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Timestamp: 2020-08-13 05:01:04+00:00
Document Index: 26898130

Matched Legal Cases: ['art. 6', 'art. 6', 'art. 22', 'sentenza ', 'art. 18', 'art. 2', 'art. 5', 'art. 7', 'art. 2', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 9', 'art. 11', 'art. 22', 'art. 25', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 26', 'art. 27', 'art. 28', 'art. 29', 'art. 31', 'art. 34', 'art. 35', 'art. 37', 'art. 39', 'art. 39', 'art. 39', 'art. 41', 'art. 79', 'art. 291', 'art. 299']

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Adozioni. Modifiche e aggiornamenti alla legge 184/1983. Ddl 135
dei senatori Donatella Poretti, Marco Perduca, Francesca Maria Marinaro, Franca Chiaromonte, Francesco Pardi
Il presente disegno di legge e’ elaborato in collaborazione con l’Aduc (associazione per i diritti degli utenti e consumatori).
L’art. 6 della legge 184/1983 indica i requisiti necessari per adottare un minore. Il primo di essi si identifica nell’esistenza di una coppia matrimoniale e nella stabilita’ della stessa. Il legislatore, anche con le modifiche del 2001, volendo continuare a realizzare, con l’adozione, il modello di rapporto naturale che pone il minore in relazione con un padre e con una madre, a sua volta uniti tra loro da un vincolo forte e chiaramente identificabile, ha ritenuto indispensabile la presenza di una coppia unita in matrimonio.
Questo indirizzo va contro l’orientamento, oggetto in passato di ampio dibattito e recepito da convenzioni internazionali, secondo cui l’adozione dovrebbe essere consentita anche ai singoli. Il riferimento, in particolare, riguarda l’art. 6 della Convenzione di Strasburgo del 24 aprile 1967, resa esecutiva in Italia con la legge 22 maggio 1974, n. 357, che prevedeva l’illimitata possibilita’ della persona singola di adottare un minore.
L’argomento fu oggetto di una celebre causa, promossa dall’attrice Dalila Di Lazzaro, che si svolse in piu’ fasi, con intervento della Corte Costituzionale e decisione finale, negativa per l’istante, della Corte di Cassazione (21 luglio 1995, n. 7950).
In occasione della riforma del 2001, la discussione, in sede parlamentare, piuttosto che il diritto dei singoli, ha avuto ad oggetto la possibilita’ di adozione per le coppie di fatto.
La tesi secondo cui le piu’ ampie garanzie per il minore adottando sono fornite da una coppia che abbia assunto pienamente gli obblighi e le responsabilita’ familiari, contraendo matrimoni, e’ risultata ancora prevalente.
Si e’ detto che la coppia matrimoniale e’ quella che fornisce le maggiori garanzie di stabilita’ e che la Costituzione, affermando che la famiglia e’ una societa’ naturale fondata sul matrimonio, continua ad indicare una netta preferenza per tale modello, con la conseguenza che esso deve essere preferito anche in sede di adozione, dovendo essere perseguito, nell’ambito di tale istituto, il fine di dare al minore privo di assistenza morale e materiale la sistemazione migliore possibile.
A nostro avviso, occorre tener presenti due obiettivi, entrambi riconducibili all’interesse del minore. Da un lato e’ necessario ampliare la platea dei possibili adottanti, specie in relazione ai minori di eta’ superiore a sei anni o afflitti da handicap, dall’altro e’ opportuno por fine ai pregiudizi ed alle categorie astratte.
Se il Tribunale deve vagliare i requisiti di coloro i quali si propongono come adottanti e, secondo la previsione dell’art. 22 comma 5, deve scegliere quanti appaiono maggiormente in grado di corrispondere alle esigenze del minore, non sembra opportuno porre ostacoli pregiudiziali sulla via di tale indagine.
L’esame da svolgere in concreto costituisce la migliore garanzia ed ogni prerequisito e’ potenzialmente idoneo a diminuire la capacita’ di realizzare al meglio l’interesse del minore. Puo’ esservi un singolo in grado di dare al minore un apporto affettivo ed educativo maggiore di quello che puo’ normalmente fornire una coppia.
Cio’ che si sostiene e’ che, se si reputa che i tribunali abbiano la competenza per individuare, nel caso concreto, l’interesse del minore, e’ opportuno lasciare che compiano la propria attivita’ senza l’imposizione di pregiudiziali ideologiche, quale quella secondo cui il doppio riferimento paterno e materno e’, ad imitazione della natura, non solo la soluzione migliore, ma l’unica possibile, tanto da affermare che e’ meglio una “non adozione”, cioe’ lasciare il minore in istituto o presso una comunita’ e comunque non garantirgli i diritti ed il senso definitivo di identita’ che l’adozione comporta, piuttosto che consentire che il rapporto adottivo sia costruito con un singolo.
La Corte di Cassazione, sezione prima civile, sentenza 18 marzo 2006, n. 6078, nel rigettare la richiesta di adozione di una madre romena, avente la doppia cittadinanza, nei confronti di una bambina gia’ da lei adottata secondo la legge di quel Paese, ha affermato che il legislatore:
“ben potrebbe provvedere, nel concorso di particolari circostanze, tipizzate dalla legge o rimesse di volta in volta al prudente apprezzamento del giudice, ad un ampliamento dell’ambito di ammissibilita’ dell’adozione da parte di una singola persona, anche qualificandola con gli effetti dell’adozione legittimante, ove tale soluzione sia giudicata piu’ conveniente per l’interesse del minore”.
In data 20 aprile 2006, gli organi di stampa hanno dato atto di un intervento del cardinale Martini. In particolare, il Corriere della Sera l’ha cosi’ riportato:
Single e adozioni. Semaforo verde per i single in campo di adozioni: in mancanza di una famiglia “composta da un uomo e una donna che abbiano saggezza e maturita’”, anche “altre persone, al limite anche i single, potrebbero dar di fatto alcune garanzie essenziali. Non mi chiuderei percio’ a una sola possibilita’, ma lascerei ai responsabili di vedere quale e’ la migliore soluzione di fatto, qui e adesso, per questo bambino o bambina. Lo scopo e’ di assicurare al massimo le condizioni favorevoli concretamente possibili. Percio’ quando e’ data la possibilita’ di scegliere occorre scegliere il meglio”.
In pratica, la nostra legge, dovendo adeguarsi alla Convenzione di Strasburgo e ad altre convenzioni internazionali, dopo averle ratificate e rese esecutive in Italia, ha adottato questo stratagemma: l’adozione dei single e’ da noi consentita, ma nelle limitate forme dell’adozione in casi particolari, di cui agli artt. 44 e seguenti.
Ma tali previsioni, se pur storicamente hanno il pregio di aver costituito un primo passo nell’ampliamento delle categorie degli adottanti, devono esser superate integralmente per dar spazio all’equiparazione integrale e non discriminatoria delle coppie coniugate rispetto ad un single, o del minore sano piuttosto che di quello handicappato. Il permanere di queste distinzioni, infatti, non ha ad oggi alcun motivo di essere, e costituirebbe una diabolica adozione “di serie B”, per questo non ulteriormente accettabile nell’interesse del minore. Si tratta, infatti, dell’adozione possibile per minori colpiti da handicap o comunque minori difficili, che nessuno vuole.
Per costoro e’ stata proposta un’adozione non dignitosa, diversa da quella ordinaria e, addirittura, revocabile!
Costituisce un atto di civilta’ abolire tale tipo di adozione e, se si ritiene che i single possano dare il loro contributo, adottando anche i casi difficili, consentire ad essi di farlo in modo chiaro e pieno, con un’adozione non diversa da quella applicabile alle coppie “normali” ed ai bambini “normali”.
Dunque, il nostro disegno abroga (art. 18) definitivamente ogni distinzione fra adozione di minore sano piuttosto che di un minore affetto da handicap, estende la possibilita’ di adozione per le persone singole, cosi’ come anche per le coppie di fatto che convivono stabilmente e continuativamente da almeno tre anni, e che fanno parte del medesimo nucleo familiare. Quest’ultima previsione (art. 2) si rende del resto agevole con la precedente riforma che ha consentito alle coppie intenzionate all’adozione (che si trovano nella condizione appena descritta) di sposarsi anche poco prima delle pratiche. Cosi’ facendo il legislatore ci consente oggi di intervenire con la nostra proposta a giochi gia’ fatti, dal momento che e’ gia’ pienamente riconosciuta la validita’ legale dello status di coppia di fatto. Non riteniamo che ci siano ragioni per pretendere, nella medesima situazione, a parita’ degli impegni assunti, la celebrazione del matrimonio come presupposto giuridico necessario all’adozione.
Il nostro disegno tenta anche di snellire i tempi del procedimento di adozione, dimezzando (art. 5, 10) i termini previsti per il compimento delle indagini sulla idoneita’ adottiva e l’eventuale sua proroga, cosi’ come alcuni tempi di trasmissione delle relazioni degli assistenti sociali al Tribunale per i Minorenni. All’art. 7, si propone la modifica da sessanta a trenta giorni per la fissazione delle udienze di discussione degli eventuali appelli e ricorsi per Cassazione.
Una ulteriore modifica e’ proposta all’articolo 9, laddove si consente all’adottato divenuto maggiorenne di prendere visione degli incartamenti relativi alla sua famiglia d’origine, salvi gli effetti del diniego di autorizzazione da parte del genitore biologico. Attualmente, infatti e’ consentito solo al maggiore di anni 25.
L’articolo 2 prevede la soppressione di qualsiasi limite di età massimo e minimo per gli adottandi, sopprimendo quegli ostacoli all’adozione segnalati anche dalla stessa Corte Costituzionale che si è più volte pronunciata sull’articolo 6 della legge n. 184 del 1983, segnalando quanto i bisogni dei minori e la necessità di dare a questi una famiglia sia prioritario rispetto a regole, quali la differenza di età, che talvolta possono essere derogate se dalla mancata adozione derivi un danno grave per il minore. Così la Corte è intervenuta sull’incostituzionalità dell’articolo 6 una prima volta nel 1992, dichiarando l’illegittimità costituzionale dell’articolo in oggetto laddove non consentiva l’adozione di uno o più fratelli in stato di adottabilità, nel caso in cui per uno di essi l’età degli adottanti superasse di più di quarant’anni l’età dell’adottato e dalla separazione fosse derivato per i minori un danno grave; una seconda volta nel 1996, disponendo che nel caso in cui la differenza di età di uno solo degli adottanti superi il limite di quarant’anni il giudice, se dalla mancata adozione derivi un danno grave per il minore, deve disporre comunque l’adozione; una terza volta nel 1998 ed un’ultima volta nel 1999, sempre in tema di superamento dei limiti di età per uno solo degli adottanti.
Infine, si propone di abrogare l’iniqua e incostituzionale differenza fra uomo e donna di trasmettere il proprio cognome al figlio adottivo. E’ previsto infatti, all’articolo 20, in caso di adozione disposta nei confronti di una coppia, indipendentemente dal fatto che sia unita in matrimonio o meno, che la stessa, di comune accordo, dichiari al Tribunale per i Minorenni ovvero all’Ufficiale di Stato Civile quale dei due cognomi intende trasmettere all’adottato, ovvero se intenda trasmetterli entrambi e in quale ordine. In caso di disaccordo fra i genitori adottivi, l’adottante acquista il cognome di entrambi in ordine alfabetico.
I restanti articoli del disegno mirano solo ad adeguare il corpo della normativa gia’ esistente alla scelta di estensione dell’adozione per i single e per le coppie di fatto, prevista all’articolo 2.
I commi 1 e 4 dell’art. 2 della legge 4 maggio, n. 184, sono sostituiti dai seguenti:
1. Il minore temporaneamente privo di un ambiente familiare idoneo, nonostante gli interventi di sostegno e aiuto disposti ai sensi dell’articolo 1, e’ affidato ad una famiglia, preferibilmente con figli minori, o ad una persona singola, o ad una coppia di fatto aventi i requisiti di cui all’art. 6, in grado di assicurargli il mantenimento, l’educazione, l’istruzione e le relazioni affettive di cui egli ha bisogno.
4. Il ricovero in istituto deve essere superato entro il 31 dicembre 2006 mediante affidamento ad una famiglia, a persona singola o coppia di fatto aventi i requisiti di cui all’art. 6 e, ove cio’ non sia possibile, mediante inserimento in comunita’ di tipo familiare caratterizzate da organizzazione e da rapporti interpersonali analoghi a quelli di una famiglia.
all’articolo 6 della legge 4 maggio, n. 184 sono apportate le seguenti modifiche:
- il comma 1) è sostituito dal seguente:
L’adozione e’ consentita a coniugi uniti in matrimonio da almeno tre anni, alle coppie di fatto componenti il medesimo nucleo familiare, che abbiano convissuto in modo stabile e continuativo da almeno tre anni e alle persone singole. Tra i coniugi e tra i membri delle coppie di fatto non deve sussistere e non deve avere avuto luogo negli ultimi tre anni separazione personale neppure di fatto.
- il comma 2) è sostituito dal seguente:
Gli adottanti devono essere affettivamente idonei e capaci di educare, istruire e mantenere i minori che intendano adottare.
- il comma 3 ) è soppresso.
- al comma 4) sostituire le parole:”i coniugi” con le parole:”gli adottandi” e sopprimere le parole: “prima del matrimonio”.
- il comma 5 ) è soppresso
- il comma 6) è soppresso
- il comma 7) è sostituito dal seguente:
Ai medesimi soggetti sono consentite piu’ adozioni anche con atti successivi e costituisce criterio preferenziale ai fini dell’adozione l’avere gia’ adottato un fratello dell’adottando o il fare richiesta di adottare piu’ fratelli, ovvero la disponibilita’ dichiarata all’adozione di minori che si trovino nelle condizioni indicate dall’articolo 3, comma 1, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, concernente l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate”.
Il comma 2 dell’art. 9 e’ sostituito dal seguente:
2. Gli istituti di assistenza pubblici o privati e le comunita’ di tipo familiare devono trasmettere semestralmente al procuratore della Repubblica presso il tribunale per i minorenni del luogo ove hanno sede l’elenco di tutti i minori collocati presso di loro con l’indicazione specifica, per ciascuno di essi, della localita’ di residenza dei genitori, dei rapporti con la famiglia e delle condizioni psicofisiche del minore stesso. Il procuratore della Repubblica presso il tribunale per i minorenni, assunte le necessarie informazioni, chiede al tribunale, con ricorso, di dichiarare l’adottabilita’ di quelli tra i minori segnalati o collocati presso le comunita’ di tipo familiare o gli istituti di assistenza pubblici o privati o presso una famiglia, una coppia di fatto o persona singola affidataria, che risultano in situazioni di abbandono, specificandone i motivi.
Dal comma 1 dell’ art. 11 e’ tolta la dicitura “salvo che esistano istanze di adozione ai sensi dell’articolo 44. In tal caso il tribunale per i minorenni decide nell’esclusivo interesse del minore”.
I commi 1, 4 ,5, 6 dell’art. 22 sono sostituiti dai seguenti:
1. Coloro che intendono adottare devono presentare domanda al tribunale per i minorenni, specificando l’eventuale disponibilita’ ad adottare piu’ fratelli ovvero minori che si trovino nelle condizioni indicate dall’articolo 3, comma 1, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, concernente l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate. E’ ammissibile la presentazione di piu’ domande anche successive a piu’ tribunali per i minorenni, purche’ in ogni caso se ne dia comunicazione a tutti i tribunali precedentemente aditi. I tribunali cui la domanda e’ presentata possono richiedere copia degli atti di parte ed istruttori, relativi ai medesimi soggetti, agli altri tribunali; gli atti possono altresi’ essere comunicati d’ufficio. La domanda decade dopo tre anni dalla presentazione e puo’ essere rinnovata.
4. Le indagini, che devono essere tempestivamente avviate e concludersi entro sessanta giorni, riguardano in particolare la capacita’ di educare il minore, la situazione personale ed economica, la salute, l’ambiente familiare dei richiedenti, i motivi per i quali questi ultimi desiderano adottare il minore. Con provvedimento motivato, il termine entro il quale devono concludersi le indagini puo’ essere prorogato una sola volta e per non piu’ di sessanta giorni.
5. Il tribunale per i minorenni, in base alle indagini effettuate, sceglie tra le coppie e le persone che hanno presentato domanda quella maggiormente in grado di corrispondere alle esigenze del minore.
6. Il tribunale per i minorenni, in camera di consiglio, sentiti il pubblico ministero, gli ascendenti dei richiedenti ove esistano, il minore che abbia compiuto gli anni dodici e anche il minore di eta’ inferiore, in considerazione della sua capacita’ di discernimento, omessa ogni altra formalita’ di procedura, dispone, senza indugio, l’affidamento preadottivo, determinandone le modalita’ con ordinanza. Il minore che abbia compiuto gli anni quattordici deve manifestare espresso consenso all’affidamento alla coppia o alla persona prescelta.
L’ art. 25 e’ sostituito dal seguente:
1. Il tribunale per i minorenni che ha dichiarato lo stato di adottabilita’, decorso un anno dall’affidamento, sentita la coppia o la persona adottante, il minore che abbia compiuto gli anni dodici e il minore di eta’ inferiore, in considerazione della sua capacita’ di discernimento, il pubblico ministero, il tutore e coloro che abbiano svolto attivita’ di vigilanza o di sostegno, verifica che ricorrano tutte le condizioni previste dal presente capo e, senza altra formalita’ di procedura, provvede sull’adozione con sentenza in camera di consiglio, decidendo di fare luogo o di non fare luogo all’adozione. Il minore che abbia compiuto gli anni quattordici deve manifestare espresso consenso all’adozione nei confronti della coppia prescelta.
2. Qualora la domanda di adozione venga proposta da persone che hanno discendenti legittimi o legittimati, questi, se maggiori degli anni quattordici, debbono essere sentiti.
3. Nell’interesse del minore il termine di cui al comma 1 puo’ essere prorogato di un anno, d’ufficio o su domanda della coppia o persona affidataria, con ordinanza motivata.
4. Se uno dei membri della coppia richiedente l’adozione muore o diviene incapace durante l’affidamento preadottivo, l’adozione, nell’interesse del minore, puo’ essere ugualmente disposta ad istanza dell’altro membro nei confronti di entrambi, con effetto, per la persona deceduta, dalla data della morte.
5. Se nel corso dell’affidamento preadottivo interviene separazione tra i componenti della coppia affidataria, l’adozione puo’ essere disposta nei confronti di uno solo o di entrambi, nell’esclusivo interesse del minore, uno di loro o entrambi ne facciano richiesta.
6. La sentenza che decide sull’adozione e’ comunicata al pubblico ministero, alla coppia o alla persona adottante ed al tutore.
Il comma 3 dell’art. 26 e’ sostituito dal seguente:
3. L’udienza di discussione dell’appello e del ricorso per Cassazione deve essere fissata entro trenta giorni dal deposito dei rispettivi atti introduttivi.
Il comma 1 dell’art. 27 e’ sostituito dal seguente:
1. Per effetto dell’adozione l’adottato acquista lo stato di figlio legittimo della persona o della coppia adottante, dei quali assume e trasmette il cognome.
I commi 1,4,5 dell’art. 28 sono sostituiti dai seguenti:
1. Il minore adottato e’ informato di tale sua condizione e la persona o la coppia adottante vi provvedono nei modi e termini che essi ritengono piu’ opportuni.
4. Le informazioni concernenti l’identita’ dei genitori biologici possono essere fornite alla persona o alla coppia adottante, quali esercenti la potesta’ dei genitori, su autorizzazione del tribunale per i minorenni, solo se sussistono gravi e comprovati motivi. Il tribunale accerta che l’informazione sia preceduta e accompagnata da adeguata preparazione e assistenza del minore. Le informazioni possono essere fornite anche al responsabile di una struttura ospedaliera o di un presidio sanitario, ove ricorrano i presupposti della necessita’ e della urgenza e vi sia grave pericolo per la salute del minore.
5. L’adottato, raggiunta la maggiore l’eta’, puo’ accedere a informazioni che riguardano la sua origine e l’identita’ dei propri genitori biologici. L’istanza deve essere presentata al tribunale per i minorenni del luogo di residenza.
Il comma 5 dell’art. 29-bis e’ sostituito dal seguente:
5. I servizi trasmettono al tribunale per i minorenni, in esito all’attivita’ svolta, una relazione completa di tutti gli elementi indicati al comma 4, entro i sessanta giorni successivi alla trasmissione della dichiarazione di disponibilita’.
Le lettere d), f), g), h) del comma 3 dell’art. 31 sono sostituite dalle seguenti:
d) trasferisce tutte le informazioni e tutte le notizie riguardanti il minore agli aspiranti all’adozione, informandoli della proposta di incontro tra gli aspiranti all’adozione ed il minore da adottare e assistendoli in tutte le attivita’ da svolgere nel Paese straniero;
f) riceve dall’autorita’ straniera attestazione della sussistenza delle condizioni di cui all’articolo 4 della Convenzione e concorda con la stessa, qualora ne sussistano i requisiti, l’opportunita’ di procedere all’adozione ovvero, in caso contrario, prende atto del mancato accordo e ne da’ immediata informazione alla Commissione di cui all’articolo 38 comunicandone le ragioni; ove sia richiesto dallo Stato di origine, approva la decisione di affidare il minore o i minori alla futura persona o coppia richiedente l’adozione;
g) informa immediatamente la Commissione, il tribunale per i minorenni e i servizi dell’ente locale della decisione di affidamento dell’autorita’ straniera e richiede alla Commissione, trasmettendo la documentazione necessaria, l’autorizzazione all’ingresso e alla residenza permanente del minore o dei minori in Italia;
h) certifica la data di inserimento del minore presso la persona o la coppia affidataria o adottiva;
Il comma 2 dell’art. 34 e’ sostituito dal presente:
2. Dal momento dell’ingresso in Italia e per almeno un anno, ai fini di una corretta integrazione familiare e sociale, i servizi socio-assistenziali degli enti locali e gli enti autorizzati, su richiesta degli interessati, assistono gli affidatari, il genitore o i genitori adottivi e il minore. Essi in ogni caso riferiscono al tribunale per i minorenni sull’andamento dell’inserimento, segnalando le eventuali difficolta’ per gli opportuni interventi.
Il comma 4 e 6 lettera e) dell’art. 35 sono sostituiti dai seguenti:
4. Qualora l’adozione debba perfezionarsi dopo l’arrivo del minore in Italia, il tribunale per i minorenni riconosce il provvedimento dell’autorita’ straniera come affidamento preadottivo, se non contrario ai princi’pi fondamentali che regolano nello Stato il diritto di famiglia e dei minori, valutati in relazione al superiore interesse del minore, e stabilisce la durata del predetto affidamento in un anno, che decorre dall’inserimento del minore nella nuova famiglia. Decorso tale periodo, se ritiene che la sua permanenza nella famiglia o presso la persona che lo ha accolto e’ tuttora conforme all’interesse del minore, il tribunale per i minorenni pronuncia l’adozione e ne dispone la trascrizione nei registri dello stato civile. In caso contrario, anche prima che sia decorso il periodo di affidamento preadottivo, lo revoca e adotta i provvedimenti di cui all’articolo 21 della Convenzione. In tal caso il minore che abbia compiuto gli anni 14 deve sempre esprimere il consenso circa i provvedimenti da assumere; se ha raggiunto gli anni 12 deve essere personalmente sentito; se di eta’ inferiore deve essere sentito ove cio’ non alteri il suo equilibrio psico-emotivo, tenuto conto della valutazione dello psicologo nominato dal tribunale.
e) l’inserimento del minore presso la persona o la famiglia adottiva si e’ manifestato contrario al suo interesse.
Il comma 1 dell’art. 37 e’ sostituito dal seguente:
1. Successivamente all’adozione, la Commissione di cui all’articolo 38 puo’ comunicare al genitore o ai genitori adottivi, eventualmente tramite il tribunale per i minorenni, solo le informazioni che hanno rilevanza per lo stato di salute dell’adottato.
Il comma 2 dell’art. 39 e’ sostituito dal seguente:
2. La decisione dell’ente autorizzato di non concordare con l’autorita’ straniera l’opportunita’ di procedere all’adozione e’ sottoposta ad esame della Commissione, su istanza degli interessati; ove non confermi il precedente diniego, la Commissione puo’ procedere direttamente, o delegando altro ente o ufficio, agli incombenti di cui all’articolo 31.
Il comma 2 dell’art. 39-bis e’ sostituito dal seguente:
2. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano possono istituire un servizio per l’adozione internazionale che sia in possesso dei requisiti di cui all’articolo 39-ter e svolga per i soggetti che lo richiedano al momento della presentazione della domanda di adozione internazionale le attivita’ di cui all’articolo 31, comma 3.
La lettera b) del comma 1 dell’art. 39-ter e’ sostituita dalla seguente:
b) avvalersi dell’apporto di professionisti in campo sociale, giuridico e psicologico, iscritti al relativo albo professionale, che abbiano la capacita’ di sostenere i soggetti richiedenti l’adozione prima, durante e dopo l’adozione;
Il comma 1 dell’art. 41 e’ sostituito dal presente:
Il console del luogo ove risiedono gli adottanti vigila sul buon andamento dell’affidamento preadottivo avvalendosi, ove lo ritenga opportuno, dell’ausilio di idonee organizzazioni assistenziali italiane o straniere.
Qualora insorgano difficolta’ di ambientamento del minore presso la persona o la coppia di affidatari o si verifichino, comunque, fatti incompatibili con l’affidamento preadottivo, il console deve immediatamente darne notizia scritta al tribunale per i minorenni che ha pronunciato l’affidamento.
Il titolo IV della legge 184/1983, comprendente gli articoli dal 44 al 57 e’ abrogato. Le norme abrogate continuano ad applicarsi alle adozioni definitive pronunciate per effetto di esse ed ai procedimenti in corso, fino alla loro definizione.
Il primo comma dell’art. 79 e’ sostituito dal seguente:
Entro tre anni dall’entrata in vigore della presente legge i soggetti che risultino forniti dei requisiti di cui all’articolo 6 possono chiedere al tribunale per i minorenni di dichiarare, sempreche’ il provvedimento risponda agli interessi dell’adottato e dell’affiliato, con decreto motivato, l’estensione degli effetti della adozione nei confronti degli affiliati o adottati ai sensi dell’art. 291 del codice civile, precedentemente in vigore, se minorenni all’epoca del relativo provvedimento.
I comma 3 e 4 dell’art. 299 del codice civile sono abrogati. Il comma 2 e’ sostituito dal seguente: In caso di adozione disposta nei confronti di una coppia, coniugata o non coniugata, la stessa dichiara al Tribunale per i Minorenni ovvero all’Ufficiale di Stato Civile quale dei due cognomi intende trasmettere all’adottato, ovvero se intenda trasmetterli entrambi e in quale ordine. In caso di disaccordo l’adottante acquista il cognome di entrambi in ordine alfabetico.
2 Risposte to “Adozioni. Modifiche e aggiornamenti alla legge 184/1983. Ddl 135”
Adozioni single: bene Mussolini, fine delle discriminazioni e piena applicazione della convenzione di Strasburgopoliticamentecorretto.com | politicamentecorretto.com Says:
[…] 1) S. 135 – Modifiche e aggiornamenti alla legge 4 maggio 1983, n. 184, in tema di adozioni. http://blog.donatellaporetti.it/?p=177 […]
Doppio cognome. Si' alla legge, ma si lasci libera scelta ai genitoripoliticamentecorretto.com | politicamentecorretto.com Says:
[…] Qui il testo del mio ddl: http://blog.donatellaporetti.it/?p=177 […]