Source: http://noradaraisoladellefemmine.blogspot.com/2014/01/piano-regione-sicilia-tutela-qualita_15.html
Timestamp: 2017-06-24 22:38:46+00:00
Document Index: 184484033

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'sentenza ', 'art. 416', 'sentenza ', 'art. 57', 'art. 125', 'sentenza ', 'art.\n416']

NO RADAR : Piano Regione Sicilia Tutela Qualità Aria: IL BUIO OLTRE LA SIEPE
NO RADAR Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sottocontrollo. "Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin). mercoledì 15 gennaio 2014
IL BUIO OLTRE LA SIEPE CON LE RISORSE ECONOMICHE DESTINATE IN QUESTI ULTIMI ANNI AL SERVIZIO DI ILLUMINAZIONE DEL NOSTRO PAESE AVREMMO POTUTO AVERE UN PAESE ILLUMINATO A GIORNO CON IL CALAR DELLE "TENEBRE" invece.........La relazione che accompagna il decreto di scioglimento del Consiglio Comunale di Isola delle Femmine per in filtrazioni mafiose nella pubblica amministrazione ci dice...........AllegatoAl Presidente della
RepubblicaIl comune di Isola
delle Femmine (Palermo), i cui organi elettivi sono stati rinnovati nelle
consultazioni amministrative del 6 e 7 giugno 2009,
presenta forme di ingerenza da parte della criminalita’
organizzata che compromettono la libera determinazione e
l’imparzialita’ degli organi elettivi, il buon andamento
dell’amministrazione ed il funzionamento dei servizi, con grave pregiudizio per lo stato dell’ordine e della sicurezza
pubblica.I contenuti di alcuni esposti trasmessi alla prefettura di Palermo ed alla locale stazione dell’Arma dei Carabinieri ponevano in
evidenza svariate circostanze in base alle quali l’amministrazione comunale di Isola delle Femmine sarebbe stata soggetta all’influenza della locale criminalita’ organizzata.In relazione a tali
segnalazioni ed al fine di verificare la
sussistenza di forme di condizionamento e di infiltrazione delle locali consorterie nei confronti degli amministratori comunali il prefetto di Palermo, con decreto del 3 aprile 2012, ha disposto l’accesso presso il suddetto comune ai sensi dell’art. 1, comma 4, del decreto legge 6 settembre 1982, n. 629, convertito
dalla legge 12 ottobre 1982, n. 726, per gli accertamenti di rito.All’esito degli accertamenti effettuati, la commissione incaricata dell’accesso ha depositato le
proprie conclusioni, sulle cui risultanze il prefetto di Palermo, sentito il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica integrato con la partecipazione del Procuratore della Repubblica
presso il Tribunale di Palermo, che si e’ pronunciato all’unanimita’, ha redatto
l’allegata relazione in data 30 agosto 2012, che costituisce parte integrante della presente proposta, in cui si da’ atto della sussistenza di concreti, univoci
e rilevanti elementi su collegamenti diretti ed indiretti degli amministratori
locali con la criminalita’ organizzata di tipo mafioso e su forme di condizionamento degli stessi, riscontrando
pertanto i presupposti per lo scioglimento del consiglio comunale.I lavori svolti dalla commissione d’indagine hanno preso in
esame, oltre all’intero andamento gestionale dell’amministrazione comunale, la cornice criminale ed il contesto ambientale ove si colloca l’ente locale. Il territorio del comune di Isola delle Femmine e’
contraddistinto dal controllo operato da un esponente della criminalita’ organizzata, originario del luogo, condannato con sentenza emessa dal G.U.P. di Palermo il 20 dicembre
associazione di tipo mafioso ai sensi dell’art. 416-bis c. p. commi
1, 3, 4 e 6. In particolare la citata sentenza ha accertato l’appartenenza dello stesso
all’associazione mafiosa «cosa nostra» con un ruolo incisivo
nell’ambito della famiglia mafiosa di Isola delle
Femmine.Il citato capo mafia
e’ stato nuovamente tratto in arresto nel 2010, nell’ambito
di altra operazione giudiziaria, ed e’ tuttora
detenuto. E’ gravemente indiziato in relazione al reato di direzione
dell’associazione mafiosa «cosa nostra» quale promotore e organizzatore
delle relative attivita’ illecite avvalendosi della
forza intimidatrice del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento per commettere delitti contro la vita,
l’incolumita’, il controllo di attivita’ economiche, concessioni, autorizzazioni, appalti e servizi pubblici per intervenire sulle istituzioni e la pubblica amministrazione.Unitamente al citato
capo famiglia, nel contesto criminale che esercita
l’influenza sul territorio comunale, operano anche altri personaggi appartenenti all’organizzazione malavitosa, di elevato spessore criminale, con precedenti per reati associativi e considerati persone socialmente pericolose. L'accesso ispettivo ha consentito di individuare un insieme di cointeressenze, relazioni e frequentazioni tra esponenti della locale
famiglia mafiosa, al cui vertice e' il citato capo mafia, con componenti dell'apparato politico
nonche' di quello burocratico. In tal modo sono stati evidenziati
quegli elementi che dimostrano la condizione di penetrazione della locale organizzazione criminale nelle
diverse sfere della vita amministrativa dell'ente. In
particolare sono stati riscontrati legami parentali, a diversi livelli, tra
alcuni componenti della giunta e del consiglio comunale con la
criminalita' organizzata, nonche' ricorrenti ed inopportune
frequentazioni. Viene posto in evidenza come, sebbene la limitata estensione territoriale ed limitato numero di abitanti dell'ente avrebbe dovuto consentire a coloro che rivestono cariche pubbliche di esercitare un vaglio attento delle dinamiche sociali e delle sfere relazionali ponendo cosi' maggiore attenzione alle scelte politico amministrative, i diversi personaggi politici
non hanno in alcun modo posto in essere una effettiva presa di distanza dalle locali
organizzazioni criminali. Il comune di Isola delle Femmine e' caratterizzato da una
sostanziale continuita' amministrativa che si evince dall'avvicendamento nei ruoli di
vertice dell'ente da parte delle stesse persone: l'attuale sindaco, al suo secondo mandato consecutivo, aveva gia' svolto, nei mandati
immediatamente precedenti all'elezione a primo cittadino, le funzioni di vice sindaco; il sindaco eletto nelle tornate amministrative del 1993 e 1998 ha
successivamente svolto fino al 2006, le funzioni di vice sindaco; tre degli attuali componenti della giunta ed il
presidente del consiglio comunale hanno rivestito cariche politiche nella precedente
consiliatura. Le
ingerenze della criminalita' nelle funzioni e nelle attivita' svolte dal
comune si sono tradotte in molteplici illegittimita', abusi, anomalie e sviamenti dell'attivita' amministrativa volti a favorire economicamente o sotto forma
di altre utilita' persone o societa' direttamente o
indirettamente collegati ad esponenti della locale consorteria
mafiosa. E'
stato rilevato che talune distorsioni gestionali dell'ente,
poste in essere in favore di soggetti vicini alla locale famiglia mafiosa, hanno radici nelle
amministrazioni avvicendatesi nel corso degli anni e si sono
ripetute in costanza dei due mandati elettorali guidati dall'attuale
sindaco. Fattori che attestano la penetrazione malavitosa sono emersi dall'analisi delle procedure di aggiudicazione degli appalti di lavori servizi e forniture. E' stata riscontrata la ricorrenza di quei caratteri indiziari che
connotano i sistemi di gestione illegale delle gare ad evidenza pubblica,
quali la presenza ripetuta delle medesime ditte in gare
diverse con un avvicendamento delle stesse nelle
aggiudicazioni nonche' la riferibilita' di tali aziende a cosche mafiose locali. Piu' in particolare, la commissione d'indagine ha constatato come
l'amministrazione comunale, nel
tempo, abbia costantemente
disapplicato i rigorosi dettami stabiliti per l'espletamento delle gare pubbliche, facendo ricorso a procedure ristrette per la scelta del contraente, procedure negoziate o a trattativa privata di cui all'art. 57 del decreto legislativo 12 aprile 2006,
n. 163 o mediante cottimo fiduciario ai sensi dell'art. 125 del citato decreto. Il ricorso a tali procedure non era
giustificato dai necessari caratteri di urgenza ed indifferibilita' per gli
specifici casi e tanto piu' conciliabile con le dovute precauzioni che devono connotare l'attivita' di un comune che si trova ad operare in un territorio notoriamente contraddistinto da
interferenze illecite. Gravi e persistenti
anomalie hanno interessato le procedure di affidamento di
lavori mediante appalto pubblico. E' risultato infatti
che in alcuni casi l'amministrazione ha frazionato gli importi dei lavori; con tali modalita' operative e' stato possibile eludere le
puntuali disposizioni in materia. In altre procedure e' stata applicata la normativa sulla fornitura di beni, mentre si sarebbe dovuto applicare quella
concernente la prestazione di opere. E'
emblematico di uno sviamento dell'attivita' amministrativa il frequente
ricorso alla procedura del cottimo fiduciario, connotato da anomalie per la
riscontrata mancata adozione del regolamento sulle
modalita' di affidamento di lavori pubblici mediante cottimo fiduciario e la mancata
adozione del relativo albo delle imprese di fiducia. L'assenza di tali strumenti organizzativi ha fatto si' che il comune di Isola delle Femmine, per l'espletamento delle gare di affidamento dei lavori da
eseguire, adottasse procedure in contrasto con i principi di trasparenza,
rotazione e parita' di trattamento e comunque non in linea con le disposizioni contenute nel citato decreto legislativo n. 163/2006. La
relazione prefettizia ha messo in rilievo che il complessivo quadro
delle evidenziate anomalie e irregolarita' poste in essere nel corso delle due
ultime consiliature guidate, sempre dallo stesso
primo cittadino, e' la dimostrazione di come l'infiltrazione criminale abbia condizionato
l'azione dell'amministrazione comunale. Nello specifico tale condizionamento e' rilevabile dalle seguenti iniziative
dell'ente. E'
il caso della procedura concernente i lavori di collegamento
del sistema fognario comunale ad un depuratore consortile. In particolare e' stato verificato che sulle
buste pervenute al comune e contenenti le offerte delle ditte interessate non veniva posto l'orario di arrivo,
non consentendo in tal modo di' adottare il
criterio secondo cui le varie offerte dovevano essere ordinate progressivamente. La societa' vincitrice doveva inoltre essere esclusa
atteso che la documentazione dalla stessa depositata e' risultata insufficiente rispetto a quanto previsto dal disciplinare di gara, non avendo prodotto la stessa societa' ne' la cauzione provvisoria ne' idonea documentazione comprovante il prescritto
versamento all'autorita' per la vigilanza sui lavori pubblici. Le diverse irregolarita' riscontrate, sia sotto il profilo sostanziale sia sotto il profilo formale, attestano l'avvenuta penetrazione della criminalita'
nell'ente per il fatto che la gara in esame si e' conclusa proprio con
l'aggiudicazione dei lavori ad una societa' che presenta forti elementi di controindicazioneL'amministratore
unico della stessa e' uno stretto congiunto di un soggetto
tratto in arresto per il reato di associazione mafiosa e la medesima
societa', nell'ambito delle relative indagini giudiziarie, e' stata
sottoposta a perquisizione. Ulteriori anomalie hanno contraddistinto la fase di esecuzione dei lavori ed in particolare l'affidamento in subappalto di parte degli stessi ad una ditta riconducibile alla
locale famiglia mafiosa.La commissione
d'indagine ha posto in rilievo che in occasione dell'autorizzazione del sub appalto in questione la prefettura di Palermo aveva rappresentato al comune di Isola delle Femmine gli aspetti di controindicazione del
subappalto in argomento, atteso che in occasione dell'istruttoria svolta per
un'altra procedura di gara nei confronti della stessa ditta era stata emessa interdittiva
antimafia. Inoltre, da parte della prefettura, era stato fatto presente all'ente locale che se avesse aderito al protocollo di
legalita', la procedura di subappalto in esame sarebbe rientrata in
quelle per cui sarebbe stato obbligatorio effettuare la verifica
antimafia, con il conseguente effetto che la societa' in questione
non avrebbe potuto essere affidataria del sub appalto. La
mancanza di controlli da parte dell'ente nella fase di esecuzione delle opere ha tra l'altro favorito un ripetuto ed illegittimo ricorso
alla stipula di subappalti, affidati a diverse societa', per
un importo complessivamente superiore al limite del 30% del valore
dell'appalto, in contrasto con quanto previsto dalla normativa di settore. Concorre a delineare il quadro di cointeressenze sussistenti tra
amministrazione e locale criminalita' l'esame della procedura concernente i lavori di
«ristrutturazione approdo e movimentazione della zona
destinata ai pescatori nel porto di Isola delle Femmine»,
caratterizzata da distorsioni ed irregolarita' che assumono particolare rilievo in
ragione della contiguita' ad ambienti mafiosi dei vertici della societa'
che si e' aggiudicata l'appalto. L'amministratore unico e' figlio di un esponente della locale organizzazione mafiosa, condannato con sentenza del Tribunale di Palermo del 20 luglio 2000 perche' indiziato del reato di cui all'art.
416-bis per aver concorso con altre persone, in qualita' di titolare di
impresa operante nel settore edile, alle attivita' ed al perseguimento
degli scopi dell'associazione mafiosa denominata «cosa nostra». Le
risultanze investigative avevano evidenziato che lo stesso,
unitamente ad altri, aveva consentito che soggetti collegati all'organizzazione «cosa nostra» si aggiudicassero i lavori commissionati da un'amministrazione comunale della provincia di Palermo attraverso la
previa consegna, ai titolari delle imprese
partecipanti alle varie gare di appalto, in modo tale da pilotare l'esito finale delle stesse. Nel
senso della evidenziata continuita' amministrativa si e' rivelato anche l'esame della procedura per l'appalto di manutenzione delle fognature e caditoie, servizio che, a seguito della rinuncia
da parte della ditta che si era aggiudicata la gara, e' stato affidato ad una societa' che presenta gravi forme di controindicazione. Detto aspetto e' connesso alla circostanza che la stessa societa' risulta
collegata ad altra azienda operante nello stesso settore d'attivita' e che i proprietari e gli amministratori delle due societa' presentano stretti legami
parentali con esponenti di rilievo della locale criminalita' organizzata.
Questi ultimi, nel passato, hanno favorito la latitanza di soggetti criminali di primissimo rilievo ed inoltre
uno di detti esponenti e' stato condannato per reati
associativi. Il
gruppo familiare in argomento, peraltro, ha partecipato ad iniziative di costruzioni edili unitamente ad altri soggetti controindicati. L'organo ispettivo ha posto in rilievo come il comune di Isola delle Femmine, nel corso degli anni, abbia frequentemente affidato alla predetta societa' una ripetuta serie di
lavori pubblici facendo ricorso a ordinanze sindacali di intervento
straordinario o a gare informali a trattativa privata. Gli
evidenziati, ripetuti affidamenti portano a ritenere fondatamente che la
societa' in questione sia una vera e propria «fiduciaria» del comune di
Isola delle Femmine. In
tale contesto le iniziative per la diffusione della legalita' intraprese
dall'amministrazione comunale sono apparse piu' che altro come mere
«operazione di facciata» atteso che, come evidenziato, diversi settori del comune si sono rivelati soggetti a gravi forme
di condizionamento e solamente il 27 febbraio 2012
l'ente ha aderito al protocollo di legalita' Carlo Alberto Dalla Chiesa. Anche le procedure analizzate nel settore urbanistica e territorio hanno evidenziato i
caratteri di una sostanziale linea di continuita' con le modalita'
operative adottate dalle amministrazioni succedutesi negli anni precedenti. Significativo in tal senso si e' rivelato l'esame di alcune concessioni edilizie connotate da favoritismi ed anomale cointeressenze. Al riguardo giova sottolineare che
il comune di Isola delle Femmine e' sottoposto ad una serie di vincoli di diversa natura, archeologici,
idrogeologici e sismici, per cui ogni procedura avrebbe
dovuto essere piu' rigorosa e maggiormente rispettosa delle varie normative
di settore. L'iter per l'approvazione del piano regolatore generale, avviato dal
comune verso la meta' degli anni '90, si e' rilevato farraginoso e
caratterizzato da un'estrema lentezza. Il Piano e' stato adottato
solo nell'agosto dell'anno 2007 nel corso del primo mandato dell'attuale sindaco. La procedura
volta all'approvazione definitiva del nuovo strumento urbanistico,
tuttavia, non puo' ritenersi ancora conclusa. L'insieme di tali circostanze, che hanno consentito all'ente
di continuare ad avvalersi di strumenti non adeguati alle
esigenze del territorio, si sono rivelate un utile mezzo per agevolare gli interessi economici di soggetti riconducibili ad ambienti
controindicati. Emblematica in tal senso e' la vicenda relativa ad una concessione edilizia per
la realizzazione di tre ville unifamiliari, rilasciata proprio in
prossimita' della tornata elettorale che ha visto
nuovamente eletto l'attuale sindaco. A
seguito di un esposto, il locale comando Carabinieri richiedeva al competente
ufficio della Regione una verifica della concessione in esame. Tale organo, all'esito dell'accertamento esperito, rappresentava che la
concessione doveva ritenersi illegittima per mancanza
dei presupposti richiesti dalla normativa di settore. Lo
sviamento dell'attivita' amministrativa e l'attitudine ad operare in violazione dei principi di legalita' risulta
evidente ove si consideri che l'amministrazione comunale, pervicacemente,
decideva di non modificare in alcuna parte i contenuti della suddetta concessione pur a fronte di un
secondo intervento della Regione che confermava l'illegittimita' del provvedimento ed evidenziava la competenza del comune all'annullamento dell'atto. Tali illegalita' procedurali sono risultate funzionali ad assecondare interessi illegali in quanto i beneficiari della concessione
in argomento sono stretti congiunti di un esponente di spicco
della locale famiglia mafiosa, di professione costruttore, che risulta aver
avuto partecipazioni societarie con soggetti colpiti da provvedimenti
giudiziari per associazione di tipo mafioso. Ulteriori anomalie sono emerse dall'esame di un'altra concessione edilizia per
la mancanza dei presupposti per il rilascio della concessione
l'indagine ispettiva ha inoltre evidenziato la mancata riscossione, da parte dell'ente, degli oneri di urbanizzazione e dei costi
di costruzione. Tale procedura era stata avviata sin dal 2001 dai precedenti proprietari del fondo che, dopo una lunga e complessa vicenda amministrativa, protrattasi per anni con gli uffici comunali, vendevano l'area ad una ditta la cui riconducibilita' ad ambienti controindicati era nota ai competenti
uffici comunali. Tale societa' solo dopo pochi mesi dalla richiesta di voltura della pratica in esame otteneva il rilascio
del provvedimento richiesto. Ulteriori aspetti emblematici della complessiva vicenda sono rinvenibili nella circostanza che, solo a seguito di
un'operazione di polizia e del connesso arresto di uno stretto congiunto del socio amministratore della suddetta societa', il
responsabile dell'ufficio tecnico comunale chiedeva alla locale procura della Repubblica ed alla prefettura di Palermo di
conoscere se la societa' a cui favore era stata rilasciata la concessione edilizia fosse riconducibile
all'esponente della criminalita' tratto in arresto. La
commissione d'indagine al riguardo ha posto in evidenza, anche in questo caso, l'assenza di controlli e verifiche da parte dell'ente, atteso che elementi di
controindicazione sulla societa' in argomento erano gia' da tempo a disposizione del comune di Isola delle Femmine in
quanto la stessa prefettura aveva in precedenza
segnalato, in occasione di altra procedura, i rapporti esistenti tra il
soggetto tratto in arresto e la famiglia titolare delle quote sociali a cui era stata rilasciata la concessione edilizia. Significativi elementi di cointeressenze tra criminalita' organizzata ed amministratori comunali emergono altresi' dalla circostanza che alla votazione di talune delibere concernenti l'assetto urbanistico ha partecipato anche il consigliere comunale che, poco tempo dopo la votazione delle stesse, ha redatto in qualita' di
tecnico incaricato dalla societa' proprietaria dell'aera la relazione finale
per l'adeguamento del progetto di costruzione relativo
alla concessione in argomento. Illegittimita' hanno caratterizzato anche la complessa procedura,
protrattasi per anni,concernente il rilascio di una concessione per l'ampliamento
di un esercizio commerciale il cui titolare e' uno stretto congiunto del locale capo mafia. Come ampiamente riportato nella relazione redatta dalla commissione d'indagine,
l'analisi del complessivo iter istruttorio connesso al
rilascio di tale concessione, le diverse autorizzazioni nel tempo
rilasciate, le date delle protocollazioni e la tempistica per
l'evasione delle relative istruttorie hanno posto in rilievo una serie di
anomalie e irregolarita', fortemente indicative di uno sviamento dell'attivita' amministrativa. L'organo ispettivo ha evidenziato come il mancato
rispetto degli adempimenti previsti per legge e l'assenza di un'attivita' di controllo, attivata solo a
seguito di esposti, si sono risolti in favore degli interessi economici di ambienti mafiosi. Ulteriori criticita' che contribuiscono a definire la situazione di
precarieta' dell'ente locale e la diffusa illegalita' hanno interessato il settore finanziario contabile. E'
stata posta in rilievo la sussistenza di una rilevante evasione tributaria nei confronti della quale l'amministrazione, negli anni, non ha
posto in essere un'efficace azione di contrasto ne' una
decisa attivita' per il recupero dei tributi. Il
verificarsi di tali criticita' sono anche da ascriversi alla cattiva
gestione, con condotte di rilevanza penale, posta in essere
dalla societa' alla quale era stato affidato il servizio di riscossione dei ruoli di
competenza comunale. Come emerso nel corso dell'accesso ispettivo tale societa' non solo ha omesso di riversare quanto aveva riscosso ma, nonostante l'avvenuta rescissione del contratto, si e' anche rifiutata di restituire al comune la
relativa documentazione. Le
accertate anomalie in materia di imposizione e riscossione tributaria sono un segnale evidente dell'incapacita' o della
mancanza di volonta' dell'amministrazione eletta di dettare indirizzi e attuare adeguate strategie di
vigilanza e controllo in un settore di vitale importanza per la sana
gestione dell'ente locale, settore nel quale invece la commissione
d'indagine ha accertato il
sussistere di atteggiamenti omissivi, se non addirittura compiacenti, a tutto vantaggio di interessi
riconducibili ad ambienti controindicati. Emblematiche in tal senso sono le verifiche effettuate dalla commissione d'indagine su un progetto, approvato con delibera di giunta del 2010, che si proponeva
di accertare e recuperare i tributi locali evasi
negli ultimi cinque anni. In
effetti la preannunciata azione di recupero non e' stata intrapresa. L'organo ispettivo ha infatti svolto un accertamento su un campione di contribuenti appartenenti a nuclei
familiari legati o riconducibili alla criminalita' organizzata e l'esito
dell'analisi ha evidenziato, con riferimento a tale campione, che la percentuale di tributi non versata, rispetto a quanto accertato ed
iscritto a ruolo, e' pari all'89%. L'amministrazione pertanto non solo non ha posto in essere le opportune verifiche e iniziative per una corretta gestione delleentrate ma con la propria condotta ha, di fatto, favorito il
concretizzarsi di una situazione in cui il tasso di evasione fiscale
risulta piu' elevato con riferimento ai soggetti riconducibili o appartenenti a famiglie mafiose. Tale stato di cose ha prodotto una grave criticita' finanziaria
dell'ente locale ed inoltre il mancato recupero delle entrate tributarie ha precluso l'utilizzo di dette
risorse per iniziative e servizi in favore della collettivita'. Ulteriori illegittimita' e comunque il mancato rispetto dei principi di legalita' hanno interessato l'attivita' svolta dal servizio economato,
gestito di fatto da un dipendente comunale,
sebbene lo stesso non fosse preposto al servizio. Gli accertamenti effettuati hanno consentito di verificare difformita' ed
irregolarita' in specie per quanto attiene i criteri di scelta dei fornitori. Piu' in particolare nell'ambito di tale servizio, nel periodo di tempo
preso in esame, sono state effettuate spese di rappresentanza
avvalendosi sempre dello stesso fornitore, vicino ad ambienti controindicati, che e' risultato essere lo stesso soggetto nei confronti
del quale, come accertato dalla commissione d'indagine,
l'ente comunale ha rilasciato la gia' citata concessione per occupazione di suolo pubblico caratterizzata da ripetute irregolarita'. Le
vicende analiticamente esaminate e dettagliatamente riferite nella relazione del Prefetto di Palermo denotano una serie di condizionamenti nell'amministrazione comunale di Isola
dei servizi con grave pregiudizio degli interessi pubblici. Ritengo pertanto che ricorrano le condizioni per l'adozione del
agosto 2000, n. 267. In relazione alla presenza ed all'estensione dell'influenza criminale, si rende necessario che la durata della gestione commissariale sia determinata in diciotto mesi. Roma, 5 novembre 2012 Il Ministro dell'interno: Cancellierihttp://www.governo.it/backoffice/allegati/69722-8248.pdf