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Timestamp: 2020-04-02 00:27:22+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 3079 del 06/02/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3079 del 06/02/2017
Cassazione civile, sez. VI, 06/02/2017, (ud. 24/11/2016, dep.06/02/2017), n. 3079
sul ricorso 4184-2016 proposto da:
D.C.P., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA UGO OJETTI
114, presso lo studio dell’avvocato FRANCESCO ANTONIO CAPUTO,
rappresentata e difesa dagli avvocati SALVATORE TROPEA e VINCENZO
MARADEI, giusta procura in calce al ricorso;
GENERALI ITALIA SPA, (già INA ASSITALIA – ASSICURAZIONI D’ITALIA
SPA), nella qualità di impresa designata per le controversie di
competenza del Fondo Garanzia Vittime della Strada, in persona del
FEDELI, che la rappresenta e difende, giusta procura in calce al
AVIVA ITALIA SPA, D.Z.F., A.G.;
avverso la sentenza n. 1852/2014 della CORTE D’APPELLO di CATANZARO,
depositata il 27/12/2014;
udito l’Avvocato RAFFAELLA SCUTTERI, per delega dell’Avvocato
VINCENZO MARADEI che si riporta agli scritti.
“1. Con sentenza resa in data 27/12/2014, la Corte d’appello di Catanzaro, in parziale riforma della sentenza di primo grado, ha confermato la condanna di D.Z.F., A.G. e della Aviva Italia s.p.a. al risarcimento dei danni subiti da D.C.P. a seguito di un sinistro stradale (coinvolgente, tra gli altri, anche la Generali Italia s.p.a., quale impresa designata per il Fondo di Garanzia per le Vittime della Strada), determinandone l’importo in una misura inferiore a quella liquidata dal primo giudice su istanza della D.C..
2. Avverso la sentenza d’appello ha proposto ricorso per cassazione Patrizia D.C. sulla base di due motivi d’impugnazione.
3. Resiste con controricorso la Generali Italia s.p.a., che ha concluso per la dichiarazione d’inammissibilità, ovvero per il rigetto dell’impugnazione.
6. Con il primo motivo, la ricorrente censura la sentenza impugnata per violazione degli artt. 115 e 116 c.p.c., dell’art. 2054 c.c., nonchè per arbitraria ed erronea interpretazione delle risultanze probatorie (in relazione agli artt. 360 c.p.c., nn. 3 e 5), per avere la corte territoriale erroneamente interpretato l’art. 2054 c.c.atteso che dai dati emersi ad esito dell’istruttoria era emersa l’esatta dinamica del sinistro e del relativo responsabile, con la conseguente impossibilità di procedere all’applicazione della norma richiamata.
Le stesse risultanze probatorie, peraltro, avevano smentito la sussistenza dei presupposti in fatto indicati da entrambi i giudici del merito a fondamento della ritenuta carenza di legittimazione passiva della società designata dal Fondo di Garanzie per le Vittime della Strada, nonchè la sussistenza dei presupposti della ritenuta corresponsabilità della ricorrente nella causazione del sinistro oggetto di esame.
7. Con il secondo motivo, la ricorrente censura la sentenza impugnata per violazione degli artt. 115 e 116 c.p.c., nonchè per arbitraria interpretazione delle risultanze probatorie (in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5), per essersi la corte territoriale immotivatamente discostata dalle conclusioni del consulente tecnico d’ufficio nominato ai fini della quantificazione dell’entità dei danni subiti dalla ricorrente a seguito del sinistro.
8. Entrambi i motivi sono inammissibili.
Con riguardo alle censure dedotte dalla ricorrente sotto il profilo della violazione di legge, osserva il relatore come la D.C. – lungi dal denunciare l’erronea ricognizione, da parte del provvedimento impugnato, della fattispecie astratta recata da una norma di legge – alleghi un’erronea ricognizione, da parte del giudice a quo, della fattispecie concreta a mezzo delle risultanze di causa: operazione che non attiene all’esatta interpretazione della norma di legge, inerendo bensì alla tipica valutazione del giudice di merito, la cui censura è possibile, in sede di legittimità, unicamente sotto l’aspetto del vizio di motivazione (cfr., ex plurimis, Sez. L, Sentenza n. 7394 del 26/03/2010, Rv. 612745; Sez. 5, Sentenza n. 26110 del 30/12/2015, Rv. 638171).
Nel caso di specie, al di là del formale richiamo, contenuto nell’epigrafe del motivo d’impugnazione in esame, al vizio di violazione e falsa applicazione di legge, rubi consistam delle censure sollevate dall’odierna ricorrente deve piuttosto individuarsi nella negata congruità dell’interpretazione fornita dalla corte territoriale del contenuto rappresentativo degli elementi di prova complessivamente acquisiti, nonchè dei fatti di causa ritenuti rilevanti.
Si tratta, come appare manifesto, di argomentazioni critiche con evidenza dirette a censurare una (tipica) erronea ricognizione della fattispecie concreta, di necessità mediata dalla contestata valutazione delle risultanze probatorie di causa; e pertanto di una tipica censura diretta a denunciare il vizio di motivazione in cui sarebbe incorso il provvedimento impugnato.
Ciò posto, i motivi d’impugnazione così formulati devono ritenersi inammissibili, non essendo consentito alla parte censurare come violazione di norma di diritto, e non come vizio di motivazione, un errore in cui si assume che sia incorso il giudice di merito nella ricostruzione dei fatti giuridicamente rilevanti, sui quali la sentenza doveva pronunciarsi (Sez. 3, Sentenza n. 10385 del 18/05/2005, Rv. 581564; Sez. 5, Sentenza n. 9185 del 21/04/2011, Rv. 616892).
9. Quanto invece ai paventati vizi motivazionali denunciati dalla D.C., osserva il relatore come al caso di specie (relativo all’impugnazione di una sentenza pubblicata dopo la data del 11/9/12) trovi applicazione il nuovo testo dell’art. 360 c.p.c., n. 5, (quale risultante dalla formulazione del D.L. n. 83 del 2012, art. 54, comma 1, lett. b), conv., con modif., con la L. n. 134 del 2012), ai sensi del quale la sentenza è impugnabile con ricorso per cassazione “per omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti”.
Dovendo dunque ritenersi definitivamente confermato il principio, già del tutto consolidato, secondo cui non è consentito richiamare la corte di legittimità al riesame del merito della causa, le odierne doglianze della ricorrente devono ritenersi inammissibili, siccome dirette a censurare, non già l’omissione rilevante ai fini dell’art. 360, n. 5 cit., bensì la congruità del complessivo risultato della valutazione operata nella sentenza impugnata con riguardo all’intero materiale probatorio, che, viceversa, il giudice a quo risulta aver elaborato in modo completo ed esauriente, sulla scorta di un discorso giustificativo dotato di adeguata coerenza logica e linearità argomentativa, senza incorrere in alcuno dei gravi vizi d’indole logico-giuridica unicamente rilevanti in questa sede.
10. Si ritiene, pertanto, che il ricorso vada trattato in camera di consiglio per essere dichiarato inammissibile”;
4. Il ricorso dev’essere pertanto dichiarato inammissibile, con la conseguente condanna della ricorrente al rimborso, in favore della controricorrente, delle spese di legittimità, secondo la liquidazione di cui al dispositivo.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al rimborso, in favore della controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, liquidate in Euro 5.200,00, di cui Euro 200,00, per spese, oltre agli accessori come per legge.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile -3, il 24 novembre 2016.