Source: http://www.confconsumatori.it/tag/etichettatura/
Timestamp: 2018-04-25 06:25:15+00:00
Document Index: 99271075

Matched Legal Cases: ['art. 28', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 4', 'art. 6', 'art. 4', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 10', 'art. 6', 'art. 4']

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REGOLAMENTO CE n. 1924/2006 – Disciplina armonizzata sulle indicazioni nutrizionali
Il Regolamento CE n. 1924/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 dicembre 2006 (clicca QUI per leggere il testo del Regolamento) , introduce una disciplina armonizzata dei “claims” – ossia delle indicazioni nutrizionali e sulla salute fornite sui prodotti alimentari – allo scopo di garantire ai consumatori l’accuratezza e la veridicità delle informazioni.
Il Regolamento si applica a decorrere dal 1° luglio 2007 . Sono state previste delle misure transitorie per consentire agli operatori del settore alimentare di adeguarsi alle disposizioni ivi contenute. Un esempio per tutti. E’ previsto che gli alimenti immessi sul mercato o etichettati prima della data di applicazione del Regolamento – quindi anteriormente al 1° luglio 2007 – e non conformi ad esso, possono essere commercializzati fino alla data di scadenza, ma non oltre il 31 luglio 2009. Per le ulteriori misure transitorie previste nel Regolamento, si rinvia all’art. 28.
Per meglio comprendere il fondamento e la portata del Regolamento, occorre sottolineare che l’etichetta degli alimenti, oltre a fornire informazioni necessarie relative al prodotto commercializzato, può essere utilizzata dal produttore come mezzo per valorizzare – e quindi pubblicizzare – i propri prodotti. Questo scopo viene spesso raggiunto attraverso indicazioni facoltative che si aggiungono alle informazioni prescritte dalla legislazione comunitaria. Anche tali indicazioni devono essere conformi alle disposizioni in materia di etichettatura, presentazione e pubblicità dei prodotti alimentari . A tale proposito, si evidenzia come sia il Regolamento CE n. 178/2002, sia la Direttiva CE n. 2000/13, contengano delle previsioni a tutela della correttezza delle comunicazioni commerciali in materia alimentare.
In particolare, in virtù dell’art. 2 della Direttiva CE n. 2000/13, devono intendersi come ingannevoli e – perciò – sempre vietate, l’etichettatura, la presentazione e la pubblicità dei prodotti alimentari che siano idonee a indurre in errore l’acquirente, ad esempio sulle caratteristiche del prodotto concernenti la natura, l’identità, le qualità, la composizione, la quantità, la conservazione, l’origine o la provenienza e il modo di fabbricazione o di ottenimento. La stessa disposizione prevede che l’etichettatura e le relative modalità di realizzazione non debbano attribuire al prodotto alimentare effetti o proprietà che non possiede.
Ciò detto, le predette disposizioni non sono sempre risultate sufficienti a garantire un corretto utilizzo delle indicazioni nutrizionali e sulla salute da parte degli operatori. Per questi motivi, il legislatore comunitario ha ritenuto opportuno sottoporre l’uso di tali indicazioni a regole uniformi più dettagliate da adottare in sede comunitaria. In particolare – con l’adozione del Regolamento in esame – la Commissione ha inteso perseguire i seguenti obiettivi:
• eliminare le indicazioni ingannevoli o poco comprensibili, con ciò garantendo un livello elevato di protezione dei consumatori;
• facilitare la libera circolazione delle merci all’interno del mercato interno;
• aumentare la certezza giuridica per gli operatori economici;
• garantire la concorrenza leale nel settore alimentare.
Principi generali per tutte le indicazioni
Indicazione è qualunque messaggio o rappresentazione non obbligatorio che affermi, suggerisca o sottintenda che un alimento abbia determinate caratteristiche (art. 2, comma 2 del Regolamento). Il principio generale è che le indicazioni non devono:
a) essere false o fuorvianti;
b) dare adito a dubbi sulla sicurezza e/o adeguatezza nutrizionale di altri alimenti;
c) incoraggiare o tollerare il consumo eccessivo di un alimento;
d) affermare o suggerire che una dieta equilibrata e varia non possa fornire quantità adeguata di tutte le sostanze nutritive;
e) fare riferimento a cambiamenti delle funzioni corporee in termini impropri o allarmanti.
In via di principio, dovranno essere rispettati profili nutrizionali specifici per poter recare indicazioni nutrizionali o sulla salute. A tal fine, il Regolamento prevede che la Commissione europea, entro il 19 gennaio 2009, stabilisca i profili nutrizionali specifici, cui devono attenersi gli alimenti per poter recare indicazioni nutrizionali o sulla salute (art. 4, comma 1). Nel determinare i profili nutrizionali, la Commissione si avvale del parere scientifico dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare. Infine, le indicazioni nutrizionali e sulla salute devono essere fondate su prove scientifiche generalmente accettate (art. 6, comma 1).
Indicazioni sulla salute e nutrizionali
Le indicazioni sulla salute – c.d. “health claims” – sono informazioni apposte sulle etichette, che affermino, suggeriscano o sottintendano l’esistenza di un rapporto – in termini di beneficio – tra una categoria di alimenti, un alimento o un suo componente e la salute. Può trattarsi, ad esempio, di indicazioni attestanti che un prodotto alimentare può contribuire a rafforzare le difese naturali dell’organismo, oppure di affermazioni sulla diminuzione di un rischio di contrarre una malattia. Entro tre anni dall’entrata in vigore del Regolamento – e previa consultazione dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare – la Commissione definirà un elenco delle indicazioni sulla salute consentite, costituito dalle indicazioni già approvate a livello nazionale negli Stati membri dell’UE. Tale elenco non comprenderà le indicazioni relative alla riduzione del rischio di malattia o allo sviluppo e alla salute dei bambini, che dovranno essere autorizzate di volta in volta dalla Commissione, previo parere dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare. Non sono consentite indicazioni che suggeriscono che la salute potrebbe essere compromessa dal mancato consumo dell’alimento, o facenti riferimento alla percentuale o all’entità della perdita di peso. Parimenti, non sono ammesse indicazioni facenti riferimento al parere di un singolo medico o operatore sanitario. Si ricorda, inoltre, che le bevande contenenti più dell’1,2% in volume di alcool, non potranno recare indicazioni sulla salute. Un’indicazione nutrizionale afferma, suggerisce o sottintende che un alimento abbia particolari proprietà nutrizionali benefiche. In deroga a quanto previsto dall’art. 4, comma 1 con riferimento ai profili nutrizionali, le indicazioni relative alla riduzione di grassi, grassi saturi, acidi grassi trans, zuccheri e sale/sodio sono consentite, senza fare riferimento a un profilo per una o più sostanze nutritive per cui viene data l’indicazione, purché siano conformi alle condizioni previste dal Regolamento . In particolare, sono consentite solo le indicazioni nutrizionali elencate nell’Allegato al Regolamento (ad esempio: “leggero/light”, “fonte di fibre”, “senza zuccheri aggiunti” e altre simili) e laddove rispettino le condizioni ivi specificate.
Indicazioni non consentite
Non sono consentite indicazioni che non siano chiare, accurate, veritiere e fondate. Ne consegue che non sono ammesse informazioni vaghe che si riferiscono al benessere in generale (ad es. “aiuta il corpo a resistere allo stress”, o “mantiene giovani”). Non sono ammesse indicazioni sugli effetti dimagranti o di controllo di peso (ad es. “dimezza/riduce l’assunzione di calorie”).
Avv.Roberta Zanchini
Stop alle etichette di cibi “miracolosi”
Gli italiani le etichette dei prodotti alimentari le leggono . Tale dato emerge chiaramente da una ricerca di Astra Demoskopea dalla quale risulta che ben l’89% dei consumatori italiani presta attenzione a quello che è riportato sulla confezione di un alimento, o almeno ad una parte di esso (attenzione maggiore viene rivolta alla data di scadenza, molto meno a tutte le altre voci).
In tale ambito, sempre nell’ottica di fornire al consumatore informazioni chiare su ciò che sta per acquistare e di rendere la sua scelta più attenta e consapevole, è stato fatto un nuovo e importantissimo passo in avanti: è stato introdotto il divieto di fornire indicazioni nutrizionali e sulla salute false, ingannevoli, fuorvianti o non accertate scientificamente, che possano dunque indurre in errore il consumatore . Scorrettezze e imprecisioni in tale settore posso avere effetti negativi sulla salute delle persone, invogliandole a consumare maggiormente alcuni prodotti o decidendo di scartarne degli altri dalla propria dieta.
Oggi, grazie al regolamento CE 1924/2006, entrato in vigore il 1 luglio 2007 , formule come "basso valore energetico", "senza zuccheri aggiunti", "leggero/light" e "ricco di fibre" potranno apparire sulle etichette solo se saranno rispettate alcune condizioni precise e quantificabili. Ad esempio: la sostanza messa in risalto sulla confezione (ricco di vitamine, fibre, ecc.) deve essere presente in quantità sufficiente per avere effetti benefici. Se l’indicazione riguarda il valore energetico ridotto, ci deve essere una effettiva riduzione di almeno 30% del valore energetico totale del prodotto alimentare (25% se si parla di sale).
Ma c’è di più: nel caso in cui sull’etichetta appaia un’indicazione sulla salute, perché l’informazione risulti più comprensibile e dettagliata, deve essere presente la tabella nutrizionale. Sull’etichetta dovranno quindi figurare: il valore energetico; la quantità di proteine, di glucidi, di zuccheri, di lipidi, di acidi grassi saturi, di fibre alimentari e di sodio. In base a tale nuovo regolamento le informazioni dovranno innanzitutto essere date in modo tale che un consumatore medio possa comprenderle agevolmente. Precisazione che ci sembra importantissima.
Inoltre non potranno essere riportate indicazioni sulla salute che affermino, suggeriscano o che insinuino dubbi sulla validità di seguire una dieta varia e bilanciata. E’ fatto divieto di incoraggiare consumi eccessivi e di far nascere o sfruttare timori presso i consumatori, sia mediante il testo scritto, sia (e soprattutto) mediante rappresentazioni figurative, grafiche o simboliche. L’obiettivo di tale intervento a livello europeo è dunque quello di garantire una corretta, trasparente e comprensibile informazione al consumatore, in modo tale che sia in grado, ogni giorno di più, di compiere scelte dietetiche bilanciate e consapevoli.
Cattive abitudini alimentari sono un fattore di rischio per la salute della persona: se è vero che negli Stati Uniti il tasso di obesità infantile sfiora cifre preoccupanti, non si può non dire altrettanto dell’Europa dove la "Task force" Internazionale sull’obesità ha accertato che vi potrebbero essere fino a 200 milioni di individui obesi o in soprappeso. E i dati non sono di certo destinati a migliorare, dal momento che in Europa il sovrappeso in età scolare cresce al ritmo di circa 400.000 casi l’anno. Le aree geografiche maggiormente colpite da questo problema sono quelle dell’Europa meridionale, ed in particolare Italia, Spagna e Portogallo, dove l’obesità infantile è superiore al 15%. E’ quindi sempre più forte l’esigenza di promuovere regimi dietetici sani e bilanciati, e questo obiettivo per essere raggiunto necessita ovviamente di un’informazione sempre più efficace, trasparente e comprensibile, anche per i nuovi giovani consumatori.
L’obbligo di etichettatura secondo il Codice del Consumo
L’art. 6 del Codice del consumo (adottato con D.lgs. 6 settembre 2005, n. 206) rappresenta il segnale più evidente della regolazione del mercato in un’ottica di tutela del consumatore, della necessità per quest’ultimo di avere informazioni sempre più chiare e precise su ciò che acquista, della legittima pretesa di sicurezza e qualità dei prodotti . Tale norma, infatti, stabilisce quali debbano essere le indicazioni minime e fondamentali riportate sui prodotti destinati al consumatore e messi in vendita sul territorio nazionale, fornendo così tutte le informazioni utili per poter valutare e scegliere in maniera consapevole. Questo comporta che debbano essere apposte in modo chiaramente visibile e leggibile sulle confezioni, sulle etichette o sulla documentazione illustrativa che accompagna il prodotto, almeno le indicazioni relative:
c) al Paese di origine quando questo è situato fuori dall’Unione europea;
Gli obblighi previsti dall’art. 6 del Codice del consumo scattano nel momento in cui il prodotto viene posto in vendita al consumatore e non nelle precedenti fasi di circolazione dello stesso. L’assenza o la mancanza di chiarezza delle suddette indicazioni ne preclude la vendita; a chi abbia violato questi obblighi si applica una sanzione amministrativa, la cui misura viene calcolata facendo riferimento al prezzo di listino di ciascun prodotto ed al numero delle unità poste in vendita. E’ bene precisare che l’ambito di applicazione dell’art. 6 è generale , il che significa che esso verrà applicato a tutte quelle tipologie di prodotti per i quali non sono previste apposite disposizioni normative nazionali o comunitarie, diversamente risultando applicabile solo in via sussidiaria e complementare.
La norma di cui all’art. 6 del Codice è pienamente efficace dal 23 ottobre 2005, data di entrata in vigore del Codice del consumo, con la sola eccezione dell’obbligo di indicazione del "made in"(punto c), la cui entrata in vigore è stata prorogata al 1° gennaio 2007 e comunque fino alla data di entrata in vigore del decreto di attuazione previsto all’art. 10 del Codice.
Le novità legislative per le singole categorie di prodotti: Come già sottolineato, l’art. 6 del Codice del Consumo ha portata generale, per garantire una “trasparenza” minima a favore dei consumatori. Questo significa che prevalgono, rispetto ad esso, ulteriori disposizioni più specifiche per categorie di prodotti. E’ utile esaminare quali siano le ultime innovazioni normative a livello nazionale, pur riconoscendo che le fonti normative e regolamentari sono ormai quasi tutte di pertinenza comunitaria e, in Italia, la competenza è condivisa tra Ministeri della Salute, delle Politiche agricole, dello Sviluppo economico e dell’Ambiente.
Prodotti alimentari La Legge 204/2004 costituisce la base normativa per il recepimento degli obblighi di etichettatura dei prodotti agro-alimentari, estendendo l’obbligo di riportare sull’etichetta il luogo di origine o di provenienza, accanto a quello del luogo di confezionamento. Questa legge e’ stata voluta per favorire una scelta più consapevole per i consumatori e per prevenire la contraffazione dei cibi. Il decreto legislativo n. 114 dell’8 febbraio 2006 ha recepito le direttive comunitarie 2003/89, 2004/77, 2005/26 e 2005/63 in materia di indicazione degli ingredienti contenuti nei prodotti alimentari. Le etichette dei prodotti alimentari saranno, così, più trasparenti al fine di tutelare i consumatori allergici o intolleranti o ipertesi. Il decreto legge n. 7 del 31 gennaio 2007 , convertito in legge n. 40 del 2 aprile 2007 (c.d. Bersani bis) prevede l’obbligo di indicare la data di scadenza o del termine minimo di conservazione dei prodotti alimentari sulla confezione in uno spazio di facile individuazione da parte del consumatore, leggibile in modo chiaro e scritto in modo indelebile (art. 4). Le industrie alimentari avranno 180 giorni dall’entrata in vigore del decreto per modificare le confezioni dei prodotti, mentre i prodotti già immessi sul mercato possono essere commercializzati fino all’esaurimento delle scorte.
Prodotti non alimentari Prodotti tessili: L’Italia è stata una delle prime a emanare una legge (n. 883/1973) sull’etichettatura dei prodotti tessili. Le norme in essa previste sono state poi ricalcate dall’Unione Europea quando, nel 1996, ha approvato una Direttiva sulla stessa materia, che è stata infine recepita in Italia con il decreto legislativo n. 194/1999, tuttora in vigore.
Elettrodomestici: Il Decreto 7 ottobre 1998 del Ministero dell’Industria disciplina l’“etichetta energetica” che si trova sugli elettrodomestici per il lavaggio e l’asciugatura della biancheria per uso casalingo e sui forni elettrici. Da non dimenticare il marchio ecologico europeo (Ecolabel) che è stato costituito nel 1992 e aggiornato nel 2000. La sua finalità è di segnalare ai consumatori i prodotti con un impatto ambientale inferiore rispetto a quello degli altri della medesima categoria.
Imparare a leggere le etichette è un po’ come conoscere la “storia” di un prodotto e questo garantisce indubbiamente a ciascuno una maggiore possibilità di scelta e di convenienza. E’ fondamentale, quindi, che la normativa proceda in direzione di una sempre maggiore trasparenza e comprensibilità per tutti i consumatori.
Tratto dall’archivio della rivista "CASA MIA – L’informazione del consumatore"
Etichette nutrizionali, dal 1° luglio si applica regolamento UE
BRUXELLES – 28 giugno 2007 – Dal prossimo primo luglio si applica il regolamento europeo 1924/2006 che stabilisce principi generali applicabili a tutte le indicazioni fornite sui prodotti alimentari per garantire un elevato livello di tutela dei consumatori , per dare ai consumatori le informazioni necessarie affinché compiano scelte nella piena consapevolezza dei fatti e per creare condizioni paritarie di concorrenza per l’industria alimentare.
Il regolamento si applica alle indicazioni nutrizionali e sulla salute figuranti in comunicazioni commerciali, sia nell’etichettatura sia nella presentazione o nella pubblicità dei prodotti alimentari forniti al consumatore finale, compresi quelli commercializzati senza imballaggio o offerti alla rinfusa . Vi è un numero crescente di alimenti etichettati e pubblicizzati nella Comunità recanti indicazioni nutrizionali e sulla salute. Per garantire un elevato livello di tutela dei consumatori e facilitare le loro scelte, Bruxelles stabilisce che i prodotti immessi sul mercato devono essere sicuri e adeguatamente etichettati.
È importante che le indicazioni relative agli alimenti siano comprese dal consumatore ed è opportuno tutelare tutti i consumatori dalle indicazioni fuorvianti . Vi è un’ampia gamma di sostanze nutritive e di altre sostanze a effetto nutrizionale e fisiologico, compresi, ma non solo, vitamine, minerali, oligoelementi, amminoacidi, acidi grassi essenziali, fibre, varie piante ed estratti di erbe, con un effetto nutrizionale o fisiologico, che potrebbero essere presenti in un prodotto alimentare ed essere oggetto di un’indicazione.
La direttiva 2000/13/CE impone un divieto generale di utilizzare informazioni che possono indurre in errore l’acquirente o attribuiscono ai prodotti alimentari proprietà medicamentose . Il presente regolamento dovrebbe integrare i principi generali della direttiva e stabilire disposizioni specifiche riguardanti l’utilizzo delle indicazioni nutrizionali e sulla salute relative ai prodotti alimentari forniti come tali al consumatore.
– A BASSO CONTENUTO CALORICO L’indicazione è consentita solo se il prodotto contiene non più di 40 kcal (170 kJ)/100 g per i solidi o più di 20 kcal (80 kJ)/100 ml per i liquidi. Per gli edulcoranti da tavola si applica il limite di 4 kcal (17kJ)/dose unitaria equivalente a un cucchiaino di zucchero.
– A RIDOTTO CONTENUTO CALORICO L’indicazione è consentita solo se il valore energetico è ridotto di almeno il 30 %, con specificazione delle caratteristiche che provocano una riduzione nel valore energetico totale dell’alimento.
– SENZA CALORIE L’indicazione è consentita solo se il prodotto contiene non più di 4 kcal (17 kJ)/100 ml. Per gli edulcoranti da tavola si applica il limite di 0,4 kcal (1,7kJ)/dose unitaria equivalente a un cucchiaino di zucchero.
– A BASSO CONTENUTO DI GRASSI L’indicazione è consentita solo se il prodotto contiene non più di 3 g di grassi per 100 g per i solidi o 1,5 g di grassi per 100 ml per i liquidi (1,8 g di grassi per 100 ml nel caso del latte parzialmente scremato).
– SENZA GRASSI L’indicazione è consentita solo se il prodotto contiene non più di 0,5 g di grassi per 100 g o 100 ml. Le indicazioni con la dicitura «X % SENZA GRASSI» sono tuttavia proibite.
– A BASSO CONTENUTO DI GRASSI SATURI L’indicazione è consentita solo se la somma degli acidi grassi saturi e degli acidi grassi trans contenuti nel prodotto non supera 1,5 g/100 g per i solidi o 0,75 g/100 ml per i liquidi; in entrambi i casi la somma degli acidi grassi saturi e acidi grassi trans non può corrispondere a più del 10 % dell’apporto energetico.
– SENZA GRASSI SATURI L’indicazione è consentita solo se la somma degli acidi grassi saturi e acidi grassi trans non supera 0,1 g di grassi saturi per 100 g o 100 ml.
– A BASSO CONTENUTO DI ZUCCHERI L’indicazione è consentita solo se il prodotto contiene non più di 5 g di zuccheri per 100 g per i solidi o 2,5 g di zuccheri per 100 ml per i liquidi.
– SENZA ZUCCHERI L’indicazione è consentita solo se il prodotto contiene non più di 0,5 g di zuccheri per 100 g o 100 ml.
– SENZA ZUCCHERI AGGIUNTI L’indicazione è consentita solo se il prodotto non contiene mono- o disaccaridi aggiunti o ogni altro prodotto alimentare utilizzato per le sue proprietà dolcificanti. Se l’alimento contiene naturalmente zuccheri, l’indicazione seguente deve figurare sull’etichetta: "CONTIENE IN NATURA ZUCCHERI".
– SENZA SODIO o SENZA SALE L’indicazione è consentita solo se il prodotto contiene non più di 0,005 g di sodio, o un valore equivalente di sale, per 100 g.
– FONTE DI FIBRE L’indicazione è consentita solo se il prodotto contiene almeno 3 g di fibre per 100 g o almeno 1,5 g
Clicca QUI per leggere il Regolamento UE 1924/2006
Un decalogo per leggere l’etichetta e scegliere la qualità dei prodotti
Etichetta nei prodotti alimentari: una opportunità per il consumatore una breve guida per la spesa di ogni giorno. Le etichette dei prodotti alimentari sono spesso considerate dai più come strumenti inutili, o comunque trascurate nei loro contenuti in larga parte, tanto che la “marca” sembra più importante di tutte le altre informazioni, col risultato che di fatto la scelta del prodotto è fatta in modo non consapevole.
La prima idea che dobbiamo fissare è il principio che sta alla base di tutte le etichette: tutto ciò che non è scritto sicuramente non è presente, può sembrare una banalità, invece è la sostanza di tutto . Il consumatore deve imparare a leggere con attenzione l’etichetta, ma in particolare deve imparare a ricercare i dati realmente importanti e a non lasciarsi condizionare dai mass-media. Vediamo di tentare un breve elenco di alcune possibili informazioni che possiamo trovare:
IL NOME COMMERCIALE
È LA COSA MENO SIGNIFICATIVA, SERVE SOLO PER DIRCI CHI CI STA OFFRENDO IL PRODOTTO, MOLTO PIÙ IMPORTANTE CAPIRE IL TIPO DI PRODOTTO CHE VIENE DENOMINATO IN QUEL MODO.
È IMPORTANTE PER DIRCI IL GRADO DI FRESCHEZZA, MA ATTENZIONE NON È SEMPRE LEGATA ALLA DURATA REALE DEL PRODOTTO. MOLTO PIÙ IMPORTANTE È LA DATA DI PRODUZIONE. IN MOLTI CASI SI ALLUNGA LA VITA DI UN PRODOTTO CON PROCEDIMENTI INDUSTRIALI A SCAPITO DELLA QUALITÀ..
IL LUOGO E IL NOME DEL PRODUTTORE
SPESSO INDICATI CON SIGLE COMPLICATISSIME, O CON SISTEMI DI ETICHETTATURA COMPLESSI, QUASI ILLEGGIBILI. QUESTO DATO È FONDAMENTALE PERCHÉ LA NORMATIVA DI RIFERIMENTO IN REALTÀ (ESEMPIO PAESI EXTRAEUROPEI) PUÒ CAMBIARE MOLTISSIMO, IL SCEGLIERE PRODOTTI CON ETICHETTE CHE ESPLICITINO IN MODO CHIARO QUESTO DATO È UNA GARANZIA DI GENUINITÀ.
IL CONTENUTO IN ELEMENTI NUTRITIVI
È UN DATO SPESSO TANTO INUTILE QUANTO ILLUSORIO, LEGATO SPESSO SOLO A STRATEGIE COMMERCIALI. IN GENERE INFATTI VENGONO RIPORTATI I LIMITI IMPOSTI DALLA LEGGE SOLO ESPRESSI IN MODO DIVERSO, NEI RARI CASI IN CUI I DATI SIANO NOTEVOLMENTE DIVERSI, IN SENSO MIGLIORATIVO, POSSONO INDICARE UNA QUALITÀ NOTEVOLE DEL PRODOTTO.
IL CONTENUTO IN CONTAMINANTI
È UN DATO MOLTO RARAMENTE PRESENTE, INFATTI È FRUTTO DI CONTROLLI MOLTO COSTOSI, QUESTO DATO SE PRESENTE È UNA GARANZIA ASSOLUTA DI SANITÀ.
INDICAZIONE DEL METODO DI PRODUZIONE
COME LOTTA INTEGRATA, BIOLOGICO O ALTRI DICONO SOLO IL RISPETTO DI NORME, DISCIPLINARI, E DI UNA LEGISLAZIONE DI RIFERIMENTO, NON SONO GARANZIA DI QUALITÀ.
PUR ESSENDO IMPORTANTI SONO SPESSO LEGATI ALLA NORMATIVA VIGENTE, DICONO BEN POCO DELLE CARATTERISTICHE REALI DEL PRODOTTO. TUTTAVIA È IMPORTANTE RICORDARE CHE SONO SEMPRE ELENCATI IN ORDINE DI QUANTITÀ PRESENTI, LA VALUTAZIONE VA FATTA TENENDO PRESENTE CHE I PRIMI INGREDIENTI SONO I PIÙ IMPORTANTI. I COLORANTI, I CONSERVANTI E GLI ADDITIVI POSSONO ESSERE INDICATI IN MODO DIVERSO, O CON DEI CODICI O CON IL LORO NOME CHIMICO, SONO EQUIVALENTI, IMPORTANTE PUÒ ESSERE INVECE L’INDICAZIONE DI ORIGINE NATURALE. TALUNE DICITURE, TIPO “AROMI”, POSSONO SOTTO INTENDERE GRANDI CARENZE DI QUALITÀ.
SONO IMPORTANTI SE VANNO OLTRE I SEMPLICI VALORI DI LEGGE, SE INDICANO CHI HA FATTO L’ANALISI E QUANTO TEMPO PRIMA. PER UNA VALUTAZIONE ESATTA OCCORRE ESSERE MOLTO INFORMATI SIA SUI DATI DI RIFERIMENTO SIA SUI METODI ANALITICI, CIOÈ SPESSO SONO DATI SOLO PER ESPERTI.
DICITURE SPECIALI
COME "SENZA CONSERVANTI" O "CON BASSO CONTENUTO DI…"O "RICCO DI…", O TANTE ALTRE DICITURE ACCESSORIE NON DANNO INFORMAZIONI REALI, SONO SOLO INFORMAZIONICOMMERCIALI PER INDIRIZZARE LE SCELTE DEL CONSUMATORE. BISOGNA SOLO RICORDARE CHE CI SONO ALCUNI TERMINI RISERVATI DI CUI LA LEGISLAZIONE LIMITA L’USO SOLO IN CASO DI DIFFERENZE EFFETTIVE DALLA MEDIA DEI PRODOTTI PRESENTI.
NON è SOLO UN CODICE INTERNO, RISPONDE A REGOLE PRECISE, è DI DIFFICILE LETTURA MA PUò SPESSO AIUTARE AD INDIVIDUARE DELLE VERE E PROPRIE TRUFFE SUL PIANO COMMERCIALE, PROSSIMAMENTE ANCHE LA TRACCIABILITA’ DELLA FILIERA POTRA’ ESSERE ESPLICITATA CON QUESTO SISTEMA.
Questo è un elenco, certo non esaustivo, delle informazioni che possono essere presenti in etichetta, però dicono quanto sia importante leggere con attenzione e individuare le informazioni realmente importanti. L’etichetta è l’unico strumento di tutela dei consumatori, non dobbiamo dimenticarlo, certo non sempre è sufficiente, ma è uno strumento importante da non sottovalutare.
Da domani, 15 giugno, obbligo di etichettatura per la passata di pomodoro
Parma, 14 giugno 2006 – Confconsumatori ricorda che da domani, 15 giugno , entrerà in vigore l’obbligo di etichettatura di origine per tutte le confezioni di passata di pomodoro . Sull’etichetta dovranno essere indicate la zona effettiva e la nazionalità della coltivazione.
Grazie a tale disposizione, contenuta nel decreto ministeriale firmato dagli ex Ministri Alemanno e Scajola, potrà chiamarsi passata di pomodoro solo quella proveniente da spremitura di pomodoro fresco . Non potranno chiamarsi “passata” i prodotti a base di concentrato di pomodoro, del quale si registra una importazione crescente da paesi extra UE e in particolare dalla Cina.
Confconsumatori rileva l’importanza di questo provvedimento, che segna un passo in avanti nella tutela della produzione agricola italiana e nella informazione del consumatore, che può così compiere scelte di acquisto consapevoli. La scelta di etichettare il pomodoro risponde ad un’esigenza di sicurezza e di garanzia della provenienza italiana delle passate di pomodoro, di cui potrà beneficiare l’intero mercato .
La nuova disciplina conferma l’importanza della ricerca condotta da Confconsumatori nell’ambito del progetto “Un paniere di qualità“, cofinanziato dal Ministero attività produttive, volta a dimostrare come una informazione volontaria e trasparente dei soggetti della filiera sulle materie prime usate e sul processo di lavorazione non aumenta necessariamente i costi, ma attribuisce loro affidabilità e un maggiore vantaggio competitivo.