Source: http://www.tassousura.it/interessi-illegittimi/anatocismo-consulta-dice-decreto-salva-banche-parte
Timestamp: 2019-02-22 23:42:41+00:00
Document Index: 177386999

Matched Legal Cases: ['arte 4', 'arte 4', 'art. 76', 'art. 1', 'art. 25', 'art 25', 'art. 76', 'art. 25']

Anatocismo: la Consulta dice no al decreto “salva banche” (parte 4) | Tasso Usura
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La Corte Costituzionale dichiara l’illegittimità del “nuovo anatocismo”
La consulta dice no !
La Corte Costituzionale viene chiamata in causa per decidere se la “nuova normativa” sull’anatocismo debba ritenersi legittima.
Tra le vari censure rilevate dai rimettenti, la Corte concentra la propria attenzione sulla questione relativa all’eccesso di delega.
Illegittimità dell’anatocismo secondo la Corte Costituzionale
L’art. 76 Cost. afferma che:
Il delegante deve fissare l’oggetto, i princìpi e i criteri direttivi; d’altra parte il delegato deve rispettare tali limiti.
Secondo la Corte, nel caso de quo, la normativa predisposta non è compatibile con i limiti posti dalla delega stessa.
Di seguito si riporta un passo della sentenza:
Con l’art. 1, comma 5, della legge n. 128 del 1998 si conferì delega al Governo per l’emanazione di “disposizioni integrative e correttive” del testo unico bancario, richiamando espressamente i princìpi e criteri direttivi indicati nell’art. 25 della legge n. 142 del 1992, in attuazione dei quali vennero emanati dapprima il decreto legislativo 14 dicembre 1992, n. 481 (che recepiva e adattava al contesto italiano la surrichiamata direttiva 89/646/CEE) e poi il decreto legislativo n. 385 del 1993(T.U. bancario).
Quest’ultimo, oltre a recepire a sua volta i contenuti del decreto legislativo n. 481 del 1992, riordinava organicamente l’assetto della materia bancaria e creditizia, con un testo unico di natura “normativa” e non già meramente “compilatoria”: così da caratterizzarsi come disciplina attuativa di quella direttiva comunitaria e, allo stesso tempo, come legge di grande riforma economico-sociale (v. sentenze n. 49 del 1999 e n. 224 del 1994).
Ma, per quanto ampiamente possano interpretarsi le finalità di “integrazione e correzione” perseguite dal legislatore delegante, nonché i princìpi e criteri direttivi posti a base del testo unico bancario, è certamente da escludersi che la suddetta delega legittimi una disciplina retroattiva e genericamente validante, sia pure nell’esercizio del potere di armonizzazione di tale testo unico con il resto della normativa di settore.
La norma denunciata, difatti, senza distinguere fra contratti ed effetti contrattuali anteriori o posteriori alla data della propria entrata in vigore, stabilisce, con formula tipica delle norme di generale sanatoria (“sono valide ed efficaci”), una indiscriminata validità temporanea delle clausole anatocistiche bancarie contenute in contratti stipulati anteriormente all’entrata in vigore della prevista deliberazione del CICR, prescindendo dal tipo di vizio da cui sarebbero colpite e da ogni collegamento con il testo unico bancario che non sia meramente occasionale.
[…] In altri termini, il legislatore delegato, da un lato sancisce (pro praeterito), per qualsiasi tipo di vizio, una generale sanatoria delle clausole anatocistiche illegittime contenute nei contratti bancari anteriori al 19 ottobre 1999, con effetti temporalmente limitati sino al 22 aprile 2000 (data di entrata in vigore della delibera del CICR); dall’altro attribuisce (pro futuro), sia pure nell’identico limite temporale, la stessa indiscriminata “validità ed efficacia” alle clausole poste in essere nel periodo tra il 19 ottobre 1999 ed il 21 aprile 2000.
Non può ritenersi, secondo la Corte, che la legge di delegazione ed i principi in essa contenuti permetta l’emanazione di una disciplina di sanatoria (per il passato) e di validazione anticipata (per il periodo compreso tra la data di entrata in vigore della legge delegata e quella della delibera del CICR) di clausole anatocistiche bancarie come quella contenuta nel predetto articolo (art 25 co. 3 D.Lgs 342/1999). Sanatoria, peraltro, da considerarsi “generale” in quanto del tutto avulsa da qualsiasi riferimento ai vizi ed alle cause di inefficacia.
La corte, pertanto, dichiara l’illegittimità costituzionale, per violazione dell’art. 76 Cost., dell’art. 25, comma 3, del decreto legislativo 4 agosto 1999, n. 342 (Modifiche al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, recante il testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia).
Tutto da rifare! Il legislatore riceve lo “stop” della consulta e gli istituti di credito subiscono un colpo durissimo.