Source: http://tribunalesorveglianza.potenza.it/comefare.aspx?id_ufficio_giudiziario=1523&cfp_id_scheda=1803
Timestamp: 2018-06-18 20:55:51+00:00
Document Index: 60437194

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 176', 'art 47', 'art. 47', 'art 47', 'art. 656', 'sentenza ', 'art. 58']

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Le misure alternative alla detenzione consentono al soggetto che ha subito una condanna di scontare, in tutto o in parte, la pena detentiva fuori dal carcere. In questo modo si cerca di facilitare il reinserimento del condannato nella società civile sottraendolo all'ambiente carcerario. Le misure alternative alla detenzione, regolate dagli artt. 47-52 della legge 354/1975 sull’ordinamento penitenziario, si applicano esclusivamente ai detenuti definitivi (cioè con sentenza non più impugnabile) e sono principalmente: l'affidamento in prova al servizio sociale, la detenzione domiciliare, la semilibertà. Per ciascuna delle voci in grassetto, si rimanda alle spiegazioni del “glossario”, principalmente per le condizioni di ammissibilità ed in particolare, per il "residuo pena" necessario per poterne beneficiare. Alla voce tossicodipendenza del “glossario” sono indicate le condizioni di ammissibilità previste per chi intenda sostenere un programma terapeutico, concordato con una unità sociale socio-sanitaria, contro l’abuso patologico di sostanze stupefacenti o bevande alcooliche.
Oltre a queste misure alternative alla detenzione, sono previste anche la liberazione condizionale (art. 176 c.p.) e, per i cittadini di uno stato non appartenente all’Unione europea irregolarmente presenti in Italia, condannati o detenuti, l’espulsione dal territorio italiano come sanzione sostitutiva o alternativa alla detenzione: ad esse sono dedicate altre, specifiche parti di questo sito, nel “glossario” e nella sezione “come presentare le istanze”.
Rientra nelle misure alternative anche la detenzione domiciliare concessa ai condannati con pena detentiva (anche residua) non superiore a diciotto mesi mesi, come previsto dalla legge 26 novembre 2010, n. 199 e succ. modifiche, “Disposizioni relative all’esecuzione presso il domicilio delle pene detentive non superiori a un anno”. Per tale legge, si veda l’apposito “come presentare le istanze: detenzione domiciliare, legge 199/2010” in questa sezione del sito.
La concessione di una misura alternativa deve essere chiesta al Tribunale o al Magistrato di Sorveglianza, secondo i criteri di ammissibilità propri di ciascuna misura. I detenuti che hanno beneficiato di permessi premio, senza trasgredire le prescrizioni, durante la permanenza in carcere, hanno maggiore probabilità che sia loro concessa una misura alternativa.
Nel caso il prolungarsi della permanenza in carcere possa costituire un grave pregiudizio il detenuto è possibile chiedere l’applicazione provvisoria della detenzione domiciliare art 47 ter co. 1 quater o.p. e dell’affidamento in prova al servizio sociale (art. 47, comma 4 ordinamento penitenziario). L’istanza va indirizzata al Magistrato di Sorveglianza competente per il territorio dove si trova il carcere, il quale concederà o meno la misura alternativa in via provvisoria valutando la presenza del “grave pregiudizio”, la sussistenza dei presupposti per l'ammissione all'affidamento in prova e l’assenza di pericolo di fuga. Gli atti verranno immediatamente passati al Tribunale di Sorveglianza che prenderà la decisione definitiva entro quarantacinque giorni. Le istanze di concessione di misure alterative in via provvisoria per casi in cui la permanenza in carcere non costituisca “grave pregiudizio”, sono ritenute inammissibili.
Possono beneficiare di una misura alternativa anche persone non detenute, cioè coloro i quali, al momento della condanna a una pena non superiore a tre anni di reclusione o a quattro anni di reclusione (art 47 ter co. 1 ord. Pen.) o a sei anni, se si tratta di soggetto dipendente da alcool o droga, siano in stato di libertà: il pubblico ministero, come prevede l’art. 656 del codice di procedura penale, sospende l’esecuzione della sentenza per trenta giorni, entro i quali l’interessato (o il difensore) potrà presentare istanza di concessione di una misura alternativa. L’istanza va indirizzata al pubblico ministero, il quale la trasmetterà al Tribunale di Sorveglianza che deciderà entro quarantacinque giorni.
Verificate le condizioni di ammissibilità, la concessione di una misura alternativa è decisa dal Magistrato (in via provvisoria) o dal Tribunale sia sulla base delle valutazioni relative all’interessato (per esempio la cosiddetta “residua pericolosità sociale”, il comportamento in carcere, eventuali collegamenti con la criminalità organizzata) sia sulla base di presupposti oggettivi. Per esempio, per ottenere l’affidamento in prova ai servizi sociali è generalmente opportuno avere un posto di lavoro, documentandolo con una dichiarazione del futuro datore di lavoro, e un’abitazione, documentandolo con una dichiarazione di disponibilità all’ospitalità da parte dei familiari. Per la detenzione domiciliare può bastare l’abitazione. La semilibertà può essere concessa se vi è un lavoro o un’altra occupazione (per esempio, la documentata frequenza di corsi di istruzione) ma non sussistono i requisiti per la concessione dell’affidamento in prova o della detenzione domiciliare. In tal caso, può essere concessa anche se nell’istanza per l’ammissione alle misure alternative non era stata esplicitamente richiesta.
Se la misura alternativa è chiesta da persone tossicodipendenti o alcooldipendenti, è necessaria la certificazione rilasciata dai Sert delle ASL dello stato di tossicodipendenza o alcool dipendenza (la quale deve includere anche l’indicazione delle modalità seguite per porre la diagnosi) e la presenza di un idoneo programma terapeutico, approvato dai Sert delle ASL. Ulteriore documentazione occorrerà nel caso si intenda seguire un programma di disintossicazione residenziale, presso una comunità terapeutica.
Data la varietà di criteri, possibilità e condizioni, per la redazione di un’istanza di concessione di misura alternativa – e per l’approfondimento sulla “strategia” di richiesta da adottare, le motivazioni da indicare e la documentazione da produrre – è forse preferibile consultare un avvocato. Sono stati comunque predisposti, come indicazione per così dire “di base”, due fac-simile di istanza (vedi sotto): uno per chiedere la concessione delle misure alternative e un altro per chiedere la concessione provvisoria delle misure alternative.
Merita ricordare che il Tribunale di Sorveglianza può concedere una misura alternativa diversa da quelle chieste nell’istanza presentata dall’interessato.
Nel caso l’istanza di concessione di misura alternativa non sia accolta, si da inizio o si riprende l’esecuzione della pena in regime carcerario. Nel caso l’affidato in prova, il detenuto domiciliare o il semilibero violino le prescrizioni assegnate, la misura alternativa può essere sospesa o revocata e l’interessato dovrà scontare la pena in carcere senza poter richiedere, prima che siano trascorsi tre anni, la concessione di altre misure alternative, di permessi-premio, di attività lavorativa all’esterno dell’istituto penitenziario (art. 58 quater legge 354/1975).