Source: https://www.codiceappalti.it/DLGS_163_2006/Art__239__Transazione/239
Timestamp: 2020-07-10 03:36:22+00:00
Document Index: 130513361

Matched Legal Cases: ['art. 240', 'art. 240', 'art. 240', 'art.2', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 239', 'art. 2043', 'art 54', 'art. 1321', 'art 239']

1. Anche al di fuori dei casi in cui é previsto il procedimento di accordo bonario ai sensi dell'articolo 240, le controversie relative a diritti soggettivi derivanti dall'esecuzione dei contratti pubblici di lavori, servizi, forniture, possono sempre essere risolte mediante transazione nel rispetto del codice civile.
2. Per le amministrazioni aggiudicatrici e per gli enti aggiudicatori, se l'importo di ciò che detti soggetti concedono o rinunciano in sede di transazione eccede la somma di 100.000 euro, é necessario il parere dell'avvocatura che difende il soggetto o, in mancanza, del funzionario più elevato in grado, competente per il contenzioso.
Relazione all’articolo 239 Vengono sintetizzati e codificati principi di diritto vivente in tema di transazione. A prescindere dal procedimento di accordo bonario, che sfocia in un atto di natura tr...
DURATA DEL PROCEDIMENTO ACCORDO BONARIO
Con riferimento al componimento del contenzioso nei contratti del “Nodo ferroviario di Genova-Voltri” e del “Raddoppio della linea Caserta Foggia”, la durata abnorme del procedimento di accordo bonario che si è estesa oltre il termine indicato dal comma 5, art. 240, del d.lgs. 163/2006, contrasta con la ratio dell’istituto, che è quella di comporre celermente il contenzioso già consolidato, onde evitare il protrarsi delle situazioni che hanno determinato le pretese dell’appaltatore. L’espansione temporale del predetto procedimento configura, infatti, un aggiramento del limite massimo di due procedimenti esperibili in forza del comma 2, dell’art. 240 del d. lgs. 163/2006, potendosi coprire in tal modo un ampio lasso del tempo contrattuale. In altri termini, una sua durata eccessiva lo trasformerebbe in una sorta di “collaudo in corso d’opera”, con effetti impropri sull’esecuzione del contratto, come, ad esempio, la possibilità di accettare o meno le varianti in dipendenza dell’esito dell’accordo. Mentre il procedimento di accordo deve rimanere impermeabile all’andamento dei lavori, trattandosi per definizione di contenzioso già maturato in fatto e in diritto.
Non è consentito aggirare il limite di cui all’art. 240, del d. lgs. 163/2006, esperendo più di due componimenti bonari nel corso della durata contrattuale, in quanto, diversamente, basterebbe semplicemente accedere ad un primo accordo e poi rinviarlo all’infinito; né è possibile pervenire ad un accordo“parziale”, limitato cioè alla risoluzione di alcune riserve e rinviando alla fase conclusiva dell’appalto la valutazione globale delle altre riserve iscritte anche successivamente alla costituzione della Commissione di accordo bonario; infatti, il d. lgs. 163/2006, non fa alcun riferimento a riserve cd. “aperte”, nel senso di future, poiché, cosi facendo, ne scaturirebbero effetti paralizzanti sul componimento di qualsiasi contenzioso fino all’estinzione delle cause, essendo infatti, in realtà, molte delle riserve soggette ad aggiornamento (cfr. Determinazione Avcp n.26 del 9.10.2002). Siffatta procedura del contenzioso si pone, pertanto, in contrasto con gli artt. 239 e 240 del d.lgs. 163/2006 e con il principio di trasparenza di cui all’art.2, comma 1, del d.lgs. 163/2006.
Oggetto: Fascicolo 2261/2013 - Verbali di accordo bonario di A. SpA per i contratti di B. in corso di esecuzione presso il “Nodo ferroviario di Genova-Voltri”, “Nodo e stazione FS di Bologna” e infine “Raddoppio linea ferroviaria Caserta Foggia”. Istruttoria d’ufficio prot.n.83481, del 10.09.2013
NATURA E LIMITI DELLA TRANSAZIONE
Oggetto della transazione non è il rapporto o la situazione giuridica cui si riferisce la discorde valutazione delle parti, ma la lite cui questa ha dato luogo o puo' dar luogo, e che le parti stesse intendono eliminare mediante reciproche concessioni ...” (Corte Suprema di Cassazione, Sez. II, sentenza n. 11117 del 6 ottobre 1999). Sicche' la soluzione concordata si inserisce “nell’esercizio di un potere pubblicistico che non puo' sottrarsi al quadro delle regole proprie della spendita di detto potere e percio' oggetto di negoziazione e di formalizzazione nel successivo provvedimento non puo' essere una illimitata gamma di scelte discrezionali da parte dell’amministrazione, ma solo l’individuazione di una fra piu' soluzioni comunque idonee ad azionare il soddisfacimento dell’interesse pubblico” (deliberazione Corte dei conti, sez. reg. di controllo per la Lombardia 26/2008/PAR). Per altro verso occorre porre in rilievo che la scelta in ordine all’an della transazione ed alla concreta delimitazione dell’oggetto della stessa spetta all’amministrazione e, secondo la richiamata giurisprudenza della Corte dei conti, la stessa è sottratta al sindacato giurisdizionale, se non limitatamente alla rispondenza delle stesse a criteri di razionalita' e congruita' rilevabili dalla comune esperienza amministrativa al fine di stabilire se la scelta risponda ai criteri di prudente apprezzamento ai quali deve ispirarsi sempre l’azione amministrativa. In tale ponderazione, tra gli elementi da valutare, si annovera la convenienza economica della transazione in relazione all’alea del giudizio.
Nella fattispecie all’esame l’istante espone le difficolta', a suo avviso rilevanti, derivanti dal subentro del ricorrente a seguito dell’annullamento in sede giudiziaria dell’aggiudicazione del contratto di appalto dei servizi di igiene urbana, che ha avuto – peraltro – un principio di esecuzione attraverso la sostituzione delle vecchie attrezzature, in particolare dei cassonetti per la raccolta, con nuovi dispositivi di proprieta' dell’originario aggiudicatario; questo, infatti, aveva presentato un progetto-offerta che contemplava una determinata organizzazione del servizio, differente sotto molti aspetti sia da quella dello status quo ante sia da quella immaginata dal ricorrente vittorioso C..
Oltre che sulle modalita' secondo le quali riorganizzare il suddetto servizio e, di conseguenza, sulle eventuali somme ulteriori da corrispondere al Consorzio subentrante, le parti non concordano sulla durata dello stipulando contratto, nonche' sulla decorrenza del termine stesso poiche' l’operatore economico ha gia' iniziato di fatto ad eseguire la prestazione, vista anche la natura permanente del servizio oggetto di affidamento da parte del Comune.
A questo proposito, è opportuno sottolineare il principio generale secondo il quale “Il subentro del ricorrente a seguito dell’annullamento in sede giudiziaria dell’aggiudicazione del contratto di appalto deve operare, come in tutte le ipotesi di successione a titolo particolare nel rapporto negoziale, in relazione alle condizioni del contratto originario dichiarato inefficace, poiche' è quel rapporto negoziale che la norma comunitaria e nazionale intende tutelare, in alternativa alla conservazione dell’efficacia del contratto con contestuale risarcimento dei danni dell’impresa pretermessa. Gli eventuali maggiori costi per adeguare le condizioni di esecuzione al progetto del ricorrente, rimarranno a carico di quest’ultimo “poiche' il subentro nel contratto è misura alternativa al risarcimento per equivalente e, dunque, non puo' concorrere con il medesimo” (ex multis cfr. Cons. St., sez. V, sentenza 5.11.2012, n. 5591).
Da ultimo si segnala che relativamente all’ammissibilita' dello strumento della transazione l’Autorita' si è gia' espressa con Deliberazione n. 308 del 13/9/2001, nonche' con successivi altri provvedimenti (Deliberazione n. 56 del 3/12/2008; Deliberazione n. 10 del 19/3/2008), provvedendo in particolare ad individuarne i limiti in ambito pubblicistico, da rinvenire nel divieto di stipulare la transazione c.d. novativa, “intesa come accordo mediante il quale si instaura con l’appaltatore un nuovo e diverso rapporto contrattuale, per soddisfare un interesse diverso da quello dedotto nel contratto originario” (Deliberazione n. 103 del 5/12/2012).
Oggetto: richiesta di parere – Comune di A. – appalto per l’affidamento del servizio di igiene urbana in parte del territorio della citta' – annullamento giudiziale dell’aggiudicazione definitiva e subentro del ricorrente – problematiche conseguenti al subentro e possibile ricorso all’istituto della transazione ex art. 239 del D.lgs. n. 163/2006
La domanda di risarcimento del danno derivante da provvedimento non impugnato (o tardivamente impugnato, come nel caso di specie) è ammissibile, ma è infondata nel merito in quanto la mancata impugnazione dell’atto fonte del danno consente a tale atto di operare in modo precettivo dettando la regola del caso concreto, autorizzando la produzione dei relativi effetti ed imponendone l’osservanza ai consociati ed impedisce cosi' che il danno possa essere considerato ingiusto o illecita la condotta tenuta dall’Amministrazione in esecuzione dell’atto inoppugnato.
Il principio della pregiudiziale non si fonda, quindi, sull’impossibilita' per il giudice amministrativo di esercitare il potere di disapplicazione, ma sull’impossibilita' per qualunque giudice di accertare in via incidentale e senza efficacia di giudicato l’illegittimita' dell’atto, quale elemento costitutivo della fattispecie della responsabilita' aquiliana ex art. 2043 cod. civ.; in sostanza, ove l’accertamento in via principale sia precluso nel giudizio risarcitorio in quanto l’interessato non sperimenta, o non puo' sperimentare (a seguito di giudicato, decadenza, ecc.), i rimedi specifici previsti dalla legge per contestare la conformita' a legge della situazione medesima, la domanda risarcitoria deve essere respinta nel merito perche' il fatto produttivo del danno non è suscettibile di essere qualificato illecito (cfr., Cass. civ., II, 27 marzo 2003 n. 4538).
La pregiudiziale amministrativa è, quindi, strettamente connessa al principio della certezza delle situazioni giuridiche di diritto pubblico, al cui presidio è posto il breve termine decadenziale di impugnazione dei provvedimenti amministrativi.
Il provvedimento amministrativo lesivo di un interesse sostanziale puo' essere aggredito in via impugnatoria, per la sua demolizione, e "conseguenzialmente" in via risarcitoria, per i suoi effetti lesivi, ponendosi, nell’uno e nell’altro caso, la questione della sua legittimita'; nelle citate sentenze del giudice costituzionale, non vi è traccia di alcun sospetto di illegittimita' costituzionale di siffatto disegno ed, anzi, sembra agevole inferirne il contrario (v. Cons. Stato, Ad. plen., n. 12/2007). Peraltro, in quei casi richiamati in precedenza in cui la contestazione dell’esercizio di poteri privatistici è assoggettata a termini decadenziali, il giudice ordinario mai si è posto il problema della costituzionalita' della preclusione anche dell’azione risarcitoria in ipotesi di assenza di contestazioni nei termini di decadenza.
AVVALIMENTO E ONERI PROBATORI
Per l’utilizzazione dell’istituto dell’avvalimento - che consente ad un’impresa (concorrente alla gara) di ricorrere alle referenze di un’altra impresa (ausiliaria), al fine di dimostrare il possesso dei requisiti di capacita' economica, finanziaria, tecnica, organizzativa necessari per partecipare ad una gara – occorre che il partecipante alla gara dimostri di disporre effettivamente dei requisiti di capacita' economica, finanziaria, tecnica e organizzativa del soggetto di cui intende avvalersi (V. Consiglio di Stato, sez. VI, n. 1856 del 22 aprile 2008). Cio' del resto appare conforme alla normativa comunitaria (artt. 47 e 48 Direttiva n.118/2004/CE ed art 54 Direttiva n.17/2004/CE), la quale prevede che un operatore economico puo', se del caso e per un determinato appalto, fare affidamento sulle capacita' di altri soggetti, a prescindere dalla natura giuridica dei suoi legami con quest’ultimi, ma deve provare all’amministrazione aggiudicatrice che per l’esecuzione dell’appalto disporra' delle risorse necessarie, ad esempio presentando l’impegno di tale soggetto a mettere a disposizione dell’operatore economico le risorse necessarie.
Nel caso di specie, l’impresa non aveva prodotto il prescritto contratto di avvalimento, tantomeno aveva fornito dell’intervenuto accordo tra le parti ai sensi dell’art. 1321 c.c.
La dichiarazione con la quale un’impresa si impegna a mettere a disposizione del “concorrente” (senza precisarne le generalita') i propri requisiti, in mancanza dell’indicazione nel suo contesto dello specifico concorrente a cui favore si intende prestare ausilio, non puo' ritenersi univoca nel senso dell’assunzione di un impegno specifico. Nè tale univocita' puo' essere desunta dal semplice fatto (come nel caso di specie) che una dichiarazione del genere è stata inserita nella busta contenente la documentazione da produrre.
Il principio in base al quale il soggetto legittimamente escluso da una gara è privo di interesse a dolersi della mancata esclusione di altri concorrenti e dell’aggiudicazione in favore di terzi, dall’annullamento dei quali non trarrebbe alcun vantaggio concreto, non è assoluto. Esso deve essere adeguato alle specifiche evenienze del caso concreto, sicche' è stata ravvisata la permanenza di interesse a ricorrere, nella tipologia di quello strumentale alla rinnovazione della gara, qualora il concorrente escluso contesti l’ammissione di tutti gli altri concorrenti ovvero deduca un vizio idoneo a travolgere in radice la procedura. Cio' in quanto tali deduzioni, ove fondate, comporterebbero il dovere dell’amministrazione di indire una nuova gara alla quale il concorrente precedentemente escluso sia in grado di partecipare, con conseguente chance di divenirne aggiudicatario (cfr., Sez. V, 4 giugno 2008 n. 2629, 25 luglio 2006 n. 4657, 29 marzo 2006 n. 1589 e 10 novembre 2005 n. 6285; Sez. IV, 15 febbraio 2002 n. 952; Sez. VI 5 febbraio 2007 n. 463).
TRANSAZIONE - OGGETTO
ITALIA DELIBERAZIONE 2015
La transazione è un istituto mutuato dal codice civile, non rileva l’evenienza che ad avvalersene sia un Concessionario piuttosto che una Pubblica Amministrazione, essa è valida solo se ha ad oggetto diritti disponibili , è nulla se tali diritti, per loro natura o per espressa disposizione di legge, sono sottratti alla disponibilità delle parti. Le espresse disposizioni di legge, nel caso specifico, sono le disposizioni cogenti fissate dal Codice cui il contratto in esame è assoggettato.
- È stato fatto un uso distorto e strumentale dell’istituto della transazione di cui all’art 239 del Codice dei Contratti. Ai fini dell’ammissibilità della transazione, è necessaria l’esistenza della res
litigiosa, cioè di una controversia giuridica, e non di un semplice conflitto economico. Nel caso specifico gli accordi firmati, piuttosto che essere finalizzati alla concreta risoluzione di una controversia giuridica, trovano impropria motivazione nella pesante situazione di dissesto finanziario del Consorzio, aggravata dalla crisi economica del Paese.