Source: http://www.fsiscuola.it/2020/07/29/abilitati-in-romania-il-consiglio-di-stato-accoglie-definitivamente-lappello-ritenendo-che-la-abilitazione-allinsegnamento-in-romania-e-il-titolo-di-studio-conseguito-in-italia-non/
Timestamp: 2020-08-03 17:37:49+00:00
Document Index: 158550413

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art 45', 'sentenza ', 'art.13']

ABILITATI IN ROMANIA. IL CONSIGLIO DI STATO ACCOGLIE DEFINITIVAMENTE L’APPELLO RITENENDO CHE LA ABILITAZIONE ALL’INSEGNAMENTO IN ROMANIA E IL TITOLO DI STUDIO CONSEGUITO IN ITALIA NON NECESSITA DI MUTUO RICONOSCIMENTO : IL MIUR RIGETTANDO L’ISTANZA HA VIOLATO L’ART.45 TFUE E L’ART.13 DELLA DIRETTIVA EUROPEA N°36/2005 - FSI - USAE SCUOLA
29 Luglio 2020 Anna Maria Regis
Di grande importanza la pronuncia della Sesta Sezione del Consiglio di Stato n. 4825 del 9 luglio 2020 di accoglimento a firma del Presidente Montedoro, in merito all’appello patrocinato dall’Avv. Maurizio Danza del Foro di Roma, a favore degli abilitati in Romania che aveva già sospeso la sentenza breve di rigetto n.11774/2019 del Tar Lazio Sez. III Bis a favore di circa 500 abilitati all’insegnamento in Romania.
In particolare l’appello era stato presentato per la riforma della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio ad oggetto l’annullamento, previa sospensione dell’efficacia ,dell’ avviso MIUR n. 5636/2019 ; del rigetto delle istanze dei ricorrenti finalizzate al riconoscimento della abilitazione conseguita in Romania nella parte in cui il MIUR assumeva che i titoli denominati “…Nivel I e Nivel II” conseguiti dai cittadini italiani in Romania, non soddisfacevano i requisiti giuridici per il riconoscimento della qualifica professionale di docente ai sensi della Direttiva 2005/36/CE ;
Con tale appello la difesa aveva impugnato altresì i decreti individuali di rigetto comunicati ai ricorrenti a mezzo email, conseguenza diretta dell’avviso n.5636 del 2 aprile 2019 e i decreti di depennamento e di avvio del procedimento di esclusione dei ricorrenti dalle procedure concorsuali riservate di cui al D.D.G. n.85/2018, disposti dagli Uffici Scolastici Regionali sulla base dell’avviso n 5636 del 2 aprile 2019.
Contrariamente a quanto disposto dal TAR Lazio con la sentenza impugnata, il Collegio della Sez.VI del Consiglio di Stato con sentenza n.4825 del 9 luglio 2020-pubblicata in data 29 luglio) ha accolto l’appello dell’Avv. Maurizio Danza. in particolare motivando l’accoglimento confermando sostanzialmente l’orientamento già intrapreso, e stigmatizzando il corto circuito logico del MIUR che ha escluso la rilevanza del titolo di studio conseguito in Italia ha sostenuto “ con particolare riferimento ai i profili di riconoscimento del titolo sia ai fini dell’abilitazione all’insegnamento che ai fini del sostegno, questa Sezione ha avuto già modo di esprimersi, con sentenze nn. 1198, 1521 e 1522 del 2020, dove si è già rimarcato il corto circuito logico derivante dalla impostazione seguita dal Ministero che, accedendo alla posizione valevole per lo stato romeno, dove ben può escludersi la rilevanza della formazione in Italia ai fini dell’abilitazione all’insegnamento in quella nazione, fondamentalmente si finiva per escludere la rilevanza delle lauree italiane nell’ambito del territorio.
Secondo il Consiglio di Stato il MIUR ha palesemente violato palesemente l’art 45 del TFUE “ che dev’essere interpretato nel senso che esso osta a che la p.a., quando esamina una domanda di partecipazione proposta da un cittadino di tale Stato membro, subordini tale partecipazione al possesso dei diplomi richiesti dalla normativa di detto Stato membro o al riconoscimento dell’equipollenza accademica di un diploma di master rilasciato dall’università di un altro Stato membro, senza prendere in considerazione l’insieme dei diplomi, certificati e altri titoli nonché l’esperienza professionale pertinente dell’interessato, effettuando un confronto tra le qualifiche professionali attestate da questi ultimi e quelle richieste da detta normativa (CGUE, II, 6 ottobre 2015, n.298).
Secondo il Consiglio di Stato il MIUR ha palesemente disatteso altresì le norme della Direttiva Europea n°36/2005 avendo l’obbligo di riconoscere in modo automatico i titoli di formazione previsti da tale direttiva e rilasciati in un altro Stato membro al termine di formazioni in parte concomitanti, sulla base di un principio già espresso dalla Corte di Giustizia europea ” (CGUE, III , 6 dicembre 2018 , n. 675).residuando solo il potere di verificare “la durata complessiva, il livello e la qualità delle formazioni a tempo parziale non siano inferiori a quelli delle formazioni continue a tempo pieno
Condivido pienamente il percorso della motivazione della sentenza di appello-così prosegue l’Avv. Maurizio Danza Prof. Di Diritto del Lavoro presso Universitas Mercatorum, nella parte in cui nel riconoscere il principio della mobilità delle professioni in ambito europeo ha ritenuto che il MIUR abbia violato l’art.13 della Direttiva Europea n°36/2005 , atteso che “ a fronte della sussistenza in capo all’odierno appellante sia del titolo di studio richiesto, la laurea conseguita in Italia (ex sé rilevante, senza necessità di mutuo riconoscimento reciproco), sia della qualificazione abilitante all’insegnamento, conseguita presso un paese europeo, i presupposti per il contestato diniego non possono fondarsi sull’automatismo indicato dal Ministero che dovrà invece pronunciarsi in termini concreti, tramite la verifica della formazione conseguita, come sopra ricordato.