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Timestamp: 2017-02-26 07:58:31+00:00
Document Index: 182942471

Matched Legal Cases: ['art. 97', 'art. 12', 'art. 20', 'art. 59', 'art. 11', 'art. 21']

M5 Pianificazione Strategica | Scuola Semplice
M5 Pianificazione Strategica
HomeM5 Pianificazione Strategica I DOCUMENTI DI PIANIFICAZIONE STRATEGICA
La Legge 241/90 concernente “Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi”, ha portato ad una ridefinizione del rapporto tra cittadini e pubblica amministrazione, ispirato alla trasparenza e all’efficienza dell’azione amministrativa, intesa come servizio alla collettività.
Tre sono i principi ispiratori della legge: la pubblicità, l’efficienza, l’economicità, intorno ai quali ruota la ratio di tutte le novità introdotte nel mondo del procedimento amministrativo e sono finalizzati a corrispondere al principio di “buon andamento” della Pubblica Amministrazione a cui fa riferimento l’art. 97 della Costituzione.
L’Amministrazione non è più vista come una piramide che prevede al vertice il decisore politico, ad un gradini più basso il decisore amministrativo, alla periferia gli esecutori del servizio pre-ordinato altrove, secondo norme prescrittive e risorse vincolate, ma un nuovo assetto che prevede autonomia decisionale a tutti i livelli.
Il decisore politico deve massimizzare il benessere collettivo; il decisore amministrativo deve massimizzare efficacia ed efficienza nella destinazione delle risorse; i produttori devono organizzare i servizi utilizzando al meglio le risorse disponibili.
Le regole di condotta della P.A., con la L: 241/90 sono divenute autentici parametri di carattere giuridico al pari di quelle tradizionali come: violazione di legge, incompetenza, eccesso di potere.
A seguito della legge 241/90 sono stati emanati i seguenti provvedimenti:
Decreto Legislativo 03/02/1993, n°29 e successive modificazioni ed integrazioni. Con tale decreto, i principi introdotti dalla Legge 241/1990 si sono concretizzati in veri e propri istituti giuridici o strutture organizzative, vedi l’art. 12 “ Ufficio relazioni con il pubblico “, l’art. 20 “Controllo interno”, l’art. 59 “Responsabilità disciplinari”.
Legge 14/01/1994, n.°20. La legge ha introdotto il “controllo sulla gestione” delle Pubbliche Amministrazioni per verificare, oltre la legittimità, anche la regolarità e il corretto funzionamento dei servizi di controllo
Presidenza Consiglio dei Ministri. Direttiva del 27/01/1994. La direttiva tende ad uniformare l’erogazione dei servizi pubblici: uguaglianza, imparzialità, continuità, diritto di scelta, partecipazione, efficienza, efficacia.
Definisce gli strumenti: adozione di standard, semplificazioni procedurali, informazione agli utenti, valutazione interna. Offre mezzi di tutela più agevolmente esperibili per rimuovere situazioni pregiudizievoli o lesive di diritti o interessi.
Presidenza Consiglio dei Ministri. Direttiva dell’11/1O/1994. La direttiva disciplina l’istituzione, l’organizzazione e il funzionamento di uffici per le relazione con il pubblico.
Decreto Legge 12/05/1995 n° 163, convertito in legge n° 273/1995. Il Decreto sancisce l’obbligo per gli Enti erogatori di servizi pubblici di adottare le rispettive Carte dei servizi, dando mandato alla Presidenza del Consiglio di definire gli schemi generali di riferimento.
Decreto Legislativo 30/7/1999 n. 286, art. 11. La norma stabilisce che i servizi pubblici nazionali e locali sono erogati con modalità che promuovono il miglioramento della qualità e assicurano la tutela dei cittadini e degli utenti e la loro partecipazione, nelle forme, anche associative, riconosciute dalla legge, alle inerenti procedure di valutazione e definizione degli standard qualitativi.
Il Decreto Legge 163 del 1995 dispone l’obbligo per gli enti erogatori di servizi pubblici di adottare la Carta dei servizi nell’ambito di strategie finalizzate a ristabilire sentimenti di fiducia con il cittadino , recupero e incremento di efficacia, efficienza, qualità da parte delle pubbliche amministrazioni; responsabilizzazione degli operatori introduzioni di sistemi di valutazione del servizio, trasparenza, rendicontazione, partecipazione, sviluppo di processi positivi di comunicazione e di relazioni con gli utenti, da considerarsi come “clienti” titolari del diritto a servizi di qualità.
E’ lo strumento base individuato dal legislatore per avviare operativamente il piano di miglioramento dei servizi pubblici italiani. L’obiettivo, mutuando l’esperienza britannica delle carte dei cittadini, era quello di far impegnare le strutture nei confronti dei cittadini, nel fornire determinati standard di servizio e garantire precise forme di tutela in caso di disservizio.
Si tratta di un obbligo al quale sono sottoposti tutti i soggetti erogatori, sia pubblici che privati, perché connesso alla natura dell’attività e non alla natura del soggetto esercente.
Ogni soggetto erogatore assume obblighi relativi al rispetto di principi generali e all’adozione di precetti analitici e di livelli standard di prestazione e risponde, nei termini previsti dalla Carta nel proprio settore, della violazione di tali obblighi.
La responsabilità derivante da pubblico servizio, quindi, cambia le regole, combina regole pubblicistiche, cioè l’obbligo di adottare la Carta e i contenuti essenziali e minimi e regole civilistiche, applicate indipendentemente dalla natura pubblica o privata del soggetto fornitore del servizio.
Il modello di cittadino al quale si rivolge la Carta è di tipo partecipativo.
La partecipazione viene intesa come azione dei cittadini finalizzata alla determinazione degli standard di qualità dei servizi.
Spesso nella scuola la Carta dei servizi finisce per far parte del Piano dell’offerta formativa perdendo le sue caratteristiche peculiari.
La Direttiva del 21 luglio 1995, n. 254 prevede una prima parte dedicata all’attività didattica, coinvolgendo tutti gli ambiti del processo d’insegnamento-apprendimento, dalla progettazione educativa d’istituto, alla programmazione didattica, al contratto formativo.
La seconda parte riguarda i servizi amministrativi , la loro organizzazione e le modalità con le quali vengono fornite informazioni all’utenza.
La terza parte riguarda le condizioni ambientali della scuola sia dal punto di vista igienico, che di sicurezza.
Una quarta parte prevede le procedure dei reclami e le modalità di valutazione del servizio.
Il contenuto della Carta dei Servizi va correlato con altri documenti che nella scuola fissano ruoli, responsabilità e contenuti del servizio, ma che nel tempo sono stati modificati dalla normativa vigente. Inizialmente nella Carta dei Servizi trovava collocazione il Progetto Educativo e nella parte finale il Contratto formativo.
Alla luce della L. 53 e della decretazione successiva la loro collocazione è riportata nel Piano dell’Offerta Formativa.
Oggi della Carta dei servizi resta la previsione normativa di un documento che nei confronti dell’utenza deve garantire gli standard di prestazione del servizio, compatibilmente con le condizioni organizzative e con le dotazioni di personale di cui la scuola dispone.
Questo documento non rigido, rappresenta la cornice descrittiva alla quale vanno collegati gli altri documenti fondamentali della scuola che regolano e organizzano i diversi settori, ai quali può fare espliciti rimandi.
La carta dei servizi visualizza i meccanismi generali di funzionamento dei servizi amministrativi, di accoglienza e di comunicazione e ne fissa i livelli di prestazione garantiti per l’utenza.
Non riguarda più l’attività didattica perché trova collocazione nel Pof, introdotto con dPR n. 275/1999.
Rappresenta il documento fondamentale costitutivo dell’identità culturale e progettuale che le scuole elaborano e realizzano in attuazione della loro autonomia istituzionale, determinando i programmi didattici, i profili organizzativi, reperendo le risorse finanziarie.
Il POF rappresenta il documento fondamentale costitutivo dell’identità progettuale di una scuola nella quale vengono predefiniti e pubblicizzati:
gli indirizzi generali dell’attività amministrativa gestionale
I fattori di qualità assicurati all’utente
gli standard di qualità dei servizi organizzativi
le modalità e gli strumenti per monitorare e valutare l’attività per
l’adozione di eventuali correttivi in itinere e procedure di reclamo
Il POF rappresenta il documento fondamentale costitutivo dell’identità culturale e progettuale delle istituzioni scolastiche ed esplicita la progettazione curricolare, extracurricolare, educativa e organizzativa che esse adottano nell’ambito della loro autonomia.
Sono escluse le competenze relative agli organici del personale e alla dotazione finanziaria, la cui assegnazione rimane di competenza dello Stato.
Questo documento rappresenta, quindi, lo strumento giuridico-amministrativo di riferimento per la progettazione didattica, organizzativa, finanziaria delle istituzioni Il riferimento legislativo principale è il D.P.R. n. 275 dell’8 marzo 1999 (Regolamento attuativo a dell’autonomia), tutti i documenti elaborati dalle istituzioni scolastiche (es. il programma annuale, la contrattazione di istituto) sono funzionali all’attuazione del P.O.F.
Il P.O.F. è la proposta della scuola che risponde ai bisogni formativi degli alunni, tenendo conto del contesto territoriale, del tessuto socio – economico e delle proposte formative del territorio.
Nella elaborazione del Piano dell’offerta formativa è necessario tener conto delle attribuzioni che le norme riservano allo Stato, agli Enti locali, affinchè esso rappresenti effettivamente l’espressione dell’autonomia progettuale delle singole istituzioni, in un quadro di relazioni ben definite e rispettoso delle specifiche competenze.
I confini del P.O.F.
L’autonomia delle istituzioni scolastiche trova i suoi vincoli istituzionali:
negli ordinamenti scolastici nazionali, nelle finalità e negli obiettivi di apprendimento attualmente definiti:
nel primo ciclo dell’istruzione dal D. L.vo n. 59 del 19.4.2004, dalle nuove indicazioni per il curricolo (settembre 2012)
nel II ciclo dalla legge n. 296 del 27.12.2006, nel regolamento attuativo dell’obbligo (D. M. n. 139 del 22.8.2007), nelle linee guida per l’obbligo di istruzione del 27.12.2007.
nelle competenze attribuite agli Enti Locali in materia di programmazione dell’offerta formativa territoriale previste dal D. L.vo n. 112 del 31.3.1998.
Il quadro di riferimento normativo è in costante evoluzione, nel nuovo assetto del sistema dell’istruzione saranno da considerare:
La Legge costituzionale n. 3 del 18.10.2001 che attribuisce alle Regioni una potestà legislativa concorrente nel settore dell’istruzione. Le competenze legislative delle Regioni dovranno essere esercitate dal 1 settembre 2009 (Master Plan).
La riforma degli organi collegiali per rendere coerente il sistema scolastico autonomo con la partecipazione e le competenze riservate a tutti gli operatori e gli utenti della scuola.
La riforma complessiva della scuola secondaria superiore.
La tabella rappresenta le distribuzione delle competenze attribuite alla Stato, alle Regioni
e alle scuole autonome
Stato – Regioni
Obiettivi generali del
Obiettivi generali ed
educativi dei diversi tipi e
indirizzi di studi;
Obiettivi specifici di
apprendimento relativi
alle competenze degli
Standard relativi alla
Indirizzi generali circa la valutazione degli alunni,
il riconoscimento dei crediti e dei debiti formativi;
Criteri generali per l’organizzazione dei percorsi formativi finalizzati all’educazione permanente degli adulti, anche a distanza, da attuare nel sistema integrato di istruzione, formazione.
Flessibilità relativa a:
– tempi di insegnamento e di svolgimento delle singole discipline adeguati al tipo di studi e ai ritmi di apprendimento degli alunni articolazione modulare del monte ore annuale di disciplina e attività;
– definizione di unità di insegnamento non coincidenti con l’unità oraria della lezione e utilizzazione, nell’ambito del curricolo obbligatorio, degli spazi orari residui;
– attivazione di percorsi didattici individualizzati, nel rispetto del principio generale dell’integrazione degli alunni nella classe e nel gruppo, anche in relazione agli alunni in situazione di handicap;
– articolazione modulare di gruppi di alunni provenienti dalla stessa o da diverse classi o da diversi anni di corso;
– aggregazione delle discipline in aree e ambiti disciplinari;
– percorsi formativi che coinvolgono più discipline e attività nonché insegnamenti in
lingua straniera in attuazione di intese e accordi internazionali;
– iniziative di recupero e sostegno, di continuità e di orientamento scolastico e professionale, coordinate con le iniziative eventualmente assunte dagli Enti locali in materia di interventi integrati;
– modalità e i criteri di valutazione degli alunni nel rispetto della normativa nazionale ed i criteri per la valutazione periodica dei risultati conseguiti dalle istituzioni scolastiche rispetto
– criteri per il riconoscimento dei crediti e per il recupero dei debiti scolastici riferiti ai percorsi dei singoli alunni con riguardo alla necessità di facilitare i passaggi tra diversi
tipi e indirizzi di studio, di favorire l’integrazione tra sistemi formativi, di agevolare le uscite e i rientri tra scuola, formazione professionale e mondo del lavoro;
– criteri per il riconoscimento dei crediti formativi relativi alle attività realizzate nell’ambito dell’ampliamento dell’offerta formativa o liberamente effettuate dagli alunni e debitamente accertate o certificate.
Organizzativa -
Determinazione del calendario scolastico regionale
Adattamenti del calendario scolastico esigenze derivanti dal Piano dell’offerta formativa;
-Modalità di impiego dei docenti (nel rispetto dei vincoli contrattuali);
-Articolazione dell’orario delle lezioni.
Quota nazionale dei curricoli delle discipline e relativo monte ore annuale;
– Orario obbligatorio annuale complessivo dei curricoli;
– Limiti di flessibilità temporale per realizzare compensazioni tra discipline e attività della quota nazionale del curricolo.
- Quota di curricolo che comprende le discipline e le attività opzionali scelte dagli
L’unitarietà del sistema e la specificità dell’istituzione scolastica è la risultante dell’esercizio delle funzioni e dell’assolvimento degli obblighi che l’ordinamento impone a ciascun soggetto:
STATO Norme generali – principi fondamentali – livelli e.p.
REGIONI Leggi nelle materie concorrenti
ENTI LOCALI Funzione organizzativa
SCUOLE Forniscono il servizio
La procedura formale per l’elaborazione e la gestione del Pof inizia con l’input del Consiglio d’Istituto/ Circolo, che ha funzioni d’indirizzo e di controllo e deve:
definire gli obiettivi e le scelte programmatiche;
dare gli indirizzi generali di natura gestionale;
verificare i risultati dell’attività amministrativa e della gestione del Pof;
Adottare il Pof.
Il Collegio dei docenti espleta attività didattica e formativa elaborando e deliberando il Pof: Infine, il dirigente scolastico ha compiti gestionali attraverso determine dirigenziali, decreti, ordini, istruzioni, rapporti con gli Enti locali culturali e le realtà istituzionali, culturali , sociali ed economiche del territorio,atti negoziali, atti d’indirizzo, accordi di rete, adesione a protocolli ed intese.
Il Pof è un documento pubblico che deve essere consegnato agli alunni e ai genitori, nella sua versione integrale o attraverso uno stralcio significativo, che rimandi al documento originale.
La progettazione del Pof deve rispondere a criteri di:
Unitarietà: coerenza tra bisogni formativi rilevati, scelte culturali e soluzioni didattiche adottate;
Affidabilità: esplicitazione degli standard di apprendimento e motivazione delle scelte curricolari;
Integrazione: individuazione del committente e i destinatari delle attività e dei servizi rivolti al territorio.
Contabilità: prefigura l’indicazione dei processi e dei prodotti attesi, delle competenze e delle responsabilità dei diversi soggetti
Un Pof di qualità deve contenere:
Le modalità con cui è stata condotta l’analisi dell’esistente
Le scelte fondamentali educative e didattiche
L’indicazione del modello organizzativo
L’identificazione delle risorse e delle responsabilità
I criteri che si utilizzano nella valutazione
Cosa ci va nel Pof:
Progetti pluriennali rilevanti
Cosa non ci va nel Pof
Gli effetti giuridici diretti del Pof :
Condiziona la programmazione finanziaria
Genera attività negoziali
Genera l’assetto organizzativo della didattica
Condiziona l’assetto organizzativo dei servizi
Si pone quale vincolo principale nei processi valutativi interni
Gli effetti giuridici indiretti:
Vincola la programmazione didattica ai vari livelli
Genera codici di comportamento tra i docenti
Fa da sfondo ai patti meta-giuridici
Carta di identità e attestazione delle potestà
Documento profondo, specchio di chiarezza delle decisioni del perché, cosa, come
Documento di condivisione e partecipazione delle diverse identità professionali
Documento di impegni e di assunzione di responsabilità
Documento lento e dai pensieri lunghi
Documento reticolare e onnicomprensivo della progettazione(curricolore –
extracurricolare – educativa – organizzativa)
Espressione forte dell’identità/della non genericità in ordine agli ambiti e spazi di
Della flessibilità didattica e curricolare
Definizione del curricolo di istituto
Percorsi e curricoli differenziati ed integrati
Specificità dell’offerta
Negoziazione interna e con l’esterno
Terreno di coltura e di concretizzazione del Patto educativo di corresponsabilità.
-Il Pof si configura, anche, come strumento di rendicontazione sociale, rendendo più trasparente e chiaro l’impegno della scuola nella funzione
L’applicazione della rendicontabilità sociale del Pof porta ad una legittimazione del ruolo e dell’attività della scuola.
“La legittimazione deriva dalla capacità di simboleggiare e prefigurare con l’azione la visione etica che sta alla base della sua esistenza” (Viviani)
Nel futuro le scuole dovranno trovare forme di aggregazione sul territorio per poter efficacemente interloquire con gli enti territoriali e locali Tali forme possono essere istituzionalizzate o lasciate alla discrezione delle singole scuole
Le forme di rappresentatività sono necessarie ai fini di una corretta programmazione dell’offerta formativa partendo dalla partecipazione alla definizione delle politiche scolastiche locali, passando alle risorse da impiegare e garantendo lo spazio “intoccabile” dell’autonomia scolastica” che torna ad essere il Progetto educativo.
Pianificazione didattica e finanziaria integrata
L’introduzione della nuova gestione della spesa nell’istituzione scolastica ha posto in relazione diretta la pianificazione dell’attività didattica con gli aspetti amministrativo contabili.
La L. 94/97, integrata dalla L. 208/99, modificano il bilancio dello Stato, che diventa un documento contabile di trasposizione, in termini finanziari, del programma e degli obiettivi da raggiungere e ha, quindi, valenza programmatoria.
Si ha attività di programmazione quando l’attività amministrativa, di intervento dell’economia, di gestione finanziaria dei pubblici poteri, è preventivamente definita,nei suoi obiettivi e nel suo percorso e include la prefigurazione dei criteri e dei parametri per la verifica, misurazione e valutazione dei risultati (Manin Barabba)
Il programma annuale ,infatti, rappresenta lo strumento che consente la pianificazione della gestione amministrativo-contabile della scuola, le cui strategie devono essere coerenti con il Piano dell’offerta formativa.
A differenza del bilancio di previsione, il programma non è solo un documento contabile di trasferimento e allocazione di risorse finanziarie, ma uno strumento flessibile attraverso il quale la scuola utilizza i mezzi finanziari a disposizione per raggiungere gli obiettivi generali e culturali indicati nel P.O.F., in termini di funzionamento, di investimento e di progettualità.
Il Decreto Interministeriale n. 44 dell’1.2.2001 che stabilisce le norme finanziarie e contabili delle istituzioni scolastiche, esso ha lo scopo di semplificare e rendere flessibile la contabilità finanziaria, facilitando le procedure di autorizzazione e rendicontazione.
Il Decreto consente di realizzare le finalità delle scuole autonome secondo i principi contenuti nell’art. 21 della legge n. 59 del 15.3.1997 (attribuzione dell’autonomia alle istituzioni scolastiche) e nel D. P. R. n. 275 dell’8.3.1999 (regolamento dell’autonomia).
Le caratteristiche del programma annuale
Dal punto di vista amministrativo- contabile, il programma annuale è un documento finanziario perché considera le entrate e le spese espresse in moneta e di competenza perché evidenzia tutte le entrate che si prevede di accertare e le spese che si prevede di dover impegnare nell’esercizio finanziario di riferimento.
L’impostazione del programma annuale deve realizzare il pareggio tra entrate e uscite ogni eventuale eccedenza delle entrate sulle uscite deve essere inseritenel fondo di riserva o iscritta alla voce disponibilità finanziaria da programmare; le maggiori spese rispetto alle entrate devono essere ripianate con il prelevamento dall’avanzo di amministrazione.
La sequenza cronologica nella predisposizione del programma:
Accertamento della situazione amministrativa presunta;
Elaborazione del prospetto generale delle entrate;
Redazione delle schede illustrative finanziarie dei progetti/attività;
Modalità di utilizzo dell’avanzo di amministrazione;
Riepilogo per tipologia di spesa;
Stesura del Programma Annuale;
Organi, competenze e compiti del programma annuale:
Responsabilità – Tempi
Gestione del programma Anno solare
Predisposizione del programma con l’assistenza tecnica del D.S.G.A.
Redazione della relazione di accompagnamento al programma annuale
Tenuta della contabilità, delle registrazioni degli adempimenti fiscali
Ricognizione degli
registrazioni, degli strumenti da utilizzare nella stesura del programma annuale Redazione e aggiornamento delle schede illustrative finanziarie dei progetti
Proposta del programma annuale al Consiglio di istituto /circolo Entro il 31 ottobre
Espressione del parere (non obbligatorio) di regolarità contabile del programma Entro i 5 giorni precedenti la riunione del Consiglio di istituto / circolo
Analisi degli aspetti contabili del programma annuale
Consiglio di istituto / circolo
Approvazione del programma annuale Entro il 15 dicembre
Esame del programma e verifica della corrispondenza con gli indirizzi generali e gli obiettivi della scuola
Il programma deve essere approvato entro 45 giorni dall’inizio dell’esercizio finanziario (14 febbraio).
In caso di mancata approvazione, l’Ufficio scolastico regionale provvede alla nomina di un Commissario ad acta entro i successivi 15 giorni. L’atto di nomina prevede il termine prestabilito per la redazione e l’approvazione del programma annuale predisposto dal Commissario.
Il programma annuale è distinto in due sezioni:
Entrate: sono aggregate secondo le fonti di finanziamento;
Spese: sono aggregate secondo i progetti e le attività.
il finanziamento dello Stato
il finanziamento non statale (Regioni, Enti locali, altre istituzioni pubbliche)
dall’avanzo di amministrazione
da proventi da gestioni economiche
I finanziamenti dello Stato per il funzionamento amministrativo e didattico e per le retribuzioni degli insegnanti sono assegnati nella dotazione ordinaria, senza vincoli di destinazione, se non quelli fissati da norme contrattuali o disposizioni di legge.
Attraverso i monitoraggi, il Ministero acquisisce dati per assegnare alle scuole ulteriori fondi per
– coprire i maggiori costi di alcune voci (es. spese per supplenze)
– finanziare progetti specifici (es. aree a rischio, a forte processo immigratorio…)
– erogare i compensi e indennità al personale (es. lavoro notturno, mensa degli insegnanti, esami…).
Gli Uffici scolastici regionali dispongono i trasferimenti alle scuole per:
– l’arricchimento e l’ampliamento dell’offerta formativa (L. 440 / 97)
– la formazione e l’aggiornamento del personale
– le attrezzature tecniche, i sussidi e i materiali per l’integrazione degli alunni diversamente abili
– la sicurezza nelle scuole.
Ulteriori risorse possono essere assegnate dal M.I.U.R. per attività didattiche e progetti (es. recupero debiti scolastici, scuole aperte, gratuità libri di testo, supporto all’adempimento dell’obbligo di istruzione).
Per quanto riguarda le uscite, il programma annuale prevede:
Una distinzione delle spese relative al personale docente e a.t.a.
Una specificazione delle voci per i compensi erogati al personale (supplenze, compensi accessori a carico del fondo di istituto, non a carico del fondo di istituto, corsi di recupero, compensi per esami, indennità. L’introduzione di nuovi conti funzionali ai servizi acquistati dalle scuole (es. prestazioni professionali e specialistiche, servizi assicurativi…).
I progetti costituiscono le voci del programma annuale. Ogni entrata e ogni spesa deve essere destinata alla realizzazione di un progetto funzionale alla realizzazione del P.O.F.
La scheda progetto, redatta e aggiornata dal D.S.G.A. deve indicare la durata temporale dell’iniziativa, le fonti di finanziamento, i costi previsti distinti per tipologia per l’acquisto di beni e servizi necessari, la quota di spesa prevista per ciascun anno finanziario in caso di progetti pluriennali.
L’approvazione del programma annuale autorizza il Dirigente scolastico a compiere tutte le operazioni finanziarie previste: gli accertamenti delle entrate e l’assunzione degli impegni di spesa attraverso gli atti di competenza (determine, ordini, contratti…)
Il regolamento amministrativo contabile prevede una gestione flessibile del programma che può essere modificato per adeguare costantemente la gestione finanziaria con le mutate esigenze del Piano dell’offerta formativa
Le modifiche al programma annuale seguono un iter procedurale diverso a seconda dellanatura e dell’importanza delle variazioni.