Source: https://www.quagliarella.com/centrale-rischi-diritto-rappresentazione-esatta-di-importi-dovuti/
Timestamp: 2020-05-25 18:04:29+00:00
Document Index: 196969

Matched Legal Cases: ['art. 2043', 'art. 41', 'art. 700', 'art. 700', 'art. 51', 'art. 53', 'art. 67']

﻿ Centrale rischi diritto rappresentazione esatta di importi dovuti
2016-06-30T15:56:02+00:00
Una recente ordinanza del Tribunale di Lecce, sez. distaccata di Galatina, ordinanza del 8 gennaio 2013 ha affrontato il tema dell’esatta rappresentazione della segnalazione alla Centrale Rischi per la misura di esposizione.
In un giudizio appena introdotto non abbiamo chiesto quanto indicato in seguito, ritenendo di poterlo sviluppare anche in udienza in quanto, nel nostro caso, la banca ha comunicato di avere fatto la segnalazione, ma il contenuto non è ancora noto sino a quando la banca, costituendosi in giudizio, rappresenterà quanto ha fatto.
La “segnalazione” per quanto atto dovuto, rappresenta un elemento il cui uso talora è strumentale nei confronti dei clienti e va a rappresentare un eccesso produttivo di gravi effetti nel fatto di esistere, ma anche nel fatto di rappresentare un volume di riferimento per il credito che il cliente può altrimenti avere.
Già abbiamo scritto che la Centrale dei Rischi è un sistema informativo sull’indebitamento della clientela nei confronti delle banche e degli intermediari finanziari, vigilati dalla Banca d’Italia con il quale viene fornito agli intermediari partecipanti al sistema un’informativa utile per la valutazione del merito creditizio della clientela e per l’analisi e la gestione del rischio di credito (nel sito Cfr: “Revoca fido e segnalazione in centrale rischi.). E’ uno strumento adottato per l’interesse pubblico alla tutela del risparmio, attraverso una valutazione della capacità finanziaria dei richiedenti il credito.
Il principale problema, che ne è un effetto, è quello che chiamiamo “effetto domino” perché determina l’esclusione dal sistema del credito di un soggetto, che fa dell’accesso al credito una condizione indispensabile per la propria operatività. Il fatto poi che la conoscenza della propria posizione non è immediata, ma ha dei tempi per essere nota al cliente, fa un modo di danneggiare ulteriormente il soggetto esposto per il fatto che l’istruttoria per l’accertamento della posizione di sofferenza viene effettuata senza che vi partecipi, in qualche forma di contraddittorio, il cliente interessato.
E’ la banca che si assume il rischio connesso alla veridicità dei dati che espone dai quali deriva che l’illegittima o errata segnalazione da parte della Banca va a produrre un danno, ingiustamente arrecato al cliente.
La giurisprudenza riconosce la responsabilità della banca segnalante quando la comunicazione alla Centrale dei Rischi sia erronea riconducendola nell’ambito di una responsabilità da false informazioni, in ordine alla quale è riconosciuto il diritto al risarcimento del danno (di recente Cassazione civile sez. I, 24 maggio 2010, n. 12626).
Da tempo si è ritenuta tale responsabilità sia come extracontrattuale (da fatto illecito) ex art. 2043 c.c., sia come responsabilità contrattuale, per violazione di norme di comportamento esistenti tra banca ed utente, in relazione agli artt. 1175, 1374, 1375 cod. civ. Quella che si traduce in una riduzione della possibilità di guadagni futuri, comporta una lesione del diritto, che la costituzione garantisce, con l’art. 41 a favore dell’iniziativa economica privata, che opera attraverso il credito bancario, l’accesso al quale è precluso a seguito di una ingannevole segnalazione presso la Centrale dei Rischi.
L’illegittimo blocco della situazione generale del credito del ricorrente comporta che l’impossibilità di ottenere all’improvviso un finanziamento indispensabile per la gestione ordinaria dell’azienda, producendo una situazione di blocco nella ordinaria gestione, con l’effetto di realizzare un danno morale ed economico dovuto alla perdita di immagine, di competitività sul mercato, di gestione di cassa, con evidente possibilità di realizzare una situazione di insolvibilità che può produrre il fallimento dall’azienda.
In questi casi si ritiene che il danno sia in re ipsa e legittima il diritto al risarcimento senza che incomba sul danneggiato l’onere di fornire la prova dell’esistenza del danno.
Il danno da illegittima segnalazione esiste sia quando si abbia il c.d. errore nella segnalazione di categoria che nell’errore di quantificazione della presunta esposizione; il primo errore comporta la preclusione del credito, mentre il secondo comporta una saturazione dei credito, sino all’effettiva impossibilità di ottenerne; con frequenza gli errori si accompagnano.
L’informazione inesatta dà una lesione alla reputazione personale e commerciale, pregiudicata da un’erronea segnalazione che è causa di discredito dell’imprenditore.
La segnalazione alla Centrale dei rischi presso la Banca d’Italia risulta quasi sempre illegittima poiché il saldo effettivo è differente da quello esposto dalla Banca; la prova del danno è impossibile in quanto le banche non rilasciano attestazioni sul fatto di non dare l’affidamento; per questo i giudici procedono ad una liquidazione equitativa del danno da erronea segnalazione alla Centrale dei rischi.
La pronunzia richiamata di Galatina derivava dall’emissione di un decreto, senza avere prima convocato la banca, sul ricorso proposto ex art. 700 cpc (provvedimento d’urgenza), dalla società ricorrente in relazione ad una segnalazione alla Centrale Rischi compiuta dalla Banca con riferimento ad un erroneo sconfino, superiore ai 180 giorni; decreto confermato con successivo altro provvedimento.
E’ emerso che la segnalazione era stata illegittima in quanto basata su un saldo di conto bancario erroneamente quantificato, creando un pregiudizio, non riparabile a breve, derivante sia dall’aumento dei tassi operato dalle altre banche con le quali il ricorrente intratteneva rapporti, per l’abbassamento del rating aziendale conseguente alla segnalazione, che dalle minacce dì revoca degli affidamenti.
Il ricorso è subordinato alla sussistenza di due presupposti, tra i quali la dimostrazione da parte del ricorrente del periculum in mora, del fumus boni iuris, della irreparabilità, gravità ed imminenza del danno. Nel giudizio il fumus boni iuris risultava fondato su una pacifica e consolidata giurisprudenza, mentre l’esistenza, tanto del periculum in mora quanto dell’irreperabilità, gravità ed imminenza del danno, apparivano evidenti.
La banca avrebbe comunicato il saldo sbagliato relativo al 30 novembre, mentre il 25 gennaio avrebbe comunicato il saldo relativo al 31 dicembre 2012: nell’arco di questo tempo vi era stato il pericolo, rappresentato dal persistente sconfinamento, in grado di determinare un peggiorativo mutamento della condizione della ricorrente, con la perdita di ogni credito bancario.
Il giudice, rilevando la presenza dei requisiti di cui all’art. 700 cpc, ha emesso un decreto, confermandolo con ordinanza del 8 gennaio 2013, con la quale ha respinto le istanze sollevate dalla banca, che è stata condannata all’”immediata rettifica della segnalazione effettuata e delle successive da effettuarsi alla Centrale dei Rischi presso la Banca d’Italia”.
Si va quindi affermando sempre più che il danno è dotato di una “autonoma dignità” rispetto a quello più di natura patrimoniale e la possibilità di ottenere una autonoma individuazione nella fase cautelare, antecedente a quella della pronuncia di merito.
Il giudizio era stato introdotto al fine di ottenere il ricalcolo dell’esatto dare-avere relativo ad un rapporto di apertura di credito utilizzata con scoperto su un conto corrente principale, con secondari confluenti, intrattenuto dall’attrice con la banca. Nel corso del giudizio è stata espletata CTU econometrica che ha evidenziato un saldo “ricalcolato” senza capitalizzazione, inferiore a quello riportato nell’estratto conto bancario.
Il giudice ha ritenuto che la presentazione del ricorso determina una situazione di non sussidiarietà nella gestione della fattispecie con differenti possibili strumenti processuali poiché diversamente decidendo, “si appesantirebbe oltremodo la parte attrice con un aggravamento dell’onere della prova sia sull’esistenza del fumus boni juris che del periculum in mora, essendo evidente che un ricorso ex novo (promosso anche con diverso procedimento) non godrebbe appieno (in termini temporali, ma anche di cognizione) delle difese e del materiale raccolto nel procedimento ordinario naturale del giudizio in cui viene promosso”.
Una perdurante errata e considerevole segnalazione di “sconfinamento”, in quanto idonea a provocare un abbassamento del rating del segnalato con un ingiustificato innalzamento dei tassi e competenze, comporta la “saturazione delle possibilità di credito” limitando apprezzabilmente le ulteriori possibilità di ricorrere al credito ed è idonea a provocare la risoluzione dei rapporti di credito in essere. Dopo quanto esposto il Giudice ha ordinato di rettificare immediatamente, con la notifica dell’atto, la segnalazione effettuata e le successive da effettuarsi alla Centrale Rischi presso la Banca d’Italia; ha ordinato poi di redigere i nuovi saldi ricalcolati del conto corrente, depositandoli all’udienza successiva.
Il giudice ha bene evidenziato che nel caso in esame è di tutta evidenza che la necessità cautelare non è mai stata legata ad un’azione risarcitoria, bensì alla corretta comunicazione alla Centrale dei Rischi presso la Banca d’Italia dell’esatto dare-avere.
Il giudizio era volto ad ottenere il ricalcolo dell’esatto dare-avere relativo ad un rapporto di apertura di credito utilizzata con scoperto su un conto corrente principale, con secondari confluenti, intrattenuto dall’attrice con la banca e il ricalcolo costituiva elemento fondamentale per la comunicazione del saldo alla Centrale dei Rischi presso la Banca d’Italia.
La comunicazione, inoltre, è dovuta per legge in quanto si tratta di un servizio gestito dalla Banca d’Italia e disciplinato dalla delibera del Comitato Interministeriale per il Credito e il Risparmio (CICR) del 29 marzo 1994 e dalle circolari emanate dalla Banca d’Italia fra le quali vi è la circolare n, 139 dell’11 febbraio 2004 ( cfr. D.Lgs. 1 settembre 1993, n. 385, art. 51 e art. 53, comma 1, lett. b), art. 67, comma 1, lett. b), artt. 106 e 107 – come integrati: a) dalla Delib. Comitato interministeriale del credito e del risparmio (CICR) 29 marzo 1994; b) dalla Circolare Banca d’Italia n. dell’11 febbraio 1991 in tema di istruzioni per gli intermediari creditizi nel testo risultante dall’8° aggiornamento del 14 novembre 2001 e dal provvedimento della Banca d’Italia del 5 agosto 1995 denominato “Obbligo di partecipazione degli intermediari finanziari al servizio di centralizzazione dei rischi gestito dalla Banca d’Italia ed infine dalle “Modifiche alla Circolare 139/91. Centrale dei rischi. Istruzioni per gli intermediari Creditizi” della stessa Banca d’Italia del novembre 2009 e da ultimo DM. Min. Economia e Finanze del 11 luglio 2012). Il punto 6.5 del foglio informativo così dispone: “Se ci sono errori nelle segnalazioni trasmesse, gli intermediari devono inviare subito le relative rettifiche. La Centrale Rischi acquisisce le rettifiche e le comunica immediatamente a tutti gli intermediari che avevano ricevuto l’informazione errata”. In sostanza, dunque, nel caso in esame la CTU è servita a delineare l’oggetto della domanda, ovvero l’esatto saldo e, dunque, anche il dato che la banca avrebbe dovuto comunicare alla Centrale Rischi.
2016-06-30T15:56:02+00:00 By Donato B. Quagliarella|Categories: Credito e banche, Tutti|
Il recesso unilaterale dal conto corrente cointestato (330)