Source: https://www.diritto.it/poteri-e-compiti-del-custode-nella-espropriazione-immobiliare-dopo-la-legge-12-2019/
Timestamp: 2020-08-04 23:30:47+00:00
Document Index: 117828966

Matched Legal Cases: ['art. 559', 'art. 559', 'art. 57', 'art. 560', 'art. 560', 'art. 560']

Per approfondire leggi anche “Il procedimento di liberazione degli immobili dalle ipoteche” di Maria Teresa De Luca
Attività conservativa e gestoria del custode
B. Attività liquidatoria del custode
C) Compiti del custode nell’aspetto pratico
D) Manutenzione ordinaria e straordinaria del bene pignorato
E)Compiti del custode nel caso in cui l’immobile pignorato ricada in un condominio
F) Natura giuridica dell’ufficio custodiale
Il custode non è un rappresentante legale od un sostituto universale del debitore, il quale non perde per l’effetto del pignoramento la propria capacità giuridica o la propria generale legittimazione ad agire
Il custode – ancorché sia la stessa persona del debitore per effetto dell’automatismo prescritto dall’art. 559, 1° co. C.p.c. Ed in un mancanza del provvedimento di sostituzione del ge ex art. 559, 2° comma c.p.c. – quale rappresentante di un ufficio e titolare di un munus publicum, avente ad oggetto la gestione di un patrimonio autonomo (o separato) costituito dal compendio pignorato, provvisoriamente sottratto a chi ne aveva la disponibilità, in attesa della conclusione della espropriazione, è titolare di una legittimazione ad agire funzionalmente circoscritta in nome dell’ufficio che rappresenta e per contro del soggetto a cui i beni staggiti verranno attribuiti o restituiti;
Il custode non è titolare di un diritto reale sugli immobili pignorati, né esercita una attività corrispondente all’esercizio della proprietà o di altro diritto reale sui beni staggiti di cui non può essere possessore ma un mero detentore autonomo.
G) L’amministrazione gestoria del custode in particolare. Locazione dell’immobile pignorato
È importante ricordare, di contro, che il custode è tenuto ad effettuare disdetta di tutti i contratti di locazione opponibili alla procedura per consentire di porre in vendita l’immobile nella migliore condizione possibile. Avrà cura inoltre di assicurare che per tali contratti sia versata l’imposta annuale di registro del canone di locazione, concorrendo alla relativa spesa con il conduttore ai sensi di legge(50%) ancorché sia dibattuta la modalità di detta partecipazione. Ed ,invero, si sostiene che il custode – operando come ausiliario del giudice nella amministrazione dei beni pignorati, e non quale titolare- sarebbe estraneo a tale obbligo fiscale, rimanendo questo a carico del debitore esecutato, in via solidale con il locatario ex art. 57 d.lgs 131/1986. Quest’ultimo, una volta versata l’intera imposta di registro, avrebbe l’onere di intervenire nella procedura esecutiva per il recupero della somma di spettanza del debitore/locatore, ma anticipata dal conduttore sulla base della suddetta natura solidale dell’imposta stessa. Tale conclusione è una delle possibili soluzioni in materia, difettando al riguardo precisi riferimenti normativi. Purtuttavia essa è stata ritenuta priva di giustificazione laddove si debba caricare il conduttore dell’onere di intervenire nella procedura esecutiva per il recupero del credito (50% dell’imposta), potendo quest’ultimo, su autorizzazione del giudice, compensare il credito fiscale detraendo la corrispondente somma dal primo canone mensile utile successivo all’avvenuto versamento dell’imposta (cfr. Ad esempio, tribunale di civitavecchia decreto 18.03.2019)
Il mancato riferimento nel comma 7° alla figura del custode non deve fare intendere che al medesimo possa essere preclusa la possibilità di locare il bene pignorato – previa autorizzazione del g.e. e naturalmente quando è libero, nella ipotesi di immobili ad uso abitativo, ovvero quando trattasi di bene ricompreso negli immobili ad uso diverso- scaturendo tale potere dalla attività di amministrazione gestori cui è tenuto il custode stesso.
H) Compiti del custode per l’attuazione della ordinanza anticipata di rilascio del bene pignorato . Il nuovo art. 560 c.pc. Cosi come modificato dalla l. 12/2019
Il meccanismo ideato dal legislatore – che, secondo alcuni frusterebbe il sistema delle espropriazioni immobiliari in quanto la presenza del debitore nel bene pignorato, fino in pratica al possibile rilascio forzoso dello stesso conseguente alla aggiudicazione, rallenterebbe il corso della procedura rendendo meno appetibile l’immobile astato, in un contesto dunque opposto alla ratio della riforma del 2005 la quale aveva inteso velocizzare la procedura esecutiva con la previsione della possibilità di adozione della ordinanza di rilascio nel corso della stessa- permette dunque al debitore esecutato di rimanere nell’immobile pignorato, già adibito a sua abitazione, fino alla fase conclusiva della espropriazione senza che al giudice sia permesso di interloquire al riguardo, a meno che non siano state poste in essere dal debitore stesso o dai familiari conviventi quelle specifiche condotte di cui al comma 6 dell’art. 560 cpc, indicate a motivo di tutela ed in funzione riequilibratrice degli interessi del creditore in modo da conferire alla ordinanza anticipata di rilascio il carattere di un atto meramente eventuale.
E’ utile, a questo punto, ricordare, come il legislatore- laddove ha inteso escludere (comma 8 dell’art. 560 cpc) il potere del giudice “di disporre la liberazione dell’immobile pignorato se è abitato dal debitore e dai suoi familiari”, e prevedere (comma 3) che essi “non perdono il possesso dell’immobile e delle sue penitenze, fino al decreto di trasferimento, salvo quanto prescritto dal 6° comma”- abbia voluto adottare, nell’ambito del processo esecutivo, una misura tesa a riequilibrare (così emerge dagli stessi lavori parlamentari) il principio della effettività dell’azione giurisdizionale esecutiva – indispensabile per lo stesso corretto funzionamento delle istituzioni e compendiabile nella esigenza di liquidare nel miglior modo possibile la pretesa del creditore, in un tempo ragionevole ( v. Cass.3.11.2011 n. 22747)- con quella particolare situazione abitativa del debitore e della sua famiglia , anche essi tutelati costituzionalmente. Il risultato è stato quello di perimetrare l’ambito di tutela della parte debitrice a tutte quelle ipotesi in cui quest’ultima si trovi ad abitare l’immobile insieme ai propri familiari nel momento stesso in cui viene eseguito il pignoramento. Trattasi, per così dire, di una dispensa a favore dell’esecutato e doverosamente sottoposta alla osservanza degli accennati obblighi di legge, pena ,in difetto, la decadenza dal beneficio, che può essere accordata ricorrendo i seguenti presupposti.
L’immobile deve essere effettivamente adibito a stabile abitazione dell’esecutato ancor prima del pignoramento, che segna il limite temporale per identificare il bene come casa dello stesso, apparendo, in questo senso, irrilenvanti i successivi trasferimenti di residenza.
I) Immobile pignorato occupato da una azienda