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Timestamp: 2019-08-19 01:15:32+00:00
Document Index: 182813126

Matched Legal Cases: ['art.52', 'art.48', 'art.54', 'art.31', 'art.26', 'art.26', 'art 3']

Ue: le regole per l'architetto - di Enrico Milone
IN G.U. IL RECEPIMENTO DELLA DIRETTIVA U.E. PER TUTTE LE PROFESSIONI
Dal 24 novembre si applicano nuove regole per la mobilità dei professionisti intellettuali nell'Unione Europa. In quella data entra in vigore il decreto legislativo 206 del 9.11.2007 (GU 9 novembre 2007 S.O. 228) che ha recepito in Italia la direttiva 2005/36/CE. La direttiva ha consentito il riconoscimento delle qualifiche professionali di tutte le professioni intellettuali, tranne quella di notaio.
La professione di architetto e le professioni sanitarie avevano già conseguito il riconoscimento europeo sin dagli anni 80 del secolo passato. Le preesistenti disposizioni sono state incluse nella nuova direttiva. La direttiva del settore architettura dell'anno 1985, è stata abrogata e di conseguenza non è più applicabile il relativo decreto di recepimento in Italia, DLgs 129/1992. Questo è da considerare implicitamente abrogato, anche se non è stato formalmente cancellato perché alcune parti minori dello stesso sono ancora applicabili.
Le condizioni di mobilità degli architetti pertanto non hanno subito sostanziali modificazioni. Le norme specifiche per gli architetti sono contenute nel DLgs 206/2007 negli articoli da 52 a 58.
Gli architetti che intendono svolgere la propria attività in un altro paese dell'Unione europea continueranno a fruire del riconoscimento automatico dei propri titoli. L'art.52 del DLgs 206/2007 ha confermato quasi letteralmente i requisiti per la formazione dell'architetto contenuti negli 11 punti della abrogata direttiva 85/384/CEE.
La direttiva 2005/36/CE definisce con semplicità l'attività professionali dell'architetto con l'art.48 “Ai fini della presente direttiva, le attività professionali di architetto sono quelle abitualmente esercitate con il titolo professionale di architetto.” Una definizione la cui minimalità è dovuta al fatto che deve essere applicabile a tutti gli Stati membri. Per alcuni Stati, come Italia, Francia e Spagna, solo gli architetti iscritti all'Ordine possono esercitare la professione. Per il Regno Unito chiunque può firmare un progetto ma solo gli architetti possono usare il titolo di architetto, per altri Stati del nord Europa è libera sia l'attività professionale che l'uso del titolo.
L'art.54 del DLgs 206/2007 stabilisce che il riconoscimento delle nostre autorità attribuisce ai diplomi dei paesi esteri la stessa efficacia dei diplomi italiani per l'accesso all'attività nel settore dell'architettura e per il suo esercizio con il titolo professionale di architetto. Il che significa, a mio avviso, che un architetto di paesi che non hanno l'esame di abilitazione professionale, come Francia, Spagna e Regno Unito, possono esercitare in Italia solo con la laurea, mentre un italiano deve avere superato l'esame di Stato.
Una innovazione non positiva per gli architetti: la direttiva del 1985 aveva istituito presso l'Unione Europea un “Comitato consultivo per la formazione nel campo dell'architettura” che verificava la rispondenza dei corsi di laurea nazionali ai contenuti della formazione stabiliti dalla direttiva architetti. Tale Comitato è stato abolito e sostituito da un “Comitato di regolamentazione” che si occupa di tutte le professioni e che può fare la verifica solo a posteriori e su richiesta. Ne consegue una minore tutela della qualità della formazione degli architetti. In proposito l'art.31 comma 8 del DLgs 206/2007 stabilisce che il Ministero dell'università notifica alla Commissione europea le disposizioni che adotta in materia di formazione. Inoltre per i soli titoli di formazione nel settore dell'architettura, questa notifica e' inviata anche agli altri Stati membri.
Il decreto prevede all'art.26 che in caso di problemi relativi al riconoscimento di una professione, l'autorità competente debba consultare anche l'Ordine professionale. In caso di professione non retta da un Ordine, devono essere consultate associazioni rappresentative di detta professione. A tal fine vengono indicati i criteri per individuare quale associazione sia rappresentativa della professione. La definizione di associazione professionale dell'art.26 costituisce una anticipazione della riforma delle professioni in Italia. Le associazioni sono molto avversate dagli Ordini che ne temono la concorrenza. Perciò questo punto, in realtà marginale, è l'unico che ha suscitato una accesa opposizione da parte del CUP (organizzazione dei Consigli nazionali degli Ordini). Come nel caso della riforma delle professioni, i consigli nazionali delle professioni hanno posto al centro del dibattito il potere degli Ordini piuttosto che la qualità della professione e l'interesse generale.
del 13.11.07
DECRETO LEGISLATIVO 9 Novembre 2007, n. 206
Attuazione della direttiva 2005/36/CE relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali, nonche' della direttiva 2006/100/CE che adegua determinate direttive sulla libera circolazione delle persone a seguito dell'adesione di Bulgaria e Romania.
(GU n. 261 del 9-11-2007 - Suppl. Ordinario n.228)
Direttiva: 2005/36/CE
Diritto di stabilimento e libera prestazione di servizi - Riconoscimento delle qualifiche professionali (Adozione del 07-09-2005 - Gazzetta Ufficiale: n.L/255 del 30.9.2005) - Recepimento: DL 206/07 del 9.11.2007 (GU 9 novembre 2007 S.O. 228) - [fonte: politichecomunitarie.it - formato .pdf - ca. 1,5mb]
PROPOSTA DI TESTO UNIFICATO DEI RELATORI (Mantini-Chicchi)
PRINCIPI FONDAMENTALI DELLE PROFESSIONI
CAMERA DEI DEPUTATI - XV LEGISLATURA
Resoconto delle Commissioni riunite - II (Giustizia) e X (Attività produttive, commercio e turismo)
19/11/2007 20:27: titolo
Ci sarebbe comunque da dire che in alcune di queste nazioni in cui gli ordini non esistono, quali ad esempio la Germania, una prova (KLAUSURE) della stessa tipologia del nostro esame di stato (ovvero due prove pratiche di otto ore, una di carattere compositivo, una di carattere tecnologico e di calcolo strutturale) è obbligatoria per tutti gli studenti, e interna al corso di Laurea. Nel programma del corso di Laurea ci sono dei corsi opzionali semestrali che preparano al suo superamento. Ogni studente deve aver superato la Klausure e aver effettuato un tirocinio di almeno sei mesi per poter richiedere l'assegnazione del relatore e della tesi di laurea. Se la prova non viene superata per più di tre volte, LO STUDENTE NON PUO' CONSEGUIRE IL TITOLO DI LAUREA, e quindi, di conseguenza, non può esercitare nessuna professione. Quindi non riesco proprio a vedere quale differenza di titolo e di qualità della professione possa esserci tra paesi dove gli ordini esistono, ma la qualifica professionale può essere conseguita senza aver svolto nessun tipo di esperienza lavorativa e paesi dove gli ordini non esistono, ma i criteri di sbarramento per il conseguimento della laurea sono notevolmente più rigidi...
07/01/2008 16:16: titolo Regno Unito
Vorrei comunque precisare che in Gran Bretagna una prova (RIBA part3) simile all'esame di stato (1 prova scritta di otto ore, a carattere legislativo ed tecnologico, una tesina sul progetto seguito in cantiere ed una prova orale) è obbligatoria per tutti gli studenti. Ogni studente deve aver effettuato un tirocinio di almeno 18 mesi supervisionato dal proprio relatore per poter iscriversi all'esame. Se la prova non viene superata il candidato non puo' iscriversi all'albo (Architects Registration Board) e quindi ottenere il titolo di architetto senza la quale non può esercitare alcuna professione.
LC architetto
14/04/2009 17:09: titolo
Non è proprio così, in Inghilterra senza "esame di stato" (RIBA part 3) non ci si può chiamare architetto, ma si può liberamente progettare, probabilmente in UK non si preoccupano troppo del titolo, quanto della responsabilità di chi firma il progetto.
16/03/2010 17:42: titolo
Veramente non è esatto quello scritto, in base alla direttiva del Consiglio Europeo i titoli conseguiti abilitanti alla firma di un progetto architettonico nel Regno Unito sono *SOLO* quelli conseguiti in seguito ad esami superati presso:il «Royal Institute of British Architects» e le facoltà di architettura di: università politecnici colleges accademie (colleges privati) istituti di tecnologia e di belle arti, che erano o sono riconosciuti al momento dell'adozione della presente direttiva dall'Architects Registration Council del Regno Unito, ai fini dell'iscrizione all'albo (Architect); Occorre essere, inoltre, abilitati attraverso: -un certificato che attesti che il titolare aveva acquisito il diritto di mantenere il suo titolo professionale di architetto a norma della sezione 6 (l) a, 6 (1) b, ovvero 6 (1) d dell'Architects Registration Act del 1931 (Architect) - un certificato che attesti che il titolare ha acquisito il diritto di mantenere il suo titolo professionale di architetto a norma della sezione 2 dell'Architects Registration Act del 1938 (Architect). Credete davvero che in UK chiunque possa firmare un progetto di architettura? Ma ci avete mai messo piede nel Regno Unito? Avete visto come è pianificato e curato il territorio?
arch. Carlo Ragaglini
07/05/2010 10:04: titolo
Essendo Membro Del Royal Institute of British Architects e anche del Architects Registration Board (e non Council) vorrei dire che sono tutte sciocchezze! essere del RIBA e' soltanto essere parte di un club di architetti che ha stabilito di seguire una politica di certificazione e di aggiornamento seguendo degli appositi CPT. Quindi in RIBA non decide un bel niente. E' l'ARB cioe' l'ordine degli architetti che decide. E' vero che esiste un gruppo del RIBA che si chiama AABC RIBA che e' il gruppo degli architetti Conservatori, ma tale titolo lo ottengono con i corsi di aggiornamento e comunque per fare un restauro basta essere architetti....quindi vale la regola come sopra. Ragazzi se le cose non si sanno e' meglio starsene zitti o almeno informarsi bene prima di sparlare. Grazie
arch. Mario Bordicchia
07/05/2010 10:14: EUROPA
Sarebbe piuttosto da dire che in Europa UK compreso la progettazione architettonica, urbanistica e della conservazione dei beni e' esclusiva dell'architetto. Cosi' come gli architetti in Europa non possono fare impianti ne calcoli delle strutture ma hanno la responsabilita' della scelta e della progettazione dei dettagli costruttivi degli edifici. La figura del geometra in europa non esiste! perche' quelli che sono chiamati Quantity Surveyor e Technician hanno la laurea breve. In Italia tutti fanno tutto e alla fine nessuno fa il suo. E questo discredita tutte le professioni sia dell'architetto sia dell'ingegnere! Stiamo perdendo credibilita' a causa della nostra stupidita'. Il segreto e' lavorare bene ognuno sulle proprie competenze e lavorare tutti ingegneri nei calcoli e negli impianti, gli architetti nelle progettazioni i laureati jr e geometri nei computi e nel coadiuvare gli ingegneri e gli architetti.
31/05/2010 17:06: Ingegneri Edili VO omessi
Non e' corretto scrivere che tutte le professioni, tranne quella di notaio, sono annoverate nella Direttiva citata, in quanto l'Ingegnere Edile VO (attivo sino a pochissimi anni fa prima del 2003, per oltre un decennio), e' omesso. Solo gli Ingegneri Edili/Architetti sono citati, mentre gli Ingegneri Edili precedenti sono stati totalmente tralasciati, circoscrivendo cosi' la loro attivita' alla sola Italia. Leggasi Petizione al seguente link: http://www.europarl.europa.eu/meetdocs/2004_2009/documents/cm/750/750382/750382it.pdf Cordiali saluti
ing. Luca Biselli
23/09/2012 22:22: Confuso
In sostanza mi pare di capire che c'è un bella confusione con i titoli ed abilitazioni delle lauree estere. C'è qualcuno in grado di dirmi se una laurea magistrale conseguita in Uk in Architettura presso l'università di UWIC, del Welsh, è valida ed equiparata in Italia...? E cosa bisognerebbe fare per l'accesso alla professione?
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data pubblicazione: mercoledì 14 novembre 2007
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