Source: https://www.penalecontemporaneo.it/d/513
Timestamp: 2018-12-16 12:36:21+00:00
Document Index: 97304108

Matched Legal Cases: ['art. 161', 'art. 3', 'art. 6', '§ 1', 'art. 2', 'art. 29', 'art. 111', 'sentenza ']

DPC | "Prescrizione breve": la risoluzione del plenum del CSM
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Testo della risoluzione del plenum del CSM sul disegno di legge n. 3137 in tema di "prescrizione breve"
Pubblichiamo di seguito il testo della risoluzione approvata dal CSM il 6 aprile a proposito del disegno di legge sulla "prescrizione breve" e, in particolare, dell'emendamento che interviene sull'art. 161 c.p., portando l'aumento massimo del termine conseguente all'interruzione del decorso della prescrizione a 1/6 - anziché all'attuale 1/4 - del limite di pena edittale, per gli imputati incensurati.
Il testo del disegno di legge (n. 3137-A), attualmente all'esame della Camera, è allegato in calce al presente documento (v., nel documento allegato, l'art. 3, riportato a pagina 11, nella colonna di destra).
L’iter del disegno di legge successivo alla delibera consiliare è stato articolato e complesso. Dopo l’approvazione con significative modifiche da parte del Senato, si trova ora alla Camera dove sono stati apportati rilevanti interventi che hanno modificato profondamente il testo originario.
Occorre al riguardo chiarire che la Corte europea dei diritti dell’uomo ha invero condannato l’Italia in relazione al diritto di ogni persona a che la sua causa sia esaminata entro un termine ragionevole[1]. La Corte di Strasburgo ha considerato il tempo impiegato, nell’ambito dei giudizi celebrati in Italia, per esaminare il merito della causa ed ha affermato la responsabilità dello Stato discendente dalla violazione dell’art. 6, § 1, della Convenzione EDU. E la Corte ha pure posto a carico dello Stato italiano una liquidazione supplementare rispetto a quella riconosciuta dalle Corti d’Appello nel quadro della Legge Pinto, ritenendo che detta previsione non fornisca una riparazione equa del ritardo subito.
Si osserva, inoltre, che le nuove norme proposte in tema di prescrizione appaiono confliggenti con le previsioni promananti da fonti sovranazionali di origine pattizia, recentemente recepite dallo Stato italiano. Ci si riferisce, in particolare, alla Convenzione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite contro la corruzione, adottata dall’Assemblea generale dell’ONU il 31 ottobre 2003 con risoluzione n. 58/4, firmata dallo Stato italiano il 9 dicembre 2003[2]. La predetta Convezione è stata ratificata dall’Italia con Legge 3 agosto 2009, n. 116. L’art. 2 della citata Legge n. 116/2009 stabilisce invero espressamente che “Piena ed intera esecuzione è data alla Convenzione” ONU contro la corruzione.
Tanto premesso, si osserva che l’art. 29 della Convenzione ONU contro la corruzione, stabilisce che “..ciascuno Stato Parte fissa, nell’ambito del proprio diritto interno, un lungo termine di prescrizione entro il quale i procedimenti possono essere avviati per uno dei reati stabiliti conformemente alla presente Convenzione”. La previsione risente ovviamente dell’ambiente di common law in cui la Convenzione stessa è maturata ove l’esercizio dell’azione penale mediante l’instaurazione del giudizio preclude l’ulteriore corso della prescrizione del reato. Tanto chiarito è evidente che la ratio della disposizione sia quella di garantire l’effettiva celebrazione dei processi in materia di corruzione e non di favorirne l’estinzione per prescrizione.
Ci si riferisce al rapporto redatto dal Gruppo di Stati contro la corruzione che agisce nell’ambito del Consiglio d’Europa (GRECO)[3], che ha recentemente valutato le politiche anticorruzione poste in essere dall’Italia.
Il rapporto adottato il 2 luglio 2009 si sofferma sul dato relativo alla eccessiva durata dei processi, sottolineando il fatto che in Italia i processi per corruzione sovente non arrivano ad una decisione di merito, in considerazione del maturare del termine di prescrizione del reato, prima di una pronuncia definitiva. Nel Rapporto (PAR 54) si osserva che detta evenienza scardina l’efficienza e la credibilità del diritto penale, poiché in tali casi, pur in presenza di un forte quadro probatorio, il giudice deve pronunciare il non luogo a procedere per estinzione del reato. Ed il predetto rapporto si conclude con una raccomandazione all’Italia, ove si auspica l’individuazione di soluzioni che consentano di addivenire ad una pronuncia di merito, in un tempo ragionevole[4].
Un raffronto con i sistemi in vigore negli altri paesi relativamente alla prescrizione, dimostra come la nostra disciplina sia quasi unica in Europa e sia destinata a determinare inevitabilmente un gran numero di estinzione dei reati per prescrizione.
In conclusione deve osservarsi che permane nel testo del DDL l’idea che la prescrizione del reato possa fungere da sanzione della durata non ragionevole del processo. Come si è detto, la Convenzione europea e la giurisprudenza di Strasburgo, come ora l’art. 111 Cost., esigono che in tempi ragionevoli si pervenga a una pronuncia nel merito della controversia, non a una pronuncia di mero rito, come quella che consegue anche alla dichiarazione di estinzione del reato.
[1] In termini, Corte EDU, sentenze nn. 36813/97, 64890/01, 64699/01, 65102/01. Si veda anche la sentenza della Corte di Strasburgo in data 5 luglio 2007, Locatelli c. Italia.
[2] La Convenzione contro la corruzione alla quale si fa riferimento nel testo è pubblicata nella Gazz. Uff. 14 agosto 2009, n. 188.
[3] Joint First and Second Round Evaluation Report on Italy, adottato in data 2 luglio 2009 dal Group of States against corruption (GRECO) del Consiglio d’Europa.
[4] “…to ensure that cases are decided on their merits within a reasonable time”, (Evaluation Report on Italy, cit., PAR. 199, V).