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Timestamp: 2017-05-28 04:40:33+00:00
Document Index: 42935616

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 3', 'art. 5', 'art. 410', 'art. 7', 'art. 8', 'art. 4']

consumi&diritti anno XX - n. 47 - 1 ottobre 2008 by Ufficio stampa Adiconsum - issuu
Coordinato da Cristiano Iurilli
Agenzia Adiconsum - anno XX - n. 47 - 1 ottobre 2008
Stampato in proprio in ottobre 2008In questo numero:La nuova direttiva 2008/52/CE
sulla mediazione in materia civile e
commercialeNovitĂ legislative	-	La nuova direttiva 2008/52/CE del Parlamento Europeo
e del Consiglio del 21 maggio 2008 sulla mediazione in
materia civile e commerciale	-	Il testoTest
su consumi, servizi, ambienteRegistrazione Tribunale di Roma n. 350 del 9.06.88 â&#x20AC;&#x201C; Iscriz. ROC n. 1887
Sped. in abb. post. D.L. 353/2003 (conv. in L. 46/2004) art. 1, comma 2, DCB RomaAdiconsum News
Novità legislativeLa nuova direttiva 2008/52/CE
del 21 maggio 2008 sulla mediazione
Di Vito Caponigro Cosenz.Come importante punto di arrivo di un percorso in ambito comunitario
teso a promuovere procedure stragiudiziali di composizione delle
controversie, in alternativa alla giustizia ordinaria, il 21 maggio
2008 è stata adottata dal Parlamento e dal Consiglio dell’Unione Europea
la Direttiva 2008/52/CE relativa a determinati aspetti della mediazione
in materia civile e commerciale (pubblicata nella G.U.C.E. L. 136 del 24
maggio 2008), che dovrà essere recepita dagli Stati membri (ad eccezione
della Danimarca) entro il 21 maggio 2011.
I lunghi tempi dei processi civili, caratteristica non più soltanto del
sistema giudiziario italiano, ma in aumento anche in altri Paesi dell’Unione Europea, con aggravio dei costi del ricorso alla giustizia da parte del
cittadino e conseguente affievolimento del diritto di quest’ultimo ad un
effettivo accesso alla giustizia, ha indotto il legislatore europeo a promuovere strade alternative per una risoluzione più rapida ed efficace
Infatti, la finalità della Direttiva è quella di garantire a tutti i cittadini
dell’Unione «un accesso più rapido e meno costoso alla giustizia» facilitando il ricorso a procedure di risoluzione alternative delle controversie
trasfrontaliere – che favoriscono la composizione amichevole delle medesime – ed incoraggiando il ricorso alla mediazione.
In passato, erano stati previsti dal legislatore comunitario strumenti
alternativi di risoluzione delle liti con direttive che si occupavano di specifici settori, quali i bonifici transfrontalieri (direttiva 97/5/CE), la tutela
dei consumatori nei contratti a distanza (direttiva 97/7/CE), la commercializzazione a distanza di servizi finanziari ai consumatori (direttiva
2002/65/CE).
La Direttiva in commento, che fa seguito alla pubblicazione di un
Libro Verde relativo ai modi alternativi di risoluzione delle controversie
in materia civile e commerciale nonchè di un codice europeo di condotta
dei mediatori, risulta essere pertanto il primo provvedimento comunitario
che preveda la mediazione come strumento generale, in alternativa alla
giustizia ordinaria, per la composizione di liti riferite a diritti disponibili
in ambito civile e commerciale.
Sebbene il provvedimento si applichi alle controversie transfrontaliere
(cioè quelle in cui almeno una delle parti è domiciliata o risiede abitualmente in uno Stato membro diverso da quello di qualsiasi altra parte),
nulla dovrebbe vietare agli Stati membri di applicare le disposizioni in
essa contenute anche ai procedimenti interni, previa specificazione nella
legge d’attuazione.
Essa non si applica, invece, alle questioni fiscali, doganali o amministrative, né alla responsabilità dello Stato per atti od omissioni nell’esercizio
di pubblici poteri. Inoltre, come affermato nel preambolo, la direttiva non
dovrebbe applicarsi alle trattative precontrattuali o ai procedimenti di
natura arbitrale quali talune forme di conciliazione dinanzi ad un organo
giurisdizionale, i reclami dei consumatori, l’arbitrato e la valutazione diTest noi consumatori	Adiconsum News
periti o i procedimenti gestiti da persone od organismi che emettono una
raccomandazione formale, sia essa legalmente vincolante o meno, per la
Risultano essere di notevole importanza le definizioni giuridiche dell’istituto della mediazione, e conseguentemente di mediatore, che compongono un quadro normativo “europeo” fino ad ora molto evanescente
e mutevole nelle legislazioni dei vari Stati membri.
Giova, pertanto, trascrivere integralmente le definizioni enunciate
nell’art. 3 della citata Direttiva:
a) per “mediazione” si intende un procedimento strutturato, indipendentemente dalla denominazione, dove due o più parti di una controversia
tentano esse stesse, su base volontaria, di raggiungere un accordo sulla
risoluzione della medesima con l’assistenza di un mediatore. Tale procedimento può essere avviato dalle parti, suggerito od ordinato da un organo
giurisdizionale o prescritto dal diritto di uno Stato membro. Esso include
la mediazione condotta da un giudice che non è responsabile di alcun
procedimento giudiziario concernente la controversia in questione. Esso
esclude i tentativi messi in atto dall’organo giurisdizionale o dal giudice
aditi al fine di giungere ad una composizione della controversia in questione
nell’ambito del procedimento giudiziario oggetto della medesima.
b) per “mediatore” si intende qualunque terzo cui è chiesto di condurre
la mediazione in modo efficace, imparziale e competente, indipendentemente dalla denominazione o dalla professione di questo terzo nello Stato
membro interessato e dalle modalità con cui è stato nominato o invitato
a condurre la mediazione.
Come si può notare, la definizione di mediazione è molto ampia,
spaziando dai procedimenti avviati per iniziativa spontanea delle parti a
quelli proposti o disposti dal giudice o dalla legge, comprendendo la mediazione facilitativa, nella quale il mediatore si limita soltanto a favorire
un accordo, così come la mediazione valutativa, nella quale il mediatore
può proporre una soluzione.
Nel nostro ordinamento vi è lo strumento della procedura stragiudiziale di conciliazione, che in sostanza è l’equivalente della mediazione
delineata nella Direttiva.
A tal proposito si precisa che resta comunque salva la possibilità degli
Stati membri di imporre alle parti l’esperimento di un tentativo obbligatorio di conciliazione, sia prima che dopo l’inizio della causa giudiziale,
come previsto all’art. 5 della Direttiva, ferma restando quindi, in Italia,
la previsione del tentativo obbligatorio di conciliazione stabilito nel nostro
ordinamento per alcune materie, come ad esempio per quella di lavoro
ex art. 410 c.p.c.
Nella Direttiva 2008/52/CE si afferma il principio in forza del quale le
parti gestiscono esse stesse il procedimento e possono organizzarlo come
desiderano e porvi fine in qualsiasi momento. Tale procedimento può essere
avviato dalle parti, suggerito od ordinato da un organo giurisdizionale o
prescritto dal diritto di uno Stato membro, e include la mediazione condotta
da un giudice che non è responsabile di alcun procedimento giudiziario
concernente la controversia in questione.
La Direttiva prevede, infatti, che l’organo giurisdizionale investito
di una causa, previa valutazione discrezionale che tenga conto di tutte
le circostanze del caso concreto, possa invitare le parti a ricorrere alla
mediazione allo scopo di dirimere la controversia. Il medesimo organo
può altresì invitare le parti a partecipare ad una sessione informativa sul
ricorso alla mediazione, se tali sessioni hanno luogo e sono facilmente
La Direttiva prevede inoltre che il contenuto dell’accordo, raggiunto in
sede di mediazione, possa avere efficacia di titolo esecutivo qualora le
parti convengano in tal senso (la richiesta deve essere fatta congiuntamente dalle parti o da una di esse con il consenso espresso delle altre).Test noi consumatori	Adiconsum News
L’esecutività non può tuttavia essere concessa qualora l’accordo sia contrario alla legge dello Stato membro in cui viene presentata la richiesta
o se detta legge non ne preveda l’esecutività.
Viene altresì precisato che il contenuto dell’accordo potrà essere reso
esecutivo in una sentenza, in una decisione o in un atto autentico da un
organo giurisdizionale o da un’altra autorità competente in conformità del
diritto dello Stato membro in cui è presentata la richiesta.
Un ulteriore aspetto da evidenziare in relazione al provvedimento in
esame è rappresentato dalla previsione delle c.d. linee guida sulla riservatezza: gli Stati membri sono infatti chiamati a garantire che (salvo
diversa decisione delle parti) nè i mediatori nè le parti o gli altri soggetti
coinvolti nella gestione del procedimento di mediazione siano obbligati
a testimoniare nel procedimento giudiziario o di arbitrato, in merito ad
informazioni risultanti da un procedimento di mediazione o connesse con
Il vincolo di riservatezza, di carattere generale, non sussiste tuttavia
nelle specifiche ipotesi, previste all’art. 7, in cui: “a) sia necessario per
superiori considerazioni di ordine pubblico dello Stato membro interessato, in particolare sia necessario per assicurare la protezione degli interessi superiori dei minori o per scongiurare un danno all’integrità fisica
o psicologica di una persona; oppure quando: “b) la comunicazione del
contenuto dell’accordo risultante dalla conciliazione sia necessaria ai fini
dell’applicazione o dell’esecuzione di tale accordo”.
Altro aspetto fondamentale affrontato dalla Direttiva è il problema della
decorrenza dei termini: al riguardo si specifica, all’art. 8, che gli Stati
membri devono provvedere affinché alle parti che scelgono la mediazione
non venga successivamente impedito di avviare un procedimento giudiziario o di arbitrato per il fatto che durante il procedimento di mediazione
siano scaduti i termini di prescrizione o di decadenza.
A tal fine è quindi prevista la sospensione dei termini di decadenza
e prescrizione nel corso del procedimento di mediazione; di contro, la
Direttiva non ha previsto un termine massimo di durata del periodo di
sospensione, ovvero di durata del procedimento di mediazione, che sarebbe stato opportuno prevedere, anche considerando l’interesse ad una
rapida conclusione del procedimento.
Infine è dato risalto alla questione della qualità dei servizi di mediazione, aspetto fondamentale per la fiducia dei cittadini nello strumento della
mediazione, oltre che per la fiducia reciproca tra gli Stati membri nelle
rispettive procedure nelle fattispecie a carattere transfrontaliero.
In virtù del disposto dell’art. 4 della Direttiva, agli Stati membri viene
richiesto, seppur genericamente, di incoraggiare in qualsiasi modo l’elaborazione di codici volontari di condotta da parte dei mediatori e delle
organizzazioni che forniscono servizi di mediazione, nonché l’ottemperanza
ai medesimi, oltre che qualunque altro efficace meccanismo di controllo
della qualità riguardante la fornitura di servizi di mediazione.Test noi consumatori	Adiconsum NewsIl testo
Direttiva 21/05/2008, n.52
Direttiva 2008/52/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 21 maggio 2008
[Pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea del 24 maggio 2008, L136]
visto il trattato che istituisce la Comunità
europea, in particolare l’articolo 61, lettera c), e
l’articolo 67, paragrafo 5, secondo trattino, vista
la proposta della Commissione, visto il parere del
Comitato economico e sociale europeo [1], deliberando secondo la procedura di cui all’articolo 251
del trattato [2], considerando quanto segue:
(1) La Comunità si è prefissa l’obiettivo di
mantenere e sviluppare uno spazio di libertà,
sicurezza e giustizia nel quale sia garantita la
libera circolazione delle persone. A tal fine, la
Comunità deve adottare, tra l’altro, le misure nel
settore della cooperazione giudiziaria in materia
civile necessarie al corretto funzionamento del
(2) Il principio dell’accesso alla giustizia è
fondamentale e, al fine di agevolare un miglior
accesso alla giustizia, il Consiglio europeo nella
riunione di Tampere del 15 e 16 ottobre 1999 ha
invitato gli Stati membri ad istituire procedure
extragiudiziali e alternative.
(3) Nel maggio 2000 il Consiglio ha adottato
conclusioni sui metodi alternativi di risoluzione
delle controversie in materia civile e commerciale,
sancendo che l’istituzione di principi fondamentali
in questo settore è un passo essenziale verso
l’appropriato sviluppo e l’operatività dei procedimenti stragiudiziali per la composizione delle
controversie in materia civile e commerciale così
come per semplificare e migliorare l’accesso alla
(4) Nell’aprile del 2002 la Commissione ha presentato un Libro verde relativo ai modi alternativi
di risoluzione delle controversie in materia civile
e commerciale, prendendo in esame la situazione
attuale circa i metodi alternativi di risoluzione delle
controversie nell’Unione europea e intraprendendo
consultazioni ad ampio raggio con gli Stati membri
e le parti interessate sulle possibili misure per
promuovere l’utilizzo della mediazione.
(5) L’obiettivo di garantire un migliore accesso
alla giustizia, come parte della politica dell’Unione
europea di istituire uno spazio di libertà, sicurezza
e giustizia, dovrebbe comprendere l’accesso ai
metodi giudiziali ed extragiudiziali di risoluzione
delle controversie. La presente direttiva dovrebbe
contribuire al corretto funzionamento del mercato
interno, in particolare per quanto concerne la
disponibilità dei servizi di mediazione.
(6) La mediazione può fornire una risoluzione
extragiudiziale conveniente e rapida delle contro-versie in materia civile e commerciale attraverso
procedure concepite in base alle esigenze delle
parti. Gli accordi risultanti dalla mediazione hanno
maggiori probabilità di essere rispettati volontariamente e preservano più facilmente una relazione
amichevole e sostenibile tra le parti. Tali benefici
diventano anche più evidenti nelle situazioni che
mostrano elementi di portata transfrontaliera.
(7) Al fine di promuovere ulteriormente l’utilizzo della mediazione e per garantire che le parti
che vi ricorrono possano fare affidamento su un
contesto giuridico certo è necessario introdurre
un quadro normativo che affronti, in particolare,
gli elementi chiave della procedura civile.
(8) Le disposizioni della presente direttiva
dovrebbero applicarsi soltanto alla mediazione
nelle controversie transfrontaliere, ma nulla dovrebbe vietare agli Stati membri di applicare tali
disposizioni anche ai procedimenti di mediazione
(9) La presente direttiva non dovrebbe minimamente impedire l’utilizzazione di tecnologie
moderne di comunicazione nei procedimenti di
(10) La presente direttiva dovrebbe applicarsi
ai procedimenti in cui due o più parti di una controversia transfrontaliera tentino esse stesse di
raggiungere volontariamente una composizione
amichevole della loro controversia con l’assistenza di un mediatore. Essa dovrebbe applicarsi in
materia civile e commerciale, ma non ai diritti e
agli obblighi su cui le parti non hanno la facoltà
di decidere da sole in base alla pertinente legge
applicabile. Tali diritti e obblighi sono particolarmente frequenti in materia di diritto di famiglia
(11) La presente direttiva non dovrebbe applicarsi alle trattative precontrattuali o ai procedimenti di natura arbitrale quali talune forme di
conciliazione dinanzi ad un organo giurisdizionale,
i reclami dei consumatori, l’arbitrato e la valutazione di periti o i procedimenti gestiti da persone
od organismi che emettono una raccomandazione
formale, sia essa legalmente vincolante o meno,
per la risoluzione della controversia.
(12) La presente direttiva dovrebbe applicarsi
ai casi in cui un organo giurisdizionale deferisce le
parti a una mediazione o in cui il diritto nazionale
prescrive la mediazione. La presente direttiva
dovrebbe inoltre applicarsi, per quanto un giudice possa agire come Mediatore ai sensi della
legislazione nazionale, alla mediazione condottaTest noi consumatori	Adiconsum News
da un giudice che non sia responsabile di un
procedimento giudiziario relativo alla questione o
alle questioni oggetto della controversia. Tuttavia,
la presente direttiva non dovrebbe estendersi ai
tentativi dell’organo giurisdizionale o del giudice
chiamato a risolvere la controversia nel contesto
del procedimento giudiziario concernente tale
controversia, ovvero ai casi in cui l’organo giurisdizionale o il giudice adito richiedano l’assistenza
o la consulenza di una persona competente.
(13) La mediazione di cui alla presente direttiva
dovrebbe essere un procedimento di volontaria
giurisdizione nel senso che le parti gestiscono esse
stesse il procedimento e possono organizzarlo
come desiderano e porvi fine in qualsiasi momento.
Tuttavia, in virtù del diritto nazionale, l’organo
giurisdizionale dovrebbe avere la possibilità di
fissare un termine al processo di mediazione.
Inoltre, l’organo giurisdizionale dovrebbe, se del
caso, poter richiamare l’attenzione delle parti sulla
possibilità di mediazione.
(14) La presente direttiva dovrebbe inoltre fare
salva la legislazione nazionale che rende il ricorso
alla mediazione obbligatorio oppure soggetto ad
incentivi o sanzioni, purché tale legislazione non
impedisca alle parti di esercitare il loro diritto
di accesso al sistema giudiziario. Del pari, la
presente direttiva non dovrebbe pregiudicare gli
attuali sistemi di mediazione autoregolatori nella
misura in cui essi trattano aspetti non coperti dalla
(15) Ai fini della certezza del diritto, la presente direttiva dovrebbe indicare la data pertinente
per determinare se una controversia che le parti
tentano di risolvere con la mediazione sia una
controversia transfrontaliera o meno. In mancanza
di un accordo scritto, si dovrebbe ritenere che le
parti concordino di ricorrere alla mediazione nel
momento in cui intraprendono un’azione specifica
per avviare il procedimento di mediazione.
(16) Al fine di garantire la fiducia reciproca
necessaria in relazione alla riservatezza, all’effetto
sui termini di decadenza e prescrizione nonché
al riconoscimento e all’esecuzione degli accordi risultanti dalla mediazione, gli Stati membri
dovrebbero incoraggiare, in qualsiasi modo essi
ritengano appropriato, la formazione dei mediatori
e l’introduzione di efficaci meccanismi di controllo
della qualità in merito alla fornitura dei servizi di
(17) Gli Stati membri dovrebbero definire tali
meccanismi, che possono includere il ricorso a
soluzioni basate sul mercato, e non dovrebbero
essere tenuti a fornire alcun finanziamento al
riguardo. I meccanismi dovrebbero essere volti
a preservare la flessibilità del procedimento di
mediazione e l’autonomia delle parti e a garantire che la mediazione sia condotta in un modo
efficace, imparziale e competente. I mediatori
dovrebbero essere a conoscenza dell’esistenza
del codice europeo di condotta dei mediatori, che
dovrebbe anche essere disponibile su Internet
(18) Nell’ambito della protezione dei consumatori, la Commissione ha adottato una raccomandazione [3] che stabilisce i criteri minimi di qualitàche gli organi extragiudiziali che partecipano alla
risoluzione consensuale delle controversie in materia di consumo dovrebbero offrire agli utenti.
Qualunque mediatore o organizzazione che rientri
nell’ambito di applicazione di tale raccomandazione
dovrebbe essere incoraggiato a rispettare i principi in essa contenuti. Allo scopo di agevolare la
diffusione delle informazioni relative a tali organi,
la Commissione dovrebbe predisporre una banca
dati di modelli extragiudiziali di composizione
delle controversie che secondo gli Stati membri
rispettano i principi di tale raccomandazione.
(19) La mediazione non dovrebbe essere ritenuta un’alternativa deteriore al procedimento
giudiziario nel senso che il rispetto degli accordi
derivanti dalla mediazione dipenda dalla buona
volontà delle parti. Gli Stati membri dovrebbero
pertanto garantire che le parti di un accordo scritto risultante dalla mediazione possano chiedere
che il contenuto dell’accordo sia reso esecutivo.
Dovrebbe essere consentito a uno Stato membro
di rifiutare di rendere esecutivo un accordo soltanto se il contenuto è in contrasto con il diritto
del suddetto Stato membro, compreso il diritto
internazionale privato, o se tale diritto non prevede la possibilità di rendere esecutivo il contenuto
dell’accordo in questione. Ciò potrebbe verificarsi
qualora l’obbligo contemplato nell’accordo non
possa per sua natura essere reso esecutivo.
(20) Il contenuto di un accordo risultante dalla
mediazione reso esecutivo in uno Stato membro
dovrebbe essere riconosciuto e dichiarato esecutivo negli altri Stati membri in conformità della
normativa comunitaria o nazionale applicabile, ad
esempio in base al regolamento (CE) n. 44/2001
del Consiglio, del 22 dicembre 2000, concernente
la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e
l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale [4], o al regolamento (CE) n. 2201/2003
del Consiglio, del 27 novembre 2003, relativo alla
competenza, al riconoscimento e all’esecuzione
delle decisioni in materia matrimoniale e in materia
di responsabilità genitoriale [5].
(21) Il regolamento (CE) n. 2201/2003 prevede specificamente che, per essere esecutivi
in un altro Stato membro, gli accordi fra le parti
debbano essere esecutivi nello Stato membro in
cui sono stati conclusi. Conseguentemente, se
il contenuto di un accordo risultante dalla mediazione in materia di diritto di famiglia non è
esecutivo nello Stato membro in cui l’accordo è
stato concluso e in cui se ne chiede l’esecuzione,
la presente direttiva non dovrebbe incoraggiare
le parti ad aggirare la legge di tale Stato membro
rendendo l’accordo in questione esecutivo in un
altro Stato membro.
(22) La presente direttiva non dovrebbe incidere sulle norme vigenti negli Stati membri in
materia di esecuzione di accordi risultanti da una
(23) La riservatezza nei procedimenti di
mediazione è importante e quindi la presente
direttiva dovrebbe prevedere un grado minimo
di compatibilità delle norme di procedura civile
relative alla maniera di proteggere la riservatezza
della mediazione in un successivo procedimentoTest noi consumatori	Adiconsum News
giudiziario o di arbitrato in materia civile e commerciale.
(24) Per incoraggiare le parti a ricorrere alla
mediazione, gli Stati membri dovrebbero provvedere affinché le loro norme relative ai termini
di prescrizione o decadenza non impediscano alle
parti di adire un organo giurisdizionale o di ricorrere
all’arbitrato in caso di infruttuoso tentativo di mediazione. Gli Stati membri dovrebbero assicurarsi
che ciò si verifichi anche se la presente direttiva
non armonizza le norme nazionali relative ai termini di prescrizione e decadenza. Le disposizioni
relative ai termini di prescrizione o decadenza
negli accordi internazionali resi esecutivi negli Stati
membri, ad esempio nella normativa in materia
di trasporto, dovrebbero essere fatte salve dalla
(25) Gli Stati membri dovrebbero incoraggiare
la divulgazione al pubblico di informazioni su come
contattare mediatori e organizzazioni che forniscono servizi di mediazione. Dovrebbero inoltre
incoraggiare i professionisti del diritto a informare
i loro clienti delle possibilità di mediazione.
(26) Conformemente al punto 34 dell’accordo
interistituzionale “Legiferare meglio” [6] gli Stati
membri sono incoraggiati a redigere e rendere
pubblici, nell’interesse proprio e della Comunità,
prospetti indicanti, per quanto possibile, la concordanza tra la presente direttiva e i provvedimenti
(27) La presente direttiva cerca di promuovere
i diritti fondamentali e tiene conto dei principi
riconosciuti in particolare dalla Carta dei diritti
fondamentali dell’Unione europea.
(28) Poiché l’obiettivo della presente direttiva
non può essere realizzato in misura sufficiente
dagli Stati membri e può dunque, a causa delle
dimensioni o degli effetti dell’intervento, essere
realizzato meglio a livello comunitario, la Comunità può intervenire, in base al principio di
sussidiarietà sancito dall’articolo 5 del trattato; la
presente direttiva si limita a quanto è necessario
per conseguire tale obiettivo in ottemperanza al
principio di proporzionalità enunciato nello stesso
(29) A norma dell’articolo 3 del protocollo sulla
posizione del Regno Unito e dell’Irlanda, allegato
al trattato sull’Unione europea e al trattato che
istituisce la Comunità europea, il Regno Unito e
l’Irlanda hanno notificato l’intenzione di partecipare all’adozione e all’applicazione della presente
(30) A norma degli articoli 1 e 2 del protocollo sulla posizione della Danimarca, allegato
istituisce la Comunità europea, la Danimarca non
partecipa all’adozione della presente direttiva e
non è vincolata da essa, né è soggetta alla sua
1. La presente direttiva ha l’obiettivo di facilitare
l’accesso alla risoluzione alternativa delle contro-versie e di promuovere la composizione amichevole delle medesime incoraggiando il ricorso alla
mediazione e garantendo un’equilibrata relazione
tra mediazione e procedimento giudiziario.
2. La presente direttiva si applica, nelle controversie transfrontaliere, in materia civile e commerciale tranne per i diritti e gli obblighi non riconosciuti
alle parti dalla pertinente legge applicabile. Essa
non si estende, in particolare, alla materia fiscale,
doganale e amministrativa né alla responsabilità
dello Stato per atti o omissioni nell’esercizio di
pubblici poteri (acta iure imperii).
3. Nella presente direttiva per “Stato membro”
si intendono gli Stati membri ad eccezione della
1. Ai fini della presente direttiva per controversia transfrontaliera si intende una controversia in
cui almeno una delle parti è domiciliata o risiede
abitualmente in uno Stato membro diverso da
quello di qualsiasi altra parte alla data in cui:
b) il ricorso alla mediazione è ordinato da un
c) l’obbligo di ricorrere alla mediazione sorge
a norma del diritto nazionale; o
d) ai fini dell’articolo 5, un invito è rivolto alle
2. In deroga al paragrafo 1, ai fini degli articoli
7 e 8 per controversia transfrontaliera si intende
altresì una controversia in cui un procedimento
giudiziario o di arbitrato risultante da una mediazione tra le parti è avviato in uno Stato membro
diverso da quello in cui le parti erano domiciliate
o risiedevano abitualmente alla data di cui al
paragrafo 1, lettere a), b) o c).
3. Ai fini dei paragrafi 1 e 2, il domicilio è
stabilito in conformità degli articoli 59 e 60 del
Ai fini della presente direttiva si applicano le
a) per “mediazione” si intende un procedimento strutturato, indipendentemente dalla
denominazione, dove due o più parti di una controversia tentano esse stesse, su base volontaria,
di raggiungere un accordo sulla risoluzione della
medesima con l’assistenza di un mediatore. Tale
procedimento può essere avviato dalle parti, suggerito od ordinato da un organo giurisdizionale o
prescritto dal diritto di uno Stato membro.
Esso include la mediazione condotta da un
giudice che non è responsabile di alcun procedimento giudiziario concernente la controversia in
questione. Esso esclude i tentativi messi in atto
dall’organo giurisdizionale o dal giudice aditi al
fine di giungere ad una composizione della controversia in questione nell’ambito del procedimento
giudiziario oggetto della medesima;
b) per “mediatore” si intende qualunque terzo
cui è chiesto di condurre la mediazione in modoTest noi consumatori	Adiconsum News
efficace, imparziale e competente, indipendentemente dalla denominazione o dalla professione di
questo terzo nello Stato membro interessato e
dalle modalità con cui è stato nominato o invitato
1. Gli Stati membri incoraggiano in qualsiasi
modo da essi ritenuto appropriato l’elaborazione di
codici volontari di condotta da parte dei mediatori
e delle organizzazioni che forniscono servizi di
mediazione nonché l’ottemperanza ai medesimi,
così come qualunque altro efficace meccanismo
di controllo della qualità riguardante la fornitura
di servizi di mediazione.
2. Gli Stati membri incoraggiano la formazione
iniziale e successiva dei mediatori allo scopo di
garantire che la mediazione sia gestita in maniera
efficace, imparziale e competente in relazione
alle parti.
1. L’organo giurisdizionale investito di una
causa può, se lo ritiene appropriato e tenuto
conto di tutte le circostanze del caso, invitare
le parti a ricorrere alla mediazione allo scopo di
dirimere la controversia. Può altresì invitare le
parti a partecipare ad una sessione informativa
sul ricorso alla mediazione se tali sessioni hanno
luogo e sono facilmente accessibili.
2. La presente direttiva lascia impregiudicata
la legislazione nazionale che rende il ricorso alla
mediazione obbligatorio oppure soggetto a incentivi o sanzioni, sia prima che dopo l’inizio del
procedimento giudiziario, purché tale legislazione
non impedisca alle parti di esercitare il diritto di
accesso al sistema giudiziario.
1. Gli Stati membri assicurano che le parti, o
una di esse con l’esplicito consenso delle altre,
abbiano la possibilità di chiedere che il contenuto
di un accordo scritto risultante da una mediazione
sia reso esecutivo. Il contenuto di tale accordo è
reso esecutivo salvo se, nel caso in questione, il
contenuto dell’accordo è contrario alla legge dello
Stato membro in cui viene presentata la richiesta o se la legge di detto Stato membro non ne
prevede l’esecutività.
2. Il contenuto dell’accordo può essere reso
esecutivo in una sentenza, in una decisione o in
un atto autentico da un organo giurisdizionale o
da un’altra autorità competente in conformità del
diritto dello Stato membro in cui è presentata la
3. Gli Stati membri indicano alla Commissione
gli organi giurisdizionali o le altre autorità competenti a ricevere le richieste conformemente ai
paragrafi 1 e 2.
4. Nessuna disposizione del presente articolo
pregiudica le norme applicabili al riconoscimento
e all’esecuzione in un altro Stato membro di unaccordo reso esecutivo in conformità del paragrafo 1.
1. Poiché la mediazione deve avere luogo in
modo da rispettare la riservatezza, gli Stati membri
garantiscono che, a meno che le parti non decidano diversamente, né i mediatori né i soggetti
coinvolti nell’amministrazione del procedimento
di mediazione siano obbligati a testimoniare nel
procedimento giudiziario o di arbitrato in materia
civile e commerciale riguardo alle informazioni
risultanti da un procedimento di mediazione o
connesse con lo stesso, tranne nei casi in cui:
a) ciò sia necessario per superiori considerazioni
di ordine pubblico dello Stato membro interessato, in particolare sia necessario per assicurare
la protezione degli interessi superiori dei minori
o per scongiurare un danno all’integrità fisica o
psicologica di una persona; oppure
b) la comunicazione del contenuto dell’accordo risultante dalla mediazione sia necessaria
ai fini dell’applicazione o dell’esecuzione di tale
2. Il paragrafo 1 non impedisce in alcun modo
agli Stati membri di adottare misure più restrittive
per tutelare la riservatezza della mediazione.
1. Gli Stati membri provvedono affinché alle
parti che scelgono la mediazione nel tentativo di
dirimere una controversia non sia successivamente
impedito di avviare un procedimento giudiziario o di
arbitrato in relazione a tale controversia per il fatto
che durante il procedimento di mediazione siano
scaduti i termini di prescrizione o decadenza.
2. Il paragrafo 1 lascia impregiudicate le
disposizioni relative ai termini di prescrizione o
decadenza previste dagli accordi internazionali di
cui gli Stati membri sono parte.
Gli Stati membri incoraggiano, in qualsiasi modo
ritengano appropriato, la divulgazione al pubblico,
in particolare via Internet, di informazioni sulle
modalità per contattare i mediatori e le organizzazioni che forniscono servizi di mediazione.
Informazioni sugli organi giurisdizionali e sulle
pubblico, tramite qualsiasi mezzo appropriato,
le informazioni sugli organi giurisdizionali o sulle
autorità competenti comunicate dagli Stati membri
ai sensi dell’articolo 6, paragrafo 3.
Entro il 21 maggio 2016 la Commissione presenta al Parlamento europeo, al Consiglio e al Comitato economico e sociale europeo una relazioneTest noi consumatori	Adiconsum News
sull’attuazione della presente direttiva. La relazione
esamina lo sviluppo della mediazione nell’Unione
europea e l’impatto della presente direttiva negli
Stati membri. Se del caso, la relazione è corredata
di proposte di modifica della presente direttiva.
1. Gli Stati membri mettono in vigore le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative
necessarie per conformarsi alla presente direttiva
anteriormente al 21 maggio 2011, fatta eccezione
per l’articolo 10, per il quale tale data è fissata al
più tardi al 21 novembre 2010. Essi ne informano
Quando gli Stati membri adottano tali disposizioni, queste contengono un riferimento alla
presente direttiva o sono corredate di un siffatto
riferimento all’atto della pubblicazione ufficiale.
Le modalità di tale riferimento sono decise dagli
2. Gli Stati membri comunicano alla Commissione il testo delle principali disposizioni di dirittointerno che essi adottano nel settore disciplinato
dalla presente direttiva.
La presente direttiva entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella
J. LenarTest noi consumatori	Adiconsum Newswww.adiconsum.it
I versamenti possono essere effettuati su c.c.p. 64675002 intestato ad AdiconsumTest noi consumatori	10All pages:12345678910InfoSaveLikeShareDownloadMoreconsumi&diritti anno XX - n. 47 - 1 ottobre 2008 Published on Oct 21, 2008 Consumi & diritti – Speciale a cura del Centro Giuridico AdiconsumadiconsumFollowRead moreRead moreSimilar toPopular nowJust for youGo explore