Source: https://www.scribd.com/book/286709005/Schemi-di-diritto-penale-parte-generale
Timestamp: 2019-10-15 11:21:13+00:00
Document Index: 65326166

Matched Legal Cases: ['arte 1', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 650', 'art. 8', 'art. 51', 'art. 25', 'art. 2', 'art. 25', 'art. 14', 'art. 25']

Schemi di diritto penale - parte generale by Tiziano Solignani - Read Online
Publisher: Tiziano SolignaniReleased: May 6, 2011ISBN: 9788863690897Format: book
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Schemi di diritto penale - parte generale - Tiziano Solignani
Ho scritto questi riassuntini schematici di diritto penale oramai molti anni fa, per la preparazione del mio esame universitario, rivedendoli in seguito per quello di abilitazione alla professione forense. Poi li ho passati ad alcuni amici, venduti tramite ebay o mercatini e ho sempre ricevuto riscontri molto positivi, sono anche a conoscenza diretta di persone che sono riuscite ad affrontare molto meglio l'esame, conseguendo voti addirittura più alti della media in una prova considerata difficile.
Oggi sono un avvocato civilista. Dopo aver praticato un po' il penale, comprese le celebri difese d'ufficio, i primi anni della professione, mi sono poi concentrato sulle materie privatistiche; del resto, sono più portato alla argomentazione scritta che a quella orale tipica del procedimento penale. Ma la materia del diritto punitivo non ha mai smesso di affascinarmi, perchè nella sua parte generale richiama molte questioni che si potrebbero anche definire «filosofiche» sulla responsabilità dell'uomo, sulla sua punibilità, sulla funzione della pena e così via. Inoltre, è bene che anche i civilisti comprendano bene i concetti di base della materia: proprio in questi giorni sto scrivendo una comparsa di risposta per una persona che è stata citata davanti al giudice civile per una asserita diffamazione: in quel procedimento civile, gli operatori dovranno discutere dell'esistenza di un reato, considerando tutti i suoi elementi costitutivi e le eventuali scriminanti. Ci sono poi tanti altri esempi in cui un civilista deve aver a che fare con la materia penale; anche non conoscendo in dettaglio i singoli reati, la parte generale, con i suoi concetti di base, torna utile a moltissimi giuristi, praticamente quasi tutti. Studiate dunque il diritto penale come un importante investimento per il vostro bagaglio culturale, professionale e anche personale.
Questo libro nasce dalla voglia di sperimentare un nuovo modo di distribuire … i libri, in formato elettronico, grazie al progetto Narcissus di «self-publishing», cioè di pubblicazione diretta da parte dell’autore senza il tradizionale passaggio presso un editore. Non è solo una questione di supporto e modalità di lettura, a mio giudizio: ci potranno invece essere molte altre novità che nel libro cartaceo tradizionale non potevano manifestarsi. Ad esempio, questo ebook sarà aggiornato costantemente e avrà un numero di versione (proprio come un software), con tanto di note di aggiornamento, a differenza dei libri cartacei tradizionali per i quali occorreva attendere le edizioni successive. Prima di acquistarlo, sarà possibile scaricare un capitolo in anteprima per vedere come è strutturato il libro e se il potenziale lettore gradisce il linguaggio utilizzato.
Soprattutto, ci potrà essere molta più interazione tra l'autore e i lettori: potrete scrivermi alla mia mail solignani@solignani.it per segnalarmi errori, imperfezioni, punti oscuri, per chiedermi chiarimenti, per manifestare il vostro gradimento o, al contrario, la vostra delusione; ho in progetto di inserire collegamenti ipertestuali fruibili dal lettore con immediatezza, come ad esempio collegamenti agli articoli del codice citati nel testo, codice che lo studente è sempre bene che legga.
Naturalmente, il libro può essere anche stampato e usato come un libro tradizionale, per chi lo preferisce. Insomma, il settore è in fermento, ci sono molte cose da provare, alcune saranno utili, altre almeno al momento saranno abbandonate, ma vale la pena di seguire.
Un altro aspetto molto importante è il costo molto ridotto del libro, pochi euro (2.99 ad oggi), che consente di procurarselo e procurarsi le versioni successive con un minimo investimento, continuando anzi a sostenere il progetto.
Buon studio e buona lettura a tutti.
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Le note di rilascio aggiornate si possono consultare a questa pagina.
Parte 1 - Principi fondamentali e ambito di applicazione delle norme penali
Capitolo 1 - Principi fondamentali
(§).1
nella definizione dei principi fondamentali del diritto penale le elaborazioni fornite dagli studiosi divergono sotto due profili: per diversi principi è controverso, infatti e innanzitutto, il fatto che siano stati o meno costituzionalizzati (ad es. il divieto di analogia: secondo quasi tutti gli autori esso varrebbe a solo livello di legge ordinaria, secondo invece Fiandaca-Musco esso sarebbe stato costituzionalizzato); in secondo luogo, regole che da parte di alcuni studiosi sono indicate come principi fondamentali, da altri sono invece considerate non veri e propri principi giuridici, ma mere direttrici di politica legislativa (ad es. il principio di sussidiarietà, secondo il quale al diritto penale dovrebbe ricorrersi solo ed esclusivamente come extrema ratio quando cioè le sanzioni e le disposizioni di altri rami dell’ordinamento non sono sufficienti a garantire la tutela necessaria; come sappiamo questo principio è privo di un fondamento positivo esplicito nè sembra riconoscibile in esso un contenuto giuridico, esprimendo una valutazione di opportunità riguardo alle scelte del Legislatore; il fatto è che la Costituzione italiana ha dedicato al diritto penale poche, e non sempre chiare, norme e ciò ha dato luogo a divergenze interpretative: per tali motivi rimane fondamentale l’analisi della giurisprudenza costituzionale che non ha mancato di emanare pronunce importantissime ai fini della ricostruzione dei principi fondametanli posti in materia di diritto penale dalla Costituzione
(§).2
IL PRINCIPIO DI LEGALITA’ O DI RISERVA DI LEGGE
il principio di riserva di legge consiste nel divieto di procedere alla defi nizione delle singole fattispecie e delle pene ad esse connesse, nonchè delle misure di sicurezza, con strumenti normativi diversi dalla legge; funzione di questo principio è di affidare il potere di definire le singole figure di il lecito al Parlamento, con esclusione degli altri organi dello Stato, in quanto solo il Parlamento è, quale organo rappresentativo della società, legittimato a distinguere tra comportamenti antisociali e non (¹); il fondamento normativo del principio di riserva di legge risiede nell’art. 25, comma 2°, Cost., secondo il quale nessuno può essere punito se non in forza di una legge ; il principio di riserva di legge deve essere esami nato da tre punti di vista correlati tra loro: la portata, o natura, della riserva di legge in materia penale, le norme penali in bianco e il sistema delle fonti di diritto penale; c.s.
1) portata della riserva di legge in materia penale
come è noto, la riserva di legge si distingue in assoluta e relativa: si ha la prima quando solo ed esclusivamente la legge, con esclusione di qualsiasi fonte secondaria, può disciplinare una deteterminata materia, mentre si ha la seconda quando la legge, dalla quale non si può prescindere e che deve stare alla base della regolamentazione, può tuttavia essere integrata da fonti di grado secondario; per quanto riguarda la natura della riserva di legge in materia penale, questa è attualmente ritenuta dalla dottrina, pressoché concorde, assoluta: tuttavia, poi, è sulla porta ta di questa assolutezza che la dottrina è divisa e tali di visioni hanno l’effetto di riportare alla rigettata distin zione tra riserva assoluta e relativa; il problema, in questo caso, consiste nel conciliare il fondamento del principio di riserva di legge, consistente in una garanzia del cittadino, con la necessità pratica di lasciare alla potestà normativa del Governo la definizione di ambiti speci fici e tecnici delle norme penali (²); la giurisprudenza costituzionale in materia ha scelto una soluzione di compromesso attestandosi sul criterio c.d. della sufficiente determinazione, per cui è consentito al potere regolamentare di integrare la leg ge quando la legge ha determinato con sufficiente specifica zione i presupposti, i caratteri, il contenuto e i limiti dei provvedimenti dell’autorità non legislativa ; a favore di questa soluzione, che in sostanza adotta la concezione relativa della natura della riserva posta in materia penale dalla costituzione, sta il testo stesso dell’art. 25, che dice testualmente in forza di , alludendo ad una legge che può anche stare solo alla base di una regolamentazione senza esaurirla integralmente;
2) norme penali in bianco
collegato al problema della portata della riserva di legge è il punctum pruriens della disciplina dell’integrazione legge-regolamento, costituito dalle c.d. norme penali in bianco, norme contenenti solo la sanzione e che rinviano per la defi nizione del precetto ad atti normativi di grado inferiore o a provvedimenti di diverso tipo; tipico esempio di norma penale in bianco è l’art. 650 del codice, che sanzione l’inosser vanza dei provvedimenti dell’autorità emanati per ragioni di giustizia, di sicurezza, di ordine pubblico, di igiene; è controversa la loro ammissibilità: secondo Mantovani, sareb bero ammissibili nel caso in cui il riferimento è a fonti di verse dalla legge formate già precedentemente in vigore in modo che si possa ritenere che il principio è rispettato per relationem; secondo Bricola, tali norme contrastano inevita bilmente con il principio di legalità
3) fonti del diritto penale
alla luce del principio di riserva di legge, sono atti idonei a introdurre norme di diritto penale solo la legge e gli atti ad essa parificati (atti aventi forza di legge: decreto legge, decreto legislativo) nonchè i bandi militari purchè ovviamente emanati nei presupposti di legge, con esclusione delle leggi regionali; le norme c.d. secondarie possono solo avere, nei limiti di cui sopra, una funzione integratrice delle norme già contenute nella legge; quanto alla consuetudine, essa nel diritto penale consisterebbe, oltre che nelle regole che si traggono dai compotamenti della comunità sociale, nella ripetizione di un determinato comportamento da parte degli organi dello Stato chiamati ad applicare la legge penale; stante il prinicipio di riserva di legge, la consuetudine è destinata ad ave re un ruolo di carattere marginale; in ogni caso la dottrina ha identificato diversi tipi di consuetudine; c.s.:
1a) c. incriminatrice o abrogatrice
la consuetudine incriminatrice è quella che configura una au tonoma figura di reato o di sanzione mentre la consuetudine abrogatrice o desuetudine è quella che abroga norme incrimi natrici di legge; esse sono entrambe da ritenersi inammissi bili
1b) c. scriminante
è la consuetudine che crea un tipo di scriminante nuovo ri spetto a quelli previsti dalla legge penale: è controversa la sua ammissibilità; la tesi positiva, basata sulla convinzione che la consuetudine scriminante sia praeter anziché contra legem, appare destinata a scontrarsi con il dettato normativo dell’art. 8 prel. e soprattutto 25 Cost.
1c) c. integratrice
è la consuetudine cui rinvia esplicitamente o implicitamente una norme penale effettuando il richiamo di settori dell’or dinamento dove la consuetudine può essere fonte: esempio ti pico è la scriminante dell’esercizio del diritto, di cui all’art. 51, che può essere riconosciuto anche da una con suetudine; la sua ammissibilità è controversa
con uso di terminologia impropria si parla di consuetudine c.d. in terpretativa facendo riferimento a quegli elementi della fattispe cie legale definibili attraverso criteri sociali di valutazione che hanno la funzione di adeguare la norma al divenire della realtà (ad es: il comune sentimento del pudore): anche in questi casi si pone il problema della integrazione con fonti extralegislative ma non può essere risolto sulla base dei principi valevoli per le consue tudini
(§). 3
PRINCIPIO DI IRRETROATTIVITA’
il principio di irretroattività della legge penale copmorta che nessuno possa essere punito in forza di una legge che sia entrata in vigore dopo il fatto commesso; in altri termini, per punire un soggetto per un reato, occorre che il comportamento di questo soggetto fosse stato previsto come reato dalla legge prima che l’autore lo realizzasse; la funzione del principio di irretroattività della legge penale è appunto quella di garantire l’individuo consentendogli di sapere nel momento in cui agisce che cosa è lecito e che cosa non lo è; il fondamento normativo del principio di irretroattività della legge penale risiede ancora una volta, principalmente, nell’art. 25, comma 2°, Cost, secondo cui nessuno può essere punito in forza di una legge che non sia entrata in vigore prima del fatto commesso": si tratta quindi di un principio di valore costituzionale che non può subire deroga ad opera della legge ordinaria; nel sistema anteriore, invece, il fondamentao del principio di irretroattività risiedeva solamente nell’art. 2 del codice penale con la conseguenza che la legge ordinaria poteva derogarvi
(§). 4
PRINCIPIO DI TASSATIVITA’
il principio di tassatività comporta l’obbligo di costruire le norme penali in modo preciso e determinato in modo che sia chiaramente definito il fatto oggetto della disposizione punitiva (nullum crimen sine lege poenali scripta et stricta); funzione del principio di tassatività, valevole per tutte le nor me penali e non solo per le norme incriminatrici (³), è quella di garantire la certezza del diritto; non esiste nella nostra costituzione, a differenza di quella tedesca, una esplicita formulazione del principio di tassatività, tut tavia parte della dottrina ritiene che esso sia stato, sia pur solo implicitamente, costituzionalizzato nell’art. 25, comma 2°; tale orientamento ha ricevuto accoglimento da parte della Corte costituzionale la quale, con una pronuncia di notevole importanza, ha dichiarato l’incostituzionalità, appunto per difetto di tassatività, della norma che nel nostro ordinamento incriminava il plagio; il soggetto destintario della norme penali può quindi provocare il giudizio di costi tuzionalità della norma sostenendone l’illegittimità per eccessiva in determinatezza; la principale difficoltà in materia di applicazione del principio di tassati vità è la individuazione del grado di tassatività necessario affinchè il prin cipio possa ritenersi rispettato: come ammette la dottrina, la stessa nozione di indeterminatezza è indeterminata: secondo Mantovani, si può ritenere ri spettato il principio quando il giudice può, attraverso l’analisi della nor ma, risalire al fatto tipizzato dal legislatore, procedendo in senso inverso rispetto al creatore della norma
(§). 5
DIVIETO DI ANALOGIA IN MALAM PARTEM
l’art. 14 delle preleggi dispone che le leggi penali ... non si applicano oltre i ca si ... in esse considerati (14 prel.): ciò comporta che le norme penali non possono essere applicate analogicamente e cioè oltre i casi e i tempi in essere considerati; la regione di ciò sta nell’impedire che l’individuo possa essere perseguito oltre quanto strettamente stabilito dalle norme e, in ultime analisi, che sia chiaramente definito ciò che è punito e ciò che non lo è; il principio del divieto di analogia deve essere saminato da due punti di vista: il valore e la portata; c.s.
1) valore del divieto di analogia
secondo quasi tutti gli studiosi il divieto di analogia ha valore di legge ordinaria e non è stato costituzionalizzato; non è mancato però chi ha sostenuto che il divieto di analogia avrebbe trovato accoglimento, sia pur implicito, nel testo costituzionale; questo orientamento, se accolto, non sarebbe privo di conseguenza: sarebbero colpite da illegittimità costituzionale tutte quelle disposizioni incriminatrici che definiscono le condotte presupposto del fatto tipico con incisi ed espressioni ed altre condotte analoghe o altri comportamenti simili ; tali norme, infatti, paiono in contrasto con il fondmaentale principio di tassatività
2) portata relativa del divieto di analogia
secondo la dottrina dominante, il divieto di analogia deve essere interpretato in senso restrittivo come contenente il divieto della sola analogia sfavorevole al reo (in malam partem): di conseguenza viene rite nuta del tutto lecita l’applicazione analogica delle norme penali in bonam partem; il principale limite all’applicazione analogica del diritto penale a favore del reo è rappresentato dal divieto di applicazione analogica delle leggi eccezionali; in realtà l’orientamento dominante, che ritiene applicabili analogicamente le norme penali di favore, è privo di un preciso referente normativo, al di là del generico favor rei
a proposito del divieto di applicazione analogica delle norme penali va ricordato che, mentre l’analogia come si è visto è vietata, si ritiene comunemente ammissibile l’interpretazione estensiva delle norme penali: le due cose sono concettualmente distinte anche se nella pratica possono condurre a risultati simili nell’estendere l’applicazione di una disposizione penale; in linea di principio l’intepretazione estensiva si differenzia
(§). 6
PRINCIPIO DI MATERIALITA'
il principio di materialità consiste nel divieto di punire come reato un' at tività dell’uomo non consistente in un comportamento materiale estrinsecante si all’esterno e suscettibile di percezione sensoriale (cogitationis poena nemo patitur): funzione del principio di materialità è di escludere dal raggio d' azione del diritto penale una serie di attività dell’uomo che, per ragioni fondamentali di tutela della libertà dell’individuo, devono rimanere libere ed insindacabili: non si può punire, ad esempio, il solo fatto di aver avuto pensieri o proposito malvagi nè un determinato modo di essere del soggetto (c.d. colpa d’ autore) (⁴) ; il fondamento costituzionale del principio di materialità del nostro ordinamento viene individuato sempre nell’art. 25, comma 2°, e più in particolare nell’espressione fatto commesso che sembra evidentemente richiedere necessariamente l’avvenuta commissione di un fatto materiale per l’insorgere della responsabilità; più in particolare il princi pio di materialità comporta tre divieti; c.s.:
1) divieto di punire un atteggiamento meramente interno (nuda cogitatio)
non è possibile considerare reato un atteggiamento volontario mera mente interno: questo non tanto per il principio etico di incoerci bilità dell’animo umano ma per le aberrazione cui condurrebbe l’ammissione di un principio opposto sotto il profilo dei mezzi di indagine; non contrasta con il principio di materialità la configu razione dell’omissione come comportamento penalmente rilevante: l’omissione non dà luogo a un comportamento materiale suscettibile di percezione sensoriale in quanto naturalisticamente non si distingue da uno stato di inerzia: in questo caso però ciò che viene in con siderazione non è il rispetto del principio di materialità ma del superiore principio di offensività (Mantovani); questo si ha evi tando di costruire reati omissivi basati sul principio della mera violazione del dovere, secondo il quale si punisce a prescindere dal verificarsi di un evento offensivo ma solo per la violazione del dovere in sè; secondo Mantovani, le fattispecie di reato omissivi propri devono essere interpretate alla luce del principio di offen sività
2) divieto di punire una intenzione meramente dichiarata
consiste nella dichiarazione del proposito di commettere un fatto che costituisce reato: essa non rileva penalmente a meno che non sia accompagnata da atti costituenti tentativo o da atti perfezio nanti il reato
3) divieto di punire un mero modo di essere della persona consistente in un carattere del soggetto
consiste in un carattere del soggetto presunto antisociale (colpa d' autore); si ricorda che nel nostro sistema viene in considera zione il tipo sociale ma solo una volta che un reato o più reati sono già stati commessi: in ogni caso non