Source: https://www.confconsumatori.it/category/dalle-sedi40/dalla-lombardia56/
Timestamp: 2020-01-24 02:42:08+00:00
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Dalla Lombardia Archives - CONFCONSUMATORI
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Sondrio – Class action sulla tariffa idrica: non finisce quiAll’esame di Confconsumatori e del Coordinamento Acqua Pubblica della Provincia di Sondrio la sentenza del TAR Lombardia e i prossimi passi della battaglia
Parma, 6 Agosto 2018 – In margine al ricorso contro l’Ufficio d’Ambito della provincia di Sondrio, Secam S.p.A. e Provincia di Sondrio, Mara Colla, Presidente nazionale di Confconsumatori afferma: “Secam e le Amministrazioni territoriali hanno ancora la possibilità di convocare i cittadini e concordare le modifiche all’applicazione del sistema tariffario, agli standard qualitativi e a quanto connesso, come esplicitato nel ricorso da noi presentato ma non esaminato dal Tar Lombardia”.
“Se così non sarà – prosegue Mara Colla – Confconsumatori sosterrà in ogni sede le ragioni degli utenti e converrà in giudizio chiunque, avendone il potere, non sarà intervenuto per porre rimedio alle illegittimità compiute”.
Come è noto, il ricorso è stato dichiarato inammissibile dal Tar perché non risultano indicate nominativamente le persone interessate dai provvedimenti oggetto del ricorso stesso. Lo stesso Tar dà atto, peraltro, che Confconsumatori è ben legittimata ad agire ai sensi del decreto legislativo n. 198/2009 (art. 1, comma 1).
È quindi da escludere che la sentenza “… costituisce l’ultimo atto della cosiddetta class action … iniziata diversi anni fa” – come sostiene invece l’Ufficio d’Ambito della provincia di Sondrio: se non altro perché la procedura prevede un ulteriore grado di giudizio, che i cittadini interessati e la stessa Confconsumatori si riservano di adire.
Casa e Utenze, Dalla Lombardia
Milano, 31 maggio 2018 – Una decisione che apre nuove prospettive di risarcimento per gli obbligazionisti Lehman che hanno tempo fino al 15 settembre per agire per evitare la prescrizione. L’avvocato di Confconsumatori Milano Martino Bianchi ha ottenuto un’importante sentenza della Corte d’appello di Brescia con cui si afferma che nel 2008 le banche hanno venduto obbligazioni Lehman ai consumatori presentandole come titoli “sicuri” grazie al rating “A” e occultando, di fatto, che le obbligazioni erano ormai titoli a rischio elevato stanti la inattendibilità nel 2008 del rating A e la esistenza di plurimi fattori di rischio di segno negativo.
La Corte d’Appello di Brescia ha confermato la sentenza del Tribunale di Brescia del marzo 2013 e ha condannato un noto istituto bancario italiano a risarcire 80.000 euro alla propria cliente per averle venduto, in due occasioni nel 2008, sempre senza le preventive ed appropriate informazioni previste per legge, obbligazioni Lehman Brothers, ossia le obbligazioni emesse dalla banca d’affari statunitense andata in default il 15 settembre 2008 nonostante avesse goduto sino a tale data di un più che positivo giudizio di rating (“A”), vale a dire il giudizio sul grado di solidità dell’emittente le obbligazioni.
Martino Bianchi ha difeso in giudizio l’associata Confconsumatori: «Le ragioni della decisione della Corte sono due – ha detto Bianchi – Da un lato la banca, in occasione di ciascun acquisto, ha comunicato alla cliente solamente il giudizio positivo di rating (“A”), omettendo di comunicare sia che tale giudizio era inattendibile, in quanto obsoleto (formulato parecchi mesi prima ogni acquisto), sia che tale giudizio era “non esaustivo”, in quanto concorrete con altri fattori di rischio a qualificare la classe di rischio complessiva delle obbligazioni Lehman. Dall’altro lato, tali altri fattori di rischio – dettagliatamente elencati nella sentenza di primo grado e tali da evidenziare una alta percentuale di probabilità di default – sono stati tutti occultati dalla banca alla cliente in occasione di ogni acquisto, benché la banca li conoscesse o fosse obbligata a conoscerli secondo criteri di diligenza professionale».
«È ormai noto – commenta l’avv. Bianchi – che le banche ben sapevano che, a seguito della crisi del gruppo Lehman iniziata nell’estate del 2007, le relative obbligazioni nel 2008 appartenevano, di fatto, ad una classe di rischio “alta”. Non solo le banche hanno taciuto tale circostanza ai propri clienti, fornendo informazioni “inappropriate, scorrette e fuorvianti” sulle obbligazioni Lehman, ma spesso hanno “raccomandato” le obbligazioni ai propri clienti benché tali strumenti finanziari non fossero loro raccomandabili in quanto “non adeguati” al profilo di rischio o alle conoscenze dei clienti».
I consumatori hanno pochi mesi per agire: infatti il diritto al risarcimento del danno si prescrive in dieci anni e il termine si calcola non dal giorno dell’acquisto, ma dal giorno del default (15.09.2008), ossia dal giorno in cui il danno è stato oggettivamente percepibile per l’investitore. «È comunque sempre opportuno interrompere quanto prima la prescrizione, – raccomanda Bianchi – che inizia così nuovamente a decorrere per altri dieci anni, tramite raccomandata».
Ottobre, 17
Settembre, 29
Dalla Lombardia, Progetti e Attività, Salute, Servizi e Società
Stazione Centrale: restituite gli spazi agli utentiSolo 50 posti a sedere, senza aria condizionata, per un transito di 400 mila viaggiatori al giorno: Confconsumatori avvia la class action pubblica
Milano, 21 luglio 2017 – Il contenzioso fra la Confconsumatori e la Grandi Stazioni SpA sull’annosa questione degli spazi della Stazione di Milano Centrale, si arricchisce di un nuovo capitolo. Come noto, l’Associazione aveva fatto istanza di accesso alla Società per ottenere gli elaborati progettuali e grafici del complessi ferroviario lombardo, in modo da verificare il rispetto del vincolo di destinazione pubblica dei beni e degli spazi ivi presenti dati in gestione a Grandi Stazioni SpA. Poiché la Società non aveva fornito alcun seguito alla richiesta, la Confconsumatori aveva istaurato nel 2015 un giudizio per l’accesso innanzi al T.A.R. Milano, poi conclusosi con la sentenza n. 1454/2015, con cui non solo veniva accolto il ricorso, ma anche enunciato il principio chiave in base al quale: “la costituzione di soggetti quali la Società Grandi Stazioni S.p.A. rappresenta, invece, una manifestazione del fenomeno della contrazione dell’uso generale dei beni di proprietà collettiva pubblica in ragione dell’espansione dell’uso strumentale (commerciale) nell’ambito di una politica tesa a valorizzare tale patrimonio, a condizione, però di non mettere in discussione la primazia dell’interesse generale connesso alla sua pubblica destinazione”.
Forte di questo successo, la Confconsumatori era tornata ad esigere i mappali della Stazione Centrale che, tuttavia, ottenne solo dopo aver dato avvio ad un secondo contenzioso – questa volta di ottemperanza – proprio per conseguire l’esecuzione di quanto indicato nella pronuncia soprariportata. Da un attento esame degli elaborati grafici e delle piantine della Stazione Centrale di Milano, è emerso una dato a dir poco allarmante: “il rapporto di proporzionalità” fra spazi pubblici destinati al servizio ferroviario e spazi pubblici concessi per usi differenti dal primo, così come sancito dal T.A.R., non è stato in alcun modo rispettato, in quanto Grandi Stazioni S.p.A. ha riservato unicamente 50 posti a sedere, tutti all’aperto e quindi privi di aria condizionata (in estate) e/o di riscaldamento (in inverno). Il dato assume toni ai limiti del paradossale se si pensa che, secondo stime ufficiali, gli interventi di riqualifica della Stazione Centrale, approvati con deliberazione CIPE n. 10/2003, hanno interessato i diversi livelli dell’edificio per una superficie complessiva pari a circa 50.000 mq – mentre l’intero complesso immobiliare si estende complessivamente per circa 220.000 mq – accogliendo, quotidianamente, una media di 400.000 transiti, per un totale di circa 140 milioni all’anno. Il cosiddetto rapporto proporzionale fra posti riservati ai viaggiatori e numero di pendolari presenti ogni giorno in loco corrisponde, dunque, allo 0.03%!
Preso atto di questa insostenibile realtà, Confconsumatori, insieme all’Associazione Pendolari Piacenza, ha diffidato più e più volte la Grandi Stazioni SpA (ora diventata, a seguito della scissione societaria, Grandi Stazioni Rail, da cui è scaturita anche la Grandi Stazioni Retail SpA, ad oggi affidataria di tutta la gestione degli spazi pubblici ferroviari) ad aumentare le sale e/o spazi attrezzati per l’attesa dei viaggiatori in arrivo ed in partenza, senza tuttavia ottenere alcun riscontro dall’Amministrazione. Da qui, l’esigenza di ricorrere all’istituto processuale della class action pubblica, patrocinata dall’Avvocato Umberto Fantigrossi, per chiedere al T.A.R. Milano sia di accertare la lesione diretta, concreta ed attuale degli interessi degli associati utenti/pendolari di Confconsumatori per la violazione degli standard qualitativi stabiliti per la concessionaria di servizio pubblico Grandi Stazioni Retail S.p.A. per quanto concerne l’utilizzo degli spazi della Stazione di Milano Centrale, sia di condannare la Società ad adeguare l’uso degli spazi in gestione nel pieno rispetto dell’interesse dell’utenza, e quindi di aumentare le sale e/o spazi attrezzati per l’attesa dei viaggiatori in arrivo ed in partenza, nonché di provvedere a ripristinare il preesistente sistema d’informazione sugli orari dei treni in arrivo ed in partenza (tabelloni) o comunque a predisporne uno di corrispondente dimensione ed efficacia.
Dalla Lombardia, Turismo e Trasporti