Source: http://lanfrancopalazzolo.blogspot.it/2015/11/
Timestamp: 2017-05-26 13:01:27+00:00
Document Index: 6504336

Matched Legal Cases: ['art. 19', 'art. 20', 'art. 21', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'sentenza\n', 'sentenza ', 'art.4', 'art.\n1', 'art. 9', 'art. 6', 'art. 11']

Lanfranco Palazzolo: 11/01/2015 - 12/01/2015
1. Le condizioni di ammissione di stranieri provenienti da
“paesi terzi” e di apolidi
ingresso e di permanenza nel territorio di cittadini stranieri sono regolate in
Francia dal “Codice dell’entrata e
del soggiorno degli stranieri e del diritto d’asilo” (CESEDA). Con riferimento agli
apolidi e ai cittadini stranieri provenienti da paesi diversi dai paesi
dell’Unione europea (UE), o diversi dai paesi della cosiddetta “area Schengen”, nel CESEDA sono in particolare raccolte le norme che
definiscono le condizioni di accesso al territorio nazionale, nonché le regole
per lo svolgimento delle attività di rilascio di visti e permessi di soggiorno,
e delle attività di controllo e di sorveglianza delle frontiere, nel rispetto
del diritto dell’UE e della
in materia. Gli stranieri che
arrivano da paesi diversi da quelli sopra elencati sono comunemente definiti
come provenienti da “paesi terzi”.
1.1 Le condizioni di ingresso degli stranieri provenienti
da paesi terzi e degli apolidi
In primo luogo, si
rileva che il cittadino straniero proveniente da paesi terzi o l’apolide debba
rispettare determinate condizioni di
ingresso in Francia, così come in ogni altro paese dell’“area Schengen”,
disciplinate dalla “Convenzione di
applicazione dell’accordo di Schengen del 14 giugno 1985”. La convenzione è stata firmata il 19 giugno 1990 dai governi degli Stati dell'Unione economica
del Benelux, della Repubblica federale di Germania e della Repubblica francese
ed è relativa “all'eliminazione graduale dei controlli alle frontiere comuni”.
Le norme di interesse sono in particolare: quelle relative alle condizioni di circolazione degli stranieri titolari
di un visto uniforme, per il suo periodo di validità, o di un visto rilasciato da una delle Parti
contraenti della suddetta convenzione, per il periodo di validità del visto e
per una durata massima di tre mesi dalla data del primo ingresso (art. 19);
quelle sulle condizioni di circolazione degli stranieri non soggetti all’obbligo del visto, per una durata massima di tre mesi nel corso di
un periodo di sei mesi a decorrere dalla data del primo ingresso (art. 20);
quelle sulle condizioni di circolazione degli stranieri in possesso di un
titolo di soggiorno rilasciato da una delle Parti contraenti o di altro titolo
di viaggio, per un periodo massimo di tre mesi (art. 21). Lo straniero proveniente
da paesi terzi che intende entrare in territorio francese deve anche osservare
le regole stabilite dal Regolamento CE n. 562/2006, del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 marzo 2006
(codice frontiere Schengen). In
particolare è previsto che lo straniero sia tenuto a rispettare le seguenti
condizioni elencate all’art. 5, par. 1,
lettere a, b, c del suddetto Regolamento:
1) essere in possesso di
uno o più documenti di viaggio validi che consentano di attraversare la
2) essere in possesso di un
visto valido, se richiesto, o di un permesso di soggiorno valido;
3) giustificare lo scopo e
le condizioni del soggiorno previsto;
4) disporre dei mezzi di
sussistenza sufficienti, sia per la durata prevista del soggiorno, sia per il
ritorno nel paese di origine o per il transito verso un paese terzo nel quale
l’ammissione è garantita, ovvero essere in grado di ottenere legalmente detti
Inoltre l’ingresso dello
straniero in Francia è ritenuto irregolare se non adempie alle condizioni
stabilite all’art. 5, par. 4, lettere a,
c del Regolamento CE sopra richiamato, in base alle quali può essere
ammesso al transito in Francia il cittadino straniero in possesso di un
permesso di soggiorno o di un visto di ritorno rilasciato da uno Stato membro
dell’“area Schengen”, salvo che egli non figuri tra le persone “segnalate”
dallo Stato membro alle cui frontiere si presenti e che la segnalazione in
merito sia accompagnata da istruzioni di di respingimento
o di rifiuto del transito. Può inoltre essere ammesso all’ingresso in Francia
il cittadino straniero per motivi umanitari, o di interesse nazionale, o in
virtù di obblighi internazionali.
In secondo luogo, si
precisa che il soggiorno fino a tre mesi in Francia, come in ogni altro paese dell’area
Schengen, è consentito a tali stranieri a determinate condizioni disciplinate
dal Regolamento (CE) n. 810/2009 (codice visti). I soggiorni
di più lunga durata sono invece disciplinati da un’apposita normativa nazionale.
In terzo luogo si rileva
che, per gli stranieri provenienti da alcuni paesi terzi,
l’ingresso in Francia, così come negli altri paesi UE, è consentito solo
mediante il possesso di un visto, precedentemente rilasciato nel paese di
origine, ai sensi del Regolamento (CE), n. 539/2001 del Consiglio del 15 marzo 2001 (regolamento sui visti).
L’allegato 1 del regolamento, periodicamente aggiornato, presenta la lista dei
paesi per i quali è previsto un visto obbligatorio.
Con specifico
riferimento ai soggiorni fino ad un
massimo di tre mesi, il Codice dell’entrata e del soggiorno degli stranieri e del
diritto d’asilo “dispone che lo straniero
che si reca in Francia per tale periodo, allo scopo di compiere una “visita
familiare o privata”, debba presentare un documento nel quale è indicato il
posto in cui alloggerà e nel quale è specificato che la persona che lo ospita è
in grado di far fronte ad eventuali spese per il suo soggiorno. Tale documento,
denominato justificatif d’hébergement, deve
essere validato dal sindaco del
comune di residenza dell’ospitante o, nel caso di Parigi, Lione o Marsiglia,
dal sindaco dell’arrondissement competente
(art. L211-3 e ss. CESEDA).
rilascio dei visti, il codice precisa inoltre che le eventuali decisioni di
“rifiuto del visto” di ingresso in Francia, pronunciate da autorità
diplomatiche o consolari francesi, non siano di norma motivate, salvo che in
alcuni casi (art. L211-2 CESEDA).
In relazione ai soggiorni di durata superiore ai tre mesi,
il codice dispone che ogni straniero
maggiorenne proveniente da un paese terzo debba essere munito, una volta
trascorso il primo periodo di tre mesi, di un “permesso di soggiorno” (art. L311-1 CESEDA).
Le categorie di permessi
di soggiorno sono le seguenti (art. L311-2 CESEDA):
1) carta di soggiorno temporanea, valida per non oltre 1
anno. Le condizioni di rilascio e di rinnovo di tale permesso sono
disciplinate dall’art. L313-1 e ss., nonché dall’art. L316-1 e ss. del CESEDA. Le carte di soggiorno temporanee assumono
denominazioni diverse in base alla ragione della permanenza in Francia del loro
titolare. Esempi di tali carte sono: la carte
de séjour temporeur “visiteur”, quella
“étudiant”, quella “autorisant l’excercice
quella “vie privée
et familiale”, ecc.
2) carta di residente, valida 10 anni.
Le condizioni di rilascio e di rinnovo di tale carta sono disciplinate dall’art. L314-1 e ss. del CESEDA.
3) carta di soggiorno “competenze e talenti”, valida 3 anni.
Le condizioni di rilascio e di rinnovo di tale carta sono disciplinate dall’art. L315-1 e ss. del CESEDA.
4) carta di soggiorno “pensionato”, valida dieci anni e che può essere acquisita
dallo straniero precedentemente in possesso di una carta di residente. Le
condizioni di rilascio e di rinnovo di tale carta sono disciplinate dall’art. L317-1 del CESEDA.
Se uno straniero non è
titolare di una di queste quattro tipologie di permesso di soggiorno, ma è in
possesso di una ricevuta che attesta la domanda di rilascio o di rinnovo di uno
di tali documenti, ha ugualmente diritto di circolare nel territorio francese. Il
medesimo diritto è riconosciuto allo straniero che attesta il possesso di una
ricevuta di domanda di asilo o di una ricevuta di “autorizzazione provvisoria
di soggiorno” (cfr. più avanti). Qualora non sia espressamente consentito da
norme legislative o regolamentari, queste ricevute di domanda o di rinnovo dei
titoli summenzionati non consentono
tuttavia allo straniero interessato di
esercitare un’attività lavorativa (art. L311-4 CESEDA).
Ad eccezione di alcuni
casi previsti da accordi internazionali della Francia o da specifiche
disposizioni legislative, per ottenere uno dei titoli di soggiorno sopra
elencati lo straniero interessato deve avere un prerequisito: il possesso di un visto per un soggiorno di durata superiore ai tre mesi (art. L311-7 CESEDA). La carta di soggiorno temporaneo e la carta di
soggiorno “competenze e talenti” possono essere ritirate dall’autorità pubblica
competente qualora non sussistano più le condizioni per il suo rilascio, ma con
alcune limitazioni. Inoltre le carte di soggiorno temporanee recanti le indicazioni
“salarié”, “travailleur temporaire”, “scientifique-chercheur” e “carte bleue européenne”
non possono essere ritirate se lo straniero si trova senza lavoro per cause
indipendenti dalla sua volontà (art. L311-8 CESEDA).
Lo straniero ammesso per
la prima volta a soggiornare in Francia, o entrato regolarmente nel territorio
francese, di età compresa tra i 16 e i 18 anni e che manifesti l’intenzione di
stabilirvisi in modo durevole, conclude con lo Stato un “contratto di accoglienza ed integrazione”, in base al quale si
impegna a seguire, gratuitamente, un corso di formazione civica e, se
necessario, un corso di lingua francese (art. L311-9 CESEDA). Tali corsi sono organizzati dall’“Ufficio francese
dell’immigrazione e dell’integrazione” (Office
français de l’immigration
et de l’intégration –OFII), ente pubblico operante sotto la tutela del Ministero
Qualora uno straniero
che vive in Francia intenda far entrare nel paese il suo coniuge (di età non
inferiore a 18 anni) e i suoi figli minori, ha il diritto di richiedere il loro
ingresso nel paese per “ricongiungimento
familiare”. Per beneficiare di tale diritto lo straniero deve soggiornare
regolarmente in Francia da almeno 18 mesi e possedere un titolo di soggiorno
valido che abbia la durata di almeno un anno. I requisiti necessari per la
presentazione della domanda di “ricongiungimento familiare” e le procedure per
l’esame di tale richiesta sono disciplinati dall’art. L411-1 e ss. del CESEDA. Si rileva in particolare che i membri
della famiglia dello straniero che entrano in Francia per motivi di
“ricongiungimento familiare”, hanno diritto ad una “carta di soggiorno temporanea” e possono esercitare un’attività
lavorativa (art. L431-1 CESEDA).
1.3 Il rifiuto di entrata Qualora lo straniero che
intende entrare in Francia non possieda i documenti necessari per l’ammissione,
l’ingresso nel paese non gli è consentito.
Il “rifiuto di entrata” (refus d’entrée) può essere pronunciato nel
caso in cui lo straniero non rispetti gli obblighi stabiliti dall’art. 5 del Regolamento (CE) n. 562/2006, precedentemente richiamato (art. L213-3 CESEDA). Inoltre,
il divieto di ingresso può essere deciso nel caso in cui la presenza dello
straniero in Francia possa costituire una minaccia
per l’ordine pubblico, oppure nel caso in cui egli sia oggetto di una pena
di “divieto giudiziario del territorio”, o di un “decreto di espulsione”, o di
un “decreto di riconduzione alla frontiera”, emanati meno di tre anni prima
(per tali “misure di allontanamento del territorio” cfr. più avanti), o ancora
di un “divieto di ritorno sul territorio francese”, o di un “divieto
amministrativo del territorio” (art. L213-1 CESEDA). Il Codice dispone anche che “la decisione di
rifiuto di ingresso” debba essere scritta, motivata e stabilita dal capo del servizio di polizia o delle
dogane, incaricato del controllo delle
frontiere, o da un funzionario delegato, o dal comandante di un’unità di
gendarmeria marittima o aerea, o da un militare designato (art. L213-2 e ss.; art. R213-1 e ss. CESEDA). Nella decisione, che va notificata allo
straniero, deve essere specificato che egli ha il diritto di avvertire la
persona che lo avrebbe dovuto ospitare, il suo Consolato o un consulente di sua
scelta. Nella decisione è altresì specificato che egli può rifiutarsi di essere
rimpatriato prima che sia trascorso un giorno e che può presentare ricorso
contro una decisione di rifiuto di ingresso nel caso in cui sia un richiedente
asilo (art. L213-2 CESEDA).
Più specificatamente lo
straniero che chiede di beneficiare del “diritto
di asilo”, e al quale viene opposto un rifiuto di ingresso, può presentare richiesta di annullamento della
decisione di refus d’entrée nelle 48 ore successive alla
sua notifica. Tale misura di rifiuto non può infatti essere eseguita prima di
48 ore. La richiesta è inviata al Presidente
del tribunale amministrativo, che è tenuto a pronunciarsi entro 72 ore dal
ricevimento della domanda di annullamento. Lo straniero è ascoltato dal
magistrato che lo convoca ad un’udienza e può essere assistito da un consulente
legale di sua scelta o richiedere un consulente d’ufficio. Contro una decisione
del Tribunale amministrativo può inoltre essere presentato ricorso presso la Corte amministrativa d’appello competente
territorialmente. Se il giudice annulla in via definitiva la decisione di
rifiuto di ingresso, lo straniero è ammesso nel paese con un visto di
regolarizzazione di otto giorni. Entro tale termine l’autorità amministrativa
competente rilascia allo straniero, su sua richiesta, “un’autorizzazione provvisoria al soggiorno” che gli permette di
presentare la “domanda d’asilo” presso l’“Ufficio
francese di protezione dei rifugiati e apolidi” (Office français de protection
des réfugiés et apatrides - OFPRA-) (cfr. nel dettaglio più avanti). Se invece il giudice
conferma in via definitiva la decisione di rifiuto di ingresso, essa è eseguita
d’ufficio (art. L213-9 CESEDA).
Ai fini dell’esecuzione
della decisione di refus d’entrée e nel caso in cui lo straniero
sia entrato in Francia per via aerea o marittima, l’autorità amministrativa
competente può richiedere all’impresa di
trasporto che gestisce il mezzo con cui egli è entrato nel paese di
ricondurlo nello Stato che gli ha rilasciato il documento di viaggio o in altro
paese presso cui egli può essere ammesso. Le stesse disposizioni valgono se lo
straniero è entrato in Francia con mezzo di trasporto stradale. Con riferimento
al trasporto ferroviario, l’impresa interessata è tenuta, su richiesta
dell’autorità amministrativa, a ricondurre lo straniero al di là della
frontiera francese. Le spese di viaggio sono a carico delle imprese (da art. L213-4 a art. L213-8 CESEDA).
relazioni con altri paesi europei, è stabilito che lo straniero entrato
illegalmente in Francia possa essere consegnato alle autorità competenti di un
paese dell’UE che abbia consentito il suo ingresso o soggiorno, o dal quale
provenga direttamente, in applicazione di convenzioni internazionali concluse
in materia (art. L531-1 e art. L531-2 CESEDA). Se uno straniero è stato oggetto di una
segnalazione al fine della “non ammissione” da parte di uno degli Stati appartenenti
all’“area Schengen”, l’autorità amministrativa francese competente può decidere
di ricondurlo alla frontiera (art. L531-3 CESEDA).
Il refus d’entrée può essere inoltre opposto ad un cittadino straniero oggetto
del cosiddetto “divieto amministrativo
del territorio” (interdiction administrative du territoire), (art. L214-4 CESEDA). Tale divieto può essere disposto nei confronti di
un cittadino straniero che tenti di entrare in Francia, proveniente da un paese
non appartenente all’UE o da uno degli Stati firmatari dell’accordo sullo “Spazio economico europeo”, o dalla Confederazione svizzera, o che non sia familiare
di un cittadino dei paesi summenzionati. La decisione che impone tale divieto,
scritta e motivata, è adottata dal Ministro
dell’Interno nei confronti degli stranieri che sono ritenuti rappresentare
“una minaccia grave” per l’ordine
pubblico, la sicurezza interna o le relazioni internazionali della Francia,
nonché per la tutela di interessi fondamentali della società francese. Tale
decisione può essere notificata allo straniero che si trovi al di fuori del
territorio francese. Qualora lo straniero si trovi invece in Francia al momento
in cui gli è notificata la decisione, questi è tenuto a lasciare il paese entro
un mese, salvo casi di urgenza. Tale disposizione non è valida per i minori stranieri.
Allo scadere di tale
termine lo straniero maggiorenne può essere ricondotto d’ufficio alla
frontiera. Lo straniero può inoltre, dopo un anno dal pronunciamento di tale
divieto, presentare domanda per la sua abrogazione. Qualora l’autorità
amministrativa competente non risponda entro quattro mesi, la domanda si
considera rifiutata. I motivi di un divieto amministrativo di territorio sono
oggetto di riesame ogni cinque anni (art. L214-1 e ss. CESEDA).
Nel CESEDA è inoltre
disciplinato il reato di “entrata irregolare” (entrée irrégulière),
punito con la reclusione fino a 1 anno
e con un’ammenda fino a 3.750 euro (art. L621-2 CESEDA). Nel codice è stabilito che si considera entrato
irregolarmente in Francia lo straniero non appartenente ad un paese dell’UE e
che non rispetti determinate condizioni di ingresso in paesi dell’“area
Schengen” stabilite dal citato Regolamento CE n. 562/2006. In particolare è previsto che lo straniero rispetti le
lettere a, b, c e par. 4, lettere a,
c del suddetto Regolamento, illustrate in precedenza.
L’art. L621-2 del CESEDA
dispone inoltre che si considera autore del reato di “entrata irregolare” in
Francia, lo straniero proveniente da paese terzo che non rispetti in
particolare gli articoli 19, 20 e 21 della “Convenzione di applicazione dell’accordo di Schengen del 14
giugno 1985”, sopra richiamata.
Oltre alla pena detentiva e all’ammenda, per colui che commette tale reato può
essere stabilita la pena aggiuntiva del “divieto
di un nuovo ingresso” nel territorio francese, che non può essere superiore
ai tre anni. Se lo straniero oggetto di tale pena torna in Francia, è
riaccompagnato alla frontiera. Qualora lo straniero debba scontare una pena
detentiva, l’accompagnamento ha luogo al termine della detenzione.
2. Le condizioni di mantenimento degli stranieri in
“centri di identificazione” (“zones
d’attente”)
Qualora un apolide o un
cittadino straniero arrivi in Francia e non possieda i documenti per essere
regolarmente ammesso nel paese ovvero abbia presentato domanda di asilo e stia aspettando
una risposta, può essere trattenuto in una
“area di attesa” (zone d’attente),
definita dal prefetto del
dipartimento competente. Nell’area di Parigi tale ruolo è svolto dal prefetto
di polizia (e, in generale, quando nel CESEDA si fa riferimento all’autorità
amministrativa competente per l’area di Parigi, si tratta sempre del prefetto
di polizia). L’area di attesa può essere allestita in una stazione ferroviaria,
in un porto, in un aeroporto, o in una zona di confine, nei pressi di un punto
di passaggio delle frontiere (point de passage frontalier) (art. L221-1 CESEDA). In essa il cittadino straniero può essere
trattenuto per quattro giorni al
massimo, con decisione scritta e motivata, che può essere assunta dal capo del servizio di polizia o delle
dogane, incaricato del controllo delle frontiere,
o da un funzionario delegato, o dal comandante di un’unità di gendarmeria
marittima o aerea, o da un militare da questi designato (art. R221-1 CESEDA). La decisione è iscritta in un registro in cui sono
anche annotati lo stato civile dello straniero, il giorno e l’ora in cui è
stata notificata la decisione del trattenimento nell’area, dati che vengono immediatamente
comunicati al Procuratore della
Repubblica competente (art. L221-3 CESEDA). Lo straniero è poi informato dei suoi diritti.
Egli può richiedere nell’area: di ricevere l’assistenza di un interprete; di
essere sottoposto a visita medica; di comunicare con una persona; di poter
lasciare in ogni momento il territorio francese (art. L221-4 CESEDA). Nel caso dell’arrivo di “un minore straniero non accompagnato”, il Procuratore della
Repubblica designa un “funzionario ad hoc” che lo assiste durante la sua
permanenza in un’area d’attesa e lo rappresenta nelle procedure amministrative
e giudiziarie che lo riguardano (art. L221-5 CESEDA). La decisione di
mantenimento in un’area di attesa può essere inoltre prolungata per un massimo di ulteriori otto giorni su decisione del
giudice competente (le juge des libertés
et de la détention), cui è rivolta la richiesta
dall’autorità amministrativa. Nella richiesta devono essere specificati i
motivi per cui lo straniero non abbia potuto essere rimpatriato o se questi ha
fatto domanda di asilo e il tempo previsto di permanenza nell’area. In via del
tutto eccezionale, il mantenimento nell’area oltre i dodici giorni complessivi
previsti dalla normativa (quattro più otto) può essere poi rinnovato per decisione del giudice per altri otto giorni al massimo. Se lo straniero presenta una domanda di asilo può beneficiare di sei
giorni di permanenza d’ufficio in un’area di attesa (art. L222-2 CESEDA). Il giudice competente
decide in merito alla richiesta di prolungamento o di rinnovamento del
mantenimento dello straniero in un’area di attesa entro 48 ore al massimo da
quando è investito del caso. La decisione del giudice assume la forma di
un’ordinanza ed è presa, previa audizione dello straniero o del suo consulente
legale (art. L222-3 CESEDA). Il giudice può anche stabilire che il mantenimento
dello straniero nell’area di attesa debba cessare. L’ordinanza è notificata al
Procuratore della Repubblica (art. L222-2 CESEDA). Lo straniero, sulla base
di tale ordinanza, è inoltre autorizzato ad entrare in Francia mediante un “visto di regolarizzazione” valido otto
giorni. Entro tale termine lo straniero dovrà aver lasciato il paese, a
meno che egli non abbia ottenuto “un’autorizzazione provvisoria al soggiorno”,
o una “ricevuta di domanda di carta di soggiorno” o una “ricevuta di domanda di
asilo” (art. L224-1 CESEDA). Qualora la partenza dello straniero dalla Francia
non possa avvenire dalla stazione ferroviaria, dal porto o dall’aeroporto
presso cui si trova l’area di attesa in cui è ospitato, o qualora non possa
restarvi dopo un’ordinanza di prolungamento o di rinnovamento, l’autorità
amministrativa può disporre il trasferimento dello stesso in un’altra area (art. L224-2 e ss. CESEDA). Il Procuratore della Repubblica e il giudice
competenti possono visitare le zones d’attente ogni
volta che lo reputino necessario (art. L223-1 CESEDA).
3.1 L’obbligo di abbandono
del territorio francese e il divieto di ritorno
Il cittadino straniero
proveniente da un paese diverso dagli Stati membri dell’Unione europea, o dai
paesi firmatari dell’accordo sullo “Spazio economico europeo”, o dalla
Confederazione svizzera, o che non sia familiare di un cittadino appartenente
ai paesi sopra menzionati, e che tenti di soggiornare in Francia in maniera
irregolare, può essere oggetto di una decisione di “obbligo di abbandono del territorio francese”. La decisione è assunta
dal prefetto del dipartimento
competente, qualora ricorrano determinate condizioni:
1) se lo straniero non
dimostri di essere entrato regolarmente in Francia o di essere in possesso di
un titolo di soggiorno in corso di validità;
2) se il suo visto di soggiorno
è scaduto o, qualora non sia tenuto a possedere un visto, se allo scadere di un
periodo di tre mesi dal suo ingresso in Francia, non possieda un “primo titolo
di soggiorno” regolarmente rilasciato;
3) se allo straniero è
stato rifiutato il rilascio o il rinnovo di un titolo di soggiorno o se questo
gli è stato ritirato;
4) se lo straniero non ha richiesto
il rinnovo del suo titolo di soggiorno temporaneo e questo sia scaduto;
5) se allo straniero sono
state ritirate la ricevuta della domanda della carta di soggiorno o
l’autorizzazione provvisoria al soggiorno o se il rinnovo di tali documenti gli
Tale decisione, che deve
essere motivata dall’autorità amministrativa, dispone che lo straniero debba
lasciare “volontariamente” il territorio francese entro trenta giorni. Nella
decisione è indicato il paese verso il quale il cittadino straniero è inviato
in caso di esecuzione d’ufficio della misura.
La partenza deve invece
avvenire immediatamente nel caso
ricorrano le seguenti circostanze:
1) se il comportamento
dello straniero costituisce una minaccia per l’ordine pubblico;
2) se allo straniero è
stato rifiutato il rilascio o il rinnovo di un titolo di soggiorno o di una
ricevuta di domanda di carta di soggiorno o di un’autorizzazione provvisoria al
soggiorno poiché la sua richiesta di tali documenti era manifestamente
infondata o fraudolenta;
3) se esiste un rischio che
lo straniero non adempia all’obbligo di lasciare il territorio francese. Tale
circostanza si considera possibile, ad esempio, nel caso in cui lo straniero sia
entrato in modo irregolare in Francia, o non abbia mai effettuato richiesta di
rilascio o rinnovo di un titolo di soggiorno, o abbia contraffatto o
falsificato un titolo di soggiorno o un documento di identità o di viaggio. La
circostanza si verifica inoltre se lo straniero non ha rispettato una
precedente misura di allontanamento, o non possiede un documento di identità
valido, o ha dissimulato la sua identità, o non ha dichiarato il luogo della
sua residenza (art. L511-1 CESEDA).
Il cittadino obbligato a
lasciare il territorio francese può richiedere all’autorità amministrativa di
beneficiare di un “dispositivo di aiuto
al ritorno nel paese d’origine”. Il dispositif d’aide au retour
(art. L331-1 CESEDA) consiste in un sussidio finanziario erogato allo
straniero e, se del caso, al suo coniuge e ai suoi figli, per le spese di
viaggio ai fini del ritorno nel proprio paese, nonché nell’assistenza per
organizzare tale viaggio (cfr. scheda informativa: Dispositifs des
aides au retour et à la réinsertion).
La decisione di obbligo
di abbandono del territorio francese può essere assunta anche nei confronti
degli stranieri che non hanno rispettato le condizioni di entrata previste
dall’art. 5 del citato Regolamento CE n. 562/2006 o verso coloro i quali, provenendo
da altro paese dell’“area Schengen”, non possono dimostrare di essere in
possesso dei documenti richiesti.
Oltre ad una simile
decisione, l’autorità amministrativa può disporre “un divieto di ritorno sul territorio francese”. Tale divieto e la
sua durata sono decisi dall’autorità amministrativa tenendo conto degli anni
della presenza del cittadino straniero in Francia, della natura dei suoi legami
con il paese, della circostanza per cui sia stato già oggetto di una misura di
allontanamento e del fatto che la sua presenza possa costituire una minaccia
per l’ordine pubblico. L’autorità amministrativa può inoltre abrogare in ogni
momento tale divieto e lo straniero può presentare domanda di abrogazione (art. L511-1 CESEDA). Il CESEDA dispone poi che l’obbligo di abbandono
del territorio non possa essere stabilito nei confronti di alcuni stranieri,
tra i quali: i minori stranieri; gli stranieri che dimostrano di risiedere
abitualmente in Francia dall’età di 13 anni; quelli che risiedono regolarmente
in Francia da più di venti anni; quelli che, non vivendo in stato di poligamia,
dimostrano di essere genitori di un bambino francese minore residente in
Francia e che contribuiscono di fatto alla sua educazione; gli stranieri
coniugati con cittadini francesi da almeno tre anni; quelli residenti
abitualmente in Francia che necessitano di particolari cure mediche che non
potrebbero ricevere in altro paese (art. L511-4 CESEDA).
3.2 Il decreto di espulsione Nei confronti di un
cittadino straniero, la cui presenza in Francia costituisce una minaccia grave
per l’ordine pubblico, può essere emanato un “decreto di espulsione” dalla Francia. L’autorità competente in
materia è di norma il prefetto del
dipartimento (art. L521-1; art. R522-1 CESEDA). Se ricorrono circostanze
eccezionali, in cui la misura dell’espulsione è considerata un’esigenza
immediata per la sicurezza dello Stato o per la protezione di alcuni suoi
interessi fondamentali, o se si tratta di una “urgenza assoluta”, il decreto è
emanato dal Ministro dell’Interno (art.R522-2 CESEDA). Nel codice sono anche stabilite le categorie
“protette” di stranieri che possono essere oggetto di misure di espulsione solo
in casi straordinari. In particolare, solo qualora
una simile misura sia riconosciuta come una necessità immediata per la
sicurezza dello Stato o la sicurezza pubblica, possono essere espulsi gli
stranieri che si trovano in una delle seguenti condizioni:
1) lo straniero che, non
essendo poligamo, ha un figlio minore di nazionalità francese e residente in
Francia, a condizione che egli contribuisca in modo sostanziale al suo
sostentamento e alla sua educazione e che non sia oggetto di una sentenza
definitiva di condanna a cinque anni di reclusione;
2) lo straniero sposato da
almeno tre anni con una persona di nazionalità francese;
3) lo straniero che risiede
abitualmente in Francia da almeno dieci anni;
4) lo straniero titolare di
una rendita dovuta ad un incidente sul lavoro o ad una malattia professionale
che lo ponga in uno stato di incapacità pari almeno al 20%, tranne che non sia
oggetto di una sentenza definitiva di condanna a cinque anni di reclusione;
5) lo straniero cittadino
di un paese membro dell’UE o dello “spazio economico europeo”, o della Confederazione
svizzera (art. L521-2 CESEDA).
Inoltre, il codice
stabilisce che determinate categorie di stranieri possono essere espulse solo
nel caso in cui sia dimostrato che svolgano attività terroristica o compiano atti di incitamento all’odio, alla
discriminazione, alla violenza verso una persona o un gruppo di persone. Tali
categorie “protette” sono:
1) lo straniero che
dimostri di risiedere abitualmente in Francia dall’età di 13 anni;
2) lo straniero che risiede
regolarmente in Francia da più di venti anni;
regolarmente in Francia da più di dieci anni e che, non vivendo in poligamia, è
coniugato da almeno quattro anni con un cittadino francese o straniero che è
genitore del proprio figlio, a condizione che contribuisca al suo
sostentamento;
4) lo straniero che risiede
abitualmente in Francia e che necessita di particolari cure mediche che non
potrebbe ricevere altrove (art. L521-3 CESEDA).
I minori stranieri non possono in alcun caso essere espulsi (art. L521-4 CESEDA). I cittadini di uno Stato dell’UE o dello “spazio
economico europeo” o della Confederazione svizzera, o loro familiari possono
essere espulsi solo se il loro comportamento rappresenta una minaccia reale,
attuale e grave per un interesse fondamentale della società (art. L521-5 CESEDA).
Salvo in caso di
“urgenza assoluta”, il procedimento amministrativo ordinario in materia prevede
che allo straniero sia notificato che è stata aperta nei suoi confronti una
“procedura di espulsione” e per quali fatti. Lo straniero, nel “bollettino di
notifica”, riceve inoltre la convocazione presso una apposita commissione. Tale organo è composto dal
presidente del tribunale ordinario del capoluogo del dipartimento competente o
da un giudice da questi delegato; da un magistrato designato dall’assemblea
generale dello stesso tribunale ordinario; da un consulente legale del
tribunale amministrativo. Lo straniero è inoltre informato che può presentarsi
presso la commissione insieme ad un proprio consulente legale e richiedere un
interprete. Egli può anche richiedere un
sussidio economico per far fronte alle spese legali per la sua difesa,
denominato “aide juridictionnelle”
e può presentare ricorso contro un eventuale decreto di espulsione. La
commissione, dopo aver ascoltato lo straniero, invia all’autorità
amministrativa competente il suo parere entro un mese (art. L522-1 e ss.; art. R522-4 e ss. CESEDA). Qualora, dopo aver ricevuto il parere della
commissione, l’autorità competente decida per l’allontanamento dello straniero,
emette il “decreto di espulsione” e indica il termine entro il quale deve
essere eseguito. Salvo casi di urgenza, tale termine non può essere inferiore ad un mese. Il decreto indica anche il
paese di destinazione dello straniero che può essere o quello di cui ha la
nazionalità, o quello che gli ha rilasciato un documento di viaggio, o un paese
in cui può essere ammesso. In nessun caso lo straniero può essere inviato in un
paese in cui la sua vita o la sua libertà siano in pericolo, o in cui possa essere
sottoposto a tortura e a pene o trattamenti disumani o degradanti (art. L523-2; art.R523-1 CESEDA). Un decreto di espulsione può essere abrogato in
ogni momento dall’autorità che lo ha emanato e lo stesso straniero può
presentare domanda per l’abrogazione. I motivi che hanno determinato il decreto
di espulsione sono comunque riesaminati ogni cinque anni (art. L524-1 e ss. CESEDA).
abbia commesso un “crimine” o un “delitto”, il tribunale competente a giudicarlo può disporre la pena dell’“interdizione dal territorio francese”,
disciplinata dagli articoli L131-30, L131-30-1 e L131-30-2 del Codice penale (CP), e ripresa dall’art. L541-1 del CESEDA.
In particolare l’art. L130-30 CP stabilisce che tale divieto possa durare dieci anni al massimo. La pena comporta
inoltre che lo straniero sia ricondotto alla frontiera. Se il divieto di
territorio francese costituisce una pena aggiuntiva ad una pena detentiva, la
sua data di esecuzione inizia dopo che sia stata scontata la pena carceraria.
Ai sensi dell’art. L131-30-1 CP, un tribunale può stabilire un tale divieto solo
mediante una decisione “specialmente motivata” qualora lo straniero si trovi in
una condizione specifica “protetta”: ad esempio se questi, non vivendo in
poligamia, è genitore di un minore francese residente in Francia, a condizione
che provveda al suo sostentamento; o se è coniugato da almeno tre anni con un
cittadino francese; o in altre situazioni elencate. L’art. L131-30-2 CP specifica inoltre i casi in cui tale pena non possa
essere disposta: ad esempio, nel caso in cui lo straniero dimostri di risiedere
in Francia dall’età di 13 anni; o da più di vent’anni; o da più di dieci anni e
sia coniugato, senza essere poligamo, da almeno quattro anni con un cittadino
francese; o da più di dieci anni e sia al contempo genitore di un minore francese
che risiede in Francia, a condizione che dimostri di contribuire al suo
sostentamento; o in altre situazioni elencate.
4. L’obbligo di residenza e “i centri di permanenza
amministrativa” degli stranieri Nel caso in cui lo
straniero oggetto di un decreto di espulsione, o di altre misure di
allontanamento obbligatorio dal territorio francese, dimostri di non potersi
recare in breve tempo nel suo paese di origine o in altro paese, l’autorità
amministrativa può disporre la sua “assegnazione
ad una residenza specifica” (assignation à résidence). Ugualmente, può essere previsto tale
obbligo di residenza se lo straniero oggetto di un decreto di espulsione debba
sottoporsi a particolari cure mediche. Lo straniero cui è assegnata una
residenza specifica deve presentarsi inoltre periodicamente presso un servizio
di polizia o unità di gendarmeria. Può inoltre essere stabilito che allo
straniero venga applicato un meccanismo di sorveglianza
elettronica o che gli sia ritirato il passaporto o altro documento di
identità. La decisione di assignation à résidence può essere presa per una durata massima di
sei mesi ed essere poi rinnovata più volte (art. L561-1 e ss.; art. R561-1 e ss. CESEDA). Lo straniero che si
trovi nelle stesse condizioni di impossibilità a lasciare il territorio
francese e non sia sottoposto ad un obbligo di residenza, può essere anche
destinato ad un “centro di permanenza
amministrativa” (centre de rétention administrative - CRA)
per una durata iniziale di cinque giorni.
La decisione di assegnazione ad uno di tali centri è assunta dal prefetto del dipartimento competente (art. L551-1 e ss. CESEDA). Trascorsi i primi cinque giorni di soggiorno
presso un CRA, può essere disposto dal giudice
competente per il territorio (juge des libertés et de la détention) il suo prolungamento
fino ad un massimo di ulteriori 40
giorni(art. L552-7 CESEDA). Lo straniero oggetto di
tale misura è colui che si può trovare in una delle seguenti condizioni:
1) è in attesa di essere
consegnato alle autorità competenti di uno Stato membro dell’UE che lo abbia
ammesso ad entrare o dal quale proviene direttamente;
2) è oggetto di un decreto
di espulsione;
3) deve essere ricondotto
alla frontiera in esecuzione di una “interdizione giudiziaria dal territorio
francese”;
4) è oggetto di una
segnalazione ai fini della non ammissione da parte di un altro paese;
5) è oggetto di un decreto
che stabilisce il suo riaccompagnamento alla
6) è oggetto di una
“decisione di obbligo di lasciare il territorio francese” stabilita meno di un
anno prima e il cui termine di esecuzione è scaduto;
7) deve essere riaccompagnato
alla frontiera in esecuzione di un “divieto di ritorno” o di una “interdizione
amministrativa dal territorio”;
8) non ha adempiuto nei
termini previsti all’obbligo di lasciare il territorio francese o vi è ritornato
senza autorizzazione.
collocamento di uno straniero presso un CRA deve essere scritta e motivata. Il
Procuratore della Repubblica ne è inoltre immediatamente informato. Lo
straniero che arriva in un centro può domandare l’assistenza di un interprete,
di un consulente legale e di essere visitato da un medico. Egli è anche
informato che può comunicare con il proprio Consolato e con una persona di sua
scelta. Quando entra nel centro, lo straniero è in particolare informato dei
diritti che può vantare in materia di diritto d’asilo e del fatto che può
presentare, entro cinque giorni, la domanda
di asilo (art. L551-3 CESEDA). Allo straniero è inoltre comunicato che può
richiedere un sussidio economico per far fronte alle spese legali per la sua
difesa, denominato “aide juridictionnelle”
e che può presentare ricorso contro le decisioni di allontanamento che possono
essere assunte dall’autorità amministrativa o da quella giudiziaria nei suoi
confronti. Il giudice competente può inoltre stabilire che lo straniero,
trascorsi i primi cinque giorni di collocamento in un tale centro, possa essere
assegnato “ad una residenza specifica” ed essere anche oggetto di una misura di
“sorveglianza elettronica” (art. L552-4 e art. L552-4-1 CESEDA). In deroga alla durata massima di 45 giorni di
permanenza complessiva presso un CRA, il giudice può prolungare la rétention administrative per la durata di un ulteriore mese, rinnovabile fino ad un massimo di sei mesi se lo straniero
è stato condannato ad una pena d’interdizione dal territorio per atti di terrorismo o se la sua
espulsione è legata ad “attività a carattere terroristico penalmente accertate”
(art. L552-7 CESEDA). Tenuto conto dell’interesse particolare legato
all’allontanamento di tali stranieri a causa della loro minaccia per la
sicurezza pubblica, la rétention administrative de longue durée ha lo scopo di assicurarne l’espulsione dalla Francia solo
dopo che siano state adempiute le procedure per registrarne i dati e stabilire
il paese di destinazione. Gli stranieri sottoposti ad una misura di rétention administrative de
longue durée sono collocati in uno spazio
riservato del CRA, senza possibilità di contatto con gli altri stranieri
presenti nel centro.
5. Il diritto di asilo Il diritto d’asilo
è riconosciuto in Francia come un diritto
di rilievo costituzionale. L’art.4
del Preambolo della Costituzione del 27 ottobre 1946, cui rinvia la Costituzione del 4 ottobre 1958 attualmente in vigore, stabilisce infatti che “tout homme persécuté en raison de son action en faveur de la liberté a droit d'asile sur les
territoires de la République”.
Il Consiglio costituzionale, nella sua Decisione n. 93-325 DC del 13 agosto 1993, ha anche stabilito che esso è “un
principio a valore costituzionale” in base al quale, in modo generale, lo
straniero che lo rivendica è autorizzato a soggiornare sul territorio fino a
quando non ottenga una risposta alla sua richiesta.
Il diritto d’asilo è inoltre un diritto da tutelare in virtù
dell’adesione della Francia alla Convenzione di Ginevra
sullo statuto dei rifugiati del 28 luglio 1951. In particolare, si rammenta che l'art.
1, c. 2., della Convenzione dispone che lo stato di “rifugiato” possa essere
riconosciuto a colui che “[…] nel giustificato timore di essere perseguitato
per la sua razza, la sua religione, la sua cittadinanza, la sua appartenenza a un determinato gruppo
sociale o le sue opinioni politiche, si trovi al di fuori dello Stato di
cui possiede la cittadinanza e non può o, per tale timore, non vuole domandare
la protezione di detto Stato; oppure a chiunque, essendo apolide e trovandosi
al di fuori del suo Stato di domicilio […], non può o, per il timore sopra
indicato, non vuole ritornarvi”.
Le droit d’asile è
disciplinato nello specifico da disposizioni del Libro VII del CESEDA (cfr. art. L711-1 e ss.; art. R721-1 e ss.). In particolare, l’art. L711-1 stabilisce che la
qualità di “rifugiato” possa essere
riconosciuta alla persona che è esposta ad una delle minacce sopra descritte o
ad ogni persona su cui “l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i
rifugiati” esercita un mandato di protezione, ai sensi degli articoli 6 e 7 del
suo Statuto.
Nell’ordinamento
francese è inoltre previsto che la persona che non si trovi nelle condizioni
per poter essere riconosciuto come “rifugiato”, possa ottenere il beneficio
della “protezione sussidiaria” (art. L712-1 CESEDA). Questa può essere richiesta qualora la persona sia
esposta ad una delle seguenti minacce nel paese in cui risiede: pena di morte;
tortura o altre pene disumane o degradanti; pericolo per la sua incolumità a
causa di un conflitto interno o internazionale. Tale dispositivo, che
costituisce il recepimento della direttiva 2004/83/CE del 29 aprile 2004, può essere concesso per un periodo di
un anno, rinnovabile.
Viceversa, la protezione
sussidiaria non può essere riconosciuta allo straniero se esiste motivo di
credere che egli abbia commesso un crimine contro la pace, un crimine di guerra
o un crimine contro l’umanità, o un grave reato di diritto comune, ovvero
azioni contrarie agli scopi e ai principi della Nazioni Unite, o infine se la
sua attività in Francia costituisce una grave minaccia per l’ordine pubblico e
la sicurezza dello Stato (art. L712-2 CESEDA).
Le persecuzioni e le
minacce subite da uno straniero, in ragione delle quali può ottenere il titolo
di rifugiato o la protezione sussidiaria, possono essere state compiute da: autorità
dello Stato di provenienza; organizzazioni che controllano lo Stato o parte di
esso; “attori non statali”, nel caso in cui lo Stato o le organizzazioni
internazionali e regionali non siano in grado di garantire un’adeguata
protezione all’interessato (art. L713-2 CESEDA).
L’organo competente per
il rilascio del titolo di rifugiato e per la concessione della protezione
sussidiaria è l’Ufficio francese di
protezione dei rifugiati e degli apolidi (Office français de protection
des réfugiés et apatrides - OFPRA). Si tratta di un ente pubblico, incardinato presso il
Ministero dell’interno, ma dotato di autonomia finanziaria e amministrativa (art. L721-1 e ss. CESEDA). Il suo Consiglio di amministrazione è
formato da un deputato, un senatore, un rappresentante della Francia presso il
Parlamento europeo, sei rappresentanti dello Stato, un rappresentante del
personale. L’OFPRA, organizzato al suo interno in divisioni competenti per aree
geografiche, esamina le domande di asilo e può convocare la persona interessata
per un’audizione. In caso di rigetto di una domanda di asilo, il richiedente ha
la possibilità di presentare, entro un mese, una ricorso presso la “Corte
nazionale del diritto di asilo” (CNDA), (art. L731-1 e ss.). In tal caso lo straniero ha diritto ad un
consulente legale e ad un interprete e può beneficiare del sussidio finanziario
denominato “aide juridictionnelle”.
La CNDA costituisce una giurisdizione amministrativa specializzata ed è
presieduta da un Consigliere di Stato, nominato dal Vice Presidente del
Consiglio di Stato. La Corte è organizzata in sezioni, ognuna delle quali deve
essere presieduta o da un consigliere di Stato, o da un magistrato della Corte
dei conti, o da un magistrato ordinario in servizio o onorario. Ogni sezione è
inoltre composta da: una personalità qualificata di nazionalità francese
nominata dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati; una
personalità qualificata nominata dal Vicepresidente del Consiglio di Stato, su
proposta di uno dei ministri rappresentati nel Consiglio di amministrazione
dell’OFPRA.
La domanda di asilo può essere presentata dallo straniero interessato
o alla frontiera oppure, ed è il caso più frequente, una volta che questi è
entrato nel territorio francese. La domanda di asilo deve essere preceduta da
una “domanda di ammissione al soggiorno
a titolo di asilo” al prefetto
del dipartimento competente. Con decreto del Ministero dell’Interno può essere
stabilito che il prefetto di un dipartimento sia competente per il ricevimento
delle domande in più dipartimenti (art. R741-1 CESEDA). Nel caso in cui lo straniero si trovi in un CRA,
la domanda di autorizzazione è indirizzata al prefetto che ne ha ordinato il
collocamento presso tale centro. Una volta ricevuta la richiesta, il prefetto
controlla alcuni suoi aspetti.
La domanda di asilo non
può essere rifiutata, a meno che non si verifichino le seguenti condizioni:
1) la domanda di asilo che
lo straniero intende presentare è di competenza di un altro Stato membro
dell’UE, in applicazione del Regolamento CE n. 343/2003 del Consiglio del 18 febbraio 2003;
2) il richiedente proviene
da un paese in cui sono cessate le condizioni per le quali poteva avere diritto
all’asilo, o da un “paese di origine
sicura”[1], giudicato tale poiché vi sono rispettati i principi di
libertà e democrazia, lo stato di diritto e i diritti umani;
3) la presenza in Francia
dello straniero può costituire una
minaccia grave per l’ordine pubblico e la sicurezza dello Stato;
4) la domanda è basata su
una frode deliberata o costituisce un ricorso abusivo alle procedure del
diritto d’asilo. Qualora il prefetto riscontri la sussistenza di una di queste
condizioni, può negare l’ammissione al soggiorno.
Lo Stato ha tuttavia il
diritto sovrano di concedere l’asilo allo straniero anche se si trova nelle
succitate condizioni. Qualora il richiedente asilo si trovi in una delle condizioni
sopra elencate, ad eccezione della prima, e gli venga rifiutata l’ammissione
provvisoria al soggiorno, può comunque presentare la domanda di asilo entro 15
giorni al prefetto, il quale a sua volta la trasmette all’OFPRA. Tale organo
deve quindi esaminare la richiesta con “procedura
prioritaria” entro 15 giorni dal suo ricevimento. Se la domanda è
presentata da un richiedente asilo collocato in un CRA, l’OFPRA è tenuto a
deliberare entro 96 ore (art. L742-5; art. L723-1; art. R723-1; art. R723-3 CESEDA). In base alla procedura ordinaria, qualora dopo la
prima fase istruttoria il prefetto accolga la richiesta di autorizzazione a
titolo di asilo, lo straniero riceve un “documento
provvisorio di soggiorno” della validità di un mese, durante il quale egli
può presentare la domanda di asilo all’OFPRA entro 21 giorni (art. R723-1 CESEDA). La domanda di asilo o di riconoscimento dello
status di apolide è redatta in francese su un modulo predisposto dall’OFPRA.
Essa deve essere firmata e corredata da due fotografie, dal documento di
soggiorno ed eventualmente da un documento di viaggio dell’interessato. Una
volta accettata la domanda, lo straniero ritira una “ricevuta di deposito di una domanda di asilo” che gli permette di
soggiornare in Francia. La ricevuta può avere una validità da un minimo di tre a un massimo di sei mesi ed è stabilita con
decreto del Ministero dell’Interno. La ricevuta è rinnovabile per periodi di tre mesi, fino alla notifica della
decisione dell’OFPRA riguardo alla concessione o meno dell’asilo
(riconoscimento di “rifugiato” o della “protezione sussidiaria”) (art. L742-1 e ss.; R742-1 e ss. CESEDA). In caso di giudizio favorevole dell’OFPRA,
il richiedente asilo che ottiene il riconoscimento della qualità di “rifugiato”, ha diritto al rilascio da
parte dell’autorità amministrativa competente di una “carta di residente” che ha validità 10 anni e può essere rinnovata. Nel caso di giudizio positivo
dell’OFPRA nei confronti di un richiedente asilo che ottiene la “protezione sussidiaria”, questi ha
diritto al rilascio di una “carta di
soggiorno temporaneo” recante l’indicazione “vita privata e familiare”, che
ha validità di un anno e può essere
rinnovata. Sia la “carta di residente” che la “carta di soggiorno temporaneo”
danno diritto al coniuge e ai figli del richiedente di ottenere un simile
titolo di soggiorno. Entrambe le carte conferiscono inoltre al richiedente il
diritto ad esercitare un’attività
lavorativa (art. L314-11; art. L313-13; art. L742-6 CESEDA).
In particolare, lo
straniero che ottiene il titolo di rifugiato è tenuto a firmare “un contratto di accoglienza ed integrazione”
con lo Stato, le cui caratteristiche sono state precedentemente illustrate. Lo
straniero che ha firmato un tale contratto beneficia inoltre di un servizio di
assistenza personalizzato per la ricerca
di un impiego e di un alloggio. Al fine di garantire questo servizio lo Stato conclude
con gli enti territoriali e altri soggetti interessati una convenzione (art. L711-2; art. L311-9 CESEDA).
Qualora una domanda di
asilo sia definitivamente rifiutata
dall’OFPRA e - se adita - dalla CNDA, l’interessato, a meno che non ottenga
altro titolo per soggiornare in Francia, è obbligato a lasciare il paese,
altrimenti è oggetto di una misura di allontanamento e delle pene previste per
il reato di “entrata irregolare” nel territorio (art. L742-7 CESEDA). Dopo che una domanda di asilo è stata
definitivamente rifiutata, lo straniero può richiedere un “permesso di
soggiorno” se ha i requisiti necessari (art. L311-6 CESEDA).
Dal 2010 è stato
attivato in Francia un dispositivo di
prima accoglienza dei richiedenti asilo, coordinato dall’OFII (il già
menzionato Ufficio francese dell’immigrazione e dell’integrazione). Il
dispositivo si articola in una rete di 34 “piattaforme di accoglienza dei
richiedenti asilo” (PADA), organizzate a livello regionale. Le PADA, gestite o
direttamente dall’OFII o da associazioni (ad es. il Forum réfugiés, la Croix-Rouge Française, ecc.),
garantiscono l’assistenza agli stranieri durante l’intero svolgimento della
procedura per la presentazione delle domande di asilo e il riconoscimento dello
status di rifugiato o di protetto.
di tale procedura, i richiedenti asilo possono inoltre essere ospitati presso
strutture specifiche denominate “Centres d’accueil
pour demandeurs d’asile”
(CADA). Al dicembre 2014 risultavano in Francia: 270 CADA; un centro
specializzato per i minori non accompagnati richiedenti asilo; due centri di
transito. Tale dispositivo nazionale di accoglienza garantisce oltre 25.000 posti letto. Per i
richiedenti asilo non ospitati in tali strutture è previsto il versamento di un
sussidio giornaliero denominato “allocation temporaire
d’attente” che è di 11, 45 euro. Il sussidio è versato per
l’intero periodo di svolgimento della procedura per il riconoscimento dello
status di rifugiato. In Francia è inoltre attivo un dispositivo di accoglienza
d’urgenza (dispositif d’hébergement d’urgence) per i richiedenti asilo che non possono essere
ospitati presso i CADA. Le capacità di accoglienza di tali centri di urgenza
varia a seconda delle necessità (cfr. la scheda dedicata a “La demande d’asile” sul sito dell’OFII e la scheda “L’accueil
et l’hebergement des demandeurs d’asile” sul sito del Ministero dell’interno). Il 29 luglio 2015 è stata promulgata in Francia la nuova riforma del
diritto di asilo (Loi n. 2015-925 du 29 juillet relatif
à la reforme du droit d’asile), al termine di un iter durato circa un anno (il progetto
di legge era stato presentato dal Governo all’Assemblea nazionale il 23 luglio
2014). La legge recepisce nell’ordinamento interno due direttive: la Direttiva 2013/32/UE e la Direttiva 2013/33/UE, approvate entrambe dal Parlamento europeo e dal Consiglio
il 26 giugno 2013. Il legislatore ha inteso raggiungere, in particolare, due
obiettivi: migliorare le garanzie per gli stranieri richiedenti asilo;
velocizzare le procedure per l’esame delle domande di asilo. Il provvedimento in questione, che reca diverse modifiche al
CESEDA, si articola in sette capitoli. Il capitolo I verte sulle procedure di rilascio del titolo di rifugiato e della
protezione sussidiaria. Il capitolo II
contiene le disposizioni relative allo status di apolide. Il capitolo III riguarda le procedure di esame
delle domande di asilo. In particolare, in quest’ultimo capitolo, l’art. 9 mira ad introdurre nuove regole
per l’elaborazione della lista dei “paesi
di origine sicura”, riconosciuti tali dall’OFPRA a condizione che in essi
siano rispettati i principi di libertà e democrazia, lo stato di diritto e i
diritti umani. La legge stabilisce, inoltre, che essi possano essere
considerati “sicuri” se, più precisamente, “sulla base della situazione legale,
dell’applicazione del diritto nel quadro di un regime democratico e delle
circostanze politiche generali, può essere dimostrato, in modo uniforme per gli
uomini e per le donne, che non si sia mai fatto ricorso alla persecuzione, né
alla tortura, né a pene o trattamenti disumani o degradanti”, o sia accertato
che non vi siano minacce di violenze verso persone in situazioni di conflitto
armato internazionale o interno. Inoltre l’art. 6 prevede che il Consiglio di
amministrazione dell’OFPRA monitori regolarmente i paesi considerati sicuri per
modificare eventualmente la lista in materia. L’art. 11 introduce poi il ricorso ad una “procedura accelerata” da parte dell’OFPRA per l’analisi di alcune domande di asilo: tale procedura diviene
obbligatoria nel caso in cui il
richiedente provenga da un paese classificato nella lista dei “paesi sicuri” o
qualora questi abbia presentato una domanda di riesame; la procedura è invece facoltativa qualora il richiedente esibisca
documenti di identità o di viaggio giudicati falsi, o abbia presentato più
domande di asilo con identità differenti, o abbia rilasciato dichiarazioni
incoerenti, o in altre circostanze previste dalla legge; tale procedura
potrebbe inoltre essere attivata su richiesta dell’autorità amministrativa nel
caso in cui il richiedente opponga un rifiuto all’obbligo di rilevazione delle
proprie impronte digitali,
conformemente al Regolamento (UE) n. 603/2013 del 26 giugno 2013, o se al momento della registrazione
della domanda presenti documenti di identità o di viaggio falsi, o nasconda la
propria nazionalità o il modo in cui è entrato in Francia, o in altri casi
elencati. Il capitolo IV concerne la
Corte nazionale del diritto di asilo. Il capitolo V riguarda l’accesso alla procedura d’asilo e l’accoglienza dei
richiedenti asilo, prevedendo in particolare che nel CESEDA sia introdotto un
nuovo capitolo relativo alle regole stabilite a livello europeo di
registrazione delle domande di asilo degli stranieri. In particolare è
stabilito che l’autorità amministrativa competente proceda alla registrazione
della domanda di asilo e alla determinazione
dello “Stato responsabile” per la procedura di asilo, in applicazione del Regolamento (UE) n. 604/2013 (c.d. Dublino III) del 26 giugno 2013. Inoltre tale
capitolo prevede un “dispositivo nazionale di accoglienza” dei richiedenti
asilo che domandano di beneficiare della protezione
internazionale, organizzato in conformità alle disposizioni della Direttiva 2013/33/UE del 26 giugno 2013. Il capitolo VI è relativo ad alcuni diritti riconosciuti a coloro che ottengono
il titolo di rifugiato o la protezione sussidiaria, prevedendo in particolare,
per i primi, di estendere il diritto alla “carta residente” anche al
convivente, mentre per i secondi la possibilità di avere una “carta di soggiorno
temporaneo” di validità biennale dopo il primo rinnovo. Il Capitolo VII è relativo ad alcune misure per
favorire l’integrazione dei rifugiati. Il capitolo VIII riguarda le disposizioni da applicare nei “territori
d’Oltremare”. Il capitolo IX
contiene alcune disposizioni finali. 6. Dati statistici sull’immigrazione regolare e irregolare
Tabella 1: Il rilascio di “primi titoli di
economico 21.352
Fonte: L’admission au séjour - les
titres de séjour: scheda informativa pubblicata sul sito del Ministero degli Interni francese (9 luglio 2015).
Tabella 2: L’allontanamento di stranieri in
Modalità di allontanamento di stranieri
in situazione irregolare
Allontanamenti forzati[2] 13.908
Allontanamenti e partenze spontanee
alle frontiere [4]
Fonte: L’éloignement des étrangers en situation irrégulière: scheda informativa pubblicata sul sito del Ministero degli Interni francese (15
gennaio 2015).
3: Le procedure di asilo
procedure di asilo presso l’OFPRA e la CNDA
delle domande presentate
dell’OFPRA
cui concessione dell’asilo (A)
(1: di cui riconoscimento dello
stato di “rifugiato”)
di cui riconoscimento della “protezione sussidiaria”)
presso la CNDA
della CNDA
cui annullamenti (B) 6.331
concessione dell’asilo (A+B)
Fonte: Les demandes d’asiles: scheda
informativa pubblicata sul sito del
Ministero degli Interni francese (9
aprile 2015).
L'origine di questo modo di dire - forse poco conosciuto - non è molto chiara. È chiarissimo, invece, il significato. "Si tira in ballo", dunque, quando s...