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Timestamp: 2019-05-26 07:30:11+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 149', 'art. 149', 'art. 150', 'art. 149', 'sentenza ', 'art. 149', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 149', 'art. 149', 'art. 149']

Intervento volontario dell’assicuratore del danneggiato - Legali.com
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lunedì 9 gennaio 2012, di Claudio Silvis
In tema di assicurazione obbligatoria contro i danni provocati dalla circolazione di veicoli, il danneggiato, di regola, chiede l’indennizzo alla compagnia assicuratrice del veicolo responsabile del danno, chiamandola in causa ove non soddisfi la richiesta.
Tuttavia, in alcuni casi, l’art. 149 del D.L.gs. 29/2005 (Codice delle Assicurazioni Private), prevede che << i danneggiati devono rivolgere la richiesta di risarcimento all’impresa di assicurazione che ha stipulato il contratto relativo al veicolo utilizzato>> (comma 1, art. cit.).
Quando trova applicazione la speciale procedura indennitaria prevista dall’art. 149 C.A.P. (c.d. del "risarcimento diretto" ), l’indennizzo grava economicamente sulla compagnia del responsabile civile, ma è liquidato e corrisposto dalla compagnia del danneggiato (che ha diritto al corrispondente rimborso da parte di quella del responsabile).
Per regolare i reciproci rapporti organizzativi ed economici originati dal sistema del risarcimento diretto, le imprese assicurative, in attuazione di quanto disposto dall’art. 150 C.A.P., hanno stipulato una "Convenzione tra Assicuratori per il Risarcimento Diretto" (CARD). La CARD comporta, da parte delle imprese sottoscrittrici, l’assunzione della "veste [...] di Gestionaria, quando il risarcimento viene effettuato, in tutto o in parte, per conto dell’impresa assicuratrice del veicolo civilmente responsabile del sinistro" ovvero "di Debitrice, quando i danni provocati dal proprio assicurato responsabile vengono risarciti per suo conto da un’altra impresa che avrà diritto ad essere rimborsata secondo la quota di responsabilità attribuibile al proprio assicurato" .
Se la richiesta d’indennizzo non va a buon fine, il comma 6 dell’art. 149 C.A.P. stabilisce che <>, ma l’impresa di assicurazione del veicolo del responsabile, <>.
Il Tribunale adìto: 1) giudicava ammissibile l’intervento litisconsortile spiegato della compagnia del danneggiato; 2) respingeva l’eccezione di merito con cui la compagnia intervenuta chiedeva la reiezione della domanda attorea per l’adempimento dell’obbligo indennitario, sul presupposto che il danneggiato, contrariamente a quanto sostenuto dall’impresa intervenuta, non aveva l’obbligo di chiedere ad essa impresa l’indennizzo, potendo interpellare in proposito anche l’assicuratore del responsabile civile, vuoi congiuntamente vuoi in alternativa alla propria compagnia assicuratrice.
Nel caso di specie, la posizione della compagnia del danneggiato di obbligato in solido verso il relativo cliente rinverrebbe la propria fonte nella "Convenzione fra Assicuratori per il Risarcimento Diretto" (CARD), della quale si è già detto al par. 1. Tale convenzione – secondo l’estensore della sentenza – assumerebbe la fisionomia di un atto negoziale concluso fra imprese assicurative, con cui le imprese che di volta in volta assumono la veste di assicuratore del responsabile civile delegano ad indennizzare, in modo preventivo e permanente, le imprese che di volta in volta assumono la veste di assicuratore del soggetto creditore dell’indennizzo.
Ciò che ha condotto il Tribunale ambrosiano a ritenere ammissibile l’intervento volontario litisconsortile spiegato dall’assicuratore del danneggiato è l’esistenza di un atto negoziale intervenuto fra l’assicurazione del danneggiato e quella del danneggiante (la C.A.R.D.). Con tale accordo le imprese assicuratrici avrebbero regolato i reciproci rapporti secondo lo schema della delegatio promittendi: l’assicuratore del danneggiato avrebbe assunto, in via preventiva e permanente, la qualità di delegato della compagnia del responsabile civile ad assumere su di sè, pro futuro, la generalità dei debiti indennitari gravanti su questa.
In disparte ogni considerazione sulla idoneità della C.A.R.D. a generare una fattispecie di delegazione di debito piuttosto che di accollo cumulativo, appare difficile non obiettare che, in realtà, quando il danneggiato agisce contro l’assicuratore del responsabile civile, non vi sono margini per riconoscere rilevanza sul piano processuale ad ipotetici accordi fra la compagnia del responsabile civile e quella del danneggiato, in base ai quali la seconda è impegnata nei confronti della prima ad accollarsi i relativi debiti indennitari.
Quando il danneggiato opta di convenire in giudizio l’assicurazione del responsabile civile anziché la propria, ritenere che un siffatto accordo fra le imprese assicuratrici possa determinare una modificazione del contraddittore processuale prescelto dal danneggiato significa porre nel nulla la facoltà del danneggiato di scegliere il proprio contraddittore processuale, facoltà a lui riservata dal comma 6 dell’art. 149 C.P.A. come interpretato dalla più volte ricordata sentenza della Corte costituzionale.
Oltretutto, se è vero (com’è vero) che il comma 6 dell’articolo appena citato non consente al danneggiato di convenire in giudizio entrambe le compagnie assicuratrici, imponendogli di agire nei confronti dell’una o dell’altra, non si comprende per quale ragione dovrebbe, invece, permettersi alle stesse compagnie di stabilire, di comune accordo, la compartecipazione di quella del danneggiato nel giudizio promosso contro quella del responsabile civile.
Per altro verso, appare fortemente dubbio che dalla C.A.R.D. possa venire alla compagnia del danneggiato quella posizione che, secondo la sentenza in disamina, giustifica l’interesse e la legittimazione ad intervenire della compagnia del danneggiato, ossia l’acquisto, da parte di questa, della qualità di debitore in solido del proprio cliente assieme all’altro assicuratore, debitore principale.
La C.A.R.D., invero, non riflette la mutua volontà delle imprese aderenti di dare vita ad un assetto dei rispettivi rapporti secondo il quale all’adempimento dei debiti indennitari gravanti sulla compagnia del responsabile civile deve provvedere quella del danneggiato. La C.A.R.D. si limita a definire la disciplina integrativa di una sistemazione di interessi predeterminata dalla legge in modo inderogabile. E’ l’art. 149 C.A.D. e non la C.A.R.D. ad assegnare alla compagnia del danneggiato il ruolo di sostituto della compagnia del responsabile civile nell’adempimento dell’obbligo di liquidare l’indennizzo al danneggiato. La convenzione interassicurativa non crea meccanismi di surrogazione soggettiva come quello prefigurato dal Tribunale di Milano, ma, per così dire, subisce una statuizione in tal senso imposta della legge, limitandosi a definire il modus in cui la statuizione deve operare nell’ambito dei rapporti fra le imprese chiamate ad attuarla.
Ne segue che, quando il danneggiato conviene in giudizio l’assicuratore del responsabile civile, un intervento litisconsortile dell’impresa assicuratrice del danneggiato non sembra trovare giustificazione sulla scorta della C.A.R.D., dato che questa non attribuisce all’impresa del danneggiato alcuna veste di soggetto delegato dell’assicuratore del responsabile civile (o meglio, di accollante in favore di questi). E’ l’art. 149 CAP a disporre che la compagnia del danneggiato liquidi l’indennizzo in luogo dell’assicuratore del responsabile civile ed a definire i modi ed i limiti entro cui quella surrogazione soggettiva opera.
Invero, secondo tale previsione legislativa, << il danneggiato "˜può’ proporre l’azione diretta di cui all’articolo 145, comma 2, nei soli confronti della propria impresa di assicurazione>>: la proposizione, invero, può essere intesa in due modi, ossia nel significato che il danneggiato "può" proporre l’azione solo nei confronti della propria assicurazione oppure che "può" proporla anche solo nei confronti della propria assicurazione, essendo in sua facoltà proporla contro l’assicurazione del responsabile civile (ad onor del vero, questa seconda lettura, ritenuta costituzionalmente compatibile dalla Corte costituzionale, non è esente da profili di criticità, dato che nel testo della disposizione manca la congiunzione "anche" , la cui presenza sarebbe indispensabile per attribuire alla previsione normativa il diverso significato che la legittima sul piano costituzionale).
Il primo comma dell’art. 149 C.A.P., nel disporre che << i danneggiati "˜devono’ rivolgere la richiesta di risarcimento all’impresa di assicurazione che ha stipulato il contratto relativo al veicolo utilizzato>>, non si presta ad una analoga opzione interpretativa, essendo la norma inequivocabile nello stabilire che, nella fase stragiudiziale della trattativa per la liquidazione dell’indennizzo, il danneggiato non ha altri interlocutori se non la propria compagnia assicurativa . Manca, nel primo comma, un dato testuale polisenso che autorizzi ad interpretarne il disposto diversamente dal suo unico ed inequivocabile significato preclusivo di ogni facoltà del danneggiato di rivolgersi ad altri che al proprio assicuratore.
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