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Timestamp: 2020-04-04 02:07:43+00:00
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Finale, con lezioni e rapsodia (Massimiliano Stucchi) | Terremoti e grandi rischi (earthquakes and great risks)
Finale. Dunque il processo di Appello si è concluso, con la sentenza che conosciamo. Prima di tutto questa sentenza restituisce agli imputati la dignità di persone che hanno svolto il proprio compito, dopo aver dedicato decine di anni a valutare il rischio e a cercare di convincere stato, regioni, comuni e cittadini della possibilità e dell’importanza di farlo. Per il resto aspettiamo con interesse la motivazione e, come abbiamo sempre detto, rispettiamo il dolore per le vittime; questo rispetto ci ha sempre stimolato a chiederci, ben prima dell’Aquila, se avevamo fatto abbastanza per ridurre il rischio sismico. Rispettiamo anche le opinioni antagoniste: le sentenze di discutono, l’abbiamo sempre sostenuto e lo sosteniamo anche adesso. Invitiamo solo i colpevolisti a fare lo sforzo di collocare al loro posto i tasselli, che in generale vengono proposti e vivisezionati con logica da “moviola”; il loro posto nel tempo, cioè prima che l’accadimento del terremoto abbia favorito tutte le semplificazioni che sono state proposte.
Qualcuno ha ipotizzato la possibilità di una sorta di “riconciliazione” o, forse meglio, l’avvio di una discussione, seria e pacata, su alcuni degli argomenti che hanno visto posizioni contrapposte. Ben venga, nei tempi e nei modi più opportuni; e forse con protagonisti diversi da quelli maggiormente esposti nel corso di questi quattro, lunghi anni.
Questo blog resterà in vita per consentire la lettura dei contributi già pubblicati, e anche per proporre aggiornamenti. Si torna a ringraziare contributori e lettori, e soprattutto quella rete di informazione, discussione e elaborazione che si è creata per merito di alcune persone vi si sono dedicate con passione e intelligenza.
Lezioni. Della cosiddetta “lezione dell’Aquila” hanno parlato in molti. Alcuni hanno tracciato spartiacque, pronunciato condanne più severe di quelle dei giudici di primo grado, costruito teorie, e quant’altro. Anche in campo scientifico, accanto al manipolo di colpevolisti che hanno offerto argomenti e assistenza all’accusa nel corso del processo di primo grado, molte sono state le analisi che hanno sostenuto che sì, la condanna fosse ingiusta ma che nei fatti gli “Aquila seven” avevano commesso degli errori. Ebbene, la maggior parte di essi si basava al massimo sulla lettura della Motivazione di primo grado; operazione senz’altro meritoria e faticosa ma che assumeva tale Motivazione come testo di riferimento, dimenticando che si tratta “soltanto” della descrizione degli argomenti e dei ragionamenti usati dal Giudice per pervenire alla condanna. Un “paper” importante e definitivo (fino all’Appello) in campo giudiziario; ma, al tempo stesso, un “paper” che non considera molti altri elementi prodotti ad esempio dalla difese e, soprattutto, altre possibili interpretazioni di quelli prodotti.
Dunque, molti dovranno rivedere le proprie posizioni (alcuni, con qualche giravolta, si affrettano già a salire sul carro dei vincitori); e non c’è peggio di un docente che si rende conto deve cambiare la propria lezione.
Non voglio unirmi, prematuramente tra l’altro, al corpo docente di cui sopra. Qualche spunto però lo voglio proporre.
Prima di tutto, e fortunatamente, dalla Sentenza di Appello sembra uscire frantumata l’infausta affermazione del Giudice di primo grado secondo la quale l’affermazione che l’unica difesa dai terremoti consiste nel rendere sicuri gli edifici sarebbe “tanto ovvia quanto inutile”, o che rappresenti nient’altro che “una clausola di stile”. Ecco, a mio avviso una delle lezioni della sentenza di Appello potrebbe essere di riprendere a parlare di dimunizione del rischio in termini realistici, recuperando questi cinque anni di ritardo.
L’altra, non nuova indubbiamente, ma che in questi anni di processo si è rafforzata nelle mie convinzioni, è che la riduzione del rischio sismico debba avere il singolo cittadino come uno dei soggetti principali. Cioè, che si abbandoni l’idea che tocchi solo agli altri (lo Stato, le amministrazioni ecc., la Grandi Rischi, i previsori) il compito di difenderci dai terremoti: con interventi dall’alto, con riunioni di scienziati, con la gestione di allarmi sconsiderati. E che quando qualcosa va male si debbano trovare, a tutti i costi, altri colpevoli. Quanti di coloro che discutono di rischio sismico, ecc. sanno se la loro casa è sicura? E’ meglio cercare di saperlo prima del terremoto o venirlo a sapere dopo? Le nostre case possono essere rese sicure, attraverso un processo che non tocca solo “agli altri”. A scuola si potrebbe imparare anche questo, non solo spolverate di giustizialismo.
Rapsodia. Il problema della “analisi del rischio sismico” in [presunta] opposizione alla previsione del terremoto è uno dei ritornelli principali della Motivazione della sentenza di primo grado. Più la si legge e più si capisce che l’estensore si stava cacciando in un vicolo cieco, aiutato forse dai consulenti scientifici:
A p. 265 si legge: “Naturalmente non si vuole sostenere che, sulla base del dato storico, poteva prevedersi la scossa del 6.4.09 o che, sulla base della conoscenza del dato storico, gli imputati avrebbero dovuto lanciare allarmi alla popolazione di scosse imminenti o evacuare l’intera città.
A p. 268: “Naturalmente non si vuole dire che, sulla base della considerazione della durata dello sciame sismico, del progressivo aumento del numero di scosse e dell’incremento dei picchi di magnitudo, poteva prevedersi la scossa del 6.4.09 o che, sulla base di tale considerazione, gli imputati avrebbero dovuto lanciare allarmi alla popolazione di scosse imminenti o evacuare l’intera città”.
A p. 280: “Naturalmente non si vuole dire che, sulla base delle Mappe di pericolosità e degli studi probabilistici poteva prevedersi la scossa del 6.4.09 o che, sulla base di tali studi, gli imputati avrebbero dovuto lanciare allarmi alla popolazione di scosse imminenti o evacuare l’intera città.
A p. 290: “Naturalmente non si vuole dire che, sulla base dei dati relativi alla vulnerabilità del patrimonio edilizio aquilano, gli imputati avrebbero dovuto lanciare allarmi alla popolazione circa scosse imminenti o prevedere il terremoto ed evacuare l’intera città”. [Nota: prevedere il terremoto sulla base dei dati di vulnerabilità?!? scherzi del cut&paste…]
Infine, a p. 300: Naturalmente non si vuole sostenere che, sulla base della conoscenza dei dati relativi all’esposizione (E), poteva prevedersi la scossa del 6.4.09 o che, sulla base di tale conoscenza gli imputati avrebbero dovuto lanciare allarmi alla popolazione di scosse imminenti o evacuare l’intera città.
Dopo ciascuna di cinque frasi viene riportata – cut&paste – la seguente: “Il giudizio di prevedibilità/evitabilità non aveva come oggetto il terremoto quale fenomeno naturale, ma aveva come oggetto il compimento dell’attività di valutazione del rischio sismico secondo canoni di previsione e di prevenzione fondati su indicatori, noti agli imputati, che rappresentano i fattori della formula R = P x V x E.”
Basta così. Speriamo che i danni prodotti da questa impostazione vengano riparati al più presto; che i “sismologi fai-da-te” rientrino nell’anonimato e che nelle scuole e nelle università si torni a studiare e a imparare come ridurre il rischio sismico; per davvero.
Tag: grandi rischi, l'Aquila, Processo alla Commissione Grandi Rischi, Rischio sismico, Sentenza
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15 thoughts on “Finale, con lezioni e rapsodia (Massimiliano Stucchi)”
danielap252 ha detto:
19 novembre 2014 alle 19:43
Vorrei rispondere a Gabriele Martufi, anche se non sono una simologa, perché mi stupisco sempre di come le medesime letture, e le medesime informazioni di cui disponiamo, possano condurre a deduzioni tanto diverse, addirittura opposte, come nel caso mio opposto al suo (il che mi stimola anche riflessioni su come sia facile per uno scienziato essere frainteso, quando cerca di – o deve – comunicare concetti molto specialistici e complessi agli ignoranti in materia).
Comincio dall’ultimo argomento, i calcoli probabilistici applicati agli sciami. Anch’io ho letto l’articolo INGV linkato. Martufi lo interpreta come prova della significatività dello sciame come precursore e che “il rischio era tutt’altro che trascurabile”, per cui accusa la CGR di non aver detto la verità alla popolazione e non aver agito in scienza ecoscienza. Io, invece, (ma anche altri) dall’articolo ho imparato che “il modello ETAS non fornisce prestazioni soddisfacenti nella previsione probabilistica dei mainshock e il suo utilizzo principale rimane nella stima delle probabilità di occorrenza degli aftershock. Ciononostante, essendo uno dei pochi modelli che forniscono stime quantitative, queste possono servire da riferimento per future auspicabili quantificazioni più precise”, e che per questo, infatti, non si usano attualmente calcoli probabilistici su presunti foreshock in nessuna parte al mondo: perché in definitiva sono inaffidabili e inservibili. E che il calcolo fatto A POSTERIORI – e quindi discostandosi dalla pratica usuale – dall’INGV serviva appunto e solo per spiegare tutto ciò ai profani, ovvero che questi stessi calcoli non definiscono affatto uno sciame come precursore affidabile e che è inutile far calcoli.
Marzocchi sta studiando metodologie ancora da validare e verificare, e giustamente ha messo in guardia dal giudicare l’operato dei sismologi nella riunione all’Aquila con acquisizioni successive (acquisizioni, peraltro, ribadisco, ancora da acquisire… e su cui il dibattito tra gli esperti è aperto con opinioni diverse e tutte legittime. Pure quella di Kossobokov è legittima, solo potrebbe il Professore essere magari un po’ meno ambiguo, diciamo così…).
Alla luce di tutto questo, mi pare che possiamo quindi dire che la probabilità rimaneva “trascurabile” (d’altra parte, tale sarebbe comunque anche una percentuale inferiore all’1%) e non vedo come vada a contraddire quanto detto dagli esperti della CGR, e cioè in estrema sintesi che un evento forte era “improbabile, ma non escludibile in maniera assoluta”, come si evince dalla lettura del verbale – in cui non è scritto niente di sbagliato,* semmai di molto sintetico, e comunque ininfluente ai fini della dimostrazione di una “rassicurazione” che non poteva venire dal verbale, per ovvi motivi cronologici – della bozza del verbale stilata a partire da appunti di funzionari – che non è in contraddizione col primo e in cui, ancora, non è scritto niente di compromettente – e dalla testimonianza del Sindaco.** Come poi il Sindaco abbia tradotto quanto appreso in riunione dagli esperti, non è imputabile a questi ultimi, nè mi pare un ragionamento corretto “presumere che abbia semplicemente ripetuto le cose cruciali dette in tale riunione”: quello che si disse in riunione è desumibile per buona parte da quanto ho elencato prima; ciò che il Sindaco ha poi selezionato come concetti “cruciali” riguarda lui e il suo sistema percettivo. In ogni caso, il Sindaco aveva chiesto lo stato di emergenza, aveva programmato esercitazioni nelle scuole in modo da “essere tutti pronti a qualsiasi evenienza”; sappiamo che qualche associazione si stava dando da fare per indicazioni alla popolazione utili “in caso di emergenza” (http://ilcentro.gelocal.it/laquila/cronaca/2009/04/02/news/terremoto-chiesto-lo-stato-di-emergenza-1.4545199): queste cose non si fanno e non si scrivono per perdita di tempo… Oppure le si fa e le si scrive mentre, al contempo, si rimuove il loro significato, che è che potevano darsi emergenze ed evenienze di qualsiasi tipo.
Riguardo agli elementi che gli esperti non avrebbero considerato durante la riunione, Martufi cita l’amplificazione sismica del territorio aquilano, “problema ben noto da anni, ma a quanto pare fattore clamorosamente ignorato dalla commissione di “esperti””: beh, i problemi e dati vari noti da anni erano tanti, ed erano noti non solo agli esperti che li avevano elaborati, ma anche agli amministratori locali, i quali sono loro ad averli sempre ignorati nonostante li avessero a disposizione per poterli tradurre in azioni utili. Si tratta di elementi di individuazione del rischio sismico al fine di mitigarlo che non si possono analizzare certo in una riunione, per il semplice fatto che i terremoti sono imprevedibili nel tempo, nel luogo, nelle modalità e in tanto altro, come sa e prova a spiegare chi è davvero esperto di rischio sismico, e non chi crede di saperne perché ha leggiucchiato qualcosa qua e là. Il mio auspicio è che finalmente li si ascolti attentamente e ben disposti, gli esperti (veri), cosa che fino ad ora non si è mai fatto, preferendo per lo più ignorare il tema, salvo adesso contestarli nella loro stessa materia pretendendo di insegnargliela.
* Non so cosa abbia detto/cosa intendesse Boschi sul verbale (in compenso so che un articolo di giornale non è la sede più adatta per spiegare al meglio le posizioni di qualcuno riguardo a qualcosa, e quindi nemmeno per capirle da parte del pubblico; in compenso, i giornali sono utilissimi ad alimentare oziose dietrologie, ovvero chiacchiere inutili che distolgono dai punti focali dell’argomento). Fattostà che in quei verbali non c’è nulla di sbagliato, nè di rassicurante, nè di menzognero, nè di nascosto, ed è sempre lo stesso Boschi ad averlo spiegato (o ad averci provato). Ad esempio qui:
“Corretto ma succinto. Lo vidi e lo firmai dopo il sisma. Nessuno lo vide prima del sisma: non tranquillizzo’ e non allerto’!” (https://twitter.com/enzo_boschi/status/358931514941112320)
“Verbale forse scritto male ma scientificamente ineccepibile!” (https://twitter.com/enzo_boschi/status/293075715551797248)
E altre ne potrei trovare, qua e là, di dichiarazioni come queste, se non fosse un esercizio inutile. Le energie trovo vadano utilizzate in ciò che ha significato e che conta.
** Per la testimonianza del Sindaco (da lui energicamente difesa a suo tempo), si possono vedere i seguenti link:
– http://www.usirdbricerca.info/images/stories/pdf/Varie/cialente1-13.pdf
– http://www.usirdbricerca.info/images/stories/pdf/Varie/cialente2-13.pdf
– http://www.usirdbricerca.info/images/stories/pdf/Varie/cialente9-13.pdf
– http://www.usirdbricerca.info/images/stories/pdf/Varie/cialente13-13.pdf
– http://www.abruzzoweb.it/contenuti/grandi-rischi-la-testimonianza-completa-del-sindaco-cialente/41929-302/
– https://tegris2013.files.wordpress.com/2014/10/04062010_cialente_lastampa.pdf
Significativa anche quella di Leone:
– http://www.abruzzoweb.it/contenuti/grandi-rischi-leone-nessuno-escluse-una-forte-scossa-chiesto-confronto-con-stati/44105-302/
Gabriele Martufi ha detto:
Sì d’accordo, ma adesso sembra quasi che in una zona ad altissimo rischio sismico, e nel mezzo di uno sciame sismico, la probabilità che si verifichi un terremoto importante diminuisca anziché aumentare. Naturalmente la probabilità non può che aumentare, di quanto? Nessuno lo sa, visto che tutte queste stime si basano su modelli, se io cambio il modello (e quindi le ipotesi) ottengo probabilità anche sensibilmente diverse. Ma, indipendentemente dallo sciame sismico, vorrei ricordare lo studio del CNR: «La probabilità che si verificasse una scossa di magnitudo superiore a 5.3 nella zona interessata dal terremoto del 6 aprile era del 30%. Una percentuale, questa, tra le più alte nella scala realizzata in base ad un modello probabilistico studiato dall’Istituto di Matematica Applicata e Tecnologie Informatiche (IMATI) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR). Secondo i ricercatori si tratta di un modello, tengono a precisare, che però non è predittivo» e lo stesso Boschi che “prevedeva” un terremoto importate a L’Aquila entro il 2015: http://www.6aprile.it/conoscere-i-terremoti/articoli-tecnici/2012/10/29/ecco-lo-studio-di-boschi-del-1995-entro-il-2015-forte-terremoto-a-laquila.html Ora, se è vero, com’è vero, che la dinamica dei terremoti rientra all’interno dei sistemi complessi a comportamento caotico, questi studi non servono praticamente a nulla, e sinceramente mi meraviglio che ci siano ancora dei fisici impegnati in tale direzione, per esempio il prof. Giuliano F. Panza.
Ma in ogni caso il discorso della prevedibilità dei terremoti con il processo c’entra poco o nulla, come ho già cercato di chiarire. Infatti nel capo di imputazione (della sentenza di primo grado) si legge la motivazione dell’accusa: “per colpa consistita in negligenza, imprudenza, imperizia […] effettuando, in occasione della detta riunione, una valutazione dei rischi connessi all’attività sismica in corso sul territorio aquilano dal dicembre 2008 approssimativa, generica ed inefficace […] e fornendo informazioni incomplete, imprecise e contraddittorie sulla natura, sulle cause, sulla pericolosità […]. Tutte accuse corroborate dai fatti, piaccia o no. Tanto è vero che la stessa rivista Scientific American, ha successivamente corretto la tesi del “processo contro la scienza”, con “un giudizio non contro la scienza, ma contro un fallimento della comunicazione scientifica”. Inoltre altri ricercatori, durante il processo, hanno contestato l’operato scientifico della Commissione. Il professor Francesco Giovanni Maria Stoppa, che fece parte della Commissione Grande Rischi fino al 2003, disse: «Avrebbero dovuto dare una informazione proporzionata alle nostre conoscenze, che nel 2009 mettevano in luce una criticità all’Aquila. Nelle condizioni che c’erano 5 – 6 giorni prima del terremoto bisognava dare informazioni e questo non vuol dire prevedere i terremoti», a L’Aquila, la CGR invece di mettere in comunque in allerta la popolazione (la quale, pur vivendo in una zona sismica, non ha la reale percezione del rischio sismico), ha fatto esattamente il contrario: l’ha rassicurata per bocca del Sindaco e di De Bernardinis. E faccio notare che nei giorni successivi a tali rassicurazioni (31 marzo 2009) nessuno di questi “scienziati” ha sentito il dovere morale di ridimensionare almeno un po’ l’ottimismo di Cialente e di De Bernardinis… perciò le dichiarazioni di oggi fanno po’ ridere, senza considerare che alcune di queste dichiarazioni, per esempio quelle fatte da Enzo Boschi, non fanno che aggravare ulteriormente la posizione della CGR!
* “scienziati” lo metto tra parentesi perché per me uno scienziato è una persona che ha dato dei contributi di rilievo e personali alla comunità scientifica, ma sinceramente non mi risulta che nessuno di queste persone rientri in questa definizione.
Buona giornata, Gabriele
ho pubblicato il suo post per rispetto delle sue opinioni, ma non lo farò nel caso vengano replicate frasi come l’ultima, della quale peraltro non le riconosco la competenza per pronunciarla. Per frasi di questo tipo ci sono altri blog o siti, che ne fanno una bandiera.
Detto questo, in tutta franchezza credo che i commenti a tutto campo, che dimenticano il post iniziale, non servano. Quindi la proposta è di tornare a discutere uno o due argomenti per volta.
Il suo post richiede comunque alcune precisazioni. La prima è , da parte sua, a che cosa serve la lunga introduzione, se anche lei conviene che “il discorso della prevedibilità dei terremoti con il processo c’entra poco o nulla”. E comunque:
a) “Naturalmente la probabilità non può che aumentare” è una frase non sostenuta da argomenti
b) La prego di precisare da dove viene il virgolettato che inizia con “la probabilità che si verificasse una scossa…”
Poi si passa al capo di imputazione (è lo stesso, in primo e secondo grado) e conclude “Tutte accuse corroborate dai fatti, piaccia o no”. Ipse dixit? Sembrerebbe che i giudici di secondo grado non la pensino come lei, e non è poco.
Scientific American dice? il professor Stoppa, vulcanologo, dice? E quindi? In inglese si dice, so what? Altri dicono altre cose. Ciascuno può continuare a citare solo gli argomenti e i testi che supportano le proprie tesi; a desiderare che la realtà sia quella che si vorrebbe e a lamentarsi se non lo è. Possiamo riempire pagine e pagine, serve a qualcosa? Lei continua a parlare dell’ottimismo di Cialente, tanto ottimista dall’aver richiesto la proclamazione dello stato di emergenza…Gli scienziati dovevano…Ma non è alla Protezione Civile che spetta di fare la comunicazione?
Insomma, senta: discutiamo volentieri, di qualche argomento del quale si possa discutere e fare dei passi avanti. Se l’obiettivo è solo quello di sfoderare gli antichi repertori, che senso ha?
Guardi, non si preoccupi, questo è il mio ultimo intervento, perché mi sono reso conto che l’unico scopo di questo blog è quello di difendere a ogni costo l’operato della CGR, anche a costo di sostenere l’insostenibile, per esempio affermando che:
È UNA FRASE NON SOSTENUTA DA ARGOMENTI???
b) Ecco lo studio probabilistico dell’IMATI e del CNR (a quanto pare misconosciuto dall’INGV):
http://gabrielemartufi.altervista.org/imaticnr.htm
26 novembre 2014 alle 10:34
chiarisca una buona volta se abbia intenzione di discutere qualcosa o solo di sparare sentenze, possibilmente in maiuscolo.
Io sono per la prima, e la invito a proporre uno o due argomenti alla volta e poi di restarci. Le propongo anche di incontrarsi, se crede, visto che dietro la tastiera c’è la tendenza a fare la faccia feroce. Detto questo:
a) questo blog non ha lo scopo di difendere l’operato della CGR, in quanto la riunione del 31 marzo 2009 non era della CGR, a parte i tentativi di Picuti di dimostrare il contrario. Su questo blog trova argomenti a sufficienza;
b) quanto all’insostenibile, qui non siamo in giudizio e lei non è il giudice;
c) la sua frase virgolettata non è sostenuta da argomenti, lo ripeto. Li presenti, invece di alzare la voce. E sì che nel post nei sostiene che “che la dinamica dei terremoti rientra all’interno dei sistemi complessi a comportamento caotico”…Mi scusi, ma da dove le viene tanta sicurezza? Conosce la dinamica della terra e dei terremoti? E’, soprattutto, di quanto aumenterebbe la probabilità?
d) l’articolo lo conosco bene, così come conosco bene i materiali della Rotondi (lavoravo un piano sopra del suo ufficio), e li conoscono (senza mis) all’INGV (quello che lei ha citato, tuttavia, è un semplicistico comunicato dell’ANSA). Quello che lei, Picuti e altri misconoscete è che tale lavoro faceva parte di un progetto più ampio, finanziato da DPC a INGV, i cui risultati sono stati trasmessi a DPC come tutti i risultati di questi progetti. L’operatività spetta a DPC. Inoltre, PM e Giudice Billi hanno instaurato la tendenza al “sismologo fai da te”, in cui tutti sono bravi a giocare solo con le carte che distribuisce il mazziere (alcuni articoli scelti opportunamente). La scienza non procede così, ci sono molti tentativi, molto modelli (Rotondi è uno, OEF un altro), qualcuo poi fa le sintesi e decide che solo usabili. E questo non spetta agli scientifici (meglio di scienziati – che è pomposo e concordo?). Altrimenti succede che si faccia una gran confusione fra probabilità a lungo termine e a breve, per esempio, o che ci si dimentichi di dire su quale intervallo di tempo.
Le ripeto, se vuole ne parliamo per esteso qua (non come in altri blog, dove la materia è già stata trattata “a battute”), e le rinnovo l’invito a un incontro. Che ho già rivolto ad altri, che come tutta risposta si sono dileguati.
Max Stucchi
16 novembre 2014 alle 20:08
“Prima di tutto questa sentenza restituisce agli imputati la dignità di persone che hanno svolto il proprio compito […]”.
Prima di tutto questa sentenza (prevedibile) non dimostra né insegna nulla, perché in Italia le verità giudiziarie non hanno nulla a che fare con la verità. In secondo luogo, il discorso della prevedibilità dei terremoti non c’entra assolutamente nulla, ma disgraziatamente questo argomento è stato efficacemente strumentalizzato dai mass-media (e da tutto l’entourage vicino all’INGV, alla protezione civile e alle istituzioni politiche) con il fine di de-responsabilizzare la CGR (Commissione Grandi Rischi), ma in verità le responsabilità della CGR (e non solo) sono ben altre! Per rinfrescare la memoria:
D’altronde lo stesso Enzo Boschi ha definito “del tutto irrituale” (e “riunione farsa”) la riunione della Commissione Grandi Rischi convocata da Bertolaso all’Aquila il 31 marzo, dopo una scossa di magnitudo 4, lamentando l’assenza di una discussione sulle misure da intraprendere, la conclusione prematura e l’anomala vicenda riguardante il verbale della riunione che, invece di essere compilato subito dopo l’incontro, fu invece prodotto immediatamente dopo il sisma del 6 aprile e gli venne sottoposto per la firma motivandolo con “ragioni interne” quando invece fu pubblicato sui giornali.
Quindi, di che cosa stiamo parlando?
16 novembre 2014 alle 23:21
dica lei, di che cosa sta parlando, qual’è il quesito o il commento. Quanto alla prima frase, quella sulla dignità, sta nei fatti: la sentenza dice che “il fatto (ovvero le ragioni della accusa e della condanna di primo grado) non sussiste”. Può piacere o no ma è così. Da qui la prima frase. Buonasera
Intanto vorrei precisare che qui non è in discussione il lavoro dell’INGV, che a mio parere ha svolto (e svolge) un ottimo lavoro (perciò il popolo aquilano sbaglia bersaglio a prendersela con i ricercatori dell’INGV), qui è in discussione l’operato della CGR (Commissione Grandi Rischi). Quindi il quesito è: la CGR, in quella occasione, agì secondo “scienza” e “coscienza”? Analizziamo i fatti, quelli veri però, non le favole raccontate al processo.
Subito dopo la riunione “farsa” del 31 marzo 2009, vengono rilasciate alcune dichiarazioni pubbliche. Analizziamole. Franco Barberi dice cose esatte e dà un’informazione corretta. Poi è la volta del Sindaco dell’Aquila che, non essendo né un tecnico né un esperto di terremoti, si presume abbia semplicemente ripetuto le cose cruciali dette in tale riunione, ora il fatto è che il suo messaggio – rassicurante – è pieno di affermazioni che lasciano molto a desiderare dal punto di vista tecnico/scientifico/ingegneristico (tanto è vero che poi viene clamorosamente smentito dai fatti, complice anche l’amplificazione sismica del territorio aquilano, problema ben noto da anni, ma a quanto pare fattore clamorosamente ignorato dalla commissione di “esperti”). Poi è la volta di Bernardo De Bernardinis, ora è pur vero che De Bernardinis non è un sismologo né un geologo però ha una laurea in ingegneria civile e un PhD in meccanica dei fluidi, discipline non troppo distanti dalla sismologia, e comunque si ci aspetta che un Vice Responsabile della Protezione Civile abbia una minimo di preparazione anche in sismologia e rischio sismico, disgraziatamente il suo messaggio – francamente rassicurante – è pieno di affermazioni prive di qualsiasi fondamento tecnico/scientifico. Poi è emerso il “caso Boschi” che proprio qualche giorno fa ha detto: «Fu una riunione politica. Ora racconterò tutto» e poi “Noi scienziati siamo stati usati, io la gente non l’avrei rassicurata” (affermazioni credibili perché avvalorate dalla scandalosa intercettazione Bertolaso-Stati) però ha anche detto che “una scossa imminente era improbabile” (Ma improbabile in base a cosa? In una zona ad altissimo rischio sismico un’affermazione del genere è assurda) e inoltre “Il verbale di quella riunione poi fu redatto successivamente, senza che ne venissi informato. A scriverlo furono due funzionari del dipartimento. Ebbi modo di leggerlo solo dopo il terremoto e lo firmai come atto dovuto” (Atto dovuto? A chi?) ora, io voglio credere nella buona fede di Enzo Boschi, però allora dovrebbe spiegare come mai invece di denunciare subito la cosa… firmò il verbale. (Fonte: http://www.6aprile.it/featured/2014/11/13/enzo-boschi-fu-una-riunione-politica-ora-raccontero-tutto.html)
E per finire c’è la favola secondo la quale “uno sciame sismico non aumenta la probabilità di un evento catastrofico” (con tanto di statistiche alla mano!), affermazione per la verità a dir poco discutibile, in contraddizione con la logica e il buon senso, ma soprattutto tesi non condivisa da parecchi sismologi/geologi internazionali e non, e in ogni caso un discorso del genere va sempre contestualizzato. Se infatti gli “esperti” avessero letto i resoconti storici dell’evento catastrofico che colpì L’Aquila il 2 febbraio 1703, avrebbero scoperto che anche in quella occasione la scossa devastante arrivo dopo mesi di scosse.
Che cosa avrebbero dovuto fare, dunque? Evacuare la città? Certo che no, avrebbero semplicemente dovuto dire la verità alla popolazione, e cioè che il rischio era tutt’altro che trascurabile. Molte persone sarebbero morte lo stesso, ma alcune si sarebbero salvate, perché un padre di famiglia prima di mandare a dormire i figli in un casa costruita in pietra, perché rassicurato dagli “esperti”, ci avrebbe pensato prima 1000 e 1000 volte…
Perciò io affermo che la CGR non agì secondo “scienza” e “coscienza”. Alla faccia de “il fatto non sussiste…”
18 novembre 2014 alle 18:48
Buonasera. Guardi, non c’è problema a continuare il dibattito, però magari discutendo un argomento o due alla volta, altrimenti chi legge non segue bene.
Commenti ai suoi commenti:
1) il suo quesito va rivolto altrove, ma soprattutto l’aver agito – o meno – secondo “scienza” e “coscienza” non rappresentava il capo di accusa del processo
2) le cosiddette favole raccontate al processo non devono essere state ritenute tali dai giudici
3) De Bernardinis è stto condannato, vedremo per cosa dalle motivazioni
4) Le questioni sulle affermazioni di Boschi vanno rivolte al medesimo
5) sugli sciami lei fa molta confusione, e anche grossolana, mi scusi. Citi le sue statistiche, al processo e non solo ne sono state citate altre. La logica e il buon senso li lascerei stare, citi per favore i sismologi.
6) la vicenda del 1703 è un poì diversa: tre settimane prima c’era stato un terremoto a Norcia più forte di quello dell’Aquila
7) Non crede, nemmeno per un istante, che il vero problema sia quello di conoscere la sicurezza della propria abitazione, anche adesso che stiamo discutendo del passato?
8) Prendo atto delle sue affermazioni. Il tribunale non la pensa come lei.
1) Per quanto riguarda il punto 7 io sono assolutamente d’accordo con lei. È infatti chiaro che il problema di base è proprio quello, perché se gli edifici fossero costruiti a regola d’arte, e con criteri antisismici, il problema sarebbe praticamente risolto e i rischi minimizzati. Il fatto è che la gente ha ancora poca consapevolezza del rischio sismico, preferisce magari comprare la seconda auto piuttosto che rafforzare la propria abitazione. Ovviamente il problema è anche politico/amministrativo, ma purtroppo non credo che cambierà mai nulla in Italia, solo per fare qualche esempio… Sulmona, Avezzano e la stessa L’Aquila, per citare ancora l’Abruzzo, sono tutte città ad altissimo rischio sismico e purtroppo in ambito “prevenzione” dopo il 6 aprile non è cambiato praticamente nulla. A L’Aquila ho visto con i miei occhi abitazioni messe veramente male, con lesioni importanti, rattoppate alla meno peggio con po’ di rete elettrosaldata e stucco e voilà! Così la gente crede di aver risolto il problema! Ho degli amici che vivono in un vecchio palazzo a Messina, quando gli ho detto che la loro è una zona ad altissimo rischio sismico… mi hanno risposto che hanno la Madonna della Lettera che li protegge! Spero davvero che sia così. Ma io so che al prossimo terremoto scorrerà ancora del sangue.
2) Per quanto riguarda il punto 5 è proprio l’INGV a dire che “Per quanto riguarda una previsione probabilistica, si può affermare in generale che l’occorrenza di un terremoto o di uno sciame sismico aumenta la probabilità di avere un terremoto di grande magnitudo.”
http://terremoti.ingv.it/it/ultimi-eventi/13-approfondimenti/888-2-ci-sono-stati-precursori-prima-del-terremoto-grazie-ai-quali-si-poteva-prevedere-il-terremoto.html
E Warner Marzocchi aggiunge: “Durante uno sciame sismico, la probabilità di avere un grande terremoto può aumentare anche di due ordini di grandezza rispetto allo stato normale, ma tale probabilità (settimanale) molto raramente raggiunge l’1%. Questa è la ragione per la quale gli sciami sismici non sono particolarmente efficaci per prevedere i grandi terremoti.”
http://www.terrascienza.it/index.php?option=com_content&view=article&id=173:non-si-possno-prevedere-i-terremoti-si-puo-solo-calcolarne-la-probabilita&catid=2:sismologia&Itemid=9
Inoltre lo scienziato russo Vladimir Kossobokov membro della Commissione grandi rischi del suo paese e della Francia ha dichiarato “Uno sciame sismico come quello dell’Aquila poteva essere precursore di una forte scossa di terremoto”
http://www.meteoweb.eu/2012/03/processo-terremoto-laquila-scienziato-russo-testimonia-quello-sciame-sismico-era-precursore-della-forte-scossa/122977/
Ci tengo però a precisare, a scanso di fraintendimenti, che io sono il primo a dire che i terremoti non solo non si possono prevedere oggi, ma probabilmente non lo saranno mai (in modo deterministico ovviamente), perché conosciamo bene tutte le problematiche connesse con i sistemi dinamici non lineari ecc. ecc.
Io infatti critico fortemente l’operato della CGR non certo per non aver previsto il sisma, ma per aver fornito alla popolazione delle rassicurazioni e quindi per aver agito con leggerezza, cosa grave per una CGR!
Per concludere ho poca fiducia nella giustizia italiana, e poi teniamo presente che comunque in primo grado erano stati condannati…
Buona serata, Gabriele
19 novembre 2014 alle 14:23
Grazie ancora, e soprattutto per il fatto che in parte ci capiamo. Ovviamente non dobbiamo essere d’accordo. Solo qualche nota:
a) il suo punto 1 lo sottoscriviamo volentieri. Aggiungo solo che non dobbiamo solo aspettare che lo faccia lo stato o chi per esso. Una verifica sismica (che per me dovrebbe essere il primo passo, obbligatoria e a carico del pubblico) possiamo farla fare anche da noi, rinunciando alle piastrelle griffate e altre cose, come dice lei
b) sul punto due spero intervenga INGV. Selvaggi in febbraio 2009 fece un comunicato diverso. Marzocchi è onesto, un aumento eventuale di probabilità inferiore all’1% non è significativo (è all’interno delle incertezze) e sicuramente non operativo. Quanto a Kossobokov, dice questo e anche il suo contrario. Resta il fatto che non ci risulta, a livello mondiale, un solo allarme dato in relazione a uno sciame.
c) sulla CGR (che non era tale, veda l’arzigogolata costruzione di Picuti per applicare le leggi relative) restiamo distanti, anche se non ho problemi a dirle che considero quella riunione una cosa improvvisata. Resta il fatto che ne discutiamo a cose avvenute, che è sempre più facile.
d) condivido la sua sfiducia in generale sulla giustizia, anche se in questo caso ritengo (ovviamente) che abbia operato per il meglio in secondo grado.
19 novembre 2014 alle 18:49
una piccola precisazione. La pagina INGV è anch’essa a cura di Marzocchi, che evidentemente si contraddice nel tempo, oppure diciamo che calibra meglio le affermazioni….
14 novembre 2014 alle 00:14
Eh no, si scorda molte cose in questo articolo. Una su tutte, il fatto che Bertolaso abbia detto “non lo diciamo noi, lo facciamo dire a loro (gli ESPERTI..)”, ovvero degli “scenziati” che hanno abbassato la testa al potere, alla politica, dichiarando ciò che gli viene chiesto di dichiarare invece che esprimere solo giudizi basati su fatti scientifici. Il fatto che hanno confermato quanto detto dalla protezione civile, che ricordo ha detto che ” [..] confermato che non c’e’ pericolo perché il continuo scarico di energia, riduce la possibilità che si verifichino eventi particolarmente intensi. ( http://www.protezionecivile.gov.it/cms/view.php?dir_pk=5&cms_pk=15368 ). Aggiungo che questa frase mi sembra inopportuna: ” Cioè, che si abbandoni l’idea che tocchi solo agli altri (lo Stato, le amministrazioni ecc., la Grandi Rischi, i previsori) il compito di difenderci dai terremoti: con interventi dall’alto, con riunioni di scienziati, con la gestione di allarmi sconsiderati. “. Quindi mi faccia capire, lei sta dicendo che noi aquilani siamo stati degli allocchi perchè abbiamo dato retta ai *massimi esperti* del settore, che hanno dichiarato che potevamo stare tranquilli e rimanere dentro mentre io avrei dovuto, basandomi su non si sa quali informazioni facendo un mestiere completamente diverso, dire “no, ma che dicono, faccio come dico io”? Per cortesia. Le ricordo anche che a edifici come la prefettura (si ricorda il “Palazzo del Governo”, una delle immagini più forti del terremoto?) hanno dato la PIENA agibilità pochi mesi prima, durante le scosse. E al momento mi fermo qui.
14 novembre 2014 alle 01:02
Egregio sig. Lorenzo, grazie per il commento. Questo articolo non è certo omnicomprensivo, e a molte delle sue obiezioni è già stato risposto in altri post.
Per quanto riguarda la frase che lei contesta, la prego, non mi faccia dire quello che non ho detto. Nè che siate stati “allocchi” (ho espresso ed esprimo il massimo rispetto), e neppure, tuttavia, che qualcuno vi abbia detto “state dentro”.
Affermo invece una mia opinione generale, soprattutto per il futuro, un futuro sismico che ci attende tutti anche se continuiamo ad occuparci solo del passato. Ritengo che tocchi a ciascuno di noi fare il possibile per conoscere lo stato del proprio edificio, come facciamo con il check-up sanitario. Non certo facendolo da se stessi, concordo, e non necessariamente sostenendone il costo; ma questo è un altro problema.
Circa l’edificio della Prefettura concordo pienamente con lei. Quella dichiarazione di agibilità assomiglia a delle analisi mediche sbagliate, rispetto alle quali mi sembra solo giusto andare a individuare i responsabili.
14 novembre 2014 alle 10:11
Posso chiederle di indicarmi l’articolo in cui ha trattato quell’argomento? Sono curioso di leggere come riesce a giustificare questa cosa 🙂 O magari sbaglio io e mi convince, per carità. Grazie.
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