Source: http://inchiestauranio.blogspot.com/2011/
Timestamp: 2017-08-20 17:17:47+00:00
Document Index: 136642622

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 2', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Associazione Vittime Uranio: 2011
Quanto si legge su varie agenzie di stampa circa le affermazioni nella conferenza stampa di ieri, del Presidente della Commissione d’Inchiesta del Senato, Sen. Costa, circa la non esistenza di legami tra uranio impoverito e tumori sorti dopo missioni all’estero e attività nei poligoni, credo sia dovuto a dei fraintendimenti. Del resto sicuramente tale frase non è stata pronunciata nel corso della conferenza stampa a cui lo scrivente ha assistito, insieme a una trentina di altre persone, conferenza nella quale il Presidente Costa ha letto un comunicato, la cui visione è certamente disponibile a chi ne faccia richiesta.
"Oggi il Ministero della Difesa ha confermato per l'ennesima volta la volontà di insabbiare i tanti casi di malattia tra i militari italiani per possibile contaminazione da uranio impoverito." A denunciarlo è il capogruppo IdV in Commissione Difesa Augusto di Stanislao.
l'Associazione vittime uranio ha recentemente denunciato altri casi di malattia tra i militari italiani per possibile contaminazione da uranio impoverito;
Atto Camera Interrogazione a risposta scritta 4-14204 presentata da MAURIZIO TURCO
mercoledì 14 dicembre 2011, seduta n.560
Altri due casi di malattia sono stati segnalati per passaparola. Si riferiscono a due componenti dell’Arma dei Carabinieri. Uno in provincia di Sassari e uno in provincia di Savona. I casi di possibile contaminazione che nel 2007 secondo la Sanità Militare erano 2536 (si riferiscono solo a militari e non a civili) ora si avvicinano alla cifra di 3 mila. Da parte del Ministero sta arrivando una pioggia di dinieghi nei risarcimenti, ma ciò non può oscurare la memoria di quanto è accaduto.
L’Anavafaf ritiene che, quanto meno lo Stato dia un segnale di riconoscimento e riconoscenza verso tutti coloro che hanno affrontato un nemico invisibile e sconosciuto (il fuoco amico) e senza adeguate misure di protezione. Questo segnale di rispetto alla memoria potrebbe essere costituito da una medaglia di piombo (e quindi di basso valore monetario) alle vittime, una medaglia che tuttavia ricordi con il suo peso il peso del dolore arrecato a tante persone inviate a servire il proprio paese in situazioni di rischio. La superficie oscura del metallo rimanderà all’oscurità in cui le vittime hanno operato. Il basso valore della medaglia richiamerà il basso valore che è stato attribuito al loro sacrificio.
- Al Ministro della Difesa, per sapere, premesso che:
l’Associazione Vittime Uranio ha di recente denunciato nuovi casi di malattia tra i militari per possibile contaminazione da uranio impoverito, come si apprende dall’agenzia di stampa ANSA del 29 Novembre 2011;
un caso riguarda un ex militare che aveva prestato servizio presso il Poligono di Salto di Quirra, in Sardegna, poligono già al centro dell’inchiesta avviata dalla procura di Lanusei;
Un altro agnello malformato e' stato scoperto in un ovile nelle campagne di Villaputzu, nei pressi del Poligono interforze di Perdasdefogu-Salto di Quirra al centro di un'inchiesta giudiziaria a seguito della morte di numerose persone e animali per tumori. L'animale, morto subito dopo la nascita, presenta un solo occhio al centro del viso. La segnalazione e' arrivata al procuratore della Repubblica di Lanusei Domenico Fiordalisi, che indaga sui veleni di Quirra e che ha disposto il sequestro probatorio dell'ovino.
Proprio ieri, nell'ambito dell'inchiesta avviata nel gennaio scorso, erano sono stati riesumati 11 cadaveri, di pastori e militari morti per tumori, tumulati nei cimiteri di San Vito e Villaputzu, mentre altre quattro salme, su richiesta dei parenti, verranno riesumate il prossimo 14 dicembre. Agenti del Corpo forestale hanno portato la carcassa nei laboratori dell'Universita' di Cagliari dove si provvedera' a effettuare gli esami del caso e conservare il capo malformato. A trovare l'agnello e' stato un allevatore che, in passato, e' stato colpito da un'analoga conseguenza della presenza vicino alla sua azienda del Poligono militare: un componente della sua famiglia sarebbe deceduto per cause legate alla radioattivita', su cui l'inchiesta della Procura della repubblica ogliastrina intende fare piena luce.
Dalle 7 di questa mattina sono stati riesumati 11 cadaveri, di pastori e militari morti per tumori, tumulati nei cimiteri di San Vito e Villaputzu. Mentre altre quattro salme, su richiesta dei parenti, verranno riesumate il prossimo 14 dicembre. Il provvedimento e' stato disposto dal procuratore della Repubblica di Lanusei, Domenico Fiordalisi, nell'ambito delle indagini avviate sulla possibile correlazione fra le attivita' svolte nel Poligono di Perdasdefogu-Salto di Quirra e le morti di pastori, personale militare e le malformazioni di animali allevati nei pressi della base.
Il medico legale prof. Roberto Marcialis ha prelevato una tibia e alcuni tessuti, in base ad un preciso protocollo gia' fissato, su cui sara' effettuata la misurazione della radioattivita', per la ricerca di torio e uranio. Le riesumazioni hanno riguardato nove persone che riposano nel cimitero di Villaputzu e due in quello di San Vito, paesi che insistono nell'area esterna del Poligono.
I reperti verranno ora affidati al prof. Evandro Lodi Rizzini, fisico del Cern di Ginevra e direttore del Dipartimento di Chimica e Fisica dell'Universita' di Brescia, incaricato dal procuratore Fiordalisi di verificare se esistono connessioni fra le morti verificatesi fra il 1995 e il 2010 e l'inquinamento nella zona del Poligono. Lodi Rizzini sta gia' eseguendo analisi per la ricerca della presenza di fosforo su due pastori morti e su un militare che aveva partecipato ad una missione nei Balcani ed i cui corpi sono stati riesumati alcuni mesi fa.
E’ auspicabile che la Commissione d’Inchiesta Senatoriale che si reca in Sardegna faccia luce su quanto accaduto nei poligoni sardi circa la nascita di bambini con malformazioni. La Procura di Lanusei si è giustamente preoccupata per quanto accaduto presso il poligono di Salto di Quirra a Escalaplano. Purtroppo, finora, due Commissioni d’Inchiesta Senatoriali, nonché la Commissione Mandelli che le ha precedute, non hanno indagato su questa delicatissima questione.
Ma la questione era certamente già ben nota dal 1995 quando il regista D’Onofrio realizzò per Raidue un filmato denominato “La sindrome del Golfo” che si basava su interviste fatte negli Stati Uniti a genitori di bambini nati con malformazioni. Si trattava di personale militare reduce dalla Guerra del Golfo del 1990-91. In Italia c’è stato un totale tabù sulla questione e non si sa quindi neppure quanti siano i bambini nati in questa difficilissima condizione. Né è stato chiarito come debbano essere risarcite queste “vittime terze” delle nanoparticelle e dei metalli pesanti. Non si sa se siano delle decine oppure anche più. Solo il giornalista Enzo Biagi in Italia si è occupato del problema in un servizio effettuato a Escalaplano nella sua rubrica televisiva denominata “5 minuti”.
Il problema in Sardegna non riguarda solo Escalaplano ma anche altri poligoni come quello di Teulada e Salto di Quirra. Nell’area del poligono di Salto di Quirra ha abitato per anni una signora che ha avuto un bambino con gravi handicap. Ed anche il fratello di lei, che pure ha abitato nella zona, ha purtroppo avuto un analogo problema. L’Anavafaf ha segnalato alla Commissione d’Inchiesta del Senato i casi, di cui è a conoscenza, verificatisi in Sardegna ed è auspicabile che la Commissione ascolti i genitori di questi bambini che hanno tante gravi difficoltà.
Si indaga anche su bimbi malformati, nati negli anni '80 e '90 in alcuni paesi a ridosso del Poligono di Perdasdefogu-Salto di Quirra, da parte della Procura della Repubblica di Lanusei che da tempo ha avviato le indagini sulla possibile correlazione fra le attivita' svolte nella base militare e le morti di pastori, personale militare e malformazioni di animali allevati nei pressi del Poligono dove, per anni, si sono svolte esercitazioni e test per vari tipi di armi. Sinora - ha riportato il quotidiano La Nuova Sardegna - gli investigatori hanno raccolto cinque testimonianze di familiari dei bambini nati malformati.
In particolare dopo anni di silenzio viene riportata alla memoria anche la vicenda di Escalaplano, un paese dove nacquero oltre una decina di bimbi affetti da gravi malformazioni e sulle quali ora si vorrebbe far chiarezza. Intanto, sempre per sapere se vi siano correlazioni fra esplosioni di armi con varie componenti e i tumori, il prossimo 6 dicembre verranno riesumati i cadaveri di 15 persone, fra pastori e militari, morte per neoplasie e tumulate nei cimiteri di San Vito e Villaputzu, secondo quanto ha disposto lo stesso procuratore della Repubblica di Lanusei, Domenico Fiordalisi. Sara' prelevata loro una tibia su cui verra' effettuata la misurazione della radioattivita', per la ricerca di torio e uranio.
Pubblicato da admin a 02:39
RISARCIMENTO NEGATO PER 'MODULO SBAGLIATO'. PROTAGONISTA DONNA MALATA MORBO BASEDOV E SLA IN SARDEGNA
Risarcimento negato perche', per un mero errore materiale, e' stato usato lo stampato riservato ai dipendenti del Ministero della Difesa. Ma la donna che aveva fatto richiesta, pur non essendo un militare, ma figlia di un sottufficiale, ha vissuto per nove anni nell'area del poligono di Teulada e si e' ammalata del morbo di Basedow, di sclerosi multipla e ha avuto un bambino con invalidita' permanente. Lo denuncia Falco Accame, presidente della Anavafaf, associazione che assiste i familiari delle vittime arruolate nelle Forze armate.
''La donna, che aveva diritto al risarcimento in base a quanto stabilito dalla Legge Finanziaria 2008, art. 2, commi 78 e 79 - spiega Accame - solo per circostanze casuali ha potuto accorgersi del grave errore commesso dal Ministero della Difesa. Ma c'e' da chiedersi quanti altri sono i casi consimili per cui non sono stati concessi i risarcimenti?
Per quanto riguarda le valutazioni dell'Anavafaf, limitandosi a quanto avvenuto in Sardegna, casi in cui avrebbero dovuto essere conferiti i risarcimenti mentre non lo sono stati, sono per citarne alcuni, i casi Cardia, Vargiu, Pisanu, Ariu, Brau, Serra e Faedda, casi di cui si puo' fare il nome perche' non sussistono vincoli di privacy''. ''Un'amara considerazione finale: c'e' da chiedersi - conclude Accame - se non sarebbe opportuno istituire una 'causa di disservizio', che si riferisca agli errori commessi dall'Amministrazione. Recentemente un senatore, facente parte della Commissione Uranio del Senato, ha detto di avere l'impressione di trovarsi in una situazione di 'follia burocratica'''.
Pubblicato da admin a 08:59
RICONOSCIMENTO INDENNIZZI AI FAMILIARI DEL CAPITANO DI FREGATA STEFANO CAPPELLARO
Finalmente, sono passati 4 anni da quando e’ morto il Capitano di Fregata Stefano Cappellaro, nato a Venezia. Della vicenda si occupò, a suo tempo, l’allora Sindaco di Venezia Massimo Cacciari. Ma sono stati interposti una serie di ostacoli, in realtà inesistenti, al risarcimento. Tra l’altro il Capitano di Fregata Cappellaro, che era stato imbarcato sulla nave S. Marco, aveva svolto un’intensa attività di vigilanza alle infrastrutture militari in tutte le numerose missioni eseguite. Ed in base alle normative vigenti (L. 466/80, L. 308/81, DPR 243/06) avrebbe subito dovuto essere stato riconosciuto come “vittima del dovere” e sarebbero state, dunque, essere conferite ai familiari le compensazioni dovute. Il caso è un triste esempio della scarsa attenzione dedicata dallo Stato a personale che è al suo servizio per difenderlo. Il caso ha finalmente avuto la soluzione dovuta solo perché è giunto all’attenzione della Commissione Senatoriale d’Inchiesta e al suoi interessamento da parte del Maggiore Carlo Calcagni. L’Anavafaf si è interessata del caso anni orsono, ma purtroppo è stata del tutto inascoltata.
La proposta avanzata dal Sen. Ramponi di togliere dalla denominazione della Commissione Senatoriale d’Inchiesta il riferimento diretto all’uranio impoverito, desta non poche preoccupazioni.
Si sostiene che ciò è dovuto al fatto che “è ormai accertato che l’esposizione da uranio impoverito è trascurabile” e che quindi è inopportuno che “si continui ad esprimere preoccupazione per la salute del personale militare impiegato nei poligoni e nei siti di stoccaggio...” viene inoltre precisato che “si tratta di questioni ormai appurate per cui occorrerebbe evitare di alimentare pregiudizio sulla pericolosità dei siti militari che se esaminati oggettivamente non pongono condizioni particolari di rischio per la salute umana”.
E tutto ciò in concomitanza col fatto che il Comando militare del poligono di Salto di Quirra, accogliendo quanto è emerso dall’indagine del magistrato Fiordalisi sull’inquinamento del Poligono, ha deciso di effettuare un’azione di bonifica. E mentre qualche mese fa è stato scoperto da analisi effettuate in Francia che nel corpo di un militare (Ludovic Acaries), per il quale le analisi fatte in Italia non risultava la presenza di uranio impoverito, tale presenza è invece risultata. Ma la cosa che più stupisce, ritenere che i circa 3 mila ammalati di tumore, che attualmente abbiamo in Italia, la malattia sia derivata da tutti altri fattori fuorché quello dell’uranio impoverito sembra quanto meno azzardata. E’ una forma di negazionismo certamente non accettabile almeno da parte dell’Associazione Anavafaf.
Il Presidente dell’Anavafaf ha chiesto al Presidente della Commissione Uranio Impoverito, Senatore R.G. Costa, di “audire” i responsabili dei Servizi Segreti in Somalia (ma anche in altre zone di operazioni riguardanti le operazioni di pace). Per la Somalia ha chiesto in particolare di “audire” i Comandanti Generale Carmine Fiore e Bruno Loi.
Numerosi militari hanno visto in Somalia (ma anche in altre successive operazioni) i militari Usa operare avendo adottando misure di protezione come tute, maschere, occhiali, mentre essi operavano senza alcuna misura di protezione. Se di questa situazione anomala si sono accorti dei semplici soldati (che ne hanno informato i superiori per le vie gerarchiche) è da ritenersi, a maggior ragione, che della presenza si sarebbero dovuti accorgere i Servizi Segreti operanti nella zona.
C’è anche da chiedersi se gli Usa hanno informato (come ovviamente doveroso) i nostri Comandi della presenza di armamenti all’uranio impoverito e della necessità conseguente di adottare misure di protezione. Già nelle due Commissioni Senatoriali precedenti non sono stati auditi né i responsabili dei Servizi né i Comandanti delle aree operative. In passato anche il Senatore Felice Casson (vedi comunicato APC del 6.12.07 dal titolo “Casson: ascoltare tutti i capi del Sismi dal 96 al 2006)” aveva auspicato questa audizione che però dovrebbe riguardare anche le operazioni del 92-94 (Somalia). E’ inaccettabile che non siano stati sentiti coloro che sono stati responsabili delle operazioni nelle quali i nostri soldati non hanno potuto adottare le necessarie misure per la protezione della salute.
Lo fa la senatrice Adriana Poli Bortone, presidente di Io Sud, all’indomani delle nuove denunce di militari malati nel leccese.Adriana Poli Bortone ha per questo scritto a Costa. “Approfittiamo di questa manovra finanziaria – dice la Poli - per convergere su questo obiettivo, riconoscendo i diritti di quei giovani che tanto hanno dato per affermare il valore della democrazia in Italia e nel mondo. Riconoscendo a Costa esperienza e sensibilità, siamo certi che vorrà prendere a cuore questa situazione e che farà di tutto per non far perdere 24 milioni di euro stanziati a suo tempo per risarcire le vittime”.
Sostenere l’emendamento alla finanziaria presentato da Adriana Poli Bortone ed altri in merito ai risarcimenti per militari e civili malati o deceduti per possibile contaminazione da uranio impoverito. Lo chiedono a tutti i parlamentari l’Associazione Vittime Uranio, l’Anavafaf di Falco Accame, l’Associazione nazionale ruolo d’onore Carlo Calcagni, i portali Vittimeuranio.com e Grnet.it
(Contributo aggiuntivo speciale)
Agli appartenenti, ed ex appartenenti, alle Forze Armate e di Polizia, nonché al personale della Croce Rossa italiana e delle Ong nazionali, che hanno operato all’Estero nell’ambito di missioni internazionali svoltesi a partire dal 1990, o nei poligoni, nei depositi, e nelle officine militari, presenti sul territorio nazionale, lo Stato riconosce un contributo speciale di euro 20.000 in tutti quei casi in cui durante o dopo la missione o il servizio siano insorte gravi patologie, di carattere neoplastico, neurologico o genetico, e di euro 40.000 per i casi in cui le patologie in questione abbiano portato alla morte.
Un elenco dettagliato delle patologie sarà contenuto in un Regolamento che sarà emanato dalla Presidenza del Consiglio dei ministri entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto.
Il contributo speciale è da ritenersi aggiuntivo ai benefici, risarcimenti, indennizzi, o altre forme di assistenza, già previsti da altre leggi. Il contributo viene inoltre riconosciuto ai civili residenti in un raggio di 5Km dai poligoni militari presenti sul territorio nazionale, nonché agli allevatori che hanno operato nelle aree circostanti ai poligoni presenti in Sardegna.
Conseguentemente, all'onere derivante dall'attuazione del presente comma si provvede mediante riduzione, fino al 5 per cento, a decorrere dall'anno 2011, delle dotazioni di parte corrente, relative alle autorizzazioni di spesa di cui alla Tabella C della legge 13 dicembre 2010, n. 220, i cui stanziamenti sono iscritti in bilancio come spese rimodulabili.
POLI BORTONE, CASTIGLIONE, FLERES, VIESPOLI
L’emendamento si propone di garantire un minimo di assistenza a tutti quei soggetti gravemente malati o deceduti che nonostante l’esistenza di alcune leggi (legge finanziaria 2006, legge finanziaria 2008 art. 2 commi 78 e 79, legge 308/81, legge 280/91, DPR 37/2009) non riescono ad ottenere nessun contributo dallo Stato perché è molto difficile dimostrare le cause che generano le loro malattie (ad es. casi di cancro dei reduci militari dalle missioni in Kossovo, Somalia, Iraq, Bosnia, Afghanistan, Libano ecc.) e quindi non ottengono nessun indennizzo e sono costretti a lunghe lotte contro la burocrazia. L’emendamento si propone quindi di facilitare l’accesso ad una forma minima di vicinanza dello Stato a queste persone.
Pubblicato da admin a 04:21
Alla luce di tutto questo ora vorrei delle risposte. Vorrei sapere se la mia malattia dipende dal lavoro che faccio e che ho fatto. Lotto con tutte le mie forze per combattere questa malattia ma voglio le mie soddisfazioni e le risposte che è giusto che io abbia. Spero che tra di voi ci sia qualcuno che mi possa aiutare.
Grazie per l’attenzione, XXXXXXXX
Al Presidente della Commissione Uranio Impoverito
e ai componenti della Commissione
Il 13 agosto 2011 si è appreso della sentenza del Tribunale Civile di Cagliari che ordina al Ministero della Difesa di pagare un risarcimento di 584 mila euro per la morte del Caporal Maggiore Valery Melis. Si legge in merito sul quotidiano L’Unione Sarda che: “Valery Melis è morto per colpa dello Stato. E’ questa la verità scritta nero su bianco nella sentenza con cui il Tribunale di Cagliari ha condannato il Ministero della Difesa a risarcire i familiari del Caporal Maggiore di Quartu Sant’Elena (Ca), ammalatosi durante la missione nei Balcani e deceduto nel 2004 dopo una lenta agonia”. Secondo il giudice del Tribunale di Cagliari, Vincenzo Amato “Deve ritenersi che il linfoma di Hodgkin sia stato contratto dal giovane Valery Melis proprio a causa dell’esposizione ad agenti chimici e fisici potenzialmente nocivi durante il servizio militare nei Balcani, atteso che proprio i detriti reperiti nel suo organismo hanno ben più che attendibilmente causato alterazioni gravi delle cellule del sistema immunitario, come rilevato con frequenza di gran lunga superiore alla media per i militari rientrati dai Balcani. Nonostante fosse stato preavvertito da alto comando alleato, l’Esercito da un lato non aveva fornito alcuna informazione del pericolo e dall’altra non aveva adottato alcuna misura protettiva per la salute, così esponendo Valery Melis alla contaminazione”. Secondo il Tribunale quindi i vertici dell’Esercito sapevano che i Balcani erano “disseminati di minuscole polveri potenzialmente nocive provocate dall’esplosione di bombe e proiettili tra cui quelli all’uranio impoverito. Erano stati avvertiti dagli alleati che operavano in quelle terre martoriate da anni di guerra civile. Eppure non informarono del pericolo i propri militari mandati lì in missione di pace, né soprattutto – riferisce il quotidiano, fecero nulla per dotarli di protezione in grado di metterli al riparo dal rischio di contrarre malattie mortali”.
La sentenza del Tribunale Civile di Cagliari, che viene dopo la sentenza del Tribunale Civile in data 18 dicembre 2008 relativa al paracadutista G.B. Marica (1), deve fare profondamente riflettere: a) sulla pericolosità dell’uranio impoverito; b) sulla mancata informazione circa i rischi che il personale correva; c) sulla mancata adozione di misure di protezione specifiche (tute, maschere, guanti, occhiali) e dunque deve far riflettere sulle responsabilità connesse.
E’ bene tener presente che le prime misure di protezione da adottare per l’uranio impoverito sono, per quanto a nostra conoscenza, quelle inviate dagli Usa all’Italia il 20 dicembre 1984, seguono le norme emanate in Somalia dagli Usa il 14 ottobre 93 e poi le norme emanate da SACEUR il 2 agosto 1996 per le radiazioni a bassa intensità, per giungere poi alle norme emanate dalla KFOR ( la Forza Multilaterale nei Balcani) il 22 novembre 1999.
A suo tempo ai genitori era stata concessa una indennità di 258 euro al mese, una cifra che suscitò molte perplessità. Così come gravi perplessità suscitò anche l’assistenza che il Caporal Maggiore aveva ricevuto. Si legge in merito sul quotidiano L’Unione Sarda del 6 febbraio 2004 in un articolo dal titolo “Valery è rimasto solo fino alla fine”, che il fratello afferma: “Valery è rimasto solo fino all’ultimo, solo quando era già in coma, dopo 4 anni di inutili richieste l’Esercito ci ha messo a disposizione un aereo per trasferirlo negli Stati Uniti”. .
Si legge sul quotidiano La Nazione del 6 febbraio 2004 la dichiarazione del fratello: “Le istituzioni ci hanno abbandonato”, Non dissimilmente si legge sul quotidiano “Metro”: “Lo Stato mi abbandona”.
Valery Melis, 26 anni, il soldato malato di linfoma di Hodgkin aveva partecipato a 4 missioni nei Balcani. Ma non sono solo queste riflessioni sulla mancanza di cure da parte delle istituzioni e le mancate informazioni circa i rischi che correva il personale nei Balcani ed anche la mancanza di protezione, occorre anche riflettere sulle valutazioni espresse del Ministero della Difesa - Direzione Generale del Personale (e in particolare vedi il DGPM/20/463 in data 15 dicembre 2004) in cui viene negata la “speciale elargizione” in base alle Leggi 308/81 e 280/91.
Tale negazione viene basata sul fatto che il Melis ha prestato servizio nel ruolo di VOLONTARIO DI TRUPPA IN SERVIZIO PERMANENTE DELL’ESERCITO ITALIANO: si è trattato di un grave errore perché la “speciale elargizione” deve essere concessa non solo a personale di leva ma anche a quello volontario.
Si precisa, nel documento ministeriale, che la speciale elargizione non compete in base a quanto stabilito dalla Legge 308/81 in quanto il decesso si è verificato per una causa diversa da quella espressamente indicata dagli Art. 5 e 6 della legge medesima.
Si tratta di altri due gravi errori. Infatti non si è tenuto conto del fatto che durante il servizio il Melis ha svolto attività di vigilanza e di guardia alle infrastrutture militari dei reparti di cui faceva parte e quindi gli sarebbero dovuti i riconoscimenti previsti per le “vittime del dovere”.
Anche il DPR 243/2006 ribadisce che chi svolge attività di vigilanza alle infrastrutture deve essere considerato “vittima del dovere”. Tali risarcimenti sarebbero comunque dovuti perché sono stati riconosciuti alle vittime dell’amianto per il personale deceduto o che ha contratto infermità permanentemente invalidanti.
Il Melis doveva essere risarcito anche in base all’Art.6 della Legge 308, contrariamente da quanto affermato dal Ministero della Difesa in quanto il decesso è dovuto dalla infermità costituita dal tumore che lo ha portato in pochi anni alla morte. Il tumore è previsto tra le infermità da risarcire in base alla Legge 308 allegata (lesioni e infermità che danno diritto a pensione vitalizia e ad assegno rinnovabile: vedi punto 25 di detta Legge). Da notare che il caso Melis è del tutto analogo al caso Fabio Porru di cui al Foglio MDGREV/13354/ex 20, in data 11.4.2006 .
Lo scrivente ritiene che sui gravi errori che sono stati compiuti nella valutazione del caso Melis (così come purtroppo di moltissimi altri: esclusione dai risarcimenti del personale VOLONTARIO in spe), esclusione dai risarcimenti perché la voce infermità non è compreso insieme ai termini ferite e lesioni, pur procurando un tumore lesioni interiori e esteriori al corpo, vedi Art.5 Legge 308/81, esclusione dai risarcimenti e in particolare dalla categoria “vittime del dovere” vedi Art.6 Legge 308/81, non tenendo presente che tutti i militari svolgono attività di vigilanza e di guardia alle infrastrutture che debba essere svolta una accurata inchiesta. Si tratta di centinaia di casi erroneamente non risarciti.
Per quanto riguarda il personale che si reca all’estero è ovviamente sottoposto a maggiori rischi (basti pensare alle vaccinazioni straordinarie a cui è costretto) e maggiori fatiche e disagi rispetto alle normali attività addestrative svolte in patria (infatti percepisce una diaria superiore a quella del personale non in missione e gode di una specifica assicurazione).
Solo recentemente gravissimi errori interpretativi nelle Leggi sono stati corretti, ma ora occorre indagare sui gravissimi danni che questi errori hanno prodotto negli anni, a parte per quanto si riferisce per le vittime dell’uranio, la questione riguarda migliaia di casi per vittime di gravi infortuni nelle Forze Armate, a partire dal 69. Tema che riguarda più specificamente le Commissioni Difesa della Camera e del Senato. La questione è stata ampliamente illustrata nello studio dello scrivente “Errori del Parlamento, del Ministero Difesa e dello Stato Maggiore Esercito” inviato alle Commissioni del Parlamento.
Nota 2 – Condizioni di vita all’estero.
Maggiori rischi e disagi.
Scrive la figlia del Caporal Maggiore del carabiniere Giuseppe Bernardo, ammalatosi di un tumore al polmone e poi deceduto, che aveva prestato servizio a Serajevo nel 1995: “Spesso mi ha raccontato delle condizioni disastrose e disagevoli in cui erano a lavorare, oltre che a vivere (dormivano in una tenda sotto metri di neve con i topi che camminavano praticamente sulle loro gambe .. . . “
Pubblicato da admin a 02:38
Il Ministero della Difesa dovra' risarcire 584 mila euro ai familiari di Valery Melis (foto), il militare originario di Quartu Sant'Elena (Cagliari) morto nel 2004 dopo una lunga malattia che lo aveva colpito al rientro da una missione in Kosovo. A stabilire il risarcimento, dopo che l'inchiesta penale era stata archiviata, e' stato il Tribunale civile di Cagliari che ha ritenuto responsabile l'Esercito perche' conosceva i rischi cui i soldati andavano incontro nelle missioni nei Balcani degli anni Novanta.
'Deve ritenersi - si legge nella sentenza scritta dal giudice Vincenzo Amato - che il linfoma di Hodgkin sia stato contratto dal giovane Valery Melis proprio a causa dell'esposizione ad agenti chimici e fisici potenzialmente nocivi durante il servizio militare nei Balcani, atteso che proprio i detriti reperiti nel suo organismo hanno ben piu' che attendibilmente causato alterazioni gravi alle cellule del sistema immunitario come rilevato con frequenza di gran lunga superiore della media per i militari rientrati dai Balcani'.
Per il risarcimento il giudice ha stabilito che lo Stato dovra' pagare 233.776 euro a testa ai genitori del militare e 55.444 ad ognuno dei due fratelli, piu' 23 mila euro di spese processuali.
Dura la critica del Tribunale civile verso l'Esercito: 'Nonostante fosse stato preavvertito da altro comando alleato - scrive il giudice Vincenzo Amato - non aveva fornito alcuna informazione del pericolo e dall'altro non aveva adottato alcuna misura protettiva per la salute, cosi' esponendo Valery Melis alla contaminazione'. Il militare mori' a 27 anni il 4 febbraio 2004 dopo aver a lungo combattuto contro il linfoma che lo aveva colpito: nel 1997 e nel 1999 aveva partecipato alle missioni in Albania e Kosovo, nel contingente internazionale schierato Balcani.
Accogliamo con grande soddisfazione la notizia della nuova condanna inflitta alla Difesa in relazione al risarcimento per i familiari di Valery Melis, uno dei tanti militari, almeno 200, che hanno perso la vita per possibile contaminazione da uranio impoverito.La sentenza di Cagliari è la quarta sentenza di condanna in questo senso, quindi sulla vicenda si sta affermando una incoraggiante giurisprudenza, anche se solo nel campo civile. Adesso c’è da augurarsi che il Ministero della Difesa non si opponga alla sentenza anche in questo caso e che riconosca ai familiari del giovane militare morto quel che gli è dovuto. Al di là di chi trova il coraggio di intraprendere delle lunghe cause ci sono tantissimi ragazzi che continuano a soffrire nel silenzio. Si parla di almeno 1500 malati, sparsi in tutta Italia, in particolare al Sud. Che questa ultima sentenza serva a loro come un segnale, un invito a venire allo scoperto e a pretendere i diritti.
A Palermo muore un reduce dai Balcani
E’ morto ieri a Palermo il Caporal Maggiore Angelo Mazzola, guastatore dell’Esercito, che da 10 anni ha eseguito missioni di pace in vari paesi stranieri a partire dai Balcani. Ha operato purtroppo senza misure di protezione. Lascia la moglie e un bambino di 5 anni. E’ morto a Palermo dopo essere stato ricoverato all’ospedale della Maddalena. Il militare era affetto da un tumore al fegato che poi si è esteso ad altri organi. L’Anavafaf esprime il suo più profondo cordoglio alla famiglia.
Ora ha inizio l’iter per i risarcimenti in una situazione assai preoccupante perché vi sono oltre 400 casi in attesa di risposte sugli indennizzi. 2.536 casi furono segnalati dalla Sanità Militare nel 2007 alla Commissione Uranio impoverito del Senato. L’Anavafaf non può non rilevare la trascuratezza esistente nei riguardi dei “nostri ragazzi”. Così come a volte vengono chiamati i nostri militari. Nessuna responsabilità è mai stata ammessa circa la mancata adozione di misure di protezione.
C’è da aggiungere che la morte tra tante sofferenze per malattia contratta da uranio impoverito di un militare che ha preso parte per 10 anni a missioni di pace, passa del tutto ignorata a differenza di quanto accade per altri militari che magari sono morti per esplosione di un ordigno sempre nello svolgimento degli stessi compiti. E’ inaccettabile una tale differenza di trattamento tra militari ignorati e militari onorati. Purtroppo le ragioni sono facilmente intuibili.
Ancora due morti silenziose
Ancora morti e malati per possibile contaminazione da uranio impoverito. L’ultimo militare morto è G.P., 46 anni di Belluno, scomparso lo scorso 10 giugno. Da alcuni anni combatteva con un tumore alla testa. Oggi è il padre a chiedere giustizia. “Non ho nessuna mira economica - dice- chiedo solo che mio figlio venga riconosciuto come morto nell’interesse della Patria”. G.P. era un elicotterista dell’Esercito, in passato aveva partecipato ad alcune missioni nei Balcani ma ha operato anche nei poligoni della Sardegna. “Secondo il neurochirurgo di una clinica di Hannover che ha eseguito i due interventi su mio figlio - racconta l’uomo - la patologia era da mettere in relazione al servizio prestato”.
Il secondo caso di morte sospetta viene denunciato invece dal figlio di un militare, reduce dalla Bosnia e residente a Vasto (Chieti), scomparso nell’aprile scorso a causa di un tumore ai polmoni. “Mio padre – racconta F.Z. - è stato in Bosnia nel 97 e si è ammalato nel gennaio 2010. Dopo un anno e mezzo di chemioterapia e vari ricoveri in ospedale per complicazioni, il tumore lo ha distrutto facendolo morire.Lui era un marconista e mi raccontava che il suo lavoro consisteva nel fare scorte radio e scorte armate nei giacimenti di munizioni. Precisamente non so cosa succedeva lì, e nemmeno i soldati erano al corrente del materiale che trovavano e poi facevano esplodere. So solo che mio padre a 58 anni è morto”.
Viene da Gioia del Colle (Bari) infine la testimonianza di V.C., militare di 41 anni con alle spalle numerose missioni all’estero. “Nel settembre 2009 sono stato operato per un carcinoma papillare alla tiroide – racconta – Oggi sono ancora in attesa di una risposta da parte della Difesa alla quale ho presentato la domanda per il riconoscimento della causa di servizio nel gennaio del 2010”. Un’altra segnalazione riguarda un militare della provincia di Lecce, ma dice di aver “paura di venire allo scoperto”.
Intanto la procura di Lanusei continua ad indagare e la Commissione di inchiesta prosegue nell'audizione degli esperti. Se, come sostiene Umberto Veronesi, l'uranio impoverito è innocuo qualcuno spieghi a queste persone perché i loro familiari si ammalano e muoiono.