Source: https://www.consiglionotarilemilano.it/documenti-comuni/massime-commissione-societ%C3%A0/iv.aspx
Timestamp: 2019-04-20 12:54:35+00:00
Document Index: 77421283

Matched Legal Cases: ['art. 17', 'art. 2443', 'art. 2488', 'art. 2488', 'art. 2488', 'art. 4', 'art. 2445', 'art. 17', 'art. 2445', 'art. 2443', 'art. 2346', 'art. 4', 'art. 2474', 'art. 2474', 'art. 17', 'art. 17']

IV. Questioni in tema di conversione del capitale sociale in euro (art. 17 d.lgs. 213/1998)
In sede di conversione del capitale in euro - anche ove questa avvenga a cura degli amministratori - e comunque entro il termine ultimo di legge è necessario anche "convertire" in euro gli importi degli aumenti di capitale deliberati, non ancora sottoscritti o comunque ad esecuzione differita, e quelli relativi alle deleghe conferite ex art. 2443 c.c..
Com'è noto, il d.lgs. 213/1998 non ha provveduto a modificare l'art. 2488 c.c., che, per le s.r.l., tuttora prevede (e continuerà a prevedere anche dopo il 1° gennaio 2002, se non interverranno modifiche) l'obbligo di nomina del collegio sindacale solo "se il capitale sociale non è inferiore a duecento milioni di lire".
Ne consegue che l'importo di L. 200.000.000 contenuto nell'art. 2488 c.c. si converte in 103.291,38 euro e che solo le società a responsabilità limitata il cui capitale "non sia inferiore" a detto importo sono tenute alla nomina del collegio sindacale.
Neppure con "un'interpretazione logica" delle norme è possibile giungere al risultato di equiparare le s.r.l. con un capitale di 100.000 euro alle s.p.a., in quanto l'art. 2488 c.c. è norma autonoma, che non opera tramite rinvio alla disciplina delle s.p.a., e non potendosi ritenere abrogate, neppure implicitamente, le norme recanti valori in lire non espressamente "ridenominate" in euro, ove proprio l'art. 4 sopracitato (nella nuova formulazione recata dal d.lgs. 206/1999) esprime il concetto della convertibilità automatica dei valori in lire.
- conferma la legittimità di procedimenti "alternativi" di conversione rispetto a quello puramente "matematico" disciplinato dai commi da uno a cinque del medesimo articolo;
- in tali ipotesi, e sempre in forza della "alternatività" rispetto al quinto comma, implica il ritorno alle regole ordinarie per le modifiche statutarie e quindi la competenza esclusiva dell'assemblea straordinaria;
- deroga in parte alle norme generali che si occupano delle variazioni del capitale; in particolare, stabilisce:
a) che una riduzione del capitale fino al 5 per cento del suo ammontare con accredito del relativo importo alla riserva legale si può attuare senza applicare l'art. 2445, comma 3, c.c. e senza i presupposti del primo comma dello stesso articolo, inquadrandosi comunque tra le modalità "tipiche" di conversione disciplinate dall'art. 17 che, secondo la Relazione al d.lgs. 213/1998, "configurano una fattispecie diversa rispetto a quelle canoniche disciplinate dall'art. 2445 c.c.";
Una volta convertito in euro il capitale sociale, è necessario intervenire anche sugli importi contenuti in tutte quelle delibere che possono successivamente determinare una variazione del capitale stesso (dalla semplice delibera di aumento fine a se stessa, a quella legata a fusioni, emissioni di obbligazioni convertibili ecc., fino alla delega ex art. 2443 c.c.).
Nell'esecuzione della conversione collegata all'aumento di capitale a servizio del prestito obbligazionario è necessario verificare che le risultanze della conversione in euro delle azioni e della ridenominazione del prestito (che ha luogo con proprie regole, indipendentemente dalla deliberazione relativa alla conversione del capitale sociale) non importino violazione dell'art. 2346 c.c.
Il secondo comma dell'art. 4 d.lgs. 213/1998 infatti, modificando l'art. 2474 c.c. ed imponendo, come nuova unità di misura minima delle quote di s.r.l., un euro, non ha previsto, come per le s.p.a., che la nuova disposizione valga solo per le società di nuova costituzione.
- conversione del capitale globale e successiva determinazione proporzionale delle singole quote;
- conversione di ogni "unità di misura" da L. 1.000 e successiva conseguente determinazione del capitale globale e delle singole quote;
- conversione delle singole quote (procedimento, quest'ultimo, di dubbia legittimità, potendo determinare l'applicazione di criteri di arrotondamento diversi alle singole quote).
Secondo la tesi ritenuta preferibile bisogna, al contrario, che già in sede di conversione si raggiunga un risultato finale conforme al nuovo testo dell'art. 2474 c.c.
- sempre avvalersi della procedura del sesto comma dell'art. 17 d.lgs. 213/1998 e, quindi, ridurre il capitale (magari attraverso la conversione di ogni L. 1.000 in 0,5 euro) in modo da eliminare decimali e centesimi;
- col consenso di tutti i soci, adottare qualsiasi metodo di arrotondamento (aumento gratuito o a pagamento o riduzione, nei limiti del sesto comma dell'art. 17, della singola quota);
- nei casi limite, imporre al socio con quota "rotta" il versamento di quanto necessario per raggiungere l'unità di euro, tenendo conto che: (i) non può che trattarsi di un importo minimo (sempre inferiore alle 1.936,27 lire); (ii) il nostro ordinamento ha già conosciuto il caso in cui ai soci è stato imposto un obbligo di versamento al fine di adeguare il capitale ai nuovi minimi di legge e, (iii) anche fattispecie in cui il singolo socio è tenuto ad integrare la propria quota per mantenere la propria posizione (ad esempio per realizzare il concambio da fusione) non sono ritenute illegittime.