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Timestamp: 2017-09-26 21:33:56+00:00
Document Index: 8442164

Matched Legal Cases: ['art. 45', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 142', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 366', 'art. 2697', 'art. 4', 'art. 366', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 142', 'sentenza ', 'art. 2', 'arte 1']

Questione di legittimità costituzionale art. 45 C.d.S. in riferimento all'art. 3 della Costituzione. Verifica periodica di taratura delle apparecchi autovelox per le violazioni dei limiti di velocità
martedì 26 settembre 2017 ..:: Focus 2014 » 20140812 Apparecchi per accertare limiti velocità ::.. Login
Apparecchi per accertare limiti di velocità. Legittimità costituzionale
Con la recentissima Ordinanza interlocutoria n. 17766 del 07/08/2014, la seconda sezione civile della Corte di Cassazione ha sollevato la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 45 del codice della strada in riferimento all'articolo 3 della Costituzione attraverso un analitico escursus normativo e giurisprudenziale al termine del quale ha sollevato d’ufficio la questione di legittimità costituzionale della norma citata, nella parte in cui non prevede che le apparecchiature destinate all’accertamento delle violazioni dei limiti di velocità siano sottoposte a verifiche periodiche di funzionalità e di taratura e, conseguentemente, sospendendo il giudizio del ricorso presentato da due cittadini (proprietario del veicolo e conduttrice dello stesso al momento della presunta infrazione) col quale chiedevano la cassazione della sentenza emessa dal Tribunale di Torino che rigettava l’appello principale, accoglieva l’appello incidentale e condannava gli appellanti principali alla refusione delle spese del doppio grado di giudizio, confermando nel resto l’impugnata sentenza.
Il 13 dicembre 2005, i signori T. M. e C. S., rispettivamente proprietario e conduttrice del veicolo, presentavano ricorso al Prefetto di Cuneo avverso un verbale della Polizia Stradale col quale veniva contestata la violazione al disposto contenuto nell’art. 142, comma 8, del codice della strada, asseritamente commessa il 27 giugno 2005.
In data 16 giugno 2006, gli opponenti adivano il Giudice di Pace competente col quale si opponevano al provvedimento del prefettizio del 17 maggio 2006, chiedendo la declaratoria di illegittimità e nullità, ovvero l’annullamento e la revoca del provvedimento impugnato.
Con la sentenza del 13 novembre 2006, lo stesso Giudice di Pace di rigettava il ricorso di C. S. e T. M., confermando il verbale e l’ordinanza del Prefetto di Cuneo in data 22 agosto 2006, riducendo nell'occasione la sanzione pecuniaria al minimo edittale.
Con atto depositato in data 18 giugno 2007, i ricorrenti adivano il Tribunale di Torino interponendo appello avverso la suddetta sentenza di primo grado.
Con la sentenza n. 5533 del 23 luglio 2008, il Tribunale di Torino rigettava l’appello principale, accoglieva quello incidentale e condannava gli appellanti principali alla refusione delle spese del doppio grado di giudizio, confermando nel resto l’impugnata sentenza.
Per la cassazione della detta decisione d’appello, proponevano ricorso sia C. S. che T. M. con otto ordini di motivi, assistiti dalla formulazione di quesiti ai sensi dell’art. 366 bis c.p.c..
Degli otto motivi addotti, la Corte di Cassazione rivolgeva immediatamente attenzione su alcuni rilevanti profili contenuti nei primi quattro motivi, e cioè:
- i primi due motivi, in via mediata, prospettano già una questione di legittimità, poichè attengono alla motivazione ed all’eventuale violazione o falsa applicazione di norme di diritto quali l’art. 2697 c.c. in relazione agli artt. 23 Legge n. 689/1981 e 205 C.d.S., in riferimento alla "avvenuta o meno dimostrazione" della regolarità strumento di rilevazione della velocità;
- con il terzo motivo i ricorrenti censurano la violazione o, comunque, falsa applicazione di norme di diritto, ovvero della Legge 11.08.1991, n. 273; dell’art. 4 del Decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Dipartimento per i Trasporti Terrestri, Direttore Generale Motorizzazione n. 1123 del 16.05.2005 e delle norme internazionali UNI 30012, UNI EN 10012, unitamente alle raccomandazioni OIML DI9 e D20 che prevedono la taratura periodica per le apparecchiature di rilevazione della velocità, formulando, ai sensi dell’art. 366 bis c.p.c., il seguente articolato quesito di diritto: "dica l’Eccellentissima Corte se, in generale ed in particolare nel caso di specie, anche alla luce di quanto affermato dalla Corte Costituzionale nella sentenza 13 luglio 2007 n. 277 ed in quella 17 dicembre 2008 n. 423, all’apparecchiatura Autovelox mod. (OMISSIS), utilizzata per il rilevamento della velocità nella fattispecie per cui è causa, sia o meno applicabile la L. 11.08.1991, n. 273, nonché il decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Dipartimento per i Trasporti Terrestri, Direttore Generale Motorizzazione n. 1123 del 16.05.2005 e la nota 27.09.2000 n. 6050 del Ministero dei lavori pubblici, Ispettorato Generale per la circolazione e la sicurezza stradale e, in caso positivo, se per la validità dell’accertamento della velocità, data la sua irripetibilità, sia necessario o meno che lo strumento di rilevazione della velocità sia sottoposto a taratura, anche periodica, da parte dei SIT, Servizi Italiani di Taratura”.
- Con il successivo quarto motivo, direttamente collegabile al precedente, le parti ricorrenti lamentano una carenza motivazionale della impugnata sentenza in relazione ad "un fatto controverso e decisivo per il giudizio ovvero il regolare funzionamento dell’autovelox", carenza motivazionale sollevata alla luce dell’affermazione riportata nella decisione d’appello, per la quale "... il regolare funzionamento dello strumento è certo fino a prova contraria ...".
I motivi sopracitati, a dire il vero, investono una volta in più la suprema Corte ad affrontare la ricorrente problematica della necessità della taratura e della periodica verifica delle apparecchiature predisposte per l’accertamento e misurazione della velocità e, conseguentemente, della legittimità costituzionale di una esenzione nella parte in cui non prevede che le apparecchiature destinate all’accertamento delle violazioni dei limiti di velocità siano sottoposte a verifiche periodiche di funzionalità e di taratura.
A differenza delle precedenti pronunce, come citato dalla stessa Suprema Corte, "La rilevanza della questione in ordine alla decisione della controversia emerge alla stregua dell’operata ricostruzione della vicenda oggetto del giudizio...", facendo emergere la manifesta fondatezza della medesima questione attraverso un analitico escursus normativo e giurisprudenziale di seguito riportato.
I PRECEDENTI PRONUNCIAMENTI
La stessa Corte di Cassazione, con suoi pregressi pronunciamenti ha ritenuto che le apparecchiature elettroniche per la determinazione dell’osservanza dei limiti di velocità, di cui all’art. 142, comma 6 del codice della strada, non necessitavano essere sottoposte alla procedura di taratura poichè i controlli previsti dalla legge n. 273 del 1991, istitutiva del sistema nazionale relativo alla verifica della taratura, attiene alla materia c.d. metrologica, che è diversa rispetto a quella della misurazione elettronica della velocità (Cass., Sent. 19 novembre 2007, n. 23978).
Sempre la Corte di Cassazione, su richiesta dalla Procura Generale, proprio in ordine alla legittimità costituzionale della mancata previsione di sistemi di controllo periodici della taratura degli strumenti elettronici di misurazione della velocità, ebbe a ritenere l’infondatezza della questione.
A tale proposito, si ribadì la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale con riferimento:
- agli articoli 3, 24 e 97 della Costituzione; degli articoli 45, comma 6 e 142, comma 6 del codice della strada; articolo 4, comma 3 del Decreto Legge numero 121 del 2002 (convertito in Legge numero 168 del 2002) e articolo 345 del regolamento di esecuzione e di attuazione del codice della strada (Cass., Sez. II, 15 dicembre 2008, n. 29333 ed, ancora, Cass. n. 29334/2008).
- agli articoli 3, 24 e 111 della Costituzione e dello stesso articolo 45 del codice della Strada "nella parte in cui non prevede che le apparecchiature destinate all’accertamento delle violazioni dei limiti di velocità siano sottoposte a verifiche periodiche della funzionalità" (c.d. taratura), dal Giudice delle leggi con la sentenza 13 luglio 2007 n. 277.
Anche se, nella fattispecie, pur non ritenendo fondata la questione (ma solo "per erronea individuazione da parte del giudice rimettente del termine di comparazione - decreto ministeriale 28 marzo 2000, n. 182 invece dell’art. 2, comma 1 della legge n. 237/1991)" - la Corte Costituzionale ha avuto modo di svolgere affermazioni che non possono che indurre ad una riconsiderazione della questione nella parte in cui si è affermato che, al fine della individuazione "della norma rispetto alla quale (si) lamenta una irragionevole disuguaglianza", andava "sperimentata l’applicazione della normativa generale del 1991 alla luce del sistema internazionale di misura SI, che comprende la velocità come unità derivata", anche in considerazione del significativo fatto che la stessa Amministrazione pubblica "aveva dichiarato nel 2000 di volere attuare tale normativa", come da nota n. 6050.
E l'importanza delle affermazioni sopra riportate dalla Corte Costituzionale non è smentita da successivi provvedimenti emanati della medesima Corte, quali le ordinanze, con declaratoria di manifesta inammissibilità, della medesima questione di legittimità costituzionale, numero 17 dicembre 2008 n. 423 (per l'omessa indicazione sulla vicenda oggetto del giudizio e sulla rilevanza in esso della disposizione impugnata) e numero 127 del 2009 (per mancata adeguata descrizione della concreta fattispecie sottoposta a giudizio).
I MOTIVI CHE HANNO INDOTTO A RIPROPORRE LA QUESTIONE DI COSTITUZIONALITA'
E proprio il valore delle affermazioni sopra riportate inducono oggi la Corte di Cassazione, con l'Ordinanza interlocutoria n. 17766 del 07/08/2014, a riproporre l’accennata questione di costituzionalità, rilevante "ai fini del decidere e non manifestamente infondata alla stregua" dei motivi che seguono:
a) in relazione all’articolo 3 della Costituzione "per l’assoluta irragionevolezza e conseguente disuguaglianza, che ... contrassegna la detta esclusione dall’applicazione della citata normativa generale, anche internazionale, in tema di misura ricomprendente pure la velocità come unità derivata";
b) "con riguardo, come tertium comparationis, alla normativa di cui alla legge 1 agosto 1991, n. 273 (Istituzione del sistema nazionale di taratura), che prevede anche la velocità quale unità di misura derivata" ... "con riferimento pure alla normativa comunitaria (Norme UNI EN 30012 - parte 1 come integrate da UNI EN 10012), che - per di più - prevede il dovuto e relativo adeguamento del nostro ordinamento";
c) ragionevolezza delle norma: "in considerazione della palese irragionevolezza di un sistema e di una Amministrazione, che ... (come evidenziato dalla stessa Corte Costituzionale a suo tempo)" non si è adeguata "alla richiamata normativa interna ed alla sua stessa manifestata volontà di cui alla citata nota ministeriale".
A corollario di quest'ultimo motivo, nella presente Ordinanza interlocutoria la seconda sezione della Corte di Cassazione Civile riporta "un incredibile risultato" a cui rapportarsi: " ... una qualunque bilancia di un mercato rionale è soggetta a periodica verifica della taratura, nel mentre non lo è una complessa apparecchiatura, come quella per la verifica della velocità, che svolge un accertamento irrepetibile e fonte di gravi conseguenze per il cittadino proprietario e/o conducente di veicolo".
Non solo: sempre secondo la Suprema Corte " ... appare incongruo, oltre che normativamente irragionevole, ritenere che la suddetta apparecchiatura sia garantita, quanto alla sua efficienza e buon funzionamento (anche a distanza di lustri), dalla sola conformità al modello omologato".
Si resta, quindi, in attesa della pronuncia della Corte Costituzionale circa la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 45 del codice della strada in riferimento all'articolo 3 della Costituzione.