Source: http://magazine.larchitetto.it/settembre-2016/rubriche/tutto-sui-lavori-pubblici.html
Timestamp: 2017-09-25 15:16:28+00:00
Document Index: 149914728

Matched Legal Cases: ['art.213', 'art. 3', 'art. 23', 'art. 24', 'art. 31', 'art. 46', 'art. 83', 'art. 93', 'art. 95', 'art. 157', 'art. 3', 'art.157', 'art. 23', 'art. 93', 'art. 59', 'art. 23', 'art. 154', 'art. 113']

Servizi di architettura e ingegneria. Le proposte “definitive” nelle Linee guida Anac
Ci eravamo lasciati, nell’ultimo numero de L’Architetto, con l’annuncio del presidente dell’Anac, Raffaele Cantone, della presentazione delle proposte “definitive” delle linee guida Anac sul direttore dei Lavori, il direttore dell’esecuzione, il responsabile unico del procedimento, l’offerta economicamente più vantaggiosa, i servizi di ingegneria e architettura e le procedure per l’affidamento dei contratti pubblici di importo inferiore alle soglie di rilevanza comunitaria.
In quel numero ci eravamo occupati di quelle dedicate al direttore dei lavori. Si attende ora, per queste e per quelle relative al direttore dell’esecuzione, l’adozione dei previsti decreti del Ministro delle Infrastrutture e trasporti, (che dovevano essere adottati entro il 18 luglio 2016).
A quanto avevamo raccontato si aggiunge, di notevole interesse per i temi che ci interessano, il Parere del Consiglio di Stato Commissione speciale 2/8/2016 n. 1767 recante a oggetto “Autorità nazionale anticorruzione. Linee guida relative a responsabile unico del procedimento, offerta economicamente più vantaggiosa, servizi attinenti all'architettura e all'ingegneria”.
I giudici di Palazzo Spada, nel parere tra l’altro, delineano la natura dei provvedimenti di attuazione del Codice. I decreti ministeriali, che daranno attuazione alle nuove regole per direttore dei lavori e direttore dell’esecuzione, sono atti normativi, soggetti allo statuto dei regolamenti ministeriali e sono sottoposti a una procedura con obbligo, tra l’altro, di: comunicazione al Presidente del Consiglio dei ministri prima della loro emanazione; adozione previo parere del Consiglio di Stato; acquisizione del parere delle competenti commissioni parlamentari; passaggio dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici; visto e registrazione della Corte dei conti; pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
Dopo la loro entrata in vigore, le stazioni appaltanti e gli enti aggiudicatori non possono disattenderne il contenuto. Risulterà illegittimo, dunque, ogni atto amministrativo che comportasse la violazione dei predetti decreti.
Nel caso delle linee guida per i servizi di ingegneria e architettura, di cui ci occupiamo in questo numero, si tratta invece di atti di regolazione dell’Anac, un’Autorità amministrativa indipendente e pertanto, chiarisce il Consiglio di Stato, non hanno valenza normativa. Il Codice si è limitato, con le disposizioni che rinviano alle predette guide, a definire lo scopo da perseguire, lasciando un ampio potere all’Anac di svilupparne le modalità di esercizio. Tuttavia anche in questo caso le stazioni appaltanti e gli enti aggiudicatori saranno obbligati a darvi applicazione, a pena di illegittimità degli atti adottati in applicazione del nuovo Codice.
All’Anac, nel nuovo quadro normativo, è assegnato ancora un ulteriore compito: garantire la promozione dell’efficienza, della qualità dell’attività delle stazioni appaltanti, cui fornisce supporto anche facilitando lo scambio di informazioni e la omogeneità dei procedimenti amministrativi e favorisce lo sviluppo delle migliori pratiche […] attraverso linee guida, bandi-tipo, capitolati-tipo, contratti-tipo e altri strumenti di regolamentazione flessibile, comunque denominati. Chiarisce però il Codice (art.213, comma 2) che tali atti non sono vincolanti, infatti resta ferma l’impugnabilità delle decisioni e degli atti assunti dall’Anac innanzi ai competenti organi di giustizia amministrativa.
Questi ultimi atti non hanno natura normativa. In tal caso le stazioni appaltanti e gli enti aggiudicatori possono discostarsene adottando provvedimenti, adeguatamente motivati, che indichino le ragioni della diversa scelta amministrativa.
E in effetti già nel Codice (come nel precedente), relativamente ai bandi, dopo aver stabilito che “[…] successivamente alla adozione da parte dell'Anac di bandi tipo, i bandi di gara sono redatti in conformità agli stessi […]” si ribadisce che “[…] Le stazioni appaltanti nella delibera a contrarre motivano espressamente in ordine alle deroghe al bando-tipo.”
Per individuare i servizi attinenti all’architettura e all’ingegneria e gli altri servizi tecnici la proposta di Linee guida richiama la definizione dall’art. 3, lett. vvvv): “i servizi riservati a operatori economici esercenti una professione regolamentata ai sensi dell’articolo 3 della direttiva 2005/36/CE”.
Poi passano in rassegna le principali disposizioni, a essi specificatamente dedicati, sparse nel nuovo Codice:
- art. 23, commi 2 e 12. Livelli della progettazione per gli appalti, per le concessioni di lavori nonché per i servizi;
- art. 24, commi 4 e 8. Progettazione interna ed esterna alle amministrazioni aggiudicatrici in materia di lavori pubblici;
- art. 31, comma 8. Ruolo e funzioni del responsabile del procedimento negli appalti e nelle concessioni;
- art. 46. Operatori economici per l’affidamento dei servizi di architettura e ingegneria e gli altri servizi tecnici;
- art. 83. Criteri di selezione e soccorso istruttorio;
- art. 93, comma 10. Garanzie per la partecipazione alla procedura;
- art. 95 comma 3, lett. b). Criteri di aggiudicazione dell’appalto;
- art. 157. Altri incarichi di progettazione.
Preliminarmente, osserva l’Anac come la nuova disciplina ribadisca il divieto di ricorso a modalità di affidamento dei servizi di cui all’art. 3, lett. vvvv) diverse da quelle individuate dal Codice (art.157, comma 3). Occorrerà vigilare affinché le stazioni appaltanti e gli enti aggiudicatori ottemperino a tale obbligo stante che, in passato, non sono state rare le procedure elusive (contratti a tempo determinato, a progetto etc.) per aggirare l’obbligo già presente nel precedente Codice.
Altri elementi del nuovo quadro normativo richiamati dall’Anac sono:
- quello che di regola la progettazione definitiva e quella esecutiva dovrebbe essere svolta dal medesimo soggetto, onde garantire omogeneità e coerenza al processo (art. 23, comma 12);
- il divieto di subappalto delle prestazioni professionali, in particolare di quelle relative alla redazione della relazione geologica;
- la stazione appaltante non può chiedere la garanzia provvisoria per i concorrenti agli incarichi di progettazione, redazione del piano di sicurezza e coordinamento e dei compiti di supporto al Rup (art. 93, comma 10), ma soltanto la prestazione di una copertura assicurativa per la responsabilità civile professionale (facoltà e non obbligo come nel precedente Codice) per i rischi derivanti dallo svolgimento delle attività di competenza e da errori o omissioni nella redazione del progetto esecutivo o definitivo che abbiano determinato a carico della stazione appaltante nuove spese di progettazione e/o maggiori costi. Mentre sparisce, in tutti i servizi di ingegneria e architettura, l’esenzione dall’obbligo di presentazione della cauzione definitiva;
- il principio secondo cui, nei settori ordinari, gli appalti relativi ai lavori sono affidati, ponendo a base di gara il progetto esecutivo e dunque niente più appalto integrato. L'affidamento congiunto della progettazione e dell'esecuzione di lavori rimane casi di affidamento a contraente generale, finanza di progetto, affidamento in concessione, partenariato pubblico privato, contratto di disponibilità (art. 59, comma 1).
Dal punto di vista operativo le indicazioni dell’Anac sottolineano:
- come le stazioni appaltanti, attraverso il Rup, siano obbligate a valutare, prima dell’affidamento dei servizi di progettazione, che essi non presentino le caratteristiche indicate dall’art. 23, comma 2 del Codice (lavori di particolare rilevanza sotto il profilo architettonico, ambientale, paesaggistico, agronomico e forestale, storico-artistico, conservativo, nonché tecnologico). In tal caso, se l’amministrazione non può ricorrere a professionalità interne, (presenza di personale non in possesso di idonea competenza in materia o non in grado di assicurare la medesima qualità che potrebbe essere raggiunta con la selezione di progettisti esterni, scatta l’obbligo del ricorso alla procedura del concorso di progettazione, per la partecipazione al quale i requisiti di qualificazione devono consentire l’accesso ai piccoli e medi operatori economici dell'area tecnica e ai giovani professionisti (art. 154, comma 3).
- che alla progettazione interna non potrà essere applicata l’incentivazione del 2%, espressamente vietata dall’art. 113, comma 2 del nuovo Codice.