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La redazione di articolo11.it augura a tutti BUON ANNO
e ricorda che... Scritto il 31 dicembre 2010 nella Attualità, Cittadini, Partecipazione | Permalink
Il sacrosanto reintegro.
Il tribunale di Roma sezione lavoro, giudice Marrocco, accogliendo il ricorso in via d’urgenza della giornalista Tiziana Ferrario (assistita dagli avvocati Domenico e Giovanni Nicola D’Amati), ha ordinato alla Rai di reintegrare la giornalista nelle mansioni di conduttrice del Tg1 delle 20 e di inviata speciale per grandi eventi. Il giudice ha ravvisato nella rimozione di Tiziana Ferrario dell’incarico di conduttrice del tg della rete ammiraglia una “grave lesione della sua professionalità per motivi di discriminazione politica a seguito dell’opposizione della stessa giornalista alla linea editoriale del direttore Augusto Minzolini”.Secondo il giudice Marrocco, “i provvedimenti che hanno riguardato la Ferrario sono stati adottati in contiguità temporale con la manifestazione, da parte della lavoratrice, del dissenso alla linea editoriale impressa al telegiornale dal nuovo direttore. Con l’adesione da parte sua alla protesta sollevata dal cdr e diretta a far applicare nel tg i principi di completezza e pluralismo nell’informazione. E, infine, con la mancata sottoscrizione da parte della stessa del documento di censura al cdr il 4 marzo scorso”. Questi provvedimenti, si legge nella motivazione , “sono stati antitetici rispetto a quelli adottati nei confronti dei colleghi di redazione che non avevano posto in essere le suddette condotte”. In particolare, “in merito alla rimozione dell’incarico di conduzione del Tg1, dichiaratamente collegata dal direttore del telegiornale all’intento di ringiovanire i volti del tg, risulta in atti che identica decisione non ha coinvolto due giornalisti in sostanza coetanei della ricorrente (Petruni e Romita), i quali, di contro, avevano sottoscritto il documento 4 marzo 2010 di sostegno alla linea editoriale”.Soddisfatta Tiziana Ferrario, che considera la sentenza ”importante perché afferma il principio fondamentale che i poteri del direttore di una testata giornalistica sono limitati dalla legge: non ha infatti il diritto di emarginare o mettere i giornalisti della sua redazioni in condizione di non lavorare. Dunque una sentenza ancora più importante in quanto può rivelarsi utile a tutti coloro che hanno subito il mio stesso trattamento, da Paolo Di Giannantonio a Massimo De Strobel, da Raffaele Genah a Bruno Mobrici alla stessa Maria Luisa Busi, che con grande coraggio ha deciso di rinunciare alla conduzione del Tg1 perchè non riteneva di essere più nelle condizioni di svolgere con serenità la propria professione”.Alla senenza del giudice ribatte Minzolini: “Paolo Frajese ha condotto il Tg per sette anni, Bruno Vespa per cinque. Tiziana Ferrario invece lo ha condotto per 30 anni”. Nessuna discriminazione politica, quindi, per il direttore, secondo cui la decisione del tribunale “è assurda perché interviene in decisioni di fatto del direttore”. Il presidente della Rai Paolo Garimberti ha espresso lo stesso pensiero che espresse quando a essere reintegrato dal giudice fu Paolo Ruffini: ”Le sentenze si rispettano non si commentano”.A Minzolini esprime solidarietà il portavoce del Pdl Daniele Capezzone: “Se per caso, dopo circa sei lustri, il direttore del Tg1 decide di avvicendare alcuni conduttori e conduttrici, mi pare che la decisione possa essere rispettata. In un modo in cui tutti siamo flessibili, solo i mezzibusti del Tg1 devono essere considerati intoccabili?”. Secondo il presidente dei deputati del Pdl Fabrizio Cicchitto, “oramai è evidente che i giudici in Rai decidono larga parte degli organigrammi interni come dimostra non solo quest’ultimo episodio della Ferrario, ma anche storie precedenti. Il fatto singolare poi è che questi interventi avvengono solo quando a essere spostati sono giornalisti di sinistra”. Parla di “magistratura al servizio della sinistra” il presidente dei senatori del Pdl Maurizio Gasparri, che dice: ”Siamo alla follia. Spero che questa decisione venga considerata dalla Rai come merita: un proclama scritto su carta straccia. A quando sentenze che dicano quali notizie divulgare e quali no? Siamo alla protervia togata che sfocia nel ridicolo. In altri casi, Alfano ha inviato ispezioni. Qui servirebbe un controllo medico”.Di tutt’altro avviso le opposizioni. Secondo il responsabile Cultura e Informazione del Pd, Matteo Orfini, ”la sentenza sul reintegro di Tiziana Ferrario certifica qualcosa che purtroppo era già evidente: al Tg1 ci sono discriminazioni politiche che mortificano professionalmente chi la pensa diversamente dal direttore”. Il capogruppo dell’Italia dei Valori in commissione di Vigilanza, Pancho Pardi, osserva: “Che la direzione di Minzolini fosse fallimentare, non lo attesta solo la sentenza del tribunale di Roma, ma anche e forse soprattutto il crollo dell’edizione del tg1 delle 20 nelle rilevazioni di un sondaggio commissionato proprio dalla Rai. Insomma non siamo lontani dalla realtà se definiamo la direzione di Minzolini la peggiore del servizio pubblico di tutti i tempi”.
Scritto il 30 dicembre 2010 nella Attualità, Governo Italiano, Informazione, Lavoro, Leggi e diritto, Media e tecnologia, News, Politica | Permalink
| Venlo, un esempio di ecologia.
Da genitronsviluppo.com
La cittadina olandese di Venlo nella provincia di Limburg in Olanda è la prima città al mondo ad adottare il concetto “Cradle 2 Cradle” (dalla culla alla culla) di William McDonough e Michael Braungart.Un fatto davvero interessante. Il concetto “dalla culla alla culla” è stato applicato ovunque, o meglio era sulla bocca di tutti, dato che è ancora troppo presto per vedere i risultati concreti di questa enorme operazione.
Da uomini d’affari a giovani designer, tutti a Venlo conoscono il concetto “dalla culla alla culla” e sono molto entusiasti del nuovo approccio di vedere, produrre e vivere il mondo che li circonda. Michael Braungart ora è diventato un quotidiano visitatore di Venlo, contribuendo a diffondere il suo metodo innovativo. E come si sono accorti gli abitanti di Venlo si tratta di un ottimo strumento di innovazione che tiene conto anche oltre più che perfettamente dell’ambiente, dell’aspetto economico e del risparmio, migliorando il mondo per le generazioni future. Harry Loozen, direttore della Camera di Commercio, il cui entusiasmo è stato molto stimolante, ha spiegato che l’intero progetto è iniziato nel 2006 quando un canale televisivo olandese parlò del concetto C2C. Da allora la piccola cittadina olandese si trasformò in un terreno pionieristico per “ripensare il nostro modo di fare le cose”.
Gli imprenditori di Venlo hanno subito intravisto i benefici del nuovo concetto C2C e hanno deciso di applicarlo alla loro città. I famosi William McDonough e Michael Braungart, sono riusciti così a convincere le industrie, i responsabili politici e le persone creative di Venlo a come adottare il nuovo modo operare: “cibo = rifiuto”. Tuttavia approfondendo nei vari settori toccati e ricevute diverse confessioni, questa enorme operazione risulta essere una grande sfida più del previsto.
Il designer Qreamteam, uno studio di progettazione ha abbracciato immediatamente la nuova sfida, sperando di fare la differenza ed è d’accordo pienamente che è più facile a dirsi che a farsi. Nemmeno McDonough e Braungart hanno una vera soluzione per molti esempi pratici. Un esempio è stata una fabbrica di tappeti ed un industria di automobili (Ford Rouge) con un tetto giardino, non è sufficiente che le persone siano desiderose di dimostrare che il concetto “dalla culla alla culla” possa veramente funzionare: deve essere concretizzato. I cittadini di Venlo sono d’accordo sul fatto che non esistono soluzioni pratiche ancora a molti processi ed il concetto C2C risulta ancora un utopia, difficile da mettere in pratica dalla maggior parte dell’industria. Ma una cosa è certa: non si può rinunciare per pochi scettici che ritengono il concetto C2C una montatura e che in pochi anni la popolazione possa davvero adottare quest’altra metodologia di lavoro.
Perché questo avvenga numerose persone nel mondo come a Venlo stanno cercando di dimostrare che “dalla culla alla culla” è possibile e su grande scala. E Venlo sta diventando certamente un esempio. La cosa più impressionante è che i suoi 90.000 abitanti hanno adottato questo concetto in modo comune, industrie, politici, settore pubblico e designer, per creare un gigantesco progetto comunitario. Molti progetti così si sono ormai trasformati e uniti in un singolo “calderone sostenibile”.
A Venlo il termine C2C è noto a quasi tutti e rappresenta l’obiettivo del lavoro di tutti, condividendo idee, sollevando domande, trovando risposte e adottando misure necessarie per far funzionare l’intero sistema. Il grande progetto che ora stiamo attendendo è il Floriade nel 2012, la fiera mondiale di prodotti orticoli che si tiene ogni 10 anni. E gli organizzatori di Floriade naturalmente hanno deciso di adottare il concetto C2C come tema principale che si concretizzerà nella trasformazione dell’area floristica, precedentemente utilizzata, per costruire un parco.
Scritto il 30 dicembre 2010 nella Ambiente, Cittadini, Gestione Rifiuti, Natura, News, Popoli e politiche, Salute e benessere, Società e costume | Permalink
| 29 dicembre 2010
Un contratto censurabile.
"Marchionne? Questo dirigente planetario, molto americano, affronta la questione di Mirafiori con un approccio pragmatico e armato di una furbizia italica, direi napolitana", risponde Walter Cerfeda segretario del sindacato europeo (Ces), che per la prima volta parla dell'accordo separato alla Fiat-Chrysler raggiunto alla vigilia di Natale."Questo accordo esula dal quadro della contrattazione europea e delle trattative in corso perché qui si sommano diversi contenuti che nella contrattazione europea vengono affrontati separatamente". Ci sono quattro elementi mischiati insieme: lo scambio tra prestazione di lavoro e investimenti promessi, il diritto alla salute, il diritto alla rappresentanza e un nuovo modello contrattuale da applicare alla New Co Fiat Chrysler. "Mi occupo di contrattazione in europa da otto anni e un guazzabuglio così non si è mai visto".Cosa significa per la Ces questo accordo?E' un contratto non esportabile e censurabile. Molte imprese europee, pronte a lanciare nuovi investimenti produttivi, hanno prima sondato la possibilità di delocalizzare per aumentare la produttività. L'ha fatto Volkswagen e Daimler-Benz. Poi hanno deciso di rimanere in Germania a patto di uno scambio tra prestazioni di lavoro (modifiche dell'orario e dei turni) e promesse di investimenti, con concessioni anche più marcate di quelle richieste a Mirafiori. Ad esempio, in Germania ci sono operai che lavorano 43 ore la settimana, ma con una retribuzione che si ferma a 35 ore. I sindacati hanno definito questi accordi concession bargaining, accordo peggiorativo, indispensabili per il mantenimento del sito produttivo e degli investimenti.Anche Marchionne ha promesso investimenti a Mirafiori.La differenza è che Marchionne non ha presentato alcun piano industriale, c'è una promessa di investimento che non è supportata da numeri, progetti, volumi di investimento, tempi di realizzazione e via dicendo. In Germania sono state create cabine di vigilanza tra impresa e sindacato che verificano la concretizzazione dei patti siglati nell'accordo e ogni soldo promesso dall'azienda viene certificato e inserito nel contratto. In Germania non si mette insieme l'investimento con il diritto alla malattia e l'assenteismo. Questi sono problemi che devono essere affrontati dai sistemi ispettivi. I punti di Mirafiori hanno una dimensione aberrante e censurabile e il Ces cercherà di evitare una contaminazione.C'è quindi il pericolo che altre imprese seguano la strada di Mirafiori con accordi separati?L'accordo di Mirafiori riporta in auge un vecchio problema del sindacato italiano, la rappresentanza. In Francia è possibile firmare accordi con una sola parte del sindacato, a condizione che questi rappresentino il 51% dei dipendenti di un'azienda, perché esiste una legge per la rappresentanza sindacale. In Italia vige il principio di esclusione: chi c'è, c'è. In Germania è possibile che un'impresa esca dalla Confindustria perché il modello contrattuale tedesco consente molta più flessibilità. Ma quando un'azienda esce dalla sua associazione di rappresentanza, non applica più il contratto collettivo di lavoro e quindi non tratta con i sindacati confederali di categoria, che hanno firmato il Ccnl, ma con i sindacati aziendali, cioè con i consigli di fabbrica. E' proprio questo che ci preoccupa a Mirafiori. Insomma la Fim e la Uilm firmando l'accordo di Mirafiori è come se disdicessero il contratto nazionale che avevano in precedenza firmato. Quindi siamo di fronte a sindacati culturalmente subordinati all'impresa. Potrebbero esserci imprenditori che decidono di trattare con altri sindacati e magari lo stesso Marchionne domani deciderà di sedersi al tavolo della trattativa con qualcun'altro.Marcegaglia è pronta a creare un contratto per l'auto per riavere Fiat in Confindustria. Cosa ne pensa?Va benissimo. Ma la decisione di creare il contratto di settore dell'auto non può nascere da un'azienda, semmai da Federmeccanica. Altrimenti chiunque potrebbe seguire lo stesso esempio. Il punto fondamentale è che Cisl e Uil non hanno più alcuna garanzia del rispetto degli accordi, che derogano al contratto nazionale che loro stessi hanno firmato. A Fim e Uilm auguro che vada tutto bene e che Marchionne sia di parola, anche se non c'è uno straccio di piano industriale che gli impone di mantenere le promesse fatte.
Scritto il 29 dicembre 2010 nella Lavoro, Leggi e diritto, Società e costume | Permalink
| 28 dicembre 2010
FascIAT.
Scritto il 28 dicembre 2010 nella Lavoro, Leggi e diritto, Società e costume | Permalink
| Quella strana lettera...
Non è servito a niente, come era prevedibile, aspettare che passasse il fatidico 14 dicembre, giorno della fiducia a Berlusconi. “Il clima politico surriscaldato”, per usare le parole del presidente della Consulta, Ugo De Siervo, è sempre rovente, e così gli alti giudici che l’11 gennaio discuteranno sul legittimo impedimento “ad premier e ministri”, continuano a ricevere messaggi sulla “delicatezza della decisione per le sorti della legislatura e del Paese”. I membri della Corte hanno anche ricevuto una lettera da parte di un collega, che è musica per le orecchie del Cavaliere.La missiva, che caldeggia la costituzionalità dell’ultima norma ad personam, approvata per bloccare i processi di Berlusconi, è a firma di Luigi Mazzella. Quel Mazzella che a pochi mesi dalla decisione sul lodo Alfano, nel maggio 2009, invitò a cena nel suo appartamento romano, tra gli altri, il presidente del Consiglio, il ministro Alfano e il giudice Paolo Maria Napolitano, anche lui componente della Consulta. La posizione di Mazzella non è isolata. Qualcun altro della Corte vorrebbe la conferma del legittimo impedimento, facendo leva sulla temporalità di una norma che scade a ottobre 2011. C’è però chi pensa che la legge non sia incostituzionale solo se interpretata in un determinato modo, lontano da quello degli avvocati del premier, Ghedini e Longo o dell’Avvocatura dello Stato.Se dovesse prevalere questo orientamento ci troveremmo di fronte a una sentenza interpretativa di rigetto. In parole semplici la Corte respingerebbe i ricorsi dei giudici milanesi dei processi Mediaset, Mills e Mediatrade secondo i quali la legge è incostituzionale, ma allo stesso tempo fisserebbe i paletti: nessun automatismo del legittimo impedimento dietro un certificato del segretario generale di Palazzo Chigi, fino a 6 mesi consecutivi. Deve invece esserci la discrezionalità del giudice, tenendo presente anche un pronunciamento già espresso dalla Consulta ai tempi dei processi a carico di Cesare Previti. Nel “sindacare” sul legittimo impedimento di un esponente politico, il giudice deve conciliare l’agenda degli impegni istituzionali con le esigenze del processo.Un’interpretazione simile l’ha proposta il 14 aprile scorso il “ pm famigerato”, come l’ha chiamato Berlusconi, Fabio De Pasquale, nell’udienza in cui i giudici del processo Mediaset hanno deciso di rivolgersi alla Consulta. “Possono due paginette scritte da un funzionario bloccare la funzione giurisdizionale? No”, si era chiesto e risposto il magistrato. Alla Consulta, tra i sostenitori di questa interpretazione del legittimo impedimento ad hoc, c’è chi pensa che una sentenza del genere rispetterebbe la Costituzione e allo stesso tempo non offrirebbe il destro a Berlusconi (con sollievo del Quirinale) per dire nuovamente che la Corte è piena di comunisti. Ma il premier ha già detto che una bocciatura della legge sarebbe “indecente”.
Scritto il 28 dicembre 2010 nella Costituzione, Governo Italiano, Leggi e diritto, News, Politica | Permalink
| 27 dicembre 2010
Dittatura Mirafiori.
Trentasei pagine più allegati. Il contratto di Mirafiori, destinato per unanime ammissione di tutti i protagonisti a modificare radicalmente il sistema di relazioni industriali in Italia, sarà sottoposto a referendum a gennaio, probabilmente tra il 18 e il 20 del mese. "Pomigliano è stato un sasso che ha cominciato a rotolare lungo un pendio pieno di neve. Mirafiori lo dimostra", dice il leader del Fismic, Roberto di Maulo, capofila dei sindacati favorevoli all'intesa. "Di Maulo ha ragione - risponde Giorgio Airaudo della Fiom - e per questo vogliamo provare a fermare la valanga. Il rischio è un modello aziendalista in cui i sindacati vengono usati come fornitori del consenso alle tesi dell'impresa".Ecco i punti principali dell'accordo della discordia.Orario di lavoroNella nuova società in joint-venture tra Fiat e Chrysler (che nascerà nel 2012) saranno possibili 4 tipi di orario a seconda delle esigenze produttive. Oltre all'attuale con due turni di 8 ore al giorno per cinque giorni alla settimana (5 per 2), è previsto uno schema con l'introduzione del turno di notte su cinque giorni lavorativi (5 per 3) e un altro schema con il turno di notte su sei giorni compreso il sabato (6 per 3). Al momento del passaggio da un sistema all'altro, "l'azienda avvierà un esame con i sindacati". La procedura dovrà durare "al massimo 15 giorni", dopodiché l'azienda applicherà l'orario da lei prescelto.Al momento del passaggio dal sistema "5 per 3" al sistema "6 per 3", "le parti valuteranno anche l'eventuale sperimentazione, per un periodo non inferiore ai 12 mesi" di uno schema che prevede turni di 10 ore (due al giorno) per sei giorni alla settimana. I lavoratori che lavoreranno dieci ore per quattro giorni potranno riposare i successivi tre. L'azienda avrà mano libera sugli straordinari: potrà ordinare ai lavoratori fino a 120 ore all'anno (oggi sono 40) e contrattare con i sindacati altre 80 ore per ogni lavoratore.I sindacati favorevoli sottolineano che "il ricorso massiccio ai turni di notte e agli straordinari produrrà un incremento in busta paga fino a 3.700 euro lordi all'anno". I contrari osservano che "far lavorare per 10 ore consecutive una persona in linea e poi chiedere anche l'undicesima ora di straordinario mette a rischio la salute".Pause e mensaLe tre pause di ciascun turno di lavoro saranno di 10 minuti ciascuna per un totale di 30 minuti. Oggi la loro durata complessiva è di 40 minuti. I dieci minuti lavorati in più verranno monetizzati: 45 euro lordi al mese. La pausa mensa (mezz'ora) non sarà a fine turno, ma la questione verrà nuovamente discussa quando nascerà la joint-venture con Chrysler. Nel caso di turni di 10 ore, le pause rimarranno invece di 40 minuti complessivi. Il nuovo sistema di pause entrerà in vigore dal 4 aprile 2011. Per i sindacati favorevoli "con i nuovi metodi di lavoro la fatica è minore e dunque il taglio di dieci minuti di pausa non è così grave". Per i contrari "anche la riduzione delle pause può diventare un rischio per la salute, così come dimostrano le più recenti indagini mediche".Malattia e assenteismoL'accordo collega assenteismo e malattia. Quando il tasso di assenteismo è giudicato eccessivo (il 6% a luglio 2011, il 4% a gennaio 2012, il 3,5% dal 2013) non si paga il primo giorno di malattia a chi si sia ammalato subito prima di un giorno di riposo o di ferie, negli ultimi 12 mesi. Sono escluse patologie gravi. "Un sistema per colpire i furbi", dicono i sindacati favorevoli. "Se un lavoratore è ammalato lo stabilisce il medico, non il caposquadra", ribattono i contrari.Contratto e scioperi"Il nuovo contratto non aderisce al sistema confindustriale" e dunque non prevede l'elezione dei delegati di fabbrica. Solo i sindacati firmatari possono nominare dei rappresentanti aziendali. I sindacati che sciopereranno contro l'accordo potranno essere puniti con l'annullamento dei permessi. L'azienda inoltre rinuncerà a trattenere le quote di iscrizione dalle buste paga (scaricando sul sindacato l'onere di raccogliere i soldi). I lavoratori che sciopereranno contro l'intesa potranno essere licenziati. Ognuno di loro avrà personalmente firmato il nuovo contratto al momento della nascita della joint-venture.
Scritto il 27 dicembre 2010 nella Lavoro, Leggi e diritto, News, Società e costume | Permalink
VOLEVO DIRE COSEPromo Ragione #4: "Rabbia"
VOLEVO DIRE COSELe ragioni delle mie canzoni
Racconti di una creatività musicale come spazio per comunicaree per mobilitare una coscienza comune
Venerdì 28 gennaio 2010ore 21.30A Colorno, da Fio
Per informazioni: info @ fabbrica-best.org
Scritto il 25 dicembre 2010 nella Ambiente, Arte e cultura, Attualità, Cittadini, Colorno, Eventi, Fabbrica BEST, Gestione Rifiuti, Governo Italiano, Informazione, Musica, Partecipazione, Politica, PRC, SEL | Permalink
Buone Feste da "Articolo 11"
La redazione di articolo11.it augura a tutti un buon Natale e ricorda che...
... ANCHE BABBO NATALE E' ROSSO!!! Scritto il 23 dicembre 2010 nella Eventi, News, Religioni | Permalink
| Poi ci si chiede perché i giovani italiani emigrano all'estero...
Scritto il 23 dicembre 2010 nella Finanza - Economia, Governo Italiano, Lavoro, Politica, Scuola, Società e costume | Permalink