Source: http://www.abcdeidiritti.it/website/2015/04/23/concorso-pubblico/
Timestamp: 2019-04-20 14:24:13+00:00
Document Index: 172758831

Matched Legal Cases: ['art. 61', 'art. 29', 'art. 3', 'art. 51', 'sentenza ', 'art. 48', 'art 1', 'art. 16', 'art. 9', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 6', 'art. 29', 'art. 17', 'art. 30', 'art. 33', 'art. 23']

Posted on 23 Aprile 2015 | by abc-dei-diritti
In materia di concorsi pubblici la normativa principale di riferimento è il D.P.R. 9-5-1994, n. 487. Il regolamento, recante norme sull’accesso agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni e le modalità di svolgimento dei concorsi, dei concorsi unici e delle altre forme di assunzione nei pubblici impieghi, introduce due importanti novità: i corsi-concorsi e il concorso unico.
Concorso pubblico per esami. I concorsi per esami prevedono diverse prove scritte, una delle quali può essere a contenuto teorico-pratico ed una prova orale comprendente l’accertamento della conoscenza di una lingua straniera, tra quelle indicate nel bando. Il punteggio finale, espresso in centesimi, sarà dato dalla somma della media dei voti conseguiti nelle prove scritte o pratiche o teorico-pratiche e della votazione conseguita nel colloquio.
Concorso pubblico per titoli. Le graduatorie nel caso di concorso pubblico per soli titoli verranno formate sulla base dei titoli posseduti al data di presentazione della domanda di partecipazione. Sarà il bando di gara a indicare i titoli di studio utili all’accesso al concorso.
Concorso pubblico per titoli ed esami. In questo tipo di concorso per formare la graduatoria si terrà conto non solo delle votazioni ottenute durante le prove d’esame, ma anche dei titoli posseduti: laurea, master, dottorati, pubblicazione della tesi, corsi etc.
Su richiesta di alcuni enti territoriali con carenza di organico, il reclutamento del personale nella Pubblica amministrazione può avvenire anche con la procedura del corso-concorso. La prima prevede di superare il concorso pubblico e di partecipare a un periodo di formazione. Al termine del quale è prevista la seconda fase di selezione per individuare i soggetti che potranno effettivamente ricoprire i ruoli del bando.
I concorsi unici sono indetti con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri e tutti gli altri con provvedimento del competente organo amministrativo dell’amministrazione o ente interessato, che ne informa la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della funzione pubblica.
l bando di gara
Il bando è la fonte ufficiale di un concorso. Contiene tutte le informazioni utili per predisporre la domanda di partecipazione, i requisiti necessari per l’ammissione, i termini di presentazione, i documenti da allegare e tanto altro.
Ed è sempre il bando ad informare su luogo, data e materie d’esame.
Il bando di concorso viene pubblico sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica, IV serie speciale – Concorsi ed Esami (GU), stampata dall’Istituto Poligrafico dello Stato, o sui Bollettini Ufficiali della Regione (BUR).
Il bando di concorso deve contenere il termine e le modalità di presentazione delle domande, l’avviso per la determinazione del diario, la sede delle prove scritte ed orali ed eventualmente pratiche.
Deve indicare le materie oggetto delle prove scritte e orali, il contenuto di quelle pratiche, la votazione minima richiesta per l’ammissione alle prove orali, i requisiti soggettivi generali e particolari richiesti per l’ammissione all’impiego, i titoli che danno luogo a precedenza o a preferenza a parità di punteggio, i termini e le modalità della loro presentazione, le percentuali dei posti riservati al personale interno, in conformità alle normative vigenti nei singoli comparti e le percentuali dei posti riservati da leggi a favore di determinate categorie.
Il bando di concorso deve, altresì, contenere la citazione della legge 10 aprile 1991, n. 125, che garantisce pari opportunità tra uomini e donne per l’accesso al lavoro come previsto dall’art. 61 del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, così come modificato dall’art. 29 del D. Lgs. 23 dicembre 1993, n. 546.
Cittadinanza italiana. Tale requisito non è richiesto per i soggetti appartenenti alla Unione europea, fatte salve le eccezioni di cui al D.P.C.M. 7 febbraio 1994, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 15 febbraio 1994, serie generale n. 61.
Il precedente limite di 40 anni è stato abolito secondo quanto disposto dall’art. 3, comma 6, L. 127/1997: “la partecipazione ai concorsi indetti da pubbliche amministrazioni non è soggetta a limiti di età, salvo deroghe dettate da regolamenti delle singole amministrazioni connesse alla natura del servizio o ad oggettive necessità dell’amministrazione”.
Idoneità fisica all’impiego. L’amministrazione ha facoltà di sottoporre a visita medica di controllo i vincitori di concorso, in base alla normativa vigente.
Non possono accedere agli impieghi coloro che siano stati esclusi dall’elettorato politico attivo.
L’assenza di cause ostative all’accesso. Non possono accedere agli impieghi coloro che siano stati destituiti o dispensati dall’impiego presso una Pubblica amministrazione per persistente insufficiente rendimento, ovvero siano stati dichiarati decaduti da un impiego statale, ai sensi dell’articolo 127, primo comma, lettera d), del testo unico delle disposizioni concernenti lo statuto degli impiegati civili dello Stato, approvato con D.P.R. 10 gennaio 1957, n. 3.
Titolo di studio. Il titolo richiesto è espressamente indicato dal bando (diploma, laurea, specializzazione, dottorato).
Il requisito della cittadinanza italiana
La normativa sul requisito della cittadinanza italiana nel pubblico impiego
La legge in merito è alquanto frammentaria e complessa. Partiamo per punti. L’art. 51 della Costituzione stabilisce che tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso possono accedere ai pubblici uffici e alle cariche elettive in condizioni di uguaglianza. Qui non si parla esplicitamente di cittadinanza, ma solo di status di cittadino.
Tuttavia il Testo unico delle disposizioni concernenti lo statuto degli impiegati civili dello Stato, all’articolo 2, indica fra i requisiti generali per l’ammissione agli impieghi quello del possesso della cittadinanza italiana.
I cittadini comunitari e il requisito della cittadinanza
Con l’ingresso dell’Italia nell’Unione Europea, e in virtù del principio della libera circolazione dei lavoratori nella Comunità, è sorto il problema se i “cittadini comunitari” potessero o meno accedere a posti pubblici anche in paesi diversi da quello d’origine.
Sulla faccenda si è espressa la Corte di Giustizia Europea con sentenza del 17/12/80. Chiamata in causa per una disputa contro il Regno del Belgio proprio in merito ad una norma che richiedeva la cittadinanza belga per l’accesso a dei posti presso collettività o enti pubblici belgi, ha ritenuto che “una prassi del genere fosse incompatibile con le norme del diritto comunitario che garantiscono la libera circolazione dei lavoratori nell’ambito della Comunità”. Secondo la Commissione, la sola eccezione ammessa a tale principio è quella di cui all’art. 48, n. 4, del Trattato CEE, per gli «impieghi nella pubblica amministrazione», eccezione che va tuttavia “interpretata” nel senso che essa riguarda unicamente i posti che implicano la partecipazione effettiva dei loro titolari all’esercizio dei pubblici poteri.
In conclusione i cittadini comunitari possono partecipare a concorsi pubblici in uno dei paesi dell’Ue, ad eccezione di quei posti che in maniera diretta o indiretta implicano la partecipazione all’esercizio dei pubblici poteri ed alle mansioni che hanno ad oggetto la tutela degli interessi generali dello Stato o delle altre collettività pubbliche. La spiegazione è nel fatto che questi posti presuppongono da parte dei loro titolari l’esistenza di un rapporto particolare di solidarietà nei confronti dello Stato, “nonché la reciprocità di diritti e doveri che costituiscono il fondamento del vincolo di cittadinanza”.
I posti pubblici dove è richiesta la cittadinanza e quelli dove non è necessaria
Quali siano ce lo dice il Decreto del 7 febbraio 1994, n. 174- Regolamento recante norme sull’accesso dei cittadini degli Stati membri dell’Unione europea ai posti di lavoro presso le amministrazioni pubbliche -, che all’art 1 elenca i posti delle amministrazioni pubbliche dov’è richiesta la cittadinanza italiana:
i posti dei livelli dirigenziali delle amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo;
i posti con funzioni di vertice amministrativo delle strutture periferiche delle amministrazioni pubbliche dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, degli enti pubblici non economici, delle province e dei comuni nonché delle regioni e della Banca d’Italia;
i posti dei magistrati ordinari, amministrativi, militari e contabili, nonché i posti degli avvocati e procuratori dello Stato;
i posti dei ruoli civili e militari della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Ministero degli affari esteri, del Ministero dell’interno, del Ministero di grazia e giustizia, del Ministero della difesa e del Ministero delle finanze, fatte salve le dovute eccezioni indicate dall’art. 16 della legge 28 febbraio 1987, n. 56.
I cittadini extracomunitari e il requisito della cittadinanza
La questione del requisito della cittadinanza per l’accesso al pubblico impiego nei confronti di cittadini extracomunitari residenti legalmente in Italia è tuttora aperta e, per il momento, non sembra esserci una soluzione normativa certa.
Con la L. 39/1990, recante norme urgenti in materia di asilo politico, di ingresso e soggiorno dei cittadini extracomunitari e di regolarizzazione dei cittadini extracomunitari ed apolidi già presenti nel territorio dello Stato, al comma 3 dell’art. 9 viene descritta la possibilità, nel caso in cui il soggiorno fosse richiesto per motivi di lavoro, “di stipulare qualsiasi contratto di lavoro, ivi compreso quello di formazione e lavoro, secondo le norme in vigore per i lavoratori nazionali, escluso soltanto il pubblico impiego, salvo i casi di cui all’articolo 16 della l. 28 febbraio 1987, n. 56”.
In seguito sono state emanate altre norme, come il decreto legislativo n. 286 del 1998, che all’articolo 2 (Diritti e doveri dello straniero) comma 3 “garantisce a tutti i lavoratori stranieri regolarmente soggiornanti nel suo territorio e alle loro famiglie parità di trattamento e piena uguaglianza di diritti rispetto ai lavoratori italiani”.
È su questo punto che sono sorti molte questioni.
Per alcuni queste norme hanno abrogato le precedenti che richiedevano obbligatoriamente la cittadinanza italiana, per altri invece il requisito è imprescindibile.
La questione rimane aperta, e in attesa di una norma certa occorre richiamare la sentenza del TAR Veneto, n. 782 del 2004 che annulla il provvedimento di esclusione dalla graduatoria di una cittadina statunitense per mancanza della cittadinanza italiana o in uno dei Paesi della Comunità europea. Per il Tar “Pare irragionevole, ora, non estendere ai cittadini di altre nazioni l’accesso al pubblico impiego nella parte non preclusa ai cittadini comunitari, giustificandosi la restrizione dell’area dell’impiego pubblico accessibile ai soli cittadini nazionali in base ai medesimi principi”.
La domanda di partecipazione ad un concorso pubblico deve essere redatta secondo lo schema che viene allegato al bando di concorso, riportando tutte le indicazioni che, secondo le norme vigenti, i candidati sono tenuti a fornire. In assenza di una specifica disposizione la domanda può essere redatta su carta semplice indirizzata all’ente banditore.
In ogni caso va sottoscritta, firmata (non è necessaria più l’autenticazione ai sensi dell’art. 3, L. 15 maggio 1997, n. 127) e spedita entro e non oltre il 30° giorno dalla pubblicazione del bando sulla Gazzetta Ufficiale.
– Data, luogo e provincia di nascita
– Il possesso della cittadinanza italiana
– Il comune nelle cui liste elettorali si è iscritti
– L’idoneità fisica all’impiego
– Di non avere riportato condanne penali o sentenze di patteggiamento (in caso positivo specificare quali)
– Di non avere in corso procedimenti penali (in caso positivo specificare quali)
– Di non essere stati interdetti dai pubblici uffici né destituiti ovvero licenziati o dispensati dall’impiego presso una Pubblica amministrazione per persistente insufficiente rendimento, ovvero di non essere stati dichiarati decaduti da un impiego statale a seguito dell’accertamento che l’impiego stesso è stato conseguito mediante la produzione di documenti falsi o viziati da invalidità non sanabile.
La domanda può essere spedita a mezzo lettera raccomandata con ricevuta di ritorno o a mano presso la sede dell’ente banditore. La data di spedizione delle domande è stabilita e comprovata dal timbro a data dell’ufficio postale accettante, almeno che il bando non preveda diversamente, ma in questo caso dovrà essere espressamente indicato.
Il diario delle prove scritte deve essere comunicato ai singoli candidati almeno quindici giorni prima dell’inizio delle prove stesse. Tale comunicazione può essere sostituita dalla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica – IV serie speciale – Concorsi ed Esami. Per garantire trasparenza ed imparzialità di un concorso gli elaborati saranno corretti da specifici strumenti informatici e l’esito della prova è pubblico e consultabile liberamente sul sito dell’ente banditore o presso la sede di riferimento indicata nel bando.
Il bando specifica sempre le materie oggetto delle prove scritte e orali, il contenuto di quelle pratiche, la votazione minima richiesta per l’ammissione alle prove orali.
Da premettere che le prove del concorso, sia scritte che orali, non possono capitare nei giorni festivi, nei giorni di festività religiose ebraiche rese note con decreto del Ministro dell’Interno mediante pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica e neppure nei giorni di festività religiose valdesi.
Per i profili professionali della settima qualifica o categoria superiore: in almeno due prove scritte, una delle quali può essere a contenuto teorico-pratico ed in una prova orale, comprendente l’accertamento della conoscenza di una lingua straniera, tra quelle indicate nel bando. I voti sono espressi, di norma, in trentesimi. Conseguono l’ammissione al colloquio i candidati che abbiano riportato in ciascuna prova scritta una votazione di almeno 21/30 o equivalente. Il colloquio verte sulle materie oggetto delle prove scritte e sulle altre indicate nel bando di concorso e si intende superato con una votazione di almeno 21/30 o equivalente.
Per i profili professionali della quinta e sesta qualifica o categoria: in due prove scritte, di cui una pratica o a contenuto teorico-pratico, e in una prova orale. Conseguono l’ammissione al colloquio i candidati che abbiano riportato in ciascuna prova scritta una votazione di almeno 21/30 o equivalente. Il colloquio verte sulle materie oggetto delle prove scritte e sulle altre indicate nel bando e si intende superato con una votazione di almeno 21/30 o equivalente.
Nei casi in cui l’assunzione a determinati profili avvenga mediante Concorso per titoli e per esami, la valutazione dei titoli, previa individuazione dei criteri, è effettuata dopo le prove scritte e prima che si proceda alla correzione dei relativi elaborati.
Per i titoli non può essere attribuito un punteggio complessivo superiore a 10/30 o equivalente; il bando indica i titoli valutabili ed il punteggio massimo agli stessi attribuibile singolarmente e per categorie di titoli.
Ai candidati che conseguono l’ammissione alla prova orale deve essere data comunicazione, con l’indicazione del voto riportato in ciascuna delle prove scritte, almeno venti giorni prima della prova orale.
Questa si svolgerà in un’aula aperta al pubblico. Al termine di ogni seduta dedicata alla prova orale, la commissione giudicatrice forma l’elenco dei candidati esaminati, con l’indicazione dei voti da ciascuno riportati che sarà affisso nella sede degli esami.
Durante le prove al candidato vengono consegnate due buste: una busta grande con linguetta staccabile, che custodirà i fogli con le risposte del candidato; una busta piccola contenente un cartoncino bianco per scrivere i propri dati anagrafici. Il candidato, dopo aver svolto il tema, senza apporvi sottoscrizione, né altro contrassegno, metterà il foglio o i fogli nella busta grande.
Contemporaneamente dovrà scrivere il proprio nome e cognome, la data ed il luogo di nascita sul cartoncino bianco, chiuderlo nella busta piccola e inserirla nella grande, avendo l’accortezza di chiuderla e consegnarla al presidente della commissione o del comitato di vigilanza od a chi ne fa le veci. Il presidente della commissione o del comitato di vigilanza, o chi ne fa le veci, appone trasversalmente sulla busta la propria firma e l’indicazione della data della consegna. Nel caso in cui l’esame si protragga per più giorni verrà assegnato al candidato un numero da apporre sulla linguetta della busta grande. In questo modo le buste appartenenti allo stesso candidato seguiranno un’unica numerazione.
Le commissioni esaminatrici dei concorsi sono nominate con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri nei casi di concorsi unici e con provvedimento del competente organo amministrativo negli altri casi.
Questi ne dà comunicazione alla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della funzione pubblica.
Sono composte da tecnici esperti nelle materie oggetto del concorso, scelti tra funzionari delle amministrazioni, docenti ed estranei alle medesime e non possono farne parte, ai sensi dell’art. 6 del D.Lgs. 23 dicembre 1993, n. 546, i componenti dell’organo di direzione politica dell’amministrazione interessata, coloro che ricoprano cariche politiche o che siano rappresentanti sindacali o designati dalle confederazioni ed organizzazioni sindacali o dalle associazioni professionali. Almeno un terzo dei posti di componente delle commissioni di concorso, salva motivata impossibilità, è riservato alle donne, in conformità all’art. 29 del sopra citato decreto legislativo.
Per i concorsi ai profili professionali di categoria o qualifica settima e superiori: da un consigliere di Stato, o da un magistrato o avvocato dello Stato di corrispondente qualifica, o da un dirigente generale od equiparato, con funzioni di presidente, e da due esperti nelle materie oggetto del concorso; le funzioni di segretario sono svolte da un funzionario appartenente alla ottava qualifica funzionale o, in carenza, da un impiegato di settima qualifica.
Per gli enti locali territoriali la presidenza delle commissioni di concorsi può essere assunta anche da un dirigente della stessa amministrazione o di altro ente territoriale.
Per assunzioni mediante gli uffici circoscrizionali per l’impiego ai sensi dell’articolo 16 della legge 28 febbraio 1987, n. 56: da un dirigente con funzioni di presidente e da due esperti nelle materie oggetto della selezione; le funzioni di segretario sono svolte da un impiegato appartenente alla sesta qualifica o categoria.
Le commissioni esaminatrici dei concorsi per esami o per titoli ed esami possono essere suddivise in sottocommissioni, qualora i candidati che abbiano sostenuto le prove scritte superino le 1.000 unità, con l’integrazione di un numero di componenti, unico restando il presidente, pari a quello delle commissioni originarie e di un segretario aggiunto. A ciascuna delle sottocommissioni non può essere assegnato un numero inferiore a 500.
L’utilizzazione del personale in quiescenza non è consentita se il rapporto di servizio sia stato risolto per motivi disciplinari, per ragioni di salute o per decadenza dall’impiego comunque determinata e, in ogni caso, qualora la decorrenza del collocamento a riposo risalga ad oltre un triennio dalla data di pubblicazione del bando di concorso.
Quando le prove scritte hanno luogo in più sedi, si costituisce in ciascuna sede un comitato di vigilanza, presieduto da un membro della commissione ovvero da un impiegato dell’amministrazione di qualifica o categoria non inferiore all’ottava, e costituita da due impiegati di qualifica o categoria non inferiore alla settima e da un segretario scelto tra gli impiegati di settima o sesta qualifica o categoria.
Le graduatorie dei vincitori dei concorsi sono pubblicate nel Bollettino ufficiale della Presidenza del Consiglio dei Ministri o dell’amministrazione interessata.
Per gli enti locali territoriali le graduatorie sono pubblicate nell’albo pretorio del relativo ente. Di tale pubblicazione se ne dà notizia mediante avviso nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica.
Le graduatorie dei vincitori rimangono efficaci per un termine di diciotto mesi dalla data della pubblicazione per eventuali coperture di posti per i quali il concorso è stato bandito e che successivamente ed entro tale data dovessero rendersi disponibili.
I concorrenti che abbiano superato la prova orale dovranno far pervenire alla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della funzione pubblica, per i concorsi unici, o all’amministrazione interessata, nel caso di concorso espletato dalla medesima, entro il termine perentorio di quindici giorni decorrenti dal giorno successivo a quello in cui hanno sostenuto il colloquio, i documenti in carta semplice attestanti il possesso dei titoli di riserva, preferenza e precedenza, a parità di valutazione, il diritto ad usufruire dell’elevazione del limite massimo di età, già indicati nella domanda, dai quali risulti, altresì, il possesso del requisito alla data di scadenza del termine utile per la presentazione della domanda di ammissione al concorso.
Tale documentazione non è richiesta nei casi in cui le pubbliche amministrazioni ne siano in possesso o ne possano disporre facendo richiesta ad altre pubbliche amministrazioni.
I candidati dichiarati vincitori sono invitati, a mezzo assicurata convenzionale, ad assumere servizio in via provvisoria, sotto riserva di accertamento del possesso dei requisiti prescritti per la nomina e sono assunti in prova nel profilo professionale di qualifica o categoria per il quale risultano vincitori.
La durata del periodo di prova è differenziata in ragione della complessità delle prestazioni professionali richieste e sarà definita in sede di contrattazione collettiva. I provvedimenti di nomina in prova sono immediatamente esecutivi.
Le pubbliche amministrazioni comunicano alla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della funzione pubblica, il numero dei candidati vincitori assunti ed eventuali modifiche nell’arco dei diciotto mesi di validità della graduatoria.
I vincitori dei concorsi, salva la possibilità di trasferimenti d’ufficio nei casi previsti dalla legge, devono permanere nella sede di prima destinazione per un periodo non inferiore a sette anni e, in tale periodo, non possono essere nemmeno comandati o distaccati presso sedi con dotazioni organiche complete. In ogni caso non può essere attivato alcun comando o distacco nel caso in cui la sede di prima destinazione abbia posti vacanti nella dotazione organica della qualifica posseduta, salvo che il dirigente della sede di appartenenza non lo consenta espressamente (comma 3, art. 17 del D.P.R. 9-5-1994, n. 487).
La mobilità nel pubblico impiego è stata però oggetto di diversi interventi legislativi non ultimo il D. Lgs. 165/2001 che prevede:
Una mobilità volontaria, disciplinata dall’art. 30 che così recita: Le amministrazioni possono ricoprire posti vacanti in organico mediante cessione del contratto di lavoro di dipendenti appartenenti alla stessa qualifica in servizio presso altre amministrazioni, che facciano domanda di trasferimento. Le amministrazioni devono in ogni caso rendere pubbliche le disponibilità dei posti in organico da ricoprire attraverso passaggio diretto di personale da altre amministrazioni, fissando preventivamente i criteri di scelta. Il trasferimento è disposto previo parere favorevole dei dirigenti responsabili dei servizi e degli uffici cui il personale è o sarà assegnato sulla base della professionalità in possesso del dipendente in relazione al posto ricoperto o da ricoprire.
Una mobilità collettiva, disciplinata dall’art. 33, per le pubbliche amministrazioni che rilevino eccedenze di personale. Queste sono tenute ad informare preventivamente le organizzazioni sindacali
Una mobilità fra pubblico e privato, disciplinata dall’art. 23bis introdotto dalla legge di riordino della dirigenza: In deroga all’articolo 60 del testo unico delle disposizioni concernenti lo statuto degli impiegati civili dello Stato, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3, i dirigenti delle pubbliche amministrazioni, nonché gli appartenenti alla carriera diplomatica e prefettizia e, limitatamente agli incarichi pubblici, i magistrati ordinari, amministrativi e contabili e gli avvocati e procuratori dello Stato sono collocati, salvo motivato diniego dell’amministrazione di appartenenza in ordine alle proprie preminenti esigenze organizzative, in aspettativa senza assegni per lo svolgimento di attività presso soggetti e organismi, pubblici o privati, anche operanti in sede internazionale, i quali provvedono al relativo trattamento previdenziale. Resta ferma la disciplina vigente in materia di collocamento fuori ruolo nei casi consentiti. Il periodo di aspettativa comporta il mantenimento della qualifica posseduta.
Il rapporto di lavoro alle dipendenze di un’amministrazione pubblica può estinguersi per:
Per destituzione
Dispensa dal servizio per inidoneità fisica e psichica
Decadenza. Le ipotesi sono: perdita della cittadinanza italiana, avvenuta accettazione di una missione o altro incarico da un’autorità straniera senza autorizzazione del Ministro competente, o per mancata cessazione della situazione di incompatibilità tra obblighi di servizio e attività svolte dal dipendente.
Vedi anche: GUIDA AI CONCORSI PUBBLICI