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Timestamp: 2020-08-11 22:52:22+00:00
Document Index: 9382880

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 8', 'art. 5', 'art. 3', 'art. 14', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 17344 del 27/06/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17344 del 27/06/2019
Cassazione civile sez. VI, 27/06/2019, (ud. 19/03/2019, dep. 27/06/2019), n.17344
sul ricorso 12730-2018 proposto da:
O.R.O., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR
difeso dall’avvocato PRATICO’ ALESSANDRO;
avverso la sentenza n. 2206/2017 della CORTE D’APPELLO di TORINO,
O.R.O. ha proposto ricorso per cassazione nei confronti della sentenza con la quale la corte d’appello di Torino ha confermato il rigetto del suo ricorso contro il diniego di riconoscimento della protezione internazionale e umanitaria;
col primo mezzo il ricorrente deduce la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 2, 3, 5,6,7 e 14, e del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, lamentando nell’ordine che la corte d’appello (a) avrebbe fondato la valutazione di non credibilità del narrato su parametri normativi diversi da quelli previsti per legge, senza tener conto e approfondire la situazione relativa al sistema giudiziario nigeriano; (b) non avrebbe calato la vicenda personale nella suddetta situazione generale del paese, non considerando che il problema posto non atteneva alla fede religiosa ma alla volontà di salvarsi da un serio ed effettivo pericolo per la propria incolumità, atteso il rischio di subire un processo discriminatorio e con sanzioni sproporzionate e inumane; (c) non avrebbe tenuto conto “dei riscontri oggettivi relativi alla situazione aggiornata della Nigeria”, in quanto caratterizzata da forti criticità a livello politico e sociale anche nella zona meridionale, con compromissione della tutela e delle garanzie fondamentali della persona;
col secondo motivo il ricorrente, deducendo la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, e il vizio di motivazione, si duole del mancato riconoscimento dei presupposti della protezione umanitaria;
il primo motivo è in parte manifestamente infondato e in parte inammissibile;
è manifestamente infondato in relazione alla censura sopra sintetizzata sub a), poichè la corte d’appello ha motivato la valutazione di inattendibilità del racconto del richiedente facendo corretta applicazione dell’insegnamento di questa Corte;
tale insegnamento al riguardo suppone che debba essere valutata la non contraddittorietà delle dichiarazioni rispetto alla situazione soggettiva dedotta, l’attendibilità intrinseca di quelle dichiarazioni (Cass. n. 16602-12) e il carattere di precisione, gravità e concordanza dei fatti allegati (Cass. n. 14157-16); il che è esattamente quello che la corte territoriale ha fatto nel caso di specie;
è inammissibile nel resto: difatti le censure sub b), essendo state associate al paventato rischio di subire trattamenti detentivi inumani o degradanti, si palesano superate dal riferimento alla non credibilità del racconto che ne costituiva fondamento; le censure sub c) sono state formulate in termini del tutto generici rispetto alla valutazione correttamente svolta dal giudice del merito (con corredo di riferimenti alle fonti conoscitive) a proposito della situazione generale del paese di origine; la corte d’appello ha evidenziato non solo che il richiedente, col suo racconto contraddittorio e inaffidabile, aveva violato il proprio dovere di collaborazione con le autorità nazionali (D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3), così da risultare non credibile nella parte afferente l’arresto illegale prospettato, la detenzione e le torture subite, ma anche che la situazione generale della zona di provenienza del predetto (l’Edo State) non era segnalata per episodi di violenza e di conflitto, viceversa localizzati a nord-est del paese;
a fronte di tale valutazione, il ricorrente si limita a prospettare una diversa situazione di fatto, peraltro descritta in termini – di mera “criticità a livello politico e sociale” – neppure coerenti alla ipotesi del conflitto armato interno di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), che si dice violato;
il secondo motivo è a sua volta inammissibile;
il ricorrente censura la sentenza per avere omesso qualsiasi giudizio in ordine alla motivazione del giudice di prime cure, escludente la condizione soggettiva di vulnerabilità, e per aver mancato di considerare che la situazione generale della Nigeria, pur non integrando il livello di allarme suscettibile di fondare la protezione sussidiaria, comunque suggeriva il riconoscimento della protezione umanitaria;
è agevole osservare che da nessun punto di vista i rilievo sono attinenti alla chiarissima ratio mercè la quale la corte d’appello ha negato il diritto del richiedente la protezione umanitaria;
la corte d’appello ha invero osservato che non era stata dimostrata la vulnerabilità soggettiva del predetto, poichè egli aveva mantenuto in Nigeria una forte rete di sostegno familiare e comunitario, a fronte della quale non era emerso affatto che egli si fosse invece stabilmente radicato in Italia, non potendo fare qui affidamento nè su una rete parentale nè su un percorso lavorativo intrapreso;