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Timestamp: 2020-06-01 17:35:33+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 25010 del 06/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25010 del 06/12/2016
Cassazione civile sez. VI, 06/12/2016, (ud. 10/11/2016, dep. 06/12/2016), n.25010
sul ricorso 23879/2014 proposto da:
D.V.L., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA E. Q.
VISCONTI 99, presso lo studio dell’avvocato GIOVANNI BATTISTA CONTE,
che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato SAMUELE
DONATELLI, giusta procura speciale a margine del controricorso;
avverso la sentenza n. 163/2013 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
REGIONALE della PUGLIA SIZIONE DISTACCATA di TARANTO del 24/09/2013,
depositata il 26/09/2013;
L’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione, affidato a due motivi, nei confronti di D.V.L. (che resiste con controricorso), avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Puglia Sez. staccata di Taranto n. 163/29/2013, depositata in data 26/09/2013, con la quale – in controversia concernente l’impugnazione di un avviso di liquidazione per imposta di registro ed accessori dovuti dal de cuius D.V.G., in relazione ad una sentenza civile del Tribunale di Taranto, riguardante indennità di esproprio di alcune aree, – è stata confermata la decisione di primo grado, che aveva accolto il ricorso del contribuente (per mancata allegazione, all’avviso, del titolo giudiziale richiamato).
In particolare, i giudici d’appello hanno dichiarato improcedibile il gravame dell’Agenzia delle Entrate, per “sopravvenuta cessazione della materia del contendere”, essendo stato il titolo giudiziale posto a base della prima liquidazione dell’Ufficio, oggetto del presente giudizio, posto nel nulla, per effetto di nuova statuizione della Corte d’Appello di Lecce, con sentenza pubblicata il 26/09/2005, passata in giudicato, “regolarmente tassata”, con emissione di un secondo avviso di liquidazione, pagato dai contribuenti.
1. La ricorrente lamenta, con il primo motivo, la nullità della sentenza, ex art. 360 c.p.c., n. 4, per violazione e falsa applicazione della L. n. 546 del 1992, artt. 24 e 57, avendo i giudici accolto la questione relativa agli effetti nel presente giudizio della sentenza della Corte d’appello di Lecce del settembre 2005 (pubblicata anteriormente al deposito del ricorso introduttivo del giudizio), introdotta dal contribuente soltanto con una memoria del 2007, al di fuori dei limiti di cui all’art. 24 citato. Con il secondo motivo, la ricorrente lamenta la violazione e falsa applicazione, ex art. 360 c.p.c., n. 3, del D.M. n. 131 del 1986, art. 37, avendo i giudici della C.T.R. errato nel ritenere che la sentenza di riforma di quella resa dal Tribunale di Taranto potesse elidere il presupposto posto a base dell’avviso di liquidazione, laddove essa integrava semmai “un autonomo titolo per l’esercizio dei diritti al conguaglio o al rimborso dell’imposta medesima da fare valere in via autonoma”.
La ha pronunciato la cessazione della materia del contendere per sopravvenuta carenza di interesse della parte appellante, affermando che, stante l’emissione, da parte dell’Ufficio, di un secondo avviso di liquidazione dell’imposta di registro dovuta, sulla base della sentenza resa dalla Corte d’appello di Lecce, divenuta definitiva, avviso regolarmente pagato, era venuto meno l’interesse ad agire da parte dell’Ufficio per il pagamento dell’imposta spettante in base al primo avviso (sostituito dal successivo atto).
Ora, non ricorre il lamentato vizio di pronuncia su questione (formazione del giudicato) inammissibile, essendo stata solo tardivamente prospettata dal contribuente, in quanto, alla data di proposizione del ricorso introduttivo, dinanzi alla C.T.P., da parte del contribuente (“5/10/2005”, come risulta dallo stesso ricorso dell’Agenzia delle Entrate, pag. 4), il giudicato sulla sentenza della Corte d’Appello di Lecce, pubblicata “in data 26/09/2005 – (come esposto in sentenza) non si era ancora formato, con conseguente legittima sua deduzione, successivamente, nella memoria D.Lgs. n. 546 del 1999, ex art. 24.
Invero, il pagamento dell’imposta, richiesto sulla base dell’originario titolo giudiziale, è successivamente divenuto privo di presupposto impositivo, con conseguente obbligo di immediato rimborso da parte della medesima amministrazione. Questa Corte (Cass. 24097/2014; Cass. 19953/2005) ha affermato che “in tema d’imposta di registro del D.P.R 26 aprile 1986, n. 131, ex art. 37, sugli atti dell’autorità qualora il provvedimento giudiziario (nella specie decreto ingiuntivo) sia stato definitivamente annullato e sia, quindi, venuta meno l’attribuzione patrimoniale che giustifica il tributo, l’Amministrazione finanziaria, che abbia correttamente emesso l’avviso di liquidazione dell’imposta principale e la relativa cartella di pagamento, senza procedere alla riscossione, non ha interesse, nonostante la soccombenza, ricorrere per cassazione avverso la sentenza di annullamento della cartella, emessa dal giudice tributario d’appello, in quanto è venuto meno il presupposto dell’imposta, il cui pagamento comporterebbe la necessità dell’immediato rimborso”.
La sentenza della è pertanto conforme al suddetto principio di diritto, avendo affermato la sopravvenuta carenza di interesse dell’Amministrazione a coltivare il giudizio, vertente sul primo avviso di liquidazione di imposta.
La Corte rigetta il ricorso. Condanna la ricorrente al rimborso delle spese processuali, liquidate in complessivi Euro 3.500,00, a titolo di compensi, oltre accessori di legge e rimborso forfettario spese generali, nella misura del 15%.