Source: http://www.exeo.it/la-ristrutturazione-urbanistica/
Timestamp: 2014-03-08 13:09:40+00:00
Document Index: 132681070

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 31', 'art. 27', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 4']

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titolo :TITOLO EDILIZIO
n°595 PRESUPPOSTI --> PIANIFICAZIONE ATTUATIVA --> RISTRUTTURAZIONE URBANISTICA
Sintesi: Una ristrutturazione urbanistica effettuata con intervento diretto deve ritenersi inammissibile.
Sintesi: Gli interventi di ristrutturazione urbanistica necessitano sempre e comunque della previa formazione di un piano particolareggiato.
Estratto: «6.3. Le parti resistenti invocano inoltre l’orientamento giurisprudenziale (consolidato, a partire da Cons. Stato, A.P., 6 ottobre 1992, n. 12), secondo il quale non vi sarebbe stato comunque bisogno di un piano attuativo, essendo l’area in questione ricompresa in un nucleo interamente urbanizzato ed edificato.Il Collegio ritiene che l’applicazione di detto principio sia problematica, in presenza di una disciplina dettagliata delle modalità tecniche e procedimentali di trasformazione del territorio pianificato, che stabilisca per le singole zone la necessità della verifica del rispetto degli standard urbanistici. Del resto, l’esigenza che l’intervento edificatorio c.d. diretto presupponga la positiva verifica da parte della p.a. della superfluità del piano attuativo, in quanto non debbano essere realizzate o potenziate le opere di urbanizzazione primaria e secondaria, è presa in considerazione anche dalle pronunce che si inscrivono nel predetto orientamento (cfr. Cons. Stato, IV, 4 dicembre 2007, n. 5816; V, 17 luglio 2004, n. 5127 e 1 febbraio 1995, n. 162). Tanto più detta esigenza va salvaguardata, laddove si tratti – come avviene nel caso in esame - di demolire per ricostruire con una diversa destinazione d’uso, cui può riconnettersi un diverso carico urbanistico.In ogni caso, occorre rilevare che le suindicate disposizioni delle N.T.A. che, secondo quanto esposto, sottopongono l’edificazione alla previa approvazione di un piano attuativo, non potevano essere disapplicate dal Comune, né sono state impugnate o possono essere disapplicate in questa sede, e quindi assumono efficacia ai fini della valutazione della legittimità del provvedimento impugnato.6.4. In ogni caso, quanto alla sostanziale necessità e giustificazione dello strumento attuativo, può richiamarsi quanto affermato dal Tribunale nella citata sentenza n. 396/2010 - come si è detto relativa ad una controversia concernente un intervento tipo logicamente, anche se non funzionalmente, del tutto analogo a quello in questione - nel senso che: << (…)va notato che secondo la legge regionale n. 1/2004, art. 3, comma 1, lettera (d), «nell'ambito degli interventi di ristrutturazione edilizia sono ricompresi anche quelli consistenti nella demolizione e ricostruzione con la stessa volumetria, sagoma e area di sedime preesistenti». Nel caso in esame, stando a quanto dichiarato negli atti progettuali, l’intervento consiste in una demolizione integrale seguita da ricostruzione, mantenendo la stessa volumetria ma con diversa sagoma e diverso sedime (e anche maggiore altezza e mutamento di destinazione d’uso). È dunque certo che non si tratta di ristrutturazione edilizia. In realtà, come si è già detto, in tutti gli atti progettuali l’intervento viene definito “ristrutturazione urbanistica” con esplicito richiamo alla lettera (f) dell’art. 3, comma 1, legge regionale n. 1/2004 (…).Ci si chiede ora se – dato e non concesso che nel quadro normativo applicabile nella fattispecie gli interventi di ristrutturazione siano esentati dalla previa formazione del piano attuativo – ciò valga solo per gli interventi di ristrutturazione edilizia ovvero anche per quelli di ristrutturazione urbanistica. In proposito, conviene ricordare che per ristrutturazione edilizia si intendono «gli interventi rivolti a trasformare gli organismi edilizi mediante un insieme sistematico di opere che possono portare a un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente...» inclusa anche la integrale demolizione e ricostruzione del fabbricato purché senza modifiche di volumetria, area di sedime e sagoma. Invece per ristrutturazione urbanistica si intendono gli interventi «rivolti a sostituire l'esistente tessuto urbanistico-edilizio, urbano o rurale, con altro diverso, mediante un insieme sistematico di interventi edilizi, anche con la modifica e/o lo spostamento dell'area di sedime e la modificazione del disegno dei lotti, degli isolati e della rete stradale». Non si deve pensare che quella edilizia e quella urbanistica siano due varietà della unica species ristrutturazione, tanto da meritare una disciplina sostanzialmente comune. Al contrario, si tratta di due figure radicalmente diverse, come dimostrano le rispettive definizioni, che risalgono all’art. 31 della legge n. 457/1978. Caratterizzante è l’aggettivo, non il sostantivo. La ristrutturazione edilizia esprime un progetto edilizio; la ristrutturazione urbanistica esprime un progetto urbanistico. Una ristrutturazione urbanistica effettuata con intervento diretto è una contraddizione in termini, un ossimoro. In effetti, già la legge n. 457/1978 – la quale ha introdotto nell’ordinamento l’istituto del “piano di recupero” (ora confluito nel piano attuativo) e la figura della ristrutturazione urbanistica intesa come la forma più complessa e penetrante del recupero dell’esistente – all’art. 27, quarto comma (nel testo originario) disponeva: «Qualora [i piani regolatori generali] subordinino il rilascio della concessione [edilizia] alla formazione del piano particolareggiato, sono consentiti, in assenza di questo, gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, nonché di restauro e di ristrutturazione edilizia che riguardino esclusivamente opere interne e singole unità immobiliari, con il mantenimento delle destinazioni d'uso residenziali». Gli interventi di ristrutturazione urbanistica rimanevano invece assoggettati, in ogni caso, alla previa formazione di un piano particolareggiato; e ciò, come si è visto, per una necessità logica prima che per una scelta del legislatore. (…) Non si può argomentare il contrario, basandosi sul fatto che la legge regionale n. 1/2004, all’art. 13, include la ristrutturazione urbanistica fra gli interventi che necessitano del permesso di costruire, quasi che ciò sottintendesse che il piano attuativo, invece, non è necessario. La legge regionale n. 1/2004, invero, disciplina solo l’attività edilizia e pertanto non si occupa dei piani attuativi, neppure per dire se e quando siano necessari. L’art. 13 lascia dunque aperta ed impregiudicata tale ultima questione, e ciò non solo per la ristrutturazione urbanistica, ma anche per gli altri interventi. Va considerata invece la legge regionale n. 11/2005, che disciplina la pianificazione urbanistica e si occupa anche dei piani attuativi, rimettendo ad un emanando regolamento regionale e, comunque, ai piani regolatori generali l’indicazione dei casi nei quali sia necessaria la formazione del piano attuativo. E, in questo caso, come si è visto, il piano attuativo è richiesto dal p.r.g. (variante “aree centrali”, art. 4 delle N.T.A.) >>.»
Il principio del consenso informato è il presupposto di:
Iniziato il 16/01/2012	Disciplina dell’accesso agli atti amministrativi
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