Source: http://www.studiolegaledamoli.it/2019/10/
Timestamp: 2019-12-16 09:36:43+00:00
Document Index: 121835239

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 1526', 'art. 1526', 'art. 1526', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 72', 'sentenza ', 'art. 2051']

Ottobre 2019 - Studio Legale Damoli
In tema di responsabilità civile per danni da cose in custodia, la condotta del danneggiato che entri in interazione con la cosa si atteggia diversamente a seconda del grado di incidenza causale sull’evento dannoso.
Di conseguenza, quanto più è possibile prevedere il danno e lo stesso è superabile attraverso l’adozione di cautele normalmente attese, tanto più incidente deve considerarsi l’efficienza causale del comportamento imprudente del medesimo nel dinamismo causale del danno, fino a rendere possibile che detto comportamento interrompa il nesso eziologico tra fatto ed evento dannoso.
Un motociclista aveva citato in giudizio il competente Comune per ottenere il risarcimento dei danni subiti a seguito di un sinistro dovuto alla presenza sul manto stradale di una buca non visibile.
I giudici del merito, sia in primo sia in secondo grado, avevano però rigettato la sua domanda perché la predetta buca era correttamente segnalata.
Egli aveva, allora, promosso ricorso per cassazione, ritenendo che la Pubblica Amministrazione non avesse fornito la prova del caso fortuito, necessaria per escludere la propria responsabilità.
La Suprema Corte di Cassazione ha ritenuto il motivo di ricorso infondato.
È stato accertato, infatti, che il danneggiato conoscesse la situazione dei luoghi.
Inoltre, la situazione di dissesto della strada era ampiamente visibile, essendovi sul posto idonea segnaletica stradale.
Di conseguenza, il sinistro è stato correttamente ricondotto alla sua responsabilità esclusiva.
Ottobre 30, 2019 /da Mattia Verza
http://www.studiolegaledamoli.it/wp-content/uploads/2019/10/buca-strada.jpg 400 600 Mattia Verza http://www.studiolegaledamoli.it/wp-content/uploads/2018/12/PNG_2-2-300x225.png Mattia Verza2019-10-30 16:22:342019-10-30 16:24:33Buche sulla strada: se segnalate, il Comune non è responsabile per i danni ai veicoli
La responsabilità civile per i danni causati dai cani randagi è da attribuire all’ente che ha, per legge, il dovere di prevenire il pericolo specifico per l’incolumità della popolazione, cioè il compimento della cattura e della custodia dei cani vaganti.
A seguito di un sinistro stradale causato dall’invasione improvvisa della carreggiata da parte di un cane randagio, il danneggiato ha citato in giudizio la ASL territorialmente competente, per ottenere il risarcimento dei danni patiti.
L’Azienda Sanitaria, costituitasi in giudizio, ha eccepito il proprio difetto di legittimazione passiva e ha chiamato in causa il Comune nel cui territorio è avvenuto il sinistro.
Sia il giudice di pace, in primo grado, sia il Tribunale, in grado di appello, hanno condannato in solido il Comune e la ASL a risarcire i danni all’automobilista.
La predetta Azienda ha, allora, promosso ricorso per cassazione, in quanto l’intera responsabilità avrebbe dovuto essere addossata al Comune.
La Suprema Corte di Cassazione ha però respinto detto ricorso.
Infatti, secondo i giudici di legittimità, è la ASL stessa ad essere il soggetto individuato dalla normativa quale competente in materia di prevenzione del fenomeno del randagismo.
Il Comune, invece, ha unicamente il compito di prevenzione del randagismo, che si sostanzia nel controllo delle nascite della popolazione canina e felina a fini di igiene e profilassi.
Solamente la prima, di conseguenza, è responsabile civilmente per i danni arrecati da questi animali.
http://www.studiolegaledamoli.it/wp-content/uploads/2019/10/cani-randagi-317999.660x368.jpg 368 660 Mattia Verza http://www.studiolegaledamoli.it/wp-content/uploads/2018/12/PNG_2-2-300x225.png Mattia Verza2019-10-28 19:14:442019-10-29 09:14:41La ASL è responsabile dei danni arrecati dai cani randagi
Il superamento della distinzione tra leasing di godimento e leasing traslativo.
Con la sentenza dello scorso 29 marzo, la Corte di Cassazione afferma che il legislatore ha disciplinato in modo autonomo il contratto di leasing, nel solco di quanto già previsto nella legge fallimentare, e non è quindi più ammissibile l’applicazione analogica dell’art. 1526 c.c. in materia di risoluzione della vendita con riserva di proprietà, il quale imponeva al concedente la restituzione dei canoni percepiti fatto salvo il diritto ad un equo compenso per l’utilizzo del bene.
La società Alfa, quale concedente, stipulava con la società Beta, utilizzatrice, un contratto di locazione finanziaria di natura traslativa avente ad oggetto un bene immobile ad uso commerciale.
Nel corso del contratto la società utilizzatrice interrompeva il pagamento dei canoni e la società Alfa le intimava quindi la risoluzione del contratto per inadempimento, chiedendo altresì la restituzione del bene.
In seguito al rilascio spontaneo dell’immobile, la società Beta veniva dichiarata fallita e la società Alfa domandava l’ammissione al passivo fallimentare del credito per le rate non pagate e scadute al momento della risoluzione del contratto, oltre all’importo dovuto per le rate a scadere, dedotto l’importo eventualmente ricavato dalla vendita del bene ovvero quello ad esso attribuito con perizia di stima, il tutto in forza di espressa previsione contrattuale.
Il Giudice Delegato rigettava la domanda di insinuazione al passivo poiché ritenuta incompleta rispetto alle previsioni dell’art. 1526 c.c., la cui disciplina, applicata in via analogica, era considerata inderogabile rispetto alla volontà delle parti.
A seguito del rigetto dell’opposizione allo stato passivo da parte del Tribunale di Mantova, la società Alfa promuoveva ricorso per Cassazione affermando, per quanto qui interessa, la violazione e falsa applicazione dell’art. 1526 c.c., ritenuto prevalente rispetto alle pattuizioni contrattuali, ed invocando l’applicabilità dello ius superveniens costituito dalla L. n. 124 del 2017, art. 1, commi 136-140, in quanto, in assenza di un puntuale intervento legislativo, la novella ed i principi ispiratori erano applicabili in via analogica anche ai contratti sottoscritti prima dell’entrata in vigore.
La Corte di Cassazione, dopo aver verificato positivamente l’applicabilità al caso di specie del principio dello ius superveniens, ha dato atto che il contratto di leasing, prima dell’intervento legislativo, era da considerarsi “come contratto atipico o innominato” con riferimento al quale la giurisprudenza aveva elaborato la distinzione tra “leasing di godimento” e “leasing traslativo” ed applicato a quest’ultima tipologia la disciplina prevista per la risoluzione del contratto di vendita con riserva di proprietà, disciplina considerata inderogabile.
La legge n. 124/2017, in linea con quanto già previsto dalla legge fallimentare, ha invero superato tale distinzione e dato una disciplina organica al contratto in esame, tant’è che la Corte ha affermato il seguente principio di diritto: “Gli effetti della risoluzione del contratto di leasing finanziario per inadempimento dell’utilizzatore, verificatasi in data anteriore alla data di entrata in vigore della L. n. 124 del 2017 (art. 1, commi 136 – 140), sono regolati dalla disciplina della L. Fall., art. 72 quater, applicabile anche al caso di risoluzione del contratto avvenuta prima della dichiarazione di fallimento dell’utilizzatore.
Eventuali rettifiche, sulla base di quanto effettivamente realizzato dalla vendita del bene, potranno farsi valere in sede di riparto“.
http://www.studiolegaledamoli.it/wp-content/uploads/2019/10/industrial_hall_toore_warehouse_industry_industrial_door_spiral_gates_fast_closing_doors_hall_doors-518913.jpg 800 1200 Mattia Verza http://www.studiolegaledamoli.it/wp-content/uploads/2018/12/PNG_2-2-300x225.png Mattia Verza2019-10-28 18:32:522019-10-28 18:32:55Il superamento della distinzione tra leasing di godimento e leasing traslativo.
Se l’alcoltest è stato effettuato dopo alcune ore dall’incidente è inattendibile
La Cassazione Penale, Sezione Quarta, con una sentenza del 2019, ha stabilito che non è previsto il reato di guida in stato di ebbrezza se l’alcoltest è stato effettuato diverse ore dopo l’incidente e se questo non prevede elementi indiziari dello stato di alterazione al momento dell’evento.
Nel caso di specie, le Forze dell’Ordine si sono presentate sul luogo del sinistro e hanno svolto l’alcolest dopo diverse ore dal loro intervento.
A seguito dell’alcoltest, l’accertamento effettuato è risultato pari a g/l 0,95 e la seconda 1,05 g/l però, non è stato in grado di indicare, all’atto dell’accertamento del tasso alcolico, di avere assunto alcool dopo il sinistro e prima del test.
L’incremento della dose di alcol nel sangue a quella distanza di tempo, dall’ultima assunzione, è stato ritenuta incompatibile con la regola scientifica al fine di giustificarne la compatibilità con la ricostruzione assunta.
Gli Ermellini, a seguito della richiesta di risarcimento, hanno sancito che l’intervallo di tempo di alcune ore tra la condotta di guida e l’esecuzione del test alcolemico rende necessaria la presenza di altri elementi indiziari.
Per tale motivo i controlli effettuati dopo un lungo lasso di tempo non permette di attribuire una attinenza scientifica circa lo stato di ebbrezza della persona.
Ottobre 25, 2019 /da Marco Damoli
http://www.studiolegaledamoli.it/wp-content/uploads/2019/10/Tricasenews_alcoltest_1.jpg 381 678 Marco Damoli http://www.studiolegaledamoli.it/wp-content/uploads/2018/12/PNG_2-2-300x225.png Marco Damoli2019-10-25 11:51:232019-10-25 11:51:27Se l'alcoltest è stato effettuato dopo alcune ore dall'incidente è inattendibile
Risarcimento non previsto in caso di odori e fumi provenienti dalla pizzeria nell’abitazione
La Cassazione Civile, Sezione Seconda, con una ordinanza del 2019, ha stabilito che il titolare della pizzeria e il proprietario dei muri devono apportare delle modifiche in caso di emanazione di fumi e odori e, il soggetto che vive nell’appartamento, per richiedere il risarcimento del danno, deve dimostrare un danno alla salute.
L’evento si è verificato tra il proprietario e il gestore della pizzeria e la persona che abita nel condominio.
La richiesta avanzata dal condomino è di risarcimento del danno derivante da fumi sgradevoli e odori che pervadono la sua abitazione.
L’appartamento è situato sopra all’attività di ristorazione e la canna fumaria scarica in prossimità dal suo balcone.
Sono state accolte le lamentele dell’uomo, con il conseguente ordine, al titolare e al proprietario della pizzeria, di apportare delle modifiche alle cappe e canne fumarie.
La Corte di Cassazione, a seguito della richiesta di risarcimento, ha sancito che è necessario dimostrare il danno alla salute effettivamente subito dall’uomo.
L’esistenza delle immissioni non implica obbligatoriamente un danno risarcibile e la documentazione medica richiesta prodotta dall’uomo, non è stata idonea a fornire la certezza sulla «derivazione causale del disagio lamentato dal fenomeno dannoso accertato».
http://www.studiolegaledamoli.it/wp-content/uploads/2019/10/abbattimento-puzza-cucina.jpg 960 720 Marco Damoli http://www.studiolegaledamoli.it/wp-content/uploads/2018/12/PNG_2-2-300x225.png Marco Damoli2019-10-25 10:18:152019-10-25 10:18:18Risarcimento non previsto in caso di odori e fumi provenienti dalla pizzeria nell'abitazione
La Cassazione Civile, Sezione Sesta, con una ordinanza del 2019, ha precisato che in caso di presenza di una macchia ben visibile sulle scale del condominio, con conseguente caduta da parte di una persona, si esclude la responsabilità del condominio se il pericolo era prevedibile ed evitabile utilizzando l’ordinaria diligenza.
Il caso in oggetto riguarda una richiesta di risarcimento sottoposta all’attenzione della Cassazione, riguardo ad una caduta dalle scale per la presenza di una macchia scivolosa.
Sia in primo che in secondo grado, la domanda del danneggiato è stata rigettata, poichè non ha dimostrato, attraverso mezzi di prova, la normale diligenza nello scendere le scale.
Ha proposto ricorso per Cassazione, precisando come motivo principale l’erronea inversione dell’onere probatorio che sarebbe spettato al condominio.
La Corte di Cassazione ha affermato che il comportamento posto in essere dal danneggiato è l’unica causa del verificarsi del danno, e per tale motivo, il condominio è stato esonerato, ex art. 2051 c.c., dalla responsabilità.
L’imprudenza del danneggiato, o la mancata attenzione, possono essere tali da porsi quale fattore causale esclusivo nella produzione dell’evento.
Ottobre 21, 2019 /da Marco Damoli
http://www.studiolegaledamoli.it/wp-content/uploads/2019/10/falling-stars-challenge.jpg 1250 2500 Marco Damoli http://www.studiolegaledamoli.it/wp-content/uploads/2018/12/PNG_2-2-300x225.png Marco Damoli2019-10-21 18:45:352019-10-21 18:45:40Macchia ben visibile sulle scale? Nessuna colpa del condominio in caso di caduta