Source: https://costidellavoro.blogspot.com/2013/02/
Timestamp: 2018-06-18 04:04:10+00:00
Document Index: 81289463

Matched Legal Cases: ['art. 04', 'art. 01', 'art. 02', 'art. 61', 'art. 18', 'art. 10', 'art. 02', 'art. 07', 'art. 13', 'art. 14', 'art. 53', 'art. 07', 'art. 40', 'art. 34', 'art. 37', 'art. 40', 'art. 34', 'art. 01', 'art. 01', 'art. 07', 'art. 07', 'art. 07', 'art. 36', 'art. 21']

I COSTI DEL LAVORO: febbraio 2013
Pubblicato da Giorgio Frabetti a 12:11 Nessun commento:
LIBRETTO FORMATIVO APPRENDISTA-INDICAZIONI PER LA COMPILAZIONE (UN'IPOTESI "FAI DA TE")
Al cd "libretto formativo dell'apprendista" noi dedicammo un post molto sintetico, che ora riacquista attualità, in considerazione delle particolari disposizioni fornite dal Ministero del Lavoro con Circolare 05/2013.
La parte della Circolare relativa alla documentazione della formazione dell'apprendista è tra le più complesse e controverse, atteso che la medesima disposizione ministeriale è caduta per così dire "a cavallo" della promulgazione del D.lgs. sulla "formazione" in attuazione di una delle deleghe della l. 92/2012.
Molto problematico è il punto dove la Circolare, a beneficio del personale ispettivo, rinvia alla nozione di "apprendimento formale" ex. art. 04.52°comma l. 92/2012 e del dm 26/06/2012. Senza poter ora entrare nel merito di approfondimenti specifici (per i quali si rimanda ai realistici e efficaci rilievi sollevati da TIRABOSCHI-CARMINATI inGuida al Lavoro nr. 06/2013), è abbastanza certo che questa nozione, in quanto riconducibile ad una fattispecie di "apprendimento intenzionale" (e cosa c'è di più "intenzionale" di un contratto e per di più, di apprendistato?), ossia "effettivo", è utilizzata dal Ministero come canovaccio per le valutazioni del personale ispettivo, come si capisce dai seguenti passaggi della Circolare: "il personale ispettivo deve considerare la quantità, i contenuti e le modalità della formazione formale individuata come tale dalla contrattazione collettiva e declinata nel Piano Formativo Individuale, provvedendo sia a verificare la documentazione che certifica la formazione svolta, sia ad acquisire le dichiarazioni del lavoratore interessato e di altri soggetti in grado di confermare l'effettività della formazione".
In questi termini, l'utilità dell'ipotesi di "libretto formativo" per quanto artigianalmente da Noi indicata acquisce certamente un'utilità e importanza.
La sua redazione, però, comporta alcune specifiche di adattamento delle disposizioni di CCNL riferite alle "competenze" e ai "profili formativi".
Nell'impossibilità di compendiare un discorso completo, e al solo scopo di indicare un metodo e un cannovaccio di lavoro, tratteremo esemplificativamente un caso di "certificazione delle competenze" di un'Addetta di Amministrazione (Contabile, Segretaria d'Ordine di call center, CCNL Telecomunicazioni), limitandoci alle "competenze specifiche", quelle inerenti alla mansione specifica (lasciando stare le "competenze di base", "trasversali" etc. che potranno essere definite anche d'intesa con la Regione e/o con gli Enti Bilaterali).
Ora, il CCNL Telecomunicazioni (Allegato "profili formativi") ricalca il percorso formativo "tarandolo" su un classico percorso di "formazione interna": ciò che interessa al CCNL, cioè, non è l'aderenza del percorso formativo dell'apprendista ad un piano formativo analiticamente e astrattamente definito, quanto indicare alcune linee di sviluppo "di massima" da svilupparsi, però, in rapporto alle mansioni e alle qualifiche concretamente spese in Azienda, in corrispondenza della declaratoria professionale di CCNL.
Ad esempio, l'Area C "Impiego Amministrativo" e il fascio di competenze lì descritte vanno intese come "norme generali" che pongono in capo all'Azienda uno specifico "vincolo di risultato": far conseguire all'apprendista le competenze che il CCNL presuppone in un Impiegato Amministrativo. Sul come, il quando, l'Azienda dispone di un certo margine, purchè l'attività formativa sviluppata sia coerente con il "risultato formativo" richiesto dal CCNL (e compendiato nel PFI come specifico "impegno formativo" dell'Azienda nei confronti dell'apprendista).
Per darVi un'idea del "metodo di lavoro" che il CCNL impone alle Aziende, Vi prospetteremo un commento dettagliato delle singole voci sulle "competenze specifiche dell'apprendista" Area C-Impiegata Amministrativa.
"Conoscere e utilizzare gli strumenti informativi e i principali software applicativi, in particolare per le operazioni di calcolo ed Editing".
Come ognuno può rendersi agevolmente conto, si tratta di una norma molto ampia, forse troppo. E' chiaro che non è sufficiente che l'Azienda riporti piattamente questa frase e pretendere di aver pienamente assolto gli oneri di documentazione del processo formativo contrattualmente dovuti. In sede di certificazione della formazione svolta, l'Azienda dovrà fare un'operazione di questo tipo: dare conto dei software e degli applicativi concretamente utilizzati in Azienda per le attività di cui al CCNL (prendendo anche a riferimento, se c'è, le attività di personale in Azienda con qualifica corrispondente) e documentare (in forma evidentemente sintetica) che gli stessi software aziendali sono stati messi a disposizione e "imparati" dall'apprendista.
"Utilizzare, organizzare, gestire un archivio" ....
Dizione quantomai ampia che l'Azienda deve compendiare dando conto di aver adeguato la formazione dell'apprendista all'archiviazione aziendale in atto. Evidentemente, ai fini della documentazione delle competenze, si dovrà dare una descrizione sommaria della prassi di archiviazione in atto presso l'Azienda e attestare che queste (non altri) sistemi di archiviazione sono stati oggetto di istruzione a favore dell'apprendista.
"Avere un'adeguata conoscenza delle normative e procedure da applicare in materia di contabilità e/o sistemi di pagamento e/o contrattualistica".
Quali procedure di contabilizzazione e quale contrattualistica ha in atto l'Azienda? E' evidente che è d'uopo procedere ad una breve descrizione e specificare che le stesse procedure (usualmente appannaggio di un'Impiegato Amministrativo) sono state apprese dall'apprendista.
"Operare in ambito di sistemi cd IN TEMPO REALE e cioè, con apparecchiature operanti in collegamento diretto con l'elaboratore centrale".
L'estremo tecnicismo della formula ci mette a disagio, ma è evidente che il CCNL codifica questo aspetto come "normale" per un Impiegato Amministrativo del settore Telecomunicazioni; evidentemente, occorrerà dar conto non solo dei processi aziendali concretamente spesi da Mediatel Srl e sovrapponibili con questa espressione contrattuale, ma anche chiarire che questi stessi processi sono stati fatto oggetto di insegnamento e di apprendimento da parte dell'apprendista.
"Acquisire le conoscenze ed operare nell'ambito di sistemi gestionali integrati".
La dizione, oltre ad essere ultra-tecnica, è anche molto ampia e implica per l'Azienda un'onere di individuare i processi aziendali riferibili in generale all'attività di un Impiegato Amministrativo e fatti oggetto di insegnamento/apprendimento in capo all'apprendista.
Pubblicato da Giorgio Frabetti a 12:09 Nessun commento:
Pubblicato da Giorgio Frabetti a 12:04 Nessun commento:
Buon giorno, mi chiamo PP e sono un bancario con qualifica abbastanza elevata.
Vorrei capire se con il nuovo Decreto posso continuare a fruire della detassazione per i premi di risultato che sono in vigore presso l'Azienda da tempo risalente e applicati in modo consolidato.
Allo stato attuale, e per quanto ci è dato conoscere, la risposta pare affermativa.
L'art. 01 si riferisce, infatti, agli "accordi vigenti" e quindi teoricamente anche a quelli in atto nel settore bancario al momento in cui entrerà in vigore il Dpcm. Inoltre, la strutturazione delle voci basata su indicatori matematici molto rigorosi pare perfettamente sovrapponibile ai requisiti che le nuove "voci di produttività" devono possedere, ai sensi dell'art. 02 del Dpcm, per fruire della detassazione.
Pubblicato da Giorgio Frabetti a 14:56 Nessun commento:
Pubblicato da Giorgio Frabetti a 10:07 Nessun commento:
LA COCOCO INVISIBILE: STORIA DI UN AVVOCATO (DA "LA NUVOLA DEL LAVORO")
AVVERTENZA: Pubblichiamo la lettera aperta di un Avvocato giuslavorista che sul Blog La Nuvola del Lavoro denuncia la paradossale situazione sua e di tanti altri colleghi che versano nell'ibrido regime della cococo "professionale". Vai al link: http://nuvola.corriere.it/2013/02/17/lettera-alla-nuvola-io-avvocato-invisibile-del-diritto-del-lavoro/
Io sono un apolide, un “invisibile” dell’ordinamento giuslavorista. Sono un collaboratore coordinato e continuativo, un co co co. Per me, non si applica nessuna norma dell’ordinamento giuslavorista perché non esiste nessuna norma. Tenuto conto che mi occupo di diritto del lavoro la cosa è alquanto paradossale.
“Ma come-qualcuno potrà replicarmi- hai tutte le tutele previste dalla riforma Fornero che restringe l’uso di questi contratti prevedendo regole ben precise; violate queste regole, per la riforma Fornero (ma lo diceva anche la legge Biagi) si presume la subordinazione e quindi l’applicazione di tutte le norme del diritto del lavoro,anche dei contratti collettivi.”
Preciso: io sono un co co co iscritto a un albo professionale quindi tutte le regole previste dalla riforma Fornero a me non si applicano. La Riforma esplicitamente mi esclude da tali regole ma non mi dice quali regole debbano applicarsi alle persone come me.
Non certo le regole del rapporto subordinato (sono un lavoratrice che svolge il lavoro in autonomia e non sono sottoposta a direttive o a procedimenti disciplinari) e non quelle del contratto d’opera disciplinato dal vecchio codice civile del 1942 perché la mia non è un’ “opera” ma una prestazione continuativa e coordinata a quella degli altri collaboratori del committente dal quale, ed è questo il punto dolens, si dipende economicamente.
La Riforma Fornero ha ammesso che esistiamo (bè è già qualcosa),ma come si regola il nostro rapporto lavorativo non si sa. Non essendoci regole, il committente non è tenuto a sottoscrivere con le persone come me un contratto scritto (e di fatti nella stragrande maggioranza dei casi la collaborazione ha forma orale), può sbarazzarsi del collaboratore se vuole e quando vuole.
Conosco colleghi che hanno subìto la fine della collaborazione solo perché si sono sposati o peggio ancora colleghe invitate a starsene a casa nel momento in cui era giunta la notizia della loro gravidanza. O anche colleghi che hanno visto interrompere la collaborazione per il solo “capriccio” del committente.
In barba alle norme che tutelano le donne in gravidanza o puniscono il licenziamento ritorsivo o capriccioso o discriminatorio. Sono norme inapplicabili ai co co co iscritti a un albo professionale. Ho dovuto convincere un ragazzo brillante a non seguire la strada del lavoro autonomo coordinato e continuativo ma ad accettare il rapporto di lavoro di apprendistato che gli veniva offerto spiegandogli l’horror vacui dell’ordinamento a riguardo. L’apprendistato lo tutela, il praticantato no.
Quando ne parlo con il mio committente “illuminato” e dichiaratamente di sinistra, lui mi assicura che quando mi sposerò mi darà il congedo matrimoniale come i dipendenti e tutte le tutele in caso di gravidanza. Lo ringrazio di questo ma non mi basta una assicurazione ad personam di un gentiluomo quando credo nello Stato di diritto.
D’altro canto, il mio committente “illuminato” mi ha chiesto di conoscere le norme che regolano il nostro rapporto lavorativo e io gli ho assicurato che gli avrei mandato un file con le norme di riferimento. Gliel’ho mandato. Vuoto. Spero solo che non pensi che io non sappia cercare le norme….
Trovo assurdo che non vi sia uno straccio di normativa, una minima regola di civiltà per noi che ci paghiamo da soli la nostra pensione, che non abbiamo diritto ad ASPI e CIGS che insomma non siamo un peso per la collettività. Tra le proposte dei partiti in campagna elettorale sul tema del lavoro ovviamente si parla solo dei lavoratori dipendenti. Noi continuiamo a non esistere.
Ovviamente perchè molti candidati si avvalgono della collaborazione di lavoratori come me e quindi sarebbe “tafazziano” pensare di regolamentare questo rapporto lavorativo. Tiziano Treu si era mostrato attento a questa realtà lavorativa ma ha scelto di uscire dalla politica e nessun altro dimostra di avere la stessa attenzione di Treu sul tema del lavoro autonomo continuativo.
Lo Statuto dei Lavori avrebbe potuto tener conto di questa realtà lavorativa. Era questo il pensiero di Marco Biagi che ho seguito facendolo mio. Nella scorsa campagna elettorale, Maurizio Sacconi lo aveva promesso lo Statuto dei Lavori e ritorna a farlo ancora oggi. Ma forse il tempo è ormai scaduto e la promessa appare poco credibile.
(Dedicato a mia madre Lucia che avrebbe voluto essere una lavoratrice come me).
Nella sua originaria formulazione, l'art. 61 D.lgs. 276/2003 era concepito per inglobare nella nuova "collaborazione a progetto" tutte le prestazioni fuori campo IVA e, in questo senso, trova giustificazione la ragione dell'esclusione dei "Professionisti" iscritti ad Albi ed Ordini Professionali. Inoltre, considerazioni previdenziali stavano alla base di questa esclusione: per questi Professionisti, del resto, non si sarebbe posto a rigore un problema di "vuoto" di tutela come per tutti i cococo, avendo ciascuno la propria Cassa di Riferimento.
Il problema si ripropone oggi non solo a seguito dell'entrata in vigore della l. 92/2012 Monti-Fornero (sulle cd "finte Partite IVA" che mostra la tendenza ad un ampliamento del raggio di interesse della "para-subordinazione" anche al campo IVA, con ciò innovando l'impostazione originaria del D.lgs. 276/2003), ma anche a seguito della l. 247/2012, che ha consentito la formazione di "rapporti di collaborazione coordinata e continuativa" per i Collaboratori Avvocati (confermando così lo sfavore per il lavoro dipendente tra Avvocati, come non consono all'indipendenza della Professione) e che include ai fini dell'iscrizione alla Cassa Forense anche i Collaboratori Avvocati, finora iscritti alla Gestione Separata INPS. Questa situazione, infatti, è stata radicalmente impedita dall'art. 18.08°comma della riforma forense, il quale determina l'automatica iscrizione alla Cassa Forense di tutti gli Avvocati iscritti all'Ordine (quindi anche i cococo), con formale divieto (art. 10.comma 10) di iscrizione ad altra Cassa che non sia su base volontaria e comunque non alternativa alla Cassa Forense. Dall'attuale legge di riforma, parrebbe dedursi la chiara preclusione all'iscrizione alla Gestione Separata INPS, i cui requisiti di iscrizione ex. art. 02.26°comma l. 335/1995 non paiono proprio coincidere con tali connotati.
Il quadro di tutele per l'Avvocato è allora quello desumibile dalla Pagina web della Cassa Forense, cui si rinvia: http://www.cassaforense.it/Cassafor/Documentazione/GuidaPrevidenziale/guidaprevidenziale_pg.cfm?pag=07
Collaboratore Studio Francesco Landi, Ferrara Pagina FB: https://www.facebook.com/pages/Studio-Landi-cdl-Francesco/323776694349912
Pubblicato da Giorgio Frabetti a 03:25 4 commenti:
LE COCOPRO NEL SETTORE ASSISTENZIALE DOPO LA CIRCOLARE MIN LAV 07 2013
La Circolare 07/2013 del Ministero del Lavoro torna sulla vexata quaestio delle cocopro nel settore Socio-Assistenziale, esprimendo un orientamento che consolida quanto già detto con l'Interpello 05/2010 che codifica i seguenti criteri (per altro molto restrittivi e di rara verificazione) per validare la legittimità di queste cococo:
- La prestazione assistenziale è resa al domicilio del soggetto assistito, ovvero presso strutture ospedaliere, in assenza di superiori;
- Al collaboratore è riconosciuta ampia autonomia tecnica e metodologica;
- Il Committente si limita ad impartire direttive minime al Collaboratore;
- Al collaboratore è riconosciuta la facoltà di non accettare singoli interventi di assistenza proposti dal Committente nell'ambito del rapporto contrattuale;
-Gli operatori sono agenzie, costituite in forma di Cooperative Sociale, aventi per Statuto la prestazione di assistenza ai bisognosi.
La Circolare per altro indica al personale ispettivo di accertare il regime di determinazione oraria della prestazione: indicazione, per altro, che nella stragrande dei casi può non verificarsi, ove la collaborazione a domicilio sia fornita da una Cooperativa che abbia stipulato con la famiglia una specie di "appalto di servizi" con impegno a distaccare il Collaboratore in certi orari etc.
Evidentemente, per queste complessità, per predisporre la contrattualistica "a progetto" per queste tipologie di mansioni, occorrerà aver acquisito preventivamente il parere favorevole della Commissione di Certificazione costituita presso la Direzione Provinciale del Lavoro.
Per queste collaborazioni, lo Scrivente indirizzerà i Clienti verso altre contrattualistiche: lavoro domestico subordinato, ove possibile, ovvero lavoro accessorio voucher.
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Pubblicato da Giorgio Frabetti a 14:41 Nessun commento:
IL TUTOR NELL'APPRENDISTATO PROFESSIONALIZZANTE: IL ROMPICAPO DELLE SANZIONI AMMINISTRATIVE
La figura del tutor costituisce tuttora una figura di grande rilievo nella gestione della contrattualistica, specie per i percorsi formativi "in affiancamento" (anche se va detto che, in generale, il tutor è una specie di "sorvegliante", di Notaio rispetto al processo formativo dell'apprendista).
Come gestire le anomalie amministrative eventualmente riscontrate in sede ispettiva con riguardo alla figura del tutor?
Al riguardo, il sistema sanzionatorio appare notevolmente articolato: certamente per consentire al massimo livello la conservazione del rapporto, ma che generano incertezze applicative molto rilevanti. Il punto non risulta chiarito dalla Circolare Min. Lav. 05/2013 e merita, pertanto, specifiche considerazioni.
Di massima, il sistema pare articolato in "infrazioni lievi" e "infrazioni gravi": le prime danno semplicemente luogo all'applicazione di sanzioni amministrative, previa applicazione del cd "potere di disposizione" ex. art. 07.02°comma D.lgs. 167/2011; le seconde danno luogo all'applicazione della più grave sanzione contributiva INPS della differenza contributiva, maggiorata del 100%.
Possono definirsi allo stato "lievi" quelle infrazioni che rientrano in "inadempimenti" sanabili vuoi con l'ordinaria diffida ex. art. 13 D.lgs. 124/2004, vuoi con la "disposizione amministrativa" ex. art. 14. Es. può considerarsi sanabile anche con diffida la situazione del tutor che, pur privo di requisiti, sia sostituibile da altro personale in Azienda dotato dei necessari "titoli".
Più complesso, invece, appare la definizione della "gravità" dell'inadempimento, che, come da disposizione di legge attuale (che ricalca, del resto, quella ex. art. 53.04°comma D.lgs. 276/2003), appare ricalcato su una falsariga di "dolo" o "colpa grave", tale cioè da implicare una più complessa e difficile qualificazione di illiceità della condotta datorile.
Un primo indizio ce lo offre comunque la Circolare Min. Lav. 05/2013, quando codifica le "soglie percentuali" di ore formative. Sotto una determinata soglia come noto il Personale Ispettivo non può applicare la "disposizione amministrativa" ma procedere immediatamente al disconoscimento dell'apprendistato. Pochi dubbi sembrano residuare sulla circostanza che, in tali casi, il personale ispettivo sia di fatto obbligato ad applicare la sanzione contributiva ex. art. 07.01°comma, avendo il Ministero codificato un caso abbastanza emblematico e conclamato di "inesistenza" della formazione, sicuramente imputabile al Datore di Lavoro.
Negli altri casi, occorrerà procedere con prudenza e probabilmente "a gradi" e progressivamente.
Ad esempio, può aversi il caso del Datore che non abbia voluto nominare il tutor. Se, in questo caso, l'Ispezione interviene a breve distanza dalla stipula del rapporto, e, previa diffida ispettiva, il Datore abbia proceduto a nominare il tutor e investirlo regolarmente delle sue funzioni, lì non si applicherà alcuna sanzione, solo quella amministrativa "lieve". Viceversa, se il Datore si ostina nella violazione o viene sorpreso reiteratamente nella stessa violazione, allora il Personale Ispettivo può disconoscere l'apprendistato e applicare la sanzione contributiva per "mancata erogazione imputabile della formazione".
Collaboratore Studio Francesco Landi, Consulente del Lavoro in Ferrara
https://www.facebook.com/pages/Studio-Landi-cdl-Francesco/323776694349912?sk=page_insights
Buona sera, sono un Imprenditore laureato in legge che si diletta nell'approfondimento giuridico dei temi di interesse della propria Azienda e desidero confrontarmi con Lei su un tema abbastanza discusso in dottrina.
Ho letto alcuni articoli di dottrina e di giornale che ammettono la perdurante possibilità di stipula di rapporti di lavoro a chiamata per "periodi predeterimati", a prescindere dalle previsioni dei contratti collettivi e della decretazione ministeriale sostitutiva ex. art. 40 D.lgs. 276/2003. In sostanza, Datore di Lavoro e Lavoratore possono mettersi direttamente d'accordo con il Lavoratore per svolgere questa tipologia di lavori!
Viene a questo riguardo argomentato che: -l'art. 34 D.lgs. 276/2003 nella nuova versione modificata dalla legge Monti-Fornero ha dettato nominato la possibilità di una contrattualistica "a chiamata" per "periodi predeterminati" senza aver fatto riferimento alla necessità dell'intervento della contrattazione collettiva; -è stato abrogato l'art. 37 D.lgs. 276/2003, che rimetteva la disciplina di attuazione alla contrattazione collettiva.
Ciononostante, il mio Consulente del Lavoro mi ha sempre negato questa possibilità, in quanto esclusa espressamente dal Ministero del Lavoro nella Circolare 18/2012. A chi devo dare retta? Grazie
Deve dar retta al Suo Consulente, il quale non ha solo il Ministero, ma anche la legge dalla sua parte.
Un compendio delle argomentazioni "possibiliste" da Lei riferite, io l'ho trovato in MARAZZA, Il lavoro intermittente per periodi predeterminati dall'autonomia individuale, RIDL, 2012, I. Pur dando atto della perizia tecnica e dell'ottimo livello di analisi, il lavoro non riesce a "smontare" in modo convincente la posizione ministeriale che impone, per questa tipologia di contratti, la disciplina dell'autonomia collettiva, precludendone così la stipula all'autonomia individuale.
E questo per la stringente e decisiva ragione che la l. 92/2012, quando ha riformulato la disciplina del lavoro a chiamata, ha rimesso all'autonomia collettiva all'art. 40 ha richiamato "l'art. 34.01°comma" con ciò compendiando (stante la "novella" della Monti-Fornero) anche la fattispecie del rapporto per "periodi predeterminati dell'anno".
Pubblicato da Giorgio Frabetti a 14:31 Nessun commento:
L'ODISSEA DELLA COCOCO INFINITA NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
Buongiorno, mi chiamo XY e ho scoperto ora il vostro blog. Ne sono entusiasta. Volevo chiedervi un approfondimento post riforma Fornero sulla disciplina delle co.co.co. della pubblica amministrazione. Come cambia la contribuzione e come è definita la fattispecie. Io sono, diciamo , un esempio di questo limbo contrattuale. Mi occupo di paghe e contributi in una Pubblica Amministrazione già da tre anni (co.co.co. n.3) e "naturalmente" le mie attività sono ordinarie e ripetitive, elaboro i cedolini e i cartellini riscontro presenze in forma ordianria. Adesso sono in attesa del quarto contratto di co.co.co. che avrebbe inizio nel 2013 (nel frattempo lavoro gratis) .Dunque ipotizzo un adeguamento alla riforma Fornero rispetto ai miei contratti passati. Vorrei sapere se questa forma contrattuale anche stavolta è stata saltata a piè pari e rimane un ammasso tacito non disciplinato oppure ci saranno novità a tutela dei co.co.co., ad esempio nella contribuzione Inps, nella retribuzione minima?. Nella mia Regione ci sono giovani che sono arrivati al n. di 7 co.co.co. consecutive (tra i vari rinnovi 9 o 10 anni) e svolgono tutti lavoro ordinario. Molti di noi sono giunti alla conclusione che nella la pubblica amministrazione , non configurando la legge la tipologia del "progetto", la tutela dei co.co.co. è NULLA. Vi ringrazio anticipatamente anche solo della lettura di questo messaggio. Vi seguirò con interesse e ancora moltissimi complimenti per questa bellissima pagina.
Buongiorno e grazie della fiducia accordata.
Considerato il Suo caso, purtroppo frutto di una ben nota tendenza alla precarizzazione del lavoro nella Pubblica Amministrazione, visto anche il contesto web nel quale ci troviamo ad interloquire, Le potremmo fornire solo una breve traccia della normativa di riferimento.
In questo senso, cogliamo subito l’occasione di precisarLe che la disposizione di legge su cui impostare lo scrutinio della legittimità della Sua contrattualistica di collaborazione non può essere la Monti-Fornero (la cui applicazione è rimessa ad una speciale decretazione di recepimento del Dipartimento Funzione Pubblica ex. art. 01.07-08°comma l. 92/2012), non può essere la legge Biagi (rispetto a cui la Nota 38226/2012 ha confermato la vigenza dell’art. 01.02°comma e 86.08°comma D.lgs. 276/2003, che ne escludeva l’applicazione alla PA), ma l’art. 07.06°comma D.lgs. 165/2001, specie nelle pesanti modifiche che detto articolo ha subìto dal 2006 in avanti, allo scopo di restringere gli abusi sulle cococo.
E’ avendo riferimento tale articolo che si può verificare la legittimità della Delibera di attribuzione dell’incarico di cococo e l’eventuale azione risarcitoria del cococo illegittimamente impiegato.
L’art. 07.06°comma (arricchito per altro da Circolari della Funzione Pubblica, Delibere della Corte dei Conti etc.) dispone:
Si prescinde dal requisito della comprovata specializzazione universitaria in caso di stipulazione di contratti di collaborazione di natura occasionale o coordinata e continuativa per attività che debbano essere svolte da professionisti iscritti in ordini o albi o con soggetti che operino nel campo dell'arte, dello spettacolo, dei mestieri artigianali o dell'attività informatica nonché a supporto dell'attività didattica e di ricerca, per i servizi di orientamento, compreso il collocamento, e di certificazione dei contratti di lavoro di cui al decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, purché senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, ferma restando la necessità di accertare la maturata esperienza nel settore.
Il ricorso a contratti di collaborazione coordinata e continuativa per lo svolgimento di funzioni ordinarie o l'utilizzo dei collaboratori come lavoratori subordinati è causa di responsabilità amministrativa per il dirigente che ha stipulato i contratti. (grassetto e corsivo Ns.) Il secondo periodo dell'articolo 1, comma 9, del decreto-legge 12 luglio 2004, n. 168, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2004, n. 191, è soppresso. Si applicano le disposizioni previste dall'articolo 36, comma 3, del presente decreto.
6-quater. Le disposizioni di cui ai commi 6, 6-bis e 6-ter non si applicano ai componenti degli organismi di controllo interno e dei nuclei di valutazione, nonché degli organismi operanti per le finalità di cui all'articolo 1, comma 5, della legge 17 maggio 1999, n. 144 .
Per quanto ci riguarda, dalle informazioni che Lei ci ha fornito, la Sua cococo si presta ad essere valutata, in relazione ad una possibile illegittimità, con riferimento al punto c), che esclude la prorogabilità della collaborazione, in relazione all’ultimo comma, dove vengono vietate collaborazioni per attività “ordinaria”.
Questi i punti che, allo stato, ci appaiono i più rimarchevoli e da attenzionare; punti, che naturalmente andranno approfonditi in relazione alla documentazione amministrativa con la quale è stata instaurata la Sua cococo (e di cui noi non disponiamo).
Con riguardo alla circostanza di cui all’ultimo comma dell’art. 07 (ossia il divieto di utilizzo della cococo per attività “ordinarie”), punto giustamente da Lei sollevato, ci permettiamo soltanto di rilevarne l’analogia con le indicazioni di cui alla Circolare Min. Lav. 29/2012 che, consolidando precedenti orientamenti (essenzialmente Circ. 04/2008), ha chiarito (per il settore privato) i termini della preclusione della cococo per le attività “ordinarie”. In questo senso, nel settore privato, si esclude la legittimità della cococo il cui “progetto” coincida con l’oggetto sociale: questo perché, come ben precisato dal Ministero, tali attività verrebbero a configurarsi come ripetitive e meramente esecutive, senza che al Collaboratore sia attribuito alcun margine autonomo di gestione né della prestazione, né del risultato finale. Tipico l’esempio del Cameriere del Bar che, se assunto come cococo, può essere immediatamente disconosciuto dal personale ispettivo, anche senza indugiare ad approfondimenti, in quanto la sua etero-direzione è “immanente” nella prestazione, che, proprio perché aderente all’oggetto sociale, non può essere condotta che in un solo modo.
Allo stesso modo, la Sua attività, se effettivamente meccanica e ripetitiva (stampa e lancio dell’elaborazione di cedolini paga e imputazione dati: paghe e presenze) si presterebbe ad essere valutata come “ripetitiva ed esecutiva”, determinando così l’illegittimità della cococo. Il condizionale in questo senso è d’obbligo, in quanto la prestazione non implichi la spendita di “conoscenze teorico-specialistiche di grado elevato” (cosa non infrequente nell’elaborazione di buste paga, attività tutt’altro che routinaria): in questo caso, da questo punto di vista, non si potrebbe contestare l’illegittimità della cococo per adibizione ad attività “ordinaria”, anche se naturalmente la possibilità di esercizio dell’attività andrebbe valutata ai sensi della l. 12/1979 sulle “riserve” professionali inerenti l’Amministrazione del Personale (Consulenti del lavoro e simili!).
L’eventuale rilevata illegittimità della cococo determina il diritto del collaboratore assunto illegittimamente al risarcimento del danno derivante dalla prestazione in violazione di norme imperative. Il Collaboratore, così, ha diritto a differenze retributive da lavoro subordinato, ma non alla costituzione di rapporto di lavoro a tempo indeterminato (art. 36.05°comma). La violazione delle disposizioni imperative del personale è fonte di responsabilità amministrativa (anche ai fini dell’esecuzione dell’incarico ex. art. 21 TU) in capo al Dirigente preposto, se avvenuto con “dolo” o “colpa grave” (e questo profilo si lascia sia pure sommariamente valutare in casi di conclamata violazione delle norme sulle cococo).
A margine, Le si precisa che, per il 2013, l’aliquota dei cococo, anche impiegati nel Settore Pubblico, è 27% (per cococo non coperti da altra Assicurazione Previdenziale) e 20% (in caso di contemporanea iscrizione ad altra Assicurazione). A tali importi è da aggiungere l’aliquota dello 0,72% per malattia, maternità, assegni familiari: aggiunta applicabile solo ai cococo senza altra iscrizione previdenziale (27%), non agli altri.
Nella speranza di esserLe stato d’aiuto, La salutiamo cordialmente
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Pubblicato da Giorgio Frabetti a 11:20 Nessun commento: