Source: https://www.laleggepertutti.it/368801_responsabilita-genitoriale-ultime-sentenze
Timestamp: 2020-04-02 19:06:33+00:00
Document Index: 116497209

Matched Legal Cases: ['art. 316', 'art. 336', 'art. 37', 'art. 78', 'art. 354', 'art. 30', 'art. 30', 'art. 31', 'art. 10', 'art. 8', 'art. 12', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 101', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 336', 'art. 44', 'art. 44', 'art. 44', 'sentenza ', 'art. 2048']

Responsabilità genitoriale: ultime sentenze
Leggi le ultime sentenze su: domande inerenti la responsabilità genitoriale e il mantenimento di figli minori non residenti abitualmente in Italia; cessazione della responsabilità genitoriale; relazione tra adottante e adottando.
1 Provvedimenti limitativi, ablativi o restitutivi della responsabilità genitoriale
2 Presupposti per il rilascio del permesso di soggiorno per motivi familiari
3 Giurisdizione su domande di responsabilità genitoriale UE
4 Affidamento temporaneo di minore
5 Residenza abituale del minore
6 Responsabilità genitoriale e controversie: il riparto della giurisdizione
7 Dichiarazione di decadenza dalla responsabilità genitoriale
8 Lo Stato di cittadinanza può decidere sulla responsabilità genitoriale?
9 Domanda di obbligazione alimentare
10 Nomina di un curatore speciale
11 Responsabilità genitoriale sui figli minori
12 Procedimenti in tema di responsabilità genitoriale
13 Criteri per la determinazione dello status di figlio
14 Adottante e adottando: requisiti
Provvedimenti limitativi, ablativi o restitutivi della responsabilità genitoriale
Il genitore che non esercita la responsabilità genitoriale vigila sull’istruzione, sull’educazione e sulle condizioni di vita del figlio (art. 316 ult. comma c.c.). In sostanza, l’affidamento esclusivo non implica il venir meno della responsabilità genitoriale (solo nei procedimenti riguardanti l’adozione di provvedimenti limitativi, ablativi o restitutivi della responsabilità genitoriale, riguardanti entrambi i genitori, l’art. 336, quarto comma, c.c., così come modificato dall’art. 37, comma 3 l. n. 149 del 2001, richiede la nomina di un curatore speciale, ex art. 78 c.p.c., ove non sia stato nominato un tutore provvisorio, sussistendo un conflitto d’interessi verso entrambi i genitori.
Ne consegue che, nell’ipotesi in cui non si sia provveduto a tale nomina, il procedimento deve ritenersi nullo ex art. 354 primo comma c.p.c. con rimessione della causa al primo giudice perché provveda all’integrazione del contraddittorio.
Corte appello L’Aquila, 21/01/2020, n.98
Presupposti per il rilascio del permesso di soggiorno per motivi familiari
In materia di immigrazione, il rilascio del permesso di soggiorno per motivi familiari ex art. 30 del d.lgs. n. 286 del 1998, presuppone l’esistenza in capo al richiedente di un valido titolo di soggiorno, (anche solo potenziale, in pendenza di una domanda finalizzata ad ottenerlo) tranne che nell’ipotesi prevista dalla lett. d) del detto art. 30, ove colui che formula la relativa istanza deve però esercitare la responsabilità genitoriale sul figlio minore residente in Italia, non essendo peraltro sufficiente la sola esistenza di un nucleo familiare per consentire la permanenza in Italia di cittadini stranieri al di fuori delle regole che disciplinano il loro ingresso nel territorio dello Stato, fermo restando che, in presenza di altri presupposti, l’interesse superiore del minore è comunque tutelato dall’art. 31 del medesimo d.lgs.
Cassazione civile sez. I, 03/12/2019, n.31565
Giurisdizione su domande di responsabilità genitoriale UE
In tema di giurisdizione sulle domande relative alla responsabilità genitoriale in ambito UE, ove il minore, condotto all’estero con il consenso di entrambi i genitori, non rientri nello Stato di residenza abituale per decisione di uno solo di essi, è prorogata la giurisdizione dello Stato membro nel quale il minore aveva la residenza abituale immediatamente prima del mancato rientro, sempre che non sussistano le condizioni indicate nell’art. 10 del Regolamento (CE) n. 2201 del 2003, fermo restando che, ai fini dell’applicazione della lett. b) di tale articolo – il quale, a determinate condizioni, attribuisce rilievo al soggiorno del minore per almeno un anno nello Stato in cui è trattenuto – non si può tenere conto della permanenza successiva alla data della proposizione della domanda, dovendosi dare applicazione al principio della “perpetuatio jurisditionis”, contemplato (oltre che dal nostro ordinamento, anche) dal menzionato Regolamento, come si evince dalla disciplina generale, contenuta all’art. 8, comma 1, dello stesso.
Cassazione civile sez. un., 05/11/2019, n.28329
Affidamento temporaneo di minore
Il giudice di merito, chiamato a valutare l’adeguatezza di un familiare a essere affidatario temporaneo di un minore, deve valorizzare il contributo che le figure vicarianti inter-familiari, come i nonni, possono dare al mantenimento del rapporto con la famiglia di origine. Lo ha ribadito la Cassazione accogliendo il ricorso dei nonni in relazione a una vicenda relativa all’affido temporaneo di tre fratelli, collocati in ambiente etero-familiare protetto.
La Corte ricorda che la misura, disciplinata dall’articolo 333 del Codice civile, rientra tra i provvedimenti adottati nell’interesse del minore e intende superare la condotta pregiudizievole dei genitori senza dar luogo alla pronuncia di decadenza dalla responsabilità genitoriale. Essa può declinarsi nelle forme dell’affidamento ai membri della “famiglia allargata”, per evitare al minore, già segnato dal trauma dell’allontanamento dal genitore, di vedersi privato anche dal contesto familiare in cui è cresciuto.
Cassazione civile sez. I, 04/11/2019, n.28257
Quando nel giudizio di divorzio introdotto innanzi al giudice italiano siano avanzate domande inerenti la responsabilità genitoriale e il mantenimento di figli minori non residenti abitualmente in Italia, ma in altro stato membro dell’Unione Europea, la giurisdizione su tali domande spetta all’A.G. dello Stato di residenza abituale dei minori al momento della loro proposizione.
Cassazione civile sez. un., 02/10/2019, n.24608
Responsabilità genitoriale e controversie: il riparto della giurisdizione
In tema di riparto della giurisdizione nelle controversie aventi ad oggetto la responsabilità genitoriale e, più in generale, i provvedimenti in materia di minori, trova applicazione il principio ispirato all’interesse superiore del minore, e segnatamente al criterio di prossimità che fa riferimento all’autorità dello Stato con cui il minore ha il più stretto collegamento, secondo cui la giurisdizione spetta al giudice del luogo abituale di residenza del minore sicchè va esclusa in mancanza di un consenso espresso, anche l’operatività della proroga della giurisdizione prevista dall’art. 12 del Regolamento CE n. 2201/2003, nonché, in caso di doppia cittadinanza, l’applicabilità del criterio fondato sulla nazionalità del minore.
Cassazione civile sez. un., 17/09/2019, n.23100
Dichiarazione di decadenza dalla responsabilità genitoriale
Il raggiungimento della maggiore età da parte del minore determina in modo automatico la cessazione della responsabilità genitoriale, a prescindere dall’accertamento relativo all’inosservanza dei doveri genitoriali. Tale evento, infatti, qualora sopravvenga durante il procedimento per la dichiarazione di decadenza, comporta il venir meno dell’interesse alla pronuncia di merito, imponendo quella di cessazione della materia del contendere, da cui consegue la caducazione dei provvedimenti eventualmente emessi.
Cassazione civile sez. VI, 16/09/2019, n.23019
Lo Stato di cittadinanza può decidere sulla responsabilità genitoriale?
Sulla base della Convenzione del 1961 perché lo Stato di cittadinanza possa intervenire, a mezzo delle sue autorità, giudiziarie o amministrative, adottando misure in favore del minore, è necessario dimostrare, o almeno allegare di aver assolto: a) all’onere sostanziale, rappresentato dalla necessità di operare nella impossibilità o inerzia dello Stato di residenza abituale del minore stesso avente competenza in via principale; b) all’onere formale, consistente nella avviata preliminare interlocuzione con lo Stato della residenza abituale.
Tanto premesso, ove richiesto di concedere l’exequatur, dovrà essere lo Stato di dimora abituale a verificare che i detti presupposti siano stati tutti adempiuti (fattispecie relativa alla sentenza decisione di un Tribunale ucraino che, pronunciandosi in materia di responsabilità genitoriale, aveva disposto il trasferimento in Ucraina presso la madre della figlia minore nata a Venezia ed ivi residente dalla nascita).
Cassazione civile sez. I, 12/09/2019, n.22828
Domanda di obbligazione alimentare
Laddove il giudice di uno Stato membro sia investito di più domande, aventi ad oggetto lo status dei coniugi, la responsabilità genitoriale e gli obblighi di mantenimento nei confronti del figlio minore, la dichiarazione di incompetenza con riguardo alla domanda relativa alla responsabilità genitoriale non impedisce a detto giudice di pronunciarsi sull’obbligazione alimentare laddove egli sia anche il giudice del luogo in cui il convenuto ha la residenza abituale oppure il giudice davanti al quale quest’ultimo è comparso senza eccepirne l’incompetenza
Corte giustizia UE sez. III, 05/09/2019, n.468
Nei giudizi riguardanti l’adozione di provvedimenti limitativi, ablativi o restitutivi della responsabilità genitoriale, il minore è parte necessaria del procedimento e il contraddittorio deve essere integrato anche nei suoi confronti. Il Tribunale deve, quindi, procedere – pena la nullità del procedimento – alla nomina di un curatore speciale per fare fronte alla situazione di incompatibilità potenziale tra gli interessi di colui che è incapace di stare in giudizio (il minore) ed il suo rappresentante legale (i genitori).
Corte appello Milano sez. V, 26/08/2019
Responsabilità genitoriale sui figli minori
L’omessa o inesatta indicazione del nome di una delle parti nell’intestazione della sentenza va considerata un mero errore materiale, emendabile con la procedura di cui agli artt. 287 e 288 c.p.c., quando dal contesto della sentenza risulti con sufficiente chiarezza l’esatta identità di tutte le parti e comporta, viceversa, la nullità della sentenza qualora da essa si deduca che non si è regolarmente costituito il contraddittorio, ai sensi dell’art. 101 c.p.c., e quando sussiste una situazione di incertezza, non eliminabile a mezzo della lettura dell’intero provvedimento, in ordine ai soggetti cui la decisione si riferisce.
(In applicazione del predetto principio, la S.C. ha rigettato il ricorso con il quale era stata dedotta la nullità di una sentenza d’appello per violazione del contraddittorio, nella quale la parte appellante era stata indicata solo quale esercente la responsabilità genitoriale sui figli minori e non “in proprio”, ritenendo che tale specificazione potesse avere rilievo solo ai fini della individuazione del contenuto e delle ragioni della domanda, ma non anche al diverso fine della corretta instaurazione del contraddittorio, ritenuto che si trattava della medesima persona che, sia pure al fine di tutela di interessi non propri, aveva introdotto il giudizio).
Cassazione civile sez. VI, 18/07/2019, n.19437
Procedimenti in tema di responsabilità genitoriale
Gli affidatari di minori, ex art. 5, c.1, l. n. 184 del 1983 (affido eterofamiliare), così come sostituito dalla l. n. 173 del 2015, devono essere convocati a pena di nullità anche nei procedimenti in tema di responsabilità genitoriale ed hanno facoltà di presentare memorie scritte nell’interesse del minore oltre a poter rivolgere segnalazioni o richieste al Pubblico Ministero affinché attivi il procedimento de potestate ma non hanno la qualità di parti dal momento che il nuovo regime giuridico dell’affido non incide direttamente sulla norma (art. 336 c.c.) che individua i soggetti legittimati ad agire.
Essi, tuttavia, sono legittimati a far valere la violazione degli artt. 315 bis e 336 bis c.p.c. per la mancata audizione del minore nel medesimo procedimento, in quanto tale censura attiene al diverso aspetto della proroga dell’affidamento eterofamiliare per cui hanno presentato richiesta.
Cassazione civile sez. I, 10/07/2019, n.18542
Criteri per la determinazione dello status di figlio
Nella procreazione naturale, lo status di figlio avviene secondo le norme codicistiche (che si fondano sull’esistenza di un legame biologico o genetico tra genitore e figlio); nella genitorialità adottiva lo status di filiazione avviene secondo le previsioni di cui alla l. n. 184 del 1983 e si fonda sulla volontaria assunzione della responsabilità genitoriale. Infine nella procreazione medicalmente assistita, la determinazione dello status di figlio segue i criteri di cui alla l. n. 40 del 2004 che legano la determinazione dello status di figlio e l’assunzione della responsabilità genitoriale nei confronti del nato da procreazione assistita alla manifestazione del consenso alla pratica di procreazione medicalmente assistita.
Tribunale La Spezia, 04/07/2019
Adottante e adottando: requisiti
In tema di adozione in casi particolari, dalla mancata indicazione, da parte dell’art. 44 della l. n. 184 del 1983, lett. d) dei requisiti soggettivi dell’adottante e dell’adottando, nonché di un limite massimo di differenza di età tra i due soggetti (l’art. 44 comma 4, infatti, prevede solamente che l’età dell’adottante deve superare di almeno diciotto anni quella dell’adottando) può dedursi che essa sia consentita alle persone singole e alle coppie di fatto, anche se tra i due soggetti intercorra una consistente differenza di età. Deve ritenersi altresì non rilevante la mancanza del consenso all’adozione da parte dei genitori biologici qualora questi siano decaduti dalla responsabilità genitoriale.
Ad ogni modo è necessario che l’esame delle condizioni e dei requisiti imposti dalla legge, sia in astratto (l’impossibilità dell’affidamento preadottivo) che in concreto (l’indagine sull’interesse del minore), facciano ritenere sussistenti i presupposti per l’adozione speciale. L’art. 44 della l. n. 184 del 1983, lett. d), in definitiva, integra una clausola di chiusura del sistema, intesa a garantire l’adozione tutte le volte in cui si debba salvaguardare la continuità affettiva ed educativa della relazione tra adottante e adottando, in quanto rientra nel concreto interesse del minore il riconoscimento dei legami sviluppatisi con altri soggetti che se ne prendono cura.
Cassazione civile sez. I, 26/06/2019, n.17100
23/03/2020 alle 10:27
Il provvedimento più grave per un genitore, al di là ovviamente delle sanzioni penali qualora la condotta integri un vero e proprio reato (abbandono di minore, violazione degli obblighi di assistenza familiare, violenza, abusi ecc.), è la perdita della responsabilità genitoriale (fino a qualche tempo fa denominata “potestà” genitoriale) da intendersi come l’insieme dei poteri di decisione che entrambi i genitori hanno relativamente alla cura e all’educazione dei figli minori.
La responsabilità genitoriale presuppone un legame affettivo sincero tra genitore e figlio, una presenza morale e materiale che aiuti a far crescere il minore. Se manca questo presupposto, la responsabilità genitoriale non può che danneggiare il minore: la vicinanza e il “potere” di un genitore disinteressato al bene del figlio o addirittura violento ledono, anche irrimediabilmente, l’integrità psico fisica del minore.Ecco perché il giudice può ordinare la perdita della responsabilità genitoriale e l’allontanamento del genitore dal figlio.
23/03/2020 alle 10:28
Buongiorno a tutti voi he ogni giorno ci fornite informazioni interessanti e aggiornate alle ultime leggi. Potete spiegarmi quando decade la responsabilità genitoriale?
23/03/2020 alle 10:35
Decadono dalla responsabilità genitoriale il padre o la madre che si disinteressino totalmente dei figli o si comportino in modo pregiudizievole per la loro crescita.
Il giudice pronuncia il provvedimento di decadenza dalla potestà sui figli qualora la madre o il padre:
1) non adempia ai propri doveri di genitore e cioè:
non provveda al mantenimento, all’istruzione e all’educazione del figlio;
violi gli obblighi di assistenza familiare (abbandonando la casa familiare o non procurando i mezzi di sussistenza alla famiglia o dilapidando i beni del minore);
si disinteressi del bambino, senza cercarlo o rifiutandolo e senza partecipare ai momenti importanti della sua vita. È per esempio il caso di un padre che, pur pagando gli alimenti al figlio, dimostri di non essere “affettivamente” presente;
2) abusi dei propri poteri di genitore e cioè:
maltratti il bambino o l’altro genitore (con evidente turbamento per il minore);
abusi dei mezzi di correzione nei confronti del figlio, tramite violenza fisica o psicologica (per esempio, lo picchi in modo eccessivamente violento e sproporzionato rispetto all’ “errore” del bambino).
3) in generale, tenga comportamenti tali da pregiudicare la sana crescita del bambino o crei situazioni di particolare gravità. Si pensi ai casi di genitori tossicodipendenti o alcolizzati.
23/03/2020 alle 10:30
Essere dei genitori responsabili dovrebbe essere istintivo, nel momento in cui si mette al mondo un figlio. a responsabilità genitoriale prevede alcuni doveri verso i figli: mantenerli, educarli, istruirli ed assisterli moralmente, nel rispetto delle loro capacità, delle loro inclinazioni naturali e delle loro aspirazioni;garantire ai figli di crescere in famiglia;
permettere loro di mantenere rapporti significativi con i parenti.
Un tempo, gli abusi dei bambini più “bulletti” avvenivano nei corridoi di scuola e nei giardini sotto casa. Oggi, invece, gran parte degli illeciti si manifesta con i mezzi di comunicazione virtuale: internet e smartphone danno la possibilità, anche ai più piccoli, di commettere condotte come lo stalking, le minacce, la diffamazione, le ingiurie. Qual è, in questi casi, la responsabilità dei genitori per i reati commessi dal figlio?
23/03/2020 alle 10:36
La questione va affrontata sotto un duplice profilo. Bisogna, innanzitutto, valutare l’eventuale «responsabilità penale» e le conseguenze in termini sanzionatori che madre e padre possono subire nel caso in cui il figlio commetta un crimine. In secondo luogo, c’è la «responsabilità civile» e, quindi, le ripercussioni in termini di risarcimento del danno: può un papà ritrovarsi indebitato per pagare i danni commessi dal figlio nei confronti di un proprio coetaneo o di una persona più grande?Di tanto si è, spesso, occupata la giurisprudenza e, da ultimo, una sentenza del tribunale di Caltanissetta che ha affrontato il tema dell’uso illegittimo dello smartphone da parte di un minorenne e delle conseguenze per i genitori nel caso in cui questi abbia bullizzato un compagno.
Sotto un profilo penale, il minore di 14 anni che commette un reato non subisce alcuna conseguenza: non può andare in galera, non può essere punito, non può subire sanzioni economiche.Non per questo, però, dei suoi reati ne rispondono i genitori. Difatti, la responsabilità penale è solo personale e un’altra persona – a meno che non abbia concorso nell’illecito – non può subirne le conseguenze. La responsabilità penale parte da 14 anni in poi. È da questo momento, infatti, che si inizia a rispondere dei propri crimini. Ma solo sotto un aspetto penale. Come vedremo a breve, la responsabilità civile, resta in capo ai genitori fino ai 18 anni.
23/03/2020 alle 10:37
Diverso è il ragionamento per quanto riguarda le conseguenze di tipo civile derivanti dai reati commessi dal figlio. Qui, la legge va nel senso opposto e prevede la cosiddetta «responsabilità oggettiva», quella cioè che scatta a prescindere da volontà o colpe.Una di queste ipotesi è proprio dettata in tema di responsabilità dei genitori. L’art. 2048 Cod. civ. stabilisce, infatti, che il padre e la madre sono responsabili del danno causato da un fatto illecito del figlio minorenne (ossia che non ha ancora compiuto 18 anni) a meno che non dimostrino di «non aver potuto impedire il fatto». Il fondamento di tale responsabilità viene individuato nel fatto di non aver saputo impartire una corretta educazione al figlio. Per cui i genitori rispondono dei danni causati da illeciti penali o civili del figlio minore anche se in quel momento non erano materialmente presenti. I genitori sono tenuti non solo ad impartire ai propri figli minori un’educazione consona alle proprie condizioni socio-economiche, ma anche ad adempiere a quell’attività di verifica e controllo sull’effettiva acquisizione di quei valori da parte del minore; è proprio per questo che ne devono pagare le conseguenze in termini civili, ossia i danni causati a terzi.
23/03/2020 alle 10:31
Tutto dovuto? Piacerebbe troppo ai figli, spesso ignari del fatto che non solo moralmente ma anche legalmente, sono tenuti ad osservare certe regole, certi doveri. Insomma, ad assumersi certe responsabilità verso i genitori. Il rapporto deve essere reciproco, non univoco. Lo dicono le più elementari regole del cuore, ma lo dice anche la legge.
23/03/2020 alle 10:32
Si parla sempre di responsabilità dei genitori verso i figli, ma quali sono le responsabilità dei figli nei confronti dei genitori anziani?
Diventano particolarmente concrete le responsabilità dei figli verso i genitori quando questi ultimi non sono più autosufficienti o quando hanno, comunque, maggiore bisogno di sostegno spirituale e fisico, oltre che economico. Tocca ai figli prendere in mano la situazione, anche se non sempre è facile: le discussioni su chi e come si deve occupare dei genitori sono, purtroppo frequenti. A volte uno di loro si prende in carico tutto il peso, mentre gli altri hanno sempre una buona scusa per guardare da un’altra parte.Ma attenzione perché la responsabilità dei figli verso i genitori anziani non ha soltanto un carattere morale ma anche legale e giuridico. Non perché esista una norma che impone di mantenerlo moralmente e materialmente (come invece succede per i genitori nei confronti dei figli) ma perché ci sono degli obblighi di legge in determinate situazioni.
23/03/2020 alle 10:38
I figli devono versare gli alimenti ai genitori anziani?In determinate circostanze, sì. La responsabilità dei figli verso i genitori anziani comprende anche il dovere di assistere da questo punto di vista i genitori. La Cassazione ha più volte ribadito l’incapacità del soggetto anziano di provvedere, in tutto o in parte, al proprio sostentamento, in quanto non atto a svolgere un lavoro. Un’incapacità che, secondo la Suprema Corte, deve ritenersi implicita e non necessita, quindi, di una specifica prova contraria.Se a questo stato di incapacità si unisce quello di un bisogno concreto (la non autosufficienza o l’aggravarsi di una malattia), è dovere dei figli concorrere nel versare al genitore gli alimenti, ciascuno in proporzione delle proprie condizioni economiche. Che convivano o meno con i genitori anziani (leggi la nostra guida Stato di bisogno di familiari anziani: alimenti, come e da chi ottenerli). Anzi: se uno dei figli abita dall’altra parte dell’Italia, non è esentato dalla sua responsabilità verso i genitori anziani. I modi per collaborare economicamente anche da lontano ci sono, eccome.
Ci sono, comunque, un paio di cose da precisare:
la prima: se un figlio non ha mezzi economici per versare gli alimenti al genitore anziano, può rispettare il suo obbligo ospitandolo e mantenendolo in casa;
la seconda: se non c’è accordo tra i figli su chi di loro deve versare gli alimenti ai genitori anziani, la decisione la prende un giudice in proporzione al bisogno del richiedente e alle condizioni economiche di chi dovrà farsene carico.
Tra le soluzioni più adottate in caso di contrasti tra i figli oppure di lontananza dai genitori, c’è quella dell’amministratore di sostegno, il quale viene scelto solitamente tra uno dei parenti della persona anziana e, dietro un rendiconto periodico al giudice, ha il compito di curare gli interessi dell’anziano.
23/03/2020 alle 10:33
Che succede se i figli non curano i genitori anziani ?
23/03/2020 alle 10:39
La responsabilità dei figli verso i genitori anziani bisognosi comporta, dunque, un impegno concreto che, se non rispettato, può portare al reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare. Tradotto: reclusione fino a un anno e con la multa da 103 a 1.032 euro.Stesso discorso per chi manca di prestare ai genitori anziani le cure e l’assistenza necessarie: incorre nel reato di abbandono di minori o di persone incapaci che punisce non solo chi lascia da soli i bambini ma anche chi non assiste una persona incapace, per malattia di mente o di corpo, per vecchiaia o per altra causa, di provvedere a se stessa. Un reato che prevede la reclusione da 6 mesi a 5 anni. Ma la pena può aumentare se a non prendersi cura della persona bisognosa è un figlio, un coniuge o un’altra persona particolarmente vicina all’anziano.Infatti, per la giurisprudenza lasciare un genitore anziano in balia di se stesso è equiparabile a lasciare un bambino da solo in casa. La Cassazione non ha dubbi: la vecchiaia è una causa di incapacità di provvedere a se stessi. Ecco perché la responsabilità dei figli verso i genitori anziani comporta il compito di garantire quanto serve affinché abbiano quanto serve per l’igiene propria e dell’ambiente in cui vivono. Sempre che l’incapacità del genitore anziano derivi da inettitudine fisica o mentale «all’adeguato controllo di ordinarie situazioni di pericolo per l’incolumità propria».