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Matched Legal Cases: ['art 4', 'art.41', 'art.41', 'sentenza ', 'art. 41', 'art. 22', 'art. 25']

ATTIVARE UN PROCESSO DI MIGLIORAMENTO PER LINTEGRAZIONE Dr.ssa Nelita Begliuomini Prof.ssa M. Cristina Pettorini FINE. - ppt scaricare
PubblicatoLorenzo Carella Modificato 3 anni fa
Presentazione sul tema: "ATTIVARE UN PROCESSO DI MIGLIORAMENTO PER LINTEGRAZIONE Dr.ssa Nelita Begliuomini Prof.ssa M. Cristina Pettorini FINE."— Transcript della presentazione:
1 ATTIVARE UN PROCESSO DI MIGLIORAMENTO PER LINTEGRAZIONE Dr.ssa Nelita Begliuomini Prof.ssa M. Cristina Pettorini FINE
2 Come si attiva un processo di miglioramento per lintegrazione Compiti individuali definire i programmi e le modalità organizzative promuovere attività di ricerca e sperimentazione definire le modalità dintervento nel campo delle attività assistenziali disciplinare le modalità di controllo periodico di inserimento disciplinare i criteri per istituzione di servizi daiuto personale controlli periodici programmi di informazione FINE I compiti degli enti I COMPITI DEI COMUNI i comuni, anche consorziati tra loro, le loro unioni, le comunità montane e le A.S.L, attuano gli interventi sociali e sanitari previsti dalla lex dando priorità alla riqualificazione e riordinamento dei servizi esistenti. Art.40 Gli statuti comunali secondo lex 142/90 art 4 disciplinano il coordinamento degli interventi con i servizi sociali, sanitari, educativi e di tempo libero nel proprio territorio più servizio segreteria per rapporti con utentiart..Art.40 COMPETENZE ministero AFF. SOC– il comitato per le politiche sull handicap è formato da: MINISTERO. AFFARI. SOCIALI., MINISTERO DEGLI. INTERNI, MIN. ECONOMIA, MIN. PUBBLICA. ISTRUZIONE., SALUTE e., MIN. RIFORME. ISTITUZIONALI. ha il compito di emanare disegni di legge concernente le condizioni delle persone art.41.art.41 -COPERTURA FINANZIARIA art..42art..42
3 "Legge-quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate. n.104 del 5/2/92 Art.40. Compiti dei comuni. 1. I comuni, anche consorziati tra loro, le loro unioni, le comunità montane e le unità sanitarie locali qualora le leggi regionali attribuiscano loro la competenza, attuano gli interventi sociali e sanitari previsti dalla presente legge nel quadro della normativa regionale, mediante gli accordi di programma di cui all'articolo 27 della legge 8 giugno 1990, n. 142, dando priorità agli interventi di riqualificazione, di riordinamento e di potenziamento dei servizi esistenti. 2. Gli statuti comunali di cui all'articolo 4 della citata legge n. 142 del 1990 disciplinano le modalità del coordinamento degli interventi di cui al comma 1 con i servizi sociali, sanitari, educativi e di tempo libero operanti nell'ambito territoriale e l'organizzazione di un servizio di segreteria per i rapporti con gli utenti, da realizzarsi anche nelle forme del decentramento previste dallo statuto stesso. FINE Art.42. Copertura finanziaria. 1. Presso la Presidenza del Consiglio dei ministri - Dipartimento per gli affari sociali, è istituito il Fondo per l'integrazione degli interventi regionali e delle province autonome in favore dei cittadini handicappati. 2. Il Ministro per gli affari sociali provvede, sentito il Comitato nazionale per le politiche dell'handicap di cui all'articolo 41, alla ripartizione annuale del Fondo tra le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, in proporzione al numero degli abitanti. 3. A partire dal terzo anno di applicazione della presente legge, il criterio della proporzionalità di cui al comma 2 può essere integrato da altri criteri, approvati dal Comitato di cui all'articolo 41, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano di cui all'articolo 12 della legge 23 agosto 1988, n. 400, con riferimento a situazioni di particolare concentrazione di persone handicappate e di servizi di alta specializzazione, nonché a situazioni di grave arretratezza di alcune aree.
4 FINE Art.42. Copertura finanziaria. -…. 4. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano provvedono a ripartire i fondi di loro spettanza tra gli enti competenti a realizzare i servizi, dando priorità agli interventi in favore delle persone handicappate in situazione di gravità e agli interventi per la prevenzione. 5. Per le finalità previste dalla presente legge non possono essere incrementate le dotazioni organiche del personale della scuola di ogni ordine e grado oltre i limiti consentiti dalle disponibilità finanziarie all'uopo preordinate dal comma 6, lettera h). 6. E' autorizzata la spesa di lire 120 miliardi per l'anno 1992 e di lire 150 miliardi a decorrere dal 1993, da ripartire, per ciascun anno, secondo le seguenti finalità: A) 2 miliardi e 300 milioni per l'integrazione delle commissioni di cui all'articolo 4; B)lire 1 miliardo per il finanziamento del soggiorno all'estero per cure nei casi previsti dall'articolo 11; C)lire 4 miliardi per il potenziamento dei servizi di istruzione dei minori ricoverati di cui all'articolo 12; D)lire 8 miliardi per le attrezzature per le scuole di cui all'articolo 13, comma 1, lettera b); E)lire 2 miliardi per le attrezzature per le università di cui all'articolo 13, comma 1, lettera b); F)lire 1 miliardo e 600 milioni per l'attribuzione di incarichi a interpreti per studenti non udenti nelle università di cui all'articolo 13, comma 1, lettera d); … G)lire 4 miliardi per l'avvio della sperimentazione di cui all'articolo 13, comma 1, lettera e); H)lire 19 miliardi per l'anno 1992 e lire 38 miliardi per l'anno 1993 per l'assunzione di personale docente di sostegno nelle scuole secondarie di secondo grado prevista dall'articolo 13, comma 4; I) lire 4 miliardi e 538 milioni per la formazione del personale docente prevista dall'articolo 14; L) lire 2 miliardi per gli oneri di funzionamento dei gruppi di lavoro di cui all'articolo 15; M) lire 5 miliardi per i contributi ai progetti per l'accesso ai servizi radiotelevisivi e telefonici previsti all'articolo 25;
5 Art.42. Copertura finanziaria. -…. N) lire 4 miliardi per un contributo del 20 per cento per la modifica degli strumenti di guida ai sensi dell'articolo 27, comma 1; 0) lire 20 miliardi per ciascuno degli anni 1992 e 1993 per le agevolazioni per i genitori che lavorano, previste dall'articolo 33; P) lire 50 milioni per gli oneri di funzionamento del Comitato e della commissione di cui all'articolo 41; Q) lire 42 miliardi e 512 milioni per l'anno 1992 e lire 53 miliardi e 512 milioni a partire dall'anno 1993 per il finanziamento del Fondo per l'integrazione degli interventi regionali e delle province autonome in favore dei cittadini handicappati di cui al comma 1 del presente articolo. 7. All'onere derivante dall'attuazione della presente legge, pari a lire 120 miliardi per l'anno 1992 e a lire 150 miliardi a decorrere dall'anno 1993, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 1992-1994, al capitolo 6856 dello stato di previsionie del Ministero del tesoro per il 1992, all'uopo utilizzando l'accantonamento "Provvedimenti in favore di portatori di handicap". 8. Il Ministro del tesoro è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio. FINE
6 "Legge-quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate. n.104 del 5/2/92 Art.41. Competenze del Ministro per gli affari sociali e costituzione del Comitato nazionale per le politiche dell'handicap. 1. Il Ministro per gli affari sociali coordina l'attività delle Amministrazioni dello Stato competenti a realizzare gli obiettivi della presente legge ed ha compiti di promozione di politiche di sostegno per le persone handicappate e di verifica dell'attuazione della legislazione vigente in materia. 2. I disegni di legge del Governo contenenti disposizioni concernenti la condizione delle persone handicappate sono presentati previo concerto con il Ministro per gli affari sociali. Il concerto con il Ministro per gli affari sociali è obbligatorio per i regolamenti e per gli atti di carattere generale adottati in materia. 3. Per favorire l'assolvimento dei compiti di cui al comma 1, è istituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri il Comitato nazionale per le politiche dell'handicap. 4. Il Comitato è composto dal Ministro per gli affari sociali, che lo presiede, dai Ministri dell'interno, del tesoro, della pubblica istruzione, della sanità, del lavoro e della previdenza sociale, nonché dai Ministri per le riforme istituzionali e gli affari regionali e per il coordinamento delle politiche comunitarie. Alle riunioni del Comitato possono essere chimati a partecipare altri Ministri in relazione agli argomenti da trattare. 5. Per le finalità previste dalla presente legge non possono essere incrementate le dotazioni organiche del personale della scuola di ogni ordine e grado oltre i limiti consentiti dalle disponibilità finanziarie all'uopo preordinate dal comma 6, lettera h). FINE
7 "Legge-quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate. n.104 del 5/2/92 Art.41… 6. Il Comitato si avvale di: a) tre assessori scelti tra gli assessori regionali e delle province autonome di Trento e di Bolzano designati dalla Conferenza dei presidenti delle regioni e delle province autonome ai sensi dell'articolo 4 del decreto legislativo 16 dicembre 1989, n. 418; (10) b) tre rappresentanti degli enti locali designati dall'Associazione nazionale dei comuni italiani (ANCI) e un rappresentante degli enti locali designato dalla Lega delle autonomie locali; c) cinque esperti scelti fra i membri degli enti e delle associazioni in possesso dei requisiti di cui agli articoli 1 e 2 della legge 19 novembre 1987, n. 476, che svolgano attività di promozione e tutela delle persone handicappate e delle loro famiglie; d) tre rappresentanti delle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative. 7. Il Comitato si avvale dei sistemi informativi delle Amministrazioni in esso rappresentate. 8. Il Ministro per gli affari sociali, entro il 15 aprile di ogni anno, presenta una relazione al Parlamento sui dati relativi allo stato di attuazione delle politiche per l'handicap in Italia, nonché sugli indirizzi che saranno seguiti. A tal fine le Amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano e gli enti locali trasmettono, entro il 28 febbraio di ciascun anno, alla Presidenza del Consiglio dei ministri tutti i dati relativi agli interventi di loro competenza disciplinati dalla presente legge. Nel primo anno di applicazione della presente legge la relazione è presentata entro il 30 ottobre. FINE
8 Art.41… 9. Il Comitato, nell'esercizio delle sue funzioni, è coadiuvato da una commissione permanente composta da un rappresentante per ciascuno dei Ministeri dell'interno, delle finanze, del tesoro, della pubblica istruzione, della sanità, del lavoro e della previdenza sociale, dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica, nonché da tre rappresentanti della Presidenza del Consiglio dei ministri di cui uno del Dipartimento per gli affari sociali, uno del Dipartimento per gli affari regionali, uno del Dipartimento per la funzione pubblica. La commissione è presieduta dal responsabile dell'Ufficio per le problematiche della famiglia, della terza età, dei disabili e degli emarginati, del Dipartimento per gli affari sociali. (10) La Corte costituzionale, con sentenza 21-29 ottobre 1992, n. 406 (G.U. 4 novembre 1992, n. 46 - Serie speciale), ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 41, sesto comma, nella parte in cui, con riguardo alla lettera a), prevede che il Comitato "si avvale di", anziché "è composto da". FINE
9 STORIA DELLORGANIZZAZIONE DEI SERVIZI SOCIALI Materiale relativo ad intervento Dr.ssa Nelita Begliuomini
10 La realtà del Servizio Sanitario nazionale deve attendere il 1978 prima di avere delle riforme valide e il 2000 per avere una legge attraverso cui le Regioni fissano i livelli generali di Assistenza Sanitaria e Sociale. Con la legge n°328 del 13 novembre 2000 lo Stato permette una semi autonomia legislativa alle Regioni poiché le realtà territoriali sono diversificate. Ma facciamo un salto indietro, nel 1860 cè la prima legge sulle opere pie, nascono le congregazioni della carità, le suore si organizzano per lassistenza e lo Stato riconosce la beneficenza pubblica. Si attiva un ente che se ne occupa, e lo Stato disciplina le opere di beneficenza. Nel 1890 con la legge Crispi vengono istituite le I.P.A.B Cè un enorme capitale immobiliare, grazie alle I.P.A.B. che permette la disposizione del domiciliare di soccorso, lente nel cui comune avevo risieduto negli ultimi due anni mi garantiva lAssistenza Sanitaria. Il domicilio di soccorso è ciò che in pratica precede lattuale Distretto Sanitario. Alcune I.P.A.B. cessano poi di esistere, in particolar modo quelle a carattere assistenziale, mentre quelle a carattere educativo rimangono in vita fino ai giorni nostri. E uscito attualmente un decreto che prevede la loro soppressione definitiva in quanto sostenute anticostituzionali, e si prevede linglobamento con altre aziende o il passaggio del personale negli enti comunali. Nel periodo fascista sorgono una serie di enti di organizzazione Statale. LO.M.N.I. per esempio è nata nel 1924 (opera nazionale maternità infanzia) dove le famiglie bisognose davano in affido il figlio a famiglie sostenute dallO.M.N.I., le quali con questo sostentamento miglioravano le loro condizioni economiche. Gli enti a carattere nazionale assistevano in modo categorico; se io ero orfano-invalido di guerra, diventavo orfano di guerra ed ero assistito da due categorie. Se invece non appartenevo a nessuna categoria si occupava di me il Comune, la Prefettura o lE.C.A. (ente comunale assistenza). FINE
11 Con la Costituzione del 1948 si arriva, almeno sulla carta ad eliminare le differenze sociali apportate dallassistenza categorica. Con il D.P.R. n° 616 del 1977 cè una svolta: il presidente della Repubblica con questo decreto applica la legge 382 del 1975 (viene anche detto miniriforma Sociale), dopo di questo troviamo solo la legge n° 328 del 2000. Prima del 1978 gi enti che gestivano il Sociale erano: Il Comune (assisteva i poveri, gli adulti inabili, gli anziani ecc..) La Provincia (assisteva gli handicappati, i malati di mente e i figli illegittimi, venivano ricoverati in strutture) Gli enti nazionali assistevano per categoria O.M.N.I. sosteneva linfanzia abbandonata. E.N.P.F. ente nazionale protezione del fanciulloaveva l equipe Socio-Psico-Pedagogica A.A.I. (aiuti internazionali americani) era anche un ente di studio di Base psicoanalitica Tutti questi enti vengono soppressi e le competenze sono andate ai comuni. Negli anni 70 cè lavvento delle Regioni e nel 1975 parte il primo progetto di autonomia regionale. Nel 77 con il D.P.R. 616 si eliminano le categorie e gli enti e rimane solo lassistenza pubblica. Il D.P.R. tratta non solo del sociale, ma tutte quelle materie che interessano la persona e che il Comune deve preservare. Allart. 22 si parla di beneficenza pubblica e dei cittadini. Si superano le categorie e questa è la novità. Si va verso un sistema di sicurezza sociale. Larticolo fa riferimento alle competenze di carattere giudiziario (si accenna anche alle case chiuse). FINE
12 Si affronta per la prima volta il problema del Sistema Sanitario Integrato. Lart. 25 si stabilisce la competenza delle Regioni ad individuare ambiti sovracomunali per la gestione dei Servizi Socio-Sanitari Integrati. Si individuano le zone che vanno al di là dei Comuni. Con i consorzi si ha lunione di più enti che insieme lavorano per la risoluzione di determinati problemi (per es. il Consorzio Maremma si riunì per la bonifica della Maremma e poi si è sciolto). Nella Regione Toscana i servizi sociali e sanitari territoriali della Provincia venivano gestiti in maniera unitaria prima del 78 dai consorzi socio sanitari. Gli enti nazionali spariscono, le competenze sono gestite dal Comune e il personale Socio-Sanitario si unisce nei consorzi. Il consorzio aveva un bilancio finanziato dal Comune e dalla Provincia delegato dal Comune prima e dalla U.S.L. dopo e la legge n° 833 del 2000 ha ulteriormente rafforzato questo principio. Si arriva poi al 1968, qui siamo in un momento di grande tensione Socio-Culturale, dove cambia la concezione delluomo. La vita di una persona da destinatario dintervento diventa soggetto di intervento. Ogni uomo viene inteso come persona capace di agire e decidere la propria vita. I Servizi Sociali di fronte a questo concetto innovativo devono mettersi alla pari di una persona in difficoltà e non fornire più la ricetta, ma un supporto vero e proprio. Il territorio, dopo la persona sociale, diventa anchesso fondamentale da un punto di vista sociale, economico, culturale e ambientale. Il territorio diventa un quadro di bisogni e risposte e le risposte devono essere inerenti alla realtà. Il territorio è collegato al concetto di decentramento (le competenze sono dello Stato, ma la gestione è affidata al comune, perché per storia e per cultura è distituzione più vecchia). La partecipazione significa programmare, gestire e verificare, intervenire cioè con ruoli diversificati. Nei comuni si trova lambito territoriale migliore per gli interventi Socio-Assistenziali, ma dobbiamo pensare ai nostri comuni, cioè a quelli più piccoli. FINE
13 Nei comuni più grandi, come quelli metropolitani, la gestione è affidata alle circoscrizioni, e al comune rimane solo la funzione di coordinatore. Gli interventi sono spesso affidati al volontariato, che assume la funzione di concentrazione, coogestione e cooprogettazione con lente pubblico (A.V.O. per esempio è una forma ottimale di volontariato). Lintervento deve essere efficace ed efficiente migliore qualità al miglior prezzo. Per quanto riguarda la prevenzione cè da dire che è tutta nelle mani del ministero della sanità; oggi giorno è cambiato il modo di concepire la salute, si fa prevenzione non solo per risparmiare denaro, ma anche per informare il cittadino e educarlo alla salvaguardia del suo organismo. Il problema è che è molto difficile applicare del tutto questo progetto e purtroppo ancora la maggior parte della spesa viene poi investita nella cura. Si interviene attraverso le A.S.L. In molti casi cè una complessità di interventi, e si parla allora di Area Vasta, cioè più A.S.L. insieme. La A.S.L. nostra, cioè la n° 2 ha più zone. La zona può essere lintera area come la zona di Siena, o essere una parte di essa come la zona della piana di Lucca che è una delle zone della A.S.L. n° 2. si è parlato finora di prevenzione e cura, ma non si è affrontato il problema della Riabilitazione. Questo è un intervento sempre a carico del S.S.N. e si articola in due modi: Riabilitazione Funzionale e Riabilitazione Globale Riabilitazione Funzionale riguarda i portatori dhandicap Riabilitazione Globale riguarda i malati di mente Per entrambi i casi cè da dire che la situazione medica è migliorata dagli anni 90. Ci sono stati problemi con lassistenza ai malati, spesso si usavano gli elettroshock, i mezzi e le celle di contenzione e le condizioni igieniche sono state gravissime. Purtroppo i problemi sono numerosi tuttoggi, perché la malattia mentale fa paura ed è difficile occuparsene; quando un malato entra in una struttura non ne esce facilmente in quanto la struttura è fine a se stessa, si alimenta da sola e il malato acuisce solo di più la malattia e per recuperare la propria autonomia è necessaria la riabilitazione globale, cioè rivolta a tutti gli aspetti della persona. FINE
14 La deistituzionalizzazione: non vuol dire no agli istituti, ma si alle strutture a misura duomo. La scuola è una struttura, lospedale pure non si rispetta la persona ma la struttura (in ospedale ci si sveglia alle sei, si fa colazione alle sette, si pranza alle dodici …), non si rispettano le esigenze del malato. E la scuola è uguale: la funzionalità è a vantaggio dei più bravi. Si tratta di concepire da un punto di vista medico la persona nella sua interezza e salvaguardare i vari aspetti della persona attraverso linterdisciplinarietà degli interventi. La persona va considerata sotto aspetti multiproblematici e per intervenire è necessario un progetto. La progettualità è importantissima, perché è un modo di rispondere scientifico, elaborato da più persone. FINE La riforma sanitaria attivata nel 1978 con la legge n°833 riguarda La beneficenza (dà discrezionalmente aiuto a una persona, aiuto che un tempo veniva gestito dagli ordini religiosi) LAssistenza Sociale (erogazione di servizi a determinate persone gratuiti o meno- vedi i ticket La Sicurezza Sociale ( tratta della prevenzione e risponde ai bisogni fondamentali della vita) La legge 833 è stata necessaria per organizzare meglio il sistema economico-sanitario, ma è stata necessaria anche per motivi di cambiamenti culturali e storici. E rivolta al cittadino e non solo al lavoratore. La salute prima era gestita dalle Mutue, dagli Ospedali, dagli ospedali psichiatrici, e dalle I.P.A.B e dal comune. Non ci sono più le mutue ora, ma cè la A.S.L. che raggruppa dentro un unico organismo tutti questi passaggi- Ciò mi valorizza il territorio, perché agisce in maniera più specifica. Per quanto riguarda lassistenza sociale cè un grosso cambiamento, anchessa è rivolta a tutti i cittadini bisognosi attraverso normative che ne regolano la sua applicazione.
15 FINE In definitiva, la A.S.L. vive di vita propria;risponde direttamente alla Regione, e i comuni hanno la loro funzione di tutela attraverso la loro unione con la Conferenza dei Sindaci, che approva i bilanci, i regolamenti, il piano zonale, il piano attuativo locale E tutto ciò che dopo la riforma sanitaria del 1998 Il sistema sanitario era organizzato: Il Comune: che assisteva i poveri che non versavano i contributi, gestiva la medicina scolastica e la medicina del lavoro LOspedale: che era composto dai sindacati e da un proprio ente e aveva un amministrazione comunale Lospedale Psichiatrico: che era gestito dalla provincia In questo modo l intervento sanitario era frantumato Con la riforma de 1978 i cittadini diventano tutti uguali di fronte alla legge e le competenze comunali, provinciali e delle mutue si uniscono. Le Mutue e gli ospedali Psichiatrici spariscono, i titolari della Sanità sono i comuni, prima provvedevano solo allassistenza sociale, ora anche alla salute. Il Personale Sanitario è andato nel ruolo sanitario nazionale, con una organizzazione che attraverso il tempo è rimasta tale: e cioè Unità Operativa. Ogni personale appartiene al U.O., ha una sede dove si forma, ed è linsieme di personale di uguali o affini professionalità che con attrezzature più o meno complesse svolge una determinata attività in uno o più presidi- Il dipartimento serve per dare lindirizzi operativi, per esempio nel dipartimento Materno Infantile troveremo lo psicologo, il pediatra… Lunità Funzionale è un dipartimento operativo che risponde al principio della multidisciplinarietà, per esempio lunità funzionale delligiene mentale comprende lo psicologo, lo psichiatra, gli infermieri… (sostituisce cioè il dipartimento) Con lUnità Operativa cè un monopolio e si va in proiezione di altre Unità Operative. Si lavora nei dipartimenti, i quali danno dei protocolli, ma chi comanda è lU.O. perché il personale lo dà lU.O. stessa-
16 La Conferenza dei Sindaci ha una funzione di controllo. I comuni gestiscono il sociale in forma singola o associata, alla gestione della A.S.L. rimangono le competenze sociali integrate con il sanitario (handicap, salute mentale, tossicodipendenze,…). Il Distretto Socio-Sanitario è comunque come da sempre il punto di riferimento per tutti i cittadini, sostituisce la Mutua, il Comune e la scuola. Ci sono una serie di operatori (infermieri professionali, medico di distretto, assistente sanitario, ecc,…) e operatori di base cioè che hanno sede lì (ginecologo, psicologo, psichiatra, dermatologo, ecc,…) per 36 ore la settimana, e possono però lavorare anche in altri distretti. Si lavora in maniera interdisciplinare : Progetto - Azione - Progetto FINE Lorganizzazione dei servizi Si segue il caso dalla nascita alla morte. Si ritiene il soggetto portatore d handicap tale, fino a 64 anni, dopo di che è considerato anziano non autosufficiente. Il G.O.M. (gruppo operativo multidisciplinare) è una unità territoriale che prepara il P.A.R.G. in cui ogni operatore fa un progetto per la vita del ragazzo. Non è un percorso rigido, ma modificabile durante larco della vita. Il G.O.I.F. (gruppo operativo interdisciplinare funzionale) è il soggetto istituzionale di riferimento per gli interventi sull handicap, ci sono equipe competenti di neuropsichiatria, psichiatria, psicologia, riabilitazione, assistenza sociale, medicina e pediatria. Il G.L.I.P. (gruppo di lavoro interistituzionale provinciale) è un organismo organizzato dalla scuola e dà le modalità di raccordo tra i vari enti. Ne fa parte la scuola, lex provveditorato, il preside, i rappresentanti degli insegnanti, i presidii della zona, il rappresentante della Provincia e il rappresentante della A.S.L.. Allinterno del provveditorato troviamo il Gruppo H, questo è il gruppo di lavoro che assegna i sostegni scolastici. Dopo la scuola linserimento nel mondo del lavoro rimane una cosa ancora difficile e va distinto in base alla gravità dell handicap.
17 Come si attiva un processo di miglioramento per lintegrazione 1) Persona, Soggetto, (individuo), Cittadino –Unicità, Capacità di decisione, Capacità di azione, scelte Territorio = Cultura –Bisogni =Problemi =Risorse –Decentramento =Comune (1400) – Autonomia 2) Partecipazione –Solidarietà - Movimenti studenteschi, Movimenti femminili Programmare –Gestire –Verificare 3) Decentramento =Scuola –Organi di gestione oggi Movimenti ambientalisti –Associazioni di volontariato Concetto di salute (O.M.S. =Benessere psicofisico) 4) Prevenzione –Cura –Riabilitazione- Globalità dellintervento Unicità dellindividuo Complessità dellintervento Multidisciplinarietà Lavoro dequipe 5) Deistituzionalizzazione Si a strutture FINE Quadro di Riferimento dei Servizi Sociali e Sanitari
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