Source: https://encod.org/it/stampa/altra-condanna-per-fabrizio-pellegrini/
Timestamp: 2020-08-11 15:40:01+00:00
Document Index: 43183627

Matched Legal Cases: ['art. 62', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 62', 'art. 62', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 62']

ALTRA CONDANNA PER FABRIZIO PELLEGRINI - ENCOD
May 13, 2011 | By ENCOD In Stampa
ALTRA CONDANNA PER FABRIZIO PELLEGRINI
[Pazienti Impazienti Cannabis (P.I.C.)
> http://www.pazienticannabis.org]
Venerdì 29 Aprile scorso, a L’Aquila, la Corte di Appello ha confermato la condanna ad 1 anno ed 8 mesi di reclusione + € 5000 di multa, inflitta dal Tribunale di Chieti al pianista-pittore teatino Fabrizio Pellegrini in primo grado, per la coltivazione sul balcone di casa di 8 piantine di canapa nel giugno 2005. Fabrizio, affetto da una sindrome fibromialgica che gli causa continui dolori e che gli impedisce tra l’altro di esercitarsi nelle sue attività, negli anni ha scoperto che le cure più efficaci nel suo caso sono gli esercizi yoga, e la terapia con cannabis. Nel 2005, all’epoca dei fatti, ancora il THC non era stato inserito dal DM 18-4-2007 nella tabella II sezione B delle sostanze stupefacenti dotate di attività terapeutica, e nessuna importazione nel nostro Paese era ancora mai avvenuta (con l’eccezione di una episodica importazione di Bedrocan per un paziente di Crotone nel 2005, le forniture cominceranno a Roma solo a metà 2006, su apposita deroga ministeriale dalla nuova Legge 49 Fini-Giovanardi, che metteva tutte le droghe inclusa la cannabis in una unica tabella “proibita”). Quindi la cannabis medicinale olandese, che solo in seguito il medico gli avrebbe prescritto e la Asl gli avrebbe fornito, non era disponibile e Fabrizio, come molti altri malati nelle sue condizioni, si è trovato senza alternative. Se non quella tra rifornirsi presso spacciatori, finanziando la mafia e rischiando di avvelenarsi ma commettendo solo un illecito amministrativo, o coltivarsi la sua medicina, modo certo più “etico” e sicuro per la salute, ma che lo espone in prima persona alle apocalittiche pene (fino a 20 anni di reclusione) previste per il suo comportamento. In primo grado la difesa aveva inutilmente chiesto al tribunale di riconoscere la pressoché inesistente offensività del fatto, e l’attenuante di cui all’art. 62 n.1 c.p. relativa ai “motivi di particolare valore morale e sociale”, per la scelta di non alimentare il mercato della droga (in mano alla criminalità)”. Ed aveva fatto notare che nella cd. coltivazione domestica per uso personale manca del tutto, per definizione, la dimensione offensiva del “pericolo di aumento della sostanza stupefacente in circolazione”, che sola giustifica la rilevanza penale, secondo sentenze di Cassazione precedenti ai fatti. Niente da fare, la legge punisce la coltivazione senza eccezioni possibili, e sì che Giovanardi continua imperterrito a ripetere che la “sua” legge ‘colpisce solo gli spacciatori’. E Fabrizio? e tutti i malati nelle sue condizioni, signor sottosegretario? Perchè vuole obbligare tutti gli autocoltivatori per uso personale, terapeutico o meno, a frequentare (e finanziare) per legge proprio quella filiera narcomafiosa, che a parole addirittura pretende di voler combattere?
Ora, a Fabrizio resta solo l’opzione di un costoso ricorso in Cassazione, se non vuole essere incarcerato definitivamente, e per un lungo periodo. Ma non è tutto: il prossimo venerdì 13 maggio, a L’Aquila ci sarà già un nuovo processo di Appello, con una nuova sentenza, per il reato di coltivazione di 9 piantine nella propria abitazione nel 2002. In primo grado a Chieti, a marzo 2006 era stato condannato ad 1 anno e 4 mesi di reclusione, + € 3000 di multa, anche se aveva dichiarato l’uso terapeutico cui le piantine erano destinate, aveva prodotto una prescrizione di un medico e naturopata tedesco per infiorescenze di cannabis, varietà Shark Shock di Mr. Nice Seedbank (incrocio Skunk #1 maschio, White Widow femmina), e nonostante nel 2002 i vari Bedrocan, che in seguito gli hanno prescritto, ancora non fossero nemmeno stati registrati e commercializzati. Ed anche se, dalle analisi chimiche agli atti, la percentuale di THC riscontrata (in un solo campione su 5, gli altri comprendevano i semi, una pipa, terriccio da coltivazione ecc. e non presentavano THC) era “inferiore allo 0,1%”, quindi molto al di sotto di quanto previsto dalla legge come discrimine tra la canapa “tessile” e quella psicoattiva. Nessun tribunale perseguirebbe mai un cittadino su queste basi, ci confermano i nostri autorevoli consulenti, come è possibile che a Chieti lo abbiano addirittura condannato?
Dalla stessa perizia commissionata dal tribunale di Chieti:
Secondo l’avvocato Marco Di Paolo, “gli appelli arriveranno uno dopo l’altro come le ciliegie”. In questa situazione surreale, incombe anche l’Appello relativo alla condanna a 6 anni in primo grado, la cui data non è ancora stata fissata, dove Fabrizio non potrà neanche difendersi invocando l’uso terapeutico perché l’avvocato d’ufficio dell’epoca non lo aveva neanche menzionato, e Fabrizio stesso non era presente in aula perché detenuto in carcere.
Queste prime condanne in Appello, per questo ‘crimine senza vittime’, saranno funzionali alla presentazione di Fabrizio come plurirecidivo “delinquente abituale”. Le prospettive si fanno sempre più cupe, per la nostra Giustizia, per il nostro Paese (che avrà un motivo in più per essere biasimato a livello internazionale) e soprattutto per il povero incolpevole Fabrizio. Chiederemo conto direttamente a Giovanardi ed al Dpa, per questo assurdo accanimento contro i pazienti.
Venerdì 13 Maggio mattina, ci sarebbe un gran bisogno di far sentire l’indignazione e la presenza di cittadini e malati, a L’Aquila ed altrove. Chiediamo la cooperazione di associazioni, forum e singoli, anche per diffondere la nuova azione di “mailbombing” che si organizzerà nei prossimi giorni.
La unica lotta che si perde, è quella che si abbandona.
Mailbombing da spedire a:
[tribunale.laquila@giustizia.it
>tribunale.laquila@giustizia.it]
[pg.laquila@giustizia.it
>pg.laquila@giustizia.it]
[ca.laquila@giustizia.it
>ca.laquila@giustizia.it]
->tribunale.chieti@giustizia.it]
->redazione@giustizia.it]
Egregi Sigg.ri Giudici,
Vorrei anzitutto esprimere la mia indignazione per l’ennesima condanna inflitta a Fabrizio Pellegrini, questa volta da parte della Corte di Appello di L’Aquila, poiché ritengo che ogni persona, in piena coscienza e responsabilità, abbia il diritto di scegliere insieme al suo medico la terapia che ritenga più idonea per superare i disagi provocati dalle malattie di cui soffre, come del resto è previsto dalla legge. Allo Stato Italiano, a tutti noi, questa decennale persecuzione di un malato sta costando molto di più, in termini economici ed etici, che non erogare la cura prescritta, per non parlare delle conseguenze sull’attività lavorativa e sulla vita familiare e di relazione del malato. A questo proposito voglio riportare quanto garantito dalla nostra Costituzione:
Ora che la sentenza di Appello è già stata emessa lo scorso 29 Aprile, invito i Sigg.ri Giudici a voler coerentemente e consapevolmente applicare, sin dal prossimo Appello verso una sentenza di primo grado contro il paziente Pellegrini, previsto il prossimo 13 Maggio presso lo stesso Tribunale, quanto previsto dalla Costituzione della nostra Repubblica, cioè l’invalicabile rispetto per ogni persona umana ed il suo stato di salute; ed a considerare la pertinenza degli articoli 51 e 54 del nostro Codice di Procedura Penale, che prevedono la non punibilità per reati commessi nell’esercizio di un diritto primario, o in stato di necessità, e dell’art. 62 n.1 c.p. relativa ai “motivi di particolare valore morale e sociale”, per la scelta del malato di non alimentare il mercato della droga (in mano alla criminalità). Inoltre, vorrei far presente alla Spett.le Corte che nella cd. coltivazione domestica per uso personale, oltre alla pressoché inesistente offensività del fatto, manca del tutto, per definizione, la dimensione offensiva del “pericolo di aumento della sostanza stupefacente in circolazione”. Per tutti questi motivi, mi associo all’appello per un trattamento fondato su semplice buon senso ed umanità verso Fabrizio Pellegrini, e se ciò non fosse possibile, per una Vostra richiesta alla Corte Costituzionale, di pronunciarsi riguardo questa materia.
Non ritengo consono al concetto di Giustizia, continuare a creare inutili problemi a persone che vivono già in condizioni di difficoltà, ed auspicando l’affermazione del buonsenso auguro, per il bene di tutta la collettività, che vengano al più presto limitati gli effetti discriminatori, repressivi e socialmente devastanti, causati dalla 309/90 e resi più feroci dalla legge “Fini-Giovanardi”, dei quali è emblematico il caso del pianista teatino affetto da fibromialgia.
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<p class="post_excerpt">12 Maggio 2011 Di [Pazienti Impazienti Cannabis (P.I.C.) <br />&nbsp;> http://www.pazienticannabis.org] </p> <span id="more-6866"></span> Venerdì 29 Aprile scorso, a L'Aquila, la Corte di Appello ha confermato la condanna ad 1 anno ed 8 mesi di reclusione + € 5000 di multa, inflitta dal Tribunale di Chieti al pianista-pittore teatino Fabrizio Pellegrini in primo grado, per la coltivazione sul balcone di casa di 8 piantine di canapa nel giugno 2005. Fabrizio, affetto da una sindrome fibromialgica che gli causa continui dolori e che gli impedisce tra l'altro di esercitarsi nelle sue attività, negli anni ha scoperto che le cure più efficaci nel suo caso sono gli esercizi yoga, e la terapia con cannabis. Nel 2005, all'epoca dei fatti, ancora il THC non era stato inserito dal DM 18-4-2007 nella tabella II sezione B delle sostanze stupefacenti dotate di attività terapeutica, e nessuna importazione nel nostro Paese era ancora mai avvenuta (con l'eccezione di una episodica importazione di Bedrocan per un paziente di Crotone nel 2005, le forniture cominceranno a Roma solo a metà 2006, su apposita deroga ministeriale dalla nuova Legge 49 Fini-Giovanardi, che metteva tutte le droghe inclusa la cannabis in una unica tabella "proibita"). Quindi la cannabis medicinale olandese, che solo in seguito il medico gli avrebbe prescritto e la Asl gli avrebbe fornito, non era disponibile e Fabrizio, come molti altri malati nelle sue condizioni, si è trovato senza alternative. Se non quella tra rifornirsi presso spacciatori, finanziando la mafia e rischiando di avvelenarsi ma commettendo solo un illecito amministrativo, o coltivarsi la sua medicina, modo certo più "etico" e sicuro per la salute, ma che lo espone in prima persona alle apocalittiche pene (fino a 20 anni di reclusione) previste per il suo comportamento. In primo grado la difesa aveva inutilmente chiesto al tribunale di riconoscere la pressoché inesistente offensività del fatto, e l'attenuante di cui all'art. 62 n.1 c.p. relativa ai "motivi di particolare valore morale e sociale", per la scelta di non alimentare il mercato della droga (in mano alla criminalità)". Ed aveva fatto notare che nella cd. coltivazione domestica per uso personale manca del tutto, per definizione, la dimensione offensiva del "pericolo di aumento della sostanza stupefacente in circolazione", che sola giustifica la rilevanza penale, secondo sentenze di Cassazione precedenti ai fatti. Niente da fare, la legge punisce la coltivazione senza eccezioni possibili, e sì che Giovanardi continua imperterrito a ripetere che la "sua" legge 'colpisce solo gli spacciatori'. E Fabrizio? e tutti i malati nelle sue condizioni, signor sottosegretario? Perchè vuole obbligare tutti gli autocoltivatori per uso personale, terapeutico o meno, a frequentare (e finanziare) per legge proprio quella filiera narcomafiosa, che a parole addirittura pretende di voler combattere? Ora, a Fabrizio resta solo l'opzione di un costoso ricorso in Cassazione, se non vuole essere incarcerato definitivamente, e per un lungo periodo. Ma non è tutto: il prossimo venerdì 13 maggio, a L'Aquila ci sarà già un nuovo processo di Appello, con una nuova sentenza, per il reato di coltivazione di 9 piantine nella propria abitazione nel 2002. In primo grado a Chieti, a marzo 2006 era stato condannato ad 1 anno e 4 mesi di reclusione, + € 3000 di multa, anche se aveva dichiarato l'uso terapeutico cui le piantine erano destinate, aveva prodotto una prescrizione di un medico e naturopata tedesco per infiorescenze di cannabis, varietà Shark Shock di Mr. Nice Seedbank (incrocio Skunk #1 maschio, White Widow femmina), e nonostante nel 2002 i vari Bedrocan, che in seguito gli hanno prescritto, ancora non fossero nemmeno stati registrati e commercializzati. Ed anche se, dalle analisi chimiche agli atti, la percentuale di THC riscontrata (in un solo campione su 5, gli altri comprendevano i semi, una pipa, terriccio da coltivazione ecc. e non presentavano THC) era "inferiore allo 0,1%", quindi molto al di sotto di quanto previsto dalla legge come discrimine tra la canapa "tessile" e quella psicoattiva. Nessun tribunale perseguirebbe mai un cittadino su queste basi, ci confermano i nostri autorevoli consulenti, come è possibile che a Chieti lo abbiano addirittura condannato? <strong>Dalla stessa perizia commissionata dal tribunale di Chieti: </strong> Secondo l'avvocato Marco Di Paolo, "gli appelli arriveranno uno dopo l'altro come le ciliegie". In questa situazione surreale, incombe anche l'Appello relativo alla condanna a 6 anni in primo grado, la cui data non è ancora stata fissata, dove Fabrizio non potrà neanche difendersi invocando l'uso terapeutico perché l'avvocato d'ufficio dell'epoca non lo aveva neanche menzionato, e Fabrizio stesso non era presente in aula perché detenuto in carcere. Queste prime condanne in Appello, per questo 'crimine senza vittime', saranno funzionali alla presentazione di Fabrizio come plurirecidivo "delinquente abituale". Le prospettive si fanno sempre più cupe, per la nostra Giustizia, per il nostro Paese (che avrà un motivo in più per essere biasimato a livello internazionale) e soprattutto per il povero incolpevole Fabrizio. Chiederemo conto direttamente a Giovanardi ed al Dpa, per questo assurdo accanimento contro i pazienti. Venerdì 13 Maggio mattina, ci sarebbe un gran bisogno di far sentire l'indignazione e la presenza di cittadini e malati, a L'Aquila ed altrove. Chiediamo la cooperazione di associazioni, forum e singoli, anche per diffondere la nuova azione di "mailbombing" che si organizzerà nei prossimi giorni. La unica lotta che si perde, è quella che si abbandona. [Pazienti Impazienti Cannabis (P.I.C.) <br />&nbsp;> http://www.pazienticannabis.org] Mailbombing da spedire a: [tribunale.laquila@giustizia.it <br />&nbsp;>tribunale.laquila@giustizia.it] [pg.laquila@giustizia.it <br />&nbsp;>pg.laquila@giustizia.it] [ca.laquila@giustizia.it <br />&nbsp;>ca.laquila@giustizia.it] [tribunale.chieti@giustizia.it ->tribunale.chieti@giustizia.it] [redazione@giustizia.it ->redazione@giustizia.it] <a href="posta@associazionemagistrati.it ">posta@associazionemagistrati.it </a> Egregi Sigg.ri Giudici, Vorrei anzitutto esprimere la mia indignazione per l’ennesima condanna inflitta a Fabrizio Pellegrini, questa volta da parte della Corte di Appello di L'Aquila, poiché ritengo che ogni persona, in piena coscienza e responsabilità, abbia il diritto di scegliere insieme al suo medico la terapia che ritenga più idonea per superare i disagi provocati dalle malattie di cui soffre, come del resto è previsto dalla legge. Allo Stato Italiano, a tutti noi, questa decennale persecuzione di un malato sta costando molto di più, in termini economici ed etici, che non erogare la cura prescritta, per non parlare delle conseguenze sull’attività lavorativa e sulla vita familiare e di relazione del malato. A questo proposito voglio riportare quanto garantito dalla nostra Costituzione: Art. 32. La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana. Ora che la sentenza di Appello è già stata emessa lo scorso 29 Aprile, invito i Sigg.ri Giudici a voler coerentemente e consapevolmente applicare, sin dal prossimo Appello verso una sentenza di primo grado contro il paziente Pellegrini, previsto il prossimo 13 Maggio presso lo stesso Tribunale, quanto previsto dalla Costituzione della nostra Repubblica, cioè l’invalicabile rispetto per ogni persona umana ed il suo stato di salute; ed a considerare la pertinenza degli articoli 51 e 54 del nostro Codice di Procedura Penale, che prevedono la non punibilità per reati commessi nell’esercizio di un diritto primario, o in stato di necessità, e dell'art. 62 n.1 c.p. relativa ai "motivi di particolare valore morale e sociale", per la scelta del malato di non alimentare il mercato della droga (in mano alla criminalità). Inoltre, vorrei far presente alla Spett.le Corte che nella cd. coltivazione domestica per uso personale, oltre alla pressoché inesistente offensività del fatto, manca del tutto, per definizione, la dimensione offensiva del "pericolo di aumento della sostanza stupefacente in circolazione". Per tutti questi motivi, mi associo all'appello per un trattamento fondato su semplice buon senso ed umanità verso Fabrizio Pellegrini, e se ciò non fosse possibile, per una Vostra richiesta alla Corte Costituzionale, di pronunciarsi riguardo questa materia. Non ritengo consono al concetto di Giustizia, continuare a creare inutili problemi a persone che vivono già in condizioni di difficoltà, ed auspicando l'affermazione del buonsenso auguro, per il bene di tutta la collettività, che vengano al più presto limitati gli effetti discriminatori, repressivi e socialmente devastanti, causati dalla 309/90 e resi più feroci dalla legge "Fini-Giovanardi", dei quali è emblematico il caso del pianista teatino affetto da fibromialgia. Vi ringrazio per l’attenzione.