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Matched Legal Cases: ['art.1', 'art. 55', 'art.29', 'art.17', 'art.34', 'art.3', 'art.2', 'art.230', 'art. 17', 'art.16', 'art.47', 'art. 41', 'art. 45', 'art.46', 'art.35', 'art. 35', 'art.17', 'art.28', 'art.29', 'art. 2']

Decreto Legislativo 81/08 integrato e modificato dal D.Lgs. n.106/09 - ppt scaricare
PubblicatoRino Leonardi Modificato 5 anni fa
Presentazione sul tema: "Decreto Legislativo 81/08 integrato e modificato dal D.Lgs. n.106/09"— Transcript della presentazione:
1 Decreto Legislativo 81/08 integrato e modificato dal D.Lgs. n.106/09
Norme generali in materia di salute, sicurezza e protezione dei lavoratori ODCEC LATINA - Hotel RIVER PALACE TERRACINA 14 Maggio 2013 relatore Dr. STEFANO FANTINEL
2 Normativa di riferimento Principali leggi di riferimento in materia di sicurezza sul lavoro
D.P.R. n. 547/55 Norme per la prevenzione sugli infortuni sul lavoro. D.LGS. n. 626/94 Norme in materia di sicurezza e protezione dei lavoratori. D.LGS. n. 81/08 Attuazione dell’art.1 Legge n. 123/07 in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro. D.LGS. n. 106/09 Modifiche ed integrazioni al D.Lgs. n.81/08. ACCORDO STATO-REGIONI del 21/12/2011 Contenuti della formazione dei datori, dirigenti, preposti e lavoratori.
3 Principi costituzionali e norme civilistiche
COSTITUZIONE: Art. 32 c.1 La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Art. 35 c.1 e 2 La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni. Cura la formazione e l’elevazione professionale dei lavoratori. Art. 41 c.2 L’iniziativa economica non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. CODICE CIVILE: Art L’imprenditore è tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro. Art Chiunque cagiona danno ad altri nello svolgimento di un’attività pericolosa, per sua natura o per la natura dei mezzi adoperati, è tenuto al risarcimento, se non prova di aver adottato tutte le misure idonee a evitare il danno.
4 D.Lgs. n.81/08 e s.m.i. (richiamo normativo di riferimento)
Decreto entrato in vigore il 15/05/2008 che raccoglie in un testo unico tutte le norme vigenti in materia di salute e sicurezza sul lavoro (= T.U.S.L.). (Gazzetta Ufficiale n. 101 del 30 aprile Suppl. Ordinario n. 108) Decreto Legislativo n. 106/09 (Decreto integrativo e correttivo: Gazzetta Ufficiale n. 180 del 05 agosto 2009 – Suppl. Ordinario n. 142)
5 Struttura del Decreto Legislativo
Il Decreto si sviluppa in 13 titoli, nell’ambito dei quali possiamo trovare uno o più capi e, all’interno, una o più sezioni per un totale di 306 articoli. = TITOLI / CAPI / SEZIONI / ARTICOLI. Le sanzioni sono riportate sempre nell’ultimo capo di ciascun titolo e prevedono l’arresto o l’ammenda (in entrambe i casi con periodi o importi minimi o massimi) = CONTRAVVENZIONI / SANZIONI PENALI. …(esempio art. 55 comma 1) E’ punito con l’arresto da 3 a 6 mesi o con l’ammenda da a euro il datore di lavoro: per violazione dell’art.29 c.1 (redazione del DVR) ovvero per non aver nominato il RSPP ai sensi dell’art.17 c.1 o dell’art.34 c.2. Fanno parte integrante del Decreto ben 51 allegati.
6 Campo di applicazione ( art.3 D.Lgs. 81/08 )
Il presente decreto si applica a tutti i settori di attività, privati e pubblici, e a tutte le tipologie di rischio (comma 1). Il presente decreto si applica a tutti i lavoratori (subordinati e autonomi), nonché ai soggetti ad essi equiparati, … [vedi anche art.2 c.1 lettera a)]. E’ regolamentato il contratto di somministrazione (comma 5) con l’obbligo degli adempimenti a carico dell’utilizzatore. E’ prevista inoltre l’ipotesi di lavoro distaccato (comma 6), del lavoro a progetto (comma 7), del lavoro occasionale (comma 8). E’ regolamentato il lavoro autonomo di cui all’art C.C. (vedi artt ). E’ regolamentata l’impresa familiare (art.230-bis C.C.) Rinvio a norme specifiche per le Forze armate e di Polizia, Vigili del Fuoco, Protezione Civile … (comma 2).
7 Soggetti della Prevenzione
IL DATORE DI LAVORO, DIRIGENTI E PREPOSTI IL RAPPRESENTANTE DEI LAVORATORI PER LA SICUREZZA (R.L.S.) IL MEDICO COMPETENTE ADDETTI AL PRIMO SOCCORSO, ANTINCENDIO ED EVACUAZIONE R.S.P.P.
8 DATORE DI LAVORO E’ il soggetto titolare del rapporto di lavoro col dipendente ed è colui che ha la responsabilità dell’impresa o dell’unità produttiva in quanto titolare dei poteri decisionali o di spesa. E’ responsabile dell’attuazione delle misure di sicurezza e delle norme relative alla corretta informazione dei lavoratori circa i rischi collegati alle mansioni da essi svolte, nonché della loro formazione, anche nel caso in cui deleghi altre persone ad operare in sua vece (dirigenti e preposti). I Dirigenti sono coloro che organizzano e gestiscono le attività aziendali disponendo delle opportune risorse. I Preposti sono i soggetti che coordinano, sovrintendono e sorvegliano l’operato dei lavoratori.
9 Delega del Datore di Lavoro
Il Datore di lavoro può delegare ad altri soggetti tutti quegli adempimenti previsti dall’art. 17 D.Lgs. n. 81/08 ad eccezione: 1 – Valutazione dei Rischi 2 – Redazione del Documento finale (DVR) 3 – Autocertificazione 4 – Designazione del RSPP
10 Requisiti della delega (art.16 D.Lgs. 81/08)
Il Datore di lavoro può delegare Dirigenti o Preposti a svolgere in sua vece alcune funzioni purché: 1 - la delega sia conferita in modo esplicito (per iscritto); 2 - la delega sia conferita a persona con attitudini e capacità adeguate ai compiti da svolgere ( vedi modifiche D.Lgs. n.195/03); 3 - il delegato possa disporre di risorse finanziarie adeguate alla necessità di fare fronte ai propri obblighi; 4 - il delegato non subisca interferenze da parte del delegante. Nota: Al Datore di lavoro rimane comunque l’obbligo della sorveglianza sull’operato del Delegato. Diversamente è comunque responsabile.
11 Rappresentante Lavoratori (art.47 D.Lgs. 81/08)
L’ R.L.S. ha il compito di rappresentare i lavoratori per tutte quelle materie relative alla prevenzione ed alla protezione dai rischi e dalle malattie professionali. E’ chiamato a svolgere un ruolo di collaborazione con l’azienda e con le strutture preposte alla sicurezza, denunciando agli Organi di vigilanza le omissioni e/o le violazioni del Datore di lavoro. Il datore di lavoro deve sempre consultare il R.L.S.. L’ R.L.S. deve poter usufruire di una specifica formazione professionale (32 ore di formazione - validità 5 anni con obbligo di aggiornamento); L’ R.L.S. deve poter svolgere liberamente i suoi compiti e deve poter disporre dei mezzi necessari per lo svolgimento delle sue funzioni. La designazione o l’elezione è regolamentata nei commi 3 e 4 del suddetto articolo relativamente all’aziende o unità produttive fino a 15 lavoratori o oltre i 15 lavoratori (nell’ambito delle rappresentante sindacali).
12 MEDICO COMPETENTE La sorveglianza sanitaria è effettuata dal “Medico competente” e comprende le visite preventive volte ad accertare l’idoneità del lavoratore a svolgere le specifiche mansioni assegnate nonché le visite periodiche per controllare lo stato di salute dei lavoratori e quindi il permanere delle condizioni di idoneità alla mansione. Il Medico competente deve compilare una cartella sanitaria per ogni lavoratore; essa viene custodita presso il datore di lavoro e viene garantito il segreto professionale. Il Medico fornisce ai lavoratori ogni informazione circa gli accertamenti sanitari a cui debbono sottoporsi e li informa dei risultati fornendo copia su richiesta degli interessati. Avverso il giudizio di idoneità è possibile ricorrere ai sensi dell’art. 41 c. 9 D. Lgs. 81/08.
13 Addetti alle emergenze
ADDETTI AL PRIMO SOCCORSO (art. 45) ADDETTI ALL’EVACUAZIONE E ALLA PREVENZIONE INCENDI (art.46) Nell’ambito di ogni unità produttiva il Datore di lavoro deve designare gli addetti alle emergenze in numero congruo alle dimensioni aziendali. Tutti gli addetti devono ricevere una adeguata formazione per le mansioni e i compiti assegnati.
14 R.S.P.P. Nominato dal Datore di lavoro, l’ RSPP deve collaborare con lo stesso per individuare i fattori di rischio presenti in azienda, elaborare per quanto di competenza le misure preventive e protettive per eliminare o ridurre al minimo possibile i rischi di infortunio e/o malattia professionale. Congiuntamente alle altre figure nominate costituisce il Servizio di Prevenzione e Protezione dai Rischi (SPPR). Art. 32 Capacità e requisiti professionali (Moduli A, B e C). Art. 33 Compiti del S.P.P.R.. Art. 34 Svolgimento diretto da parte del Datore di lavoro.
15 Riunione periodica (art.35 D.Lgs. 81/08)
Nelle aziende o unità produttive con più di 15 lavoratori, il datore di lavoro, direttamente o tramite il SPPR, indice almeno una volta all’anno una riunione in cui partecipano i vari componenti del SPPR per la discussione degli argomenti indicati nel comma 2 dell’art. 35 del D.Lgs. n.81/08: a) il documento di valutazione dei rischi; b) l’andamento degli infortuni e delle malattie professionali; c) criteri di scelta, requisiti tecnici ed efficacia dei DPI; d) i programmi di informazione/formazione dei lavoratori. Nelle aziende fino a 15 lavoratori, è facoltà del R.L.S. chiedere la convocazione di un’apposita riunione. La riunione ha luogo altresì in presenza di significative variazioni del ciclo lavorativo, a variazioni nelle condizioni di rischio e introduzioni di nuove tecnologie. In tutti i casi occorre redigere apposito verbale scritto.
16 Informazione e formazione (artt.36-37 D.Lgs.81/08)
Articolo 36 Informazione ai lavoratori Articolo 37 Formazione dei lavoratori e dei loro rappresentanti Il datore di lavoro deve provvedere ad informare e formare ciascun lavoratore in maniera sufficiente ed adeguata in materia di salute e sicurezza anche rispetto alle conoscenze linguistiche. Gli obblighi indicati sono stati ulteriormente definiti con il recente Accordo Stato-Regioni del 21/12/2011 che oltre
17 Definizione del Rischio
PERICOLO Il pericolo è una proprietà intrinseca (della situazione, oggetto, sostanza, …) non legata a fattori esterni; è una situazione, oggetto, sostanza, etc. che per le sue proprietà o caratteristiche ha la capacità di causa un danno alle persone [PERICOLO=FATTORE DI RISCHIO e ≠ RISCHIO]. DANNO Il danno è qualunque conseguenza negativa (lesione fisica o danno alla salute) derivante dal verificarsi di un evento oppure la gravità delle conseguenze che si verificano al concretizzarsi del pericolo. RISCHIO Il rischio è un concetto probabilistico, è la probabilità che accada un certo evento capace di causare un danno alle persone. La nozione di rischio implica l’esistenza di una sorgente di pericolo e delle possibilità che essa si trasformi in un danno. R = P x D
18 Funzione del Rischio Ciascun datore di lavoro ha l’obbligo di valutare tutti i rischi presenti in azienda o in un’unità produttiva (art.17 c.1 lett. a) e redigere il documento di valutazione dei rischi (art.28) nelle modalità stabilite dall’art.29. Obbiettivo principale è quello di eliminare o quanto meno ridurre i vari livelli di rischio evidenziati nell’analisi della propria azienda o unità produttiva. Partendo dalla definizione di RISCHIO [ R = P x D ] dove P sta per la probabilità o frequenza del verificarsi di un danno e D la gravità delle conseguenze (cioè la magnitudo, la sua intensità), occorre ridurre entrambi o almeno uno dei due fattori della funzione del rischio. R = P x D
19 Valutazione del rischio (1)
I fattori che compongono la definizione di rischio potranno assumere dei valori minimi e massimi in una sorta di scala della probabilità e del danno. La scala della probabilità P Livello di probabilità Criterio di valutazione 1 Improbabile Non sono noti episodi già verificatisi. Il verificarsi del danno susciterebbe incredulità. 2 Poco probabile Sono noti solo rarissimi episodi già verificatisi. Il verificarsi del danno ipotizzato susciterebbe grande sorpresa. 3 Probabile È noto qualche episodio di cui alla mancanza ha fatto seguire il danno. Il verificarsi del danno ipotizzato susciterebbe una moderata sorpresa. 4 Altamente probabile Si sono già verificati danni per la stessa azienda o in aziende simili. Il verificarsi del danno non susciterebbe alcuno stupore in azienda.
20 Valutazione del rischio (2)
La scala della gravità del danno D Livello del danno Criterio di valutazione 1 Lieve Infortunio di esposizione acuta con inabilità rapidamente reversibile. Esposizione cronica con effetti rapidamente reversibili. 2 Medio Infortunio o episodio di esposizione acuta con inabilità reversibile. Esposizione cronica con effetti reversibili. 3 Grave Infortunio o episodio di esposizione acuta con effetti di invalidità parziale. Esposizione cronica con effetti irreversibili e/o parzialmente invalidanti.. 4 Gravissimo Infortunio o episodio di esposizione acuta con effetti letali o di invalidità totale. Esposizione cronica con effetti letali e/o totalmente invalidanti..
21 Stima del rischio
22 Tempistica di intervento
La stima numerica del rischio permette di identificare una scala di priorità degli interventi per ridurre il rischio Rischio Programmazione degli interventi R > 8 Azioni correttive necessarie da programmare con urgenza 4 < R < 8 Azioni correttive e/o migliorative da programmare nel breve termine 2 < R < 3 Azioni correttive e/o migliorative da programmare nel medio termine R = 1 Eventuali misure da considerare in sede di riesame della valutazione
23 Riduzione del rischio Gli interventi devono quindi ridurre il rischio fino a: Rischio tollerabile: rischio accettato in seguito alla ponderazione del rischio. Il rischio tollerabile è anche detto “rischio non significativo” o “rischio accettabile”. Il rischio tollerabile non dovrebbe richiedere ulteriore trattamento. Rischio residuo: Rischio rimanente a seguito del trattamento del rischio. Il rischio residuo comprende anche i rischi non identificabili. Le azioni di riduzione del rischio agiscono sulla: Prevenzione che comporta una riduzione di probabilità dell’accadimento. Protezione che comporta una riduzione della gravità del danno.
24 La Prevenzione Definizione di Prevenzione art. 2, lettera n) D. Lgs
E’ il complesso delle disposizioni o misure necessarie anche secondo la particolarità del lavoro, l'esperienza e la tecnica, per evitare o diminuire i rischi professionali nel rispetto della salute della popolazione e della integrità dell'ambiente esterno. Le misure di prevenzione possono essere di tipo strutturale o organizzativo: L'informazione, la formazione e l'addestramento dei lavoratori; La progettazione, costruzione e corretto utilizzo di ambienti, strutture, macchine, attrezzature e impianti; L'evitare situazioni di pericolo che possano determinare un danno probabile (rischio); L'adozione di comportamenti e procedure operative adeguate.
25 Prevenzione ►P Protezione ►D
La Protezione E’ la difesa contro ciò che potrebbe recare danno. Elemento che si interpone tra qualcuno che può subire un danno e ciò che lo può causare. La protezione attiva è quella che gli stessi operatori devono attivare (Estintori, Arresti di emergenza, etc.), indossare (caschi, scarpe, etc.). La protezione passiva interviene anche senza il comando umano (impianto rilevazione incendio, rilevamento fumi, etc.). R = P x D Prevenzione ►P Protezione ►D
26 Dispositivi di Protezione DPI
Per dispositivi di protezione individuali (DPI) si intendono le dotazioni ed attrezzature da utilizzare allo scopo di proteggere i lavoratori da rischi che possono minacciare la loro sicurezza o la loro salute durante il lavoro. I DPI debbono essere impiegati quando i rischi non possono essere evitati o sufficientemente ridotti da misure organizzative e tecniche di prevenzione, da mezzi di prevenzione collettiva o da metodi di organizzazione del lavoro. Non vengono considerati DPI: gli indumenti di lavoro ordinari e le uniformi, le attrezzature dei servizi di soccorso e di salvataggio, i materiali sportivi e gli apparecchi portatili per individuare rischi e fattori nocivi.
Art. 163 c.1 Obblighi del datore di lavoro Quando, anche a seguito della valutazione effettuata in conformità all'articolo 28,risultano rischi che non possono essere evitati o sufficientemente limitati con misure, metodi, ovvero sistemi di organizzazione del lavoro, o con mezzi tecnici di protezione collettiva, il datore di lavoro fa ricorso alla segnaletica di sicurezza, conformemente alle prescrizioni di cui agli allegati da XXIV a XXXII. La segnaletica si divide a sua volta in: Segnaletica di divieto (forma rotonda, colore rosso 35%) Segnaletica di avvertimento (forma triangolare, colore giallo 50%) Segnaletica di prescrizione (forma rotonda, colore azzurro 50%) Segnaletica di salvataggio (forma quadrata o rettangolare, colore verde 50%) Segnaletica per le attrezzature antincendio (forma quadrata o rettangolare, colore rosso 50%)
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