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Timestamp: 2019-05-24 11:44:11+00:00
Document Index: 49487093

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In caso di arresto in flagranza convalidato il PM deve procedere con il direttissimo o può scegliere l'immediato...la parola alla Cassazione
Come noto, in caso di arresto in flagranza, il PM, a mente dell'art. 449 cpp, comma 1°, può scegliere di celebrare immediatamente il rito direttissimo traducendo l'indagatao in udienza per la convalida dell'arresto e per il contestuale giudizio direttissimo entro 48 ore. Se l'arresto è convalidato si procede con il direttissimo salvo che l'imputato non scelga il rito abbreviato ovvero non concordi la pena il PM.
Il 4° comma dell'art. 449 cpp, così come sostituito dall'art. 2 d.l. 23 maggio 2008, n. 92, conv., con modif., dalla legge 24 luglio 2008, n. 125 prevede che "Il pubblico ministero, quando l'arresto in flagranza è già stato convalidato [391], procede al giudizio direttissimo presentando l'imputato in udienza non oltre il trentesimo giorno dall'arresto, salvo che ciò pregiudichi gravemente le indagini".
Si è posta dunque la questione se, in armonia con il nuovo tenore letterale del comma 4° dell'art. 449 cpp, il PM, salvo che ciò sia di pregiudizio alle indagini, debba èprocedere con il direttissimo in caso di arresto in flagranza convalidato (conttestualmente alla convalida o successivamente) o se possa scegliere l'alternativo rito dell'immediato.
Secondo una recente sentenza della Suprema Corte, che ha qualificato abnorme il provvedimento del GUP che aveva restituito gli atti al PM il quale, alla scadenza del termine dei trenta giorni previsto dal comma 4° dell'art. 449 cpp, aveva proceduto con la richiesta del giudizio immediato, la nuova formulazione dell'art. 449 cpp non consente di ritenere il PM vincolato alla scelta del rito direttissimo in quanto ciò contrasterebbe con il principio sistematico del carattere monopolistico della scelta del rito da parte dell'organo dell'accusa
Cassazione penale sez. II 04 febbraio 2010 n. 7822
L'art. 449 comma 4 c.p.p., pur stabilendo, nel nuovo testo introdotto dall'art. 2 comma 1 lett. c) d.l. 23 maggio 2008 n. 92, conv. con modificazioni in l. 24 luglio 2008 n. 125, che il p.m., in presenza delle condizioni ivi indicate, "procede" (e non più "può procedere", come nel testo previgente) al giudizio direttissimo, non per questo può essere interpretato nel senso dell'avvenuta creazione di una obbligatorietà, per il p.m., di ricorrere al suddetto rito, apparendo ciò in contrasto con il principio sistematico del carattere monopolistico della scelta del rito da parte dell'organo dell'accusa. (Nella specie, in applicazione di tale principio, la Corte ha qualificato come abnorme il provvedimento con il quale il giudice dell'udienza preliminare, investito di richiesta di giudizio immediato a carico di soggetto arrestato in flagranza di reato e per il quale non si era appalesata la necessità di ulteriori indagini, aveva disposto la restituzione degli atti al p.m. perché procedesse con rito direttissimo).
Con ordinanza 17.11.08 il GIP del Tribunale di Velletri dichiarava inammissibile la richiesta di giudizio immediato avanzata dal PM presso lo stesso Tribunale nel procedimento per tentata rapina a carico di N.F. e D.D. ed ordinava la restituzione degli atti al PM medesimo affinchè procedesse con rito direttissimo, non ostandovi l'ormai avvenuto decorso dei 30 gg.
dall'arresto.
Riteneva a riguardo il GIP che, con la novella dell'art. 449 c.p.p., comma 4 realizzata dal D.L. 23 maggio 2008, n. 92, art. 2, comma 3 ter, lett. c) (convertito in L. 24 luglio 2008, n. 125), fosse stato previsto l'obbligo del PM di procedere con rito direttissimo ogni qual volta, convalidato l'arresto in flagranza, il PM stesso non ritenesse necessarie nuove indagini e che solo la ritenuta necessità d'un approfondimento in tal senso consentisse al PM la scelta di un rito diverso.
Ricorre il PM contro detta ordinanza, di cui chiede l'annullamento per violazione di legge ed abnormità.
Sotto il primo profilo lamenta che sostanzialmente il provvedimento impugnato ha, da un lato, configurato una nuova condizione - non scritta - per l'accesso al rito immediato (vale a dire la non praticabilità del rito direttissimo) e, dall'altro, ha ritenuto derogabile il termine per la presentazione dell'imputato nel giudizio direttissimo cd. tipico.
Sotto il secondo, deduce che l'ordinanza in oggetto ha determinato una regressione ed una stasi inammissibili nel procedimento.
La motivazione dell'ordinanza muove da due erronei presupposti:
a) con la novella dell'art. 449 c.p.p., comma 4 realizzata dal D.L. 23 maggio 2008, n. 92, art. 2, comma 3 ter, lett. c) (convertito in L. 24 luglio 2008, n. 125), sarebbe stato previsto l'obbligo del PM di procedere con rito direttissimo ogni qual volta, convalidato l'arresto in flagranza, il PM stesso non ritenga necessarie nuove indagini e che solo la ritenuta necessità d'un approfondimento in tal senso consenta al PM la scelta di un rito diverso;
b) tale obbligo sarebbe indifferente persino all'ormai avvenuto decorso (di cui da atto la stessa impugnata ordinanza) del termine di 30 gg. per il rito direttissimo.
In realtà, osserva questa S.C., l'aver il legislatore sostituito nell'art. 449 c.p.p., comma 4 il "può procedere" con il "procede" è rilievo di ordine letterale (di per sè, per altro, debole perchè compatibile anche con una previsione di normale, ancorchè non esclusiva, procedibilità con rito direttissimo) che però va coniugato, come giustamente rilevato dal PG, con quello sistematico del carattere monopolistico della scelta del rito da parte del PM, mentre, quanto al termine di 30 gg. di cui all'art. 449 c.p.p. nel rito direttissimo cd. tipico, la giurisprudenza non ha mai dubitato della sua inderogabilità.
Così statuendo, l'impugnata ordinanza ha prodotto una non prevista regressione del procedimento, sicchè il provvedimento risulta affetto da abnormità funzionale (per la nozione di abnormità dell'atto processuale v., ad esempio, Cass. Sez. 2 n. 27716 del 5.6.2003, dep. 26.3.2003, rv. 225857; sul principio di non regressione del procedimento e sull'abnormità del provvedimento che determini una non prevista regressione v., ad esempio, Cass. S.U. n. 5307 del 20.12.2007, dep. 1.2.2008,rv. 238240).
L'impugnato provvedimento ha altresì comportato una stasi non rimediabile del procedimento - il che avvalora l'abnormità lamentata dal ricorrente - nel momento in cui, rigettata la richiesta di giudizio immediato, nel contempo ha affermato che via obbligata per l'esercizio dell'azione penale sarebbe, nel caso in oggetto, quella del rito direttissimo nonostante l'ormai avvenuto decorso del termine dall'arresto (avvenuto decorso che emerge dallo stesso provvedimento impugnato).
Ne discende che il provvedimento impugnato deve annullarsi senza rinvio, con ordine di trasmissione degli atti al Tribunale di Velletri.
La Corte Suprema di Cassazione, Seconda Sezione Penale, annulla senza rinvio il provvedimento impugnato e dispone trasmettersi al Tribunale di Velletri.
Così deciso in Roma, il 4 febbraio 2010.
Depositato in Cancelleria il 26 febbraio 2010