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Timestamp: 2018-12-10 12:11:52+00:00
Document Index: 178883134

Matched Legal Cases: ['art. 6', 'art. 21', 'art. 10', 'art. 21', 'art. 21', 'art. 21', 'art. 21', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 21', 'art. 10', 'art. 74', 'art. 21', 'art. 21', 'art. 21', 'art. 26', 'art. 26', 'art. 23', 'art. 26', 'art. 41']

IVA: Chiarimenti Circolare dell'agenzia delle Entrate del 3 maggio 2013, n. 12/E - PDF
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1 Prot. 94/2013 Milano, Circolare n. 50/2013 AREA: Circolari, Fiscale IVA: Chiarimenti Circolare dell'agenzia delle Entrate del 3 maggio 2013, n. 12/E L Agenzia delle Entrate fornisce i primi chiarimenti sulle novità fiscali introdotti dalla legge di stabilità per l anno 2013 in materia di IVA. IVA Modifiche alla base imponibile La legge di stabilità 2013 ha modificato i criteri con i quali computare nella base imponibile IVA i corrispettivi, le spese e gli oneri sostenuti in valuta estera. Gli importi in valuta estera devono essere computati secondo il cambio del giorno di effettuazione dell'operazione, determinato ai sensi dell'art. 6 del D.P.R. n. 633/1972. Diversamente dalla precedente formulazione, viene previsto che, laddove non sia noto il giorno di effettuazione dell'operazione (informazione che andrebbe indicata in fattura), il tasso di cambio debba essere individuato con riferimento al giorno di emissione della fattura, nel presupposto che coincida con il giorno di effettuazione dell'operazione medesima. In assenza del cambio di riferimento, deve essere utilizzato il cambio del giorno antecedente più prossimo al momento di effettuazione dell'operazione od alla data di emissione della fattura. Modifiche ai criteri di applicazione dell'inversione contabile La legge di stabilità 2013 ha introdotto modifiche in materia di inversione contabile. Si ricorda che la norma previgente imponeva l'assolvimento dell'imposta da parte del committente, mediante la procedura di integrazione e di registrazione prevista Pagina 1 / 8
2 dagli artt. 46 e 47 del D.L. n. 331/1993, esclusivamente per le cosiddette "prestazioni generiche", effettuate da un operatore comunitario nei confronti di un soggetto passivo sito nel territorio dello Stato. Per effetto delle modifiche apportate dalla legge di stabilità, a decorrere dal 1 gennaio 2013, la medesima procedura di assolvimento dell'imposta si applica sia alle cessioni di beni sia a tutte le prestazioni di servizi (anche "non generiche") rese da un soggetto passivo comunitario nel territorio della Stato. Dal 1 gennaio 2013, quindi, il committente/cessionario nazionale dovrà: numerare la fattura del fornitore comunitario ed integrarla con l'indicazione del controvalore in euro del corrispettivo e degli altri elementi che concorrono a formare la base imponibile dell'operazione espressi in valuta estera, nonché dell'ammontare dell'iva, calcolata secondo l'aliquota applicabile; annotare la fattura, come sopra integrata, entro il giorno 15 del mese successivo a quello di ricezione della fattura, e con riferimento al mese precedente, distintamente nel registro Iva vendite, secondo l'ordine della numerazione, con l'indicazione anche del corrispettivo dell'operazione espresso in valuta estera; annotare la stessa fattura integrata, distintamente, anche nel registro Iva acquisti, al fine di esercitare la detrazione eventualmente spettante; nel caso di mancata ricezione della fattura del fornitore comunitario, entro il secondo mese successivo a quello di effettuazione dell'operazione, emettere autofattura entro il giorno 15 del terzo mese successivo a quello di effettuazione dell'operazione ed annotarla entro il termine di emissione e con riferimento al mese precedente. Modifiche al volume d'affari La legge di stabilità 2013 ha modificato la disposizione sulla determinazione del volume d'affari Iva. In particolare, a decorrere dal 1 gennaio 2013, le prestazioni di servizi generiche rese da un soggetto passivo stabilito nel territorio nazionale ad un soggetto passivo non stabilito, pur essendo operazioni fuori campo di applicazione dell'imposta, devono essere considerate rilevanti ai fini della determinazione del volume d'affari. Ai fini della individuazione delle operazioni che rilevano per la determinazione del volume d'affari occorre, inoltre, tenere conto delle modifiche introdotte all'art. 21 del D.P.R. n. 633/1972. In particolare, è stato introdotto l'obbligo di emettere fattura, senza indicazione dell'ammontare dell'imposta ma con l'indicazione della causa per la quale la stessa viene emessa, per le operazioni non soggette ad imposta per carenza del requisito Pagina 2 / 8
3 di territorialità. Si tratta: 1. delle cessioni di beni e delle prestazioni di servizi, diverse da quelle esenti di cui all'art. 10, nn. da 1) a 4) e 9), del citato D.P.R. n. 633/1972, effettuate nei confronti di un soggetto passivo che è debitore d'imposta in un altro Stato membro dell'ue. Per queste operazioni in fattura deve essere riportata l'annotazione "inversione contabile" ed, eventualmente, la relativa norma comunitaria o nazionale; 2. delle cessioni di beni e prestazioni di servizi che si considerano effettuate fuori dell'ue, con l'annotazione "operazione non soggetta". In tal caso, lo status del cessionario/committente non assume rilievo ai fini dell'obbligo di fatturazione. Le predette operazioni, pertanto, partecipano, seppur non soggette ad imposizione nel territorio dello Stato, alla formazione del volume d'affari. Modifiche alla disciplina sulla fatturazione La fattura elettronica Il nuovo art. 21 del D.P.R. n. 633/1972, come modificato dalla legge di stabilità 2013, definisce la fattura elettronica, la cui adozione è espressamente subordinata all'accettazione da parte del destinatario, stabilendo che: "Per fattura elettronica si intende la fattura che è stata emessa e ricevuta in un qualunque formato elettronico". Secondo la nuova formulazione, la fattura elettronica deve garantire i requisiti di autenticità dell'origine, di integrità del contenuto e di leggibilità e, rispetto alla previgente formulazione, tali requisiti possono, ora, essere soddisfatti con modalità alternative lasciate alla libera scelta del contribuente, conformemente a quanto prescritto in materia dalla Direttiva UE n. 2006/112, che prevede che gli Stati membri "(...) accettano come fattura ogni documento o messaggio cartaceo o elettronico che soddisfa le condizioni stabilite dal presente capo". Si tratta di modalità che, sebbene non predeterminate dalla norma, debbono, comunque, garantire l'integrità e la leggibilità del documento, nonché l'autenticità della sua origine dal momento della sua emissione fino al termine del suo periodo di conservazione. Il citato art. 21, al comma 3, dispone che l'autenticità dell'origine e l'integrità del contenuto possono essere garantite mediante "sistemi di controllo di gestione che assicurino un collegamento affidabile tra la fattura e la cessione di beni o la prestazione di servizi ad essa riferibile, ovvero mediante l'apposizione della firma elettronica qualificata o digitale dell'emittente o mediante sistemi EDI di Pagina 3 / 8
4 trasmissione elettronica dei dati o altre tecnologie in grado di garantire l'autenticità dell'origine e l'integrità dei dati". La fattura elettronica si ha per emessa, tra l'altro, quando viene "messa a disposizione del cessionario o committente", ad esempio sul sito o sul portale elettronico dell'emittente ovvero del terzo incaricato dell'emissione per suo conto. Al riguardo, l'agenzia delle Entrate richiama i chiarimenti forniti con la circolare n. 45/E del 2005, laddove è stato precisato che la fattura elettronica si considera messa a disposizione quando al destinatario venga inviato un messaggio ( ) contenente un protocollo di comunicazione ed un link di collegamento al server, ove lo stesso può effettuare, in qualsiasi momento, il download della fattura, cioè scaricare il documento elettronico. Il nuovo contenuto della fattura Viene modificato anche il contenuto della fattura, elettronica o cartacea, in accordo con quanto previsto dalla citata Direttiva UE n. 2006/112, in relazione alle indicazioni obbligatorie del documento fiscale. Circa i dati identificativi del cessionario/committente, oltre alla ditta, denominazione o ragione sociale, nome e cognome, residenza o domicilio del soggetto cessionario o committente, del rappresentante fiscale nonché ubicazione della stabile organizzazione per i soggetti non residenti, in fattura deve essere sempre indicato: il numero di partita Iva del soggetto cessionario o committente quando si tratti di soggetto passivo stabilito nel territorio dello Stato; il numero di identificazione Iva attribuito dallo Stato membro di stabilimento in caso di soggetto passivo stabilito in un altro Stato membro dell'ue; il codice fiscale nel caso in cui il cessionario o committente, residente o domiciliato nel territorio dello Stato non agisce nell'esercizio d'impresa, arte o professione. E introdotto l'obbligo generalizzato in capo al cessionario o committente di comunicare al cedente o prestatore la partita Iva o il numero di identificazione Iva attribuito dallo Stato membro di stabilimento, se soggetto passivo, ovvero il codice fiscale in caso contrario. Peraltro, ove l'acquisto riguardi beni o servizi ad uso promiscuo, l'amministrazione finanziaria ritiene che il destinatario che agisce anche in veste di soggetto passivo debba essere identificato mediante l'indicazione del numero di partita Iva senza dover indicare il codice fiscale del medesimo. Circa la valuta in cui devono essere indicati gli importi di corrispettivi, spese e altri oneri l'agenzia delle Entrate ricorda che, nella precedente formulazione del citato art. 21, nelle fatture in lingua straniera detti importi potevano essere espressi in Pagina 4 / 8
5 qualsiasi valuta, purché l'imposta fosse indicata in euro. Per effetto delle modifiche apportate dalla legge di stabilità 2013, tale possibilità non è più prevista. Pertanto, anche per le predette fatture vale la regola generale che dispone l'indicazione dell'imposta e dell'imponibile con arrotondamento al centesimo di euro. Termini e modalità di emissione della fattura Il nuovo art. 21, comma 4, del D.P.R. n. 633/1972, come modificato dalla legge di stabilità 2013, disciplina i termini e le modalità di emissione della fattura. Resta ferma la regola generale, secondo cui la fattura deve essere emessa al momento di effettuazione dell'operazione, determinata a norma dell'art. 6 del medesimo D.P.R. n. 633/1972. Tuttavia, sono state ampliate le fattispecie in relazione alle quali è possibile derogare a tale regola. In particolare: 1. per le cessioni di beni la cui consegna o spedizione risulta da documento di trasporto o da altro documento idoneo ad identificare i soggetti tra i quali è effettuata l'operazione ed avente le caratteristiche determinate con il D.P.R. n. 472/1996, nonché di prestazioni di servizi individuabili attraverso idonea documentazione, effettuate nello stesso mese solare nei confronti del medesimo soggetto, può essere emessa una sola fattura, recante il dettaglio delle operazioni, entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione delle medesime; 2. per le cessioni di beni effettuate dal cessionario nei confronti di un soggetto terzo per il tramite del proprio cedente, la fattura è emessa entro il mese successivo a quello della consegna o spedizione dei beni; 3. per le prestazioni di servizi rese a soggetti passivi stabiliti in altro Stato membro dell'ue non soggette ad Iva per carenza del requisito territoriale, la fattura è emessa entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell'operazione; 4. per le prestazioni di servizi di cui all'art. 6, comma 6, primo periodo, del D.P.R. n. 633/1972, rese o ricevute da un soggetto passivo stabilito fuori dell'ue, la fattura è emessa entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell'operazione. Le annotazioni in fattura Il nuovo art. 21, comma 6, del D.P.R. n. 633/1972, con riferimento a determinate Pagina 5 / 8
6 operazioni, richiede l'annotazione in fattura del peculiare regime applicabile all'operazione stessa, rendendo facoltativa l'indicazione della specifica norma comunitaria o nazionale, richiesta obbligatoriamente dalla previgente normativa. In particolare, si tratta: 1. delle cessioni relative a beni in transito o depositati in luoghi soggetti a vigilanza doganale, non soggette all'imposta, per le quali è prescritta l'annotazione "operazione non soggetta"; 2. delle operazioni non imponibili di cui agli artt. 8, 8-bis, 9 e 38-quater del citato D.P.R. n. 633/ 1972, per le quali è prescritta l'annotazione "operazione non imponibile"; 3. delle operazioni esenti di cui all'art. 10 [eccetto quelle indicate al n. 6)] del medesimo D.P.R. n. 633/1972, per le quali è prescritta l'annotazione "operazione esente"; 4. delle operazioni soggette al regime del margine previsto dal D.L. n. 41/1995, per le quali è prescritta, a seconda dei casi, l'annotazione: "regime del margine - beni usati", "regime del margine - oggetti d'arte", "regime del margine - oggetti di antiquariato o da collezione"; 5. delle operazioni effettuate dalle agenzie di viaggio e turismo soggette al regime del margine previsto dall'art. 74-ter del D.P.R. n. 633/1972, per le quali è prescritta l'annotazione "regime del margine - agenzie di viaggio". Il nuovo comma 6-ter del citato art. 21, inoltre, dispone che le fatture emesse dal cessionario di un bene o dal committente di un servizio in virtù di un obbligo proprio devono recare l'annotazione "autofatturazione". La nuova fattura semplificata La legge di stabilità 2013 ha introdotto la disciplina della fattura semplificata, che è, ora, disciplinata dal nuovo art. 21-bis del D.P.R. n. 633/1972. La nuova norma prevede che, fermo restando quanto stabilito dall'art. 21 del medesimo decreto, la fattura di ammontare complessivo non superiore a 100 euro, nonché, a prescindere dall'ammontare, la fattura rettificativa di cui all'art. 26 del citato D.P.R. n. 633/1972 (cosiddetta "nota di variazione dell'imponibile o dell'imposta"), può essere emessa in modalità semplificata, recando almeno le seguenti indicazioni: 1. data di emissione; 2. numero progressivo che la identifichi in modo univoco; 3. ditta, denominazione o ragione sociale, nome e cognome, residenza o domicilio del soggetto cedente o prestatore, del rappresentante fiscale nonché Pagina 6 / 8
7 ubicazione della stabile organizzazione per i soggetti non residenti; 4. numero di partita Iva del soggetto cedente o prestatore; 5. ditta, denominazione o ragione sociale, nome e cognome, residenza o domicilio del soggetto cessionario o committente, del rappresentante fiscale nonché ubicazione della stabile organizzazione per i soggetti non residenti; in alternativa, in caso di soggetto stabilito nel territorio dello Stato può essere indicato il codice fiscale o il numero di partita Iva, ovvero, in caso di soggetto passivo stabilito in un altro Stato membro dell'ue, numero di identificazione Iva attribuito dallo Stato membro di stabilimento; 6. descrizione dei beni ceduti e dei servizi resi; 7. ammontare del corrispettivo complessivo e dell'imposta incorporata, ovvero dei dati che permettono di calcolarla; 8. per le fatture emesse ai sensi dell'art. 26 del D.P.R. n. 633/1972, il riferimento alla fattura rettificata e le indicazioni specifiche che vengono modificate. Il cessionario/committente stabilito nel territorio dello Stato può essere identificato con il solo numero di partita Iva o con il codice fiscale oppure con il numero identificativo Iva del Paese di stabilimento, se si tratta di un soggetto passivo stabilito in un altro Stato membro. Nel documento in esame, l Agenzia delle Entrate precisa che, nel caso in cui il cessionario/committente sia identificato con il solo numero di partita Iva o con il codice fiscale, l'obbligo di registrazione della fattura semplificata da parte dell'emittente è correttamente assolto con l'indicazione dei predetti dati, in luogo della ditta, denominazione o ragione sociale, come prescritto dall'art. 23, comma 2, del medesimo D.P.R. n. 633/1972. Inoltre, l'operazione può essere indicata in modo sintetico e non è richiesta la distinta esposizione dell'imponibile e dell'imposta, essendo sufficiente indicare l'importo totale comprensivo dell'operazione e l'ammontare dell'imposta ivi incorporata ovvero, in alternativa, i dati che permettono di calcolarla. La nuova norma consente di emettere in forma semplificata le fatture di cui al citato art. 26 del D.P.R. n. 633/1972 (c.d. note di credito). La fatturazione semplificata non è invece ammessa per le seguenti operazioni: 1. le cessioni intracomunitarie di cui all'art. 41 del D.L. n. 331/1993; 2. le operazioni non soggette ad Iva per difetto del requisito della territorialità, effettuate da soggetti passivi stabiliti nel territorio dello Stato nei confronti di soggetti passivi debitori dell'imposta in un altro Stato membro con il meccanismo dell'inversione contabile, per le quali in fattura deve essere apposta l'annotazione "inversione contabile". Con Decreto del Ministro dell'economia e delle Finanze, il limite di 100 euro può Pagina 7 / 8
8 Powered by TCPDF ( essere elevato fino a 400 euro e può essere consentita l'emissione di fatture semplificate anche senza limiti di importo per le operazioni effettuate nell'ambito di specifici settori di attività o da specifiche tipologie di soggetti, per i quali le pratiche commerciali od amministrative ovvero le condizioni tecniche di emissione delle fatture rendono particolarmente difficoltoso il rispetto degli adempimenti previsti per l'emissione delle stesse. Pagina 8 / 8