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Timestamp: 2018-02-21 16:56:45+00:00
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CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. III PENALE - SENTENZA 25 luglio 2017, n.36801
| Catalogo libri | Rivista | Distribuzione | Formazione | MERCOLEDÌ 21 FEBBRAIO AGGIORNATO ALLE 17:56
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. III PENALE - SENTENZA 25 luglio 2017, n.36801MASSIMA
Affinché il trust – attraverso il quale si affida ad un terzo determinati beni, perché questi li amministri e gestisca quale "proprietario" per poi restituirli, alla fine del periodo di durata del trust, ai soggetti indicati dal disponente – si sostanzi in uno in uno strumento di sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte è necessario che sia accertato la causa concreta dell’operazione e che lo stesso sia stato costituito fraudolentemente e unicamente allo scopo di impedire la riscossione coattiva di un ingente debito tributario.
L’imputato ricorreva per cassazione impugnando la sentenza con la quale la Corte di appello di Trieste aveva confermato quella emessa dal tribunale di Gorizia che lo aveva condannato per il reato di cui agli articoli 110 del codice penale, 11 d.lgs. 74 del 2000 perché - al fine di sottrarre al pagamento di imposte sui redditi e sul valore aggiunto, con relativi interessi e sanzioni, per un valore pari ad Euro 126.671,06 - costituiva fraudolentemente un trust, in modo da conferirvi tutti i beni in proprietà, costituzione idonea a rendere del tutto inefficace nei confronti del ricorrente ogni procedura di riscossione coattiva. In particolare, si denunciava violazione di legge, in quanto presupposto indefettibile per la commissione del reato ritenuto in sentenza è che il contribuente moroso coscientemente depauperi il proprio patrimonio per sottrarlo, in tutto o in parte, alla garanzia del credito vantato dal fisco nei suoi confronti, mentre nel caso di specie non erano ravvisabili azioni depauperative del proprio patrimonio nella condotta dell’imputato e, quindi, non si erano realizzati gli elementi costitutivi del reato.
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. III PENALE - SENTENZA 25 luglio 2017, n.36801 - Pres. Amoresano – est. Di Nicola
1. N.B. ricorre per cassazione impugnando la sentenza indicata in epigrafe con la quale la Corte di appello di Trieste ha confermato quella emessa dal tribunale di Gorizia che aveva assolto il ricorrente dai delitti ascrittigli ai capi a) e b) perché il fatto non sussiste e lo aveva condannato per il delitto di cui al capo g), valutata la recidiva reiterata specifica infraquinquennale contestata, alla pena di anni uno e di mesi tre di reclusione.
- Euro 1.518 nel 2006;
- Euro 204.000 nel 2007;
- Euro 81.300 nel 2008.
- Euro 219.880,87 (Euro 204.000,00 provento del reato sub A) ed Euro 15.880,87 risultanti dal CUD rilasciato dal datore di lavoro) per l’anno 2007.
G) il reato di cui agli articoli 110 del codice penale, 11 d.lgs. 74 del 2000 perché - al fine di sottrarre al pagamento di imposte sui redditi e sul valore aggiunto, con relativi interessi e sanzioni, per un valore pari ad Euro 126.671,06 - costituiva fraudolentemente il trust G. (il cui disponente era il N. e la trustee A.L. (assolta in primo grado dal medesimo reato contestato in concorso con il N. ) in modo da conferirvi tutti i beni in proprietà, costituzione idonea a rendere del tutto inefficace nei confronti del ricorrente ogni procedura di riscossione coattiva. In particolare, dopo avere costituito il trust, acquistava, per conto dello stesso, un villino in (...), in cui abitava unitamente al trustee, A.L. .
2. Per l’annullamento dell’impugnata sentenza il ricorrente articola cinque motivi di impugnazione, qui enunciati, ai sensi dell’articolo 173 delle disposizioni di attuazione al codice di procedura penale, nei limiti strettamente necessari per la motivazione.
Nel caso di specie, i giudici del merito hanno ritenuto integrata la fattispecie di reato in capo al ricorrente per mezzo della costituzione del trust G. , ed il successivo acquisto di un immobile in (...) da parte dello stesso trust, avvenuto, in tesi accusatoria, almeno parzialmente con rilevanti somme riconducibili all’imputato.
Il quale avrebbe depauperato il proprio patrimonio segregando nel trust un importo di Euro 135.000,00 atteso che egli aveva conferito nel trust G. l’importo di Euro 15.000,00 - contestualmente all’istituzione dello stesso - e poi aveva fatto confluire nella disponibilità del medesimo, a beneficio della trustee che curava formalmente l’acquisto della casa, l’importo di Euro 120.000,00 - derivante da mutuo bancario contratto dal N. nel marzo del 2008 con l’istituto di credito austriaco, BKS Bank di (...).
1. Il ricorso è fondato per quanto di ragione sulla base del terzo motivo nei limiti di cui alle seguenti considerazioni.
2. La Corte di appello è pervenuta alla conclusione di considerare la natura fraudolenta del trust (c.d. 'sham trust', ossia di un trust simulato con un’intestazione fittizia al trustee di beni, dove il trustee sarebbe in realtà una mera 'testa di legno' del 'settior/disponente') in presenza di dati oggettivi ritenuti sufficienti per connotare il carattere fraudolento dell’operazione.
Secondo la Corte del merito, gli elementi di prova della fittizietà di un trust possono essere vari, potendosi rinvenire nella stessa disciplina data al negozio che 'smaschera' il disponente il quale si riserva tutta una serie di poteri che rendono evidente la artificiosa dismissione di beni. A questo proposito, dopo aver premesso una serie di principi che disciplinano l’istituito, la Corte d’appello ha rilevato come l’atto istitutivo del Ttrust G. contenesse una disposizione assolutamente decisiva, in quanto del tutto incompatibile con l’essenza propria dell’istituto, ossia l’articolo 28, secondo il quale il disponente aveva il potere di revocare e/o sostituire il trustee, o anche uno solo dei trustee nominati, in qualsiasi momento e nominare il nuovo trustee con atto a firma autenticata.
Una siffatta previsione è stata ritenuta tale da neutralizzare i poteri di gestione apparentemente 'pieni ed assoluti ed esercitati in completa discrezionalità' conferiti dall’articolo 24 dell’atto istitutivo al trustee, con conferma del fatto che il trustee (peraltro moglie dell’imputato) nel caso in esame fosse un mero prestanome. Il disponente che, a norma dell’articolo 24, in via di enunciazione di principio, avrebbe potuto solo fornire mere 'indicazioni' al 'trustee' sulla gestione del fondo, in realtà, alla luce dell’articolo 28 dello stesso atto, aveva il potere di revocarlo in qualsiasi momento e, soprattutto, senza giusta causa; il che è stato ritenuto assolutamente significativo del fatto che il vero 'dominus' ed effettivo titolare dei beni 'segregati' fosse il disponente (ossia l’imputato), il quale, nel caso in esame, faceva anche parte dei beneficiari del trust (articolo 8); il trustee (ossia la moglie del N. e quindi, in definitiva, anche quest’ultimo) aveva la disponibilità di fatto dei beni perché vantava un diritto di abitazione sull’immobile del trust (articolo 15); in ogni caso, i beneficiari del reddito (quindi anche il N. ex articolo 15) potevano abitare i beni immobili 'a titolo di comodato o ad altro titolo' senza la previsione della necessità di stipula di un contratto di affitto e che non era previsto alcun corrispettivo per tale uso; che a norma dell’articolo 17 dell’atto istitutivo il disponente aveva facoltà di 'sostituire i beneficiari (...) indicati con altri beneficiari, così come potrà in ogni tempo nominare nuovi beneficiari'; infine, il trustee doveva tenere 'il fondo in trust a vantaggio del disponente per tutta la durata della sua vita' (articolo 15).
Né potevano stimarsi decisive le altre circostanza in forza delle quali: a) il disponente faceva anche parte dei beneficiari del trust; b) il trustee (ossia la moglie del N. e quindi, in definitiva, anche quest’ultimo) aveva la disponibilità di fatto dei beni vantando un diritto di abitazione sull’immobile del trust; c) i beneficiari del reddito (quindi anche il N. ) potevano abitare i beni immobili 'a titolo di comodato o ad altro titolo' senza la previsione della necessità di stipula di un contratto di affitto e che non era previsto alcun corrispettivo per tale uso; d) il disponente aveva la facoltà di 'sostituire i beneficiari (...) indicati con altri beneficiari, così come potrà in ogni tempo nominare nuovi beneficiari'; e) il trustee doveva tenere 'il fondo in trust a vantaggio del disponente per tutta la durata della sua vita', perché la Corte territoriale aveva sposato una concezione pauperistica del trust, estranea alla ratio dell’istituto, omettendo di spiegare il perché quelle previsioni indicate avessero la portata di dimostrare la non volontà di realizzare il trust e di provarne la sua simulazione o addirittura nullità.
3. La giurisprudenza di legittimità (Sez. 3, n. 9229 del 30/06/2015, dep. 2016, Carmine; Sez. 5, n. 46137 del 24/06/2014, Greci, entrambe in motiv.) ha chiarito che il trust si sostanzia nell’affidamento ad un terzo di determinati beni perché questi li amministri e gestisca quale 'proprietario' (nel senso di titolare dei diritti ceduti) per poi restituirli, alla fine del periodo di durata del trust, ai soggetti indicati dal disponente. Presupposto coessenziale alla stessa natura dell’istituto è che il detto disponente perda la disponibilità di quanto abbia conferito in trust, al di là di determinati poteri che possano competergli in base alle norme costitutive. Tale condizione è ineludibile al punto che, ove risulti che la perdita del controllo dei beni da parte del disponente sia solo apparente, il trust è nullo (sham trust) e non produce l’effetto segregativo che gli è proprio.
4. Nel caso di specie, la Corte del merito ha valorizzato una serie di elementi di indubbio e rilevante spessore indiziario circa la natura simulatoria del trust, inserendo tuttavia nell’apparato motivazionale taluni aspetti, anche essi ritenuti indicativi del meccanismo elusivo, che non potevano essere spesi ai fini della prova della sottrazione fraudolenta dei beni al fisco perché contrari al giudicato di assoluzione intervenuto nei confronti della moglie del ricorrente, perciò illogicamente definita (pur mantenendo la posizione di trustee) ancora prestanome ('testa di legno') dell’imputato, senza compiutamente spiegare, come si duole il ricorrente, se il trust, anche in considerazione delle clausole che il giudice di appello ha stimato, a prescindere dal dissenso in proposito manifestato dal ricorrente, indicative della condotta elusiva, potesse, come invece ritenuto nel procedimento di prevenzione, essere stato concepito per perseguire la finalità di parificare i diritti ereditari dei figli del ricorrente, indipendentemente dal fatto che il disponente avesse potuto ricorrere ad altri strumenti negoziali per realizzare il medesimo fine, enunciando, nell’ipotesi contraria, adeguatamente le ragioni di tale convincimento, avuto soprattutto riguardo all’aspetto, del tutto sottovalutato nella motivazione della sentenza impugnata, della integrazione del dolo specifico circa la fraudolenta sottrazione di beni al fisco in presenza o meno di un interesse perseguito alla regolamentazione dei diritti successori dei figli del ricorrente.
5. In mancanza di cause di proscioglimento nel merito di immediata evidenza ex articolo 129 cpv. del codice di procedura penale, la sentenza impugnata va annullata senza rinvio per prescrizione, ampiamente maturata nel frattempo essendo stato il reato commesso in data 27 giugno 2008.