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Timestamp: 2020-07-11 01:34:26+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 646', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 646', 'art. 646']

risarcimento assicurazione spese legali appropriazione indebita - IL TUO AMICO VIGILE - Polizia Municipale
Non si tratta di appropriazione indebita la mancata liquidazione, da parte del cliente-assicurato, delle spese legali a questi liquidate dall'assicurazione a seguito di rifusione dei danni da sinistro. E' infatti necessario, per ravvisarsi il reati di cui all'art. 646 C.P:
l'appartenenza dei beni oggetto di appropriazione, ad un terzo in virtù di un titolo giuridico;
il possesso legittimo dei suddetti beni da parte del terzo;
la volontà di interversione del possesso, ossia quando il possessore manifesta al detentore della proprietà di volerne diventare a sua volta propretario;
l'ingiusto profitto.
Proc. n. 12325/08/21 rgnr n. 2722/09 - R. G.i.p.
Negli stessi termini si è espressa la giurisprudenza di merito più recente (cfr. Corte di Appello di Catanzaro 04/04/2012, in Giurisprudenza di Merito 2013, 6, 1391: “Non ricorre il reato di appropriazione indebita quando il cliente si appropria di somme pagategli dall’assicurazione a titolo di ristoro del danno e di copertura delle spese legali, appartenendo il denaro all'assicurato che può attribuirgli qualunque destinazione in quanto non vi è presente alcun vincolo di destinazione, pur rimanendo lo stesso obbligato verso il suo legale di fiducia, senza che quest'ultimo abbia titolo per vantare una legittima pretesa su tale somma.”), superando l’orientamento previgente, (Trib. La Spezia 13 ottobre 2011, n. 970, in DeJure Giuffrè) per cui “in tema di appropriazione indebita, integra la fattispecie contestata la condotta di colui il quale, cliente di uno studio legale, trattiene indebitamente una somma di denaro che sia pacificamente spettante quale compenso professionale al difensore e della quale egli si sia trovato in possesso in quanto liquidatagli unitamente alle somme a lui destinate; ciò alla luce anche della costante giurisprudenza formatasi sul caso opposto, relativa cioè alle somme trattenute dal difensore in danno del cliente” (la giurisprudenza in questione è Cass. Sez. 2, Sentenza n. 41663 del 18/06/2009, Vitalone: “Integra il reato di appropriazione indebita la condotta dell'esercente la professione forense che trattenga somme riscosse a nome e per conto del cliente”; idem Cass. Sez. 6, Sentenza n. 1410 del 19/11/1998 , Rosiello).
Difatti, a seguito del fatto illecito, costituito dal sinistro, sorge, di regola e ai sensi degli artt. 2043 ss. c.c., un rapporto obbligatorio che vede ex latere debitoris il danneggiante, surrogato dall’ente assicurativo ai sensi degli artt. 1882 ss. c.c., e, sotto il profilo attivo, il danneggiato. La compagnia, pertanto, non può che liquidare l’indennizzo – sostitutivo del risarcimento - in favore della sola vittima del sinistro, allo scopo di ristorare esclusivamente il danno da costui subito, oltre, secondo prassi, agli oneri accessori direttamente derivanti dal sinistro (quali le spese di CTP e difesa).
In tale fattispecie non si instaura un rapporto giuridico fra compagnia e professionista - trattandosi, peraltro, di vicenda stragiudiziale in cui non vi è obbligo di difesa tecnica - e non può giustificarsi in alcun modo la liquidazione, in favore di quest’ultimo, di una posta separata di indennizzo, che, a questo punto, verrebbe consegnata al danneggiato conferendo a quest’ultimo la qualità di mandatario all’incasso.
Con sentenza del 8/7/2010, la Corte di Appello di Bari confermava la sentenza pronunciata in data 21/01/2008 con la quale il Tribunale della medesima città aveva assolto G.A. dal reato di cui all'art. 646 c.p., "per essersi appropriato indebitamente della somma di Euro 16.710,00 percepita al solo scopo di corrisponderla al suo legale avv. L.N. ed in realtà mai consegnata". p.2. Avverso la suddetta sentenza, il PROCURATORE GENERALE presso la Corte di Appello di Bari ha proposto ricorso per cassazione deducendo violazione dell'art. 646 c.p..
E' chiaro, pertanto, che quella somma era di sua esclusiva proprietà ed alla stessa il G. era libero di dare la destinazione che più gli aggradava pur essendo tenuto al pagamento della parcella dell'avv.to L.
In realtà, la somma era di proprietà esclusiva del G. essendo stata liquidata a suo favore, sicché nessuna appropriazione indebita è ipotizzabile proprio perché manca il principale presupposto giuridico ossia che la somma fosse di proprietà dell'avvocato e che il G., possedendola per un legittimo titolo, effettuò l'interversione del possesso rifiutandosi di consegnarla all'avvocato.