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Timestamp: 2020-08-07 04:48:54+00:00
Document Index: 73714670

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 384', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 13', 'art. 13']

Sentenza Cassazione Civile n. 8710 del 04/04/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8710 del 04/04/2017
Cassazione civile, sez. lav., 04/04/2017, (ud. 15/12/2016, dep.04/04/2017), n. 8710
sul ricorso 28010/2014 proposto da:
A.M., C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA, VIA
G. AVEZZANA 1, presso lo studio dell’avvocato ORNELLA MANFREDINI,
rappresentato e difeso dall’avvocato ALESSANDRO ROVAI, giusta delega
avverso la sentenza n. 542/2014 della CORTE D’APPELLO di FIRENZE,
depositata il 08/07/2014 R.G.N. 502/2013;
15/12/2016 dal Consigliere Dott. NICOLA DE MARINIS;
udito l’Avvocato ORNELLA MANFREDINI per delega verbale Avvocato
ALESSANDRO ROVAI;
La decisione della Corte territoriale discende dall’aver questa ritenuto non provato l’addebito contestato, in difetto di qualsiasi elemento istruttorio che consenta di attribuire all’ A. la responsabilità del litigio e l’iniziativa dello sbocco violento dello stesso e, pertanto, sproporzionata la sanzione irrogata.
Per la cassazione di tale decisione ricorre la Società, affidando l’impugnazione a due motivi, poi illustrati con memoria, cui resiste, con controricorso l’ A..
Con il primo motivo, la Società ricorrente, nel denunciare la violazione e falsa applicazione dell’art. 384 c.p.c., comma 2, lamenta a carico della Corte territoriale lo scostamento dal principio di diritto enunciato da questa Corte nel giudizio rescindente, a motivo della conclusione raggiunta, per cui gli elementi istruttori non avrebbero consentito “di tenere per certo che l’ A. abbia dato corso alla lite” nè di attribuire alla stesso – “l’inizio della lite od un suo atteggiamento intimidatorio”, contrastante con il conseguito accertamento del fatto, a suo dire, indicato nella pronunzia di questa Corte, come dirimente, dato dal “consensuale passaggio alle vie di fatto”.
Il secondo motivo, rubricato con riferimento alla violazione e falsa applicazione degli artt. 1175, 1362, 1363, 1365, 1366, 1375, 1455, 2104, 2105, 2106 e 2119 c.c., degli artt. 212, 217 e 221 del CCNL di settore, è volto ad evidenziare l’incongruità logica e giuridica del giudizio espresso dalla Corte territoriale in ordine alla ricorrenza nella specie dell’invocata giusta causa di recesso, per risultare questo inficiato dall’inesatta individuazione, quanto alla sua estensione ed alla sua reale portata, del parametro di valutazione in relazione al quale andava considerata la sussumibilità della condotta in concreto addebitata al lavoratore.
A riguardo va osservato come la censurata disapplicazione del principio di diritto enunciato da questa Corte in sede di giudizio rescindente sia frutto di una a manipolazione del dictum di questa Corte, operata facendo riferimento ad un inciso di cui al penultimo capoverso della pag. 4 della sentenza di questa Corte, ove si legge “La Corte territoriale…onde stabilire se vi fu consensuale passaggio alle vie di fatto o difesa dall‘altrui aggressione…”, e non al passo della motivazione ove effettivamente questa Corte così indica l’elemento dirimente ai fini del giudizio in ordine alla ricorrenza nella specie della giusta causa di licenziamento “E’ evidente che, contrariamente a quel che afferma la Corte fiorentina, l’elemento – che la Corte stessa riferisce essere sfornito di prova – relativo alle modalità con le quali ha avuto inizio il contrasto fisico tra i due lavoratori è di fondamentale importanza al fine di stabilire la ricorrenza, in concreto, degli elementi della giusta causa, in quanto, altro è passare alle vie di fatto per difendersi dall’aggressione fisica subita dall’antagonista, altro è farlo per aggredire l’altro fisicamente”.
A questa stregua, alcuno scostamento dal principio di diritto di cui alla sentenza di questa Corte può essere addebitato alla Corte territoriale, la cui motivazione appare pertanto immune dai vizi logici e giuridici denunciati con il secondo motivo, atteso che avendo la Corte territoriale, in difformità da quanto richiesto da questa Corte, potuto accertare solo “il consensuale passaggio alle vie di liuto” e non “di tenere per certo che l’ A. abbia dato corso alla lite” nè di attribuire alla stesso “l’inizio della lite od un suo atteggiamento intimidatorio”, non poteva che concludere, sotto il profilo della proporzionalità della sanzione irrogata alla condotta quale giudizialmente accertata, nel senso dell’insussistenza dell’invocata giusta causa di recesso.
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1 bis dello stesso art. 13.