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Timestamp: 2018-10-19 22:28:53+00:00
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Consiglio di Stato, sezione VI, sentenza 4 agosto 2016, n. 3528 - Avvocato Renato D'Isa
Consiglio di Stato, sezione VI, sentenza 4 agosto 2016, n. 3528
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La giurisprudenza, amministrativa e ordinaria, è concorde nel ritenere che la fase relativa all’inserimento, formazione e aggiornamento delle graduatorie non integra una fase amministrativa assimilabile ad una procedura concorsuale, in quanto vengono in rilievo soggetti che “sono in possesso di determinati requisiti, anche sulla base della partecipazione a concorso”. La giurisdizione, in relazione a tale tipologia di controversie, appartiene al giudice ordinario
sentenza 4 agosto 2016, n. 3528
sul ricorso numero di registro generale 3343 del 2016, proposto da:
Ma. Lu. Do. e altri, con domicilio eletto presso lo studio dell’avvocato Mi. Bo. in Roma, via (…);
della sentenza 22 dicembre 2015, n. 14412, del Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, Roma, Sezione III-bis.
relatore nella camera di consiglio del giorno 14 luglio 2016 il Cons. Vincenzo Lopilato e uditi per le parti gli avvocati De., Ca. e l’avvocato dello Stato Ba..
1.- I soggetti indicati in epigrafe hanno impugnato, innanzi al Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, tra l’altro, il decreto ministeriale n. 325 del 2015 di aggiornamento delle graduatorie ad esaurimento del personale docente e i successi atti, nella parte in cui dispongono che i soggetti in possono della laurea in scienze della formazione ottenuta dopo la chiusura della graduatorie ad esaurimento (19 aprile 2007), non possono essere inseriti in queste ultime, potendo soltanto essere inseriti nella II fascia delle graduatorie di Istituto.
2.- Il Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, con sentenza 22 dicembre 2015, n. 14412, ha ritenuto che la controversia in esame, involgendo diritti soggettivi afferenti alla gestione del rapporto di lavoro, rientra nella giurisdizione del giudice ordinario.
4.- La causa è stata decisa all’esito della camera di consiglio del 14 luglio 2016, con avvertimento alle parti della possibilità della decisione con sentenza semplificata.
5.- In via preliminare, è bene precisare che questo Collegio ha deciso, in ragione della particolarità del contenzioso, di non pronunciarsi, come richiesto dalla difensa degli appellanti durante la discussione in camera di consiglio, sull’istanza cautelare ma di affrontare esclusivamente la questione relativa alla giurisdizione.
6.- L’appello, nella parte in cui contesta la decisione in ordine alla declinatoria della giurisdizione del giudice amministrativo, è fondato.
7.- La risoluzione della controversia presuppone che si ricostruisca il quadro normativo rilevante e gli orientamenti giurisprudenziali che si sono formati in relazione ad esso.
8.- Il decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 (Norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche) ha sottoposto il rapporto di lavoro alle dipendenze della pubblica amministrazione al regime privatistico e pubblicistico.
8.1.- L’art. 399 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297 (Approvazione del testo unico delle disposizioni legislative vigenti in materia di istruzione, relative alle scuole di ogni ordine e grado) dispone che l’accesso ai ruoli del personale docente della scuola materna, elementare e secondaria, ivi compresi i licei artistici e gli istituti d’arte, ha luogo, per il 50 per cento dei posti annualmente assegnabili, mediante concorsi per titoli ed esami e, per il restante 50 per cento, attingendo alle graduatorie permanenti.
9.- La disciplina delle graduatorie permanenti comprende regole di diritto privato e regole di diritto pubblico, con conseguente necessità di stabilire come si riparte la giurisdizione tra giudice ordinario e giudice amministrativo.
La ragione della preferenza per questa seconda tesi risiede nel fatto che oggetto di contestazione sono atti di macro-organizzazione. La pubblica amministrazione, infatti, con l’adozione dei provvedimenti in esame, a prescindere dalla loro natura di atti normativi o amministrativi generali, definisce le linee fondamentali di organizzazione degli uffici, determinando anche le dotazione organiche complessive. La giurisdizione compete, pertanto, al giudice amministrativo. Né, in senso contrario, potrebbe rilevare la questione relativa all’incidenza “diretta” o “indiretta” di tali provvedimenti sui singoli rapporti di lavoro, trattandosi di un profilo che non ne muta la intrinseca natura e dunque le regole di riparto della giurisdizione. Questo aspetto può, al più, assumere rilevanza ai fini della individuazione dell’ambito del potere disapplicativo del giudice ordinario e se cioè esso può essere esercitato soltanto quando il provvedimento amministrativo di macro-organizzazione rilevi in via “indiretta” ai fini della risoluzione della controversia in linea con la regola generale posta dall’art. 5 della legge 20 marzo 1865, n. 2248, All. E, ovvero anche quando esso venga in rilievo quale fonte “diretta” della lesione della posizione soggettiva individuale fatta valere in giudizio, nel qual caso, peraltro, risolvendosi la disapplicazione in una cognizione diretta, e non incidentale, del provvedimento amministrativo (in questo senso, da ultimo, Cons. Stato, sez. VI, 29 gennaio 2016, n. 365; id. 30 novembre 2015, n. 5418).
10.- Le spese del doppio giudizio, limitatamente alla questione della giurisdizione, sono integralmente compensate tra le parti del presente giudizio.
b) le spese del doppio grado giudizio sono integralmente compensate tra le parti.
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa|2016-08-23T16:59:37+00:0023 agosto 2016|Consiglio di Stato, Consiglio di Stato 2016, Diritto Amministrativo, Sentenze - Ordinanze|0 Commenti