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Timestamp: 2018-06-24 20:53:50+00:00
Document Index: 11333007

Matched Legal Cases: ['art. 56', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 81', 'art. 53', 'art. 15', 'art. 23', 'art. 81', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 81', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 23', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 118', 'art. 42', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 69', 'art. 118']

«Impugnazione – Concorrenza – Intese – Art. 81, n. 1, CE, – Art. 53, n. 1, dell’Accordo SEE – Art. 23, n. 2, del regolamento (CE) n. 1/2003 – Gruppo di società – Imputabilità delle infrazioni – Responsabilità di una società madre per comportamenti anticoncorrenziali delle proprie controllate – Influenza determinante della società madre – Presunzione relativa in caso di detenzione di una partecipazione al 100%»
Nel procedimento C‑97/08 P,
avente ad oggetto l’impugnazione, ai sensi dell’art. 56 dello Statuto della Corte di giustizia, proposta il 27 febbraio 2008,
Akzo Nobel NV, con sede in Arnhem (Paesi Bassi),
Akzo Nobel Nederland BV, con sede in Arnhem,
Akzo Nobel Chemicals International BV, con sede in Amersfoort (Paesi Bassi),
Akzo Nobel Chemicals BV, con sede in Amersfoort,
Akzo Nobel Functional Chemicals BV, con sede in Amersfoort,
rappresentate dagli avv.ti C. Swaak, M. van der Woude e M. Mollica,
Commissione delle Comunità europee, rappresentata dai sigg. X. Lewis e F. Castillo de la Torre, in qualità di agenti, con domicilio eletto in Lussemburgo,
sentite le conclusioni dell’avvocato generale, presentate all’udienza del 23 aprile 2009,
1 Con la loro impuganzione, la Akzo Nobel NV (in prosieguo: la «Akzo Nobel»), la Akzo Nobel Nederland BV (in prosieguo: la «Akzo Nobel Nederland»), la Akzo Nobel Chemicals International BV (in prosieguo: la «Akzo Nobel Chemicals International»), la Akzo Nobel Chemicals BV (in prosieguo: la «Akzo Nobel Chemicals») e la Akzo Nobel Functional Chemicals BV (in prosieguo: la «Akzo Nobel Functional Chemicals») chiedono alla Corte l’annullamento della sentenza del Tribunale di primo grado delle Comunità europee 12 dicembre 2007, causa T‑112/05, Akzo Nobel e a./Commissione (Racc. pag. II‑5049; in prosieguo: la «sentenza impugnata»), con la quale è stato respinto il loro ricorso diretto all’annullamento della decisione della Commissione 9 dicembre 2004, 2005/566/CE, relativa a un procedimento ai sensi dell’art. 81 del Trattato CE e dell’art. 53 dell’accordo SEE (Caso C.37.533 – Cloruro di colina) (GU 2005, L 190, pag. 22; in prosieguo: la «decisione controversa»).
3 Ai sensi dell’art. 15, n. 2, del regolamento del Consiglio 6 febbraio 1962, n. 17, primo regolamento d’applicazione degli artt. [81 CE] e [82 CE] (GU 1962, 13, pag. 204):
a) commettano una infrazione alle disposizioni dell’articolo [81], paragrafo 1, o dell’articolo [82] del Trattato,
4 L’art. 23, n. 2, del regolamento del Consiglio 16 dicembre 2002, n. 1/2003, concernente l’applicazione delle regole di concorrenza di cui agli articoli 81 e 82 del Trattato (GU 2003, L 1, pag. 1), così recita:
a) commettono un’infrazione alle disposizioni dell’articolo 81 o dell’articolo 82 del Trattato; oppure
14 Per quanto attiene al gruppo Akzo Nobel, la Commissione ha deciso di indirizzare solidalmente e congiuntamente la decisione controversa a tutte le ricorrenti. La Akzo Nobel Nederland, la Akzo Nobel Chemicals International e la Akzo Nobel Chemicals, ovvero le società che le hanno precedute, hanno partecipato direttamente all’infrazione. La Akzo Nobel Functional Chemicals è stata creata come controllata della Akzo Nobel Chemicals nel giugno del 1999. Pertanto, la Commissione ha considerato che la Akzo Nobel Functional Chemicals fosse succeduta giuridicamente alla propria società madre nella maggior parte delle attività nel settore del cloruro di colina precedentemente esercitate da quest’ultima e che, conseguentemente, dovesse anch’essa essere destinataria della detta decisione.
15 Per ciò che riguarda, più precisamente, la Akzo Nobel, la Commissione ha ritenuto che essa costituisse un’unica entità economica insieme alle altre persone giuridiche del gruppo Akzo Nobel destinatarie della decisione controversa e che fosse tale entità economica ad aver partecipato all’intesa. La Commissione ha concluso che la detta società era in grado di esercitare un’influenza determinante sulla politica commerciale delle sue controllate, delle quali essa deteneva, direttamente o indirettamente, l’intero capitale sociale, e che era possibile presumere che ciò fosse effettivamente avvenuto. La Commissione ha dunque ritenuto che sussistesse una mancanza di autonomia commerciale delle controllate della Akzo Nobel, il che l’ha indotta a indirizzare la decisione controversa nei confronti di quest’ultima, nonostante il fatto che essa stessa non avesse partecipato all’intesa.
«57 Occorre anzitutto ricordare che la nozione d’impresa ai sensi dell’art. 81 CE include entità economiche, ognuna delle quali consiste in un’organizzazione unitaria di elementi personali, materiali e immateriali che persegue stabilmente un determinato fine di natura economica, organizzazione che può concorrere alla realizzazione di un’infrazione prevista da tale disposizione (v. sentenza del Tribunale 20 marzo 2002, causa T‑9/99, HFB e a./Commissione, Racc. pag. II‑1487, punto 54, e la giurisprudenza ivi citata).
58 Non è quindi una relazione di istigazione a commettere l’illecito tra la controllante e la sua controllata né, a maggior ragione, un’implicazione della prima in tale illecito, ma il fatto che esse costituiscono un’unica impresa nel sopraccitato senso che permette alla Commissione di adottare la decisione che impone ammende nei confronti della società controllante di un gruppo di società. Infatti, occorre ricordare che il diritto comunitario in materia di concorrenza riconosce che varie società appartenenti ad uno stesso gruppo costituiscono un’entità economica e pertanto un’impresa ai sensi degli artt. 81 CE e 82 CE se le società interessate non determinano in modo autonomo il loro comportamento sul mercato (sentenza del Tribunale 30 settembre 2003, causa T‑203/01, Michelin/Commissione, Racc. pag. II‑4071, punto 290).
59 Occorre anche rilevare che, per l’applicazione e l’esecuzione delle decisioni della Commissione in materia di diritto della concorrenza, è necessario identificare un’entità dotata della personalità giuridica che sarà destinataria dell’atto (v., in tal senso, sentenza del Tribunale 20 aprile 1999, cause riunite da T‑305/94 a T‑307/94, da T‑313/94 a T‑316/94, T‑318/94, T‑325/94, T‑328/94, T‑329/94 e T‑335/94, Limburgse Vinyl Maatschappij e a./Commissione, detta “PVC II”, Racc. pag. II‑931, punto 978).
60 Nel caso particolare in cui una società controllante detenga il 100% del capitale della sua controllata che si sia resa responsabile di un comportamento illecito, esiste una presunzione semplice che tale società controllante eserciti un’influenza determinante sul comportamento della sua controllata (v., in tal senso, sentenza della Corte 25 ottobre 1983, causa 107/82, AEG/Commissione, Racc. pag. 3151, punto 50, e sentenza PVC II, citata al punto 59 supra, punti 961 e 984), e che esse costituiscano quindi un’unica impresa ai sensi dell’art. 81 CE (sentenza del Tribunale 15 giugno 2005, cause riunite T‑71/03, T‑74/03, T‑87/03 e T‑91/03, Tokai Carbon e a./Commissione, punto 59). Incombe quindi alla società controllante che contesta dinanzi al giudice comunitario una Decisione della Commissione che le infligge un’ammenda per il comportamento della sua controllata confutare tale presunzione fornendo elementi di prova idonei a dimostrare l’autonomia della sua controllata (sentenza del Tribunale 27 settembre 2006, causa T‑314/01, Avebe/Commissione, Racc. pag. II‑3085, punto 136; v. anche, in tal senso, sentenza della Corte, 16 novembre 2000, causa C‑286/98 P, Stora Kopparbergs Bergslags/Commissione, Racc. pag. I‑9925; in prosieguo: la “sentenza Stora”, punto 29).
62 Alla luce di tali considerazioni, è sufficiente che la Commissione provi che l’intero capitale di una controllata sia detenuto dalla controllante per concludere che quest’ultima esercita un’influenza determinante sulla sua politica commerciale. La Commissione potrà, in seguito, ritenere la società controllante solidalmente responsabile per il pagamento dell’ammenda inflitta alla sua controllata, a meno che tale società non provi che la sua controllata non applica sostanzialmente le direttive che essa impartisce e si comporta, pertanto, in maniera autonoma sul mercato.
64 A tale titolo, è necessario menzionare che, nell’ambito dell’analisi dell’esistenza di un’entità economica unica tra diverse società che fanno parte di un gruppo, il giudice comunitario ha esaminato se la società controllante potesse influenzare la politica dei prezzi (v., in tal senso, sentenze della Corte 14 luglio 1972, causa 48/69, Imperial Chemical Industries/Commissione, Racc. pag. 619, punto 137, e causa 52/69, Geigy/Commissione, Racc. pag. 787, punto 45), le attività di produzione e di distribuzione (v., in tal senso, sentenza della Corte 6 marzo 1974, cause 6/73 e 7/73, Istituto Chemioterapico Italiano e Commercial Solvents/Commissione, Racc. pag. 223, punti 37 e 39-41), gli obiettivi di vendita, gli utili lordi, le spese di vendita, il “cash flow”, le giacenze e il marketing (sentenza del Tribunale 12 gennaio 1995, causa T‑102/92, Viho/Commissione, Racc. pag. II‑17, punto 48). Tuttavia, non può dedursene che solo tali aspetti rientrino nella nozione della politica commerciale di una controllata ai fini dell’applicazione degli artt. 81 CE e 82 CE nei confronti della società controllante.
29 Per quanto attiene al secondo e al terzo motivo, relativi, rispettivamente, alla violazione dell’art. 23, n. 2, del regolamento n. 1/2003, considerato che l’importo dell’ammenda oltrepassa il 10% del fatturato della Akzo Nobel Functional Chemicals realizzato nel 2003, nonché alla violazione dell’obbligo di motivazione riguardo all’imputazione della responsabilità in solido alla Akzo Nobel, il Tribunale li ha respinti, rispettivamente, ai punti 90 e 91 ed ai punti 94-96 della sentenza impugnata. Al successivo punto 97, esso ha quindi respinto in toto il ricorso sottoposto al suo esame.
31 La Commissione conclude per il rigetto dell’impugnazione e per la condanna delle ricorrenti alle spese.
Sull’interesse ad agire delle ricorrenti eccetto la Akzo Nobel
32 La Commissione sostiene in sostanza che, dal momento che il motivo unico di impugnazione riguarda esclusivamente la responsabilità della Akzo Nobel, quest’ultima sia la sola ad avere interesse all’annullamento della sentenza impugnata. Per quanto attiene alle altre ricorrenti, l’impugnazione sarebbe irricevibile, poiché la loro responsabilità ovvero l’ammenda loro inflitta non sarebbero contestate.
33 Si deve rilevare, al riguardo, che la sussistenza dell’interesse ad agire del ricorrente presuppone che il ricorso possa, con il suo esito, procurare un beneficio alla parte che lo ha proposto (v., in tal senso, ordinanza 8 aprile 2008, causa C‑503/07 P, Saint-Gobain Glass Deutschland/Commissione, Racc. pag. I‑2217, punto 48 e giurisprudenza ivi citata).
34 Nella specie, la sentenza impugnata ha confermato la decisione controversa che impone alle ricorrenti, in solido tra loro, l’obbligo di pagare l’ammenda di EUR 20,99 milioni inflitta dalla Commissione. Ne deriva che la Akzo Nobel Nederland, la Akzo Nobel Chemicals International, la Akzo Nobel Chemicals e la Akzo Nobel Functional Chemicals hanno interesse ad ottenere l’annullamento della sentenza impugnata (v., per analogia, ordinanza del Tribunale 2 agosto 2001, causa T‑111/01 R, Saxonia Edelmetalle/Commissione, Racc. pag. II‑2335, punto 17).
35 In effetti, un annullamento della sentenza impugnata, nella parte relativa alla responsabilità della Akzo Nobel, muterebbe la situazione delle controllate della stessa, segnatamente sotto il profilo delle implicazioni derivanti dalle norme sulla responsabilità solidale.
36 Conseguentemente, l’eccezione di irricevibilità sollevata dalla Commissione, relativa all’interesse ad agire della Akzo Nobel Nederland, della Akzo Nobel Chemicals International, della Akzo Nobel Chemicals e della Akzo Nobel Functional Chemicals, deve essere respinta.
Sull’esistenza di un nuovo motivo, dedotto per la prima volta in sede di impugnazione
37 La Commissione deduce, inoltre, che il motivo unico di impugnazione costituisce un nuovo motivo, dedotto per la prima volta in sede di impugnazione, e che è pertanto irricevibile in quanto contiene punti non sollevati dalle ricorrenti dinanzi al Tribunale. Infatti, con il detto motivo, queste ultime contesterebbero la stessa esistenza di una presunzione secondo la quale una società madre eserciterebbe un’influenza determinante su una società di cui detenga interamente il capitale, mentre, dinanzi al Tribunale, esse non avrebbero mai contestato l’esistenza di tale presunzione e avrebbero ammesso, cercando di confutarla, la sua applicabilità nel caso di specie. Sarebbero parimenti irricevibili gli argomenti delle ricorrenti relativi all’oggetto pertinente dell’attività della controllata, sul quale la società controllante esercita la sua influenza determinante.
38 Ai sensi dell’art. 118 del regolamento di procedura della Corte, l’art. 42, n. 2, del medesimo regolamento, che vieta in linea di principio la deduzione di motivi nuovi in corso di causa, si applica al procedimento dinanzi alla Corte avente ad oggetto un’impugnazione contro una pronuncia del Tribunale. Nell’ambito di un’impugnazione, la competenza della Corte è quindi limitata all’esame della valutazione compiuta dal Tribunale relativamente ai motivi discussi dinanzi ad esso (v., segnatamente, sentenza 18 gennaio 2007, causa C‑229/05 P, PKK e KNK/Consiglio, Racc. pag. I‑439, punto 61). Infatti, consentire ad una parte di sollevare per la prima volta dinanzi alla Corte un motivo che essa non ha dedotto dinanzi al Tribunale equivarrebbe a consentirle di sottoporre alla Corte una controversia più ampia di quella di cui era stato investito il Tribunale (v., in tal senso, sentenza 28 giugno 2005, cause riunite C‑189/02 P, C‑202/02 P, da C‑205/02 P a C‑208/02 P e C‑213/02 P, Dansk Rørindustri e a./Commissione, Racc. pag. I‑5425, punto 165).
39 A tal proposito, si deve rilevare che le ricorrenti hanno dedotto dinanzi al Tribunale un motivo relativo all’erronea imputazione di una responsabilità in solido alla Akzo Nobel, con il quale esse sostenevano che quest’ultima non avesse esercitato un’influenza determinante sul comportamento commerciale delle sue controllate e che essa non formasse con esse un’unità economica. Pertanto, gli argomenti dedotti dalle ricorrenti dinanzi alla Corte, relativi alla presunzione secondo cui una società controllante esercita un’influenza determinante su una controllata in caso di detenzione del 100% del capitale della stessa, devono essere considerati quali sviluppo di detto motivo. Infatti, dal momento che tali argomenti e quelli relativi all’oggetto pertinente dell’attività della controllata, sul quale la società controllante esercita la sua influenza determinante, costituiscono argomenti supplementari, che riguardano l’applicazione delle norme relative all’imputabilità alla Akzo Nobel del comportamento delle sue controllate, le ricorrenti non hanno modificato l’oggetto del procedimento avviato dinanzi al Tribunale.
40 L’impugnazione dev’essere conseguentemente dichiarata ricevibile.
44 Nella citata sentenza Stora, la Corte avrebbe espressamente precisato che la sola detenzione del 100% del capitale di una controllata non sarebbe di per sé sufficiente a dimostrare la responsabilità della società controllante, qualora sia contestato l’esercizio di un’influenza commerciale determinante su tale controllata. Nella detta sentenza, la Corte avrebbe quindi seguito il ragionamento dell’avvocato generale Mischo, esposto al paragrafo 48 delle sue conclusioni relative alla causa medesima, nelle quali si afferma che, se l’onere incombente alla Commissione di dimostrare che la società controllante abbia effettivamente esercitato un’influenza determinante sul comportamento della sua controllata diventa meno gravoso nel caso di detenzione del 100% del capitale di quest’ultima, un elemento ulteriore rispetto alla quota di partecipazione resta pur sempre necessario, potendo essere peraltro costituito da indizi di prova.
46 Inoltre, in due altre sentenze, vale a dire le sentenze 15 settembre 2005, causa T‑325/01, DaimlerChrysler/Commissione (Racc. pag. II‑3319), nonché 26 aprile 2007, cause riunite T‑109/02, T‑118/02, T‑122/02, T‑125/02, T‑126/02, T‑128/02, T‑129/02, T‑132/02 e T‑136/02, Bolloré e a./Commissione, (Racc. pag. II‑947), il Tribunale avrebbe correttamente applicato il principio richiamato al punto precedente, dichiarando che l’elemento relativo alla detenzione dell’intero capitale della controllata, se è pur vero che costituisce un forte indizio dell’esistenza di un potere di influenza, esercitato dalla società controllante, sul comportamento di tale controllata sul mercato, non è sufficiente, di per sé, per permettere di imputare la responsabilità del comportamento di quest’ultima alla società controllante, restando pur sempre necessario un elemento supplementare rispetto al tasso di partecipazione, che può essere peraltro costituito da indizi.
50 Nella citata sentenza Stora, la Corte non avrebbe rimesso in discussione tale principio. Essa avrebbe affermato che, quando una controllata è detenuta al 100% dalla sua società controllante, si presume che quest’ultima eserciti il suo potere di influenzare il comportamento della propria controllata. Secondo la Commissione, se è pur vero che la Corte ha dichiarato, al punto 29 della citata sentenza Stora, che il Tribunale poteva legittimamente basarsi su tale presunzione, in particolare dopo aver constatato che la società controllante si era presentata, nel corso del procedimento amministrativo, come interlocutore unico della Commissione in relazione all’infrazione in esame, la Corte ha fatto riferimento a quest’ultimo elemento in via subordinata, in quanto elemento supplementare a favore dell’imputabilità dell’infrazione alla società controllante.
51 Una serie di sentenze del Tribunale avrebbero applicato la detta presunzione, richiamandosi alla citata sentenza Stora, senza subordinare l’applicazione della stessa alla produzione di indizi supplementari. Le già citate sentenze DaimlerChrysler/Commissione nonché Bolloré e a./Commissione non metterebbero in discussione l’applicazione di tale presunzione. Infatti, nelle due dette sentenze, il Tribunale avrebbe confuso la nozione di controllo sulla controllata con quella di esercizio di tale controllo, ove soltanto quest’ultima è presunta allorquando l’intero capitale della controllata è detenuto dalla società controllante. Inoltre, gli indizi supplementari sarebbero stati presi in esame in occasione dell’analisi delle prove prodotte al fine di confutare la presunzione.
53 Per quanto riguarda la censura formulata contro il punto 62 della sentenza impugnata, la Commissione sostiene che essa riposi su un’erronea lettura di una frase estratta dal suo contesto. Il Tribunale avrebbe inteso affermare che una controllata è un’entità economica autonoma se essa non segue le direttive della sua società controllante. Ciò si verificherebbe tanto nel caso di assenza di direttive quanto nel caso di mancata osservanza delle direttive.
54 Si deve rilevare, in limine, che il diritto comunitario in materia di concorrenza riguarda le attività delle imprese (sentenza 7 gennaio 2004, cause riunite C‑204/00 P, C‑205/00 P, C‑211/00 P, C‑213/00 P, C‑217/00 P e C‑219/00 P, Aalborg Portland e a./Commissione, Racc. pag. I‑123, punto 59), e che la nozione di impresa abbraccia qualsiasi soggetto che eserciti un’attività economica, a prescindere dallo status giuridico del soggetto stesso e dalle sue modalità di finanziamento (v., segnatamente, sentenze Dansk Rørindustri e a./Commissione, cit., punto 112; 10 gennaio 2006, causa C‑222/04, Cassa di Risparmio di Firenze e a., Racc. pag. I‑289, punto 107, nonché 11 luglio 2006, causa C‑205/03 P, FENIN/Commissione, Racc. pag. I‑6295, punto 25).
55 La Corte ha inoltre precisato che la nozione di impresa, nell’ambito di tale contesto, dev’essere intesa nel senso che essa si riferisce a un’unità economica, anche qualora, sotto il profilo giuridico, tale unità economica sia costituita da più persone, fisiche o giuridiche (sentenza 14 dicembre 2006, causa C‑217/05, Confederación Española de Empresarios de Estaciones de Servicio, Racc. pag. I‑11987, punto 40).
56 Qualora un ente di tal genere violi le regole della concorrenza, esso è tenuto, secondo il principio della responsabilità personale, a rispondere di tale infrazione (v., in tal senso, sentenze 8 luglio 1999, causa C‑49/92 P, Commissione/Anic Partecipazioni, Racc. pag. I‑4125, punto 145; 16 novembre 2000, causa C‑279/98 P, Cascades/Commissione, Racc. pag. I‑9693, punto 78, nonché 11 dicembre 2007, causa C‑280/06, ETI e a., Racc. pag. I‑10893, punto 39).
57 L’infrazione al diritto comunitario in materia di concorrenza deve essere imputata in maniera inequivocabile alla persona giuridica alla quale potranno essere inflitte ammende e la comunicazione degli addebiti dev’essere inviata a quest’ultima (v., in tal senso, sentenze Aalborg Portland e a./Commissione, cit., punto 60, e 3 settembre 2009, cause riunite C‑322/07 P, C‑327/07 P e C‑338/07 P, Papierfabrik August Koehler e a./Commissione, non ancora pubblicata nella Raccolta, punto 38). È parimenti necessario che la comunicazione degli addebiti indichi a che titolo a una persona giuridica vengano addebitati i fatti invocati.
58 Secondo costante giurisprudenza, il comportamento di una controllata può essere imputato alla società controllante in particolare qualora, pur avendo personalità giuridica distinta, tale controllata non determini in modo autonomo la sua linea di condotta sul mercato, ma si attenga, in sostanza, alle istruzioni che le vengono impartite dalla società controllante (v., in tal senso, sentenze Imperial Chemicals Industries/Commissione, cit., punti 132 e 133; Geigy/Commissione, cit., punto 44; 21 febbraio 1973, causa 6/72, Europemballage e Continental Can/Commissione, Racc. pag. 215, punto 15, nonché Stora, cit., punto 26), in considerazione, in particolare, dei vincoli economici, organizzativi e giuridici che intercorrono tra le due entità giuridiche (v., per analogia, le citate sentenze Dansk Rørindustri e a./Commissione, punto 117, nonché ETI e a., punto 49).
60 Riguardo al caso particolare in cui una società controllante detenga il 100% del capitale della propria controllata che abbia infranto le norme comunitarie in materia di concorrenza, da un lato, tale società controllante può esercitare un’influenza determinante sul comportamento di tale controllata (v., in tal senso, sentenza Imperial Chemical Industries/Commissione, cit., punti 136 e 137), e, dall’altro, esiste una presunzione semplice secondo cui la detta società controllante esercita effettivamente un’influenza determinante sul comportamento della propria controllata (v., in tal senso, citate sentenze AEG /Commissione, punto 50, e Stora, punto 29).
62 Come giustamente rilevato dal Tribunale al punto 61 della sentenza impugnata, se è pur vero che la Corte, ai punti 28 e 29 della citata sentenza Stora, ha menzionato, oltre alla detenzione del 100% del capitale della controllata, altre circostanze, quali la mancata contestazione dell’influenza esercitata dalla controllante sulla politica commerciale della propria controllata e la rappresentanza comune delle due società durante il procedimento amministrativo, ciò non toglie che tali circostanze siano state rilevate dalla Corte solo con l’obiettivo di mostrare tutti gli elementi su cui il Tribunale aveva fondato il suo ragionamento e non per subordinare l’applicazione della presunzione menzionata al punto 60 della presente sentenza alla produzione di indizi supplementari relativi all’effettivo esercizio di un’influenza della società controllante.
63 Alla luce di tutte le suesposte considerazioni, il Tribunale non è incorso in alcun errore di diritto dichiarando che, nel caso in cui la società controllante detenga il 100% delle quote della propria controllata, esiste la presunzione relativa secondo cui tale società controllante esercita un’influenza determinante sul comportamento della propria controllata.
64 Di conseguenza, dal momento che la Commissione non è tenuta, per quanto attiene all’imputabilità dell’infrazione, a produrre, nella fase della comunicazione degli addebiti, elementi ulteriori rispetto alla prova relativa alla detenzione da parte della società controllante del capitale delle proprie controllate, l’argomento delle ricorrenti relativo alla violazione dei diritti della difesa non può essere accolto.
65 Per quanto attiene alla censura formulata contro il punto 62 della sentenza impugnata, è sufficiente rilevare che dal medesimo non risulta affatto che il Tribunale avrebbe limitato le possibilità di invertire la presunzione menzionata supra al punto 60 soltanto ai casi in cui la società controllante abbia emesso direttive. Al contrario, dai punti 60 e 65 della sentenza impugnata si evince che il Tribunale ha adottato una posizione relativamente ampia al riguardo, dichiarando, segnatamente, che incombe alla società controllante sottoporre alla valutazione del Tribunale ogni elemento relativo ai vincoli organizzativi, economici e giuridici che intercorrono tra la stessa e la propria controllata, idonei a dimostrare che esse non costituiscono un’unica entità economica.
67 Secondo le ricorrenti, il Tribunale ha erroneamente ritenuto che aspetti diversi da quelli menzionati al punto 64 della sentenza impugnata rientravano nella politica commerciale della controllata sulla quale la società controllante esercita un’influenza determinante e che gli elementi relativi ai vincoli organizzativi, economici e giuridici intercorrenti tra la società controllante e la propria controllata sarebbero pertinenti per provare l’autonomia di quest’ultima.
70 La Commissione afferma che la valutazione circa la necessità di riferirsi a una definizione ampia ovvero ristretta della nozione di politica commerciale è priva di rilievo ai fini della valutazione dell’esistenza di un’impresa unica, per la quale la Corte preferisce piuttosto considerare i vincoli economici e organizzativi intercorrenti tra le società.
73 Ne risulta, come rilevato dall’avvocato generale ai paragrafi 87-94 delle sue conclusioni, che il comportamento della controllata sul mercato non può costituire l’unico elemento in grado di determinare la responsabilità della società controllante, essendo piuttosto uno dei segni dell’esistenza di un’unità economica.
77 Va rilevato in proposito che, come risulta dal punto 56 della presente sentenza, il diritto comunitario in materia di concorrenza si fonda sul principio della responsabilità personale dell’entità economica che ha commesso l’infrazione. Orbene, se la società controllante rientra in tale unità economica, che, come affermato supra al punto 55, può essere costituita da più persone giuridiche, tale società controllante è considerata responsabile in solido dei comportamenti anticoncorrenziali unitamente alle altre persone giuridiche che formano tale unità. Infatti, anche se la società controllante non partecipa direttamente all’infrazione, essa esercita, in tale ipotesi, un’influenza determinante sulle controllate che hanno partecipato ad essa. In tale contesto ne deriva che la responsabilità della società controllante non può essere considerata una responsabilità oggettiva.
78 Conseguentemente, il secondo capo del motivo unico dedotto dalle ricorrenti a sostegno della loro impugnazione non può essere accolto, ragion per cui l’impugnazione deve essere dichiarata infondata in toto.
79 Ai sensi dell’art. 69, n. 2, del regolamento di procedura, applicabile al procedimento di impugnazione in forza dell’art. 118 del regolamento medesimo, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è fatta domanda. Le ricorrenti, essendo rimaste soccombenti, devono essere pertanto condannate alle spese, conformemente alla domanda formulata in tal senso dalla Commissione.
2) La Akzo Nobel NV, la Akzo Nobel Nederland BV, la Akzo Nobel Chemicals International BV, la Akzo Nobel Chemicals BV e la Akzo Nobel Functional Chemicals BV sono condannate alle spese.