Source: http://osservatoriomediazionecivile.blogspot.com/2013/05/
Timestamp: 2020-01-29 15:10:22+00:00
Document Index: 178610355

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 5', 'art. 311', 'art. 311', 'art. 303', 'art. 18', 'art. 300', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 5', 'art.17', 'art.5', 'sentenza ']

Osservatorio Nazionale sulla Mediazione Civile: maggio 2013
44/13. MEDIA Magazine n. 5 del 2013 (Osservatorio Mediazione Civile n. 44/2013)
N. 5/13 - Maggio 2013
L’Osservatorio invia un caloroso “benvenuto” a tutti i nuovi iscritti!
Ringraziamo per la fiducia ed il calore tutti i nostri followers, provenienti da ogni parte d’Italia (da questo mese anche dalla Sicilia).
Verbale di accordo, trasferimento di proprietà immobiliare, irregolarità formale, mancata omologa (Osservatorio Mediazione Civile n. 37/2013)
=> Trib. Rieti, 9 febbraio 2013 n. 19
Mediazione demandata: serietà dell’organismo e competenza dei mediatori (Osservatorio Mediazione Civile n. 39/2013)
=> Trib. Roma, Ostia, 26 novembre 2012
Richiesta di rinvio per trattative: invito del giudice alla mediazione (Osservatorio Mediazione Civile n. 42/2013)
=> Trib. Varese, 11 gennaio 2013
Avvocato in mediazione: il compenso va modulato in ragione del contenuto dell’attività svolta al fine di favorire il buon esito del procedimento (Osservatorio Mediazione Civile n. 43/2013)
=> Consiglio di Stato (Sez. Cons. per gli Atti Normativi), 18 gennaio 2013, n. 161
Ministero della Giustizia: dati statistici sulla mediazione aggiornati al 31 dicembre 2012 (Osservatorio Mediazione Civile n. 40/2013)
Convegno: le imprese creative e la risoluzione delle controversie (Osservatorio Mediazione Civile n. 38/2013)
Fonte: Osservatorio Mediazione Civile n. 44/2013
43/13. Avvocato in mediazione: il compenso va modulato in ragione del contenuto dell’attività svolta al fine di favorire il buon esito del procedimento (Osservatorio Mediazione Civile n. 43/2013)
Il compenso dell’avvocato per l’assistenza della parte nel procedimento di mediazione andrebbe modulato (aumentato o diminuito) in ragione dell’esito della mediazione e del contenuto dell’attività svolta al fine di favorire il buon esito del procedimento, e non, invece, (soltanto) aumentato in ragione della mera assistenza nel procedimento di mediazione.
È questo, in estrema sintesi, quanto rilevato dal Consiglio di Stato che, di recente, si è espresso in materia di determinazione dei parametri per la liquidazione dei compensi d’avvocato, con particolare riferimento all’attività di assistenza della parte al procedimento di mediazione di cui al D.lgs. n. 28 del 2010.
Il Consiglio di Stato, Sezione Consultiva per gli Atti Normativi, si è difatti di recente pronunciato (col parere n. 161/13 in parola) sullo schema di decreto ministeriale di modifica del decreto del Ministro della giustizia 20 luglio 2012, n. 140 (concernente la determinazione dei parametri per la liquidazione da parte di un organo giurisdizionale dei compensi per le professioni regolamentate vigilate dal Ministero della giustizia, ai sensi dell’articolo 9 del decreto-legge 24 gennaio 2012 n. 1 convertito con modificazioni dalla legge 24 marzo 2012, n. 27).
Rilevano, ai nostri fini, le considerazioni espresse dal Collegio in tema di attività stragiudiziale degli avvocati, le quali riguardano anche il procedimento di mediazione.
Lo schema di decreto ministeriale, infatti, prevede l'aumento del compenso fino ad un terzo in favore dell'avvocato che assiste una parte nel procedimento di mediazione (1).
Il Collegio rileva preliminarmente al riguardo che tale disposizione mira ad “incentivare in modo significativo il ricorso assistito alla procedura di mediazione” (e, quindi, prosegue il parere in commento, “in un'ottica deflattiva, a ridurre l’instaurazione di procedimenti davanti all'organo giurisdizionale, così ponendosi nel solco della già normata previsione di un aumento del compenso dell’avvocato in caso di conciliazione”).
Tuttavia, il Consiglio di Stato osserva che, alla luce della declaratoria di incostituzionalità dell’obbligatorietà della procedura di mediazione (2), “appare preferibile non far conseguire l’aumento del compenso solo in ragione dell’assistenza nel procedimento di mediazione, ma di farlo derivare dall’esito e dal contenuto dell’attività svolta in tale fase (specie, se si vuole incentivare la finalità deflativa dell’istituto)”.
Pertanto, propone il Collegio, in caso di assistenza stragiudiziale nel procedimento di mediazione di cui al decreto legislativo 4 marzo 2010 n. 28, il possibile aumento del compenso può essere previsto “tenuto conto dell’esito del procedimento e dell’attività svolta dall’avvocato al fine di favorire il buon esito del procedimento”.
Ciò in quanto ciò che va premiato (con l’aumento del compenso) non è la mera assistenza al procedimento di mediazione, ma “l’ausilio ad una mediazione coronata da buon esito, o comunque svolta dal professionista con proposte idonee a favorire il buon esito”.
Sulla base di tali considerazioni, il Consiglio di Stato osserva inoltre che potrebbe essere prevista una diminuzione del compenso, “in caso di una assistenza nel procedimento di mediazione non rispondente a tali principi, anche con riguardo alla mancata accettazione di proposte, poi risultate coerenti con l’esito del giudizio”.
(1) Sui dati relativi all’assistenza delle parti in mediazione si rimanda alle analisi curate dall'Osservatorio Nazionale sulla Mediazione Civile di tutte le rilevazioni statistiche ministeriali sulla mediazione, consultabili a questo indirizzo.
(2) Si veda C. Cost. n.272/12: incostituzionalitàdella mediazione obbligatoria per eccesso di delegalegislativa, in Osservatorio Mediazione Civile n. 128/2012 (www.osservatoriomediazionecivile.blogspot.com).
Fonte: Osservatorio Mediazione Civile n. 43/2013
(Adunanza di Sezione del 20 dicembre 2012)
18 gennaio 2013, n. 161
OGGETTO: Ministero della giustizia. Schema di decreto ministeriale concernente: “Regolamento recante modificazioni al decreto del Ministro della giustizia 20 luglio 2012, n. 140, concernente la determinazione dei parametri per la liquidazione da parte di un organo giurisdizionale dei compensi per le professioni regolamentate vigilate dal Ministero della giustizia, ai sensi dell’articolo 9 del decreto-legge 24 gennaio 2012 n. 1 convertito con modificazioni dalla legge 24 marzo 2012, n. 27.”.
Etichette: Avvocatura; Deontologia, spese di mediazione, spese processuali
42/13. Richiesta di rinvio per trattative: invito del giudice alla mediazione (Osservatorio Mediazione Civile n. 42/2013)
Qualora le parti richiedano congiuntamente un rinvio per trattative il giudice, invece di fissare una nuova udienza, può – a norma dell’art. 5, comma 2 D.lgs. n. 28 del 2010 – invitare le parti a procedere alla mediazione (1) (2).
(1) Si veda art. 5, comma 2, d. lgs. n. 28/2010 aggiornato alla pronuncia di incostituzionalità della c.d. mediazione obbligatoria, in Osservatorio Mediazione Civile n. 10/2013 (www.osservatoriomediazionecivile.blogspot.com).
(2) Si veda la pronuncia massimata in Diritto & Giustizia 2013, 9 febbraio e in IL CASO.it, I, 8323 (14/01/2013); Est. Dott. Buffone.
Fonte: Osservatorio Mediazione Civile n. 42/2013
Etichette: mediazione demandata, Mediazione e processo
41/13. La mediazione delle controversie ambientali (Osservatorio Mediazione Civile n. 41/2013)
L’opportunità di intraprendere un siffatto percorso appare notevolmente evidente proprio con riferimento alle controversie in materia ambientale, specie in quelle relative al danno ambientale ove, come noto, anche in linea con i principi informanti la materia del risarcimento del diritto ambientale di matrice europea[1], la priorità è quella del ripristino dello stato dei luoghi piuttosto che il mero risarcimento per equivalente monetario[2] (forma risarcitoria ripristinatoria che anche la più recente giurisprudenza di legittimità descrive come “ontologicamente più idonea di quella per equivalente a garantire l’effettività dei risultati della reazione del soggetto leso dal lamentato danno ambientale e della risposta giudiziaria che ne riconosca il fondamento”[3]).
Proprio in questa peculiare caratteristica della disciplina del risarcimento del danno ambientale emerge come anche il legislatore si sia preoccupato di dare priorità all’interesse reale sotteso alla lite piuttosto che alla posizione di diritto da tutelare (ovvero alla tutela del bene ambiente, nella concretezza della fattispecie di volta in volta in analisi)[4]; ciò posto, si consideri come il ripristino dello stato dei luoghi possa in realità avvenire con innumerevoli modalità con riferimento alle quali un consapevole dialogo tra le parti potrebbe portare alla definizione di modalità pratiche ripristinatorie non solo che soddisfino le stesse maggiormente, ma che ne garantisca poi anche una più agevole realizzazione concreta[5]; vi sono inoltre minori probabilità che nascano specifici contenzioni tra le parti in merito all’esecuzione di un accordo volontariamente raggiunto tra le stesse, piuttosto che con riferimento all’adempimento di un obbligo imposto da altri[6].
L’ampiezza degli aspetti che possono entrare in una mediazione, che dunque non riguarda solo la definizione del singolo elemento in controversia, ma che può ampliarsi sino a comprendere in senso più ampio l’interezza dei rapporti tra le parti in lite, anche (e soprattutto) in una prospettiva futura, risulta al riguardo elemento peculiare di tale procedimento, che ne suggerisce una potenziale ed ampia applicazione proprio con riferimento a numerose tipologie di controversie ambientali[7].
In questi termini appare evidente come la mediazione […].
Consulenza epratica per l'impresa e gli enti locali
n. 5 del 2013
[1] Al riguardo basta rimare ai principi espressi dalla nota Direttiva n. 2004/35/Ce del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 aprile 2004, sulla responsabilità ambientale in materia di prevenzione e riparazione del danno ambientale, nonché alla connessa procedura di infrazione n. 2007/4679 attivata proprio nei confronti dell’Italia in tema di risarcimento del danno ambientale in forma pecuniaria.
[2] Tale forma risarcitoria (tutela reale) è considerata quale disciplina speciale rispetto alle norme generali dettate dal codice civile in materia di risarcimento del danno. Come noto, infatti, il c.d. Codice dell’ambiente (D.lgs. n. 152 del 2006, nel testo oggi vigente) stabilisce: all’art. 311, comma 1 che il Ministero dell’ambiente agisce per il risarcimento del danno in forma specifica e, se è necessario, per equivalente patrimoniale; all’art. 311, comma 2 che chiunque, realizzando un fatto illecito, o omettendo attività o comportamenti doverosi, con violazione di legge, di regolamento, o di provvedimento amministrativo, con negligenza, imperizia, imprudenza o in spregio a norme tecniche, arrechi danno all’ambiente è obbligato al ripristino della precedente situazione e, in mancanza, al risarcimento per equivalente patrimoniale nei confronti dello Stato; all’art. 303, comma 1, lett. f), che i richiamati criteri di determinazione dell’obbligazione risarcitoria in tema di danno ambientale si applicano anche alle domande di risarcimento proposte o da proporre ai sensi della legge 18 luglio 1986, n. 349, art. 18, in luogo, in particolare, delle previsioni di cui al Titolo 9 del Libro 4 del codice civile.
[3] Si veda al riguardo Cass. civ. n. 22382 del 2012, la quale – in applicazione di tali principi – ha affermato la tesi della potenziale officiosità dell’ordine di ripristino (e cioè del risarcimento in forma specifica anche laddove l’attore abbia richiesto esclusivamente una tutela per equivalente, essendo ammissibile il passaggio dalla richiesta di tutela per equivalente a quella reale, in chiave sollecitativa di una facoltà riconosciuta al giudice).
[4] In questo senso, in dottrina, evidenziando come la mediazione ambientale rivesta occupi in Italia ancora uno spazio di nicchia, è stata sottolineata le potenzialità della valenza applicativa della mediazione proprio con riferimento alla materia del risarcimento del danno ambientale (da intendersi, richiamando il dettato normativo di cui all’art. 300 D.lgs. n. 300 del 2006, quale “deterioramento significativo e misurabile, diretto o indiretto, di una risorsa naturale o dell’utilità assicurata da quest’ultima”) nonché delle connesse questioni relative alla risarcibilità del danno non patrimoniale, magari di modesta entità, che derivi da menomazione del rilievo istituzionale dell’ente costituitosi parte civile. M. G. Imbesi, Il valore sociale della mediazione ambientale, in Giureta - Rivista di Diritto dell’Economia, dei Trasporti e dell’Ambiente, n. X del 2012, p. 517.
[5] In questo senso è stato infatti osservato come “nell’eventualità di un’effettiva compromissione delle matrici ambientali potrebbe, talvolta, risultare fruttuoso lo svolgimento di un procedimento di mediazione – ad istanza di parte o su sollecitazione del Giudice – in cui negoziare (meramente) le modalità del ripristino dello stato dei luoghi, il risarcimento per le c.d. perdite provvisorie (e, eventualmente, il danno non patrimoniale da menomazione del rilievo istituzionale dell’ente). L. Giampietro, I procedimenti di mediazione in materia ambientale: spunti di riflessione, Ambiente & Sviluppo, Ipsoa, n. 3 del 2011, p. 251.
[6] Proprio con riferimento al ripristino è stato infatti osservato che “scegliere la procedura conciliativa potrebbe, in linea teorica, rivelarsi utile per limitare le contestazioni (e conseguenti contenziosi), incentrati sulla reale efficacia degli interventi messi in atto”. L. Giampietro, I procedimenti di mediazione in materia ambientale: spunti di riflessione, in Ambiente & Sviluppo, Ipsoa, n. 3 del 2011, p. 251.
Si ritiene tuttavia che l’utilizzo della mediazione non possa essere circoscritto ai soli “casi di modesta compromissione ambientale” (come quelli nei quali il ripristino comporti la semplice rimozione di materiali non pericolosi), potendo l’istituto in esame – sempre sulla base delle premesse sopra ricordate con riferimento all’ambito applicativo del D.lgs. n. 28 del 2010 – trovare fruttuose applicazione anche (o forse soprattutto) in situazioni più complesse.
Quanto agli accordi conciliativi in materia raggiungibili in sede di mediazione va inoltre ricordata l’importanza di definire, con sufficiente specificità, le modalità dell’eventuale monitoraggio.
[7] Si veda al riguardo la formulazione dell’art. 4, comma 2, D.lgs. n. 28 del 2010 in ordine agli elementi dell’istanza di mediazione, con riferimento alla quale lo stesso legislatore delegato precisa che essa è volta a delineare “una cornice più snella rispetto a quella della domanda giudiziale, in quanto riferibile a una contesa che investa un rapporto fonte di possibili plurime cause”. Relazione illustrativa al decreto 4 marzo 2010, n. 28, in riferimento all’art. 4, comma 2.
Fonte: Osservatorio Mediazione Civile n. 41/2013 (www.osservatoriomediazionecivile.blogspot.com)
Etichette: cultura della mediazione, mediazione facoltativa, Segnalazioni
40/13. Ministero della Giustizia: dati statistici sulla mediazione aggiornati al 31 dicembre 2012 (Osservatorio Mediazione Civile n. 40/2013)
Il Ministero della Giustizia ha reso noti i nuovi dati sulla diffusione della mediazione civile e commerciale aggiornati al 31 dicembre 2012 (1).
La rilevazione statistica con proiezione nazionale delle iscrizioni rileva, innanzitutto, un drastico calo dei procedimenti di mediazione nel periodo coincidente con la pronuncia di incostituzionalità della c.d. mediazione obbligatoria (2).
Fonte immagine: MEDIAZIONE OBBLIGATORIA EX D.L. 28/2010.
STATISTICHE AL 31 DICEMBRE 2012,
Ministero della Giustizia, Direzione Generale di Statistica
Il dato ormai consolidatosi dal maggio 2012 dalle circa 20.000 iscrizioni mensili scende infatti drasticamente a circa 4.500 nel mese di novembre e poi a circa 2.5000 a dicembre.
L’obbligatorietà prevista dal legislatore delegato del 2010 all’ art. 5, comma 1, D.lgs. n. 28/2010 è stata dunque un fattore trainante della mediazione, ma senza portare – come prevedibile – ad una effettiva della cultura della mediazione tale da permettere all’istituto di mantenere, al venir meno dell’obbligo normativo, i numeri di diffusione raggiunti.
Ripristino o meno dell’obbligatorietà, pertanto, molto si deve ancora fare su tale primario aspetto, in termini – innanzitutto – di comunicazione ed informazione (3).
Peraltro, ancora scarsa appare la diffusione della mediazione facoltativa, di quella demandata (sebbene in leggera crescita) e di quella concordata tramite clausola di mediazione (4).
(3) Si rimanda sul punto a Incostituzionalità della mediazione obbligatoria: la mediazione non è morta! (Osservatorio Mediazione Civile n. 119/2012), nonché ai contributi rilevanti al riguardo pubblicati sull'Osservatorio.
(4) In tema di mediazione concordata si rimanda alle recenti relazioni (di cui tra breve verranno pubblicati due estratti):
- al Primo Convengo nazionale “La mediazione civile e tributaria” come strumento deflattivo del processo, Torino, 29 aprile 2013 (la clausola di mediazione, con particolare riferimento ai contratti di appalto e franchising);
- al Convegno Le imprese creative e la risoluzione delle controversie: l’importanza della mediazione, Milano, 24 maggio 2013 (La conciliazione nell’editoria e nel diritto d’autore).
Fonte: Osservatorio Mediazione Civile n. 40/2013 (www.osservatoriomediazionecivile.blogspot.com)
39/13. Mediazione demandata: serietà dell’organismo e competenza dei mediatori (Osservatorio Mediazione Civile n. 39/2013)
L’invito ad effettuare la mediazione, non essendo questa obbligatoria, ha un senso solo se la stessa sia esperita bene e con lealtà, davanti ad un organismo serio ed efficiente, fornito di buona professionalità e mediatori competenti.
Con tale precisazione il Giudice – considerato che in relazione agli atti e all’istruttoria espletata le parti ben potrebbero pervenire ad un accordo conciliativo, con il vantaggio di pervenire rapidamente ad una conclusione, per tutte le parti vantaggiosa, anche da punto di vista economico e fiscale (cfr. art.17 e 20 del decr.legisl.4.3.2010 n.28), della controversia in atto – procede nell’ambito del secondo comma di cui all’art.5 d.lgs. n. 28 del 2010 (1).
Fonte: Osservatorio Mediazione Civile n. 39/2013
Tale concetto come pure la poco prudente condotta precontrattuale della ---- è stata esplicitata nella stessa sentenza del giudice dove si legge: Quanto ad una eventuale condanna specifica andrà valutata, a parte la sussistenza di un danno, la condotta di omissis che dispensava – poco accortamente comunque – il notaio dall’effettuare le indagini di rito che normalmente accompagnano un atto dell’importanza di una vendita immobiliare.
Nel caso di specie che un qualche danno, e in questa fase lo si dice in modo lato, vi sia stato a carico di ----- è fuor di dubbio, anche a fil di logica comune.
rinvia all’udienza del 16 maggio 2013 h.10 per quanto di ragione.
Etichette: Giurisprudenza, mediazione demandata, Mediazione e processo
44/13. MEDIA Magazine n. 5 del 2013 (Osservatorio ...
43/13. Avvocato in mediazione: il compenso va modu...
42/13. Richiesta di rinvio per trattative: invito ...
41/13. La mediazione delle controversie ambientali...
40/13. Ministero della Giustizia: dati statistici ...
39/13. Mediazione demandata: serietà dell’organism...
38/13. Convegno: le imprese creative e la risoluzi...
37/13. Verbale di accordo, trasferimento di propri...
36/13. MEDIA Magazine n. 4 del 2013 (Osservatorio ...