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Timestamp: 2019-07-16 17:07:48+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 96', 'art. 360', 'Cass. Sez. ', 'art. 96', 'art. 96', 'art. 96', 'art. 96', 'art. 385', 'Cass. Sez. ', 'sentenza ', 'sentenza\n']

OPPOSIZIONE INFONDATA E STRUMENTALE: E' LITE TEMERARIA | lexgenda
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OPPOSIZIONE INFONDATA E STRUMENTALE: E’ LITE TEMERARIA
Il Tribunale di Roma, con sentenza n. 1084/18 de 12.1.2018, ha ribadito che la totale infondatezza dell’opposizione e la strumentalità della stessa rendono applicabile il terzo comma dell’art. 96 c.p.c. È ormai pacifico che l’applicazione della fattispecie presuppone l’accertamento della mala fede o colpa grave della parte soccombente, non solo perché la relativa previsione è inserita nella disciplina della responsabilità aggravata, ma anche perché agire in giudizio per far valere una pretesa che si rivela infondata non è condotta di per sé rimproverabile. Va tuttavia precisato che l’elemento soggettivo può ricavarsi anche dalla manifesta infondatezza di quanto sostenuto nei motivi di opposizione.
a addurre argomenti volti a confutare il diritto vivente, un motivo inammissibile per consolidato orientamento pluridecennale, e comunque più consentito dal novellato art. 360, n. 5, c.p.c.)’(Cass. Sez. 6 – 3, ordinanza n. 3376 del 22/02/2016 (Rv. 638887)).
Ebbene nel caso sottoposto al vaglio della sesta sezione civile del Tribunale di Roma la pretestuosità a fini strumentali dell’azione giudiziale, era emersa non solo dall’evidente infondatezza dell’eccezione formulata (nullità del contratto per tardività della registrazione) ma anche dalla contraddittorietà della posizione sostenuta (opposizione al rilascio lamentando la nullità proprio del titolo giuridico che legittima il convenuto alla detenzione). D’altra parte la natura sanzionatoria e non risarcitoria dell’art. 96, comma 3, c.p.c. è stata definitivamente confermata dal Giudice delle Leggi il quale ha affermato che “Al riguardo, questa Corte concorda con la prospettazione del Tribunale rimettente – che rimanda, a sua volta, all’esegesi della Corte regolatrice – sulla natura non risarcitoria (o, comunque, non esclusivamente tale) e, più propriamente, sanzionatoria, con finalità deflattive, della disposizione scrutinata. Depongono in questo senso, oltre ai richiamati lavori preparatori della novella, significativi elementi lessicali. La norma fa, infatti, riferimento alla condanna al «pagamento di una somma», segnando così una netta differenza terminologica rispetto al «risarcimento dei danni», oggetto della condanna di cui ai primi due commi dell’art. 96 cod. proc. civ. Ancorché inserita all’interno del predetto art. 96, la condanna di cui all’aggiunto suo terzo comma è testualmente (e sistematicamente), inoltre, collegata al contenuto della «pronuncia sulle spese di cui all’articolo 91»; e la sua adottabilità «anche d’ufficio» la sottrae all’impulso di parte e ne conferma, ulteriormente, la finalizzazione alla tutela di un interesse che trascende (o non è, comunque, esclusivamente) quello della parte stessa, e si colora di connotati innegabilmente pubblicistici” (Corte Costituzionale, sen. n. 152/2016, parte motiva).
Sul quantum della condanna, la giurisprudenza ha precisato che ‘in tema di responsabilità aggravata, il terzo comma dell’art. 96 cod. proc. civ., aggiunto dalla legge 18 giugno 2009, n. 69, disponendo che il soccombente può essere condannato a pagare alla controparte una “somma equitativamente determinata”, non fissa alcun limite quantitativo, né massimo, né minimo, al contrario del quarto comma dell’art. 385 cod. proc. civ., che, prima dell’abrogazione ad opera della medesima legge, stabiliva, per il giudizio di cassazione, il limite massimo del doppio dei massimi tariffari. Pertanto, la determinazione giudiziale deve solo osservare il criterio equitativo, potendo essere calibrata anche sull’importo delle spese processuali o su un loro multiplo, con l’unico limite della ragionevolezza. (Nella specie, in applicazione del principio, la S.C. ha respinto il ricorso avverso la decisione di merito, che aveva condannato il soccombente a pagare una somma non irragionevole in termini assoluti e pari al triplo di quanto liquidato per diritti e onorari). (Cass. Sez. 6 – 2, Ordinanza n. 21570 del 30/11/2012 (Rv. 624394)).
Tribunale di Roma, VI sezione, sentenza n. 1084/2018 pubbl. il 12/01/2018. Richiedi la sentenza
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