Source: https://www.marcociceri.it/vendita-con-patto-di-riscatto/esercizio-opzione-di-riscatto/rimborso-delle-spese-necessarie-e-utili/
Timestamp: 2019-05-21 00:02:53+00:00
Document Index: 119146023

Matched Legal Cases: ['art. 1502', 'art. 1277', 'art. 1182', 'art. 1183', 'art. 1502', 'art. 1502', 'in fine', 'art. 1503']

La vendita con patto di riscatto: il rimborso delle spese necessarie
Nell’esercizio del riscatto, tra gli adempimenti previsti a carico del riscattante vi sono quelli relativi ai c.d. rimborsi spese; come si è visto, detti rimborsi riguardano le spese fatte per la vendita e le spese necessarie ed utili fatte per la cosa.
La dottrina ha avuto modo di evidenziare che si tratta di due situazioni giuridiche differenti.
Mentre le prime consistono più propriamente in un onere, presupposto indefettibile per conferire efficacia e validità alla dichiarazione di riscatto, le seconde sono qualificabili come vere e proprie obbligazioni (1) e la mancata corresponsione al momento del riscatto non determina la decadenza dal relativo diritto (2).
Le spese necessarie ed utili sono quelle sostenute dal compratore per la conservazione ed i miglioramenti del bene ; il diritto al rimborso delle spese utili è contenuto entro il limiti dell’attuale ed effettivo aumento di valore della cosa ( art. 1502 cod. civ. ) ed è costituito dalla minor somma tra quanto speso e l’aumento di valore del bene.
Il rimborso dequo è pertanto strettamente collegato alle condizioni materiali in cui si trova il bene al momento del riscatto: si tratta, per la precisione , di un vero e proprio credito che spetta al riscattato in relazione alle spese da lui sostenute per mantenere il bene nelle condizioni originarie.
Questo obbligo di rimborso costituisce un effetto secondario e meramente eventuale del riscatto, diretto a rimuovere situazioni che, in base ad una valutazione tipica fatta dalla legge, appaiono non più compatibili con il “ritorno” del bene nel patrimonio del venditore riscattante.
Si tratta evidentemente di un effetto eventuale dell’atto di riscatto in quanto nessun rimborso è dovuto qualora il compratore non abbia sopportato alcuna spesa per la cosa vendutagli.
La dottrina e la giurisprudenza prevalenti ritengono che si tratti di una obbligazione di valuta e come tale soggetta al principio nominalistico di cui all’art. 1277 comma 1° cod. civ. (3); sempre in ossequio alla disciplina delle obbligazioni, l’adempimento dovrà essere effettuato presso il domicilio del creditore riscattato ai sensi dell’ art. 1182 comma 3° cod. civ. e questi potrà chiederne immediatamente l’adempimento ( art. 1183 cod. civ. ).
La natura di obbligazione è confermata anche dal diritto di ritenzione, previsto dall’art. 1502 cpv. cod. civ. in favore del compratore; egli può ritenere la cosa sino al momento in cui dette spese vengano rimborsate dal riscattante.
La giurisprudenza ha chiaramente evidenziato (4) che tale previsione è finalizzata esclusivamente alla tutela del credito del riscattato.
Ne deriva che il compratore, durante l’esercizio dello iusretentionis, non ha il diritto di godere della cosa, di trarne profitto o di farne propri i frutti.
La giurisprudenza ha precisato inoltre che lo iusretentionis non si estende alle spese necessarie ed utili erogate dopo il riscatto e durante il periodo di ritenzione (5).
Il giudice, previa domanda del riscattante (6), può disporre una dilazione in suo favore determinando di conseguenza la decadenza per il riscattato dal diritto di ritenzione ( con riferimento a tali spese ). Questa eventualità può verificarsi nel caso in cui le spese appaiano troppo gravose per il venditore ; la dilazione può essere anche costituita da una rateizzazione. Il giudice inoltre , se lo ritiene necessario, può subordinare la dilazione alla costituzione di un’idonea garanzia ( art. 1502, in fine, cod. civ. ).
In passato la dottrina (7) aveva sollevato la questione concernente l’esistenza dell’ obbligo di rimborso per quelle spese che il riscattato avesse intenzionalmente fatto lievitare al fine di rendere difficoltoso ed inaccessibile il riscatto da parte del venditore.
La questione può trovare soluzione negando il diritto al rimborso di tali spese, sia perché non sono da considerarsi né necessarie né utili, sia in relazione all’obbligo generale di buona fede previsto in tema di contratti ed obbligazioni ( artt. 1175 e 1375 cod. civ. ).
(1) Sono da considerarsi obbligazioni nascenti dal riscatto anche le spese illiquide di cui all’art. 1503 comma 1° cod. civ. e quelle liquide rifiutate dal compratore ed offerte in base al 2° comma dello stesso articolo.
(2) V. LUZZATTO, op. cit., p. 449; Cass., 5 marzo 1963, n. 533, in Giur. it., 1963, I, 1, c. 1460.
(3) Così C.M. BIANCA, la vendita e la permuta, cit., p. 588 e nt. 8; A. LUMINOSO, op. cit., p. 360; Cass., 3 ottobre 1953, n. 3167, in Foro it., Rep. 1953, voce Vendita, n. 255; Cass., 29 febbraio 1960, n. 357, in Giust. civ., 1960, I, p. 1455.
(4) In questi termini, Cass., 1 agosto 1960, n. 2245, in Giur. it., Rep. 1960, voce Vendita, n. 152; V. pure Relazione del Guardasigillial progetto ministeriale del libro delle obbligazioni, n. 319.
(5) Così Cass., 5 aprile 1954, n. 1056, in Foroit. Rep. 1954, voce Vendita, n. 239.
(6) Anche questa norma conferma il trattamento di favore per il venditore che ispira tutta la disciplina dell’istituto.
(7) V. F. DEGNI, Lacompravendita, Padova, 1939, p. 151 ss.