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Timestamp: 2020-07-03 10:49:12+00:00
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Lo screenshot quale prova documentale: regole acquisitive e garanzie di affidabilità [Corte di Cassazione; sezione II penale; sentenza 2 marzo 2020] - Giulia Fiorelli Lo screenshot quale prova documentale: regole acquisitive e garanzie di affidabilità [Corte di Cassazione; sezione II penale; sentenza 2 marzo 2020] - Giulia Fiorelli
di Giulia Fiorelli - 18 maggio 2020
Corte di Cassazione; sezione II penale; sentenza 2 marzo 2020, n. 8332; Pres. Ramacci; Rel. Liberati; P.M. Barberini.
Non vi è alcuna illegittimità nella realizzazione di una fotografia dello schermo di un telefono cellulare, sul quale compaiano messaggi sms, allo scopo di acquisirne la documentazione, non essendo imposto dalla legge alcun adempimento specifico per il compimento di tale attività, che consiste, essenzialmente, nella realizzazione di una fotografia, con la conseguente legittimità della sua acquisizione.
1. Con sentenza del 31 gennaio 2019 la Corte d’appello di Brescia, provvedendo sulla impugnazione proposta dall’imputato nei confronti della sentenza del 19 ottobre 2017 del Giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Bergamo, con cui, a seguito di giudizio abbreviato, R.G. era stato dichiarato responsabile del reato di cui all’art. 609 bis c.p. e art. 609 ter c.p., comma 1, n. 1, (ascrittogli per avere, con violenza, costretto una minore di quattordici anni a subire atti sessuali), ha ridotto la somma liquidata a favore della parte civile per le spese processuali dalla stessa sostenute nel giudizio di primo grado, confermando nel resto la sentenza impugnata e condannando l’imputato a rifondere alla parte civile anche le spese processuali del giudizio di appello.
2.1. Con il primo motivo ha lamentato la mancanza assoluta della motivazione riguardo alla propria eccezione di inutilizzabilità di una prova acquisita irritualmente, costituita dai messaggi sms pervenuti sul telefono cellulare della madre della persona offesa e solo fotografati, con la conseguente incertezza in ordine alla loro provenienza, sa per la mancata disposizione di una perizia informatica volta ad accertarne il mittente, sia a causa della mancanza di qualsiasi elemento idoneo a collegare l’utenza telefonica dalla quale erano stati inviati, registrata a un utente pugliese, e il ricorrente, residente a Bergamo.
2.2. …Omissis…
2.3. …Omissis…
2.4. …Omissis…
2. Il primo motivo, mediante il quale è stata lamentata la mancanza della motivazione in ordine alla eccezione di inutilizzabilità di una prova che sarebbe stata irritualmente acquisita, costituita dalle fotografie dello schermo del telefono cellulare della madre della persona offesa (sul quale erano pervenuti messaggi ritenuti provenienti dall’imputato, dimostrati da tali fotografie) è manifestamente infondato.
Va, anzitutto, osservato che il ricorrente, pur prospettando l’illegittimità della acquisizione di detta prova, non ne ha illustrato il rilievo e l’incidenza nel complesso della struttura giustificativa della sentenza impugnata, con la conseguente carenza nella censura della necessaria specificità (estrinseca).
Costituisce, infatti, principio consolidato nella giurisprudenza di legittimità quello secondo cui nell’ipotesi in cui con il ricorso per cassazione si lamenti l’inutilizzabilità di un elemento a carico, il motivo di impugnazione deve illustrare, a pena di inammissibilità per aspecificità, l’incidenza dell’eventuale eliminazione del predetto elemento ai fini della cosiddetta prova di resistenza, in quanto gli elementi di prova acquisiti illegittimamente diventano irrilevanti ed ininfluenti se, nonostante la loro espunzione, le residue risultanze risultino sufficienti a giustificare l’identico convincimento (cfr., ex plurimis, Sez. 2, n. 30271 del 11/05/2017, De Matteis, Rv. 270303; Sez. 2, n. 7986 del 18/11/2016, dep. 20/02/2017, La Gumina, Rv. 269218; Sez. 3, n. 3207 del 02/10/2014, dep. 23/01/2015, Calabrese, Rv. 262011; Sez. 6, n. 18764 del 05/02/2014, Barilari, Rv. 259452; Sez. 4, n. 48515 del 17/09/2013, Alberti, Rv. 258093).
Nel caso di specie il ricorrente, pur avendo denunciato l’inutilizzabilità di dette fotografie, ha omesso di illustrare l’incidenza di tale elemento di prova (indebitamente acquisito secondo la prospettazione del ricorrente) sulla struttura argomentativa del provvedimento impugnato, nel quale è stato sottolineato quanto emergente da altri e concordanti elementi di prova, tra cui, soprattutto, le univoche dichiarazioni della persona offesa, che ha più volte ribadito il racconto dell’episodio in modo coerente, mantenendo ferma la descrizione della condotta dell’imputato, riferita alla madre non appena tornata a casa, escludendo anche intenti calunniatori nei confronti dell’imputato, amico di famiglia da lunga data: tale argomenti non sono in alcun modo stati considerati nella illustrazione della censura, cosicché la stessa risulta inidonea a disarticolare la struttura argomentativa del provvedimento impugnando, privandolo, attraverso la sottrazione dell’elemento di prova ritenuto inutilizzabile, della sua efficacia giustificativa, che, invece, rimane intatta anche omettendo di considerarlo, stante l’efficacia e la valenza delle dichiarazioni della persona offesa, con la conseguente inammissibilità della censura.
Essa, inoltre, è anche manifestamente infondata, non essendovi alcuna illegittimità nella realizzazione di una fotografia dello schermo di un telefono cellulare, sul quale compaiano messaggi sms, allo scopo di acquisirne la documentazione, non essendo imposto dalla legge alcun adempimento specifico per il compimento di tale attività, che consiste, sostanzialmente, nella realizzazione di una fotografia e che si caratterizza solamente per il suo oggetto, costituito, appunto, da uno schermo sul quale siano leggibili messaggi di testo, non essendovi alcuna differenza tra una tale fotografia e quella di qualsiasi altro oggetto, con la conseguente legittimità della sua acquisizione.
La doglianza in ordine alla arbitrarietà della attribuzione all’imputato dei messaggi ricevuti dalla vittima, visibili su tale schermo e fotografati, attiene, poi, agli accertamenti di fatto compiuti dai giudici di merito, non sindacabili in questa sede, posto che l’attribuzione di tali messaggi all’imputato è avvenuto in modo logico, sulla base del loro contenuto, in quanto con gli stessi l’imputato aveva chiesto ripetutamente alla madre della vittima di indicargli un prezzo per aver dato un bacio alla figlia, cosicché l’inferenza della loro provenienza dall’imputato risulta pienamente logica e, comunque, non censurabile sul piano delle valutazioni di merito.
Ne consegue, in definitiva, l’inammissibilità della doglianza, a causa della sua genericità e manifesta infondatezza.
3. …Omissis …
6. …Omissis…	P.Q.M. …omissis… annulla la sentenza impugnata limitatamente alla configurabilità della ipotesi attenuata di cui all’art. 609-bis c.p., comma 3, e rinvia per nuovo giudizio sul punto ad altra sezione della Corte d’appello di Brescia.
Depositato in Cancelleria il 2 marzo 2020.
Sommario: 1. Premessa: i termini della questione – 2. Messaggistica di testo e prova documentale – 3. La tutela della genuinità del dato informatico: quale controllo sull’affidabilità dello screenshot?
Con la sentenza in epigrafe, la Corte di Cassazione torna a pronunciarsi sulle modalità acquisitive della conversazione, intercorsa tramite SMS, apparsa sul display del dispositivo di telefonia mobile. L’acquisizione, come prova documentale, della riproduzione fotografica dello schermo del cellulare e la sua utilizzabilità nel processo, ai fini decisori, tradiscono, all’evidenza, un approccio poco attento alle peculiarità che contraddistinguono l’incorporamento del dato informatico nella fotografia prodotta in giudizio. Invero, le caratteristiche proprie del metodo di incorporamento digitale impongono l’adozione di maggiori cautele nella fase di acquisizione, ammissione e valutazione della prova, atte a preservare la conformità della riproduzione fotografica alla matrice digitale e la conseguente genuinità della rappresentazione.
Once again, the Court of Cassation is called to deal with the gathering of conversation held on mobile devices by SMS. The gathering, as documentary evidence, of the photographic reproduction of the mobile phone screen, and its evidentiary use, betrays a careless approach to the peculiarities of the incorporation of the digital data into the photograph. Indeed, the specific characteristics of the digital incorporation method require the adoption of greater cautions in the gathering, admission and evaluation of the evidence, in order to preserve the conformity of the screenshot with the digital matrix and the consequent genuineness of the representation.
IL COMMENTO PER ESTESO E’ PRESENTE NEL FASCICOLO 2 2O20 DELLA RIVISTA CARTACEA