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Timestamp: 2020-04-06 14:47:28+00:00
Document Index: 7593755

Matched Legal Cases: ['Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ', 'sentenza ', 'Cass. Sez. ', 'art. 1916', 'art. 1223', 'sentenza ', 'sentenza ']

La Cassazione sul sinistro mortale, duplicazione del danno e risarcimento
La questione concernente l'operatività o meno del principio della "compensatio lucri curri damno" deve essere esaminata alla luce del recente arresto delle Sezioni Unite di questa Corte (Cass. Sez. Un., sent. 22 maggio 2018, n. 12566, Rv. 648649¬01).
7.1.1. La questione, che essi pongono, concernente l'operatività o meno del principio della "compensatio lucri curri damno" deve essere esaminata alla luce del recente arresto delle Sezioni Unite di questa Corte (Cass. Sez. Un., sent. 22 maggio 2018, n. 12566, Rv. 648649¬01). La sentenza citata, in particolare, muove dal rilievo che - in base ad un certo indirizzo espresso dalla giurisprudenza di legittimità (ovvero, Cass. Sez. 3, sent. 15 ottobre 2009, n. 21897, Rv. 609951¬01) - "la costituzione, da parte dell'assicuratore sociale, di una rendita in favore dei prossimi congiunti di persona deceduta in conseguenza di un sinistro stradale «in itinere», non esclude né riduce in alcun modo il loro diritto al risarcimento del danno patrimoniale nei confronti del responsabile, non operando in tale ipotesi il principio della «compensatio lucri cum damno», a causa della diversità del titolo giustificativo della rendita rispetto a quello del risarcimento", di talché "non sussiste alcuna duplicazione del danno ai sensi dell'art. 1916 cod. civ., che concerne il diritto di surrogazione dell'assicuratore verso il responsabile, e non già il diritto del medesimo di eccepire il pagamento del terzo assicuratore sociale come fatto estintivo o compensativo del proprio debito".
Per rispondere a tale interrogativo, osservano le Sezioni unite, appare, innanzitutto, necessario "superare l'inconveniente di una interpretazione «asimmetrica» deH'art. 1223 cod. civ. : una interpretazione che, quando si tratta di accertare il danno, ritiene che il rapporto fra illecito ed evento può anche non essere diretto ed immediato", laddove, invece, "esige al contrario che lo sia, quando passa ad accertare il vantaggio per avventura originato dal medesimo fatto illecito".
A questo metodo non si è attenuta la sentenza impugnata, come riconoscono, in definitiva, gli stessi ricorrenti (nel proprio atto di controricorso a ricorso incidentale), nel fare riferimento ad un successivo "carteggio" tra legali che dimostrerebbe un intervento "emendativo" - concordato dalle parti - rispetto al sistema di computo degli interessi indicato nella sentenza impugnata.
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2019-06-10 Segnalato da: Cassazione - Fonte: olympus
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