Source: https://www.adiconfi.it/anomalie-bancarie/mutui-usurari-sentenza/
Timestamp: 2019-08-20 23:11:52+00:00
Document Index: 178969081

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 644', 'art. 1815', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art.1815']

È recentissima la sentenza della Corte Suprema di Cassazione a Sezioni Unite n.24675/2017 (pubblicata infatti in data 19/10/2017) (mutui-usurari-sentenza-2017) che si prospetta segnare uno stravolgimento “da paura” (giusto per voler anticipare Halloween) in via definitiva nell’ambito della rimborsabilità della cosiddetta usura sopravvenuta nei mutui usurari.
Sì ma… a cosa si riferisce questo termine? Diciamo che a grandi linee può essere intuibile: essa si verifica quando il tasso d’interesse supera, durante il corso del rapporto tra mutuatario e mutante, il limite soglia massimo oltre il quale il tasso- ormai devo dire- ERA considerato usuraio.
Nonostante la pratica giurisprudenziale ormai consolidatasi negli ultimi 20 anni, che riconosceva il diritto al mutuatario di vedersi restituiti tutti gli interessi eccedenti la soglia e nonostante l'istituto di credito risultasse incolpevole e in buona fede, attraverso questa sentenza la posizione della Corte appare più che trasparente.
Di fatto, la Cassazione autorizza gli istituti di credito a mantenere in vigore i tassi stabiliti contrattualmente anche quando questi tassi ricadono oltre la soglia dell'usura a seguito degli aggiornamenti normativi.
Vorrei sottolineare che attraverso questo articolo tenterò di attuare una analisi critica circa la presa di posizione della Corte, cercando di evidenziare ambo i lati, ovvero della Corte stessa e del consumatore.
Per quanto spesso e volentieri le sentenze (specie di Cassazione) non presentino sempre dei passaggi chiari e intuibili nel significato, dando vita a una lettura che non faresti di certo per “uccidere il tempo”, non mi sento in questo caso di affermare l'oscurità della pronuncia.
Non mi sto semplicemente riferendo alla terminologia che, seppur più o meno ricercata, può rientrare nel vocabolario della maggior parte degli uomini, quanto piuttosto (e soprattutto) alla base normativa in cui la pronuncia trova fondamento.
Nonostante le ripetute letture, non ci sono dubbi circa la chiarezza e l’intento della Suprema Corte.
Ed infatti, ex art. 644 codice penale, in funzione della Legge 108/96 e dell’art. 1815 C.C., è palese che: si considerano usurai i tassi che al MOMENTO della stipulazione del contratto superavano il tasso soglia, INDIPENDENTEMENTE invece dal momento del loro pagamento.
Diciamo che la normativa in questo senso è chiara ed il riferimento alla tanto amata “usura sopravvenuta” non è contemplato.
In pratica, se la banca ha fatto un contratto in regola e nel corso del tempo le soglie sull'usura stabilite per legge si abbassano, la banca non ha alcun obbligo di regolarizzare la propria posizione e può continuare a praticare il tasso di interesse originario anche se questo è stato messo fuori legge (qui puoi vedere un esempio di questa ipotesi).
Mutui usurari sentenza 2017 e i diritti dei consumatori
Sfido chiunque a definire aberrante la sentenza a cui la Corte è pervenuta.
O meglio, per evitare in modo assoluto inutili fraintendimenti, non è possibile definirla tale quanto meno sul “piano tecnico”: infatti, date le norme sopra citate, sarebbe stata ardua una soluzione diversa. Infatti i testi normativi, nel loro rigore sequenziale e di insieme, sono la fonte di quanto la Corte ha esposto logicamente e fedelmente, “purtroppo” per le ricadute che si prospettano.
Ma limitatamente al piano “pratico” o degli effetti, (dal punto di vista del consumatore), la situazione potrebbe essere definita aberrante.
Viene infatti spazzata via una prassi applicativa giurisprudenziale ormai in uso da molto tempo. E purtroppo, è palese che l’obbligo di pagare interessi oltre la soglia di usura risulti essere un chiaro squilibrio tra le parti, benché il contratto risulti perfettamente in regola secondo i parametri dell’epoca.
Ma di questa mancanza di equità, non può essere accusata la Suprema Corte che ha semplicemente applicato le norme citate.
Il problema è proprio il dettato codicistico… Dovrebbe allora (forse) essere modificato?
Eppure, gran parte degli esperti ha sempre ritenuto che la L.108/96 sia stata posta a tutela della “parte debole” nel rapporto tra istituti di credito e consumatori, considerando che il principio alla base di tale norma sia proprio riportare all’equità:
«Chiunque, […], si fa dare o promettere, […], interessi o altri vantaggi usurari, e' punito […]» In buona sostanza, si afferma che il pretendere il pagamento di interessi a un tasso superiore rispetto a quello di legge è reato.
E’ chiaro e naturale il pagamento degli interessi a cui ci obblighiamo quando richiediamo un prestito, avendo chiaramente tenuto conto anche, e soprattutto, della situazione di mercato (da cui il TAEG), ma in seguito alle mutate condizioni di mercato e di legge, perché si dovrebbe rimanere costretti a pagare interessi che non sono più in linea con la normativa? Ed inoltre come fare a svincolarsi da tale obbligo?
Nella giurisprudenza sono state molteplici le sentenze e le decisioni che hanno permesso di annullare (almeno parzialmente) clausole contrattuali in funzione di una mancanza di cura nei confronti del mutuatario. Ma ora, a seguito della sentenza 24675/17, pare non aver trovato alcuna rilevanza questa posizione, in quanto la violazione della clausola della buona fede (quale appiglio usato da questa parte di dottrina a sostegno dell'illiceità dell’applicazione del tasso superiore) riguarda solo le particolari modalità di esercizio in concreto dei diritti scaturenti dal contratto.
Anche sotto questo punto di vista quindi, pare che non ci sia granché da fare, se non condividere le motivazioni della Suprema Corte.
La sentenza però (a pagina 11) lascia ancora aperto uno spiraglio in merito a possibili strumenti di tutela: « [...] E' evidente, infatti, che far salva la validità ed efficacia della clausola non significa negare la praticabilità di altri strumenti di tutela del mutuatario previsti dalla legge, ove ne ricorrano gli specifici presupposti; significa soltanto negare che uno di tali strumenti sia costituito dalla invalidità o inefficacia della clausola in questione.»
Orbene, nonostante questa sentenza sia finalmente chiara e difficilmente “rimproverabile” in quanto a scelte interpretative, come spesso capita nella nostra giurisprudenza, sembra immancabile il classico risvolto di dubbia comprensione.
Nella pratica, la Cassazione non specifica quali siano gli strumenti a tutela del mutuatario né quando ne ricorrano i presupposti.
Come in un racconto confidenziale tra amici bruscamente interrotto per non correre il rischio di rivelare troppo e l’altro si domanda, giustamente innervosito, perché iniziare una confessione se poi non la si vuole portare a termine. Perdonate la similitudine, utile solo a descrivere la sensazione percepita.
Credo, e spero vivamente, in futuri opportuni chiarimenti, considerando che “ne va del nostro destino” di consumatori finanziari.
Essere in balia delle onde non piace a nessuno (metafora è quanto mai appropriata viste le oscillazioni giurisprudenziali degli ultimi anni), specie se questo crea incertezze circa gli strumenti al servizio dei propri diritti.
Questa indagine purtroppo richiederà tempo e risorse, visto che né l'art.1815 del Codice Civile, né la legge 108/1996 possono essere utilizzati per obbligare l'istituto di credito a riportare il tasso al di sotto della soglia d'usura quando questa viene modificata in diminuzione dal Ministero Economia e Finanze tramite Gazzetta Ufficiale.
Stante le presenti riflessioni, al momento, possiamo solo constatare che la Cassazione autorizza così l'uso di interessi usurai.
Allo stesso tempo, diventa lecita la domanda:
La legge antiusura protegge il consumatore come si era pensato fino ad oggi oppure tutela l'istituto di credito?
Infine, a distanza di oltre 20 anni di varie analisi sulla legge 108 del 1996 e di numerose sentenze delle varie sezioni della Cassazione, oggi "scopriamo" che ci siamo sempre sbagliati su quanto le norme primarie e secondarie e la giurisprudenza stessa, asseriva in merito alla cosiddetta usura sopravvenuta.
Eppure non ci rassegniamo, perché siamo convinti che la continua ricerca di sempre più complete informazioni sia la base su cui costruire l’equità che ad oggi riteniamo insufficiente.