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Timestamp: 2019-10-21 09:43:13+00:00
Document Index: 90049860

Matched Legal Cases: ['art. 147', 'art. 49', 'sentenza ', 'art. 33', 'art. 9', 'sentenza ', 'art. 14', 'art. 30', 'art. 31']

Ratio Mattino e Ratio Quotidiano Attanasio Pallizzi
24/09/2019 – Vigilanza sui Fondi interprofessionali per la formazione continua (Ratio Quotidiano)
02/07/2019 – Effetti della relazione del curatore fallimentare nel processo penale (Ratio Quotidiano)
10/04/2019 – Amministrazione straordinaria e nomine di competenza del MISE (Ratio Quotidiano)
15/01/2019 – Concorso in bancarotta fraudolenta del commercialista (Ratio Quotidiano)
03/10/2018 – La revoca del curatore fallimentare (Ratio Quotidiano)
11/07/2018 – Se il curatore va in carcere dal fallito (Ratio Mattino)
L’interrogatorio quando l’autore del dissesto si trova nelle condizioni di detenzione in istituto.
Accettare un incarico di curatore fallimentare non è una cosa da prendere alla leggera, soprattutto senza sapere con chi si avrà a che fare.
Dopo aver visionato il fascicolo della procedura e accettato l’incarico, il curatore dovrà obbligatoriamente convocare al più presto il fallito se si tratta di una ditta individuale, tutti i soci falliti ex art. 147 L.F. per le società di persone oppure i legali rappresentanti per le società di capitali e stendere dettagliato verbale delle dichiarazioni rilasciate e dei documenti prodotti. D’altro canto, i convocati dovranno presentarsi personalmente a norma dell’art. 49, c. 2 L.F., ma non sarà più possibile l’accompagnamento a mezzo forza pubblica in quanto è stato abolito da diversi anni. Per completezza, la norma parla di presentarsi personalmente al giudice delegato, al curatore o al comitato dei creditori qualora occorrano su richiesta chiarimenti o informazioni in merito alla procedura.
Sovente l’interessato è facilmente reperibile e si presenta offrendo la propria collaborazione, ma in alcuni casi particolari può succedere che il fallito in caso di legittimo impedimento o di altro giustificato motivo, chieda e ottenga dal giudice l’autorizzazione a comparire per mezzo di mandatario.
La cosa si fa ancora più articolata quando invece il fallito o il legale rappresentante dell’azienda fallita risulta essere in stato di detenzione.
Innanzitutto, il curatore dovrà chiedere un apposito permesso di colloquio con il detenuto, presentando una domanda motivata in carta libera, facendo presente che è stato nominato curatore e allegando la sentenza di nomina.
La domanda va rivolta a un diverso destinatario a seconda delle diverse fase delle indagini o dopo il giudizio. Durante le indagini preliminari, la domanda andrà indirizzata alla Procura della Repubblica che è l’organo competente ad autorizzare. La domanda di audizione dovrà invece essere rivolta al giudice per le indagini preliminari (GIP) o al giudice per le udienze preliminari (GUP) del Tribunale dopo la chiusura delle indagini (con richiesta della Procura di rinvio a giudizio, giudizio immediato o rito alternativo) e in ogni caso prima del dibattimento. Durante la fase dibattimentale, la competenza passa alla sezione del Tribunale o della Corte di Assise. Dopo il giudizio di primo grado, la domanda andrà inoltrata al direttore del carcere o altro istituto di pena in cui si trova il detenuto.
Il curatore, una volta che si troverà a colloquio con il detenuto, provvederà ad acquisire tutte le informazioni del caso redigendo al termine apposito verbale, come avviene con qualsiasi altro fallito o legale rappresentante di impresa fallita.
Di questa particolare procedura di colloquio con il detenuto, il curatore avviserà il giudice delegato. Pur in presenza di un detenuto, resta in piedi la relazione ex art. 33, c. 1 L.F. con l’eventualità della richiesta di proroga del termine dei 60 giorni connessa alle lungaggini di cui sopra. La relazione dovrà essere inoltrata anche alla Procura per far si che si attivi eventualmente un procedimento penale a carico del fallito o legale rappresentante dell’impresa fallita per i reati commessi.
Al curatore non resta che attenersi attentamente alla disciplina normativa. E buon lavoro.
18/04/2018 – Enti no profit e 5 per mille (Ratio Mattino)
Come contabilizzare il contributo all’interno delle entrate istituzionali.
Il D.Lgs. 111/2017, che attua la riforma del terzo settore, disciplina l’istituto del cinque per mille dell’imposta sul reddito delle persone fisiche a norma dell’art. 9, c. 1, lett. c) e d) della legge 6.06.2016, n. 106. In attesa della sua piena efficacia, per il 2018 si confermano le novità dello scorso anno, con un rinnovato impegno alla destinazione a chi persegue le seguenti finalità:
a) sostegno degli enti del volontariato;
Inoltre è stato inserito il finanziamento delle attività di tutela, promozione e valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici.
Si conferma la distinzione tra soggetti non tenuti a ripetere la procedura di iscrizione e soggetti alla prima iscrizione. L’elenco permanente degli enti iscritti 2018, che aggiorna e integra quello pubblicato nel 2017, è stato diffuso in data 28.03.2018.
Al fine di individuare il corretto trattamento contabile, occorre in primo luogo stabilire se i contributi relativi al cinque per mille abbiano natura pubblica ovvero privata.
In aiuto ci viene la Corte Costituzionale con la sentenza 18.06.2008, n. 202, che ha asserito che le entrate derivanti dal cinque per mille non rientrano nella categoria dei contributi pubblici. Infatti, lo Stato non è il soggetto donante, ma funge semplicemente da intermediario tra l’ente beneficiario e il contribuente, il quale decide di destinare una quota della sua imposta sui redditi. La volontà è del singolo cittadino e non quella dell’ente pubblico, il quale ha solo l’obbligo di trasferire le somme ai soggetti indicati dal contribuente stesso. Infatti, senza volontà del contribuente la quota Irpef resta destinata al complesso della spesa pubblica statale e quindi conserva la sua originaria natura di entrata tributaria a favore dello Stato stesso.
Si ricorda, inoltre, che i proventi relativi al cinque per mille rientrano tra i proventi istituzionali dell’organizzazione derivanti da liberalità in denaro. Da un punto di vista contabile, queste ultime sono imputate nell’esercizio in cui sono ricevute o in quello in cui si acquisisce il diritto di riceverle, purché sia loro attribuibile un attendibile valore monetario.
Nel caso specifico del cinque per mille, l’acquisizione del diritto a riscuotere sorge con la pubblicazione degli elenchi definitivi relativi al riparto delle somme.
Gli enti non profit, pertanto, possono alternativamente:
– contabilizzare i contributi tra i proventi dell’esercizio in cui le somme sono effettivamente riscosse;
– contabilizzare i contributi tra i proventi dell’esercizio in cui sono pubblicati gli elenchi e in tal caso iscrivere in bilancio un credito che si estingue all’atto del pagamento. In questo modo assistiamo a una rappresentazione veritiera e corretta per una migliore lettura del bilancio.
24/01/2018 – Le istituzioni degli enti locali: le scuole civiche di musica (Ratio Mattino)
Il contributo in conto esercizio permette l’erogazione di servizi a prezzi vantaggiosi per i cittadini.
L’articolo 114 del TUEL sulle aziende speciali e le istituzioni, al comma 2 definisce l’istituzione quale organismo strumentale dell’ente locale per l’esercizio di servizi sociali, dotato di autonomia gestionale.
L’istituzione adotta il medesimo sistema contabile dell’ente locale che l’ha istituita.
Gli organi sono il consiglio di amministrazione, nominato di norma dal consiglio comunale oppure in base a quanto stabilito dallo statuto dell’ente locale; il presidente e il direttore, al quale compete la responsabilità gestionale. Nell’esercizio della propria attività, l’istituzione si deve conformare a criteri di efficacia, efficienza ed economicità e ha l’obbligo dell’equilibrio economico, considerando anche i proventi derivanti dai trasferimenti in conto esercizio dell’ente locale, fermo restando l’obbligo del pareggio finanziario.
Nel caso specifico delle istituzioni musicali, le entrate sono rappresentate dal contributo in c/esercizio stanziato dall’ente locale in fase di bilancio di previsione, contributo che viene periodicamente incassato mediante l’emissione di reversali.
Le altre forme di entrate sono rappresentate dalle rette pagate dagli allievi per la frequenza dei corsi musicali, facendo sì che i bonifici o altre forme di pagamento sul conto di tesoreria della scuola vengano poi regolarizzati con emissione di reversali.
La gestione delle spese per affitti, compensi dei docenti, utenze, consulenze, modelli F24, materiale didattico e altro, viene autorizzata con l’emissione di mandati di pagamento.
Prima dell’inizio di ogni esercizio, viene redatto un bilancio di previsione che dovrà necessariamente prevedere l’eguaglianza delle entrate con le spese. Durante l’anno seguiranno assestamenti e la redazione del rendiconto d’esercizio a cura dell’organo amministrativo.
Il bilancio di previsione e il rendiconto d’esercizio, accompagnati dal parere del collegio dei revisori dell’ente, saranno sottoposti all’approvazione del consiglio comunale.
Il collegio dei revisori dei conti dell’ente locale esercita le sue funzioni anche attraverso le verifiche di cassa trimestrali, il controllo sui contratti, sugli adempimenti fiscali, ecc.
Dal punto di vista fiscale, le istituzioni musicali sono soggette a obbligo di fatturazione elettronica e split payment.
Tra i principali adempimenti delle istituzioni, figurano l’obbligo fiscale del pagamento mensile dell’Irap con codice 380E, attraverso il modello F24 Enti Pubblici e l’obbligo della redazione e presentazione del modello Irap, negli stessi termini di legge previsti per le società private.
Altro adempimento in presenza di compensi con ritenute d’acconto o di personale dipendente riguarda il versamento delle ritenute con modello F24, le certificazioni, il modello 770, ecc.
Fermi restando altri adempimenti, rimane salva l’importanza e la funzione sociale delle istituzioni degli enti locali, come motore attivo della società.
27/11/2017 – Terzo settore, work in progress (Ratio Mattino)
Gli effetti della riforma alla luce dei decreti del 2017.
I decreti di riforma del terzo settore sono il D.Lgs. 117/2017, sul Codice del terzo settore, e il D.Lgs. 112/2017 sull’impresa sociale ed entreranno in vigore gradualmente, permettendo in questo modo di apportare le necessarie modifiche statutarie.
Innanzitutto dobbiamo capire che gli enti costituiti prima dell’entrata in vigore dei decreti e iscritti nei rispettivi registri disporranno di un periodo transitorio per adeguarsi alle nuove norme.
Le imprese sociali avranno a disposizione 12 mesi, mentre gli altri disporranno del maggior termine di 18 mesi, modificando la forma giuridica e/o integrando la compagine sociale, in base alle indicazioni fornite dal legislatore.
Le modifiche dovranno assicurare il rispetto delle nuove disposizioni e dei criteri di iscrizione nei registri ante-riforma e continuano a operare fino all’effettiva istituzione del Registro unico nazionale. Gli enti inadempienti potrebbero essere esclusi dagli attuali registri, con il rischio di perdere le agevolazioni in vigore dal 1.01.2018 che riguarderanno: il social bonus, le detrazioni per erogazioni liberali e le esenzioni imposte indirette.
Gli enti che si costituiranno dopo l’entrata in vigore del decreto, ma prima della operatività del Registro unico dovranno prestare maggiore attenzione, in quanto ad esempio, qualora manchi il numero minimo di volontari richiesto dal Codice al momento della costituzione non sarà possibile accedere al Registro unico nelle rispettive sezioni organizzazioni di volontariato (Odv) e aziende di promozione sociale (Aps) ed ai regimi fiscali agevolativi a queste collegati.
Con l’attivazione del Registro unico gli enti potranno valutare la sezione più adatta in cui collocarsi a seconda delle proprie caratteristiche ed eseguire qualsiasi modifica conforme al Codice del terzo settore (Cts) o al D.Lgs. 112/2017, ad esempio in materia di oggetto sociale.
Gli art. 14 e 15 del codice prevedono l’istituzione dei libri sociali obbligatori e la pubblicazione su Internet degli emolumenti corrisposti se le entrate annue sono superiori a 100.000 euro e la redazione del bilancio sociale se dette entrate superano un milione di euro.
Va nominato un organo di controllo interno in tutte le fondazioni e negli Enti del terzo settore che superano i parametri di cui all’art. 30, c. 2 del Codice (totale attivo di stato patrimoniale: 110.000 euro; ricavi, rendite, proventi: 220.000 euro; dipendenti occupati in media durante l’esercizio: 5 unità). La revisione legale dei conti a cura di un revisore o di una società di revisione iscritta nell’apposito registro è prevista quando vengono superati per 2 esercizi consecutivi soglie di attivo e di reddito meglio descritti nell’art. 31 del codice (totale attivo di stato patrimoniale: 1.100.000 euro; ricavi, rendite, proventi: 2.200.000 euro; dipendenti occupati in media durante l’esercizio: 12 unità).
Ai soggetti che svolgono attività non commerciale è riconosciuta la possibilità di redigere il bilancio sotto forma di rendiconto finanziario per cassa a patto che conseguano entrate fino a 220.000 euro l’anno.
Con tutte queste novità si respira un’altra aria, ma occorrerà che tutti gli addetti facciano molta attenzione a cogliere le reali opportunità per lo sviluppo di un settore importante del nostro Paese.
22/09/2017 – Novità fiscali e crediti agevolati nel Terzo settore (Ratio Mattino)
Adesso che la riforma del non profit è legge aspettiamo la sua operatività con interessanti modifiche fiscali e crediti agevolati del MISE.
Il 3.08.2017 è entrato in vigore il nuovo Codice unico del Terzo settore che raduna le disposizioni fiscali per gli enti non lucrativi, riscrivendo le regole per le Onlus, le organizzazioni di volontariato e le associazioni di promozione sociale.
Da tempo ci si aspettava la scrittura di un codice che regolamentasse in maniera corretta una realtà come il Terzo settore che interessa aspetti concreti del nostro vivere quotidiano.
Il D.Lgs. 117/2017 ha introdotto una serie di novità di rilievo che produrranno, da qui ai prossimi anni, numerosi effetti sull’operatività di migliaia di non profit.
Nell’immediatezza ci sono 190 milioni di euro per finanziare le agevolazioni fiscali, le attività di interesse generale degli enti, il nuovo Registro unico del Terzo settore, oltre a 200 milioni che sono destinati ai crediti agevolati per le imprese sociali.
In precedenza il 18 e il 19 luglio erano già stati pubblicati in Gazzetta Ufficiale il D.Lgs. 111/2017 di riordino del 5 per mille e il D.Lgs. 112/2017 riguardante le imprese sociali.
Per l’attuazione completa della riforma dobbiamo aspettare altri passaggi fra provvedimenti dei Ministeri e autorizzazioni dell’Unione Europea, ma siamo certi che questi non tarderanno ad arrivare.
In ogni caso occorrerà il via libera dell’Unione Europea per il nuovo regime forfettario degli enti del terzo settore non commerciali e la disciplina fiscale di favore per le imprese sociali.
Il Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) ha stanziato 200 milioni di euro per i finanziamenti agevolati alle imprese sociali e ha annunciato che a fine autunno sarà possibile già presentare le domande di ammissione. Cosa ancor più rilevante sono anche i 23 milioni di euro per i finanziamenti a fondo perduto sempre messi a disposizione dal MISE.
Onlus, organizzazioni di volontariato e associazioni di promozione sociale avranno tempo fino a febbraio 2019 per adeguare i propri statuti alle prescrizioni della legge per l’iscrizione nel Registro unico.
Lo stesso Registro avrà diverse sezioni, articolate per ciascuna categoria, alle quali gli enti potranno iscriversi per accedere alla normativa fiscale di favore prevista dal Codice, alle agevolazioni per le donazioni e al riparto del 5 per mille dell’Irpef.
Dal punto di vista fiscale, dal 2018 ci sarà l’aumento delle detrazioni fiscali dal 26% al 30% per le donazioni agli enti del terzo settore, il social bonus per chi dona agli enti che recuperano immobili pubblici inutilizzati e le disposizioni di favore su imposte indirette e tributi locali.
Iscriversi non è un obbligo; tuttavia, non farlo comporta l’esclusione da un ampio ventaglio di bonus, nonché da tutte le agevolazioni previste dalla riforma. Senza contare che diverse disposizioni di favore del Tuir applicate fino a oggi sono abrogate con l’entrata in vigore del Codice.