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Timestamp: 2020-04-10 19:39:14+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 20742 del 14/10/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20742 del 14/10/2016
Cassazione civile sez. III, 14/10/2016, (ud. 21/07/2016, dep. 14/10/2016), n.20742
sul ricorso 21693/2014 proposto da:
SCARINGELLA, che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato
RENATO SPADARO giusta procura speciale in calce al ricorso;
AZIENDA OSPEDALIERA (OMISSIS) in persona del Direttore Generale pro
tempore M.A.M., elettivamente domiciliata in ROMA,
VIALE TRASTEVERE 259, presso lo studio dell’avvocato GAETANO PATTA,
rappresentata e difesa dall’avvocato RAFFAELLO LERRO giusta procura
avverso la sentenza n. 4957/2013 del TRIBUNALE di NAPOLI, depositata
il 15/04/2013;
21/07/2016 dal Consigliere Dott. ANTONIETTA SCRIMA;
art. 348 ter c.p.c., comma 3; condanna aggravata alle spese e
statuizione sul G.U.; in subordine rimessione alle S.U. affinchè
statuiscano l’ambito di applicazione, anche “ratione temporis”
dell’art. 385 c.p.c., comma 4 e art. 96 c.p.c..
G.G. ha proposto ricorso per cassazione, sulla base di due motivi, avverso la sentenza n. 4957/13 emessa dal Tribunale di Napoli in data 15 aprile 2013 nonchè avverso l’ordinanza n. 944/14 del 25 febbraio 2014 con cui la Corte di appello di Napoli ha dichiarato inammissibile ex art. 348 bis c.p.c., il gravame avverso la già indicata sentenza di primo grado, con cui il predetto Tribunale aveva dichiarato cessato per intervenuta scadenza alla data del 9 dicembre 2001 il contratto di locazione tra l’Azienda Ospedaliera (OMISSIS) (locatrice, attrice) e la G. (conduttrice, convenuta), aveva condannato la convenuta al rilascio dell’immobile in favore dell’attrice, aveva rigettato la domanda di risarcimento danni per lite temeraria avanzata da quest’ultima e condannato la convenuta alla rifusione delle spese di lite.
Ha resistito con controricorso l’Azienda Ospedaliera (OMISSIS).
1. Osserva il Collegio che nella ipotesi di ordinanza dichiarativa dell’inammissibilità dell’appello per carenza di ragionevole probabilità di accoglimento, ex art. 348 bis c.p.c., comma 1, il ricorso per cassazione avverso la sentenza di primo grado, ai sensi dell’art. 348 ter c.p.c., comma 3, deve essere proposto nel termine perentorio di sessanta giorni dalla comunicazione dell’ordinanza (o dalla notificazione della stessa, se anteriore), dovendosi intendere il riferimento all’applicazione dell’art 327 c.p.c., “in quanto compatibile” (contenuto nel medesimo art. 348 ter c.p.c.), come limitato ai casi in cui tale comunicazione (o notificazione) sia mancata (Cass., ord., 14/12/2015, n. 25115; Cass., ord., 21/07/2015, n. 15235; Cass., ord., 2/07/2015, n. 13622).
2. Nella specie emerge dagli atti che l’ordinanza ex art. 348 bis, è stata comunicata alle parti a mezzo posta elettronica certificata in data 25.2.2014 e che il ricorso è stato presentato in data 5.9.2014 all’ufficiale giudiziario per la notifica, poi avvenuta in data 8.9.2014.
3. Alla luce degli elementi sopra evidenziati, il ricorso per cassazione risulta essere stato proposto ben oltre il termine di sessanta giorni decorrente dalla comunicazione dell’ordinanza dichiarativa dell’inammissibilità del gravame, nel caso all’esame eseguita – come già evidenziato – a mezzo posta elettronica certificata (v. Cass., ord., 2/07/2015, n. 13622).
3. Ne consegue che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile per tardività dello stesso.
5. Non sussistono i presupposti per la condanna della ricorrente a titolo di responsabilità aggravata, chiesta dal P.M. in udienza.
6. Va dato atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002 n. 115, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, in misura pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento, in favore della controricorrente, delle spese del presente giudizio di legittimità, che liquida in complessivi Euro 800,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre spese generali e accessori, come pere legge; ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002 n. 115, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13 , comma 1-bis.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 21 luglio 2016.