Source: http://parlarecivile.it/argomenti/rom-e-sinti/sgombero.aspx
Timestamp: 2020-02-25 21:39:16+00:00
Document Index: 156469344

Matched Legal Cases: ['art. 11', 'art. 27', 'art. 5', 'art. 2', 'art.403', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Lo sgombero è l’operazione di sgomberare, di evacuare o fare evacuare un luogo, un territorio.
La pratica del concentramento delle persone Rom nei campi è stata delle istituzioni, attraverso gli sgomberi forzati, che sono “violazioni dei diritti umani” come spiega Amnesty International. Non tutti gli sgomberi eseguiti con la forza costituiscono sgomberi forzati. Uno sgombero forzato o illegale è il trasferimento di persone contro la loro volontà dagli alloggi o dal terreno che occupano, senza forme di protezione legale, quali una consultazione effettiva con gli interessati, un preavviso (con la possibilità di fare ricorso), la possibilità di mettere in salvo le proprie cose e l’offerta di un alloggio alternativo. In presenza delle appropriate salvaguardie procedurali, uno sgombero legale portato avanti con l’uso della forza non viola il divieto di sgomberi forzati.
Secondo le convenzioni internazionali lo sgombero forzato è sottoposto a precise regole e restrizioni. Fra queste, anche una notifica formale dello sgombero, con la possibilità di opporsi davanti al giudice. Il diritto internazionale dei diritti umani richiede che gli sgomberi siano realizzati solo in circostanze eccezionali e solo quando ogni altra alternativa sia stata esplorata rispettando alcune garanzie procedurali: possibilità di una genuina consultazione con le persone coinvolte; informazioni adeguate e un anticipo ragionevole che consentano la possibilità di dar luogo a ricorsi e l’attesa di un pronunciamento da parte della magistratura; sostegno legale alle persone che intendono ricorrere contro lo sgombero o per ottenere risarcimento. “Durante un eventuale sgombero – spiega Amnesty International - le autorità devono astenersi dal violare la dignità e i diritti alla vita e alla sicurezza delle persone allontanate”. Infine, “oltre a un risarcimento equo per i beni andati eventualmente distrutti nel corso dello sgombero, dev’essere garantita una sistemazione alternativa in luoghi che soddisfino i criteri dell'alloggio adeguato e che consentano ai nuclei familiari di restare uniti”.
Il fondamento giuridico si trova nell’insieme delle norme contenute nel Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, nella Convenzione sui diritti dell’infanzia e nella Convenzione per l'eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale. Ecco le regole procedurali da seguire: una notifica formale e preventiva dello sgombero, con la possibilità di opporsi davanti al giudice, e comunque, in ogni caso, la garanzia di una sistemazione alternativa (in luoghi che soddisfino i criteri dell'alloggio adeguato e che consentano ai nuclei familiari di restare uniti), e la certezza del risarcimento dei beni personali andati distrutti.
Il primo riferimento si trova nel Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, che all’art. 11 riconosce “il diritto di ogni individuo ad un livello di vita adeguato per sé e per la loro famiglia, che includa un’alimentazione, un vestiario, ed un alloggio adeguati, nonché al miglioramento continuo delle proprie condizioni di vita”. La Convenzione sui diritti dell’infanzia prevede, da parte sua, una particolare tutela per i minori e il loro diritto “a un livello di vita sufficiente per consentire il suo sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale e sociale”. All’articolo art. 27, il documento prevede che “gli Stati parti adottano adeguati provvedimenti, in considerazione delle condizioni nazionali e compatibilmente con i loro mezzi, per aiutare i genitori e altre persone aventi la custodia del fanciullo ad attuare questo diritto e offrono, se del caso, un’assistenza materiale e programmi di sostegno, in particolare per quanto riguarda l’alimentazione, il vestiario e l’alloggio”. Infine la Convenzione per l'eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale, all’art. 5 prevede che “in base agli obblighi fondamentali di cui all’art. 2 della presente Convenzione, gli Stati contraenti si impegnano a vietare e ad eliminare la discriminazione razziale in tutte le forme ed a garantire a ciascuno il diritto alla eguaglianza dinanzi alla legge senza distinzione di razza, colore od origine nazionale o etnica”.
Nei casi di cronaca in cui si parla di sgomberi, l’Associazione 21 Luglio invita a usare la parola “abitazione” al posto di “baracca”, in quanto è giuridicamente riconosciuta come domicilio. Per la legge anagrafica,il domicilio è un concetto molto elastico, è la sede prevalente dei propri affari e interessi, appartiene alla sfera della discrezionalità personale e della scelta individuale di ogni persona. Quindi può essere considerato domicilio anche la panchina o il marciapiede su cui si dorme. Secondo Stasolla, anche i c.d. “villaggi attrezzati” sono illegali, perché violano i diritti umani, segregando le persone su base etnica.
L’Onu, attraverso il Comitato per l’eliminazione della discriminazione razziale delle Nazioni unite (Cerd) ha richiamato l’Italia in tema di sgomberi ai danni delle comunita’ rom, dopo un rapporto realizzato dall' Associazione 21 luglio e dal centro europeo per i diritti dei Rom.
La politica massiccia di sgomberi forzati attuata dalle amministrazioni locali in anni recenti, soprattutto a Roma, è stata duramente criticata da Nils Muižnieks, Commissario per i Diritti Umani del Consiglio d’Europa, a seguito della visita in Italia. In un rapporto del 2012, Muižnieks ha scritto che "tali interventi non si possano certo conciliare con la nuova ottica imposta dalla Strategia nazionale d’inclusione dei Rom, che è già in vigore in Italia". E riferendosi all'emergenza nomadi in vigore dal 2008 al 2011, afferma: "quellapolitica aveva alimentato una serie di sgomberi forzati sistematici senza precedenti, spessoanche a catena, senza alcun riguardo per le circostanze personali dei soggetti interessati, né per le garanzie procedurali. Il Commissario crede fermamente che sia i campi segregati per le popolazioni di Rom e Sintiche gli sgomberi forzati in Italia siano da relegare definitivamente nel passato. Piuttosto, le autorità italiane dovrebbero dare la priorità al conseguimento degli obiettivi stabiliti nella Strategia nazionale d'inclusione dei Rom, che dichiara giustamente che "l’affrancamento dal campo come luogo di degrado fisico e relazionale […] e la loro ricollocazione in alloggi dignitosi".
“Sono estremamente soddisfatta, siamo riusciti nell’intento- dichiarava pochi mesi dopo a Repubblica l'allora vicesindaco di Roma, Sveva Belviso – Abbiamo chiuso le 10 più grandi strutture abusive, discariche senza rete fognaria o acqua potabile, in cui vivevano migliaia di persone di etnia rom, vergogne che abbiamo ereditato dal passato, e a far trasferire, ovviamente sotto la loro disponibilità, le persone in luoghi a norma di legge, dove potessero vivere in una sicurezza ambientale”.[1]
Le amministrazioni comunali difendono il loro operato utilizzando due argomenti: i trasferimenti sono volontari e le condizioni di vita migliorano. Ma Salvatore Fachile, il legale che ha portato il piano nomadi in tribunale con l’Asgi e l’Associazione 21 luglio, ribatte: “ E’ un’ipocrisia. Nessuno sarebbe disposto a spostarsi, ma non hanno scelta davanti alle ruspe, nello sgombero vengono distrutti tutti i loro beni e il rischio è l’espulsione”.
“Nessuno ha mai pensato per altri gruppi sociali in difficoltà che la soluzione possa essere quella di un campo lontano dalla città – continua Fachile - dove si vive fra appartenenti a uno stesso gruppo, dei posti speciali per gruppi etnici”.
Una denuncia dell’Osservatorio sul razzismo e le diversità “Favara” dell’Università di Roma Tre nel 2011 ha permesso di scoprire una vera "strategia della paura" messa in atto dalle autorità locali e dalla polizia municipale nel momento dello sgombero degli insediamenti informali (i c.d. campi abusivi). Un modulo choc fatto firmare alle mamme rom dagli operatori sociali del Comune minacciava di avviare la procedura di collocamento dei minori in case famiglia, che si trovavano a dovere scegliere tra avere la famiglia divisa oppure vedersi portare via i minori. Un giro di vite seguìto ai casi di cronaca della morte di 5 minori che abitavano nei campi non autorizzati (agosto 2010 e febbraio 2011). La prova è in un documento che gli operatori sociali della Sala Operativa Sociale del Comune di Roma facevano firmare alle donne rom trovate con i loro bambini in questi insediamenti. Si potevano barrare due caselle, vale a dire accettare l’accoglienza in una struttura del Comune soltanto per donne e bambini, senza i padri. Oppure rifiutare di separarsi, ma in questo caso, una clausola specifica che qualora la stessa madre fosse stata ritrovata in un altro campo abusivo, sarebbe stata avviata la procedura per affidare i bambini a una casa famiglia. Questo il testo della dichiarazione fatta firmare alle mamme rom: “Confermo che sono stata informata che se non sarò in grado di garantire ai miei figli minori un luogo di dimora salubre e sicuro e mezzi economici sufficienti a soddisfare i loro fabbisogni personali, la Pubblica Autorità, ai sensi dell’art.403 del Codice Civile, dovrà intervenire a mezzo degli organi di protezione dell’infanzia, per il loro immediato collocamento in luogo sicuro, sino a quando si potrà provvedere in modo definitivo alla loro protezione”.
“Nei confronti dei rom, anche legge a tutela dei minori viene utilizzata come forma di minaccia, si sentivano dire se vi ritroviamo in un altro campo non autorizzato, vi portiamo via i bambini. La dichiarazione fatta firmare alle mamme dei campi non autorizzati da assistenti sociali presso sala operativa è una procedura che potrebbe condurre al collocamneto dei minori in casa famiglia”, spiega Ulderico Daniele, ricercatore e autore del saggio: “Sono del Campo e vengo dall’India” sui trent’anni di campi nomadi a Roma.
“La tutela del minore rom è stata utilizzata come arma di pressione per facilitare lo sgombero - sostiene Francesco Pompeo, docente di Antropologia a Roma Tre - La sentenza del Consiglio di Stato ha destrutturato tutta la legislazione legata allo stato d’emergenza e mette in questione i costi e conseguenze di questa scelta sociale della separazione”.
“Il governo stabilisca il divieto di sgombero forzato senza alternativa di alloggio” ha chiesto Amnesty Italia quando ha lanciato il rapporto ‘Tolleranza zero verso i rom” sugli sgomberi forzati e la discriminazione contro le comunità romanì in Italia. Anche lo European Roma rights centre, promotore del ricorso al Consiglio di Stato afferma: “i rom hanno subito sgomberi e trasferimenti forzati, la sentenza del consiglio di stato conferma l’illegalità di una serie di politiche che non sono solo quelle degli ultimi tre anni, la sentenza è il punto di partenza per l’effettivo cambiamento delle politiche che vadano in direzione diversa dai campi".
[1] R. Cosentino, A. Fico, Nomadi, il piano sbagliato. Repubblica.it 2 novembre 2012
LE RISORSE messe a disposizione dal 2008 al 2011 per il Piano Nomadi di Roma:
18 milioni di € dal Ministero dell’Interno
5 milioni di € dalla Regione Lazio
7.5 milione di di € dal Comune di Roma
I CAMPI AUTORIZZATI
7177 abitanti nei campi autorizzati secondo il Piano Nomadi dell’agosto 2009
La cifra risulta non verificabile. Alcuni campi sono stati “densificati” in seguito alle operazioni previste dal Piano Nomadi, peggiorando la già difficile situazione abitativa e igienica.
Oltre a ciò, operatori e ricercatori segnalano un aumento incontrollato dei residenti proprio in quegli insediamenti considerati “modello” dall’amministrazione comunale. Esemplare il caso del campo sito in Via Candoni, dove nel 2008 vi risiedevano 600 persone, divenute 900 in seguito al trasferimento da Casilino 900 nel 2009, e ulteriormente aumentati oltre le 1000 unità in seguito agli sgomberi degli insediamenti non autorizzati di quell’area.
I CAMPI NON AUTORIZZATI:
80 secondo il Piano Nomadi
209 secondo le stime della Polizia Municipale
Le continue operazioni di sgombero, realizzate da Questura e Polizia Municipale utilizzando le risorse economiche messe a disposizione con la dichiarazione dello Stato d’Emergenza, non hanno portato né ad una diminuzione dei campi, né ad una maggiore sicurezza dei residenti.
Esemplari i casi dei rom residenti nel quadrante San Paolo – Magliana, oggetto, dal 2008 ad oggi, di diversi interventi di sgombero che hanno comunque portato all’insediamento negli stessi luoghi delle stesse persone (Valco San Paolo, Ponte Marconi, ex-Miralanza, Canneto, Via Morselli, viadotto autostrada Roma-Fiumicino).
"La strategia del “tagliare l’erba quando è bassa”, frase pronunciata da uno dei responsabili della Questura impegnato con continuità nelle operazioni di sgombero, appare come un inutile e costoso modello di intervento, che si accanisce sulle stesse famiglie costringendole, con disperante regolarità, ad iniziare ogni volta da capo nei loro tentativi di inserimento sociale, abitativo e lavorativo". Lo afferma una ricerca dell'Osservatorio contro le discriminazioni e il razzismo dell'Università di Roma Tre, da cui abbiamo preso i dati fin qui riportati.
Risultati fallimentari e una gigantesca migrazione forzata di oltre duemila persone, costrette a spostarsi da un capo all'altro della Capitale.
La strategia degli sgomberi a catena è risultata ampiamente fallimentare a giudicare dal numero degli accampamenti “abusivi” della capitale, triplicati nel giro di tre anni: dagli 80 censiti nel 2009 ai 259 della tarda primavera del 2012. In mezzo ci sono circa 450 sgomberi e una spesa stimata compresa tra i 7 e i 10 milioni di euro.
Nel 2009, l’amministrazione prevede nel Piano Nomadi di chiudere 14 insediamenti “tollerati”, e il trasferimento della popolazione in pochi, grandi “villaggi attrezzati” al di là del raccordo anulare.
Si punta in prima battuta sui campi costruiti dalle giunte precedenti Rutelli e Veltroni. Si allarga Castel Romano, con l’obiettivo di ospitare più di mille persone, e si sposta il campo di La Barbuta a Ciampino, per accogliere 650 persone. Ma i progetti di due campi nuovi e di una struttura di transito per 600 persone, previsti dal Piano Nomadi, non saranno mai realizzati. “Così – spiega Carlo Stasolla, presidente dell’Associazione 21 luglio - si è assistito quasi ovunque alla concentrazione di famiglie rom in spazi vitali sempre più stretti, con il risultato che i campi esistenti scoppiano”. Con la chiusura di 10 campi tollerati si assiste a una gigantesca migrazione forzata attraverso la città, di cui spesso fanno le spese i minori, “costretti a percorrere decine di chilometri con i bus nelle ore di maggiore traffico per andare a scuola, come i 300 bambini di Castel Romano che frequentano ancora istituti del Centro, a 30 chilometri di distanza” denuncia Arci Solidarietà.
Gli sgomberi degli insediamenti informali sono stati inefficaci, tanto i cosiddetti "campi abusivi" sono triplicati nel giro di tre anni (tra il novembre e il dicembre 2010, 3-4 sgomberi alla settimana avevano prodotto la cifra record di 503 micro-campi).
l’impressione è che si sgomberino sempre le stesse persone, anche perché ai rom scacciati non vengono offerte alternative. “Noi li mandiamo via ma loro si re-insediano – dice il dirigente dell’Unità emergenziale della polizia locale, Antonio Di Maggio - Del resto non li possiamo accogliere tutti. E poi sta al potere politico stabilire quante persone vadano accolte”. Il conto è salato. “Più di 7 milioni di euro spesi, 14 mila euro a nucleo familiare per tornare ogni volta al punto di partenza – spiega Stasolla – con quasi 2200 persone che vagano da un capo all’altra della città”.
“condanne negli anni ce ne sono state tante...Ma restiamo con i piedi per terra, in questo momento non ci sono case in Italia da destinare alle persone con fragilità, non tutti hanno lo stesso bisogno e lo stesso diritto”.
(dichiarazione di Sveva Belviso, all'epoca vicesindaco di Roma, all'edizione online di un quotidiano nazionale, 2 novembre 2012)
«Case popolari ai Rom? Se le scordino» Belviso infiamma la querelle sgomberi
Dura dichiarazione del vice sindaco, che su Tor de' Cenci attacca anche il Tar: «Non si sostituisca al potere politico». I dubbi delle Nazioni Unite sul Piano nomadi di Roma
(edizione online locale di un quotidiano nazionale ,11 settembre 2012)
ROMA - «Case popolari ai Rom? Se le scordino». Il vicesindaco di Roma Sveva Belviso scivola sulla questione dei campi nomadi. Nell'affrontare il tema dei contestati trasferimenti di rom dal campo autorizzato di Tor de' Cenci - «Siamo in attesa della sentenza del Tar sul ricorso fatto da alcuni nomadi» - l'esponente del Pdl ha dichiarato che «una soluzione alternativa ai campi non c'è - ha detto -. Inoltre non c'è alcuna intenzione di creare corsie preferenziali per dare case ai rom, discriminando i cittadini italiani nelle liste. Se le possono scordare». Un no secco ad ipotesi di intervento sul modello di quelli adottati dalla Germania. Propri mentre la stessa Belviso esprime una critica preventiva nei confronti del tribunale amministrativo: «Stiamo attendendo che la magistratura si esprima, nella speranza che essa non voglia sostituirsi al potere di governo politico».... IL COSTO DEGLI SGOMBERI – L’ Associazione 21 Luglio ha presentato alle autorità un rapporto riepilogativo sui numeri degli sgomberi dal 31 luglio 2009 - data di avvio del Piano Nomadi - all'estate 2012. Secondo le stime dell’associazione i 450 sgomberi di insediamenti informali effettuati dal Comune negli ultimi tre anni, sono costati 6.750.000 euro. Dieci volte più di quanto il Campidoglio ha speso per l’inclusione lavorativa dei rom nello stesso periodo. Nella stima sono comprese le spese per la rimozione dei rifiuti, per l’impiego delle forze dell’ordine e per l’utilizzo delle unità mobili di strada... 480 FAMIGLIE SPOSTATE -Le famiglie rom ripetutamente coinvolte negli sgomberi sono state 480 (circa 2.200 persone). La spesa per famiglia sfora i 14.000 euro. Il calcolo è stato effettuato applicando a Roma le stesse voci di spesa che a Milano sono state rese note da Letizia Moratti all’epoca del suo mandato. A Roma l’ultimo grande sgombero in ordine di tempo, il 450° dall’avvio del Piano nomadi, era stato eseguito l’11 agosto sulla collina di Valle Aurelia. MODELLO ESTERO E ITALIANO – «In questi tre anni il comune ha “bruciato” tantissimi soldi per gli sgomberi – dice Carlo Stasolla, presidente di 21 Luglio -, ma paesi come la Germania dimostrano la possibilità di accedere a soluzioni alternative. Nelle città tedesche non esistono rom accampati per strade, perché i nuclei familiari sono stati alloggiati in strutture di accoglienza adeguate nel rispetto della loro dignità di esseri umani». Secondo Stasolla esiste un’alternativa.... I DUBBI DELLE NAZIONI UNITE - Anche il Comitato delle Nazioni Unite per l’eliminazione della discriminazione razziale ha esortato l’Italia «a evitare gli sgomberi forzati e fornire un alloggio adeguato a queste comunità». Alla luce dell’intervento dell’Europa e delle Nazioni Unite, l’associazione 21 Luglio chiede al Comune il rispetto di alcune misure «protettive», qualora si debba procedere a uno sgombero forzato. Fra queste la possibilità di una consultazione con gli interessati e un termine di preavviso adeguato...
E' interessante proporre un parallelo con questo articolo che sottolinea come ci siano "due pesi e due misure" nella repressione dell'abusivismo da parte delle autorità, a seconda che gli autori siano i Rom o gli appartenenti alla società maggioritaria.
ROMA CONDONATA
Capitale d'Italia e degli abusi.
Le domande sono 630mila (260mila da esaminare), un romano su quattro ha costruito qualcosa illegalmente. Una parte è insanabile, ma il lavoro delle ruspe che al tempo di Veltroni aveva fatto piazza pulita di 1,5 milioni di metri cubi di manufatti, con Alemanno si è quasi fermato
"Nel 2011 sono stati bloccati i fondi unici sgomberi: i campi nomadi"
(Inchiesta, cronaca locale di un quotidiano nazionale, 16 novembre 2011)
Massimo Valeriani, consigliere comunale, in un'interrogazione denuncia: "Dal 2008 al 2011, sono stati spesi 798mila euro. Ma sono stati sgomerati solo i campi nomadi" I
Il Comune di Roma ha rinunciato alla lotta contro l'abusivismo edilizio. Parola del consigliere comunale Massimiliano Valeriani (Pd). "La sua politica è chiara", spiega, "lo certificano i numeri: in tre anni di giunta Alemanno, dal 2008 al 2011, sono stati spesi 798mila euro nel capitolo "Sgomberi e demolizioni di manufatti delle opere edilizie abusive". Dove, però, a fare la parte del leone sono stati gli sgomberi dei campi nomadi con le demolizioni delle loro baracche. Comunque, per Valeriani, è "una cifra ridicola". "Solo nel 2007", spiega il consigliere comunale, "il centrosinistra aveva speso un milione 199mila 520 euro, per arrivare nel 2008 a stanziare un milione 199mila 700 euro che, lasciati in eredità alll'Amministrazione di centrodestra, non sono mai stati spesi". Nel 2011, accusa Valeriani, "non è stato toccato un centesimo dei 500mila euro stanziati a luglio e la cifra è stata ulteriormente abbassata, dall'assessore Lamanda (Bilancio), di 380mila euro lasciando solo gli spiccioli: 120mila euro". "Le demolizioni degli abusi edilizi", ricorda Valeriani, "sono operazioni "in danno" cioè completamente a carico dell'abusivo e non delle casse comunali". "L'inerzia e la scarsa attenzione", denuncia, "hanno portato a 12mila 315 domande di condono respinte e mai notificate ai Municipi che non possono riprendere le attività repressive". "Sono due anni", ancora Valeriani, "che l'Amministrazione non esegue una demolizione: abusivi di tutta Roma rallegratevi". "Le illegalità edilizie senza controlli e deterrenti severi continuerà a dilagare: ho presentato un'interrogazione urgente per chiedere il perché degli ingenti tagli a un capitolo di spesa fondamentale per la lotta agli illeciti edilizi".
LAMEZIA TERME - Sequestrato il campo rom di Scordovillo. Entro 30 giorni lo sgombero
(sito internet locale, 18 marzo 2011)
I Carabinieri di Lamezia Terme in collaborazione con il nucleo operativo ecologico, il nucleo antisofisticazioni e Sanità di Catanzaro ed il personale della Polizia Municipale di Lamezia Terme stanno dando esecuzione ad undecreto di sequestro preventivo d’urgenza dell’area dove sorge il campo rom di località Scordovillo di Lamezia. Per i circa 800 occupanti è stato ipotizzato il concorso nei reati diinvasione di terreni e di edifici pubblici nonché abusivismo edilizio. Il campo è completamente mancante dei minimi requisiti igienico-sanitarioltre a apresentyarsi come una vera e propria discarica a cielo aperto a ridosso dell’ospedale cittadino, e dovrà essere sgomberato entro 30 giornidalla convalida del provvedimento di sequestro emesso dalla Procura della Repubblica di Lamezia Terme.
IL PROVVEDIMENTO è stato emesso a seguito delle indagini delegate dal Procuratore Capo di Lamezia Terme ai Carabinieri e finalizzate a ricostruire la vicenda storico-giuridica dell’insediamento. Nel corso delle investigazioni i militari hanno accertato che le persone presenti nell’accampamento, nonostante molti di loro “non siano peraltro gli originari assegnatari dei moduli abitativi realizzati in via provvisoria dalla Pubblica Amministrazione a beneficio della popolazione rom nel 2003 e non siano legati da rapporti di parentela con gli originari assegnatari si sono comportati quali proprietari esclusivi dell’area conosciuta come Campo Nomadi di contrada “Scordovillo”, con diritto di escludere gli altri (terzi non appartenenti alla popolazione ROM) dal godimento ed anche dal semplice accesso, perfino gli appartenenti alle Forze di Polizia nell’esercizio delle loro funzioni”. “Inoltre, con le loro ordinarie condotte quotidiane di vita domestica ed assecondando il loro costume di vivere in modo indisturbato in violazione costante di elementari regole del vivere civile, hanno provocato una radicale trasformazione del territorio, dal giorno dopo la bonifica (2003) e l’assegnazione dei nuovi moduli abitativi realizzati con denari pubblici, godendo in modo esclusivo del territorio del Campo rom tale da non consentire più di distinguere neanche all’interno della popolazione spazi di uso comune (uso pubblico) da destinarsi ad opere di urbanizzazione”. Così facendo “hanno utilizzato in via esclusiva ed indiscriminata come se ne fossero proprietari lo spazio identificabile come Campo ROM ed in costanza della loro assidua vigilanza sullo stesso ed ai suoi confini onde impedirne l’accesso alle persone (pubbliche o private) non gradite, facendo in modo che il territorio da loro abitato diventasse teatro di reati di ogni sorta (reati ambientali realizzati attraverso l’abbandono e lo smaltimento – anche nella forma dell’incendio - costante e sistematico nel tempo, al punto da aversi oggi nel Campo ROM una vera e propria discarica abusiva, di rifiuti speciali e non, pericolosi e non - carcasse di autoveicoli, materiali di risulta, pneumatici, elettrodomestici etc.; reati di occupazione mediante costruzioni edilizie abusive di spazi pubblici annessi ai moduli abitativi originari; furti costanti di energia elettrica mediante allacci abusivi alla rete ENEL con cavi volanti destinati a fornire la corrente elettrica per gli usi domestici), da loro stessi per ciò solo perpetrati o tollerati o comunque resi possibili impunemente attraverso il concorso al divieto di ogni possibile accesso pubblico a fini di controllo o repressione, ovvero luogo di ricovero e nascondimento o smercio o reimpiego dei proventi dei delitti commessi all’esterno del Campo (dalle rapine, ai furti, alle estorsioni praticate anche nella forma del cosiddetto “cavallo di ritorno” quale mezzo per la restituzione dei veicoli rubati e trafugati all’interno del Campo) e venisse nei fatti, quindi, sottratto all’autorità ed al controllo dello Stato e del Comune di Lamezia Terme.
L’AUTORITÀ GIUDIZIARIA ha motivato il provvedimento del sequestro basandosi sul fatto che la situazione emersa dalle indagini rappresenta oramai un’autentica emergenza umanitaria ed ambientale al contempo, da affrontare unicamente con lo sgombero immediato e la bonifica dell’area interessata dal campo ROM, non essendo ipotizzabili strumenti alternativi in considerazione della resistenza della popolazione ROM ad integrarsi mediante l’occupazione in attività lecite ed in considerazione del fatto che il loro allontanamento dalla società civile è destinato a crescere in misura proporzionale alla crescita prevedibile della popolazione del campo e del correlato aumento dell’elusione massiccia dell’obbligo scolastico”.
LA SCUOLA, che potrebbe rappresentare la via maestra per l’integrazione, non fa il suo ingresso nel mondo ROM ed il campo ROM, di converso, diventa ancor più la palestra per l’addestramento al crimine delle nuove generazioni. A dimostrazione di questo fattore vi sono le decine di denuncie in stato di libertà che ogni anno i Carabinieri hanno fatto scattare nei confronti di esercenti la patria potestà per l’inosservanza degli obblighi dell’istruzione obbligatoria.
I FINANZIAMENTI PERIODICI per le bonifiche e/o le ristrutturazioni del campo, motiva il provvedimento, si sono rivelati inefficaci quanto alla soluzione definitiva della questione ROM, intesa nel suo significato complesso di fenomeno criminale ed umanitario, e di mero tamponamento di fortuna quanto all’emergenza generata di volta in volta, nel frattempo, dalla mancanza di una sistematica osservazione e prevenzione dell’involuzione delle dinamiche criminali interne alla popolazione ROM; finanziare significa alimentare un fenomeno destinato ad ingigantirsi fino a diventare ingovernabile ed intollerabile per la società civile nel cui seno sta crescendo. I ROM abbandonati a sé stessi, tendono a far uso esclusivo degli spazi pubblici loro assegnati, a sottrarli al resto della comunità ed a trasformali in luoghi di incontrollate attività delinquenziali con cui procurarsi i mezzi di sostentamento. Il campo ROM rappresenta in sintesi la fonte principale del fenomeno criminale legato al mondo ROM perché alimenta e perpetua abitudini e costumi criminali e perché favorisce l’incuria del territorio fino all’estremo del suo degrado a discarica all’interno della quale tutto è consentito e lecito a dispetto delle più elementari regole del vivere civile. NEL CAMPO si accumulano rifiuti di ogni sorta, dalle carcasse di autovetture ai residui della vita domestica, si ingolfa la rete fognaria fino a farla tracimare in pregiudizio anche dell’Ospedale civile confinante, si collegano gli impianti elettrici dei singoli moduli abitativi e degli annessi fabbricati abusivi per mezzo di fili volanti con cui sistematicamente si realizza sottrazione di energia elettrica all’ENEL, avendo la popolazione ROM di fatto interrotto gli allacci legali inizialmente realizzati. TALE SITUAZIONE CRIMINALE, che genera un inarrestabile degrado del territorio ed una situazione, in mancanza peraltro di presidi antincendio, di costante rischio d’incendio, è fonte di pericolo per l’incolumità degli stessi ROM. Il campo ROM si allontana dalla civiltà sempre di più, aumenta i pericoli per l’incolumità della sua popolazione, accentua le tensioni sociali con l’esterno per gli inevitabili inconvenienti generati in pregiudizio della comunità esterna dai fenomeni criminali da loro originati, ed intensifica la spinta criminale della propria popolazione in misura proporzionale al crescere della sua emarginazione. Tale tendenza, che rappresenta la sommatoria di tutte le gravissime conseguenze generate dal reato in contestazione dell’occupazione di un territorio risultante invalicabile ed inaccessibile, spesso, perfino alla polizia giudiziaria, anche solo in funzione di organo notificatore di atti giudiziari, continua il provvedimento, può essere contrastata soltanto con il sequestro da eseguirsi con la modalità dello sgombero dell’area. IL SEQUESTRO PREVENTIVO emesso in via d’urgenza è scaturito dalla necessità impellente di impedire il reiterarsi di condotte illecite scaturite dal continuare a mantenere nella disponibilità materiale esclusiva dei ROM il campo ROM in sé, affinché i fenomeni criminali diffusi (dalle rapine, alle estorsioni, agli scippi, ai furti soprattutto di autovetture, agli incendi periodici di pneumatici e/o altri rifiuti speciali pericolosi, causa d’inevitabile inquinamento atmosferico in pregiudizio della comunità circostante e soprattutto dell’utenza ospedaliera), non abbiano più a verificarsi. I reati ipotizzati a tutti gli occupanti del campo sono il concorso nell’invasione ed occupazione abusiva di suolo pubblico ed abusivismo edilizio. In definitiva, il provvedimento di sequestro prevede lo sgombero dell’intera area entro 30 giorni dalla convalida da parte del G.I.P.
Comunicato stampa del comune di Lamezia Terme
La comunità Rom di Lamezia Terme, attualmente insediata in contrada Scordovillo, è totalmente composta da cittadini italiani residenti nel Comune da diverse generazioni. Per questi motivi che si accompagnano alle condizioni economiche-sociali dei singoli nuclei familiari (numero di componenti, reddito), molti di loro risultano ai primi posti delle graduatorie relative ai bandi di assegnazione delle case popolari realizzate dall'Aterp nel territorio del Comune. Attenendosi a queste procedure trasparenti e pubbliche, si è proceduto e si sta procedendo all'assegnazione, accelerando il più possibile i tempi, delle case popolari messe a disposizione dell'Aterp al Comune di Laemzia Terme tra quelle completate. In questi giorni gli uffici dei Servizi sociali hanno iniziato ad assegnare due case ad alcune delle famiglie Rom interessate dal provvedimento di sequestro e sgombero emesso dalla Procura, ricevendone il rifiuto a traferirvicisi. E' bene precisare, per evitare che si alimentino aspettative sbagliate e si diffondano notizie totalmente infondate, che il rifiuto delle collocazioni proposte sollevano l'Amministrazione comunale da qualunque responsabilità in relazione alla loro successiva sistemazione nell'occasione in cui si determinerà lo sgombero effettivo del campo Rom e quindi si troveranno a dover lasciare forzatamente le loro attuali abitazioni.
Dichiarazione del sindaco di Lamezia Terme, Gianni Speranza
Il provvedimento emesso dalla Procura di Lamezia Terme, che ha sottoposto a sequestro il campo rom di Scordovillo, è molto importante e di grande rilievo. Non c'è dubbio che questo provvedimento, motivato da una doverosa azione di natura penale, comporterà ora delle conseguenze sul piano sociale: bisogna trovare, nel giro di un mese, un tetto in un altro luogo per 600 persone. Le stesse conseguenze di un terremoto o altra calamità naturale. Siamo di fronte al più grande problema sociale e di ordine pubblico della città, che si può risolvere soltanto con un intervento organico e procedure di Protezione civile. Già nei mesi scorsi l'Amministrazione comunale di Lamezia Terme, mentre era impegnata in interventi di bonifica nell'area di Scordovillo ma anche nelle aree vicine (ho ordinato la rimozione e lo smantellamento, anche tramite demolizione, di container danneggiati, pericolanti, incendiati; l'eliminazione di tutti i rifiuti presenti nelle aree adiacenti con interventi finalizzati al trasporto e allo smaltimento nei centri autorizzati; la derattizzazione, la disinfezione e disinfestazione dell’area), aveva scritto al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, al ministro degli Interni, Roberto Maroni, con il quale aveva anche parlato di persona, al presidente della Regione e al presidente della Provincia per chiedere l'attivazione di una unità di crisi ed un Accordo di Programma interistituzionale con il coinvolgimento del Governo, della Regione Calabria e della Provincia per il trasferimento della comunità rom da contrada Scordovillo. A questo punto, appena appreso del provvedimento emesso dalla Procura, ho telefonato doverosamente al Prefetto, Antonio Reppucci, e ho scritto nuovamente a tutte le autorità competenti, chiedendo loro, a fronte del provvedimento giudiziario, che il nostro Prefetto venga nominato commissario governativo per affrontare questa emergenza rom, così come è avvenuto per altre città italiane. Il Comune di Lamezia Terme ed il suo sindaco sono disponibili a fare tutto quello che è nelle loro possibilità. In particolare sono disposto affinché gli ultimi anni finali del mio mandato siano caratterizzati da un impegno forte per affrontare e risolvere seriamente e concretamente questo problema ultratrentennale. Ma tutte le istituzioni devono impegnarsi a lavorare sotto la regia del Prefetto.
Lamezia, alloggi confiscati assegnati a due famiglie rom
Stamattina la protesta dei cittadini
(sito internet locale, 15 novembre 2011)
Protesta in via Solferino di Lamezia Terme. I tre nuclei familiari che con grandi sacrifici hanno acceso un mutuo per acquistare altrettanti appartamenti in una delle zone più belle e servite della città, sono scesi in piazza per protestare contro la decisione del Comune di adibire i magazzini sottostanti, confiscati ad una famiglia mafiosa della zona, già ospitanti negozi per la vendita di bomboniere ed articoli da regalo, a mini-appartamenti per ospitare due famiglie di etnia Rom. Il trasferimento dal campo Scordovillo questa mattina, dopo che già qualcosa di strano si era notato nella serata di ieri, quando i “nuovi inquilini”, si erano portati nella zona per prendere visione dell’immobile sistemato qualche settimana prima dai tecnici comunali. Tra le modifiche apportate e il cambio di destinazione d’uso, anche l’installazione di una fontana esterna poco gradita ai già residenti. Ennesimo segnale poco chiaro, che si è concretizzato nei fatti alle prime ore di oggi quando i 10 inquilini rom (due famiglie composte da 7 e 3 persone) hanno raggiunto via Solferino per scaricare i pochi mobili e arredare gli spazi. Da qui, l’inizio delle contestazioni e la segnalazione alle forze dell’ordine, alla dirigente dei Servizi sociali del Comune di Lamezia Terme Teresa Bambara e al sindaco Gianni Speranza che si sarebbe detto “sorpreso” nel vedere uno stabile già parzialmente abitato. A detta degli interessati, infatti, il primo cittadino pensava ad un immobile completamente libero. Questo fattore sconosciuto ha dato modo al sindaco e ai suoi uomini, dopo qualche ora di studio circa la risoluzione del problema, a mediare per la sistemazione di una sola famiglia rom che dovrebbe occupare la nuova abitazione per un tempo determinato. Non oltre il 15 di giugno 2012. A tale proposito, l’Amministrazione comunale ha anche diramato un comunicato stampa precisando che “in seguito agli incontri con le famiglie proprietarie degli appartamenti all'interno dello stesso stabile in cui si trovano i beni confiscati, ha deciso di trasferire solo una famiglia e per un tempo limitato”. “Nelle prossime ore – si legge ancora nella nota - sarà adottato un decreto formale per allocare una sola famiglia e per un tempo limitato; nell'altro spazio verranno allocate attività del Comune”. E mentre neppure questa soluzione piace e convince i diretti interessati che hanno proseguito nella protesta e provveduto ad una raccolta firma che ha coinvolto un po’ tutta la zona tra via della Vittoria e via Solferino, dal Comune ribadiscono la prosecuzione di quel “percorso avviato per la sistemazione dei cittadini rom del campo di località Scordovillo, l'abbattimento dei container e la loro collocazione in abitazioni della città”. Da marzo 2011 sono state 15 le famiglie, per un totale di 80 persone, sgomberate da Scordovillo in seguito all'ordinanza della Procura della Repubblica.
A seguire un esempio di come vengono trattate sul New York Times le notizie sugli campagne di sgomberi (in questo caso si parla della Francia)
(New York Times, 30 agosto 2012)
STAINS, France — Half-obscured by a tangle of scrap metal, battered home appliances and trash, a campaign poster for President François Hollande hangs on the outer wall of Adriana Dragoi’s lean-to in a squalid encampment of ethnic Roma here, in the poor suburbs north of Paris. Ms. Dragoi, 19, is from Romania but has lived in France since she was 9, gathering and selling scrap metal, shifting from shantytown to shantytown, forced out, she says, by French authorities with instructions to maintain public order. Still, she says, “it’s good here,” better than in Romania. “You can find scrap metal, you have money,” Ms. Dragoi said in hesitant French. Mr. Hollande raised her spirits, too, she said, with campaign promises to better integrate France’s immigrant Roma into French society. His predecessor, Nicolas Sarkozy, ordered the razing of Roma camps and the deportation of thousands of Romanian and Bulgarian Roma who, without work permits, had passed the three-month limit to their stay. (As citizens of European Union member nations, however, they were entitled to return immediately, and many did, including Ms. Dragoi.) But Mr. Hollande’s government now intends to raze this camp, a clutch of rubble and shacks built of trash inhabited by about 200 Roma men, women and children. Perhaps, Ms. Dragoi wondered aloud, the expulsion order will be annulled. “We are hoping,” she said. “We don’t know how he is yet, Hollande.” During his campaign, Mr. Hollande pledged that Roma camps would be razed only if “alternative solutions” were available. “We cannot continue to accept that families be chased out of a place without a solution,” Mr. Hollande wrote in a letter to humanitarian groups, criticizing Mr. Sarkozy’s aggressive approach to the encampments. Just a few months into his presidency, however, Mr. Hollande’s approach has proved to be quite like that of his predecessor, who drew broad criticism — not least from Mr. Hollande’s Socialist Party — for his campaign against the Roma camps, which he called sources of filth and crime. The authorities have bulldozed several camps this summer, leaving perhaps 2,000 or more people effectively homeless. While the government has recently lifted some employment restrictions on Romanians and Bulgarians — most foreign Roma here are from those two nations — critics say too little is being done, still, to bring the Roma into the fold of French society. The demolitions outside Paris, Lille and Lyon have been met with consternation from aid organizations, some news outlets and French lawmakers. The operations do little more than deepen the suffering of a population that is already destitute, they say. “All of this is particularly disappointing because, obviously, the approach taken by the administration of the former president, Nicolas Sarkozy, had enormous implications in terms of human rights violations,” said Tara Bedard, programs director at the European Roma Rights Center. Rita Izsak, the United Nations independent expert on minority issues, said in a statement that “the Roma are European Union citizens and Europe’s most marginalized minority.” She deplored the “discriminatory treatment” that they continue to receive in France. Spread among several hundred illegal encampments, an estimated 15,000 to 20,000 foreign Roma reside in France, a number that has not varied much since the fall of the Iron Curtain. When deported, they often return, fleeing discrimination and poverty in Romania and Bulgaria. Polling suggests that the expulsions are overwhelmingly popular with the French electorate, including with Mr. Hollande’s constituents on the left, and the president is eager to counter accusations from the right that the Socialists are soft on crime. “The left in power is not just about indignation, it’s about acting, it’s about acting against these camps,” the interior minister, Manuel Valls, told the radio station France Inter. Court orders for the demolitions, typically requested by local officials concerned about the crime and the begging that emanate from the camps, will be carried out, Mr. Valls said. But he pledged that “insertion measures” would be “progressively” applied. “It’s this, a politics of the left,” he said. “It’s, at once, enforcing the law, and at the same time making sure that integration, justice — through schooling, through training, through work — become realities.” In a directive published this week, the government asked officials across the country to propose solutions for Roma when possible, and announced that it would be studying successful local initiatives. Still, the “real solution” lies in the countries of origin, Mr. Valls said, which must do more to integrate their own citizens and have received a great deal of European financing to do so. He and the European affairs minister, Bernard Cazeneuve, are to meet soon with officials in Romania and Bulgaria to discuss the Roma.[...]