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Timestamp: 2019-01-23 04:03:50+00:00
Document Index: 45153963

Matched Legal Cases: ['art. 95', 'art. 95', 'art. 95', 'art. 83', 'art. 83', 'art. 95', 'art. 95', 'art. 95', 'art. 83', 'art. 85', 'art. 83', 'art. 122', 'art. 121', 'art. 123', 'sentenza ', 'sentenza ']

N. 00182/2017 REG.PROV.COLL.
N. 01097/2016 REG.RIC.
sul ricorso numero di registro generale 1097 del 2016, proposto dalla
Mate Soc. Cooperativa, in persona del legale rappresentante pro tempore, dr. Raffaele Gerometta, in proprio e quale capogruppo mandataria del costituendo R.T.P. con la SETI 2.0 Ingegneria S.r.l. ed il dr. geol. Alberto Caprara, rappresentata e difesa dagli avv.ti Michele Steccanella, Lorenzo Botteon e Giorgio Pinello e con domicilio eletto presso lo studio di quest’ultimo, in Venezia, San Polo Calle de Mezo, n. 3080/L
Comune di Malo, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall’avv. Giovanni Ferasin e con domicilio eletto presso lo studio dell’avv. Silvia Rosina, in Venezia – Mestre, via Mestrina, n. 6
Comune di Schio, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall’avv. Umberto Poscoliero e con domicilio eletto presso l’Avvocatura Civica del Comune di Venezia, in Venezia, San Marco, n. 4091
Centrale Unica di Committenza “Schio Val Leogra”, non costituita in giudizio
Studio Tecnico Zoncheddu & Associati, in persona del legale rappresentante pro tempore, ing. Flavio Zoncheddu, in proprio e quale mandatario capogruppo del R.T.P. con lo Studio Amatori e con il dr. geol. Giovanni Della Valle, rappresentato e difeso dagli avv.ti Nicola Creuso, Stefania Lago e Nicola De Zan e con domicilio stabilito ex lege presso la Segreteria del T.A.R., in Venezia, Cannaregio, nn. 2277/2278
V.S. Associati S.r.l., non costituito in giudizio
Studio I.S. Tessarolo & Associati, non costituito in giudizio
ing. Bruno Finzi, non costituito in giudizio
Farina Engineering S.r.l., non costituita in giudizio
dr. geol. Umberto Tundo, non costituito in giudizio
arch. Loris De Rosso, non costituito in giudizio
- della determinazione del dirigente della Centrale Unica di Committenza “Schio Val Leogra” n. 34 del 15 luglio 2016, con la quale è stato disposto l’affidamento in via definitiva al R.T.P. Zoncheddu & Associati della progettazione definitiva ed esecutiva dei lavori di ampliamento, ristrutturazione, demolizione e ricostruzione della scuola primaria “R. Zigotti” – lotto 1 – stralcio 1 del Comune di Malo;
- di tutti gli atti presupposti e conseguenti, nella parte in cui hanno non hanno disposto l’esclusione dalla gara dei raggruppamenti risultati primo e secondo classificato ed in particolare del verbale di esame dell’offerta economica del 13 luglio 2016;
- della nota del Comune di Schio prot. n. 47908 del 28 luglio 2016, contenente rigetto dell’istanza di annullamento in autotutela formulata dai ricorrenti
delle Amministrazioni resistenti al risarcimento in forma specifica tramite aggiudicazione al R.T.P. composto dai ricorrenti del servizio di progettazione oggetto di appalto
previa declaratoria
di inefficacia del contratto eventualmente sottoscritto con il R.T.P. Studio Zoncheddu & Associati – Studio Amatori – Dalla Valle Giovanni
delle Amministrazioni al risarcimento del danno per equivalente.
Visti le memorie di costituzione e difensive ed i documenti del Comune di Malo e del Comune di Schio;
Viste, altresì, la memoria di costituzione e difensiva e la documentazione dello Studio Tecnico Zoncheddu & Associati;
Vista l’ordinanza n. 554/2016 del 20 ottobre 2016, recante la presa d’atto della rinuncia all’istanza cautelare;
Visti le ulteriori memorie e documenti depositati dalle parti;
Nominato relatore nell’udienza pubblica dell’8 febbraio 2017 il dott. Pietro De Berardinis;
Considerato che con il ricorso indicato in epigrafe la Mate Soc. Cooperativa impugna – unitamente al verbale di esame dell’offerta economica del 13 luglio 2016 ed alla comunicazione di rigetto della richiesta di annullamento in autotutela formulata dalla predetta ricorrente – la determinazione della Centrale Unica di Committenza Schio Val Leogra n. 34 del 15 luglio 2016, recante affidamento in via definitiva al R.T.P. Zoncheddu & Associati della progettazione definitiva ed esecutiva dei lavori di ampliamento, ristrutturazione, demolizione e ricostruzione della scuola primaria “R. Zigotti” – lotto 1 – stralcio 1 del Comune di Malo;
Considerato che la Mate Soc. Coop.va agisce in proprio ed in veste di capogruppo mandataria del costituendo R.T.P. con mandanti la SETI 2.0 Ingegneria S.r.l. ed il dr. geol. Vincenzo Caprara (cd. R.T.P. “Mate”);
Considerato che la società ricorrente chiede l’annullamento, previa sospensione dell’efficacia, degli atti impugnati e presenta, altresì, domanda di risarcimento del danno in forma specifica (mediante aggiudicazione al R.T.P. di cui fa parte del servizio di progettazione oggetto dell’appalto), previa declaratoria di inefficacia del contratto eventualmente stipulato, nonché, in subordine, domanda di risarcimento del danno per equivalente;
Considerato che in punto di fatto la cooperativa espone:
- di avere partecipato – quale capogruppo del R.T.P. “Mate” – alla gara indetta dalla Centrale Unica di Committenza “Schio Val Leogra” con bando del 23 maggio 2016 per l’affidamento del servizio di “progettazione definitiva ed esecutiva dei lavori di ampliamento, ristrutturazione, demolizione e ricostruzione della scuola primaria R. Zigotti, lotto 1, stralcio 1 per il Comune di Malo”, per un importo stimato a base d’asta pari ad € 166.476,98, I.V.A. esclusa;
- che il R.T.P. di cui essa è capogruppo si classificava al terzo posto nella relativa graduatoria, mentre al primo posto si collocava il R.T.P. con capogruppo lo Studio Zoncheddu & Associati ed al secondo posto il R.T.P. con capogruppo la V.S. Associari S.r.l.. Per conseguenza, con l’impugnata determinazione n. 34 del 15 luglio 2016 la Centrale Unica di Committenza (C.U.C.) – approvati i verbali di gara – aggiudicava il servizio al R.T.P. “Zoncheddu & Associati” e rimetteva al Comune di Malo i successivi adempimenti, tra cui la stipula del contratto;
- di aver appurato che i raggruppamenti classificati ai primi due posti in graduatoria hanno ambedue omesso di indicare, nell’offerta economica, gli oneri di sicurezza aziendali (mentre il R.T.P. di cui è capogruppo ha effettuato detta indicazione nella propria offerta, in osservanza dell’art. 95, comma 10, del d.lgs. n. 50/2016). La cooperativa presentava, perciò, alla C.U.C. istanza di annullamento in autotutela dell’aggiudicazione e di riassegnazione dell’appalto in favore del proprio R.T.P., previa esclusione dei primi due classificati, ma l’istanza era respinta dal Comune di Schio (capofila della C.U.C.) con nota dell’Avvocatura Civica prot. n. 47908 del 28 luglio 2016;
Osservato che a supporto del gravame la società ricorrente deduce, con un unico motivo, le censure di: violazione, mancata ed erronea applicazione di legge (art. 95, comma 10 del d.lgs. n. 50/2016), contraddittorietà di motivazione e difetto di istruttoria;
Considerato che, in sintesi, la Mate Soc. Coop.va lamenta, anzitutto, che l’art. 95, comma 10, del d.lgs. n. 50/2016 configurerebbe un preciso ed ineludibile obbligo legale di indicazione degli oneri di sicurezza interni o aziendali in sede di predisposizione dell’offerta economica; in secondo luogo, che non sussisterebbero le condizioni per il cd. soccorso istruttorio ex art. 83, comma 9, del d.lgs. n. 50 cit., per ragioni sia letterali (visto che lo stesso art. 83, comma 9, esclude dalle incompletezze ed irregolarità sanabili quelle afferenti all’offerta tecnica ed economica), sia di ordine sistematico, sia di ordine logico; infine, che non potrebbe obiettarsi che, trattandosi di servizio intellettuale, nel cui ambito il rischio specifico o aziendale ha minore incidenza, per esso non si imporrebbe l’obbligo di indicare nell’offerta i predetti oneri di sicurezza, poiché nel caso di specie la tipologia di intervento oggetto dell’incarico renderebbe necessari sopralluoghi rivolti a verificare le condizioni materiali e territoriali dei luoghi ed edifici esistenti, nonché rilievi, misurazioni, prove strumentali sul campo, sondaggi ecc. (ad es. prove geologiche, saggi sulle fondazioni, rilievo dei sottoservizi e censimento dei ricettori esistenti);
Considerato che si è costituito in giudizio il Comune di Schio, depositando memoria con allegata la relativa documentazione e concludendo per l’infondatezza del ricorso, di cui ha chiesto la reiezione, previa reiezione dell’istanza cautelare;
Considerato che si è costituito in giudizio, altresì, il Comune di Malo (nel cui territorio è ubicata la scuola primaria “Zigotti”), depositando memoria e documentazione sui fatti di causa e chiedendo la reiezione del ricorso, previo rigetto dell’istanza di sospensiva;
Considerato che si è infine costituito in giudizio il controinteressato Studio Zoncheddu & Associati, depositando una memoria con la pertinente documentazione ed eccependo, tra l’altro, l’intervenuta stipulazione del contratto e la sua esecuzione, attraverso la redazione del progetto e la sua consegna alla P.A. in data 15 ottobre 2016;
Considerato che nella Camera di consiglio del 19 ottobre 2016 la ricorrente ha rinunciato all’istanza cautelare e che il Tribunale, con ordinanza n. 554 del 20 ottobre 2016, ha preso atto di tale rinunzia, fissando la trattazione del merito del ricorso all’udienza dell’8 febbraio 2017;
Considerato che, nell’imminenza dell’udienza di merito, la società ricorrente ha depositato memoria difensiva, insistendo per l’accoglimento del ricorso, in specie per l’accoglimento della domanda di risarcimento del danno per equivalente monetario, stante la già avvenuta integrale esecuzione delle prestazioni oggetto dell’incarico;
Considerato che il Comune di Malo e lo Studio Zoncheddu & Associati hanno depositato memorie di replica, insistendo per la reiezione del ricorso;
Considerato che all’udienza dell’8 febbraio 2017 la causa è stata trattenuta in decisione;
- nella fattispecie all’esame va anzitutto decisamente respinto l’assunto del controinteressato Studio Zoncheddu & Associati, secondo cui sarebbe incontestato che il prezzo offerto dal R.T.P. di cui lo stesso ha fatto parte contemplerebbe anche i costi per la sicurezza (cosicché l’omessa specificazione separata di detti costi comporterebbe una carenza solo formale dell’offerta, certamente sanabile con il cd. soccorso istruttorio, secondo i principi stabiliti dall’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato con la decisione n. 19 del 27 luglio 2016);
- in realtà, la lettura dell’offerta economica presentata dal R.T.P. “Zoncheddu & Associati” (doc. 8 del controinteressato) non conforta un tale assunto, non rinvenendosi in detta offerta alcun elemento che permetta di ritenervi contemplati gli oneri per la sicurezza cd. interni;
- in aggiunta, va evidenziato che la stessa Commissione giudicatrice, nel verbale del 13 luglio 2016 (v. all. 2 al ricorso), ha riportato nella scheda (n. 13) relativa al R.T.P. “Zoncheddu & Associati”, a pag. 17, questa precisazione: “il concorrente non ha indicato gli oneri della sicurezza aziendali”: ad avviso della medesima Commissione, dunque, l’offerta del R.T.P. aggiudicatario non contempla – neppure per implicito – gli oneri per la sicurezza cd. interni o aziendali;
- va, del pari, disattesa l’argomentazione – sottesa al precedente assunto – per cui nel caso di specie gli oneri in questione sarebbero pari a zero, trattandosi della prestazione di un servizio intellettuale (la progettazione definitiva ed esecutiva dei lavori di ampliamento, ristrutturazione, demolizione e ricostruzione della scuola primaria “R. Zigotti”). A confutazione di detta argomentazione è, infatti, sufficiente la lettura del contratto stipulato tra il Comune di Malo ed il R.T.P. aggiudicatario (doc. 4 del Comune di Schio), che elenca una serie di prestazioni comportanti necessariamente verifiche in loco (si pensi alle relazioni geologiche, geotecniche, sismiche; all’analisi di vulnerabilità sismica; ai rilievi planoaltimetrici ed agli elaborati grafici, ecc.): il tutto, del resto, in conformità allo schema di contratto previsto dalla lex specialis (cfr. doc. 3 del controinteressato);
- si richiama, sul punto, la recente decisione del Consiglio di Stato, Sez. VI, 13 luglio 2016, n. 3139, le cui indicazioni si ritiene che ben si attaglino alla vicenda ora all’esame. In detto arresto, infatti, il Supremo Consesso Amministrativo ha giudicato legittima l’esclusione dalla gara di appalto di una società di progettazione, la quale non aveva indicato i costi relativi alla sicurezza interna, ritenendo che, poiché si trattava di servizio di natura intellettuale, non si sarebbero potuti configurare oneri di sicurezza cd. interni o aziendali. In contrario, i giudici hanno rilevato che nel caso specifico (avente ad oggetto la redazione di piano delle zone di pericolo), sia nel capitolato d’oneri, sia nelle direttive per la redazione dei piani in questione emanate in attuazione della legge provinciale, erano previsti sopralluoghi e rilievi sul campo nelle aree di pericolo, che implicavano l’esposizione del personale incaricato a rischi specifici connessi a tale attività. Anche nella fattispecie ora in esame l’esistenza di analoghi sopralluoghi e rilievi poteva desumersi già dalla lex specialis ed in specie dallo schema di contratto, i cui contenuti – come visto al punto precedente – sono stati pedissequamente recepiti dal contratto poi stipulato tra il Comune di Malo e l’aggiudicatario;
- al riguardo va aggiunto che, se l’indagine geologica era già stata pubblicata sul sito della stazione appaltante, essendo state le relative prove svolte direttamente dai tecnici comunali, mentre i tecnici progettisti avrebbero solo assistito alle operazioni, peraltro a distanza – come obietta il Comune di Malo, al fine di escludere l’esistenza di sopralluoghi in zone connotate da intrinseco pericolo –, non si capisce perché nell’oggetto del contratto è stata inserita, tra l’altro, per l’incarico di progettazione esecutiva l’effettuazione di relazioni geologiche;
- è poi totalmente irrilevante che il bando di gara contenesse la seguente affermazione: “i costi della sicurezza relative (sic) a interferenze sono pari a zero”. Come ben noto, infatti, gli oneri di sicurezza per le interferenze, la cui misura va predeterminata dalla stazione appaltante, vanno tenuti distinti dagli oneri di sicurezza da rischio specifico, cd. interni o aziendali, la cui quantificazione spetta ad ogni concorrente in rapporto alla sua offerta economica (C.d.S., A.P., 20 marzo 2015, n. 3; T.A.R. Lazio, Latina, Sez. I, 15 gennaio 2014, n. 8): del resto, di tale distinzione si mostra ben consapevole il Comune di Schio nelle proprie difese;
- da ultimo, pare incomprensibile e comunque non è condivisibile l’obiezione del Comune di Malo, secondo cui il R.T.P. aggiudicatario si sarebbe trovato nell’impossibilità materiale di indicare gli oneri di sicurezza interni, essendo formato da soggetti che svolgono la professione singolarmente, senza la collaborazione di dipendenti;
- che nel caso di specie vi fosse uno specifico onere delle concorrenti di quantificare ed indicare gli oneri di sicurezza interni o aziendali, emerge dall’art. 95, comma 10, del d.lgs. n. 50/2016 – ratione temporis applicabile alla gara all’esame – a tenor del quale “nell’offerta economica l’operatore deve indicare i propri costi aziendali concernenti l’adempimento delle disposizioni in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro”. Secondo il Collegio, in presenza di una così esplicita disposizione di legge, è del tutto irrilevante che né la lex specialis di gara (bando e disciplinare), né il modello di offerta economica predisposto dalla stazione appaltante avessero previsto la dichiarazione separata di tali oneri, discendendo direttamente ed inequivocabilmente dalla legge l’obbligo (rectius, l’onere) di effettuare la dichiarazione stessa: il ché – occorre aggiungere – è proprio il quid novi contenuto nella disciplina dettata sul punto dall’art. 95, comma 10, cit., che ha inteso porre fine, una volta per tutte, ai ben noti contrasti insorti nel preesistente assetto normativo;
- la mancata indicazione, da parte sia del R.T.P. aggiudicatario, sia del secondo classificato (v., per quest’ultimo, pag. 16 del verbale di gara del 13 luglio 2016), degli oneri di sicurezza cd. aziendali o interni, ha dunque comportato violazione, ad opera delle predette concorrenti, dell’art. 95, comma 10, del d.lgs. n. 50/2016 (cfr. C.d.S., Sez. V, ord. 15 dicembre 2016, n. 5582);
- né può reputarsi, ad avviso del Collegio, che detta omissione fosse sanabile tramite il cd. soccorso istruttorio ex art. 83, comma 9, del d.lgs. n. 50/2016, poiché è proprio questa disposizione che, nel consentire il cd. soccorso istruttorio a pagamento per sanare le mancanze, le incompletezze e le altre irregolarità essenziali degli elementi e del documento unico di gara europeo di cui al successivo art. 85, esclude dalla sanatoria “quelle afferenti all’offerta tecnica ed economica”. Questo Tribunale ha, del resto, già avuto modo di precisare di recente – pur se relativamente ad una fattispecie ricadente nell’ambito applicativo del previgente d.lgs. n. 163/2006 – che gli oneri di sicurezza cd. aziendali o specifici, per la loro finalità di tutela della sicurezza del lavoro, costituiscono elemento essenziale dell’offerta (T.A.R. Veneto, Sez. I, 24 agosto 2016, n. 977): coerentemente con tale impostazione, si deve, perciò, ritenere che nell’attuale assetto normativo tali oneri, afferendo al nucleo dell’offerta economica, rientrino nella suesposta esclusione dalla sanabilità con il soccorso istruttorio, prevista dall’art. 83, comma 9, del d.lgs. n. 50/2016;
- né, va infine rimarcato, emergono allo stato profili di incompatibilità fra le disposizioni di diritto interno che impongono, ora in modo tassativo, l’indicazione degli oneri in questione ed il pertinente paradigma normativo eurounitario (C.d.S., Sez. V, ord. n. 5582/2016, cit.);
Ritenuto, per quanto detto, che il ricorso sia fondato e da accogliere, poiché la mancata indicazione degli oneri di sicurezza cd. interni, da parte dei concorrenti classificati al primo ed al secondo posto in graduatoria, avrebbe dovuto comportarne l’esclusione dalla graduatoria stessa e la conseguente aggiudicazione della gara al R.T.P. “Mate”, di cui era capogruppo la ricorrente;
Ritenuto, per conseguenza, di dover disporre l’annullamento degli atti impugnati con il ricorso ed in particolare della determinazione di aggiudicazione del servizio;
Ritenuto, invece, di non poter accogliere né la domanda di declaratoria di inefficacia del contratto, né la domanda – connessa alla precedente – di risarcimento del danno in forma specifica mediante aggiudicazione del servizio al R.T.P. “Mate”, essendo già stato integralmente eseguito il contratto stipulato dal Comune di Malo con il R.T.P. “Zoncheddu & Associati”;
Considerato sul punto che, ai sensi dell’art. 122 c.p.a., fuori dei casi indicati dall’art. 121, comma 1 e dell’art. 123, comma 3, c.p.a. (non invocati nella fattispecie in esame), il giudice amministrativo, una volta annullata l’aggiudicazione definitiva dell’appalto oggetto del contendere, può dichiarare l’inefficacia del relativo contratto, ma a condizione che il vizio dell’aggiudicazione non comporti l’obbligo di rinnovare la gara, la domanda di subentro sia stata proposta e lo stato di esecuzione del contratto e la tipologia stessa di questo consentano tale subentro (v. C.d.S., Sez. V, 25 giugno 2014, n. 3220);
Considerato, tuttavia, che nel caso de quo, se è vero che la tipologia del contratto (appalto di servizi e non di lavori) renderebbe, in linea di principio, più agevole per l’appaltatore sostituirsi all’altro nell’esecuzione delle prestazioni (C.d.S., Sez. III, 19 dicembre 2011, n. 1938), nondimeno lo stato di avanzamento di tale contratto – ormai già pienamente eseguito, vista l’intervenuta consegna degli elaborati al Comune di Malo: v. doc. 9 del controinteressato – non consente né la declaratoria della sua inefficacia, né il subentro del R.T.P. “Mate” nell’aggiudicazione (cfr. T.A.R. Veneto, Sez. I, 24 ottobre 2016, n. 1168): ciò, tanto più in ragione della natura dell’incarico affidato (progettazione di opera pubblica), prodromico ad ulteriori e successivi affidamenti per l’esecuzione dei lavori aventi ad oggetto la scuola di che trattasi;
Ritenuto, pertanto, di dover accogliere la domanda, proposta in subordine dalla Mate Soc. Coop.va, di risarcimento del danno per equivalente monetario;
Considerato, sul punto, che i danni da riconoscere alla ricorrente sono i seguenti:
- il cd. lucro cessante, che può ragionevolmente quantificarsi, in base alle osservazioni del Comune di Malo, nella misura del 5% dell’offerta del R.T.P. “Mate” (€ 83.238,49: v. all. 8 al ricorso), per un totale di € 4.161,92. Il calcolo di una tale ridotta percentuale discende sia dal fatto che la perdita di utilità subita dalla ricorrente può essere stata ridotta dall’utilizzo delle proprie strutture di personale e mezzi in altre attività o servizi analoghi, sia dall’elevato numero di gare per servizi di architettura a cui la cooperativa ricorrente ha partecipato nel biennio 2015/2016 (all. 3 depositato il 18 gennaio 2017), che fa pensare ad un vasto giro di affari della società, rispetto al quale l’appalto ora in esame rappresenta solo una modesta frazione, sia perché la società non ha comunque fornito una puntuale allegazione dell’utile ritraibile in caso di aggiudicazione dell’appalto. A tal proposito si rammenta che, per la giurisprudenza prevalente, il danno da mancata aggiudicazione della gara, in assenza di allegazione probatoria, va liquidato nella misura del 5% dell’offerta, poiché è ragionevole ritenere che il concorrente abbia riutilizzato mezzi e manodopera per lo svolgimento di altri lavori, servizi e forniture analoghi, così riducendo la propria perdita di utilità (cfr., ex plurimis, C.d.S., Sez. V, 13 settembre 2016, n. 3858; id., Sez. IV, 9 febbraio 2015, n. 656);
- il cd. danno curriculare, legato al fatto che dall’aggiudicazione e dalla conseguente esecuzione di un appalto pubblico l’impresa ricava un’utilità ulteriore rispetto alla percezione del corrispettivo pattuito, costituita dall’accrescimento delle proprie potenzialità competitive, cioè delle chances di aggiudicarsi ulteriori appalti in futuro (cfr., ex multis, C.d.S., Sez. VI, 15 settembre 2015, n. 4283; T.A.R. Friuli-Venezia Giulia, Sez. I, 28 gennaio 2016, n. 21). Tale danno – la cui esistenza è stata adeguatamente comprovata dalla ricorrente (cfr., ex plurimis, C.d.S., Sez. IV, 22 dicembre 2014, n. 6287; id., Sez. V, n. 3220/2014, cit.; T.A.R. Veneto, Sez. I, n. 1168/2016, cit.) – può quantificarsi equitativamente nel 2,5% dell’importo corrispondente alla sua offerta (v. T.A.R. Lazio, Latina, Sez. I, 23 aprile 2010, n. 594) e, quindi, in € 2.080,96;
Considerato che non può essere, invece, riconosciuta alla società ricorrente alcuna somma a titolo di risarcimento del cd. danno emergente, sia perché la società non ha fornito alcun elemento di prova delle spese sostenute, sia in adesione all’orientamento della giurisprudenza prevalente, secondo cui i costi sostenuti per partecipare alla gara non sono risarcibili al concorrente che lamenti la mancata aggiudicazione dell’appalto, o anche solo la perdita della chance di aggiudicarselo (C.d.S., Sez. VI, 9 giugno 2008, n. 2751);
Considerato, infatti, sul punto che la partecipazione alle gare di appalto comporta per i concorrenti dei costi che, ordinariamente, restano a carico dei medesimi, in caso sia di aggiudicazione, sia di mancata aggiudicazione: infatti, le spese di partecipazione in generale costituiscono un investimento ed anche un rischio del concorrente, funzionale alla previsione di guadagno derivante dall’eventuale aggiudicazione (cfr., ex multis, C.d.S., Sez. VI, 2 marzo 2009, n. 1180; T.A.R. Lazio, Latina, Sez. I, 21 dicembre 2009, n. 1340). Dette spese si configurano come danno emergente soltanto nel caso – diverso dalla fattispecie in esame – in cui il concorrente subisca un’esclusione illegittima, perché in tale evenienza viene in considerazione la pretesa del contraente a non essere coinvolto in trattative inutili (C.d.S., Sez. VI, n. 2751/2008, cit.; id., 4 settembre 2002, n. 4435);
Considerato, ancora, che sulla somma riconosciuta a titolo di risarcimento del danno per il cd. lucro cessante e per il cd. danno curriculare si dovranno calcolare la rivalutazione monetaria e gli interessi legali fino alla pubblicazione della sentenza. In particolare, gli interessi cd. compensativi dovranno essere computati secondo i criteri stabiliti dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione nella nota sentenza n. 1712 del 17 febbraio 1995 e, quindi, calcolati dalla data del fatto non già sulla somma complessiva rivalutata alla data della liquidazione, ma sulla somma originaria rivalutata anno per anno, cioè in riferimento ai singoli momenti con riguardo ai quali la ridetta somma si incrementa nominalmente in base agli indici di rivalutazione monetaria (C.d.S., Sez. IV, n. 6287/2014, cit.; id., Sez. V, 8 novembre 2012, n. 5686; T.A.R. Veneto, Sez. I, n. 1168/2016, cit.);
Considerato, infine, che, trasformandosi, con la liquidazione giudiziale, il debito di valore in debito di valuta, sulla somma complessiva ora indicata dovranno essere corrisposti gli interessi legali, con decorrenza dalla data di pubblicazione della sentenza e fino all’effettiva soddisfazione del credito risarcitorio (T.A.R. Lombardia, Milano, Sez. III, 3 dicembre 2013, n. 2681);
Ritenuta la sussistenza degli estremi per disporre l’integrale compensazione delle spese tra le parti, in ragione della novità della questione trattata, attinente alla disciplina degli oneri di sicurezza cd. interni o aziendali dopo l’entrata in vigore del d.lgs. n. 50/2016
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto – Sezione Prima (I^), così definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie nei termini di cui in motivazione e, per l’effetto:
a) in accoglimento della domanda caducatoria, annulla gli atti con lo stesso impugnati ed in specie la determinazione di aggiudicazione del servizio al R.T.P. controinteressato;
b) respinge la domanda di declaratoria di inefficacia del contratto e quella di risarcimento in forma specifica mediante aggiudicazione del servizio alla ricorrente;
c) accoglie la domanda di risarcimento per equivalente monetario, proposta in via subordinata dalla ricorrente e conseguentemente condanna in solido il Comune di Schio e quello di Malo a pagare alla predetta ricorrente la somma di € 4.161,92 a titolo di lucro cessante ed € 2.080,96 a titolo di danno curriculare, con interessi legali e rivalutazione monetaria come indicato in motivazione.
Così deciso in Venezia, nella Camera di consiglio del giorno 8 febbraio 2017, con l’intervento dei magistrati: