Source: https://movimentoconsumatoriromacapitale.it/component/content/category/8-notizie-e-comunicati.html?Itemid=101
Timestamp: 2019-10-17 10:54:42+00:00
Document Index: 109979044

Matched Legal Cases: ['art. 2051', 'art. 2', 'art. 2051', 'art.1227', 'art. 2', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Ancora con …”BASTA IMMONDIZIA!”
SONO ANNI CHE I CITTADINI CHIEDONO ROMA PULITA E CHIEDONO IL RIMBORSO DI UNA QUOTA DELLA TASSA RIFIUTI PER INADEMPIMENTO DELL’AMA
E ROMA COME RISPONDE?
Roma non risponde ponendo in atto un'efficace strategia di lungo periodo per aumentare la percentuale di raccolta differenziata e per rendere l’immondizia una risorsa e non una spesa.
Ma risponde alle proteste della cittadinanza con un’ ordinanza del 5 agosto scorso, con cui la Sindaca vieta i sacchetti colorati per l’immondizia ed obbliga i romani all'utilizzo di sacchetti trasparenti ritenendo che ciò renda <più efficaci le strategie per la differenziata.
La “trasgressione” costa cara dato che è prevista una multa minima di 25 euro, che può lievitare fino ai 500.
L’ordinanza della sindaca Raggi del 5 agosto è sconosciuta alla maggior parte dei cittadini, non risolve nulla ed inasprisce le verifiche e le sanzioni senza avere uomini e mezzi idonei per eseguire i controlli.
Non contenta del già discutibile provvedimento, la sindaca ha diramato una circolare ai vigili urbani e all’Ama per chiedere di non fare sconti ai romani che non rispettano l’ordinanza.
Si ricorda che i romani pagano la TARI più alta d’Itala per vivere tra puzzo ed immondizia.
In base alla dei Carta dei servizi Ama, pagando la Tari i romani sopportano i costi dei seguenti servizi: lo spazzamento e il lavaggio delle strade, la raccolta, il trasporto, il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti urbani, le attività di comunicazione e di sensibilizzazione alla tutela dell’ambiente rivolte all’utenza.
Ma nessuno di questi impegni viene mantenuto da anni, e così si è arrivati alla insostenibile situazione attuale che fa parlare di Roma, in tutto il mondo, come una “discarica a cielo aperto”.
La (cattiva) gestione dei rifiuti da parte dell’Ama grava sulla nostra salute e sul decoro urbano della nostra città. Fatti evidenti, da anni, eppure senza conseguenze. Ma in tutto questo marasma chi ci rimette? Ovviamente, la cittadinanza Ma se i cassonetti sono pieni, rotti, non funzionanti, le persone come fanno a gettare correttamente l’immondizia? Ognuno deve fare la sua parte e la Pa, prima di tutti, deve preoccuparsi di attuare un piano di lungo periodo per gestire la immondizia in modo virtuoso e non portarla in giro per l’Italia e all’estero, così da aumentare i costi e far rendere profitti alle altre città. Movimento Consumatori-Roma Capitale invita i cittadini romani a far rispettare i propri diritti, a chiedere in massa maggiore efficienza nei servizi, restituendo il decoro ai nostri quartieri. E ove ne ricorrano gli estremi, il rimborso di una percentuale delle tasse pagate !
SOS BUCHE
CITTADINI PRIVATI DEL DIRITTO ALLA SICUREZZA STRADALE, ERGO DELLA INCOLUMITA’ FISICA E, SPESSO, DELLA STESSA VITA MOVIMENTO CONSUMATORI - ROMA CAPITALE dice basta a "buche sulle strade, insicurezza stradale che causa morti e feriti quotidiani”, al via le adesioni di tutti i cittadini per la class action!
Da anni, l’avvocato Laila Perciballi del Movimento consumatori protesta per la lesione del diritto all’incolumità ed alla sicurezza dei cittadini.
Edoardo, a soli 23anni , mercoledì scorso alle 5.30 ha perso il controllo della moto, molto probabilmente a causa di una buca. Un’ennesima vittima delle tante buche che costellano, senza soluzione di continuità, le vie di Roma.
La procura capitolina, adesso, vuole vederci chiaro. Il pm Antonella Nespola ha aperto un fascicolo per omicidio colposo.
Da troppo tempo buche, voragini, cadute degli alberi e dei cartelloni, anche per intemperie, stanno creando innumerevoli danni ai pedoni, ai ciclisti, ai motociclisti ed agli automobilisti.
Ebbene, da Nord a Sud, piccole e grandi città presentano tutti gli stessi problemi, anche se a Roma sono decisamente più frequenti e più preoccupanti.
Tantissime le cause individuali vinte dai cittadini, ma ora è necessaria un’azione di classe volta a far accertare dall’Autorità Giudiziaria la responsabilità della Pubblica Amministrazione in tutte queste situazioni.
Bisogna mettere un punto all’inerzia, imperizia, imprudenza nella manutenzione delle strade e devono essere risarciti gli utenti della strada dei danni subiti a causa di queste terribili omissioni, ma soprattutto deve essere ripristinato il diritto alla sicurezza previsto per legge.
A titolo esemplificativo, si ricordano alcune importanti norme:
· Art. 28 all. F, l. 20 marzo 1865, n. 2248 (“è obbligatoria la conservazione in istato normale delle strade provinciali e comunali”);
· Art. 5, r.d. 15 novembre 1923, n. 2506 (i Comuni provvedono “alla manutenzione ordinaria e straordinaria” delle strade comunali);
· Art. 14, primo comma, d.lg. 30 aprile 1992, n. 285 (c.d. Nuovo Codice della Strada), che testualmente recita: “Gli enti proprietari delle strade, allo scopo di garantire la sicurezza e la fluidità della circolazione, provvedono:
Cosa ne è stato del rispetto della legge? Cosa ne sarà dei diritti dei cittadini alla sicurezza delle strade nelle nostre città????
La nuova legge sulla class action entrerà in vigore il 19.4.2020 intanto si continuano "ad applicare le disposizioni vigenti nel codice del consumo”.
DUNQUE ADERISCI ALL’INIZIATIVA SEGUENDO LE ISTRUZIONI NELLA SCHEDA ALLEGATA E PER INFO SCRIVI A:
tel 06.39735013
cell. 393-9072144 (solo messaggio WhatsApp)
CONSIGLIO DI STATO CONFERMA L'OBBLIGO DI
RISARCIRE I CONSUMATORI.
ORA SUBITO I RIMBORSI...
SEGUITE I CONSIGLI!
Leggi tutto: BOLLETTE TELEFONICHE A 28 GIORNI
Sono anni che, buche, voragini, cadute degli alberi e dei cartelloni,
anche per intemperie, stanno creando innumerevoli danni ai pedoni, ai
ciclisti, ai motociclisti ed agli automobilisti. Ebbene, da Nord a Sud, piccole e grandi città
presentano tutti gli
stessi problemi, anche se a Roma sono decisamente più frequenti e più preoccupanti.
Secondo un orientamento costante, la responsabilità - prima delle ordinanze della Cassazione 2018/2019 - era del Comune (se si trattava di strada comunale), della Provincia (se si trattava di strada provinciale), dello Stato (se si trattava di strada statale), della società Autostrade (se si trattava di autostrada) .
Dal 2018, tutto è cambiato
L'asfalto non tiene, negli interstizi si forma il ghiaccio che aggrava la situazione, gli alberi continuano a cadere e la responsabilità è ancora dell'ente proprietario delle strade?
No, ora è tutta colpa del cittadino!!!
Con Ordinanza 9315/2019 la Cassazione ribadisce e consolida il suo nuovo ed inaccettabile orientamento.
La Cassazione non punisce la P. A. per omessa manutenzione delle strade che rendono impraticabile anche il percorso del più accorto pedone, ma addirittura (senza adombrare per lo meno l'idea di una corresponsabilità) lo condanna anche al pagamento degli onorari di giudizio ed al versamento dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso
Per la pubblica amministrazione non esiste più la <responsabilità da cose in custodia> ex art. 2051 c.c., dato che camminare diventa condotta rilevante del pedone che, non essendo rimasto a casa, si è determinato ad uscire, addirittura ha scelto di avventurarsi in una strada affollata, ha deciso di mettere in fallo il proprio piede, rendendosi così responsabile della rottura del suo arto e di tutto il successivo decorso ospedaliero.
Quindi a casa tutti gli anziani, tutti quelli che non hanno una buona vista, tutti i diversamente abili, financo le donne con i tacchi...
Via, lasciamo le strade con le buche, con gli avvallamenti, con i tappeti di foglie, con le radici degli alberi. E, a casa, i cittadini: perché se cadete è
colpa vostra!!!!
In sintesi questo è il discorso della Cassazione, che addirittura richiama il principio di solidarietà previsto dall'articolo 2 della Costituzione, per condannare il cittadino già vittima dell’incuranza, della negligenza e della inerzia della Pubblica Amministrazione. Solidarietà, se ci è consentita una battuta, della Cassazione con le casse della Pubblica Amministrazione!
Insomma, se cadiamo in una buca, gli unici colpevoli siamo noi cittadini. La Cassazione, sottoponendo a revisione i principi di obbligo di custodia, ha stabilito con le recenti
ordinanze 1 febbraio 2018 (nn. 2480, 2481, 2482 e 2483), che in tema di responsabilità civile per danni da cose in custodia, la condotta del danneggiato che entri in interazione con la cosa si atteggia diversamente a seconda del grado di incidenza causale sull'evento dannoso, in applicazione, anche ufficiosa, dell'articolo 1227 c.c., comma 1, richiedendo una valutazione che tenga conto del dovere generale di ragionevole cautela, riconducibile al principio di solidarietà espresso dall'articolo 2 Cost. Ne consegue che, quanto più la situazione di possibile danno è suscettibile di essere prevista e superata attraverso l'adozione da parte del danneggiato delle cautele normalmente attese e prevedibili in rapporto alle circostanze, tanto più incidente deve considerarsi l'efficienza causale del comportamento imprudente del medesimo nel dinamismo causale del danno, fino
a rendere possibile che detto comportamento interrompa il nesso eziologico tra fatto ed evento dannoso, quando sia da escludere che lo stesso comportamento costituisca un'evenienza ragionevole o accettabile secondo un criterio probabilistico di regolarità causale, connotandosi, invece, per l'esclusiva efficienza causale nella produzione del sinistro.
 È stato anche chiarito (sic!) nelle menzionate pronunce che l'espressione "fatto colposo" che compare nell'articolo 1227 c.c., non va intesa come riferita all'elemento psicologico della colpa, che ha rilevanza esclusivamente ai fini di una affermazione di responsabilità, la quale presuppone l'imputabilità, ma deve intendersi come sinonimo di comportamento oggettivamente in contrasto con
una regola di condotta, stabilita da norme positive e/o dettata dalla comune prudenza. Ricordiamo che gli ermellini, consapevoli del principio sotteso all’art. 2 della Costituzione, individuavano nella Pubblica Amministrazione, in quanto proprietaria del tratto di strada causa del sinistro, la sola responsabile dato che la stessa è tenuta ad un preciso e rigoroso obbligo di manutenzione e sicurezza delle strade nei confronti degli utenti (Cass. Civ., Sez. III, 22 aprile 2010 n. 9527).
Si sono dimenticati forse gli ermellini 2018/2019 che esistono innumerevoli norme che tutelano la sicurezza stradale dei cittadini, tra cui:
28 all. F, l. 20 marzo 1865, n. 2248 (“è obbligatoria la conservazione in istato normale delle strade provinciali e comunali”);
 5, r.d. 15 novembre 1923, n. 2506 (i Comuni provvedono “alla manutenzione ordinaria e straordinaria” delle strade comunali);
 14, primo comma, d.lg. 30 aprile 1992, n. 285 (c.d. Nuovo Codice della Strada), che testualmente recita: “Gli enti proprietari delle strade, allo scopo di garantire la sicurezza e la fluidità della circolazione, provvedono:
a) alla manutenzione, gestione e pulizia delle strade, delle loro pertinenze e arredo, nonché delle attrezzature, impianti e servizi;
b) al controllo tecnico dell'efficienza delle strade e relative pertinenze; c) alla apposizione e manutenzione della segnaletica prescritta”.
Ebbene, negare la responsabilità della Pubblica Amministrazione significa sostenere l’inerzia nella manutenzione delle strade, significa consentire alle ditte appaltatrici di lavorare male, tanto se sono responsabili i pedoni, i ciclisti, i motociclisti e gli automobilisti dei loro danni, perché mai la P.A. dovrebbe avere interesse a controllare le ditte appaltatrici, ed a garantire la sicurezza delle strade.
Cosa ne è stato del diritto? Cosa ne sarà dei cittadini e delle nostre città????
ORDINANZA 9315
Cassazione Ordinanza 9315/2019 Strade - Responsabilità da cose in custodia ex art. 2051 c.c. - Rilevanza della condotta del danneggiato In tema di responsabilità civile per danni da cose in custodia, la condotta del danneggiato, che entri in interazione con la cosa, si atteggia diversamente a seconda del grado di incidenza causale sull'evento dannoso, in applicazione - anche ufficiosa - dell'art.1227, comma 1, c.c., richiedendo una valutazione che tenga conto del dovere generale di ragionevole cautela, riconducibile al principio di solidarietà espresso dall'art. 2 Cost., sicché, quanto più la situazione di possibile danno è suscettibile di essere prevista e superata attraverso l'adozione da parte del danneggiato delle cautele normalmente attese e prevedibili in rapporto alle circostanze, tanto più incidente deve considerarsi l'efficienza causale del comportamento imprudente del medesimo nel dinamismo causale del danno, fino a rendere possibile che detto comportamento interrompa il nesso eziologico tra fatto ed evento dannoso, quando sia da escludere che lo stesso comportamento costituisca un'evenienza ragionevole o accettabile secondo un criterio probabilistico di regolarità causale, connotandosi, invece, per l'esclusiva efficienza causale nella produzione del sinistro. Corte di Cassazione, Sezione 6 3 civile, Ordinanza 3 aprile 2019, n. 9315 (CED Cassazione 2019) Articolo 1227 c.c. annotato con la giurisprudenza FATTI DI CAUSA 1. (OMISSIS) convenne in giudizio il Comune di Amalfi, davanti al Tribunale di Salerno, chiedendo il risarcimento dei danni da lei patiti in conseguenza della caduta dovuta - a suo dire - ad un tombino e ad un profondo avvallamento esistenti in una strada cittadina da lei percorsa. Si costituì in giudizio il convenuto, chiedendo il rigetto della domanda. Il Tribunale accolse la domanda e condannò il Comune al pagamento della somma di Euro 35.651,67, oltre interessi e con il carico delle spese di giudizio. 2. La pronuncia è stata appellata dal Comune soccombente e la Corte d'appello di Salerno, con sentenza del 7 giugno 2017, ha accolto il gravame e, in riforma della sentenza di primo grado, ha rigettato la domanda della (OMISSIS), compensando per intero le spese dei due gradi di giudizio. 3. Contro la sentenza della Corte d'appello di Salerno ricorre (OMISSIS) con atto affidato a due motivi.
Resiste il Comune di Amalfi con controricorso. Il ricorso è stato avviato alla trattazione in camera di consiglio, sussistendo le condizioni di cui agli articoli 375, 376 e 380-bis c.p.c., e non sono state depositate memorie. RAGIONI DELLA DECISIONE 1. Con il primo motivo di ricorso si lamenta, in riferimento all'articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3), violazione e falsa applicazione dell'articolo 112 c.p.c. e articolo 329 c.p.c., comma 2, nonchè dell'articolo 2051 c.c., contestando l'errata applicazione delle regole in tema di obbligo di custodia, nonchè ultrapetizione. 1.1. Il motivo non è fondato. 1.2. Quanto alla presunta violazione dell'articolo 2051 cit., il Collegio osserva che questa Corte, sottoponendo a revisione i principi sull'obbligo di obbligo di custodia, ha stabilito, con le recenti ordinanze 1 febbraio 2018, nn. 2480, 2481, 2482 e 2483, che in tema di responsabilità civile per danni da cose in custodia, la condotta del danneggiato, che entri in interazione con la cosa, si atteggia diversamente a seconda del grado di incidenza causale sull'evento dannoso, in applicazione, anche ufficiosa, dell'articolo 1227 c.c., comma 1, richiedendo una valutazione che tenga conto del dovere generale di ragionevole cautela, riconducibile al principio di solidarietà espresso dall'articolo 2 Cost.. Ne consegue che, quanto più la situazione di possibile danno è suscettibile di essere prevista e superata attraverso l'adozione da parte del danneggiato delle cautele normalmente attese e prevedibili in rapporto alle circostanze, tanto più incidente deve considerarsi l'efficienza causale del comportamento imprudente del medesimo nel dinamismo causale del danno, fino a rendere possibile che detto comportamento interrompa il nesso eziologico tra fatto ed evento dannoso, quando sia da escludere che lo stesso comportamento costituisca un'evenienza ragionevole o accettabile secondo un criterio probabilistico di regolarità causale, connotandosi, invece, per l'esclusiva efficienza causale nella produzione del sinistro. È stato anche chiarito nelle menzionate pronunce che l'espressione "fatto colposo" che compare nell'articolo 1227 c.c., non va intesa come riferita all'elemento psicologico della colpa, che ha rilevanza esclusivamente ai fini di una affermazione di responsabilità, la quale presuppone l'imputabilità, ma deve intendersi come sinonimo di comportamento oggettivamente in contrasto con una regola di condotta, stabilita da norme positive c/o dettata dalla comune prudenza. L'accertamento in ordine allo stato di capacità naturale della vittima e delle circostanze riguardanti la verificazione dell'evento, anche in ragione del comportamento dalla stessa vittima tenuto, costituisce quaestio fatti riservata esclusivamente all'apprezzamento del giudice di merito. Nel caso in esame la Corte territoriale ha fatto buon governo di tali principi e, nonostante alcune
imprecisioni giuridiche, ha accertato in punto di fatto che la strada percorsa dalla (OMISSIS) presentava un avvallamento di minimo spessore, per cui non esisteva alcuna insidia che non fosse evitabile applicando l'ordinaria diligenza. Ha aggiunto la Corte che non aveva rilievo il fatto che la strada fosse molto affollata, perchè tale situazione avrebbe dovuto indurre la vittima ad una maggiore attenzione. È evidente, perciò, che, a parte l'errato riferimento all'insidia e alla necessaria alterazione della cosa, la sentenza ha in effetti accertato la mancanza di un nesso di causalità tra la presenza del tombino e dell'avvallamento e la caduta, posto che la situazione dei luoghi e l'orario diurno erano prova del fatto che l'uso dell'ordinaria diligenza avrebbe evitato la caduta; il che è conforme ai principi in precedenza richiamati. 1.3. Da quanto precede risulta anche come non sia fondata la censura di ultrapetizione conseguente, secondo la parte ricorrente, alla presunta acquiescenza del Comune di Amalfi rispetto alla condanna disposta nei suoi confronti in primo grado per violazione delle norme sulla custodia (articolo 2051 c.c.). Ed invero, le argomentazioni poste a fondamento dell'atto di appello, per come sono riportate nel ricorso, dimostrano l'evidente contestazione, da parte del Comune, dell'attribuzione della responsabilità per la caduta; la domanda stessa della danneggiata, del resto, era orientata nel senso di una condanna del Comune per violazione dell'articolo 2043 c.c.; e comunque non è configurabile una qualche forma di acquiescenza che giustifichi la presunta ultrapetizione della Corte d'appello. La sentenza impugnata, d'altra parte, ha fatto applicazione dei principi sull'obbligo di custodia e, a prescindere dalla formulazione della domanda risarcitoria in primo grado, ha reso una motivazione che è tale da escludere la sussistenza di una re
2. Con il secondo motivo di ricorso si lamenta, in riferimento all'articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3), violazione e falsa applicazione dell'articolo 2700 c.c. e dell'articolo 112 c.p.c. in ordine alla mancanza di contestazione della relazione di servizio redatta in occasione del sinistro. 2.1. Il motivo non è fondato. La relazione di servizio redatta in occasione del sinistro non ha una valenza privilegiata se non in ordine a quanto accertato direttamente dai verbalizzanti, mentre le valutazioni dai medesimi compiute sono soggette comunque alla verifica ed alla ponderazione del giudice di merito; che è ciò che la Corte d'appello ha fatto, senza incorrere nelle prospettate violazioni di legge. 3. Il ricorso, pertanto, è rigettato. A tale esito segue la condanna della ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate ai sensi del Decreto Ministeriale 10 marzo 2014, n. 55, da distrarre in favore del difensore antistatario. Sussistono inoltre le condizioni di cui al Decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, articolo 13, comma 1- quater, per il versamento, da parte della ricorrente, dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso. P.Q.M. La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate in complessivi Euro 3.200, di cui Euro 200 per spese, oltre spese generali ed accessori di legge, da distrarre in favore dell'avv. (OMISSIS), che si è dichiarata antistataria. Ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, articolo 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza delle condizioni per il versamento, da parte della ricorrente, dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso. Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sesta Sezione Civile —3, il 6 dicembre 2018.
Leggi tutto: I DIRITTI DEI SOGGETTI FRAGILI E LA LORO RELAZIONE CON I PROFESSIONISTI DELLA SALUTE