Source: http://sentenze.blogspot.com/2009/05/
Timestamp: 2017-12-17 06:18:20+00:00
Document Index: 152256488

Matched Legal Cases: ['art. 16', 'art. 184', 'art. 615', 'art. 586', 'art. 4', 'art. 81', 'art. 4', 'sentenza ', 'art. 300', 'art. 81', 'art. 771', 'art. 1159', 'art. 86', 'art. 19', 'art. 35', 'art. 35', 'art. 37', 'art. 37', 'art. 2043', 'art. 2598', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 10', 'art. 13', 'art. 297', 'sentenza ', 'art. 14', 'sentenza ', 'art. 268', 'art. 53', 'art. 53', 'art. 52', 'art. 1783', 'art. 1785', 'art. 634', 'art. 640', 'art. 465', 'sentenza ', 'art. 28']

Sentenze e massime - Ultime dalla Corte di Cassazione: maggio 2009
RAPPORTI INTERNAZIONALI – TRATTAMENTO DELLO STRANIERO - CONDIZIONE DI RECIPROCITA’ PREVISTA DALL’ART. 16 DELLE PRELEGGI – AMBITO DI APPLICAZIONE
L'art. 16 delle disposizioni sulla legge in generale (cc.dd preleggi) sulla condizione di reciprocità è applicabile solo in relazione ai diritti non fondamentali della persona dal momento che i diritti fondamentali, come quelli alla vita, all'incolumità ed alla salute, siccome riconosciuti dalla Costituzione, non possono essere limitati da tale articolo, con la conseguenza che la relativa tutela deve essere assicurata, senza alcuna disparità di trattamento, a tutte le persone, indipendentemente dalla cittadinanza (italiana, comunitaria ed extracomunitaria).
Sentenza n. 10504 del 7 maggio 2009
(Sezione Terza Civile, Presidente G. B. Petti e Relatore A. Talevi)
PROVA TESTIMONIALE – APPLICAZIONE DEL PRINCIPIO DI INFRAZIONABILITA’ E CONTESTUALITA’ – AMMISSIBILITA’ - CONSEGUENZE IN GRADO DI APPELLO
Anche nell'assetto normativo processuale conseguente all'entrata in vigore della legge n. 353 del 1990 (e successive modif.), improntato oltretutto ad un sistema delle preclusioni istruttorie ancor più rigido rispetto al regime processuale precedente, è inammissibile in appello (salvo il ricorso al rimedio della rimessione in termini previsto dall'art. 184 bis cod. proc. civ., qualora ne sussistano le condizioni), per il principio dell'infrazionabilità e della contestualità che la caratterizzano, la prova testimoniale che, anche in modo indiretto, si appalesi preordinata a contrastare, completare o confortare le risultanze di quella già dedotta ed assunta in primo grado, e cioè a determinare, attraverso nuove modalità e circostanze, ovvero per la connessione delle circostanze già provate con quelle da provare, una diversa valutazione dei fatti che sono stati oggetto dello stesso mezzo istruttorio nelle precedenti fasi del processo.
Sentenza n. 10502 del 7 maggio 2009
(Sezione Terza Civile, Presidente G.B. Petti e Relatore A. Amendola)
ESPROPRIAZIONE IMMOBILIARE – DECRETO DI TRASFERIMENTO – OPPOSIZIONE ALL’ESECUZIONE DA PARTE DI TERZO – AMMISSIBILITA’ – CONDIZIONI DI FONDATEZZA
E' ammissibile e deve essere esaminata nel merito l'opposizione proposta, ai sensi dell'art. 615 cod. proc. civ., avverso l'esecuzione iniziata in base a decreto di trasferimento immobiliare, adottato in virtù dell'art. 586 cod. proc. civ. a seguito di vendita forzata, quando l'opponente, nei cui confronti sia esercitata la pretesa esecutiva e chiesto il rilascio, il quale non si identifichi con il soggetto che ha subito l'espropriazione, si afferma divenuto proprietario del bene immobile oggetto del suddetto decreto in base ad acquisto fattone per usucapione ed asseritamente verificatosi anteriormente all'emissione del decreto di trasferimento in danno dell'espropriato.
Ordinanza n. 10609 del 8 maggio 2009
(Sezione Terza Civile, Presidente Roberto Preden e Relatore R. Frasca)
RESPONSABILITA’ CIVILE - PROVA - FATTISPECIE RELATIVA AL DISASTRO DI USTICA
RESPONSABILITA’ CIVILE - PROVA - AUTONOMIA DEL PROCESSO CIVILE RISPETTO A QUELLO PENALE – REGOLA DELLA PREPONDERANZA DELL’EVIDENZA O “DEL PIÙ PROBABILE CHE NON” –FATTISPECIE RELATIVA AL DISASTRO DI USTICA
Stante l’autonomia del processo civile rispetto a quello penale anche in materia probatoria, mentre in quest’ultimo vige la regola della prova “oltre il ragionevole dubbio”, nel primo vige la diversa regola della preponderanza dell’evidenza o “del più probabile che non”, con la conseguenza di dover porre a base della decisione sulla responsabilità civile la soluzione derivante dal criterio di probabilità prevalente, la quale riceva comparativamente il supporto logico maggiore sulla base degli elementi di prova. (Nella specie è stata ritenuta non correttamente motivata la decisione della Corte di Appello di Roma che, nel rigettare la richiesta risarcitoria avanzata dall’Aereolinee Itavia s.p.a. contro i Ministeri della Difesa, degli Interni e delle Infrastrutture, aveva acriticamente recepito le conclusioni del giudice penale circa l’impossibilità di attribuire il disastro aereo di Ustica, alternativamente, ad un’esplosione interna per la presenza di un ordigno, al cedimento strutturale dell’aeromobile oppure ad un’esplosione esterna dovuta al lancio di un missile, così omettendo un’autonoma valutazione delle prove secondo i diversi principi civilistici).
RESPONSABILITÀ CIVILE – NESSO DI CAUSALITÀ- COMPORTAMENTO OMISSIVO - OBBLIGO SPECIFICO DI TENERE LA CONDOTTA POSITIVA - FATTISPECIE RELATIVA AL DISASTRO DI USTICA
In tema di responsabilità civile, poichè l'omissione di una condotta rileva, quale condizione determinativa dell'evento dannoso, quando si tratti di omissione di un comportamento di cautela imposto da una norma giuridica specifica, implicante l'esistenza di particolari obblighi di prevenzione dell'evento, una volta dimostrata in giudizio l’esistenza della norma avente ad oggetto l’obbligo di osservare la regola cautelare omessa, non rileva, ai fini dell’esonero dalla responsabilità, che il soggetto tenuto a detta osservanza abbia provato la non conoscenza in concreto dei presupposti di fatto previsti dalla norma medesima. (Nella specie è stata ritenuta non correttamente motivata la decisione della Corte di Appello di Roma che, nel rigettare la richiesta risarcitoria avanzata dall’Aereolinee Itavia s.p.a. contro i Ministeri della Difesa, degli Interni e delle Infrastrutture, pur ammettendo che esistessero precise norme giuridiche che imponevano al Ministero della difesa di assicurare l’obbligo della sicurezza dei cieli e di impedire l’accesso ad aerei non autorizzati, aveva ritenuto necessario, ai fini della condanna, che sussistesse in capo a detto Organo la conoscenza del fatto che nei cieli circolassero aerei pericolosi, posto che la presumibile presenza di detti aerei era proprio ciò che l’adempimento dell’obbligo di sorveglianza, invece omesso, mirava ad evitare).
Sentenza n. 10285 del 5 maggio 2009
(Sezione Terza Civile, Presidente Salvatore Senese e Relatore Antonio Segreto)
REATO – CAUSE DI ESTINZIONE DELLA PENA – INDULTO – REVOCA – REATO CONTINUATO – DISCIPLINA
Chiamate a decidere "se ai fini della revoca dell'indulto ai sensi dell'art. 4 D.P.R. 394/90 – in caso di condanna per vari reati uniti dal vincolo della continuazione – alcuni (tra i quali il più grave) consumati prima della scadenza del termine per la fruizione del beneficio ed altri successivamente, nei cinque anni dall'entrata in vigore del provvedimento di clemenza – si debba avere riguardo alla pena in concreto irrogata, a titolo di aumento ex art. 81 c. 2 c.p., per ciascun reato ovvero alla sanzione edittale minima per essi prevista, con massima riduzione consentita da eventuali circostanze attenuanti", le Sezioni Unite, accogliendo l'orientamento in precedenza minoritario, hanno affermato che la pena per il reato (od i reati) satellite, suscettibile di comportare la revoca dell'indulto e quindi di precluderne l'applicazione, va individuata nell'aumento inflitto a titolo di continuazione per ognuno di questi, spettando al giudice dell'esecuzione interpretare sul punto il giudicato, qualora in sede di cognizione siano state omesse le singole specificazioni.Il Supremo Collegio ha valorizzato, oltre la ratio di favore dell’istituto, il dato testuale rappresentato dalla circostanza che l'art. 4 DPR 394/90, disciplinando la revocabilità dell'indulto, usi l'espressione "riporti condanna", il che evoca il concetto di pena inflitta dal giudice, ponendosi peraltro in linea con un recente orientamento delle stesse Sezioni Unite (sent. 26.3.2009) che, chiamate a risolvere un contrasto sorto in relazione a fattispecie ove, essendo intervenuta sentenza di condanna non definitiva per un reato continuato, si discuteva circa l'eventuale dichiarazione di inefficacia ex art. 300 co. 4 c.p.p. della custodia cautelare applicata solo per il reato meno grave, hanno ritenuto che, per stabilire "l'entità della pena irrogata", alla quale commisurare la durata della custodia già subita, occorre considerare l'aumento concretamente inflitto ai sensi dell'art. 81 c.p..
Sentenza n. 21501 del 23 aprile 2009 - depositata il 22 maggio 2009
(Sezione Unite Penali, Presidente T. Gemelli, Relatore G. Ferrua)
LAVORO SUBORDINATO – DECADENZA DALL’IMPUGNATIVA DEL LICENZIAMENTO INDIVIDUALE O COLLETTIVO – EFFETTI
Sentenza n. 10235 del 4 maggio 2009
(Sezione Lavoro, Presidente Giuseppe Ianniruberto e Relatore P. Stile)
DONAZIONE - DI COSA ALTRUI - NULLITA' - SUSSISTENZA - TITOLO IDONEO ALL'USUCAPIONE ABBREVIATA - POSSIBILITA' - LIMITI
La donazione dispositiva di un bene altrui, benché non espressamente disciplinata, deve ritenersi nulla alla luce della disciplina complessiva della donazione e, in particolare, dell'art. 771 cod. civ., poiché il divieto di donazione di beni futuri ricomprende tutti gli atti perfezionatisi prima che il loro oggetto entri a comporre il patrimonio del donante; tale donazione, tuttavia, è idonea ai fini dell'usucapione decennale prevista dall'art. 1159 cod. civ., poiché il requisito richiesto da questa norma va inteso nel senso che il titolo deve essere suscettibile in astratto, e non in concreto, di determinare il trasferimento del diritto reale, ossia tale che l'acquisto del diritto si sarebbe senz'altro verificato se l'alienante ne fosse stato titolare.
(Sezione Seconda Sezione Civile, Presidente Rovelli e Relatore Giusti)
TRIBUTARIO – PREAVVISO DI FERMO AMMINISTRATIVO – IMPUGNAZIONE – GIURISDIZIONE TRIBUTARIA - SUSSISTENZA
La S.C. ha affermato che il preavviso di fermo amministrativo ex art. 86 del d.P.R. n. 602 del 1973 è impugnabile avanti al Giudice tributario, se riguarda una pretesa dell’ente pubblico di natura tributaria (nella specie relativa ai contributi dovuti ad un consorzio di bonifica), anche quando l’azione sia stata introdotta prima della modifica dell’art. 19 del d.lgs. n. 546 del 1992 ad opera dell’art. 35, comma 25-quinquies, del d.l. n. 223 del 2006, che ha incluso il fermo tra gli atti impugnabili avanti al Giudice tributario.
Sentenza n. 10672 del 11 maggio 2009
(Sezioni Unite Civili, Presidente Vincenzo Carbone e Relatore R. Botta)
ESTRADIZIONE PER L’ESTERO – MISURA CAUTELARE ADOTTATA DAL PAESE RICHIEDENTE – COMPUTABILITÀ DELLA CUSTODIA CAUTELARE SOFFERTA IN ITALIA – ESCLUSIONE –
ESTRADIZIONE PER L’ESTERO – MISURA CAUTELARE ADOTTATA DAL PAESE RICHIEDENTE – COMPUTABILITÀ DELLA CUSTODIA CAUTELARE SOFFERTA IN ITALIA – ESCLUSIONE – FATTISPECIE
In tema di estradizione “processuale” per l’estero, il periodo di custodia cautelare sofferta in Italia in attesa del giudizio di estradizione non puo’ essere computato nel periodo massimo di detenzione preventiva previsto dall’ordinamento giuridico dello Stato richiedente. A tale riguardo, la Corte ha osservato, in linea generale, che il principio della computabilità della custodia cautelare subita all’estero in conseguenza di una domanda di estradizione è stabilito dall’ordinamento italiano con riferimento alla sola estradizione dall’estero (cd. “attiva”) e non anche in materia di estradizione per l’estero (cd. “passiva”). (Fattispecie relativa ad un mandato di cattura “a termine“ emesso dall’autorità giudiziaria romena e finalizzato al successivo rilascio di un mandato di cattura europeo ai sensi della L. n. 302/2004 della Repubblica di Romania).
Sentenza n. 20955 del 19 maggio 2009
(Sezione Sesta Penale, Presidente Adolfo Di Virginio e Relatore F. Ippolito)
DEMANIO MARITTIMO – ARENILE – RICOMPRENSIONE – SDEMANIALIZZAZIONE TACITA – INAMMISSIBILITA’
Nel demanio marittimo è incluso, oltre il lido del mare e la spiaggia, anche l'arenile, ovvero quel tratto di terraferma che risulti relitto dal naturale ritirarsi delle acque, e la sua natura demaniale - derivante dalla corrispondenza con uno dei beni normativamente definiti negli artt. 822 cod. civ. e 28 cod. nav. - permane anche qualora una parte di esso sia stata utilizzata per realizzare una strada pubblica, non implicando tale evento la sua sdemanializzazione, così come la sua attitudine a realizzare i pubblici usi del mare non può venir meno per il semplice fatto che un privato abbia iniziato ad esercitare su di esso un potere di fatto, realizzandovi opere e manufatti (oltretutto senza il permesso della competente Pubblica Amministrazione, come verificatosi nella specie). Del resto, per i beni appartenenti al demanio marittimo, non è possibile che la sdemanializzazione sia realizzabile in forma tacita, risultando necessaria, ai sensi dell'art. 35 cod. nav., l'adozione di un espresso e formale provvedimento della competente autorità amministrativa, avente carattere costitutivo.
Sentenza n. 10817 del 11 maggio 2009
(Sezione Seconda Civile, Presidente Luigi Rovelli e Relatore A. Giusti)
TRIBUTI – VENDITA PARTECIPAZIONE AZIONARIA INFRAGRUPPO – ELUSIONE TRIBUTARIA – CONFIGURABILITA’
Dalla portata della norma antielusiva, prevista dall'art. 37 bis del d.P.R. n. 600 del 1973, che non presuppone un comportamento fraudolento per ottenere un risparmio di imposta, essendo sufficiente un uso improprio, ingiustificato o deviante - perchè non sorretto da valutazioni economiche diverse dal profilo fiscale - di un legittimo strumento giuridico, la Corte ha desunto che la plusvalenza derivante dalla vendita di una partecipazione azionaria totalitaria all'interno dello stesso gruppo societario è soggetta al regime di tassazione ordinario, essendo la suddetta cessione inopponibile all'amministrazione finanziaria ai sensi del suddetto art. 37.
Sentenza n. 8487 del 8 aprile 2009
(Sezione Quinta Civile, Presidente Mario Cicala e Relatore A. Merone)
Ai fini dell'accertamento delle imposte sui redditi, i contratti di "sale and lease back" di beni ammortizzabili posti in essere tra due società del medesimo gruppo - assumendo rilievo l'unità del gruppo rispetto alla personalità giuridica delle singole società che lo compongono - sono privi di ragioni economiche, indipendentemente dalla loro liceità sul piano civilistico; pertanto, attraverso un comportamento abusivo mediante l'utilizzazione di norme fiscali di favore per fini diversi da quelli per cui sono state create, realizzano una elusione tributaria.
Sentenza n. 8481 del 8 aprile 2009
(Sezione Quinta Civile, Presidente Mario Cicala e Relatore A. Meloncelli)
TRIBUTI – IMPOSTA DI REGISTRO – CONVENZONE TRA ENTE PUBBLICO E SOCIETA’ CONCESSIONARIA – APPLICAZIONE
La Corte ha riconosciuto l’applicazione dell’imposta di registro alla convenzione stipulata tra un ente pubblico e una società concessionaria privata, con la quale il primo eroga sovvenzioni per la realizzazioni di progetti di interesse pubblico, avendo l'atto registrato contenuto patrimoniale, sia per la riconducibilità dell'attività esercitata dalla società all'esercizio di un'impresa (non esclusa dall'esistenza di una concessione), sia per la natura patrimoniale di contributi e sovvenzioni.
Sentenza n. 7455 del 27 marzo 2009
(Sezione Quinta Civile, Presidente Enrico Altieri e Relatore F. Ruggiero)
RISARCIMENTO DANNI – INTESTAZIONE FIDUCIARIA DI CONTO CORRENTE – DANNO CAGIONATO A TERZI DALL’EFFETTIVO TITOLARE – RESPONSABILITA’ DEL FIDUCIARIO
RISARCIMENTO DANNI – INTESTAZIONE FIDUCIARIA DI CONTO CORRENTE – DANNO CAGIONATO A TERZI DALL’EFFETTIVO TITOLARE – RESPONSABILITA’ DEL FIDUCIARIO – CONFIGURABILITA’
Nel caso di intestazione fiduciaria di un conto corrente, l'intestatario fiduciario del conto è tenuto, per il fatto stesso di apparire verso i terzi come l'intestatario, e a maggior ragione per il fatto di non averne la concreta gestione, ad esercitare la necessaria vigilanza in ordine al rispetto da parte dell'effettivo utilizzatore degli accordi presi. Conseguentemente, qualora l'intestatario ometta di esercitare tale vigilanza, disinteressandosi completamente della gestione del conto e l'altro soggetto utilizzi il conto corrente per realizzare un illecito in danno di terzi, l'intestatario del conto corrente può rispondere sul piano causale a titolo di imprudenza e negligenza, ai sensi dell'art. 2043 cod. civ., del danno cagionato a terzi per effetto dell'illecito.
Sentenza n. 8127 del 3 aprile 2009
(Sezione Terza Civile, Presidente S. Senese e Relatore R. Frasca)
CONCORRENZA – ATTI DI CONCORRENZA SLEALE – VENDITA DI PRODOTTI DI STOCCAGGIO DELLO STESSO MARCHIO – ESCLUSIONE
La vendita da parte della ditta produttrice e la successiva commercializzazione di prodotti aventi lo stesso marchio, ma facenti parte del campionario e/o viziati da imperfezioni, e per questo venduti con rilevante abbattimento del prezzo, non integra concorrenza sleale, ai sensi dell'art. 2598 cod. civ., attesa la diversa qualità e la diversa presentazione al pubblico dei prodotti, destinati a un mercato parallelo di commercializzazione mediante stoccaggio.
Sentenza n. 8507 del 8 aprile 2009
(Sezione Prima Civile, Presidente Vincenzo Carbone e Relatore S. Toffoli)
RISARCIMENTO DANNI – PROTESTO ILLEGITTIMO DI TITOLI DI CREDITO – PRESCRIZIONE - DECORRENZA
Il termine di prescrizione del diritto al risarcimento del danno da illegittimo protesto di un titolo di credito (nella specie cambiale-tratta) decorre dalla data dell'avvenuta pubblicazione del bollettino dei protesti, al quale è fisiologicamente attribuita la funzione di pubblicità notizia, che coincide con il momento in cui il danno si manifesta all'esterno, divenendo oggettivamente percepibile e conoscibile
Sentenza n. 7212 del 25 marzo 2009
(Sezione Prima Civile, Presidente M. G. Luccioli e Relatore C. Piccininni)
RISARCIMENTO DANNI – PROTESTO ILLEGITTIMO DI ASSEGNI – DANNO ALLA REPUTAZIONE - CONDIZIONI
In continuità rispetto alla sentenza del 2008 in tema di danno non patrimoniale (S.U. n. 26972), la Corte ha affermato, rispetto al risarcimento del danno da illegittimo protesto di assegno bancario, che la semplice illegittimità del protesto (ove accertata), pur costituendo un indizio in ordine alla esistenza di un danno alla reputazione, da valutare nelle sue diverse articolazioni, non è di per sé sufficiente per la liquidazione del danno, essendo necessarie la gravità della lesione e la non futilità del danno, da provarsi anche mediante presunzioni semplici, fermo restando l'onere del danneggiato di allegare gli elementi di fatto dai quali possa desumersi l'esistenza e l'entità del pregiudizio.
Sentenza n. 7211 del 25 marzo 2009
TRIBUTI - ESENZIONE IVA – CONCESSIONE DI BENI IMMOBILI DEL DEMANIO MARITTIMO - SUSSISTENZA
La Corte, applicando il principio affermato in sede di rinvio pregiudiziale dalla Corte di Giustizia (sentenza 25 ottobre 2007, in C-174/2006), ha stabilito, in riferimento all’esenzione dell’IVA - prevista dall'art. 10, n. 8 del d.P.R. n. 633 del 1972 - che il rapporto di concessione di beni immobili del demanio marittimo rientra nella nozione comunitaria di <> (ai sensi dell'art. 13, parte B, lett. b), della sesta direttiva 77/388/CEE), da intendersi come il rapporto nel quale un soggetto conferisce ad un altro, per una durata convenuta e dietro corrispettivo, il diritto di occupare un immobile in modo esclusivo, senza che assuma rilievo il regime giuridico di diritto amministrativo del procedimento e dell'atto conclusivo, secondo l'ordinamento italiano.
Sentenza n. 6138 del 13 marzo 2009
(Sezione Quinta Civile, Presidente e Relatore Enrico Altieri)
MISURE CAUTELARI – PERSONALI – PRIMA ORDINANZA EMESSA NELL’AMBITO DI UN PROCEDIMENTO CONCLUSOSI CON SENTENZA IRREVOCABILE
MISURE CAUTELARI – PERSONALI – PRIMA ORDINANZA EMESSA NELL’AMBITO DI UN PROCEDIMENTO CONCLUSOSI CON SENTENZA IRREVOCABILE - APPLICABILITA' DEL MECCANISMO DI CUI ALL’ART. 297, COMMA 3 C.P.P. – ESCLUSIONE
Le Sezioni unite, risolvendo un contrasto giurisprudenziale, hanno stabilito che il meccanismo di computo dei termini di durata delle misure cautelari previsto dal terzo comma dell’art. 297 c.p.p. (cd. "contestazione a catena") non si applica al caso in cui la precedente ordinanza cautelare sia stata emessa nell’ambito di un procedimento conclusosi con sentenza divenuta irrevocabile prima dell’adozione della seconda misura.
Sentenza n. 20780 del 23 aprile 2009 - depositata il 18 maggio 2009
(Sezione Unite Penali, Presidente T. Gemelli, Relatore G. Canzio)
RAPPORTI GIURISDIZIONALI CON AUTORITA' STRANIERE - MAE - CONSENSO ALLA CONSEGNA - DECISIONE DI CONSEGNA - COMPETENZA
La Corte ha stabilito che competente all’emissione dell’ordinanza di consegna è sempre la corte di appello, anche in presenza del consenso prestato dalla persona nell’udienza di convalida dell’arresto. Così decidendo, la Corte ha escluso che l’impropria espressione contenuta nell’art. 14, comma 5 della legge n. 69 del 2005 (“L'ordinanza emessa dal presidente della corte di appello ai sensi del comma 4 è depositata tempestivamente in cancelleria…”) abbia attribuito tale competenza al presidente, trattandosi di una delle varie inesattezze tecniche riscontrabili nella suddetta legge.
Sentenza n. 19318 del 6 maggio 2009 - depositata il 7 maggio 2009
PROVE - INTERCETTAZIONI - ADOZIONE DI PROVVEDIMENTO CAUTELARE PERSONALE - DEPOSITO DELLE REGISTRAZIONI - DIRITTI DELLA DIFESA
Sulla scorta della sentenza n. 336 del 2008, con la quale la Corte costituzionale ha dichiarato l’incostituzionalità dell’art. 268 c.p.p., “nella parte in cui non prevede che, dopo la notificazione o l’esecuzione dell’ordinanza che dispone una misura cautelare personale, il difensore possa ottenere la trasposizione su nastro magnetico delle registrazioni di conversazioni o comunicazioni intercettate, utilizzate ai fini dell’adozione del provvedimento cautelare, anche se non depositate”, la Corte di cassazione ha annullato con rinvio l’ordinanza del tribunale del riesame che, nel confermare il provvedimento coercitivo, aveva disatteso le eccezioni di inutilizzabilità delle intercettazioni per la mancata consegna delle trasposizioni su supporto informatico delle registrazioni, richieste in tempo congruo dalla difesa.
Sentenza n. 19150 del 26 marzo 2009 - depositata il 7 maggio 2009
(Sezione Sesta Penale, Presidente G. De Roberto, Relatore A. M. Fazio)
ESTRADIZIONE PER L'ESTERO - ESTENSIONE DELL'ESTRADIZIONE - NUOVO TITOLO RESTRITTIVO - NECESSITA' - ESCLUSIONE
Ai fini della estensione dell’estradizione di persona già consegnata allo Stato richiedente, l’esistenza di un nuovo titolo restrittivo non costituisce un presupposto della domanda, dovendo l’autorità richiesta stabilire solo, in forza del principio di specialità dell’estradizione, se questa possa essere estesa anche ad altri fatti di rilevanza penale che non formavano oggetto della precedente domanda e che siano temporalmente anteriori alla consegna.
Sentenza n. 19147 del 10 marzo 2009 - depositata il 7 maggio 2009
PROVE – PERIZIA - NOMINA - INCARICO COLLEGIALE - CONDIZIONI
Con la decisione in esame, la Corte – in una fattispecie nella quale il Presidente del tribunale aveva provveduto alla liquidazione del compenso per l’esame di 6000 fucili da parte di due consulenti tecnici del P.M. - si pronuncia per la prima volta sull’esegesi della disciplina dettata dall’art. 53 del d.P.R. n. 115 del 2002 e, premessa la necessità di distinguere tra incarico “necessariamente” collegiale ed incarico “eventualmente” collegiale, ha affermato che mentre il primo è quello conferito a più soggetti con varie competenze “necessariamente” da svolgersi in gruppo quando il caso richieda il concorso di conoscenze tecniche diversificate (sicchè il compenso per ciascun professionista deve avere una base quantitativa di certezza non affidata alla discrezionalità del magistrato liquidatore: art. 53, comma quarto), nel secondo, invece, il ricorso ad un collegio di periti o consulenti tecnici è meramente eventuale e può essere ovviato attraverso una maggiore precisione all’atto del conferimento dell’incarico salvo, ove se ne ravvisi la necessità, di fornire un’apposita motivazione che giustifichi la nomina di più soggetti e, laddove non siano richieste competenze diversificate, potendosi giustificare un aumento affidato alla discrezionalità del giudice, cui spetterà il compito di calibrare l’effettivo impegno richiesto per l’espletamento dell’incarico (art. 52).
Sentenza n. 18356 del 1° aprile 2009 - depositata il 5 maggio 2009
(Sezione Terza Penale, Presidente G. De Maio, Relatore G. Mulliri)
RISARCIMENTO DEL DANNO – RESPONSABILITA' DELL'ALBERGATORE - CONFIGURABILITA' DELLA COLPA - INAPPLICABILITA' DELLA LIMITAZIONE RISARCITORIA
RISARCIMENTO DEL DANNO – RESPONSABILITA' DELL'ALBERGATORE - CONFIGURABILITA' DELLA COLPA - INAPPLICABILITA' DELLA LIMITAZIONE RISARCITORIA EX ART. 1783 U.C. COD. CIV.)
In tema di responsabilità dell’albergatore per deterioramento, distruzione o sottrazione delle cose portate in albergo, non può essere applicata la limitazione nell’ammontare del risarcimento dovuto al cliente stabilita nell’art. 1783 cod. civ. ultimo comma ma deve riconoscersi la colpa dell’albergatore e il conseguente obbligo risarcitorio pieno ex art. 1785 bis cod. civ., nel caso in cui venga sottratta una pelliccia di visone, prelevata dal deposito custodito per la necessità di partire in un’ ora incompatibile con la fruizione del servizio a causa della limitazione dell’orario di apertura, dalla camera di un cliente durante la notte alla presenza degli occupanti addormentati e senza segni di effrazione e forzatura della porta d’ingresso, perché pur non essendo esigibile l’attivazione di un sistema di custodia dei beni di valore dei clienti ventiquattro ore su ventiquattro, i rischi della limitazione oraria non possono riversarsi sul cliente soprattutto se a tale incompletezza del servizio si uniscano lacune nella sorveglianza dei locali e un difetto di vigilanza sull’accesso in albergo e alle singole camere e sulla custodia delle chiavi o dei passepartout delle camere
Sentenza n. 10493 del 7 maggio 2009(Sezione Terza Civile, Presidente G. B. Petti, Relatore R. Lanzillo)
TESTAMENTO - CONDIZIONE - DI MATRIMONIO - ILLICEITA' - COAZIONE DI DIRITTI FONDAMENTALI - SUSSISTENZA
La condizione, apposta ad una disposizione testamentaria, che subordini l'efficacia della stessa alla circostanza che l'istituito contragga matrimonio, è ricompresa nella previsione dell'art. 634 cod. civ. ed è, pertanto, illecita, in quanto contraria al principio della libertà matrimoniale tutelato dagli artt. 2 e 29 della Costituzione. Essa, pertanto, si considera non apposta, salvo che non abbia costituito l'unico motivo determinante della volontà del testatore, nel qual caso rende nulla la disposizione testamentaria.
Sentenza n. 8941 del 15 aprile 2009(Sezione Seconda Civile, Presidente A. Elefante, Relatore M. R. San Giorgio)
RESPONSABILITA’ CIVILE – AMMINISTRAZIONE PUBBLICA - IN GENERE
Nel caso di omessa o tardiva attuazione di direttive comunitarie, il diritto degli interessati al risarcimento dei danni in ragione del ritardo non ha natura extracontrattuale ma indennitaria per attività non antigiuridica dello Stato, derivando da una obbligazione “ex lege” dello Stato, e il relativo risarcimento prescinde dalla sussistenza del dolo o della colpa e deve essere determinato in modo da assicurare un’idonea compensazione della perdita subita, restando soggetto all’ordinario termine decennale di prescrizione.
Sentenza n. 9147 del 17 aprile 2009 (Sezioni Unite Civili, Presidente P. Vittoria, Relatore P. Picone)
MISURE DI SICUREZZA - CONFISCA PER EQUIVALENTE - FRODE INFORMATICA - PROFITTO PROCURATO AD UN TERZO - APPLICABILITA'
La Corte ha stabilito, con riferimento al reato di frode informatica, che può costituire oggetto di confisca per equivalente a norma dell’art. 640 quater c.p. anche il valore corrispondente al profitto procurato ad altri, ancorché non indagati in ordine al reato per cui si procede. Nella specie, era stato disposto il sequestro per equivalente di beni appartenenti ad una commercialista che, in concorso con funzionari dell’Agenzia delle entrate, aveva ottenuto, intervenendo abusivamente nel sistema informatico dell’anagrafe tributaria, uno sgravio fiscale in favore dei suoi clienti.
Sentenza n. 16669 dell'11 marzo 2009 - depositata il 17 aprile 2009(Sezione Sesta Penali, Presidente A. Agro', Relatore C. Citterio)
MISURE CAUTELARI - SEQUESTRO PREVENTIVO - PLURIMI SEQUESTRI SUL MEDESIMO BENE PER REATI CONCORRENTI - NE BIS IN IDEM
La Corte ha affermato che, alla luce del principio del ne bis in idem, sussiste una preclusione procedimentale quando siano attivate più misure cautelari reali aventi ad oggetto lo stesso bene e volte alla salvaguardia della medesima esigenza cautelare, ancorché relative a concorrenti imputazione di reato ciascuna delle quali in astratto legittimante l’adozione della misura.
Sentenza n. 16668 dell'11 marzo 2009 - depositata il 17 aprile 2009(Sezione Sesta Penali, Presidente A. Agro', Relatore C. Citterio)
GIUDIZIO – RINVIO EFFETTUATO FUORI UDIENZA – NOTIFICAZIONE ALL’IMPUTATO CONTUMACE – MODALITA’
Con la pronuncia in esame la Corte afferma che la notifica all’imputato contumace del decreto con cui, in applicazione dell’art. 465 cod. proc. pen., il giudice abbia a rinviare il dibattimento “fuori udienza”, può essere effettuata al difensore del medesimo, non essendo necessaria la notifica personale.
Sentenza n. 17218 del 3 marzo 2009 - depositata il 23 aprile 2009.
(Sezione terza penale, Presidente E. Lupo, Relatore S. Amoresano)
LAVORO SUBORDINATO - LICENZIAMENTO PER GIUSTA CAUSA - SVOLGIMENTO DI ALTRA ATTIVITÀ, LAVORATIVA ED EXTRALAVORATIVA DURANTE LO STATO DI MALATTIA
L'espletamento di altra attività, lavorativa ed extralavorativa, da parte del lavoratore, durante lo stato di malattia, è idonea a violare i doveri contrattuali di correttezza e buona fede nell'adempimento dell'obbligazione e a giustificare il recesso del datore di lavoro: guidare una moto di grossa cilindrata, recarsi in spiaggia e prestare una seconda attività lavorativa sono stati ritenuti, dalla S.C., indici, di per sé, di scarsa attenzione del lavoratore alla propria salute ed ai relativi doveri di cura e di non ritardata guarigione, oltrechè dimostrativi dell’inidoneità dello stato di malattia ad impedire comunque l'espletamento di un’attività ludica o lavorativa.
Sentenza n. 9474 del 21 aprile 2009(Sezione Lavoro, Presidente G. Sciarelli, Relatore V. Di Nubila)
PROCESSO CIVILE - MANCATO ESPLETAMENTO DI UNA PROVA TESTIMONIALE AMMESSA
Alla luce del principio costituzionale della durata ragionevole del giudizio, il giudice può revocare la prosecuzione di una prova orale quando ritenga superflua l’ ulteriore assunzione e sufficienti gli elementi raccolti, non essendo necessaria l’escussione di tutti i testi già ammessi, purché la mancata escussione sia razionale, giustificata e ne venga data adeguata motivazione nella sentenza di merito
Sentenza n. 9324 del 17 aprile 2009(Sezione Lavoro, Presidente A. Mensitieri, Relatore M. Odo)
LAVORO - DIRITTI SINDACALI - TRASFERIMENTO DEL DIRIGENTE SINDACALE AZIENDALE, PREVIO NULLA OSTA DEL SINDACATO DI APPARTENENZA
In tema di trasferimento del dirigente sindacale aziendale, previo nulla osta del sindacato di appartenenza, esclusa la decadenza delle r.s.a. costituite prima della modifica referendaria, per le quali è divenuto requisito cruciale la sottoscrizione dei contratti collettivi applicati nell'unità produttiva, la prerogativa del nulla-osta del sindacato di appartenenza per il trasferimento del dirigente sindacale è dalla legge collegata alla funzione (nel senso che nasce con il conferimento dell’incarico dirigenziale e sopravvive per un certo periodo dopo la scadenza), con la conseguenze che i requisiti di riferimento devono sussistere al momento del conferimento della funzione dirigenziale e da quel momento incardinano il diritto sino alla fine dell'anno successivo a quello di cessazione dall'incarico. La S.C., accertato, nella specie, che il trasferimento e l'acquisizione dell'incarico di dirigente sindacale erano successivi alla modifica della disposizione statutaria e che non sussistevano i requisiti post-referendari, quali la sottoscrizione, da parte del sindacato ricorrente, dei contratti collettivi applicati nell'unità produttiva, ha escluso il diritto sindacale invocato, revocando il decreto emesso ai sensi dell'art. 28 statuto dei lavoratori.
Sentenza n. 8725 del 9 aprile 2009(Sezione Lavoro, Presidente G. Sciarelli, Relatore P. Curzio)
PUBBLICA AMMINISTRAZIONE - CONTRATTI IN GENERE - APPALTO - CONTROVERSIE - POSSIBILITA' DI COMPROMESSO IN ARBITRATO IRRITUALE - ESCLUSIONE - FONDAMENTO
Benché la P.A., nel suo operare negoziale, si trovi su un piano paritetico a quello dei privati, ciò non significa che vi sia una piena ed assoluta equiparazione della sua posizione a quella del privato, poiché l'amministrazione è comunque portatrice di un interesse pubblico cui il suo agire deve in ogni caso ispirarsi; ne consegue che alla stessa è preclusa la possibilità di avvalersi, nella risoluzione delle controversie derivanti da contratti di appalto conclusi con privati, dello strumento del c.d. arbitrato irrituale o libero, poiché in tal modo il componimento della vertenza verrebbe ad essere affidato a soggetti (gli arbitri irrituali) individuati, nell'ambito di una pur legittima logica negoziale, in difetto di qualsiasi procedimento legalmente determinato e, perciò, senza adeguate garanzie di trasparenza e pubblicità della scelta. CONTRATTI DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE - REALIZZAZIONE ALL'ESTERO DI OPERE NEL QUADRO DELLE POLITICHE DI COOPERAZIONE E SVILUPPO - NATURA DI APPALTO PUBBLICO - ESCLUSIONE - DOMANDA DI REVISIONE PREZZI - GIURISDIZIONE DELL'A.G.O. - SUSSISTENZA I contratti di appalto stipulati dalla P.A. italiana, nel quadro della politica di cooperazione e sviluppo, in vista della realizzazione di opere all'estero, non sono qualificabili come contratti di opera pubblica e, pertanto, ai medesimi non possono essere applicate le relative disposizioni, neppure in ordine al riparto di giurisdizione tra giudice ordinario e giudice amministrativo in tema di revisione prezzi dell'appalto; ne consegue che la pretesa dell'appaltatore in ordine alla revisione del prezzo - avendo un fondamento esclusivamente contrattuale - ha consistenza di diritto soggettivo, con conseguente devoluzione della giurisdizione al giudice ordinario.
Sentenza n. 8987 del 16 aprile 2009(Sezioni Unite Civili, Presidente V. Carbone, Relatore R. Rordorf)