Source: http://www.unitel.it/index.php?option=com_content&view=article&id=2019:n-lupica-spagnolo-s-lupica-spagnolo-ufficio-tecnico-n-102009-1102009&catid=163:energia&Itemid=159
Timestamp: 2018-08-20 00:42:42+00:00
Document Index: 143022882

Matched Legal Cases: ['art. 6', 'art. 4', 'art. 6', 'art. 5', 'arti 1', 'art. 6', 'art. 5', 'art. 4', 'art. 4', 'arti 1', 'arti 3']

La certificazione energetica degli edifici: sintesi del panorama normativo nazionale
20/08/2018 02:42
Home Articoli ENERGIA La certificazione energetica degli edifici: sintesi del panorama normativo nazionale
N. Lupica Spagnolo, S. Lupica Spagnolo (Ufficio Tecnico n. 10/2009 1/10/2009) -
Il d.lgs. 192/2005 e i suoi decreti attuativi
In Italia, la direttiva 2002/91/CE è stata recepita mediante il decreto legislativo n. 192 del 19 agosto 2005, entrato in vigore l’8 ottobre 2005. All’art. 6, tale decreto ha introdotto le casistiche e le cadenze temporali per le quali vige l’obbligo di certificazione energetica. In attesa della pubblicazione delle linee guida nazionali ed in mancanza di ulteriori strumenti regionali o provinciali in materia, l’attestato di certificazione energetica era sostituito dall’attestato di qualificazione energetica introdotto dal successivo d.lgs. 26 dicembre 2006, n. 311, integrazione e parziale modifica dello stesso d.lgs. 192/2005. è stato necessario attendere più di 3 anni prima di veder pubblicati due dei tre provvedimenti attuativi previsti dal d.lgs. 192 stesso:
- il d.P.R. di attuazione dell’art. 4 comma 1, lett. a) e b) del d.lgs. 192/2005, in cui si definiscono i criteri gene rali, le metodologie di calcolo ed i requisiti minimi per la prestazione energetica di edifici e impianti termici per la climatizzazione invernale e per la preparazione dell’acqua calda sanitaria;
- il decreto interministeriale (Sviluppo-Ambiente-Infrastrutture), in attuazione dell’art. 6, comma 9 e dell’art. 5, comma 1, volto a fornire le procedure applicative della certificazione energetica degli edifici e contenente, in allegato, le linee guida nazionali.
Il primo provvedimento (il d.P.R. 2 aprile 2009, n. 59) è stato pubblicato il 10 giugno scorso ed indica che le metodologie di calcolo delle prestazioni energetiche degli edifici sono quelle descritte nelle UNI/TS 11300 parti 1 (per la determinazione del fabbisogno di energia termica per la climatizzazione invernale ed estiva) e 2 (per il calcolo del fabbisogno di energia primaria e dei rendimenti per la climatizzazione e per la produzione di acqua calda sanitaria).
Il provvedimento essenzialmente conferma i criteri generali ed i requisiti di prestazione energetica presenti nell’allegato C del d.lgs. 192/2005 (resi applicativi dall’allegato I dello stesso), introducendo alcune ulteriori disposizioni:
- nel caso di nuova costruzione, di ristrutturazione integrale o demolizione e ricostruzione in manutenzione straordinaria di edifici esistenti con superficie utile maggiore di 1.000 mq, oppure ancora di ampliamenti volumetrici superiori al 20% del volume esistente, sono richieste in sede progettuale la determinazione della prestazione energetica dell’involucro per il raffrescamento estivo (Epe, invol), calcolata secondo UNI/ TS 11300-1 e la verifica che essa non sia superiore ai valori riportati in tabella;
- per le porte valgono i limiti di trasmittanza validi per le finestre;
Classificazione secondo DPR 412/1993 Zone climatiche
A e B C,D, E ed F
E.1 ad esclusione di collegi, conventi, caserme e case di pena 40 kWh/m2 anno 30 kWh/m2 anno
Per tutti gli altri edifici 14 kWh/m2 anno 10 kWh/m2 anno
- negli edifici con più di 4 unità abitative si impone la termoregolazione in caso di ristrutturazione o di installazione dell’impianto termico e viene vietata la decentralizzazione dell’impianto termico esistente (divieto valido anche nel caso di impianti con potenze termiche maggiori o uguali ai 100 kW);
- le biomasse per l’alimentazione dei generatori di calore sono considerate fonti rinnovabili; si prescrivono trattamenti dell’acqua di alimentazione degli impianti termici, in funzione della potenza termica nominale del generatore e della durezza dell’acqua stessa;
nel caso di edifici pubblici o ad uso pubblico, infine, i requisiti minimi diventano più restrittivi.
Il secondo provvedimento (il decreto interministeriale 26 giugno 2009) è stato pubblicato ad un mese di distanza, il 10 luglio scorso; tale decreto è stato concepito per dare piena operatività al d.lgs. 192/2005, attraverso la definizione:
a) delle linee guida nazionali per la certificazione energetica (art. 6, comma 9 del d.lgs. 192/2005);
b) degli strumenti di raccordo, concertazione e cooperazione tra Stato e regioni (art. 5, comma 1 del d.lgs.192/2005).
Ad oggi manca ancora un ulteriore decreto (un d.P.R.), attuativo della lett. c), comma 1, art. 4 del d.lgs. 192/2005, che indichi i requisiti professionali e i criteri di accreditamento per assicurare la qualificazione e l’indipendenza degli esperti o degli organismi cui affidare la certificazione energetica degli edifici e l’ispezione degli impianti di climatizzazione.
Il d.lgs. 30 maggio 2008, n. 115 “Attuazione della direttiva 2006/32/CE relativa all’efficienza degli usi finali dell’energia e i servizi energetici e abrogazione della direttiva 93/76/CEE” introduce, però, importanti indicazioni riguardo alla figura del certificatore energetico: in attesa, dunque, che venga emanato un ulteriore d.P.R., vale quanto previsto nel d.lgs. 115/2008.
Le linee guida nazionali sulla certificazione energetica degli edifici
Coerentemente con il principio di cedevolezza, le linee guida contenute nel decreto 26 giugno 2009 si applicano nelle regioni e nelle province autonome che non hanno ancora provveduto ad adottare propri strumenti di certificazione energetica. Al contempo, però, tali disposizioni prevedono che gli attuali sistemi di certificazione energetica esistenti si allineino a quanto previsto a livello nazionale, assicurando la coerenza con i seguenti elementi essenziali del sistema nazionale (riportati all’art. 4 del decreto):
a) i dati informativi contenuti nell’attestato di certificazione energetica, compresi i dati relativi all’efficienza energetica dell’edificio, i valori vigenti a norma di legge, i valori di riferimento o classi prestazionali che consentano ai cittadini di valutare e raffrontare la prestazione energetica dell’edificio in forma sintetica e anche non tecnica, i suggerimenti e le raccomandazioni in merito agli interventi più significativi ed economicamente convenienti per il miglioramento della predetta prestazione;
c) le metodologie di calcolo della prestazione energetica degli edifici, compresi i metodi semplificati finalizzati a minimizzare gli oneri a carico dei cittadini, basati sulle norme di riferimento;
d) i requisiti professionali e i criteri per assicurare la qualificazione e l’indipendenza dei soggetti certificatori;
e) la validità temporale massima di dieci anni dell’attestato, confermata solo se sono rispettate le prescrizioni normative vigenti per le operazioni di controllo di efficienza energetica, comprese le eventuali conseguenze di adeguamento, degli impianti di climatizzazione ad esso asserviti: nel caso di mancato rispetto delle predette disposizioni l’attestato di certificazione decade il 31 dicembre dell’anno successivo a quello in cui è prevista la prima scadenza non rispettata per le predette operazioni di controllo di efficienza energetica;
f) l’obbligo di allegare, in originale o in copia, i libretti di impianto o di centrale all’attestato;
g) le prescrizioni relative all’aggiornamento dell’attestato in relazione ad ogni intervento che migliori la prestazione energetica dell’edificio o ad ogni operazione di controllo che accerti il degrado della prestazione medesima, di entità significativa.
Nonostante questa spinta verso un’armonizzazione delle procedure regionali varate in questi anni, emerge chiaramente la volontà da parte del legislatore di non perdere il bagaglio delle esperienze acquisito; a tale scopo il decreto prevede l’istituzione di un tavolo di confronto e di coordinamento con l’obiettivo di individuare le modalità di trasferimento delle informazioni verso il consumatore, lo scambio di esperienze tra i programmi regionali, lo sviluppo di iniziative coordinate, lo sviluppo di marchi volontari di qualità energetico-ambientale.
La prestazione energetica degli edifici cui fanno riferimento le linee guida è quella globale (quantificabile mediante l’indicatore EPgl) e tiene conto: del fabbisogno di energia primaria per la climatizzazione invernale ed estiva, per la produzione di acqua calda sanitaria e per l’illuminazione artificiale; dell’energia erogata e dell’energia ausiliaria dei sistemi impiantistici, inclusi i sistemi per l’autoproduzione o l’utilizzo di energia.
Le linee guida prevedono la possibilità di utilizzare diverse metodologie, differenti per utilizzo e complessità, e utilizzabili a seconda che si tratti di edifici di nuova costruzione (o completamente ristrutturati) e edifici esistenti ed in particolare:
1. il metodo di calcolo da progetto, che prevede la valutazione della prestazione energetica a partire dai dati di ingresso del progetto energetico dell’edificio come costruito e dei sistemi impiantistici a servizio dell’edificio come realizzati; è il metodo di riferimento per gli edifici di nuova costruzione e per quelli completamente ristrutturati e per esso le linee guida prevedono un foglio di calcolo di ausilio per l’applicazione delle UNI/ TS 11300 (ad oggi delle sole parti 1 e 2 perché le parti 3 e 4 sono in fase di elaborazione) e degli esempi numerici significativi, disponibili sul sito internet del CTI a partire dall’entrata in vigore delle linee guida, ma che, secondo quanto comunicato dal CTI sul sito stesso, saranno rese disponibili solo da settembre 2009;
2. il metodo di calcolo da rilievo sull’edificio o standard, che prevede la valutazione della prestazione energetica a partire dai dati di ingresso ricavati da indagini svolte direttamente sull’edificio esistente. In questo caso le modalità di approccio possono essere:
-mediante procedure di rilievo, anche strumentali, sull’edificio e/o sui dispositivi impiantistici effettuate secondo le normative tecniche di riferimento, previste dagli organismi normativi nazionali, europei e internazionali, o, in mancanza di tali norme, dalla letteratura tecnico-scientifica;
- per analogia costruttiva con altri edifici e sistemi impiantistici coevi, integrata da banche dati o abachi nazionali, regionali o locali;
- sulla base dei principali dati climatici, tipologici, geometrici ed impiantistici.
CALCOLO DA PROGETTO
CALCOLO DA RILIEVO SULL’EDIFICIO
Edifici residenziali esistenti con sup. utile ≤ 3000 m2
Edifici residenziali esistenti con sup. utile ≤ 1000 m2
Metodo semplificato (all. 2 – D.M. 26/06/2009)
Metodo semplificato (all. 2 - DM 26/06/2009)
UNI/TS 11300 (esistenti)
UNI/TS 11300 o DOCET o metodo qualitativo di cui al par. 6.2 - DM 26/06/2009)
Il sistema di classificazione energetica nazionale
Le linee guida impongono, in questa prima fase di avvio della certificazione energetica sull’intero territorio nazionale, il calcolo solamente degli indici di prestazione di energia primaria per la climatizzazione invernale e per la preparazione dell’acqua calda per usi igienici e sanitari. Si rimanda ad uno o più atti successivi, di integrazione al presente provvedimento, l’estensione della certificazione a tutti i servizi energetici afferenti l’edificio ed, eventualmente, per l’integrazione dei metodi di valutazione delle prestazioni energetiche già indicati con metodi a consuntivo o valutazioni di esercizio.
Per tale motivo, l’indice di prestazione globale (EPgl) sopra citato si semplifica e diviene pari alla somma dei soli indici legati alla climatizzazione invernale (EPi) ed alla produzione dell’acqua calda ad uso sanitario (EPacs).
Analogamente, il sistema classificatorio proposto si basa su tali indici, secondo la seguente relazione:
EPgl (CLASSE)n = K1n EPi L(2010)+ EPacs n
Tale relazione, nel caso di edifici residenziali, ad esclusione di collegi, caserme, case di pena e conventi, conduce alla classificazione indicata in tabella 2.
Classi energetiche sulla base dell’indice di prestazione energetica globale EPgl
0.25EPiL(2010) + 9 kWh/m2anno
0.50EPiL(2010) + 9 kWh/m2anno
0.75EPiL(2010)+ 12 kWh/m2anno
0.75EPiL(2010) +12 kWh/m2anno
1.00EPiL(2010) +18 kWh/m2anno
1.00EPiL(2010) + 18 kWh/m2anno
1.25EPiL(2010) + 21 kWh/m2anno
1.75EPiL(2010) + 24 kWh/m2anno
2.50EPiL(2010) + 30 kWh/m2anno
La classificazione nazionale proposta è legata all’EPi limite e, quindi, alla località e al rapporto S/V: ciò, se da un lato non penalizza la progettazione di edifici con alti rapporti di forma in favore di volumetrie più compatte, dall’altro permette la confrontabilità su tutto il territorio nazionale. Osservando le classi proposte risulta, inoltre, evidente che dal 2010 sarà obbligatorio, per le nuove costruzioni, raggiungere almeno la classe C.
Per quanto riguarda la qualità prestazionale estiva, le linee guida introducono due sistemi di classificazione basati sull’indice di prestazione termica dell’edificio per il raffrescamento EPe,invol oppure sui fattori di sfasamento (S) e attenuazione (fa).
La determinazione della prestazione energetica estiva dell’involucro edilizio è facoltativa nella certificazione di singole unità immobiliari ad uso residenziale di superficie utile ≤ 200 m2 per le quali il calcolo dell’indice di prestazione energetica per la climatizzazione invernale avvenga con il metodo semplificato (all. 2 – d.m. 26 giugno 2009).
In assenza della predetta valutazione, all’edificio viene attribuita una qualità prestazionale energetica estiva dell’involucro edilizio corrispondente al livello “V – Prestazioni mediocri”.
Altra importante novità, valida in caso di compravendita e per edifici altamente disperdenti, è la possibilità per il proprietario di non certificare l’immobile avvalendosi di un’autodichiarazione di appartenenza dello stesso alla classe G.
Il decreto fornisce, infine:
- le indicazioni per il calcolo della prestazione energetica di edifici non dotati di impianto di climatizzazione invernale e/o di produzione di acqua calda sanitaria (all. 1);
- una procedura semplificata per la determinazione dell’indice di prestazione energetica per la climatizzazione invernale dell’edificio (all. 2);
- il layout degli attestati di qualificazione energetica (all. 5) e di certificazione energetica (all. 6), nei quali la rappresentazione grafica ad istogrammi della classe energetica viene sostituita da quella a “cruscotti” (si veda la figura 1, relativa all’attestato di certificazione energetica proposto);
- la normativa tecnica di riferimento (all. B) che sostituisce l’allegato M del d.lgs. 192/2005.
Il quadro normativo nazionale sulla certificazione energetica appare dunque ben delineato: la certificazione energetica degli immobili è diventata obbligatoria, nei casi e con le tempistiche previste dal d.lgs. 192/2005, in tutta Italia.