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Timestamp: 2019-12-06 08:16:46+00:00
Document Index: 987651

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 92', 'art. 4', 'art. 38', 'art. 39', 'sentenza ', 'art. 97', 'art. 71', 'art. 71', 'art. 6', 'art. 39']

opere pubbliche: aprile 2009
T.A.R. Emilia Romagna – sentenza n. 93/2009. Sede operativa dell'impresa
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Emilia Romagna (Sezione 1) si è recentemente pronunciato sul ricorso di una società avverso l’esclusione da una gara per l’affidamento di servizi, per non avere dichiarato di avere una sede operativa nel territorio comunale in cui doveva svolgersi il servizio. L’impresa aveva però prodotto, in sede di offerta, una dichiarazione con la quale si impegnava ad aprire tale sede qualora fosse risultata aggiudicataria.
A sostegno del gravame la società ricorrente deduceva:
- la violazione del combinato disposto degli articoli 42 e 73 del Codice dei contratti(d.lgs n. 163/2006); violazione del principio di proporzionalità; eccesso di potere sotto il profilo dell’illogicità e irrazionalità manifesta, sviamento e violazione del principio del favor partecipationis, motivazione carente e comunque insufficiente;
- l’eccesso di potere, discriminazione ratione loci, violazione dei principi comunitari in tema di libera concorrenza e di libera circolazione delle persone, dei servizi e dei capitali sanciti dagli articoli 48 e 49 del trattato CEE, violazione dell’articolo 41 della costituzione e della libertà di iniziativa economica privata .
Con sentenza n. 93 del 30 gennaio 2009 il T.A.R. ha ritenuto che:
- in base a un’interpretazione della norma costituzionalmente orientata e rispettosa dei principi comunitari, la disposizione del bando che richiede l’apertura di una sede operativa nel territorio comunale deve ritenersi legittima se si ritiene che all’atto della presentazione dell’offerta il concorrente non operante nel Comune possa limitarsi a dichiarare l’intenzione di aprire una sede operativa nel Comune di Forlì.
- l’apertura effettiva della sede operativa, dovrà, invece, essere richiesta all’impresa che al termine del confronto, sia risultata aggiudicataria provvisoria.
In conclusione, ha ribadito l’illegittimità dell’esclusione della ricorrente e che, in accoglimento del ricorso originariamente proposto, gli atti impugnati dovevano essere annullati.
Per effetto dell’annullamento disposto dal T.A.R. la società ricorrente è risultata poi aggiudicataria per l’affidamento dei servizi, oggetto dell’appalto.
Autorità - Contributi 2009, deliberazione 1 marzo 2009
Con deliberazione in data 1 marzo 2009, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale 18 aprile 2009 n. 90, L’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture ha determinato, per l’anno 2009, l'ammontare delle contribuzioni dovute dai soggetti, pubblici e privati, sottoposti alla sua vigilanza, nonche' le relative modalita' di riscossione.
In base a tale deliberazione sono tenuti a versare un contributo a favore dell'Autorita' i seguenti soggetti:
nella misura indicata nella sottostante tabella:
Questi ultimi soggetti sono tenuti a versare a favore dell'Autorita' per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture un contributo pari al 2% (due per cento) dei ricavi risultanti dal bilancio approvato.
Le modalita' e termini di versamento della contribuzione sono dettagliatamente riportate all’articolo 3 del provvedimento, che è entrato in vigore il 1 marzo 2009.
Tariffe professionali - Consiglio di Stato, decisione n. 1342/2009
Le tariffe professionali, di cui alla legge n.143/1949 e al D.M. 4 aprile 2001, continuano ad essere motivo di controversie, cui sono chiamati a pronunciarsi i competenti organi istituzionali.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta) con decisione n. 1342 del 6 marzo 2009 ha avuto modo di esprimersi sul ricorso in appello n. 8103/2006, proposto da uno studio di Ingegneria, contro l’ Università degli Studi di Foggia, e nei confronti di altre due società di ingegneria, per la riforma della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale della Puglia, sede di Bari, Sezione I, 27 luglio 2006, n. 2982.
Oggetto della controversia, una gara per l’affidamento della progettazione preliminare e definitiva, servizi professionali accessori alla progettazione, servizi professionali per l’avvio della successiva procedura di appalto integrato e direzione dei lavori per il recupero edilizio, adeguamento statico ed impiantistico di un immobile.
Il Consiglio di Stato nel richiamare le più recenti norme riguardanti le tariffe professionali e precisamente :
- Il c.d. decreto Bersani (D.L. 223/2006, convertito in legge n.. 248/2006);
- la determinazione dall'Autorità per la vigilanza n. 4/2007 del 29.3.2007;
- il Codice dei contratti (art. 92) come modificato dal D. Leg.vo n. 152/2008(terzo decreto correttivo del Codice dei Contratti);
- l'art. 4, comma 12 bis della L. 155/1989, abrogato dal D.Lgs. n. 152/2008
ha affermato che nell’assetto normativo attuale, in definitiva, le tariffe in questione hanno perduto il carattere dell’inderogabilità, con la conseguenza che sono possibili anche patti contrari rispetto ai valori dalle stesse contemplati, pur potendo rimanere fermo il riferimento alle stesse ai fini della determinazione, da parte della stazione appaltante, del valore dell’appalto.
Nella sostanza, la derogabilità delle tariffe professionali, finora applicabile alle prestazioni speciali e accessorie, così come definite dall’articolo 50 comma 3 del regolamento n.554/1999:
b) prestazioni accessorie: le prestazioni professionali non previste dalle vigenti tariffe
viene estesa alle prestazioni "normali"
Resta fermo il principio sancito dall’articolo 2233 del Codice Civile, ossia che in ogni caso la misura del compenso deve essere adeguata all'importanza dell'opera e al decoro della professione.
Autorità per la vigilanza - provvedimento 15 gennaio 2009 (G.U. 6/04/09 n.80)
L’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, ha ritenuto di dover disciplinare l'attivita' di indagine della Direzione generale vigilanza lavori e della Direzione generale vigilanza servizi e forniture, in relazione alle attivita' che – come previsto dall'art. 38, comma 1, lettera a) e dall'art. 39, comma 1, lettera a) del regolamento di organizzazione adottato in data 20.12.2007 - possono essere esplicate anche attraverso accertamenti ispettivi secondo gli indirizzi del Consiglio, nonché sulla base di esposti e segnalazioni.
Con provvedimento del 15 gennaio 2009, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 80 del 6-4-2009, l’Autorità si è dotata di apposito regolamento che disciplina, in maniera puntuale, le attivita' di vigilanza e gli accertamenti ispettivi di sua competenza.
Per quanto riguarda le attivita' di indagine esse vengono, di norma attuate, sulla base di programmi annuali, definiti dal Consiglio dell'Autorita', aventi ad oggetto specifiche problematiche o criticita' del settore dei contratti pubblici, ma possono anche essere svolte sia d'iniziativa d'ufficio che su istanza motivata, presentata su apposito modulo, da parte di chiunque ne abbia interesse.
Ne consegue chel’eventuale accertamento di una pendenza di carattere previdenziale o assistenziale in capo all’impresa pur dichiarata aggiudicataria dell’appalto prodottasi anche in epoca successiva alla scadenza del termine per partecipare al procedimento di scelta del contraente implica, a seconda dei casi, la impossibilità per l’amministrazione appaltante di stipulare il contratto con l’impresa medesima, ovvero la risoluzione dello stesso; sempre in forza di ciò, è del tutto irrilevante un eventuale adempimento tardivo della obbligazione contributiva quand’anche ricondotto retroattivamente, quanto ad efficacia, al momento della scadenza del termine di pagamento. Leggi il resto dell'articolo..
Consiglio di Stato n. 1840/2009 - dichiarazioni per gara d’appalto
Il Consiglio di Stato, sezione V, con decisione n. 1840 del 27 marzo 2009 ha confermato che l’omissione, in fase di gara, di una dichiarazione, ancorché formalmente richiesta nel bando di gara, non è da ritenere causa di esclusione se le informazioni non fornite possono essere desunte in base ad altra documentazione allegata alla stessa richiesta di partecipazione. L’Organo costituzionale, chiamato a decidere per l'annullamento e/o la riforma, della sentenza del TAR Lombardia-Brescia n. 1314 del 22.11.2007 - con la quale era stato accolto il ricorso della impresa esclusa (che ove riammessa alla selezione, con il calcolo della media dei ribassi. rinnovato includendo la propria offerta, avrebbe conseguito l’aggiudicazione) - ha sostanzialmente ritenuto che:
- conformemente ad una consolidata giurisprudenza, le prescrizioni di esclusione devono essere interpretate in funzione dello scopo, perseguito dalla p.a., di conseguire la migliore offerta al corrispettivo per essa più conveniente, tenuto conto del principio di favore per la più ampia partecipazione alla gara e dell'evoluzione dell'ordinamento nel senso della semplificazione procedimentale, oltre che del generale divieto di aggravamento degli oneri burocratici;
- sarebbe sicuramente illegittima l'esclusione da una procedura concorsuale per carenza, nella domanda di partecipazione, di una dichiarazione richiesta dal bando, nei limiti in cui il contenuto della stessa si possa univocamente desumere da altra dichiarazione resa dal candidato, dato che il precetto del “buon andamento” (art. 97, Cost.) include anche il principio di cooperazione fra amministrazione ed amministrati, con conseguente affievolimento degli oneri meramente formali e riconoscimento della rilevanza delle dichiarazioni implicite desumibili univocamente da altre, con la possibilità per l’ente (in presenza di dubbi od incertezze) di richiedere ulteriori precisazioni senza disporre immediatamente l'esclusione della parte interessata
e, conseguentemente, ha respinto l’appello proposto dalla impresa risultata aggiudicataria, con salvezza dell’impugnata sentenza. Leggi il resto dell'articolo..
Autorità - parere n. 33/2009 - dichiarazione presa visione dei luoghi (ex art. 71 comma 2, Regolamento)
L’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici, con parere n. 33 del 11 marzo 2009, ha avuto modo di esprimersi in merito alla contestazione, da parte di una impresa, del bando di gara per l’affidamento di alcuni lavori.
L’impresa aveva sostenuto l’illegittimità del bando nella parte in cui non ammetteva che il sopralluogo (ex art. 71 comma 2, Regolamento), richiesto tra i requisiti di partecipazione, potesse essere effettuato dai concorrenti mediante un procuratore munito di procura notarile. In particolare il bando di gara in esame, nel descrivere le modalità di effettuazione del sopralluogo, richiesto a pena di esclusione dalla procedura di gara, prevedeva testualmente che lo stesso dovesse essere effettuato unicamente dal Titolare o Legale Rappresentante o Institore, o da soci amministratori o dal Direttore Tecnico o da un Dipendente dell’Impresa (non sono ammessi i procuratori).
L’Autorità nel richiamare un precedente deliberazione (n. 206 del 21 giugno 2007), ha sostanzialmente ribadito che la prescrizione del bando di gara, che consente di effettuare la presa visione dei luoghi solo ad alcune figure di vertice dell’impresa, ossia esclusivamente al titolare, legale rappresentante o direttore tecnico dell’impresa partecipante, appare indubbiamente restrittiva e rigida, mentre nel caso in esame la stazione appaltante aveva consentito che la presa visione dei luoghi potesse essere eseguita non solo dalle figure di vertice delle imprese concorrenti, ma anche da dipendenti delle imprese medesime.
In conclusione ha affermato che la clausola contenuta nel bando, pur non consentendo che il sopralluogo possa essere eseguito da un procuratore munito di procura notarile, non appare affatto restrittiva e rigida, né di per sé lesiva dei principi della concorrenza e del favor partecipationis.
Con decreto del Ministero dello sviluppo economico 2 marzo 2009 “Disposizioni in materia di incentivazione della produzione di energia elettrica mediante conversione fotovoltaica della fonte solare” , a parziale modifica del decreto interministeriale 19 febbraio 2007, viene consentito che gli impianti fotovoltaici fino a 200 kW operanti in scambio sul posto per la produzione di energia in edifici pubblici e residenziali possano accedere al premio incentivante di cui all'articolo 7 del citato decreto interministeriale, alle condizioni fissate dallo stesso articolo 7.
La norma introdotta è da ritenere senz’altro positiva in considerazione del particolare tessuto produttivo italiano, costituito da numerosissime aziende di piccola e media dimensione.
Il decreto - pubblicato in G.U. n.59 del 12/3/2009 - fornisce, inoltre, un’interpretazione del comma 4 dell’articolo 4 del decreto interministeriale 19 febbraio 2007, in riferimento ai requisiti dei componenti e degli impianti ai fini dell'accesso alle tariffe incentivanti.
Etichette: Collaudo, impianti
A seguito di richiesta di parere per la soluzione delle controversie(ex art. 6 comma 7 lett.n) del D.Lgs. n. 163/2006) avanzata da un Comune siciliano, l’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture ha espresso il suo parere in merito alla validità e decorrenza del DURC.
Nel parere n. 31 reso in data 11 marzo 2009 l’Autorità puntualizza che la norma primaria (art. 39-septies del D.L. 30.12.2005 n. 273, convertito in legge 23 febbraio 2006 n. 51), nel fare espresso riferimento al settore dei lavori nei cantieri edili, non operava alcuna distinzione tra appalti privati e appalti pubblici, e prevedeva per il DURC una validità di mesi tre.
Alla luce dei successivi atti intervenuti e precisamente:
- il Decreto del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale del 24 ottobre 2007;
- la Circolare del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale del 30 gennaio 2008 nella quale viene affermato che il DURC, utilizzato nell’ambito dei lavori pubblici ha una validità mensile;
- la Circolare INAIL del 5 febbraio 2008 n. 7;
- le sentenze del TAR Sicilia ( Catania, Sez..IV, 22 gennaio 2008, n. 141 e Palermo, Sez.III, 5 aprile 2007, n. 1092
l’Autorità ha espresso parere che, nell’ambito dei lavori pubblici, il DURC:
- è legato allo specifico appalto;
- è limitato alla fase per la quale è stato richiesto( ad es. stipula contratto, pagamento stati avanzamento lavori, etc);
- ha validità mensile (a differenza degli appalti privati, per i quali la validità è trimestrale);
- la sua validità decorre dalla data di rilascio e non da quella in cui è stata accertata la regolarità dei versamenti.
Sull’argomento si rimanda agli altri articoli pubblicati in data 22 febbraio 2009 e 1 marzo 2009
La sicurezza sui luoghi di lavoro – D. Lgs n. 81/2008
A meno di un anno dalla sua emanazione il decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro (G.U. n. 101 del 30 aprile 2008) - con il quale è stato abrogato, tra l’altro, il decreto legislativo 14 agosto 1996, n. 494, si appresta a subire modifiche ed integrazioni ben più sostanziali rispetto a quelle già introdotte, con la legge n. 133/ 2008, all’articolo 55 comma 4 lettera h), in tema di sanzioni.
In data 27/03/ 2009, infatti, il Consiglio dei Ministri ha approvato uno schema di decreto nel quale, sulla base delle criticità emerse nel periodo di applicazione del decreto in argomento, sono state previste numerose modifiche ed integrazioni, le più importanti delle quali riguardano:- la semplificazione del documento di valutazione dei rischio con riferimento non ai contenuti ma
ai soli aspetti burocratici;
- l’attivazione di sinergie tra Servizio Sanitario Nazionale e Inail allo scopo di favorire il recupero
dei lavoratori vittime di infortuni e ridurre, nel contempo, i rilevanti costi sociali derivanti dagli
infortuni stessi;
- tutele specifiche per le nuove figure di lavoratori atipici e temporanei;
- un maggiore coordinamento territoriale tra funzionari di vigilanza delle ASL e gli ispettori del
lavoro, al fine di incrementare gli interventi ispettivi;
- la modifica dell’attuale regime sanzionatorio, incrementando del 50% le sanzioni previste dal
d.lgs n. 494/96 e la previsione di un meccanismo automatico di adeguamento. Nel caso di
violazioni ''sostanziali'' si applica l'ammenda mentre quando si tratta di violazioni “formali” (es.
irregolarita' nella scrittura dei documenti o nella trasmissione dei dati) si applica la sanzione
amministrativa. Viene confermato l'arresto per il datore di lavoro che non procede alla
valutazione del pericolo nelle aziende considerate a rischio rilevante, trattandosi di condotta
gravemente pericolosa per la salute dei lavoratori.