Source: https://www.propit.it/threads/diritto-di-passaggio-e-possibile-rinunciarvi.8582/
Timestamp: 2017-01-24 15:20:32+00:00
Document Index: 17825561

Matched Legal Cases: ['art. 809', 'art. 2', 'art. 1350', 'art. 1350', 'art. 1350', 'art. 1350', 'art.1334', 'art. 2643', 'art. 2643', 'art. 1058', 'art. 1321']

Diritto di passaggio : é possibile rinunciarvi ? | propit.it - Forum per la Casa
Diritto di passaggio : é possibile rinunciarvi ?
Discussione in 'Leggi, Decreti, Referendum e Giurisprudenza' iniziata da marino giannuzzo, 1 Febbraio 2011.
Complimenti per il sito. Ho avuto modo di usarlo per altra rubrica. Ringrazio per l'ospitalità e pongo il seguente quesito:
Può il proprietario del fondo dominante rinunciare in modo ufficiale al diritto di passaggio sul fondo servente ed ottenere di passare bonariamente, a discrezione del proprietario del fondo servente, per il futuro? Il tutto riportato nell'atto di rinuncia?
Si precisa che motivi di convenienza, esterni alla controversia, suggerirebbero questa soluzione.
Se ciò è possibile quale sarebbe la forma migliore e a quali spese si è soggetti?
Le servitù sorgono al fine di soddisfare esigenze non transitorie e il diritto tende a durare a tempo indeterminato, anche oltre la durata della proprietà dei costituendi. E’, infatti, imprescindibile il corollario che il peso e i limiti che ne scaturiscono restano a gravare sulla proprietà del fondo, anche dopo l'alienazione di esso in favore di soggetti estranei all'atto costitutivo della servitù. L’estinzione della servitù è disciplinata specificamente in sede propria, agli artt. 1072 e 1073 del codice civile, che prevedono rispettivamente la confusione dei proprietari e la prescrizione nella sua accezione di “non uso, in sintonia con l’atteggiamento di tutti i diritti reali limitati.
Le conseguenze di tali lacune danno luogo a esiti interpretativi analoghi, ossia si ammette che il perimento comporti l'estinzione immediata del diritto e si argomenta la medesima conclusione per la rinuncia ricorrendo al combinato disposto degli artt. 1350, n. 5 e 2643, n. 5.
Nell’ipotesi in cui il titolo non riporti alcuna pattuizione in merito, sorge un inconveniente. Con il trascorrere del tempo, può accadere che venga meno l'utilità in vista della quale il diritto era stato costituito e a tale inconveniente il legislatore non pone adeguato rimedio nella disciplina sull’estinzione dettata ad hoc dagli artt.1072 e ss. cc..
Condividendo l’opinione della dottrina e giurisprudenza maggioritaria, che ritiene pacifica l’ammissibilità dell’ipotesi di contratto estintivo bilaterale oneroso[3], pare più interessante considerare la fattispecie bilaterale[4] gratuita a favore del fondo servente. A tal proposito, poiché non si può certo negare all’autonomia privata la possibilità di raggiungere l’effetto dell’estinzione attraverso un contratto, ci si chiede in virtù o a causa di quale titolo, le conseguenze favorevoli vengano prodotte in capo al soggetto proprietario del fondo servente. Per rispondere a questo interrogativo, sembra opportuno considerare gli studi svolti dalla dottrina in merito all’istituto della rinuncia a diritti reali[5] , analizzato sotto l’ottica di una possibile assimilazione alla figura della liberalità ex art. 809 c. c., che, è stato testualmente detto[6], “ha molto della donazione, eppure non è donazione; figura che non è donazione, eppure ha molto della donazione”. Aspetti tributari
In primo luogo, per poter validamente rinunciare ad un diritto si deve poter disporre del medesimo: in tema di capacità vale la regola generale fissata dall'art. 2 cc. sempre in combinazione con la capacità naturale, requisito del soggetto pena l'annullabilità dell’atto.
Si ritiene che la forma sia strettamente collegata all'oggetto della rinuncia medesima, attesa la lettera del n. 5 dell'art. 1350 c.c.; da qui può anzitutto evincersi che le rinunce al diritto di proprietà, di usufrutto, di superficie, di enfiteusi, comunione, servitù, uso ed abitazione devono rivestire la forma scritta, a pena di nullità, se aventi per oggetto beni immobili. Su ciò si fonda la generale conclusione che, a contrario, in tutti gli altri casi, sia sufficiente qualsiasi altra forma. La questione si complica se si analizza la stesura stigmatizzata dell’art. 1350 n. 5, il quale recita “Devono farsi per atto o per scrittura privata autenticata sotto pena di nullità (omissis) gli atti tra vivi di rinunzia dei diritti indicati (omissis)”.
Sembra interessante, quindi, osservare come l'art. 1350 n .5 cc paia prescrivere la forma scritta per gli atti di rinunzia ad un diritto reale immobiliare nel sol caso in cui il diritto stesso costituisca l'oggetto diretto ed immediato della rinuncia.
D'altra parte, il termine rinuncia viene normalmente riferito a un negozio giuridico unilaterale, mediante il quale un soggetto dismette il proprio diritto, senza che sia rilevante l'intenzione di favorire o meno un altro soggetto.
Proprio per tali motivi la comunicazione di un atto unilaterale di recesso non richiede particolari formalità; è sempre efficace in quanto non è finalizzata a cercare un accordo tra le due parti del rapporto, e'sufficiente che l'atto sia conosciuto dalla controparte, nei suoi elementi essenziali[11]. La natura di atto unilaterale non recettizio della rinuncia consente al proprietario del fondo dominante di non preoccuparsi dell’effettiva ricezione dell’atto; non esiste un vero destinatario, è solo importante che la volontà venga esteriorizzata, non è necessario che venga portata a conoscenza del soggetto nel senso letterale del termine. E’ opportuno, a tal punto, chiarire la nozione di dichiarazione recettizia, di quella dichiarazione efficace giuridicamente solo nel momento in cui viene recepita da soggetti individuati.
In dottrina si operano dei distinguo in ragione della necessaria recettizietà o meno; tra le dichiarazioni necessariamente recettizie si individuano quelle la cui natura rende inconcepibile l'efficacia finché non siano state conosciute[12] e quelle rispetto alle quali la conoscenza assolve ad una funzione garantistica, poiché producono riflessi negativi sulla sfera altrui.
La caratteristica essenziale e principale della dichiarazione recettizia è, appunto, la necessaria recezione, che si identifica nella trasmissione, ossia nel risultato di un'operazione compiuta dal dichiarante, nettamente distinta dalla dichiarazione in sé e per sé.
Conclusioni Partendo dalla distinzione di base "recettizio-non recettizio", è consentito ai contraenti, nell’ambito degli accordi negoziali, di trasformare in non recettizio ciò che per norma di legge lo sarebbe, e viceversa, salvo, ovviamente, si tratti di norma inderogabile.
Tuttavia, nell’intento di concretizzare un atto di rinuncia di servitù, considerato che, in primo luogo, secondo l’opinione prevalente, l'atto di rinuncia avente come oggetto il vero proprio diritto di servitù, deve rivestire la forma scritta, sotto pena di nullità ex art. 1350 n. 5 c.c[14], in secondo luogo che la rinuncia è un atto unilaterale e che gli atti unilaterali sono soggetti alla disciplina dell’art.1334 cc., ossia hanno efficacia dal momento in cui pervengono a conoscenza del destinatario, sembra opportuno redigere l’atto di rinuncia per iscritto unicamente da parte del titolare del fondo dominante e spedire con lettera raccomandata R/R l’atto stesso al titolare del servente, affinché ne abbia effettiva conoscenza.
D’altra parte, non interesserà il buon fine della comunicazione né l’eventuale disaccordo, in quanto sarà ineluttabile la conseguenza, come suggerisce la Suprema Corte[15], del venir meno di ogni obbligo del proprietario del fondo dominante attinente alla conservazione e all'esercizio della servitù ed alle relative successive spese.
In ultima analisi non bisogna sottovalutare la finalità dell'obbligo della trascrizione degli atti di rinuncia ai diritti reali statuita dall'art. 2643 n. 5 cc..
Si tratta di pubblicità dichiarativa[16], ossia requisito necessario, oltre che sufficiente, per rendere opponibile ai terzi l'atto. Si puntualizza che il numero dell'articolo sopracitato disciplina la trascrizione della rinuncia unilaterale e di quelle operate a mezzo di contratto estintivo, viceversa le rinunce traslative, poiché si tratta di atti di trasferimento di beni immobili, sono disciplinate dal n.1 dell'art. 2643.
Note [1] Cass. Civ. sez. II 2 novembre 1994, n.8996; [2] In realtà non sussiste una vera e propria esigenza di indicare nell’atto costitutivo la descrizione analitica dei rispettivi fondi, è sufficiente la loro desumibilità dal contesto dell’atto, come si legge in Cass. Civ. sez. II 28 giugno 2000, n. 8802. [3] La legge nomina espressamente all’art. 1058 cc. il contratto, quale causa costitutiva delle servitù volontarie, non nomina il contratto estintivo tra lle cause di estinzione, né tra quelle modificative, ma è indubbio che le parti possano utilizzare il contratto in base all’art. 1321 cc. In tal senso si pronuncia Cass. 17/12/1957 n. 4719. [4] "La rinuncia alla servitù può anche essere stipulata a titolo gratuito, sempre però con atto bilaterale" in Formulario degli atti notarili 2002, Torino, UTET
[6] V. Roppo “le liberalita' fra disciplina civilistica e norme fiscali”. Relazione al convegno "Liberalità - tra disciplina civilistica e norme fiscali", organizzato dal Comitato Notarile II Zona e dal Consiglio Notarile di Genova (Genova, 10 febbraio 2001).
[8] Cass. civile 6-7-1984 n. 3965. [9] Cass. Civ. 30 marzo 1985 n. 2228; Cass. civile sez. II, 21 febbraio 1995, n. 1882.
[10] Cass. civile 20 /12/1989 n. 5759 [11] Cass. civile, sez. I 21 aprile 1983 n. 2741, Tribunale Verona, 25 novembre 1994, Cass. civile sez. II, 21 febbraio 1995, n.1882.
[12] Ad es. intimazioni e proposte o come la dichiarazione di riscatto e il recesso dal contratto. [13] Ad es. primo fra tutti, il riconoscimento del figlio naturale, che è valido anche all'insaputa del figlio, o la convalida del contratto, che è valida anche nell'ignoranza dell'altro contraente, o ancora la rinuncia al diritto di usufrutto, che produce effetto anche se il proprietario non ne è a conoscenza.
[16] Cervelli, "Trascrizione ed ipoteca", 5, 2002, Milano, Giuffrè
A maidealista, arianna26, marino giannuzzo e 1 altro utente piace questo messaggio.
La risposta è stata superlativamente esauriente. Propit.it è veramente utile ed efficiente...
Ulteriore domanda. Se si trattasse di riconoscimento scritto di prescrizione del diritto di servitù per mancato uso ultratrentennale cambierebbe qualcosa nella forma e/o nella sostanza?
In quale rischio incorrerei se permettessi poi di far "transitare bonariamente e a mia discrezione" il mio limitrofo sulla mia proprietà?
Messaggi: 12, Visite: 71371