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Timestamp: 2020-08-11 13:39:19+00:00
Document Index: 148789323

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2697', 'art. 380', 'art. 384']

Sentenza Cassazione Civile n. 7796 del 05/04/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7796 del 05/04/2011
Cassazione civile sez. I, 05/04/2011, (ud. 05/10/2010, dep. 05/04/2011), n.7796
D.N.A., elettivamente domiciliato in Roma, via
Chisimaio 42, presso l’avv. Alessandro Ferrara, rappresentato e
difeso dall’avv. Ferrara Silvio per procura in atti;
avverso il decreto della Corte d’appello di Napoli in data 13
febbraio 2008, nella causa iscritta al n. 3098/2007 R.G.V.G.;
data 5 ottobre 2010 dal relatore, cons. Dott. Stefano Schiro’;
1. D.N.A. ha proposto ricorso per cassazione con quattro motivi avverso il decreto della Corte di appello di Napoli in data 13 febbraio 2008 in materia di equa riparazione della L. n. 89 del 2001, ex art. 2;
infatti, in caso di violazione del termine di durata ragionevole del processo, il diritto all’equa riparazione di cui alla L. n. 89 del 2001, art. 2 spetta a tutte le parti del processo, indipendentemente dal fatto che esse siano risultate vittoriose o soccombenti e dalla consistenza economica ed importanza del giudizio, a meno che l’esito del processo presupposto non abbia un indiretto riflesso sull’identificazione, o sulla misura, del pregiudizio morale sofferto dalla parte in conseguenza dell’eccessiva durata della causa, come quando il soccombente abbia promosso una lite temeraria, o abbia artatamente resistito in giudizio al solo fine di perseguire proprio il perfezionamento della fattispecie di cui al richiamato art. 2, o comunque risulti la piena consapevolezza – incompatibile con l’ansia connessa all’incertezza sull’esito del processo – dell’infondatezza delle proprie istanze o della loro inammissibilita’. Tuttavia, dell’esistenza di ciascuna di queste situazioni, costituenti abuso del processo e percio’ comportanti altrettante deroghe alla regola posta dalla norma, secondo il generale principio dell’art. 2697 cod. civ., deve dare prova la parte che la eccepisce per negare la sussistenza dell’indicato pregiudizio, dovendo altrimenti ritenersi che esso si verifica di regola come conseguenza della violazione stessa e non abbisogna di essere provato sia pure attraverso elementi presuntivi (Cass. 2006/7139);
4. appare assorbito il quarto motivo di censura, con il quale il ricorrente lamenta omessa o insufficiente motivazione sul punto della ritenuta decisivita’ e fondatezza del suo comportamento asseritamente inerte;
B) osservato che il Ministero ha depositato memoria ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c. e che, a seguito della discussione sul ricorso tenuta nella camera, di consiglio, il collegio ha condiviso le considerazioni esposte nella relazione, non inficiate dalle argomentazioni difensive svolte nella menzionata memoria, la quale non fornisce elementi di giudizio che non siano gia’ stati valutati nella relazione in atti;
che, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa puo’ essere decisa nel merito, ai sensi dell’art. 384 c.p.c., comma 2; che, in particolare, va determinata in sedici anni la durata complessiva del giudizio presupposto – protrattosi davanti al TAR Campania dal 28 gennaio 1992 e non ancora deciso l’I febbraio 2008 (data della camera di consiglio della Corte d’appello di Napoli nella quale e’ stata assunta la decisione in questa sede impugnata) – notevolmente superiore al termine ragionevole di durata del giudizio di primo grado fissato in tre anni alla stregua dei parametri fissati dalla giurisprudenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo e di questa Corte;
che, in ordine al parametro per indennizzare la parte del danno non patrimoniale subito nel processo presupposto, va considerato che la CEDU, in due recenti decisioni (Volta et autres c. Italia, del 16 marzo 2010; Falco et autres c. Italia, del 6 aprile 2010) ha ritenuto che potessero essere liquidate, a titolo di indennizzo per il danno non patrimoniale da eccessiva durata del processo, in relazione ai singoli casi e alle loro peculiarita’, somme complessive d’importo notevolmente inferiore a quella di mille Euro annue normalmente liquidata, con valutazioni del danno non patrimoniale che consentono al giudice italiano di procedere, in relazione alle particolarita’ della fattispecie, a valutazioni piu’ riduttive rispetto a quelle in precedenza ritenute congrue (v. Cass. 2010/14753; 2010/15130);
che nel caso di specie, considerati i margini di valutazione equitativa adottabili in conformita’ dei criteri ricavabili dalla sopra menzionata giurisprudenza della CEDU e valutate le specificita’ del caso in relazione al protrarsi della procedura dinanzi al TAR Campania oltre i limiti ragionevoli di durata, e in particolare la natura assolutamente aleatoria della pretesa azionata, al ricorrente va liquidata in via equitativa, per danno non patrimoniale, la somma di Euro 8.000,00 con gli interessi legali dalla domanda, al cui pagamento deve essere condannato il Ministero dell’Economia e delle Finanze soccombente;
B1) considerato che le spese del giudizio di merito e quelle del giudizio di cassazione seguono la soccombenza e vanno liquidate come in dispositivo, in base alle tariffe professionali previste dall’ordinamento italiano con riferimento al giudizio di natura contenziosa (Cass. 2008/23397; 2008/25352), con distrazione delle stesse in favore del difensore del ricorrente, avv. Silvio Ferrara, dichiaratosi antistatario.
LA CORTE accoglie i primi tre motivi, assorbito il quarto. Cassa il decreto impugnato in ordine alle censure accolte e, decidendo nel merito, condanna il Ministero dell’Economia e delle Finanze al pagamento in favore del ricorrente della somma di Euro 8.000,00, oltre agli interessi legali a decorrere dalla domanda.
Condanna inoltre il Ministero dell’Economia e delle Finanze al pagamento in favore del ricorrente delle spese del giudizio di merito, che si liquidano in Euro 1.140,00, di cui Euro 600,00 per competenze ed Euro 50,00 per esborsi, oltre a spese generali e accessori di legge, nonche’ di quelle del giudizio di cassazione, che si liquidano in Euro 965,00 di cui Euro 865,00 per onorari, oltre a spese generali e accessori di legge, con distrazione, per le spese di entrambi i giudizi, in favore del difensore del ricorrente, avv. Silvio Ferrara, dichiaratosi antistatario.