Source: https://www.nonsolofisco.net/2019/05/20/associazioni-sportive-e-riforma-del-terzo-settore-questo-matrimonio-non-sha-da-fare/
Timestamp: 2019-08-22 08:55:29+00:00
Document Index: 102878185

Matched Legal Cases: ['art. 90', 'art. 5', 'art. 67', 'art. 17', 'art. 86', 'art. 80', 'art. 90']

Associazioni Sportive e riforma del Terzo settore: «Questo matrimonio non s'ha da fare...» | Non solo fisco
In attesa della completa operatività del Codice del Terzo settore ci si interroga sull’opportunità per il mondo sportivo dilettantistico di applicare la disciplina del Codice del Terzo settore (D.Lgs. 117/17).
Pur accantonando le difficoltà operative di conciliare la “disciplina sportiva dilettantistica” con le nuove norme, possiamo affermare con ragionevole certezza che non sussiste un gran interesse da parte di associazioni e società sportive dilettantistiche a entrare nel sistema CTS/Runts.
Gli enti sportivi, costituiti in conformità all’art. 90, L. 289/02, godono di importanti agevolazioni e semplificazioni amministrativo-gestionali tra le quali:
il regime forfettario di cui alla L. 398/91,
la de-commercializzazione delle quote di frequenza versate da associati, soci e tesserati per la partecipazione alle attività istituzionali statutarie ex artt. 148, Tuir e 4, comma 4, DPR 633/72
l’accesso al contributo del 5×1000,
la possibilità di corrispondere ai collaboratori non professionisti compensi e rimborsi forfettari esentasse (ex artt. 67, comma 1, lett. m) e 69, comma 2, Tuir).
Con riferimento a tale ultima agevolazione, associazioni e società sportive dilettantistiche iscritte nel Registro Coni possono erogare delle somme a titolo di compensi, rimborsi spese e indennità di trasferta forfettari nonché premi ad atleti e altri collaboratori sportivi (non professionisti) esentasse per ciascun percipiente nel limite annuo di 10.000 euro. Gli stessi circoli sportivi possono, inoltre, avvalersi (anche tra i soggetti associati) di lavoratori subordinati e/o autonomi senza particolari limiti di legge, salvo evitare che si configuri una fattispecie di “distribuzione di utili” (diretta o indiretta).
Ciò premesso, l’art. 5, CTS include tra le attività di interesse generale esercitabili dagli ETS l’“organizzazione e gestione di attività sportive dilettantistiche”.
I circoli sportivi dovranno ben ponderare la scelta di mantenere le attuali agevolazioni ovvero di applicare le nuove regole conseguenti all’iscrizione al Registro unico nazionale del Terzo settore (ad esempio nella sezione dedicata alle Associazione di promozione sociale).
In caso di costituzione di una “APS sportiva dilettantistica”, accanto all’iscrizione nel Runts (attualmente sostituito dai previgenti registri regionali delle associazioni di promozione sociale) si dovrà procedere anche con l’iscrizione nel Registro Coni.
Optato per la nuova disciplina si dovrà subito porre attenzione alla composizione della compagine sociale: infatti, a differenza della L. 289/02 che sul punto nulla prevede, il CTS dispone che le APS devono essere costituite con un minimo di 7 persone fisiche o di 3 APS (sempre garantito nel corso della vita dell’ente pena la sua cancellazione dal Runts).
Dal punto di vista operativo, nello svolgimento delle attività statutarie, le stesse dovranno operare in modo prevalente attraverso l’opera volontaria dei propri associati ovvero delle persone aderenti agli enti associati. Alle APS è inoltre consentita l’assunzione di lavoratori dipendenti nonché la possibilità di fruire dell’opera retribuita di lavoratori autonomi e di altra natura “solo quando ciò sia necessario ai fini dello svolgimento dell’attività di interesse generale e al perseguimento delle finalità” e nel limite del cinquanta per cento del numero dei volontari o del cinque per cento del numero degli associati.
Considerando le diversità di opinioni in dottrina sul tema dei collaboratori e, più in generale, della configurazione data nell’ente sportivo agli sportivi dilettanti, una volta “entrati” nel Runts, ai volontari (sportivi??) dovrebbero essere riconosciuti esclusivamente i rimborsi delle spese effettivamente sostenute e documentate per l’attività prestata.
Pertanto, sposata la tesi che qualifica lo sportivo dilettante non come un lavoratore bensì quale “volontario” sussisterà l’impossibilità per il prestatore di attività sportiva dilettantistica (Direttore sportivo, allenatore, dirigente accompagnatore, ecc.) di percepire un rimborso spese forfettario ex art. 67, comma 1, lett. m), Tuir vietato dall’art. 17, CTS.
Andando oltre, l’adeguamento dello statuto al CTS comporterà, a regime, l’impossibilità per l’associazione di applicare la L. 398/91 sostituita dal regime forfettario ex art. 86, CTS (per le APS) ovvero dal regime forfettario di cui all’art. 80, CTS (“regime forfettario generale” per gli ETS non commerciali).
Sotto il profilo degli adempimenti contabili e di bilancio, l’applicazione delle regole del Codice comporterebbe, inoltre, non solo l’obbligo di redigere un documento annuale riepilogativo dei fatti di gestione (già previsto anche dall’art. 90, L. 289/02) bensì anche il suo deposito entro il termine del 30 giugno presso il Registro Unico.
Concludendo, i maggiori adempimenti richiesti congiuntamente alla riduzioni delle agevolazioni fiscali concesse e all’incerta applicabilità dello strumento dei compensi e rimborsi sportivi ad atleti e collaboratori non professionisti rende alquanto improbabile per associazioni e società sportive l’entrata “volontaria” nel Registro Unico degli enti del Terzo settore.
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