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Timestamp: 2019-12-05 18:03:47+00:00
Document Index: 112723509

Matched Legal Cases: ['art 29', 'art 30', 'art 31', 'art. 149', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 38', 'art. 38', 'art. 12', 'art. 5', 'art. 154', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art 156', 'art 156', 'art. 44', 'sentenza ', 'art. 291', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 7']

Diritto di famiglia – Studio Legale Delfino e Sgobbo
Studio Legale Delfino e Sgobbo
Separazioni, divorzi e affidamenti sono trattati dallo Studio con la massima riservatezza, cura ed attenzione.
Le problematiche che riguardano la famiglia,in particolar modo quando queste coinvolgono i minoiri richiedono una competenza che va oltre i soli aspetti giuridici del diritto di famiglia.
Il diritto di famiglia è un ramo del Diritto Civile che disciplina i rapporti familiari, trattando questioni attinenti ai rapporti tra coniugi, di adozione, di filiazione e ancora di parentela e affinità.
La costituzione italiana dedica tre articoli alla famiglia.
Da questi tre articoli (l’art 29; l’art 30 e l’art 31) vengono definiti ed estrapolati i principi che regolano il diritto di famiglia.
La concezione della famiglia italiana è molto mutata a partire dal 1942.
Prima dell’entrata in vigore del Codice Civile, la famiglia era basata du un rapporto di subordinaszione della moglia rispetto al marito, in tutti i rapporti (personali, relazioni di coppia, nell’accudimento dei figli, patrimoniali) e sulla discriminazione dei figli fuori dal matrimonio.
La legge 19 maggio 1975 nº151, ha portato profonde modifiche tra le quali la riconosciuta parità dei coniugi, il riconoscimento dei figli naturali e la stessa tutela prevista per i figli legittimi, l’istituzione della comunione dei beni come regime patrimoniale legale.
Ulteriori modifiche riguardano la legge sul divorzio e la legge sull’affidamento condiviso.
Il divorzio disciplinato dal codice civile (art. 149 c.c.), dalla legge 898/1970 (che ha introdotto l’istituto per la prima volta in Italia) e dalla legge n. 74/1987 (che ha apportato delle modifiche significative alla precedente) è l’istituto giuridico che consente lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio quando tra i coniugi è venuta a mancare la comunione spirituale e materiale di vita ed essa non può essere in nessun caso ricostituita.
– Scioglimento: se è stato contratto matrimonio con rito civile;-
– Cessazione: se è stato contratto matrimonio concordatario.
Il divorzio può seguire due percorsi alternativi:
– Divorzio congiunto:, quando esiste accordo tra i coniugi su tutte le condizioni. E’ questoil caso in cui il ricorso è presentato da entrambi;
– Divorzio giudiziale: il ricorso è presentato da un solo coniuge in quanto non esiste l’accordo tra i due.
Elementi per richiedere il divorzio:
– la mancanza di coabitazione tra marito e moglie
– il venir meno dell’affectio coniugalis, cioè della comunione morale e spirituale;
– questioni patrimoniali e assegnazione dell’abitazione familiare
– versamento assegno divorzile
– affidamento della prole
Le cause che permettono ai coniugi di divorziare sono elencate nell’art. 3 della legge 1970/898 e attengono principalmente ad ipotesi in cui uno dei due coniugi abbia attentato alla vita o alla salute dell’altro coniuge o della prole, ovvero abbia compiuto reati contrari alla morale della famiglia.
La causa prevalente che porta al divorzio è la separazione legale dei coniugi protratta ininterrottamente per almeno tre anni a far tempo dalla prima udienza di comparizione dei coniugi innanzi al tribunale.
– in caso di separazione consensuale: a seguito di omologazione del decreto disposto dal giudice;
– in caso di separazione di fatto;
– in caso di separazione giudiziale: qualora vi sia stato il passaggio in giudicato della sentenza del giudice;
A seguito di divorzio, vengono meno i diritti e gli obblighi discendenti dal matrimonio, viene meno la partecipazione dell’ex coniuge all’impresa familiare, viene meno la comunione legale dei beni, cessa la destinazione del fondo patrimoniale.
Esso ha natura complessa, infatti possiede:
– una componente risarcitoria: bisogna accettare la causa che determina una rottura delrapporto;
– una componente assistenziale: si necessita, quindi, di valutare il pregiudizio che può causare ad uno dei coniugi lo scioglimento del vincolo matrimoniale;
– una componente compensativa: in questo caso bisogna valutare gli apporti di ciascun coniuge alla conduzione familiare.
L’assegno può essere concesso quando sussista una di queste tre componenti. Il versamento dell’assegno divorzile è riconosciuto ad uno dei coniugi poiché questi ha diritto di mantenere lo stesso tenore di vita avuto in costanza di matrimonio.
L’assegno di divorzio ha natura diversa dall’assegno di mantenimento e da quello alimentare (concessi in sede di separazione e che quindi presuppongono l’esistenza e la persistenza del rapporto coniugale); ha causa nello scioglimento del vincolo matrimoniale.
L’assegno può essere oggetto di rinuncia, ma se sopraggiunge uno stato di bisogno, sarà possibile revisionare le decisioni assunte precedentemente dal tribunale.
Se l’assegno viene versato mensilmente, il coniuge che lo riceve, in caso di morte dell’ex coniuge, potrà ottenere una quota dell’eredità proporzionale alla somma percepita con assegno mensile e vedersi riconosciuto automaticamente il diritto alla pensione di reversibilità o ad una quota di essa.
Qualora sia liquidato in un’unica soluzione viene meno qualunque diritto della parte che lo ha ricevuto a proporre ulteriori richieste di natura economica, ritenute dalla legge stessa improponibili. In tal caso il coniuge non potrà vantare alcun diritto neanche in ambito successorio.
L’assegno si estingue:
– al momento in cui colui che lo percepisce passa a nuove nozze;
– o qualora colui che è obbligato a versarlo muore o fallisce.
Qualora l’obbligato non versi l’importo stabilito è possibile agire nei suoi confronti o nei confronti di chi è suo debitore (ad esempio il datore di lavoro o una banca), per ottenere ciò che è dovuto. Può essere oggetto di pignoramento anche lo stipendo o la pensione dell’obbligato
Divorzio e Patrimonio
In ambito di divorzio giudiziale, se non vi sia accordo tra i due coniugi sui rapporti patrimoniali, il tribunale può riconfermare le decisioni già adottate in sede di separazione, oppure, successivamente a prove prodotte dalle parti o dai controlli tributari disposti dallo stesso giudice per valutare la capacità contributiva di ciascun coniuge – può stabilire in merito all’eventuale assegno divorzile e all’affidamento e mantenimento dei figli.
Non si può in alcun modo disporre in ordine alle proprietà esclusive dei coniugi e neanche degli acquisti effettuati autonomamente dall’uno o dall’altro. Stesso discorso vale per i beni di carattere “personale”, così come individuati dalla legge, fatto salvo il caso dell’assegnazione dell’abitazione familiare al coniuge affidatario esclusivo della prole, anche se non proprietario del bene.
Per quanto riguarda l’assegnazione dell’abitazione familiare e l’affidamento dei figli valgono più o meno gli stessi principi stabiliti per la procedura di separazione.
L’affidamento dei figli in caso di divorzio è disciplinato dalle norme introdotte con la Legge n. 54 dell’8 febbraio 2006.
Il principio fondamentale:
– in caso di divorzio dei genitori, il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, di ricevere cura, istruzione, educazione da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale.
Quindi, in ambito di divorzio il giudice deve valutare attentamente e prioritariamente la possibilità che i figli minorenni restino affidati ad entrambi i genitori tramite un “affidamento condiviso” oppure a quale dei genitori i figli siano affidati: “affidamento esclusivo”.
Sono determinati anche dal giudice, i tempi e le modalità di presenza dei figli presso ciascun genitore. Fissa la misura e i modi con cui giascun coniuge deve contribuire al mantenimento dei figli, alla loro educazione così come alla loro cura ed istruzione.
Il genitore affidatario avrà la podestà sui figli oltre all’amministrazione legale sui loro bene; il genitore non affidatario, invece, conserva:
– l’obbligo/diritto di mantenere e istruire i figli;
– a versare l’assegno di mantenimento corrisposto mensilmente, e le spese ritenute straordinarie ( ricreative, scolastiche , sportive…) L’importo dell’assegno deve essere rivalutato ogni anno secondo gli indici ISTAT.
Il giudice può anche stabilire un assegno a favore dei figli maggiorenni quando non abbiano adeguati redditi propri.
– Possono offrire la disponibilità all’affidamento coppie (coniugate e non coniugate) con figli o senza e anche singole persone.
– L’affidamento può essere a parenti o a terzi intendendo, cioè, famiglie che non hanno con i minori affidati nessun rapporto di parentela.
– Non sono fissati importanti vincoli di età degli affidatari rispetto al minore affidato.
– Occorre rivolgersi ai servizi sociali territoriali di residenza, per offrire la propria disponibilità e il proprio desiderio ad essere affidatari.
– I servizi sociali territoriali effettueranno incontri e colloqui di conoscenza con le famiglie disposte e disponibili all’affidamento, al fine di poter recuperare informazioni circa l’effettiva corrispondenda tra le caratteristiche e l’idoneità di tale famiglia e le caratteristiche del bambino bisognoso di cure morali affettive e materiali.
– Alla famiglia affidataria riconosciuta dai servizi sociali territoriali spetta un contributo economico mensile e una copertura assicurativa.
– Il contributo economico può essere di entità ridotta e determinato dopo un’accurata valutazione della situazione socio-economica familiare da parte dei servizi sociali territoriali nel caso di affidamento a parenti.
– La legge per il sostegno alla maternità e alla paternità estende gli stessi diritti in materia di congedi lavorativi e riposi giornalieri anche ai genitori affidatari. Prevede, inoltre, altre misure di sostegno che comprendono la possibilità di particolari rimborsi spese.
– Sul territorio esistono gruppi di Auto-aiuto, in cui è possibile trovare confronto e sostegno, preparazione e informazioni utili per per l’affidatario e per i bambini e gli adolescenti in affido.
Rimborso spese agli affidatari:
La legge prevede misure di sostegno ed aiuto economico in favore della famiglia affidataria. Tali misure riguardano anche un rimborso a favore della stessa. Il rimborso è previsto per interventi di cura e di particolare rilevanza per il progetto di affidamento.
La famiglia affidataria percepisce un contributo fisso svincolato dal reddito
Le possibili variazioni del contributo possono essered eterminate sia da decisione delle singole amministrazioni sia dalla natura dell’impegno richiesto alla famiglia affidataria.
In base alla normativa vigente secondo la legge 149/01, art. 38, comma, il Giudice può disporre che gli assegni familiari siano emessi in favore dell’affidatario.
I minori in affidamento sono assicurati per incidenti e danni subiti o provocati nel corso dell’affidamento.
Detrazione d’imposta:
La legge 149/01, art. 38, comma 2 dichiara che sono applicabili agli affidatari le detrazioni d’imposta per carichi di famiglia, purchè l’affidato risulti a carico secondo l’art. 12, DPR n. 917/86, tramite un provvedimento dell’Autorità Giudiziaria.
Tutela delle lavoratrici e dei lavoratori affidatari:
I genitori adottivi o affidatari hanno gli stessi diritti in materia di congedo di maternità o di paternità, di congedi parentali, di congedi per la malattia del figlio/a, di congedi per riposi giornalieri.
Iscrizione anagrafica del minore:
Negli affidamenti brevi, non viene effettuata nessuna variazione anagrafica del minore.
Negli affidamenti a lungo termine l’iscrizione potrebbe avvenire previo accordo con i servizi sociali e con i genitori biologici del minore, non decaduti dalla potestà.
Secondo la legge 149/01, art. 5, comma 1, l’affidatario in relazione con le autorità sanitarie esercita i poteri connessi con la potestà parentale.
– Rimane valido il tesserino sanitario se il bambino viene affidato ad una famiglia residente nella stessa Azienda Sanitaria Locale. La famiglia può comunque richiedere la variazione del medico se lo ritiene necessario e valido.
– Se l’affidamento avvenga in una famiglia residente in altra ASL, al minore verrà rilasciato, sulla base della presentazione all’ASL della documentazione di affidamento, un tesserino sanitario rinnovabile ogni sei mesi.
L’affidatario in rapporto alle relazioni con le istituzioni scolastiche esercita i poteri connessi con la potestà parentale.
– L’iscrizione al nido, alle scuole dell’obbligo e delle superiori va fatta sulla base del domicilio del minore.
Gli affidatari devono presentare una dichiarazione che attesti l’affidamento. In alcune strutture educative per la prima infanzia è prevista la priorità per l’accoglimento della domanda di iscrizione e la possibilità di accesso al servizio a tariffe agevolate.
Gli affidatari partecipano all’elezione degli organi collegiali
La richiesta per ottenere il documento valido per l’espatrio deve essere firmata dai genitori biologici dal tutore. Il Giudice Tutelare può autorizzare l’espatrio, in assenza del consenso dei genitori naturali.
– La famiglia affidataria che avesse la necessità di tale documentazione deve rivolgersi ai servizi territoriali che hanno in carico il bambino. Può trattarsi di una procedura complessa e lunga, quindi è opportuno attivarsi con 1/2 mesi di anticipo.
Letture sull’affido
Di seguito riportiamo un elenco di letture consigliate sull’affido.
– Arrigoni, G., Dell’Olio, F., Appartenenze: comprendere la complessità dell’affido familiare , Milano, F. Angeli, 1998
– Cambiaso, G., L’affido come base sicura: la famiglia affidataria, il minore e la teoria dell’attaccament o, Milano, F. Angeli, 1998
– Cannone, A., L’affidamento dei minori nel diritto internazionale privato e processuale, Bari, Cacucci, 2000
– Costi, P.O. et al., Un bambino per mano: l’affido familiare, una realtà complessa, Milano, F. Angeli, 1997
– David, M., Le placement familial: de la pratique à la théorie , France, Dunod, 2004
– Dell’Antonio, A., La consulenza psicologica per i minori, Roma, Carocci, 2002
– Francescato, D., Quando l’amore finisce, Bologna, Il mulino, 2002
– Ichino Pellizzi, F., Affido familiare, cenerentola delle riforme?, in “Prospettive sociali e sanitarie”, 2002, n. 17, p. 6
– Ichino Pellizzi, F., Zevola, M., I tuoi diritti: affido familiare e adozione, Milano, Hoepli, 2002
– Malagoli Togliatti, M., Rocchietta Tofani, L., Famiglie multiproblematiche, Roma, Carocci, 2002
– Martini, V., Una famiglia per ogni bambino: famiglie accoglienti e affido, Cinisello Balsamo, San Paolo, 2003
– Oliverio Ferraris, A., Il terzo genitore: vivere con i figli dell’altro, Milano, R. Cortina, 1997
– Maglietta Marino- L’affidamento condiviso dei figli. Guida alla nuova legge. Per genitori, mediatori, avvocati, psicologi, assistenti sociali. Franco Angeli, 2006
La separazione incide solo su alcuni effetti propri del matrimonio, non pone, quindi, fine al matrimonio, né fa venir meno lo status giuridico di coniuge.
Con la separazione si scioglie la comunione legale dei beni, terminano gli obblighi di fedeltà e di coabitazione.
Rimangono altri effetti opportunamente disciplinati, come quello di educare ed istruire la priole, di mantenere il coniuge più debole e di contribuire nell’interesse della famiglia.
Oggi la separazione può essere dichiarata per cause oggettive, cioè indipendentemente dalla colpa di uno dei due coniugi (separazione dovuta ad accadimenti esterni che si frappongono ai coniugi, a causa di condizioni impreviste ed imprevedibile al momento della celebrazione matrimoniale, dichiarate dal legislatore “intollerabili” per la prosecuzione della convivenza e per il corretta educazione alla prole).
A differenza del divorzio, la separazione, ha carattere transitorio, perchè è possibile riconciliarsi, senza alcuna formalità, facendo cessare gli effetti prodotti dalla stessa (art. 154 c.c.).
Per rendere formale la riconciliazione è possibile per i coniugi recarsi al Comune di appartenenza per rilasciare un’apposita dichiarazione, oltre all’accertamento giudiziario.
– Separazione di fatto: accade quando i coniugi decidano di separarsi senza formalità, senza, cioè, far ricorso alle vie legali. Questo accade quando i coniugi, vivendo insieme o in dimore diverse, decidono di pensare ognuno al prorpio destino senza l’interesse nei confronti dell’altro,
La separazione di fatto non produce alcun effetto sul piano giuridico, né è sufficiente a far decorrere il termine di tre anni per addivenire al divorzio.
Comunque, nonostante tale tipo di separazione non sia sanzionata da alcun provvedimento giudiziario, l’abbandono di uno dei due coniugi dall’abitazione familiare oppure l’instaurazione di relazioni extra-coniugali potrebbero essere motivo di addebito della separazione nel caso di separazione giudiziale.
– La separazione legale: essa produce effetti che incidono sui rapporti patrimoniali e personali tra moglie e marito, e tra genitori e figli.
Tra gli ambiti nei quali si manifestano cambiamenti della situazione giuridica si segnalano:
– il diritto agli alimenti per l’ex coniugele
– l’affidamento dei figli ed il loro mantenimento.
– questioni patrimoniali relative alla comunione e ai beni acquistati in comune, e i diritti successori
– il diritto al mantenimento per l’ex coniuge
La separazione personale dei coniugi è regolamentata dal Codice Civile (artt. 150 e ss.), e da una serie di norme speciali.
La separazione consensuale: marito e moglie, di comune accordo tra loro, decidono di separarsi.
Essa non è quindi possibile in mancanza di un accordo tra i coniugi che investa ciascuna questione:
– mantenimento del coniuge debole;
– diritti patrimoniali;
– diritti di visita e mantenimento della prole;
– assegnazione della casa coniugale.
Inizia con il deposito del ricorso che può anche avvenire in assenza di un avvocato, in tuttii tribunali.
Una volta stabilita la data dell’udienza, i coniugi devono personalmente comparire per il tentativo obbligatorio di conciliazione, dinanzi al presidente del tribunale.
Il presidente del tribunale adotterà gli eventuali provvedimenti che riterrà necessari ed urgenti. È dalla data di tale udienza che decorre il termine di tre anni per poter richiedere il divorzio.
In un secondo momento, se gli accordi sono ritenuti non pregiudizievoli ed equi per entrambi i coniugi e soprattutto per la prole, il tribunale dispone con il “decreto di omologa”, così determina di diritto la separazione.
Le condizioni stabilite in sede di separazione consensuale possono comunque essere modificate o revocate qualora intervengano fatti nuovi che mutano la situazione di uno dei coniugi o il rapporto con i figli.
La separazione giudiziale avviene nel caso in cui tra i coniugi non vi è accordo e di conseguenza non può esserci una separazione consensuale. La separazione legale può essere richiesta, quindi, anche da un solo coniuge.
Nella prima udienza c’è la comparizione personale obbligatoria dei coniugi davanti al presidente del tribunale. La comparizione avviene con le stesse modalità della separazione consensuale.
Anche in questo caso, il presidente del tribunale, se ritiene necessario, adotterà i provvedimenti urgenti a tutela del coniuge debole ovvero della prole.
Il procedimento si svolgerà secondo le forme del “rito ordinario” ed il provvedimento emesso a conclusione dell’iter ha la forma di sentenza.
Nell’ambito del divorzio è anche possibile richiedere l’addebito della separazione, tramite l’accertamento della violazione degli obblighi proprio del matrimonio (tutela della prole, questioni inerenti al fedeltà dei coniugi).
Se il giudice riconosce l’addebito a carico di uno dei coniugi, quest’ultimo perde il diritto ad ottenere il mantenimento ovvero la maggior parte dei diritti successivi.
Già in prima udienza, è riconosciuta l’immediata possibilità di dichiarare, con sentenza non definitiva, la separazione tra i coniugi.
In questo modo è possibile proseguire con il procedimento per decidere i soli aspetti controversi.
Questo permette di richiedere il divorzio anche prima dell’emissione della sentenza definitiva che regola e disciplina i rapporti tra i coniugi.
La separazione giudiziale, può essere trasformata in separazione consensuale, anche in corso di causa.
Non può invece accadere il contrario, e deve avviarsi una nuova procedura.
Le condizioni stabilite in sede di separazione legale possono essere modificate o revocate qualora intervengano nuovi fatti che cambino la situazione di uno dei coniugi o il rapporto con la prole.
Questioni Patrimoniali nella separazione
La separazione, consensuale e giudiziale, determina principalmente lo scioglimento del regime di comunione legale dei beni.
– Per quanto riguarda i beni acquistati prima del matrimonio e quelli personali la legge dichiara che questi restano di esclusiva proprietà del coniuge intestatario.
Se al momento della celebrazione matrimoniale, o in seguito, è stato adottato il regime di separazione legale dei beni, i beni restano di proprietà esclusiva del coniuge intestatario.
In ogni caso sono fatti salvi tutti i provvedimenti indispensabili all’interesse della prole.
– In presenza di un procedimento di separazione giudiziale si ha lo scioglimento dell’eventuale regime di comunione legale e tutti i beni restano di proprietà comune o esclusiva dei coniugi.
– In ambito di separazione consensuale, i coniugi, attraverso un accordo omologato successivamente dall’autorità giudiziaria, regolamentano i loro rapporti che possono avere come oggetto: la divisione di beni comuni, l’assegnazione ad uno dei coniugi di beni di proprietà comune o esclusiva dell’altro coniuge, il riconoscimento di un assegno di mantenimento a favore del coniuge debole.
– Con la separazioni non viene meno lo status giuridico di coniuge, e per questo motivo a chi è separato spetta una parte della pensione di reversibilità.
– Per ciò che riguarda i diritti successori, il coniuge separato è equiparato a tutti gli effetti al coniuge non separato.
– Al momento della separazione, il giudice può stabilire che il coniuge, che non abbia un reddito proprio adeguato e che non si possa a lui abbeditare la colpa della separazione, riceva dall’altro coniuge un assegno di mantenimento (art 156, 1º comma, C.c.).
– In caso di inadempimento,l ‘assegno può essere ordinato a terzi, oppure può essere ordinato il sequestro dei beni del coniuge obbligato al versamento dell’assegno di mantenimento.
– Tale assegno deve garantire lo stesso tenore di vita avuto durante il matrimonio, sempre se il coniuge obbligato possa effettivamente trovarsi nelle condizioni econoniche necessarie per tale obbligo; l’assegno di mantenimento viene corrisponsto mensilmente. Il coniuge può rifiutare di accettare l’accegno.
– Il provvedimento con cui il Giudice dispone la corresponsione dell’assegno di mantenimento può essere revocato e modificato qualora intervengano nuovi fatti e visiano giustificati i motivi di tale cambiamento.
– Il coniuge a cui è addebitata la separazione ha diritto agli alimenti nel caso si trovi in uno stato di particolare povertà ed indigenza (art 156, 3º comma, C.c.).Non ha diritto al mantenimento.
Abitazione familiare: l’assegnazione
– L’abitazione familiare viene di regola assegnata dal giudice al coniuge affidatario dei figli, valutando sempre l’interesse della prole stessa se ve ne sono, e comunque sempre valutando prioritariamente l’interesse della prole stessa.
– La casa familiare non può venire assegnata esclusivamente ad uno dei coniugi, qualora non vi siano figli.
– Se di proprietà comune, si potrà richiedere la divisione giudiziale dell’immobile.
– Se di proprietà esclusiva, sarà di disponibilità esclusiva del coniuge proprietario.
– Il diritto al godimento della casa familiare viene meno:
– nel caso che il coniuge assegnatario non abiti o cessi di abitare stabilmente nella casa familiare;
– conviva more uxorio;
L’affidamento dei figli segue il principio fondamentale secondo cui, in caso di separazione dei genitori, il figlio minore ha il pieno diritto di mantenere e conservare un rapporto con entrambi i genitori; dio rivevere ogni tipo di cura (economica, morale), di aver dirittto all’educazione e istruzione da entrambi, e di conservare importanti e significativi rapporti con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale.
Pertanto il giudice deve valutare prioritariamente la possibilità che i figli minori restino affidati a entrambi i genitori “affidamento condiviso” oppure stabilisce a quale di essi i figli sono affidati “affidamento esclusivo”, sempre nell’assoluto interesse della prole.
– Il giudice dispone i tempi e le modalità della presenza dei figli presso ciascun genitore; fissa la misura e il modo con cui ciascuno di essi deve contribuire al mantenimento e alla cura totale.
– Il genitore non affidatario conserva l’obbligo e nello stesso tempo il diritto, di istruire mantenere ed educare i propri figli
– Il coniuge affidatario in via esclusiva avrà la potestà sui figli oltre all’amministrazione e l’usufrutto legale sui loro beni.
– Il genitore non affidatario è tenuto a versare un assegno di mantenimento per la prole.
– Oltre all’assegno di mantenimento mensile devono essere date anche le somme relative a spese straordinarie come quelle mediche, sportive, ricreative, scolastiche. L’importo è valutato ogni anno secondo gli indici Istat.
– Anche per i figli maggiorenni c’è la possibilità di ricevere un assegno qualora si trovino in una posizione economica inadeguata
Nel nostro ordinamento, sono previste oggi tre forme di adozione: l’adozione piena o legittimante, quella nei casi particolari e quella delle persone maggiori di età (l’unica che ricalchi l’originario istituto). L’adozione in casi particolari e quella dei maggiori di età rappresentano, oramai, delle ipotesi residuali e di scarsa applicazione pratica.
L’adozione in casi particolari è ammessa per ipotesi previste dall’art. 44 della legge sulle adozioni (l. n. 183 del 1984):
– quando il minore sia orfano e l’adottante sia un parente entro il sesto grado o un estraneo che ha stabilito con il minore un rapporto stabile e duraturo, precedente alla morte dei genitori;
– quando l’adottante sia coniuge del genitore del minorenne;
– quando il minore abbia gravi handicap e sia orfano di entrambi i genitori;
– quando ricorre l’impossibilità dell’affidamento preadottivo.
Ha come finalità quella di assicurare assistenza morale e materiale al minore che ne sia sprovvisto o per il quale non vi sia piena tutela.
Tale richiesta di adozione può essere avanzata, altresì, da chi ha già dei figli, purché sia ritenuto idoneo moralmente e materialmente ad occuparsi del minore.
È richiesto, oltre al consenso dell’adottante e quello dell’adottato che abbia compiuto i quattordici anni, quello del coniuge e degli ascendenti dell’adottante. Il consenso può sempre essere revocato fino al momento dell’emanazione della sentenza.
Il Tribunale per i Minorenni nel procedimento camerale che si instaura verifica l’esistenza dei presupposti, le condizioni legislativamente previste e dell’effettiva possibilità di una reale convivenza tra adottante e adottato; poi, sentito il Pubblico Ministero, pronuncia sentenza con cui accoglie o rigetta la richiesta.
Con l’adozione in casi particolari, l’adottante assume gli obblighi di assistenza, istruzione e mantenimento nei riguardi dell’adottato, la titolarità e l’esercizio della potestà genitoriale su di lui, ma non l’usufrutto legale sui suoi beni; ha l’obbligo di effettuare l’inventario dei beni del minori con poteri in tutto e per tutto coincidenti con quelli del tutore.
L’adottato, invece, conserva diritti e obblighi nei confronti della famiglia originaria e, contemporaneamente, li acquista verso quell’adottiva. Ha diritto di successione sia rispetto alla famiglia naturale sia rispetto a quell’adottiva; conserva il cognome originario, ma con l’anteposizione di quello dell’adottante; pur nella permanenza dei divieti matrimoniali, non ha rapporti giuridici con i parenti dell’adottante (ma la regola vale anche per l’adottante che non diventa parente dei parenti dell’adottato).
Anche l’adozione di persone maggiori di età non fa sorgere alcun rapporto di filiazione legittima,ma una relazione di filiazione adottiva verso un maggiorenne.
Essa comporta l’assunzione del cognome dell’adottante davanti a quello originario dell’adottato, l’acquisto di diritti successori in capo all’adottato e non viceversa, l’assunzione del reciproco obbligo degli alimenti e la conservazione dello status, dei diritti e degli obblighi dell’adottato nei confronti della famiglia di origine, senza che si instaurino rapporti di parentela (e viceversa).
L’art. 291 c.c. stabilisce quali requisiti soggettivi per questa forma di adozione il compimento dei 35 anni di età da parte dell’adottante; la differenza di almeno diciotto anni tra adottante e adottato, ma l’assoluta carenza in capo all’adottante, seppur sposato, di discendenza legittima o legittimata.
La richiesta di adozione deve essere presentata dall’adottante presso il Tribunale Ordinario del luogo di residenza del richiedente. L’autorità giudiziaria deve accertare, oltre all’esistenza dei presupposti normativamente previsti, se l’adozione è vantaggiosa per l’adottando, se l’adottante e l’adottando abbiano prestato il consenso e, infine, se l’eventuale coniuge dell’adottante e dell’adottando, nonché gli ascendenti dell’adottando abbiano prestato il loro assenso.
Il consenso all’adozione può essere revocato fino all’emanazione della sentenza di adozione.
Anche l’adozione dei maggiori di età, come quella per i casi particolari, può essere revocata per indegnità dell’adottante o dell’adottato (artt. 306 – 307 c.c.) con sentenza del Tribunale.
Accanto a queste ipotesi particolari vi è poi la vera e propria adozione (c.d. Adozione Piena) che si viene a creare tra soggetti non legati da vincoli di sangue, recidendo ogni legame dell’adottato con la sua famiglia di origine con lo scopo principale di tutelare i minori abbandonati, orfani o che non ricevano una sufficiente assistenza dalla propria famiglia.
Il figlio adottato acquista lo status di figlio legittimo, assume il cognome del padre adottivo e solo dopo aver raggiunto i venticinque anni – o i diciotto quando sussistano gravi e comprovati motivi inerenti alla sua salute psicofisica – l’adottato può accedere alle informazioni relative alle sue origini e alla identità dei suoi genitori naturali.
– l’essere sposati da almeno tre anni, senza che tra i due coniugi vi sia separazione anche solo di fatto.
– Entrambi i coniugi devono richiedere l’adozione.
– I futuri genitori devono essere considerati moralmente e materialmente idonei ad educare ed istruire il minore;
– Devono avere almeno 18 e non più di 45 anni di differenza di età con l’adottato.
– L’art. 7 della legge sulle adozioni come modificato dalla legge n. 149 del 2001 stabilisce, poi, che l’adottato deve essere un minore che si trovi nella condizione di stato di abbandono per il quale il Tribunale per i Minorenni abbia dichiarato lo stato di adottabilità.
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