Source: http://firenze.sentenze.ilcaso.it/riviste/CrisiImpresa/legittimita
Timestamp: 2020-04-09 20:21:44+00:00
Document Index: 99008035

Matched Legal Cases: ['art. 173', 'art. 9', 'art. 2740', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 404', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 404', 'art. 18', 'art. 10', 'art. 33', 'art. 18', 'sentenza ', 'art. 101', 'art. 3', 'art. 24', 'art. 2901', 'art. 2901', 'art. 2729', 'art. 38', 'art. 38', 'art. 67', 'art. 617', 'art. 617', 'art. 2878', 'art. 617']

Crisi d'Impresa e Fallimento - Legittimità
Fattibilità del piano e convenienza della proposta: il giudizio del tribunale.
Concordato preventivo – Fattibilità del piano – Convenienza della proposta – Giudizio di fattibilità del tribunale – Sindacato giudiziale della fattibilità economica – Ammissibilità – Limiti.
(Fattispecie in cui la S.C. ha respinto il motivo di impugnazione con il quale il ricorrente lamentava che la valutazione della consistenza dei fondi rischi attiene alla fattibilità economica del concordato e come tale non sia giudizialmente sindacabile. Il tribunale aveva revocato l’ammissione al concordato ex art. 173 l. fall. approfondendo tra l’altro la questione della capienza del fondo rischi appostato nel piano, ritenendoli insufficienti ai fini dello scrutinio della complessiva realizzabilità del piano). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 13 March 2020, n. 7158.
Presupposti del privilegio per il finanziamento erogato dall’istituto di credito per conto del Fondo di Garanzia delle PMI.
Privilegio di cui all’art. 9, comma 5, D.Lgs. n. 123 del 1998 – Presupposti – Revoca – Credito vantato dall’istituto di credito che ha erogato il finanziamento.
Ne consegue che anche "la revoca" non costituisce affatto un presupposto fattuale indefettibile per il riconoscimento in capo al gestore del Fondo di Garanzia dell’invocato privilegio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 09 March 2020, n. 6508.
Riparto fallimentare e deposito delle somme non riscosse: distinzione tra il regime attuale e quello previgente.
Fallimento – Ripartizione finale – Creditori irreperibili o che non si presentano – Deposito presso l’ufficio postale – Effetti – Confronto tra regime attuale e previgente.
Di conseguenza, nel contesto del regime originario della legge fallimentare un problema di (eventuale) rapporto tra diritto del creditore insoddisfatto e somme destinate ad altro creditore del comune debitore - come mediato, cioè, dalla responsabilità patrimoniale ex art. 2740 c.c., di quest’ultimo - non aveva proprio alcuno spazio per risultare proponibile. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 28 February 2020, n. 5618.
Impugnazione della sentenza di fallimento: legittimazione di qualunque interessato, ratio e interesse sopravvenuto.
Fallimento – Dichiarazione – Legittimazione ad impugnare di qualunque interessato – Ratio
Fallimento – Dichiarazione – Legittimazione ad impugnare – Interesse ad agire sia sopravvenuto alla sentenza – Esclusione.
La peculiare conformazione dell'impugnazione rivolta contro la sentenza dichiarativa di fallimento, discende dalla natura stessa della dichiarazione di fallimento, la quale dispiega i suoi plurimi effetti non solo nei confronti dei partecipanti alla fase prefallimentare, ma anche di pluralità di soggetti che con l'imprenditore hanno intessuto una svariata rete di rapporti: soggetti cui, per tale ragione, il legislatore attribuisce la legittimazione ad aggredire la sentenza dichiarativa di fallimento con lo strumento di cui all'articolo 18 della legge fallimentare.
Tale è quindi la ragione in forza della quale a «qualunque interessato» - nozione in cui devono includersi coloro la cui posizione giuridica risulti incisa dalla sentenza dichiarativa di fallimento per la semplice ragione che il fallimento modifica l'assetto giuridico che li riguarda - devono essere riconosciuti tutti i poteri processuali che non ha potuto esercitare nel giudizio conclusosi con la sentenza di fallimento che egli chiede sia rimossa.
Né v'è dubbio che il riconoscimento della legittimazione processuale «a qualunque interessato», nei ristretti termini e con le modalità previste dalla norma, miri a conseguire un risultato di stabilità giuridica della sentenza dichiarativa di fallimento, che può realizzare la propria funzione se impugnabile anche a notevole distanza di tempo da un numero indeterminato di soggetti.
In definitiva, deve concludersi che gli effetti della sentenza dichiarativa di fallimento si estendono verso una pluralità di terzi, titolari di posizioni giuridiche che sono soggette a modifica dalla pronuncia, i quali avrebbero potuto proporre l'opposizione ex articolo 18 della legge fallimentare: rimedio che, per essi, svolgeva una funzione sostanzialmente analoga a quella che, nel giudizio di cognizione ordinaria, spetta all'opposizione di terzo.
E’ manifestamente infondata l'eccezione di illegittimità costituzionale dell'art. 404 c.p.c. sollevata dagli odierni ricorrenti con riferimento agli artt. 3 e 24 Cost., «nella parte in cui non prevede che siano assoggettabili a tale rimedio le sentenze dichiarative di fallimento da parte di coloro il cui interesse ad agire sia sopravvenuto alla sentenza stessa», essendo «innegabile che il terzo che subisce un pregiudizio da una sentenza dichiarativa di fallimento nulla ed illegittima non possa difendersi», posto che proprio la vastità della categoria di coloro a carico dei quali operano gli effetti della menzionata sentenza (autori di atti pregiudizievoli ai creditori, parti di rapporti pendenti, creditori non istanti, etc), non identificabili a priori, giustifica la necessità di trattazione e decisione unitarie della pluralità di opposizioni da essi, in ipotesi proponibili, legittimando la previsione, nel sistema della legge fallimentare, di un unico rimedio a ciò destinato (quello, di oggetto ben più ampio rispetto all'opposizione ex art. 404 c.p.c. sancito dall'art. 18 l.fall., nelle varie configurazioni susseguitesi anche dopo le novelle di cui D.Lgs. nn. 5 del 2006 e 169 del 2007), il cui termine iniziale e la relativa decorrenza siano sottratti alla iniziativa degli interessati, così da rendere irretrattabili gli effetti del fallimento dichiarato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 24 February 2020, n. 4786.
Giudizio di cassazione: la dichiarazione di fallimento interrompe il mandato difensivo, ma il processo prosegue d’ufficio.
Ne consegue che, a seguito della dichiarazione di fallimento intervenuta nel giudizio di legittimità, il legale cui era stato precedentemente conferito mandato ad litem, proprio perché (nelle controversie non aventi natura personale del fallito) è definitivamente venuto meno il rapporto professionale che lo legava alla parte assistita, non ha più alcun titolo per proseguire la propria attività difensiva. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 24 February 2020, n. 4795.
La mancata opposizione dei creditori alla disaggregazione non esonera la società scissa dalla responsabilità patrimoniale.
Società di capitali - Scissione - Soggezione della società scissa a procedura concorsuale - Cancellazione dell’imprenditore dal registro imprese - Esonero della società scissa da responsabilità patrimoniale - Esclusione.
La mancata opposizione dei creditori alla disaggregazione dell'ente ex artt. 2506 ter, comma 5, e 2503 cod. civ. non rappresenta un ostacolo alla dichiarazione di fallimento della società scissa, essendo lo strumento dell'opposizione rimedio non «sostitutivo e necessario», ma solo «aggiuntivo». (Lucrezia Cipriani) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 21 February 2020, n. 4737.
La società cancellata dal registro delle imprese non può accedere al concordato, neppure in pendenza del termine annuale dell’art. 10 l. fall..
Concordato preventivo – Accesso alla procedura – Società cancellata dal registro delle imprese – Esclusione.
Siffatta soluzione è, peraltro, stata recepita per il futuro dal codice della crisi di impresa; a norma dell'ultimo comma dell'art. 33 del D.Lgs. 12 gennaio 2019, n. 14, che reca la disciplina della cessazione dell'attività in relazione a tutte le procedure, è inammissibile la domanda di concordato preventivo o di omologazione degli accordi di ristrutturazione dei debiti presentata dall'imprenditore cancellato dal registro delle imprese. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 20 February 2020, n. 4329.
Concordato preventivo e fallimento: la Cassazione detta le regole di coordinamento della competenza al fine di garantire la soluzione negoziale della crisi.
Ove la domanda di concordato preventivo ed il procedimento prefallimentare siano pendenti dinanzi ad uffici giudiziari diversi, è onere del debitore impugnare, nei limiti in cui ciò sia consentito, tutti i provvedimenti adottati, anche in rito, che possano ostacolare il preliminare esame della domanda di concordato preventivo da lui proposta, atteso che l’eventuale accoglimento del reclamo L. Fall., ex art. 18 contro la sentenza di fallimento, di cui si pretenda l’illegittimità a causa del mancato preventivo esame della domanda concordataria, presuppone che quest’ultima sia ancora sub iudice. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 20 February 2020, n. 4343.
Per agire in revocatoria è necessario aver introdotto il giudizio di accertamento del credito?.
Azione revocatoria – Caratteristiche de credito vantato – Giudizio di accertamento del credito – Necessità – Esclusione.
Per l’accoglimento di detta azione non è dunque necessaria la sussistenza di un credito certo, liquido ed esigibile, bastando una semplice aspettativa che non si riveli "prima facie" pretestuosa e che possa valutarsi come probabile, anche se non definitivamente accertata. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 19 February 2020, n. 4212.
Crediti sorti nel corso della procedura fallimentare: un anno per proporre insinuazione al passivo.
Fallimento – Insinuazione al passivo – Crediti sorti nel corso della procedura fallimentare – Termine.
L'insinuazione al passivo dei crediti sorti nel corso della procedura fallimentare non è soggetta al termine di decadenza previsto dalla L. Fall., art. 101, comma 1 ed u.c.; tale insinuazione tuttavia incontra comunque un limite temporale, da individuarsi - in coerenza e armonia con l'intero sistema di insinuazione che è attualmente in essere e sulla scorta dei principi costituzionali di parità di trattamento di cui all'art. 3 Cost. e del diritto di azione in giudizio di cui all'art. 24 Cost. - nel termine di un anno, espressivo dell'attuale sistema in materia, decorrente dal momento in cui si verificano le condizioni di partecipazione al passivo fallimentare. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 17 February 2020, n. 3872.
Liquidazione delle spese di lite relative ad azione revocatoria.
Il valore della causa relativa ad azione revocatoria si determina in base al credito vantato dall'attore, a tutela del quale viene proposta l'azione revocatoria stessa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 13 February 2020, n. 3697.
Opposizione all'esecuzione per far valere un vincolo di impignorabilità e domanda riconvenzionale per la dichiarazione di inefficacia ex art. 2901 c.c..
Nel giudizio di opposizione all'esecuzione in cui sia dedotta l'esistenza di un vincolo di impignorabilità del bene assoggettato ad espropriazione derivante da un determinato atto negoziale, è ammissibile la domanda riconvenzionale del creditore opposto volta ad ottenere, ai sensi dell'art. 2901 c.c., la dichiarazione di inefficacia dell'atto negoziale posto a base dell'opposizione, sussistendo connessione, in relazione all'oggetto e/o al titolo, tra le due domande, anche se tale dichiarazione di inefficacia, stante la natura dichiarativa della decisione e la necessità del suo passaggio in giudicato, potrà giovare al creditore esclusivamente ai fini dell'instaurazione di un nuovo processo esecutivo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 13 February 2020, n. 3697.
Prova per presunzioni della scientia decoctionis del terzo contraente.
In tema di prova per presunzioni, la valutazione compiuta in sede di merito riguardo agli elementi indiziari da cui non si riesca ad evincere chiaramente il criterio logico posto alla base della selezione dei fatti e del convincimento del giudice, costituisce violazione dell’art. 2729 c.c. censurabile in sede di legittimità. (Benedetta Bonfanti) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 11 February 2020, n. 3327.
Trasformazione di un debito preesistente da chirografario a privilegiato mediante negozio indiretto.
Mutuo fondiario – Esenzione da revocatoria – Rilevanza del valore dell’immobile
Revocatoria Fallimentare – Mutuo fondiario ed esenzione da revocatoria – Art. 39 T.U.B.
Revocatoria Fallimentare – Negozio indiretto.
L'intima connessione strutturale - che nell'operazione di credito fondiario si pone tra erogazione del mutuo e garanzia ipotecaria - risulta già disvelata del testo dell'art. 38 TUB, comma 1 che appunto lega in modo diretto la concessione del credito alla costituzione della garanzia.
In proposito risulta comunque decisiva la constatazione che la disposizione dell'art. 38, comma 2, TUB stabilisce la regola per cui l'ammontare del finanziamento è "determinato... in rapporto al valore dei beni ipotecati", ciò significando che nel mutuo fondiario l'ammontare del credito non può che dipendere dal valore che possiede l'immobile dato in ipoteca.
Il mutuo fondiario è operazione che si connota per concentrare la copertura del rischio di rientro dell'erogato sul solo immobile "mobilizzato" e contestualmente iscritto in ipoteca di primo grado"
Perciò, il mutuo fondiario possiede requisiti identificativi diversi da quelli dell'ordinario mutuo ipotecario ed è inteso a porre in essere un'operazione diversa e con effetti (anche) distinti da quelli propri dell'ordinario mutuo.
In altri termini, nel mutuo fondiario è proprio la garanzia dell'ipoteca a conformare il credito (merito e quantità), così dando vita a una speciale tipologia di operazione, che il sistema vigente ha inteso proteggere in modo peculiare con l'assegnazione di forti vantaggi disciplinari in ragione della rischiosità sua intrinseca; ne consegue che un mutuo non può, nel corso di svolgimento del relativo rapporto, diventare fondiario e, nel caso di ipoteca posta a servizio di un preesistente mutuo, quest'ultimo rimane semplicemente un ordinario mutuo.
E’ revocabile ai sensi dell’art. 67, comma 1, n. 4 L.F. la stipulazione di un mutuo fondiario propriamente assunta come mera forma, strutturalmente idonea a realizzare la funzione fraudolenta dell’operazione consistente nel rendere contestuale un’ipoteca per un credito preesistente. (Lucio A. de Benedictis) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 10 February 2020, n. 3024.
Espropriazione e vendita forzata immobiliare: cancellazione dei gravami indipendentemente dal decorso dei termini per la proponibilità di opposizioni all'esecuzione a norma dell'art. 617 c.p.c.?.
Espropriazione e vendita forzata immobiliare – Cancellazione dei gravami – Indipendentemente dal decorso dei termini per la proponibilità di opposizioni all'esecuzione a norma dell'art. 617 c.p.c..
Se, nel procedimento di espropriazione e vendita forzata immobiliare, il decreto di trasferimento del bene, recante l'ordine di cancellazione dei gravami (pignoramenti, ipoteche, privilegi, sequestri conservativi) determini, in forza dell'art. 2878 c.c., n. 7, l'estinzione dei medesimi vincoli, dei quali il Conservatore dei registri immobiliari (oggi Ufficio provinciale del territorio - Servizio di pubblicità immobiliare, istituito presso l'Agenzia delle Entrate) è tenuto ad eseguire la cancellazione, indipendentemente dal decorso dei termini per la proponibilità di opposizioni all'esecuzione a norma dell'art. 617 c.p.c. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 10 February 2020, n. 3096.
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