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Timestamp: 2018-06-19 03:14:36+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 1', 'art. 60', 'art. 64', 'art. 64', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 64', 'art. 6', 'art. 5', 'art. 15', 'sentenza ', 'art. 15', 'sentenza ', 'art. 15', 'art. 15', 'sentenza ', 'art. 15', 'art. 14', 'sentenza ']

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1 Heriot-Watt University Heriot-Watt University Research Gateway La "231" nel Regno Unito: riflessioni comparatistiche in merito al cd. omicidio societario (corporate manslaughter) e al Corporate Manslaughter and Corporate Homicide Act 2007 de Gioia-Carabellese, Pierre; Savini, Iole Anna Published in: La Responsabilita' amministrativa delle societa' e degli enti Publication date: 2011 Document Version Early version, also known as pre-print Link to publication in Heriot-Watt Research Gateway Citation for published version (APA): De Gioia-Carabellese, P., & Savini, I. A. (2011). La "231" nel Regno Unito: riflessioni comparatistiche in merito al cd. omicidio societario (corporate manslaughter) e al Corporate Manslaughter and Corporate Homicide Act La Responsabilita' amministrativa delle societa' e degli enti, (3),
2 La responsabilità amministrativa delle società e degli enti Periodico trimestrale Direttore Responsabile: Marco Levis Proprietario ed Editore: Plenum S.r.l. - Via San Quintino, 26/A Torino Tel Fax Registrazione Tribunale di Torino n del e 76,25
3 La responsabilità amministrativa delle società e degli enti 3 LA RESPONSABILITA AMMINISTRATIVA DELLE SOCIETA E DEGLI ENTI SOMMARIO QUESTIONI E APPROFONDIMENTI n. 3 - luglio-settembre 2011 La responsabilità amministrativa degli enti nei gruppi di impresa: problemi e prospettive di Federica Assumma... Poteri del Commissario Giudiziale. Attività di ordinaria e straordinaria amministrazione di Guido Chiametti e Alberto Giorgi... Corruzione internazionale, responsabilità degli enti e sanzioni interdittive. Note a margine di una recente sentenza della Corte di Cassazione di Luigi Domenico Cerqua e Cosimo Maria Pricolo... Le nuove frontiere del decreto 231: l attività economica pubblica di Carlo Manacorda... Il riciclaggio e i suoi indici sintomatici: ricadute sui Modelli di Organizzazione e Gestione degli enti di Stefano M. Bortone... La funzione antiriciclaggio nel sistema dei controlli degli intermediari finanziari di Ranieri Razzante... Focus sul codice etico, modalità di redazione e contenuti di Fabio Bianchi... Il giudizio di idoneità del Modello di Organizzazione ex d.lgs. 231/2001: incertezza dei parametri di riferimento e prospettive di soluzione di Vincenzo Mongillo.... Il self reporting nel Bribery Act del sistema britannico e la collaborazione dell ente nel processo penale ex d.lgs. 231/2001 di Ombretta Faggiano e Maurizio Arena... La 231 nel Regno Unito: riflessioni comparatistiche in merito al cd. omicidio societario (corporate manslaughter) e al Corporate Manslaughter and Corporate Homicide Act 2007 di Pierdomenico de Gioia-Carabellese e Iole Anna Savini
4 4 La responsabilità amministrativa delle società e degli enti Il modello esimente per l ente operante nel settore socio sanitario di Lucio G. Insinga e Paolo Pisani.... Le banche e la responsabilità da reato degli enti di Giuseppe Losappio.... La comunicazione congiunta Banca d Italia-Consob in materia di ripartizione delle competenze tra Compliance e Internal Audit: prime riflessioni di Fabrizio Colonna... D.lgs. 231/2001 ed Imprenditori individuali: interpretazione dell art. 1 e presunte esigenze penal-preventive nell imprevisto revirement della Cassazione di Sandro Bartolomucci GIURISPRUDENZA COMMENTATA La costituzione di parte civile nel processo contro l ente: stop and go tra Roma e Lussemburgo - parte I di Alessandra Bassi.... La costituzione di parte civile nel processo contro l ente: stop and go tra Roma e Lussemburgo - parte II di Salvatore Dovere.... La responsabilità da reato delle società a capitale misto (commento a Cass., sez. II, , n ) di Sergio Beltrani... Anche le imprese individuali rispondono dell illecito amministrativo? di Giuseppe Amato TEMI Confisca e sequestro preventivo: vecchi arnesi interpretativi e nuove frontiere di legalità di Alessandro Bernasconi MODELLI ORGANIZZATIVI E GESTIONALI La best practice di Conad nel settore agroalimentare. I protocolli per l accreditamento e il monitoraggio dei fornitori dei prodotti a marchio di Gaetano Aita e Aureliano Aita... Gruppi, attività e rapporti infragruppo nel sistema 231 di Patrizia Ghini... La gestione dinamica del rischio di Fabrizio Romolotti
5 La responsabilità amministrativa delle società e degli enti 5 QUESTIONI E APPROFONDIMENTI
6 6 La responsabilità amministrativa delle società e degli enti
7 La responsabilità amministrativa delle società e degli enti 7 LA RESPONSABILITA AMMINISTRATIVA DEGLI ENTI NEI GRUPPI DI IMPRESA: PROBLEMI E PROSPETTIVE Avv. Federica Assumma, Amministratore unico Noikos Nike Istituto di Ricerca s.r.l. 1. Premessa Nell applicazione del d.lgs. 231/ 2001 (d ora in poi DECRETO) ci si è imbattuti nei numerosi problemi, teorici e pratici, inerenti i gruppi di società. I quesiti che la prassi pone sono ricorrenti e riguardano aspetti relativi ad ogni momento applicativo del DECRETO. Ci si chiede, ad esempio, se è possibile predisporre un cd. modello di gruppo; se è necessario nominare tanti Organismi di Vigilanza quante sono le società del gruppo; quali sono i rapporti tra gli organismi delle società figlie e l organismo della madre; quali sono gli obblighi della holding in relazione all applicazione da parte delle società figlie della disciplina prevista dal DECRETO. Il quadro di riferimento diventa più articolato se si considerano i gruppi transnazionali nei quali si rendono applicabili discipline nazionali diverse. Altrettanto è a dirsi se si pone mente alle situazioni di temporanea relazione tra società. Si pensi, ad esempio, alle associazioni temporanee d impresa, alle jont venture, alle società consortili e alle cd. società veicolo, ecc. Sull argomento dei gruppi nulla dice il DECRETO che, peraltro, è anteriore alla riforma del diritto societario del 2003 che per la prima volta ha affrontato direttamente la disciplina della materia in esame. La legge 366/2001 (legge delega per la riforma del diritto societario), coeva del d.lgs. 231/2001, pur dedicando un intero articolo ai gruppi d impresa, dettava solo i principi ed i criteri direttivi per la futura regolamentazione. Poche sono le disposizioni legislative riscontrabili nell ordinamento che possono offrire utili indicazioni al riguardo. Si pensi, in proposito, alla riforma del diritto penale societario introdotta dal d.lgs 61/2002 che per la prima volta prende in considerazione, nella fattispecie di false comunicazione sociali (artt e 2622), il bilancio consolidato, individuando in tale locuzione quel documento complesso destinato a rappresentare quelle situazioni tipiche (patrimoniale, finanziaria ed economica) di un gruppo di imprese 1 o quell atto che rappresenti unitariamente la situazione patrimoniale, economica e finanziaria di un gruppo di società formalmente distinte e tuttavia legate da determinati vincoli, tali da farle apparire come espressione di un unica realtà imprenditoriale. 2 1 G.U.P. Torino 9 aprile 1997, MATTIOLI, in Foro It., 1998, II, pp RORDORF R. Il bilancio di esercizio ed il bilancio consolidato in Foro It 1992, V, p. 253.
8 8 La responsabilità amministrativa delle società e degli enti Interessante è anche la previsione espressa di vantaggi compensativi infragruppo menzionata dal reato di infedeltà patrimoniale previsto dall art c.c. La fattispecie, infatti, al comma 3 prevede la liceità di un operazione infragruppo dalla quale sia derivato un danno patrimoniale per una società e un vantaggio per un altra dello stesso gruppo. Operazione che isolatamente considerata potrebbe essere giudicata infedele perché tenuta in una situazione di conflitto di interesse, ma che assume una fisionomia diversa se osservata nella politica generale del gruppo 3. Anche il T.U. bancario detta disposizioni in tema di gruppi societari (art. 60 ss. d.lgs. 385/ 1993 e successive modificazioni). La riforma del diritto societario (d.lgs. 6/2003) come già anticipato ha introdotto, infatti, per la prima volta una regolamentazione espressa del gruppo di imprese, prevista dal capo IX del titolo V del libro V del codice civile, artt ss. non prevedendo però, una definizione di gruppo di impresa. In merito la giurisprudenza nelle prime applicazioni del Decreto ha fornito una definizione di gruppo, si ricorda l ordinanza emessa dal Tribunale di Milano del che si esprime nei termini che seguono: Quando l impresa raggiunge consistenti dimensioni aziendali essa può assumere la configurazione di una pluralità di società operanti sotto la direzione unificante di una società capogruppo o holding. A ciascuna delle società che compongono il gruppo può corrispondere un distinto settore di attività, una distinta fase del processo produttivo, una diversa zona territoriale di operatività: ma le azioni di ciascuna di queste società appartengono, in tutto o in maggioranza, ad una ulteriore società, detta appunto società holding, alla quale spetta la direzione ed il coordinamento dell intero gruppo ed all interno della quale i vari settori sono ricondotti ad economica unità. La scomposizione dell impresa in una pluralità di società può portare a separare fra loro, facendone oggetto di separate società, le due fondamentali funzioni imprenditoriali: l attività di direzione da un lato e l attività di produzione o scambio dall altro. Si da così luogo ad una società capogruppo - che si definisce in questo caso holding «pura» - che non svolge alcuna attività di produzione o di scambio ma che si limita ad amministrare le proprie partecipazioni azionarie cioè a dirigere le società del proprio gruppo (società operanti). In altri casi invece la holding, in forza della propria partecipazione di controllo in altre società, esercita sulle controllate «operative» una attività di direzione e coordinamento, ponendosi così a capo di un gruppo di società. In questo caso la funzione della holding è essa stessa funzione imprenditoriale corrispondente alla funzione di direzione strategica e finanziaria che è presente in ogni impresa. Nelle imprese isolate questa funzione si assomma alle funzioni operative. Nei gruppi invece essa si separa dalle funzioni operative dando luogo al fenomeno per il quale l impresa si scompone in una pluralità di fasi separate, esercitate ciascuna da un soggetto diverso; sicché la holding esercita, in modo mediato, la medesima attività di impresa che le controllate esercitato in modo immediato e diretto (Le norme che regolano la redazione dei bilanci distinguono tra partecipazioni di controllo che sono immobilizzazioni finanziarie e partecipazioni di controllo che sono attivo circolante. Ai sensi dell art bis comma II c.c. le partecipazioni in società controllate o 3 E. MUSCO, I nuovi reati societari, Giuffrè 2004 p Ordinanza Gip Milano, 20 settembre 2004, Dott.ssa Secchi, in Guida al diritto n , p. 75.
9 La responsabilità amministrativa delle società e degli enti 9 collegate si presumono immobilizzazioni, ossia partecipazioni miranti ad esercitare una influenza dominante sulla controllata, o una influenza notevole sulla collegata, e non meri valori di scambio ossia partecipazioni acquistate in vista della loro successiva rivendita). L oggetto della holding, in questo caso, non è dunque la gestione di partecipazioni azionarie come tali, ma l esercizio indiretto di attività d impresa. Il gruppo di società non nasce, dunque, dalla previsione di una norma, ma dall inventiva imprenditoriale. Rappresenta una forma di organizzazione dell impresa, una valorizzazione di potenzialità implicite nella forma giuridica della società per azioni. 5 In termini generali si osserva, dunque, che il gruppo societario comprende due diversi fenomeni denominati rispettivamente, gruppo in senso orizzontale basato su accordi paritetici fra più società e gruppo in senso verticale, basato sul rapporto di controllo fra più società, così come descritto dall art c.c. Il successo del fenomeno gruppo nasce dalla possibilità di godere di alcuni vantaggi, primo tra tutti la cosiddetta diversificazione dei rischi connessi a ciascun settore o mercato in cui l azienda opera. a. Migrazione di responsabilità all interno dei gruppi di imprese Preso atto del fatto che il d.lgs. 231/2001 prevede un criterio di imputazione della responsabilità al singolo ente e non al gruppo nel suo insieme, va affrontato il rischio concreto della migrazione delle responsabilità nell ambito delle singole entità appartenenti ad un gruppo, in presenza di un comune interesse (cd. interesse di gruppo). Non è infrequente nei gruppi che le decisioni strategiche delle singole società figlie siano assunte dalla madre nell ambito della funzione di direzione e controllo. Come è noto, per un modulo organizzativo molto diffuso, accade che l amministratore della figlia sia anche dirigente della madre. Ciò per rispondere ad una duplice esigenza: da un lato per garantire un unicità di indirizzo nell attività di gestione del gruppo, dall altro per ottenere un risparmio di costi, infatti è consuetudine non retribuire o retribuire in misura minima i dirigenti nel momento in cui rivestono cariche in altre società del gruppo. Nei casi sopraesposti talune decisioni che implicano responsabilità penale sono condivise anche dai vertici della madre, determinando in tal modo un autonoma responsabilità ex DECRETO sia della società madre che della figlia. Si consideri il caso, ad esempio, della corruzione di un pubblico ufficiale perpetrata dell amministratore della figlia in accordo con i vertici della madre ovvero - il caso si è posto all attenzione della Magistratura - dell apicale della madre che corrompe un pubblico ufficiale nell interesse e a vantaggio della figlia, ad esempio per ottenere l aggiudicazione di una gara d appalto a cui la figlia ha partecipato. In questi casi la disciplina del concorso di persone nel reato determina autonome responsabilità ex DECRETO che si fondano sul collegamento personale più che su quello tra società. In relazione a ciò si evidenzia anche la possibilità che l amministratore della capogruppo ingerisca 5 F. GALGANO, Trattato di diritto civile, Cedam 2010 p. 710.
10 10 La responsabilità amministrativa delle società e degli enti sull attività della società figlia intromettendosi attivamente nella gestione di quest ultima a tal punto da considerarlo un amministratore di fatto. In merito, affinchè sia contestabile la responsabilità amministrativa degli enti a più società del gruppo è necessario il verificarsi di entrambe i requisiti imposti dal DECRETO: il rapporto soggettivo tra ente ed autore materiale del reato e l interesse e vantaggio delle società coinvolte nel reato. Meritevoli di considerazione sono le conclusioni di un parere reso dal Consiglio di Stato in data 11 gennaio : poiché la responsabilità amministrativa è correlata all inidoneità dei sistemi di organizzazione e vigilanza adottati dalla specifica società i cui vertici o dipendenti hanno commesso il reato e, quindi, a presupposti oggettivi riferibili ad una realtà aziendale, deve escludersi che, nel caso di reati commessi nell ambito di una delle società appartenenti al gruppo societario, le relative sanzioni o misure cautelari siano genericamente estendibili a tutte le società apparenti al gruppo. Alla luce di tali considerazioni è necessario comprendere quando il cd. interesse di gruppo possa rilevare ai fini dell applicabilità della responsabilità amministrativa a più società appartenenti ad un gruppo ove sia stato già acclarato il rapporto soggettivo tra ente ed autore materiale del reato. In merito il Tribunale del riesame 7 affronta il concetto di interesse di gruppo nei termini che seguono: Il concetto di «interesse del gruppo» - già riconosciuto in varie decisioni dalla Corte di Cassazione la quale ha sottolineato che la società controllante che agisca in ausilio di altra società del gruppo non soddisfa un interesse altrui, bensì realizza un proprio interesse - è stato espressamente preso in considerazione nella legge delega per la riforma del diritto delle società di capitali ed ha determinato l inserimento nel codice civile delle norme di cui agli artt ter e 2947 c.c. [Cass. 20/3/68 n. 2215; Cass. 2/4/69 n. 1963, Cass. 20/10/69 n. 907 (secondo le quali la remissione del debito da parte della holding a favore di una sua controllata non è tassabile come atto di liberalità essendo la prima mossa da un proprio interesse patrimoniale a ridurre il passivo della controllata ed a salvarla dal rischio di fallimento); Cass. 14/9/76 n (secondo la quale le fideiussioni rilasciate da una società del gruppo a favore di altra società del medesimo gruppo non sono atti estranei all oggetto sociale della prima perché preordinati ad un interesse sia pure mediato ed indiretto della società, ma giuridicamente rilevante, e non possono pertanto a causa della semplice mancanza di controprestazioni contrattualmente esigibili essere considerati contrari o estranei al conseguimento dell oggetto sociale della società che li ha compiuti); Cass. 11/3/96 n (secondo la quale non è atto di liberalità, come tale revocabile ai sensi dell art. 64 l. fall. la cessione gratuita di crediti verso terzi da una società all altra del medesimo gruppo, trattandosi di atto che ubbidisce ad una logica di gruppo ed è quindi espressione di politica imprenditoriale volta al perseguimento di obiettivi che trascendono quelli delle singole società partecipanti); Cass. 29/9/97 n (secondo la quale non è atto di liberalità, agli effetti dell art. 64 l. fall., la fideiussione infragruppo, perché diretta a realizzare un interesse del fideiussore)]. Sulla base di queste premesse questo Giudice ritiene di dovere affermare che le società controllanti (IH) e (C) hanno esercitato, attraverso le controllate, una propria attività d impresa ed 6 Parere Consiglio di Stato sez. III, 11 gennaio 2005 in Rivista 231 Archivio elettronico. 7 Tribunale per il riesame di Milano, 20 dicembre 2004, in Rivista 231 Archivio Elettronico.
11 La responsabilità amministrativa delle società e degli enti 11 hanno soddisfatto, sempre attraverso le controllate, un proprio interesse.(ih) e (C) sono state direttamente coinvolte nella gestione dell attività di impresa delle società controllate e non si sono limitate alla mera gestione delle partecipazioni possedute in queste ultime. Dagli atti emerge che le controllanti, attraverso i propri amministratori, hanno attivamente partecipato alla fase delle scelte decisionali concernenti la gestione degli appalti e la consumazione degli illeciti. In un altra decisione 8 si è affermato ancora che: Ove si aderisse all interpretazione restrittiva del concetto di interesse dell ente, si sposerebbe una visione inattuale dell ente, concepito come una monade isolata all interno del complesso sistema economico attuale, con conseguenti evidenti lacune di tutela tutte le volte in cui l interesse perseguito sia ricollegabile non all ente di cui fa parte l autore del reato, ma ad una società controllata o controllante, oppure al gruppo nel suo insieme. Non mancano, peraltro, interpretazioni dell art. 5 d.lgs. 231/2001 tendenti ad estendere la rilevanza del concetto di interesse fino a ricomprendervi quella di interesse di gruppo, facenti leva ora sul riferimento tra i soggetti capaci di impegnare la responsabilità dell ente, al soggetto posto al vertice di un unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale, quale potrebbe essere considerata il vertice della società controllata, ora sulla possibilità di considerare i vertici della società controllante come soggetti che esercitano di fatto la gestione ed il controllo dell ente, idonei ex art. 5 ad impegnare la responsabilità dell ente. Appare evidente che, in presenza di gruppi d imprese, il perseguire l interesse di gruppo attraverso la commissione di un reato, realizza una delle condizioni richieste ai fini dell integrazione dei criteri d imputazione oggettiva della responsabilità. L ordinanza del Tribunale del riesame di Milano 9, evidenzia che, ai fini della responsabilità dell ente, il reato possa essere destinato a soddisfare contestualmente l interesse di diversi soggetti (siano essi persone fisiche o altri enti), purché tra essi vi sia anche l ente che nel quale chi ha commesso il reato riveste una posizione apicale rilevante ai sensi della normativa indicata, nella specie quella di soggetto che svolge funzioni di amministratore. l attivarsi di soggetti che non facevano parte in alcun modo delle società controllate e che non avevano alcun ruolo nelle medesime ma solo nella società controllante o in altre società del gruppo - non può che trovare giustificazione nella finalizzazione dell atto all interesse dell intero gruppo di società e, quindi, all interesse di più società non solo di quelle che direttamente hanno ottenuto l aggiudicazione degli appalti ma anche delle controllanti nella prospettiva della partecipazione agli utili. L interesse di gruppo si caratterizza, infatti, proprio per questo, per non essere proprio ed esclusivo di uno dei membri del gruppo, ma comune a tutti i soggetti che ne fanno parte. Né è fondato il timore, espresso dalla difesa che in tal modo si finirebbe per estendere al di là del ragionevole la responsabilità degli enti laddove gli stessi costituiscano un gruppo (finendo per coinvolgere ed esporre a gravissime sanzioni le capogruppo per reati che hanno avvantaggiato solo alcune delle controllate), infatti limite e misura del coinvolgimento della controllante è il criterio di imputazione del 8 Gip presso il Tribunale di Milano, 26 febbraio 2007, in Rivista 231 Archivio Elettronico. 9 Tribunale per il riesame di Milano, ordinanza 20 dicembre 2004, in Rivista 231 Archivio elettronico.
12 12 La responsabilità amministrativa delle società e degli enti reato commesso dalla persona fisica, che implica la sussistenza di un rapporto qualificato tra l agente e l ente, nella specie la posizione apicale di amministratore della controllante da parte di chi ha commesso il reato da cui dipende l illecito amministrativo. In altre parole la responsabilità da illecito amministrativo dipendente da reato può colpire la capogruppo non in modo indiscriminato o irragionevole ma solo quando sussista nei suoi confronti il criterio di imputazione dell atto all ente, cioè l appartenenza qualificata all ente della persona fisica che ha commesso il reato, ciò che garantisce dal rischio di qualsiasi arbitraria e ingiustificata estensione della responsabilità. In modo estremamente perspicuo e convincente il Giudice di primo grado ha poi ricordato che la nozione di interesse del gruppo è ormai una nozione non di mero fatto ma accolta dal codice civile in alcune norme tra le quali quelle di cui all art ter e 2947 c.c., a conferma del rilievo giuridico di tale tipo di interesse e della necessità e possibilità di prenderlo in considerazione allorché le norme facciano riferimento alla nozione di interesse come nel caso dell art. 5 D.L.vo n. 231/2001. Ciò costituisce definitivo riconoscimento giuridico degli orientamenti giurisprudenziali, pure ricordati dal G.I.P., secondo cui non possono essere considerati atti di liberalità da sottoporre alla relativa tassazione ovvero alla revoca fallimentare ex art. 64 L.F., quegli atti (quali la remissione di debito, la cessione gratuita di crediti o la fideiussione) che, se compiuti nei confronti di un terzo, costituirebbero certamente liberalità, ma che, se compiuti dalla controllante a favore della controllata o comunque infragruppo, corrispondono a un interesse patrimoniale del disponente, di cui è titolare come parte del medesimo gruppo del beneficiario, così da farne venir meno il carattere di mero atto liberale, proprio in forza del riconoscimento della valenza giuridica di un simile interesse, l interesse di gruppo appunto. b. Modello di gruppo o modelli delle singole società? La dottrina concorda, ormai, sulla necessità che ciascuna società predisponga, adotti ed attui un proprio Modello Organizzativo, abbandonando l idea del cd. Modello di gruppo. Il gruppo, infatti, non ha una propria autonomia giuridica e come tale altro non è che l insieme di unità tra loro completamente autonome. Per poter ottenere l esonero della responsabilità prevista dal d.lgs 231/2001 ciascun ente, facente parte del gruppo, deve dimostrare di aver adottato ed efficacemente attuato, prima della commissione del fatto, un proprio Modello di Organizzazione e di Gestione idonei a prevenire reati. Si avranno, quindi, tanti Modelli Organizzativi quante sono le società, caratterizzati ciascuno dalle proprie peculiarità, da mappature con attività a rischio tipiche del singolo business e da protocolli e procedure che rispecchino le esigenze rilevate dai rischi in concreto riscontrati. L adeguamento alle previsione del DECRETO non è obbligatorio, se non in alcuni particolari ambiti, ma evidenzia la volontà dell azienda e/o del gruppo di attuare una politica d impresa fondata sull accettazione e la condivisione di determinati principi etici. Si sottolinea, altresì, che in virtù dell attività di direzione e coordinamento la cui disciplina è prevista dagli artt ss. del codice civile, la società capogruppo, pur nel rispetto dell autonomia delle singole società, deve impartire ed attuare direttive unitarie in merito alla filosofia etica che caratterizza l attività di prevenzione disciplinata dal Decreto.
13 La responsabilità amministrativa delle società e degli enti 13 In concreto, è opportuno che la società madre suggerisca alle società figlie di adottare un proprio Modello Organizzativo e verificare, poi, che lo abbiano concretamente attuato, al fine di evitare effetti negativi indiretti nel caso venga contestata la responsabilità amministrativa ad una delle figlie. E prassi l emanazione da parte della holding di un codice etico di gruppo che rappresenti e riassuma i principi comuni a cui tutte le società partecipate, in modo uniforme, debbano ispirarsi nello svolgimento delle proprie attività. Codice etico che potrà diventare patrimonio del singolo ente tramite l adozione formale da parte dei propri consigli di amministrazione. Coordinamento deve esserci, anche nel sistema di controllo a presidio delle attività a rischio riscontrate. E necessario, infatti, che i protocolli e le procedure adottate dalle singole realtà trovino armonia e coerenza nei principi dettati dalla capogruppo, onde evitare strani fenomeni di schizofrenia. Nel caso in cui tra le società del gruppo ve ne fossero alcune prive di dipendenti (cd. scatole vuote), le cui attività principali siano svolte in service, per esempio, dalla capogruppo, sarà necessario prevedere nei contratti apposite clausole di condivisione ed accettazione dei protocolli e delle procedure con cui la società che offre il servizio opera. Tutto ciò al fine di dimostrare che le società che beneficiano del servizio abbiano verificato e condiviso regole comportamentali in linea con le previsioni del d.lgs. 231/2001. c. Organismo di Vigilanza nel gruppo: rapporti tra OdV della società madre e quelli delle figlie Ogni società, così come deve adottare un proprio Modello Organizzativo deve nominare un proprio Organismo di Vigilanza. Infatti, a norma dell art. 6, comma 1, lett. b), il compito di vigilare sul funzionamento ed osservanza dei modelli e di curare il loro aggiornamento deve essere affidato ad un organismo dell ente 10. Organismo dell ente e, pertanto non di un altro ente, come potrebbe essere, ad esempio, la società capogruppo nei confronti delle sue controllate o le stesse controllate, reciprocamente tra loro. 11 Ciò non toglie che per un discorso di efficienza delle risorse e di riduzione dei costi, l appartenenza ad un gruppo condizioni la composizione degli Organismi di Vigilanza, almeno per quanto riguarda la scelta del numero dei membri. E comprensibile, infatti, che si prediliga un organismo collegiale nella capogruppo, soprattutto se operativa e incaricata di svolgere attività di service per le partecipate e nelle società del gruppo considerate più grandi o con un numero di attività maggiormente a rischio - reato. E evidente, però, che per poter ottenere un presidio rafforzato in termini di autonomia dei singoli Organismi di Vigilanza e quindi una maggiore garanzia di idoneità dei modelli stessi è sconsigliabile nominare soggetti interni negli organismi monocratici e/o i medesimi soggetti in più organismi. Tutto ciò in quanto, potrebbe non essere completamente garantita l autonomia dei singoli organismi, con il conseguente rischio di una risalita delle responsabilità penali tramite l identità soggettiva degli stessi. Vero è che, non essendo l Organismo di Vigilanza 10 In merito si ricorda che per organismo dell ente non si intende composto da soggetti dipendenti dell ente. Non è, infatti, la natura giuridica del vincolo contrattuale stipulato con la società che identifica l organismo come dell ente, quanto l inserimento nella sua organizzazione e la responsabilità verso quei soci e quegli organi direttivi che li hanno incaricati e nominati. U. LECIS L organismo di vigilanza nei gruppi di società, in questa Rivista 2/2006 pp. 45 ss. 11 U. LECIS, op. cit.
14 14 La responsabilità amministrativa delle società e degli enti uno dei soggetti previsti dall art. 5 d.lgs. 231/2001, i casi di estensione della responsabilità amministrativa a più enti tramite la commissione del reato di un unico soggetto (Organismo di Vigilanza) presente in entrambe le società, potrebbe essere configurato solo nel caso di omessa o insufficiente vigilanza sul funzionamento e l osservanza del Modello Organizzativo. L attività di coordinamento tra gli organismi delle società del gruppo è non solo auspicabile, ma oserei dire necessaria. Infatti, lo scambio periodico di informazioni reciproche consente di avere una visione globale dei rischi e delle carenze presenti nel gruppo, consentendo ai singoli organismi di intervenire in modo unitario evitando di creare spazi grigi in cui, per mancanza di chiarezza sugli ambiti di competenza, possano annidarsi rischi concreti. Utile può essere la programmazione di incontri periodici in cui si prevede di approfondire temi di comune interesse, predisponendo piani congiunti di intervento. L attività di coordinamento tra organismi, se mal gestita, potrebbe costituire un rischio concreto di migrazione di responsabilità tra gli enti. Potrebbe, infatti, essere rilevato dall organismo di una delle società una criticità rilevante ai fini del Decreto, che venendo comunicata agli altri organismi, comporterebbe un inevitabile coinvolgimento di questi e delle rispettive società di appartenenza. Un altro aspetto interessante da considerare è la collaborazione tra Organismo di Vigilanza e funzione Internal Audit di gruppo, ove esistente. Il più delle volte, infatti, l Audit è una struttura della capogruppo ed in virtù di un contratto di service fornisce la sua attività di controllo anche alle altre società. Riguardo a ciò, come evidenziato anche dalle Linee Guida di Confindustria, può essere utile prevedere con apposito contratto, la possibilità di avvalersi della funzione medesima per effettuare dei controlli specifici, di volta in volta individuati. Le conoscenze tecniche e la maggiore estensione dell ambito dei controlli da questa normalmente svolti possono essere molto utili per individuare e/o approfondire situazioni di rischio e trovare controlli a presidio specifici. Tale forma di collaborazione non esclude la necessità di un attività di verifica propria ed autonoma da parte dell Organismo di Vigilanza. d. Forme alternative di gruppi di impresa Nella realtà imprenditoriale attuale si riscontra spesso l esistenza di forme di associazioni di imprese assimilabili al Gruppo. Si citano a titolo esemplificativo: le Associazioni temporanee di impresa che sono aggregazioni di fatto fondate su un reciproco accordo di collaborazione determinato dalla necessità di unire i diversi requisiti e le diverse competenze tecniche maturate al fine di partecipare ad una gara di appalto; le joint venture, contratto con cui due o più imprese, anche appartenenti a stati diversi, si impegnano a collaborare nella realizzazione di un determinato progetto per suddividere i rischi e sfruttare le reciproche competenze; le società consortili o società veicolo, società di capitali con uno scopo consortile ben individuato quale ad esempio la realizzazione di un opera. Tali forme di connessioni tra imprese, funzionali al perseguimento di un comune interesse, pur non definendosi un gruppo in senso tecnico, possono giungere in sede interpretativa ad una sostanziale equiparazione in punto di disciplina alla realtà dei gruppi. Si ricorda, in merito, il provvedimento 12 che chiaramente prevede, come 12 Gip presso il Tribunale di Milano, 26 febbraio 2007 in Rivista231 archivio elettronico.
15 La responsabilità amministrativa delle società e degli enti 15 schemi tipici di organizzazione, le forme di collegamento societario e di reti aziendali, equiparandole, in virtù della reciproca cointeressenza, alla nozione di gruppo. In proposito si legge: I comportamenti illeciti, infatti, vengono in concreto sempre più spesso realizzati nei mercati regolamentari, dalle più importanti e capitalizzate società commerciali, organizzate secondo i più moderni principi di ingegneria societaria ed aziendale, i quali prevedono ormai come schemi tipici di organizzazione quelli del collegamento societario e delle reti aziendali. In particolare, la realtà economica vede sempre più il prosperare dei gruppi di società, la cui caratteristica è quella di corrispondere, sotto il profilo economico, ad un complesso unitario ed organizzato ispirato da indirizzi strategici unitari, che ripete gli schemi di comando e di controllo esistenti all interno di una singola unità aziendale complessa. Alla luce di quanto sopra esposto, è di chiara evidenza la reciproca cointeressenza (cd. compartecipazioni incrociate), all epoca dei fatti, tra D e B. Ciò consente di inquadrare l operazione, complessivamente considerata, nella funzione di direzione strategica e finanziaria del gruppo. Tale valutazione non risulta sconfessata dalla considerazione difensiva che la B è soggetto giuridico distinto rispetto al gruppo BB. Al di là dell ovvia distinzione giuridica-formale tra il gruppo BB e la B, è di tutta evidenza l appartenenza ad una medesima cordata a cui possono corrispondere, come nel caso di specie, comuni scelte di politica aziendale e finanziaria. Ne consegue un rischio concreto di risalita di responsabilità ex d.lgs. 231/2001 tra le singole entità giuridiche. In relazione, ad esempio, alle società consortili che si costituiscono a seguito dell aggiudicazione di una gara di appalto per la realizzazione di un opera, vengono nominati consigli di amministrazioni al cui interno sono presenti quasi sempre dirigenti e/o dipendenti delle società consorziate che, in quanto tali, possono provocare un corto circuito in presenza di un indiscusso interesse e vantaggio di gruppo, individuato dal perseguimento dell oggetto sociale per cui hanno costituito la società, ovvero dalla costruzione dell opera, oggetto di aggiudicazione. A tal fine, è indispensabile la predisposizione di un modello della società consortile che preveda non solo rischi specifici dell attività che svolge, ma anche rischi da rapporti con le società consorziate, primo tra tutti il rischio di associazione per delinquere. A fronte di ciò è necessaria la previsione di strumenti di controllo, codice etico, protocolli e procedure che siano accettati e condivisi anche dalle società consorziate, al fine di renderli propri, almeno nella gestione dei rapporti tra consorziate. e. I gruppi transnazionali In ultima analisi si dedica un breve cenno alle problematiche connesse all applicazione in concreto delle disposizioni previste dal Decreto in relazione ai gruppi transnazionali. In merito si evidenzia l assoluta mancanza di indicazioni di riferimento non solo nell ambito della normativa, ma anche da parte della giurisprudenza e delle linee guida delle associazioni di categoria. L effetto della globalizzazione ha comportato un espansione planetaria dell organizzazione produttiva. Nell economia globale non sono solo le merci a circolare oltre i confini nazionali; non c è solo la globalizzazione degli scambi: circolano, prima ancora delle merci, il Know how e le licenze di produzione; i contratti di joint venture attuano la collaborazione produttiva tra imprese di paesi
16 16 La responsabilità amministrativa delle società e degli enti lontani; soprattutto in ambiti transnazionali si disloca e si ramifica la stessa organizzazione produttiva e distributiva 13. E necessario, dapprima, distinguere tra gruppi transnazionali la cui capogruppo ha sede in Italia e gruppi transnazionali che hanno nel nostro paese solo una o più società controllate/collegate, ma non la capogruppo. Nella prima ipotesi si evidenzia la necessità della capogruppo di adeguarsi al Modello Organizzativo in quanto soggetta alla normativa italiana. Riguardo all eventuale attività di direzione e coordinamento eventualmente da questa esercitata, si ritiene, dapprima, opportuno che suggerisca alle società estere del gruppo l adeguamento alle eventuali normative equipollenti presenti nei singoli paesi di riferimento, cercando di effettuare, ove possibile, un attività di efficientazione, armonizzazione e coordinamento degli eventuali elementi di controllo esistenti, oltreché delle risorse dedicate alle materie in esame. In secondo luogo, sarà cura della capogruppo dettare alle società figlie regole comportamentali (es. consegna del codice etico di gruppo, previsione di un divieto espresso per le società estere di operare in Italia se non in conformità alle normative italiane) e principi di controllo, proponendo l adozione di protocolli e procedure in linea con la normativa italiana, quali, ad esempio, le procedure contabili ai fini della redazione del bilancio consolidato, ecc.). Il gruppo transnazionale con società partecipata avente sede in Italia, presenta problematiche differenti. Le multinazionali americane, ad esempio, normalmente possiedono un proprio code of business conduct ed un numero consistente di procedure cd. corporate che spesso non sono completamente conformi alle normative italiane. Lo sforzo della società partecipata italiana, nel corso della predisposizione del proprio Modello Organizzativo, sarà di integrare il codice di casa madre o di creare un autonomo codice di comportamento ai fini del d.lgs. 231 /2001 così come di prevedere procedure integrative e/o addendum italiani alle procedure internazionali. Sarà poi necessario imporre ai soggetti esteri appartenenti al gruppo di rispettare le regole del Modello Organizzativo ogniqualvolta si trovino ad operare in Italia. 2. Conclusioni All esito della seguente indagine sono evidenti le numerose criticità riscontrate in occasione dell applicazione in concreto della normativa in esame ai gruppi di impresa, determinati, come detto, dall assenza di una specifica regolamentazione. Si auspica, pertanto, a fronte dei promessi interventi legislativi di riforma un approfondimento della materia in esame che tenga conto dei numerosi risvolti pratici che le molteplici forme di aggregazione societaria comportano. Tutto ciò per evitare che lo sforzo, anche economico, sostenuto dalle aziende per adeguarsi al DECRETO sia vanificato da interpretazioni giurisprudenziali che non tengano conto della complessità delle relazioni infragruppo. 13 F. GALGANO, Trattato di diritto civile, Cedam 2010, pp. 720 ss.
17 La responsabilità amministrativa delle società e degli enti 17 POTERI DEL COMMISSARIO GIUDIZIALE. ATTIVITA DI ORDINARIA E STRAORDINARIA AMMINISTRAZIONE Dott. Guido Chiametti - Dott. Alberto Giorgi, studio Dott. Guido Chiametti, Commercialista in Milano Leggendo attentamente l art. 15 del d.lgs. 8 giugno 2001 n. 231, (ormai il decreto legislativo ha più di dieci anni di anzianità) comprendiamo quali sono i poteri che il legislatore ha attribuito al commissario giudiziale. Nella sentenza che dispone la prosecuzione dell attività, il Giudice indica i compiti e i poteri del commissario, tenendo conto della specifica attività in cui è stato posto in essere l illecito da parte dell ente. Il comma 2 dell articolo sopra citato è molto chiaro, tenuto conto che detta norme ben precise circa il comportamento che il commissario deve seguire nell ambito della gestione, che il medesimo ha assunto. Il verdetto con il quale lo stesso viene nominato deve essere ben preciso, in quanto viene stabilito con chiarezza il lavoro e le mansioni che lo stesso deve svolgere. La norma statuisce che il commissario non può compiere atti di straordinaria amministrazione senza autorizzazione del giudice. Questo è un punto molto importante del decreto legislativo surrichiamato, che deve essere tenuto ben presente, al fine di non compiere operazioni non contemplate nella sentenza, e che se praticate o messe in opera, possono essere invalidate dal giudice stesso. Ed è qui che viene inquadrato tutto il discorso che può riguardare il campo di ordinaria e straordinaria amministrazione 1. Il commissario deve svolgere le proprie operazioni in modo ben preciso, e quanto andrà a svolgere deve essere di ordinaria amministrazione, vale a dire di carattere normale. 1 I concetti di ordinaria e straordinaria amministrazione, relativi al potere di gestione, e quindi ad un potere di amministrazione interna, risentono dell ambiguità insita nel limite che le distingue, ossia l oggetto sociale. Se infatti si raffronta la distinzione tradizionale (ed espressamente disciplinata) tra amministrazione ordinaria (conservativa del patrimonio) e straordinaria (dispositiva) prevista per i beni degli incapaci, si noterà subito come, nei casi concreti, in molti statuti di società a responsabilità limitata, lo stesso oggetto sociale preveda atti dispositivi che ricadrebbero sotto la qualifica di straordinari, ma che, essendo compresi nell oggetto sociale, sono solo ordinari. Si può quindi ritenere che di amministrazione straordinaria si possa parlare quando si intendano atti e operazioni diretti a modificare profondamente la struttura economico/organizzativa della società, senza però che questa definizione possa identificare senza ombra di dubbio cosa sia ordinario e cosa sia straordinario.
18 18 La responsabilità amministrativa delle società e degli enti In buona sostanza, al commissario è affidata la gestione dell attività sociale per un lasso di tempo ben preciso, per il compimento di tutti gli atti, di ordinaria amministrazione, che il giudice gli ha attribuito. Con le presenti pagine, i relatori cercano di effettuare una disamina, più reale possibile, cercando di delimitare i singoli campi in cui la gestione può essere classificata come ordinaria, distinguendola da quella straordinaria. Delimitare il campo di ordinaria amministrazione da quella straordinaria, non è facile. Tenuto conto della mancanza di delimitazione netta di tale confine, gli autori del presente articolo cercheranno di delineare vari casi, dirimendone la portata. Bisogna precisare che, con il proprio incarico, il commissario giudiziale amministra, per un lasso di tempo ben determinato, la società o l impresa ove è stato nominato. Amministrare significa dare esecutività di tipo materiale e non, con i mezzi a disposizione, vale a dire compiere gli atti diretti al conseguimento dell oggetto sociale. Ed è appunto agli amministratori nominati dall assemblea o dall atto costitutivo, o al commissario giudiziale come nell istituto del d.lgs. 231/2001, che è affidato il compito di dare materiale esecuzione sia alle delibere dell assemblea, sia agli atti di gestione, tanto di ordinaria quanto di straordinaria amministrazione (art c.c.). Una volta definito quanto sopra, corre l obbligo di ricercare l aspetto distintivo tra negozi giuridici di ordinaria amministrazione, e i negozi di straordinaria amministrazione. Secondo la tesi tradizionale, la differenza va colta nella natura intrinseca dell atto, tenuto conto altresì della rilevanza e della funzione economica del medesimo. In genere, gli atti di ordinaria amministrazione sono funzionali alla conservazione dell integrità del patrimonio, quelli di straordinaria amministrazione implicano invece una modificazione del valore capitale del patrimonio stesso. Risulta comunque evidente che questo assunto, modulato sull incidenza funzionale dell atto sul patrimonio, deve essere temperato da un analisi dell incidenza economica dell atto stesso. In concreto potrebbe darsi che un atto, pur astrattamente qualificabile come eccedente l ordinaria amministrazione, per la tenuità economica dello stesso, si appalesi piuttosto di ordinaria amministrazione. Ed è qui che la linea di demarcazione fra l ordinaria e la straordinaria amministrazione diventa sottile, quasi impercettibile. Alcuni esempi valgono a chiarire la portata di quanto espresso sopra. La vendita di beni/servizi cui è preordinata l attività sociale, costituisce ordinaria amministrazione, ex adverso, l alienazione di cespiti o di un insieme organizzato e coordinato di essi, qualificabile come azienda, costituisce un atto di straordinaria amministrazione. Come è evidente, non è la vendita ad essere intrinsecamente atto di straordinaria amministrazione: occorre temperare la considerazione dell aspetto causale dell atto, con la valutazione dell oggetto medesimo. Talvolta è la legge stessa a qualificare espressamente un atto, come appartenente all ordinaria o alla straordinaria amministrazione; nel caso specifico viene incontro, l art. 15, comma 3, d.lgs. 231/2001, più volte richiamato, laddove stabilisce: Nell ambito dei compiti e dei poteri indicati dal giudice, il commissario cura
19 La responsabilità amministrativa delle società e degli enti 19 l adozione e l efficace attuazione dei modelli di organizzazione e di controllo idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi. Non può compiere atti di straordinaria amministrazione senza autorizzazione del giudice. Nel momento in cui il commissario giudiziale si trova nelle condizioni di dover sostituire l organo amministrativo nelle sue funzioni, secondo quanto stabilito dalla sentenza di nomina, la legge prevede che l avvicendamento, o meglio la sostituzione a tale incarico, per un lasso di tempo ben determinato, debba avvenire in relazione solo e limitatamente agli atti di ordinaria amministrazione. In linea generale, possono essere considerati atti di ordinaria amministrazione tutte quelle attività rientranti nella tipologia di attività semplici di impresa, esercitata abitualmente dalla società che viene amministrata. In altre parole, sono individuati in questa categoria tutti gli atti e i fatti classificabili nella normale attività della società, la quale, per poterli attuare, necessita dell intervento degli amministratori. Si tratta pertanto per il commissario giudiziale, amministratore pro - tempore della società, di far continuare il normale svolgimento dell attività societaria, nel concetto più semplice e più elementare possibile, sotto la stretta osservanza e controllo del giudice stesso. Secondo l interpretazione letterale, al commissario giudiziale spetterebbe il compito di compiere tutti quei fatti necessari alla conservazione del patrimonio o al suo miglioramento e, in tal caso, non rientrerebbero dunque quegli atti deliberati, senza apposita autorizzazione del giudice, dai quali potrebbero scaturire nuove attività, o nuove operazioni di gestione, di significativa importanza. Pertanto il commissario giudiziale, nel periodo del suo incarico ha il potere di gestione della società, con i limiti sopra descritti, vale a dire la potestà di decidere il compimento degli atti sociali (e tale potere ha rilevanza interna), ma è anche rappresentante della società perché ha il diritto di esprimere all esterno la volontà sociale, cioè di agire in nome e per conto della società, e tutto questo ha rilevanza esterna. Per il periodo del suo incarico, la rappresentanza della società spetta al commissario giudiziale, a seconda del mandato avuto dal giudice. Il raggio di azione del commissario giudiziale è più limitato rispetto a quello degli amministratori veri e propri della società in bonis, in quanto, per la parte straordinaria, come già ribadito, ha bisogno di specifica autorizzazione del giudice. E necessario, quindi, sviluppare una riflessione organica, seppur non omnicomprensiva, sulla natura e sui contenuti del rapporto che il commissario giudiziale 2 è chiamato ad intrattenere con il giudice designatore, nell adempimento dei compiti da questi assegnati ed in osservanza dei poteri dal medesimo conferiti. E bene rammentare che l art. 15 del sopraccitato decreto configura il commissariamento come una misura sostitutiva delle sanzioni interdittive, diretta ad evitare che l accertata responsabilità dell ente si risolva in un pregiudizio per la collettività ogni qual volta la sanzione inflitta dal giudice incida sul servizio pubblico svolto dall ente, provocandone l interruzione, ovvero quando l interruzione dell attività 2 Nominato, a sensi dell art. 15, d.lgs. 231/2001, nella fase cautelare dei procedimenti amministrativi istruiti in capo ai soggetti dotati di autonoma personalità giuridica e non.
20 20 La responsabilità amministrativa delle società e degli enti dell ente, sempre per effetto della sanzione interdittiva, provochi rilevanti ripercussioni sull occupazione Solo in presenza di una di queste distinte situazioni, da cui possono derivare conseguenze negative per il pubblico interesse, il Legislatore ha previsto una sorta di espropriazione temporanea dei poteri direttivi e gestionali, usualmente avvocati all organo amministrativo, espressione della proprietà aziendale, che vengono assunti dal commissario di nomina giudiziale, per assicurare, salvis legibus, la prosecuzione dell attività imprenditoriale. Il sopraccitato pronunciamento della VI Sezione Penale della Cassazione, pare tuttavia aver voluto definire uno specifico perimetro di contingentamento, all azione giudiziale di espropriazione della potestà imprenditoriale ; affermano infatti gli ermellini che, anche in ambito cautelare, Con la sentenza che dispone la prosecuzione dell attività dell ente il giudice deve indicare i compiti ed i poteri del commissario (art. 15 cit., comma 2);. Il Giudice di Legittimità, in questo caso, sembra affermare claris verbis che i poteri attribuiti al commissario debbano essere proporzionali ai compiti allo stesso attribuiti; tra questi, il soggetto di nomina giudiziale cura l adozione e l efficace attuazione dei modelli di organizzazione idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi, in quanto la sostituzione della sanzione si giustifica solo se la prosecuzione dell attività avviene in una situazione di legalità organizzativa, che cioè non favorisca il rischio del ripetersi degli illeciti. Altresì, il pronunciamento de quo sottolinea che i poteri di attribuzione giudiziale, lungi dall essere mere indicazioni massimali, si qualificano quali indicazioni funzionali per la corretta gestione dell ente nella delicata fase cautelare, ma che acquistano un rilievo particolare anche in relazione alla valutazione di adeguatezza della misura sostitutiva in questione. La Suprema Corte ha dunque ponderato a fondo la portata del comma 1 dell art. 14, d.lgs. 231/2001 4, sancendo che, anche il giudice della cautela, è tenuto a valutare l incidenza della misura assunta, declinandola in funzione della specifica attività cui si riferisce l illecito compiuto dall ente de quo, limitando, ove possibile, la misura interdittiva, ovvero il potere del commissario giudiziale, solo ad alcuni settori di attività dell ente. Prosegue il giudice di Legittimità, affermando che la valutazione sulla frazionabilità della misura non è condizionata dalla differenziazione dell attività dell impresa,... in quanto anche ad un ente che svolge un unica attività può essere applicata una misura limitata solo ad una parte dell attività stessa. Alla luce del pronunciamento in commento, è lecito domandarsi quale condotta debba assumere il soggetto, giudizialmente investito dell incarico commissariale, allorquando ravvisi circostanze od elementi che, per la loro importanza, debbano da una parte essere portati tempestivamente all attenzione dell organo giurisdizionale, ma che al contempo richiedono di essere affrontati e risolti con immediatezza, per non compromettere l economicità ed il going concern della gestione aziendale. 3 Corte Suprema di Cassazione, Sezione VI Penale, sentenza n pronunciata il 25 gennaio Le sanzioni interdittive hanno ad oggetto la specifica attività alla quale si riferisce l illecito dell ente. Il giudice ne determina il tipo e la durata sulla base dei criteri indicati nell articolo 11, tenendo conto dell idoneità delle singole sanzioni a prevenire illeciti del tipo di quello commesso. Art. 14, comma 1, d.lgs. 231/2001.