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Timestamp: 2018-03-22 09:43:24+00:00
Document Index: 174519908

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art.1', 'art. 155', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

﻿ AVVOCATO SEPARAZIONI AFFIDO CONDIVISO DIVORZIO FAMIGLIA DIVORZISTA BOLOGNA RAVENNA FORLI CESENA
Orbene, non puo’ revocarsi in dubbio che l’audizione dei minori direttamente dal giudice o da un espero dal medesimo delegato gia’ prevista nell’articolo 12 della Convenzione di New York sui diritti del fanciullo, e’ divenuta un adempimento necessario nelle procedure giudiziarie che li riguardino ed, in particolare, in quelle relative al loro affidamento ai genitori, ai sensi dell’articolo 6 della Convenzione di Strasburgo del 25 gennaio 1996, ratificata con la legge n. 77 del 2003, nonche’ dell’articolo 155-sexies cod. civ. (applicabile ratione temporis). Ne consegue che l’ascolto del minore di almeno dodici anni, e anche di eta’ minore ove capace di discernimento, costituisce una modalita’, tra le piu’ rilevanti, di riconoscimento del suo diritto fondamentale ad essere informato e ad esprimere le proprie opinioni nei procedimenti che lo riguardano, nonche’ elemento di primaria importanza nella valutazione del suo interesse (cfr. Cass. 11687/2013; 6129/2015).
. Va, di poi, soggiunto che il c.t.u. che ha operato l’esame del minore ha, altresi’, precisato che dall’esame non e’ emerso “alcun segno di alienazione parentale da parte dell’uno o dell’altro genitore” e che “non si riscontrano nel ragazzino le difficolta’ scolastiche paventate dalla madre” (p. 6 della sentenza di appello). Talche’ la Corte territoriale ne ha tratto la conclusione che fosse del tutto condivisibile l’assunto del c.t.u., secondo cui l’attuale collocazione del minore e’ “maggiormente conforme al suo attuale interesse, al suo equilibrio ed alla sua serenita’”.
La L. n. 54/2006, entrata in vigore dal 16 marzo 2006, ha introdotto rilevanti novità rispetto alla precedente disciplina.
In particolare l’art.1, intervenendo nel Capo V, Titolo VI, del Libro I del codice civile, ha modificato tutta la materia relativa ai rapporti tra i figli ed i genitori nella cause di separazione e divorzio.
Secondo la vecchia dizione dell’art. 155 c.c., la regola generale era quella dell’affidamento dei figli ad un solo genitore, che aveva su di esso la potestà esclusiva.
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Con ricorso notificato il 26 febbraio 2009, (OMISSIS) adiva il Tribunale di Savona, chiedendo pronunciarsi la separazione giudiziale dal proprio marito (OMISSIS), stabilendosi l’affidamento condiviso del figlio minore (OMISSIS), ed un assegno di mantenimento per il predetto minore. Il Tribunale adito, con sentenza n. 1047/2011 – modificando, in punto collocazione prevalente del minore, i provvedimenti presidenziali – pronunciava la separazione dei coniugi, affidava ad entrambi i genitori il figlio Lorenzo, con collocazione prevalente presso il padre, e stabiliva a carico della madre un assegno di mantenimento a favore del minore, nella misura di Euro 200,00, ridotto ad Euro 100,00 per i mesi di giugno e settembre e sospeso nei mesi di luglio ed agosto, oltre ad un contributo per le spese straordinarie.
Avverso tale decisione proponeva appello (OMISSIS), che veniva in parte accolto – limitatamente alle spese di primo grado dalla Corte di Appello di Genova, con sentenza n. 62/2013, depositata il 29 maggio 2013. Il giudice del gravame riteneva che la collocazione prevalente del minore presso il padre rispondesse al prevalente interesse del medesimo, e che il contributo stabilito dal Tribunale a carico della madre fosse da reputarsi congruo, tenuto conto della permanenza del figlio presso ciascuno dei genitori, nonche’ dell’apporto economico proveniente dal convivente more uxorio della (OMISSIS).
Per la cassazione di tale sentenza ha proposto, quindi, ricorso (OMISSIS) nei confronti di (OMISSIS), affidato a sei motivi. L’intimato non ha svolto attivita’ difensiva.
Con il primo motivo di ricorso, (OMISSIS) denuncia la violazione degli articoli 112 e 115 cod. proc. civ., in relazione all’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 4.
Con il secondo motivo di ricorso, (OMISSIS) denuncia la violazione dell’articolo 155 cod. civ., in relazione all’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3.
2.2.3. Va, dipoi, soggiunto che il c.t.u. che ha operato l’esame del minore ha, altresi’, precisato che dall’esame non e’ emerso “alcun segno di alienazione parentale da parte dell’uno o dell’altro genitore” e che “non si riscontrano nel ragazzino le difficolta’ scolastiche paventate dalla madre” (p. 6 della sentenza di appello). Talche’ la Corte territoriale ne ha tratto la conclusione che fosse del tutto condivisibile l’assunto del c.t.u., secondo cui l’attuale collocazione del minore e’ “maggiormente conforme al suo attuale interesse, al suo equilibrio ed alla sua serenita’”.
Con il terzo motivo di ricorso, (OMISSIS) denuncia, sotto altro profilo, la violazione dell’articolo 155 cod. civ., in relazione all’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3.
Con il quarto motivo di ricorso, (OMISSIS) denuncia la violazione dell’articolo 709 cod. proc. civ., in relazione all’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3.
4.2.1. La Corte di Appello ha, difatti, motivato il rigetto dell’istanza sulla base del mutamento della situazione di fatto, avvenuto con la collocazione del minore piu’ stabilmente presso il padre, ed in considerazione dell’”assenza di riscontri univoci espressivi di comportamenti inadeguati e negligenti, che la madre ha omesso di fornire”. Orbene, il ricorrente che intenda censurare in cassazione la violazione o falsa applicazione di norme di diritto deve indicare, e trascrivere nel ricorso, anche i riferimenti di carattere fattuale in concreto condizionanti gli ambiti di operativita’ della violazione denunciata (cfr. Cass. 15910/2005; 7846/2006; 27197/2006; 9888/2016).
Con il quinto motivo di ricorso (OMISSIS) denuncia la violazione degli articoli 91 e 92 cod. proc. civ., in relazione all’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3.
Con il sesto motivo di ricorso, la (OMISSIS) denuncia la violazione dell’articolo 112 cod. proc. civ., in relazione all’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 4.
Il ricorso proposto da (OMISSIS) deve essere, di conseguenza, integralmente rigettato.
Con il primo motivo di impugnazione il ricorrente ha dedotto, ai sensi dell’articolo 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4, la violazione e falsa applicazione dell’articolo 169 c.p.c., e articoli 74 ed 87 disp. att. c.p.c.. In sostanza il ricorrente critica la decisione della Corte di merito che, nel confermare in ogni sua parte la decisione di prime cure, ha fatto propria la sentenza del Tribunale anche nella parte in cui questa non ha tenuto conto che, al momento del deposito della comparsa conclusionale, il fascicolo di controparte non risultava depositato, e ne era stato poi depositato un duplicato. Il fascicolo originale era stato quindi ritrovato nel corso del giudizio di seconde cure, ma non recava alcuna attestazione di avvenuto deposito in primo grado. Ciononostante il Tribunale avrebbe deciso il giudizio anche sul fondamento di atti contenuti nel fascicolo della (OMISSIS) tardivamente ed irregolarmente allegato.
Con il secondo motivo di impugnazione il ricorrente ha contestato, ai sensi dell’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 5, che non gli fosse stata assicurata “la possibilita’ di provare il proprio assunto circa l’incapacita’ genitoriale della moglie che ha portato alla separazione”, specie in conseguenza dell’incapacita’ della stessa di vigilare sul figlio minore che, quando era affidato alle sue cure, si era procurato frequentemente lesioni non trascurabili. Ha osservato allora il ricorrente che lo stesso quesito posto al CTU, al quale era stato richiesto di individuare il genitore piu’ idoneo all’affidamento del figlio minore, appariva improprio. Le valutazioni operate dal CTU sono state comunque tacciate di incoerenza dal ricorrente, il quale ha evidenziato che il professionista aveva dovuto riconoscere l’intenso legale personale intercorrente anche tra il minore ed il padre.
Con il terzo motivo, il ricorrente ha ulteriormente contestato, ai sensi dell’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3, che la decisione della Corte d’Appello sarebbe incorsa nella violazione della riforma introdotta con la L. n. 54 del 2006: questo perche’, a suo avviso, la pronuncia non avrebbe tenuto conto che, essendo l’affidamento condiviso la regola nel nostro Ordinamento, in sede di separazione dei coniugi non deve essere effettuato un giudizio circa il coniuge maggiormente idoneo all’affidamento del figlio minore, bensi’ una valutazione circa l’eventuale inidoneita’ di uno dei coniugi ad essere coaffidatario del figlio minore.
Con un quarto motivo di impugnazione, (OMISSIS) ha criticato, ai sensi dell’articolo 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, per la violazione dell’articolo 92 c.p.c. e segg., la valutazione operata dalla Corte di merito in materia di governo delle spese di lite: ha osservato in proposito che, a fronte di una motivata contestazione sul quantum della condanna alle spese inflittagli in primo grado, in considerazione del “valore della causa”, il giudice d’appello avrebbe dovuto rinnovare la valutazione in materia di ammontare del compenso, e non addebitare al ricorrente di non aver indicato le singole voci contestate.