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Timestamp: 2020-08-09 22:59:53+00:00
Document Index: 166191449

Matched Legal Cases: ['art. 61', 'art. 41', 'art. 41', 'art. 76', 'art. 76', 'art. 76', 'art. 76', 'art. 3', 'art. 76']

Art. 76 codice penale: Pene concorrenti considerate come pena unica ovvero come pene distinte | La Legge per tutti
Art. 76 codice penale: Pene concorrenti considerate come pena unica ovvero come pene distinte
Salvo che la legge stabilisca altrimenti, le pene della stessa specie concorrenti a norma dell’articolo 73 si considerano come pena unica per ogni effetto giuridico (1).
Le pene di specie diversa concorrenti a norma degli articoli 74 e 75 si considerano egualmente, per ogni effetto giuridico, come pena unica della specie più grave. Nondimeno si considerano come pene distinte, agli effetti della loro esecuzione, dell’applicazione delle misure di sicurezza e in ogni altro caso stabilito dalla legge (2).
Se una legge pecuniaria concorre con un’altra pena di specie diversa, le pene si considerano distinte per qualsiasi effetto giuridico (3).
(1) La norma prevede che quando la pluralità di pene siano identiche per genere e specie, esse si considerano un’unica pena. Ne consegue, ad esempio, che un eventuale indulto viene applicato una sola volta alle pene cumulate.
Ancora, l’applicabilità della sospensione condizionale della pena [v. 163] è valutata in base al mancato superamento, da parte della pena cumulata, dei limiti per l’applicazione del beneficio [v. 164].
(2) Nel caso in cui le pene, pur essendo di specie diversa, appartengono allo stesso genere (es.: reclusione ed arresto), si considerano come pena unica, così come disposto per il primo comma.
Tale unificazione non opera agli effetti della esecuzione (es.: la reclusione è espiata in Istituti diversi da quelli previsti per l’espiazione dell’arresto: vedi art. 61, l. 354/1975), dell’applicazione delle misure di sicurezza [v. 199-240] ed in eventuali altri casi specificamente previsti dalla legge.
(3) Quando a concorrere sono pene di genere diverso (es.: reclusione e multa; reclusione ed ammenda), le pene non si unificano e rimangono distinte per qualsiasi effetto giuridico.
L’istituto del cumulo materiale ha una finalità di razionalizzazione del sistema delle pene, teso ad evitare gli eccessi conseguenti alla somma aritmetica delle stesse [v. 78].
L’unificazione delle pene, però, non intacca l’autonomia dei reati che ad esse hanno dato origine. Sicché, ad esempio, in caso di amnistia, poiché tale istituto riguarda il reato (e solo indirettamente la pena), per la sua applicabilità bisogna aver riguardo ad ogni singolo reato con relativa pena irrogata e non già alla pena cumulata. Gli effetti pratici sono rilevanti: se è concessa amnistia per i reati puniti con un massimo di pena detentiva di quattro anni, una persona condannata per un reato ad un anno e sei mesi e per un altro a tre anni potrà beneficiare dell’amnistia per entrambi i reati.
La considerazione pluralistica dei reati, inoltre, opererà anche per valutare la decorrenza del termine di prescrizione dei reati, valutato per le singole infrazioni.
Pene concorrenti
Non può essere sciolto il cumulo di pene concorrenti al fine di considerare espiate quelle riferite a reati commessi avvalendosi delle condizioni o al fine di agevolare le associazioni di tipo mafioso che impongono la sospensione delle regole di trattamento di cui all'art. 41 bis l. 26 luglio 1975 n. 354 (cosiddetto ordinamento penitenziario), dovendosi il condannato considerare detenuto anche per tali reati in virtù del principio di unicità dell'esecuzione della pena. Rigetta, Trib.sorv. Torino, 05/08/2008
Cassazione penale sez. I 18 settembre 2009 n. 41567
In tema di applicazione del regime detentivo speciale di cui all'art. 41 bis l. 26 luglio 1975 n. 354 è irrilevante la circostanza che il condannato, detenuto in virtù di un cumulo comprensivo di pene per reati legittimanti l'applicazione del predetto regime e per altri reati, abbia già espiato la parte di pena relativa ai primi reati, tenuto conto non solo del principio di unicità della pena di cui all'art. 76, comma 1, c.p., ma anche delle specifiche finalità di ordine e sicurezza del regime differenziato.
Cassazione penale sez. I 11 luglio 2008 n. 35564
La competenza del giudice minorile in materia di sorveglianza permane nei confronti del minore condannato a pena detentiva anche quando sopravvenga altra condanna a pena pecuniaria per reato commesso dall'imputato divenuto maggiorenne in quanto ai sensi dell'art. 76 comma 3 c.p. deve considerarsi distinta la pena pecuniaria che concorre con altra di specie diversa.
Cassazione penale sez. I 04 novembre 2005 n. 42310
In tema di applicazione del regime speciale di detenzione, deve ritenersi irrilevante la circostanza che il condannato, detenuto in virtù di un cumulo comprensivo di pene per reati legittimanti l'applicazione del regime speciale di detenzione e per altri reati, abbia già espiato parte di pena relativa ai reati ostativi, atteso il principio della unicità della pena sancito dall'art. 76 comma 1 c.p.
Cassazione penale sez. I 13 ottobre 2005 n. 39776
Nel caso di cumulo di pene detentive temporanee con la pena dell'ergastolo, la decorrenza di quest'ultima è sempre quella della data di inizio della carcerazione per il reato cui essa si riferisce, sia che il medesimo sia stato commesso durante l'espiazione dello pene temporanee, sia che queste siano state inflitte per reati commessi durante l'espiazione della pena perpetua.
Cassazione penale sez. I 24 febbraio 2005 n. 17451
Pur essendo vero che, ai sensi dell'art. 76 c.p., la pena cumulata deve considerarsi unica, è orientamento costante della giurisprudenza in materia di diritto penitenziario che il cumulo possa scindersi quando si tratta di verificare la sussistenza di effetti ostativi a misure o benefici penitenziari. Tale principio deve trovare applicazione anche riferimento al c.d. indultino, laddove la quota pena residua da espiare può essere imputata all'entità di pena detentiva ulteriore e sopravvenuta rispetto a quella di cui alla revoca.
Sezione Sorveglianza Torino 10 novembre 2004
La competenza prorogata del giudice minorile in materia di sorveglianza fino al compimento del venticinquesimo anno di età del soggetto che abbia commesso il reato quando era ancora minore degli anni 18, prevista dall'art. 3 comma 2 d.P.R. 22 settembre 1988 n. 448, permane per la pena detentiva ancora in esecuzione inflitta per il suddetto reato quando sopravvenga altra condanna a sola pena pecuniaria per reato commesso dal medesimo soggetto dopo il compimento della maggiore età; e ciò avuto riguardo, in particolare, al disposto di cui all'art. 76, comma 3 c.p., secondo cui: "se una pena pecuniaria concorre con un'altra pena di specie diversa le pene si considerano distinte per qualsiasi effetto giuridico".
Cassazione penale sez. I 07 febbraio 1996 n. 837