi sulla base dei dati fissati con la medesima normativa. In questa prospettiva, l’adeguamento del compenso alle variazioni dei prezzi non puo' essere circoscritto sul piano oggettivo.
Cio' posto, considerato che l’art. 6 della legge n. 537/1993 è norma imperativa, non suscettibile di essere derogata pattiziamente (la sua finalita' primaria è quella di salvaguardare l’interesse pubblico a che le prestazioni di beni e servizi alle pubbliche amministrazioni non possano col tempo subire una diminuzione qualitativa a causa della eccessiva onerosita' sopravvenuta della prestazione e della conseguente incapacita' del fornitore di farvi compiutamente fronte), ne consegue che le disposizioni negoziali contrastanti con la disposizione legislativa non solo sono colpite dalla nullita' ai sensi dell’art. 1419 cod. civ., ma sostituitede iure, ex art. 1339 cod. civ., dalla disciplina imperativa di legge.
Nel caso, quindi, la disciplina legale in materia di revisione prezzi si inserisce automaticamente e prevale sulla previsione pattizia, assunta in contratto.
SERVIZI - REVISIONE PREZZI - DISCIPLINA DIVERSA DALL'ART. 1664 COD. CIV.
L'articolo 6 della legge 24 dicembre 1993, n. 537, ora art. 115 del d.lvo 163/06, detta una disciplina speciale, circa il riconoscimento della revisione prezzi nei contratti stipulati dalla p.a. che prevale su quella generale di cui all'articolo 1664 del codice civile. Tale disciplina ha natura imperativa e s’impone nelle pattuizioni private modificando ed integrando la volonta' delle parti contrastante con la stessa, attraverso il meccanismo di cui all'articolo 1339 del codice civile; ne consegue che le clausole difformi sono nulle nella loro globalita', anche se la nullita' non investe l'intero contratto, in applicazione del principio “utile per inutile non vitiatur”, sancito dall'articolo 1419 del codice civile.
CONTRATTI DI DURATA - CLAUSOLA DI REVISIONE PERIODICA DEL PREZZO
L’art. 115 dello stesso D.L.vo 163 del 2006 dispone che "tutti i contratti ad esecuzione periodica o continuativa relativi a servizi o forniture debbono recare una clausola di revisione periodica del prezzo. La revisione viene operata sulla base di una istruttoria condotta dai dirigenti responsabili dell'acquisizione di beni e servizi sulla base dei dati di cui all’articolo 7, comma 4, lettera c) e comma 5", ossia nella considerazione delle determinazioni annuali, operate dalla Sezione Centrale dell’Osservatorio dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, dei "costi standardizzati per tipo di servizio e fornitura in relazione a specifiche aree territoriali" mediante "specifica pubblicazione, avvalendosi dei dati forniti dall’ISTAT, e tenendo conto dei parametri qualita' prezzo di cui alle convenzioni stipulate dalla CONSIP, ai sensi dell’art. 26 della L. 23 dicembre 1999 n. 488" (comma 4 cit.); a sua volta, e sempre a tal fine, "l’ISTAT, avvalendosi, ove necessario, delle Camere di commercio, cura la rilevazione e la elaborazione dei prezzi di mercato dei principali beni e servizi acquisiti dalle amministrazioni aggiudicatrici, provvedendo alla comparazione, su base statistica, tra questi ultimi e i prezzi di mercato. Gli elenchi dei prezzi rilevati sono pubblicati nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana, con cadenza almeno semestrale, entro il 30 giugno e il 31 dicembre" (comma 5 cit.).
E’ ben noto, tuttavia, che le previsioni dell’art. 115 testè descritte non hanno ancora ricevuto attuazione, e che in tale contesto la revisione prezzi deve essere operata sulla base del solo indice F.O.I. della variazione dei prezzi per le famiglie di operai e impiegati (cfr., ex multis, Cons. Stato, Sez. VI, 15 maggio 2009 n. 3003; Sez. V, 9 giugno 2008 n. 2786, 20 agosto 2008 n. 3994 e 9 giugno 2009 n. 3569), ossia – in buona sostanza - secondo la disciplina previgente contenuta nell’art. 6, comma 6, della L. 537 del 1994 come sostituito dall’art. 44 della L. 724 del 1994: disciplina, quest’ultima, non solo recepita nella specie dall’art. 3 del Capitolato speciale di appalto annesso al contratto stipulato tra le parti, ma – essa si' – altrimenti resa comunque oggetto di recezione automatica all’interno dei contratti a contenuto eventualmente difforme, come – per l’appunto – affermato dalle stesse decisioni di Cons. Stato, Sez. V, 16 giugno 2003 n. 3373 e 19 febbraio 2003 n. 916 citate dalla stessa ricorrente ma, all’evidenza, non riferibili anche alla susseguente – e, giova ribadire, non ancora applicata – disciplina di cui al combinato disposto degli artt. 115 e 7, comma 4, lettera c) e comma 5 del D.L.vo 163 del 2006.
INDICE PREZZI AL CONSUMO - DICEMBRE 2009
ISTITUTO NAZIONALE DI STATISTICA COMUNICATO 2010
Indici dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati relativi al mese di dicembre 2009, che si pubblicano ai sensi dell'art. 81, della legge 27 luglio 1978, n. 392 (Disciplina delle locazioni di immobili urbani), ed ai sensi dell'art. 54, della legge 27 dicembre 1997, n. 449 (Misure per la stabilizzazione della finanza pubblica).
PROROGA E RINNOVO - REVISIONE PREZZI
TAR PUGLIA LE SENTENZA 2009
Con orientamento costante, dal quale il Collegio non ha motivo di discostarsi, la giurisprudenza amministrativa ha ritenuto che l’art. 6 della Legge n° 537/1993 e ss.mm. (oggi l’art. 115 del Decreto Lgs. n°163/2006), nella parte in cui vieta in modo diretto ed assoluto l'effetto del rinnovo tacito, non impedisce, pero' la prorogabilita' del contratto (Cfr.: Consiglio di Stato, V Sezione, 20 Ottobre 1998 n° 1508; VI Sezione, 29 Marzo 2002 n° 1767). A tanto consegue che alle mere proroghe contrattuali puo' applicarsi la clausola revisionale prevista dall’art. 6 (ora dall’art. 115 del Decreto Lgs. 12 Aprile 2006 n° 163), nel mentre, conclusione opposta vale con riferimento agli atti con cui, attraverso specifiche manifestazioni di volonta', sia stato dato corso tra le parti a distinti, nuovi ed autonomi rapporti giuridici, ancorche' a contenuto analogo a quello originario (cosi': T.A.R. Lazio I Sezione, 31 Marzo 2005 n° 2367).
La ratio di cio' è che, mentre la proroga del termine finale di un appalto pubblico di servizi sposta solo in avanti la scadenza conclusiva del rapporto, il quale resta regolato dalla sua fonte originaria, il rinnovo del contratto comporta una nuova negoziazione tra i medesimi soggetti, ossia un rinnovato esercizio dell’autonomia negoziale, che rende incompatibile l’immediata applicazione imperativa della clausola di revisione prezzi (per la durata del contratto pattuita).
CONTRATTI ESECUZIONE PERIODICA - REVISIONE PREZZI
L’art. 115, del D.lgs. n. 163/2006 ( Codice dei contratti pubblici) prevede che “Tutti i contratti ad esecuzione periodica o continuativa relativi a servizi o forniture debbono recare una clausola di revisione periodica del prezzo”. La sfera di applicazione della disposizione, già sufficientemente chiara con riguardo al limite costituito dal riferimento ai “contratti ad esecuzione periodica o continuativa relativi a servizi o forniture”, deve essere ulteriormente precisata alla luce della definizione dell’oggetto della disciplina dettata dall’intero Codice dei contratti pubblici, individuata dall’art. 1 del citato D.lgs. n. 163/2006 nei seguenti termini: “Il presente codice disciplina i contratti delle stazioni appaltanti, degli enti aggiudicatori e dei soggetti aggiudicatori, aventi per oggetto l’acquisizione di servizi, prodotti, lavori e opere”. Occorre rilevare, altresì, che il citato D.lgs. n. 163/2006 distingue le concessioni di servizi, prevedendo all’art. 30 che “Salvo quanto disposto nel presente articolo, le disposizioni del codice non si applicano alle concessioni di servizi”. Dalle disposizioni in esame (artt. 1, 30 e 115 del Codice dei contratti pubblici) si deduce pertanto che la norma sulla revisione periodica del prezzo, di cui all’art. 115 citato, si riferisce, per quanto riguarda la materia dei servizi, esclusivamente ai contratti di appalto di servizi (e non alle concessioni).
Nella fattispecie in esame muovendo dalla premessa che le convenzioni tra i presìdi socio-assistenziali-sanitari del Piemonte e le A.S.L. hanno natura giuridica di contratti di durata a prestazioni corrispettive, i ricorrenti sostengono l’applicabilità alle stesse dell’art. 115 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163.
Il rapporto tra Regione, quale ente titolare del servizio pubblico della sanità, o unità sanitarie locali e i soggetti privati erogatori delle prestazioni (sanitarie o socio-sanitarie), non può essere qualificato come appalto di servizi ma rientra nell’ambito delle relazioni di carattere pubblicistico. Tale rapporto, secondo le disposizioni del D.lgs. n. 502/1992, e in particolare dell’art. 8-bis (“Le regioni assicurano i livelli essenziali e uniformi di assistenza di cui all'articolo 1 avvalendosi dei presidi direttamente gestiti dalle aziende unità sanitarie locali, delle aziende ospedaliere, delle aziende universitarie e degli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, nonché di soggetti accreditati ai sensi dell'articolo 8- quater , nel rispetto degli accordi contrattuali di cui all'articolo 8- quinquies”), dell’art. 8-quater e dell’art. 8-quinquies, deriva da due atti: l’accreditamento istituzionale, con il quale si dispone l’inserimento della struttura accreditata nell’ambito organizzativo del servizio pubblico sanitario, e l’accordo contrattuale. Per quanto concerne gli accordi contrattuali, il loro contenuto si può ricavare dalla lettura congiunta degli articoli 8-quinquies e 8-sexies del citato D.Lgs. n. 502/1992. Si osservi che gli accordi devono indicare anche “il volume massimo delle prestazioni che le strutture presenti nell’ambito territoriale della medesima unità sanitaria locale, si impegnano ad assicurare, distinto per tipologia e per modalità di assistenza”. Ciò che rileva nel caso di specie è che le prestazioni, che la struttura privata accreditata può fornire sulla base delle convenzioni in esame, non sono acquisite dalla pubblica amministrazione (Regione o Azienda Sanitaria) ma sono rivolte esclusivamente alla collettività degli utenti. I due atti – quello organizzativo, l’accreditamento; quello convenzionale – svolgono in realtà una funzione unitaria che è quella di abilitare la struttura ad erogare il servizio socio-sanitario agli utenti, nel limite del “volume massimo” concordato. La natura giuridica di tali accordi non può essere ricondotta all’ambito dei contratti di appalto di servizi ai quali è applicabile l’art. 115 del Codice dei contratti pubblici.
REVISIONE PREZZI - PRESCRIZIONE QUINQUENNALE
Per quanto riguarda la natura dell’istituto si è sottolineato che la revisione dei prezzi ha una duplice funzione: da un lato di tutela dell’esigenza dell’Amministrazione di evitare che il corrispettivo del contratto di durata subisca aumenti incontrollati nel corso del tempo tali da sconvolgere il quadro finanziario sulla cui base è avvenuta la stipulazione del contratto; dall’altro di tutela dell’interesse dell’impresa a non subire l’alterazione dell’equilibrio contrattuale conseguente alle modifiche dei costi che si verifichino durante l’arco del rapporto e che potrebbero indurla ad una surrettizia riduzione degli standard qualitativi delle prestazioni (Consiglio di Stato, Sez. V, n. 935 del 17 febbraio 2010).
La previsione di un meccanismo di revisione del prezzo di un appalto di durata su base periodica dimostra, quindi, che la legge ha inteso munire i contratti di forniture e servizi di un meccanismo che, a cadenze determinate, comporti la definizione di un "nuovo" corrispettivo per le prestazioni oggetto del contratto riferito alla dinamica dei prezzi registrata in un dato arco temporale di riferimento, con beneficio di entrambi i contraenti, poiché l’appaltatore vede ridotta, anche se non eliminata, l’alea propria dei contratti di durata, e la stazione appaltante vede diminuito il pericolo di un peggioramento di una prestazione divenuta onerosa.
La giurisprudenza è poi pacifica nel ritenere che la disciplina dettata in materia di revisione prezzi ha carattere imperativo e che una eventuale clausola contrattuale difforme rispetto alla disciplina normativamente prevista deve ritenersi nulla (Consiglio di Stato, Sez. V, n. 6709 del 2 novembre 2009).
La legge non ha invece provveduto a stabilire espressamente un periodo massimo oltre il quale non sia possibile richiedere di procedere alla revisione del prezzo.
Considerata la natura indisponibile del diritto in questione e considerata la mancanza di un espresso termine normativo entro il quale il diritto possa essere fatto valere, si deve ritenere che, contrariamente a quanto affermato dal TAR per il Veneto, la richiesta possa essere effettuata entro il termine di prescrizione stabilito per le prestazioni che devono essere rese in modo periodico, e quindi nel termine di prescrizione quinquennale dettato dall'art. 2948 n. 4) del c.c.
Infatti il diritto alla revisione non è altro, a ben vedere, che il diritto ad un diverso e più vantaggioso calcolo del quantum spettante al prestatore del servizio. Pertanto il diritto alla revisione si prescrive, per ciascun rateo del corrispettivo contrattuale, a decorrere dal termine di pagamento del rateo stesso, così come si prescriverebbe il diritto al pagamento del rateo, se questo non venisse pagato, ovvero il diritto all’integrazione, se il rateo venisse pagato in un importo inferiore a quello contrattualmente dovuto. E poiché il diritto al pagamento dei singoli ratei è soggetto a prescrizione quinquennale, questo è il termine da applicare anche al diritto di chiedere la revisione.
INDICE FOI MESE DICEMBRE 2010
ISTITUTO NAZIONALE DI STATISTICA COMUNICATO 2011
Indici dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati relative al mese di dicembre 2010, che si pubblicano ai sensi dell'art. 81 della legge 27 luglio 1978, n. 392 (Disciplina delle locazioni di immobili urbani), ed ai sensi dell'art. 54 della legge del 27 dicembre 1997, n. 449 (Misure per la stabilizzazione della finanza pubblica). (11A00678)
RIDUZIONE SUL DIRITTO ALLA RIDUZIONE DEL CANONE - LIMITI
[A] Sulla ammissibilità o meno della domanda riconvenzionale avanzata nel giudizio arbitrale dalla Stazione Appaltante oltre la prima memoria. [B] Sugli effetti della normativa in materia di revisione periodica dei prezzi riguardo al corrispettivo previsto nei contratti di durata e sugli effetti nel rapporto contrattuale. [C] Sulla nullità o meno della clausola del contratto in cui si preveda una riduzione del dieci per cento a carico dell’Impresa concessionaria sul diritto alla revisione del canone pattuito. [D] Sul dies a quo per il calcolo degli interessi legali sulle somme dovute a titolo di revisione del canone. [E] Sul calcolo della rivalutazione monetaria sulle somme dovute a titolo di revisione del canone, in assenza di prova del maggior danno
REVISIONE PREZZI E PRESCRIZIONE RICHIESTA INTERESSI MORATORI
[A] Sulla evoluzione normativa in materia di clausola di revisione prezzi nei contratti pubblici per l’appalto di servizi. [B] Sulla configurabilità o meno di una rinuncia tacita, o per fatti concludenti, alla clausola di revisione prezzi da parte dell’Impresa. [C] Sulla natura degli interessi moratori inseriti nel contratto d’appalto e sulla prescrizione applicabile in caso di appalto di servizi avente natura periodica. [D] Sulla applicabilità o meno agli appalti di servizi della prescrizione decennale del diritto agli interessi moratori, di cui all'art. 36 Capitolato Gen. OO.PP. [E] Sulla sussistenza o meno del danno da perdita di chance, ai sensi dell’art. 1224, comma 2, cod. civ., conseguente alla mancata disponibilità della somma rivendicata dall’Impresa con il giudizio arbitrale
FORNITURE E SERVIZI - REVISIONE PREZZI CONTRATTI AD ESECUZIONE PERIODICA O CONTINUATIVA
La giurisprudenza amministrativa è ormai costante nell’affermazione secondo cui l’art. 6 della Legge n° 537/1993 e ss.mm. (oggi l’art. 115 del Decreto Lgs. n°163/2006) è una norma imperativa, che si sostituisce di diritto ad eventuali pattuizioni contrarie (o mancanti) nei contratti pubblici (appalti di servizi e forniture) ad esecuzione periodica o continuativa (ex multis: Consiglio di Stato, V Sezione, 16 Giugno 2003 n° 3373; 8 Maggio 2002 n° 2461; 19 Febbraio 2003 n° 916), e cio' in quanto la clausola di revisione periodica del corrispettivo di tali contratti ha lo scopo di tenere indenni gli appaltatori della Pubblica Amministrazione da quegli aumenti dei prezzi dei fattori della produzione che, incidendo sulla percentuale di utile stimata al momento della formulazione dell’offerta, potrebbero indurre l’appaltatore a svolgere il servizio o ad eseguire la fornitura a condizioni deteriori rispetto a quanto pattuito o, addirittura, a rifiutarsi di proseguire nel rapporto, con inevitabile compromissione degli interessi pubblici. Per evitare tali inconvenienti, il Legislatore del 1993/1994 ha quindi disposto l’inserimento obbligatorio (automatico) della clausola di revisione prezzi ed ha contemporaneamente delineato il procedimento istruttorio attraverso cui la stazione appaltante deve determinare l’entita' del compenso revisionale.
Alle mere proroghe contrattuali puo' applicarsi la clausola revisionale prevista dall’art. 6 (ora dall’art. 115 del Decreto Lgs. 12 Aprile 2006 n° 163), nel mentre, conclusione opposta vale con riferimento agli atti con cui, attraverso specifiche manifestazioni di volonta', sia stato dato corso tra le parti a distinti, nuovi ed autonomi rapporti giuridici, ancorche' a contenuto analogo a quello originario (cosi': T.A.R. Lazio I Sezione, 31 Marzo 2005 n° 2367). La “ratio” di cio' è che, mentre la proroga del termine finale di un appalto pubblico di servizi sposta solo in avanti la scadenza conclusiva del rapporto, il quale resta regolato dalla sua fonte originaria, il rinnovo del contratto comporta una nuova negoziazione tra i medesimi soggetti, ossia un rinnovato esercizio dell’autonomia negoziale, che rende incompatibile l’immediata applicazione imperativa della clausola di revisione prezzi (per la durata del contratto pattuita).
COMPENSO REVISIONALE CONTRATTI DI DURATA
Il subprocedimento di accertamento della sussistenza dei presupposti per il riconoscimento del compenso revisionale nei contratti di servizi e forniture di cui all'art. 115 del d.lgs. 12 aprile 2006 n. 163, si risolve in una funzione di accertamento, in cui si svolgono compiti di natura tecnico-discrezionale; è altrettanto incontestabile che i parametri di riferimento richiamati dall'art. 115 all'art. 7 del d.lgs. 12 aprile 2006 non risultano tuttora applicabili, dal momento che l'ISTAT non ha proceduto al compimento delle necessarie rilevazioni al riguardo. Tuttavia, attesa l'indefettibilita' dell'istituto, come meccanismo perequativo di salvaguardia del sinallagma funzionale contenuto gia' nell'idea primigenia espressa nell'art. 6 della legge n. 537/93, la giurisprudenza di legittimita' ha ritenuto legittimo l'utilizzo, in sostituzione, degli indici FOI, notoriamente costituiti da valori dell'inflazione ritraibili dal costo medio, nell'unita' di tempo considerata, di beni contenuti in un paniere che si relaziona con il consumo di essi da parte di famiglie di operai ed impiegati (Consiglio Stato sez. VI 15 maggio 2009 n. 3003 Consiglio di Stato Sezione V, 20 agosto 2008 n. 3994).
La giurisprudenza ha piu' volte rilevato che tale deve essere il parametro generale a cui doversi far riferimento, potendo solo in casi eccezionali l'appaltatore dimostrare il diritto ad un maggior compenso revisionale fondato su criteri differenti, tal da non superare mai, comunque, i valori ottenibili con i predetti parametri (T.A.R. Bari Puglia sez. II 11 luglio 2013 n. 1141; T.A.R. Bari Puglia sez. I 5 settembre 2012 n. 1634; T.A.R. Lecce Puglia sez. II 9 febbraio 2012 n. 262).
ISTAT - INDICE PREZZI AL CONSUMO FAMIGLIE DI OPERAI E IMOPIEGATI
Indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, relativo al mese di settembre 2014, che si pubblicano ai sensi dell'art. 81 della legge 27 luglio 1978, n. 392 (Disciplina delle locazioni di immobili urbani), ed ai sensi dell'art. 54 della legge del 27 dicembre 1997, n. 449 (Misure per la stabilizzazione della finanza pubblica). (14A08133)
REVISIONE PREZZO - CONTRATTO PRIVO DI CLAUSOLA REVISIONALE
Laddove il contratto d’appalto non contempla alcuna clausola di revisione periodica del prezzo, a tanto consegue che deve applicarsi la clausola revisionale prevista dall'art. 115 del Decreto Lgs. 12 aprile 2006 n. 163.
Con riferimento al quantum revisionale, il meccanismo legale di aggiornamento del canone degli appalti pubblici di servizi e delle pubbliche forniture prevede che la revisione venga operata a seguito di una istruttoria condotta dai dirigenti responsabili della acquisizione dei beni e servizi sulla base dei dati rilevati e pubblicati semestralmente dall'I.S.T.A.T. sull'andamento dei prezzi dei principali beni e servizi acquisiti dalle amministrazioni appaltanti, ma l'insegnamento giurisprudenziale consolidato ha chiarito che - a fronte della mancata pubblicazione da parte dell'Istituto nazionale di statistica di tali dati - la revisione prezzi debba essere calcolata utilizzando l'indice (medio del paniere) di variazione dei prezzi per le famiglie di operai e impiegati (c.d. indice F.O.I.) mensilmente pubblicato dal medesimo I.S.T.A.T. (ex plurimis: Consiglio di Stato, V Sezione, 8 maggio 2002 n. 2461).
REVISIONE PREZZI - APPLICAZIONE ALLE PROROGHE E NON AI RINNOVI
La revisione dei prezzi dei contratti della p.a. si applica soltanto alle proroghe contrattuali non anche ai rinnovi, intendendosi come rinnovi quei contratti successivi al contratto originario con cui, attraverso specifiche manifestazioni di volonta', è stato dato corso tra le parti a distinti, nuovi ed autonomi rapporti giuridici, ancorche' di contenuto analogo a quello originario.
In questa ipotesi, (e in particolare quando il contratto rinnovato ha effettuato l’adeguamento del prezzo, come nel caso di specie), non vi puo' essere spazio per la revisione del prezzo, perche' con l’adeguamento del prezzo gia' si attua lo scopo della revisione prezzi.
ISTAT - INDICE PREZZI AL CONSUMO FAMIGLIE DI OPERAI E IMPIEGATI
Indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, per il mese di ottobre 2015, che si pubblicano ai sensi dell'art. 81 della legge 27 luglio 1978, n. 392 (Disciplina delle locazioni di immobili urbani), ed ai sensi dell'art. 54 della legge del 27 dicembre 1997, n. 449 (Misure per la stabilizzazione della finanza pubblica). (15A08803)
L'ART. 115 HA CARATTERE IMPERATIVO
Si tratta (..) di materia che, nei contratti ad esecuzione periodica o continuativa, riceve regolamentazione cogente dall’art. 6, comma 4, della legge n. 537 del 1993 e successive modificazioni, ora art. 115 del d.lgs. n. 163 del 2006, a tutela non solo della parte privata, ma dello stesso buon fine delle prestazioni nell’interesse pubblico, in un contesto economico che si caratterizza per la fluttuazione dei prezzi dei fattori della produzione, incidenti sulla percentuale di utile considerata in sede di formulazione dell'offerta. Il carattere imperativo della norma non puo', quindi, ricevere deroga in base a successive e diverse convenzioni contrattuali fra l’affidatario del servizio e l’Amministrazione, cui non possa ricondursi, come nel caso di specie, alcuna volonta' concludente di rinunzia al benefizio revisionale.
REVISIONE DEI PREZZI NEI RINNOVI CONTRATTUALI
La revisione dei prezzi di cui all'art. 6, l. 24 dicembre 1993 n. 537 e all’art. 115 del codice dei contratti si applica solo alle proroghe contrattuali, come tali previste ab origine negli atti di gara ed oggetto di consenso “a monte” ( proroghe, nella specie, non previste da Capitolato), ma non anche agli atti successivi al contratto originario con cui, mediante specifiche manifestazioni di volontà, è stato dato corso tra le parti a distinti, nuovi ed autonomi rapporti giuridici, ancorché di contenuto identico a quello originario per quanto concerne la remunerazione del servizio, senza che sia stata avanzata alcuna proposta di modifica del corrispettivo, che pure la parte privata era libera di formulare (Consiglio di Stato, sez. III, 11/07/2014, n. 3585).
REVISIONE PERIODICA DEL PREZZO - APPLICAZIONE INDICE FOI
Con la previsione dell’obbligo di revisione del prezzo di un appalto di durata su base periodica, il legislatore ha inteso munire i contratti di forniture e servizi di un meccanismo che, a cadenze determinate, comporti la definizione di un “nuovo” corrispettivo per le prestazioni oggetto del contratto, conseguente alla dinamica dei prezzi registrata in un dato arco temporale, con beneficio per entrambi i contraenti, in quanto incidente sull’equilibrio contrattuale. Da un lato l’appaltatore vede ridotta, anche se non eliminata, l’alea propria dei contratti di durata, dall’altro la stazione appaltante vede diminuito il pericolo di un peggioramento della qualità o quantità di una prestazione, divenuta per l’appaltatore eccessivamente onerosa o, comunque, non remunerativa (Consiglio di Stato, III, 4 marzo 2015, n. 1074; T.A.R. Lombardia, Milano, III, 16 ottobre 2015, n. 2202; 22 giugno 2015, n. 1433).
Il riferimento normativo alla clausola revisionale, avente carattere di norma imperativa e al quale si applicano gli artt. 1339 e 1419 c.c., non attribuisce alle parti ampi margini di libertà negoziale, ma impone di tradurre sul piano contrattuale l’obbligo legale, definendo anche i criteri e gli essenziali momenti procedimentali per il corretto adeguamento del corrispettivo (T.A.R. Lombardia, Milano, III, 22 giugno 2015, n. 1433; T.A.R. Campania, Napoli, VIII, 5 febbraio 2015, n. 887).
Avuto riguardo alle finalità dell’istituto della revisione prezzi, appare condivisibile quell’orientamento giurisprudenziale secondo il quale il sottotipo di indice F.O.I. che più si avvicina alla fornitura specifica, oggetto dell’appalto, risulta essere il più adeguato a “cogliere, certamente più dell’indice generale, le reali oscillazioni, nel tempo, della peculiare fenomenologia economica presa in considerazione, aderendo alla sua concreta realtà effettuale” (Consiglio di Stato, III, 4 marzo 2015, n. 1074; sull’argomento anche T.A.R. Puglia, Lecce, 22 luglio 2014, n. 1929; T.A.R. Calabria, Catanzaro, II, 14 giugno 2013, n. 673; in senso contrario, ovvero che ritiene applicabile soltanto l’indice medio del paniere, T.A.R. Campania, Napoli, 12 giugno 2015, n. 3199).
QUESITO del 26/06/2009 - ADEGUAMENTO DEI PREZZI. ISTRUTTORIA E PERIODO DI RIFERIMENTO PER APPLICARE L'ADEGUAMENTO.
In un appalto di servizio triennale, è stata inserita nel contratto la clausola della revisione prezzi ai sensi dell'art. 115 dlgs 163/06 senza indicazioni relative al "fattore tempo". La ditta affidataria ha chiesto l'adeguamento dei prezzi in vigore all'indice ISTAT annuale. Considerato che l'art. 115 del dlgs 163/06 prevede che tale revisione sia operata sulla base di una istruttoria condotta dai dirigenti responsabili sulla base dei dati di cui all'art. 7, c.4, lett c) e c. 6 del dlgs 163/06 si chiede se la Sezione centrale dell'Osservatorio dei contratti pubblici ha determinato i costi standardizzati per tipo di servizio e forniture in relazione a specifiche aree territoriali. In caso di assenza di tali costi standardizzati, l'istruttoria come si deve svolgere? E' sufficiente applicare l'indice ISTAT? La revisione dei prezzi, posto che la gara è stata aggiudicata nell'aprile 2008 e la richiesta della ditta è del marzo 2009 che decorrenza deve avere?
QUESITO del 04/04/2009 - REVISIONE DEI PREZZI - MODALITÀ PRESENTAZIONE ISTANZA
In riferimento alla revisione periodica dei prezzi, nel caso in cui l'Osservatorio dei contratti pubblici non avesse previsto costi standardizzati per specifico servizio, di cui al combinato disposto art. 115, art. 7, c. 4, lett. c) e art. 7, c.5, d.lgs. n. 163/2006, per contratti di appalto di servizio regolarmente stipulati e registrati e in corso di validità, quali regole si applicano per la revisione dei prezzi ? Qualora esistessero tabelle di aggiornamento salariale emanate con DM, la PA si deve adeguare alle stesse o è l'appaltatore che vede decrescere il proprio margine d'impresa ?
QUESITO del 25/08/2008 - REVISIONE PREZZI
La Ditta appaltatrice ha richiesto formalmente alla Stazione appaltante la revisione dei prezzi di contratto (a somministrazione continuativa di durata triennale), ai sensi dell’art. 115 del D.Lgs. n° 163/2006, in misura pari all’indice ISTAT dei prezzi al consumo FOI (Famiglie di Operai e Impiegati). Premesso che: - la gara a procedura aperta è stata bandita in data 08/08/2006; - il Capitolato Speciale d’appalto prevede che i prezzi di fornitura si intendono fissi ed invariabili per tutta la durata contrattuale; - il Capitolato Speciale d’appalto, non prevede nessuna clausola di revisione dei prezzi; - nessuna delle Ditte partecipanti alla gara ha impugnato il Capitolato Speciale d’appalto (inclusa la Ditta Appaltatrice); - nell’offerta economica la Ditta appaltatrice si è impegnata formalmente ad accettare “incondizionatamente” tutte le norme contenute nel Capitolato Speciale d’appalto; - nel contratto d’appalto, redatto in forma pubblica - amministrativa regolarmente registrato presso il locale Ufficio del Registro, i prezzi di fornitura si intendono fissi ed invariabili per tutta la durata contrattuale. Sulla base di quanto sopra esposto, si chiede di sapere se Codesta Stazione Appaltante è tenuta obbligatoriamente (senza possibilità di eventuale negoziazione) ad accordare alla Ditta Appaltatrice la revisione dei prezzi contrattuali richiesta, utilizzando come unico parametro di riferimento il dato ISTAT – F.O.I.
QUESITO del 15/05/2008 - ADEGUAMENTO PREZZI
Nel giugno 2006, su esito di gara d'appalto mediante pubblico incanto, la Provincia di B. ha affidato a una cooperativa l’incarico per la catalogazione di libri delle biblioteche afferenti alla Rete Bibliotecaria Bresciana, attività da effettuarsi presso il Centro di Catalogazione dell’Ufficio Biblioteche (Settore Cultura) che cura la parte tecnica e logistica. L’iter contrattuale è stato curato dal Servizio Contratti e Appalti della Provincia. La spesa complessiva impegnata è di € 249.278,40 iva compresa: 12.600 ore di lavoro (in circa 21 mesi) a € 19,784 all’ora (16,49 + iva). Il lavoro è iniziato a settembre 2006. La prestazione viene pagata con cadenza mensile su fatturazione. Con raccomandata del 15/2/08 la cooperativa richiede l’adeguamento dei prezzi per il periodo set07-mag08, “ai sensi dell’art.44 della L.724/94”, sulla base dell’indice medio FOI dell’ISTAT per il periodo set06-ago07: 1,6%. Visti gli artt. 115 e 7 (comm. 4c e 5) del nuovo codice dei contratti pubblici: Il contratto firmato recita che “i prezzi sono fissi e invariabili” e non prevede clausola di revisione periodica dei prezzi. Che cosa determina che un contratto sia “ad esecuzione periodica o continuativa”? La durata? Per “revisione periodica” si intende dopo un anno? In che cosa consiste praticamente ”l’istruttoria del dirigente responsabile”? La pubblicazione annuale dell’Osservatorio dei Contratti sui costi standardizzati e l’elaborazione dei prezzi di mercato dell’ISTAT non comprendono tra i servizi la catalogazione libraria. Siamo obbligati alla revisione? Da quando? E di quanto? Se sì: avendo in corso anche un altro appalto simile, con altra cooperativa, saremo obbligati ad adeguarlo anche se quest’ultima cooperativa non lo chiede?
QUESITO del 04/01/2008 - REVISIONE PREZZI - ISTANZA AUTORIZZAZIONE
n un'appalto di servizio pluriennale va riconosciuta la revisione ISTAT, anche se non prevista in contratto?
QUESITO del 12/03/2007 - REVISIONE PREZZI
Con la presente nota si chiedono le modalità di applicazione della revisione prezzi così come disciplinata dall'art 115 del decreto legislativo in relazione all'istruttoria condotta dai dirigenti responsabili dell'acquisizione di beni e servizi sulla base dei dati di cui all'art. 7,comma 4,lettera c) e comma 5.
ADEGUAMENTO DEI PREZZI. ISTRUTTORIA E PERIODO DI RIFERIMENTO PER APPLICARE L'ADEGUAMENTO.
REVISIONE DEI PREZZI - MODALITÀ PRESENTAZIONE ISTANZA
REVISIONE PREZZI - ISTANZA AUTORIZZAZIONE