Source: http://icicalcolo.it/category/immobile/
Timestamp: 2019-02-21 08:23:06+00:00
Document Index: 60792204

Matched Legal Cases: ['art. 16', 'art. 16', 'art. 59', 'art. 16', 'art. 59', 'art. 1', 'art. 817', 'art. 3', 'art. 7', 'art. 15']

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Espropriazioni Ici
Pubblicato da Mirko - 14/04/11 alle 02:04:55 am
L’art. 16, comma 1, del D.Lgs. n. 504/92 stabilisce che, in caso di espropriazione di “area fabbricabile“, l’indennità è ridotta ad un importo pari al valore indicato nell’ultima dichiarazione Ici presentata dall’espropriato, qualora detto valore risulti inferiore all’indennità di espropriazione determinata secondo le vigenti disposizioni.
La norma riguarda, quindi, solo le “aree fabbricabili” e non qualsiasi tipo di immobile assoggettabile ad esproprio. Sono pertanto da ritenersi esclusi sia i “terreni agricoli” sia quelle aree non comprese nel campo di applicazione dell’ Ici (i cosiddetti “orticelli”, i “terreni incolti” sui quali non vengono esercitate attività agricole, i terreni pertinenziali dei fabbricati). Nel caso, quindi, dell’espropriazione di un terreno agricolo o di un’area non soggetta all’Ici, il calcolo dell’indennità deve necessariamente prescindere da raffronti con il tributo comunale.
Il comma 2 del medesimo art. 16 si riferisce, invece, alle espropriazioni per pubblica utilità relative a qualsiasi tipologia di immobili. Esso prevede che, in caso di espropriazione, l’indennità deve essere maggiorata di un importo pari alla differenza tra l’imposta versata dall’espropriato o dal suo dante causa negli ultimi 5 anni e l’imposta che doveva essere versata sulla base dell’indennità di espropriazione.
Nei comuni che ai sensi dell’art. 59, comma 1, lettera l), numero 1, del D.lgs. n. 446/97 hanno adottato, nel proprio regolamento, l’obbligo della comunicazione in sostituzione dell’obbligo di presentazione della dichiarazione o denuncia, l’omissione della comunicazione concretizza, secondo l’interpretazione ministeriale, un’infrazione puramente formale non più sanzionabile.
Pertanto, relativamente agli anni di vigenza della norma regolamentare, non opera la disposizione prevista dal comma 1 dell’art. 16 in commento (art. 59, comma 2, del D.Lgs. n. 446/97). Nel futuro, quindi, non dovrebbe più trovare applicazione la riduzione dell’indennità di espropriazione, essendo stato eliminato l’obbligo di presentazione della dichiarazione o denuncia ICI.
Categorie: ici 2011, ici calcolo, Immobile, Immobili, Sanzioni Ici, Terminologia Ici
Tags: Espropriazioni Ici, ici 2011
Pubblicato da Mirko - 12/04/11 alle 11:04:29 pm
Quando e come si presenta il caso in cui è possibile richiedere e ottenere un rimborso dei versamenti effettuati per l’Ici?. Con il comma 173, art. 1, della legge n. 296 del 27 dicembre 2006 viene abrogato l’articolo 13 del Dlgs 504/1992.
Di conseguenza, il rimborso delle somme versate e non dovute deve essere richiesto dal contribuente entro il termine di cinque anni (non più 3) dal giorno del versamento, ovvero da quello in cui è stato accertato il diritto alla restituzione.
L’ente locale provvede a rendere esigibile il rimborso entro 180 giorni dalla data di presentazione dell’istanza (comma 164).
Sulle somme versate e non dovute devono essere corrisposti gli interessi nella misura stabilita dal comma 165, a decorrere dalla data dell’eseguito versamento.
Data di pubblicazione: aprile 12, 2011
Categorie: ici 2011, Immobile, Notizie Ici, Rimborsi Ici, Terminologia Ici
Tags: ici 2011, Rimborsi Ici
Pubblicato da Mirko - 09/04/11 alle 12:04:02 pm
Sembrerebbe che il legislatore abbia voluto adottare, anche ai fini ICI, la nozione di “pertinenza” così come contemplata nell’art. 817 del codice civile. Pertanto, come riconosciuto dalla prassi amministrativa e dalla giurisprudenza, il concetto di “pertinenza” è configurabile allorquando sussistono congiuntamente:
l’elemento oggettivo, consistente nel rapporto funzionale corrente tra il bene principale (nella specie, abitazione costituente “prima casa“) e le relative pertinenze;
l’elemento soggettivo, consistente nella volontà effettiva, da parte del proprietario dell’unità immobiliare principale o di chi abbia sulla stessa un diritto reale, di porre in modo durevole la pertinenza in rapporto di complementarità o strumentalità funzionale con l’unità immobiliare adibita ad abitazione principale.
Di conseguenza, appare plausibile che ai fini dell’imposta:
a) alle pertinenze debba essere riservato lo stesso trattamento fiscale dell’abitazione principale, nella rilevante considerazione che l’abitazione principale stessa deve ritenersi comprensiva di tutte le sue pertinenze così da configurare un compleso unitario di beni;
b) non sia necessario che le pertinenze debbano risultare acquistate unitamente con l’abitazione principale, ben potendo il contribuente acquistarle con atto autonomo successivo;
c) le pertinenze non debbano risultare ubicate nel medesimo edificio o complesso imobiliare nel quale è sita l’abitazione principale;
d) non possa valere l’invocazione del concetto di pertinenza “urbanistica” che ha una portata minore rispetto alla nozione di pertinenza sancita dal codice civile.
Va infine ricordato che gli importi dovuti per le pertinenze dell’abitazione principale vanno indicati sul bollettino di versamento nella casella dedicata agli “altri fabbricati” e che si considerano pertinenze le unità immobiliari classificate o classificabili nelle categorie catastali:
C/2 (magazzini e locali deposito);
C/6 (autorimesse);
Data di pubblicazione: aprile 9, 2011
Categorie: Immobile, Notizie Ici, Pertinenza, Terminologia Ici
Tags: ici 2011, La Pertinenza
Pubblicato da Mirko - 07/04/11 alle 11:04:32 am
La base imponibile, elemento essenziale per il calcolo dell’ ICI, viene determinata a seconda dei beni soggetti all’imposta.
Fabbricati – Per i fabbricati iscritti in catasto, la rendita risultante al 1° gennaio dell’anno di imposizione, anche se di recente attribuzione, va rivalutata del 5% e poi moltiplicata per i seguenti coefficienti:
100, se si tratta di unità immobiliari classificate nei gruppi catastali A (abitazioni) e C (negozi, depositi, laboratori, ecc.), con esclusione delle categorie A/10 e C/1;
140, se trattasi di unità immobiliari classificate nel gruppo catastale B (collegi, convitti, ecc.);
50, se trattasi di unità immobiliari classificate nella categoria A/10 (uffici e studi privati) e nel gruppo D (opifici, alberghi, teatri, banche, ecc.);
34, se si tratta di unità immobiliari classificate nella categoria C/1 (negozi e botteghe).
Il criterio contabile deve essere seguito fino al termine dell’anno di imposizione nel corso del quale viene attribuita la rendita catastale, oppure viene annotata negli atti catastali la rendita “proposta” mediante la procedura Doc-Fa disciplinata dal D.M. 19 aprile 1994, n. 701. In tal caso, il valore sul quale calcolare l’ICI dovuta è dato dalla rendita risultante in catasto al 1° gennaio dell’anno di imposizione, aumentata del 5% e poi moltiplicata per 50.
Inoltre, per consentire al comune il necessario controllo degli adempimenti, il contribuente deve indicare, nella parte del modello riservata alle “Annotazioni”, sia i fabbricati oggetto della regolarizzazione degli illeciti edilizi sia gli importi pagati per ognuno dei fabbricati condonati.
Aree fabbricabili – La base imponibile è costituita dal valore venale in comune commercio, avendo riguardo alla zona territoriale di ubicazione, all’indice di edificabilità, alla destinazione d’uso consentita, agli oneri per eventuali lavori di adattamento del terreno necessari per la costruzione, ai prezzi medi rilevati sul mercato dalla vendita di aree aventi analoghe caratteristiche.
Terreni agricoli – La base imponibile è costituita dal reddito dominicale risultante in catasto alla data del 1° gennaio dell’anno di tassazione moltiplicato per il coefficiente pari a 75. Fino alla riforma del catasto e a decorrere dal 1° gennaio 1997 il reddito dominicale deve essere rivalutato del 25%, in conformità a quanto previsto dall’art. 3, comma 51, della legge n. 662 del 23 dicembre 1996.
Categorie: Immobile, Notizie Ici, Terminologia Ici
Tags: Base Imponibile, ici 2011
Pubblicato da Mirko - 04/04/11 alle 07:04:49 pm
Ai sensi dell’art. 7 del decreto legislativo 504 del 1992, esistono delle condizioni che esentano dal pagamento dell’ICI per il periodo dell’anno durante il quale sussistono le relative condizioni.
Ecco le tipologie di fabbricati esenti dall’imposta:
a) gli immobili posseduti dallo Stato, dalle regioni, dalle province e dai comuni (per questi ultimi l’imposta non si applica esclusivamente per gli immobili di cui il comune è proprietario quando la loro superficie insiste interamente o prevalentemente sul suo territorio), dalle comunità montane, dai consorzi fra detti enti, dalle unità sanitarie locali, dalle istituzioni sanitarie pubbliche autonome (l’esenzione spetta anche agli istituti e agli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti i cui immobili siano destinati ad attività ospedaliere che, pur non appartenendo alle unità sanitarie locali, concorrono, in ragione del rapporto di convenzione, a realizzare il sistema sanitario nazionale), dalle camere di commercio, destinati esclusivamente a compiti istituzionali.
b) i fabbricati classificati o classificabili nelle categorie catastali da E/1 a E/9.
c) i fabbricati destinati ad usi culturali, cioè destinati a sedi aperte al pubblico di musei, pinacoteche, biblioteche, archivi, cineteche ed emeroteche quando al possessore non derivi alcun reddito dall’utilizzazione dell’immobile (risoluzione ministeriale 8 ottobre 1992, protocollo 9/849). L’esenzione spetta anche ai terreni, ai parchi e ai giardini che siano aperti al pubblico o la cui conservazione sia riconosciuta di pubblico interesse.
e) i fabbricati di proprietà della Santa sede indicati negli artt. da 13 a 16 del trattato lateranense, sottoscritto l’11 febbraio 1929 e reso esecutivo con legge 27 maggio 1929, n. 810.
f) i fabbricati appartenenti agli stati esteri ed alle organizzazioni internazionali per i quali era prevista l’esenzione dall’imposta locale sul reddito dei fabbricati (Ilor), a seguito di accordi internazionali resi esecutivi in Italia.
g) i fabbricati che, dichiarati inagibili o inabitabili, sono stati recuperati al fine di essere destinati alle attività assistenziali, di integrazione sociale delle persone handicappate (legge 5 febbraio 1992, n. 104 e successive modificazioni), limitatamente al periodo in cui sono adibiti direttamente allo svolgimento delle attività predette.
h) i terreni agricoli ricadenti in aree montane o di collina delimitate ai sensi dell’art. 15 della legge 27 dicembre 1977, n. 984 (Coordinamento degli interventi pubblici nei settori della zootecnia, della produzione ortoflorofrutticola, della forestazione, dell’irrigazione, delle grandi colture mediterranee, della vitivinicoltura e della utilizzazione e valorizzazione dei terreni collinari e montani) e il cui elenco è contenuto nella circolare ministeriale 14 giugno 1993, n. 9/249.
i) gli immobili utilizzati da enti pubblici e privati, diversi dalle società, residenti nel territorio dello Stato, che non hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali, destinati esclusivamente allo svolgimento di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche (risoluzione ministeriale n. 66/E del 23 maggio 2000), ricettive, culturali, ricreative, sportive ed attività dirette all’esercizio del culto e alla cura delle anime, alla formazione del clero e dei religiosi, a scopi missionari, alla catechesi e all’educazione cristiana.
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