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Timestamp: 2019-06-20 21:57:14+00:00
Document Index: 150748263

Matched Legal Cases: ['art.92', 'art. 1', 'art. 11', 'art. 7', 'art. 47', 'art.77', 'art.55', 'art.3', 'art. 10', 'art. 15', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'artt 3', 'art.15']

FISCO E FARMACIEPosted by giovanni Tue, September 19, 2017 18:50:30
Il concorso previsto dal Decreto Monti del 2012 per l’apertura di nuove sedi farmaceutiche, conseguentemente alla riduzione del quorum, si differenzia dal concorso “ordinario” per una serie di peculiarità volte di fatto a favorire la celerità delle assegnazioni e, almeno inizialmente, i più giovanni.
La norma prevedeva infatti, nella sua iniziale stesura, che gli interessati, di età non superiore ai 40 anni, in possesso dei requisiti di legge potessero concorrere per la gestione associata, sommando i titoli posseduti, condizionatamente però, qualora all’esito della procedura concorsuale fossero risultati vincitori, al mantenimento della gestione associata (…) su base paritaria, per un periodo di dieci anni, fatta salva la premorienza o sopravvenuta incapacità.
La norma, lodevole nelle intenzioni, risultò tuttavia fin da subito mal formulata e foriera di molteplici difficoltà applicative.
A seguito di un ampio dibattito dottrinale, a soli pochi mesi dalla sua entrata in vigore, intervenne il DL n. 95/2012 prevedendo una serie di aggiustamenti e chiarimenti. In particolare, circa la partecipazione in via associata, si stabilì che non sussistesse più il limite dei 40 anni d’età.
Decadeva così l’unica vera giustificazione a quel “mostro giuridico” rappresentato dalla “partecipazione in forma associata”.
Un “mostro” difficile da domare, che da allora ha aperto la strada a una molteplicità di contenziosi, che neppure le precisazioni dell’allora Min. Balduzzi, attraverso la nota ministeriale del novembre di quello stesso famigerato 2012, è riuscita a contenere.
Oggi, a cinque anni di distanza e nel bel mezzo della procedura concorsuale, la Legge n. 124/2017 interviene nuovamente sul punto, riducendo il termine iniziale di dieci anni per il mantenimento della partecipazione societaria a tre anni.
Il termine triennale coincide con il termine minimo di possesso della titolarità previsto dalla normativa speciale di riferimento e di fatto tende a equiparare i partecipanti in forma associata agli altri partecipanti.
In attesa che la giurisprudenza strutturi una più ampia e definitiva linea interpretativa dell’intera disposizione riguardante la partecipazione in forma associata al concorso straordinario, auspichiamo che presto intervengano ulteriori chiarimenti normativi.
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FISCO E FARMACIEPosted by giovanni Sat, September 16, 2017 12:44:44
Ai sensi dell’art.92, DLgs n. 219/2006, quei medicinali che per caratteristiche farmacologiche o innovatività o modalità di somministrazione o per altri motivi di tutela della salute pubblica non possono essere utilizzati in condizioni di sufficiente sicurezza al di fuori di strutture ospedaliere, sono definiti “medicinali utilizzabili esclusivamente in ambiente ospedaliero” e sull'imballaggio esterno devono riportare le frasi: «Uso riservato agli ospedali. Vietata la vendita al pubblico».
Tenuto conto delle caratteristiche specifiche di questi medicinali, l’AIFA ha la facoltà di stabilirne l’uso esclusivamente in alcuni centri ospedalieri o anche in “strutture di ricovero a carattere privato”.
In ogni caso questi medicinali vengono forniti dai produttori e dai grossisti direttamente alle strutture autorizzate a impiegarli o agli enti da cui queste dipendono ovvero, ai sensi del comma 162 dell’art. 1 della recente Legge annuale per il mercato e la concorrenza, alle farmacie.
Circa quest’ultime tuttavia non è chiaro se il riferimento sia a tutte le farmacie oppure solo a quelle in possesso dell’autorizzazione alla distribuzione all’ingrosso di medicinali, come appunto regolate dal DLgs n. 219/2006.
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FISCO E FARMACIEPosted by giovanni Tue, September 12, 2017 21:47:27
Un’ulteriore novità introdotta dalla Legge 4 agosto 2017 n.124 è rappresentata dalla possibilità concessa alle farmacie soprannumerarie di trasferirsi territorialmente da un Comune all’altro della stessa Regione, qualora ricorrano determinate condizioni.
In particolare è necessario che le farmacie soprannumerarie:
- non siano sussidiate;
- non siano state vinte in base a concorso straordinario, ex art. 11, Legge n. 27/2012;
- siano site in Comuni con una popolazione inferiore a 6.600 abitanti e quindi in Comuni che, in base all’attuale quorum, abbiano diritto a non più di due sedi farmaceutiche;
- siano divenute soprannumerarie per effetto del decremento della popolazione;
- presentino un’apposita istanza e, qualora accolta, paghino una tassa di concessione governativa una tantum di euro 5.000.
- i Comuni in cui le farmacie soprannumerarie possono essere trasferite abbiano un numero di farmacie inferiore a quello spettante in base all’attuale quorum;
- venga redatta una graduatoria regionale delle varie Istanze di trasferimento, che tenga conto dei titoli posseduti e dell’ordine cronologico di ricevimento;
- il trasferimento si perfezioni entro il termine della procedura biennale del concorso ordinario per sedi farmaceutiche.
Tale procedura, che dovrebbe consentire una ridistribuzione delle sedi farmaceutiche su base regionale, in considerazione dei flussi demografici, si presta tuttavia a diverse interpretazioni, che potrebbero originare molti nuovi contenziosi.
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FISCO E FARMACIEPosted by giovanni Wed, September 06, 2017 09:49:15
Uno degli aspetti che ha maggiormente caratterizzato la regolamentazione del settore della distribuzione farmaceutica nel nostro Paese riguarda la rigida disciplina della trasmissione ereditaria della titolarità di farmacia.
Una disciplina particolarmente tutelante per la famiglia del socio o titolare di farmacia, che è stata in passato oggetto di accese discussioni, anche sulla stampa generalista, per la presenza, da un lato, di restrittive norme sui requisiti soggettivi che dovevano essere necessariamente posseduti dai terzi per l’acquisizione della titolarità e, dall’altro, le importanti deroghe concesse invece agli eredi del farmacista defunto.
Fino al 2006 infatti la Legge prevedeva che alla morte del titolare/socio i suoi eredi, qualora non fossero stati “farmacisti-idonei”, avevano a disposizione tre anni per cedere la farmacia o la relativa partecipazione ereditata, ma il termine si allungava fino al compimento del trentesimo anno di età dell’erede (purché si trattasse del coniuge o di un altro erede in linea retta entro il secondo grado) o addirittura a dieci anni (purché l’erede si fosse iscritto alla facoltà di farmacia).
Queste deroghe, volte di fatto solo a consentire all’erede di acquisire i titoli necessari al mantenimento della farmacia, hanno favorito nel tempo la costituzione di vere e proprie dinastie e sono state spesso etichettate come espressione di un insano corporativismo.
A partire dal 2006 si è comunque assistito ad una radicale rivisitazione di queste regole successorie, attraverso l’accorciamento del periodo di tolleranza concesso agli eredi, che dapprima, con il tanto discusso Decreto Bersani, è stato portato in tutti i casi a soli due anni e successivamente, nel 2012 con il Decreto Cresci Italia di Monti, a dodici mesi dalla presentazione della dichiarazione di successione.
Anche la recente Legge sulla concorrenza interviene sul punto. Tuttavia, a differenza delle precedenti, la riforma operata non è diretta, ma appare “incidentale”, “scoordinata” e per certi versi “disarmonica”.
Infatti, fermo restando che in senso generale qualora il socio sia una società e non una persona fisica non ha più senso parlare di successione ereditaria, la norma di riferimento è rimasta sul punto, sotto il profilo letterale, del tutto immutata.
L’art. 7, Legge n.362/91 stabilisce infatti ancora che a seguito di acquisto a titolo di successione di una farmacia, qualora vengano meno i requisiti di cui al secondo periodo del comma 2, l’avente causa deve cedere la partecipazione nel termine di un anno dalla presentazione della dichiarazione di successione. Tuttavia il secondo periodo del comma 2, che prima riguardava l’obbligo di essere farmacista-idoneo, oggi prevede l’incompatibilità con qualsiasi altra attività svolta nel settore della produzione e informazione scientifica del farmaco, nonché con l’esercizio della professione medica.
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FISCO E FARMACIEPosted by giovanni Sun, August 27, 2017 07:03:06
Il mercato delle compravendite di farmacie è caratterizzato da prezzi in genere elevati. Molto più alti di quelli che mediamente si praticano nelle transazioni degli esercizi commerciali.
La ragione è duplice. Innanzitutto le farmacie si distinguono per un elevato valore intrinseco, dovuto alla buona probabilità dei redditi e/o flussi finanziari positivi nel prossimo futuro. La tipologia di prodotti offerti e di bisogni soddisfatti, uniti al continfentamento delle autorizzazioni e alla equidistribuzione territoriale stabilita dalla normativa speciale di settore, rappresentano infatti una forte garanzia per il cessionario, l'acquirente.
In secondo luogo, proprio il "numero chiuso" e la "scarsità" delle autorizzazioni ha comportato, come per ogni "bene raro", prezzi di transazione elevati.
La Legge sulla concorrenza sostanzialmente non modifica la capacità reddituale attuale e prospettica della farmacia e pertanto non ne altera il valore intrinseco. Modifica invece significativamente la struttura del mercato della compravendita di farmacie.
In condizioni di stabilità della “offerta” di farmacie (non potendone essere aperte di nuove), l’aumento della “domanda”, dovuta all’ingresso nel mercato di nuovi soggetti abilitati ad acquisirle, farà inevitabilmente aumentare i prezzi di trasferimento.
La formazione delle grandi catene, proprio in quanto il numero delle autorizzazioni è contingentato e stabilito in base al numero degli abitanti (quorum), potrà avvenire solo attraverso la compravendita delle esistenti. Facendone lievitare i prezzi.
Questa bolla speculativa, di cui potranno giovarsi in primis gli attuali titolari, si tradurrà necessariamente in maggiori oneri finanziari e maggior ammortamenti che i nuovi acquirenti dovranno sostenere.
Maggiori costi che verranno necessariamente e talvolta astutamente ribaltati sul mercato e quindi anche sul consumatore finale. Paradossalmente quindi l’effetto sarà opposto a quello tanto "sbandierato" dal ex ministro Guidi e da tutti i sostenitori della Legge sulla concorrenza, secondo cui la formazione delle grandi catene dovrebbe consentire la formazione di economie di scala negli acquisti, nella gestione delle risorse in genere, nella gestione del personale, nelle politiche commerciali, finanziarie e quindi in una riduzione dei prezzi di vendita dei prodotti, a tutto vantaggio del consumatore finale.
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FISCO E FARMACIEPosted by giovanni Fri, August 18, 2017 20:24:54
In generale la Legge appena varata dal Parlamento, recependo il disposto dell’art. 47, comma 4, Legge n.99/09, è volta a rimuovere gli ostacoli regolatori, di carattere normativo o amministrativo, all’apertura dei mercati; promuovere (appunto!) lo sviluppo della concorrenza e garantire la tutela dei consumatori.
Nella Relazione di accompagnamento al disegno di legge infatti, non solo si afferma che la libera concorrenza stimola la performance economica e offre ai consumatori una scelta più ampia di prodotti e di servizi di migliore qualità e prezzi più competitivi, ma anche e soprattutto si specificano la finalità che la norma intende perseguire nel tempo. Gli obiettivi di:
- lungo periodo: sono la crescita del Pil e l’aumento del reddito e dell’occupazione;
- medio periodo: sono l’aumento della concorrenza e della contendibilità dei mercati dei servizi di riferimento e la tutela dei consumatori;
- breve periodo: sono l’eliminazione di alcune barriere all’entrata e la riduzione dei costi per i consumatori.
Nella Relazione sono inoltre individuati alcuni indicatori (tratti dalla scienza economica) in grado di misurare il raggiungimento dei singoli obiettivi.
L’Indice di Lerner, ad esempio, misura il potere monopolistico di un’impresa in base ai prezzi che riesce a praticare, mentre l’Indice di Herfindahi-Hirschman, misura il grado di concentrazione del marcato in base al numero di imprese ivi presenti.
Pertanto il superamento delle piccole catene di farmacie, attraverso l’eliminazione del limite massimo delle 4 farmacie per provincia, che aveva finora garantito la parcellazione del mercato in una moltitudine di piccole e micro imprese indipendenti, è quindi contrasto con le finalità generali della norma. Anzi, il nuovo limite del 20% su base regionale, favorendo la concentrazione del mercato in poche grandi catene, muove esattamente nella direzione opposta a quella voluta o (se non altro) dichiarata.
A tutta evidenza, paiono quindi una forzatura de tutto non convincente, da un lato, gli obiettivi per il settore della distribuzione farmaceutica definiti nella Relazione (nel breve: l’eliminazione di un vincolo ingiustificato alla libertà di organizzazione dell’attività d’impresa, mentre nel medio-lungo: la modernizzazione della distribuzione farmaceutica, la differenziazione dell’offerta e la riduzione dei prezzi per i consumatori); dall’altro lato, gli indicatori che dovrebbero misurare l’efficacia dell’intervento (il numero delle società di capitali titolari di farmacie costituite; il tasso di incremento di tale numero negli anni successivi al primo; l’andamento del numero delle licenze per società titolare; livello generale, nel medio-lungo periodo, l’indicatore del livello medio dei prezzi delle specialità farmaceutiche e la marginalità media sui farmaci).
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FISCO E FARMACIEPosted by giovanni Wed, August 16, 2017 08:32:20
L’impresa-farmacia, per il carattere personalistico e professionale, che la caratterizza, è da sempre stata associata alla gestione di un unico punto vendita.
Anche quando nel 1991 il Legislatore ha permesso alle società di persone di possedere farmacie, ha previsto, come oggetto sociale, esclusivamente la gestione di “una” (e una sola!) farmacia.
È stato solo nel 2006 il min. Bersani, con il noto Decreto (DL n.223/06), a consentire alle società abilitate di acquisire più farmacie, ma con notevoli limitazioni. Infatti ha previsto che:
- le farmacie fossero non oltre le quattro e tutte all’interno della stessa provincia;
- il numero dei soci (farmacisti) almeno pari al numero delle farmacie, di modo che ciascun socio fosse direttore al massimo di una sola farmacia.
La conseguenza è stata la formazione di poche e soprattutto “piccole catene”, che di fatto non hanno modificato la struttura del Settore.
Uno dei principali obiettivi della recente Legge sulla concorrenza –come ha precisato lo stesso min. Guidi nella relazione introduttiva al Disegno di Legge- è invece proprio quello di permettere la formazione delle “grandi catene”, nella convinzione che possano favorire economie di scala e quindi un miglioramento dell’efficienza a vantaggio del consumatore finale.
La norma appena varata prevede infatti (comma 157) innanzitutto la possibilità per le società di capitali di acquisire farmacie, ai non farmacisti di esserne soci, ai direttori sanitari di non essere necessariamente soci; in secondo luogo (sempre il comma 157) abolisce i precedenti limiti delle quattro farmacie per provincia, introducendone (comma 158) di nuovi e notevolmente più ampi.
Le società possono infatti ora controllare, direttamente o indirettamente, ai sensi degli articoli 2359 e seguenti del codice civile, non più del 20 per cento delle farmacie esistenti nel territorio della medesima regione o provincia autonoma.
Limiti non solo molto ampi, ma anche mal definiti. In quanto non è chiaro se la società debba avere farmacie solo all’interno di una stessa regione (come accadeva in precedenza con le provincie) oppure in più regioni.
Limiti infine facilmente aggirabili, al punto che è previsto dalla nuova Legge (comma 159) che l’Autorità garante della concorrenza e del mercato provveda ad assicurarne il rispetto attraverso l’esercizio dei poteri di indagine, di istruttoria e di diffida ad essa spettanti.
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FISCO E FARMACIEPosted by giovanni Sat, August 12, 2017 09:39:23
Il mercato della farmacia in Italia -come noto- è caratterizzato da un rigido sistema normativo, volto a garantire il soddisfacimento di un bisogno di primaria importanza, costituzionalmente garantito, quale quello della salute.
Questo Sistema finora si è retto su alcuni capisaldi quali, per esempio, l’esclusività della vendita dei farmaci (di fascia A); il contingentamento delle autorizzazioni (in base alla popolazione); l’equidistribuzione territoriale (attraverso l’identificazione delle piante organiche o zone); la proprietà, gestione e responsabilità sanitaria dell’esercizio-farmacia esclusivamente ai farmacisti (in possesso di stringenti requisiti soggettivi).
Insomma, un impianto normativo coerente e volto a favorire l’istaurarsi di uno stretto legame tra farmacista-Farmacia-popolazione.
Il farmacista doveva infatti svolgere una vera e propria missione sul territorio, non poteva essere un semplice imprenditore, un puro investitore, uno speculatore.
Era soprattutto un professionista destinato a servire un territorio ben definito, assumendosene tutta la responsabilità sanitaria, ma “anche” imprenditoriale, economica e patrimoniale.
Con l’approvazione del DDL Concorrenza, tutto ciò viene superato e si creano i presupposti per l’ingresso potente, se non addirittura prepotente (!), delle multinazionali, della finanza e del “grande capitale” in genere. Per la spersonalizzazione del servizio. Per una nuova Farmacia, non più dei farmacisti o solo dei farmacisti.
I rischi più evidenti sono quelli, da un lato, della degenerazione dei piccoli esercizi di vicinato, a conduzione famigliare, in grandi catene e category killer, ispirate più da logiche di business, che di salute, e dall’altro, della distorsione del mercato, che si realizzerebbe nel momento in cui l’offerta di prodotti farmaceutici, non fosse più guidata dalla domanda ovvero dalle esigenze di salute del cliente, ma dall’interesse economico-finanziario dell’Industria e/o della Distribuzione intermedia.
Purtroppo per evitare questi rischi, si sarebbe dovuto intervenire in modo incisivo sulle “incompatibilità”. In oltre due anni di dibattito parlamentare, c’era tutto il tempo per farlo e correggere una norma malscritta e pericolosa. Non lo si è voluto fare. Non è stato fatto.
La scelta politica è quella di una radicale trasformazione del Settore e di un servizio, che finora aveva dato ottimi risultati in termini di presidio sanitario e di contenimento della spesa pubblica.
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FISCO E FARMACIEPosted by giovanni Wed, August 09, 2017 06:35:29
Il reddito prodotto dalla farmacia, sia in forma di ditta individuale che di partecipazione in società di persone (s.a.s. e s.n.c.), è in via ordinaria imputato per “trasparenza” direttamente alla persona fisica: all’imprenditore o al socio. È quindi assoggettato in base alle disposizioni del Tuir (Testo unico delle imposte sui redditi, DPR 917/1986) all’Irpef (Imposta sul reddito delle persone fisiche) ovvero ad un’aliquota progressiva, che varia dal 23% al 43% a seconda degli scaglioni di reddito realizzati. A prescindere che tali redditi siano stati effettivamente prelevati/distribuiti dal farmacista imprenditore/socio.
L’approvazione della Legge sulla concorrenza, introducendo le società di capitali quale ulteriore forma di gestione della farmacia (privata), comporta la possibilità di adottare un regime di tassazione completamente diverso, opposto a quello finora naturalmente applicato.
Il regime ordinario di tassazione dei redditi di impresa prodotti dalle società di capitali è infatti quello dell’Ires (Imposta sul reddito delle società). Per tali redditi il Tuir prevede due livelli di tassazione:
- in capo alla società con un’aliquota fissa, proporzionale (art.77, Tuir), pari oggi per effetto delle modifiche introdotte dall’ultima Legge di Bilancio al 24%;
- in capo alla persona fisica/socio/azionista, solo in caso di distribuzione di utili/dividendi, con le aliquote marginali crescenti Irpef (dal 23% al 43%).
A complicare il quadro vi sono poi i regimi opzionali, che possono essere scelti sia dalle ditte individuali/società di persone sia dalle società di capitali e che si sostanziano di fatto nell’applicazione, con alcune sfumature, delle regole del regime fiscale opposto a quello naturale.
È così possibile, da un lato, che le società di capitali scelgano di essere tassate per “trasparenza”, con diretta imputazione del reddito pro quota ai soci (artt. 115-116, Tuir), e dall’altro che le ditte individuali/società di persone optino (art.55-bis, Tuir) per l’applicazione dell’Imposta sul reddito d’impresa (Iri), e quindi per i due livelli di tassazione (società/persona) propri delle società di capitali.
Pertanto una delle prime conseguenze dell’approvazione della Legge sulla concorrenza è la valutazione anche sul piano fiscale del regime fiscale più conveniente a cui ora è possibile assoggettare i redditi derivanti dall’esercizio di farmacie private.
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FISCO E FARMACIEPosted by giovanni Mon, August 07, 2017 08:21:53
Una delle più significative modifiche introdotte dalla recente Legge annuale per il mercato e la concorrenza (meglio nota come DDL Concorrenza) è la possibilità di gestire le farmacie private anche sotto la veste giuridica delle società di capitali.
Tale possibilità era infatti finora concessa alle sole ditte individuali, alle società di persone (s.a.s. e s.n.c.) e alle (pochissime) società cooperative a responsabilità limitata.
Le società di capitali si dividono in S.p.a. (società per azioni), S.a.p.a. (società in accomandita per azioni), S.r.l. (società a responsabilità limitata) e, recentemente, S.r.l.s. (società a responsabilità limitata semplificata).
Le società di capitali, come suggerisce il nome, si distinguono dalle società di persone in quanto il fattore prevalente non sono le persone dei soci (il c.d. “intuitus personae”), ma il capitale dagli stessi conferito, che diventa capitale sociale. Hanno piena e perfetta autonomia patrimoniale: i beni conferiti dai soci diventano beni di proprietà della società.
Le società di capitali hanno una propria “personalità giuridica”: sono soggetti di diritto a sé stanti, formalmente distinti dalle persone dei soci.
Le società di capitali hanno -insomma- un proprio patrimonio, propri diritti e proprie obbligazioni, distinti da quelli personali del socio. Di conseguenza, i creditori personali del socio non possono soddisfarsi sul patrimonio della società (di capitali), né i creditori sociali possono soddisfarsi sul patrimonio personale del socio.
È infatti la società (di capitali) a rispondere, con il proprio patrimonio, delle obbligazioni sociali, mentre il socio gode (generalmente) di una responsabilità limitata al solo capitale conferito.
Tuttavia, considerato che il patrimonio sociale costituisce l’unica garanzia concessa ai creditori della società, il Codice civile prevede specifiche norme che ne disciplinano la consistenza minima del capitale, la preservazione del patrimonio, la redazione del bilancio e in genere la pubblicità di tutti i fatti rilevanti della vita sociale.
Pertanto una gestione patrimoniale disattenta, che nelle società di persone e ancor più nelle ditte individuali, è -tutto sommato- tollerata in primis dal legislatore, nelle società di capitali è inammissibile.
La norma civilistica infatti, al fine di tutelare l’integrità del capitale sociale, stabilisce una serie di vincoli alla distribuzione degli utili.
Così nelle società di capitali i soci non possono prelevare a piacimento denaro dalle casse sociali, ma gli utili possono essere prelevati (o meglio: distribuiti!) soltanto se effettivamente realizzati e dopo gli accantonamenti obbligatori a “riserva”. Inoltre, se la società ha subìto una perdita, non si possono distribuire utili fino a quando la perdita non sia stata interamente coperta o il capitale sociale ridotto in misura corrispondente.
Nelle Farmacie che assumeranno la veste di società di capitali si dovrà quindi fare molta più attenzione sia ai prelievi, ma anche a tutta una serie di formalismi quali, per esempio, la redazione e il deposito in Camera di commercio del bilancio, la regolare tenuta dei Libri sociali obbligatori, la verbalizzazione delle assemblee dei soci e dei consigli di amministrazione.
Tutto ciò consentirà certamente una “maturazione” imprenditoriale della Farmacia e la metterà in buona parte al riparo da quei dissesti finanziari che la hanno in parte recentemente interessata.
Si tratta di capire se questa maturazione riguarderà anche i Farmacisti oppure se per loro non ci sarà più posto nel mondo dell’imprenditoria.
Se la complessa figura del “farmacista-imprenditore”, sia destinata a risolversi con la scomparsa dell’imprenditore.
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FISCO E FARMACIEPosted by giovanni Sat, August 05, 2017 08:07:04
È finita un’epoca. Nel quasi silenzio generale è morta la farmacia tradizionale. Dopo una lunga agonia, se ne è andata.
Nessun funerale. Nessuna commemorazione. Nessuno sciopero. Neppure quelle “lenzuolate” che avevano accompagnato nell’estate del 2006 l’approvazione del Decreto Bersani.
Forse il maggior caldo di questo particolare agosto. Forse la rassegnazione di una categoria che nell’ultimo decennio ha visto sgretolarsi molte delle proprie certezze. La stessa propria identità.
Farmacia e Farmacista erano da sempre un’unica cosa. Corpo e anima di un servizio di primaria importanza.
Fino al ’91 infatti solo un farmacista, in possesso di particolari requisiti, poteva essere titolare di farmacia, mantenendone la responsabilità sanitaria e la gestione sotto forma di ditta individuale.
Ma anche dopo, quando con la Legge n.362/91 si diede la possibilità alle società di persone (s.a.s. e s.n.c.) di acquisirne la titolarità, fu ribadita la condizione che tutti i soci fossero farmacisti e che il direttore sanitario fosse uno di essi.
Le catene, o meglio le “piccole catene di farmacie”, nascono con Bersani nel 2006, quando fu consentito a queste società di acquisire fino a quattro titolarità, purché tutte all’interno della stessa provincia e, sempre al fine di sottolineare l’impronta personalistica del sistema, con la condizione che i soci/direttori fossero almeno pari al numero delle farmacie.
Oggi invece, con la nuova Legge sulla concorrenza, chiunque potrà acquisire una, due, dieci, mille farmacie.
Chiunque, sì! Perché se è vero che permangono alcune “incompatibilità”, alcune limitazioni, le possibilità di aggirarle sono ora molteplici.
Le nuove regole del gioco consentono ai grandi capitali, ai grandi gruppi industriali e commerciali, alle multinazionali e alla finanza, di entrare prepotentemente nel settore. Di snaturarlo. Stravolgerlo.
Non solo la “personalizzazione” del servizio, ma anche la tripartizione della filiera distributiva del farmaco (industria, distribuzione intermedia, farmacia), che da sempre è stata garanzia di efficienza e soprattutto di efficacia, viene di fatto superata.
Capire chi, alla fine di questa lunga partita, abbia vinto e chi ha perso è facile.
Addio, caro vecchio, farmacista!
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FISCO E FARMACIEPosted by giovanni Thu, August 03, 2017 10:42:09
Il Disegno di Legge sulla Concorrenza dopo oltre due anni di discussioni parlamentari è stato definitivamente approvato dal Senato ed ora è Legge.
Con esso entrano in vigore una serie di radicali modifiche alla normativa che disciplina l’attività della farmacia in Italia.
Il comma 157, stabilisce che:
- Possono essere titolari dell’esercizio di farmacie private anche le società di capitali;
- È incompatibile l’esercizio della professione medica con la qualifica di socio di farmacia;
- Per diventare socio di farmacia non occorre più essere farmacista in possesso del requisito di idoneità;
- La direzione della farmacia privata gestita dalla società non deve più essere attribuita necessariamente ad uno dei soci, ma può essere attribuita a qualsiasi farmacista in possesso del requisito di idoneità;
- È stato abolito il limite delle 4 farmacie per Provincia e pertanto le società di farmacia possono acquisire più titolarità senza limiti numerici e territoriali.
Il comma 158 stabilisce che le società di farmacia possono controllare direttamente o indirettamente non più del 20% delle farmacie della Regione o della Provincia autonoma di Trento o di Bolzano e il comma 159 stabilisce che l’Autorità garante della concorrenza e del mercato verificherà che tali limiti siano rispettati.
Il comma 160 abolisce di fatto l’incompatibilità tra la qualifica di socio di farmacia privata e qualsiasi altra attività esercitata nel settore della intermediazione del farmaco.
Il comma 161 stabilisce che le farmacie che:
- non siano state vinte a concorso straordinario;
- siano site in comuni con una popolazione inferiore a 6.600 abitanti;
possono trasferirsi in comuni della medesima Regione a cui spetti un numero di farmacie superiore a quello esistente, previo accoglimento di apposita istanza.
Il comma 163 riduce da 10 a 3 anni il termine entro cui i vincitori in società di una nuova farmacia mediante concorso straordinario siano obbligati a mantenere su base paritaria l’iniziale rapporto.
Il comma 164 assegna al cittadino la scelta della modalità di ritiro del foglietto sostitutivo conforme a quello autorizzato in formato cartaceo o analogico o mediante metodi digitali alternativi e senza costi aggiuntivi per la finanza pubblica.
Infine il comma 165 stabilisce che gli orari e i turni di apertura e di chiusura delle farmacie stabiliti dalle autorità competenti costituiscano il livello minimo di servizio che deve essere assicurato da ciascuna farmacia, che potrà quindi essere ampliato previa comunicazione all’autorità sanitaria competente, all’Ordine dei farmacisti e alla clientela mediante affissione di cartelli all’esterno della farmacia.
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FISCO E FARMACIEPosted by giovanni Sun, May 21, 2017 08:20:07
Poco più di un anno fa, nell’affrontare su queste pagine la questione dei “servizi in farmacia” eravamo stati molto critici con la normativa fiscale in vigore e la posizione assunta dall’Agenzia delle Entrate, in risposta ad alcuni interpelli, nel non ammettere per la certificazione fiscale delle prestazioni di servizi rese in farmacia, lo “scontrino” e in particolare lo “scontrino parlante” (ovvero lo scontrino fiscale attestante la specificazione della natura, qualità e quantità dei servizi prestati e l’indicazione del codice fiscale del destinatario, come previsto dal DPR 696/1996, art.3).
Lo scorso 12 maggio 2017, l’Agenzia delle Entrate è tuttavia ritornata sulla questione e con la Risoluzione n. 60/E ha precisato che non si ravvisano preclusioni alla certificazione delle prestazioni di servizi rese dalle farmacie mediante lo “scontrino parlante”, in linea con quanto disposto dal TUIR (art. 10, c. 1, lett. b. e art. 15, c. 1, lett. c.) per la certificazione dell’acquisto di medicinali.
Con la stessa Risoluzione, l’Agenzia delle Entrate ha anche ricordato come le prestazioni sanitarie siano esenti Iva solo qualora soddisfino il duplice requisito:
- requisito oggettivo (natura delle prestazioni): riconducibili nell’ambito della diagnosi, cura e riabilitazione;
- requisito soggettivo (soggetti prestatori): rese da soggetti abilitati all’esercizio della professione, a prescindere dalla forma giuridica che riveste il soggetto che le rende.
Con riferimento alle varie tipologie di servizi erogabili dalla farmacia, l’Agenzia delle Entrate ha quindi precisato che:
a) Prestazioni rese dalle farmacie tramite messa a disposizione di operatori socio-sanitari (art. 1, c. 2, lett. a., punto 4., D.Lgs. 3 ottobre 2009, n. 153):
Se richieste dal medico/pediatra e rese da operatori socio-sanitari, infermieri e fisoterapisti, sono esenti iva in quanto soddisfano il duplice requisito oggettivo e soggettivo.
b) Prestazioni analitiche di prima istanza rientranti nell’ambito dell’autocontrollo (art. 1, c. 2, lett. e., D.Lgs. 3 ottobre 2009, n. 153):
“(…) Ai fini impositivi, laddove le prestazioni nell’ambito dell’autocontrollo siano eseguite direttamente dal paziente tramite apparecchiature automatiche disponibili presso la farmacia, senza l’ausilio di un professionista sanitario, viene meno il requisito soggettivo dal quale dipende l’esenzione IVA disposta dall’articolo 10, n. 18), del D.P.R. n. 633 del 1972. Si fa notare che la scrivente (ndr “Agenzia delle Entrate”) ha già escluso in passato, in risposta ad un’istanza di interpello, l’applicazione del citato articolo 10 (ndr “esenzione Iva”) alla fattispecie (…) del programma "Tele monitoraggio domestico", nell’ambito del quale le misurazioni periodiche erano effettuate direttamente dal paziente.
c) Prestazioni di supporto all’utilizzo di dispositivi strumentali per i servizi di secondo livello (art. 1, c. 2, lett. d., D.Lgs. n. 153 del 2009):
“Qualora (…) i servizi in questione siano prescritti da medici o pediatri ed erogati “anche” avvalendosi di personale infermieristico, nel rispetto dell’articolo 3 del D.M. 16 dicembre 2010, appare soddisfatto l’enunciato duplice requisito oggettivo e soggettivo, con la conseguente applicabilità dell’esenzione IVA”.
d) Servizio di prenotazione, riscossione e ritiro dei referti (artt 3 e 9, D.M. 8 luglio 2011):
L’Agenzia delle Entrate conferma che tale servizio è imponibile Iva ad aliquota ordinaria del 22%.
Pertanto, portando a sintesi le conclusioni dell’Agenzia delle Entrate, il trattamento ai fini Iva delle prestazioni erogate dalla farmacia, nonché la relativa certificazione fiscale risulta essere (Allegato 1):
La Risoluzione n.60/E se da un lato supera con lo scontrino parlante il paradosso della fattura, dall’altro non ammette l’esenzione Iva per le “prestazioni di autoanalisi” eseguite direttamente dal cliente-paziente, senza l’ausilio di un professionista sanitario, attraverso l’impiego di apparecchiature strumentali messe a disposizione dalla farmacia.Va osservato che le prestazioni rientranti nell’ambito dell’autocontrollo sono già state recentemente penalizzate anche dall’Atto di indirizzo per il rinnovo della convenzione nazionale, promosso dal Comitato di Settore comparto-Regioni-Sanità della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome lo scorso 8 marzo, ritenendo che difficilmente verranno remunerate alle farmacie che le promuovono.
Tale posizione assunta nei confronti dell’autocontrollo non è assolutamente condivisibile!
Da un punto di vista prettamente fiscale riteniamo che le prestazioni di autoanalisi possano soddisfare il requisito dell’esenzione Iva in quanto non solo sono riconducibili a prestazioni più generali di diagnosi, cura e riabilitazione rese da professionisti sanitari, ma poi di fatto risultano sempre presidiate (direttamente o indirettamente) da un professionista sanitario.
Da un punto di vista più generale siamo convinti che un Paese non possa ritenersi veramente evoluto qualora non sappia diffondere cultura di salute, di prevenzione, di controllo e quindi di autocontrollo.
Rendere tali prestazioni più costose sia per il paziente che per la farmacia non fa altro che ostacolarne lo sviluppo, con enormi conseguenze negative sia sul piano della salute pubblica che su quello economico.
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FISCO E FARMACIEPosted by giovanni Tue, March 14, 2017 21:26:18
Il rapporto tra le farmacie e il S.S.N. è disciplinato da convenzioni di durata triennale, conformi agli accordi collettivi nazionali.
Sarà che la vigente convenzione, recepita con il DPR 371/98, è scaduta nel 2001 e da allora opera in regime di prorogatio. Sarà che nel frattempo il mondo è cambiato e con esso la popolazione e le sue necessità, anche sanitarie e farmaceutiche. Sarà che è cambiata la Farmacia e molta della normativa che la regola. Ma oggi si ricomincia finalmente a parlare di “nuova convenzione”.
Il Comitato di Settore comparto-Regioni-Sanità della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome lo scorso 8 marzo ha dato infatti il via libera all’atto di indirizzo per il rinnovo della convenzione nazionale con le farmacie pubbliche e private.
Dal documento è possibile cogliere i tratti della “Farmacia di domani”. Una Farmacia che -si noti bene- avrà ancora nella professionalità e nella capillarità le sue caratteristiche principali, seppur con nuove declinazioni.
Anzi, la “Farmacia di domani” rappresenterà sempre più il primo presidio sanitario nel territorio, deputato non solo alla dispensazione di medicinali e altri prodotti sanitari, ma anche allo svolgimento di varie attività per conto del S.S.N., all’interno di un sistema integrato e multidisciplinare.
La Farmacia farà formazione e informazione sul corretto uso e conservazione del farmaco. Monitorerà, in collaborazione con le nuove aggregazioni di medici di medicina generale, l’aderenza terapeutica e l’andamento della terapia dei pazienti, in particolare dei cronici. Svolgerà un ruolo importante nel favorire la deospedalizzazione, garantendo l’assistenza domiciliare, attraverso la consegna a domicilio dei medicinali e dei presidi medico-sanitari, la prenotazione di prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale presso le strutture pubbliche e private accreditate nonché la consegna dei referti.
La Farmacia contribuirà anche alle “campagne di prevenzione”, attraverso la partecipazione ai programmi di farmacovigilanza, alle campagne di educazione sanitaria e promozione di corretti stili di vita, alle politiche di informazione sull’offerta assistenziale delle strutture e dei servizi pubblici socio-assistenziali del territorio.
Quella di domani sarà quindi soprattutto una “Farmacia professionale” e di “Servizi sanitari”. Servizi che, qualora risultino di reale e misurabile utilità rispetto ai programmi sanitari regionali, dovranno essere remunerati.
Tra i servizi remunerati vi saranno certamente la distribuzione per conto, la prenotazione di prestazioni di assistenza sanitaria, la consegna dei referti, la consegna a domicilio di farmaci e presidi, la partecipazione ai programmi di screening.
Invece i servizi di formazione e informazione, quali la farmacovigilanza e il monitoraggio dell'aderenza alle terapie mediche, potranno essere remunerati solo successivamente alla definizione di indicatori di processo e di risultato, che ne attestino la reale utilità.
Più incerta sarà infine la remunerazione degli altri servizi previsti dal D.Lgs. 153/2009 (prestazioni di prima istanza rientranti nell’ambito dell’autocontrollo, servizi di secondo livello, messa a disposizione di operatori socio-sanitari). Questi servizi si caratterizzano infatti per avere utilità difficilmente misurabili e in parte già superate dalla nuova organizzazione delle cure territoriali (AFT, UCCP).
Tuttavia il Documento di indirizzo della nuova convenzione non si limita alla Farmacia dei Servizi, ma affronta anche ulteriori importanti aspetti dell’articolato rapporto tra farmacie e S.S.N..
In particolare il Documento si sofferma puntualmente sulle questioni:
- della “sanità digitale”, con la dematerializzazione non solo della ricetta, ma anche della Distinta contabile;
- della “eliminazione del pagamento dell’acconto di gennaio”, coerentemente alla nuova regolamentazione della fatturazione elettronica e della fatturazione nei confronti della Pubblica Amministrazione;
- della “destinazione del contributo Enpaf delle ASL”, che dovrà essere finalizzato a favore dei titolari di farmacie private;
- del “superamento dell’attuale sistema di remunerazione”, come previsto dall’art.15 del DL 95/2012, la cui entrata in vigore è stata recentemente prorogata al 1° gennaio 2018;
- della “la sostituzione del concetto di ruralità con quello di farmacia disagiata”.
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