Source: http://old.asgi.it/home_asgi.php%3Fn=1357&l=it.html
Timestamp: 2018-03-17 22:07:30+00:00
Document Index: 80685940

Matched Legal Cases: ['art. 38', 'art. 26', 'sentenza ', 'art. 38', 'art. 19', 'art. 23']

Documento di lavoro della Commissione europea sulla libera circolazione dei lavoratori nel settore pubblico (in inglese) (137.02 KB)
Rapporto del Prof. Ziller sulla libera circolazione dei cittadini dell'Unione europea e l'impiego nel settore pubblico (1. parte - generale) (EN) (642.51 KB)
Rapporto del Prof. Ziller sulla libera circolazione dei cittadini dell'Unione europea e l'impiego nel settore pubblico (2. parte) (EN) (798.97 KB)
Il 15 dicembre scorso la Commissione europea ha pubblicato un documento di analisi sulla libera circolazione dei lavoratori di Paesi membri dell'UE nel settore pubblico.
Il documento di lavoro intende offrire un quadro delle principali problematiche relative all'accesso agli impieghi pubblici dei cittadini di Paesi membri dell'UE che hanno esercitato il diritto alla libera circolazione insediandosi in un altro Paese membro diverso da quello di origine. Le principali problematiche riguardano l'interpretazione e l'applicazione delle norme che prevedono la riserva a favore dei cittadini nazionali, la valutazione della legittimità dei requisiti linguistici per l'accesso alle posizioni lavorative, il riconoscimento dell'esperienza lavorativa e delle qualifiche professionali maturate negli altri Paesi membri.
Il documento di lavoro si basa sui risultati della ricerca commissionata dalla Commissione europea al Prof. Jacques Ziller, docente di diritto dell'Unione europea all'Università di Pavia e sull'indagine effettuata in ciascun Paese membro dalla rete di esperti indipendenti. Il rapporto del Prof. Ziller è suddiviso in due parti: la prima contiene un'analisi approfondita della normativa europea in materia di libera circolazione dei lavoratori nel settore pubblico; la seconda riporta l'analisi della situazione in ciascuno dei 27 Paesi membri dell'Unione europea. (Ulteriori info sul documento di lavoro della Commissione europea).
Nel frattempo, la Commissione europea ha informato l'ASGI di aver iniziato la valutazione della denuncia presentata dall'associazione sulla mancata attuazione in Italia del principio di parità di trattamento con i lavoratori nazionali nell'accesso ai rapporti di impiego pubblico a favore dei cittadini di Paesi terzi familiari di cittadini di altri Paesi membri dell'UE che hanno esercitato la libera circolazione insediandosi nel nostro Paese. La Commissione europea ha informato l'ASGI che nelle prossime settimane contatterà il Governo italiano per ottenere ulteriori informazioni in proposito o cercare soluzioni.
In data 31 ottobre 2009, infatti, l'ASGI aveva inoltrato una denuncia alla Commissione europea facendo presente la generalizzata inosservanza da parte delle autorità italiane delle norme comunitarie (direttiva 2004/38/CE) per le quali anche i cittadini di Paesi terzi familiari di cittadini dell'UE possono accedere ai rapporti di impiego pubblici, con la sola eccezione degli impieghi che implichino l'esercizio di pubblici poteri o che attengano alla tutela dell'interesse nazionale.
Nella denuncia, l'ASGI aveva rilevato come invece le pubbliche amministrazioni italiane continuino a fare riferimento unicamente al D.P.C.M. 7.02.1994, n. 174 e all'art. 38 del d.lgs. n. 165/2001, che prevedono la sola eccezione per i cittadini dell'UE al divieto di accesso degli stranieri al pubblico impiego.
In risposta ad un'interrogazione presentata dalla parlamentare europea Debora Serracchiani (PD), il 26 marzo 2010 la Commissaria europea per gli Affari Interni, Sig.ra Malmström, a nome della Commissione europea, aveva precisato che le norme del diritto comunitario garantiscono l'accesso al pubblico impiego dei cittadini di Paesi terzi titolari dello status di rifugiato o della protezione sussidiaria, secondo le norme generalmente applicabili in ciascun Stato membro agli impieghi nella pubblica amministrazione (art. 26 c. 1 direttiva n. 2004/83/EC). Avendo l'Italia trasposto la norma della direttiva nel diritto interno con il d.lgs. n. 251/2007, vi è un preciso obbligo giuridico delle autorità italiane a garantire l' accesso all'impiego pubblico dei rifugiati politici, a parità di condizione con i cittadini di altri Paesi membri dell'UE. Ugualmente, la Commissione europea aveva precisato che, a seguito dell'entrata in vigore della direttiva n. 2004/38/EC relativa al diritto dei cittadini dell'Unione europea e dei loro familiari alla libertà di circolazione e di soggiorno nel territorio degli Stati membri, anche i cittadini di Paesi terzi familiari di cittadini dell'Unione europea debbono godere del principio di parità di trattamento con i cittadini nazionali in materia di accesso agli impieghi pubblici, con la sola eccezione degli impieghi che implichino l'esercizio di pubblici poteri o attengano alla tutela dell'interesse nazionale .
(Per ulteriori informazioni sulla denuncia dell'ASGI e la risposta della Commissione europea all'interrogazione presentata al Parlamento europeo)
Riguardo alla suddetta tematica, l'ASGI ha promosso nei mesi scorsi anche un'iniziativa giudiziaria, volta alla creazione di precedenti giurisprudenziali favorevoli. Il Tribunale di Venezia, con ordinanza dell'8 ottobre scorso, ha accolto il ricorso presentato congiuntamente dall'ASGI e da una cittadina albanese, coniugata con cittadino italiano e madre di figli di cittadinanza italiana, titolare della carta di soggiorno a tempo indeterminato prevista dal d.lgs. n. 30/20007 a favore dei familiari di cittadini dell'Unione europea, riconoscendo a quest'ultima il diritto a partecipare ad un concorso pubblico indetto dal Comune di Venezia per il ruolo di educatore di strada.
Il concorso era stata indetto dall'Amministrazione comunale con la previsione del requisito di accesso della cittadinanza italiana o di un altro Paese membro dell'Unione europea, con ciò determinando l'esclusione della candidata di nazionalità albanese.
Il Tribunale di Venezia ha escluso che sul testo unico immigrazione (d.lgs. n. 286/98) si possa fondare una pretesa di equiparazione dei cittadini extracomunitari regolarmente soggiornanti in Italia con i cittadini italiani e comunitari nell'accesso ai rapporti di impiego pubblici, ritenendo così di aderire all'orientamento espresso dalla Corte di Cassazione, con la nota sentenza n. 24170/2006, secondo cui l'art. 38 del d.lgs. n. 165/2001 ribadirebbe l'esclusione dei cittadini extracomunitari. Tuttavia, il giudice del lavoro di Venezia ha riconosciuto la specifica situazione della ricorrente, cittadina albanese coniugata con cittadino italiano e madre di cittadini italiani, titolare della carta di soggiorno di cui al d.lgs. n. 30/2007 prevista per i familiari di cittadini dell'UE. Il giudice ha dunque riconosciuto il primato della normativa di recepimento della direttiva europea in materia di libera circolazione dei cittadini comunitari e dei loro familiari, che prevede un principio di parità di trattamento nel campo di applicazione del Trattato europeo, e dunque, anche nell'accesso alle attività lavorative, anche a favore dei cittadini di paesi terzi familiari di cittadini dell'Unione europea (art. 19), equiparando poi la condizione dei familiari di cittadini italiani a quella dei familiari di cittadini di Paesi dell'Unione europea (art. 23). (Maggiori informazioni sull'ordinanza del Tribunale di Venezia)