Source: http://www.avvocatoginesi.it/2018/09/
Timestamp: 2020-07-04 11:48:23+00:00
Document Index: 74515706

Matched Legal Cases: ['art. 13', 'art. 5', 'art. 5', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 5', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 41', 'art. 18', 'art. 1474', 'art. 1474', 'art. 1474', 'art. 1277', 'art. 1224', 'sentenza ', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ']

Settembre 2018 – Avvocato MASSIMO GINESI
Ove le parti abbiano inserito nel contratto una clausola che impone il preventivo esperimento di mediazione , pur trattandosi di materia in cui tale mezzo non è considerato obbligatorio dalla legge, il giudice di fronte al quale sia instaurata controversia relativa a quel contratto dovrà concedere termine per l’avveramento della condizione di procedibilità, ove la parte convenuta avanzi eccezione in tal senso.
E’ quanto stabilisce Trib. Bologna ord. 25 giugno 2018:
“La prima eccezione di improcedibilità, reiterata anche in sede di conclusioni finali, si fonda sull’art. 13, commi 1° e 2° del contratto 20 dicembre 2013, a norma del quale <> (il 3° comma prevede la <>, in caso di <>, di chiedere allo stesso organismo di mediazione <>).
L’art. 5, d.lgs. 4 marzo 2010, n. 28, rubricato <>, così dispone al comma 5°: ‘Fermo quanto previsto dal comma 1-bis e salvo quanto disposto dai commi 3 e 4, se il contratto, lo statuto ovvero l’atto costitutivo dell’ente prevedono una clausola di mediazione o conciliazione e il tentativo non risulta esperito, il giudice o l’arbitro, su eccezione di parte, proposta nella prima difesa, assegna alle parti il termine di quindici giorni per la presentazione della domanda di mediazione e fissa la successiva udienza dopo la scadenza del termine di cui all’articolo 6. Allo stesso modo il giudice o l’arbitro fissa la successiva udienza quando la mediazione o il tentativo di conciliazione sono iniziati, ma non conclusi. La domanda è presentata davanti all’organismo indicato dalla clausola, se iscritto nel registro, ovvero, in mancanza, davanti ad un altro organismo iscritto, fermo il rispetto del criterio di cui all’articolo 4, comma 1. In ogni caso, le parti possono
concordare, successivamente al contratto o allo statuto o all’atto costitutivo, l’individuazione di un diverso organismo iscritto’.
La previsione relativa alla mediazione obbligatoria per volontà delle parti non è stata oggetto diretto della declaratoria di illegittimità costituzionale pronunciata da Corte cost., 6 dicembre 2012, n. 272 (commentata, sotto il profilo qui rilevante, in Giur. it., 2013, 894), salvo il riflesso sull’inciso iniziale <> (v. ora il testo vigente, sopra richiamato)
L’art. 5, 5° co., d.lgs. 4 marzo 2010, n. 28 è stato oggetto di differenti interpretazioni in dottrina e giurisprudenza, in particolare quanto agli effetti dell’omesso esperimento del procedimento di mediazione (cfr. ad es. Trib. Roma, sez. VIII, 4 novembre 2017, n. 20690, sentenza che ha dichiarato l’improcedibilità della domanda; Trib. Milano, 18 luglio 2016, secondo cui l’omesso esperimento del tentativo di conciliazione contrattualmente previsto non comporta improcedibilità della domanda; Trib. Taranto, sez. I, 22 agosto 2017; Trib. Ragusa, 1 dicembre 2017, in materia locatizia, che ha ritenuto assorbita la questione riguardante la clausola di mediazione a fronte del provvedimento del giudice che, ravvisata una ipotesi di mediazione obbligatoria, aveva assegnato il termine di quindici giorni per esperire la mediazione; in tema di mediazione obbligatoria v. invece Cass., sez. III, ord. 13 aprile 2017, n. 9557; a proposito di tentativo obbligatorio di conciliazione, con riferimento ad un caso particolare, e procedimento per decreto ingiuntivo, v. Cass., sez. III, 14 dicembre 2016, 25611 o anche Cass., sez. III, ord. 21 settembre 2017, n. 22017 che richiama il noto precedente Cass., sez. III, 3 dicembre 2015, n. 24629).
Per quanto rileva in questa fase del processo, non risultando <>, ossia non essendo stato esperito il procedimento di mediazione (cfr. la simile, ma non identica, formula prevista dall’art. 5, comma 1-bis, d.lgs. 4 marzo 2010, n. 28) e a fronte della tempestiva eccezione sollevata (e non rinunciata) dalla convenuta, va assegnato alle parti il termine di quindici giorni per la presentazione della domanda di mediazione, così come prescritto dall’art. 5, 5° co., d.lgs. cit.”
copyright massimo ginesi 24 settembre 2018
Autore massimo ginesiPubblicato il 24 Settembre 2018 24 Settembre 2018 Categorie News
E’ quanto ha stabilito Tribunale Roma, sez. V, 21/08/2018, n. 16596 in un’ articolata sentenza relativa ad una causa promossa dal condominio nei confronti dell’amministratore che – a fronte di infiltrazioni protratte per lungo tempo nell’appartamento di uno dei condomini – aveva resistito in giudizio con esisti infausti per il condominio, senza informare l’assemblea e costituendosi in proprio nella sua qualità di avvocato.
“Con riguardo ai danni promananti da parti comuni dell’edificio condominiale è pacificamente individuata la figura del custode in capo al condominio.
L’amministratore può rispondere non già tout court come custode ma per violazione contrattuale ove non abbia posto in essere quanto avrebbe potuto per impedire la causazione o l’aggravamento del danno.
Nel caso di specie, le infiltrazioni erano pregresse ma perduranti: posto che non risulta possibile determinare compiutamente in quali momenti esse si siano verificate, appare equo ritenere che la causazione delle stesse e l’aggravamento dei danni debbano essere poste a carico solo per 2/3 al A.M., per come liquidate nella ATP di cui alla causa F./Condominio e quindi per l’importo di euro 12.516,66.
Quanto al secondo profilo, è patente la violazione da parte dell’amministratore dell’obbligo di riferire delle lettere di diffida da parte del F., della problematica in atto relativa alla mancata ultimazione di tali lavori, della citazione ricevuta e molto grave è che lo stesso si sia costituito in giudizio senza mandato assembleare né successiva ratifica, privando l’assemblea della legittima scelta se transigere o resistere alla citazione.
Orbene, al fine di valutare la sussistenza del nesso causale tra la violazione dell’obbligo di informare il Condominio della diffida e poi dell’atto di citazione del F. e la costituzione del A.M. nella sua qualità di avvocato nella detta causa in mancanza di autorizzazione dell’assemblea, pare sottolineare come, nel diverso ambito della responsabilità dell’avvocato, si sia affermato che il professionista, nel suo rapporto con il cliente, è tenuto a rappresentare a quest’ultimo tutte le questioni di fatto e di diritto, comunque insorgenti, ostative al raggiungimento del risultato, o comunque produttive del rischio di effetti dannosi; di richiedergli gli elementi necessari o utili in suo possesso; di sconsigliarlo dall’intraprendere o proseguire un giudizio dall’esito probabilmente sfavorevole, dimostrando l’assolvimento del dovere di informazione in ordine a tutte le circostanze indispensabili per l’assunzione da parte del cliente di una decisione pienamente consapevole sull’opportunità o meno di iniziare un processo o intervenire in giudizio (così la recente Cass. del 19/04/2016, n. 7708).
D’altro conto la verifica della diligenza dell’avvocato (ed in questo caso dell’amministratore che decide autonomamente di costituirsi in giudizio) nell’espletamento dell’obbligazione – che è di regola di mezzi e non di risultato – va compiuta attraverso un giudizio prognostico circa l’attività astrattamente esigibile dal legale tenendo conto della adozione di quei mezzi difensivi che, al momento del conferimento dell’incarico professionale e, quindi, dell’instaurazione del giudizio, dovevano apparire funzionali alla migliore tutela dell’interesse della parte dal medesimo difesa (Cassazione civile, sez. II, 08/09/2015, n. 17758). E’, dunque, configurabile imperizia del professionista allorché questi ignori o violi precise disposizioni di legge, ovvero erri nel risolvere questioni giuridiche prive di margine di opinabilità, mentre la scelta di una determinata strategia processuale può essere foriera di responsabilità purché la sua inadeguatezza al raggiungimento del risultato perseguito dal cliente sia valutata (e motivata) dal giudice di merito “ex ante” e non “ex post”, sulla base dell’esito del giudizio, restando comunque esclusa in caso di questioni rispetto alle quali le soluzioni dottrinali e/o giurisprudenziali presentino margini di opinabilità – in astratto, o con riferimento al caso concreto – tali da rendere giuridicamente plausibili le scelte difensive compiute dal legale ancorché il giudizio si sia concluso con la soccombenza del cliente (così la recente Cass. del 10/06/2016, n. 11906). L’affermazione della responsabilità del difensore, di conseguenza, non può essere desunta de plano dal mancato raggiungimento del risultato utile avuto di mira dal cliente, dal momento che il professionista non può garantire l’esito favorevole della lite.
Posto che la presenza delle infiltrazioni era circostanza nota ed aveva determinato l’aggiudicazione in ben due occasioni di lavori di rifacimento del lastrico a terrazza, che mai era stata contestata l’origine delle infiltrazioni dal bene comune, che vi era stata anche una perizia assicurativa che aveva affermato la causa delle infiltrazioni a carico del condominio, era ben difficile ipotizzare che il Condominio uscisse vittorioso da detta lite, senza peraltro validamente chiamare in giudizio le due imprese aggiudicatarie dei lavori. Non risulta, tra l’altro, che nelle more siano state rimborsate al F. le spese relative al ripristino dell’immobile danneggiato, neppure nella minor somma richiesta in data 14.07.2009 di euro 3000: pertanto, quantomeno in relazione a detto obbligo di ripristino mai attuato, il Condominio non poteva che essere condannato.
Inoltre, come giustamente osservato dal Giudice nella sentenza F./Condominio n. 14324/14 Tribunale di Roma (allegata al doc. 13 di parte attrice), non poteva sostenersi l’esonero da responsabilità del Condominio per essere la disponibilità del bene nelle mani delle due imprese, dovendosi in tal caso provare che i lavori erano stati ininterrotti e comunque rimanendo in capo al committente il controllo dello svolgimento dei lavori.
Invero, il A.M., nella sua veste di amministratore ha precluso all’assemblea di autodeterminarsi in merito all’opportunità di coltivare la lite ed ha esposto il Condominio alla certa condanna per le spese legali per l’importo di euro 3200, nonché per le spese di CTU e Ct di parte, per importo non individuato.
Pertanto, il A.M. sarà tenuto a rimborsare ai condomini odierne parti attrici, i 2/3 della quota parte corrisposta da ognuno di loro per il risarcimento del danno e dall’intero per le spese di lite.
Il A.M. restituirà a ciascuna parte, secondo il piano di riparto, i 2/3 dell’importo corrispondente al risarcimento del danno comprensivo del danno emergente e l’intera parte dell’importo corrispondente alla liquidazione delle spese di lite liquidate.”
© massimo ginesi 21 settembre 2018
Autore massimo ginesiPubblicato il 21 Settembre 2018 21 Settembre 2018 Categorie News
Cass.Civ. sez.VI-2 ord. 12 settembre 2018 n. 22514 rel. Scarpa chiarisce le modalità di calcolo della integrazione del prezzo che compete al costruttore che abbia trasferito l’immobile privo dell’area obbligatoriamente destinata a parcheggio.
E’ noto che la disciplina vincolistica stabilisce una integrazione ex lege della volontà delle parti, con riguardo alle aree che devono essere obbligatoriamente essere destinate a parcheggio negli edifici di abitazione residenziale. Ove il costruttore ometta di trasferire detta area, riservandosene la proprietà, la volontà delle parti viene sopravanzata dal dettato normativo, sì che tale bene viene comunque trasferito in capo all’acquirente dell’unità abitativa. Tuttavia, a seguito di tale trasferimento ex lege, sorge in capo all’acquirente l’obbligo di versare il corrispettivo del bene inizialmente pretermesso: la corte, nell’ordinanza in commento, indica le modalità di calcolo con cui deve essere individuato il prezzo dovuto.
“Secondo consolidato orientamento di questa Corte, ribadito altresì nella sentenza rescindente Cass. 1 agosto 2008, n. 21003, la sostituzione automatica della clausola che riservi al venditore la proprietà esclusiva dell’area destinata a parcheggio ai sensi dell’art. 41-sexies della l. n. 1150 del 1942, come introdotto dall’art. 18 della l. n. 765 del 1967, con la norma imperativa che sancisce il proporzionale trasferimento del diritto d’uso a favore dell’acquirente di unità immobiliari comprese nell’edificio, attribuisce al venditore, ad integrazione dell’originario prezzo della compravendita, il diritto al corrispettivo del diritto d’uso sull’area medesima, il quale ha la funzione di riequilibrare il sinallagma funzionale del contratto e, in difetto di pattuizione tra le parti, va determinato in base al prezzo di mercato, presumendosene la coincidenza con il prezzo normalmente praticato dall’alienante, cui occorre in tal caso riferirsi ex art. 1474, comma 1, c.c..
Nel determinare il prezzo normalmente praticato dall’alienante, al quale ci si deve rapportare ai sensi dell’art. 1474, comma 1, c.c., corrispondente, appunto, a quello di mercato, occorre far riferimento al tempo della conclusione del contratto (nella specie, 21 gennaio 1971).
Il prezzo determinato ai sensi dell’art. 1474, comma 1, c.c. ha natura di debito di valuta, con conseguente applicabilità della disciplina dettata dall’art. 1277 c.c. e, in caso di ritardo nell’adempimento, della disciplina ex art. 1224, comma 2, c.c., per cui, al contrario di quanto compiuto dalla Corte d’Appello di Lecce, il liquidato corrispettivo del diritto d’uso sull’area non può essere suscettibile di automatica rivalutazione per effetto del processo inflattivo della moneta, né vanno accordati interessi con funzione compensativa sulla somma dovuta aumentata gradualmente nell’intervallo di tempo trascorso fra la conclusione del contratto e la liquidazione operata in sentenza (cfr. Cass. Sez. 2, 04/07/2017, n. 16411; Cass. Sez. 3, 06/09/2007, n. 18691; Cass. Sez. 2, 10/03/2006, n. 5160; Cass. Sez. 2, 01/08/2001, n. 10459; Cass. Sez. 2, 14/11/2000, n. 14731; Cass. Sez. U, 05/11/1996, n. 9631).”
© massimo ginesi 18 settembre 2018
Autore massimo ginesiPubblicato il 18 Settembre 2018 Categorie NewsTag 1150, 22514, 41 series, parcheggi vincolati, prezzo, Scarpa, uso
Autore massimo ginesiPubblicato il 17 Settembre 2018 17 Settembre 2018 Categorie spigolature dal web