Source: https://www.ediltecnico.it/69640/distanze-minime-nozione-costruzione-inderogabile/
Timestamp: 2019-08-22 00:36:52+00:00
Document Index: 93727767

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Distanze minime, la nozione di costruzione è inderogabile
La nozione di costruzione ai fini delle distanze è inderogabile dal regolamento edilizio
“La nozione di costruzione, agli effetti dell’art. 873 c.c., è unica e non può subire deroghe, sia pure al limitato fine del computo delle distanze legali, da parte della normativa locale di carattere regolamentare, in quanto il rinvio ai regolamenti locali è circoscritto alla sola facoltà di stabilire una distanza maggiore. È da escludere che una disposizione del regolamento edilizio comunale possa far perdere la qualità di costruzione a un determinato manufatto”. La decisione: Sentenza n. 23843/2018 Cassazione Civile del 2/10/2018
Definizione di “costruzione” (art. 873 codice civile)
Art. 873 – Distanze nelle costruzioni
Ai fini dell’applicazione delle norme sulle distanze dettate dall’art. 873 e ss. cod. civ. o dalle disposizioni regolamentari integrative per “costruzione” debba intendersi qualsiasi opera non completamente interrata avente i caratteri della solidità ed immobilizzazione rispetto al suolo, indipendentemente dalla tecnica costruttiva adoperata.
La nozione di costruzione, agli effetti dell’art. 873 c.c., è unica e non può subire deroghe, sia pure al limitato fine del computo delle distanze legali, da parte della normativa locale di carattere regolamentare.
Il caso oggetto di decisione
Il caso oggetto di pronuncia riguardava una strada sopraelevata in violazione delle distanze dai confini e tra fabbricati, che addirittura invadeva la proprietà degli attori. La società citata in giudizio veniva condannata a rimuovere le opere a distanza inferiore a metri 5 dal confine, con rimozione del terrapieno artificiale, del muro di contenimento e della scarpata fino al piano di campagna preesistente. La società ricorreva in Cassazione con quattro motivi, che vengono rigettati.
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Alcuni aspetti esaminati nella decisione
Con un motivo di ricorso, la società lamentava che la sentenza della Corte di Appello «non avrebbe tenuto conto dell’interpretazione fornita dal comune circa la nozione di costruzione diversa da quella di fabbricato».
Il Collegio ha ritenuto infondato il motivo di ricorso «alla luce di quanto in appresso circa l’unitarietà della nozione di costruzione ex art. 873 cod. civ. e il ricadere – secondo gli accertamenti in fatto contenuti nella sentenza di merito – del terrapieno in questione nell’ambito di detta nozione, con conseguente applicazione del regime delle distanze».
La società prospettava «la possibilità che – a fronte dell’unitaria nozione di costruzione affermata dall’art. 873 cod. civ. – il regolamento locale ne possa dare un’altra distinguendo tra costruzioni e “fabbricati”, soggetti questi a distanze che non varrebbero per le prime».
Ma il Collegio chiarisce che il tema è già stato affrontato dalla Corte di Cassazione.
I principali punti rilevanti nella decisione del caso concreto
secondo gli accertamenti svolti nei giudizi di merito, il terrapieno realizzato rientrava nell’ambito della nozione di costruzione, con conseguente applicazione del regime delle distanze;
mentre il muro di contenimento di una scarpata o di un terrapieno naturale non può considerarsi “costruzione” agli effetti della disciplina di cui all’art. 873 cod. civ., per la parte che adempie alla sua specifica funzione, devono ritenersi soggetti a tale norma, perché costruzioni nel senso sopra specificato, il terrapieno e il relativo muro di contenimento elevati ad opera dell’uomo per creare un dislivello artificiale o per accentuare il naturale dislivello esistente;
le norme del regolamento edilizio del comune in tema di distanze – a pena, altrimenti, di necessaria disapplicazione per contrasto con l’art. 9 del d.m. n. 1444 del 1968 – laddove si riferiscono a superfici, coperte da lastrici solari o ad altre nozioni implicanti un’accezione ristretta di costruzione, vanno interpretate come tendenzialmente formulate in via esemplificativa e riferite a ogni tipo di analogo volume, in conformità all’art. 873 cod. civ..
La pronuncia della Corte di Cassazione affronta il caso richiamando un principio, costantemente affermato, in base al quale «L’interpretazione della normativa locale di carattere regolamentare in materia di distanze soggiace, in virtù della posizione recessiva che il sistema gerarchico delle fonti del diritto le assegna rispetto alla legge, ai risultati dell’attività ermeneutica svolta sull’art. 873 c.c.; in particolare, la nozione di costruzione, agli effetti dell’art. 873 c.c., è unica e non può subire deroghe, sia pure al limitato fine del computo delle distanze legali, da parte delle norme secondarie, in quanto il rinvio contenuto nella seconda parte del suddetto articolo ai regolamenti locali è circoscritto alla sola facoltà di stabilire una “distanza maggiore”; in applicazione di questo principio questa corte ha negato che una disposizione del regolamento edilizio comunale possa far perdere la qualità di costruzione ad un determinato manufatto.»
Il tecnico deve porre attenzione al fatto che il regolamento edilizio non può modificare il concetto di costruzione ai fini delle distanze: può solo prevedere una distanza maggiore, ma non può far perdere – o far assumere – la qualità di costruzione di un manufatto ai fini del rispetto delle distanze.
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Art. 874 – Comunione forzosa del muro sul confine
Il proprietario di un fondo contiguo al muro altrui può chiederne la comunione per tutta l’altezza o per parte di essa, purchè lo faccia per tutta l’estensione della sua proprietà. Per ottenere la comunione deve pagare la metà del valore del muro, o della parte di muro resa comune, e la metà del valore del suolo su cui il muro è costruito. Deve inoltre eseguire le opere che occorrono per non danneggiare il vicino.
Art. 875 – Comunione forzosa del muro che non è sul confine
Il vicino che intende domandare la comunione deve interpellare preventivamente il proprietario se preferisca di estendere il muro al confine o di procedere alla sua demolizione. Questi deve manifestare la propria volontà entro un termine di giorni quindici e deve procedere alla costruzione o alla demolizione entro sei mesi dal giorno in cui ha comunicato la risposta.
Art. 876 – Innesto nel muro sul confine
Art. 877 – Costruzioni in aderenza
Il vicino, senza chiedere la comunione del muro posto sul confine, può costruire sul confine stesso in aderenza, ma senza appoggiare la sua fabbrica a quella preesistente. Questa norma si applica anche nel caso previsto dall’art. 875; il vicino in tal caso deve pagare soltanto il valore del suolo.
Art. 878 – Muro di cinta
Il muro di cinta e ogni altro muro isolato che non abbia un’altezza superiore ai tre metri non è considerato per il computo della distanza indicata dall’articolo 873. Esso, quando è posto sul confine, può essere reso comune anche a scopo d’appoggio, purché non preesista al di là un edificio a distanza inferiore ai tre metri.
Art. 879 – Edifici non soggetti all’obbligo delle distanze o a comunione forzosa
Alla comunione forzosa non sono soggetti gli edifici appartenenti al demanio pubblico e quelli soggetti allo stesso regime, nè gli edifici che sono riconosciuti di interesse storico, archeologico o artistico, a norma delle leggi in materia. Il vicino non può neppure usare della facoltà concessa dall’art. 877.
Art. 880 – Presunzione di comunione del muro divisorio
Art. 881 – Presunzione di proprietà esclusiva del muro divisorio
Si presume che il muro divisorio tra i campi, cortili, giardini od orti appartenga al proprietario del fondo verso il quale esiste il piovente e in ragione del piovente medesimo. Se esistono sporti, come cornicioni, mensole e simili, o vani che si addentrano oltre la metà della grossezza del muro, e gli uni e gli altri risultano costruiti col muro stesso, si presume che questo spetti al proprietario dalla cui parte gli sporti o i vani si presentano, anche se vi sia soltanto qualcuno di tali segni.
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Art. 882 – Riparazioni del muro comune
Il comproprietario di un muro comune può esimersi dall’obbligo di contribuire nelle spese di riparazione e ricostruzione, rinunziando al diritto di comunione, purchè il muro comune non sostenga un edificio di sua spettanza.
Art. 883 – Abbattimento di edificio appoggiato al muro comune
Art. 884 – Appoggio e immissione di travi e catene nel muro comune
Il comproprietario di un muro comune può fabbricare appoggiandovi le sue costruzioni e può immettervi travi, purchè le mantenga a distanza di cinque centimetri dalla superficie opposta, salvo il diritto dell’altro comproprietario di fare accorciare la trave fino alla metà del muro, nel caso in cui egli voglia collocare una trave nello stesso luogo, aprirvi un incavo o appoggiarvi un camino. Il comproprietario può anche attraversare il muro comune con chiavi e catene di rinforzo, mantenendo la stessa distanza. Egli è tenuto in ogni caso a riparare i danni causati dalle opere compiute.
Non può fare incavi nel muro comune, nè eseguirvi altra opera che ne comprometta la stabilità o che in altro modo lo danneggi.
Art. 885 – Innalzamento del muro comune
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Art. 886 – Costruzione del muro di cinta
Art. 887 – Fondi a dislivello negli abitati
Art. 888 – Esonero dal contributo nelle spese
Art. 889 – Distanze per pozzi, cisterne, fosse e tubi
Per i tubi d’acqua pura o lurida, per quelli di gas e simili e loro diramazioni deve osservarsi la distanza di almeno un metro dal confine. Sono salve in ogni caso le disposizioni dei regolamenti locali.
Art. 890 – Distanze per fabbriche e depositi nocivi o pericolosi
Art. 891 – Distanze per canali e fossi
Art. 892 – Distanze per gli alberi
La distanza deve essere però di un metro, qualora le siepi siano di ontano, di castagno o di altre piante simili che si recidono periodicamente vicino al ceppo, e di due metri per le siepi di robinie. La distanza si misura dalla linea del confine alla base esterna del tronco dell’albero nel tempo della piantagione, o dalla linea stessa al luogo dove fu fatta la semina. Le distanze anzidette non si devono osservare se sul confine esiste un muro divisorio, proprio o comune, purchè le piante siano tenute ad altezza che non ecceda la sommità del muro.
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Art. 893 – Alberi presso strade, canali e sul confine di boschi
Art. 894 – Alberi a distanza non legale
Art. 895 – Divieto di ripiantare alberi a distanza non legale
Se si è acquistato il diritto di tenere alberi a distanza minore di quelle sopra indicate, e l’albero muore o viene reciso o abbattuto, il vicino non può sostituirlo, se non osservando la distanza legale. La disposizione non si applica quando gli alberi fanno parte di un filare situato lungo il confine.
Art. 896 – Recisione di rami protesi e di radici
Quegli sul cui fondo si protendono i rami degli alberi del vicino può in qualunque tempo costringerlo a tagliarli, e può egli stesso tagliare le radici che si addentrano nel suo fondo, salvi però in ambedue i casi i regolamenti e gli usi locali. Se gli usi locali non dispongono diversamente, i frutti naturalmente caduti dai rami protesi sul fondo del vicino appartengono al proprietario del fondo su cui sono caduti.
Se a norma degli usi locali i frutti appartengono al proprietario dell’albero, per la raccolta di essi si applica il disposto dell’art. 843.
Art. 896-bis – Distanze minime per gli apiari
Art. 897 – Comunione di fossi
Art. 898 – Comunione di siepi
Art. 899 – Comunione di alberi
Gli alberi sorgenti nella siepe comune sono comuni. Gli alberi sorgenti sulla linea di confine si presumono comuni, salvo titolo o prova in contrario. Gli alberi che servono di limite o che si trovano nella siepe comune non possono essere tagliati, se non di comune consenso o dopo che l’autorità giudiziaria abbia riconosciuto la necessità o la convenienza del taglio.