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Timestamp: 2016-12-07 22:36:53+00:00
Document Index: 183793187

Matched Legal Cases: ['art.3', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 6', 'art. 1', 'art.10', 'art.12', 'art.12', 'art.6', 'art.6', 'art.11', 'art.11', 'art.32', 'art.6', 'art.12', 'art.15', 'in fine', 'art. 483', 'art. 483', 'art. 483', 'art. 483', 'art. 192', 'art. 192', 'art. 226', 'art. 231', 'art. 231', 'art. 255', 'art. 255', 'art. 231', 'art. 255', 'art. 190', 'art. 674', 'art. 189']

⭐SEMINARIO DI STUDIO IN MATERIA DI IGENE E SICUREZZA
1 SEMINARIO DI STUDIO IN MATERIA DI IGENE E SICUREZZA AMBIENTE, RICICLAGGIO E SMALTIMENTI Relatore: M.Gusella - LNL 5-7 Giugno 20012 Indice GESTIONE AMBIENTALE E CERTIFICAZIONE EMAS e ISO POLITICA AMBIENTALE RECUPERO dei RIFIUTI e RICICLAGGIO NORMATIVA VIGENTE CLASSIFICAZIONE DEI RIFIUTI GESTIONE DEL DEPOSITO TEMPORANEO REGISTRO DI CARICO E SCARICO RIFIUTI FORMULARIO PER LO SMALTIMENTO DICHIARAZIONE ANNUALE RIFIUTI SMALTITI (MUD)3 I SISTEMI DI GESTIONE AMBIENTALE E LA CERTIFICAZIONE AMBIENTALE GESTIONE DELLE PROBLEMATICHE AMBIENTALI ALL'INTERNO DELL'AZIENDA (STRUTTURA) I SISTEMI DI GESTIONE AMBIENTALE (SGA) La legislazione ambientale si è fatta sempre più complicata, i cittadini prestano sempre maggior attenzione al rispetto ambientale e quindi della loro salute. Numerose sono le normative specifiche in campo ambientale, ad esempio nella normativa sullo smaltimento dei rifiuti Dlgs 05/02/97 n.22 all art.3 lettera b si parla espressamente di strumenti, sistemi di ecoaudit, nonché di sviluppo di un marchio ecologico ai fini di ridurre l impatto che un singolo prodotto può avere sull ambiente. Con SGA si indica la realizzazione di un sistema gestionale riguardante le tematiche ambientali quali: - emissioni in atmosfera - scarichi nell acqua o nella rete fognaria - rifiuti pericolosi e non - contaminazione del suolo - energia termica, rumore, odori, polveri, vibrazioni, e impatto visivo ecc che consenta all'impresa di affrontarle in modo globale, sistematico, coerente, integrato e nell'ottica del miglioramento continuo delle prestazioni ambientali. DEFINIZIONE La norma ISO definisce il Sistema di gestione ambientale come "la parte del sistema di gestione generale che comprende la struttura organizzativa, le attività di pianificazione,le responsabilità, le prassi, le procedure, i processi, le risorse per elaborare, mettere in atto, conseguire, riesaminare e mantenere attiva la politica ambientale". Una definizione del tutto analoga è contenuta nel Regolamento EMAS (art. 2, lett. e) secondo il quale il sistema di gestione ambientale è "la parte del sistema di gestione complessivo comprendente la struttura organizzativa, la responsabilità, le prassi, le procedure, i processi e le risorse per definire e attuare la politica ambientale". Tra i principali obbiettivi di un SGA vi sono: - la capacità dell'impresa di svolgere responsabilmente la propria attività secondo modalità che garantiscano il rispetto dell'ambiente; - la facoltà di identificare, analizzare, prevedere, prevenire e controllare gli effetti ambientali; - la possibilità di modificare e aggiornare continuamente l'organizzazione e migliorare le prestazioni ambientali in relazione ai cambiamenti dei fattori interni ed esterni; - la capacità di attivare, motivare e valorizzare l'iniziativa di tutti gli attori all'interno dell'organizzazione; - la facoltà di comunicare e interagire con i soggetti esterni interessati o coinvolti nelle prestazioni ambientali dell'impresa. FASI DI UN SGA Il Sistema di gestione ambientale, che naturalmente si inserisce all'interno del sistema di gestione generale dell'impresa, si articola in sette fasi che si susseguono e si ripetono in ogni periodo di riferimento (generalmente l'anno solare) e complessivamente finalizzate al miglioramento continuo delle prestazioni ambientali.4 Tali fasi sono: 1. ri/esame ambientale iniziale; 2. politica ambientale; 3. pianificazione e sistema di gestione 4. realizzazione e operatività; 5. controlli e azioni correttive 6. riesame della direzione 7. audit Un'organizzazione che non possiede alcun SGA deve effettuare una esame ambientale iniziale per stabilire la situazione di partenza e successivamente decidere le azioni di miglioramento. Tuttavia tale analisi è opportuna anche per un'organizzazione che ha già implementato un SGA, in questo caso si parlerà di riesame preliminare. L'esame deve coprire quattro aree principali: - le prescrizioni di legge e di regolamento; - la valutazione dell'esperienza derivante dall'analisi di incidenti già capitati; - l'identificazione degli aspetti ambientali significativi; - l'analisi di tutte le procedure e le prassi esistenti in campo ambientale. La norma ISO suggerisce alcune tecniche per condurre l'analisi della situazione in atto quali: questionari,interviste,liste di controllo (check list),riesame delle registrazioni,confronto con altre situazioni (benchmarking). La politica ambientale è una dichiarazione di principio che sancisce l'impegno dell'azienda a favore della tutela ambientale, del rispetto della legislazione vigente in materia, del miglioramento continuo ed enuncia i principi generali cui tale impegno si ispira e le conseguenti decisioni strategiche. Essa stabilisce il risultato al quale tendere, in termini di livelli di responsabilità e di prestazioni richieste all'organizzazione, in confronto ai quali sarà giudicata ogni azione conseguente. Nella fase di pianificazione si individuano gli obiettivi e i risultati ambientali desiderati tenendo conto della situazione iniziale, della politica ambientale, delle prescrizioni legislative, delle risorse disponibili, delle alternative tecnologiche, dei punti di vista delle parti interessate, e dell'impegno al miglioramento continuo. Infine si formula il programma di gestione ambientale ossia il programma operativo che definisce i compiti, le responsabilità, i tempi ed i mezzi per il raggiungimento degli obiettivi, nonché le modalità di controllo dell'avanzamento nell'attuazione del programma stesso. Successivamente nella fase di realizzazione ed operatività, in accordo alla politica ambientale, vengono attuati gli obbiettivi ed il programma di gestione ambientale prendendo in considerazione i seguenti punti: - struttura organizzativa e responsabilità; - formazione, consapevolezza e competenza; - comunicazioni; - documentazione del sistema di gestione ambientale; - controllo dei documenti; - controllo delle attività; - addestramento e reazioni alle emergenze. Naturalmente l'azienda deve predisporre (in forma cartacea o informatica) la documentazione per descrivere le parti essenziali del sistema e le relative interazioni e correlazioni. Esistono tre tipologie principali di documenti: - il manuale di gestione ambientale (M.A.) che enuncia la politica ambientale e descrive il SGA e la relativa organizzazione; - le procedure gestionali ambientali (P.G.) che descrivono come si articolano i processi e quanto attiene a ciascun requisito precisando chi fa e cosa fa tra le unità, le funzioni ed i reparti coinvolti; - le istruzioni operative ambientali (I.O.) che descrivono come devono essere svolte le singole attività.5 Nella fase dei controlli ed azioni correttive possono essere individuati quattro punti principali: - monitoraggio e misurazioni; - non conformità, azioni preventive e correttive; - registrazioni ambientali; - audit del SGA. Vengono effettuati i controlli, per verificare la validità e l'efficacia del sistema di gestione ambientale e la congruenza tra risultati attesi e traguardi raggiunti al fine di adottare le necessarie azioni correttive. Il riesame dell'alta Direzione la quale deve appunto periodicamente riesaminare il SGA per garantire la sua continua adeguatezza, efficacia e validità e valutare l'eventualità di modificare la politica ambientale, gli obiettivi ambientali o altri elementi del sistema. Infine nella fase di controllo troviamo gli audit del SGA ossia le verifiche ispettive, effettuate con risorse interne all'impresa per ISO 14001, con ente accreditato per l EMAS, al fine di valutare la validità e l'efficacia del SGA e la conformità dello stesso alle leggi. BENEFICI DI UN SGA Attraverso l'implementazione di un SGA si può certamente realizzare un perfetto monitoraggio della normativa in materia ambientale, avere una maggiore sicurezza giuridica e dare prova dell'attenzione e della conformità alle leggi ed ai regolamenti. I più importanti benefici potenziali associabili ad un sistema di gestione ambientale (vedasi anche la norma ISO 14004) sono: - la dimostrazione alla clientela di una adeguata cura, diligenza e responsabilizzazione nella gestione dei problemi ambientali; - la possibilità di intrattenere delle buone relazioni col pubblico e con le istituzioni locali; - la facilitazione nell'ottenimento di permessi e di autorizzazioni; - il risparmio di materie prime e di energia; - la soddisfazione delle esigenze degli investitori, facilitando l'accesso ai capitali; - la possibilità di ottenere assicurazioni ad un prezzo moderato; - il miglioramento dell'immagine e della quota di mercato; - il miglioramento del controllo dei costi; - la riduzione degli incidenti che implicano responsabilità; - ecc.. L'implementazione di un SGA può creare dei notevoli vantaggi competitivi, soprattutto nei confronti dei concorrenti meno dinamici, migliorando da una lato l'efficienza dell'organizzazione e dall'altro l'immagine aziendale ed i rapporti con i clienti, società di assicurazione, enti creditizi, pubbliche istituzioni, ecc.. La scelta di uno dei due standard, EMAS o ISO 14001, è una decisione strategica dell'azienda in base alla propria situazione organizzativa e di mercato.6 Confronto ISO EMAS ISO EMAS Ambito Internazionale Unione Europea Natura Sistema volontario Sistema volontario Obbiettivi Autocontrollo e miglioramento continuo delle performance ambientali Autocontrollo e miglioramento continuo delle performance ambientali Oggetto Organizzazione Sito Fasi Sviluppo del SGA Ri/esame ambientale iniziale Politica ambientale Pianificazione Realizzazione ed operatività Controlli ed azioni correttive Riesame della direzione Domanda di certificazione Sviluppo del SGA Ri/esame ambientale iniziale Politica ambientale Pianificazione Realizzazione ed operatività Controlli ed azioni correttive Riesame della direzione Dichiarazione ambientale Convalida della dichiarazione Domanda di certificazione Risultato Certificazione di sistema di gestione ambientale Registrazione del sito nell'albo Europeo Il rispetto della legge viene richiesto indirettamente Rispetto delle leggi è aspetto di verifica Nessuna dichiarazione ambientale Obbligo della pubblicazione di una dichiarazione ambientale7 SCHEMA DI DICHIARAZIONE AMBIENTALE La dichiarazione ambientale è un documento riguardante l efficienza ambientale relativa alle attività produttive e al sistema di gestione ambientale dell impresa nel sito in questione. Essa comprende sia la descrizione di tali attività e delle incidenze che esse hanno sull ambiente, sia il resoconto dei risultati ottenuti dall impresa nel perseguimento di migliori prestazioni ambientali, nonché l enunciazione degli obiettivi e dei programmi definiti per il futuro. 1. CHI SIAMO 2. COSA FACCIAMO,A CHE SERVE E ACHI SERVE CIO CHE PRODUCIAMO 3. COME PRODUCIAMO 4. QUALI BENEFICI GENERIAMO E PER CHI 5. QUALI DANNI O RISCHI DI DANNI PROVOCHIAMO 6. COSA SI FA PER EVITARE O LIMITARE I DANNI 7. CHI CONTROLLA E COME 8. IN CASO DI EMERGENZA. 9. PROPOSITI PER IL FUTURO 10. ALLEGATI TECNICI8 EMAS (ECO-MANAGEMENT and AUDIT scheme) SGA (SISTEMA DI GESTIONE AMBIENTALE) PRIMA VERIFICA ANALISIINIZIALE VERIFICHE SUCCESSIVE PROGRAMMA AMBIENTALE PROGRAMMA AMBIENTALE SISTEMA DI GESTIONE AMBIENTALE SISTEMA DI GESTIONE AMBIENTALE AUDIT (Controllo) DICHIARAZIONE AMBIENTALE DICHIARAZIONE AMBIENTALE PRIMA VALUTAZIONE VALUTAZIONI SUCCESSIVE9 Riciclaggio dei Rifiuti Negli ultimi 30 anni la produzione unitaria di rifiuti solidi urbani è andato via via crescendo sino ad attestarsi intorno a 1.2 kg/abitante giorno,comprendendo anche i rifiuti assimilabili provenienti dalle attività produttive e commerciali che finiscono nel circuito R.S.U, e il 50% delle materie prime usate nell apparato produttivo rappresenta uno scarto di altri cicli di lavorazione e pertanto il loro recupero è estremamente importante al fine di ridurre la produzione di rifiuti. Si tratta quindi di studiare una nuova politica soprattutto per quei rifiuti che si possono riutilizzare che si basi su: una radicale differenziazione della raccolta dei rifiuti industriali da quelli urbani; una selezione della raccolta volontaria di alcuni componenti dei R.S.U., utilizzando nel modo più ampio possibile l'uso di contenitori appositamente diffusi nel tessuto urbano (raccolta differenziata di Vetro,Carta, Lattine etc.), consentendo così riciclaggi economicamente interessanti ed una drastica riduzione dei volumi di R.S.U. da trattare; una raccolta differenziata obbligatoria dei prodotti ad alto potenziale d'inquinamento (medicine, batterie elettriche per autovetture, pile elettriche, lampade, termometri aniline, solventi, coloranti, etc.).esistono vari campi di intervento, il più significativo dei quali è quello degli imballi, che da soli rappresentano quasi il 50% in volume dei R.S.U. Gli imballi dovrebbero essere regolamentati sia dal punto di vista del materiale costituente sia delle dimensioni e soprattutto dal tipo di politica distributiva (abolizione del vuoto a perdere, etc.).altro settore di intervento significativo è quello della drastica limitazione dei prodotti "USA E GETTA". Seguendo questa politica sarebbe ipotizzabile in breve tempo e con investimenti relativamente contenuti: ridurre drasticamente i volumi da trattare; ridurre drasticamente i pericoli di inquinamento secondario. Per perseguire gli scopi sopraelencati sono stati istituti vari consorzi di filiera per il recupero dei materiali se ne elencano i principali: CONAI (consorzio nazionale imballaggi) Consorzio Nazionale Acciaio CIAL (Consorzio imballaggi in alluminio) COMIECO (Consorzio nazionale recupero e riciclo degli imballaggi a base di cellulosa) RILEGNO (Consorzio nazionale per il recupero e riciclaggio imballaggi di legno) CO.RE.PLA (Consorzio nazionale per il recupero degli imballaggi di plastica) CO.RE.VE. (Consorzio recupero vetro) Le procedure di recupero dei rifiuti non pericolosi sono descritte nel DM 5 Febbraio 1998 Origine e classificazione dei materiali destinati al recupero, che abroga il Dm e Dm , ma solo per i rifiuti no pericolosi. I materiali di cui tratta il Decreto Ministeriale sono all incirca gli stessi che figuravano nei decreti (MPS e materiali recuperabili) e (produzione di energia da residui).10 La materia trattata (il recupero dei rifiuti) è uno dei capisaldi della filosofia del D.L.vo 22/97 che in questo modo intende superare il concetto di semplice "smaltimento" che stava alla base del DPR 915/82. Anche le caratteristiche e le prescrizioni per le attività di recupero sono in molti casi identiche al passato. Per quanto riguarda il recupero dei rifiuti pericolosi ai sensi del D.L.vo 22/97, è disciplinato dal DM , DM ,DM , non essendo ancora stato emanato il nuovo decreto. Le procedure semplificate descritte dal DM si riferiscono ai soli rifiuti indicati, col loro codice C.E.R. con caratteristiche definite, alle attività di recupero che sono espressamente riportate, e alle caratteristiche delle materie prime e/o prodotti e/o MPS ottenuti; in altre parole non è consentito il recupero delle materie con finalità diverse da quelle riportate nella normativa tecnica sopraccitata, perciò numerosi materiali recuperabili rischiano di diventare rifiuti. Quello che complica ancor di più è la definizione di Materia Prima Secondaria (MPS) che non è stata specificata nel Dm , ma di cui si parla nella direttiva CEE 91/156 all art. 3 c.1. Resta pertanto il problema di come considerare i materiali che senza alcuna attività di recupero possono essere utilizzati direttamente presentando fin dall origine la caratteristiche merceologiche proprie delle materie prime o delle MPS citate nel Dm Lo scopo principale del Dm sarebbe quello di ottenere MPS e non sicuramente rifiuti, e quindi bisognerebbe procedere come gli altri stati europei che hanno inserito la maggior parte dei materiali tra i non rifiuti. I materiali ricavati delle operazioni di recupero sono materie prime e/o prodotti, che però sono ricavate da operazioni di recupero di rifiuti, questo significa che quello che entra in impianto per essere recuperato è un rifiuto ( dovrà quindi rispettare tutte le regole relative al MUD,registri,formulari,comunicazioni alla provincia, autorizzazione regionale), mentre quello che esce è una materia prima e/o un prodotto. In alcuni casi queste materie prime possono essere delle MPS che rappresentano una specificazione qualitativa delle materie prime e/o prodotti ottenuti dal recupero, questo significa che nessuno degli obblighi previsti dal Decreto Ronchi dovrà osservarsi per la raccolta, il trasporto, e la gestione in genere. Non tutte le tipologie di rifiuto se recuperate generano materie prime e/o prodotti chiamati MPS, infatti queste ultime derivano solo dal recupero di alcune tipologie di rifiuti riportate nella tabella. Le 18 famiglie di rifiuti destinati al recupero di materia comprendono come, già detto, le ex- MPS, gli ex-mercuriali quasi in toto.11 RIFIUTI CHE POSSONO DIVENTARE MPS IN ESITO ALLE OPERAZIONI DI RECUPERO INDICATE NEL Dm CARTA rifiuti di carta, cartone e cartoncino, ecce, CER ,150105,150106, scarti di pannolini e assorbenti CER VETRO imballaggi, vetro di scarto e altri rifiuti e frammenti di vetro ecc.. CER vetro di scartoe frammenti di vetro da ricercamedica e veterinaria CER rottame fine di cristallo CER PLASTICA rifiuti di plastica,imballaggi usati in plastica compresi i contenitoriper liquidi CER sfridi,scarti,polveri e rifiuti di materie plastiche e fibre sintetiche CER INERTI rifiuti costituiti da laterizi,intonaci e conglomerati di cemento armato e non,ecc.. purchè privi di amianto CER METALLI rifiutidiferro,acciaio eghisa CER elimitatamenteaicascami dilavorazione CER rifiutidimetalli nonferrosi oloroleghe CER TESSILI rifiuti di materiali tessili compositi e della lavorazione di fibre naturali, sintetiche e artificiali CER indumenti, accessori diabbigliamenti ed altri manufatti tessiliconfezionati post-consumo CER LEGNO scarti di legno esughero,imballaggi in legno CER12 Smaltimento dei Rifiuti Aggiornato con le modifiche apportate dal: DLgs. 8 novembre 1997, n. 389; dalla Legge 9 dicembre 1998, n. 426; dalla Legge 23 dicembre 1999, n. 488, dalla Legge 23 marzo 2001, n. 93 Attuazione delle direttive CEE sui rifiuti pericolosi, non pericolosi, sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio. La gestione dei rifiuti in Italia è regolamentata dal Dlgs 5 febbraio 1997, n. 22 (cosiddetto "Decreto Ronchi") e successive modificazioni, emanato in recepimento delle direttive comunitarie in materia di rifiuti, rifiuti pericolosi, imballaggi e rifiuti di imballaggio. La finalità della disciplina così introdotta, ispirata ai principi di responsabilizzazione e cooperazione di tutti i soggetti coinvolti, è quella di ridurre la produzione di rifiuti e di incentivarne il recupero ed il riciclaggio, garantendo un elevato grado di protezione della salute dell'uomo e dell'ambiente. In questo contesto, particolare importanza riveste il principio in base al quale è vietato abbandonare e depositare incontrollatamente rifiuti sul suolo e nel sottosuolo, oltre che immettere rifiuti nelle acque superficiali e sotterranee. Si tratta di un divieto importante che sta alla base di tutta la normativa ambientale in tema di rifiuti, in quanto, proprio in virtù del fatto che non è consentito abbandonare i rifiuti o depositarli in maniera incontrollata, essi dovranno essere avviati, dai produttori o detentori dei rifiuti stessi, alle procedure di recupero o di smaltimento indicate nel Dlgs 22/1997. Il Legislatore, in sostanza, ha inteso disciplinare le modalità di smaltimento dei rifiuti in modo tale da favorirne il reimpiego e il riutilizzo, il recupero per ottenere materia prima, l'impiego dei materiali recuperati, e al fine di incentivare il mercato dei rifiuti e l'utilizzo degli stessi come combustibile o altra fonte di energia. Per il raggiungimento di tali risultati sono stati fissati limiti temporali in base ai quali, a partire dal 1 gennaio 1999, la realizzazione e la gestione di nuovi impianti di incenerimento possono essere autorizzate solo nel caso in cui il relativo processo di combustione sia accompagnato da recupero energetico. A partire dalla stessa data è vietato smaltire i rifiuti urbani non pericolosi in Regioni diverse da quelle nelle quali gli stessi siano stati prodotti. Infine, a partire dal momento in cui verrà recepita la direttiva che disciplina lo smaltimento dei rifiuti in discarica (1999/31/CE del Consiglio) e, comunque, anche in caso di mancato recepimento, dal 16 luglio 2001 sarà consentito smaltire in discarica solo rifiuti inerti e rifiuti provenienti da operazioni di riciclaggio e di recupero. La nuova disciplina prevede, inoltre, una serie di obblighi a carico dei produttori e detentori di rifiuti, che vanno dal divieto di miscelazione dei rifiuti pericolosi (articolo 9, Dlgs 22/1997), all'obbligo di tenuta di un formulario di identificazione per il trasporto e di un registro di carico e scarico, oltre alla compilazione del Modello unico di dichiarazione ambientale (articoli 11 e 37, Dlgs 22/1997). Viene inoltre previsto un sistema di consorzi di materiali per il recupero di particolari tipologie di rifiuti (rifiuti di beni in polietilene, batterie esauste, oli usati). Definizioni13 Con l'art. 6, comma 1, lettera a, del "Decreto Ronchi" è stata introdotta nel nostro ordinamento la definizione comunitaria di rifiuto di cui all'art. 1, comma 1, lettera a) della direttiva 91/156/CEE del Consiglio. In base a tale definizione per "rifiuto" deve intendersi qualsiasi sostanza od oggetto che rientra nelle categorie riportate nell'allegato A dello stesso Decreto e di cui il detentore si disfi o abbia deciso o abbia l'obbligo di disfarsi. Ai fini dell'attuazione del Dlgs 22/1997 i rifiuti sono classificati in base all'origine in: Rifiuti urbani Rifiuti domestici, anche ingombranti, provenienti da locali e luoghi adibiti ad uso di civile abitazione Rifiuti non pericolosi provenienti da locali e luoghi adibiti ad usi diversi da quelli adibiti ad uso di civile abitazione, assimilati ai rifiuti urbani per qualità e quantità, ai sensi dell'articolo 21, comma 2, lettera g del Dlgs 22/1997 Rifiuti provenienti dallo spazzamento delle strade Rifiuti di qualunque natura o provenienza, giacenti sulle strade e aree pubbliche o sulle strade e aree private comunque soggette ad uso pubblico o sulle spiagge marittime e lacuali e sulle rive dei corsi d'acqua Rifiuti vegetali provenienti da aree verdi, quali giardini, parchi ed aree cimiteriali Rifiuti provenienti da esumazioni ed estumulazioni, nonchè gli altri rifiuti provenienti da attività cimiteriale, diversi da quelli sopra indicati. Rifiuti speciali Rifiuti da attività agricole e agro industriali Rifiuti derivanti dalle attività di demolizione, costruzione, nonché i rifiuti pericolosi che derivano dalle attività di scavo Rifiuti da lavorazioni industriali Rifiuti da lavorazioni artigianali Rifiuti da attività commerciali Rifiuti da attività di servizio Rifiuti derivanti dalla attività di recupero e smaltimento di rifiuti, i fanghi prodotti dalla potabilizzazione ed altri trattamenti delle acque e dalla depurazione delle acque reflue e da abbattimento di fumi Rifiuti derivanti da attività sanitarie I macchinari e le apparecchiature deteriorati ed obsoleti I veicoli a motore, rimorchi e simili fuori uso e loro parti Rifiuti pericolosi Rifiuti non domestici precisati nell'elenco di cui all'allegato D sulla base degli allegati G, H, I del Dlgs 22/97. E avvallata anche da sentenze della Cassazione, che per rifiuto pericoloso debba intendersi unicamente un rifiuto che è incluso nel citato Allegato D, e niente altro. La decisione della commissione europea del n.2000/532/ce stabilisce che dal viene adottata la nuova lista con i nuovi codici CER (Catalogo Europeo dei Rifiuti) di identificazione dei rifiuti pericolosi. Codice CER dei Rifiuti i primi due numeri sono riferiti alla categoria o attività che genera il rifiuto secondi due numeri al singolo processo produttivo che genera il rifiuto14 terzi due numeri prodotto identificano il singolo rifiuto Rifiuti speciali non pericolosi Rifiuti speciali pericolosi Produttore /detentore Produttore /detentore Assicurarsi che il raccoglitore /trasportatore sia iscritto all'albogestori. Ricevimento da parte del trasportatore della quarta copia del formulario di identificazione dtata e firmata in arrivo dal destinatario art.10,comma3 Assicurarsi che il raccoglitore /trasportatore sia iscritto all'albogestori. Ricevimento da parte del trasportatore della quarta copia del formulario di identificazione dtata e firmata in arrivo dal destinatario Compilazione,data e firma del formulario di identificazione in 4 copie(dm145/1998) Sanzione amministrattivada 3 a 18 milioni (1) Compilazione,data e firma del formulario di identificazione in 4 copie(dm145/1998) Sanzione amministrattiva da 3 a 18 milioni (2) Tenuta registri di carico/scarico(dm148/1988)e conservazione per 5 anni (solo per rifiuti da lavorazioni industriali e artigiane) No se impresa artigiana con non più di tre dipendenti art.12 comma1 Sanzione amministrattiva da 5 a 30 milioni (1) Tenuta registri di carico/scarico(dm148/1988)e conservazione per 5 anni (solo per rifiuti da lavorazioni industriali e artigiane) No se impresa artigiana con non più di tre dipendenti art.12 comma1 Sanzione amministrattiva da 30 a 180 milioni (1) (2) Il deposito temporaneo presso il luogo di produzione dei rifiuti non va autorizzato (ex deposito provvisorio) va però condotto in conformità all'art.6 comma 1,lettera m Il deposito temporaneo presso il luogo di produzione dei rifiuti non va autorizzato (ex deposito provvisorio) va però condotto in conformità all'art.6 comma 1,lettera m Presentazione del MUD entro il 30 aprile (solo per i rifiuti da lavorazioni industriali ed artigiane.no se impresa artigiana con nonpiù di tre dipendenti.no per i rifiuti conferiti al servizio pubblico di raccolta) art.11 comma3 L'autosmaltimento presso il luogo di produzione è soggetto alla communicazione alla Provincia(no per discariche) Sanzione amministrattiva da 3 a 18 milioni (1), da 50 mila a 300 mila per presentazione entro il 29 giugno (1) Per imcompletezza o inesattezza formaliche, consentano la ricostruzione di tutte le informazioni: sanzioneamministrativapecuniariada 500 mila a 3 milioni Presentazione del MUD entro il 30 aprile ( No per i rifiuti conferiti al servizio pubblico di raccolta.no imprenditori agricoli con volume di affari inferiore a 15 ml/anno) art.11 comma3 L'autosmaltimento non è consentito art.32 Sanzione amministrattiva da 5 a 30 milioni, da 50 mila a 300 mila per presentazione entro il 29 giugno(2) (1) Sanzione amministrativaaccessoria:sospensione del responsabile dell'infrazionee dell'amministratore da 1 mese a 1 anno (2) Per imcompletezza o inesattezza formaliche, consentano la ricostruzione di tutte le informazioni: sanzioneamministrativapecuniariada 500 mila a 3 milioni15 DEPOSITO TEMPORANEO Luogo dove vengono stoccati i rifiuti prima dello smaltimento,non necessita di autorizzazione, ma devono essere rispettate le sottoelencate condizioni come previsto dal art.6 comma1 lettera g del Dlgs 22/97 1 i rifiuti depositati non devono contenere policlorodibenzodiossine,policlorodibenzofurani, policlorodibenzofenoli in quantità superiore a 2,5 ppm né policlorobifenile, policlorotrifenili in quantità superiore a 25 ppm; 2 i rifiuti pericolosi devono essere raccolti ed avviati alle operazioni di recupero o di smaltimento con cadenza almeno bimestrale indipendentemente dalle quantità in deposito, ovvero, in alternativa, quando il quantitativo di rifiuti pericolosi in deposito raggiunge i 10 metri cubi; il termine di durata del deposito temporaneo è di un anno se il quantitativo di rifiuti in deposito non supera i 10 metri cubi nell'anno o se, indipendentemente dalle quantità, il deposito temporaneo è effettuato in stabilimenti localizzati nelle isole minori; 3 i rifiuti non pericolosi devono essere raccolti ed avviati alle operazioni di recupero o di smaltimento con cadenza almeno trimestrale indipendentemente dalle quantità in deposito, ovvero, in alternativa, quando il quantitativo di rifiuti non pericolosi in deposito raggiunge i 20 metri cubi; il termine di durata del deposito temporaneo e' di un anno se il quantitativo di rifiuti in deposito non supera i 20 metri cubi nell'anno o se, indipendentemente dalle quantità, il deposito temporaneo e' effettuato in stabilimenti localizzati nelle isole minori; 4 il deposito temporaneo deve essere effettuato per tipi omogenei e nel rispetto delle relative norme tecniche, nonché, per i rifiuti pericolosi, nel rispetto delle norme che disciplinano il deposito delle sostanze pericolose in essi contenute; 5 devono essere rispettate le norme che disciplinano l imballaggio e l etichettatura dei rifiuti pericolosi; RIFIUTI NON PERICOLOSI 20 mc o cadenza trimestrale almeno una volta l'anno RIFIUTI PERICOLOSI 10 mc o cadenza bimestrale almeno una volta l'anno REGISTRO DI CARICO- SCARICO Con D.M n 148 il Ministero dell'ambiente ha approvato i nuovi modelli di registro Carico/Scarico con fogli numerati e vidimati dall Ufficio del registro, su cui devono annotare le informazioni sulle caratteristiche qualitative e quantitative dei rifiuti, da utilizzare ai fini della comunicazione annuale al Catasto.16 Possono essere utilizzati fino al loro esaurimento, i registri in uso alla data in vigore del Decreto, sostituendo al posto del n di bolla l'identificazione del formulario. Il modello A è utilizzato dai produttori, ricuperatori, smaltitore, trasportatore, intermediari e commercianti detentori. Il modello B è utilizzato da intermediari e commercianti non detentori. Inoltre dovranno essere indicati: L origine,la quantità, la classificazione del rifiuto CER data del carico e scarico dei rifiuti lo stato fisico (solido polverulento, solido non polverulento, fangoso palabile e liquido); le classi di pericolo: esplosivo, comburente, irritante, ecc. (solo per i rifiuti pericolosi); il Codice di smaltimento (DI discarica, ecc.) oppure il Codice di recupero (Rl utilizzazione principale come combustibile, ecc.). Le annotazioni per i produttori devono essere effettuate almeno entro una settimana della produzione del rifiuto e dallo scarico del medesimo. Per gli altri soggetti la registrazione deve essere fatta entro il termine indicato nell art.12 comma 1 punti b,c,d. Il produttore di rifiuti potrà preferire per una delle seguenti soluzioni per la tenuta dei registri: - presso la propria sede produttiva; -presso le associazioni di categoria (fino a 1 t/anno per Rifiuti Pericolosi - 5 t/anno per i Rifiuti Non Pericolosi). Il Registro di carico scarico, deve essere tenuto ed annotato anche per gli oli minerali usati. Per quanto riguarda gli oli usati prodotti in quantità superiore ai 300 Kg/anno, c'è l'obbligo di tenere ed aggiornare lo specifico registro degli oli usati. Sistema sanzionatorio Violazione o reato Omessa o incompleta tenuta del registro di carico e scarico. Riferimento normativo Art. 52, comma 2, Dlgs 22/97. Sanzione Sanzione amministrativa pecuniaria da 5 a 30 milioni di lire (sanzione amministrativa pecuniaria da 30 a 180 milioni di lire + sanzione amministrativa accessoria della sospensione da 1 mese a 1 anno dalla carica rivestita dal responsabile dell'infrazione e dall'amministratore in caso di rifiuti pericolosi) (1) (2). (1) In caso di indicazioni formalmente incomplete o inesatte, ma i dati consentono di ricostruire le informazioni dovute: sanzione amministrativa pecuniaria da 500 mila a 3 milioni di lire. La stessa pena si applica: nel caso in cui le indicazioni riportate nel formulario sono formalmente incomplete o inesatte ma contengono tutti gli elementi per ricostruire le informazioni dovute per legge; nel caso di mancato invio alle autorità compententi e di mancanta conservazione dei registri di carico e scarico o dei formulari. (2) Le sanzioni sono ridotte a 2-12 milioni di lire per i rifiuti NON pericolosi e a 4-24 milioni di lire per i rifiuti pericolosi nel caso di imprese che occupano un numero di unità lavorative inferiore a 15 dipendenti calcolate con riferimento al numero di dipendenti occupati a tempo pieno durante un anno, mentre i lavoratori a tempo parziale e quelli stagionali rappresentano frazioni di unità lavorative annue. Ai predetti fini l'anno considerato è quello dell'ultimo esercizio contabile approvato.17 FORMULARIO DI IDENTIFICAZIONE Il trasporto dei rifiuti deve avvenire compilando il "Formulario di identificazione" art.15 DLgs 5 febbraio 1997, n. 22, devono essere numerati e vidimati dall'ufficio del registro o dalle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, e devono essere annotati sul registro IVAacquisti. La vidimazione dei predetti formulari di identificazione e' gratuita e non e' soggetta ad alcun diritto o imposizione tributaria. Può essere emesso da uno di questi soggetti: PRODUTTORE DETENTORE TRASPORTATORE Tale documento (composto da 4 copie a ricalco) sostituisce gli altri documenti d'accompagnamento dei rifiuti trasportati. E' parte integrante del registro di Carico/Scarico. Compilato, datato e firmato dal produttore/detentore dei rifiuti e controfirmato dal trasportatore (attenzione ai codici CER). La prima copia rimane al produttore/detentore. Le altre tre devono essere controfirmate e datate in arrivo dal destinatario che ne trattiene una. Le ultime due copie che restano al trasportatore una rimane allo stesso, l'altra viene spedita al produttore/detentore entro tre mesi dalla data di conferimento. In caso di mancato recapito al produttore/detentore da parte del trasportatore della seconda copia, il produttore/detentore deve comunicare alla Provincia la non ricezione del formulario, per esonerarsi da qualsiasi responsabilità legata allo smaltimento dei rifiuti. Numero di registro deve essere apposto sul Formulario da parte dei soggetti obbligati alla tenuta dei registri di carico/scarico. E' ovvio, infatti, che il numero di registro non può essere apposto sul Formulario da parte di soggetti non obbligati a tenere i registri. Fra questi vanno annoverate le IMPRESE EDILI che trasportano i rifiuti provenienti da attivîtà di demolizione, costruzione -GRUPPO 17 del CER -. Le ditte dovranno indicare nel riquadro ANNOTAZIONI la specifica indicazione di esonero. Deve essere emesso un Formulario per ciascun rifiuto quale risulta individuato dal codice CER e dalla descrizione. Il trasporto del Rifiuto Pericoloso potrà essere effettuato solo esclusivamente da ditte autorizzate, mentre il Rifiuto Non Pericoloso, potrà essere trasportato dalla ditta produttrice stessa con propri mezzi, oppure tramite ditte regolarmente autorizzate. Quando il trasportatore dei Rifiuti Non Pericolosi è lo steso soggetto che li ha prodotti, il D.Lgs n 22/97, prevede che il trasporto può essere effettuato senza iscrizione all'albo dei gestori dei rifiuti. L'esclusione dall'obbligo della predetta iscrizione deve risultare dall' apposita dichiarazione riportata in fine della prima sezione del Formulario. A tal fine il produttore che effettua il trasporto deve barrare l'apposita parentesi, indicando il luogo e lo stabilimento di produzione dei rifiuti trasportati. Non è necessaria la compilazione del Formulario per i trasporti di rifiuti che non eccedano la quantità di 30 Kg o 30 litri al giorno effettuati dal produttore stesso.18 Le caratteristiche chimico/fisiche devono essere indicate solo per i Rifiuti avviati allo smaltimento in discarica. Quantità deve sempre essere indicata la quantità di Rifiuti trasportati. Inoltre dovrà essere contrassegnata la casella ( ) Peso da verificarsi a destino, nel caso in cui presso 1' azienda non sia disponibile un sistema di pesatura, oppure possono verificarsi delle variazioni di peso durante il trasporto. Il trasporto di olio minerale usato deve essere accompagnato anche dall'allegato F al D.M , n 39. Sistema sanzionatorio Violazione o reato Riferimento normativo Sanzione Mancanza del formulario nell'effettuazione del trasporto effettuato da Enti o imprese. Formulario recante dati incompleti o inesatti. Predisposizione di un certificato di analisi dei rifiuti recante false indicazioni sulla natura, composizione e caratteristiche chimico fisiche dei rifiuti. Utilizzo di un falso certificato di analisi dei rifiuti durante il trasporto effettuato da Enti o imprese Art. 52, comma 3, Dlgs 22/97; art. 483 C.p. Art. 52, comma 3, Dlgs 22/97; art. 483 C.p. Art. 52, comma 3, Dlgs 22/97; art. 483 C.p. Art. 52, comma 3, Dlgs 22/97; art. 483 C.p. Sanzione amministrativa pecuniaria da 3 a 18 milioni di lire (si aggiunge l'arresto fino a 2 anni in caso di rifiuti pericolosi). Sanzione amministrativa pecuniaria da 3 a 18 milioni di lire (si aggiunge l'arresto fino a 2 anni in caso di rifiuti pericolosi). (1)(2) Arresto fino a 2 anni. Arresto fino a 2 anni. (1)In caso di indicazioni formalmente incomplete o inesatte, ma i dati consentono di ricostruire le informazioni dovute: sanzione amministrativa pecuniaria da 500 mila a 3 milioni di lire. (2) La stessa pena si applica: - nel caso in cui le indicazioni riportate nel formulario sono formalmente incomplete o inesatte ma contengono tutti gli elementi per ricostruire le informazioni dovute per legge; - nel caso di mancato invio alle autorità competenti e di mancata conservazione dei registri di carico e scarico o dei formulari. DENUNCIA ANNUALE "M.U.D."(modello unico di dichiarazione) Le ditte che effettuano a titolo professionale attività di raccolta e di trasporto di rifiuti, compresi i commercianti e gli intermediari di rifiuti, ovvero svolge le operazioni di recupero o smaltimento dei rifiuti,nonché le imprese e gli enti che producono rifiuti pericolosi e non, sono tenuti a comunicare annualmente (entro 30 aprile) con le modalità previste dalla legge n.70, Dlgs.22/97 e Dpcm , le quantità e le caratteristiche dei rifiuti recuperati o smaltiti alle camere di commercio (CCIAA) competenti per territorio. Inoltre con 1' introduzione della sezione imballaggi, l'obbligo é esteso anche:19 ai produttori d'imballaggi vuoti; agli autoproduttori d'imballaggi; agli importatori d'imballaggi pieni; agli importatori d'imballaggi vuoti; agli esportatori d'imballaggi pieni; gli esportatori d'imballaggi vuoti; ai riutilizzatori d'imballaggi. Chi è escluso dalla presentazione : Imprenditore agricolo produttore di rifiuti non pericolosi:a prescindere dal volume di affari Imprenditore agricolo produttore di rifiuti pericolosi: solo con volume di affari annuo inferiore 15 milioni Imprese commerciali e di servizi solo per i rifiuti non pericolosi Per i rifiuti non pericolosi, i piccoli artigiani con numero di dipendenti inferiore a tre Il produttore di rifiuti pericolosi e non che li conferisce al servizio pubblico di raccolta Soggetti che raccolgono e trasportano rifiuti e abilitati allo svolgimento delle attività in forma ambulante, limitatamente ai rifiuti che formano il loro commercio Raccoglitori e smaltitori in conto proprio di rifiuti pericolosi e non da loro stessi prodotti Produttori di rifiuti (pericolosi e non) diversi da Enti o imprese es. Medici, ecc.. Sistema sanzionatorio Violazione o reato omissione presentazione incompleta o inesatta Riferimento normativo articolo 52, comma 1, Dlgs 22/1997 Sanzione sanzione amministrativa pecuniaria da a di lire presentazione entro i 60 giorni successivi alla scadenza (29 giugno) per indicazioni incomplete o inesatte che, però, consentono di ricostruire le informazioni dovute articolo 52, comma 1, Dlgs 22/1997 articolo 52, comma 4, Dlgs 22/1997 sanzione amministrativa pecuniaria da a lire sanzione amministrativa pecuniaria da a di lire Vedere altro
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