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Timestamp: 2020-05-29 14:42:55+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 25569 del 13/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25569 del 13/12/2016
Cassazione civile, sez. VI, 13/12/2016, (ud. 05/10/2016, dep.13/12/2016), n. 25569
sul ricorso 4996/2015 proposto da:
R.F.M., elettivamente domiciliato in Roma, via Ulpiano
n. 29, presso lo studio dell’Avvocato Felice Astorino, rappresentato
e difeso, per procura speciale a margine del ricorso, dall’avvocato
Brunella Candreva;
avverso il decreto n. 1381/2013 della Corte d’appello di Potenza,
depositato il 30 dicembre 2013.
che, con ricorso depositato il 23 ottobre 2013, R.F.M. riassumeva, dinnanzi alla Corte d’appello di Potenza, il giudizio di equa riparazione dal medesimo introdotto presso quella Corte nel 2009, definito con Decreto 27 ottobre 2009, cassato con rinvio da questa Corte con sentenza n. 15505 del 2012, per ottenere la condanna del Ministero della giustizia al pagamento dell’indennizzo di cui alla L. n. 89 del 2001, in relazione ad un giudizio civile iniziato con citazione del 27 dicembre 1989, deciso in primo grado con sentenza del 15 aprile 2003, proseguito in appello, ove era stato deciso con sentenza depositata il 16 luglio 2007;
che l’adita Corte d’appello riteneva che il giudizio – che aveva avuto una durata complessiva di dodici anni, tre mesi e otto giorni, avesse avuto una durata irragionevole, detratta quella ragionevole di cinque anni per i due gradi, di sette anni, in relazione alla quale liquidava un indennizzo di 6.250,00 Euro, facendo applicazione del criterio di 750,00 Euro per i primi tre anni di ritardo e di 1.000,00 Euro per ciascuno dei successivi;
che la Corte d’appello compensava poi per metà le spese processuali del giudizio di rinvio e determinava quelle del giudizio di cassazione in Euro 1.012,50, applicata la riduzione del 50% di cui al D.M. n. 140 del 2012, art. 9;
che per la cassazione di questo decreto il R. ha proposto ricorso affidato a quattro motivi;
che il Ministero della giustizia non ha resistito con controricorso, ma ha depositato atto di costituzione ai fini della eventuale partecipazione all’udienza di discussione.
che con i primi tre motivi (1. Violazione e falsa applicazione della L. n. 89 del 2001, artt. 2 e segg.; violazione e falsa applicazione dell’art. 13 della CEDU; 2. Violazione e/o falsa applicazione dell’art. 132 c.p.c. e della L. n. 89 del 2001, artt. 2 e segg.; 3. Omesso esame circa un fatto decisivo che è stato oggetto di discussione tra le parti), il ricorrente si duole della determinazione della durata irragionevole in soli sette anni, atteso che il giudizio presupposto aveva avuto una durata complessiva di circa diciassette anni e quattro mesi, mentre la Corte d’appello ha preso le mosse, ai fini della individuazione della durata irragionevole indennizzabile, da una durata complessiva di dodici anni, tre mesi e otto giorni, senza illustrare in alcun modo il criterio di calcolo;
che con il quarto motivo il ricorrente denuncia violazione e/o falsa applicazione degli artt. 91 e 92 c.p.c., L. n. 89 del 2001, D.M. n. 127 del 2004 e del D.M. n. 140 del 2012, dolendosi della compensazione per metà delle spese del giudizio di rinvio e della omessa liquidazione delle spese del primo giudizio di merito;
che i primi tre motivi di ricorso, all’esame dei quali può procedersi congiuntamente per evidenti ragioni di connessione, sono fondati;
che appare invero errata la determinazione della Corte d’appello in ordine alla individuazione della durata complessiva – e conseguentemente della durata irragionevole – del giudizio presupposto, atteso che dallo stesso decreto impugnato emerge che il giudizio presupposto era iniziato con citazione del dicembre 1989 ed era stato definito in appello con sentenza del 16 luglio 2017 (recte: 2007), mentre, in assenza di ogni indicazione in ordine alle ragioni della diversa delimitazione della durata complessiva del detto giudizio presupposto, la stessa è stata individuata in dodici anni, tre mesi e otto giorni;
che l’accoglimento dei primi tre motivi di ricorso comporta l’assorbimento del quarto, concernente il regime delle spese; che, dunque, accolti i primi tre motivi di ricorso, assorbito il quarto, il decreto impugnato va cassato con rinvio, per nuovo esame, alla Corte d’appello di Potenza, in diversa composizione;
che il giudice di rinvio provvederà, altresì, alla regolamentazione delle spese dei precedenti gradi di giudizio e del presente giudizio di cassazione.
La Corte accoglie i primi tre motivi di ricorso, assorbito il quarto; cassa il decreto impugnato e rinvia la causa, anche per le spese del giudizio di cassazione, alla Corte d’appello di Potenza, in diversa composizione.