Source: https://www.adrintesa.it/news-mediazione-civile/giurisprudenza/tribunale-di-santa-maria-capua-vetere-ordinanza-22-febbraio-2016
Timestamp: 2018-09-24 21:35:09+00:00
Document Index: 15068450

Matched Legal Cases: ['art. 185', 'art. 5', 'art. 91', 'art. 96', 'art.91', 'art. 8', 'art. 9']

Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, ordinanza 22 febbraio 2016. - Adr Intesa
Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, ordinanza 22 febbraio 2016.
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Il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, nell’ordinanza in commento, applica ancora una volta il consolidato schema mediante il quale il giudice, formulata una proposta transattiva o conciliativa ai sensi dell’art. 185 – bis c.p.c., dispone contestualmente – per l’ipotesi in cui la proposta medesima non venga ritenuta accoglibile da una o da entrambe le parti – la mediazione delegata ex art. 5, co. 2, D.lgs 28/2010.
Ancora, dunque, l’utilizzo combinato (e predisposto ex ante) della mediazione endoprocedimentale e di quella delegata.
Il Giudice precisa innanzitutto che le parti “…hanno l’onere di prendere in seria considerazione la proposta conciliativa formulata dal Giudice, a pena di eventuale applicazione dell’art. 91 comma I c.p.c., (secondo cui il giudice <se accoglie la domanda in misura non superiore all’eventuale proposta conciliativa, condanna la parte che ha rifiutato senza giustificato motivo la proposta al pagamento delle spese del processo maturate dopo la formulazione della proposta>) e dell’art. 96 comma III, c.p.c. (secondo cui <in ogni caso, quando pronuncia sulle spese ai sensi dell’art.91, il giudice, anche d’ufficio, può altresì condannare la parte soccombente al pagamento, a favore della controparte, di una somma equitativamente determinata>)”.
Il giudice dispone poi, per l’eventualità di una non satisfattorietà immediata della proposta così come formulata, il tentativo di mediazione, precisando che “…che le parti dovranno essere presenti dinanzi al mediatore personalmente e munite di assistenza legale di un avvocato iscritto all’Albo”, e, soprattutto, invitando il mediatore a verbalizzare quale, tra le parti presenti, dichiari di non voler proseguire nella mediazione oltre l’incontro preliminare, come peraltro già più volte indicato in altri provvedimenti giurisprudenziali (cfr., tra i più recenti, Trib. Roma, sez. XIII, ord. 14 dicembre 2015).
Si tratta di un aspetto fondamentale, e che spesso, come ben sa chi opera in concreto nella mediazione, diviene fonte di risvolti polemici da parte del soggetto chiamato in mediazione il quale, da un lato, dichiara l’insussistenza dei presupposti per l’inizio del tentativo di mediazione, allo scopo di arrestare il procedimento al primo incontro, dall’altra mira a ottenere una verbalizzazione neutra, come se, sul punto, le parti concordassero.
Si tratta di un atteggiamento che non può e che non deve essere consentito, a fronte di una parte istante che mostri la propria disponibilità ad entrare effettivamente in mediazione.
Non si vede come e perché il mediatore non dovrebbe poter fissare a verbale una tale dichiarazione, dal momento che l’art. 8, co. 1, D.lgs 28/2010, lo chiama ad interrogare le Parti circa la possibilità di iniziare il tentativo (e non circa la volontà di iniziarlo…): un domanda la risposta alla quale non potesse essere oggetto di verbalizzazione costituirebbe, evidentemente, un non senso logico prima ancora che giuridico; d’altra parte, l’abituale richiamo, che in questi casi viene opposto, all’art. 9, D.lgs 28/2010, secondo cui il procedimento di mediazione è improntato alla riservatezza, non ha alcuna ragion d’essere: se, infatti, la parte non ritiene sussistenti i presupposti per iniziare il tentativo, che quindi abortisce, non vi è nulla di relativo al merito della vicenda sostanziale oggetto della controversia da tutelare attraverso il principio di riservatezza del procedimento, dal momento che, nell’ipotesi or ora menzionata, giammai il medesimo ha avuto inizio.