Source: http://dirittoegiustizia.it/allegati/17/0000082412/Corte_di_Giustizia_Quinta_Sezione_sentenza_4_ottobre_2018_causa_C_105_17.html
Timestamp: 2018-10-23 23:01:32+00:00
Document Index: 28106108

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(Corte di Giustizia, Quinta Sezione, sentenza 4 ottobre 2018, causa C-105/17) - COMUNITARIO e INTERNAZIONALE | Diritto e Giustizia
Corte di Giustizia, Quinta Sezione, sentenza 4 ottobre 2018, causa C-105/17 (*)
2 Tale domanda è stata presentata nell’ambito di una controversia tra la sig.ra E. K. e la Komisiya za zashtita na potrebitelite (Commissione per la tutela dei consumatori, Bulgaria) (in prosieguo: la «KZP») avente ad oggetto un atto adottato da quest’ultima con cui sono state inflitte alla sig.ra K. sanzioni amministrative per aver quest’ultima omesso di fornire informazioni ai consumatori in occasione della pubblicazione di annunci per la vendita di beni su un sito Internet.
d) “pratiche commerciali delle imprese nei confronti dei consumatori” (...): qualsiasi azione, omissione, condotta o dichiarazione, comunicazione commerciale ivi compresi la pubblicità e il marketing, posta in essere da un professionista, direttamente connessa alla promozione, vendita o fornitura di un prodotto ai consumatori;
14 In seguito a verifiche, la KZP ha constatato che la sig.ra K., registrata in tale sito con lo pseudonimo «eveto-ZZ», era la venditrice dell’orologio. Secondo il gestore del sito Internet www.olx.bg, l’utilizzatore di questo pseudonimo avrebbe pubblicato un totale di otto annunci per la vendita di diversi prodotti su tale sito, tra cui l’orologio di cui trattasi nel procedimento principale.
16 Con decisione del 27 febbraio 2015 la KZP ha accertato che la sig.ra K. aveva commesso un’infrazione amministrativa e le ha inflitto varie ammende amministrative sulla base degli articoli 204 e 207 dello ZZP, per violazione dell’articolo 47, paragrafo 1, punti 1, 2, 3, 5, 7, 8 e 12, nonché dell’articolo 50 dello ZZP. Secondo la KZP, la sig.ra K. avrebbe omesso di indicare, in ciascuno dei suddetti annunci, il nome, l’indirizzo postale e l’indirizzo di posta elettronica del professionista, il prezzo totale del bene messo in vendita comprensivo delle imposte, le condizioni di pagamento, di consegna e di esecuzione, il diritto del consumatore di recedere dal contratto di vendita a distanza, le condizioni, il termine e le modalità di esercizio di tale diritto, nonché la menzione dell’esistenza di una garanzia legale di conformità dei prodotti venduti al contratto di vendita.
17 La sig.ra K. ha presentato ricorso avverso detta decisione dinanzi al Rayonen sad Varna (Tribunale distrettuale di Varna, Bulgaria). Con sentenza del 22 marzo 2016 quest’ultimo ha annullato la suddetta decisione sulla base del rilievo che la sig.ra K. non aveva la qualità di professionista ai sensi dell’articolo 13, punto 2, delle disposizioni complementari allo ZZP e della direttiva 2005/29.
21 In limine, occorre ricordare che, secondo una giurisprudenza costante della Corte, nell’ambito della procedura di cooperazione tra i giudici nazionali e la Corte istituita dall’articolo 267 TFUE, spetta a quest’ultima fornire al giudice nazionale una risposta utile che gli consenta di dirimere la controversia sottopostagli. In tale prospettiva, spetta alla Corte, se necessario, riformulare le questioni che le sono sottoposte e, in siffatto contesto, interpretare tutte le norme del diritto dell’Unione che possano essere utili ai giudici nazionali al fine di dirimere le controversie di cui sono investiti, anche qualora tali norme non siano espressamente indicate nelle questioni a essa sottoposte da detti giudici (sentenza del 19 ottobre 2017, Otero Ramos, C 531/15, EU:C:2017:789, punto 39 e giurisprudenza ivi citata).
22 Di conseguenza, benché formalmente il giudice del rinvio abbia limitato la sua questione all’interpretazione di disposizioni della direttiva 2005/29, la Corte è tenuta a trarre dall’insieme degli elementi forniti dal giudice nazionale e, in particolare, dalla motivazione della decisione di rinvio, gli elementi di diritto dell’Unione che richiedano un’interpretazione, tenuto conto dell’oggetto della controversia (v., in tal senso, sentenza del 19 ottobre 2017, Otero Ramos, C 531/15, EU:C:2017:789, punto 40 e giurisprudenza ivi citata).
30 Ciò precisato, si deve rilevare che risulta dal tenore letterale dell’articolo 2, lettera b), della direttiva 2005/29 che il legislatore dell’Unione ha sancito una nozione particolarmente ampia di «professionista», la quale comprende «qualsiasi persona fisica o giuridica» in quanto eserciti un’attività remunerata e non esclude dal suo ambito di applicazione né gli enti incaricati di una missione di interesse generale né quelli che abbiano uno status di diritto pubblico (sentenza del 3 ottobre 2013, Zentrale zur Bekämpfung unlauteren Wettbewerbs, C 59/12, EU:C:2013:634, punto 32).
31 Lo stesso dicasi per quanto riguarda l’articolo 2, punto 2, della direttiva 2011/83, in quanto tale disposizione, da un lato, come ricordato al punto 26 della presente sentenza, si riferisce espressamente a «qualsiasi persona fisica o giuridica (...), indipendentemente dal fatto che si tratti di un soggetto pubblico o privato» e, dall’altro, come rilevato al punto 29 della presente sentenza, deve essere interpretata in modo analogo all’articolo 2, punto b), della direttiva 2005/29.
33 A tal riguardo, occorre constatare che, alla luce della formulazione stessa delle definizioni di cui all’articolo 2, lettere a) e b), della direttiva 2005/29 e all’articolo 2, punti 1 e 2, della direttiva 2011/83, il senso e la portata della nozione di «professionista» ai sensi di dette disposizioni devono essere determinati rispetto alla nozione, correlativa ma antinomica, di «consumatore», che designa ogni privato non impegnato in attività commerciali o professionali (v., in tal senso, sentenza del 3 ottobre 2013, Zentrale zur Bekämpfung unlauteren Wettbewerbs, C 59/12, EU:C:2013:634, punto 33 e giurisprudenza ivi citata).
34 Orbene, dalla giurisprudenza della Corte risulta che, rispetto ad un professionista, il consumatore si trova in una posizione di inferiorità, dovendosi ritenere che egli sia meno informato, economicamente più debole e meno esperto sul piano giuridico della controparte (sentenze del 3 ottobre 2013, Zentrale zur Bekämpfung unlauteren Wettbewerbs, C 59/12, EU:C:2013:634, punto 35, e del 17 maggio 2018, Karel de Grote – Hogeschool Katholieke Hogeschool Antwerpen, C 147/16, EU:C:2018:320, punto 54).
35 Ne consegue che la nozione di «professionista», ai sensi dell’articolo 2, lettera b), della direttiva 2005/29 e dell’articolo 2, punto 2, della direttiva 2011/83, è una nozione funzionale che comporta la necessità di valutare se il rapporto contrattuale o la pratica commerciale si inserisca nell’ambito delle attività che una persona svolge a titolo professionale (v., per analogia, sentenza del 17 maggio 2018, Karel de Grote – Hogeschool Katholieke Hogeschool Antwerpen, C 147/16, EU:C:2018:320, punto 55 e giurisprudenza ivi citata).
41 Per quanto riguarda, in secondo luogo, la questione se l’attività di una persona fisica, quale la convenuta nel procedimento principale, costituisca una «pratica commerciale», ai sensi dell’articolo 2, lettera d), della direttiva 2005/29, occorre ricordare che, secondo una giurisprudenza costante, tale disposizione definisce, impiegando una formulazione particolarmente ampia, la nozione di «pratiche commerciali» come «qualsiasi azione, omissione, condotta o dichiarazione, comunicazione commerciale ivi compresi la pubblicità e il marketing, posta in essere da un professionista, direttamente connessa alla promozione, vendita o fornitura di un prodotto ai consumatori» (sentenza del 19 settembre 2013, CHS Tour Services, C 435/11, EU:C:2013:574, punto 27 e giurisprudenza ivi citata).
42 Pertanto, per ritenere che l’attività in questione costituisca una «pratica commerciale», ai sensi di detta disposizione, occorre verificare che tale attività, da una parte, possa essere qualificata come pratica avente «carattere commerciale», vale a dire proveniente da un «professionista» e, dall’altra, consista in un’azione, omissione, condotta o dichiarazione, comunicazione commerciale «direttamente connessa alla promozione, vendita o fornitura di un prodotto ai consumatori» (v., in tal senso, sentenza del 17 ottobre 2013, RLvS, C 391/12, EU:C:2013:669, punto 37).