Source: http://www.tidona.com/pubblicazioni/giurisprudenza-bancaria/giurisprudenza_trib-milano_7234-2014_2.htm
Timestamp: 2017-02-23 02:25:11+00:00
Document Index: 73233709

Matched Legal Cases: ['art.2697', 'art. 119', 'art. 2697', 'art. 3', 'art. 644', 'art. 91']

Studio Legale Tidona -Se il cliente che contesta l'applicazione di anatocismo da parte della banca non produce i contratti bancari relativi, alla banca basterà dedurre che il conto corrente sia stato aperto sotto la vigenza (e nel rispetto) della delibera CICR 9.2.2000 per dimostrare la legittimità dell'anatocismo applicato
Se il cliente che contesta l'applicazione di anatocismo da parte della banca non produce i contratti bancari relativi, alla banca basterà dedurre che il conto corrente sia stato aperto sotto la vigenza e nel rispetto della delibera CICR 9.2.2000 per dimostrare la legittimità dell'anatocismo applicato Tribunale di Milano, sent. n. 7234 03-06-2014 L'attore che reclami, agendo in ripetizione, la natura indebita delle somme addebitate dalla banca ha l'onere di produrre i contratti in cui le stesse sono presenti, di modo da poterne esaminare il testo ed il contesto. Ove non assolva al detto onere probatorio, ex art.2697 cc, alla banca basterà dedurre che il conto corrente sia stato aperto sotto la vigenza (e nel rispetto) della delibera CICR 9.2.2000 per dimostrare la legittimità dell'anatocismo applicato. CONCISA ESPOSIZIONE DELLE RAGIONI DI FATTO E DI DIRITTO DELLA DECISIONE
Premesso che con ordinanza parziale di incompetenza in data 11/2/2014 si è già provveduto in relazione alle domande di parte attrice fondate sul contratto di swap indicato in citazione, residua in questa sede la decisione sulle domande relative alla ripetizione di indebito con riferimento ai conti correnti n. (OMISSIS) e(OMISSIS) aperti presso la filiale di (OMISSIS) di BANCA, nonché sulla domanda di risarcimento di danni ulteriori.
Parte attrice ha in primo luogo eccepito la nullità delle clausole relative alla commissione di massimo scoperto alle valute, all'anatocismo e al tasso debitore ultra-legale, chiedendo la ripetizione dei conseguiti addebita qualificati come indebiti.
Tuttavia parte attrice non ha prodotto i due citati contratti di c/c nei quali sono comprese le clausole ritenute nulle. Né in sede di udienza ha chiesto un ordine di esibizione a carico della BANCA, che sarebbe comunque inammissibile non avendo la parte tempestivamente esperito la richiesta di documentazione ex art. 119 TUB. Naturalmente, ai sensi dell'art. 2697 cc, è onere detrattore in ripetizione provare la natura indebita delle somme reclamate, di modo che quando viene eccepita la nullità di alcune clausole contrattuali è indispensabile produrre i contratti in cui le stesse sono presenti, in modo da poterne esaminare il testo e il contesto.
Nel caso di specie parte attrice non ha assolto a tale onere e quindi non si puo' dichiarare la nullità di clausole non conosciute.
A ciò si aggiunga che nella presente controversia la BANCA ha allegato che i due contratti di c/c indicati da parte attrice sono stati aperti dopo il 22/4/2000 e nel rispetto della delibera OCR 9/2/2000. L'allegazione non è stata oggetto di specifica contestazione e quindi anche sotto questo profilo risulta del tutto legittimo l'anatocismo applicato.
Ulteriore doglianza è stata svolta mordine alla lamentata applicazione di tassi di interessi debitori usurari sulla base delle due consulenze tecniche di parte prodotte.
Tali relazioni, però, per la misurazione del TEG applicato dalla Banca sui rapporti in questione hanno utilizzato una formula diversa rispetto a quella contenuta nelle Istruzioni della Banca d'Italia e cioè:
Dette Istruzioni, oltre a rispondere alla elementare esigenza logica e metodologica di avere a disposizione dati omogenei al fine di poterli raffrontare, hanno anche natura di norme tecniche autorizzate.
Da un lato, infatti, l'attribuzione della rilevazione dei tassi effettivi globali alla Banca d'Italia - e in origine all'UIC, poi soppresso - è stata via via disposta dai vari D.M. annuali che si sono succeduti a partire dal D.M. 23/9/1996 per la classificazione in categorie omogenee delle operazioni finanziarie.
Dall'altro, i D.M. trimestrali con i quali sono resi pubblici i dati rilevati all'art. 3 hanno sempre disposto, a partire dal primo D.M. 22/3/1997, che le banche e gli intermediari finanziari, al fine di verificare il rispetto del tasso soglia, si attengono ai criteri di calcolo indicarti nelle Istruzioni emanate dalla Banca d'Italia.
Il D.M. 1/7/2009, inoltre, emanato a seguito della novella di cui alla legge n.2/2009, ha espressamente previsto la revisione delle Istruzioni in parola per tenere conto delle modifiche normative introdotte in materia di computo della commissionaci massimo scoperto.
Il legislatore secondario ha così fornito, ove ritenuto necessario, una chiara indicazione all'organo tecnico per assicurare la conformità a legge delle Istruzioni in parola, senza invece disporre alcunché in ordine alla formula già dedotta dalla Banca d'Italia per il calcolo del TEG.
Pertanto, ferma restando la natura tecnica delle Istruzioni in parola, è innegabile che esse siano autorizzate dalla normativa regolamentare e siano necessarie al fine di dare uniforme attuazione al disposto della norna primaria di cui all'art. 644, quarto comma c.p.. La questione del computo nel TEG delle commissioni, remunerazioni e spese collegate all'erogazione del credito richiede necessariamente l'esercizio di discrezionalità tecnica per la definizione della relativa formula matematica e a tal fine la scelta operata dalla Banca d'Italia appare del tutto congrua e ragionevole, nell'ambito della ricordata discrezionalità.
In particolare il secondo addendo della formula sopra riportata assolve alla funzione di spalmare sull'anno gli oneri, in modo da evitare che alcune spese concentrate in un trimestre - come quelle di istruttoria fido - possano comportare un improprio innalzamento del TEGM e quindi del tasso soglia (1 Cfr. il "Resoconto sulla consultazione della disciplina in materia di usura - 2009", operato dalla Banca d'Italia prima della emanazione delle Istruzioni dell'agosto 2009, pag. 7, pubblicato all'indirizzo web http://www.bancaditalia.it/vigilanza/cons-pubblica/proc_concluse/raccolta/2009/istruzioni_teg/Istr_usura_ago_09-resoconto.pdf).
Ragionevole appare anche la scelta di rapportare detti oneri all'importo del fido accordato, giacché è quello l'importo che la Banca mette a disposizione del cliente, indipendentemente dall'utilizzato.
Non si ravvisano dunque gli estremi per disattendere o disapplicare dette Istruzioni.
Conseguentemente non può tenersi conto di calcoli effettuati sulla base di formule differenti e quindi l'allegazione risulta palesemente infondata, di modo che non vi era motivo di disporre C.T.U. sul punto, atteso che tale indagine avrebbe avuto natura meramente esplorativa.
Nel caso di specie, quindi, non vi è prova di addebiti illeciti ad opera della Banca e dunque non vi è spazio per ritenere sussistente alcun danno risarcibile.
Nel caso di specie non vi è soccombenza reciproca, né ricorrono gravi ed eccezionali ragioni per derogare al principio sancito nell'art. 91 cpc per la liquidazione delle spese - ivi comprese quelle del procedimento incidentale di urgenza - operata in dispositivo, ai sensi del d.m. n. 55/2014, tenuto conto dell'assenza di attività istruttoria e della forma orale di quella decisoria.
definitivamente pronunciando, disattesa ogni altra domanda ed eccezione, così provvede:
1) rigetta le domande di parte attrice;
2) condanna parte attrice a rimborsare in favore di parte convenuta le spese di giudizio, che liquida in euro 7.000,00 per compensi, oltre 15% per spese generala CPA ed IVA sugli importi imponibili.
Sentenza resa ex articolo 281-sexies c.p.c., pubblicata mediante lettura alle parti presenti ed allegazione al verbale.
Il giudice dott. Antonio S. Stefani