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Timestamp: 2019-03-19 09:52:08+00:00
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“Professioni, decide solo lo Stato”. (Giornalisti vicini alla laurea). Siliquini: gli esami di Stato alla riforma-bis entro maggio
Tabloid n. 1/2004 - La sentenza (n. 353, depositata il 12 dicembre 2003) della Corte costituzionale chiarisce i confini del nuovo Titolo V della Costituzione
“Professioni, decide solo lo Stato”. (Giornalisti vicini alla laurea).
Siliquini: gli esami di Stato alla riforma-bis entro maggio
Le Regioni non possono istituire nuove professioni. Questo è l’assunto centrale della sentenza n. 353 (depositata il 12 dicembre 2003) della Corte costituzionale, che ha abrogato (in quanto “illegittima”) una legge piemontese istitutiva di figure sanitarie. La sentenza chiarisce l’ambito delle competenze concorrenti tra Stato e Regioni e afferma che la materia delle professioni, con i relativi profili ed ordinamenti didattici, appartiene soltanto allo Stato. La Consulta scrive: “…non pare quindi dubbio che, anche oggi, la potestà legislativa regionale in materia di professioni sanitarie debba rispettare il principio, già vigente nella legislazione statale, secondo cui l’individuazione delle figure professionali, con i relativi profili ed ordinamenti didattici, debba essere riservata allo Stato….la legge della Regione Piemonte n. 25 del 2002 …. viene soprattutto ad incidere su aspetti essenziali della disciplina degli operatori sanitari senza appunto rispettare, in violazione dell’art. 117, terzo comma della Costituzione, il principio fondamentale che riserva allo Stato la individuazione e definizione delle varie figure professionali sanitarie”.
L’assetto attuale delle professioni. Il Dlgs n. 300/1999 affida al Ministero della Giustizia la vigilanza sugli Ordini professionali e al Ministero dell’Istruzione/Università la “missione” di formare i nuovi professionisti. Il comma 18 dell’articolo 1 della legge n. 4/1999 conferisce al ministero dell’Istruzione/Università, di concerto con quello della Giustizia, il compito di “integrare e modificare” con regolamento gli attuali ordinamenti sull’accesso alla professioni e di raccordarli con le lauree triennali e con le lauree specialistiche biennali. Il regolamento (Dpr n. 328/2001) disciplina la maggioranza delle professioni intellettuali (dottore agronomo e dottore forestale, agrotecnico, architetto, assistente sociale, attuario, biologo, chimico, geologo, geometra, ingegnere, perito agrario, perito industriale, psicologo) e trascura quelle dei giornalisti, degli statistici e dei consulenti del lavoro. Con parere 7 maggio 2002 n. 2228 il Consiglio di Stato ha scritto che "non sussistono motivi ostativi alla riforma dell'ordinamento professionale dei giornalisti, come previsto dall'articolo 1 (comma 18) della legge n. 4/1999".
L’Ordine di Milano pronto a disapplicare la normativa italiana sull’accesso a favore di quella comunitaria che prevede il possesso di una laurea minima triennale. Dopo la riforma del Titolo V della Costituzione, si è ritenuto (erroneamente) che lo Stato avesse perso i suoi poteri regolamentari e che non potesse, quindi, riscrivere il Dpr n. 328/2001, allargandolo ai giornalisti, agli statistici e ai consulenti del lavoro. Si può affermare, con Vincenzo Caianiello, che “tutto ciò che attiene allo status del professionista e delle libere professioni è riconducibile all’articolo 33 della Costituzione, il quale parla di esame di Stato” (Vincenzo Caianiello, ”L’inserimento delle professioni nel titolo V della Costituzione” in Atti del Convegno nazionale “Quale federalismo per le professioni” del 18 marzo 2002 in Codroipo-Ud).
Il Ministero dell’Istruzione-Università nell’ottobre scorso ha rimeditato la questione del collegamento tra laurea universitaria, praticantato giornalistico ed esame di Stato. Il Ministro Letizia Moratti ha dato disco verde alle modifiche del Dpr n. 328/2001, istituendo una commissione ad hoc guidata dal sottosegretario di Stato Maria Grazia Siliquini. Conseguentemente il Consiglio dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia ha bloccato una delibera con la quale lo stesso Consiglio, quale autorità amministrativa, avrebbe disapplicato (in forza delle sentenze n. causa 103/1988 della Corte di Giustizia Ce 22 luglio 1989 e n. 389/1989 della Corte costituzionale) l’articolo 33 (commi 4, 5, 6 e 7) della legge n. 69/1963, affermando la prevalenza (in base alla sentenza n. 389/1989 della Corte costituzionale) sulla norma interna della Direttiva n. 89/48/CEE. Questa direttiva, in base alla sentenza della quarta sezione della Corte di Giustizia europea nella causa C- 285/00, si applica “alle professioni regolamentate, cioè a quelle per le quali l’accesso o l’esercizio sono subordinati, direttamente o indirettamente, mediante disposizioni legislative, regolamentari o amministrative, al possesso di un diploma universitario della durata minima di tre anni”.
Sono mutati i requisiti culturali per l’esercizio di una professione nell’ambito dei Paesi Ue e, quindi, i giornalisti professionisti italiani non possono essere discriminati rispetto agli altri professionisti italiani e a quelli europei sotto il profilo della preparazione universitaria minima di tre anni, principio al quale devono attenersi anche alcune professioni un tempo collegate a un diploma di scuola media superiore (geometri, ragionieri, periti agrari e periti industriali).
Con l’iniziativa del ministro Moratti e del sottosegretario Siliquini, è prevedibile che nel giro di 4-6 mesi l’accesso al praticantato giornalistico e all’esame di Stato sia vincolato esclusivamente al possesso di una laurea (qualsiasi) conseguita al termine di un percorso minimo di tre anni. La pratica (di durata biennale) potrà essere svolta nelle redazioni (di quotidiani, periodici, agenzie di stampa, telegiornali, radiogiornali, testate web); nelle scuole di giornalismo, nei master universitari e nei corsi di laurea in giornalismo (riconosciuti dall’Ordine). La modifica del Dpr n. 328/2001 presuppone una prima approvazione del testo da parte del Consiglio dei Ministro, l’acquisizione successiva di tre pareri (tra i quali quello del Consiglio di Stato) e, quindi, una seconda approvazione da parte del Consiglio dei Ministri. Segue la pubblicazione del Dpr nella Gazzetta Ufficiale. Un Dpr, che, comunque, fotografa una situazione esistente: già oggi 8 praticanti su 10 sono laureati.
Professioni – Parla il sottosegretario all’Università. Il Dpr 328/2001 verrà allargato a giornalisti, tecnologi alimentari, informatici e consulenti del lavoro
Siliquini: gli esami di Stato
alla riforma-bis entro maggio
Entro aprile sarà definita la riforma bis degli esami di Stato per le professioni. Lo assicura il sottosegretario all'Istruzione, Maria Grazia Siliquini, che con l'aiuto di una commissione di "saggi" - rappresentanti delle professioni, professori universitari e dirigenti del ministero - sta lavorando alla modifica del Dpr 328/2001 (che verrà allargato a giornalisti, tecnologi alimentari, informatici e consulenti del lavoro, ndr).
Il provvedimento, che ha raccordato i requisiti per l'accesso agli Albi ai nuovi titoli universitari, è caratterizzato da <lacune e incongruenze>, secondo Siliquini. E dunque, in collaborazione con le professioni e con le componenti universitarie, verranno rivisti titoli, modalità dei tirocini, contenuti delle prove e composizione delle commissioni.
Inoltre, verranno disciplinati i percorsi universitari per l'accesso alle professioni di giornalista, consulente del lavoro e statistico che non sono state ricomprese nel Dpr 328/2001. Il processo di modifica del Dpr 328 non dovrebbe invece riguardare avvocati e notai, anche se il loro curriculum è ancorato alle vecchie lauree in via di superamento con la riforma dell'autonomia universitaria.
Gli esperti chiamati dal sottosegretario Siliquini sono: Dina Porazzini (presidente del Consiglio nazionale dei dottori agronomi e forestali), Mariano Magnabosco (periti industriali), Walter Gerbino (professore di psicologia a Trieste), Andrea Stella (facoltà di ingegneria di Udine), Teresa Cuomo, Assunta Cioffi, Grazia Corbello (ministero dell'Istruzione), Fabrizio Hinna Danesi (per anni responsabile dell'ufficio Libere professioni della Giustizia), Andrea de Leitenburg ed Emilio Panceri (collaboratori del sottosegretario).
L'intervento del ministero dell'Istruzione ha dovuto fare i conti con la riforma del federalismo (legge costituzionale 3/2001), che ha ricondotto le professioni tra le materie a legislazione concorrente, cancellando la potestà regolamentare dello Stato. .
Invece, ogni intervento è rimandato per quanto riguarda le competenze e i titoli professionali. .
Dunque, l'obiettivo è puntato sui requisiti e sulle modalità delle prove di abilitazione. . I commissari, insieme con il sottosegretario, ascolteranno i presidenti dei Consigli nazionali. Si inizierà tra una quindicina di giorni con dottori agronomi e architetti.
Le proposte delle professioni costituiranno le tessere del decreto correttivo, che verrà trasmesso agli Ordini e ai presidi di facoltà per le osservazioni. Quindi il provvedimento dovrà passare al vaglio del Cun e del Consiglio nazionale degli studenti e acquisire il concerto del ministero della Giustizia. L'iter prevede quindi l'esame del Consiglio dei ministri, del Consiglio di Stato e il sì definitivo del Governo.
(Il Sole 24 Ore del 16 gennaio 2004, M.C.D.)