Source: http://urbium.it/site/d_NewsList.asp?CategoriaNews=61&stat=&IDReg=12
Timestamp: 2019-10-18 07:49:16+00:00
Document Index: 62942928

Matched Legal Cases: ['art. 30', 'art. 27', 'art. 9', 'art. 9', 'art.4', 'art. 9', 'art. 17', 'art. 18', 'art. 4']

In presenza di un programma integrato di intervento presentato e non ancora approvato, qualunque attività, materiale o cartolare, destinata ad una edificazione non prevista dalle vigenti norme urbanistiche è inibita e la sua realizzazione, ove la finalità edificatoria sia inequivoca, configura senza dubbio la fattispecie della lottizzazione abusiva di cui all'art. 30 del d.P.R. n. 380 del 2001, in quanto lede la potestà pianificatoria del Comune ponendo lo stesso dinanzi al fatto compiuto.
IL DIRIGENTE NON PUO' RIGETTARE IL PIANO URBANISTICO ATTUATIVO CHE LA LEGGE REGIONALE RIMETTE ALLA COMPETENZA DELLA GIUNTA
Laddove la competenza ad adottare i piani urbanistici attuativi spetti alla Giunta e non al dirigente di settore (nella specie, ai sensi dell'art. 27 l.r. Campania 16/2004 applicabile ratione temporis) è illegittimo l'atto con il quale il dirigente non si limita a condurre l'istruttoria tecnica propedeutica alla decisione di competenza della Giunta, ma si sostituisce alla Giunta nella adozione del provvedimento conclusivo del procedimento di approvazione del piano attuativo. Il dirigente, anche in presenza di profili di contrasto con la disciplina comunale sovraordinata, non può sostituirsi alla Giunta nella adozione del provvedimento conclusivo del piano urbanistico attuativo, anche se negativo, poiché residua comunque un rilevante margine di discrezionalità riservato alla competenza giuntale.
L’ART. 9 DEL D.P.R. 380/2001 CODIFICA IL PRINCIPIO DELLA INDEFETTIBILITÀ DEL PIANO URBANISTICO ATTUATIVO PRESCRITTO DALLO STRUMENTO GENERALE
Con l'art. 9 del d.P.R. n. 380 del 2001, per il quale - "nelle aree nelle quali non siano stati approvati gli strumenti urbanistici attuativi previsti dagli strumenti urbanistici generali come presupposto dell'edificazione" - il legislatore ha enunciato il principio della indefettibilità del piano attuativo prescritto dallo strumento generale, già desumibile dalla legge urbanistica n. 1150 del 1942.
LOMBARDIA: LA LR 12/2005 NON PREGIUDICA L’ASSETTO URBANISTICO CON UNA REGOLAMENTAZIONE DELL’USO DEL TERRITORIO DIVERSA RISPETTO ALLA NORMA PRECEDENTE
La finalità delle disposizioni di cui alla L.R. Lombardia n. 12/2005 è da un lato di accelerare l'adozione del nuovo strumento urbanistico, senza creare vuoti di disciplina, dall'altro di introdurre una misura di salvaguardia, con una moratoria dei procedimenti relativi ai piani attuativi, (ma, a tutela dell'affidamento dei privati, solo di quelli relativi a piani attuativi non ancora adottati), al fine di non pregiudicare l'assetto urbanistico in previsione della nuova disciplina, ispirata a criteri di regolamentazione dell'uso del territorio significativamente differenti rispetto alla precedente normativa.
L'INNESTO IN UN SISTEMA VIABILISTICO INCOMPLETO RENDE INELUTTABILE LA PIANIFICAZIONE ATTUATIVA
La nuova edificazione in progetto che si innesta su un sistema di viabilità non ancora completo e definito, per effetto dell'apertura della strada di collegamento con la preesistente viabilità comunale, costituisce una delle situazioni nelle quali la ulteriore pianificazione di dettaglio è ineluttabile.
IL PIANO DI RECUPERO OSTA ALLA REALIZZAZIONE DEGLI INTERVENTI NORMALMENTE CONSENTITI IN ATTESA DELLA PIANIFICAZIONE ATTUATIVA
I piani di recupero, che pure rientrano nel più ampio genus dei piani attuativi attraverso i quali i Comuni attuano le proprie scelte di programmazione e di pianificazione urbanistica, si caratterizzano come una species a sé stante, alla cui ricorrenza l'ordinamento giuridico riconnette un effetto ostativo rispetto al compimento degli interventi edilizi di cui all'art. 9, comma 2, d.P.R. 380/2001, anche nelle ipotesi in cui il Comune non abbia ancora approvato il piano attuativo cui lo strumento urbanistico generale abbia, in ipotesi, condizionato il rilascio del titolo edilizio.
IL PIRUEA È LEGITTIMO ANCHE SE NON PREVEDE ALCUN INTROITO FINANZIARIO PER IL COMUNE
Il fatto che al PIRUEA debba essere allegato un piano finanziario non implica che l'operazione debba avere una convenienza per il Comune valutabile in termini strettamente economici: tale interpretazione si pone in armonia con la ratio generale della legge regionale, finalizzata a disciplinare la formazione e l'attuazione dei programmi integrati, per la riqualificazione urbanistica, edilizia ed ambientale di parti del territorio comunale. Quanto ai programmi integrati comunali, l'interesse pubblico si definisce come interesse alla riqualificazione urbana e ambientale, che deve essere caratterizzato dalla rilevante valenza urbanistica ed edilizia e non come interesse del Comune a conseguire un vantaggio sul piano finanziario.
Tra le prescrizioni di zona ultrattive di un piano attuativo decaduto, rientra anche il dimensionamento dei c.d. standard urbanistici, disciplinato dal D.M. n. 1444 del 2.4.1968 e perciò anche la realizzazione delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria di cui agli artt. 3, 4 e 5 del citato D.M., destinate ad assicurare alla collettività, insediata in una determinata parte del territorio comunale, un livello di qualità della vita adeguato, anche se dopo il decorso del periodo di efficacia decennale non sono più validi i vincoli, preordinati all'espropriazione per la realizzazione delle opere di urbanizzazione, previste dal piano, ma non attuate nell'arco di 10 anni.
IL PRG PUO’ PORRE FINE ALL’ULTRATTIVITA’ DEI PDL CONVENZIONATI SOLTANTO CON PREVISIONE ESPRESSA E MOTIVATA
Affinché cessi la ultrattività, una successiva variante al PRG deve prevedere espressamente e motivatamente una disciplina diversa rispetto a quanto risultante dal P.d.l. convenzionato, non essendo sufficiente una diversa regolazione dell'area senza alcun riferimento ai piani attuativi non attuati, in presenza della quale e mancando la deroga espressa, quelli approvati e non attuati vanno ad integrare il piano regolatore nuovo. Quindi, non è possibile una deroga implicita da parte del sopravvenuto PRG.
PIANO ATTUATIVO DECADUTO: SOPRAVVIVONO I VINCOLI CONFORMATIVI
Nell'ambito nelle aree soggette ad uno strumento urbanistico attuativo decaduto occorre distinguere a seconda che la disciplina pianificatoria riservasse la concreta realizzazione dell'opera pubblica o di interesse generale esclusivamente all'Amministrazione comunale oppure anche ad iniziativa privata o promiscua, in regime di economia di mercato e di convenzionamento. Nel primo caso, si deve qualificare il vincolo come preordinato all'espropriazione, con conseguente inedificabilità per l'intervenuta decadenza del termine di efficacia dello strumento attuativo, ai sensi dell'ultimo comma dell'art.4 della legge n.10 del 1977, poi trasfuso nell'art. 9 del d.P.R. n.380 del 2001 (testo unico dell'edilizia). Nel secondo caso, invece, se il pianificatore comunale avesse espressamente consentito la realizzazione dell'opera di interesse generale anche da parte dei privati, si sarebbe dovuto qualificare il vincolo come conformativo, con la conseguenza della non applicazione dei limiti previsti per le zone bianche.
LE PREVISIONI DI INTERVENTI EDILIZI DIRETTI SONO ECCEZIONALI E DI STRETTA INTERPRETAZIONE
In linea di principio, sono eccezionali e di stretta interpretazione i casi in cui il P.R.G. (o lo strumento urbanistico equivalente) consenta il rilascio del permesso di costruire diretto, senza previa approvazione dello strumento attuativo.
LA SCADENZA DEI PIANI ATTUATIVI VALE SOLO PER GLI ESPROPRI E PER GLI INTERVENTI AUTORIZZATI
La soggezione al termine di scadenza di un piano attuativo [nella fattispecie piano di recupero] riguarda non l'intera disciplina pianificatoria contemplata dal piano attuativo (ovvero la destinazione di zona) bensì soltanto quella preordinata all'esercizio del potere espropriativo, quella comunque comportante l'inedificabilità dei suoli ovvero recante prescrizioni di dettaglio. Detto termine riguarda dunque gli interventi edilizi autorizzati dal piano di lottizzazione ma non riguarda la disciplina del territorio e la destinazione delle aree, che rimane inalterata fino all'intervento di un nuovo atto di pianificazione. Di conseguenza, restano inalterati a tempo indeterminato gli allineamenti, le prescrizioni, le destinazioni di piano e quant'altro attenga all'armonico assetto del territorio.
IL TITOLO INCOMPATIBILE CON LE LINEE FONDAMENTALI DEL PIANO ATTUATIVO DECADUTO NON PUÒ ESSERE TACITAMENTE ASSENTITO
La mancanza dei requisiti di edificabilità del terreno, segnatamente per non conformità alla linea fondamentale ed essenziale della pianificazione attuativa decaduta ma ultrattiva, rende inutilizzabile il modulo procedimentale del silenzio assenso, che può operare solo laddove sussistano tutti i presupposti richiesti dalla normativa urbanistica, fra cui la conformità urbanistico-edilizia degli immobili.
DINIEGO ILLEGITTIMO DI PIANO DI LOTTIZZAZIONE: IL COMUNE NON RISPONDE DEL DANNO SE SOPRAVVIENE UN PIANO SUPERIORE CHE LO RENDE INACCOGLIBILE
Ai fini del risarcimento del danno da illegittimo diniego di piano di lottizzazione, deve escludersi la colpa del Comune laddove, in sede di riedizione del potere, il piano non possa essere approvato per un vincolo sopravvenuto che dipende dalla scelta di un altro ente, cosicché non può dirsi che il Comune si sia posto, con l'atto illegittimo, nelle condizioni di non poter adempiere.
DOPO LA SCADENZA DEL TERMINE PREVISTO PER L'ESECUZIONE DEL PIANO ATTUATIVO DIVENTANO INEFFICACI SOLO LE PREVISIONI CHE NON HANNO AVUTO CONCRETA ATTUAZIONE
In materia di efficacia del piano di attuazione (o di strumenti urbanistici analoghi, quale un piano di lottizzazione o un piano di zona per l'edilizia economica e popolare), dopo la scadenza del termine previsto per la sua esecuzione, ai sensi dell'art. 17 della legge 17 agosto 1942, n. 1150 (Legge urbanistica), col decorso del termine, diventano inefficaci unicamente le previsioni del piano attuativo che non abbiano avuto concreta attuazione, cosicché non potranno più eseguirsi gli espropri, preordinati alla realizzazione delle opere pubbliche e delle opere di urbanizzazione primaria, né si potrà procedere all'edificazione residenziale, salva la possibilità di ulteriori costruzioni coerenti con le vigenti previsioni del piano regolatore generale e con le prescrizioni del piano attuativo, che per questa parte ha efficacia ultrattiva.
LE PREVISIONI DEL PIANO ATTUATIVO HANNO EFFICACIA ILLIMITATA NEL TEMPO
Mentre le previsioni del piano regolatore rientrano in una prospettiva dinamica della utilizzazione dei suoli (e determinano ciò che è consentito e ciò che è vietato nel territorio comunale sotto il profilo urbanistico ed edilizio, con la devoluzione al piano attuativo delle determinazioni sulle specifiche conformazioni delle proprietà), le previsioni dello strumento attuativo hanno carattere di tendenziale stabilità, perché specificano in dettaglio le consentite modifiche del territorio, in una prospettiva in cui l'attuazione del piano esecutivo esaurisce la fase della pianificazione, determina l'assetto definitivo della parte del territorio in considerazione e inserisce gli edifici in un contesto compiutamente definito. Le previsioni urbanistiche di un piano attuativo rilevano dunque a tempo indeterminato, anche dopo la sua scadenza.
L’OBBLIGO DELLA PIANIFICAZIONE ATTUATIVA PREVISTA NEL PRG NON È UN VINCOLO ESPROPRIATIVO E QUINDI NON DECADE DECORSO IL TERMINE DI CINQUE ANNI
L'obbligo della pianificazione attuativa prevista nel piano regolatore generale non costituisce un vincolo espropriativo e non è soggetto, quindi, alla decadenza dopo la decorrenza del termine di cinque anni.
SARDEGNA: LA CONVERSIONE IN RESIDENZA DEI SERVIZI DI PIANO ATTUATIVO NON È UN DIRITTO POTESTATIVO DELLA PARTE PRIVATA
La "conversione" in volumi residenziali ex art. 18, comma 32, della L.R. Sardegna n. 12 del 2011 deve intendersi nel senso che la "conversione" non è vietata, potendosi derogare alle proporzioni tra residenze, servizi connessi e servizi pubblici (70% per le residenze; 20% per i servizi connessi alla residenza e 10% per i servizi pubblici) previste dall'art. 4 del decreto assessoriale 22 dicembre 1983, c.d. decreto Floris, ma non può intendersi come attributivo alla sola parte privata della convenzione del diritto potestativo di ottenere la "traslazione", mentre la modifica alla convenzione bilaterale stipulata richiede ontologicamente il consenso di entrambe le parti che hanno a suo tempo manifestato la volontà negoziale, per cui postula la valutazione, da parte dell'amministrazione comunale, degli interessi pubblici coinvolti.
NON BASTA UNA STRADA PRIVA DI SOTTOSERVIZI PER CONSIDERARE URBANIZZATA UN’AREA AGRICOLA
E' legittimo considerare non urbanizzata l'area agricola servita soltanto da una strada e destinata per la prima volta ad urbanizzazione, per la cui trasformazione viene legittimamente richiesto il necessario collegamento alle reti pubbliche.
DOPO L’INIZIO DELLA TRASFORMAZIONE DELL’AMBITO NON SONO AMMESSE MODIFICHE ALLA DISCIPLINA DELLE DISTANZE
La disciplina delle distanze - a differenza del calcolo delle volumetrie - non può definirsi secondo regole diverse nel tempo all'interno di uno stesso ambito già in parte edificato, in quanto altrimenti - se sopravvengono regole sulle distanze meno favorevoli - verrebbero svantaggiati quei proprietari che costruiscono dopo, alterando l'equilibrio fra i diversi lotti.
L'uomo non si può dire libero per il fatto che possa non esistere o per il fatto che possa non fare uso della ragione, ma solo in quanto ha potestà di esistere e di agire secondo le leggi della natura umana (Baruch Spinoza)