Source: http://www.rivistatrimestraledirittotributario.it/Article/Archive/index_html?idn=31&ida=342&idi=-1&idu=-1
Timestamp: 2020-05-29 22:22:13+00:00
Document Index: 392035

Matched Legal Cases: ['art. 30', 'art. 30', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 30', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 30', 'art. 360', 'art. 37', 'art. 30', 'art. 35', 'art. 30', 'art. 30', 'sentenza ', 'art. 30', 'art. 37', 'art. 30', 'art. 30']

home / Archivio / Fascicolo / Società di comodo (o 'non operative')
In materia di società di comodo (o “non operative”), i requisiti previsti dall’art. 30, L. n. 724/1994 sono fondati sulla correlazione tra il valore di determinati beni del patrimonio societario ed un livello minimo di ricavi e proventi presunti, il cui mancato raggiungimento costituisce elemento sintomatico della natura “non operativa” della società ed implica l’attribuzione presuntiva di un reddito minimo fiscalmente rilevante. Spetta alla società contribuente che risulti “non operativa”, l’onere di dimostrare la presenza di quelle “oggettive situazioni” che abbiano reso “impossibile” il conseguimento dei ricavi e del reddito minimi presunti. Tuttavia, l’“im­possibilità”, richiesta dalla norma, di conseguire il livello minimo di ricavi e reddito presunti non va intesa in termini “assoluti” quanto piuttosto in termini “economici”, avendo riguardo alle effettive condizioni del mercato. Ne consegue che deve ritenersi “non di comodo” la società che dimostra di non aver potuto realizzare la mi­sura minima di ricavi e reddito presunti per aver dovuto modificare l’iniziale progetto industriale a causa delle sfavorevoli condizioni del settore economico cui inizialmente il bene prodotto era destinato.
PAROLE CHIAVE: società di comodo - livello minimo di ricavi - impossibilita - onere probatorio - mutamento del progetto industriale
Shell companies (or 'non-operating' companies)
With regard to shell companies (or “non-operating” companies), the requirements of art. 30 of Law no. 724/1994 are based on the correlation between the value of certain goods of the corporate assets and a minimum level of presumed income and earnings, whose failure to achieve constitutes a symptomatic element of the “dormant” nature of the company and implies the presumptive attribution of a fiscally relevant minimum income. The burden of proving the presence of those “objective situations” that have made it “impossible” to achieve the presumed minimum profits and income is carried by the company considered “non-operating”. However, the “impossibility”, required by the law, to achieve the minimum level of presumed income and earnings should not be understood in “absolute” terms, but rather in “economic” terms with regard to the actual market conditions. It follows that the company that proves that it has not been able to achieve the minimum amount of income and earnings presumed for having had to modify the initial industrial project due to the unfavorable conditions of the economic sector to which the product was initially produced, shall not be deemed as “non-operating”.
Keywords: shell companies, minimum level of revenues, “economic” impossibility, burden of proof, change of the industrial project
Cass., sez. trib., ord. 21 novembre 2018, n. 4019, depositata il 12 febbraio 2019 – Pres. Greco, Est. Napolitano
Spetta alla società contribuente che risulti “non operativa”, l’onere di dimostrare la presenza di quelle “oggettive situazioni” che abbiano reso “impossibile” il conseguimento dei ricavi e del reddito minimi presunti. Tuttavia, l’“impossibilità”, richiesta dalla norma, di conseguire il livello minimo di ricavi e reddito presunti non va intesa in termini “assoluti” quanto piuttosto in termini “economici”, avendo riguardo alle effettive condizioni del mercato. Ne consegue che deve ritenersi “non di comodo” la società che dimostra di non aver potuto realizzare la misura minima di ricavi e reddito presunti per aver dovuto modificare l’iniziale progetto industriale a causa delle sfavorevoli condizioni del settore economico cui inizialmente il bene prodotto era destinato.
(...) La CTR della Campania, con sentenza n. 635/52/2017, depositata il 25 gennaio 2017, non notificata, rigettò nel merito l’appello proposto dalla Tubisud Centro di Servizi Srl nei confronti dell’Agenzia delle Entrate avverso la decisione della CTP di Napoli, che aveva dichiarato inammissibile il ricorso proposto dalla società medesima avverso il diniego reso dall’Amministrazione finanziaria sull’istanza d’interpello disapplicativo della normativa dettata per le società di comodo relativamente all’anno d’imposta 2012. Avverso la sentenza della CTR, la I.M.I. Industria Metallurgica Irpina Srl, incorporante la Tubisud Centro di Servizi Srl in liquidazione, ha proposto ricorso per cassazione, affidato a due motivi.
L’Agenzia delle Entrate resiste con controricorso, illustrato da successiva memoria.
La CTR della Campania, con sentenza n. 2009/31/2017, depositata il 3 marzo 2017, non notificata, rigettò ugualmente nel merito l’appello proposto dalla Tubisud Centro di Servizi Srl in liquidazione nei confronti dell’Agenzia delle Entrate avverso la decisione della CTP di Napoli, che aveva dichiarato inammissibile il ricorso proposto dalla società medesima avverso il diniego reso dall’Amministrazione finanziaria sull’istanza d’interpello disapplicativo della normativa dettata per le società di comodo relativamente all’anno d’imposta 2013. Anche avverso detta ultima sentenza della CTR, la I.M.I. Industria Metallurgica Irpina Srl, incorporante la Tubisud Centro di Servizi Srl, ha proposto ricorso per cassazione, affidato a due motivi, del tutto analoghi a quelli del ricorso precedente.
L’Agenzia delle Entrate resiste con controricorso. (...).
3. Con il primo motivo di ciascun ricorso la ricorrente denuncia violazione o falsa applicazione della Legge n. 724 del 1994, art. 30, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, nella parte in cui le sentenza impugnate hanno escluso che la Tubisud potesse beneficiare della disapplicazione della normativa dettata per le società di comodo quanto alla valutazione dei titoli, avendo ritenuto che, nella fattispecie in esame, la situazione di inoperatività dovesse intendersi come frutto di libera scelta imprenditoriale, a fronte della quale non era configurabile l’impedimento oggettivo legittimante la disapplicazione della Legge n. 724 del 1994, art. 30 cit.
4. Con il secondo motivo di ciascun ricorso la ricorrente denuncia omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio oggetto di discussione tra le parti, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, segnatamente riguardo alla nota del 2 marzo 2011 del Ministero per lo Sviluppo Economico che – chiuso in modo favorevole alla società il procedimento amministrativo finalizzato alla revoca del contributo del quale la società avrebbe dovuto beneficiare per gli investimenti da realizzare – nel rimettere in termini la società per la realizzazione del suo progetto industriale, aveva disposto a tal fine la concessione di un ulteriore termine di mesi 48 con decorrenza dalla stessa data del 2 marzo 2011; nota alla quale aveva quindi fatto seguito la deliberazione della società, di cui a verbale datato 20 marzo 2013, di prosecuzione del piano di investimento previsto.
5. Il primo motivo quale addotto in ogni ricorso è manifestamente fondato. Invero – premesso che in sede di interpello, secondo la disciplina del DPR n. 600 del 1973, art. 37, comma 8, applicabile ratione temporis, il contribuente può richiedere la disapplicazione della normativa di cui alla Legge n. 724 del 1994, art. 30, come modificato dal DL n. 223 del 2006, art. 35, convertito con modificazioni nella Legge n. 248 del 2006, in ordine ai parametri ivi stabiliti in virtù della cui applicazione si determina un reddito minimo presunto, spettando quindi alla società di provare l’esistenza di situazioni oggettive che abbiano impedito il raggiungimento della soglia di operatività e di reddito minimo presunto – questa Corte ha chiarito che la nozione di impossibilità di cui al comma 4-bis del succitato art. 30, del conseguimento dei ricavi, degli incrementi di rimanenze e dei proventi nonché del reddito determinati ai sensi dello stesso articolo debba essere intesa “non in termini assoluti quanto piuttosto in termini economici, aventi riguardo alle effettive condizioni del mercato” (cfr. Cass. sez. 5, 28 febbraio 2017, n. 5080; in senso conforme Cass. sez. 5, 20 giugno 2018, n. 16204).
5.1. Le sentenze impugnate, laddove hanno evidenziato che il ritardo nella realizzazione dell’investimento era stato causato anche dal mutamento dell’originario progetto volto alla realizzazione di stabilimenti industriali per la lavorazione di lamiere metalliche, virato verso la produzione di pannelli solari termici “a causa delle peggiorate prospettive di collocazione dei prodotti destinati al settore automobilistico”, negando che dette circostanze potessero assumere rilevanza in sede di interpello, in quanto determinate da carenze pianificatorie aziendali e da scelte ed iniziative imprenditoriali libere, ha escluso la ricorrenza dell’anzidetta “impossibilità” in forza di una concezione di tipo assoluto della stessa, che si pone in contrasto con il recente indirizzo di cui alle succitate pronunce di questa Corte.
5.2. In relazione ad un primo aspetto, è mancata in primo luogo da parte delle sentenze impugnate qualsiasi considerazione relativamente alle condizioni di mercato (crisi del settore automobilistico) che avevano determinato la scelta della riconversione nel settore della produzione dei pannelli solari termici rispetto all’ambito originariamente individuato della lavorazione di lamiere metalliche.
5.3. In secondo luogo, invero, diversamente da quanto evidenziato dall’Amministra­zione finanziaria con la memoria depositata in relazione alla prima impugnazione proposta, la rimessione in termini adottata dal Ministero dello Sviluppo Economico a seguito della disposta istruttoria deve intendersi nel senso che la società si dovesse attivare in congruo arco temporale onde rendere effettiva la possibilità di realizzazione dell’investi­mento, dovendo all’uopo ritenersi sufficiente che sia intervenuta la succitata delibera azien­dale a compimento del secondo biennio del quadriennio (48 mesi) di tempo all’uopo concesso; la qual cosa consente di superare il rilievo della mancata attivazione operativa per l’anno d’imposta 2012.
6. Del pari risulta manifestamente fondato il secondo motivo di ciascun ricorso, correlato al primo, avendo omesso del tutto il giudici di merito, nel ritenere sussistenti i presupposti perché la società fosse ritenuta non operativa, di considerare il fatto storico della rimessione in termini per la realizzazione del progetto imprenditoriale, alla stregua del­l’esito favorevole alla contribuente del procedimento amministrativo per la revoca del contributo, di cui alla succitata nota del 2 marzo 2011 del Ministero per lo Sviluppo Economico, per effetto della quale, alla data (primo luglio 2013) di proposizione dell’interpello disapplicativo, era ancora nei termini per la realizzazione dell’investimento, per la cui prosecuzione la società ha quindi successivamente deliberato come da verbale del 20 marzo 2013; dovendosi rilevare come detto fatto, qualora opportunamente esaminato, avrebbe potuto determinare un esito diverso del giudizio quanto all’esclusione della normativa antielusiva in oggetto sollecitata dalla contribuente all’Amministrazione finanziaria. (...)
7. Le sentenze impugnate vanno dunque cassate in accoglimento di entrambi i motivi di ricorso (...).
1. La vicenda processuale - 2. Cenni sul contesto normativo e sulla funzione (la “ratio” o finalità giuridica) della disciplina tributaria delle “società di comodo” - 3. L’ordinanza della Corte di Cassazione - NOTE
La questione trae origine dall’impugnazione, da parte di una società di capitali, del provvedimento di diniego emanato dall’Amministrazione Finanziaria con riferimento all’istanza di interpello c.d. “disapplicativo”, in cui la stessa società illustrava le oggettive ragioni economiche (integranti, ad avviso dell’istante, la fattispecie delle “og­gettive situazioni” che hanno reso impossibile il conseguimento dei ricavi minimi previsti dall’art. 30, L. n. 724/1994) sulla base delle quali avrebbe dovuto essere disapplicata la normativa dettata per le società di comodo relativamente agli anni d’imposta 2012 e 2013. Il ricorso di primo grado veniva dichiarato inammissibile dalla Commissione Tri­butaria Provinciale; successivamente, la sentenza di secondo grado rigettava, nel merito della vicenda, l’appello proposto dalla società contribuente, ritenendo che le ragioni economiche addotte [continua ..]
2. Cenni sul contesto normativo e sulla funzione (la “ratio” o finalità giuridica) della disciplina tributaria delle “società di comodo”
La normativa giuridica sulle società di comodo o c.d. “non operative” (art. 30, L. n. 724/1994) è sorta per “penalizzare”, sul piano tributario, le società “senza impresa”, quelle cioè che, al di là dell’oggetto sociale dichiarato, sono costituite al solo fine di amministrare (attraverso una gestione meramente “statica”) i patrimoni personali dei soci, «anziché per esercitare un’effettiva attività commerciale» [1]. La disciplina in questione ha la finalità “pratica” fondamentale di individuare le società per le quali la sproporzione o lo squilibrio rilevante (ed anomalo) tra il valore dei beni patrimoniali di cui la società dispone ed il valore (eccessivamente basso) della produzione economica da esse sviluppato (il valore complessivo di ricavi, incrementi rimanenze e proventi, esclusi quelli straordinari, emergenti [continua ..]
3. L’ordinanza della Corte di Cassazione
L’ordinanza della Corte di Cassazione 21 novembre 2018, n. 4019, depositata il 12 febbraio 2019, premesso che in sede di interpello, secondo la disciplina del D.P.R. n. 600/1973, art. 37 bis, comma 8, applicabile “ratione temporis”, la società contribuente può richiedere la disapplicazione della normativa di cui alla L. n. 724/1994, art. 30, in ordine ai parametri ivi stabiliti in virtù della cui applicazione si determina un reddito minimo presunto, spettando quindi alla società di provare l’esistenza di situazioni oggettive che abbiano impedito il raggiungimento della soglia di operatività e di reddito minimo presunto, afferma di aver già chiarito che «la nozione di impossibilità, di cui al comma 4 bis del succitato art. 30, del conseguimento dei ricavi, degli incrementi di rimanenze e dei proventi nonché del reddito determinati ai sensi dello stesso articolo, debba [continua ..]