Source: http://www.edilone.it/normativa/agenzia-per-la-rappresentanza-negoziale-delle-pubbliche-amministrazioni-comunicato-contratto-collettivo-nazionale-di-lavoro-dellarea-della-dirigenza-del-comparto-regioni-e-delle-autonomie-locali/
Timestamp: 2018-11-22 10:37:24+00:00
Document Index: 183499875

Matched Legal Cases: ['art.  2', 'art. 7', 'art. 5', 'art. 11', 'art.  2', 'art. 6', 'art. 11', 'art. 5', 'art. 8', 'art. 11', 'art.  7', 'art. 17', 'art. 3', 'art.  32', 'art. 49', 'art.  47', 'art.  12', 'art. 22', 'art. 13', 'art. 23', 'art.  27', 'art. 23', 'art. 14', 'art.  27', 'art. 13', 'art. 15', 'art. 23', 'art. 14', 'art. 29', 'art. 27', 'art.  27', 'sentenza ', 'art. 27', 'art. 27', 'art. 316', 'art. 58', 'art. 316', 'art. 3', 'art.  4', 'art. 27', 'art. 27', 'art.  21', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 129', 'art. 27', 'sentenza ', 'art. 23', 'art.  14', 'art.\n23', 'art. 14', 'art. 23', 'art. 27', 'art. 23', 'art. 21', 'art.  17', 'art. 17', 'art.\n23', 'art. 15', 'art.  21', 'art. 23', 'art.  15', 'art. 17', 'art.  33', 'art.  11', 'art. 33', 'art. 17', 'art. 15', 'art. 4', 'art. 4', 'art.  23', 'art. 208', 'art. 11', 'art. 50', 'art.  33', 'art. 1', 'art. 35', 'art.  21', 'art.  2122', 'art. 27', 'art.  26', 'art. 27', 'art.  27', 'art. 4', 'art.  4', 'art. 27', 'art.  27', 'art. 21', 'art. 27', 'art. 19', 'art.\n147', 'art. 26', 'art.\n3', 'art. 59', 'art.  12', 'art. 37', 'art. 45', 'art.  5', 'art. 37', 'art.  23', 'art. 22', 'art. 21', 'art. 23', 'art.  1', 'art.  23', 'art. 1', 'art.  26', 'art.  3', 'art. 16', 'art. 33', 'art. 33']

AGENZIA PER LA RAPPRESENTANZA NEGOZIALE DELLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI - COMUNICATO - Contratto collettivo nazionale di lavoro dell'area della dirigenza del comparto regioni e delle autonomie locali, per il quadriennio normativo 2002-2005 | Edilone.it
<ERRATA-CORRIGE – Comunicato relativo al provvedimento 23 febbraio 2006
MINISTERO DELLE POLITICHE AGRICOLE E FORESTALI – DECRETO 23 febbraio 2006>
AGENZIA PER LA RAPPRESENTANZA NEGOZIALE DELLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI – COMUNICATO – Contratto collettivo nazionale di lavoro dell’area della dirigenza del comparto regioni e delle autonomie locali, per il quadriennio normativo 2002-2005
AGENZIA PER LA RAPPRESENTANZA NEGOZIALE DELLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI - COMUNICATO - Contratto collettivo nazionale di lavoro dell'area della dirigenza del comparto regioni e delle autonomie locali, per il quadriennio normativo 2002-2005 e il biennio economico 2002-2003. (GU n. 70 del 24-3-2006)
del  comparto  regioni  e  delle autonomie locali, per il quadriennio
normativo 2002-2005 e il biennio economico 2002-2003.
In data 22 febbraio 2006, ha avuto luogo l’incontro tra:
ARAN:  nella  persona  del  Presidente  Avv. Guido Fantoni e le
CGIL/FP (firmato)                           |CGIL (firmato)
CISL/FPS (firmato)                          |CISL (firmato)
UIL/FPL (firmato)                           |UIL (firmato)
CIDA/enti locali (firmato)                  |CIDA (firmato)
DIRER/DIREL (firmato)                       |CONFEDIR (firmato)
CSA (fiadel/cisal, fialp/cisal,             |
cisas-fisael, confail-unsiau, confill       |
eellcusal, usppi-cuspel-fasil fadel)        |CISAL (firmato)
contratto  collettivo  nazionale del lavoro dell’area della dirigenza
del  comparto  delle  regioni  e  delle  autonomie locali relativo al
quadriennio  normativo  2002-2005  e  il  biennio economico 1°gennaio
2002-31 dicembre 2003.
per il quadriennio normativo 2002-2005
e per il biennio economico 2002-2003, relativo all’area
della dirigenza del comparto «regioni e autonomie locali»
1.  Il presente contratto collettivo nazionale si applica a tutto
il  personale  con  qualifica  dirigenziale dipendente dagli enti del
comparto  regioni  –  autonomie  locali,  comprese  le  IPAB,  di cui
all’area  dirigenziale  2ª,  dell’art.  2, dell’accordo quadro del 23
settembre 2004, con rapporto di lavoro a tempo indeterminato.
2.  Nel  testo  del  presente  contratto i riferimenti al decreto
legislativo  30  marzo  2001,  n.  165,  e successive modificazioni e
integrazioni,  sono  riportati  come  decreto  legislativo n. 165 del
1. Il presente contratto concerne il periodo 1° gennaio 2002 – 31
dicembre  2005,  per  la parte normativa, ed e’ valido dal 1° gennaio
2002 al 31 dicembre 2003, per la parte economica.
successivo  alla  data  di stipulazione, salvo diversa prescrizione e
decorrenza espressamente prevista dal contratto stesso.
di  anno  in anno qualora non ne sia stata data disdetta da una delle
parti con lettera raccomandata, almeno tre mesi prima di ogni singola
successivo contratto collettivo.
6. Dopo il periodo di vacanza contrattuale, pari a tre mesi dalla
data  di scadenza o dalla data di presentazione delle piattaforme, se
successiva,  ai  dirigenti del comparto sara’ corrisposta la relativa
indennita’  secondo  le  scadenze previste dall’accordo sul costo del
lavoro  del  23  luglio 1993. Per le modalita’ di erogazione di detta
indennita’,  l’ARAN  stipula apposito accordo ai sensi degli articoli
47  e  48,  commi  1,  2, 3, 4 e 5 del decreto legislativo n. 165 del
7.  In sede di rinnovo biennale per la parte economica, ulteriore
punto   di   riferimento   del   negoziato   sara’  costituito  dalla
comparazione   tra   inflazione   programmata   e   quella  effettiva
citato accordo del 23 luglio 2003.
Conferma del sistema delle relazioni sindacali
1.  E’  confermato  il sistema delle relazioni sindacali previsto
dal  contratto  collettivo nazionale del lavoro del 23 dicembre 1999,
con le modifiche apportate dal comma 2 e dai seguenti articoli da 4 a
2.  Il  testo dell’art. 7, comma 1, ultimo periodo, del contratto
collettivo  nazionale  del  lavoro del 23 dicembre 1999 e’ sostituito
dal  seguente:  «Ai fini di una piu’ compiuta informazione, le parti,
su  richiesta  di  ciascuna di esse, si incontrano con cadenza almeno
annuale  ed  in  ogni  caso  in  presenza  di  eventuali  processi di
dismissione o di esternalizzazione di servizi o attivita».
Tempi e procedure per la stipulazione
dei contratti decentrati integrativi
1.  Il  testo  dell’art. 5 del contratto collettivo nazionale del
lavoro del 1° aprile 1999 e’ sostituito dal seguente:
1.  «I  contratti  collettivi decentrati integrativi hanno durata
quadriennale  e  si  riferiscono  a  tutti  gli istituti contrattuali
rimessi  a tale livello, da trattarsi in un’unica sessione negoziale.
Sono   fatte   salve  le  materie  previste  dal  presente  contratto
collettivo  nazionale  del  lavoro  che,  per loro natura, richiedano
tempi di negoziazione diversi o verifiche periodiche essendo legate a
fattori  organizzativi  contingenti.  Le  modalita’ di utilizzo delle
risorse   decentrate  sono  determinate  in  sede  di  contrattazione
decentrata integrativa con cadenza annuale.
a convocare la delegazione sindacale di cui all’art. 11, comma 2, per
contrattazione  collettiva  decentrata  integrativa  con i vincoli di
bilancio e la relativa certificazione degli oneri sono effettuati dal
collegio  dei  revisori dei conti ovvero, laddove tale organo non sia
previsto,  dai  servizi di controllo interno, secondo quanto previsto
dall’art.  2  del  decreto  legislativo 30 luglio 1999, n. 286. A tal
fine,   l’ipotesi  di  contratto  collettivo  decentrato  integrativo
definita dalla delegazione trattante e’ inviata entro cinque giorni a
tali  organismi, corredata da apposita relazione illustrativa tecnico
finanziaria  nella  quale, tra l’altro, sono evidenziate le modalita’
di   quantificazione   delle   risorse   finanziarie  destinate  alla
contrattazione  decentrata  integrativa,  le  forme  di copertura dei
relativi   oneri   in   bilancio   e   le   specifiche  finalita’  di
utilizzazione,  secondo  i contenuti dell’accordo. In caso di rilievi
da  parte  dei  predetti organismi, la trattativa deve essere ripresa
entro   cinque  giorni.  Trascorsi  quindici  giorni  senza  rilievi,
l’organo   di   governo   dell’ente  autorizza  il  presidente  della
delegazione   trattante   di   parte   pubblica  alla  sottoscrizione
definitiva del contratto.
4. I contratti collettivi decentrati integrativi devono contenere
apposite  clausole  circa  tempi,  modalita’  e procedure di verifica
della  loro  attuazione.  Essi conservano la loro efficacia fino alla
stipulazione,   presso   ciascun   ente,   dei  successivi  contratti
collettivi decentrati integrativi.
5.  Gli  enti  sono  tenuti  a trasmettere all’ARAN, entro cinque
giorni  dalla sottoscrizione definitiva, il testo contrattuale con la
riferimento agli strumenti annuali e pluriennali di bilancio.».
di livello territoriale
1.  Il  testo  dell’art. 6 del contratto collettivo nazionale del
lavoro del 23 dicembre 1999 e’ sostituito dal seguente:
«1.  Per  gli  enti  con  un  numero di dirigenti in servizio non
superiore  a  cinque  unita’, la contrattazione collettiva decentrata
integrativa  puo’  svolgersi  a  livello  territoriale  sulla base di
protocolli  di  intesa  tra  gli enti interessati e le organizzazioni
sindacali    territoriali    firmatarie   del   presente   contratto;
l’iniziativa   puo’   essere  assunta  dalle  associazioni  nazionali
rappresentative  degli  enti  del  comparto, anche attraverso le loro
articolazioni  regionali  o  territoriali, o da ciascuno dei soggetti
titolari della negoziazione decentrata integrativa.
a) la   composizione   della  delegazione  trattante  di  parte
b) la  composizione  della delegazione sindacale, prevedendo la
partecipazione  di  rappresentanti  delle organizzazioni territoriali
dei  sindacati  firmatari del presente contratto collettivo nazionale
del  lavoro  e forme di rappresentanza delle rappresentanze sindacali
aziendali di cui all’art. 11, comma 2;
c) la  procedura  per la autorizzazione alla sottoscrizione del
contratto   decentrato  integrativo  territoriale,  ivi  compreso  il
controllo  sulla compatibilita’ degli oneri con i vincoli di bilancio
dei  singoli  enti,  nel rispetto della disciplina generale stabilita
dall’art. 5;
d) i  necessari  adattamenti per consentire alle rappresentanze
sindacali la corretta fruizione delle tutele e dei permessi.
3.  I  rappresentanti  degli  enti  che  aderiscono ai protocolli
definiscono,   in   una   apposita   intesa,   secondo  i  rispettivi
ordinamenti:
a) le modalita’ di formulazione degli atti di indirizzo;
b) le  materie,  tra  quelle di competenza della contrattazione
integrativa   decentrata,   che   si  intendono  affidare  alla  sede
territoriale   con  la  eventuale  specificazione  degli  aspetti  di
dettaglio, che devono essere riservate alla contrattazione di ente;
c) le  modalita’ organizzative necessarie per la contrattazione
e il soggetto istituzionale incaricato dei relativi adempimenti;
d) le modalita’ di finanziamento dei relativi oneri da parte di
ciascun ente.».
1.  Il  testo  dell’art. 8 del contratto collettivo nazionale del
lavoro del 23 dicembre 1999 e’ sostituto dal seguente:
«1.  Ciascuno  dei soggetti di cui all’art. 11, comma 2, ricevuta
l’informazione,   ai  sensi  dell’art.  7,  puo’  attivare,  entro  i
successivi 10 giorni, la concertazione mediante richiesta scritta. In
caso  di  urgenza, il termine e’ fissato in cinque giorni. Decorso il
termine  stabilito,  l’ente  si  attiva  autonomamente  nelle materie
oggetto  di  concertazione.  La  procedura  di  concertazione,  nelle
materie ad essa riservate non puo’ essere sostituita da altri modelli
di relazioni sindacali.
2. La concertazione si effettua per le seguenti materie:
a) criteri  generali  relativi all’individuazione dei parametri
per la graduazione delle funzioni e delle connesse responsabilita’ ai
fini della retribuzione di posizione;
b) criteri generali relativi alle modalita’ di determinazione e
di  attribuzione  della  retribuzione  collegata  ai  risultati  e al
raggiungimento degli obiettivi assegnati;
c) criteri  generali relativi alla disciplina delle condizioni,
dei  requisiti  e  dei  limiti  per  la  risoluzione  consensuale del
rapporto di lavoro di cui all’art. 17;
d) criteri  generali  relativi  ai  sistemi  di valutazione dei
risultati  di  gestione  dei  dirigenti,  anche  con  riferimento  al
procedimento e ai termini di adempimento.
3.  La concertazione si svolge in appositi incontri, che iniziano
4.  La  concertazione  si  conclude nel termine massimo di trenta
5. La parte datoriale e’ rappresentata al tavolo di concertazione
dal  soggetto  o dai soggetti, espressamente designati dall’organo di
governo degli enti, individuati secondo i rispettivi ordinamenti.».
1.  Le  relazioni  sindacali delle unioni di comuni con personale
dirigenziale  sono  disciplinate  dal  titolo  secondo  del contratto
collettivo nazionale del lavoro del 23 dicembre 1999, con riferimento
a  tutti  i  modelli relazionali indicati nell’art. 3, comma 2, dello
stesso   contratto  collettivo  nazionale  del  lavoro  e  successive
modificazioni  ed  integrazioni,  ivi  comprese  quelle derivanti dal
presente contratto collettivo nazionale del lavoro.
1.  Le  parti prendono atto del fenomeno del mobbing, inteso come
forma  di violenza morale o psichica in occasione di lavoro – attuato
dal  datore  di  lavoro  o  da altri dipendenti – nei confronti di un
lavoratore.   Esso   e’   caratterizzato   da   una  serie  di  atti,
atteggiamenti  o  comportamenti, diversi e ripetuti nel tempo in modo
sistematico ed abituale, aventi connotazioni aggressive, denigratorie
e vessatorie tali da comportare un degrado delle condizioni di lavoro
e  idonei  a  compromettere  la  salute  o  la  professionalita’ o la
dignita’   del   lavoratore   stesso   nell’ambito   dell’ufficio  di
appartenenza   o,   addirittura,  tali  da  escluderlo  dal  contesto
lavorativo di riferimento.
contrastare  la diffusione di tali situazioni, che assumono rilevanza
sociale, nonche’ di prevenire il verificarsi di possibili conseguenze
pericolose  per la salute fisica e mentale del lavoratore interessato
e,   piu’   in  generale,  migliorare  la  qualita’  e  la  sicurezza
dell’ambiente di lavoro.
3. Per le finalita’ indicate nei commi precedenti sono istituiti,
entro  sessanta giorni dall’entrata in vigore del presente contratto,
specifici  comitati  paritetici  presso  ciascun  ente con i seguenti
qualitativo  del  fenomeno  del  mobbing in relazione alle materie di
propria competenza;
b) individuazione  delle  possibili  cause  del  fenomeno,  con
particolare riferimento alla verifica dell’esistenza di condizioni di
lavoro  o  fattori organizzativi e gestionali che possano determinare
c) formulazione  di  proposte di azioni positive in ordine alla
prevenzione  e alla repressione delle situazioni di criticita’, anche
al fine di realizzare misure di tutela del dipendente interessato;
4.  Le  proposte  formulate  dai comitati vengono presentate agli
enti  per  i  conseguenti  adempimenti  tra  i  quali  rientrano,  in
particolare,  la  costituzione  ed  il  funzionamento di sportelli di
ascolto,  nell’ambito  delle strutture esistenti, l’istituzione della
figura  del consigliere/consigliera di fiducia nonche’ la definizione
dei  codici,  sentite  le  organizzazioni  sindacali  firmatarie  del
5.  In relazione all’attivita’ di prevenzione del fenomeno di cui
al comma 3, i comitati propongono, nell’ambito dei piani generali per
la   formazione,  previsti  dall’art.  32  del  contratto  collettivo
nazionale   del  lavoro  del  23  dicembre  1999,  idonei  interventi
formativi  e  di  aggiornamento  del  personale,  che  possono essere
finalizzati, tra l’altro, ai seguenti obiettivi:
b) favorire  la  coesione  e  la  solidarieta’  dei dipendenti,
interpersonali all’interno degli uffici, anche al fine di incentivare
il   recupero   della   motivazione   e  dell’affezione  all’ambiente
lavorativo da parte del personale.
6.  I  comitati  sono  costituiti  da  un componente designato da
ciascuna  delle  organizzazioni  sindacali  firmatarie  del  presente
contratto  collettivo  nazionale  del  lavoro  e da un pari numero di
rappresentanti  dell’ente. Il presidente del comitato viene designato
tra i rappresentanti dell’ente ed il vicepresidente dai componenti di
parte  sindacale.  Per  ogni  componente  effettivo  e’  previsto  un
componente  supplente. Ferma rimanendo la composizione paritetica dei
comitati,  di  essi fa parte anche un rappresentante del comitato per
le  pari  opportunita’, appositamente designato da quest’ultimo, allo
scopo  di  garantire  il raccordo tra le attivita’ dei due organismi.
Enti, con un numero di dirigenti inferiore a 5, possono concordare la
costituzione  di  un  unico  comitato disciplinandone la composizione
della parte pubblica e le modalita’ di funzionamento.
7.   Gli   enti   favoriscono   l’operativita’   dei  comitati  e
adottano  un  regolamento  per la disciplina dei propri lavori e sono
tenuti a svolgere una relazione annuale sull’attivita’ svolta.
8. I comitati di cui al presente articolo rimangono in carica per
nell’incarico;  per  la  loro  partecipazione  alle  riunioni  non e’
previsto alcun compenso.
1.  In attuazione dell’art. 49 del decreto legislativo n. 165 del
2001,   quando   insorgano  controversie  sulla  interpretazione  dei
contratti   collettivi,   le  parti  che  li  hanno  sottoscritti  si
incontrano,  entro  trenta  giorni dalla richiesta di cui al comma 2,
per   definire   consensualmente   il   significato   della  clausola
2.  Al  fine  di  cui al comma 1, la parte interessata invia alle
altre,  richiesta scritta con lettera raccomandata. La richiesta deve
contenere  una  sintetica  descrizione  dei fatti e degli elementi di
diritto  sui  quali  si  basa;  essa deve fare riferimento a problemi
interpretativi e applicativi di rilevanza generale.
3. L’A.R.A.N. si attiva autonomamente o su richiesta del comitato
4.  L’eventuale  accordo,  stipulato  con  le  procedure  di  cui
all’art.  47  del  decreto legislativo n. 165 del 2001 sostituisce la
collettivo nazionale.
5.  Con  analoghe  modalita’ si procede tra le parti che li hanno
sottoscritti, quando insorgano controversie sulla interpretazione dei
contratti  decentrati  integrativi,  anche  di  livello territoriale.
L’eventuale accordo stipulato con le procedure di cui agli articoli 4
e  5  del  contratto  collettivo nazionale del lavoro del 23 dicembre
1999,  sostituisce  la  clausola  controversa  sin  dall’inizio della
vigenza del contratto decentrato.
6.  E’  disapplicata  la  disciplina  dell’art.  12 del contratto
collettivo nazionale del lavoro del 10 aprile 1996.
1. Il comma 1 dell’art. 22 del contratto collettivo nazionale del
lavoro  10  aprile  1996,  come modificato dall’art. 13 del contratto
collettivo  nazionale  del lavoro del 23 dicembre 1999, e’ sostituito
«1.  Gli enti attribuiscono ad ogni dirigente uno degli incarichi
istituiti secondo la disciplina dell’ordinamento vigente, fatto salvo
il caso previsto dall’art. 23-bis, comma 1, lettera c).».
1.  Il  testo  dell’art.  27,  comma  4, del contratto collettivo
nazionale del lavoro del 10 aprile 1996 e’ sostituito dal seguente:
«4.  La  responsabilita’  particolarmente  grave  del  dirigente,
accertata  secondo le procedure adottate da ciascun ente nel rispetto
delle  previsioni dell’art. 23 del contratto collettivo nazionale del
lavoro del 10 aprile 1996, come sostituito dall’art. 14 del contratto
collettivo  nazionale  del  lavoro  del 23 dicembre 1999, costituisce
giusta  causa di recesso. La responsabilita’ particolarmente grave e’
a) al   mancato  raggiungimento  di  obiettivi  particolarmente
rilevanti  per  il  conseguimento  dei  fini  istituzionali dell’ente
previamente  individuati  con  tale  caratteristica  nei documenti di
programmazione e formalmente assegnati al dirigente;
b) ovvero,  per  la  inosservanza  delle direttive generali per
l’attivita’  amministrativa  e la gestione, formalmente comunicate al
dirigente,  i  cui contenuti siano stati espressamente qualificati di
rilevante interesse.».
2.  In  caso  di  recesso  ai  sensi  dell’art.  27, comma 4, del
contratto  collettivo nazionale del lavoro del 10 aprile 1996, non si
applica la disciplina dell’art. 13 del contratto collettivo nazionale
del  lavoro  del  12  febbraio 2002. L’atto di recesso e’ adottato in
conformita’  a  quanto  previsto dall’art. 15, comma 2, del contratto
collettivo  nazionale  del  lavoro  del 23 dicembre 1999. Costituisce
condizione  risolutiva  del recesso l’annullamento della procedura di
accertamento  della  responsabilita’  del  dirigente, disciplinata da
ciascun ente ai sensi dell’art. 23 del contratto collettivo nazionale
del  lavoro  del  10  aprile  1996,  come sostituito dall’art. 14 del
contratto collettivo nazionale del lavoro 23 dicembre 1999.».
1.  Il  testo dell’art. 29 del contratto collettivo nazionale del
lavoro  dell’area  della  dirigenza  del  10  aprile  1996  e’  cosi’
«1.  Il  dirigente  colpito  da misure restrittive della liberta’
personale  e’  obbligatoriamente  sospeso  dal  servizio,  con revoca
dell’incarico dirigenziale conferito e privazione della retribuzione,
per tutta la durata dello stato restrittivo della liberta’, salvo che
l’ente non intenda procedere ai sensi dell’art. 27.
2.  Il  dirigente  rinviato  a  giudizio  per  fatti direttamente
attinenti   al   rapporto  di  lavoro  o  comunque  rientranti  nella
previsione  dell’art.  27, comma 2, qualora non sia soggetto a misura
restrittiva  della  liberta’  personale o questa abbia cessato i suoi
effetti  puo’  essere  sospeso  dal  servizio  con  privazione  della
retribuzione  fino  alla  sentenza definitiva, salva l’applicabilita’
dell’art. 27.
3.  Fatta  salva  la  applicazione  dell’art. 27, resta fermo per
tutti gli enti del comparto l’obbligo di sospensione del dirigente in
presenza  dei  casi gia’ previsti dagli articoli 58, comma 1, lettere
a),  b), limitatamente all’art. 316 del codice penale, lettere c), d)
ed  e),  e  59,  comma  1,  lettera a), limitatamente ai delitti gia’
indicati  nell’art. 58, comma 1, lettera a) e all’art. 316 del codice
penale, lettere b), e c), del decreto legislativo n. 267 del 2000.
4. Nel caso dei delitti previsti all’art. 3, comma 1, della legge
applicazione  l’art.  4,  comma 1, della citata legge n. 97 del 2001,
salvo l’applicabilita’ dell’art. 27.
5.  La  sospensione  disposta  ai  sensi  del  presente  articolo
conserva  efficacia,  se non revocata, per un periodo non superiore a
cinque anni. Decorso tale ultimo termine il dirigente e’ riammesso in
servizio,  fatta  salva la possibilita’ per l’ente di recedere con le
procedure di cui all’art. 27.
6.  Al  dirigente  sospeso  dal  servizio  ai  sensi del presente
articolo  e’  corrisposta  una  indennita’  alimentare pari al 50 per
cento   della  retribuzione  di  cui  all’art.  21,  la  retribuzione
individuale di anzianita’, ove acquisita, e gli assegni per il nucleo
familiare, ove spettanti.
7.   In  caso  di  sentenza  penale  definitiva  di  assoluzione,
pronunciata, con la formula «il fatto non sussiste» o «l’imputato non
lo  ha  commesso»,  quanto  corrisposto  nel  periodo  di sospensione
cautelare  a titolo di indennita’ alimentare, verra’ conguagliato con
quanto dovuto al dirigente se fosse rimasto in servizio tenendo conto
anche  della  retribuzione  di  posizione in godimento all’atto della
sospensione.  Analogamente  si procede in caso di sentenza definitiva
di  proscioglimento  pronunciata  prima  del  dibattimento,  ai sensi
dell’art. 129 del codice di procedura penale, con la formula il fatto
non sussiste o l’imputato non lo ha commesso.
8. In caso di riammissione in servizio, al termine del periodo di
sospensione,  ai  sensi  dei  commi  5  e  7, il dirigente ha diritto
all’affidamento  di  un incarico dirigenziale di livello equivalente,
in termini economici e di prestigio, a quello in godimento al momento
9.  Il  dirigente,  licenziato  ai sensi dell’art. 27, comma 2, a
seguito  di  condanna  passata  in  giudicato per delitto commesso in
servizio  o  fuori  servizio  che,  pur non attenendo direttamente al
rapporto  di  lavoro,  non  ne  ha consentito la prosecuzione neppure
provvisoria  per  la specifica gravita’, se successivamente assolto a
seguito  di  revisione  del  processo  ha  diritto,  dalla data della
sentenza  di  assoluzione,  alla  riammissione  in servizio, anche in
soprannumero,  nella  medesima  sede nonche’ in un incarico di valore
equivalente a quello posseduto all’atto del licenziamento.
10.  Dalla data di riammissione in servizio, di cui al precedente
comma  9,  il  dirigente  ha  diritto  a  tutti  gli  assegni che gli
sarebbero  stati  corrisposti  nel  periodo di licenziamento, tenendo
conto   anche  dell’eventuale  periodo  di  sospensione  antecedente,
esclusi  i compensi collegati agli incarichi. In caso di premorienza,
gli stessi compensi spettano al coniuge o al convivente superstite ed
ai figli.».
Effetti degli accertamenti negativi
1.  Dopo  l’art. 23 del contratto collettivo nazionale del lavoro
del  10  aprile  1996,  come  sostituito  dall’art.  14 del contratto
collettivo nazionale del lavoro del 23 dicembre 1999, sono inseriti i
«Art. 23-bis (Effetti degli accertamenti negativi). – 1. Gli enti
disciplinano  gli effetti degli accertamenti negativi di cui all’art.
23  del contratto collettivo nazionale del lavoro del 10 aprile 1996,
come  sostituito  dall’art. 14 del contratto collettivo nazionale del
lavoro del 23 dicembre 1999, il relativo procedimento e gli strumenti
di tutela, ivi compresi la previa contestazione e il contraddittorio,
individuando le specifiche misure nell’ambito delle seguenti ipotesi,
in relazione alla gravita’ dell’accertamento:
a) riassegnazione alle funzioni della categoria di provenienza,
per  il personale interno al quale sia stato eventualmente conferito,
con  contratto  a  termine, un incarico dirigenziale sempreche’ detto
conferimento sia consentito dalla normativa vigente nell’ente;
b) affidamento  di  un  incarico  dirigenziale con un valore di
retribuzione di posizione inferiore;
c) sospensione,   nei   confronti   del   personale   a   tempo
indeterminato   con   qualifica   dirigenziale,   da   ogni  incarico
dirigenziale   per  un  periodo  massimo  di  due  anni,  secondo  la
disciplina dell’art. 23-ter;
d) recesso  dal  rapporto  di  lavoro,  nei casi di particolare
gravita’, secondo la disciplina dell’art. 27.».
«Art.  23-ter (Sospensione dagli incarichi dirigenziali). – 1. Il
dirigente  puo’  essere sospeso dall’incarico, per una durata massima
di due anni, secondo la disciplina dell’art. 23-bis, comma 1, lettera
2.   Durante   il   periodo   di  sospensione  da  ogni  incarico
dirigenziale,  di cui al comma 1, il dirigente interessato ha diritto
al  solo  trattamento economico stipendiale di cui all’art. 21; nello
stesso   periodo  il  dirigente  e’  tenuto  ad  accettare  eventuali
incarichi   dirigenziali  proposti  dal  medesimo  ente  o  da  altre
3.  L’accettazione  di un nuovo incarico determina il venire meno
della  sospensione disposta ai sensi del comma 1 ed al dirigente sono
corrisposte  la  retribuzione  di  posizione e quella di risultato ad
esso relative.
4.  Prima  della scadenza del periodo di due anni di sospensione,
puo’ trovare applicazione la disciplina della risoluzione consensuale
secondo  l’art.  17 del contratto collettivo nazionale del lavoro del
23   dicembre   1999;   in   tal   caso  l’importo  della  indennita’
supplementare  di  cui  al comma 2, dello stesso art. 17, puo’ essere
elevato  sino  a  36 mensilita’, non pensionabile e non utile ai fini
del  trattamento  di  fine servizio e ai fini del trattamento di fine
rapporto.».
2.  Sono  soppressi gli ultimi due periodi del comma 2, dell’art.
23, del contratto collettivo nazionale del lavoro del 10 aprile 1996,
lavoro del 23 dicembre 1999.
1.  Nel  comma 2 dell’art. 15, del contratto collettivo nazionale
del lavoro 23 dicembre 1999, l’espressione: «I provvedimenti previsti
dall’art.  21,  comma  2,  del  decreto  legislativo  n.  29/1993» e’
sostituita  come  segue: « I provvedimenti previsti dall’art. 23-bis,
comma  1,  lettere b), c) e d) del contratto collettivo nazionale del
lavoro del 10 aprile 1996».
2.  Dopo  il  comma  2  dell’art.  15  del  contratto  collettivo
nazionale  del  lavoro  del 23 dicembre 1999 e’ inserito il seguente:
«3.  Il  Comitato  dei  garanti  prima della formulazione del proprio
parere,  nel  rispetto  del  termine  di  cui  al precedente comma 2,
ascolta,  a  seguito di espressa richiesta in tal senso, il dirigente
interessato, anche assistito da persona di fiducia».
1. Il comma 3 dell’art. 17 del contratto collettivo nazionale del
«3.   La   risoluzione   consensuale   puo’   essere  proposta  e
giustificata   dalla   necessita’   di   favorire   i   processi   di
razionalizzazione    e    di    ammodernamento    degli   ordinamenti
amministrativi   e   istituzionali  degli  enti,  in  presenza  della
evoluzione dei servizi e delle competenze, anche con riferimento alle
nuove esigenze correlate alle riforme federaliste costituzionali o ad
altre leggi di riforma della pubblica amministrazione.».
Eccedenze di personale dirigenziale
1.  Qualora  per  effetto  dei  processi  di riorganizzazione, si
vengano  a  creare  le  condizioni  per  una  eccedenza  di personale
dirigenziale  –  secondo  la  disciplina  dell’art.  33  del  decreto
legislativo  n. 165 del 2001 – l’ente informa i soggetti sindacali di
cui  all’art.  11,  comma  2,  del contratto collettivo nazionale del
lavoro  del  23  dicembre 1999 ed i dirigenti interessati prima della
decisione  di collocamento in disponibilita’. Se l’eccedenza rilevata
riguarda  almeno  dieci  dirigenti,  trova applicazione la disciplina
dell’art. 33, commi 3, 4 e 5 del decreto legislativo n. 165 del 2001.
2. La disciplina della risoluzione consensuale di cui all’art. 17
del  contratto collettivo nazionale del lavoro 23 dicembre 1999, come
integrata dall’art. 15, puo’ trovare applicazione anche nei confronti
dei dirigenti in eccedenza.
1.  La  contrattazione  decentrata  integrativa deve stabilire il
termine  finale  di  applicazione  della  disciplina  dell’art. 4 del
contratto  collettivo  nazionale del lavoro del 12 febbraio 2002. Ove
la  contrattazione  decentrata  integrativa  non  abbia  stabilito il
termine,  esso  non  puo’  superare  la scadenza naturale del periodo
temporale  di  conferimento dell’incarico dirigenziale antecedente al
2.  La  disciplina dell’art. 4 del contratto collettivo nazionale
del  lavoro  del 12 febbraio 2002 non trova applicazione nell’ipotesi
prevista  dall’art.  23-bis,  comma  1,  lettera  b),  del  contratto
Assenze per l’esercizio delle funzioni di giudice onorario
o di vice procuratore onorario
1. Il dirigente puo’ essere autorizzato dall’ente di appartenenza
a  svolgere  le  funzioni  di  giudice onorario o di vice-procuratore
onorario, ai sensi delle vigenti disposizioni (decreto ministeriale 7
luglio  1999), a condizione che le relative attivita’ siano svolte al
di   fuori  dei  vincoli  e  degli  impegni  derivanti  dall’incarico
ricoperto  e siano comunque conciliabili con la natura e la rilevanza
del medesimo incarico.
1. Le risorse destinate a finalita’ assistenziali e previdenziali
dall’art. 208, comma 2, lettera a) e comma 4, del decreto legislativo
n.  285  del  1992  e  successive  modificazioni e integrazioni, sono
gestite  da  organismi  formati  a  maggioranza da rappresentanti dei
dirigenti  e costituiti in conformita’ a quanto previsto dall’art. 11
della  legge  n.  300  del 1970. A tal fine gli enti costituiscono un
organismo  unico con la partecipazione dei dipendenti e dei dirigenti
Assenze per l’espletamento di funzioni di pubblico ministero
1.  I  dirigenti della polizia locale cui siano affidate funzioni
di  pubblico  ministero  presso il tribunale ordinario per delega del
Procuratore della Repubblica, ai sensi dell’art. 50, comma 1, lettera
a),  del decreto legislativo n. 274 del 28 agosto 2000, hanno diritto
ad  assentarsi per il tempo necessario all’espletamento dell’incarico
1.   Lo   stipendio  tabellare  e’  incrementato,  tenendo  conto
dell’inflazione  programmata per ciascuno dei due anni costituenti il
biennio  2002-2003,  del recupero dello scarto tra inflazione reale e
programmata  del  biennio  precedente nonche’ delle ulteriori risorse
destinate  al  trattamento fisso derivanti dalle modifiche introdotte
dall’art.  33,  comma  1,  della  legge  n.  289 del 27 dicembre 2002
(finanziaria 2003) pari allo 0,5%.
2.  Ai  sensi del comma 1, lo stipendio tabellare della qualifica
unica dirigenziale come stabilito dall’art. 1, comma 3, del contratto
collettivo nazionale del lavoro del 12 febbraio 2002, e’ incrementato
dei  seguenti  importi  mensili  lordi,  per  tredici mensilita’, con
decorrenza dalle date sottoindicate:
a) dal 1° gennaio 2002, Euro 86,00;
b) dal 1° gennaio 2003, Euro 79,00.
3. A seguito della applicazione della disciplina dei commi 1 e 2,
il  nuovo  stipendio  tabellare  annuo a regime della qualifica unica
dirigenziale, dal 1° gennaio 2003, e’ rideterminato in Euro 38.296,98
comprensivo del rateo della tredicesima mensilita’.
4.  E’ confermato il maturato economico annuo di cui all’art. 35,
comma  1,  lettera  b), del contratto collettivo nazionale del lavoro
del 10 aprile 1996 nonche’ la retribuzione individuale di anzianita’,
ove acquisita.
contratto  di  parte  economica  relativa  al  biennio 2002-2003, gli
incrementi   di   cui   al   comma   2  dell’art.  21  hanno  effetto
integralmente,  alle  scadenze  e negli importi ivi previsti, ai fini
della   determinazione   del  trattamento  di  quiescenza  normale  e
privilegiato.  Agli effetti della indennita’ premio di fine servizio,
dell’indennita’  sostitutiva del preavviso nonche’ di quella prevista
dall’art.  2122 del codice civile (indennita’ in caso di decesso), si
considerano  solo gli incrementi maturati alla data di cessazione del
Incrementi delle risorse per la retribuzione
1.  Il  valore economico della retribuzione di posizione di tutte
le  funzioni dirigenziali previste dall’ordinamento dei singoli enti,
nell’importo  annuo  per  tredici mensilita’ vigente alla data del 1°
gennaio  2002  e  secondo  la  disciplina  dell’art. 27 del contratto
collettivo nazionale del lavoro del 23 dicembre 1999, e’ incrementato
di  un  importo  annuo  di  520,00  euro,  ivi  compreso  il rateo di
tredicesima  mensilita’.  Conseguentemente  le  risorse  dedicate  al
finanziamento  della  retribuzione  di  posizione  e risultato di cui
all’art.  26  del  contratto  collettivo  nazionale del lavoro del 23
dicembre  1999  sono incrementate, dall’anno 2002, del corrispondente
importo annuo complessivo.
2.  A  seguito  dell’applicazione  del comma 1, i valori minimi e
massimi  della  retribuzione di posizione di cui all’art. 27, comma 2
del  contratto  collettivo  nazionale del lavoro del 23 dicembre 1999
sono   conseguentemente  rideterminati  nel  valore  minimo  di  Euro
9.299,77  e  nel valore massimo di Euro 42.869,47; resta in ogni caso
ferma  la  disciplina  prevista  dall’art.  27,  comma  5  del citato
3. A decorrere dal 1° gennaio 2003 le risorse per la retribuzione
di  posizione  e  di  risultato sono ulteriormente incrementate di un
importo  pari  al 1,66% del monte salari dell’anno 2001, per la quota
relativa ai dirigenti.
4. Le risorse di cui al comma 3 sono utilizzate per incrementare,
con  decorrenza  dal  1°  gennaio  2003,  le somme destinate sia alla
retribuzione  di  posizione  sia  alla retribuzione di risultato, nel
rispetto  dei  medesimi criteri per il finanziamento dei due predetti
compensi,   definiti  dalla  contrattazione  integrativa  decentrata,
vigente alla data di sottoscrizione del presente contratto collettivo
nazionale  del  lavoro, ai sensi dell’art. 4, comma 1, lettera g) del
contratto  collettivo  nazionale  del  lavoro  del  23 dicembre 1999,
nonche’ dei criteri di distribuzione gia’ adottati dagli enti.
5.  Negli  enti  per  i  quali  non e’ prevista la contrattazione
decentrata  integrativa, le risorse di cui al comma 3 sono utilizzate
per  incrementare,  con  decorrenza  dal  1°  gennaio  2003, le somme
destinate sia alla retribuzione di posizione sia alla retribuzione di
risultato,  nel  rispetto  dei  criteri per il finanziamento e per la
distribuzione dei due predetti compensi stabiliti autonomamente dagli
enti  nel  rispetto  dell’art.  4,  comma 4, del contratto collettivo
nazionale del lavoro del 23 dicembre 1999.
1.  Al  comma  5, dell’art. 27 del contratto collettivo nazionale
del  lavoro  23  dicembre 1999, l’espressione iniziale «I comuni e le
camere  di  commercio»  e’  sostituita  come  segue:  «Gli  enti  del
comparto».
2.  E’  disapplicata  la  disciplina  dell’art.  27, comma 6, del
contratto collettivo nazionale del lavoro del 23 dicembre 1999.
Incarico di vice-segretario
1.  Ai  dirigenti  incaricati  delle funzioni di vice-segretario,
secondo  l’ordinamento  vigente,  sono  corrisposti  i  compensi  per
diritti  di segreteria (di cui all’art. 21 del decreto del Presidente
della  Repubblica  4 dicembre 1997, n. 465) per gli adempimenti posti
in  essere  nei  periodi  di  assenza o di impedimento del segretario
comunale e provinciale titolare della relativa funzione.
1.  In  favore  dei  dirigenti  riconosciuti,  con  provvedimento
formale, invalidi o mutilati per causa di servizio e’ riconosciuto un
incremento  percentuale,  nella  misura  rispettivamente  del 2,50% o
dell’1,25%  del  trattamento  tabellare  in  godimento  alla  data di
presentazione della domanda per l’attribuzione di detto incremento, a
seconda che l’invalidita’ sia stata ascritta alle prime sei categorie
di  menomazione  ovvero  alle ultime due. Il predetto incremento, non
riassorbibile,  viene  corrisposto a titolo di salario individuale di
anzianita’.
2.  La  disciplina  del  comma  1  trova  applicazione  anche nei
confronti  dei  dirigenti  che  abbiano  conseguito il riconoscimento
della   invalidita’   con   provvedimento   formale  successivo  alla
cessazione del rapporto di lavoro. In tal caso la domanda puo’ essere
presentata  dall’interessato,  o  eventualmente  dagli eredi, entro i
successivi  sessanta  giorni e il trattamento tabellare da prendere a
riferimento  come  base  di  calcolo corrisponde a quello dell’ultimo
mese di servizio.
1.  Le  parti  si impegnano ad avviare, entro trenta giorni dalla
data  di stipulazione del presente contratto collettivo nazionale del
lavoro,  un  separato  negoziato  per  la  verifica  della congruenza
dell’attuale  regime  della  risoluzione  del  rapporto di lavoro del
dirigente  in  relazione  agli  effetti  derivanti  dai  processi  di
riorganizzazione   degli   enti  del  comparto  e  delle  conseguenti
modifiche al regime stesso.
Le  parti  condividono  l’esigenza  di  una  ampia valorizzazione
professionale  ed  economica del personale della categoria D, gia’ in
servizio presso gli enti del comparto.
In  relazione  a tale finalita’, le parti concordano nel ritenere
che, ove gli enti, nell’ambito della propria autonomia organizzativa,
abbiano   previsto   e   disciplinato,   attraverso   gli   strumenti
regolamentari  previsti dai rispettivi ordinamenti ed in coerenza con
la  norma di rinvio contenuta nell’art. 27 del decreto legislativo n.
165/2001,  il  conferimento di incarichi dirigenziali con contratto a
termine   al  personale  della  categoria  D,  secondo  le  modalita’
stabilite dall’art. 19, comma 6, del decreto legislativo n. 165/2001,
il  dipendente, cui sia conferito un tale incarico dirigenziale e per
tutta  la  durata  dello  stesso,  e’ collocato in aspettativa, senza
assegni  ed utile ai fini dell’anzianita’ di servizio, secondo quanto
specificamente previsto dalla citata disciplina legislativa.
Le  parti  concordano sulla necessita’ della presenza di efficaci
sistemi  di  valutazione  delle  prestazioni  e  dei  risultati della
dirigenza,  presso gli enti del comparto, nel rispetto dei principi e
criteri  fissati  dal decreto legislativo n. 286 del 1999 e dall’art.
147 del decreto legislativo n. 267/2000.
In  tale  prospettiva,  concordano  altresi’ nel ritenere che gli
organismi  di valutazione a tal fine previsti dagli ordinamenti degli
enti,  debbano  essere  costituiti  da  soggetti  in  possesso di una
effettiva e comprovata qualificazione e capacita’ professionale nella
specifica materia.
Le  parti  concordano  che  il  presente  contratto collettivo si
applica  ai  dirigenti direttori del corpo dei controllori delle case
Le   parti  congiuntamente  dichiarano  che  le  risorse  per  il
finanziamento   della   retribuzione  di  posizione  e  di  risultato
derivanti  dall’art. 26, comma 1, lettera e) del contratto collettivo
nazionale  del  lavoro  del  23  dicembre  1999, ricomprendono, oltre
quelle  gia’  espressamente  indicate  e  sempre  a  titolo meramente
esemplificativo,  anche quelle derivanti dall’applicazione: dell’art.
3,  comma  57  della  legge  n. 662 del 1996 e dell’art. 59, comma 1,
lettera  p)  del  decreto  legislativo n. 446/1997 (recupero evasione
ici);  dell’art.  12,  comma 1, lett. b) del decreto-legge n. 437 del
1996, convertito nella legge n. 556 del 1996.
La modifica degli assetti istituzionali, a partire dalla modifica
del  Titolo  V  della  Costituzione,  e  la  necessita’  di costruire
politiche  integrate per la sicurezza, per corrispondere ai bisogni e
alle  nuove  sollecitazioni  dei  cittadini,  hanno  dato  vita ad un
confronto   tra  gruppi  politici,  associazioni  del  sistema  delle
autonomie,    organizzazioni   sindacali,   Parlamento   e   Governo,
finalizzato alla rivisitazione e all’aggiornamento della legislazione
in materia di polizia locale.
Le  parti,  nel  condividere  l’urgenza  della  nuova  disciplina
legislativa, concordano sulla necessita’ di riconoscere:
la  centralita’  delle  citta’  nello  sviluppo delle politiche
il  ruolo  specifico  della  polizia  locale,  come servizio di
polizia  dei  comuni  e  delle  province,  definendone  coerentemente
Le parti, in attesa del nuovo assetto legislativo, al fine di non
disperdere  il  lavoro  e  le competenze sin qui svolte dalla polizia
locale,  richiamano l’esigenza che i modelli organizzativi degli enti
siano ispirati al potenziamento e alla valorizzazione del settore, in
particolare sui seguenti temi:
Autonomia organizzativa dei corpi di polizia locale.
Le  parti  concordano, nel rispetto di quanto sancito dalla legge
n.  65  del  1986, sulla esigenza di salvaguardare la piena autonomia
organizzativa  dei  corpi  di  polizia locale, sia con riferimento ai
compiti  tecnico-operativi che riguardo al loro assetto organizzativo
interno, sottolineando la diretta dipendenza funzionale del dirigente
del corpo o del servizio dal capo dell’amministrazione.
Formazione e sviluppo professionale.
Le  parti  concordano  nel ritenere che le funzioni della polizia
locale richiedono livelli di professionalita’ sempre piu’ elevata che
possono  essere prioritariamente acquisiti solo mediante specifici ed
adeguati percorsi di formazione ed aggiornamento e di qualificazione,
rivolti alla valorizzazione professionale del dirigente anche ai fini
dello sviluppo della capacita’ di gestire iniziative di miglioramento
ed  innovazione  destinati a caratterizzare le strutture pubbliche in
termini di dinamismo ed efficacia.
Le  parti  congiuntamente  prendono  atto che l’art. 37, comma 1,
lettera  d),  del  contratto  collettivo  nazionale del lavoro del 10
aprile  1996 aveva previsto che le risorse dell’art. 45, comma 8, del
decreto   del   Presidente  della  Repubblica  n.  333/1990  relative
all’espletamento di specifiche funzioni, tra le quali rientrano anche
quelle  previste  dall’art.  5  della  legge  7  marzo  1986,  n. 65,
confluissero  nel  fondo  per  il finanziamento della retribuzione di
posizione  e  di  risultato;  conseguentemente,  nell’articolazione e
nella  graduazione  della retribuzione di posizione del personale con
qualifica   dirigenziale   dell’area   della   vigilanza,   gli  enti
valorizzano  in  modo  specifico  le  particolari  responsabilita’  e
funzioni  di  cui  alla  citata legge n. 65/1986, cosi’ come previsto
dall’art. 37 del citato contratto collettivo nazionale del lavoro del
10 aprile 1996.
Le  parti,  in  considerazione del ritardo con cui si perviene al
presente  rinnovo  contrattuale,  convengono  che  le  risorse di cui
all’art.  23,  comma  3 vengono distribuite, ai sensi dei commi 4 e 5
dello stesso articolo, in eccezionale deroga alle regole contrattuali
vigenti  in  materia  di  individuazione e ripartizione delle risorse
destinate  alla  retribuzione  di  posizione  e  di  risultato  e  di
articolazione  e  graduazione  delle posizioni dirigenziali, le quali
restano integralmente confermate a regime.
Le  parti  si  danno  reciprocamente  atto  della opportunita’ di
affrontare,   nella   tornata   contrattuale  del  biennio  economico
2004-2005,  le  problematiche connesse all’attivazione di polizze che
assicurino  ai  dirigenti  interventi  integrativi  rispetto a quelli
erogati dal servizio sanitario nazionale per la tutela della salute e
l’assistenza di malattia.
Con riferimento all’art. 22, le parti concordano nel ritenere che
gli   incrementi   dello   stipendio   tabellare   risultanti   dalla
applicazione  dell’art. 21, hanno effetto su tutti gli istituti i cui
valori  economici, secondo le vigenti disposizioni, sono quantificati
facendo  espresso  rinvio,  come  base  di  calcolo,  allo  stipendio
Le  parti  si  danno  reciprocamente  atto  che molte delle nuove
disposizioni  contrattuali  sono  state  predisposte  con  la tecnica
dell’inserimento, con la collocazione delle stesse anche nel corpo di
articoli  del  contratto  collettivo nazionale del lavoro del 1996, e
che,  pertanto, poiche’ alcuni dei suddetti articoli erano gia’ stati
modificati  per effetto del contratto collettivo nazionale del lavoro
del  23  dicembre  1999,  al  fine di evitare ogni possibile dubbio o
incertezza,  si  e’  proceduto  a richiamare nelle nuove disposizioni
anche  le  modificazioni  o  integrazioni  introdotte  dal  contratto
collettivo nazionale del lavoro del 23 dicembre 1999.
Trattandosi di un problema di mero coordinamento formale di testi
contrattuali  succedutisi  nel  tempo, non implicante alcun errore di
richiamo  o  di  stesura  del  nuovo  testo  contrattuale,  le  parti
dichiarano  che  lo  stesso  sara’ risolto definitivamente in sede di
predisposizione  del  testo  unico  delle  disposizioni  contrattuali
concernenti  l’Area  della  dirigenza  del comparto regioni-autonomie
Le  parti  congiuntamente  dichiarano che l’art. 23, comma 1, non
modifica  e  non  incide  in  alcun  modo  sugli  effetti applicativi
dell’art.  1,  comma 3, lettera e) del contratto collettivo nazionale
del  lavoro  del  12 febbraio 2002, relativo all’area della dirigenza
del  Comparto  delle  regioni e delle autonomie locali per il biennio
economico  2000-2001;  pertanto,  gli  enti  e le amministrazioni del
Comparto,   applicano  l’incremento  di  Euro  520  annui  introdotto
dall’art.  23,  comma 1, con riferimento al valore della retribuzione
di  posizione  di  ciascuna  funzione  dirigenziale  conseguente alla
riduzione  derivante  dall’applicazione  del  citato art. 1, comma 3,
lettera  e)  del  contratto  collettivo  nazionale  del lavoro del 12
febbraio  2002, salvo che, successivamente e prima della stipulazione
del  presente contratto collettivo nazionale del lavoro, non si siano
verificate  le  condizioni  per  un  riallineamento  progressivo  dei
precedenti  valori decurtati, a seguito di legittimi incrementi delle
risorse  aventi  carattere  di  stabilita’ destinate al finanziamento
della  retribuzione di posizione dei dirigenti, nel rigoroso rispetto
delle  prescrizioni  dell’art.  26 del contratto collettivo nazionale
del lavoro del 23 dicembre 1999.
Dichiarazione a verbale direr-direl confedir
Si  prende  atto  che  uno  degli  aspetti  piu’ richiamati dalla
DIRER-DIREL,  sia  nella piattaforma contrattuale che nel corso delle
trattative  sindacali,  cioe’ la revisione delle relazioni sindacali,
non  ha  trovato il consenso della controparte. In particolare non e’
stata  accolta l’introduzione della contrattazione per le innovazioni
organizzative  e  tecnologiche  cosi’  come  gia’ consentito ad altre
amministrazioni ad esempio i Ministeri.
DIRER-DIREL e CONFEDIR prendono atto che continua a permanere una
situazione  di anomalia nelle relazioni sindacali rispetto alle altre
aree  dirigenziali  del  pubblico impiego . In particolare rimane uno
stato  di  indeterminatezza per l’istituto della consultazione di cui
all’art.  3, comma due, lettera F, del contratto collettivo nazionale
del lavoro 23 dicembre 1999.
In  relazione  all’art. 16 si ritiene che il numero dei dirigenti
interessati all’art. 33 del decreto legislativo n. 165/2001 non possa
essere  pari  a dieci in quanto l’art. 33 si riferisce alla dotazione
organica  complessiva  di tutto il personale. Il numero congruo per i
dirigenti non dovrebbe essere superiore a tre unita’.
AGENZIA PER LA RAPPRESENTANZA NEGOZIALE DELLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI – COMUNICATO – Contratto collettivo nazionale di lavoro dell’area della dirigenza del comparto regioni e delle autonomie locali, per il quadriennio normativo 2002-2005 redazione redazione 2015-05-20T12:18:57+00:00