Source: https://laboratoriopoliziademocratica.blogspot.com/2013/03/danno-biologico.html
Timestamp: 2020-02-29 10:41:01+00:00
Document Index: 42398871

Matched Legal Cases: ['art. 2043', 'art. 360', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 6', 'art. 2049', 'sentenza ', 'art. 2043']

lpd: Danno biologico
Con il primo motivo il ricorrente denunzia violazione e falsa applicazione art. 2043, 1223, 2056 c.c., nonchè omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia (art. 360 nn. 3 e 5 c.p.c.). Assume che, con riferimento alla lesione alla salute lamentata dallo (omissis) la sentenza aveva riconosciuto la responsabilità dell'odierna ricorrente utilizzando la categoria, di recente produzione giurisprudenziale, dei cd. danni riflessi, richiamando ampi stralci della sentenza n. 12195/98 di questa Corte. In questa ottica, quindi, anche il marito, padre del nascituro, quale danneggiato di riflesso, il cui equilibrio personale e familiare è stato indubbiamente leso, era legittimato a richiedere il risarcimento del danno. Peraltro, così ragionando la corte distrettuale non solo aveva apoditticamente equiparato la posizione dei due coniugi, dimenticando che l'unico interesse protetto dall'art. 6 della legge n. 194/1978 è la salute della madre, ma non si era neppure preoccupata di verificare quali fossero in concreto i danni eventualmente subiti dal marito rifacendosi per la loro sussistenza a quanto riferito dalla stessa (omissis) al c.t.u. e, per il loro ammontare, all'invocazione del solo principio di equità, laddove proprio la giurisprudenza richiamata dalla corte d'appello ritiene imprescindibile la rigorosa prova dell'esistenza dei danni asseritamente subiti. In realtà, proprio nel caso di specie la teoria dei cd. danni riflessi manifesta i suoi limiti risultando del tutto inidonea a fondare il giudizio di responsabilità formulato dal giudice di appello. Più precisamente, in tanto si potrebbe ritenere responsabile della lesione patita dallo (omissis) il medico che aveva errato la diagnosi (e dunque gli Ospedali Riuniti ex art. 2049 c.c.), in quanto tale evento potesse essergli addebitato a titolo di colpa, stante la possibilità di prevedere che dall'errore diagnostico sarebbe derivato al marito della (omissis) il danno alla salute di cui aveva chiesto il risarcimento. Il danno alla salute lamentato dallo (omissis) infatti, non era configurabile come danno diretto o primario, ma soltanto come conseguenza mediata della lesione di un diritto altrui, per cui mettere in conto all'eventuale autore della lesione anche l'ulteriore danno subito dallo (omissis) significava adottare un'inammissibile valutazione allargata della colpa. Tale operazione, oltre a porsi in netto contrasto con i principi del nostro ordinamento, ma era stata ripetutamente stigmatizzata dalla Consulta, la quale, nella sentenza 27.10.94, n. 372, aveva definito il criterio della prevedibilità come la ®possibilità oggettiva per l'agente di prefigurarsi l'evento dannoso nella sua totalità, e coerentemente aveva escluso l'ipotesi in esame dall'ambito di tutela dell'art. 2043 c.c. proprio sul presupposto della mancanza di tale requisito fondamentale della colpa. Pertanto, pur ipotizzando che i danni lamentati dallo (omissis) fossero casualmente riconducibili all'errore diagnostico del medico, ciò nondimeno lo stesso non era legittimato ad agire nei confronti dell'ospedale per il risarcimento dei suddetti danni in assenza di un valido criterio di imputazione che permettesse appunto di fondare un giudizio di responsabilità anche nei suoi confronti.