Source: http://www.carteinregola.it/index.php/rispondiamo-al-neoassessore-sui-villini/
Timestamp: 2018-09-20 18:14:51+00:00
Document Index: 158653008

Matched Legal Cases: ['art. 6', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 5', 'art. 6']

Demolizione villini: chi ha ragione, l’Istituto Nazionale di Urbanistica o il neo assessore della Regione Lazio? |
Demolizione villini: chi ha ragione, l’Istituto Nazionale di Urbanistica o il neo assessore della Regione Lazio?
dal sito IMU Lazio I villini del Quartiere Monte Sacro a Roma
Il 10 aprile 2018, il neoassessore regionale all’urbanistica – e consigliere regionale nella passata consiliatura – Massimiliano Valeriani ha inviato una lettera a Repubblica a proposito del dibattito sulle demolizioni dei villini nei quartieri della città storica (in calce). In realtà si tratta di una risposta, anche se Valeriani non lo cita nemmeno, all’Istituto Nazionale di urbanistica (INU) che sulla Legge di rigenerazione urbana regionale ha scritto qualche giorno fa un documento critico e propositivo (1), ripreso dallo stesso quotidiano in un articolo di Paolo Boccacci il 7 aprile (2).
Anche questa volta, come già l’ex assessore Civita, a cui Valeriani è subentrato con una inedita staffetta (3), il responsabile dell’urbanistica regionale ripete le stesse litanie sul “fine di limitare il consumo di suolo, razionalizzare il patrimonio edilizio esistente e recuperare le aree urbane con funzioni eterogenee e tessuti edilizi incompiuti, migliorando la sicurezza statica, insieme a quella sismica, e l’efficienza energetica degli immobili esistenti e favorendo la realizzazione e il completamento delle opere pubbliche“. Detto così, suona bene, soprattutto per i comuni cittadini che di termini tecnici, come osserva Maurzio Geusa, ne capiscono assai poco.
Cittadini che potrebbero pensare – ancora una volta – che il destino dei villini a rischio demolizione di cui “si dibatte” “in questi giorni” derivi dalla “Legge regionale per la rigenerazione urbana“, mentre gli interventi di “sostituzione edilizia” che da mesi occupano le cronache romane sono in realtà la conseguenza del famigerato “Piano Casa 2″ di Civita e Zingaretti, scaduto il 31 maggio 2017, ma che fino ad allora ha fatto in tempo a collezionare una serie di domande (pare centinaia a Roma) di ampliamenti e di demolizioni e ricostruzioni, di cui moltissimi che rigaurdano villini e altri edifici di pregio della città storica. Questo è accaduto, lo diciamo ancora una volta, per esclusiva responsabilità della Giunta Zingaretti e dei consiglieri della maggioranza regionale, compreso Valeriani, che il 31 ottobre 2014 hanno prorogato per ulteriori due anni e mezzo molte opportunità edilizie offerte dal Piano Casa della Polverini con le annesse deroghe ai Piani regolatori comunali, che hanno legato le mani al Comune di Roma. Ieri alla Giunta Marino, oggi alla Giunta Raggi (4).
Questo per quanto riguarda il “Piano casa2″, che ormai appartiene al passato, anche se i suoi effetti hanno cominciato a emergenere prepotentemente nel presente. Ma anche la nuova Legge per la rigenerazione urbana di cui parla Valeriani ha nella pancia un piccolo “Piano casa”
E per il futuro, con buona pace delle rassicurazioni del neo assessore all’urbanistica, i rischi non cessano, dato che anche la Legge per la rigenerazione entrata in vigore a luglio ha un articolo – articolo 6 “interventi diretti” – che permette ai privati di demolire e ricostruire dove si fa più profitto – villini o edifici della città storica – e non nei quartieri degradati.
Scrive l’INU (1): “La nuova legge, come la precedente [il Piano casa 2 NDR], incentiva le azioni di rinnovo edilizio, affiancate ora da quelle di rigenerazione urbana, con premialità consistenti in incrementi di volume edificabile. Essa tuttavia può avere un impatto negativo su quei tessuti storici realizzati a Roma a partire dall’Unità d’Italia…In particolare i villini della prima metà del secolo scorso, spesso associati alla proprietà unica dell’immobile, sono inseriti in ambiti di grande valore storico, ambientale e di paesaggio urbano, quindi anche immobiliare.”(…) “Queste condizioni di contesto rendono finanziariamente appetibili le operazioni di integrale sostituzione edilizia con ampliamenti che però snaturano la qualità dei tessuti in cui sono inseriti” (…)”Oggi questo fenomeno molto dannoso per la qualità urbana si potrebbe riprodurre nei quartieri Trieste, Salario, Nomentano, San Lorenzo, Garbatella, Monteverde vecchio, Prati, Delle Vittorie e nella stessa Città Giardino. Una difesa efficace dei tessuti a villini – testimonianza significativa dei valori storici, estetici ed ambientali della città di Roma, elemento importante della sua memoria materiale – richiede la concreta e leale collaborazione tra tutte le pubbliche amministrazioni che possono svolgere un ruolo nell’azione di tutela”. L’Istituto di urbanistica formula alcune proposte alla Regione e al Comune. Alla Regione Lazio, ritenendo troppo limitata la tutela offerta dal PTPR (Piano Territoriale Paesistico Regionale) dato che “nel caso di Roma l’insediamento storico coincide con la città interna alle mura aureliane, cioè una porzione urbana molto ridotta rispetto alla “Città storica” , chiede quindi esplicitamente una modifica della legge. “Occorre dunque una modifica della LR 7/2017 che, per gli interventi diretti di ristrutturazione edilizia e di demolizione e ricostruzione con ampliamento (fino al 20%) previsti all’art. 6 della legge, estenda l’esclusione anche alle “zone omogenee A individuate dai PRG approvati, o a loro parti da definirsi con deliberazione di consiglio comunale, purché più ampie di quelle definite dal PTPR”.
E infatti aggiunge l’INU: “Questa esclusione è necessaria perché, mentre nei precedenti articoli della LR – art. 2 (programmi di rigenerazione urbana), art. 3 (ambiti di riqualificazione e recupero edilizio), art. 4 (cambio di destinazioni d’uso) e art. 5 (miglioramento sismico ed efficientamento energetico) – gli interventi devono essere preceduti da una valutazione di merito del Comune (approvazione di programmi, definizione di ambiti, approvazione di varianti), nel caso degli interventi diretti previsti all’art. 6 l’attuazione “sempre consentita” è rimessa alla sola decisione della proprietà immobiliare”. Cioè, non è sottoposta alla valutazione del Comune.
Gli emendamenti proposti dall’INU nel marzo 2017 alla PL 365, oggi Legge 7/2017, con la sopressione dell’art. 5, oggi 6, “Interventi diretti”
Chi ha ragione, quindi, l’Istituto Nazionale di Urbanistica o il neo assessore all’urbanistica della Regione Lazio?
Sarebbe ora che – “Giunta nuova- vita nuova” – chi è al governo della Regione Lazio avesse il coraggio di dire ai cittadini la verità sulle demolizioni dei villini che oggi destano tantapreoccupazione nei cittadini. E rimettesse subito mano alla Legge per la Rigenerazione urbana per modificarla, a partire dall’art. 6, per evitare che questi casi possano diventare centinaia in futuro e strarvolgere i tessuti urbani storici della Capitale, distruggendo parti importanti del nostro paesaggio, della nostra memoria, della nostra identità.
E sarebbe ora che il M5S regionale si decidesse a chiedere atti concreti che dimostrino un vero cambio di rotta, prima di dare appoggi alla traballante maggioranza regionale.
O si possono ringoiare battaglie non appena ci si trova davanti a un uscio socchiuso?
Vedi anche A proposito della lettera del neoassessore Valeriani sui villini: siamo delusi e sorpresi di Maurizio Geusa
La Repubblica Roma, 10 aprile 2018
dal profilo Twitter di Massimiliano Valeriani
(1)vedi INU Lazio 30 marzo 2018 Per difendere i tessuti urbani a villini di Roma scarica2018_03_30_Doc-Villini-CDR-INULazio
(2) Repubblica 07 Aprile 2018 Villini storici, un patrimonio da salvare in tre mosse Le proposte della sezione del Lazio dell’Istituto Nazionale di Urbanistica, la fonte più qualificata sulle disposizioni che regolano l’assetto del territorio della città di PAOLO BOCCACCI
(3) In seguito alla nomina come assessore del consigliere Valeriani, l’ex responsabile dell’urbanistica regionale Civita – primo dei non eletti – è diventato consigliere regionale
(4) Infatti per tutti gli edifici fuori dal perimetro delle mure aureliane e alcuni nuclei storici isolati (*), che non fossero vincolati o non fossero stati inseriti nella Carta per la qualità(**), il Comune non poteva e non può esercitare alcuna discrezionalità. C’è quindi da augurarsi che il Ministero dei Beni Culturali si stia attivando rapidamente, come annunciato, per apporre vincoli almeno per i villini, edifici e quartieri di pregio oggetto di interventi in istruttoria, che non hanno cioè ancora ottenuto le autorizzazioni per costruire (***). Per gli altri, il timore è che si possa fare ben poco.
(*)dalla Delibera 2012/9 del 30 gennaio 2012 ( Scarica 2012-9 Delibera Piano Casa Assemblea Capitolina) Limitazioni, specificazioni e/o esclusioni per gli interventi di cui al Capo II della L.R. n. 21/2009 e ss.mm.ii.
(**) Per gli edifici elencati nella Carta, la pur riduttiva delibera dell’allora Sindaco Alemanno, ha stabilito che, in attesa del suo aggiornamento, sarebbero stati sottoposti al parere del “competente ufficio”. Il parere doveva essere espresso entro 50 giorni dalla richiesta, dopo di chè sarebbe scattato il silenzio/assenso.
(***) in proposito invitiamo a leggere il nostro post Demolizione villini: cosa stanno facendo e cosa dovrebbero fare Comune, Regione, MiBACT