Source: http://astratto.info/relata-di-notifica-v2.html?page=2
Timestamp: 2020-01-20 00:55:48+00:00
Document Index: 13264773

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 158', 'art. 32', 'art. 32', 'art. 146', 'art. 158', 'sentenza ', 'art. 70', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 32', 'art. 32', 'art. 146']

Bellezze naturali (tutela delle) - Piani paesaggistici (violazione) - assenza di danno ambientale - valutazione compatibilità paesaggistica - valutazione in concreto - necessità
È parimenti illegittimo il diniego della certificazione di assenza di danno ambientale, nel caso in cui manchi una valutazione in concreto dell'impatto dei lavori sul paesaggio.
sul ricorso numero di registro generale 1263 del 2001, proposto da:
Zi. Ja., rappresentato e difeso dagli avv.ti Giovanni e Francesco
Onofri, con domicilio eletto presso il loro studio in Brescia, Via
Ferramola n. 14;
Comune di Gardone Riviera, rappresentato e difeso dall'avv.to Mauro
Ballerini, con domicilio eletto presso il suo studio in Brescia, Via
della Stazione n. 37;
sul ricorso numero di registro generale 1687 del 2005, proposto da:
Comune di Gardone Riviera, non costituitosi in giudizio;
quanto al ricorso n. 1263 del 2001:
- DELLA VALUTAZIONE SFAVOREVOLE DI COMPATIBILITÀ PAESAGGISTICA
FORMULATA DALLA COMMISSIONE EDILIZIA INTEGRATA IN DATA 12/7/2001, E
DEL CONSEGUENTE PARERE NEGATIVO SULL'ISTANZA PER LA CERTIFICAZIONE DI
ASSENZA DI DANNO AMBIENTALE;
- DELL'ORDINANZA DI RIPRISTINO DELLO STATO DEI LUOGHI DEL 15/10/2001;
quanto al ricorso n. 1687 del 2005:
- DEL DINIEGO DI CONDONO EDILIZIO IN DATA 11/8/2005;
- DEL PARERE NEGATIVO DELLA COMMISSIONE EDILIZIA INTEGRATA, ESPRESSO
NELLA SEDUTA DEL 20/7/2005;
- DI OGNI ALTRO ATTO PRESUPPOSTO, CONNESSO O CONSEGUENTE.
Visto l'atto di costituzione in giudizio del Comune di Gardone
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 14 novembre 2013 il dott.
Stefano Tenca e uditi per le parti i difensori come specificato nel
 Fatto
Il ricorrente è proprietario di un fabbricato collocato sul lungolago di Gardone Riviera. In data 6/6/2001 presentava istanza di concessione edilizia in sanatoria per l'apertura di una vetrata sulla facciata dell'appartamento posto al primo piano: precedentemente, sul fronte dell'edificio insistevano due porte finestre (dimensioni 110 x 120 cm) separate da un setto di muro di 190 cm, il quale è stato eliminato per creare un'unica ampia apertura di 410 x 220 cm, lasciando inalterato ogni altro elemento edilizio.
Con l'atto impugnato la Commissione edilizia integrata dagli esperti ambientali si esprimeva sfavorevolmente, rilevando che <>.
A tale determinazione faceva seguito l'ordinanza del 15/10/2001, recante l'intimazione a ripristinare lo stato dei luoghi anteriore alla realizzazione delle opere in assenza di titolo abilitativo.
Occorre precisare che la sponda bresciana del lago di Garda è stata dichiarata di notevole interesse pubblico con un vincolo introdotto con D.M. 6/2/1959 accompagnato dalla seguente motivazione: "perché posta fra le pendici delle retrostanti montagne e la riva del Garda, con andamento degradante formante una bellissima conca ricca delle tipiche essenze della flora Gardesana, oltre a formare un quadro naturale di non comune bellezza avente anche valore artistico e tradizionale, offre dei punti di vista dai quali si può godere la visuale del lago di Garda con tutta la riviera veronese, i golfi di Salò, Manerba e Desenzano, dell'isola di Garda e della penisola di Sirmione".
Con gravame r.g. 1263/01 parte ricorrente impugna i provvedimenti in epigrafe, deducendo i seguenti motivi di diritto:
a) Violazione dell'art. 3 della L. 241/90 per insufficienza e perplessità della motivazione, eccesso di potere per difetto di istruttoria, travisamento dei presupposti ed erronea valutazione dei fatti, in quanto il compimento di un modestissimo intervento esige la specificazione degli elementi che provocherebbero una pesante alterazione del prospetto da tutelare;
b) Violazione dell'art. 158 del D. Lgs. 490/99, che permette alle Regioni di stabilire d'autorità il colore della facciata dei fabbricati, ove quello proposto non si armonizzi con la bellezza d'insieme.
Si è costituito in giudizio il Comune di Gardone Riviera, chiedendo la reiezione del gravame e sottolineando la perfetta cognizione dei luoghi da parte dei componenti della Commissione, che avrebbero valutato correttamente l'impatto dell'intervento.
Di seguito, il 10/12/2004, parte ricorrente ha presentato domanda di condono, ma la Commissione edilizia - nella seduta del 21/4/2005 - si è pronunciata negativamente cosicché il 17/8/2005 è stato adottato il provvedimento di rigetto sull'istanza. La Commissione ha sostenuto che "data la posizione del fabbricato all'interno del centro storico di Gardone Sotto con affaccio diretto a lago e visti i criteri di valutazione paesistica dei progetti ... L'intervento in oggetto costituisce una forte perdita dell'identità figurativa del sistema edilizio che si percepisce nel contesto del Lungolago. Altro elemento forte che viene stravolto è il sistema proporzionale sia nei rapporti pieni-vuoti della facciata e sia nel rapporto dimensionale base-altezza dell'apertura in oggetto rispetto a quelle esistenti".
Con gravame r.g. 1687/2005, ritualmente notificato e tempestivamente depositato presso la Segreteria della Sezione, parte ricorrente impugna i provvedimenti in epigrafe, deducendo i seguenti motivi di gravame:
c) Violazione dell'art. 32 della L. 326/2003, dell'art. 32 della L. 47/85, dell'art. 146 del D. Lgs. 42/2004, illegittimità per carenza di motivazione e difetto di istruttoria, in quanto la Commissione edilizia non ha dato conto del tipo di valutazione sottesa al parere;
d) Eccesso di potere per falsità del presupposto, irragionevolezza, travisamento dei fatti, perché il bene tutelato è una bellezza d'insieme e non individua, che ha subito una modestissima incisione;
e) Violazione dell'art. 158 del D. Lgs. 490/99, che permette alle Regioni di stabilire il colore della facciata dei fabbricati ove quello proposto non si armonizzi con la bellezza d'insieme.
Nella memoria finale il ricorrente sottolinea lo scarso impatto dell'opera nel contesto in cui si trovano il piccolo edificio e la pressoché invisibile (dal lago) finestra posta al primo piano: ad avviso del Sig. Zi. il vincolo non tutela affatto il sistema edilizio nel contesto del lungolago né il sistema proporzionale all'interno di un edificio, ma occorre apprezzare la bellezza d'insieme.
Alla pubblica udienza del 14/11/2013 i ricorsi sono stati chiamati per la discussione e trattenuti in decisione.
 Diritto
I due ricorsi appaiono connessi sotto il profilo soggettivo ed oggettivo e pertanto se ne dispone la riunione, potendo essere decisi con un'unica sentenza ai sensi dell'art. 70 del Codice del processo amministrativo.
1. Il ricorso r.g. 1263/2001 è rivolto contro la valutazione sfavorevole di compatibilità paesaggistica formulata dalla Commissione edilizia integrata in data 12/7/2001, avverso il parere negativo sull'istanza per la certificazione di assenza di danno ambientale e l'ordinanza di ripristino dello stato dei luoghi del 15/10/2001.
1.1 Il Sig. Zi. deduce la violazione dell'art. 3 della L. 241/90 per insufficienza e perplessità della motivazione, l'eccesso di potere per difetto di istruttoria, travisamento dei presupposti ed erronea valutazione dei fatti, in quanto il compimento di un modestissimo intervento esige la specificazione degli elementi che provocherebbero una pesante alterazione del prospetto da tutelare. Rileva il ricorrente che si tratta dell'unificazione di due porte finestre preesistenti in un'unica apertura (senza variazione in altezza) che si affaccia su una terrazza di 3 metri di profondità, coperta da un tendone e delimitata da un parapetto in muratura il quale riduce la percezione della nuova finestra dal lago: l'impatto visivo è fortemente attenuato a circa 1/4 del totale, per cui manca la motivazione con riferimento ai presupposti di fatto e all'istruttoria, dato che il bene da tutelare è una bellezza d'insieme e non un componente singolo.
1.2 Va premesso che il paesaggio è un valore costituzionale primario (T.A.R. Campania Salerno, sez. I - 21/6/2013 n. 1380) e che le valutazioni di compatibilità ambientale concretano un apprezzamento tecnico-discrezionale rispetto al quale il sindacato del giudice è circoscritto alle situazioni connotate da evidenti illegittimità e da incongruenze manifeste, mentre non può tradursi nella formulazione di giudizi che spettano solo all'autorità competente (T.A.R. Abruzzo Pescara - 20/6/2009 n. 448): ciò presuppone, però, lo svolgimento di un accertamento in concreto per valutare la compatibilità del manufatto con il provvedimento di vincolo, e nella motivazione dell'atto devono essere puntualmente indicate le ragioni per le quali la realizzazione (o la conservazione, nell'ipotesi di sanatoria) dell'intervento sia da ritenersi incompatibile con i valori tutelati (T.A.R. Lombardia Milano, sez. IV - 22/10/2013 n. 2340)
1.3 È stato specificato (sentenza sez. II Bs -2/2/2011 n. 224, che richiama T.A.R. Toscana, sez. II - 14/3/2008 n. 295; T.A.R. Liguria, sez. I - 22/12/2008 n. 2187) che il diniego emesso dall'autorità preposta alla tutela del vincolo deve essere assistito da un apparato motivazionale che - sia pure in forma sintetica - si soffermi sulla realtà dei fatti e sugli elementi ambientali che sconsigliano di assentire un determinato intervento: devono quindi emergere in concreto i profili per i quali il manufatto, per le sue caratteristiche architettoniche ed estetiche, viene giudicato pregiudizievole dell'integrità del contesto paesaggistico in cui si inserisce e, con essa, degli specifici interessi pubblici alla cui tutela il vincolo è preordinato.
1.4 Nella fattispecie affrontata in questa sede, la motivazione che assiste i provvedimenti sfavorevoli appare lacunosa e - seppur non prescindendo da un'effettiva conoscenza dello stato dei luoghi - non tiene conto di alcuni elementi di fatto esibiti in giudizio (cfr. materiale fotografico). Non è assolutamente chiara la produzione di un "forte disturbo" al prospetto verso lago derivante dalla mera trasformazione di due porte finestre separate da un setto di muro (di 190 cm) in un'unica ampia apertura di 410 x 220 cm. Tenuto conto della natura del vincolo introdotto con D.M. 6/2/1959 e della ridotta percezione degli elementi modificati - per la localizzazione nella rientranza di un terrazzo circondato da una protezione in muratura - non si comprende la fonte della distonia dell'intervento con il contesto tutelato.
1.5 L'amministrazione ha evidenziato che non si tratta di un intervento innocuo poiché la finestra prospetta direttamente sulla passeggiata e, nonostante la parete sia parzialmente ritratta, la modificazione sarebbe perfettamente percepibile. Tale asserzione appare smentita dall'esame del materiale fotografico, dal quale risulta un'attenuazione nella visuale della parete per l'interferenza del parapetto. Né assume spessore il fatto che la collocazione renda la finestra visibile da ogni angolazione, poiché ciò che difetta è l'esternazione delle ragioni per le quali il nuovo profilo (unica parete finestrata) inciderebbe in negativo sul paesaggio rispetto all'immagine percepita in precedenza (con due finestre intervallate dal muro).
La fondatezza della censura principale permette di assorbire l'ulteriore doglianza sulla mancata indicazione degli accorgimenti alternativi.
3. È parimenti fondato il ricorso r.g. 1687/2005, per violazione dell'art. 32 della L. 326/2003, dell'art. 32 della L. 47/85, dell'art. 146 del D. Lgs. 42/2004, illegittimità per carenza di motivazione e difetto di istruttoria, in quanto la Commissione edilizia non ha dato conto del tipo di giudizio sotteso al parere.
3.1 È in effetti mancata - anche in questo caso - una valutazione in concreto dell'impatto dei lavori sul paesaggio, in assenza di una variazione nell'altezza dell'apertura. In particolare non si comprende ancora come la nuova immagine sia (rispetto alla precedente) inaccettabile da un punto di vista estetico, e in particolare la ragione della dedotta "perdita dell'identità figurativa del sistema edilizio che si percepisce nel contesto del Lungolago": va ribadito che in presenza di un intervento obiettivamente modesto e di portata sostanzialmente neutra (unica parete finestrata in luogo di 2 finestre intervallate dal muro) devono essere evidenziati in modo puntuale i profili di incompatibilità del nuovo profilo con l'ambiente. L'ampia discrezionalità "estetica" della valutazione deve essere ancorata su argomentazioni coerenti con lo stato effettivo dei luoghi e con la portata dell'intervento, che nella specie mancano. Non intelleggibile è il dichiarato stravolgimento del "sistema proporzionale sia nei rapporti pieni-vuoti della facciata", mentre il rapporto dimensionale base-altezza dell'apertura non risulta modificato, contrariamente a quanto dichiarato dagli esperti.
4. È altresì fondato il motivo con il quale il ricorrente lamenta l'eccesso di potere per falsità del presupposto, irragionevolezza, travisamento dei fatti, visto che il bene tutelato è una bellezza d'insieme e non un singolo elemento, e la modesta incisione deve essere riguardata con riferimento ai profili autenticamente tutelati (cfr. D.M. 6/2/1959).
Anche in questo gravame la fondatezza delle censure principali permette di assorbire l'ulteriore doglianza sulla mancata indicazione degli accorgimenti alternativi.
5. In conclusione i due ricorsi sono fondati e meritano accoglimento, con conseguente annullamento degli atti impugnati.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia sezione staccata di Brescia (Sezione Seconda) previa riunione dei ricorsi in epigrafe, definitivamente pronunciando, li accoglie, e per l'effetto annulla i provvedimenti impugnati.
Condanna il Comune di Gardone Riviera a corrispondere al ricorrente la somma di 2.500 € per il ricorso r.g. 1263/2001 e di 2.500 € per il ricorso r.g. 1687/2005, a titolo di compenso per la difesa tecnica, oltre ad oneri di legge.
Così deciso in Brescia nella camera di consiglio del giorno 14 novembre 2013 con l'intervento dei magistrati:
DEPOSITATA IN SEGRETERIA IL 09 DIC. 2013.