Source: http://www.ledaritacorrado.it/cass-sez-trib-7-settembre-2018-ord-n-21786-testo/
Timestamp: 2019-05-23 21:11:45+00:00
Document Index: 143821521

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 132', 'art. 360', 'sentenza ', 'sentenza ']

Cass., sez. trib., 7 settembre 2018 (ord.), n. 21786 (testo) | Avv. Leda Rita Corrado | Studio legale e tributarioAvv. Leda Rita Corrado | Studio legale e tributario
O.C., domiciliata in ROMA PIAZZA CAVOUR presso la cancelleria della CORTE DI CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall’Avvocato CARLO BOSTICCO;
AGENZIA DELLE ENTRATE DIREZIONE PROVINCIALE II DI TORINO, in persona del Direttore pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;
avverso la sentenza n. 12/2013 della COMM.TRIB.REG. del Piemonte, depositata il 21/02/2013;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 07/07/2017 dal Consigliere Dott. ANTONIO GRECO.
O.C. propone ricorso per cassazione con tre motivi, illustrati con successiva memoria, nei confronti della sentenza della Commissione
tributaria regionale del Piemonte che, accogliendo l’appello dell’Agenzia delle entrate, ha confermato la fondatezza dell’avviso di accertamento, ai fini dell’IRPEF, dell’IRAP e dell’IVA per l’anno 2001, con il quale, a seguito del controllo della dichiarazione della contribuente, titolare di un’impresa artigianale di assemblaggio di componenti elettrici su circuiti stampati, rilevata una incongruenza tra ricavi dichiarati e quelli determinati in applicazione dei 4 parametri di cui ai D.P.C.M. 29 gennaio 1996 e D.P.C.M. 27 marzo 1997, previsti dalla L. 28 dicembre 1995, n. 549, art. 3, commi 181 e 184, ed esperito senza esito positivo il contraddittorio, ai fini dell’accertamento con adesione, venivano accertati maggiori ricavi per lire 38.861.000 a fronte dei ricavi dichiarati pari a lire 371.784.000.
La contribuente, denunciando cumulativamente “la violazione o falsa applicazione delle norme di diritto. Omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un fatto decisivo in violazione dell’art. 132 c.p.c., n. 4, artt. 161 e 162 c.p.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3 e n. 5”, con un primo motivo, assumendo che ogni accertamento presuntivo non possa avere una valenza superiore alle prove offerte dal contribuente, sostiene di aver portato a dimostrazione della correttezza fiscale e della non applicabilità dei parametri, già in sede di contraddittorio, prove e circostanze di fatto che enumera, dolendosi che nessuna adeguata motivazione dell’atto impositivo sia stata proposta dall’ufficio, limitatosi ad un conteggio matematico dei parametri. Sostiene essere a carico dell’ufficio l’onere di provare le ragioni per cui i parametri debbano essere applicati in sostituzione di una corretta tenuta contabile; con un secondo motivo assume che l’applicazione dei parametri quali conteggi matematici per la determinazione del reddito è una forma di inversione dell’onere della prova giustificato e legittimato solamente allorquando non sussistano chiarimenti forniti dal contribuente: l’ufficio non potrebbe sovvertire l’onere della prova senza precisa e puntuale motivazione; con un terzo motivo assume che il giudizio d’appello – nel quale era risultata soccombente – non sarebbe una semplice e diversa riformulazione di un ragionamento sull’oggetto del
contendere: qualora infatti il giudice d’appello ritenga errata la decisione del primo giudice, deve puntualmente e precisamente individuare dove la sentenza impugnata risulta errata, laddove nella specie l’ufficio ha appellato semplicemente sostenendo la validità dei maggiori ricavi contestati determinandoli sulla base del conteggio matematico determinato dai parametri.
“Ma già in fase di contraddittorio – si legge nella sentenza impugnata – l’ufficio ha però opposto agli argomenti sollevati osservazioni che
sostanzialmente si possono così riassumere:
Contraddittorio endoprocedimentale: le difese del contribuente aggravano l’onere motivazionale
Sequestro preventivo: l’ammissione al concordato preventivo esclude il fumus di omesso versamento dell’IVA (nota a Cass. 39696/2018)Ponte Morandi: AGCOM sollecita le iniziative delle compagnie telefoniche