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Timestamp: 2020-08-10 00:18:55+00:00
Document Index: 183115840

Matched Legal Cases: ['art. 34', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 414', 'art. 2', 'art. 404', 'art. 411', 'art. 404', 'art. 414']

Art. 388 codice civile: Divieto di convenzioni prima che sia decorso un anno dall'approvazione del conto | La Legge per tutti
Nessuna convenzione (1) tra il tutore e il minore divenuto maggiore può aver luogo prima che sia decorso un anno dall’approvazione del conto della tutela.
(1) Il termine convenzione, in questo caso, si riferisce non solo agli accordi bilaterali intercorsi fra il minore e il tutore ma anche ad eventuali atti unilaterali posti in essere dal minore (es.: l’ammissione di un suo debito nei confronti del tutore in relazione all’attività svolta da quest’ultimo).
Il “discrimen” tra l’istituto dell’amministrazione di sostegno ed interdizione (od inabilitazione) non deve essere individuato alla luce di un criterio quantitativo, cioè correlato al grado di incapacità manifestato dal soggetto, bensì sulla scorta di un criterio funzionale, ovvero avendo riguardo al tipo di attività che deve essere compiuta in nome del beneficiario.
Tribunale Lecce sez. I 16 maggio 2013
Non è fondata la q.l.c. dell'art. 34 d.P.R. 5 gennaio 1967 n. 200, censurato, in riferimento agli art. 3, 24, 25 e 32 cost., nella parte in cui stabilisce che il capo di ufficio consolare di prima categoria esercita nei confronti dei cittadini minorenni, interdetti, emancipati e inabilitati residenti nella circoscrizione le funzioni ed i poteri, in materia di tutela, di curatela, di assistenza pubblica e privata nonché di affiliazione, che le leggi dello stato attribuiscono al giudice tutelare, ma non prevede che egli possa "servirsi dello strumento di nomina di un amministratore di sostegno". Premesso che la l. n. 6 del 2004, introducendo nel corpo del codice civile l'istituto dell'amministrazione di sostegno, ha delineato un complesso normativo inscindibile volto a garantire all'incapace la tutela più adeguata alla fattispecie e a limitare nella minore misura possibile la sua capacità, la disposizione censurata, riconducendo al potere giurisdizionale del console, con clausola di chiusura, anche le funzioni ed i poteri in materia di assistenza pubblica e privata, consente agevolmente, in virtù di un'interpretazione evolutiva, di comprendere fra le funzioni attribuite quelle relative ad un istituto più idoneo e flessibile quale l'amministrazione di sostegno; né è configurabile un conflitto di competenza fra il giudice tutelare in Italia e il console, tenuto conto che la competenza a nominare l'amministratore di sostegno è pacificamente riconosciuta al giudice tutelare del luogo in cui l'interessato ha la residenza, potendo tale eventualità presentarsi come un mero inconveniente di fatto, risolvibile con l'ordinario procedimento per conflitto di competenza, ma non come un ostacolo giuridicamente rilevante all'interpretazione costituzionalmente orientata (sent. n. 440 del 2005).
Corte Costituzionale 18 febbraio 2010 n. 51
Appartiene all'apprezzamento del giudice di merito la valutazione della conformità della nuova misura protettiva alle inderogabili esigenze dei soggetto "debole", tenuto conto, essenzialmente del tipo di attività che deve essere compiuto per conto e nell'interesse del beneficiario, e considerate anche la gravità e la durata dell'infermità o dell'impedimento materiale, ovvero la loro natura e la loro durata, nonché tutte le altre circostanze caratterizzanti la singola, specifica fattispecie sottoposta al giudice.
Cassazione civile sez. I 12 giugno 2006 n. 13584
L'amministrazione di sostegno, introdotta nell'ordinamento dalla l. 9 gennaio 2004 n. 6, art. 3, ha la finalità di offrire a chi si trovi nella impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi, uno strumento di assistenza che ne sacrifichi nella minor misura possibile la capacità di agire, distinguendosi, con tale specifica funzione, dagli altri istituti a tutela degli incapaci, quali la interdizione e la inabilitazione, non soppressi, ma solo modificati dalla stessa legge attraverso la novellazione degli art. 414 e 417 c.c. Rispetto ai predetti istituti, l'ambito di applicazione dell'amministrazione di sostegno va individuato con riguardo non già al diverso, e meno intenso, grado di infermità o di impossibilità di attendere ai propri interessi del soggetto carente di autonomia, ma piuttosto alla maggiore capacità di tale strumento di adeguarsi alle esigenze di detto soggetto, in relazione alla sua flessibilità ed alla maggiore agilità della relativa procedura applicativa. Appartiene all'apprezzamento del giudice di merito la valutazione della conformità di tale misura alle suindicate esigenze, tenuto conto essenzialmente del tipo di attività che deve essere compiuta per conto del beneficiario, e considerate anche la gravità e la durata della malattia, ovvero la natura e la durata dell'impedimento, nonché tutte le altre circostanze caratterizzanti la fattispecie. (Conferma App. Salerno 8 marzo 2005).
Non è fondata - in riferimento agli art. 2, 3, 4, 41 e 42 cost. - la questione di legittimità costituzionale degli art. 404, 405, n. 3 e 4, e 409 c.c., sotto il profilo che gli stessi non indicherebbero chiari criteri selettivi per distinguere l'istituto dell'amministrazione di sostegno da quelli preesistenti dell'interdizione e dell'inabilitazione, facendo sì che, da un lato, di fatto sia lasciato all'arbitrio del giudice la scelta dello strumento di «tutela» concretamente applicabile e, dall'altro, che esistano tre fattispecie legali irragionevolmente coincidenti. Soltanto se non ravvisi interventi di sostegno idonei ad assicurare all'incapace siffatta protezione, il giudice può ricorrere alle ben più invasive misure dell'inabilitazione o dell'interdizione, che attribuiscono uno status di incapacità, estesa per l'inabilitato agli atti di straordinaria amministrazione e per l'interdetto anche a quelli di amministrazione ordinaria. D'altronde, secondo il nuovo art. 411, comma 4, c.c., il giudice tutelare, nel provvedimento di nomina dell'amministratore di sostegno, o successivamente, può disporre che «determinati effetti, limitazioni o decadenze, previsti da disposizioni di legge per l'interdetto o l'inabilitato, si estendano al beneficiario dell'amministrazione di sostegno», sicché i poteri dell'amministratore non possono mai coincidere «integralmente» con quelli del tutore o del curatore.
Corte Costituzionale 09 dicembre 2005 n. 440
L'istituto dell'amministratore di sostegno ha lo stesso ambito di applicazione degli istituti dell'interdizione e dell'inabilitazione; l'impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi, contemplata dall'art. 404 c.c. così come quella all'art. 414 c.c. al fine dell'interdizione dell'infermo di mente va riguardata anche sotto il profilo degli interessi non patrimoniali, ma sempre che si tratti di interessi che possano subire pregiudizio da atti giuridici rimessi a una scelta del titolare degli interessi, scelta che non possa essere effettuata personalmente. L'effettuazione dei trattamenti sanitari necessari per la tutela della vita dell'interessato sono del tutto estranei all'ambito di applicazione dell'istituto, ma l'ordinamento giuridico rimette la valutazione della necessarietà, nei casi di imminente pericolo di vita, alla valutazione tecnica dei sanitari.
Tribunale Campobasso 26 aprile 2004