Source: http://www.bosettiegatti.eu/info/sentenze/llpp/l201_socio_maggioranza.htm
Timestamp: 2019-02-16 07:25:41+00:00
Document Index: 21053374

Matched Legal Cases: ['art. 38', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 99', 'art. 10', 'art. 38', 'art. 38', 'art. 4', 'art. 38', 'art. 2479', 'art. 2479', 'art. 38', 'art. 46']

C. di S. AP 24/2013 (socio maggioranza)
LAVORI PUBBLICI - 201
Consiglio di Stato, Adunanza Plenaria, 6 novembre 2013, n. 24
L’espressione “socio di maggioranza” di cui alle lettere b), c) e m-ter), dell’art. 38, comma 1, del d.lgs n. 163 del 2006, si intende riferita, oltre che al socio titolare di più del 50% del capitale sociale, anche ai due soci titolari ciascuno del 50% del capitale o, se i soci sono tre, al socio titolare del 50%.
sul ricorso numero di registro generale 33 di A.P. del 2013, proposto dalla s.r.l. Centro Idro-Geo-Tecnico, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dagli avvocati G.C., B.C., con domicilio eletto presso la Segreteria del Consiglio di Stato in Roma, piazza Capo di Ferro, 13;
della sentenza breve del T.A.R. SICILIA - SEZIONE STACCATA DI CATANIA: SEZIONE I n. 246/2012, resa tra le parti;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 9 ottobre 2013 il consigliere Maurizio Meschino e uditi per le parti gli avvocati C. e C.;
- con la sentenza non definitiva n. 659 del 2012 ha giudicato l’appello fondato nella parte (primo motivo) diretta contro l’esclusione dell’impresa Spallina Lucio e ha disposto incombenti istruttori;
- con la successiva sentenza non definitiva, n. 590 del 2013, ha accolto in parte l’appello e contestualmente ha rimesso con ordinanza a questa Adunanza plenaria, ai sensi dell’art. 99, comma 1, c.p.a. e dell’art. 10, comma 4, del d.lgs. n. 373 del 2003, l’esame di questioni di diritto rilevanti per la decisione definitiva della controversia.
- ha accolto l’appello nella parte relativa alla legittimità dell’esclusione della Italcompany s.r.l.;
- ha affermato che ciò “non comporta ancora, tuttavia, l’accoglimento integrale delle pretese avanzate dal Centro, dovendosi esaminare gli altri motivi del ricorso incidentale proposto dalla Presal, specificamente diretti contro l’ammissione del Centro alla gara”;
- ha ritenuto, visti i detti motivi del ricorso incidentale, di portare all’esame dell’Adunanza plenaria le correlate questioni di diritto poiché oggetto di dubbi interpretativi.
- ha richiamato le seguenti prescrizioni: il punto 3, lettera d), del disciplinare di gara, in cui si stabilisce a pena di esclusione che l’indicazione dei nominativi, delle date di nascita e della residenza deve essere fatta non soltanto dagli amministratori muniti di rappresentanza e dal direttore tecnico ma anche dal socio di maggioranza nel caso di società (diverse dalle s.a.s. e dalle s.n.c.) con meno di quattro soci; l’art. 38, comma 1, del d.lgs. n. 163 del 2006 (Codice dei contratti pubblici, in seguito “Codice”), per cui le dichiarazioni ivi previste devono essere rese per le società di capitali con meno di quattro soci, a pena di esclusione, anche dal socio di maggioranza;
- ha rilevato che i soci del Centro erano tre, di cui uno, la signora Beatrice De Vita, titolare di una quota pari a euro 3.333,34 su un capitale sociale complessivo di euro 10.000,00 e che il detto socio di maggioranza non aveva osservato le disposizioni citate essendo state rese le dichiarazioni prescritte soltanto dall’amministratore unico e direttore tecnico ing. Luigi De Vita;
- per cui, a fronte di tale inosservanza, la commissione di gara avrebbe dovuto escludere il Centro dalla procedura.
2. Nell’ordinanza si osserva che i due citati motivi di ricorso richiamano la medesima questione di diritto, suscettibile di dare luogo a contrasti giurisprudenziali, come risulta anzitutto dall’esame dell’art. 38, comma 1, lettera b), del Codice (come modificato dall’art. 4 del decreto-legge n. 70 del 2011, convertito dalla legge n. 106 del 2011, da applicare ratione temporis alla controversia di cui si tratta), per il quale “1. Sono esclusi dalla partecipazione alle procedure di affidamento delle concessioni e degli appalti di lavori, forniture e servizi, né possono essere affidatari di subappalti, e non possono stipulare i relativi contratti i soggetti: a)… ; b) nei cui confronti è pendente procedimento per l'applicazione di una delle misure di prevenzione di cui all'articolo 3 della legge 27 dicembre 1956, n. 1423 o di una delle cause ostative previste dall'articolo 10 della legge 31 maggio 1965, n. 575; l'esclusione e il divieto operano se la pendenza del procedimento riguarda il titolare o il direttore tecnico, se si tratta di impresa individuale; i soci o il direttore tecnico se si tratta di società in nome collettivo, i soci accomandatari o il direttore tecnico se si tratta di società in accomandita semplice, gli amministratori muniti di poteri di rappresentanza o il direttore tecnico o il socio unico persona fisica, ovvero il socio di maggioranza in caso di società con meno di quattro soci, se si tratta di altro tipo di società; …”.
3. La questione si pone in particolare rispetto alla previsione per cui, specificato nella norma l’obbligo delle previste dichiarazioni per una serie di soggetti titolari di posizioni idonee a incidere sulla gestione di imprese anche non costituite in società di capitali, lo si prevede poi per questo tipo di società altresì in capo al “socio di maggioranza in caso di società con meno di quattro soci”, fermo restando, si precisa nell’ordinanza, che il concetto di maggioranza “indefettibilmente implica la possibilità di una quantificazione” dovendosi perciò ritenere che il Legislatore abbia voluto alludere a una “maggioranza di diritto” (differentemente dalla nozione di controllo che può anche non essere “di diritto”), ossia a una “maggioranza di azioni”, nelle società con capitale suddiviso in azioni, e a una “maggioranza di quote”, nelle società con capitale suddiviso in quote.”.
Nell’ordinanza si indica quindi che due casi peculiari, rilevanti nell’ipotesi di interpretazione della maggioranza come “relativa”, sono quelli:
a) dei due soci aventi ciascuno una partecipazione esattamente pari al 50% del capitale; e
b) dei tre soci aventi una partecipazione pressoché identica e pari al 33% “e in cui, tuttavia, uno solo dei soci abbia una partecipazione – nel caso della società a responsabilità limitata, per intuitive esigenze matematiche (non essendo possibile attribuire a una quota una consistenza pari a un numero periodico) – di pochissimo superiore al 33% (exempli gratia, un’azione in più nella s.p.a. o un decimale di quota in più nella s.r.l.)”.
- scopo della normativa è impedire l’illecita interferenza, nella gestione delle imprese partecipanti alle gare o esecutrici degli appalti, di soggetti connessi con sodalizi criminali aventi un effettivo potere giuridico di condizionamento dell’attività dell’impresa;
- nelle società di capitali composte da due o tre soci (assimilabili, per tale ristretto numero di soci, alle società di persone, alle quali soltanto l’obbligo dichiarativo era imposto fino al 13 maggio 2011) tale autonomo potere di condizionamento è esercitabile soltanto dal socio titolare di più del 50% del capitale poiché, nel caso di due soci al 50%, ciascuno ha soltanto un potere negativo, di veto, ma non di controllo sulla società, e, se i soci sono tre ciascuno con meno del 50%, nessuno di essi può controllare da solo la società;
- questa interpretazione, consentita dalla lettera della norma, elimina le difficoltà applicative che altrimenti si porrebbero, è la più coerente con i valori costituzionali ed eurounitari di buon andamento dell’amministrazione, di proporzionalità e di massima partecipazione alle procedure di gara e di tutela dell’affidamento dei concorrenti, nonché con la ratio dell’art. 38 che è norma di stretta interpretazione, poiché limitativa della partecipazione alle gare, e da interpretare alla luce del principio di tipizzazione delle cause di esclusione introdotto in materia dal medesimo d.l. n. 70 del 2011.
- a) con la prima si è sostenuto che nel caso di due soci al 50% la dichiarazione deve essere fatta da entrambi poiché ciascuno può impedire scelte non concordate e permettere soltanto quelle che condivide, venendo richiamata per le s.r.l., a sostegno di questa interpretazione, la previsione dell’art. 2479-bis c.c. che, nel fissare i quorum costitutivi e deliberativi dell’assemblea in ogni caso non superiori alla “metà del capitale sociale”, determina così un potere di condizionamento della gestione in capo al socio titolare della metà delle quote (Cons. Stato: sez. VI, 28 gennaio 2013, n. 513; in tal senso anche i pareri dell’A.V.C.P. n. 58 e n. 105 del 2012 in relazione anche ai soci titolari di un terzo della partecipazione);
- b) con la seconda (affiorata nella giurisprudenza amministrativa siciliana di primo grado) si afferma la possibile rilevanza delle partecipazioni di maggioranza relativa (in particolare riguardo ai casi, più controversi, di partecipazione al 50 e al 33 per cento) quando la disciplina di gara preveda la misura espulsiva, dovendo allora la stazione appaltante chiedere alla concorrente, in sede di soccorso istruttorio, di fornire elementi per chiarire se sussista o meno il requisito non dichiarato.
8. Rispetto al caso di specie si prospetta poi, se si affermasse la tesi della rilevanza della maggioranza relativa, che la signora Beatrice De Vita è titolare di una quota che è formalmente di maggioranza ma per un solo centesimo maggiore di quella degli altri due soci (euro 3.333,34 invece di euro 3.333,33), per l’esigenza matematica di attribuire anche lo 0,01 delle quote per raggiungere la maggioranza del 100%; sarebbe allora un mero formalismo, contrario all’interpretazione ragionevole della normativa, considerare la signora De Vita, per ciò solo, socio di maggioranza con potere di condizionamento della gestione societaria, ricordato anche l’ultimo comma dell’art. 2479 c.c. per il quale “Salvo diversa disposizione dell'atto costitutivo, le decisioni dei soci sono prese con il voto favorevole di una maggioranza che rappresenti almeno la metà del capitale sociale.”.
- a realizzare lo scopo della normativa dell’art. 38 del Codice che, attraverso l’obbligo delle dichiarazioni per “il socio di maggioranza”, vuole garantire che le stazioni appaltanti possano verificare l’affidabilità morale delle società concorrenti con un ristretto numero di soci e che sussistano perciò i relativi requisiti in capo al socio che esercita un potere decisionale condizionante la gestione;
- ad assicurare l’osservanza del principio della tassatività e tipizzazione delle cause di esclusione, posto con l’art. 46, comma 1-bis del Codice (anche introdotto con il decreto legge n. 70 del 2011), evitando perciò che la nozione di “socio di maggioranza” sia possibilmente diversa a seconda della valutazione discrezionale delle stazioni appaltanti.
Riguardo all’espressione letterale questo Consiglio ha già precisato che il riferimento al “socio” e non “ai soci” di maggioranza non è dirimente poiché “l'impiego del singolare non è decisivo, potendosi esso spiegare in funzione della portata dell'obbligo dichiarativo, che fa evidentemente capo al singolo esponente societario, non senza trascurare che la formulazione della norma non reca la specificazione che deve trattarsi di maggioranza assoluta” (Cons. Stato, sez. V, 30 agosto 2012, n. 4654).
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del giorno 9 ottobre 2013, con l'intervento dei magistrati: