Source: https://www.abcdeidiritti.it/website/tag/sicurezza/
Timestamp: 2018-12-18 22:09:34+00:00
Document Index: 121148895

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 26', 'art. 28', 'art. 1655', 'art. 1656', 'art.\n2222', 'art. 35', 'art.19', 'art. 378']

SICUREZZA – abc dei diritti
Sicurezza sul lavoro, addetti agli ambulatori e alle sale mediche e riabilitative: consigli pratici
Dispositivi, apparecchiature e strumentazioni medicinali. Indicazioni minime.
Accettarsi che le apparecchiature siano sempre efficienti e in sicurezza, mantenerle pulite e provvedere alle operazioni indicate nel manuale d’uso
Controllare che vengano registrati i risultati delle verifiche periodiche e delle manutenzioni preventive
Prestare attenzione alla protezione contro i contatti diretti e indiretti (elettrocuzione)
Utilizzare i dispostivi individuali di protezione
Durante la sanitizzazione e nei periodi di sospensione dell’attività scollegare le apparecchiature dalla rete
Pericoli di ferite da tagli e punture. Indicazioni minime.
Utilizzare contenitori rigidi, carrelli di trasporto, contenitori dei rifiuti anch’essi in materiale rigido, mezzi di protezione individuali (occhiali, guanti, maschere, ecc,)
Non effettuare operazioni che possono comportare indebita esposizione al rischio (ad esempio reincapucciamento dell’ago)
Detergenti disinfettanti, sterilizzanti. Indicazioni minime.
Non utilizzare i contenitori non etichettati
Custodire i detergenti e disinfettanti in luogo non accessibile ad estranei al servizio, ben separati uno dall’altro
Utilizzare guanti (creme barriera)
Utilizzare preparati secondo l’informazione e la formazione ricevute
Scritto il 26 dicembre 2016 Autore Antonio MarchiniCategorie STag SICUREZZA
Uno strumento molto valido e significativo per la prevenzione dello stress da lavoro correlato è quello della rilevazione, attraverso idonei strumenti di indagine, del clima presente nel luogo di lavoro.
Il “clima”, nella accezione indica lo stato di benessere (o di malessere) dell’organizzazione del lavoro così come percepito dalla maggior parte delle lavoratrici e dei lavoratori.
Le difficoltà maggiormente sentite da chi lavora e che possono divenire fonte di stress non sano (di-stress) e, nei casi più gravi, addirittura determinare l’insorgere di situazioni di marginalizzazione o di violenza morale sono quelle legate alla gestione dei rapporti personali: si fa ad esempio riferimento ai casi di inadeguato esercizio della leadership, di omessa vigilanza, e/o di omesso intervento disciplinare e/o di omessa adozione di provvedimenti adeguati sul personale che tenga condotte moleste; a queste vanno ad aggiungersi situazioni legate a condizioni di lavoro ritenute particolarmente pesanti (quali, ad esempio, condizioni igienico-sanitarie-ergonomiche ritenute non conformi alla normativa, eccessiva esposizione ad agenti atmosferici o ad escursioni termiche, adibizione al sollevamento di pesi eccessivi, scarsità di attrezzature, ecc.) a fattori organizzativi implicanti difficoltà particolari (turnistiche faticose e/o difficilmente conciliabili con le esigenze familiari, mansioni implicanti spostamenti geografici frequenti, ecc.) o ad altri fattori gestionali (politiche retributive ritenute insufficienti o sperequate, confusione dei ruoli, duplicazione dei ruoli, eccessiva competitività, ecc.).
Scritto il 1 giugno 2016 6 giugno 2016 Autore Antonio MarchiniCategorie ATag Prevenzione, SICUREZZA
DUVRI: documento unico di valutazione dei rischi interferenti
L’art. 3 della L. 123/2007, e l’art. 26 del D. Lgs. 9 Aprile 2008 n. 81, prevede l’elaborazione, da parte del Datore di lavoro committente, di un unico documento di valutazione dei rischi che indichi le misure adottate, per neutralizzare i rischi da interferenze derivanti da lavori affidati ad imprese appaltatrici o a lavoratori autonomi all’interno della propria azienda.
promuovere la cooperazione e il coordinamento tra il Committente, l’Impresa appaltatrice e le altre imprese già operanti nel medesimo sito, per l’attuazione delle misure di prevenzione e protezione dai rischi sul lavoro inerenti l’attività lavorativa oggetto dell’appalto con particolare riguardo alla individuazione dei rischi dovuti alle interferenze tra tutti lavoratori impegnati ad operare nello stesso ambiente;
ridurre ogni possibile rischio a cui i lavoratori sono soggetti, nell’ ambito dello svolgimento delle loro normali mansioni, tramite l’adozione di un comportamento consapevole e responsabile e la generazione di procedure/istruzioni e regole a cui devono attenersi durante il lavoro;
Ridurre anche per i pazienti ed i visitatori ogni possibile rischio che dalle attività oggetto dell’appalto possano derivare.
La valutazione dei rischi è soggetta ad aggiornamento nel caso dovessero intervenire significative modifiche nello svolgimento delle attività.
Il documento non contempla la valutazione dei rischi specifici propri delle imprese appaltatrici o dei singoli lavoratori autonomi, i quali, pertanto, dovranno attenersi anche a tutti gli obblighi formali e sostanziali previsti dall’art. 28 del D.Lgs. 81/08.
Appaltante o committente: colui che richiede un lavoro o una prestazione di un servizio.
Appaltatore: è il soggetto che si obbliga nei confronti del committente a fornire un’opera e/o una prestazione di un servizio con mezzi propri.
Subappaltatore: è il soggetto che si obbliga nei confronti dell’appaltatore a fornire un’opera e/o una prestazione di un servizio con mezzi propri.
Supervisore dell’appalto committente: è la persona fisicamente designata dal Datore di lavoro/dirigente del committente della gestione operativa dell’appalto.
Referente dell’impresa appaltatrice: Responsabile dell’impresa appaltatrice per la conduzione dei lavori con lo specifico incarico di collaborare con il Supervisore dell’appalto committente promuovere e coordinare la sicurezza e l’igiene del lavoro
Lavoratore: persona che, indipendentemente dalla tipologia contrattuale, svolge un’attività lavorativa nell’ambito dell’organizzazione di un datore di lavoro pubblico o privato, con o senza retribuzione, anche al solo fine di apprendere un mestiere, un’arte o una professione
Contratto d’appalto: l’appalto è il contratto con il quale una parte assume, con organizzazione dei mezzi necessari e con gestione a proprio rischio, il compimento di un’opera o di un servizio verso un corrispettivo in denaro (art. 1655 c.c.).
Appalto scorporato: è il caso in cui l’opera viene eseguita all’interno del luogo di lavoro del committente, senza la copresenza di lavoratori dipendenti da quest’ultimo. Questo contatto si realizza quando l’opera richiede una massiccia specializzazione, divisione, parcellizzazione dei lavori appaltati in quanto volendo eseguire, in campo industriale (esempio manutenzione con elettricisti, meccanici, idraulici, ecc.), opere di diversa natura secondo le regole dell’arte, occorre richiedere l’intervento di personale in possesso di determinati requisiti tecnici. Si generano perciò interferenze che sono fonte di rischi aggiuntivi rispetto a quelli già insiti nei singoli lavori e la cui responsabilità può gravare sul committente.
Appalto promiscuo: gli appalti promiscui sono quelli che vedono impegnate una o più imprese appaltatrici in uno stesso ambiente di lavoro, o in strutture nelle quali operano i lavoratori del committente. Si tratta generalmente di lavori su impianti e che devono essere eseguiti senza interrompere il loro normale funzionamento e sui quali potrebbero operare contemporaneamente i lavoratori del committente.
Subappalto: il subappalto è un contratto fra appaltatore e subappaltatore cui è estraneo il committente, nonostante l’autorizzazione. L’appaltatore non può dare in subappalto l’esecuzione dell’opera se non autorizzato dal committente (art. 1656 c.c.)
Contratto d’opera: il contratto d’opera si configura quando una persona si obbliga verso “un’altra persona fisica o giuridica” a fornire un’opera o un servizio pervenendo al risultato concordato senza vincolo di subordinazione nei confronti del committente (art.
2222 c.c.).
Si intendono per interferenti le seguenti tipologie di rischi:
Tipo A: esistenti nel luogo di lavoro del committente, ove è previsto che debba operare l’appaltatore, ulteriori rispetto a quelli specifici dell’attività propria dell’appaltatore
Tipo B: derivanti da sovrapposizioni di più attività svolte da operatori di appaltatori diversi
Tipo C: immessi nel luogo di lavoro del committente dalle lavorazioni dell’appaltatore
Tipo D: derivanti da modalità di esecuzione particolari richieste esplicitamente dal committente (che comportino pericoli aggiuntivi rispetto a quelli specifici dell’attività appaltata).
Obblighi del committente. Nel caso di affidamento del servizio all’interno delle sedi dell’Ente ovvero dell’unità produttiva ad imprese appaltatrici o a lavoratori autonomi, introduce obblighi precisi a carico sia dei datori di lavoro delle ditte incaricate della esecuzione del servizio, che dei datori di lavoro dell’azienda appaltante (committente). In particolare gli obblighi del Datore di Lavoro committente, sono di seguito specificati:
Verificare i requisiti tecnico-professionali dell’appaltatore;
Fornire informazioni sui rischi specifici esistenti nelle aree interessate del servizio alla ditta appaltatrice;
Promuovere la cooperazione fra datori di lavoro delle diverse imprese coinvolte nell’esecuzione dell’appalto;
Promuove il coordinamento degli interventi di prevenzione e protezione finalizzati alla eliminazione dei rischi dovuti alle interferenze, anche attraverso l’elaborazione del presente “Documento unico di valutazione dei rischi”.
Obblighi generali per l’Appaltatore (non esaustivo). Prima di iniziare il servizio l’Appaltatore si impegna a visionare quanto riportato nel presente documento, a condividerlo e a collaborare al miglioramento delle condizioni di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro sia per i propri dipendenti, di cui è pienamente e consapevolmente responsabile, sia verso i lavoratori altrui, alla cui sicurezza e salute egli concorre attraverso le attività di coordinamento e collaborazione.
L’Appaltatore si impegna:
ad operare rispettando e facendo rispettare tutte le vigenti norme in materia di sicurezza, ambiente ed igiene del lavoro, nonché ad applicare nel corso del lavoro le norme unificate nazionali ed internazionali e tutte le altre eventuali norme di buona tecnica applicabili;
ad adempiere a tutti gli obblighi che gli derivano dal Decreto Legislativo 81/08, per quanto attiene ai rischi specifici dell’attività, con particolare, ma non esclusivo, riferimento alle attrezzature di lavoro, ai dispositivi di protezione individuali, ove necessari, ed inclusi gli obblighi di formazione ed informazione verso i propri lavoratori (esclusi i lavoratori autonomi);
ad adempiere agli obblighi di formazione ed informazione verso i propri lavoratori (nonché quelli di eventuali ditte subappaltatrici, ove il subappalto fosse ammesso), per quanto attiene ai rischi specifici connessi ai luoghi di lavoro dell’Azienda, di cui alla presente accordo (ad esclusione dei lavoratori autonomi);
a fornire, qualora operino contemporaneamente più imprese, tutte le indicazioni necessarie affinché l’Ente possa adeguatamente promuovere il coordinamento tra le imprese stesse, in particolare per i rischi derivanti da possibili interferenze tra i lavori;
ad attenersi alle indicazioni informative del Supervisore committente per un appropriato comportamento del personale di fronte al verificarsi di una situazione di emergenza di qualsiasi natura (incendio, scoppio, crollo, fuga o spandimento di prodotto pericoloso, ecc.);
a dotare il proprio personale dei dispositivi individuali di protezione (DPI) necessari per l’esecuzione del servizio, nonché di quelli che possono essere prescritti dall’Ente in relazione a condizioni di rischio specifiche presenti nell’area o reparto dell’Unità produttiva o derivanti dalla interferenza delle lavorazioni.
a richiedere autorizzazione scritta al subappalto qualora non previsto nel contratto. In ogni caso l’Appaltatore sarà responsabile del coordinamento operativo delle aziende subappaltatrici, fermo restando l’onere del coordinamento ai fini della liminazione dei rischi interferenti a carico del Datore di Lavoro Committente (valgono per i subappaltatori tutti gli obblighi e le prescrizioni previste a carico dell’Appaltatore)
Scritto il 30 maggio 2016 Autore Antonio MarchiniCategorie DTag SICUREZZA
Rischi sul lavoro per gli addetti agli ambulatori e alle sale mediche riabilitative
Scritto il 30 maggio 2016 Autore Antonio MarchiniCategorie RTag SICUREZZA
Gli attori della prevenzione.
Datore di lavoro. Il datore di lavoro è quel soggetto che secondo il Testo Unico sulla sicurezza nei luoghi di lavoro è titolare del rapporto di lavoro con il lavoratore o, si deve intendere il soggetto che a seconda dell’organizzazione aziendale che dirige, ha la responsabilità dell’organizzazione stessa o dell’unità produttiva in quanto esercita i poteri decisionali e di spesa.
Differente è la definizione di datore di lavoro nelle amministrazioni pubbliche. In questo ambito tale figura coincide con il dirigente dotato di poteri gestionali, oppure può essere rappresentato da un funzionario che non ricopre un ruolo dirigenziale, ma che in seguito ad una nomina ricevuta dai vertici delle amministrazioni ha la facoltà di decidere autonomamente su tutto quello che riguarda la conduzione dell’apparato che dirige. Se i vertici non nominano un dirigente ad hoc, il ruolo di datore di lavoro è svolto da chi rappresenta il vertice stesso.
Nelle aziende sanitarie il datore di lavoro è individuato nella figura del Direttore Generale.
Il datore di lavoro è il garante strutturale della sicurezza; definisce la politica aziendale in materia di sicurezza e di tutela della salute dei lavoratori sul luogo di lavoro, organizza le attività conseguenti ed esercita le attività di competenza comprese quelle non delegabili.
Queste ultime sono:
a) la valutazione di tutti i rischi con la conseguente adozione dei documenti previsti;
c) la designazione dell’ esperto qualificato .
Il datore di lavoro provvede altresì affinché ciascun lavoratore riceva un’adeguata informazione:
Il contenuto dell’informazione deve essere facilmente comprensibile per i lavoratori e deve consentire loro di acquisire le relative conoscenze. Ove l’informazione riguardi lavoratori immigrati, essa avviene previa verifica della comprensione della lingua utilizzata nel percorso informativo.
Dirigente E’ la persona che, in ragione delle competenze professionali o di poteri gerarchici e funzionali alla natura dell’incarico conferitegli, attua le direttive del datore di lavoro organizzando l’attività lavorativa e vigilando su di essa.
Quindi il dirigente è:
l’alter ego del datore di lavoro
ha autonomia decisionale e ampi margini di discrezionalità
ha la possibilità di influenzare l’organizzazione del lavoro
I compiti (a titolo indicativo)
Secondo la delega scritta ricevuta dal datore di lavoro ai Dirigenti spettano i seguenti compiti:
nell’affidare i compiti ai lavoratori, tengono conto delle capacità e delle condizioni degli stessi in rapporto alla loro salute e alla sicurezza;
fornire ai lavoratori i necessari e idonei dispositivi di protezione individuale, sentito il responsabile del servizio di prevenzione e protezione e il medico competente;
richiedere al medico competente l’osservanza degli obblighi previsti a suo carico dalla legislazione vigente;
consegnare tempestivamente al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, su richiesta di questi e per l’espletamento della sua funzione, copia del documento di valutazione dei
Restano in capo al Dirigente le competenze del Preposto qualora quest’ultimo non sia stato individuato mediante delega scritta.
Preposto. Il Preposto è colui che sulla base delle competenze professionali acquisite, coordina e controlla il regolare svolgimento delle attività lavorative e assicura la realizzazione delle direttive ricevute, grazie anche al potere funzionale di cui è dotato.
I compiti( a titolo indicativo)
sovrintendere e vigilare sull’osservanza da parte dei singoli lavoratori dei loro obblighi di legge, nonché delle disposizioni aziendali in materia di salute e sicurezza sul lavoro e di uso dei mezzi di protezione collettivi e dei dispositivi di protezione individuale messi a loro disposizione e, in caso di persistenza della inosservanza, informare i loro superiori diretti;
E’ Insieme delle persone, sistemi e mezzi interni o esterni finalizzati all’attività di prevenzione e protezione dei rischi professionali dei lavoratori.
I compiti (a titolo indicativo). Il Servizio di Prevenzione e Protezione dai rischi professionali provvede:
ad elaborare, per quanto di competenza, le misure preventive e protettive mirate alla valutazione dei rischi e i sistemi di controllo di tali misure;
a proporre al Direttore Generale i programmi di informazione e formazione dei lavoratori;
fornire ai lavoratori le informazioni sui rischi e le conseguenti misure di contenimento/abbattimento degli stessi
Il responsabile del servizio di prevenzione e protezione (RSPP) è nominato dal datore di lavoro quale persona in possesso dei requisiti previsti dalla legislazione vigente, ossia persona che possiede le cognizioni e l’addestramento necessari sia per effettuare misurazioni, esami, verifiche o valutazioni di carattere fisico, tecnico o radiotossicologico, sia per assicurare il corretto funzionamento dei dispositivi di protezione, sia per fornire tutte le altre indicazioni e formulare provvedimenti atti a garantire la sorveglianza fisica della protezione dei lavoratori e della popolazione.
Medico in possesso dei titoli e dei requisiti formativi e professionali che collabora con il datore di lavoro ai fini della valutazione dei rischi ed è nominato dallo stesso per effettuare la sorveglianza sanitaria per tutti gli altri compiti fissati dalla legge.
Gli obblighi (a titolo indicativo)
collaborare con il datore di lavoro e con il servizio di prevenzione e protezione alla valutazione dei rischi, anche ai fini della programmazione, ove necessario, della sorveglianza sanitaria, alla predisposizione della attuazione delle misure per la tutela della salute e della integrità psico-fisica dei lavoratori, all’attività di formazione e informazione nei confronti dei lavoratori, per la parte di competenza, e alla organizzazione del servizio di primo soccorso considerando i particolari tipi di lavorazione ed esposizione e le peculiari modalità organizzative del lavoro. Collabora inoltre alla attuazione e valorizzazione di programmi volontari di “promozione della salute”, secondo i principi della responsabilità sociale;
programmare ed effettuare la sorveglianza sanitaria attraverso protocolli sanitari definiti in funzione dei rischi specifici e tenendo in considerazione gli indirizzi scientifici più avanzati;
consegnare al lavoratore, alla cessazione del rapporto di lavoro, la documentazione sanitaria in suo possesso e di fornirgli le informazioni riguardo la necessità di conservazione;
fornire informazioni ai lavoratori sul significato della sorveglianza sanitaria cui sono sottoposti e, nel caso di esposizione ad agenti con effetti a lungo termine, sulla necessità di sottoporsi ad accertamenti sanitari anche dopo la cessazione dell’attività che comporta l’esposizione a tali agenti. Fornisce altresì, a richiesta, informazioni analoghe ai rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza;
informare ogni lavoratore interessato dei risultati della sorveglianza sanitaria e, a richiesta dello stesso, di rilasciargli copia della documentazione sanitaria;
visitare gli ambienti di lavoro almeno una volta all’anno o a cadenza diversa che stabilisce in base alla valutazione dei rischi; la indicazione di una periodicità diversa dall’annuale deve essere comunicata al datore di lavoro ai fini della sua annotazione nel documento di valutazione dei rischi;
partecipare alla riunione periodica di cui all’art. 35 del D.Lgs 81/2008.
Il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza ha diversi compiti, primo fra tutti, quello di salvaguardare la salute e la sicurezza dei lavoratori.
Questo è un principio che deve sempre essere presente onde evitare di cadere nelle trappole che verranno tese dalle varie amministrazioni. La tendenza delle amministrazioni è quella di convincere gli RLS di essere delle figure tecniche e non sindacali, di essere delle persone che devono collaborare con l’azienda e rendersi conto delle difficoltà oggettive che essa incontra.
Per evitarlo é fondamentale innanzitutto conoscere quali sono i diritti del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza.
Amministrazioni pubbliche o unità lavorative fino a quindici dipendenti. Per le Amministrazioni o unità lavorative aventi fino a quindici dipendenti il rappresentante della sicurezza si eletto dai lavoratori al loro interno.
L’elezione si svolge a suffragio universale diretto e a scrutinio segreto, anche per le candidature concorrenti. Risulterà eletto il lavoratore che ha ottenuto il maggior numero di voti espressi.
Prima dell’elezione i lavoratori nominano tra loro il segretario del seggio elettorale, il quale a seguito dello spoglio delle schede, provvede a redigere il verbale delle elezioni. Il verbale è comunicato senza ritardo al datore di lavoro. Questi si identifica nel dirigente al quale spettano i poteri di gestione nonché nel funzionario non avente qualifica dirigenziale, nei soli casi in cui sia preposto ad un ufficio avente autonomia gestionale.
Hanno diritto al voto tutti i dipendenti e possono essere eletti tutti i lavoratori – non in prova con contratto a tempo indeterminato o con contratto a tempo determinato purché la durata del medesimo consenta lo svolgimento del mandato – che prestano la propria attività nelle Amministrazioni o unità lavorative.
Al rappresentante spettano, per l’espletamento degli adempimenti previsti dall’art.19 del d. lgs. 19 settembre 1994. n. 626, appositi permessi retribuiti pari a 12 ore annue nelle Amministrazioni o unità lavorative che occupano fini a 6 dipendenti nonché pari a 30 ore annue nelle Amministrazioni o unità lavorative che occupano da 7 a 15 dipendenti.
Amministrazioni pubbliche o unità lavorative con più di quindici dipendenti. Amministrazioni o U.L. da 16 a 200 dipendenti
Nelle Amministrazioni o unità lavorative che occupano da 16 a 200 dipendenti il rappresentante per la sicurezza si individua nell’ambito delle rappresentanze sindacali.
Amministrazioni o U.L. da 201 a 1000 dipendenti
Nelle Amministrazioni o unità lavorative che occupano da 201 a 1000 dipendenti, i rappresentanti per la sicurezza sono 3 nell’ambito delle rappresentanze sindacali presenti.
Amministrazioni o unità lavorative con più di 1000 dipendenti
I rappresentanti per la sicurezza sono eletti o designati nell’ambito delle rappresentanze sindacali presenti.
Accesso ai luoghi di lavoro. Il diritto di accesso ai luoghi di lavoro sarà esercitato nel rispetto nel rispetto delle esigenze produttive con le limitazioni previste dalla legge. Il rappresentante per la sicurezza segnala preventivamente al datore di lavoro le visite che intende effettuare nei luoghi di lavoro.
Tali visite si possono anche svolgere congiuntamente al responsabile del servizio di prevenzione e protezione o ad un addetto a questi incaricato.
Strumenti per l’espletamento delle funzioni. In conformità dal Dlgs 81/2008 il rappresentante alla sicurezza può essere autorizzato all’utilizzo di strumenti in disponibilità della struttura.
In tali strumenti rientrano in particolare l’utilizzo del locale a disposizione della rappresentanza sindacale, la consultazione delle pubblicazioni nella specifica materia.
Formazione. L’RLS deve ricevere un’adeguata formazione sui problemi di salute e sicurezza a spese dell’azienda per un totale di ore non inferiore a 32 ovvero a quanto indicato nei singoli CCNL.
La formazione dei rappresentanti per la sicurezza, i cui oneri sono a carico del datore di lavoro, si svolgerà mediante permessi retribuiti aggiuntivi rispetto a quelli già previsti per la loro attività
Il datore di lavoro ogniqualvolta vengano introdotte innovazioni che abbiano rilevanza ai fini della tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori, prevede una integrazione della formazione.
Riunione periodica. L’RLS deve partecipare a tutte le riunioni indette in materia di prevenzione e sicurezza ed in particolare l’azienda è tenuta a fare almeno una riunione periodica all’anno.
Come rispondere alle segnalazioni dei lavoratori e come segnalare i problemi. Quando un lavoratore pone un problema, lo si ascolta con attenzione, si prende nota di tutte le informazioni che è in grado di fornire e gli si pongono domande per completare il quadro della situazione. Occorre però tenere conto di alcune cose:
1 – non sempre il lavoratore ha ragione, per cui occorre spiegargli dove sbaglia e come correggere l’eventuale comportamento sbagliato,
2 – spesso i lavoratori mescolano i problemi legati alla salute e sicurezza con quelli sindacali, in questo caso bisogna chiarire loro la differenza e programmare un incontro con il sindacato.
Come e se agire, dovrebbe essere deciso nella riunione settimanale, in caso d’urgenza può avvenire una consultazione telefonica o via internet.
Come primo intervento, se lo si ritiene opportuno, si programma un’ispezione; successivamente si manda una segnalazione scritta al datore di lavoro, al Servizio di Protezione e Prevenzione aziendale ed al medico competente dando un limite al tempo di attesa per la risposta.
Se l’amministrazione non risponde si manda un’ulteriore comunicazione tipo diffida e se anche così non dovesse funzionare si chiama l’organo di vigilanza (unità operativa nei luoghi di lavoro).
Altre segnalazioni possono partire direttamente dagli RLS senza che il lavoratore li abbia consultati.
Si può venire a conoscenza di un problema o pensare che un luogo di lavoro sia a rischio, in questo caso si manda una segnalazione con le stesse modalità riportate sopra, chiedendo spiegazioni ed informazioni.
Se l’atteggiamento dovesse persistere sulle posizioni di ostruzionismo, occorre coinvolgere le rappresentanze sindacali unitarie aziendali.
L’RLS infatti non ha il potere di trattare con l’amministrazione, ma i sindacati aziendali sì.
E’ in questo senso che va ricercato una relazione tra le due strutture, l’RSU deve anche fare in modo che gli RLS siano in condizione di lavorare, siano dati loro i mezzi e le strutture per assolvere il proprio compito. Anche la semplice assegnazione di una stanza provvista di telefono, un computer con collegamento internet, possono risultare importanti.
Se alcuni RLS non dovessero funzionare o “remassero contro”, le segnalazione o le richieste di dati ed informazioni possono essere fatte anche dal singolo.
Se tutti gli RLS dovessero essere inattivi ed i lavoratori dovessero trovarsi in situazioni a rischio per la propria salute, possono mandare loro stessi delle segnalazioni ai sensi dell’Art.9 dello Statuto dei Lavoratori e del D.Lvo 81/2008.
Se non ottengono risposta, possono rivolgersi all’Organo di Vigilanza.
Alcune modalità di lavoro consigliabili sono l’apertura di uno sportello per raccogliere le segnalazioni dei lavoratori o semplicemente fornire loro informazioni e la distribuzione di un questionario da far circolare tra i lavoratori per conoscere a fondo le problematiche dei singoli settori e valutare il grado di conoscenza in materia di salute e sicurezza.
Fare il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza non è un compito facile se lo si vuole affrontare con coscienza e serietà, presuppone un notevole dispendio di tempo ed energie spesso anche fuori dall’orario di lavoro.
E’ capitato che alcuni RLS alle prime esperienze si sentissero come dei “vigilantes” sia nei confronti dell’amministrazione che in quelli dei lavoratori.
E’ chiaro che molti lavoratori abituati a svolgere le proprie mansioni in modo non appropriato si sentano irritati dal dover modificare le modalità di lavoro, ma anzichè aggredirli occorre fare un lavoro di sensibilizzazione, far capire loro che se si ostinano a non usare i dispositivi di protezione individuale ne va della loro salute e possono anche essere soggetti a sanzioni disciplinari da parte dell’Azienda, non dovrà mai essere l’RLS a segnalare all’amministrazione il cattivo comportamento di un lavoratore.
Può succedere comunque che i dispositivi di protezione individuale siano un palliativo per non modificare l’ambiente circostante.
Per esempio chi lavora in una falegnameria con macchinari estremamente rumorosi, con dispersione di polveri e segatura nell’ambiente si troverà ad operare in un luogo a rischio se:non ci sono i dispositivi di protezione sulle macchine (per evitare di tagliarsi) non si è provveduto a rendere più silenziosa possibile la macchina non è stato installato un impianto d’aspirazione delle polveri
E’ chiaro che il datore di lavoro può aver fornito ai lavoratori le cuffie per non danneggiare l’udito; le tute, le scarpe, gli occhiali ed i guanti per evitare scivolamenti, schegge negli occhi ecc. ma se non si è provveduto a sanare l’ambiente nel suo complesso, il lavoratore ha tutti i diritti di lamentarsi che le cuffie ti isolano e ti rimbambiscono, i guanti sono poco pratici ecc.
L’RLS, in questo caso, deve attivarsi affinchè si raggiunga la sicurezza massima dell’ambiente, e verificare che i dispositivi di protezione delle macchine siano sempre inseriti.
I compiti. I rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza:
accedono ai luoghi di lavoro in cui si svolgono le lavorazioni;
sono consultati preventivamente e tempestivamente in ordine alla valutazione dei rischi, alla individuazione, programmazione, realizzazione e verifica della prevenzione nella azienda o unità produttiva;
sono consultati sulla designazione del responsabile e degli addetti al servizio di prevenzione, alla attività di prevenzione incendi, al primo soccorso, alla evacuazione dei luoghi di lavoro e del medico competente;
sono consultati in merito all’organizzazione della formazione;
ricevono le informazioni e la documentazione aziendale inerente alla valutazione dei rischi e le misure di prevenzione relative, nonché quelle inerenti alle sostanze ed ai preparati pericolosi, alle macchine, agli impianti, alla organizzazione e agli ambienti di lavoro, agli infortuni ed alle malattie professionali;
ricevono le informazioni provenienti dai servizi di vigilanza;
ricevono una formazione adeguata;
promuovono l’elaborazione, l’individuazione e l’attuazione delle misure di prevenzione idonee a tutelare la salute e l’integrità fisica dei lavoratori;
formulano osservazioni in occasione di visite e verifiche effettuate dalle autorità competenti, dalle quali è, di norma,sentito;
partecipano alla riunione periodica;
fanno proposte in merito all’attività di prevenzione;
avvertono il responsabile dell’azienda dei rischi individuati nel corso della sua attività;
possono fare ricorso alle autorità competenti qualora ritenga che le misure di prevenzione e protezione dai rischi adottate dal datore di lavoro o dai dirigenti e i mezzi impiegati per attuarle non siano idonei a garantire la sicurezza e la salute durante il lavoro.
AVORATORE
Persona che, indipendentemente dalla tipologia contrattuale, svolge un’attività lavorativa nell’ambito dell’organizzazione di un datore di lavoro pubblico o privato, con o senza retribuzione, anche al solo di fine di apprendere un mestiere o una professione (il socio lavoratore di cooperativa, i tirocinanti, allievi ecc.) Sono esclusi i volontari.
utilizzare in modo appropriato i dispositivi di protezione messi a loro disposizione; segnalare immediatamente al datore di lavoro, al dirigente o al preposto le deficienze dei mezzi e dei dispositivi di protezione collettiva ed individuale, nonché qualsiasi eventuale condizione di pericolo di cui vengano a conoscenza, adoperandosi direttamente, in caso di urgenza, nell’ambito delle proprie competenze e possibilità per eliminare o ridurre le situazioni di pericolo grave e incombente, dandone notizia al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza;
sottoporsi ai controlli sanitari previsti dalla legislazione vigente o comunque disposti dal medico competente.
Diritti dei lavoratori. I diritti dei lavoratori in diversi casi corrispondono agli obblighi per il datore di lavoro. In particolare:
Diritto ad avere un RLS che tuteli la loro sicurezza e li rappresenti
Diritto di utilizzare i dispositivi individuali di protezione conformi alle norme di legge e alle mansioni che svolgono
Diritto di lavorare in un ambiente i cui rischi siano stati adeguatamente valutati e dove siano state adottate tutte le misure necessarie affinché i pericoli siano evitati, arginati o affrontanti in maniera adeguata
Diritto di utilizzare in maniera limitata agenti fisici, chimici e biologici
Diritto di ricevere informazione e formazione, di partecipare ed essere consultati
Inoltre, in caso di pericolo grave, i lavoratori hanno la facoltà di allontanarsi dal posto di lavoro sia per intervenire per ridurre il rischio per se e per gli altri, anche senza le competenze necessaria, ma solo se impossibilitato a contattare il superiore gerarchico.
Sempre in caso di pericolo grave, immediato che non può essere evitato, il lavoratore può allontanarsi dal posto di lavoro o dalla zona pericolosa, senza subire alcun pregiudizio o conseguenze dannose.
RESPONSABILE DELLE EMERGENZE
Trattasi di soggetto, incaricato dal datore di lavoro, con idonea preparazione tecnica, formazione ed aggiornamento in tema di gestione delle emergenze, compreso il rischio antincendio. Ad esso è affidata la piena titolarità e responsabilità di:
verifica periodica dell’adeguatezza delle iniziative poste in essere in rispetto alla normativa vigente;
collaborazione alla pianificazione, aggiornamento ed implementazione, se necessario, degli interventi in modo da ridurre il rischio al più basso livello possibile;
coordinamento ed acquisizione della registrazione di alcune attività di supporto (es. verifica dei mezzi di protezione attiva di prevenzione degli incendi, degli ascensori, etc) svolte da ditte esterne;
acquisizione e coordinamento delle iniziative di emergenza/antincendio poste in essere da ditte che a qualsiasi titolo operano all’interno dell’Azienda;
formazione, coordinamento e gestione dei dipendenti individuati come addetti all’emergenza.
Qualora si trattasse di un soggetto esterno al Servizio di Prevenzione e Protezione è necessario che collabori con tale Servizio per un proficuo e coordinato scambio di modalità operative specifiche per ogni ambiente di lavoro, in particolare riguardanti la pianificazione e la gestione delle emergenze anche al fine di un continuo aggiornamento del DVR.
Il Decreto Legislativo 81/08, definito anche Testo Unico sulla Sicurezza, impone l’obbligo di nominare alcune figure che hanno lo scopo di garantire la salute e la sicurezza dei lavoratori. Tra queste, rientra anche l’addetto al servizio di Primo Soccorso, figura che entra in azione nel caso in cui si verifichi un infortunio o un malore improvviso di un lavoratore o un visitatore, nell’attesa che intervenga una figura sanitaria di pronto soccorso.
A) primo soccorso: si intende “l’insieme delle azioni che permettono di aiutare una o più persone in difficoltà, nell’attesa dell’arrivo deisoccorsi Nessuna azione deve essere svolta senza aver valutato la scena dell’evento”. Inoltre appena è possibile, “dopo aver compiuto un esame primario inerente i parametri vitali, è necessario effettuare una chiamata di emergenza per attivare la catena del soccorso, adeguatamente predisposta dal datore di lavoro e finalizzata ad assicurare l’arrivo di personale specializzato e l’eventuale trasporto presso il più vicino centro medico con possibilità anche di ricovero”;
B) pronto soccorso: si intende “l’intervento svolto da personale sanitario addestrato a tale compito”, personale che “opera prevalentemente in strutture ospedaliere predisposte ad accogliere casi di urgenza/emergenza in quanto dotati di attrezzature e spazi specificamente dedicati alla breve osservazione (medicina/chirurgia d’urgenza) ove poter prestate le prime cure prima del ricovero presso reparti specialistici”.
Si ricorda poi che il Testo Unico per la sicurezza “non prevede rigidamente l’istituzione, dovunque e comunque, di un generico servizio di ‘ primo soccorso’ interno, ma guarda all’assistenza sanitaria di emergenza come ad una ‘funzione’ che il datore di lavoro deve garantire ai lavoratori nei modi e nei tempi di volta in volta più idonei, con procedure chiare, ben definite e congrue per la propria realtà produttiva, tenuto conto degli specifici rischi lavorativi presenti”.
L’emergenza sanitaria fa parte dell’insieme dei provvedimenti di sicurezza previsti nel documento di valutazione del rischio e si colloca nel “ piano delle emergenze”: il datore di lavoro infatti “deve ideare e gestire un modello organizzativo finalizzato a garantire un sistema di gestione della salute e sicurezza dei propri dipendenti per quanto attiene la possibilità di avere incidenti interni con ‘ lavoratori feriti o colpiti da malore improvviso che necessitino di essere soccorsi prima dell’arrivo dell’intervento del 118.
In particolare un “piano di primo soccorso” deve contenere:
la documentazione relativa ai luoghi di lavoro e alle persone presenti;
i dati della valutazione dei rischi e del fenomeno infortunistico;
I criteri adottati nell’organizzazione del servizio;
la determinazione quantitativa e la dislocazione dei presidi e le modalità per la loro gestione (NB: prevedere standardizzazione delle modalità d’uso e stato delle dotazioni dei presidi contenuti nel pacchetto di medicazione o cassetta);
le procedure di allertamento del sistema di soccorso interno e del 118;
l’elenco nominativo dei lavoratori designati al primo soccorso;
le procedure di gestione e trattamento dell’infortunato (o del soggetto colpito da malore);
i piani previsti per la formazione e l’addestramento dei lavoratori designati;
le procedure previste per la registrazione degli interventi
Il datore di lavoro deve convocare, almeno una volta all’anno, una riunione a cui partecipano:
Il resposonsabile del Servizio di prevenzione e protezione
Nel corso della riunionei il datore di lavoro sottopone all’esame dei partecipanti:
L’idonità dei dispositivi di prevenzione e protezione
I programmi di formazione e informazione dei lavoratori
La riunione periodica ha altresì luogo in occasione di eventuali significative variazioni delle condizioni9 di esposizione al rischio compresa la programmazione e l’introduzione di nuove tecnologie che hanno riflessi sulla sicurezza e la salute dei lavoratori.
L’attività di prevenzione non può essere limitata ad una generica informazione statica di uno o più elementi di rischio presenti nel luogo di lavoro, ma deve avere un andamento dinamico che interessa le varie componenti del rischio stesso, descrivendone i comportamenti da attuare affinché le probabilità d’incidente siano ridotte al minimo.
L’informazione rappresenta un diritto primario ed individuale e quindi irriducibile ed inalienabile. L’informazione deve essere fornita ad ogni lavoratore non solo con riguardo ai rischi specifici cui sono esposti in rapporto all’attività svolta, ma anche a quelli connessi all’attività in generale.
Deve, quindi, essere attuata un’informazione dettagliata, metodica e documentata, ripetuta nel tempo in maniera da consentire alle lavoratrici e lavoratori di potersi inserire negli ambienti di lavoro previa conoscenza dei relativi rischi.
Ad un’attività informativa va accompagnato, in modo non disgiunto, la formazione che non si esaurisce in modo definitivo, bensì deve essere ripetuta, specifica e documentata.
Formazione dei lavoratori. Il datore di lavoro, i Dirigenti e i preposti, nell’ambito delle rispettive attribuzioni, assicurano a ciascun lavoratore una formazione “sufficientemente adeguata” in materi di sicurezza e di salute, con particolare riferimento al proprio posto di lavoro e alle proprie mansioni.
La formazione deve avvenire al momento dell’assunzione, del trasferimento o del cambiamento di mansioni, dell’introduzione di nuove tecnologie o attrezzature di lavoro, di nuove sostanze e preparati pericolosi.
Rispetto a questa prima parte si può osservare come la formazione non riguardi solo i nuovi assunti, ma anche i lavoratori già occupati, allorché vi siano variazioni delle situazioni di lavoro.
L’indicazione di una formazione sufficientemente adeguata, va rapportata al posto di lavoro e alle mansioni svolte dai singoli lavoratori. Ciò significa che occorre favorire una formazione “sul campo”, rispetto a quella d’aula, in quanto più rispondente ai fattori di rischio realmente esistenti, in grado, per questa via, di cogliere anche le specificità esistenti.
La formazione, quindi, non può ridursi a mera informazione, richiedendo processi interattivi ed una verifica della presa di coscienza del comportamento conseguente.
Gli strumenti da mettere in campo possono essere diversi:
esercitazioni per l’uso di sistemi e procedure di sicurezza
predisposizione di schede di verifica e controllo di macchine, impianti, strumenti di lavoro
simulazione di interventi in caso d’urgenza
motivazione e addestramento all’uso dei dispositivi individuali di protezione
addestramento pratico sulle corrette norme di movimentazione di carichi e sugli atteggiamenti posturali e dinamici più adatti per ridurre il rischio
E’ bene ricordare, inoltre, che le normative di legge indicano i contenuti minimi della formazione, pertanto soggetti a possibili ampliamenti fin dalla predisposizione dei programmi di formazione.
I programmi di formazione per i lavoratori, devono essere preventivamente illustrati e discussi con i RLS i quali, fra l’altro, dovranno verificare che il datore di lavoro abbia provveduto ad adeguati stanziamenti di bilancio per questo capitolo.
Nessun contributo economico diretto o indiretto può gravare sui lavoratori, anzi i corsi di formazione devono svolgersi durante il normale orario di lavoro, tantomeno vanno utilizzati gli istituti contrattuali come ferie, permessi ecc.
Anche eventuali spese di trasferta, mensa, materiali didattici non possono essere messe a carico dei lavoratori.
Formazione per gli addetti al pronto soccorso e antincendio. Anche in questo caso le norme di legge parlano di una formazione minima e adeguata, in rapporto alla dimensione dell’azienda/ente ovvero all’unità produttiva.
Questo non significa che ci si debba accontentare di una generica formazione che illustri, ad esempio, le vie di fuga, l’allocazione delle misure antincendio, il luogo dove è riposta la cassetta del pronto soccorso.
E’ necessario, al contrario, che siano anche illustrare le caratteristiche strutturali, impiantistiche e materiali degli ambienti di lavoro, le sostanze usate e i loro depositi, fornire conoscenze di base sulla fisiologia umana, assicurare esercitazioni pratiche e simulazione non in misura una tantum.
Formazione dei RLS. La formazione deve essere di carattere generale e specifica, evitando di però d’immaginare che il RLS debba diventare un “piccolo medico del lavoro” o “un piccolo ingegnere”. Ad esso non spetta il compito di indicare soluzioni, ma quello di porre le domande giuste e di sapere interagire con gli atri attori della prevenzione nella ricerca delle risposte.
Occorre precisare che la formazione per i RLS non può e non deve essere effettuata una tantum, devono essere previsti incontri periodi di aggiornamento anche in rapporto all’evoluzione organizzativa negli ambienti di lavoro, della giurisprudenza, delle innovazioni scientifiche.
Non sono consigliabili pacchetti formativi standard, uguali per tutte le situazioni in quanto ogni luogo di lavoro può presentare problemi e soluzioni diverse. Anche per tale ragione l’affidarsi a servizi esterni non sempre è utile. Possono certamente proporre prodotti di alta qualità ma che non necessariamente colgono le necessità, le esigenze dello specifico luogo di lavoro, soprattutto in strutture complesse come quelle sanitarie dove, peraltro, esistono eccellenze professionali a cui affidare il compito della formazione.
In ogni caso, nell’ipotesi che la formazione venga affidata a soggetti esterni, è necessario conoscere il curriculum delle esperienze, l’ambito territoriale in cui opera, gli ambienti lavorativi in cui a operato.
Una pratica formativa che non parta prima dalla realtà prima ancora che costituire uno spreco di risorse, è inutile.
“Guida agli infortuni sul lavoro e alle malattie professionali“
Scritto il 29 maggio 2016 29 novembre 2016 Autore Antonio MarchiniCategorie STag RLS, SALUTE, SICUREZZA
Si definisce Dispositivo di Protezione Individuale (DPI) quell’attrezzatura che ha il compito di salvaguardare la salute e/o la sicurezza della persona che li indossa o li utilizza ovvero: qualsiasi attrezzatura destinata a essere indossata e tenuta dal lavoratore allo scopo di proteggerlo contro uno o più rischi suscettibili di minacciarne la sicurezza o la salute durante il lavoro, nonché ogni complemento o accessorio destinato a tale scopo.
I DPI ricoprono un ruolo fondamentale nella prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali.
I dispositivi di protezione individuale (DPI) sono da impiegarsi in funzione dei rischi dai quali il dispositivo deve proteggere l’operatore. I DPI sono normati dal D.Lgs. 475/92 e dal D.Lgs. 10/97. I DPI devono essere singolarmente* marcati “CE” e sono suddivisi in 3 categorie; poiché quelli che appartengono alla seconda sono individuati per esclusione, si esaminano nell’ordine le categorie 1 – 3 – 2. (* salvo alcune particolari eccezioni: marcatura sulla confezione)
1a categoria: sono destinati a proteggere da rischi fisici di lieve entità; la persona che li impiega può valutarne l’efficacia e percepire, prima di averne danno, il progressivo verificarsi degli effetti lesivi.
Servono a proteggere da:
a) azioni lesive di lieve entità prodotte da strumenti meccanici;
b) azioni lesive di lieve entità causate da prodotti detergenti;
c) contatto o urto con oggetti caldi, a temperatura inferiore a 50°C;
d) fenomeni atmosferici ordinari;
e) urti lievi e vibrazioni che non raggiungano organi vitali e che non provochino lesioni permanenti;
3a categoria: sono destinati a proteggere da rischi di morte o da lesioni gravi e permanenti; la persona che li impiega non ha la possibilità di percepire in tempo il verificarsi istantaneo degli effetti lesivi.
a) inquinamento dell’atmosfera respirabile (per aerosol, gas, polveri, ecc.) o carenza di ossigeno nella stessa;
b) aggressione da agenti chimici – radiazioni ionizzanti
c) temperatura dell’aria inferiore a -50°C o superiore a 100°C;
e) cadute dall’alto
f) tensioni elettriche pericolose.
2a categoria: tutti gli altri tipi di rischi, non rientranti nelle categorie precedenti.
Ciascun lavoratore deve sapere che:
è necessario leggere le istruzioni di impiego, seguendole puntualmente
è necessario, prima di ogni impiego, un esame visivo che verifichi l’integrità e la funzionalità del dispositivo.
Per impiegare dispositivi di categoria 3 (ad esempio le maschere antigas) occorre uno specifico addestramento.
Esiste a livello aziendale una procedura che individua i DPI più adatti per ogni attività. Qualora vi fossero difficoltà d’uso di un DPI assegnato bisogna rivolgersi nell’ordine:
al proprio responsabile;
al medico competente;
al Servizio di Prevenzione e Protezione.
I più comuni dispositivi di protezione individuale sono:
Caratteristiche generali dei DPI
Confort: dovrebbero essere leggeri, adattabili, tali da assicurare comfort termico, traspirabilità, dimensioni limitate
Economici: il costo unitario non deve essere troppo elevato. Devono essere di alta durata ed efficienti
Requisiti informativi: devono esserci indicazioni su limiti d’uso, tempo utile prima della scadenza, istruzioni per l’uso, corretta manutenzione ed immagazzinamento
Requisiti di sicurezza: deve esserci assenza di rischi aggiuntivi, innocuità, solidità, efficienza protettiva, adeguata durata della potenziale protezione, e data di scadenza utile
Requisiti prestazionali: ridotto disagio nell’indossarli, funzionalità pratica, compatibilità con altre protezioni
Obblighi del datore di lavoro . Il datore di lavoro nella scelta/uso dei DPI:
Effettua analisi e valutazione dei rischi che non possono essere evitati con altri mezzi
Individua tipo e caratteristiche dei DPI necessari e categoria di appartenenza, tenendo conto di eventuali rischi introdotti dai dispositivi suddetti
Valuta, sulla base delle informazioni e delle norme d’uso fornite dal fabbricante, la corrispondenza tra dispositivi individuati e dispostivi esistenti sul mercato
Aggiorna la scelta ogni volta che intervenga una variazione significativa negli elementi di valutazione
Stabilisce le condizioni in cui i DPI devono essere usati in funzione dell’entità del rischio, della frequenza di esposizione, delle caratteristiche del posto di lavoro di ciascun lavoratore, delle prestazioni dei DPI
Mantiene l’efficienza e garantisce l’igienicità dei DPI
Provvede a che siano utilizzati soltanto per gli usi previsti
Fornisce istruzioni comprensibili per i lavoratori
Destina i DPI ad uso individuale e, nell’impossibilità di ciò, garantisce con misure adeguate, il mantenimento di condizioni igieniche
Informa preliminarmente i lavoratori dei rischi da cui il DPI li protegge e fornisce istruzioni comprensibili ai medesimi
Rende disponibili informazioni adeguate su ogni DPI
Stabilisce le procedure per la riconsegna ed il deposito dei DPI
Assicura una formazione adeguata e, se necessario, organizza uno specifico addestramento circa l’utilizzo dei DPI
Sottopone sempre i lavoratori ad addestramento all’uso dei DPI
Obblighi del lavoratore . Il lavoratore ha l’obbligo di:
Utilizzare i DPI correttamente e conformemente a formazione ed addestramento
Avere cura dei DPI loro affidati
Non apportarvi modifiche di propria iniziativa
Riconsegnare i DPI secondo le procedure aziendali
Segnalare immediatamente difetti o inconvenienti
Guanti. Nelle strutture sanitari è fatto largamente uso dei guanti come elemento di protezione e di prevenzione. I guanti vanno usati sempre quando:
Vi é la possibilità di venire a contatto con materiale biologico (sangue, urine, secreti ed escreti)
Si eseguono manovre invasive (interventi chirurgici, indagini diagnostiche, esplorazioni, etc.)
Si manipolano recipienti contenenti liquidi o prodotti biologici (padelle, pappagalli, drenaggi)
Si manipolano prodotti chimici (disinfettanti, acidi solventi, farmaci citostatici)
Si procede al lavaggio di materiale e strumenti chirurgici
Si manipolano rifiuti contenenti materiale biologico
La cute delle mani dell’operatore presenta delle lesioni cutanee
Dopo l’uso dei guanti procedere al lavaggio sociale delle mani. Nel caso di contatto accidentale con materiale biologico procedere al lavaggio antisettico.
Lavare e asciugare le mani prima di indossare qualsiasi tipo di guanto
Indossare i guanti immediatamente prima di eseguire le procedure a rischio e rimuoverli al termine
Lavare sempre le mani dopo la rimozione dei guanti
Sostituire i guanti durante le diverse attività espletate sullo stessopaziente
Evitare il più possibile l’utilizzo continuativo dello stesso paio di guanti
Utilizzare il guanto adatto ad ogni procedura da espletare (vedi tabella seguente)
Indossare il guanto della giusta misura
Protezioni da indossare in relazione alle manovre da svolgere
Incanulazione di vie venose centrali e/o perfiferiche Guanti
Incanulazione di vie arteriose o prelievi arteriosi Guanti e protezione facciale
Broncoscopia, cistoscopia, gastroscopia Guanti e protezione facciale
Introduzione di sondino naso-gastrico Guanti e protezione facciale. Camice impermeabili
Aspirazione endotracheale Guanti
Intubazioni naso-orotreacheali, tracheotomie, sostituzione canule tracheali Guanti e protezione facciale
Punture esplorative ed evacuative in cavità ed organi Guanti e protezione facciale
Manovre invasive chirurgiche; trattamento di lesioni traumatiche di svariate entità, effettuate in: sala operatoria, pronto soccorso, sala parto, ambulatori dentistici Guanti e protezione facciale. Camice impermeabili
Cateterismo cardiaco e angiografie Guanti e protezione facciale
Autopsie Guanti e protezione facciale. Camice impermeabili
Prelievi di sangue, iniezioni endovenose, fleboclisi Guanti. Contenitori per il trasporto delle provette-Contenitore per aghi (non 5 incappucciare l’ago delle siringhe durante lo smaltimento)
Iniezioni intramuscolari Non incappucciare l’ago delle siringhe smaltendole in contenitori idonei
Tricotomie, clisteri e pulizia del cavo orale Guanti
Detersione materiali e strumenti Guanti in vinile con sopraguanto di gomma. Protezione facciale e camice impermeabile
Protezione dei piedi e delle gambe. I piedi devono essere protetti durante le attività lavorative in cui esistono specifici pericoli di contaminazione o lesioni. In un Azienda Sanitaria le tipologie di attività sono svariate e quindi il datore di lavoro o il suo incaricato devono stabilire, in base ai pericoli di ogni singola situazione lavorativa, quale tipo di scarpe è necessario impiegare..
Le calzature devono essere chiuse, di materiale impermeabile, con suola antiscivolo e tacchi bassi per il duplice scopo di proteggere l’operatore sia da eventuali contatti con sostanze organiche o chimiche che di evitare scivolamenti durante l’attività lavorativa. Le scarpe costituiscono una valida scelta per prevenire gli infortuni, sia quelli determinati da scivolamento che da sforzi fisici legati all’attività di assistenza a pazienti, nonché garantire un valido aiuto in tutte quelle attività che abbisognano di ampia libertà di movimento.
Attività per le quali è richiesta la protezione del piede e tipologia della protezione richiesta
Attività Tipo di protezione Figure professionali
Mobilitazione di pazienti e assistenza Antiscivolo (scarpe unisex o zoccolo a trattenuta superiore) Ausiliari. OTA. OSS. Infermieri. TSRM. Tecnici della riabilitazione
Trasporto di apparecchi radiogeni
+ sollevamento di pazienti Per schiacciamento delle dita +
antiscivolo (scarpe unisex con
punta rinforzata) T.S.R.M. Infermieri. OSS. O.T.A. Ausiliari di radiologia
Interventi chirurgici bagnati
(parti, interventi artroscopici ecc.) Impermeabile + suola antiscivolo Medici ostetrici. Chirurghi.
Ostetriche. T.S.R.M. O.S.S.
Infermiere di sala operatoria di
ostetricia, di chirurgia e di
qualunque servizio di diagnostica
e/o terapia chirurgica che preveda
Protezione delle vie respiratorie: Apparecchi per la protezione delle vie respiratorie. Molte operazioni svolte abitualmente da operatori sanitari comportano un rischio di esposizione ad agenti biologici, chimici o fisici in grado di arrecare seri danni alle vie respiratorie.
I DPI per la protezione delle vie respiratorie hanno il compito di rendere respirabile l’atmosfera circostante che può essere contaminata.
Qualsiasi dispositivo deve essere rispondenti alla Direttiva Europea 89/686/CEE (recepita dal D.Lgs. 475/92 e successive modificazioni) . In particolare, i respiratori devono riportare la marcatura CE di III categoria e l’omologazione secondo la norma di riferimento UNI 10720 “Criteri di scelta ed uso degli apparecchi di protezione respiratoria”.
Le mascherine chirurgiche non sono DPI: la marcatura CE riportata sella mascherina chirurgica è data esclusivamente in conformità alla direttiva 93/42CEE sui dispositivi medici.
Gli Apparecchi per la Protezione delle Vie Respiratorie (A.P.V.R.) si distinguono in due categorie:
Respiratori isolanti : indipendenti dall’atmosfera ambiente
Respiratori a filtro: dipendenti dall’atmosfera ambiente
Tutti i materiali e liquidi biologici devono essere considerati potenzialmente infetti.
Protezione degli occhi e del viso. Il DPI che protegge l’intero viso è costituito dalla visiera o schermo facciale mentre per la protezione degli occhi si utilizzano gli occhiali a mascherina. Gli “occhiali”, insieme agli “schermi”, alle “maschere” e alle “visiere”, sono i più importanti dispositivi di protezione personale degli occhi contro i rischi:
Chimici (vapori, nubecole, aerosol e fumi, soluzioni acide e alcaline, ecc)
Meccanici (polveri, schegge, ecc)
Ottici (raggi UV ed IR laser)
Termici (il freddo può causare lacrimazione protratta, il calore può causare infiammazioni o ustioni)
I DPI sopra indicati devono essere indossati quando è necessaria la protezione delle congiuntive; se è necessario proteggere le vie respiratorie si deve indossare anche un respiratore (facciale filtrante, semimaschera o pieno facciale con filtri specifici) idoneo all’inquinante aerodisperso.
a) Indumenti di lavoro
La divisa di lavoro in cotone o fibre sintetiche costituita da pantaloni e casacca o camicia e pantalone non è un indumento di protezione per il lavoratore che la indossa così come il camice in cotone indossato dal personale sanitario (medici, biologi, tecnici) o l’abbigliamento del personale infermieristico: tutti i predetti indumenti sono considerati indumenti di lavoro
Pur non essendo DPI esistono comunque delle regole antinfortunistiche che devono essere rispettate nella loro scelta. Infatti, ai sensi dell’art. 378 del DPR 547/55, non sono ammessi sul luogo di lavoro indumenti capaci di costituire pericolo per l’incolumità del personale, non devono essere portate sciarpe e cravatte che
possono impigliarsi negli organi in movimento delle macchine, le maniche devono essere strette e allacciate,
non si devono indossare monili.
b) Indumenti di protezione
Sono indossati per impedire la contaminazione della divisa e per proteggere la cute del personale all’esposizione a sangue e a altri agenti di natura biologica, chimica, da agenti fisici (calore,freddo) o da possibili esposizioni a radiazioni ionizzanti ecc.
Qualora sostituiscano gli indumenti personali o la divisa è bene che non siano a diretto contatto con la cute in quanto il materiale con cui sono costruiti permette generalmente una scarsa traspirazione. Gli indumenti specifici da indossare per le procedure assistenziali a rischio contaminazione biologica o chimica possono essere monouso in tessuto non tessuto, in tessuto di cotone, oppure con fibre sintetiche particolari.
I camici resistenti ai liquidi devono garantire protezione alla parte frontale dove maggiore è il rischio di esposizione ed eventuale penetrazione degli elementi contaminanti. Dal punto di vista protezionistico è necessario avere la doppia protezione davanti, collo alto, polsino stretto e chiusura nella parte posteriore.
Gli indumenti monouso dovranno essere eliminati con i rifiuti speciali a rischio infettivo o a rischio chimico secondo la tipologia.
Gli indumenti riutilizzabili devono essere lavabili, disinfettabili o sterilizzabili a seconda del materiale con il quale sono stati realizzati.
Protezione dalle cadute dall’alto. Sono dispositivi di protezione individuale che vengono indossati dal lavoratore al fine di prevenire i danni derivanti da una possibile caduta dall’alto. Si dividono in “Sistemi di arresto di caduta” e “Dispositivo di posizionamento e di trattenuta”.
I sistemi di arresto di caduta hanno il compito di arrestare la caduta dall’alto in condizioni di sicurezza. Sono costituiti da più elementi:
Un imbracatura per il corpo
Un sottosistema di collegamento o un componente destinato ad arrestare la caduta dall’alto in condizioni di sicurezza come ad esempio:
una imbracatura per il corpo.
un sottosistema di collegamento o un componente destinato ad arrestare le cadute dall’alto in condizioni di sicurezza come ad esempio:
un’assorbitore di energia incorporato
un dissipatore di energia
un dispositivo anticaduta di tipo guidato lungo una linea di ancoraggio rigida o flessibile
un dispositivo anticaduta di tipo retrattile
ancoraggio con un cordino.
Indumenti ad alta visibilità’
Gli indumenti ad alta visibilità necessari al personale dell’emergenza-urgenza rispondenti alla norma UNI- EN 471 (indumenti di segnalazione ad alta visibilità) vengono forniti, lavati e manutenuti dalla ditta SOF. La norma specifica le caratteristiche che devono avere i capi di abbigliamento che hanno lo scopo di segnalare visivamente la presenza dell’utilizzatore al fine di individuarlo bene in condizioni pericolose, in tutte le condizioni di luminosità di giorno e di notte alla luce dei fari.
Gli indumenti ad alta visibilità sono raggruppati in 3 classi, a seconda del livello di protezione che assicurano. Ad ogni classe corrisponde una superficie crescente di materia fluorescente (visibile di giorno) e retroriflettente (visibile di notte). I materiali retroriflettenti sono classificati in 2 livelli retroriflessione; la classe 2 assicura la migliore segnalazione visiva, la classe 1 quella standard
Vedi anche: GUIDA AGLI INFORTUNI SUL LAVORO, ALLE MALATTIE PROFESSIONALI E ALLA TUTELA DELLA SALUTE NEI LUOGHI DI LAVORO
Scritto il 11 luglio 2013 9 giugno 2016 Autore abc-dei-dirittiCategorie abc dei diritti, DTag SICUREZZA