Source: http://salviamoilpaesaggio-ccc.blogspot.it/2014/
Timestamp: 2017-07-21 16:41:57+00:00
Document Index: 86873383

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 43', 'art. 33', 'art.\n107', 'art. 87', 'art. 108', 'art.33']

stoccaggi gas,
PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E AI CONSIGLIERI REGIONALI LOMBARDI
Signor Presidente, signore e signori componenti
dell'Assemblea legislativa lombarda,
nelle prossime ore dovrete esprimervi sul progetto di legge recante
'Disposizioni per la riduzione del consumo di suolo e per la riqualificazione
del suolo degradato'.
Si tratta di un testo che ci lascia sconcertati,
per la palese contraddittorietà tra titolo e dispositivo della norma. Il riferimento è in primo luogo alla norma
transitoria (art. 5) che dispone un periodo di moratoria durante il quale sono
fatte salve tutte le previsioni dei piani urbanistici vigenti (stimate
nell'ordine di 55.000 ettari di nuove urbanizzazioni su suoli agricoli!),
stabilendo un limite di tre anni per il convenzionamento degli interventi
attuativi, a cui per di più vengono concesse agevolazioni (rateazione degli
oneri) e accelerazioni procedurali, prevedendo una straordinaria facoltà di
interventi sostitutivi in caso di mancato rispetto dei ristretti tempi di
istruttoria comunale.
Intento della legge non pare quello di contenere
l'urbanizzazione espansiva, ma di fornire un formidabile impulso alla
concretizzazione di diritti edificatori, in una contingenza di mercato in
cui molte imprese rischiano con ciò di incorrere in sovraesposizioni debitorie
e rischi di fallimento. Potrebbe persino accadere che tra le imprese in grado
di avvalersi della norma possano annoverarsi quelle che gravitano nella
contiguità della criminalità organizzata, tra le poche in grado di disporre di
adeguata provvista finanziaria, ancorchè di provenienza illecita, per
investimenti ad elevato rischio.
Rileviamo poi tra le incongruenze l'esclusione
dalla contabilità del consumo di suolo delle opere pubbliche o di interesse pubblico, come se tale attributo bastasse
a certificare l'assenza di impatti: una norma illogica oltre che contrastante
con il diritto comunitario, l'interesse pubblico non può infatti giustificare
l'indiscriminato abuso di risorse naturali o la localizzazione in aree
incompatibili, o il mancato ricorso a misure di mitigazione e compensazione
Ancora, segnaliamo la devitalizzazione di quel
timido ma prezioso disincentivo al consumo di suolo costituito dall'art. 43bis
della l.r. 12/2005 che, nel fissare una maggiorazione d'oneri per le
trasformazioni urbanistiche di terreni agricoli 'allo stato di fatto', ha
permesso di alimentare il fondo regionale aree verdi, destinato a finanziare
interventi in aree protette: la sostituzione dell'espressione 'allo stato di
fatto' con le definizioni del tutto aleatorie introdotte dal PdL (in virtù
delle quali sono agricole solo le aree azzonate come tali) rende inapplicabile
tale disposizione in tutti i casi di interventi edilizi coerenti con le
previsioni urbanistiche.
Da questa non certo esaustiva premessa
comprenderete come la norma appaia tutt'altro che scontata nei suoi effetti, e
potenzialmente controproducente agli obiettivi dichiarati. Rileviamo che
l'estrema rapidità con cui essa è stata sottoposta e dibattuta ha impedito
anche di utilizzare gli strumenti conoscitivi e previsionali che avrebbero
potuto essere messi in campo dalle strutture di valutazione tecnica e giuridica
di cui lo stesso Consiglio Regionale si è dotato. Siamo così in presenza di un
DdL che nella migliore delle ipotesi non innova il quadro legislativo nè
introduce misure efficaci per limitare il consumo di suolo. Nella peggiore
delle ipotesi, che reputiamo estremamente probabile, questa norma rischia di
essere perfino profondamente peggiorativa del quadro attuale.
Ciò di cui invece sentiamo il pressante bisogno
sono urgenti provvedimenti economici e regolativi diretti a sostenere e
agevolare il recupero e la rigenerazione degli spazi urbani degradati,
sottoutilizzati o dismessi, vera problematica attuale dei nostri centri urbani;
questo anche attraverso apposizione di maggiori oneri sulla trasformazione di
aree libere e, al contrario, alleggerimenti fiscali e procedurali per la
trasformazione di aree già edificate e da riqualificare.
Per questo ci appelliamo alla vostra autonomia
intellettuale e politica, affinché vogliate attivarvi per un rinvio della
votazione finalizzato a una seria e trasparente ponderazione degli effetti che
questa norma è in grado di produrre. Milano, 17
Sottoscrivono il presente appello, in rappresentanza delle rispettive
Dario Olivero, CIA provinciale Milano, Lodi, Monza e Brianza Angelo Monti, Consulta Regionale Lombarda degli Ordini
degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori. Marilena Ballestriero, Coordinamento dei comitati lombardi Forum
Gianpietro Bara, Federazione regionale degli Ordini dei dottori
agronomi e dottori forestali della Lombardia
Adriano Licini, Mountain Wilderness Gruppo Regionale Lombardia Vincenzo Giovine, Ordine dei Geologi della Lombardia
Bre-Be-Mi,
permettiamo di segnalarvi una mostra attualmente in corso che forse non
avete ancora visitato. Ha un titolo curioso - AIUTO MI SONO PERSO - ma è
davvero una bussola per conoscere meglio la nostra bella provincia di Cremona e non solo, e questo lo fa nel modo più simpatico possibile, senza pedanterie, ma col sorriso, l'intelligenza e la bravura di grandi illustratori e l'aiuto di una guida speciale, un bel libro prodotto anch'esso dall'associazione cremonese TAPIRULAN che l'ha ideata e realizzata.
è la prima cosa che vi viene in mente sentendo i nomi di luoghi come Pescarolo, S. Giovanni in Croce, Castelponzone o Isola Dovarese? E in seconda battuta, riflettendoci con più calma, con quale immagine, prodotto, monumento od angolo tipico identifichereste queste località e tante altre che costellano questa estesissima provincia? Non è sempre facile rispondere, anche se spesso dentro ciascuno di noi, inespresse, albergano sensazioni profonde, talvolta simili a sogni, talaltra forgiate sull'onda di luoghi comuni e pregiudizi, tutto ciò che insomma forma il nostro immaginario creando la familiarità, il radicamento e l'identità dei luoghi medesimi. La mostra, colle sue 36 bellissime tavole, realizzate con medium pittografici diversi o digitali dalle più grandi firme dell'illustrazione, vi aiuterà a tirar fuori i vostri fantasmi, vi suggerirà nuove fantasiose visioni per farvi viaggiare e pensare, chiedendovi solo un po' d'attenzione, senza nessun costo a carico vostro.
chi invece ha qualche soldo da spendere, vi segnaliamo il ricchissimo Bookshop di Tapirulan con edizioni di pregio di cataloghi di mostre di fotografia e illustrazione, guide, libri di poesia, magliette, spille, cartoline e calendari da collezione.
mostra AIUTO MI SONO PERSO (18 ottobre-23 novembre 2014), aperta da martedì a venerdì dalle 8 alle 13, sabato e domenica dalle 15,30 alle 18.30, in occasione della Fiera di San Carlo (1-4 novembre 2014) avrà un'apertura straordinaria dalle 15 alle 19. L'INGRESSO E' LIBERO.
In allegato il testo dell'intervento di Cesare Vacchelli - a nome del Coordinamento Comitati contro le autostrade Cr-Mn e Ti-Bre - all’audizione della Commissione Ambiente della Camera di lunedì scorso riguardante il decreto “Sblocca
AL DECRETO-LEGGE 12 settembre 2014, n. 133 Misure
burocratica, l'emergenza del dissesto idrogeologico e per la ripresa delle
attivita' produttive. (GU n.212 del 12-9-2014)
Il Decreto legge 12
settembre 2014, n. 133, noto come lo “Sblocca Italia”,
rappresenta a nostro giudizio l'ennesimo
decreto di deregolamentazione “selvaggia” a danno del Paese
ed è anche per questo che abbiamo accolto il vostro invito a
partecipare a questa audizione, in quanto riteniamo fondamentale
unire tutte le forze sane del paese per cassare le norme di questo
provvedimento evitando che diventi legge.
Si tratta di un ulteriore
tentativo di applicare anche nel nostro paese i dettami della "Schock
Economy",
la teoria liberista made in USA. Questa crisi infinita, di cui non si
vede la fine, ha indotto in molti una unanime reazione: servono
investimenti pubblici per far ripartire l'economia e creare
occupazione. Tempestiva, almeno a parole, la risposta del neo
premier: sblocchiamo
l'Italia! Da chi e da che cosa ancora
dal momento che nel paese degli abusi e dei condoni, dalle casse notoriamente vuote e dal debito pubblico stratosferico di tutto ci
sarebbe bisogno tranne che di semplificazioni
(edilizie e non solo) in luogo di rigorosi controlli
e di decisioni verticistiche invece che di consenso popolare.
Ma veniamo ai contenuti, in
particolare quelli che riguardano le infrastrutture autostradali.
Art. 5 - Norme in
materia di concessioni autostradali
Questo articolo consentirà
alle concessioni scadute e in scadenza di evitare la gara per il
relativo rinnovo in virtù della magnanima possibilità data di
unificare tratte interconnesse, contigue ovvero tra loro
complementari, ai fini della loro gestione unitaria. Cosa che
comporterà in primo luogo la unificazione delle originarie scadenze
concessorie, che così verranno allineate con quella avente scadenza
più lontana nel tempo.
Questo, secondo la maggioranza
governativa, genererebbe la disponibilità di risorse per la
realizzazione, senza oneri per lo Stato, degli interventi
infrastrutturali previsti nelle originarie concessioni, oltre che per
consentire la riduzione delle tariffe di pedaggio. Il testo dell’articolo,
ancorchè inizi con la solenne dichiarazione: “Nel rispetto dei
principi dell’Unione Europea”, rappresenta una palese e grave
violazione delle direttive e norme europee in materia che impongono,
alla scadenza di ogni concessione autostradale, l’espletamento di
regolare gara ad evidenza europea.
In secondo luogo le opere
previste nelle originarie concessioni, che con il presente
provvedimento si vorrebbero sbloccare, (spesso inutili oltre che
devastanti), rappresentano un obbligo in capo al concessionario che,
invece di essere premiato, dovrebbe rispondere di tale inadempienza
contrattuale. Fa scuola in proposito il
raccordo autostradale Ti-Bre (Tirreno-Brennero) la cui costruzione
era prevista sin dal 1974 all’interno della concessione dell’A15
Parma-La Spezia e, per nostra fortuna, non ha ancora visto la luce.
tema dell’allungamento delle concessioni autostradali il nostro
coordinamento ha inviato in data 31 luglio 2014, anticipando i
contenuti dello sblocca Italia, una lettera alla CE per conoscere se
la Commissione Europea fosse stata informata dalle istituzioni
italiane circa la formula che, come riportato dagli organi di stampa,
sarebbe stata allo studio del Ministero dei Trasporti italiano per
ottenere l’allungamento della durata delle concessioni autostradali
e, in ogni caso, se non riteneva che ciò non si configurasse come
una palese violazione delle norme comunitarie sulla libera
concorrenza. Siamo
ancora in attesa di avere riscontro ma, nel frattempo, abbiamo
ottenuto un nuovo incontro con il Commissario al Mercato Interno e in
quell’occasione riprenderemo tutti le questioni da noi segnalate.
11 - Disposizioni in materia di defiscalizzazione degli investimenti
infrastrutturali in finanza di progetto Con
questo articolo si amplia la platea dei potenziali fruitori del
“credito d’imposta” di cui all’art. 33 del dl 179/2012, per
effetto dell’abbassamento del
valore dell'opera in project a partire dal quale è possibile
usufruire della defiscalizzazione (da 200 milioni € a 50 mln €),
e dell’estensione di tale beneficio ad ogni opera prevista nei piani o programmi approvati da amministrazioni pubbliche, oltre
che alle opere di rilevanza strategica (legge obiettivo).
proposito è solo il caso di sottolineare come l’art.
107 TFUE (ex art. 87 TCE) definisca come Aiuti
di Stato gli
aiuti concessi dagli Stati membri sotto
qualsiasi forma tendenti
a favorire talune imprese o talune
successivo art. 108 stabilisce che è possibile dare esecuzione agli
aiuti di stato solo una volta che gli stessi siano approvati dalla
lettura delle sopracitate disposizioni comunitarie appare indubbio
che le misure, contenute nel provvedimento in oggetto, favoriscano
esclusivamente talune
produzioni, le
quali grazie al credito di imposta raggiungeranno un equilibrio
finanziario che consentirà loro, ad esempio, di accedere al mercato
del credito bancario con maggior facilità rispetto ad altre.
il nostro coordinamento si è da subito attivato inviando ben due
lettere di segnalazione alla CE, di cui l’ultima il 27 dicembre
2013, nonché con uno specifico incontro da noi richiesto al
Commissario Joaquin Almunia e avvenuto il 4 marzo scorso presso gli
uffici della Direzione Generale alla Concorrenza, alla presenza di
tre funzionarie della Direzione stessa.
rappresentanti della Commissione hanno concordato sul fatto che la
norma in questione possa rappresentare un aiuto di stato ma il
governo italiano, ad oggi, non ha ancora informato la competente
Direzione Generale alla Concorrenza, notificando alla stessa il
proprio provvedimento di legge in materia di credito d’imposta.
nostro governo si è limitato ad indicare nelle linee guida di
applicazione del provvedimento che la concessione di questi aiuti
fiscali “…è effettuata nel rispetto della normativa europea ed
in particolare di quella relativa agli aiuti di stato vigente al
momento dell’affidamento…”.
questa la “frase magica” che ora impedirebbe agli organismi
europei di svolgere il proprio compito di verifica ed approvazione,
che invece potranno esplicare, così hanno ribadito, solo quando
questa legge verrà applicata concretamente ad un progetto
la norma da contestare è quella a cui il presente articolo fa
riferimento e cioè il decreto-legge
18 ottobre 2012, n. 179 , convertito con modificazioni dalla legge 17
dicembre 2012, n. 221. Mentre l’azione da svolgere con urgenza è
la segnalazione dei casi concreti a cui questa norma risulta già
essere applicata, svolgendo inoltre un’azione di costante vigilanza
sull’operato delle direzioni generali della CE competenti in
importante implicazione di questo provvedimento è quello
dell’invarianza finanziaria
uno stralcio (quello che riguarda l'esame dell'art.33)
del dossier di
documentazione a corredo degli atti istruttori parlamentari.
proposito, preso atto di quanto affermato dal Governo nella relazione
tecnica e durante l’esame al Senato, si osserva che l’invarianza
finanziaria delle disposizioni in esame appare confermata solo nel
caso in cui nelle previsioni tendenziali non fosse inclusa in alcun
modo la redditività – sotto forma di entrate fiscali o di
riscossione di canoni – delle infrastrutture interessate dalle
norme. Considerando
che le previsioni tendenziali di gettito sono formulate sulla base di
un modello macroeconomico che stima l’andamento del PIL sulla base
delle sue componenti, l’ipotesi
assunta dalla relazione tecnica
- che la norma configuri una rinuncia ad un gettito aggiuntivo non
scontato - richiederebbe:
che le previsioni tendenziali relative ai conti della PA scontino la
riduzione della spesa per investimenti pubblici conseguente al blocco
delle opere oggetto di agevolazione da parte della norma in esame.
non risulta, apparentemente, dal DEF per il 2013 e dal relativo
allegato sulle infrastrutture strategiche, nel quale restano incluse
le opere citate dalla Nota tecnica del Governo[118];
che, nelle previsioni macroeconomiche tendenziali, si assuma che il
blocco della spesa per investimenti pubblici, di cui al punto
precedente, si rifletta interamente sulla spesa complessiva per
caso contrario, la detassazione prevista dalla norma risulterebbe
suscettibile di incidere su una componente di spesa per investimento
inclusa nelle previsioni tendenziali al pari della redditività
propria dell’investimento stesso e del relativo gettito fiscale,
che verrebbe conseguentemente ridotto. Sul
punto appare necessario acquisire conferma dal Governo.
la Corte dei Conti ha bocciato tale norma Relazione
sulla tipologia delle coperture adottate e sulle tecniche di
quantificazione degli oneri relative alle leggi pubblicate nel
quadrimestre settembre – dicembre 2012
già segnalato in particolare dal Servizio bilancio della Camera dei
Deputati, vale la pena di ribadire, sotto il profilo metodologico,
che l’ipotesi di rinunzia a maggior gettito, su cui si fonda il
giudizio circa l’assenza di conseguenze finanziarie di segno
negativo, si basa sull’assunto - non dimostrato nella fattispecie -
consistente nel fatto che nei quadri tendenziali non sia stato scontato il blocco degli investimenti pubblici (che la normativa
appunto rimuoverebbe). Ciò porta a ribadire quanto più volte
richiesto dalla Corte, ossia che – nonostante i progressi avutisi
negli anni più recenti – si pone ancora in termini del tutto
insoddisfacenti il necessario livello di informazioni circa i criteri
di dettaglio con cui vengono costruiti i quadri tendenziali di
prima naturalmente è quella di provare in ogni modo a far decadere
il decreto stesso affinchè non diventi legge dello Stato;
subordine, e per quanto riguarda gli argomenti oggetto del nostro
intervento, cassare gli articoli 5 e 11 per le motivazioni sopra
vostro impegno affinchè nelle sedi e con le modalità previste
dalla legge si arrivi alla dichiarazione di incostituzionalità del
affinchè il Parlamento aderisca ai rilievi della Corte dei Conti ai
fini di una maggior trasparenza degli atti ed in particolare per
garantire il necessario livello di informazioni circa i criteri di
dettaglio con cui vengono costruiti i quadri tendenziali di finanza
coordinata con i vs parlamentari europei affinchè l’Europa entri
nel merito delle due questioni poste dalla normativa ora in esame e
cioè il credito d’imposta e la proroga delle concessioni
autostradali, decretandone la palese violazione delle direttive e
delle norme europee in materia;
a rilanciare, in luogo delle due inutili autostrade Cr-Mn e Ti-Bre,
la necessità del potenziamento della linea ferroviaria
Mantova-Cremona-Codogno-Milano, nonché del corridoio ferroviario
Tirreno-Brennero, in particolare il tratto di collegamento tra Parma
e Verona, attraverso:
finanziamento dei restanti lavori sul tratto Parma-La Spezia ;
completamento dei lavori su detto corridoio con l’individuazione
Parma-Casalmaggiore-Piadena-Mantova-Verona in luogo dell’attuale
Parma-Suzzara-Poggio Rusco-Mantova, rispetto al quale risulta molto
più conveniente, sotto diversi profili, tra cui quello economico:
solo 70 milioni di € invece che 700;
Gli scienziati continuano a
ripeterlo e
non sanno più come dircelo: il cambiamento climatico non significa
solo un po’ più di caldo o qualche temporale fuori stagione. Non è
un’esagerazione: la nostra stessa “sopravvivenza” è a rischio.
una battaglia per salvare il pianeta.
BASTA CEMENTO! STOP AL
CONSUMO DI ENERGIA FOSSILE!
A Crema, tra il 18 Settembre ed il 9 Ottobre, si terranno quattro incontri sul recupero della casa ed il risparmio energetico. Le serate sono organizzate dall’Assessorato alla Cultura e dall’Assessorato all’Ambiente del Comune di Crema in sinergia con Ecosolution. Come Coordinamento locale del Forum Nazionale Salviamo il Paesaggio, Difendiamo i Territori saremo presenti giovedì 18 Settembre alla prima serata, intitolata "La situazione di oggi: le ragioni della crisi". Con noi sarà presente anche Silvia Ronchi, urbanista del Centro di Ricerca sui Consumi del Suolo del Politecnico di Milano. Sul sito internet del Comune di Crema è disponibile il programma completo. Pubblicato da
Ha suscitato clamore, nei giorni scorsi, la notizia della morte dell'orsa Daniza, in Trentino, a seguito di una reazione ad una dose di narcottizante. La Guardia Forestale stava cercando di catturare l'animale dopo che questo aveva aggredito un cercatore di funghi il giorno di Ferragosto. Pubblichiamo l'opinione al riguardo del prof. Michele Corti, tratta dal sito www.ruralpini.it: nell'articolo si evidenziano altre conflittualità nella montagna trentina (in particolare del Parco Naturale Adamello Brenta), dalla realizzazione di nuove funivie al progetto di nuove piste da sci, per arrivare all'ipotizzata creazione di un grosso invaso artificiale che garantirà l'innevamento do oltre 70 km di piste. Pubblicato da
Torna l'appuntamento dopo la pausa del mese di agosto,
con "Nutrire Cremona" il mercato dei contadini e degli artigiani locali
che raccontano e vendono direttamente i loro prodotti. L'evento si terrà Domenica 14 settembre dalle ore 9.30 alle ore 16.00 presso Palazzo Cattaneo in Via Degli Oscasali, 2 a Cremona con il seguente programma: ore 10.30 - laboratorio didattico per bambini ore 12.00 - aperitivo equosolidale dalle ore 13.00 possibilità di pranzare all'Osteria del Mercato ore 15.00 - laboratorio "Le forme del latte"
L’ansa che l’Adda forma nei
pressi di Gombito, piccolo paese rivierasco della Provincia di Cremona,
costituisce un ambiente singolare: il tratto di fiume interessato è lungo circa
4,5 chilometri ed il lembo di terra sotteso, nella sua parte più stretta,
misura solamente 200 metri. Proprio in questo tratto di fiume Edison SpA
intende realizzare una centrale idroelettrica, prevedendo un “taglio di
meandro” che ridurrebbe di circa il 70% il flusso d’acqua nei 4,5 chilometri
compresi tra captazione e rilascio. Verrebbe garantito, in sostanza, il solo
Deflusso Minimo Vitale (DMV). Attraverso la creazione di uno sbarramento le
acque verrebbero convogliate in un canale di presa che le rilascerebbe a valle
dell’ansa fluviale, ad una quota inferiore di circa tre metri.
Alcune delle problematiche
connesse alla realizzazione dell’opera sono analoghe a quelle che si
prospettano per la centrale progettata una trentina di chilometri più a valle,
tra i comuni di Crotta d’Adda e Castelnuovo Bocca d’Adda (rispettivamente in
provincia di Cremona e Lodi), di cui ci siamo già occupati come coordinamento
locale del Forum Nazionale Salviamo il
Paesaggio, Difendiamo i Territori. Stiamo parlando del rallentamento della
corrente dovuto allo sbarramento (con modifiche dell’habitat della fauna ittica
e della flora), dell’innalzamento della falda nei terreni a monte di
quest’ultimo (con conseguenze sull’attività agricola, settore fondamentale dell’economia
locale) e dell’aumento del livello del fiume nel tratto che precede lo
sbarramento, pari a circa 1,80 metri. Riguardo a quest’ultimo aspetto occorre
evidenziare come i corsi d’acqua interessati siano due: oltre all’Adda (per un
tratto di circa 5 km), anche il fiume Serio (per un tratto di circa 4 km), che
sfocia nel primo a meno di due chilometri di distanza dal sito dove si intende
realizzare la traversa.
Quella del taglio di meandro
è una dinamica caratteristica degli ambienti fluviali che si compie
naturalmente nel corso dei secoli: ricrearla artificialmente tramite la
realizzazione di un canale significa modificare l’assetto del territorio
rischiando di far diventare i 4,5 chilometri dell’Adda interessati poco più di
una grossa lanca (i rami fluviali abbandonati dal corso d’acqua principali,
caratterizzati di acque pressoché stagnanti). In questo tratto si può
ipotizzare un conflitto tra l’approvvigionamento idrico per fini di produzione
energetica ed agricola, in considerazione del contestuale ricorso di
quest’ultima a colture che necessitano di grosse quantità d’acqua (è il caso
del mais, ampiamente diffuso in zona). Inoltre nei pressi di Gombito confluisce
nell’Adda un tratto del Serio Morto: il drastico calo della portata del fiume
porterebbe ad un aumento della concentrazione degli inquinanti tra il centro
abitato ed il punto di rilascio dell’acqua. Bisogna evidenziare infine che a
Gombito è stato realizzato un attracco fluviale che ha usufruito dell’erogazione
di fondi pubblici: la navigazione all’interno dell’ansa verrebbe preclusa dalla
realizzazione dell’impianto (Edison ha proposto di spostare l’attracco a
I Comuni di Bertonico (in
Provincia di Lodi, nel cui territorio ricade l’opera progettata), Gombito,
Montodine e Ripalta Arpina (in provincia di Cremona) hanno manifestato la
propria opposizione evidenziando, oltre agli aspetti già citati, anche il
rischio idraulico dovuto alla creazione di un invaso del quale non si conosce
il comportamento né la capacità di smaltimento della riserva idrica in caso di
piena improvvisa legata a fenomeni meteorologici di elevata intensità, sempre
più frequenti in questi ultimi anni. Sono state perciò richieste la proroga
della scadenza dei termini dell’istruttoria di procedura di Valutazione di
Impatto Ambientale (VIA) e la partecipazione alla futura conferenza dei servizi,
con coinvolgimento delle Provincie di Cremona e Lodi.
La scelta di orientarsi
verso la produzione di energia idroelettrica, di per sé apprezzabile, presenta
delle forti criticità quando va ad alterare l’assetto idrogeologico e
morfologico del territorio fluviale. Sono più che mai necessarie delle linee
guida ed una pianificazione energetica che escludano dinamiche speculative
(questi impianti godono di contributi pubblici) affinché si realizzino centrali
sostenibili che corrispondano all’effettiva necessità di energia pulita.
Nella sola Provincia di
Cremona le richieste sono trentotto, di cui diciotto in fase istruttoria: vi
sono però anche impianti che competono territorialmente alle province
confinanti (quella di Lodi nei due casi citati di Castelnuovo Bocca d’Adda e
Bertonico) i cui effetti sul territorio provinciale sarebbero significativi.
Alcune di queste richieste hanno incontrato l’opposizione dei cittadini: oltre
a questi due casi, rimanendo nell’area Cremasca, si possono citare quelli di
Rivolta d’Adda e della Palata Menasciutto.
A Rivolta d’Adda sono stati
presentati due progetti. Il primo interessava la sponda sinistra ed è stato
definitivamente archiviato per motivi di sicurezza idraulica e di mancato
inserimento ambientale. Il secondo interessa la sponda destra: in questo caso non
vi è stata contrarietà della Giunta Comunale ma della sola opposizione
consiliare, che lamenta i rischi evidenziati da precedenti esondazioni avvenute
in zona (2002) e dalla presenza, in prossimità della briglia in progetto, di un
ponte che, secondo alcuni tecnici, potrebbe risentire negativamente della
realizzazione dell’impianto. Quest’ultima centrale è in attesa
dell’autorizzazione regionale. L’impianto di Palata
Menasciutto interessa ben quattro Comuni situati sulle rive del Serio: Casale
Cremasco, Pianengo, Sergnano e Ricengo. Tra i promotori della centrale, che
verrebbe realizzata lungo il corso del fiume Serio, vi è proprio il Parco del
Serio. Il Comitato Salviamo il
Menasciutto ha evidenziato come diverse norme del regolamento del Parco
stesso verrebbero aggirate, ad esempio il divieto di realizzare attività
produttive, di ampliare la viabilità esistente, di procedere con lavori
impattanti, di modificare il regime delle acque, di creare luce e rumori. Ma
l’aspetto più contestato è il divieto di realizzare nuove strutture: se il
Parco ha evidenziato che la centralina si collocherebbe pochi metri al di fuori
dei confini dell’area protetta, il Comitato ha ribattuto che strutture come
l’edificio di contenimento delle turbine verrebbero realizzate lungo il corso
d’acqua. La Palata Menasciutto è tutelata anche dall’istituzione di una Riserva
Naturale. L’ultimo passo compiuto dal Comitato è stato il ricorso ai difensori
civici provinciale e regionale, che hanno chiesto di rivedere le procedure
avviate dalla Provincia di Cremona. Da parte sua il Parco ha avviato una
verifica interna sulle procedure seguite. Insomma, anche in questo caso, un
fronte aperto.
il Paesaggio, Difendiamo i Territori
Cremonese, Cremasco, Casalasco