Source: http://mammamiacidadania.altervista.org/leis-importantes-para-a-cidadania.html
Timestamp: 2017-10-19 17:54:58+00:00
Document Index: 72423329

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 3', 'art. 7', 'art.7', 'art. 1', 'art. 14', 'art. 2', 'art. 7', 'art. 11']

Leis importantes para a pratica de cidadania italiana
Circular K.28.1
per i Sindaci in materia di cittadinanza
Si è avuto modo di rilevare come pervengano sempre più numerose richieste di chiarimenti circa le modalità che debbono essere adottate al fine di definire la situazione di cittadinanza di persone provenienti da Paesi esteri (in particolar modo dall’Argentina ma anche dal Brasile o dagli Stati Uniti) e munite di passaporto straniero, le quali rivendicano la titolarità dello status civitatis italiano.
Come è noto, infatti, in virtù della contemporanea operatività del combinato disposto dagli artt. 1 e 7 della Legge 13 giugno 1912, n.555 e delle disposizioni vigenti in materia di cittadinanza di numerosi Paesi esteri d’antica emigrazione italiana (ad es. tutti gli Stati del continente americano, l’Australia, ecc.) attributivi iure soli dello status civitatis. La prole nata sul territorio dello Stato d’emigrazione (Argentina, Brasile, Uruguay, Stati Uniti d’America, Canada, Australia, Venezuela, ecc.) da padre cittadino italiano acquisiva dalla nascita il possesso tanto della cittadinanza italiana (in derivazione paterna) quanto della cittadinanza dello Stato di nascita e permaneva nella condizione di bipolidia anche nel caso in cui il genitore, durante l’età minorile, mutasse cittadinanza naturalizzandosi. straniero.
Nel contempo, anche i soggetti nati in uno Stato estero il quale attribuisce la cittadinanza iure soli e riconosciuti dal padre cittadino o la cui paternità sia stata dichiarata giudizialmente risultano versare nella medesima situazione di doppia cittadinanza.
Da ciò deriva la concreta possibilità che i discendenti di seconda terza e quarta generazione ed oltre di nostri emigrati siano investiti della cittadinanza italiana.
Detta eventualità si è ancor più estesa per gli appartenenti a famiglie di antica origine italiana i quali siano nati dopo il 1° gennaio 1948 in quanto, a partire da tale data, debbono essere considerati, secondo il dettato della sentenza n. 30 del 9 febbraio 1983 della Corte Costituzionale, cittadini italiani all’epoca della loro nascita ovvero riconosciuti dalla madre o la cui maternità sia stata giudizialmente dichiarata.
Si fa, tuttavia, presente che il riconoscimento del possesso dello status civitatis italiano all’anzidetta categoria di persone deve essere subordinato al verificarsi di determinate condizioni ed al documentato accertamento di alcune essenziali circostanze.
A. Condizioni preliminari per il riconoscimento della cittadinanza italiana.
Innanzi tutto occorre chiarire che, dovendo l’eventuale possesso dello status civitatis italiano essere certificato dal Sindaco del Comune italiano di residenza, potrà essere avviato il relativo procedimento su istanza degli interessati, solo ove costoro risultino iscritti nell’anagrafe della popolazione residente di un Comune italiano.
Peraltro, l’iscrizione anagrafica di queste persone, entrate in Italia con passaporto straniero, deve seguire le modalità disciplinanti l’iscrizione nell’anagrafe della popolazione residente degli stranieri e presuppone, da parte degli interessati, l’espletamento degli adempimenti di cui alle disposizioni vigenti in materia. Si soggiunge, altresì, che qualora l’iscrizione anagrafica delle anzidette persone non risultasse possibile in quanto costoro non possono annoverarsi tra la popolazione residente secondo la nozione di cui all’art. 3 del D.P.R. 30 maggio 1989, n.123, la procedura di riconoscimento del possesso dello status civitatis italiano dovrà essere espletata, su apposita istanza, dalla Rappresentanza consolare italiana competente in relazione alla località straniera di dimora abituale dei soggetti rivendicanti la titolarità della cittadinanza italiana.
B. Procedura per il riconoscimento della cittadinanza italiana.
Le istanze di riconoscimento della cittadinanza italiana ex articolo 1 della legge 13 giugno 1912, n.555 dovranno essere indirizzate al Sindaco del Comune italiano di residenza, ovvero al Console italiano nell’ambito della cui circoscrizione consolare risieda l’istante straniero originario italiano.
6. certificato rilasciato dalla competente Autorità consolare italiana attestante che né gli ascendenti in linea diretta né la persona rivendicante il possesso della cittadinanza italiana vi abbiano mai rinunciato ai termini dell’art. 7 della legge 13 giugno 1912, n. 555;
Si precisa che l’istanza, presentata in Italia, dovrà essere redatta su carta legale e che i certificati forniti a corredo della medesima, ove rilasciati in Italia da Autorità italiane, dovranno essere prodotti in conformità con le disposizioni vigenti in materia di bollo. I certificati rilasciati da Autorità straniere dovranno essere redatti su carta semplice ed opportunamente legalizzati salvo che non sia previsto l’esonero dalla legalizzazione in base a convenzioni internazionali ratificate dall’Italia. I medesimi documenti dovranno essere muniti di traduzione ufficiale in lingua italiana la quale, se gli stessi sono esibiti in Italia, dovrà essere redatta su carta da bollo.
Si fa, ancora, presente che, allo scopo di poter accertare in modo compiuto il mancato esercizio – da parte dei soggetti reclamanti il possesso della cittadinanza italiana – della facoltà di rinunziarvi ex art.7 della richiamata Legge n. 555/1912 si rende necessario, da un lato, svolgere adeguate indagini presso il comune italiano d’origine o di ultima residenza dell’avo italiano emigrato all’estero ovvero presso il Comune di Roma e, dall’altro lato, contattare direttamente tutte le Rappresentanze consolari italiane competenti per le varie località estere ove gli individui in questione abbiano risieduto o, se del caso, consultare opportunamente il Ministero degli Affari Esteri – Direzione Generale dell’Emigrazione e degli Affari Sociali – Ufficio VIII perché interpelli i dipendenti Uffici Consolari interessati.
I Signori Sindaci, verificata altresì la fondatezza della pretesa avanzata dagli istanti a vedersi attribuita iure sanguininis la cittadinanza italiana, disporranno la trascrizione degli atti di stato civile relativi ai soggetti riconosciuti nostri connazionali e potranno procedere al rilascio dell’apposita certificazione di cittadinanza nonché agli altri conseguenti incombenti di competenza.
I Signori Sindaci vorranno, infine, dare comunicazione delle determinazioni assunte alle SS.LL. alle locali Autorità di P.S. ed a questo Ministero.
Nel caso in cui, invece, insorgessero dubbi circa l’effettiva situazione di cittadinanza dei richiedenti il nostro status civitatis. i Signori Sindaci sono pregati di interpellare questo Ministero trasmettendo il relativo carteggio.
PROCEDURE PER IL RICONOSCIMENTO DELLA CITTADINANZA ITALIANA AGLI STRANIERI D’ORIGINE ITALIANA
Con la circolare n. K.28.1 dell’8 aprile 1991, il Ministero dell’interno ebbe modo di prendere in considerazione le situazioni di quegli stranieri che, appartenendo a ceppo italiano, chiedano il riconoscimento della cittadinanza italiana per discendenza. Tale circolare doveva, al tempo della sua emanazione, considerarsi in qualche modo inutile, limitandosi a fornire indicazioni del tutto coerenti con quelle che dovevano essere le procedure consolidate, dal momento che essa altro non fa se non organizzare in modo sistematico quello che avrebbe sempre essere dovuto essere fatto, sulla base delle norme storicamente vigenti, non trascurando di ricordare i precisi obblighi che hanno sempre gravato sui cittadini italiani che si trovavano all’estero. Tuttavia, le indicazioni della circolare hanno consentito di riproporre quella chiarezza che, evidentemente, era andata smarrita, magari a seguito di comportamenti quanto meno leggeri. Si tratta di una questione che sembra essere nuovamente emergente, così che è opportuno riprenderla per precisare le procedure da seguire, anche considerando sia l’avvenuta modificazione della legge sulla cittadinanza, legge 5 febbraio 1992, n. 91, l’emanazione del relativo regolamento (decreto del Presidente della Repubblica 12 ottobre 1993, n. 572) e, più recentemente, le innovazioni derivanti dall’entrata in vigore del decreto del Presidente della Repubblica 3 novembre 2000, n. 2001. Con il presente, si intende ri-proporre gli elementi di procedimento, necessari ed ineliminabili per il riconoscimento della condizione di cittadinanza italiana di queste persone, precisando che, in ogni caso, il relativo procedimento è avviato unicamente ad istanza della parte che vi ha interesse.
A) L’istanza va ordinariamente redatta previo assolvimento dell’imposta di bollo, secondo la regola generale per la quale qualsiasi istanza rivolta ad una pubblica amministrazione intesa ad ottenere un provvedimento amministrativo è soggetta all’imposta di bollo fin dall’origine.
1) L’istanza va presentata al sindaco, Ufficiale del governo, del comune di dimora abituale, cioè quello in cui sia stata richiesta ed ottenuta l’iscrizione anagrafica e sussista la residenza legale, quale definita dall’art. 1, comma 2, lettera a) decreto del Presidente della Repubblica 12 ottobre 1993, n. 572.
Ai fini dell’iscrizione nell’anagrafe della popolazione residente, la persona interessata deve presentare il passaporto, il permesso di soggiorno (articolo 6, comma 7 D. Lgs. 25 luglio 1998, n. 286), nonché gli atti autentici (cioè: debitamente legalizzati e tradotti in forma ufficiale nella lingua italiana) rilasciati dalle autorità competenti del Paese di provenienza attestanti la composizione della famiglia (art. 14, comma 1 decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 1989, n. 223).
Per quanto riguarda il permesso di soggiorno, va precisato che esso deve essere rilasciato per un motivo compatibile con la dimora abituale, dal momento che la sua titolarità importa che l’iscrizione debba avere luogo secondo le norme vigenti per i cittadini italiani, con la conseguenza che non risulta possibile accogliere un’eventuale istanza di iscrizione nell’anagrafe della popolazione residente quando il permesso di soggiorno sia rilasciato per turismo, per cure, per determinati motivi religiosi (es.: pellegrinaggio), per motivi umanitari, per motivi di speciale protezione, per motivi di giustizia e in tutti gli altri casi in cui il motivo per cui il permesso di soggiorno non consente o contrasta con la dimora abituale (art. 2 legge 24 dicembre 1954, n. 1228).
Nel caso in cui l’istanza fosse presentata ad un comune italiano diverso, essa va rigettata con atto scritto e motivato, debitamente comunicato alla parte proponente, con l’indicazione dell’autorità cui ricorrere e dei termini per un eventuale ricorso.
2) L’istanza va presentata al consolato italiano, quale Ufficiale del Governo nella circoscrizione consolare, territorialmente competente (art. 7 decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1067, n. 200), in tutti gli altri casi.
I documenti da presentare sono quelli elencati nella stessa circolare che si trascrivono testualmente, con le note ed aggiornamenti opportuni:
1) estratto dell’atto di nascita dell’avo italiano emigrato all’estero, rilasciato dal comune italiano dove egli nacque;
2) atti di nascita, muniti di traduzione ufficiale nella lingua italiana, di tutti i suoi discendenti in linea retta, compreso quello della persona rivendicante il possesso della cittadinanza italiana;
E’ importante sottolineare che gli atti da presentare devono riguardare tutti i discendenti dell’emigrante e non solo quelli che siano ascendenti diretti della persona che abbia presentato l’istanza di riconoscimento del possesso della cittadinanza italiana.
Anche se sembra implicito, va presentato anche l’atto di morte, in quanto l’obbligo della trascrizione degli atti dello stato civile formati all’estero riguarda tutti gli atti di stato civile riguardanti cittadini italiani.
Anche se sembra implicito, vanno presentati anche gli eventuali atti di morte, in quanto l’obbligo della trascrizione degli atti dello stato civile formati all’estero riguarda tutti gli atti di stato civile riguardanti cittadini italiani.
Il riferimento normativo va esteso anche all’art. 11 legge 5 febbraio 1992, n. 91 per il periodo di residenza all’estero successivo al 15 agosto 1992.