Source: https://avvmichelespadaro.wordpress.com/2014/03/28/decadenza-dalla-potesta-sui-figli-tribunale-ordinario-mai-competente/
Timestamp: 2017-11-17 17:31:23+00:00
Document Index: 70684531

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 2', 'art. 6', 'art. 337', 'art. 2', 'art. 333', 'art. 26', 'art. 25', 'art. 333', 'art. 333', 'art. 333', 'art. 333', 'art. 333', 'art. 38', 'art. 38', 'art. 333', 'art. 333', 'sentenza ', 'art. 333', 'art. 333', 'art. 333', 'art. 333', 'art. 333', 'art. 333']

Decadenza dalla potestà sui figli: tribunale ordinario mai competente | Studio Legale Avv. Michele Spadaro - Il Blog
Il Tribunale di Milano, con la sentenza 11 dicembre 2013, ha preso nuovamente una netta posizione sul riparto di competenze in materia di filiazione tra giudice ordinario e giudice minorile.
[3.1.]. Quanto ai rapporti tra Tribunale per i Minorenni e Tribunale ordinario, è opportuno precisare che l’affidamento dei minori al Comune di loro residenza non costituisce, in senso tecnico-giuridico, un provvedimento di “affidamento della prole”, in quanto l’affido dei fanciulli può ipotizzarsi solo verso uno dei genitori o entrambi (artt. 155, 155-bis c.c.). Il modulo dell’affidamento dei bambini all’ente locale realizza, infatti, una limitazione all’esercizio della responsabilità genitoriale nell’ipotesi in cui sia madre che padre versino in condizioni di inidoneità al ruolo paterno e materno (infatti, v. art. 2, l. 4 maggio 1983 n. 184 che, per l’affido familiare o all’Ente richiede che “il minore sia temporaneamente privo di un ambiente familiare idoneo”; v. anche l.’art. 6 l. 898/1970). Ve ne è una conferma – de jure condendo – nell’art. 337-ter c.c. (come verrà introdotto a seguito dell’attuazione della delega contenuta nell’art. 2 l. 219/2012, approvata il 12 luglio 2013) in cui la norma, dopo avere previsto l’affidamento della prole a entrambi i genitori, prevede che il giudice «adotta ogni altro provvedimento relativo alla prole, ivi compreso, in caso di temporanea impossibilità di affidare il minore ad uno dei genitori, l’affidamento familiare». L’affido al soggetto terzo diverso dai genitori è, quindi, provvedimento «altro» rispetto all’affidamento mono- o bi- genitoriale. Ciò premesso, l’affidamento all’Ente terzo, non potendosi inquadrare nell’ambito dei provvedimenti ex artt. 155 cc. e ss., va collocato nell’ambito dell’art. 333 c.c. e, cioè, nei provvedimenti necessari e convenienti adottati dal Tribunale per proteggere il minore da condotte pregiudizievoli dei genitori. Si tratta di una conclusione confortata dall’art. 26 della legge 27 maggio 1935 n. 835 (di conversione in Legge del d.l. 20 luglio 1934 n. 1404), come modificata dalla l. 25 luglio 1956 n. 888, in cui è espressamente previsto, all’ultimo comma, che «la misura di cui all’art. 25, n. 1 [affidamento del minore al Servizio Sociale], può altresì essere disposta quando il minore si trovi nella condizione prevista dall’art. 333 del Codice civile». Il decreto del Tribunale per i Minorenni di .., dell’1 febbraio 2012, è, dunque, una limitazione ex art. 333 c.c. Come noto, le limitazioni ex art. 333 c.c. sono sempre modificabili e revocabili ex art. 333 comma II c.c. Orbene, alla luce delle conclusioni sin qui raggiunte dovrebbe prendersi atto di una competenza funzionale fisiologia del Tribunale minorile per l’apposizione delle limitazioni ex art. 333 c.c. e per la loro modifica o rimozione, alla luce dell’art. 38 disp. att. c.p.c., come vigente alla data di introduzione della lite (2011). Così, però, non è. In tempi recenti, la Legge 219/12 – riscrivendo l’art. 38 cit. – ha istituito, in capo al Tribunale ordinario, una competenza cd. per attrazione (v. Trib. Mi, sez. IX, 3 ottobre 2013, Pres. Est. G. Servetti) nel senso di ricondurre al giudice ordinario la cognizione anche dei profili inerenti alla limitazione della responsabilità genitoriale, che in via generale sono attribuiti alla competenza del Tribunale minorile, in presenza di una precedente pendenza di un procedimento c.d. ordinario. In altri termini, anche il Tribunale Ordinario può applicare l’art. 333 c.c. se è pendente un procedimento di separazione o divorzio (v. anche, Trib. Milano, sez. I civ., 11 ottobre 2013, Pres., est. Servetti). La novella legislativa, sul punto, non ha portata innovativa: recepisce e conferma una lettura dell’art. 333 c.c. che si era già affermata nella giurisprudenza di Cassazione, in particolare con la sentenza Cass. Civ., sez. I, 5 ottobre 2011 n. 20354 (che richiama Cass. Civ., n. 24907/2008). Nell’arresto citato, la Suprema Corte ha affermato che «tanto il giudice specializzato che il giudice della separazione (e del divorzio) in presenza di una situazione di pregiudizio per i minori, possono assumere provvedimenti volti alla tutela dei figli. E’ applicabile, anche in regime di separazione (e, in particolare, in materia di modifica delle condizioni) l’art. 333 c.c.». Ciò vuol dire che, sia prima della legge 219/12 sia certamente ora, il giudice ordinario può emettere le statuizioni ex art. 333 c.c. Ebbene, qualificato l’affido ai Servizi Sociali come limitazione ex art. 333 c.c. ed appurato che, a processo di separazione pendente, il Tribunale ordinario può applicare il citato art. 333 (anche nel suo comma II), in questo giudizio questo Collegio può pronunciarsi in senso modificativo del decreto 1 febbraio 2012, alla luce della rinnovata valutazione della situazione dei minori e ritenuto che, rispetto alla madre, non sussista più l’esigenza di una esclusione dal regime di affidamento. Va, però, svolto un ulteriore chiarimento. In tanto il Tribunale ordinario può pronunciarsi ex art. 333 c.c. in quanto non sia già pendente analogo ed autonomo procedimento dinanzi al T.M.: nel caso in esame, il procedimento che aveva dato la stura al decreto dell’1.2.2012 si è concluso con decreto del 30 ottobre 2013 (che, peraltro, è giunto alle medesime conclusioni qui rassegnate quanto al ruolo genitoriale della madre). Può conclusivamente pronunciarsi l’affidamento esclusivo della prole alla madre. L’affido esclusivo comporta l’assorbimento della questione relativa all’espatrio, restando ogni altra problematica rimessa alla competenza funzionale del Giudice Tutelare (v. l. 1185/1967). E’ ovviamente chiaro che, per le stesse ragioni che legittimano l’odierna pronuncia, successivamente all’odierno provvedimento, certamente il Tribunale per i Minorenni potrebbe emettere una nuovo atto ex art. 333 c.c. modificando l’odierna statuizione in parte qua. Si dà atto che, il decreto dell’1 febbraio 2012, è stato modificato dallo stesso Tribunale per i Minorenni in data 27 giugno 2012 per rimettere la competenza al Comune di … e si dà atto che il relativo processo è stato definito in data 30 ottobre 2013.
manda alla cancelleria per quanto di competenza e perché trasmetta copia autentica del dispositivo della presente sentenza, limitatamente al Primo Capo, al suo passaggio in giudicato, all’Ufficiale di Stato Civile del Comune di … perché provveda alle annotazioni ed ulteriori incombenze di legge.
28 marzo 2014 in Sentenze. Tag:competenza, filiazione, potestà figli
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