Source: https://www.confetra.com/it/primopiano/doc_html/Circolari%202015/circ045.htm
Timestamp: 2018-08-20 01:03:35+00:00
Document Index: 127032829

Matched Legal Cases: ['art.18', 'art.18', 'art.18', 'art.1', 'art.18', 'art.2', 'art.3', 'art.3', 'art.4', 'art.7', 'art.6', 'art.7', 'art.9', 'art.10']

Circolare n.45/2015
Circolare n. 45/2015
Oggetto: Lavoro – Jobs Act – Riforma dell’art.18 in materia di licenziamenti – Introduzione del contratto a tutele crescenti – DLGVO 4.3.2015 n. 23, su G.U. n. 54 del 6.3.2015.
Con la riforma dell’art.18 dello Statuto dei lavoratori (legge n.300/70) e la contestuale introduzione del contratto a tutele crescenti è entrata nel vivo la fase attuativa del Jobs Act (legge n.183/2014). Il decreto legislativo n. 23/2015 modifica radicalmente, per i lavoratori assunti con contratto a tempo indeterminato a decorrere dal 7 marzo 2015 (data di entrata in vigore dello stesso decreto), il sistema di tutele spettanti in caso di licenziamenti illegittimi. Il salto rispetto al precedente regime, che rimane comunque in vigore per i lavoratori assunti prima della suddetta data, è notevole per tutte le imprese ma soprattutto per quelle con oltre 15 dipendenti per le quali si passa da un regime basato sul reintegro del lavoratore ad un regime basato, salvo casi particolari, sul riconoscimento allo stesso di un indennizzo commisurato all’anzianità aziendale (da qui la definizione di contratto a tutele crescenti) e quindi non soggetto alla discrezionalità del giudice.
Secondo le intenzioni del Governo la sostanziale neutralizzazione dell’art.18, accompagnata dall’esonero contributivo triennale sulle assunzioni effettuate nel 2015, dovrebbe favorire un maggior ricorso al contratto a tempo indeterminato con conseguente contrazione delle altre tipologie contrattuali sia di natura subordinata che autonoma.
Si evidenzia di seguito il nuovo regime sanzionatorio per i licenziamenti illegittimi.
Campo di applicazione (art.1) – Le nuove regole si applicheranno ai datori di lavoro di qualsiasi dimensione per i neoassunti (quadri, impiegati o operai) a tempo indeterminato a decorrere dal 7 marzo 2015, nonché per i lavoratori con contratto a termine e per gli apprendisti che successivamente alla stessa data siano confermati a tempo indeterminato.
Ai vecchi assunti continuerà invece ad applicarsi l’art.18 (come modificato dalla legge Fornero) con conseguente doppio binario di tutele all’interno della stessa azienda che secondo gli oppositori al Jobs Act sarebbe incostituzionale. Fa eccezione a questa regola il caso di aziende che superino la soglia dei 15 dipendenti a seguito di nuove assunzioni a tempo indeterminato effettuate dopo il 7 marzo 2015: in tale ipotesi, infatti,il nuovo regime si applicherà anche ai vecchi assunti per non scoraggiare la crescita dimensionale delle aziende.
Licenziamenti discriminatori (art.2) – Sono state sostanzialmente confermate le tutele per i licenziamenti discriminatori (cioè per motivi politici, sindacali, religiosi, razziali, ecc.) e per quelli nulli o intimati oralmente per i quali continuerà a scattare nei confronti del lavoratore, a prescindere dalla dimensione aziendale, il reintegro nel posto di lavoro più il riconoscimento di tutte le mensilità pendenti (con un minimo di 5) a meno che lo stesso lavoratore non opti, in sostituzione del reintegro, per un’indennità pari a 15 mensilità (non assoggettata a contribuzione previdenziale).
La suddetta disciplina si applicherà anche nel caso di licenziamenti intimati per disabilità fisica o psichica del lavoratore qualora ne venga accertata l’insussistenza da parte del giudice.
Licenziamenti economici (art.3, comma 1) – In presenza di licenziamento per giustificato motivo oggettivo, di cui quelli economici rappresentano il caso tipico, scatterà per tutti i datori di lavoro una sanzione esclusivamente risarcitoria. Ai lavoratori licenziati illegittimamente dovrà infatti essere riconosciuta un’indennità (esente da contribuzione previdenziale) pari a 2 mensilità per ogni anno di servizio con un minimo di 4 ed un massimo di 24.
Come già evidenziato continuerà ad applicarsi, per i lavoratori assunti prima del 7 marzo 2015 da aziende con oltre 15 dipendenti, la precedente disciplina comportante la sanzione del reintegro qualora venga ravvisata dal giudice la manifestata infondatezza del fatto alla base del licenziamento economico.
Licenziamenti disciplinari (art.3, comma 2) – Per le imprese con oltre 15 dipendenti permarrà per i licenziamenti disciplinari, a differenza di quelli economici, la sanzione del reintegro anche se eccezionalmente e cioè solo quando sia direttamente dimostrata in giudizio dal lavoratore l’insussistenza del fatto materiale contestato. Ricorrendo tale ipotesi il lavoratore avrà diritto al reintegro più ad un’indennità non superiore a 12 mensilità salvo non opti, in sostituzione della reintegrazione, per un’indennità sostitutiva di 15 mensilità esenti da contribuzione previdenziale.
In tutti gli altri casi di licenziamento disciplinare, ivi compreso quello in cui il giudice ritenga il licenziamento sproporzionato rispetto al fatto contestato al lavoratore, si applicherà la sola tutela risarcitoria da 4 a 24 mensilità come per i licenziamenti economici.
Licenziamenti affetti da irregolarità procedurali (art.4) - Saranno sanzionati solo sul piano economico i licenziamenti intimati senza l’indicazione dei motivi o senza l’osservanza della procedura di contestazione prevista dall’art.7 della legge 300/70. L’indennizzo spettante al lavoratore sarà peraltro più leggero rispetto ai licenziamenti economici e disciplinari essendo pari a 1 mensilità per ciascun anno di servizio con un minimo di 2 e un massimo di 12 mensilità, sempre esenti da contribuzione previdenziale.
Offerta di conciliazione (art.6) – Allo scopo di decongestionare il contenzioso in materia di lavoro il nuovo decreto ha introdotto uno strumento innovativo di conciliazione che consentirà all’azienda di chiudere la controversia a costi ragionevoli e senza dover affrontare le lungaggini processuali e al lavoratore di ottenere in tempi brevi una somma certa e con un trattamento fiscale di maggior favore rispetto all’indennità che potrebbe scaturire da un giudizio. Ai lavoratori licenziati, sempre che siano stati assunti dal 7 marzo 2015, il datore di lavoro potrà infatti offrire entro 60 giorni, mediante assegno circolare, un’indennità di importo pari a 1 mensilità per ogni anno di servizio con un minimo di 2 e un massimo di 18. L’accettazione dell’indennità da parte del lavoratore, che sarà totalmente esente da IRPEF oltre che da contribuzione previdenziale, comporterà l’estinzione del rapporto alla data del licenziamento e la rinuncia all’impugnazione anche se già proposta.
Appalti (art.7) – La disposizione in questione disciplina il computo dell’anzianità di servizio nel caso in cui un lavoratore passi alle dipendenze dell’impresa che subentra in un appalto. In particolare è stato precisato che, ai fini del calcolo delle indennità sia di licenziamento che di conciliazione, si dovrà tener conto di tutto il periodo durante il quale il lavoratore è stato impiegato nell’appalto.
Datori di lavoro fino a 15 dipendenti (art.9) – Nei confronti dei datori di lavoro fino a 15 dipendenti gli importi delle indennità previste tanto in caso di licenziamenti illegittimi quanto di offerta di conciliazione saranno dimezzati e comunque non potranno superare in entrambi i casi il limite di 6 mensilità.
Licenziamenti collettivi (art.10) – Le nuove tutele risarcitorie si applicheranno anche ai licenziamenti collettivi di cui agli artt.4 e 24 della legge n.223/91. Di conseguenza, fatta eccezione per i licenziamenti intimati oralmente per i quali scatterà anche in questo caso il reintegro dei lavoratori, la violazione delle procedure di licenziamento collettivo e dei criteri di scelta dei lavoratori da licenziare sarà sanzionata, come per i licenziamenti individuali, unicamente con un indennizzo di importo crescente all’anzianità maturata dai dipendenti.
Anche per i licenziamenti collettivi il salto rispetto alla disciplina previgente, che continuerà comunque ad applicarsi per i vecchi assunti, è notevole atteso che la violazione dei criteri di scelta veniva sanzionata con il reintegro.
Per riferimenti confronta circ.ri conf.li nn. 230/2014 e 189/2012
a tutele crescenti, in attuazione della legge 10 dicembre 2014, n.
rapporto di cui all'articolo 4-bis del decreto legislativo 21 aprile
2000, n. 181, e successive modificazioni, e' integrata da una
ulteriore comunicazione, da effettuarsi da parte del datore di lavoro
entro 65 giorni dalla cessazione del rapporto, nella quale deve
essere indicata l'avvenuta ovvero la non avvenuta conciliazione di
cui al comma 1 e la cui omissione e' assoggettata alla medesima
sanzione prevista per l'omissione della comunicazione di cui al
predetto articolo 4-bis. Il modello di trasmissione della
comunicazione obbligatoria e' conseguentemente riformulato. Alle
attivita' di cui al presente comma si provvede con le risorse umane,
1. Ai fini del calcolo delle indennita' e dell'importo di cui
all'articolo 3, comma 1, all'articolo 4, e all'articolo 6,
l'anzianita' di servizio del lavoratore che passa alle dipendenze
dell'impresa subentrante nell'appalto si computa tenendosi conto di
tutto il periodo durante il quale il lavoratore e' stato impiegato
Computo e misura delle indennita'
per frazioni di anno
1. Per le frazioni di anno d'anzianita' di servizio, le indennita'
e l'importo di cui all'articolo 3, comma 1, all'articolo 4, e
all'articolo 6, sono riproporzionati e le frazioni di mese uguali o
superiori a quindici giorni si computano come mese intero.
1. Ove il datore di lavoro non raggiunga i requisiti dimensionali
di cui all'articolo 18, ottavo e nono comma, della legge n. 300 del
1970, non si applica l'articolo 3, comma 2, e l'ammontare delle
indennita' e dell'importo previsti dall'articolo 3, comma 1,
dall'articolo 4, comma 1 e dall'articolo 6, comma 1, e' dimezzato e
non puo' in ogni caso superare il limite di sei mensilita'.
2. Ai datori di lavoro non imprenditori, che svolgono senza fine di
lucro attivita' di natura politica, sindacale, culturale, di
istruzione ovvero di religione o di culto, si applica la disciplina
1. In caso di licenziamento collettivo ai sensi degli articoli 4 e
24 della legge 23 luglio 1991, n. 223, intimato senza l'osservanza
della forma scritta, si applica il regime sanzionatorio di cui
all'articolo 2 del presente decreto. In caso di violazione delle
procedure richiamate all'articolo 4, comma 12, o dei criteri di
scelta di cui all'articolo 5, comma 1, della legge n. 223 del 1991,
si applica il regime di cui all'articolo 3, comma 1.
1. Ai licenziamenti di cui al presente decreto non si applicano le
disposizioni dei commi da 48 a 68 dell'articolo 1 della legge 28