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Timestamp: 2018-12-12 08:37:11+00:00
Document Index: 124480455

Matched Legal Cases: ['art. 147', 'sentenza ', 'art. 147', 'sentenza ', 'art. 147', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art.444']

15 agosto 1977 - Herbert Kappler evade dall'ospedale militare del Celio di Roma
BUONO E SERENO FERRAGOSTO
VE LO AUGURO CON TUTTA L'ANIMA
Herbert Kappler evade
dall'ospedale militare del Celio di Roma
Herbert Kappler, il tenente colonnello delle SS responsabile nel 1944 del massacro di 335 antifascisti ed ebrei alle Fosse Ardeatine a Roma, evade dall'ospedale militare del Celio di Roma. PRI e PCI chiedono le dimissioni del ministro della difesa Vito Lattanzio, che accusano di ignavia. Il 23 Lattanzio addosserà all'arma dei Carabinieri la responsabilità della fuga del criminale di guerra. Ed ora la pagina storica che risolve le "angherie del tenente colonnello Kappler", che pur di chetare la sua rabbia portò alle "Fosse Ardeatine" anche ragazzi di 15, 16 e 17 anni. Ed ora leggiamo insieme quanto decretò il Ministero della Difesa italiano il giorno dopo la sua fuga dall’Ospedale Militare Celio di Roma:
VISTO: il decreto ministeriale 12 Marzo 1976, con il quale fu disposta, ai sensi dell’art. 147, primo comma, n. 2 del Codice penale, e fino a quanto perdurassero le gravi condizioni di salute che l’avevano motivata, la sospensione dell’esecuzione della pena dell’ergastolo per il reato di omicidio continuato pluriaggravato in danno di cittadini italiani e della pena di anni 15 di reclusione per il reato di requisizione arbitraria, inflitte, con sentenza del Tribunale militare territoriale di Roma in data 20 luglio 1948, divenuta esecutiva il 25 ottobre 1952, a Herbert Kappler., nato il 23 settembre 1907 a Stoccarda;
VISTO: il decreto ministeriale 12 Marzo 1976, con il quale fu disposta, ai sensi dell’art. 147, primo comma , n. 2 del Codice penale, e fino a quanto perdurassero le gravi condizioni di salute che l’avevano motivata, la sospensione dell’esecuzione della pena dell’ergastolo per il reato di omicidio continuato pluriaggravato in danno di cittadini italiani e della pena di anni 15 di reclusione per il reato di requisizione arbitraria, inflitte, con sentenza del Tribunale militare territoriale di Roma in data 20 luglio 1948, divenuta esecutiva il 25 ottobre 1952, a Herbert Kappler., nato il 23 settembre 1907 a Stoccarda;
VISTA: la lettera n. 2c/69, in data 16 agosto 1977, con la quale il procuratore Generale militare della Repubblica inoltra la richiesta n.7/Ris. in pari data del Procuratore militare della Repubblica presso il Tribunale militare territoriale di Roma di revocare il suddetto decreto in base alla constatazione che il Kappler, si è volontariamente sottratto, con la fuga dall’ospedale militare di Roma, ai periodici controlli diretti ad accertare il perdurare delle cause che determinarono la sospensione, mentre lo stesso comportamento induce a ritenere che l’infermità fisica del condannato non costituisca, allo stato, assoluto impedimento alla restrizione dello stesso nel reclusorio militare di Gaeta;
VISTI: gli articoli 589 del Codice di procedura penale e 402 del Codice Penale militare di pace;
E’ revocato, essendo venute a cessare le condizioni che lo avevano determinato, il decreto ministeriale 12 marzo 1976, con li quale fu disposto , ai sensi dell’art. 147 primo comma, n.2 del Codice penale, la sospensione dell’esecuzione della pena dell’ergastolo per il reato di omicidio continuato pluriaggravato in danno di cittadini italiani e della pena di anni 15 di reclusione per il reato di requisizione arbitraria inflitte con sentenza del tribunale militare territoriale di Roma in data 20 luglio 1948, divenuta esecutiva il 25 ottobre 1952, a Herbert Kappler, nato il 23 settembre1907 a Stoccarda.
Roma 16 agosto 1977 - IL MINISTRO
IL CLIMA DI AVVERSITA’ DELLA MAGISTRATURA NEI CONFRONTI DEL GRAUSO
Per avere chiaro il motivo del suicidio del giudice Bombardini continua con la terza puntata l’excursus giudiziario di Grauso.
B1- I processi per diffamazione.
1° La vicenda ALIQUO’.
La ricostruzione della vicenda è anzitutto avvenuta, da parte della richiesta di archiviazione, in maniera non del tutto precisa. Il dott. GRAUSO, infatti, si era limitato a segnalare un elenco di vicende giudiziarie che lo avevano visto coinvolto nonché gli inquietanti riflessi che quelle iniziative giudiziarie avevano avuto sulla stampa locale.
La vicenda relativa al dott. ALIQUO’ era stata indicata come particolarmente significativa non tanto per il contenuto della sentenza di condanna a carico del dott. GRAUSO, contenuto neppure preso in considerazione dal medesimo ma che pure avrebbe potuto esserlo, visto che per gli stessi fatti dinanzi al Tribunale di Monza GRAUSO ha chiuso la sua vicenda con una sentenza ex art.444 codice procedura penale ad Un milione di multa, ma per l’iter che ha contraddistinto quel procedimento. La richiesta di archiviazione osserva, anzitutto, che, contrariamente a quanto osservato dal denunziante, non sarebbe vero che il processo instaurato contro di lui sarebbe durato solo 48 giorni.
Si tratta di un ennesimo tentativo di minimizzare il dato riferito dal GRAUSO. Costui, infatti, aveva segnalato che mentre "nei confronti di un comune cittadino, presso la Procura di Cagliari un processo per diffamazione giunge a dibattimento dopo circa 5 anni dal giorno in cui il reato viene iscritto nell’apposito registro" "nei confronti del P.M. ALIQUO’ sono state bruciate tutte le tappe: 48 giorni!".
Era evidente che il dott. GRAUSO segnalava l’incredibile velocità del passaggio tra iscrizione ed inizio del processo ed all’uopo si erano allegati i decreti che dispongono il giudizio immediato depositati al GIP il 15 gennaio 1999, ove si indicava nel 27 novembre 1999, la data di iscrizione nel registro notizie di reato (appunto 48 giorni). E‘ ovvio, a questo punto, il senso della circostanza rappresentata all’A.G. ed il significato e la direzione degli accertamenti che si sarebbero dovuti compiere soprattutto ove si consideri che, sul piano giuridico, come giustamente riportato dal pubblico ministero, l’abuso di ufficio si può configurare anche nel caso di distorsione della funzione giurisdizionale.
In effetti, ciò che si era evidenziato era il fatto che, con riferimento ad un processo dall’alto significato emotivo, si era voluto imprimere un ritmo non consueto almeno per quello che sono i tempi di trattazione di una normale querela per diffamazione.
Il punto, ovviamente, avrebbe necessitato un ben differente approfondimento investigativo al fine di accertare tempi e modalità di passaggio alla fase del giudizio di un normale procedimento per diffamazione mentre, sul punto, non si riesce a comprendere il riferimento alla circolare del CSM il cui contenuto è ignoto allo scrivente (agli atti ve ne è una ma tratta solo dei magistrati sottoposti ad indagini) e che comunque, si stenterebbe a comprendere perché, se è certamente condivisibile l’indirizzo di definire rapidamente i procedimenti che vedono i magistrati sottoposti ad indagine, del tutto singolare apparirebbe un indirizzo del genere con riferimento al caso di processi che vedono i magistrati persone offese.
In ogni caso, pur non conoscendosi tale circolare e pur ammettendo che la stessa abbia imposto siffatto celere passaggio alla fase del dibattimento talune ulteriori considerazioni debbono comunque essere svolte perché sono emerse alcune circostanze – di cui si tratta nei paragrafi che seguono – che meritano di essere approfondite ed eventualmente essere sottoposte ad ulteriore verifica.
(3 continua – domani "L’Iscrizione di LIORI nel registro indagati per favoreggiamento")