Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-650-codice-civile-fissazione-di-un-termine-per-la-rinunzia
Timestamp: 2018-10-22 02:29:24+00:00
Document Index: 155733999

Matched Legal Cases: ['art. 1350', 'art. 1350', 'art. 1350', 'art. 1350', 'art. 1350', 'art. 675', 'art. 649', 'art. 677']

Chiunque ha interesse (1) può chiedere che l’autorità giudiziaria (2) fissi un termine entro il quale il legatario dichiari se intende esercitare la facoltà di rinunziare. Trascorso questo termine senza che abbia fatto alcuna dichiarazione, il legatario perde il diritto di rinunziare.
Rinunzia: [v. 519].
(1) Interessati possono essere non solo l’onerato [v. 649] o i legatari chiamati in sostituzione, ma anche il beneficiario dell’onere [v. 647] che grava sul legato, il creditore del legatario, l’esecutore testamentario [v. 700].
(2) Il termine non potrà essere fissato dal giudice di sua iniziativa (ossia d’ufficio); competente è il tribunale del luogo di apertura della successione [v. 456].
La norma mira ad evitare che si protragga la situazione di incertezza circa la definitività dell’acquisto da parte del legatario.
La volontà di rinunziare al legato di beni immobili, per cui è necessaria la forma scritta "ad substantiam", ai sensi dell'art. 1350 c.c., avendo natura meramente abdicativa, può essere dichiarata pure con l'atto di citazione - per sua natura recettizio con effetti anche sostanziali - il quale, provenendo dalla parte che, con il rilascio della procura a margine o in calce, ne ha fatto proprio il contenuto, soddisfa altresì il requisito della sottoscrizione, sicché l'atto risponde al requisito formale, senza che assuma rilievo la trascrizione di esso, in quanto volta soltanto a rendere lo stesso opponibile ai terzi. Rigetta, App. Napoli, 26/10/2006
Cassazione civile sez. II 07 maggio 2013 n. 10605
In tema di rinunzia al legato di beni immobili, per il quale è prevista ai sensi dell'art. 1350 c.c. la forma scritta "ad substantiam", la volontà di dismettere il diritto, che ha natura meramente abdicativa, può essere dichiarata anche con l'atto di citazione - per sua natura atto ricettizio con effetti anche sostanziali - che, provenendo dalla parte che con il rilascio della procura a margine o in calce ne ha fatto proprio il contenuto, soddisfa anche il requisito della sottoscrizione, sicché l'atto risponde al requisito di forma di cui all'art. 1350 c.c. in relazione al quale non assume alcun rilievo la trascrizione dell'atto che ha soltanto la funzione di rendere l'atto opponitele ai terzi. L'acquisizione del possesso in buona fede anteriormente alla pubblicazione del testamento in forza dell'apparente successione legittima non può costituire accettazione del legato risultante dal testamento pubblicato successivamente.
In tema di rinunzia al legato di beni immobili, per il quale è prevista ai sensi dell'art. 1350 c.c. la forma scritta "ad substantiam", la volontà di dismettere il diritto, che ha natura meramente abdicativa, può essere dichiarata anche con l'atto di citazione - per sua natura atto ricettizio con effetti anche sostanziali - che, provenendo dalla parte che con il rilascio della procura a margine o in calce ne ha fatto proprio il contenuto, soddisfa anche il requisito della sottoscrizione, sicché l'atto risponde al requisito di forma di cui all'art. 1350 c.c. in relazione al quale non assume alcun rilievo la trascrizione dell'atto che ha soltanto la funzione di rendere l'atto opponibile ai terzi.
Cassazione civile sez. II 10 giugno 2003 n. 9262
La domanda diretta all'accertamento del diritto di accrescimento tra collegatari di uno stesso bene ex art. 675 c.c. a causa della premorienza di uno di essi rispetto al testatore, senza che sia in discussione la validità del legato, nè il conseguimento del possesso del bene oggetto di esso (art. 649 c.c.), deve essere proposta soltanto nei confronti di chi concretamente contesti tale pretesa, non ricorrendo la necessità di integrazione del contraddittorio nei confronti dell'erede del testatore, ancorché in presenza del suo interesse alla devoluzione della quota del collegatario premorto a norma dell'art. 677 c.c..
Cassazione civile sez. II 20 aprile 1994 n. 3746