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Timestamp: 2017-08-20 09:41:53+00:00
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Tribunale di Torino: risarcimento danni ridotto solo perchè il lavoratore è di origine albanese
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Di Massima Di Paolo	 26 ottobre 2010 3 commenti
Per il Tribunale di Torino il risarcimento danni va adeguato al potere di acquisto della moneta del paese d'origine:il lavoratore albanese vale dieci volte meno di quello italiano
Secondo il Tribunale di Torino, “la vita di un operaio albanese vale dieci volte di meno di quella di un lavoratore italiano”; è questa in estrema sintesi la lettura della sentenza emessa appunto dal Tribunale chiamato a decidere su un risarcimento danni per morte di un lavoratore albanese.
La famiglia dell’operaio albanese, chiedeva il risarcimento dei danni alla ditta italiana presso la quale il malcapitato lavorava, ex art 2087 c.c. Secondo gli attori, l’operaio è precipitato dai ponteggi in costruzione a cui stava lavorando, a causa della mancata adozione da parte del datore di lavoro di misure di sicurezza adeguate.
Si chiedeva quindi un risarcimento di € 72.300 per ciascuno dei genitori del defunto ed in € 16.500 per ciascuno dei due fratelli superstiti, sulla base delle tabelle per la liquidazione del danno non patrimoniale in uso presso il Tribunale di Torino all’epoca del fatto.
Il Tribunale dopo aver riconosciuto un concorso di colpa del danneggiato nella produzione dell’infortunio, nella misura del 20%, facendo riferimento alla sentenza della Cassazione nr. 1637/00, ai sensi della quale “….nella determinazione equitativa della somma volta al risarcimento del danno morale subiettivo, debba tenersi conto della realtà socio-economica in cui vive il danneggiato…”., ha ridotto il valore del risarcimento del 10%.
Prosegue il Tribunale: la riduzione deve essere giustificata “della effettiva necessità di adattare il valore monetario espresso a titolo risarcitorio quale compensazione economica idonea a ristorare la sofferenza dei danneggiati in via equitativa , al reale potere di acquisto della moneta nel Paese estero in cui tale somma verrà spesa, ovvero l’Albania.
L’esigenza di riconoscere a tutti i danneggiati un risarcimento uguale non può infatti ritenersi soddisfatta dalla mera attribuzione di un uguale valore monetario che sia indipendente dal contesto economico in cui vive il singolo danneggiato, perché in tal modo si creerebbe un ingiustificato arricchimento in capo a coloro che vivano in Stati ad economia depressa con prezzi medi del costo della vita inferiori a quelli dell’Italia o di altri Paesi, come é notoriamente per l’Albania”.
Pertanto, spettano € 5.257,56 per ciascun fratello e € 23.037,672 per ciascun genitore.
Beh se è vero che i giudici hanno applicato la legge, come è giusto che facciano, è anche vero che la legge può essere interpretata. Non credo sia giusto legare il valore della vita umana “al potere di acquisto della moneta di un Paese”. Proprio perchè ciò comporta indubbiamente una discriminazione basata semplicemente sul paese di provenienza.
Non credo sia questo lo spirito di uguaglianza che vige nel nostro paese e che è anche principio ispiratore della Comunità Europea.
Si ma come si fa a dare un titolo così? Ok la critica nell'articolo ma il concetto del titolo è aberrante. Una ragione nella sentenza c'è, deduco che i parenti vivano in Albania e per il principio di uguaglianza e dell'ingiustificato arricchimento mi sembra comprensibile la sentenza. Prima di usare la pancia usiamo la ragione e valutiamo gli effetti che ciò che comunichiamo può produrre.
Ciao Massimo, hai ragione, nel dire che un motivo nella sentenza c'è; ma io, proprio con quel motivo, non sono in accordo. Anche se abbastanza d'impatto, ho cercato di riassumere nel titolo (che per forza di cose deve essere breve) il mio disappunto sulla sentenza del Tribunale di Torino. Non voleva nel mio intento essere nè un titolo di incitazione "alla discriminazione" nè tantomeno un titolo allarmista di demarcazione tra etnie diverse. La stessa cosa sarebbe stata se, avessi messo altra nazionalità di un paese ad "economia svantaggiata".
Per me è sbagliato il principio (ribadito dalla sentenza) di ancorare il valore di una vita umana al potere di acquisto di una nazione. La vita di ognuno è uguale a quella di qualunque altro. Niente di più. Mi dispiace quindi, se un titolo del genere ha urtato la tua sensibilità; ad ogni modo, cercherò di tenere a mente il tuo consiglio per i titoli futuri.
Apprezzo molto la tua risposta a fronte della mia irruenza nel primo post. Io faccio un passo ulteriore dicendo che umanamente è allucinante sentir parlare di "risaricimento economico" a fronte di una morte, come se la vita di una persona fosse pesabile al chilo. Purtroppo però pare al momento l'unica soluzione di ristoro e pertanto condivido quanto concluso dal Tribunale,il quale deve usare tale (aberrante ma ad oggi più consona alla richiesta di giustizia sociale) soluzione, parametrandola ai principi freddi ma immaneti di uguaglianza e ingiusticato arricchimento. Sui quali mi pare che Tu ed io abbiamo punti di vista differenti.
Molto felice di essermi confrontato con Te, conto di averne ulteriori possibilità in futuro.