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Timestamp: 2020-07-16 13:28:09+00:00
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Cassazione, sez. IV penale, sentenza 11.03.2005, n.973. - testo integrale Sentenza
Cassazione, sez. IV penale, sentenza 11.03.2005, n.973.
Fonte: http://www.iusetnorma.it/news_giurisprudenza/giurisprudenza/cass-IVpen-11-03-2005n9739.htm
I ricorsi Antonio D. denuncia vizio di motivazione in ordine alla affermazione di responsabilità basata solo sul fatto di non aver impartito ferree disposizioni scritte o orale al personale medico o paramedico cui il paziente veniva affidato, in ordine alla gestione post operatoria. La stessa sentenza da atto che egli ha bene adempiuto l’intervento operatorio; di quanto avvenuto successivamente – del “deserto assistenziale” riscontrato dalla sentenza – egli non può e non deve essere chiamato a rispondere; la situazione critica per il paziente nasce nel reparto di terapia intensiva, dopo che il D. ha esaurito il suo compito e pertanto l’adempimento del proprio obbligo di protezione; tutte le (eventuali) macroscopiche, a dire della corte, inadempienze verificatesi in quel reparto sono assolutamente autonome e da valutare autonomamente in quanto facenti capo a soggetti cui l’obbligo di garanzia era stato trasferito, interrompendo il nesso di causalità rispetto a quanto verificatosi (correttamente) sino a quel momento; non vi è prova che le disposizioni sarebbero state osservate; la stessa Corte avrebbe riconosciuto che altri erano i soggetti che avevano il dovere di protezione e sorveglianza del paziente e cioè il personale del reparto di terapia intensiva dove il paziente era stato trasferito all’esito dell’intervento operatorio, reparto dove la sorveglianza avrebbe dovuto essere adeguata per definizione. Non sussiste dunque nesso causale tra il comportamento del D.e l’evento, atteso che se colpa vi fu questa è solo del personale del reparto. Peraltro nessun rapporto di causalità poteva dirsi regolarmente accertato in assenza di certezza sulla causa di morte.
Dora P. denuncia difetto ed illogicità della motivazione Le affermazioni secondo le quali il S. è stato abbandonato a sé stesso e le infermiere di turno si limitarono a tranquillizzare le due donne che lo assistevano, non facendo niente per verificare se le loro preoccupazioni avessero fondamento sarebbero smentite dalle risultanze processuali ed in particolare dal foglio termografico da cui risulta che la temperatura è stata misurata due volte e che la quantità di urina era di 300 mt; l'affermazione di essere in presenza dì una diuresi contratta stante l'alterazione della cifra 1 in 3 era solo una mera congettura dell'estensore della sentenza; la sentenza sarebbe illogica anche nel ritenere che il personale paramedico potesse riconoscere quei sintomi che debbono essere riconosciuti dal medico. Impossibilità di ritenere accertato il nesso di causalità non conoscendosi la causa della morte.
Motivi della decisione I ricorsi, pur ritualmente proposti, sono infondati.
Senza ritornare a valutate gli esiti peritali poichè questa Corte non deve effettuare incursioni negli atti probatori, limitandosi solo ad esaminare gli atti impugnati e gli atti d'impugnazione onde valutare la coerenza logica dei primi, e la capacità di questi a resistere alla critiche di ricorso (Sezione Prima, 10 febbraio 2000, n. 94). basta osservare che, proprio in applicazione dei principi costituzionali indicati dalla pronuncia n. 963812000 di questa Corte, ed in considerazione, dunque, della tenutezza dei medico, cui era affidato fl reparto, di previamente informarsi quanto meno delle situazioni di ernergenza esistenti al momento della sua assunzione di responsabilità e di garanzia (e certamente tale era quella della persona offesa per le ripetute ragioni connesse alla delicatezza dei subito intervento ed alla necessità di ~re seguito con attenzione particolare nella delicatissima fase post operatoria), il ricorso alla clausola contrattuale che avrebbe configurato il suo obbligo di ìntervento su chiamata (e poi, chiamata da parte di chi, nel caso di specìe?) è dei tutto privo dì rilievo, come la corte di merito ha ritenuto, pronunciando nei confronti di costui sentenza di condanna per le ragioni ivi spiegate secondo convincente, ragionevole e condivise motivazìone. n~j A pag. 21 di sentenza, infatti, la Corte di mefflo evidenzia come fu proprio a causà ... dei notevole intervallo di tempo trascorso fra la comparsa di quei sintomi che avrebbero Imposto, se doverosamente rilevati, l'instaurazione dì una idonea terapia, ed il momento dell'írreversibile aggravamento verificatosi dopo le ore 6,30 .." che ebbe a verificarsi l'evento, specie In considerazione dei fatto che l'essere il paziente affidato ad una struttura "dì altissimo livello operativo (istituto policattedra di terapia di urgenza dei Policlinico di Bari)" avrebbe dovuto consentire che, praticati nei tempi congrui gli interventi farmacologicì e chirurgici appropriati, fosse evitato l'evento. E conclude: "non ricorre nel caso di specie. in base all'evidenza disponibile, alcuna incertezza, alcun ragionevole dubbio sulla reale efficacia condizionante dell'omissione degli ímputati...”
Né vale il ricorso agli obblighi contrattuali, attesa la posizione di garanzia specifica che ogni medico (o paramedico) ha nei confronti dei pazienti a lui affidati, e che deve espletare nel rispetto dei principi costituzionali di cui agli artt 2 e 32, così come già più volte affermato da questa Suprema Corte (una posizione di garanzia, espressione dell'obblìgo di solidarietà costituzionalmente ìmposto ex art 2 e 32 Cost., nei confronti deì pazientì, la cui salute devono tutelare contro qualsivoglia pericolo che ne mìnaccí l'integrità; l'obblígo di protezione perdura come gìà precisato per l'intero tempo dei turno di lavoro. [Cassazione penale, sez. IV, 2 marzo 2000, n. 9638, Troiano).
DEPOSITATO IN CANCELLERIA OGGI 11 MAR. 2005.