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Timestamp: 2020-01-21 09:04:16+00:00
Document Index: 89407697

Matched Legal Cases: ['art. 55', 'art. 35', 'art. 3', 'art. 19', 'art. 9', 'art. 21', 'art. 118', 'art. 119', 'art. 140', 'art. 112', 'art. 118', 'art. 119', 'art. 15', 'art. 118', 'art. 119', 'art. 159', 'art. 55', 'art. 190', 'art. 103', 'art. 676', 'art. 118', 'art. 119']

Ric. n. 2007/02 Sent. n.1110/2005
Avviso di Deposito del 22 marzo 2005 a norma dell’art. 55 della L. 27 aprile 1982 n. 186
sul ricorso n. 2007/02, proposto da Soile Tuulikki Lautsi, in proprio e quale genitrice dei minori Dataico Albertin e Sami Albertin, rappresentata e difesa dall’avvocato Luigi Ficarra, con domicilio presso la Segreteria del T.A.R. Veneto, giusta art. 35 r.d. 26 giugno 1924, n. 1054,
dell’associazione “Forum”, rappresentata e difesa dal suo Presidente avvocato Ivone Cacciavillani il quale dichiara di agire anche in proprio quale avvocato, e altresì rappresentata e difesa dall’avvocato Sergio Dal Pra’ e domiciliata ex lege presso la Segreteria del TAR, ai sensi dell’articolo 35 del r.d. 1054 del 1924, in quanto lo studio del domiciliatario indicato risulta situato al di fuori del territorio comunale di Venezia;
e del signor Paolo Bonato in proprio e quale genitore della minore Laura Bonato e del signor Linicio Bano, in qualità di presidente della A. Ge. (associazione italiana genitori) di Padova, rappresentati e difesi dall’avvocato Franco Gaetano Scoca ed elettivamente domiciliati presso lo studio dell’avvocato Chiara Cacciavillani in Stra (VE) Piazza Marconi n. 48 (rectius domiciliati ex lege presso la Segreteria del TAR, ai sensi dell’articolo 35 del r.d. 1054 del 1924, in quanto lo studio del domiciliatario indicato risulta situato al di fuori del territorio comunale di Venezia);
della decisione assunta il 27 maggio 2002 dal Consiglio di Istituto dell’Istituto Comprensivo “Vittorino da Feltre” di Abano Terme (Padova) — verbale n. 5 — nella parte in cui delibera di lasciare esposti negli ambienti scolastici i simboli religiosi;
visto l’atto di intervento ad opponendum dell’associazione “Forum” depositato il 29 gennaio 2005;
visto l’atto di intervento ad opponendum del signor Paolo Bonato in proprio e quale genitore della minore Laura Bonato e del signor Linicio Bano in qualità di presidente della A. Ge. (Associazione italiana genitori) di Padova, depositato il 4 marzo 2005;
uditi nella pubblica udienza del 17 marzo 2005 - relatore il presidente Zuballi - l’avvocato Ficarra per la ricorrente, l’avvocato dello Stato Gasparini per l’Amministrazione resistente e infine gli avvocati Chiara Cacciavillani e Franco Gaetano Scoca per il signor Paolo Bonato in proprio e quale genitore della minore Laura Bonato e per il signor Linicio Bano, in qualità di presidente della A. Ge. (Associazione italiana genitori) di Padova, nessuno comparso per l’associazione “Forum”;
Massimo Albertin e Soile Tuulikki Lautsi, quest’ultima nata nella città di Sipoo, in Finlandia, sono i genitori di Dataico e Sami Albertin, nati rispettivamente nel 1988 e nel 1990, e iscritti nel 2002 rispettivamente alla III ed alla I classe dell’istituto comprensivo statale “Vittorino da Feltre” di Abano Terme (Padova).
Il 22 aprile 2002, nel corso di una seduta del consiglio d’istituto – come si legge nel verbale della riunione - lo stesso Massimo Albertin, “in riferimento all’esposizione di simboli religiosi” all’interno della scuola, ne propose la rimozione; dopo un’approfondita discussione, la decisione fu rinviata alla seduta del 27 maggio, quando fu posta in votazione ed approvata una deliberazione che proponeva “di lasciare esposti i simboli religiosi”.
Soile Tuulikki Lautsi, in proprio e quale genitrice esercente la potestà sui figli minori, ha impugnato tale determinazione con il ricorso in esame; nel successivo giudizio si è costituito il Ministero dell’istruzione, concludendo per l’inammissibilità, l’improcedibilità e, comunque, per l’infondatezza del ricorso.
Il ricorso censura la deliberazione impugnata anzitutto per violazione dei principi d’imparzialità e di laicità dello Stato, e segnatamente del secondo, quale principio supremo dell’ordinamento costituzionale, avente priorità assoluta e carattere fondante, desumibile insieme dall’art. 3 della Costituzione, che garantisce l’uguaglianza di tutti i cittadini, e dal successivo art. 19, il quale riconosce la piena libertà di professare la propria fede religiosa, includendovi anche la professione di ateismo o di agnosticismo: principio confermato dall’art. 9 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, resa esecutiva in Italia con la legge 4 agosto 1955, n. 848, che riconosce la libertà di manifestare “la propria religione o il proprio credo”.
Il rammentato principio di laicità, prosegue la ricorrente, precluderebbe l’esposizione dei crocefissi e di altri simboli religiosi nelle aule scolastiche, disposta in violazione della “parità che deve essere garantita a tutte le religioni e a tutte le credenze, anche a-religiose”: l’impugnata deliberazione del consiglio della scuola “Vittorino da Feltre” costituirebbe “aperta e palese violazione dei suesposti principi fondamentali del nostro ordinamento giuridico”.
Inoltre, continua la Lautsi, la stessa deliberazione sarebbe illegittima anche per eccesso di potere sotto il profilo della sua contraddittorietà logica.
Si desume invero dal verbale della seduta, in cui il provvedimento fu assunto, che uno dei membri dell’organo aveva espresso l’auspicio per cui “tale problema possa incentivare una maggiore educazione all’integrazione religiosa e al rispetto della libertà di idee e di pensiero per tutti”: ma, secondo la Lautsi, non si potrebbe affermare ciò e nel contempo negarlo, “dicendo che nella scuola debbono essere presenti i simboli religiosi appartenenti peraltro ad una sola determinata confessione religiosa”.
La difesa erariale eccepisce altresì l’inammissibilità del ricorso, che non sarebbe stato notificato a quei genitori ed allievi dell’istituto “Vittorino da Feltre”, i quali vogliono mantenere nelle aule scolastiche il crocifisso – che è l’unico simbolo religioso colà attualmente presente - e che per questo avrebbero la qualità di controinteressati.
Ancora, lo stesso Ministero sostiene di aver diramato, sia pure dopo l’avvio del processo, una circolare, datata 3 ottobre 2002, in cui si inviterebbero i dirigenti scolastici ad assicurare l’esposizione del crocefisso nelle aule scolastiche: e tale disposizione, secondo la difesa erariale, “sarebbe comunque ostativa alla possibilità per la parte ricorrente, di ottenere la rimozione del simbolo cristiano”.
E’ intervenuta ad opponendum l’associazione “Forum” rilevando la carenza di giurisdizione del giudice amministrativo, in base al petitum sostanziale, trattandosi di un diritto della personalità la cui cognizione spetta al giudice ordinario.
Sono altresì intervenuti ad opponendum, con unico atto, il signor Paolo Bonato in proprio e quale genitore dell’alunna minore Laura e il signor Linicio Bano in qualità di Presidente della A. Ge. (Associazione italiana genitori) di Padova, i quali eccepiscono l’inammissibilità del ricorso per mancata tempestiva notifica ad almeno uno dei controinteressati, ai sensi dell’articolo 21 della legge n. 1034 del 1971, tra i quali va annoverato anche il signor Paolo Bonato.
In vista della trattazione, parte ricorrente ha depositato un’ulteriore dettagliata memoria, nella quale eccepisce anzitutto l’inammissibilità dell’intervento dell’associazione “Forum”, priva di alcun interesse alla controversia; del pari inammissibile sarebbe l’intervento di Linicio Bano, quale presidente della A.Ge. di Padova.
1.1. La controversia torna a questo Tribunale dopo la dichiarazione di inammissibilità della Corte costituzionale, la quale con l’ordinanza n. 389 del 2004 ha stabilito che a decidere sulla questione sia questo giudice, nella considerazione che la sollevata eccezione di legittimità costituzionale degli articoli 159 e 190 del d.lgs. 16 aprile 1994 n. 297 è manifestamente inammissibile, in quanto frutto di “un improprio trasferimento su disposizioni di rango legislativo di una questione di legittimità concernente le norme regolamentari richiamate“.
1.2. In via preliminare va affrontata la questione dell’ammissibilità dell’intervento ad opponendum dell’associazione “Forum”, la quale, peraltro, sostiene nella sua memoria unicamente il difetto di giurisdizione del Tribunale amministrativo.
Orbene, detta associazione, il cui scopo sociale è genericamente la difesa dei diritti civili dei cittadini, afferma di voler intervenire con intento di “socialità partecipativa”. Come noto, l'intervento "ad opponendum", finalizzato ad avversare la iniziativa del ricorrente, presuppone che l'interventore sia portatore di un interesse alla conservazione dell'atto dal quale possa trarre - sia pure di riflesso - una qualche utilità o comunque sia portatore di un interesse al quale, a seguito dell'accoglimento del ricorso e al conseguente annullamento del provvedimento impugnato, possa derivare indirettamente una lesione (tra le tante, T.A.R. Puglia Bari, sez. I, 5 aprile 2002, n. 1682). Nel caso dell’associazione “Forum” tale interesse non viene affatto dimostrato e nemmeno esplicitato; ne discende l’inammissibilità dell’intervento e l’estromissione dell’interventore.
1.3. Per le stesse ragioni testé esaminate va estromessa l’associazione A. Ge. (Associazione italiana genitori) di Padova, intervenuta attraverso il suo presidente Linicio Bano, la quale anch’essa non ha affatto esplicitato l’interesse al rigetto del ricorso.
1.4. Risulta invece ammissibile l’intervento ad opponendum proposto dal signor Paolo Bonato, in proprio e quale genitore della minore Laura Bonato, che frequenta la medesima scuola dei minori ricorrenti, in quanto la sua posizione sostanziale fatta valere appare qualificata in relazione alla questione oggetto del presente giudizio.
Ad avviso di questo Collegio peraltro la giurisdizione rientra nella giurisdizione amministrativa, sia perchè viene impugnato un atto amministrativo discrezionale, sia in quanto il diritto di libertà viene, nella stessa prospettazione di parte ricorrente, in ipotesi leso da un’attività amministrativa e viene fatto valere in via indiretta tramite la richiesta di rimozione di detto atto.
2.2. La soluzione della questione della giurisdizione – come osservato nella citata ordinanza 56/04 - consente di respingere altresì l’ulteriore eccezione proposta dalla difesa erariale e dall’interventore Paolo Bonato, per cui il ricorso non sarebbe stato notificato a quei genitori ed allievi dell’istituto “Vittorino da Feltre”, i quali vogliono mantenere nelle aule scolastiche il crocifisso – che è l’unico simbolo religioso colà attualmente presente - e che per questo avrebbero la qualità di controinteressati.
2.3. Ancora, lo stesso Ministero sostiene di aver diramato, sia pure dopo l’avvio del processo, una circolare, datata 3 ottobre 2002, in cui si inviterebbero i dirigenti scolastici ad assicurare l’esposizione del crocefisso nelle aule scolastiche: e tale disposizione, secondo la difesa erariale, “sarebbe comunque ostativa alla possibilità per la parte ricorrente, di ottenere la rimozione del simbolo cristiano”.
Non si potrebbe dunque far carico alla ricorrente di non averla impugnata con il ricorso introduttivo, né di non averla successivamente gravata mediante motivi aggiunti, come pure si sostiene nel controricorso, non trattandosi di un atto appartenente allo stesso procedimento ed adottato “tra le stesse parti” (art. 21, I comma, legge 1034/71): si deve quindi concludere che, allo stato, la Lautsi conserva integro il proprio interesse all’annullamento della deliberazione 27 maggio 2002, la quale incide direttamente sulla sua posizione soggettiva d’interesse legittimo.
5.1. Quanto alla ricostruzione del fondamento regolamentare del provvedimento gravato, non resta che richiamare la ripetuta ordinanza di questo TAR n. 56 del 2004, la quale ha rilevato come l’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche sia espressamente prescritta da due disposizioni, l’art. 118 del r.d. 30 aprile 1924, n. 965, recante disposizioni sull’ordinamento interno degli istituti di istruzione media, e dall’art. 119 del r.d. 26 aprile 1928 n. 1297 (e, in particolare, nella Tabella C allo stesso allegata), riferito agli istituti di istruzione elementare, norme che si riconnettono storicamente all’art. 140 r.d. n. 4336 del 1860, contenente il regolamento di attuazione della celebre legge Casati (l. n. 3725 del 1859), che includeva, per l’appunto, il crocifisso tra gli arredi delle aule scolastiche, poi confermato dal regolamento di cui al r.d. 6 febbraio 1908 n. 150 (allegato D relativo all’art. 112).
Il citato art. 118 del r.d. 965/24 - incluso nel capo XII intitolato “dei locali e dell’arredamento scolastico” - dispone che ogni istituto d’istruzione media “ha la bandiera nazionale; ogni aula, l’immagine del Crocifisso e il ritratto del Re”; l’art. 119 del r.d. 1297/28, a sua volta, stabilisce che gli arredi delle varie classi scolastiche sono elencati nella tabella C, allegata allo stesso regolamento: e tale elencazione include il crocifisso per ciascuna classe elementare.
Tali previsioni, anteriori al Trattato ed al Concordato tra la Santa Sede e l’Italia - cui fu data esecuzione con la legge 27 maggio 1929, n. 810 - non appaiono contrastare con le disposizioni contenute in quegli atti pattizi, in cui nulla viene stabilito relativamente all’esposizione del crocifisso nelle scuole, come in qualsiasi ufficio pubblico; inoltre, come rileva il Consiglio di Stato nel parere n. 63/1988, le modificazioni apportate al Concordato con l’Accordo, ratificato e reso esecutivo con la legge 25 marzo 1985, n. 121, “non contemplando esse stesse in alcun modo la materia de qua, così come nel Concordato originario, non possono influenzare, né condizionare la vigenza delle norme regolamentari di cui trattasi”, mancando i presupposti di cui all’art. 15 delle disposizioni sulla legge in generale.
In particolare, prosegue lo stesso parere, “non appare ravvisabile un rapporto di incompatibilità con norme sopravvenute né può configurarsi una nuova disciplina dell’intera materia, già regolata dalle norme anteriori”: sicché, in conclusione, poiché le disposizioni in parola “non attengono all’insegnamento della religione cattolica, né costituiscono attuazione degli impegni assunti dallo Stato in sede concordataria, deve ritenersi che esse siano tuttora legittimamente operanti”.
Invero, rammentato nuovamente che il crocifisso costituisce, secondo l’art. 118 del r.d. 30 aprile 1924, n. 965 e l’art. 119 del r.d. 26 aprile 1928 n. 1297 (e, in particolare, nella Tabella C allo stesso allegata), un arredo scolastico, va ricordato come l’art. 159, I comma, del d. lgs. 297/94, corrispondente all’art. 55 del r.d. 5 febbraio 1928, n. 577, disponga che spetta ai comuni provvedere, tra l’altro, “alle spese necessarie per l’acquisto, la manutenzione, il rinnovamento del materiale didattico, degli arredi scolastici, ivi compresi gli armadi o scaffali per le biblioteche scolastiche, degli attrezzi ginnici e per le forniture dei registri e degli stampati occorrenti per tutte le scuole elementari”; per la scuola media, poi, l’art. 190 del citato d. lgs. 297/94, corrispondente all’art. 103 del r.d. 6 maggio 1923, n. 1054, egualmente dispone che i comuni sono tenuti a fornire, oltre ai locali idonei, l’arredamento, l’acqua, il telefono, l’illuminazione, il riscaldamento, e così via.
V’è poi un’altra disposizione, contenuta nello stesso d. lgs. 297/94, che va considerata, ed è l’art. 676, intitolato “norma di abrogazione”, il quale dispone che “le disposizioni inserite nel presente testo unico vigono nella formulazione da esso risultante; quelle non inserite restano ferme ad eccezione delle disposizioni contrarie od incompatibili con il testo unico stesso, che sono abrogate”.
Innanzi tutto va rilevato che, non trattandosi di abrogazione espressa, essa potrebbe essere solo quella tacita, ex articolo 15 delle preleggi, la quale va dedotta dalla diretta incompatibilità logica, ossia dalla impossibilità di coesistenza della norma nuova con l'antica sullo stesso oggetto, per l'assoluta contraddittorietà delle due disposizioni (Consiglio Stato, sez. IV, 5 luglio 1995, n. 538). Sennonché, tale assunto implica la derivazione diretta della norma regolamentare sull’esposizione del crocifisso dall’articolo 1 dello Statuto albertino, e quindi la sua evidente incompatibilità sia con la Costituzione sia con la modifica del Concordato del 1985; esso considera pertanto dimostrato a priori quello che costituisce invece l’oggetto della presente controversia, cioè l’eventuale incompatibilità dell’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche con l’attuale assetto costituzionale.
Tale tesi non appare condivisibile, innanzi tutto per un dato testuale, in quanto l’art. 118 del r.d. 965/24 - incluso nel capo XII intitolato “dei locali e dell’arredamento scolastico” - dispone che ogni istituto d’istruzione media “ha la bandiera nazionale; ogni aula, l’immagine del Crocifisso e il ritratto del Re”; l’art. 119 del r.d. 1297/28, a sua volta, stabilisce che gli arredi delle varie classi scolastiche sono elencati nella tabella C, allegata allo stesso regolamento: e tale elencazione include il crocifisso per ciascuna classe elementare.
6.2. Come noto, il linguaggio dei simboli costituisce un sistema comunicativo caratterizzato dall’elevato grado di vaghezza e, al tempo stesso, dalla forte “carica emotiva” dei segni impiegati, per cui assumono un ruolo rilevante sia la precomprensione dell’interprete sia la contestualizzazione del simbolo esaminato.
7.2. Invero, come ben esplicitato nella citata ordinanza n. 56/04 di questo TAR, la laicità dello Stato italiano costituisce, secondo il Giudice delle leggi, un principio supremo, emergente dagli artt. 2, 3, 7, 8, 19 e 20 della Costituzione, e, dunque, “uno dei profili della forma di Stato delineata dalla Carta costituzionale della Repubblica”, (così Corte cost., 12 aprile 1989, n. 203) e nel quale “hanno da convivere, in uguaglianza di libertà, fedi, culture e tradizioni diverse” (Corte cost., 18 ottobre 1995, n. 440).
7.3. Per completezza, va richiamato altresì l’articolo 9 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, firmata il 4 novembre 1950 e ratificata con legge 4 agosto 1955 n. 848 che sancisce il diritto inviolabile “alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione”.
8.1. Ciò premesso, va osservato innanzi tutto come il crocifisso costituisca anche un simbolo storico – culturale, e di conseguenza dotato di una valenza identitaria riferita al nostro popolo; pur senza voler scomodare la nota e autorevole asserzione secondo cui “non possiamo non dirci cristiani”, esso indubbiamente rappresenta in qualche modo il percorso storico e culturale caratteristico del nostro Paese e in genere dell’Europa intera e ne costituisce un’efficace sintesi.
8.2. Va per completezza aggiunto che la citata legge n. 121 del 1985, fonte di diritto notoriamente rafforzata rispetto ad una legge ordinaria, recante la “Ratifica ed esecuzione dell’accordo, con protocollo addizionale firmato a Roma il 18 febbraio 1984, che apporta modificazioni al Concordato lateranense dell’11 febbraio 1929, tra la Repubblica italiana e la Santa Sede”, all’articolo 9 dell’accordo medesimo riconosce espressamente che i principi cristiani “fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano”, con un’affermazione di contenuto generale e non riferibile unicamente al contesto dell’insegnamento della religione cattolica nelle scuole.
11.7. A saper mirare la storia, ponendosi cioè su di un poggio e non rimanendo confinati a fondovalle, si individua una percepibile affinità (non identità) tra il “nocciolo duro” del cristianesimo, che, privilegiando la carità su ogni altro aspetto, fede inclusa, pone l’accento sull’accettazione del diverso, e il “nocciolo duro” della Costituzione repubblicana, che consiste nella valorizzazione solidale della libertà di ciascuno e quindi nella garanzia giuridica del rispetto dell’altro. La sintonia permane anche se attorno ai due nuclei, entrambi focalizzati sulla dignità dell’uomo, si sono nel tempo sedimentate molte incrostazioni, alcune talmente spesse da occultarli alla vista, e ciò vale soprattutto per il cristianesimo.
12.3. Correlativamente, in virtù della stessa laicità dello Stato, va ribadita la necessità che nell’istruzione pubblica, che include la cosiddetta educazione civica, ci si richiami non solo alla storia ma anche ai valori democratici e laici della costituzione vigente e vivente. Il d.P.R. n. 104 del 1985, contenente i programmi scolastici, espressamente riproduce l’intero articolo 3 della Costituzione e di seguito, per quanto concerne la religione, aggiunge che: “La scuola statale non ha un proprio credo da proporre né un agnosticismo da privilegiare. Essa riconosce il valore della realtà religiosa come un dato storicamente, culturalmente e moralmente incarnato nella realtà sociale di cui il fanciullo ha esperienza ed, in quanto tale, la scuola ne fa oggetto di attenzione nel complesso della sua attività educativa, avendo riguardo per l'esperienza religiosa che il fanciullo vive nel proprio ambito familiare ed in modo da maturare sentimenti e comportamenti di rispetto delle diverse posizioni in materia di religione e di rifiuto di ogni forma di discriminazione”.
La distinzione verso l’in-fedele non viene espressa in nome proprio o del gruppo, ma addirittura in nome dell’onnipotente, il che costituisce un’eccezionale forza spirituale di aggregazione per i credenti, ma anche un formidabile pericolo, perché esprime la radice profonda di ogni integralismo religioso. In determinate circostanze storiche diventa quindi possibile la strumentalizzazione della religione, fino alla violenza e alle guerre condotte in nome del creatore, come ci insegnano il paradossale motto degli sgherri nazisti “Gott mit uns” e la stessa tragica cronaca di questi anni d’inizio secolo.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto, terza sezione, respinta ogni contraria istanza ed eccezione, definitivamente pronunciando sul ricorso in premessa, estromesse dal giudizio l’associazione “Forum” nonché la A.Ge. (Associazione italiana genitori) di Padova,
T.A.R. per il Veneto - III Sezione n.r.g. 2007/02