Source: https://fp.lombardia.it/ita/contenuti/8624_settori-pubblici-e-privati/8_parere-legale-festivita-infrasettimanali-per-turnisti-.html
Timestamp: 2019-06-18 15:09:14+00:00
Document Index: 6182782

Matched Legal Cases: ['art. 22', 'art. 24', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 24', 'art. 22', 'art. 24']

Parere legale. Festività infrasettimanali per turnisti - FP CGIL Lombardia
Nel merito l’avvocato Giovanni Sozzi, sostiene che le più recenti pronunzie giurisprudenziali escludono la possibilità della cumulabilità nella applicazione degli art. 22 e 24 del CCNL, nonostante alcune sentenze di segno contrario.
Nelle sue conclusioni, lascia aperta una possibilità di contenzioso,del Lavoratore Turnista che si trovi ad operare nei turni programmati, nelle giornate festive infrasettimanali,con la conseguente “ perdita” del riposo connesso con le festività. Al riguardo si potrebbe sostenere che l’articolo 24 (che regola situazioni straordinarie) rientri in gioco anche per i lavoratori turnisti….
Rimango a vostra disposizione per qualsiasi ulteriore chiarimento,
Ecco il parere del legale:
Trasmetto alcune considerazioni sul quesito che mi è stato posto dalla FP CGIL Lombardia se siano cioè applicabili ai lavoratori turnisti i trattamenti previsti dall'art. 24 CCNL nel caso di festività infrasettimanali.
La risposta è negativa. In altre parole, articolo 22 e articolo 24 regolano due situazioni distinte e, pertanto, o si arrivava ad una modifica delle norme contrattuali oppure era verosimile ritenere che l'esito di eventuali cause sarebbe stato sfavorevole per i lavoratori ricorrenti.
Questa conclusione è purtroppo confermata dalle più recenti pronunzie giurisprudenziali (di legittimità: Cassazione, sezione lavoro, n. 8458/2010; di merito: Tribunale di Livorno), che escludono in maniera molto netta, sulla base del significato letterale dei due articoli del contratto collettivo, la "cumulabilità" dei trattamenti.
Occorre dire che, in materia di interpretazione dei contratti collettivi (specie nella parte con funzione normativa), il criterio dell'interpretazione letterale è quello prevalente e, soltanto nel caso in cui il significato della norma sia contraddittorio, il Giudice è tenuto a ricorrere agli altri criteri ermeneutici (ad esempio, quello della comune volontà delle parti). La circostanza che i giudici non abbiano sentito la necessità di approfondire l'interpretazione del contratto, limitandosi ad affermare con nettezza il significato inequivocabile del dato letterale, è indice di un orientamento difficilmente modificabile. Almeno nel medio termine. Bisognerebbe arrivare nuovamente in Cassazione (mettendo in conto la possibilità di perdere nei gradi di merito), sperando poi di rovesciare l'orientamento affermato da Cassazione 8458/2010.
Vero che ci sono pronunzie di segno contrario. Tuttavia non credo siano sufficienti per impostare un'eventuale azione.
Occorre osservare che la pronunzia della Cassazione Sezioni Unite del 2007 rischia di trarre in inganno. Da un lato, è una pronunzia resa dalle Sezioni Unite perché vi era nel processo una questione di giurisdizione (tra giudice ordinario e giudice amministrativo). L'assegnazione alle Sezioni Unite non deriva quindi da un contrasto giurisprudenziale relativo al "merito" della vicenda. Dall'altro, la sentenza si limita a respingere il motivo di ricorso del Comune ricorrente in quanto ritiene che la sentenza di appello fosse comunque adeguatamente motivata. Quindi era infondato il motivo, ma non è dato di sapere quale sarebbe stata la decisione della Suprema Corte nel caso in cui il Comune ricorrente avesse meglio argomentato i motivi di impugnazione. La Corte di cassazione è vincolata ai motivi di impugnazione della sentenza prospettati dal ricorrente. Una volta ritenuto infondato il motivo, finisce lì. Non viene nuovamente presa in esame tutta la controversia (come avviene invece nel giudizio di appello).
Aggiungo che la fattispecie che aveva dato luogo alla pronunzia del 2007 era comunque relativa al regime previgente (non riguardava quindi gli articoli 22 e 24).
In altre parole, non mi sembra possibile fondare l'azione su questo precedente.
Analogamente, mi sembra debole la recente sentenza del Tribunale di Bari che richiama la sentenza del 2007.
Per meglio dire, debole come precedente su cui fondare l'eventuale azione. Vuoi perché si limiti a richiamare il precedente della Cassazione, senza nulla argomentare sulle ragioni giuridiche che hanno portato alla decisione. Vuoi perché, in realtà, il giudice decide sulla domanda riconvenzionale proposta dal Comune che, avendo evidentemente "cumulato" in precedenza i due trattamenti, ne aveva richiesto la restituzione nell'ambito di un giudizio instaurato dai lavoratori su altra materia (almeno così sembrerebbe leggendo la sentenza).
Questo mi sembra lo stato della giurisprudenza, perlomeno quella a me nota.
Vero è che, in alcuni casi specifici, potrebbe verificarsi una situazione nella quale il lavoratore turnista (il cui orario è programmato e al quale non si applicherebbe, secondo la prevalente giurisprudenza, il trattamento dell'art. 24) si troverebbe di fronte ad una significativa "perdita" del riposo connesso con le festività infrasettimanali.
In tal caso, si potrebbe provare ad argomentare che l'articolo 24 (che regola appunto situazioni straordinarie) rientri in gioco anche per i lavoratori turnisti, per consentire un equilibrio, diciamo così, tra tempo di lavoro e tempo di riposo. Equilibrio che, di regola, sarebbe affidato alla programmazione dei turni (e compensato per il disagio che ne deriva dalla corresponsione dell'indennità ex art. 22), equilibrio che tuttavia potrebbe, in circostanze straordinarie, venire ad essere comunque alterato. Se così fosse, l'extra-disagio (che dovrebbe essere allegato e provato dal ricorrente) potrebbe trovare una compensazione attraverso l'applicazione dell'art. 24 (specie sotto forma di diritto al riposo compensativo).
Avv. Giovanni Sozzi
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