Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-proc-penale/art-91-cod-proc-penale-diritti-e-facolta-degli-enti-e-delle-associazioni-rappresentativi-di-interessi-lesi-dal-reato
Timestamp: 2020-01-23 12:23:37+00:00
Document Index: 114873787

Matched Legal Cases: ['art. 91', 'art. 91', 'art. 212', 'art. 91', 'art. 91', 'art. 91', 'art. 61']

Art. 91 cod. proc. penale: Diritti e facoltà degli enti e delle associazioni rappresentativi di interessi lesi dal reato | La Legge per tutti
Per il reato di avvelenamento delle acque, solo in caso di consenso espresso ricevuto dal Ministero dell'Ambiente (persona offesa dal reato), le associazioni ambientaliste, in presenza dei requisiti previsti dall'art. 91 c.p.p. (diritti e facoltà degli enti e delle associazioni rappresentativi di interessi lesi dal reato), possono surrogarsi nei diritti spettanti alla persona offesa, compreso quello di esercitare la facoltà di opposizione alla richiesta di archiviazione.
Cassazione penale sez. I 20 novembre 2014 n. 10993
Il Codacons (Coordinamento delle associazioni per la difesa dell'ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori), in quanto individuato dal d.m. ambiente 17 ottobre 1995 tra le associazioni di protezione ambientale, è legittimato ad esercitare, in ogni stato e grado del processo, i diritti e le facoltà attribuiti alla persona offesa nei reati ambientali. (In applicazione di tale principio la Corte ha riconosciuto il diritto di detto ente, in tal senso richiedente, alla notifica dell'avviso della richiesta di archiviazione). Annulla senza rinvio, Gip Trib. Grosseto, 29 maggio 2009
Cassazione penale sez. III 24 giugno 2010 n. 34220
Quando un "ente di fatto" si costituisce parte civile in proprio, non trova applicazione la particolare, ma limitativa, disciplina dettata dagli art. 91 e ss. c.p.p., che riconosce agli enti esponenziali la possibilità di intervenire nel processo per far valere i diritti e le facoltà attribuiti alla persona offesa dal reato. In tale ultimo caso, infatti, si prevede un meccanismo per garantire la "giustiziabilità" a interessi posti in via mediana tra quelli individuali e quelli pubblici: si tratta, cioè, degli "interessi diffusi ", facenti capo a una pluralità di soggetti non specificamente individuabili e inidonei a divenire oggetto di titolarità individuale, nonché degli "interessi collettivi", facenti capo agli appartenenti a un determinato gruppo sociale, imputabili alla collettività di riferimento, pur rimanendo, però, interessi generali. Poiché, in tale evenienza, non si tratta di interessi di titolarità individuale, il codice di rito, diversamente da quanto avviene in caso di costituzione di parte civile per la tutela di un interesse "proprio", consente una tutela limitata e subalterna rispetto a quelli della persona offesa: limitata, in quanto non è consentito all'ente esponenziale la costituzione di parte civile non essendo soggetto direttamente danneggiato (ex art. 212 disp. att. c.p.p.); subordinata, in quanto la loro operatività è condizionata dal "consenso" prestato dalla persona offesa (nella specie, gli enti di fatto "Medicina democratica" e "Camera del lavoro Cgil" si erano legittimamente costituiti parte civile, per un interesse proprio, in un procedimento che vedeva chiamati a rispondere del reato di omicidio colposo da malattia professionale i vertici di un'azienda che aveva impiegato l'amianto per la manutenzione degli impianti: pertanto, non trovavano applicazioni i limiti previsti per la diversa ipotesi di cui agli art. 91 e ss. c.p.p.).
Cassazione penale sez. IV 10 giugno 2010 n. 38991
La costituzione di parte civile di un ente o di un'associazione è subordinata al collegamento concreto ed effettivo col circostanziato ambito di incidenza del sodalizio, di tal che questo è legittimato all'azione risarcitoria, anche in sede penale, solo se sussista l'interesse, ancorché astratto e diffuso, ed a condizione che concorrano le condizioni all'uopo previste dagli art. 91 ss. c.p.p.
Ufficio Indagini preliminari Pescara 07 giugno 2010
Deve ritenersi ammissibile la costituzione di parte civile del sindacato nei procedimenti per reati di omicidio o lesioni colpose commessi con violazione della normativa antinfortunistica, a prescindere dal fatto che il lavoratore vittima di detti reati sia iscritto all'organizzazione sindacale medesima e ciò in aggiunta alla possibilità di esercitare i diritti e le facoltà della persona offesa di cui agli art. 91 e 92 c.p.p., pure ribadita dall'art. 61 comma 2 d.lg. 9 aprile 2008 n. 81. L'inosservanza della normativa finalizzata a garantire la sicurezza dell'ambiente di lavoro può infatti cagionare all'organizzazione sindacale un proprio e diretto danno patrimoniale (ove ne ricorrano gli estremi) o non patrimoniale, per la perdita di credibilità all'azione svolta, così giustificando un'autonoma costituzione di parte civile.
Cassazione penale sez. IV 18 gennaio 2010 n. 22558