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Timestamp: 2017-07-20 16:29:42+00:00
Document Index: 13780833

Matched Legal Cases: ['art. 24', 'art. 62', 'art. 52', 'e contrario', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 52', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 24']

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Scorrimento graduatorie concorsi “interni”: ancora un no.
Pubblicato il gennaio 18, 2014 da Francesca Ciangola	In relazione alle cosiddette progressioni verticali, ovvero i passaggi di area conseguenti a concorsi riservati interamente a dipendenti dell’amministrazione, la circolare Funzione Pubblica del 22 febbraio 2011, a pag. 11 espressamente vieta che le graduatorie relative alle progressioni verticali possano essere oggetto di scorrimento, e questo dal 1 gennaio 2010; viene richiamato sul punto l’art. 24 d. lgs. 150/2009, che dispone espressamente che le amministrazioni pubbliche, a decorrere dal 1° gennaio 2010, coprono i posti disponibili nella dotazione organica attraverso concorsi pubblici. Le disposizioni sullo scorrimento delle graduatorie e sulle proroghe delle stesse, di cui in queste pagine si è a lungo parlato (categoria “Graduatorie di concorso”) si riferiscono quindi solo alle graduatorie a tempo indeterminato di concorsi pubblici.
L’art. 62 del medesimo decreto, intervenuto a riforma dell’art. 52 D. Lgs. 165/2001, ribadisce che “Le progressioni fra le aree avvengono tramite concorso pubblico, ferma restando la possibilita’ per l’amministrazione di destinare al personale interno, in possesso dei titoli di studio richiesti per l’accesso dall’esterno, una riserva di posti comunque non superiore al 50 per cento di quelli messi a concorso. La valutazione positiva conseguita dal dipendente per almeno tre anni costituisce titolo rilevante ai fini della progressione economica e dell’attribuzione dei posti riservati nei concorsi per l’accesso all’area superiore“.
Copiosa giurisprudenza si è espressa sul punto, affiancata da numerose iniziative sindacali tendenti a consentire lo scorrimento delle graduatorie vigenti di idonei in procedure concorsuali interne.
Un intervento giurisprudenziale degno di nota ma minoritario, in senso solo parzialmente contrario alla chiara preclusione normativa relativamente allo scorrimento di queste graduatorie, è il parere della Corte dei Conti Campania 2013, n. 137, che sembra aprire alla validità delle graduatorie relative alle progressioni verticali, ma con numerose limitazioni, primo fra tutti l’obbligo di rispettare il titolo di studio richiesto per l’accesso dall’esterno. Con il paradossale, possibile esito di scegliere dalla graduatoria solo i laureati, ad esempio, lasciando fuori i diplomati pur se utilmente collocati prima.
Il parere della Corte è in contrasto con moltissimi altri emanati sul medesimo tema dalla stessa Corte; su tutti si cita quello della sezione autonomie del 31/03/2010, n. 10, e quello del Consiglio di stato sez. VI, che, con ordinanza 27/03/2013 n.1136 stabiliva “La protrazione dei termini di validità di cui all’art. 1, comma 536, della legge 27 dicembre 2006 n. 296 si riferisce inequivocabilmente alle graduatorie destinate all’assunzione di personale tramite concorso pubblico, sicché è escluso che la predetta proroga di validità delle graduatorie concorsuali possa operare in riferimento alle procedure di progressione interna”.
Ancora, sul punto è intervenuto pochi giorni fa il Consiglio di Stato (sentenza 136/2014), che nuovamente ribadisce quanto indicato dall’Adunanza generale del 2012, ovvero: “l’Adunanza generale ha escluso che, a partire dal 1° gennaio 2010, l’Amministrazione possa utilizzare gli esiti di procedure di selezione interna, bandite anteriormente a tale data, in quanto la riforma della modalità di reclutamento di personale per le fasce funzionali superiori (progressioni di carriera), introdotta dagli articoli 24 e 62 del decreto legislativo ricordato, con la sostanziale abrogazione delle progressioni verticali interne, comporta – a decorrere dal 1° gennaio 2010 – l’inefficacia delle disposizioni del bando concernenti la copertura di posti, senza che dal bando possa discendere alcuna legittima aspettativa”
Le interpretazioni giuriprudenziali non hanno forza di legge, come sappiamo.
Tuttavia la lettura del d. lgs. 150/2009 (artt. 24 e 62), del TU 165/2001 (art. 52), confortata da numerosi pareri giurisprudenziali, dalla circolare Funzione Pubblica del 2011 sopra riportata, da altre interpretazioni istituzionali conformi (quale ad esempio il parere Ministero dell’Interno del 1 giugno 2012), non sembrano proprio lasciar adito a dubbi sul tema.
Le graduatorie delle progressioni verticali non sono assoggettate, quindi, allo stesso regime di quelle relative ai concorsi pubblici.
Ultima in ordine di tempo, è intervenuta la circolare del Dipartimento Funzione Pubblica n. 5 del novembre 2013, conforme anche questa al testo normativo e quindi non passibile di alcun tipo di critica di conformità alla legge. La circolare riporta a pagina 10 quanto incollato di seguito:
Il fatto che la lettera b) del comma 3 dell’articolo 4 del d.l. 101/2013 richiami le “proprie graduatorie vigenti e approvate a partire dal 1° gennaio 2007” senza precisare, come invece fa la lettera a) della stessa disposizione che le graduatorie siano quelle “di concorsi pubblici”, non è dirimente rispetto alla possibilità di scorrere graduatorie relative a progressioni verticali bandite sulla base della disciplina normativa previgente al decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150, ai fini dell’assunzione dei candidati idonei.
Una lettura sistematica impone il richiamo all’articolo 52, comma 1-bis, del d.lgs. 165/2001, così come modificato ed integrato dall’articolo 62 del d.lgs. 150/2009, secondo cui “le progressioni fra le aree avvengono tramite concorso pubblico, ferma restando la possibilità per l’amministrazione di destinare al personale interno, in possesso dei titoli di studio richiesti per l’accesso dall’esterno, una riserva di posti comunque non superiore al 50 per cento di quelli messi a concorso” nonché all’articolo 24 del d.lgs. 150/2009 che, al comma 1, prevede che “Ai sensi dell’articolo 52, comma 1-bis, del decreto legislativo n. 165 del 2001, come introdotto dall’articolo 62 del presente decreto, le amministrazioni pubbliche, a decorrere dal 1° gennaio 2010, coprono i posti disponibili nella dotazione organica attraverso concorsi pubblici, con riserva non superiore al cinquanta per cento a favore del personale interno, nel rispetto delle disposizioni vigenti in materia di assunzioni”.
Dunque, resta fermo il principio che, per effetto del richiamato articolo 24, comma 1, del d.lgs. 150/2009, l’utilizzo delle graduatorie relative ai passaggi di area banditi anteriormente al 1° gennaio 2010, in applicazione della previgente disciplina normativa, è consentito al solo fine di assumere i candidati vincitori e non anche gli idonei della procedura selettiva.
Peraltro, per l’individuazione dell’ambito oggettivo di applicazione della norma del predetto comma 3, lettera b) può essere, altresì, indicativa la disposizione contenuta nel comma 4 dello stesso articolo 4 del d.l. 101/2013 che proroga “l’efficacia delle graduatorie dei concorsi pubblici per assunzioni a tempo indeterminato” con evidente esclusione delle graduatorie relative a concorsi non pubblici.
Sembra proprio non sussistano dubbi di alcun tipo: per quanto il legislatore manifesti un sempre maggior favore per l’utilizzo delle graduatorie esistenti, è evidente l’esclusione, dal novero della graduatorie utilizzabili, di quelle riferite ai concorsi “interni”.
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La problematica relativa all’ultravigenza delle graduatorie delle selezioni interne, per passaggio tra aree, unitamente alla possibilità di scorrimento, viene affrontata nella recente sentenza n. 1061, depositata in data 05/03/2014, del Consiglio di Stato (sezione sesta) che apre di nuovo la partita sulla legittimità del loro scorrimento e sull’ultravigenza delle stesse. Tale sentenza è in netto contrasto con quanto precisto nella circolare n.5/2013 della Funzione Pubblica.
Rispondi ↓	Francesca Ciangola il marzo 26, 2014 alle 8:49 am scrive:
Occorre tener conto che la sentenza si riferisce ad uno scorrimento operato nel 2007 ed eseguito nel 2008, prima quindi dell’entrata in vigore del decreto legislativo 150/2009, e dell’art. 24, che sembra, sul punto, inequivocabile, essendo norma di legge, dotata di maggiore imperatività di sentenze e circolari. La stessa sentenza, oltretutto, non fa riferimento al decreto 150 probabilmente perché non trovava applicazione all’epoca dei fatti..
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