Source: https://www.previaticountry.com/certificati-medici-circolare-riassuntiva/
Timestamp: 2020-04-05 02:57:45+00:00
Document Index: 144838574

Matched Legal Cases: ['art. 38', 'art. 38', 'art. 22', 'art. 9', 'art. 9', 'sentenza ', 'art.22', 'art. 22', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 12']

Certificati medici - Circolare riassuntiva - Previati Country Life
Certificati medici – Circolare riassuntiva
Ministero dell’Interno – Ufficio per gli Affari Polizia Amministrativa e Sociale Protocollo : 557/PAS/U/015884/10100.A(1 Data: 19/11/2019 Classifica: 10100.A(1)1. Premessa.
La circolare del 12 settembre 2018, al paragrafo 12, si è soffermata, fra l’altro, sul monitoraggio che, attraverso la riscrittura dell’art. 38, quarto comma, del T.U.L.P.S., è stato introdotto nei confronti di coloro che detengono armi, i quali – salvo i casi di esclusione richiamati nella circolare medesima – sono obbligati a presentare all’ufficio locale di pubblica sicurezza o, in assenza, al locale Comando dell’Anna dei Carabinieri, ogni cinque anni, un certificato medico attestante che il richiedente non è affetto da malattie mentali oppure da vizi che ne diminuiscono, anche temporaneamente, la capacità di intendere e di volere, rilasciato dal settore medico-legale delle Aziende sanitarie locali o da un medico militare, della Polizia di Stato o del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco.
Sulle modalità di comunicazione della diffida agli interessati, si ricorda, come evidenziato con l’atto di indirizzo n. 557/PAS/U/006501/10900(27)9 del 29 aprile 2015, diramato in occasione del controllo una tantum sul possesso dei requisiti sanitari da parte dei detentori di armi, che secondo quanto previsto dal D. Lgs. 29 settembre 2013, n. 121 – già richiamato nella circolare del 12 settembre 2018 cui si fa seguito – potrà farsi ricorso agli strumenti ritenuti più opportuni anche tenuto conto del numero dei provvedimenti di diffida da notificare.
Cosicché diventa prioritario svolgere l’attività di ricognizione – già richiesta con circolare 557/PAS/U/008835/10100.A(21) del 24 giugno 2019 – di tutte le denunce di detenzione armi presentate nel corso degli anni e che hanno allo stato ancora validità, in quanto il soggetto non è deceduto, non ha trasferito l’arma in altra Provincia o non ha a qualunque titolo ceduto l’arma.
Solo il corretto ed esaustivo svolgimento di questa attività consentirà agli uffici di avere un quadro completo dei detentori di armi – che dovrà essere periodicamente aggiornato – tenuto altresi conto che l’obbligo di presentazione del certificato medico ex art. 38 T.U.L.P.S., come modificato dal D.Lgs. n. 104/2018, è oggi cadenzato ogni cinque anni.
3. Certificati medici per il porto d’armi di cui al D.M Sanità 28 aprile 1998 con una validità temporale limitata.
La vicenda muove dal ricorso presentato da un cittadino, avverso il decreto del Questore di Udine con il quale veniva respinta la richiesta di rinnovo del porto d’armi per uso venatorio.
Il motivo del diniego si fondava sulla esibizione di un certificato medico di idoneità per il rilascio/rinnovo della licenza di porto di fucile dal quale si evinceva che l’interessato risultava in possesso dei requisiti psico-fisici richiesti con l’annotazione: “rivedibile tra un anno”.
L’Amministrazione, tenuto conto dell’idoneità psico-fisica con limitazione temporale annuale, riteneva di non poter rilasciare il titolo con validità inferiore ai cinque anni previsti dall’art. 22, comma 9, della L. 11 febbraio 1992, n. 157.
11 richiedente, nel proporre ricorso al TAR Friuli Venezia Giulia avverso il diniego evidenziava, fra gli altri, la violazione dell’art. 9 T.U.L.P.S., rilevando che la Questura avrebbe potuto impone particolari prescrizioni in ordine all’efficacia temporale della licenza.
Il TAR del Friuli Venezia Giulia respingeva il ricorso motivando nel senso che “…a fronte di un giudizio medico che non consente di attestare la stabilità dei requisiti psicofisici richiesti, il rigetto dell’istanza (di rilascio del porto d’armi) deve considerarsi una misura proporzionale e non irragionevole; risulta prevalente l’interesse pubblico a delimitare il possesso e l’uso delle armi a soggetti che possano garantire condizioni di salute più che appropriate e nel contempo durevoli, al fine di scongiurare il rischio di incidenti e abusi; il carattere tipico della licenza non consente di modularne la durata; la possibilità di apporre prescrizioni di cui all’art. 9 T.U.L.P.S., riguarda le condizioni di svolgimento dell’attività ma non può riguardare il periodo di validità della licenza, essendo stabilito dalla legge… “.
“La giurisprudenza, riprendendo i principi espressi dalla Corte Costituzionale, è consolidata nel ritenere che il porto d’armi non costituisce oggetto di un diritto assoluto, rappresentando un ‘eccezione al normale divieto, potendo essere riconosciuto soltanto a fronte della perfetta e completa sicurezza circa il loro buon uso, in modo da scongiurare dubbi o perplessità, sotto il profilo prognostico, per l’ordine pubblico e per la tranquilla convivenza della collettività: il giudizio che compie l’autorità di pubblica sicurezza è conseguentemente connotato da ampia discrezionalità, sindacabile solo a fronte di vìzi che offeriscano all’abnormità, alla palese contraddittorietà, all’irragioncvolezza, illogicità, arbitrarietà, al travisamento dei fatti” (ex plurimis, Corte Cost. sentenza 16 dicembre 1993, n. 440, Corte Cosi 9 maggio 2019, n.109, Cons. Stato Sez. Ili, 25/03/2019, n. 1972; Cons. Stato Sez, III, 7/06/2018, n. 3435; id. 20/11/2018 n. 6558)”.
Inoltre “il diniego è stato adottato perché la Questura ha ritenuto, correttamente, di non poter rilasciare la licenza per una durata inferiore a quella prevista dalla legge (art.22, comma 9,
Pertanto, “nello specifico caso di specie,… la misura assunta dal Questore non risulti affatto sproporzionata, né irragionevole: il diniego del titolo può giustificarsi, infatti, non nel solo caso di carenza assoluta dei requisiti, ma quando i requisiti sussistano nel momento attuale, ma siano destinati a venire meno in un tempo ragionevole e con significativi margini di probabilità”.
Ed ancora, prosegue il Consiglio di Stato “in base al principio di proporzionalità, gli atti amministrativi non debbono andare oltre quanto è opportuno e necessario per conseguire lo scopo prefissato e, qualora si presenta una scelta tra più opzioni, la pubblica amministrazione deve ricorrere a quella meno restrittiva, non potendosi imporre obblighi e restrizioni alla libertà del cittadino in misura superiore a quella strettamente necessaria a raggiungere gli scopi che l’amministrazione deve realizzare, sicché la proporzionalità comporta un giudizio di adeguatezza del mezzo adoperato rispetto all’obiettivo da perseguire e una valutazione della portata restrittiva e della necessità delle misure che si possono prendere. (Cons. Stato Sez. VI, 18/09/2018, n. 5454) ’’.
In particolare “nel caso di specie, tenuto conto della intrinseca pericolosità delle armi, e dell’esigenza di tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica, la scelta dell’Amministrazione di negare il rilascio del titolo si appalesa del tutto proporzionale, oltre che ragionevole, tenuto anche conto che la licenza è stata richiesta per l’esercizio di un’attività ludica “,
Conclude il Consiglio di Stato “La tutela dell’interesse della parte privata non può assicurarsi, in mancanza di apposita previsione, neppure mediante l’ipotizzato rilascio all’appellante della licenza per la durata prevista dall’art. 22, comma, 9 cit., apponendovi la prescrizione dell’obbligo di presentazione del certificato di idoneità psico-fisica previsto dal D.M. 28/4/1998 prima della scadenza di quest’ultimo (tenendo conto della previsione indicata dall’organo tecnico): tale soluzione, essendo connotata da un elemento di grave incertezza non solo sugli esiti della rinnovata valutazione sull’idoneità del richiedente, ma anche sulla correttezza della valutazione prognostica, resa dalla Commissione medica, in ordine alla persistenza della sua idoneità per un determinato tempo (che presenta anch’essa margini di incertezza), non risulta conciliabile con le esigenze di tutela della sicurezza e dell’ordine pubblico, che postulano l’affidabilità del soggetto titolare della licenza alla stregua dei parametri previsti dalla legge”
Si unisce, pertanto, in linea di continuità con la circolare n. 557/PAS/U/015223/1201(1) del 6.11.2019, il case log in Allegato A. [Si omette l’allegato che è solo una esposizione elementare della sentenza del CdS, ad uso dei laureati in legge della PS].
Si legge nella sentenza che “le certificazioni presentate da soggetti o strutture diverse da quelle identificate dal D.M. 28 aprile Ì998 non possono fondare il giudizio di idoneità e che correttamente l’Amministrazione non ne ha tenuto conto
Si ribadisce, quindi, che solo le strutture espressamente indicate nel D.M. Sanità citato possono attestare l’idoneità psicofisica del richiedente la licenza di porto d’armi.
Peraltro, come già reso noto, l’art. 12, comma 3, del decreto legislativo 10 agosto 2018, n. 104 ha ampliato la platea dei sanitari abilitati al rilascio del citato certificato, che oggi ricomprende – oltreché i settori medico-legali delle ASL e le strutture sanitarie militari e della Polizia di Stato – anche i singoli medici della Polizia di Stato, del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, nonché i medici militari in servizio permanente ed in attività di servizio.