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Timestamp: 2020-03-31 16:41:54+00:00
Document Index: 105874835

Matched Legal Cases: ['§ 1', '§ 3', '§ 53', '§ 108', '§ 68', '§ 47', '§ 80', '§ 45', '§ 95', '§ 105', '§ 70', '§ 102', '§ 74', '§ 175', '§ 85', '§ 84', '§ 82', '§ 118', '§ 53', '§ 49', '§ 128', '§ 30', '§ 61', '§ 34', '§ 17', '§ 24', 'sentenza ', '§ 2']

Corte Europea dei diritto dell'uomo Ricorso n. 25704/11, Sentenza del 29.1.2013 - testo integrale Sentenza
Corte Europea dei diritto dell'uomo Ricorso n. 25704/11, Sentenza del 29.1.2013
Affido condiviso · genitori · affidamento · esclusivo · condanne · non ottemperanza · velocita' · separazione · famiglia · figli · filiazione · europa · diritti umani
CAUSA Tizio c. ITALIA
Danute Jociene, presidente,
1. All’origine della causa vi è un ricorso (n. 25704/11) proposto contro la Repubblica italiana, con cui un cittadino di questo Stato, Tizio Tizio («il ricorrente»), ha adito la Corte il 22 aprile 2011 in virtù dell’articolo 34 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali («la Convenzione»).
4. Il 25 agosto 2011 il ricorso è stato comunicato al Governo. Come consentito dall’articolo 29 § 1 della Convenzione, è stato inoltre deciso che la camera si sarebbe pronunciata contestualmente sulla ricevibilità e sul merito della causa.
6. Dalla relazione del ricorrente con A.D. il 31 marzo 2001 nasceva una bambina, S. Il 29 gennaio 2003, a causa dei continui conflitti che laceravano la coppia, A.D. lasciava il ricorrente e la città di Roma, portando con sé la figlia a vivere presso la sua famiglia, a .... Dal momento della sua partenza, A.D. manifestava una netta opposizione a qualsiasi relazione tra il ricorrente e S.
9. Il 20 agosto 2003, a causa delle difficoltà incontrate nell’esercizio del diritto di visita, il ricorrente adiva il giudice tutelare di .... Egli lamentava di aver potuto incontrare la figlia una sola volta, il 25 luglio 2003, per qualche minuto ed alla presenza della madre e dello zio della minore, e chiedeva il rispetto del suo diritto di visita.
10. Il 13 ottobre 2003 il giudice tutelare confermava il decreto del tribunale di Roma e precisava che gli incontri dovevano aver luogo nella sede dei servizi sociali di ... alla presenza di un assistente sociale e della madre di S.
14. Frattanto, il ricorrente aveva impugnato il decreto del tribunale di Roma del 9 luglio 2003 dinanzi alla corte d’appello di Roma, chiedendo l’affidamento di S. e, in subordine, un ampliamento del diritto di visita. Il perito nominato dalla corte d’appello osservava che A.D. aveva opposto una forte resistenza agli incontri tra il ricorrente e la minore e che grazie al perito stesso ed ai suoi collaboratori era stato possibile che alcuni incontri si svolgessero in modo positivo senza la presenza della madre. Egli affermava, per contro, che i servizi sociali di ... non avevano mai lavorato al fine di facilitare gli incontri menzionati ed avevano lasciato che la madre assistesse agli incontri tra padre e figlia.
20. Con decreto dell’8 marzo 2006, il tribunale di Campobasso ordinava a A.D. di non ostacolare l’esercizio del diritto di visita da parte del ricorrente. Esso osservava che A.D. impediva lo svolgimento degli incontri e, in particolare, che in agosto non vi era stato alcun incontro. Ordinava inoltre che i servizi sociali di ... organizzassero nella loro sede, in presenza di un altro psicologo, gli incontri che non avevano avuto luogo tra il 2005 ed il 2006.
22. Il 27 maggio 2006 il tribunale di Campobasso constatava che il decreto dell’8 marzo 2006 non era stato rispettato e che la madre aveva scientemente operato al fine di troncare qualsiasi relazione tra il padre ed S. Esso ordinava ai servizi sociali di ... di provvedere ad organizzare gli incontri che il tribunale aveva disposto e che i servizi stessi non avevano effettuato.
30. Il 10 dicembre 2007 il tribunale di Campobasso rilevava che A.D. stava seguendo un programma di sostegno psicologico e la invitava a proseguire. Esso disponeva l’affidamento congiunto della minore ed incaricava i servizi sociali di organizzare tre incontri al mese a ... ed uno a Roma in presenza di un assistente sociale. Ordinava a A.D. di esortare la minore ad incontrare il ricorrente.
32. Il 1o luglio 2008, il ricorrente impugnava il decreto del 10 dicembre 2007 dinanzi alla corte d’appello.
36. In data 20 agosto 2009 i servizi sociali informavano la corte d’appello che a Roma non era stato organizzato nessun incontro e che il padre aveva trascorso dei week-end a ... per poter stare vicino alla figlia. Essi spiegavano che la minore temeva che il padre potesse allontanarla dalla madre e chiedevano al tribunale di vigilare sul benessere della minore, la quale sarebbe stata traumatizzata da una presunta aggressione del ricorrente, in occasione di uno degli incontri.
43. Con nota del 24 agosto 2010, il tribunale di Campobasso confermava ai servizi sociali di ... che non era stata decisa alcuna sospensione degli incontri e che, di conseguenza, i medesimi dovevano aver luogo secondo le modalità già stabilite dalla corte d’appello nel giugno 2009.
45. In data 3 gennaio 2011 i servizi sociali di ... inviavano al tribunale di Campobasso una relazione aggiornata sulla situazione della minore, riferendo in particolare che la madre era disposta a collaborare e che il padre mostrava un atteggiamento polemico, che risultava nefasto per la minore.
59. Il ricorrente ribatte di aver adito per tre volte, nel 2003 e nel 2004, il giudice tutelare di ... (paragrafi 9-13 supra). Con tre decisioni, il giudice tutelare avrebbe ordinato che gli incontri tra padre e figlia si tenessero nella sede dei servizi sociali di .... A tali decisioni non sarebbe stato dato alcun seguito e le strutture pubbliche avrebbero mostrato al riguardo totale indifferenza.
61. Riguardo al primo aspetto dell’eccezione sollevata dal Governo, la Corte osserva innanzi tutto che il ricorrente si è rivolto in tre occasioni al giudice tutelare e che tale circostanza è stata menzionata dal Governo stesso nelle sue osservazioni complementari sulla ricevibilità del ricorso. Il giudice tutelare ha ordinato che gli incontri avessero luogo nella sede dei servizi sociali di ... in presenza di un assistente sociale e della madre della minore. Non si può dunque contestare al ricorrente di non essersi rivolto al giudice tutelare. In ogni caso, la Corte ritiene che l’iniziativa suggerita dal Governo avrebbe potuto condurre solo ad una decisione con la quale si ordinava ai servizi sociali di intervenire, come è avvenuto nel caso di specie.
65. La Corte constata che il ricorso non è manifestamente infondato ai sensi dell’articolo 35 § 3 a) della Convenzione e rileva peraltro che esso non incorre in altri motivi di irricevibilità. È dunque opportuno dichiararlo ricevibile.
66. Il ricorrente rammenta di aver promosso il suo primo ricorso dinanzi al tribunale per i minorenni di Roma nel 2003 al fine di opporsi alla richiesta di affidamento esclusivo della minore, presentata dalla madre, ed al fine di ottenere il diritto di visita. Egli afferma che alla decisione del suddetto tribunale, emessa il 9 luglio 2003, hanno fatto seguito i procedimenti dinanzi al giudice tutelare di ..., nell’ambito dei quali il ricorrente avrebbe chiesto l’effettiva esecuzione della decisione in questione – in particolare l’attuazione delle disposizioni relative agli incontri con sua figlia –, e successivamente il procedimento dinanzi alla corte d’appello di Roma. Nel corso di quest’ultimo procedimento, il perito nominato dalla corte d’appello avrebbe stilato una prima relazione, nella quale si evidenziavano le numerose difficoltà riscontrate dal padre negli incontri con la figlia e si raccomandava in modo preciso l’intervento di terze persone competenti, intervento considerato molto importante dal perito per uno svolgimento positivo degli incontri tra padre e figlia. Secondo il ricorrente, dette raccomandazioni non sono state messe in pratica dai servizi sociali di ....
70. Per quanto concerne l’ultimo procedimento dinanzi al tribunale per i minorenni di Campobasso, il ricorrente rammenta che il tribunale aveva lasciato ai due genitori il compito di organizzare gli incontri tra padre e figlia ed aveva incaricato i servizi sociali di ... e Roma di vigilare sul loro svolgimento. Il solo elemento nuovo sarebbe stato rappresentato dall’attuazione di un programma di sostegno psicologico a beneficio della minore. Quanto al ruolo svolto dai servizi sociali in questo periodo, il ricorrente osserva che i medesimi avevano dichiarato di non essere stati specificamente incaricati, dal tribunale o dalla corte d’appello, dell’organizzazione degli incontri, aggiungendo che i mancati incontri tra padre e figlia erano esclusivamente dovuti ai problemi creati dai genitori.
80. Come la Corte ha più volte rammentato, se l’articolo 8 ha essenzialmente per oggetto la tutela dell’individuo dalle ingerenze arbitrarie dei poteri pubblici, esso non si limita ad ordinare allo Stato di astenersi da tali ingerenze: a tale obbligo negativo possono aggiungersi obblighi positivi attinenti ad un effettivo rispetto della vita privata o familiare. Essi possono implicare l’adozione di misure finalizzate al rispetto della vita familiare, incluse le relazioni reciproche fra individui, e la predisposizione di strumenti giuridici adeguati e sufficienti ad assicurare i legittimi diritti degli interessati, nonché il rispetto delle decisioni giudiziarie ovvero di misure specifiche appropriate (si veda, mutatis mutandis, Zawadka c. Polonia, n. 48542/99, § 53, 23 giugno 2005). Tali strumenti giuridici devono permettere allo Stato di adottare misure atte a riunire genitore e figlio, anche in presenza di conflitti fra i genitori (si vedano, mutatis mutandis, Ignaccolo-Zenide c. Romania, n. 31679/96, § 108, CEDU 2000-I, Sylvester c. Austria, nn. 36812/97 e 40104/98, § 68, 24 aprile 2003, Zavrel c. Repubblica ceca, n. 14044/05, § 47, 18 gennaio 2007, e Mihailova c. Bulgaria, n. 35978/02, § 80, 12 gennaio 2006). Essa rammenta altresì che gli obblighi positivi non implicano solo che si vigili affinché il minore possa raggiungere il genitore o mantenere un contatto con lui, bensì comprendono anche tutte le misure propedeutiche che consentono di pervenire a tale risultato (si vedano, mutatis mutandis, Kosmopoulou c. Grecia, n. 60457/00, § 45, 5 febbraio 2004, Amanalachioai c. Romania, n. 4023/04, § 95, 26 maggio 2009, Ignaccolo-Zenide, sopra citata, §§ 105 e 112, e Sylvester, sopra citata, § 70).
81. Per essere adeguate, le misure volte a riunire genitore e figlio devono essere attuate rapidamente, in quanto il decorso del tempo può avere conseguenze irrimediabili sulle relazioni tra il minore ed il genitore non convivente (si vedano, mutatis mutandis, Ignaccolo-Zenide, sopra citata, § 102, Maire c. Portogallo, n. 48206/99, § 74, CEDU 2003-VII, Pini e altri c. Romania, nn. 78028/01 e 78030/01, § 175, CEDU 2004-V (estratti), Bianchi c. Svizzera, n. 7548/04, § 85, 22 giugno 2006, e Mincheva c. Bulgaria, n. 21558/03, § 84, 2 settembre 2010).
84. La Corte rammenta che il fatto che gli sforzi delle autorità siano stati vani non implica automaticamente che lo Stato abbia disatteso gli obblighi positivi derivanti dall’articolo 8 della Convenzione (si veda, mutatis mutandis, Mihailova, sopra citata, § 82). In effetti, l’obbligo in capo alle autorità nazionali di adottare misure idonee a riavvicinare il genitore ed il figlio non conviventi non è assoluto e la comprensione e la cooperazione di tutte le persone coinvolte costituiscono sempre un fattore importante. Seppure le autorità nazionali devono impegnarsi a facilitare tale collaborazione, l’obbligo in capo alle medesime di ricorrere alla coercizione in materia non può che essere limitato: esse devono tener conto degli interessi, nonché dei diritti e delle libertà di dette persone ed in particolare dell’interesse superiore del minore e dei diritti conferiti al medesimo dall’articolo 8 della Convenzione (Voleský c. Repubblica ceca, n. 63267/00, § 118, 29 giugno 2004). Come costantemente sancito dalla giurisprudenza della Corte, è necessaria grande prudenza prima di ricorrere alla coercizione in una materia così delicata (Reigado Ramos c. Portogallo, no 73229/01, § 53, 22 novembre 2005) e l’articolo 8 della Convenzione non autorizza i genitori a far adottare misure pregiudizievoli per la salute e lo sviluppo del minore (Elsholz c. Germania [GC], n. 25735/94, §§ 49-50, CEDU 2000-VIII). Il punto decisivo consiste dunque nell’appurare se le autorità nazionali abbiano adottato, allo scopo di facilitare il diritto di visita, ogni misura necessaria che si potesse ragionevolmente esigere da esse (Nuutinen c. Finlandia, n. 32842/96, § 128, CEDU 2000-VIII).
86. Nel 2007 il tribunale, al quale il ricorrente si era rivolto, ha disposto l’affidamento congiunto della minore ed incaricato i servizi sociali di organizzare gli incontri a ... e Roma (§ 30 supra). Nel 2009, la corte d’appello si è limitata ad ordinare ai servizi sociali di assicurare l’esercizio del diritto di visita del ricorrente.
92. La Corte osserva, inoltre, che lo svolgimento del procedimento dinanzi al tribunale evidenzia piuttosto una serie di misure automatiche e stereotipate, quali le successive richieste di informazioni e la delega della funzione di controllo ai servizi sociali, ai quali veniva ordinato di far rispettare il diritto di visita (Piazzi, sopra citata, § 61). Le autorità hanno così lasciato che si consolidasse una situazione di fatto generata dall’inosservanza delle decisioni giudiziarie, mentre dal semplice decorso del tempo derivavano delle conseguenze sulla relazione del padre con la minore. Non sembra nemmeno che le autorità abbiano ordinato ai genitori di seguire una terapia familiare (Pedovic c. Repubblica ceca, n. 27145/03, § 34, 18 luglio 2006), né che abbiano disposto lo svolgimento degli incontri presso una struttura specializzata (si vedano, per esempio, Mezl c. Repubblica ceca, n. 27726/03, § 17, 9 gennaio 2007, e Zavrel, sopra citata, § 24). La Corte constata che, tenuto conto della tenera età della minore al momento delle separazione dei genitori, tale interruzione del contatto con il padre, seguita da un diritto di visita limitato dal mancato svolgimento degli incontri programmati, ha reso impossibile al ricorrente costruire una relazione stabile con S.
a) che lo Stato convenuto deve versare al ricorrente, entro tre mesi a decorrere dalla data in cui la sentenza sarà divenuta definitiva conformemente all’articolo 44 § 2 della Convenzione, le seguenti somme:
i. 15.000 EUR (quindicimila euro), più l’importo eventualmente dovuto a titolo di imposta, per il danno morale,
ii. 10.000 EUR (diecimila euro), più l’importo eventualmente dovuto a titolo di imposta dal ricorrente, per le spese;
b) che a decorrere dalla scadenza di detto termine e fino al versamento tale importo dovrà essere maggiorato di un interesse semplice a un tasso equivalente a quello delle operazioni di rifinanziamento marginale della Banca centrale europea applicabile durante quel periodo, aumentato di tre punti percentuali;
Affido condiviso Genitori Affidamento Esclusivo Condanne Non ottemperanza Velocita' Separazione Famiglia Figli Filiazione Europa Diritti umani