Source: https://www.am-sa.it/cosa-facciamo
Timestamp: 2020-01-19 16:44:07+00:00
Document Index: 50715095

Matched Legal Cases: ['art 111', 'art 113', 'art. 111', 'art. 111', 'art. 114', 'art. 130']

Cosa facciamo | amsa
Condizioni di vendita | Copyright | Codice Etico | Certificazioni | Politica della qualità
© 2015 AMSA | P.I. 00674210075
Lavoriamo per dare sicurezza
AM.SA è un’azienda che si occupa principalmente di sicurezza sui luoghi di lavoro con una attenzione particolare alle problematiche relative alle cadute dall’alto... AM.SA affronta la problematica del rischio di caduta dall’alto dalla progettazione alla realizzazione di sistemi anticaduta, con particolare riferimento ai sistemi strutturali, cioè quegli impianti o attrezzature che restano in opera e che, in molti casi, necessitano, per il loro utilizzo, di dispositivi di protezione individuali. Essi sono raggruppabili in alcune categorie di prodotti. Anzi tutto, occorre far riferimento agli ancoraggi strutturali che sono classificati, secondo la norma EN 795, in classe A1 (progettati per il fissaggio su elementi dell’edificio verticali, orizzontali o inclinati come ad esempio pareti, colonne, architravi) e in classe A2 (progettati per il fissaggio su elementi della copertura). Essi sono necessari per realizzare sistemi di posizionamento per lavori localizzati, riduzione dell’effetto ‘pendolo’, percorsi di accesso a sistemi anticaduta, protezione anticaduta su superfici limitate, interventi di evacuazione e di soccorso (cfr. art 111 D.Lgs. 81/08), ancoraggio di scale portatili in modo da garantire la loro stabilità durante l'impiego (cfr. art 113 D.Lgs. 81/08).
Si tratta di prodotti semplici, di basso costo, ma, in alcuni casi, fonti di rischio sia perché utilizzati al posto di altre soluzioni più idonee, ma più costose, sia per il loro difficile controllo nel tempo. Per quanto concerne invece i sistemi anticaduta, ci riferiamo a sistemi più complessi, orizzontali o verticali, realizzati con funi flessibili o binari rigidi. Si tratta ad esempio delle cosiddette ‘linee vita’. Questi sistemi devono essere conformi alla norma EN 795 classe C o D se di tipo orizzontale, oppure alla norma EN 353 se verticali. Essi devono essere progettati in funzione delle specifiche esigenze e delle caratteristiche del sito di installazione, e pertanto riteniamo necessario l’intervento di un progettista. Il mercato si sta orientando, per un fattore esclusivamente economico, ai kit ‘fai da te’ che offrono tra l’altro soluzioni standard quasi mai ottimali. Riteniamo che questo sia un approccio pericoloso per l’utente, sia perchél’efficacia del sistema non è determinata tanto dalla certificazione del prodotto (diamo per scontato che ci sia) ma dalle modalità di posa in opera, sia per i costi successivi che nessuno al momento quantifica e relativi alle manutenzioni e alle verifiche annuali che sono previste dalla norma. Indubbiamente questi sistemi offrono molti vantaggi: ad esempio, possono assicurare più persone contem poraneamente e garantiscono una indiscussa ergonomicità negli spostamenti e nella attività in genere, oltre ad una maggiore affidabilità rispetto all’ancoraggio strutturale. Ovviamente, presuppongono l’utilizzo di dispositivi di protezione individuale compatibili e la formazione e l’addestramento dell’operatore.
Un settore che merita particolare attenzione è quello dei sistemi di accesso e antisfondamento. Il problema dell’accesso è stato formalmente introdotto dal legislatore col D.Lgs. 235/03, avendo definito il lavo ro in quota rispetto al piano stabile: l’accesso è tutto ciò che esiste, o dovrebbe esistere, tra il piano stabile e il posto di lavoro in quota. Lo stesso legislatore (ora al comma 2 dell’art. 111 de l D.Lgs. 81/08) dice che il sistema di accesso deve essere progettato, e quindi non lasciato alla fantasia dell’operatore, i n rapporto alla frequenza di circolazione, al dislivello, alla durata dell’impiego, garantendo anche l’evacuazione e il soccorso. Opportunamente alcune normative regionali hanno pos to la loro attenzione su tale aspetto. Le scelte pr ogettuali possono essere diverse, caso per caso, in funzione delle particolari esigenze della tipologia del fabbricato e del posto di lavoro. Essi comprendono: scale portatili e scale fisse, scale con sistemi anticaduta incorporati, passerelle; in alcuni casi, è necessario ricorrere ad ancoraggi strutturali o ad altri sistemi anticaduta. Una ulteriore causa di frequenti e gravi infortuni, è data dalla caduta per sfondamento della superficie di calpestio. In questi casi, non è pensabile risolvere il problema con funi anticaduta. Anche le reti di sicurezza, che in molti casi sono una soluzione praticabile, riducono la conseguenza della caduta, ma non costituiscono una misura di pr evenzione. In tale contesto, si sono messi a punto nuovi prodotti che, in alcune situazioni, specialmente su copertu re realizzate con pannelli sottili, possono essere particolarmente ad atti avendo anche il vantaggio di ridurre la scivolosità. Infine, l’ulteriore settore che riteniamo importante è quello della protezione collettiva anche in considerazione del fatto che la stessa legge ne stabilisce la priorità rispetto alla protezione individuale. Si tratta di: para petti fissi o temporanei, oppure ponteggi sospesi. Un particolare ambito di interesse è la messa in sicurezza di soppalchi. A tal proposito, ricordiamo che il comma 5 dell’art. 111 del D.Lgs. 81/08 stabilisce che ‘I dispositivi di protezione collettiva contro le cadute possono presentare interruzioni soltanto nei punti in cui sono presenti scale a pioli o a gradini’.
Si presenta spesso il caso di varchi per il carico e lo scarico dei materiali che non sono in corrispondenz a di scale. In questo caso, soluzioni quali cancelli o catenelle non sono conformi alla normativa vigente. Infatti, se è pur vero che il successivo comma 6 prevede il caso di ‘lavori particolari che necessitano della rimozione delle protezioni collettive’, al contempo, lo stesso articolo stabilisce la obbligatorietà preventiva di soluzioni equivalenti ed efficaci. Or a il punto 1.7.2.3 dell’allegato IV indica come misura equivalente qualsiasi protezione quale balaustra o ringhiera realizzante condizioni di sicurezza contro la caduta verso i lati aperti. La barriera mobile interbloccata costituisce pertanto una protezione collettiva equivalente. Una ulteriore possibilità di impiego di una barriera mobile consiste nel realizzare quanto previsto da l comma 2 dell’art. 114 del D.Lgs. 81/08, il quale prescrive che ‘Il posto di carico e di manovra degli argani a terra deve essere delimitato con barriera per impedire la permanenza ed il transito sotto i carichi’. Anche in questo caso, la barriera mobile costituisce pertanto un sistema di sicurezza che elimina il rischio derivante dalla caduta di materiale. Tutti questi sistemi presuppongono una specifica attività progettuale, dovendo essere progettati e realizzati secondo le esigenze specifiche dell’utente e le caratteristiche del sito.
Siamo una realtà molto dinamica e l’innovazione è per noi stimolo e motore. Ed è questo motore che ci sta aiutando a navigare con fiducia in questa difficile congiuntura rappresentata dalla attuale crisi generalizzata. Abbiamo progettato e messo a punto con i nostri partner nuovi prodotti al fine di offrire soluzioni di migliorata efficienza/efficacia, unitamente ad una attenzione al contenimento dei prezzi per un mercato oggi in difficoltà. La prima gamma di prodotti concerne i sistemi di scale con sistema anticaduta incorporato e binari rigidi orizzontali. Tali sistemi sono particolarmente adatti al settore indu striale per accesso su impianti anche complessi dove lo spazio libero di caduta è limitato. Sono sistemi già noti al mercato , ma in questo caso la soluzione innovativa consiste nella capacit à di arresto dell’operatore, in uno spazio talmente breve da non necessitare di assorbitore di energia. Pertanto lo spazio libero di caduta richiesto è modestissimo, cosa che normalmente trova riscontro nel settore industriale, e inoltre si riduce l’oner e relativo alle verifiche periodiche.
Un secondo prodotto è in distribuzione in questi gi orni e si tratta di un sistema antisfondamento . Non abbiamo fatto altro che osservare come si comporta un operatore su una copertura fragile, come ad esempio nel caso di rimozione di lastre in cemento – amianto. Abbiamo sostituito le tavole da ponte normalmente utilizzate, con app osite lastre pedonabili, facili da maneggiare, sia per il peso r idotto, sia per la presenza di punti di presa ergonomici. Tali lastre, la cui larghezza è compatibile con i requisiti di cui all’art. 130 del D.Lgs. 81/08, sono agganciabili al la orditura del tetto e tra di loro al fine di poter realizzare percorsi lo ngitudinali e trasversali, con una superficie antiscivolo particolarmente interessante, e inoltre sono facilmente bonificabili se utilizzati nella rimozione di amianto. In tal modo, riteniamo di venir incontro all’operatore non modificando la sua metodologia di intervento, ma semplicemente offrendogli strumenti più efficaci e controllabili.
AM.SACLOUD