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Timestamp: 2017-04-25 08:28:01+00:00
Document Index: 109375409

Matched Legal Cases: ['art. 12', 'art.12', 'art.60', 'art. 75', 'art. 95', 'art 78', 'art. 36', 'art. 75', 'art. 95', 'art. 30']

T.A.R. Marche, Sezione I, 9 gennaio 2013 a cura del Dott. Francesco BarchielliT.A.R. Marche, Sezione I, 9 gennaio 2013Sul termine per l’impugnazione del permesso di costruire qualora si sostenga l''assoluta inedificabilità dell''areaSENTENZA N. 15
Il termine per l’impugnazione di un provvedimento che autorizza l’edificazione decorre dall’inizio dei lavori qualora si sostenga l'assoluta inedificabilità dell'area o si propongano censure rilevabili sin dalla fase iniziale degli stessi (cfr. ex multis: Cons. Stato, Sez. IV, 10.12.2007 n. 6342).
1. Viene impugnata la determinazione del Dirigente del Servizio Ambiente, Agricoltura, Fonti Rinnovabili e Pianificazione Ambientale della Provincia di Pesaro e Urbino n. 1032 dell’8.4.2011, recante Autorizzazione unica ai sensi dell'art. 12 del D.Lgs n. 387/2003 per la costruzione e l'esercizio di un impianto fotovoltaico di potenza nominale pari a 910,80 Kwp, da ubicarsi su terreno sito lungo la S.P. n. 4 Metauranse, al Foglio 33 mappale 25, in Comune di Fermignano (PU).
Viene inoltre impugnata la deliberazione del Consiglio Regionale Marche n. 13 del 30.9.2010, avente ad oggetto: "individuazione delle aree non idonee di cui alle linee guida previste dall'art.12 del decreto legislativo 29 dicembre 2003 n. 387 per l'installazione di impianti fotovoltaici a terra (..)”, nella parte in cui ha disciplinato il relativo regime transitorio.
Vengono infine gravati l'art.60 (oggi art. 75) e l'art. 95 (oggi art 78) delle NTA del PRG del Comune di Fermignano, nella parte in cui non hanno espressamente vietato, nelle aree in oggetto, la realizzazione di impianti fotovoltaici, oltre gli atti connessi del procedimento amministrativo, tra cui i pareri espressi dal Comune di Fermignano in data 17.2.2011 e 4.4.2011.
I ricorrenti propongono anche istanza di risarcimento dei danni conseguenti all’adozione dei provvedimenti impugnati.
Si è costituita in giudizio la Provincia di Pesaro e Urbino che deduce, preliminarmente, eccezioni in rito, contestando comunque nel merito le deduzioni di parte ricorrente chiedendone il rigetto.
Si è costituita la Regione Marche per resistere al ricorso, chiedendone il rigetto, nella parte in cui si rivolge contro gli atti regionali prospettando anche l’incostituzionalità dell’art. 36 comma 4 della L.r. n. 16/2010. Anch’essa formula comunque preliminare eccezione in rito.
Si è inoltre costituito il Comune di Fermignano che deduce, preliminarmente, eccezioni in rito, contestando comunque nel merito le deduzioni di parte ricorrente chiedendone il rigetto.
Si è infine costituita la controinteressata, Soc. Azienda Agricola la Collina Srl, che soleva anch’essa eccezioni preliminari in rito, contestando comunque nel merito le deduzioni di parte ricorrente chiedendone il rigetto.
2. Occorre prendere le mosse da alcune eccezioni in rito dedotte dalle controparti resistenti.
2.1 Va innanzi tutto premesso che, come attestato dal Certificato di Destinazione Urbanistica versato in atti, la particella n. 25 ricade sotto le seguenti discipline:
- zona agricola sub sistema V3 “La pianura coltivata” art. 75 NTA del PRG limitatamente a porzione del mappale 25;
- zona D “Zona artigianale San Silvestro” art. 95 NTA del PRG limitatamente a porzione del mappale 25.
2.2 Relativamente a quest’ultima destinazione produttiva, vanno certamente condivise le eccezioni di irricevibilità del ricorso (sia con riferimento ai profili impugnatori che a quelli risarcitori) nella parte in cui contesta le previsioni di PRG (sicuramente già vigenti alla data del 7.7.2010 di rilascio del CDU versato in atti), che avrebbero dovuto essere tempestivamente impugnate dalla data di ultimazione delle pubblicazioni di legge, trattandosi di disciplina edificatoria immediatamente lesiva poiché consente modifiche del territorio che qui si intende radicalmente negare.
Ciò ridimensiona notevolmente la portata dell’odierno ricorso, poiché buona parte dell’impianto ricade all’interno della zona industriale, in relazione alla quale assumeva rilievo la sola censura contenuta nel primo motivo di ricorso e dedotta in via derivata attraverso la contestata legittimità del PRG per preteso contrasto con il PPAR.
2.3 Residua, pertanto, la sola porzione di impianto ricadente in zona agricola.
2.3.1 Al riguardo vanno condivise (quantomeno per i profili impugnatori) le eccezioni di irricevibilità del ricorso per essere stato proposto oltre il termine decadenziale decorrente dalla data di conoscenza dei provvedimenti impugnati, dovendosi applicare l’orientamento giurisprudenziale secondo cui il termine per l’impugnazione di un provvedimento che autorizza l’edificazione decorre dall’inizio dei lavori qualora si sostenga l'assoluta inedificabilità dell'area o si propongano censure rilevabili sin dalla fase iniziale degli stessi (cfr. ex multis: Cons. Stato, Sez. IV, 10.12.2007 n. 6342).
Nel caso in esame le controparti resistenti hanno documentato che i lavori vennero iniziati in data 23.6.2011, anche con esposizione del cartello di cantiere indicante gli estremi del provvedimento autorizzatorio.
I ricorrenti deducono, sotto svariati profili, la radicale inidoneità della zona agricola ad ospitare un impianto fotovoltaico, con conseguente onere di immediata impugnazione fin dal momento in cui i lavori hanno avuto inizio, rivelando così il futuro risultato di quella che sarebbe stata la trasformazione territoriale qui contestata.
2.3.2 Per quanto potrebbero residuare profili risarcitori, in applicazione del termine decadenziale lungo di cui all’art. 30 comma 3 del D.Lgs. n. 104/2010, va osservato che l’azione risarcitoria è volta ad evidenziare esclusivamente il deprezzamento di valore del fabbricato, di proprietà della Sig.ra Serafini Teresa, dovuto alla realizzazione dell’intero impianto, senza quindi distinguere tra i danni cagionati dalla parte di esso ricadente in zona artigianale rispetto a quelli (autonomi) connessi alla porzione in zona agricola.
Peraltro il danno viene quantificato (cfr. doc. 23 fascicolo di parte ricorrente) semplicemente applicando un indice di deprezzamento di 0.60 al valore commerciale del bene (quest’ultimo determinato attraverso metodo comparativo senza, tuttavia, offrire elementi tecnici di riscontro); indice non suffragato da alcuna motivazione e documentazione tecnica, compresi riferimenti certi alle relazioni tra impianto (ovvero porzione di esso ricadente in zona agricola) ed edificio (quantomeno riguardo alla distanza, alla visuale e alla pretesa minore godibilità e commerciabilità del secondo in rapporto diretto e causale con il primo), non potendosi sopperire a tali carenze attraverso consulenza tecnica d’ufficio che sarebbe diretta ad eludere l’assolvimento dell'onere probatorio a carico dell’interessato.
Va infine rilevato, come correttamente pone in evidenza la controinteressata, che la perizia tecnico-estimativa depositata nell’odierno ricorso (cfr. doc. 23 cit.) è stata utilizzata, senza alcuna modifica, anche nel ricorso n. 1030/2011 proposto dai medesimi ricorrenti e avente per oggetto l’impianto situato nella stessa località ma sul mappale 98 del Foglio 26 (ricorso chiamato per la discussione in questa stessa udienza e deciso dall’odierno Collegio con separata sentenza), generando quindi dubbi su quale sia l’impianto ivi contemplato e rappresentato nelle relative fotografie, oltre a generare perplessità riguardo all’effettivo ammontare del danno quantificato dal CTP nell’odierno ricorso, poiché pare inverosimile che il cumulo di entrambi gli impianti produca un deprezzamento dell’80% del valore del bene (ossia 40% da ciascuno di essi, sul presupposto, non dimostrato, di un identico apporto causale).
Di conseguenza l’istanza risarcitoria, limitatamente ai profili qui in esame, andrebbe comunque respinta per carenza di adeguato supporto probatorio in ordine agli effettivi danni conseguenti alla porzione di impianto ricadente in zona agricola ferma restando quella in zona artigianale.
3. In conclusione il ricorso va dichiarato in parte irricevibile, mentre va respinto per la restante parte, con assorbimento di tutte le ulteriori eccezioni e deduzioni. 4. La complessità e in parte novità della vicenda in esame, costituiscono giustificata ed eccezionale ragione per disporre la compensazione delle spese tra le parti.
il Tribunale Amministrativo Regionale per le Marche, definitivamente pronunciando, dichiara in parte irricevibile il ricorso in epigrafe e respinge la restante parte come in motivazione.