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Timestamp: 2020-04-06 02:17:41+00:00
Document Index: 48294004

Matched Legal Cases: ['art. 299', 'art. 42', 'art. 76', 'art. 238', 'art. 3', 'art. 97', 'art. 111', 'sentenza ', 'art. 4', 'art. 2', 'art. 582', 'art. 577', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 464', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 511']

Costituzionale Archivi
Magistrato di Sorveglianza di Alessandria ordinanza del 16-04-2019
Ginevra Gaspari
Sono rilevanti e non manifestamente infondate:
la questione di legittimità costituzionale dell’art. 299 del d. lgs.30 maggio 2002 n. 113 (trasfuso nel d.p.r. 30 maggio 2002 n. 115) nella parte in cui ha abrogato l’art. 42 del d. lgs. 28 agosto 2000 n. 274, per violazione dell’art. 76 Cost.;
e, in via “indotta” dall’eventuale accoglimento della prima,
la questione di legittimità costituzionale dell’art. 238-bis del d.p.r. 30 maggio 2002 n. 115 nella parte in cui (commi 2, 5, 6 e 7), facendo riferimento al giudice competente per il procedimento di conversione delle pene pecuniarie per insolvibilità del debitore, parla specificamente di “magistrato di sorveglianza competente” anziché genericamente di “giudice competente”, per violazione dell’art. 3 Cost. (principio di ragionevolezza e canone di razionalità), dell’art. 97, comma 2, Cost. (principio del buon andamento dell’amministrazione della giustizia) e dell’art. 111, comma 2, Cost. (principio della ragionevole durata del processo).
Corte Costituzionale sentenza n. 236 del 14-12-2018
Il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Teramo, con ordinanza del 7 marzo 2017, sollevava, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, questioni di legittimità costituzionale dell’art. 4, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274 (Disposizioni sulla competenza penale del giudice di pace, a norma dell’articolo 14 della legge 24 novembre 1999, n. 468), come modificato dall’art. 2, comma 4-bis, del decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93 (Disposizioni urgenti in materia di sicurezza e per il contrasto della violenza di genere, nonché in tema di protezione civile e di commissariamento delle province), convertito, con modificazioni, nella legge 15 ottobre 2013, n. 119, nella parte in cui per il delitto previsto dall’art. 582 del codice penale – limitatamente alle fattispecie di cui al secondo comma perseguibili a querela di parte ‒ non prevede l’esclusione della competenza del giudice di pace anche per i fatti aggravati ai sensi dell’art. 577, primo comma, numero 1), cod. pen., commessi contro il discendente non adottivo, quale il figlio naturale.
Corte Costituzionale sentenza n. 231 del 2018
Con ordinanza del 18 novembre 2016 (r.o. n. 47 del 2017), il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale ordinario di Firenze sollevava questioni di legittimità costituzionale degli artt. 24 e 25 del decreto del Presidente della Repubblica 14 novembre 2002, n. 313, recante «Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di casellario giudiziale, di anagrafe delle sanzioni amministrative dipendenti da reato e dei relativi carichi pendenti (Testo A)» (d’ora in poi, anche: t.u. casellario giudiziale), nel testo anteriore alle modifiche, non ancora efficaci, recate dal decreto legislativo 2 ottobre 2018, n. 122 (Disposizioni per la revisione della disciplina del casellario giudiziale, in attuazione della delega di cui all’articolo 1, commi 18 e 19, della legge 23 giugno 2017, n. 103), in riferimento al «principio di eguaglianza e conseguentemente di ragionevolezza» di cui all’art. 3 della Costituzione, nella parte in cui «non prevedono che nel certificato generale del casellario giudiziale e nel certificato penale chiesto dall’interessato non siano riportate le ordinanze di sospensione del processo emesse ai sensi dell’art. 464-quater c.p.p.».
Corte Costituzionale sentenza n. 222 del 05-12-2018
Con ordinanza del 17 novembre 2017 la Corte di cassazione, prima sezione penale, sollevava, in riferimento agli artt. 3, 4, 41, 27 e 117, primo comma, della Costituzione, quest’ultimo in relazione agli artt. 8 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), firmata a Roma il 4 novembre 1950, e 1 del Protocollo addizionale alla Convenzione, fatto a Parigi il 20 marzo 1952, entrambi ratificati e resi esecutivi con la legge 4 agosto 1955, n. 848, questioni di legittimità costituzionale degli artt. 216, ultimo comma, e 223, ultimo comma, del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, recante «Disciplina del fallimento, del concordato preventivo e della liquidazione coatta amministrativa» (d’ora in poi, anche: legge fallimentare), «nella parte in cui prevedono che alla condanna per uno dei fatti previsti in detti articoli conseguono obbligatoriamente, per la durata di dieci anni, le pene accessorie della inabilitazione all’esercizio di una impresa commerciale e della incapacità di esercitare uffici direttivi presso qualsiasi impresa».
Corte Costituzionale sentenza n. 106 del 24-05-2018
Corte, in altre occasioni, ha affermato che le politiche sociali delle Regioni ben possono richiedere un radicamento territoriale continuativo e ulteriore rispetto alla sola residenza (sentenza n. 432 del 2005; ordinanza n. 32 del 2008); e, in linea con tale affermazione, ha argomentato che l’accesso a un bene di primaria importanza e a godimento tendenzialmente duraturo, come l’abitazione, per un verso, si colloca a conclusione del percorso di integrazione della persona presso la comunità locale e, per altro verso, può richiedere garanzie di stabilità, che, nell’ambito dell’assegnazione di alloggi pubblici in locazione, scongiurino avvicendamenti troppo ravvicinati tra conduttori, aggravando l’azione amministrativa e riducendone l’efficacia. Ma ciò sempreché un tale più incisivo radicamento territoriale, richiesto ai cittadini di paesi terzi ai fini dell’accesso alle prestazioni in questione, sia contenuto entro limiti non arbitrari e irragionevoli (sentenza n. 222 del 2013)
Corte costituzionale ordinanza n. 207 del 24-10-2018
Va dunque conclusivamente rilevato che, laddove, come nella specie, la soluzione del quesito di legittimità costituzionale coinvolga l’incrocio di valori di primario rilievo, il cui compiuto bilanciamento presuppone, in via diretta ed immediata, scelte che anzitutto il legislatore è abilitato a compiere, questa Corte reputa doveroso – in uno spirito di leale e dialettica collaborazione istituzionale – consentire, nella specie, al Parlamento ogni opportuna riflessione e iniziativa, così da evitare, per un verso, che, nei termini innanzi illustrati, una disposizione continui a produrre effetti reputati costituzionalmente non compatibili, ma al tempo stesso scongiurare possibili vuoti di tutela di valori, anch’essi pienamente rilevanti sul piano costituzionale.
Corte Costituzionale – sentenza n. 180 del 27-07-2018
Corte Costituzionale – sentenza n. 174 del 23-07-2018
Corte Costituzionale – sentenza n. 166 del 20-07-2018
Corte Costituzionale – sentenza n. 149 dell’11-07-2018
Studio sul principio di distinzione tra politica e amministrazione
Sul controllo della temperatura corporea in caso di Coronavirus
Quando i verbali di dichiarazioni rese dai testimoni in dibattimento dinanzi a giudice in composizione successivamente mutata, che legittimamente permangono nel fascicolo del dibattimento a seguito del predetto mutamento della composizione del giudice, possono essere utilizzati ai fini della decisione previa lettura ex art. 511 c.p.p.
Il sale and purchase agreement (spa)
Versamento di polveri e l’articolo 674 c.p. nella giurisprudenza più recente