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Timestamp: 2018-03-18 02:14:05+00:00
Document Index: 153540542

Matched Legal Cases: ['§1', '§2', '§1', '§2', '§1', '§1']

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Comprendere il Diritto Canonico/7
Il can. 226 §1 dell'attuale Codice di diritto canonico sottolinea che il sacramento del matrimonio è, per la Chiesa latina, appannaggio dei fedeli laici che attraverso di esso possono contribuire a costruire la Chiesa[1]. Ciò non significa che il laico sia obbligato a contrarre matrimonio per partecipare alla vita ecclesiale, in quanto per ogni fedele rimane il diritto di base di scegliere in libertà il proprio stato di vita[2].
Questo indica piuttosto che il matrimonio ha la particolarità di richiamare tutta la Chiesa alla centralità della persona e delle relazioni che intesse nella comunione, e sottolinea quali siano alcuni tratti che delineano la figura del laico, la sua vocazione e la missione. Infatti, anche per il laico si parla di una vocazione propria e di una peculiare missione, come per il sacerdote o il consacrato.
Tutti i cristiani, siano essi ministri sacri, consacrati o membri del laicato, sono uniti nella medesima dignità di battezzati, pur nella differenza delle loro specifiche vocazioni[3]. Ognuno deve vivere in maniera coerente allo stato che ha scelto, senza confusione o scambi di ruoli, perché è nell'ordine e nell'armonia che si costruisce la comunione ecclesiale: il sacerdote non è chiamato a fare il laico, ma neppure il laico realizza la sua vocazione prendendo il posto del ministro sacro[4].
La vocazione, in quanto chiamata a divenire se stessi seguendo il Cristo nella storia, è per i laici quella di vivere nel mondo, "di animare e perfezionare l'ordine delle realtà temporali con lo spirito evangelico e in tal modo di rendere testimonianza a Cristo, particolarmente nel trattare tali realtà e nell'esercizio dei compiti secolari" come il can. 225 al §2 puntualizza. Essi debbono essere il lievito evangelico nella comunità umana per trasformarla dal di dentro, vivendo nella società e contribuendo alla sua umanizzazione. Umanizzazione che nell'ottica ecclesiale significa procedere sulla via della santificazione: più l'uomo, ispirato dal Vangelo, si perfeziona, cresce, lotta e soffre per realizzarsi individualmente e comunitariamente, più avvicina se stesso e gli altri alla dimensione del Cristo.
Per questo diventa importante che il laico sviluppi il suo compito di apostolato tra le persone con cui è in contatto, in mezzo alle quali la Chiesa arriva solo perché lui è presente con la sua parola e la sua testimonianza di vita[5].
Per compiere tale missione il laico, come ogni fedele, ha bisogno di sviluppare la spiritualità che è propria del suo stato ed ha diritto all'educazione cristiana, come sottolinea il can. 217, e ad approfondire il contenuto della sua fede, come specifica il can. 229 §1.
La formazione diventa dunque un dovere ed un diritto imprescindibile, che coinvolge tutta la struttura sociale a diversi livelli: la Chiesa, la famiglia, la società. Questo è valido per gli adulti, che hanno bisogno degli strumenti adeguati per compiere i compiti inerenti allo stato di vita che hanno scelto, e tanto più per i giovani che hanno il delicato obiettivo di prepararsi ad una scelta. Qui concorrono diverse responsabilità per arrivarne all'attuazione. La libertà è alla base di ogni scelta di vita che determina il presente della persona e ne ipoteca il futuro, ma che coinvolge anche le speranze e le attese della comunità ecclesiale e sociale. La Chiesa deve, dunque, contribuire a formare le coscienze sull'importanza dei passi che conducono a tale traguardo della scelta di vita, ma anche la società civile ha la responsabilità che tali passi possano avanzare in una libertà concreta, affinché ogni giovane abbia i mezzi culturali e materiali adatti per raggiungere il proprio obiettivo.
Si ripropone anche il problema della giustizia sociale[6], che i fedeli hanno l'obbligo di promuovere, secondo quanto ci ricorda il can. 222 §2, e che nei riguardi della gioventù ha una speciale pregnanza, perché tocca il diritto di tutti ad accedere alla propria formazione, senza distinzione di provenienza sociale, razziale e di sesso. Essa determina tutta la vita futura del giovane e la costruzione della società su basi solide. Costruire una tale società compete in particolare al laicato coinvolto direttamente nelle realtà terrene, a cui spetta porre oggi le strutture per le generazioni future, affinché siano educate ad essere spiriti liberi e critici di fronte ai non-valori che vengono proposti, come papa Benedetto XVI ha auspicato a Loreto: «Andate controcorrente: non ascoltate le voci interessate e suadenti che oggi da molte parti propagandano modelli di vita improntati all'arroganza e alla violenza, alla prepotenza e al successo ad ogni costo, all'apparire e all'avere, a scapito dell'essere. (...) Siate vigilanti! Siate critici! (...) Non abbiate paura, cari amici, di preferire le vie "alternative" indicate dall'amore vero: uno stile di vita sobrio e solidale; relazioni affettive sincere e pure; un impegno onesto nello studio e nel lavoro; l'interesse profondo per il bene comune. (...). I vostri coetanei (...) hanno un profondo bisogno di vedere qualcuno che osi vivere secondo la pienezza di umanità manifestata da Gesù Cristo»[7].
Un programma di vita, questo, che ogni giovane laico dovrebbe tenere ben caro nel suo zainetto di esperienze e sogni, ed ogni laico adulto dovrebbe avere per progettare una società più vera.
Maria Cristina Forconi
[1] Cfr. can. 226 §1. I laici che vivono nello stato coniugale, secondo la propria vocazione, sono tenuti al dovere specifico di impegnarsi, mediante il matrimonio e la famiglia, nell'edificazione del popolo di Dio.
[2] Cfr. can. 219. Tutti i fedeli hanno il diritto di essere immuni da qualsiasi costrizione nella scelta dello stato di vita.
[3] Cfr. can. 208. Fra tutti i fedeli, in forza della loro rigenerazione in Cristo, sussiste una vera uguaglianza nella dignità e nell'agire, e per tale uguaglianza tutti cooperano all'edificazione del Corpo di Cristo, secondo la condizione e i compiti propri di ciascuno.
[4] Cfr. E. Grasso, La Misión de los laicos en la Iglesia. Pautas para un compromiso en la política, Centro de Estudios Redemptor hominis (Cuadernos de Pastoral 6), Capitán Bado 2004 (2a ed.), 27-30.
[5] Cfr. can. 225 §1. I laici, dal momento che, come tutti i fedeli, sono deputati da Dio all'apostolato (...), sono tenuti all'obbligo generale e hanno il diritto di impegnarsi, (...) perché l'annuncio della salvezza venga conosciuto e accolto da ogni uomo in ogni luogo; tale obbligo li vincola ancora maggiormente in quelle situazioni in cui gli uomini non possono ascoltare il Vangelo e conoscere Cristo se non per mezzo loro.
[6] Cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, 1928: "La società assicura la giustizia sociale allorché realizza le condizioni che consentono alle associazioni e agli individui di conseguire ciò a cui hanno diritto secondo la loro natura e la loro vocazione. La giustizia sociale è connessa con il bene comune e con l'esercizio dell'autorità".
[7] Benedetto XVI, Omelia alla Concelebrazione Eucaristica nella Piana di Montorso - Loreto (2 settembre 2007), in www.vatican.va