Source: http://briguglio.asgi.it/immigrazione-e-asilo/2000/maggio/asgi-25-5-2000.html
Timestamp: 2018-11-20 16:00:49+00:00
Document Index: 68866051

Matched Legal Cases: ['art.1', 'art. 25', 'sentenza ', 'art. 23', 'art. 35', 'art. 23', 'art. 35']

POLITICHE LEGISLATIVE n. 6/2000
regolamentare l'ingresso dei minori stranieri per adozione internazionale e nominata
l'apposita commissione. Divenuta pienamente applicativa la legge sulle adozioni
Una circolare del Ministero della Sanità completa il quadro delle disposizioni
applicative delle norme in materia di assistenza sanitaria per gli immigrati. Riviste e
riordinate le norme sull'assistenza sanitaria all'estero, quelle relative agli stranieri
detenuti in carcere e agli immigrati tossicodipendenti alla luce dei principi contenuti
nella legge sull'immigrazione.
A distanza di più di due anni dall'entrata in vigore della legge n. 40/98 l'INPS
continua a non dare piena attuazione alle disposizioni relative alla parità di
trattamento con i cittadini italiani degli stranieri titolari di permesso di soggiorno
della durata di almeno un anno per quanto concerne la concessione dell'assegno
sociale e delle prestazioni assistenziali d'invalidità. Una circolare della direzione
centrale INPS dà istruzione di consentire la concessione dell'assegno sociale
unicamente ai titolari di carta di soggiorno.
trasferirsi in Italia per esercitare una professione sanitaria. Resa possibile
l'assunzione di personale straniero anche da parte delle strutture sanitarie pubbliche.
periodici cui sono soggetti i datori di lavoro. Emanato il regolamento che disciplina il
fondo per il diritto al lavoro dei disabili.
Con circolare del Ministero della Sanità n.5 del 24 marzo 2000 è stata disposta l'esenzione dalla compartecipazione alla spesa (pagamento dei tickets) in relazione alle prestazioni sanitarie fornite ai richiedenti lo status di rifugiato in possesso dello specifico permesso di soggiorno previsto dall'art.1 della legge 39/90. Il Ministero della Sanità motiva il provvedimento con l'impossibilità dei richiedenti asilo di intrattenere rapporti di lavoro durante la procedura di esame dell'istanza. Di conseguenza i richiedenti asilo vengono assimilati ai disoccupati iscritti alle liste di collocamento.
Il problema che ora si pone ai richiedenti asilo e alle organizzazioni che li assistono è quello dell'accesso al gratuito patrocinio, materia che nei procedimenti innanzi alle autorità civili e amministrative è regolata dal R.D. 3282 del 1923., così come nei procedimenti penali dalla legge n. 217/90 La prima normativa innanzitutto è penalizzante per gli avvocati, in quanto prevede il gratuito patrocinio come una difesa non retribuita che costituisce titolo onorifico e obbligatorio. Inoltre, entrambe le normative fissano modalità e tempi per l'ammissione al beneficio difficilmente compatibili con la condizione del richiedente asilo, impossibilitato a richiedere certificazioni e documentazione alle autorità, anche consolari e diplomatiche, del paese di origine. Appare quanto mai opportuno e necessario dunque che il Ministero della Giustizia disponga opportuni chiarimenti normativi volti a consentire un effettivo accesso dei richiedenti asilo all'istituto del gratuito patrocinio in sede di ricorso di appello contro la decisione in prima istanza, rendendo concretamente usufruibili le disposizioni in materia di assistenza amministrativa ai rifugiati previste dall'art. 25 della Convenzione di Ginevra.
Copia della sentenza della Corte di Cassazione è reperibile sul sito Internet http: //briguglio.frascati.enea.it/immigrazione-e-asilo/2000/febbraio/cassazione-87-10-99.html ed è stata pubblicata sul n. 1/2000 della rivista "Diritto, Immigrazione e Cittadinanza" (Franco Angeli editore).
Ha trovato pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale (n. 20 dd. 05.02.2000) il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 30.12.1999 che dispone la proroga fino al 30 giugno 2000 delle misure di protezione temporanea per i rifugiati dalla Repubblica Federale di Jugoslava (Kosovo). Già ai primi di gennaio, peraltro, al fine di evitare un vacuum nella condizione giuridica dei rifugiati dalla Repubblica Federale di Jugoslavia (Kosovo) titolari della protezione umanitaria introdotta dal DPCM del 12.05.1999, il Ministero dell'Interno aveva diramato una circolare amministrativa che anticipava i contenuti del decreto.
Il Ministero degli Affari Esteri italiano ha inoltre ritenuto di non riconoscere più alcuna validità ai passaporti somali o altri documenti di identità o anagrafici rilasciati o rinnovati da autorità "de facto" somale dopo il 31 gennaio 1991, in conseguenza della dissoluzione delle strutture statuali della Somalia. Pertanto, i cittadini somali presenti in Italia, per recarsi all'estero al di fuori dello Spazio Schengen. e fare poi rientro in Italia, debbono chiedere alle questure il rilascio di un apposito titolo di viaggio per stranieri, della stessa durata del permesso di soggiorno. In mancanza del passaporto, il rilascio o adeguamento del permesso di soggiorno può avvenire previa esibizione della carta di identità rilasciata dal Comune italiano di residenza. Il mancato riconoscimento della validità dei documenti anagrafici sta comportando notevoli difficoltà per l'esercizio del ricongiungimento familiare, di fatto provocando il mancato rilascio dei visti di ingresso per l'impossibilità della dimostrazione del legame familiare in base a documenti consentiti. Le autorità diplomatico-consolari italiane non sembrano più disposte ad accettare eventuali autocertificazioni da parte dei cittadini somali interessati, sebbene tale procedura era in precedenza consentita in base ad una vecchia circolare del Ministero dell'Interno ( n. 48 dd. 27 giugno 1992), ritenuta non più compatibile con le disposizioni nel frattempo impartite in materia di dichiarazioni sostitutive per i cittadini stranieri. Alcuni decreti dei tribunali di Forlì, Milano e Firenze hanno peraltro annullato provvedimenti di diniego al rilascio del visto per familiari di cittadini somali residenti in Italia, disponendo il loro diritto all'ingresso in Italia per motivi di coesione familiare, riconoscendo tra l'altro la legittimità e sufficienza del ricorso all'autocertificazione nelle forme e modalità consentite dagli artt. 1 e 5 del d.p.r. n. 403/98. Resta il fatto, tuttavia, che tali decreti giudiziari (pubblicati sul n. 1/2000 della Rivista "Diritto, Immigrazione e Cittadinanza" -Franco Angeli editore, Milano) sono anteriori all'emanazione del regolamento di attuazione della legge sull'immigrazione che ha espressamente negato la possibilità del ricorso all'autocertificazione di stati e fatti non verificabili da autorità italiane da parte dei cittadini stranieri extracomunitari
15.000 persone, provenienti da qualsiasi Paese extracomunitario che abbiano ottenuto lo speciale visto di ingresso per inserimento nel mercato del lavoro, ai sensi dell'art. 23, commi 1,2 e 3 del T.U. Se le domande di garanzia presentate entro 60 giorni dalla pubblicazione del decreto ed accolte, ai sensi dell'art. 35 comma 2 regolam., nei successivi 60 giorni, non saranno sufficienti a coprire per intero la predetta quota di 15.000 unità, per la residua parte, potranno essere rilasciati i permessi di soggiorno agli stranieri iscritti nelle liste presso i consolati ai sensi dell'art. 23 comma 4 TU. Tuttavia in fase di prima applicazione e in conformità all'art. 35 del regolam., i visti di ingresso potranno essere rilasciati ai lavoratori stranieri, residenti all'estero, inscritti nelle liste presso le rappresentanze diplomatiche e consolari italiane nei Paesi con i quali sono state concluse le intese previste dall'articolo 21 del TU (finora le intese per la raccolta d'iscrizione alle liste sono state concluse soltanto tra l'Italia e l'Albania e in tal caso la raccolta avverrà con la collaborazione dell'O.I.M.).