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Timestamp: 2020-06-06 23:17:56+00:00
Document Index: 160620282

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2087', 'art. 360']

Atti persecutori sul luogo di lavoro. Non è sufficiente evidenziare la consecutio temporum degli avvenimenti se non si illustrano quali difese sono state disattese - La Previdenza - Quotidiano di informazione giuridica
Atti persecutori sul luogo di lavoro. Non è sufficiente evidenziare la consecutio temporum degli avvenimenti se non si illustrano quali difese sono state disattese
Cassazione, sez. lavoro, sentenza 19.9.2014 n. 19782
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. ROSELLI Federico - Presidente - Dott. NAPOLETANO Giuseppe - Consigliere - Dott. BERRINO Umberto - Consigliere - Dott. ARIENZO Rosa - Consigliere - Dott. TRICOMI Irene - rel. Consigliere - ha pronunciato la seguente: sentenza sul ricorso 26167/2012 proposto da: F.G. C.F. (OMISSIS), già elettivamente domiciliato in ROMA, VIA FEDERICO CESI 72, presso lo studio degli avvocati SAVERIO FATONE, SAVERIO MUCCIO, che lo rappresentano e difendono, giusta delega in atti e da ultimo domiciliato presso LA CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE; - ricorrente - contro - PILKINGTON ITALIA S.P.A. P.I. (OMISSIS), in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA CARLO MIRABELLO 17, presso lo studio dell'avvocato FULVIO ZARDO, rappresentata e difesa dall'avvocato FREDIANI MARCO, giusta delega in atti; INA ASSITALIA ASSICURAZIONI S.P.A. P.I. (OMISSIS), in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA GIUSEPPE FERRARI 35, presso lo studio dell'avvocato MARCO VINCENTI, rappresentata e difesa dall'avvocato VINCENZO DI FANO, giusta delega in atti; - controricorrenti - avverso la sentenza n. 917/2011 della CORTE D'APPELLO di L'AQUILA, depositata il 15/11/2011 R.G.N. 1612/2010; udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 12/06/2014 dal Consigliere Dott. IRENE TRICOMI; udito l'Avvocato DI FANO VINCENZO; udito l'Avvocato FREDIANI MARCO; udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. CARESTIA Antonietta, che ha concluso per il rigetto del ricorso.
1. F.G. ricorre nei confronti della società Pilkington Italia spa e della società INA Assitalia Assicurazioni spa, in ordine alla sentenza del Tribunale di Vasto n. 354 del 19 novembre 2010.
2. Il Tribunale rigettava la domanda proposta da F.G. nei confronti della società Pilkington Italia spa, proprio datore di lavoro, con la chiamata in causa della società spa Assitalia Assicurazioni (poi INA Assitalia Assicurazioni spa), volta all'accertamento della sussistenza della condotta persecutoria tenuta dal datore di lavoro nei propri confronti e del nesso causale tra tale condotta e le patologie contratte, nonchè tesa alla condanna al risarcimento del danno (biologico, morale, esistenziale) subito dal ricorrente, pari a complessivi Euro 105.000,00. 3. Per la cassazione della sentenza resa in grado di appello ricorre il F. prospettando quattro motivi di ricorso.
4. Resiste la società Pilkington Italia spa con controricorso.
1.1. In base ad un consolidato e condiviso orientamento di questa Corte (da ultimo, Cass., n. 18927 del 2012), nella disciplina del rapporto di lavoro, ove numerose disposizioni assicurano una tutela rafforzata alla persona del lavoratore con il riconoscimento di diritti oggetto di tutela costituzionale, il datore di lavoro non solo è contrattualmente obbligato a prestare una particolare protezione rivolta ad assicurare l'integrità fisica e psichica del lavoratore dipendente (ai sensi dell' art. 2087 c.c.), ma deve altresì rispettare il generale obbligo di neminem laedere e non deve tenere comportamenti che possano cagionare danni di natura non patrimoniale, configurabili ogni qual volta la condotta illecita del datore di lavoro abbia violato, in modo grave, i suddetti diritti.
Nell'affermare che il F. non avrebbe contestato di aver goduto tutte le ferie a disposizione, la Corte d'Appello ha omesso qualsiasi valutazione sulle risultanze istruttorie e sulle prove testimoniali tutte favorevoli al lavoratore. Il teste Fa.
V. riferiva di aver sentito che vi era l'ordine di negare sempre le ferie al F.. Ugualmente per i rimproveri per l'uso del telefonino. Quanto al ricorso agli investigatori privati, il giudice di appello raggiungeva la conclusione che il F. nel periodo di assenza per malattia lavorasse presso una palestra ignorando le tesi del lavoratore. Rispetto alla denuncia penale alla quale seguiva lettera di contestazione e poi il licenziamento, il giudice di appello non teneva conto di tali circostanze sintomatiche di accanimento nei confronti del lavoratore.
In secondo luogo, va rilevato che il ricorrente pur dolendosi della mancata attenzione riservata alle proprie argomentazioni probatorie, non specifica le stesse e, non avendo peraltro proposto censure ai sensi dell'art. 360 c.p.c., n. 4, non riporta i motivi dell'appello, con cui le stesse sarebbero state fatte valere, che sarebbero stati vagliati in modo non sufficiente dal giudice di secondo grado. Così, pur affermando di aver evidenziato la consecutio temporum degli avvenimenti che avevano preceduto il licenziamento, che avvaloravano una condotta persecutoria, il ricorrente non riporta il motivo di appello in cui ciò sarebbe stato dedotto, nè illustra le proprie difese disattese circa lo svolgimento di altra attività lavorativa.
LaPrevidenza.it, 30/09/2014