Source: http://www.edscuola.it/archivio/norme/decreti/statuto3.html
Timestamp: 2016-06-27 14:48:50+00:00
Document Index: 5389066

Matched Legal Cases: ['art. 4', 'art. 5', 'art. 3', 'art 4', 'art. 4', 'art. 5', 'art 361', 'art. 4', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 3', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 30', 'art. 5', 'art. 2', 'art. 2048', 'art. 147', 'art. 2048', 'art. 2048', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 3', 'art.1']

Dipartimento per l�Istruzione Direzione Generale per lo Studente, l�Integrazione, la Partecipazione e la Comunicazione
Nella Gazzetta n. 293 del 18.12.2007 � stato pubblicato il D.P.R n. 235 del 21 novembre 2007 - Regolamento che apporta modifiche ed integrazioni al D.P.R. 24 giugno 1998, n. 249, concernente lo Statuto delle studentesse e degli studenti della scuola secondaria. PREMESSA
I fatti di cronaca che hanno interessato la scuola, negli ultimi anni, dalla trasgressione delle comuni regole di convivenza sociale agli episodi pi� gravi di violenza e bullismo hanno determinato l�opportunit� di integrare e migliorare lo Statuto delle Studentesse e degli Studenti, approvato con DPR n. 249/1998. La scuola, infatti, quale luogo di crescita civile e culturale della persona, rappresenta, insieme alla famiglia, la risorsa pi� idonea ad arginare il rischio del dilagare di un fenomeno di caduta progressiva sia della cultura dell�osservanza delle regole sia della consapevolezza che la libert� personale si realizza nel rispetto degli altrui diritti e nell�adempimento dei propri doveri.
Il compito della scuola, pertanto, � quello di far acquisire non solo competenze, ma anche valori da trasmettere per formare cittadini che abbiano senso di identit�, appartenenza e responsabilit� .
Al raggiungimento di tale obiettivo � chiamata l�autonomia scolastica, che consente alle singole istituzioni scolastiche di programmare e condividere con gli studenti, con le famiglie, con le altre componenti scolastiche e le istituzioni del territorio, il percorso educativo da seguire per la crescita umana e civile dei giovani.
Ed infatti obiettivo delle norme introdotte con il regolamento in oggetto, non � solo la previsione di sanzioni pi� rigide e pi� adeguate a rispondere a fatti di gravit� eccezionale quanto, piuttosto la realizzazione di un�alleanza educativa tra famiglie, studenti ed operatori scolastici, dove le parti assumano impegni e responsabilit� e possano condividere regole e percorsi di crescita degli studenti.
Con le recenti modifiche non si � voluto quindi stravolgere l�impianto culturale e normativo che sta alla base dello Statuto delle studentesse e degli studenti e che rappresenta, ancora oggi, uno strumento fondamentale per l�affermazione di una cultura dei diritti e dei doveri tra le giovani generazioni di studenti. Tuttavia, a distanza di quasi dieci anni dalla sua emanazione, dopo aver sentito le osservazioni e le proposte delle rappresentanze degli studenti e dei genitori, si � ritenuto necessario apportare delle modifiche alle norme che riguardano le sanzioni disciplinari (art. 4) e le relative impugnazioni (art. 5).
In particolare, anche di fronte al diffondersi nelle comunit� scolastiche di fenomeni, talvolta gravissimi, di violenza, di bullismo o comunque di offesa alla dignit� ed al rispetto della persona umana, si � inteso introdurre un apparato normativo che consenta alla comunit� educante di rispondere ai fatti sopra citati con maggiore severit� sanzionatoria.
Si � infatti voluto offrire alle scuole la possibilit� di sanzionare con la dovuta severit�, secondo un criterio di gradualit� e di proporzionalit�, quegli episodi disciplinari che, pur rappresentando un�esigua minoranza rispetto alla totalit� dei comportamenti aventi rilevanza disciplinare, risultano particolarmente odiosi ed intollerabili, soprattutto se consumati all�interno dell�istituzione pubblica preposta all�educazione dei giovani. La scuola deve poter avere gli strumenti concreti di carattere sia educativo che sanzionatorio per far comprendere ai giovani la gravit� ed il profondo disvalore sociale di atti o comportamenti di violenza, di sopraffazione nei confronti di coetanei disabili, portatori di handicap o, comunque, che si trovino in una situazione di difficolt�. Comportamenti che, come afferma chiaramente la norma, configurino delle fattispecie di reati che violano la dignit� ed il rispetto della persona umana o che mettano in pericolo l�incolumit� delle persone e che, al contempo, nei casi pi� gravi, siano caratterizzati dalla circostanza di essere stati ripetuti dalla stessa persona, nonostante per fatti analoghi fosse gi� stato sanzionato, e che quindi siano connotati da una particolare gravit� tale da ingenerare un elevato allarme sociale nell�ambito della comunit� scolastica. Di fronte a tali situazioni, che la norma descrive in via generale, la scuola deve poter rispondere con fermezza ed autorevolezza al fine di svolgere pienamente il suo ruolo educativo e, al tempo stesso, di prevenire il verificarsi dei predetti fatti.
I comportamenti riprovevoli, e connotati da un altissimo grado di disvalore sociale, non possono essere trattati al pari delle comuni infrazioni disciplinari, ma devono poter essere sanzionati con maggiore rigore e severit�, secondo un principio di proporzionalit� tra la sanzione irrogabile e l�infrazione disciplinare commessa.
L�inasprimento delle sanzioni, per i gravi o gravissimi episodi sopra citati, si inserisce infatti in un quadro pi� generale di educazione alla cultura della legalit� intesa come rispetto della persona umana e delle regole poste a fondamento della convivenza sociale.
CONTENUTO DEI REGOLAMENTI D�ISTITUTO
Occorre innanzitutto premettere che destinatari delle norme contenute nello Statuto delle Studentesse e degli Studenti sono gli alunni delle scuole secondarie di 1� e 2� grado. Per gli alunni della scuola elementare risulta ancora vigente il Regio Decreto 26 aprile 1928, n. 1927, salvo che con riferimento alle disposizioni da ritenersi abrogate per incompatibilit� con la disciplina successivamente intervenuta. Le disposizioni cos� sopravvissute devono poi essere comunque �attualizzate� tramite la contestuale applicazione delle regole generali sull�azione amministrativa derivanti dalla L. n 241/1990, come pi� avanti si ricorderanno. La legge n. 241/1990, che detta norme sul procedimento amministrativo, costituisce comunque il quadro di riferimento di carattere generale per gli aspetti procedimentali dell�azione disciplinare nei confronti degli studenti.
Il D.P.R. in oggetto apporta sostanziali novit� in materia di disciplina, con specifico riferimento alle infrazioni disciplinari, alle sanzioni applicabili e all�impugnazione di quest�ultime.
Le modifiche introdotte impongono alle singole istituzioni scolastiche di adeguare ad esse i regolamenti interni. Appare necessario, a seguito delle modifiche introdotte dal D.P.R. in oggetto, ricapitolare i contenuti dei regolamenti d�istituto in tema di disciplina, come risultanti unitariamente dalle vecchie e dalle nuove norme.
Detti regolamenti dovranno individuare: le mancanze disciplinari. Partendo dalla previsione dell� art. 3 del citato D.P.R. n 249/98, che individua dei macro-doveri comportamentali facenti riferimento ad ambiti generali del vivere insieme, i regolamenti delle istituzioni scolastiche devono declinare gli stessi, tramite la specificazione di doveri e/o divieti di comportamento e di condotta.
le sanzioni da correlare alle mancanze disciplinari. Le sanzioni diverse dall�allontanamento dalla comunit� scolastica sono appannaggio del regolamento delle istituzioni scolastiche, che quindi le dovr� specificatamente individuare. A tal fine le istituzioni scolastiche si ispireranno al principio fondamentale della finalit� educativa e �costruttiva� e non solo punitiva della sanzione e alla non interferenza tra sanzione disciplinare e valutazione del profitto (art 4, comma 3, DPR 249). Quello che si richiede alle scuole � uno sforzo di tipizzazione di quei comportamenti generali cui ricollegare le sanzioni e non un rinvio generico allo Statuto delle studentesse e degli studenti, che di per s� non contiene fattispecie tipizzate, se non nei casi gravissimi.
gli organi competenti a comminare le sanzioni. Il regolamento d�istituto � chiamato ad identificare gli organi competenti ad irrogare le sanzioni diverse dall�allontanamento dalla comunit� scolastica (ad es. docente, dirigente scolastico o consiglio di classe). Le
sanzioni comportanti l�allontanamento dalla comunit� scolastica sono, inoltre, riservate dal D.P.R. alla competenza del Consiglio di Classe e del Consiglio d�Istituto.
Al riguardo va osservato che, a seguito delle recenti modifiche normative, la competenza di irrogare sanzioni che comportino l�allontanamento non viene pi� attribuita genericamente in capo ad un organo collegiale, come avveniva nel testo normativo previgente.
E� stato, viceversa, specificato dall�art. 4 comma 6 che: a) le sanzioni ed i provvedimenti che comportano l�allontanamento dalla comunit� scolastica per un periodo inferiore a 15 giorni sono sempre adottati dal CONSIGLIO DI CLASSE; b) le sanzioni che comportano un allontanamento superiore a 15 giorni, ivi compresi l�allontanamento fino al termine delle lezioni o con esclusione dallo scrutinio finale o la non ammissione all�esame di Stato conclusivo del corso di studi, sono sempre adottate dal CONSIGLIO DI ISTITUTO.
In particolare, con riferimento al Consiglio di classe si deve ritenere che l�interpretazione maggiormente conforme al disposto normativo (art. 5 D.Lgs. n. 297/1994) sia nel senso che tale organo collegiale quando esercita la competenza in materia disciplinare deve operare nella composizione allargata a tutte le componenti, ivi compresi pertanto gli studenti e i genitori, fatto salvo il dovere di astensione (es. qualora faccia parte dell�organo lo studente sanzionato o il genitore di questi)e di successiva e conseguente surroga.
il procedimento di irrogazione delle sanzioni disciplinari, con specifico riferimento ad es.
alla forma e alle modalit� di contestazione dell�addebito; forma e modalit� di attuazione del contraddittorio; termine di conclusione.
procedure di elaborazione condivisa e sottoscrizione del Patto educativo di corresponsabilit�. E� questo un ulteriore e nuovo elemento di contenuto del regolamento d�istituto, introdotto dal D.P.R.n. 235 del 2007. PRINCIPI GENERALI
Occorre tener presente che il nuovo testo normativo tende a sottolineare la funzione educativa della sanzione disciplinare, rafforzando la possibilit� di recupero dello studente attraverso attivit� di natura sociale, culturale ed in generale a vantaggio della comunit� scolastica (Art. 4 comma 2).
Pertanto i regolamenti d�istituto individueranno le sanzioni disciplinari rispondenti alla predetta finalit�, per esempio, le attivit� di volontariato nell�ambito della comunit� scolastica, le attivit� di segreteria, la pulizia dei locali della scuola, le piccole manutenzioni, l�attivit� di ricerca, il riordino di cataloghi e di archivi presenti nelle scuole,la frequenza di specifici corsi di formazione su tematiche di rilevanza sociale o culturale, la produzione di elaborati (composizioni scritte o artistiche) che inducano lo studente ad uno sforzo di riflessione e di rielaborazione critica di episodi verificatisi nella scuola, etc. Le misure sopra richiamate, alla luce delle recenti modifiche si configurano non solo come sanzioni autonome diverse dall�allontanamento dalla comunit� scolastica, ma altres� come misure accessorie che si accompagnano alle sanzioni di allontanamento dalla comunit� stessa .
Le norme introdotte dal D.P.R. 235, per�, tendono anche a sanzionare con maggiore rigore i comportamenti pi� gravi, tenendo conto, non solo della situazione personale dello studente, ma anche della gravit� dei comportamenti e delle conseguenze da essi derivanti. Nell�attuazione delle suddette sanzioni, infatti, occorrer� ispirarsi al principio di gradualit� della sanzione, in stretta correlazione con la gravit� della mancanza disciplinare commessa.
Occorre, inoltre, sottolineare che le sanzioni disciplinari sono sempre temporanee ed ispirate, per quanto possibile, alla riparazione del danno. (Art.4 � Comma 5). Ove il fatto costituente violazione disciplinare sia anche qualificabile come reato in base all�ordinamento penale, si ricorda che il dirigente scolastico sar� tenuto alla presentazione di denuncia all�autorit� giudiziaria penale in applicazione dell�art 361 c.p.. CLASSIFICAZIONE DELLE SANZIONI
Per maggiore chiarezza, si riporta una classificazione delle sanzioni disciplinari secondo un crescendo di gravit�.
A tal proposito va precisato che, le esemplificazioni che seguono non sono esaustive delle possibili mancanze disciplinari, n� delle possibili sanzioni, ma scaturiscono da una ampia ricognizione delle esperienze di molte scuole e dei loro regolamenti d�istituto.
A) Sanzioni diverse dall�allontanamento temporaneo dalla comunit� scolastica (art. 4 � Comma 1) Si tratta di sanzioni non tipizzate n� dal D.P.R. n. 249 n� dal D.P.R. n. 235, ma che devono essere definite ed individuate dai singoli regolamenti d�istituto, insieme, come gi� detto nel paragrafo precedente, alle mancanze disciplinari, agli organi competenti ad irrogarle ed alle procedure B) Sanzioni che comportano l�allontanamento temporaneo dello studente dalla comunit� scolastica per un periodo non superiore a 15 giorni ( Art. 4 - Comma 8):
Tale sanzione - adottata dal Consiglio di Classe - � comminata soltanto in caso di gravi o reiterate infrazioni disciplinari derivanti dalla violazione dei doveri di cui all�art. 3 del D.P.R. n. 249/98.
Durante il suddetto periodo di allontanamento � previsto un rapporto con lo studente e con i suoi genitori al fine di preparare il rientro dello studente sanzionato nella comunit� scolastica.
C) Sanzioni che comportano l�allontanamento temporaneo dello studente dalla comunit� scolastica per un periodo superiore a 15 giorni (Art. 4 � Comma 9). Le suddette sanzioni sono adottate dal Consiglio d�istituto, se ricorrono due condizioni, entrambe necessarie:
1) devono essere stati commessi �reati che violino la dignit� e il rispetto della persona umana ( ad es. violenza privata, minaccia, percosse, ingiurie, reati di natura sessuale etc.), oppure deve esservi una concreta situazione di pericolo per l�incolumit� delle persone (ad es. incendio o allagamento); 2) il fatto commesso deve essere di tale gravit� da richiedere una deroga al limite dell�allontanamento fino a 15 giorni previsto dal 7� comma dell�art. 4 dello Statuto. In tal caso la durata dell�allontanamento � adeguata alla gravit� dell�infrazione, ovvero al permanere della situazione di pericolo.
Si precisa che l�iniziativa disciplinare di cui deve farsi carico la scuola pu� essere assunta in presenza di fatti tali da configurare una fattispecie astratta di reato prevista dalla normativa penale.
Nei periodi di allontanamento superiori a 15 giorni, la scuola promuove - in coordinamento con la famiglia dello studente e, ove necessario, con i servizi sociali e l�autorit� giudiziaria - un percorso di recupero educativo mirato all�inclusione, alla responsabilizzazione e al reintegro, ove possibile, nella comunit� scolastica.
D) Sanzioni che comportano l�allontanamento dello studente dalla comunit� scolastica fino al termine dell�anno scolastico ( Art. 4 - comma 9bis):
L�irrogazione di tale sanzione, da parte del Consiglio d�Istituto, � prevista alle seguenti condizioni, tutte congiuntamente ricorrenti:
1) devono ricorrere situazioni di recidiva, nel caso di reati che violino la dignit� e il rispetto per la persona umana, oppure atti di grave violenza o connotati da una particolare gravit� tali da determinare seria apprensione a livello sociale;
2) non sono esperibili interventi per un reinserimento responsabile e tempestivo dello studente nella comunit� durante l�anno scolastico; Con riferimento alle sanzioni di cui ai punti C e D, occorrer� evitare che l�applicazione di tali sanzioni determini, quale effetto implicito, il superamento dell�orario minimo di frequenza richiesto per la validit� dell�anno scolastico. Per questa ragione dovr� essere prestata una specifica e preventiva attenzione allo scopo di verificare che il periodo di giorni per i quali si vuole disporre l�allontanamento dello studente non comporti automaticamente, per gli effetti delle norme di carattere generale, il raggiungimento di un numero di assenze tale da compromettere comunque la possibilit� per lo studente di essere valutato in sede di scrutinio. E) Sanzioni che comportano l�esclusione dello studente dallo scrutinio finale o la non ammissione all�esame di stato conclusivo del corso di studi (Art. 4 comma 9 bis e 9 ter)
Nei casi pi� gravi di quelli gi� indicati al punto D ed al ricorrere delle stesse condizioni ivi indicate, il Consiglio d�istituto pu� disporre l�esclusione dello studente dallo scrutinio finale o la non ammissione all�esame di Stato conclusivo del corso di studi (Comma 9 bis).
E� importante sottolineare che le sanzioni disciplinari di cui ai punti B,C,D ed E possono essere irrogate soltanto previa verifica, da parte dell�istituzione scolastica, della sussistenza di elementi concreti e precisi dai quali si evinca la responsabilit� disciplinare dello studente (Comma 9 ter).
La sanzione disciplinare, inoltre, deve specificare in maniera chiara le motivazioni che hanno reso necessaria l�irrogazione della stessa (art. 3 L. 241/1990) . Pi� la sanzione � grave e pi� sar� necessario il rigore motivazionale, anche al fine di dar conto del rispetto del principio di proporzionalit� e di gradualit� della sanzione medesima.
Nel caso di sanzioni che comportano l�allontanamento fino alla fine dell�anno scolastico, l�esclusione dallo scrutinio finale, la non ammissione agli esami di stato, occorrer�, anche esplicitare i motivi per cui �non siano esperibili interventi per un reinserimento responsabile e tempestivo dello studente nella comunit� durante l�anno scolastico�.
Di norma, (si rinvia in proposito alle disposizioni sull�autonomia scolastica) le sanzioni disciplinari, al pari delle altre informazioni relative alla carriera dello studente, vanno inserite nel suo fascicolo personale e, come quest�ultimo, seguono lo studente in occasione di trasferimento da una scuola ad un�altra o di passaggio da un grado all�altro di scuola. Infatti, le sanzioni disciplinari non sono considerati dati sensibili, a meno che nel testo della sanzione non si faccia riferimento a dati sensibili che riguardano altre persone coinvolte nei fatti che hanno dato luogo alla sanzione stessa (es. violenza sessuale). In tali circostanze si applica il principio dell�indispensabilit� del trattamento dei dati sensibili che porta ad operare con �omissis� sull�identit� delle persone coinvolte e comunque nel necessario rispetto del D.Lgs. n. 196 del 2003 e del DM 306/2007.
Ai fini comunque di non creare pregiudizi nei confronti dello studente che opera il passaggio all�altra scuola si suggerisce una doverosa riservatezza circa i fatti che hanno visto coinvolto lo studente. Va sottolineato, inoltre, che il cambiamento di scuola non pone fine ad un procedimento disciplinare iniziato, ma esso segue il suo iter fino alla conclusione.
Ovviamente i regolamenti d�istituto dovranno contenere anche precisazioni in ordine a quanto precede.
Per quanto attiene all�impugnazione (Art. 5) delle suddette sanzioni disciplinari le modifiche introdotte dal regolamento in questione sono finalizzate a garantire da un lato �il diritto di difesa� degli studenti e, dall�altro, la snellezza e rapidit� del procedimento, che deve svolgersi e concludersi alla luce di quanto previsto, della Legge 7 agosto 1990, n. 241.
Va rammentato, infatti, che il procedimento disciplinare verso gli alunni � azione di natura amministrativa, per cui il procedimento che si mette in atto costituisce procedimento amministrativo, al quale si applica la normativa introdotta dalla Legge n. 241/90 e successive modificazioni, in tema di avvio del procedimento, formalizzazione dell�istruttoria, obbligo di conclusione espressa, obbligo di motivazione e termine.
Il sistema di impugnazioni delineato dall�art. 5 del D.P.R. non incide automaticamente sull�esecutivit� della sanzione disciplinare eventualmente irrogata, stante il principio generale che vuole dotati di esecutivit� gli atti amministrativi pur non definitivi: la sanzione potr� essere eseguita pur in pendenza del procedimento di impugnazione, salvo quanto diversamente stabilito nel regolamento di istituto. Contro le sanzioni disciplinari anzidette � ammesso ricorso da parte di chiunque vi abbia interesse (genitori, studenti), entro quindici giorni dalla comunicazione ad un apposito
Organo di Garanzia interno alla scuola, istituito e disciplinato dai regolamenti delle singole istituzioni scolastiche. L�organo di garanzia dovr� esprimersi nei successivi dieci giorni (Art. 5 - Comma 1). Qualora l�organo di garanzia non decida entro tale termine, la sanzione non potr� che ritenersi confermata.
Si evidenzia che il Regolamento di modifica dello Statuto ha meglio definito, anche se non rigidamente, nel rispetto delle autonomie delle singole istituzioni scolastiche � la sua composizione. Esso � sempre presieduto dal Dirigente Scolastico - di norma, si compone , per la scuola secondaria di 2� grado da un docente designato dal consiglio d�istituto, da un rappresentante eletto dagli studenti e da un rappresentante eletto dai genitori; per la scuola secondaria di 1� grado, invece, da un docente designato dal Consiglio d�istituto e da due rappresentanti eletti dai genitori (Art. 5 - Comma 1). A proposito va sottolineato che i regolamenti dovranno precisare:
2) alle procedure di elezione e subentro dei membri, nonch� alla possibilit� di nominare membri supplenti, in caso di incompatibilit� (es. qualora faccia parte dell�O.G. lo stesso soggetto che abbia irrogato la sanzione) o di dovere di astensione (es. qualora faccia parte dell�O.G. lo studente sanzionato o un suo genitore)
b) il funzionamento dell�organo di garanzia, nel senso che
occorrer� precisare: 1) se tale organo in prima convocazione debba essere �perfetto�(deliberazioni valide se sono presenti tutti i membri) e magari in seconda convocazione funzioni solo con i membri effettivamente partecipanti alla seduta o se, al contrario, non sia mai necessario, per la validit� delle deliberazioni, che siano presenti tutti i membri;
2) il valore dell�astensione di qualcuno dei suoi membri (se influisca o meno sul conteggio dei voti).
L�organo di garanzia decide - su richiesta degli studenti della scuola secondaria superiore o di chiunque vi abbia interesse - anche sui conflitti che sorgono all�interno della scuola in merito all�applicazione del presente regolamento (Art. 5 Comma 2). ORGANO DI GARANZIA REGIONALE Il comma 3 del citato art. 5 modifica l�ulteriore fase di impugnatoria: la competenza a decidere sui reclami contro le violazioni dello Statuto, anche contenute nei regolamenti d�istituto, gi� prevista dall�originario testo del DPR 249, viene specificatamente attribuita alla competenza del Direttore dell�Ufficio scolastico regionale.
Il rimedio in esame, attraverso la valutazione della legittimit� del provvedimento in materia disciplinare, potr� costituire occasione di verifica del rispetto delle disposizioni contenute nello Statuto sia nell�emanazione del provvedimento oggetto di contestazione sia nell�emanazione del regolamento d�istituto ad esso presupposto.
E� da ritenersi che, in tal caso, il termine per la proposizione del reclamo sia di quindici giorni, in analogia con quanto previsto dal comma 1 dell�art. 5, decorrenti dalla comunicazione della decisione dell�organo di garanzia della scuola o dallo spirare del termine di decisione ad esso attribuito.
La decisione � subordinata al parere vincolante di un organo di garanzia regionale di nuova istituzione � che dura in carica due anni scolastici. Detto organo -
presieduto dal Direttore dell�Ufficio Scolastico Regionale o da un suo delegato � � composto, di norma, per la scuola secondaria di II grado, da due studenti designati dal coordinamento regionale delle consulte provinciali degli studenti, da tre docenti e da un genitore designati nell�ambito della comunit� scolastica regionale. Per la scuola secondaria di I grado, in luogo degli studenti sono designati altri due genitori.
Con riferimento alla designazione dei genitori, nel rispetto dell�autonoma decisione di ciascun Ufficio Scolastico Regionale, si suggerisce che la stessa avvenga nell�ambito dei rappresentanti del Forum Regionale delle Associazioni dei genitori (FORAGS). Per quanto concerne, invece la designazione dei docenti, lasciata alla competenza dei Direttori degli Uffici Scolastici Regionali, la scelta potr� tener conto, per quanto possibile, dell�opportunit� di non procurare aggravi di spesa in ordine al rimborso di titoli di viaggio.
L�organo di garanzia regionale, dopo aver verificato la corretta applicazione della normativa e dei regolamenti, procede all�istruttoria
esclusivamente sulla base della documentazione acquisita o di memorie scritte prodotte da chi propone il reclamo o dall�Amministrazione (Comma 4). Non � consentita in ogni caso l�audizione orale del ricorrente o di altri controinteressati.
Il comma 5 fissa il termine perentorio di 30 giorni, entro il quale l�organo di garanzia regionale deve esprimere il proprio parere. Qualora entro tale termine l�organo di garanzia non abbia comunicato il parere o rappresentato esigenze istruttorie, per cui il termine � sospeso per un periodo massimo di 15 giorni e per una sola volta (Art.16 - comma 4 della Legge 7 agosto 1990, n. 241), il Direttore dell�Ufficio Scolastico Regionale pu� decidere indipendentemente dal parere. PATTO EDUCATIVO DI CORRESPONSABILIT�
Si tratta di un�assoluta novit� (art. 5-bis dello Statuto), in diverse scuole gi� anticipata dalla prassi in essere. La disposizione di cui all�art. 5 bis va coordinata con le altre disposizioni dello Statuto ed in particolare, laddove fa riferimento a �diritti e doveri nel rapporto fra istituzione scolastica autonoma, studenti e famiglie�, essa va coordinata con gli artt. 2 e 3 che prevedono gi� �diritti� e �doveri� degli studenti, anche al fine di distinguere il Patto educativo di corresponsabilit�, cos� introdotto, dal regolamento d�istituto e/o di disciplina.
Pu� allora osservarsi che i destinatari naturali del patto educativo di cui alla disposizione in questione siano i genitori, ai quali la legge attribuisce in primis il dovere di educare i figli (art. 30 Cost., artt. 147, 155, 317 bis c.c.) L�obiettivo del patto educativo, in sostanza, � quello di impegnare le famiglie, fin dal momento dell�iscrizione, a condividere con la scuola i nuclei fondanti dell�azione educativa.
La scuola dell�autonomia pu� svolgere efficacemente la sua funzione educativa soltanto se � in grado di instaurare una sinergia virtuosa, oltre che con il territorio, tra i soggetti che compongono la comunit� scolastica: il dirigente scolastico, il personale della scuola, i docenti, gli studenti ed i genitori. L�introduzione del patto di corresponsabilit� � orientata a porre in evidenza il ruolo strategico che pu� essere svolto dalle famiglie nell�ambito di un�alleanza educativa che coinvolga la scuola, gli studenti ed i loro genitori ciascuno secondo i rispettivi ruoli e responsabilit�. Il �patto� vuole essere dunque uno strumento innovativo attraverso il quale declinare i reciproci rapporti, i diritti e i doveri che intercorrono tra l�istituzione scolastica e le famiglie.
La norma, contenuta nell�art. 5 bis, si limita ad introdurre questo strumento pattizio e a definire alcune caratteristiche generali lasciando alla libert� delle singole istituzioni scolastiche autonome il compito di definire contenuti e modelli applicativi che devono scaturire dalle esigenze reali e dall�esperienza concreta delle scuole, non potendo essere astrattamente enucleati a livello centrale.
Ad esempio, a fronte del ripetersi di episodi di bullismo o di vandalismo, ritenendosi di orientare prioritariamente l�azione educativa al rispetto dell� �altro�, sia esso persona o patrimonio, la scuola operer� su un doppio versante: da un lato potr� intervenire sulla modifica del regolamento d�istituto individuando le sanzioni pi� adeguate, dall�altro, si avvarr� del Patto educativo di corresponsabilit�, per rafforzare la condivisione da parte dei genitori delle priorit� educative e del rispetto dei diritti e dei doveri di tutte le componenti presenti nella scuola. Ci� consente di distinguere dunque, sul piano concettuale, il Patto educativo di corresponsabilit� dal regolamento d�istituto.
Patto condiviso tra scuola e famiglia sulle priorit� educative il primo, vincolante con la sua sottoscrizione; atto unilaterale della scuola verso i propri studenti teso a fornire loro la specificazione dei comportamenti ad essi consentiti o vietati il secondo, vincolante con la sua adozione e pubblicazione all�albo.
L�azione della scuola tesa alla sottoscrizione del Patto potr� costituire occasione per la diffusione della conoscenza della parte disciplinare del regolamento d�istituto (cos� come degli altri �documenti� di carattere generale che fondano le regole della comunit� scolastica, quali il Piano dell�offerta formativa e la Carta dei servizi), ma i due atti dovranno essere tenuti distinti nelle finalit� e nel contenuto.
Appare il caso di evidenziare che l�introduzione del Patto di corresponsabilit� si inserisce all�interno di una linea di interventi di carattere normativo e amministrativo attraverso i quali si sono voluti richiamare ruoli e responsabilit� di ciascuna componente della comunit� scolastica: docenti, dirigenti scolastici, studenti e, da ultimo, genitori. Al fine di consentire all�istituzione scolastica di realizzare con successo le finalit� educative e formative cui � istituzionalmente preposta, ciascun soggetto � tenuto ad adempiere correttamente ai doveri che l�ordinamento gli attribuisce. In questa ottica, pertanto, gli studenti sono tenuti ad osservare i doveri sanciti dallo Statuto degli studenti e delle studentesse, in particolare quelli contemplati negli articoli 3 e 4 del D.P.R. 24 giugno 1998, n. 249 come modificato ed integrato dal recente D.P.R. 21 novembre 2007, n. 235; il personale docente quelli attinenti alla deontologia professionale enucleati dalla legge e dai Contratti collettivi nazionali di lavoro.
L�inosservanza di tali doveri comporter�, per gli studenti, l�applicazione delle sanzioni disciplinari secondo il sistema che � stato sopra illustrato, per il personale scolastico, l�esercizio rigoroso, tempestivo ed efficace del potere disciplinare anche alla luce di quanto previsto dalla pi� recente normativa (si veda, in particolare, la circolare n. 72 del 19 dicembre 2006 del M.P.I. - Procedimenti e sanzioni disciplinari nel comparto scuola. Linee di indirizzo generali - e l�art. 2 comma 1 del D.L. 7 settembre 2007 n.147, convertito, con modificazioni, nella Legge 25 ottobre 2007 n.176).
Con particolare riferimento alla responsabilit� civile che pu� insorgere a carico dei genitori, soprattutto in presenza di gravi episodi di violenza, di bullismo o di vandalismo, per eventuali danni causati dai figli a persone o cose durante il periodo di svolgimento delle attivit� didattiche, si ritiene opportuno far presente che i genitori, in sede di giudizio civile, potranno essere ritenuti direttamente responsabili dell�accaduto, anche a prescindere dalla sottoscrizione del Patto di corresponsabilit�, ove venga dimostrato che non abbiano impartito ai figli un�educazione adeguata a prevenire comportamenti illeciti. Tale responsabilit�, riconducibile ad una colpa in educando, potr� concorrere con le gravi responsabilit� che possono configurarsi anche a carico del personale scolastico, per colpa in vigilando, ove sia stato omesso il necessario e fondamentale dovere di sorveglianza nei confronti degli studenti.
Sulla base di quanto sopra chiarito, e nell�ambito delle valutazioni autonome di ciascuna istituzione scolastica, il Patto di corresponsabilit� potr� contenere degli opportuni richiami e rinvii alle disposizioni previste in materia dalla normativa vigente, allo scopo di informare le famiglie dei doveri e delle responsabilit� gravanti su di loro in uno spirito di reciproca collaborazione che deve instaurarsi tra le diverse componenti della comunit� scolastica. Infatti i doveri di educazione dei figli e le connesse responsabilit�, non vengono meno per il solo fatto che il minore sia affidato alla vigilanza di altri (art. 2048 c.c., in relazione all�art. 147 c.c.)..
La responsabilit� del genitore (art. 2048, primo comma, c.c.) e quella del �precettore� (art. 2048, secondo comma c.c.) per il fatto commesso da un minore affidato alla vigilanza di questo ultimo, non sono infatti tra loro alternative, giacch� l�affidamento del minore alla custodia di terzi, se solleva il genitore dalla presunzione di �culpa in vigilando�, non lo solleva da quella di �culpa in educando�, rimanendo comunque i genitori tenuti a dimostrare, per liberarsi da responsabilit� per il fatto compiuto dal minore pur quando si trovi sotto la vigilanza di terzi, di avere impartito al minore stesso un�educazione adeguata a prevenire comportamenti illeciti (Cass. Sez III, 21.9.2000, n. 12501; 26.11.1998, n. 11984).
Il patto di corresponsabilit�, pertanto, potr� richiamare le responsabilit� educative che incombono sui genitori, in modo particolare nei casi in cui i propri figli si rendano responsabili di danni a persone o cose derivanti da comportamenti violenti o disdicevoli che mettano in pericolo l�incolumit� altrui o che ledano la dignit� ed il rispetto della persona umana.
In ogni caso, resta fermo che il Patto di corresponsabilit� non potr� mai configurarsi quale uno strumento giuridico attraverso il quale introdurre delle clausole di esonero dalla responsabilit� riconducibile in capo al personale scolastico in caso di violazione del dovere di vigilanza. Tale obbligo nei confronti degli studenti � infatti previsto da norme inderogabili del codice civile; di conseguenza, nell�ipotesi in cui il patto contenesse, in maniera espressa o implicita, delle clausole che prevedano un esonero di responsabilit� dai doveri di vigilanza o sorveglianza per i docenti o per il personale addetto, tali clausole dovranno ritenersi come non apposte in quanto affette da nullit�.
Con riferimento, poi, alle modalit� di elaborazione, il D.P.R. 235 (comma 2 dell�art. 5 bis) rimette al regolamento d�istituto la competenza a disciplinare le procedure di elaborazione e di sottoscrizione del Patto. Ci� significa che la scuola, nella sua autonomia, ove lo preveda nel regolamento d�istituto, ha la facolt� di attribuire la competenza ad elaborare e modificare il patto in questione al Consiglio di istituto,dove sono rappresentate le diverse componenti della comunit� scolastica, ivi compresi i genitori e gli studenti.
Quanto al momento di sottoscrizione del patto, l�art. 5 bis comma 1 dispone che questa debba avvenire, da parte dei genitori e degli studenti, �contestualmente all�iscrizione alla singola istituzione scolastica�. Come � noto, la procedura di iscrizione inizia con la presentazione della domanda, in generale entro gennaio, e termina con la conferma dell�avvenuta iscrizione, a seguito dell�acquisizione del titolo definitivo per il passaggio alla classe successiva, alla fine dell�anno scolastico di riferimento.
Pertanto, � proprio nell�ambito delle due settimane di inizio delle attivit� didattiche � art. 3 comma 3 � che ciascuna istituzione potr� porre in essere le iniziative pi� opportune per la condivisione e la presentazione del patto di corresponsabilit�. (v.allegato)
Si invitano, pertanto, le singole istituzioni scolastiche a far pervenire presso il Ministero della Pubblica Istruzione � Dipartimento per l�istruzione � Direzione generale per lo studente, la partecipazione e la comunicazione, all�indirizzo e-mail:studenti@istruzione.it o via fax al numero 06/58495911, degli esempi di patti che verranno adottati al fine di raccogliere esperienze e metterle a disposizione di tutte le scuole italiane durante questa fase sperimentale di prima applicazione della nuova normativa.
1. L'articolo 4 del decreto del Presidente della Repubblica 24 giugno 1998, n. 249, � sostituito dal seguente:
"Art. 4 (Disciplina). - 1. I regolamenti delle singole istituzioni scolastiche individuano i comporta-menti che configurano mancanze disciplinari con riferimento ai doveri elencati nell'articolo 3, al corretto svolgimento dei rapporti all'interno della comunit� scolastica e alle situazioni specifiche di ogni singola scuola, le relative sanzioni, gli organi competenti ad irrogarle e il relativo procedimento, secondo i criteri di seguito indicati.
2. I provvedimenti disciplinari hanno finalit� educativa e tendono al rafforzamento del senso di responsabilit� ed al ripristino di rapporti corretti all'interno della comunit� scolastica, nonch� al recupero dello studente attraverso attivit� di natura sociale, culturale ed in generale a vantaggio della comunit� scolastica.
3. La responsabilit� disciplinare � personale. Nessuno pu� essere sottoposto a sanzioni disciplinari senza essere stato prima invitato ad esporre le proprie ragioni. Nessuna infrazione disciplinare connessa al comportamento pu� influire sulla valutazione del profitto.
4. In nessun caso pu� essere sanzionata, n� direttamente n� indirettamente, la libera espressione di opinioni correttamente manifestata e non lesiva dell'altrui personalit�.
5. Le sanzioni sono sempre temporanee, proporzionate alla infrazione disciplinare e ispirate al principio di gradualit� nonch�, per quanto possibile, al principio della riparazione del
danno. Esse tengono conto della situazione personale dello studente, della gravit� del comportamento e delle conseguenze che da esso derivano. Allo studente � sempre offerta la possibilit� di convertirle in attivit� in favore della comunit� scolastica.
6. Le sanzioni e i provvedimenti che comportano allontanamento dalla comunit� scolastica sono adottati dal consiglio di classe. Le sanzioni che comportano l'allontanamento superiore a quindici giorni e quelle che implicano l'esclusione dallo scrutinio finale o la non ammissione all'esame di Stato conclusivo del corso di studi sono adottate dal consiglio di istituto.
7. Il temporaneo allontanamento dello studente dalla comunit� scolastica pu� essere disposto solo in caso di gravi o reiterate infrazioni disciplinari, per periodi non superiori ai quindici giorni.
8. Nei periodi di allontanamento non superiori a quindici giorni deve essere previsto un rapporto con lo studente e con i suoi genitori tale da preparare il rientro nella comunit� scolastica. Nei periodi di allontanamento superiori ai quindici giorni, in coordinamento con la famiglia e, ove necessario, anche con i servizi sociali e l'autorit� giudiziaria, la scuola promuove un percorso di recupero educativo che miri all'inclusione, alla responsabilizzazione e al reintegro, ove possibile, nella comunit� scolastica.
9. L'allontanamento dello studente dalla comunit� scolastica pu� essere disposto anche quando siano stati commessi reati che violano la dignit� e il rispetto della persona umana o vi sia pericolo per l'incolumit� delle persone. In tale caso, in deroga al limite generale previsto dal comma 7, la durata dell'allontanamento � commisurata alla gravit� del reato ovvero al permanere della situazione di pericolo. Si applica, per quanto possibile, il disposto del comma 8.
9-bis. Con riferimento alle fattispecie di cui al comma 9, nei casi di recidiva, di atti di violenza grave, o comunque connotati da una particolare gravit� tale da ingenerare un elevato allarme sociale, ove non siano esperibili interventi per un reinserimento responsabile e tempestivo dello studente nella comunit� durante l'anno scolastico, la sanzione � costituita dall'allontanamento dalla comunit� scolastica con l'esclusione dallo scrutinio finale o la non ammissione all'esame di Stato conclusivo del corso di studi o, nei casi meno gravi, dal solo allontanamento fino al termine dell'anno scolastico.
10. Nei casi in cui l'autorit� giudiziaria, i servizi sociali o la situazione obiettiva rappresentata dalla famiglia o dallo stesso studente sconsiglino il rientro nella comunit� scolastica di appartenenza, allo studente � consentito di iscriversi, anche in corso d'anno, ad altra scuola.
1. L'articolo 5 del decreto del Presidente della Repubblica 24 giugno 1998, n. 249, � sostituito dal seguente:
"Art. 5 (Impugnazioni). - 1. Contro le sanzioni disciplinari � ammesso ricorso, da parte di chiunque vi abbia interesse, entro quindici giorni dalla comunicazione della loro irrogazione, ad un apposito organo di garanzia interno alla scuola, istituito e disciplinato dai regolamenti delle singole istituzioni scolastiche, del quale fa parte almeno un rappresentante eletto dagli studenti nella scuola secondaria superiore e dai genitori nella scuola media, che decide nel termine di dieci giorni. Tale organo, di norma, � composto da un docente designato dal consiglio di istituto e, nella scuola secondaria superiore, da un rappresentante eletto dagli studenti e da un rappresentante eletto dai genitori, ovvero, nella scuola secondaria di primo grado da due rappresentanti eletti dai genitori, ed � presieduto dal dirigente scolastico.
3. Il Direttore dell'ufficio scolastico regionale, o un dirigente da questi delegato, decide in via definitiva sui reclami proposti dagli studenti della scuola secondaria superiore o da chiunque vi abbia interesse, contro le violazioni del presente regolamento, anche contenute nei regolamenti degli istituti. La decisione � assunta previo parere vincolante di un organo di garanzia regionale composto per la scuola secondaria superiore da due studenti designati dal coordinamento regionale delle consulte provinciali degli studenti, da tre docenti e da un genitore designati nell'ambito della comunit� scolastica regionale, e presieduto dal Direttore dell'ufficio scolastico regionale o da un suo delegato. Per la scuola media in luogo degli studenti sono designati altri due genitori.
4. L'organo di garanzia regionale, nel verificare la corretta applicazione della normativa e dei regolamenti, svolge la sua attivit� istruttoria esclusivamente sulla base dell'esame della documentazione acquisita o di eventuali memorie scritte prodotte da chi propone il reclamo o dall'Amministrazione.
5. Il parere di cui al comma 4 � reso entro il termine perentorio di trenta giorni. In caso di decorrenza del termine senza che sia stato comunicato il parere, o senza che l'organo di cui al comma 3 abbia rappresentato esigenze istruttorie, il direttore dell'ufficio scolastico regionale pu� decidere indipendentemente dall'acquisizione del parere. Si applica il disposto di cui all'articolo 16, comma 4, della legge 7 agosto 1990, n. 241.
6. Ciascun ufficio scolastico regionale individua, con apposito atto, le modalit� pi� idonee di designazione delle componenti dei docenti e dei genitori all'interno dell'organo di garanzia regionale al fine di garantire un funzionamento costante ed efficiente dello stesso.
Patto educativo di corresponsabilit� e giornata della scuola
1. Dopo l'articolo 5 del decreto del Presidente della Repubblica 24 giugno 1998, n. 249, � inserito il seguente:
"Art. 5-bis (Patto educativo di corresponsabilit�). - 1. Contestualmente all'iscrizione alla singola istituzione scolastica, � richiesta la sottoscrizione da parte dei genitori e degli studenti di un Patto educativo di corresponsabilit�, finalizzato a definire in maniera dettagliata e condivisa diritti e doveri nel rapporto tra istituzione scolastica autonoma, studenti e famiglie.
2. I singoli regolamenti di istituto disciplinano le procedure di sottoscrizione nonch� di elaborazione e revisione condivisa, del patto di cui al comma 1.
3. Nell'ambito delle prime due settimane di inizio delle attivit� didattiche, ciascuna istituzione scolastica pone in essere le iniziative pi� idonee per le opportune attivit� di accoglienza dei nuovi studenti, per la presentazione e la condivisione dello statuto delle studentesse e degli studenti, del piano dell'offerta formativa, dei regolamenti di istituto e del patto educativo di corresponsabilit�.".
Dato a Roma, add� 21 novembre 2007
Regolamento recante lo Statuto delle
Visto l'articolo 87, comma 5, della
Vista la legge 27 maggio 1991, n.176, di ratifica della Convenzione sui diritti del
fanciullo, fatta a New York il 20 novembre 1989;
Visto il parere espresso dal Consiglio nazionale della pubblica istruzione nella Adunanza
del 10 febbraio 1998;
normativi nella Adunanza del 4 maggio 1998;
Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri adottata nella riunione del 29 maggio
"Statuto delle studentesse e
degli studenti della scuola secondaria"
Art. 1 (Vita della comunit�
1. La scuola � luogo di formazione e di
educazione mediante lo studio, l'acquisizione delle conoscenze e lo sviluppo della
2. La scuola � una comunit� di dialogo, di ricerca, di esperienza sociale,
informata ai valori democratici e volta alla crescita della persona in tutte le sue
dimensioni. In essa ognuno, con pari dignit� e nella diversit� dei ruoli, opera per
garantire la formazione alla cittadinanza, la realizzazione del diritto allo studio, lo
sviluppo delle potenzialit� di ciascuno e il recupero delle situazioni di svantaggio, in
armonia con i principi sanciti dalla Costituzione e dalla Convenzione internazionale sui
diritti dell'infanzia fatta a New York il 20 novembre 1989 e con i principi generali
3. La comunit� scolastica, interagendo con la pi� ampia comunit� civile e sociale
di cui � parte, fonda il suo progetto e la sua azione educativa sulla qualit� delle
relazioni insegnante-studente, contribuisce allo sviluppo della personalit� dei giovani,
anche attraverso l'educazione alla consapevolezza e alla valorizzazione dell'identit� di
genere, del loro senso di responsabilit� e della loro autonomia individuale e persegue il
raggiungimento di obiettivi culturali e professionali adeguati all'evoluzione delle
4. La vita della comunit� scolastica si basa sulla libert� di espressione, di
pensiero, di coscienza e di religione, sul rispetto reciproco di tutte le persone che la
compongono, quale che sia la loro et� e condizione, nel ripudio di ogni barriera
ideologica, sociale e culturale.
1. Lo studente ha diritto ad una
formazione culturale e professionale qualificata che rispetti e valorizzi, anche
attraverso l'orientamento, l'identit� di ciascuno e sia aperta alla pluralit� delle
idee. La scuola persegue la continuit� dell'apprendimento e valorizza le inclinazioni
personali degli studenti, anche attraverso un'adeguata informazione, la possibilit� di
formulare richieste, di sviluppare temi liberamente scelti e di realizzare iniziative
2. La comunit� scolastica promuove la solidariet� tra i suoi componenti e tutela
il diritto dello studente alla riservatezza.
3. Lo studente ha diritto di essere informato sulle decisioni e sulle norme che
regolano la vita della scuola.
4. Lo studente ha diritto alla partecipazione attiva e responsabile alla vita della
scuola. I dirigenti scolastici e i docenti, con le modalit� previste dal regolamento di
istituto, attivano con gli studenti un dialogo costruttivo sulle scelte di loro competenza
in tema di programmazione e definizione degli obiettivi didattici, di organizzazione della
scuola, di criteri di valutazione, di scelta dei libri e del materiale didattico. Lo
studente ha inoltre diritto a una valutazione trasparente e tempestiva, volta ad attivare
un processo di autovalutazione che lo conduca a individuare i propri punti di forza e di
debolezza e a migliorare il proprio rendimento.
5. Nei casi in cui una decisione influisca in modo rilevante sull'organizzazione
della scuola gli studenti della scuola secondaria superiore, anche su loro richiesta,
possono essere chiamati ad esprimere la loro opinione mediante una consultazione.
Analogamente negli stessi casi e con le stesse modalit� possono essere consultati gli
studenti della scuola media o i loro genitori.
6. Gli studenti hanno diritto alla libert� di apprendimento ed esercitano
autonomamente il diritto di scelta tra le attivit� curricolari integrative e tra le
attivit� aggiuntive facoltative offerte dalla scuola. Le attivit� didattiche curricolari
e le attivit� aggiuntive facoltative sono organizzate secondo tempi e modalit� che
tengono conto dei ritmi di apprendimento e delle esigenze di vita degli studenti.
7. Gli studenti stranieri hanno diritto al rispetto della vita culturale e religiosa
della comunit� alla quale appartengono. La scuola promuove e favorisce iniziative volte
all'accoglienza e alla tutela della loro lingua e cultura e alla realizzazione di
attivit� interculturali.
8. La scuola si impegna a porre progressivamente in essere le condizioni per
a) un ambiente favorevole alla crescita
integrale della persona e un servizio educativo-didattico di qualit�;
c) iniziative concrete per il recupero di situazioni di ritardo e di svantaggio nonch�
d) la salubrit� e la sicurezza degli ambienti, che debbono essere adeguati a tutti gli
e) la disponibilit� di un'adeguata strumentazione tecnologica;
9. La scuola garantisce e disciplina nel
proprio regolamento l'esercizio del diritto di riunione e di assemblea degli studenti, a
livello di classe, di corso e di istituto.
10. I regolamenti delle singole istituzioni garantiscono e disciplinano l'esercizio
del diritto di associazione all'interno della scuola secondaria superiore, del diritto
degli studenti singoli e associati a svolgere iniziative all'interno della scuola, nonch�
l'utilizzo di locali da parte degli studenti e delle associazioni di cui fanno parte. I
regolamenti delle scuole favoriscono inoltre la continuit� del legame con gli ex studenti
e con le loro associazioni.
1. Gli studenti sono tenuti a
frequentare regolarmente i corsi e ad assolvere assiduamente agli impegni di studio.
2. Gli studenti sono tenuti ad avere nei confronti del capo d'istituto, dei docenti,
del personale tutto della scuola e dei loro compagni lo stesso rispetto, anche formale,
che chiedono per se stessi.
3. Nell'esercizio dei loro diritti e nell'adempimento dei loro doveri gli studenti
sono tenuti a mantenere un comportamento corretto e coerente con i principi di cui
all'art.1.
4. Gli studenti sono tenuti ad osservare le disposizioni organizzative e di
sicurezza dettate dai regolamenti dei singoli istituti.
5. Gli studenti sono tenuti a utilizzare correttamente le strutture, i macchinari e
i sussidi didattici e a comportarsi nella vita scolastica in modo da non arrecare danni al
6. Gli studenti condividono la responsabilit� di rendere accogliente l'ambiente
scolastico e averne cura come importante fattore di qualit� della vita della scuola.
1. I regolamenti delle singole
istituzioni scolastiche individuano i comportamenti che configurano mancanze disciplinari
con riferimento ai doveri elencati nell'articolo 3, al corretto svolgimento dei rapporti
all'interno della comunit� scolastica e alle situazioni specifiche di ogni singola
scuola, le relative sanzioni, gli organi competenti ad irrogarle e il relativo
2. I provvedimenti disciplinari hanno finalit� educativa e tendono al rafforzamento
del senso di responsabilit� ed al ripristino di rapporti corretti all'interno della
comunit� scolastica.
3. La responsabilit� disciplinare � personale. Nessuno pu� essere sottoposto a
sanzioni disciplinari senza essere stato prima invitato ad esporre le proprie ragioni.
Nessuna infrazione disciplinare connessa al comportamento pu� influire sulla valutazione
del profitto. 4. In nessun caso pu� essere sanzionata, n� direttamente n� indirettamente, la
libera espressione di opinioni correttamente manifestata e non lesiva dell'altrui
conto della situazione personale dello studente. Allo studente � sempre offerta la
possibilit� di convertirle in attivit� in favore della comunit� scolastica.
6. Le sanzioni e i provvedimenti che comportano allontanamento dalla comunit�
scolastica sono sempre adottati da un organo collegiale.
7. Il temporaneo allontanamento dello studente dalla comunit� scolastica pu�
essere disposto solo in caso di gravi o reiterate infrazioni disciplinari, per periodi non
superiori ai quindici giorni.
8. Nei periodi di allontanamento deve essere previsto, per quanto possibile, un
rapporto con lo studente e con i suoi genitori tale da preparare il rientro nella
9. L'allontanamento dello studente dalla comunit� scolastica pu� essere disposto
anche quando siano stati commessi reati o vi sia pericolo per l'incolumit� delle persone.
In tal caso la durata dell'allontanamento � commisurata alla gravit� del reato ovvero al
10. Nei casi in cui l'autorit� giudiziaria, i servizi sociali o la situazione
obiettiva rappresentata dalla famiglia o dallo stesso studente sconsiglino il rientro
nella comunit� scolastica di appartenenza, allo studente � consentito di iscriversi,
anche in corso d'anno, ad altra scuola.
11. Le sanzioni per le mancanze disciplinari commesse durante le sessioni d'esame
sono inflitte dalla commissione di esame e sono applicabili anche ai candidati esterni.
1.Per l'irrogazione delle sanzioni di
cui all'articolo 4, comma7, e per i relativi ricorsi si applicano le disposizioni di cui
all'articolo 328, commi 2 e 4, del decreto legislativo 16 febbraio 1994, n. 297.
2. Contro le sanzioni disciplinari diverse da quelle di cui al comma 1 � ammesso
ricorso, da parte degli studenti nella scuola secondaria superiore e da parte dei genitori
nella scuola media, entro 15 giorni dalla comunicazione della loro irrogazione, ad un
apposito organo di garanzia interno alla scuola, istituito e disciplinato dai regolamenti
delle singole istituzioni scolastiche, del quale fa parte almeno un rappresentante degli
studenti nella scuola secondaria superiore e dei genitori nella scuola media.
3. L'organo di garanzia di cui al comma 2 decide, su richiesta degli studenti della
scuola secondaria superiore o di chiunque vi abbia interesse, anche sui conflitti che
sorgano all'interno della scuola in merito all'applicazione del presente regolamento.
4. Il dirigente dell'Amministrazione scolastica periferica decide in via definitiva
sui reclami proposti dagli studenti della scuola secondaria superiore o da chiunque vi
abbia interesse, contro le violazioni del presente regolamento, anche contenute nei
regolamenti degli istituti. La decisione � assunta previo parere vincolante di un organo
di garanzia composto per la scuola secondaria superiore da due studenti designati dalla
consulta provinciale, da tre docenti e da un genitore designati dal consiglio scolastico
provinciale, e presideuto da una persona di elevate qualit� morali e civili nominata dal
dirigente dell'Amministrazione scolastica periferica. Per la scuola media in luogo degli
studenti sono designati altri due genitori.
Art. 6 (Disposizioni
1. I regolamenti delle scuole e la carta
dei servizi previsti dalle diposizioni vigenti in materia sono adottati o modificati
previa consultazione degli studenti nella scuola secondaria superiore e dei genitori nella
scolastica � fornita copia agli studenti all'atto dell'iscrizione.
3. � abrogato il capo III del R.D. 4 maggio 1925, n. 653.
Stato, sar� inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica Statuto degli studenti
Statuto degli studenti del
19.12.97 (seconda bozza)