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Timestamp: 2020-08-15 11:40:53+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 11212 del 09/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11212 del 09/05/2017
Cassazione civile, sez. III, 09/05/2017, (ud. 23/01/2017, dep.09/05/2017), n. 11212
sul ricorso 7622/2014 proposto da:
BANCA MEDIOLANUM SPA, in persona del dott. S.L., elettivamente
unitamente all’avvocato IGNAZIO DANISI giusta procura in calce al
L.R., considerato domiciliato ex lege in ROMA, presso la
dall’avvocato ALESSANDRO PATTI giusta procura in calce al
avverso la sentenza n. 3170/2013 della CORTE D’APPELLO di MILANO,
23/01/2017 dal Consigliere Dott. ANNA MOSCARINI;
udito l’Avvocato IGNAZIO DANISI.
L.R. convenne la Banca Mediolanum S.p.A. e il promotore finanziario G.G. chiedendo la condanna dei medesimi in solido al pagamento dell’importo di Euro 312.000,00 oltre interessi e rivalutazione dal fatto al pagamento, per avere il G. sottratto le utilità relative ai rapporti di conto corrente e finanziari intercorrenti tra L. e la Mediolanum. La Banca si costituì e il G. rimase contumace.
Il Tribunale di Milano con la sentenza n. 10296/2010 accolse la domanda affermando la responsabilità oggettiva e solidale di Banca Mediolanum per illeciti compiuti dal promotore finanziario ai sensi dell’art. 31, comma 3 T.U.F. per le somme che aveva sottratto al cliente.
Condannò la Banca Mediolanum a pagare all’attore la somma di Euro 346.498,79 per capitale ed Euro 47.837,84 per interessi oltre alle spese del grado e il G. a tenere indenne la Banca di quanto la stessa fosse tenuta a versare in forza della sentenza.
Banca Mediolanum, dopo aver dato esecuzione alla sentenza e corrisposto la somma di Euro 412.983,66, senza aver ricevuto nulla dal G., propose appello e chiese il rigetto delle domande di condanna proposte dall’attore e l’esclusione del risarcimento dei danni che il cliente non avrebbe provato di aver subito.
La Corte d’Appello di Milano con sentenza dell’08/08/2013 rigettò l’appello, confermando la sentenza impugnata.
In sintesi ritenne che la banca preponente fosse responsabile in solido con il preposto in conseguenza dell’imputabilità alla medesima banca delle conseguenze dannose dell’attività del preposto stesso; quanto alla prova della colpevolezza del preposto ritenne che la sentenza di patteggiamento ex art. 444 c.p.p., costituisse elemento di prova e che, pur nel sistema ispirato alla completa autonomia e separazione tra giudizio civile e giudizio penale, non fosse preclusa al giudice civile l’utilizzazione come fonte del proprio convincimento delle prove raccolte in un giudizio penale.
Avverso detta sentenza la Banca Mediolanum s.p.a. ha proposto ricorso per cassazione fondato su tre motivi, illustrati da memoria.
Con il primo motivo la ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione degli artt. 1387, 1388 e 1324 c.c..
Afferma che la Corte d’appello avrebbe violato le norme sulla rappresentanza affermando che tra il G. e la Banca Mediolanum vi fosse un rapporto di rappresentanza che autorizzasse il primo ad agire in nome e per conto della seconda. Questo rapporto ipotizzato con riguardo ad un documento di ricognizione di debito fatta dal G., non poteva in realtà produrre alcun effetto nei confronti della Banca e ciò perchè tra la Banca ed il G. era stato revocato qualunque rapporto di rappresentanza.
Il motivo è inammissibile perchè con esso il ricorrente richiede a questa Corte una rivisitazione in fatto dell’effettivo rapporto intercorrente tra la Banca ed il G. e la riferibilità alla Banca delle dichiarazioni rese stragiudizialmente e in un giudizio penale dal primo.
Il motivo è comunque infondato perchè la Corte d’Appello dà conto dell’art. 31 del T.U.F. secondo il quale il soggetto abilitato che conferisce l’incarico è responsabile in solido dei danni arrecati a terzi dal promotore finanziario anche se tali danni siano conseguenti a responsabilità accertata in sede penale.
Con il secondo motivo denuncia la violazione e falsa applicazione degli artt. 2730 e 2731 c.c..
Il ricorrente afferma che la Corte d’Appello avrebbe violato le norme in epigrafe ritenendo che Banca Mediolanum non avesse conoscenza del come e perchè la dichiarazione e il prospetto sottoscritti da L. facciano riferimento ad operazioni intrattenute con la società Programmi Isola snc. Vi sarebbero solo dichiarazioni unilaterali del L. che non potrebbero aver avuto efficacia confessoria o vincolante nei confronti della società.
Il motivo è infondato. La Corte non si è basata sulle dichiarazioni unilaterali di L., che ovviamente non potrebbero in alcun modo impegnare la società, ma su un complesso di elementi: le trascrizioni rese alla polizia dal G., le dichiarazioni rese dall’incolpato nel corso del processo penale, le operazioni registrate sul conto corrente del L. con bonifici andati a beneficio del promotore, dei suoi familiari o di società a lui riferite, etc..
Con il terzo motivo denuncia l’omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio già oggetto di discussione tra le parti.
In particolare il fatto decisivo consisterebbe nell’aver omesso, il Tribunale prima e la Corte d’Appello poi, di riscontrare, nell’estratto conto del L., la mancanza di una somma di Euro 200.000 che non sarebbe mai transitata sul suo conto, e della quale il G. non avrebbe potuto appropriarsi.
La Corte d’Appello ha ritenuto che il doc. 10 (lettera della banca 26 novembre 2004) dal quale risultava la dichiarazione ricognitiva del L. circa l’ammontare dell’ammanco di Euro 312.000, accettata dalla Banca, non fosse neppure indicativa di tutte le somme mancanti poi ricostruite nel giudizio di primo grado. La indicazione di questa somma di Euro 200.000 non risulta aver fatto parte del compendio argomentativo di merito. In difetto di qualsiasi indicazione in senso contrario la censura è inammissibile perchè nuova. Sul quantum la Corte d’Appello ha tenuto conto del documento del 26 novembre 2004, predisposto dalla Banca, il cui contenuto non può essere sconfessato in questa sede attraverso una rivisitazione dei fatti e delle prove.
Il ricorso deve essere rigettato. Le spese seguono la soccombenza. Sussistono motivi per porre l’onere del contributo unificato a carico della ricorrente.
La Corte rigetta il ricorso e condanna Banca Mediolanum al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate in Euro 10.200 (di cui Euro 200 per esborsi), oltre accessori e spese generali al 15%. Dà atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.