Source: http://www.docsity.com/it/ART__17_TRATTATO_LISBONA___1/162358/
Timestamp: 2016-02-08 02:00:23+00:00
Document Index: 172181049

Matched Legal Cases: ['art. 17', 'art. 17', 'art. 7', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 6', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 8']

Appunti di Diritto Ecclesiastico - ART. 17 TRATTATO LISBONA, Appunti di Diritto Ecclesiastico	{{#items}}
Diritto Canonico, Diritto, Giurisprudenza	Descrizione: Appunti di fabiofiore	Mostro le pagine	1
Stato, Chiese e pluralismo confessionale Rivista telematica (www.statoechiese.it) settembre 2010 ISSN 1971- 8543 Maria Cristina Folliero (ordinario di Diritto ecclesiastico nella Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Salerno) Post-democrazia europea e principio di cooperazione Unione Europea-Religioni * SOMMARIO: 1. Premessa: cooperazione e sussidiarietà come principi-motore degli attuali processi di integrazione tra ordinamenti politici e religioni - 2. Percorso ed esiti del principio di cooperazione tra ordinamenti politici europei e chiese - 3. Dalla Carta di Nizza all’art. 17 del Trattato di Lisbona - 4. Reazioni, conseguenze e modifiche delle relazioni tra Comunità Europea e Chiese a seguito dell’entrata in vigore dell’art. 17 del Trattato di Lisbona - 5. Incidenza dell’art. 7 del Trattato in materia di interventi legislativi statali a carattere finanziario in favore delle Chiese - 6. L’art. 17 del Trattato, la ripartenza del principio di cooperazione nel diritto dell’Unione e le modifiche indotte nel sistema di relazioni interne tra le Chiese. 1 - Premessa: cooperazione e sussidiarietà come principi-motore dei correnti processi di integrazione tra ordinamenti politici e religioni La stagione in cui versano le post-democrazie1 occidentali, accomunate nei loro tratti distintivi dalla privatizzazione della politica e dalla neanche tanto sottaciuta accettazione delle diseguaglianze, vede il cambiamento prodottosi riflettersi anche sulle religioni, le quali vi aderiscono modificando tanto il sistema di relazioni con gli ordinamenti secolari quanto quelle per così dire loro interne. Tempo, racconto ed esperienza narrata (RICOEUR2) fanno di secolarizzazione, globalizzazione e immigrazione i tre fattori capaci di incidere sui rapporti interreligiosi, ma anche, e contemporaneamente, sui sistemi di collegamento che gli ordinamenti interni, ma pure quello europeo, hanno istituito con le religioni nel momento in cui, individuato il taglio da dare alle relazioni ecclesiastiche, hanno * Testo della relazione, corredata dalle note, tenuta al Convegno su “Il riformismo legislativo in diritto ecclesiastico e canonico” (presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, 27-28 maggio 2010), destinata alla pubblicazione negli Atti. 1 Cfr. C. CROUCH, Postdemocrazia, Roma–Bari, Laterza, 2003, 6 ss. 2 Cfr. P. RICOEUR (Tempo e racconto, Vol. 1, Jaca Book, Milano, 2008) parla del circolo ermeneutico essenziale che racconto e temporalità formano continuamente all&apos;interno di qualsiasi esperienza narrativa. Esegui il login o registrati per scaricare il documento	Stato, Chiese e pluralismo confessionale Rivista telematica (www.statoechiese.it) settembre 2010 ISSN 1971- 8543 2 provveduto ad iconizzarne il modello nelle Costituzioni nazionali o, in un atto fondativo comunitario, della importanza del Trattato di Lisbona 2009. 2 - Il principio di cooperazione tra ordinamenti politici europei e chiese: percorso ed esiti odierni Della prima circostanza (varianza/invarianza delle relazioni ecclesiastiche nel nostro Paese) si è discusso nel recente convegno di Palermo del maggio di quest’anno. Cose e considerazioni documentate anche da questa Rivista3 su cui sarebbe inutile ritornare. Meglio allungare la prospettiva e guardare all’Europa e al significativo rinnovarsi in quest’ambito dell’architettura delle relazioni con le religioni e le Chiese. In Europa, come in Italia, le dominanti odierne del discorso pubblico su religione-politica-diritto sono da identificarsi nel ritrovato ruolo pubblico delle religioni e nelle importanti aperture a cui le istituzioni comunitarie si pre-dispongono avendo formalizzato nel Trattato di Lisbona 2009 il principio di cooperazione tra ordinamenti politici e chiese. In un quadro sociale tagliuzzato dalla crisi economica, segnato da tensioni sociali e da crescente disomogeneità religiosa vediamo come l’art. 17(4) del Trattato di Lisbona 2009 istituzionalizzi il «dialogo aperto, trasparente e regolare» con Chiese-Unione/organizzazioni filosofiche-Unione come strumento di feconda cooperazione. La cosa può sorprendere qualcuno. Non prende però in contropiede lo studioso di Diritto Ecclesiastico. Che ha ben chiaro come la norma rappresenti l’esito 3 Vedi M.C. FOLLIERO, Dialogo interreligioso e sistema italiano delle Intese: il principio di cooperazione al tempo della post-democrazia, in Stato, Chiese e pluralismo confessionale, Rivista telematica (www.statoechiese.it), giugno 2010. 4 L’art. 17 del Trattato di Lisbona (L&apos;Unione rispetta e non pregiudica lo status di cui le chiese e le associazioni o comunità religiose godono negli Stati membri in virtù del diritto nazionale. 2. L&apos;Unione rispetta ugualmente lo status di cui godono, in virtù del diritto nazionale, le organizzazioni filosofiche e non confessionali. 3. Riconoscendone l&apos;identità e il contributo specifico, l&apos;Unione mantiene un dialogo aperto, trasparente e regolare con tali chiese e organizzazioni), contiene un impegnativo e serio riconoscimento del ruolo pubblico delle Chiese non riducibile alle dimensioni dell’esito fortunato di una proficua attività di lobbyng. All’importanza del riconoscimento va aggiunto il merito di avere messo un punto di conclusione all’incessante dibattito sulle radici cristiane dell’Europa che ci ha visti tutti impegnati nel corso dell’ultimo lustro. E che ne rappresenta in qualche modo l’antecedente logico e culturale. Per non dire la premessa politica. Esegui il login o registrati per scaricare il documento	Stato, Chiese e pluralismo confessionale Rivista telematica (www.statoechiese.it) settembre 2010 ISSN 1971- 8543 3 riuscito di un percorso complicato. Sicché, a cose fatte, si può ben dire che il percorso di ideazione e tessitura delle attuali norme è quasi altrettanto interessante come le norme stesse. Un fenomeno ricorrente, d’altronde, quando ci si trova di fronte a importanti novità normative. Il nostro è un caso emblematico. Vale perciò la pena di fare come i gamberi e ripercorrerlo a ritroso. 3 - Dalla Carta di Nizza all’art. 17 del Trattato di Lisbona Dieci anni fa la c.d. Carta di Nizza metteva insieme una lista dei diritti riconosciuti dall&apos;ordinamento europeo con l’ottimistico progetto di farne una Costituzione Europea. La retorica del processo costituzionale europeo in marcia vide nel "Trattato che adotta una Costituzione per l’Europa” firmato nel 2004 una tappa importante. Intorno, un accesissimo dibattito. Per quanto riguarda il fattore religioso, incentrato sulla necessità - indispensabile per gli uni dispensabilissima per gli altri - di prevedere nell&apos;articolato un richiamo alle c.d. “radici cristiane” dell’Europa. Oltre che un’esigenza primaria, un solido appiglio per un riconoscimento della soggettività pubblica delle Chiese e delle garanzie connesse alla libertà religiosa istituzionale5. Qualcuno parlò anche dell’eterno ritorno del sempre eguale. Nella specie la veneranda e venerabile teoria del c.d. ius publicum ecclesiasticum externum con il quale il diritto canonico blindava il reciproco riconoscimento di indipendenza ed autonomia tra Chiesa e comunità politica e assegnava il governo della società all’iniziativa congiunta delle due istituzioni. Comunque. A cose fatte, del prezioso riconoscimento non sopravvivrà che un annacquato riferimento nel Preambolo. 5 Da affiancarsi alle garanzie offerte dal diritto europeo alla libertà religiosa individuale e collettiva. Cfr. O. CARULLI FUMAGALLI, in Costituzione europea, radici cristiane e Chiese, Seminario internazionale complutense, dedicato a “Estado y religion en la Constituciòn espanola y en la futura Constituciòn europea” Madrid 14 maggio 2004, in http://www.olir.it/areetematiche/83/documents/Fumagalli_Carulli_RadiciCristianeEuropa.pd, la quale al riguardo osservava come: “… nei documenti ufficiali che accompagnano la costruzione europea, mentre può dirsi presto assodato il riferimento alla libertà religiosa individuale e collettiva (al quale portano peraltro anche le ispirazioni laiche), emerge solo progressivamente il riconoscimento della libertà religiosa in senso istituzionale, come terza categoria non meno importante delle altre due tradizionali, individuale e collettiva”. Esegui il login o registrati per scaricare il documento	Stato, Chiese e pluralismo confessionale Rivista telematica (www.statoechiese.it) settembre 2010 ISSN 1971- 8543 4 Quanto al Trattato costituzionale europeo fece tesoro della sonora lezione dei due referendum francese ed olandese persi l’uno dopo l’altro. E del conseguente stop imposto ai meccanismi di ratifica. Ammainata la bandiera della prospettiva costituzionale europea, si cambiò utilmente rotta. Tant’è che, tra rinunce, mugugni, distinguo e dissociazioni, alla fine si è giunti alla firma, nel 2007, del Trattato di Lisbona, entrato in vigore il 1° dicembre 2009 il quale - attenzione! - più modestamente e ragionevolmente si chiama “Trattato sul funzionamento dell&apos;Unione europea”. Questo, sette otto mesi fa. Ma, ritorniamo a noi. Il Trattato introduce alcune importanti modifiche ai trattati istitutivi. Alcune interessano da vicino il fattore religioso e chi vi dedica degli studi. Alla Carta di Nizza viene conferito "lo stesso valore dei trattati" (art. 6 del nuovo Trattato sull&apos;Unione europea): sicché i diritti sanciti diventano vincolanti per le istituzioni comunitarie e per gli Stati, in sede di applicazione del diritto dell&apos;UE. In secundis, l’art. 17 riproduce il contenuto della dichiarazione n. 11 annessa al Trattato di Amsterdam6, ma vi aggiunge - ed è questo il vero capoverso-capolavoro - che l&apos;Unione assume l&apos;impegno del dialogo aperto, trasparente e regolare con le chiese e organizzazioni filosofiche. Conseguenze e quali. 4 - Reazioni, conseguenze e modifiche delle relazioni tra Comunità Europea e Chiese a seguito dell’entrata in vigore dell’art. 17 del Trattato di Lisbona Se Papa Benedetto XVI riconosce da subito nell`articolo 17 una garanzia per i «diritti istituzionali» delle chiese, Radio Vaticana, lo stesso giorno della sua entrata in vigore chiarisce - a scanso di equivoci - chi siano le Chiese ammesse “al dialogo” con le Istituzioni Europee. E lo fa riportando l’appello dei vescovi europei “alle Chiese e ai cristiani d’Europa, affinché colgano questa opportunità dialogo per contribuire con competenza ed umanità al progetto europeo”. Aggiungendo come, di lì a poco la Comece (Conferenza delle Chiese europee) avrebbe presentato, 6 V. dichiarazione n. 11 annessa al Trattato di Amsterdam in base alla quale "l’Unione rispetta e non pregiudica lo status di cui le chiese e le associazioni o comunità religiose godono negli Stati membri in virtù del diritto nazionale”. 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