Source: https://www.giustizia-amministrativa.it/portale/pages/istituzionale/ucm?id=vkrpjrp2s3g6wiplh6cyo7ydyi
Timestamp: 2019-03-19 10:29:32+00:00
Document Index: 137211224

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 21', 'art. 16', 'art.16', 'art. 52', 'art. 366', 'art. 6', 'art. 16', 'sentenza ', 'art. 60', 'sentenza ']

N. 07026/2018REG.PROV.COLL.
N. 03772/2018 REG.RIC.
Comune di Civitavecchia, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall'avvocato Domenico Occagna, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso lo studio Antonino Galletti in Roma, P.Le Don G. Minzoni, n. 9;
Porto Turistico Riva di Traiano S.p.A., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall'avvocato Marco Segatori, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia;
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Porto Turistico Riva di Traiano S.p.A.;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 18 ottobre 2018 il Cons. Paolo Giovanni Nicolò Lotti e uditi per le parti gli avvocati Domenico Occagna e, su delega dell'avv. Segatori, Cristiano Castrogiovanni.
1.Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, Roma, Sez. II bis, con la sentenza 15 dicembre 2017, n. 12384, ha accolto il ricorso proposto dalla Porto Turistico Riva di Traiano S.p.A. e, per l’effetto, ha annullato i provvedimenti impugnati (ordinanza sindacale n. 328 del 15 luglio 2017; delibere della Giunta comunale n. 102 del 15 giugno 2017, n. 302 e n. 303 del 18 ottobre 2012), nei limiti in cui il contenuto degli stessi incidevano negativamente sulla posizione giuridica della ricorrente, ossia nella parte in cui era stata modificata una zona a traffico limitato ed interessata un’area di cui la ricorrente era proprietaria, prevedendosi l’istituzione di “due stalli di sosta breve (…) a servizio degli autobus con più di nove posti compreso il conducente”.
- benché i provvedimenti gravati incidessero sulla posizione della ricorrente, essi non contenevano alcuna indicazione atta a dare conto che ai fini della loro adozione l’amministrazione avesse comunicato alla predetta ricorrente l’avvio del relativo procedimento ovvero che la stessa fosse stata comunque coinvolta in tal procedimento o ne fosse stata a conoscenza; né vi era indicazione delle eventuali ragioni che potessero giustificare l’esonero dal rispetto delle garanzie procedimentali;
- non erano ravvisabili elementi che potessero fondare l’operatività dell’art. 21-octies, comma 2, della L. n. 241 del 1990, non risultando dimostrato che il contenuto dispositivo dei provvedimenti gravati “non avrebbe potuto essere diverso da quello in concreto adottato”.
- nullità della notificazione del ricorso introduttivo del giudizio di primo grado, eseguita mediante invio dello stesso ad indirizzo PEC non estrapolato da elenco menzionato dall’art. 16-ter, comma 1, D.L. 18 ottobre 2012, n. 179;
2.1. Al riguardo si deve rilevare in linea generale che dall’entrata in vigore (19 agosto 2014) dell’art.16-sexies del D.L. n. 179 del 2012 convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, come introdotto dall’art. 52 del D.L. 25 giugno 2014, n. 90, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 114, si impone certamente nell’ambito della giurisdizione civile (e fatto salvo quanto disposto dall’art. 366 cod. proc. civ., per il giudizio di cassazione) alle parti la notificazione dei propri atti presso l’indirizzo PEC risultante dagli elenchi INI PEC di cui all’art. 6-bis del d.lgs. n. 82-2005 (Codice dell’amministrazione digitale) ovvero presso il ReGIndE, di cui al D.M. n. 44-2011, gestito dal Ministero della Giustizia, escludendosi che la notificazione possa avvenire presso la cancelleria dell’ufficio giudiziario, salvo nei casi di impossibilità a procedersi a mezzo PEC, per causa da addebitarsi al destinatario della notificazione e, in tal senso, la prescrizione dell’art. 16-sexies prescinde dalla stessa indicazione dell’indirizzo di posta elettronica ad opera del difensore, trovando applicazione direttamente in forza dell’indicazione normativa degli elenchi/registri da cui è dato attingere l’indirizzo PEC del difensore, stante l’obbligo in capo a quest’ultimo di comunicarlo al proprio ordine e dell’ordine di inserirlo sia nel registro INI PEC, che nel ReGIndE (cfr., in particolare, Cass. civ., sez. VI, 14 dicembre 2017, n.30139, ord., che richiama Cass. n.17048/2017).
2.3. Con riferimento al caso di specie, si deve rilevare che la notificazione del ricorso introduttivo del giudizio di primo grado, spedito per via telematica all’indirizzo PEC comune.civitavecchia@legalmail.it, è effettivamente avvenuta, né del resto ciò è disconosciuto dall’amministrazione, che peraltro non indica nemmeno quale sarebbe stato il domicilio telematico alternativo cui notificare a mezzo PEC il ricorso introduttivo.
E’ da aggiungere poi che l’indirizzo PEC comune.civitavecchia@legalmail.it risulta regolarmente pubblicizzato sulla homepage del sito istituzionale del Comune di Civitavecchia, come dimostrato in giudizio dall’appellata.
Quanto poi all’eccezione di inammissibilità della produzione documentale volta a dimostrare della tardività, se non può accogliere la tesi difensiva dell’appellante, secondo cui l’impossibilità del tempestivo depositato sarebbe da ricollegare alla nullità della notificazione del ricorso introduttivo del giudizio, ciò in ragione di quanto esposto al precedente paragrafo 2, deve essere invece accolta la tesi che ricollega tale impossibilità all’avvenuta definizione del ricorso con sentenza in forma semplificata in occasione di una camera di consiglio fissata dopo 28 giorni dall’inoltro del ricorso alla PEC del protocollo, prima che fossero scaduti gli stessi termini di costituzione delle parti, pur nel rispetto del potere attribuito al giudice dall’art. 60 c.p.a., che richiede soltanto che “siano trascorsi almeno venti giorni dall'ultima notificazione del ricorso”. Sul punto deve infatti osservarsi che il rispetto dei principi del giusto processo impone di interpretare gli artt. 60 e 104 c.p.a. nel senso che, in caso di ricorso incamerato in decisione prima della scadenza del termine di costituzione delle parti intimate, deve essere consentito a queste ultime di svolgere ed integrare le proprie difese in appello anche mediante produzioni documentali che altrimenti sarebbero precluse, al fine di espletare il pieno esercizio del diritto di difesa.
Ed infatti, se tale “piena conoscenza” dovesse essere intesa come “conoscenza integrale”, lo strumento dei motivi aggiunti non avrebbe ragion d’essere o dovrebbe essere considerato residuale. In altre parole, solo l’assenza dell’istituto dei motivi aggiunti consentirebbe di interpretare la “piena conoscenza” come conoscenza integrale dell’atto impugnabile e degli atti endoprocedimentali ad esso preordinati, poiché in questo (ipotetico) caso si produrrebbe – diversamente opinando - un vulnus per il diritto alla tutela giurisdizionale, in quanto il soggetto che si reputa leso dall’atto si troverebbe compresso tra un termine decadenziale che corre ed una impossibilità di conoscenza integrale dell’atto, e quindi di completa e consapevole articolazione di una linea difensiva. Al contrario, la previsione dei cd. motivi aggiunti comprova ex se che la “piena conoscenza” indicata dal legislatore come determinatrice del dies a quo della decorrenza del termine di proposizione del ricorso giurisdizionale, non può che essere intesa se non come quella che consenta all’interessato di percepire la lesività dell’atto emanato dall’amministrazione e che quindi rende pienamente ammissibile – quanto alla sussistenza dell’interesse ad agire - l’azione in sede giurisdizionale.
Risulta infatti da detta relazione attestato che “Giunti sul posto, gli operatori conferivano con il sig. Valerio Montanaro (...) in qualità di legale rappresentante della società Porto Turistico Riva Di Traiano Spa, il quale riferiva alle scriventi di non aver mai negato l'accesso all'area di parcheggio e che lo stesso, presente nella mattinata presso l'area in parola, avrebbe soltanto chiesto a che titolo tali autobus turistici utilizzassero il parcheggio. Reso edotto della Del G.C. n. 102 del 15.6.2017, con cui il parcheggio del Porto Riva di Traiano veniva indicato quale area di scambio di 1a fascia, il signor Montanaro asseriva che quel parcheggio era di proprietà della società di cui sopra e adibito alla sola sosta di n. 300 autovetture, mostrando lo stralcio di un atto tra la società e il Comune di Civitavecchia nella quale compariva tale destinazione d'uso”.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quinta), definitivamente pronunciando sull’appello, come in epigrafe indicato, lo accoglie e, per l’effetto, in riforma della sentenza impugnata, dichiara irricevibile il ricorso di primo grado.