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Timestamp: 2020-07-03 10:17:14+00:00
Document Index: 182462960

Matched Legal Cases: ['art. 147', 'art. 2671', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 147', 'art. 2671', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 159', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 147', 'art. 147', 'art. 25', 'art. 147', 'art. 1', 'art. 147', 'art. 8', 'sentenza ']

"Era risultato accertato che il notaio Tizio manteneva un «gravissimo ed eccessivo carico di lavoro», che nell';anno 2014 lo aveva portato alla stipula di ben 3.489 atti a raccolta, con incrementi rispetto al passato considerati anomali per la loro entità. Un tale carico aveva comportato la necessità di far luogo alla stipula, per altro, nella stessa giornata in città diverse, in media, di quasi sedici e, comunque, non meno di undici (considerando i sabati come lavorati) atti al giorno;"
"Con la seconda incolpazione, in apprezzabile misura dipendente dall';eccessività del carico, concernente la violazione dell'art. 147, lett. a), legge notarile, in relazione all'art. 2671, comma 1, cod. civ., si era addebitato al Tizio il «notevole ritardo» con il quale era solito far luogo alle trascrizioni, rivestendo, per contro, la tempestività un valore certo in termini di sicurezza dei traffici, prevenendo abusive trascrizioni col doloso concorso dell'alienante, così salvaguardando il risparmio delle famiglie.
" il principio di stretta tipicità dell'illecito, proprio del diritto penale, non trova applicazione nella materia disciplinare forense, nell';ambito della quale non è prevista una tassativa elencazione dei comportamenti illeciti non conformi, ma solo quella dei doveri fondamentali, tra cui segnatamente quelli di probità, dignità e decoro (art. 5 Codice Deontologico Forense), lealtà e correttezza (art. 6 cod. cit.), (...) la cui violazione, da accertarsi secondo le concrete modalità del caso, dà luogo a procedimento disciplinare. (...) "
La Corte d'appello di Milano, con ordinanza depositata 1'11 luglio 2016, in parziale accoglimento del reclamo proposto dal notaio P. Tizio avverso la decisione della Commissione amministrativa regionale di disciplina notarile per la Lombardia, resa pubblica il 15 dicembre 2015, ridusse la sanzione disciplinare della sospensione dall';esercizio delle funzioni notarili da dieci a complessivi otto mesi, di cui sette mesi per la violazione del principio della personalità della prestazione e uno per la tardiva registrazione degli atti raccolti, confermando nel resto la statuizione reclamata.
Era risultato accertato che il notaio Tizio manteneva un «gravissimo ed eccessivo carico di lavoro», che nell';anno 2014 lo aveva portato alla stipula di ben 3.489 atti a raccolta, con incrementi rispetto al passato considerati anomali per la loro entità. Un tale carico aveva comportato la necessità di far luogo alla stipula, per altro, nella stessa giornata in città diverse, in media, di quasi sedici e, comunque, non meno di undici (considerando i sabati come lavorati) atti al giorno; il che, secondo calcoli presuntivi, tenendo conto di una velocità di lettura comprensibile per le parti dei documenti negoziali e dell'obbligo per il notaio di procedere a tutte le attività connesse alla stipula, ivi incluso il fondamentale compito d'indagare la volontà degli stipulanti, allo scopo di far sì che attraverso una corretta forma giuridica resti assicurata la serietà e certezza degli effetti tipici dell'atto e del risultato pratico conseguito, rendeva evidente che il reclamante, a dispetto della discolpa proclamata, non aveva assicurato la personalità della prestazione. Con la seconda incolpazione, in apprezzabile misura dipendente dall';eccessività del carico, concernente la violazione dell'art. 147, lett. a), legge notarile, in relazione all'art. 2671, comma 1, cod. civ., si era addebitato al Tizio il «notevole ritardo» con il quale era solito far luogo alle trascrizioni, rivestendo, per contro, la tempestività un valore certo in termini di sicurezza dei traffici, prevenendo abusive trascrizioni col doloso concorso dell'alienante, così salvaguardando il risparmio delle famiglie.
La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 18/2003 (nello stesso senso, si veda la sentenza n. 234/2015), investita della legittimità costituzionale della sanzione massima della destituzione del notaio, colpito da determinate condanne penali, insegna, a proposito della individuazione normativa degli illeciti penali presupposti: «Questi illeciti sono stati selezionati, nell';ambito della vasta area del diritto penale, individuando fatti che in linea astratta sono suscettibili di spezzare la fiducia che la collettività ripone nel corretto esercizio delle pubbliche funzioni attribuite al notaio. L'astrattezza di un simile criterio, già temperato dalla rigorosa delimitazione delle ipotesi applicative, trova un rilevante correttivo nel giudizio dell'organo disciplinare, che infligge la destituzione, anche in conseguenza dei reati indicati dall';art. 159, comma 3, della legge n. 89 del 1913, soltanto se ciò è richiesto dal peculiare episodio della vita.
Tale giudizio così è sottratto alla "molteplicità dei comportamenti possibili nell';area dello stesso illecito penale" (sentenza n. 16 del 1991) per essere riconsegnato alla dimensione individualizzante che è richiesta dal principio di uguaglianza.
La compressione di tale diritto deriva dal giudizio disciplinare, è la conseguenza di un'accertata incompatibilità tra la condotta e la professione, è impugnabile in sede giurisdizionale, ed è ritenuta dalla legge necessaria per preservare l'integrità della funzione notarile, che sarebbe compromessa ove i consociati potessero anche solo dubitare della affidabilità di chi è preposto a certificare gli atti con valore di pubblica fede». Nonostante la non esatta corrispondenza con il posto quesito, non par dubbio che la interpretazione costituzionale valorizzi la funzione, prima che integrativa, valoriale delle regole deontologiche, espressione, come più avanti si riprenderà, del sentire sociale interpretato dalla stessa categoria di appartenenza, che trova qualificato momento valutativo nel giudizio disciplinare. Le S.U. (sent. n. 27996, 16/12/2013), affrontando la tematica in relazione alla materia disciplinare, sia pure forense, hanno spiegato che la questione risulta destituita di fondamento « alla luce della costante giurisprudenza di queste S.U.(v.,in/particolare, sent.nn.19042002, 10601/2005, 37/2007, 23020/2011), secondo cui il principio di stretta tipicità dell'illecito, proprio del diritto penale, non trova applicazione nella materia disciplinare forense, nell';ambito della quale non è prevista una tassativa elencazione dei comportamenti illeciti non conformi, ma solo quella dei doveri fondamentali, tra cui segnatamente quelli di probità, dignità e decoro (art. 5 Codice Deontologico Forense), lealtà e correttezza (art. 6 cod. cit.), (...) la cui violazione, da accertarsi secondo le concrete modalità del caso, dà luogo a procedimento disciplinare. (...) Nel caso di specie, dunque, correttamente il C.N.F., sulla scorta di un incensurabile apprezzamento dei fatti accertati e di adeguata valutazione degli stessi, alla stregua dei citati doveri di probità e correttezza professionale, ha confermato l'illiceità della condotta (...) , che, sebbene non pervenuta alla "consumazione", nel senso preteso dal ricorrente secondo un'improponibile accezione penalistica (richiedente la verificazione di un "evento"), è stata ritenuta chiaramente finalizzata a realizzare un comportamento espressamente vietato dal citato codice deontologico (...)». Plurime sono le decisioni dello stesso segno riguardanti, nello specifico, la responsabilità disciplinare dei notai. Una volta che risulti assicurato che l'incolpazione disciplinare sia riconducibile alle previsioni enucleate dall';art. 147 della legge notarile, non appare esigibile una costruzione strettamente tipica degli illeciti, nel rispetto delle scelte discrezionali del legislatore (cfr. Sez. 6-3, n. 12995, 24/7/2012, Rv. 623417).
Non è, infatti, dubbio che l'art. 147 della legge n. 89 del 1913 individua con chiarezza l'interesse meritevole di tutela (dignità e reputazione del notaio, decoro e prestigio della classe notarile) e determina la condotta sanzionabile in quanto idonea a compromettere l'interesse tutelato, condotta il cui contenuto, sebbene non tipizzato, è integrato dalle regole di etica professionale e, quindi, dal complesso dei principi di deontologia oggettivamente enucleabili dal comune sentire di un dato momento storico; ne consegue, da un lato, che la norma menzionata è rispettosa del principio di legalità ex art. 25 Cost. (peraltro attinente alla sola materia penale), e dall';altro che la concreta individuazione della condotta disciplinarmente rilevante, da parte del giudice di merito, non è sindacabile dalla Corte di cassazione, il cui controllo di legittimità sull'applicazione, da parte del giudice del merito, di concetti giuridici indeterminati e clausole generali può solo mirare a verificare la ragionevolezza della sussunzione in essi del fatto concreto (Sez. 6-3, n. 4720, 23/3/2012, Rv. 622116); riferendosi, peraltro, a precetti extragiuridici, ovvero a regole interne alla categoria, e non ad atti normativi (Sez. 3, n. 3287, 15/2/2006, Rv. 587638). Si è soggiunto che «l'art. 147, lett.
a) L.N. prevede una fattispecie disciplinare a condotta libera, all'interno della quale è punibile ogni condotta, posta in essere sia nella vita pubblica che nella vita privata, idonea a compromettere l'interesse tutelato, il che si verifica ogni volta che si pone in essere una violazione dei principi di deontologia enucleabili dal comune sentire in un determinato momento storico (Cass. 2006/ 12113; 2003/ 10683). Pertanto deve escludersi che il verificarsi del clamore nella comunità, integri un elemento costitutivo di tale illecito e che, tanto meno, occorra la prova della sua esistenza» (Sez. 6-3, n. 21203, 22/9/2011).Assai di recente le S.U., hanno avuto modo di precisare che «Esclusa la possibilità di applicare agli illeciti disciplinari, sic et simpliciter, i risultati interpretativi conseguiti dalla dottrina e dalla giurisprudenza in materia penale (l'unica relativamente alla quale il principio di legalità, previsto dall';art. 1 c.p., assume dignità costituzionale), resta cionondimeno da verificare quali siano i termini in cui il principio di legalità (e, con esso, di tassatività e determinatezza della fattispecie "incriminatrice") debba essere inteso nel settore oggetto di indagine.
In una visione prospettica che riconduca a coerenza le norme di cui agli artt. 135, 136, 144 e 147 legge notarile - nell';ambito della novella adottata in attuazione dell'articolo 7, comma 1, lettera e), della legge 28 novembre 2005, n. 246, sicuramente ispirato ad una valorizzazione del principio di legalità - occorre una ricostruzione delle fattispecie che più che in chiave di tipicità ovvero di atipicità degli illeciti, crei una connessione diretta tra la previsione di condotte vietate e la disciplina delle sanzioni» (sent. n. 25457, 26/10/2017). Questa Sezione (n. 4206, 5/2/2016), dando continuità ai precedenti arresti, ha, fra l'altro, affermato: «Occorre premettere che nella giurisprudenza di questa Corte si è affermato che, in tema di illeciti disciplinari previsti a carico di chi esercita la professione notarile, l'art. 147, lettera a), della legge notarile, prevede una fattispecie disciplinare a condotta libera, all'interno della quale è punibile ogni comportamento, posto in essere sia nella vita pubblica che nella vita privata, idoneo a compromettere l'interesse tutelato, il che si verifica ogni volta che si ponga in essere una violazione dei principi di deontologia enucleabili dal comune sentire in un determinato momento storico (Cass., Sez. VI-3, 13 ottobre 2011, n. 21203; Cass., Sez. Il, 21 gennaio 2014, n. 1170).
Ancor meno pertinente deve ritenersi il richiamo dell'art. 8, posto a tutela delle libertà fondamentali (domicilio, corrispondenza), peraltro, con maggior incisività garantiti dalla Carta costituzionale, nonché alla riservatezza, che non appaiono in alcun modo neppur messi in pericolo dall';esercizio dell'azione disciplinare professionale. A conferma di quanto sopra può essere utile richiamare, della Corte di Strasburgo, la decisione resa nella causa Varvara c. Italia - ricorso n. 17475/09 (sentenza 29.10.2013) - peraltro in relazione al ben più delicato settore penale -, la quale ha precisato '