Source: https://www.studiocataldi.it/articoli/27900-mutuo-interessi-si-pagano-anche-se-diventano-usurari-nel-corso-del-rapporto.asp
Timestamp: 2019-02-23 10:54:27+00:00
Document Index: 85273914

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 1', 'art. 644', 'art. 1815', 'art. 4', 'art. 2', 'sentenza ']

Mutuo: interessi si pagano anche se diventano usurari nel corso del rapporto
Analisi della recentissima decisione delle sezioni unite della Cassazione in tema di mutuo e usura sopravvenuta
Avv. Daniela Di Palma - Con sentenza n. 24675 del 19.10.2017 (sotto allegata), le Sezioni Unite hanno risolto il contrasto giurisprudenziale sorto in ordine alla applicabilità dei criteri fissati dalla l. n. 108 del 1996, per la determinazione degli interessi usurari, ai contratti di mutuo ancora pendenti alla data di entrata in vigore della suddetta legge, anche in considerazione degli effetti della norma di interpretazione autentica di cui all'art. 1, comma 1, del d.l. n. 394 del 2000 (conv., con modif., nella l. n. 24 del 2001).
Avverso tale pronuncia la società finanziaria soccombente ha proposto ricorso per Cassazione. Con ordinanza interlocutoria n. 2484 del 31.01.2017 la Prima Sezione Civile della Suprema Corte ha rimesso alle Sezioni Unite la risoluzione del contrasto giurisprudenziale
La natura del divieto, la sua inderogabilità assoluta, la sanzione penale che ne accompagna la violazione ex art. 644 cod. pen. così come novellato dall'art. l della legge 7/3/1996 n. 108 e la correlata sanzione civile della non debenza di alcun interesse in caso di superamento del tasso soglia ex art. 1815 secondo comma, cod. civ., così come novellato dall'art. 4 della l. n. 108 del 1996, inducono a ritenere che il sistema antiusura abbia un'applicabilità generale (con riferimento alle tipologie contrattuali previste dall'art. 2 della 1. n. 108 del 1996) a prescindere dalla tipologia contrattuale.
Usura nel corso del rapporto: gli interessi vanno pagati
«Allorché il tasso degli interessi concordato tra mutuante e mutuatario superi, nel corso dello svolgimento del rapporto, la soglia dell'usura come determinata in base alle disposizioni della legge n. 108 del 1996, non si verifica la nullità o l'inefficacia della clausola di determinazione del tasso degli interessi stipulata anteriormente all'entrata in vigore della predetta legge, o della clausola stipulata successivamente per un tasso non eccedente tale soglia quale risultante al momento della stipula; né la pretesa del mutuante di riscuotere gli interessi secondo il tasso validamente concordato può essere qualificata, per il solo fatto del sopraggiunto superamento di tale soglia, contraria al dovere di buona fede nell'esecuzione del contratto».
Aderendo all'orientamento giurisprudenziale che mette in rilievo l'importanza dell'interpretazione autentica del decreto legge 394/00 ed affermando che non è contrario a buona fede per l'Istituto bancario pretendere il pagamento al tasso stabilito alla sottoscrizione del contratto, le Sezioni Unite del Supremo Consesso hanno respinto il ricorso della società finanziaria.
La questione è rilevante soprattutto per i mutui a tasso fisso. In particolare, la sola circostanza che sia sopraggiunto il superamento della soglia dell'usura determinata dalla legge numero 108/1996 non è idoneo a qualificare la sua pretesa come contraria a buona fede nell'esecuzione del contratto. Ne consegue che il mutuante può pretende di riscuotere gli interessi maturati secondo il tasso che ha validamente concordato con il mutuatario, a prescindere dal sopraggiunto superamento del tasso usura di cui alla legge 108/1996, in corso di rapporto.
Il Giudice, infatti, risulta vincolato all'interpretazione autentica fornita dalla legge sui mutui usurari per le norme ex articoli 644 Cp e 1815, secondo comma, Cc come modificati dalla legge 108/96. Ne consegue che è impossibile qualificare un tasso come usurario senza riferirsi all'articolo 644 Cp. E per applicarlo, dispone il dl 394/00, bisogna per forza considerare «il momento in cui gli interessi sono convenuti» al di là da quello del pagamento.
La violazione del canone di buona fede, a parere delle Sezioni Unite, è esclusa perché si tratta di un criterio di integrazione del contenuto del contratto che rileva ai fini dell'esecuzione. La lesione, dunque, non può essere integrata nell'esercizio dei diritti che scaturiscono dal contratto ma soltanto in particolari modalità di quell'esercizio: ecco allora che in peculiari circostanze la pretesa della banca potrebbe risultare scorretta ex articolo 1375 c.c.
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Cassazione, SS.UU., sentenza n. 24675/2017
(22/10/2017 - Daniela Di Palma) • Foto: 123rf.com