Source: https://www.esame-avvocato.com/33-scaletta-esame-avvocato.html
Timestamp: 2020-01-29 12:59:11+00:00
Document Index: 47895830

Matched Legal Cases: ['art. 1158', 'art. 1140', 'art. 2555', 'sentenza ', 'art. 1571', 'art. 1141', 'sentenza ', 'sentenza ']

﻿ Scaletta di atti e pareri esame avvocato | Esame-avvocato.com
la scaletta di atti e pareri dell'esame avvocato (Cap. 3.3)
Come preparare la scaletta per un atto o parere eccellente.
Questo capitolo è l'applicazione concreta (oltre che l'evoluzione) del capitolo precedente in tema di rapporto causa-effetto e di tecniche di argomentazione.
Un compito persuasivo è un compito eccellente.
Un compito eccellente è un compito essenziale e lineare.
L'essenzialità e la linearità sono date da una chiarezza di pensiero.
La chiarezza di pensiero è aiutata da una adeguata scaletta degli argomenti da trattare.
Che cos'è la scaletta?
La scaletta è l'ordine degli argomenti del nostro compito.
Un compito sufficiente deve avere una scaletta sufficiente: deve dire le cose giuste al momento giusto.
La scaletta del parere civile o penale.
Riprendiamo la traccia ben nota.
In questa prima sezione spieghiamo brevemente l'oggetto del parere che verrà introdotto da una breve frase esplicativa.
In genere la lunghezza è di circa una pagina.
2. Trattare gli aspetti teorici degli istituti interessati.
In questa seconda parte tratteggiamo brevemente gli aspetti teorici essenziali degli istituti codicistici che andremo a sviluppare.
Ricordiamo infatti che il nostro destinatario formale è il nostro cliente (che è a digiuno di argomenti e stili giuridici) ma sostanzialmente è la Commissione d'esame.
Dobbiamo scrivere in un linguaggio tecnico ma essere essenziali e soprattutto chiari.
3. Il caso concreto: la nostra posizione giuridica soggettiva anche alla luce delle eventuali doglianze di altri soggetti.
In questa parte dobbiamo prendere atto della tesi avversaria, se esistente, e confutarla alla luce degli elementi teorici e giurisprudenziali.
L'evoluzione di questa fase è chiaramente indicata nei capitoli precedenti che ti invito a leggere (o rileggere).
Questa è la pars destruens del nostro discorso.
4. Il caso concreto: se e come è possibile difendere gli interessi del nostro cliente, alla luce della tesi avversaria e comunque degli istituti codicistici e della giurisprudenza più rilevante.
Segue logicamente la pars costruens.
Dovremo quindi tentare di difendere -sempre che sia possibile- gli interessi ritenuti rilevanti dal nostro Cliente.
E questo, come sempre, facendo perno su quanto allegato in precedenza: tanto a livello teorico quanto a livello giurisprudenziale.
In questa ultima sezione riprendiamo il quesito che ci è stato posto e gli diamo una risposta, giustificandola alla luce della argomentazione sviluppata nel nostro compito.
Un caso concreto (parere inedito!)
Fin qui la teoria del metodo.
Facciamo ora qualche passo avanti e vediamo in concreto che cosa significa predisporre una scaletta di un parere (di diritto civile in questo caso)
2. Trattiamo gli aspetti teorici essenziali per lo sviluppo della traccia.
Dobbiamo ora evidenziare che per rispondere al parere richiesto occorrerà approfondire determinate questioni giuridiche: l'usucapione di un'azienda e l'interversione del possesso.
È in questa fase che avremo già predisposto il nostro schema cronologico secondo la ben nota metodologia.
Gli studenti del corso personalizzato (chi ha cioè acquistato un pacchetto di correzioni) potranno chiedermi delucidazioni a riguardo, sempre gratuitamente.
"Prima di trarre conclusioni sulla fondatezza delle domande di Caio e sulle azioni esperibili da Sempronio per far valere i propri diritti acquisiti nel tempo occorre delineare, mediante brevi cenni, gli istituti giuridici che maggiormente rilevano nel caso di specie.
La lettura degli elementi di fatto ci permette di approfondire l'eventualità di un avvenuto acquisto per usucapione da parte di Sempronio dell'azienda Beta nonché dell'immobile sito in Alfa.
L'usucapione infatti è un modo di acquisto della proprietà a titolo originario previsto nel codice civile nel Titolo VIII ("possesso") del libro III e meglio disciplinato nell'art. 1158 c.c. e successivi.
La norma appena citata così dispone: "La proprietà dei beni immobili e degli altri diritti reali di godimento sui beni medesimi si acquistano in virtù del possesso continuato per venti anni".
La nozione di possesso si rinviene leggendo l'art. 1140 c.c., nel quale si dispone che "il possesso è il potere sulla cosa che si manifesta in un'attività corrispondente all'esercizio della proprietà o di altro diritto reale. Si può possedere direttamente o per mezzo di altra persona, che ha la detenzione della cosa".
Alla luce di quest'ultimo articolo del codice civile è possibile delineare i diversi elementi costitutivi del possesso: il cd. "animus possidendi", inteso come intenzionalità del soggetto nel comportarsi come proprietario del bene suddetto, unitamente al potere di fatto sulla cosa (ossia l'effettiva disponibilità del bene) per un periodo non interrotto ultraventennale.
Con la lettura del Titolo VIII del libro III del codice civile si rinvengono inoltre altri casi specifici di usucapione infraventennale.
Come anzidetto Sempronio ha in primo luogo condotto come fosse propria l'azienda Beta facendo propri i ricavi e sopportandone tutti i costi.
L'usucapione prospettata potrebbe aversi tanto sul bene immobile quanto sull'azienda Beta: quest'ultimo caso richiede tuttavia uno specifico approfondimento.
L'art. 2555 c.c. definisce l'azienda come "il complesso dei beni organizzati dall'imprenditore per l'esercizio di impresa". Sulla natura dell'azienda vi è un significativo dibattito dottrinale e giurisprudenziale: mentre parte della giurisprudenza descrive l'azienda come universalità di beni, dandone così una lettura uniforme, altra parte della giurisprudenza lo qualifica come somma di diversi beni, ciascuno dotato della propria individualità.
A dirimere tale controversia è intervenuta la Corte di Cassazione a Sezioni Unite che, con la sentenza 5 marzo 2014 n. 5087, ha avuto modo di chiarire che "ai fini della disciplina del possesso e dell'usucapione, l'azienda quale complesso di beni organizzati per l'esercizio della impresa, deve essere considerata come un bene distinto dai singoli componenti, suscettibile di essere unitariamente possesudo e, nel concorso degli altri elementi indicati dalla legge, usucapito"".
"Come indicato, Sempronio ha fin dal principio agito come se l'azienda Beta fosse propria (cd. animus donandi), assumendosene i costi ed incassandone i ricavi (integrando così il requisito del poter di fatto sulla cosa). Poiché tale possesso è continuato ininterrottamente dal 1995 al settembre 2019 è astrattamente possibile concludere nel senso che Sempronio avrà facoltà di agire, con esito potenzialmente positivo, avanti il giudice competente al fine di promuovere un'azione volta a vedere accertato l'avvenuto acquisto dell'azienda per usucapione".
La particolarità del caso vuole che i quesiti giuridici da affrontare siano due: ora continuiamo sub punto 3 sapendo che, in verità, stiamo affrontando nuovamente (per il secondo caso) il precedente punto due.
"Come già specificato, Caio e Sempronio hanno altresì stipulato fin dall'apertura della successione in morte di Tizio un contratto di locazione dell'immobile in Alfa ma, nonostante fosse stato concordato un canone di locazione mensile, quest'ultimo non è mai stato corrisposto da Sempronio a Caio che, in ogni caso, non l'ha mai richiesto.
A norma dell'art. 1571 c.c. "la locazione è il contratto col quale una parte si obbliga a far godere all'altra una cosa mobile o immobile per un dato tempo, verso un determinato corrispettivo".
Ciò che caratterizza pertanto la posizione del conduttore è la consapevolezza dell'altruità del bene: ciò implica che il conduttore non ha il possesso del bene bensì la mera detenzione (non sussiste cioè il cd. animus possidendi).
In assenza di tale presupposto essenziale non può esservi perciò usucapione del bene immobile sito in Alfa da parte di Sempronio.
Solo nell'eventualità di un'intervenuta interversione nel possesso, nel caso cioè di mutamento da detenzione (col riconoscimento dell'altruità del bene) a possesso (comportamento uti dominus da parte del soggetto che ne ha disponibilità) così come disposto dall'art. 1141 comma 2 c.c., potremmo avere un decorso di un termine utile per l'usucapione.
Occorre valutare se, come nel caso di specie, la circostanza di non avere il conduttore corrisposto i canoni di locazione, comunque non richiesti dal locatore, sia sufficiente per aversi interversione nel possesso.
Una recentissima sentenza della Corte di Cassazione ha statuito che "l'interversione nel possesso non può avere luogo mediante un semplice atto di volizione interna, ma deve estrinsecarsi in una manifestazione esteriore, dalla quale sia consentito desumere che il detentore abbia cessato di esercitgare il potere di fatto sulla cosa in nome altrui e abbia iniziato ad esercitarlo esclusivamente in nome proprio, con correlata sostituzione al precedente animus detinendi dell'animus rem sibi habendi" (Cass. civ., sentenza 17 marzo 2016 n. 5333).
Sempronio si è limitato a non saldare i canoni di locazione, che non sono mai stati richiesti. Ciò importa solamente un'azione di volizione interna e non già una manifestazione esteriore utile a vedere esercitato, anche verso terzi, il potere di fatto sulla cosa in nome proprio.
Ne consegue che Sempronio dal 1995 ha sempre detenuto e non posseduto l'immobile così che alcun tempo utile, ai fini dell'usucapione. è sinora trascorso.".
"In conclusione, è possibile ritenere che Sempronio possa utilmente resistere in un eventuale giudizio petitorio promosso da Caio, quale erede di Mevio, e formulare specifica domanda riconvenzionale volta a vedere accertato l'avvenuto acquisto del diritto di proprietà dell'azienda Beta per intervenuta usucapione.
Al contempo, è possibile ritenere che Sempronio non possa efficacemente resistere alle doglianze di Caio il quale di conseguenza potrebbe effettivamente essere riconosciuto come titolare dell'immobile sito in Alfa e del quale è dal 1995 proprietario in quanto unico erede del defunto sig. Tizio".
Come si sviluppa la scaletta di un atto di diritto civile?
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La scaletta è fondamentale per predisporre un ottimo atto oppure un ottimo parere. Tuttavia imprescindibile è la predisposizione preliminare della scaletta cronologica che permetta di comprendere chi ha fatto che cosa e quando.
Ci sono quattro momenti essenziali nella scaletta: l'introduzione, lo sviluppo della tesi avversaria da confutare, la tesi da sostenere e le conclusioni.
Pareri di diritto civile e diritto penale hanno la medesima scaletta.
Ora possiamo passare al capitolo 3.4 dove parliamo di come iniziare un parere di diritto civile o penale oppure un atto.
Vai ora al capitolo 3.4 ("Come iniziare un parere oppure un atto") oppure chiedi informazioni sulle correzioni personalizzate.