Source: http://www.slideshare.net/ilfattoquotidiano/piano-nazionale-anticorruzione
Timestamp: 2016-02-11 09:23:02+00:00
Document Index: 113363747

Matched Legal Cases: ['arte1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 2359', 'art. 2359', 'art. 1', 'art. 54', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 6', 'art. 1', 'art. 2359', 'art. 1', 'art. 16', 'art. 53', 'art. 1', 'art. 53', 'art. 46', 'art. 20', 'art. 17', 'art. 18', 'art. 53', 'art. 1', 'art. 53', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 35', 'art. 46', 'art. 20', 'art. 3', 'art. 17', 'art. 18', 'art. 54', 'art. 322', 'art. 15', 'art. 7', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 53']

LE LINEE GUIDA ANTICORRUZIONE DELL’...
Buone pratiche e strumenti anticorr...
Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella
1 Il Piano Nazionale Anticorruzione .............................................................................................................. 5 1.1 Ruolo e funzioni .................................................................................................................................... 5 1.2 Struttura, contenuti, periodo di riferimento e modalità di aggiornamento............................. 7 1.3 Destinatari ........................................................................................................................................... 11 2 La strategia di prevenzione a livello nazionale per il periodo 2013-2016. ........................................ 13 2.1 Definizione di corruzione ................................................................................................................. 13 2.2 Contesto di riferimento ..................................................................................................................... 13 2.3 Obiettivi strategici ed azioni ........................................................................................................... 17 3 La strategia di prevenzione a livello decentrato .................................................................................... 22 3.1 Azioni e misure per la prevenzione ................................................................................................. 23 3.1.1 I Piani Triennali di Prevenzione della Corruzione - P.T.P.C. - e i modelli di
organizzazione e gestione del d.lgs. n. 231 del 2001.......................................................................................24 3.1.2 Trasparenza ..............................................................................................................................................35 3.1.3 Codici di comportamento – diffusione di buone pratiche e valori ...............................................36 3.1.4 Rotazione del personale .........................................................................................................................38 3.1.5 Obbligo di astensione in caso di conflitto di interesse ...................................................................39 3.1.6 Svolgimento di incarichi d’ufficio - attività ed incarichi extra-istituzionali .............................39 3.1.7 Conferimento di incarichi dirigenziali in caso di particolari attività o incarichi
precedenti (pantouflage – revolving doors) ............................................................................................................40 3.1.8 Incompatibilità specifiche per posizioni dirigenziali ......................................................................42 3.1.9 Attività successiva alla cessazione del rapporto di lavoro (pantouflage – revolving
doors) 43 3.1.10 Formazione di commissioni, assegnazioni agli uffici e conferimento di incarichi in
caso di condanna penale per delitti contro la pubblica amministrazione ...................................................44 3.1.11 Tutela del dipendente che effettua segnalazioni di illecito (c.d. whistleblower) ........................46 3.1.12 La formazione...........................................................................................................................................48 3.1.13 Patti di integrità negli affidamenti......................................................................................................52 3.1.14 Azioni di sensibilizzazione e rapporto con la società civile...........................................................52 4 Coordinamento, raccolta ed analisi dei dati sull'attività di prevenzione della corruzione
delle amministrazioni ................................................................................................................................... 53 4.1 Trasmissione ed elaborazione dei dati relativi alla pianificazione, all'attuazione e
all'impatto delle politiche anticorruzione..................................................................................... 53 4.2 Gestione ed uso dei dati raccolti in materia di politiche di prevenzione della
corruzione ............................................................................................................................................ 56 SP
Allegato 1: Soggetti, azioni e misure finalizzati alla prevenzione della corruzione
Allegato 2: Le aree di rischio
Allegato 3: Elenco esemplificativo delle misure ulteriori
Allegato 4: Elenco esemplificativo di rischi specifici
Allegato 5: La valutazione del livello di rischio
Allegato 6: I principi per una efficace gestione del rischio (da UNI ISO 31000 2010)
Tavole delle misure: Tavole da 1 a 17
C.I.V.I.T.
Commissione Indipendente per la Valutazione, la Trasparenza e l’Integrità
Conferenza dei Rettori dell’Università Italiana
GR.E.C.O.
Group of States against corruption (Consiglio d’Europa)
Implementation Review Group per l’implementazione della Conv. – O.N.U.
Organismi Indipendenti di Valutazione della performance
Piani Triennale di Prevenzione della Corruzione
Programma Triennale di trasparenza e Integrità
1.1 Ruolo e funzioni
Con la recente legge 6 novembre 2012, n. 190, pubblicata sulla Gazzetta
ufficiale n. 265 del 13 novembre 2012, sono state approvate le "Disposizioni per la
prevenzione e la repressione della corruzione e dell'illegalità nella pubblica
amministrazione.". La legge è entrata in vigore il 28 novembre 2012.
Operando nella direzione più volte sollecitata dagli organismi internazionali
di cui l’Italia fa parte1, con tale provvedimento normativo è stato introdotto
anche nel nostro ordinamento un sistema organico di prevenzione della
corruzione, il cui aspetto caratterizzante consiste nell’articolazione del processo
di formulazione e attuazione delle strategie di prevenzione della corruzione su
Ad un primo livello, quello “nazionale”, il D.F.P. predispone, sulla base di
linee di indirizzo adottate da un Comitato interministeriale, il P.N.A.. Il P.N.A. è
poi approvato dalla C.I.V.I.T., individuata dalla legge quale Autorità nazionale
Al secondo livello, quello “decentrato”, ogni amministrazione pubblica
definisce un P.T.P.C., che, sulla base delle indicazioni presenti nel P.N.A.,
conseguentemente indica gli interventi organizzativi volti a prevenirli.
1 In particolare, il GR.E.C.O., il W.G.B. dell’O.E.C.D. e l’I.R.G. dell’O.N.U..
Questa articolazione risponde alla necessità di conciliare l’esigenza di
garantire una coerenza complessiva del sistema a livello nazionale e di lasciare
autonomia alle singole amministrazioni per l’efficacia e l’efficienza delle
La funzione principale del P.N.A. è quella di assicurare l’attuazione coordinata
delle strategie di prevenzione della corruzione nella pubblica amministrazione,
elaborate a livello nazionale e internazionale. Il sistema deve garantire che le
strategie nazionali si sviluppino e si modifichino a seconda delle esigenze e del
feedback ricevuto dalle amministrazioni, in modo da mettere via via a punto degli
strumenti di prevenzione mirati e sempre più incisivi. In questa logica,
l’adozione del P.N.A. non si configura come un’attività una tantum, bensì come
un processo ciclico in cui le strategie e gli strumenti vengono via via affinati,
modificati o sostituiti in relazione al feedback ottenuto dalla loro applicazione.
Inoltre, l’adozione del P.N.A. tiene conto dell’esigenza di uno sviluppo graduale
e progressivo del sistema di prevenzione, nella consapevolezza che il successo
degli interventi dipende in larga misura dal consenso sulle politiche di
prevenzione, dalla loro accettazione e dalla concreta promozione delle stesse da
parte di tutti gli attori coinvolti. Per questi motivi il presente P.N.A. è
finalizzato prevalentemente ad agevolare la piena attuazione delle misure legali
ossia quegli strumenti di prevenzione della corruzione che sono disciplinati dalla
Con d.P.C.m. 16 gennaio 2013 è stato istituito il Comitato interministeriale2
previsto dall’art. 1, comma 4, della l. n. 190. Il successivo 12 marzo il Comitato
ha adottato le Linee di indirizzo per l’elaborazione del P.N.A.3. Questo
documento specifica le funzioni e i contenuti del P.N.A.; un contenuto di
fondamentale rilevanza è costituito dalla definizione di indicazioni volte a
indirizzare le amministrazioni pubbliche nella prima predisposizione dei
P.T.P.C..
1.2 Struttura, contenuti, periodo di riferimento e modalità di
Per l’elaborazione del P.N.A. è stata seguita una procedura di consultazione
nella quale sono stati coinvolti i membri del Governo, le principali Autorità
istituzionali in materia, la S.N.A., nonché la World Bank e la O.N.G.
Transparency-It. Le consultazioni sono avvenute mediante scambi di note ed
incontri e del loro esito si è tenuto conto nell’elaborazione della proposta di
P.N.A. Nella figura di seguito riportata sono indicati distintamente i soggetti
consultati e che hanno formulato suggerimenti.
2 Il Comitato interministeriale è presieduto dal Presidente del Consiglio dei ministri e composto dal Ministro della
giustizia, dal Ministro dell’interno e dal Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione.
3 Pubblicate sul sito www.funzionepubblica.it – sezione anticorruzione.
Figura 1: Soggetti consultati nell’elaborazione del P.N.A
SOGGETTI CONSULTATI
 Presidente della Corte dei Conti
 Presidente del Consiglio di Stato
 Ministri con portafoglio
 Ministri senza portafoglio
 Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio
 Governatore della Banca d’Italia
 Avvocato generale dello Stato
 Presidente della SNA
 Presidente dell’AGCOM
 Presidente dell’AVCP
 Transparency International-It
 World Bank
SUGGERIMENTI , CHE
SONO STATI VALUTATI IN
SEDE DI ELABORAZIONE
DEL P.N.A.
Ministro per l’integrazione sociale
Presidente dell’AVCP
Presidente della SNA
Transparency International-It
I contenuti del P.N.A. sono strutturati in tre sezioni, ulteriori alla presente
che è di carattere introduttivo.
Nella prima sezione (par. 2) sono esposti gli obiettivi strategici e le azioni
previste, da implementare a livello nazionale nel periodo 2013-2016. La
responsabilità per la realizzazione delle azioni è in capo al D.F.P. e degli altri
soggetti istituzionali che operano per la prevenzione a livello nazionale. Sono
inoltre indicati i target attesi per effetto dell’entrata in vigore della legge, dei
decreti attuativi e della diffusione del P.N.A.
La seconda sezione (par. 3) è dedicata all’illustrazione della strategia di
prevenzione a livello decentrato, ossia a livello di ciascuna amministrazione, e
contiene le direttive alle pubbliche amministrazioni per l’applicazione delle
misure di prevenzione, tra cui quelle obbligatorie per legge. Un ruolo
fondamentale in questo contesto è rappresentato dall’adozione del P.T.P.C., con
amministrazione. Le indicazioni alle amministrazioni sono descritte in maniera
sintetica, mentre gli approfondimenti di carattere interpretativo, procedurale e
metodologico sono forniti negli Allegati. In particolare, l’Allegato 1, al paragrafo
B.1.2., e gli Allegati 2, 3, 4, 5 e 6 contengono misure di accompagnamento per
supportare le amministrazioni nella gestione del rischio4.
La terza sezione (par. 4) contiene indicazioni circa le comunicazioni dei dati e
delle informazioni al D.F.P. e la finalizzazione dei dati successivamente alla
raccolta per il monitoraggio e lo sviluppo di ulteriori strategie.
Il Piano è corredato dagli Allegati e dalle Tavole sintetiche contenenti le
misure che le amministrazioni debbono applicare con la tempistica.
Il documento pertanto deve essere considerato nel suo complesso, con esame
degli Allegati e delle Tavole.
4 Tenendo presenti i Principi contenuti nella normativa UNI ISO 31.000 2010
Figura 2: Struttura del P.N.A.
Sez. I – espone gli obiettivi
strategici e le azioni previste,
da implementare a livello
nazionale nel triennio 20132015.
Sez. III – contiene indicazioni
circa le comunicazioni dei dati
e delle informazioni al D.F.P.
Sez. II – illustra la strategia di prevenzione a livello di
ciascuna p.a. e contiene le direttive alle p.a. per
l’applicazione delle misure di prevenzione, tra cui quelle
obbligatorie per legge.
Tavole delle misure (1-14) –
Evidenziano per ciascuna misura
obbligatoria: i riferimenti normativi, le
p.a. destinatarie, la misura da attuare, il
termine per l’adozione, i soggetti
responsabili della misura.
Allegato 1 – Indicazioni per la
predisposizione del P.T.P.C. e
indicazioni interpretative sugli
AREE C.D. “DI RISCHIO”
Allegato n. 2 – Individuazione delle Aree di rischio comuni ed
obbligatorie per tutte le p.a..
Allegato n. 3 – Elenco esemplificativo delle tipologie di rischio
Allegato n. 4 – Elenco esemplificativo delle misure ulteriori
Allegato n. 5 – La valutazione del rischio
Allegato n. 6 – I Principi di gestione del rischio
Dopo l’approvazione da parte della C.I.V.I.T., il D.F.P. assicurerà la massima
diffusione sui contenuti del P.N.A. e lo stesso sarà pubblicato sul sito
L’arco temporale di riferimento del P.N.A. è il triennio 2013-2016. Eventuali
aggiornamenti successivi, anche annuali, saranno sottoposti all’approvazione
della CiVIT., sulla base degli esiti dei monitoraggi o della sopravvenienza di
nuove normative o prassi. Al fine di migliorare la strategia nazionale, il D.F.P.
promuoverà un’azione di controllo, da svolgersi durante l’anno 2014, sullo stato
di attuazione della prevenzione nelle pubbliche amministrazioni. Il controllo sarà
svolto, secondo modalità da definire nel dettaglio anche a seguito di
consultazione di O.N.G., da un team individuato dal D.F.P. e si svolgerà secondo
modalità a campione sulle amministrazioni. Gli esiti del controllo saranno
utilizzati al fine di elaborare nell’autunno 2014 la prima proposta di
aggiornamento, da sottoporre all'approvazione della C.I.V.I.T., che terrà anche
conto dei monitoraggi e delle indicazioni che emergeranno dal confronto con le
amministrazioni e con i portatori di interesse. Le consultazioni potranno
avvenire nel corso di incontri dedicati oppure on line.
Sono destinatarie del P.N.A. tutte le pubbliche amministrazioni di cui all’art.
Gli indirizzi contenuti nel P.N.A. hanno come destinatari anche le regioni, gli
enti del S.S.N., gli enti locali e gli enti ad essi collegati, fermo restando quanto
previsto dall’intesa raggiunta in sede di Conferenza unificata il 24 luglio 2013 ai
sensi dell’art. 1, commi 60 e 61, della l. n. 190 del 2012.
Gli indirizzi contenuti nel presente P.N.A. riguardano anche il personale delle
Forze armate, Forze di polizia ad ordinamento civile e militare, della carriera
diplomatica e prefettizia, i professori e ricercatori universitari, disciplinati dai
propri ordinamenti ai sensi dell’art. 3 del d.lgs. n. 165 del 2001, per i quali le
amministrazioni competenti dovranno assicurare l’adozione di iniziative e misure
di prevenzione analoghe a quelle previste per il personale c.d. contrattualizzato,
con gli adattamenti e tenendo conto delle specificità di ciascun ordinamento.
I contenuti del presente P.N.A. sono inoltre rivolti agli enti pubblici
economici (ivi comprese l’Agenzia del demanio e le autorità portuali), agli enti di
diritto privato in controllo pubblico, alle società partecipate e a quelle da esse
controllate ai sensi dell’art. 2359 c.c. per le parti in cui tali soggetti sono
espressamente indicati come destinatari. Per enti di diritto privato in controllo
pubblico si intendono le società e gli altri enti di diritto privato che esercitano
funzioni amministrative, attività di produzione di beni e servizi a favore delle
pubbliche amministrazioni, sottoposti a controllo ai sensi dell’art. 2359 c.c. da
parte di amministrazioni pubbliche, oppure gli enti nei quali siano riconosciuti
alle pubbliche amministrazioni, anche in assenza di partecipazione azionaria,
poteri di nomina dei vertici o dei componenti degli organi.
Si raccomanda alle autorità amministrative indipendenti, alle amministrazioni
della Camera e del Senato, della Corte costituzionale, della Presidenza della
Repubblica, nonché agli organi di autogoverno della Magistratura e
dell’Avvocatura dello Stato di valutare l’adozione di iniziative, anche in analogia
a quanto stabilito dalla l. n. 190 e dai decreti attuativi della legge, al fine di
attuare un’adeguata politica di prevenzione del rischio di corruzione.
La strategia di prevenzione a livello nazionale per il periodo 2013-2016.
2.1 Definizione di corruzione
Poiché il P.N.A. è uno strumento finalizzato alla prevenzione, il concetto di
corruzione che viene preso a riferimento nel presente documento ha un’accezione
ampia. Esso è comprensivo delle varie situazioni in cui, nel corso dell’attività
amministrativa, si riscontri l’abuso da parte di un soggetto del potere a lui
affidato al fine di ottenere vantaggi privati.
Le situazioni rilevanti sono più ampie della fattispecie penalistica, che è
disciplinata negli artt. 318, 319 e 319 ter, c.p., e sono tali da comprendere non
solo l’intera gamma dei delitti contro la pubblica amministrazione disciplinati
nel Titolo II, Capo I, del codice penale, ma anche le situazioni in cui - a
prescindere dalla rilevanza penale - venga in evidenza un malfunzionamento
dell’amministrazione a causa dell’uso a fini privati delle funzioni attribuite
ovvero l’inquinamento dell’azione amministrativa ab externo, sia che tale azione
abbia successo sia nel caso in cui rimanga a livello di tentativo.
2.2 Contesto di riferimento
La Corte di conti, nel discorso di apertura dell’anno giudiziario in corso, ha
burocratico/pulviscolare, fenomeno politico–amministrativo-sistemico.”. “La corruzione
sistemica, oltre al prestigio, all'imparzialità e al buon andamento della pubblica
amministrazione, pregiudica, da un lato, la legittimazione stessa delle pubbliche
amministrazioni, e, dall’altro (…) l’economia della Nazione.”. Di fronte alla
corruzione sistemica, la Corte ha evidenziato che “La risposta (…) non può essere
di soli puntuali, limitati, interventi - circoscritti, per di più, su singole norme del codice
penale - ma la risposta deve essere articolata ed anch’essa sistemica.”. “(…). Da qui,
l’importanza della parte amministrativa della legge 190/2012 che assume la portata di
una riforma delle pubbliche amministrazioni ai fini della prevenzione e della lotta alla
corruzione, riforma che attende ora la sua prova più difficile, quella della sua
realizzazione.”.
La diffusione e gli effetti del fenomeno corruttivo sono stati oggetto di vari
studi anche relativi al nostro Paese. Gli approfondimenti, i dati e le statistiche in
materia hanno messo in luce uno scostamento tra corruzione reale e corruzione
percepita, che evidenzia il carattere sommerso del fenomeno, ed i notevoli effetti
che il fenomeno corruttivo produce sull’economia e sulla crescita5.
Proprio per i suoi rilevanti effetti sul sistema delle economie, il tema della
prevenzione ha da tempo assunto un rilievo sovranazionale. Così, a partire dagli
anni novanta sono state stipulate convenzioni internazionali e, successivamente,
sono stati messi a punto politiche, raccomandazioni e altri strumenti a livello
internazionale6.
5 Si fa rinvio per l’esame ed i dettagli alle specifiche relazioni in materia, in particolare: Rapporto della Commissione per lo
studio e l’elaborazione di proposte in tema di trasparenza e prevenzione della corruzione nella pubblica amministrazione in tema di
prevenzione della corruzione, pagg. 5 ss., pubblicato sul sito www.funzionepubblica.it.; si veda pure: OECD integrity review of Italy:
reinforcing public sector integrity, restoring trust for sustainable growth, OECD 2013, pagg. 15 ss, pubblicato sul sito
www.funzionepubblica.it.
6 Le organizzazioni internazionali più attive e di maggior rilievo con riferimento alla strategia internazionale
anticorruzione sono: il Consiglio d’Europa (nel cui ambito opera il GR.E.C.O.), l’Unione Europea, l’O.E.C.D., nel cui ambito
opera il W.G.B. e l’O.N.U., nel cui ambito opera l’United Nations Office on Drugs and Crime – U.N.O.D.C..Tutte queste
sovranazionali evidenziano l’esigenza di perseguire i tre seguenti obiettivi
principali nell’ambito delle strategie di prevenzione:
 ridurre le opportunità che si manifestino casi di corruzione;
 aumentare la capacità di scoprire casi di corruzione;
 creare un contesto sfavorevole alla corruzione.
Questi obiettivi sono perseguiti attraverso la previsione di varie misure di
prevenzione, che nell’ambito del nostro ordinamento sono state disciplinate
mediante la l. n. 190 del 2012.
I principali strumenti previsti dalla normativa, oltre all’elaborazione del
P.N.A., sono:
 adozione dei P.T.P.C.
 adempimenti di trasparenza
 codici di comportamento
 rotazione del personale
 obbligo di astensione in caso di conflitto di interesse
 disciplina specifica in materia di svolgimento di incarichi d’ufficio attività ed incarichi extra-istituzionali
 disciplina specifica in materia di conferimento di incarichi dirigenziali in
caso di particolari attività o incarichi precedenti (pantouflage – revolving
organizzazioni hanno contribuito, attraverso vari strumenti, a delineare moderne strategie internazionali in materia di lotta
alla corruzione. L’elemento unificante che caratterizza le strategie sovranazionali è costituito da un approccio complessivo
alla materia, fondato su una riforma degli apparati amministrativi, ponendo impegni per gli Stati non limitati al solo ambito
della repressione penale, ma comprendendo materie attinenti l’organizzazione, la disciplina del rapporto di lavoro alle
dipendenze delle pubbliche amministrazioni, i controlli sulla legittimità e l’utilizzo equilibrato delle risorse finanziarie, nonché
in materia di concorrenza e libero mercato nei settori degli appalti di lavori forniture e servizi.
 incompatibilità specifiche per posizioni dirigenziali
 disciplina specifica in materia di formazione di commissioni,
assegnazioni agli uffici, conferimento di incarichi dirigenziali in caso di
condanna penale per delitti contro la pubblica amministrazione
 disciplina specifica in materia di attività successiva alla cessazione del
rapporto di lavoro (pantouflage – revolving doors)
 disciplina specifica in materia di tutela del dipendente che effettua
segnalazioni di illecito (c.d. whistleblower)
 formazione in materia di etica, integrità ed altre tematiche attinenti alla
L’assetto normativo in materia di prevenzione della corruzione è poi
completato con il contenuto dei decreti attuativi:
 Testo unico delle disposizioni in materia di incandidabilità e di divieto di
ricoprire cariche elettive e di Governo conseguenti a sentenze definitive di
condanna per delitti non colposi, a norma dell'articolo 1, comma 63, della legge 6
novembre 2012, n. 190, approvato con il decreto legislativo 31 dicembre
2012, n. 235;
 Riordino della disciplina riguardante gli obblighi di pubblicità, trasparenza e
diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni, approvato
dal Governo il 15 febbraio 2013, in attuazione di commi 35 e 36 dell’art. 1 della
l. n. 190 del 2012, decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33;
 Disposizioni in materia di inconferibilità e incompatibilità di incarichi presso le
pubbliche amministrazioni e presso gli enti privati in controllo pubblico, a norma
dell'articolo 1, commi 49 e 50, della legge 6 novembre 2012, n. 190, decreto
legislativo 8 aprile 2013, n. 39;
 Codice di comportamento per i dipendenti delle pubbliche amministrazioni,
approvato con d.P.R. 16 aprile 2013, n. 62 in attuazione dell’art. 54 del
d.lgs. n. 165 del 2001, come sostituito dalla l. n. 190.
I contenuti della normativa nazionale evidenziano una forte coerenza in
termini di impianto con quelle che sono le strategie indicate dalle istituzioni
internazionali, come risulta evidenziato nell’ambito del recente rapporto
elaborato dall’O.E.C.D. sulla situazione dell’Italia7.
2.3 Obiettivi strategici ed azioni
Alla luce del contesto di riferimento, la formulazione della strategia nazionale
anticorruzione è finalizzata al perseguimento dei seguenti obiettivi strategici:
L’elaborazione e l’attuazione della strategia tiene conto dei seguenti
elementi/vincoli:
 il vincolo derivante dal carattere imperativo della normazione, che ha
obbligatoriamente;
7 OECD integrity review of Italy, cit., pag. 42: lì dove viene espressamente previsto che “The issues it regulates – such as
whistleblower protection, conflicts of interest and codes of conduct, and the appointment of an independent anti-corruption authority –
bring Italy into line with its international commitments and standards (the G20 Action Plan on Corruption, the United Nations
Convention against Corruption [UNCAC], the Council of Europe‟s civil and criminal law conventions on corruption, and OECD
corruption-related principles).
 il vincolo connesso al prevalente carattere innovativo della disciplina, che
richiede interventi di tipo interpretativo per l’applicazione;
 il vincolo derivante dal carattere non omogeneo delle amministrazioni ed
enti coinvolti, che richiede adattamenti e forme di flessibilità;
 il vincolo derivante dall’invarianza finanziaria, stante la mancanza di un
finanziamento ad hoc nella legge e nei decreti attuativi;
I tre obiettivi strategici si sviluppano nelle misure attuative, che vengono
sintetizzate nella Tabella n. 1 di seguito riportata.
I soggetti istituzionali che concorrono a vario titolo all’elaborazione e
all’attuazione della strategia nazionale sono descritti nell’Allegato 1, par. A.1.
Tabella 1: Articolazione degli obiettivi strategici ed azioni (2013-2016)
DFP - S.N.A.
DFP- S.N.A.
Assistere gli enti locali ai fini dell’elaborazione della
propria strategia di prevenzione (P.T.P.C.)
Attuare il monitoraggio sulla introduzione e
sull’implementazione delle misure di prevenzione da
parte delle p.a., anche al fine di individuare interventi
di sviluppo e correttivi della strategia nazionale
Proporre aggiornamenti e adeguamenti del P.N.A.,
sulla base dei risultati dei monitoraggi, degli scambi
con le p.a. e del contributo dei portatori di interesse.
Effettuare il monitoraggio sui codici di
comportamento settoriali delle p.a., anche al fine di
diffondere buone pratiche
Promuovere iniziative per lo studio di misure di
prevenzione in specifici settori, anche mediante
Diffondere buone pratiche per la prevenzione della
corruzione, mediante comunità di pratiche e seminari
Individuare le modalità applicative specifiche per le
p.a. regionali e locali
Diramare indirizzi alle p.a. per introdurre le misure
di prevenzione della corruzione (direttive,
raccomandazioni), curando anche il raccordo con gli
organismi associativi rappresentativi delle p.a.
Realizzare un osservatorio
fenomeno corruttivo
Mettere a disposizione di C.I.V.I.T. le basi
informative a disposizione del Dipartimento della
funzione pubblica mediante un accesso dedicato alla
consultazione ed estrazione dei dati presenti
Attuare un’azione di sensibilizzazione attraverso atti
di indirizzo e diffusione del valore positivo del
Attuare il monitoraggio delle segnalazioni di
discriminazione nei confronti del whistleblower, al
fine di valutare interventi di azione
Coinvolgere i responsabili della prevenzione e i
responsabili del personale in iniziative di
sensibilizzazione al fine di assicurare l’applicazione
dei Codici di comportamento
Definire forme di collaborazione attraverso la stipula
di protocolli d’intesa con O.N.G. ed altri organismi
che hanno competenza in materia
Monitorare l’applicazione delle sanzioni disciplinari a
carico dei dipendenti da parte delle p.a.
Programmare insieme alla S.N.A. e ad altri istituti
formativi interventi di formazione ai pubblici
dipendenti sui temi della prevenzione della
corruzione e dell’etica
scoprire casi
Diffondere buone pratiche in materia di tutela del
dipendente che effettua segnalazioni di illecito (c.d.
whistleblower), mediante seminari o via web, anche
in raccordo con O.N.G. che hanno sperimentato
Attuare forme di raccordo tra i soggetti istituzionali
coinvolti nella prevenzione della corruzione,
mediante atti di indirizzo, incontri o seminari
Realizzare interviste in contesti selezionati per
valutare la percezione della corruzione da parte dei
dipendenti e il valore della integrità
DFP - MIUR
Promuovere azioni di sensibilizzazione per gli
studenti, mediante interventi seminariali
Il vincolo derivante dalle previsioni di legge e le indicazioni contenute nel
presente P.N.A. generano l’aspettativa di realizzazione di specifici target con
riferimento alle misure adottate da tutte le amministrazioni in relazione ai tre
obiettivi strategici. I target, gli indicatori e la tempistica per l’intero territorio
nazionale sono riportati nella Tabella di seguito riportata.
Tabella 2 - Obiettivi strategici, indicatori e target
(dati riferiti al
30/6/2014)
% di p.a. che hanno attuato forme di consultazione in
sede di elaborazione del P.T.P.C.
% di p.a. che hanno individuato aree di rischio ulteriori
rispetto a quelle obbligatorie per legge
% di p.a. che hanno introdotto misure di protezione del
whistleblower nel P.T.P.C.
% di p.a. regionali e locali che hanno adottato il
whistleblower nel P.T.P.C. mediante strumenti
% di p.a. che hanno attivato canali di ascolto stabili di
cittadini e di utenti
scoprire casi di
% di p.a. che hanno introdotto misure di prevenzione
% di p.a. (escluse quelle regionali e locali) che hanno
adottato il P.T.P.C.
% di p.a. che hanno adottato Codici di comportamento
settoriali contenenti misure specifiche per tipologie
% di responsabili della prevenzione nelle p.a. diverse da
quelle regionali e locali che hanno ricevuto apposita
% di responsabili della prevenzione nelle p.a. regionali e
locali che hanno ricevuto apposita formazione in
materia di anticorruzione
% di p.a. regionali e locali che hanno adottato Codici di
comportamento settoriali
adottato Codici di comportamento settoriali
La strategia di prevenzione a livello decentrato
La prevenzione si realizza mediante un’azione coordinata tra strategia
nazionale e strategia interna a ciascuna amministrazione. In quest’ottica, sarebbe
auspicabile che gli organismi associativi e gli enti rappresentativi delle diverse
categorie di amministrazioni (tra cui C.R.U.I., Unioncamere, A.N.C.I., U.P.I.,
Conferenza delle regioni) rafforzassero il raccordo attraverso la diffusione di
informazioni e buone pratiche.
In questa parte del P.N.A. vengono fornite direttive alle amministrazioni per
l’elaborazione della strategia di prevenzione nell’ambito dell’amministrazione.
Questa consiste, innanzitutto, nell’applicazione di tutte le misure di prevenzione
disciplinate direttamente dalla legge. Indicazioni circa i soggetti istituzionali
amministrazione vengono fornite nell’Allegato 1, par. A.2.
3.1 Azioni e misure per la prevenzione
Gli ambiti di seguito illustrati costituiscono azioni e misure generali
finalizzati alla prevenzione della corruzione. Le amministrazioni pubbliche e gli
altri enti destinatari debbono porre in essere le azioni e introdurre ed
implementare le misure che si configurano come obbligatorie, in quanto
disciplinate direttamente dalla legge, nonché sviluppare misure ulteriori anche in
riferimento al particolare contesto di riferimento. Le specifiche di dettaglio
relative ai P.T.P.C. e alle altre misure sono riportate nell’Allegato 1. La
tempistica per l’adozione delle misure di prevenzione è indicata nelle “Tavole
delle misure” allegate (da 1 a 14) in relazione alle prescrizioni di legge e ai
contenuti del P.N.A..
Gli strumenti già previsti o già in uso presso ciascuna amministrazione per
finalità di prevenzione dell’illegalità, come le ispezioni, tutti i controlli di varia
natura, l’esercizio della vigilanza, debbono essere valorizzati, coordinati e
sistematizzati rispetto alle nuove misure previste dalla legge, dal presente
P.N.A. o dai P.T.P.C.
3.1.1 I Piani Triennali di Prevenzione della Corruzione - P.T.P.C. - e i modelli
di organizzazione e gestione del d.lgs. n. 231 del 20018
Le pubbliche amministrazioni debbono adottare il P.T.P.C. ai sensi dell’art. 1,
commi 5 e 60, della l. n. 190 del 2012.
Il P.T.P.C. rappresenta il documento fondamentale dell’amministrazione per
amministrazione. Il Piano è un documento di natura programmatica che ingloba
tutte le misure di prevenzione obbligatorie per legge e quelle ulteriori,
coordinando gli interventi.
In base alle Linee di indirizzo del Comitato interministeriale le
amministrazioni tenute all’approvazione dei P.T.P.C. sono:
“a) amministrazioni centrali, ivi compresi gli enti pubblici non economici nazionali,
le agenzie, le università e le altre amministrazioni di cui all’art. 1, comma 2, del d.lgs.
n. 165 del 2001 diverse da quelle di cui al punto b) (comma 5);
b) amministrazioni delle regioni e delle province autonome di Trento e Bolzano e
degli enti locali, nonché degli enti pubblici”.
Per enti pubblici di cui alla lettera b) si intendono gli enti pubblici sottoposti
al controllo di regioni ed enti locali.
Le amministrazioni definiscono la struttura ed i contenuti specifici dei
P.T.P.C. tenendo conto delle funzioni svolte e delle specifiche realtà
amministrative. Al fine di realizzare un’efficace strategia di prevenzione del
rischio di corruzione, i P.T.P.C. debbono essere coordinati rispetto al contenuto
di tutti gli altri strumenti di programmazione presenti nell’amministrazione e,
8 Per ulteriori indicazioni: Allegato 1, par. B.1 e B.2.
innanzi tutto, con il P.P., e debbono essere strutturati come documenti di
programmazione, con l’indicazione di obiettivi, indicatori, misure, responsabili,
tempistica e risorse.
Di seguito sono indicati, in linea con quanto stabilito dalla l. n. 190 del 2012 e
dal P.N.A., gli ambiti/macro settori, che devono essere presenti all’interno del
P.T.P.C. per una sua adeguata articolazione.
SOGGETTI: vengono indicati i soggetti coinvolti nella prevenzione con i relativi compiti
e le responsabilità (responsabile della prevenzione, dirigenti, dipendenti che operano
nelle aree di rischio …..);
AREE DI RISCHIO: frutto della valutazione del rischio, tenendo conto anche delle aree di
rischio obbligatorie (art. 1, comma 16, l. n. 190 del 2012);
MISURE OBBLIGATORIE ED ULTERIORI: sono indicate le misure previste
obbligatoriamente dalla l. n. 190 del 2012, dalle altre prescrizioni di legge e dal P.N.A.,
e quelle ulteriori ossia facoltative, con indicazione della tempistica e collegamento con
l’ambito “soggetti” in relazione all’imputazione di compiti e di responsabilità;
TEMPI E MODALITÀ DEL RIASSETTO: sono indicati i tempi e le modalità di valutazione e
controllo dell’efficacia del P.T.P.C. adottato e gli interventi di implementazione e
miglioramento del suo contenuto;
P.T.T.I.: il P.T.T.I. (sia nella forma “autonoma” sia nella forma di sezione del P.T.P.C.)
deve essere delineato coordinando gli adempimenti relativi agli obblighi di trasparenza
previsti nel d.lgs. n. 33 del 2013 con le aree di rischio, in modo da capitalizzare gli
adempimenti posti in essere dall’amministrazione;
COORDINAMENTO CON IL CICLO DELLE PERFORMANCES: gli adempimenti, i compiti e le
responsabilità inseriti nel P.T.P.C. devono essere inseriti nell’ambito del c.d. ciclo delle
Figura 3: Ambiti del P.T.P.C.
Sez. del
I P.T.P.C. devono presentare almeno il seguente nucleo minimo di dati e
informazioni che saranno trasmessi in formato elaborabile al D.F.P. attraverso
moduli definiti in raccordo con la C.I.V.I.T. disponibili sul sito del Dipartimento:
 Processo di adozione del P.T.P.C.
- Data e documento di approvazione del Piano da parte degli organi di
- Individuazione degli attori interni all’amministrazione che hanno
partecipato alla predisposizione del Piano nonché dei canali e degli
- Individuazione degli attori esterni all’amministrazione che hanno
- Indicazione di canali, strumenti e iniziative di comunicazione dei
 Gestione del rischio
- indicazione delle attività nell'ambito delle quali è più elevato (comma
5 lett. a) il rischio di corruzione, “aree di rischio”; le aree di rischio
obbligatorie per tutte le amministrazioni sono indicate nell’Allegato 2,
che ne riporta un elenco minimale, cui si aggiungono le ulteriori aree
individuate da ciascuna amministrazione in base alle specificità
- indicazione della metodologia utilizzata per effettuare la valutazione
del rischio; la metodologia suggerita è riportata nell’Allegato 1, par.
- schede di programmazione delle misure di prevenzione utili a ridurre
la probabilità che il rischio si verifichi, in riferimento a ciascuna area di
rischio, con indicazione degli obiettivi, della tempistica, dei
responsabili, degli indicatori e delle modalità di verifica dell’attuazione,
in relazione alle misure di carattere generale introdotte o rafforzate
dalla legge n. 190 del 2012 e dai decreti attuativi, nonché alle misure
ulteriori introdotte con il P.N.A.
 Formazione in tema di anticorruzione
anticorruzione e programma annuale della formazione
- Individuazione dei soggetti cui viene erogata la formazione in tema di
- Individuazione dei soggetti che erogano la formazione in tema di
- Indicazione dei contenuti della formazione in tema di anticorruzione
- Indicazione di canali e strumenti di erogazione della formazione in
tema di anticorruzione
- Quantificazione di ore/giornate dedicate alla formazione in tema di
 Codici di comportamento
- Adozione delle integrazioni al codice di comportamento dei
- Indicazione dei meccanismi di denuncia delle violazioni del codice di
- Indicazione dell’ufficio competente a emanare pareri sulla
applicazione del codice di comportamento
 Altre iniziative
- Indicazione dei criteri di rotazione del personale (par. 3.1.4 P.N.A.;
par. B.5 Allegato 1; Tavola n. 5)
- Indicazione delle disposizioni relative al ricorso all’arbitrato con
modalità che ne assicurino la pubblicità e la rotazione
- elaborazione della proposta di decreto per disciplinare gli incarichi e
le attività non consentite ai pubblici dipendenti (par. 3.1.6 P.N.A.; par.
B.7 Allegato 1; Tavola n. 7)
- elaborazione di direttive per l’attribuzione degli incarichi dirigenziali,
con la definizione delle cause ostative al conferimento (par. 3.1.7
P.N.A.; par. B.8 Allegato 1; Tavola n. 8) e verifica dell’insussistenza di
cause di incompatibilità (par. 3.1.8. P.N.A.; par. B.9 Allegato 1; Tavola
- definizione di modalità per verificare il rispetto del divieto di svolgere
attività incompatibili a seguito della cessazione del rapporto (par. 3.1.9
P.N.A.; par. B.10 Allegato 1; Tavola 10)
- elaborazione di direttive per effettuare controlli su precedenti penali
ai fini dell’attribuzione degli incarichi e dell’assegnazione ad uffici (par.
3.1.10 P.N.A.; B.11 Allegato 1; Tavola 11)
- adozione di misure per la tutela del whistleblower (par. 3.1.11 P.N.A.;
B.12 Allegato 1; Tavola 12)
- predisposizione di protocolli di legalità per gli affidamenti (par. 3.1.13
P.N.A.; B.14 Allegato 1; Tavola 14)
- realizzazione del sistema di monitoraggio del rispetto dei termini,
previsti dalla legge o dal regolamento, per la conclusione dei
procedimenti (par. B.1.1.3 Allegato 1; Tavola 16)
- realizzazione di un sistema di monitoraggio dei rapporti tra
l’amministrazione e i soggetti che con essa stipulano contratti (par.
B.1.1.3 Allegato 1; Tavola 17) e indicazione delle ulteriori iniziative
nell’ambito dei contratti pubblici
- indicazione delle iniziative previste nell’ambito dell’erogazione di
sovvenzioni, contributi, sussidi, ausili finanziari nonché attribuzione di
vantaggi economici di qualunque genere
- indicazione delle iniziative previste nell’ambito di concorsi e selezione
- indicazione delle iniziative previste nell’ambito delle attività
ispettiveorganizzazione del sistema di monitoraggio sull’attuazione del
P.T.P.C., con individuazione dei referenti, dei tempi e delle modalità di
informativa (B.1.1.9 Allegato 1);
Ai sensi dell’art. 1 c. 14 della l. n. 190 del 2012 il responsabile della
prevenzione della corruzione entro il 15 dicembre di ogni anno redige una
relazione annuale che offre il rendiconto sull’efficacia delle misure di prevenzione
definite dai P.T.P.C. Questo documento dovrà essere pubblicato sul sito
istituzionale di ciascuna amministrazione nonché trasmesso al D.F.P. in allegato
al P.T.P.C. dell’anno successivo. Tale documento dovrà contenere un nucleo
minimo di indicatori sull’efficacia delle politiche di prevenzione con riguardo ai
 Gestione dei rischi
- Azioni intraprese per affrontare i rischi di corruzione
- Controlli sulla gestione dei rischi di corruzione
- Iniziative di automatizzazione dei processi intraprese per ridurre i
- Quantità di formazione in tema di anticorruzione erogata in
giornate/ore
- Tipologia dei contenuti offerti
- Articolazione dei destinatari della formazione in tema di
- Articolazione dei soggetti che hanno erogato la formazione in tema di
 Codice di comportamento
- Adozione delle integrazioni al codice di comportamento
- Denunce delle violazioni al codice di comportamento
- Attività dell’ufficio competente ad emanare pareri sulla applicazione
del codice di comportamento
- Numero di incarichi e aree oggetto di rotazione degli incarichi
- Esiti di verifiche e controlli su cause di inconferibilità e
incompatibilità degli incarichi
- Forme di tutela offerte ai whistleblowers
- Ricorso all’arbitrato secondo criteri di pubblicità e rotazione
- Rispetto dei termini dei procedimenti
- Iniziative nell’ambito dei contratti pubblici
- Iniziative previste nell’ambito dell’erogazione di sovvenzioni,
contributi, sussidi, ausili finanziari nonché attribuzione di vantaggi
economici di qualunque genere
- indicazione delle iniziative previste nell’ambito delle attività ispettive
 Sanzioni
- Numero e tipo di sanzioni irrogate
Ciascuna amministrazione, anche se a struttura complessa, deve adottare un
unico P.T.P.C.. Pertanto, per le amministrazioni articolate sul territorio o a
struttura complessa (es. struttura dipartimentale), il P.T.P.C.. deve contenere
tutti i raccordi per consentire il “governo” delle varie articolazioni organizzative.
La Presidenza del Consiglio dei ministri, data la sua peculiare organizzazione,
che prevede la presenza di Ministri delegati senza portafoglio a capo dei
Dipartimenti, valuta la soluzione preferibile in relazione all’efficacia della
strategia di prevenzione.
In parallelismo con il periodo considerato dal P.N.A., in prima applicazione, i
P.T.P.C. debbono coprire il periodo 2013-2016. Pertanto, il P.T.P.C. riporterà
anche le iniziative e le misure intraprese per la prevenzione durante l’anno 2013.
Le pubbliche amministrazioni di cui all’art. 1, comma 2, provvedono ad adottare
il P.T.P.C. e a trasmetterlo al Dipartimento della funzione pubblica entro il 31
gennaio 2014. Le regioni e gli enti locali e gli enti pubblici non economici da essi
vigilati adottano il P.T.P.C., ne curano la pubblicazione e la trasmissione al
Dipartimento della funzione pubblica secondo quanto stabilito in sede di intesa
in Conferenza unificata sancita il 24 luglio 2013.
L’organo di indirizzo politico dovrà poi adottare il P.T.P.C. entro il 31
gennaio di ciascun anno (art. 1, comma 8, l. n. 190 del 2012), prendendo a
riferimento il triennio successivo a scorrimento.
I P.T.P.C. debbono essere trasmessi esclusivamente per via telematica,
secondo istruzioni che saranno pubblicate sul sito del Dipartimento
(www.funzionepubblica.it),
trasmissione di documenti cartacei.
L’adozione del P.T.P.C. ed i suoi aggiornamenti sono adeguatamente
pubblicizzati dall’amministrazione sul sito internet ed intranet, nonché mediante
segnalazione via mail personale a ciascun dipendente e collaboratore.
Analogamente in occasione della prima assunzione in servizio.
Al fine di dare attuazione alle norme contenute nella l. n. 190/2012 gli enti
pubblici economici e gli enti di diritto privato in controllo pubblico, di livello
nazionale o regionale/locale sono tenuti ad introdurre e ad implementare
adeguate misure organizzative e gestionali. Per evitare inutili ridondanze
qualora questi enti adottino già modelli di organizzazione e gestione del rischio
sulla base del d.lgs. n. 231 del 2001 nella propria azione di prevenzione della
corruzione possono fare perno su essi, ma estendendone l’ambito di applicazione
non solo ai reati contro la pubblica amministrazione previsti dalla l. n. 231 del
2001 ma anche a tutti quelli considerati nella l. n. 190 del 2012 , dal lato attivo e
passivo, anche in relazione al tipo di attività svolto dall’ente (società
strumentali/società di interesse generale). Tali parti dei modelli di
organizzazione e gestione, integrate ai sensi della l. n. 190 del 2012 e
denominate Piani di prevenzione della corruzione, debbono essere trasmessi alle
amministrazioni pubbliche vigilanti ed essere pubblicati sul sito istituzionale..
Gli enti pubblici economici e gli enti di diritto privato in controllo pubblico, di
livello nazionale o regionale/locale devono, inoltre, nominare un responsabile
per l’attuazione dei propri Piani di prevenzione della corruzione, che può essere
individuato anche nell’organismo di vigilanza previsto dall’art. 6 del d.lgs. n. 231
del 2001, nonché definire nei propri modelli di organizzazione e gestione dei
meccanismi di accountability che consentano ai cittadini di avere notizie in merito
alle misure di prevenzione della corruzione adottate e alla loro attuazione.
L’amministrazione che esercita la vigilanza verifica l’avvenuta introduzione
dei modelli da parte dell’ente pubblico economico o dell’ente di diritto privato in
controllo pubblico. L’amministrazione e l’ente vigilato organizzano un idoneo
sistema informativo per monitorare l’attuazione delle misure sopra indicate. I
sistemi di raccordo finalizzati a realizzare il flusso delle informazioni, compresa
l’eventuale segnalazione di illeciti, con l’indicazione dei referenti sono definiti
rispettivamente nel P.T.P.C. dell’amministrazione vigilante e nei Piani di
prevenzione della corruzione predisposti dagli enti pubblici economici e dagli
Al fine di supportare le amministrazioni e gli enti, in allegato al presente P.N.A. sono
forniti strumenti e supporti tecnici in materia di:
a) Soggetti, azioni e misure finalizzati alla prevenzione della corruzione
(Allegato 1), contenente anche indicazioni per l’elaborazione del P.T.P.C. e del
modello di organizzazione e gestione ai sensi della l. n. 231 del 2001
b) Le aree di rischio (Allegato 2)
c) Elenco esemplificativo delle misure ulteriori (Allegato 3)
d) Elenco esemplificativo dei rischi specifici (Allegato 4)
e) La valutazione del livello di rischio (Allegato 5)
f) I principi per una efficace gestione del rischio (Allegato 6)
g) Tavole sintetiche delle misure (Tavole da 1 a 17).
3.1.2 Trasparenza9
Le pubbliche amministrazioni di cui all’art. 1, comma 2, del d.lgs. 165 del 2001
debbono adempiere agli obblighi di trasparenza senza ritardo.
A regime, le misure sono previste di regola nel P.T.P.C., nell’ambito della
sezione dedicata al P.T.T.I..
Il prossimo aggiornamento del P.T.T.I. deve essere effettuato entro il 31
Gli adempimenti di trasparenza tengono conto delle prescrizioni contenute
nel d.lgs. n. 33 del 2013, nella l. n. 190 e nelle altre fonti normative vigenti.
La programmazione degli adempimenti tiene conto dei termini di entrata in
vigore delle norme, attraverso la previsione di progressive fasi di
Tutti gli enti pubblici economici, le società a partecipazione pubblica, nonché
quelle dalle stesse controllate ai sensi dell’art. 2359 c.c., gli enti di diritto privato
in controllo pubblico sono tenuti ad assumere tempestivamente e senza ritardo
9 Per ulteriori indicazioni: Allegato 1, par. B.3.
ogni iniziativa utile e necessaria per l’attuazione delle prescrizioni sulla
trasparenza attraverso la pubblicazione sui siti istituzionali delle informazioni e
dei dati richiesti. I soggetti che non dispongono di propri siti web istituzionali
web istituzionali
amministrazioni di riferimento.
Per le regioni, gli enti locali e gli enti pubblici e i soggetti privati sottoposti al
loro controllo rimane salvo quanto stabilito in sede di Conferenza unificata
sancita il 24 luglio 2013.
Gli adempimenti di trasparenza si conformano alle Linee guida della
C.I.V.I.T. riportate nella delibera n. 50/2013e alle indicazioni dell’A.V.C.P con
riferimento solo ai dati sui contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture.
3.1.3 Codici di comportamento – diffusione di buone pratiche e valori10
Le pubbliche amministrazioni di cui all’art. 1, comma 2, del d.lgs. n. 165 del
2001 devono:
 provvedere all’adozione di un proprio Codice di comportamento, tenendo
presenti eventuali indirizzi o linee guida della C.I.V.I.T. e curando le
procedure di partecipazione previste dalla legge; il Codice settoriale
prevede regole comportamentali specifiche, differenziate a seconda delle
aree di competenza e calibrate sulle diverse professionalità; il Codice deve
essere caratterizzato da un approccio concreto, in modo da consentire al
dipendente di comprendere con facilità il comportamento eticamente e
giuridicamente adeguato nelle diverse situazioni critiche, individuando
10 Per ulteriori indicazioni: Allegato 1, par. B.4.
delle guide comportamentali per i vari casi, e fornendo i riferimenti ai
soggetti interni all’amministrazione per un confronto nei casi di dubbio
circa il comportamento da seguire;
 predisporre o modificare gli schemi tipo di incarico, contratto, bando,
inserendo la condizione dell’osservanza dei Codici di comportamento per i
collaboratori esterni a qualsiasi titolo, per i titolari di organo, per il
personale impiegato negli uffici di diretta collaborazione dell’autorità
politica, per i collaboratori delle ditte fornitrici di beni o servizi od opere a
favore dell’amministrazione, nonché prevedendo la risoluzione o la
decadenza dal rapporto in caso di violazione degli obblighi derivanti dai
 programmare adeguate iniziative di formazione sui Codici;
 verificare l’adeguatezza dell’organizzazione per lo svolgimento dei
amministrazioni debbono aver costituito l’U.P.D.; in tutte le pubbliche
amministrazioni deve essere chiaro quali sono le autorità competenti allo
svolgimento del procedimento e all’irrogazione delle sanzioni disciplinari
anche nei confronti dei dirigenti di ufficio dirigenziale generale o di
strutture articolate al loro interno in uffici dirigenziali generali; nel caso in
cui la situazione si presentasse incerta, l’amministrazione deve provvedere
adottando i necessari atti di organizzazione.
Il Codice deve essere approvato senza ritardo e la misura deve essere indicata
nell’ambito del P.T.P.C.. Le regioni, gli enti locali e gli enti pubblici dagli stessi
controllati provvedono all’adozione di propri Codici secondo la tempistica
stabilita in sede di intesa in Conferenza unificata sancita il 24 luglio 2013.
RACCOMANDAZIONE: è particolarmente raccomandata un’azione comunicativa - dentro e fuori
l’amministrazione - finalizzata a diffondere un’immagine positiva all’amministrazione e della
sua attività; a tal fine, è utile la comunicazione, anche attraverso il sito istituzionale, di buone
prassi o di esempi di funzionari valorosi. E’ altresì auspicabile che ciascun dirigente,
nell’ambito della propria sfera di competenza, segnali all’ufficio stampa dell’amministrazione
articoli della stampa o comunicazioni sui media che appaiano ingiustamente denigratori
dell’organizzazione o dell’azione dell’amministrazione affinchè sia diffusa tempestivamente
una risposta con le adeguate precisazioni o chiarimenti per mettere in luce il corretto agire
dell’amministrazione. Così pure appare utile la segnalazione di informazioni di stampa su casi
di buone prassi o di risultati positivi ottenuti dall’amministrazione affinchè se ne dia notizia
anche sul sito internet dell’amministrazione.
3.1.4 Rotazione del personale11
2001 sono tenute ad adottare adeguati criteri per realizzare la rotazione del
personale dirigenziale e del personale con funzioni di responsabilità (ivi compresi
i responsabili del procedimento) operante nelle aree a più elevato rischio di
corruzione. Per il personale dirigenziale, la rotazione integra altresì i criteri di
conferimento degli incarichi dirigenziali ed è attuata alla scadenza dell’incarico,
fatti salvi i casi previsti dall’art. 16, comma 1, lett. l quater.
L’introduzione della misura deve essere accompagnata da strumenti ed
accorgimenti che assicurino continuità all’azione amministrativa. L’atto di
disciplina della rotazione è indicato nell’ambito del P.T.P.C..
11 Per ulteriori indicazioni: Allegato 1, par. B.5.
La misura deve essere adottata in tutte le amministrazioni - previa adeguata
informazione alle organizzazioni sindacali rappresentative - salvo motivati
impedimenti connessi alle caratteristiche organizzative dell’amministrazione; in
tal caso, la motivazione è inserita nel P.T.P.C..
3.1.5 Obbligo di astensione in caso di conflitto di interesse12
2001 debbono intraprendere adeguate iniziative per dare conoscenza al
personale dell’obbligo di astensione, delle conseguenze scaturenti dalla sua
violazione e dei comportamenti da seguire in caso di conflitto di interesse.
L’attività informativa deve essere prevista nell’ambito delle iniziative di
formazione contemplate nel P.T.P.C. e nel P.T.F.
3.1.6 Svolgimento di incarichi d’ufficio - attività ed incarichi extra-istituzionali13
2001 devono elaborare proposte di decreto per l’attuazione di quanto previsto
dall’art. 53, comma 3 bis, del d.lgs. n. 165 del 2001 e dell’art. 1, comma 58 bis,
della l. n. 662 del 1996 (incarichi ed attività non consentiti ai pubblici
dipendenti). Per gli enti pubblici nazionali la proposta è adottata, anche per
gruppi di amministrazioni, dal ministero vigilante. Le proposte sono trasmesse
al D.F.P..
12 Per ulteriori indicazioni: Allegato 1, par. B.6.
13 Per ulteriori indicazioni: Allegato 1, par. B.7.
Inoltre, ciascuna delle predette amministrazioni deve adottare l’atto
contenente i criteri oggettivi e predeterminati per il conferimento o
l’autorizzazione allo svolgimento di incarichi di cui all’art. 53, comma 5, del
L’elaborazione e la trasmissione delle proposte e l’adozione dell’atto
contenente i criteri per il conferimento o l’autorizzazione allo svolgimento di
incarichi debbono essere compiuti tempestivamente e indicati nell’ambito del
Le regioni e gli enti locali procedono all’adozione della relativa
regolamentazione nell’esercizio della propria competenza normativa, nel rispetto
di quanto stabilito in sede di intesa in Conferenza unificata sancita il 24 luglio
Le università procedono all’adozione della relativa regolamentazione
nell’esercizio della propria competenza normativa.
3.1.7 Conferimento di incarichi dirigenziali in caso di particolari attività o
incarichi precedenti (pantouflage – revolving doors)14
2001, gli enti pubblici economici e gli enti di diritto privato in controllo pubblico
sono tenuti a verificare la sussistenza di eventuali condizioni ostative in capo ai
dipendenti e/o soggetti cui l’organo di indirizzo politico intende conferire
incarico all’atto del conferimento degli incarichi dirigenziali e degli altri
incarichi previsti dai Capi III e IV del d.lgs. n. 39 del 2013. Le condizioni
14 Per ulteriori indicazioni: Allegato 1, par. B.8.
ostative sono quelle previste nei suddetti Capi, salva la valutazione di ulteriori
situazioni di conflitto di interesse o cause impeditive.
L’accertamento avviene mediante dichiarazione sostitutiva di certificazione
resa dall’interessato nei termini e alle condizioni dell’art. 46 del d.P.R. n. 445 del
2000 pubblicata sul sito dell’amministrazione o dell’ente pubblico o privato
conferente (art. 20 d.lgs. n. 39 del 2013).
Se all’esito della verifica risulta la sussistenza di una o più condizioni ostative,
l’amministrazione ovvero l’ente pubblico economico ovvero l’ente di diritto
privato in controllo pubblico si astengono dal conferire l’incarico e provvedono a
conferire l’incarico nei confronti di altro soggetto.
In caso di violazione delle previsioni di inconferibilità, secondo l’art. 17 d.lgs.
n. 39, l’incarico è nullo e si applicano le sanzioni di cui all’art. 18 del medesimo
Le pubbliche amministrazioni, gli enti pubblici e gli enti di diritto privato in
controllo pubblico debbono:
 impartire direttive interne affinchè negli interpelli per l’attribuzione degli
siano inserite espressamente le condizioni ostative
 impartire direttive affinchè i soggetti interessati rendano la dichiarazione
di insussistenza delle cause di inconferibilità all’atto del conferimento
Le direttive devono essere adottate senza ritardo. Le misure sono menzionate
nell’ambito del P.T.P.C. ove la sua adozione sia obbligatoria o comunque attuata
dall’ente conferente.
3.1.8 Incompatibilità specifiche per posizioni dirigenziali15
sono tenuti a verificare la sussistenza di eventuali situazioni di incompatibilità
nei confronti dei titolari di incarichi previsti nei Capi V e VI del d.lgs. n. 39 del
2013 per le situazioni contemplate nei medesimi Capi.
Il controllo deve essere effettuato:
 all’atto del conferimento dell’incarico;
 annualmente e su richiesta nel corso del rapporto.
Se la situazione di incompatibilità emerge al momento del conferimento
dell’incarico, la stessa deve essere rimossa prima del conferimento. Se la
situazione di incompatibilità emerge nel corso del rapporto, il responsabile della
prevenzione contesta la circostanza all’interessato ai sensi degli artt. 15 e 19 del
d.lgs. n. 39 del 2013 e vigila affinchè siano prese le misure conseguenti.
incarichi siano inserite espressamente le cause di incompatibilità;
di insussistenza delle cause di incompatibilità all’atto del conferimento
dell’incarico e nel corso del rapporto.
15 Per ulteriori indicazioni: Allegato 1, par. B.9.
3.1.9 Attività successiva alla cessazione del rapporto di lavoro (pantouflage –
revolving doors)16
Ai fini dell’applicazione dell’ art. 53, comma 16 ter, del d.lgs. n. 165 del 2001,
le pubbliche amministrazioni di cui all’art. 1, comma 2, del d.lgs. n. 165 del 2001
debbono impartire direttive interne affinchè:
 nei contratti di assunzione del personale sia inserita la clausola che prevede
il divieto di prestare attività lavorativa (a titolo di lavoro subordinato o di
lavoro autonomo) per i tre anni successivi alla cessazione del rapporto nei
confronti dei destinatari di provvedimenti adottati o di contratti conclusi
con l’apporto decisionale del dipendente;
 nei bandi di gara o negli atti prodromici agli affidamenti, anche mediante
procedura negoziata, sia inserita la condizione soggettiva di non aver
concluso contratti di lavoro subordinato o autonomo e comunque di non
aver attribuito incarichi ad ex dipendenti che hanno esercitato poteri
autoritativi o negoziali per conto delle pubbliche amministrazioni nei loro
confronti per il triennio successivo alla cessazione del rapporto;
 sia disposta l’esclusione dalle procedure di affidamento nei confronti dei
soggetti per i quali sia emersa la situazione di cui al punto precedente;
16 Per ulteriori indicazioni: Allegato 1, B.10.
 si agisca in giudizio per ottenere il risarcimento del danno nei confronti
degli ex dipendenti per i quali sia emersa la violazione dei divieti contenuti
nell’art. 53, comma 16 ter, d.lgs. n. 165 del 2001.
Le direttive devono essere adottate senza ritardo e le misure devono essere
indicate nel P.T.P.C..
3.1.10 Formazione di commissioni, assegnazioni agli uffici e conferimento di
incarichi in caso di condanna penale per delitti contro la pubblica
amministrazione17
Ai fini dell’applicazione degli artt. 35 bis del d.lgs. n. 165 del 2001 e dell’art. 3
del d.lgs. n. 39 del 2013, le pubbliche amministrazioni di cui all’art. 1, comma 2,
del d.lgs. n. 165 del 2001, gli enti pubblici economici e gli enti di diritto privato
in controllo pubblico sono tenuti a verificare la sussistenza di eventuali
precedenti penali a carico dei dipendenti e/o dei soggetti cui intendono conferire
incarichi nelle seguenti circostanze:
 all’atto della formazione delle commissioni per l’affidamento di commesse
o di commissioni di concorso;
 all’atto del conferimento degli incarichi dirigenziali e degli altri incarichi
previsti dall’art. 3 del d.lgs. n. 39 del 2013;
 all’atto dell’assegnazione di dipendenti dell’area direttiva agli uffici che
presentano le caratteristiche indicate dall’art. 35 bis del d.lgs. n. 165 del
17 Per ulteriori indicazioni: Allegato 1, par. B.11.
 all’entrata in vigore dei citati artt. 3 e 35 bis con riferimento agli incarichi
già conferiti e al personale già assegnato.
L’accertamento sui precedenti penali avviene mediante acquisizione d’ufficio
ovvero mediante dichiarazione sostitutiva di certificazione resa dall’interessato
nei termini e alle condizioni dell’art. 46 del d.P.R. n. 445 del 2000 (art. 20 d.lgs.
n. 39 del 2013).
Se all’esito della verifica risultano a carico del personale interessato dei
l’amministrazione ovvero l’ente pubblico ovvero l’ente di diritto privato in
 si astiene dal conferire l’incarico o dall’effettuare l’assegnazione,
 applica le misure previste dall’art. 3 del d.lgs. n. 39 del 2013,
 provvede a conferire l’incarico o a disporre l’assegnazione nei confronti di
In caso di violazione delle previsioni di inconferibilità, secondo l’art. 17 del
d.lgs. n. 39, l’incarico è nullo e si applicano le sanzioni di cui all’art. 18 del
 impartire direttive interne per effettuare i controlli sui precedenti penali e
per le determinazioni conseguenti in caso di esito positivo del controllo;
 adottare gli atti necessari per adeguare i propri regolamenti sulla
formazione delle commissioni per l’affidamento di commesse o di
Le direttive devono essere adottate senza ritardo. Le misure sono indicate
3.1.11 Tutela del dipendente che effettua segnalazioni di illecito (c.d.
whistleblower)18
2001 sono tenute ad adottare i necessari accorgimenti tecnici affinchè trovi
attuazione la tutela del dipendente che effettua segnalazioni di cui all’art. 54 bis
del d.lgs. n. 165 del 2001.
L’adozione delle iniziative necessarie deve essere prevista come intervento da
realizzare con tempestività nell’ambito del P.T.P.C..
Tale tutela avviene attraverso l’introduzione di obblighi di riservatezza nel
Ciascuna amministrazione deve prevedere al proprio interno canali
differenziati e riservati per ricevere le segnalazioni la cui gestione deve essere
affidata a un ristrettissimo nucleo di persone (2/3). Inoltre, occorre prevedere
codici sostitutivi dei dati identificativi del denunciante e predisporre modelli per
ricevere le informazioni ritenute utili per individuare gli autori della condotta
illecita e le circostanze del fatto.
18 Per ulteriori indicazioni: Allegato 1, B.12.
Nell’ambito del P.T.P.C. debbono essere previsti obblighi di riservatezza a
carico di tutti coloro che ricevono o vengono a conoscenza della segnalazione e
di coloro che successivamente venissero coinvolti nel processo di gestione della
segnalazione, salve le comunicazioni che per legge o in base al presente P.N.A.
debbono essere effettuate; considerato che la violazione delle norme contenute
nel P.T.P.C. comporta responsabilità disciplinare, la violazione della riservatezza
potrà comportare l’irrogazione di sanzioni disciplinari, salva l’eventuale
responsabilità civile e penale dell’agente.
La tutela deve essere idonea a proteggere anche i dipendenti che segnalano
casi sospetti di corruzione internazionale (art. 322 bis c.p.).
RACCOMANDAZIONE: nei limiti delle risorse disponibili ed eventualmente in forma associata o
in accordo con altre amministrazioni ai sensi dell’art. 15 della l. n. 241 del 1990, può essere
valutata la realizzazione di un sistema informatico di segnalazione al fine di:
 indirizzare la segnalazione al destinatario competente assicurando la copertura dei
dati identificativi del segnalante;
 identificare il segnalante, ove necessario, da parte del destinatario competente nel caso
di segnalazione non anonima. Il sistema dovrebbe consentire l’identificazione e la
posizione di organigramma del segnalante (nel caso di segnalazione non anonima)
solo in caso di necessità, ossia in presenza delle situazioni legali che rendono
indispensabile disvelare l’identità, a soggetti autorizzati che siano in possesso delle
specifiche credenziali.
La gestione delle segnalazioni attraverso il sistema informatico ha il vantaggio di non esporre
il segnalante alla presenza fisica dell’ufficio ricevente e consente di “convogliare” le
segnalazioni soltanto al corretto destinatario, preventivamente individuato in base alla
competenza, evitando la diffusione di notizie delicate. Le segnalazioni in particolare
dovrebbero essere indirizzate al responsabile della prevenzione e all’U.P.D., che, ricevuta la
segnalazione, dovranno assumere le adeguate iniziative a seconda del caso.
La tutela dei denuncianti dovrà essere supportata anche da un’efficace attività
di sensibilizzazione, comunicazione e formazione sui diritti e gli obblighi relativi
alla divulgazione delle azioni illecite. A tal fine ciascuna amministrazione
potrebbe postare sul portale del proprio sito web degli avvisi che informano i
dipendenti sull’importanza dello strumento e sul loro diritto ad essere tutelati
nel caso di segnalazione di azioni illecite, nonché sui risultati dell’azione cui la
procedura di tutela del whistleblower ha condotto.
La procedura utilizzata deve essere sottoposta a revisione periodica per
verificare possibili lacune o incomprensioni da parte dei dipendenti.
3.1.12 La formazione19
2001 debbono programmare adeguati percorsi di formazione, tenendo presente
una strutturazione su due livelli:
 livello generale, rivolto a tutti i dipendenti: riguarda l’aggiornamento
delle competenze (approccio contenutistico) e le tematiche dell’etica e della
legalità (approccio valoriale);
 livello specifico, rivolto al responsabile della prevenzione, ai referenti, ai
componenti degli organismi di controllo, ai dirigenti e funzionari addetti alle
aree a rischio: riguarda le politiche, i programmi e i vari strumenti utilizzati
per la prevenzione e tematiche settoriali, in relazione al ruolo svolto da
ciascun soggetto nell’amministrazione.
19 Per ulteriori indicazioni: Allegato 1, par. B.13.
raccordo con i dirigenti responsabili delle risorse umane e le iniziative formative
vanno inserite anche nel P.T.F. di cui all’art. 7 bis del d.lgs n. 165 del 2001.
Nella scelta delle modalità per l’attuazione dei processi di formazione le
pubbliche amministrazioni debbono tener presenti le seguenti indicazioni:
 in base a quanto previsto dal comma 5, lett. b), dell’art. 1, della l. n. 190 le
amministrazioni centrali debbono definire “procedure appropriate per
selezionare e formare, in collaborazione con la Scuola superiore della pubblica
amministrazione, i dipendenti chiamati ad operare in settori particolarmente
esposti alla corruzione; il comma 11 del medesimo articolo in parallelo pone
a carico della predetta Scuola l’obbligo di predisporre percorsi di
formazione sull’etica e sulla legalità indirizzati ai dipendenti e di
provvedere con cadenza periodica, d’intesa con le amministrazioni stesse,
alla formazione specifica dei dipendenti che devono essere individuati dal
responsabile della prevenzione, fra coloro che operano nelle aree a rischio
corruzione; pertanto, le amministrazioni centrali debbono intraprendere
idonee iniziative per realizzare con la S.N.A. adeguati percorsi formativi; il
coordinamento delle singole iniziative, ivi compresa la regolazione del
flusso delle informazioni, è assunto dalla S.N.A.; il personale da inserire
nei percorsi formativi è individuato dal responsabile della prevenzione,
tenendo presenti il ruolo affidato a ciascun soggetto e le aree a maggior
rischio di corruzione individuate nel P.T.P.C.. I criteri di selezione
debbono essere motivati e pubblicati sulla intranet dell’amministrazione
insieme ai nominativi selezionati;
 salvo quanto previsto nel precedente punto, tutte le pubbliche
aggiornamento e di formazione di livello generale e di livello specifico;
 le iniziative di formazione devono tener conto dell’importante contributo
che può essere dato dagli operatori interni all’amministrazione, inseriti
come docenti nell’ambito di percorsi di aggiornamento e formativi in house;
 per l’avvio al lavoro e in occasione dell’inserimento dei dipendenti in nuovi
settori lavorativi debbono essere programmate ed attuate forme di
affiancamento, prevedendo obbligatoriamente per il personale esperto
prossimo al collocamento in quiescenza un periodo di sei mesi di
“tutoraggio”;
 le amministrazioni debbono avviare apposite iniziative formative sui temi
dell’etica e della legalità: tali iniziative debbono coinvolgere tutti i
dipendenti ed i collaboratori a vario titolo dell’amministrazione, debbono
riguardare il contenuto dei Codici di comportamento e il Codice
disciplinare e devono basarsi prevalentemente sull’esame di casi concreti;
deve essere prevista l’organizzazione di appositi focus group, composti da
un numero ristretto di dipendenti e guidati da un animatore, nell’ambito
dei quali vengono esaminate ed affrontate problematiche di etica calate nel
contesto dell’amministrazione al fine di far emergere il principio
comportamentale eticamente adeguato nelle diverse situazioni;
 debbono essere previste iniziative di formazione specialistiche per il
responsabile della prevenzione, comprensive di tecniche di risk
management, e per le figure a vario titolo coinvolte nel processo di
 una particolare attenzione deve essere data alle tematiche della corruzione
internazionale, come raccomandato dal WGB dell’OECD, coinvolgendo in
particolare i funzionari che operano all’estero o a contatto con l’estero, al
fine di prevenire la corruzione volta ad ottenere indebiti vantaggi nelle
transazioni internazionali.
L’adozione delle iniziative finalizzate alla realizzazione degli interventi
formativi è programmata nel’ambito del P.T.P.C. e del P.T.F..
Le amministrazioni dovranno monitorare e verificare il livello di attuazione
dei processi di formazione e la loro efficacia. Il monitoraggio potrà essere
realizzato attraverso questionari destinati ai soggetti destinatari della
formazione. Le domande riguarderanno le priorità di formazione e il grado di
soddisfazione dei percorsi già avviati.
Con l’entrata in vigore del regolamento, approvato con d.P.R. 16 aprile 2013,
n. 70, recante “Riordino del sistema di reclutamento e formazione dei dipendenti
pubblici e delle scuole pubbliche di formazione” approvato dal Governo lo scorso 21
marzo, la Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione è ridenominata
Scuola Nazionale dell’Amministrazione, S.N.A. ed è stato riorganizzato il
sistema pubblico della formazione. Le pubbliche amministrazioni debbono
pertanto tener conto del sistema di offerta formativa disciplinato nel predetto
3.1.13 Patti di integrità negli affidamenti20
Le pubbliche amministrazioni e le stazioni appaltanti, in attuazione dell’art. 1,
comma 17, della l. n. 190, di regola, predispongono ed utilizzano protocolli di
legalità o patti di integrità per l’affidamento di commesse. A tal fine, le pubbliche
amministrazioni inseriscono negli avvisi, nei bandi di gara e nelle lettere di
invito la clausola di salvaguardia che il mancato rispetto del protocollo di
legalità o del patto di integrità dà luogo all’esclusione dalla gara e alla
3.1.14 Azioni di sensibilizzazione e rapporto con la società civile21
Le pubbliche amministrazioni di cui all’art. 1, comma 2, del d.lgs. n. 165
del 2001 e gli enti di diritto privato in controllo pubblico, limitatamente
all’attività di pubblico interesse disciplinata dal diritto nazionale o dell'Unione
europea, devono pianificare adeguate misure di sensibilizzazione della
cittadinanza finalizzate alla promozione della cultura della legalità. A questo
fine, una prima azione consiste nel dare efficace comunicazione e diffusione alla
strategia di prevenzione dei fenomeni corruttivi impostata e attuata mediante il
P.T.P.C. e alle connesse misure.
Considerato che l'azione di prevenzione e contrasto della corruzione
richiede un’apertura di credito e di fiducia nella relazione con i cittadini, gli
utenti, le imprese che possa nutrirsi anche di rapporto continuo, alimentato dal
funzionamento di stabili canali di comunicazione, le pubbliche amministrazioni
20 Per ulteriori indicazioni: Allegato 1, par. B.14.
21 Per ulteriori indicazioni: Allegato 1, par. B.15.
valutano modalità, soluzioni organizzative e tempi per l'attivazione di canali
dedicati alla segnalazione (dall'esterno dell'amministrazione, anche in forma
anonima, ed in modalità informale) di episodi di cattiva amministrazione,
conflitto d'interessi, corruzione, anche valorizzando il ruolo degli uffici per la
relazione con il pubblico (U.R.P.), quale rete organizzativa che opera come
interfaccia comunicativa interno/esterno.
RACCOMANDAZIONE: è particolarmente raccomandato l’utilizzo di canali di ascolto in chiave
propositiva da parte dei portatori di interesse e dei rappresentanti delle categorie di utenti e di
cittadini rispetto all’azione dell’amministrazione e dell’ente, anche al fine di migliorare ed
implementare la strategia di prevenzione della corruzione.
Le modalità con le quali si attua il raccordo e i canali di collegamento debbono
essere pubblicizzati in modo da rendere trasparente il processo di
rappresentazione degli interessi da parte dei vari portatori.
Coordinamento, raccolta ed analisi dei dati sull'attività di prevenzione
della corruzione delle amministrazioni
4.1 Trasmissione ed elaborazione dei dati relativi alla pianificazione,
all'attuazione e all'impatto delle politiche anticorruzione
Tutte le pubbliche amministrazioni di cui all’art. 1, comma 2, del d.lgs. n. 165
del 2001 debbono trasmettere al D.F.P. i dati rilevanti di seguito indicati. I dati
debbono essere trasmessi esclusivamente per via telematica, utilizzando modelli
standardizzati, secondo istruzioni che saranno pubblicate sul sito del D.F.P.
I termini entro i quali la trasmissione deve avvenire sono i seguenti:
 trasmissione del P.T.P.C. per le amministrazioni centrali: 31 gennaio
 trasmissione del P.T.P.C. per le regioni, enti locali ed enti dagli stessi
dipendenti: 31 gennaio 2014, secondo quanto stabilito in sede di intesa in
Conferenza unificata sancita il 24 luglio 2013;
 trasmissione dati ulteriori: 31 luglio 2014 avendo a riferimento la
situazione alla data del 30 giugno 2014 o termini diversi secondo
successive comunicazioni in relazione a particolari tipologie di
dati/informazioni.
I dati da comunicare riguardano:
 il P.T.P.C. ed i suoi aggiornamenti;
 la relazione del responsabile della prevenzione sull’attività svolta, redatta
secondo lo schema che sarà indicato sul sito internet del D.F.P.;
 le misure di consultazione attuate in sede di elaborazione del P.T.P.C. ed i
soggetti (interni e/o esterni) sentiti/consultati in sede di elaborazione del
P.T.C.P.;
 il numero e la denominazione delle aree di rischio individuate da ciascuna
amministrazione e inserite nel P.T.P.C.;
amministrazione e inserite nel P.T.P.C. per le quali l’amministrazione
prevede ulteriori misure di prevenzione oltre a quelle obbligatorie per
 la tipologia di misura adottata per assicurare la tutela del whistleblower;
 la tipologia di misura adottata per assicurare l’attuazione dell’art. 53,
comma 16 ter, del d.lgs. n. 165 del 2001 (svolgimento di attività successiva
alla cessazione del rapporto di lavoro);
 la tipologia ed i casi per i quali non si è ritenuto possibile attuare la
 l’adozione del Codice di comportamento settoriale;
 la tipologia di misure attinenti al Codice di comportamento ulteriori
rispetto a quelle disciplinate nel Codice di comportamento approvato dal
 la misura ulteriore introdotta, diversa da quelle previste come obbligatorie
dalla legge, che a giudizio del responsabile della prevenzione presenta il
miglior livello di efficacia per la prevenzione;
 il numero delle sentenze di condanna dei Giudici penali e della Corte dei
conti pronunciate nei confronti di funzionari dell’amministrazione per
ciascuna sottoarea tra quelle obbligatorie e comuni per tutte le
amministrazioni (le Aree e le sotto-aree sono indicate nell’Allegato 2) e
l’ammontare della condanna in riferimento a fatti corruttivi relativamente
al triennio 2011-2013;
 le risposte a questionari sulla percezione della corruzione e sul valore
dell’integrità.
4.2 Gestione ed uso dei dati raccolti in materia di politiche di
I dati trasmessi dalle amministrazioni saranno utilizzati dal D.F.P. e dalla
C.I.V.I.T. per lo svolgimento delle competenze istituzionali.
Il D.F.P. elabora i dati rilevanti ricevuti dalle amministrazioni e pubblica un
report riepilogativo distintamente per le amministrazioni centrali e per le regioni,
gli enti locali e gli enti dagli stessi controllati, entro 8 mesi dalla scadenza dei
termini rispettivamente assegnati alle pubbliche amministrazioni per l’invio dei
Il D.F.P. utilizza le risultanze del report al fine di:
 valutare l’adeguatezza dei P.T.P.C.;
 valutare lo stato di diffusione dei Codici di comportamento settoriali;
 valutare la percezione della corruzione e del valore dell’integrità in
particolari contesti;
 promuovere
l’implementazione di sistemi di prevenzione più efficienti;
 proporre aggiornamenti o modifiche del P.N.A.;
 intraprendere le iniziative legislative e/o amministrative più adeguate in
relazione alle aree a maggior rischio in base al monitoraggio.
LE LINEE GUIDA ANTICORRUZIONE DELL’ANAC PER LE SOCIETA’ IN CONTROLLO PUBBLICO...