Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-129-codice-civile-diritti-dei-coniugi-in-buona-fede
Timestamp: 2018-10-15 16:07:06+00:00
Document Index: 182236400

Matched Legal Cases: ['art. 129', 'art. 129', 'art. 129', 'sentenza ', 'art. 8', 'art. 129', 'art. 123', 'sentenza ']

Art. 129 codice civile: Diritti dei coniugi in buona fede
Quando le condizioni del matrimonio putativo si verificano rispetto ad ambedue i coniugi (1), il giudice può disporre a carico di uno di essi e per un periodo non superiore a tre anni l’obbligo di corrispondere somme periodiche di denaro (2), in proporzione alle sue sostanze, a favore dell’altro, ove questi non abbia adeguati redditi propri e non sia passato a nuove nozze (3).
Matrimonio putativo: [v. 128].
(1) La norma è applicabile anche nel caso in cui il solo coniuge economicamente più debole sia stato in buona fede. Se la norma venisse applicata soltanto al caso in cui entrambi i coniugi siano in buona fede, si avrebbe l’inaccettabile conseguenza che il coniuge in malafede — cui non sia imputabile la nullità del matrimonio — non risponderebbe né in base all’articolo in esame né in base all’art. 129bis.
(2) Si tratta di un assegno di mantenimento.
(3) La determinazione dell’entità dell’assegno va fatta tenendo conto del tenore di vita goduto dal coniuge prima dell’annullamento del matrimonio e delle sostanze del coniuge obbligato. Queste ultime comprendono non solo il reddito ma anche le rendite derivanti dal patrimonio.
Lo scopo della norma è quello di garantire al coniuge dotato di minori possibilità economiche la conservazione del tenore di vita precedente all’annullamento del matrimonio. L’assegno è dovuto nonostante il fatto che il coniuge obbligato fosse in buona fede, cioè ignorasse la causa di invalidità del matrimonio. Ciò dimostra che, in questo caso, la funzione dell’assegno è esclusivamente di mantenimento e non sanzionatoria, a differenza del caso disciplinato dall’art. 129bis.
In tema di riconoscimento dell'obbligazione indennitaria ex art. 129 bis cod. civ., solo il positivo accertamento della derivazione causale della nullità dall'incapacità d'intendere e volere al momento della celebrazione del matrimonio determina in via generale l'applicabilità dell'articolo richiamato, in quanto produttivo di una condizione soggettiva incolpevole d'incapacità, temporanea o definitiva, di prestare il consenso, mentre le altre cause, riconosciute in sede ecclesiastica e delibate positivamente, o direttamente accertate dal giudice italiano, devono essere valutate concretamente. Ne consegue che, ai fini del riconoscimento della relativa indennità, va accertata non solo la riferibilità oggettiva della causa d'invalidità al coniuge e la sua consapevolezza certa o probabile di essa, ma anche la circostanza che egli abbia posto in essere un comportamento, commissivo od omissivo, contrario al generale dovere di correttezza, il quale abbia contribuito alla celebrazione del matrimonio nullo. Rigetta, App. Firenze, 03/05/2007
Cassazione civile sez. I 18 aprile 2013 n. 9484
A seguito di una sentenza ecclesiastica dichiarativa della nullità di un matrimonio religioso, la richiesta di misure economiche provvisorie a favore del coniuge ai sensi dell'art. 8, comma 2, dell'Accordo di revisione del Concordato tra la Repubblica Italiana e la Santa Sede del 18 febbraio 1884 non consente di provvedere ai sensi dell'art. 129 c.c..
Cassazione civile sez. I 31 marzo 2014 n. 7481
Affinché ci si possa opporre alla delibazione, in Italia, di un matrimonio concordatario dichiarato ritualmente nullo dai giudici canonici, è necessario, ai sensi e per gli effetti dell'art. 123 c.c., che dopo la stipula delle nozze e, più ancora, dopo la sentenza di nullità, tra i coniugi si sia instaurato per lungo tempo un vero consorzio familiare ed affettivo, con il superamento implicito della causa originaria di invalidità: non è, quindi, sufficiente una mera coabitazione materiale, che nulla aggiungerebbe ad una situazione di mera apparenza, occorrendo, all'uopo, la prova di una vera e propria convivenza prolungata e caratterizzata dalla persistenza di una reciproca, profonda affectio familiae e dalla piena osservanza, da parte di entrambe le parti, dei doveri e dei diritti coniugali, entrambe attestanti l'instaurazione ed il mantenimento di un matrimonio-rapporto duraturo e radicato, nonostante l'originario vizio genetico del matrimonio-atto.
Cassazione civile sez. I 08 febbraio 2012 n. 1780