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Timestamp: 2018-12-17 08:51:29+00:00
Document Index: 132448084

Matched Legal Cases: ['art. 1957', 'art. 1367', 'sentenza ', 'art. 1957', 'art. 1957', 'art. 1367']

Art. 1367 codice civile: Conservazione del contratto | La Legge per tutti
Art. 1367 codice civile: Conservazione del contratto
Nel dubbio, il contratto o le singole clausole devono interpretarsi nel senso in cui possono avere qualche effetto, anziché in quello secondo cui non ne avrebbero alcuno (1).
Contratto: [v. Libro IV, Titolo II]; Clausola: [v. 1363].
(1) Il criterio interpretativo previsto dall’articolo è sussidiario, nel senso che è utilizzabile soltanto quando il senso del contratto rimanga oscuro nonostante l’applicazione delle regole interpretative contemplate dagli articoli precedenti. Esso comporta che, ove il contratto o la singola clausola possa interpretarsi in due sensi, di cui uno soltanto produca effetti giuridici, deve preferirsi quest’ultimo.
La circostanza che le parti, in un contratto di garanzia, abbiano regolamentato gli oneri gravanti sul creditore ai sensi dell'art. 1957 c.c., non è da sola sufficiente a escludere il carattere autonomo della garanzia stessa, essendo tale norma espressione di un'esigenza di tutela del fideiussore, che può essere considerata meritevole di protezione anche in caso di garanzia non accessoria. Deve - infatti - privilegiarsi (anche sulla base del criterio di cui all'art. 1367 c.c.) una interpretazione che, valorizzando la autonomia negoziale delle parti, riconosca al contratto in concreto concluso la portata desumibile non dai tipi astratti della garanzia autonoma, ma dalla concreta configurazione che a tale garanzia le parti hanno inteso dare. (Non merita censura, pertanto, ha concluso la Suprema corte, la sentenza che in presenza di una espressa pattuizione ex art. 1957 c.c. escluda una incompatibilità assoluta tra la garanzia autonoma - che si caratterizza per precludere al garante la possibilità di avvalersi delle eccezioni spettanti al debitore principale nei confronti del creditore garantito - e la previsione dell'art. 1957 c.c. - che si pone al di fuori dell'area delle anzidette eccezioni ed è volta a sollecitare il creditore a coltivare diligentemente le proprie istanze nei confronti del debitore, al fine di stimolarne l'adempimento spontaneo - valorizzando il dato del concreto atteggiarsi della volontà delle parti nella conformazione della garanzia ed escludendo la necessità di fare applicazione del criterio ermeneutico della interpretatio contra stipulatorem).
Cassazione civile sez. III 23 giugno 2014 n. 14205
I canoni legali di ermeneutica contrattuale sono governati da un principio di gerarchia - desumibile dal sistema delle stesse regole - in forza del quale i canoni strettamente interpretativi prevalgono su quelli interpretativi-integrativi e ne escludono la concreta operatività, quando l'applicazione degli stessi canoni strettamente interpretativi risulti, da sola, sufficiente per rendere palese la comune intenzione delle parti stipulanti. Nell'ambito dei canoni strettamente interpretavi, poi, risulta prioritario il canone fondato sul significato letterale delle parole. (Nella specie, ha osservato la Suprema corte, il dato letterale è assolutamente chiaro avendo le parti previsto espressamente, da un lato, che il contratto si sarebbe tacitamente rinnovato per ulteriori quattro anni nell'ipotesi in cui il locatore non avesse comunicato al conduttore disdetta motivata a mezzo raccomanda almeno sei mesi prima della scadenza, dall'altro, che la stesa disciplina si sarebbe applicata a ogni successiva scadenza. Deve ritenersi - pertanto - ha concluso la Suprema corte, che i contraenti avevano voluto pattiziamente estendere a ogni scadenza futura la disciplina prevista normativamente solo per la prima scadenza circa la necessità di una disdetta motivata di cui agli articoli 29 e 59 della legge n. 392 del 1978).
Cassazione civile sez. III 11 marzo 2014 n. 5595
Contratti singoli
Nel contratto il requisito di determinabilità dell'oggetto sussiste quando in esso siano contenuti elementi prestabiliti dalle parti, che possono consistere anche nel riferimento a dati di fatto esistenti e sicuramente accertabili, i quali siano idonei all'esecuzione del contratto mediante un procedimento di mera attuazione; di conseguenza l'indeterminatezza o l'indeterminabilità dell'oggetto del contratto porta alla sua nullità solo in casi eccezionali, in ossequio al principio della conservazione degli atti giuridici sancito dall'art. 1367 c.c., e comunque non quando nel contratto vi sono elementi prestabiliti dalle parti, che rendono idonea l'identificazione della prestazione. Annulla in parte TAR Veneto, sez. I, n. 1512 del 2012
Consiglio di Stato sez. V 13 marzo 2014 n. 1172