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Timestamp: 2019-10-16 02:07:49+00:00
Document Index: 8455724

Matched Legal Cases: ['art. 26', 'art. 140', 'art. 60', 'art. 60', 'art. 140', 'art. 140', 'art. 60', 'art. 48', 'sentenza ', 'art. 7', 'sentenza ', 'art. 149', 'art. 139', 'art. 139', 'art. 139', 'art. 7', 'art. 139', 'art. 375', 'art. 384', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

NOTIFICAZIONE DELLA CARTELLA DI PAGAMENTO - SI ESPRIME LA CORTE COSTITUZIONALE
La Corte costituzionale 22/11/2012 n. 258 Dichiara l’illegittimità costituzionale del terzo comma (corrispondente all’attualmente vigente quarto comma) dell’art. 26 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 (Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito), nella parte in cui stabilisce che la notificazione della cartella di pagamento "Nei casi previsti dall’art. 140 del codice di procedura civile (...) si esegue con le modalità stabilite dall’art. 60 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600", anziché "Nei casi in cui nel comune nel quale deve eseguirsi la notificazione non vi sia abitazione, ufficio o azienda del destinatario (...) si esegue con le modalità stabilite dall’art. 60, primo comma, alinea e lettera e), del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600".
Tali disposizioni sono costantemente interpretate dalla giurisprudenza di legittimità e di merito, ormai assurta a diritto vivente (ex plurimis, Corte di cassazione, sentenze n. 14030 del 2011; n. 3426 del 2010; n. 15856 e n. 10177 del 2009; n. 28698 del 2008; n. 22677 e n. 20425 del 2007), nel senso che, se il destinatario dell’atto di accertamento è temporaneamente assente dal (noto) suo domicilio fiscale (sia esso la casa di abitazione, l’ufficio od il luogo in cui esercita l’industria o il commercio) e se non è possibile consegnare l’atto per irreperibilità, incapacità o rifiuto delle persone legittimate alla ricezione (in altri termini: se ricorrono i casi di irreperibilità cosiddetta "relativa", previsti dall’art. 140 cod. proc. civ.), la notifica si perfeziona con il compimento delle attività stabilite dall’art. 140 cod. proc. civ., richiamato dall’alinea del primo comma dell’art. 60 del d.P.R. n. 600 del 1973 ("La notificazione (...) è eseguita secondo le norme stabilite dagli articoli 137 e seguenti del codice di procedura civile"). Occorrono, dunque, per perfezionare la notificazione di un atto di accertamento ad un destinatario "relativamente" irreperibile: a) il deposito di copia dell’atto, da parte del notificatore, nella casa del Comune dove la notificazione deve eseguirsi; b) l’affissione dell’avviso di deposito (avviso avente il contenuto precisato dall’art. 48 delle disposizioni di attuazione al codice di procedura civile), in busta chiusa e sigillata, alla porta dell’abitazione o dell’ufficio o dell’azienda del destinatario; c) la comunicazione, mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento, dell’avvenuto deposito nella casa comunale dell’atto di accertamento; d) il ricevimento della lettera raccomandata informativa o, comunque, il decorso del termine di dieci giorni dalla data di spedizione della raccomandata informativa (sentenza n. 3 del 2010 di questa Corte).
permalink | inviato da geronimo il 4/12/2012 alle 19:26 | commenti (0) |
NOTIFICA DI CARTELLA ESATTORIALE AL PORTIERE
Corte di Cassazione Civile sez. II 12/4/2011 n. 8284
Riscossione - Cartella esattoriale - Notifica - Dichiarazione - Mancato ricevimento - Sanzioni - L. n. 890 del 1992, art. 7 - Art. 139 c.p.c.
- L'avvocato M.T. impugna la sentenza n. 1985 del2005, depositata il 14 marzo 2005, del Giudice di Pace di Roma che rigettava la sua opposizione avverso la cartella esattoriale n. …, deducendo di non aver mai ricevuto la notifica dei verbali di violazione alle norme del Codice della Strada che avevano dato luogo a tale richiesta.
2. - Il Giudice di Pace rigettava il ricorso, rilevando che dalla documentazione esibita dal Comune di Roma, costituitosi a giudizio con funzionario, risultava che "i verbali erano stati ritualmente notificati amezzo servizio postale nei termini di legge, ai sensi dell'art. 149 c.p.c., che prevede tale notifica quando, come nel caso di specie, la stessa non sia vietata". Non era quindi applicabile l'art. 139 c.p.c. "in quanto lo stesso prescrive l'invio della raccomandata quando l'ufficiale giudiziario notifica nelle mani del portiere o di un vicino che accetti l'atto".
3. - Il ricorrente articola due motivi di ricorso. Col primo lamenta la nullità della notifica dei verbali contravvenzionali, avvenuta a mani del portiere del suo stabile, senza che l'ufficiale postale effettuasse alcuna ricerca del notificando o di un suo familiare o addetto alla casa. Aggiunge che non gli era stata inviata alcuna raccomandata circa l'avvenuta notifica al portiere ex art. 139 c.p.c., comma 4. Deduce quindi violazione e falsa applicazione dell'art. 139 c.p.c., commi 2 e 3 e della L. n. 890 del 1992, art. 7, comma 3. Col secondo deduce vizi di motivazione.
4. - Resiste con contro ricorso il Comune di Roma, il quale deduce la regolarità del procedimento di notifica, posto che l'ufficiale postale con"l'apposizione della crocettatura della casella stampata sulla busta concernente il verbale di accertamento, relativa alla consegna al portiere,presuppone ovviamente la infruttuosa ricerca del destinatario e il mancato preventivo rinvenimento delle persone indicate dall'art. 139 c.p.c.".
5. Attivata la procedura ex art. 375 c.p.c., la Procura Generale ha concluso per iscritto per l'accoglimento del ricorso.
6. - Il ricorso è fondato. Infatti, deve intendersi nulla la notifica effettuata a mezzo posta con la sola consegna al portiere dello stabile,senza attestazione dell'avvenuta ricerca delle altre persone abilitate,attestazione che può avvenire anche con la crocettatura delle apposite caselle nel relativo modulo. In tal senso il costante orientamento di questa Corte (vedi tra le altre, Cass. Sezioni unite 2005 n. 11332). Nè può desumersi il compimento di tale attività dal solo fatto che la consegna sia stata effettuata al portiere, come deduce la difesa dell'avvocatura, non risultando alcunché dalla notifica.
7. - Non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto - in quanto dall'accoglimento del ricorso deriva logicamente il giudizio di fondatezza dei motivi posti a base dell'opposizione - è consentito in questa sede pronunciare nel merito ai sensi dell'art. 384 c.p.c., comma 1, ed accogliere l'originaria opposizione.
8. — Le spese seguono la soccombenza anche per il merito.
LA CORTE accoglie il ricorso, cassa senza rinvio il provvedimento impugnato e,decidendo nel merito, in accoglimento dell'opposizione originariamente proposta al Giudice di Pace, annulla la cartella esattoriale opposta. Condanna la parte intimata alle spese di giudizio, liquidate in 500,00 Euro per onorari e 100,00 Euro per spese per il giudizio di merito, nonchè in 400,00 Euro per onorari e 200,00 Euro per le spese del giudizio di legittimità, oltre accessori di legge.
permalink | inviato da geronimo il 18/5/2011 alle 16:40 | commenti (0) |
LA NOTIFICA VA FATTA ENTRO 150 GIORNI
Corte di Cassazione Sezioni unite civili 9/12/2010 n. 24851
Novità in materia di dies a quo per il computo dei termini per la notifica - la pronuncia delle sezioni unite
18 ottobre 2002: data di annotazione negli atti dello stato civile del cambio di residenza del trasgressore xx da Verona a Budrio;
9 dicembre 2001: data di accertamento dell'infrazione in questione:
- 22 giugno 2004: data di notifica del verbale presso la nuova residenza dei B. avvenuta oltre i 150 giorni dalla data di accertamento dell'infrazione in questione. omissis
permalink | inviato da geronimo il 18/1/2011 alle 18:44 | commenti (0) |
NOTIFICAZIONI ALTERNATIVE
permalink | inviato da geronimo il 6/1/2011 alle 21:3 | commenti (0) |
LA RIFORMA FORENSE CRITICATA DAL PRESIDENTE DELL'ANTITRUST
Nel panorama di "immobilismo generale" sul terreno della liberalizzazione delle professioni "si fa solo una legge di riforma forense che e' peggiore di quella del '39 sulle libere professioni e che mi fa rimpiangere quella legge". E' il presidente dell'Antitrust, Antonio Catricala', a bollare cosi' la riforma attualmente in discussione al Parlamento. Nel suo intervento al 'Consumers' Forum' Catricalta' incalza: "penso che quella legge vada rivista, vada fermata, non perche' non fara' contenti Abi e Confindustria, ma perche' non saranno contenti i cittadini e i giovani".
"E' una guerra degli anziani contro i giovani -dice- e noi dobbiamo stare con i giovani che sono il nostro futuro". A giudizio di Catricala' il processo di liberalizzazione "si e' davvero interrotto, mentre sui servizi pubblici locali si sono fatti grandi passi avanti, sulla riforma della professioni sta succedendo 'l'ira di Dio'. Se fosse solo una legge e il sistema pero' andasse avanti, non sarei qui a lamentarmi". Ma, "il problema e' che non si muove niente c'e' un immobilismo generale".
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permalink | inviato da geronimo il 25/11/2009 alle 14:49 | commenti (0) |
GLI AVVOCATI DEVONO MOTIVARE LE PARCELLE
L’avvocato non può inserire nella parcella la voce di tariffa “esame e studio” dell’udienza se nell’udienza non è svolta alcuna attività processuale
Il “caro tariffa” degli avvocati è scontato, ma che sia giustificato è il minimo che si possa pretendere e ciò dovrebbe valere non solo, come nel caso in esame, quando a dover pagare è lo Stato, ovvero si tratti di gratuito patrocinio, ma anche quando a pagare gli avvocati siano i privati cittadini.
Le tariffe legali, si sa, oscillano tra un minimo e un massimo. Con riferimento al gratuito patrocinio, lo Stato riconosce, quale compenso dovuto al legale, un importo che costituisce la media tra il minimo e il massimo. Ora, un avvocato, nominato difensore d’Ufficio di un cittadino ammesso al gratuito patrocinio, con ricorso al Presidente della Prima Sezione del Tribunale di Messina, lamentava il mancato riconoscimento dei valori medi degli onorari di cui alla tariffa penale. Il Tribunale dichiarava il ricorso improcedibile, sul rilievo che il ricorso andava presentato al Presidente della Corte di Assise. La Corte di Cassazione annullava il provvedimento impugnato, trasmettendo gli atti al Tribunale di Messina. Il Tribunale rigettava il ricorso, ribadendo il principio secondo il quale, in tema di gratuito patrocinio, la disposizione normativa, che impone di liquidare l’onorario e le spese al difensore in modo che l’importo non risulti superiore ai valori medi delle tariffe professionali vigenti, va interpretato nel senso che la media dei valori tariffari costituisce il limite massimo invalicabile e non nel senso che la liquidazione deve avvenire secondo la media delle tariffe, in quanto il compenso può essere liquidato anche in misura inferiore alla media, purché non al di sotto delle tariffe minime. Il ricorrente aveva lamentato anche il mancato riconoscimento della voce esame e studio, con riferimento a oltre trenta udienze a cui lo stesso aveva partecipato. Ma, il Tribunale rilevava che quanto alle udienze di mero rinvio, nonché a quelle in cui era stata svolta solo l’ attività di lettura degli atti, era sufficiente considerare che risultava inutile l’espletamento di qualsiasi attività di studio propedeutica alle stesse, pertanto l’onorario relativo alla voce esame e studio andava attribuito solo con riferimento alla partecipazione alle udienze e caratterizzate dall’effettivo svolgimento dell’ attività dibattimentale. Avverso tale pronuncia, l’avvocato ha promosso ricorso per Cassazione. La Suprema Corte si è pronunciata con la Sentenza n. 23889/2009, rigettando il ricorso. In buona sostanza, la Corte ha ribadito quanto affermato dal giudice del merito. Infatti, il Collegio ha confermato che il compenso per “esame e studio”, prima della partecipazione all’udienza, è finalizzato a retribuire lo sforzo intellettuale che il difensore deve svolgere per organizzare la sua linea difensiva in relazione alla dinamica del dibattimento che si va ad affrontare. Ora, nel caso in cui nell’udienza non si svolga alcuna attività processuale, mero rinvio, ovvero si proceda a una mera lettura di atti già assunti in precedenza e già programmati, il difensore, in prospettiva di tali udienze non deve attivare uno sforzo per la preparazione, in quanto è sufficiente quello già fatto e remunerato per la prima udienza antecedente al mero rinvio o alla lettura.
permalink | inviato da geronimo il 19/6/2009 alle 7:40 | commenti (1) |
Verso un innalzamento del risarcimento per i "processi lumaca"
E' ora di pagare il conto !
( in breve )
nLegge Pinto: la Cassazione afferma la forza vincolante del precedente della Corte di Strasburgo
Ritorna prepotentemente d'attualità la legge 89 del 2001, denominata comunemente legge "Pinto", con cui il legislatore ha introdotto nel nostro ordinamento giuridico uno strumento che consente un'equa riparazione a chi ha subito un danno patrimoniale o non patrimoniale per effetto della violazione dell'articolo 6, paragrafo 1, della Convenzione per la Salvaguardia dei Diritti dell'Uomo e delle Libertà Fondamentali (CEDU), che riconosce ad ogni persona il diritto "a che la sua causa sia esaminata… entro un termine ragionevole".
Utilizzando questo strumento i soggetti coinvolti in un processo con durata superiore ad un "délai raisonnable" possono proporre domanda di accertamento e di condanna al risarcimento del danno davanti alla Corte d'appello che sarà così chiamata a decidere applicando la procedura camerale, con decreto immediatamente esecutivo ed impugnabile in Cassazione.
Con la legge Pinto si è così tentato di bloccare i numerosi ricorsi che giungevano, ad un ritmo ormai insostenibile, alla Corte di Strasburgo dall'Italia attraverso l'inserimento di uno strumento idoneo a rendere operativa la regola del previo esaurimento dei ricorsi interni (articolo 26 della CEDU), sfruttando la natura sussidiaria del meccanismo di controllo europeo.
Il rinnovato interesse per la questo strumento è stato determinato dal contenuto rilevante di alcune recenti sentenze delle Sezioni Unite della Cassazione.
La novità, in estrema sintesi, consiste nell'aver riconosciuto alla giurisprudenza della Corte Europea di Strasburgo un valore di riferimento vincolante estraneo, almeno nella sua logica di base, al modo di essere dell'ordinamento giuridico italiano classicamente collocato, con le ovvie conseguenze sull'interpretazione del criterio dello "stare decisis", entro la categoria degli ordinamenti di tipo "civil law".
Come ha messo ben in evidenza uno dei primi commentatori del nuovo indirizzo giurisprudenziale (E. Sacchettini), non si tratta di "un fulmine a ciel sereno", poiché la Corte di Strasburgo ha già affermato, con la sentenza del 27 marzo 2003, il principio per il quale il giudice nazionale ha l'obbligo di adeguarsi nella determinazione dell'equo indennizzo agli standard fissati dalla Convezione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali.
Le Sezioni Unite della Cassazione (sentenza 1339 del 26 gennaio 2004) mettono in evidenza che la tesi secondo cui il giudice italiano può seguire, nell'applicare la legge 89/2001, un'interpretazione non conforme a quella della Corte di Strasburgo determina, in modo irrazionale, il fatto che nel caso in cui la vittima della violazione riceva una riparazione dal giudice nazionale ritenuta non sufficiente secondo la giurisprudenza di Strasburgo, l'interessato possa nuovamente ricorrere in giudizio per la completa soddisfazione prevista dall'articolo 41 della CEDU.
Questo modo di procedere obbligherebbe il soggetto interessato ad una duplice operazione per tutelare i propri diritti: la prima davanti alla Corte d'appello; la seconda davanti alla Corte di Strasburgo per ottenere l'integrazione della riparazione "nazionale".
Tale meccanismo si pone chiaramente contro il principio di sussidiarietà, la cui violazione determina una chiara violazione della più volte citata Convenzione e della stessa legge Pinto, la cui "ratio", come si evince chiaramente dai lavori preparatori, è proprio quella di rappresentare uno strumento interno capace di risarcire il danno derivante da un'irragionevole durata del processo.
Per quanto attiene alla riparazione del danno non patrimoniale appare di particolare interesse una seconda sentenza (la n.1340) delle Sezioni Unite con cui si afferma che la forza del precedente di Strasburgo "ha natura giuridica perché inerisce ai rapporti tra la detta legge e la CEDU, onde il mancato rispetto di essa da parte del giudice del merito concretizza il vizio di violazione di legge denunziabile a questa Corte di legittimità".
La Corte d'appello, quindi, dovrà procedere alla liquidazione in via equitativa del danno non patrimoniale ex articolo 2 della legge Pinto muovendosi però entro i confini di una ragionevolezza dettata dalla giurisprudenza della Corte di Strasburgo. Appare opportuno ricordare in questa sede che la stessa Corte d'appello è vincolata, nella determinazione del "quantum" da liquidare, anche al rispetto del principio della corrispondenza tra "il chiesto" ed "il pronunciato".
Per questo motivo l'esame dei casi analoghi risolti dalla Corte di Strasburgo diviene un momento irrinunciabile non solo per il giudice, chiamato a decidere, ma anche per la stessa parte ed in particolare per il suo difensore, chiamato a formulare le legittime richieste di indennizzo.
Le Sezioni Unite della Cassazione con quattro sentenze (1338, 1339, 1340 e 1341 del 26 gennaio 2004) hanno così realizzato, per via giurisprudenziale, l'attuazione nel nostro ordinamento giuridico dei principi espressi dalla CEDU in tema di violazione del principio della durata ragionevole dei processi.
Come incisivamente Dott. Salvatore SUNCK afferma , questo meccanismo non deve essere ora circoscritto e limitato alla legge Pinto ma deve essere ritenuto un valido strumento interpretativo da utilizzare per tutte le norme di diritto interno che sono in contrasto con quelle della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo.
legge pinto avvocati giustizia notifiche stato di diritto ordini professionali
permalink | inviato da geronimo il 11/6/2009 alle 20:18 | commenti (1) |
LE SPESE DI GIUDIZIO DEVONO ESSERE MOTIVATE
Corte di Cassazione Civile sez.II 20/3/2009 n. 6895
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permalink | inviato da geronimo il 14/4/2009 alle 21:11 | commenti (0) |