Source: https://it.scribd.com/document/254958447/Statuto-Azione-Cattolica
Timestamp: 2019-09-17 12:22:40+00:00
Document Index: 21113270

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 6', 'art. 21', 'art. 27', 'art. 19', 'art. 12', 'art. 10', 'art. 22', 'art. 12', 'art. 22', 'art. 26', 'art. 26', 'art. 27', 'art. 19', 'art. 26', 'art.19', 'art. 27', 'art.\n10', 'art. 10', 'art. 19', 'art. 30', 'art. 30', 'art. 22', 'art. 31', 'art. 38', 'art. 30', 'art. 23', 'art. 38', 'art. 37', 'art. 1', 'art. 5']

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EvangeliiGaudium Italiano Evidenziato
La Peste Protestante
Ni Espada Ni Olvido
Weil Letter e Perrin It A
SEGNAVIA/ 18
con Regolamento di attuazione
PROT. N. 983/03
Il presente Statuto, approvato dallAssemblea Straordinaria dellAzione Cattolica Italiana il
12-14 settembre 2003, ha ottenuto lappro-vazione dal Consiglio Permanente della
Conferenza Episcopale Italiana il 19 novembre 2003, sentito il parere favorevole della
Commissione Episcopale per il Laicato.
Il Presidente della CEI,cardinal Camillo Ruini,lha riconsegnato allAzione Cattolica l8
dicembre 2003 con Decreto di approva-zione prot. n. 983/03.
Il Regolamento di attuazione stato approvato dal Consiglio nazionale nella seduta del
13-14 marzo 2004.
2004 Fondazione Apostolicam Actuositatem
Via Aurelia, 481 00165 - Roma
tel. 06661321 - fax 066621256
ISBN: 88-8284-217-7
Stampa: Arti Grafiche - Roma
con vivo compiacimento riconsegno allAzione Cattolica Italiana il testo dello Statuto aggiornato, approvato dal Consiglio
Episcopale Permanente nella sessione del 19 novembre 2003, ai
sensi del can. 314 del codice di diritto canonico.
Lelaborazione della nuova carta, che sostituisce lo Statuto
approvato da Sua Santit Paolo VI nel 1969 ad experimentum per
un triennio, ha costituito un passaggio di fondamentale importanza nellambito di quella rilettura, attenta alleredit del passato e, insieme, coraggiosa nellassumere forme rinnovate per il
futuro, auspicata dallEpiscopato italiano nella lettera indirizzata alla Presidenza Nazionale dellACI dal Consiglio Episcopale
Permanente della Conferenza Episcopale Italiana il 12 marzo
2002. profondamente radicata nei Vescovi italiani la convinzione che lAzione Cattolica continua a essere una preziosa esperienza di cui la Chiesa e ogni Chiesa particolare non possono fare a meno (ivi). Per questa ragione, essi seguono con particolare attenzione e profonda simpatia le vicende dellAzione
Cattolica, senza misconoscere le fatiche del cammino, ma confidando nelle sue sempre attuali potenzialit. Le scelte compiute
dallAssociazione e ratificate dallAssemblea Straordinaria del
12-14 settembre scorso, valorizzando le dimensioni della laicit,
Lettera del Presidente della Cei
della missionariet, della diocesanit e dellunitariet, quali
cardini dellazione apostolica dellACI, costituiscono un riferimento luminoso, che dovr trovare ulteriori esplicitazioni nellelaborazione del Progetto formativo e del Regolamento di attuazione dello Statuto, ma ancor pi animare e vivificare le attivit dellAssociazione in ogni suo livello operativo.
Mi preme in particolare sottolineare come nello Statuto aggiornato si fondino sapientemente nova et vetera, a partire dallintelligente opzione di mantenere intatti i primi dieci articoli del
testo del 1969, qualificati ora come Norme fondamentali dellAssociazione. Da essi emerge con nettezza la natura ecclesiale
dellACI, Associazione di laici che si impegnano liberamente, in
forma comunitaria ed organica e in diretta collaborazione con la
gerarchia, per la realizzazione del fine generale apostolico della
Chiesa (art. 1). Riecheggia in questa definizione la mirabile e
profetica intuizione di Paolo VI, che non esit ad additare la particolare rilevanza dellAzione Cattolica che, in quanto collaborazione dei laici allapostolato gerarchico della Chiesa, ha un posto
non storicamente contingente, ma teologicamente motivato nella
struttura della Chiesa (Discorso ai partecipanti alla Terza
Assemblea Nazionale, Roma, 25 aprile 1977). Proprio questaltissima caratterizzazione rende ragione dellintrinseca natura pubblica ecclesiale dellAssociazione, attribuendole una nota di cui essa
non potrebbe privarsi se non mortificando la propria identit e, in
ultima analisi, venendo meno alla sua ragion dessere. Essa infatti continua Paolo VI chiamata a realizzare una singolare
forma di ministerialit laicale, volta alla plantatio Ecclesiae e allo
sviluppo della comunit cristiana in stretta unione con i ministeri
ordinati (ivi). Sono certo che lACI, avvalendosi anche del nuovo
strumento statutario, sapr coniugare con intelligenza e cuore, la
ricerca di nuovi percorsi con quellesemplarit formativa (cfr.
Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia, n. 61) che deve
contraddistinguerla, mantenendo ancora oggi fecondo il tradizio-
nale trinomio preghiera, azione, sacrificio, che lha resa nella
Chiesa italiana scuola di santit per tanti laici, uomini e donne, giovani e adulti, celibi e coniugati.
Nel rinnovarLe il cordiale sostegno dei Vescovi italiani per lopera intrapresa, unito alla profonda riconoscenza per limpegno da
Lei personalmente profuso, formulo ai membri della Presidenza,
del Consiglio Nazionale e a tutti gli associati laugurio di vivere una
rinnovata stagione di impegno ecclesiale, e invoco sullAssociazione e su ogni suo membro la benedizione del Signore.
Roma, 8 dicembre 2003
Premessa allo Statuto del 1969
LAzione Cattolica Italiana, sorta per iniziativa di un gruppo di giovani,
benedetta poi e raccomandata dai Papi e dai Vescovi, ha avuto nella sua storia trasformazioni profonde, in correlazione con le vicende della Chiesa e
della societ italiana. Essa stata, durante l'intero arco della sua vita, un
annuncio di quella corresponsabilit dei laici nella costruzione e missione
della Chiesa che il Concilio Vaticano II ha poi solennemente affermato. Il suo
compito oggi quello di contribuire a realizzare questa pienezza di corresponsabilit di tutti i membri del Popolo di Dio per l'attuazione del Concilio.
Il Concilio Vaticano II ha indicato la strada di un rinnovamento della
Chiesa come un popolo adunato nell'unit del Padre, del Figlio e dello
Spirito Santo (LG 4), come comunit di fede, di speranza e di carit, quale
organismo visibile fondato da Ges Cristo attraverso il quale Egli diffonde su
tutti la verit e la grazia. Questo Popolo di Dio, governato dal successore di
Pietro e dai Vescovi in comunione con Lui (LG 8) cammina nella storia dellumanit per trasformarla in storia di salvezza proclamando la morte e la resurrezione del Signore finch Egli venga (cfr. acclamazioni durante la nuova preghiera eucaristica e LG 8). La Chiesa una comunione che ogni giorno cresce
nell'ascolto della Parola, nella celebrazione eucaristica, nella vita di carit.
All'edificazione della Chiesa, a questa crescita nella comunione in Cristo
e, per il Suo Spirito, con il Padre e con i fratelli, tutti sono chiamati a contribuire. Tutti infatti sono destinati dal Signore all'apostolato per mezzo del
Battesimo, della Cresima e dell'Eucaristia. I laici vi portano la ricchezza
comune di fede e di grazia vissuta nellesperienza specifica della concreta
partecipazione alla quotidiana vicenda della societ umana1.
Nella Chiesa i diversi ministeri, doni e carismi sono stati stabiliti e dati per
la crescita della comunit e l'adempimento della sua missione.
Il formarsi di associazioni di apostolato insieme segno di questa comunione e scuola ed impegno di vita e di servizio ecclesiale: uno dei doni per
la edificazione della Chiesa2. La loro variet e originalit poste al servizio
della comunit contribuiscono, infatti, a quella pienezza di comunione e a
quella corresponsabilit universale alla missione della Chiesa che il
Concilio ha annunciato, ma che i cristiani devono concretamente attuare
facendosi collaboratori dei disegni di Dio e dell'opera dello Spirito.
Tra le varie forme di apostolato associato, il Concilio ricorda in particolare
quelle che sebbene abbiano seguito modi diversi di operare, tuttavia hanno
prodotto abbondantissimi frutti nel Regno di Cristo, e meritatamente raccomandate e promosse dai Romani Pontefici e da molti Vescovi, hanno avuto da
essi il nome di Azione Cattolica (AA 20). I Padri conciliari le hanno identificate attraverso quattro note che,prese tutte insieme,le caratterizzano3.A tali note
si ispira il presente Statuto.
Nessuna associazione, tuttavia, pu oggi sostituire l'impegno della comunit o la sua voce accanto al Vescovo. Per questo il Concilio ha previsto degli
organismi che siano in grado di esprimere le esigenze e le proposte della
comunit e si pongano accanto al Vescovo per aiutarlo nelle sue scelte pastorali. A tal fine il Concilio ha raccomandato in particolare l'istituzione dei
Consigli Pastorali quali organismi consultivi dei Pastori, che debbono tendere ad avere il massimo di rappresentativit di tutta la comunit (sacerdoti,
religiosi, laici organizzati e non organizzati).
LAzione Cattolica Italiana da parte sua una associazione di laici che
liberamente si riuniscono per fini formativi, di studio e di azione pastorale;
essa deve fermentare e servire la comunit ecclesiale accanto alle altre
forme associate e a tutte le forze vive della comunit; con esse - insieme al
clero ed ai religiosi - deve offrire al Vescovo la propria attiva collaborazione
per promuovere la costituzione e il buon funzionamento dei Consigli
Pastorali. Il pieno sviluppo della vita e della comunit ecclesiale richiede
all'Azione Cattolica Italiana un impegno umile e generoso nell'adempiere al
suo compito specifico di riunire, esprimere e formare gruppi di cristiani che
si associano nel desiderio di rendere pi responsabile ed efficace il loro servizio pastorale alla comunit, e che si danno carico dell'insieme dei suoi
bisogni, della globalit della sua missione.
Ci che caratterizza l'Azione Cattolica infatti l'assumere, come propria
finalit essenziale, non questo o quel campo di apostolato, ma il fine stesso
apostolico della Chiesa nella sua globalit. Attraverso l'incontro, l'esperienza
e l'impegno dellassociazione, l'Azione Cattolica si propone la maturazione
dei suoi soci - e attraverso di essi di tutto il laicato - alle loro responsabilit
ecclesiali; e si propone insieme di collaborare con l'esperienza e con i doni
propri dei laici al ministero della Gerarchia, perch essa possa pi facilmente svolgere il suo servizio di unit nella comunione ecclesiale e nella
missione totale della Chiesa.
Per essere in questo senso servizio e fermento nella comunit ecclesiale, l'Azione Cattolica dovr anche saper vivere in comunione e collaborare in
fraternit con tutte le espressioni antiche e nuove della comunit della
Chiesa, ed essere attenta alle esigenze dei diversi ambienti e delle diverse
mentalit perch, con l'apporto di ognuno e la reciproca comprensione, i cristiani siano tutti una cosa sola e il mondo li riconosca e creda.
In questa prospettiva si pone quella diretta collaborazione con la
Gerarchia che pure caratterizza l'Azione Cattolica e la fa pienamente disponibile al ministero e alla guida della Gerarchia. Essa immediata collaborazione con il Vescovo visibile principio e fondamento di unit nella comunit della Chiesa locale (LG 23, I; 33,3), con l'azione pastorale dell'Episcopato
italiano riunito nella CEI (CD 37 ss.) e con il Papa che presiede alla comunione universale di carit (LG 13).
Anche la presenza del Sacerdote Assistente fra i laici di Azione Cattolica,
nel suo ufficio ministeriale ed ecclesiale, ha un suo valore e significato profondo ed ha promosso nella Chiesa una collaborazione fraterna nell'apostolato fra sacerdoti e laici, nello scambio dei reciproci doni e nel comune
impegno a servizio di tutti i fratelli.
LAzione Cattolica nasce e si sviluppa come consapevole corresponsabilit nella Chiesa e come impegno missionario: per questo fa suo il compito
di evangelizzazione e di santificazione e quello di formazione cristiana delle
coscienze degli uomini, perch lo spirito evangelico viva nel cuore di ciascuno e nelle varie comunit e nei vari ambienti. Essa intende l'apostolato
come servizio di una carit che partecipa ai fratelli il dono del Vangelo che
ha ricevuto e promuove nei suoi aderenti una coerenza tra fede, carit e vita.
A questo fine pone come essenziale l'impegno della risposta personale e
comunitaria all'universale vocazione alla santit, punto centrale dell'insegnamento del Concilio (LG 40) e momento indispensabile per ogni rinnovamento della Chiesa e della sua missione.
Il carattere essenzialmente religioso e apostolico dell'Azione Cattolica
Italiana la impegna ad una costante attenzione alla realt quotidiana della
societ in cui vive ed in particolare al mondo del lavoro e al mondo della cultura; e le richiede lo sforzo di leggervi, con i segni dei tempi, i bisogni e le
speranze religiose, e di aiutare tutti i cristiani a vivere con pienezza accanto
ai fratelli la realt in cui la Provvidenza li ha posti.
La profonda trasformazione della Chiesa per realizzare il rinnovamento
richiesto dal Concilio e il rapido mutamento della societ italiana chiedono
oggi all'Azione Cattolica Italiana una ancor pi accentuata disponibilit. Per
questo pure la sua organizzazione deve poter rispondere alle esigenze reali
delle diverse diocesi e agli adeguamenti resi via via necessari da nuove
situazioni, anche attraverso una pi agevole modificazione delle relative
norme. Ci potr anche ri-chiedere una verifica a scadenza non lontana dell'intero Statuto.
LAzione Cattolica Italiana vuole essere un gruppo di cristiani che, raccogliendo il rinnovato invito dei Pastori4, si d attivamente carico della missione della Chiesa e dei suoi grandi problemi, e che sceglie per affrontarli
la strada di un servizio nella carit e di una stretta unione con i Vescovi e con
il Papa. Per questo i laici aderenti all'Azione Cattolica liberamente si associano e, ben consapevoli del loro limite e della loro povert, si sforzano tuttavia di offrire alla Chiesa che si rinnova il contributo di formazione, di preghiera, di carit, di esperienza, di riflessione, di proposta, di organico servizio, di impegno apostolico, che l'associazione consente e promuove, e che
si pone accanto agli altri doni che lo Spirito distribuisce e suscita nel Popolo
1 I laici, radunati nel Popolo di Dio e costituiti nell'unico Corpo di Cristo sotto
un solo capo, chiunque essi siano, sono chiamati come membri vivi a contribuire
con tutte le loro forze, ricevute dalla bont del Creatore e dalla grazia del
Redentore, all'incremento della Chiesa e alla sua continua ascesa nella santit.
L'apostolato dei laici quindi partecipazione alla stessa salvifica missione della
Chiesa, e a questo apostolato sono tutti destinati dal Signore stesso per mezzo del
battesimo e della confermazione. Dai Sacramenti poi, e specialmente dalla sacra
Eucarestia, viene comunicata ed alimentata quella carit verso Dio e gli uomini, che
l'anima di tutto l'apostolato.
Ma i laici sono soprattutto chiamati a rendere presente ed operosa la Chiesa in
quei luoghi e in quelle circostanze in cui essa non pu diventare sale della terra se
non per loro mezzo. Cos ogni laico, per ragione degli stessi doni ricevuti, testimonio e insieme vivo strumento della stessa missione della chiesa "secondo la
misura con cui Cristo gli ha dato il suo dono" (Ef 4,7). Oltre a questo apostolato, che
spetta a tutti assolutamente i fedeli, i laici possono anche essere chiamati in diversi modi a collaborare pi immediatamente con l'apostolato della Gerarchia, a somiglianza di quegli uomini e donne che aiutavano l'apostolo Paolo nell'evangelizzazione, faticando molto per il Signore (cfr. Fil 4,3; Rom 16,3 ss). Hanno inoltre la capacit per essere assunti dalla Gerarchia ad esercitare, per un fine spirituale, alcuni
uffici ecclesiastici. Grava quindi su tutti i laici il glorioso peso di lavorare, perch il
divino disegno di salvezza raggiunga ogni giorno di pi tutti gli uomini di tutti i
tempi e di tutta la terra. Sia perci loro aperta qualunque via affinch, secondo le
loro forze e le necessit dei tempi, anche essi attivamente partecipino all'opera salvifica della Chiesa (LG 33).
2 L'apostolato associato corrisponde felicemente alle esigenze umane e cristiane dei fedeli e al tempo stesso si mostra come segno della comunione e dell'unit
della Chiesa in Cristo che disse: "Dove sono due o tre riuniti in mio nome, io sono
in mezzo a loro" (Mt 18,20) (AA18).
3 a) fine immediato di tali organizzazioni il fine apostolico della Chiesa, cio
l'evangelizzazione e la santificazione degli uomini e la formazione cristiana della
loro coscienza, in modo che riescano ad impregnare dello spirito evangelico le
varie comunit e i vari ambienti;
b) i laici collaborando con la Gerarchia secondo il modo loro proprio, portano la
loro esperienza e assumono la loro responsabilit nel dirigere tali organizzazioni,
nel ponderare le circostanze in cui si deve esercitare l'azione pastorale della
Chiesa e nella elaborazione ed esecuzione del piano di attivit;
e) i laici agiscono uniti a guisa di un corpo organico affinch sia meglio espressa la
comunit della Chiesa e l'apostolato riesca efficace;
d) i laici, sia che si offrano spontaneamente o siano invitati all'azione e alla col-
laborazione diretta con l'apostolato gerarchico, agiscono sotto la superiore direzione della Gerarchia medesima, la quale pu sancire tale cooperazione anche per
mezzo di un 'mandato' esplicito (AA 20).
4 La vostra presenza, Figli carissimi, gi risponde che voi siete convinti della
necessit del vostro apostolato compaginato nella comunit ecclesiale e che siete
pronti a riprendere il cammino verso il nuovo servizio che la Chiesa vi affida e che
le condizioni del nostro tempo, lungi dal dimostrarlo superato e superfluo, sembrano ancora pi urgentemente invocare. Occorrer certamente, anche nelle vostre
strutture organizzative, un qualche opportuno "aggiornamento"; rimarr certo in
esse l'impronta fondamentale della fedelt e del servizio, sar loro accordata una
maggiore autonomia nell'esercizio delle responsabilit che la fiducia pu consentire ad un laicato oggi maturo e potr essere al tempo stesso meglio qualificata la
collaborazione con la Gerarchia nelle funzioni proprie del laico.
L'Azione Cattolica ritorner giovane, e tale si conserver superando con l'evolversi dei tempi quelle forme cristallizzate della sua organizzazione e della sua attivit, le quali mancassero della genialit e dellefficacia che il carattere sperimentale proprio dell'apostolato, reclama.
Ma ricordate sempre l'autenticit religiosa e spirituale del vostro Movimento.
Non allontanatevi mai dalla sorgente dell'Azione Cattolica, da una vita cio profondamente imbevuta della Parola e della grazia di Cristo: ritornate continuamente ai
principi interiori che vi assicurano una lucida e forte coscienza della vostra personalit cattolica, e rettificate continuamente la vostra direzione di marcia, che ha da
essere costante e diritta sui sentieri della Chiesa a servizio del prossimo, che dentro e fuori di essa ha bisogno della verit cristiana e del pane benedetto per ogni
legittima fame dell'uomo fratello.
Lo Statuto che Vittorio Bachelet e Franco Costa, con lallora Giunta
Centrale, hanno dato allACI nel 1969 mantiene immutati i suoi caratteri di
attualit, in quella dimensione ideale che ha fatto dellAzione Cattolica una
scuola per imparare il Concilio e un tirocinio per sperimentarne la ricchezza.
Proprio per conservare intatto questo ideale lACI ha sentito lesigenza di
aggiornare le forme attraverso cui pu essere vissuta la propria esperienza
nel contesto della Chiesa e della societ italiana.
In questi decenni, notevoli cambiamenti hanno interessato lo scenario
internazionale e il nostro Paese, investendo anche la Chiesa universale e
quella italiana. Il mutamento non ha risparmiato la vicenda del laicato, sia
nella sua esperienza di servizio che di testimonianza, sia attraverso il percorso della riflessione teologica e delle affermazioni del magistero sulla
vocazione e missione dei laici. Tutto ci esige da parte nostra un aggiornamento del nostro modo di essere associazione e prima ancora del modo con
cui comprendiamo ed esprimiamo la nostra identit. Questo Statuto si
aggiorna confermando le scelte pi profonde della nostra vita associativa;
aggiornando il nostro modo di essere nella Chiesa e nella societ; cambiando ci che superato dalla realt attuale dellassociazione.
Anche lassociazione infatti cambiata: per restare fedele alla sua
tradizione e allideale conciliare su cui si fonda essa ha bisogno di aggiornamenti; non per fare una nuova AC, ma per fare nuova lAC di sempre, perch continui a pulsare il suo cuore pi vero.
Dunque ci aggiorniamo non per mutare la nostra identit profonda ma
per fedelt: la fedelt sempre creativa e chiede anche il coraggio di cambiare.
(dall'Omelia di S.S. Paolo VI in occasione del centenario
dell'Azione Cattolica Italiana, 8 dicembre 1968)
LACI ha deciso di aggiornare lo Statuto per raccogliere la ricchezza di questi
trentanni di esperienza ecclesiale e laicale, accesa dal Concilio e resa possibile
In questi anni abbiamo visto succedersi diversi modi di denominare lanima dellesperienza dellAzione Cattolica. Definita dal Concilio ministero
necessario (AG 15), stata successivamente delineata da Paolo VI come
singolare forma di ministerialit laicale ad indicare il suo servizio alla
Chiesa, in quanto esperienza di laici.
Oggi il magistero di Giovanni Paolo II e dei vescovi italiani parla
dellAzione Cattolica come di una realt radicata in un carisma della Chiesa:
lAC dono della Chiesa ed espressione di soggettivit laicale, unite in una
singolare esperienza coerente con la vocazione battesimale dei laici cristiani
che costituiscono lassociazione stessa.
Modi per dire come lAC, scelta con maturit e consapevolezza, unesperienza che d forma alla vita personale; delinea un preciso cammino
verso la santit; decisione che non si assume per abitudine o per
tradizione; scelta che non pu durare una stagione, perch segna in profondit la vita cristiana di quanti la compiono. Scegliere lAC dire con la
propria vita che lesistenza cristiana che nasce nella parrocchia e vive nelle
cose di tutti esperienza forte e radicale, che intende testimoniare che la
santit possibile nella fedelt semplice e seria al Vangelo, custodita e alimentata nella Chiesa di tutti.
Il cammino associativo di questi trentanni ci ha consentito di sperimentare la ricchezza della scelta ecclesiale dello Statuto del 1969: lassumere cio come propria finalit la finalit stessa della Chiesa, vivendo
questo orientamento non in un generico riferimento ad essa, ma nella concretezza del radicamento locale, l dove la Chiesa prende il volto di una
terra, di una cultura, di una storia, di una citt e prende la forma di una comunit raccolta attorno al proprio vescovo. Lintuizione espressa allart. 6 dello
Statuto del 1969 diventata vita; e oggi essa pu essere riproposta in
maniera pi consapevole e decisa, con la forza di una prospettiva che gi
stata messa alla prova, in una pi matura e piena assunzione del magistero
conciliare sulla Chiesa locale, che ci siamo impegnati a vivere e che
vogliamo continuare ad arricchire con la nostra riflessione ed esperienza.
I nostri vescovi hanno definito lAC come lesperienza di laici dedicati
con legame diretto e organico alla comunit diocesana (n. 4). Abbiamo
accolto volentieri e con gioia una definizione che interpreta le intenzioni pi
profonde della nostra vita associativa, che sente come vitale il legame con la
propria Chiesa, che vuole realizzarsi non facendo questa o quella cosa,
assumendo questo o quel progetto ma piuttosto attraverso una disponibilit
aperta e totale, creativa e responsabile alla propria Chiesa e al suo cammino, nel desiderio di contribuire a costruirla con il pensiero e con il servizio,
nella condivisione della sua fede e della sua missione, con la corresponsabilit pastorale e con la disponibilit ad esplorare nuovi spazi di missione.
In modo particolare lAC vuole stringersi attorno al proprio vescovo per condividere il suo ministero di costruzione della comunione, perch le nostre
comunit annuncino il Vangelo presentandosi prima di tutto come spazi
aperti, fraterni, accoglienti.
Scegliamo di vivere radicati nella Diocesi al punto che, pur rimanendo
noi stessi, questa dedizione viene prima di ogni nostra scelta specifica, pronti a far nostre le specificit di ogni Chiesa locale. La scelta dellatto normativo diocesano (cfr. art. 21 dello Statuto) ha qui la sua ragion dessere: perch
lAC possa servire meglio la propria Chiesa nelle mete e nei progetti che
essa si d. Non perderemo nessuna unit, semmai supereremo il rischio di
una certa rigida uniformit e soprattutto, in un contesto di cambiamenti
velocissimi, libereremo quella fedelt creativa che viene dallo Spirito e
dalla ricchezza delle nostre associazioni.
Sappiamo che il luogo naturale e quotidiano in cui vivere il nostro radicamento ecclesiale la parrocchia, dove la Chiesa si fa incontro a tutti; in cui fa
famiglia, nel condividere la vicenda umana di tante persone e portando
accanto a ciascuno la luce e la forza del Vangelo. La comunit parrocchiale
continua ad essere il contesto ecclesiale in cui lAC si impegna a svolgere il
suo servizio quotidiano perch la Chiesa divenga ogni giorno casa per tutti,
capace di annunciare a ciascuno la speranza del Vangelo.
Per una civilt dellamore
Il cuore della nostra esperienza la scelta di vivere lessenziale della vita
cristiana, cio la vocazione battesimale, dentro luniversale esperienza delle
donne e degli uomini di oggi, senza nulla togliere a ci che comune a tutti.
Questo ci chiede limpegno a dare valore alla vita attraverso loperosit,
lamore, la responsabilit, la dedizione; a costruire per tutti una civilt dellamore, come ci ha invitato a fare il Papa nel suo Messaggio allAssemblea:
voi siete laici esperti nella splendida avventura di far incontrare il Vangelo
con la vita e di mostrare quanto la bella notizia corrisponda alle domande
profonde del cuore di ogni persona e sia la luce pi alta e pi vera che possa
orientare la societ nella costruzione della civilt dellamore1.
Anche se sono passati tanti anni dal Concilio ci sono ancora molte
fatiche nella Chiesa per diventare popolo di Dio dove i laici hanno un posto
e una corresponsabilit precise; quindi la riflessione sulla laicit ancora
attuale anche di fronte ai nuovi modi di essere della Chiesa locale (unit pastorali, strutture di comunione).
Siamo convinti che la Chiesa abbia bisogno della vocazione laicale per
aprirsi sempre pi alla vita, per accogliere ogni dimensione e salvarla, per
diventare casa aperta, comunione offerta a tutti, vicenda di popolo. La nostra
vocazione di laici cristiani a servizio del compito della Chiesa tutta ad
aprirsi al mondo, al territorio, alla vita, allesistenza concreta di ogni persona.
Occorre che la riflessione e lesperienza delle nostre comunit dicano
che si pu essere santi vivendo lessenziale; dicano che la vocazione laicale
importante e senza di essa una comunit meno pronta al dialogo con il
mondo ed meno se stessa. Occorre tornare a parlare di promozione della
vocazione dei laici, anche superando il loro impegno solo pragmatico; valorizzando la loro soggettivit, con unattenzione particolare per le realt
associative; favorendo il loro coinvolgimento nella responsabilit dentro una
reale esperienza di comunione in cui sia evidente che ogni dono ha valore.
Il Vangelo nella citt
I vescovi hanno riconosciuto allAC unesemplarit formativa che ancora
oggi le viene richiesta, anche come servizio a tutta la comunit2. un
riconoscimento della ricchezza di una tradizione che ha formato generazioni
di laici cristiani testimoni del Vangelo nella vita quotidiana, con una seriet
che ha portato non pochi di loro a camminare verso gli onori degli altari.
Quando pensiamo a quanti, attraverso la formazione ricevuta in AC, hanno
compiuto e compiono scelte vocazionali e radicali di vita cristiana espresse
nella famiglia, nella professione, nella politica sentiamo che la nostra
responsabilit aumenta. Il cammino formativo dellAC deve anche oggi
aprire la strada alla santit, attraverso una vita cristiana essenziale, che abbia
il suo cuore nella Parola e nella carit, nellEucaristia e nella vita sacramentale; nella condivisione del cammino di fede della propria comunit, nellimpegno ad acquisire uno stile mite e semplice, sobrio e accogliente, fraterno
e partecipe; nel testimoniare con gioia e maturit quellaspetto paradossale della vita cristiana che ci fa essere leali cittadini nella nostra citt, nella
storia di oggi, ma al tempo stesso custodi gelosi di un originale stile evangelico. La fedelt alla nostra tradizione e alla Chiesa di oggi ci dicono che ci
sono dei percorsi obbligati per questa formazione: sono quelli che passano
attraverso la Parola che costruisce la coscienza nellascolto e nella docilit allo
Spirito; attraverso lo studio e quella pensosit che contrasta con la superficialit frettolosa che non sa osare linteriorit; attraverso lattenzione ai temi e ai
problemi del tempo e della citt, in un discernimento continuo condotto con
gli strumenti della cultura e con quellatteggiamento di amore al mondo che si
esprime con la stessa intensit sia quando consente che quando contesta.
La seriet di questa formazione consentir anche oggi di far emergere il
carattere alternativo della proposta cristiana, che si rivolge alle coscienze,
che fa conto sulla straordinaria forza della libert e dellamore, che lo Spirito
suscita nella profondit di ogni persona.
Queste scelte hanno bisogno di leggerezza e libert; della ricchezza
della diversit e della responsabilit di tutti. La configurazione associativa e
la scelta democratica sono essenziali e necessarie allo spirito conciliare ed
ecclesiale dellAC.
Laici, cio missionari
La Chiesa italiana in questi anni ha compiuto con determinazione la
scelta di comunicare il Vangelo. LACI condivide questo impegno e lo
assume nel desiderio di esprimere in esso la propria soggettivit di associazione di laici. Sappiamo che per essere fedeli al mandato missionario del
Signore occorre essere disposti a far risuonare anche nel mondo di oggi lannuncio del Vangelo, perch le persone del nostro tempo possano
riconoscere la sete di Dio che portano nel cuore; perch possano ascoltare
la Parola che invita a non avere paura e ad affrontare con fiducia e con speranza il futuro.
Limpegno dellAC rivolto ad animare le scelte missionarie delle comu-
nit parrocchiali, perch recuperino slancio missionario insieme alla fiducia
di poter entrare in comunicazione anche con gli adulti e i giovani di oggi.
Limpegno dellAC rivolto anche ad ampliare gli spazi tradizionali della
missione vivendo la laicit come un talento prezioso che permette di
mostrare il volto buono della realt, di farsene responsabili, di testimoniare
nei luoghi della vita quotidiana che il Vangelo d pienezza allesistenza e alla
nostra stessa umanit.
La ricerca e il dialogo, una testimonianza radicale ed esemplare ai valori
evangelici, la ricchezza della nostra esperienza umana sono i percorsi lungo
i quali da laici possiamo mostrare la forza e la bellezza del Vangelo e farci
carico della domanda di speranza delle donne e degli uomini di oggi.
Siamo grati al magistero della Chiesa che attraverso le parole di
Giovanni Paolo II e dei nostri Vescovi ci ha ripetuto in questi anni che lAC
un dono di cui la Chiesa non pu fare a meno.
un riconoscimento che ci d gioia e ci impegna a mostrare con lesperienza della nostra vita e delle nostre associazioni diocesane e parrocchiali che effettivamente una comunit senza lAC pi povera; che lAC
una realt su cui oggi la Chiesa pu tornare a scommettere.
1 Giovanni Paolo II allAssemblea Straordinaria, 14 settembre 2003, n 3.
2 Cfr. Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia, n. 61
LAZIONE CATTOLICA ITALIANA
LA NATURA ECCLESIALE DELLAZIONE CATTOLICA ITALIANA
1. LAzione Cattolica Italiana unAssociazione di laici
che si impegnano liberamente, in forma comunitaria
ed organica ed in diretta collaborazione con la Gerarchia, per la realizzazione del fine generale apostolico della Chiesa.
LIMPEGNO RELIGIOSO APOSTOLICO DELLASSOCIAZIONE
1. Limpegno dellACI, essenzialmente religioso apostolico, comprende la evangelizzazione, la santificazione
degli uomini, la formazione cristiana delle loro coscienze in modo che riescano ad impregnare dello spirito
evangelico le varie comunit ed i vari ambienti.
I LAICI DELLAZIONE CATTOLICA ITALIANA
1. I laici che aderiscono allACI:
a) si impegnano a una formazione personale e co-
munitaria che li aiuti a corrispondere alla universale
vocazione alla santit e allapostolato nella loro specifica condizione di vita;
b) collaborano alla missione della Chiesa secondo il
modo loro proprio portando la loro esperienza ed
assumendo la loro responsabilit nella vita dellAssociazione per contribuire allelaborazione e allesecuzione dellazione pastorale della Chiesa, con costante attenzione alla mentalit, alle esigenze ed ai
problemi delle persone, delle famiglie e degli ambienti;
mente con la Gerarchia, posta dal Signore a reggere la
Chiesa, in un rapporto di piena comunione e fiducia.
Accoglie con aperta disponibilit la sua guida e le
offre con responsabile iniziativa il proprio organico e
sistematico contributo per lunica pastorale della
Chiesa. Collabora alla crescita della comunione tra
laici, clero e Vescovi.
1. Lesperienza associativa e lattivit apostolica dellAzione Cattolica Italiana hanno come primo impegno la presenza e il servizio nella Chiesa locale e si
svolgono in costante solidariet con le sue esigenze e
con le sue scelte pastorali. A tal fine lACI offre il suo
contributo agli organismi pastorali della diocesi.
c) si impegnano a testimoniare nella loro vita lunione con Cristo e ad informare allo spirito cristiano le
scelte da loro compiute con propria personale responsabilit, nellambito delle realt temporali.
LA COLLABORAZIONE DIRETTA CON I PASTORI
1. LACI, per realizzare il proprio servizio alla costruzione e missione del Popolo di Dio, collabora diretta24
2. Presta analogamente il suo servizio agli organismi
pastorali parrocchiali, regionali e nazionali. LACI promuove limpegno alla corresponsabilit nella missione della Chiesa universale; collabora alla crescita dello spirito ecumenico.
SEGNO DI UNIT NELLA COMUNIT CRISTIANA
1. LAzione Cattolica Italiana intende realizzare nella
vita associativa un segno della unit della Chiesa in
Cristo. Si organizza in modo da favorire la comunione
fra i soci e con tutti i membri del Popolo di Dio, e da rendere organico ed efficace il comune servizio apostolico.
LA PRESENZA E IL SERVIZIO NELLA CHIESA LOCALE
LA COMUNIONE CON LE AGGREGAZIONI ECCLESIALI
1. LACI collabora in fraternit e reciproco servizio con
le diverse associazioni, opere e gruppi di apostolato
cattolico e partecipa insieme con essi ai comuni organismi di collegamento.
LA PARTECIPAZIONE ALLE AGGREGAZIONI
1. LACI, nelle sue diverse articolazioni, partecipa allattivit delle organizzazioni internazionali cattoliche.
LIMPEGNO PER LA FAMIGLIA
1. LACI collabora al pieno sviluppo della famiglia, in
cui si incontrano la naturale esperienza umana e la
grazia del sacramento del matrimonio, e favorisce la
promozione del suo ruolo attivo e responsabile nella
pastorale, anche offrendole la possibilit di partecipare alla propria attivit apostolica.
3. Il Sacerdote Assistente nominato per ciascuna
Associazione, diocesana, parrocchiale e nazionale,
dallAutorit ecclesiastica competente; partecipa alle
riunioni dellAssociazione e dei rispettivi Consigli e
Presidenze.
4. Per assicurare la presenza sacerdotale in ciascuna
articolazione associativa, il Sacerdote Assistente pu
chiedere che lautorit ecclesiastica nomini altri sacerdoti che possano coadiuvarlo e siano scelti in conformit alla natura e alle esigenze di ciascuna articolazione (Settore, ACR, Movimento o Gruppo).
I SACERDOTI ASSISTENTI
1. NellAzione Cattolica Italiana i Sacerdoti Assistenti
partecipano alla vita della Associazione e delle sue
articolazioni, per contribuire ad alimentarne la vita spirituale ed il senso apostolico e a promuoverne l unit.
2. Il Sacerdote Assistente esercita il suo servizio ministeriale quale partecipe della missione del Vescovo,
segno della sua presenza e membro del presbiterio, in
modo che la collaborazione nellapostolato di sacerdoti e laici renda pi piena la comunione ecclesiale dellAssociazione.
VITA E ORDINAMENTO ASSOCIATIVO
1. LAzione Cattolica Italiana, riconosciuta dalla Chiesa come singolare forma di ministerialit laicale, attraverso la propria vita associativa, intende realizzare,
nella comunit cristiana e nella societ civile, una specifica esperienza, ecclesiale e laicale, comunitaria e
organica, popolare e democratica, in piena rispondenza alla propria natura e alle proprie finalit, delineate dalle norme fondamentali del presente Statuto.
2. La vita associativa dellAzione Cattolica Italiana pone al centro la persona, che vuole servire nel suo concreto itinerario di formazione cristiana; rivolta alla
crescita della comunit cristiana nella comunione e
nella testimonianza evangelica; animata dalla tensione allunit da costruire attraverso la valorizzazione
dei doni che le provengono dalle diverse condizioni
ed esperienze di quanti partecipano alla sua vita.
3. LAzione Cattolica Italiana, condividendo il quotidiano impegno della evangelizzazione a cui tutta la
Chiesa chiamata, intende operare affinch la comunit cristiana, attraverso la condivisione e il dialogo,
sia sempre pi aperta alla missione, allannuncio, allincontro.
Quale associazione ecclesiale di laici, assicura il proprio apporto affinch nella concretezza delle condizioni storiche venga ricercato e proposto il senso vero
delluomo e della sua dignit, i valori della vita e della
famiglia, della pace e della solidariet, della giustizia
e della misericordia.
4. LAzione Cattolica Italiana realizza con la Diocesi in
cui presente una relazione organica che si esprime
nella dedicazione dei singoli associati e dellAssociazione alla propria Chiesa particolare. A tal fine essa
intende offrire, con la propria soggettivit associativa,
un contributo originale e significativo alla crescita
della comunit diocesana.
LORDINAMENTO ASSOCIATIVO
1. LAzione Cattolica Italiana costituita come associazione ecclesiale di laici a livello nazionale e a livello diocesano.
2. Ciascuna Associazione diocesana organicamente
suddivisa in associazioni, in primo luogo con riferimento alle comunit parrocchiali, e in gruppi.
3. LAssociazione nazionale mantiene un costante e
articolato rapporto sia con gli aderenti sia con le Associazioni diocesane, in particolare attraverso il
Collegamento Regionale.
4. LAzione Cattolica Italiana, per corrispondere a
specifiche esigenze formative e pastorali, propone itinerari differenziati secondo le et e le condizioni di
vita. Riunisce i bambini ed i ragazzi nellAzione Cattolica dei Ragazzi e i giovani e gli adulti in due Settori.
1. LAzione Cattolica Italiana persegue le proprie finalit attraverso un progetto formativo unitario e organico che offre ad ogni persona, con la partecipazione
alla vita associativa, un accompagnamento finalizzato
alla crescita di una matura coscienza umana e cristiana, grazie a percorsi permanenti, organici e graduali,
attenti alle diverse et, alle condizioni e agli ambienti
di vita, ai diversi livelli di accoglienza della fede.
2. Il progetto formativo dellAzione Cattolica fa proprio il cammino della comunit cristiana e si inserisce
in esso, approfondendolo e aprendolo alle esigenze
della testimonianza laicale. Suo obiettivo quello di
far scoprire e vivere la grazia del battesimo, attraverso la messa a frutto della vocazione e dei doni natura31
li e spirituali che ogni credente ha ricevuto; aprire alla
sapienza cristiana con cui leggere la vita e orientarne
le scelte; preparare alla testimonianza evangelica e al
servizio ecclesiale proprio dellAzione Cattolica.
LADESIONE ALLAZIONE CATTOLICA ITALIANA
1. Lappartenenza allAzione Cattolica Italiana costituisce una scelta da parte di quanti vi aderiscono per
maturare la propria vocazione alla santit, viverla da
laici, svolgere il servizio ecclesiale che lAssociazione
propone per la crescita della comunit cristiana, il suo
sviluppo pastorale, lanimazione evangelica degli
ambienti di vita e per partecipare in tal modo al cammino, alle scelte pastorali, alla spiritualit propria
3. Ladesione allAzione Cattolica Italiana si effettua aderendo allAssociazione costituita nella propria Diocesi e, attraverso di essa, allAssociazione nazionale.
1. LAzione Cattolica Italiana attua il proprio servizio
attraverso una specifica programmazione, che intende
esprimere la partecipazione e la corresponsabilit
dellAssociazione, ad ogni livello, nel complessivo
cammino della comunit ecclesiale e offrire il suo
impegno di animazione cristiana nella societ civile.
2. Possono aderire allAzione Cattolica Italiana quei
laici che, accettandone la natura e i fini, intendono
partecipare alla sua vita associativa.
4. Ladesione personale: si manifesta ed accolta
nelle forme stabilite dal Consiglio nazionale.
LAZIONE CATTOLICA DEI RAGAZZI
1. LAzione Cattolica Italiana, ad ogni livello, aperta
ai bambini ed ai ragazzi.
2. LAzione Cattolica Italiana attraverso lAzione Cattolica dei Ragazzi:
a) offre ad essi una organica esperienza di vita ecclesiale e di impegno missionario realizzata a misura
delle varie et;
c) condivide con le famiglie e con la comunit ecclesiale limpegno alla formazione umana e cristiana dei
bambini e dei ragazzi, attraverso educatori, giovani e
adulti di Azione Cattolica, specificamente preparati.
1. Ciascun socio con ladesione allAzione Cattolica
Italiana assume la responsabilit di prendere parte
attiva alla vita associativa e di contribuire con la preghiera e con il sacrificio, con lo studio e con lazione
alla realizzazione delle finalit dellAssociazione.
2. Ladesione allAzione Cattolica Italiana attribuisce
al socio il diritto di partecipare, direttamente a livello
di base e attraverso rappresentanti agli altri livelli,
alla elezione degli organi collegiali dellAssociazione
e alla determinazione delle sue scelte fondamentali.
3. Le condizioni, le forme e i modi per lesercizio dei
diritti di partecipazione attribuiti statutariamente al
socio sono definiti con specifica normativa regolamentare.
4. La partecipazione dei bambini e dei ragazzi alla
vita associativa viene curata attraverso le forme e i
modi pi appropriati per realizzare il loro pieno coinvolgimento.
5. Gli educatori e i responsabili dellAzione Cattolica
dei Ragazzi rappresentano i bambini e i ragazzi ade-
renti allAzione Cattolica Italiana negli organi dellAssociazione secondo le modalit stabilite nelle
norme statutarie e regolamentari.
1. Gli organi dellAssociazione nazionale e delle associazioni diocesane dellAzione Cattolica Italiana sono:
a) lAssemblea, che esercita la funzione elettiva per
la formazione del Consiglio e delibera in ordine agli
atti normativi di specifica competenza, agli obiettivi
e alle linee programmatiche pluriennali, allo scioglimento dellAssociazione;
b) il Consiglio, al quale spettano: la funzione elettiva
per la formazione della Presidenza; la definizione e
la verifica della programmazione associativa, nel
quadro degli obiettivi e delle linee approvate al
riguardo dallAssemblea; le funzioni deliberative
dei regolamenti e dei documenti di indirizzo; la
determinazione, secondo le modalit previste dal
presente Statuto, delle quote associative; la approvazione del bilancio preventivo e del conto consuntivo annuali;
c) la Presidenza, che provvede alla gestione dellAssociazione nel quadro di quanto stabilito dallAssemblea e dal Consiglio, secondo le rispettive
d) il Presidente, al quale spetta di esercitare le funzioni di rappresentanza, di garantire lunitariet e la
collegialit nellAssociazione e di assicurare il pieno funzionamento dei suoi organi.
2.Oltre alle funzioni generali sopra indicate, agli organi
dellAssociazione nazionale e a quelli delle Associazioni
diocesane spettano le specifiche competenze loro rispettivamente attribuite dalla normativa statutaria.
LATTRIBUZIONE DELLE RESPONSABILIT ASSOCIATIVE
4. Gli incarichi direttivi degli organi collegiali sono di
regola affidati tenendo conto della opportunit che
siano presenti uomini e donne, giovani e adulti.
5. I Presidenti, a tutti i livelli (nazionale, diocesano e
locale), sono nominati dallAutorit ecclesiastica competente, su proposta dei rispettivi Consigli.
6. Nei Consigli (nazionale, regionali, diocesani e locali) il diritto di voto esercitato soltanto da chi vi partecipa in virt di carica elettiva.
1. Gli organi dellAssociazione nazionale e delle associazioni diocesane sono costituiti nelle forme e nei modi stabiliti dalla normativa statutaria e regolamentare,
secondo criteri di rappresentativit, tenendo conto delle componenti proprie della realt associativa.
2. Quando per lattribuzione di un incarico si richiede
di eleggere o di designare un aderente che appartiene ad una determinata componente dellAssociazione, le relative procedure devono prevedere la partecipazione al voto di tutti i componenti dellorgano cui
compete la votazione; il Regolamento stabilisce le
norme per le candidature.
3. Gli incarichi direttivi hanno la durata di un triennio
e possono essere rinnovati consecutivamente solo per
un secondo triennio.
LAssociazione diocesana e le sue articolazioni
LASSOCIAZIONE DIOCESANA
ranti nella Diocesi per i medesimi fini in un medesimo
ambito, possono essere collegati e costituire un Movimento diocesano dellAzione Cattolica Italiana.
1. LAssociazione diocesana riunisce tutti i laici che
nella Diocesi aderiscono allAzione Cattolica Italiana.
1. LAssociazione diocesana retta dallo Statuto dellAzione Cattolica Italiana e da un Atto normativo diocesano, adottato nei modi previsti ed in conformit a
quanto disposto dal presente Statuto e specificato dal
suo Regolamento di attuazione.
2. Essa offre alla Chiesa particolare, in cui inserita, il
proprio specifico contributo per la formazione di un
laicato adulto nella fede, per la crescita nella comunione della comunit ecclesiale e per la testimonianza del
Vangelo nella concretezza della situazione storica.
3. Ogni Associazione diocesana parte dellunica Associazione nazionale alla cui vita contribuisce attraverso la propria esperienza associativa.
Le Associazioni diocesane sono legate tra loro da un
vincolo di solidariet e di reciproco sostegno formativo, culturale ed economico.
4. LAssociazione diocesana si articola in Associazioni
territoriali, di norma riferite alla comunit parrocchiale; pu dare vita, nel suo ambito, a Gruppi costituiti
allo scopo di attuare la missione propria dellAssociazione in rapporto a specifiche condizioni ed esperienze di vita o a specifici ambienti; pi Gruppi, ope-
LORDINAMENTO DELLASSOCIAZIONE DIOCESANA
2. LAtto normativo diocesano approvato dallAssemblea e diviene operativo a seguito della favorevole valutazione di conformit con la normativa statutaria e regolamentare nazionale espressa dal Consiglio
GLI ORGANI DELLASSOCIAZIONE DIOCESANA
1. LAtto normativo della Associazione diocesana disciplina la composizione, le modalit di formazione, la
specificit delle funzioni, nel quadro di quelle indicate dal presente Statuto, e il funzionamento degli organi associativi, fermi restando i seguenti principi:
a) allAssemblea diocesana devono essere chiamati a partecipare i componenti il Consiglio diocesa-
no, i rappresentanti delle Associazioni, dei Gruppi
e dei Movimenti dellAzione Cattolica Italiana formalmente costituiti nella Diocesi;
b) il Consiglio diocesano deve essere composto in
misura maggioritaria dai membri eletti dallAssemblea, dai Segretari dei Movimenti costituiti e inoltre
dai membri di Presidenza che non siano gi consiglieri;
c) della Presidenza diocesana devono far parte, oltre al Presidente diocesano, da due a quattro Vicepresidenti (giovani e adulti), per seguire le finalit
associative con riferimento ai Settori, il Responsabile dellAzione Cattolica dei Ragazzi, il Segretario e lAmministratore;
d) il Presidente nominato dallOrdinario Diocesano su proposta del Consiglio diocesano; gli altri
componenti la Presidenza sono eletti dal Consiglio.
LE ARTICOLAZIONI DELLASSOCIAZIONE DIOCESANA
1. LAtto normativo dellAssociazione diocesana disciplina inoltre le condizioni e le modalit per la costituzione delle associazioni, dei Gruppi e dei Movimenti
in cui lAssociazione stessa si articola; definisce altres le loro strutture organizzative essenziali e le regole
di funzionamento e di collegamento.
2. In particolare, per quanto riguarda le Associazioni
parrocchiali, la normativa adottata dalle singole Associazioni diocesane deve rispondere ai seguenti
a) lAssociazione parrocchiale formata da tutti i
laici della Parrocchia che aderiscono allAzione
Cattolica Italiana;
b) nellAssociazione parrocchiale possono costituirsi gruppi come prima vitale esperienza associativa;
c) la struttura organizzativa dellAssociazione parrocchiale deve essere definita garantendo: la partecipazione di tutti gli aderenti attraverso un organo
assembleare; un Consiglio per la programmazione,
gestione e verifica, rappresentativo della realt
associativa; un Presidente, che ne promuove e coordina lattivit, curando anche la piena collaborazione con il Parroco e la comunit parrocchiale.
3. Al fine di rispondere a specifiche esigenze del contesto pastorale e di consentire un efficace sviluppo associativo, lAtto normativo diocesano pu prevedere sia
forme di collegamento territoriale intermedio tra
Parrocchia e Diocesi per le Associazioni parrocchiali di
quel territorio (unit pastorali), sia strutture dellAssociazione diocesana intermedie tra Diocesi e Parrocchie
(vicarie, zone pastorali, decanati); pu essere prevista
altres la costituzione di Associazioni interparrocchiali.
LAssociazione nazionale e il collegamento regionale
1. Gli organi dellAssociazione nazionale sono regolati dal presente Statuto e dal Regolamento di attuazione adottato dal Consiglio nazionale.
LASSOCIAZIONE NAZIONALE
1. LAssociazione nazionale riunisce tutti i laici che
nelle Diocesi aderiscono allAzione Cattolica Italiana.
b) da uno o pi rappresentanti eletti dalle Assemblee diocesane a seconda della consistenza numerica di ciascuna Associazione diocesana e, allinterno di questa, delle sue componenti in base a
criteri stabiliti in sede regolamentare;
3. LAssociazione nazionale al servizio delle associazioni diocesane e ne promuove la vita, la comunione e
le forme pi efficaci di reciproco collegamento.
4. Essa studia e delibera le linee e gli obiettivi e cura
gli impegni comuni per lattuazione dei fini dellAzione Cattolica Italiana in ordine ai temi che hanno
dimensioni nazionali e internazionali.
LASSEMBLEA NAZIONALE
1. LAssemblea nazionale composta, in base a specifica normativa regolamentare:
2. Essa offre alle Chiese particolari che sono in Italia il
proprio specifico contributo per promuovere e sostenere la crescita dei fedeli e delle comunit ecclesiali
nella fede, nella comunione e nella testimonianza del
Vangelo; a tal fine assicura la propria collaborazione
alla Conferenza Episcopale Italiana e agli organismi
pastorali di cui essa si dota.
GLI ORGANI DELLASSOCIAZIONE NAZIONALE
2. LAssemblea nazionale definisce gli obiettivi e le linee programmatiche dellAzione Cattolica Italiana ed
elegge il Consiglio nazionale dellAssociazione.
1. Il Consiglio nazionale composto da 21 membri
eletti dallAssemblea nazionale secondo criteri di
rappresentativit e modalit stabiliti in sede regolamentare, dai Delegati regionali, dai membri della
Presidenza nazionale che non siano gi consiglieri e
da un Segretario per ciascuno dei Movimenti nazionali costituiti.
a) assume la responsabilit della vita e delle attivit dellAssociazione nazionale, in attuazione degli
obiettivi e delle linee programmatiche indicati dallAssemblea nazionale; studia, promuove e cura le
iniziative dellAssociazione nazionale; delibera la
partecipazione dellAzione Cattolica Italiana ad associazioni e organismi ecclesiali internazionali;
b)nei modi e nelle forme stabiliti in sede regolamentare, formula la proposta per la nomina del Presidente
nazionale da parte della Conferenza Episcopale
Italiana ed elegge gli altri componenti la Presidenza
1. La Presidenza nazionale composta dal Presidente
nazionale, da quattro Vice-presidenti (due giovani e
due adulti), per seguire le finalit associative con riferimento ai settori, dal Responsabile dellAzione Cattolica dei Ragazzi, dal Segretario generale e dallAmministratore. Essi partecipano collegialmente alle
funzioni proprie di tale organo e, in questo quadro,
curano gli specifici compiti che possono essere loro
affidati ai sensi della normativa statutaria e regolamentare.
c) delibera i Regolamenti per la formazione e il funzionamento degli organi associativi e per lattuazione del presente Statuto;
a) promuove lo sviluppo della vita associativa, attraverso la partecipazione e la valorizzazione di ogni
sua componente ai vari livelli, e ne garantisce lunit;
d) approva il sistema formativo dellAssociazione e
i documenti di indirizzo per la vita associativa;
b) cura la programmazione organica e coordina lattivit associativa, in attuazione degli obiettivi e delle
linee decise dallAssemblea nazionale e nel quadro
degli indirizzi e delle decisioni assunte dal Consiglio
e) delibera annualmente il bilancio preventivo e il
f) dispone la convocazione ordinaria dellAssemblea nazionale a scadenza triennale e la convocazione straordinaria della stessa quando necessario per
rispondere a specifiche particolari esigenze della
c) cura costanti rapporti di comunione e di collaborazione con le comunit ecclesiali e con gli organismi attraverso i quali i Pastori ad esse preposti
esercitano congiuntamente il loro ministero;
alle loro funzioni: il Congresso nazionale del Movimento, lEquipe nazionale eletta dal Congresso, il
Segretario nazionale eletto dal Congresso e ratificato
dal Consiglio nazionale dellAzione Cattolica.
d) assicura la stabile collaborazione dellAssociazione con le strutture nazionali di coordinamento
dellapostolato dei laici.
3. Il Segretario di ogni Movimento pu far parte della
Presidenza secondo forme e modi stabiliti dal Consiglio e in base a criteri di promozione della loro specifica esperienza missionaria e di condivisione della
1. Il Presidente nazionale promuove e coordina lattivit della Presidenza; convoca e presiede il Consiglio
nazionale; presiede lAssemblea nazionale; garantisce
lunitariet e la collegialit nellAssociazione; rappresenta lAssociazione nazionale dellAzione Cattolica
Italiana sia in ambito ecclesiale, sia in ambito civile,
anche per gli effetti giuridici.
I MOVIMENTI NAZIONALI
1. I Movimenti dellAzione Cattolica Italiana tra di loro
simili costituiti a livello diocesano si collegano in Movimenti nazionali.
2. La costituzione e la struttura dei Movimenti nazionali sono approvate dal Consiglio nazionale con regolamento, prevedendo, per quanto attiene agli organi e
1. In ciascuna regione ecclesiastica costituito il Consiglio regionale dellAzione Cattolica Italiana con le
b) curare lattuazione delle finalit associative che
richiedono iniziative a livello regionale;
c) promuovere rapporti pi efficaci tra i livelli diocesano e nazionale dellAzione Cattolica Italiana;
d) collaborare allazione pastorale della Conferenza Episcopale regionale;
e) curare i rapporti con le Istituzioni civili in ordine
alle tematiche territoriali che coinvolgono le finalit proprie dellAssociazione;
2. Il Consiglio formato dalle Presidenze e da un Segretario per ciascuno dei Movimenti costituiti delle
associazioni diocesane della regione ecclesiastica.
4. Nellespletamento delle sue funzioni di promozione
e coordinamento il Delegato coadiuvato da una Delegazione regionale, eletta dal Consiglio.
I CONTRIBUTI ASSOCIATIVI
1. I soci dellAzione Cattolica Italiana contribuiscono
personalmente, nei modi stabiliti dal Regolamento e
secondo le proprie possibilit, al finanziamento delle
attivit dellAssociazione locale, diocesana e nazionale.
5. Partecipa alle attivit del collegamento regionale un
Sacerdote Assistente nominato dalla Conferenza Episcopale regionale.
2. La misura dei contributi associativi fissata annualmente dal Consiglio diocesano sulla base dei criteri
stabiliti dal Consiglio nazionale.
3. Le quote o contributi mediante i quali i soci concorrono al finanziamento delle attivit associative non
sono trasmissibili n rivalutabili.
LATTIVIT DELLAZIONE CATTOLICA ITALIANA
QUALE ATTIVIT SENZA SCOPO DI LUCRO
1. Le Associazioni nazionale, diocesane e locali dellAzione Cattolica Italiana sono rispettivamente distinti centri di imputazione di interessi giuridici e non
hanno scopo di lucro; esse non distribuiscono in modo
diretto o indiretto utili o avanzi di gestione, nonch
fondi, riserve o capitale, salvo che la destinazione o la
distribuzione siano imposte dalla legge.
1. La responsabilit della amministrazione di ciascuna
Associazione diocesana e dellAssociazione nazionale
spetta alla rispettiva Presidenza, che ne affida la cura
allAmministratore, eletto dal Consiglio su proposta del
Presidente e coadiuvato da un Comitato per gli affari
economici, con funzioni consultive definite dal Regolamento.
IL FUNZIONAMENTO DEI SERVIZI E DEGLI UFFICI
1. Per ciascuna Associazione diocesana e per la Associazione nazionale il Segretario generale assicura il
funzionamento dei rispettivi uffici e servizi e ne responsabile nei confronti della Presidenza.
2. Il Segretario generale eletto dal Consiglio su proposta del Presidente.
2. Il Comitato per gli affari economici di ciascuna Associazione diocesana composto dallAmministratore, che lo presiede, e almeno da due soci competenti
in materia amministrativa eletti dal Consiglio diocesano su proposta del Presidente diocesano.
3. Il Comitato per gli affari economici dellAssociazione nazionale composto dallAmministratore, che
lo presiede, e da quattro soci competenti in materia
amministrativa eletti dal Consiglio nazionale, su proposta del Presidente nazionale.
4. A livello parrocchiale, la responsabilit della amministrazione assunta dal Consiglio ed esercitata
secondo le competenze e i modi indicati dallAtto normativo diocesano.
1. Ogni eventuale modifica al presente Statuto deve
essere approvata dallAssemblea nazionale validamente costituita con la presenza dei due terzi degli
aventi diritto e con il voto favorevole della maggioranza degli aventi diritto; le modifiche cos approvate
diventano operative dopo la ratifica da parte della
1. I Regolamenti relativi alle materie di cui al presente
Statuto sono approvati dal Consiglio nazionale con il
voto favorevole della maggioranza degli aventi diritto.
RELAZIONI CON FUCI, MEIC E MIEAC
1. Le relazioni tra lAzione Cattolica Italiana e la Federazione Universitaria Cattolica Italiana (FUCI), il Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale (MEIC), il Mo-
vimento di Impegno Educativo di Azione Cattolica
(MIEAC) sono regolate attraverso accordi con tali organizzazioni. Gli accordi comprendono, in particolare, le
disposizioni concernenti linserimento di rappresentanti della FUCI, del MEIC e del MIEAC negli organi
dellAzione Cattolica Italiana, nonch di rappresentanti dellAzione Cattolica Italiana negli organi di tali
1. Per quanto non contemplato dal presente Statuto, si
fa riferimento alle norme canoniche e civili in materia
di associazioni in quanto applicabili.
2. Il Regolamento di attuazione adottato dal Consiglio
nazionale recepisce gli accordi di cui al primo comma e
li armonizza con le restanti disposizioni regolamentari.
LO SCIOGLIMENTO DELLASSOCIAZIONE
1. Lo scioglimento dellAssociazione nazionale deliberato dallAssemblea con il voto favorevole dei due
terzi degli aventi diritto e diventa operativo dopo la
ratifica da parte della Conferenza Episcopale Italiana.
2. Il patrimonio residuo, effettuata la liquidazione, devoluto ad altro Ente con finalit analoghe, nel rispetto
della normativa che regola gli Enti non commerciali; la
relativa delibera assunta dal Consiglio nazionale col
voto favorevole di almeno tre quarti dei componenti,
sentita la Conferenza Episcopale Italiana.
ADESIONE ALLAZIONE CATTOLICA ITALIANA
E PARTECIPAZIONE ALLA VITA ASSOCIATIVA
1. La richiesta di adesione esprime la volont di una persona di far parte dellAzione Cattolica Italiana e di partecipare alla vita dellAssociazione diocesana costituita
nella Chiesa particolare di appartenenza e, attraverso di
essa, alla vita dellAssociazione nazionale.
2.La richiesta di adesione presentata da chi (adulto,giovane, ragazzo) intende partecipare alla vita associativa
condividendone i fini e i percorsi formativi. Con particolare riferimento ai ragazzi e agli adolescenti, essa viene
accolta e promossa in modo da sostenerne la progressiva consapevolezza allinterno degli itinerari formativi.
3. La richiesta di adesione presuppone la condivisione
delle finalit che definiscono e qualificano lAzione Cattolica, del suo ordinamento associativo e del suo progetto
formativo, e comporta limpegno ad una partecipazione
attiva e corresponsabile.
4. Ladesione viene confermata ogni anno, in ragione della progressiva crescita di consapevolezza del socio di
partecipare alla vita dellAssociazione e, per essa, alla
vita della comunit cristiana e della societ civile.
2.Con la deliberazione di cui al comma che precede sono
previste anche modalit di adesione specifiche e adeguate a giovani minorenni e a ragazzi, e vengono determinate
opportunamente le condizioni di adesione da parte di pi
componenti un medesimo nucleo familiare.
ACCOGLIMENTO DELLA RICHIESTA DI ADESIONE
1. La richiesta di adesione esaminata e accolta dal
Consiglio dellAssociazione diocesana, attraverso lAssociazione territoriale o il gruppo cui il richiedente vuole
3. I Consigli diocesani, con propria deliberazione assunta in conformit a quanto disposto dal rispettivo Atto Normativo diocesano, possono prevedere forme aggiuntive
che integrino le modalit e il segno delladesione stabiliti a livello nazionale, al fine di rispondere a specifiche
e significative esigenze della vita associativa locale.
2.Con laccoglimento della richiesta di adesione il richiedente acquisisce tutti i diritti e assume tutti i doveri stabiliti statutariamente per i soci.
4. Il Consiglio nazionale e i Consigli diocesani, nel delineare le condizioni per la diffusione della stampa associativa, rispettivamente nazionale e diocesana, determinano
anche le forme di abbonamento legate alladesione.
3. Ladesione, una volta avvenuta, viene confermata di anno in anno da parte del socio e dellAssociazione.
4. L8 dicembre, solennit della Immacolata Concezione,
si celebra la festa delladesione, con la quale lAzione
Cattolica Italiana ripropone e offre ai propri aderenti, alla
comunit ecclesiale e alla societ civile le proprie finalit e il proprio servizio, delineati dallo Statuto.
FORME DELLADESIONE E GESTIONE DEGLI ELENCHI DEI SOCI
1. Laccoglimento delle richieste di adesione e le conferme annuali sono attestate anche attraverso uno specifico segno secondo le forme stabilite dal Consiglio
nazionale, che ne definisce le modalit, le procedure e i
5. Il Consiglio nazionale definisce e regola il sistema per
la formazione, la conservazione e la gestione degli elenchi dei soci a livello nazionale, diocesano e locale.
RITIRO ED ESCLUSIONE DALLASSOCIAZIONE
1.Ogni socio,qualora ritenga che siano venuti meno i motivi e le condizioni che hanno portato alladesione allAzione Cattolica Italiana, ne d comunicazione, tramite
lAssociazione territoriale o il gruppo di appartenenza,
allAssociazione diocesana, e dichiara la propria volont
di non farne pi parte. Il ritiro ha effetto dalla data di
comunicazione allAssociazione.
2. La mancata conferma annuale entro i termini stabiliti
per le operazioni di adesione comporta gli stessi effetti
dellatto di ritiro.
3. La qualit di socio comporta il diritto di prendere parte
agli incontri a lui destinati e di esprimere, ove previsto, il
proprio voto. Il socio pu, altres, formulare proposte in
ordine alla vita associativa e offrire la propria collaborazione per la realizzazione delle attivit previste dalla programmazione associativa.
3. Il Consiglio diocesano, su proposta del Consiglio della
Associazione territoriale o del gruppo di appartenenza,
delibera lesclusione del socio dallAzione Cattolica Italiana, quando risultino venute meno le condizioni previste
dallo Statuto e dal presente Regolamento per ladesione
allAssociazione. La decisione deve essere assunta motivatamente e previo contraddittorio con il socio interessato.
4. I ragazzi resi ordinariamente presenti dai loro educatori e responsabili ai momenti in cui si esprime la vita
democratica dellAssociazione, sono accompagnati in
percorsi di partecipazione alla vita associativa e aiutati
progressivamente, anche attraverso organismi rappresentativi, a crescere nella dimensione della corresponsabilit e dellimpegno.
PARTECIPAZIONE ALLA VITA ASSOCIATIVA
DIRITTI E DOVERI DI PARTECIPAZIONE
E CONDIZIONI PER IL LORO ESERCIZIO
1. Ogni socio pu legittimamente esercitare i diritti attribuiti dallo Statuto e dal presente Regolamento, a meno
che non si trovi in una delle condizioni esplicitamente
previste in tali fonti normative che ne impediscano lesercizio.
2. La partecipazione corresponsabile dei soci alla vita
associativa comporta il rispetto dellordinamento associativo, lassolvimento degli obblighi in esso definiti, lesercizio dei diritti secondo le modalit e i tempi fissati
dalla normativa associativa.
1. Gli organi dellAssociazione nazionale e delle Associazioni diocesane, per le decisioni da assumere, ai rispettivi livelli, in ordine a scelte di particolare rilevanza per la
vita associativa concernenti la definizione dellordinamento associativo, del progetto formativo e della programmazione triennale, prevedono forme di partecipazione che coinvolgano efficacemente la realt associativa
in tutte le sue espressioni.
2.La Presidenza nazionale e le Presidenze diocesane promuovono e sostengono a tal fine la funzione primaria che
spetta alle Assemblee e ai Consigli,ai rispettivi livelli,per
indirizzare e verificare il cammino associativo.
nazionale), componente della Presidenza (diocesana, nazionale), Delegato regionale, componente della Delegazione regionale, Segretario (diocesano, nazionale) di
REGOLE GENERALI PER LESERCIZIO DEL DIRITTO DI VOTO
1. Il diritto di voto personale e il suo esercizio non pu
essere delegato,salvo per i casi esplicitamente previsti in
normativa specifica.
2. Il voto si esprime a scrutinio palese a meno che non si
tratti di votazioni per lelezione o la designazione di persone, per laccertamento di incompatibilit, di decadenza o, comunque, di responsabilit personali: in questi casi
il voto avviene per scrutinio segreto.
3. Il diritto di voto si esercita a condizione di aver compiuto il 14 anno di et.
1. Sono titolari dellelettorato passivo tutti coloro che al
momento della definizione delle candidature per lelezione sono soci dellAzione Cattolica Italiana, hanno compiuto il 18 anno di et e rispondono alle altre eventuali
condizioni esplicitamente previste dalle norme che regolano lelezione.
2. I responsabili giovani, ai vari livelli, non possono essere eletti in incarichi direttivi o consultivi qualora al
momento dellelezione abbiano superato il trentesimo
anno di et.
1. Col termine incarichi direttivi si intendono gli incarichi associativi di: Presidente (parrocchiale, diocesano,
2. Gli incarichi direttivi sono conferiti con mandato triennale. Se, nel corso del triennio, lincarico diviene vacante
il nuovo conferimento ad altro socio valido fino al termine del triennio in corso.
CONFERIMENTO DEGLI INCARICHI DIRETTIVI
1. Si provvede al conferimento degli incarichi direttivi
secondo le modalit e i tempi fissati, nellambito delle
rispettive competenze, dal Consiglio nazionale, dai
Consigli diocesani e dai Consigli regionali, in conformit
a quanto stabilito al riguardo dallo Statuto, dal presente
Regolamento e dagli Atti Normativi Diocesani.
2.La designazione e la nomina dei Presidenti a tutti i livelli (parrocchiale, diocesano, nazionale) e lelezione dei
Delegati regionali devono rispettare le seguenti procedure:
a. la proposta per la nomina del Presidente parrocchiale effettuata dallassemblea dellAssociazione
parrocchiale con la designazione, a mezzo di elezione,
di una sola persona; la nomina effettuata dal Vescovo
diocesano;
b. le modalit per lelezione di cui alla precedente lettera a) sono fissate dallAtto Normativo Diocesano;
c. la proposta per la nomina del Presidente diocesano
e del Presidente nazionale effettuata rispettivamente
dal Consiglio diocesano e dal Consiglio nazionale,con
la designazione, a mezzo di elezione contestuale, di
una terna di soci. La nomina di competenza rispettivamente del Vescovo diocesano e della Conferenza
Episcopale Italiana;
d. per la designazione della terna: ogni Consigliere indica sullapposita scheda, nel primo scrutinio, fino a tre
nomi e, nei successivi, fino al numero necessario per
completare la terna quando, nei precedenti scrutini,
uno o due nominativi non abbiano ottenuto i voti necessari per farne parte. Nei primi tre scrutini necessaria
la maggioranza dei voti dei componenti del Consiglio
con diritto di voto, mentre, dal quarto scrutinio, sufficiente il voto della maggioranza dei votanti. Risultano
eletti i tre soci che hanno riportato le maggioranze
richieste ed hanno ottenuto, nello scrutinio, il maggior
numero di voti; in caso di parit si procede a ballottaggio. La terna cos composta viene comunicata alla competente Autorit ecclesiastica con lindicazione del
numero dello scrutinio e del numero dei voti ottenuti
relativi a ciascun nominativo;
e. Lelezione del Delegato regionale effettuata dal
Consiglio regionale,con le maggioranze previste dalla
precedente lettera d) e secondo quanto disposto dallart. 27 del presente Regolamento.
3. Gli eletti ad incarichi direttivi possono ricoprire uno
stesso incarico al massimo per due mandati consecutivi,
cos come previsto dallart. 19 dello Statuto.
CESSAZIONE DALLINCARICO DIRETTIVO
1. Si cessa dallincarico per scadenza del termine, per dimissioni e per decadenza nonch nei casi in cui chi ricopre un incarico direttivo o di componente dei Con-sigli
(diocesani e nazionale) sia assente senza giustificato
motivo a tre riunioni consecutive dellorgano di cui
2. Nel caso di dimissioni, esse hanno efficacia dalla data
della loro accettazione da parte dellorgano competente
allattribuzione dellincarico.
3. La decadenza, salvo quanto previsto dallart. 12, opera
a decorrere dal formale accertamento del venir meno di
una delle condizioni prescritte dallo Statuto o dal Regolamento per ricoprire lincarico direttivo.
4. Latto di accertamento pu essere effettuato da parte
dello stesso socio che riveste lincarico direttivo nella
forma delle dimissioni, che avranno efficacia dal momento della loro accettazione; pu, altres, essere assunto dallorgano competente al conferimento dellincarico, con
apposita deliberazione approvata col voto favorevole della maggioranza assoluta dei componenti aventi diritto di
5. In caso di dimissioni o decadenza dallincarico da parte di un Consigliere, subentra il primo dei non eletti della
stessa lista.
INCOMPATIBILIT, INELEGGIBILIT, DECADENZA, IN RELAZIONE ALLO SVOLGIMENTO DI INCARICHI POLITICI
1. Gli incarichi direttivi e gli incarichi di componente dei
Consigli (diocesani e nazionale) sono incompatibili con i
mandati parlamentari (nazionale ed europeo),con incarichi di Governo, con il mandato nei Consigli Comunali,
Provinciali, Regionali, con incarichi di Sindaco o Presidente o componente delle Giunte Comunali, Provinciali
e Regionali e con incarichi di Presidente di Circoscrizioni
2. Gli incarichi direttivi sono altres incompatibili con incarichi negli organi decisionali di partiti politici o di organizzazioni, comunque denominate, che perseguano finalit direttamente politiche.
3. I soci che si trovano in una situazione di incompatibilit
non possono essere eletti o nominati ad incarichi direttivi
o a incarichi di componenti dei Consigli.
4. I soci che rivestano incarichi direttivi e di componente
dei Consigli (diocesani e nazionale) in caso di candidatura per le Assemblee elettive del Parlamento europeo,
nazionale, delle Regioni e degli altri Enti pubblici territoriali di qualsiasi livello decadono automaticamente dallincarico ricoperto dalla data dellaccettazione della
5. Quanti rivestono incarichi direttivi e gli stessi soci dellAzione Cattolica Italiana devono evitare che lAssociazione come tale, le sue sedi, la sua rete organizzativa
siano coinvolte nelle scelte politiche personali e nella
partecipazione a competizioni elettorali.
LASSISTENTE E I SACERDOTI COLLABORATORI
1. LAssistente generale, gli Assistenti regionali, gli Assistenti diocesani e i sacerdoti che collaborano collegialmente con essi secondo quanto previsto dallart. 10,
comma 4, dello Statuto, sono nominati dallAutorit ecclesiastica competente.
2. Gli Assistenti, ad ogni livello, salvo diversa disposizione dellAutorit ecclesiastica competente, sono nominati
per un triennio e possono essere rinnovati per un secondo triennio.
3. Gli Assistenti e i sacerdoti collaboratori per esercitare
il servizio ministeriale loro affidato partecipano ad ogni
aspetto della vita dellAssociazione e delle sue attivit. In
questo quadro, prendono parte anche alle sedute degli
organi deliberativi dellAssociazione (Assemblee, Consigli e Presidenze) al fine di fornire il proprio contributo
al necessario discernimento per lassunzione delle decisioni associative che sono rimesse statutariamente al voto
dei componenti laici dei predetti organi.
ORDINAMENTO DELLASSOCIAZIONE DIOCESANA
rapporti con la Presidenza diocesana per acquisire ogni
ulteriore elemento di conoscenza, di chiarimento e di
valutazione che ritenga opportuno per predisporre la
proposta del giudizio di conformit da sottoporre al
APPROVAZIONE E VALUTAZIONE DI CONFORMIT
DELLATTO NORMATIVO DIOCESANO
5. La proposta, adeguatamente motivata, della Commissione consiliare deve concludersi con un giudizio positivo di conformit o con lindicazione di integrazioni o modificazioni ritenute necessarie.
ORGANI E ARTICOLAZIONE DELLASSOCIAZIONE
1. LAtto Normativo Diocesano, di cui agli articoli 21 e 22
dello Statuto, approvato dallAssemblea diocesana validamente costituita con la presenza dei due terzi degli
aventi diritto e con il voto favorevole della maggioranza
6. Il Consiglio nazionale, vista la proposta formulata dalla
Commissione consiliare, dichiara, con adeguata motivazione, la conformit dellAtto Normativo Diocesano con la
normativa statutaria e regolamentare nazionale. In alternativa dispone, qualora lo ritenga necessario, un supplemento distruttoria ovvero indica tutti gli opportuni emendamenti invitando lAssociazione diocesana ad approvare un nuovo Atto Normativo attenendosi ad essi.
2. LAtto Normativo Diocesano diviene operativo a seguito della favorevole valutazione di conformit con la normativa statutaria e regolamentare, espressa dal Consiglio
nazionale secondo la procedura stabilita dai seguenti
7. LAssemblea diocesana pu conferire mandato al Consiglio diocesano di recepire le integrazioni richieste dal
Consiglio nazionale allAtto Normativo approvato dallAssemblea stessa.
3. La Presidenza diocesana invia al Consiglio nazionale
lAtto Normativo Diocesano approvato dallAssemblea
diocesana, unitamente al verbale relativo ai lavori e
allapprovazione da parte dellAssemblea stessa.
4. Il Consiglio nazionale, allinizio del suo mandato, costituisce una Commissione consiliare con il compito di effettuare un esame istruttorio dellAtto Normativo e della
relativa documentazione nonch di attivare i necessari
8. Il Consiglio nazionale adotta le proprie deliberazioni
col voto favorevole dei due terzi dei presenti.
CRITERI PER LELABORAZIONE DELLATTO NORMATIVO
DIOCESANO IN ORDINE ALLE ARTICOLAZIONI
DELLASSOCIAZIONE DIOCESANA
1. LAtto Normativo Diocesano disciplina le condizioni e
le modalit per la costituzione delle Associazioni, dei
gruppi e dei movimenti di cui agli articoli 20, comma 4, e
23 dello Statuto, attenendosi ai seguenti criteri.
1. LAtto Normativo Diocesano definisce la composizione,
le modalit di formazione e le funzioni degli organi associativi diocesani ai sensi dellart. 22 dello Statuto, nel
rispetto dei criteri di cui ai seguenti commi.
2. Le Associazioni territoriali, di norma riferite alla comunit parrocchiale,riuniscono laici appartenenti alle diverse et e condizioni di vita indicate allart. 12, comma 4,
dello Statuto: bambini e ragazzi, giovani e adulti.
2. La rappresentanza nellAssemblea diocesana delle Associazioni territoriali, dei gruppi e dei movimenti formalmente costituiti nella Diocesi viene stabilita tenendo
conto proporzionatamente dei singoli soggetti collettivi e
delle et che costituiscono il tessuto vivo dellAssociazione e della loro consistenza.
3. I gruppi possono essere costituiti allo scopo di attuare
la missione propria dellAssociazione in rapporto a specifiche condizioni ed esperienze di vita o a specifici
4. I gruppi di cui al comma 3 devono avere carattere di
stabilit, devono rispondere ad adeguati criteri di consistenza e devono inserirsi in un quadro di sviluppo della
presenza e del servizio proprio dellAssociazione diocesana.
5. I gruppi possono essere riconosciuti come movimento
diocesano dellAzione Cattolica quando rispettano i criteri gi indicati nel presente articolo, dimostrano una
significativa presenza nella realt diocesana e rispondono a significative esigenze nella linea della missione, dellincontro e del servizio.
3. In conformit allart. 22 dello Statuto i membri eletti nel
Consiglio diocesano non devono essere inferiori a 12.
4. La competenza a riconoscere le Associazioni territoriali e i gruppi, a costituire un movimento diocesano, a disporre le diverse forme di collegamento territoriale e a
definire le strutture associative intermedie tra Parrocchia
e Diocesi spetta al Consiglio diocesano,su proposta della
Presidenza diocesana.
5. Nel Consiglio diocesano sono cooptati gli eletti nel
DIOCESANO IN ORDINE ALLA COMPOSIZIONE, ALLA FORMAZIONE E ALLE FUNZIONI DEGLI ORGANI ASSOCIATIVI DIOCESANI
il contributo dei Collegamenti regionali, con specifico
riferimento sia alla predisposizione delle proposte
programmatiche da sottoporre allesame dellAssemblea sia agli adempimenti elettorali per il rinnovo
triennale del Consiglio nazionale;
c. fissa la data per la celebrazione dellAssemblea,
lordine del giorno, il calendario dei lavori;
d. stabilisce le modalit di convocazione dei partecipanti;
e. determina le modalit per linsediamento e lattivit
dellAssemblea e per la conduzione dei lavori;
f. determina le modalit per la presentazione delle
candidature, per lo svolgimento delle operazioni elettorali e per la presentazione di proposte, la discussione, lapprovazione di documenti.
ORDINAMENTO DELLASSOCIAZIONE
CONVOCAZIONE E SVOLGIMENTO
DELLASSEMBLEA NAZIONALE
1. LAssemblea nazionale convocata ordinariamente ogni tre anni per deliberare gli obiettivi e le linee programmatiche dellAzione Cattolica Italiana per il triennio
successivo e per eleggere il Consiglio nazionale dellAssociazione. convocata in via straordinaria per affrontare temi di grande rilevanza per la vita associativa
che non trovano riferimento nelle linee programmatiche
e negli obiettivi gi deliberati e che opportuno affrontare prima della scadenza triennale.
4. Le modifiche allo Statuto dellACI possono essere proposte allAssemblea nazionale dal Consiglio nazionale o
da almeno trentacinque Consigli diocesani. Esse vanno
comunicate alle Presidenze diocesane con un mese di
anticipo sulla data dellAssemblea. Ogni modifica viene
approvata dallAssemblea nazionale, validamente costituita, se riporta la maggioranza degli aventi diritto e
diventa operativa dopo lapprovazione del Consiglio
Permanente della CEI.
2.LAssemblea Straordinaria pu essere richiesta dal Consiglio nazionale, con una maggioranza dei quattro quinti
dei componenti il Consiglio o da n.40 Consigli diocesani o
da n. 110 Presidenti diocesani.
3. Ai fini della convocazione dellAssemblea, il Consiglio
nazionale con propria deliberazione:
a. stabilisce, in applicazione dellart. 26, comma 1,
dello Statuto, la composizione dellAssemblea;
b. dispone le attivit preparatorie, in particolare attraverso la partecipazione delle Associazioni diocesane e
COMPOSIZIONE DELLASSEMBLEA NAZIONALE
1.La deliberazione del Consiglio nazionale,che definisce
la composizione dellAssemblea nazionale in applicazio75
ne allart. 26, comma 1 lettera b) dello Statuto, deve attenersi ai seguenti criteri:
a. ogni Associazione diocesana partecipa allAssemblea con il proprio Presidente diocesano e con un numero di rappresentanti compreso tra un minimo di due
e un massimo di dieci;
b. il numero dei rappresentanti per ogni Associazione
diocesana definito in relazione al numero dei soci e
tenendo conto dellesistenza in Diocesi di gruppi formalmente costituiti e collegati in movimenti nazionali;
c. i rappresentanti sono eletti dallAssemblea diocesana in modo da esprimere le componenti della realt associativa, tenendo conto anche della loro consistenza.
1. LAssemblea nazionale, convocata in via ordinaria per
provvedere alla formazione del Consiglio nazionale, ne
elegge ventuno componenti, secondo quanto disposto
dallart. 27, comma 1 e dallart. 19, comma 1 dello Statuto.
2. Le elezioni si svolgono su 3 liste che raccolgono rispettivamente le candidature riferite alle seguenti componenti la realt associativa: Adulti, Giovani, responsabili
dellACR.
3. LAssemblea elegge 7 candidati della lista degli Adulti;
7 candidati della lista dei Giovani; 7 candidati della lista
dei Responsabili dellACR.
4. Sono eletti, per ciascuna lista, i candidati che hanno
ricevuto il maggior numero di voti; a parit di voti eletto il pi anziano in et.
5. Ogni componente lAssemblea nazionale ai sensi dellart. 26, comma 1, dello Statuto partecipa, secondo il disposto dellart.19,comma 2 dello Statuto,alle votazioni su
ciascuna delle liste indicate al comma 2 del presente articolo e pu esprimere fino a quattro preferenze per ognuna di esse.
6. Non pu essere candidato a consigliere nazionale, per
un terzo mandato,chi ha ricoperto questo incarico,a qualsiasi titolo, per due mandati consecutivi.
ELEZIONE DELLA TERNA PER LA NOMINA
1. Il Consiglio nazionale provvede alla formulazione della
proposta per la nomina del Presidente nazionale, secondo quanto previsto dallart. 27, comma 2, lettera b) dello
Statuto, indicando tre nominativi da trasmettere alla
Conferenza Episcopale Italiana, affinch provveda, nellambito della terna, alla nomina.
2. La designazione della terna da parte del Consiglio
nazionale avviene secondo la procedura fissata dallart.
10 del presente Regolamento per il conferimento degli
incarichi direttivi.
3.Il Consiglio nazionale,riunito in apposita seduta,costituisce tra i suoi membri la commissione elettorale per dare
immediatamente corso alle votazioni.Esaurite le operazio77
ni elettorali secondo il richiamato art. 10 del presente
Regolamento, la commissione redige e sottoscrive apposito verbale che consegna allAssistente generale per la successiva comunicazione allAutorit ecclesiastica.
ELEZIONE DEGLI ALTRI COMPONENTI
1. Il Consiglio nazionale, in apposita seduta, elegge gli
altri componenti la Presidenza nazionale con la modalit
indicata dallart. 19, comma 2 dello Statuto. Le proposte di
candidatura per i due vicepresidenti giovani (un uomo e
una donna), i due vicepresidenti adulti (un uomo e una
donna) e il responsabile dellACR sono di competenza
del Consiglio. Le proposte di candidatura per il segretario generale e lamministratore sono di competenza del
NORME DI FUNZIONAMENTO DEGLI ORGANI COLLEGIALI
DELLASSOCIAZIONE NAZIONALE
1. Il Consiglio nazionale, convocato e presieduto dal Presidente, si riunisce di norma quattro volte allanno e svolge i propri lavori sulla base dellordine del giorno fissato
dalla Presidenza nazionale, previamente comunicato.
2. Il Presidente deve provvedere tempestivamente alla
convocazione del Consiglio nazionale quando almeno un
terzo dei componenti aventi diritto al voto lo richieda con
contestuale indicazione degli argomenti da trattare per
rilevanti e urgenti motivi. Parimenti deve provvedere alla
convocazione su richiesta motivata e con voto unanime
del Collegio dei Revisori,per gravi ed urgenti motivi concernenti la situazione economica e finanziaria dellAssociazione nazionale.
2. Ogni consigliere nazionale indica su unapposita scheda una candidatura per ciascun componente della Presidenza nazionale di competenza del Consiglio. Le candidature si ritengono formulate quando ottengono il sostegno di almeno 5 consiglieri.
3. La Presidenza nazionale, convocata e presieduta dal
Presidente, si riunisce, di norma, almeno una volta al
mese e quando lo richiedano almeno quattro componenti. Svolge i propri lavori sulla base dellordine del giorno
fissato dal Presidente e previamente comunicato.
3. Per lelezione dei componenti della Presidenza ogni
consigliere esprime sullapposita scheda un voto per
ogni componente da eleggere, fra le candidature formulate. Nei primi tre scrutini necessaria la maggioranza
dei componenti del Consiglio aventi diritto di voto, mentre, dal quarto scrutinio, sufficiente il voto della maggioranza dei votanti.
5. Il Consiglio nazionale e la Presidenza nazionale adot-
4. Salvo quanto diversamente disposto dalla normativa
statutaria e regolamentare, il Consiglio nazionale e la
Presidenza nazionale sono validamente costituiti con la
presenza della maggioranza dei componenti e deliberano con il voto favorevole della maggioranza dei membri
tano un regolamento interno per lo svolgimento delle
funzioni loro attribuite. Detto regolamento fissa anche le
condizioni e le modalit in base alle quali la partecipazione ai lavori di detti organi, in ogni caso senza diritto di
voto, pu essere estesa ad altre persone che non ne facciano parte, ma che per lincarico ricoperto o per la specifica esperienza possono portare uno specifico e qualificato contributo.
6. Il Consiglio nazionale coopta al suo interno una coppia
di sposi con voto consultivo.
CRITERI E MODALIT PER LA COSTITUZIONE
DEI MOVIMENTI NAZIONALI
1. Il Consiglio nazionale, nellapprovare, ai sensi e nelle
forme di cui allart. 30 dello Statuto, la costituzione dei
Movimenti nazionali di Azione Cattolica si attiene ai
a. la costituzione di un Movimento nazionale avviene
nel quadro della programmazione associativa nazionale, secondo un percorso avviato e sviluppato da movimenti a livello diocesano;
b. i movimenti tra loro simili gi costituiti a livello diocesano che intendano collegarsi in movimento nazionale devono rappresentare una realt diffusa in almeno sei Regioni e in almeno trenta Diocesi;
c.il loro impegno formativo deve collocarsi nel quadro
organico del progetto formativo dellAssociazione;
d. il loro impegno di testimonianza e servizio deve
riguardare ambiti significativi nella linea di una pastorale di missione permanente, per la nuova evangelizzazione e per lanimazione cristiana delle culture e
2. Il Consiglio nazionale con lo stesso atto di costituzione
del Movimento, sulla base di proposte formulate dai
Movimenti diocesani interessati, ne definisce la struttura,
con apposito regolamento, in conformit a quanto stabilito dal richiamato art. 30 dello Statuto.
3. Il Segretario di ogni Movimento chiamato a partecipare ai lavori della Presidenza nazionale secondo quanto
previsto dallart. 22, comma 5, ogni qual volta si trattino
argomenti che riguardino specificamente situazioni e
questioni attinenti al Movimento interessato. Il Segretario
di ogni Movimento pu, inoltre, essere chiamato a partecipare ai lavori della Presidenza, ogni qual volta il suo
apporto ai temi in discussione ritenuto opportuno a giudizio della Presidenza stessa.
il collegamento tra le Associazioni diocesane e per il rapporto con il livello nazionale dellAssociazione.
ORDINAMENTO DEL COLLEGAMENTO
6. I Consigli diocesani delle Associazioni della Regione
ecclesiastica costituiscono lAssemblea regionale che ha
funzioni di studio e di riflessione e che viene convocata su
deliberazione della Delegazione regionale dintesa con il
Comitato Presidenti.
STRUTTURE DEL COLLEGAMENTO REGIONALE
E LORO FUNZIONAMENTO
1. Il Consiglio regionale, costituito secondo quanto stabilito dallart. 31 dello Statuto, determina la composizione
della Delegazione regionale.
1. La Delegazione regionale elabora la proposta di regolamento interno per il funzionamento del Collegamento
regionale, sulla quale acquisisce previamente il parere
del Comitato Presidenti e che successivamente sottopone allapprovazione del Consiglio regionale.
2. La Delegazione regionale ha il compito di coadiuvare il
Delegato regionale nellesercizio delle sue funzioni di
promozione e di coordinamento e definisce, in questo
quadro, le attribuzioni affidate a ciascun componente.
3. Il Segretario regionale, eletto dal Consiglio regionale
su proposta del Delegato regionale, fa parte della
Delegazione con il compito di assicurare il funzionamento ordinario del Collegamento regionale.
4. La Delegazione regionale fissa la sede del Collegamento regionale, scegliendola tra le segreterie diocesane della Regione.
5. I Presidenti diocesani delle Associazioni della Regione
ecclesiastica costituiscono il Comitato Presidenti di cui il
Delegato e il Consiglio regionale si avvalgono particolarmente per la definizione delle linee programmatiche,per
2. Il Consiglio regionale, con propria deliberazione e con
il voto favorevole della maggioranza degli aventi diritto,
approva il predetto regolamento che diventa operativo
dopo la ratifica del Consiglio nazionale.
ELEZIONE DEL DELEGATO E DELLA DELEGAZIONE REGIONALE
1. Il Delegato regionale in carica, dintesa con il Comitato
Presidenti,stabilisce la data per la convocazione del Consiglio regionale chiamato a provvedere alla successiva
elezione del Delegato e della Delegazione regionale.
2. Il Delegato regionale, dintesa con il Comitato Presidenti, promuove le opportune consultazioni per la formulazione delle proposte per lelezione di cui al comma pre-
cedente. In particolare per le candidature a Delegato regionale, dintesa con lAssistente regionale, provvede a
consultare la Conferenza Episcopale Regionale.
3. Le candidature a Delegato regionale e a componente
della Delegazione regionale sono individuate, prioritariamente, sia fra i componenti in carica delle Presidenze
diocesane della Regione o che hanno concluso il loro
mandato nel triennio precedente, sia fra i componenti
della Delegazione regionale uscente.
4. Il Delegato regionale provvede alla convocazione del
Consiglio regionale che d corso alle operazioni per lelezione del Delegato regionale e della Delegazione
regionale. A tal fine la riunione del Consiglio regionale
validamente costituita con la presenza di almeno i due
terzi dei componenti il Consiglio.
5. Il Delegato regionale eletto, nelle prime tre votazioni,
con la maggioranza assoluta dei voti dei componenti il
Consiglio e, dalla quarta votazione, con la maggioranza
dei voti dei membri presenti del Consiglio.
6. Gli altri componenti la Delegazione regionale sono
eletti, di norma, nella medesima seduta, con le maggioranze indicate al comma precedente.
PATRIMONIO E CONTRIBUTI ASSOCIATIVI
RISORSE E PATRIMONIO
1.LAssociazione trae i mezzi economici e finanziari per lo
svolgimento della propria attivit:
a. dalle quote associative dei soci;
b. dai contributi e dalle liberalit dei privati, soci compresi, dello Stato, degli Enti ed Istituzioni pubbliche ed
ecclesiali, degli organismi internazionali;
c. da donazioni e lasciti testamentari;
d. da rimborsi derivanti da convenzioni;
e. da entrate di attivit commerciali e produttive marginali;
f. da rendite di beni mobili o immobili pervenute allorganizzazione a qualunque titolo.
2. LAssociazione promuove la propria attivit anche con
il ricorso a sovvenzioni finalizzate da parte di soggetti
esterni allACI, a collaborazioni e al patrocinio di Enti e
Istituzioni pubbliche, a prestiti.
3. I beni dellAssociazione sono mobili, immobili e mobili registrati e sono ad essa intestati ed elencati in apposito inventario.
4. LAssociazione pu, in armonia con le sue finalit statutarie, ricevere erogazioni liberali in denaro e donazioni, e
accettare, anche con beneficio di inventario, lasciti testamentari. Il Presidente attua le delibere di accettazione e
compie i relativi atti giuridici.
ai conseguenti programmi di attivit, nel quadro della
situazione economica e finanziaria dellAssociazione, nel
rispetto dei criteri di economicit, adeguatezza e trasparenza.
4. I soci sono tenuti a versare i contributi associativi annualmente, di norma contestualmente alla conferma delladesione.
CONTRIBUTI ASSOCIATIVI ORDINARI
1. I contributi associativi dovuti da ciascun socio sono
destinati a finanziare il funzionamento e le attivit
dellAzione Cattolica Italiana con riferimento allAssociazione nazionale e allAssociazione diocesana di appartenenza.
2. Il Consiglio nazionale annualmente:
a. fissa la misura del contributo associativo per il funzionamento e per lattivit dellAssociazione nazionale,
definendola distintamente per le Associazioni diocesane, per i ragazzi, i giovani e gli adulti; la misura del
contributo pu essere articolata anche per fasce det
e tenere conto dellincidenza sul nucleo familiare,
quando in esso siano presenti pi soci;
b. indica i criteri generali con riferimento ai quali le
Associazioni diocesane determinano lammontare del
contributo associativo per il funzionamento e lattivit
dellAssociazione a livello diocesano e per le sue
Associazioni territoriali o gruppi.
3. La misura dei contributi va determinata di norma in
connessione con la approvazione del bilancio preventivo
con riferimento alle linee programmatiche deliberate e
5. Il Consiglio nazionale con propria deliberazione definisce e regola il sistema di raccolta dei contributi associativi, curando che la richiesta ai soci venga fatta unitariamente, sia per la quota relativa allAssociazione nazionale sia per quella relativa allAssociazione diocesana e
sue articolazioni.
CONTRIBUTI ASSOCIATIVI PER PARTICOLARI FINALIT
1. Per attuare specifiche iniziative programmate, il Consiglio nazionale e i Consigli diocesani possono deliberare di richiedere alla base associativa, in via straordinaria,
il versamento di un particolare contributo volontario vincolato alla realizzazione di quelle finalit.
REGOLAMENTI PER LATTIVIT AMMINISTRATIVA
1. Il Consiglio nazionale approva:
a. il regolamento di contabilit che contiene: 1) lordinamento contabile; 2) i criteri e le procedure per la
formazione del bilancio preventivo e di quello consuntivo; 3) i criteri e le procedure per lacquisto di beni e
b.il regolamento per il funzionamento del Collegio dei
FUNZIONI DEL COMITATO PER GLI AFFARI ECONOMICI
1. Il Comitato per gli Affari Economici svolge funzioni
consultive in ordine a:
a. elaborazione del regolamento di contabilit;
b. impostazione di un sistema di controllo interno di
gestione, individuando procedure e sistemi gestionali
in grado di consentire unadeguata verifica dellefficienza e dellefficacia della gestione;
c. formazione del bilancio preventivo e consuntivo;
d. gestione patrimoniale, economica e finanziaria dellAssociazione, nonch delle attivit e dei servizi correlati; in particolare per la previsione di programmi e
impegni che comportino oneri rilevanti per lAssociazione;
e. questioni economiche e amministrative ad esso sottoposte dallAmministratore.
2. Il Comitato per gli Affari Economici convocato dallAmministratore almeno una volta ogni trimestre, e comunque ogni qualvolta lAmministratore lo ritenga necessario.
FUNZIONI DEL COLLEGIO DEI REVISORI DELLASSOCIAZIONE
1. Al fine di promuovere la migliore conformit dellattivit amministrativa, in particolare in ordine alla gestione
delle risorse economiche, ai criteri di legittimit, di corrispondenza alle finalit statutarie, di economicit e trasparenza, lAssociazione nazionale si avvale di un Collegio
dei Revisori.
1.Il Collegio dei Revisori composto da tre persone scelte tra i soci dellAssociazione che siano iscritti nel
2. Il Presidente e i membri del Collegio sono eletti dal
Consiglio nazionale su proposta della Presidenza, durano
in carica per tre esercizi, fino allapprovazione del bilancio consuntivo del terzo esercizio, e non possono essere
nominati per pi di due mandati consecutivi.
3. Il Consiglio nazionale provvede alla sostituzione del
componente del Collegio che per qualsiasi motivo venisse a cessare o decadere dallincarico, e rester in carica
fino alla scadenza del mandato del Collegio.
4. La cessazione dei revisori per scadenza del termine ha
effetto dal momento in cui il Collegio stato ricostituito.
5. La carica di revisore incompatibile con quella di
Consigliere nazionale, con gli incarichi direttivi nelle
societ, istituti ed altri enti ai quali partecipa lAssocia89
zione e con lincarico di membro del Comitato per gli
Affari Economici.
NORME FINALI TRANSITORIE
6. Lattivit del Collegio dei Revisori improntata al criterio dellindipendenza funzionale, e si sostanzia nel:
a. controllo legale della gestione, anche in ordine alla
consistenza e alla salvaguardia del patrimonio;
b. controllo della conformit allo Statuto e alla Legge
delle attivit svolte;
c. controllo contabile ed amministrativo anche in ordine ai risultati perseguiti.
MODALIT E TERMINI PER LAPPROVAZIONE
1.Il Consiglio nazionale fissa un congruo termine affinch
le Associazioni diocesane possano dotarsi del proprio
Atto Normativo, come frutto di un attento esame per definire le forme e i modi di presenza, di testimonianza e di
servizio dellAzione Cattolica, secondo la propria natura,
nella comunit ecclesiale e nella societ civile, pi rispondenti alla specifica situazione.
2. La Presidenza nazionale promuove e sostiene ogni opportuna iniziativa finalizzata a consentire alle Associazioni diocesane di procedere tempestivamente alla elaborazione e approvazione degli Atti Normativi Diocesani.
3. Il Consiglio diocesano di ciascuna Associazione diocesana, in carica alla data di approvazione del presente
Regolamento dispone le iniziative pi opportune per lelaborazione dellAtto Normativo Diocesano e provvede a
convocare lAssemblea diocesana nei termini di cui al
comma 1,definendo anche le modalit di formazione e di
funzionamento in base alla previgente normativa regolamentare.
4. Trascorso inutilmente il termine indicato al richiamato
comma 1, al fine di assicurare lo sviluppo della vita associativa in tutte le Associazioni diocesane secondo lo
Statuto aggiornato, nelle Associazioni che non si siano
dotate del proprio Atto Normativo Diocesano avr applicazione in via provvisoria un Atto Normativo Diocesano
deliberato dal Consiglio nazionale, che rimarr in vigore
fino a quando lAssociazione diocesana avr provveduto
ai sensi degli articoli 21 e 22 dello Statuto.
disposizioni di cui al presente Regolamento, delle forme
e dei modi di inserimento di rappresentanti delle predette Associazioni nellAssemblea nazionale e nel Consiglio
nazionale dellAzione Cattolica Italiana.
2. Il Regolamento di cui al comma che precede dispone
anche le forme e i modi di partecipazione di rappresentanti dellAzione Cattolica Italiana nei corrispondenti
organi collegiali della FUCI, del MEIC, del MIEAC, in
attuazione degli accordi previsti dallart. 38 dello Statuto.
MOVIMENTO STUDENTI E MOVIMENTO LAVORATORI
1. Il Consiglio nazionale fissa un termine entro il quale il
Movimento Studenti di Azione Cattolica (MSAC) e il
Movimento Lavoratori di Azione Cattolica (MLAC), attualmente organizzati con una loro struttura nazionale, in
forza della loro storia e se rispondenti a quanto stabilito
dallart. 30 dello Statuto e dallart. 23 del presente Regolamento, sottopongono allapprovazione un proprio
documento normativo in conformit allo Statuto e al presente Regolamento.
NORMA PER LATTUAZIONE DELLART. 38 DELLO STATUTO
1. Gli accordi previsti dallart. 38 dello Statuto, che disciplinano le relazioni tra lAzione Cattolica Italiana e la
FUCI, il MEIC e il MIEAC, sono recepiti con apposito
Regolamento di attuazione approvato dal Consiglio
nazionale secondo quanto stabilito dallart. 37 dello Statuto, con specifica determinazione, ad integrazione delle
Lettera del Consiglio Episcopale Permanente della CEI
alla Presidenza nazionale dellACI
allAssemblea Straordinaria dellACI
alla Presidenza nazionale dellAzione Cattolica Italiana
Animati da sollecitudine pastorale e motivata fiducia, i Vescovi italiani guardano
al cammino di rinnovamento in atto nellAzione Cattolica Italiana, confermando la
gratitudine e lapprezzamento per ci che lAssociazione ha rappresentato e rappresenta per la missione della Chiesa nel nostro Paese. Il Consiglio Episcopale
Permanente vuole contribuire a tale cammino con alcune riflessioni, indirizzate
alla Presidenza nazionale dellAssociazione e per il tramite della medesima ai
responsabili, ai sacerdoti assistenti e a tutti i soci, con lintento di accompagnare,
sostenere e incoraggiare.
La peculiare identit dellAzione Cattolica Italiana e la diretta collaborazione con
la Gerarchia, per la realizzazione del fine generale apostolico della Chiesa
(Statuto dellACI, art. 1; cfr. art. 5), motivano la connotazione pastorale della vostra
Associazione, la sua singolare collocazione nel panorama delle aggregazioni
ecclesiali e lassidua cura ad essa rivolta dai Pastori.Il Santo Padre Giovanni Paolo
II insigne testimone di questa attenzione. Cos egli si esprimeva qualche anno
fa:Ribadisco [] linvito ad accogliere e sostenere nelle comunit parrocchiali
lesperienza associativa dellAzione Cattolica, particolarmente raccomandata dal
Concilio Vaticano II (cfr. Apostolicam actuositatem, 20; Christus Dominus,17).
Annoverata tra i vari ministeri che, suscitati nellambito stesso dei fedeli da
una chiamata divina, sono necessari per la impiantazione della Chiesa e lo
sviluppo della comunit cristiana (Ad gentes, 15), lAzione Cattolica assicura al
parroco una diretta collaborazione (Apostolicam actuositatem, 20) e intende
servire allincremento di tutta la comunit cristiana, ai progetti pastorali ed allanimazione evangelica di tutti gli ambienti di vita, con fedelt e operosit
(Christifideles laici, 31) (Discorso agli assistenti dellACI, 26 ottobre 1995, n. 2).
Forti di questa identit associativa, siete impegnati con particolare responsabili-
t a far vostro linvito del Santo Padre a prendere il largo, tenendo lo sguardo
fisso su Ges, linviato del Padre. Tale invito si fonda sulla consapevolezza che
solo una sempre pi profonda conoscenza di Cristo e del suo mistero, una continua ricerca della contemplazione del suo volto, una viva esperienza di incontro
con Lui nella Parola e nei Sacramenti, una convinta accoglienza della chiamata
universale alla santit e, insieme, lattenzione al mutare del contesto culturale e
sociale possono dare efficacia allannuncio del Vangelo e credibilit alla sua testimonianza.
Questa anche la prospettiva contenuta negli orientamenti pastorali della Chiesa
italiana per questo decennio Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia,
nei quali abbiamo sollecitato i fedeli ad accogliere, in modo adeguato ai tempi,
linvito dellapostolo Pietro a essere pronti sempre a rispondere a chiunque vi
domandi ragione della speranza che in voi (1Pt 3,15). Le novit del presente,
la ricchezza e la complessit dei percorsi del pensiero umano, come anche dellesperienza quotidiana, richiedono una costante traduzione in parole e opere
delle ragioni di questa speranza, in modo che sia possibile proporre a ogni persona e allintera societ i criteri e le norme di vita che scaturiscono dallautentica realt delluomo, quale ci stata pienamente rivelata in Ges Cristo.
Tale impegno, che comporta la condivisione del cammino di ogni uomo e donna,
mette in chiara luce la partecipazione dei cristiani laici alla missione della Chiesa
oggi: essi sono chiamati a testimoniare in comportamenti concreti e visibili i valori evangelici, aiutando nello stesso tempo ogni persona a lasciarsi interpellare
dalla verit sulluomo rivelata dal Vangelo.
1. Azione Cattolica oggi
La promozione dei laici cristiani, nella visione di Chiesa propria del Concilio
Vaticano II, passa anche attraverso le diverse forme di aggregazioni laicali, tra le
quali un posto particolare spetta allAzione Cattolica.
Questa tipica esperienza di laici rappresenta una grande risorsa per la Chiesa in
Italia e richiede oggi una rilettura, attenta alleredit del passato e, insieme,
coraggiosa nellassumere forme rinnovate per il futuro. Riconosciamo, infatti, che
senza lAzione Cattolica sarebbe stato impossibile in vari contesti tradurre a livello popolare le scelte maturate dallEpiscopato per lattuazione delle indicazioni
conciliari nella catechesi, nella liturgia e nella testimonianza della carit, come
Lettera del Consiglio Permanente della CEI allACI
anche nella proposta di un modello di Chiesa caratterizzato dalla comunione e
dallo slancio missionario.
Ma non possiamo fare a meno di cogliere nello stesso tempo talune difficolt che
stanno appesantendo la vitalit dellAzione Cattolica: alcune legate alla vita
dellAssociazione; altre determinate da situazioni interne alle Chiese locali. Tra
queste ultime segnaliamo la difficolt di comporre la presenza di associazioni e
di movimenti e la stessa fatica della parrocchia a collocarsi nel contesto sociale
ed ecclesiale in cambiamento.
Dobbiamo rilevare, altres, che nel tempo ha perso vigore allinterno della comunit ecclesiale, e forse anche presso taluni ambiti della stessa Associazione, la
consapevolezza che lAzione Cattolica una singolare forma di ministerialit laicale (Paolo VI), da promuovere con convinzione. Laffievolirsi di questa consapevolezza ha prodotto, in alcuni contesti ecclesiali, una flessione della cura formativa spirituale e apostolica che in passato aveva contribuito in modo rilevante a
suscitare generazioni di saldi testimoni della fede.
Mentre rinnoviamo, dunque, viva gratitudine per il servizio offerto dallAzione
Cattolica al cammino della Chiesa in Italia, ci sentiamo impegnati a condividere
con voi la verifica delle modalit di vita interna e della stessa configurazione statutaria dellAssociazione, insieme alla ricerca di strade nuove per la missione.
Lidentit e la vitalit dellAzione Cattolica, infatti, non riguardano soltanto lAssociazione, ma devono stare a cuore alla comunit ecclesiale e, in particolar modo,
al laicato.
2. Impegno per la missione e levangelizzazione
La conferma della fondamentale scelta per la missione e per levangelizzazione
porta lAzione Cattolica a misurarsi oggi con lincredulit, con lindifferenza, con
la ricerca di quanti non si riconoscono esplicitamente o consapevolmente in una
prospettiva cristiana, nonch con la diffusa estraneit nei confronti di un cammino ecclesiale. a partire da queste situazioni che occorre elaborare proposte
idonee a presentare le ragioni della fede in modo credibile e condivisibile, prestando attenzione alle domande e alle scelte delle persone che sono attorno a
Nel dialogo con chi non crede sappiate attingere luce dal Vangelo, impegnandovi a testimoniarlo con la coerenza della vita di ogni giorno, facendovi prossimi a
tutti, senza conformarvi alle logiche del mondo e ai suoi modelli culturali (cfr. Rm
12,2). Ci aspettiamo che sappiate dire il Vangelo con le parole semplici della vita
quotidiana, per imparare a parlare al cuore di ogni uomo.
Ci sembra questo il modo per comporre, in forma significativa, tensione missionaria e laicit, assumendo il progetto culturale della Chiesa italiana. In particolare, vi chiediamo di assumere il compito di declinare in forme diffuse e popolari
tale progetto, aiutando i laici delle comunit parrocchiali a guardare e a giudicare da credenti le questioni impellenti del nostro tempo e a esprimere valutazioni
ancorate a una visione cristiana delluomo e dei problemi che lo riguardano.
La diffusione dellAzione Cattolica nelle comunit e la sua connotazione popolare ne fanno uno strumento essenziale per realizzare la condivisione di orientamenti culturali comuni allinterno delle Chiese particolari e per essere coscienza critica nella societ civile. Come ricordava il Cardinale Camillo Ruini nella lettera alla Presidente nazionale dellAssociazione nel gennaio 1999,questo significa anche esprimere con forza la voce del laicato cattolico attorno ai grandi temi
che si agitano nella nostra societ e che coinvolgono lautentica visione della persona e della comunit nel mondo (quali la vita, la famiglia, la libert educativa, il
diritto al lavoro, la crescita della societ civile, la difesa dei pi poveri, ecc.),
senza ovviamente entrare negli spazi propri delle forze politiche, evitando il
ricorso a modalit di intervento che comporterebbero lo schierarsi con luna o
con laltra di esse. Lanimazione del sociale richiede peraltro di ricercare forme
efficaci di presenza per dare visibilit alla testimonianza cristiana.
La storia dellAssociazione mostra come essa, nel variare delle condizioni culturali, sia stata sempre protagonista di un serrato confronto con mentalit, ideologie e modelli sociali che negavano valori fondamentali della persona umana,
dando voce e unit alle diverse componenti del mondo cattolico. Oggi viviamo in
un contesto caratterizzato da non minori pericoli per la dignit della persona
umana e la ricerca del bene comune della societ, a causa di diffusi orientamenti nichilistici e relativistici. Vorremmo che lAzione Cattolica si rendesse sempre
pi disponibile al dialogo sui grandi temi della vita e accettasse le sfide lanciate
dalla cultura contemporanea, non solo per offrire a quanti sono in ricerca la possibilit di una riflessione e di una verifica in comune con i cristiani, ma anche per
indirizzare i soci verso una coraggiosa testimonianza dei valori evangelici nella
vita sociale, per una loro efficace penetrazione nel vissuto della nostra societ.
Volgendo poi lo sguardo alla missione della Chiesa, chiediamo ai laici di Azione
Cattolica di essere presenti nelle comunit parrocchiali, stimolandone la missionariet, e di inserirsi con passione apostolica negli ambienti di vita: la famiglia, la
scuola, il mondo del lavoro e quello delle relazioni sociali, la politica La loro
testimonianza evangelica potr contribuire a illuminare di senso cristiano queste
esperienze e a incrementare la condivisione e la collaborazione con ogni persona di buona volont. Negli orientamenti pastorali vi richiamavamo proprio lesigenza di un impegno che [] contribuisca a rinvigorire, mediante la testimonianza apostolica tipicamente laicale [] il dialogo e la condivisione della speranza evangelica in tutti gli ambienti della vita quotidiana(Comunicare il Vangelo
in un mondo che cambia, 61).
Siamo certi che questo risalto dato alla missionariet della vostra vocazione,lungi
dal sottrarvi allimpegno pastorale nelle comunit di appartenenza, soprattutto
nelle vostre parrocchie, vi spinger ancora di pi a offrire il vostro servizio ecclesiale con la semplicit e la disponibilit che vi hanno sempre caratterizzato e realizzer, allinterno delle comunit ecclesiali, quella conversione missionaria della
pastorale richiesta a tutti nel momento presente.
3. Percorsi formativi rinnovati e appartenenza associativa
Come abbiamo affermato negli orientamenti pastorali, dallAzione Cattolica ci
attendiamo unesemplarit formativa (Comunicare il Vangelo in un mondo che
cambia, 61), attraverso qualificati e rinnovati itinerari di santit laicale, proposti
alle diverse et e condizioni di vita, tenendo presenti le esigenze di crescita delle
persone. Occorre pensare a livello parrocchiale o interparrocchiale, zonale o
diocesano a luoghi significativi e a momenti forti di formazione, per alimentare
il cammino di fede dei soci, da offrire alloccorrenza anche a coloro che hanno
fatto scelte di servizio nella comunit ecclesiale o civile. Ricordiamo a riguardo,
laiuto qualificato reso dallAzione Cattolica ai propri gruppi e allintera parrocchia con i sussidi di catechesi, sui quali generazioni di cristiani hanno maturato il
proprio cammino di fede e limpegno di testimonianza: una tradizione alla quale
non deve mancare continuit.
Lannuncio della Parola, la preghiera e la celebrazione dei sacramenti saranno
punti di riferimento qualificanti, insieme allaccompagnamento spirituale di cui
c particolare bisogno oggi. Questi itinerari di spiritualit potranno far maturare
gradualmente una credibile e gioiosa testimonianza cristiana, in questo tempo
impegnativo e difficile ma per molti versi straordinario.
necessario adeguare a questi obiettivi gli itinerari formativi dellAssociazione,
dando unattenzione rinnovata alla catechesi. In particolare riteniamo importante che nelle parrocchie vengano offerti a ragazzi, giovani e adulti cammini organici, nei quali tra laltro siano affrontate le domande piccole e grandi, antiche e
nuove che la vita di tutti i giorni pone a ogni cristiano che intende operare scelte
coerenti con la fede professata. La ricca tradizione formativa aiuter lAssociazione a elaborare proposte significative non solo per i contenuti ma anche per le
forme comunicative.
La formazione deve poi legarsi a una sempre pi convinta appartenenza associativa, che valorizzi la scelta di convergere come laici nella comune responsabilit
di itinerari formativi, di crescita nella comunione ecclesiale, di impegno per la
missione, di servizio per lanimazione della realt temporale. Si tratta di una
dimensione che deve trovare anche forme espressive di comunione e di relazioni personali, che valorizzino la presenza e lapporto di ciascuno, insieme a una
identit comune, che si esprima nella gioia e nella fierezza di una stessa appartenenza, di un comune cammino, di medesimi ideali apostolici.
4. Articolazione diocesana e servizio dei sacerdoti assistenti
Nel formulare queste considerazioni, intendiamo esprimere la convinzione che
lAzione Cattolica continua a essere una preziosa esperienza di cui la Chiesa e
ogni Chiesa particolare non possono fare a meno. Il legame diretto e organico
dellAzione Cattolica con la diocesi e con il suo Vescovo, espresso anche nella
collaborazione con gli organismi pastorali diocesani; lassunzione della missione
della Chiesa, il sentirsi dedicati alla propria Chiesa e alla globalit della sua
missione; il far propri il cammino, le scelte pastorali, la spiritualit della Chiesa
diocesana, tutto questo fa dellAzione Cattolica non unaggregazione ecclesiale
tra le altre, ma un dono di Dio e una risorsa per lincremento della comunione
ecclesiale, sui quali ciascun Vescovo, il suo presbiterio e lintera comunit ecclesiale sanno di poter fare affidamento. In questa prospettiva va affrontato anche il
nodo del rapporto tra le aggregazioni ecclesiali associazioni e movimenti che
deve trarre ispirazione e modello dalla comunione ecclesiale. AllAzione
Cattolica chiediamo di farsi carico di tale sensibilit, promuovendo dialogo e col-
laborazione tra le diverse realt, nel rispetto della variet dei carismi ma anche
nella ricerca di uneffettiva comunione nel quadro della pastorale diocesana.
Nello stesso tempo il carisma dellAzione Cattolica fa di essa una vera espressione di laicato adulto e maturo, del quale la Chiesa italiana ha urgente bisogno per
attuare la conversione missionaria della pastorale. Giovanni Paolo II ha significativamente sottolineato che lapostolato dellAzione Cattolica deve attuarsi
secondo alcune chiare direzioni []:la formazione di un laicato adulto nella fede;
lo sviluppo e la diffusione di una coscienza cristiana matura, che orienti le scelte
di vita delle persone; lanimazione della societ civile e delle culture, in collaborazione con quanti si pongono al servizio della persona umana. Per procedere
secondo queste direzioni, lAzione Cattolica deve confermare la propria caratteristica di associazione ecclesiale, al servizio della crescita della comunit cristiana, in stretta unione con i ministeri ordinati. Questo servizio richiede unAzione
Cattolica viva, attenta e disponibile, per contribuire efficacemente ad aprire la
pastorale ordinaria alla tensione missionaria, allannuncio, allincontro e al dialogo
con quanti, anche battezzati, vivono unappartenenza parziale alla Chiesa o
mostrano atteggiamenti di indifferenza, di estraneit e, forse, a volte, di avversione (Omelia, 8 dicembre 1998).
Come Pastori riconosciamo lo spessore ecclesiale dellAzione Cattolica, espresso da un vivo senso della Chiesa considerata nel suo mistero e nella sua storia,
nelle sue espressioni quotidiane, nel suo proporsi come luogo di accoglienza per
tutti: per i ragazzi, non solo destinatari di una proposta educativa, ma soggetti attivi di missione e di apostolato; per i giovani, desiderosi di una Chiesa viva, attenta ai loro travagli e alle loro speranze; per le famiglie, annunciatrici della buona
notizia di Ges, intrecciata allo scorrere semplice della vita.
Questo vincolo con la vita della comunit diocesana e con il suo Pastore si esprime anche nella presenza e nel ruolo dei sacerdoti assistenti. La storia dellAzione
Cattolica segnata da uno straordinario legame spirituale, di amicizia e di collaborazione con il ministero presbiterale, legame inscritto nella natura stessa
dellAssociazione, dal quale presbiteri e laici insieme hanno ricevuto giovamento
nella loro maturazione umana e cristiana, ciascuno secondo la propria vocazione.
Ai parroci chiediamo di stimare e di promuovere lAzione Cattolica: nessuno ostacoli la nascita o lo sviluppo di gruppi parrocchiali di Azione Cattolica, ma al contrario li sostenga in un impegno formativo che arricchisce lintera comunit.
Ai sacerdoti assistenti chiediamo vicinanza e condivisione verso questa esperienza laicale, sperimentando una relazione fraterna che, nellincontro di vocazioni distinte, possa continuare a dare frutti di santit. Ai seminaristi chiediamo di
voler conoscere lAzione Cattolica e di voler condividere qualche momento della
sua vita, per disporsi a sostenerla e valorizzarla nel loro futuro ministero pastorale. Ai Confratelli Vescovi rivolgiamo linvito a voler offrire allAzione Cattolica
sacerdoti assistenti qualificati, posti in condizione di rendere un servizio generoso: mettere bravi sacerdoti a disposizione dellAzione Cattolica un investimento per tutta la diocesi.
LAzione Cattolica affonda le sue radici in una tradizione forte e viva di impegno
formativo, di servizio ecclesiale, di generosa missionariet. Richiamatevi allaudacia dei tanti testimoni che lhanno resa viva, non temendo di tralasciare ci che
soltanto frutto del tempo.
Responsabili, soci e assistenti guardate avanti con coraggio, traducendo la comunione ecclesiale con i Pastori in coesione affettiva e operativa allinterno dellAssociazione. Fedele alla sua tradizione, lAzione Cattolica continui a coltivare
un affetto filiale verso il Papa e i Vescovi, rinsaldando il legame di corresponsabilit e di collaborazione con i presbiteri. Il nostro tempo attende di vedere soci
dellAzione Cattolica che siano testimoni di laicit cristiana nella comunit ecclesiale e nella citt degli uomini. Siamo fiduciosi che ci sia possibile: lo lasciano
fondatamente sperare le nuove energie che continuano ad animare la vita di tante
associazioni. Vi affidiamo allo Spirito, dal quale il Signore Risorto ha promesso
che i suoi testimoni avranno forza, per una missione che non pu avere frontiere,
fino agli estremi confini della terra (At 1,8).
Con laugurio pi fervido ricordiamo tutti con affetto, mentre invochiamo
sullAssociazione ogni benedizione nel gaudio della Pasqua del Signore.
allAssemblea Straordinaria
dellAzione Cattolica Italiana*
Roma, 12-14 settembre 2003
Carissimi partecipanti all'Assemblea Straordinaria dell'Azione Cattolica
1. Sono lieto di salutare con gioia ed affetto tutti voi, cari Fratelli e Sorelle,
radunati a Roma per la vostra Assemblea Straordinaria sul tema: La storia
si fa profezia. Un cordiale saluto rivolgo, in particolare, all'Assistente
Generale, Mons. Francesco Lambiasi, e alla Presidente Nazionale, Dottoressa Paola Bignardi.
L'obiettivo specifico dei lavori che vi attendono nei prossimi giorni quello, molto importante, di rivedere lo Statuto della sempre cara Azione Cattolica, per aggiornarlo in base alle mutate esigenze dei tempi e alle prospettive apostoliche del nuovo Millennio. La vostra Associazione ha seguito
in questi anni le norme e le indicazioni contenute nello Statuto del 1969, che
ha recepito lo spirito e le scelte del Concilio Vaticano II, e vi ha aiutato a scoprire sempre pi, vivendola da laici, la grandezza della vocazione cristiana e dell'impegno apostolico, in un contesto ecclesiale e culturale molto
cambiato rispetto agli anni precedenti.
Aggiornare lo Statuto significa dire oggi a voi stessi, alla comunit cristiana
e alla societ civile quale fisionomia prende una Associazione come la
vostra quando si misura con le esigenze della missione della Chiesa e dell'evangelizzazione del mondo. Il nuovo Statuto dir la vostra anima, le mete
alte che vi proponete, gli orientamenti che qualificano la vostra matura
esperienza ecclesiale e le danno un volto inconfondibile, come pure una
singolare collocazione nel panorama delle aggregazioni laicali.
* (letto in Assemblea venerd 12 settembre)
2. La vostra lunga storia ha avuto origine da un carisma, e cio da un particolare dono dello Spirito del Risorto, il quale non fa mai mancare alla sua
Chiesa i talenti e le risorse di grazia di cui i fedeli hanno bisogno per servire la causa del Vangelo. Ripensate, carissimi, con umile fierezza e con intima gioia il carisma dell'Azione Cattolica!
Ad esso si sono ispirati giovani come Mario Fani e Giovanni Acquaderni,
che oltre 130 anni fa la fondarono. Questo carisma ha guidato e accompagnato il cammino di santit di PierGiorgio Frassati, di Gianna BerrettaMolla, di Luigi e Maria Beltrame-Quattrocchi e di tanti e tanti altri laici che
hanno vissuto con straordinaria normalit una fedelt eroica alle promesse
battesimali. Questo carisma hanno riconosciuto in voi i Pontefici e i Pastori
che, nel corso dei decenni, hanno benedetto e sostenuto la vostra
Associazione fino ad accoglierla - come ha fatto la Conferenza Episcopale
Italiana - quale Associazione scelta in modo particolare e promossa dall'Autorit ecclesiastica, per essere pi strettamente unita al suo ufficio apostolico (cfr. Nota pastorale della CEI, 22 maggio 198 1, n. 25).
3. Si tratta di un carisma che ha avuto la sua descrizione pi compiuta nel
Decreto conciliare sull'apostolato dei laici Apostolicam actuositatem (n. 20):
voi siete laici cristiani esperti nella splendida avventura di far incontrare il
Vangelo con la vita e di mostrare quanto la bella notizia corrisponda alle
domande profonde del cuore di ogni persona e sia la luce pi alta e pi vera
che possa orientare la societ nella costruzione della civilt dell'amore.
Da laici avete scelto di vivere per la Chiesa e per la globalit della sua missione,dedicati, come vi hanno scritto i vostri Vescovi, con legame diretto e
organico alla comunit diocesana, per far riscoprire a tutti il valore di una
fede che si vive in comunione, e per fare di ogni comunit cristiana una
famiglia sollecita di tutti i suoi figli (cfr. Lettera del Consiglio Episcopale
Permanente della CEI, 12 marzo 2002, n. 4).
Da laici avete scelto di seguire in forma associata, l'ideale evangelico della
santit nella Chiesa particolare, in modo da cooperare unitariamente,
Messaggio di Giovanni Paolo II allAssemblea Straordinaria dellACI
come corpo organico, alla missione evangelizzatrice di ogni Comunit
Da laici avete scelto di organizzarvi in un'Associazione in cui il peculiare
legame con i Pastori rispetta e promuove la costitutiva caratterizzazione laicale dei soci. Lo spirito di quella sintassi di comunione che caratterizza
l'ecclesiologia del Concilio Vaticano II e le regole della partecipazione
democratica alla vita associativa vi aiutano ad esprimere in pienezza l'unit
di tutto il Corpo ecclesiale di Cristo ed insieme la variet dei carismi e
delle vocazioni, nel pieno rispetto della dignit e responsabilit di ogni
membro del Popolo di Dio.
La sintesi organica di queste note missionariet, diocesanit, unitariet,
laicit costituisce la forma pi matura ed ecclesialmente integrata dell'apostolato dei laici. Rinnovando lo Statuto, voi intendete riaffermare il valore
che queste caratteristiche hanno oggi, e dire come esse vadano interpretate per parlare ancora al cuore di tante comunit e di tanti laici che in questo ideale potrebbero trovare la forma della loro vita.
4. La Chiesa non pu fare a meno dell'Azione Cattolica: cos vi dicevo
l'anno scorso, durante l'XI vostra Assemblea. Cos vi ripeto al termine di un
anno particolarmente intenso, dedicato al cammino di rinnovamento
dell'ACI.
La Chiesa ha bisogno di voi, ha bisogno di laici che nell'Azione Cattolica
hanno incontrato una scuola di santit, in cui hanno imparato a vivere la
radicalit del Vangelo nella normalit quotidiana. I Beati, usciti dalle vostre
file e i Venerabili come Alberto Marvelli,Pina Suriano e Don Antonio Seghezzi
vi spronano a continuare a fare della vostra Associazione un luogo dove si cresce come discepoli del Signore, alla scuola della Parola, alla mensa
dell'Eucaristia; una palestra dove ci si allena a esercitare l'amore e il perdono,
per imparare a vincere il male con il bene, per tessere con pazienza e tenacia una rete di fraternit che abbraccia tutti, soprattutto i pi poveri.
Cari giovani e adulti dell'Azione Cattolica! La vostra Associazione si rinnova se ogni suo membro riscopre le promesse del Battesimo, scegliendo
con piena consapevolezza e disponibilit la santit, cristiana come la
misura alta della vita cristiana ordinaria", nelle condizioni quotidiane
della vita (Novo millennio ineunte, 31). Occorre per questo lasciarsi plasmare dalla liturgia della Chiesa, coltivare l'arte della meditazione e della
vita interiore, praticare ogni anno gli esercizi spirituali. Fate in modo,
carissimi, che ogni vostro gruppo sia una vera scuola di preghiera e che
ad ogni socio sia assicurato l'aiuto per il discernimento e la fedelt alla
propria vocazione.
5. La Chiesa ha bisogno di voi, perch avete scelto il servizio alla Chiesa
particolare e alla sua missione come orientamento del vostro impegno
apostolico; perch avete fatto della parrocchia il luogo in cui giorno per
giorno esprimere una dedizione fedele e appassionata. In questo modo
continuate a tener vivo lo spirito missionario di quelle donne e uomini di
Azione Cattolica che nell'umilt e nel nascondimento hanno contribuito a
rendere pi vive le comunit cristiane nelle varie parti del Paese.
Vi esorto a mettere tutte le vostre energie a servizio della comunione, in
stretta unit con il Vescovo, collaborando con lui e con il Presbiterio nel
"ministero della sintesi, per intrecciare trame sempre pi fitte di quella
comunione cordiale, che intensamente umana proprio perch autenticamente cristiana. Aiutate la vostra parrocchia a riscoprire la passione
per l'annuncio del Vangelo e a coltivare la sollecitudine pastorale che va
in cerca di tutti per aiutare ciascuno a sperimentare la gioia dell'incontro
con il Signore. Che ogni comunit, anche per la vostra presenza, brilli nei
quartieri delle vostre citt e nei vostri paesi come segno vivo della presenza di Ges", Figlio di Dio che venuto ad abitare in mezzo a noi!
6. La Chiesa ha bisogno di voi, perch l'Azione Cattolica ambiente aperto
e accogliente, in cui chiunque pu esprimere la propria disponibilit al servizio, trovare utili occasioni di dialogo formativo in un clima atto a favorire
scelte generose. Nella vostra Associazione ci sono testimoni e maestri di-
sposti ad accompagnare il cammino dei fratelli verso una fede convinta,
matura e capace d testimonianza nel mondo.
Vi raccomando di dare valore a una formazione solida, adeguata all'urgenza della nuova evangelizzazione. Abbiate sempre cura di ogni persona e
aiutate tutti a difendere il tesoro della fede diffondendolo in ogni ambiente
di vita. Che l'Azione Cattolica ridiventi per un numero crescente di persone e di comunit la grande scuola della spiritualit laicale e dell'apostolato
associato!
7. La Chiesa ha bisogno di voi, perch non smettete di guardare al mondo
con lo sguardo di Dio e cos riuscite a scrutare questo nostro tempo per
cogliere in esso i segni della presenza dello Spirito. Avete nella vostra tradizione grandi testimonianze di laici che hanno dato un contributo determinante alla crescita della citt dell'uomo.
Continuate a porre a disposizione delle citt e dei paesi, dei luoghi del
lavoro e della scuola, della sanit e del tempo libero, della cultura, dell'economia e della politica presenze competenti e credibili, capaci di contribuire a fare del mondo di oggi il grande cantiere della civilt dell'amore.
L'Azione Cattolica aiuti la comunit ecclesiale a sottrarsi all'insidia dell'estraneazione dai problemi della vita e della famiglia, della pace e della giustizia, e testimoni la fiducia nella forza rinnovatrice e trasformatrice del cristianesimo. In questo modo potr incidere efficacemente nella societ civile, per la costruzione della casa comune, nel segno della dignit e della
vocazione delluomo, secondo le linee del Progetto culturale della Chiesa
8. Cari membri delAzione Cattolica, mentre incoraggio voi a esplorare
sempre pi a fondo la ricchezza del vostro carisma, esorto le comunit diocesane e parroccchiali a considerare con nuova attenzione la vostra
Associazione come luogo di crescita della vocazione laicale e come tirocinio in cui si impara ad esprimerla con sempre maggiore maturit.
La storia si fa profezia: avete scelto questo titolo per la vostra Assemblea.
Vi auguro di rileggere con sapiente discernimento la grande storia da cui
venite, distinguendo ci che frutto del tempo da ci che dono dello
Spirito e porta i germi di un futuro nuovo gi cominciato. Sono sicuro che
questa Assemblea Straordinaria mostrer il volto maturo e sereno del laicato asssociato, e nutro viva fiducia che saprete adottare scelte chiare e forti
per rendere lAzione Cattolica unAssociazione a misura della missione che
Le stata affidata.
Maria, Madre della Chiesa, vi sostenga in questo vostro impegno. A Lei,
venerata nella Santa Casa di Loreto dove intendete recarvi in pellegrinaggio lanno prossimo, affido ciascuno di voi, le vostre famiglie e ogni vostro
Con questi sentimenti imparto di cuore a voi tutti lApostolica Benedizione.
alla Presidente nazionale dellACI
[Da Castel Gandolfo, 8 settembre 2003]
e partecipazione associativa
Ordinamento dellAssociazione nazionale
Ordinamento del Collegamento regionale
Lettera del Consiglio Permanente della CEI
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