Source: https://www.giustiziadipace.it/gli-accertamenti-tributari-e-la-tutela-del-segreto-professionale/
Timestamp: 2020-01-22 07:10:53+00:00
Document Index: 30334099

Matched Legal Cases: ['art. 52', 'art. 18', 'art. 52', 'art. 52', 'art. 52', 'art. 52', 'art. 103', 'art. 52', 'art. 18', 'art. 200', 'art. 622', 'art. 622', 'art. 52', 'art. 7', 'sentenza ', 'art. 103', 'art. 191', 'art. 52']

Gli accertamenti tributari e la tutela del segreto professionale – Confederazione Giudici di Pace
art. 52 del D.P.R. n. 633/1972 che ha subito non poche modifiche a seguito della legge n. 413/1991, art. 18, co. 2, lettere g) ed h) (relativa alla procedura che deve essere eseguita dagli organi ispettivi della Pubblica Amministrazione in occasione delle verifiche fiscali). Invero, con tale intervento normativo da un lato, è stata riconosciuta la possibilità di accedere negli studi professionali anche senza preventiva autorizzazione del Procuratore della Repubblica (equiparando, così, l’accesso presso gli studi professionali all’accesso presso i locali di attività imprenditoriali) e dall’altro, è stata prevista una duplice forma cautelativa operante:
L’ACCESSO PRESSO LA SEDE DEL PROFESSIONISTA (art. 52 co.1 del D.P.R. n. 633/1972)
In base al succitato dell’art. 52 co. 1 del D.P.R. n. 633/1972, l’accesso degli ispettori dell’Amministrazione Finanziaria è consentito non solo nei locali destinati all’esercizio di attività industriali, commerciali e agricole, ma anche presso gli studi professionali.
Tale accesso è consentito o previa esibizione, da parte degli ispettori, di un’autorizzazione rilasciata dal capo dell’ufficio da cui dipendono o, nel caso lo studio sia adibito anche ad abitazione privata, previa autorizzazione rilasciata dal Procuratore della Repubblica.
Peraltro, al fine di meglio tutelare (o, altresì, eccepire) il segreto professionale, la succitata norma ha sancito che in ogni caso l’accesso nei locali adibiti all’esercizio di arti e professioni debba essere obbligatoriamente eseguito in presenza del titolare dello studio o, in caso di sua assenza, di un suo delegato. Invero, in queste ultime ipotesi, affinché gli ispettori possano procedere alla verifica non è sufficiente che la persona delegata si dichiari informalmente autorizzata ad assistere, ma è necessario che in loco si rinvenga una dichiarazione scritta da cui si evinca inequivocabilmente la volontà del professionista incaricato di delegare un suo collega o collaboratore. Il soggetto delegato dovrà, dunque, assistere alle operazioni di verifica sulla base di un uno specifico incarico ricevuto per forma scritta, di cui, peraltro, si dovrà dare indicazione nel Processo Verbale di Verifica.
IL SEGRETO PROFESSIONALE E L’AUTORIZZAZIONE DEL PM (art. 52 3 del D.P.R. n. 633/1972)
È d’obbligo, a questo punto, specificare che quanto detto va, peraltro, integrato con il disposto dell’art. 52 co. 3 del D.P.R. n. 633/1972 secondo cui, per procedere durante l’accesso all’esame dei documenti o alla richiesta di notizie relativamente ai quali è eccepito il segreto professionale, è in ogni caso necessaria l’autorizzazione del Procuratore della Repubblica o dell’autorità giudiziaria più vicina, ferma restando la norma di cui all’art. 103 del c.p.p. sulle garanzie di libertà degli avvocati.
Invero, è d’uopo ribadire che la versione originaria della norma contenuta nell’art. 52 co. 1 d.p.r. n. 633/1972 (precedente alle modifiche introdotte dall’art. 18 della L. 413/91), prevedeva una forma di tutela del segreto professionale c.d. “anticipata”: era, infatti, richiesta la preventiva autorizzazione del Procuratore della Repubblica per poter accedere nei locali adibiti all’esercizio di un’arte e professione. Nel tempo, però, tale soluzione si è rivelata inadeguata a garantire la minima protezione del segreto professionale, tanto da indurre il legislatore a modificare il disposto de quo e a prevedere la regola secondo cui l’accesso, nei locali destinati all’esercizio di arti e professioni, deve essere eseguito alla presenza del titolare dello studio o di un suo delegato così da tutelare la sua riservatezza ed eccepire, se del caso, il segreto su alcuni documenti richiesti dai verificatori, con il conseguente obbligo, per questi ultimi, di richiedere l’intervento dell’Autorità Giudiziaria al fine di autorizzare in modo specifico l’esame dei documenti de quibus.
Inoltre, è bene rilevare che nelle more delle decisioni del magistrato, è consentito per i verificatori cautelare la documentazione in argomento, senza procedere ad alcuna consultazione del relativo contenuto, in maniera tale da assicurarne l’integrità fino a quando non sarà concessa l’autorizzazione all’esame di merito; infatti, come chiarito dalla circolare della Guardia di Finanza n. 1/2008 “(…) Le cautele adottate saranno fatte risultare nel processo verbale di verifica, in cui si darà chiara contezza che i documenti cautelati non sono stati in alcun modo visionati dai verificatori, in attesa del nulla osta del magistrato interessato (…)”.
Più specificamente, per ciò che attiene server e pc va segnalato, inoltre, che i verificatori potranno prendere visione della documentazione presente sui supporti informatici solo alla presenza del professionista, procedendo successivamente all’estrazione di copie. Sul punto, la Guardia di Finanza con la circolare n. 1/2008 ha, peraltro, chiarito che gli ispettori potranno anche prendere visione delle mail, purché già aperte e visionate dal contribuente, perché diversamente, per quelle ricevute e non ancora visualizzate, sarà necessaria un’autorizzazione del PM[2] .
quando essi o altre persone che svolgono stabilmente attività nello stesso Ufficio sono imputati, limitatamente ai fini dell’accertamento del reato loro attribuito;
per rilevare tracce o altri effetti materiali del reato o per ricercare cose o persone specificamente predeterminate”.
al comma 5 che “Non è consentita l’intercettazione relativa a conversazioni o comunicazioni [266 c.p.p.] dei difensori, degli investigatori privati autorizzati e incaricati in relazione al procedimento, dei consulenti tecnici e loro ausiliari, né a quelle tra i medesimi e le persone da loro assistite”;
al comma 6 che “Sono vietati il sequestro e ogni forma di controllo della corrispondenza [254 c.p.p.] tra l’imputato e il proprio difensore in quanto riconoscibile dalle prescritte indicazioni, salvo che l’autorità giudiziaria abbia fondato motivo di ritenere che si tratti di corpo del reato”.
Peraltro, più nel dettaglio, il Comando Generale della Guardia di Finanza, con la Circolare n. 1/2008 ha, anche, precisato che nel particolare caso degli accessi fiscali, la disciplina del segreto professionale deve ricavarsi dall’art. 200, commi 1 e 2, c.p.p., ai sensi del quale possono eccepire il segreto professionale gli avvocati (come anche i procuratori legali, i consulenti tecnici, i notai, i medici, i chirurghi, i farmacisti, le ostetriche ed ogni altro esercente una professione sanitaria o esercenti altri uffici e professioni ai quali la legge riconosce la facoltà di astenersi dal deporre).
Inoltre, la violazione del segreto professionale è, anche, penalmente sanzionabile, ex art. 622 c.p., a querela della persona offesa. Orbene, tale norma, impone di non rivelare assolutamente a terzi ciò di cui si viene a conoscenza nell’esercizio della propria professione, salvo che ricorra una giusta causa; di fatto “(…) la ratio incriminatrice dell’art. 622 c.p. (…) consiste nella tutela della libertà e della sicurezza del singolo, nel senso che il professionista che, in ragione del suo status, viene a conoscenza dei segreti dei clienti, è tenuto ad assicurarne la riservatezza (…)” (Cass. sent. n. 17674/2009 e n. 8635/1996).
Sul punto il Supremo Collegio si era, però, già espresso con la sent. a Sezioni Unite n. 11082/2010 con cui aveva chiarito che “La giurisdizione del giudice tributario ha carattere pieno ed esclusivo, estendendosi non solo all’impugnazione del provvedimento impositivo, ma anche alla legittimità di tutti gli atti del procedimento, ivi compresa l’autorizzazione rilasciata dal Procuratore della Repubblica, ai sensi dell’art. 52, comma 3, del d.p.r. n. 633 del 1972, per consentire, nel corso di una verifica fiscale, l’esame di documenti e l’acquisizione di notizie relativamente alle quali il contribuente abbia eccepito l’esistenza del segreto professionale. Gli eventuali vizi di tale autorizzazione, in quanto attinente esclusivamente al procedimento amministrativo di verifica tributaria e produttiva di effetti solo nell’ambito dello stesso, potranno essere dedotti soltanto e nel momento in cui si impugni il provvedimento che conclude l'”iter” di accertamento. Qualora, invece, l’attività di accertamento non sfoci in un atto impositivo – come anche nel caso di adozione di un provvedimento impositivo del tutto avulso dall’esame dei documenti e/o delle notizie secretati – l’autorizzazione del P.M., in quanto ipoteticamente lesiva del diritto soggettivo del contribuente a non subire verifiche fiscali al di fuori dei casi previsti dalla legge, e la connessa compressione dei propri diritti anche costituzionali (in particolare, libertà di domicilio, di corrispondenza, di iniziativa economica), sarà autonomamente impugnabile dinanzi al giudice ordinario, nessun elemento di collegamento potendosi ricavare dall’art. 7, comma quarto, della legge n. 212 del 2000, che si limita ad attribuire alla giurisdizione del giudice amministrativo, secondo i normali criteri di riparto, l’impugnazione di atti amministrativi a contenuto generale o normativo, ovvero di atti di natura provvedimentale che costituiscano un presupposto dell’esercizio della potestà impositiva.”
Con la sentenza a Sezioni Unite n. 8587/2016, il Supremo Collegio è, infatti, nuovamente intervenuto al fine di meglio ribadire la competenza piena ed esclusiva del giudice tributario non solo sull’impugnazione del provvedimento impositivo, ma anche sulla legittimità di tutti gli atti del relativo procedimento, ivi compresa l’autorizzazione sull’opposizione del segreto professionale. Ciò, in quanto l’eventuale vizio di un atto istruttorio prodromico determina, per illegittimità derivata, la nullità dell’atto finale. Al contrario è stato, inoltre, chiarito che:
La Suprema Corte di Cassazione a Sezioni Unite con la sent. n. 8587/2016 sembra, dunque, aver voluto chiarire in maniera del tutto inequivocabile sia l’importanza assoluta del segreto professionale all’interno del rapporto (non solo deontologico) che si viene a creare tra cliente e professionista, che la necessaria tutela che deve riconoscersi sia nelle ipotesi in cui il provvedimento tributario sia stato emesso, che nelle ipotesi in cui quest’ultimo non sia stato emesso ovvero impugnato.
52, D.P.R. N. 633/1972
Autorizzazione dell’Ufficio
– disporre l’accesso di impiegati dell’Amministrazione Finanziaria nei locali destinati all’esercizio di:
ü attività commerciali
ü attività agricole
ü attività artistiche e professionali
– per procedere a:
ü ispezioni documentali
ü verificazioni
ü ricerche
ü e ad ogni altra rilevazione ritenuta utile per l’accertamento delle imposte e per la repressione della evasione e delle altre violazioni.
Gli impiegati che eseguono l’accesso devono essere muniti di un’apposita autorizzazione rilasciata dal capo dell’ufficio da cui dipendono.
È necessaria, invece, l’autorizzazione del Procuratore della Repubblica per accedere nei locali professionali che siano adibiti anche ad abitazione privata.
L’accesso nei locali destinati all’esercizio di arti o professioni dovrà sempre essere eseguito in presenza del titolare dello studio o di un suo delegato.
aperture coattive e tutela del segreto professionale
È necessaria l’autorizzazione del Procuratore della Repubblica o dell’Autorità Giudiziaria più vicina per procedere, durante l’accesso:
– a perquisizioni personali;
– all’apertura coattiva di pieghi sigillati, borse, casseforti, mobili, ripostigli e simili;
– per l’esame di documenti e la richiesta di notizie relativamente ai quali è eccepito il segreto professionale, ferma restando la norma di cui all’art. 103 del c.p.p.
103 C.P.P.
È prevista, infine, l’inutilizzabilità (ex art. 191 c.p.p.) dei risultati delle operazioni compiute, quando queste siano eseguite senza osservare le predette disposizioni poste a garanzia del difensore, tra le quali rientra, altresì, l’espresso divieto di sequestro presso il difensore di carte o documenti relativi all’oggetto della difesa, salvo che costituiscano corpo del reato.
200 C.P.P.
“1. Non possono essere obbligati a deporre su quanto hanno conosciuto per ragione del proprio ministero, ufficio o professione, salvi i casi in cui hanno l’obbligo di riferirne all’autorità giudiziaria:
3. Le disposizioni previste dai commi 1 e 2 si applicano ai giornalisti professionisti iscritti nell’albo professionale, relativamente ai nomi delle persone dalle quali i medesimi hanno avuto notizie di carattere fiduciario nell’esercizio della loro professione. Tuttavia se le notizie sono indispensabili ai fini della prova del reato per cui si procede e la loro veridicità può essere accertata solo attraverso l’identificazione della fonte della notizia, il giudice ordina al giornalista di indicare la fonte delle sue informazioni”.
622 C.P.
“In tema di verifica fiscale, l’autorizzazione rilasciata dal Procuratore della Repubblica, ai sensi dell’art. 52, comma 3, del d.P.R. n. 633 del 1972, per consentire l’esame di documenti rispetto ai quali sia stato eccepito il segreto professionale è impugnabile davanti al giudice tributario solo se sia stato impugnato l’atto conclusivo del procedimento di verifica, essendo detta autorizzazione un atto infraprocedimentale, non impugnabile autonomamente; ciò non determina un vuoto di tutela giurisdizionale, poiché, se il procedimento di verifica non si è concluso con l’emanazione di un atto impositivo o se tale atto non è stato impugnato, l’autorizzazione illegittima resta impugnabile davanti al giudice ordinario, in quanto lesiva del diritto soggettivo del contribuente a non subire verifiche fiscali al di fuori dei casi previsti dalla legge”.
– al giudice tributario nelle ipotesi in cui venga impugnato l’atto impositivo emesso a seguito di una verifica fiscale;
– al giudice ordinario nell’ipotesi in cui l’atto impositivo non dovesse essere impugnato ovvero laddove con la verifica fiscale non dovesse essere contestata alcuna violazione fiscale.
Lecce, 03/06/2016