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Timestamp: 2020-06-03 22:52:37+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 3', 'art. 2', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 24', 'art. 37', 'art. 37', 'art. 24', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 24']

Il disabile deve poter accedere al bancomat | ProntoProfessionista.it
Con recente sentenza n. 18762 dep. il 23 settembre 2016 la Corte di Cassazione ha statuito che anche la persona affetta da disabilità deve poter accedere agevolmente al servizio di bancomat.
Il Supremo Collegio ha, infatti, ritenuto che le leggi statali e regionali vigenti costituiscono la fonte normativa del diritto soggettivo all’accesso (ovvero all’eliminazione delle barriere architettoniche) che va riconosciuto alle persone con disabilità nelle diverse situazioni previste dalle stesse norme di legge.
Imposta, quindi, dalla legge l’eliminazione delle barriere architettoniche, l’eliminazione della situazione discriminante dovrà essere conseguita con accorgimenti di natura tecnica, sufficienti allo scopo, anche in mancanza di apposite regole tecniche di natura regolamentare non previsti dalla normativa secondaria, ma nondimeno obbligatori in base alla fonte primaria.
Nello specifico, qualificata come barriera architettonica l’ostacolo all’utilizzazione da parte della persona con disabilità di cui all’art. 3 della legge 5 febbraio 1992 n. 104, del dispositivo "bancomat" di nuova installazione, il mancato adeguamento dell’apparecchio in modo da consentirne l’utilizzazione da parte di persona con ridotta capacità motoria determina, attualmente, una discriminazione in pregiudizio di quest’ultima, riconducibile all’art. 2 della legge 1 marzo 2006 n. 67.
Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 23 febbraio - 23 settembre 2016, n. 18762
Presidente Amendola - Relatore Barreca
1.- B.R. proponeva appello avverso la sentenza emessa in data 8 maggio 2012, con la quale il Tribunale di Firenze aveva rigettato la domanda dallo stesso avanzata nei confronti di Unicredit s.p.a., ai sensi dell’art. 3 della legge 67 del 2006, sulla tutela delle persone disabili vittime di discriminazioni. L’attore aveva richiesto l’adeguamento alla normativa in materia di barriere architettoniche dello sportello "bancomat" da lui utilizzato quale correntista presso un’agenzia dell’istituto di credito, con domanda di condanna di quest’ultimo a cessare la condotta discriminatoria, adottando ogni provvedimento idoneo a rimuovere gli effetti della discriminazione, ed a risarcire il danno, nonché di condanna alla pubblicazione del provvedimento.
2.- Con la sentenza qui impugnata, pubblicata in data 9 luglio 2013, la Corte di Appello di Firenze ha rigettato l’appello principale, ritenendo che non fosse applicabile al caso di specie il DPGR Toscana n. 41/R del 2009, perché il dispositivo "bancomat" era stato installato prima dell’entrata in vigore di queste disposizioni di natura tecnica, e che invece fosse applicabile, attraverso il richiamo operato dall’art. 24 della legge n. 104 del 1992, il D.M. n. 236 del 1989. Ha quindi reputato che le disposizioni di quest’ultimo fossero state osservate, con riferimento all’altezza ed alle caratteristiche del piano di appoggio dello sportello "bancomat" -contro le quali soltanto ha altresì affermato che erano state rivolte le doglianze dell’appellante (e che perciò non fossero rilevanti altre cause di ostacolo all’uso del "bancomat", in particolare la presenza di un cestino porta carta).
Il ricorrente sostiene che, pur essendo stata accertata la discriminazione (consistente nell’impossibilità per il B. , persona con disabilità, di utilizzare lo sportello "bancomat" della sua banca), la Corte di merito, ritenendo non sussistente un obbligo giuridico per la banca di adeguare il dispositivo, avrebbe violato la legge n. 67 del 2006 e le altre norme richiamate, che invece prevedono che sia assicurato ai disabili l’accesso alla scuola ed agli edifici pubblici, ma anche agli edifici aperti al pubblico, con l’eliminazione delle barriere architettoniche. Deduce che, una volta accertata la discriminazione, questa avrebbe dovuto essere fatta cessare ai sensi della legge n. 67 del 2006 (già in vigore all’epoca dell’installazione del "bancomat"), in quanto ciò che rileva è l’attuale esistenza di una discriminazione, a prescindere da un preesistente obbligo giuridico della banca di adeguamento delle strutture; che peraltro, contrariamente a quanto ritenuto dal giudice, l’obbligo giuridico della banca, luogo aperto al pubblico, scaturisce dalla normativa generale in materia di rimozione delle barriere architettoniche e di cessazione di comportamenti discriminatori.
Prendendo le mosse dall’esito della CTU, secondo cui il dispositivo in contestazione non è conforme a quanto previsto dal DPGR 41/r del 29 luglio 2009 -che il giudice d’appello ha reputato non applicabile ratione temporis-, il ricorrente censura il rigetto della sua domanda basato su questa statuizione di inapplicabilità. Osserva, in proposito, che il Decreto del Presidente della Giunta Regionale costituisce il regolamento di attuazione dell’art. 37, comma 2, lettera G, della Legge Regionale della Toscana del 3 gennaio 2005 n. 1, emanata oltre un anno prima dell’installazione del "bancomat". Deduce che la fonte dell’obbligo giuridico, in capo all’istituto di credito, di eliminare le barriere architettoniche, è la legge regionale, non il regolamento attuativo, la cui mancata emanazione non avrebbe potuto pregiudicare la tutela del diritto riconosciuto dalla legge. Soggiunge che la norma di cui all’art. 37 L.R.T. n. 1 del 2005 ha portata precettiva e per di più non subordina la sua efficacia all’emissione del regolamento attuativo; né, nel caso di specie, l’attuazione del comando sarebbe stato praticamente irrealizzabile o di impossibile esecuzione in mancanza di detto regolamento.
Con la prima (sub a), il ricorrente assume che, contrariamente a quanto ritenuto dal giudice d’appello, il dispositivo "bancomat" per cui è processo non risponde ai criteri previsti dal regolamento indicato in rubrica, dal momento che, in fatto, si è dimostrato che il B. non può utilizzare l’apparecchio a causa della sua disabilità.
- la titolarità di un conto corrente e di una tessera "bancomat" presso Unicredit Banca S.p.A. - Agenzia di "(OMISSIS) ", con sede in via (OMISSIS) ;
- l’installazione presso questa agenzia nel 2006 di un nuovo apparecchio "bancomat" in sostituzione di quello precedente, già regolarmente utilizzato dal B. ;
- l’impossibilità per quest’ultimo di utilizzare il nuovo apparecchio perché troppo alto e con piano d’appoggio inadeguato.
- che non siano applicabili "al dispositivo bancomat oggetto di causa" le disposizioni introdotte col DPGR Toscana n. 41/R del 2009 (che avrebbero condotto all’accoglimento della pretesa del B. ) perché è stato installato in epoca precedente l’entrata in vigore di queste ultime;
- che "il dispositivo oggetto di causa, attraverso il richiamo operato dall’art. 24 della legge n. 104/1992, può ritenersi soggetto alle prescrizioni di cui al D.M. n. 236/89, ed in particolare al disposto dell’art. 8.1.4. di quest’ultimo, trattandosi di "apparecchiatura automatica, con rinvio alle indicazioni di cui allo schema del punto 8.1.5., in quanto applicabili (dettate per i "terminali di impianti");
- che la CTU ha accertato che il dispositivo di cui si tratta presenta il comando più alto ad un’altezza di circa cm. 130 e rientra pertanto nei limiti di altezza indicati dalle norme tecniche predette; mentre non è condivisibile la pretesa di applicazione dell’art. 8.1.4., comma 1, che si riferisce al "bancone continuo (per il quale è prevista un’altezza di 0,90 dal piano di calpestio), poiché trattasi di arredo fisso diverso da un "bancomat";
che, pur avendo la CTU accertato che lo sportello "bancomat" è dotato di un cestino, ubicato sulla parete sottostante "che può costituire un ostacolo per un agevole affiancamento di una sedia a rotelle, questo accertamento è tuttavia irrilevante ai fini della decisione, atteso che le doglianze dell’appellante "erano rivolte ad altri motivi di disagio ed in particolare all’altezza ed alle caratteristiche del piano di appoggio del dispositivo, e non già alla presenza del cestino porta carta.
L’art. 24 (intitolato all’"eliminazione o superamento delle barriere architettoniche") della legge 5 febbraio 1992 n. 104 ("Legge-quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate") prevede, al primo comma, che "Tutte le opere edilizie riguardanti edifici pubblici e privati aperti al pubblico che sono suscettibili di limitare l’accessibilità e la visitabilità di cui alla legge 9 gennaio 1989, n. 13, e successive modificazioni, sono eseguite in conformità alle disposizioni di cui alla legge 30 marzo 1971, n. 118, e successive modificazioni, al regolamento approvato con decreto del presidente della repubblica 27 aprile 1978, n. 384, alla citata legge n. 13 del 1989, e successive modificazioni, e al citato decreto del ministro dei lavori pubblici 14 giugno 1989, n. 236.