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Timestamp: 2020-08-11 16:27:44+00:00
Document Index: 67420487

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 131', 'art. 1', 'art. 648', 'art. 131', 'art. 1', 'art. 648', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 131', 'art. 648', 'art. 23', 'art. 648', 'art. 131', 'art. 131', 'art. 131', 'art. 131', 'art. 23', 'art. 131', 'art. 648', 'art. 133', 'art. 131']

Particolare tenuità del fatto e reati per i quali è prevista la pena detentiva non superiore nel massimo a cinque anni
Giovanni D'Alessandro | 31/07/2020 13:30
Prof. Giovanni D'Alessandro
Estremi della pronuncia: sentenza n. 156/2020
Redattore: Petitti
Camera di consiglio: 24/06/2020
Decisione: 25/06/2020
Deposito: 21/07/2020
Oggetto: art. 131-bis c.p. inserito dall'art. 1, c. 2, del d.lgs. n. 28/2015, recante «Disposizioni in materia di non punibilità per particolare tenuità del fatto, a norma dell'articolo 1, comma 1, lettera m), della legge 28 aprile 2014, n. 67», nella parte in cui, limitando l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto ai reati per i quali è prevista la pena detentiva non superiore nel massimo a cinque anni, ne esclude il reato di ricettazione attenuata da particolare tenuità, la cui pena detentiva massima è pari a sei anni di reclusione, a norma dell'art. 648, c. 2, c.p., in riferimento agli artt. 3 e 27, c. 3, Cost.
Questioni: con ordinanza del 12 luglio 2019 il Tribunale ordinario di Taranto in composizione monocratica ha sollevato questioni di legittimità costituzionale dell'art. 131-bis c.p., inserito dall'art. 1, c. 2, del d.lgs. n. 28/2015, recante disposizioni in materia di non punibilità per particolare tenuità del fatto, per violazione degli artt. 3 e 27, terzo comma, Cost., nella parte in cui non è consentita l'applicazione della causa di non punibilità de qua al reato di ricettazione attenuata da particolare tenuità previsto dall'art. 648, c. 2, c.p. In particolare, si determinerebbe una disparità di trattamento contraria al principio di ragionevolezza poiché la medesima causa di non punibilità è applicabile a fattispecie delittuose omogenee alla ricettazione quali furto, danneggiamento e truffa in ragione di un massimo edittale contenuto nel limite dei cinque anni, nonostante queste abbiano una pena detentiva minima molto superiore a quella della ricettazione attenuata; inoltre, la disciplina impugnata sarebbe in contrasto con il finalismo rieducativo della pena, giacché l'applicazione dell'esimente contraddirebbe il giudizio di disvalore insito nei minimi edittali.
Decisione della Corte costituzionale: la Corte dichiara l'illegittimità della norma impugnata ai sensi dell'art. 3 Cost. decidendo per la seconda volta sulla questione ri-sollevata dal medesimo giudice rimettente, che stavolta ha evidenziato alcuni profili che valgono a precisare le questioni decise dalla sent. n. 207/2017, «sia per una più puntuale selezione dei tertia comparationis, ispirata a criteri di omogeneità, sia per l'identificazione dell'oggetto di censura nell'omessa previsione di un minimo edittale rilevante ai fini dell'applicazione dell'esimente piuttosto che nell'avvenuta previsione del massimo edittale dei cinque anni».
Si tratta di una pronuncia di accoglimento che fa seguito a una sentenza d'infondatezza con "monito" al legislatore, in cui la Corte "supplisce" a un'inerzia legislativa in materia penale, dove l'esigenza di tutela dei diritti fondamentali della persona è particolarmente pressante essendo in gioco l'inviolabilità della libertà personale.
Con la sent. n. 207/2017, la Corte aveva dichiarato non fondate (in riferimento agli artt. 3, 13, 25 e 27 Cost.) le questioni di legittimità costituzionale dell'art. 131-bis c.p., nella parte in cui non estende l'applicabilità dell'esimente all'ipotesi attenuata di cui all'art. 648, c. 2, c.p., in ragione del massimo edittale di pena detentiva superiore ai cinque anni.
L'infondatezza era stata motivata sia con un rilievo d'inidoneità dei tertia comparationis individuati dal giudice a quo, «troppo eterogenei per poter fungere da modello di una soluzione costituzionalmente obbligata», sia con l'esigenza di salvaguardare la discrezionalità legislativa espressa nella previsione del limite massimo dei cinque anni, «che non può considerarsi, né irragionevole, né arbitrario», in quanto «rientra nella logica del sistema penale che, nell'adottare soluzioni diversificate, vengano presi in considerazione determinati limiti edittali, indicativi dell'astratta gravità dei reati».
La sent. n. 207/2017 aveva tuttavia rilevato l'«anomalia» della comminatoria per la ricettazione di particolare tenuità, in ragione dell'inconsueta ampiezza dell'intervallo tra minimo e massimo di pena detentiva (da quindici giorni a sei anni di reclusione), della larga sovrapposizione con la cornice edittale della fattispecie non attenuata (da due anni a otto anni), nonché dell'asimmetria scalare tra gli estremi del compasso, giacché «mentre il massimo di sei anni, rispetto agli otto anni della fattispecie non attenuata, costituisce una diminuzione particolarmente contenuta (meno di un terzo), al contrario il minimo di quindici giorni, rispetto ai due anni della fattispecie non attenuata, costituisce una diminuzione enorme».
Si era osservato che, «se si fa riferimento alla pena minima di quindici giorni di reclusione, prevista per la ricettazione di particolare tenuità, non è difficile immaginare casi concreti in cui rispetto a tale fattispecie potrebbe operare utilmente la causa di non punibilità (impedita dalla comminatoria di sei anni), specie se si considera che, invece, per reati (come, ad esempio, il furto o la truffa) che di tale causa consentono l'applicazione, è prevista la pena minima, non particolarmente lieve, di sei mesi di reclusione», cioè una pena che, «secondo la valutazione del legislatore, dovrebbe essere indicativa di fatti di ben maggiore offensività»: per ovviare all'incongruenza – si è aggiunto –, «oltre alla pena massima edittale, al di sopra della quale la causa di non punibilità non possa operare, potrebbe prevedersi anche una pena minima, al di sotto della quale i fatti possano comunque essere considerati di particolare tenuità».
La Corte si era dunque astenuta dal compiere siffatto intervento additivo, spettante in primis alla discrezionalità legislativa, "ammonendo" il legislatore a farsene carico, «per evitare il protrarsi di trattamenti penali generalmente avvertiti come iniqui».
Per la Corte è proprio la circostanza che il legislatore non ha sanato l'evidente scostamento della disposizione censurata dai parametri costituzionali che impone adesso d'intervenire con il diverso strumento della declaratoria d'illegittimità costituzionale: «Come osservato nella sent. n. 207/2017 circa la ricettazione attenuata, con un rilievo che può essere tuttavia formulato in termini generali, la mancata previsione di un minimo edittale di pena detentiva – e quindi l'operatività del minimo assoluto di quindici giorni stabilito per la reclusione dall'art. 23, c. 1, c.p. – richiama per necessità logica l'eventualità applicativa dell'esimente di particolare tenuità del fatto. D'altronde, nella giurisprudenza costituzionale sul principio di proporzionalità della sanzione penale, il minimo assoluto dei quindici giorni di reclusione ha identificato il punto di caduta di fattispecie delittuose talora espressive di una modesta offensività (sent. n. 341/1994)».
Nello specifico della comminatoria di cui all'art. 648, c. 2, c.p. l'assoluta mitezza del minimo edittale rispecchia una valutazione legislativa di scarsa offensività della ricettazione attenuata, «la cui configurabilità è riconosciuta dalla giurisprudenza comune solo per le ipotesi di rilevanza criminosa assolutamente modesta, talvolta al limite della contravvenzione di acquisto di cose di sospetta provenienza» (sent. n. 105/2014).
Per la Corte, «in linea generale, l'opzione del legislatore di consentire l'irrogazione della pena detentiva nella misura minima assoluta rivela inequivocabilmente che egli prevede possano rientrare nella sfera applicativa della norma incriminatrice anche condotte della più tenue offensività. Rispetto a queste ultime è dunque manifestamente irragionevole l'aprioristica esclusione dell'applicazione dell'esimente di cui all'art. 131-bis c.p., quale discende da un massimo edittale superiore ai cinque anni di reclusione».
Nel caso di specie la Corte, però, non è in grado di rinvenire "nel sistema legislativo" una soluzione sostitutiva idonea: «il carattere generale dell'esimente di particolare tenuità di cui all'art. 131-bis c.p. impedisce a questa Corte di rinvenire nel sistema un ordine di grandezza che possa essere assunto a minimo edittale di pena detentiva sotto il quale l'esimente stessa potrebbe applicarsi comunque, a prescindere cioè dal massimo edittale. La stessa pena minima di sei mesi di reclusione, prevista per i reati menzionati dal giudice a quo come tertia comparationis, cioè furto, danneggiamento e truffa (artt. 624, c. 1, 635, c. 1, e 640, c. 1, c.p.), non è generalizzabile, neppure all'interno della categoria dei reati contro il patrimonio, ove solo si consideri la poliedricità del delitto di ricettazione. Ben potrà il legislatore, nell'esercizio della sua ampia discrezionalità in tema di estensione delle cause di non punibilità, fissare un minimo relativo di portata generale, al di sotto del quale l'applicazione dell'esimente di cui all'art. 131-bis c.p. non potrebbe essere preclusa dall'entità del massimo edittale».
Di conseguenza, la Corte ha solo censurato l'intrinseca irragionevolezza della preclusione dell'applicazione dell'esimente di cui all'art. 131-bis c.p. per i reati – come la ricettazione di particolare tenuità – che lo stesso legislatore, attraverso l'omessa previsione di un minimo di pena detentiva e la conseguente operatività del minimo assoluto di cui all'art. 23, c. 1, c.p., ha mostrato di valutare in termini di potenziale minima offensività.
Conclusivamente si precisa che la declaratoria d'illegittimità costituzionale dell'art. 131-bis c.p., nella parte in cui non consente l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto ai reati per i quali non è previsto un minimo edittale di pena detentiva, lascia intatti tutti i requisiti applicativi dell'esimente che prescindono dall'entità edittale della pena. Pertanto, anche nell'ipotesi di ricettazione attenuata ex art. 648, c. 2, c.p., e in ogni altra ipotesi di reato privo di un minimo edittale di pena detentiva, l'esimente non potrà essere riconosciuta quando la valutazione giudiziale di cui all'art. 133, c. 1, c.p. sia negativa per l'autore del fatto o la condotta di questi risulti abituale ovvero, ancora, quando ricorra una fattispecie tipica di non tenuità tra quelle elencate dal secondo comma dell'art. 131-bis c.p.
Esito: dichiarazione d'illegittimità costituzionale parziale.
Principali precedenti e riferimenti giurisprudenziali: Corte cost., sentt. nn. 120 del 2019, 207 del 2017, 105 del 2014, 140 del 2009, 8 del 1996; ordd. nn. 279 del 2017.