Source: http://www.anmil.it/Default.aspx?TabId=3159&language=it-IT
Timestamp: 2018-07-19 03:36:27+00:00
Document Index: 17975922

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 594', 'art. 627', 'art. 647', 'art. 3', 'art. 2059', 'art. 185']

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ANMIL ammessa come parte civile nel processo di Taranto >>
BENVENUTI IN ITALIA FINALMENTE!
dell'Avv. Massimiliano Gabrielli
✤ punire l'autore dell'illecito in proporzione alla gravità del suo comportamento (funzione punitiva);
✤ fungere da efficace deterrente nei confronti di altri potenziali trasgressori e/o dello stesso autore dell'illecito, che potrebbe reiterarlo (funzione esemplare);
✤ premiare la vittima per l'impegno profuso nell'affermare il suo diritto giacché, in questo modo, ha contribuito anche al rafforzamento dell'ordine legale (funzione rimunerante);
Per capire l’origine e la ragione sociale alla base dell’assoluta validità del sistema dei danni punitivi è esemplare il famosissimo caso giudiziario statunitense Stella Liebeck vs. McDonald's Restaurants (1994); una donna di 79 anni versandosi addosso una tazza di caffè di McDonald aveva subito ustioni di secondo e terzo grado sulle cosce, glutei, inguine e genitali, tanto gravi da necessitare innesti cutanei. La Liebeck ha citato in giudizio McDonald's per essere risarcita dei danni soprattutto in termini compensativi, ma, durante il processo, i documenti interni della multinazionale rivelarono che la società aveva ricevuto centinaia di reclami da parte di clienti che lamentavano che il caffè di McDonald’s causasse gravi ustioni, ma questa non aveva mai ridotto l’alta temperatura dell’acqua sostenendo che invece la maggior parte della gente amava il caffe di McDonald proprio perché era super-caldo.
Questo convinse la giuria che i vertici della McDonald's sapessero che il loro prodotto era potenzialmente pericoloso ma che la società non aveva fatto nulla per correggere il problema, semplicemente perché gli conveniva economicamente risarcire (in termini tabellari) qualche ustionato, continuando a vendere milioni di tazze di caffè in tutto il mondo. Il Tribunale ha liquidato quindi $ 200.000 in danni compensativi (ridotti a $ 160.000, per 20% della colpa attribuita alla Liebeck), e 2,7 milioni di dollari in danni punitivi, che era al momento la somma pari a due giorni di ricavi di vendita di caffè McDonald's (successivamente ridotti a $ 480.000).
Il caso è stato aspramente criticato per l'elevata quantità di danni che la giuria ha assegnato alla vittima, e la stessa Corte di Cassazione, con la pronuncia qui in commento, ha posto un decisivo freno al riconoscimento di una sentenza straniera che contenga una pronuncia di tal genere, dovendo rispondere alla condizione che essa sia stata resa nell’ordinamento straniero su basi normative che garantiscano la tipicità̀ delle ipotesi di condanna, la prevedibilità̀ della stessa ed i limiti quantitativi, dovendosi avere riguardo, in sede di delibazione, unicamente agli effetti dell’atto straniero e alla loro compatibilità̀ con l’ordine pubblico.
Anche questa riserva da parte dei nostri giudici, però, è da considerarsi di fatto superata in quanto da tempo la Corte Suprema degli Stati Uniti è intervenuta per porre freno all'entità dei danni punitivi, stabilendo che devono essere comunque proporzionati alla gravità del comportamento del danneggiante, e non superiori a dieci volte l'entità del danno effettivo (sentenza del 7-4-2003 nella causa State Farm Mutual Automobile Insurance Co. Vs. Inez Preece Campbell). L’incompatibilità dovrà allora essere rilevata non in automatico, ma “solo quando la liquidazione sia giudicata effettivamente abnorme”, ossia all’esito di una valutazione operata in concreto dal Giudice della delibazione.
Da parte nostra, invece, riteniamo che il ragionamento logico e giuridico che ha portato alla definitiva apertura della breccia in tema di risarcimenti punitivi, prima ancora individuato dalla Prima sezione della Cassazione nell'ordinanza di rimando alle SS.UU., ripercorra – e lo diciamo con uno spicco di orgoglio - l’identico percorso normativo illustrato nei nostri atti giudiziari, un po’ in tutti i settori del diritto penale e civile, individuando la molteplice presenza di numerose ed esplicite norme a carattere punitivo, deterrente ed esemplare:
✤ depenalizzazione ed introduzione della nuova figura di sanzione pecuniaria civile per l'abrogazione di tradizionali norme incriminatrici presenti nel codice penale: - le falsità in scrittura privata (artt. 485 e 486 c.p.); l'ingiuria (art. 594 c.p.); la sottrazione di cose comuni (art. 627 c.p.); l'appropriazione di cose smarrite (art. 647 c.p.).
E questo in quanto anche al nostro sistema risarcitorio “classico” non è affatto sconosciuta la personalizzazione del danno, ed al magistrato non è in alcun modo precluso di affrontare la quantificazione del danno non patrimoniale secondo questa impostazione, ossia in termini ultra-compensativi, considerandosi che il medesimo si trova a liquidare il danno procedendo ad una valutazione equitativa, la quale implica un apprezzamento di tutte le circostanze del caso (artt. 1226 e 2056 c.c.). In definitiva, come riconosciuto dalla dottrina più illuminata e dalla giurisprudenza più recente, è del tutto inconfutabile come il Giudice, nel determinare l'importo risarcitorio dovuto alla parte lesa, sia nella condizione di poter considerare la gravità della condotta illecita tenuta dal soggetto danneggiante a vantaggio o nell’interesse dell'ente/azienda, e parametrare a questo, in termini equitativi e di personalizzazione del danno, il risarcimento da irrogare a carico del responsabile civile (danno morale aggravato dalla condotta). In tal senso (art. 3 della Costituzione, ed in piena conformità con il rinvio, da parte dell’art. 2059 c.c., all’art. 185 c.p.) nella liquidazione equitativa del danno non patrimoniale derivante da fatto illecito, deve tenersi conto della gravità dell’illecito penale e di tutti gli elementi della fattispecie concreta, in modo da rendere il risarcimento adeguato al caso specifico.
Quindi starà a chi giudica, l'obbligo di sganciarsi dagli automatismi, dalle tabelle, dalle calcolatrici, facendo piuttosto ricorso al metro dell'equità commisurando le liquidazioni in relazione alla gravità di tutte le condotte, dirette e di contorno, adottare decisioni, ove necessario innovative, in casi in cui, come nella fattispecie di mass tort, la liquidazione tabellare e l'onere della prova sul dato compensativo mostra tutti i suoi limiti, sussistendo invece tutte le condizioni per affermare un diritto, come sopra emarginato, tanto rivoluzionario quanto corrispondente ad un trend progressivamente avviatosi in Italia e in termini più estesi nella cultura giuridica e di tutela del singolo nella intera Comunità Europea, dando un significato vero ed universale ai risarcimenti punitivi e/o esemplari.