Source: http://candidaturersulistaiuniscuola.blogspot.com/2009/
Timestamp: 2017-12-17 09:53:12+00:00
Document Index: 151331917

Matched Legal Cases: ['art. 13', 'art. 8', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 117', 'art. 6', 'art. 6', 'art.6', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 8', 'art.53', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 88', 'art. 11']

IUniScuoLaVenetoItalia Informa On Line: 2009
Al via il conferimento delle supplenze temporanee, elenchi ex DM 82/2009.
[Secondo Leonardo Donofrio - «per le 5.000 vittime dei tagli»- nelle scuole statali della Lombardia non esiste al momento nessuna previsione di assunzione al lavoro»]
In data 24 dicembre 2009 è stato dato avviso della pubblicazione dall'Ufficio Scolastico Provinciale di Milano degli elenchi prioritari (DM 82 del 29/09/2009) per la precedenza assoluta nell’assegnazione delle supplenze per assenza temporanea del personale in servizio nelle scuole della provincia di Milano e Monza.
E' stato inoltre comunicato ai Dirigenti Scolastici di Milano e Provincia che le funzioni inerenti alla convocazione degli aspiranti docenti dagli elenchi prioritari sono attualmente disponibili in tutte le istituzioni scolastiche.
Documenti allegati all'avviso :
1)Nota n. 22684 del 18/12/2009 dell’Ufficio Scolastico Regionale della Lombardia;
2)Nota n. 19232 del 17/12/2009 del M.I.U.R. contenenti indicazioni e precisazioni in merito alla convocazione dei docenti in parola;
3)Elenco dei docenti aventi titolo alla precedenza assoluta per supplenze temporanee (360)
4)Elenco de docenti esclusi(135)
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Integrazione al patto territoriale tra USR, Regione Lombardia e...
«Ampliamento dei destinatari e riapertura dei termini per la presentazione delle domande»
Come previsto dal punto 13 del Patto territoriale tra Ufficio Scolastico Regionale per la Lombardia, Regione Lombardia e Organizzazioni Sindacali, a seguito delle operazioni dimonitoraggio effettuate sulle attività del Patto stesso, il giorno 4 dicembre u.s. è stata sottoscrittaun’integrazione al testo del 13 ottobre, in cui, fra l’altro, si prevede l’estensione della platea deibeneficiari e la riapertura dei termini per la presentazione delle domande di partecipazione alleattività di ampliamento dell’offerta formativa e agli interventi finalizzati all’integrazione e alpotenziamento dei servizi di istruzione.In particolare, il tavolo interistituzionale di cui all’art. 13- ha ritenuto opportuno estendere la possibilità di partecipazione anche a coloro che, noninseriti nelle graduatorie provinciali, non siano percettori dell’indennità di disoccupazioneordinaria all’atto della presentazione della domanda;- ha recepito le modifiche apportate all’articolo 1, comma 2, del decreto legge 134/09 dallalegge di conversione, in merito al requisito di servizio relativo all’anno scolastico2008/2009, inserendo anche coloro che hanno conseguito una supplenza di almeno 180giorni attraverso le graduatorie di istituto
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Etichette: patto salva precari
Lisbona festeggia con i fuochi d'artificio il nuovo trattato UE che prende il suo nome
"Il trattato di Lisbona pone il cittadino al centro del progetto europeo,” ha dichiarato il presidente Barroso. "Disporremo finalmente delle istituzioni giuste per agire e della stabilità necessaria."
«L'evento storico è stato celebrato a Lisbona, dove il trattato era stato firmato due anni fa».
Il 1° dicembre 2009 entra in vigore il trattato di Lisbona e il belga Herman van Rompuy, primo presidente dell'Ue, e la britannica Catherine Ashton, primo ministro degli Esteri dell'Unione, assumono effettivamente le loro funzioni. Il Trattato di Lisbona intende migliorare il funzionamento dell'Europa allargata e la sua visibilità nel mondo, fornendo "gli strumenti necessari per far fronte all sfide del futuro e rispondere alle richieste dei cittadini", ha affermato ieri il presidente della COmmissione europea, Josè Manuel Barroso, al suo secondo mandato. La principale innovazione del Trattato è proprio la creazione della poltrona di presidente permanete (due anni e mezzo) dell'Ue, incarico affidato a Van Rompuy. Catherine Ashton diventerà "Alto rappresentante per gli Affari esteri", un posto occupato negli ultimi dieci anni dallo spagnolo Javier Solana, ma che avrà adesso prerogative rafforzate e un vero e proprio servizio diplomatico composto da oltre un migliaio di funzionari. Questa sera avrà luogo nella capitale portoghese una breve cerimonia, organizzata congiuntamente dal governo portoghese, dalla presidenza svedese e dalla commissione europea per celebrare l'entrata in vigore del Trattato. (con fonte Afp)
Trattato di Lisbona: un nuovo inizio per l'UE
Ce n'è voluto di tempo, ma oggi il trattato di Lisbona è finalmente entrato in vigore, introducendo importanti cambiamenti nell'assetto istituzionale, con l'obiettivo di semplificare il processo decisionale e rafforzare il peso dell'UE sulla scena internazionale.
Il trattato, accolto come il fondamento per un'Unione più democratica, efficiente e trasparente, è il risultato di un lungo processo teso a riscrivere le regole interne dell'UE: un'esigenza diventata ancora più pressante in seguito all'adesione di 10 nuovi paesi nel 2004 e 2007.
L'evento storico è stato celebrato a Lisbona, dove il trattato era stato firmato due anni fa.
Per la sua entrata in vigore occorreva la ratifica da parte di tutti i paesi dell'UE: un processo conclusosi solo recentemente. A ottobre, l'elettorato irlandese è tornato alle urne, optando stavolta per il sì. Il presidente ceco ha successivamente tolto il suo veto, rimuovendo in tal modo l'ultimo ostacolo rimasto.
In attesa del grande evento, i leader dell'UE si sono incontrati lo scorso mese per nominare le due nuove figure create dal trattato. La scelta è caduta sul primo ministro belga Herman Van Rompuy e sul commissario Catherine Ashton, rispettivamente presidente dell'UE e alto rappresentante dell'UE per gli Affari esteri.
Il presidente Barroso ha inoltre potuto annunciare la sua nuova squadra, che sarà sottoposta al voto del Parlamento europeo a gennaio 2010. Ora anche i 18 eurodeputati eletti in più a giugno in vista dell'entrata in vigore del trattato potranno reclamare il loro seggio al Parlamento europeo.
Il trattato opera anche una ridistribuzione della ponderazione dei voti tra i vari Stati membri e revoca il diritto nazionale di veto in diversi settori. Inoltre, rafforza i poteri della Commissione e accresce la partecipazione del Parlamento al processo legislativo.
Il nuovo diritto di iniziativa popolare consentirà ai cittadini di influenzare direttamente le politiche dell'UE. Infine, anche la Carta dei diritti fondamentali diventerà giuridicamente vincolante.
Il trattato di Lisbona modifica i trattati di Roma e di Maastricht, conferendo all'Unione europea un nuovo quadro giuridico e gli strumenti necessari per far fronte alle sfide in un mondo sempre più interdipendente.
a)Il trattato in sintesi
b)Il Parlamento europeo e il trattato di Lisbona
c)Trattato di Lisbona
«Designati i titolari dei nuovi posti alla testa dell'UE»
«Il trattato di Lisbona passa anche in Irlanda »
Trattato di Lisbona che modifica il trattato sull'Unione europea e il trattato che istituisce la Comunità europea, firmato a Lisbona il 13 dicembre 2007.Per la Repubblica Italiana:
Massimo D'ALEMA Vice Presidente del Consiglio dei Ministri e Ministro degli Affari esteri
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Scuola: Gli oneri delle visite fiscali sono a carico della ASL
«Visite fiscali, paga la Asl. Ma il passato è salvo»
Dalla Corte dei Conti viene espressamente ribadito il principio che “gli accerta-menti medico-legali sui dipendenti assenti dal servizio per malattia effettuati dalle aziende sanitarie locali su richiesta delle Amministrazioni pubbliche interessate rientrano nei compiti istituzionali del Servizio sanitario nazionale; conseguentemente i relativi oneri restano comunque a carico delle aziende sanitarie locali”;
Ecco la delibera della Corte dei Conti
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Etichette: assenze per malattia
Lo IUniScuola invita le rappresentanze sindacali ad attivarsi nelle scuole
Secondo Leonardo Donofrio
dello IUniScuola:«c'è il rischio che il rinnovo del Ccnl della scuola lo impongano Brunetta e Gelmini in modo virtuale come le riforme della Scuola e del Pubblico Impiego»
Istruzione Unita Scuola: Vogliamo richiamare l'attenzione su un appello interessante lanciato dal web « ILMEZZOGIORNO.NET» - «RIUNIRE IN ASSEMBLEA tutte le sigle sindacali per far giungere alle rispettive segreterie provinciali di riferimento, richieste ed istanze di unità sindacale volte a pianificare azioni di contrasto a livello nazionale a partire dalla imminente piattaforma contrattuale e per avviare un tavolo di contrattazione per modificare la presunta riforma della scuola e del pubblico impiego».
Per saperne di più Clicca qui>>>
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IUniScuola. Sentenza n.311/09 della Corte Costituzionale
Inserita da Staff IUniScuola
La Corte di cassazione espone che l’amministrazione, in prossimità dell’udienza, ha invocato la sopravvenuta interpretazione autentica dell’art. 8 citato,ad opera dell’art. 1,comma 218, della legge 23 dicembre 2005, n. 266.
Tanto premesso, la Corte procede quindi a valutare se l’art. 1, comma 218, della legge n. 266del 2005 contrasti con l’art. 117, primo comma, Cost., per violazione dell’obbligo internazionale assunto dall’Italia con la CEDU, che, all’art. 6, comma 1, prescrivendo il diritto ad un giusto processo dinanzi ad un tribunale indipendente ed imparziale, imporrebbe al potere legislativo di non intromettersi nell’amministrazione della giustizia allo scopo d’influire sulla singola causa o su di una determinata categoria di controversie.
Del resto, la stessa Corte di giustizia avrebbe statuito che il diritto ad un equo processo, come si desume, in particolare, dall’art. 6 della CEDU, costituisce un diritto fondamentale che l’Unione europea rispetta in quanto principio generale in forza dell’art.6, paragrafo 2, TUE. Sicché, la mancata declaratoria della incostituzionalità della norma in esame si concretizzerebbe in una violazione dell’art. 6 del Trattato e dell’art. 6, paragrafo 1, della Convenzione.
2. – La norma censurata interpreta l’art. 8, comma 2, della legge 3 maggio 1999, n. 124 (Disposizioni urgenti in materia di personale scolastico), che, nel disciplinare il trasferimento di dipendenti di enti locali nei ruoli statali del personale amministrativo, tecnico e ausiliario (ATA) del settore scuola, ne prevedeva l’inquadramento nelle qualifiche funzionali e nei profili professionali corrispondenti, consentendo l’opzione per l’ente di appartenenza, qualora le qualifiche e i profili non avessero trovato corrispondenza. La norma aveva stabilito – questo è il punto controverso – che a detto personale è riconosciuta «ai fini giuridici ed economici l’anzianità maturata presso l’ente locale di provenienza». Successivamente, un accordo tra l’ARAN (Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni) e le organizzazioni sindacali, recepito da uno dei decreti ministeriali di attuazione della legge n. 124del 1999 (decreto del Ministro della pubblica istruzione, di concerto con i Ministri dell’interno, del bilancio e della funzione pubblica del 5 aprile 2001), ai fini del primo inquadramento, aveva considerato il principio del maturato economico in luogo di quello della complessiva anzianità conseguita. Sul tema si era aperto un diffuso contenzioso e la stessa Corte di cassazione aveva in più occasioni negato che il diritto al riconoscimento dell’anzianità «ai fini giuridici ed economici» attribuito dalla legge n. 124 del 1999 potesse essere ridotto a quello del maturato economico da una disciplina di rango inferiore.
Nel caso in cui si profili un contrasto tra una norma interna e una norma della Convenzione europea, il giudice nazionale comune deve, pertanto, procedere ad una interpretazione della prima conforme a quella convenzionale, fino a dove ciò sia consentito dal testo delle disposizioni a confronto e avvalendosi di tutti i normali strumenti di ermeneutica giuridica. Beninteso, l’apprezzamento della giurisprudenza europea consolidatasi sulla norma conferente va operato in modo da rispettare la sostanza di quella giurisprudenza, secondo un criterio già adottato dal giudice comune e dalla Corte europea (Cass. 20 maggio 2009,
n. 10415; Corte eur. dir. uomo 31 marzo 2009, Simaldone c. Italia, ric. n. 22644/03).
Sollevata la questione di legittimità costituzionale, spetta a questa Corte il compito anzitutto di verificare che il contrasto sussista e che sia effettivamente insanabile attraverso una interpretazione plausibile, anche sistematica, della norma interna rispetto alla norma convenzionale, nella lettura datane dalla Corte di Strasburgo. La Corte dovrà anche, ovviamente, verificare che il contrasto sia determinato da un tasso di tutela della norma nazionale inferiore a quello garantito dalla norma CEDU, dal momento che la diversa ipotesi è considerata espressamente compatibile dalla stessa Convenzione europea all’art.53.
Tale orientamento, che trova i suoi precedenti nei casi Raffineries Grecques Stran e Stratis Andreadis c. Grecia del 9 dicembre 1994, e Zielinski e altri c.Francia, del 28 ottobre 1999, censura la prassi di interventi legislativi sopravvenuti, che modifichino retroattivamente in senso sfavorevole per gli interessati le disposizioni di legge attributive di diritti, la cui lesione abbia dato luogo ad azioni giudiziarie ancora pendenti all’epoca della modifica.
Deve infatti escludersi l’esistenza di un principio secondo cui la necessaria incidenza delle norme retroattive sui procedimenti in corso si porrebbe automaticamente in contrasto con la Convenzione europea, come peraltro riconosciuto da una parte della giurisprudenza di legittimità (Cass. 16 gennaio 2008 n. 677). Dal confronto fra i principi espressi dalla Corte europea e le condizioni e finalità dell’art. 1, comma 218, della legge n.266 del 2005, emerge come il legislatore nazionale non abbia travalicato i limiti fissati dalla Convenzione europea. La vicenda normativa in esame non solo non determina una reformatio in malam partem di una situazione patrimoniale in precedenza acquisita, dal momento che i livelli retributivi già raggiunti vengono oggettivamente salvaguardati, ma si dimostra coerente con l’esigenza di armonizzare situazioni lavorative tra loro differenziate all’origine, conformemente al principio di parità di trattamento di situazioni analoghe nella disciplina dei rapporti di lavoro pubblico.
F.to:Francesco AMIRANTE,Presidente-Giuseppe TESAURO,Redattore-Giuseppe DI PAOLA,Cancelliere
fonte:www.cortecostituzionale.it/
Etichette: ATA E ITP EX ENTI LOCALI
Patto territoriale USR – Regione – OO.SS.: riconoscimento del punteggio
Via Ripamonti, 85 – 20141 Milano - Tel. 02 574 627 1 - Fax 02 56814272
IUniScuola: ECCO la nota della U.S.R. per la Lombardia Prot. MIURAOODRLO R.U. 20809 Milano, 16 novembre 2009
Ai Signori Dirigenti scolastici
OGGETTO: patto territoriale USR – Regione – OO.SS.: riconoscimento del punteggio
A seguito di numerosi quesiti pervenuti, si ritiene opportuno precisare quanto segue in merito al riconoscimento del punteggio al personale impegnato nelle attività previste dal Patto territoriale fra USR, Regione Lombardia e Organizzazioni Sindacali rappresentative.
L’accordo fra MIUR e Regione Lombardia, sottoscritto in data 7 settembre 2009, al punto 5 impegna il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca a riconoscere il punteggio al personale inserito nelle graduatorie provinciali; conseguentemente, l’art. 1, c. 4, del Decreto Legge del 25 settembre 2009, n. 134, prevede che il servizio prestato per le attività straordinarie svolte in collaborazione fra amministrazione scolastica e Regioni possa essere riconosciuto alle seguenti categorie di personale:
a)personale docente inserito nelle graduatorie ad esaurimento previste dall’articolo 1, comma 605, lettera c), della legge 27 dicembre 2006, n. 296, ai soli fini dell’attribuzione del punteggio nelle medesime graduatorie;
b)personale ATA inserito nelle graduatorie permanenti di cui all'articolo 554 del testo unico delle disposizioni legislative vigenti in materia di istruzione, relative alle scuole di ogni ordine e grado, di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297,e nelle graduatorie provinciali ad esaurimento di cui ai Decreti Ministeriali 19 aprile 2001, n. 75, e 24 marzo 2004, n. 35,ai soli fini dell’attribuzione del punteggio nelle graduatorie permanenti.
Per tutte le suddette tipologie di personale, requisito necessario è anche l’essere percettori di indennità di disoccupazione.
Pertanto, alla luce della normativa sopra citata, risulta evidente che tutto il personale individuato dal punto 2 del Patto territoriale(di cui fanno parte anche i docenti e gli ATA percettori di disoccupazione inseriti nelle graduatorie di istituto di terza fascia), essendo privo dei requisiti di cui sopra, non rientra nelle categorie per le quali è previsto il riconoscimento del punteggio.
Per quanto non esplicitamente previsto nella presente nota, si rimanda alle note, emanate da quest’ufficio, prot. 19164 del 16 ottobre 2009, prot. 19726 del 27 ottobre 2009 e prot. 20470del 9 novembre 2009, che conservano piena validità.
Giuseppe Colosio f.to Luca Volonté
CON LE POCHE RISORSE A RISCHIO NEL 2010 IL FUNZIONAMENTO DELLE SCUOLE
Dopo lunga attesa, Babbo Natale ci ha portato anche le indicazioni ministeriali per la predisposizione del Programma Annuale 2010, tramite una Nota del MIUR- Dipartimento per la programmazione e la gestione delle risorse Umane finanziarie e strumentali - Direzione Generale per la Politica Finanziaria e per il Bilancio, a firma del Direttore Generale Marco Ugo Filisetti.
Per dare concretezza alla trattazione, ipotizziamo una scuola di riferimento che ha le seguenti caratteristiche essenziali:
- è un istituto comprensivo di scuola primaria e scuola secondaria di primo grado, situato nel centro storico di una grande città
- ha circa mille alunni, più di 100 docenti e più di 20 unità di personale ATA
- ha sei plessi
Quanto detto vale comunque per tutte le scuole; per le scuole superiori è prevista un’assegnazione aggiuntiva di 5.000 euro per ogni classe che deve sostenere gli esami di Stato; c’è anche un’assegnazione specifica per le ex LSU.
Per prima cosa, la Nota comunica che il budget della scuola di riferimento è pari a 227.265,60 euro.
Non è dato sapere in base a quali parametri sia stata assegnata proprio questa cifra; un po’ di trasparenza non farebbe male, tanto più che nel corrente anno alcune scuole non hanno avuto niente per il funzionamento ordinario, mentre altre hanno avuto cifre consistenti (anche 40.000 euro) di stanziamento aggiuntivo in quanto necessario a far fronte ad improrogabili situazioni debitorie.
Senza voler dar lezioni a nessuno, non sembra un buon metodo di gestione quello di ripianare i debiti senza nemmeno verificare il perché si siano determinati.
La Nota è poi suddivisa in due parti, “QUADRO ENTRATE” e “QUADRO SPESE”.
Nel “QUADRO ENTRATE” preliminarmente si afferma che la somma di cui sopra “… va iscritta all’aggregato d’entrata 02.01 Finanziamenti dallo Stato- Dotazione ordinaria senz’altro vincolo di destinazione che quello prioritario per lo svolgimento delle attività di istruzione, di formazione e di orientamento proprie dell’istituzione”.
A prima vista, sembra una forte affermazione di autonomia, ma in realtà la cosa è ben diversa; in applicazione di quanto esplicitamente stabilito nel QUADRO SPESE, dalla somma di cui sopra vanno tolte le spese per il FIS e quelle per l’appalto delle pulizie e la “rimanente somma è destinata alle spese per supplenze, funzionamento ed esami di Stato”; nella scuola di riferimento rimangono solo 41.377,17 euro:
BUDGET 227.265,60
FIS (8/12) 82.487,00
PULIZIE 103.401,43
RESIDUO 41.377,17
che devono servire per far fronte alle spese per supplenze (più le ore eccedenti e le indennità del docente vicario, ormai passate nel dimenticatoio) e il funzionamento amministrativo e didattico.
Sono sufficienti 41.000 e rotti euro per far fronte alle esigenze della scuola? Prima di dare una risposta, è bene ricordare che il residuo deve servire a coprire anche le spese “passate nel dimenticatoio”:
- almeno circa 9.000 sono necessari per le ore eccedenti finalizzate ad assicurare l’ora di alternativa agli alunni che nella scuola media non si avvalgono dell’insegnamento della Religione Cattolica
- circa 3.000 euro per le indennità del docente vicario
Per le supplenze, le altre ore eccedenti e il funzionamento rimangono quindi circa 29.000 euro; se accantoniamo una cifra di 10.000 euro per il funzionamento della scuola (vista la dimensione e le necessità, è veramente poco), rimangono meno di 20.000 euro per supplenze brevi ed ore eccedenti.
Se si considera che un giorno di supplenza nella scuola elementare costa 82,86 euro e nella scuola media costa 89,75 euro, si può tranquillamente dire che la possibilità di conferire supplenze ed ore eccedenti è di fatto vicina allo zero.
Quanto detto, però, vale in termini di budget, in termini di previsione; tanto per fare un raffronto, nel corrente anno 2009 alla scuola di riferimento sono stati assegnati 30.485,00 euro per le supplenze, a cui si aggiungeva uno stanziamento ulteriore del 50%, per un totale di 45.727,50 euro; non essendo stato però assegnato niente per il funzionamento, si può dire che in termini di budget siamo nella stessa situazione dell’anno scorso, circa 4.000 euro in meno, giustificabili con il fatto che la scuola ha due classi in meno.
Il problema però non è la previsione, ma il consuntivo… Come tutti ben sanno, negli ultimi anni i fondi iscritti nel programma annuale come previsione non sono mai risultati sufficienti a coprire le reali esigenze delle scuole e solo a posteriori, sulla base dei “monitoraggi”, sono state assegnate le risorse necessarie per coprire le supplenze e, con molti ritardi, le spese per gli esami di stato nelle scuole superiori. Come detto, le ore eccedenti e le indennità per i docenti vicari essendo scomparse come voce a se stante, alcune scuole le hanno inserite nei monitoraggi relativi alle supplenze ed hanno avuto i fondi, altre non l’hanno fatto e a tutt’oggi non li hanno avuti.
La situazione si è talmente ingarbugliata che, come già detto, il MIUR ha utilizzato 60 milioni di euro reperiti in corso d’anno per sanare le posizioni di quelle scuole che presentavano situazioni debitorie ormai insostenibili.
Per il 2010 le cose cambiano; la Nota infatti dice: “Codesta Scuola non può iscrivere ulteriori importi in entrata a carico di questa Direzione, se non dopo specifica comunicazione. Nel caso in cui si rendesse necessaria, in via eccezionale, un’ulteriore entrata per remunerare personale supplente breve, determinando una spesa complessiva superiore a quella data da un tasso d'assenteismo medio nazionale per tipologia di scuola, potranno essere attribuite altre risorse previa verifica dell'effettiva inderogabilità dell'ulteriore fabbisogno”.
Se le parole hanno un senso:
- l’assegnazione di ulteriori fondi rispetto al budget assegnato per far fronte a spese per supplenze (e per ore eccedenti, si presume) avverrà solo in via eccezionale;
- nel caso lo “sforamento” sia superiore al tasso di assenteismo medio nazionale, lo stanziamento aggiuntivo avverrà solo a seguito di verifica della effettiva inderogabilità delle spese sostenute.
- Se si sta dentro il tasso medio, saranno assegnati ulteriori fondi senza problemi, un po’ come succedeva finora per il 50% aggiuntivo?
- Ad oggi, qual è il “tasso d'assenteismo medio nazionale per tipologia di scuola”? Come si può impostare un programma annuale ed effettuare poi una gestione oculata e razionale delle risorse se non si conoscono i termini di riferimento?
- In base a quali criteri viene definita l’inderogabilità di una supplenza? La gravità della malattia? La durata dell’assenza? La cartina di tornasole dovrebbe essere la necessità di tutelare il diritto allo studio e l’incolumità degli alunni, non per niente esistono (o almeno esistevano) delle norme precise che autorizzano la chiamata dei supplenti; tali norme valgono ancora, o meglio, valgono ai fini della definizione di inderogabilità?
- Chi stabilisce l’inderogabilità, per di più a posteriori? Si farà una verifica delle supplenze, una per una? Per 10.700 scuole?
In questa situazione, nessuno potrà a cuor leggero andare oltre il budget; con 20.000 euro, la scuola di riferimento potrà al massimo assicurare agli alunni l’unico diritto che sicuramente è inderogabile, quello all’incolumità fisica; bisognerà organizzare “la guardia agli alunni”, basta che non si facciano male…la nomina di un supplente al fine di assicurare il diritto allo studio diventa un fatto assolutamente residuale, forse in caso di assenze che si protraggono per diversi mesi, per cui le relative supplenze dovrebbero rientrare nel novero dell’inderogabilità …
Sarà necessari che ogni scuola (ed ogni dirigente…) si facciano bene i propri conti, sperare nella buona salute degli insegnanti e confidare che in caso di maternità le docenti non usufruiscano di congedi facoltativi…
Se non è più possibile assicurare un servizio paragonabile a quello assicurato finora, non sarebbe più corretto che il decisore politico stabilisse regole più restrittive, ma chiare ed uguali per tutti su tutto il territorio nazionale? Sicuramente non è corretto che il costo della fruizione di determinati benefici individuali da parte del personale della scuola si scarichi surrettiziamente sul diritto allo studio degli alunni o dia luogo a forme di tassazione occulta a carico dei genitori.
Questa non è autonomia, ma uno scaricamento delle “rogne” sugli organi di governo delle scuole (monocratici e collegiali), come emerge con chiarezza da quanto detto finora e come vedremo ulteriormente in seguito, esaminando alcune questioni particolari.
Utilizzazione del FIS
La Nota afferma: “l’importo di 82.487 (pari a 8/12 di quanto comunicato con le note nn. 8370 e 8766 del 2009) va destinata al finanziamento del contratto collettivo integrativo d’istituto per i mesi da gennaio ad agosto. Detta risorsa, per la parte attinente gli insegnanti, “va prioritariamente orientata agli impegni didattici in termini di flessibilità, ore aggiuntive d’insegnamento, di recupero e di potenziamento”.
La nota riprende, l’art. 88, comma 1, secondo capoverso del vigente CCNL del comparto scuola, né poteva essere altrimenti, dato che siamo in un campo di natura pattizia e l’Amministrazione non può unilateralmente stabilire alcunché in merito. Certo, sarebbe stato meglio (e più corretto) citare il contratto, anziché usare una forma apodittica che fa pensare ad una disposizione unilaterale.
Il riferimento alle attività di insegnamento, peraltro specificate nel testo contrattuale come recupero e potenziamento, è stata interpretata da qualcuno come una possibilità di utilizzo del Fis ai fini del pagamento delle supplenze o delle ore eccedenti; un tale utilizzo del Fis è destituito di ogni fondamento, dato che esso è vincolato come obbligazione giuridica alle norme contrattuali, che nel medesimo articolo e nel medesimo comma sopra menzionato, ma al primo capoverso, stabiliscono: “Le attività da retribuire, compatibilmente con le risorse finanziarie disponibili, sono quelle relative alle diverse esigenze didattiche e organizzative e alle aree di personale interno alla scuola, eventualmente prevedendo compensi anche in misura forfetaria, in correlazione con il POF., su delibera del consiglio di circolo o d’istituto, il quale, a tal fine, acquisisce la delibera del collegio dei docenti”.
Il secondo capoverso va letto alla luce del primo: il Fis è riservato al personale interno (non all’assunzione di personale esterno) ed è finalizzato all’arricchimento dell’offerta formativa secondo le indicazioni del POF (non alla copertura del personale assente), su esplicita delibera del Consiglio di Circolo o di Istituto, previa delibera del Collegio dei Docenti.
Contratti per fornitura servizi di pulizia
Riassumiamo brevemente i termini della questione.
Alcune scuole che avevano il personale ATA dipendente dagli EE.LL. si sono ritrovate, al momento del passaggio di questo personale allo stato, a dover gestire gli appalti per le pulizie, affidate a ditte esterne; altre hanno avuto in carico le LSU.
Il sistema dell’appalto delle pulizie a ditte sterne è assolutamente inefficiente, perché troppo costoso, addirittura controproducente per le scuole; comporta infatti la riduzione di un quarto del personale ausiliario con conseguente difficoltà ad organizzare la sorveglianza degli alunni, a maggior ragione da quest’anno che sono iniziati i tagli; la situazione naturalmente peggiorerà nei prossimi due anni, a causa degli ulteriori tagli.
E’ chiaro che il sistema va riorganizzato (i bidelli devono tornare a pulire, come dice il Ministro…), ma questo non significa tagliare di netto i costi senza contropartite per le scuole, come fa la Nota: “la spesa per i contratti di fornitura dei servizi di pulizia ed altre attività ausiliarie di cui alla direttiva del Ministro n. 68/05 (c.d. ex appalti storici) deve essere prevista nella misura max del 75% del corrispettivo pattuito nel contratto in essere”. A questo punto, sarebbe giusto restituire il 25% di organico tagliato…
La disposizione pone comunque seri problemi di legittimità e di gestione; va ricordato infatti che i contratti sono stati sottoscritti dai dirigenti di ogni scuola, ma come atto finale di una procedura amministrativa complessa che ha coinvolto le competenze di tutti i livelli dell’Amministrazione:
- il punto di partenza, come ricorda la Nota, è la direttiva ministeriale n. 68/05;
- sulla base di tale nota, gli USR bandiscono una gara di appalto, individuano la ditta vincitrice e il costo del servizio per l’intera regione, suddividendolo tra tutte le scuole della regione;
- sulla base del costo stabilito per ogni scuola e del quadro tcnico-giuridico stabilito in sede di appalto regionale, i dirigenti sottoscrivono il vero e proprio contratto di fornitura, definendo analiticamente gli standard del servizio che la ditta appaltatrice si impegna a fornire;
- nel caso nell’ambito del contratto la fornitura del servizio di base venga stabilita ad un costo inferiore rispetto al budget stabilito dall’Usr, si determina un extra canone che la scuola può utilizzare per la fornitura di servizi aggiuntivi da parte della ditta appaltatrice.
Di fronte ad un contratto sottoscritto per tre anni dal dirigente di ogni scuola al termine di una procedura così complessa, non è possibile dire sic et simpliciter che si deve operare un taglio del 25% ed obbligare le scuole a farlo, per il semplice motivo che non vengono attribuiti i relativi fondi.
In base a quale motivazione non deve essere onorato un contratto regolarmente sottoscritto? Perché i livelli superiori non vengono minimamente coinvolti, pur essendo loro i veri “committenti”? Quali sono le responsabilità dirigenziali in gioco, di natura amministrativa, contabile, patrimoniale, erariale, civile per non parlare di quelle penali? Possibile che di nuovo i dirigenti scolastici si debbano assumere la “rogna”, su una questione che hanno dovuto subire al solo fine di assicurare il servizio?
Va infine sottolineato che il dirigente scolastico dovrà agire sulla base di una delibera di approvazione del programma annuale adottata dal Consiglio di Circolo o di Istituto; la responsabilità degli atti, almeno a livello civile, si estende anche ai membri del Consiglio, magari a fronte di azioni risarcitorie promosse dalle ditte appaltatrici?
La Nota fornisce una motivazione che giustifica la decurtazione: “Pertanto a fronte dell’ottimizzazione del servizio, la spesa per tale voce va ridotta del 25% rispetto a quella dell’anno in corso” ed indica la fonte normativa che autorizza quanto appena detto, l’art. 11 del R.D. 2440/1923:
“Qualora, nel corso di esecuzione di un contratto, occorra un aumento od una diminuzione nelle opere, lavori o forniture, l'appaltatore è obbligato ad assoggettarvisi, alle stesse condizioni, fino a concorrenza del quinto del prezzo di appalto. Al di là di questo limite egli ha diritto alla risoluzione del contratto. In questo caso sarà all'appaltatore pagato il prezzo delle opere, dei lavori o delle forniture eseguite, a termini di contratto”.
In presenza di una ottimizzazione del servizio (Tradotto: i prezzi di aggiudicazione erano troppo alti), va invocata la cosiddetta “clausola del quinto” di cui al regio decreto di cui sopra; in linea di principio, si tratta addirittura di un obbligo per la pubblica amministrazione, al punto che l’Asal, l’Associazione delle Scuole del Lazio, ha posto il problema già per il 2009.
La procedura, però, è alquanto discutibile; dato che il contratto è stato sottoscritto dalle singole scuole, anche l’ottimizzazione del servizio va verificata scuola per scuola (come potrebbe essere altrimenti?) e la conseguente “invocazione del quinto” va fatta a livello di singola scuola.
Come si può imporre a tutte le scuole, anche a quelle che non registrano un extra canone, una decurtazione del 25%? Una simile operazione andava fatta a livello regionale, erano gli Usr che dovevano invocare la clausola del quinto dopo una attenta verifica dell’ottimizzazione del servizio a livello regionale ed una conseguente ridefinizione degli importi per tutte le scuole.
Così come è stata fatta, l’operazione non regge sia a livello giuridico che a livello gestionale; come già detto, sono coinvolte responsabilità di terzi e responsabilità dirigenziali a più livelli, non solo quelle dei dirigenti delle scuole interessate, ma anche quelle dei Direttori degli Usr e del Direttore Generale firmatario della Nota, nonché del suo diretto superiore, il Capo Dipartimento.
Residui attivi ed utilizzo dell’avanzo di amministrazione
La Nota fa riferimento ai residui attivi “di competenza di questa Direzione Generale”; cosa vuol dire? Che i residui attivi fino al 2007, ai tempi di competenza degli Usr, vanno in cavalleria? L’Amministrazione è una sola, non ha alcuna importanza la denominazione o l’articolazione interna che momentaneamente assume, deve far fronte ai suoi impegni, in base se non altro al principio generale della continuità dell’azione amministrativa.
I residui attivi fino al 2007 vanno mantenuti nel programma, almeno finché non si dirà esplicitamente che vanno radiati perché il Miur non intende più versarli; il fatto è che in qualche modo le scuole hanno fatto fronte ai relativi impegni di spesa, con fondi propri: anche questa è una forma di tassazione occulta. Chiudiamo evidenziando una frase alquanto sibillina: “Si segnala l’opportunità di applicare l’avanzo di amministrazione presunto, nell’entità pari al fondo di cassa al netto dei residui passivi, per far fronte ad eventuali deficienze di competenza”.
Si potrebbe dire che vengono mescolate pere e mele…La procedura da seguire in questo ambito è sempre la stessa:
- determinare l’avanzo di amministrazione, compresi i residui attivi
- sottrarre i residui passivi
- sottrarre anche i residui attivi che appaiono di difficile riscossione, a cominciare da quelli statali fino al 2007 di cui si è parlato sopra
- impegnare in termini di competenza quanto residua dopo le operazioni precedenti.
In questo contesto, non si capisce il riferimento al fondo cassa per far fronte a “deficienze” in termini di competenza, a meno che non si vogliano ulteriormente stravolgere i principi di corretta amministrazione a tutt’oggi vigenti.
Per concludere, riteniamo che la grana “programma annuale” vada quest’anno gestita con molta oculatezza, tenendo ben presente le diverse responsabilità in gioco; torneremo nei prossimi giorni sull’argomento, riportando anche indicazioni pratiche e suggerimenti, da qualsiasi fonte possano provenire.
Fonte ASASI– La Letterina n. 223 - giovedì 14 gennaio 2010 –
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Etichette: programma annuale
IUniScuola.Elezioni RSU comparto scuola.
MIUR -Gabinetto-AOOUFGAB Prot.n.9615/GM
Con le note n.7601/GM del 9.9.09 e n.7952/GM del 21.09.09, questo Gabinetto ha provveduto ad inviare alle SS.L.L. sia il protocollo d’intesa riguardante le elezioni per il rinnovo delle RSU, sia il testo con il quale l’ARAN ha riassunto i chiarimenti necessari al regolare svolgimento delle elezioni medesime.
Premesso quanto sopra, si trasmette la nota del 4 novembre 2009, prot.416/Gab, con la quale il Dipartimento della Funzione Pubblica, a seguito della pubblicazione sul supplemento ordinario alla G.U. del 31 ottobre 2009 del decreto legislativo n.150, in vigore dal 15 novembre p.v., ha invitato questa Amministrazione ad adeguarsi a quanto stabilito dal legislatore nella norma citata.Si confida nella massima collaborazione.
IL CAPO DI GABINETTO f.to Nunziata
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Etichette: R. S .A. IUniScuola
IL FUTURO DEI PRECARI E' AFFIDATO AD UN COMMISSARIO, i precari storici si oppongono
Luciano Cannerozzi, un dirigente della Funzione Pubblica, è Il commissario che dovrà disporre l'inserimento "a pettine" in base al punteggio ottenuto indipendentemente dalla provincia di provenienza e non in coda secondo la decisione della III sezione bis del Tar del Lazio presieduta da Evasio Speranza.
Graduatoria ad esaurimento: una «beffa per i precari storici della scuola»
In Lombardia i docenti precari in servizio stanno organizzando con l'associazione Istruzione Unita Scuola un ricorso straordinario al Capo dello Stato per ottenere:
a) l'annullamento dell'inserimento in coda nelle graduatorie;
b) il ruolo a partire dal 1° settembre 2008.
C'è tempo per presentare il ricorso sino al 10 Dicembre. La consulenza per il ricorso è gratuita.
Nel frattempo sono impegnati nella raccolta di firme a sostegno della «PETIZIONE CONTRO L'INSERIMENTO A PETTINE IN GRADUATORIE AD ESAURIMENTO» (già PERMANENTI)
«In seguito alle recenti novità derivanti dalle sentenze del TAR e del Consiglio di Stato e dai successivi interventi del Governo ( DL 134/09) sentiamo urgente necessità di precisare quanto segue:
• con la trasformazione delle graduatorie da permanenti ad esaurimento e conseguente impossibilità di trasferimento, i docenti già inseriti hanno maturato delle legittime aspettative che, vista le nuova situazione, verrebbero del tutto disattese;
• tanti docenti già precari da tempo (anche 20 anni! ) verrebbero a perdere di fatto il posto di lavoro e qualsiasi possibilità di costruirsi un futuro nella scuola, già minata da tagli eccessivi al personale docente e da pochissimi inserimenti a ruolo»
CLICCA QUI PER VISUALIZZARE,FIRMARE e STAMPARE TUTTA LA PETIZIONE
Al via il conferimento delle supplenze temporanee,...
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