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Timestamp: 2018-06-24 22:08:06+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 6', 'art. 13', 'sentenza ', 'art. 2', 'art 39', 'sentenza ', 'art 5', 'art.6', 'art 6', 'art 8', 'art 13']

Le Sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo del 01/03/2016Diritti Europa
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Posted by: stefiaria in In evidenza, Notizie, Rassegna sulla Corte Europea 1 marzo 2016
Nella rassegna delle decisioni pronunciate dalla Corte europea dei diritti dell’uomo in data martedì 1° marzo 2016, si è inserito, per ciascuna decisione:
Arbaciauskiene c. Lituania 2971/08 3
La ricorrente, Marija Arbaciauskiene, cittadina lituana residente a Vilnius, aveva ottenuto nel 1995, da parte delle autorita' locali, il diritto di acquistare due ettari di terreno agricolo. Cinque anni dopo, a seguito dell'inizio del programma statale per la distribuzione di detti appezzamenti, la sig.ra Arbaciauskiene chiede ripetutamente di essere inclusa nel programma senza successo. Solo nel 2007 la piu' alta Corte Amministrativa lituana riconosce il suo diritto all'acquisto del terreno: ella, tuttavia, non riesce ad ottenere dalle autorita' l'esecuzione della sentenza. Infine dopo 21 anni e dopo numerose sentenze a lei favorevoli, le e' stato concesso l'acquisto di un terreno, seppur di estensione minore rispetto a quanto le era dovuto per legge ed a un prezzo oltre 20 volte superiore rispetto a quello stabilito dal programma cui le autorita' dovevano dare esecuzione.
Per questi motivi la sig.ra Arbaciauskiene lamenta sia la lesione del suo diritto ad un equo processo entro un termine ragionevole a norma dell’art. 6 della Convenzione europea - essendosi il procedimento protratto per oltre 21 anni -, sia la lesione del suo diritto ad un rimedio efficace ex art. 13. comma 1. della Convenzione europea, non essendo riuscita l'autorita' giudiziaria a garantire una efficace esecuzione di quanto disposto dai tribunali; a cio' si aggiunga inoltre che la decisione del 2007, che confermava il suo diritto all'acquisto del terreno, ometteva invece di quantificare i danni che il decennale ritardo le aveva arrecato.
Violazione dell'articolo 6 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - procedimento di esecuzione; Articolo 6-1 - Termine ragionevole)
K.J. c. Polonia 30813/14 2
Il caso e' relativo ad una controversia riguardante l'affidamento di minore durante procedura di divorzio, nel corso della quale la madre era fuggita con il figlio dall'Inghilterra in Polonia. Al padre, ricorrente davanti alla Corte europea, era stato infatti impedito durante la causa, durata oltre 2 anni, qualunque contatto con suo figlio. A cio' va aggiunto che ogni richiesta da parte del genitore di vedere il figlio era stata negata sulla base di considerazioni generiche e non supportate da prova alcuna. E' da rilevare che i giudici non ritengono fondato il rischio che il bambino non venga poi restituito alla madre, ma nonostante cio' decidono di negare comunque ogni possibile contatto tra il padre e la figlia: la ragione di tale scelta risiede nel fatto che in buona sostanza la figlia (di appena tre anni) aveva vissuto per quasi tutta la sua vita con la madre e che, per tali ragioni, il ritorno in Inghilterra l’avrebbe danneggiata, ponendola in una situazione intollerabile.
Invocando l'articolo 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare) della Convenzione europea, il padre lamenta il rifiuto dei tribunali polacchi di ordinare il ritorno di sua figlia, non supportato da una ragionevole motivazione, e la mancata emissione di un ordine di contatto provvisorio in attesa della definizione del procedimento, e l’assenza di contatti tra padre e figlia per oltre due anni. Tuttavia nel novembre del 2014, mentre era pendente la procedura davanti alla Corte di Strasburgo, il Tribunale polacco ha disposto in favore del padre visite regolari con frequenza bisettimanale, fermo restando gli incontri durante le festivita'.
Violazione dell'articolo 8 - Diritto al rispetto della vita privata e familiare (articolo 8 - obblighi positivi Articolo 8-1 - Il rispetto della vita familiare)
Danno non patrimoniale - aggiudicaizone (articolo 41 - danno non patrimoniale; Equa soddisfazione)
Mihu c. Romania 36903/13 3
Petre Mihu e' un cittadino rumeno il cui figlio, ricoverato d'urgenza al pronto soccorso di un ospedale pubblico per un'emorragia interna, e' deceduto il giorno successivo. Il ricorrente in seguito a tale evento ha richiesto una condanna penale per i medici della struttura accusati di negligenza e imperizia, lamentando inoltre che nella struttura sanitaria non erano presenti scorte di sangue e medicinali adeguati. Il Giudice penale si e' pronunciato sul caso dichiarando i medici non colpevoli con sentenza definitiva.
Oggi il sig. Mihu, invocando l'art. 2 della Convenzione europea (diritto alla vita), denuncia che la morte del figlio sia stata causata da errore medico e lamenta indagini inadeguate e inefficaci sulla sua morte.
Articolo 2 Nessuna violazione dell'articolo 2 - Diritto alla vita (articolo 2 - obblighi positivi; Articolo 2-1 - Life) (aspetto sostanziale)
Popoviciu c. Romania 52942/09 3
Gabriel Aurel Popoviciu, cittadino rumeno residente a Bucarest, arrestato con l'accusa di corruzione, lamenta l'eccessivo protrarsi della sua reclusione.Â Presentatosi alla stazione di polizia per l'interrogatorio, il ricorrente ha dovuto attendere oltre nove ore perche' questo avesse luogo; al termine, alle 11 di sera gli e' stato comunicato che avrebbero disposto per lui la custodia cautelare, custodia poi protrattasi per oltre 48 ore. Il procedimento penale nei suoi confronti ancora non e' giunto al termine, tuttavia al sig. Popoviciu e' stato vietato di lasciare il paese per eliminare il richio di fuga.Â
Invocando l'articolo 5 commi 1 (b) e (c) (diritto alla liberta' e alla sicurezza), il sig Popoviciu sostiene di essere stato ingiustamente trattenuto per oltre nove ore dalle autorita' senza alcuna base giuridica; egli infatti avrebbe dovuto essere semplicemente interrogato; sostiene inoltre che non vi fossero prove adeguate a fondare tale custodia coattiva.Â Basandosi invece sull'articolo 2 del Protocollo n . 4 (liberta' di circolazione), ritiene non giustificato il divieto di lasciare il paese.
Articolo 2 Protocollo n 4
Violazione dell'Articolo 5 - Diritto alla liberta' e alla sicurezza (articolo 5-1 - arrestato o detenuto; procedura prevista dalla legge)
Nessuna violazione dell'articolo 2 del Protocollo n . 4 - Liberta' di movimento- {generale} (articolo 2, paragrafo 2 del Protocollo n. 4 - Liberta' di lasciare un paese)
Andrey Lavrov c. Russia 66252/14 2
Il ricorrente, Andrey Borisovich Lavrov, e' un cittadino russo cui nel 2012 era stato diagnosticato un tumore. Condannato nel 2013 per frode e rapina ha iniziato a scontare la sua pena salvo poi essere trasferito in ospedale a seguito dell'aggravarsi della malattia. Nel 2014 i medici confermano la diagnosi del cancro e ritengono ammissibile il rilascio anticipato. A fronte di tali richieste i giudici russi valutano permanere il rischio di una reiterazione dei crimini commessi e, dal momento che il sig. Lavrov riceveva gia' cure adeguate nelle strutture carcerarie, negano l'autorizzazione al rilascio per motivi di salute. Il Giudice russo ne autorizza la scarcerazione solo a seguito della richiesta da parte della Corte Europea, interpellata sul caso, ex art 39 del Regolamento della Corte -che consente di emettere provvedimenti provvisori in casi di situazioni particolarmente gravi.
Il ricorrente dunque, basandosi sull’articolo 3 CEDU (divieto di trattamenti inumani o degradanti), sostiene di non aver potuto ricevere la chemioterapia e la radioterapia, di vitale importanza per combattere la sua malattia; ritiene inoltre falsa l'affermazione delle autorita' russe secondo le quali egli avrebbe rifiutato le cure offertegli dalle strutture sanitarie, affermando invece di averle a piu' riprese richieste senza ottenerle. In aggiunta, basandosi sull'articolo 34 (diritto individuale di ricorso), egli sostiene che le autorita' non avevano rispettato il provvedimento provvisorio di rilascio presentato dall'autorita' medica.
Violazione dell' Articolo 34 - Ricorsi individuali (articolo 34 - ostacolare l'esercizio del diritto di petizione)
Violazione dell' Articolo 3 - Proibizione della tortura (Articolo 3 - trattamento degradante; trattamento inumani)
Danno non patrimoniale - aggiudicazione (articolo 41 - Danno non patrimoniale;
Gorbunov e Gorbaciov c. Russia 43183/06, 27412/07 3
I ricorrenti, Vasiliy Gorbunov e Aleksey Gorbaciov, sono cittadini russi condannati in via definitiva per rapina e omicidio colposo. Entrambi i ricorrenti lamentano di non aver potuto godere dell'assistenza legale nel corso del procedimento penale che li vedeva imputati, nonostante le ripetute richieste. Nel corso del processo le autorita' avrebbero tagliato il collegamento audio, che metteva i collegamento il detenuto dalla prigione con l'aula giudiziaria, quando egli necessitava del suo avvocato durante il processo. La sentenza di condanna definitiva era stata addirittura revisionata in quanto era emersa (ed accertata) proprio la mancanza di tale assistenza legale. Nel secondo processo, nonostante l'assegnazione della difesa tecnica, la condanna e' stata confermata.
Invocando l'articolo 6, commi 1 e 3 (c) (diritto ad un equo processo e il diritto all'assistenza legale di propria scelta), i ricorrenti ritengono viziati entrambi i procedimenti. In particolare, entrambi sostengono che il canale di comunicazione coi loro legali non permetteva una difesa efficace, perche' in collegamento video e senza la possibilita' di parlare di persona con l'avvocato: cio' ha impedito dunque quel scambio di informazioni in privato indispensabile per l'esercizio del diritto alla difesa.
Articolo 6 Violazione dell'articolo 6 + 6-3-c - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - Procedimento penale; Articolo 6-1 - Processo equo) (Articolo 6 - Diritto ad un processo equo; Articolo 6-3-c - Difesa attraverso assistenza legale)
Kholmurodov c. Russia 58923/14 2
Abdukhafiz Kholmurodov e' un cittadino uzbeko arrestato in Russia in possesso di passaporto falso, il quale viene sottoposto ad un procedimento di estradizione verso il suo paese di origine. In Uzbekistan e' accusato di una serie di reati tra cui l’ideazione e la gestione dell’organizzazione “Movimento Islamico del Turkestan” e per aver posseduto e diffuso documenti di carattere sovversivo. Detenuto poi in Russia con le accuse di falsificazione e truffa in attesa della sua estradizione viene trattenuto ben oltre i termini della sua condanna, fino al termine il procedimento. Contro tale provvedimento il ricorrente richiede piu' volte asilo, senza pero' ottenere successo.
Invocando l'articolo 3 (divieto di tortura e di trattamenti inumani o degradanti) della Convenzione, il sig. Kholmurodov lamenta che il ritorno al suo paese di origine lo esporrebbe a trattamenti in violazione della Convenzione. Ai sensi dell'articolo 13 CEDU (diritto ad un ricorso effettivo) in combinato disposto con l'articolo 3 CEDU, egli sostiene che le sue lamentele relative al rischio di maltrattamenti non sono state debitamente esaminate dai giudici russi. Invocando inoltre l'articolo 5 commi 1 e 4 CEDU (diritto alla liberta' e alla sicurezza e diritto ad un decisione rapida relativa alla legittimita' della detenzione), denuncia che la sua detenzione in attesa della decisione sull'estradizione, durata oltre due mesi, non era lecita. Infine invocando l'articolo 1 del Protocollo n. 7 (garanzie procedurali in materia di espulsione degli stranieri), egli sostiene anche di essere stato privato delle garanzie poste a sua tutela nel procedimento di espulsione.
Articolo 1 Protocollo n 7
Violazione dell' Articolo 3 - Proibizione della tortura (articolo 3 - Estradizione) (condizionale) (Uzbekistan)
Violazione dell'articolo 13 + 3 - Diritto a un ricorso effettivo (Articolo 13 - ricorso effettivo) (Articolo 3 - Proibizione della tortura; estradizione)
Violazione dell' Articolo 5 - Diritto alla liberta' e alla sicurezza (articolo 5-1 - arresto o detenzione; procedura prevista dalla legge; art 5-1-F - Estradizione)
Milenkovic c. Serbia 50124/13 2
Il caso riguarda una presunta violazione del principio del ne bis in idem, in specie una doppia condanna subita dal ricorrente, Momcilo Milenkovic, cittadino serbo, per il medesimo reato originato da una rissa, durante la quale un uomo era rimasto ferito. Il ricorrente infatti viene prima condannato in sede amministrativa al pagamento di una multa, per poi essere condannato in sede penale a tre mesi di reclusione. Da notare che il medesimo fatto storico costituisce si' base per il medesimo petitum conducendo pero' a due condanne differenti e separate nonostante le parti, il petitum e la causa petendi tra loro siano invariate. Infine Milenkovic nel 2012 destinatario dell'amnistia non ottiene, l'anno successivo, la disamina del suo ricorso da parte della Corte costituzionale.
Per tali motivi, invocando l'articolo 4 del Protocollo n . 7 (diritto di non essere giudicato o punito due volte), il sig Milenkovic lamenta la duplice condanna relativa al medesimo reato.
Articolo 4 Protocollo n 7 Violazione dell'articolo 4 del Protocollo n . 7 - Diritto a non essere giudicato o punito due volte- {generale} (articolo 4 del Protocollo n . 7 - Diritto a non essere giudicato o punito due volte; reato)
Perak c. Slovenia 37903/09 3
Il ricorrente, Marko Perak, e' un cittadino sloveno, che in veste di inquirente privato ha avviato un processo per diffamazione. La questione verte sul presunto ritardo da parte del ricorrente nell'esercitare l'azione penale, tardivita' eccepita dalla sua controparte a seguito della condanna in appello di fronte alla Corte Suprema. Interrogata sul caso, la Corte slovena omette di informarne il sig Perak, impedendogli dunque di prendere parte al giudizio relativo perche' supposto fuori dai termini.
A seguito di cio' il ricorrente si appella alla Corte europea ritenendo leso il suo diritto ad un equo processo ex art.6 comma 1 CEDU, essendo stato escluso dal procedimento dinnanzi alla Corte Suprema nel gennaio del 2009 e dunque privato di fatto dal diritto ad essere parte in un processo da lui intentato.
Articolo 6 Violazione dell'articolo 6 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - Procedimento penale; Articolo 6-1 - Processo equo)
Arlewin c. Svezia 22302/10 2
Nel caso in esame i giudici svedesi si sono dichiarati incompetenti a giudicare in una questione che vedeva opporsi un cittadino svedese, Raja Arlewin, ad un’emittente televisiva inglese che aveva pubblicato un servizio dal contenuto diffamatorio. Il ricorrente sostiene infatti che, nonostante l'emittente televisiva avesse sede nel Regno Unito, il programma era stato prodotto in Svezia e in lingua svedese: cio' ha comportato una lesione alla sua reputazione. I giudici svedesi tuttavia ritengono invece sia necessario per la trattazione della causa, che il sig. Arlewin sollevi la questione direttamente di fronte ai giudici inglesi in forza della sede legale dell’emittente.
Per tali ragioni dunque il ricorrente ritiene leso il suo diritto all'accesso alla giustizia ex art 6 comma 1CEDU, il suo diritto al rispetto della propria vita privata e familiare garantito dall'art 8 comma 1Â CEDU e la violazione del suo diritto ad un ricorso effettivo ex art 13CEDU.
Eccezione preliminare unita al merito e respinta (articolo 35-3 - ratione personae)
Violazione dell'articolo 6 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - Procedimento penale; Articolo 6-1 - l'accesso alla giustizia)
Lagunov c. Russia (n. 40025/10) e Mahmut Sezer c. Turchia (n. 43545/09).
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