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Timestamp: 2020-08-14 15:12:39+00:00
Document Index: 66827529

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 380', 'art. 384']

Sentenza Cassazione Civile n. 9010 del 19/04/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9010 del 19/04/2011
Cassazione civile sez. I, 19/04/2011, (ud. 11/11/2010, dep. 19/04/2011), n.9010
D.R., elettivamente domiciliata in Roma, via Vigna di
Morena 69/A, presso Anna Maria Rossi, rappresentata e difesa
dall’avv. Amato Felice per procura in atti;
avverso il decreto della Corte d’appello di Napoli in data 11 giugno
2008, nel procedimento n. 3944/07 R.G. V.G.;
1. D.R. ha proposto ricorso per cassazione, sulla base di tre motivi, nei confronti del Ministero della Giustizia avverso il decreto in data 11 giugno 2008, con il quale la Corte di appello di Napoli ha condannato detto Ministero al pagamento in favore della ricorrente della somma di Euro 2.756,00, pari ad un importo di Euro 1.000,00 per ogni anno di ritardo, a titolo di equa riparazione L. n. 89 del 2001, ex art. 2, a causa del superamento, nella misura di due anni e nove mesi, del termine ragionevole di durata, stabilito in tre anni, di un giudizio in materia previdenziale, dalla ricorrente medesima proposto davanti al Tribunale di Vallo della Lucania con ricorso depositato il 19 giugno 2000 e definito con sentenza del 14 marzo 2006;
2. con i primi due motivi di ricorso, che possono essere esaminati congiuntamente in quanto strettamente connessi, denunciandosi violazione di legge si censura il decreto impugnato, in quanto la Corte di merito ha determinato la durata ragionevole del giudizio in tre anni, senza tener conto della natura previdenziale della causa, che avrebbe dovuto indurre a stabilire un termine inferiore; con il terzo motivo si contesta la liquidazione delle spese processuali, effettuata con riferimento agli importi tariffari previsti per i procedimenti di natura camerale, anziche’ a quelli stabiliti per i procedimenti contenziosi;
2.1. i primi due motivi appaiono manifestamente infondati, in quanto la Corte di appello, ai fini della determinazione del termine ragionevole di durata, si e’ attenuta ai criteri di valutazione indicati dalla L. n. 89 del 2001, art. 2, comma 2, in conformita’ ai parametri fissati dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, anche tenendo conto della natura previdenziale della controversia, secondo un ragionevole criterio di valutazione che resiste alle infondate critiche della ricorrente, considerato comunque che, attesa la natura ordinatoria dei termini previsti dal codice di rito per la trattazione delle controversie di lavoro e di previdenza e assistenza, la violazione del principio della ragionevole durata del processo non puo’ discendere in modo automatico dall’accertata inosservanza dei termini medesimi, dovendo in ogni caso il giudice della riparazione procedere a tale valutazione alla luce degli elementi previsti della L. n. 89 del 2001, art. 2 (Cass. 2004/6856;
2.2. appare invece manifestamente fondata la censura in ordine all’erronea applicazione della tariffa relativa ai procedimenti camerali, anziche’ di quella attinente al processo contenzioso (Cass. 2008/25352);
3. alla stregua delle considerazioni che precedono e qualora il collegio condivida i rilevi formulati, si ritiene che il ricorso possa essere trattato in camera di consiglio ai sensi degli artt. 375 e 380 bis c.p.c.”;
B) osservato che non sono state depositate conclusioni scritte o memorie ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c. e che, a seguito della discussione sul ricorso tenuta nella camera di consiglio, il collegio ha condiviso le argomentazioni esposte nella relazione.
ritenuto pertanto che, in base alle considerazioni che precedono, devono essere rigettati i primi due motivi, mentre merita accoglimento il terzo, con conseguentemente annullamento del decreto impugnato in ordine alla censura accolta, e che, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa puo’ essere decisa nel merito, ai sensi dell’art. 384 c.p.c., comma 2, con la condanna del Ministero della giustizia al pagamento in favore della ricorrente delle spese del giudizio di merito, liquidate come in dispositivo in base alle tariffe professionali previste dall’ordinamento italiano con riferimento al giudizio di natura contenziosa (Cass. 2008/23397; 2008/25352), con distrazione in favore del procuratore della ricorrente medesima, dichiaratosi antistatario;
ritenuto altresi’ che le spese del giudizio di cassazione, da liquidarsi come in dispositivo e compensate nella misura di due terzi in considerazione dell’accoglimento solo parziale del ricorso e limitatamente alla liquidazione delle spese processuali, vanno poste a carico del Ministero soccombente, con distrazione delle stesse in favore del difensore della ricorrente, dichiaratosi antistatario.
LA CORTE rigetta i primi due motivi del ricorso e accoglie il terzo. Cassa il decreto impugnato in ordine alla censura accolta e, decidendo nel merito, condanna il Ministero della Giustizia al pagamento in favore della ricorrente delle spese del giudizio di merito, che si liquidano in Euro 873,00, di cui Euro 378,00 per diritti ed Euro 50,00 per esborsi, oltre a spese generali e accessori di legge.
Condanna inoltre il Ministero della Giustizia al pagamento in favore della ricorrente delle spese del giudizio di cassazione, compensate per due terzi, che si liquidano per l’intero in Euro 330,00 di cui Euro 230,00 per onorari, oltre a spese generali e accessori di legge, con distrazione, per le spese di entrambi i giudizi, in favore del difensore della ricorrente, avv. Felice Amato, dichiaratosi antistatario.