Source: https://www.diritto.it/il-risarcimento-danni-da-sinistro-stradale-un-percorso-ad-ostacoli-le-modifiche-al-codice-delle-assicurazioni/
Timestamp: 2017-11-24 15:09:28+00:00
Document Index: 47096140

Matched Legal Cases: ['art. 139', 'art. 139', 'art. 32', 'art. 2043', 'art. 2043', 'art. 32', 'art. 183', 'art. 183', 'art. 6', 'art. 135', 'art. 7', 'art. 138', 'art. 7', 'art. 139']

Il risarcimento danni da sinistro stradale, un percorso ad ostacoli. Le modifiche al Codice delle Assicurazioni.
Accoti Paolo - Trebisacce (CS), 26 marzo 2015
Il decreto legge denominato “Cresci Italia” ha, tra l’altro, apportato rilevanti modifiche al Codice delle Assicurazioni, tra cui, il diritto al risarcimento del danno da lesione solo se questa può essere accertata con esame clinico strumentale obiettivo.
Infatti, il D.L. 24 gennaio 2012, n. 1, convertito con modificazioni, nella L. 24 marzo 2012, n. 27, ha aggiunto al comma 2 dell’art. 139 Cod. delle Assicurazioni, l’inciso: “In ogni caso, le lesioni di lieve entità, che non siano suscettibili di accertamento clinico strumentale obiettivo, non potranno dar luogo a risarcimento per danno biologico permanente”.
Di talché, ad oggi, ai sensi del menzionato art. 139, per lesione temporanea o permanente all’integrità psico-fisica della persona, si deve intendere quella che incide negativamente sulle attività quotidiane, fisiche e relazionali, del danneggiato, a prescindere dall’influenza della stessa sulla capacità del danneggiato di produrre reddito. Ma attenzione però, le lesioni potranno essere risarcite solo se accertate con esami strumentali (ad esempio: radiografie, ecografie; risonanza magnetica, ecc.).
Ciò comporta che tutta una serie di lesioni, tra cui la più comune, il cd. colpo di frusta, quasi sempre presente a seguito di tamponamento, non potranno più essere risarcite, anche se riscontrate a seguito di esame medico soggettivo (percentuale di incidenza negativa – invalidità permanente – valutata comunemente tra l’1% e il 2%).
Evidentemente la norma non porterà alcun beneficio all’assicurato il quale, per vedersi riconosciuti siffatti tipi di danno, comportanti generalmente una percentuale di invalidità permanente quasi mai superiore al 2%, dovrà sottoporsi ad accurati esami strumentali facendosi, conseguentemente, carico dei relativi costi, e quindi sperare che dall’esame obiettivo risulti la patologia, evenienza che non sempre si verifica.
Si pensi proprio al colpo di frusta, definito tecnicamente “trauma distorsivo del rachide”, è provato, infatti, che la patologia non sempre viene rilevata dagli esami strumentali (radiografia, risonanza magnetica), nonostante la stessa risulti presente, peraltro, il dolore, conseguenza della distorsione, ben può sopraggiungere dopo qualche giorno dal sinistro e variare in base all’età, le condizioni di salute del soggetto e la violenza del trauma.
Di contro, però, considerato che i tamponamenti rappresentano il 30% degli incidenti stradali e che in Italia le compagnie di assicurazioni pagano, o meglio, pagavano ogni anno “per il risarcimento del “colpo di frusta” oltre due milioni di euro” (Fonte: Il colpo di frusta del rachide cervicale nelle collisioni di scarsa efficienza lesiva, di Antonio Girau e Mauro Pagliara), ciò comporterà senz’altro un evidente beneficio economico, in termini di diminuzione dei “costi” dei risarcimenti, per l’assicuratore.
Detta previsione normativa, come detto, oltre a non comportare alcun beneficio per l’assicurato, pone serie questioni giuridiche considerato che “per legge”: 1) si giunge ad escludere la possibilità di risarcire una certa tipologia di danno alla salute; 2) il danno, quantunque provato soggettivamente (es. con perizia medica), possa essere escluso sulla scorta della mera modalità di accertamento (esame strumentale); 3) s’innalza a dismisura “l’asticella” dell’onere della prova, fino quasi a renderla diabolica.
Occorre, tuttavia, verificare come detta norma possa coordinarsi con il diritto alla salute, di cui all’art. 32 della Cost. e con il disposto dell’art. 2043 c.c..
Ricordiamo, infatti, che la giurisprudenza costituzionale ritiene che: “l’ingiustizia del danno biologico e la conseguente sua risarcibilità discendono direttamente dal collegamento tra gli artt. 32, primo comma Cost. e 2043 c.c., più precisamente dall’integrazione di quest’ultima disposizione con la prima…l’art. 2043 c.c., correlato all’art. 32 Cost. va necessariamente esteso fino a ricomprendere il risarcimento non solo dei danni in senso stretto patrimoniali ma… di tutti i danni che, almeno potenzialmente, ostacolano le attività realizzatrici della persona umana.
Ed è questo il profondo significato innovativo della richiesta di autonomo risarcimento, in ogni caso, del danno biologico” (Corte Cost. del 14 luglio 1986 n. 184).
Senza dimenticare tutte le possibili risultanze di una eventuale CTU medica, disposta nell’intrapreso giudizio per risarcimento danni da sinistro stradale.
Ed invero, premesso che spetta al giudice di merito stabilire se una consulenza è necessaria o opportuna, fermo restando l’onere probatorio delle parti, e la relativa valutazione, se adeguatamente motivata in relazione al punto di merito da decidere, non può essere sindacata in sede di legittimità (Tra le tante: Cass. Civ. 4660/2000; Cass. Civ., 4602/2000; Cass. Civ., 105/1999) e che la consulenza tecnica d’ufficio è un mezzo istruttorio (e non una prova vera e propria) sottratto alla disponibilità delle parti ed affidato al prudente apprezzamento del giudice del merito, nel caso di conferma della patologia accertata dal CTU sulla scorta di un esame soggettivo del periziando, pertanto, senza l’ausilio di strumenti tecnici, “le valutazioni espresse dal consulente tecnico d’ufficio non hanno efficacia vincolante per il giudice e, tuttavia, egli può legittimamente disattenderle soltanto attraverso una valutazione critica, che sia ancorata alle risultanze processuali e risulti congruamente e logicamente motivata, dovendo il giudice indicare gli elementi di cui si è avvalso per ritenere erronei gli argomenti sui quali il consulente si è basato, ovvero gli elementi probatori, i criteri di valutazione e gli argomenti logico-giuridici per addivenire alla decisione contrastante con il parere del c.t.u.” (Cass. Civ., 5148/2011).
Giurisprudenza più risalente, evidenziava altresì come: “Il giudice del merito può dissentire dal parere del C.T.U. quando lo ritenga, nel suo libero apprezzamento non sorretto da motivazione congrua o comunque convincente ma, in tal caso se pure non è obbligato a richiamare il perito per ottenere da lui i necessari chiarimenti sui dubbi sorti né a disporre l’espletamento di una nuova indagine tecnica, ha tuttavia il dovere di giustificare, in modo particolarmente rigoroso e preciso, il proprio difforme convincimento” (Cass. Civ. 4712/1979).
L’intento del legislatore di limitare i fenomeni di abuso del ricorso al “colpo di frusta”, se da un lato ridurrà in maniera consistente gli esborsi delle compagnie assicurative (si calcola che il risarcimento da colpo di frusta rappresenta più del 60% degli indennizzi totali), dall’altro punisce indiscriminatamente tutti gli utenti della strada, anche colori i quali, la stragrande maggioranza, che effettivamente subiscono tale tipo di lesione.
E’ pur vero che ora l’Italia si è adeguata alla maggior parte dei paesi europei, dove generalmente i danni fisici relativi ai primi due punti di invalidità non vengono risarciti, ma è altrettanto vero che i costi per le polizze RC Auto in questi paesi sono notevolmente inferiori.
Non resta quindi sperare che, anche per quanto concerne i premi delle polizze assicurative, l’Italia riesca ad adeguarsi agli standard europei.
Evenienza in parte verificatasi ma, probabilmente, “pagata” a caro prezzo dagli utenti della strada.
Infatti, dopo il decreto legge denominato Cresci Italia (D.L. 24 gennaio 2012, n. 1, convertito con modificazioni, nella L. 24 marzo 2012, n. 27), che ha apportato le predette modifiche al Codice delle Assicurazioni, il governo ha varato, in data 20 febbraio 2015, il Disegno di Legge Concorrenza che, nuovamente, “mette mano” al Codice delle Assicurazioni.
– L’identificazione dei testimoni di sinistri con soli danni a cose.
Peraltro, in considerazione del fatto che la “denuncia di sinistro”, generalmente, viene presentata dalla stessa vittima dell’incidente – e, quindi, senza l’assistenza di un consulente tecnico, quale ad esempio, un avvocato -, questi potrebbe incolpevolmente, magari perché non al corrente della nuova normativa, omettere di indicare immediatamente il nominativo dei testimoni presenti sul luogo del sinistro.
Questa, probabilmente, è l’ipotesi più critica, perché si ingenererebbero conseguenze irreversibili, salvo il caso “oggettiva impossibilità”, sul quale ci soffermeremo in seguito.
Ciò posto, se si considera che, nella stragrande maggioranza dei casi, nei giudizi relativi a risarcimento del danno a cose in seguito a sinistro stradale, il convincimento del giudice – quasi sempre – si fonda proprio sulle risultanze testimoniali, appare scontato che un eventuale giudizio di siffatto genere, senza la possibilità di indicare i testimoni, nei termini previsti dal vigente codice di procedura civile, proprio perché non indicati nella denuncia stragiudiziale, appare dall’esito (negativo) scontato. Salvo ovviamente le peculiarità dei singoli (sparuti) casi.
A tal proposito, si evidenzia come, ai sensi dell’art. 183 cpc, all’udienza fissata per la prima comparizione e la trattazione della causa, “Se richiesto, il giudice concede alle parti i seguenti termini perentori: 1) un termine di ulteriori trenta giorni per il deposito di memorie limitate alle sole precisazioni o modificazioni delle domande, delle eccezioni e delle conclusioni già proposte; 2) un termine di ulteriori trenta giorni per replicare alle domande ed eccezioni nuove, o modificate dall’altra parte, per proporre le eccezioni che sono conseguenza delle domande e delle eccezioni medesime e per l’indicazione dei mezzi di prova e produzioni documentali; 3) un termine di ulteriori venti giorni per le sole indicazioni di prova contraria. Salva l’applicazione dell’articolo 187, il giudice provvede sulle richieste istruttorie fissando l’udienza di cui all’articolo 184 per l’assunzione dei mezzi di prova ritenuti ammissibili e rilevanti. Se provvede mediante ordinanza emanata fuori udienza, questa deve essere pronunciata entro trenta giorni. …”
Il successivo art. 183 bis cpc dispone, altresì, che: “Nelle cause in cui il tribunale giudica in composizione monocratica, il giudice nell’udienza di trattazione, valutata la complessità della lite e dell’istruzione probatoria, può disporre, previo contraddittorio anche mediante trattazione scritta, con ordinanza non impugnabile, che si proceda a norma dell’articolo 702-ter e invita le parti ad indicare, a pena di decadenza, nella stessa udienza i mezzi di prova, ivi compresi i documenti, di cui intendono avvalersi e la relativa prova contraria. Se richiesto, può fissare una nuova udienza e termine perentorio non superiore a quindici giorni per l’indicazione dei mezzi di prova e produzioni documentali e termine perentorio di ulteriori dieci giorni per le sole indicazioni di prova contraria”.
Ciò detto, tralasciando le problematiche possibili nel collegamento tra i sopra citati articoli, quello che appare evidente è che il DDL in commento, in particolare l’art. 6 di modifica dell’art. 135 Cod. Assicurazioni, comporta una modifica di fatto del codice di procedura civile, quasi a creare l’ennesimo rito, in aggiunta a quello di ordinaria cognizione, di sommaria cognizione e del lavoro, “in barba” alla tanto declamata semplificazione dei riti civili.
– Risarcimento del danno non patrimoniale.
Il DDL Concorrenza, all’art. 7, dispone che l’art. 138 del Cod. Assicurazioni sia sostituito dal seguente: “1. Con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro della salute, con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali e con il Ministro della giustizia, da adottarsi entro centoventi giorni dall’entrata in vigore della presente legge si provvede alla predisposizione di una specifica tabella unica su tutto il territorio della Repubblica: a) delle menomazioni alla integrità psicofisica comprese tra dieci e cento punti;
4. Gli importi stabiliti nella tabella unica nazionale sono aggiornati annualmente, con decreto del Ministro dello sviluppo economico, in misura corrispondente alla variazione dell’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati accertata dall’ISTAT”.
Sempre il menzionato art. 7, al punto 3., prevede che l’art. 139 Cod. Assicurazioni è sostituito dal seguente: “1. Il risarcimento del danno biologico per lesioni di lieve entità, derivanti da sinistri conseguenti alla circolazione dei veicoli a motore e dei natanti, è effettuato secondo i criteri e le misure seguenti: a) a titolo di danno biologico permanente, è liquidato per i postumi da lesioni pari o inferiori al nove per cento un importo crescente in misura più che proporzionale in relazione ad ogni punto percentuale di invalidità; tale importo è calcolato in base all’applicazione a ciascun punto percentuale di invalidità del relativo coefficiente secondo la correlazione esposta nel comma 6. L’importo così determinato si riduce con il crescere dell’età del soggetto in ragione dello zero virgola cinque per cento per ogni anno di età a partire dall’undicesimo anno di età. Il valore del primo punto è pari ad euro seicentosettantaquattro virgola settantotto;
2. Agli effetti di cui al comma 1 per danno biologico si intende la lesione temporanea o permanente all’integrità psico-fisica della persona suscettibile di accertamento medico-legale che esplica un’incidenza negativa sulle attività quotidiane e sugli aspetti dinamicorelazionali della vita del danneggiato, indipendentemente da eventuali ripercussioni sulla sua capacità di produrre reddito. In ogni caso, le lesioni di lieve entità, che non siano suscettibili di accertamento clinico strumentale obiettivo, non potranno dar luogo a risarcimento per danno biologico permanente.
6. Ai fini del calcolo dell’importo di cui al comma 1, lettera a), per un punto percentuale di invalidità pari a 1 si applica un coefficiente moltiplicatore pari a 1,0, per un punto percentuale di invalidità pari a 2 si applica un coefficiente moltiplicatore pari a 1,1, per un punto percentuale di invalidità pari a 3 si applica un coefficiente moltiplicatore pari a 1,2, per un punto percentuale di invalidità pari a 4 si applica un coefficiente moltiplicatore pari a 1,3, per un punto percentuale di invalidità pari a 5 si applica un coefficiente moltiplicatore pari a 1,5, per un punto percentuale di invalidità pari a 6 si applica un coefficiente moltiplicatore pari a 1,7, per un punto percentuale di invalidità pari a 7 si applica un coefficiente moltiplicatore pari a 1,9, per un punto percentuale di invalidità pari a 8 si applica un coefficiente moltiplicatore pari a 2,1, per un punto percentuale di invalidità pari a 9 si applica un coefficiente moltiplicatore pari a 2,3”.
Ed invero, il valore del punto, ogni anno, viene aggiornato con decreto del Ministro dello sviluppo economico, in misura corrispondente alla variazione dell’indice nazionale dei prezzi al consumo delle famiglie di operai ed impiegati, accertata dall’ISTAT.
L’angosciante dubbio risiede nel fatto che, come accennato, con l’intestazione delle norme “danno non patrimoniale”, verrebbero ricompresi – tra gli altri – sia il danno biologico che quello morale, liquidati a questo punto entrambi sulla scorta delle riferite (più basse) tabelle in vigore, con esclusione, pertanto, dell’autonoma consolidata risarcibilità del danno morale (nella misura di 1/3) in aggiunta a quello biologico.