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Timestamp: 2020-07-06 10:02:03+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 19525 del 30/09/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19525 del 30/09/2016
Cassazione civile sez. trib., 30/09/2016, (ud. 19/07/2016, dep. 30/09/2016), n.19525
sul ricorso 7221-2010 proposto da:
PARODI SRL in persona dell’Amministratore e legale rappresentante pro
tempore, domiciliato in ROMA VIA FEDERICO CONFALONIERI 5 presso lo
studio dell’Avvocato LUIGI MANZI, che lo rappresenta e difende
unitamente all’Avvocato CESARE FEDERICO GLENDI giusta delega in
avverso la sentenza n. 15/2009 della COMM. TRIB. REG. di GENOVA,
MASTROBERARDINO Paola che ha concluso per l’accoglimento del
1. La Commissione Tributaria Regionale della Liguria, con sentenza n. 15/07/09, depositata il 28.01.2009 e non notificata, dichiarava inammissibile l’appello proposto dall’Agenzia delle entrate avverso la decisione di primo grado che aveva accolto l’impugnazione svolta dalla società Parodi SRL avverso l’avviso di accertamento n. (OMISSIS) per IVA, IRPEG ed ILOR per l’anno di imposta (OMISSIS).
2. Il giudice di appello riteneva fondata l’eccezione di inammissibilità collegata al mancato deposito dell’autorizzazione dell’Amministrazione all’appello, sulla considerazione che detta autorizzazione, anche se citata nell’atto di appello, non risultava essere stata depositata.
3. L’Agenzia delle entrate ricorre per cassazione affidandosi a due motivi. Replica la contribuente con controricorso.
1.1. Con il primo motivo si denuncia la nullità della sentenza per violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 52, comma 2, (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4), per avere la Commissione ritenuto necessario il tempestivo deposito in giudizio di un provvedimento autorizzativo alla proposizione dell’appello, non più occorrente, a seguito della sostituzione, nelle competenze fiscali e tributarie, dell’allora Ministero delle Finanze con l’Agenzia delle entrate (disposta con D.Lgs. n. 300 del 1999 e resa operativa, a decorrere dal 1 gennaio 2001, dal D.M. Finanze del 28 dicembre 2000) in ragione del quale doveva ritenersi implicitamente abrogato.
1.2. Con il secondo motivo la medesima questione è denunciata come violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 52, comma 2, (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3).
1.3. La controricorrente resiste sostenendo la perdurante vigenza del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 52, comma 2, e, di conseguenza, inammissibile l’appello proposto dall’Ufficio per il quale non sia stata prodotta nell’arco del giudizio la previa autorizzazione della Direzione Regionale.
1.4. I motivi possono essere trattati congiuntamente, sono fondati e vanno accolti.
1.5. Le SSUU di questa Corte (sent. n. 604/05) hanno già affrontato la questione qui dedotta, stabilendo il principio per cui “nel processo tributario, la disposizione del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 52, comma 2, secondo la quale gli uffici periferici del dipartimento delle entrate del Ministero delle finanze e gli uffici del territorio devono essere previamente autorizzati alla proposizione dell’appello principale, rispettivamente, dal responsabile del servizio del contenzioso della competente direzione generale delle entrate e dal responsabile del servizio del contenzioso della competente direzione compartimentale del territorio, non è più suscettibile di applicazione una volta divenuta operativa – in forza del D.M. dell’economia 28 dicembre 2000 – la disciplina recata dal D.Lgs. 30 luglio 1999, n. 300, art. 57, che ha istituito le agenzie fiscali, attribuendo ad esse la gestione della generalità delle funzioni in precedenza esercitate dal dipartimenti e dagli uffici del Ministero delle finanze, e trasferendo alle medesime i relativi rapporti giuridici, poteri e competenze, da esercitarsi secondo la disciplina dell’organizzazione interna di ciascuna agenzia. A seguito della soppressione di tutti gli uffici ed organi ministeriali ai quali fa riferimento il D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 52, comma 2, infatti, da tale norma non possono farsi discendere condizionamenti al diritto delle agenzie di appellare le sentenze ad esse sfavorevoli delle commissioni tributarie provinciali”.
1.6. Tale principio – più volte ribadito (ex multis, Cass. nn. 16430/11, 28335/13, 10736/14, 15020/2014, 6859/16, 11277/16 ed altre) – supera ogni problematica per il giudizio di appello davanti alla commissione tributaria regionale, posto che la necessità di preventiva autorizzazione della direzione generale delle entrate (già prescritta dal D.Lgs. cit., art. 52, comma 2, poi abrogato dal D.L. n. 40 del 2010, art. 3, comma 1, lett. c) convertito in L. n. 73 del 2010) è venuta meno, per effetto dell’operatività del nuovo assetto organizzativo dell’amministrazione fiscale.
1.7. La sentenza qui impugnata va dunque cassata, con rinvio ad altra sezione della Commissione Tributaria Regionale della Liguria in altra composizione, la quale essendo stata. esclusa la già ravvisata causa di inammissibilità – darà ingresso al giudizio di appello, pronunciando anche sulle spese del presente procedimento di legittimità.
– cassa la sentenza impugnata e rinvia alla CTR della Liguria in altra composizione per il riesame e la statuizione sulle spese anche del giudizio di legittimità.