Source: https://leggesemplice.com/corruzione-cassazione-penale-20-09-2016-pp-1/
Timestamp: 2020-07-15 04:27:09+00:00
Document Index: 4814862

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 319', 'art. 353', 'art. 319', 'art. 318', 'sentenza ', 'art. 11', 'art. 603', 'art. 6', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 319', 'sentenza ', 'art. 319', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 319', 'sentenza ', 'art. 319', 'art. 319', 'sentenza ', 'art. 353', 'art. 185', 'art. 192', 'art. 6', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 110', 'art. 129', 'sentenza ', 'art. 533', 'art. 597', 'art. 129', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1362', 'art. 7', 'art. 153', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 318', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 6', 'art. 210', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 646']

Corruzione - Cassazione Penale 20/09/2016 N° 39008 - Legge semplice
Home Sentenze Corruzione – Cassazione Penale 20/09/2016 N° 39008
Corruzione – Cassazione Penale 20/09/2016 N° 39008
Corruzione – Cassazione penale 20/09/2016 n° 39008 leggi la sentenza gratuitamente su leggesemplice.com
Le sentenze più lunghe per comodità vengono divise in più pagine Pagina 1 – Pagina 2 – Pagina 3
Numero: 39008
Testo completo della Sentenza Corruzione – Cassazione penale 20/09/2016 n° 39008:
1. B.G., nato a (OMISSIS);
2. CA.Ma., nato a (OMISSIS);
3. C.G., nato ad (OMISSIS);
4. F.A., nato a (OMISSIS);
5. G.G., nato a (OMISSIS);
6. L.S., nato a (OMISSIS);
avverso la sentenza del 27/10/2015 della Corte di appello di Firenze;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale Dott. DI LEO Giovanni, che ha concluso chiedendo l’annullamento senza rinvio per prescrizione e l’annullamento con rinvio per il capo D);
udito l’avvocato Paolo Gambarelli, quale difensore della parte civile Ordine degli Architetti di (OMISSIS), nonchè quale sostituto, per delega, dell’avvocato Marco Passagnoli, difensore della parte civile P.E., che ha concluso per la conferma della sentenza impugnata e la condanna degli imputati al pagamento delle spese del giudizio di cassazione;
uditi gli avvocati Pier Matteo Lucibello, Alessandro Diddi, Mario Taddeucci Sassolini, Franco Carlo Coppi, Fabio Spada, Gianluigi Tizzoni, Riccardo Villata, Pasquale De Luca ed Annalisa Parenti, quali difensori di fiducia degli imputati e, precisamente, i primi due del B., il terzo ed il quarto del Ca., il quinto del G., il sesto ed il settimo del L., l’ottavo ed il nono del C., i quali hanno chiesto l’accoglimento dei ricorsi proposti nell’interesse degli imputati.
1. Con sentenza emessa il 27 ottobre 2015, la Corte di appello di Firenze, in riforma della decisione emessa in primo grado dal Tribunale della stessa città, ha in particolare: A) condannato, alle pene ritenute di giustizia, e senza concessione delle attenuanti generiche, B.G., L.S., CA.Ma. e G.G. per il reato di corruzione propria ex art. 319 c.p. (capo A della rubrica), per avere stipulato ed attuato un accordo illecito, il primo agendo nella qualità di (OMISSIS) del Comune di (OMISSIS), avente ad oggetto il conferimento di incarichi, da parte di società riconducibili al L. ed amministrate dal G. e da R.F., nelle more deceduto, al CA. ed a S.V., anche questi nelle more deceduto, per la predisposizione ed esecuzione di progetti relativi alla edificazione di nuovi uffici della Provincia di (OMISSIS) e della Regione Toscana, ubicati nell’area (OMISSIS), per i quali erano previsti compensi complessivamente pari a circa 3.000.000,00 di Euro, nonchè ad altri professionisti per la realizzazione di interventi di edilizia privata, tutti indicati dal B., e con riferimento ad opere comprese nel piano di urbanizzazione dell’area (OMISSIS), in cambio del rilascio dei permessi ad edificare immobili a destinazione privata alle imprese del gruppo facente capo al L., in assenza delle condizioni necessarie desumibili dalla convenzione urbanistica del 2005, con condotta contestata come commessa fino al 18 novembre 2008; B) dichiarato non doversi procedere per intervenuta prescrizione nei confronti di B.G. sia per il reato di cui all’art. 353 c.p., comma 1, (capo B della rubrica), commesso tra il dicembre 2007 ed il gennaio 2008, e relativo alla contestazione di aver turbato la libertà della gara indetta dalla Provincia di (OMISSIS) al fine di acquistare un immobile da destinare ai propri uffici in zona estranea all’area (OMISSIS), sia per il reato di induzione indebita, ex art. 319 quater c.p. (capo E della rubrica), commesso fino al maggio 2004, e concernente l’addebito di aver indotto il gruppo imprenditoriale (OMISSIS) s.p.a., facente capo a F.R., ad affidare la redazione dei progetti per il recupero dell’Area denominata (OMISSIS) al CA.; C) condannato alla pena ritenuta di giustizia C.G., (OMISSIS) del Comune di (OMISSIS), sia per il reato di corruzione impropria ex art. 318 c.p. (capo C della rubrica), contestato dal Pubblico Ministero come commesso fino al 18 novembre 2008 e qualificato in termini di corruzione propria, per aver stipulato ad attuato un accordo illecito con R.F., amministratore di società del gruppo L., nelle more deceduto, avente ad oggetto il rilascio di una gratifica economica al figlio, impiegato presso altra società del gruppo L., la concessione in locazione a condizioni di favore di un appartamento ubicato in zona centrale di (OMISSIS), ed il finanziamento, per 30.000,00 Euro, dell’operazione di distribuzione a domicilio ai cittadini del regolamento comunale di (OMISSIS), con ritorno di immagine per l’imputato, in cambio della votazione favorevole all’insediamento dello stadio di calcio in luogo del parco pubblico nella zona di urbanizzazione (OMISSIS) e di attività genericamente “lobbistica” presso l’allora Presidente della Provincia di (OMISSIS) R.M., sia per il reato di violenza privata (capo D della rubrica), commesso fino al 10 ottobre 2008, per aver costretto, con minaccia implicita, l’imprenditore Ba.Ma. a rimuovere la dipendente I.S. dall’incarico di rappresentante dell’impresa di quest’ultimo nei rapporti con le Pubbliche Amministrazioni; D) condannato alla pena ritenuta di giustizia F.A., per il reato di appropriazione indebita (capo G della rubrica), con condotte consumate tra il 13 ottobre 2008 ed il 28 gennaio 2009, avente ad oggetto somme di denaro di società da lui amministrate, utilizzate per pagare sondaggi preelettorali commissionati da C.G., e finalizzati alla candidatura di quest’ultimo alle primarie del partito di appartenenza per la nomina a candidato sindaco di (OMISSIS), per un importo complessivamente pari a poco meno di 15.000,00 Euro; E) condannato B.G., L.S., CA.Ma., G.G. e C.G. al risarcimento delle parti civili rispettivamente costituite nei confronti di ciascuno di loro ed alla rifusione delle spese di costituzione e di difesa in giudizio dalle stesse sostenute.
Il Tribunale, invece, all’esito del giudizio di primo grado, aveva affermato la penale responsabilità del solo B., ed esclusivamente per i reati di abuso di ufficio in favore del CA., per aver omesso di informare il G. della sopravvenuta impossibilità di un utile svolgimento dell’incarico di progettazione degli uffici della Provincia di (OMISSIS) nella zona compresa nel piano di urbanizzazione dell’area (OMISSIS), così riqualificando l’originaria contestazione di corruzione propria (capo A della rubrica), nonchè di turbata libertà degli incanti (capo B della rubrica), mentre aveva assolto tutti gli altri imputati dagli addebiti agli stessi mossi, e precisamente il L., il G. ed il CA., oltre che il R., per non aver commesso il fatto in ordine al capo A, nonchè il L., il G. ed il CA., il C. ed il F., oltre che il R., perchè i fatti non sussistono, con riguardo a tutte le altre imputazioni. Il Tribunale, inoltre, aveva accolto la sola domanda risarcitoria presentata dalla Provincia di (OMISSIS) nei confronti del B..
2. Hanno presentato ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte di appello: gli avvocati Pier Matteo Lucibello e Alessandro Diddi, quali difensori di fiducia del B.; gli avvocati Franco Coppi e Mario Taddeucci Sassolini, quali difensori di fiducia del CA.; gli avvocati Riccardo Villata e Gian Luigi Tizzoni, quali difensori di fiducia del L.; l’avvocato Fabio Spada, quale difensore di fiducia del G.; gli avvocati Pasquale De Luca e Annalisa Parenti, quali difensori di fiducia del C.; l’avvocato Valerio Valignani, quale difensore di fiducia del F..
3. Nel ricorso presentato dagli avvocati Lucibello e Diddi nell’interesse del B. sono articolati sette motivi, preceduti da una premessa.
Nella premessa, si ripercorrono le tappe dell’iter amministrativo avente ad oggetto l’urbanizzazione della piana (OMISSIS). Si rappresenta, in particolare, che detta zona, dopo una prima convenzione urbanistica che aveva individuato la complessiva volumetria sviluppabile, era stata interessata da una seconda convenzione urbanistica, stipulata il 18 aprile 2005 tra il Comune ed i proprietari delle aree, la quale aveva previsto interventi di maggior dettaglio, e che, in data 27 gennaio 2006, si era pervenuti ad un protocollo d’intesa tra Comune, Regione e Provincia, nel quale le ultime due indicavano di voler localizzare nell’area (OMISSIS) la sede dei loro centri direzionali, nonchè la sede del polo scolastico per l’istruzione superiore. Infine, in data 9 luglio 2008, la Giunta comunale di (OMISSIS) aveva approvato un accordo procedimentale L. n. 241 del 1990, ex art. 11 con il Consorzio dei privati proprietari.
3.1. Nel primo motivo, il ricorrente lamenta inosservanza dell’art. 603 c.p.p. e art. 6 CEDU, per avere la sentenza impugnata riformato la sentenza assolutoria pronunciata in primo grado in ordine al capo A) della rubrica senza rinnovata assunzione delle prove orali.
Si deduce, con riferimento alla condanna per i fatti di corruzione di cui al capo A), che il B. in primo grado era stato condannato solo per un ridotto segmento della complessiva condotta contestatagli, e previa riqualificazione dell’addebito in termini di abuso di ufficio. Il giudice di appello, invece, ha ritenuto la responsabilità del B. per l’intera condotta descritta nell’imputazione di cui sub a), e, a tal fine, da un lato, ha valorizzato le dichiarazioni dei testi R.M. e D.L., rispettivamente Presidente della Provincia di (OMISSIS) e Sindaco di (OMISSIS) all’epoca dei fatti in contestazione, per affermare che il protocollo d’intesa del 26 gennaio 2006 tra Comune, Provincia e Regione non fosse vincolante, a differenza di quanto aveva affermato la sentenza di primo grado.
Si deduce, poi, relativamente alla dichiarazione di non doversi procedere per prescrizione in ordine al reato di induzione indebita di cui al capo E), che la pronuncia assolutoria di primo grado era fondata sul contenuto delle testimonianze di F., N., D.N. e Z., le quali avevano escluso l’esistenza di indebite coartazioni da parte del B. in danno del gruppo guidato dal F. ai fini della nomina del CA..
3.2. Nel secondo motivo, il ricorrente lamenta inosservanza della legge penale, e, in particolare, dell’art. 319 c.p., nonchè difetto di motivazione, per omessa o manifesta illogicità di motivazione, previa errata applicazione di norma sostanziale in ordine alla sussistenza delle prestazioni corruttive, e, in particolare, all’incarico degli (OMISSIS) CA. e S. per la realizzazione del progetto di massima del piano di urbanizzazione della zona (OMISSIS).
Si deduce che la sentenza postula, a base della corruzione, “un accordo in forza del quale, a fronte dell’asservimento dell'(OMISSIS) B. e dei suoi uffici agli interessi privati, (lo stesso) avrebbe conseguito gli incarichi agli (OMISSIS) S. e CA.” da parte delle società del gruppo L., sebbene “di tale accordo non sia in grado di individuare la benchè minima traccia”. Si premette che, secondo la contestazione, gli incarichi al S. sono stati conferiti il 20 aprile 2004, il 16 novembre 2005, il 2 gennaio 2006 ed il 5 dicembre 2006; l’incarico al CA. per il masterplan ed il progetto di massima è del 12 luglio 2005. Si osserva, poi, che il conferimento da parte dei privati di incarichi ad architetti nominati dalla parte pubblica rispondeva all’esigenza, indicata nella convenzione urbanistica, al punto 9.2., di “garantire un elevato livello di qualità architettonica all’intero comparto insediativo”, che il precedente progetto redatto dall’equipe coordinata dal prof. Sp. non era stato rispondente alle esigenze dell’Autorità comunale, che, come aveva osservato puntualmente il Tribunale, “curare la qualità degli insediamenti era una prerogativa riservata all’Amministrazione”, e che questo atteggiamento, come aveva rilevato il teste D.B., direttore dell’Ufficio del (OMISSIS), non era un’anomalia, bensì una prassi più volte riscontrata proprio in relazione agli interventi nell’area in questione compiuti da precedenti compagini amministrative.
3.3. Nel terzo motivo, il ricorrente lamenta inosservanza della legge penale, e, in particolare, dell’art. 319 c.p., nonchè difetto di motivazione, per omessa o manifesta illogicità di motivazione, e previa errata applicazione di norma sostanziale in ordine alla sussistenza delle prestazioni corruttive, e, in particolare, all’incarico degli (OMISSIS) CA. e S. per la progettazione degli edifici della Regione e della Provincia.
Si deduce che la Corte d’appello erroneamente afferma che il B. avesse fatto conferire l’incarico per la progettazione degli edifici della Regione e della Provincia “ad un professionista fino ad allora sconosciuto”, datato 6 aprile 2007, quando invece il CA. aveva ricevuto l’incarico per il masterplan della zona (OMISSIS) da società del gruppo L. già nel 2005. Si aggiunge che la conversazione telefonica intercettata n. 2617 dell’1 marzo 2008, intercorsa tra il B. ed il S., e con la quale quest’ultimo chiedeva al primo di intervenire per il pagamento degli onorari del CA. per la progettazione degli edifici della Regione e della Provincia, attestava con immediatezza l’estraneità dell'(OMISSIS) a questi problemi, e che è errata anche l’affermazione della sentenza impugnata, secondo cui il gruppo L. non aveva alcun interesse a dare incarico per la progettazione della Provincia: in particolare, le clausole della convenzione urbanistica del 2005 consentivano al privato operatore di progettare e realizzare i due edifici direzionali.
Si deduce, ancora, che l’attività di ostacolo frapposta dal B. alla gara pubblica indetta dal Presidente della (OMISSIS) R. per l’individuazione di un immobile diversamente allocato al fine di insediarvi il centro direzionale dell’ente locale appena indicato era ragionevolmente ravvisabile nella volontà di garantire l’adempimento del protocollo d’intesa tra i tre enti territoriali del gennaio 2006, e di assicurare la realizzazione di un importante progetto del Comune. Si rappresenta, inoltre, che la sentenza impugnata non chiarisce la finalità dell’attività di turbativa posta in essere dal B. e, conseguentemente, l’oggetto dell’accordo corruttivo, e che l’attività del B. non può essere letta nemmeno come il tentativo di conservare al gruppo L. l’utilità dei costi sostenuti per l’incarico di progettazione della sede della Provincia in zona (OMISSIS) conferito al CA., al fine di evitare dall’imprenditore imbarazzanti richieste di spiegazioni: tale interpretazione, infatti, ricostruisce una condotta rispondente “non già all’esigenza di dare esecuzione ad un accordo nel quale il rapporto atto-utilità è in una relazione sinallagmatica”, ma ad “una volontà unilaterale di evitare un danno a se stesso quale possibile ritorsione del danno subito dal terzo e derivatogli da un fatto sopravvenuto”.
3.4. Nel quarto motivo, il ricorrente lamenta inosservanza della legge penale, e, in particolare, dell’art. 319 c.p., nonchè difetto di motivazione, per omessa o manifesta illogicità di motivazione, e previa errata applicazione di norma sostanziale in ordine alla sussistenza delle prestazioni corruttive, e, in particolare, alla nomina degli (OMISSIS) CA. e S. per il rilascio dei permessi a costruire.
Si deduce che il rilascio dei permessi a costruire nel luglio 2008 non era una conseguenza dell’attività con cui il B. aveva determinato l’insuccesso della gara indetta dalla Provincia, bensì la doverosa attuazione della convenzione urbanistica del 18 aprile 2005, come aveva ammesso, con atto formale, il dirigente comunale competente, dottoressa A., che l’accordo procedimentale del luglio 2008 garantiva nell’interesse pubblico, ed era un atto di Giunta e non dell'(OMISSIS), che la scelta di inserire lo stadio nell’area del parco pubblico, come aveva evidenziato la sentenza di primo grado, era riferibile alla volontà del sindaco D. e non del B., e che, se vi fosse stato un effettivo interesse alla remunerazione del CA. da parte del B., i primi permessi da rilasciare avrebbero dovuto essere quelli per la realizzazione degli edifici pubblici.
3.5. Nel quinto motivo, il ricorrente lamenta inosservanza della legge penale, e, in particolare, dell’art. 319 c.p. e art. 319 quater c.p., nonchè difetto di motivazione, per omessa o manifesta illogicità di motivazione, e previa errata applicazione di norma sostanziale in ordine alla sussistenza di condotte concussive ed induttive nei confronti dell’imprenditore F., al fine di fargli conferire al CA. l’incarico di redigere i progetti per il recupero dell’Area denominata (OMISSIS).
Si deduce che l’incarico fu conferito non solo al CA., ma anche all'(OMISSIS) spagnolo M., di fama internazionale, che il F., nella conversazione del 23 marzo 2008, riportata nella sentenza di primo grado, si era lamentato del B., perchè era “uno che ci ha fatto prendere l'(OMISSIS) spagnolo (…)”.
3.6. Nel sesto motivo, il ricorrente lamenta inosservanza della legge penale, e, in particolare, dell’art. 353 c.p., nonchè difetto di motivazione, per omessa motivazione in ordine alla dichiarazione di prescrizione invece che all’assoluzione dell’imputato per il reato di turbata libertà degli incanti, e, conseguentemente, in ordine alla condanna al risarcimento dei danni in favore delle partici civili appellanti.
Si deduce che il bando emesso dalla Provincia di (OMISSIS) non introduceva una vera e propria gara, perchè l’ente pubblico “si riserva(va) di effettuare trattative, anche contemporaneamente, con uno o più dei soggetti proponenti”, sicchè lo scopo era semplicemente quello di far emergere eventuali proposte di acquisto, e non di determinare una competizione tra offerte; di conseguenza, in una vicenda di tal tipo, non può parlarsi di gara (si cita anche Sez. 6, n. 1408 del 30/09/1998), nè le parti civili possono vantare pretese risarcitorie.
3.7. Nel settimo motivo, il ricorrente lamenta inosservanza della legge penale, e, in particolare, dell’art. 185 c.p., nonchè difetto di motivazione, in ordine alla condanna al risarcimento del danno ed al pagamento di onorari e spese in favore delle parti civili costituite nei suoi confronti Telma s.r.l. e P., in mancanza di correlazione con il fatto-reato e di qualunque motivazione. Si deduce che l’offerta dell’immobile avanzata dal Telma s.r.l. attraverso la mediazione del P. fu rigettata dalla Provincia perchè formulata per “cifre troppo alte” e per problemi di natura urbanistica, e non già per pressioni del B..
4. Nel ricorso presentato dagli avvocati Coppi e Taddeucci Sassolini nell’interesse del CA. sono articolati tre motivi.
4.1. Nel primo motivo, il ricorrente lamenta inosservanza di norme processuali stabilite a pena di nullità, inutilizzabilità, inammissibilità o decadenza, e, in particolare, dell’art. 192 c.p.p. (ma anche dell’art. 6 CEDU), nonchè mancanza o manifesta illogicità di motivazione in relazione all’omessa rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale per il nuovo esame dei testi R.M. e D.L..
Si deduce che la sentenza impugnata, proprio sulla base di tali deposizioni, ha operato una diversa valutazione rispetto al Tribunale in ordine alla vincolatività del Protocollo d’intesa del gennaio 2006 tra Regione, Provincia e Comune con riferimento alla localizzazione degli edifici direzionali dei primi due enti nell’area “(OMISSIS)”, ritenendone la natura programmatica, e, quindi, l’inutilità del lucroso incarico di progettazione della sede direzionale della Provincia, conferito al CA. da parte delle società del gruppo L.. La prova è decisiva, perchè l’affermazione della natura non vincolante del protocollo d’intesa in questione è il presupposto sia per “spostare” il “momento “genetico”” dell’accordo corruttivo al conferimento dell’incarico al CA. in data 6 aprile 2007, sia per qualificare in termini illiceità la condotta dell'(OMISSIS) B., sia per individuare l’atto pubblico illecitamente “compravenduto” “nel rilascio dei permessi per la costruzione di edifici privati”.
4.2. Nel secondo motivo, il ricorrente lamenta mancanza o manifesta illogicità di motivazione in relazione all’affermazione della responsabilità del CA..
Si premette che l’addebito al CA. è di concorso eventuale nel reato di corruzione, non essendo egli nè il corrotto, nè il corruttore, e che, quindi, occorre l’accertamento, da un lato, della rilevanza causale della sua condotta. Si osserva, poi, che le utilità che si assumono conseguite dal B. dalle società del gruppo L. e riversate sul CA. sono: a) l’incarico di redazione del masterplan e del progetto di massima della zona (OMISSIS), conferito in data 12 luglio 2005; b) l’incarico di redazione del progetto per le sedi degli uffici di Regione, Provincia e del c.d. (OMISSIS), conferito in data 6 aprile 2007; c) la promessa di poter individuare nominativi di professionisti per singoli interventi di edilizia privata da realizzare dalle medesime società del gruppo L..
Quanto alla vicenda del conferimento dell’incarico di redazione del masterplan e del progetto di massima, si osserva che la sentenza impugnata non ha approfondito in alcuna parte tale elemento. Il silenzio della Corte d’appello in proposito ha dato luogo o al giudicato interno, se tale porzione di imputazione è considerata autonoma rispetto al resto, o al vizio di motivazione insussistente, o, infine, al vizio di motivazione manifestamente illogica, se si ritiene la decisione di appello integrabile con quella di primo grado.
Quanto alla vicenda del conferimento dell’incarico di progettazione degli edifici di Provincia e Regione, si evidenziano diversi profili di manifesta illogicità. Il CA., nella conversazione intercettata del 9 agosto 2008, n. 15711, ed ignorata dalla Corte di appello, si duole con il S. di essersi appena “arrabbiato” con il B., perchè lo stesso aveva rilasciato i permessi a costruire per le (OMISSIS) “O”, “R” e “S”, ossia quelle per l’edilizia privata, senza preoccuparsi di quelli concernenti gli edifici pubblici, da cui sarebbe derivato il diritto a percepire l’onorario. Inoltre, non può parlarsi di inutilità dell’incarico di progettazione in questione anche oltre un anno dopo il conferimento dello stesso: nella conversazione telefonica dell’8 maggio 2008, n. 3490, L. chiede a CA.: “Sì, ma i progetti della Regione e della Provincia, quelli lì, ci danno la concessione o no?”;. Infine, il richiamo alla vicenda della progettazione dell'(OMISSIS) è inconferente sia perchè l’assoluzione del CA. da questa accusa è divenuta irrevocabile per mancata impugnazione del Pubblico Ministero, sia perchè il F., cui era riferibile il conferimento dell’incarico, ha affermato tanto a dibattimento, quanto nelle conversazioni intercettate del 23 marzo 2008, n. 1758 e n. 1771, che il progettista designato dal B. era l'(OMISSIS) spagnolo M., sia perchè, in ogni caso, trattasi di vicenda notevolmente precedente ai fatti in contestazione nel presente processo.
Quanto alla vicenda del promesso conferimento di incarichi a professionisti indicati dal B., dal S. e dal CA. in connessione con la sottoscrizione dell’accordo procedimentale del 2008, si rappresenta sia che si trattava di utilità di tipo non economico, in quanto determinata dall’assegnazione di un potere decisionale in ordine all’individuazione dei professionisti fiorentini da beneficiare, e relativamente ad edifici privati da realizzare senza l’obbligo di rispettare particolari vincoli, sia che l’onere economico imposto alle società del gruppo L. era notevole, sicchè non era agevolmente leggibile dal terzo CA. come prestazione effettuata da un corruttore.
4.3. Nel terzo motivo, il ricorrente lamenta mancanza di motivazione in relazione alla omessa concessione delle circostanze attenuanti generiche.
5. Nel ricorso presentato dall’avvocato Spada nell’interesse del G. sono articolati cinque motivi, preceduti da una premessa.
Nella premessa, si ripercorrono i profili della motivazione della sentenza impugnata ritenuti decisivi e si richiama la giurisprudenza di legittimità che impone un obbligo di motivazione “rafforzata” per il giudice di appello che riforma la sentenza di assoluzione in pronuncia di condanna.
5.1. Nel primo motivo, il ricorrente lamenta mancanza, contraddittorietà e manifesta illogicità di motivazione per omessa valutazione della prova e dei rilievi difensivi, anche perchè la sentenza impugnata non avrebbe esaminato una parte considerevole del materiale probatorio acquisito nel giudizio di primo grado e posto a base della decisione assolutoria in ordine alla contestazione di corruzione di cui al capo A. In primo luogo, è viziata la ricostruzione relativa alla inutilità del progetto affidato al CA. il 6 aprile 2007. Invero, come risulta da precisi passaggi motivazionali della sentenza di primo grado, dopo la stipula del protocollo d’intesa tra Regione, Provincia e Comune del 27 gennaio 2006, la società Europrogetti s.r.l., amministrata dal G., in data 6 luglio 2006, presentò in Comune un progetto relativo alla realizzazione dell’edificio direzionale pubblico sito nell'(OMISSIS) “N”, sottoscritto dagli (OMISSIS) Sp. e Me., con richiesta di permesso di costruire; quindi, dopo il parere negativo espresso dalla Commissione edilizia del 29 maggio 2007 in ragione della “ripetitività funzionalistica di elementi seriali”, la medesima società presentò il 13 luglio 2007, nuovo progetto a firma CA. e Me. che ebbe il parere favorevole della Commissione edilizia. L’utilità dei progetti oggetto dell’incarico al CA. in data 6 aprile 2007, era ritenuta altamente probabile nella percezione dei protagonisti della vicenda, come emerge sia dalla conversazione telefonica del 30 marzo 2008, allorchè il G. evidenziava l’interesse del L. al rilascio delle concessioni per il due fabbricati da edificarsi nelle U.I. “N” e “I” sia da quanto previsto nell’accordo procedimentale stipulato tra il Comune di (OMISSIS) e il Consorzio (OMISSIS) il 14 luglio 2008, attesa la previsione, al punto 3.5 dell’impegno degli organi competenti a sottoporre al Consiglio Comunale la proposta di modificare la normativa di attuazione della variante del Piano Urbanistico Esecutivo. In ogni caso, l’utilità per il gruppo L. dei progetti commissionati al CA. in data 6 aprile 2007 era evidente, perchè, in caso di mancata collocazione della sede direzionale della Provincia nell’U.I. “I”, l’edificio avrebbe potuto essere agevolmente destinato ad uso privato.
In secondo luogo, la soluzione del trasferimento del centro direzionale della Provincia nella zona (OMISSIS) era visto negativamente o con indifferenza dai privati: il G., nella conversazione telefonica del 30 marzo 2008, n. 1190, intercorsa con il R., riteneva la scelta dannosa.
In terzo luogo, la pretesa non vincolatività del protocollo di intesa del 27 gennaio 2006 tra Regione, Provincia e Comune è smentita dalla stessa ammissione contenuta nell’atto di costituzione di parte civile della Provincia.
In quarto luogo, i permessi a costruire rilasciati nel 2008 non possono essere ritenuti illegittimi: invero, il rilascio dei permessi era un atto dovuto e l’accordo procedimentale del luglio 2008 “si è solo limitato a ribadire un diritto già acquisito dalla proprietà”, coma aveva osservato anche la sentenza di primo grado. Nè vi era un interesse del management del gruppo L. a modificare la convenzione del 2005 ed a sostituire il parco con lo stadio, come evidenzia la conversazione intercorsa tra G. e R. l’1 ottobre 2008, n. 5813. Neppure può sostenersi che l’accordo procedimentale del luglio 2008 fosse “sbilanciato” a favore dei privati, posto che, come osservato nella sentenza di primo grado, era pressochè raddoppiato il costo di contributo per oneri di urbanizzazione secondaria, era precisato l’impegno del Consorzio di cedere gratuitamente alla Provincia aree per circa 450.000 metri quadri per la realizzazione di un polo scolastico, ed era previsto l’obbligo del Consorzio di vendere le aree relative alle Unità di Intervento “N” e “I” a Regione Provincia ad un prezzo prefissato da un collegio di stimatori.
In quinto luogo, le indicazioni del B. in ordine agli (OMISSIS) S. e CA. non sono ritenute in sè illegittime neanche nel giudizio della Corte d’appello; nè può ritenersi riferibile al B. o all’interesse del B. detta segnalazione, se si considera che questi non ha rilasciato i permessi di costruire relativi ai lotti “I” e “N”, e che il CA. si lamenta proprio di ciò con il G. (conversazione del 15 giugno 2008, n. 7933), e con il S. (conversazione del 18 luglio 2008, n. 12485).
In sesto luogo, la previsione della nomina dei c.d. “(OMISSIS)” per la diversa realizzazione delle facciate residenziali si spiegava con l’interesse ad adeguare gli interventi di edilizia privata al masterplan del 2005, non aveva avuto alcun corso, e, nonostante ciò, non aveva impedito il rilascio dei permessi di costruire. Di conseguenza, la conversazione del 17 luglio 2008, n. 3559, intercorsa tra G. e R., tanto più che successiva alla stipula dell’accordo procedimentale, non poteva essere addotta a prova di un accordo corruttivo. Il G., a dibattimento, ha spiegato di aver condiviso l’indicazione per evitare soluzioni edificatorie standardizzate ricorrendo a giovani architetti, di aver ricevuto una lista di nominativi dei professionisti da nominare da CA., d’intesa con il B., e di aver respinto la proposta di nominare i soggetti indicati quando aveva constatato che si trattava di persone anche di sessanta, settanta e ottanta anni.
5.2. Nel secondo motivo, il ricorrente lamenta violazione dell’art. 110 c.p. e omessa motivazione in punto di responsabilità concorsuale.
Si deduce che l’omessa valutazione unitaria di tutti gli elementi probatori ha determinato la mancanza di “una motivazione esaustiva e logica in ordine alla individuazione dello specifico contributo, morale o materiale, che l'(OMISSIS) G. avrebbe consapevolmente apportato a supporto necessario dell’ipotizzato reato”.
5.3. Nel terzo motivo, il ricorrente lamenta violazione degli artt. 157 e 157 c.p., in relazione all’art. 129 c.p.p., e mancanza di motivazione in punto di individuazione del momento consumativo del reato.
Si premette che, alla luce di Sez. U, n. 15208 del 25/02/2010, Mills, Rv. 246583, il reato si consuma con l’accettazione della promessa o della dazione dell’utilità da parte del pubblico ufficiale, e che, invece, a tale momento è estraneo il compimento dell’atto da parte del pubblico ufficiale. Si osserva, poi, che l’ultimo degli incarichi conferiti al S. è del 5 dicembre 2006, mentre l’ultimo degli incarichi conferiti al CA. è del 6 aprile 2007; la promessa di incaricare i c.d. “(OMISSIS)” non è datata in sentenza, ma l’idea risulta accettata dal L. già il 12 aprile 2008, come si evince dalle notizie date dal CA. al B. nella conversazione telefonica n. 364 intercorsa in quella data. Si conclude, quindi, che, alla data della sentenza della Corte di appello i reati erano tutti estinti per prescrizione.
5.4. Nel quarto motivo, il ricorrente lamenta violazione degli artt. 81 cpv., 132 e 133 c.p. e art. 533 c.p.p., comma 2, e art. 597 c.p.p., comma 5, nonchè mancanza di motivazione in punto di determinazione della pena.
5.5. Nel quinto motivo, il ricorrente lamenta violazione degli artt. 1218 e 2043 c.c. e artt. 125, 538 e 539 c.p.p., nonchè mancanza di motivazione, in punto di condanna generica al risarcimento del danno.
Si deduce che nessuna motivazione è indicata per spiegare le ragioni della condanna generica al risarcimento dei danni nei confronti della Provincia di (OMISSIS), tanto più che questa si è lamentata del pregiudizio derivante dalla scelta di attuare il protocollo d’intesa del gennaio 2006 senza una procedura ad evidenza pubblica, e che, però, tale scelta non è addebitata nell’imputazione al G. o alle società da lui amministrate.
6. Nel ricorso presentato dagli avvocati Villata e Tizzoni nell’interesse del L. sono articolati quattro motivi.
6.1. Nel primo motivo, il ricorrente lamenta inosservanza o erronea applicazione della legge penale per violazione degli artt. 157 e 158 c.p., in relazione all’art. 129 c.p.p., nonchè mancanza di motivazione, in punto di individuazione del momento consumativo del reato. La censura, che richiama il principio enunciato da Sez. U, n. 15208 del 25/02/2010, Mills, Rv. 246583, è sostanzialmente identica a quella formulata nel terzo motivo del ricorso del G..
6.2. Nel secondo motivo, il ricorrente lamenta violazione dei principi della CEDU, nonchè mancanza o manifesta illogicità di motivazione in relazione all’omessa rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale per il nuovo esame del teste R.M..
6.3. Nel terzo motivo, il ricorrente lamenta mancanza, contraddittorietà o manifesta illogicità di motivazione in relazione a molteplici punti della sentenza, specificamente indicati, nonchè inosservanza o erronea applicazione della normativa urbanistica.
Si deduce che la sentenza impugnata, anche omettendo di prendere in considerazione plurimi profili della sentenza di primo grado, ha illogicamente ricostruito in una prospettiva accusatoria i punti relativi alla realizzazione del parco pubblico, all’efficacia non vincolante del protocollo d’intesa tra enti pubblici del gennaio 2006, alla necessità di rispettare gli obblighi di gara per la realizzazione degli edifici a destinazione terziaria, ed alla prevalenza accordata all’interesse privato.
Quanto alla realizzazione del parco pubblico, le scelte sulle volumetrie edificabili risalivano a delibere comunali molto precedenti alla fusione (OMISSIS), che anche la convenzione del 2005 aveva carattere meramente attuativo, e che la mancata realizzazione del parco pubblico, secondo la Convenzione del 2005, non avrebbe comportato la decadenza di questa, ma solo l’onerosità – invece che la gratuità – delle cessione delle aree. La mancata realizzazione del parco non poteva incidere sul rilascio dei permessi a costruire, essendo gli stessi, nella sussistenza dei presupposti normativi, un atto dovuto, secondo quanto afferma la giurisprudenza amministrativa (si cita, in particolare, Cons. St., Sez. 4, 8 giugno 2007, n. 3027, che parla di “un diritto al rilascio del permesso a costruire”).
Quanto alla efficacia non vincolante del protocollo d’intesa intercorso tra Regione, Provincia e Comune nel gennaio 2006, innanzitutto è manifestamente illogico il richiamo a quanto dichiarato dal (OMISSIS) R. in udienza: il comportamento di una parte è rilevante ex art. 1362 c.c., comma 2, sul presupposto dell’esistenza di un contratto, mentre, nella specie, il comportamento della parte è stato richiamato per escludere che vi fosse un contratto. Lo stesso R., nella conversazione con il R. del 18 marzo 2008, n. 715, aveva rappresentato che le difficoltà della Provincia di trasferirsi nella zona (OMISSIS) erano di tipo finanziario; è inoltre competenza esclusiva del Comune, a norma della L. n. 1150 del 1942, art. 7 (c.d. Legge urbanistica), e successive modificazioni, indicare le aree da destinare ad edifici pubblici. Di conseguenza, la gara indetta dalla Provincia per l’individuazione di un immobile da destinare a propria sede poteva avere una funzione meramente “esplorativa”; di questo, del resto, si trova traccia nel bando il prevede che l’ente “si riserva di effettuare trattative anche contemporaneamente con uno o più soggetti proponenti”.
Quanto alla necessità di rispettare gli obblighi di gara per la realizzazione degli immobili a destinazione terziaria, non può trascurarsi che l’attività edificatoria in questione poteva essere effettuata direttamente dal privato con il sistema del project financing di cui al D.Lgs. n. 163 del 2006, art. 153 c.d. “codice dei contratti pubblici”, ovvero poteva costituire oggetto di vendita di cosa futura, in linea con quanto indicato nel parere dell’Adunanza Generale del Consiglio di Stato n. 2 del 2000, e nella sentenza Sez. U civ., n. 11656 del 12/05/2008. Proprio alla luce di questa prospettiva, e cioè del possibile impiego di uno dei due precisati strumenti giuridici, gli incarichi conferiti al S. ed al CA. non potevano dirsi privi di utilità per il privato proprietario delle aree nel momento in cui erano stati affidati.
Quanto alla prevalenza accordata all’interesse privato, in particolare nell’accordo procedimentale del 2008 e nel rilascio dei permessi di costruire, va ricordato, in particolar modo, che il Consorzio aveva già ceduto al Comune aree per più di 220.000 metri quadrati, aveva realizzato già due opere di urbanizzazione primaria e ne stava realizzando altre, e che il rilascio dei titoli edificatori era un atto dovuto in forza della Convenzione del 2005; inoltre, questa Convenzione, rispetto a quella del 2000, poneva a carico del privato l’obbligo di cedere una maggiore quantità di metri quadri al Comune per realizzare le opere di urbanizzazione (o per altre ragioni). L’impegno previsto per il Consorzio nell’accordo procedimentale del 2008 – di “portare a termine i lavori di edificazione delle U.I. (unità immobiliari) “R” e “S” in conformità alla adottanda variante al PUE (…) a condizione che venga adottata entro il 30/11/2008 e approvata entro il 31/03/2009″, ovvero, in assenza di tale variante, in linea con la disciplina vigente – non è un anomalo vantaggio per il privato, perchè ciò anzi implicava per quest’ultimo l’onere di rispettare sia le prescrizioni esistenti al momento del rilascio dei permessi di costruire, sia le prescrizioni successivamente adottate, pur essendo già titolare di un diritto all’emanazione dei titoli abilitativi secondo la Convenzione del 2005.
6.4. Nel quarto motivo, il ricorrente lamenta mancanza, contraddittorietà o manifesta illogicità di motivazione in relazione alla interpretazione delle conversazioni telefoniche intercettate e travisamento della prova.
Si deduce, precisamente, l’esistenza di un insanabile vizio logico perchè la sentenza impugnata, da un lato, indica l’affidamento degli incarichi al S. ed al CA. come il prezzo della corruzione corrisposta al B., e, poi, dall’altro, non tiene conto della circostanza, evidenziata anche nella motivazione della sentenza di primo grado, e nelle conversazioni telefoniche intercettate da questa richiamate, che proprio il CA. si lamenta con il S. del comportamento del B., che non rilascia le concessioni per gli edifici di Provincia Regione e gli impedisce così di poter pretendere la corresponsione dell’onorario dalle società del gruppo L. (si cita, in particolare, la conversazione del 18 luglio 2008, n. 12485).
7. Nel ricorso presentato dagli avvocati Parenti e De Luca nell’interesse del C. sono articolati sette motivi.
7.1. Nel primo motivo, il ricorrente lamenta mancanza e manifesta illogicità della motivazione, per mancato raffronto con le opposte argomentazioni svolte dal giudice di primo grado, in punto di sussistenza del reato di corruzione impropria ex art. 318 c.p..
7.2. Nel secondo motivo, il ricorrente lamenta manifesta illogicità della motivazione, per travisamento della prova, in punto di ritenuta condotta lobbistica e di fiancheggiamento di C. a favore di (OMISSIS).
Si deduce che l’attività lobbistica in favore del gruppo L. presso l’allora (OMISSIS) della Provincia di (OMISSIS) risulta smentita proprio dalle dichiarazioni rese a dibattimento da quest’ultimo, e riportate nella sentenza di primo grado, secondo cui egli non aveva mai parlato con il C. di “questioni legate all’urbanistica”. Inoltre, la conversazione telefonica del 20 settembre 2008, n. 5461, intercorsa tra il C. ed il R., e relativa alla richiesta dell’opinione del gruppo L. sulla allocazione dello stadio nell’area destinata a parco pubblico nell’area (OMISSIS), è stata oggetto di travisamento perchè non riportata nella sentenza di appello nè nella sua integrità, nè correttamente: il tenore del dialogo evidenzia che il contatto non avvenne per compiacere i desideri delle imprese legate al manager, e quindi nell’ambito di una logica di “scambio”, ma “solo per una curiosità” del C..
7.3. Nel terzo motivo, il ricorrente lamenta manifesta illogicità della motivazione, per travisamento della prova, in punto di indebiti vantaggi economici che il C. avrebbe conseguito dal gruppo L. per il compimento della sua attività di (OMISSIS).
Si premette che i vantaggi addebitati sono la gratifica economica al figlio del C., la concessione in locazione di un appartamento a condizioni di favore ad una persona segnalata dal C., la sponsorizzazione del nuovo Regolamento di Polizia Municipale di (OMISSIS). Si osserva, però, che gli stessi andavano valutati alla luce del complessivo materiale istruttorio. Quanto alla gratifica economica, consistita nell’erogazione una tantum di 2.500,00 Euro, la sentenza impugnata ha omesso di considerare le dichiarazioni del capo del personale (OMISSIS), il quale ha precisato che il figlio del C. era stato assunto, come migliaia di altri dipendenti, a chiamata diretta, era stato inquadrato nel livello più basso ed era progredito per essersi impegnato nel lavoro, e, soprattutto, aveva percepito la gratifica unitamente “a centinaia di persone”, per una decisione di “politica retributiva dell’azienda”. Quanto alla locazione dell’appartamento a condizioni di favore, la sentenza impugnata ha omesso di considerare che, sui 24 appartamenti affittati nell’immobile interessato, solo 11 sono affittati ad un canone doppio di quello corrisposto dalla persona indicata dal C., mentre altri 5 appartamenti sono locati ad un prezzo inferiore, e 4 appartamenti sono sfitti; inoltre, la sentenza di primo grado aveva motivatamente escluso che il canone corrisposto fosse di favore. Quanto alla sponsorizzazione, consistita nell’erogazione di 30.000,00 Euro per finanziare la distribuzione del nuovo Regolamento di Polizia Municipale di (OMISSIS), la sentenza impugnata ha omesso completamente di considerare il contenuto della deposizione del teste Ma.Pa., funzionario della Polizia Municipale di (OMISSIS), dalla quale si evince che l’importo fu erogato, con procedura documentata, dalla (OMISSIS) all’agenzia incaricata della distribuzione del testo normativo.
7.4. Nel quarto motivo, il ricorrente lamenta falsa applicazione della legge penale e difetto di motivazione, per difetto di motivazione rafforzata, attesa la riforma della sentenza assolutoria di primo grado.
7.5. Nel quinto motivo, il ricorrente lamenta falsa applicazione di norme comunitarie e dell’art. 6 della CEDU, per la mancata rinnovazione dell’istruttoria.
Si deduce che la condanna per il reato di violenza privata in danno di Ba.Ma., nonostante l’assoluzione in primo grado, è basata sulla mera rivalutazione delle dichiarazioni rese dal medesimo Ba. nell’incidente probatorio: il Tribunale, nel valutare la medesima deposizione, l’aveva ritenuta, in particolare, “per nulla genuina” e comunque necessitante di riscontri esterni, in quanto resa da persona sentita ai sensi dell’art. 210 c.p.p..
7.6. Nel sesto motivo, il ricorrente lamenta falsa applicazione della legge penale nonchè illogicità, mancanza e contraddittorietà della motivazione.
Si deduce che la sentenza impugnata: a) riferisce di un’attività di pressione del C. nei confronti di una pluralità di soggetti pubblici e privati, sebbene il capo di imputazione non facesse riferimento a pressioni in danno di più soggetti; b) non considera la motivazione della sentenza di primo grado, che aveva spiegato il trasferimento interno della Innocenti come un gesto di solidarietà politica del Ba. verso il C.; c) è generica quando indica le ragioni che dovrebbero attribuire alla richiesta del C. di spostare la I. il significato di una minaccia in danno degli interessi economici del Ba..
7.7. Nel settimo motivo, il ricorrente lamenta violazione di legge, falsa applicazione della legge penale nonchè illogicità della motivazione.
Si deduce che la sentenza impugnata non ha individuato il comportamento idoneo ad incutere timore nel Ba.. Ciò nonostante le diverse conclusioni della sentenza di primo grado, il ruolo marginale della I., e, soprattutto, l’assenza di significativi rapporti economici tra la ditta del Ba. ed il Comune di (OMISSIS).
8. Nel ricorso presentato dall’avvocato Valignani nell’interesse del F. è articolato un unico motivo, nel quale si lamenta violazione della legge penale, e precisamente dell’art. 646 c.p..
Si premette che il fatto dell’avvenuto pagamento dei sondaggi preelettorali in favore del C. da parte delle società facenti capo al F. è “pacifico”. Si deduce, però, che il reato contestato non sussiste quando, come nel caso di specie, i soci decidono di destinare parte delle disponibilità a fini extra-sociali, e non sussiste alcuno stato di insolvenza. In questo senso, favorevole al F., del resto, si era già espresso il Tribunale.
9. Nelle date del 19 aprile 2016 e del 20 aprile 2016, hanno depositato memoria e motivi nuovi gli avvocati Diddi e Lucibello per il B., nonchè memoria gli avvocati Villata e Tizzoni per il L.. Nell’interesse del B. si deduce, in primo luogo, mancanza contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione, travisamento degli atti e dei fatti del processo, nonchè esercizio da parte del giudice di una potestà riservata dalla legge ad organi amministrativi, e, in secondo luogo, l’intervenuta prescrizione, anche volendo considerare la promessa di incarichi in favore dei (OMISSIS) ed il rilascio dei permessi di costruire, posto che l’ultimo dei provvedimenti abilitativi è datato 6 agosto 2008. Nell’interesse di L., si ripercorrono gli argomenti svolti nei motivi di ricorso.
dazione-di-denaro