Source: https://www.legali.com/spip.php?article1515&lang=it
Timestamp: 2019-01-20 13:22:36+00:00
Document Index: 87761364

Matched Legal Cases: ['art. 39', 'art. 39', 'art. 39', 'art. 8', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 3', 'art. 11', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 8', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 4', 'art. 77', 'art. 39', 'art. 24']

Le commissioni tributarie non devono essere paralizzate - [Legali.com]
Articolo pubblicato online il 7 luglio 2011
(art. 39 del Decreto Legge n. 98 del 06/07/2011 in G.U. n. 155 del 06/07/2011, entrato in vigore il 06/07/2011)
Le Commissioni tributarie non devono fare cassa ma risolvere con competenza, equilibrio e serenit�, senza pregiudizi, le controversie fiscali che insorgono tra il fisco ed i contribuenti, non solo nel rispetto delle norme ma anche nella corretta interpretazione giuridica delle stesse.
Il concetto di cui sopra � logico e naturale, in quanto un organo giurisdizionale (e tali sono le Commissioni tributarie) non solo deve essere, ma anche "apparire"�, terzo ed imparziale nella definizione delle controversie tributarie e non ci deve essere alcun sospetto che le sentenze debbano tendere a fare cassa, nell'unico interesse del fisco, che � una delle parti in causa.
Eppure, questi elementari e chiari concetti, oggi, sono totalmente messi in discussione con la recente manovra economica che, tra le varie disposizioni, vuole riordinare (peraltro parzialmente) la giustizia tributaria con l'art. 39 del decreto legge appena firmato dal Presidente della Repubblica e che nei prossimi giorni dovr� essere approvato dal Parlamento.
La suddetta riforma mette seriamente in pericolo i principi di autonomia ed indipendenza della Magistratura tributaria e ne travolge l'attuale assetto in modo irrazionale ed incostituzionale.
In definitiva, la suddetta disposizione vuole rafforzare le cause di incompatibilit� dei giudici tributari nonch� incrementare notevolmente la presenza nelle Commissioni tributarie regionali di giudici selezionati tra i magistrati ordinari, amministrativi, militari e contabili ovvero tra gli Avvocati dello Stato, in servizio o a riposo.
Di conseguenza, il legislatore, al fine di assicurare una maggiore efficienza del sistema della giustizia tributaria, garantendo altres� imparzialit� (!) e terziet� (!) del corpo giudicante, con il succitato art. 39, ha disposto che rientrano tra le cause assolute di incompatibilit� ai sensi dell'art. 8 D.Lgs. n. 545 del 31 dicembre 1992:
1) le iscrizioni in albi professionali, elenchi e ruoli indicati nell'art. 12 del D.Lgs. n. 546 del 31 dicembre 1992, nonch� il personale dipendente di cui al succitato art. 12; ci� indipendentemente dalla preventiva indagine sull'attivit� esercitata in materia fiscale (con possibili future eccezioni di incostituzionalit� per irragionevolezza della norma ai sensi dell'art. 3 della Costituzione);
2) l'esercizio in qualsiasi forma, anche se in modo saltuario o accessorio ad altra prestazione, della consulenza tributaria, della tenuta delle scritture contabili e della redazione dei bilanci, nonch� l'attivit� di consulenza, assistenza o di rappresentanza, a qualsiasi titolo e anche nelle controversie di carattere tributario, di contribuenti singoli o associazioni di contribuenti, di societ� di riscossione dei tributi o di altri enti impositori;
3) i rapporti di coniugio, di convivenza (con quali prove?), di parentela fino al terzo grado o di affinit� in primo grado di coloro che sono iscritti in albi professionali (vedi n. 1) ovvero esercitano le attivit� individuate al n. 2 nella regione e nelle province e regioni confinanti con la predetta regione dove hanno sede le Commissioni tributarie provinciali (per i giudici di primo grado) e le Commissioni tributarie regionali (per i giudici di appello).
I giudici tributari che alla data di entrata in vigore del citato decreto legge versano nelle condizioni di incompatibilit� devono comunicare la cessazione delle cause di incompatibilit� entro il 31 dicembre 2011 al Consiglio di Presidenza della giustizia tributaria, nonch� alla Direzione della giustizia tributaria del Dipartimento delle finanze del Ministero dell'economia e delle finanze.
a) un concorso per 960 posti presso le Commissioni tributarie, riservato, per�, ai soli magistrati ordinari, amministrativi, militari e contabili, in servizio o a riposo, ed agli avvocati e procuratori dello Stato in servizio ed a riposo; tutti i suddetti soggetti,per�, non devono prestare gi� servizio presso le predette Commissioni tributarie;
b) i compensi corrisposti ai membri delle Commissioni tributarie entro il periodo d'imposta successivo a quello di riferimento si intendono concorrere alla formazione del reddito imponibile, ai sensi dell'art. 11 del T.U. II.DD. (DPR n. 917 del 22 dicembre 1986), e non saranno pi� tassati separatamente.
A questo punto, l'opera di smantellamento e paralisi delle Commissioni tributarie � completato, cos� come di seguito esposto.
A) Tutti i professionisti iscritti agli Albi vengono categoricamente esclusi, con grave perdita delle professionalit� giuridiche ed economiche necessarie per decidere, con equilibrio e competenza, delicate e complesse questioni fiscali (con possibili vizi di incostituzionalit� gi� segnalati).
La norma sulle incompatibilit� per i magistrati tributari non ha riscontro in nessun'altra magistratura. Un giudice ordinario, infatti, pu� essere Presidente del Tribunale in cui magari il figlio, per materie diverse da quelle di cui si occupa lui, svolge le funzioni di avvocato. Invece, un giudice tributario, per esempio, non pu� essere tale alla CTR di Roma, se suo figlio fa l'avvocato a Firenze; una diversit� di trattamento che verosimilmente finir� alla Corte Costituzionale, quanto meno per irragionevolezza della normativa, ai sensi dell'art. 3 della Costituzione.
C) I compensi, gi� miseri (� 25 a sentenza depositata), si riducono ulteriormente, perch� non pi� assoggettati a tassazione separata.
D) Entrano a far parte delle Commissioni tributarie gli avvocati dello Stato, anche in servizio, oltre ai magistrati contabili; in questo caso, invece, il legislatore ignora i conflitti di interesse, in quanto agli avvocati dello Stato, in particolare, � affidata la difesa dell'Agenzia delle Entrate.
F) Possono far parte delle Commissioni tributarie gli ispettori tributari di cui alla Legge n. 146 del 24 aprile 1980 (ci� a seguito dell'abrogazione della lettera f) dell'art. 8 D.Lgs. n. 546 cit.); per assurdo, quindi, i super-ispettori del fisco possono diventare giudici tributari, ignorando il legislatore totalmente i criteri di terziet� ed imparzialit�.
Infatti, gli ispettori tributari sono alle dirette dipendenze del Ministero dell'economia e delle finanze (art. 9 L. n. 146 cit.) e possono persino eseguire, in via straordinaria, verifiche fiscali (art. 9, c. 1, lettere b) e c), cit.); in questo caso, anche l'apparenza della terziet� ed imparzialit� va a farsi benedire.
In sostanza, la riserva di posti a favore di soggetti incardinati nell'Amministrazione, come gli avvocati dello Stato e gli ispettori del Fisco, appanna l'immagine del giudice tributario anche solo sotto il profilo dell'apparenza, in quanto rischia di sembrare agli occhi dei contribuenti condizionato nelle sue decisioni.
- magistrati militari;
- magistrati contabili;
- avvocati dello Stato in servizio;
- ispettori tributari;
- casalinghe con la laurea in giurisprudenza o in economia e commercio conseguita da almeno due anni;
- ufficiali della Guardia di Finanza cessati dalla posizione di servizio permanente effettivo prestato per almeno dieci anni;
- agenti di assicurazioni;
- docenti scolastici;
- magistrati onorari;
- giudici di pace.
I) Di conseguenza, su un totale di 3.731 giudici tributari al 31/12/2010, circa 3.000 giudici sono a rischio di decadenza, con la possibilit� (se non certezza) di una totale paralisi della giustizia tributaria per molti anni (anche perch� i 960 posti a concorso sono insufficienti a compensare le perdite). Oltretutto, in base a quanto previsto dal Decreto Ministeriale dell'11 aprile 2008, l'organico dei giudici tributari dovrebbe essere pari a 4.668.
J) La paralisi delle Commissioni tributarie coincide , peraltro, con l'entrata in vigore, dall'01/10/2011, delle norme sugli accertamenti esecutivi, dove la posizione del fisco � di fatto prevalente rispetto alla posizione del contribuente, stante le inevitabili difficolt� che esso incontrer� a causa della impossibilit� di vedere trattata l'istanza di sospensione nel termine dei 180 giorni previsto dalla norma, a seguito della conversione in legge del Decreto Sviluppo n. 70 del 13/05/2011.
Con il rischio che in futuro la giustizia tributaria sia amministrata da chi di "professione"� fa la casalinga, in quanto laureata in giurisprudenza o in economia ha tutti i titoli per fare il giudice tributario (art. 4, comma 1, lett. i), D.Lgs. n. 545 cit.).
Appunto per questo � da criticare e contestare in toto l'attuale intervento legislativo, peraltro adottato con la forma del decreto legge senza che ci siano le condizioni di necessit� ed urgenza (art. 77, comma 2, della Costituzione).
E' auspicabile, invece, che il legislatore, nell'ambito della generale riforma fiscale, con legge delega riformi totalmente la giustizia tributaria (non un semplice parziale ed ingiustificato riordino) prevedendo i seguenti, necessari principi:
1) dipendenza dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e non pi� dal Ministero dell'economia, che � una delle parti in causa;
2) parit� assoluta tra le parti in causa, senza limitazioni nella fase istruttoria, con la possibilit� di citare i testimoni e fare i giuramenti;
3) possibilit� di chiedere le sospensive e le conciliazioni anche in grado di appello e di Cassazione;
4) di conseguenza, tenuto conto che il processo tributario diventa un "vero"� processo (come quello civile, penale ed amministrativo), necessit� di reclutare giudici tributari a tempo pieno, con competenza qualificata, pagati dignitosamente anche per le sospensive (dato che � previsto il pagamento di un contributo unificato), e senza alcun collegamento funzionale con il Ministero dell'economia e delle finanze.
E' auspicabile, pertanto, che il Parlamento non converta l'art. 39 pi� volte citato ma colga l'occasione per una riforma totale, seria ed organica, del processo tributario che non mortifichi il diritto di difesa dei contribuenti (art. 24 della Costituzione), come purtroppo sta avvenendo oggi.
Oltretutto, i tempi sono maturi per il definitivo riconoscimento costituzionale della Magistratura tributaria, che opera esclusivamente nell'interesse dello Stato e del cittadino contribuente.