Source: http://www.puntosicuro.it/sicurezza-sul-lavoro-C-1/ruoli-figure-C-7/lavoratori-C-73/ambienti-confinati-analisi-criticita-del-dpr-177/2011-AR-12134/
Timestamp: 2015-07-31 13:22:36+00:00
Document Index: 53362054

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 26', 'art. 26', 'art.2', 'art. 3', 'art. 3']

Ambienti confinati: analisi e criticità del DPR 177/2011
20 agosto 2012 - Cat: Lavoratori
Gli atti di un seminario sui nuovi obblighi relativi alle attività negli ambienti confinati. DPR 177/2011: campo di applicazione, esperienza triennale richiesta a lavoratori, controlli del datore di lavoro, autorizzazione al subappalto e formazione. Pubblicità
20 Ago – Il 28 giugno si è tenuto a Rimini, promosso da Assoservizi Rimini,
Assoform Rimini e Confindustria
il seminario “ DPR 177/2011 Ambienti Confinati:
Nuovi obblighi e soluzioni tecniche per la formazione e l’addestramento dei lavoratori”, un seminario che
ha affrontato le novità normative relative agli ambienti confinati, promuovendo la diffusione delle necessarie
competenze, l’utilizzo delle buone pratiche e l’erogazione di un’adeguata
far sì che il Decreto del
Presidente della Repubblica 14 settembre 2011, n. 177, recante il
regolamento relativo alle norme per la qualificazione delle imprese e dei
lavoratori autonomi operanti in ambienti sospetti di inquinamento o confinati,
possa essere veramente lo strumento in grado di aumentare la sicurezza e la
prevenzione, è bene soffermarsi sui suoi articoli, analizzarlo e risolvere
eventuali dubbi interpretativi. Pubblicità
quello che fa l’Avv. Gabriele Taddia, dello Studio Legale
Taddia,
nell’intervento dal titolo “I lavori in
ambienti confinati o sospetti di inquinamento: la normativa applicabile”.
i nostri lettori ad una lettura integrale del documento agli atti, ci
soffermiamo su alcuni punti sollevati dal relatore.
al campo di applicazione si fa
notare che la norma non fornisce una nuova definizione di spazio confinato o di spazio
sospetto di inquinamento e che la norma è relativa alle aziende che operano
negli ambienti confinati o sospetti di inquinamento di cui agli artt. 66 e 121
del Decreto legislativo 81/2008 e negli ambienti confinati di cui all'Allegato
IV dello stesso decreto. Inoltre,
continua il relatore, la norma può
essere “virtualmente” suddivisa in due
parti, infatti, l’art. 1, comma 3, precisa “in modo inequivocabile” che
solo le disposizioni di cui agli artt. 2, comma 2 (subappalto), e 3, commi 1 e
2 (coordinamento), sono vigenti unicamente in caso di affidamento da parte del datore
di lavoro di lavori, servizi e forniture all'impresa appaltatrice o a
lavoratori autonomi all'interno
della propria azienda o di una singola unità produttiva della stessa, nonché
nell'ambito dell'intero ciclo produttivo dell'azienda medesima, sempre che
abbia la disponibilità giuridica, a norma dell'articolo 26, comma 1 (con
riferimento al D.Lgs. 81/2008, ndr) dei
luoghi in cui si svolge l'appalto o la prestazione di lavoro autonomo. Detto
ciò, “tutto il resto del D.P.R. 177/2011 è applicabile anche a chi svolge i lavori in ambienti confinati o sospetti di
inquinamento in house, quindi, senza ricorso ad appaltatori o a lavoratori
autonomi esterni, facendo affidamento solo sulle risorse interne all’azienda”.
comunque applicabili i criteri di verifica della idoneità
tecnico-professionale,
criteri prescritti dall'art. 26, comma 1, lettera a), D.Lgs. n. 81/2008,
“comportando che le disposizioni del D.P.R. n. 177/2011 vanno ad affiancare
quelle già previste dal Testo unico sicurezza che costituiscono, comunque,
disposizioni di carattere generale”.
D.P.R. si applica anche ai datori di
lavoro “che svolgono con personale
proprio, operazioni in ambienti confinati
o sospetti di inquinamento”. Ricordando, tuttavia che, anche per queste
operazioni, il decreto non sostituisce le norme di carattere generale contenute
negli artt. 66 e 121, e nell’Allegato IV, punto 3, del D.Lgs. 81/2008.
documento agli atti riporta poi nel dettaglio i requisiti imposti dall’articolo 2 del DPR 177/2011.
al punto c), relativo alla presenza di personale, in percentuale non
inferiore al 30 per cento della forza lavoro, con esperienza almeno triennale
relativa a lavori in ambienti sospetti di inquinamento o confinati (...), il relatore ricorda che “la misura del 30% deve intendersi riferita
al personale che è impiegato sul cantiere e non al numero complessivo della
forza lavoro assunta dall’azienda, poiché potrebbe essere presente una
rilevante quota di dipendenti impiegati in tutt’altre attività (magari di tipo
amministrativo) che non necessitano affatto di questo tipo di esperienza
professionale”.
poi sottolineata una qualche difficoltà
nel controllo di queste caratteristiche da parte del committente che debba
impiegare un’impresa da qualificare in base al DPR 177/2011. Infatti, “la
semplice autocertificazione del possesso dei requisiti (pur richiamata
esplicitamente dall’art. 26, comma 1, lettera a), punto 2, D.Lgs. n. 81/2008)
non è apparsa sufficiente a garantire al committente l’idoneità della
“possibile soluzione” potrebbe
essere nella richiesta da parte del committente di copia del contratto di
lavoro dei singoli lavoratori, così da accertare se è a tempo determinato o
indeterminato, e nella richiesta dell’indicazione specifica dei precedenti
professionali del lavoratore “al fine di verificarne l’esperienza triennale nel
settore degli ambienti confinati
o sospetti di inquinamento”. Ricordando che se l’appaltatore abbia assunto
professionalità con altre forme contrattuali (tempo determinato o con contratti
atipici), “sarà necessario che i relativi contratti siano certificati ai sensi
del Titolo VIII Capi I, D.Lgs. n. 276/2003”.
ricorda poi, comma 2 dell’art.2, che in
relazione alle attività lavorative in ambienti sospetti di inquinamento o
confinati non è ammesso il ricorso a
subappalti, se non autorizzati espressamente dal datore di lavoro
committente e certificati ai sensi del titolo VIII, Capo I, del decreto
legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e
successive modificazioni e integrazioni. Le disposizioni del presente
regolamento si applicano anche nei riguardi delle imprese o dei lavoratori
autonomi ai quali le lavorazioni vengano subappaltate.
l’articolo 84, comma 1, del Decreto 276/2003 (Interposizione illecita e appalto
genuino) recita che: le procedure di
certificazione di cui al capo primo possono essere utilizzate, sia in sede di
stipulazione di appalto di cui all'articolo 1655 del codice civile sia nelle
fasi di attuazione del relativo programma negoziale, anche ai fini della
distinzione concreta tra somministrazione di lavoro e appalto ai sensi delle
disposizioni di cui al Titolo III del presente decreto legislativo.
DPR 177/2011 l’autorizzazione al
subappalto ha dunque assunto un significato molto importante: “il committente
con l’autorizzazione al subappalto ha assunto un onere specifico di vigilanza
in relazione alla qualifica del
subappaltatore”.
invece sfuggire alla disposizione del comma 2 – continua il relatore - “le
varie forme di associazioni temporanee di impresa (dalle vere e proprie ATI, ai
consorzi e alle meno frequenti forme associative in GEIE di cui al D.Lgs. n.
240/1991)”.
concludere si ricorda che la formazione
indicata all’art. 3, comma 1 va
realizzata in un tempo sufficiente e adeguato all'effettivo completamento del
trasferimento delle informazioni e, comunque, non inferiore ad un giorno.
previsione vincolante che porterà alla necessità di “documentare l’effettiva esecuzione almeno della giornata di formazione
minima per ogni specifico lavoro”. Infatti,
in mancanza di tale documentazione, “in caso di infortunio potrebbe non essere
semplice dimostrare l’assenza di nesso di causalità fra la dinamica
dell’incidente e il mancato adempimento della previsione normativa”, ricordando
tra l’altro che (art. 3 comma 4 del DPR 177/2011) il mancato rispetto delle previsioni di cui
al presente regolamento determina il venir meno della qualificazione necessaria
per operare, direttamente o indirettamente, nel settore degli ambienti sospetti
di inquinamento o confinati. Gli atti del seminario:
“ Lavorare negli
spazi confinati: la necessità di un approccio sistemico”, a cura di
Riccardo Ponasso, HSEQ Manager (formato PDF, 294 kB);
“ I lavori in
ambienti confinati o sospetti di inquinamento: la normativa applicabile”, a cura dell’Avv.
Gabriele Taddia, Studio Legale Taddia (formato PDF, 157 kB);
“ Approfondimento sul
concetto di ambiente confinato e Formazione ed Addestramento degli operatori –
la responsabilità negli ambienti confinati”, a cura del Dott. Paolo Giovagnoli
- Procuratore della Repubblica di Rimini - e del Dott. Ing. Pierpaolo Neri -
Azienda USL Rimini (formato PDF, 107 kB);
“ Aspetti, tecniche e
procedure di lavoro negli ambienti confinati”, a cura di Gianfranco Tripi, Corpo
Nazionale dei Vigili del Fuoco (formato PDF, 1.22 MB).
Commenta questo articolo!Autore: Chiara Blasi26/01/2015 (15:05:13)dopo aver partecipato ad un corso di 8h nel 2013 specifico per la formazione del personale per lavoro in luoghi confinati, con che frequenza va fatto l'aggiornamento?
Esistono requisiti di legge o linee guida? grazie
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