Source: http://www.studiolegalemarcomori.it/convivenza-impossibile-trattati-ue-costituzione-cammino-violento-verso-ordine-mondiale/
Timestamp: 2017-06-22 16:26:18+00:00
Document Index: 73998718

Matched Legal Cases: ['art. 76', 'art. 47', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 10', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 47']

La convivenza impossibile tra Trattati UE e Costituzione: il cammino (violento) verso un nuovo ordine mondiale. - Avv. Marco Mori
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La convivenza impossibile tra Trattati UE e Costituzione: il cammino (violento) verso un nuovo ordine mondiale.	Categorie: Diritto costituzionale, Euro ed Unione europea, Europa, In Evidenza
di Marco Mori	La democrazia costituzionale è morta. Questa è la situazione in cui si trova il nostro paese.
Trascriviamo queste due norme costituzionali totalmente dimenticate: -art. 76 Cost.: “L’esercizio della funzione legislativa non può essere delegato al Governo se non con determinazione di principi e criteri direttivi e soltanto per un tempo limitato e per oggetti definiti”;
Il protocollo n. 12 allegato al Trattato di Maastricht fissa un limite massimo al debito pubblico complessivo nel rapporto col PIL pari al 60% ed introduce il famoso vincolo del 3% del deficit annuo, ovvero la quota di indebitamento massimo rispetto al PIL consentita ad una nazione. Cosa succede ad uno Stato se deve rispettare tale parametro? Molto semplice. Il 3% del PIL annuo non è sufficiente a coprire neppure gli interessi passivi sul debito pubblico, ergo lo Stato è costretto a tassare più di quanto spende.
Tale politica non può essere attuata nel lungo periodo, lo rilevava già Keynes, in quanto le aziende di un paese, in questa situazione, non hanno risorse sufficienti per investire ed inoltre perché non è mai possibile recuperare competitività deflazionando i salari dei lavoratori all’infinito (In ogni caso con le esportazioni il risparmio non sarebbe mai diffuso ma al massimo si concentrerebbe nelle imprese esportatrici in violazione dell’art. 47 Cost. come meglio si dirà infra). Nel lungo periodo tale ipotesi di politica economica è semplicemente demenziale. Normalmente è la politica monetaria, meglio la svalutazione della moneta, a consentire una bilancia dei pagamenti positiva. Così faceva l’Italia quando aveva l’amata Lira. Oggi invece la competitività si può ottenere solo deflazionando i salari, azione incostituzionale in una Repubblica fondata sul lavoro (Art. 1 Cost.) e dai costi umani immensi (si pensi solo al numero dei suicidi già avvenuti in Italia ed in Europa).
“1. L’obiettivo principale del Sistema europeo di banche centrali, in appresso denominato “SEBC”, è il mantenimento della stabilità dei prezzi. Fatto salvo l’obiettivo della stabilità dei prezzi, il SEBC sostiene le politiche economiche generali nell’Unione al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell’Unione definiti nell’articolo 3 del trattato sull’Unione europea. Il SEBC agisce in conformità del principio di un’economia di mercato aperta e in libera concorrenza, favorendo una efficace allocazione delle risorse e rispettando i principi di cui all’articolo 119. 2. I compiti fondamentali da assolvere tramite il SEBC sono i seguenti: − definire e attuare la politica monetaria dell’Unione, 6655/7/08 REV 7 RS/ff 136
− svolgere le operazioni sui cambi in linea con le disposizioni dell’articolo 219, − detenere e gestire le riserve ufficiali in valuta estera degli Stati membri, − promuovere il regolare funzionamento dei sistemi di pagamento. 3. Il paragrafo 2, terzo trattino, non pregiudica la detenzione e la gestione da parte dei governi degli Stati membri di saldi operativi in valuta estera. 4. La Banca centrale europea viene consultata: − in merito a qualsiasi proposta di atto dell’Unione che rientri nelle sue competenze, − dalle autorità nazionali, sui progetti di disposizioni legislative che rientrino nelle sue competenze, ma entro i limiti e alle condizioni stabiliti dal Consiglio, secondo la procedura di cui all’articolo 129, paragrafo 4. La Banca centrale europea può formulare pareri da sottoporre alle istituzioni, agli organi o agli organismi dell’Unione competenti o alle autorità nazionali su questioni che rientrano nelle sue competenze. 5. Il SEBC contribuisce ad una buona conduzione delle politiche perseguite dalle competenti autorità per quanto riguarda la vigilanza prudenziale degli enti creditizi e la stabilità del sistema finanziario. 6. Il Consiglio, deliberando all’unanimità mediante regolamenti secondo una procedura legislativa speciale, previa consultazione del Parlamento europeo e della Banca centrale europea, può affidare alla Banca centrale europea compiti specifici in merito alle politiche che riguardano la vigilanza prudenziale degli enti creditizi e delle altre istituzioni finanziarie, escluse le imprese di assicurazione”
“1. Sono vietati la concessione di scoperti di conto o qualsiasi altra forma di facilitazione creditizia, da parte della Banca centrale europea o da parte delle banche centrali degli Stati membri (in appresso denominate “banche centrali nazionali”), a istituzioni, organi od organismi dell’Unione, alle amministrazioni statali, agli enti regionali, locali o altri enti pubblici, ad altri organismi di diritto pubblico o a imprese pubbliche degli Stati membri, cosìcome l’acquisto diretto presso di essi di titoli di debito da parte della Banca centrale europea o delle banche centrali nazionali. 2. Le disposizioni del paragrafo 1 non si applicano agli enti creditizi di proprietà pubblica che, nel contesto dell’offerta di liquidità da parte delle banche centrali, devono ricevere dalle banche centrali nazionali e dalla Banca centrale europea lo stesso trattamento degli enti creditizi privati”. Questo articolo rappresenta l’ulteriore certificazione documentale ed incontestabile dell’avvenuta cessione della sovranità monetaria ad un sistema di banche che, in definitiva, sono proprio le banche private e commerciali che tutti noi conosciamo, visto che BCE è composta dalle Banche Centrali Nazionali che a loro volta sono composte in larghissima maggioranza da banche private. Raramente si è visto un simile e manifesto conflitto d’interesse posto che tenere stabile il livello dei prezzi e dell’inflazione ovviamente agevola i creditori e non certo i debitori che hanno un interesse diametralmente opposto, dunque la rarefazione monetaria è utile solo alla finanza speculativa.
Ed ancora, confermando anche il concetto di limitazione fatto proprio dallo scrivente, la Corte afferma: “Anche in una prospettiva di realizzazione dell’obiettivo del mantenimento di buoni rapporti internazionali, ispirati ai principi di pace e giustizia, in vista dei quali l’Italia consente a limitazioni di sovranità (art. 11 Cost.), il limite che segna l’apertura dell’ordinamento italiano all’ordinamento internazionale e sovranazionale (artt. 10 ed 11 Cost.) è costituito, come questa Corte ha ripetutamente affermato(con riguardo all’art. 11 Cost.: sentenze n. 284 del 2007, n. 168 del 1991, n. 232 del 1989, n. 170 del 1984, n. 183 del 1973; con riguardo all’art. 10, primo comma, Cost.: sentenze n. 73 del 2001, n. 15 del 1996 e n. 48 del 1979; anche sentenza n. 349 del 2007), dal rispetto dei principi fondamentali e dei diritti inviolabili dell’uomo, elementi identificativi dell’ordinamento costituzionale”. In claris non fit interpretatio.
Limitare significa omettere di esercitare una prerogativa sovrana ma non consegnare quella prerogativa sovrana ad un soggetto terzo rispetto all’ordinamento italiano a titolo definitivo. Un esempio: eliminare le frontiere costituisce pacificamente una mera limitazione. Se invece si decidesse di far gestire le stesse ad un ordinamento esterno si dovrebbe parlare a pieno titolo di cessione. Altresì, fermo il divieto pacifico di cessioni, anche per le mere limitazioni la Costituzione pone, come detto, ulteriori condizioni ovvero quella di parità tra le nazioni (esiste oggi questa condizione? Certamente no, basta solo pensare alle differenze con cui ogni Stato si finanzia sui “democratici” mercati) e quella del fine esclusivo dell’adesione ad un ordinamento che tuteli la pace e la giustizia tra i popoli.
Uno Stato che fin dalla sua nascita adotta il principio del pareggio in bilancio è uno Stato che non tutela il risparmio diffuso in tutte le suo forme ma lo rende impossibile ex lege. Un lavoratore che non può risparmiare non potrà avere un’esistenza libera e dignitosa e avrà un ostacolo insormontabile alla propria partecipazione alla vita politica, economica e sociale del paese (così violando anche l’art. 3 Cost.).
Una moneta può essere immessa in circolo unicamente attraverso la stampa diretta, attraverso la spesa pubblica in deficit (meccanismo oggi adottato), oppure attraverso le esportazioni.Oggi sia la stampa diretta di moneta che la spesa pubblica a deficit sono precluse dai Trattati UE e dunque ci rimane solo la via dell’esportazione. La base monetaria può essere aumentata unicamente drenando liquidità da altre nazioni (esattamente in questo contesto si spiega l’attivo della bilancia dei pagamenti della Germania, forte grazie alle esportazioni).
Tale sistema, come detto, è palesemente incompatibile anche con l’altro brocardo inserito nell’art. 47 Cost. ovvero: “La Repubblica disciplina, controlla e coordina il credito”. Oggi non solo la Repubblica non coordina e non controlla il credito ma addirittura è il settore creditizio ad imporre le politiche economiche allo Stato come pacificamente avvenuto nel 2011 allorquando un parere di BCE aprì la porta all’austerità che sta devastando la nostra economia, strumentalizzando la falsa crisi dello spread che era stata in realtà direttamente provocata da BCE con l’annuncio di non sostenere il debito italiano neppure sul mercato secondario. Coordinare e controllare il credito implica detenere la sovranità monetaria e non cederla ad una banca indipendente da cui lo Stato, ovviamente, dipende. La Costituzione è pacificamente tradita: il modello dei Trattati, con la citata dottrina della banca centrale indipendente, è addirittura opposto.
La salvezza nazionale nasce dunque dalla consapevolezza delle cause della crisi su cui oggi vi ho informato. Quanto accade non è un evento imponderabile ma un’azione volontaria di cui non tutti i politici possono vantarsi di essere ignari ed inconsapevoli, a cui abbiamo il dovere di ribellarci informando e denunciando e perché no, riempiendo le piazze pacificamente, affinché lo stupro della Costituzione cessi e tutto questo in ossequio del diritto/dovere di tutti noi di difendere la patria (Art. 52 Cost.). Nessun tag per questo articolo
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