Source: https://studiolegaleramelli.it/2019/07/08/la-pretesa-fatta-valere-in-sede-penale-deve-tener-conto-dello-sgravio-del-debito-tributario-formalizzato-dallente-impositore/
Timestamp: 2019-09-22 20:34:28+00:00
Document Index: 79245198

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art 3', 'sentenza ', 'art. 476', 'art. 4', 'sentenza ']

La pretesa fatta valere in sede penale deve tener conto dello “sgravio” del debito tributario formalizzato dall’ente impositore. – Avvocato Diritto Penale Roma Eur
Si segnala ai lettori del blog la sentenza n.28575/2019 – depositata il 02.07.2019 interessante per gli operatori di diritto che si occupano del diritto penale tributario nella parte in cui la Suprema Corte ha descritto l’effetto dello sgravio fiscale sulla riduzione del quantum della misura ablatoria che sanziona l’illecito fiscale.
L’imputazione e il giudizio cautelare.
Il Tribunale del riesame di Monza, quale giudice del rinvio a seguito di un precedente annullamento in sede di legittimità, confermava il decreto sequestro preventivo disposto dal Giudice per le indagini preliminari in ordine al profitto di reato di cui all’art 3 D.lgs 74/2000, rideterminandone l’ammontare.
Avverso il provvedimento emesso dal Tribunale del riesame di Monza interponeva ricorso per cassazione l’imputato, censurando l’ordinanza impugnata con plurimi motivi afferenti violazione di legge impingenti anche l’erronea determinazione del quantum per le ragioni riassunte nella sentenza in commento.
Il Supremo Collegio, ha accolto il ricorso limitatamente all’importo del profitto oggetto di sequestro, rinviando al Tribunale di Monza per ulteriore, nuovo esame, rigettando nel resto.
Di seguito si riporta il passaggio della motivazione che ha confermato la legittimità della misura ablativa contestandone l’ammontare:
La riduzione de quantum per effetto dello sgravio fiscale quale evento giuridico che elide il profitto del reato oggetto della misura ablatoria:
“Siffatto sgravio, infatti, renderebbe privo di qualsiasi giustificazione “allo stato” (secondo la peculiare natura del giudizio cautelare, necessariamente rebus sic stantibus) il mantenimento del sequestro in assenza dì qualsivoglia “attuale” pretesa erariale, sembrando non esservi infatti nell’attualità nulla da salvaguardare a seguito non solo dell’annullamento degli avvisi di accertamento ma anche del conseguente provvedimento di “sgravio” del debito tributario, ciò che manifesterebbe l’assenza, appunto, attuale, di pretese erariali, rendendo, quindi, illegittimo il sequestro funzionale alla confisca per equivalente di un profitto, in atto, inesistente (così, in motivazione, Sez. 3 n. 39187 cit.).
E’ noto, al riguardo, che lo sgravio è qualcosa di completamente diverso dall’annullamento della cartella da parte di un giudice o dello stesso agente della riscossione, dal momento che essa proviene dall’ente impositore il quale, in tal modo, formalizza la cancellazione della propria pretesa. Il provvedimento di sgravio fiscale emesso dall’Agenzia delle Entrate ha invero natura di atto pubblico fidefacente ed è costitutivo dell’effetto di estinzione del debito erariale (Sez. 5, n. 34912 del 07/03/2016, Machì, Rv. 267832), ed in specie non risulta essere intervenuto.
Ciò posto, l’ordinanza impugnata ha fornito adeguata motivazione – così colmando l’apparenza sottolineata da questa Corte con la precedente pronuncia n. 10416 del 2018 – circa le ragioni per le quali le pronunce della Commissione tributaria non dovrebbero esplicare rilievo sul pendente accertamento penale. In definitiva, quindi, la motivazione non può dirsi apparente ed illustra il percorso argomentativo seguito in contrapposizione ai rilievi della Commissione tributaria, tenuto conto della presente sede cautelare e del relativo ambito di cognizione del Giudice di legittimità.”
Sulla riduzione del quantum per la prescrizione delle annualità in contestazione:
“(…) In relazione invece all’ultimo profilo di censura, in effetti non appare chiarissimo il conteggio formato dall’ordinanza impugnata circa la riduzione dell’importo per il quale deve permanere il vincolo cautelare, atteso il progressivo maturare della prescrizione in relazione alle annualità in contestazione, ed in considerazione del fatto che già con provvedimento del 9 dicembre 2016 il profitto in contestazione era stato recato in euro 2.235.295,00, importo sul quale avrebbero dovuto essere effettuate le successive riduzioni in ragione del decorso del tempo. Mentre al riguardo l’ordinanza impugnata appare avere operato una sola volta. In proposito, pertanto, ed in adesione alle conformi conclusioni dello stesso Procuratore generale, l’ordinanza impugnata va annullata, con rinvio al Tribunale di Monza, sezione del riesame, invero limitatamente alla determinazione dell’importo del profitto oggetto di sequestro.”
Art. 10 bis D.L. 27 luglio 2000, n. 212, Disciplina dell’abuso del diritto o elusione fiscale:
Configurano abuso del diritto una o più operazioni prive di sostanza economica che, pur nel rispetto formale delle norme fiscali, realizzano essenzialmente vantaggi fiscali indebiti. Tali operazioni non sono opponibili all’amministrazione finanziaria, che ne disconosce i vantaggi determinando i tributi sulla base delle norme e dei principi elusi e tenuto conto di quanto versato dal contribuente per effetto di dette operazioni.
Art. 3 d.lgs. 74/2000, dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici:
Quadro giurisprudenziale di riferimento sull’efficacia in sede penale di quanto stabilito con provvedimento tributario:
Cassazione penale sez. V, 07/03/2016, n.34912:
Il provvedimento di sgravio fiscale emesso dall’Agenzia delle Entrate ha natura di atto pubblico fidefacente, ai sensi dell’art. 476, comma secondo, cod. pen., in quanto comprova l’attività del funzionario responsabile di esame dei documenti e delle motivazioni addotte dal contribuente, ne esprime la relativa valutazione tecnica ed è costitutivo dell’effetto di estinzione del debito erariale.
Cassazione penale sez. III, 21/09/2016, n.19994:
In tema di reati tributari, il profitto del reato oggetto del sequestro preventivo funzionale alla confisca per equivalente è costituito dal risparmio economico derivante dalla sottrazione degli importi evasi alla loro destinazione fiscale, e rimane inalterato anche nella ipotesi di sospensione della esecutività dell’atto impugnato disposto dalla commissione tributaria, venendo meno solo a seguito dello sgravio da parte della Agenzia delle Entrate o dell’annullamento della pretesa fiscale con decisione, anche non definitiva, del giudice tributario. (Fattispecie di sequestro preventivo per equivalente finalizzato allla confisca del profitto del reato di cui all’art. 4 del D.Lgs. n. 74 del 2000, nella quale la Corte ha escluso l’incidenza sui presupposti del vincolo cautelare dell’intervenuta sospensione, in sede di giustizia tributaria, dell’esecutività dell’avviso di accertamento, evidenziandone la natura di provvedimento ad efficacia limitata e a cognizione sommaria).
Cassazione penale sez. III, 02/07/2015, n.39187:
Cassazione penale sez. III, 22/01/2015, n.10214:
Cassazione penale sez. III, 17/01/2013, n.9578:
In tema di reati tributari, il profitto del reato oggetto del sequestro preventivo funzionale alla confisca per equivalente è costituito dal risparmio economico derivante dalla sottrazione degli importi evasi alla loro destinazione fiscale, che rimane inalterato anche nella ipotesi di sospensione della esecutività della cartella esattoriale da parte della commissione tributaria.
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