Source: http://www.ordineavvocativerbania.it/ForoVerbanese/21/page8.html
Timestamp: 2018-09-21 14:26:37+00:00
Document Index: 156804383

Matched Legal Cases: ['art. 132', 'art.349', 'art.354', 'art.349', 'art.1', 'art.224', 'art.349', 'art.13', 'art.349', 'art.376']

disposizioni di legge, di regolamento o dell'autorità amministrativa che prescrivono o consentono la cancellazione dei dati del traffico telefonico o telematico, anche se non soggetti a fatturazione, e gli stessi, esclusi comunque i contenuti delle comunicazioni, e limitatamente alle informazioni che consentono la tracciabilità degli accessi, nonche', qualora disponibili, dei servizi, debbono essere conservati fino a quella data dai fornitori di una rete pubblica di comunicazioni o di un servizio di comunicazione elettronica accessibile al pubblico, fatte salve le disposizioni vigenti che prevedono un periodo di conservazione ulteriore. I dati del traffico conservati oltre i limiti previsti dall'art. 132 del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, possono essere utilizzati esclusivamente per le finalità del presente decreto-legge, salvo l'esercizio dell'azione penale per i reati comunque perseguibili.
2. All'articolo 55, comma 7, del decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259, le parole «al momento dell'attivazione del servizio.» sono sostituite dalle seguenti: «prima dell'attivazione del servizio, al momento della consegna o messa a disposizione della occorrente scheda elettronica (S.I.M.). Le predette imprese adottano tutte le necessarie misure affinche' venga garantita l'acquisizione dei dati anagrafici riportati su un documento di identità, nonche' del tipo, del numero e della riproduzione del documento presentato dall'acquirente, ed assicurano il corretto trattamento dei dati acquisiti.».
La normativa introduce una significativa deroga al regime della riservatezza delle trasmissioni sia telefoniche sia telematiche, pur ponendo un preciso limite di utilizzabilità (da ritenersi, in prima lettura, tecnicamente rilevante quale limite probatorio nell'ambito del processo penale) . Il difetto di esposizione legislativa, che appare francamente evidente, si palesa nell'ultimo periodo, ove, senza alcuna necessità, è precisato che l'azione penale è comunque esercitabile contro reati "comunque perseguibili". Tale inciso è pleonastico, se non qualora il legislatore avesse voluto comunque rendere utilizzabili i flussi telefonici e telematici oltre i limiti "ordinari" anche per situazioni non inerenti le finalità del decreto legge qui in commento.
Di pregio particolare è la ripetuta disposizione che prevede l'allargamento della rintracciabilità e della conservazione anche delle chiamate "senza risposta" : ciò evidentemente non solo ai fini della presente normativa, vista la modificazione del testo legislativo previgente, ma anche a fini più generali ( si noti l'utilità nella persecuzione della attività molestia telefonica, soprattutto per le indagini svolte dalla stessa parte lesa prima della predisposizione dell'atto di querela).
Notevole appare essere il mutamento di competenza sull'intera delicata materia: si passa da una disposizione del tutto " di garanzia" ad una disposizione di emergenza di indagine: infatti dalla previsione di un intervento del giudice, si ha oggi invece il solo intervento della magistratura inquirente. Ciò, pare, con rilevanza per la qualificazione ed il regime di utilizzabilità sotto il profilo probatorio dei risultati acquisiti.
Da ultimo, fondamentale integrazione di garanzia si rinviene negli adempimenti imposti al p.m. che da un lato consente alla difesa dell'indagato di avere un ruolo significativo (in astratto) nel corso delle indagini e dall'altro sottopone con giusta urgenza al vaglio dell'organo giurisdizionale la correttezza del provvedimento "urgente" del Pubblico Ministero, pena l'inutilizzabilità degli esiti dell'incombente. Rimane da chiedersi quale difensore sarà mai così certo della posizione del proprio assistito da istare presso il Pubblico Ministero ai fini dell'incombente qui delineato.
I call center per immigrati tanto diffusi nelle periferie metropolitane avranno qualche problema da questa norma, ma prima facie appare incisiva esclusivamente per che utilizza sistemi informatici e non semplici sistemi di telefonia.
L'articolo in oggetto è stato scritto senza tener conto degli effetti sulle attività economiche nelle quali è usualmente previsto e già regolamentato l'uso degli esplosivi: in particolare, soprattutto per quanto attiene la nostra specificità geografica, l'impatto sull'attività estrattiva di minerali e pietra è stato di rara gravità, tanto da impedire lo svolgimento della normale attività lavorativa: in particolare appare burocraticamente impossibile ottemperare celermente al preventivo "nulla osta" dell'Autorità Amministrativa per ogni singola azione di sparo.
Resta da chiedersi se tale norma (a parte l'ultimo comma) sia davvero utile al fine della prevenzione della attività terroristiche, ovvero inibisca esclusivamente le attività lecite, lasciando intatte le possibilità illegali.
Anche allo scopo di completare i necessari interventi per la sicurezza ai fini della prevenzione antiterroristica negli aeroporti, l'Ente nazionale per l'aviazione civile (ENAC) e' autorizzato ad utilizzare un importo pari a 2.500.000 euro per ciascuno degli anni 2005 e 2006 per far fronte a spese di investimento. Al relativo onere si provvede mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 7 del decreto legislativo 25 luglio 1997, n. 250, come rideterminata dalla tabella C della legge 30 dicembre 2004, n. 311, ferme restando le risorse finalizzate alla continuità territoriale relative a Sicilia e Sardegna. Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti individua, con proprio decreto, gli interventi da finanziare a valere sulle medesime risorse.
Norma che appare più formalmente incisiva che effettivamente utile ai fini della legge: comunque una regolamentazione restrittiva dei permessi di volo non appare invero di particolare abrasione delle libertà dei cittadini, ma nemmeno di significativa prevenzione di attività terroristica, le quali difficilmente troverebbero necessario avvalersi di strumenti legali, soprattutto nell'abito di cui al presente articolo.
La norma rassegna un ventaglio d'innovazioni positive, compiute non già e non solo attraverso la tecnica della novellazione ma altresì l'inserimento di nuove figure criminose, che interessano sia il CPP che il CP. Quanto al codice di rito, rileva la novellazione dell'art.349 laddove viene introdotto con il comma 2bis la possibilità di prelievo coattivo di capelli e saliva all'indagato ad iniziativa della PG previa autorizzazione scritta (od orale e confermata per iscritto) del p.m., intervento certo invasivo ma fruttuoso (aggiungendosi ai rilievi dattiloscopici, fotografici ed amtropometrici) per la raccolta di dati utili nella identificazione di soggetti nella quasi totalità dei casi del tutto privi d'identità certa ed anzi adusi alla pratica dell'identità di copertura facilitata dalla loro origine etnica e geopolitica. In forza poi della modifica apportata dal comma 4ter di questo articolo al comma 3 dell'art.354 CPP, le disposizioni del comma 2bis dell'art.349 CPP si applicano - in caso di accertamenti e rilievi urgenti di PG comportanti prelievo di materiale biologico - sulle persone ritenute utili all'indagine, anche diverse dall'indagato (si pensi ad esempio ad ipotesi di violenza sessuale). Come subito rilevato da attenta dottrina (cfr. G. Frigo citato supra sub art.1 pag.79), siffatto tipo di prelievi solleva perplessità di legittimità costituzionale tenuto conto di come gli stessi siano concessi alla P.G. ma tuttora negati al giudice, che non li può disporre nemmeno attraverso incarico peritale giusta Corte Cost. n.238/1996 sull'art.224 CPP, nonché dubbi sul rispetto della riserva di legge (che impone la specifica indicazione di casi e modi dell'intervento nonché le specifiche ragioni di necessità ed urgenza) e di quella di giurisdizione. Il portato del comma 2bis dell'art.349 CPP viene infine esaltato dalla sua estensione (co.4quater) alle procedure d'identificazione di cui alla LS 191/1978, normativa d'ordine pubblico propria del periodo del terrorismo interno. Sempre quanto al codice di rito, il secondo comma dell'articolo in commento, diversamente da quanto divulgato dagli organi di stampa, non "raddoppia" il tempo del "fermo" di polizia, bensì porta a ventiquattrore il trattenimento del soggetto identificando, disposizione del tutto ragionevole tenuto conto di quanto dianzi osservato circa le difficoltà d'identificazione di cittadini extracomunitari. La nota "irragionevole" (rectius, inquietante) è che l'effetto della ridetta privazione di libertà non conosce alcuna convalida da parte del giudice pur se la temporaneità del trattenimento sia "ragionevole" ex art.13 Cost. ed il p.m. debba averne ex art.349 co.5 CPP l'immediata notizia, ancorché sia il giudice solo, soggetto terzo ed imparziale, il "dominus" della libertà personale, come insegna il principio anglosassone dell'"habeas corpus" e come traesi altresì, lato sensu, dallo stesso art.376 CPP che impone al p.m. il quale voglia procedere all'accompagnamento coatto per interrogatorio o confronto l'autorizzazione del giudice. Arieggia in realtà l'istituto, siccome oggi conformato temporalmente, la "garde a