Source: http://federsupporter.it/index.php/852-sempre-e-solo-per-i-tifosi-pene-esemplari-anche-a-sproposito
Timestamp: 2018-11-18 04:22:17+00:00
Document Index: 79579330

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 131', 'art. 133', 'art. 131', 'art. 6', 'art. 131']

Sempre e solo per i tifosi pene esemplari ?..... anche a sproposito.
8 maggio - Una recente decisione del Tribunale Penale di Roma in materia di Daspo ha dichiarato non punibile un tifoso della Roma che, sottoposto a Daspo, aveva tentato, invano, di entrare allo Stadio Olimpico per assistere alla gara Roma-Liverpool.
Nella Nota dell’Avv. Massimo Rossetti, cui si rinvia, viene esaminata, dal punto di vista giuridico, la sentenza concludendo che non risponde a verità l’affermazione che non si siano applicate “ con coerenza le leggi italiane”, essendo vero esattamente il contrario.
Violazione del DASPO: demagogia o legalità ?
Circa una recente decisione del Tribunale Penale di Roma che, in materia di Daspo, ha suscitato molte critiche, in particolare da parte del Procuratore federale, Giuseppe Pecoraro ( cfr. “Il Messaggero” del 4 e 6 maggio scorsi, rispettivamente a pag. 13 e 47, entrambi firmati da Marco Carta e Serena Manafra), ritengo tali critiche del tutto infondate.
La decisione di cui trattasi ha dichiarato non punibile un tifoso della Roma che, sottoposto a Daspo, aveva tentato, invano, di entrare allo Stadio Olimpico per assistere alla gara Roma-Liverpool.
A questo proposito, va subito detto che è erroneo, nel caso di specie, parlare, come pure si è fatto, di assoluzione, dovendosi, invece, parlare di non punibilità.
La prima ( assoluzione) che esclude la sussistenza del reato, mentre la seconda ( non punibilità) lo presuppone, escludendone soltanto la punizione.
Non punibilità determinata dall’applicazione dell’art. 131 bis, 1° comma, CP “ Esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto”.
Primo comma secondo cui :” Nei reati per i quali è prevista la pena detentiva non superiore nel massimo a cinque anni, ovvero la pena pecuniaria, sola o congiunta alla predetta pena, la punibilità è esclusa quando, per le modalità della condotta e per l’esiguità del danno o del pericolo, valutate ai sensi dell’articolo 133, primo comma, l’offesa è di particolare tenuità ed il comportamento risulta non abituale”.
Il secondo comma esclude che l’offesa possa essere ritenuta di particolare tenuità solo quando l’autore abbia agito per motivi abietti o futili, con crudeltà, anche in danno di animali, o ha adoperato sevizie o, ancora, ha profittato delle condizioni di minorata difesa della vittima, anche in riferimento all’età della stessa ovvero quando la condotta ha cagionato o da essa sono derivate, quali conseguenze non volute, la morte o le lesioni gravissime di una persona.
L’ulteriore terzo comma stabilisce che il comportamento è abituale nel caso in cui l’autore sia stato dichiarato delinquente abituale, professionale o per tendenza, ovvero abbia commesso più reati della stessa indole, anche se ciascun fatto, isolatamente considerato, sia di particolare tenuità, nonché nel caso in cui si tratti di reati che abbiano ad oggetto condotte plurime, abituali e reiterate.
Ai fini della valutazione della gravità del reato, l’art. 133, richiamato dall’art. 131 bis, 1° comma, prevede che il Giudice, nell’esercizio del suo potere discrezionale, deve tenere conto: della natura, della specie, dei mezzi, dell’oggetto, del tempo, del luogo e di ogni altra modalità dell’azione ; della gravità del danno o del pericolo cagionato alla persona offesa dal reato; dell’intensità del dolo o del grado della colpa; della capacità a delinquere del colpevole desunta dai motivi a delinquere e dal carattere del reo, dai precedenti penali e giudiziari e, in genere, dalla condotta e dalla vita del reo, antecedenti, contemporanei o susseguenti al reato, dalle condizioni di vita individuale, familiare e sociale del reo.
Così riepilogato il suesposto quadro normativo, poiché la violazione del Daspo, ai sensi dell’art. 6 della Legge n. 401/1989, prevede la pena della reclusione da un anno fino ad un massimo di tre anni e della multa da 10.000 a 40.000 euro, tale violazione configura un reato che rientra senz’altro tra quelli non punibili per particolare tenuità del fatto.
Ne consegue che, diversamente da quanto affermato, in particolare, dal Procuratore federale, Pecoraro, così come riportato dagli articoli di stampa citati, non è affatto vero che, nel caso di specie, non si siano applicate “ con coerenza le leggi italiane” , essendo vero esattamente il contrario.
Vale a dire che, nella fattispecie, il Giudice, viceversa, non ha fatto altro che applicare proprio le suddette leggi.
Se, poi, si volesse evitare che la violazione del Daspo rientri tra i reati non punibili per particolare tenuità, allora occorrerebbe modificare le norme vigenti : cosa che non compete certamente al Giudice, bensì al legislatore.
Modifiche che potrebbero consistere o nell’escludere che la violazione del Daspo rientri tra i reati non punibili per particolare tenuità oppure nell’elevare la pena detentiva massima prevista per tale reato, portandola a superare i cinque anni.
Mi chiedo e chiedo, peraltro, se, dal punto di vista della pericolosità sociale, il reato di violazione del Daspo possa essere ragionevolmente considerato meno” tenue” di altri reati, quali, per esempio, quelli di evasione, di procurata evasione o di mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice: reati tutti ricadenti sotto l’applicazione dell’art. 131 bis CP.