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Timestamp: 2020-08-14 17:08:14+00:00
Document Index: 131481521

Matched Legal Cases: ['art. 16', 'art. 16', 'art. 13', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 3', 'art. 16', 'art. 12', 'art. 182', 'art. 16', 'art. 182', 'art. 199', 'art. 3', 'art. 101', 'art. 267']

CONSIGLIO DI STATO, Sez. 4^ – 1 luglio 2020, ordinanza n. 4196 – AmbienteDiritto.it
Giurisprudenza: Giurisprudenza Sentenze per esteso massime | Categoria: Rifiuti Numero: 4196 | Data di udienza: 10 Ottobre 2019
RIFIUTI – Rifiuti urbani indifferenziati trattati meccanicamente ai fini del rcupero energetico – Spedizione in un paese europeo – Previsioni dell’art. 16 della direttiva del 2008 richiamata ed il relativo considerando n. 33 – Classificazione derivante dal Catalogo europeo dei rifiuti – Prevalenza – Individuazione – Natura giuridica del CER – Questione interpretativa – Rimessione alla Corte di Giustizia UE.
Data di udienza: 10 Ottobre 2019
Estensore: Carluccio
RIFIUTI – Rifiuti urbani indifferenziati trattati meccanicamente ai fini del rcupero energetico – Spedizione in un paese europeo – Previsioni dell’art. 16 della direttiva del 2008 richiamata ed il relativo considerando n. 33 – Classificazione derivante dal Catalogo europeo dei rifiuti – Prevalenza – Individuazione – Natura giuridica del CER – Rimessione alla Corte di Giustizia UE.
E’ rimessa alla Corte di Giustizia dell’Unione europea la seguente questione intepretativa del Diritto dell’Unione: “Dica la Corte di Giustizia se: in riferimento ad una fattispecie in cui rifiuti urbani indifferenziati, non contenenti rifiuti pericolosi, siano stati trattati meccanicamente da un impianto ai fini del recupero energetico (operazione R1/R12, ai sensi dell’allegato C) del Codice dell’Ambiente) e, all’esito di tale operazione di trattamento, risulti, in tesi, che il trattamento non abbia sostanzialmente alterato le proprietà originarie del rifiuto urbano indifferenziato, ma agli stessi venga assegnata la classificazione CER 19.12.12., non contestata dalle parti; ai fini del giudizio in ordine alla legittimità delle obiezioni, da parte del Paese di origine, alla richiesta di autorizzazione preventiva alla spedizione in un Paese europeo presso un impianto produttivo per l’utilizzo, in co-combustione o, comunque, come mezzo per produrre energia, del rifiuto trattato, sollevate dall’Autorità preposta nel Paese di origine sulla base dei principi della direttiva 2008/98/CE, ed in particolare di obiezioni quali quelle, nella fattispecie, basate: – sul principio della protezione della salute umana e dell’ambiente (art. 13); – sul principio di autosufficienza e prossimità, stabilito dall’art. 16, comma 1, secondo il quale “Gli Stati membri adottano, di concerto con altri Stati membri qualora ciò risulti necessario od opportuno, le misure appropriate per la creazione di una rete integrata e adeguata di impianti di smaltimento dei rifiuti e di impianti per il recupero dei rifiuti urbani non differenziati provenienti dalla raccolta domestica, inclusi i casi in cui detta raccolta comprenda tali rifiuti provenienti da altri produttori, tenendo conto delle migliori tecniche disponibili.”; – sul principio, stabilito dallo stesso art. 16, comma 2, ultimo periodo, secondo cui “Gli Stati membri possono altresì limitare le spedizioni in uscita di rifiuti per motivi ambientali come stabilito nel regolamento (CE) n. 1013/2006”; – sul considerando (33) delle premesse della stessa direttiva del 2008, secondo il quale “Ai fini dell’applicazione del Regolamento CE n. 1013 del 2006….relativo alle spedizioni di rifiuti, i rifiuti urbani non differenziati di cui all’art. 3, paragrafo 5 dello stesso rimangono rifiuti urbani non differenziati anche quando sono stati oggetto di un’operazione di trattamento dei rifiuti che non ne abbia sostanzialmente alterato le proprietà”: il Catalogo Europeo rifiuti (nella fattispecie CER 19.12.12., rifiuti prodotti da impianti di trattamento meccanico per operazioni di recupero R1/R12) e le relative classificazioni interferiscano o meno ed, in caso di risposta positiva, in quali termini e confini, con la disciplina euro-unitaria relativa alla spedizione di rifiuti che, prima del trattamento meccanico, erano rifiuti urbani indifferenziati; in particolare, se, con riferimento alle spedizioni di rifiuti risultanti dal trattamento di rifiuti urbani indifferenziati, le previsioni dell’art. 16 della direttiva del 2008 richiamata ed il relativo considerando n. 33, espressamente concernenti la spedizione di rifiuti, siano o meno prevalenti rispetto alla classificazione risultante dal Catalogo Europeo Rifiuti; precisando, qualora ritenuto opportuno e utile dalla Corte, se il suddetto Catalogo abbia carattere normativo o costituisca, invece, una mera certificazione tecnica idonea alla omogenea tracciabilità di tutti i rifiuti.”
Pres. Troiano, Est. Carluccio – Regione Veneto (avv.ti Manzi, Munari, Zanlucchi e Zanon) c. P. s.r.l. (avv.ti Vagnozzi e Zen)
CONSIGLIO DI STATO, Sez. 4^ - 1 luglio 2020, ordinanza n. 4196
Visto l’atto di costituzione in giudizio di Plan Eco S.r.l., contenente appello incidentale;
Relatore, nell’udienza pubblica del giorno 10 ottobre 2019, il Cons. Giuseppa Carluccio e uditi per le parti gli avvocati Gaia Stivali, su delega dell’avvocato Andrea Manzi e l’avvocato Pierfrancesco Zen;
2. La Regione – in esito al procedimento che si è svolto con l’interlocuzione della società richiedente mediante comunicazione di motivi ostativi in data 11 febbraio e 21 marzo 2016 – ha sollevato obiezioni ai sensi dell’art. 12, co. 1, lett. b) e g) del Reg CE relativo alle spedizioni, ed ha negato l’autorizzazione per la notifica (IT019249) con il provvedimento n. 159134 del 22 aprile 2016.
c) la classificazione con CER 19.12.12., che individua la loro provenienza da impianti di trattamento, non è dirimente, perché – secondo la tesi sostenuta dalla Regione Veneto – sono qualificabili come “speciali” (ndr. secondo la legislazione italiana così classificati a seconda della origine) solo i rifiuti (in origine urbani non differenziati) che, oltre ad essere classificati con il relativo codice CER 19, abbiano anche l’ulteriore caratteristica di essere derivati da operazioni che ne comportino la sostanziale trasformazione;
1.2. La società, invocando la violazione dell’art. 182-bis, co. 1 lett. b) cit. e dell’art. 16 della direttiva 2008/98/CE – individua il fulcro della controversia nella corretta qualificazione dei rifiuti come rifiuti speciali, in quanto prodotti dal trattamento meccanico di altri rifiuti, identificati dal codice CER 19.12.12. Mentre, sarebbe errata la tesi della Regione – secondo la quale resterebbe la qualificazione di urbani, quali erano all’origine, anche dopo il trattamento – perché il rifiuto originario è classificabile come speciale per il “semplice fatto di essere uscito dalla lavorazione pubblica”, di avere origine nell’attività di impresa di una società privata e di essere finalizzato al recupero come combustibile.
1.2.1. Secondo la prospettazione della società, sarebbe errata, di conseguenza, l’applicazione dei principi di autosufficienza e di prossimità di cui all’art. 182-bis cit., valevole per i rifiuti urbani indifferenziati, mentre trattandosi di rifiuti speciali varrebbe il principio della specializzazione dell’impianto per assicurarne la più efficace gestione e il recupero (ndr il riferimento è all’art. 199 del Codice dell’Ambiente).
a) il considerando (33) delle premesse della stessa direttiva del 2008, secondo il quale “Ai fini dell’applicazione del Regolamento CE n. 1013 del 2006…relativo alle spedizioni di rifiuti, i rifiuti urbani non differenziati di cui all’art. 3, paragrafo 5 dello stesso rimangono rifiuti urbani non differenziati anche quando sono stati oggetto di un’operazione di trattamento dei rifiuti che non ne abbia sostanzialmente alterato le proprietà”;
b) il considerando 22 (recte 21) del Reg CE relativo alla spedizione dei rifiuti, secondo cui, nel caso di spedizioni di rifiuti destinati al recupero “Gli Stati membri dovrebbero inoltre poter garantire che i rifiuti siano trattati nell’osservanza delle norme giuridicamente vincolanti di protezione dell’ambiente stabilite dalla normativa comunitaria riguardo alle operazioni di recupero e che, tenendo conto dell’articolo 7, paragrafo 4, della direttiva 2006/12/CE, i rifiuti siano trattati conformemente ai piani di gestione dei rifiuti elaborati a norma di detta direttiva allo scopo di garantire l’attuazione degli obblighi giuridicamente vincolanti in materia di recupero o di riciclo stabiliti dalla legislazione comunitaria”.
5. Questo Consiglio, con ordinanza n. 5639 del 2018: – a) ha preso atto che la verificazione in loco, disposta con la precedente ordinanza n. 2878 del 2018, non era più possibile, stante l’intervenuta vendita della società Futura, ed ha revocato la precedente ordinanza; – b) ha ritenuto necessario disporre che la verificazione venisse svolta su base documentale.
5.2. In esito al deposito della relazione del verificatore – che ha concluso nel senso che i rifiuti sono stati oggetto di un trattamento che non ne ha sostanzialmente alterato le proprietà originarie di rifiuti urbani – le parti hanno depositato ulteriori memorie, anche di replica.
6. All’udienza pubblica del 10 ottobre 2019, la causa è stata discussa ed assunta in decisione dal Collegio, dopo che il Presidente ha sottoposto alle parti la questione della ammissibilità della proposizione da parte della Plan-Eco nel giudizio di appello della questione – che la parte assumeva di aver dedotto nel primo grado, nella prima parte del primo motivo del ricorso introduttivo – in ordine alla natura originaria del rifiuto prima delle operazioni svolte dalla Società Futura, ossia circa la sua allegata originaria natura di rifiuto speciale; in particolare, ha chiesto se tale censura, mai esaminata dal T.a.r., sia stata proposta nelle forme e nei termini previsti dall’art. 101 co. 2 c.p.a.
c) la Regione – senza incorrere in violazioni processuali – anche nel giudizio di appello, come in primo grado e nel provvedimento impugnato, ha posto a fondamento del diniego di spedizione transfrontaliera in un Paese Europeo la tesi che assume come rilevante, ai fini della circolazione dei rifiuti, a prescindere dal codice CER attribuito, la qualificazione degli stessi come urbani indifferenziati, quando il trattamento meccanico sugli originari rifiuti non ne abbia sostanzialmente alterato le proprietà originarie.
1.3. Per tutte le considerazioni esposte, la Sezione rimette alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, ai sensi dell’art. 267 del TFUE, la seguente questione interpretativa del Diritto dell’Unione:
Ai fini della più completa decisione della Corte di Giustizia – in ossequio alle Raccomandazioni della Corte medesima 2012/C 338/01, relative alla presentazione di domande pregiudiziali – alla stessa deve essere trasmessa, a cura della Segreteria della Sezione, oltre a copia conforme all’originale della presente ordinanza, altresì copia dell’intero fascicolo di causa.
Così deciso in Roma, nel palazzo di piazza Capo di Ferro, nella camera di consiglio del giorno 10 ottobre 2019 con l’intervento dei magistrati: