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Timestamp: 2019-01-21 11:15:07+00:00
Document Index: 34299410

Matched Legal Cases: ['art. 13', 'art. 29', 'art. 20', 'art. 17', 'art. 13', 'art. 17', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 19', 'art. 13', 'art. 20', 'art. 19', 'art. 20', 'art. 20']

Provvedimento del 30 luglio 2003 [1081622] - Garante Privacy
[doc. web. n. 1081622]
Nella riunione odierna, in presenza del prof. Stefano Rodotà, presidente, del prof. Giuseppe Santaniello, vice presidente, del dottor Mauro Paissan e del prof. Gaetano Rasi, componenti e del dott. Giovanni Buttarelli, segretario generale;
esaminato il ricorso presentato da Maria ed Ernesto Passavanti
Agenzia delle entrate-Ufficio di Torino 1-Sportello abbonamenti TV (S.A.T.);
La signora Maria Passavanti, destinataria di alcune comunicazioni con le quali è stata sollecitata a definire la propria posizione in ordine al pagamento del canone radiotelevisivo, nonostante la propria famiglia sia già titolare di regolare abbonamento, espone di non aver ricevuto riscontro a varie istanze (alcune delle quali contenenti richieste non riferite ai diritti di cui all´art. 13 della legge n. 675/1996) che aveva formulato unitamente al proprio padre Ernesto Passavanti per conoscere "le modalità di acquisizione e di trattamento dei dati personali (…)" che la riguardano.
Con il ricorso proposto ai sensi dell´art. 29 della medesima legge, i due ricorrenti hanno ribadito le predette richieste, chiedendo di porre a carico della resistente le spese sostenute per il procedimento quantificate in euro 300.
All´invito ad aderire spontaneamente alle medesime richieste formulato l´8 luglio 2003 ai sensi dell´art. 20 del d.P.R. n. 501/1998, Agenzia delle entrate-Ufficio di Torino 1-Sportello abbonamenti TV (S.A.T.), con nota inviata via fax il17 luglio 2003, ha sostenuto:
che "l´abbonamento TV" contestato "era stato stipulato da persona omonima della ricorrente";
che "a seguito di mancato recapito di avvisi di pagamento, da parte delle poste, si era richiesto il nuovo indirizzo all´anagrafe di Roma";
che "gli uffici comunali (…) avevano erroneamente comunicato (…) l´indirizzo della sig.ra Maria Passavanti (…), inducendo (…) ad effettuare una attribuzione non pertinente dell´abbonamento sopra citato";
di aver provveduto alla corretta attribuzione della titolarità dell´abbonamento;
che l´Agenzia, ai sensi del d.l. 29 marzo 1991, n. 103 (convertito con legge 1° giugno 1991, n. 166), si ritiene legittimata "ad operare (…) scambi di informazioni con le altre amministrazioni dello Stato (…) ai fini della correttezza dei comportamenti dei soggetti tenuti all´adempimento degli obblighi contributivi e fiscali".
Con nota inviata via fax in data 21 luglio 2003, RAI-Radiotelevisione Italiana, in qualità di responsabile del trattamento dei dati in questione designata dall´amministrazione finanziaria, ha sostenuto che:
"l´Agenzia delle Entrate - Ufficio di Torino 1 - S.A.T. Sportello Abbonamenti TV (…) ha fornito puntuale ed esaustivo riscontro alle richieste formulate dai ricorrenti (…)";
"gli archivi del S.A.T. non contengono più alcun dato personale relativo alla ricorrente (…)";
"gli interessati (…), non hanno (…) dimostrato la propria identità (…)" ai sensi dell´art. 17, comma 2, del d.P.R. n. 501/1998.
Gli interessati, con una nota del 24 luglio 2003, hanno ribadito le proprie richieste.
Il ricorso concerne una istanza che va qualificata come richiesta volta a conoscere l´origine dei dati e alcune modalità del loro trattamento, con specifico riferimento all´attività svolta dall´amministrazione finanziaria in relazione al pagamento del canone radiotelevisivo.
Le istanze del 22 gennaio 2001, 6 febbraio 2001 e 29 maggio 2002 formulate in relazione a quanto previsto dalla legge n. 675/1996 devono intendersi validamente presentate.
La legge n. 675 e il d.P.R. n. 501/1998 hanno configurato con modalità agevoli l´esercizio dei diritti di cui all´art. 13 della medesima legge, senza imporre particolari formalità. L´art. 17, comma 2, del medesimo d.P.R. dispone che "l´interessato deve dimostrare la propria identità, anche esibendo o allegando copia di un documento di riconoscimento".
L´esibizione di un documento di riconoscimento è una delle possibili modalità di dimostrazione dell´identità personale, né esclusiva, né obbligatoria, alla quale devono ritenersi equipollenti altre circostanze quali, ad esempio, la conoscenza personale dell´interessato o la sua identità comprovata da altri atti ed elementi in possesso del titolare o del responsabile del trattamento (v. provvedimenti del Garante del 14 e 26 marzo 2001 pubblicati nel Bollettino "Cittadini e Società dell´informazione", n. 18, pagg. 12 ss., riportati anche sul sito web www.garanteprivacy.it).
Spetta al titolare o al responsabile del trattamento, all´atto della ricezione di un´istanza ai sensi del citato art. 13, chiedere all´interessato di dimostrare la propria identità che non risulti altrimenti comprovata.
Ciò non è avvenuto nel caso di specie, nel quale l´Agenzia titolare del trattamento non ha rispettato l´obbligo di fornire adeguato e tempestivo riscontro alle predette richieste utilmente presentate ai sensi dell´art. 13 della legge n. 675/1996.
Il ricorso deve essere dichiarato inammissibile con riferimento alla posizione del sig. Ernesto Passavanti.
Tale normativa disciplina, altresì, le ipotesi di inammissibilità dei ricorsi e prevede che gli stessi siano dichiarati inammissibili quando vengono proposti da un soggetto non legittimato (art. 19, comma 1, lett. a), d.P.R. n. 501).
Dalla documentazione in atti non è emersa alcuna richiesta formulata dal sig. Ernesto Passavanti ai sensi dell´art. 13 della legge n. 675 riferita ai dati personali che lo riguardano. Lo stesso atto di ricorso concerne unicamente il trattamento di dati riferiti all´altro ricorrente, sig.a Maria Passavanti.
Va invece dichiarato non luogo a provvedere sul ricorso ai sensi dell´art. 20, comma 2, del d.P.R. n. 501/1998 in ordine alle richieste della ricorrente sig.a Maria Passavanti.
Al riguardo la resistente, sia pure in termini ampiamente tardivi e solo dopo il ricorso al Garante, ha fornito un riscontro adeguato indicando le modalità con le quali è venuta in possesso dei dati anagrafici riferiti alla ricorrente e le finalità del trattamento effettuato, dichiarando altresì di non detenere più, nei propri archivi, dati relativi alla medesima interessata.
L´ammontare delle spese sostenute nel presente procedimento, posto a carico del titolare resistente in ragione della tardività dei doverosi riscontri, è determinato nella misura forfettaria di euro 250, di cui euro 25,82 per diritti di segreteria, tenuto conto degli adempimenti connessi alla redazione e presentazione del ricorso al Garante.
a) dichiara inammissibile il ricorso ai sensi dell´art. 19, comma 1, lett. a) del d.P.R. n. 501/1998, con riferimento alle istanze del ricorrente Ernesto Passavanti;
b) dichiara non luogo a provvedere ai sensi dell´art. 20, comma 2, del d.P.R. n. 501/1998 in ordine alle istanze della sig.a Maria Passavanti;
c) determina, ai sensi dell´art. 20, commi 2 e 9, del d.P.R. n. 501/1998, nella misura forfettaria di euro 250, di cui 25,82 per diritti di segreteria, l´ammontare delle spese e dei diritti del presente procedimento, che pone a carico di Agenzia delle entrate-Ufficio di Torino 1-Sportello abbonamenti TV (S.A.T.), la quale dovrà liquidarli direttamente a favore della ricorrente.