Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-488-codice-civile-dichiarazione-in-caso-di-termine-fissato-dallautorita-giudiziaria
Timestamp: 2018-08-14 19:24:02+00:00
Document Index: 182570609

Matched Legal Cases: ['art. 481', 'art. 481', 'art. 488', 'art. 484', 'art. 485', 'art. 564']

Art. 488 codice civile: Dichiarazione in caso di termine fissato dall'autorità giudiziaria
Codice civile Art. 488 codice civile: Dichiarazione in caso di termine fissato dall’autorità giudiziaria
Il chiamato all’eredità,che non è nel possesso di beni ereditari, qualora gli sia stato assegnato un termine a norma dell’art. 481, deve, entro detto termine, compiere anche l’inventario; se fa la dichiarazione e non l’inventario, è considerato erede puro e semplice.
L’autorità giudiziaria può accordare una dilazione (1).
(1) Premesso che il chiamato non possessore ha a disposizione dieci anni di tempo per dichiarare se accetta l’eredità, sia come erede puro e semplice sia come erede beneficiato, qui si tratta il caso particolare in cui il giudice gli abbia fissato un termine inferiore per decidersi. Se ciò accade, il chiamato, per usufruire del cd. «beneficio d’inventario», dovrà fare la dichiarazione beneficiata e redigere l’inventario, nel termine suddetto. Se però, in tale termine, il chiamato fa la dichiarazione di accettazione beneficiata ma non completa l’inventario, sarà considerato erede puro e semplice, perdendo il beneficio.
Perde, invece, il diritto di accettazione se entro il termine ha compiuto l’inventario, ma non la dichiarazione di accettazione.
In tema di successioni per causa di morte, il termine fissato dal giudice, ai sensi dell'art. 481 c.c., entro il quale il chiamato deve dichiarare la propria eventuale accettazione dell'eredità, anche con inventario, è un termine di decadenza, essendo finalizzato a far cessare lo stato di incertezza che caratterizza l'eredità fino all'accettazione del chiamato. Ne consegue che dal decorso di detto termine, in assenza della dichiarazione, discende la perdita del diritto di accettare, rimanendo preclusa ogni proroga di esso, senza che rilevi in senso contrario la possibilità di dilazione consentita dall'art. 488, comma 2, c.c. unicamente per la redazione dell'inventario.
Cassazione civile sez. II 26 marzo 2012 n. 4849
In tema di successioni "mortis causa", l'art. 484 c.c., nel prevedere che l'accettazione con beneficio d'inventario si fa con dichiarazione, preceduta o seguita dalla redazione dell'inventario, delinea una fattispecie a formazione progressiva di cui sono elementi costitutivi entrambi gli adempimenti ivi previsti; infatti, sia la prevista indifferenza della loro successione cronologica, sia la comune configurazione in termini di adempimenti necessari, sia la mancata di una distinta disciplina dei loro effetti, fanno apparire ingiustificata l'attribuzione all'uno dell'autonoma idoneità a dare luogo al beneficio, salvo il successivo suo venir meno, in caso di difetto dell'altro. Ne consegue che, se da un lato la dichiarazione di accettazione con beneficio d'inventario ha una propria immediata efficacia, determinando il definitivo acquisto della qualità di erede da parte del chiamato che subentra perciò in universum ius defuncti, compresi i debiti del "de cuius", d'altro canto essa non incide sulla limitazione della responsabilità intra vires, che è condizionata (anche) alla preesistenza o alla tempestiva sopravvenienza dell'inventario, in mancanza del quale l'accettante è considerato erede puro e semplice (art. 485, 487, 488 c.c.) non perché abbia perduto "ex post" il beneficio, ma per non averlo mai conseguito. Infatti, le norme che impongono il compimento dell'inventario in determinati termini non ricollegano mai all'inutile decorso del termine stesso un effetto di decadenza ma sanciscono sempre come conseguenza che l'erede viene considerato accettante puro e semplice, mentre la decadenza è chiaramente ricollegata solo ed esclusivamente ad alcune altre condotte, che attengono alla fase della liquidazione e sono quindi necessariamente successive alla redazione dell'inventario. Poiché l'omessa redazione dell'inventario comporta il mancato acquisto del beneficio e non la decadenza dal medesimo, ne consegue che all'erede, il quale agisce contro i terzi non chiamati alla successione, è precluso l'esperimento dell'azione di riduzione, non sussistendo il presupposto al riguardo richiesto dall'art. 564, comma 1, ultima parte, c.c., cioè l'accettazione con beneficio d'inventario.
Cassazione civile sez. II 09 agosto 2005 n. 16739