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Timestamp: 2020-04-04 10:09:14+00:00
Document Index: 109355657

Matched Legal Cases: ['art. 74', 'art. 74', 'art. 76', 'art. 77', 'art. 78', 'art. 78']

Parentela e affinità: le definizioni, come calcolarne i gradi e perché sono importanti. – Avv. Simone Rusticelli – Blog dedicato ai diritti del cittadino e questioni giuridiche
Innanzitutto, per quanto concerne la parentela, l’art. 74 del Codice Civile prevede che tale è il vincolo tra le persone che discendono dallo stesso stipite, ovvero dallo stesso soggetto che, riproducendosi, ha fatto nascere figli, nipoti, pronipoti e così via. Tutti loro (figli, nipoti, fratelli cugini ecc.) devono definirsi “parenti”.
Con la legge 219 del 2012 l’art. 74 è stato modificato, precisandosi che parente è colui che discende da uno stesso stipite, sia nel caso in cui la filiazione è avvenuta all’interno del matrimonio, sia nel caso in cui è avvenuta al di fuori di esso, sia nel caso in cui il figlio è adottivo. La norma prevede altresì che il vincolo di parentela non sorge nei casi di adozione di persone maggiori di età, di cui agli articoli 291 e seguenti.
Dal 2012, quindi, non esistono più differenziazioni di trattamento fra le diverse categorie di figli e gli stessi sono uguali innanzi alla legge.
Permangono, invece, le differenze attinenti alla tipologia di fratelli: sono detti fratelli germani quelli che sono figli dello stesso padre e della stessa madre; fratelli consanguinei quelli figli dello stesso padre ma di madri diverse; e fratelli uterini quando sono figli della stessa madre ma di padri diversi.
Ma perché in alcuni casi è necessario parlare di “grado della parentela”? Cosa si intende con questa accezione? E in quali casi è indispensabile appurare tale circostanza?
Ai sensi dell’art. 76 del Codice Civile vanno distinte due linee di parentela: quella in linea retta e quella collaterale.
Nel primo caso, si tratta di persone che discendono l’una dall’altra e per calcolare il “grado di parentela” occorrerà contare quante sono le generazioni coinvolte, escluso lo stipite.
Ad esempio, madre e figlio sono parenti di primo grado (non si conta lo stipite – la madre – ma solo la generazione – il figlio-), nonno e nipote sono parenti di secondo grado (non si conta anche ora lo stipite – il nonno – ma solo le generazioni, che sono due – figlio e nipote).
Nella linea collaterale, invece, le persone non discendono l’una dall’altra ma hanno uno stipite in comune. L’esempio più comune è quello dei fratelli: non discendono gli uni dagli altri ma hanno comunque uno stipite in comune.
Per calcolare, in questi casi, il grado è di soccorso l’esempio dei cugini: questi sono figli di due fratelli nati dallo stesso stipite e sono parenti collaterali di quarto grado. Il meccanismo è sempre lo stesso: non deve contarsi lo stipite (il nonno) ma solo i due genitori e i due figli fra loro cugini (2+2=4).
Tuttavia, tale meccanismo non perdura in eterno: la parentela, infatti, ai sensi dell’art. 77 del Codice Civile non ha effetti giuridici oltre il sesto grado, salvo che per alcuni effetti specialmente determinati.
E le affinità? Come si inseriscono nel discorso che ci occupa? Quando un soggetto può dirsi “affine” di un altro?
Ai sensi dell’art. 78 del Codice Civile, l’affinità è il vincolo che lega il coniuge con i parenti dell’atro coniuge.
In questo senso il concetto è semplice, poiché l’affine non è altro che il coniuge di uno qualsiasi di uno dei parenti. E anche il grado viene calcolato nella stessa maniera del grado del parente, come previsto dall’art. 78 del Codice Civile, secondo cui nella linea e nel grado in cui taluno è parente d’uno dei coniugi, egli è affine dell’altro coniuge.
La moglie del cugino (figlio del fratello di mio padre), quindi, sarà affine di quarto grado poiché il marito è parente di quarto grado.
Mentre il rapporto di affinità perdura anche dopo la morte del coniuge parente, tuttavia tra affini non esistono diritti ereditari.
L’importanza delle differenze sottolineate è fondamentale in seno al diritto civile poiché a parentela, affinità e al loro grado sono legati innumerevoli diritti: si pensi all’eredità, che coinvolge solo alcuni fra parenti e affini in determinati casi; oppure agli obblighi di assistenza morale e materiale verso parenti o affini entro un certo grado.
Scritto il 29 Aprile 2016 29 Aprile 2016 Autore Avv. Simone RusticelliCategorie Eredità e SuccessioniTag affinità, Avvocato roma, Dottrina Civile, parentela, Parere e consulenza, Persone e Famiglia, Studio Legale
2 commenti su “Parentela e affinità: le definizioni, come calcolarne i gradi e perché sono importanti.”
24 Ottobre 2017 @ 20:50
INPS non riconosce gli affini di 1 grado che prestano assistenza a disabile grave convivente ma solo a parente di 1 grado convivente per usufruire della pensione anticipata .non sono più parente non ho più obblighi morali e materiali nei confronti di mio suocero? Cosa dice la legge in merito?
25 Ottobre 2017 @ 17:16
La norma parla sempre e solo di parente entro il primo grado, ma le posizioni fra parente e affine sono spessissimo assimilate dalla legge. Occorrerebbe constatare se vi sono pronunce di alcuni Fori che attribuiscono alle due posizioni gli stessi diritti nel caso di pensione anticipata per assistenza al disabile. L’istituto previdenziale di sicuro non li riconosce bonariamente.
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