Source: https://www.studiocataldi.it/articoli/39087-imprenditore-agricolo.asp
Timestamp: 2020-08-08 20:23:45+00:00
Document Index: 117243702

Matched Legal Cases: ['art. 2135', 'art. 2135', 'art. 2135', 'art. 2082', 'art. 2135', 'art. 2135']

Marco Sicolo | 07 lug 2020
In base all'art. 2135 c.c., è imprenditore agricolo chi esercita la coltivazione del fondo, la selvicoltura, l'allevamento di animali e attività connesse
Chi è l'imprenditore agricolo
Le attività svolte dall'imprenditore agricolo
La definizione di imprenditore agricolo è fornita dall'art. 2135 del codice civile, il cui testo è stato modificato da un decreto (d. lgs. 228/01) per ampliarne il contenuto e restringere, di conseguenza, il campo di applicabilità della più complessa disciplina relativa all'impresa commerciale.
In base alla nuova definizione, pertanto, l'imprenditore agricolo è colui che esercita un'attività fra le seguenti:
Parimenti, tra le attività esercitate dall'imprenditore agricolo rientrano anche le attività connesse, compiutamente disciplinate dal terzo comma della stessa norma, come vedremo tra breve.
È lo stesso art. 2135, al secondo comma, a spiegare in cosa consistano le attività sopraelencate.
La coltivazione del fondo, la selvicoltura e l'allevamento di animali sono quale attività intese alla cura e lo sviluppo di un ciclo biologico o di una sua fase necessaria, di carattere vegetale o animale.
In particolare, la coltivazione del fondo è definibile come l'attività di lavorazione del terreno, semina e raccolta dei frutti, mentre la selvicoltura è tesa alla massima valorizzazione della produttività di un terreno boschivo, per ricavarne legna dagli alberi, frutti etc.
Quanto all'allevamento di animali, l'uso di tale termine in luogo di quello utilizzato nel precedente testo della norma ("bestiame"), consente di far considerare allo stesso modo imprenditore agricolo (e quindi assoggettare alla relativa disciplina) chi alleva ovini, bovini, pollame, equini, etc.
Va notato che anche l'imprenditore agricolo, al pari dell'imprenditore commerciale, rientra nella più ampia definizione di imprenditore di cui all'art. 2082 c.c., in base al quale è tale chi esercita professionalmente un'attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi.
Il riferimento alle acque dolci, salmastre o marine consente di far rientrare nella relativa disciplina anche chi esercita un'impresa ittica, l'acquacoltura o la pesca professionale.
Al riguardo, il Consiglio di Stato ha evidenziato che, poiché anche l'imprenditore ittico è soggetto ai rischi del ciclo biologico della natura, anch'egli può essere assoggettato alla disciplina relativa all'imprenditore agricolo (v. Cons. St. sent. n. 5612/18).
Di conseguenza, anche all'imprenditore ittico sono applicabili i favorevoli regimi previdenziali e contabili previsti per l'impresa agricola.
Quanto alle attività connesse di cui al terzo comma dell'art. 2135, esse sono quelle dirette alla manipolazione, conservazione, trasformazione, commercializzazione e valorizzazione di prodotti ottenuti prevalentemente dalla coltivazione del fondo o del bosco o dall'allevamento di animali, cioè dalle attività contemplate dal primo comma della stessa norma.
Parimenti, sono attività connesse quelle dirette alla fornitura di beni o servizi mediante l'utilizzazione prevalente di attrezzature o risorse dell'azienda normalmente impiegate nell'attività agricola esercitata.
Come si vede, decisivo in tal senso è il criterio della prevalenza delle attività di coltivazione del fondo, selvicoltura e allevamento di animali.
Tra le attività connesse rientrano anche quelle dirette alla valorizzazione del territorio e del patrimonio rurale e forestale, ovvero di ricezione ed ospitalità: l'esempio più frequente, in proposito, è rappresentato dall'attività di agriturismo.
Come è stato sottolineato in giurisprudenza, "per essere riconducibili all'ambito agricolo, le attività connesse devono essere svolte dallo stesso imprenditore agricolo, così come definito dall'art. 2135 c.c., e devono riguardare prevalentemente prodotti propri" (v. Cons. St. sent. n. 6093/19).