Source: http://www.laleggepertutti.it/128204_mantenimento-a-moglie-e-figli-luomo-venda-le-proprieta-immobiliari
Timestamp: 2016-12-06 05:39:30+00:00
Document Index: 40321104

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Mantenimento a moglie e figli: l’uomo venda le proprietà immobiliari
RICHIEDI CONSULENZA SU QUESTO ARGOMENTO	Reato per l’uomo che versa solo in parte l’assegno di mantenimento e che, anche se in difficoltà economiche, ha la proprietà di casa e immobili.
Va condannato per violazione degli obblighi di assistenza ai familiari l’uomo che non versa l’assegno di mantenimento perché in difficoltà economiche, disoccupato e senza reddito, ma è ancora titolare di alcuni immobili: “che venda le case di cui è proprietario”, è l’invito che gli rivolge la Cassazione con una recente sentenza [1].
Lo scarso reddito non basta a giustificare il mancato versamento dell’assegno di mantenimento a ex moglie e figli se l’uomo obbligato ha delle proprietà immobiliari. Dalla vendita di tali beni – osservano i magistrati – egli può ricavare quanto necessario per il mantenimento della sua prole.
La sentenza Corte di Cassazione, sez. VI Penale, sentenza 17 giugno – 3 agosto 2016, n. 34211
A) Vizi di motivazione circa la sussistenza dei fatto. Nel caso di specie non v’è stato abbandono del tetto coniugale, in quanto: 1) l’iniziale separazione era venuta meno per effetto di ricongiungimento, tanto che il Tribunale Civile di Vasto aveva perciò rigettato la richiesta di cessazione degli effetti civili del matrimonio; 2) egli ha assolto al proprio obbligo di sovvenire ai bisogni della famiglia anche dal punto di vista materiale, come risulta dalle numerose ricevute di pagamento relative al periodo successivo alla nuova separazione dei coniugi e sino all’inizio del procedimento de quo; 3) egli versava in situazione di incolpevole incapacità ad adempiere ai suoi obblighi di mantenimento.
1.1. II primo motivo di ricorso rappresenta la mera riproposizione di censure di merito già affrontate e risolte dalla Corte territoriale con motivazione del tutto adeguata e immune da vizi logici e giuridici. La sentenza impugnata esclude correttamente che l’imputazione e la condanna di primo grado ineriscano all’ipotesi di abbandono del tetto coniugale e giustifica congruamente la circostanza che il ricorrente ha versato solo parzialmente l’importo dovuto per ilmantenimento del coniuge e dei tre figli minori, facendo loro mancare i mezzi di sussistenza, forniti dal Comune di San Salvo, per un lasso temporale di oltre sei anni nonché l’assenza nel caso di specie di una incapacità assoluta e incolpevole dell’obbligato, tra l’altro proprietario di beni immobili dalla cui vendita ben avrebbe potuto ricavare quanto necessario per il mantenimento dei figli minori (p. 4).
1.3. Manifestamente infondato deve poi ritenersi il terzo motivo di ricorso. Il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare è infatti reato permanente che si protrae unitariamente per tutto il periodo in cui perdura l’omesso adempimento, con la conseguenza che, anche con riferimento alla fase iniziale della condotta illecita, il termine di prescrizione inizia a decorrere dalla cessazione della permanenza, coincidente con il sopraggiunto pagamento o, in mancanza, come nel caso di specie, con l’accertamento della responsabilità nel giudizio di primo grado (Sez. 6, n. 51499 del 04/12/2013, Rv. 258504). Pertanto, quando la condotta è contestata, come nel caso che ci occupa, con l’individuazione della sola data d’inizio, il termine di prescrizione– trattandosi di reato permanente – decorre dalla data della sentenza di condanna di primo grado e non da quella di emissione del decreto di citazione, qualora sia emerso, nel corso del giudizio, che la condotta omissiva si è protratta anche dopo l’esercizio dell’azione penale (Sez. 6, n. 33220 del 22/07/2015, Rv. 264429), con la conseguenza che, contrariamente agli assunti del ricorrente, il reato a lui contestato non si è prescritto.
1.4. Manifestamente infondato è anche l’ultimo motivo di ricorso, poiché, come correttamente rilevato dalla Corte dimerito, con la sentenza di condanna, non può essere contestualmente applicato l’indulto e disposta la sospensione condizionale della pena, in quanto quest’ultimo beneficio, in assenza di esplicita rinuncia, prevale sul primo (SU, n. 36837 del 15/07/2010, P.G. in proc. Bracco, Rv. 247940; Sez. 6, n. 49864 del 29.11.2013, Talora, Rv. 258134).
[1] Cass. sent. n. 34211/16 del 3.08.2016.
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Sarebbe sufficiente dividere tutte le spese dei figli al 50% . La legge non tiene conto della vita reale e delle specificità. Inoltre non fa’ il bene dei figli in quanto aumenta l’astio tra le parti.
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