Source: http://www.abitarebio.org/index.php?option=com_content&view=article&id=120:cellulari-e-tumori-la-cassazione-conferma-le-sentenza-di-brescia&catid=8:campi-elettromagnetici&Itemid=15
Timestamp: 2019-01-18 07:46:12+00:00
Document Index: 174702771

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Home Articoli Campi elettromagnetici Cellulari e tumori: la Cassazione conferma le sentenza di Brescia
Domenica 21 Ottobre 2012 15:57 |
(a cura della dott.ssa Gabriella Misitano Segretario di ABITARE bio)
Cellulari e patologie tumorali: confermata dalla Cassazione la sentenza della Corte d’Appello di Brescia.
Tra l’uso frequente di telefoni mobili e l’insorgenza di patologie tumorali c’è un nesso causale, o per lo meno concausale. A dirlo era stata la Corte d’appello di Brescia, sezione lavoro, con la sentenza 22/12/2009, n. 514.
Per la prima volta, nel panorama nazionale e internazionale, un tribunale aveva individuato un rapporto di causa-effetto tra l’esposizione ad onde elettromagnetiche conseguenti all’uso di telefoni mobili (cordless e cellulari) e la grave patologia. E’ così che la Corte d’appello aveva riconosciuto l’origine professionale di una malattia tumorale cerebrale, che aveva colpito un dirigente d’azienda che per ragioni di lavoro aveva utilizzato il telefono cellulare e il cordless per molti anni e mediamente per cinque ore al giorno, obbligando l’Inail a corrispondere il relativo indennizzo.
Dopo due anni di battaglie a colpi di relazioni scientifiche, consulenze e referti medici, l’appellante si era finalmente visto riconoscere un danno di cui l’INAIL non aveva alcuna intenzione di farsi carico. L’ente aveva sostenuto, infatti, l’inesistenza di studi scientifici attendibili in ordine alla nocività delle onde elettromagnetiche.
L’ulteriore e poderoso elaborato del consulente di parte, prof. Angelo Gino Levis, e il rinnovo della consulenza d’ufficio in appello, invece, avevano condotto la Corte a ribaltare la decisione del Tribunale di primo grado.
La sentenza aveva riassunto con precisione l’entità e la durata dell’uso per motivi professionali dei telefoni mobili, ripercorrendo il decorso, l’esito e le conseguenze della malattia giustificando la decisione sulla base di un esame critico della letteratura sulla relazione tra l’uso dei telefoni mobili e tumori alla testa. Aveva concluso che un ruolo almeno concausale delle radiofrequenze nella genesi del neurinoma del trigemino, il tumore del nervo acustico contratto dal lavoratore, era “probabile” (probabilità qualificata), data soprattutto la costante e prolungata esposizione, per una media di 5 – 6 ore al giorno e per un periodo di 12 anni.
I magistrati della Corte d’appello non avevano perso occasione per gettare ombre sugli studi che attestavano il contrario. Avevano sottolineato in particolare come gli studi svolti dallo IARC, l’Agenzia per la ricerca internazionale sul cancro, che i consulenti dell’Inail avevano richiamato nella loro perizia, fossero stati notoriamente cofinanziati dalle ditte produttrici di telefoni cellulari, a differenza degli studi citati dal CTU del tutto indipendenti. In altri termini, conflitti di interesse e studi pagati dalle stesse aziende del settore.
Le aspettative suscitate dalla sentenza in commento non sono state deluse dai giudici della Corte di Cassazione – Sez. Lavoro, che in data 12 Ottobre 2012 con sentenza n. 17438 hanno pienamente e definitivamente confermato quanto statuito dalla Corte d’Appello di Brescia.
La sentenza rappresenta un decisivo passo verso il riconoscimento dei reali rischi per la salute da esposizione alle onde elettromagnetiche anche in ambito lavorativo.
Per meglio chiarire la questione, si riporta integralmente il comunicato stampa dell’Associazione A.P.P.L.E. di Padova di cui il prof. Angelo Gino Levis, consulente di parte, è cofondatore e vicepresidente (il prof. Levis è anche socio H. C. di ABITARE bio).
COMUNICATO STAMPA DEL 19.10.2012
A.P.P.L.E.- Associazione Per la Prevenzione e la Lotta all’Elettrosmog - Padova
I giudici della Sezione Lavoro della Cassazione (Sentenza n. 17438 del 3-12.10.12) hanno pienamente e definitivamente confermato la Sentenza della Corte d’Appello di Brescia riguardante il caso di un malato di tumore al nervo trigemino a causa dell’intenso uso per lavoro di telefoni mobili (cellulari e cordless).
I Giudici della Cassazione hanno: 1) ribadito la validità dei riferimenti scientifici citati dal CTU di Brescia e dai consulenti del ricorrente I.M.: l’oncologo che lo aveva seguito e il Prof. Levis già Ordinario di Mutagenesi Ambientale all’Università di Padova cofondatore della nostra Associazione per la parte epidemiologica; 2) nuovamente spiegato la causa delle discrepanze tra gli studi e i giudizi apparentemente tranquillizzanti (Progetto Interphone: IARC, CE, ICNIRP, OMS, ma anche Compagnie di telefonia cellulare internazionali e nazionali) e quelli molto allarmanti del gruppo Hardell; 3) recepito ancora una volta il tema dei conflitti di interesse e dei conseguenti “business bias” che rendono palesemente ininfluenti i risultati degli studi scientifici che ne sono gravati; 4) ricordato il principio generale – estensibile a tutte le patologie e le loro cause lavorative anche se non tabellate dall’INAIL – in base al quale può essere comunque valutata la “ragionevole certezza” del rapporto causa-effetto che dà luogo a un “rilevante grado di probabilità”.
Questa sentenza - inutilmente ostacolata da ricercatori dell’Istituto Superiore di Sanità di Roma e osteggiata persino dal Procuratore Generale della Repubblica nel suo intervento nell’udienza in Cassazione - facilita il percorso di altre cause su casi di tumore da esposizioni lavorative sia a CEM/ELF (linee elettriche ad alta tensione) che a radiofrequenze (non solo cellulari e cordless, ma anche radioemittenti e radar), ma potrebbe aprire la strada per il riconoscimento ed il risarcimento anche di patologie acute di varia natura dovute ad esposizioni a CEM, e persino a patologie imputabili ad altri agenti ambientali “non tabellati” dall’INAIL.
Se questa sentenza è indubbiamente un passo avanti fondamentale per il riconoscimento dei danni oncologici provocati da esposizione a CEM, bisogna purtroppo constatare che, a distanza di un anno, non c’è segno che sia in fase di realizzazione l’impegno per una “campagna di informazione indirizzata ad un uso appropriato e non smodato e indiscriminato del telefono cellulare” che il Ministero della Salute per mezzo del Consiglio Superiore di Sanità si era impegnato a realizzare col comunicato n. 226 del 15.11.2011 pubblicato dopo la trasmissione di Report sull’argomento (27.11.11) e ripreso da varie testate giornalistiche. Impegno ribadito anche di recente in risposta al quesito posto al Ministero da un Avvocato colpito da tumore al cervello dopo uso intenso e prolungato del cellulare (La Gazzetta del Mezzogiorno del 08.10.12).