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Timestamp: 2018-03-23 07:11:35+00:00
Document Index: 61201221

Matched Legal Cases: ['art. 759', 'art. 740', 'art. 890', 'art. 890', 'art. 467', 'art. 481', 'art. 487', 'art. 448', 'art. 523', 'art. 467', 'art. 549', 'art. 480', 'art. 468', 'art. 468']

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9788849534719
La rappresentazione si è tradizionalmente contraddistinta per la sua cangiante fisionomia, influenzata nel tempo dalla molteplicità di concezioni socio-politiche progressivamente e diversamente sottese alla regolamentazione dei rapporti familiari, solo alla luce delle ultime riforme giungendo ad un approdo che, pur potendo apparire definitivo, presenta ancora significativi margini evolutivi. La costruzione di una moderna ed unitaria teoria dell’istituto si prefigge, pertanto, l’obiettivo di superare i fraintendimenti esegetici derivanti dalle parziali ed ormai risalenti soluzioni dottrinali che hanno contribuito a connotarne le sembianze delle tinte fosche ed imperscrutabili del «dogma», così da metternein luce l’intima coerenza «tecnica» con i principi regolatori del diritto ereditario e la sua compatibilità logica e teleologica con le dinamiche dei rapporti successori di cui costituisce un indispensabile fattore di razionalizzazione.
Pasquale Laghi, ha conseguito l’Abilitazione scientifica nazionale alle funzioni di Professore di seconda fascia di Diritto privato (ASN 2013). È stato ricercatore di diritto privato nel Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università della Calabria, presso cui è titolare dell’insegnamento di Istituzioni di diritto privato. Oltre a numerosi saggi e scritti minori, per la ESI ha già pubblicato le monografie La clausola di diseredazione: da disposizione «afflittiva » a strumento regolativo della devoluzione ereditaria, 2013 e Cyberspazio e sussidiarietà, 2015.
1. Introduzione al tema di indagine, precisazioni terminologiche e prospettive di ricerca: attualità delle questioni in tema di rappresentazione ed inquadramento dell’istituto nel processo di adeguamento del diritto successorio alla legalità costituzionale
La genesi del diritto di rappresentazione tra fraintendimenti teorici ed opposizioni dogmatiche: le influenze del principio gradualista nella definizione concettuale dell’istituto
2. Il fondamento romanistico del diritto di rappresentazione: la successio in locum praedefuncti parentis. Criteri procedurali e limitazioni soggettive. La declinazione funzionale dell’istituto alla conservazione dell’integrità patrimoniale della famiglia proprio iure
3. L’estensione operativa dell’istituto nel diritto pretorio. Le ricadute disciplinari sulla successio in locum derivanti dall’inclusione nella categoria dei successibili degli emancipati. Il concorso devolutivo tra figlio emancipato e suoi discendenti nella medesima quota ereditaria: l’affermazione del criterio della successione per stirpi. L’ampliamento soggettivo della successio in locum in favore dei nipoti non sottoposti alla potestas del de cuius
4. L’evoluzione post-classica dell’istituto e l’estensione applicativa lungo la linea discendentale femminile: la falcidia a carico della quota devoluta ai nipoti ex filia ed il concorso con gli altri sui heredes del de cuius o con gli agnati prossimi
5. La Novella 118 ed il riconoscimento della prevalenza della cognatio sulla agnatio. Le innovazioni giustinianee circa i presupposti soggettivi di operatività della successio in locum: il completamento del processo di estensione in favore dei nipoti ex filia; l’introduzione dell’istituto lungo la linea collaterale in favore dei nipoti ex fratre o ex sorore
6. Segue. Problemi teorico-ricostruttivi del diritto di rappresentazione nel contesto della regolamentazione giustinianea: la controversa individuazione della natura del diritto del rappresentante. Confutazione dell’indirizzo che distingue il diritto di rappresentazione in rapporto al diritto di succedere ed alla divisione: incongruenze sostanziali ed approssimazioni esegetiche intorno al testo della Novella 118
7. Diritto medievale: la frammentazione del paradigma sostanziale e disciplinare della rappresentazione. Eclissi del modello giustinianeo. Sistemi giuridici germanici: la tendenziale avversione rispetto al diritto di rappresentazione. Incompatibilità regolamentare con il criterio successorio gradualista e contrasto con le istanze socio-politiche informate alla conservazione dell’unitarietà della proprietà fondiaria. Influenza della tradizione giuridica romanistica e progressive aperture normative dei sistemi barbarici
8. Diritto feudale: peculiarità applicative della rappresentazione e controversie disciplinari nel coordinamento sistematico con il principio del maggiorascato. Il condizionamento della portata operativa dell’istituto in relazione alla natura ed alle qualità dei beni oggetto di successione.
9. Diritto statutario: il processo di particolarizzazione regolamentare della rappresentazione in ragione delle contaminazioni sostanziali tra tradizione romanistica, diritto germanico e principi canonistici. Divergenze disciplinari relative all’operatività dell’istituto lungo la linea collaterale. Problematiche teorico-applicative all’affermazione del principio della successione per stirpi
10. Diritto comune: la preminenza dottrinale del principio della prossimità del grado e l’avversione esegetica nei confronti della rappresentazione. Prime teorizzazioni sul fondamento politico e tecnico dell’istituto: confusioni ricostruttive con la diversa figura della trasmissione del diritto di succedere. Osservazioni critiche. Le influenze dell’interpretazione medievale nel tentativo di espunzione dal sistema dell’istituto della rappresentazione
11. Segue. L’approccio limitativo al problema dell’estensione soggettiva dell’istituto: riflessi formalistici del principio gradualista sugli assetti successori.
12. Segue. Unicità di stirpe e rappresentazione. Osservazioni critiche rispetto alla soluzione negativa proposta dalla dottrina nel diritto comune
13. Segue. La contrapposizione teorica tra la teoria azonica e quella accursiana rispetto al problema dell’operatività della rappresentazione per via collaterale nell’ipotesi di concorso tra soli nipoti ex fratre. Rilievi dottrinali e sistematici e confutazione dell’impostazione negativa: la preminente esigenza di garantire l’eguaglianza tra le stirpi. Influenza dell’opzione dottrinale sugli assetti normativi moderni
14. Segue. La questione dell’operatività della rappresentazione lungo la linea ascendentale nella dottrina medievale: la contraddittorietà teorico-sistematica della soluzione affermativa ed i tentativi occulti di sancire la prevalenza del principio gradualista nella regolazione del procedimento devolutivo
15. La «particolarizzazione» disciplinare della rappresentazione nelle «coutumes» francesi del XVI secolo. Profili di contatto ed interferenze tra il modello romanistico di rappresentazione e l’istituto consuetudinario del «rappel à la succession». Le ricadute dell’impostazione consuetudinaria francese sulla moderna configurazione dogmatica dell’istituto
La stratificazione del percorso evolutivo del diritto di rappresentazione nelle codificazioni moderne: il recepimento normativo delle soluzioni dottrinali alle questioni teoricoricostruttive derivanti dall’esegesi dell’istituto. Aspetti controversi e profili sistematici
16. La regolamentazione unitaria del diritto di rappresentazione nel processo di uniformazione del diritto successorio da parte della legislazione rivoluzionaria francese e la funzionalizzazione dell’istituto al superamento degli assetti socio-economici dell’«anciene régime». La connessione finalistica tra l’estensione illimitata della rappresentazione lungo la linea collaterale e l’obiettivo socio-politico del frazionamento della proprietà fondiaria
17. Le istanze socio-politiche sottese alla disciplina del diritto di rappresentazione nei progetti del codice civile francese. L’assetto regolamentare definito dal Code civil: presupposti soggettivi ed oggettivi; la positivizzazione della teoria della finzione. Questioni dottrinali e scelte legislative: il superamento della distinzione teorica tra «représentation à l’effet de succéder » e «représentation à l’effet de partager»; la limitazione della rappresentazione al settore della successione ab intestato. L’adesione alla regola per cui «viventis non datur repraesentatio»: l’inoperatività dell’istituto nei confronti dei discendenti del rinunziante e dell’indegno e la concettualizzazione degli assetti regolamentari nella distinzione teorica tra «vizio accidentale o relativo» e «vizio originario o perpetuo». Osservazioni critiche
18. Segue. Il coordinamento sistematico tra rappresentazione e collazione nel sistema francese: l’esigenza di garantire l’eguaglianza tra le stirpi e l’estensione dell’obbligo di conferimento del rappresentante a tutto quanto ricevuto «sia direttamente che indirettamente» dal de cuius. Il riferimento alla posizione patrimoniale della stirpe quale criterio di compatibilità tra collazione delle liberalità personalmente ricevute dal rappresentante e natura originaria ed autonoma del diritto del medesimo
19. Segue. Il problema dell’applicabilità della rappresentazione in favore dei discendenti del figlio naturale: inesistenza del vincolo parentale con il de cuius ed inconciliabilità delle soluzioni positive con i caratteri qualificanti dell’istituto. La configurazione della fattispecie di cui all’art. 759 c.c. fr. quale ipotesi eccezionale ed anomala di trasmissione dei diritti ereditari del figlio naturale
20. Segue. Divergenze ricostruttive in ordine al rapporto tra rappresentazione ed adozione nel sistema napoleonico: notazioni sistematiche a sostegno della tesi volta a favorire la massima estensione operativa dell’istituto
21. Analisi comparativa delle discipline dei codici preunitari in tema di rappresentazione: la differente definizione dei presupposti soggettivi ed oggettivi dell’istituto nei vari sistemi locali e la rispettiva riconducibilità dei diversi assetti regolamentari ai modelli di ispirazione romanistica o consuetudinaria
22. Cenni preliminari sul sistema disciplinare definito dal codice civile italiano del 1865: la funzionalizzazione delle limitazioni soggettive all’operatività dell’istituto in via collaterale al perseguimento degli obiettivi socio-economici connessi alla conservazione delle unità produttive. L’esclusione della rappresentazione lungo la linea ascendentale: differenze sostanziali rispetto all’istituto di cui all’art. 740 c.c. abr. prescrittivo del criterio divisionale lineare nel concorso devolutivo tra avi paterni e materni
23. Segue. Profili teorico-disciplinari innovativi: l’omessa definizione della rappresentazione e l’individuazione legislativa del fenomeno sul piano degli effetti. L’incidenza dell’abbandono della nozione di «finzione» sulla configurazione del diritto del rappresentante quale diritto originario e autonomo. La posizione ereditaria oggettiva del rappresentato quale parametro di determinazione quantitativa della quota spettante al rappresentante e la sostanziale irrilevanza della condizione personale del mancato successore ai fini dell’operatività della rappresentazione
24. Segue. Il parziale superamento della regola per cui «viventis non datur repraesentatio»: il riconoscimento dell’ammissibilità della rappresentazione in favore dei discendenti dell’indegno. Ricadute sostanziali e presupposti teorici per l’elaborazione di una moderna teoria della rappresentazione
25. Segue. Incongruenza della scelta legislativa di escludere la rappresentazione in favore dei discendenti del rinunziante. Osservazioni critiche e contraddizioni tecnico-applicative
26. Segue. Il dibattito sull’operatività della rappresentazione nel caso di unicità di stirpe nel vigore del codice Pisanelli. Lacune normative e polivalenza teleologica dell’istituto: l’esigenza di garantire l’autonomia dispositiva del de cuius. Argomenti a sostegno della soluzione positiva
27. Segue. Rappresentazione, filiazione naturale ed adozione: cenni
28. Segue. La presunta estensione della rappresentazione al settore delle successioni testamentarie: analisi e critica della formulazione normativa di cui all’art. 890, comma 2, c.c. abr. La qualificazione della fattispecie positiva quale «sostituzione legale» divergente dal paradigma della rappresentazione
29. Segue. I limiti applicativi all’operatività dell’art. 890, comma 2, c.c. abr. La configurazione del riferimento normativo alla rappresentazione quale mero parametro esemplificativo-procedurale volto a circoscrivere l’ambito soggettivo di applicazione della «sostituzione legale»: l’indispensabilità della sussistenza di un vincolo parentale tra de cuius e discendente dell’istituito che non può accettare il lascito. Confutazione della teoria della c.d. «rappresentazione in concreto»
30. Le innovazioni teorico-disciplinari apportate dal codice civile del 1942 nel dialogo tra dottrina e legislazione: l’inserimento della normativa sulla rappresentazione nelle disposizioni generali sulle successioni e l’estensione dell’istituto all’ambito testamentario; l’individuazione del fenomeno su base effettuale e non definitoria; l’ammissibilità della rappresentazione in favore dei discendenti del rinunziante ed il definitivo superamento della regola per cui «viventis non datur repraesentatio»; l’eliminazione dell’inciso positivo concernente il subentro «nei diritti » del rappresentato e la conservazione del riferimento al «grado» ed al «luogo» di quest’ultimo (problematiche teoricoricostruttive); l’espresso riconoscimento normativo dell’operatività dell’istituto nel caso di unicità di stirpe. Rinvio
Il fondamento tecnico della rappresentazione: la teoria della «vocazione della stirpe» alla luce dell’uniformazione dello status filiationis. Osservazioni sul fondamento socio-politico e sulla polivalenza teleologica dell’istituto
31. Definizione dell’ambito di indagine. Il problema del fondamento socio-politico della rappresentazione: le tradizionali impostazioni alternative incentrate sulla preminenza della posizione del de cuius ovvero del rappresentato. Confutazione delle teorie che individuano il fondamento della rappresentazione nella tutela della volontà presunta dell’ereditando o nella tutela della famiglia legittima del rappresentato. L’incidenza dell’unificazione dello status filiationis sulla definizione del fondamento socio-politico dell’istituto: la simultanea preordinazione alla tutela della stirpe generata dal rappresentato e della famiglia del de cuius
32. Introduzione alla problematica del fondamento tecnico della rappresentazione: la preliminare necessità di respingere ogni assonanza concettuale tra rappresentanza e rappresentazione
33. Incompatibilità dell’analisi sul fondamento tecnico della rappresentazione con le impostazioni teoriche tendenti a ravvisare nell’istituto un «privilegio» o «beneficio» di provenienza autoritativa
34. Confutazione della teoria della rappresentazione quale «fictio de la loi»: sostanziale incompatibilità rispetto alla natura originaria ed autonoma del diritto del rappresentante ed alla consistenza «reale» del fenomeno rappresentativo. Inidoneità dei tentativi esclusivamente soggettivistici a giustificare il fondamento tecnico dell’istituto
35. La configurazione della rappresentazione quale ipotesi di «sostituzione legale» o di «surrogazione legale». Osservazioni critiche sulla compatibilità dei presupposti teorici delle menzionate ricostruzioni con i requisiti tecnici caratterizzanti il fenomeno della rappresentazione: la necessaria esistenza di un soggetto sostituito, di una successione cronologica tra rappresentante e rappresentato e di una posizione ereditaria antecedente nella quale operare il «subentro». Soluzione negativa
36. L’approccio oggettivistico al problema del fondamento tecnico della rappresentazione: la teoria della «vocazione indiretta» scaturente direttamente dalla legge in presenza di fattori impeditivi della «vocazione diretta». Profili distintivi rispetto alla nozione di «vocazione subordinata», implicante la coesistenza attuale di una «vocazione antecedente». La teoria che configura la rappresentazione quale ipotesi di «conversione legale» di parte del contenuto della vocazione primaria in quella indiretta: presupposti sistematici e profili sostanziali
37. Segue. Confutazione della teoria della «conversione»: inesistenza di una «vocazione antecedente» dotata di pur minimi effetti giuridici convertibili nella «vocazione indiretta»; alterazione sostanziale dell’istituto della conversione da fenomeno concernente gli «atti» giuridici a fenomeno relativo alle «norme» giuridiche. Natura intrinsecamente «fittizia» dei presupposti applicativi della teoria della «conversione» ed inidoneità a giustificare il fondamento tecnico della rappresentazione
38. La teoria della rappresentazione quale «vocazione parzialmente per relationem», il cui contenuto è astrattamente commisurato su quello di una «vocazione antecedente» mai venuta ad esistenza. Osservazioni critiche e rilevazione della natura essenzialmente «reale» del fenomeno rappresentativo. Confutazione della tesi della «vocazione mediata». Elementi di contatto della nozione di «vocazione indiretta» con il differente istituto della trasmissione del diritto di accettare l’eredità
39. La teoria della rappresentazione quale «vocazione diretta con delazione indiretta»: aspetti distintivi ed aporie concettuali. La necessità di concepire il fenomeno della rappresentazione quale «vocazione della stirpe» intesa come «gruppo organico» costituito dai soggetti derivanti da uno stipite comune alla luce dell’uniformazione dello status filiationis e dell’estensione del vincolo di parentela. Il ruolo centrale della «designazione» quale fattore di collegamento della specifica posizione ereditaria con un soggetto determinato rientrante nella stirpe del mancato successore
40. La polivalenza teleologica della rappresentazione e la funzione di coordinamento e razionalizzazione dei contrapposti interessi riguardati dal fenomeno successorio. Profili generali: l’esigenza di garantire l’eguaglianza tra le stirpi e la circolazione della proprietà ai fini produttivi. Profili particolari: il contemperamento dell’interesse patrimoniale del rappresentante con quello del de cuius alla propria autonomia dispositiva e con l’interesse dei terzi aventi causa dall’ereditando alla conservazione delle donazioni e dei lasciti ricevuti. Rinvio
I presupposti oggettivi del diritto di rappresentazione: questioni applicative e problemi di inquadramento sistematico dell’istituto
41. Cenni preliminari sui presupposti oggettivi della rappresentazione: la rinunzia del chiamato e l’inoperatività dell’istituto nell’ipotesi di introduzione nel sistema dei patti successori rinunziativi. Osservazioni critiche sull’eccessiva genericità della formulazione normativa di cui all’art. 467 c.c. ai fini dell’individuazione dei casi di «impossibilità di accettazione». Fattispecie positive preclusive del ricorso alla rappresentazione
42. Indegnità e rappresentazione: inquadramento teorico dell’indegnità tra causa di esclusione ed ipotesi speciale di incapacità a succedere. Irrilevanza della questione ai fini dell’operatività della rappresentazione e ricadute applicative dell’opzione teorica prescelta rispetto al problema dell’individuazione del dies a quo di decorrenza del termine per l’accettazione dell’eredità da parte del rappresentante
43. I presupposti oggettivi «comuni» della rappresentazione: profili sistematici e questioni applicative. Premorienza; commorienza; morte presunta; assenza; perdita del diritto di accettare l’eredità ex art. 481 c.c.; decorrenza del termine per il compimento dell’inventario ex art. 487, comma 3, c.c. La controversa questione dell’avveramento della condizione risolutiva o del mancato avveramento della condizione sospensiva imposta all’attribuzione in favore del collaterale: osservazioni a sostegno della soluzione negativa
44. Introduzione al tema del rapporto tra diseredazione e rappresentazione. Invalidità della clausola destitutiva del legittimario e conseguente inesistenza del problema dell’operatività della rappresentazione. Irrilevanza della questione teorica in ordinealla fattispecie di cui all’art. 448-bis c.c. operante in linea esclusivamente ascendentale
45. Diseredazione del successibile ab intestato e rappresentazione. Osservazioni sulla funzione «regolativa» del testamento ed affermazione dell’orientamento favorevole alla validità dell’atto di ultima volontà a contenuto meramente negativo. Confutazione della tesi che ammette l’operatività della rappresentazione a favore dei discendenti del successibile destituito: la frustrazione dell’autonomia dispositiva del de cuius. Rilievi tecnici sulla rimozione della «vocazione della stirpe» per mezzo della clausola di diseredazione ed esclusione del diritto di rappresentazione: la prevalenza dell’autonomia dell’ereditando nella regolamentazione dell’assetto post mortem dei suoi interessi patrimoniali
46. La prevalenza della sostituzione ordinaria sulla rappresentazione: condizioni, limiti e differenze disciplinari tra linea discendentale e linea collaterale. Il problema del rapporto tra la sostituzione ordinaria e la tutela dei legittimari ex art. 523, comma 3, c.c. Ricostruzione dottrinale e configurazione sistematica dei rimedi posti a protezione degli eredi necessari. Impossibilità o rinunzia del sostituto e rappresentazione in favore dei suoi discendenti: l’enucleazione della soluzione negativa sulla scorta del disposto di cui all’art. 467, comma 2, c.c. 326 47. La questione inerente all’ammissibilità della disposizione che esclude l’operatività della rappresentazione: confutazione degli orientamenti contrari e riconduzione del problema alla funzione «regolativa» della devoluzione ereditaria ascrivibile al negozio testamentario. L’invalidità della disposizione che esclude la rappresentazione nei confronti dei successibili discendenti di un legittimario: la qualificazione quale «peso» sulla legittima ex art. 549 c.c. La clausola che impone la rappresentazione tra superfetazione normativa e disposizione sostitutiva implicita
48. La ratio dell’esclusione della rappresentazione nell’ipotesi di legato di usufrutto o di altro diritto di natura personale: il recepimento normativo delle conseguenze sostanziali desumibili dalla volontà del testatore. Problemi ricostruttivi. Circoscrizione della limitazione alla sola successione testamentaria ed ammissibilità della rappresentazione con riguardo all’usufrutto nella successione ab intestato. Ammissibilità dell’attribuzione dell’usufrutto a titolo universale ed inoperatività della rappresentazione: approfondimenti teorici e connessioni sistematiche
49. Il coordinamento sistematico-applicativo della rappresentazione con gli altri istituti successori caratterizzati da una diversificazione soggettiva tra designato e destinatario dell’attribuzione: sostituzione, accrescimento e trasmissione del diritto di accettare l’eredità. Questioni problematiche concernenti il rapporto tra rappresentazione e accrescimento: indici di prevalenza nel caso della prescrizione del diritto di accettare l’eredità (art. 480 c.c.); configurazione sostanziale ed effettuale della disposizione che «impone» l’accrescimento escludendo la rappresentazione(il ruolo direttivo della volontà del de cuius). Il falso problema del rapporto tra rappresentazione e trasmissione del diritto di accettare l’eredità: le differenze concernenti i presupposti applicativi ed i termini soggettivi di riferimento; la radicale discrasia cronologica degli eventi impeditivi nelle fattispecie a confronto. Confutazione della tesi che ammette la rappresentazione nell’ipotesi di morte del designato dopo l’apertura della successione
I presupposti soggettivi del diritto di rappresentazione: adeguamento «costituzionale» dell’istituto e prospettive de iure condendo. Riflessi sulla configurazione teorica della rappresentazione
50. Questioni preliminari sui profili soggettivi della rappresentazione: la riconducibilità del titolo successorio del rappresentante alla successione ab intestato e la necessaria ricorrenza di un vincolo parentale tra i soggetti coinvolti dal fenomeno devolutivo. Problematiche concernenti la determinazione del momento in cui deve sussistere la capacità del rappresentante: confutazione della tesi che ne procrastina la collocazione al tempo della verificazione dell’evento impeditivo od ostativo all’accettazione da parte del rappresentato. La capacità di succedere per rappresentazione del «concepito» e l’incapacità del «concepturo»: osservazioni sul rapporto tra capacità di succedere e stabilità dei trasferimenti ereditari
51. La connessione tra il catalogo dei soggetti ammessi alla rappresentazione ed il fondamento etico-politico dell’istituto: rilevanza sistematica della rappresentazione nel processo di equiparazione sostanziale della filiazione naturale a quella legittima. L’estensione soggettiva dell’istituto a seguito dell’uniformazione dello status filiationis. Questioni aperte. Rinvio
52. Il processo di adeguamento della disciplina della rappresentazione ai valori costituzionali: l’apporto della giurisprudenza della Consulta nell’estensione dell’istituto a favore dei discendenti naturali nella transizione dal modello di famiglia «patriarcale» a quello «nucleare». Il completamento normativo del percorso di riforma dell’art. 468 c.c. dalla l. 19 maggio 1975, n. 151 alla l. 10 dicembre 2012, n. 219. L’inclusione nel catalogo dei rappresentanti dei c.d. figli «non riconoscibili»
53. Uniformazione dello status filiationis ed operatività della rappresentazione in favore dei discendenti dei fratelli e delle sorelle naturali: lacune normative ed errori traspositivi. La soluzione positiva sulla scorta dell’interpretazione sistematica degli artt. 251, comma 1, e 74 c.c., nella nuova formulazione codicistica
54. Rappresentazione e adozione: partizioni categoriali del fenomeno adottivo e tentativi di coordinamento sistematico tra diritto di famiglia e diritto successorio. Prospettive evolutive
55. La questione relativa all’operatività della rappresentazione in favore del coniuge superstite: l’esclusione di ogni profilo di incostituzionalità della soluzione negativa. L’estraneità del coniuge superstite alla «stirpe» del rappresentato: ostacoli tecnico-normativi alla sua inclusione nella categoria soggettiva dei rappresentanti
56. Limiti soggettivi alla rappresentazione nella successione testamentaria: il problema dell’istituzione diretta del nipote ex filio o ex fratre e della conseguente successibilità per rappresentazione dei suoi discendenti. Antecedenti storico-normativi e soluzione giurisprudenziale negativa: la tassatività dell’elencazione soggettiva di cui all’art. 468 c.c. Argomenti a sostegno della preferibile ricostruzione affermativa: la disparità di trattamento rispetto al settore delle successioni ab intestato e l’irragionevolezza sostanziale della tesi negativa. Dubbi di costituzionalità
57. Osservazioni sull’estensibilità della rappresentazione in favore dei collaterali di grado terzo od ulteriore: ostacoli normativi ed impraticabilità della soluzione interpretativa. Critica all’inquadramento giurisprudenziale della questione. Argomenti a sostegno della soluzione positiva de iure condendo: l’adozione della prospettiva della tutela della famiglia del mancato successore e l’incostituzionalità dell’esclusione dei discendenti dei collaterali di grado terzo od ulteriore. Rilievi esegetici
L’estensione applicativa del diritto di rappresentazione: pluralità degli interessi tutelati e complessità sistematica dell’istituto
58. Considerazioni preliminari sull’estensione del diritto di rappresentazione e sulla pluralità degli interessi tutelati dall’istituto: il subentro del rappresentante nei diritti e negli obblighi del rappresentato e la parziale rilevanza della sua posizione patrimoniale personale nei confronti del de cuius in ragione dell’appartenenza alla stirpe del mancato successore
59. L’obiettivo della conservazione dell’identità quantitativa della quota e l’operatività della rappresentazione nell’ipotesi di unicità di stirpe: la tutela dei terzi legatari e donatari e la sicurezza dei trasferimenti aventi ad oggetto beni di provenienza donativa ed ereditaria; l’interesse del de cuius alla conservazione della porzione disponibile e la tutela della sua autonomia negoziale quale valore di matrice personalistica. Conseguenze disciplinari dell’individuazione del fondamento tecnico della rappresentazione nella vocazione della stirpe-gruppo organico e l’estensione al rappresentante dell’obbligo di imputazione delle liberalità personalmente ricevute dall’ereditando e di quelle ottenute dal rappresentato
60. Il coordinamento disciplinare della rappresentazione con l’istituto della collazione: la tutela dell’interesse all’eguaglianza di trattamento ed alla proporzionalità delle quote ereditarie tra le stirpi chiamate alla successione. Il problema dell’obbligo di conferimento delle donazioni personalmente ricevute dal rappresentante: l’esegesi sistematica degli artt. 469 e 737 c.c. sulla scorta dell’interesse alla conservazione dell’identità quantitativa della quota; la configurazione dell’obbligo di conferire le liberalità personalmente ricevute limitato al caso di concorso devolutivodel rappresentante con i propri fratelli o con i discendenti degli altri figli del de cuius che siano tutti impossibilitati
ad accettare l’eredità; esclusione della collazione nell’ipotesidi concorso con gli zii (figli dell’ereditando). Riflessi applicativi della «vocazione della stirpe»
61. Rappresentazione e divisione: la connessione funzionale del criterio delle stirpi all’affermazione dell’eguale trattamento dei discendenti del de cuius. Estensione del criterio delle stirpi alla suddivisione in ciascun ramo ed operatività del criterio della divisione per capi tra i membri di uno stesso ramo: ratio normativa e riflessi operativi in tema di legittimazione processuale e di ripartizione delle spese delle procedure divisionali e suddivisionali