Source: https://www.laleggepertutti.it/354877_recinzione-ci-vuole-il-permesso
Timestamp: 2020-02-18 19:49:59+00:00
Document Index: 117062503

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 44', 'sentenza ', 'art. 606', 'art. 3', 'art. 3', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 6', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 616', 'sentenza ', 'sentenza ']

Recinzione: ci vuole il permesso?
Autorizzazione comunale e permesso di costruzione per il recinto in legno e lamiera: la licenza edilizia è obbligatoria?
Non molto tempo fa, è uscita una sentenza molto interessante firmata dal tribunale di Roma [1]: il condomino titolare di un posto auto scoperto nel cortile di pertinenza dell’edificio può chiuderlo, ricavandone così un box; può, pertanto, farlo senza dover chiedere prima l’autorizzazione agli altri condomini. Rientra, infatti, tra i suoi poteri quello di servirsi degli spazi comuni per il miglior godimento della proprietà individuale, a condizione però che non ne alteri la destinazione e non impedisca ai vicini di fare altrettanto. E siccome il cortile destinato a posto auto non viene di certo snaturato dalla chiusura di un recinto o di una copertura in lamiera, ecco che tale attività viene considerata lecita. Come già aveva detto in passato la Corte di Cassazione [2], tutti i condomini possono delimitare la proprietà. Leggi sul punto: si può costruire un box sullo spazio auto condominiale?
La necessità di realizzare un piccolo recinto o un box in legno può presentarsi in tante altre situazioni. Si pensi a una sistemazione per cani, cavalli o altri animali. O all’alloggio degli utensili per la coltura del campo (un rastrello, il concime, l’aratro, ecc.). Si pensi anche a un piccolo riparo per gli pneumatici invernali. Di qui, il problema di carattere amministrativo: per realizzare una recinzione ci vuole il permesso? Il problema si pone ovviamente nei confronti del Comune che potrebbe ritenere l’opera abusiva se priva di licenza edilizia. Si tratta del cosiddetto permesso di costruire che l’amministrazione deve sempre fornire prima della realizzazione di opere stabili, che modificano definitivamente e in modo consistente il territorio. Sono le cosiddette “nuove costruzioni” che, al contrario della cosiddetta “edilizia libera”, vanno autorizzate (con conseguente pagamento dei relativi oneri alla P.A.).
A fare il punto della situazione e a spiegare se per un recinzione in legno e lamiera ci vuole il permesso è stato, di recente, il Tar Campania [3]. Ecco qual è il parere dei giudici.
1 Box in legno: ci vuole il permesso di costruire?
2 Permesso di costruire per la recinzione costruita in rete con aste metalliche
3 Quando il recinto non richiede la licenza edilizia
Box in legno: ci vuole il permesso di costruire?
Secondo il tribunale amministrativo, il box con pali di legno e lamiera, finalizzato ad offrire alloggio ai cani, non richiede alcuna licenza edilizia. A maggior ragione se si tratta di installazioni precarie realizzate su un terreno agricolo, senza pavimento, con la sola finalità di offrire ristoro agli animali.
Nel caso di specie, un gruppo di volontari aveva realizzato dei box per offrire riparo ai cani randagi in un terreno agricolo messo a disposizione dal proprietario. Contro il conseguente provvedimento di demolizione adottato dal Comune per mancanza di permesso di costruire, il proprietario ha fatto ricorso al Tar.
Ebbene, secondo i giudici, trattandosi di semplici recinzioni metalliche non qualificabili come costruzioni in legno e senza alcuna volumetria, non serve alcuna licenza. I box sono stati, infatti, realizzati apponendo delle lamiere su dei pali di legno ma senza alcuna pavimentazione. Anche questa caratteristica evidenzia la precarietà dei manufatti. Che non richiedono licenze, autorizzazioni e nulla osta paesaggistici.
Permesso di costruire per la recinzione costruita in rete con aste metalliche
Anche per il Tar di Salerno [4] non è necessario il permesso di costruire per realizzare una recinzione in rete e sorretta da aste metalliche, considerando le sue caratteristiche strutturali di sostanziale precarietà e il suo ridotto impatto sul territorio. Si tratta, infatti, di una manifestazione del diritto di proprietà, che comprende il diritto di escludere gli estranei e di chiudere il terreno, diritto previsto dal Codice civile e da tenere distinto dal diritto di edificazione (che, invece, richiede il permesso). Pertanto, tale opera non è sottoposta ad autorizzazioni né se ne può imporre la demolizione.
Quando il recinto non richiede la licenza edilizia
La realizzazione di una recinzione non richiede il rilascio del titolo edilizio (permesso di costruire) solo in presenza di una trasformazione che, per l’utilizzo di materiale di scarso impatto visivo e per le dimensioni dell’intervento, non comporti un’apprezzabile alterazione ambientale, estetica e funzionale. Bisogna, quindi, fare sempre una verifica, caso per caso, delle concrete caratteristiche del manufatto [5].
Il Tar di Firenze [6] ha detto che la recinzione con rete metallica sorretta da paletti in legno non necessita di permesso di costruire. Ai fini della posa di modeste recinzioni di fondi rustici, prive di opere murarie, cioè per la mera recinzione con rete metallica sorretta da paletti di ferro o di legno, priva di muretti di sostegno, non è necessario il permesso di costruire, in quanto entro tali limiti il manufatto rientra tra le manifestazioni del diritto di proprietà.
Viceversa, la realizzazione di un muro di recinzione necessita del previo rilascio del permesso a costruire nel caso in cui, avuto riguardo alla sua struttura e all’estensione dell’area relativa, lo stesso sia tale da modificare l’assetto urbanistico del territorio, così rientrando nel novero degli “interventi di nuova costruzione”. In caso contrario, si configura il reato di abuso edilizio [7].
[1] Trib. Roma, sent. n.18580/2019.
[2] Cass. sent. n. 26426/2014.
[3] Tar Campania sent. n. 4/20 del 2.01.2020.
[4] Tar Salerno, (Campania) sent. n.1699/2019.
[5] Tar Torino, sent. n. 1013/2019.
[6] Tar Firenze, sent. n. 1208/2019.
[7] Cass. sent. n. 31617/2019.
Cassazione penale sez. III, 06/06/2019, (ud. 06/06/2019, dep. 18/07/2019), n.31617
1. Con l’impugnata sentenza, la Corte d’appello di Messina ha confermato la sentenza del Tribunale di Patti che aveva condannato C.S., alla pena di venti giorni di arresto e Euro 5.000 di ammenda, in relazione ai reati di cui al D.P.R. n. 380 del 2001, art. 44, lett. b), per avere realizzato, sul terreno di sua proprietà, in assenza di permesso a costruire, lavori di costruzione di un muro di cinta parallelo alla strada rotabile, costituito da blocchi di cemento, e relativo cancello in ferro della lunghezza di m. 3,20, lungo m. 12 e altezza cm. 60, sviluppandosi per l’intera estensione longitudinale, nonchè una base di cemento delle dimensioni di m. 8,20 x m. 8,90. Fatti accertati in (OMISSIS)
2. Avverso la sentenza ha presentato ricorso l’imputato, a mezzo del difensore, e ne ha chiesto l’annullamento deducendo, con un unico e articolato motivo, la violazione dell’art. 606 c.p.p., comma 1, lett. b), in relazione all’erronea applicazione della L. R. Sicilia, L. n. 16 del 2016, art. 3, e travisamento della prova decisiva.
Secondo la L. R. Sicilia alla L. n. 16 del 2016, art. 3, lett. g), per la realizzazione di recinzioni di fondi rustici, non sarebbe necessario il preventivo rilascio del permesso a costruire, sicchè la sentenza impugnata avrebbe condannato il ricorrente sull’erroneo presupposto della necessità di titolo abilitativo. Avrebbe poi omesso di considerare, e, dunque, avrebbe travisato, il dato probatorio proveniente dal testimoniale secondo cui la base di cemento era funzionale per l’essicazione dei prodotti ortofrutticoli coltivati dall’imputato. Anche l’installazione di un cancello non avrebbe comportato alcuna trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio, sicchè non sarebbe necessario il rilascio di alcuna concessione edilizia.
Infine, avrebbe errato la sentenza nell’escludere la natura pertinenziale delle opere di recinzione, la cui funzione esclusiva era quella di delimitare, proteggere ed abbellire la proprietà.
1. Il motivo di ricorso, meramente ripetitivo della stessa doglianza devoluta ai giudici dell’impugnazione e da quei giudici disattesa con motivazione congrua e corretta in diritto, è manifestamente infondato.
2. Inammissibile in quanto diretto ad una rivalutazione del merito, è il dedotto “travisamento della prova” laddove, secondo il ricorrente, la corte territoriale avrebbe omesso di valutare quanto dichiarato dal C. sulla funzione delle opere realizzate, e, segnatamente, l’affermazione secondo cui la piattaforma in cemento armato era funzionale all’essicazione degli ortaggi prodotti nel terreno dell’imputato in quanto coltivatore diretto, che non può essere oggetto di sindacato, quale vizio delle motivazione, tenuto conto dell’apparatato logico argomentativo dei giudici del merito, fondato su elementi di prova presenti nell’orizzonte cognitivo e dell’aderenza della motivazione agli stessi.
3. Quanto alla denunciata violazione di legge in relazione alla L. R. Sicilia n. 37 del 1985, art. 6 (oggi L. R. Sicilia n. 16 del 2016, art. 3), nella parte in cui esclude dalla necessità di rilascio del permesso a costruire le “recinzioni di fondi rustici”, la censura è manifestamente infondata.
Risulta accertato in fatto, e non oggetto di contestazione, la realizzazione sul fondo agricolo dell’imputato delle seguenti opere edilizie: muro di cinta parallelo alla strada rotabile, costituito da blocchi di cemento, e relativo cancello in ferro della lunghezza di m. 3,20, lungo m. 12 e altezza cm. 60, sviluppandosi per l’intera estensione longitudinale, nonchè una base di cemento delle dimensioni di m. 8,20 x m. 8,90.
Quanto alla necessità o meno, per le realizzate opere sopra descritte, del permesso a costruire, va precisato che in relazione alla recinzione di fondi rustici, come affermato da un indirizzo giurisprudenziale risalente, ma che si deve ribadire, occorre andare, di volta in volta a verificare l’estensione dell’area e se tale recinzione risulti realizzata con opere edilizie permanenti.
Questa Corte di legittimità ha affermato che la realizzazione di un muro di recinzione necessita del previo rilascio del permesso a costruire in casi, come quello che ci occupa, in cui, avuto riguardo alla sua struttura e all’estensione dell’area relativa, lo stesso sia tale da modificare l’assetto urbanistico del territorio, così rientrando nel novero degli “interventi di nuova costruzione” di cui al D.P.R. n. 380 del 2001, art. 3, lett. e) (Sez. 3, n. 4755 del 13/12/2007, Romano, Rv. 238788).
In precedenza, si era anche precisato – e va qui ribadito – che la recinzione di un fondo rustico non necessita di concessione solo nel caso in cui la stessa venga attuata con opere non permanenti; il provvedimento autorizzativo è, invece, richiesto quando venga realizzata con materiale tipicamente edilizio tra cui rientra la zoccolatura di calcestruzzo (Sez. 3, n. 10566 del 30/09/1988, Baldo, Rv. 179570). E in altra pronuncia, nel valutare la realizzazione di un muro di recinzione in cemento armato, di dimensioni ben più modeste di quello che ci occupa, si era condivisibilmente affermata la necessità della concessione edilizia (oggi permesso per costruire) di fronte all’erezione al confine di un fondo rustico di un muro in cemento armato, o comunque in mattoni e malta cementizia, anche alto fuori terra solo 80 cm., ovvero di muro in cemento armato avente spessore di cm. 25 ed un’altezza di circa metri 1,80 (Sez. 3, n. 52040 del 11/11/2014, Langella, Rv. 261521 – 01), affermandosi, invece, che la concessione non è necessaria se la recinzione è realizzata con opere non permanenti, quali ad esempio semplici paletti conficcati nel terreno e filo spinato o un muretto cosiddetto a secco (Sez. 3, n. 5395 del 25/01/1988, Gadaleta, Rv. 178306).
4. Orbene, la semplice descrizione delle opere eseguite, come accertata nel giudizio di merito, evidenzia la correttezza della qualificazione dell’intervento come nuova costruzione dal primo giudice e confermata dalla Corte territoriale, trattandosi di opere di recinzione con materiale tipicamente edilizio, durevole nel tempo, e di dimensioni certamente significative, da cui anche l’esclusione della natura pertInziale delle opere. Il fine di abbellire e di delimitare il terreno non vale a mutare la natura delle opere di recinzione che, come si è visto, necessitavano, per le caratteristiche costruttive, il permesso a costruire.
In tale ambito alcun contrasto si pone con la L. R. Sicilia n. 16 del 2015 (“Recepimento del Testo Unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia approvato con D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380”) che, pur tenuto conto della potestà legislativa regionale esclusiva in tale materia, esclude dal novero degli interventi soggetti a permesso a costruire, “la recinzione di fondi rustici”, senza ulteriore specificazione, dovendosi interpretare tale previsione in coerenza con il principio della necessità di titolo autorizzativo per opere che comportano trasformazione del territorio e che, dunque, sono realizzate con materiali tipicamente edilizi, non avendo il legislatore regionale diversamente stabilito.
5. Il ricorso deve essere dichiarato inammissibile e la ricorrente deve essere condannata al pagamento delle spese processuali ai sensi dell’art. 616 c.p.p. Tenuto, poi, conto della sentenza della Corte costituzionale in data 13 giugno 2000, n. 186, e considerato che non vi è ragione di ritenere che il ricorso sia stato presentato senza “versare in colpa nella determinazione della causa di inammissibilità”, si dispone che la ricorrente versi la somma, determinata in via equitativa, di Euro 2.000,00 in favore della Cassa delle Ammende.
Dichiara inammissibile il ricorso e condannail0 ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di Euro 2.000,00 in favore della Cassa delle Ammende.
In proposito la giurisprudenza ha avuto modo di ribadire che una recinzione può essere considerata costruzione e come tale subordinata al previo rilascio di titolo abilitativo, solo nei casi in cui sia stabilmente infissa al suolo (Cfr. Cons. Stato, sez. II, 8 gennaio 1989, n. 1396; Tar Piemonte, Torino, sez. II, 7 novembre 2014, n. 1764). Ed ancora: “La recinzione metallica (nella specie: di alcuni box per il ricovero dei cani) non è qualificabile come costruzione, in quanto non sviluppa volumetrie e non determina un ingombro paragonabile a quello delle costruzioni in muratura. Essa non soggiace, pertanto, alla normativa sulle distanze tra edifici, la quale si riferisce, in relazione all’interesse tutelato, ad opere che, per la loro consistenza, abbiano l’idoneità a creare intercapedini pregiudizievoli alla sicurezza ed alla salubrità del godimento della proprietà fondiaria” (Cfr. Cass. Civile sentenza n. 5956/1996 e Tribunale Amministrativo Regionale Puglia – Lecce, Sezione 3, Sentenza 14 novembre 2012, n. 1881).
La destinazione a zona agricola di un’area non impone un obbligo specifico di utilizzazione effettiva in tal senso, avendo lo scopo di evitare insediamenti residenziali; essa, pertanto, non costituisce ostacolo all’installazione di opere che non riguardino tale tipologia edilizia e che, per contro, siano incompatibili con zone abitate e da realizzare necessariamente in aperta campagna (nella specie, un canile municipale-TAR Campania – Napoli, Sezione III Sentenza 13 aprile 2011, n. 2135).
Conclusivamente, il gravato atto risulta viziato per difetto di istruttoria e di motivazione, non avendo l’amministrazione intimata adeguatamente valutato l’entità e della tipologia dell’abuso contestato , e per l’effetto va annullato.