Source: http://www.stracuzzi.it/DPCM%2013.01.04.htm
Timestamp: 2018-10-18 16:30:08+00:00
Document Index: 4003140

Matched Legal Cases: ['art. 10', 'art. 29', 'art. 15', 'art. 38', 'art. 13', 'art. 27', 'art. 10', 'art. 14', 'art. 10', 'art. 28', 'art. 3', 'art. 9', 'art. 10']

DPCM 13.01.04
Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 9 agosto 2001, con il quale e' stata attribuita al Ministro per l'innovazione e le tecnologie, dott. Lucio Stanca, tra l'altro, la delega ad esercitare le funzioni spettanti al Presidente del Consiglio dei Ministri nelle materie dell'innovazione tecnologica, dello sviluppo della societa' dell'informazione, nonche' delle connesse innovazioni per le amministrazioni pubbliche;
f) evidenza informatica, una sequenza di simboli binari (bit) che puo' essere elaborata da una procedura informatica;
g) riferimento temporale, informazione, contenente la data e l'ora, che viene associata ad uno o piu' documenti informatici;
h) validazione temporale, il risultato della procedura informatica, con cui si attribuisce, ad uno o piu' documenti informatici, un riferimento temporale opponibile ai terzi;
5. Ai prodotti sviluppati o commercializzati in uno degli Stati membri dell'Unione europea e dello spazio economico europeo in conformita' alle norme nazionali di recepimento della direttiva 1999/93/CE, e' consentito di circolare liberamente nel mercato interno.
3. Il documento informatico, sottoscritto con firma digitale o altro tipo di firma elettronica avanzata basata su un certificato qualificato e generata mediante un dispositivo sicuro per la creazione di una firma, non produce gli effetti di cui all'art. 10, comma 3, del testo unico, se contiene macroistruzioni o codici eseguibili, tali da attivare funzionalita' che possano modificare gli atti, i fatti o i dati nello stesso rappresentati.
1. Una coppia di chiavi per la creazione e la verifica della firma puo' essere attribuita ad un solo titolare.
3. Se la procedura automatica fa uso di piu' dispositivi per apporre la firma del medesimo titolare, deve essere utilizzata una coppia di chiavi diversa per ciascun dispositivo.
5. Non e' consentito l'uso di una coppia di chiavi per funzioni diverse da quelle previste, per ciascuna tipologia, dal precedente comma 4.
6. In deroga a quanto stabilito al comma 5, le chiavi di certificazione di cui al comma 4, lettera b), possono essere utilizzate per altre finalita' previa autorizzazione da parte del Dipartimento.
1. La generazione della coppia di chiavi deve essere effettuata mediante dispositivi e procedure che assicurino, in rapporto allo stato delle conoscenze scientifiche e tecnologiche, l'unicita' e la robustezza della coppia generata, nonche' la segretezza della chiave privata.
b) l'equiprobabilita' di generazione di tutte le coppie possibili;
5. Il titolare e' tenuto ad utilizzare esclusivamente il dispositivo fornito dal certificatore, ovvero un dispositivo scelto tra quelli indicati dal certificatore stesso.
2. Per fini particolari di sicurezza, e' consentito che le chiavi di certificazione vengano esportate purche' cio' avvenga con modalita' tali da non ridurre il livello di sicurezza.
a) conservare con la massima diligenza la chiave privata o il dispositivo che la contiene al fine di garantirne l'integrita' e la massima riservatezza;
2. Il sistema di generazione deve essere isolato, dedicato esclusivamente a questa attivita' ed adeguatamente protetto contro i rischi di interferenze ed intercettazioni.
4. Prima della generazione di una nuova coppia di chiavi, l'intero sistema deve procedere alla verifica della propria configurazione, dell'autenticita' ed integrita' del software installato e dell'assenza di programmi non previsti dalla procedura.
1. In aggiunta a quanto previsto all'art. 29-sexies del testo unico, la generazione della firma deve avvenire all'interno di un dispositivo sicuro di firma, cosi' che non sia possibile l'intercettazione della chiave privata utilizzata.
5. La personalizzazione del dispositivo sicuro di firma puo' prevedere, per l'utilizzo nelle procedure di verifica della firma, la registrazione, nel dispositivo di firma, del certificato elettronico relativo alla chiave pubblica del certificatore la cui corrispondente privata e' stata utilizzata per sottoscrivere il certificato qualificato relativo alle chiavi di sottoscrizione del titolare;
6. La personalizzazione del dispositivo di firma e' registrata nel giornale di controllo.
i) dichiarazione di conformita' ai requisiti previsti nel presente decreto;
m) copia di una polizza assicurativa di copertura dei rischi dell'attivita' e dei danni causati a terzi.
3. Restano salve le disposizioni del decreto del Presidente della Repubblica 23 dicembre 1997, n. 522, e successive modificazioni, con riferimento ai compiti di certificazione e di validazione temporale del Centro nazionale per l'informatica nelle pubbliche amministrazioni, in conformita' alle disposizioni dei regolamenti previsti dall'art. 15, comma 2, della legge 15 marzo 1997, n. 59.
2. Le informazioni personali contenute nel certificato sono utilizzabili unicamente per identificare il titolare della firma elettronica, per legittimare la sottoscrizione del documento informatico, nonche' per indicare eventuali funzioni del titolare.
4. Il certificatore determina il periodo di validita' dei certificati qualificati in funzione della robustezza delle chiavi di creazione e verifica impiegate e dei servizi cui essi sono destinati.
3. La revoca dei certificati e' annotata nel giornale di controllo con la specificazione della data e dell'ora della pubblicazione della nuova lista.
1. Salvo i casi di motivata urgenza, il certificatore che intende revocare un certificato qualificato deve darne preventiva comunicazione al titolare, specificando i motivi della revoca nonche' la data e l'ora a partire dalla quale la revoca e' efficace.
2. Le modalita' di inoltro della richiesta devono essere indicate dal certificatore nel manuale operativo di cui al successivo art. 38.
3. Il certificatore deve verificare l'autenticita' della richiesta e procedere alla revoca entro il termine richiesto. Sono considerate autentiche le richieste inoltrate con le modalita' previste dal comma 2.
1. La sospensione del certificato qualificato e' effettuata dal certificatore attraverso l'inserimento di tale certificato in una delle liste dei certificati revocati e sospesi (CRL/CSL).
2. La sospensione dei certificati e' annotata nel giornale di controllo con l'indicazione della data e dell'ora di esecuzione dell'operazione.
1. Salvo casi d'urgenza, che il certificatore e' tenuto a motivare contestualmente alla comunicazione di cui al comma 2, il certificatore che intende sospendere un certificato qualificato deve darne preventiva comunicazione al titolare specificando i motivi della sospensione e la sua durata.
3. Se la sospensione e' causata da una richiesta di revoca motivata dalla possibile compromissione della chiave privata, il certificatore deve procedere tempestivamente alla pubblicazione della sospensione.
2. Le modalita' di inoltro della richiesta devono essere indicate dal certificatore nel manuale operativo.
3. Il certificatore deve verificare l'autenticita' della richiesta e procedere alla sospensione entro il termine richiesto. Sono considerate autentiche le richieste inoltrate con le modalita' previste dal comma 2.
1. Almeno novanta giorni prima della scadenza del certificato relativo a chiavi di certificazione il certificatore deve avviare la procedura di sostituzione, generando, con le modalita' previste dall'art. 13, una nuova coppia di chiavi.
a) compromissione della chiave privata, intesa come diminuita affidabilita' nelle caratteristiche di sicurezza della chiave privata;
1. Il sistema operativo dei sistemi di elaborazione utilizzati nelle attivita' di certificazione per la generazione delle chiavi, la generazione dei certificati qualificati e la gestione del registro dei certificati qualificati, devono essere conformi quanto meno alle specifiche previste dalla classe ITSEC F-C2/E2 o equivalenti.
3. Le liste pubblicate dei certificati revocati e sospesi, nonche' i certificati qualificati eventualmente resi accessibili alla consultazione del pubblico, sono utilizzabili da chi le consulta per le sole finalita' di applicazione delle norme che disciplinano la verifica e la validita' della firma digitale.
g) descrizione delle procedure utilizzate nell'attivita' di certificazione;
3. Le informazioni di cui al comma 1, lettere b), c) e d) devono essere consegnate al dipartimento in una busta sigillata, che verra' aperta solo in caso di contestazioni, diversa da quella nella quale e' contenuto il piano per la sicurezza.
1. Il giornale di controllo e' costituito dall'insieme delle registrazioni effettuate automaticamente dai dispositivi installati presso il certificatore, allorche' si verificano le condizioni previste dal presente decreto.
4. Il giornale di controllo deve essere tenuto in modo da garantire l'autenticita' delle annotazioni e consentire la ricostruzione, con la necessaria accuratezza, di tutti gli eventi rilevanti ai fini della sicurezza.
5. L'integrita' del giornale di controllo deve essere verificata con frequenza almeno mensile.
1. Entro un anno dall'avvio dell'attivita' di certificazione, il certificatore deve dichiarare la conformita' del proprio sistema di qualita' alle norme ISO 9000, successive evoluzioni o a norme equivalenti.
2. Il manuale della qualita' deve essere depositato presso il dipartimento e reso disponibile presso il certificatore.
2. E' possibile attribuire al medesimo soggetto piu' funzioni tra quelle previste dal comma 1 purche' tra loro compatibili; sono in ogni caso compatibili tra loro le funzioni specificate nei sotto indicati raggruppamenti:
1. Per ciascun certificato qualificato emesso il certificatore deve fornire al titolare almeno un codice riservato, da utilizzare in caso di emergenza per confermare l'autenticita' della eventuale richiesta di sospensione del certificato.
2. In caso di emergenza e' possibile richiedere la sospensione immediata di un certificato qualificato utilizzando il codice previsto al comma 1. La richiesta deve essere successivamente confermata utilizzando una delle modalita' previste dal certificatore.
l) modalita' con cui viene espletato quanto previsto all'art. 27-bis, comma 1, lettera a) del testo unico;
r) modalita' per l'apposizione e la definizione del riferimento temporale;
s) modalita' operative per l'utilizzo del sistema di verifica delle firme di cui all'art. 10, comma 1;
1. I riferimenti temporali realizzati in conformita' con quanto disposto dal titolo IV sono opponibili ai terzi ai sensi dell'art. 14, comma 2, del testo unico.
b) il riferimento temporale ottenuto attraverso la procedura di conservazione dei documenti in conformita' alle norme vigenti;
2. Il certificatore garantisce l'interoperabilita' del prodotto di verifica di cui all'art. 10 ai documenti informatici sottoscritti con firma digitale emessa dalla struttura di certificazione della Rete unitaria della pubblica amministrazione e successive modifiche tecniche e organizzative.
4. I certificatori accreditati, al fine di ottenere e mantenere il riconoscimento di cui all'art. 28, comma 1 del testo unico, devono svolgere la propria attivita' in conformita' con quanto previsto dalle regole per il riconoscimento e la verifica del documento elettronico.
2. L'elenco pubblico e' sottoscritto e reso disponibile per via telematica dal dipartimento.
4. L'elenco pubblico e' sottoscritto dal Capo del dipartimento o dal dirigente da lui designato, mediante una firma elettronica avanzata, generata mediante un dispositivo sicuro per la creazione di una firma.
1. Il certificatore deve indicare nel manuale operativo i formati del documento informatico e le modalita' operative a cui il titolare deve attenersi per ottemperare a quanto prescritto dall'art. 3, comma 3.
1. Il certificatore, su richiesta del titolare o del terzo interessato, e' tenuto a inserire nel certificato qualificato eventuali limitazioni d'uso.
1. Una evidenza informatica e' sottoposta a validazione temporale con la generazione di una marca temporale che le si applichi.
2. La marca temporale puo' inoltre contenere un identificatore dell'oggetto a cui appartiene l'impronta di cui al comma 1, lettera g).
2. Al fine di limitare il numero di marche temporali generate con la medesima coppia, le chiavi di marcatura temporale debbono essere sostituite ed un nuovo certificato deve essere emesso dopo non piu' di un mese di utilizzazione, indipendentemente dalla durata del loro periodo di validita' e senza revocare il corrispondente certificato.
1. Ogni sistema di validazione temporale deve produrre un registro operativo su di un supporto non riscrivibile nel quale sono automaticamente registrati gli eventi per i quali tale registrazione e' richiesta dal presente decreto.
3. Il blocco del sistema di validazione temporale puo' essere rimosso esclusivamente con l'intervento di personale espressamente autorizzato.
4. La conformita' ai requisiti di sicurezza specificati nel presente articolo deve essere verificata secondo criteri di sicurezza almeno equivalenti a quelli previsti dal livello di valutazione E2 e robustezza dei meccanismi HIGH dell'ITSEC, o dal livello EAL 3 della norma ISO/IEC 15408 o superiori. Sono ammessi livelli di valutazione internazionalmente riconosciuti come equivalenti.
2. La marca temporale e' valida per l'intero periodo di conservazione a cura del fornitore del servizio.
3. L'evidenza informatica puo' essere sostituita da una o piu' impronte, calcolate con funzioni di hash previste dal manuale operativo. Debbono essere comunque accettate le funzioni di hash basate sugli algoritmi dedicated hash-function 3, corrispondente alla funzione SHA-1 e dedicated hash-function 1, corrispondente alla funzione RIPEMD-160, definiti nella norma ISO/IEC 10118-3:1998.
4. Il certificatore ha facolta' di implementare il sistema di validazione temporale in modo che sia possibile richiedere l'emissione di piu' marche temporali per la stessa evidenza informatica. In tal caso debbono essere restituite marche temporali generate con chiavi diverse.
1. La validita' di un documento informatico, i cui effetti si protraggano nel tempo oltre il limite della validita' della chiave di sottoscrizione, puo' essere estesa mediante l'associazione di una marca temporale.
3. In attesa che la Commissione europea, secondo la procedura di cui all'art. 9 della direttiva 1999/93/CE, indichi i livelli di valutazione relativamente alla certificazione di sicurezza dei dispositivi sicuri per la creazione di una firma prevista dall'art. 10 del decreto legislativo 23 gennaio 2002, n. 10, tale certificazione e' effettuata secondo criteri non inferiori a quelli previsti dal livello di valutazione E3 e robustezza HIGH dell'ITSEC, o dal livello EAL 4 della norma ISO/IEC 15408 o superiori. Sono ammessi livelli di valutazione internazionalmente riconosciuti come equivalenti.
4. Il dipartimento disciplina con circolare il riconoscimento e la verifica del documento elettronico; fino all'emanazione della prima circolare continueranno ad applicarsi le regole vigenti adottate dall'Autorita' per l'informatica nelle pubbliche amministrazioni.
1. Dall'entrata in vigore del presente decreto e' abrogato il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 8 febbraio 1999, recante le regole tecniche per la formazione, la trasmissione, la conservazione, la duplicazione, la riproduzione e la validazione, anche temporale, dei documenti informatici, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 15 aprile 1999, n. 87.
Ministeri istituzionali - Presidenza del Consiglio dei Ministri, registro n. 3, foglio n. 16