Source: http://www.segnalo.it/Paolo/1996/cernusco-1996.htm
Timestamp: 2019-08-20 18:25:08+00:00
Document Index: 95014948

Matched Legal Cases: ['art. 6', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 7', 'art. 8', 'art. 6']

“Il contesto storico e il quadro giuridico dei servizi pubblici e del volontariato”. Cernusco sul Naviglio 6 febbraio 1996
- valorizzazione di libere forme associative e promozione di organismi di partecipazione organizzati anche su base di quartiere o di frazione (art. 6, 1° comma);
- partecipazione ai procedimenti amministrativi relativi all’emanazione di atti che incidono su posizioni soggettive (art. 6, 2° comma);
- istanze, petizioni e proposte (art. 6, 3° comma);
- consultazione popolare (art. 6, 3° comma);
- referendum consultivi;
- azione popolare (art. 7, 1° comma);
- informazione d’accesso agli atti amministrativi;
- difensore civico (art. 8).
- vengono modificati gli ambiti territoriali delle U.S.L. (grafico n. 8);
- le U.S.L. si configurano quali aziende dotate di personalità giuridica pubblica, ad autonomia organizzativa, amministrativa, patrimoniale, contabile, gestionale, tecnica;
- la Regione nomina i direttori generali che si configurano quali organi amministrativi delle U.S.L. (grafico n. 7 e n. 9).
- introduzione di indicatori di qualità dei servizi e delle prestazioni sanitarie relativamente alla personalizzazione e umanizzazione dell’assistenza e al diritto all’informazione;
- consultazioni promosse dalle Regioni con i cittadini e le organizzazioni interessate;
- informazione che U.S.L. e aziende ospedaliere dovranno curare su prestazioni, tariffe e accesso ai propri servizi;
- indizione di conferenze di servizi per verificare l’attuazione degli indicatori di qualità.
- definizione dell’attività di volontariato: “quella prestata in modo personale, spontaneo e gratuito tramite l’organizzazione di cui il volontariato fa parte, senza fini di lucro anche indiretto ed esclusivamente per fini di solidarietà”;
- i requisiti delle organizzazioni di volontariato: il criterio per l’attribuzione ad un’organizzazione dell’appellativo “di volontariato” consiste nell’avvalersi nello svolgimento dell’attività summenzionata “in modo determinante e prevalente delle prestazioni personali, volontarie e gratuite dei propri aderenti”;
- criteri per i contenuti dello statuto della organizzazione: assenza di fini di lucro; democraticità della struttura; elettività e gratuità delle cariche associative; gratuità delle prestazioni fornite dagli aderenti; criteri di ammissione e di inclusione; obblighi e diritti degli aderenti; obbligo di formazione del bilancio e relative modalità di approvazione;
- norme sul finanziamento. Il legislatore regolamenta anche il variegato ambito delle risorse economiche che le organizzazioni di volontariato utilizzano per il perseguimento delle loro attività, esplicitando le seguenti fonti: contributi degli aderenti; contributi di privati; contributi dello Stato, di enti o istituzioni pubbliche finalizzati esclusivamente al sostegno di specifiche e documentate attività o progetti; contributi di organismi internazionali; donazioni e lasciti testamentari; rimborsi derivanti da convenzioni; entrate derivanti da attività commerciali e produttive marginali;
- regolamentazione dei rapporti tra i diversi livelli del settore pubblico (Stato, Regioni, Province, Comuni) e di questi col volontariato. L’art. 6 prescrive, quale condizione necessaria per accedere ai contributi pubblici, stipulare convenzioni e beneficiare delle agevolazioni fiscali, l’iscrizione nei registri generali delle organizzazioni di volontariato istituiti dalle Regioni. A parte l’ovvio beneficio che ne traggono le organizzazioni di volontariato, questi registri diventano il primo e fondamentale strumento per avviare un censimento delle organizzazioni esistenti.
La legge n. 381/1991 (grafico n. 11) definisce in modo specifico il ruolo della cooperazione nel sistema dei servizi socio-assistenziali. Nella prima metà degli anni '70 le cooperative impegnate in questo campo erano pochissime, ma dal 1976-78 la loro presenza è diventata sempre più significativa fino a raggiungere notevoli livelli quantitativi e qualitativi negli anni successivi al 1985. Nell'ambito dell'erogazione di servizi sociali tali strutture hanno assunto tre fisionomie prevalenti: 1) cooperativa di solidarietà sociale, con l'obiettivo di promuovere la socializzazione di soggetti svantaggiati; 2) cooperativa di produzione e lavoro integrata, con l'obiettivo di offrire lavoro stabile e remunerato a persone disabili; 3) cooperativa di servizi, finalizzata a creare occasioni di lavoro e di reddito per operatori sociali attraverso l'offerta di servizi corrispondenti alla professionalità dei soci.
L'estensione di queste imprese a forte connotazione sociale è anche stata incentivata dalle leggi regionali di attuazione delle Usl e da quelle di riorganizzazione dei servizi sociali che hanno previsto forme di riconoscimento e di promozione di queste organizzazioni. Tuttavia l'assenza di una normazione statale era sentita come un impedimento a sviluppare pienamente le potenzialità di questo settore.
1. Definizione e compiti. Le cooperative sociali hanno per scopo la "gestione di servizi socio-sanitari ed educativi" e lo svolgimento di attività "finalizzate all'inserimento lavorativo di persone svantaggiate" (grafico n. 12). L'elemento che qui va sottolineato è la specificità di queste strutture. Infatti alle due dimensioni tipiche di ogni cooperativa (quelle di essere una impresa e contemporaneamente una associazione volontaria fondata sulla condivisione di obiettivi non solo di natura economica) si aggiunge la loro precisa finalizzazione relativa ai prodotti organizzativi :
Per quanto riguarda il lavoro si sottolinea l'importanza del fatto che agli strumenti "vincolistici" di collocazione nel sistema produttivo (il riferimento è alla legge 482/1968 che impone obblighi di assunzione in rapporto agli organici aziendali) si aggiunge uno strumento non vincolistico, consistente nella creazione di un circuito lavorativo volto a ricercare forme di produttività dei soggetti in difficoltà e/o a ridurne i costi in proporzione alla ridotta capacità lavorativa.
2. Soggetti interessati. Viene introdotta una profonda innovazione nella legislazione per la cooperazione, consentendo la presenza, accanto ai "soci ordinari", di ""soci volontari". Questi ultimi sono iscritti in una apposita sezione del libro dei soci ed il loro numero non può superare la metà di quello complessivo dei soci. Costoro potranno prestare la loro attività nella cooperativa, senza però alcuna remunerazione, ma con la copertura assicurativa contro gli infortuni e il rimborso delle spese effettivamente sostenute. Inoltre nella gestione dei servizi socio-sanitari ed educativi le prestazioni dei soci volontari possono essere utilizzate in misura solo complementare e non sostitutiva rispetto ai parametri di impiego degli operatori professionali previsti dalle normative di settore.
A questi due gruppi di soggetti si aggiungono le "persone svantaggiate": invalidi fisici, psichici e sensoriali; ex degenti di istituti psichiatrici e soggetti in trattamento psichiatrico; tossicodipendenti; alcolisti; minori in situazioni di difficoltà familiare; condannati ammessi alle misure alternative alla detenzione. La condizione di svantaggio deve risultare da documentazione proveniente dalla pubblica amministrazione. Queste persone devono costituire almeno il trenta per cento dei lavoratori della cooperativa e, tendenzialmente, essere soci della cooperativa.
3. SOSTEGNO PUBBLICO. Questo segmento di mercato è sostenuto direttamente dallo stato attraverso una riduzione dei costi di impresa. Infatti le aliquote della contribuzione obbligatoria previdenziale ed assistenziale connesse alle retribuzioni delle persone svantaggiate sono ridotte a zero. Inoltre le cooperative sociali godono della riduzione a un quarto delle imposte catastali ed ipotecarie relative ai contratti di mutuo, acquisto e locazione degli immobili destinati all'esercizio dell'attività sociale. Infine gli enti pubblici possono stipulare convenzioni con queste cooperative per la fornitura di beni e servizi anche in deroga alla disciplina in materia di contratti della pubblica amministrazione.
4. RAPPORTI ISTITUZIONALI. Entro un anno le regioni dovranno emanare le leggi di attuazione o adeguare quelle esistenti. Le regolamentazioni in materia riguardano: l'istituzione di "albi regionali delle cooperative sociali" la cui iscrizione è il pre-requisito per accedere alle convenzioni; l'adozione di convenzioni-tipo fra cooperative ed amministrazioni pubbliche che prevedano i requisiti di professionalità degli operatori e l'applicazione delle norme contrattuali vigenti; le modalità di raccordo con le attività dei servizi socio-sanitari e con le attività di formazione professionale e di sviluppo dell'occupazione.