Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-1118-codice-civile-diritti-dei-partecipanti-sulle-parti-comuni
Timestamp: 2018-10-22 23:59:13+00:00
Document Index: 84010061

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 32', 'art. 68', 'sentenza ', 'art. 1127', 'art. 1127']

Art. 1118 codice civile: Diritti dei partecipanti sulle parti comuni
Il diritto di ciascun condomino sulle parti comuni (1), salvo che il titolo non disponga altrimenti, è proporzionale al valore dell’unità immobiliare che gli appartiene (2).
Il condomino non può sottrarsi all’obbligo di contribuire alle spese per la conservazione delle parti comuni, neanche modificando la destinazione d’uso della propria unità immobiliare, salvo quanto disposto da leggi speciali (3).
Parti comuni: [v. 1117bis].
Condomino: contitolare della proprietà di alcune parti dell’edificio e titolare esclusivo di un piano o di una porzione di piano (o un appartamento) dell’edificio medesimo.
(1) Art. così sostituito ex l. 11-12-2012, n. 220 (Riforma del condominio) (art. 3), in vigore dal 18-6-2013 (art. 32, l. cit.).
(2) L’art. 68 disp. att. nel prevedere la determinazione delle tabelle millesimali nel regolamento di condominio assume come parametro di riferimento il valore proporzionale di ciascuna unità immobiliare, nel cui computo devono farsi rientrare anche eventuali spazi accessori (balconi, terrazze o giardini).
(3) Sul condomino grava un’obbligazione alla quale non può sottrarsi, se non cedendo il piano o la porzione di piano di cui ha la proprietà [v. 832] esclusiva.
Ai fini della configurabilità di un supercondominio, non è indispensabile l'esistenza di beni comuni a più edifici, compresi in una più ampia organizzazione condominiale, ma è sufficiente la presenza di servizi comuni agli stessi, quali, nella specie, i servizi di illuminazione, di rimozione dei rifiuti e di portineria. Rigetta, App. Milano, 26/11/2005
Cassazione civile sez. II 02 maggio 2013 n. 10235
Affinché un condomino possa staccarsi dall'impianto comune centralizzato di riscaldamento senza l'unanimità di consenso degli altri condomini è necessaria la duplice condizione che dal distacco non derivino né uno squilibrio termico pregiudizievole all'impianto né un aggravio di spese per coloro che continuino ad usufruire dell'impianto. (Conferma App. Milano 1º ottobre 2004 n. 2560).
Cassazione civile sez. II 31 luglio 2012 n. 13718
Il condomino può legittimamente rinunziare all'uso del riscaldamento centralizzato e distaccare le diramazioni della sua unità immobiliare dall'impianto termico comune, senza necessità di autorizzazione od approvazione degli altri condomini, e, fermo il suo obbligo di pagamento delle spese per la conservazione dell'impianto, è tenuto a partecipare a quelle di gestione, se e nei limiti in cui il suo distacco non si risolve in una diminuzione degli oneri del servizio di cui continuano a godere gli altri condomini; ne consegue che la delibera assembleare che, pur in presenza di tali condizioni, respinga la richiesta di autorizzazione al distacco è nulla per violazione del diritto individuale del condomino sulla cosa comune.
Cassazione civile sez. VI 03 aprile 2012 n. 5331
Nel condominio di edifici, che costituisce un ente di gestione, l'esistenza dell'organo rappresentativo unitario non priva i singoli condomini del potere di agire in difesa dei diritti connessi alla loro partecipazione, né quindi del potere di avvalersi dei mezzi di impugnazione per evitare gli effetti sfavorevoli della sentenza pronunciata nei confronti dell'amministratore stesso che vi abbia fatto acquiescenza.
Cassazione civile sez. II 28 marzo 2012 n. 4991
Il condominio negli edifici viene a esistenza per la sola presenza di un edificio in cui vi sia una separazione della proprietà per piani orizzontali, a prescindere dall'approvazione di un regolamento di condominio e dalla completezza e validità dello stesso. In particolare il semplice frazionamento della proprietà di un edificio per effetto del trasferimento delle singole unità immobiliari a soggetti diversi, pertanto, comporta il sorgere di uno stato di condominio.
L'indennità di sopraelevazione è dovuta dal proprietario dell'ultimo piano di un edificio condominiale ai sensi dell'art. 1127 c.c. non solo in caso di realizzazione di nuovi piani o nuove fabbriche, ma anche per la trasformazione dei locali preesistenti mediante l'incremento delle superfici e delle volumetrie indipendentemente dall'aumento dell'altezza del fabbricato. Tale indennità trae fondamento dall'aumento proporzionale del diritto di comproprietà sulle parti comuni conseguente all'incremento della porzione di proprietà esclusiva e, in applicazione del principio di proporzionalità, si determina sulla base del maggior valore dell'area occupata ai sensi dell'art. 1127, comma 4, c.c. Per la determinazione dell'indennità può agire l'amministratore del condominio soltanto per conto di quei partecipanti all'assemblea, che gli abbiano conferito ampio ed illimitato mandato, trattandosi di diritti individuali e non di mera tutela dei beni comuni, mentre la prescrizione del relativo diritto, decorre non dall'installazione della tettoia, per la quale sia stata chiesta in precedenza la sanatoria edilizia, bensì dall'intervento più recente accertato dai giudici di merito, costituito dalla costruzione, in luogo della precedente elementare struttura, della veranda coperta in alluminio anodizzato, integrante un vero e proprio manufatto abitativo in sopraelevazione. (Conferma App. Napoli 6 dicembre 2005 n. 3409).
Cassazione civile sez. II 18 novembre 2011 n. 24327
16/12/2017 alle 19:25
….distaccato fin dalla stagione 2013-’14 con il suo distacco : approvazione unanime dell’assembl.cond.
Nella stagione 2016/’17,senz motivo alcuno i rimanenti hanno deliberato, in occasione dell’ installazione delle valvole, di cambiare (senza ragione alcuna) la “vecchia, ancora efficiente, con una nuova caldaia, chiedendo a chi si era precedentemente distaccato la contribuzione, come se fosse un utente a tutti gli effetti, ma da 3 anni, già distaccato.
Si fa notare che chi si è distaccato,già allora, non l’ha fatto per capriccio, ma essendo sottotetto (VI p.) non aveva calore sufficienti nel proprio ambiente, nè toglieva calore ad altri calore o usufruivadi di scambio termico, come avviene per appartamenti intermedi e confinanti. Da notare che quasi una metà di appartamenti nel frattempo sono rimasti vuoti ( è l’Italia che muore!), quindi la potenzialità della “vecchia” sarebbe stata già + che suff.te per i rimasti allacciati.
Anzi :1) il suo disatacco ha contribuito al risparmio di energia elettrica, essendosi abbassata la quota di prevalenza per le pompe.
2) l’installazione delle valvole ha comportato un consistente risparmio di combustibile (CH4).
3) e il soggetto distaccatosi ha rinunciato, con lettera RS, ad ogni futuro allaccio al nuovo impianto, per i motivi addotti per il distacco stesso:sotto tetto.
Ergo quale spesa si può ad esso attribuire, se non intende usufruire nè oggi nè MAI del già scarso riscaldamento già precedentemente e insufficientemente avuto?
Aggiungendo a tutto ciò che il soggetto distaccatosi, già, ha dovuto affrontare spese sue per un nuovo impianto di riscaldamento con condizionatori elettrici?
I condomini “rimasti” che cosa possono chiedere al “povero crocifisso”, che ha dovuto obtare, dietro loro approvazione, per una soluzione tutta sua, senza scampo alcuno?