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Timestamp: 2019-02-21 14:16:44+00:00
Document Index: 87134437

Matched Legal Cases: ['art 2043', 'art. 360', 'art. 2043', 'art. 1494', 'art. 1476', 'art. 1494', 'art. 1494', 'art. 2043', 'art. 40', 'art. 1494']

Cass. II, sent. 11410 del 8-5-2008 - [ Cerco sentenze ] - FORUM AVVOCATI & Praticanti Avvocati
Cass. II, sent. 11410 del 8-5-2008
Autore Topic: Cass. II, sent. 11410 del 8-5-2008 (Letto 1949 volte)
« il: 28 Mar 2014, 14:37 »
Buongiorno, qualcuno riesce gentilmente a postarmi il testo integrale della seguente sentenza:
« Risposta #1 il: 28 Mar 2014, 15:35 »
SIV IND VINICOLA SPA, in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA PIAZZALE CLODIO 14, presso lo studio dell'avvocato GRAZIANI GIANFRANCO, difeso dall'avvocato PIPITONE GIOACCHINO, giusta delega in atti;
SUGHERIFICIO BOCCA DI BOCCA DOTT. LUCIANO, in persona del legale rappresentante pro tempore;
avverso la sentenza, n. 863/03 della Corte d'Appello di PALERMO, depositata il 02/10/03;
udita la relazione della causa svolta nella Udienza pubblica del 30/01/08 dal Consigliere Dott. D'ASCOLA Pasquale;
udito l'Avvocato GRAZIANI Gianfranco, con delega depositata in udienza dell'Avvocato PIPITONE Gioacchino, difensore del ricorrente che ha chiesto accoglimento del ricorso;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. CENICCOLA Raffaele, che ha concluso per il rigetto nel merito del ricorso.
Con citazione del 18 dicembre 1998, la spa Società Industriale Vinicola (di seguito SIV) evocava in giudizio innanzi al tribunale di Marsala il sugherificio Bocca, chiedendone la condanna al risarcimento dei danni subiti a causa della fornitura, nel (OMISSIS), di una partita di tappi di sughero. Esponeva che essa aveva usato i tappi per l'imbottigliamento di vino bianco ceduto alla ditta Eggers Sohn & Co di (OMISSIS), la quale aveva lamentato la presenza nelle bottiglie di particelle di sughero in sospensione; che per limitare il danno aveva provveduto a filtrare e riconfezionare il vino, sostenendo una spesa superiore a L. 43 milioni; che parte convenuta aveva investito della richiesta risarcitoria la propria compagnia assicuratrice, la quale aveva addebitato il sinistro al logorio delle macchine tappatrici utilizzate. Respinta la domanda dal tribunale, che non riteneva raggiunta la prova del vizio della cosa venduta, la Siv adiva la Corte d'appello di Palermo, dolendosi della negligenza grave di controparte nella produzione dei tappi di sughero e assumendo che aveva subito lesione all'integrità patrimoniale e all'immagine professionale. Il sugherificio Bocca resisteva anche in sede di gravame.
La Corte d'appello negava la configurabilità, nel caso di specie, del concorso di responsabilità contrattuale ed extracontrattuale.
Avverso la sentenza, resa il 2 ottobre 2003 e notificata il 16 dicembre 2003, come da documentazione regolarmente prodotta, Siv tempestivamente ricorre per Cassazione in forza di due motivi di ricorso. Il sugherificio Bocca non ha svolto attività difensiva. E' stata depositata memoria.
Con il primo motivo Siv lamenta violazione e falsa applicazione dell'art 2043 c.c. in relazione agli artt. 99 - 112 - 115 c.p.c. - art. 360 c.p.c., n. 5. Sostiene che l'azione era stata proposta per far valere la responsabilità extracontrattuale del venditore, la cui condotta aveva avuto effetti "sul piano del disdoro commerciale"; che a tal fine erano state sopportate le spese per il nuovo imbottigliamento del vino, necessarie per evitare il pregiudizio al proprio buon nome presso il cliente tedesco; che tali spese costituivano un danno non di natura contrattuale, ma imputabile a inadempimento extracontrattuale, che avrebbe avuto effetti pregiudizievoli maggiori se non vi fosse stato un pronto intervento riparatore. Per corroborare la propria tesi, Siv invoca due precedenti di legittimità (Cass. n. 4833/86 e Cass. n. 1158/98), i quali hanno affermato che l'inadempimento di un contratto di fornitura di merci per vizi della merce venduta può far sorgere in capo al venditore non solo la comune responsabilità contrattuale, ma anche la responsabilità aquiliana ex art. 2043 c.c.. Osserva infine che la tutela del proprio buon nome era stata implicitamente richiesta con l'iniziale formulazione della domanda.
L'insegnamento testè ricordato, che risale alla ricostruzione del concorso di responsabilità contrattuale ed extracontrattuale dovuta allo storico caso Cazeneuve (Cass. n. 1696/80), rimane vivo e attuale, ma con i limiti che sono stati predicati dalla giurisprudenza. Quest'ultima ha potuto affermare con certezza la configurabilità di responsabilità extracontrattuale, conseguente a inadempimento del venditore, nel caso di pregiudizio arrecato agli interessi del compratore che, essendo sorti al di fuori del contratto, hanno la consistenza di diritti assoluti, come una lesione al buon nome dell'azienda del compratore, od al suo avviamento commerciale o il danno alla salute dell'acquirente stesso.
Quando invece venga in risalto il minor valore del bene venduto o la sua distruzione o un suo intrinseco difetto di qualità, con il danno conseguente, si resta all'interno della responsabilità delineata dalle azioni contrattuali, soggette alla prescrizione annuale.
Di questa lezione è stato ben consapevole il giudice di merito, che ha respinto la domanda affermando che il danno lamentato dalla Siv era diretta conseguenza dell'interesse dell'acquirente ad acquistare tappi idonei all'uso convenuto; pertanto, ha osservato la Corte palermitana, "le spese sostenute per ovviare alle conseguenze del (contestato) sfaldamento dei tappi di sughero" sono conseguenza della violazione contrattuale. Di qui l'inesistenza di una lesione di un diritto assoluto sorto fuori dall'orbita della responsabilità ex art. 1494 c.c. essendo ravvisabile un danno contrattuale dovuto al vizio della cosa venduta.
A conferma di ciò, nella giurisprudenza di legittimità si legge che "non è possibile distinguere, nell'ambito delle conseguenze immediate e dirette che fanno carico all'inadempiente",.... "tra conseguenze ascrivibili ad inadempimento e conseguenze che si vorrebbero ricollegare ad altro titolo". Ed ancora: "E' certo invece che la vendita di merci difettose costituisce inadempimento del venditore il quale, ai sensi dell'art. 1476 c.c., n. 3, ha, tra gli altri, anche l'obbligo di garantire il compratore dai vizi della cosa. Di fronte a siffatto inadempimento la responsabilità del venditore non è limitata ai rimedi introdotti dall'antica giurisprudenza edilizia che consentono al compratore la scelta, a seconda che i vizi rendano o meno il bene venduto del tutto inidoneo all'uso cui è destinato tra la c.d. "quanti minoris" (e cioè la riduzione del prezzo) e la risoluzione del contratto. Ma sia nell'una che nell'altra ipotesi il venditore è altresì tenuto al risarcimento se non prova di aver ignorato senza colpa i vizi della cosa ( art. 1494 c.c., comma 1), ed inoltre è tenuto al risarcimento dei danni cagionati al compratore dai vizi della cosa. Questa previsione normativa vuole appunto soddisfare quelle esigenze del compratore che la c.d. quanti minoris o la risoluzione del contratto non riescono ad appagare; intende, cioè porre a carico del venditore inadempiente quegli ulteriori pregiudizi patrimoniali eventualmente subiti dal compratore, come conseguenza della vendita di merci difettose. E perciò nell'art. 1494 c.c., commi 1 e 2, sono presi in considerazione distintamente, ma non come ipotesi alternative, il risarcimento del danno causato dall'affidamento incolpevole nell'esatto adempimento del venditore che non provi di aver ignorato senza colpa i vizi della cosa ed, altresì, il risarcimento dei danni provocati specificamente al compratore dai vizi della cosa.
Quest'ultima ipotesi.... abbraccia e comprende tutte le conseguenze patrimoniali sfavorevoli subite dal compratore in conseguenza della consegna di merci viziate o difettose, costituendo esse eventi lesivi ulteriori rispetto all'intrinseca difettosità del bene". Giova aver riportato un passo saliente di Cass. n. 4089/88, perchè sulla base di queste considerazioni emerge nitidamente che nessun errore ha commesso la Corte territoriale nel qualificare come esclusivamente contrattuali i danni derivanti dall'inadempimento contrattuale commesso dalla società ricorrente per avere fornito tappi di sughero sospettati di essere avariati. Nè ha pregio il tardivo tentativo di agganciare alla lesione di cui è stato chiesto specifico risarcimento l'ipotesi di pregiudizio al decoro e al buon nome aziendale, atteso che la perdita patrimoniale oggetto della richiesta di risarcimento era inequivocabilmente (come rilevato dal giudice d'appello nella parte finale della motivazione) quella connessa all'utilizzo dei tappi di sughero, che furono applicati alle bottiglie senza aver prima accertato, come sarebbe stato dovere del venditore di vino, l'idoneità degli stessi, contestandone tempestivamente i vizi. La soluzione data in ordine al primo motivo di ricorso causa il rigetto, per assorbimento, del secondo motivo.
Con esso parte ricorrente ha dedotto violazione dell'art. 2043 c.c. in relazione alla normativa ( art. 40 e 41 c.p.) sul nesso di causalità, per non avere la Corte di merito indagato, mediante analisi di campioni o altri accertamenti, sul nesso eziologico tra la consegna di tappi difettosi e l'evento dannoso subito con la cessione delle bottiglie di vino. Tale ricerca è stata correttamente ritenuta superflua alla luce della qualificazione della natura contrattuale della violazione lamentata e della sua soggezione all'azione risarcitoria ex art. 1494 c.c. che non è stata svolta nel caso di specie.
Al rigetto del ricorso non segue la condanna alle spese di lite, perchè il sugherificio Bocca è rimasto intimato.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile, il 30 gennaio 2008.
« Risposta #2 il: 02 Apr 2014, 16:26 »
Anche se in ritardo: grazie
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