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Timestamp: 2019-10-20 14:48:31+00:00
Document Index: 158325483

Matched Legal Cases: ['art. 4', 'art. 22', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 6', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 44', 'art. 5', 'art. 4', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 5', 'art. 3']

Denominazione di panificio, di pane e dicitura pane conserva - GrNet.it
Denominazione di panificio, di pane e dicitura pane conserva
Messaggio da panorama » dom dic 10, 2017 8:15 pm
denominazione di panificio, di pane fresco e dell’adozione della dicitura pane conservato.
PARERE INTERLOCUTORIO ,sede di CONSIGLIO DI STATO ,sezione SEZIONE C ,numero provv.: 201702517
- Public 2017-12-06 -
Numero 02517/2017 e data 04/12/2017 Spedizione
NUMERO AFFARE 02015/2017
Schema di decreto interministeriale di disciplina della denominazione di panificio, di pane fresco e dell’adozione della dicitura pane conservato;
Vista la nota di trasmissione della relazione prot. n. 0025664 in data 10/11/2017, con la quale il Ministero dello sviluppo economico, Ufficio legislativo, ha chiesto il parere del Consiglio di Stato sull'affare in oggetto;
1. Lo schema di provvedimento in oggetto reca le disposizioni attuative dell’art. 4 del d. l. n. 223 del 4 luglio 2006, convertito con modificazioni dalla legge n. 248 del 4 agosto 2006. Detto articolo, recante “Disposizioni urgenti per la liberalizzazione dell’attività di produzione del pane”, prevedeva la liberalizzazione dell’attività di panificazione, attraverso l’abrogazione sia della legge n. 1002/1956 sia della lett. b) del comma 2 dell’art. 22 del d. l. n. 112/1998, e l’adozione, per quello che qui interessa, di un decreto interministeriale volto a disciplinare la denominazione di panificio, la denominazione di “pane fresco” e l’adozione della dicitura “pane conservato”, con l’indicazione dello stato o del metodo di conservazione utilizzato, delle specifiche modalità di confezionamento e di vendita, nonché delle eventuali modalità di conservazione e consumo.
Afferma l’Amministrazione riferente che lo schema di provvedimento è in linea con la normativa nazionale specifica di settore, oltre che con il Regolamento europeo del 25 ottobre 2011, n. 1169/2011/UE, relativo alle informazioni sugli alimenti ai consumatori.
Segnala, altresì, l’Amministrazione che lo schema ha visto diverse formulazioni, in relazione alle richieste di modifica portate avanti, da un lato, da alcuni Stati membri e dalla Commissione europea in occasione della dovuta procedura di notifica europea, dall’altro dai Ministeri coinvolti nel concerto.
L’elaborazione del testo è stata avviata ben dieci anni addietro, nel 2007, con l’insediamento di un tavolo tecnico di coordinamento, che ha visto la presenza delle associazioni di categoria e, ammette l’Amministrazione, il testo elaborato “rappresenta il frutto di una lunga e delicata trattativa fra le associazioni artigianali di categoria, da un lato, e le associazioni dei panificatori industriali, dall’altro, che (dunque per stessa ammissione dell’Amministrazione) si è conclusa con una soluzione di compromesso”.
Si è recentemente concluso, inoltre, l’esame in Commissione, alla Camera dei Deputati, della proposta di legge recante "Disposizioni in materia di produzione e vendita del pane" (AC n. 3265), che parimenti non sarebbe in distonia con il contenuto definitorio dello schema in trattazione.
2. Orbene, con riferimento allo schema di decreto in oggetto, la Sezione rileva, in primo luogo, la necessità di completare la documentazione di corredo allegata, alla luce di tutti gli elementi sopra sinteticamente riportati. In particolare, si chiede l’invio dell’Analisi Tecnico Normativa (ATN), che si rivela particolarmente significativa specialmente per la disposizione relativa al pane (non fresco) non preimballato (art. 3), data l’incidenza delle norme europee in materia di informazioni a tutela dei consumatori (opportunamente richiamate) e degli accordi internazionali in materia (anche in ragione del richiamo al principio di mutuo riconoscimento, di cui all’art. 4), nonché un maggiore grado di dettaglio negli elementi forniti con l’Analisi di Impatto della Regolazione (AIR), dando conto in maniera più analitica del processo di concertazione con le associazioni degli operatori e fornendo elementi circa l’eventuale coinvolgimento delle associazioni dei consumatori nei (lunghissimi) lavori preparatori.
3. Venendo al testo dello schema di decreto, la Sezione ritiene opportuni chiarimenti, altresì, sull’intervallo temporale tra inizio della lavorazione e messa in vendita, trascorso il quale il pane perde la qualificazione di “fresco”, individuato in 72 ore (art. 2).
Infatti, esso, pur essendo già contenuto nella richiamata proposta di legge di cui all’AC n. 3265 (art. 2, c. 2, lett. a), non appare pienamente sovrapponibile ad altre disposizioni regionali che disciplinano la denominazione di “pane fresco” (ad. es. il Decreto del Presidente della Regione Friuli, n. 208/2013, art. 6, c. 1, che si limita a stabilire un termine di 24 ore tra la fine della lavorazione e la messa in vendita: «La denominazione “pane fresco” è riservata al pane caratterizzato dai seguenti requisiti:
b) posto in vendita al consumatore finale entro e non oltre la giornata nella quale è stato completato il processo produttivo»).
4. La Sezione, invero, ritiene che sussistano esigenze di chiarificazione anche sulla definizione di “pane conservato” (art. 3 dello schema). Secondo il d.l. 4 luglio 2006, n. 223 (art. 2-ter lett. c), il decreto ministeriale dovrebbe disciplinare «l’adozione della dicitura “pane conservato” con l’indicazione dello stato o del metodo di conservazione utilizzato, delle specifiche modalità di confezionamento e di vendita, nonché delle eventuali modalità di conservazione e di consumo». Tuttavia, lo schema di decreto ministeriale, pur rubricando la richiamata disposizione «pane conservato o a durabilità prolungata», introduce la dicitura di “pane non preimballato” (individuato ai sensi dell’art. 44 del regolamento UE n.1169/2011) e i suoi metodi di conservazione.
La detta distonia terminologica tra rubrica dell’articolo e contenuto della disposizione, presumibilmente dovuta a esigenze di coordinamento con le norme europee (il reg. UE n.1169/2011 adotta in effetti la dicitura di “alimenti non preimballati”) certamente non agevola l’attività dell’interprete e degli operatori e conforta ulteriormente la esposta necessità di integrare la documentazione di corredo del testo.
Manca, inoltre, in ogni caso una chiara definizione della nozione di “pane non preimballato”, che, al di là del mandato legislativo, sarebbe in ogni caso quanto mai opportuna, ancor più se si considera la chiarezza della precedente definizione di “pane fresco”.
5. Infine, la Sezione sottolinea l’opportunità di valutare l’abbreviazione del periodo transitorio di cui all’art. 5 (180 giorni, che potrebbero essere ridotti a non più di 90, decorrenti in questo caso dall’entrata in vigore del testo normativo, prevista al trentesimo giorno dalla pubblicazione), ritenendosi che l’evidente rilevanza sociale del prodotto oggetto di disciplina, e delle sue modalità di conservazione, vendita e consumo, debba imporre una significativa accelerazione dei tempi di adeguamento ai nuovi obblighi normativi di informazione della clientela.
La Sezione, fatte salve le riportate osservazioni, resta in attesa dei documenti e chiarimenti richiesti, da fornire con la massima sollecitudine consentita, e conseguentemente sospende l’espressione del parere definitivo.
Francesco Paolo Tronca	Gerardo Mastrandrea
Re: Denominazione di panificio, di pane e dicitura pane cons
Messaggio da panorama » ven gen 26, 2018 11:44 pm
con questo ora il Parere è completo.
PARERE ,sede di CONSIGLIO DI STATO ,sezione SEZIONE C ,numero provv.: 201800241 - Public 2018-01-26 -
Numero 00241/2018 e data 26/01/2018 Spedizione
Adunanza di Sezione del 18 gennaio 2018
Visto il parere interlocutorio della Sezione n. 2517 adottato nell’adunanza del 23 novembre 2017;
Vista la nota prot. n. 0029879 del 22/12/2017 con cui il Ministero dello sviluppo economico, Ufficio legislativo, ha fornito chiarimenti e precisazioni con riferimento ai rilievi formulati col citato parere interlocutorio;
1. Il Ministero dello sviluppo economico ha trasmesso, per il prescritto parere, lo Schema di decreto interministeriale di disciplina della denominazione di panificio, di pane fresco e dell'adozione della dicitura pane conservato, in attuazione dell'art. 4 del decreto legge 4 luglio 2006, n.223, convertito con modificazioni dalla legge 4 agosto 2006, n.248.
Lo schema di regolamento è composto da 6 articoli.
2. La Sezione, con il parere interlocutorio emesso in esito all’adunanza del 23 novembre 2017, al quale si fa rinvio, ha espresso osservazioni e indicazioni, che si riportano di seguito.
Sul piano generale, la Sezione ha rilevato la necessità di completare la documentazione di corredo allegata allo schema di decreto. In particolare, ha richiesto l’invio dell’Analisi Tecnico Normativa (ATN) e un’integrazione dell’Analisi di Impatto della Regolazione (AIR), con riferimento al processo di concertazione con le associazioni degli operatori e all’eventuale coinvolgimento di quelle dei consumatori.
In primo luogo, ha chiesto all’Amministrazione chiarimenti sul criterio di qualificazione di “pane fresco”, di cui all’art. 2, rilevandone la difformità rispetto ai criteri adottati in alcune legislazioni regionali.
In secondo luogo, ha evidenziato la necessità di migliorare la qualità redazionale dell’art. 3, nella parte in cui la disposizione, pur rubricata “pane conservato o a durabilità prolungata”, si riferisce, invece, in maniera generica alla categoria “pane non preimballato”, suggerendo di adottare una struttura simile alla disposizione che introduce la definizione di “pane fresco”.
La Sezione, infine, ha sottolineato l’opportunità di valutare l’abbreviazione del periodo transitorio di cui all’art. 5 (180 giorni, che potrebbero essere ridotti a non più di 90, decorrenti in questo caso dall’entrata in vigore del testo normativo, prevista al trentesimo giorno dalla pubblicazione), ritenendosi che la rilevanza sociale del prodotto oggetto di disciplina e delle sue modalità di conservazione, vendita e consumo, dovesse imporre una significativa accelerazione dei tempi di adeguamento ai nuovi obblighi normativi di informazione della clientela.
3. Il Ministero dello sviluppo economico, onerato dei predetti adempimenti istruttori, ha trasmesso, con nota dell’Ufficio legislativo in data 22 dicembre 2017, riscontro in cui si forniscono elementi di risposta alle osservazioni formulate dalla Sezione.
Quanto agli aspetti di carattere generale, il Ministero ha allegato l’Analisi Tecnico Normativa (ATN) e ha integrato l’Analisi di Impatto della Regolazione (AIR), nelle quali si dichiara che la partecipazione delle associazioni rappresentative dei consumatori e degli utenti nel processo di consultazione è ritenuta come acquisita grazie all’ottenimento del parere reso dalla Direzione Generale per il mercato, la concorrenza, il consumatore, la vigilanza e la normativa tecnica del medesimo Ministero, in cui risiede il Consiglio Nazionale dei Consumatori e degli Utenti.
In proposito, la Sezione osserva che un simile meccanismo di consultazione si rivela troppo flebile e fuorviante rispetto alla rilevanza sociale degli interessi sottesi all’applicazione del presente schema di decreto. Appare, infatti, alquanto non comprensibile il fatto che l’acquisizione del parere reso dalla Direzione Generale competente dello stesso Ministero riesca a essere considerato soddisfacente in termini di sufficiente coinvolgimento delle categorie interessate al consumo del prodotto in specie, nelle sue varie forme puntualmente definite e denominate dallo Schema in esame.
Ciò detto, la Sezione non può sottrarsi dall’auspicare, per il futuro, una più ampia, chiara ed inequivocabile inclusione delle categorie dei consumatori e degli utenti in seno alle procedure di consultazione preventive.
Quanto al criterio di qualificazione di “pane fresco”, il Ministero ha rilevato la compatibilità tra le disposizioni nazionali e regionali, sostenendo che le prime riguardano la durata del processo di lavorazione, mentre le seconde sono riferite al tempo entro cui il pane deve essere venduto una volta concluso tale processo. Inoltre, l’Amministrazione ha osservato che la disciplina di questo secondo termine attiene alla competenza legislativa concorrente (attività professionale) o esclusiva regionale (artigianato e commercio) ed è giustificata dalle diverse modalità di vendita diffuse a livello territoriale, a seconda delle varie tipologie di pane.
In particolare, la Sezione, in condivisione con l’Amministrazione, osserva che, nelle more dell’emanazione del decreto, molte Regioni hanno disciplinato il settore della panificazione, adottando disposizioni disomogenee, in tal modo generando una situazione particolarmente complessa a causa della non armonizzazione geografica dei criteri dettati da normative diverse per rango e per contenuto.
Tale fenomeno è sicuramente attribuibile ai tempi eccessivamente lunghi intercorsi tra il decreto legge n. 223/2006 e il presente Schema di regolamento, che hanno determinato per anni una situazione di inaccettabile vuoto normativo, che le Regioni si sono viste costrette a colmare.
Orbene, a parere della Sezione, la disciplina nazionale in oggetto, destinata a inserirsi in un simile contesto già di forte frammentazione, dettando principi in più contesti difformi da diverse disposizioni regionali, rende il sistema normativo disciplinante il settore in esame di difficile comprensione e di ancor meno facile approccio.
Con riferimento alla tecnica redazionale dell’art. 3, l’Amministrazione espone l’impossibilità di ricalcare la struttura sintattica della disposizione precedente, dal momento che essa introduce una dicitura (“pane conservato o a durabilità prolungata”) e non una denominazione (come nel caso del “pane fresco”).
La Sezione ribadisce pertanto, sul punto, le osservazioni espresse nel parere interlocutorio in relazione alla qualità del drafting legislativo, che certamente non agevola l’attività degli interpreti e degli operatori, né tantomeno quella dei consumatori, che avrebbe dovuto costituire la preoccupazione maggiore in sede di elaborazione dello Schema in esame.
In merito alla abbreviazione del periodo transitorio, la Sezione prende atto che il Ministero ha recepito la richiesta di ridurre a 90 i giorni necessari per l’entrata in vigore del provvedimento in esame.