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Timestamp: 2020-06-01 04:42:33+00:00
Document Index: 88365907

Matched Legal Cases: ['art. 294', 'art. 294', 'art. 302', 'art. 294', 'art. 293', 'art. 294', 'art. 294', 'art. 294', 'art. 309', 'art. 294', 'art. 294', 'art. 294', 'art. 291', 'sentenza ', 'art. 391', 'art. 294', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 294', 'sentenza ', 'art. 294', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 309', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 294', 'art. 294', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 294', 'sentenza ', 'art. 310', 'art. 294', 'art. 294', 'art. 293', 'art. 302', 'art. 294', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 302', 'art. 302', 'art. 294', 'art. 276', 'art. 294', 'art. 299', 'art. 294', 'art. 27', 'art. 294', 'art. 294', 'art. 294', 'art. 486', 'art. 127', 'art. 294', 'art. 714', 'art. 294', 'art. 2', 'art. 294', 'art. 294', 'art. 172', 'art. 297', 'art. 294', 'art. 172', 'art. 27', 'art. 27', 'art. 294', 'art. 294', 'art. 302', 'art. 294', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 294', 'art. 388', 'art. 294', 'art. 27', 'art. 294', 'art. 309', 'sentenza ', 'art. 294', 'sentenza ', 'art. 294', 'art. 302', 'sentenza ', 'sentenza ']

﻿ MISURE CAUTELARI CARCERE INTERROGATORIO GARANZIA
da Avv. Sergio Armaroli | Mag 19, 2020 | avvocato difesa penale, AVVOCATO PENALISTA AVVOCATO PENALE, News | 0 commenti
È abnorme l’ordinanza del giudice per le indagini preliminari che, dopo avere emesso provvedimento di custodia cautelare in carcere all’esito di udienza di convalida del fermo svoltasi senza previo avviso al difensore di fiducia, richiesto di declaratoria di inefficacia della misura per la mancanza di un valido interrogatorio nei cinque giorni di cui all’art. 294 c.p.p., abbia nuovamente disposto la custodia cautelare in carcere del fermato, pur avendo rilevato la nullità dell’atto compiuto, e senza avere prima provveduto alla sua scarcerazione e al suo previo interrogatorio di garanzia in stato di libertà.
Dispositivo dell’art. 294 Codice di procedura penale
Fino alla dichiarazione di apertura del dibattimento, il giudice che ha deciso in ordine all’applicazione della misura cautelare, se non vi ha proceduto nel corso dell’udienza di convalidadell’arrestoo del fermo di indiziato di delitto, procede all’interrogatorio [64, 65, 141 bis] della persona in stato di custodia cautelare in carcere [285] immediatamente e comunque non oltre cinque giorni dall’inizio dell’esecuzione della custodia [297], salvo il caso in cui essa sia assolutamente impedita(1)(2).
1-bis. Se la persona è sottoposta ad altra misura cautelare, sia coercitiva che interdittiva, l’interrogatorio deve avvenire non oltre dieci giorni dalla esecuzione del provvedimento o dalla sua notificazione. Il giudice, anche d’ufficio, verifica che all’imputato in stato di custodia cautelare in carcere o agli arresti domiciliari sia stata data la comunicazione di cui all’articolo 293, comma 1, o che comunque sia stato informato ai sensi del comma 1-bis dello stesso articolo, e provvede, se del caso, a dare o a completare la comunicazione o l’informazione ivi indicate(3).
1-ter. L’interrogatorio della persona in stato di custodia cautelare deve avvenire entro il termine di quarantotto ore se il pubblico ministero ne fa istanza nella richiesta di custodia cautelare(4).
Mediante l’interrogatorio il giudice valuta se permangono le condizioni di applicabilità e le esigenze cautelari [274] previste [388] dagli articoli 273, 274e 275. Quando ne ricorrono le condizioni, provvede, a norma dell’articolo 299, alla revoca o alla sostituzione della misura disposta(5).
Ai fini di quanto previsto dal comma 3, l’interrogatorio è condotto dal giudice con le modalità indicate negli articoli 64e 65(6). Al pubblico ministero e al difensore, che ha obbligo di intervenire, è dato tempestivo avviso del compimento dell’atto(7).
4-bis. Quando la misura cautelare è stata disposta dalla corte di assise o dal tribunale, all’interrogatorio procede il presidente del collegio o uno dei componenti da lui delegato(8).
Per gli interrogatori da assumere nella circoscrizione di altro tribunale, il giudice, o il presidente, nel caso di organo collegiale, qualora non ritenga di procedere personalmente, richiede il giudice per le indagini preliminari del luogo.
AVVISO TEMPESTIVO AL DIFENSORE E NULLITA’
È nullo l’interrogatorio ex art. 302 c.p.p. (rimanendone travolta la successiva ordinanza cautelare) qualora l’avviso al difensore non sia “tempestivo” ex art. 294 comma 4 c.p.p., avuto riguardo alla concreta possibilità Cassazione penale sez. V 17 ottobre 2013 n. 2253
per il difensore di essere fisicamente presente al compimento dell’atto e di svolgere un’adeguata assistenza difensiva (in applicazione del principio, la corte ha ritenuto non tempestivo l’avviso trasmesso via fax al difensore alle ore 11,33 del giorno in cui doveva espletarsi, alle ore 16,00, l’interrogatorio, considerata la distanza tra l’ufficio del tribunale di Siena e lo studio legale in Roma). Annulla senza rinvio Trib. Firenze, ord. 8 aprile 2013
In tema di misure cautelari, la brevità del termine intercorrente tra la notifica dell’avviso di deposito degli atti presso il giudice che ha emesso la misura ex art. 293 c.p.p. e la data fissata per l’espletamento dell’interrogatorio di garanzia non dà luogo ad alcuna forma di nullità, essendo preminente l’interesse a provocare un immediato contatto tra l’indagato e il giudice della cautela per la verifica dei presupposti per la privazione della libertà, in relazione al quale le esigenze della difesa di consultare approfonditamente gli atti depositati possono essere salvaguardate con la presentazione di una istanza di differimento dell’interrogatorio entro il termine inderogabile di cinque giorni ex art. 294 c.p.p. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto legittima l’ordinanza cautelare impugnata avendo i difensori eccepito solo la nullità dell’atto senza richiedere il differimento dell’interrogatorio). (Rigetta,
Afferma Cassazione penale sez. V 17 ottobre 2013 n. 2253 che in tema di interrogatorio della persona in stato di custodia cautelare in carcere, la comunicazione dell’interrogatorio – tramite il quale il giudice valuta la permanenza delle condizioni di applicabilità delle esigenze cautelari – al Pubblico Ministero e al difensore, deve avvenire tempestivamente ex art. 294, comma 4, c.p.p.. Affinché tale avviso sia tempestivo è necessario che siano rispettate delle tempistiche tali da permettere concretamente al difensore di essere fisicamente presente al compimento dell’atto e di svolgere un’adeguata assistenza difensiva. Qualora tale tempestività non venga rispettata, l’interrogatorio è da intendersi viziato (nella specie la comunicazione era stata effettuata poco più di 4 ore prima dell’interrogatorio).
L’interrogatorio di garanzia previsto dall’art. 294 c.p.p. deve ritenersi incluso tra gli elementi Cassazione penale sez. V 17 ottobre 2013 n. 2253
favorevoli sopravvenuti, per i quali l’art. 309 comma 5 c.p.p. impone l’obbligo di trasmissione da parte dell’autorità procedente al Tribunale del riesame, soltanto quando abbia un contenuto oggettivamente favorevole all’indagato e non si limiti alla mera contestazione delle accuse; detta valenza dell’atto – ove si voglia sostenere che dalla sua mancata trasmissione derivi la caducazione della misura cautelare – deve essere specificatamente indicata dalla parte nel ricorso al Tribunale del riesame. Rigetta in parte, Trib. lib. Catania, 19/02/2013
In tema di interrogatorio “di garanzia” ex art. 294 c.p.p., mancando disposizioni “ad hoc”, deve ritenersi valido ed efficace, perché tempestivo, l’avviso che abbia posto il difensore nelle condizioni di intervenire (eventualmente a mezzo di un sostituto) o di chiedere che l’atto sia ritardato per il tempo strettamente necessario ad assicurare la sua presenza. (Nella specie, il tribunale del riesame, pur avendo rilevato che era stata dedotta l’intempestività dell’avviso, si era limitato ad affermare che il difensore dell’indagato era stato ritualmente avvisato e che non vi era “evidenza di alcuna compressione del diritto di difesa”: la Corte ha annullato con rinvio l’ordinanza sul rilievo che trattavasi di motivazione meramente apparente, perché non spiegava se il giudice avesse effettivamente valutato la tempestività dell’avviso e quali criteri di valutazione avesse inteso adottare).
In tema di riesame, i termini per la relativa richiesta decorrono dall’attestazione del difensore in calce al verbale dell’interrogatorio dell’imputato, effettuato ai sensi dell’art. 294 c.p.p., di avere ricevuto l’avviso del deposito dell’ordinanza cautelare e di avere preso cognizione del contenuto della stessa. Dichiara inammissibile, Trib. lib. Napoli, 04 dicembre 2012
Cass. pen. n. 18840/2018
La nullità dell’interrogatorio della persona sottoposta a misura cautelare ex art. 294 cod. proc. pen., nell’ipotesi di incompleto deposito degli atti presso la cancelleria del giudice a norma dell’art. 291, comma 3, cod. proc. pen., ha carattere intermedio ed è, pertanto, deducibile solo fino al compimento dell’atto. (Fattispecie relativa al mancato deposito di un faldone di atti contenenti alcune dichiarazioni, menzionate nella richiesta del pubblico ministero e riportate nell’ordinanza cautelare).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 18840 del 2 maggio 2018)
Cass. pen. n. 9904/2018
Qualora all’esito dell’udienza di convalida di cui all’art. 391 cod. proc. pen., il giudice per le indagini preliminari emetta un’ordinanza cautelare per un reato diverso da quello per cui si è proceduto all’arresto o al fermo, non è necessario un ulteriore interrogatorio dell’indagato, ai sensi dell’art. 294, comma 1, cod. proc. pen., a condizione che nell’udienza di convalida sia stato pienamente rispettato il contraddittorio tra le parti, attraverso la contestazione dell’ulteriore imputazione e l’accesso agli atti da parte della difesa, e, nel corso di detta udienza, l’indagato sia stato interrogato anche su tale diverso reato. (Fattispecie in cui l’indagato veniva tratto in arresto per il reato di tentata truffa e, all’esito dell’udienza di convalida nel corso della quale si avvaleva della facoltà di non rispondere, il giudice per le indagini preliminari non convalidava l’arresto nè emetteva alcun titolo cautelare per tale reato, ma applicava una misura cautelare in relazione ad altro episodio di truffa aggravata, commesso con modalità analoghe pochi giorni prima dell’arresto, accogliendo una specifica domanda del pubblico ministero, contenuta nella stessa richiesta di convalida ed oggetto di specifica contestazione all’indagato).
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 9904 del 5 marzo 2018)
Cass. pen. n. 54267/2017
In tema di impugnazione davanti al tribunale del riesame, non è deducibile l’inefficacia della misura cautelare personale correlata all’irregolarità dello svolgimento dell’interrogatorio di garanzia in quanto eventuali vizi della procedura che regola la fase dell’esame successivo all’emissione ed all’applicazione del vincolo cautelare non attengono né alla legittimità del titolo cautelare, né a quella della procedura di riesame, la cui regolarità non può non essere valutata dal tribunale adito. (In motivazione la Corte ha precisato che l’interrogatorio di garanzia ha efficacia nel procedimento di riesame limitatamente alla rilevanza dei contenuti dichiarativi, che rappresentano “elementi sopravvenuti” dei quali è necessario l’apprezzamento).
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 54267 del 1 dicembre 2017)
Cass. pen. n. 49995/2017
Nel caso in cui la misura cautelare sia eseguita nel corso del dibattimento, non è necessario procedere all’interrogatorio di garanzia ex art. 294 cod. proc. pen., in quanto il diretto contatto tra il giudice ed il soggetto sottoposto a custodia consente, nella pienezza del contraddittorio, la più ampia possibilità di controllo circa la sussistenza dei presupposti della cautela. (Fattispecie nella quale la misura cautelare era stata disposta dal giudice dell’udienza preliminare ed eseguita dopo l’inizio del dibattimento, nel corso del quale veniva dichiarata la nullità del decreto di rinvio a giudizio con conseguente regressione del procedimento in fase di udienza preliminare).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 49995 del 31 ottobre 2017)
Cass. pen. n. 41124/2016
L’interrogatorio di garanzia di persona sottoposta alla misura della sospensione dall’esercizio di un pubblico ufficio o servizio va effettuato nei termini di cui al comma primo bis dell’art. 294 cod. proc. pen. anche quando la richiesta di misura interdittiva sia stata subordinata ad altra principale, avente ad oggetto misure cautelari coercitive.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 41124 del 30 settembre 2016)
Cass. pen. n. 1960/2015
In materia di mandato di arresto europeo, il termine di cinque giorni per procedere all’interrogatorio di garanzia dell’arrestato decorre dal momento di consegna dell’estradato alle autorità nazionali e non da quello dell’arresto in territorio estero.
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 1960 del 16 gennaio 2015)
Cass. pen. n. 28270/2014
Nel caso di emissione di nuova misura cautelare custodiale conseguente ad una dichiarazione di inefficacia, ai sensi dei commi 5 e 10 dell’art. 309 c.p.p., di quella precedente, il giudice per le indagini preliminari non è tenuto ad interrogare l’indagato prima di ripristinare nei suoi confronti il regime custodiale né a reiterare l’interrogatorio di garanzia successivamente all’esecuzione della nuova misura, sempre che tale adempimento sia stato in precedenza regolarmente espletato e sempre che l’ultima ordinanza cautelare non contenga elementi nuovi e diversi rispetto alla precedente.
(Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 28270 del 1 luglio 2014)
Cass. pen. n. 5162/2014
Qualora venga eseguita un’ordinanza applicativa della custodia in carcere in sostituzione di una misura non detentiva, a causa della violazione delle relative prescrizioni da parte dell’imputato, l’avviso dato dalla polizia giudiziaria ad un difensore di ufficio diverso da quello originariamente nominato non determina alcuna nullità, non essendo necessario procedere, in tale ipotesi, all’interrogatorio di garanzia. (In motivazione, la S.C. ha anche evidenziato che il titolare della difesa, tardivamente avvisato, aveva potuto impugnare in via differita l’ordinanza custodiale).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 5162 del 3 febbraio 2014)
Non determina la nullità dell’interrogatorio della persona sottoposta a misura cautelare la ristrettezza del tempo concesso alla difesa per la consultazione degli atti – previamente depositati presso la cancelleria del giudice emittente – in relazione alla considerevole distanza tra il luogo ove gli atti risultano depositati e quello dove deve svolgersi l’interrogatorio. (In motivazione, la Corte ha rilevato che la ristrettezza del tempo per prendere visione degli atti depositati presso la cancelleria del G.i.p. competente avrebbe potuto essere superata con la richiesta difensiva di rinvio dell’interrogatorio, sia pure nel rispetto del termine inderogabile previsto dall’art. 294 c.p.p.).
Cass. pen. n. 9585/2013
Qualora il giudice che procede all’interrogatorio previsto dall’art. 294 cod. proc. pen. non abbia avuto conoscenza della nomina del difensore di fiducia effettuata dall’indagato con dichiarazione resa all’ufficio matricola, nel raccogliere a verbale la nomina suddetta non è tenuto a sospendere l’interrogatorio per avvisare il difensore nominato, atteso che tale obbligo sussiste soltanto ove la designazione intervenga in tempo utile e non anche ove essa sia contestuale al compimento dell’atto. (Fattispecie relativa ad avviso di fissazione di interrogatorio antecedente di cinque minuti la dichiarazione di nomina).
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 9585 del 28 febbraio 2013)
Cass. pen. n. 15225/2011
In tema di misure cautelari personali, nel computo del termine di cinque giorni per l’espletamento del cosiddetto interrogatorio di garanzia non si tiene conto del giorno in cui è iniziata l’esecuzione della custodia.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 15225 del 14 aprile 2011)
Cass. pen. n. 18190/2009
É escluso che nel caso in cui la custodia cautelare venga disposta per la prima volta dopo la pronuncia della sentenza di condanna, sia necessario procedere all’interrogatorio di garanzia dell’imputato, previsto dall’art. 294 c.p.p.
(Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 18190 del 4 maggio 2009)
Cass. pen. n. 36682/2007
Allorché il P.M. scelga di non comparire all’udienza di convalida del fermo
e trasmetta al giudice, contestualmente alla richiesta di convalida, quella di applicazione di misura cautelare personale con gli elementi su cui essa si fonda, e in udienza il giudice dia lettura integrale degli atti pervenutigli, le esigenze conoscitive della difesa risultano pienamente soddisfatte, sicché non ha luogo alcuna nullità dell’interrogatorio o dell’udienza per omissione del previo deposito di tali atti, salvo che la comunicazione da parte del giudice stesso degli elementi addotti dal P.M. sia ritenuta dalla difesa difettosa o incompleta, a seguito del relativo deposito — che deve comunque accompagnare la notificazione dell’ordinanza cautelare — o al più tardi con l’attivazione della procedura di riesame, nel qual caso si configura una nullità da dedurre, se relativa all’udienza, con il ricorso per cassazione e, se concernente l’interrogatorio, con istanza di scarcerazione e, in caso di decisione reiettiva, con l’appello a norma dell’art. 310 c.p.p.
L’impossibilità per il difensore dell’arrestato di avere tempestiva conoscenza della richiesta di misura cautelare e degli atti su cui si fonda, depositati unitamente alla richiesta di convalida dal pubblico ministero che si avvale della facoltà di non prendere parte all’udienza, determina una violazione del diritto di difesa per menomazione del contraddittorio, con la conseguente nullità d’ordine generale ed a regime intermedio dell’interrogatorio dell’arrestato, che determina, se tempestivamente rilevata, la perdita di efficacia della misura eventualmente applicata, e ciò in ragione dell’equiparazione dell’indicato interrogatorio a quello di garanzia ex art. 294 c.p.p.
Sancisce la Cassazione che Cass. pen. n. 26798/2005:
L’interrogatorio della persona sottoposta a misura cautelare, prescritto dall’art. 294 c.p.p.,
è viziato da nullità quando non sia stato preceduto dal deposito nella cancelleria del giudice, a norma del comma terzo dell’art. 293 stesso codice, dell’ordinanza applicativa, della richiesta del P.M. e degli atti con essa presentati. La nullità, a carattere intermedio e dunque deducibile solo fino al compimento dell’atto, comporta la perdita di efficacia della misura ai sensi dell’art. 302 c.p.p. (In motivazione la Corte ha precisato che la notifica dell’avviso al difensore circa l’intervenuto deposito degli atti non condiziona la validità dell’interrogatorio, ma la sola decorrenza del termine per l’eventuale impugnazione del provvedimento cautelare).
Cass. pen. n. 2011/2003
Il nuovo testo dell’art. 294, comma 1, c.p.p. — modificato dall’art. 2, comma 1, lett. a) del D.L. 22 febbraio 1999, n. 29, conv. dall’art. 1 della legge 21 aprile 1999, n. 109,
al fine di coprire urgentemente il vuoto normativo creato dal duplice intervento, additivo e demolitorio, sugli artt. 294 e 302 c.p.p., effettuato dalla Corte costituzionale con le sentenze n. 77 del 1997 e n. 32 del 1999 — indica nel «giudice che ha deciso in ordine all’applicazione della misura cautelare» quello competente a procedere all’interrogatorio di garanzia, «fino alla dichiarazione di apertura del dibattimento». Ne consegue, in forza di tale prorogatio competentiae, che — per le misure cautelari applicate nella fase delle indagini preliminari o dell’udienza preliminare, ma eseguite dopo l’avvenuta trasmissione
degli atti al giudice dibattimentale e fino alla dichiarazione di apertura del dibattimento — legittimamente procede all’interrogatorio di garanzia dell’imputato il Gip che ha emesso la misura.
L’invalidità dell’interrogatorio reso all’udienza di convalida del fermo o dell’arresto (nella specie, per mancato, tempestivo avviso al difensore), comporta, ai sensi dell’art. 302 c.p.p., la perdita di efficacia della misura cautelare
Cass. pen. n. 33339/2002
disposta all’esito della suddetta udienza, ove l’ordinanza applicativa di tale misura non sia seguita, nei termini, dall’effettuazione di nuovo, valido interrogatorio.
La nullità, per omesso avviso al difensore di fiducia, dell’interrogatorio dell’indagato reso in sede di udienza di convalida dell’arresto comporta, ex art. 302 c.p.p., la perdita di efficacia del provvedimento custodiale successivamente emesso, qualora il giudice non provveda a rinnovare validamente l’interrogatorio entro il termine previsto dall’art. 294 c.p.c.
In tema di interrogatorio di garanzia, qualora la misura cautelare sia aggravata ai sensi dell’art. 276 c.p.p. a seguito della trasgressione alle prescrizioni imposte, trova applicazione il comma 1 bis dell’art. 294 c.p.p. che impone, nei dieci giorni dalla esecuzione o dalla notificazione del provvedimento, l’interrogatorio della persona già sottoposta ad altra misura cautelare, e non l’art. 299 comma 3 ter c.p.p. che, nel disciplinare la diversa ipotesi di sostituzione di misura in melius, esige l’effettuazione dell’interrogatorio solo ove ricorrono taluni presupposti (richiesta dell’imputato e allegazione di nuove o diverse emergenze rispetto a quelle precedentemente valutate).
il comma 4 dell’art. 294 c.p.p. non indica alcun termine tassativo per l’avviso al difensore prima del compimento dell’atto, limitandosi a richiederne la tempestività, in modo da assicurare al difensore la possibilità di essere presente fisicamente allo svolgimento dell’atto e di poter svolgere un’assistenza difensiva adeguata. (In applicazione di tale principio, la Corte ha rigettato il ricorso con cui si deduceva la nullità dell’interrogatorio per esserne stato dato avviso al difensore solo due ore prima, ritenendo tempestiva la comunicazione in considerazione del fatto che l’incombente doveva svolgersi nel carcere della stessa città in cui risiedeva il difensore dell’imputato, il quale aveva avuto tutto il tempo di consultare la documentazione e di presenziare all’atto).
Le misure cautelari disposte, a norma dell’art. 27 c.p.p., da un giudice, dichiaratosi contestualmente o successivamente incompetente, non perdono efficacia per il mancato espletamento di un nuovo interrogatorio di garanzia da parte del giudice competente il quale abbia emesso nel termine stabilito una propria ordinanza, sempre che non siano stati contestati all’indagato o all’imputato fatti nuovi ovvero il provvedimento non sia fondato su indizi o su esigenze cautelari in tutto o in parte diversi rispetto a quelli posti a fondamento dell’ordinanza emessa dal giudice incompetente.
In tema di avviso al difensore di fiducia per l’interrogatorio di garanzia, nell’ipotesi di omonimia (per la presenza di più difensori dello stesso Foro con nome e cognome identici) spetta alla cancelleria provvedere alla notificazione nelle forme idonee a garantire la partecipazione del difensore di fiducia all’interrogatorio, eventualmente anche procedendo a notificare l’avviso ad entrambi i professionisti, non potendosi richiedere all’imputato di farsi carico di simile circostanza a lui non riferibile. Ne consegue che l’interrogatorio effettuato senza la presenza del difensore di fiducia, non avvisato, è viziato da nullità generale di ordine intermedio che, se tempestivamente dedotta, comporta l’immediata perdita di efficacia della misura cautelare.
Nel caso in cui il giudice per le indagini preliminari, delegato ad assumere l’interrogatorio di garanzia ai sensi dell’art. 294, comma 5 c.p.p., abbia proceduto in assenza del fascicolo processuale, perché non trasmessogli, non sussista alcuna invalidità delle attività da lui svolte allorché il giudice sia stato in grado di effettuare una chiara contestazione dell’addebito e degli elementi di prova a carico dell’indagato, nel rispetto delle disposizioni contenute negli artt. 64 e 65 c.p.p.
In tema di garanzie difensive, dopo l’interrogatorio dell’indagato effettuato ai sensi dell’art. 294 c.p.p. è superfluo l’invito a rendere un ulteriore interrogatorio ai sensi degli artt. 416, comma 1, e 375, comma 3, c.p.p., atteso che la ratio di tali disposizioni è quella di consentire all’indagato, portandolo a conoscenza della contestazione emergente dalle sommarie indagini svolte, di esporre le proprie difese attraverso l’interrogatorio che la legge gli dà facoltà di rendere, obiettivo già realizzatosi con l’interrogatorio reso ai sensi del citato art. 294 c.p.p.
Nell’ipotesi di arresto o fermo non convalidati, la contestazione nel corso dell’udienza camerale di reati diversi da quello per cui era avvenuto l’arresto e l’emissione dell’ordinanza di custodia cautelare solo per questi ultimi, rende necessario un apposito interrogatorio di garanzia, non potendosi considerare idoneo a soddisfare le esigenze di difesa l’interrogatorio effettuato in occasione dell’udienza di convalida relativamente ad un diverso episodio.
In tema di interrogatorio di garanzia, l’impedimento del difensore non implica la necessità del differimento dell’interrogatorio, in quanto il disposto dell’art. 486, comma quinto, c.p.p., non si applica ai procedimenti in camera di consiglio che si svolgono con le forme dell’art. 127 c.p.p. (Fattispecie nella quale il difensore aveva allegato il proprio impedimento a presenziare all’interrogatorio nell’ora fissata dal giudice in quanto quello stesso giorno erano stati fissati gli interrogatori degli altri indagati, ristretti in carceri diversi, attinti dalla medesima ordinanza cautelare).
In tema di interrogatorio di garanzia, nel caso in cui l’atto debba essere assunto nella circoscrizione di altro tribunale, spetta al giudice all’uopo delegato, e non al giudice delegante, stabilire il giorno e l’ora dell’interrogatorio.
In tema di interrogatorio reso dalla persona colpita da ordinanza di custodia cautelare in carcere, nell’ipotesi in cui l’atto debba essere assunto nella circoscrizione di altro tribunale e lo stesso venga delegato al giudice per le indagini preliminari del luogo, quest’ultimo correttamente si limita a contestare i reati e gli elementi di prova precisati nell’ordinanza di custodia cautelare, senza procedere, quale giudice delegato, alla verifica di cui all’art. 294, comma terzo, c.p.p. (limitata — nel caso — ai presupposti di cui agli artt. 274 e 275 c.p.p., trattandosi di misura disposta ex art. 714, comma secondo, c.p.p.), e rimettendo tale valutazione al giudice delegante che può assumere decisioni in proposito con piena conoscenza della situazione processuale dell’indagato. Tanto può desumersi indirettamente dalla parallela disciplina della delega posta in essere da organo collegiale, disciplina che contempla la permanenza di quel potere decisorio in capo all’organo collegiale senza trasferirlo al componente da esso delegato, come può argomentarsi dall’art. 294, comma quinto, come modificato dall’art. 2 D.L. 22 febbraio 1999, n. 29, convertito in legge 21 aprile 1999, n. 109.
In tema di misure cautelari, il deposito in cancelleria dell’ordinanza dispositiva della misura stessa non deve necessariamente precedere l’interrogatorio ex art. 294 c.p.p., né deve aver luogo entro un termine predefinito. Ciò infatti, in astratto, non costituisce inevitabilmente lesione del diritto di difesa (il cui esercizio è comunque garantito dall’avviso previsto dallo stesso articolo e dalle modalità con le quali deve svolgersi l’interrogatorio). Nondimeno, l’eventuale pregiudizio del diritto di difesa, derivante dal fatto che l’ordinanza suddetta non sia stata depositata a disposizione dei difensori prima dell’interrogatorio, può risultare, in concreto, nel caso in cui consti positivamente una situazione in cui quegli stessi diritti risultino effettivamente conculcati. (Nella fattispecie, la Corte ha dichiarato infondato il motivo di ricorso in quanto la difesa aveva semplicemente rappresentato la difficoltà di esaminare, in ristretti termini di tempo, la voluminosa ordinanza custodiale).
Il termine di cinque giorni entro il quale, ai sensi dell’art. 294, comma 1, c.p.p., va effettuato l’interrogatorio di garanzia della persona sottoposta a custodia cautelare va computato secondo la regola generale di cui all’art. 172, comma 4, c.p.p., e quindi non tenendo conto del dies a quo ma soltanto del dies ad quem, non essendo applicabile la diversa regola dettata dall’art. 297, comma 1, c.p.p., la quale riguarda soltanto i termini di durata della custodia cautelare.
In tema di interrogatorio di garanzia, il termine di cinque giorni previsto dall’art. 294, comma primo, c.p.p., non attiene alla durata della custodia cautelare, ma all’attività del giudice, e si atteggia perciò come un normale termine processuale al quale si — applica la regola generale dell’art. 172, comma quarto, c.p.p., secondo la quale non si computa il giorno iniziale di decorrenza, e cioè, nella specie, il giorno in cui è iniziata l’esecuzione della custodia.
È legittima l’assunzione dell’esame di persona sottoposta alle indagini da parte di due magistrati del pubblico ministero appartenenti ad uffici diversi, qualora entrambi siano investiti della conduzione delle indagini in relazione alle modalità oggettive e soggettive dei fatti. (Nell’affermare il principio di cui in massima, la S.C. ha avuto anche modo di precisare che la presenza di ufficiali di P.G. all’assunzione di tale atto, nel corso delle indagini preliminari, non viola alcuna norma processuale).
Il ritardo nella trasmissione dei verbali di interrogatorio della persona sottoposta alle indagini non determina l’inefficacia del provvedimento coercitivo, in quanto l’atto in questione, non portando elementi a supporto della difesa, non può essere considerato atto sopravvenuto favorevole all’indagato.
In tema di rinnovazione, ex art. 27 c.p.p., di ordinanza applicativa di misura cautelare, disposta da giudice dichiaratosi incompetente, è da escludere la necessità di procedere anche a nuovo interrogatorio. Detta previsione, infatti, impone al giudice competente, cui siano stati trasmessi gli atti, di emettere, a pena di inefficacia della misura disposta dal giudice incompetente, una nuova ordinanza di custodia cautelare nel rispetto degli articoli 292, 317 e 321 c.p.p., ma non gli impone di procedere, nei cinque giorni dall’esecuzione della stessa, all’interrogatorio della persona ad essa assoggettata, non essendovi alcun richiamo agli adempimenti di cui ai successivi articoli 294 e 302 stesso codice. Ne consegue che la previsione di cui all’art. 27 c.p.p., deve essere letta nel senso della superfluità di un nuovo interrogatorio da parte del giudice competente il quale, in base al principio di carattere generale della conservazione degli atti assunti dal giudice incompetente, può legittimamente trarre dall’interrogatorio, reso dall’indagato nel rispetto dei diritti della difesa ed entro i termini previsti dall’art. 294 c.p.p., gli elementi per la conferma o meno della misura cautelare. Consegue, altresì, che il mancato ripetersi dell’interrogatorio non esonera affatto il giudice dall’obbligo di valutare il sussistere di tutti i presupposti di legge anche alla luce delle dichiarazioni rese dalla persona indagata al giudice dichiaratosi incompetente.
Si verifica lesione essenziale del diritto di difesa in sede di riesame quando, tra gli atti trasmessi dalla autorità procedente, manchino sia la trascrizione dell’interrogatorio fonoregistrato dell’indagato, sia il verbale in forma riassuntiva. Quest’ultimo, infatti, garantisce che l’interrogatorio si è verificato e che la registrazione è contenuta nei supporti magnetici allegati. La trascrizione della registrazione dell’interrogatorio, per altro, può essere omessa solo in presenza della verbalizzazione riassuntiva, con la conseguenza che la mancanza di entrambi gli atti, pur se al tribunale siano state trasmesse le sole «cassette», rende inutilizzabile un atto che ha funzione di garanzia e costituisce momento fondamentale della strategia difensiva.
In tema di interrogatorio della persona sottoposta a misura cautelare personale, l’art. 294, comma 2, c.p.p. prevede :
che esso possa essere differito nel solo caso di impedimento assoluto dell’imputato a renderlo, accertato come tale e riportato in un decreto motivato del giudice affinché non vi siano motivi o ragioni di dubbio o di controversie riguardo alla sua sussistenza ed entità. Alla mancanza di tale decreto consegue la perdita di efficacia della misura ai sensi dell’art. 302 c.p.p.
La disposizione di cui all’art. 294, sesto comma, c.p.p., secondo la quale, a seguito della modifica apportata dall’art. 11 della legge n. 332 del 1995, l’interrogatorio della modifica apportata dall’art. 11 della legge n. 332 del 1995, l’interrogatorio della persona in stato di custodia cautelare da parte del pubblico ministero non può precedere l’interrogatorio del giudice, è riferibile esclusivamente all’ipotesi in cui l’indagato o l’imputato sia privato della libertà personale in seguito a provvedimento coercitivo del giudice, e non anche in seguito ad arresto in flagranza o a fermo. Ed invero il predetto art. 11 si è limitato a modificare il sesto comma dell’art. 294 citato senza introdurre alcuna innovazione nella disciplina dettata dal successivo art. 388, riguardante, appunto, l’interrogatorio dell’arrestato o del fermato da parte del pubblico ministero.
Attesa l’imprescindibile necessità, cui è finalizzato l’interrogatorio di garanzia previsto dall’art. 294 c.p.p., di assicurare un contatto diretto e immediato fra il giudice competente ed il soggetto privato della libertà personale, deve escludersi che detta necessità possa essere soddisfatta dal solo interrogatorio reso davanti al giudice poi dichiaratosi incompetente, dovendosi al contrario ritenere che l’incombente in questione debba essere rinnovato, a pena di perdita di efficacia della misura cautelare, da parte del giudice competente il quale abbia provveduto a riemettere l’ordinanza cautelare, ai sensi dell’art. 27 c.p.p.
Il verbale dell’interrogatorio «di garanzia» previsto dall’art. 294 c.p.p. fa parte in ogni caso degli «elementi sopravvenuti a favore della persona sottoposta a indagini», da trasmettere al tribunale del riesame, ai sensi dell’art. 309, comma 5, c.p.p.. La mancata trasmissione, tuttavia, non determina la perdita di efficacia della misura cautelare, ma piuttosto, dando luogo alla mancata cognizione, da parte del giudice del riesame, degli elementi potenzialmente rilevanti contenuti in detto verbale, comporta un difetto di motivazione dell’ordinanza con la quale lo stesso giudice confermi il provvedimento cautelare.
L’obbligo di procedere all’interrogatorio della persona sottoposta a custodia cautelare non opera quando gli atti sono stati trasmessi al giudice del dibattimento, in quanto gli artt. 294 e 302 c.p.p., come dichiarati costituzionalmente illegittimi dalla Corte cost. con sentenza n. 77 del 1997, hanno una sfera di efficacia che è stata estesa fino alla conclusione della udienza preliminare, ma non oltre. Ciò perché le esigenze che l’interrogatorio in vinculis mira a soddisfare sono assicurate nella fase dibattimentale dal contraddittorio e dalla possibilità per l’imputato di interloquire non soltanto attraverso l’esame, ma anche rendendo «in ogni stato del dibattimento le dichiarazioni che ritiene opportune» (artt. 494, comma 1, 523, comma 5, c.p.p.).
Nel caso in cui il giudice per le indagini preliminari, delegato a norma dell’art. 294 comma 5, c.p.p., ad assumere l’interrogatorio di garanzia abbia proceduto all’incombente privo del fascicolo procedimentale, perché non trasmessogli dall’autorità delegante, tale mancanza non comporta alcuna conseguenza sulla validità dell’atto qualora il giudice sia stato in grado di effettuare una chiara contestazione dell’addebito con la specificazione degli elementi di fatto su cui si basa l’accusa, compresa l’indicazione degli elementi di prova acquisiti, come richiesto dagli artt. 64 e 65 c.p.p.
Poiché l’obbligo di procedere all’interrogatorio della persona in stato di custodia cautelare è limitato alla fase delle indagini preliminari, l’efficacia della sentenza della Corte costituzionale n. 77 del 1997 – la quale ha dichiarato l’illegittimità dell’art. 294, primo comma, c.p.p. nella parte in cui non prevede che, fino alla trasmissione degli atti al giudice del dibattimento, il giudice per le indagini preliminari proceda all’interrogatorio della persona in stato di custodia cautelare in carcere immediatamente e comunque non oltre cinque giorni dall’inizio dell’esecuzione della custodia, a pena di inefficacia della misura ai sensi dell’art. 302 dello stesso codice, anch’esso dichiarato incostituzionale – presuppone che al momento della pubblicazione della sentenza gli atti non siano stati ancora trasmessi al giudice del dibattimento ovvero che non sia iniziata la fase del giudizio. In caso contrario, tale fase, caratterizzata dalla pienezza del contraddittorio e dalla presenza della parte privata, produce effetti assorbenti delle esigenze che avrebbero potuto soddisfarsi con l’interrogatorio di garanzia.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 4426 del 21 ottobre 1998)
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