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Timestamp: 2019-08-22 12:38:33+00:00
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di lucmu (del 20/10/2009, in Regione, linkato 910 volte)
LEGGE 38/81: RISCHIO RICATTO NEI CONFRONTI DEI DIPENDENTI REGIONALI. LA NOSTRA INTERPELLANZA
di lucmu (del 03/09/2009, in Regione, linkato 1965 volte)
Oggi abbiamo depositato un’interpellanza alla Giunta e inviato una richiesta di intervento alla Presidenza del Consiglio (puoi scaricare ambedue i testi in allegato in fondo a questo post) in relazione alla vicenda dell’indennità ex legge regionale 38/81 dei lavoratori dipendenti di Regione Lombardia.
Infatti, alla fine di luglio, nel quadro della manovra di assestamento di bilancio, la maggioranza ha fatto approvare una modifica di legge che dovrebbe porre fine all’allucinante vicenda che da anni contrappone in sede giudiziaria i dipendenti regionali andati in pensione all’Amministrazione regionale. Ma il condizionale è d’obbligo, poiché la soluzione adottata è irta di ostacoli e di tranelli, per usare un eufemismo, e occorre un urgente intervento chiarificatore per evitare che vengano esercitate pressioni indebite sul personale regionale e molti lavoratori subiscano un danno economico. Insomma, i nodi che avevamo segnalato a suo tempo stanno venendo al pettine.
Tralasciando qui la nostra critica di fondo rispetto al tipo di soluzione imposta, va anzitutto evidenziato che il diavolo non si nasconde tanto nella lettera della legge, quanto invece nell’interpretazione che ne verrà data nella fase applicativa. Nulla di nuovo, per carità, in fondo tutta la triste vicenda era nata non dalla norma in sé, bensì dall’interpretazione creativa e completamente illegittima datane dal governo regionale.
Ma partiamo dalla lettera della norma, così come modificata alla fine di luglio.
Anzitutto va sottolineato che l’emendamento voluto e fatto approvare dal governo regionale non ha abrogato in alcun modo la normativa preesistente, che rimane pertanto in vigore, ovviamente nella interpretazione data dalla sentenza della Corte di Cassazione del 2008. Cioè, a ogni dipendente regionale, al momento del suo collocamento a riposo, deve essere erogata l’indennità ex l.r. 38/81 nella quantità maturata fino al 30 maggio 2000.
La modifica di legge ha invece carattere integrativo, in quanto aggiunge una nuova possibilità per i dipendenti regionali di ruolo. Cioè, i dipendenti in servizio possono optare volontariamente per la possibilità di ottenere subito il 75% dell’indennità (nella quantità maturata fino al 30 maggio 2000) in cambio della rinuncia al 100% nel momento del pensionamento.
Insomma, il nuovo testo di legge consegna a ogni dipendente regionale in servizio, anche se nel frattempo trasferito ad altro ente, una libera scelta: o il 75% subito o il 100% quando vai in pensione.
Tutto semplice, si direbbe. Invece no! Infatti, tra il personale regionale prevale un clima di incertezza e preoccupazione, perché l’amministrazione non si è minimamente preoccupata di informare adeguatamente ed esaustivamente i lavoratori su quello che accadrà. E l’incertezza non è dovuta soltanto al silenzio informativo, ma anche a delle voci, messe in circolazione ad arte, anche da dirigenti, che annunciano sostanzialmente un ricatto: se non accetti il 75% subito, allora al momento della pensione dovrai fare causa alla Regione per avere quanto ti spetta.
Voci e interpretazioni palesemente contrarie alla legge e alla sentenza della Cassazione, ma che diventano credibili alla luce dei precedenti e del persistente silenzio ufficiale.
Ma non è soltanto questione di legalità, trasparenza e un minimo di decenza nel rapporto tra dirigenza e lavoratori, ma anche di soldi. Infatti, dal punto di vista del bilancio regionale è sicuramente vantaggioso erogare il 75% di quanto dovuto, invece del 100%, ma non lo è necessariamente per i dipendenti. In altre parole, il 75% subito può essere una soluzione interessante per quanti/e sono ancora lontani dalla pensione, considerato che verosimilmente hanno maturato pochi anni di indennità e che non c’è rivalutazione della somma, ma non lo è sicuramente per quanti/e andranno in pensione nei prossimi 10 anni circa, che con il 75% subirebbero un danno economico considerevole e certo. E vista l’aria che tira per i lavoratori in questo periodo, non ci sembra proprio il caso
Ecco perché abbiamo chiesto con la nostra interpellanza un urgente intervento da parte dell’Assessore competente, Colozzi, perché l’amministrazione comunichi ai dipendenti regionali in servizio chiaramente l’interpretazione corretta da dare alla norma, cioè che chiarisca una volta per tutte che la libertà di scelta è garantita e che nessuno e nessuna sarà costretto a spendere denaro e tempo per vedere rispettato un suo diritto, e che convochi tutte le rappresentanze sindacali, sia firmatarie che non firmatarie degli accordi, al fine di definire le procedure applicative atte a garantire trasparenza e rispetto della legalità. Inoltre, chiediamo che venga garantita la medesima informazione a tutti gli ex dipendenti regionali, andati in pensione dal giugno 2000 in poi, e a tutti i dipendenti nel frattempo trasferiti ad altri enti (oltre mille!), come peraltro stabilito dal nostro ordine del giorno approvato dal Consiglio.
qui sotto puoi scaricare l’interpellanza alla Giunta e la lettera alla Presidenza del Consiglio
di lucmu (del 29/07/2009, in Regione, linkato 1390 volte)
di lucmu (del 21/07/2009, in Regione, linkato 2198 volte)
di lucmu (del 16/07/2009, in Regione, linkato 1250 volte)
REGIONE: DIRIGENTI ASSUNTI CON CONCORSO ILLEGITTIMO SEMPRE AL LORO POSTO. PRESENTATA INTERPELLANZA
di lucmu (del 25/05/2009, in Regione, linkato 2260 volte)
L’aveva detto il Tar nel 2008 e lo ha confermato il Consiglio di Stato il mese scorso: quel concorso del 2006 per 20 posti di dirigenti della Regione Lombardia era illegittimo e pertanto da annullare. Eppure, tutti i dirigenti regionali assunti sulla base del concorso in questione continuano ad essere regolarmente in servizio e a firmare atti, anche di grande rilevanza amministrativa.
Infatti, la Giunta regionale non intende accettare nemmeno la sentenza d’appello del Consiglio di Stato, da essa stessa voluta, e, anzi, rilancia con un ricorso alla Corte di Cassazione “per difetto di giurisdizione”, come deciso con la delibera di Giunta del 20 maggio scorso.
Ma c’è un piccolo problema: fino alla sentenza d’appello era assolutamente legittimo che i dirigenti così assunti continuassero nelle loro funzioni, poiché il Consiglio di Stato, con ordinanza n. 3006/08, aveva sospeso l’effetto della sentenza del Tar fino all’appello. Ma ora non risultano esserci basi giuridiche e quindi tutti gli atti firmati dai dirigenti provenienti da tale concorso sono a rischio illegittimità.
Riteniamo l’atteggiamento da parte della Giunta regionale perlomeno curioso. Non solo non si tiene conto che il Consiglio di Stato ha smontato proprio il cuore della tesi difensiva della Regione, cioè che in virtù del riformato titolo V della Costituzione essa non dovesse più pubblicare i bandi di concorso sulla Gazzetta Ufficiale, ma si espongono a rischi di legittimità una lunga serie di atti amministrativi.
Abbiamo pertanto presentato un’ulteriore interpellanza all’Assessore Colozzi sul concorso, la terza dopo quelle sul medesimo argomento del 2006 e del 2008, al fine di avere spiegazioni esaurienti e per sollecitare la Giunta regionale a rispettare la sentenza del Consiglio di Stato e pertanto procedere all’indizione di un nuovo bando.
Riteniamo quest’ultimo un passo necessario non solo alla luce di quanto già detto, ma anche per tutelare l’istituzione dalle troppe dicerie già in circolazione, che a questo punto potrebbero assumere nuova credibilità. L’accanimento della Regione si spiegherebbe cioè con la vicinanza a Comunione e Liberazione di molti dirigenti assunti in questo modo e con la presenza tra di loro del figlio di un Assessore, nonché cognato del Presidente Formigoni.
di lucmu (del 19/05/2009, in Regione, linkato 1447 volte)
FORMIGONI AVOCA A SE' TUTTE LE NOMINE. RACCOLTI I FRUTTI AVVELENATI DEL NUOVO STATUTO
di lucmu (del 02/12/2008, in Regione, linkato 749 volte)
Oggi la nostra regione ha raccolto i primi frutti avvelenati seminati dal nuovo Statuto della Lombardia: con un atto di arroganza politica e istituzionale Formigoni ha avocato a sé tutte le nomine nei consigli d’amministrazione degli enti controllati dalla Regione.
Infatti, il nuovo Statuto, approvato otto mesi fa con un voto bipartisan Centrodestra-Pd, aveva certificato la realtà del presidenzialismo sui generis e squilibrato vigente dalle nostre parti, prevedendo dunque che anche le nomine negli enti, aziende, agenzie e soggetti partecipati dalla Regione non fossero più competenza dell’assemblea legislativa, bensì della sola Giunta.
Ma si sa, la fame viene mangiando, e così il governo regionale ha pensato bene di forzare nella seduta di oggi l’approvazione di un provvedimento che traducesse questo principio statutario in legge, senza peraltro attendere la ridefinizione complessiva della normativa sulle nomine. Un atto di arroganza talmente palese che la richiesta preliminare dell’opposizione di non procedere alla discussione è stata respinta, nel segreto dell’urna, per un solo voto: 34 a 34.
Oggi Formigoni e Cl si sono portati a casa un bel regalo di natale, cioè poter nominare nei consigli d’amministrazione degli enti regionali chi vogliono senza più fastidiose discussioni e votazioni nel Consiglio e annessa pubblicità. Un pessima giornata invece per il Consiglio, ridotto a una corte del principe, e per i cittadini lombardi, che dovranno rinunciare a un’ulteriore fetta di trasparenza.
22/08/2019 @ 14:38:32