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Timestamp: 2018-02-24 04:25:52+00:00
Document Index: 107098838

Matched Legal Cases: ['arte 34', 'art. 13', 'art. 51', 'art. 70', 'art. 9', 'art. 48', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 48', 'art. 48']

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Ilario Clemente
2 Indice Prefazione... pag. 3 Prima di Pechino: le conferenze mondiali delle donne pag. 4 La IV Conferenza mondiale delle donne: Pechino pag. 6 Pechino pag. 10 Pechino pag. 12 Italia. Revisione dell attuazione della Piattaforma d azione di Pechino... pag. 12 Shadow Report. Documento alternativo a quello del governo italiano... pag. 31 2
3 Prefazione I diritti umani delle donne e delle bambine sono parte integrante, inalienabile e indivisibile dei diritti umani universali. Non dipendono dunque dalle leggi del singolo stato, ma dalla stessa appartenenza al genere umano. Un genere umano composto di uomini e donne, diversi nel corpo e nell identità, ma eguali nei diritti. La parola genere si riferisce ai ruoli - costruiti socialmente - ascrivibili ai maschi e alle femmine. Tali ruoli, anche se basati su differenze biologiche, sono appresi, cambiano continuamente, e variano enormemente fra le culture e al loro interno. L acquisizione di un punto di vista di genere su tutti i diritti significa, dunque, fare i conti con le differenze fra ciò che gli uomini e le donne fanno, e con il modo in cui i loro ruoli definiti socialmente li avvantaggiano o li danneggiano. Nell evoluzione dei diritti umani delle donne, un ruolo fondamentale è stato svolto non solo dagli strumenti giuridici, ma anche da una serie di posizioni politiche e culturali fatte proprie dalla comunità internazionale nel corso degli anni. In questo percorso, un passaggio importante è quello rappresentato nell ultimo decennio del 900, dalle Conferenze mondiali dell ONU sui temi della globalità, quali i diritti umani, il nesso fra popolazione e sviluppo, lo sviluppo sociale. Queste Conferenze hanno prodotto importanti Dichiarazioni e Piattaforme d azione, che hanno riletto l intero sistema dei diritti umani da un punto di vista di genere. Ciò vale soprattutto per le quattro Conferenze mondiali sulle donne (da Città del Messico nel 1975 a Pechino nel 1995), sedi appassionate di dibattito, scontro politico, costruzione di reti, conquista di nuovi strumenti. E per le Sessioni speciali dell Assemblea Generale (Pechino +5, Pechino +10), che esaminano lo stato di applicazione delle piattaforme approvate e individuano i nuovi obiettivi per rendere più efficace la loro realizzazione. Abbiamo raccolto in questo opuscolo alcuni di questi documenti, nella convinzione che rappresentino un importante strumento politico per garantire davvero l esercizio pieno ed effettivo dei diritti umani a tutte le donne, in ogni parte del mondo. Arianna Censi Consigliera delegata alle politiche di genere 3
4 Prima di Pechino: le conferenze mondiali delle donne C Città del Messico, Il 1975 fu proclamato dalle Nazioni Unite Anno internazionale della donna e dedicato alla promozione della parità fra uomini e donne, alla piena integrazione delle donne nel quadro complessivo dello sviluppo e al riconoscimento dell importanza del loro contributo al rafforzamento della pace mondiale. Nello stesso anno le Nazioni Unite convocarono la Prima Conferenza mondiale sulle donne, che si svolse a Città del Messico. Alla Tribuna delle organizzazioni non governative (Ong) parteciparono 4 mila donne. Nella Conferenza di Città del Messico furono adottati due importanti documenti: - la Dichiarazione sull uguaglianza delle donne e sul loro contributo allo sviluppo e alla pace, che comprende trenta principi e fa perno attorno al concetto che lo spreco del potenziale di circa la metà della popolazione mondiale costituisca un serio ostacolo allo sviluppo sociale ed economico; - il Piano mondiale d azione per il conseguimento degli obiettivi fissati dall Anno internazionale della donna, che stabiliva obiettivi precisi per la prima parte del decennio come ad esempio l uguaglianza di accesso a tutti i livelli di istruzione, il riconoscimento del valore economico del lavoro delle donne e misure più efficaci per l educazione sanitaria, la nutrizione, l istruzione, la pianificazione familiare e altri servizi di assistenza. Proponeva infine una seconda Conferenza mondiale per il 1980 per verificare i progressi compiuti nei primi cinque anni. Copenhagen, Alla Seconda Conferenza mondiale delle donne (conferenza di metà decennio ) i governi approvarono la Convenzione internazionale contro ogni forma di discriminazione verso le donne (Cedaw) un documento che delineava i principi e le iniziative per realizzare i diritti delle donne. A Copenaghen fu adottato il Programma d azione per la seconda metà del decennio, in cui venne modificata la definizione di uguaglianza che era stata elaborata alla Conferenza del Messico: non più solo l uguaglianza legale ma l eliminazione de facto di ogni discriminazione. Nel corso della Conferenza fu anche sottolineato come la partecipazione delle donne non dovesse essere limitata solo allo sviluppo sociale ma essere una componente fondamentale di tutte le dimensioni dello sviluppo. Accanto alla Conferenza ufficiale, un Comitato promotore di cui facevano parte 34 organizzazioni non governative internazionali riconosciute dall Ecosoc (il Comitato Economico e sociale dell Onu) organizzò il Forum delle ONG, la Conferenza alternativa delle donne, alla quale vi parteciparono donne (i delegati della Conferenza ufficiale erano 1.200). Nairobi, La terza Conferenza mondiale dell Onu, a Nairobi, aveva lo scopo di valutare i risultati del decennio delle Nazioni Unite per la donna rispetto agli obiettivi fissati (uguaglianza, sviluppo e pace) e di approvare delle strategie di attuazione per il progresso delle donne fino all anno Avendo verificato il non raggiungimento degli obiettivi stessi nel decennio trascorso, la Conferenza rivolse un appello alla comunità internazionale affinché fossero applicate le leggi già approvate per la parità delle donne, affinché le possibilità di istruzione e formazione fossero rese 4
5 effettive, e affinché si riconoscesse che donne e bambini sono i più esposti tra le vittime della povertà, della carestia, dell apartheid, dei conflitti armati, della violenza familiare e dell emarginazione dovuta alla loro condizione di rifugiati, emigranti o minoranza etnica. La Conferenza si concluse con l adozione di un documento intitolato Strategie future d azione per il progresso delle donne e misure concrete per superare gli ostacoli alla realizzazione entro l anno 2000, degli scopi e degli obiettivi del Decennio. Il Forum 85 delle ONG ebbe luogo all Università di Nairobi; oltre donne provenienti da più di 150 paesi parteciparono a fra seminari, gruppi di lavoro e attività varie. Se Città del Messico aveva rappresentato il momento della presa di coscienza, e Copenaghen aveva dato vita alle prime reti a livello internazionale, a Nairobi le donne portarono le loro esperienze nei campi più vari. Un punto di consenso unanime furono i tre obiettivi del Decennio: uguaglianza, sviluppo e pace. 5
6 La IV Conferenza mondiale delle donne: Pechino 4-15 settembre 1995 S Se la Convenzione sull eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne rappresenta il principale testo giuridicamente vincolante sui diritti delle donne, la Piattaforma d Azione approvata dalla Conferenza di Pechino è il testo politico più rilevante e tuttora più consultato dalle donne di tutto il mondo. E a Pechino che i movimenti di tutto il mondo hanno affermato la propria pretesa di guardare il mondo con occhi di donna e hanno proclamato che i diritti delle donne sono diritti umani. Le parole chiave della conferenza, punto di vista di genere, empowerment, mainstreaming, sono entrate nel dibattito femminista, e anche con risultati alterni in quello dei governi. Alla Conferenza dei governi hanno partecipato delegate e delegati ufficiali, e rappresentanti delle ONG. Erano inoltre presenti operatori dei media e giornalisti provenienti da 124 paesi. La dichiarazione politica di Pechino Noi, Governi partecipanti alla quarta Conferenza mondiale sulle donne, 2. Riuniti qui a Pechino nel settembre del 1995, nel cinquantesimo anniversario della fondazione dell Organizzazione delle Nazioni Unite, 3. Determinati a far progredire gli obiettivi di uguaglianza, sviluppo e pace per tutte le donne, in qualsiasi luogo e nell interesse dell intera umanità, 4. Ascoltando la voce delle donne di tutto il mondo e iconoscendo la diversità loro, i loro ruoli e le loro condizioni di vita, rendendo omaggio a quante hanno aperto la strada davanti a noi e ispirati dalla speranza incarnata nelle giovani di tutto il mondo, 5. Constatiamo che la condizione delle donne ha compiuto significativi progressi in certi settori importanti nel corso degli ultimi dieci anni, ma che tali progressi non sono stati uniformi e che le disuguaglianze tra donne e uomini persistono e grandi ostacoli permangono, con gravi conseguenze per il benessere di tutti gli esseri umani, 6. Constatiamo ugualmente che questa situazione è esacerbata dall aumento della povertà, che affligge la maggior parte della popolazione mondiale, in particolare le donne e i bambini, e che ciò ha origini in contesti nazionali e internazionali, 7. Ci consacriamo senza riserve a eliminare questi problemi e ostacoli al fine di sostenere ulteriormente il progresso delle donne e l accrescimento del potere di azione (empowerment) per le donne di tutto il mondo, e concordiamo nel ritenere che questo richiede che siano prese subito misure urgenti in uno spirito di determinazione, speranza, cooperazione e solidarietà, che ci porterà avanti nel prossimo secolo. Riaffermiamo il nostro impegno per: 8. Realizzare la uguaglianza dei diritti e la intrinseca dignità umana di donne e uomini, conseguire gli altri obiettivi e aderire ai 3 principi consacrati nella Carta delle Nazioni Unite, nella Dichiarazione universale dei diritti dell uomo e negli altri strumenti internazionali sui diritti 6
7 umani, in particolare la Convenzione sulla eliminazione di tutte le forme di discriminazione nei confronti delle donne e la Convenzione sui diritti del bambino, così come la Dichiarazione sulla eliminazione della violenza contro le donne e la Dichiarazione sul diritto allo sviluppo; 9. Garantire la piena realizzazione dei diritti fondamentali delle donne e delle bambine in quanto parte inalienabile, integrante e indivisibile di tutti i diritti umani e libertà fondamentali; 10. Fondarsi sul consenso raggiunto e i progressi realizzati in precedenti conferenze e incontri di vertice delle Nazioni Unite sulle donne a Nairobi nel 1985, sui bambini a New York nel 1990, sull ambiente e lo sviluppo a Rio de Janeiro nel 1992, sui diritti umani a Vienna nel 1993, sulla popolazione e lo sviluppo a Il Cairo nel 1994 e sullo sviluppo sociale a Copenhagen nel 1995 per realizzare gli obiettivi di uguaglianza, sviluppo e pace; 11. Ottenere la piena ed effettiva applicazione delle Strategie future per il progresso delle donne (Nairobi); 12. Assicurare il rafforzamento del potere di azione delle donne e il loro progresso, incluso il diritto alla libertà di pensiero, coscienza, religione e opinione, contribuendo in tal modo a rispondere ai bisogni morali, etici, spirituali e intellettuali di donne e di uomini, a livello individuale e collettivo, e garantendo loro altresì la possibilità di realizzare appieno il proprio potenziale nella società e di vivere secondo le proprie aspirazioni. Siamo persuasi che: 13. Il rafforzamento del potere di azione delle donne e la loro piena partecipazione su basi paritarie a tutti i settori della vita sociale, inclusa la partecipazione ai processi decisionali e il loro accesso al potere, sono fondamentali per il raggiungimento della uguaglianza, dello sviluppo e della pace; 14. I diritti delle donne sono diritti fondamentali della persona; 15. Parità di diritti, di opportunità e di accesso alle risorse, uguale condivisione di responsabilità nella famiglia tra uomini e donne e una armoniosa collaborazione tra essi sono essenziali per il benessere loro e delle loro famiglie così come per il consolidamento della democrazia; 16. L eliminazione della povertà, per mezzo di una crescita economica sostenuta, dello sviluppo sociale, della protezione dell ambiente e della giustizia sociale, richiede la partecipazione delle donne allo sviluppo economico e sociale, la parità delle opportunità e la piena e uguale partecipazione delle donne e degli uomini in qualità di protagonisti e beneficiari di uno sviluppo durevole al servizio degli individui; 17. Il riconoscimento esplicito e la riaffermazione del diritto di tutte le donne a controllare tutti gli aspetti della loro salute, in particolare la propria fecondità, sono di primaria importanza per il rafforzamento del loro potere di azione; 18. La pace a livello locale, nazionale, regionale e mondiale può essere raggiunta ed è inestricabilmente legata al progresso delle donne, perché esse sono un motore fondamentale di iniziative, per la soluzione di conflitti e per la promozione di una pace durevole a tutti i livelli; 19. È essenziale delineare, applicare e verificare a tutti i livelli, con la piena partecipazione delle donne, politiche e programmi efficaci, efficienti e in reciproco sostegno, che siano sensibili al tema della uguaglianza, inclusi i programmi e le politiche di sviluppo, allo scopo di sostenere il rafforzamento del potere di azione delle donne e il loro progresso; 20. La partecipazione e il contributo di tutte le componenti della società civile, in particolar 7
8 modo dei gruppi delle donne, e delle reti di contatto e delle altre organizzazioni non governative e comunitarie, nel pieno rispetto della loro autonomia, in collaborazione con i Governi, sono importanti per la efficace applicazione e verifica del Programma di azione; 21. L applicazione del Programma di azione richiede l impegno dei Governi e della comunità internazionale. Assumendo impegni nazionali e internazionali, inclusi quelli presi alla Conferenza, i Governi e la comunità internazionale riconoscono la necessità di agire immediatamente per dare più potere alle donne e assicurare il loro progresso. Siamo determinati a: 22. Raddoppiare gli sforzi e moltiplicare le azioni per raggiungere gli obiettivi prefissati nelle Strategie future per il progresso delle donne (Nairobi) entro la fine del secolo; 23. Garantire il pieno esercizio da parte delle donne e delle bambine di tutti i diritti umani e libertà fondamentali, e adottare misure efficaci contro le violazioni di questi diritti e libertà; 24. Adottare tutte le misure necessarie per eliminare tutte le forme di discriminazione contro le donne e le bambine e rimuovere tutti gli ostacoli alla parità tra i sessi, al progresso delle donne e al rafforzamento del loro potere di azione; 25. Incoraggiare gli uomini a partecipare pienamente alle iniziative per la parità; 26. Promuovere l indipendenza economica delle donne, in particolare per mezzo della occupazione, ed eliminare il perdurante e crescente peso della povertà sulle donne, affrontando le cause strutturali della povertà per mezzo di cambiamenti nelle strutture economiche che assicurino a tutte le donne in particolare a quelle che vivono in aree rurali pari accesso, in quanto protagoniste essenziali dello sviluppo, alle risorse produttive, alle opportunità e ai pubblici servizi; 27. Promuovere uno sviluppo durevole al servizio degli individui, in particolare una crescita economica sostenuta, sviluppando l istruzione di base, l educazione permanente, l alfabetizzazione e la formazione, nonché l assistenza sanitaria di base per donne e bambine; 28. Prendere iniziative concrete a favore della pace per il progresso delle donne e, riconoscendo il ruolo fondamentale svolto dalle donne nei movimenti per la pace, lavorare attivamente per un disarmo generale e completo, sotto lo stretto ed efficace controllo internazionale, e sostenere i negoziati per la conclusione, senza ulteriori rinvii, di un trattato universale, multilaterale ed effettivamente verificabile per la proibizione degli esperimenti nucleari, che possa contribuire al disarmo nucleare e alla prevenzione della proliferazione delle armi nucleari in tutti i suoi aspetti; 29. Prevenire ed eliminare tutte le forme di violenza contro le donne e le bambine; 30. Assicurare pari accesso e uguale trattamento a donne e uomini nell istruzione e nell assistenza sanitaria, e migliorare la salute sessuale e riproduttiva delle donne così come la loro istruzione; 31. Promuovere e proteggere tutti i diritti fondamentali delle donne e delle bambine; 32. Raddoppiare gli sforzi per assicurare l uguale e pieno esercizio di tutti i diritti umani e libertà fondamentali per tutte le donne e le bambine che affrontano difficoltà molteplici, per ciò che concerne la loro acquisizione di poteri e il loro progresso, a causa di fattori quali la loro razza, età, lingua, etnia, cultura, religione, handicap, o perché sono donne indigene; 33. Assicurare il rispetto del diritto internazionale, in particolare il diritto umanitario, allo scopo di proteggere le donne e le bambine in particolare; 8
9 34. Creare le condizioni per realizzare al massimo il potenziale delle bambine e delle donne di tutte le età, assicurare la loro piena e uguale partecipazione alla costruzione di un mondo migliore per tutti e rafforzare il loro ruolo nel processo di sviluppo. Siamo determinati a: 35. Assicurare l accesso delle donne, in condizioni di parità, alle risorse economiche, in particolare alla terra, al credito, alla scienza e alla tecnologia, alla formazione professionale, all informazione, alla comunicazione e ai mercati, come strumenti per far progredire le donne e le bambine e attribuire loro poteri, anche attraverso lo sviluppo delle loro capacità, per godere dei benefici che derivano dal pari accesso a queste risorse, tra l altro, per mezzo della cooperazione internazionale; 36. Assicurare il successo del Programma di azione, cosa che richiederà un forte impegno da parte dei Governi, delle organizzazioni internazionali e delle istituzioni a tutti i livelli. Siamo profondamente convinti che lo sviluppo economico, lo sviluppo sociale e la protezione dell ambiente siano interdipendenti e parti integranti dello sviluppo durevole, che è il nostro quadro di riferimento per ottenere una migliore qualità di vita per tutti. Uno sviluppo sociale equo, che permetta ai poveri, in particolare alle donne che vivono in condizioni di povertà, di utilizzare le risorse naturali in modo sostenibile, è una condizione necessaria per lo sviluppo durevole. Riconosciamo inoltre che una crescita economica su larga scala e continua, nel contesto di uno sviluppo durevole, sia necessaria per lo sviluppo sociale e per la giustizia sociale. Il successo del Programma di azione richiederà anche una adeguata mobilitazione di risorse a livello nazionale e internazionale così come di risorse nuove e aggiuntive verso le nazioni in via di sviluppo da tutte le fonti di finanziamento disponibili, incluse fonti multilaterali, bilaterali e private per il progresso delle donne; risorse finanziarie per rafforzare la capacità di istituzioni nazionali, sub-regionali, regionali e internazionali; un impegno verso i pari diritti, pari responsabilità e pari opportunità e per una pari partecipazione delle donne e degli uomini in tutti gli organismi nazionali, sub-regionali, regionali e internazionali e nei processi politici decisionali; la istituzione o il rafforzamento di meccanismi di controllo a tutti i livelli, responsabili davanti alle donne di tutto il mondo; 37. Assicurare ugualmente il successo del Programma di azione nei Paesi la cui economia è in fase di transizione, cosa che richiederà una continua cooperazione internazionale e assistenza; 38. Pertanto adottiamo e ci impegniamo come Governi a tradurlo nei fatti il seguente Programma di azione, assicurando che il tema della parità tra i sessi sia riflesso in tutte le nostre politiche e programmi. Chiediamo immediatamente al sistema delle Nazioni Unite, alle istituzioni finanziarie regionali e internazionali, alle altre importanti istituzioni regionali e internazionali e a tutte le donne e uomini, così come alle organizzazioni non governative, nel pieno rispetto della loro autonomia, e a tutti i settori della società civile, di sottoscrivere risolutamente e senza restrizioni il Programma di azione e di partecipare alla sua realizzazione in collaborazione con i Governi. 9
10 Pechino +5 New York, 5-10 giugno 2000 D Dopo la conferenza di Pechino, i problemi di applicazione della sua Piattaforma sono stati discussi ogni anno dalla Commissione ONU sulla condizione delle donne (CSW), che ha approvato conclusioni concordate su ciascuna delle dodici aree critiche. Nel 2000 a New York dal 5 al 10 giugno si è tenuta la Sessione speciale dell Assemblea generale ONU sulla revisione della Piattaforma di Pechino Donne Uguaglianza di genere, sviluppo e pace per il 21 secolo, nota informalmente come Pechino +5. In questa sede i governi hanno ribadito il proprio impegno nei confronti della quarta Conferenza mondiale sulle donne del Dichiarazione politica di Pechino +5 Noi, Governi partecipanti alla sessione speciale dell Assemblea Generale, 1. Riconfermiamo il nostro impegno verso le mete e gli obiettivi contenuti nella Dichiarazione di Pechino e nella Piattaforma d Azione, adottate nel 1995 in occasione della Quarta Conferenza Mondiale sulle Donne, e alle Strategie future di azione per il Progresso delle Donne fino all anno 2000 come culmine del Decennio delle Nazioni Unite per le Donne, adottate a Nairobi; 2. Riconfermiamo inoltre il nostro impegno nell attuazione delle dodici aree critiche della Piattaforma d Azione di Pechino, che sono: le donne e la povertà, l istruzione e la formazione delle donne, le donne e la salute, la violenza contro le donne, le donne e il conflitto armato, le donne e l economia, le donne nel potere e nel processo decisionale, gli organismi istituzionali per il progresso delle donne, i diritti umani delle donne, le donne e i mezzi di comunicazione, le donne e l ambiente, e le bambine; e chiediamo l attuazione delle conclusioni e delle risoluzioni concordate sul follow-up della Quarta Conferenza Mondiale sulle Donne adottate dalla Commissione sulla Condizione delle Donne a partire dalla sua trentanovesima sessione; 3. Riconosciamo di avere la responsabilità primaria della completa attuazione delle Strategie future di azione per il Progresso delle Donne di Nairobi, della Dichiarazione di Pechino e della Piattaforma d Azione e di tutti i relativi impegni per il progresso delle donne, e, a tale fine, chiediamo la costante collaborazione internazionale, compresa la riconferma dello sforzo per raggiungere il traguardo concordato a livello internazionale e non ancora realizzato di devolvere lo 0,7 per cento del prodotto nazionale lordo dei paesi sviluppati all aiuto pubblico complessivo allo sviluppo il più presto possibile; 4. Salutiamo con soddisfazione i progressi finora compiuti per l uguaglianza di genere e l attuazione della Piattaforma d Azione di Pechino e riconfermiamo il nostro impegno ad accelerare il raggiungimento della ratifica universale della Convenzione sull Eliminazione di Ogni Forma di Discriminazione contro le Donne, e a questo riguardo prendiamo atto degli sforzi compiuti a tutti i livelli dai Governi, dal sistema delle Nazioni Unite e, a livello intergovernativo, da altre organizzazioni internazionali e regionali ed esortiamo a compiere sforzi incessanti per la completa attuazione della Piattaforma d Azione di Pechino; 10
11 5. Riconosciamo il ruolo e il contributo della società civile, in particolare delle organizzazioni non governative e delle organizzazioni delle donne, nell attuazione della Dichiarazione e della Piattaforma d Azione di Pechino e incoraggiamo la loro partecipazione ai processi per la ulteriore attuazione e valutazione; 6. Sottolineiamo che gli uomini debbono essere coinvolti e debbono assumersi la responsabilità congiuntamente con le donne per la promozione dell uguaglianza di genere; 7. Riconfermiamo l importanza dell incorporazione (mainstreaming) di una prospettiva di genere nel processo di attuazione delle conclusioni di altre importanti conferenze e vertici delle Nazioni Unite e la necessità di un follow-up coordinato di tutte le conferenze e vertici più importanti delle Nazioni Unite da parte dei Governi, delle organizzazioni regionali, e di tutti gli enti e le organizzazioni del sistema delle Nazioni Unite nell ambito dei rispettivi mandati. Noi Governi all inizio del nuovo millennio, 8. Riconfermiamo il nostro impegno a superare gli ostacoli incontrati nell attuazione della Piattaforma d Azione di Pechino e delle Strategie future di azione di Nairobi e a rafforzare e salvaguardare un contesto nazionale e internazionale favorevole, e a tal fine ci impegniamo (formalmente) a intraprendere iniziative per garantirne la completa e rapida attuazione, inter alia, attraverso la promozione e la tutela di tutti i diritti umani e delle libertà fondamentali, l incorporazione ( maintreaming) di una prospettiva di genere in tutte le politiche e i programmi, e la promozione di una piena partecipazione e dell empowerment delle donne e di una intensificata cooperazione internazionale per la completa attuazione della Piattaforma d Azione di Pechino; 9. Concordiamo di valutare regolarmente l ulteriore attuazione della Piattaforma d Azione di Pechino con il proposito di riunire nel 2005 tutte le parti interessate per valutare i progressi compiuti e prendere in considerazione nuove iniziative, se del caso, 10 anni dopo l adozione della Piattaforma d Azione di Pechino e 20 anni dopo l adozione delle Strategie future di azione di Nairobi; 10. Ci impegniamo ad assicurare la realizzazione di società in cui sia le donne che gli uomini lavorino insieme per un mondo in cui ciascun individuo possa godere dell uguaglianza, dello sviluppo e della pace nel ventunesimo secolo. 11
12 Pechino +10 New York, 28 febbraio - 11 marzo 2005 A Adieci anni dalla Quarta Conferenza mondiale sulle donne di Pechino, a New York, presso le Nazioni Unite è in corso, dal 28 febbraio all 11 marzo, la quarantanovesima sessione della Commissione sulla condizione della donna (CSW: Commission on the Status of Women). Durante le due settimane di lavori viene valutato lo stato di attuazione degli obiettivi contenuti nella Dichiarazione di Pechino e nella Piattaforma d Azione, adottata dalla Quarta Conferenza Mondiale sulle Donne del 1995, nonché nel documento finale della ventitreesima Sessione dell Assemblea Generale, conosciuta come Pechino +5. Il Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite (ECOSOC: Economic and Social Council) ha stabilito che la 49esima sessione del CSW rappresenta un incontro plenario ad alto livello aperto a tutti gli Stati membri dell Nazioni Unite e agli osservatori, incluse le diverse organizzazioni non governative invitate a partecipare. Pubblichiamo di seguito il documento presentato dal Governo italiano in cui sono illustrate le politiche attuate in relazione alle linee guida della Piattaforma di azione di Pechino. ITALIA. Revisione dell attuazione della piattaforma d azione di Pechino e documentazione dei risultati della 23 ma seduta speciale dell Assemblea Generale Il Governo nominato di recente dopo le elezioni del 2001 ha posto le politiche di pari opportunità tra le priorità della sua agenda politica. L attività del Ministro per le pari opportunità si è concentrata, fin dalla sua nomina, su un concetto più ampio di pari opportunità mirato a combattere tutti i tipi di discriminazione basati su quanto rappresentato nell art. 13 del Trattato di Amsterdam nella Unione Europea. Ciò ha portato a un intervento più ampio di politiche di pari opportunità oltre l approccio tradizionale di parità di genere. L ampio spettro di funzioni attribuite al Ministro delle Pari opportunità, comprese questioni cruciali come l immigrazione, le politiche per l assistenza ai bambini e le adozioni internazionali, hanno contribuito a creare una rete di misure collaterali e strumentali che rappresentano la base culturale e pratica delle politiche di pari opportunità, anche se superano i confini della questione della parità di genere in senso stretto. Da un punto di vista culturale, il Governo ha elaborato una nuova prospettiva sul ruolo delle donne non solo sul posto di lavoro ma anche in tutti i processi decisionali in campo politico ed economico, come mostra la Risoluzione, approvata dal Consiglio del Ministri che si è tenuto nel settembre 2003 a Siracusa - durante il semestre di presidenza italiana della U.E. - e mirata a garantire che una parte adeguata di candidate donna sia rappresentata in tutti i contesti elettorali. Da un punto di vista pratico, il Governo ha mirato a fornire servizi di uso immediato (come gli asili nido) creati per riconciliare il ruolo delle donne in famiglia con le loro responsabilità professionali. Mentre non si può negare che poco tempo dopo la piattaforma di Pechino l Italia si è sforzata di perseguire un certo numero di politiche di pari opportunità, bisogna anche dire che solo negli ultimi anni c è stata un armonizzazione e una razionalizzazione delle azioni qualitative e quantitative del Governo in questo importante campo dell agenda politica. 12
13 Lo scenario politico-istituzionale, sociale ed economico Il Trattato di Amsterdam riconosce pienamente il principio della parità di genere e delle pari opportunità tra uomini e donne come reiterate nei quattro pilastri delle linee guida europee per l impiego. Dall insediamento del nuovo Governo nel 2001, il contenuto democratico delle riforme istituzionali mira a superare lo squilibrio di genere nel processo decisionale e a dare pieno accesso all impiego, ai servizi sociali e alle risorse economiche. In una cornice così complessa, la sfida rappresentata dall applicazione piena della Piattaforma di Pechino in Italia è correlata alla qualità e al significato del processo in corso,che mira all introduzione di una prospettiva di genere in tutte le politiche di governo. Il relativo Piano di Azione, adottato nel marzo 1997, ha preso la forma di Direttiva del Primo Ministro ed è ancora in vigore. Strumenti aggiuntivi forniti, quali i Piani Nazionali settoriali della azioni (PA) addottati negli ultimi anni in accordo con il Trattato di Amsterdam ed in linea con le direttive UE, il succitato Piano Nazionale di Azione, che emana direttamente da Pechino, vengono considerati le direttive principali per un ulteriore attuazione, Il Piano mira a promuovere l empowerment delle donne e a riconoscere e garantire la libertà di scelta e la valorizzazione della qualità della vita per gli uomini e per le donne. La Direttiva si concentra sui concetti chiave della Conferenza di Pechino: empowerment e mainstreaming. La costruzione di una cultura del mainstreaming, recita la Direttiva, implica l esigenza di superare una nozione settoriale delle questioni femminili o un idea convenzionale di pari opportunità, che consiste in un insieme di azioni per superare lo svantaggio. L aspetto più innovativo del mainstreaming consiste nell esigenza di iniziative che attraversino in diagonale tutte le azioni governative. La Direttiva identificava azioni prioritarie in Italia, alle quali sono state aggiunte sei voci (riportate in grassetto sotto) dalla Dichiarazione delle Pari Opportunità, pronunciata nel 2001 dal neo-ministro per le Pari Opportunità, On. Prestigiacomo. Le aree bersaglio di azione comprendono: - Promozione delle donne nei processi decisionali e rappresentanza delle donne a tutti i livelli elettorali - Coordinamento e riforma di enti per azioni istituzionali e di pari opportunità; - Eliminazione delle discriminazioni; - Cooperazione internazionale; - Formazione ed istruzione; - Promozione dell imprenditoria e dell impiego femminile: - Politiche di genere sull utilizzo del tempo, l organizzazione del lavoro e gli orari di lavoro; - Piano nazionale per gli asili nido; - Lotta contro la pedofilia; - Violenza sulle donne e misure contro il traffico di esseri umani; - Assistenza sanitaria (compresa la lotta contro la mutilazione dei genitali femminili) Sia il Piano di Azione Italiano (Direttiva 1997) che il Ministro per le Pari Opportunità (che è incaricato, inter alia, di coordinare le politiche nazionali relative e di monitorarne la realizzazione) enfatizza con forza l importanza del collegamento tra il mainstreaming di genere nelle politiche del governo e il processo di empowerment delle donne a tutti i livelli. Accogliendo appieno le Osservazioni Conclusive del Comitato per l Eliminazione della Discriminazione Contro le Donne del 1997 (A/52/38/Rev.1), il Governo Italiano le ha tradotte quasi tutte in leggi nazionali e attuate con azioni concrete come segue: 13
14 1. Per quanto riguarda le politiche di empowerment, un emendamento all Articolo 51 della Costituzione è stato approvato nel 2003 per concedere pari accesso alle cariche pubbliche ed elettive (vedi sotto); 2. La questione della conciliazione, cioè l equa distribuzione delle mansioni casalinghe e delle responsabilità di cura è stata affrontata ampiamente negli ultimi due anni; 3. La discriminazione indiretta è stata a lungo tempo oggetto di attenzione del Ministero delle Pari Opportunità, per raggiungere la parità di genere nel sociale e sul posto di lavoro; 4. Per affrontare la questione della violenza domestica, è stato avviato un Progetto Pilota «La Rete URBAN delle città contro la violenza». Il progetto coinvolge 26 città ed è coordinato dal Dipartimento Pari Opportunità. 5. Gi sforzi dell Italia hanno anche affrontato la lotta contro il traffico di donne e bambini a scopi di sfruttamento sessuale; 6. Quanto alla raccomandazione di eliminare gli stereotipi di genere nei libri di scuola, il cosiddetto progetto PO.LI.TE. ha portato a un Codice di Condotta di Auto-regolamentazione per gli Editori di testi scolastici. Accesso alle cariche pubbliche; accesso al mercato del lavoro e politiche per la famiglia. Misure legislative e azioni concrete: In questo frangente il processo di riforma più significativo si concentra sulla rappresentanza delle donne nei corpi elettorali e nelle cariche pubbliche, e su un accesso paritario al mercato del lavoro. Con riferimento alla parità di accesso ai pubblici uffici (cariche pubbliche), sono recentemente entrate in vigore due leggi (2/2001 and 3/2001) di revisione della Costituzione che hanno introdotto principi importati nei programmi dei governi regionali e locali. Entrambe le leggi richiedono alle regioni a statuto speciale e a quelle a statuto ordinario di adottare leggi per rimuovere tutti gli ostacoli alla piena eguaglianza fra i sessi, e a promuovere l accesso paritario alle cariche elettive. Si tratta di misure che sicuramente determineranno cambiamenti significativi nell attuale legislazione elettorale nelle regioni, specialmente per quanto riguarda i corpi elettorali delle autorità regionali e locali. Alcune Regioni hanno già attivato queste riforme. Per quanto riguarda l organizzazione statale, nel 2001, solo pochi mesi dopo l entrata del nuovo Governo, il Ministero delle Pari Opportunità ha fatto approvare un disegno di legge costituzionale promosso dal governo, che modifica l articolo 51 della Costituzione in materia di accesso alle cariche pubbliche e ad altre nomine elettive. Il principio costituzionale, che emana dalla nuova formulazione dell art. 51, prevede che la Repubblica debba promuovere pari diritti tra uomini e donne attraverso misure adeguate», dichiarando il diritto di tutti i cittadini di entrambi i sessi ad accedere, in condizioni legali ed effettive di parità, ai pubblici uffici e alle cariche elettive (ad esclusione della Francia, questa misura Costituzionale non ha precedenti in tutta Europa). Il concetto di pari opportunità è entrato nella Costituzione, obbligando così la Repubblica a favorire le pari opportunità per uomini e donne tramite misure adeguate. Esso sancisce i diritti di tutti i cittadini, su basi paritarie, all accesso ai pubblici uffici e alle cariche elettive. La crescente presenza femminile nel mercato del lavoro è una delle trasformazioni più significative che interessano la struttura di impiego e la partecipazione al lavoro, negli ultimi anni. Tutti gli indicatori principali del mercato del lavoro mostrano chiaramente tendenze positive della partecipazione femminile. Le donne hanno occupato il 66% dei nuovi posti di lavoro creati tra il 1998 ed il 2001, superando gli uomini in fatto di crescita di impiego (rispettivamente +9,7% per le donne e +2,8% per gli uomini). Il tasso di diffusione è 3,8% per e donne rispetto all 1,9% 14
15 per gli uomini. La percentuale di impiego delle donne - calcolata sulla fascia di età anni ha raggiunto una media del 41,1% nel La ripresa dell impiego negli ultimi anni ha aperto spazi sempre più ampi alle donne che entrano nel mercato del lavoro, persino per le categorie tradizionalmente sottorappresentate, come le donne coniugate, quelle che rientrano nel mercato del lavoro dopo un congedo di maternità o dopo periodi di assenza forzati. La percentuale di attività (fascia di età anni) è aumentata dell 1,7% tra il 1998 e il 2001: dal 58,7% al 60,4%. Nonostante gli evidenti passi avanti, le regioni meridionali non seguono il passo. Qui la percentuale di impiego femminile identificata nel 2001 resta bassa (26%), anche se è in crescita costante dalla fine degli anni 90. La percentuale di impiego in totale ha raggiunto il 54,6%, ancora in ritardo rispetto agli altri partners europei; sebbene sia cresciuta del 4% dal 1995, resta del 9% inferiore alla media europea, e resta più del 15% inferiore all obbiettivo fissato dalla Unione Europea per il La componente femminile è aumentata di quasi il 6% (oltre il 41% in totale) dal 1995, anche se qui il divario con il resto dei livelli attuali ed auspicabili dell Unione aumenta ancora di più. Il tasso di occupazione è strettamente correlato all istruzione. Laddove le donne laureate nei gruppi di mezz età raggiungono alti livelli occupazionali (quasi il 90% delle donne laureate ha un impiego nella fascia dai 40 ai 44 anni), il tasso di occupate con basso livello di istruzione - scuola primaria o nessuna qualifica - è costantemente inferiore al 30%. Una cartina della distribuzione dell impiego per macrosettori di attività economica evidenzierebbe che la partecipazione femminile si concentra soprattutto nel settore dei servizi, molto più rispetto al corrispettivo maschile. La presenza delle donne è ancora concentrata in settori tipicamente femminili, per un totale del 53,4% nei servizi pubblici, sociali e per la persona, e fino al 66,4% nell istruzione. I settori a forte prevalenza maschile sono l informatica dove le donne rappresentano solo il 30,4%), i trasporti (15,2%), costruzioni ed edilizia (6%). In generale, l accesso alle mansioni direttive è estremamente difficile per le donne, anche in quei settori dove la presenza femminile è superiore alla media. Una cartina della distribuzione dell impiego per posizione professionale mostra una forte sotto-rappresentanza ai livelli direttivi e una sovrarappresentanza in posizioni che richiedono qualifiche inferiori. Ad esempio, il rapporto delle donne imprenditrici e dirigenti è 2,2% rispetto al 5,2% degli uomini. Sebbene le donne possono superare le barriere all accesso grazie alla loro miglior preparazione e specializzazione, gli ostacoli alla crescita professionale (sia nel settore pubblico che in quello privato) continuano comunque a restare alti. E anche opportuno ricordare che i divari nei salari restano ampi e le stime istituzionali (da fonti quali il CNEL -il consiglio nazionale degli affari economici e del lavoro - e la Banca d Italia) concordano sul fatto che il divario salariale varia dal 20% al 25%. Nello scenario globale dell impiego, la percentuale di donne in part-time è molto più alta di quella degli uomini. Se da un canto progetti di part-time di vario genere hanno contribuito ad aumentare la rappresentanza femminile nel mercato del lavoro, favorendo la riconciliazione degli impegni familiari e lavorativi, essi tendono ad avere un impatto negativo sulle condizioni di lavoro, sulle qualifiche e sullo sviluppo professionale delle donne. La difficoltà delle donne nell ottenere una collocazione adeguata sul mercato del lavoro non è affatto dovuta alla mancanza di istruzione. Le donne hanno raggiunto gli stessi livelli di istruzione degli uomini - talvolta anche superiori. Il livello di istruzione raggiunto dalle donne fino ai 39 anni di età è superiore al corrispettivo maschile; il divario maggiore si riscontra nella fascia di età 20-24, dove oltre il 70% delle donne ha un diploma di scuola superiore, rispetto al 63% degli uomini. I Programmi co-finanziati dai Fondi strutturali della Unione Europea svolgono un ruolo importante per incoraggiare la crescita dell impiego femminile e la riconciliazione tra responsabilità familiari e lavorative. In particolare, viene riservata una quota del 10% del Fondo Sociale Europeo per ogni Programma operativo che proviene dalle Regioni italiane, alle azioni mirate alla attua- 15
16 zione dei principi di parità (Campo E della policy): stiamo parlando della percentuale più alta tra tutti i Paesi Europei e ciò significa, nella nostra attuale fase di pianificazione ( ), un investimento da un miliardo di euro. A livello più specifico, il Ministero per le attività produttive (ex Ministero dell Industria, Commercio e Artigianato) è attualmente impegnato a realizzare le proprie politiche per l empowerment delle donne nell imprenditoria. A tal riguardo, mentre il Ministero sta attualmente monitorando la situazione delle donne imprenditrici in tutto il paese, in modo da redigere un rapporto per misure future e iniziative da intraprendere, il Governo è pienamente impegnato a tradurre le relative misure UE in legislazione nazionale. Di fatto, il Ministero ha richiesto ed ottenuto la trasposizione della Direttiva UE 2002/73 in Legge della Comunità nel 2003, per velocizzare la redazione del Decreto Legislativo relativo per la sua attuazione. Tale Direttiva introduce novità significative sulla questione del pari trattamento tra uomini e donne in termini di accesso al lavoro, formazione professionale, avanzamento di carriera e condizioni di impiego. Con l approvazione della Legge Comunitaria del 2003, il Governo ha fatto dei passi concreti per attuare detta Direttiva. Mentre sono state modificate le leggi del caso, la Legge n. 125/1991 è stata emendata con il Decreto Legge n. 196/2000, che ha introdotto cosiddette azioni positive nel campo dell impiego ed ha istituito un funzionario ad-hoc, il consulente di parità, che opera a livello provinciale, regionale e nazionale, per difendere le lavoratici. Si tratta di una norma molto avanzata, che si occupa di donne che sono stata pregiudicate da un comportamento discriminatorio sul posto di lavoro, ma che deve essere ulteriormente aggiornata. I criteri fissati per attuare detta Direttiva (articolo 16 del disegno di legge Comunitario, 2003), riportati nella misura di attuazione normativa approvata dal Consiglio dei Ministri, sono i seguenti: a) garantire l applicazione effettiva del principio di parità di trattamento tra uomini e donne sul lavoro, assicurando che la differenza di genere non sia causa di discriminazione diretta o indiretta, in una prospettiva che prenda in considerazione lo stato civile o la famiglia, in relazione a: condizioni di accesso al mercato del lavoro, sia in qualità di dipendente o lavoratore autonomo; relazioni tra dipendente e datore di lavoro, remunerazione e condizioni di dismissione; accesso a tutti i tipi livelli di formazione professionale, corsi di specializzazione e riqualificazione, compresi gli apprendistati; attività effettuate per le organizzazioni dei lavoratori o datori di lavoro e accesso a posti forniti da tali organizzazioni. b) definire la nozione di discriminazione come diretta quando una persona viene trattata in maniera meno favorevole in base al genere, rispetto a come un altra persona è, è stata, o sarebbe stata trattata in situazione analoga; definire la nozione di discriminazione come indiretta quando una regola, un criterio, o una procedura apparentemente neutri, pongono in uno stato di svantaggio particolare un genere rispetto all altro sesso, tranne nei casi in cui il trattamento diverso sia giustificato da ragioni obbiettive, ad esempio nel caso di mansioni in cui determinate caratteristiche sessuali siano requisiti essenziali per lo svolgimento delle mansioni; definire la nozione di molestie quando, per motivi correlati al genere, un comportamento indesiderato obiettivamente pregiudichi la dignità e libertà di una persona, creando un atmosfera di intimidazione ostile e di umiliazione; definire la nozione di molestia sessuale quando detto comportamento abbia dei connotati sessuali manifesti; e infine considerare la molestia e la molestia sessuale come discriminazioni; c) prevedere l attuazione del principio di parità di trattamento senza distinzione di genere in tutti i settori del lavoro, pubblico e privato, assicurando che, mentre si rispettano le norme del settore, coloro i quali abbia- 16
17 no subito danni abbiano diritto a protezione legale e/o amministrativa, e abbiano garantito un risarcimento o una riparazione equivalente; d) riconoscere il diritto alle associazioni di rappresentanza di intraprendere azioni legali e/o amministrative quando i membri si sentano discriminati, con delega della parte lesa, cioè prevedere casi di discriminazione collettiva quando i soggetti lesi non siano direttamente o facilmente identificabili, di modo che l associazione possa rappresentarli nella vertenza. Riguardo alle norme precedenti, la novità principale è l introduzione di una norma specifica per combattere la molestia sessuale sul posto d lavoro. Il ministero delle Pari Opportunità ha anche istituito un gruppo di studio, Donne e lavoro, (con Decreto Ministeriale del 1 luglio 2002) che sta esaminando la legislazione primaria e secondaria, al fine di valutare, durante la fase attuativa, la efficacia delle misure attuali nel combattere la discriminazione di genere sul lavoro. Lo studio, che è in corso, monitorizza gli strumenti legali forniti per la protezione delle donne rispetto a: 1) accesso al mercato del lavoro; 2) ottenimento di vari tipi di contratti flessibili; 3) formazione professionale e riqualificazione, specializzazione e remunerazione; 4) adeguatezza degli strumenti esistenti per difendere le donne in caso di molestie sessuali sul lavoro, in vista di elaborare nuove proposte in linea con le misure europee; 5) problemi relativi alla gestione della famiglia; 6) misure che consentiranno alle donne lavoratrici di conciliare il loro orario di lavoro con la vita familiare. Misure di legge, politiche e azioni positive ulteriori Il quadro delle politiche e della legislazione nazionale per le pari opportunità comprende misure per promuovere azioni positive nel campo della parità nel posto di lavoro, l imprenditorialità femminile, il sostegno alla maternità, l organizzazione del lavoro, il sistema di azioni e politiche sociali del lavoro. Al tal riguardo, negli ultimi anni gli sforzi del Governo si sono concentrati sul principio di mainstreaming e sull adozione di una prospettiva di genere in tutte le scelte, politiche ed azioni promosse dallo Stato a tutti i livelli amministrativi. Le politiche paritarie si sono concentrate sulla parità sostanziale e sulle azioni potenziali per lottare contro tutte le forme di discriminazione/segregazione, non più affrontando semplicemente i problemi delle donne. E stato ampiamente sviluppato un nuovo concetto di Pari Opportunità. Molte misure introdotte negli ultimi anni hanno un impatto sia diretto che indiretto sulla parità. Le più significative azioni politiche mirate alle donne sono: l Insieme di Norme per Ottimizzare il Processo di Azioni a favore della Imprenditoria Femminile, emanate nel luglio del 2000, il Decreto Legislativo n. 196 del 23 maggio del 2000, che contiene le nuove norme per i consulenti di parità e le misure in termini di azioni politiche; la legge n. 53/2000 sul sostegno alla maternità e paternità, il diritto all assistenza e alla formazione continua e il coordinamento dei tempi della città; il Testo Unico n. 151 del marzo 2001, che raccoglie tutte le misure di legge sulla protezione e sul sostegno della maternità e della paternità. Oltre a ciò, molti benefits sociali sono stati forniti dalle Leggi Finanziarie degli anni 1999, 2000 e 2001, rispettivamente per l estensione della indennità di maternità alle madri senza accesso ad altri tipi di sostegno economico alla maternità, assegni familiari e indennità di malattia alle professioniste coordinate da un datore di lavoro, l aumento dell indennità di maternità a 250,00 euro mensili per le donne che non godono di indennità di maternità e sgravi fiscali, e congedi retribuiti fino a due anni per genitori con figli disabili 1. Le misure per la parità ad impatto indiretto (cioè quelle di argomento e fini generali con effetti positivi sulle relazioni di genere) più degne di nota, emesse nel triennio , prevedono l introduzione del telelavoro nel servizio pubblico; incentivi all imprenditoria indipendente e al lavoro autonomo, oltre ad agevolazioni alle aziende con prevalenza di donne e l obbligo per tutte le amministrazioni locali e nazionali di definire strumenti che consentano alle 17
18 aziende gestite da donne un accesso più facile ai finanziamenti pubblici. Le ultime due misure intendono promuovere la parità sostanziale e le pari opportunità ad uomini e donne nelle attività economiche ed imprenditoriali. E opportuno citare anche la trasposizione delle Decisioni della Corte di Giustizia della CE sul lavoro notturno nella Community Legislation del 1998 e nella Legge delega 532 del Novembre Queste norme contengono una garanzia implicita per le donne. Di fatti riaffermano, inter alia, le norme che vietano il lavoro notturno alle madri, dalla gravidanza al compimento del primo anno di età del figlio. Data la sua particolare rilevanza, una delle misure elencate sopra merita un attenzione maggiore: la Legge Delega n. 196/2000: Il Nuovo Profilo Funzionale dei Consulenti di Parità. La politica di parità più significativa è stata stabilita con la Legge 125/91 sulle azioni positive, introducendo nella legislazione italiana azioni specifiche mirate alla promozione dell impiego femminile e a raggiungere la parità di genere sostanziale sul posto di lavoro. Quanto sopra implica la valorizzazione del ruolo e delle funzioni dei Consulenti di Parità, predisposto dalla Legge Delega n. 196/2000, che a sua volta integra il quadro di azioni positive in termini di azioni, strumenti e mezzi finanziari. L attuazione completa della Legge n.125/1991 che è correlata alla decentralizzazione amministrativa del lavoro attivo, della formazione e delle politiche di istruzione. La devolution alle Regioni e agli Enti locali rafforzerà le azioni positive per la parità per le politiche del lavoro e i servizi all impiego, e per il processo decisionale su questioni di sviluppo locale. Il decreto prevede che i consulenti per la parità collaborino con i Consiglieri del Lavoro degli Enti Locali e con le organizzazioni per la parità attive a livello locale e che siano membri di commissioni di parità locali. I Consulenti per la Parità svolgono un ruolo chiaro per raggiungere gli obbiettivi previsti dalla Legge, grazie alla loro attività sul campo. Di fatti, a livello nazionale, regionale e provinciale, il loro compito è di promuovere le pari opportunità nelle loro aree di competenza, e di monitorare il rispetto della normativa contro la discriminazione. Quanto alle loro funzioni, i consulenti per la parità svolgono i compiti previsti dalla legge individuando squilibri di genere, promuovendo azioni positive, anche per mezzo della UE, del governo nazionale e degli enti locali. Per quanto riguarda le azioni, più in generale, l articolo 7 della Legge delega n. 196/2000 ha rafforzato l obbligo esistente per le pubbliche amministrazioni di realizzare dei piani di azioni positivi triennali per assicurare, nelle loro rispettive aree di applicazione, la rimozione di ostacoli che impediscono la realizzazione piena delle pari opportunità tra uomini e donne sul posto di lavoro. Misure ulteriori. Breve lista delle attività e delle misure concrete attuate finora: 1. A livello educativo: A causa dell alto numero di famiglie di immigranti che si stabiliscono in Italia, il sistema scolastico italiano ha contribuito in maniera sostanziale alla questione dell integrazione e delle pari opportunità. L arrivo di molti studenti e studentesse stranieri ha posto il sistema scolastico italiano di fronte ad esigenze nuove, in termini di assistenza, flessibilità e considerazione della diversità e dei diritti di tutti i bambini ad essere istruiti, nel rispetto delle loro diversità. Il modello scolastico italiano che si presenta allo studente straniero non è una semplice risposta sintomatica alle nuove richieste poste dall immigrazione. Esso è: integrazionista, nell unire gli studenti stranieri nelle classi di italiani; interculturale, consapevole della relazione tra conoscenza-scambio-reciprocità tra persone di origine diversa, e promotore di una cultura dinamica e sfaccettata; attento a valorizzare la cultura e la lingua nativa degli studenti stranieri. La questione della parità di genere viene anche affrontata dal sistema istituzionale di istruzione. Questi programmi sono in vigore dal
19 Il Ministero dell istruzione ha formato personale sulle questioni di genere e di pari opportunità; la promozione di una cultura di pari opportunità del Ministero, che è responsabile del Programma Operativo Nazionale La scuola per lo sviluppo, co-finanziato dai Fondi strutturali europei. Questa iniziativa, lanciata nel 2000, e già pianificata fino al 2004, è stata realizzata in Italia meridionale. In questo quadro, sono state prese iniziative specifiche, come corsi generali di accompagnamento (tipo baby-sitting) per donne con problemi economici o familiari. Questi programmi hanno creato circa progetti, che coinvolgono donne e ragazze, con un costo di circa 50 milioni ad oggi. Quanto all accesso a livelli di istruzione superiore, nel 1999, sotto la Presidenza Finlandese della UE, è stato formato un Gruppo di Lavoro su «Donne e Scienza», è stato creato il cosiddetto «Gruppo di Helsinki» allo scopo di favorire uno scambio di opinioni sulle migliori pratiche per aumentare il numero di donne scienziate. Dalla sua creazione, il Governo italiano ha svolto un ruolo di primo piano in questo gruppo di lavoro quale modo per promuovere il ruolo delle donne nel campo scientifico. 2. Facilitazioni all accesso al mercato del lavoro - TCI e politiche per la famiglia: Nelle aziende della New Economy, il 12,8% dei manager sono donne, mentre resta un divario nella distribuzione della retribuzione tra uomini e donne, pari al 27%. Nonostante tali dati, si sta sviluppando una nuova tendenza in Italia: la scoperta della TCI per potere facilitare le donne nel loro tentativo di gestire gli obblighi familiari e lavorativi. Programma nazionale per gli Asili Nido Per conciliare i molteplici ruoli delle donne in famiglia e sul lavoro, attraverso una serie di strumenti e servizi, vale la pena citare un piano nazionale per le scuole materne. Esso fornisce servizi immediatamente disponibili alle donne lavoratrici, permettendo loro di contemperare la loro vita professionale e quella familiare. I risultati sono: creazione di un Fondo per Asili Nido per il 2002/2004, ammontante a 300 milioni di euro da stanziare per attività relative; ed un disegno di legge, attualmente sotto l esame del Comitato degli Affari Sociali alla Camera dei Deputati (AC2020), che regolerà sistematicamente l intera questione, prevedendo la creazione di asili diurni e di piccole nursery sul posto di lavoro. Il disegno modifica e aggiorna la legge 1971, che mal si adatta a un contesto sociale che è cambiato a causa dell enorme aumento di presenza femminile nel mercato del lavoro. Il disegno prevede un sostegno concreto alle famiglie. A tal fine, l art. 70 della Finanziaria n. 448/2001 e l Art. 91 della Finanziaria n. 289/2002 stabiliscono la creazione di un fondo per la realizzazione di nursery e micro-nursery nei luoghi di lavoro. Nel 2003, furono stanziati 10 milioni di euro da un comitato nazionale ai datori di lavoro (compreso il settore pubblico) che avessero preso misure in questa direzione per assicurare il finanziamento di circa 100 progetti equamente distribuiti sul territorio nazionale. Sono già state % di donne nel mercato del lavoro * Differenza di salario tra donne e uomini nel settore manifatturiero Dati: Nielsen//NetRatings, Dicembre 2003 % di donne al Parlamento * % di tecnici o professionisti donna * % di donne che navigano su internet ** Italia 39% 83% (1990) 10% 44% 35,4% 31,7% % di donne che usano siti e-gov.* 19
20 prese misure specifiche a tal fine: 1. Il decreto legislativo 151/2001, a. congedo di maternità/paternità, congedo parentale per entrambi i genitori fino all 8 anno di età del figlio, congedo per malattia del figlio, periodi di riposo e permessi per ragioni familiari (su base oraria); b. divieto di turni notturni in gravidanza e fino a un anno di età del figlio; possibilità di esenzione dal lavoro notturno, in particolare in situazioni familiari con figli al di sotto dei tre anni di età, o di assistenza a disabili a carico; c. è stato sottolineato in particolare il supporto alle famiglie con disabili a carico. Legge 53/ Misure per Congedi Parentali e Formativi e Misure a sostegno della maternità e della paternità, per il diritto di accudimento e di formazione e per coordinare gli orari urbani hanno lo scopo di venire incontro ai genitori nella condivisione dell accudimento dei figli, con un sistema di protezione molto più ampio rispetto a quanto previsto dalla legislazione precedente, rendendo finalmente possibile la conciliazione dei tempi lavorativi e la vita familiare. I notevoli vantaggi previsti da questa legge, non più limitati alle donne (e alle madri lavoratrici in particolare), vengono estesi ai padri, a cui viene finalmente riconosciuto il diritto e a cui viene fornita la possibilità di prendere dei periodi di congedo relativamente lunghi per accudire e assistere i figli. La Legge n. 53/2000 è indubbiamente una delle più innovative nello scenario europeo. In particolare, l articolo 9 di questa legge introduce la flessibilità nell orario di lavoro, con specifico (ma non esclusivo) riferimento alla cura dei figli. Stimola lo sviluppo di una cultura imprenditoriale completamente nuova, a favore di nuovi strumenti di libertà in ambito aziendale, e favorisce il dialogo responsabile tra l Azienda e i dipendenti. L art. 9 in particolare prevede incentivi alle aziende che sottoscrivano accordi contrattuali che realizzano azioni positive per valorizzare la flessibilità. Possono richiedere il finanziamento quelle aziende che, avendo stipulato degli accordi contrattuali con Sindacati istituzionali, attuano azioni positive in favore della flessibilità. Viene data priorità alle cosiddette piccole imprese, in quanto il 50% dei fondi stanziati ogni anno è riservato ad aziende con meno di 50 dipendenti. Indubbiamente, l accordo collettivo come prerogativa per avere accesso ai finanziamenti è una delle innovazioni più significative previste da questa Legge. Lungo la stessa linea, infine, occorre citare la Legge 30/03. Le azioni positive da aggiungere nei progetti per accedere ai fondi sono il part-time reversibile, il telelavoro, e programma per il lavoro da casa, orario di lavoro (inizio e fine) flessibile, banca delle ore, turni flessibili, concentrazione delle ore di lavoro. I fondi stanziati dalla Legge ammontano a circa 21 milioni di euro l anno. La maggior parte dei progetti di azioni positive presentati ad oggi dalle aziende prevede progetti di part-time. 3. Diritti delle donne: la violenza sulle donne e sui bambini a. Nel quadro del sociale, il Governo italiano ha anche affrontato ampiamente la violenza domestica, introducendo il progetto Pilota, «La Rete URBAN delle città contro la violenza. Il progetto fu lanciato nel 1998, ed è stato realizzato da 8 città. Nel 2001, il progetto ha ricevuto ulteriori fondi CE che hanno permesso di coinvolgere 26 città in totale 2. Gli obbiettivi del progetto sono: a) sviluppare una serie di indicatori comuni per individuare e analizzare le varie forme di violenza sulle donne: b)definire un protocollo di azione sulla prevenzione e sradicamento della violenza sulle donne: c) definire una metodologia per la riorganizzazione dei servizi esistenti di assistenza alle donne vittime di violenza. La rete creata dal progetto ha pubblicato un manuale di formazione sulle strategie per sradicare la violenza sulle donne e come organizzare servizi per assistere le vittime. Con particolare riferimento alle misure contro la violenza sessuale, molti elementi hanno contribuito alla sensibilizzazione su quanto sia efferata la violenza degli uomini contro le donne, sia per la sofferenza individuale causata, sia per 20
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