Source: https://www.studiolegalepascotto.it/2020/02/
Timestamp: 2020-07-12 09:54:35+00:00
Document Index: 132111887

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 23', 'art. 143', 'sentenza ', 'art. 844', 'sentenza ']

Febbraio 2020 - Studio Legale Pascotto
I casi di assenza dal lavoro per “coronavirus” https://www.studiolegalepascotto.it/static/images/empty/thumbnail.jpg 150 150 Graziella Pascotto Graziella Pascotto https://secure.gravatar.com/avatar/e32f1fdcbf37791c58adc8ffc50f558f?s=96&d=mm&r=g Febbraio 28, 2020 Febbraio 28, 2020
I casi di assenza dal lavoro per “coronavirus”
L’assenza dal lavoro causa coronavirus può realizzarsi secondo diverse modalità individuate dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro:
– se disposta dalla pubblica autorità, che impedisce ai lavoratori di uscire di casa, indipendentemente dalla loro volontà, la retribuzione dovrà essere comunque garantita.
In alternativa all’assenza, il datore di lavoro potrebbe disporre, laddove possibile, il lavoro da casa in modalità “smart working”;
– nel caso di sospensione delle attività lavorative per le imprese e/o la sospensione dello svolgimento delle attività lavorative per i lavoratori residenti nel comune o nell’area interessata, trattandosi anche in questo caso di assenza involontaria, permane il diritto alla retribuzione pur in assenza dello svolgimento della prestazione;
– nel caso di dipendente posto in quarantena obbligatoria, per i sintomi riconducibili al virus, occorre riferirsi al CCNL applicato. In tali casi, il contratto collettivo riconduce generalmente l’assenza ai casi di ricovero per altre patologie o interventi, con le conseguenti tutele per la salute e la garanzia del posto di lavoro;
– se il lavoratore è assente per quarantena volontaria (a causa delle prescrizioni dell’autorità pubblica o perchè è entrato in contatto con soggetti ricadenti nelle condizioni previste), trattandosi di un comportamento di oggettiva prudenza, l’assenza è considerata alla stregua dell’astensione lavorativa obbligata dal provvedimento amministrativo;
– infine il caso di lavoratori che non si recano a lavoro per paura di essere contagiati, pur non sussistendo provvedimenti di Pubbliche Autorità. In tali casi non è possibile riconoscere la giustificazione della decisione e la legittimità del rifiuto della prestazione. Si tratterebbe di assenza ingiustificata dal luogo di lavoro e ne potrebbero derivare provvedimenti disciplinari fino all’espulsione del lavoratore dall’azienda.
http://www.quotidianogiuridico.it/documents/2020/02/28/coronavirus-tra-obbligo-di-smartworking-e-assenza-ingiustificata-dal-luogo-di-lavoro
Coronavirus: il decreto per lo smartworking https://www.studiolegalepascotto.it/static/images/empty/thumbnail.jpg 150 150 Graziella Pascotto Graziella Pascotto https://secure.gravatar.com/avatar/e32f1fdcbf37791c58adc8ffc50f558f?s=96&d=mm&r=g Febbraio 25, 2020 Febbraio 25, 2020
Coronavirus: il decreto per lo smartworking
Pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 45 il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 23.2.2020 recante “Disposizioni attuative del decreto-legge 23.2.2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19.
All’art. 3 le disposizioni per il lavoro agile, detto anche smartworking: “1. La modalità di lavoro agile disciplinata dagli artt. da 18 a 23 della legge 22 maggio 2017, n. 81, è applicabile in via automatica ad ogni rapporto di lavoro subordinato nell’ambito di aree considerate a rischio nelle situazioni di emergenza nazionale o locale nel rispetto dei principi dettati dalle menzionate disposizioni e anche in assenza degli accordi individuali ivi previsti.
2. Qualora si verifichino le condizioni di cui al comma 1, gli obblighi di informativa di cui all’art. 23 della legge 22 maggio 2017, n. 81, sono resi in via telematica anche ricorrendo alla documentazione resa disponibile sul sito dell’Inail”
La norma prevede dunque che le aziende possano dare avvio allo smartworking anche se non sono stati firmati gli accordi individuali con i lavoratori.
La deroga permetterà a molte aziende di non rimanere ferme durante il periodo di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19.
https://www.corriere.it/economia/lavoro/20_febbraio_24/coronavirus-subito-smart-working-decreto-3-regole-applicare-78f5b7ea-570b-11ea-b89d-a5ca249e9e1e.shtml
Divorzio: si può conservare il cognome dell’ex marito? https://www.studiolegalepascotto.it/static/images/empty/thumbnail.jpg 150 150 Graziella Pascotto Graziella Pascotto https://secure.gravatar.com/avatar/e32f1fdcbf37791c58adc8ffc50f558f?s=96&d=mm&r=g Febbraio 20, 2020 Febbraio 20, 2020
Divorzio: si può conservare il cognome dell’ex marito?
La legge disciplina, all’art. 143 bis c.c., che “la moglie aggiunge al proprio cognome quello del marito e lo conserva durante lo stato vedovile, fino a che passi a nuove nozze”.
Ma cosa succede in caso di divorzio, in mancanza di espressa disciplina legislativa?
Sul punto è intervenuta recentemente la Corte di Cassazione (ordinanza 3454 del 12.2.2020) facendo chiarezza sulla questione del doppio cognome in caso di scioglimento del rapporto coniugale.
Ebbene, per i supremi giudici, con la sentenza di divorzio la moglie perde il doppio cognome e pertanto il diritto a usufruirne pubblicamente per darsi importanza o per vedersi riconosciuta un’alea di notorietà che non esiste più. La Corte di Cassazione è giunta a tale decisione esaminando il ricorso proposto da una donna che non voleva in nessun modo rinunciare all’utilizzo del cognome del ex marito noto avvocato e politico, anche dopo la fine del rapporto.
In sostanza, solo circostanze eccezionali possono consentire l’autorizzazione del Giudice all’utilizzo del cognome del marito una volta chiuso il matrimonio, e nella vicenda, osservano i Giudici, «nessun interesse davvero meritevole di tutela è stato allegato dalla donna al mantenimento del cognome maritale unitamente al proprio», essendosi ella limitata a puntare sulla “conservazione della notorietà derivatale dall’ex marito nelle frequentazioni sociali», ossia «tra quelle stesse persone che non possono ignorare le vicende della coppia”.
https://www.studiocataldi.it/articoli/37382-divorzio-no-al-cognome-del-marito-solo-perche-noto.asp
Tribunale di Venezia: affido condiviso con alternanza dei genitori nella casa familiare https://www.studiolegalepascotto.it/static/images/empty/thumbnail.jpg 150 150 Graziella Pascotto Graziella Pascotto https://secure.gravatar.com/avatar/e32f1fdcbf37791c58adc8ffc50f558f?s=96&d=mm&r=g Febbraio 17, 2020 Febbraio 17, 2020
Tribunale di Venezia: affido condiviso con alternanza dei genitori nella casa familiare
Sono sempre più frequenti i casi in cui i genitori separati si alternano nella casa coniugale. Anziché ridurre i propri figli a un pacco postale, alcune coppie di genitori separati preferiscono fare i “pendolari” lasciando la prole nella casa in cui la famiglia si è costituita.
Tale situazione, tuttavia, laddove non condivisa tra i genitori, ma imposta all’esito del giudizio rischia di causare non poche difficoltà.
Affinché funzioni, infatti, è necessario che i genitori siano poco conflittuali e molto collaborativi, non soltanto nella gestione dei figli, ma anche nella gestione della casa. Bisogna infatti evitare che uno assuma tutte le incombenze domestiche e l’altro faccia l’ospite, perché una situazione di questo tipo creerebbe conflitto e i figli ne resterebbero vittime.
Entrambi i genitori, inoltre, dovranno assicurare durante il periodo di convivenza, la continuità di rapporto dei figli con l’altro genitore, ma anche lasciare prontamente l’abitazione familiare perché l’altro subentri al termine del tempo di propria spettanza.
E’ necessario poi che ciascun genitore disponga di una soluzione abitativa alternativa in cui trasferirsi nei periodi di non permanenza nella casa familiare.
https://www.ilgazzettino.it/nordest/venezia/divorzio_separazione_sentenza_casa_resta_ai_figli-5047143.html
Immissioni sonore: pur rispettose dei limiti di tollerabilità non sono sempre lecite https://www.studiolegalepascotto.it/static/images/empty/thumbnail.jpg 150 150 Graziella Pascotto Graziella Pascotto https://secure.gravatar.com/avatar/e32f1fdcbf37791c58adc8ffc50f558f?s=96&d=mm&r=g Febbraio 14, 2020 Febbraio 14, 2020
Immissioni sonore: pur rispettose dei limiti di tollerabilità non sono sempre lecite
Si tratta del caso di un’attività commerciale che si era vista condannare, in primo grado, al compimento di una serie di adempimenti volti a cessare le immissioni acustiche provenienti dalla stessa e lamentate dal ricorrente, nonché ad intercludere qualsiasi forma di accesso all’area scoperta ai propri avventori a partire dalle ore 24.
Tali interventi avevano riportato le immissioni al di sotto dei limiti stabiliti ex lege, tuttavia, secondo la Suprema Corte, la circostanza non determina automaticamente la liceità delle immissioni, in quanto il giudizio sulla loro tollerabilità deve essere formulato sulla base dei principi stabiliti dall’art. 844 c.c.
In altre parole si deve tener conto della situazione ambientale, variabile in base alla località in cui ci si trova, in relazione anche alle caratteristiche della zona e alle abitudini degli abitanti, e non può prescindere dal rumore di fondo, costituito dal complesso di suoni di varia origine, continui e caratteristici del luogo, sui quali vanno ad aggiungersi quelli denunciati come immissioni abnormi, rendendo così necessario un giudizio comparativo.
Le deposizioni testimoniali avevano confermato l’intollerabilità delle immissioni provenienti dal locale del ricorrente anche successivamente agli accorgimenti adottati dallo stesso.
https://www.puntodidiritto.it/immissioni-sonore-rispetto-limiti-tollerabilita/
Caso Cappato: le motivazione della Corte d’Assise di Milano https://www.studiolegalepascotto.it/static/images/empty/thumbnail.jpg 150 150 Graziella Pascotto Graziella Pascotto https://secure.gravatar.com/avatar/e32f1fdcbf37791c58adc8ffc50f558f?s=96&d=mm&r=g Febbraio 10, 2020 Febbraio 10, 2020
Caso Cappato: le motivazione della Corte d’Assise di Milano
Per la Corte d’Assise di Milano, sentenza n. 8 del 30.1.2020, è priva di rilevanza penale la condotta di chi agevola l’esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di una persona tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetta da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che ella trova intollerabili, ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli, sempre che tali condizioni e le modalità di esecuzione siano state verificate da una struttura pubblica del servizio sanitario nazionale, previo parere del comitato etico territorialmente competente.
La Corte ripercorrendo la storia e il percorso sanitario intrapreso da dj Fabo, oltre che le testimonianze e le altre risultanze probatorie raccolte, giunge ad affermare che Cappato ha aiutato Fabo a morire solo dopo aver accertato che la sua decisione fosse stata autonoma e consapevole, che la sua patologia fosse grave e irreversibile e che gli fossero state prospettate le possibili alternative con modalità idonee ad offrire garanzie equivalenti a quelle richieste dalla pronuncia della Corte Costituzionale.
http://www.quotidianogiuridico.it/documents/2020/02/06/caso-cappato-le-motivazioni-della-sentenza-della-corte-d-assise-di-milano
L’investigatore privato può controllare il lavoratore? https://www.studiolegalepascotto.it/static/images/empty/thumbnail.jpg 150 150 Graziella Pascotto Graziella Pascotto https://secure.gravatar.com/avatar/e32f1fdcbf37791c58adc8ffc50f558f?s=96&d=mm&r=g Febbraio 4, 2020 Febbraio 4, 2020
L’investigatore privato può controllare il lavoratore?
Sull’utilizzo di investigatori privati da parte del datore di lavoro si è recentemente pronunciato il Tribunale di Padova (ordinanza 4 ottobre 2019 n. 6031), che ha ritenuto legittimo il ricorso a un’agenzia investigativa per svolgere controlli difensivi su condotte potenzialmente illecite di un lavoratore, il quale era stato sospettato di falsificare gli orari di presenza sul luogo di lavoro e di lucrare sulla retribuzione indebitamente percepita per svolgere attività di natura personale (ad esempio frequentando bar e ristoranti oppure recandosi presso la propria abitazione per seguire i lavori di ristrutturazione e aveva “coperto” la propria assenza, inserendo manualmente sull’applicativo gestionale orari di ingresso e di uscita diversi da quelli reali).
Poiché la relazione dell’investigatore privato ha confermato i sospetti datoriali, il licenziamento intimato al dipendente è stato giudicato anch’esso legittimo.
Se da un lato sono leciti i controlli difensivi, attuati dal datore di lavoro a mezzo detective finalizzati ad accertare la sussistenza di condotte illecite del lavoratore, fonte di danno per il datore di lavoro medesimo, permane il divieto assoluto di controlli diretti a verificare il corretto adempimento delle obbligazioni derivanti dal contratto di lavoro.
https://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/cronaca/20_gennaio_25/controlli-cresce-l-utilizzo-detectivebasta-satellitare-sappiamo-tutto-994cb92c-3f40-11ea-a732-3b3eca065b86.shtml
E’ in vigore la banca dati dei biotestamenti https://www.studiolegalepascotto.it/static/images/empty/thumbnail.jpg 150 150 Graziella Pascotto Graziella Pascotto https://secure.gravatar.com/avatar/e32f1fdcbf37791c58adc8ffc50f558f?s=96&d=mm&r=g Febbraio 3, 2020 Febbraio 3, 2020
E’ in vigore la banca dati dei biotestamenti
E’ in vigore dal 1 febbraio il Regolamento concernente la Banca dati nazionale destinata alla registrazione delle disposizioni anticipate di trattamento (Dat), pubblicato in G.U. lo scorso 17.1 con il Decreto 10.12.2019 n.168, che ha dato piena attuazione alla Legge sul Testamento Biologico.
Ogni persona maggiorenne e capace di intendere e di volere, in previsione di un’eventuale futura incapacità di autodeterminarsi, può manifestare le proprie volontà in materia di trattamenti sanitari, compresi il consenso o il rifiuto rispetto a accertamenti diagnostici, op­zioni terapeutiche, singoli trattamenti sanitari.
La Banca dati destinata alla registrazione delle Dat, verrà alimentata con le Dat raccolte dagli ufficiali di stato civile dei comuni di residenza dei disponenti, dai notai e dalle Regioni che abbiano, con proprio atto, regolamentato la raccolta di copia delle Dat.
Potranno accedere alla Banca dati solo i medici che hanno in cura il paziente in situazione di incapacità di autodeterminarsi, il fiduciario (indicato dal medesimo disponente) ed il disponente stesso, tramite identificazione con il Sistema Pubblico di Identità Digitale (Spid) che garantisce la sicurezza dell’accesso.
https://www.ilsole24ore.com/art/al-debutto-banca-dati-biotestamenti-che-raccoglie-decisioni-fine-vita-ACoZRcDB