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Timestamp: 2019-02-22 15:32:21+00:00
Document Index: 13591698

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2935', 'art. 2935', 'art. 117', 'art. 6', 'art. 1', 'art. 2935', 'art. 2935', 'art. 6', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 214', 'sentenza ', 'art. 1832', 'art. 50']

Cassazione I sez. civile ordinanza n. 28819/2017, depositata il 30 novembre 2017: confermato il principio del "saldo zero" | STUDIO VAIRO & PARTNERS
Cassazione I sez. civile ordinanza n. 28819/2017, depositata il 30 novembre 2017: confermato il principio del "saldo zero"
Ammissibile il ricalcolo del saldo del conto corrente anche prima della sua chiusura: si possono così eliminare gli effetti dell’anatocismo e dell’illegittima applicazione della commissione di massimo scoperto
BANCO — S.P.A., rappresentato dall’Avv. RR , in virtù
di procura speciale per notaio del 26/09/2012, rep. n. 3976, rappresentato e difeso dall’Avv. ……………., con domicilio eletto in ………………..; ricorrente
GA , rappresentata e difesa dagli Avv. …………………………., con domicilio in Roma, ………………., presso la Cancelleria centrale della Corte di Cassazione;
avverso la sentenza della Corte d’appello di Lecce n. 904/15 depositata il 12 novembre 2015. Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 31 maggio 2017 dal Consigliere ………………..
1. AG, titolare di un conto corrente presso la filiale di …………… | S.p.a., convenne in giudizio la Banca per sentir dichiarare la nullità della clausola contrattuale che rinviava agli usi per la determinazione del tasso d’interesse e di quella che prevedeva la capitalizzazione trimestrale degli interessi passivi, nonché l’illegittimità dell’applicazione della commissione di massimo scoperto, con la rideterminazione del
saldo del conto e la compensazione delle somme illegittimamente addebitate, ovvero la condanna della convenuta alla restituzione delle stesse.
2. L’impugnazione proposta dalla ……………nei confronti del Banco — S.p.a., in qualità di avente causa della Banca, è stata parzialmente accolta dalla Corte d’Appello di Lecce, che con sentenza del 12 novembre 2015 ha determinato in Euro 103.957,03 il saldo del conto corrente, a favore della correntista, rigettando l’appello incidentale proposto dalla Banca.
Rilevato inoltre che erano stati tempestivamente prodotti in giudizio i soli estratti conto relativi al periodo compreso tra il 1° gennaio 1987 ed il 31 gennaio 2005, mentre quelli
relativi al periodo precedente erano stati tardivamente prodotti dall’appellante, ha ritenuto condivisibile la scelta del c.t.u., che nel procedere al ricalcolo aveva assunto pari a zero il saldo alla data del 1° gennaio 1987: ha considerato infatti inattendibile, in quanto frutto dell’applicazione delle clausole dichiarate illegittime, il saldo risultante dagli estratti conto a quella data, osservando inoltre che incombeva alla Banca, che non l’aveva adempiuto, l’onere di provare la legittimità del proprio credito.
3. Con il terzo motivo, il ricorrente lamenta la violazione dell’art. 2935 cod. civ., osservando che un’interpretazione costituzionalmente orientata di tale disposizione avrebbe imposto di far decorrere la prescrizione dalla data di ciascuna annotazione contabile di cui l’attrice aveva chiesto la rettifica. In subordine, eccepisce l’illegittimità costituzionale dell’art. 2935 cit., in riferimento all’art. 117, primo comma, Cost., sostenendo che, ove interpretato nel senso dell’imprescrittibilità, in costanza di rapporto, del diritto del correntista
all’accertamento del saldo del conto, esso si pone in contrasto la garanzia dell’equo processo e della certezza giuridica, prevista dall’art. 6 della CEDU e dall’art. 1 del Primo Protocollo addizionale alla stessa, impedendo alla banca di confidare nei propri assets, nonostante il tempo trascorso.
4.3. L’esclusione della decorrenza della prescrizione prima della chiusura del conto ed in mancanza di rimesse solutorie non comporta affatto l’imprescrittibilità del diritto del correntista, ma costituisce espressione del principio generale actio nondum nata non praescribitur, consacrato nell’art. 2935 cod. civ. e valevole per tutti i diritti disponibili,
trovando giustificazione, come si è detto, nelle caratteristiche specifiche del conto corrente bancario, che, escludendo l’esigibilità del saldo in pendenza del rapporto, impediscono di ravvisare un pagamento prima della sua estinzione, a meno che il conto non presenti un saldo debitore superiore all’importo del fido accordato al cliente. E’ manifestamente infondata, pertanto, la questione di legittimità costituzionale dell’art. 2935 cod. civ., sollevata peraltro sulla base del richiamo ad alcune sentenze della Corte EDU riguardanti la violazione delle garanzie dell’equo processo e della certezza giuridica previste dall’art. 6 della CEDU e dall’art. 1 del Primo Protocollo addizionale alla stessa, che si riferiscono a fattispecie prive di qualsiasi punto di contatto con quella in esame, in quanto aventi ad oggetto rispettivamente la mancata previsione di limitazioni temporali all’esercizio dell’azione disciplinare nei confronti di un magistrato (sent. 9/01/2013, Volkov c. Ucraina) ed il riconoscimento di un eccessivo margine di arbitrarietà all’autorità procedente ai fini dell’apertura, della chiusura e della riapertura del procedimento di confisca di redditi ingiustificati (sent. 3/03/2015, Dimitrovi c. Bulgaria).
9. Le predette censure, da esaminarsi congiuntamente, in quanto riguardanti profili diversi della medesima questione, sono in parte infondate, in parte inammissibili. Come si evince dalla sentenza impugnata, l’assunzione di un saldo iniziale pari a zero quale base di calcolo per la ricostruzione dell’andamento del conto corrente nel periodo 1° gennaio 1987-31 gennaio 2005, pur avendo avuto luogo in accoglimento di un motivo di gravame specificamente formulato dall’appellante, non ha comportato l’introduzione nel giudizio di un nuovo tema d’indagine, trattandosi di una questione già emersa in primo grado, a seguito della constatazione, compiuta dal c.t.u., della mancata produzione degli estratti conto relativi al periodo precedente, nonché al rilievo della tardiva produzione degli stessi, che, impedendo la rielaborazione contabile dell’intero sviluppo del rapporto, aveva indotto il Tribunale a ritenere non provata la pretesa restitutoria dell’attrice. La mancata contestazione, da parte dell’attrice, del saldo iniziale risultante dagli estratti conto prodotti in primo grado non comportava d’altronde alcuna preclusione in sede di gravame, dal momento che l’onere di contestazione si riferisce soltanto alle allegazioni in fatto della controparte e non anche ai documenti dalla stessa prodotti, rispetto ai quali è configurabile soltanto l’onere dell’eventuale disconoscimento, nei casi e nei modi di cui all’art. 214 cod. proc. civ., o quello di proporre (quando occorra) querela di falso, ferma restando la facoltà delle parti di metterne in discussione in qualsiasi momento la significatività o la valenza probatoria, suscettibile comunque di autonoma valutazione da parte del giudice (cfr. Cass., Sez. IlI, 21/06/2016, n. 12748; Cass., Sez. VI, 6/04/2016, n. 6606).
9.1. Tale valutazione nella specie viene contestata in virtù dell’assunto secondo cui, attraverso la riduzione a zero del saldo iniziale risultante al 1° gennaio 1987, la Corte di merito avrebbe dato per scontata, o comunque presunta, l’avvenuta applicazione delle clausole dichiarate illegittime anche nel periodo precedente, senza che l’attrice, alla quale incombeva il relativo onere, avesse fornito alcun indizio o elemento di prova al riguardo. Senonchè, dall’iter argomentativo svolto nella sentenza impugnata non emerge alcuna traccia del ricorso ad una siffatta presunzione, in quanto la Corte di merito, dopo aver escluso la possibilità di far derivare dall’impossibilità di ricostruire l’andamento del conto nel periodo anteriore al 1° gennaio 1987 «una sorta di sanatoria degli addebiti illegittimi verosimilmente operati dall’Istituto di credito in tale periodo», non ne ha tratto alcuna
conseguenza sul piano logico, avendo rifiutato di considerare provato, sia pure in via indiretta, il maggior credito fatto valere dall’attrice sulla base del predetto assunto, ed avendo evidenziato l’idoneità del c.d. saldo zero a sopperire all’inadempimento degli oneri probatori incombenti alle parti.
L’efficacia di piena prova che il contratto di conto corrente attribuisce alle scritture contabili della banca non può essere infatti estesa agli estratti conto, i quali non possono essere inclusi tra le scritture contabili, costituendo semplici attestazioni delle operazioni annotate in conto e dei movimenti a credito e a debito che ne derivano, la cui sottoposizione ad un’autonoma disciplina, dettata dall’art. 1832 cod. civ. e dall’art. 50 del d.lgs. 1° settembre 1993, n. 385, che ne circoscrivono l’efficacia probatoria a determinate
ipotesi, subordinandola a specifici adempimenti, impediscono di attribuirvi la medesima valenza delle predette scritture.
Così deciso in Roma il 31/05/2017. Il Presidente
DEPOSITATO IN CANCELLERIA Il 30 NOV 2017