Source: https://fiscomania.com/trust-di-gestione-di-partecipazioni/?amp
Timestamp: 2020-04-05 16:51:49+00:00
Document Index: 164070416

Matched Legal Cases: ['art. 73', 'art. 11', 'art. 73', 'art. 4', 'art. 1', 'art. 47', 'art. 27', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 1', 'art. 47', 'art. 27', 'art. 47', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 8', 'art. 1', 'art. 20', 'art. 1', 'art. 20', 'art. 22']

Trust di gestione di partecipazioni: i vantaggi sui dividendi - Fiscomania
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Trust di gestione di partecipazioni in ottica di Tax Planning. I vantaggi legati all’incasso di dividendi rispetto al livello di tassazione subito dal socio persona fisica di società estere.
Il Trust può essere un ottimo strumento non solo per gestire ordinatamente un passaggio generazionale ma anche per detenere in modo efficiente quote di società sia residenti che estere.
Di seguito voglio analizzare gli aspetti fiscali di un Trust socio di società estere che percepisce dividendi. L’obiettivo è quello di confrontare il livello di tassazione che questo subisce rispetto a quello riservato alle persone fisiche che detengono direttamente partecipazioni.
Di seguito vedremo come, essendo i dividendi tassati sull’intero loro ammontare, è possibile recuperare come credito di imposta, l’intera ritenuta alla fonte subita nel Paese estero.
Attenzione, però, è doverosa una premessa. L’analisi effettuata deve essere analizzata tenendo sempre presente che il Trust non è un veicolo utilizzabile per la Pianificazione Fiscale. Infatti, l’utilizzo dello stesso deve sempre trovare giustificazione nel perseguimento di finalità meritevoli di tutela. Per questo le analisi di seguito svolte è opportuno che siano lette in ottica di analisi, e non di possibilità concreta di sfruttamento nella prassi quotidiana.
Ultima premessa prima della lettura è che si presuppone l’utilizzo di un Trust fiscalmente opaco (senza beneficiari individuati), e quindi né trasparente né interposto.
Vediamo di seguito l’analisi effettuata.
Il trust di gestione di partecipazioni: funzionamento
Trust di gestione di partecipazioni non Black List
Tassazione dei dividendi in Italia per le persone fisiche
Tassazione dei dividendi per il Trust
Ritenuta in uscita sul dividendo estero
Trust di gestione di partecipazioni estere in Paesi Black List
Ipotesi di applicabilità delle Convenzioni contro le doppie imposizioni al trust
Pianificazione fiscale Internazionale con il Trust
Scomputabilità delle ritenute estere nel modello OCSE
Trust assimilabile al CIV
Trust di gestione di partecipazioni e quadro RW
Trust di gestione di partecipazioni: conclusioni
Un Trust costituito al solo fine di gestire partecipazioni societarie, italiane o estere, di persone o di capitali può essere definito “Trust Holding“.
Da un punto di vista fiscale il Trust rientra tra gli enti commerciali e non commerciali nell’ambito dei soggetti che scontano l’IRES, di cui all’art. 73 del TUIR. Questo è avvenuto ad opera dei commi da 74 a 76 dell’art. 11 della Legge n 296/06.
Sostanzialmente, i redditi del Trust devono essere tassati in capo al Trust personificato che, a seconda dei casi, è qualificato come ente commerciale o non commerciale, a seconda dell’attività concretamente svolta. Questa modalità di tassazione riguarda il cd “Trust opaco“, ovvero un Trust ove i beneficiari del reddito non risultano identificabili. Per questo, tali soggetti non possono essere titolari di alcun diritto alla percezione del redditi del Trust. Infatti, in questo caso rimane ambia discrezionalità nell’attribuzione dei redditi in capo al Trustee.
Diversamente, nel caso in cui i beneficiari del Trust siano identificati (“Trust trasparente“), l’art. 73, comma 2 del TUIR stabilisce che i redditi conseguiti dal Trust sono imputati in ogni caso a questi ultimi in proporzione alla quota di partecipazione individuata all’atto di costituzione. Ovvero, in mancanza, in parti uguali. In sostanza, i redditi del Trust sono imputati per trasparenza ai beneficiari del reddito solamente se questi sono individuati.
Opacità o trasparenza del Trust non dipendono pertanto da una qualche opzione esercitata in un modello dichiarativo, bensì dalla modalità con cui vengono sottoscritte le clausole del Trust.
Nel prosieguo, come già segnalato, intendo analizzare la fiscalità riservata ai dividendi derivanti da partecipazioni societarie estere detenute da un socio Trust residente, fiscalmente opaco (quindi né trasparente né interposto). Questo, al fine di confrontare il livello di tassazione complessivamente subito rispetto a quello riservato alle persone fisiche.
L’analisi effettuata parte da una ipotesi di partenza. Ovvero, il fatto che sia possibile in un Paese estero intestare una partecipazione societaria ad un Trust non residente (in questo caso italiano).
Il caso che vado ad analizzare è quello che riguarda la tassazione in capo ad un Trust di gestione di partecipazioni opaco socio di società di capitali estera (non Black List). Questo per verificare le differenze di tassazione esistenti rispetto ad una stessa partecipazione detenuta da una persona fisica residente.
Per quanto attiene, invece, la fiscalità diretta dei dividendi, è necessario ricordare che il DM 26.5.2017 ha rideterminato le percentuali di concorso al reddito complessivo dei dividendi e delle plusvalenze di cui agli artt. 47 comma 1, 58 comma 2, 59 e 68 comma 3 del TUIR. Nonché la percentuale di cui all’art. 4 comma 1 lett. q) del DLgs. 12.12.2003 n. 344.
In sostanza, il legislatore ha innalzato la quota imponibile di dividendi e di plusvalenze relativi a partecipazioni qualificate in capo alle persone fisiche, società di persone (con esclusione delle plusvalenze) e enti non commerciali come il Trust.
La Legge n 205/17 (legge di bilancio 2018) è però intervenuta nuovamente sul tema, con l’art. 1 commi 1003 e 1004, abrogando integralmente il comma 1 dell’art. 47 del TUIR, modificando l’art. 27 del DPR n 600/73. Questa norma prevede, in capo alle persone fisiche, una tassazione sostitutiva sui dividendi nazionali o esteri, qualificati e non, mediante una ritenuta a titolo di imposta del 26%. Questo intervento legislativo non ha però interessato i dividendi percepiti dai trust ma, inasprendo la tassazione in capo alle persone fisiche, ha reso l’istituto del trust di gestione di partecipazioni uno strumento fiscalmente efficiente.
La tassazione dei dividendi percepiti dagli enti non commerciali, come il Trust, è invece disciplinata dall’art. 4 comma 1 lett. q) del DLgs. n 344/03 prevede che:
“[…] gli utili percepiti dagli enti stessi non concorrono alla formazione del reddito imponibile, in quanto esclusi, nella misura del 22,26 per cento del loro ammontare; […]”
art. 4 comma 1 lett. q) del DLgs. n 344/03
La tassazione sul 77,74% della base imponibile del dividendo percepito dall’ente non commerciale, così come modificata dal periodo d’imposta 2014, era finalizzata ad equiparare la tassazione dei dividendi in capo al trust a quella dei dividendi qualificati in capo alle persone fisiche, quando l’IRES pagato dal trust fiscalmente opaco era pari al 27,5%.
A seguito della riduzione dell’IRES dal 27,5% al 24%, il DM 26.5.2017 ha nuovamente rideterminato la quota di dividendo imponibile in capo al trust ente non commerciale nella percentuale del 100% a partire dagli utili formati nel 2017 e per le persone fisiche titolari di una partecipazione qualificata nell’imponibile del 58,14%.
Per i dividendi, invece, maturati dal 2018, come detto, è prevista una tassazione sostitutiva del 26% sull’intero ammontare del dividendo a prescindere dalla tipologia di partecipazione (qualificata e non).
Tassazione del Trust di gestione di partecipazioni in sintesi
In sintesi, la tassazione in capo al Trust di gestione di partecipazioni, socio di una società di capitali residente o estera, indipendentemente dalla tipologia di partecipazione detenuta (qualificata o non), si attesta ora al 24% se il trust è fiscalmente opaco.
Diversamente, il Trust fiscalmente trasparente, attribuisce ai beneficiari il 100% del dividendo percepito. In base al DM 26.5.2017, in ipotesi di distribuzione di utili maturati fino al periodo d’imposta 2016 compreso, la base imponibile su cui scontare le imposte resterà il 77,74% ammettendo, in caso di trust opaco, una tassazione pari al 18,66% contro l’attuale 24%, in quanto si deve in ogni caso scontare l’IRES vigente nel momento di distribuzione del dividendo, pari al 24%, su una base imponibile ridotta del 77,74%.
È interessante proporre, quindi subito un confronto con la tassazione in capo alle persone fisiche, distinguendo l’anno di maturazione dell’utile, soprattutto alla luce della nuova imposta sostitutiva del 26%.
A fronte di questa tassazione complessiva si deve però ricordare che quando un dividendo proviene da una società estera, questo può subire nel Paese di origine una ritenuta in uscita, ritenuta la cui aliquota viene definita dalla normativa interna estera e può essere a volte ridotta dalle previsioni contenute nelle Convenzioni contro le doppie imposizioni.
L’applicabilità delle convenzioni internazionali contro le doppie imposizioni ai Trust è da sempre oggetto di discussione tra gli operatori e la risposta alla questione è tutt’altro che scontata, anche se vi sono spunti a favore nel modello di Convenzione OCSE.
Come già evidenziato, la L. 205/2017, con l’art. 1 commi 1003 e 1004, abrogando integralmente il comma 1 dell’art. 47 del TUIR che prevedeva la tassazione dei dividendi su di una quota del 40%7 e modificando l’art. 27 del DPR n 600/73, ha previsto, in capo alle persone fisiche, una tassazione generalizzata sui dividendi qualificati e non, mediante una ritenuta secca del 26%.
La modifica, apportata dalla legge di bilancio, ha interessato, però, solamente i dividendi detenuti dalle persone fisiche non in regime d’impresa disciplinate dall’art. 47 comma 1 del TUIR.
Per le altre casistiche restano, infatti, ancora valide le percentuali definite dai DM 2.4.2008 e DM 26.5.2017. In sostanza, è venuta meno la distinzione di partecipazione qualificata e non, in sede di tassazione dei dividendi.
Le tabelle successive propongono il diverso regime impositivo in capo al Trust e alla persona fisica, entrambi titolari di una partecipazione sia essa qualificata o non, in una società non paradisiaca (comunitaria o extracomunitaria).
Tabella – Trust residente che percepisce dividendi da partecipazioni estere
Dividendo 1.000 1.000 1.000 1.000
Ritenuta estera 5% 10% 15% 20%
Importo ritenuta 50 100 150 200
Dividendo in uscita 950 900 850 800
Trust opaco italiano
Dividendo in entrata 950 900 850 800
Imponibile lordo frontiera 1.000 1.000 1.000 1.000
IRES lorda 240 240 240 240
Credito d’imposta estero 50 100 150 200
IRES netta 190 140 90 40
Tassazione complessiva 240 240 240 240
Tassazione complessiva % 24% 24% 24% 24%
Come emerge dalla tabella, il dividendo percepito dal Trust viene tassato sul lordo frontiera e, quindi, nell’esempio su 1.000 euro. Sarà necessario ragguagliare l’ammontare di imponibile in base al momento di maturazione dell’utile. Ipotizzando che si tratti di dividendi maturati dal 2017 in poi, la base imponibile sarà sempre il 100%. Il Trust opaco sconta l’IRES italiana attualmente al 24% ma da questa imposta potrà scomputarsi l’imposta pagata all’estero, subendo una tassazione complessiva del 24%.
La precedente tabella affronta anche casi in cui al trust venga applicata una tassazione convenzionale del 20%. Ciò che emerge è che, in ogni caso, dato che il dividendo viene tassato sul 100%, è ammesso un credito d’imposta pari al 100% della ritenuta subita nel Paese estero e quindi il Trust subirà una tassazione “finita” del 24%. La successiva tabella affronta il caso, invece, del dividendo estero percepito dal socio persona fisica.
Tabella – Persona fisica che percepisce dividendi da partecipazioni (qualificate e non) estere
Persona fisica residente
Imposta sostitutiva 26% 260 260 260 260
Credito d’imposta estero – – – –
IRES netta 260 260 260 260
Tassazione complessiva 310 360 410 460
Tassazione complessiva % 31% 36% 41% 46%
Nel caso della persona fisica emerge un inasprimento della tassazione che può arrivare anche al 46%.
Se, infatti, prima delle novità introdotte con la legge di bilancio 2018, anche le persone fisiche che detenevano partecipazioni estere qualificate dovevano, come fa il Trust, tassare il lordo frontiera ragguagliandolo secondo le percentuali previste (dal 40% al 58,14%) e scontare la loro IRPEF marginale ben potendo scomputare il credito per imposte estere, ora, una volta esaurita la disciplina transitoria (2018-2022), dovranno subire una ritenuta secca del 26% oltre a quella già scontata nel Paese estero, senza possibilità di recupero.
Tassazione al lordo o al netto frontiera?
La Circolare n 9/E/2015 ha chiarito che non è possibile scomputare un credito a fronte di imposte sostitutive. Sul punto si deve segnalare una ulteriore criticità connessa all’importo che deve essere tassato in capo alle persone fisiche. Se, infatti, nel caso del Trust è stato tassato il lordo frontiera anche perché successivamente ci siamo potuti scomputare le imposte estere, non è pacifico che nel caso della persona fisica si possa utilizzare il netto percepito anziché, anche in questo caso, il lordo frontiera.
Ci sono spunti in base ai quali è possibile tassare il netto frontiera (C.M. 16.6.2004 n. 26/E). Purtroppo le istruzioni ministeriali al quadro RM del modello Redditi PF indicano che si deve dichiarare il lordo frontiera.
Sul punto segnalo questo articolo ove ho sollevato questa problematica: “Dividendi esteri al lordo frontiera“
Tuttavia, anche qualora volessimo ipotizzare e calcolare il prelievo in capo alla persona fisica ammettendo di applicare la tassazione sostitutiva del 26% sul netto frontiera, le conclusioni non cambiano. La tassazione complessiva risulta leggermente addolcita, tuttavia rimane più elevata di quella del Trust di gestione di partecipazioni.
Il TUIR prevede, a prescindere dal soggetto che li percepisce, la tassazione integrale dei dividendi Black List. E’ considerato a fiscalità privilegiata l’utile proveniente:
“da società residenti in Stati o territori a regime fiscale privilegiato inclusi nel decreto o nel provvedimento emanati ai sensi dell’articolo 167, comma 4”
Alla luce delle modifiche introdotte dalla Legge n 208/15, un dividendo è considerato a fiscalità privilegiata se proviene da Paesi che hanno un livello impositivo nominale ordinario o speciale inferiore al 50% di quello italiano.
Si propongono nel prosieguo alcuni conteggi in relazione alla tassazione subita dalla persona fisica che percepisce dividendi paradisiaci, confrontandola con un Trust opaco che percepirebbe i medesimi dividendi e la tassazione che subisce, invece, la persona fisica sui dividendi c.d. “buoni” alla luce della tassazione sostitutiva del 26%.
Si pensi al caso della persona fisica che riceve dividendi da una società paradisiaca che nel suo Paese non è soggetta ad alcun prelievo impositivo e non vengono nemmeno applicate ritenute in uscita dal Paese estero. Si ricorda che in questi casi è irrilevante la distinzione tra partecipazioni qualificate e non qualificate e il dividendo concorre a tassazione IRPEF progressivo per l’intero ammontare.
Tabella – dividendo pagato da società Black List non tassata
Società paradisiaca
Utile ante imposte 1.000
Imposte sul reddito 0
Utile netto 1.000
Dividendo distribuito 1.000
Persona fisica non imprenditore
Dividendo percepito 1.000
IRPEF 43% 430
Tassazione complessiva 43,00%
È interessante il confronto tra la tassazione complessiva in questo caso (43%) e quella che emerge, invece, nell’ultima riga della tabella dove è stato affrontato il caso delle partecipazioni non paradisiache nell’ipotesi – tutt’altro che remota – di una ritenuta in uscita che può variare dal 5% al 20% e di una tassazione sul lordo frontiera.
Tassazione del dividendo Black List più conveniente
La tassazione del dividendo Black List ipotizzata al 43%, risulta più conveniente rispetto a quella prevista per i dividendi “buoni” dove il prelievo oscilla tra il 31% e il 46% nelle ipotesi sopra suggerite in tabella, per le seguenti ragioni:
Non si tratta di una tassazione sostitutiva ma di IRPEF per cui il contribuente può recuperare eventuali oneri deducibili e detraibili;
Non è scontato che si applichi sempre l’aliquota marginale del 43%;
Tiene conto anche dell’imposta sui redditi societari che in questo caso è tuttavia nulla.
In questo contesto si inserisce l’ipotesi del socio Trust. In relazione al Trust possiamo richiamare quanto conteggiato nella prima tabella. Il Trust, infatti, se fiscalmente opaco sconta sui dividendi la tassazione IRES del 24% già sull’intero ammontare del dividendo (100%). Pertanto, anche se il dividendo è paradisiaco, valgono le medesime considerazioni evidenziate nella prima tabella. Ciò che emerge è sicuramente un vantaggio fiscale in capo al Trust in ipotesi di detenzione di partecipazioni in società paradisiache.
La detenzione di partecipazioni in società estere deve in ogni caso essere valutata anche in relazione all’applicazione delle ritenute da applicare a dividendi o utili in uscita dal paese della società estera pagante.
Il Trust non può, infatti, beneficiare della Direttiva madre/figlia nemmeno se la società pagante è residente in un Paese dell’Unione Europea in quanto il Trust è un vincolo assimilato in Italia ad un ente non commerciale. Sarà, quindi, applicabile o la ritenuta interna prevista dalla normativa nazionale del Paese pagante o, in condizioni migliori, la ritenuta più bassa prevista dalla Convenzione contro la doppia imposizione tra quel Paese e l’Italia.
In merito all’applicazione al Trust delle Convenzioni contro le doppie imposizioni, sussistono però delle incertezze, in quanto non è pacifico a livello internazionale se le stesse possano considerarsi adottabili anche dai Trust.
Sul punto si segnala un’interpretazione favorevole al contribuente contenuta nella Circolare n 48/E/2007, in cui l’Agenzia delle Entrate ha sancito espressamente che al Trust si applicano le Convenzioni contro la doppia imposizione. Questa resta comunque una visione, seppur favorevole al contribuente, appartenente solamente all’Amministrazione finanziaria italiana. Non è garantito che questa interpretazione sussista anche all’estero.
Il Paese estero che paga i dividendi potrebbe, infatti, non applicare la ritenuta convenzionale, bensì la ritenuta maggiore prevista dalla normativa interna.
Per questa serie di motivi, soprattutto quando si investe in un paese comunitario, è consigliabile l’utilizzo di una società di capitali (ad esempio una SRL) come veicolo.
Il Trust deterrà le quote della società SRL italiana che a sua volta deterrà le quote della società estera. In questa maniera si potrà applicare la Direttiva madre/figlia se sia la società estera che quella italiana sono società di capitali o, in caso di partecipazioni in società extra comunitarie, si potranno applicare le ritenute più basse previste dalle convenzioni rispetto a quelle previste dalla normativa interna del Paese della partecipata.
È tuttavia evidente come in questo caso verrebbe meno la possibilità di assorbire l’eventuale ritenuta in uscita applicata dalla società estera extra comuntaria.
Un aspetto importante da valutare attiene alla scomputabilità della ritenuta in uscita nel Paese della fonte qualora questo ritenga che il Trust non possa beneficiare delle Convenzioni contro le doppie imposizioni.
In questo caso, detta scomputabilità appare alquanto dubbia in quanto l’Agenzia, da un lato – come abbiamo già avuto modo di osservare – ritiene le convenzioni applicabili al Trust, per cui si attenderà un medesimo approccio anche dagli altri Paesi, dall’altro, ha sostenuto che la stessa non può riconoscere come crediti, i prelievi fiscali avvenuti all’estero non giustificati da una convenzione o da una direttiva comunitaria.
Sull’applicabilità al Trust delle disposizioni convenzionali è utile richiamare anche il Modello OCSE contro le doppie imposizioni del 21 novembre 2017 e l’annesso commentario.
All’art. 1 relativo ai soggetti cui si applica la convenzione sono stati aggiunti nuovi paragrafi volti anche a contrastare l’utilizzo di strumenti ibridi. Nel commentario è stata introdotta la figura del c.d. “Collective Investment Vehicles – CIV“. Il punto 22 del commentario, all’art. 1, evidenzia in estrema sintesi che spesso gli Stati prevedono regimi fiscali differenti in relazione ad investimenti che vengono effettuati direttamente da persone fisiche piuttosto che da più persone che agiscono, invece, attraverso un “CIV”.
I successivi punti 23 e 24, analizzando l’applicabilità delle disposizioni convenzionali ai CIV, prevedono che anche a questi strumenti dovrebbero potersi applicare le disposizioni convenzionali e il Trust è proprio un tipico esempio di CIV Si riporta in seguito l’estratto dei punti 23 e 24 di nostro interesse:
“23. […] a CIV would have to qualify as a «person» that is a «resident» of a Contracting State and, as regards the application of Articles 10 and 11, that is the «beneficial owner» of the income that it receives.24 […] In many countries, most CIVs take the form of a company. In others, the CIV typically would be a trust. […] In most cases, the CIV would be treated as a taxpayer or a «person» for purposes of the tax law of the State in which it is established; for example, in some countries where the CIV is commonly established in the form of a trust, either the trust itself, or the trustees acting collectively in their capacity as such, is treated as a taxpayer or a person for domestic tax law purposes”
In sostanza, prescindendo dalle disposizioni attualmente in vigore in base alle singole Convenzioni stipulate tra gli Stati, vi sono spunti nel commentario OCSE per ritenere che anche ai Trust possano trovare applicazione le disposizioni convenzionali.
Anche i Trust di gestione di partecipazioni residenti in Italia sono soggetti al monitoraggio fiscale per gli investimenti detenuti all’estero.
In relazione al monitoraggio di partecipazioni societarie estere si ricorda che non è comunque dovuta l’imposta patrimoniale IVAFE che, tra l’altro non è più dovuta nemmeno in capo alle persone fisiche in quanto queste ultime sono soggette ad IVAFE solo sui prodotti finanziari e non sulle attività finanziarie in genere.
Le partecipazioni, quantomeno quelle non rappresentate da azioni, sono qualificate non come prodotti finanziari bensì come semplici attività finanziarie. La compilazione del quadro RW per le attività estere da soggetti quali i Trust ha, però, di recente subito rilevanti modifiche derivanti dalla riforma alla disciplina antiriciclaggio (DLgs. n 231/2007) ad opera del DLgs. 25.5.2017 n. 90.
In base all’art. 4 comma 1 ultimo periodo del DL n 167/90, infatti, così come modificato ad opera della L. n 97/2013, la compilazione del quadro RW compete anche ai titolari effettivi di Trust, residenti o non residenti, che detengono investimenti all’estero.
La norma prevede in sostanza che sono tenuti agli obblighi di dichiarazione anche i soggetti che, pur non essendo possessori diretti degli investimenti esteri e delle attività estere di natura finanziaria, risultano titolari effettivi dell’investimento, secondo quanto previsto dal DLgs. n 231/2007.
Per quanto attiene ai Trust, prima delle modifiche intervenute ad opera del DLgs. n 90/2017, si trattava, generalmente, dei beneficiari del fondo. Sul punto, all’epoca, la circ. Agenzia Entrate 23.12.2013 n. 38 aveva avuto modo di chiarire che i beneficiari del trust erano tenuti all’adempimento solo nel caso in cui rivestissero, però, una posizione c.d. “vested” e non anche se “contingent“.
L’art. 4 poc’anzi citato è stato modificato ad opera dell’art. 8 comma 7 lett. e) del DLgs. 90/2017. Nella versione vigente viene previsto che sono tenuti agli obblighi di dichiarazione i soggetti che, pur non essendo possessori diretti degli investimenti esteri e delle attività estere di natura finanziaria, siano titolari effettivi dell’investimento secondo quanto previsto dall’art. 1 comma 2 lett. pp) e dall’art. 20del DLgs. 231/2007 e s.m.i.
Nuova definizione di titolare effettivo
In sostanza, viene meno il rinvio all’allegato tecnico al DLgs. n 231/2007, peraltro ora abrogato, e si richiama invece una nuova nozione di titolare effettivo. L’art. 1 comma 2 lett. pp) stabilisce che per “titolare effettivo” si intende la persona fisica o le persone fisiche, diverse dal cliente, nell’interesse della quale o delle quali, in ultima istanza, il rapporto continuativo è istaurato, la prestazione professionale è resa o l’operazione è eseguita.
L’art. 20 del medesimo decreto, inoltre, stabilisce al comma 1 che:
“Il titolare effettivo di clienti diversi dalle persone fisiche coincide con la persona fisica o le persone fisiche cui, in ultima istanza, è attribuibile la proprietà diretta o indiretta dell’ente ovvero il relativo controllo“
Interessante al fine di definire il soggetto che è titolare effettivo del trust è anche l’art. 22 comma 5 DLgs. 231/2007, dove si stabilisce che:
“i fiduciari di trust espressi, disciplinati ai sensi della legge 16 ottobre 1989, n. 364 [Legge di ratifica ed esecuzione della convenzione sulla legge applicabile ai trusts e sul loro riconoscimento, adottata a L’Aja il 1° luglio 1985, n. d.a.], ottengono e detengono informazioni adeguate, accurate e aggiornate sulla titolarità effettiva del trust, per tali intendendosi quelle relative all’identità del fondatore, del fiduciario o dei fiduciari, del guardiano ovvero di altra persona per conto del fiduciario, ove esistenti, dei beneficiari o classe di beneficiari e delle altre persone fisiche che esercitano il controllo sul trust e di qualunque altra persona fisica che esercita, in ultima istanza, il controllo sui beni conferiti nel trust attraverso la proprietà diretta o indiretta o attraverso altri mezzi. […]”
Dall’analisi effettuata in questo articolo emerge come in molti casi la detenzione di partecipazioni societarie sia fiscalmente più conveniente se detenuta attraverso un Trust, piuttosto che personalmente.
Questo riguarda sia partecipazioni in società italiane che estere e sia per partecipazioni qualificate o meno. La convenienza aumenta, poi, nel caso in cui vi siano partecipazioni in enti residenti in Paesi Black List.
L’inconveniente è dato dal fatto che quando dimostrato in questo articolo rappresenta un mero esercizio numerico. Infatti, il Trust non è strumento che può essere utilizzato per la mera attività di pianificazione fiscale. Il Trust, infatti, è uno strumento che viene creato per tutelare interessi meritevoli, che non possono ridursi al solo risparmio fiscale.
Per questo motivo non sempre è possibile effettuare quanto indicato nell’articolo, senza possibilità di ricevere contestazioni.
Se hai dubbi o desideri valutare la tua posizione fiscale con un esperto, non aspettare, segui il link sottostante per metterti direttamente in contatto con me e ricevere una consulenza personalizzata.
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