Source: https://spacepress.it/2008/10/28/rete-quattro-che-perla/
Timestamp: 2020-06-01 22:09:49+00:00
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Rete Quattro: che perla! – S P A C E P R E S S
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RETE QUATTRO,L’IMMOTALE 27 OTTOBRE 2008
DAL BLOG DI BEPPE GRILLO, SI RIPORTA IL VIDEO DI MARCO TRAVAGLIO:
Di una avete saputo ma senza entrare nel merito, dell’altra proprio non avete sentito mai parlare e non ne sentirete mai parlare, credo.
Preciso: Rete4, secondo la Corte Costituzionale, da esattamente 14 anni non dovrebbe appartenere a Berlusconi o, nel caso in cui dovesse ancora appartenergli, non dovrebbe più trasmettere sull’analogico terrestre, sui canali che noi vediamo schiacciando il nostro telecomando al numero 4.
Quindi, Dal punto di vista delle leggi è strettamente legale quello che avviene, in realtà è incostituzionale e da qualche mese, da gennaio di quest’anno, è anche illegittimo in quanto incompatibile con le normative europee che, come voi sapete, prevalgono: il diritto comunitario prevale sul diritto nazionale, quindi lo dovrebbe scalzare.
Questa volta è successa una cosa in più: Di Pietro si è visto dare ragione con l’archiviazione della querela che gli aveva fatto Mediaset per avere detto “Rete4 è abusiva”, il giudice ha voluto aggiungere un qualcosa in più.
Il giudice per le indagini preliminari di Milano, Vincenzo Tutinelli, preso atto della richiesta di archiviazione della procura di Milano, del fatto che Mediaset si è opposta alla richiesta di archiviazione, ha tenuto l’udienza e ha deciso di archiviare.
Perché ha deciso di archiviare? Perché non c’è diffamazione nel dire che Rete4 è abusiva.
Perché non c’è diffamazione? Perché Rete4 è abusiva, quindi dirlo non è diffamazione ma è la verità.
Il giudice, che deve essere anche spiritoso, parte dal vocabolario e va a cercare il significato dell’aggettivo “abusivo”.
E scrive: “Secondo il vocabolario della lingua italiana, il termine “abusivo” qualifica un’attività fatta senza averne il diritto o l’autorizzazione.
E’ noto l’uso del termine con riferimento all’abusivismo edilizio, in cui l’attività così qualificata è quella di avere costruito senza idonea licenza o concessione.
Proprio in riferimento al fenomeno dell’abusivismo edilizio, può essere in qualche modo interessante perché, così come per le trasmissioni televisive in tale ambito – le case costruite abusivamente – sono intervenute delle legislazioni che prevedevano interventi di sanatoria legittimando a posteriori l’abusiva attività svolta in precedenza.”
Quante volte, dopo avere costruito una casa senza la licenza, la concessione o i permessi ambientali arriva la sanatoria, il condono e quindi uno dice “io sono in regola”.
“…legittimando a posteriori l’abusiva attività svolta in precedenza”.
Quando l’hai fatto non potevi, dopo ti sei fatto mettere in regola.
“Il riferimento all’abusivismo edilizio è, inoltre, interessante perché in tale contesto si è enucleata un’altra categoria di attività abusive, quelle svolte in forza di un provvedimento dichiarato illegittimo”.
Ecco l’altro passaggio: quelle leggi che dopo che hai fatto la casa abusiva l’hanno sanata ex-post, sono poi state dichiarate addirittura illegittime, nel caso delle TV naturalmente, dalla Corte Europea di Lussemburgo.
E qui il giudice – ripeto, si chiama Vincenzo Tutinelli – fa una breve storia, un bignamino, di Rete4.
Dice: “Da tempo le trasmissioni radiotelevisive sono regolate con legge che prevede la necessità tra gli operatori, stante la limitatezza delle frequenze, di un idoneo provvedimento concessorio da parte dell’autorità statale competente”.
Negli atti è richiamato il decreto ministeriale del 1999 che da una parte rigetta la domanda della querelante – Mediaset, per Rete4 – di assegnazione delle frequenze.
Nel 1999 c’era stata, ricordate, la gara per l’assegnazione delle concessioni: Rete4 l’aveva persa, Europa7 di Di Stefano l’aveva vinta e quindi quando Mediaset ha chiesto di nuovo le frequenze per Rete4 gli hanno detto no.
Da un lato il decreto ministeriale del 1999 rigetta la richiesta di frequenze da parte di Rete4, dall’altra la autorizza in via transitoria, dicendo “Continuate pure a usare quelle che già avete, fino a quando l’autorità di garanzia delle comunicazioni – AGCOM – fisserà un termine ai sensi della legge”.
Naturalmente l’AGCOM che cos’ha fatto? Non ha fissato nessun termine quindi Mediaset ha continuato a trasmettere in base a questa proroga, illegittima, per anni e anni fino ad oggi.
L’autorità, com’è noto, non è indipendente ma nominata dai partiti.
A quel punto, fino al 2003 non arriva nessun termine dall’AGCOM e allora interviene di nuovo la Corte Costituzionale che come già nel 1994 dice: “guardate che Rete4 deve andare su satellite o essere venduta” e fissa lei il termine: 31 dicembre del 2003.
Terrorizzato, Berlusconi approva la legge Gasparri 1. Ciampi la rimanda indietro, all’epoca avevamo un Presidente della Repubblica che ogni tanto rimandava indietro qualche legge incostituzionale – e a Natale 2003, a pochi giorni dalla scadenza, Berlusconi vara il decreto salva Rete4, poi mette a posto tutto per legge con la Gasparri 2, nell’aprile 2004.
A questo punto ecco che nel 2008 anche la Corte di Giustizia delle Comunità Europee di Lussemburgo si accorge che l’Italia è fuorilegge.
“Ha affermato la illegittimità della normativa che permetteva il differimento degli effetti del provvedimento, autorizzando occupanti di fatto delle frequenze”.
Sancisce l’illegittimità della norma che consente agli occupanti di continuare a occupare le frequenze, sia pure sempre in via transitoria che è una transitoria definitiva perché non finisce mai!
“Tale sentenza evidenzia la sussistenza di un contrasto con il diritto comunitario dell’intero sistema italiano televisivo e della prosecuzione delle occupazioni delle frequenze da parte dell’odierna querelante” cioè di Mediaset.
Quello che sta facendo Mediaset è in contrasto con la normativa europea, anche se è legittimato dalle leggi ad hoc italiane che decadono di fronte all’orientamento europeo.
“Afferma il contrasto fra la normativa europea e l’autorizzazione temporanea a trasmettere del soggetto che in precedenza occupava le frequenze.”
Questa è la frase fondamentale: “Il giudice nazionale non ha la possibilità di discostarsi dall’orientamento in quella sede europea espresso”.
Cosa vuol dire? Il Consiglio di Stato che aveva interpellato la Corte Europea di Lussemburgo per sapere se quello che succede in Italia è o non è in linea con l’Europa, ora che ha saputo dalla Corte Europea che siamo completamente fuori legge, non può fregarsene e fare finta di niente, anzi non può discostarsi da quell’orientamento, deve farlo proprio.
Perché? Perché “ubi maior, minor cessat”, la legge italiana conta niente rispetto alla sentenza della Corte Europea, quindi quando a dicembre il Consiglio di Stato dovrà decidere il da farsi sui ricorsi presentati da Di Stefano per Europa7, dovrà fare propria questa roba qua!
“In ragione di ciò, il carattere della abusività richiamato nelle dichiarazioni incriminate – quelle di Di Pietro – verrebbe a derivare dalla patente di illegittimità conferita dalla sentenza della Corte di Giustizia delle Comunità Europee all’intero sistema normativo italiano dal 1997 ad oggi, e ai provvedimenti attuativi di tale sistema”.
Insomma: “E’ ben difficile ritenere diffamatoria un’affermazione fatta da un soggetto” – Di Pietro – quando la medesima affermazione viene di fatto riproposta dalla Corte di Giustizia delle Comunità Europee pochi anni dopo.
Primo: a dicembre il Consiglio di Stato dovrebbe, secondo questo giudice – un giurista, quindi capisce di queste cose – farla finita con questo abuso non edilizio ma televisivo, ai danni dei cittadini e ai danni di un concorrente come Europa7 di Francesco Di Stefano.
E questo vi spiega per quale motivo, visto che anche gli avvocati di Mediaset lo sanno, ques’estate il governo ha tentato di fare l’ennesima salva Rete4 per sistemare un’altra volta le sue faccende e l’ha messa da parte perché tanto l’Europa, nella procedura di infrazione che potrebbe nascere, si pronuncerà fra qualche mese.
E adesso, nel tentativo disperato di fare in modo che il Consiglio di Stato non tolga le frequenze a Rete4 cosa ha fatto il governo insieme all’AGCOM, quella rimasta inadempiente per tutti questi anni?
Non c’è nessuno, nemmeno nelle opposizioni cosiddette, che abbia parlato di questo ne abbiamo sentito riferimenti ai conflitti di interessi e alla faccenda televisiva nel meraviglioso discorso di Uòlter Veltroni al Circo Massimo.
Infine, c’è un bellissimo richiamo all’articolo 21 della Costituzione, a dimostrazione del fatto che per fortuna ancora qualche giudice in materia di diritto di critica fa riferimento alla Costituzione.
Dice: “Appare il caso di ricordare che l’articolo 21 non protegge unicamente le idee favorevoli o inoffensive o indifferenti, essendo al contrario principalmente rivolto a garantire la libertà proprio delle opinioni che urtano, scuotono, inquietano con la conseguenza che di esse non può predicarsi un controllo se non nei limiti della continenza espositiva”.
Certo, se uno si mette a insultare… ma se uno usa dei termini appropriati, può fare anche le critiche più dure.
Perché? Perché la libertà di espressione tutelata dall’articolo 21 della Costituzione non tutela il diritto di applauso ma il diritto di critica, innanzitutto.
La seconda, almeno ne avete sentito il titolo, è quella che riguarda Calogero Mannino, ex segretario regionale della DC, ex ministro democristiano, trapassato tranquillamente, senza traumi, dalla prima alla seconda repubblica e oggi felicemente seduto in Senato con l’UDC.
L’Unione dei Cuffari, dei Casini e dei Cesa. E anche dei Mannini.
Bene, l’altro giorno è stato assolto nel secondo processo d’appello dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa.
E’ il solito comma 2 dell’articolo 530 del codice di procedura penale, lo stesso che avevano inserito nella sentenza di primo grado che assolveva Andreotti, anche lì per insufficienza di prove.
Probabilmente la procura generale di Palermo ricorrerà un’altra volta in Cassazione, all’incontrario di quello che era avvenuto la volta scorsa quando Mannino, assolto in primo grado per insufficienza di prove, in appello era stato condannato a 5 anni e 4 mesi, e aveva impugnato la sentenza in Cassazione che gli aveva dato ragione dicendo che la motivazione era scritta male, bisognava riformularla.
Aveva rimandato indietro il processo alla Corte d’Appello per difetto di motivazione perché si rifacesse il processo di secondo grado, lo si è rifatto, i giudici questa volta lo hanno assolto per insufficienza di prove, cioè hanno ritenuto insufficienti le stesse prove che i loro colleghi della stessa Corte d’Appello avevano ritenuto sufficienti.
Stavolta, probabilmente, sarà l’accusa a impugnare davanti alla Cassazione e se così forse potrebbe anche darsi che la Cassazione rimandi il processo indietro per fare un terzo processo di Appello.
Uno dirà “siamo dei pazzi a fare così”. Sono i pro e i contro del sistema che abbiamo in Italia, che consente molte impugnazioni e che, consentendo vari gradi di giudizio, prevede la possibilità che ogni volta i giudici valutino il materiale probatorio in maniera diversa da quello dei loro colleghi precedenti.
C’è chi vede il bicchiere mezzo pieno e chi mezzo vuoto, è sempre così.
E’ una valutazione discrezionale.
Abbiamo dei fatti dai quali partire? C’erano dei fatti che giustificavano quel processo?
Poi l’abbiamo detto: il giudice è liberissimo soprattutto in un ambito così aleatorio come il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, di stabilire che secondo lui è provato lo scambio fra il politico e il mafioso o di stabilire che non è sufficientemente provato lo scambio.
Perché lo dico? Perché questa sentenza è utilissima per capire la differenza che c’è fra una assoluzione – una volta si sarebbe detto – per insufficienza di prove o un’assoluzione per una diversa valutazione delle prove da parte di giudici di vario grado, e invece l’errore giudiziario.
Ogni volta che assolvono qualcuno che era stato arrestato, come in questo caso, oppure indagato oppure addirittura già condannato una volta, scatta subito lo strillo generale: “ecco, era un errore giudiziario!”.
Se poi al processo non emergono altre cose rispetto a quelle emerse al momento dell’arresto, quello può essere assolto e non c’è stato nessun errore giudiziario.
Gli elementi per arrestarlo c’erano e quelli per condannarlo no.
Bisogna conoscerle le cose per parlare. Qua parla invece sempre chi non sa niente. E allora hanno detto: “visto? Era un errore giudiziario!”.
Non c’è stato nessun errore giudiziario nel caso di Mannino.
Mannino è stato arrestato all’inizio degli anni Novanta ed è rimasto in carcere per due anni.
L’arresto non l’ha fatto la procura di Caselli, l’ha chiesto la procura di Caselli.
Due pubblici ministeri, Teresa Principato e Vittorio Teresi, e quell’arresto è stato confermato.
E’ stato disposto dal GIP, ovviamente, confermato da tre giudici del riesame. Due PM, un GIP e tre giudici del riesame: siamo già a sei.
Ha fatto ricorso la sua difesa alla Cassazione, la Cassazione si è pronunciata a sezioni unite. Sono in nove nelle sezioni unite: i nove delle sezioni unite hanno confermato l’esigenza di tenerlo dentro, e siamo a nove più sei: quindici.
E’ evidente che non possono essere tutti visionari o avercela tutti con lui.
E allora com’è che è stato arrestato e ora è stato assolto?
Semplice: c’erano gli elementi per arrestarlo e secondo i giudici non c’erano sufficienti elementi per condannarlo.
Secondo i giudici del secondo appello, mentre secondo i giudici del primo appello gli elementi c’erano e gli hanno dato 5 anni e 4 mesi.
Qual è il problema? E’ che noi viviamo in un sistema dove ci sono troppi gradi di giudizio, dove troppi giudici mettono il becco.
Naturalmente questa è una garanzia, perché molti occhi vedono meglio di pochi, ma dall’altra parte c’è sempre la possibilità che ogni occhio veda alla maniera sua e che quindi ci siano ribaltamenti di giudizio e di valutazione.
E’ tutto fisiologico, anche se sembra strano, sta nel nostro sistema questa conseguenza paradossale.
C’è poi una convenzione, che noi accettiamo altrimenti non staremmo insieme e non affideremmo la giustizia ai Tribunali, per cui ha ragione l’ultimo arrivato.
Alla fine dei ricorsi, l’ultima sentenza, quella che diventa definitiva, è quella buona.
Ma chi ci dice che l’ultima sia quella buona e non fosse meglio la penultima?
E’ una convenzione, in questo caso alcuni hanno detto che ci sono elementi altri hanno detto che non sono sufficienti, e intanto vogliamo conoscere questi elementi, in modo che possiamo giudicare almeno la persona?
“E’ acquisita la prova che nel 1980-1981 Mannino aveva stipulato un accordo elettorale con un esponente della famiglia agrigentina di Cosa Nostra Antonio Vella – c’era stato addirittura un incontro in casa con questo farabutto – e in seguito con altri boss della mafia Agrigentina”.
Il Tribunale parlava, assolvendolo – il Tribunale che ‘gli voleva bene’ – di “patto elettorale ferreo, avallato dall’intervento di un mafioso come Vella. Un patto che costituisce una chiave per interpretare la personalità e consente di invalidare buona parte della linea difensiva di Mannino, volta a rappresentarlo come un politico immune da contaminazioni coscienti con ambienti mafiosi” o addirittura vittima di chissà quali complotti.
Perché allora l’avevano assolto e perché adesso l’hanno di nuovo assolto?
Probabilmente, la motivazione oggi non c’è, abbiamo quella del primo grado, perché “non c’è la prova che l’accordo elettorale abbia avuto a oggetto una promessa di svolgere un’attività anche lecita, anche sporadica, per il raggiungimento degli scopi di Cosa Nostra”.
Traduzione in italiano: E’ provato che abbia fatto un patto elettorale con la mafia, è provato che ha incontrato i capi mafia, è provato che gli abbia chiesto i voti, è provato che quelli l’hanno votato… ma poi Mannino li ha fregati.
Voi sapete che nelle zone “normali” la corruzione riguarda l’imprenditore che paga e il politico che prende.
In Sicilia e nelle zone di criminalità organizzata il tavolino ha tre gambe: c’è l’imprenditore che paga e dall’altra parte ci sono il politico e il mafioso che prendono.
Nella sentenza su questo tavolino a tre gambe, quello gestito da Salamone, il fratello del magistrato di Brescia. Filippo Salamone l’imprenditore agrigentino che gestiva il tavolino insieme ai mafiosi e ai politici.
C’è scritto che negli anni Ottanta, quando Mannino era segretario regionale, poi diventò ministro della DC, funzionava perfettamente il triangolo con i politici che prendevano i voti dai mafiosi, gli imprenditori che pagavano i mafiosi e i politici in cambio di appalti e i mafiosi che ricevevano appalti in cambio dei voti ai politici e della protezione agli imprenditori.
Sapete com’è andato quel processo? C’erano tre nomi di politici che facevano parte di questo patto, del tavolino: uno si chiamava Sciangula, uno Nicolosi ed era il presidente della Regione, democristiano, e l’altro si chiamava Mannino.
E i politici? Sono stati assolti. Voi capite la differenza che c’è fra un errore giudiziario e una diversa valutazione degli elementi.
Qualcuno potrebbe persino pensare che l’errore giudiziario non è soltanto quando viene condannato un innocente ma anche quando viene assolto un colpevole. Giusto?
In linea generale è così: l’errore giudiziario è quando il colpevole la fa franca o l’innocente viene condannato al posto del colpevole.
Ecco, spero che sia chiaro che cosa ho voluto dire: non è tanto importante, agli occhi del cittadino, se un politico ha commesso un reato oppure no, perché anche se si ritiene che non l’abbia commesso, che non ci sia la prova sufficiente che l’abbia commesso, importa se ci sono dei fatti che lo riguardano.
E voi vedrete che se leggerete la sentenza, la pubblicheremo appena ci sarà, le altre le abbiamo messe nel libro “Intoccabili” che abbiamo scritto Saverio Lodato ed io, vi renderete conto che di fatti ce ne sono a carico di Mannino.
Andare ai matrimoni dei mafiosi e poi dire “ero lì per la sposa” facendo finta di non conoscere lo sposo Gerlando Caruana?
Andare a casa o ricevere a casa dei mafiosi per fare “patti elettorali ferrei” con la mafia, anche se poi secondo alcuni non è dimostrato il contraccambio, è un fatto grave o no?
Il solito nostro motto: passate parola.”
IL NOSTRO COMMENTO: Noi che ormai operiamo nella giustizia da oltre 30 anni non ci meravigliamo di queste cose. Al cittadino, ignorante della materia, invece, deve essere data la possibilità di apprendere, anche se per sommi capi, con parole semplici – come fa l’ottimo Travaglio – come si articola il complesso sistema della giustizia in Italia. In bocca al lupo Italia ! Forza Marco! Hai tutto il Ns sostegno!
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