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Timestamp: 2020-07-12 00:09:28+00:00
Document Index: 32146107

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 360', 'art. 1', 'art. 360', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 360', 'art. 2697', 'sentenza ', 'art. 10', 'art. 378', 'art. 1', 'art. 1']

Sentenza Cassazione Civile n. 3361 del 08/02/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3361 del 08/02/2017
Cassazione civile, sez. trib., 08/02/2017, (ud. 23/01/2017, dep.08/02/2017), n. 3361
sul ricorso 1093/2013 proposto da:
A.M., T.L., elettivamente domiciliati in ROMA
VIA GROENLANDIA 5, presso lo studio dell’avvocato CLAUDIA PACINI,
che li rappresenta e difende giusta delega in calce;
AGENZIA DELLE ENTRATE DIREZIONE CENTRALE DI ROMA, in persona del
avverso la sentenza n. 277/2011 della COMM. TRIB. REG. di ROMA,
depositata il 16/11/2011;
udito per i ricorrenti l’Avvocato GIANESE per delega dell’Avvocato
PACINI che si riporta agli atti;
ZENO Immacolata, che ha concluso per il rigetto del ricorso (v.
p. 1. I coniugi A.M. e T.L. propongono due motivi di ricorso per la cassazione della sentenza n. 277/29/11 del 16 novembre 2011 con la quale la commissione tributaria regionale del Lazio, in riforma della prima decisione, ha ritenuto legittimo l’avviso di liquidazione e di irrogazione di sanzioni loro notificato dall’agenzia delle entrate in revoca delle agevolazioni “prima casa” (Iva ridotta al 4%) fruite sull’acquisto di un appartamento nel Comune di (OMISSIS). In particolare, la commissione tributaria regionale ha ritenuto che l’immobile in oggetto fosse ricompreso in area destinata dagli strumenti urbanistici vigenti a ville, parco privato, ovvero costruzioni qualificate come abitazioni di lusso D.M. LLPP 2 agosto 1969, ex art. 1.
p. 2. Con il primo motivo di ricorso si lamenta, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5), omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione su un fatto decisivo di causa. Ciò per avere la commissione tributaria regionale basato la propria decisione sulla mera ripetizione del disposto normativo di cui al cit. D.M. 2 agosto 1969, art. 1, senza prendere in esame le caratteristiche dell’immobile compravenduto nè – soprattutto correttamente ricostruire le previsioni degli strumenti urbanistici di riferimento; attestanti il fatto che in zona “(OMISSIS)” era prevista l’edificazione non soltanto di ville, ma anche di villini plurifamiliari e case a schiera. Ciò escludeva il carattere di lusso dell’immobile compravenduto.
Va premesso che essa viene proposta sotto il profilo non già della violazione o falsa applicazione normativa ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), bensì della carenza motivazionale; con quanto ne consegue in ordine ai noti limiti di sindacabilità, nella presente sede di legittimità, della valutazione della fattispecie concreta così come operata dal giudice di merito.
Ciò posto, la commissione tributaria regionale ha basato la propria decisione sul principio giuridico secondo cui, accertata l’insistenza dell’immobile compravenduto in area destinata dagli strumenti urbanistici vigenti alla costruzione di ville ed altre tipologie costruttive di lusso, diviene poi irrilevante, ai fini del riconoscimento dell’agevolazione in oggetto, valutare le caratteristiche in concreto assunte dall’immobile; il quale deve pertanto ritenersi di lusso per il solo fatto di essere ricompreso in area interessata dalle suddette previsioni urbanistiche.
Questa interpretazione del regime di agevolazione, resa in rapporto alla definizione di immobili di lusso desumibile al D.M. 2 agosto 1969, art. 1 (facente richiamo alle “abitazioni realizzate su aree destinate dagli strumenti urbanistici, adottati od approvati, a ville, parco privato ovvero a costruzioni qualificate dai predetti strumenti come di lusso”) deve ritenersi corretta.
Ciò in ragione del fatto che in base alla lettera ed alla ratio della disposizione in esame è dirimente l’inserimento dell’immobile nell’area così qualificata, essendo per il resto ininfluenti tanto le caratteristiche intrinseche dell’immobile, quanto la sua eventualmente diversa classificazione catastale conseguente a tali caratteristiche (Cass. 2595/88).
In definitiva, ai fini di causa, l’ubicazione prevale sulla tipologia concreta attribuibile all’immobile, posto che: “in tema di benefici fiscali per l’acquisto della prima casa, l’immobile sito in zona qualificata dallo strumento urbanistico comunale come destinata a “ville con giardino” deve essere ritenuto abitazione di lusso, ai sensi del D.M. Lavori pubblici 2 agosto 1969, art. 1, indipendentemente da una valutazione delle sue caratteristiche intrinseche costruttive, rilevando non già le caratteristiche di lusso intrinseche all’edificio qualificato come “villa”, bensì la collocazione urbanistica, la quale costituisce indice di particolare prestigio, e risulta, quindi, caratteristica idonea, di per sè, a qualificare l’immobile come “di lusso”. (Cass. Ordinanza n. 2755 del 23/02/2012).
Ne consegue pertanto che non può rimproverarsi al giudice di merito di non aver motivato alcunchè sulle caratteristiche costruttive dell’appartamento in oggetto, dal momento che tale mancata motivazione ha riguardato un profilo non rilevante ai fini di causa e, dunque, giustamente pretermesso.
Altro è a dire sull’esatta ricostruzione della destinazione urbanistica dell’area di ubicazione dell’immobile.
Sul punto va però considerato che la commissione tributaria regionale nell’accogliere l’appello dell’ufficio – ha dato conto del fatto che quest’ultimo si basava sulla nota n. 3832 del 12 aprile 2007 con la quale il Comune di Sutri riferiva che la lottizzazione “(OMISSIS)” era stata sottoposta a pianificazione attuativa e convenzionata prima dell’approvazione del vigente PRG comunale, “le cui previsioni sono state comunque confermate in sede di approvazione dello strumento urbanistico generale”. Ciò con riguardo ad un regolamento che, sulla base di quanto riferito dalla nota del Comune in oggetto, prevedeva esplicitamente, al punto 2, “l’obbligo di costruzioni a ville”.
E’ dunque sulla base di questo dato amministrativo che il giudice di merito ha fondato il proprio convincimento circa la tipologia “di lusso” dell’immobile in questione.
Ancorchè non esplicitato, non può esservi dubbio di sorta sul fatto che l’accoglimento del motivo di appello proposto, sul punto specifico, dall’agenzia delle entrate sia derivato proprio ed esclusivamente dalla positiva delibazione di questo dato di natura amministrativa; a sua volta riferito ad uno strumento urbanistico (il regolamento edilizio comunale le cui previsioni sono state recepite dal PRG) implicante la destinazione “a ville” dell’area nella quale è ricompreso l’immobile compravenduto. Ciò rendeva dunque evidente la legittimità dell’avviso di accertamento opposto, in quanto facente richiamo ad una nota dell’agenzia del territorio che si poneva in linea con quanto così confermato dal Comune di Sutri circa la destinazione dell’area alla costruzione di ville (mono o bifamiliari). Tipologia quest’ultima, necessaria e sufficiente a connotare l’intero piano di lottizzazione nel senso della edificazione di lusso ai sensi del D.M. cit.; ancorchè, in ipotesi, non escludente altre costruzioni.
p. 3. Con il secondo motivo di ricorso si deduce – ex art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3) e 5), violazione dell’art. 2697 c.c. e carenza di motivazione; per avere il giudice di appello individuato una seconda ed autonoma ratio decidendi in una circostanza – la natura di lusso dell’immobile in questione “anche ai sensi delle altre caratteristiche elencate nel decreto ministeriale di riferimento” – non dedotta dall’amministrazione finanziaria nell’avviso di liquidazione; da questa non provata, e non meglio specificata dal giudice di merito.
Il rigetto del primo motivo di ricorso esplica effetto assorbente sulla presente censura, proprio perchè quest’ultima è volta ad inficiare una ratio decidendi che gli stessi ricorrenti individuano come ulteriore ed autonoma rispetto a quella finora esaminata. Ne consegue che, confermata la fondatezza della prima ragione decisoria, nessuna positiva conseguenza pratica potrebbe ai ricorrenti derivare dall’eventuale accoglimento della censura in esame; dovendo la sentenza impugnata trovare comunque conferma per le indicate ragioni.
p. 4. Va detto che i presupposti della revoca dell’agevolazione permangono integri anche alla luce dello jus superveniens di cui al D.Lgs. n. 23 del 2011, art. 10, comma 1, lett. a), (dedotto dai ricorrenti nella memoria ex art. 378 c.p.c.); il quale, nel sostituire dell’art. 1, comma 2 della Parte Prima Tariffa allegata al D.P.R. n. 131 del 1986, ha sancito il superamento del criterio di individuazione dell’immobile di lusso – non ammesso, in quanto tale, al beneficio “prima casa” – sulla base dei parametri di cui al D.M. LL.PP. 2 agosto 1969.
In altri termini, il mendacio contestato – costituente l’espresso fondamento della sanzione, così come stabilito dell’art. 1, comma 4, Parte Prima, Tariffa D.P.R. n. 131 del 1986 cit. – non potrebbe più realizzarsi, in quanto caduto su un elemento (caratteristiche non di lusso dell’immobile) espunto dalla fattispecie agevolativa.