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Timestamp: 2019-06-27 07:08:56+00:00
Document Index: 80313699

Matched Legal Cases: ['art.1', 'art. 1175', 'art. 116', 'art. 7', 'art. 2119', 'art. 29', 'art. 1337', 'art. 2', 'art. 1148', 'art. 1260']

Corte di Cassazione, 27 novembre 2013 n. 26516
Corte di Cassazione, 26 novembre 2013 n. 26327
Non può essere licenziato il dipendente che scarica gratuitamente programmi direttamente dal pc d'ufficio anche se l'azienda non aveva autorizzato l'installazione.
Corte di Cassazione, 21 novembre 2013 n. 26143
E’ legittimo il licenziamento di chi registra le conversazioni dei colleghi a loro insaputa: tale comportamento integra una evidente violazione del diritto alla riservatezza dei suoi colleghi, avendo registrato e diffuso le loro conversazioni intrattenute in ambito strettamente lavorativo alla presenza del primario ed anche nei loro momenti privati svoltisi negli spogliatoi o nei locali di comune frequentazione, utilizzandole strumentalmente per una denunzia di mobbing.
Corte di Cassazione, 12 novembre 2013 n. 25392
All'interno del rapporto di lavoro subordinato, non è legittimo il rifiuto del lavoratore di eseguire la prestazione lavorativa nei modi e nei termini precisati dal datore di lavoro in forza del suo potere direttivo, quando il datore di lavoro da parte sua adempia a tutti gli obblighi derivantigli dal contratto (pagamento della retribuzione, copertura previdenziale e assicurativa etc.), essendo giustificato il rifiuto di adempiere alla propria prestazione, ex art.1 460 Cc, solo se l'altra parte sia totalmente inadempiente, e non se via sia una potenziale controversia su una non condivisa scelta organizzativa aziendale, che non può essere sindacata dal lavoratore, ovvero sull'adempimento di una sola obbligazione, soprattutto ove essa non incida (come avviene per il pagamento della retribuzione) sulle sue immediate esigenze vitali.
Corte di Cassazione, 7 novembre 2013 n. 25069
E’ legittimo il licenziamento di un impiegato che durante l'orario di lavoro usa "in continuazione" il computer dell'ufficio per giocare.
Corte di Cassazione, 5 novembre 2013 n. 24775
Il diritto della persona handicappata di non essere trasferita senza il suo consenso ad altra sede, mentre non può subire limitazioni in caso di mobilità connessa ad ordinarie esigenze tecnico-produttive dell’azienda, non è invece attuabile ove sia accertata la incompatibilità della permanenza del lavoratore nella sede di lavoro.
Corte di Cassazione, 30 ottobre 2013 n. 24534
Nel rito del lavoro il contrasto insanabile tra dispositivo e motivazione implica la nullità della pronuncia, da far valere mediante impugnazione. Nel caso di mancata impugnazione, prevale il dispositivo che, acquistando pubblicità con la lettura in udienza, cristallizza stabilmente la disposizione emanata.
Corte di Cassazione, 29 ottobre 2013 n. 24342
E’ legittimo il licenziamento del dipendente di un istituto di credito che abbia negoziato assegni non trasferibili a persone diverse dai beneficiari e che abbia effettuato operazioni su saldi indisponibili senza l’autorizzazione del titolare della dipendenza della banca.
Corte di Cassazione, 23 ottobre 2013 n. 24037
Il giustificato motivo oggettivo si identifica nella generica esigenza di riduzione di personale omogeneo e fungibile, non sono utilizzabili né il normale criterio della posizione lavorativa da sopprimere in quanto non più necessaria, né il criterio della impossibilità di repechage, in quanto tutte le posizioni lavorative sono equivalenti e tutti i lavoratori sono potenzialmente licenziabili Non è vero che la scelta del dipendente (o dei dipendenti) da licenziare sia per il datore di lavoro totalmente libera” ma il datore di lavoro deve pur sempre improntare l’individuazione del soggetto (o dei soggetti) da licenziare ai principi di correttezza e buona fede, cui deve essere informato, ai sensi dell’art. 1175 cod. civ., ogni comportamento delle parti del rapporto obbligatorio e quindi anche il recesso di una di esse.
Corte di Cassazione, 15 ottobre 2013 n. 23365
E’ illegittimo il licenziamento disciplinare intimato ad un lavoratore per avere esercitato attività lavorativa mentre si trovava in malattia, se l'attività è del tutto saltuaria e compatibile con la malattia sofferta e quindi non sia pregiudicato in alcun modo il recupero delle normali attività lavorative.
Corte di Cassazione, 11 ottobre 2013 n. 23181
Il ritardo nel pagamento dei contributi assistenziali e previdenziali, relativi al periodo di tempo intercorso tra il licenziamento illegittimo e la reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro, comporta l'applicazione delle sanzioni civili previste dai commi 8° e 9° dell'art. 116 della legge 388 del 2000.
Corte di Cassazione, 10 ottobre 2013 n. 23172
La lentezza nell'attività lavorativa e l'insubordinazione legittimano il licenziamento del lavoratore: tale comportamento, infatti, interrompe il vincolo fiduciario con il datore di lavoro
Corte di Cassazione, 8 ottobre 2013 n. 22869
Non può trovare accoglimento la domanda inefficacia del licenziamento e il conseguente risarcimento dei danni, se il dipendente straniero ha abbandonato il posto di lavoro per recarsi nel proprio Paese d'origine, senza la concessione delle ferie da parte dell'azienda.
Corte di Cassazione, 7 ottobre 2013 n. 22791
I comportamenti del lavoratore costituenti gravi violazioni dei doveri fondamentali (fedeltà e rispetto del patrimonio e della reputazione del datore di lavoro) sono sanzionabili con il licenziamento disciplinare a prescindere dallo loro inclusione o meno all'interno del codice disciplinare, e anche in difetto di affissione dello stesso, purché siano osservate le garanzie previste dall'art. 7, commi secondo e terzo, della legge n. 300 del 1970. Per stabilire in concreto l'esistenza di una giusta causa di licenziamento, che deve rivestire il carattere di grave negazione degli elementi essenziali del rapporto di lavoro, e in particolare di quello fiduciario, occorre valutare, da un lato, la gravità dei fatti addebitati al lavoratore, in relazione alla portata oggettiva e soggettiva dei medesimi, alle circostanze nelle quali sono stati commessi ed all'intensità dell'elemento intenzionale, dall'altro la proporzionalità fra tali fatti e la sanzione inflitta, stabilendo se la lesione dell'elemento fiduciario su cui si basa la collaborazione del prestatore di lavoro sia in concreto tale da giustificare o meno la massima sanzione disciplinare. Il giudice investito della legittimità del licenziamento deve valutare alla stregua dei parametri di cui all'art. 2119, codice civile l'effettiva gravità del comportamento stesso alla luce di tutte le circostanze del caso concreto.
Corte di Cassazione, 4 ottobre 2013 n. 22728
L'indennità di mancato preavviso di licenziamento non è esigibile nei confronti dell'impresa committente, ai sensi dell'art. 29, comma 2, del D.Lgs. n. 276 del 2003, se siffatta indennità risulta essere maturata dopo la cessazione del contratto di appalto. In una simile ipotesi, non vi è la prova dell'esistenza del nesso causale tra il recesso e l'appalto atto a giustificare l'applicabilità del regime di responsabilità solidale tra committente e appaltatore ed, infatti, tale indennità non deriva dalla prestazione lavorativa resa nell'esecuzione del contratto di appalto, bensì dall'autonoma scelta imprenditoriale dell'appaltatore, successiva alla cessazione dell'appalto, di non avvalersi più dell'attività lavorativa del dipendente, interrompendo così il rapporto in tronco
Corte di Cassazione, 2 ottobre 2013 n. 22538
E’ illegittimo il licenziamento del dipendente assente per malattia provocata dall'azione di mobbing anche dopi il periodo di comporto.
Corte di Cassazione, 1 ottobre 2013 n. 22396
E’ legittimo il licenziamento del dipendente che abbia offeso il legale rappresentante della società dandole della “mentecatta” e “pazzoide”. All’azienda non spetta invece il risarcimento del danno all’immagine in quanto le affermazioni diffamatorie e ingiuriose sono state fatte all’interno dell’azienda, giacchè non esternate al di fuori dell’ambito aziendale, non sono difatti idonee ad incidere sulla reputazione, sul prestigio e sul buon nome della società né tanto meno a provocarne la caduta dell’immagine.
Corte di Cassazione, n. 26637/2013
Il risarcimento del danno dovuto per il ritardo della consegna di un immobile oggetto di compravendita si può determinare facendo riferimento al valore locativo del bene ossia a quelle somme che si sarebbero potute ricavare stipulando un contratto di locazione.
Corte di Cassazione, 19 novembre 2013 n. 25894
Nel parcheggio di scambio in prossimità della stazione metropolitana la società che gestisce l’area non risponde del furto dell’auto se il cartello che esclude l’ obbligo di custodia è ben visibile ed è all’esterno, di modo che possa essere conosciuto prima della conclusione del contratto stesso.
Corte di Cassazione, 12 novembre 2013 n. 25415
Lo status di separato del danneggiato secondario, da fatto illecito del terzo, conforma lo stesso diritto al risarcimento, nella sua componente patrimoniale e non, e, quindi, rispetto al pretium doloris, alla lesione del rapporto parentale, al pregiudizio subito per effetto del venir meno di prestazioni patrimoniali del coniuge erogabili in vita dal congiunto in relazione ai bisogni della famiglia e della prole.
Corte di Cassazione, 12 novembre 2013 n. 25410
L’agenzia di viaggio è tenuta a risarcire la coppia in viaggio di nozze nel caso in cui la moglie considerata ancora cittadina extracomunitaria una volta scesa a destinazione non abbia il visto e quindi non possa soggiornare nel luogo scelto per la luna di miele.
Corte di Cassazione, 4 novembre 2013 n. 24718
Corte di Cassazione, 16 ottobre 2013 n. 23409
La promessa non mantenuta fatta dal segretario regionale di un partito di candidare un iscritto alle prossime elezioni non dà diritto al risarcimento danni per le spese sostenute dall’aspirante politico. Il rapporto dedotto in giudizio non ha contenuto patrimoniale, quindi non costituisce fonte di obbligazioni ed è sostanzialmente incoercibile sul piano giuridico. Non ogni aspettativa disattesa dà luogo a diritti risarcitori, bensì solo le promesse che siano oggettivamente idonee - per le modalità con cui sono formulate, per i soggetti da cui provengono e per ogni altra circostanza rilevante - a giustificare il legittimo affidamento del promissario ed il fatto che egli si sia indotto ad affrontare peculiari oneri e spese in vista del loro adempimento.
Corte di Cassazione, 4 ottobre 2013 n. 22752
In ipotesi di danno, cagionato dall'alunno a sé medesimo (autolesioni), l'accoglimento della domanda di iscrizione, con la conseguente ammissione dell'allievo a scuola determina l'instaurazione di un vincolo negoziale dal quale sorge a carico della scuola l'obbligazione di vigilare sulla sicurezza e l'incolumità dell'allievo per il tempo in cui questi fruisce della prestazione scolastica, in tutte le sue espressioni.
Corte di Cassazione, 3 ottobre 2013 n. 22634
La delibera condominiale con la quale si addebitano ai condomini spese non pertinenti è nulla e quindi sottratta ai termini per l’impugnazione
Corte di Cassazione, 6 dicembre 2013 n. 27404
Corte di Cassazione, 4 novembre 2013 n. 24674
In tema di annullabilità del contratto concluso dal rappresentante con se stesso l'autorizzazione data dal rappresentato al rappresentante a concludere il contratto con se stesso in tanto può considerarsi idonea ad escludere la possibilità di un conflitto di interessi e quindi l'annullabilità del contratto, in quanto sia accompagnata dalla puntuale determinazione degli elementi negoziali sufficienti ad assicurare la tutela del rappresentato.
Corte di Cassazione, 21 ottobre 2013 n. 23873
La regola posta dall'art. 1337 c.c., non si riferisce alla sola ipotesi della rottura ingiustificata delle trattative ma ha valore di clausola generale, il cui contenuto non può essere predeterminato in modo preciso ed implica il dovere di trattare in modo leale, astenendosi da comportamenti maliziosi o reticenti e fornendo alla controparte ogni dato rilevante, conosciuto o conoscibile con l'ordinaria diligenza, ai fini della stipulazione del contratto. Ne consegue che la violazione dell'obbligo di comportarsi secondo buona fede nello svolgimento delle trattative e nella formazione del contratto assume rilievo non solo in caso di rottura ingiustificata delle trattative e, quindi, di mancata conclusione del contratto o di conclusione di un contratto invalido o inefficace, ma anche nel caso in cui il contratto concluso sia valido e, tuttavia, risulti pregiudizievole per la parte vittima dell'altrui comportamento scorretto.
Corte di Cassazione, 17 ottobre 2013 n. 23591
Il contratto preliminare avente ad oggetto la vendita di un immobile irregolare dal punto di vista urbanistico è da considerare nullo per contrarietà alla legge, trattandosi di questione che non può trovare rimedio nella disciplina dell’inadempimento.
Corte di Cassazione, 10 ottobre 2013 n. 23077
In materia di emissione di assegni il cliente è l’unico a rispondere degli ordini da lui stesso impartiti alla banca e quindi deve accettare l’eventuale protesto seguito all’ordine di non pagare dopo aver emesso il titolo: il traente che, dopo aver emesso il titolo, ordini alla banca di non pagare si assume il rischio del protesto e, in caso di revoca della provvista o estinzione anticipata del conto della sanzione amministrativa ex art. 2 legge n. 386 del 1990 (Cass. 29841 del 2011), non potendo tale condotta essere giustificata neanche dall’intento di prevenire il rischio dell’inadempimento altrui. Deve, pertanto, condividersi, l’assunto del ricorrente secondo il quale il cliente nella specie è l’unico a rispondere degli ordini da lui stesso impartiti alla banca non potendosi dolere del protesto eziologicamente determinato dagli ordini medesimi.
Corte di Cassazione, 10 ottobre 2013 n. 23035
Pur dovendosi qualificare come detenzione la relazione del promissario acquirente con la cosa, alla fattispecie va applicata la disciplina di cui all'art. 1148 cod. civ., relativa all'obbligo del possessore in buona fede di restituire, sin dal momento della domanda giudiziale, i frutti del fondo detenuto senza valido titolo.
Corte di Cassazione, 3 ottobre 2013 n. 22601
Ben può il diritto (o la ragione) di credito al risarcimento del danno non patrimoniale costituire oggetto di cessione, a titolo oneroso o gratuito, ai sensi e nei limiti dell'art. 1260 c.c..
Corte di Cassazione, 14 novembre 2013 n. 25594
Il decreto di espropriazione non comporta, di per sé, la perdita dell’animus possidendi sul bene da parte del precedente proprietario, il quale, pertanto, potrà legittimamente invocare il compimento in suo favore dell’usucapione, qualora l’espropriante non abbia poi proceduto all’immissione in possesso, né attuato il previsto intervento urbanistico.