Source: https://www.fiscomania.com/2017/10/identificazione-iva-non-residenti/
Timestamp: 2017-12-13 08:59:53+00:00
Document Index: 78162751

Matched Legal Cases: ['art. 17', 'art. 7', 'art. 74', 'art. 41', 'art. 38', 'art. 17', 'art. 3', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 35']

Identificazione Iva in Italia dei soggetti non residenti: regole generali
Identificazione Iva dei soggetti non residenti: guida
L’identificazione Iva di soggetti non residenti nel territorio dello Stato che ivi non dispongono di una stabile organizzazione può essere facoltativa od obbligatoria secondo quanto previsto dall’articolo 17 del DPR n. 633/72. L’identificazione Iva, secondo i casi, avviene tramite la nomina di rappresentante fiscale ovvero in forma diretta. Vediamo le varie casistiche nella guida.
L’identificazione Iva di soggetti non residenti nel territorio dello Stato e che non dispongono di una stabile organizzazione può essere facoltativa od obbligatoria secondo quanto previsto dall’art. 17 del DPR n. 633/72. L’identificazione Iva, secondo i casi avviene tramite la nomina di rappresentante fiscale ovvero in forma diretta.
Fino al 31.12.2009, l’identificazione Iva in Italia era obbligatoria quando il soggetto non residente effettuava operazioni ivi territorialmente rilevanti (ex art. 7 del DPR n. 633/72)
Doveva, però, trattarsi di operazioni poste in essere nei confronti di soggetti privi di soggettività passiva (privati). Diversamente, il cessionario/committente italiano, potendo “auto-assolvere” gli obblighi (formali e sostanziali) discendenti dall’operazione di cui era parte, si sostituiva al cedente/prestatore estero nei relativi adempimenti.
Nel periodo 1.1.2010 – 31.12.2012, gli obblighi Iva discendenti dalle operazioni (cessioni di beni e prestazioni di servizi) territorialmente rilevanti in Italia, effettuate nei confronti di cessionari/committenti soggetti passivi italiani, dovevano essere adempiuti da questi ultimi attraverso il sistema del reverse charge. in particolare, per i servizi “generici”, resi da un prestatore stabilito in altro Paese UE:
Fino al 16.3.2012, in luogo dell’autofattura, era possibile adottare la procedura di integrazione e registrazione prevista, per gli acquisti intracomunitari, dagli artt. 46 e 47 del DL 331/93;
Dall’1.1.2013, la procedura di integrazione e registrazione è stata generalizzata, essendo prevista per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi, territorialmente rilevanti in Italia, effettuate da soggetti passivi stabiliti in altri Paesi UE nei confronti di cessionari/committenti soggetti passivi italiani.
MODALITÀ DI IDENTIFICAZIONE IVA IN ITALIA
Soggetti passivi comunitari Rappresentante
fiscale (1) Stabile
extracomunitari (3) Rappresentante fiscale Stabile
(3) Allo stato attuale, i soggetti passivi extracomunitari non possono identificarsi direttamente in Italia, ma solo attraverso la nomina di un proprio rappresentante fiscale o la “registrazione diretta”. Fanno eccezione gli operatori extracomunitari, per le operazioni di e-commerce “diretto” (art. 74-quinquies del DPR n. 633/72).
Individuazione Iva del debitore id
Ai fini Iva, la stabile organizzazione deve essere dotata del numero di partita Iva, anche se non effettua operazioni con i terzi e le prestazioni intercorrenti con la casa madre sono fuori campo Iva. Quindi, alla stabile organizzazione istituita ai fini reddituali deve essere attribuita la partita Iva anche se non effettua operazioni rilevanti ai fini Iva (Ris. Agenzia delle Entrate 30.7.2008 n. 327).
Fanno eccezione i trasferimenti intracomunitari di beni a destinazione della stabile organizzazione o della casa madre, considerati “assimilati” alle cessioni e agli acquisti intracomunitari di beni (art. 41 co. 2 lett. c) e dell’art. 38 co. 3 lett. b) del DL n. 331/93).
Per le cessioni di beni e prestazioni di servizi, territorialmente rilevanti in Italia, effettuate da soggetti italiani con stabile organizzazione all’estero, si considera come debitore d’imposta il cedente/prestatore italiano, i cui obblighi Iva vanno assolti utilizzando una serie distinta di numerazione per le fatture riferibili alle operazioni effettuate attraverso la stabile organizzazione estera; tali ultime operazioni devono essere registrate separatamente ed indicate in un distinto modulo della dichiarazione annuale del cedente/prestatore italiano.
Con riferimento alle operazioni passive, se il committente è stabilito in più Stati, la prestazione si considera effettuata nello Stato in cui il committente ha stabilito la sede della propria attività economica. Tuttavia, se la prestazione è resa a una stabile organizzazione del soggetto passivo, la stessa è imponibile nel luogo in cui è ubicata la stabile organizzazione che riceve il servizio.
Il meccanismo della rappresentanza ha unicamente lo scopo di consentire al Fisco di avere un interlocutore nazionale quando il soggetto passivo è stabilito all’estero.
Si tratta, infatti, di un mero strumento da utilizzare per adempiere gli obblighi ed esercitare i diritti derivanti dalle operazioni effettuate nel territorio dello Stato (art. 17 co. 3 del DPR n. 633/72). La designazione del rappresentante fiscale non influisce pertanto sul luogo impositivo, salvo che il rappresentante fiscale svolga un ruolo economico nelle prestazioni in questione, ma, in tale ipotesi, è in ragione di detto ruolo e non della sua qualità di rappresentante fiscale che le operazioni da lui effettuate sono imponibili. In sostanza, il ruolo economico del rappresentante presuppone che egli agisca in qualità di mandatario senza rappresentanza, in virtù della finzione giuridica prevista dalla normativa Iva (art. 3 co. 3 del DPR n. 633/72).
La nomina del rappresentante fiscale è comunicata alla controparte anteriormente all’effettuazione dell’operazione (art. 17 co. 3 del DPR 633/72). In ogni caso, la nomina del rappresentante fiscale non deve necessariamente risultare da atto pubblico o da scrittura privata autenticata. Dato, infatti, che la finalità della citata disposizione è quella di rendere tempestivamente informata l’Amministrazione finanziaria dell’avvenuta nomina, quest’ultima s’intende validamente effettuata per mezzo della comunicazione resa in sede di dichiarazione di inizio attività o di variazione dati.
Prova ne sia che il rappresentante fiscale assume la figura di soggetto deputato all’adempimento degli obblighi e all’esercizio dei diritti discendenti dall’effettuazione, nel territorio dello Stato, di operazioni rilevanti agli effetti dell’IVA (art. 17 co. 3 del DPR n. 633/72).
I soggetti non residenti che intendono assolvere direttamente gli obblighi od esercitare i diritti in materia di Iva nel territorio dello Stato italiano devono farne dichiarazione, prima dell’effettuazione delle operazioni per le quali si vuole adottare il suddetto sistema (art. 35-ter del DPR n. 633/72). A tal fine, occorre utilizzare il modello ANR per l’identificazione Iva.
Al pari del rappresentante fiscale, anche l’identificazione Iva diretta ha carattere meramente strumentale, sicché non è necessario farvi ricorso quando l’operazione (attiva o passiva) può essere realizzata direttamente tra le controparti “principali”.
L’identificazione Iva diretta è alternativa rispetto alla nomina del rappresentante fiscale. Di conseguenza, il soggetto non residente già identificato nel territorio dello Stato mediante un proprio rappresentante, per potersi registrare direttamente ai fini Iva, deve previamente estinguere la partita Iva accesa per il tramite del rappresentante fiscale.
Possono avvalersi dell’identificazione Iva diretta esclusivamente i soggetti passivi identificati ai fini Iva all’interno dell’UE. Tra lo Stato italiano e i Paesi/territori “terzi” non sussistono infatti, attualmente, accordi o strumenti giuridici che disciplinino la reciproca assistenza in materia di imposizione indiretta.
A seguito della presentazione del modello per la dichiarazione di identificazione Iva diretta, viene attribuito al richiedente il numero di partita Iva. Quest’ultimo deve essere:
Il caso di identificazione Iva nel territorio dello Stato del soggetto non residente, la procedura di integrazione e registrazione presuppone che la fattura di vendita sia emessa direttamente dal soggetto estero, in quanto il documento emesso, senza addebito d’imposta, dalla posizione Iva italiana non rileva come fattura ai fini dell’Iva.
nel registro delle fatture emesse entro 15 giorni e con riferimento alla data di emissione;
iva news	2017-10-20