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Timestamp: 2017-01-23 00:29:10+00:00
Document Index: 120531425

Matched Legal Cases: ['art. 2188', 'art. 2191', 'art. 2188', 'art. 2191', 'art. 948', 'art. 2188', 'art. 2470', 'art. 2191', 'art. 2191', 'art. 2193', 'art. 10']

Art. 2188 codice civile: Registro delle imprese
HOME Codice civile Articoli Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015 Codice civile Art. 2188 codice civile: Registro delle imprese L’AUTORE: Redazione
E’ istituito il registro delle imprese per le iscrizioni previste dalla legge.
Il registro è pubblico (1).
Registro delle imprese: strumento di pubblicità legale previsto dal codice del 1942, non solo per le imprese collettive (per le quali un sistema di pubblicità già esisteva nel codice di commercio del 1882) ma anche per le imprese commerciali individuali. Attraverso la registrazione dei fatti e degli atti più significativi della vita dell’impresa, secondo forme e modalità predeterminate dalla legge, i terzi vengono posti in grado di valutare l’affidabilità di ogni affare che intendono concludere con l’impresa.
(1) Dire che il registro delle imprese è pubblico sta a significare che esso è accessibile a chiunque e non solo agli interessati: chiunque può prendere visione di atti e documenti che si trovano presso il registro e farsi rilasciare certificati attestanti le iscrizioni o negativi dell’iscrizione (attestanti, cioè, che l’impresa non è stata iscritta).
In virtù dell’art. 2188 c.c., il Giudice del Registro ha la funzione di vigilare sull’operato dell’ufficio del registro e in tema di cancellazione d’ufficio, l’art. 2191 c.c. fa riferimento a quelle medesime “condizioni richieste dalla legge” richiamate dalle norme citate innanzi a proposito del controllo effettuato dall’ufficio. In particolare, il predetto esercita il solo controllo di legittimità formale dell’atto della cui iscrizione si tratta, con esclusione d’indagine sulla legittimità sostanziale.
Tribunale Napoli 06 dicembre 2013 n. 4561 Approvato il bilancio finale di liquidazione della società e disposta la sua cancellazione dal registro delle imprese è inammissibile il ricorso per cassazione proposto (nella specie, dopo tre anni dalla detta cancellazione) da tale società in persona di soggetto qualificatosi liquidatore - legale rappresentante. La società - infatti - deve ritenersi estinta a seguito della sua cancellazione e il ricorso non può essere proposto dal cessato amministratore e legale rappresentante, non essendo la società estinta più legittimata al giudizio e non avendo l'amministratore alcune ulteriore capacità a rappresentarla.
Cassazione civile sez. II 31 marzo 2014 n. 7507 In tema di liquidazione di società, in virtù dell’art. 2188 c.c., il Giudice del Registro ha essenzialmente la funzione di vigilare sull’operato dell’ufficio del registro e che, in particolare, in tema di cancellazione d’ufficio, l’art. 2191 fa riferimento a quelle medesime “condizioni richieste dalla legge” richiamate dalle norme citate innanzi a proposito del controllo effettuato dall’ufficio, va affermato che il Giudice del Registro esercita il solo controllo formale. I poteri del Conservatore e del Giudice del Registro delle Imprese sono limitati al controllo di legittimità formale dell’atto della cui iscrizione si tratta.
Tribunale Napoli 13 novembre 2013 n. 4216 È possibile iscrivere in registro imprese una domanda giudiziale di rivendicazione ex art. 948 c.c. di una quota di s.r.l. per le seguenti ragioni. Il principio di tassatività ex art. 2188 c.c. va coordinato con i principi di completezza e trasparenza ricostruibili alla luce dell'intera ratio del sistema di pubblicità commerciale. Il termine "atto di trasferimento" di cui all'art. 2470 c.c. deve essere interpretato in maniera estensiva ricomprendendo ogni vicenda suscettibile di comportare l'acquisizione della disponibilità totale o parziale delle quote di s.r.l, in quanto prodromiche al loro acquisto.
Tribunale Milano sez. II 22 dicembre 2010
È ammissibile l'iscrizione nel registro delle imprese dell'azione revocatoria del trasferimento di una quota di s.r.l con efficacia "meramente informativa" e non "prenotativa".
Tribunale Oristano 10 maggio 2007
La presenza di passività insoddisfatte o la pendenza di processi in cui la società sia in posizione sostanzialmente passiva al momento della cancellazione della società di capitali dal registro delle imprese non costituiscono circostanze nelle quali la cancellazione è avvenuta in mancanza delle condizioni previste dalla legge e, pertanto, la cancellazione ha in questi casi efficacia definitivamente estintiva. Nel caso dei processi pendenti al momento della cancellazione, il processo si interrompe e può essere riassunto contro i soci anche mediante notificazione in forma collettiva e impersonale.
Tribunale Como 24 aprile 2007
La presenza di attività non distribuite ai soci al momento della cancellazione della società di capitali dal registro delle imprese o il loro sopravvenire dopo la cancellazione costituiscono circostanze nelle quali la cancellazione è avvenuta in mancanza delle condizioni previste dalla legge e può pertanto essere disposta la sua cancellazione d'ufficio ex art. 2191 c.c.
La cancellazione di una società di capitali dal registro delle imprese ne comporta l'estinzione, che non è però irreversibile, potendo l'iscrizione della cancellazione essere cancellata d'ufficio ex art. 2191 c.c. ove sia stata effettuata in mancanza delle condizioni previste dalla legge.
Per l'iscrizione nel registro delle imprese, il deposito dell'atto di trasferimento della quota di partecipazione ad una società a responsabilità limitata, nella forma della scrittura privata autenticata, produce non solo gli effetti di cui all' art. 2193 c.c., ma costituisce anche il presupposto necessario della successiva iscrizione nel libro soci, e quindi è rilevante, ferma restando la piena validità ed efficacia "inter partes", sia per l'opponibilità nei confronti dei terzi, sia per l'efficacia nei confronti della società, inserendosi pienamente nel relativo procedimento.
Tribunale Ferrara 09 maggio 2005
Cassazione civile sez. VI 21 maggio 2012 n. 8033 Il termine di un anno dalla cessazione dell'attività, prescritto dall'art. 10 l. fall. ai fini della dichiarazione di fallimento, decorre, tanto per gli imprenditori individuali quanto per quelli collettivi, dalla cancellazione dal registro delle imprese, perché solo da tale momento la cessazione dell'attività viene formalmente portata a conoscenza dei terzi, salva la dimostrazione di una continuazione di fatto dell'impresa anche successivamente. Tuttavia tale principio non è applicabile nei casi risalenti ad epoca anteriore alla istituzione del registro, nei quali, quindi, l'accertamento della tempestività della dichiarazione del fallimento rimane affidato esclusivamente al criterio dell'effettività di una perdurante attività dell'impresa entro l'anno precedente. (Nella fattispecie, relativa a fallimento di imprenditore individuale dichiarato nell'aprile 1993, la S.C. ha respinto il ricorso).
Cassazione civile sez. I 21 febbraio 2007 n. 4105 Art. precedente
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