Source: https://www.slideserve.com/sagira/corso-di-formazione-rspp
Timestamp: 2017-11-18 03:54:07+00:00
Document Index: 123243323

Matched Legal Cases: ['art. 2087', 'art. 3', 'art. 8', 'art. 4', 'art.19', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 11', 'art. 17', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 9', 'art. 4', 'art. 11', 'art. 21', 'art. 8', 'art.10', 'art. 10', 'art. 3', 'art.\n8', 'art. 10', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 4', 'art.19', 'art.4', 'art.17', 'art.19', 'art. 20', 'art. 22', 'art. 8', 'art.17']

PPT - Corso di Formazione RSPP PowerPoint Presentation - ID:2893037
Corso di Formazione RSPPPowerPoint Presentation
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Corso di Formazione RSPP - PowerPoint PPT Presentation
Modulo “ A “. Corso di Formazione RSPP. Il Sistema Pubblico della Prevenzione Rilevazione Statistica infortuni. Pianificazione. Criteri e strumenti per la valutazione dei rischi. Operazione. Realizzazione. Miglioramento continuo. L’elaborazione del documento di Valutazione dei
PowerPoint Slideshow about ' Corso di Formazione RSPP' - sagira
Modulo “ A “
Il Sistema Pubblico
Criteri e strumenti
del documento di
Monitoraggio - controllo
Cav. Rag. MARCELLO SANTOPIETRO
Funzionario Vigilanza Ispettiva I.N.A.I.L. – Caserta
La salute e la sua tutela
Insieme dei fattori“alimentari-ambientali“e“politici-economici “che determinano lasalute:
Igiene dei rifiuti
solidi,liquidi e
(urbano o Isolam.)
Chimizzazione
I fattori elencati sono in rapporto
di intercorrenza fra di loro,
anzi alcuni possono essere considerati come facenti parte
degli aspetti economici e sociali
dello stato di salute di un paese:
in sintesi dimostrano che la necessità dellaprevenzione rappresenta
la via più economica e conveniente
alla lotta alle malattie.
www.marcellosantopietro.135.it
Igiene e sicurezza sul di lavoro
La normativa italiana in materia di
ha subito, negli anni, una profonda evoluzione, passando da una concezione
impositiva dei tradizionali metodi di prevenzione tecnica, delineati nei
D.P.R. n. 547 /55 e n. 303/56, ad un sistema di sicurezza globale che pone
l’uomo, anziché la macchina, al centro della nuova organizzazione della
sicurezza aziendale, con il conseguente coinvolgimento attivo di tutte le parti
interessate al processo prevenzionale, identificato nel D. Lgs. n. 626.1994 -.
Alle norme che disciplinano il singolo rischio specifico si affiancano
disposizioni che puntano sulla prevenzione globale dei rischi connessi
allo svolgimento di un insieme di attività produttive.
Il recepimento delle direttive comunitarie, intese ad armonizzare le varie leggi degli Stati membri dell’EU ha portato in parte a compimento la dolorosa gestione della sicurezza.
Il Decreto Legislativon. 626/94 e n. 494/96,
superando la logica della frammentarietà degli interventi
a favore della prevenzione, hanno posto al centro del
sistema prevenzionale il principio della
“ partecipazione e collaborazione
tra il datore di lavoro e lavoratore”,
protagonisti della sicurezza
e salute nei luoghi di lavoro.
L’informazione del rischio da lavoro, le cause e
modalità di accadimento degli infortuni e delle
malattie professionali rilevate statisticamente,
costituisce la base di preparazione della
“ cultura della prevenzione “.
Lo Stato, attraverso le sue strutture di informazione, consulenza ed assistenza,
assume il ruolo di collaboratore del datore di lavoro, lasciando
all’ Imprenditore l’organizzazione e la gestione dell’attività lavorativa in sicurezza.
Il legislatore, per la prima volta nel
nostro paese,ha inteso disciplinare
compiutamente l’intero sistema della
dove le parti del rapporto di lavoro
“ Datore di lavoro e
Lavoratori “
sono chiamate a svolgere
un ruolo finalizzato al
raggiungimento del-
vuole che la
venga organizzata dal
e non più impostata
dall’ alto.
I n t e r v e n t i
complesso delle disposizioni o misure adottate o previste in tutte le fasi dell’attività
lavorativa per evitare o diminuire i rischi professionali nel rispetto della salute della
popolazione e dell’integrità dell’ambiente esterno (D.Lgs. 626/94).
Prevenzione primaria: azione diretta ad individuare le cause di rischio che
possono determinare una malattia o un infortunio per eliminarle o, se ciò
non è possibile, per attenuarne gli effetti.
Prevenzione secondaria: consiste nell’effettuare la diagnosi del danno alla
salute in una fase molto precoce: prima cioè che si manifestino i sintomi e,
soprattutto, prima che il danno diventi irreversibile.
Prevenzione terziaria: insieme di misure (terapeutiche, comportamentali, ecc.)
che si adottano per impedire che un danno, già presente, possa aggravarsi,
dare origine a complicanze, provocare invalidità permanenti, ecc.
FIGURE coinvolte d. lgs. 626/94
RSPP - IL RESPONSABILE
del Servizio prevenzione
e protezione interno
vigilanza - controllo
Figure coinvolte d. lgs. 494/96
Accanto alle nuove figure introdotte dal D. Lgs. 494.96, rimangono presenti le altre già riconosciute dal
precedente ordinamento quale il Datore di Lavoro delle Imprese appaltanti, cui competono responsabilità
civili e penali in materia di sicurezza, infatti dal momento in cui svolge un’attività produttiva deve porsi il
problema delle misure necessarie per garantire la sicurezza nell’azienda, creando le strutture a tal fine
necessarie (art. 2087 c.c. e d.lgs. 626.94, art. 3 - misure generali per la protezione della salute e per la sicurezza
L’azione di valutazione consiste nel vedere le condizioni generali di
igiene e sicurezza nell’azienda.
Il piano di sicurezza è uno strumento procedurale che permette di
scoprire la realtà, di descriverla e di stabilire l’azione da adottare.
Il piano consente di agire in profondità sull’organizzazione della sicurezza
con riflessi positivi sulla produttività aziendale e qualità del prodotto.
Attraverso l’analisi del rischio può emergere la necessità
di integrare o sostituire le capacità del servizio interno di
prevenzione ricorrendo a specialisti esterni, come previsto
dall’art. 8 del D.Lgs. 626/94.
Definizione: Pericolo, Rischio, Danno, Incidente
Pericolo è la proprietà o qualità intrinseca di una determinata entità
(come agenti chimici o fisici, macchine, metodi di lavoro) di causare
potenzialmente un danno.
Rischio è la probabilità che sia raggiunto il livello potenziale di danno nelle
situazioni effettive di lavoro e nelle condizioni di impiego, nonché la
dimensione possibile del danno stesso.
Danno è la lesione fisica o l’alterazione dello stato di salute causata
dal pericolo.
Incidente: Evento dovuto a causa fortuita che ha potenzialità di condurre
ad un infortunio o di provocare danni alle cose.
Generico: grava sull’operaio come su ogni uomo
nell’identico modo.
Specifico: deriva la sua origine dalle condizioni
peculiari del lavoro, grava esclusivamente o in
Misura maggiore su coloro che vengono a contatto
con l'attività lavorativa.
Generico aggravato: il relativo rischio pur essendo
generico risulta aggravato da fattori inerenti all'attività
lavorativa (nota n. 2.0.2. dell’8.7.99 Inail sui criteri per
La trattazione dei casi di infortuni sul lavoro con
particolare riferimento alla nozione di rischio generico
aggravato, sent. n. 462/89 – principi consolidati).
Rischio elettivo: è il rischio determinato da una scelta
arbitraria del lavoratore.
evento (danno)
che si produce alla persona
( lavoratore )
per causa violenta
azione intensa e concentrata nel tempo –
fattore che agisce nell’ambito di un turno di lavoro,
Dall’infortunio può derivare la morte, un’inabilità permanente al lavoro, parziale o
assoluta, un’inabilità assoluta temporanea (di giorni o mesi) che comporta l’astensione
dal lavoro, ma che si conclude con la guarigione clinica senza postumi permanenti.
L’assicurazione contro gli infortuni sul lavoroè gestita dall’INAIL.
Malattia Professionale - tecnopatia
malattia contratta nell’esercizio di un’attività lavorativa
e a causa dell’esposizione prolungata ad un agente nocivo
(chimico, fisico, organizzativo …)
presente nell’attività stessa.
Spesso, per manifestarsi, il danno richiede un contatto con l’agente
nocivo (= esposizione) di parecchi anni.
Alcune malattie professionali (es. i tumori professionali) si manifestano
anche dopo il definitivo abbandono dell’attività lavorativa.
Nella definizione di malattia professionale è compreso l’elemento della
"causalità diluita" cioè dell’azione, espletata in un tempo (nettamente)
superiore ad un turno di lavoro, lenta, prolungata, cronica, di fattori
connessi con il normale svolgimento lavorativo, ma capaci di causare
una determinata e, spesso, prevedibile malattia.
L’assicurazione contro le malattie professionali sul lavoroè gestita dall’INAIL.
L’infortunio – la malattia professionale
Infortunio – Malattia professionale
Il datore di lavoro, il dirigente e il preposto, nell'ambito delle rispettive
attribuzioni e competenze, tengono un registro nel quale sono annotati
cronologicamente gli infortuni sul lavoro che comportano una assenza
dal lavoro superiore a tre giorni, compreso quello dell'evento.
Nel registro sono annotati il nome, il cognome, la qualifica professionale
dell'infortunato, le cause e le circostanze dell'infortunio, nonché la data
di abbandono e di ripresa del lavoro.
Il registro sul luogo di lavoro è tenuto conformemente al modello approvato
con decreto del Ministero del Lavoro e della previdenza sociale ed è a
disposizione dell'organo di vigilanza. (Art.4 comma 5 lettera o/D.L.626).
Il RLS ha il diritto di richiedere e ricevere informazioni e la documentazione
aziendale relativa agli infortuni e alle malattie professionali.
(Art.19 comma 1 lettera e/D.L.626).
I.N.A.I.L. – Linee guida per la trattazione dei casi di malattie infettive e parassitarie
Conferma dell’inquadramento assicurativo nella categoria degli infortuni;
Rischio biologico - Casi di infortunio da causa virulenta a trasmissione parenterale: … ponendo l’accento
sulla opportunità che all’INAIL vengano subito denunciati – ovviamente con il corredo della scheda
diagnostica – anche gli infortuni di scarso interesse clinico (punture d’ago, ferite superficiali, ecc.) che
non comportano assenza dal lavoro o hanno una prognosi non superiore a tre giorni.
Lavorazione e Rischio
IL CONCETTO DI LAVORAZIONE
E' l'insieme di operazioni necessarie a realizzare:
un ciclo industriale completo
in operazioni finalizzare alla realizzazione di un’opera o di un servizio.
RISCHIO DI LAVORAZIONE - specifico
si tratta della probabilità che l'evento dannoso possa verificarsi,
nell'esecuzione della lavorazione.
Il rischio è valutato esaminando la lavorazione nella sua interezza
tecnologica e secondo la finalizzazione dell'attività.
Una lavorazione presenterà un rischio maggiore di un'altra quando
vi siano maggiori probabilità che si verifichino infortuni
(aspetto quantitativo) o quando vi sia maggiore probabilità che gli
infortuni siano più gravi (aspetto qualitativo).
Rischio oggettivo
E’ quanto viene razionalmente determinato dall’esame attento delle
procedure di lavoro e dei materiali usati.
La tipologia del rischio viene quindi stimata sulla base di una serie di
azioni possibiliche determinerebbero l’innalzamento della soglia di rischio.
Questo genere di valutazione viene solitamente fatta considerando un livello
di standardizzazione delle operazioni e al di fuori del reale contesto
Ciò significa che è tecnicamente possibile determinare tipologia e qualità
del rischio e mettere a punto , quindi, azioni preventive possibili per ogni
singola fase lavorativa.
Il rischio oggettivo, dunque, deriva dallo studio attento delle operazioni
lavorative e dalle variabili oggettivamente determinabili attraverso
l’osservazione e il loro ordinamento.
delle probabilità P
Il rischio in funzione della
probabilità che si manifesti
con possibile danno lesivo
viene valutato con una scala
di valori/significati
Scala dell’entità
del danno D
Analisi del rischio - probabilità
Improbabile - sulla base di eventi succedutesi, poco probabile nel
Possibile - circostanza rilevata con possibile danno anche in concomitanza
di altri eventi;
Probabile - circostanza rilevata con eventuale danno lesivo in un
determinato ciclo di lavorazione;
Molto probabile - accadimenti relativi con manifestazione di danni.
Analisi del rischio - magnitudo
Lieve - evento con possibile danno lieve senza abbandono del lavoro;
Modesta - circostanza di rischio con possibile danno limitato, infortuni
in temporanea o malattie professionali reversibili;
Grave - circostanze verificatesi con danni lesivi temporanei o permanenti
di alquanta entità, infortunio invalidante o malattie professionali
irreversibili;
Gravissima - danni letali ad uno o più lavoratori, infortunio con
riduzione notevole delle capacità lavorative, eventi mortali.
Analisi del rischio - gradualità
Trascurabile - potenzialità insignificante, eventuali correzioni in fase
Medio - rischi da considerare, migliorie nella prevenzione e protezione;
Alto - necessitano misure e verificare di prevenzione e protezione;
Molto alto - livello di rischio pericoloso, misure drastiche per correggere
anche fasi di lavorazioni.
Rischio e sua valutazione
Con il termine di rischio si intende
“ la possibilità che una situazione
di pericolo si concretizzi in danno ”
La valutazione dei rischi rappresenta il complesso delle operazioni
analitiche richieste per individuare i rischi nonché le misure
preventive e protettive necessarie per la salvaguardia della sicurezza:
individuare le situazioni pericolose;
identificare le persone esposte;
valutare i corrispondenti rischi, formulando un giudizio di
accettabilità;
adottare le misure di prevenzione per ridurre i rischi non
eliminabili.
prevista dall’art. 4, comma 2, D.Lgs. N. 626/94, consiste nel porre il
datore di lavoro in condizione di adottare i provvedimenti che sono
effettivamente necessari per salvaguardare la sicurezza e la salute
Questi provvedimenti
la prevenzione dei rischi professionali;
l’informazione dei lavoratori;
la formazione professionale degli stessi;
l’organizzazione ed i mezzi destinati a porre
in atto tali provvedimenti.
Valutazione del rischio - iter
Identificare i pericoli
Identificare le persone esposte a rischi
Definire il programma
Effettuare le scelte strutturali
Provvedimenti inadeguati
Provvedimenti attuali adeguati
Studiare le possibilità per eliminare o ridurre i rischi
Stabilire un elenco di azioni prioritarie e decidere le misure di intervento
Attuare le misure di controllo
Registrare le valutazioni
Valutazioni ancore valide
Procedere alla revisione
E’ necessaria una revisione
Monitorare il programma di valutazione dei rischi
Valutazione dei rischi significativi
La valutazione deve coprire i rischi “ significativi “, che derivano
dall’attività lavorativa o che risultano ragionevolmente prevedibili.
E’ opportuno effettuare valutazioni dei rischi attinenti a tutti
i posti di lavoro, i quali potranno essere raggruppati per categorie:
Impianti fissi (es.: uffici, scuole, fabbriche)
Posti di lavoro soggetti a cambiamenti (es.: cantieri edili, banchine
portuali, cantieri navali
Posti di lavoro mobili (es,: posti di lavoro temporaneo per l’esecuzione
di servizi pubblici, ispezioni, ecc.
Va sottolineato che il processo lavorativo:
può seguire un andamento predeterminato (come un impianto di produzione);
può avere un carattere mutevole e “ in progress “ (come nel caso del cantiere edile).
Il piano di sicurezza deve:
riguardare tutti gli impianti installati nel luogo di lavoro;
coprire le altre attività lavorative che si svolgono al di fuori
tener conto delle altre attività normali che non sono specifiche
del processo produttivo (per es. la messa in servizio di nuovi
impianti);
tener conto di situazioni prevedibili che non fanno parte del
lavoro normale ( ad es. la manutenzione straordinaria).
InformazioniNecessarie
Le persone che compiono le valutazioni dei rischi devono
conoscere o essere informate su quanto segue:
rischi e pericoli la cui esistenza è già nota, con le modalità che ne
determinano l’insorgenza;
materiali, attrezzature e tecnologie impiegati nelle lavorazioni;
organizzazione e procedure di lavoro, nonché interazioni dei dipendenti
con gli impianti ed i materiali impiegati;
tipo, probabilità, frequenza e durata di esposizione ai vari pericoli;
rapporti tra esposizione, rischio e relativi effetti;
disposizioni normative di prevenzione infortuni ed igiene del lavoro, in
rapporto ai rischi presenti sul luogo di lavoro;
regole di buona tecnica , specie per i settori in cui non vi sono norme
giuridiche ovvero una specifica prassi amministrativa.
Indirizziper la valutazione
Per ottenere le informazioni
si fa ricorso a:
analisi dell’attività di lavoro per prevedere possibili incidenti;
coinvolgimento partecipativo dei lavoratori;
dati forniti dai fabbricanti e dai costruttori;
fonti documentali ed esperienze acquisite in materia di sicurezza in
rapporto all’attività in oggetto;
riviste specializzate;
circolari, direttive ministeriali della Pubblica Amm.ne preposte nel
campo della sicurezza, della salute e dell’igiene del lavoro;
dati relativi ad incidenti industriali ed infortuni mortali e le indagini
epidemiologiche;
controllo continuo dei dati e registri delle misurazioni (indici Fz – Gt);
dati conoscitivi forniti dalle ASL, INAIL, ecc.;
pubblicazioni scientifiche e tecniche del settore.
Indici infortunistici - FZ
L'indice di frequenza
E’ definito come il rapporto tra il numero di infortuni ed una misura
dell’esposizione al rischio (ore lavorate) entrambe omogemeamente
delimitate nel tempo e nello spazio (territorio, stabilimento, reparto,
settore, ecc.).
FzIndice di frequenza
d numero infortuni denunciati all’Inail
f’ numero infortuni denunciati all’Inail con inabilità lavorativa da 1 a 3
giorni, escluso quello dell’infortunio
L numero ore-anno lavorate da dipendenti per i quali ricorre l’obbligo di assicurazione I.N.A.I.L.
Indice di frequenza Fz = d - f'/ L x 106
Indici infortunistici - Gt
L'indice di gravità
E' definito come il rapporto tra la misura della durata dell'inabilità
(giorni persi per infortunio) ed una misura dell'esposizione al rischio
(ore lavorate) entrambi omogeneamente delimitate nel tempo e nello
spazio (territorio, stabilimento, reparto, settore, ecc,).
Gt	Indice di gravità
K’t	numero di giornate di inabilità temporanea relative ai casi con
inabilità maggiore di 3 giorni per i quali vige l’obbligo di denuncia all’Inail
L	numero ore-anno lavorate da dipendenti per i quali ricorre l’obbligo di
tm	tasso medio è il rapporto tra le erogazioni effettuate dall'Inail per infortuni
e la massa salariale.
Indice di gravità Gt = K't / L x 103
La valutazione soggettiva del rischio
dipende da un insieme di fattorisociali, individuali e culturali, che
insieme determinano quella che si chiama necessità di contestualità.
Tutte le persone sono portate ad inscrivere il rischio all’interno della
propria esperienza personale, annullandone così la sua dimensione
La valutazione che il lavoratore fa della propria esperienza lavorativa
determina spesso un innalzamento del rischio, palesa sicurezza che in alcuni
casi porta all’evento infortunio.
E’ dunque opportuno osservare e ascoltare, guardare ciò che i soggetti
fanno e tentare di capire le loro ragioni, adeguarsi all’azione preventiva
e di controllo nell’interno del gruppo di lavoro e specifica area di
produzione lavorativa.
Aerazione, purificazione dell’aria
Incendio - Esplosione
Attrezzature munite di schermo video (Vdt)
Locali di lavoro
Imprese esterne, lavoro provvisorio
Come si effettua la valutazione dei rischi ?
Il modo più sicuro e corretto di effettuare tale valutazione è quello di
identificare innanzitutto i rischi mediante liste di controllo ( check-list).
Queste liste di controllo sono costituite da una prima colonna in cui è
indicato il controllo da effettuare e da una o due colonne successive in
cui sono indicati i riferimenti di legge e/o i provvedimenti da prendere
in caso di risposta negativa e/o uno spazio vuoto in cui inserire eventuali
Normalmente vi è anche lo spazio per dare una valutazione “numerica”
dell’entità dell’eventuale rischio.
La classificazione dei rischida cui partono quasi tutte
le liste di controllo è quella predisposta dall’ISPESL
(Istituto Superiore Prevenzione e Sicurezza Lavoro).
Esempio di check-list - comportamenti
Esempio di check-list – rif. norma
ISPESL : La classificazione dei rischi
Rischi per la sicurezza dovuti a:
A.1) Strutture – Rischi da carenze strutturali dell’ambiente di lavoro
Altezza dell'ambiente
Superficie dell'ambiente
Volume dell'ambiente
Illuminazione (normale ed in emergenza)
Pavimenti (lisci o sconnessi)
Pareti (semplici o attrezzate: scaffalatura, apparecchiatura)
Viabilità interna, esterna; movimentazione manuale dei carichi
Solai (stabilità)
Soppalchi (destinazione, praticabilità, tenuta, portata)
Botole (visibili e con chiusura a sicurezza)
Uscite (in numero sufficiente in funzione del personale)
Porte (in numero sufficiente in funzione del personale)
Locali sotterranei (dimensioni, ricambi d'aria)
A.2) Macchine - Rischi da carenze di sicurezza su macchine e
apparecchiature relativamente a:
Protezione degli organi di avviamento
Protezione degli organi di trasmissione
Protezione degli organi di lavoro
Protezione degli organi di comando
Macchine con marchio "CE". Rif. Direttiva Macchine
Macchine prive di marchio "CE". Rif. al DPR 547/55
Protezione nell'uso di apparecchi di sollevamento
Protezione nell'uso di ascensori e montacarichi
Protezione nell'uso di apparecchi a pressione:(bombole e circuiti)
Protezione nell'accesso a vasche, serbatoi, piscine e simili
A.2) Macchine - Rischi da carenze di sicurezza su macchine e apparecchiature
A.3) Sostanze pericolose - Rischi da manipolazione di sostanze pericolose:
Sostanze comburenti
A.4) Impianti elettrici - Rischi da carenza di sicurezza elettrica connessa a:
Idoneità del progetto
Impianti di sicurezza intrinseca in atmosfere a rischio di incendio e/o
Impianti speciali a caratteristiche di ridondanza
A.3) Sostanze pericolose - Rischi da manipolazione di sostanze pericolose
A.4) Impianti elettrici - Rischi da carenza di sicurezza elettrica
A.5) Incendio-esplosioni - Rischi da incendio e/o esplosione per:
Presenza di materiali infiammabili d'uso
Presenza di armadi di conservazione (caratteristiche strutturali e
di areazione)
Presenza di depositi di materiali infiammabili (caratteristiche strutturali,
di ventilazione e di ricambi d'aria)
Carenza di sistemi antincendio
Carenza di segnaletica di sicurezza
B) Rischi per la salute dovuti a:
B.1) Agenti chimici - Rischi di esposizione connessi con l'impiego di
sostanza chimiche, tossiche o nocive in relazione a:
Contatto cutaneo
Inalazione per presenza di inquinanti aerodispersi sotto forma
di: polveri, fumi, nebbie, gas, vapori
B.2) Agenti fisici - Rischi da esposizione a grandezze fisiche che interagiscono
in vari modi con l'organismo umano:
Rumore (presenza di apparecchiatura rumorosa durante il ciclo operativo e di funzionamento)
Vibrazioni (presenza di apparecchiatura e strumenti vibranti)
Radiazioni non ionizzanti (presenza di apparecchiature che impiegano radiofrequenze ecc.)
Microclima (carenze nella climatizzazione dell'ambiente)
Illuminazione (carenze nei livelli di illuminamento ambientale e dei posti di lavoro -in relazione
alla tipologia della lavorazione fine, finissima, ecc.-). Non osservanza delle indicazioni tecniche previste
in presenza di videoterminali: Posizionamento, Illuminotecnica, Postura, Microclima
Radiazioni ionizzanti(disposizioni del DPR n° 185/64)
B.1) Agenti chimici
B.2) Agenti fisici
B.3) Agenti biologici. Rischi connessi con l'esposizione a organismi e
microrganismi patogeni o non, colture cellulari, endoparassiti umani,
presenti nell'ambiente a seguito di emissione e/o trattamento e
Emissione involontaria(impianto di condizionamento, emissioni di polveri organiche, ecc.)
Emissione incontrollata (impianti di depurazione delle acque, manipolazione di materiali
infetti in ambiente ospedaliero, impianti di trattamento e smaltimento di rifiuti ospedalieri, ecc.)
Trattamento o manipolazione volontaria a seguito di impiego per
ricerca sperimentale in vitro o in vivo o in sede di vera e propria attività
produttiva (biotecnologie)
C) Rischi per la sicurezza e la salute dovuti a :
C.1) Organizzazione del lavoro:
Processi di lavoro usuranti: per esempio lavori in continuo, sistemi di turni, lavoro
Pianificazione degli aspetti attinenti alla sicurezza e la salute:
programmi di controllo e monitoraggio
Manutenzione degli impianti, comprese le attrezzature di sicurezza
Procedure adeguate per far fronte agli incidenti ed a situazioni di
Lavoro ai videoterminali (es. data entry)
C.2) Fattori psicologici:
Intensità, monotonia, solitudine, ripetitività del lavoro
Carenze di contributo al processo decisionale e situazioni di
Complessità di mansioni e carenza di controllo
Reattività anomala a condizioni di emergenza
C.1) Organizzazione del lavoro
C.2) Fattori psicologici
C.3) Fattori ergonomici:
Sistemi di sicurezza ed affidabilità delle informazioni
Soddisfacente comunicazione e istruzioni corrette in condizioni variabili
Conseguenze di variazioni ragionevolmente prevedibili dalle procedure di lavoro in
Ergonomia delle attrezzature di protezione personale e del posto di lavoro
Carenza di motivazione alle esigenze di sicurezza
C.4) Condizioni di lavoro difficili:
Lavoro con animali
Lavoro in atmosfere a pressione superiore o inferiore al normale
Condizioni climatiche esasperate
Lavoro in acqua: in superficie (es .piattaforme) ed in immersione
Documento (valutazione rischi)
Il datore di lavoro, con la collaborazione del medico competente e del
responsabile del S.P.P. e previa consultazione del RLS, deve elaborare
un documento contenente:
1. una relazione sulla valutazione dei rischi effettuata (risultati delle
misurazioni ecc.), specificando i criteri adottati per la valutazione stessa;
2. l'individuazione delle misure di prevenzione e protezione attuate e delle
attrezzature di protezione utilizzate;
3. il programma che indichi i tempi di attuazione delle misure di
Il documento è custodito presso l'azienda, a disposizione dei controlli
dell'Organo di Vigilanza (ASL).
Copia del documento deve essere consegnata al RLS (art.19/626 comma e).Il documento e la valutazione dei rischi devono essere aggiornati in
occasione di modifiche del processo produttivo significative ai fini della
Redigere il documento di sicurezza
In esito alla valutazione del rischio sarà
redatto il documento previsto dall’art. 4
comma 2, D.Lgs. n. 626.94
(piano di sicurezza).
Sul documento vanno riportate le misure
di prevenzione e bonifica da adottare.
I dati del documento
come base di:
Informazione, sul rischio specifico
del posto di lavoro da dare ai
Monitoraggio, per valutare se le
misure richieste sono state
Prova, di quanto è stato fatto, da
conservare nel luogo di lavoro
ed esibire, a richiesta, all’autorità
Revisione o modifica del piano
richiesta dalle circostanze
(introduzione di nuove tecnologie)
Provvedimenti da prendere in ordine di priorità
Completati l’esame e la valutazione dei rischi, occorre stendere una relazione
sulla valutazione dei rischi per la sicurezza e la salute durante il lavoro, nella
quale devono essere specificati i criteri utilizzati per la valutazione stessa.
Bisogna quindi procedere all'individuazione delle misure di prevenzione e di
protezione da adottare conseguentemente alla valutazione effettuata.
I provvedimenti da
prendere con ordine
di priorità sono:
Sostituzione di ciò che è più
pericoloso con ciò che non lo
è o lo è meno;
Privilegio delle misure di protezione
collettiva rispetto a quelle di
L’urgenza con cui dovranno essere adottate le misure prioritarie deve risultare dal
piano di sicurezza attraverso apposito scadenzario.
Esempidi provvedimenti da prendere in ordine di priorità
Per l’eliminazione del rischio (non del pericolo!) vale l’esempio della
sostanza chimica chiusa in un contenitore che non è assolutamente
possibile aprire con mezzi normali.
Un classico esempio di riduzione del rischio alla fonte è quello della
riduzione della rumorosità di una macchina con l’applicazione di
Per la sostituzione di ciò che è più pericoloso con ciò che lo è meno
si può fare l’esempio della sostituzione, per le operazioni di pulizia,
della varechina pura con altri prodotti.
Una misura di protezione collettiva può essere quella di costruire
una “cabina” insonorizzata intorno ad una macchina rumorosa in
modo tale che solo l’operatore della macchina, ovviamente dotato
di cuffie auricolari, sia soggetto al rischio (l’alternativa, che non
dovrebbe essere scelta, sarebbe quella di non costruire la “cabina”
e di dare le cuffie a tutto il personale).
Come implementare le procedurepreviste dal D. Lgs. n. 626.94
Si valuta lo stato di applicazione della normativa antinfortunistica,
il cui rispetto, oltre a evitare pesanti sanzioni, è prerequisito
all'applicazione del D.Lgs. 626/94; nell'ambito dell'analisi vengono
proposti gli eventuali interventi di adeguamento necessari.
E’ l'adempimento fondamentale previsto dal D.Lgs. 626/94, consiste
nell'esame sistematico dei processi produttivi aziendali individuando
e valutando i rischi ad esso connessi, sia di tipo tecnologico (macchine,
impianti) sia di tipo sanitario che organizzativo.
La metodologia di valutazione tiene conto anche di quanto previsto
dalle linee guida emanate dagli enti di controllo per i diversi settori
produttivi, l'analisi viene riportata nel Documento di valutazione
previsto dall’ art. 4 del D.Lgs. 626/94, che costituisce la base e il
cardine per ogni successivo adempimento gestionale.
Viene definito un piano di intervento mirato alla riduzione del livello
di rischio, o al suo mantenimento se considerato residuo.
Il piano è parte integrante del Documento di valutazione previsto
dall’ art. 4del D.Lgs. 626/94 e costituisce una linea guida aziendale
nell'ottica del miglioramento della sicurezza nei luoghi di lavoro.
Il D.Lgs. 626/94 impone la formazione per i lavoratori, che non deve
essere limitata ad un generico intervento iniziale, ma deve essere
continua e capillare, così da far crescere la “Cultura della Sicurezza”,
riconosciuta come valido mezzo di prevenzione.
Il D.Lgs. 626/94 impone un continuo aggiornamento e manutenzione
del sistema di gestione della sicurezza, prevedendo l'obbligo di
revisioni periodiche del documento di valutazione (riunioni periodiche,
indicazioni del medico competente, corretta applicazione del piano
CONTINUITA’ nel controllo rischi
I datori di lavoro devono tener presente sempre i seguenti principi:
eliminare i rischi;
sostituire ciò che è pericoloso riducendo od annullando la pericolosità;
combattere i rischi alla fonte, se non prevenibili od evitabili ridurli ad
un livello in cui non si comprometta la sicurezza e la salute dei lavoratori
esposti;
adattare il lavoro all’uomo secondo i principi dell’ergonomia
- specialmente per quanto riguarda la progettazione dei posti di lavoro,
la scelta delle attrezzature, dei metodi di lavoro e di produzione
riducendo, per quanto possibile, il lavoro monotono ed il lavoro a ritmi
predeterminati, causa di stress per la salute;
dare priorità all’applicazione delle misure protettive di carattere
collettivo rispetto a quelle individuali;
trasmettere istruzioni ed informazioni di sicurezza semplici e chiare ai
Il datore di lavoro, nelle aziende con più di 15 dipendenti, deve convocare, almeno
una volta l'anno (o in presenza di significative variazioni delle condizioni di
esposizione al rischio e di innovazioni di processo e/o della organizzazione del lavoro),
una riunione a cui partecipano:
il documento sulla valutazione
l'idoneità dei mezzi di
programmi di informazione e
di esaminare:
il responsabile del SPP
Il rappresentante LS
La riunione deve essere convocata con almeno 5 giorni di preavviso e con un Ordine del Giorno
scritto e può essere convocata anche su richiesta del RLS (Accordo Interconfederale 22/6/95).La riunione si conclude con la redazione di un verbale che è tenuto a disposizione dei partecipanti.
parte di un’organizzazione utilizzata per sviluppare ed attuare la propria
politica ambientale e/o di qualità e/o di salute e sicurezza sul lavoro.
SGSL - Sistema di Gestione della sicurezza (e della Salute):rappresenta lo strumento gestionale con cui un’azienda si prefigge l’obiettivo di mitigare i potenziali effetti dei rischi per la salute dei lavoratori e per l’ambiente circostante derivanti dall’impiego di sostanze e processi produttivi pericolosi.
Il pilastro portante di un SGS si basa sull’organizzazione strutturata delle attività svolte all’interno aziendale, mediante il coinvolgimento di tutte le componenti aziendali.
(D.Lgs. 626/94 - art. 11 comma 2/a-b-c “Riunione periodica”- art. 17 comma 1/a) “Medico competente”
“Il monitoraggio costituisce una fase fondamentale del sistema , perché consente
ad ogni operatore, prima di ogni altro, di tenere sotto controllo la propria attività,
riscontrando eventuali anomalie rispetto agli standard di processo, non solo in
termini di SSL, ma anche in termini produttivi e qualitativi …”
“Il riesame del sistema consente al vertice dell’azienda di ottenere gli elementi
quantitativi e qualificativi atti a consentire una corretta e documentata
valutazione sul funzionamento del sistema e sul raggiungimento degli obiettivi
dell’azienda e sulla adeguatezza degli obiettivi stessi.”
La fase attuativa del ciclo produttivo
genera sempre elementi ulteriori da
pianificare, realizzare, verificare, eseguire
RESPONSABILE del SERVIZIO di PREVENZIONE
Il successo della valutazione dei rischi dipende dalla scelta del coordinatore
interno o esterno all’azienda da parte del datore di lavoro, a cui compete
la redazione del documento di sicurezza.
saper osservare;
buona capacità di giudizio;
spirito aperto ed attitudine positiva;
onestà ed imparzialità;
Un buon coordinatore
per la sicurezza deve
capacità di evitare l’abitudine e la routine;
non cedere alle pressioni che possono giungere dall’esterno o dall’interno.
Servizio Prevenzione e Protezione – SPP -
E' organizzato dal datore di lavoro
(previa consultazione del RLS)
secondo tre modalità:
interno, con propri dipendenti:
è obbligatorio per le aziende
con più di 200 dipendenti,
le industrie estrattive con più
di 50 dipendenti e altre specificate;
esterno, attraverso convenzioni
con persone o servizi esterni in
possesso delle conoscenze
professionali necessarie;
in prima persona dal datore di lavoro (dopo corso di formazione) nelle
aziende artigiane e industriali con meno di 30 dipendenti, agricole meno di 10
(t.d), pesca meno di 20, altre aziende fino a 200; sono escluse quelle indicate
all’art. 8/DPR 175.88: centrali termoelettriche, laboratori nucleari, estrattive,
esplosivi, strutture di ricovero e cure.
di consulenza alla sicurezza
Gli addetti alla sicurezza
Persone o
Il datore lavoro
NOMINA il
(se c’è l’obbligo della
sorveglianza sanitaria)
Effettua almeno due volte l’anno
l’ispezione dei luoghi di lavoro con:
- il responsabile del servizio prevenzioni
- il rappresentante per la sicurezza
Servizio internodi prevenzione e protezione
Deve essere in possesso
capacità e dei requisiti
professionali indicati nell’art. 8-bis
D. Lgs. N. 195.2003
Deve avere le
Deve disporre di
MEZZI e TEMPO
adeguati in relazione ai
Deve essere in
Servizio di prevenzione interno ed esterno
del nominativo delle persone
a) delSERVIZIOdi prevenzione
e protezioneINTERNO
b) delSERVIZIOdi prevenzione
e protezioneESTERNO
Alla Direz. Prov.le
svolti in materia di prevenzione
nel quale tale compiti sono stati svolti
conDICHIARAZIONE
attestante per il
RSPP – I compiti
La figura del Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione,introdotta
dal D.lgs. 626/94 è stata recentemente oggetto di modifica ad opera del D.lgs 195/03
che, con l’art. 8 bis, ne ha meglio delineato i requisiti soggettivi.
Quanto alle attribuzioni occorre ricordare quanto enunciato nell’art. 9 del
Dlgs 626/94; in particolare il Responsabile del servizio di prevenzione e protezione
dovrà effettuare le seguenti attività:
1. Individuazione dei fattori di rischio, valutazione dei rischi e individuazione delle
misure per la sicurezza e la salubrità degli ambienti di lavoro, nel rispetto della
normativa vigente sulla base della specifica conoscenza dell’organizzazione
2. Elaborazione delle misure preventive e protettive e dei sistemi di cui all’art. 4,
comma 2, lett. b) – dispositivi di protezione individuale – e dei sistemi di controllo
di tali misure;
3. Elaborazione delle procedure di sicurezza per le varie attività aziendali;
4. Proposizione dei programmi di informazione e formazione dei lavoratori;
5. Partecipazione alle consultazioni in materia di tutela della salute e di sicurezza
di cui all’art. 11;
6. Fornitura ai lavoratori delle informazioni di cui all’art. 21.
SPP - attuazione
Affinché il Servizio di Prevenzione e Protezione possa svolgere adeguatamente
i propri compiti il Datore di lavoro ha il dovere di mettere a disposizione del
servizio le informazioni sulla natura dei rischi, l’organizzazione del lavoro, la
programmazione e l’attuazione delle misure preventive e protettive, la descrizione
degli impianti e dei processi produttivi, i dati del registro degli infortuni e delle
malattie professionali, le prescrizioni degli organi di vigilanza.
Tale quadro normativo induce a ritenere la figura del Responsabile del Servizio
di Prevenzione e Protezione come organo dotato di funzioni propositive nei
confronti del datore di lavoro, ed in particolare il dato normativo gli affida un
ruolo essenzialmente consultivo.
Sulla base di tali considerazioni, si può ritenere che il R.S.P.P. sia estraneo al
processo volitivo del datore di lavoro e, in quanto tale, non rientri nel novero
dei soggetti responsabili né per la programmazione della sicurezza, né per
l’applicazione delle norme sulla prevenzione degli infortuni.
D. Lgs. N. 195.2003 - RSPP e Addetti SPP
Modifiche artt. 2 e 8 del D. Lgs. N. 626.94
Il RSPP, al quale si richiedeva il possesso di generiche “ attitudini
e capacità adeguate “, deve essere attualmente in possesso delle
“ capacità e dei requisiti professionali indicati nell’art. 8-bis ”
Capacità e requisiti previstianche per tutti gli Addetti del servizio
Resta invariato l’art.10 del D.Lgs. N. 626.94
Svolgimento diretto del datore di lavoro dei compiti di prevenzione
e protezione dai rischi.
Il datore di lavoro deve frequentare i corsi previsti dal
DM 16.01.1997
Sono esonerati in via permanente dall’obbligo di frequentare il
corso di formazione previsto dall’art. 10, i datori lavoro che abbiano
notificato entro il 31.12.1996 la richiesta di svolgere direttamente i
compiti di RSPP (circolare n. 194 del 19.11.1996).
D. Lgs. N. 195.2003 - Norma transitoria - art. 3
Possono svolgere l’attività di addetto o di RSPP (prescindendo dal possesso
di diploma superiore) quelli che possono dimostrare di averla svolta per
almeno 6 mesi prima del 13 agosto 2003 (entrata in vigore del D. Lgs. 195.03),
e che la svolgevano in tale data.
Quanto sopra va comprovato da atti aziendali (nomina, comunicazione, DVR).
Devono conseguire l’attestato di frequenza ai corsi di formazione di cui all’art.
8-bis, comma 2, (c.d. corso base) entro il termine di un anno dall’entrata in
vigore del decreto (o non appena verranno attivati, in caso di ritardo).
Fino all’istituzione dei corsi di formazione possono essere nominati addetto o RSPP
coloro che, pur non avendo mai svolto tale funzione:
hanno il diploma di scuola superiore
frequentino o abbiano frequentato corsi di formazione rispondenti ai contenuti
minimi indicati dal DM 16.01.1997, organizzati da enti pubblici o da altri soggeti
riconosciuti dalle regioni (durata minima 16 ore – previsti per i D.L. che svolgono
direttamente l’attività di RSPP – art. 10 D.Lgs. 626.94
Istituiti i corsi di formazione (art. 8-bis, commi 2 e 4 dovranno comunque
frequentarli.
SPP - Violazione art. 8
in combinato disposto con l’art. 4,
comma 4, lettera b, D.Lgs. 626.94
Numero inadeguato di addetti
Mancata professionalità iniziale del RSPP o addetti SPP
Mancato aggiornamento professionale sia
periodico che in caso di modifiche dell’attività
IL R.L.S.
Persona o persone elette o designate, in tutte le aziende o unità produttive, per
rappresentare i lavoratori relativamente agli aspetti della salute e della sicurezza
R.S.L. - modalità di elezione e numero
eletto all’interno direttamente dai lavoratori individuato per più
aziende nell’ambito territoriale o del comparto
eletto o designato dai lavoratori nell’ambito delle
rappresentanze sindacali in azienda
eletto o designato dai lavoratori all’interno, in assenza delle
n < 200
201 < n < 1000
La formazione del RLS deve riguardare la normativa e i rischi specifici presenti nel proprio ambito di lavoro, per assicurargli adeguate nozioni sulle principali tecniche di controllo e prevenzione.La formazione del RLS deve avvenire durante l'orario di lavoro utilizzando un monte ore retribuito, a carico del datore di lavoro, pari a 32 ore annue (aggiuntivo alle ore di permesso per l'attività ordinaria del RLS e delle RSU).
conoscenze generali sugli obblighi e diritti
previsti dalla normativa in materia di igiene
e sicurezza del lavoro
conoscenze generali sui rischi dell'attività e sulle
relative misure di prevenzione e protezione
metodologie sulla valutazione del rischio
Il programma di formazione deve prevedere una integrazione
in presenza di modifiche tecniche e produttive aziendali.
Consultazione del RLS
Il Rappresentante lavoratori per la sicurezza è consultato
preventivamente e tempestivamente in ordine a:
Individuazione, programmazione, realizzazione e verifica della
prevenzione aziendale;
Designazione degli addetti al S.P.P., alla attività di prevenzione
incendi, al pronto soccorso, alla evacuazione dei lavoratori;
Organizzazione di corsi di formazione per i lavoratori;
Durante la consultazione il RLS ha facoltà di formulare proprie proposte
e opinioni sulle tematiche oggetto di consultazione.
Il verbale di consultazione deve riportare anche le osservazioni e le proposte
del RLS, anche se queste divergono da quelle del datore di lavoro.
Il verbale deve recare la firma anche del RLS (art.19/626).
Informazioni al RLS
Il RLS ha il diritto di ricevere le informazioni
e la documentazione aziendale relative a:
macchine, impianti, ambienti e organizzazione del lavoro,
comunicazioni dei Servizi PISLL delle ASL
Il datore di lavoro ha l'obbligo di fornire le informazioni e la documentazione richiesta
dal RLS. (Art.19/626 e Accordo Interconfederale 22.06.1995)
Qualora il RLS ritenga che le misure di prevenzione e protezione dai rischi adottate
dal datore di lavoro e i mezzi impiegati per attuarle non siano idonei a garantire la
sicurezza e la salute dei lavoratori, può fare ricorso all'organo di vigilanza (ASL) e/o
alle altre autorità competenti in materia (giudice del lavoro; procura ecc.)
Il datore di lavoro deve assicurare una adeguata informazione ai propri dipendenti
rischi connessi all'attività generale dell'impresa
misure di protezione e prevenzione adottate
rischi specifici a cui è esposto il singolo lavoratore in relazione all'attività svolta
le normative di sicurezza e le disposizioni aziendali
i pericoli connessi all'uso delle sostanze e dei preparati pericolosi
le procedure del pronto soccorso, lotta antincendio, evacuazione e i
nominativi dei lavoratori responsabili delle suddette procedure
il responsabile del SPP e il medico competente
Le fonti di informazione devono essere:
1. il documento aziendale sulla valutazione dei
rischi (art.4, comma 2)
2. le relazioni statistiche del medico competente
(art.17 comma1, lettera e)
3. la documentazione dell'organismo di vigilanza
(relazioni del servizio PISLL della ASL)
(art.19, comma 1 lettera f)
i lavoratori deve essere
discusso nella
Contrattazione Nazionale di Categoria
I CCNL di categoria dovranno:
Definire ulteriori parametri in tema di diritti, formazione e strumenti per
l'espletamento degli incarichi del RLS, che potranno essere ripresi e
aggiornati anche nella contrattazione aziendale;
2. Individuare diverse modalità di rappresentanza per le aziende con meno
di 15 dipendenti, attraverso l'istituzione del RLS di bacino;
3. Nelle aziende da 16 a 200 dipendenti identificare un numero di RLS
superiore a 1 se la contrattazione di categoria ha definito un numero
di RSU superiore a 3;
4. Nelle aziende con più di 300 dipendenti definire un numero di RLS
superiore a 3 (minimo di legge);
5. Assorbimento delle ore di permesso spettanti ai RLS con riguardo alle
ore di permesso già riconosciute per lo stesso titolo;
6. Armonizzare ai contenuti dell'accordo interconfederale 22/6/95 discipline
già esistenti nei CCNL sulla formazione dei RLS.
ASL - Magistratura
Questi interventi, attribuiti alle A.S.L dall'art. 20 della legge 833: “sono effettuati sulla base di
esigenze verificate congiuntamente con le rappresentanze sindacali ed il datore di lavoro”. Il secondo organismo che opera nei casi di infortunio è la Magistratura, organizzata in giudice di
pace, tribunale e corte di appello per i giudizi civili, e in tribunale e corte d'assise per i giudizi
penali. Nel caso specifico, gli illeciti legati all'accadimento di un infortunio o all'omissione delle
norme antinfortunistiche hanno conseguenze di tipo penale.
Omologazioni e verifiche
I.N.A.I.L. – Assicurazione obbligatoria
In seno all'Organismo Paritetico Nazionale sulla Formazione Professionale viene
costituita una Sezione Igiene e Sicurezza del Lavoro allo scopo di:
promuovere la costituzione degli Organismi Paritetici Territoriali;
organizzare la formazione per i componenti gli O.P.T.;
definire linee guida per progetti formativi e attivazione finanziamenti pubblici.
In seno agli Organismi Paritetici Regionali della Formazione Professionale si
costituiscono le Sezioni Salute e Sicurezza, allo scopo di:
elaborare progetti formativi;
coordinare gli O.P. territoriali;
tenere l'elenco dei nominativi dei RLS comunicati dagli O.P. territoriali
Organismi Paritetici Provinciali
Vengono costituiti tra le organizzazioni dei lavoratori e dei datori di lavoro, con
funzioni di orientamento e di promozione di iniziative formative nei confronti dei
lavoratori. Assumono un ruolo di composizione dei conflitti e delle controversie
eventualmente sorti nei territori circa i diritti di rappresentanza, informazione
e formazione. Avanzano proposte sui programmi di formazione.
Gli Organismi Paritetici,
I CPT nascono alla fine degli anni 60
a parte i rispettivi compiti istituzionali di assistenza e tutela dei propri iscritti,
si sono fatti carico di una serie di organismi intersindacali (paritetici o bilaterali)
congiunti per quanto riguarda il settore edile, che riguardano:
le prestazioni mutualistiche e gli altri servizi assicurati tramite le Casse Edili;
le attività formative realizzate tramite gli Enti Scuola;
gli interventi in materia di sicurezza, attuati attraverso i Comitati Paritetici
Territoriali per la prevenzione degli infortuni, l'igiene e l'ambiente di lavoro.
Le parti sociali del settore hanno riconosciuto la necessità di operare
congiuntamente su questi tre versanti, nell'interesse dei propri rappresentanti e
del settore di appartenenza.
Il vigente Contratto Nazionale di Lavoro degli Edili definisce la dizione completa
del CPT, come “Comitato Paritetico Territoriale per la Prevenzione Infortuni,
l'Igiene e l'Ambiente di Lavoro” .
E’ importante sottolineare che il punto 6 dell'art. 22 del D.Lgs. 626/1994 afferma
che la formazione dei lavoratori deve avvenire con la collaborazione degli Enti
Paritetici che sono: il Comitato Paritetico Territoriale per la Prevenzione degli
infortuni, l'igiene e l'ambiente di lavoro (CPT), e gli Enti di Formazione.
Enti di formazione paritetici
Associazioni ed organismi
Art. 29Statistiche degli infortuni e delle malattie professionali
L'INAIL e l'ISPESL si forniscono reciprocamente i dati relativi agli infortuni ed alle
malattie professionali anche con strumenti telematici.
L'ISPESL e l'INAIL indicono una conferenza permanente di servizio per assicurare il
necessario coordinamento in relazione a quanto previsto dall'art. 8, comma 3, del D.Lgs.
n. 517/7.12.1993, nonché per verificare l'adeguatezza dei sistemi di prevenzione ed
assicurativi, e per studiare e proporre soluzioni normative e tecniche atte a ridurre il
fenomeno degli infortuni e delle malattie professionali.
I criteri per la raccolta ed elaborazione delle informazioni relative ai rischi e ai danni
derivanti da infortunio durante l'attività lavorativa sono individuati nelle norme UNI,
riguardanti i parametri per la classificazione dei casi di infortunio, ed i criteri per il calcolo
degli indici di frequenza e gravità e loro successivi aggiornamenti.
Con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale e del Ministro della sanità,
sentita la commissione consultiva permanente, possono essere individuati criteri integrativi
di quelli di cui al comma 3 in relazione a particolari rischi.
I criteri per la raccolta e l'elaborazione delle informazioni relative ai rischi e ai danni
derivanti dalle malattie professionali, nonchè ad altre malattie e forme patologiche
eziologicamente collegate al lavoro, sono individuati con decreto del Ministro del lavoro e
della previdenza sociale e del Ministro della sanità, sentita la commissione consultiva
permanente, sulla base delle norme di buona tecnica.
I.N.A.I.L. - La Banca dati
Contiene statistiche utili ai fini prevenzionali, consentendo di individuare le attività
più rischiose, le zone geografiche dove maggiormente si verifica il fenomeno
infortunistico, gli indici di gravità, le modalità più frequenti di accadimento degli
infortuni e delle malattie professionali nell’industria e nella agricoltura.
E’ suddivisa in quattro aree tematiche:
le AZIENDE ASSICURATE
gli EVENTI DENUNCIATI
gli EVENTI INDENNIZZATI
In tutte le citate aree tematiche le tavole relative alla Gestione Industria,
commercio e servizi sono state raggruppate in relazione alla classificazione
Inail del TIPO DI AZIENDA vale a dire:
AZIENDE NON ARTIGIANE
COMPLESSO DELLE AZIENDE
Analizza gli infortuni e malattie professionali distinti per le varie gestioni, fornendo
anche un confronto con l’altro sesso-femminile.
ESAW - European Statistics on Accidents at Work
Per rendere confrontabili le statistiche infortunistiche dei diversi Paesi che
fanno parte dell’Unione Europea, l’EUROSTAT ha avviato negli anni novanta
un importante programma di normalizzazione statistico denominato
Statistiche Europee degli infortuni sul lavoro
La metodologia ESAW prende in considerazione oltre che il numero degli infortuni
anche un importante indicatore, il tasso di incidenza di infortunio, per il cui calcolo
è necessario definire il rapporto fra il numero degli infortuni sul lavoro e la
popolazione di riferimento degli occupati
(9 sezioni NACE: Agricoltura, Industria Manifatturiera, Elettricità, Gas e Acqua, Costruzioni, Commercio
e Riparazioni, Alberghi e Ristoranti, Trasporti, Magazzinaggio e Comunicazioni, Intermediazione Finanziaria
e Attività Immobiliari).
ESAW - Per una corretta codifica dell’infortunio, sono necessari
tre tipi di informazione di base:
Informazioni che consentano di individuare la vittima e di stabilire il luogo e
il momento in cui si è verificato l’infortunio: attività economica del datore di
lavoro; professione, status professionale, sesso, età e nazionalità della vittima;
ubicazione geografica e dimensioni dell’unità locale dell’impresa, data e ora,
ambiente di lavoro, posto di lavoro e tipo di lavoro.
Informazioni riguardanti le modalità dell’infortunio, le circostanze
in cui ha avuto luogo e il modo in cui le lesioni si sono prodotte.
L’evento viene suddiviso in tre fasi successive: l’attività fisica
specifica, la deviazione e il contatto – modalità della lesione,
unitamente ai relativi agenti materiali associati.
Informazioni riguardanti la natura e la gravità delle lesioni e delle
conseguenze dell’infortunio: parte del corpo lesa, tipo di lesione e
numero di giornate perdute.
Informazioni riguardantila natura e la gravità delle lesioni e delle conseguenze dell’infortunio: parte del corpo lesa, tipo di lesione e numero di giornate perdute
Ubicazione geografica,
Modalità dell’evento
Attività fisica specifica e agente materiale associato
Deviazione e agente materiale associato
Modalità della lesione e agente materiale associato
Parte del corpo lesa
Giornate perdute
Riferimenti descrittivi:cause e circostanze eventoinfortunistico
Attività fisica specifica
Agente materiale dell’attività fisica specifica
Agente materiale della deviazione
Contatto – modalità di lesione
Agente materiale del contatto
modalità di lesione
La metodologia mira a fornire una descrizione dettagliata delle caratteristiche della
vittima, della sua impresa e della lesione, nonché un’analisi degli eventi che hanno
portato all’infortunio, al fine di elaborare una politica di prevenzione a livello europeo.
cause e circostanze eventoinfortunistico
Indica il principale tipo di lavoro svolto dalla vittima nel momento in cui
si è verificato l'infortunio.
Non riguarda laprofessione della vittima, né l'attività fisica specifica al
momento dell'infortunio, bensì la descrizione del compito,lavoro, in
termini generali, svolto dalla vittima nel periodo di tempo che termina al
momento dell'infortunio.
Fa riferimento all’attività svolta dalla vittima al momento dell’infortunio.
Si tratta dell’esatta attività fisica specifica della vittima al momento
dell’infortunio, ossia ciò che precisamente la vittima stava facendo quando
si è verificato l’infortunio, anche se si tratta di un’attività solo momentanea.
Descrive lo strumento, l’utensile o l’oggetto utilizzato dalla vittima al
momento dell’infortunio, anche se non èimplicato nell’infortunio stesso.
In presenza di più agenti materiali associati all’attività fisica specifica,
sarà registrato l’agente materiale avente un legame più stretto con l’infortunio.
Rappresenta la descrizione di un evento anormale, ovvero la deviazione dal
normale tipo di lavoro. La deviazione èl'evento che provoca l'infortunio.
Se esiste una sequenza concatenata di eventi, va registrato l'ultimo evento
dellacatena, cioè la deviazione temporalmente più prossima al contatto lesivo.
L’agente materiale della deviazione descrive lo strumento, l’utensile o
l’oggetto coinvolto nell’evento anormale. In presenza di più agenti
materiali associati all’ultima deviazione, sarà registrato l’ultimo agente
materiale,ossia quello temporalmente più prossimo al contatto.
Descrive il modo in cui la vittima è stata ferita (trauma fisico o mentale)
dall’agente materiale. In presenza di piùcontatti – modalità di lesione, ad
essere registrato sarà quello che ha provocato la lesione più grave.
Il principale agente materiale associato o collegato al contatto che ha provocato
la lesione.Questa variabile fa riferimento allo strumento, utensile od oggetto
con cui la vittima è venuta in contatto o lamodalità della lesione psicologica.
In presenza di più agenti materiali associati all’infortunio, ad essere registrato
sarà quello collegato alla lesione più grave.
Agente materiale del contatto – modalità di lesione
DECRETO LEGISLATIVO 23 GIUGNO 2003 N 195 CORSO DI FORMAZIONE PER RSPP e ASPP MODULO A -L\'approdo alla prevenzione attraverso il d. lgs 81/08 per un percorso di miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori . la gerarchia delle
Sicurezza e Salute dei Lavoratori Corso per RSPP -Sistemi di gestione della salute e sicurezza sul lavoro barbara sed 24 giugno 2009. apriamo una parentesi. prima del d.lgs 626/94. decreti anni ‘50: d.p.r. n. 547 del 1955 : norme per la
Sicurezza e Salute dei Lavoratori Corso per RSPP e ASPP -Rischi ergonomici barbara sed 23 giugno 2009. ergonomia. il processo industriale moderno. “la scienza scopre, l’industria applica, l’uomo si adegua” motto fiera mondiale di
Didattica Generale Corso di Laurea in Scienze della Formazione Primaria e Corso di Laurea in Scienze dell Educazione e -Perch? iniziamo dalla teoria dell\'attaccamento? pone l\'accento sulla relazione affettiva. i costrutti della teoria sono
Corso di formazione nazionale -G.o. corso di formazione nazionale. ready. dr. passarelli antonino ( precario infn ). gestione ospiti (avanzato). corso gestione ospiti (avanzato). dr. antonino passarelli amministrazione centrale – infn.
Corso di formazione per Saldatori -0577/600051. corso di formazione per saldatori. consulta lavoro siena associazione onlus accreditata presso la regione toscana . organizza il corso per saldatori. corso per saldatore. formazione e
-Verifica finale quesiti u.d. 3. corso di formazione per dirigenti ai sensi del d.lgs. 81/08 e dell’accordo stato-regioni del 21/12/2011. l’organizzazione del ps comprende. la tenuta dei farmaci la disponibilità di un mezzo di
Corso formazione G+S 2008 -Ocad avanzato. panoramica. file cartine / file tracciati: utilizzo colori simboli ocad cs staffette stampa problematiche particolari ed errori frequenti esercizi altri accenni…. file cartine / file
Corso di formazione “Cablaggio strutturato” -Il cablaggio strutturato è l’insieme di tutti i componenti “passivi” (cavi connettori, armadi ecc.) necessari alla realizzazione di una rete informatica (lan). il cablaggio strutturato è
Corso di formazione – Provincia di Caserta -Prof. avv. aldo sandulli argomento della lezione il principio di trasparenza e il diritto di accesso ai documenti.
Corso di formazione Fism 2013 -La fatica di un ruolo di contenimento, di conduzione, di supervisione di figure professionali che operano in un contesto socio-educativo complesso. funzioni della
-Corso di formazione per volontari penitenziari. contesto normativo del volontario penitenziario: vademecum. torino, 15/02/2014. contesto normativo legge n° 354/75 e n° 663/86; regolamento di esecuzione. in particolare: art.17 legge
CORSO DI FORMAZIONE Dlgs.59 a.s. 2004/2005 -Introduzione al concetto di accessibilità (il contenuto di questa presentazione è stato liberamente tratto dai “materiali di studio” presenti in “puntoedu riforma”). e-tutor ivana niccolai
Corso di Formazione PON 2009-2010 -Premessa . il corso di formazione pon ?educazione linguistica e letteraria in un\'ottica plurilingue\" ? stato caratterizzato da pi? aspetti fondamentali. un aspetto innovativo di questa formazione ?
Corso di Formazione per Tecnici FIPE I LIVELLO -Cervignano del friuli 26 maggio 2013 100/ 24.05.2013. ordinamento e legislazione sportiva barbone michele vice presidente vicario fipe presidente onorario
Corso di Formazione per Medici di Medicina Generale -Sin dalla fine del 1800, la chirurgia del cancro del colon -