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Timestamp: 2020-08-13 15:11:18+00:00
Document Index: 106032532

Matched Legal Cases: ['art. 360', 'art. 14', 'art. 14', 'art. 5', 'art. 8', 'art. 5', 'art. 360']

Sentenza Cassazione Civile n. 25552 del 10/10/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25552 del 10/10/2019
Cassazione civile sez. I, 10/10/2019, (ud. 09/09/2019, dep. 10/10/2019), n.25552
sul ricorso 29386/2018 proposto da:
J.S., elettivamente domiciliato in Roma Via Pietro Mascagni
186, presso lo studio dell’avvocato Pitorri Jacopo Maria che lo
rappresenta e difende, giusta procura rilasciata con separato atto
avverso il decreto del TRIBUNALE di ROMA, depositata il 20/08/2018;
1. Con ricorso al Tribunale di Roma, J.S., cittadino del Gambia, chiedeva il riconoscimento della protezione internazionale, denegata al medesimo dalla competente Commissione territoriale. Con Decreto n. 11000/2018, depositato il 20 agosto 2018, l’adito Tribunale rigettava il ricorso.
3. Per la cassazione di tale provvedimento ha, quindi, proposto ricorso J.S., nei confronti del Ministero dell’interno, affidato a cinque motivi. L’intimato non ha svolto attività difensiva.
1. Con il primo, secondo e terzo motivo di ricorso, J.S., denuncia la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 2 e 14, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.
1.1. L’istante lamenta che il Tribunale abbia ritenuto – ai fini della concessione della protezione sussidiaria, ai sensi del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. b) – non credibile la narrazione dei fatti che lo avrebbe determinata a lasciare il Paese di origine, consistiti nelle minacce ricevute dallo zio, che lo aveva “ingiustamente incolpato di avere messo in stato di gravidanza sua figlia allo scopo di farlo arrestare per sottrargli la mandria lasciatagli in eredità dalla madre”.
1.3.2. Nel caso di specie, il giudice adito ha adeguatamente motivato circa le ragioni per le quali ha ritenuto non credibili – poichè inverosimili e contraddittorie – le dichiarazioni del richiedente, rilevando una “notevole discrasia del racconto originario con quello reso durante l’audizione in giudizio”. E difatti, mentre nella prima versione – fornita alla Commissione territoriale – il richiedente ha dichiarato di avere lasciato il Paese d’origine per il timore di essere arrestato per l’ingiusta denuncia che lo zio avrebbe sporto nei suoi confronti, nella seconda versione – resa in giudizio – il medesimo ha affermato che lo zio “lo aveva trattato in maniera diversa da come trattava i suoi figli, non mandandolo a scuola e costringendolo a lavorare senza pagarlo”, ed asserendo che era stata tale situazione a spingerlo ad espatriare, per cercare altrove una vita migliore.
Va, pertanto, esclusa in radice – attesa la non credibilità dello straniero – la concessione al medesimo dello status di rifugiato e della protezione sussidiaria del D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 14, lett. a) e b). Nè risulta che l’istante abbia allegato, nel giudizio di merito, di essersi rivolto all’autorità di polizia e di non avere ricevuto protezione, ai sensi del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 5, comma 1, lett. c).
1.3.4. Nel caso concreto, i fatti allegati nel giudizio di merito non attengono a situazioni di violenze indiscriminate, derivanti da un conflitto armato interno o internazionale, trattandosi di circostanze relative ad una vicenda personale e familiare del richiedente, risolvibile mediante il ricorso alla giustizia ordinaria, in relazione alla quale, peraltro, il medesimo non è risultato neppure credibile. Sotto tale profilo, il giudice di merito ha, peraltro, comunque accertato mediante il ricorso a fonti internazionali aggiornate, citate nel provvedimento, ai sensi del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8 – che la leadership assunta dal nuovo presidente B.A. hanno ricondotto il Gambia ad una situazione di pieno rispetto dei diritti civili e politici dei cittadini e di ripristino della legalità, sicchè il timore del ricorrente di essere sottoposto nuovamente a vessazioni, senza possibilità di ottenere tutela, attualmente non sussiste.
2. Con il quarto motivo di ricorso, J.S. denuncia la violazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.
2.2.1. Il giudice territoriale ha motivato il diniego di protezione umanitaria, in considerazione del fatto che la narrazione delle vicende che avrebbero determinato l’abbandono del Paese di origine da parte del richiedente non evidenziano situazione alcuna di vulnerabilità personale. Del resto l’accertata non credibilità della narrazione dei fatti operata dall’istante, ed il mancato rilievo di una generale situazione socio-politica negativa, nella zona di provenienza, correttamente hanno indotto il Tribunale a denegare la misura in esame (cfr. Cass., 23/02/2018, n. 4455).
Nè il ricorrente – al di là di generiche dissertazioni relative ai principi giuridici in materia, ed alla riproposizione dei temi di indagine già sottoposti al giudice di merito – ha dedotto di avere allegato, nel giudizio di primo e secondo grado, ulteriori, specifiche, situazioni di vulnerabilità personale.