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Timestamp: 2018-10-24 03:48:03+00:00
Document Index: 157721351

Matched Legal Cases: ['art.1552', 'art.1470', 'art.1559', 'art.1556', 'art.1655', 'art.1', 'art.2222', 'art.1749', 'art.3', 'art.7', 'art.4', 'art.7', 'art.7', 'art.62']

Confindustria Verona - Ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali: dal 1° gennaio 2013 in vigore le nuove disposizioni
Ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali: dal 1° gennaio 2013 in vigore le nuove disposizioni
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ultimo aggiornamento 09/17/2013
Ha trovato recente pubblicazione in Gazzetta Ufficiale il decreto legislativo che recepisce nel nostro Paese la Direttiva europea di rafforzamento delle misure dirette a contrastare il fenomeno dei ritardati pagamenti nelle transazioni commerciali. Le nuove disposizioni, che riguarderanno sia i rapporti fra imprese sia quelli fra imprese e pubbliche amministrazioni, si applicheranno alle transazioni commerciali concluse successivamente al 1° gennaio 2013.
Con il decreto (1) di recepimento della Direttiva europea (2) in tema di lotta contro i ritardati pagamenti, il nostro Governo ha proceduto ad una sostanziale innovazione dell’originario provvedimento legislativo (3) che, conformemente alla prima Direttiva europea dedicata a questa materia, già conteneva specifiche norme dirette a contrastare il proliferare del fenomeno.
Le nuove disposizioni trovano applicazione per ogni pagamento compiuto a titolo di corrispettivo in una transazione commerciale. Appare quindi essenziale la presenza di due distinti elementi: una transazione commerciale, che potrà aversi sia fra imprese che fra imprese e pubbliche amministrazioni; il pagamento di un corrispettivo pattuito come contropartita rispetto ad una consegna di beni oppure ad una prestazione di servizi.
Rispetto a quest’ultimo requisito, le disposizioni non sembrano evidentemente riguardare quei contratti nei quali vengano previste forme di estinzione integrale del debito che non consistono nel pagamento di somme di denaro [es. il contratto di permuta (4)]. Rispetto, invece, al primo requisito, evidenziamo che per “transazioni commerciali” sono dal decreto intesi tutti quei contratti, comunque denominati, che comportino, in via esclusiva o prevalente, la consegna di merci o la prestazione di servizi dietro il pagamento di un prezzo (ma si legga anche, in modo più ampio, corrispettivo). In tal senso, devono sicuramente ricondursi a questa definizione i contratti che abbiano ad oggetto la fornitura di beni [come, in particolare, i contratti di vendita (5), di somministrazione (6), estimatori (7)] oppure la prestazione di servizi [come il contratto di appalto privato e pubblico (8), di subfornitura (9), il contratto d’opera (10)].
Tenuto quindi conto della definizione di transazione commerciale, si può da subito desumere che la disciplina qui in commento non è immediatamente applicabile ai contratti che abbiano un oggetto diverso da quello sopra evidenziato, quale potrebbe configurarsi nell’ipotesi delle locazioni (ove, infatti, l’oggetto del contratto consiste nel godimento di un bene, seppure sempre dietro corrispettivo) oppure di altri contratti tipici [come i contratti bancari, di assicurazione, di agenzia, ove peraltro, con riferimento proprio a questi ultimi, le norme che regolamentano il pagamento delle provvigioni trovano da tempo più precisa disciplina (11), in ottemperanza, anche in questo caso, a normativa di derivazione comunitaria]. Va da sé che una più attenta verifica in merito all’applicazione al singolo contratto della disciplina in commento si potrà avere solo di volta in volta; peraltro, non si può negare che, con riferimento ad uno dei contratti da noi sopra considerati come esclusi dal campo applicativo della normativa in tema di ritardati pagamenti, le parti dello stesso possano ugualmente fare specifico rimando a tale normativa, ad esempio per assoggettare ai tassi di interesse legali da questa previsti le ipotesi di ritardato pagamento a cui una delle parti fosse tenuta.
Il decreto contiene però anche determinati casi di esclusione dalla disciplina qui in commento:
i. innanzitutto i contratti con i consumatori, vale a dire i contratti che abbiano come parte una persona fisica che agisce - o meglio che acquista beni o commissiona determinati servizi - per scopi che sono estranei all’attività imprenditoriale e/o professionale dalla stessa eventualmente svolta. Tale esclusione, seppure non prevista in modo esplicito dal decreto, si desume ugualmente dalla definizione di “transazioni commerciali”, ove viene fatto espresso riferimento ai soli contratti fra imprese o fra queste e le pubbliche amministrazioni;
ii. i debiti oggetto di procedure concorsuali aperte a carico del debitore, comprese le procedure dirette alla ristrutturazione del debito;
iii. i pagamenti effettuati a titolo di risarcimento del danno, compresi i pagamenti compiuti a tale titolo dalle assicurazioni.
Soggetti interessati: imprese, professionisti e pubbliche amministrazioni
In merito all’individuazione dei soggetti direttamente interessati dalla normativa in commento, evidenziamo come la definizione di “imprenditore” comprenda non solo ogni soggetto esercente un’attività economica organizzata (comprendendovi le imprese in genere, ed anche i lavoratori autonomi), ma pure chi la eserciti in forma di libera professione, dal che ci farebbe dedurre una sua applicazione anche per i rapporti fra imprese e professionisti (ad esempio, per quanto potrebbe riguardare il pagamento degli interessi moratori a seguito del ritardo nel pagamento dell’onorario a favore di questi).
Nel decreto viene invece innovata la definizione di “pubblica amministrazione”, rimandando, ai fini di una individuazione più precisa, al Codice dei contratti pubblici (12) ed alla definizione di “amministrazioni aggiudicatrici” ivi contenuta che finisce, dunque, col farvi rientrare tutte le amministrazioni dello Stato, gli enti pubblici territoriali, gli altri enti pubblici non economici, gli organismi di diritto pubblico, le associazioni, unioni, consorzi, comunque denominati, costituiti da tali soggetti.
Viene mantenuto il principio di fondo che già caratterizza la normativa vigente in tema di lotta contro i ritardati pagamenti (13) per il quale gli interessi moratori decorrono automaticamente, senza quindi alcuna formale messa in mora del debitore, dal giorno successivo alla scadenza del termine previsto per il pagamento del corrispettivo. Viene però anche mantenuta inalterata la previsione normativa (14) che fa discendere il diritto del creditore in merito agli interessi moratori dalla responsabilità del debitore, nel senso che quest’ultimo potrà comunque dimostrare che il ritardo nel pagamento è conseguenza di una impossibilità della prestazione derivante da causa a lui non imputabile.
Le parti di un contratto, anche in questo caso senza alcuna innovazione sul punto, restano libere sia di definire fra loro il tasso degli interessi moratori, sia di nulla prevedere nel contratto, volendo così implicitamente rifarsi agli interessi legali di mora.
Determinazione normativa degli interessi legali di mora
Relativamente a questi ultimi, non muta il riferimento di base sul quale va calcolato il saggio, vale a dire il tasso di interesse applicato dalla Banca centrale europea alle sue più recenti operazioni di rifinanziamento principali che viene semestralmente comunicato dal Ministero dell’economia e delle finanze. Ricordiamo che vengono così previsti due distinti tassi semestrali: il primo relativo al semestre che decorre dal 1° gennaio al 30 giugno di ciascun anno; il secondo a quello dal 1° luglio al 31 dicembre. Evidenziamo, però, che il tasso riferito agli interessi legali di mora deve venir più correttamente calcolato maggiorando il tasso BCE comunicato semestralmente di otto punti percentuali. In questo senso, il decreto ha ulteriormente ampliato la maggiorazione che, ricordiamo, era originariamente prevista in sette punti percentuali (15).
Interessi moratori concordati tra le parti e iniquità della clausola
Come anticipato, le imprese restano libere di definire tassi per interessi moratori diversi da quelli legali. In tal senso, mentre nei casi di tassi moratori superiori a quelli legali le imprese dovranno fare attenzione a non ricadere in valori di tassi usurai, nei casi inversi (di tassi inferiori) le imprese non dovranno prevedere contrattualmente un tasso che possa risultare gravemente iniquo a danno del creditore (16), pena la nullità della clausola che così disponga. Una ipotesi di questo genere si potrà, ad esempio, verificare qualora un debitore, abusando della propria posizione di forza, abbia imposto al creditore un tasso per interessi moratori di valore assolutamente irrisorio. Il decreto rende ancor più esplicito questo principio, venendo infatti a considerare una clausola che escluda l’applicazione degli interessi di mora assolutamente iniqua e, di conseguenza, nulla; inoltre, tale previsione opera come presunzione assoluta e, in quanto tale, non ammette alcuna prova contraria.
Le novità più sostanziali introdotte dal decreto attengono senza dubbio ai termini previsti per il pagamento del corrispettivo. Al riguardo, pur restando ferma l’autonomia delle parti nella determinazione dello specifico termine contrattuale, constatiamo come tale autonomia venga però fortemente condizionata nel caso di accordi fra imprese, se non assolutamente esclusa per quelli fra imprese e pubbliche amministrazioni.
Appare opportuno, per riassumere sinteticamente la disciplina in questione, distinguere fra le due categorie di contratti (contratti fra imprese e contratti fra imprese e pubbliche amministrazioni).
In merito ai contratti fra imprese, viene quindi previsto:
i. un termine di pagamento di 30 giorni (rappresenta sostanzialmente il valore di media europeo), se le parti non hanno fra loro concordato un diverso termine di pagamento. Il decreto, peraltro, contiene specifiche disposizioni ai fini dell’individuazione del momento dal quale decorre tale termine (17), potendo quindi divenire rilevante la data di ricevimento della fattura (quale criterio principale) o, in subordine, quella di consegna delle merci (e fatte salve altre casistiche considerate dal decreto stesso);
ii. le parti possono fra loro concordare un termine superiore a 30 giorni anche semplicemente come accordo verbale, ma tale termine, in un accordo che abbia questa forma, non può comunque essere superiore ai 60 giorni;
iii. le parti possono, infine, concordare un termine che sia superiore a 60 giorni, a condizione però che esso venga pattuito espressamente e la clausola contrattuale relativa venga provata per iscritto. In ogni caso, il termine non deve risultare gravemente iniquo per il creditore (18), ad esempio in quanto particolarmente ampio rispetto ai 60 giorni sopra considerati.
Contratti tra imprese e pubbliche amministrazioni
Nel caso, invece, di contratti fra imprese e pubbliche amministrazioni, viene previsto:
i. un termine di pagamento, di regola, di 30 giorni;
ii. le parti possono pattuire, purché in modo espresso, un diverso termine di pagamento quando ciò sia giustificato dalla natura o dall'oggetto del contratto o dalle circostanze esistenti al momento della sua conclusione. Tale termine deve essere pattuito in modo espresso e non può, inderogabilmente, risultare superiore ai 60 giorni;
iii. per gli enti che forniscono assistenza sanitaria (ASL, aziende ospedaliere e Policlinici) il termine ordinario dei 30 giorni viene automaticamente elevato a 60 giorni. Non sono però possibili pattuizioni per la determinazione di termini superiori a 60 giorni.
Sempre con riferimento ai contratti fra imprese e pubbliche amministrazioni, il decreto prevede anche che:
- eventuali procedure volte ad accertare la conformità della merce o dei servizi al contratto non possano avere una durata superiore a 30 giorni dalla data di consegna della merce o di prestazione del servizio, salvo che sia diversamente concordato per iscritto dalle parti e previsto nella documentazione di gara e purché ciò non sia gravemente iniquo per il creditore;
- vada considerata senz’altro nulla una clausola che abbia ad oggetto la predeterminazione o la modifica della data di ricevimento della fattura.
Infine, il decreto dispone che, qualora le parti abbiano concordato termini di pagamento a rate, le conseguenze negative del ritardo - e quindi il pagamento degli interessi moratori e, come diremo meglio subito di seguito, il risarcimento dei costi di recupero del credito - si abbiano esclusivamente sulle singole rate scadute.
Il decreto prevede le ipotesi di nullità delle clausole che risultano “gravemente inique” in danno del creditore (19).Tale principio diviene rilevante per valutare le clausole inerenti la materia dei pagamenti, dei relativi interessi di mora e i costi di recupero del credito. Tale criterio è, tra l’altro, espressamente richiamato quale criterio valutativo della validità delle clausole dirette a definire termini di pagamento superiori a 60 giorni nelle transazioni commerciali tra imprese. Inoltre, nelle transazioni commerciali con la pubblica amministrazione sono nulle le clausole dirette a predeterminare o modificare la data di ricevimento della fattura.
La nullità delle clausole sui termini di pagamento e sull’entità degli interessi moratori pattuiti può essere dichiarata anche d’ufficio dal giudice, determinando la sostituzione di diritto della clausola nulla con i termini di pagamento e l’applicazione di interessi moratori secondo il tasso riferito agli interessi legali.
Il decreto individua pure i criteri generali per valutare la grave iniquità delle clausole: il grave scostamento dalla prassi commerciale in contrasto con i principi di buona fede e correttezza, la natura della merce o del servizio, l’esistenza di motivi oggettivi per derogare al saggio degli interessi legali di mora, o ai termini di pagamento fissati dalla norma.
Nel caso di ritardato pagamento di un corrispettivo contrattualmente pattuito, e sempre che il debitore non dimostri che il ritardo nel pagamento sia conseguenza di una impossibilità della prestazione derivante da causa a lui non imputabile, il creditore ha diritto di vedersi rimborsato dei costi sostenuti per il recupero del credito.
Il decreto, innovando sul punto, ha inoltre disposto che sia riconosciuto in ogni caso al creditore, senza alcuna formale messa in mora del debitore, un importo forfettario di 40 euro a titolo di risarcimento del danno. Peraltro, viene fatta salva per il creditore la prova del maggior danno, da dare secondo i principi del nostro Codice civile (20), che può evidentemente comprendere anche i costi di assistenza dallo stesso sostenuti per il recupero del credito.
Infine, come sopra anticipato, evidenziamo come il decreto consideri gravemente iniqua, con presunzione però relativa (che ammette quindi prova contraria), la clausola che escluda il risarcimento per i costi di recupero del credito.
Disciplina in materia di cessione di prodotti agro-alimentari
Ricordiamo, da ultimo, come le cessioni di prodotti agro-alimentari abbiano ricevuto di recente più specifica disciplina (21), anche per quanto attiene ai termini di pagamento (previsti, inderogabilmente, in 30 gg. per i prodotti alimentari deteriorabili ed in 60 gg. per quelli non deteriorabili, e con decorrenza dall’ultimo giorno del mese di ricevimento della fattura) ed agli interessi moratori previsti nel caso di ritardato pagamento (con rinvio al medesimo tasso previsto dalla disciplina sui ritardati pagamenti, aumentato però di ulteriori due punti percentuali) (22). Tale normativa contiene, a differenza di quella innovata con il decreto qui in commento, precise sanzioni amministrative pecuniarie che colpiscono quei debitori che non rispettino i termini di pagamento così previsti (23).
(1) D.lgs. 9 novembre 2012, n.192 Modifiche al decreto legislativo 9 ottobre 2002, n.231, per l'integrale recepimento della direttiva 2011/7/UE relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali, a norma dell'articolo 10, comma 1, della legge 11 novembre 2011, n.180.
(2) Direttiva 2011/7/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 febbraio 2011 relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali.
(3) D.lgs. 9 ottobre 2002, n.231, recante attuazione della direttiva 2000/35/CE relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali.
(4) Secondo l’art.1552 del nostro Codice civile.
(5) Secondo l’art.1470 del Codice civile.
(6) Secondo l’art.1559 del Codice civile.
(7) Secondo l’art.1556 del Codice civile.
(8) Secondo l’art.1655 del Codice civile.
(9) Secondo la definizione contenuta nell’art.1 della Legge 18 giugno 1998, n.192 Disciplina della subfornitura nelle attività produttive.
(10) Secondo l’art.2222 del Codice civile.
(11) Vedi al riguardo l’art.1749 del Codice civile.
(12) Vedi art.3, comma 25, del D.lgs. 12 aprile 2006, n. 163 Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE.
(13) Vale a dire il D.lgs. n.231 del 2002 (vedi nota n.3).
(14) Art.3 del D.lgs. n.231 del 2002 che presuppone infatti la responsabilità del debitore ai fini della corresponsione degli interessi moratori.
(15) Se ci si rifacesse al tasso BCE attualmente vigente (pari all’1%), il saggio che troverebbe applicazione secondo il nuovo decreto non sarà quindi più pari all’8% (che è infatti il saggio attualmente previsto, ai sensi del D.lgs. n.231 del 2002, per il secondo semestre 2012) bensì al 9%.
(16) Ai sensi dell’art.7 del D.lgs. n.231 del 2002, come modificato dal D.lgs. n.192 del 2012.
(17) Secondo l’art.4 del D.lgs. n.231 del 2002 (come da ultimo modificato con il D.lgs. n.192 del 2012), ai fini della decorrenza degli interessi moratori, sempre che le parti non abbiano definito fra loro i termini di pagamento, si applicano infatti i seguenti termini:
(18) Ai sensi dell’art.7 del D.lgs. n.231 del 2002, come modificato dal D.lgs. n.192 del 2012.
(19) Sempre ai sensi dell’art.7 del D.lgs. n.231 del 2002, come modificato dal D.lgs. n.192 del 2012.
(20) Secondo gli artt.1218 e segg. del Codice civile.
(21) Con l’art.62 del D.L. 24 gennaio 2012, n.1 (convertito dalla Legge 24 marzo 2012, n. 27).
(22) Riprendendo l’esempio della nota 15, nel caso quindi di ritardati pagamenti di contratti aventi ad oggetto la cessione di prodotti agro-alimentari, il tasso di riferimento diventa pari all’11%.
(23) Vedi la nota esplicativa interamente dedicata a questa materia di recente pubblicata con la Notizia n. VR12.1555 del 20/11/2012.
Notizia n. VR12.1555 del 20/11/2012
Dlgs 231.2002 - modifica 2012 (file .pdf - 178Kb)
DECRETO LEGISLATIVO 9 novembre 2012, n.192 (file .docx - 45Kb)