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Timestamp: 2020-07-12 16:18:32+00:00
Document Index: 176354707

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 615', 'art. 615', 'art. 614', 'art. 615', 'art. 615', 'art. 614', 'art. 615', 'art. 5', 'art. 615']

Condominio e videosorveglianza: la soluzione (non così semplice) della Cassazione - News - La Privacy Europea
Pubblicato da mgt in News · 15 Settembre 2017
Cassazione penale, sez. V, sentenza 12/07/2017 n° 34151
Fonte Altalex.com Michele Iaselli
Le scale di un condominio e i pianerottoli delle scale condominiali non assolvono alla funzione di consentire l'esplicazione della vita privata al riparo da sguardi indiscreti, perché sono, in realtà, destinati all'uso di un numero indeterminato di soggetti e di conseguenza la tutela penalistica di cui all'art. 615 bis c.p. non si estende alle immagini eventualmente ivi riprese dalla telecamera di un condomino.
Il caso di specie riguarda il condomino di uno stabile condiviso con una coppia di coniugi condannato in primo grado dal Tribunale di Palermo per il reato di cui all'art. 615 bis c.p. (interferenze illecite nella vita privata) per aver installato una telecamera sul muro del pianerottolo condominiale, nella parte contigua alla porta d'ingresso della propria abitazione, con cui inquadrava la porzione di pianerottolo prospiciente la porta suddetta, nonché "la rampa delle scale condominiali e una larga parte del pianerottolo condominiale", in tal modo videoregistrando chiunque entrasse nel raggio d'azione della telecamera. Tale ricostruzione viene poi confutata in sede di appello dalla Corte di merito che assolve il condomino per insussistenza del fatto.
Naturalmente la controversia arriva in Cassazione e la Suprema Corte conferma la decisione della Corte di appello sostenendo che la telecamera non ha ripreso nessuno spazio privato del ricorrente avendo inquadrato solamente una parte del pianerottolo condominiale e la rampa delle scale. In particolare così come sostenuto dalla Corte di merito il pianerottolo condominiale non rientra nella nozione di privata dimora, di cui all'art. 614 c.p. (richiamato dall'art. 615 bis c.p.), e la telecamera in argomento puntata sulla rampa di scale poste accanto alla porta d'ingresso dell'imputato ha un raggio di ripresa che evidentemente interessa soltanto l'uscio di casa del ricorrente e parte del pianerottolo, tant'è che neppure la rampa di scale che porta al piano superiore viene completamente ripresa.
La Suprema Corte sostiene che l'art. 615 bis c.p. è funzionale alla tutela della sfera privata della persona che trova estrinsecazione nei luoghi indicati nell'art. 614 c.p.; vale a dire, nell'abitazione e nei luoghi di privata dimora, oltre nelle "appartenenze" di essi. Si tratta di nozioni che individuano una particolare relazione del soggetto con l'ambiente ove egli svolge la sua vita privata, in modo da sottrarla ad ingerenze esterne indipendentemente dalla sua presenza. Peraltro, proprio l'oggetto giuridico della tutela presuppone uno spazio fisico sottratto alle interferenze altrui, sia nel senso che altri non possano accedervi senza il consenso del titolare del diritto, sia nel senso che sia destinato a rimanere riservato ciò che avviene in quello spazio.
Le scale di un condominio e i pianerottoli delle scale condominiali non assolvono alla funzione di consentire l'esplicazione della vita privata al riparo da sguardi indiscreti, perché sono, in realtà, destinati all'uso di un numero indeterminato di soggetti e di conseguenza la tutela penalistica di cui all'art. 615 bis c.p. non si estende alle immagini eventualmente ivi riprese (in senso conforme ci sono diversi precedenti come Cass. n. 5591 del 10/11/2006; Cass. n. 37530 del 25/10/2006; Cass., n. 44701 del 29/10/2008).
Naturalmente è consentita l’installazione di telecamere anche da parte di singoli condomini, purché queste non invadano la sfera privata degli altri condomini. Non è consentita, quindi, la ripresa di aree comuni o antistanti altre abitazioni. In tal caso, difatti, come chiarito dallo stesso provvedimento generale sulla videosorveglianza dell’8 aprile 2010 la disciplina del Codice privacy non trova applicazione qualora i dati non siano comunicati sistematicamente a terzi ovvero diffusi, risultando comunque necessaria l'adozione di cautele a tutela dei terzi (art. 5, comma 3, del Codice, che fa salve le disposizioni in tema di responsabilità civile e di sicurezza dei dati). In tali ipotesi il trattamento dei dati viene svolto per fini esclusivamente personali e vi possono rientrare, a titolo esemplificativo, strumenti di videosorveglianza idonei ad identificare coloro che si accingono ad entrare in luoghi privati (videocitofoni ovvero altre apparecchiature che rilevano immagini o suoni, anche tramite registrazione), oltre a sistemi di ripresa installati nei pressi di immobili privati ed all'interno di condomini e loro pertinenze (quali posti auto e box).
Benché non trovi applicazione la disciplina del Codice, al fine di evitare di incorrere proprio nel reato di interferenze illecite nella vita privata (art. 615-bis c.p.), l'angolo visuale delle riprese deve essere comunque limitato ai soli spazi di propria esclusiva pertinenza (ad esempio antistanti l'accesso alla propria abitazione) escludendo ogni forma di ripresa, anche senza registrazione di immagini, relativa ad aree comuni (cortili, pianerottoli, scale, garage comuni) ovvero ad ambiti antistanti l'abitazione di altri condomini.
Secondo i giudici europei la nozione di “dati personali” che compare nella disposizione in esame, va interpretata conformemente alla definizione che figura nell’articolo 2, lettera a), della direttiva 95/46, “qualsiasi informazione concernente una persona fisica identificata o identificabile”. Per cui è considerata identificabile “la persona che può essere identificata, direttamente o indirettamente, in particolare mediante riferimento (...) ad uno o più elementi specifici caratteristici della sua identità fisica”. Di conseguenza, l’immagine di una persona registrata da una telecamera costituisce un dato personale ai sensi della disposizione menzionata nel punto precedente se e in quanto essa consente di identificare la persona interessata. Inoltre non v’è dubbio che un’attività di trattamento dati svolta attraverso un apparato di videosorveglianza che si estende, anche se solo parzialmente, allo spazio pubblico, non può essere considerata un’attività esclusivamente “personale o domestica”.