Source: https://www.laleggepertutti.it/133149_multe-nulle-equitalia-ti-paga-le-spese-della-causa
Timestamp: 2018-08-22 07:11:54+00:00
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Multe nulle: Equitalia ti paga le spese della causa
Addebito delle spese processuali alla parte soccombente: Equitalia e il Comune vengono condannati in solido per le notifiche illegittime della cartella di pagamento.
Se la multa viene annullata perché ti arriva a casa la relativa cartella di pagamento di Equitalia senza che, prima di ciò, alcun verbale ti sia mai stato consegnato, le spese sostenute per fare il ricorso te le pagano sia Equitalia che il Comune. Questo perché il primo è responsabile personalmente nell’aver omesso la spedizione della multa al conducente; la seconda perché, invece, prima di inviare la cartella di pagamento, è tenuta a verificare che tutti i precedenti atti del procedimento siano stati rispettati, ivi compresa la notifica della contravvenzione. A dirlo è una recente sentenza della Cassazione [1].
Non è raro vedere bussare a casa il postino con una cartella di pagamento di Equitalia, ma, prima di essa, non aver mai ricevuto alcun invito “bonario” di pagamento. È vero: andando allo sportello di Equitalia si può chiedere l’estratto di ruolo e comprendere, da esso, a cosa è dovuta la cartella e la relativa intimazione. Ma ciò non basta: al contribuente vanno sempre notificati tutti gli atti del procedimento amministrativo, ivi compreso il cosiddetto atto prodromico, ossia quello che ha dato il via alla cartella.
Ebbene, in tali casi, il contribuente può fare ricorso, anzi “deve” farlo: se infatti lascia scadere i termini, la cartella, per quanto palesemente illegittima, diventa definitiva e va pagata! Dunque, occhio ai 30 giorni di scadenza in caso di multa, ai 60 giorni in caso di accertamento fiscale, ai 40 in caso di avviso di pagamento dell’Inps.
Quel che oggi dice la Cassazione riguarda, però, le cosiddette spese processuali per il ricorso contro la cartella. In questo caso, a pagare i costi della causa e dell’avvocato al cittadino saranno sia Equitalia, sia il Comune. Entrambi sono responsabili. Si parla, a riguardo, in gergo tecnico, di condanna in solido. In altre parole, il cittadino può chiedere i soldi indifferentemente all’uno o all’altro soggetto: un indubbio vantaggio se si considera la liquidità di Equitalia rispetto alle spesso disastrate casse comunali.
Cittadini quindi più garantiti: se messi alle strette e costretti a presentare ricorso contro la cartella non preceduta da nessuna richiesta di pagamento, il rimborso dei costi della causa dovrebbe essere ormai scontato.
[1] Cass. sent. n. 18175/2016.
Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 2, sentenza 8 giugno – 16 settembre 2016, n. 18175
Ritenuto che il sig. C.R. ricorre, con un unico motivo, per la cassazione della sentenza del Tribunale di Ro­ma, depositata il 6 novembre 2014, che ha confermato la sta­tuizione sulle spese di lite contenuta nella sentenza del Giu­dice di pace di Roma n. 12819 del 2013;
che il Giudice di pace aveva accolto l’opposizione propo­sta dal sig.R. avverso la cartella di pagamento emessa da Equitalia Gerit s.p.a., di pagamento di sanzioni amministrati­ve per violazione del Codice della strada, aveva condannato alle spese l’Ente impositore, indicato nel Comune di Roma an­ziché in quello di San Felice Circeo, e compensato le spese tra l’opponente e l’agente di riscossione;
che il Tribunale, previa correzione della indicazione dell’Ente impositore, confermava la compensazione delle spese tra l’opponente e l’agente di riscossione sul rilievo che l’opposizione era stata accolta per mancanza di prova della notifica del verbale di accertamento, che era imputabile esclusivamente all’Ente impositore;
che il ricorso è stato notificato a Equitalia Sud spa e a Roma Capitale;
che preliminarmente si deve evidenziare che il ricorrente ha notificato il ricorso a Roma Capitale, già Comune di Roma, anziché al Comune di San Felice Circeo, pur dopo avere chiesto ed ottenuto dal Tribunale la correzione della sentenza del Giudice di pace che indicava erroneamente nel Comune di Roma l’Ente impositore;
che l’integrazione del contraddittorio nei confronti del Comune di San Felice Circeo risulta incombente superfluo, es­sendo il ricorso circoscritto alla regolamentazione delle spe­se di lite tra l’opponente e l’agente di riscossione Equita­lia, mentre l’Ente impositore è già stato condannato in via definitiva alle spese del giudizio di opposizione;
che con l’unico motivo è dedotta violazione o falsa appli­cazione degli artt. 91 e 92 cod. proc. civ. e vizio di motiva­zione, assumendosi che la statuizione di compensazione delle spese tra l’opponente e l’agente di riscossione Equitalia non sarebbe giustificata dalla natura del vizio che ha condotto all’accoglimento dell’opposizione alla cartella di pagamento, a fronte litisconsorzio necessario tra Ente impositore e agen­te della riscossione ovvero della comunanza di interesse, e tenuto conto che la condanna in solido alle spese processuali non postula necessariamente la responsabilità solidale;
che, a fronte dell’unicità dell’atto oggetto di impugna­zione nel giudizio di opposizione alla cartella di pagamento, entrambe le condotte dell’Ente impositore e dell’agente di ri­scossione hanno provocato la necessità del processo;
che pertanto non puà rilevare, ai fini di un diverso ri­parto delle spese processuali, la diversità delle condotte e la riconducibilità all’uno o all’altro soggetto del vizio pro­cedimentale accertato (Cass., sez. 5, sentenza n. 9174 del 2011), e l’accoglimento dell’opposizione determina la soccom­benza di entrambi i soggetti evocati in giudizio, in quanto necessariamente partecipi dell’attività che ha condotto all’emanazione dell’atto impositivo;
che la sentenza impugnata deve essere cassata con rinvio, ai fini dell’applicazione del principio enunciato;
che il giudice di rinvio, indicato in dispositivo, provve­derà anche a regolare le spese del giudizio di cassazione.
La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese del presente giudizio, al Tribunale di Roma, in diversa composizione.