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Timestamp: 2020-05-25 17:16:20+00:00
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Corte di Cassazione sentenza n. 20774 depositata il 17 agosto 2018 - In materia di assicurazione sociale di cui all'art.1 del DPR 1124/1965 rileva non soltanto il rischio specifico proprio della lavorazione, ma anche il c.d. rischio specifico improprio ed il rischio ambientale - Studio Cerbone
Corte di Cassazione sentenza n. 20774 depositata il 17 agosto 2018 – In materia di assicurazione sociale di cui all’art.1 del DPR 1124/1965 rileva non soltanto il rischio specifico proprio della lavorazione, ma anche il c.d. rischio specifico improprio ed il rischio ambientale
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A fondamento della sentenza la Corte d’Appello confermava la conclusione cui era pervenuto il giudice di primo grado il quale aveva ritenuto non tutelabile nell’ambito dell’assicurazione obbligatoria gestita dell’Inail la malattia derivante non direttamente dalle lavorazioni elencate nell’articolo 1 del d.p.r. numero 1124/1965, bensì da situazioni di costrittività organizzativa, come il mobbing dedotto nel ricorso introduttivo, richiamandosi alla sentenza del Consiglio di Stato n. 1576 del 17 marzo 2009 la quale ha sostenuto che la malattia professionale per essere indennizzabile deve rientrare nell’ambito del rischio assicurato ex artt. 3 e 1, 3 0 comma T.U. 1124. Secondo la Corte d’Appello il rischio rilevante doveva essere comunque connesso, anche se indirettamente, con le lavorazioni di cui all’art. 1 del d.p.r. n. 1124 del 1965. D’altra parte, come rilevava il tribunale di primo grado, mentre l’infortunio è oggetto di tutela assicurativa se avvenuto “in occasione di lavoro”, la malattia professionale in base all’articolo 3 è tutelabile a condizione che sia stata contratta “nell’esercizio e a causa delle lavorazioni” e quindi deve essere causalmente collegata alla specifica attività svolta dall’assicurato, mentre nessun rilievo può essere attribuita all’organizzazione del lavoro.
2. Col secondo motivo viene dedotta violazioneralsa applicazione degli artt. 1, 1° e 4° comma, 3, 4, 1° comma, e 66 e 74 del d.p.r. 30 giugno 1965, n. 1124 e dell’art. 13 del decreto legislativo 23 febbraio 2000, n. 38 anche in relazione ai principi affermati dalla Corte Costituzionale e dalla Corte di Cassazione con riferimento all’elenco (lista 2, gruppo 7, voce 01) delle malattie professionali aggiornato; approvato con decreto del Ministero del Lavoro 11 dicembre 2009 emanato in attuazione degli artt. 139 del d.p.r. 1124 e 10, 1° comma del decreto legislativo n. 38/2000. Violazione dell’art. 115 c.p.c. (articolo 360 numero tre c.p.c.) avendo la Corte errato nel disconoscere la indennizzabilità delle malattie psicofisiche derivanti dalla costrittività organizzativa sul presupposto che essa non qttenga mai ad un rischio specifico tutelabile dal d.p.r. 1124 del 1965; tanto più che il decreto del Ministro del lavoro dell’Il dicembre 2009 ha approvata una nuova tabella in cui ha inserito espressamente le disfunzioni della organizzazione del lavoro vale a dire la cosiddetta costrittiva organizzativa nella lista due.
2.5. Ed ancora, nella stessa direzione muove, soprattutto, la nota sentenza della Corte Cost. n. 179/1988 che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 3, comma primo, del testo unico numero 1124 del 1965 nella parte in cui non prevede che “l’assicurazione contro le malattie professionali nell’industria è obbligatoria anche per le malattie diverse da quelle comprese nelle tabelle allegate concernenti le dette malattie e da quelle causate da una lavorazione specificata”, talché, come riconosciuto da questa Corte con sentenza n. 5577/1998, l’assicurazione contro le malattie professionali è obbligatoria per tutte le malattie anche diverse da quelle comprese nelle tabelle allegate al citato testo unico e da quelle causate da una lavorazione specificata o da un agente patogeno indicato nelle tabelle stesse, purché si tratti di malattie delle quali sia comunque provata la causa di lavoro. Pertanto non può essere seguita la tesi espressa dalla sentenza impugnata secondo cui sarebbe da escludere che l’assicurazione obbligatoria copra patologie non correlate a rischi considerati specificamente nelle apposite tabelle; posto che, al contrario, nel momento in cui il lavoratore è stato ammesso a provare l’origine professionale di qualsiasi malattia, sono necessariamente venuti meno anche i criteri selettivi del rischio professionale, inteso come rischio specificamente identificato in tabelle, norme regolamentari o di legge; non potendosi sostenere che la tabellazione sia venuta meno solo per la malattia e sia invece sopravissuta ai fini dell’identificazione del rischio tipico, ai sensi degli artt. 1 e 3 del TU.
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