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Timestamp: 2018-09-24 15:49:36+00:00
Document Index: 38201442

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CORTE DI CASSAZIONE - Sentenza 26 gennaio 2017, n. 2004 - Licenziamento della lavoratrice madre per colpa grave - Assenza ingiustificata - Studio Cerbone
CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 26 gennaio 2017, n. 2004 – Licenziamento della lavoratrice madre per colpa grave – Assenza ingiustificata
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CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 26 gennaio 2017, n. 2004
Lavoratrice madre- Colpa grave – Giusta causa – Licenziamento senza preavviso – Assenza ingiustificata
Con sentenza n. 100/2015 del 25/2/2015 il Tribunale di Cassino rigettava l’opposizione proposta da S.V. nei confronti dell’ordinanza dello stesso Tribunale che ne aveva respinto il ricorso per la dichiarazione di nullità o illegittimità dei licenziamento senza preavviso intimatole da Poste Italiane S.p.A., con lettera del 9/7/2012, per assenza ingiustificata, non avendo la lavoratrice, la quale aveva ottenuto dal Tribunale di Frosinone di essere riammessa nel posto di lavoro in precedenza occupato nell’Ufficio di Isola del Liri, ripreso servizio nell’Ufficio di Nocera Terinese (Catanzaro), ove era stata trasferita, con provvedimento del 2/3/2012, a far data dal 26/3 successivo.
Il reclamo della V. avverso detta sentenza del Tribunale di Cassino era respinto dalla Corte di appello di Roma, con la sentenza n. 5066/2015, depositata il 12 giugno 2015. La Corte osservava, in primo luogo, a fondamento della propria decisione, che la parte reclamante doveva considerarsi decaduta dalla possibilità di impugnare il trasferimento, avendo provveduto alla relativa impugnazione giudiziale con ricorso depositato in data 17/3/2013 e, pertanto, oltre il termine di duecentosettanta giorni previsto dall’art. 32 I. n. 183/2010 e decorrente nella specie dal 20/3/2012, data dell’avvenuta comunicazione dell’impugnativa del trasferimento: con la conseguenza che era da ritenersi precluso che la questione della legittimità del medesimo potesse essere valutata incidentalmente nel giudizio relativo al licenziamento. La Corte osservava poi che la condotta posta in essere dalla lavoratrice era riconducibile all’ipotesi di cui all’art. 54, par. VI, lettera I) del CCNL 14 aprile 2011, che sanziona con il licenziamento per giusta causa “l’assenza arbitraria dal servizio superiore a sessanta giorni lavorativi consecutivi”, e che tale condotta di persistente e ingiustificato rifiuto della prestazione, avuto anche riguardo alla circostanza che la V., all’epoca in stato di gravidanza, non si era neppure presentata al momento delle formalità di ripristino del rapporto per rappresentare le proprie particolari esigenze personali e familiari, integrava la fattispecie della colpa grave stabilita dall’art. 54, co.3, lettera a) del D.lg. n. 151/2001 quale causa di esclusione del divieto di licenziamento. La Corte di appello riteneva infine di condividere la sentenza di primo grado circa l’immediatezza dell’esercizio dell’azione disciplinare, posto che la contestazione risultava formulata poco tempo dopo il perfezionarsi della condotta addebitata.
Con il quinto motivo, deducendo violazione e falsa applicazione degli artt. 2119 c.c., 3 I. n. 604/1966 e 7 I. n. 300/1970 (art. 360 n. 3), la ricorrente si duole che la Corte abbia escluso la tardività della contestazione disciplinare, avvenuta, con comunicazione in data 11/6/2012, a rilevante distanza di tempo dal giorno (26/3/2012) in cui avrebbe dovuto presentarsi presso l’ufficio di nuova destinazione.
Con il sesto motivo, infine, deducendo violazione e falsa applicazione degli artt. 1418 e 2119 c.c. e dell’art. 7 I. n. 300/1970 (art. 360 n. 3), la ricorrente si duole che la Corte abbia implicitamente disatteso l’eccezione di nullità della disposizione pattizia, di cui al par. VI, lettera I), per contrarietà a norme imperative, formulata sul rilievo della incompatibilità con la ricorrenza di una giusta causa di recesso di un comportamento del datore di lavoro che tolleri l’assenza ingiustificata del proprio dipendente per un periodo di 60 giorni lavorativi consecutivi.
Al riguardo si osserva che il giudice di appello ha tratto la valutazione della sussistenza nella specie della colpa grave della lavoratrice, costituente giusta causa per la risoluzione del rapporto di lavoro, ai sensi dell’art. 54, comma 3, lettera a) del decreto legislativo n. 151/2001, essenzialmente dalle stesse ragioni poste dalla società a giustificazione del licenziamento intimato con lettera del 9/7/2012, e, pertanto, per ininterrotta e ingiustificata assenza dal lavoro, presso la nuova destinazione di Nocera Terinese (CZ), dal 26/3/2012 all’11/6/2012, data della lettera di contestazione, previo inquadramento dell’inadempimento contestato nell’ipotesi prevista dall’art. 54, par. VI, lett. I) del CCNL 14/4/2011, che sanziona con il licenziamento senza preavviso “l’assenza arbitraria dal servizio superiore ai sessanta giorni lavorativi consecutivi”.
Né può dubitarsi che tale indagine debba essere svolta dal giudice di merito alla stregua di un adeguato rigore valutativo, posto che la situazione da verificare, oltre a dover essere di gravità tale da giustificare la risoluzione del rapporto di lavoro, si pone, nella disciplina di cui all’art. 54 d.lgs. n. 151/2001, come causa di esclusione di un divieto di licenziamento, che attua la tutela costituzionale della maternità e dell’infanzia (art. 37). Gli altri motivi restano assorbiti.
Accoglie il secondo e il terzo motivo di ricorso, assorbiti gli altri; cassa la sentenza impugnata in relazione ai motivi accolti e rinvia, anche per le spese, alla Corte di appello di Roma in diversa composizione.