Source: http://www.militari.info/viewtopic.php?p=328615
Timestamp: 2018-11-17 20:24:22+00:00
Document Index: 88560582

Matched Legal Cases: ['art. 254', 'art. 248', 'art. 248', 'art. 249', 'art. 251', 'art. 255', 'art. 252', 'art. 253', 'art. 254', 'art. 254', 'art. 19', 'art. 257', 'art. 258', 'art.242', 'art.243', 'art.242', 'art.243', 'art. 259', 'art. 238', 'art.247']

Inviato: Sab Ago 17, 2013 5:59 pm Oggetto: Amianto
La tematica amianto ricorre molto spesso in questo forum, soprattutto per via delle numerose vittime che ha causato. Sebbene ne sia stata vietata la produzione e la lavorazione dal 1992 (legge 257/92), è un materiale ancora presente nel nostro quotidiano, pertanto vorrei fornire alcune informazioni in modo da imparare a riconoscere e gestire in modo adeguato questo rischio.
Innanzi tutto bisogna dire che si tratta di un materiale di origine minerale (pietra), inerte (cioè che non reagisce chimicamente con altre sostanze) largamente presente in natura. La denominazione tecnica è crisotilo (amianto bianco) e crocidolite (amianto blu). In USA, Finlandia e Italia si estraeva il crisotilo della famiglia dei serpentini, ovvero amianto bianco (in Italia soprattutto dalla cava di Balangero in provincia di Torino) che ha una struttura microcristallina fibrosa.
Da ciò deriva la sua pericolosità:
Diametro di un capello -> 40 micron
Diametro di 200 fibre di crocidolite -> 0.2 micron
Diametro di 2000 fibre di crisotilo -> 0.02 micron
Elementi così piccoli e leggeri possono essere inalati senza essere arrestati dalle ciglia che ricoprono l’epitelio delle vie aeree, depositandosi nei bronchi e negli alveoli polmonari, migrando verso la membrana che riveste i polmoni, danneggiando i tessuti. Causa mesotelioma (cancro) e asbestosi (difficoltà cronica nella respirazione).
Le caratteristiche principali dell’amianto sono:
-	Resistenza al fuoco e al calore,
-	Resistenza agli agenti atmosferici,
-	Potere coibente.
I principali impieghi dell’amianto:
- Cemento – amianto (eternit)
- Freni e frizioni
- Tessuti (tute per addetti fonderie e VV.FF.)
Il maggior utilizzo dell’amianto è tuttavia in edilizia ed è ancora molto presente nelle nostre case infatti, in alcune regioni esiste l’obbligo di notifica al comune dove è presente il manufatto. E’ presente sotto forma di:
- tetti ondulati (eternit);
- Condotte, tubi e serbatoi;
- Rivestimenti antincendio (in particolare su strutture portanti di acciaio);
- Isolamenti termo acustici;
- Pavimentazioni, soffittature;
- Pannelli interni ( grazie al potere fono assorbente veniva utilizzato in scuole, cinema, ambienti pubblici in genere);
L’amianto viene suddiviso in due categorie:
Amianto a matrice compatta: materiali duri che possono essere sbriciolati o ridotti in polvere solo con l’impiego di attrezzi meccanici (mole, trapani, …). In questo caso la percentuale di amianto presente nel materiale è minima, prendiamo per esempio l’eternit dove la percentuale di cemento è pari al 90% e quella dell’amianto è al 10%, lo stesso discorso vale per le canne fumarie dei camini e dei tubi dell’acqua. Bisogna precisare che l’amianto era un materiale molto costoso e veniva usato con parsimonia, solo quando era realmente necessario perché non migliorava le caratteristiche di un materiale, a meno che non si trattasse di isolamento alle altissime temperature o come isolante acustico. Per poter subire danni alla salute da questa tipologia, il materiale deve essere molto usurato (si deve sbriciolare con le mani).
La bonifica e lo smaltimento dell’amianto a matrice compatta può essere effettuata solo da addetti che hanno conseguito il patentino regionale ed in questo caso sono chiamate ESEDI (Esposizioni Sporadiche di Deboli Intensità) e fanno parte della categoria 10A.
In questo caso non si raggiunge mai il valore limite di esposizione (*).
Amianto a matrice friabile: materiale che può essere facilmente sbriciolato o ridotto in polvere con la semplice pressione manuale. E’ presente in corde, guarnizioni, manicotti ma soprattutto veniva spruzzato su tetti, pareti, tubature come coibente acustico o termico in materiale refrattario. In questa categoria rientrano anche le mattonelle in vinile- amianto usate per le pavimentazioni poiché, sebbene siano un materiale a matrice compatta, vanno smaltite come se fossero di matrice friabile (la parte contenente amianto è quella incollata a terra).
La bonifica di questo tipo di amianto può essere effettuata solo da addetti che sono iscritti alla categoria 10B (in tutta Italia esistono solo circa 20 aziende abilitate). E’ inutile descrive il laborioso processo di creazione di un confinamento statico di un cantiere per la rimozione dell’amianto a matrice friabile, vale però la pena però chiarire che, se nella bonifica di quello compatto si raggiunge un rischio infortunio pari al 70% e un rischio esposizione amianto pari al 30%, in questo caso abbiamo un inversione dei valori che si attestano al 70% di esposizione e 30% di infortunio.
In questo caso si raggiunge e supera piuttosto spesso il valore limite di esposizione (*).
(*) valore limite di esposizione = il valore limite per l’amianto è fissato a 100 f/l (0.1 f/cm3). Il datore di lavoro deve provvedere affinchè nessun lavoratore sia esposto a concentrazioni superiori al valore limite (art. 254 d.lgs 81/08).
Considerando quanto detto sopra, vorrei precisare che, allo stato attuale, l’amianto di cui “aver paura” è solo quello a matrice friabile, a meno che quello a matrice compatta sia seriamente danneggiato, vorrei inoltre far presente che una linea di condotta simile a quella messa in atto per l’amianto presto si proporrà anche per materiali come la lana di vetro, la lana di roccia, ecc. infatti la Regione Lombardia ha emanato delle linee guida per la bonifica di manufatti contenenti fibre vetrose artificiali (FAV), che possono causare effetti irritativi a carico della cute, delle mucose congiuntivali, delle prime vie aeree e dei bronchi effetti sull’apparato respiratorio (ispessimenti o placche pleuriche, alveoliti, fibrosi interstiziale polmonare, tumore del polmone e della pleura). (Decreto Generale Sanità n. 13541 del 22/12/2010)
Inviato: Ven Nov 22, 2013 8:43 pm Oggetto:
Nonostante la legge 27 marzo 1992, n. 257 ha introdotto la cessazione dell'impiego dell'amianto vietando l'estrazione, l'importazione, l'esportazione, la commercializzazione e la produzione di manufatti di amianto o contenenti amianto … previa autorizzazione … , è stata ammessa la deroga ai divieti … per una quantità massima di 800 chilogrammi e non oltre il 31 ottobre 2000, per amianto sotto forma di treccia o di materiale per guarnizioni non sostituibile con prodotti equivalenti disponibili.
Nel 2000 sono state estratte più di 2 milioni di tonnellate di asbesto. La sua produzione è concentrata e ristretta in pochi Paesi; infatti il 92% del minerale prodotto proviene da sei Stati: Federazione Russa (nel 2000, 700000 ton), Kazakistan (180000 ton), Brasile (170000 ton), Zimbawe (130000 ton) e con molto stupore il Canada (335000 ton),.
Attualmente i maggiori utilizzatori di amianto non sempre corrispondono ai produttori. Gli Stati consumatori coincidono con i “Paesi in via di sviluppo”(Tailandia, Brasile, India), con quelli nati dallo smembramento dell'Unione Sovietica (Federazione Russa, Bielorussia, Kirzikistan, ecc.) e con Paesi, come la Cina, in fortissima crescita economica, ma evidentemente con ancora scarse tutele civili e socio-sanitarie.
Fonte: amiantomaipiu.it
Anche Croazia e Slovenia utilizzano ancora l’amianto, non a caso le nostre navi vecchie vengono mandate là per le riparazioni. Tra l’altro la Slovenia è anche un paese produttore, non so quali siano le sue tempistiche per la dismissione e non è detto che abbia intenzione di farlo.
La Direttiva 1999/77/CE proibisce l’utilizzo dell’amianto nell’Unione Europea a partire dal 1 gennaio 2005. Essa però prevede una deroga (che è stata motivata dal gruppo di lavoro della CE “per ragioni tecniche ed economiche”) che riguarda gli impianti che utilizzano cellule d’elettrolisi (si tratta di un processo industriale utilizzato nell’industria del cloro che ricorre a diagrammi contenenti amianto crisotilo). L’esenzione avrebbe dovuto cessare a partire dal 1 gennaio 2008. Ma non è stato così. Poiché questo tipo di industria coinvolge, in Germania ed in Polonia, più di 10.000 addetti non c’è l’intenzione di effettuare alcuna conversione.
Fonte: contramianto
Paesi nei quali è vietato l'uso dell'amianto:
Arabia Saudita, Argentina, Australia, Austria, Belgio, Cile, Cipro, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Gabon, Germania, Grecia, Honduras, Irlanda, Islanda, Italia, Kuwait, Lituania, Latvia, Lussemburgo, Malta, Norvegia, Olanda, Polonia, Portogallo, Regno Unito (Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda del Nord), Repubblica Ceca, Seychelles, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Svizzera, Ungheria e Uruguay. Nonostante negli USA non vi sia una legge che vieti l’uso dell’amianto di fatto nessuno, per ovvie ragioni, lo usa più da oramai più di 30 anni.
Inviato: Ven Nov 22, 2013 8:51 pm Oggetto:
La legislazione: cosa dice il d.lgs. 81/08
La legge 257/92 aveva stabilito nel nostro paese la cessazione di ogni attività di produzione legata all’amianto, pertanto le norme di questo decreto si applicano alle attività che possiamo definire residue.
Di seguito trovate quanto stabilito dalla legge a riguardo, in modo da avere qualche strumento in più per una maggiore “protezione”.
Fra gli obblighi del datore di lavoro c’è l’individuazione della presenza di amianto (art. 248), se vi è il minimo dubbio sulla presenza di amianto in un materiale o in una costruzione, si applicano le disposizioni previste dal decreto al capo III (art. 248).
Nella valutazione dei rischi, il datore di lavoro valuta i rischi dovuti alla polvere proveniente dall’amianto e dai materiali contenenti amianto, al fine di stabilire la natura e il grado dell’esposizione e le misure preventive e protettive da attuare, inoltre effettua nuovamente la valutazione ogni qualvolta si verifichino modifiche che possono comportare un mutamento significativo dell’esposizione dei lavoratori (art. 249).
-> Per la violazione a questo articolo, il datore di lavoro è punito con l’arresto da tre a sei mesi o con l’ammenda da 2.500€ a 6.400€.
La concentrazione nell’aria della polvere nel luogo di lavoro deve essere ridotta al minimo e, in ogni caso, al di sotto del valore, limitando il più possibile il numero dei lavoratori esposti; quest’ultimi devono sempre utilizzare dispositivi di protezione individuale (d’ora in avanti DPI) delle vie respiratorie con fattore di protezione operativo adeguato alla concentrazione di amianto nell’aria. L’ l’utilizzo dei DPI deve essere intervallato da periodo di riposo adeguati all’impegno fisico richiesto dal lavoro, l’accesso alle aree di riposo deve essere preceduto da idonea decontaminazione (art. 251). I DPI devono essere forniti anche nel caso di operazioni lavorative particolari dove è prevedibile che il valore limite sia superato, i lavoratori o i loro rappresentanti devono essere consultati sulle misure da adottare prima di procedere a tali attività e deve, inoltre, essere affisso un cartello che segnali la previsione di superamento dei valori limite di esposizione (art. 255)
-> Per la violazione di questi articoli, il datore di lavoro e il dirigente sono puniti con l’arresto da tre a sei mesi o con l’ammenda da 2.500€ a 6.400€.
Il datore di lavoro adotta le misure appropriate affinché i luoghi in cui si svolgono tali attività siano:
- chiaramente delimitati e contrassegnati da appositi cartelli, accessibili esclusivamente ai lavoratori che vi debbano accedere a motivo del loro lavoro o della loro funzione,
- oggetto del divieto di fumare,
- predisposizione di aree speciali che consentano ai lavoratori di mangiare e bere senza rischio di contaminazione,
- disponibilità di adeguati indumenti di lavoro o adeguati DPI, detti indumenti di lavoro o protettivi devono restare all’interno dell’impresa. Essi possono essere trasportati all’esterno solo per il lavaggio in lavanderie attrezzate per questo tipo di operazioni, in contenitori chiusi, qualora l’impresa stessa non vi provveda o in caso di utilizzazione di indumenti monouso per lo smaltimento secondo le vigenti disposizioni, gli indumenti di lavoro o protettivi devono essere riposti in un luogo separato da quello destinato agli abiti civili,
- disponibilità di impianti sanitari adeguati, provvisti di docce, in caso di operazioni in ambienti polverosi (art. 252). -> Per la violazione a questo articolo, il datore di lavoro e il dirigente sono puniti con l’arresto da tre a sei mesi o con l’ammenda da 2.500€ a 6.400€.
Al fine di garantire il rispetto del valore limite fissato e in funzione dei risultati della valutazione iniziale dei rischi, il datore di lavoro effettua la misurazione periodica della concentrazione di fibre di amianto nell’aria del luogo di lavoro a meno che le esposizioni siano sporadiche e di debole intensità e a condizione che risulti chiaramente dalla valutazione dei rischi. I risultati delle misure sono riportati nel documento di valutazione dei rischi. Il campionamento deve essere rappresentativo della concentrazione nell’aria della polvere proveniente dall’amianto o dai materiali contenenti amianto e la durata dei campionamenti deve essere tale da consentire di stabilire un’esposizione rappresentativa, per un periodo di riferimento di 8 ore tramite misurazioni o calcoli ponderati nel tempo (art. 253).
-> Per la violazione a questo articolo, il datore di lavoro e il dirigente sono puniti con l’arresto da tre a sei mesi o con l’ammenda da 2.500€ a 6.400€.
I datori di lavoro provvedono affinché nessun lavoratore sia esposto a una concentrazione di amianto nell’aria superiore al valore limite. Quando il valore limite fissato viene superato, il datore di lavoro individua le cause del superamento e adotta il più presto possibile le misure appropriate per ovviare alla situazione. Il lavoro può proseguire nella zona interessata solo se vengono prese misure adeguate per la protezione dei lavoratori interessati (art. 254).
-> In caso di violazione all’art. 254 è previsto l’arresto sino a due mesi o con l’ammenda da 400€ a 1.600€ per il preposto, perché l’articolo prevede, per ottenere il rispetto del valore limite, l’utilizzo dei DPI da parte del lavoratore e, secondo quanto stabilito dall’art. 19 spetta al preposto (*) sovrintendere e vigilare sulla osservanza da parte dei singoli lavoratori dei loro obblighi di legge.
il datore di lavoro fornisce ai lavoratori, prima che essi siano adibiti ad attività comportanti esposizione ad amianto, nonché ai loro rappresentanti, informazioni sui rischi per la salute dovuti all’esposizione all’amianto, le specifiche norme igieniche da osservare, ivi compresa la necessità di non fumare, le modalità di pulitura e di uso degli indumenti protettivi e dei dispositivi di protezione individuale, le misure di precauzione particolari da prendere nel ridurre al minimo l’esposizione, l’esistenza del valore limite e la necessità del monitoraggio ambientale.
Qualora dai risultati delle misurazioni della concentrazione di amianto nell’aria emergano valori superiori al valore limite fissato il datore di lavoro informa il più presto possibile i lavoratori interessati e i loro rappresentanti del superamento e delle cause dello stesso e li consulta sulle misure da adottare o, nel caso in cui ragioni di urgenza non rendano possibile la consultazione preventiva, il datore di lavoro informa tempestivamente i lavoratori interessati e i loro rappresentanti delle misure adottate (art. 257).
Il datore di lavoro assicura che tutti i lavoratori esposti o potenzialmente esposti a polveri contenenti amianto ricevano una formazione sufficiente ed adeguata, ad intervalli regolari. Il contenuto della formazione deve essere facilmente comprensibile per i lavoratori e deve consentire loro di acquisire le conoscenze e le competenze necessarie in materia di prevenzione e di sicurezza, in particolare per quanto riguarda le proprietà dell’amianto e i suoi effetti sulla salute, incluso l’effetto sinergico del tabagismo, i tipi di prodotti o materiali che possono contenere amianto, le operazioni che possono comportare un’esposizione all’amianto e l’importanza dei controlli preventivi per ridurre al minimo tale esposizione;
d) le procedure di lavoro sicure, i controlli e le attrezzature di protezione, la funzione, la scelta, la selezione, i limiti e la corretta utilizzazione dei dispositivi di protezione delle vie respiratorie, le procedure di emergenza, le procedure di decontaminazione, l’eliminazione dei rifiuti, la necessità della sorveglianza medica (art. 258). -> Per la violazione a questo articolo, il datore di lavoro e il dirigente sono puniti con l’arresto da tre a sei mesi o con l’ammenda da 2.500€ a 6.400€.
I lavoratori per i quali la valutazione dell’esposizione ad agenti cancerogeni ha evidenziato un rischio per la salute sono sottoposti a sorveglianza sanitaria. Il datore di lavoro, su conforme parere del medico competente, adotta misure preventive e protettive per i singoli lavoratori sulla base delle risultanze degli esami clinici e biologici effettuati. Ove gli accertamenti sanitari abbiano evidenziato, nei lavoratori esposti in modo analogo ad uno stesso agente, l’esistenza di una anomalia imputabile a tale esposizione, il medico competente ne informa il datore di lavoro. Il medico competente fornisce ai lavoratori adeguate informazioni sulla sorveglianza sanitaria cui sono sottoposti, con particolare riguardo all’opportunità di sottoporsi ad accertamenti sanitari anche dopo la cessazione dell’attività lavorativa (art.242). I lavoratori sono iscritti in un registro nel quale è riportata, per ciascuno di essi, l’attività svolta, l’agente cancerogeno utilizzato e, ove noto, il valore dell’esposizione a tale agente. Detto registro è istituito ed aggiornato dal datore di lavoro che ne cura la tenuta per il tramite del medico competente. Il responsabile del servizio di prevenzione ed i rappresentanti per la sicurezza hanno accesso a detto registro. Il medico competente, per ciascuno dei lavoratori, provvede ad istituire e aggiornare una cartella sanitaria e di rischio le cui relative annotazioni individuali contenute sono comunicate ai lavoratori interessati. In caso di cessazione del rapporto di lavoro, il datore di lavoro invia all’INAIL, per il tramite del medico competente, la cartella sanitaria e di rischio del lavoratore interessato unitamente alle annotazioni individuali
contenute nel registro e ne consegna copia al lavoratore stesso (art.243).
-> Per la violazione dell’art.242 , il datore di lavoro e il dirigente sono puniti con l’arresto da tre a sei mesi o con l’ammenda da 2.500€ a 6.400€, mentre per il preposto è previsto l’arresto sino a due mesi o con l’ammenda da 400€ a 1.600€ (violazione dei commi 1 e 2).
-> Per la violazione dell’art.243 , il datore di lavoro e il dirigente sono puniti con la sanzione pecuniaria da 500€ a 1.800€,
-> Per la violazione degli artt. 242 e 243 è previsto l’arresto fino a due mesi o l’ammenda da 300€ a 1.200€ per il medico competente.
I lavoratori che durante la loro attività sono stati iscritti anche una sola volta nel registro degli esposti di cui all’articolo 243, comma 1, sono sottoposti ad una visita medica all’atto della cessazione del rapporto di lavoro; in tale occasione il medico competente deve fornire al lavoratore le indicazioni relative alle prescrizioni mediche da osservare ed all’opportunità di sottoporsi a successivi accertamenti sanitari. Gli accertamenti sanitari devono comprendere almeno l’anamnesi individuale, l’esame clinico generale ed in particolare del torace, nonché esami della funzione respiratoria. Il medico competente, sulla base dell’evoluzione delle conoscenze scientifiche e dello stato di salute del lavoratore, valuta l’opportunità di effettuare altri esami quali la citologia dell’espettorato, l’esame radiografico del torace o la tomodensitometria. Ai fini della valutazione di cui al primo periodo il medico competente privilegia gli esami non invasivi e quelli per i quali è documentata l’efficacia diagnostica (art. 259).
Nelle zone di lavoro esposte o potenzialmente esposte a polveri contenenti amianto è vietato assumere cibi e bevande, fumare, conservare cibi destinati al consumo umano, usare pipette a bocca e applicare cosmetici (art. 238 comma 2).
-> Chiunque viola queste disposizioni è punito con la sanzione pecuniaria da 1.000€ a 450€.
(*) L’art.247 del DPR 90/10 declina in maniera specifica il ruolo del preposto: il lavoratore militare o civile cui, in ragione delle competenze professionali e nei limiti di poteri gerarchici e funzionali adeguati alla natura dell'incarico conferitogli, fanno capo doveri di sovrintendere e sorvegliare direttamente le attività lavorative del personale dipendente, con cui intercorre un rapporto d’impiego immediato, anche temporaneo, e garantisce l'attuazione delle direttive ricevute, controllandone la corretta esecuzione ed esercitando un funzionale potere di iniziativa.
Attenzione, il preposto è quel soggetto il quale, a prescindere dalla qualifica rivestita, svolga effettivamente funzioni di coordinamento e controllo nei confronti di altri lavoratori.
Inviato: Ven Nov 22, 2013 8:52 pm Oggetto:
Nei mezzi di navigazione sia civili che militari è stato fatto in passato largo uso di amianto e di materiali che lo contengono. Ancora oggi l’amianto è presente a bordo di numerose navi e continua a rappresentare un serio problema di igiene del lavoro soprattutto durante le operazioni di riparazione navale.
Le funzioni principali per cui l’amianto è stato utilizzato sono state le seguenti: coibentazione di strutture della nave e di condotte per fluidi, protezione dal fuoco, fono assorbimento, antirombo e protezioni individuali durante l’effettuazione di alcune lavorazioni come ad esempio la saldatura.
E’ opportuno suddividere l’elenco dei materiali contenenti amianto nella navalmeccanica ed a bordo di navi in FRIABILI e COMPATTI.
FRIABILI:
Friabili sono da considerarsi tutti i materiali in amianto utilizzati per la coibentazione delle parti calde dell’apparato motore (collettori di scarico, tubazioni di adduzione del carburante, turbine, tubazioni del vapore caldaie) e come antirobo-isolante termico-tagliafuoco delle paratie interne. Il materiale friabile per eccellenza era costituito da fibra grezza, usualmente delle varietà anfiboli che (crocido lite, amosite), applicata a spruzzo sulle lamiere e sulle strutture dopo che queste avevano subito un trattamento antiruggine. Fibra grezza, usualmente crocido lite, veniva utilizzata come riempimento di cuscini termoisolanti con involucro in tessuto amianto, usualmente crisotilo, che servivano per il termo isolamento di flangie di accoppiamento di tubi ed anche delle flangie di accoppiamento delle grandi turbine, usualmente a vapore ed in numero più limitato a gas. Il termo isolamento di tubi veniva assicurato con coppelle preformate costituite da materiali di scarsa densità come fibra di amianto sia pressata sia inserita in matrici minerali molto deboli; tali componenti conferivano a questi manufatti una scarsa resistenza meccanica ed una conseguente alta friabilità. Tra i materiali friabili si annoverano anche i tessuti (teli, nastri, corde, filotti e baderne) con i quali venivano rivestiti tubi metallici per il trasporto di fluidi caldi ed anche freddi; in quest’ultimo caso l’amianto fungeva da anticondensa.
Interessa precisare che il rivestimento di paratie interne non era univoco su tutte le navi in metallo, ma poteva subire sostanziali differenze a seconda del tipo di progetto, di natante e di richiesta del committente. Lo schema seguito per la realizzazione di un rivestimento prevedeva l’applicazione di più strati costituiti ognuno da materiali di natura diversa:
1) vernice protettiva contro la formazione della ruggine ricoperta o meno da vernice ad elevato spessore (antirombo);
2) amianto floccato applicato a spruzzo o in alternativa materassino di lana minerale artificiale;
3) rete metallica intrecciata;
4) finitura esterna realizzata con varie modalità:
• intonaco in cemento rinforzato con fibra di amianto;
• cartone di amianto forato;
• tela in amianto verniciata;
• marinite laminata. L’intonacatura con cemento amianto poteva essere realizzata mediante spruzzatura e finitura a cazzuola oppure con l’applicazione manuale con semplice cazzuola. Usualmente quest’ultimo tipo di finitura era utilizzato per le condotte termoisolate con coppelle rivestite in rete metallica.
I vari tipi di navi avevano ed hanno tutt’ora necessità molto variegate di impiego di materiali isolanti. Per quanto riguarda l’apparato motore, comune a tutti i tipi di nave, i serbatoi e la linea di alimentazione del carburante devono essere termoisolati dato che i carburanti hanno la necessità di essere mantenuti a temperature tali da renderli fluidi, intorno a 40°C circa. Il monoblocco e le testate dei motori diesel sono raffreddati ad acqua, ma i collettori di scarico fumi, nonché i sistemi di sovralimentazione (turbo soffianti) hanno la necessità di essere termoisolati con materiali resistenti a temperature molto elevate; in passato si usava amianto oggigiorno si usano fibre ceramiche refrattarie. Il condotto di scarico fumi, il cosiddetto “fumaiolo”, è coibentato per tutto il suo percorso fino alla bocca di uscita.
Le navi dotate di propulsione a vapore (turbonavi) erano molto diffuse fino agli anni ’70. Grandi caldaie riscaldate con combustibili liquidi, che avevano sostituito il vecchio carbone, producevano il vapore che mediante turbine faceva muovere le eliche. Questo sistema prevedeva un intricato sistema di condotte che necessitavano di grandi quantitativi di materiali isolanti e resistenti a temperature elevate. L’amianto indubbiamente rispondeva bene a questi requisiti. Si stima che il quantitativo di amianto necessario alla coibentazione dell’apparato motore di una turbonave fosse in quantità indicativamente triple di quello necessario alla coibentazione di un motore diesel. In tutte le navi l’apparato motore prevede barriere antifiamma che lo separano dal resto della nave. Un altro locale comune a tutte le navi che ha la necessità di essere isolato da tutto il resto è la cucina dove possono trovarsi fiamme libere.
Riguardo allo scafo una prima grande distinzione può essere fatta tra le navi militari e quelle mercantili. Le prime, essendo per loro natura possibilmente soggette al cosiddetto “fuoco nemico” devono prevedere un sistema complesso di compartimentazione per impedire la diffusione di incendi; inoltre la necessità di una efficace protezione dagli incendi è dovuta al fatto che nella stragrande maggioranza di navi militari è presente un deposito più o meno vasto di munizioni che per ovvi motivi deve essere ben protetto da incendi e surriscaldamenti. Per quanto riguarda i sommergibili, oltre ai termoisolanti comuni a quelli delle navi, vi è la necessità di rivestire lo scafo, che in immersione è tutto a diretto contatto con l’acqua, con trattamenti anticondensa per garantire la vivibilità degli spazi interni.
Anche tra le navi mercantili la necessità di impiego di materiali isolanti è alquanto variegata. Le navi passeggeri sono quelle che richiedono un alto numero di compartimentazioni per motivi antincendio e molte barriere fono isolanti per il contenimento del rumore dell’apparato motore, nonché termo isolamenti e trattamenti anticondensa degli alloggi. Altre tipologie di navi mercantili, quali quelli per il trasporto misto e le petroliere, presentavano un utilizzo di materiali isolanti a base di amianto per l’apparato motore e il blocco cabine e servizi per l’equipaggio, mentre detto utilizzo era limitato o assente del tutto nella parte dello scafo (stiva, tank) destinata al contenimento della merce da trasportare. In una situazione intermedia di collocano i traghetti, nei quali gli hangar per gli autoveicoli avevano le pareti e i soffitti coibentati con amianto spruzzato.
Grandi quantitativi di materiali contenenti amianto friabile sono inoltre stati utilizzati nei cantieri navali di costruzione in ferro per necessità di ausilio al processo di costruzione dello scafo ed in particolare dai saldatori. Materiali resistenti al calore sono tutt’ora in uso durante le operazioni di saldatura, si tratta ovviamente di materiali isolanti non contenenti amianto.
Le necessità di uso di materiali isolanti si ritrovano nel pre-riscaldo di parti in metallo di massa diversa che devono essere uniti mediante saldatura. Resistenze elettriche rivestite con calza di amianto venivano messe a contatto con le superfici metalliche fino a portarle alla temperatura richiesta dalla saldatura. In taluni casi i saldatori potevano anche utilizzare cuscini isolanti per mantenere in temperatura il metallo e per evitare bruschi raffreddamenti delle saldature. Teli in amianto venivano utilizzati sia per la protezione di parti da non rovinare con schizzi di metallo fuso, sia come protezioni temporanee di altre lavorazioni che si trovavano nelle vicinanze dei saldatori. Un uso classico dei teli in amianto era quello dei rivestimento delle tavole dei ponteggi quando altri lavoratori si trovavano ai piani sottostanti sulla stessa verticale del saldatore. La continua movimentazione e l’esposizione ad alte temperature di questi manufatti ne usuravano la consistenza da richiederne un ricambio continuo.
I materiali compatti utilizzati nella navalmeccanica erano i seguenti:
L’amiantite (presente sul mercato anche con il nome di sirite). Questo materiale costituito da un impasto di resina (gomma) e amianto veniva commercializzato in fogli e utilizzato per il confezionamento di guarnizioni. La friabilità di questo materiale aumentava dopo l’uso e disperdeva fibre, anche se in limitate quantità, soprattutto quando veniva rimosso con l’ausilio di utensili.
La Marinite e l’Eternave erano costituiti da un impasto gessoso-cementizio, da amianto usualmente della varietà amosite, e da altre cariche inerti. Con questo materiale venivano prodotti pannelli che servivano per tamponature interne o per il rivestimento di superfici coibentate con amianto a spruzzo o con lane minerali artificiali. La compattezza di questi materiali non è comunque paragonabile a quella più elevata del vero e proprio cemento amianto, comunemente detto eternit. Questi materiali rilasciavano comunque copiosi quantitativi di fibre durante il taglio con ***** circolari o seghetti alternativi e peggio ancora durante la sagomatura, o quando, dopo la messa in opera, gli elettricisti li foravano per il passaggio di cavi e l’applicazione di componentistica elettrica. Lastre piane in cemento amianto di ridotto spessore per il rivestimento di paratie e porte coibentate.
Le lastre denominate Petralit, prodotte anche dalla Eternit di Casale Monferrato, contenevano amianto delle varietà crisotilo e crocidolite.
Il rivestimento esterno delle paratie e soffitti nonché di tubazioni coibentate con amianto o con lane minerali quando realizzato con un impasto di amianto e malte cementizie in proporzione fino a 1:2. I pavimenti in vinil-amianto, una sorta
di linoleum in formato mattonella costituito da un impasto di resina e amianto ad alto grado di compattezza. I pattini frenanti di qualsiasi genere, comunemente chiamati ferodi.
Anche nelle officine a terra si svolgevano lavorazioni con materiali contenenti amianto.
Fonte: Registro Nazionale dei Mesoteliomi (ReNaM) – Terzo Rapporto – Sezione Documentale - Catalogo dell’uso dell’amianto in comparti produttivi, macchinari, impianti
Ultima modifica di ghiaccio il Ven Nov 22, 2013 8:54 pm, modificato 1 volta in totale
Inviato: Ven Nov 22, 2013 8:53 pm Oggetto:
AEREI, MANUTENZIONE AEREI
Le caratteristiche funzionali dell’amianto ne rendono estremamente conveniente l’utilizzo ogni qualvolta sia necessario disporre di materiali ad alto coefficiente di attrito, resistenti alle alte temperature ed al fuoco, dotati di capacità di coibentazione termica ed isolamento acustico. Per questo motivo, a bordo dei velivoli sono presenti MCA (materiali contenenti amianto) nella zona calda dei turboreattori e nelle vicinanze delle camere di combustione. Ancora, è possibile riscontrare presenza di MCA negli impianti motore, di condizionamento e pressurizzazione dell’aria, impianti frenanti, impianti comandi di volo, impianto ossigeno, isolamento acustico della fusoliera, coibentazione termica delle cappottature rivestimento motore, impianti frenanti, ceppi e pastiglie freno, tacchi frenanti per le ruote. I MCA possono prendere forma, nell’ordine, di materassini per la coibentazione della fusoliera e della cabina di pilotaggio, condotti, guarnizioni, tubazioni e fascette di supporto. Un documento redatto in data 31.03.2004 dalla Pratt&Whitney (duopolista, assieme alla General Electric, per la produzione dei motori a getto dei velivoli commerciali), relativo al motore JT8D, elenca 469 componenti di amianto in ciascun motore. Un ulteriore documento, redatto dalla McDonnel Douglas in data 22.10.1992, elenca 1105 componenti amianto nei velivoli DC8, DC9 e MD80. Gran parte di questa componentistica non è però realizzata con amianto classificabile come friabile: infatti l’amianto delle coibentazioni è sigillato nell’involucro esterno dei materassini, quello delle guarnizioni e delle fascette di supporto è da considerarsi come compatto; solo le fibre inglobate nei ferodi degli impianti frenanti sono funzionalmente destinati ad erodersi e liberarsi nell’atmosfera circostante. Il fatto che i motori aeronautici contengano componenti in MCA determina la possibile esposizione da parte del personale tecnico addetto alle operazioni di ispezione e manutenzione dei motori.
Ad ogni ciclo di atterraggio e decollo, i motori dei velivoli in transito vengono sottoposti ad una ispezione visiva esterna, se necessario più approfondita, per verificare eventuali danneggiamenti e/o alterazioni dei componenti, per controllare i livelli dei fluidi idraulici, per verificare la funzionalità delle parti mobili. E’ verosimile che durante tale ispezione l’operatore possa essere esposto all’inalazione delle fibre che si liberano dai componenti del motore contenenti amianto, considerando che l’interazione tra vibrazione meccanica e cimento termico può aggravare il fenomeno.
Altra possibile fonte di esposizione ad amianto del personale tecnico aeronautico potrebbe derivare dall’uso di guanti protettivi in amianto, adoperati fino alla fine degli anni 80, in tutte le operazioni che potevano esporre al contatto con pezzi caldi come parti del motore e dell’impianto frenante. L’utilizzo dei guanti in amianto è stato definitivamente proibito dopo il 1992. Le norme di navigazione aerea impongono tuttora che nella cabina di pilotaggio degli aerei di linea sia contenuto un paio di guanti in amianto, anche se il tessuto ignifugo attuale non contiene più tale sostanza.
Inoltre all’interno della fusoliera passeggeri e della cabina di pilotaggio è possibile che si instauri un microclima inquinato da fibre di amianto, in quanto il ricambio d’aria è garantito: 1) da aria proveniente dall’esterno, potenzialmente contaminata dalle fibre di amianto che si liberano al momento della frenatura; 2) da aria riciclata, la quale può essere inquinata da amianto ceduto da tubazioni, condotti e guarnizioni dell’impianto di pressurizzazione e condizionamento.
Da notare che l’MD80 è dotato di un impianto di condizionamento che utilizza anche aria riciclata (25%), mentre l’impianto del DC9 usa solo aria fresca.
La concezione degli impianti frenanti aeronautici non è dissimile da quella degli impianti automobilistici. Essi sono basati sull’impiego di materiali di attrito (ferodi), i quali hanno il compito di trasformare, attraverso l’attrito, l’energia cinetica all’atterraggio in calore. In passato essi erano realizzati con resina fenolica rinforzata da fibre di amianto, che ne aumentavano la resistenza meccanica ed all’usura. Nel corso delle frenate, il ferodo si erode e parte delle fibre di amianto presenti nella matrice compatta si libera nell’aria e si deposita sulle strutture circostanti. Pertanto l’ispezione all’impianto frenante e ancor più la sostituzione dei materiali d’attrito comportava un’esposizione all’amianto. Nel corso delle ispezioni effettuate subito dopo l’atterraggio, a ruote e freni ancora caldi, è necessario usare guanti coibentati, in passato d’amianto. Inoltre, durante le operazioni di sostituzione dei ferodi che avvengono nel corso della manutenzione programmata all’interno dell’hangar di determinava inquinamento da amianto quando, per eliminare la polvere derivata dai ferodi usurati e depositata sulle ruote e sulle coperture dei freni si usava un soffiaggio con aria compressa: così facendo gli operatori potevano venir esposti a concentrazioni di fibre di amianto molto elevate. Esposizioni ancora più rilevanti si potevano verificare allorchè i ferodi venivano molati o lavorati alla macchina utensile per essere adattati alla geometria di un particolare impianto frenante. In conclusione è evidente che le possibilità di essere esposto all’inalazione di fibre di amianto sono numerose per il personale che opera in campo aeronautico, considerato in senso lato: ovvero addetti alla produzione, all’installazione, alla sostituzione, alla manutenzione, alla ispezione e, potenzialmente, anche personale di terra e personale di volo, personale di cabina e piloti.
Consulenza tecnica d’uffico (CTU) Prof. Ing. Giuseppe Sala, ordinario di tecnologie e materiali aeronautici presso il Politecnico di Milano
Tutto il documento è disponibile al sito http://www.scribd.com/doc/49022488/consulenza-amianto
Inviato: Ven Nov 22, 2013 8:56 pm Oggetto:
In relazione al caso scoppiato recentemente riguardo gli elicotteri contenenti amianto, l’Augusta Westland ha pubblicato un carteggio che dimostra di aver documentato al Ministero della Difesa, dal 1996, l’elenco dei componenti di ciascun modello di elicottero segnalati come fonti di rischio e l’elenco di tutti i P/N installati su tutte le linee di elicotteri forniti secondo un Format predefinito dall’A.D. stessa.
http://www.huffingtonpost.it/2013/08/07/elicotteri-forze-armate-amianto-caretggio-difesa-agustawestland-_n_3718073.html?utm_hp_ref=italy
Nel documento del 1996 si faceva riferimento a numerosi materiali ritenuti pericolosi per la salute, fra cui l’amianto, e veniva dichiarato che non era possibile fornire una garanzia sull’assenza di altri materiali pericolosi, oltre a quelli indicati, soprattutto sugli equipaggiamenti d’acquisto.
Si rilevava inoltre che alcuni materiali segnalati non costituivano immediate fonti di rischio (es. materiali compositi) a meno che non si fossero verificati fenomeni di degrado dovuto a combustione.
Per quanto riguarda l’asbesto … questo non è più installato sui velivoli di nuova fornitura ma è talora presente sui vecchi velivoli (13/2/1996).
Purtroppo i componenti in MCA (materiali contenenti amianto) e quelli “regolamentari” erano perfettamente uguali pertanto, non si potevano distinguere a livello con figurativo. A questo punto l’Agusta riteneva corretto effettuare la sanatoria rimuovendo e sostituendo tutte le parti interessate con nuovi particolari acquisiti appunto nel 2002 (18 luglio 2002).
Alla data del 6 aprile 2006 risultavano equipaggiati con MCA i seguenti velivoli:
AB 206, AB205, AB212, AB412
Guarnizioni, condotti, tubi e pastiglie freni.
Anche se riguardo le pastiglie dei freni di alcuni modelli AB212 e 412, nella documentazione si afferma che il fabbricante non le ha più prodotte e vendute sin dal 1992, in armonia con le leggi vigenti (6 giugno 2013).
SH3D, HH3F.
Pastiglie dei freni ruote e rotore e nella frizione APU
Nel 2002 venne dichiarato che gli elicotteri HH3F e SH3D TS avevano parti contenenti amianto solo nel gruppo di freno rotore e carrello di atterraggio, la cui rimozione era prevista da un documento del 11/7/2001 (18 luglio 2002).
Guarnizione delle paratie parafiamma.
Guarnizioni, condotti, tubi, nonché pastiglie freni rotore e ruote
Mentre sui modell EH101 e NH500 l’amianto non era presente.
Nel documento datato 6 giugno 2013 l’AW dichiara di:
- aver provveduto completamente a suo carico all’emissione di idonea documentazione tecnica (PTD) per la sostituzione delle vecchie pastiglie freno rotore non più in produzione, nonché per il campionamento di tutte le macchine potenzialmente affette da inquinamento da amianto ivi compresa la bonifica di quelle eventualmente riscontrate inquinate.
- Ha inoltre analizzato, tramite laboratori specializzati, tutti i campioni dei residui prelevati sui vari elicotteri e pervenuti dai vari Enti Governativi.
- Ha approvvigionato, tramite un programma Crash, delle nuove pastiglie per fare fronte alle esigenze operative di tutti gli enti interessati.
- Per gli elicotteri risultati inquinati (principalmente nella zona vano freno motore) AW ha proposto un programma di bonifica, effettuato da una ditta qualificata, il cui onere economico veniva diviso pariteticamente fra Ditta e P.A. A tale scopo l’AW ha già provveduto a bonificare 14 elicotteri presso il sito di Grazzanise.
L’ultima considerazione che viene fatta nel documento è quella relativa alla ripartizione dei costi di bonifica che, grazie all’accordo del 50% ha consentito il risanamento di 14 mezzi e di cui l’AW auspica il proseguimento, in brevi tempi, per l’utilizzazione del sito già approntato, in modo da ridurre i costi.
Inviato: Ven Nov 22, 2013 9:00 pm Oggetto:
Riferito utilizzo di kit dell’esercito, contenente guanti in amianto, per la sostituzione della canna di mitragliatrice da guerra (es. Beretta MG-42-59): le indicazioni operative erano di sostituire la canna surriscaldata dopo l’esplosione di 250 colpi.
Detti guanti erano, inoltre, in dotazione assieme a coperte sempre in amianto sui veicoli militari armati con sistemi di sparo “senza rinculo” che producevano una fiammata posteriore al momento dello sparo del proiettile.
Registro Nazionale dei Mesoteliomi (ReNaM) – Terzo Rapporto – Sezione Documentale - Catalogo dell’uso dell’amianto in comparti produttivi, macchinari, impianti
Amianto, prevalentemente in mescole di resine fenoliche, è stato utilizzato nei materiali da attrito (freni e frizioni).
Alcune vernici antirombo potevano contenere fibra di amianto come carica inerte. Cartoni, nastri, tele e corde sono stati utilizzati per la coibentazione di alcune parti del motore o della carrozzeria. È stata dimostrata una contaminazione di fibre di amianto nelle cabine di guida di autocarri prodotti nel secondo dopoguerra e fino agli ani ’70, causata dalla degradazione dei manufatti in amianto (calze, fasce) installati su parti di motore e veicolati all’interno delle cabine dal sistema di riscaldamento, particolarmente per gli autocarri con motore posizionato all’interno dell’abitacolo e segregato con “cofano” inserito tra i sedili di guida. I pattini da attrito potevano essere abrasi per rendere nuovamente ruvida la superficie (ravvivatura) mediante carta vetro o lima. I pattini da attrito dei freni a tamburo dei mezzi pesanti venivano sottoposti ad una leggera tornitura per calibrare la centratura sul tamburo. La lavorazione asportava del truciolo e liberava fibre in aria.
La produzione di pattini da attrito contenenti amianto è stata vietata dalla Legge n. 257/92 nel 1994 ed il loro utilizzo è proseguito fino ad esaurimento.
Nella produzione artigianale di autoveicoli per uso particolare, tra cui autocarri per vendita alimenti, autocarri ad uso speciale ed autobus, è stato impiegato amianto, in forma di cartoni e tessuti, per l’isolamento della carrozzeria in metallo; i materiali erano inseriti tra questa e le parti interne del veicolo.
È stato riferito l´utilizzo di un impasto contente amianto (sorta di stucco) per proteggere le zone circostanti le parti di carrozzeria oggetto di saldature durante le riparazioni.
Amianto in tessuto è stato utilizzato per il confezionamento delle tute antincendio e coperte spegni-fiamma. Oltre a ciò i Vigili del Fuoco possono essere stati esposti a rischio amianto durante e dopo gli interventi effettuati a seguito di incendi in impianti industriali dove l´amianto poteva essere presente nella struttura edilizia e negli impianti.
Durante gli interventi di vigilanza i Vigili del Fuoco hanno prescritto l’utilizzazione di amianto in ambienti con alto carico di fuoco.
Inviato: Sab Giu 30, 2018 5:45 pm Oggetto:
ecco a voi una dettagliata descrizione delle normative per l'amianto.
dirittoambiente.@@@@@@@@@@@@@@@@@@@/file/vari_articoli_137.pdf
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