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Timestamp: 2020-08-15 14:35:59+00:00
Document Index: 23160484

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 380', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 618', 'sentenza ', 'art. 360', 'sentenza ', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 23896 del 11/10/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23896 del 11/10/2017
Cassazione civile, sez. VI, 11/10/2017, (ud. 20/07/2017, dep.11/10/2017), n. 23896
sul ricorso 23298-2016 proposto da:
unitamente e disgiuntamente dagli avvocati ANTONIETTA CORETTI,
VINCENZO TRIOLO e VINCENZO STUMPO;
T.A.;
avverso la sentenza n. 1200/2016 del TRIBUNALE di FOGGIA, depositata
il 20/04/2016;
partecipata del 20/07/2017 dal Consigliere Dott. VINCENTI ENZO.
che l’INPS, con ricorso affidato a cinque motivi, ha impugnato la sentenza del Tribunale di Foggia, in data 20 aprile 2016, che ha accolto l’opposizione agli atti esecutivi proposta da T.A. contro il provvedimento dichiarativo dell’estinzione – con contestuale ordine di liberazione delle somme pignorate – di un pignoramento presso terzi da lei intentato ai danni dell’Istituto, provvedimento fondato sulla reputata illegittimità dell’autoliquidazione in precetto di spese e competenze successive al pagamento per il resto da parte dell’intimato INPS;
che la proposta del relatore, ai sensi dell’art. 380 – bis c.p.c., è stata comunicata alla parte costituita, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio;
che, con il secondo motivo (il cui scrutinio riveste priorità logica), è dedotta nullità della sentenza ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, per “violazione e falsa applicazione del combinato disposto degli artt. 93,409,617,618 e 618 bis c.p.c.”;
che il motivo è manifestamente fondato;
che, infatti, l’opposizione agli atti esecutivi del creditore che ha azionato, quale difensore distrattario delle spese di lite come tale riconosciuto in un titolo per crediti di lavoro e/o previdenziali, non è disciplinata dal rito del lavoro, non condividendo il suo credito la natura di quello oggetto del titolo e, pertanto, è soggetta al rito ordinario (Cass. n. 24691/2010, n. 11804/2007, n. 17134/2005, n. 3474/1997);
che, quindi, l’opposizione va introdotta con atto di citazione e non con ricorso e, così, è tempestivamente proposta – e quindi ammissibile – solo in caso di notifica del relativo atto introduttivo entro il termine a tale scopo fissato all’esito della fase sommaria dell’opposizione stessa (Cass. n. 19264/2012 e n. 1152/2011);
che tanto non è avvenuto, atteso che erroneamente l’opponente T. ha introdotto l’opposizione con ricorso al giudice, provvedendo alla notificazione in un termine di gran lunga successivo a quello anzidetto;
che, di conseguenza, il Tribunale adito in sede di merito avrebbe dovuto rilevare il mancato rispetto del termine perentorio di cui all’art. 618 c.p.c., e dichiarare inammissibile l’opposizione agli atti esecutivi per tardiva instaurazione del giudizio di merito;
che, pertanto, la sentenza che ha invece accolto l’opposizione è affetta da nullità ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, (così, tra le altre, in fattispecie analoga: Cass. n. 14336/2017 e Cass. n. 14337/2017);
che va, quindi, accolto il secondo motivo di ricorso, con assorbimento dei restanti motivi;
che la sentenza impugnata deve essere cassata e, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa va decisa nel merito, dichiarando inammissibile l’opposizione agli atti esecutivi proposta dalla parte qui intimata;
che per le spese del giudizio di merito e per quello del giudizio di cassazione si provvede, sulla base del principio della soccombenza, come in dispositivo.
accoglie il secondo motivo di ricorso, assorbiti i restanti;
cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, dichiara inammissibile l’opposizione agli atti esecutivi proposta dall’intimata T.A.;
condanna l’intimata al pagamento in favore dell’INPS delle spese del giudizio di merito, che liquida in complessivi Euro 630,00, e al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 2.500,00, per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00, e agli accessori di legge.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della 6^-3 Sezione civile della Corte suprema di Cassazione, il 20 luglio 2017.