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Timestamp: 2020-08-06 01:52:10+00:00
Document Index: 134723098

Matched Legal Cases: ['art. 374', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 112', 'art. 360', 'art. 1173']

Sentenza Cassazione Civile n. 13565 del 01/07/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13565 del 01/07/2016
Cassazione civile sez. VI, 01/07/2016, (ud. 04/02/2016, dep. 01/07/2016), n.13565
sul ricorso 23255/2014 proposto da:
I.M., I.R.;
avverso il decreto della CORTE D’APPELLO di ROMA dell’11/11/2013,
depositato i124/02/2014;
Con decreto del 24 febbraio 2014 la Corte d’appello di Roma –
dichiarato il difetto di legittimazione processuale di P.M. (non prodotta la richiesta autorizzazione all’esercizio dell’azione ex art. 374 c.c.) – ha accolto la domanda proposta da I. M. e R., nella qualità di eredi legittimi di P. M., intesa ad ottenere l’equa riparazione del danno non patrimoniale conseguente alla durata non ragionevole del giudizio dagli stessi introdotto nei confronti dell’Inps per il pagamento dell’indennità di accompagnamento spettante alla loro dante causa ricorrente, dinanzi al Tribunale di Nola, con ricorso depositato il 17 settembre 2001 e definito con sentenza depositata il 5 dicembre 2008, liquidato l’indennizzo in Euro 3.000,00 per ciascun ricorrente, per il periodo di durata irragionevole del giudizio presupposto di tre anni e nove mesi, computata in tre anni e sei mesi la ragionevole durata ordinaria per il primo ed unico grado.
Per la cassazione di tale decreto il Ministero della giustizia ha proposto ricorso, affidato a due motivi; gli intimati non hanno svolto difese in sede di legittimità.
Con il primo motivo l’Amministrazione denuncia violazione e falsa applicazione della L. n. 89 del 2001, art. 2, nonchè dell’art. 112 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, per avere la corte di merito totalmente omesso di evidenziare che i ricorrenti avevano richiesto la liquidazione dell’indennizzo non già uti singuli, bensì in via cumulativa, riferibile ad entrambi gli eredi.
Il mezzo è fondato, giacchè dall’esame del ricorso introduttivo del giudizio di equa riparazione, consentito in questa sede, risulta che la originaria ricorrente non ha formulato domanda per gli interessi.
La giurisprudenza di legittimità è costante nel ritenere che l’obbligazione avente ad oggetto l’equa riparazione, configurandosi, non già come obbligazione ex delitto, ma come obbligazione ex lege, riconducibile, in base all’art. 1173 c.c., ad ogni altro atto o fatto idoneo a costituire fonte di obbligazione in conformità dell’ordinamento giuridico.
Conclusivamente, il ricorso deve essere accolto limitatamente al secondo motivo, rigettato il primo mezzo. Il decreto impugnato va cassato in relazione al motivo accolto e decidendo anche nel merito, non richiedendosi a tal fine ulteriori indagini in fatto, la decorrenza degli interessi sull’indennizzo come determinato dalla corte di merito sono dovuti solo a decorrere dalla data della pronuncia del decreto. In considerazione del parziale accoglimento del ricorso, con conseguente reciproca soccombenza, le spese del giudizio di legittimità vengono compensate, mentre vanno confermate quelle del giudizio di merito.
La Corte, rigettato il primo motivo di ricorso, accoglie il secondo;
cassa il decreto impugnato in relazione al motivo accolto e decidendo nel merito fissa la decorrenza degli interessi sull’indennizzo determinato dalla corte di merito dalla data della pronuncia del decreto;
confermate le spese processuali liquidate avanti alla corte di merito, dichiara interamente compensate fra le parti quelle della legittimità.