Source: http://www.treccani.it/enciclopedia/impugnazioni-diritto-processuale-civile/
Timestamp: 2015-07-31 11:21:35+00:00
Document Index: 118525527

Matched Legal Cases: ['art. 324', 'sentenza ', 'art. 395', 'sentenza ', 'art. 395', 'art. 404', 'sentenza ', 'art. 404', 'sentenza ', 'art. 395', 'art. 397', 'art. 327', 'art. 395', 'sentenza ', 'art. 331', 'sentenza ', 'art. 332', 'art. 333', 'art. 334', 'art. 331', 'sentenza ', 'art. 335', 'sentenza ', 'art. 336', 'art. 127', 'sentenza ', 'art. 329', 'art. 24', 'sentenza ', 'art. 178']

Impugnazioni. Diritto processuale civile nell&apos;Enciclopedia Treccani
Enciclopedie on line Impugnazioni. Diritto processuale civile In generale, attività processuale, successiva a una precedente fase del procedimento, che si svolge su istanza di una delle parti ed è diretta a controllare la giustizia della precedente decisione giurisdizionale. Nel diritto processuale civile, l’art. 324 c.p.c. stabilisce che i mezzi per impugnare le sentenze sono, oltre al regolamento di competenza, l’appello, il ricorso per cassazione, la revocazione e l’opposizione di terzo. La più importante classificazione in materia è quella che distingue i mezzi di impugnazione in ordinari e straordinari. I mezzi di impugnazione ordinari sono quelli la cui proponibilità condiziona il passaggio in giudicato (Cosa giudicata. Diritto processuale civile) della sentenza (regolamento di competenza, appello, ricorso per cassazione, revocazione per i motivi indicati nei nn. 4 e 5 dell’art. 395). I mezzi di impugnazione straordinari possono invece essere proposti indipendentemente dal passaggio in giudicato della sentenza (revocazione per i motivi indicati nei nr. 1, 2, 3 e 6 dell’art. 395, opposizione di terzo). Fatta eccezione per l’opposizione di terzo ordinaria (art. 404, co. 1), per la quale non vi è alcun termine, il diritto d’impugnare la sentenza va esercitato entro 30 giorni (cosiddetto termine breve) per l’appello, la revocazione e l’opposizione di terzo di cui all’art. 404, co. 2; entro 60 giorni per il ricorso in cassazione. Il termine breve decorre dalla notificazione della sentenza (tranne per i casi previsti nei nn. 1, 2, 3, e 6 dell’art. 395 e negli art. 397 e 404, co. 2). In alcuni casi è previsto il cosiddetto termine lungo: l’art. 327, co. 1, stabilisce infatti che, indipendentemente dalla notificazione, l’appello, il ricorso per cassazione e la revocazione per i motivi indicati nei nn. 4 e 5 dell’art. 395 non possono proporsi dopo che siano decorsoi sei mesi dalla pubblicazione della sentenza. Litisconsorzio in sede di gravame. - La disciplina distingue il caso in cui la sentenza è stata pronunciata tra più parti in ‘causa inscindibile o in cause tra loro dipendenti’, da quello nel quale invece si tratta di ‘cause scindibili’. Nel primo caso (art. 331) la sentenza deve essere impugnata nei confronti di tutte le parti, pena l’inammissibilità dell’impugnazione. Nel secondo (art. 332) va notificata a tutte le parti in confronto delle quali l’impugnazione non è preclusa o esclusa; in assenza di tale notifica si ha una sospensione del processo fino a quando per queste parti non siano decorsi i termini per l’impugnazione. Impugnazioni incidentali. - L’istituto delle impugnazioni incidentali è disciplinato dagli artt. 333-335. L’art. 333 sancisce innanzitutto il principio dell’onere dell’impugnazione incidentale, prevedendo che le parti che hanno ricevuto le notificazioni previste negli articoli precedenti debbono proporre, a pena di decadenza, le loro impugnazioni in via incidentale nello stesso processo. L’art. 334 autorizza alcune delle parti su cui grava l’onere dell’impugnazione incidentale (quelle contro le quali è stata proposta impugnazione e quelle chiamate a integrare il contraddittorio a norma dell’art. 331) a proporre l’impugnazione anche quando per esse sia decorso il termine o quando abbiano fatto acquiescenza alla sentenza (cosiddette impugnazioni incidentali tardive). In ogni caso, ai sensi dell’art. 335, tutte le impugnazioni proposte separatamente contro la stessa sentenza devono essere riunite, anche d’ufficio, in un solo processo. Gli art. 336-338 c.p.c. si occupano, infine, degli effetti della riforma o della cassazione, della sospensione dell’esecuzione e dei processi e degli effetti dell’estinzione del procedimento di impugnazione. Voci correlateAppello. Diritto processuale civile Impugnazioni. Diritto processuale penaleOpposizione di terzo Revocazione. Diritto processuale civile Ricorso per cassazione. Diritto processuale civile Camera di consiglio. Diritto processuale penale
Modello generale di svolgimento dell’attività giurisdizionale consistente in un procedimento che, rispondendo alle esigenze di celerità e di riservatezza, non si svolge in presenza del pubblico, ma alla sola ed eventuale presenza della parti e dei difensori (art. 127 c.p.p.)
Accettazione di una sentenza nei confronti della quale si sia soccombenti con conseguente estinzione del potere di impugnarla (Impugnazioni. Diritto processuale civile). Nell’art. 329 del c.p.c
diritto1. L’a. nel diritto processuale civileDiritto di agire in giudizio per ottenere la tutela giurisdizionale, che l’art. 24, co. 1, Cost. garantisce a tutti, sulla base della mera affermazione che un proprio diritto è stato violato. L’a. viene individuata, perciò, nel potere processuale – distinto dal tutelando diritto soggettivo sostanziale – di ottenere la pronuncia di un provvedimento giurisdizionale di tutela nel merito del diritto soggettivo che colui che esercita l’a. (attore) afferma violato. Perché l’esercizio dell’a
Reclamo. Diritto processuale civile
Nel diritto processuale civile, il mezzo di impugnazione previsto dalla legge in via generale contro i provvedimenti giurisdizionali diversi dalla sentenza (Ordinanza. Diritto processuale civile; Decreto. Diritto processuale civile). Nel codice di procedura civile non vi è una disciplina unitaria dell’istituto del reclamo, che viene trattato in ambiti tra loro assai diversi. L’art. 178, 2° co., c.p.c