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Timestamp: 2017-11-21 00:41:24+00:00
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Seregno - La tragica morte di Calogero Grisafi, dipendente del Comune | Infonodo
Calogero Grisafi è stato vittima di mobbing.
Sui giornali che hanno raccontato in questi settimane la sua morte e la sua vicenda la parola mobbing non è stata mai citata, ma il Tribunale del Lavoro di Monza con sentenza del 26/06/2009 aveva stabilito in modo chiaro che Grisafi era stato vittima non solo di un ingiusto licenziamento, ma, come scrive il giudice Maria Cella, di “un quadro di vessazioni finalizzate alla sua emarginazione ed allontanamento dal posto di lavoro [...] Questo insieme di iniziative si è protratto per un anno circa e ha prostrato Grisafi e la sua famiglia; il soggetto era particolarmente dedito al lavoro, e la repentina situazione di emarginazione, isolamento, attacco a tutti i livelli, in cui si è venuto a trovare, ne ha sconvolto l’equilibrio psicologico”.
E ancora: “La responsabilità del Comune è affermata sotto il profilo contrattuale che impone al datore di lavoro la tutela dell’integrità fisica della personalità morale del lavoratore, si è evidenziato che in questo caso, invece, il datore di lavoro ha posto in essere una serie di iniziative, alcune già di per sé illegittime, altre apparentemente neutre, tutte volte l’emerginazione del lavoratore, culminante col suo licenziamento”.
In Italia non esiste una legge sul mobbing, nonostante esista dal 2001 una risoluzione del Parlamento Europeo ( Risoluzione del Parlamento europeo sul mobbing sul posto di lavoro (2001/2339(INI)) ) che esorta gli stati membri a dotarsi di una legislazione specifica.
Nell’assenza del legislatore italiano si è però sviluppata una giurisprudenza che, sentenza dopo sentenza, ha cercato di definire il fenomeno e dargli un quadro giuridico di riferimento.
Una recente sentenza della Corte di Cassazione (n° 10037/2015) ha stabilito sette parametri per cui una situazione lavorativa vessatoria si possa configurare come mobbing (vedi Conflitti e soprusi, ecco le 7 prove del mobbing decise dalla Cassazione):
(1) I contrasti, le mortificazioni o quant’altro devono durare per un congruo periodo di tempo
(2) ed essere non episodiche ma reiterate e molteplici.
(3) Deve trattarsi di più azioni ostili, almeno due di queste:
(4) attacchi alla possibilità di comunicare, isolamento sistematico, cambiamenti delle mansioni lavorative, attacchi alla reputazione, violenze o minacce.
Occorre il dislivello tra gli antagonisti, con l’inferiorità manifesta del ricorrente.
(5) La vicenda deve procedere per fasi successive come: conflitto mirato, inizio del mobbing , sintomi psicosomatici, errori e abusi, aggravamento della salute, esclusione dal mondo del lavoro.
(6) Oltre a tutto quanto elencato, bisogna che vi sia l’intento persecutorio,
(7) ovvero un disegno premeditato per tormentare il dipendente.
Nella sentenza del Tribunale di Monza sul ricorso presentato da Calogero Grisafi contro l’ingiusto licenziamento tutti questi parametri sono presenti, compresi gli ultimi due, cioè l’”intento persecutorio” e il “disegno premeditato per tormentare il dipendente”.
Scrive infatti la Dott.ssa Cella:
“ che il peso del Sindaco (Giacinto Mariani - ndr) nel giudizio del Nucleo di Valutazione sia stato decisivo è sostanzialmente confessato dal segretario comunale dell’epoca Stufano, sentito come teste, il quale, chiamato a pronunciarsi circa la contraddittorietà della valutazione del 2005 rispetto a quella degli anni precedenti, nonostante la medesima composizione del nucleo, ha rilevato come fosse stata determinante per il 2005 la presenza del sindaco [...] le dichiarazioni del teste Stufano appaiono allora confessorie di una preordinazione del giudizio negativo, emergente anche dalla singolare coincidenza tra la denuncia penale del sindaco e il contenuto della valutazione del nucleo, il quale descrive addirittura nel dettaglio un colloquio intervenuto tra Grisafi e il sindaco, del cui verbale non risulta nessuna traccia.
Anche l’assoluta infondatezza delle accuse mosse al ricorrente dal nucleo e il palese scostamento di questa valutazione e dagli schemi abituali di valutazione (teste Codurri il quale riferisce che per gli altri dirigenti fu seguito lo schema che imponeva il rispetto dei criteri vigenti, mentre per Grisafi fu creata una sorte di “volume” ad hoc) e dai criteri vigenti conferma l’esistenza di una dolosa preordinazione volta ad espellere Grisafi dal luogo di lavoro: i risultati più che lusinghieri del dirigente per l’anno 2005 vengono totalmente ignorati, della tanto vantata libreria delle capacità non viene fatto alcun cenno. Vengono invece sviscerati comportamenti risalenti ad anni precedenti e frutto di decisioni politiche della giunta precedente (costo di costruzione), vengono censurati orientamenti in realtà confermati anche in seguito (sanzione Global Auto), viene sostanzialmente montato un castello di accuse”.
La dott.ssa Cella quindi non solo scrive chiaramente di una premiditazione, ma mette nero su bianco anche il nome di chi ha avuto un ruolo determinante in tutto questo, cioè l’allora sindaco Giacinto Mariani.
E’ doveroso sottolineare che nonostante la netta censura che il Tribunale di Monza fa dell’operato del Nucleo di Valutazione, lo stesso viene confermato dal comune di Seregno nel suo ruolo negli anni seguenti.
Gilberto Gelosa, uno dei due membri del Nucleo di Valutazione, è il fondatore dello studio Interconsulting di cui è socio anche Maurizio Bottoni (vedi organigramma Interconsulting), che ha ricoperto per lungo tempo, durante i due mandati di Giacinto Mariani, il ruolo di presidente di AEB, l’azienda municipalizzata di Seregno.
Lo studio Interconsulting, direttamente o attraverso i suoi soci, negli anni si é anche aggiudicato (sempre con affidamento diretto) alcuni lavori da parte delle società del gruppo AEB/Gelsia di cui il comune di Seregno è socio di maggioranza.
Sempre nella sentenza scrive il giudice del Tribunale di Monza:
“Il datore di lavoro non si limita ad intervenire sul rapporto di lavoro, ma pone in essere altri e concomitanti iniziative pregiudizievoli per il ricorrente, tentando di sollecitarne un’incriminazione penale e una responsabilità contabile.
Il procedimento penale è stato archiviato, ma gli effetti immediati dell’iniziativa penale e i riflessi mediatici della stessa sono stati devastanti per Grisafi e per la sua famiglia (si riportano alcuni brani di quanto da lui dichiarato al consulente: “Nel maggio 2006 fui accusato di tentata concussione..ne venni a conoscenza il 30 settembre allorché arrivarono a casa mia sei carabinieri i quali perquisirono l’abitazione dalle nove del mattino ad oltre le dieci di sera…)”.
Le dichiarazioni di Grisafi sembrano far pensare a un accanimento da parte dei carabinieri. Diventa allora inquietante leggere le intercettazioni di un altro processo, quello a carico di Luca Talice, poi assolto con formula piena, dove Federica Forcolin racconta al telefono di alcune domande che le sono state fatte da un maresciallo dei carabinieri che indagava sulla vicenda del suo presunto stupro e in precedenza aveva lavorato a lungo presso la caserma dei carabinieri di Seregno; il maresciallo, infatti, le chiede informazioni su Grisafi e sull’attività di architetto della moglie.
Siamo nel 2010, l’indagine penale a carico di Grisafi, avviata nel 2006 su esposto del sindaco Giacinto Mariani, é stata archiviata non essendoci i presupposti per un rinvio a giudizio.
Nel 2010 Grisafi ha già vinto la causa davanti al Tribunale del Lavoro ed è stato reintegrato in Comune. C’è da aggiungere che l’indagine che vedeva coinvolta Federica Forcolin era su un presunto stupro e non aveva, apparentemente, nessuna attinenza né con il lavoro di Grisafi né, tantomeno, con quello della moglie.
Al di là degli intrecci investigativi di due vicende che hanno avuto in qualche modo come sfondo la stesura del primo PGT (quello poi cestinato), resta chiara e inequivocabile la sentenza del Tribunale del Lavoro di Monza che pubblichiamo per intero (vedi Sentenza Tribunale di Monza - Sezione Lavoro)
L’unica esistente e che non è superata dalla conciliazione intervenuta successivamente nel 2010 (vedi Verbale di Conciliazione), con la quale, per chiudere la vicenda ed avere un po’ di pace, Grisafi (che intanto dopo il reintegro era tornato a lavorare per il Comune di Seregno) rinunciava a 42mila euro dei 50mila che il Tribunale gli aveva riconosciuto come risarcimento per i comportamenti vessatori a cui era stato sottoposto.
Il comune di Seregno rimane comunque soccombente sia rispetto a Grisafi, sia rispetto all’assicurazione che non copre la cifra liquidata a Grisafi (€ 217.090,44 per il trattamento economico + € 10.000,00 per le spese di lite+€ 8.000 per il danno biologico) e alla previdenza sociale (€ 76.589,06 come oneri previdenziali), come invece era stato richiesto dal Comune.
Con la Conciliazione l’assicurazione chiude la vicenda riconoscendo al Comune solo 8.000 euro, poco o niente rispetto al risarcimento complessivo.
Se si sommano, però, quegli ottomila euro ai 42mila euro che restituisce Grisafi, sempre grazie alla Conciliazione, si ottengono 50mila euro, cioè l’esatto ammontare del danno riconosciuto a Grisafi per le vessazione subite.
Danno biologico che era un danno patrimoniale certo per il comune di Seregno e che un eventuale ricorso alla Corte dei Conti avrebbe con ogni probabilità interamente ascritto a chi si rese responsabile dei comportamenti vessatori e del mobbing.
Se la Conciliazione ha apparentemente messo al riparo da un possibile pronunciamento della Corte dei Conti il portafoglio di quelli che hanno vessato Grisafi, al comune di Seregno la vicenda è costata complessivamente circa 350mila euro.
Se, infatti, ai 375mila euro liquidati con det. 558/2009, dopo la sentenza di primo grado, si sottraggono i 50mila euro ottenuti con la Conciliazione e al totale si sommano gli onorari degli avvocati del Comune non siamo distanti da quella cifra.
Il mobbing subito e l’ingiusto licenziamento hanno “sconvolto l’equilibrio psicologico di Grisafi”, scriveva la Dott.ssa Cella.
Secondo le figlie e la moglie, Grisafi non é mai riuscito a mettersi definitivamente alle spalle quella sofferenza e a recuperare la serenità di un tempo.
In una recente sentenza della corte di Cassazione, la n° 14274/2015 (vedi Il mobbing può essere concausa di suicidio) il nesso tra il mobbing subito da un dipendente e il suo suicidio viene messo nero su bianco.
E’ opinione di chi scrive che anche nel caso di Grisafi il legame tra mobbing e suicidio sia molto stretto.
Il suicidio di Grisafi, allora, non può essere semplicemente considerato come la tragica vicenda personale di un uomo, ma diventa una questione politica.
Politica nel senso alto del termine, è cioè che riguarda un’intera comunità: la salubrità dei suoi luoghi di lavoro - ancor di più visto che il luogo di lavoro è un ente pubblico -, l’arbitrarietà di chi gestisce il potere amministrativo e l’incapacità dei colleghi di lavoro (per paura o altro), dei partiti politici, dell’opinione pubblica di schierarsi dalla parte della vittima.
Scriveva Hanna Arendt:
“Il male non è mai radicale, ma soltanto estremo, e non possiede né profondità né una dimensione demoniaca. Esso può invadere e devastare il mondo intero, perché si espande sulla sua superficie come un fungo. Esso sfida il pensiero, perché il pensiero cerca di raggiungere la profondità, di andare alle radici, e nel momento in cui cerca il male, è frustrato perché non trova nulla. Questa è la sua banalità”.
Mobbing Grisafi by infonodo
INFONODO ADESSO BASTA!
Collegamento permanente Inviato da lady liberty (non verificato) il 11/10/2015
Sig Costa, mi prendo la libertà di scriverle direttamente visto che non si sa chi sia il suo editore dato che, come dice Giaci, il suo è un sito fantasma, e pure lei è un fantasma. E’ assai faticoso parlare con i fantasmi perché non si ha mai la certezza di sapere se sono ancora lì o se ne sono andati. Adesso io farò finta che lei sia qui davanti a me per esprimere tutto il mio dispiacere.
Io sono una seregnese doc. Mia madre era seregnese, mio padre pure, così mio nonno, mia nonna e pure i nonni dei miei nonni, da secoli brianzoli… faccio questo discorso per farle capire che brianzoli si nasce, non si diventa.
Ho già fatto molta fatica ad accettare i meridionali. Io guardi non mi vergogno di dirlo: io voto Lega da sempre. Ma da quando il consiglio comunale si è riempito di meridionali mi sono sentita smarrita, perduta, non riuscivo più a capire… finché grazie a Giaci ho capito che per fare del bene alla propria città bisogna accettare un pò tutto e tutti.
Per esempio i Tripodi.. è vero che all'inizio ero alquanto perplessa che il Giaci li frequentasse, sa.. per quella storia delle armi che loro tenevano nel box (proprio vicino a casa mia!), mi sono un po’ spaventata… ma poi ho visto il bar che hanno fatto in centro, raffinato, con buon gusto che a guardarlo da fuori non diresti mai che sia gestito da un meridionale, è talmente bello che sembra il bar di un brianzolo, anche se come dicevo prima brianzoli si nasce, però credo che a certe persone è stato giusto dare un'opportunità. E i Tripodi devono essere proprio bravi a vendere il pane, visto tutti i danè che sono riusciti a fare, non come i miei amici Carlini che poi infatti hanno chiuso la panetteria. E’ inutile negarlo: certi calabresi sono più bravi dei brianzoli per quello che Giaci li frequenta, fanno ricca e bella Seregno.
E, appunto, la cosa che non mi risulta chiara e mi perdoni l'indiscrezione, è: come mai lei che non è mica un seregnese si occupa in continuazione di questa città? Non che mi riguardi… ma credo che di Seregno debba scrivere un seregnese doc: è già tanto che abbiamo accettato i meridionali in posta, in Comune, nelle scuole. Non le sembra un pò troppo?
E infatti basta vedere come funzionano male le cose a Seregno che sembra di essere in Calabria, ma questo non le dà il diritto di continuare ad attaccarci. Seregno ha già il suo calvario. È un vero problema di identità, mi creda. Io sono una giovane mamma di 47 anni con un bambino di 7 anni che frequenta la prima elementare. Al mattino lo porto a scuola con un certo anticipo perché poi a me piace la puntualità, ma devo sopportare una sfilata di mamme meridionali e extracomunitarie che arrivano all'ultimo momento tutte trafelate, trascinando questi poveri cristi che hanno ancora in mano la brioche, e mi chiedo: come si fa? Un paese come Seregno a ridursi così? Quando mia madre mi portava a scuola, erano tutte belle signore, tutte puntuali… all'epoca c'era già qualche meridionale e lo si vedeva subito con la macchina tutta sgangherata, cinque figli (tutti a carico dello Stato ovviamente), mezze spettinate, la sigaretta in bocca alle otto del mattino… che poi bisogna dire che per pagare la mensa ai figli non avevano soldi ma per comprarsi le sigarette invece si! Tanto siamo noi brianzoli che paghiamo sempre, e poi ci vengono a offendere a casa nostra, a dirci che siamo chiusi. Chiusi noi? Noi che siamo stati fin troppo generosi ad accoglierli!
Mio figlio va a scuola con i loro figli e deve sopportare che la maestra, brianzola, spieghi al meridionale o all'extracomunitario settanta volte le stesse cose perché non capisce, perché non parlano la nostra lingua, una lingua così bella e dolce come l'italiano, che tutto il mondo dovrebbe parlarla, altro che l'inglese! Infatti io mi rifiuto di parlare un'altra lingua. Questi bambini che arrivano qua e parlano due lingue e ti dicono che parlano benissimo l'inglese, allora che vadano in Inghilterra, qui siamo a Seregno e si parla l'italiano, Cristo!
Sig Costa, mi scusi lo sfogo ma sono cose che ti prendono. Comunque il motivo di questa lettera era per chiedere a lei di dov'era perché lei farebbe meglio ad occuparsi del suo piccolo paesino meridionale e lasciare stare il Giaci e Edy Mazza, che non farà una mazza ma che con Giaci vicino farà dei grandi affari.
Di Seregno si occuperanno i Seregnesi, infatti si è visto. E’ una città viva. Ha tanti cantieri edili, tanti negozi di lusso, tanti bar, tutti gestiti da seregnesi doc ( e anche se sono calabresi sembrano seregnesi tanto sono bravi a far soldi), due cinema o meglio uno perché l'altro sta chiudendo, cosa manca? Niente! È una idiozia spendere i soldi del Comune per esempio fare piste ciclabili. Io se non prendo il mio 4 x 4 non mi muovo di casa. Questa storia delle piste ciclabili è solo una strategia della sinistra per riempirci ancora di più di extracomunitari e meridionali che sono gli unici che non hanno la macchina e girano ancora con la bicicletta. Non è vero che serve alla salute. Sa quanti meridionali conosco che hanno il tumore alla prostata per la bicicletta? E poi quando si ammalano smettono pure di lavorare e poi ancora noi a mantenerli!
Le signore seregnesi che conosco io per stare bene vanno in palestra a fare zumba, mica in bicicletta.
Comunque tutto questo è per dirle che noi sappiamo badare a noi stessi. Lei non si preoccupi, Giaci troverà un giornalista che scriva su di lui senza cattiverie. Non so se lo troverà a breve o lo troverà mai, il giornalista intendo. Ma lui s'impegnerà a cercarlo sono sicura. Per evitare che lei continui a metterlo in croce, poro Cristo.
La ringrazio e spero che lei sia ancora lì ad ascoltare perché come ben le dicevo prima: con i fantasmi non si sa mai.
E' talmente paradossale,
Collegamento permanente Inviato da gianni (non verificato) il 11/10/2015
E' talmente paradossale, esagerata e fuori dal tempo che mi sembra più una lettera inviata per scherzo da qualche fan dei legnanesi. Non ci credo che il Giaci possa avere dei fan leghisti e seregnesi tanto "persi".......ditemi che è uno scherzo!!!!
Collegamento permanente Inviato da dusan il 11/10/2015
Non sono d'accordo con l'affermazione che "di Seregno debba scrivere un seregnese doc". Sarebbe come dire che a decidere i Piani di governo del territorio gli unici titolati siano i rappresentanti dei costruttori.
Signor Costa ma questa
Collegamento permanente Inviato da luca g (non verificato) il 12/10/2015
Signor Costa ma questa lettera l'ha scritta lei per attirare visitatori sul suo sito oppure a Seregno esiste davvero gente così ?