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Timestamp: 2018-12-15 01:26:05+00:00
Document Index: 58996115

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Al Consiglio di Stato interessa cosa dice la Corte costituzionale in materia di tutela del paesaggio? | Gruppo d'Intervento Giuridico onlus
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dicembre 23, 2016 gruppodinterventogiuridicoweb	Lascia un commento Go to comments
La sentenza Cons. Stato, Sez. VI, 15 novembre 2016, n. 4707 ha respinto il ricorso del Ministero per i Beni e Attività Culturali e il Turismo avverso la sentenza T.A.R. Sardegna, 11 novembre 2016, n. 930, che, a sua volta, aveva accolto il ricorso di due residenti di Carloforte (CI) avverso il provvedimento di diniego di autorizzazione paesaggistica – e in particolare del parere vincolante espresso dalla Soprintendenza cagliaritana – per la demolizione e ricostruzione con aumento di volumetria di un edificio nella località Montagna, in zona “E – agricola” del vigente strumento urbanistico comunale.
Desta fortissime perplessità la motivazione di maggior rilievo espressa dal Giudice dell’appello riguardo la prevalenza delle disposizioni urbanistiche di cui al c.d. piano per l’edilizia o piano casa contenute nella legge regionale Sardegna n. 4/2009 e s.m.i. sulla normativa di tutela ambientale e, specificamente, il piano paesaggistico regionale (1° stralcio costiero), esecutivo con decreto Pres. R.A.S. n. 82 del 7 settembre 2006.
Così il Consiglio di Stato: “il citato art. 5 della legge regionale n. 4 del 2009 dispone che la «Regione promuove il rinnovamento del patrimonio edilizio ad uso residenziale e di quello destinato a servizi connessi alla residenza, turistico-ricettivo e produttivo esistente mediante interventi di demolizione e ricostruzione, senza l’obbligo del rispetto dell’aspetto, della forma e dell’orientamento dell’edificio originario all’interno del lotto delle costruzioni ultimate entro il 31 dicembre 1989, che necessitino di essere adeguate in relazione ai requisiti qualitativi, architettonici, energetici, tecnologici, di sicurezza strutturale ed a quelli necessari a garantire l’accessibilità dell’edificio alle persone disabili». Tale intervento persegue il dichiarato fine di contemplare misure di sostegno dell’economia e di rilancio del settore edilizio. La normativa in esame, per il suo contenuto, ha una valenza applicativa prevalente rispetto alle previsione del piano paesaggistico, in quanto essa prende in esame i valori paesaggistici e li contempera con le esigenze di sviluppo economico. La legge n. 4 del 2009 contiene, infatti, norme di tutela del paesaggio. Essa, tra l’altro, prevede le modalità di intervento che devono essere seguite in presenza di immobili insistenti nella fascia dei 300 metri dalla linea di battigia, ridotta a 150 metri nelle isole minori, ed in aree di particolare valore paesaggistico o in prossimità di emergenze ambientali, architettoniche, archeologiche o storico-artistiche”.
Afferma, quindi, senza particolari approfondimenti logico-interpretativi la “valenza applicativa prevalente rispetto alle previsione del piano paesaggistico” della normativa di stampo urbanistico-edilizio di cui alla legge regionale Sardegna n. 4/2009 e s.m.i.
Non più tardi di qualche mese fa la Corte costituzionale, giudicando sulla legittimità di varie disposizioni di cui alla legge regionale Sardegna n. 21/2011, integrativa della legge regionale Sardegna n. 4/2009, aveva indicato, con una sentenza interpretativa di rigetto, una linea ben diversa con la sentenza n. 189 del 20 luglio 2016 (vds. più diffusamente in La Corte costituzionale ribadisce che qualsiasi disciplina urbanistica è subordinata alla pianificazione paesaggistica, Riv. Lexambiente, 5 settembre 2016)[1].
Infatti, fra le varie statuizioni, la Corte aveva chiaramente affermato che “l’art. 7, comma 1, lettera f), della legge regionale impugnata deve … essere interpretato nel senso che gli interventi edilizi ivi previsti non possono essere realizzati in deroga né al piano paesaggistico regionale né alla legislazione statale”, in quanto “si deve escludere, proprio in ragione del principio della prevalenza dei piani paesaggistici sugli altri strumenti urbanistici (sentenza n. 11 del 2016), che il piano paesaggistico regionale sia derogabile”.
Non solo. Già la sentenza Corte cost. n. 11 del 29 gennaio 2016 aveva ricordato che “la giurisprudenza di questa Corte è costante nell’affermare che, in base all’art. 117, comma secondo, lettera s), Cost., la tutela del paesaggio costituisce un ambito riservato alla potestà legislativa esclusiva statale (sentenze n. 210 del 2014 e n. 235 del 2011) e che la tutela paesaggistica apprestata dallo Stato costituisce un limite inderogabile alla disciplina che le regioni e le province autonome possono dettare nelle materie di loro competenza (sentenze n. 101 del 2010, n. 437 e n. 180 del 2008, n. 378 e n. 367 del 2007)”. E ancora: “assegnando all’ordine inferiore della disciplina urbanistica la definizione del regime concreto degli interventi di recupero abitativo dei sottotetti, anche in deroga alle prescrizioni paesaggistiche, la norma regionale censurata degrada la tutela paesaggistica da valore unitario prevalente a mera «esigenza urbanistica» (sentenze n. 197 del 2014 e n. 437 del 2008), parcellizzata tra i vari comuni competenti al rilascio dei singoli titoli edilizi. Con la conseguenza che ne risulta compromessa quell’«impronta unitaria della pianificazione paesaggistica», assunta dalla normativa statale a «valore imprescindibile, non derogabile dal legislatore regionale in quanto espressione di un intervento teso a stabilire una metodologia uniforme […] sull’intero territorio nazionale», idonea a superare «la pluralità degli interventi delle amministrazioni locali» (sentenza n. 182 del 2006)”.
In estrema sintesi, la giurisprudenza costituzionale è costantemente netta e chiara nell’assegnare prevalenza alla normativa di tutela ambientale/paesaggistica, di competenza statale (art. 117, comma 2°, lettera s, cost.), e al suo fondamentale strumento attuativo rappresentato dal piano paesaggistico rispetto alla disciplina urbanistico-edilizia emanata da Regioni e Province autonome.
Al Consiglio di Stato interessa o no?
[1] Interessante e rilevante pronunciamento in proposito, seppure in sede cautelare, era stato fatto dal T.A.R. Sardegna con l’ordinanza Sez. II, 18 marzo 2011, n. 135: vds. Il piano per l’edilizia soccombe davanti al piano paesaggistico regionale della Sardegna, in Riv. Lexambiente, 13 aprile 2011.
04707/2016 REG.PROV.COLL.
00786/2015 REG.RIC.
Ministero per i beni e le attività culturali e il turismo, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso per legge dall’Avvocatura generale dello Stato, domiciliato in Roma, via dei Portoghesi, 12;
Anna Puggioni e Maria Carla Puggioni, rappresentati e difesi dall’avvocato Enrico Salone, con domicilio eletto presso lo studio dell’avvocato Antonia De Angelis in Roma, via Portuense, 104;
visti gli atti di costituzione in giudizio di Anna Puggioni e di Maria Carla Puggioni e di Regione Sardegna;
relatore nell’udienza pubblica del giorno 14 luglio 2016 il Cons. Vincenzo Lopilato e uditi per le parti l’avvocato dello Stato Camassa e gli avvocati Salone e Camba.
1.– Il Direttore del Servizio tutela paesaggistica per le Province di Cagliari e Carbonia – Iglesias della Regione Sardegna, conformandosi al parere vincolante espresso dalla Soprintendenza per i beni architettonici, storici, artistici ed etnoantropologici per le province di Cagliari e Oristano (d’ora innanzi solo Soprintendenza) con atto 30 agosto 2013, n. 13922, ha respinto la richiesta delle signore Anna e Maria Carla Puggioni di autorizzazione paesaggistica alla demolizione e ricostruzione di un immobile di loro proprietà, sito in Comune di Carloforte, loc. Montagna, in Zona “E” (Agricola) del vigente strumento urbanistico comunale, a oltre 1 km. di distanza dalla linea di battigia. In particolare, la richiesta di autorizzazione paesaggistica ha riguardato la demolizione di un edificio adibito a uso residenziale e la realizzazione di due nuove unità immobiliari, di circa mq. 55 ciascuna.
2.– Le interessate hanno impugnato detto atto innanzi al Tribunale amministrativo regionale per la Sardegna, che, con sentenza 11 novembre 2014, n. 930, ha accolto il ricorso. In particolare, il primo giudice ha messo in rilievo che: i ) il parere della Soprintendenza fosse illegittimo per la mancanza di un vincolo specifico sull’immobile e l’assenza di adeguata motivazione; ii) l’art. 5 della legge Regione Sardegna 23 ottobre 2009, n. 4, consente tale tipologia di interventi.
7.– Con un terzo motivo si assume che, in ogni caso, nella specie dovrebbe trovare applicazione dell’art. 13-bis della legge n. 4 del 2009, che prevarrebbe rispetto a quanto disposto dall’art. 5 della stessa legge. In particolare, si assume che la prima norma non potrebbe ritenersi generale rispetto a quella posta con l’art. 5, in quanto essa conterebbe chiari elementi di specialità costituiti dal fatto che essa trova applicazione soltanto all’interno degli ambiti di paesaggio costieri.
depositato in Segreteria il 15 novembre 2016
Ieri sera a otto e mezzo sulla 7 , veniva vivisezionato ( da tre mastini aizzati dalla conduttrice ) l’assessore all’urbanistica di Roma, il quale diceva SI allo stadio di Roma ,che pero’ nel progetto non sarebbe passata la costruzione di tre mega torri, classico esempio di speculazione urbanistica. Ora ho capito perche’ la sindaca Raggi viene attaccata ad ogni alito di vento.
dicembre 23, 2016 alle 2:55 pm
pare che l’assessore all’urbanistica Paolo Berdini abbia “problemi” sul nuovo stadio della Roma (e non solo) all’interno della stessa Giunta Raggi.
da IL Fatto Quotidiano, 8 dicembre 2016
Roma, Berdini: “Manovre per farmi fuori. Lo Stadio? Modifiche o me ne vado”.
L’assessore all’Urbanistica – che si oppone alla costruzione del nuovo impianto sportivo dell’As Roma a Tor Di Valle e vuole ridurre le cubature del progetto – conferma al Messaggero la frattura con la giunta Raggi. Berdini non ha gradito soprattutto la divulgazione di voci di sue imminenti dimissioni. “Chi sta dietro a certe agenzie? Parlamentari del M5s o direttamente il Campidoglio?”. Per Roberta Lombardi “certi veleni arrivano dal suo stesso assessorato” dove “Mafia Capitale aveva interessi milionari”. (Lorenzo Vendemiale): http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/12/08/roma-berdini-manovre-per-farmi-fuori-lo-stadio-modifiche-o-me-ne-vado/3246465/
Il Tar reinterpreta la Consulta: «Il Ppr sardo non è intoccabile». (Mauro Lissia)
CAGLIARI. Il piano paesaggistico non è intoccabile, su alcuni aspetti non fondamentali e che non siano in contrasto con leggi di emanazione statale la Regione conserva un margine di autonomia e può legiferare in deroga alle norme contenute nello strumento di pianificazione. A stabilirlo è il Tar Sardegna, che partendo dal ricorso di un cittadino di Olbia cui il Comune aveva negato il permesso di ampliare secondo il piano casa del 2015 un fabbricato rurale perché in contrasto con la pianificazione regionale, ha riesaminato e interpretato in modo alternativo l’ormai nota sentenza della Corte Costituzionale 189 del 2016 con la quale i giudici delle leggi sembravano aver chiuso la porta davanti a qualsiasi possibilità di revisione del Ppr. Accogliendo il ricorso dell’avvocato Gian Comita Ragnedda presentato a difesa di Francesco De Candia, i giudici amministrativi – presidente Francesco Scano, estensore Giorgio Manca, consigliere Marco Lensi – scrivono che «alla legge regionale deve essere riconosciuto uno spazio di operatività per incidere sulla disciplina pianificatoria in tema di beni paesaggistici». La decisione depositata lo scorso 11 maggio attacca le certezze degli ambientalisti per rimettere in discussione parti del Ppr, da non considerarsi più come un totem inviolabile ma come un testo modificabile su aspetti slegati dall’applicazione di norme dello Stato, come il Codice del paesaggio. In altre parole: resta insuperabile il vincolo sulla fascia dei trecento metri dal mare e molte altre tutele imposte dallo Stato, ritornano in discussione alcuni profili del Ppr, come quelli messi in discussione con l’approvazione del piano casa 2015. Una cosa, per i giudici del Tar, è certa e rappresenta il fulcro di questa clamorosa decisione: «L’inciso della sentenza 189 della Consulta, nel punto in cui esclude che il Ppr sia derogabile in ragione del principio della prevalenza dei piani paesaggistici sugli altri strumenti urbanistici, non sembra possa essere invocato a sostegno dell’intangibilità integrale del Ppr da parte della legge regionale che costituisca esercizio della competenza primaria in materia urbanistica, compresa la tutela del paesaggio». In altre parole: la Corte Costituzionale ha difeso il Ppr sardo ma non l’ha sigillato per l’eternità. Più avanti infatti i giudici amministrativi spiegano che quella stessa sentenza, riletta in termini interpretativi diversi, non vieta che la disciplina del Ppr possa essere modificata dalla Regione «quantomeno nelle parti non oggetto della copertura legislativa statale». Quindi se anche una Regione a statuto speciale deve rispettare le norme statali fondamentali, allo stesso tempo conserva una propria competenza statutaria nella materia “edilizia e urbanistica” che consente margini di manovra, seppure limitati, all’interno dello strumento di pianificazione.La domanda inevitabile riguarda le conseguenze che questa sentenza – peraltro allineata a un’altra del Consiglio di Stato – potrà produrre sul paesaggio della Sardegna in vista della prossima approvazione della legge urbanistica regionale, che mette a rischio alcuni capisaldi del Ppr. Saranno i giuristi a stabilirlo, ma l’impressione è che i giudici del Tar abbiano aperto spiragli utili a chi vorrebbe superarli.
No ai cenoni illeciti di Natale e Capodanno! Come gestirebbe i boschi il direttore generale dell’Agenzia Forestas.