Source: http://www.unitel.it/index.php?option=com_content&view=article&id=2821:indennita-di-turno-e-festivita-infrasettimanali-nessun-un-dubbio-da-dipanare&catid=132:pubblico-impiego&Itemid=159
Timestamp: 2018-02-20 21:30:44+00:00
Document Index: 19889755

Matched Legal Cases: ['art. 22', 'art. 22', 'art. 13', 'art. 22', 'art.52', 'art.52', 'art.52', 'sentenza ', 'art. 13', 'art. 24', 'art. 13', 'art. 17', 'art. 13', 'art. 17', 'art. 52', 'art. 22', 'art. 36']

Indennità di turno e festività infrasettimanali: nessun un dubbio da dipanare
Home Articoli Pubblico impiego Indennità di turno e festività infrasettimanali: nessun un dubbio da dipanare
R. Nobile (La Gazzetta degli Enti Locali 24/9/2010)
L’orario di lavoro può essere articolato in turni. Ciò accade quando l’orario di servizio si estende a rotazione oltre il debito orario giornaliero del singolo dipendente. Dunque l’ente locale può decidere di prevedere la turnazione delle prestazioni dedotte in obbligazione: in particolare quando funzionale alle esigenze intrinseche alla propria mission istituzionale. Ossia quando ritenuto organizzativamente necessario per assicurare il miglior soddisfacimento delle esigenze dell’utenza del servizio.
L’articolazione dell’orario di lavoro in turni è quindi un atto di organizzazione che ha diretta incidenza sul tempo lavorativo. “Prevedere la turnazione della prestazione lavorativa” rimanda all’autonomia organizzativa del singolo ente locale ed è esercizio di una specifica potestà datoriale che non ammette forme di contaminazione: di qui l’assoluta irrilevanza dei relazioni sindacali a contenuto negoziale. Come dire: nella determinazione della turnazione della prestazione lavorativa non v’è contrattazione con i sindacati.
Quanto ai contenuti, non ogni differente collocazione nel tempo dei termini della prestazione lavorativa determina una sua turnazione. La quale v’è solo quando si è in presenza di un’effettiva rotazione fra i dipendenti della modalità temporale entro la quale la prestazione lavorativa viene resa al datore di lavoro. Sul punto, la contrattazione collettiva nazionale di comparto non si presta ad equivoci. Per l’art. 22, comma 1, del C.c.n.l. 14.9.2000, infatti, “il turno consiste in un`effettiva rotazione del personale in prestabilite articolazioni giornaliere”.
In materia di turnazione della prestazione lavorativa si pone un delicato problema applicativo. Il quale è determinato dalla circostanza che il lavoratore turnista ha diritto al riposo settimanale, che ben può coincidere con una festività infrasettimanale. In questo caso è stata adombrata l’opinione del tutto errata che egli possa cumulare l’indennità di turno con la remunerazione del lavoro prestato in un giorno infrasettimanale nel quale cade una festività a calendario.
Qui di séguito l’analisi della relativa fattispecie e la dimostrazione della sua inconsistenza logico-giuridica.
2. I contenuti della contraddizione
Prima di affrontare i termini della questione è bene ripercorrere i contenuti della contrattazione collettiva nazionale di comparto. La quale è in tutto e per tutto simile, per non dire sostanzialmente identica, alla disciplina dell’istituto prima della depubblicizzazione del rapporto di lavoro alle dipendenze della pubblica amministrazione.
Della turnazione della prestazione lavorativa si occupa l’art. 22 del C.c.n.l. 14.9.2000. Il quale la definisce in termini inequivoci. La disciplina dell’istituto è fornita dai commi 2, 3 e 4 della norma: “le prestazioni lavorative svolte in turnazione, ai fini della corresponsione della relativa indennità, devono essere distribuite nell`arco del mese in modo tale da far risultare una distribuzione equilibrata e avvicendata dei turni effettuati in orario antimeridiano, pomeridiano e, se previsto, notturno, in relazione alla articolazione adottata nell`ente. I turni diurni, antimeridiani e pomeridiani, possono essere attuati in strutture operative che prevedano un orario di servizio giornaliero di almeno 10 ore. I turni notturni non possono essere superiori a 10 nel mese, facendo comunque salve le eventuali esigenze eccezionali o quelle derivanti da calamità o eventi naturali. Per turno notturno si intende il periodo lavorativo ricompreso tra le 22 e le 6 del mattino”. Essa ricalca nella sostanza quanto a suo tempo previsto dall’art. 13, commi 1, 2, 3, 4, 5, 6 e 7, del d.P.R. 13.5.1987, n. 268 nel testo coordinato con il d.P.R. 17.9.1987, n. 494 e non presenta elementi significativi che se ne discostano.
In ragione della caratterizzazione ciclica ed a rotazione della collocazione della prestazione lavorativa nel tempo, la turnazione è indennizzata dalla contrattazione collettiva nazionale di comparto. Se ne occupa l’art. 22, commi 5 e 6, del C.c.n.l. 14.9.2000: “al personale turnista è corrisposta una indennità che compensa interamente il disagio derivante dalla particolare articolazione dell`orario di lavoro i cui valori sono stabiliti come segue: - turno diurno antimeridiano e pomeridiano (tra le 6 e le 22.00): maggiorazione oraria del 10% della retribuzione di cui all`art.52, comma 2, lett. c); - turno notturno o festivo: maggiorazione oraria del 30% della retribuzione di cui all`art.52, comma 2, lett. c); - turno festivo notturno: maggiorazione oraria del 50% della retribuzione di cui all`art.52, comma 2, lett. c). L`indennità di cui al comma 5 è corrisposta solo per i periodi di effettiva prestazione di servizio in turno”.
Dalla piana lettura della disposizione si ricavano non meno di due corollarî.
Il primo: l’indennità di turno è una specificazione ratione materiae della piú generale indennità di disagio. Dalla quale si differenzia in termini di genere a specie ed in quanto prequantificata dalla contrattazione collettiva nazionale di comparto. Di qui un’ulteriore conseguenza: le due indennità non sono fra loro cumulabili e l’ente locale che prevedesse il cumulo in sede di contrattazione collettiva decentrata integrativa sulla destinazione del fondo annuale di produttività ex artt. 15 e 17 del C.c.n.l. 1.4.1999 determinerebbe danno erariale risarcibile.
Il secondo: l’indennità di turno “compensa interamente il disagio derivante dalla particolare articolazione dell`orario di lavoro”. Ciò significa che l’attribuzione dell’indennità di turno non ammette la sovrapposizione non solo con altre indennità, ma anche con altre forme di remunerazione.
Ciò si verifica puntualmente proprio quando la prestazione lavorativa del dipendente il cui orario di lavoro è articolato in turni viene resa in un giorno festivo infrasettimanale piuttosto che nel giorno domenicale. Il perché è presto detto: la festività a calendario è per il lavoratore turnista una comune giornata lavorativa: proprio come lo sono i primi sei giorni della settimana.
Qualche chiosatore sprovveduto ha pensato di argomentare altrimenti, pur a fronte dell’indirizzo interpretativo-applicativo da sempre enunciato non solo dall’Aran, ma anche dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della funzione pubblica. Le citazioni in proposito si sprecano: per tutte, è bastante fare riferimento ai pareri Aran 900-22H, 900-22H2 e, sia pure indirettamente, 900-24H1.
Ma i novelli Bartolo da Sassoferrato hanno cercato conforto nella giurisprudenza, citandola a sproposito. Proprio come è accaduto evocando la sentenza della Corte di Cassazione a sezione unite 17.4.2007, n. 9097. La quale col caso di specie non c’entra un’acca.
L’importante pronuncia, piuttosto, si occupa della differente fattispecie in cui il lavoratore turnista sia chiamato per ragioni di servizio a rendere la propria prestazione lavorativa anche e proprio nel giorno del suo riposo settimanale, poco importa se festivo a calendario. Qui il giudice delle leggi si limita a dire solo quel che gli è lecito sentenziare. Ossia che al lavoratore compete la remunerazione della relativa prestazione lavorativa aggiuntiva, la quale non può certo essere assorbita dalla corresponsione dell’indenità di turno. Rifacendosi all’art. 13 del d.P.R. 13.5.1987, n. 268 nel testo coordinato con il d.P.R. 17.9.1987, n. 494 – in tutto simile all’attuale art. 24 del C.c.n.l. 14.9.2000, la Corte di cassazione ha sottolineato la correttezza di ritenere che “il trattamento retributivo di cui al d.P.R. n. 268 del 1987, art. 13 possa essere cumulato per i turnisti, a quello previsto dal successivo art. 17 (che disciplina le ipotesi in cui sussiste il diritto ad un “riposo compensativo”) e, in aggiunta o in caso di mancata fruizione di quest’ultimo, la corresponsione di un emolumento economico; per cui, nel caso di attività prestata in un giorno festivo infrasettimanale, il diritto al compenso di cui all’art. 13 previsto per il lavoro in turni non esclude che, in ipotesi di mancata fruizione del riposo compensativo, venga erogato il compenso appositamente previsto per tale diverso titolo dall’art. 17, nella misura prevista, per il lavoro straordinario festivo (comma 2). Con la conclusione […] che una cosa è compensare il maggior disagio per il lavoro prestato in turni, altra è prevedere un compenso per il caso in cui, nell’ambito di tale prestazione, si determini altresì la mancata fruizione del riposo compensativo”.
La situazione tratteggiata nella vigenza degli artt. 13 e 17 del d.P.R. 13.5.1987, n. 268 nel testo coordinato con il d.P.R. 17.9.1987, n. 494 è del tutto identica a quella enucleata dagli artt. 22 e 24, commi 1, 2, 3 e 4, del C.c.n.l. 14.9.2000, per i quali “al personale turnista è corrisposta una indennità che compensa interamente il disagio derivante dalla particolare articolazione dell`orario di lavoro” e “al dipendente che per particolari esigenze di servizio non usufruisce del giorno di riposo settimanale deve essere corrisposta la retribuzione giornaliera di cui all`art. 52, comma 2, lett. b), maggiorata del 50%, con diritto al riposo compensativo da fruire di regola entro 15 giorni e comunque non oltre il bimestre successivo. L`attività prestata in giorno festivo infrasettimanale dà titolo, a richiesta del dipendente, a equivalente riposo compensativo o alla corresponsione del compenso per lavoro straordinario con la maggiorazione prevista per il lavoro straordinario festivo. L`attività prestata in giorno feriale non lavorativo, a seguito di articolazione di lavoro su cinque giorni, dà titolo, a richiesta del dipendente, a equivalente riposo compensativo o alla corresponsione del compenso per lavoro straordinario non festivo. La maggiorazione di cui al comma 1 è cumulabile con altro trattamento accessorio collegato alla prestazione”.
Nessuna remunerazione aggiuntiva spetta al dipendente turnista quando la prestazione lavorativa è resa in un giorno festivo, sia esso la domenica piuttosto che una festività infrasettimanale “a calendario”. La tesi è fondata per tabulas sull’esclusività dell’indennità di disagio nei termini previsti dall’art. 22, comma 1, del C.c.n.l. 14.9.2000. Da remunerare, per contro, è la sua prestazione lavorativa quando resa per motivi di servizio nel giorno in cui cade il riposo compensativo a séguito dell’andamento della turnazione.
A ben vedere, le relative fattispecie sono autonome e rispondono a ratio differenti. Che, nel primo caso, determinano la remunerazione onnicomprensiva di una particolare forma di disagio, mentre nel secondo inverano il principio della proporzionalità della retribuzione al contenuto della prestazione resa ex art. 36 Cost.
Ed ora la conclusione: dinanzi a tanta chiarezza, perché tanto rumore per nulla?