Source: https://www.studiolegalelisi.it/news/item/il-direttore-di-un-giornale-on-line-non-e-responsabile
Timestamp: 2019-06-20 03:17:43+00:00
Document Index: 117572083

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 57', 'art. 57', 'sentenza ', 'art. 595', 'art. 57', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 14', 'sentenza ', 'art. 596', 'art. 57']

Studio Legale Lisi – Digital & Law Department - Il Direttore di un giornale on line non è responsabile
Il Direttore di un giornale on line non è responsabile
A cura di Avv. Francesca Giannuzzi - D&L Department
Sentenza Corte di Cassazione, Sezione V Penale, Sentenza 16 luglio 2010 (dep. 1° ottobre 2010), n. 35511
Importante sentenza della Corte di Cassazione, con cui il Supremo Consesso ha finalmente chiarito i confini tra le testate giornalistiche su carta stampata e quelle on-line, definendo i relativi profili di responsabili dei rispettivi direttori. La Corte, infatti, chiamata a decidere su una controversia relativa alla condanna ex art. 57 c.p. di un direttore di una testata giornalistica on line per non aver applicato il dovuto controllo su una lettera pubblicata sul sito in cui si diffamava l'ex ministro Castelli, ha statuito che tale articolo del Codice penale non è applicabile al c.d. "giornale telematico".
Poiché l'art. 57 c.p., rubricato "Reati commessi col mezzo della stampa periodica" prevede che "Salva la responsabilità dell'autore della pubblicazione e fuori dei casi di concorso, il direttore o il vice-direttore responsabile, il quale omette di esercitare sul contenuto del periodico da lui diretto il controllo necessario ad impedire che col mezzo della pubblicazione siano commessi reati, è punito, a titolo di colpa, se un reato è commesso, con la pena stabilita per tale reato, diminuita in misura non eccedente un terzo", la sua inapplicabilità al caso di specie comporta l'inassimilabilità della stampa on line a quella periodica. Invero, nel corpo della sentenza si legge come nel concetto di "stampa", "non può essere ricompresa l'informazione on line. Né può pensarsi a una interpretazione analogica, trattandosi, evidentemente di analogia in malam partem" (sebbene già il codice, all'art. 595 c.p. co. 3 distingua la stampa da tutti gli altri mezzi di pubblicità con cui può essere perpetrato il reato di diffamazione).
Con tale importante pronuncia, pertanto, si placa l'acceso dibattito che ha connotato sin da subito l'estensibilità del concetto di "stampa" agli altri mezzi di comunicazione, quali ad esempio la televisione: in tal caso la giurisprudenza arrivò a concludere che, stante la diversità strutturale che è stato confermato esistere tra i due mezzi di comunicazione (quali la stampa, da un lato, e la radiotelevisione dall'altro) e la vigenza nel diritto penale del principio di tassatività, l'art. 57 c.p. non fosse applicabile al direttore di una testata giornalistica televisiva.
Sulla scorta di tanto, i supremi giudici con la sentenza in oggetto sono giunti alla medesima risoluzione, affermando che lo stampato non può essere assimilato neanche ad internet, come già era stato osservato dal Tribunale di Bologna con la sentenza n. 508 del 18.2.2010 secondo la quale "all'ipotesi di diffamazione a mezzo Internet non è applicabile la normativa prevista in ordine alla diffamazione a mezzo stampa, atteso che diversamente verrebbe violato il principio generale del divieto di interpretazione analogica "in malam partem" che vige in materia penale".
La soluzione prospettata dalla Corte si spiega sia sulla scorta di quanto previsto dall'art. 1 della legge 47/48, secondo cui perché possa parlarsi di stampa in senso giuridico occorrono due condizioni che certamente internet non realizza, ovvero che ci sia la riproduzione tipografica e che il prodotto di tale attività (quella tipografica) sia effettivamente distribuito tra il pubblico; sia sulla scorta di un'osservazione di natura pratica, ovvero l'estrema difficoltà per un direttore di un giornale on line di controllare tutti i testi che si pubblicano, posto che l'interattività che connota tale mezzo di comunicazione renderebbe estremamente gravoso monitorare costantemente i testi che si utilizzano e si pubblicano sul web.
La Corte ha inoltre precisato che "non sono responsabili dei reati commessi in Rete gli access provider, i service provider e gli hosting provider" sulla scorta di quanto previsto dall'art. 14 del D.Lgs. n. 70 del 9.4.2003 e che l'esenzione di responsabilità vale anche per "i coordinatori di blog e forum" i quali non possono essere ritenuti colpevoli per i post o i commenti lasciati dai visitatori del blog medesimo. In questo modo il Supremo Giudice ribalta quanto in precedenza affermato dal Tribunale di Aosta con sentenza n. 553 del 26 maggio 2006: in questa pronuncia, in cui per la prima volta si recepiva giurisprudenzialmente la nozione di "blog" come mezzo (o luogo) di pubblicazione informatica di documenti sulla rete internet, il Tribunale affermava l'identità di posizioni tra il gestore di un "blog" e quella di un direttore responsabile di una testata giornalistica stampata. Ne conseguiva che il primo avrebbe dovuto rispondere ex art. 596 bis c.p. degli interventi diffamanti pubblicati sul sito internet "posto che ha il totale controllo di quanto viene inserito e, allo stesso modo di un direttore responsabile, ha il dovere di eliminare quelli offensivi".
Nonostante la pronuncia della Corte di Cassazione costituisca un punto fermo per l'attribuzione di responsabilità per omesso controllo ex art. 57 c.p. ai soli direttori delle testate giornalistiche stampate, sarebbe auspicale un intervento del legislatore indirizzato a disciplinare compiutamente la fattispecie, non solo in relazione ai giornali stampati e a quelli on line, ma anche ai siti di vario tipo avente finalità informative.