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Timestamp: 2018-05-23 18:54:59+00:00
Document Index: 3326564

Matched Legal Cases: ['art. 54', 'art. 19', 'art.19', 'art.16', 'sentenza ', 'art. 19', 'sentenza ', 'art. 46', 'art. 2043', 'art. 54', 'art. 20', 'art. 22', 'art. 23', 'art. 26', 'art 29', 'art 54', 'sentenza ']

La determinazione giudiziale dell'indennità: l'accordo di cessione
La rubrica di cui all’art. 54 DPR 327/2001 ricomprende nella generale categoria di "opposizione alla stima" anche l'ipotesi specifica della determinazione giudiziale dell'indennità.
Determinazione giudiziale dell'indennità d'esproprio per p.u.: gli artt. 40 e 46 L. 2359/1865
In ipotesi di deprezzamento alla proprietà residua per effetto del verificarsi di esproprio parziale, non può trovare accoglimento la domanda risarcitoria, difettandone i presupposti (ovvero il comportamento illecito, direttamente causativo di danno ingiusto nella sfera patrimoniale del privato); trattasi piuttosto di questione inerente l’indennità espropriativa, da introdurre mediante impugnazione degli atti espropriativi e/o mediante proposizione di rituale opposizione alla stima dinanzi al GO
La Corte d'Appello può pronunciare condanna dell'espropriante al pagamento dell'indennità?
La Corte d'appello non può pronunciare condanna dell'espropriante al pagamento delle determinate indennità ma deve limitarsi ad ordinare il deposito presso la Cassa depositi e prestiti della differenza tra il superiore importo liquidato in sede giudiziaria e quello fissato in via amministrativa, in applicazione di norme che rispondono a precise esigenze a tutela del pubblico interesse per eventuali diritti vantati dai terzi sull'indennità e per non esporre l'espropriante ad eventuali
La L. n. 865 del 1971, art. 19 richiede soltanto quali condizioni dell'azione la sussistenza del decreto di espropriazione, nonché la determinazione dell'indennità da parte della Commissione Provinciale (in mancanza della quale l'opposizione si trasforma in azione rivolta a conseguire la determinazione giudiziale dell'indennità).
Dato l'indissolubile collegamento che esiste tra indennità di espropriazione e momento del conferimento della proprietà del bene attraverso l'espropriazione per pubblica utilità, non si può addivenire ad una statuizione sull'ammontare dell'indennità definitiva se non in presenza del provvedimento ablatorio; il decreto di espropriazione costituisce pertanto una condizione dell'azione proposta per ottenere la determinazione definitiva.
L'onere della prova nella determinazione dell'indennità di espropriazione e di opposizione alla stima
Il decreto di esproprio costituisce condizione dell'azione di determinazione dell'indennità di espropriazione; a nulla rileva quale soggetto processuale lo abbia prodotto, né in quale fase del processo sia avvenuta la produzione, comunque consentita a ciascuno di detti soggetti (perfino nel giudizio di legittimità), fino alla rimessione della causa al collegio.
Determinazione dell'indennità in presenza di un decreto d'esproprio annullato o tardivo
Qualora, in relazione ad un giudizio di opposizione alla stima dell'indennità di espropriazione intervenga, con decisione del giudice amministrativo passata in giudicato, l'annullamento del decreto di esproprio, il processo non può continuare, essendone venuto meno uno dei presupposti, quale, appunto, la validità dell'indicato decreto.
Inammissibile la domanda di opposizione alla stima se proposta avverso l’indennità provvisoria
L'opposizione all'indennità prevista dall'art.19 L.865/1971, è ammessa solo contro la stima definitiva effettuata dalla Commissione provinciale di cui all'art.16 e non anche contro la stima provvisoria contenuta nel decreto d'espropriazione, posto che la stessa è preordinata essenzialmente all'esercizio del diritto dell'espropriato di convenire con l'espropriante la cessione volontaria dell'immobile, con la determinazione consensuale di un prezzo maggiorato fino al 50% dell'indennità provvisoria
L'azione in giudizio per la determinazione delle indennità di esproprio e di occupazione
A seguito della sentenza della Corte Costituzionale n. 67 del 1990, che ha dichiarato parzialmente illegittimo l'art. 19 L. n. 865 del 1971, dopo la pronuncia del decreto d'espropriazione, al proprietario espropriato, ancorché non si sia provveduto alla determinazione della stima definitiva, è consentito di agire in giudizio avanti alla competente Corte di Appello, opponendosi alla indennità provvisoria, per l'accertamento del giusto indennizzo spettantegli.
La localizzazione dell’opera pubblica aggrava notevolmente la posizione giuridica soggettiva del proprietario del terreno già gravato da vincolo preordinato all’esproprio, degradando, con la dichiarazione di pubblica utilità, il diritto di proprietà ad interesse legittimo. In altre parole, l’inclusione dell’immobile nell’elenco dei beni da espropriare che costituisce parte integrante del progetto definitivo o esecutivo, modifica lo stato del medes ...
Il divieto di "reformatio in pejus" nel giudizio di secondo grado sulla determinazione dell'indennità di esproprio
Per i principi generali in tema di effetto devolutivo dell'appello, formazione del giudicato interno e conseguente divieto di "reformatio in peius", la decisione del giudice di 2° grado non può essere più sfavorevole all'appellante e più favorevole all'appellato rispetto alla sentenza impugnata, e non può, quindi, dar luogo all'attribuzione all'appellato, che non abbia proposto impugnazione incidentale, un bene della vita in misura maggiore rispetto a quello determinato in primo grado.
In tema di espropriazione per pubblica utilità, il termine perentorio per proporre opposizione alla stima decorre solo dal momento in cui l'espropriato riceve piena e legale conoscenza della stima attraverso valida notifica dell'atto amministrativo che ha determinato l'indennità di esproprio.
Le norme sull'interruzione del processo sono volte a tutelare la parte nei confronti della quale si è verificato l’evento interruttivo e che dallo stesso può essere pregiudicata per cui solo questa è legittimata a valersi della mancata interruzione del processo.
I criteri adottati dal c.t.u. e gli apprezzamenti espressi nella sua relazione, pur non avendo efficacia vincolante ai fini della decisione, possono essere disattesi soltanto attraverso una valutazione critica saldamente ancorata alle risultanze processuali, nonché congruamente e logicamente motivata mediante l'indicazione degli elementi probatori e degli argomenti logico-giuridici in base ai quali il giudice ha ritenuto di pervenire ad esili contrastanti con il parere del consulente.
La determinazione giudiziale dell'indennità da espropriazioni per pubblica utilità
L'art. 46 della legge sulle espropriazioni per pubblica utilità assicura l'indennizzo a tutte le ipotesi di danno permanente alle private proprietà immobiliari, legato all'opera pubblica da un nesso di causalità obiettiva. Tale norma configura una forma di responsabilità per atto legittimo, che si differenzia nettamente dal risarcimento dei danni derivanti da attività illecita, ex art. 2043 c.c., il quale ultimo presuppone il fatto doloso o colposo della p.a.
Condizioni dell'azione di determinazione giudiziale dell'indennità di esproprio
L'azione di determinazione giudiziale dell'indennità di esproprio è prevista dall'art. 54 DPR 327/2001 in aggiunta a quella di opposizione alla stima, come attestato dal contestuale utilizzo della congiunzione e dell'avverbio "e comunque"; la relativa previsione è, poi, coerente con la sequenza procedimentale prevista dal T.U. con l'art. 20, commi 11 e 12; l'art. 22; l'art. 23 e l'art. 26, comma 11.
Azione di risarcimento del danno da occupazione acquisitiva nell'espropriazione per p.u.
Il disposto ex art 29 DPR 150/11 disciplina esclusivamente l'opposizione regolata dall'art 54 DPR 327/01, non l'opposizione relativa alle altre indennità pur previste dal Testo Unico in materia di espropriazione, sicché nel silenzio della legge la forma dell'atto introduttivo non può che esser quella ordinariamente prescritta, ossia l'atto di citazione. Solamente in presenza di espressa disposizione può essere utilizzata la forma speciale del ricorso.
Azione giudiziale per determinare l'indennità di occupazione legittima nell'esproprio per p.u.
La mancata adozione del decreto di esproprio non preclude la decisione sull'azione determinativa dell'indennità di occupazione legittima, ben potendo detta azione prescindere dal provvedimento ablativo la cui assenza preclude invece l'azione di determinazione della giusta indennità di esproprio.
Soggetti legittimati a proporre opposizione alla stima amministrativa delle indennità di espropriazione per p.u.
Il giudizio d'opposizione alla stima amministrativa di terreni espropriati si svolge tra l'espropriante e l'espropriato, e quest'ultimo va identificato in riferimento a colui che sia indicato negli atti del procedimento ablatorio come proprietario del fondo e, quindi, come titolare del credito indennitario, mentre non sono necessarie allegazioni o prove in ordine alla titolarità del diritto di proprietà, vertendosi in tema di tutela di posizioni creditorie, e non di rivendicazione.
L’acquiescenza ai provvedimenti amministrativi quale rinuncia a esercitare il proprio diritto d’azione
In linea generale l’acquiescenza – risolvendosi in una rinuncia a esercitare il proprio diritto d’azione – deve essere circoscritta alle ipotesi di esplicita ed inequivoca manifestazione di piena adesione del provvedimento amministrativo, ricavabile, in difetto di dichiarazione espressa, attraverso il compimento di atti o comportamenti univocamente rivelatori della volontà di accettarne gli effetti.
Sollevamento di eccezioni nel rito amministrativo
L'eccezione di prescrizione può, nel rito amministrativo, essere legittimamente sollevata anche con la memoria conclusiva del giudizio e persino nel corso dell'udienza di discussione del ricorso.
Vizio processuale di ultrapetizione: mancata corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato
Il giudice di appello incorre nel vizio di extrapetizione allorché pronunci oltre i limiti delle richieste e delle eccezioni fatte valere dalle parti, ovvero su questioni non dedotte e che non siano rilevabili d'ufficio, attribuendo alle parti un bene della vita non richiesto o diverso da quello domandato.
La tutela giurisdizionale del terzo: impostazione del problema; la maggiore effettività della tutela del controinteressato come possibile argomento a favore della ricostruzione pubblicistica.
Prima dei recenti interventi del legislatore e dell'Adunanza Plenaria, la problematica delle modalità di tutela dei soggetti che intendono opporsi allo svolgimento dell'attività oggetto di d.i.a. aveva trovato soluzioni divergenti in dottrina e in giurisprudenza a seconda dell'opinione che si intendeva accogliere a proposito della natura giuridica di tali strumenti di semplificazione.
Edilizia: la tutela giurisdizionale del terzo di fronte al giudice ordinario
La tutela civilistica e in sede di giurisdizione amministrativa del terzo sono rimedi che concorrono, senza che la prima escluda la seconda, e i mezzi di tutela dipendono dal tipo di situazione giuridica soggettiva che il terzo intende far valere.
Edilizia. La tutela del terzo di fronte al G.A.: l'utilizzo del rito avverso il silenzio. Critica
Una volta ravvisata la correttezza dell'opinione che sosteneva che al terzo dovesse essere riconosciuta una tutela anche nelle forme proprie del giudizio amministrativo, rimaneva la difficoltà di conciliare il carattere impugnatorio di tale processo con l'assenza di un provvedimento, mancanza che nelle ipotesi di d.i.a. non è una situazione patologica come quella del silenzio sull'istanza di un privato, ma fisiologica, in quanto si ha in tutti i casi in cui vi siano le condizioni e i requisiti.
Individuata nell'azione di accertamento lo strumento a tutela del terzo, il Consiglio di Stato passava ad elencare i dubbi avanzati dalla dottrina e dalla giurisprudenza in ordine all'ammissibilità innanzi al G.A. di tale azione.
Dalla decisione n. 717/2009 alla rimessione all'Adunanza Plenaria
L'effetto conformativo della sentenza non si risolve mai nell'attribuzione di un «nuovo» potere alla P.A., come invece sembrava sostenere la decisione n. 2139/2010, ma piuttosto nella fissazione di un determinato assetto di interessi che funge da limite al futuro riesercizio di un potere di cui la P.A. è già titolare e che aveva già esercitato emanando l'atto successivamente annullato.
L'attesa pronuncia, dopo aver aderito alla tesi privatistica, passa ad affrontare il problema della tutela del terzo, scartando innanzitutto la più risalente soluzione secondo cui il controinteressato avrebbe dovuto sollecitare la P.A. ad esercitare i propri poteri inibitori o di autotutela o repressivi (a seconda delle ricostruzioni) e poi impugnare il provvedimento negativo o, in caso di inerzia, agire con il rito contro il silenzio inadempimento.
La tutela giurisdizionale del denunciante
Prima di analizzare la problematica della tutela dei controinteressati, intendendo questo termine non nel senso tradizionale proprio del processo amministrativo ma riferito a coloro che hanno interesse ad opporsi allo svolgimento dell'attività oggetto di d.i.a., è opportuno soffermarsi brevemente sulle modalità di tutela del denunciante di fronte agli atti della P.A. che hanno l'effetto di interferire con l'attività che intende intraprendere.