Source: http://www.ciomar.it/maternita-lavoratrici-dipendenti/
Timestamp: 2019-03-24 01:37:39+00:00
Document Index: 155323761

Matched Legal Cases: ['art. 17', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 17', 'art. 17']

﻿ Maternità Lavoratrici Dipendenti (Parto o adozione) – Ciomar
Il congedo di maternita’ e’ il periodo di astensione obbligatoria dal lavoro riconosciuto alla lavoratrice durante il periodo di gravidanza e per il periodo successivo al parto. Durante il periodo di assenza obbligatoria dal lavoro la lavoratrice percepisce un’indennita’ economica sostitutiva della retribuzione.
A tutte le lavoratrici dipendenti assicurate all’Inps anche per la maternità (apprendiste, operaie, impiegate, dirigenti) aventi un rapporto di lavoro in atto all’inizio del periodo di congedo
alle disoccupate o sospese a condizione che non siano trascorsi più di 60 giorni tra la data di inizio della disoccupazione, sospensione o assenza dal lavoro e la data di inizio del congedo di maternita’
alle disoccupate che hanno diritto all’indennità di disoccupazione, mobilità o cassa integrazione, anche se sono trascorsi più di 60 giorni tra la fine del rapporto di lavoro e l’inizio del congedo di maternita’;
alle disoccupate che negli ultimi due anni hanno svolto lavori esclusi dal contributo per la disoccupazione (ad esempio lavori in capo artistico, teatrale e cinematografico) a condizione che non siano trascorsi più di 180 giorni tra la fine del rapporto di lavoro e l’inizio del congedo di maternita’; e siano stati, inoltre, versati all’Inps 26 contributi settimanali negli ultimi due anni precedenti l’inizio del congedo;
alle lavoratrici agricole a tempo determinato che hanno lavorato per 51 giornate nell’anno precedente quello di inizio del congedo di maternità (oppure nello stesso anno del congedo, prima dell’inizio del congedo stesso);
alle lavoratrici addette ai servizi domestici e familiari (colf e badanti) che hanno 26 contributi settimanali nell’anno precedente l’inizio del congedo di maternità oppure 52 contributi settimanali nei due anni precedenti l’inizio del congedo stesso
alle lavoratrici a domicilio
alle lavoratrici LSU o APU (attività socialmente utili o di pubblica utilità).
COSA SPETTA IN CASO DI PARTO
Un periodo di astensione obbligatoria dal lavoro che comprende:
i 2 mesi precedenti la data presunta del parto (oppure, in caso di flessibilità, fino ad un mese precedente l’inizio del congedo)
i periodi di interdizione anticipata eventualmente disposta dalla ASL territorialmente competente per “gravi complicanze o persistenti forme morbose” (art. 17, comma2, lett. a) D.Lgs. 151/2001) o dalla Direzione Territoriali del Lavoro per condizioni di lavoro pregiudizievoli alla salute della donna e del bambino (art. 17, comma 2, lett. b) D.Lgs 151/2001)
i 3 mesi dopo il parto (oppure, in caso di flessibilità, il congedo può essere prolungato fino a 4 mesi dopo il parto)
i giorni compresi tra la data presunta e la data effettiva se il parto avviene dopo la data presunta
periodi di interdizione prorogata eventualmente disposta dalla Direzione territoriale del Lavoro (art. 17 comma 2, lett. c) D.Lgs 151/2001)
L’interruzione di gravidanza che si verifica dopo i 180 giorni dall’inizio della gestazione (180simo giorno incluso) è considerata a tutti gli effetti come “parto”. Pertanto, in tale caso, la lavoratrice è obbligata ad astenersi dal lavoro per l’intero periodo di congedo di maternità.
In caso di ricovero del neonato in una struttura pubblica o privata, la madre può sospendere, in tutto o in parte, il congedo post partum (art. 16 bis comma 1), riprendendo nel frattempo l’attività lavorativa e differendo la fruizione del periodo di congedo residuo a partire dalla data di dimissioni del bambino. Tale diritto può essere esercitato una sola volta per ogni figlio subordinatamente alla sussistenza della compatibilità della ripresa dell’attivita’ lavorativa con il proprio stato di salute (comma 2 dell’art. 16 bis). Tale compatibilità, per espressa disposizione normativa, è comprovata da “attestazione medica che dichiari la compatibilità dello stato di salute della donna con la ripresa dell’attività lavorativa”.
Durante i periodi di congedo di maternità la lavoratrice ha diritto a percepire un’indennità economica pari all’80% della retribuzione giornaliera calcolata sulla base dell’ultimo mese di lavoro.
COSA SPETTA IN CASO DI ADOZIONE
in caso di adozioni/affidamenti preadottivi internazionali (legge 184/1983): un periodo di congedo pari a 5 mesi ed il giorno di ingresso in Italia del minore adottato/affidato. Entro il limite di 5 mesi, il periodo di congedo può essere fruito, anche parzialmente, prima dell’ingresso in Italia del minore. Il periodo di congedo non fruito antecedentemente all’ingresso in Italia del minore in Italia, è fruito, anche frazionatamente, entro i 5 mesi dal giorno successivo all’ingresso medesimo. I periodi di permanenza all’estero, non seguiti da un provvedimento di adozione o affidamento validi in Italia, non possono essere indennizzati a titolo di congedo di maternità, ma devono essere giustificati ad altro titolo. Per tali periodi di permanenza all’estero la legge ha previsto un congedo non retribuito, nè indennizzato
in caso di affidamento non preadottivo (legge 184/1983): un periodo di congedo pari a 3 mesi, che possono essere fruiti, anche in modo frazionato, entro l’arco temporale di 5 mesi dalla data di affidamento del minore alla lavoratrice.
Durante i periodi di congedo di maternità la lavoratrice ha diritto a percepire un’ indennità economica pari all’80% della retribuzione giornaliera calcolata sulla base dell’ultimo mese di lavoro.
L’invio on line può essere effettuato anche tramite i patronati/intermediari dell’Istituto. Di tale modalità possono avvalersi anche i cittadini non ancora in possesso del PIN.
La domanda va presentata al proprio datore di lavoro ed all’Inps di residenza (o di domicilio), di regola prima dell’inizio del congedo di maternità.
DOCUMENTAZIONE IN CASO DI PARTO
certificato medico di gravidanza indicante la data presunta del parto. Il certificato va trasmesso per via telematica, dal medico del SSN oppure dal medico convenzionato con il SSN.
nel caso in cui si intenda beneficiare della flessibilita’, occorre presentare le certificazioni mediche che attestano specificatamente l’assenza di situazioni di rischio per la salute della gestante e del nascituro. Le certificazioni sono rilasciate dal medico specialista del SSN o convenzionato con il SSN e dal medico aziendale competente ai fini della prevenzione e tutela della salute nei luoghi di lavoro (in mancanza del medico aziendale, va acquisita la dichiarazione del datore di lavoro da cui risulta che in azienda, o per le attività svolte, non esiste l’obbligo di sorveglianza sanitaria sul lavoro). Il rilascio delle certificazioni deve necessariamente avvenire entro la fine del 7° mese di gravidanza. Il rilascio tardivo delle certificazioni da parte dei medici competenti non consente l’esercizio della flessibilità.
entro 30 giorni dalla nascita e’ necessario accedere nuovamente alla procedura telematica di domanda per comunicare la data effettiva, i dati anagrafici del nato e il periodo di post parto e il periodo post parto mediante apposita funzionalità.
in caso di sospensione del rapporto di lavoro (es. aspettativa non retribuita), documentazione rilasciata dal datore di lavoro attestante la sospensione del rapporto di lavoro
per le lavoratrici a domicilio, dichiarazione del datore di lavoro attestante la data di riconsegna di tutte le merci ed il lavoro affidato, anche se non ultimato, prima della data di inizio del congedo di maternità
Documenti allegabili per garantire maggiore efficienza e speditezza dell’azione amministrativa
provvedimento di interdizione anticipata o prorogata per “gravi complicanze della gestazione o persistenti forme morbose” rilasciato dall’ASL, territorialmente competente, (art. 17, comma 2, lett. a) del D.Lgs. 151/2001) oppure provvedimento di interdizione anticipata o prorogata rilasciato per condizioni di lavoro o ambientali pregiudizievoli alla salute della donna e del bambino rilasciato dalla Direzione Territoriale del Lavoro (art. 17, comma 2, lett. b) e c) del D.Lgs. 151/2001 )
per le lavoratrici addette ai servizi domestici e familiari (colf e badanti), attestazione di pagamento dei contributivi relativi ai 24 mesi precedenti l’inizio del periodo indennizzabile
DOCUMENTAZIONE IN CASO DI ADOZIONE
per attestare la data di ingresso in Italia: la lavoratrice ha l’obbligo di indicare, al momento della domanda, gli elementi indispensabili per il reperimento delle informazioni o dei dati presenti nell’autorizzazione all’ingresso del minore in Italia rilasciata dalla Commissione per le Adozioni Internazionali – CAI – (numero dell’autorizzazione; data dell’autorizzazione) oppure ha facoltà di allegare copia digitalizzata dell’autorizzazione stessa al fine di consentire l’individuazione dei citati elementi. In alternativa è possibile allegare dichiarazione sostitutiva dell’autorizzazione.
lavoratrici stagionali a tempo determinato
Il pagamento diretto è effettuato dall’Inps secondo la modalità scelta nella domanda:
Nei riguardi dell’Inps l’anno di prescrizione inizia a decorrere dal giorno successivo alla fine del periodo indennizzabile a titolo di congedo di maternità.
L’anno di prescrizione può essere interrotto dalla lavoratrice interessata mediante presentazione (prima dello scadere dell’anno) di istanze scritte di data certa volte ad ottenere il pagamento della indennità.