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Timestamp: 2018-11-12 17:59:23+00:00
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Corte di Cassazione, S.U.P., sentenza 24 novembre 2014, n.46625. La circostanza aggravante di aver provocato un incidente stradale non è configurabile rispetto al reato di rifiuto di sottoporsi all'accertamento per la verifica dello stato di ebbrezza, stante la diversità ontologica di tale fattispecie incriminatrice rispetto a quella di guida in stato di ebbrezza - Avvocato Renato D'Isa
Corte di Cassazione, S.U.P., sentenza 24 novembre 2014, n.46625. La circostanza aggravante di aver provocato un incidente stradale non è configurabile rispetto al reato di rifiuto di sottoporsi all’accertamento per la verifica dello stato di ebbrezza, stante la diversità ontologica di tale fattispecie incriminatrice rispetto a quella di guida in stato di ebbrezza
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SENTENZA 24 novembre 2014, n.46625
Il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Macerata, con sentenza in data 4 novembre 2014, resa ai sensi dell’art. 444 cod. proc. pen., applicava la pena concordata dalle parti nei confronti di Z.A. , chiamato a rispondere del reato di cui all’art. 186, comma 7, d.lgs 30 aprile 1992, n. 285 (cod. strada), con le aggravanti di cui al comma 2-sexies e 2-bis dello stesso articolo. La pena irrogata veniva dal giudicante sostituita con il lavoro di pubblica utilità, ai sensi dell’art. 186, comma 9-bis, cod. strada.
Avverso detta sentenza ha proposto ricorso per cassazione il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Macerata, che, con un unico motivo, ha denunciato la violazione di legge ed il vizio motivazionale.
Il ricorrente osserva che il giudice ha disposto la sostituzione della pena con il lavoro di pubblica utilità, nonostante la sussistenza della condizione ostativa data dall’aggravante di aver provocato un incidente stradale ex art. 186, comma 2-bis, cod. strada. La norma di cui all’art. 186, comma 9-bis, esclude l’ammissione al beneficio nel caso in cui sussista l’aggravante di aver provocato l’incidente stradale e, ad avviso dell’Ufficio ricorrente, il responsabile del reato ex art. 186, comma 7, cod. strada, è da considerarsi ‘conducente in stato di ebbrezza’ ex lege, tanto che è assoggettato alle pene previste dal comma 2, lett. c), dell’art. 186 citato.
La Quarta Sezione penale, assegnataria del ricorso, con ordinanza in data 9 aprile 2015, depositata il 15 aprile, lo ha rimesso alle Sezioni Unite, a norma dell’art. 618 cod. proc. pen., sulla base di un ravvisato contrasto di giurisprudenza.
Il Procuratore Generale, in data 7 luglio 2015, ha concluso per l’accoglimento del ricorso, riportandosi agli argomenti sostenuti dal ricorrente Procuratore della Repubblica e così osservando come l’applicabilità dell’aggravante del procurato incidente stradale anche all’ipotesi di rifiuto di sottoporsi all’alcoltest, risponda ad una “logica di chiusura del sistema ad una improvvida premialità per l’atteggiamento di resistenza del conducente all’accertamento dello stato di ebbrezza”, premialità che, ingiustamente, verrebbe riconosciuta all’autore del fatto, ove si accedesse a diversa soluzione interpretativa.
Con decreto in data 20 febbraio 2015, il Primo Presidente ha assegnato il ricorso alle Sezioni Unite penali, fissando per la trattazione l’odierna udienza in camera di consiglio.
La questione della quale sono investite le Sezioni Unite è enunciabile nei seguenti termini: ‘Se la circostanza aggravante prevista dall’art. 186, comma 2-bis, cod. strada in riferimento al reato di guida in stato di ebbrezza, sia applicabile anche al rifiuto di sottoporsi all’accertamento per la verifica dello stato di ebbrezza di cui all’art. 186, comma 7, cod. strada’.
Sul tema, come esposto nell’ordinanza di rimessione, appare effettivamente sussistere un contrasto nell’ambito della giurisprudenza di legittimità.
Dal confronto tra le norme richiamate emerge, invece, in maniera evidente, la diversità ontologica tra il concetto di ‘conducente in stato di ebbrezza’, che è elemento costitutivo dell’aggravante, e quello di ‘conducente che si rifiuti di sottoporsi all’accertamento di tale stato’. In quest’ultimo caso, infatti, è implicita la mancanza (almeno nel momento perfezionativo del reato) di un accertamento dello stato di ebbrezza e, dunque, del presupposto necessario perché possa definirsi il soggetto attivo del reato come ‘conducente in stato di ebbrezza’ (come tale al contempo passibile di incorrere nell’aggravante descritta ove abbia provocato un incidente), essendo per l’appunto sanzionata la condotta di colui che si rifiuta di sottoporsi ad un tale accertamento.
Tanto premesso, il quadro normativo di riferimento è costituito dagli artt. 186, commi 2-bis, 7 e 9-bis, cod. strada.
Va in primo luogo precisato che sia il comma 1-bis che il comma 7 sono stati entrambi oggetto di reiterati e contestuali interventi riformatori nel tentativo posto in essere dal legislatore di contrastare comportamenti alla guida pericolosi e sempre più diffusi, con gravi conseguenze sulla sicurezza delle strade. E va certamente rimarcato che il susseguirsi degli interventi legislativi in materia, caratterizzati spesso da scarsa chiarezza, ha determinato una persistente incertezza nella prassi applicativa, generando dubbi interpretativi, che hanno dato impulso ad una copiosa giurisprudenza di legittimità e di merito.
Limitando il richiamo alle norme rilevanti ai fini della soluzione del presente quesito, deve, in primo luogo, farsi riferimento al d.l. 3 agosto 2007, n. 117, contenente ‘Disposizioni urgenti modificative del codice della strada per incrementare i livelli di sicurezza della circolazione’, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 ottobre 2007, n. 160, la cui finalità era quella di ridurre i rischi connessi alla circolazione stradale attraverso un complessivo inasprimento delle sanzioni e la previsione di interventi volti a garantire i limiti di velocità.
Per quanto concerne, in particolare, la guida in stato di ebbrezza, la citata riforma ha elevato il blando trattamento sanzionatorio previgente, diversificando altresì le pene in tre distinte fasce di gravità, sulla base del tasso alcolemico rilevato nel conducente. Il decreto-legge sopra indicato ha, altresì, introdotto il nuovo comma 1-bis dell’art. 186, per il caso in cui il conducente in stato di ebbrezza provochi un incidente stradale. Le pene di cui al comma 2 sono in questo caso ‘raddoppiate’ ed è disposto il fermo amministrativo del veicolo per centoottanta giorni, salvo che appartenga a persona estranea all’illecito.
Successivamente, il d.l. 23 maggio 2008, n. 92, contenente ‘Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica’, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 luglio 2008, n. 125, a fronte del rilevante incremento del fenomeno degli incidenti stradali causati dall’abuso di alcool e stupefacenti, ha aggravato le pene per i reati di omicidio e lesioni personali colpose commessi per violazione della disciplina stradale ed ha ulteriormente inasprito le sanzioni dei reati di guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, prevedendo, per le più gravi ipotesi previste dalla lettera b) e c) del comma 2 dell’art.186, la confisca del veicolo a seguito di condanna o di applicazione della pena su richiesta delle parti.
Proprio tali contestuali modifiche normative inducono ad escludere che il mancato esplicito riferimento del comma 7 al comma 2-bis sia il risultato di un mero difetto di coordinamento e conducono a far ritenere che la circostanza aggravante di aver provocato un incidente stradale non è configurabile rispetto al reato di rifiuto di sottoporsi all’accertamento per la verifica dello stato di ebbrezza.
Dalla lettera delle norme citate emerge con evidenza la diversità ontologica tra il concetto di ‘conducente in stato di ebbrezza’, che costituisce elemento costitutivo dell’aggravante e quello di ‘conducente che si rifiuti di sottoporsi all’accertamento’, che presuppone la mancanza di accertamento dello stato di ebbrezza, perfezionandosi il reato, di natura istantanea, con il mero rifiuto di sottoporsi all’accertamento di tale stato, mentre risulta estraneo ogni accertamento dello stato di ebbrezza.
È stato, pertanto, ritenuto che integra il reato di rifiuto di sottoporsi agli accertamenti alcolimetrici la condotta di colui che, pur essendosi sottoposto a più accertamenti preliminari per la verifica dello stato di alterazione psicofisica derivante dall’influenza dell’alcool, ricusi di procedere all’alcoltest nonostante che l’ultimo di essi abbia dato esito positivo, in quanto l’art. 186, comma 3, cod. strada, non prevede limiti alla ripetizione delle prove preliminari, né pone condizioni alla facoltà degli agenti di procedervi, trattandosi di ‘accertamenti qualitativi non invasivi’ (Sez. 4, n. 51773 del 26/11/ 2014, Sculco, Rv. 261546).
Occorre rimarcare che proprio dal dato testuale del richiamato art. 186, comma 4, cod. strada (‘in ogni caso di incidente’) può trarsi un ulteriore argomento a favore della esclusione della possibilità di configurare come circostanza aggravante un elemento di fatto che costituisce il presupposto del reato semplice.
Dunque, può arrivarsi alla logica conclusione che il responsabile del reato di cui all’art. 186, comma 7, cod. strada, non è da considerarsi ‘conducente in stato di ebbrezza’ ex lege, concetto che costituisce elemento costitutivo dell’aggravante de qua.
Proprio tale situazione conferma la diversità ontologica delle due fattispecie, che trova, del resto, ulteriore conforto dal quadro giurisprudenziale assolutamente conforme, che, coerentemente, ha sempre affermato l’autonomia delle fattispecie incriminatrici di cui al comma 2 e quella di cui al comma 7, con la conseguente possibilità di configurare l’eventuale concorso materiale tra le stesse (v., da ultimo, Sez. 4, n.13851 del 12/11/2014, dep. 2015, Fattizzo, Rv. 262870).
Or bene, proprio la possibilità di configurare l’eventuale concorso materiale tra il rifiuto e la guida in stato di ebbrezza, sia pure, il più delle volte sub specie di rilievo amministrativo ex art. 186, comma 2, lett. a), consente di ritenere infondate le preoccupazioni formulate dal Procuratore Generale requirente, che, mostrando di aderire all’orientamento fatto proprio dal ricorrente, ha concluso per l’accoglimento del ricorso “in una la logica di chiusura del sistema ad una improvvida premialità” per l’atteggiamento di resistenza del conducente all’accertamento dello stato di ebbrezza.
Non è poi priva di valore ermeneutico la già evidenziata circostanza che con l’intervento di nuova penalizzazione del rifiuto, la fattispecie incriminatrice in esame non prevede più alcun riferimento all’ipotesi dell’incidente stradale, come invece nel testo normativo quando era costruita come illecito solo amministrativo, laddove, infatti, il coinvolgimento del conducente che rifiutava l’accertamento a seguito di un incidente stradale importava un aumento della sanzione amministrativa.
Non merita condivisione, pertanto, la linea giurisprudenziale secondo la quale la circostanza aggravante di aver provocato un incidente stradale è configurabile anche rispetto al reato di rifiuto di sottoporsi all’accertamento per la verifica dello stato di ebbrezza.
Possono a tal punto raccogliersi le file del discorso giustificativo sin qui svolto e trarsi la conclusione che deve essere affermato il seguente principio di diritto ai sensi dell’art. 173, disp att. cod. proc. pen.:
‘La circostanza aggravante di aver provocato un incidente stradale non è configurabile rispetto al reato di rifiuto di sottoporsi all’accertamento per la verifica dello stato di ebbrezza, stante la diversità ontologica di tale fattispecie incriminatrice rispetto a quella di guida in stato di ebbrezza’.
Nel caso di specie la sentenza impugnata, nell’applicare la pena concordata dalle parti, per il reato di cui al comma 7 dell’art. 186, con l’originaria contestazione dell’aggravante specifica di cui al comma 1-bis del medesimo articolo, ha correttamente disposto la sostituzione della pena con il lavoro di pubblica utilità ai sensi dell’186, comma 9-bis, cod. strada.
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa|2015-11-27T20:09:46+00:0027 novembre 2015|Cassazione penale 2015, Corte di Cassazione, Diritto Penale e Procedura Penale, Sentenze - Ordinanze, Sezioni Unite|0 Commenti