Source: https://issuu.com/asig/docs/tecnomedia45/34
Timestamp: 2018-07-18 07:10:28+00:00
Document Index: 112575847

Matched Legal Cases: ['art. 51', 'art. 2087', 'art. 9', 'art. 72', 'art. 51', 'art. 7', 'art. 52', 'art. 51']

fumo di tabacco, speciﬁcando che la promozione di stili di vita salutari e la prevenzione dei gravi danni alla salute derivanti dallʼesposizione attiva e passiva al fumo di tabacco sono obiettivi prioritari delle politiche sanitarie ed ancora che lo Stato e le Regioni reputano necessarie norme restrittive per il controllo del fumo di tabacco negli ambienti pubblici e di lavoro. La considerazione più importante, per il datore di lavoro, è che «la predisposizione di locali per fumatori non è considerata dalla legge adempimento obbligatorio, mentre è obbligatorio il divieto di fumo in tutti i locali contemplati dalla legge»: quindi viene chiarito espressamente che non è obbligatorio per il datore di lavoro allestire i locali per fumatori: il farlo è una sua facoltà. Anche la Circ. 17 dicembre 2004 (G.U. 23 dicembre 2004 n. 300) ha sottolineato che, in forza del generalizzato divieto di fumare, «la realizzazione di aree per fumatori non rappresenta affatto un obbligo, ma una facoltà, riservata ai pubblici esercizi e ai luoghi di lavoro che qualora ritengano opportuno attrezzare locali riservati ai fumatori devono adeguarli ai requisiti tecnici» dettati dal D.P.C.M. 23 dicembre 2003 (punto 2 Circ.). Se, dunque, il datore di lavoro decide di predisporre tali locali non obbligatori, è obbligato a far sì che essi rispondano ai requisiti stabiliti dal decreto. I cartelli di divieto Il D.P.C.M. 23 dicembre 2003 stabilisce che nei locali dove è vietato fumare devono essere collocati appositi cartelli, adeguatamente visibili, che evidenziano tale divieto con la scritta «Vietato Fumare», integrata dalle indicazioni della relativa prescrizione di legge, delle sanzioni applicabili ai contravventori e dei soggetti cui spetta vigilare sullʼosservanza del divieto e cui compete accertare le infrazioni. Nelle strutture con più locali, oltre a tali cartelli, da posizionare nei luoghi di accesso o comunque di particolare evidenza, sono adottabili cartelli con la sola scritta «Vietato Fumare» (punti 7 e 8 allegato). A lato si fornisce un modello di cartello di fumo utilizzabile in ufﬁci privati. Gli ufﬁci con dipendenti: luoghi privati aperti a utenti
La L. 3/2003 non fornisce indicazioni circa i luoghi di lavoro privati non aperti a utenti o pubblico, che dunque continuano a non avere speciﬁca regolamentazione. Poiché lʼart. 51 comma 1 lett. a della legge li esclude dal divieto da essa stessa imposto, buona parte della dottrina, stando alla lettera della disposizione, aveva originariamente escluso dal campo di applicazione di tale legge anche le aziende e gli ufﬁci privati. Teoricamente, per essi si sarebbe dovuto ricorrere soltanto alle norme antinfortunistiche più generiche, viste nel n. 36 di TecnoMedia (artt. 32 e 41 Cost.; art. 2087 c.c. quale norma che salvaguarda la salute del lavoratore anche da quei rischi che non sono presi in considerazione da alcuna legislazione “speciﬁca”; artt. 9, 11, 14 e 20 D.P.R. 303/1956; art. 9 L. 300/1970: Statuto dei lavoratori; D.Lvo 626/1994 – in particolare artt. 1, 3, 4, 31 comma 4, 64 comma 1 b e, se il fumo passivo viene considerato agente chimico pericoloso ex art. 72 ter comma 1 lett. b punto 3, sarebbe applicabile
V I E TAT O
z in base all’art. 51 L. 3/2003. Chi viola il divieto è soggetto a sanzione amministrativa corrispondente a Euro da 27,50 a 275 ex art. 7 L. 584/1975, come sostituito dall’art. 52 L. 448/2001, integrato dall’art. unico comma 189 L. 311/2004*. La misura della sanzione è raddoppiata se la violazione è commessa in presenza di una donna in evidente stato di gravidanza o di lattanti o bambini ﬁno a 12 anni. Il sig. XX è delegato alla vigilanza sull’osservanza del divieto. La Pubblica Autorità (polizia urbana, polizia giudiziaria) e le guardie giurate** hanno il compito di vigilare sull’osservanza del divieto e accertarne le infrazioni. * Lʼart. unico comma 189 L. 311/2004 (Legge ﬁnanziaria 2005) stabilisce lʼaumento del 10 per cento delle sanzioni amministrative per infrazioni al divieto di fumare previste dallʼart. 51 comma 7 L. 3/2003. Il comma 190 vuole che i maggiori proventi conseguiti per effetto di tale aumento vengano utilizzati per il potenziamento degli organi ispettivi e di controllo, nonché per la realizzazione di campagne di informazione e di educazione alla salute ﬁnalizzate alla prevenzione del tabagismo e delle patologie ad esso correlate. Ex comma 191, invece, resta ferma lʼautonoma, integrale disponibilità da parte delle singole regioni dei proventi relativi alle infrazioni di cui al comma 189, accertate dagli organi di polizia locale, come tali ad esse direttamente attribuiti. ** Solo nel caso siano state incaricate dal datore di lavoro.
anche lʼintero titolo VII bis); oltre a queste norme generiche, ad alcune disposizioni speciﬁche relative per esempio agli incendi, allʼamianto, agli agenti biologici. Senonché, la Circ. 17 dicembre 2004, precisando che lʼobiettivo principale è quello della massima estensione possibile del divieto di fumare (con la sola e limitata esclusione delle eccezioni espressamente previste) e ricordando che il divieto di fumare trova applicazione non solo nei luoghi di lavoro pubblici, ma anche in tutti quelli privati aperti al pubblico o a utenti, ha sottolineato che «tale accezione comprende gli stessi lavoratori dipendenti in quanto “utenti” dei locali nellʼambito dei quali prestano la loro attività lavorativa». Secondo quanto evidenziato nella circolare, dunque, tutti i luoghi “chiusi” di lavoro privati rientrano nel concetto di locali chiusi privati “aperti ad utenti”, poiché essa considera che anche i lavoratori dipendenti siano “utenti” di tali locali. Pertanto, lʼambito di applicazione della L. 3/2003, «che sembrava limitato ai luoghi di lavoro pubblici o ai luoghi di lavoro privati aperti al pubblico, con questa interpretazione, viene esteso indiscriminatamente a tutti i luoghi di lavoro privati, anche non aperti al pubblico» (M. Lepore, La tutela della salute dal fumo passivo nei luoghi di lavoro, in Ambiente & Sicurezza sul lavoro, 2005, 2, 8): la maggior parte della dottrina prende atto dellʼestensione interpretativa operata dalla circolare. Ma non manca il levarsi di qualche voce più polemica nei confronti di questa interpretazione deﬁnita «... decisamente forzata ... che trova la sua giustiﬁcazione nel tentativo di razionalizzare una disposizione della TecnoMedia n. 45, maggio 2005