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Timestamp: 2017-11-24 05:58:51+00:00
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37c	Art. 81 cpv. 1 LEF; 9 Cost.; 137 vCC | divorzio.ch
Estinzione per compensazione del credito posto in esecuzione – cessazione degli effetti di un giudizio di condanna a contributi di mantenimento cautelari
Il Tribunale d’appello dei Cantone Ticino è incorso nell’arbitrio per aver ritenuto che l’escussa, al credito posto in esecuzione dall’ex marito, potesse opporre in compensazione una pretesa per contributi di mantenimento cautelari calcolati fino al passaggio in giudicato dell’intera sentenza di divorzio. Il giudizio di condanna a contributi di mantenimento cautelari ha infatti esplicato i suoi effetti solo fino alla pronuncia della sentenza di appello con cui il contributo di mantenimento dopo il divorzio è stato definitivamente negato all’ex moglie.
TF 18.7.2016 N. 5A_709/2014
A. A. ha escusso l’ex moglie B. per l’incasso di fr. 29 050.– oltre interessi, indicando quali titoli di credito la sentenza 20 dicembre 2012 della I Camera civile del Tribunale d’appello del Cantone Ticino e la sentenza 31 ottobre 2013 del Tribunale federale.
A. ha chiesto il rigetto definitivo dell’opposizione interposta da B. al precetto esecutivo. Con decisione 17 marzo 2014 il Pretore del Distretto di Lugano ha accolto l’istanza, rigettando in via definitiva l’opposizione limitatamente a fr. 23 577.50 oltre interessi (vale a dire fr. 29 050.– meno fr. 5472.50 che l’escussa aveva nel frattempo già versato all’ufficio di esecuzione).
B. Con sentenza 8 agosto 2014 la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d’appello del Cantone Ticino ha parzialmente accolto un reclamo interposto da B., rigettando in via definitiva l’opposizione limitatamente a fr. 83.35 oltre interessi. A differenza del Pretore, la Corte cantonale ha accolto l’eccezione di compensazione sollevata dall’escussa relativa ad un suo credito nei confronti del creditore precedente per contributi alimentari provvisionali.
C. Con ricorso in materia civile 16 settembre 2014, subordinatamente ricorso sussidiario in materia costituzionale, A. ha impugnato la sentenza cantonale dinanzi al Tribunale federale postulandone la riforma nel senso di una reiezione integrale del reclamo.
[…] 3. Il ricorrente contesta poi l’accoglimento dell’eccezione di compensazione sollevata dall’escussa.
3.1. Se il credito è fondato su una decisione giudiziaria esecutiva, il creditore può chiedere in giudizio il rigetto definitivo dell’opposizione (art. 80 cpv. 1 LEF). Se il credito è fondato su una decisione esecutiva di un tribunale svizzero o di un’autorità amministrativa svizzera, l’opposizione è rigettata in via definitiva a meno che l’escusso provi con documenti che dopo l’emanazione della decisione il debito è stato estinto o il termine per il pagamento è stato prorogato ovvero che è intervenuta la prescrizione (art. 81 cpv. 1 LEF).
L’art. 81 cpv. 1 LEF esige, per il mantenimento dell’opposizione, la prova per mezzo di documenti dell’estinzione del debito. A differenza di quanto avviene per il rigetto provvisorio dell’opposizione (art. 82 cpv. 2 LEF), non è sufficiente rendere verosimile l’estinzione: il titolo di rigetto dell’opposizione ai sensi del­l’art. 81 cpv. 1 LEF creando la presunzione che il debito esiste, tale presunzione può soltanto essere rovesciata dalla prova piena del contrario. All’escusso incombe di dimostrare, per mezzo di documenti, non soltanto la causa dell’estin­zione, ma anche l’importo esatto a concorrenza del quale il debito è estinto. Per estinzione del debito la legge non intende solo il pagamento, ma anche qualsiasi altra causa di diritto civile, segnatamente la compensazione. Il credito compensante deve tuttavia fondarsi esso stesso su un titolo esecutivo o essere riconosciuto senza riserve dal creditore procedente (DTF 136 III 624 consid. 4.2.1 e 4.2.3 con rinvii). Al giudice adito con un’istanza di rigetto definitivo dell’oppo­sizione non compete statuire su questioni delicate di diritto materiale o per la cui soluzione il potere di apprezzamento riveste un ruolo importante, la decisione al riguardo essendo riservata al giudice di merito (DTF 136 III 624 consid. 4.2.3 con rinvio).
3.2. Nel caso concreto, al credito posto in esecuzione l’escussa ha opposto in compensazione una pretesa di fr. 40 901.25, fondata sul decreto pretorile cautelare del 10 agosto 2006 con il quale il ricorrente è stato condannato a versarle un contributo alimentare provvisionale mensile di fr. 1000.– giusta l’ormai abrogato art. 137 CC. L’importo si riferisce al periodo dal 1° agosto 2010 al 31 ottobre 2013 (fr. 39 000.–) ed ai relativi interessi scalari del 3% (fr. 1901.25).
3.3. Il Tribunale d’appello ha accolto tale eccezione di compensazione. Ha innanzitutto riconosciuto che l’obbligo di versare un contributo alimentare provvisionale mensile di fr. 1000.– sia perdurato non solo fino alla sentenza di appello del 18 ottobre 2012, con la quale il contributo di mantenimento dopo il divorzio in favore dell’ex moglie – fissato in fr. 720.– mensili con decisione pretorile del 10 agosto 2010 – è stato definitivamente negato, bensì fino alla sentenza del Tribunale federale del 31 ottobre 2013 e cioè fino al passaggio in giudicato dell’intera sentenza di divorzio. I Giudici cantonali hanno inoltre ritenuto che l’ex marito non sia riuscito ad addurre la prova rigorosa che l’escussa abbia tacitamente rinunciato al pagamento integrale dei contributi alimentari provvisionali e che il suo debito nei confronti di quest’ultima si sia quindi, almeno in parte, estinto.
Secondo il giudizio impugnato, il credito posto in esecuzione, pari a fr. 46 457.09 (interessi compresi), risulta pertanto estinto a concorrenza di fr. 46 373.75 – cioè fr. 40 901.25 mediante compensazione e fr. 5472.50 mediante pagamento all’ufficio di esecuzione – e l’opposizione va rigettata in via definitiva soltanto per la differenza di fr. 83.35.
3.4. Il ricorrente ritiene che il Tribunale d’appello sarebbe incorso in una violazione degli art. 9 e 29 cpv. 2 Cost. Le sue generiche argomentazioni circa una lesione dell’art. 29 cpv. 1 Cost. non rispettano invece le esigenze di motivazione poste dai combinati art. 117 e 106 cpv. 2 LTF e risultano di primo acchito inammissibili.
Prima di trattare le censure del ricorrente sia tuttavia premesso quanto segue. Il credito opposto in compensazione si fonda anch’esso su un titolo di rigetto definitivo dell’opposizione nel senso dell’art. 80 cpv. 1 LEF (v. sentenze 5A_419/2009 del 15 settembre 2009 consid. 7.1; 5A_104/2007 del 9 agosto 2007 consid. 2.1). Ora, secondo la Corte cantonale, in virtù del principio di pari trattamento delle parti l’escutente che si oppone alla compensazione fatta valere dall’escusso fondata su un titolo di rigetto definitivo dell’opposizione può unicamente prevalersi delle eccezioni liberatorie previste all’art. 81 cpv. 1 LEF (v. Peter Stücheli, Die Rechtsöffnung, 2000, pag. 239 in alto) e deve soddisfare le relative esigenze probatorie. Il ricorrente ritiene questa tesi non convincente, ma non pretende né tantomeno dimostra che essa sia arbitraria. Le sue obiezioni alla pretesa opposta in compensazione saranno pertanto esaminate in quest’ottica.
3.4.1. Il ricorrente sostiene innanzitutto che il suo debito alimentare nei confronti dell’escussa non potrebbe estendersi oltre il 18 ottobre 2012 ed oltre l’im­porto di fr. 866.– mensili.
3.4.1.1. Egli considera infatti arbitraria la soluzione adottata dalla Corte cantonale, peraltro condivisa dall’opponente, circa la durata del suo obbligo alimentare provvisionale. Sostiene che tale obbligo si sarebbe interrotto con la crescita in giudicato del dispositivo della sentenza di appello del 18 ottobre 2012 che ha negato all’ex moglie un contributo di mantenimento dopo il divorzio – dispositivo che non è stato impugnato – e non con il passaggio in giudicato dell’intera sentenza di divorzio il 31 ottobre 2013.
Nella procedura di divorzio intercorsa tra le parti, in effetti, la questione dei contributi di mantenimento dopo il divorzio in favore dell’ex moglie è cresciuta in giudicato al momento della pronuncia della sentenza di appello del 18 ottobre 2012, poiché il diniego di tali contributi da parte della Corte cantonale non è stato attaccato innanzi al Tribunale federale (sul momento della crescita in giudicato di effetti accessori del divorzio stabiliti in una sentenza cantonale v. sentenza 5A_346/2011 del 1° settembre 2011 consid. 3.1, con rinvio a Fabienne Hohl, Procédure civile, vol. II, 2a ed. 2010, n. 2636).
Ora, se la sentenza di divorzio cresce parzialmente in giudicato su alcuni effetti accessori del divorzio, i provvedimenti cautelari concernenti tali effetti decadono (sentenza 5A_659/2014 del 31 ottobre 2014 consid. 2.3.2, riferita agli abrogati art. 137 e 148 cpv. 1 CC, con rinvio a Denis Tappy, in Commentaire romand, Code civil I, 2010, n. 26 ad art. 137 CC; v. anche, con riferimento all’art. 276 CPC [RS 272] che ha ripreso in parte l’abrogato art. 137 CC, Annette Spycher, in Berner Kommentar, 2012, n. 22 ad art. 276 CPC; Denis Tappy, in Code de procédure civile commenté, 2011, n. 50 ad art. 276 CPC; Annette Dolge, in ZPO Schweizerische Zivilprozessordnung, 2011, n. 20 ad art. 276 CPC).
Di conseguenza, il decreto pretorile cautelare del 10 agosto 2006 concernente i contributi alimentari provvisionali ha cessato di esplicare i suoi effetti in data 18 ottobre 2012 (sulla cessazione degli effetti di un giudizio di condanna a contributi di mantenimento cautelari esaminata nel quadro di procedure di rigetto definitivo dell’opposizione v. ad esempio sentenze 5A_217/2012 del 9 luglio 2012 consid. 5, non pubblicato in DTF 138 III 583 ma in Pra 2013 n. 25 pag. 191; 5A_419/2009 del 15 settembre 2009 consid. 7.3.1 con rinvii; 5P.82/2002 del­l’11 aprile 2002 consid. 3b con rinvii; sull’art. 126 cpv. 1 CC e sul principio del­l’inizio dell’obbligo di versamento del contributo di mantenimento dopo il divorzio con il passaggio in giudicato della sentenza che statuisce definitivamente su tale contributo, con conseguente cessazione delle relative misure provvisionali, v. sentenza 5C.228/2006 del 9 ottobre 2006 consid. 2.2). La Corte cantonale è pertanto incorsa nell’arbitrio quando ha stabilito che l’oppo­nente potesse opporre in compensazione un credito per contributi cautelari di fr. 1000.– mensili per il periodo dal 1° agosto 2010 fino al 31 ottobre 2013, e cioè fino al passaggio in giudicato dell’intera sentenza di divorzio. La censura risulta fondata.
La causa va perciò rinviata all’autorità inferiore affinché tenga conto del fatto che il titolo prodotto dall’escussa per mantenere la sua opposizione fonda l’esi­stenza di un credito compensante per contributi alimentari provvisionali di fr. 1000.– mensili soltanto per il periodo dal 1° agosto 2010 al 18 ottobre 2012 (oltre interessi).
3.4.1.2. Il ricorrente invoca poi l’arbitrio anche in relazione all’ammontare mensile del suo obbligo alimentare provvisionale. Ritiene infatti che l’escussa non potrebbe esigere un contributo cautelare superiore a quello che ella rivendicava, nel merito, con il suo appello adesivo contro la decisione pretorile di divorzio del 10 agosto 2010, vale a dire fr. 866.– mensili.
Non risulta che, nelle sue osservazioni al reclamo di controparte, il ricorrente si sia prevalso di tale argomentazione giuridica. La censura, nuova, è inammissibile nel quadro di un ricorso sussidiario in materia costituzionale (v. DTF 133 III 638 consid. 2; sentenze 5D_107/2014 del 5 marzo 2015 consid. 2.1; 5A_544/2015 del 9 febbraio 2016 consid. 1.4 e 2.2) e sfugge quindi ad un esame di merito.
3.4.2. Il ricorrente propone poi due motivi di estinzione (parziale) della pretesa opposta in compensazione dall’escussa.
3.4.2.1. In primo luogo, egli eccepisce di aver già pagato complessivi fr. 23 078.– a titolo di contributi alimentari, e più precisamente fr. 1000.– ad agosto 2010, fr. 720.– mensili da settembre a novembre 2010 e fr. 866.– mensili da dicembre 2010 ad ottobre 2012. Considera che il Tribunale d’appello avrebbe violato il suo obbligo di motivare sufficientemente la sentenza impugnata per non aver spiegato perché non ha tenuto conto di tali versamenti nel calcolo finale.
Il diritto di essere sentito (art. 29 cpv. 2 Cost.) comprende vari aspetti, tra cui quello di ottenere una decisione motivata. L’esigenza della motivazione ha essenzialmente quale scopo di permettere alle parti interessate di rendersi conto della portata del provvedimento e di poterlo se del caso impugnare con cognizione di causa. Ciò non significa che l’autorità sia tenuta a pronunciarsi in modo esplicito ed esaustivo su tutti i fatti, i mezzi di prova e le censure addotte dalle parti; essa può in effetti occuparsi delle sole circostanze rilevanti per il giudizio (DTF 139 IV 179 consid. 2.2 con rinvio).
Nella decisione qui impugnata, i Giudici cantonali hanno accertato che l’ex marito ha già effettuato dei versamenti all’ex moglie a titolo di contributi di mantenimento (essi si riferiscono difatti ad una «parte degli alimenti cautelari rimasta impagata»), ma non hanno spiegato per quale motivo tali versamenti non vadano a parzialmente estinguere il credito opposto in compensazione dall’escussa, come preteso dal ricorrente nelle sue osservazioni al reclamo. Dalla motivazione del giudizio querelato non si può nemmeno determinare se la mancata presa in considerazione dei pagamenti sia intenzionale oppure il frutto di una svista. Ciò ha impedito al ricorrente di comprendere la ragione dell’omissione e di impugnarla con cognizione di causa. Di conseguenza, la Corte cantonale è venuta meno al suo obbligo di motivare e la censura di violazione del diritto di essere sentito risulta fondata.
La causa va perciò rinviata all’autorità inferiore affinché si esprima in merito ai versamenti di complessivi fr. 23 078.– effettuati dal creditore procedente. Come giustamente rileva l’opponente nella sua risposta, i Giudici cantonali non dovranno tuttavia trascurare il fatto (anch’esso accertato nel giudizio impugnato) che ella, in data 16 novembre 2012, ha restituito al ricorrente fr. 8113.16 quale eccedenza tra quanto ricevuto dopo il 1° agosto 2010 ed il contributo di mantenimento dopo il divorzio di fr. 720.– fissato dal Pretore.
Vista la natura formale del diritto garantito dall’art. 29 cpv. 2 Cost. (DTF 137 I 195 consid. 2.2), non occorre esaminare la fondatezza materiale delle ulteriori critiche sollevate dal ricorrente circa l’arbitrarietà della mancata presa in considerazione dell’importo di fr. 23 078.–.
3.4.2.2. In secondo luogo, l’insorgente eccepisce una rinuncia dell’ex moglie alla parte dei contributi di mantenimento provvisionali rimasta impagata. Al contrario di quanto arbitrariamente stabilito dal Tribunale d’appello, la prova di tale rinuncia sarebbe «lampante e fondata su soli documenti» e si desumerebbe «con la massima chiarezza» dal fatto che ella ha accettato per circa due anni, senza formulare obiezioni, di ricevere dei contributi alimentari mensili di importo inferiore (fr. 720.–, rispettivamente fr. 866.–) rispetto a quanto fissato nel decreto pretorile cautelare del 10 agosto 2006.
Secondo la giurisprudenza, l’esistenza di un’offerta di annullamento del debito (art. 115 CO) mediante atti concludenti da parte del creditore può essere ammessa dal giudice solo con la massima cautela, poiché, in linea di massima e salvo circostanze particolari, nessuno rinuncia senza controprestazione ad una pretesa. La rinuncia del creditore al suo credito può unicamente essere ammessa se il suo comportamento, interpretato secondo il principio dell’affidamento, può essere inteso come una chiara manifestazione della sua volontà di rinunciare definitivamente (in tutto o in parte) al suo credito. Un atteggiamento passivo del creditore durante un periodo più o meno lungo non basta ancora per concludere ad una rinuncia al credito, ma può tutt’al più costituire un indizio in tal senso (sentenza 4C.55/2007 del 26 aprile 2007 consid. 4.2 con rinvii).
Alla luce di questa prassi, bisogna pertanto ammettere che il ricorrente non è riuscito ad addurre la prova piena dell’asserita tacita rinuncia definitiva dell’ex moglie al pagamento integrale dei contributi di mantenimento provvisionali e che tale questione costituisce una delicata questione di diritto materiale, che oltrepassa la cognizione accordata al giudice del rigetto definitivo dell’opposizione. Di conseguenza, nella misura in cui non riconosce una parziale estinzione, per tacita rinuncia, del credito alimentare opposto in compensazione dall’escussa, il giudizio impugnato non lede il divieto dell’arbitrio. La censura è infondata.
4. Da quanto precede discende che il ricorso sussidiario in materia costituzionale va parzialmente accolto nella misura in cui è ammissibile. La sentenza impugnata va annullata e la causa va rinviata all’autorità inferiore per nuova decisione (art. 107 cpv. 2 LTF): tale autorità dovrà tenere conto del fatto che il titolo prodotto dall’escussa per mantenere la sua opposizione fonda l’esistenza di un credito compensante per contributi alimentari provvisionali di fr. 1000.– mensili soltanto per il periodo dal 1° agosto 2010 al 18 ottobre 2012 (oltre interessi; supra consid. 3.4.1.1), e dovrà esprimersi in merito ai pagamenti effettuati dal creditore precedente (supra consid. 3.4.2.1). Per il resto, il ricorso va respinto.
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