Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-20972-del-06-08-2019
Timestamp: 2020-08-03 12:22:05+00:00
Document Index: 115808870

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 14', 'art. 14', 'art. 68', 'art. 360', 'art. 5', 'art. 23', 'art. 360', 'art. 49', 'art. 58', 'art. 49', 'art. 49', 'art. 238', 'art. 11', 'art. 5', 'art. 23', 'art. 8', 'art. 238', 'art. 238', 'art. 264', 'art. 23', 'art. 65', 'art. 68', 'art. 13', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 13', 'art. 1', 'art. 13']

Sentenza Cassazione Civile n. 20972 del 06/08/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20972 del 06/08/2019
Cassazione civile sez. trib., 06/08/2019, (ud. 19/06/2019, dep. 06/08/2019), n.20972
sul ricorso 697-2017 proposto da:
avverso la sentenza n. 1206/2016 della COMM.TRIB.REG.SEZ.DIST. di
1. – Con sentenza n. 1206/2016, depositata il 18 maggio 2016, la CTR di Bari, sezione staccata di Foggia, – pronunciando in controversia originata da una disattesa istanza di rimborso, qual presentata dalla contribuente Rosamarina S.r.l. relativamente alla TARSU corrisposta per gli anni dal 2007 al 2011, – ha rigettato gli appelli, principale ed incidentale, proposti dalle parti, rilevando, a fondamento del decisum, che:
– andava rigettato l’appello principale proposto dal Comune di San Giovanni Rotondo, e così confermata la statuizione di prime cure, posto che l’illegittimità del regolamento comunale, con relative tariffe, adottato dall’Ente si correlava alla (indistinta) diversificazione del trattamento tariffario riservato agli esercizi alberghieri, rispetto a quello applicato per le unità ad uso abitativo, e senz’alcuna considerazione “nell’ambito degli alberghi, fra aree destinate esclusivamente a camere e quelle destinate ad usi comuni”;
– destituito di fondamento rimaneva (del pari) l’appello incidentale proposto da Rosamarina S.r.l., in quanto il regime normativo della TARSU doveva trovare applicazione (anche) per gli anni successivi al 2009 (nella fattispecie per gli anni 2010 e 2011), e sino al 1 gennaio 2013, tenuto conto che “era sicuramente nella facoltà del legislatore legittimare l’ulteriore vigenza di tale tassa” (D.Lgs. 14 marzo 2011, n. 23, art. 14, comma 7; D.L. n. 201 del 2011, art. 14, conv. in L. n. 214 del 2011).
2. – Il Comune di San Giovanni Rotondo ricorre per cassazione articolando un solo motivo, illustrato da memoria.
Deduce, in sintesi, il ricorrente che, – così come statuito da questa Corte di legittimità con consolidato orientamento interpretativo, l’articolazione tariffaria, in tema di TARSU (art. 68, cit.), legittimamente può differenziare (anche in misura notevole) il trattamento riservato agli esercizi alberghieri in ragione, quale dato notorio, di una capacità produttiva di rifiuti notevolmente superiore a quella delle civili abitazioni.
2. – Col motivo di ricorso incidentale, – articolato ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in relazione al D.L. n. 208 del 2008, art. 5, comma 1, conv. in L. n. 13 del 2009, ed all’art. 23 Cost., – Rosamarina S.r.l. ripropone le questioni normative già disattese dalla CTR deducendo, in sintesi, che relativamente agli anni 2010 e 2011 il prelievo tributario della Tarsu non aveva fondamento normativo in quanto il suo regime transitorio (di proroga) doveva ritenersi cessato al 1 gennaio 2010.
3.1 – Senz’altro destituita di fondamento è l’eccezione che involge il motivo di ricorso principale che, in quanto (correttamente) articolato, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in una violazione di legge, non implica affatto, così come deduce la controricorrente, accertamenti rimessi all’esclusiva valutazione del giudice di merito; di vero, costituendo oggetto della censura la non conformità a disciplina di legge dell’articolazione tariffaria prefigurata dal giudice di appello, non anche l’accertamento relativo ai presupposti fattuali di una siffatta articolazione.
Per quel che qui interessa, il D.Lgs. n. 22 del 1997, art. 49 cit., disponeva la soppressione della TARSU (istituita dal D.Lgs. n. 507 del 993, art. 58 e ss.) “a decorrere dai termini previsti dal regime transitorio, disciplinato dal regolamento di cui al comma 5” (art. 49, c. 1); e prevedeva, al comma 5 cit., che il Ministro dell’ambiente, di concerto con il Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato (sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano) avrebbe dovuto elaborare “un metodo normalizzato per definire le componenti dei costi e determinare la tariffa di riferimento, prevedendo disposizioni transitorie per garantire la graduale applicazione del metodo normalizzato e della tariffa ed il graduale raggiungimento dell’integrale copertura dei costi del servizio di gestione dei rifiuti urbani da parte dei comuni.”.
– “La tariffa di cui al D. Lgs. 5 febbraio 1997, n. 22, art. 49, è soppressa a decorrere dall’entrata in vigore del presente articolo, salvo quanto previsto dal comma 11.” (art. 238, comma 1);
Va, in particolare, rimarcato che il D.P.R. n. 158 del 1999, costituiva (anche nella disciplina transitoria introdotta col suo art. 11 cit.) provvedimento attuativo del D.Lgs. n. 22 del 1997 e che la conservazione di efficacia delle “discipline regolamentari vigenti” non poteva che comprendere (anche) i regolamenti comunali sulla TARSU (la cui disciplina legislativa non era stata ancora abrogata in ragione del sopra ricordato regime transitorio).
– l’art. 5, comma 2 quater, del 30 dicembre 2008 n. 208, conv. in L. 27 febbraio 2009, n. 13 (e qual modificato dapprima dal D.L. 1 luglio 2009, n. 78, art. 23, comma 21, convertito in L. 3 agosto 2009, n. 102, di poi dal D.L. 30 dicembre 2009, n. 194, art. 8, comma 3, convertito in L. 26 febbraio 2010, n. 25), – nel disporre che “Ove il regolamento di cui al D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152, art. 238, comma 6, non sia adottato dal Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare entro il 30 giugno 2010, i comuni che intendano adottare la tariffa integrata ambientale (TIA) possono farlo ai sensi delle disposizioni legislative e regolamentari vigenti.” – espressamente riconosceva che l’effetto abrogativo conseguente all’emanazione del D.Lgs. n. 152 del 2006 a quella data (30 giugno 2010) non si era ancora (senz’altro) prodotto (D.Lgs. n. 152 cit., art. 238, commi 1 e 11, e art. 264, comma 1, lett. i));
Va, del resto, rimarcato che l’art. 23 Cost. fissa, in materia tributaria, una riserva di legge relativa e non assoluta, sulla base della quale alla norma primaria è richiesto di delineare i requisiti essenziali del tributo, potendo la stessa demandare, alla fonte subprimaria, le modalità e l’ammontare del prelievo, in relazione ai soggetti passivi (v. Corte Cost., 7 aprile 2017, n. 69; sulla riserva relativa di legge, con rinvio di dettaglio anche ad atti amministrativi generali, v. altresì: Corte Cost., nn. 64/1995, 148/1979, 180/1996, 269/1997, 435/2001; Cass., Sez. U, 10/09/2004, n. 18262; Cass., 20 novembre 2003, n. 17602; Cass., 4 novembre 2003, n. 16498).
5.2 – Dalla disciplina, così, posta con riferimento ai criteri di legittimità del prelievo tributario deve, quindi, dedursi che la tassa può essere commisurata, in relazione al “costo di smaltimento”, o alla potenzialità di produzione di rifiuti (ed alla loro qualità) ovvero alla quantità di rifiuti effettivamente prodotta dai detentori (art. 65, comma 1); che, ancora, la classificazione in categorie (ed eventuali sottocategorie) dei produttori di rifiuti, – operata in relazione ad una “omogenea potenzialità di rifiuti”, – va articolata tenendo conto di “gruppi di attività o di utilizzazione” che, “in via di massima”, fanno riferimento (anche) a “locali ed aree ad uso abitativo per nuclei familiari, collettività e convivenze, esercizi alberghieri” (art. 68, comma 1 e comma 2, lett. c) cit.).
5.4 – Una volta legittimamente individuata la categoria degli esercizi alberghieri, – quale categoria che non può che essere oggetto di considerazione unitaria siccome espressiva di una “omogenea potenzialità di rifiuti”, in quanto tale distinta da quella riferibile agli immobili ad uso abitativo, – non è, quindi, conforme al ripercorso assetto normativo una disarticolazione della categoria (esclusivamente) fondata su generici rapporti di affinità (con altra categoria), piuttosto che sui criteri legali di ripartizione del prelievo fiscale (criteri dettati dalla “relazione tra le tariffe ed i costi del servizio discriminati in base alla loro classificazione economica”).
La Corte da atto della sussistenza, con riferimento al ricorso incidentale, dei presupposti di cui al primo periodo del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, ai fini versamento dell’ulteriore importo per contributo unificato, pari a quello dovuto per l’impugnazione incidentale.
La Corte, rigetta il ricorso incidentale, accoglie il ricorso principale, cassa la sentenza impugnata e, decidendo la causa nel merito, rigetta l’originario ricorso della contribuente. Compensa tra le parti le spese del doppio grado di merito e condanna Rosamarina S.r.l. alla rifusione in favore del ricorrente Comune delle spese del presente giudizio di legittimità, che liquida in Euro 3.500,00 per compenso, oltre rimborso spese forfettarie ed accessori di legge. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente incidentale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso incidentale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis,.