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Timestamp: 2016-12-10 05:48:04+00:00
Document Index: 85899824

Matched Legal Cases: ['art. 60', 'art. 16', 'art. 5', 'art. 16', 'sentenza ', 'art. 2', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 29', 'art. 4', 'art. 84', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 22', 'art. 9', 'art.13', 'art. 11', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 11', 'art. 84']

⭐ORGANISMO UNITARIO DELL AVVOCATURA ITALIANA. Rassegna stampa. 22 novembre 2010
ORGANISMO UNITARIO DELL AVVOCATURA ITALIANA. Rassegna stampa. 22 novembre 2010
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Rosangela Testa
1 Ufficio stampa Rassegna stampa 22 novembre 2010 Responsabile :Claudio Rao (tel. 06/2 SOMMARIO Pag 3 XXX CONGRESSO NAZIONALE FORENSE: Programma preliminare Pag 5 MEDIACONCILIAZIONE: L OUA ha presentato oggi ricorso al Tar contro la media conciliazione obbligatoria - comunicato stampa Pag 7 AVVOCATI: Avvocato «costituzionalizzato» (il sole 24 ore) Pag 8 AVVOCATI: I legali vanno a congresso con la riforma a metà strada (il sole 24 ore) Pag 10 AVVOCATI: Gli avvocati e la mecca delle tariffe (la repubblica affari e finanza) Pag 11 AVVOCATI: La polizza assicurativa diventa obbligatoria (il sole 24 ore) Pag 12 AVVOCATI: L'identikit dei giovani: vince la quota rosa (il sole 24 ore) Pag 13 AVVOCATI: Il programma del Congresso (il sole 24 ore) Pag 14 AVVOCATI: I vantaggi rispetto al monopersonale (il sole 24 ore) Pag 15 AVVOCATI: Il titolo specialistico nella rete del Tar (il sole 24 ore) Pag 16 AVVOCATI: i nodi da sciogliere (il sole 24 ore) Pag 17 AVVOCATI: Onorari, i minimi non si toccano (italia oggi sette) Pag 19 AVVOCATI: Tra Antitrust e Cnf è sempre ping-pong (italia oggi sette) Pag 20 AVVOCATI: Tempi maturi per la pubblicità (il sole 24 ore) Pag 21 AVVOCATI: Law firm unite nei club esclusivi (il sole 24 ore) Pag 22 PROFESSIONI: Quelle magre pensioni dei ricchi professionisti (la repubblica affari e finanza) Pag 23 PROFESSIONI: I redditi crollano e la previdenza non può attendere (italia oggi sette) Pag 24 PROFESSIONI: Nuovo welfare per i professionisti (italia oggi) Pag 25 PROFESSIONI: Il progetto piace agli enti e agli ordini (italia oggi) Pag 26 PROFESSIONI: Al vaglio dei commercialisti le norme per le non quotate (la repubblica affari e finanza) Pag 27 MAGISTRATURA: Ue: Vietti, su magistratura cercare soluzioni condivise (ansa) Pag 28 CONSULTA: Lattanzi nuovo giudice della Consulta (il sole 24 ore) Pag 29 GIUSTIZIA TELEMATICA: Fascicolo online in 45 tribunali (il sole 24 ore) Pag 30 GIUSTIZIA TELEMATICA: Occorre selezionare i progetti di Marco Fabri - Istituto di ricerca sui sistemi giudiziari, Cnr (il sole 24 ore) Pag 31 CONDOMINIO: Sul condominio «sì» in Senato dalla commissione (il sole 24 ore) Pag 32 LAVORO: La lite finisce dall'arbitro (il sole 24 ore) Pag 33 LAVORO: Sono escluse dagli accordi le cause di licenziamento (il sole 24 ore) Pag 34 MINORI: Infanzia: Aibi, non ha senso festeggiare oggi in Italia (ansa) Pag 35 MINORI: Infanzia: Consiglio d Europa, giustizia più a misura minori (ansa) Pag 36 MINORI: Genitori, se anche la severità va punita» (il corriere della sera) Pag 37 FACEBOOK: Francia: insultano capo su face book, licenziamento valido (ansa) Pag 38 FACEBOOK: Google, ultima sfida a Facebook Caccia aperta all uccellino Twitter (la repubblica) Pag 39 FACEBOOK: La formazione ora si fa su YouTube e Facebook (il sole 24 ore - plus) Pag 40 CONCORSI: Notai, presidi e poliziotti - Il Paese dei bandi bloccati (la repubblica) Pag 41 SCIENZA: Organi artificiali e staminali, la scienza va oltre i trapianti (la repubblica) Pag 42 INSEGNANTI: Ok, in aula il premio è giusto - di Andrea Ichino (il sole 24 ore) 23 L AVVOCATURA ITALIANA AL SERVIZIO DEI CITTADINI PROGRAMMA PRELIMINARE Giovedì 25 novembre Ore 09.30: Saluti delle Autorità Stefano Savi - Presidente Ordine di Genova Marta Vincenzi -Sindaco di Genova Claudio Burlando - Presidente della Regione Alessandro Repetto, Presidente della Provincia Claudio Viazzi - Presidente del Tribunale Mario Torti - Presidente della Corte d Appello Mons. Angelo Bagnasco - Cardinale Arcivescovo Laura Mirachian - Rappresentante dell O.N.U., Ambasciatore d Italia a Ginevra Vito Monetti Presidente MEDEL, Magistratus européens puor la dèmocratie et les liberte Filippo Berselli Presidente della Commissione Giustizia del Senato della Repubblica Pierluigi Mantini Componente Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati Antonio Leone Vice Presidente della Camera dei Deputati E previsto l intervento di: Michele Vietti - Vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura Ore 11.00: Relazioni di Apertura Guido Alpa, Presidente del Consiglio Nazionale Forense Maurizio de Tilla, Presidente dell Organismo Unitario dell Avvocatura Marco Ubertini, Presidente della Cassa di Previdenza e Assistenza Forense Premiazione dei Presidenti del Consiglio Nazionale Forense, dell Organismo Unitario dell Avvocatura e della Cassa Forense Ore : Relazioni dei Rappresentanti delle Associazioni Le istanze e le prospettive dell Avvocatura Ore : TAVOLA ROTONDA I diritti umani e il ruolo sociale dell Avvocatura 34 Alarico Mariani Marini Presentazione del documento di lavoro congressuale. Interventi di: Giovanni Maria Flick - Presidente Emerito Corte Costituzionale Stefano Rodotà - Professore emerito di Diritto Civile e Presidente Comitato Scientifico Agenzia Europea dei Diritti Umani Mads Andenas - delegato dell ONU sulla detenzione arbitraria e Direttore dell Institute for Human Rights dell Università di Oslo Gabriela Carina Knaul de Albuqueerque e Silva relatore speciale delle Nazioni Unite sulla indipendenza dei giudici e degli avvocati Ore Gli effetti della crisi economica sulla attività forense Intervento di Victor Uckmar - Professore emerito della Università di Genova Ore Lo Sportello Giustizia per Tutti, un esperimento del COA di Napoli Venerdì 26 novembre 0re : INTERVENTI PROGRAMMATI E DIBATTITO - la giustizia civile, la giustizia amministrativa, la giustizia penale, la giustizia tributaria - il sistema della mediazione conciliazione - l Ordinamento forense, la formazione e la specializzazione Il dibattito prosegue nel pomeriggio Ore Presentazione del Rapporto Censis sulle donne nell Avvocatura Presentazione del Rapporto dell Osservatorio sui Giovani nell Avvocatura 0re : Il processo telematico al servizio dei Cittadini: una opportunità per l Avvocatura presentazione del COA di Genova 0re : PROSECUZIONE DEL DIBATTITO DELLA MATTINA Ore Presentazione delle mozioni, depositate in originale con copia su supporto informatico Sabato 27 novembre Ore Cassa Forense: Il nuovo welfare Ore Discussione mozioni Ore Saluto: Ernesto Lupo Primo Presidente della Corte di Cassazione Ore Elezioni delegati O.U.A. Contemporaneamente, nella Sala del Teatro, sarà proiettato il filmato sui giovani nell Avvocatura, a cui seguirà dibattito Ore Votazione delle mozioni Proclamazione eletti O.U.A. 45 COMUNICATO STAMPA GIUSTIZIA, L OUA HA PRESENTATO OGGI RICORSO AL TAR CONTRO LA MEDIACONCILIAZIONE OBBLIGATORIA E ANNUNCIA ANALOGA INIZIATIVA ALLA CORTE EUROPEA GLI AVVOCATI SI RIVOLGONO ANCHE ALLA CORTE DEI CONTI CONTRO LO SPOT TELEVISIVO DEL MINISTERO DI GIUSTIZIA MAURIZIO DE TILLA, PRESIDENTE OUA: «L Oua, numerosi Consigli dell Ordine, molte associazioni forensi, migliaia di avvocati a titolo personale, impugnano al TAR la media conciliazione e convergono nel dire che la media-conciliazione obbligatoria è incostituzionale e danneggia i cittadini e che il regolamento attuativo è da abrogare. Non solo, il nuovo sistema è fuori dallo scenario comunitario, tanto è vero che il Ministero della Giustizia ha invocato la legislazione argentina per motivare questa inaccettabile scelta italiana, ed è anche per questa ragione che stiamo preparando un ulteriore ricorso alla Corte Europea. Infine, non mancheremo di rivolgerci alla Corte dei Conti affinchè non si buttino i soldi degli italiani per fare spot propagandistici sulla conciliazione, in gran parte obbligatoria, come sta facendo il Ministero di Giustizia». Per l Oua la media-conciliazione obbligatoria contravviene a principi elementari di diritto: «Perché determinerà spiega il presidente dell Oua - un più difficile accesso alla giurisdizione da parte del cittadino e un aumento degli oneri e una lievitazione dei costi, tutti a suo carico. Nonchè un maggiore dilatamento dei tempi per la presentazione della richiesta di giustizia al giudice: si fissa, inoltre, questo sistema per più dell ottanta per cento dei processi, che rimarranno, di conseguenza, paralizzati almeno per un anno. Ma anche costituirà un ulteriore strumento dilatorio per la parte inadempiente che non ha alcuna volontà di conciliare la lite. Inoltre il nuovo sistema è sul piano sistematico, in totale disarmonia con aspetti processuali e tecnici con l effetto perverso di un probabile corto circuito per innumerevoli domande. Nel decreto legislativo non si prevede l assistenza necessaria dell avvocato e si pone il legale in una situazione di sfiducia e di sospetto prescrivendo una obbligatoria dichiarazione scritta del cliente sull avvenuta informativa. Non si individua nel mediatore un soggetto dotato di preparazione giuridica; infine si affida a questa imprecisata figura professionale il potere di formulare un progetto di accordo che, se non viene accettato, può produrre effetti penalizzanti per la difesa giudiziaria del cittadino. Un pasticcio a scapito della giustizia e dei cittadini, altro che spot pubblicitari propagandistici» «Siamo alla deriva di un istituto che, in via facoltativa, conclude de Tilla - poteva trovare adeguato consenso nelle scelte dei cittadini. Saremo decisi e determinati nell ostacolare l assurda mediaconciliazione varata con un decreto legislativo che si pone in contrasto con la Costituzione e con la stessa Direttiva Europea, non mancano quindi le ragioni per ricorrere tanto al Tar quanto alla Corte Europea». I MOTIVI DEL RICORSO AL TAR SULLA MEDIACONCILIAZIONE L Organismo Unitario dell Avvocatura, insieme a Consigli dell Ordine e a singoli avvocati, a notificato un ricorso al T.A.R. per l annullamento del regolamento emanato dal Ministero della Giustizia, che riduce l accesso alla giustizia, che abbassa la qualità della figura del 56 mediaconciliatore con la laurea triennale senza iscrizione all albo e si affida ad un regime transitorio che abilita immediatamente soggetti senza alcuna rigorosa preparazione. Sono inoltre previsti forti oneri economici a carico dei cittadini, quando tale fase stragiudiziale doveva essere gratuita. L avv. prof. Giorgio Orsoni ha predisposto il ricorso al T.A.R. «Tra i motivi dell impugnativa spiega - figura anzitutto la genericità nella individuazione della figura del mediaconciliatore e delle strutture di conciliazione. E ciò in aperto contrasto con l art. 60 della legge 60/09 che prevede che il soggetto deputato alla mediaconciliazione sia dotato di una particolare preparazione giuridica trattandosi di una molteplicità di materie destinate alla conciliazione. Ebbene non c è traccia, di qualsivoglia criterio o parametro volto a selezionare gli organismi deputati alla mediazione in base a criteri di professionalità ed indipendenza. L art. 16 del regolamento, infatti, si limita a stabilire che qualunque ente pubblico o privato che dia garanzie di serietà ed efficienza sia abilitato a costituire un organismo di mediazione. Non solo i criteri di selezione degli organismi di mediazione privilegiano, invece, fattori di natura economico-finanziaria che non sono indicativi della professionalità del mediatore ed anzi impediscono, per la loro incidenza patrimoniale, l accesso degli esercenti la professione legale al registro degli organismi di mediazione». «Inoltre continua - in aperto contrasto con la prescrizione della legge delega, l art. 5 del Dlgs 28/10 configura il procedimento di mediazione quale condizione di procedibilità della domanda giudiziale, di fatto precludendo l immediato accesso alla giustizia. La preclusione alla quale fa riferimento la legge delega, non deve essere intesa quale inibizione, quanto invece quale limitazione alla tutela processuale. Il dlgs 28/10, concependo il procedimento di mediazione quale propedeutico alla domanda giudiziale, impedisce l immediato accesso dei cittadini alla giustizia e rischia di compromettere l effettività della stessa tutela giudiziale». Secondo il testo del ricorso al T.A.R. con il regolamento non soltanto assistiamo alla mancata osservanza di alcuni articoli del decreto legislativo (artt. 5 e 16 del Dlgs 28/10) ma anche l incoerenza con l intero impianto legislativo. «Un ultimo profilo di illegittimità è rilevabile nel Regolamento impugnato in relazione alle previsioni dettate sulla disciplina transitoria. Alcune disposizioni ministeriali, nell intento del legislatore del Dlgs 28/10, avrebbero dovuto avere efficacia limitata all entrata in vigore del Regolamento oggetto della presente impugnazione. Ed invece, contravvenendo espressamente alle previsioni legislative (di cui all art. 16 del Dlgs 28/10), il Regolamento non soltanto ha arbitrariamente introdotto una disciplina transitoria, ma l ha utilizzata per sancire la sopravvivenza di organismi per i quali il legislatore aveva già previsto la decadenza. Si consideri che solo per siffatti organismi, la legge delega prevede la possibilità di una iscrizione di diritto nei costituendi registri e che anche tale disattenzione è sintomatica della palese illogicità ed arbitrarietà del regolamento impugnato». «Era un nostro dovere impugnare un regolamento con queste caratteristiche conclude de Tilla e continuare la nostra battaglia contro la media-conciliazione obbligatoria così come è stata varata dal ministero, il nostro obiettivo è il buon funzionamento della giustizia civile e dei sistemi alternativi di risoluzione delle controversie giudiziarie, partendo dalla centralità del cittadino e dalla professionalità degli avvocati». Roma, 22 novembre7 IL SOLE 24 ORE Avvocato «costituzionalizzato» Lun «Cambiare il titolo IV della Carta per inserire la figura dell'avvocato, come soggetto costituzionale nella giurisdizione, significa superare realmente la fase del processo inquisitorio». Ribadisce l'importanza del Ddl che porta la sua firma l'onorevole Gaetano Pecorella. Un intervento per colmare una lacuna della Costituzione, scritta quando non si parlava di parità tra le parti del processo. «L'articolo 24 della Costituzione assicura il diritto alla difesa spiega Pecorella ma non considera l'avvocato come soggetto né il suo ruolo nella giurisdizione che, a oggi, è riserva esclusiva dei magistrati. Sbaglia, secondo Pecorella, chi, anche all'interno dell'avvocatura, teme che la modifica della Carta per dare dignità costituzionale all'avvocato, possa finire per "ingabbiarlo" in una qualifica tendenzialmente pubblica. «Il rischio di perdere autonomia non esiste, anzi precisa Pecorella con il nuovo titolo della Costituzione aumenta il livello della tutela degli interessi del cittadino. In ogni caso è stato inserito un comma che specifica il carattere privato, libero e indipendente dell'attività svolta dai legali. Inoltre conclude Pecorella la stessa norma stabilisce l'incompatibilità tra la professione forense e quella di magistrato. L'unico rimpianto è che il Ddl, che poteva essere approvato in un mese, è fermo dal giugno 2009». Un altro sostegno arriva dal padre "spirituale" del disegno di legge. Il presidente dell'organismo unitario dell'avvocatura Maurizio de Tilla che subordina, all'approvazione del Ddl il successo dell'intera riforma della giustizia e l'applicazione dei principi del giusto processo. «Il corretto funzionamento del sistema giustizia afferma il presidente dell'oua dipende dal rapporto equilibrato fra giudici e avvocati, entrambi protagonisti della giurisdizione. La mancata esplicitazione di questa parità è una pecca della Costituzione a cui è necessario porre rimedio». «Su questa conclusione informa de Tilla si sono trovati d'accordo costituzionalisti del calibro di Riccardo Chieppa, Annibale Marini e Cesare Mirabelli». Al tema, il vicepresidente della Camera Antonio Leone ha dedicato un convegno che si è tenuto nella sala della Lupa a Montecitorio. Nell'occasione il progetto ha incassato anche il sostegno della presidente della commissione giustizia della Camera Giulia Bongiorno. «La Costituzione senza avvocati toglie un piatto alla bilancia della giustizia ha affermato Bongiorno per questo sono spudoratamente favorevole al combinato disposto Pecorella-de Tilla, a condizione che venga tutelata la libertà degli avvocati». Il Ddl inserito nel contesto della riforma Costituzionale della giustizia, le cui sorti dipendono dal destino della legislatura ha trovato l'adesione del guardasigilli Angelino Alfano, che si è impegnato a dare pari dignità agli avvocati trasformando la denominazione del titolo IV che non sarebbe più «la magistratura» ma diventerebbe «la giustizia». Un tema di cui si parlerà a Genova venerdì 26, nella sessione dedicata alla riforma forense. 78 8 IL SOLE 24 ORE I legali vanno a congresso con la riforma a metà strada Domani il voto al Senato, poi l'incognita della Camera - INCONTRO NAZIONALE Giovedì si apre a Genova l'appuntamento del Cnf che vedrà riunita per tre giorni l'intera categoria - LE COORDINATE «L'avvocatura italiana al servizio dei cittadini» lo slogan della kermesse che si terrà in porto sulla nave Costa Concordia Lun Avvocati sotto i riflettori. Domani, con ogni probabilità, l'aula del Senato approverà in prima lettura una riforma ordinamentale attesa da anni. E il trentesimo congresso nazionale forense in programma da giovedì a Genova riceve una forte spinta positiva, soprattutto perché la riforma è stata promossa da tutte le anime dell'avvocatura, Consiglio nazionale forense in primo luogo, ma anche dall'organismo unitario. Tornano le tariffe, tra un minimo e un massimo, come indicatori di riferimento per la determinazione degli onorari per la prestazione. E con le tariffe rispunta il divieto del "patto di quota lite": l'avvocato, in altre parole, non potrà ancorare parte della parcella al risultato ottenuto. L'attività di consulenza legale, così come l'assistenza stragiudiziale, vedranno inoltre protagonisti sempre i legali. Tutte misure fortemente volute dalla classe forense, che ottiene un significativo successo. L'approvazione di Palazzo Madama come detto è solo un primo passaggio, e ora la partita si trasferisce a Montecitorio, "appesa" al filo della possibile conclusione anticipata della legislatura. Ma per i vertici della categoria questo primo tassello è sicuramente un biglietto da visita importante da spendere nel corso dell'appuntamento genovese. Sullo sfondo, tuttavia, la crisi economica non lascia dormire sonni tranquilli a una categoria professionale che continua a crescere e che ormai annovera tra le sue schiere circa 220mila professionisti. È proprio di questi giorni la diffusione dei risultati dell'indagine della Cassa forense sui "guadagni" dei legali italiani: per il secondo anno consecutivo i redditi dichiarati ai fini Irpef sono in flessione. Dell'1,1% tra il 2009 e il 2008, addirittura del 6,5% rispetto ai valori rivalutati del 2007, chiudendo sotto la soglia psicologica dei 50mila euro annui. A passarsela peggio sono ovviamente i più giovani: i professionisti tra 24 e 34 anni entrano a pieno diritto nella "generazione mille euro", con un reddito medio, al netto dei contributi, di appena 19mila euro (nel corso del congresso saranno presentati anche i risultati dell'osservatorio permanente giovani avvocati, si veda l'articolo pubblicato qui sotto). Nel frattempo, oltre alla congiuntura sfavorevole, le mutevoli esigenze del mercato hanno imposto e impongono un rinnovato approccio nei confronti della professione e dei clienti. Più sensibili alle novità i grandi studi che a differenza di quanto si tende a credere hanno sofferto come e forse più dei piccoli la contrazione del mercato. Parlare di nuovi business è forse esagerato, ma di sicuro l'ambito di attività si è trasformato. Nel settore corporate, ad esempio, si è registrato un autentico cambio di rotta: dalle grandi operazioni societarie, trasformazioni e fusioni, si è passati alle strategie per la ristrutturazione di imprese in crisi. Anche se qualcosa, ammettono i "grandi", torna a muoversi. Altri temi in agenda sono quelli dell'organizzazione dello studio, della possibilità di farsi pubblicità, ma soprattutto della migliore forma strutturale da utilizzare. Una scelta, quella dell'associazione,9 che fa sempre più proseliti. Non solo per le maggiori economie che permette di realizzare nella gestione dei costi, ma anche perché può supportare più efficacemente l'incontro con il mercato. Aumentare le professionalità a disposizione può allargare il mercato potenziale di uno studio, sempre più alla ricerca di nuove e più parcellizzate specializzazioni. Ed è qui che si gioca tutta la scommessa del Cnf con il regolamento sull'avvocato specialista, anche se, per il momento, il cammino del provvedimento è intralciato dal ricorso presentato da alcuni avvocati al Tar Lazio (l'esame di merito è stato calendarizzato a gennaio). In questo clima di cambiamento si aprirà la kermesse di Genova, il cui slogan, «L'avvocatura italiana al servizio dei cittadini», è stato fortemente voluto dal presidente del Consiglio nazionale forense, Guido Alpa. All'insegna della centralità della categoria: perché come ha sottolineato se i notai si pongono come baluardi dell'integrità del sistema economico e i commercialisti ed esperti contabili quali garanti dell'affidabilità dei creditori, gli avvocati non devono dimenticare di essere promotori dei diritti e garanti della legalità. Più in là si è spinto Maurizio de Tilla, presidente dell'organismo unitario, che combatte una battaglia per la "costituzionalizzazione" della figura del legale. In questa visione l'assenza di un capitolo dedicato all'avvocatura nel corpo della magna charta è ritenuta una lacuna da colmare perché retaggio di una visione autoritaria che considera la tutela giudiziaria non un diritto, ma un servizio che lo stato deve rendere ai cittadini. Al congresso che si svolgerà in porto, a bordo della nave Costa Concordia ci sarà poi spazio per verificare gli interventi che la Cassa forense ha messo in atto per aiutare i professionisti in difficoltà. Dopo la riforma della previdenza forense che ha riportato i conti in ordine, ora per il presidente della Cassa, Marco Ubertini, la priorità è proprio questa: assicurare a tutti gli iscritti la competitività sul mercato. I NUMERI Ha raggiunto la soglia delle 220mila unità l'esercito degli avvocati italiani secondo le ultime stime. Una cifra che non ha uguali in Europa Gli iscritti alla Cassa forense a fine 2009 sono poco meno di 160mila. Di questi oltre 89mila (cioè il 57 per cento) hanno meno di 45 anni Appena sotto i 50mila euro il reddito medio dichiarato dagli avvocati nel Per il secondo anno consecutivo si registra una flessione ( 1,9%) Gli avvocati delle regioni settentrionali se la passano un po' meglio, ma la flessione sul 2008 è più forte ( 2,9%) Il professionista del meridione guadagna quasi la metà del collega del Nord. In Molise euro dichiarati nel 2009 Milano batte le altre aree metropolitane quanto a reddito medio nel Segue Roma con circa 73mila euro Tempi duri per le donne avvocato più giovani. Le professioniste tra 24 e 34 anni dichiarano un netto di 12mila euro l'anno Sono uomini, sopra i 45 anni, gli avvocati più ricchi. Il cui reddito Irpef netto del 2009 è stato di euro 910 LA REPUBBLICA Affari e Finanza Gli avvocati e la Mecca delle tariffe minime La riforma dell'avvocatura è in dirittura d'arrivo: domani il Senato dovrebbe votare il testo definitivo del ddl di legge che riscrive le regole della professione forense. Saranno di fatto cancellate le liberalizzazioni di Bersani. «Voltiamo pagina sulle "false" liberalizzazioni - dichiara il presidente dell'oua, Maurizio De Tilla - e non possiamo non sottolineare la nostra grande vittoria». Uno dei punti salienti intorno ai quali è costruita la nuova impalcatura giuridica è proprio la reintroduzione delle tariffe minime e massime. Nel testo viene poi ribadito che la consulenza legale, come l'assistenza stragiudiziale, sono riservate ai soli avvocati. Resta il divieto alla costituzione di società di capitali che abbiano come scopo lo svolgimento della professione legale. Una norma, questa, che sembra andare contro i grandi studi professionali ma che la rappresentanza degli avvocati ha salutato con soddisfazione perché la considera un giusto limite a possibili influenze e pressioni negative sulla terzietà della professione forense. Per quanto riguarda l'ingresso alla professione,il ddl in approvazione prevede un esame di accesso diviso in tre prove scritte e una orale, e una commissione composta da soli magistrati in pensione. Il tirocinio non configura alcun rapporto di lavoro subordinato, anche se al praticante dovrà essere riconosciuto un rimborso spese. Per la prima volta, poi, vengono riconosciute diverse specializzazioni, insieme ad un obbligo di formazione continua attraverso i corsi organizzati dal Consiglio Nazionale. Sul fronte commerciale è ammessa la pubblicità, anche se - si legge nel testo - non dovrà essere elogiativa ma veritiera. La speranza è rivitalizzare una professione che, secondo i dati presentati in questi giorni dalla Cassa forense, ha subito la leggera flessione del reddito, più sostenuto tra i giovani che in media guadagnano euro al mese. I loro occhi, e quelli dell'intera categoria, sono. adesso puntati sui lavori del Parlamento. Dopo il sì del Senato la palla passerà alla Camera dove solo una corsa contro il tempo permetterà di approvare la legge prima del 14 dicembre, data fissata per il voto di fiducia sul governo. (d. autieri) 1011 IL SOLE 24 ORE La polizza assicurativa diventa obbligatoria Tornano le tariffe e il divieto del patto di quota-lite Lun Il primo giro di boa dovrebbe avvenire domani. La settimana scorsa, infatti, l'aula del Senato ha completato l'esame e la votazione degli emendamenti alla riforma forense e ora si tratta solo di approvare il testo nel suo complesso. Dopodiché il disegno di legge passerà alla Camera. Si tratta, comunque, di un primo passo importante, perché è il risultato di un lungo lavoro svolto soprattutto in commissione Giustizia, che ha assemblato in un testo unificato quattro proposte di legge, due delle quali di rivisitazione totale della professione e altre due più settoriali, circoscritte all'esercizio della pratica forense. La riforma insiste sulla rilevanza sociale ed economica dell'avvocato, di cui rivendica l'indipendenza e l'autonomia come condizioni imprescindibili per l'effettività della difesa e la tutela dei diritti. In particolare, una modifica voluta dall'aula di Palazzo Madama chiede che il nuovo ordinamento forense favorisca l'accesso alla professione da parte delle giovani generazioni. Si tratta di principi che dovranno essere tradotti in pratica da regolamenti del ministero della Giustizia, da adottare entro un anno dall'entrata in vigore della legge. Regolamenti sui quali occorrerà il parere del Cnf e, per le parti di proprio competenza, della Cassa di previdenza degli avvocati. Entrando nel dettaglio della riforma e premesso che lo svolgimento della professione resta sempre vincolato all'iscrizione all'albo (e, di converso, viene stabilito che la permanenza nell'albo è legata all'esercizio della professione), una significativa novità fa capolino già nei primi articoli. L'articolo 4 (almeno nella versione che il Senato si prepara a licenziare) prevede la possibilità di esercitare la professione, oltre che individualmente, anche in forma associativa o societaria. L'incarico, tuttavia, resta sempre conferito all'avvocato in via personale. A prescindere dall'assetto dello studio, l'avvocato ha l'obbligo di stipulare una polizza assicurativa a copertura della responsabilità civile per i rischi legati alla professione. Polizza che il professionista deve rendere nota al cliente se questi lo chiede. Altra novità di rilievo è contenuta nell'articolo 8, che introduce il titolo di avvocatospecialista. Sarà un regolamento del Cnf che sul tema si è già portato avanti a stabilire nel dettaglio le procedure per ottenere il titolo, ma intanto la legge prevede che la specializzazione debba presupporre un percorso formativo e professionale di almeno due anni (per un totale di non meno di 200 ore), al quale potranno accedere solo gli avvocati che al momento dell'iscrizione abbiano maturato un'anzianità di iscrizione all'albo di almeno quattro anni, senza interruzioni o sospensioni. Il corso di specializzazione, però, da solo non basta. Al termine, l'avvocato dovrà sostenere un esame di fronte a una commissione nominata dal Cnf. Solo una volta superato anche questo scoglio, il consiglio forense a cui spetta il compito di attribuire e revocare i titoli permetterà al professionista di definirsi specialista. Il Cnf è chiamato in causa anche per la formazione continua, che a questo punto diventa un obbligo di legge. Al consiglio, infatti, spetta il compito di dettare le modalità perché gli avvocati siano continuamente aggiornati. Sono, tra gli altri, esentati da tale obbligo gli avvocati con il titolo di specialista, quelli iscritti all'albo da almeno 25 anni e quelli con più di 60 anni di età. La riforma opera un netto dietro-front sul versante delle tariffe. In controtendenza rispetto a quanto stabilito nel 2006 dal decreto Bersani, vengono ripristinati i minimi tariffari, che diventano vincolanti, e viene reintrodotto il divieto del patto di quota-lite. 1112 IL SOLE 24 ORE L'identikit dei giovani: vince la quota rosa Lun Soffre una condizione di disagio, è insoddisfatta e delusa. Ed è afflitta dalla concorrenza e dai magri guadagni. Si descrive così la categoria dei giovani avvocati, circa 43mila professionisti, un quarto degli iscritti alla Cassa forense (secondo i dati del 2009). Solo il 2% del campione si è dichiarato sostanzialmente soddisfatto. A puntare i fari su questa realtà è la prima indagine dell'osservatorio permanente giovani avvocati, i cui risultati saranno presentati al congresso Cnf di Genova venerdì prossimo. Un rapporto che mette in evidenza anche la composizione dei legali sotto i 40 anni. Nella maggior parte dei casi si tratta di donne ( contro , con un rapporto di 56 contro 44), una caratteristica più accentuata nelle regioni settentrionali dove le "quote rosa" sfiorano il 60 per cento. Mentre nel Mezzogiorno le distanze tra uomini e donne scompaiono. Sorprende poi che quello dei giovani avvocati sia un universo non troppo avvezzo alla tecnologia, né alle lingue straniere. Secondo l'indagine si trovano spesso a pensare di emigrare, dal Nord all'estero e dal Sud verso il Nord. E si mostrano piuttosto conservatori su alcune questioni. Ad esempio sulle modalità di accesso alla professione con una forte richiesta di introdurre il numero chiuso nelle università. Una posizione che si riscontra anche quando i giovani sono chiamati a esprimere giudizi sulla formazione continua. L'obbligo formativo, dicono in sostanza i legali in erba, sembra fare a pugni con un sistema di libero mercato, dove l'approfondimento e l'aggiornamento professionale non possono essere imposti, ma affidati ai singoli. Per trasformare quello della preparazione in terreno per la selezione che consenta ai migliori di emergere. Nel libro dei sogni mettono agevolazioni per l'associazionismo, unica via per debuttare senza troppi patemi. E c'è più di qualcuno (il 12% degli intervistati) che non disdegnerebbe una specifica disciplina sulle collaborazioni tra giovani e studi professionali. 1213 IL SOLE 24 ORE Il programma del Congresso Le relazioni. Nella giornata di apertura grande spazio alle relazioni introduttive dei protagonisti del mondo dell'avvocatura associale. Dalle 11 si susseguiranno Guido Alpa, presidente del Cnf, Maurizio De Tilla, presidente dell'oua, e Marco Ubertini, presidente della Cassa forense. La tavola rotonda. Altro appuntamento clou della giornata (programmato alle 16) è la tavola rotonda sui diritti umani e il ruolo dell'avvocatura, cui parteciperanno Giovanni Maria Flick e Stefano Rodotà. Gli interventi. Una lunga giornata di lavoro che comincia alle 9 con gli interventi sui temi caldi della riforma della giustizia e sulle novità della media-conciliazione. Ampio spazio anche al dibattito sull'ordinamento forense, sulla formazione e sulla specializzazione. I rapporti. A metà giornata (ore 14.30) i lavori congressuali si interrompono per la presentazione di due rapporti particolarmente interessanti: quello del Censis sulle donne nell'avvocatura e quello dell'osservatorio giovani. Cassa forense. Mattinata dedicata ai temi dell'assistenza e della previdenza degli avvocati. Dalle 9 alle 13, in primo piano il nuovo welfare. Cassazione. È previsto l'intervento del più alto magistrato. Alle 14 infatti il congresso riceverà il saluto di Ernesto Lupo, primo presidente della Cassazione. Elezione delegati Oua. Chiude il congresso l'elezione dei delegati dell'organismo unitario (dalle alle 15.30) e la votazione delle mozioni congressuali (tra le 16 e le 19). 1314 IL SOLE 24 ORE Studio associato modello vincente per i più giovani I vantaggi rispetto al monopersonale Lun All'indomani della pubblicazione dei dati della Cassa forense sui redditi degli avvocati che denunciano l'ennesima contrazione (almeno per le fasce più basse e per i più giovani), la riforma ripristina i minimi tariffari e il divieto di patto di quota lite. L'ingerenza della norma sulle tariffe, che nello schema classico del marketing rappresenta una variabile non indipendente, altera il ventaglio di proposte che ogni studio legale può offrire alla propria clientela. Tuttavia, la pratica di applicare la tariffa meno che minima non ha mai rappresentato una vera opportunità, fatta eccezione per quei clienti che, forti del proprio potere contrattuale, l'hanno sempre imposta all'avvocato. Gli studi legali di grandi o grandissime dimensioni, che posizionano il proprio core business in un mercato legato a quello dei capitali (fusioni, acquisizioni, quotazioni, offerte pubbliche, finanza eccetera), risentono della crisi, ma sono più preparati ad affrontare cambi di strategia e hanno infatti rinforzato quelle practice (aree di attività), che venivano più richieste mentre alleggerivano i costi e restavano sulla cresta dell'onda. Riuscire a superare una crisi così pesante o addirittura crescere, significa aver compreso attraverso quali strade si migliora la propria competitività. Il marketing non è pubblicità, più che altro è organizzazione e strategia. Gli studi che risultano vincenti sono quelli associati con capacità di visione strategica e politiche lungimiranti. L'associazione professionale in sé, pur con i limiti non superati nella riforma e con i nuovi problemi già emersi, rappresenta uno strumento di gestione del quotidiano molto più efficiente dello studio in cost sharing o del tradizionale modello "artigianale" monopersonale. A renderlo più competitivo è la sua natura, che impone ai professionisti di acquisire una visione strategica oltre a una attività organizzata di pianificazione di costi e azioni. Il fatto stesso di essere tenuti a condividere informazioni necessarie a prendere decisioni collegiali, a verificare il fatturato per ripartire utili e spese, ad assegnare il lavoro sulla base di competenze e specializzazioni, costringe gli avvocati a diventare un po' manager della propria attività e a utilizzare tutti gli strumenti di pianificazione economica, finanziaria e strategica. È nei momenti di crisi che la conoscenza della clientela torna utile. Senza adeguate analisi, supportate da strumenti di valutazione approvati dai soci e continuamente monitorate, si perde di vista la direzione che il mercato sta prendendo e si rischia di rinunciare a portafogli di clienti senza riuscire a sostituirli con altri. Il vantaggio di oggi potrebbe contare poco o nulla domani, in uno scenario competitivo e fluido come quello attuale. La flessibilità è una dote, ma non deve degenerare in trasformismo o instabilità. Solo un'adeguata pianificazione, supportata da dati completi ed elaborati nel tempo, fornisce le garanzie che un cambiamento di rotta può essere governato e può restituire i frutti di un duro lavoro. Per questa ragione il modello artigianale è meno competitivo e non vincente, soprattutto per chi non è ancora consolidato sul mercato. Se è probabilmente inutile chiedere a un avvocato che lavora da più di trent'anni di cambiare pelle, la muta è necessaria ai più giovani che, diversamente sconteranno ancora per anni, a cagione di un concorso di cause, l'implacabile erosione del mercato. Gli aspetti più critici della gestione collettiva dell'attività attengono alla mancanza di modelli flessibili di studio associato. Tuttavia, anche con i limiti attuali e sempre più con l'avvento della specializzazione forense, sarà importante non essere soli in studio, potersi confrontare e arricchirsi della diversità del collega-socio. 1415 IL SOLE 24 ORE Il titolo specialistico nella rete del Tar Sul regolamento del Cnf che dovrebbe entrare in vigore a giugno pende il ricorso di alcuni avvocati Lun Il risultato di un confronto tra ordini e associazioni per il riconoscimento di una qualifica che garantisce il cittadino o un blitz per scrivere regole a vantaggio di pochi? Questi i punti di vista, diametralmente opposti, sul regolamento messo a punto nel settembre scorso dal Consiglio nazionale forense per attribuire il titolo di avvocato specialista. Un tema di assoluto rilievo, tanto più che, come dimostrano anche le esperienze sul campo (si vedano le interviste in basso), quella della specializzazione dei legali è una via obbligata per rispondere alle esigenze del mercato. A pensar bene delle nuove norme oltre, ovviamente, al Cnf, sono anche le sei associazioni specialistiche maggiormente rappresentative riconosciute dallo stesso Consiglio nazionale forense, penalisti in testa. Ad abbassare il pollice sono stati invece i giovani avvocati dell'aiga e l'associazione nazionale forense, mentre è "terza" la posizione dell'organismo unitario dell'avvocatura che salva l'intero impianto, fatta eccezione per la norma transitoria che prevede una specializzazione "d'ufficio" per gli avvocati con almeno vent'anni di anzianità, privilegio che, secondo l'oua, dispenserebbe da corsi ed esami poco meno di 90mila legali su circa 220mila. Non si sono fermati alle critiche, ma hanno invece scelto la strada del ricorso 45 avvocati che si sono rivolti al Tar per contestare l'adozione del regolamento. Il tribunale amministrativo del Lazio, su accordo delle parti, ha deciso di fissare per gennaio la discussione dei motivi direttamente nel merito, senza accogliere la richiesta di sospensiva. L'idea è quella di bloccare la strada a norme operative dal 30 giugno 2011 che il Cnf ha sentito l'esigenza di sottrarre alle incerte sorti della riforma in un tema, come quello delle specializzazioni, che sta particolarmente a cuore all'avvocatura. Lo specialista pensato dal Cnf con regole che possono essere ritoccate entro un anno dalla loro entrata in vigore può scegliere tra undici aree di specializzazione, ma può diplomarsi in non più di due. Per arrivare al titolo è necessario avere un'anzianità di iscrizione all'albo di almeno sei anni e aver frequentato una scuola riconosciuta dal Cnf. Rientra nella discrezione del Cnf valutare l'idoneità dei titoli conseguiti nelle università per accedere all'esame che, grazie al superamento di una prova scritta e orale, apre la porta della specializzazione. Una volta conseguito lo "status" di specialista sarà necessario aggiornarsi fino a totalizzare 120 crediti formativi in tre anni, con un minimo di 30 in dodici mesi. Alla regola generale fanno eccezione gli iscritti all'albo, in maniera continuativa, da almeno 20 anni, che potranno accedere tout court al titolo di specialista, limitato però a una sola materia. È probabilmente quest'ultima norma che ha suscitato le maggiori polemiche. Critiche mosse soprattutto dai legali under 45, che si sentono eccessivamente penalizzati da una disciplina che ostacola la crescita dei giovani. Nel mirino dell'aiga sono finite anche le materie di specializzazione che oltre a tralasciare il nuovo, rappresentato, ad esempio dal diritto ambientale creerebbero una disparità di trattamento tra i civilisti che possono specializzarsi in una materia e penalisti, amministrati visti e tributaristi che possono spendere la loro specializzazione generalista. Più o meno sulla stessa linea anche l'anf che sottolinea come tra le specializzazioni individuate figurino branche del diritto effettivamente specialistico accanto a veri e proprio settori, come il penale e l'amministrativo. L'Anf rimanda comunque il confronto a Genova considerata la giusta sede per definire le proprie posizioni. Sulla Costa Concordia, nave che ospiterà il congresso, come delegati, ci saranno anche i 45 avvocati "dissidenti" che hanno firmato il ricorso al Tar eccependo innanzi tutto la mancanza della «potestà regolamentare del Cnf». I dissenzienti negano, infatti, che il Consiglio nazionale forense abbia il potere amministrativo per emanare regolamenti su materie di competenza statale, come l'individuazione di figure professionali innovative. A respingere al mittente qualunque accusa di "abuso di potere" da parte del Cnf sono i penalisti, secondo i quali l'approvazione del regolamento non è il risultato di un blitz, ma «soltanto la riuscita sperimentazione di un metodo democratico». Un'operazione in cui, conti alla mano del numero di associazioni aderenti, è stata prevalente la volontà della maggioranza. 1516 IL SOLE 24 ORE I nodi da sciogliere Il ricorso. I motivi principali del ricorso al Tar Lazio contro il regolamento del Cnf sul titolo di specialista lun Ci vuole una legge dello Stato. La materia delle professioni deve ritenersi attribuita alla legislazione concorrente dello stato e delle regioni, spettando però allo stato l'individuazione delle figure professionali Libera concorrenza Non sussiste una norma che attribuisca al Cnf la facoltà di legiferare nell'interesse della collettività. L'attribuzione che si è così «autoconferita» risulta in contrasto con i principi comunitari di concorrenza Disciplina transitoria. Anche la disciplina transitoria del regolamento finisce nell'occhio del ciclone. La norma dispone una sorta di corsia preferenziale per gli avvocati con almeno venti anni di anzianità che acquisiscono il titolo di specialista. Secondo i legali che hanno presentato ricorso al Tar Lazio, tale regola avrebbe un effetto distorsivo sulla concorrenza a tutto vantaggio degli avvocati più anziani, in quanto si garantisce a questi un enorme vantaggio competitivo perché si gravano al contempo i più giovani peraltro con redditi più bassi di obblighi e relativi oneri, anche economici Le undici qualifiche legali. Secondo il regolamento del Consiglio nazionale forense, è «specialista» l'avvocato che ha acquisito, in un'area del diritto tra quelle stabilite, una specifica e significativa competenza teorica e pratica, il cui possesso è attestato da apposito diploma rilasciato dal Cnf stesso e che deve essere conservata nel tempo secondo il principio della formazione continua Materie specialistiche: diritto di famiglia, dei minori, e delle persone; diritto della responsabilità civile e delle assicurazioni; diritto commerciale; diritto del lavoro, della previdenza e della sicurezza sociale; diritto industriale; diritto della concorrenza; diritto tributario; diritto amministrativo; diritto della navigazione; diritto dell'unione europea; diritto penale L'avvocato specialista deve aver maturato un'anzianità di iscrizione all'albo, ininterrotta, di almeno sei anni all'atto della presentazione della domanda e non aver riportato nei tre anni precedenti la presentazione della domanda una sanzione disciplinare definitiva conseguente a un comportamento in violazione del dovere di competenza o di aggiornamento professionale grafico="/immagini/milano/graphic/203//3sp_diploma.eps" XY=" " Croprect=" " Il regolamento del Cnf entra in vigore il 30 giugno Entro un anno a partire dalla sua entrata in vigore, il Cnf, sentiti i Consigli dell'ordine degli avvocati, e le Associazioni specialistiche, potrà procedere alla revisione delle relative disposizioni, con riferimento alle aree di specializzazione, ai fini della tutela dell'affidamento della collettività L'avvocato specialista deve aver frequentato, per un biennio, una scuola, o un corso di alta formazione riconosciuti dal Consiglio nazionale forense e deve aver conseguito l'attestato non prima di due anni rispetto alla data di presentazione della domanda. Deve inoltre aver sostenuto con esito positivo l'esame presso il Consiglio nazionale forense Sulle sorti del regolamento del Cnf pende la spada di Damocle dell'impugnazione che un gruppo di avvocati romani ha presentato al Tar Lazio. Secondo l'accusa, il regolamento sarebbe stato costruito su misura a vantaggio di pochi eletti. Il Tar per il momento ha negato la sospensiva e ha rinviato la discussione nel merito al prossimo gennaio Il titolo di avvocato specialista può essere revocato quando l'interessato non adempia agli obblighi di formazione continua. La revoca è pronunciata dal Cnf su segnalazione del consiglio dell'ordine degli avvocati nel cui albo è iscritto l'interessato. La revoca del titolo non preclude però il suo riacquisto Gli avvocati con anzianità di almeno 20 anni acquisiscono il titolo di specialista se presentano al Cnf domanda corredata dalla documentazione e dai titoli idonei a comprovare una specifica competenza teorica e pratica nel settore prescelto (se necessario devono sostenere presso il Cnf un colloquio vertente sulla documentazione e i titoli presentati) 1617 ITALIA OGGI SETTE La Cassazione interviene in materia di tariffe. Anche se il caso ormai è storia vecchia Onorari, i minimi non si toccano Nullo l'accordo tra legale e cliente sulle parcelle al ribasso Lun Tariffe forensi (una volta) intoccabili nei minimi. Anche se si può lavorare rinunciando al compenso per gli amici o anche per convenienza (magari per fidelizzare il cliente). È quanto ha stabilito una sentenza della Cassazione (sezione lavoro, n del 27 settembre 2010), che ha dato ragione a uno studio legale associato, il quale ha chiesto di rivedere i compensi pattuiti, prima del decreto Bersani, con una società di recupero crediti. Ora, dopo il decreto Bersani e salvo futuri ripensamenti (si veda riforma forense), il limite minimo non c'è. A blindare i minimi tariffari ci pensava la legge 794 del 1942, il cui articolo 24 è stato recepito dall'articolo 4 delle Tariffe Forensi, sulle convenzioni tra clienti e avvocati. Una disposizione che è stata vigente fino al La legge del 1942, infatti, è stata abrogata tranne che all'articolo 24, intitolato «Inderogabilità convenzionali degli onorari e dei diritti». Questa disposizione stabilisce che «gli onorari e i diritti stabiliti per le prestazioni dei procuratori e gli onorari minimi stabiliti per le prestazioni degli avvocati sono inderogabili». Secondo la Cassazione, poi, non c'è nessun contrasto con l'ordinamento comunitario. Anzi la stessa Corte di giustizia (decisione del 5 dicembre 2006, cause riunite C-94/04 e C-202/04) ha sottolineato che ci sono «ragioni imperative di interesse pubblico» che giustificano la inderogabilità dei minimi della tariffa degli avvocati : e cioè l'esigenza di garantire la qualità della prestazione professionale a tutela degli utenti consumatori e la buona amministrazione della giustizia. Dunque via libera alla obbligatorietà dei minimi tariffari per le prestazioni ante decreto Bersani. Tra l'altro in un paese come l'italia, caratterizzato da una altissimo numero di avvocati (198 mila) l'inderogabilità delle tariffe minime consente di evitare una concorrenza tra i lagali che si traduce nell'offerta di prestazioni «al ribasso», indizio di un peggioramento della qualità del servizio. Naturalmente la pronuncia va contestualizzate e va evidenziato il fatto che la convenzione bocciata dalla Cassazione è anteriore al decreto Bersani. Il decreto legge n. 223 del 2006, art. 2, comma 1, convertito in legge n. 248 del 2006, ha, certo, abrogato le disposizioni legislative e regolamentari che prevedevano la fissazione di tariffe obbligatorie fisse o minime per le attività professionali e intellettuali «dalla data di entrata in vigore» della legge stessa; di conseguenza le disposizioni sulla inderogabilità dei minimi conservano piena efficacia in relazione a fatti - come quelli in oggetto - verificatisi prima. Dopo il decreto Bersani non solo, si può derogare ai minimi tariffari, ma si può lavorare senza compenso. Il (datato) principio dell'inderogabilità dei minimi tariffari, dice la cassazione nella 1718 sentenza in commento, non trova applicazione nel caso di rinuncia, totale o parziale, alle competenze professionali. La prestazione d'opera del difensore può, infatti, pure essere gratuita, in tutto o in parte, per ragioni varie, oltre che di amicizia e parentela, anche di semplice convenienza. La retribuzione costituisce un diritto patrimoniale disponibile e la convenienza relativa può concretarsi, sul piano sostanziale, anche in un accordo transattivo, in quanto tale, pienamente lecito, rientrando esso nella libera autonomia dispositiva delle parti contraenti, alle quali era soltanto vietato di infrangere il vecchio divieto legale, e cioè quello di predeterminare consensualmente l'ammontare dei compensi professionali in misura inferiore ai minimi tariffari. Fin qui i principi formulati dalla sentenza della Cassazione, che si limitano a fotografare un evento del passato e che pure pongono alcuni nodi della questione. In particolare la compatibilità dei minimi tariffari con l'ordinamento della professione, che non si comprende quanto dil legislatore voglia valutare sotto una luce imprenditoriale e quanto possa rimanere nella veste di professione liberale, distinta dalle attività d'impresa. Al centro del dibattito si pongono non solo i minimi tariffari, ma anche il patto di quota lite, che aggancia il compenso del legale al risultato della attività. Ma considerare solo la questione economica è parziale, in quanto, come fa la Cassazione, occorre considerare l'aspetto del compenso nel complesso della regolamentazione della professione. E da questo punto di vista la posizione del legali è per un restyling delle tariffe, ma anche per una riforma dell'accesso. La posizione del Consiglio nazionale forense in materia di tariffe è chiara: anche la giurisprudenza comunitaria (sentenze C-35/99 e C-94/04 e C- 202/04) e italiana hanno confermato negli anni la legittimità delle tariffe come previste dalla legge professionali, compresi i minimi inderogabili. Con gli aggiustamenti che sono in discussione, come il computo per fase processuale e non per singola attività. Antonio Ciccia 1819 ITALIA OGGI SETTE Tra Antitrust e Cnf è sempre ping-pong Su temi come questi si fronteggiano due orientamenti, che possono essere personificati da un lato dall'autorità garante della concorrenza e del mercato e dall'altro dal Consiglio nazionale forense, che si sono confrontati sui temi cruciali della professione forense. Per l'antitrust il sistema delle tariffe minime inderogabili non garantisce la qualità della prestazione e hanno un effetto deleterio sul piano della concorrenza, che deve svilupparsi anche tra professionisti. Una lancia è, invece, spezzata a favore del mantenimento delle tariffe massime con riferimento a prestazioni con carattere seriale e di contenuto non particolarmente complesso. L'antitrust non manca di sottolineare che l'argomento utilizzato dagil avvocatio (ma anche dalla cassazione nella sentenza 20269/2010) del decoro professionale, addirittura, potrebbe essere strumentalizzato. Non vi è però, da parte dell'antitrust, un esame del rapporto tra minimi tariffari e mercato in un sitema ingolfato di profesisonisti. Sull'accesso alla professione, ad esempio, l'antitrust è per un alleggerimento del tirocinio: da eliminare ogni onere ingiustificato a carico dei praticanti; svolgimento del tirocinio durante il corso universitario;istituzione di lauree abilitanti; riduzione della durata del praticantato; previsione di premi o borse di studio; promuovere forme di tirocinio da svolgersi presso gli uffici legali di imprese o istituzioni. Il Cnf replica che non si vede perché un sostanziale alleggerimento del tirocinio debba essere obiettivo confacente a evitare limitazioni alla libertà di concorrenza. Quanto alla valorizzazione e remunerazione del praticante, il Cnf concorda sulla opportunità di prevederla per legge. E se, sempre l'antitrust contesta che il titolo di specialista possa esser rilasciato dal Consiglio nazionale forense, il Cnf risponde rivendicando la natura di ente pubblico idoneo. Ancora mentre l'antitrust sostiene il divieto di riserva in materia di consulenza legale, il Cnf contesta questo sia una conseguenza dell'ordinamento comunitario, che invece salva i sistemi nazionali che prevedono riserve. Antonio Ciccia 1920 IL SOLE 24 ORE Tempi maturi per la pubblicità Lun Da quando, nel 2006, è stata in qualche modo liberalizzata la pubblicità dello studio legale, i primi esempi di campagne compaiono sui media. Moduli colorati, pay-off accattivanti, anche se sobri nelle tinte e nei toni, accompagnano raramente immagini evocative, molto più spesso, decorative. Restando tutt'ora fissati i paletti deontologici, la vera sfida per i creativi e per i consulenti di marketing, è quella di portare con sé il cliente verso una forma di comunicazione non didascalica e descrittiva, ma aspirazionale e simbolica. Bisogna tener conto anche della Cassazione che recentemente ha ricordato come la pubblicità dei legali non possa essere «suggestiva». Il segreto del buon creativo è quello di lasciare immaginare, non di spiegare, ma il cliente/avvocato spesso non è pronto a farsi raccontare per immagini, simboli e pay-off concettuali e preferisce "dire". Più istintivo per l'avvocato, comunicare chi è, cosa fa e dov'è, in modo diretto, schematico, frontale, evitando il non detto. Da una parte, la mancanza di un alfabeto comune tra creativo e avvocato limita la comunicazione, dall'altra il timore che la scure della deontologia si abbatta sulle inserzioni, frenano ancora la cultura dell'advertisement. Difficile non prendere come esempio gli Stati Uniti, dove la pubblicità degli avvocati c'è da quarant'anni e si è visto tutto. I giudici dell'etica professionale Usa, sono ben lungi dal consentire agli avvocati di fare quello che vogliono: sono state censurate per vizi deontologici anche innocue mascotte che rappresentavano teneri cagnoloni, se abbinate all'attività forense, così come represse campagne di avvocatesse maggiorate che inneggiavano a una vita libera senza coniugi tra i piedi (pay off: life is short, get a divorce), diventate, tuttavia, molto popolari sul web. Ma lontano da questi parossismi, le società di comunicazione specializzate esistono e lavorano benissimo, realizzando campagne ben fatte, intelligenti, politicamente e socialmente corrette. Uno studio tutto femminile di Buffalo, tanto per citare un esempio, ha giocato sugli stereotipi e i pregiudizi sulle donne, per sottolineare il quid pluris che una avvocato femmina può rappresentare per il cliente (sjalegal.com). In Italia, oltre a grandi banche, alcune società di consulenza si sono spinte oltre. Per citarne una, Accenture, ha usato fotomontaggi con animali nella propria campagna che compare anche sulla versione italiana del sito, con immagini accattivanti e simboliche, che mostrano elefanti funamboli o surfisti che illustrano il concetto che una grande firm può dare servizi agili nonostante la dimensione. Il processo di trasformazione del linguaggio è iniziato, non resta che aspettare. E stupirsi. 20 Vedere altro
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