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Timestamp: 2020-05-29 20:33:08+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 293', 'sentenza ', 'art. 116', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 33', 'art. 32', 'art. 38', 'sentenza ', 'art. 27']

La circolazione delle decisioni emesse da giudici europei nel territorio (...) - Legali.com
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venerdì 16 febbraio 2007, di Raffaele Arena
La progressiva integrazione economica tra i Paesi membri della CEE ha affermato in modo sempre più stringente l’ esigenza di superare la diversità delle normative nazionali sia per quanto riguarda il momento giurisdizionale, individuando i giudici di volta in volta competenti per risolvere le controversie tra i cittadini dell’area comunitaria, sia garantendo alle decisioni pronunciate dai giudici appartenenti agli Stati dell’ Unione, identici effetti nei territori degli Stati comunitari.
Già il trattato di Roma al suo art. 293 (già 220) aveva infatti statuito espressamente l’ obbligo degli Stati di "semplificare le formalità" relative al reciproco riconoscimento delle decisioni giurisdizionali.
Il Trattato è stato attuato mediante l’ emanazione di una Convenzione internazionale di diritto uniforme – la Convenzione di Bruxelles del 27 settembre 1968 sul riconoscimento delle decisioni in materia civile e commerciale- che reca il numero 72/455/CEE, pubblicata in G.U.C.E., n. L 229 del 31 dicembre 1972 ed entrata in vigore tra l’ Italia e gli altri Stati fondatori della CEE il 1° febbraio 1973.
La Convenzione è stata successivamente modificata ed integrata dalle varie Convenzioni di adesione sottoscritte con gli altri Stati che sono di volta in volta entrati a far parte della CEE e quindi affiancata dalla parallela Convenzione di Lugano del 1988 anch’ essa sulla giurisdizione ed il reciproco riconoscimento delle sentenze in materia civile e commerciale, cui hanno aderito i vecchi Stati membri dell’Unione europea, la Polonia nonché gli Stati dell’Associazione europea di libero scambio (AELS)
In ambito prettamente nazionale, la disciplina organica del riconoscimento ed esecuzione delle sentenze straniere, come di altri atti pubblici, è stata prevista dal nostro legislatore nella riforma del sistema italiano di diritto internazionale privato, attuata con legge 31.05.1995, n. 218.
Soltanto incidentalmente giova ricordare come la sentenza straniera sia, in realtà, suscettibile di essere utilizzata nel nostro ordinamento, sia come fonte autoritativa da cui trae origine la regolamentazione di un determinato rapporto giuridico, sia come mero documento probatorio, il cui apprezzamento è lasciato alla libertà del Giudicante, come peraltro previsto dall’ art. 116 del codice di procedura civile.
Il sistema di riconoscimento previsto dalla legge di riforma prevede che la sentenza straniera sia riconosciuta quando "è passata in giudicato secondo la legge del luogo in cui è stata pronunciata" .
Ciò costituisce una prima grande differenza con la normativa prevista per le sentenze UE, sia dalla preesistente Convenzione di Bruxelles, sia dalla successiva normativa comunitaria emanata dalle Istituzioni, in base alle quali la sentenza è riconoscibile anche quando non abbia attinto definitività.
In particolare giova su tutti ricordare il Regolamento (CE) nr. 44/2001 del Consiglio delle Comunità Europee, del 22 dicembre 2000, concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’ esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale, il quale è stato, a ragione, ritenuto la naturale evoluzione della preesistente Convenzione di Bruxelles del 27.09.1968 sul riconoscimento ed esecuzione delle sentenze straniere in materia civile e commerciale, di cui costituisce una revisione ed un indubbio miglioramento, rendendo più agile la circolazione delle sentenze straniere. Ciò è avvenuto soprattutto facendo sì che le condizioni ostative alla circolazione delle sentenze in ambito paneuroepeo- in particolare quelle enunciate negli artt. 34 e 35 del regolamento- siano state ridotte rispetto a quelle previste negli analoghi artt. 27 e 28 della Convenzione di Bruxelles.
Il Regolamento 44/2001 è, in realtà, uno strumento molto più flessibile e veloce, oltre che della Convenzione di Bruxelles, anche del più complicato sistema previsto dalla legge di riforma 218/95. In particolare, le condizioni in esso previste risultano di gran lunga più favorevoli alla circolazione dei titoli nel territorio dell’ Unione Europea, ispirate come sono al principio dell’ equivalenza delle decisioni giudiziarie.
Il Regolamento comunitario opera, infatti, una notevole apertura di credito alle pronunce dei giudici europei, in base al "principio della certezza del diritto nell’ ordinamento comunitario" , riconosciuto dalla Corte di Giustizia Europea con sentenza 1 agosto 1995, causa C-432/93, SISRO, in raccolta, 1195, p. I- 2300, punto 39. Tale principio è fondato sul grado di reciproca fiducia degli Stati membri sulla equivalenza dei rispettivi sistemi di giustizia nazionali.
Una caratteristica tra le più importanti che differenzia il Regolamento comunitario dalla legge di riforma citata è- come sopra evidenziato- che il primo non richiede che il provvedimento da riconoscere sia definitivo. Ciò assume un rilievo fondamentale, consentendo di dare attuazione anche a provvedimenti provvisoriamente esecutivi nel Paese di emissione, con ciò ritenendosi applicabili anche ai provvedimenti cautelari. Tale principio, peraltro, risulta compiutamente espresso dalla Corte di Giustizia Europea in sent. 06.06.2002, n. 80, che ha ritenuto estesa la portata di tale norma anche ai provvedimenti sommari e cautelari.
Esaminando, adesso, nel dettaglio il meccanismo procedurale previsto dal Regolamento n. 44, è opportuno evidenziare come l’ art. 33 dello stesso stabilisca il principio di riconoscimento automatico delle sentenze "senza che sia necessario il ricorso ad alcun procedimento" .
Ciò esclude, quindi, il ricorso al percorso giudiziale, previsto, invece, dal secondo comma dello stesso articolo, in cui viene prevista la facoltà di richiedere il riconoscimento in caso di contestazione.
Provvedimento riconoscibile è "qualsiasi decisione emessa da un giudice di uno Stato membro, quale ad esempio decreto, sentenza, ordinanza o mandato di esecuzione, nonché la determinazione delle spese da parte del cancelliere" (Art. 32 Reg.).
Tali procedure di riconoscimento ed esecuzione riguardano anche atti pubblici e transazioni giudiziarie, come, peraltro, previsto dagli artt. 57 e 58 Reg. Cee. Non si estendono, invece, ai provvedimenti ad efficacia meramente endoprocessuale, quindi a carattere ordinatorio o a sentenze di mero rito, che cioè non definiscono il merito della controversia per cui è causa.
Il riconoscimento in via principale, tendente ad ottenere il cd. "exequatur di riconoscimento" è regolato dagli art. 32 e segg. Reg.; invece il procedimento finalizzato ad eseguire il titolo straniero, cd. "exequatur di esecutività" , è regolato dagli art. 38 e segg. Reg.
Giudice competente in entrambi i casi, a cui dovrà, pertanto, essere presentata l’ istanza, tramite ricorso, è - in Italia - la Corte d’ Appello.
Giova rilevare che, analogamente a quanto previsto dalla Convenzione di Bruxelles, il procedimento previsto dal Regolamento si può considerare un procedimento a contraddittorio differito o eventuale, simile allo schema del nostro procedimento monitorio. Infatti, soltanto dopo la concessione dell’ exequatur sorgerà la possibilità per il controinteressato di far constare che la decisione non poteva essere riconosciuta o dichiarata esecutiva.
Quest’ultima, notificata a cura del richiedente l’ exequatur alla controparte, potrà infatti essere impugnata dalla stessa parte avversa entro un mese dalla notifica, se domiciliata nello stesso Stato richiesto. Entro due mesi se risieda in altro Stato membro.
In caso di non opposizione o rigetto della stessa si potrà, quindi, procedere all’ esecuzione del titolo, che sarà di competenza esclusiva dello Stato richiesto.
Tale principio è stato, peraltro, confermato dalla stessa Corte di Giustizia, con riferimento alla Convenzione di Bruxelles, nella sentenza 2 luglio 1985, causa 148/84, Deutsche Genossenschaftsbank, secondo cui "...l’ esecuzione propriamente detta resta soggetta al diritto nazionale del giudice adito" .
I notevoli progressi compiuti dal Regolamento comunitario rispetto alla Convenzione di Bruxelles, vengono ulteriormente migliorati dal regolamento comunitario n. 805/2004 il quale per i crediti non contestati, nell’ intento di facilitare al creditore la possibilità di recupero ed il ricorso ad una procedura più agile, introduce il concetto di "titolo esecutivo europeo" .
Ciò costituisce una innovazione significativa, posto che in luogo della procedura di riconoscimento il creditore di una somma di danaro, risultante da un credito non contestato, potrà rivolgersi al giudice dell’ ordinamento di origine della decisione, per ottenere la certificazione di titolo esecutivo europeo. In tal modo una decisione giudiziaria, certificata come titolo europeo, non richiederà né exequatur né sarà suscettibile di opposizione, ma sarà invece possibile rivolgersi direttamente all’ ufficiale giudiziario, perché ne attui l’ esecuzione.
Giova però evidenziare che l’ entrata in vigore di tale Regolamento non pregiudica la possibilità per il creditore di optare per l’ applicazione del Regolamento 44, come previsto esplicitamente dall’ art. 27 Reg. 805/2004.
La normativa esaminata è- come si evince- ispirata al "principio dell’ equivalenza delle giurisdizioni nazionali" e costituisce un meritorio sforzo delle Istituzioni normative della Comunità Europea per facilitare gli scambi giuridici e commerciali tra soggetti appartenenti ai diversi Paesi membri.