Source: https://www.assicurativo.it/news/visual.php?num=94690
Timestamp: 2019-11-17 18:04:41+00:00
Document Index: 180121596

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 1469', 'art. 25', 'sentenza ', 'art. 1370', 'art. 1370']

Rivalsa 2019-09-12 - Pdf - Stampa
In caso di contrasto con il testo, contenente limitazioni alla rinuncia della rivalsa, le limitazioni non si applicano.
TERZA CIVILE, Sentenza n.18324 del 09/07/2019 (ECLI:IT:CASS:2019:18324CIV), udienza del 19/02/2019, Presidente VIVALDI ROBERTA Relatore MOSCARINI ANNA Fonte: cassazione
L'assicurato aveva sottoscritto un modulo predisposto
Ha evidenziato una equivocità delle clausole d
Il Tribunale, a fronte della domanda della compagnia di ottenere il riconoscimento alla rivalsa in forza di una clausola che escludeva dall'oggetto del contratto di assicurazione la guida in stato di ebbrezza, ritenne che, trovando applicazione il Codice del Consumo (D.Igs. n. 206 del 2005) la clausola invocata dalla compagnia doveva ritenersi nulla perché vessatoria.
La Corte di Appello di Genova, con sentenza n. 363 del 2017, per quel che rileva in questa sede, ha rigettato l'appello ritenendo che, indipendentemente dall'applicabilità o meno al caso in esame del Codice del Consumo, doveva ritenersi comunque in vigore l'art. 1469 bis, introdotto dall'art. 25 L. 52/96 secondo cui "nel contratto tra consumatore e professionista si considerano vessatorie le clausole che, malgrado la buona fede, determinano a carico del consumatore un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto".
1.0ccorre preliminarmente esaminare, perché logicamente pregiudiziali nel dare continuità ad un indirizzo che questa Corte ritiene meritevole di essere consolidato, il quarto ed il quinto motivo di ricorso, con i quali si sollevano censure relative all'interpretazione della clausola. Si assume che la Corte d'Appello abbia violato gli artt. 1362, 1363 e 1370 c.c. nel ritenere che le garanzie previste dalla polizza, da un lato, e quelle indicate nelle condizioni generali di contratto, dall'altro, avessero contenuto ambiguo, in ragione dell'affidamento creato nel contraente assicurato circa la stipulazione di una polizza che gli garantiva la massima copertura assicurativa, contrastante con una clausola limitativa della responsabilità della compagnia, capace di determinare un inaccettabile squilibrio contrattuale tra le parti.
La Corte d'Appello ha fatto corretta applicazione dei canoni di interpretazione del contratto, laddove ha evidenziato una equivocità delle clausole di polizza che, da un lato, garantivano al consumatore la copertura più ampia possibile, dall'altro, nel solo ambito delle clausole predisposte unilateralmente dalla compagnia e sottoscritte per adesione dal consumatore, prevedevano, creando una evidente difficoltà di comprensione in chi faceva affidamento su quanto contenuto nella singola polizza, limitazioni alla rinuncia alla rivalsa, non individuabili da una persona comune pur utilizzando la normale diligenza. Proprio perché il complesso delle clausole era ambiguo e polisenso sulla base di criteri meramente letterali o logico-sistematici, la Corte d'Appello ha correttamente fatto ricorso alla clausola cd. contra stipulatorem, ritenendo che vi fosse un evidente affidamento da tutelare in capo al contraente più debole contro un risultato interpretativo evidentemente ambiguo delle clausole stesse.
La sentenza ha inteso dare continuità alla giurisprudenza di questa Corte, che non si ha motivo di non confermare, secondo la quale il ricorso ai criteri cd. di interpretazione oggettiva del contratto ed in particolare alla clausola contra stipulatorem si impone quando occorra tutelare l'affidamento del contraente debole circa possibili interpretazioni delle clausole contrattuali (Cass., 3, n. 866 del 17/1/2008: "Le clausole di polizza, che delimitino il rischio assicurato, ove inserite in condizioni generali su modulo predisposto dall'assicuratore, sono soggette al criterio ermeneutico posto dall'art. 1370 cod. civ., e, pertanto, nel dubbio, devono essere intese in senso sfavorevole all'assicuratore medesimo"; cfr. in termini Cass., 3, n. 668 del 18/1/2016: "Nell'interpretazione del contratto di assicurazione, che va redatto in modo chiaro e comprensibile, il giudice non può attribuire a clausole polisenso uno specifico significato, pur teoricamente non incompatibile con la loro lettera, senza prima ricorrere all'ausilio di tutti gli altri criteri di ermeneutica previsti dagli artt. 1362 e ss. c.c., e, in particolare, a quello dell'interpretazione contro il predisponente, di cui all'art. 1370 c.c.").
2019-09-12 Chi: Cassazione Fonte: cassazione
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