Source: https://www.studiomazzucotelli.com/cassazione-positiva-per-i-contribuenti-in-tema-di-inerenza/
Timestamp: 2020-08-12 20:24:44+00:00
Document Index: 146768436

Matched Legal Cases: ['art. 20', 'art.67', 'art. 161', 'art. 54', 'art. 16', 'sentenza ', 'art. 17', 'sentenza ', 'art. 2399', 'art. 2477', 'art. 28', 'art. 2', 'art. 30', 'art. 34', 'art. 34', 'art. 147', 'art. 4', 'art. 65', 'art. 38', 'art.4', 'art. 38', 'art. 65', 'art. 103', 'art. 103', 'art. 103', 'art. 103', 'art. 103', 'art. 2', 'art. 10', 'art. 16', 'art. 1', 'art. 5', 'art. 2', 'art. 17', 'art. 19', 'sentenza ', 'art. 17', 'art. 16']

Cassazione positiva per i contribuenti in tema di inerenza • Studio MazzucotelliStudio Mazzucotelli
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Indipendenza a pena di decadenza e nomina giudiziaria del sindaco
Marco Anesa
L’Organismo di Vigilanza nell’emergenza sanitaria
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Scelte imprenditoriali insindacabili
Vigilanza del collegio sindacale nella fusione
Vigilanza negli intermediari finanziari
Vigilanza sull’assetto organizzativo
Revisori: formazione continua
Odv: ammesso amministratore senza deleghe
Sul rinvio dell’assemblea
Concordato preventivo e compensazione tra crediti tributari
Scambio telematico di documenti ufficiali
Fulvio Balestra
Cassazione positiva per i contribuenti in tema di inerenza
Interessi di mora al 3,01% dal 15.05.2018
Raddoppio dei termini Black List non retroattivo ante 2009
Cassazione: omesso versamento ritenute
Novellato art. 20 del Registro – diverse interpretazioni
Le circolari dell’Agenzia non sono fonti normative
Antieconomicità, principio di inerenza allargata e transfer price interno
Imposta di registro e accertamento con adesione
Spese di lite e soccombenza dell’ente pubblico
Senza raccomandata informativa, nulla la notifica dell’accertamento al coniuge
Documenti inammissibili per tardiva costituzione
Cumulo giuridico e omesso versamento
Computo perdite – nuovo modello IPEA
No spese compensare con formule di stile
Computo perdite pregresse- Modello IPEA
Nuovi interpelli: chiarimenti A.E.
Nullità dell’accertamento anticipato
Transfer pricing: metodo cup preferito
Tra contraddittorio, notifiche e deleghe
Prescrizione decennale al rimborso Iva
Osservazioni del contribuente: atto nullo
Deducibilità delle spese di sponsorizzazione
CTP Roma: contraddittorio necessario
Nuova carta dei servizi delle Comm. Trib.
Società estinte diniego e rimborso IVA
Rientro cervelli con la beffa TFR
Atto di donazione estero da registrare anche in Italia
InvestorVisa: le modifiche del Decreto Rilancio
Rientro dei cervelli: quando il rapporto di lavoro cessa prima dei 5 anni
Fase 2: vendite giudiziarie
Regime speciale per lavoratori impatriati e AIRE
Singapore ed il Sud-Est Asiatico: perché guardare ad uno dei più grandi mercati del mondo
La residenza fiscale italiana: i regimi agevolativi
Voluntary Disclosure e lieve ritardo nel pagamento
L’atto di dotazione del Trust esente da tassazione
Semplificazioni e deroghe dei soci consentono di comprimere i tempi della fusione
Residenti Neo Domiciliati in Italia
Scissione ed assegnazione beni non elusiva
Scissione e cessione quote non elusiva
Transfer pricing: nuove linee guida
Neo Residenti: documento odcec Milano
Resident Neo Domiciled
Volontary bis: modelli definitivi
Voluntary bis: bozza format relazione
Attrazione in Italia per i residenti esteri
Novità acquisto immobili da aste
Voluntary Bis: commercialisti Milano
Decreto fiscale 193/2016: Voluntary Bis
Valutazioni e rivalutazioni- parte IV
Valutazioni e rivalutazioni – parte III
Polizze vita- Chiarimenti A.E.
Valutazioni e rivalutazioni- parte II
Donazione con imposta di registro fissa
«LBO», interessi passivi deducibili
Valutazioni e rivalutazioni – parte I
CNDCEC: beni ai soci
Cassazione tutela le minoranze
Beni ai soci e trasformazione società
Depenalizzazione, pubblicati i decreti
Circolare 14/E del 2020
Modalità di utilizzo del Credito IVA emergente dalla dichiarazione annuale
Prova delle cessioni intra comunitarie
Marzia Pezzoli
Termine di 12 giorni per l’emissione della fattura
Versamento contributi e appalti: quando la pratica non collima con la legge
Prorogata la validità del DURC
Rimborso delle spese per acquisto DPI (dispositivi di protezione individuale)
Fatturazione elettronica: chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate
Interessi legali allo 0,3% dal 1.1.2018
Usufrutto sulle azioni, diritto agli utili e alla distribuzione di riserve
Commercialisti: dal 29.08.2017 obbligatorio il preventivo scritto
Proroga Iper-ammortamenti al 30.09.2018
Manovrina: le principali novità fiscali
Approvati i nuovi principi contabili OIC
Legge di Bilancio 2017: il link
Ravvedimento: dichiarazioni-chiarimenti
Rateazioni, chiarimenti su riammissione
Chiarimenti indicazione costi Black List
Consolidato fiscale – chiarimenti A.E
Principi contabili OIC 10 – 18
Principi contabili OIC 12 – 13 – 28
Versamenti Unico rinviati al 6 luglio
Principi contabili OIC 14 – 20 – 21
Cumulo detrazioni acquisto abitazione
Aste e procedure esecutive: novità
Vittorio Truglio
MOSS e territorialità Iva – chiarimenti
Superammortamenti per migliorie sui beni
Tablet-laptop, limiti al reverse charge
Codice deontologico, ecco le sanzioni
Chiarimenti sugli sconti in Unico e 730
Fondi e TFR, nuovo OIC-31
Immobilizzazioni materiali, nuovo OIC 16
Immobilizzazioni immateriali nuovo OIC24
Videoforum- Telefisco, chiarimenti A.E.
Patent box: ulteriori chiarimenti
L’iter di approvazione del bilancio
Black list rinviate al 20/09/2016
Sulla delega del socio in assemblea
Redditi da locazione imputati al 50%
Arbitri, decisione sui compensi A.D.
Ex soci: rimborsi IVA anche senza riparto
Dichiarazioni 2016, modelli e istruzioni
Riscossione IVA indebitamente compensata
Riforma crisi d’impresa, parere CNDCEC
CNDCEC, nuovo codice deontologico
Massimiliano Bonacina
Istanze interpello: chiarimenti A.E.
Pagamento delle rateazioni tributarie in corso nel concordato con riserva
Sospensione dell’esecuzione dei provvedimenti di rilascio degli immobili
La compensazione nel fallimento: aspetti civilistici e fiscali
Inapplicabilità del privilegio processuale fondiario nei procedimenti di crisi da sovraindebitamento
Tribunale di Bergamo: circolare sulle modalità di vendita nelle procedure concorsuali
Esdebitazione: basta il pagamento parziale dei creditori (in generale e non per la singola categoria di creditori)
Prededuzione anche per il professionista che assiste la società nel 182-bis L.F.
Privilegio 2751-bis n. 2 anche per Iva e CPA
L’IVA di rivalsa nel concordato preventivo
OCC e crediti ipotecari
Cassazione: prededuzione per gli advisor
Concordato in bianco e relazioni periodiche
Sovraindebitamento: nomina del gestore della crisi
Fallimenti: tassa automobilistica al privilegio
Piano del consumatore e sovraindebitamento: un esempio essenziale
Delibera degli amministratori e concordato con riserva
Esedebitazione nella procedura di liquidazione del patrimonio
Concordato liquidatorio e soglia minima del 20%
Esdebitazione nell’ambito delle procedure di crisi da sovraindebitamento
OCC – Tribunale Ravenna: vaglio giuridico già in fase di ammissione
Concordato: finanziamenti interinali 182-quinquies L.F.
Concordato e vincolo di destinazione
Sovraindebitamento del Professionista
Chiusura fallimento con cause pendenti
Insolvenza anche con attivo superiore al passivo
Studio associato: privilegio escluso
Prededuzione per l’assistenza pre-concordato
Concordato revocato: prededuzione negata
Cassazione: legittimazione curatore
Cassazione: prededuzione advisor
Bancarotta fraudolenta e impropria
Cassazione: non conteggiati i privilegiati soddisfatti al 100%
Concordato inammissibile con sequestro
SOVRAINDEBITAMENTO:CONTEGGIO MAGGIORANZE
Cassazione: revocatoria art.67 L.F.
Concordato in continuità vincolante
Prededuzione per servizi ante procedura
CNDCEC: Crisi da sovraindebitamento
CNDCEC: approfondimenti 182-septies L.F.
Nomina comitato creditori nel concordato
Fallimenti: assegnazione beni a creditori
Dilazione privilegiati e diritto di voto
Pre-Commissario giudiziale: linee guida
Decreto banche e procedure concorsuali
Circolare sulle vendite nelle esecuzioni
Legge fallimentare e decreto banche
Concordato: falcida ritenute
Prededuzione ai servizi professionali
CNDCEC: Regolamento per gestione OCC
Relazione del piano del consumatore
Pre concordato: pagamento pregresso
Concordato – pagamento crediti anteriori
Concordato: debito iva falcidiabile
Preconcordato: termine deposito proposta
Fallimento: reati di truffa e bancarotta
Fallimento: privilegio studio associato?
No bancarotta se distrazione riparata
Concordato: dilazione avviso bonario
Fusione e scissione di società in CP
Commissario giudiziale assolto
AIDC Milano: note di variazione IVA
Pagamenti ante concordato preventivo
Circolare operativa n. 2/16
Assistenza ai curatori nelle procedure
Preconcordato con affitto ramo d’azienda
Circolare Operativa n. 1/16
Preconcordato e affitto ramo d’azienda
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Riunione di martedì 13 marzo 2018
Riunione di lunedì 12 marzo 2018
Nell’allegato proposto sono riportati gli argomenti rilevanti individuati sui quotidiani specializzati.
Tribunale Bergamo, 15 luglio 2020
Dopo il ricorso ai sensi dell’art. 161, comma 6, legge fall., seppure la società non sia ancora stata ammessa alla procedura di concordato preventivo, è ammissibile la prosecuzione del pagamento rateale del debito IVA scaturito da controllo automatizzato di cui all’art. 54-bis DPR 633/72 in data antecedente la data di apertura della procedura, al fine di non aggravare la massa dei creditori con le maggiori sanzioni che verrebbero applicate qualora venisse interrotto il pagamento previsto delle rate. L’autorizzazione è disposta anche rilevato che la simulazione del piano proposto dalla società ricorrente a supporto dell’istanza, consente allo stato di ritenere che l’effettuazione di tali pagamenti non pregiudichi gli interessi della massa di creditori.
Decreto Tribunale di Bergamo 15.07.2020
In materia di concordato preventivo, ove l’imprenditore concordante o i suoi aventi causa chiedano il rimborso di un credito IVA formatosi durante lo svolgimento della procedura concorsuale, l’amministrazione finanziaria può opporre in compensazione crediti che siano sorti successivamente all’apertura della procedura medesima, mentre – al contrario – non può opporre in compensazione crediti formatisi in epoca precedente l’apertura della procedura, stante il principio richiamato dagli artt. 56 e 169 l. fall., applicabile anche ai crediti erariali. (Cassazione civile, sez. V, tributaria, 02 Luglio 2020, n. 13467, massima ufficiale).
Cassazione n. 13467 del 2 luglio 2020
Disconosciuto il beneficio per i redditi percepiti a titolo di TFR
Con la risposta all’interpello n. 904-611/2020, non pubblicata, l’Agenzia delle Entrate si è espressa in merito all’applicabilità della norma ex art. 16, comma 1, del D. Lgs. n. 147 del 2015, modificata dalla Legge n. 11 dicembre 2016, n. 232 (Rientro Cervelli) anche per i redditi derivanti dalla corresponsione del TFR.
Il caso di specie vedeva la richiesta da parte di un soggetto in Il caso di specie vede la richiesta, da parte di un soggetto in esercizio dell’agevolazione, dell’applicazione del beneficio anche ai redditi derivanti il riconoscimento del TFR interamente maturato dalle prestazioni di lavoro dipendente prestate in Italia, sostenendo che sono da ritenersi un “diritto di credito, a pagamento differito, di natura sostanzialmente retributiva”, come definito dalla Cassazione nella sentenza 1138 del 19 gennaio 2009.
L’Agenzia delle Entrate, premettendosi la consueta facoltà di opportune verifiche in merito alla spettanza e alla correttezza di quanto dichiarato dal contribuente in sede di descrizione dello stato dell’arte, provvede a precisare quanto definito dal TUIR con gli artt. 51, 52 e 54 in merito alla definizione, rispettivamente, dei redditi derivanti da lavoro dipendente, da rapporti assimilati a lavoro dipendente e derivanti dall’esercizio di arti o professioni, per cui è prevista la spettanza dell’agevolazione in discussione. L’Agenzia procede poi con il precisare come “l’espressione utilizzata dal legislatore è da intendersi riferita ai redditi che ordinariamente concorrono alla formazione del reddito complessivo con esclusione, quindi, dei redditi di lavoro dipendente o assimilato percepiti una tantum e/o che derivano da un processo produttivo pluriennale per i quali, in ragione delle loro peculiarità, è stata prevista una specifica modalità di tassazione disciplinata dall’articolo 17 del TUIR il quale individua le tipologie di redditi che, “in considerazione della loro tendenziale formazione pluriennale, sono assoggettati al regime di tassazione separata” e, dunque, “non concorrono alla formazione del reddito complessivo cui si applica la tassazione ordinaria con le aliquote progressive per scaglioni di reddito“”.
Con riferimento a tali redditi, assoggettati a tassazione separata, è riconosciuto che gli uffici dell’Agenzia delle entrate provvedono a iscrivere a ruolo le maggiori imposte dovute con le modalità stabilite negli articoli 19 e 21 del TUIR, ovvero facendo concorrere i redditi stessi alla formazione del reddito complessivo dell’anno in cui sono percepiti, se ciò risulta più favorevole per il contribuente.
Nonostante tale precisazione, l’Agenzia dichiara poi che “In tale caso, le somme percepite concorrono al reddito complessivo in modo pieno e non ridotto per effetto del beneficio derivante dall’abbattimento della base imponibile nella misura del 50 per cento. Conseguentemente, non può essere esteso il regime fiscale degli impatriati alle somme incassate a titolo di TFR e, pertanto, i relativi imponibili non possono essere ridotti del 50 per cento, né nel caso di tassazione separata propriamente detta, né nel caso in cui, risultando più favorevole, si applichi l’art. 17, comma 3, del TUIR con determinazione del reddito complessivo dell’anno di percezione.”
Ad avviso di chi scrive, l’interpretazione, oltre a risultare privata di un nesso logico tra le premesse descrittive la normativa e la soluzione prospettata, risulta altamente disincentivate ed irragionevole nei risvolti pratici della disposizione agevolativa di cui in oggetto.
Riunione di venerdì 17 luglio 2020
Il Tribunale di Torino si esprime sull’indipendenza del sindaco.
Con sentenza del 9 dicembre 2019, il Tribunale di Torino si esprime in merito all’indipendenza del sindaco facente parte dell’associazione professionale che presta consulenza alla società. La fattispecie è motivo di decadenza e sussiste il potere di nomina giudiziaria del sindaco.
Nell’articolata motivazione, vengono sottolineati, tra gli altri, i “rischi derivanti dall’eccessiva familiarità, fiducia o confidenzialità, che incorrono quando il sindaco è eccessivamente influenzabile dall’interesse della società soggetta alla sua vigilanza o di altra società del gruppo”.
Il sindaco unico di società a responsabilità limitata, con conferimento dell’incarico anche per la revisione legale dei conti della società, versa nella causa di decadenza per assenza di indipendenza ex art. 2399, c. 1, lett. c, c.c. (così come integrata dalle linee guida sulle norme di comportamento per sindaci di società non quotate elaborate dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili) allorché l’associazione professionale, di cui il sindaco sia il dominus, intrattenga con la società revisionata un rapporto di consulenza fiscale e contabile, ricorrendo in casi simili, fra gli altri, il rischio del c.d. auto-riesame per il sindaco-revisore rispetto ai documenti contabili redatti con la consulenza della propria associazione professionale. Le cause di decadenza dei sindaci operano di diritto e l’eventuale deliberazione dell’organo che prenda atto dell’intervenuta decadenza ha effetti solamente dichiarativi e non costitutivi, risultando invece del tutto non richiesto alcun provvedimento giudiziario di accertamento. Il potere di nomina giudiziaria del sindaco ex art. 2477, c. 5, c.c. è da ritenersi sussistente, per analogia, anche nel caso in cui la società a responsabilità limitata sia tenuta alla nomina obbligatoria dell’organo di controllo e questo decada per una sopravvenuta causa di ineleggibilità, senza conseguente nomina assembleare.
Sentenza 9.12.2019 del Tribunale di Torino
Credito di imposta per le locazioni
L’Agenzia delle Entrate, con circolare n. 14/E e risoluzione n. 32/E del 6 giugno 2020, ha fornito chiarimenti sulla disciplina credito d’imposta per i canoni di locazione degli immobili a uso non abitativo e affitto d’azienda – introdotto dall’articolo 28 del decreto legge 19 maggio 2020, n. 34 (c.d. Decreto Rilancio). In particolare, l’Amministrazione Finanziaria ha illustrato l’ambito soggettivo e oggettivo di applicazione della normativa, specificando, in relazione ai contratti di leasing, che il credito d’imposta in argomento è applicabile esclusivamente alle fattispecie di leasing operativo e non di leasing finanziario. A questo proposito, si precisa che la disposizione di legge contiene un generico riferimento ai canoni di leasing, senza specificazioni in merito alla tipologia di contratto.
Resta inoltre da definire, con apposito provvedimento, la modalità di cessione del credito d’imposta.
Circolare n.14/E del 6 giugno 2020
D.L. Rilancio n. 34/2020 - art. 28
La risposta dell’agenzia delle Entrate all’istanza n. 310/2019
Con risposta ad istanza di interpello n. 310 del 24 luglio 2019 (allegato), l’Agenzia delle Entrate si è espressa in relazione all’obbligo di registrazione di atti di donazione formatisi all’estero. In particolare, in relazione al caso oggetto di interpello, relativo ad un bonifico effettuato da un residente estero a favore di un soggetto residente in Italia, l’Amministrazione finanziaria ha ritenuto l’atto di donazione “non soggetto ad imposta di donazione per mancanza di presupposto di territorialità” ai sensi dell’art. 2 del D. Lgs. 346/1990 e quindi non ha ravvisato l’obbligo di registrazione in termine fisso dell’atto di donazione formato all’estero.
A livello operativo, indipendentemente dalla sussistenza dell’obbligo di legge, si ritiene tuttavia più opportuno procedere alla registrazione degli atti di donazione formati all’estero, mediante procedure di apostillazione e/o traduzione giurata dei medesimi. Ciò il fine di cristallizzare un percorso lineare e trasparente per le operazioni poste in essere, così da mettere il contribuente al riparo da accertamenti fiscali di carattere presuntivo, in relazione all’arricchimento derivante dalle somme di oggetto di donazione.
Risposta n.310/2019
Rimborso o compensazione
In vista della scadenza prevista per il 30 giugno 2020 per la trasmissione della dichiarazione IVA, il contribuente si può trovare a dover valutare la modalità di utilizzo del credito IVA emergente dalla dichiarazione annuale.
In particolare, il contribuente ha la possibilità di richiedere l’eccedenza a rimborso o di utilizzarla in compensazione.
L’articolo 30, secondo comma, del DPR 633/72 contiene un’elencazione tassativa dei presupposti che consentono la richiesta di rimborso del credito IVA emergente dalla dichiarazione annuale (ai quali deve aggiungersi quello di cui all’articolo 34, comma 9, del medesimo decreto).Oltre ai casi specifici previsti dall’art. 30, c. 2, il successivo comma 3 prevede un caso residuale, che consente la richiesta di rimborso dell’IVA in caso il contribuente abbia maturato anche nei due anni precedenti un’eccedenza positiva. In tal caso, il contribuente potrà chiedere a rimborso un importo pari alla minore delle eccedenze maturate nel corso dei tre periodi d’imposta considerati.
Al di fuori della casistica descritta, il credito emergente dalla dichiarazione annuale deve necessariamente essere riportato in compensazione nel periodo d’imposta successivo.
Per quanto riguarda la compensazione c.d. “orizzontale” dell’IVA con altri tributi, è previsto un limite annuo di 700 mila euro (art. 34, L. 388/2000 allegato), elevato a 1 milione per l’anno 2020 dal DL 34/2020 (c.d. Decreto Rilancio – allegato), ancora in fase di conversione.
Per la compensazione c.d. “verticale” (ovvero IVA con IVA) non sono invece previste limitazioni.
L. 388/2000 - art. 34
D.L. Rilancio n. 34/2020 - art. 147
Come si modificano i compiti e le responsabilità con la ripresa delle attività
La ripresa dell’attività lavorativa nel mondo post-Covid-19, ha modificato aspetti di responsabilità e di rischi delle attività stesse e dei suoi organi. I primi organismi societari a doversi attivare in questo nuovo inizio sono i componenti dell’Organismo di Vigilanza (Odv), tenuti a verificare, nel rispetto delle norme di legge, la previsione di misure atte a tutelare i propri dipendenti e collaboratori. È compito dell’Odv verificare che l’impresa aggiorni il Documento di Valutazione Rischi e predisponga tutte le iniziative necessarie alla tutela della salute dei dipendenti della società. Nello specifico, è opportuno che la società predisponga un protocollo di comportamento interno anti-contagio, ovvero in cui siano previste:
Le modalità di ingresso ed uscita dall’azienda, sia per il personale interno che per eventuali accessi di persone terze, con annessa possibilità di rilevazione della temperatura corporea. In questo caso può essere prevista una finestra di orario entro cui il personale deve recarsi sul posto di lavoro per lo svolgimento delle attività di verifica e prevenzione;
Garanzia di pulizie giornaliere;
Fornitura di dispositivi di protezione individuale per il personale;
Accesso contingentato agli spazi comuni;
Limitazione agli spostamenti interni, alle riunioni e agli eventi di formazione;
Gestione dei casi di presenza di personale rivelatosi sintomatico.
A seguito di tale predisposizione, l’Odv deve anche verificare che delle informazioni in esso contenute sia stata fatta adeguata formazione del personale d’azienda, a tutti i livelli. Di questa attività dovrà essere data corretta informativa anche al Collegio Sindacale. È proprio questo organo che, in assenza dell’Odv, entra in gioco in prima persona per la verifica di quanto descritto precedentemente.
Accanto ai rischi derivanti da un contagio epidemiologico interno all’attività, il documento redatto dalla Fondazione Nazionale dei Commercialisti, affronta anche il tema del rischio di infiltrazioni criminose a cui sono esposte molte attività data la necessità di accesso a finanziamenti.
In questo contesto è perciò compito dell’Odv, in prima battuta, e poi del Collegio Sindacale in forza del suo ruolo di responsabile della legalità, incrementare i contatti con i responsabili aziendali, dal datore di lavoro al medico aziendale, e con esso il flusso informativo, sollecitando la predisposizione di misure adatte al contenimento del rischio epidemiologico. Tali organi non sono tenuti solamente a vigilare sul funzionamento e l’osservanza del modello 231, ma anche a verificare l’effettiva applicazione dei provvedimenti presi, attraverso verifiche periodiche.
Utili sono state, infine, le affermazioni del Garante della Privacy che ha ritenuto, seppur dotato di autonomi poteri di iniziativa e controllo previsti dalla normativa, l’Odv come organo non titolare autonomo del trattamento, in quanto i suoi compiti sono determinati dall’organi dirigente dell’ente. L’Odv, pertanto, non è inquadrabile come un soggetto distinto, ma anzi è parte dell’ente stesso.
Fondazione Nazionale dei Commercialisti - Vigilanza e modello di organizzazione, gestione e controllo ex D.Lgs. 231/2001 nell'emergenza sanitaria
Novella normativa o semplice applicazione di quanto già da tempo in vigore?
Con l’emergenza epidemiologica da Covid-19, tutte le professioni hanno dovuto, giocoforza, avvicinarsi alla digitalizzazione di pressochè ogni attività. I Dottori Commercialisti, pur avendo già da tempo “digitalizzato” diversi adempimenti ed attività, hanno affrontato per la prima volta l’impossibilità di incontrare sia i propri assistiti sia i funzionari della Pubblica Amministrazione. Come si sono dovuti adattare per quanto riguarda la sottoscrizione e lo scambio dei documenti ufficiali?
Nel Decreto Legge del 8 aprile 2020, n. 23, meglio conosciuto come “decreto Liquidità”, all’art. 4 viene trattato il tema della sottoscrizione di contratti e comunicazioni in modo semplificato per Istituti di credito e la predisposizione della documentazione antiriciclaggio. L’articolo in argomento dispone che “anche se il cliente esprime il proprio consenso mediante il proprio indirizzo di posta elettronica non certificata o con altro strumento idoneo, a condizione che questi siano accompagnati da copia di un documento di riconoscimento in corso di validità del contraente, facciano riferimento ad un contratto identificabile in modo certo e siano conservati insieme al medesimo con modalità tali da garantire la sicurezza, l’integrità e l’immodificabilità”, predisponendo così una modalità alternativa alla sottoscrizione in firma autografa del contratto. Tale modalità di sottoscrizione di accordi era stata accolta, pochi giorni prima della pubblicazione Decreto Liquidità, anche dall’Agenzia delle Entrate, con trasposizione delle modalità sopra descritte nella circolare n. 6/E del 2020 per quanto concerne la sottoscrizione degli accordi di accertamento con adesione, garantendo al Contribuente di essere al riparo da contestazioni di carattere formale.
Le disposizioni previste dal citato articolo 4 del Dlgs. 23/2020 rappresentano, di fatto, l’estensione positiva all’ambito dello scambio di documenti con gli Istituti di credito, di quanto previsto dall’art. 65 del D. Lgs. 82/2005, rubricato “Istanze e dichiarazioni presentate alle pubbliche amministrazioni per via telematica” e dell’art. 38 del DPR 445/2000, rubricato “modalità di invio e sottoscrizione delle istanze”. Tali norme erano state peraltro già recepite dall’Agenzia delle Entrate: nella circolare n. 9/2016, in relazione alle modalità di sottoscrizione delle istanze di interpello è previsto infatti che “ai sensi del punto 1.1. lettera d) del Provvedimento, l’istanza va “sottoscritta con firma autografa, ovvero, nei casi in cui il documento è trasmesso via posta elettronica certificata o, ove consentito, posta elettronica libera, con firma digitale o con le modalità di cui all’articolo 38, comma 3, del Decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445”.
Si tratta di un’importante possibilità concessa al Contribuente, che ha consentito di perfezionare, per esempio, molti accordi di accertamento con adesione che, si ricorda, non risultavano investiti dalla sospensione dei termini prevista con i Decreti “Cura Italia” e “Liquidità”
Si può ritenere quindi che la situazione emergenziale verificatasi in questi mesi abbia contribuito all’effettiva applicazione di quanto era già previsto nel nostro ordinamento ma che, per questioni di abitudini ed usi consolidati, risultava disapplicata o comunque poco noto.
Dl 23/2020 - art.4
Circolare n. 9 /2016
Dpr. 445/2000 - art. 38
Dlgs. 82/2005 - art. 65
Applicabilità alle procedure concorsuali
Il DL n. 18 del 17 marzo 2020 (c.d. DL Cura Italia) convertito con modificazioni in L. n. 27 del 29 aprile 2020, ha introdotto l’art. 103, comma 6, in base al quale “sono sospesi i provvedimenti di rilascio degli immobili sino al 1 settembre 2020”. Si tratta di una disposizione obiettivamente equivoca in quanto non risulta chiaro se la medesima sia applicabile, per analogia, alla liberazione degli immobili da porre in essere in ambito di procedure concorsuali. Da un lato, infatti, le schede di lettura della Legge, pubblicate sul sito del Senato, fanno esclusivo riferimento alle “esecuzioni immobiliari”. Per altro verso, una certa parte della giurisprudenza di merito ritiene che la disciplina relativa alle esecuzioni immobiliari contenuta al codice di procedura civile sia applicabile alle procedure concorsuali in caso non si sovrapponga con la legge fallimentare. Ciò in quanto le vendite effettuate, per esempio, in ambito fallimentare, rappresentano comunque delle vendite coattive, attuate contro la volontà del fallito. Pertanto, anche l’art. 103 potrebbe ritenersi applicabile alle vendite fallimentari. In tal caso, un Curatore Fallimentare che abbia in corso la vendita di un bene immobile precedentemente aggiudicato all’asta, potrebbe trovarsi nella condizione di non poter garantire all’acquirente la consegna dell’immobile libero prima del 1 settembre 2020.
Anche in caso di non applicabilità della norma in argomento alle procedure concorsuali, l’equivocità della norma potrebbe essere strumentalizzata per rallentare le operazioni di rilascio dell’immobile.
Nel contesto di incertezza descritto, si tratterà di verificare la prassi adottata dai Tribunali di merito.
DL Cura Italia - art. 103
Legge n.27/2020 - modifiche al DL Cura Italia - art. 103
L’Italia abbassa le soglie per il rilascio del visto
Nel contesto imprevedibile dettato dall’emergenza epidemiologica che ha colpito il mondo intero, l’Italia ha, nell’arco di 3 mesi, pubblicato 3 decreti ricchi di nuove norme, rivisitazioni di norme già esistenti e/o proroga di norme in scadenza.
In questo contesto, con il recente Decreto Rilancio del 20 maggio 2020, n. 34, il legislatore italiano ha voluto, tra le altre cose, creare un nuovo sostegno alle imprese Italiane attraverso la ricerca di capitale estero. Per fare ciò, all’articolo 38 intitolato “rafforzamento patrimoniale delle start-up innovative”, al comma 10 è stato introdotto il seguente dettato: all’articolo 26-bis, comma 1, lettera b), del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, le parole “di almeno euro 1.000.000 in strumenti rappresentativi del capitale di una società costituita e operante in Italia mantenuto per almeno 2 anni ovvero di almeno euro 500.000”, sono sostituite dalle seguenti: “di almeno euro 500.000 in strumenti rappresentativi del capitale di una società costituita e operante in Italia mantenuto per almeno 2 anni ovvero di almeno euro 250.000”.
Per capirci di più è necessario esaminare il disposto normativo dell’articolo 26-bis, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero). L’articolo in commento tratta il tema dell’ingresso e soggiorno in Italia di investitori esteri. Nello specifico è previsto, al comma 1, che: L’ingresso e il soggiorno per periodi superiori a tre mesi sono consentiti, al di fuori delle quote di cui all’articolo 3, comma 4, agli stranieri che intendono effettuare:
a) un investimento di almeno euro 2.000.000 in titoli emessi dal Governo italiano e che vengano mantenuti per almeno due anni;
b) un investimento di almeno euro 500.000 in strumenti rappresentativi del capitale di una societa’ costituita e operante in Italia mantenuto per almeno due anni ovvero di almeno euro 250.000 nel caso tale societa’ sia una start-up innovativa iscritta nella sezione speciale del registro delle imprese di cui all’articolo 25, comma 8, del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221;
c) una donazione a carattere filantropico di almeno euro 1.000.000 a sostegno di un progetto di pubblico interesse, nei settori della cultura, istruzione, gestione dell’immigrazione, ricerca scientifica, recupero di beni culturali e paesaggistici e che:
1) dimostrano di essere titolari e beneficiari effettivi di un importo almeno pari a euro 2.000.000, nel caso di cui alla lettera a), o euro 1.000.000, nei casi di cui alla lettera b) e alla presente lettera, importo che deve essere in ciascun caso disponibile e trasferibile in Italia;
2) presentano una dichiarazione scritta in cui si impegnano a utilizzare i fondi di cui al numero 1) per effettuare un investimento o una donazione filantropica che rispettino i criteri di cui alle lettere a) e b) e alla presente lettera, entro tre mesi dalla data di ingresso in Italia;
3) dimostrano di avere risorse sufficienti, in aggiunta rispetto ai fondi di cui al numero 1) e in misura almeno superiore al livello minimo previsto dalla legge per l’esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria, per il proprio mantenimento durante il soggiorno in Italia.
La disposizione dell’articolo 38, comma 10, del decreto legislativo n.34/2020, va pertanto a modificare alcuni dei requisiti per richiedere il rilascio del visto “per investitori” utilizzato da stranieri con ingenti disponibilità finanziare a fare ingresso nel nostro Paese al fine di prendervi la residenza.
Si precisa per chiarezza che è previsto il rilascio del permesso di soggiorno biennale al titolare del visto per investitori, recante la dicitura “per investitori”, revocabile anche prima della scadenza quando viene accertato che lo straniero non ha effettuato l’investimento o la donazione di cui al comma 1 entro tre mesi dalla data di ingresso in Italia o ha dismesso l’investimento prima della scadenza del termine di due anni. Il permesso di soggiorno per investitori e’ rinnovabile per periodi ulteriori di tre anni, previa valutazione positiva, da parte dell’autorita’ amministrativa da cui risulti ancora investita la somma inizialmente versata a fronte di strumenti finanziari di cui al comma 1.
Art. 38, Decreto Rilancio n.34/2020
Art. 26-bis, Dlgs. 25 luglio 1998, n. 286
La fotografia dei provvedimenti normativi
Considerando il momento di estrema proliferazione normativa, lo Studio Mazzucotelli propone un prospetto riepilogativo delle disposizioni introdotte in tema di misure di prevenzione e contenimento dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 ed i relativi interventi a sostegno di cittadini ed imprese.
Elenco novità normative COVID-19 al 21 maggio 2020
Le indicazioni dell’Agenzia delle Entrate nella circolare n. 12/2020
L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 12 del 12 maggio 2020, fornisce chiarimenti in merito alla prova delle cessioni intra comunitarie. In particolare, nelle conclusioni l’Agenzia ritiene che: allo stato, in tutti i casi in cui non si renda applicabile la presunzione di cui all’articolo 45-bis del Regolamento UE (presunzione che i beni siano stati spediti o trasportati da uno Stato comunitario all’altro se ricorrono specifiche condizioni di cui gli operatori devono fornire prova nei modi e nei termini previsti dalle nuove disposizioni), possa continuare a trovare applicazione la prassi nazionale, anche adottata prima dell’entrata in vigore del medesimo articolo, in tema di prova del trasporto intracomunitario dei beni. Resta inteso, ad ogni modo, che detta prassi nazionale individua documenti, la cui idoneità a provare l’avvenuto trasporto comunitario è comunque soggetta alla valutazione, caso per caso, dell’amministrazione finanziaria (Note esplicative paragrafo 5.3.3).
Si allegano anche le note esplicative riguardanti le modifiche del sistema dell’IVA nell’UE relative al regime di call-off stock, alle operazioni a catena e all’esenzione delle cessioni intracomunitarie di beni (“soluzioni rapide 2020”)
Note esplicative le modifiche al regime di call-off stock
Circolare dell'Agenzia delle Entrate n.12/2020
I chiarimenti forniti dall’Agenzia delle Entrate con l’interpello 129/2020
Con la risposta all’interpello n. 129/2020, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che l’emissione della fattura immediata debba avvenire obbligatoriamente entro dodici giorni dall’effettuazione dell’operazione determinata ai sensi dell’articolo 6 del D.P.R. 633/72, indipendentemente dal fatto che il dodicesimo giorno cada di sabato o in un giorno festivo.
Risposta all'interpello n. 129/2020 dell'Agenzia delle Entrate
Il riscadenziamento dei versamenti
Secondo le bozze del Dl “Rilancio” in corso di approvazione definitiva che, pian piano, trapelano dai quotidiani specializzati, il governo disporrà, per alcune categorie di contribuenti, la possibilità di un secondo riscadenziamento del versamento di imposte e contributi. Se da un lato, almeno in linea teorica, l’intervento può risultare utile per sopperire alla carenza di liquidità indotta dall’emergenza Covid, dall’altro lato risulta talvolta di difficile applicazione a causa della peculiarità di alcuni settori merceologici. È il caso dei contratti d’appalto. In base alla circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 8/2020, per le categorie di contribuenti per i quali risultano sospesi gli obblighi di versamento, devono intendersi altresì sospesi i controlli previsti a carico del committente in materia di ritenute e compensazioni in appalti e subappalti dall’articolo 17-bis del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, introdotto dall’articolo 4 del decreto-legge 26 ottobre 2019, n. 124. Ciò in quanto i predetti controlli da parte del committente sono strettamente connessi ai versamenti delle ritenute da parte dell’appaltatore, sospesi in virtù di quanto sopra rappresentato.
Nella pratica operativa si riscontra che, pur in presenza di un’espressa sospensione normativa tanto del versamento delle imposte e dei contributi, quanto degli obblighi di verifica a carico del committente, quest’ultimo non provveda al pagamento delle commesse se non dietro prova da parte dell’appaltatore dell’avvenuto versamento di contributi e imposte. Ciò in ragione della responsabilità solidale tra committente e appaltatore per i versamenti di cui sopra. Le imprese appaltatrici si trovano così di fatto costrette a valutare la necessità di versare imposte e contributi per non rischiare di subire i danni causati dal mancato incasso delle prestazioni da parte dei committenti. Questo meccanismo che spinge le imprese appaltatrici al versamento di imposte e contributi non consente di beneficiare della proroga alla validità dei DURC in scadenza fino al 31 luglio 2020, disposta dall’art. 103 del DL Cura Italia.
Articolo 4 del DL 26 ottobre 2019, n. 124
Circolare n. 8/2020 Agenzia delle Entrate
il trattamento del TFR
Il legislatore italiano ha, da tempo, focalizzato la propria attenzione nell’incentivare il rientro e/o l’ingresso nel territorio dello Stato di lavoratori con specifici requisiti. In ordine a ciò, di rilevante apertura è stato il disposto normativo introdotto dalla Legge 30 dicembre 2010, n. 238. E’ infatti previsto che, per i soli cittadini dell’Unione Europea in possesso di un titolo di laurea e/o che hanno svolto una specializzazione post lauream per 24 mesi continuativi fuori dal territorio dello Stato, si possa optare per un regime di tassazione agevolato che faccia concorrere ad imposizione una parte limitata (20% per le lavoratrici e 30% per i lavoratori) del reddito da lavoro dipendente, del reddito di lavoro autonomo e del reddito di impresa prodotti in Italia durante l’anno in esame. Tale regime è applicabile al ricorrere di alcune condizioni:
il trasferimento della residenza nel territorio dello Stato ai sensi dell’art. 2 del Tuir avvenuto entro 3 mesi dall’assunzione o dall’avvio dell’attività in Italia;
Non essere stato residente in Italia per i 2 periodi di imposta precedenti il predetto trasferimento e l’impegno a mantenere la residenza assunta per almeno 5 periodi di imposta;
l’attività lavorativa deve essere prestata prevalentemente nel territorio italiano;
è richiesta l’iscrizione all’AIRE per coloro che intendano fare rientro in Italia;
l’agevolazione ha durata complessiva di 5 esercizi.
Tali disposizioni hanno poi visto il susseguirsi di chiarimenti da parte dell’Agenzia delle Entrate, forniti per il tramite di circolari e risposte ad istanze presentate dai contribuenti, ma anche di successive modifiche normative, tra cui l’art. 10, comma 12-octies, del Dl 31 dicembre 2014, n. 192, e ancora dall’art. 16, del D.lgs. 14 settembre 2015, n. 147, modificato dall’art. 1, comma 259, della Legge 28 dicembre 2015, n. 208. Tali modifiche hanno, da un lato migliorato ancor di più la potenza attrattiva, in termini economici, del nostro territorio verso soggetti residenti esteri e dall’altra ne hanno esteso l’applicabilità alleggerendo i requisiti, temporali e non, all’ingresso. Con le ultime modifiche introdotte dall’art. 5 del Decreto Crescita 30 aprile 2019, n. 34, entrato in vigore il 30 giugno 2019, infatti, l’agevolazione si configura, ordinariamente, nella concorrenza ad imposizione del 30% dei redditi da lavoro dipendente, dei redditi a questi assimilati e dei redditi di lavoro autonomo prodotti in Italia. Le modifiche introdotte negli anni non si limitano alla quota imponibile, ma anche a requisiti quali:
il trasferimento della residenza nel territorio dello Stato ai sensi dell’art. 2 del Tuir;
non essere stato residente in Italia per i 2 periodi di imposta precedenti il predetto trasferimento e l’impegno a risiedere in Italia per almeno 2 periodi di imposta consecutivi;
non è più richiesta l’iscrizione all’Aire per i cittadini che intendono ritrasferire la residenza in Italia beneficiando della presente agevolazione purché abbiano avuto la residenza in un altro Stato ai sensi di una convenzione contro le doppie imposizioni sui redditi;
durata complessiva dell’agevolazione di 5 esercizi.
Il regime di cui al comma 1, si applica anche ai redditi d’impresa prodotti dai soggetti identificati dal comma 1 o dal comma 2 che avviano un’attività d’impresa in Italia, a partire dal periodo di imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2019. L’agevolazione raggiunge la sua massima espressione con concorrenza ad imposizione dei predetti redditi per il solo 10% del loro ammontare nei casi in cui il soggetto trasferisca la propria residenza in una delle seguenti regioni: Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Calabria, Sardegna, Sicilia. L’agevolazione è poi estendibile, con concorrenza del reddito ad imposizione per il 50%, per ulteriori 5 esercizi, al ricorrere dei presenti requisiti:
ai lavoratori con almeno un figlio minorenne a carico, anche in affido preadottivo;
ai lavoratori proprietari di almeno un’unità immobiliare di tipo residenziale in Italia (entro 12 mesi dal trasferimento).
Per i lavoratori con almeno 3 figli a carico, anche in affido preadottivo, i redditi prodotti negli ulteriori 5 periodi di imposta concorrono alla formazione del reddito complessivo limitatamente al 10% del loro ammontare.
La disposizione normativa ed i chiarimenti forniti dall’Agenzia delle Entrate hanno definito un chiaro quadro applicativo dell’agevolazione. Ma cosa succede alle somme percepite dal soggetto impatriato, a titolo di Tfr e relative indennità, qualora il rapporto di lavoro cessasse dopo il secondo anno, perciò superando una delle clausole di decadenza?
Il trattamento tributario del Tfr e delle relative indennità è definito dall’art. 17, comma 1, lettera a) del Tuir come uno dei redditi soggetti a tassazione separata, il cui metodo applicativo è fornito dall’art. 19, comma 1, del medesimo codice. Ad avviso di chi scrive, potrebbe risultare disincentivate ed irragionevole la disapplicazione della disposizione agevolativa di cui in oggetto ai redditi da TFR e indennità, anche poiché tali redditi, come affermato dalla Cassazione nella sentenza 1138 del 19 gennaio 2009, sono da ritenersi un “diritto di credito, a pagamento differito, di natura sostanzialmente retributiva”. Tale diritto di credito si caratterizza per maturare anno per anno in parallelo alla retribuzione dovuta per il lavoro prestato. Tutto quanto detto potrebbe trovare ulteriore conferma con l’analisi del secondo paragrafo dell’art. 17, comma 3, del Tuir, secondo cui:
“Per i redditi indicati alle lettere a) (trattamento di fine rapporto di cui all’articolo 2120 del codice civile e indennità equipollenti, comunque denominate, commisurate alla durata dei rapporti di lavoro dipendente … altre indennità e somme percepite una volta tanto in dipendenza della cessazione dei predetti rapporti, comprese l’indennità di preavviso, le somme risultanti dalla capitalizzazione di pensioni e quelle attribuite a fronte dell’obbligo di non concorrenza ai sensi dell’articolo 2125 del codice civile …), b), c) e c bis) del comma 1 gli uffici provvedono a iscrivere a ruolo le maggiori imposte dovute con le modalità stabilite negli articoli 17 e 18 [19 e 21] ovvero facendo concorrere i redditi stessi alla formazione del reddito complessivo dell’anno in cui sono percepiti, se ciò risulta più favorevole per il contribuente.”
Pertanto, l’ufficio dovrebbe fa concorrere le somme percepite a titolo di TFR e relative indennità al reddito complessivo da lavoro dipendente, con applicazione del disposto normativo ex art. 16, comma 1, D. Lgs. 147 del 2015, e successive modificazioni, qualora ciò risultasse più conveniente per il contribuente.
Art. 16 D.Lgs. 147/2015 - Ultima modifica
Art. 17 Tuir
Art. 19 Tuir
Cassazione 1138/2009
Scadenza fissata a 90 giorni dal termine dello stato di emergenza
La legge di conversione del Decreto Legge “Cura Italia” ha ulteriormente prorogato la validità dei DURC, stabilendo che tali certificati, in scadenza tra il 31 gennaio 2020 e il 31 luglio 2020, conservano la loro validità per novanta giorni successivi alla dichiarazione di cessazione dello stato di emergenza, ad oggi fissata al 31 luglio 2020.
Articolo 103 - DL Cura Italia
Pubblicato il Bando Invitalia
Pubblicato sul sito di Invitalia il bando ove vengono definiti i criteri e le modalità di riconoscimento alle imprese del rimborso delle spese sostenute per l’acquisto di dispositivi di protezione individuale (DPI). In allegato il Bando in cui trovare tutte le informazioni circa le spese rimborsabili e i termini per la presentazione della richiesta.
Invitalia_Bando_Impresa_Sicura
Lo Studio Mazzucotelli e la Full Accounting S.r.l. mettono a disposizione il proprio “Manuale operativo sull’adozione di misure organizzative, di prevenzione e di protezione per il contenimento del contagio da Sars – Cov -2 nel luogo di lavoro” redatto sulla base della normativa vigente e sottoposto a continuo aggiornamento in funzione delle modifiche normative che seguiranno. Il documento individua le misure di prevenzione adottate dallo Studio, oltre alle regole ed i comportamenti da osservare per lo svolgimento in sicurezza dell’attività lavorativa e dell’accesso in Studio.
Manuale Operativo Anti Contagio
Il Tribunale di Bergamo rende disponibile il nuovo formato dell’ordinanza di vendita per le procedure esecutive
E’ disponibile sul sito del Tribunale di Bergamo il verbale della riunione tenutasi in data 23 aprile 2020 tra i giudici della Seconda sezione civile, procedure concorsuali e esecuzioni forzate, che modifica lo standard di ordinanza di vendita e dispone in merito allo svolgimento delle vendite giudiziarie una volta iniziata la Fase 2 dell’emergenza epidemiologica da COVID-19. I nuovi esperimenti di vendita potranno essere fissati appena si aprirà la c.d. Fase 2 e le prescrizioni sanitarie imposte consentiranno ai custodi di far visionare gli immobili in vendita.
Verbale riunione Tribunale di Bergamo 23.04.2020
Nell’allegato propo