Source: https://www.riparteilfuturo.it/blog/articoli/teodoro-nguema-obiang-corruzione-sentenza-parigi?utm_source=facebook&utm_medium=share&utm_campaign=organic
Timestamp: 2019-05-27 01:40:59+00:00
Document Index: 4271859

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Condannato per corruzione il rampollo della famiglia Obiang: uno smacco alla cleptocrazia africana - Riparte il futuro
Sono le 10:50 del 27 ottobre 2017 quando si apre la porta della Camera di Consiglio della 34esima stanza del Tribunale di Parigi. Ai banchi l'atmosfera è elettrica, la tensione si taglia con un coltello mentre il giudice inforca gli occhiali, allinea il foglio allo sguardo e inizia a leggere: “Nel nome del popolo francese...” la Corte condanna a 3 anni di reclusione e 30 milioni di euro di ammenda il vicepresidente della Guinea Equatoriale Teodoro Nguema Obiang Mangue.
Nguema è stato riconosciuto colpevole di appropriazione indebita, corruzione, riciclaggio di denaro e falso: gli inquirenti francesi lo hanno condannato in contumacia (la pena è sospesa) mentre da Singapore lui postava su Snapchat un video nel quale, mostrandosi sorridente e spensierato in una mattinata di shopping di lusso nella megalopoli asiatica, sembrava quasi irridere la Corte.
Teodoro Nguema, detto Teodorin, è il 48enne rampollo della potente famiglia Obiang. Papà Teodoro Obiang dal 1979 governa col pugno di ferro la piccola Guinea Equatoriale, fazzoletto di terra africana ricco di foreste e risorse naturali dove il reddito pro-capite prima della crisi petrolifera era superiore a quello del Belgio, 36.000 dollari l'anno. La realtà è molto diversa da quella che raccontano i numeri: l'80% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà, la famiglia Obiang - “il clan di Mongomo” - detiene in toto il potere politico, quello economico e persino quello temporale, in un Paese cattolico dove i diritti umani vengono violati senza remore e nel quale le Chef d'Etat è più potente di Dio. È una cleptocrazia, termine semi-sconosciuto che indica uno Stato governato da veri e propri ladri. Per questo si tratta di una decisione storica che accoglie le richieste di milioni di africani che vedono i loro incapaci governanti rubare e investire miliardi al di fuori del proprio paese invece che farlo nell'istruzione, nella salute e nel settore sociale. "Tutta l'Africa festeggia questa sentenza” ci ha detto Tutu Alicante di EG-Justice, una ONG che si batte per la lotta alla corruzione, lo stato di diritto e i diritti umani in Guinea Equatoriale
Si tratta di cleptocrazia, termine che indica uno Stato governato da veri e propri ladri.
Con la scoperta del petrolio è cominciata anche la incalcolabile fortuna della famiglia Obiang. Le ricchezze petrolifere hanno reso il Paese terzo estrattore dell'Africa sub-sahariana e ricettacolo degli affari illeciti del clan di Mongomo: Nguema fu nominato ministro delle foreste dal padre e, nel 2012, vicepresidente, ruolo che ricopre ancora oggi, ed è stato a lungo in prima fila per succedere al trono del padre. Negli anni ha aumentato esponenzialmente le sue fortune estorcendo faraoniche tangenti sulle concessioni forestali e sull'esportazione del legname, mettendosi in società con impresari provenienti da tutto il mondo e spesso ignari della caratura criminale del personaggio.
Uno di questi, l'italiano Roberto Berardi, è stato truffato, derubato, incarcerato, affamato, torturato e quasi ammazzato, divenendo dopo la sua drammatica liberazione uno dei testimoni chiave al processo francese contro Nguema. In attesa che una Procura dia seguito alle tre denunce presentate in Italia, due mentre era ancora prigioniero, Berardi ha ottenuto un'attenzione notevole in Francia, quasi assumendo il ruolo di leader dei guineani della diaspora, dopo esserlo stato di quelli detenuti nel compound militare di Bata Central.
Le indagini francesi sono iniziate nel 2007 e nel 2011 la magistratura francese ha spiccato un mandato di sequestro cautelativo contro il governo della Guinea Equatoriale. Secondo i magistrati Nguema trasferiva illegalmente denaro in Francia per soddisfare i propri capricci: un palazzo intero al 42 di Avenue Foch a Parigi, auto di lusso, una collezione di quadri ed una di bottiglie di vino, vestiti, gioielli, aerei privati, motociclette e conti correnti, tutti beni bloccati dalla magistratura francese. Il sequestro fu spettacolare con le auto sportive caricate sul carroattrezzi in diretta tv, che hanno permesso a tutti di rendersi conto dell'opulenza nella quale viveva Nguema a Parigi.
Anche il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha indagato per molto tempo su di lui, chiudendo nel 2013 un fascicolo per riciclaggio di denaro e contestandogli oltre 300 milioni di dollari di movimenti illeciti tra la Guinea e gli Stati Uniti. Nel novembre 2014, nel tentativo di alleggerire il peso della giustizia internazionale, Nguema patteggiò il pagamento di 30 milioni di dollari, accettando di vendere tutti i beni di lusso acquistati illegalmente negli Stati Uniti, accordo mai rispettato da Nguema.
Il processo Bien Mal Acquis in Francia e la sentenza dello scorso 27 ottobre che lo ha condannato a tre anni di carcere sono eventi storici non solo per la Francia ma per tutta l'Unione Europea: per la prima volta nella storia un capo di stato straniero viene riconosciuto come corrotto e condannato in un Paese estero nell'ambito di un processo, innescato dalle denunce della società civile, per reati commessi a cavallo tra la Guinea e la Francia. In verità c'è molto altro: nella lettura del dispositivo della sentenza infatti il giudice ha sottolineato il ruolo di SBGE (Société Générale Des Banques en Guinée Equatoriale, facente parte di Société Générale, settimo gruppo bancario europeo per capitalizzazione il cui CEO è, dal gennaio 2015, Lorenzo Bini Smaghi) nelle operazioni illecite di riciclaggio.
Il gruppo bancario era stato chiamato dai magistrati francesi come “testimone assistito”, una posizione giuridica che sta nel mezzo tra l'imputato e il testimone: Nguema Obiang trasferì illegalmente dalla SBGE di Malabo 160 milioni di euro di provenienza illecita utilizzando conti correnti intestati ad aziende a lui direttamente riconducibili, come Somagui Forestal (società che gestisce le ricchissime concessioni forestali), per stornare denaro all'estero. La famiglia Obiang ha in portafoglio numerose azioni di SBGE e il Presidente della Repubblica vanta un ruolo di primo piano nella direzione generale della banca. Secondo fonti giudiziarie francesi, i conti francesi di Teodorin sono stati alimentati principalmente “da fondi del Tesoro” del suo Paese. Société Générale, secondo una notizia che pubblicò l'Agence France-Presse nell'agosto 2015, era a conoscenza di tutto, tanto che in un'email interna si parlò dell'opportunità di chiudere il conto corrente di Nguema, cosa mai avvenuta, e secondo la sentenza il gruppo francese aveva creato un clima di “tolleranza”, infondendo un “senso di protezione” al vicepresidente guineano.
La sentenza del 27 ottobre è una vittoria importante per milioni di vittime della cleptocrazia
Ufficialmente il processo francese a Teodorin Nguema Obiang si è aperto il 19 giugno 2017 e si è chiuso il 6 luglio successivo: le denunce di associazioni come Trasparency International e Sherpa France hanno sollevato il coperchio da un vaso di Pandora mostruoso. Il 27 ottobre è stato condannato a 3 anni e la sentenza ha carattere storico: l'imputato dovrà risarcire 10.000 euro per danni non pecuniari e altri 41.080 per danni materiali a Trasparency International France. Un fatto importante che fa crollare come un castello di carte l'ipotesi della difesa di Nguema, che ha sempre teorizzato una “persecuzione politica” ed ha fatto di tutto per difenderlo dal processo chiedendo che lo stesso si celebrasse con “giurisdizione universale” e arrivando a diffamare in Aula l'avvocato dell'accusa William Bourdon.
Le cose sono andate diversamente. Ora potrebbe essere il turno della Svizzera e della Spagna: in particolare la procura di Berna ha da tempo aperto un fascicolo sulla famiglia Obiang e sono diversi i beni già posti sotto sequestro dai magistrati elvetici. Il mondo di Teodorin Nguema si fa sempre più piccolo e secondo Alicante “la sentenza del 27 ottobre è una vittoria importante per milioni di vittime della cleptocrazia. […] Ora dobbiamo lavorare con il Parlamento francese per cambiare le leggi correnti e garantire che dei beni sequestrati benefici il popolo della Guinea Equatoriale”.