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Timestamp: 2020-04-10 11:51:44+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 42', 'art. 24', 'art. 23', 'sentenza ', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 18737 del 23/09/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18737 del 23/09/2016
Cassazione civile sez. VI, 23/09/2016, (ud. 06/07/2016, dep. 23/09/2016), n.18737
sul ricorso 12677-2015 proposto da:
avverso la sentenza n. 1995/14/2014 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
REGIONALE di ROMA del 18/02/2014, depositata il 28/03/2014;
L’Agenzia delle entrate ha proposto ricorso per cassazione affidato a due motivi contro la sentenza resa dalla CTR del Lazio meglio indicata in epigrafe1che ha confermato l’illegittimità dell’avviso di accertamento emesso a carico di T.G. per la ripresa a tassazione di IRPEF e altri tributi relativi all’anno (OMISSIS) per la mancanza di sottoscrizione dell’atto impugnato. La ricorrente ha depositato memoria. Non si è costituita la parte intimata.
Il primo motivo di ricorso è manifestamente fondato. La questione relativa sottoscrizione dell’atto ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 42, comma 3 è stata per la prima volta esposta dalla parte contribuente nella memoria aggiuntiva depositata dal ricorrente n91 sorso del giudizio di primo grado e pertanto tardivamente. E’ noto, infatti, che il processo Tributario è sostanzialmente caratterizzato da un meccanismo d’instaurazione di tipo impugnatorio, circoscritto alla verifica della legittimità della pretesa effettivamente avanzata con l’atto impugnato, alla stregua dei presupposti di fatto e di diritto in esso atto indicati, e ha un oggetto rigidamente delimitato dalle contestazioni mosse dal contribuente con i motivi specificamente dedotti nel ricorso introduttivo, in primo grado, onde delimitare sin dalla nascita del rapporto processuale tributario le domande e le eccezioni proposte dalle parti. Ora, l’oggetto del giudizio, come circoscritto dai motivi di ricorso, può essere modificato solo nei limiti consentiti dalla disciplina processuale e, cioè, con la presentazione di motivi aggiunti, consentita però, D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, ex art. 24 nel solo caso di “deposito di documenti non conosciuti ad opera delle altre parti o per ordine della commissione”. – cfr. Cass. n. 24970/2005, Cass. n. 19337/2011-.
Orbene, posto che la questione relativa alla sottoscrizione dell’atto accertativo e della conseguente nullità non poteva essere rilevata d’ufficio – cfr. Cass. n. 381/2016 e Cass. n. 18448/2015 -, ha errato il giudice di appello nel non rilevare la tardività della superiore eccezione proposta per la prima volta nella memoria aggiuntiva, per come acclarato dalla CTR, e senza vagliare la sussistenza dei presupposti che avrebbero potuto giustificarne la formulazione di motivi aggiunti ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 23.
Sulla base di tali considerazioni, in accoglimento del primo motivo, assorbito il secondo, la sentenza impugnata va cassata con rinvio ad altra sezione della CTR del Lazio anche per la liquidazione delle spese del giudizio di legittimità.
Accoglie il primo motivo di ricorso, assorbito il secondo. Cassa la sentenza impugnata e rinvia ad altra sezione della CTR del Lazio anche per la liquidazione delle spese del giudizio di legittimità.