Source: http://divorzio.ch/node/1103
Timestamp: 2017-09-22 08:20:53+00:00
Document Index: 36286057

Matched Legal Cases: ['art. 92', 'art. 93', 'DTF ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 92', 'sentenza ', 'DTF ', 'sentenza ', 'art. 93', 'sentenza ', 'DTF ', 'sentenza ', 'DTF ', 'DTF ', 'art. 93', 'DTF ', 'art. 285', 'art. 287', 'art. 93', 'DTF ', 'sentenza ', 'DTF ', 'sentenza ', 'art. 93', 'art. 93', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 93']

57c	Art. 93 LEF | divorzio.ch
4. Nella fattispecie, la ricorrente D. contesta anzitutto tutte le spese legate all’uso dell’autoveicolo privato che l’UE ha riconosciuto all’escusso, sostenendo che si tratta di spese ingiustificate poiché il debitore non esercita alcuna attività lucrativa, sicché – a suo parere – può spostarsi con i mezzi pubblici, in particolare per far visita ogni due settimane a sua figlia di secondo letto F.P. (recte T.), nata nel 2009 e avuta dalla già convivente K.P. Dal canto suo, il resistente osserva come sia impossibile escludere dal novero delle sue uscite le spese connesse all’automobile, poiché gli è assolutamente indispensabile. Rileva al riguardo di soffrire di varie patologie, il cui aggravarsi lo ha costretto al pensionamento, gli impedisce una regolare deambulazione e lo obbliga a continui controlli medici in luoghi (L. e G.) e orari inconciliabili con i servizi offerti dalla rete di trasporto pubblica. Specifica altresì che è soltanto con il mezzo di trasporto privato che riesce a esercitare regolarmente il diritto di visita a sua figlia che vive con la madre a M. e ad assistere suo padre, il quale necessita di continua e costante assistenza oltre che di essere accompagnato sistematicamente a visite mediche.
4.1. È principio giurisprudenziale e dottrinale indiscusso che le spese fisse e correnti connesse all’uso di un’automobile rientrano nel minimo di esistenza del debitore solo se il veicolo viene dichiarato impignorabile in virtù dell’art. 92 cpv. 1 n. 3 LEF, vuoi perché il veicolo gli è necessario per conseguire il suo reddito nel senso dell’art. 93 LEF (DTF 119 III 13 consid. 2a; 117 III 22 consid. 2), vuoi perché egli è invalido e non può, senza pericolo per la sua salute o senza difficoltà straordinarie, utilizzare un mezzo di trasporto più economico, e senza tale veicolo non potrebbe seguire un trattamento medico indispensabile o stabilire un minimo di contatti con il mondo esterno e altre persone (sentenza del Tribunale federale 7B.161/2004 del 21 settembre 2004, consid. 5; sentenza della CEF 15.2014.97 del 9 dicembre 2014).
4.2. Nel caso specifico si evince dagli atti (v. verbale interno delle operazioni di pignoramento e relativi allegati) che il veicolo privato dell’escusso (una Opel immatricolata nel 2012) è stato ritenuto impignorabile per motivi di ordine medico e famigliare. L’UE ha invero accertato che segue una terapia a base del medicamento «Simponi», che lo obbliga a effettuare una puntura al mese presso gli enti ospedalieri. Salvo documentazione che attesta la presa a carico dei costi del predetto farmaco da parte della cassa malati (eccezion fatta per la franchigia e la partecipazione del 10% ai costi), agli atti non figurano però giustificativi circa l’impossibilità per l’escusso di recarsi dal medico usando i mezzi di trasporto pubblico. Sennonché, con le osservazioni al ricorso il debitore ha prodotto due certificati medici del 4 e 10 marzo 2014 da cui emerge in sostanza ch’egli, per ragioni di salute (problemi reumatologici), non è in grado di prendere i mezzi pubblici per adempiere le sue «inderogabili» necessità di spostamento connesse all’accudimento del padre malato e della figlia (doc. 18, 20 e 22 acclusi alle osservazioni al ricorso). La ricorrente non ha contestato tali documenti né, del resto, sussistono motivi per dubitare del loro contenuto. Risultano infatti assodati sia la necessità per il debitore di seguire regolarmente un trattamento medico indispensabile a L. (doc. 18), sia il suo obbligo di esercitare a M. il diritto di visita alla figlia, sia le sue difficoltà a spostarsi a piedi (doc. 22) sia ancora il fatto che la fermata del bus (C. N.) più vicina al suo domicilio (Via G. N) dista circa mezzo chilometro. È dunque corretta in principio la decisione dell’UE di considerare l’autoveicolo privato dell’escusso impignorabile in virtù dell’art. 92 cpv. 1 n. 3 LEF per motivi di ordine medico e famigliare (diritto di visita alla figlia, mentre l’accudimento del padre non è un obbligo di legge).
4.3. Ne consegue che tutte le spese fisse e correnti connesse all’uso del veicolo devono essere prese in considerazione ai fini del calcolo del minimo esistenziale, a condizione che ne sia comprovato l’effettivo pagamento (sopra, consid. 4.1). In particolare, entrano in linea di conto le spese di leasing, oltre ai costi legati alle assicurazioni del veicolo, alla benzina e all’usura, necessari per percorrere il tragitto da casa al luogo di cura (sentenza della CEF 15.2014.43 del 9 ottobre 2014, consid. 8.1).
a) Nel caso concreto, sono quindi da computare anzitutto i costi di leasing, che secondo i giustificativi figuranti agli atti ammontano a fr. 332.95 mensili. Tale spesa va dunque confermata.
b) Per quanto attiene alle spese di trasferta, l’organo esecutivo ha riconosciuto un importo forfettario di fr. 100.–, che ha aggiunto alle spese mediche di fr. 150.– (partecipazione ai costi del farmaco «Simponi»), senza però accertare quante volte al mese l’escusso si reca dal medico né qual è la distanza percorsa. Nelle osservazioni al ricorso, il resistente si è limitato ad affermare che le sue patologie lo costringono a continui controlli medici a L. e G. Sennonché entro il termine impartitogli, il 3 luglio 2015 A.T. ha poi prodotto due certificati medici del 22 e 25 giugno 2015 da cui risulta che fino ad allora si è sottoposto a due visite specialistiche (il 28 gennaio e il 20 maggio 2015) presso il Dr. med. Z. a G. (doc. 28) e ad altre quattro (il 21 gennaio, il 31 marzo, il 13 aprile e l’11 maggio 2015) dal Dr. med. B. a L. (doc. 29). Egli ha inoltre trasmesso un attestato di frequenza di sedute di fisioterapia (doc. 30) che certifica la partecipazione a un totale di diciotto sedute dal gennaio al giugno del 2015 presso lo studio di fisioterapia di V. a B. L’insorgente non ha contestato neppure tali documenti e, ad ogni modo, anche in tal caso non vi sono ragioni per dubitare del loro contenuto.
c) Ciò posto, la distanza dei tragitti di andata e ritorno percorsi dall’escusso in auto per le visite mediche e le sedute di terapia nel periodo dal gennaio al giugno del 2015 rappresenta in media 130 km mensili (4 x 122 km per L., 2 x 57.5 km per G. e 18 x 10 km per B., cui andranno aggiunti i chilometri effettuati per recare visita alla figlia (sotto consid. d).
d) Per quanto riguarda appunto le spese di esercizio del diritto di visita, l’Uf­ficio ha ammesso un costo di fr. 224.– mensili. Dal verbale interno delle operazioni di pignoramento non si comprende tuttavia in che modo l’organo esecutivo sia giunto a tale risultato. Pare che abbia diviso l’importo di base di fr. 400.– relativo al mantenimento dei figli fino a 10 anni (Tabella, punto I/4) per 28.5 (numero che verosimilmente fa riferimento alla media di giorni che compongono un mese nel corso di un anno) e abbia poi moltiplicato il risultato ottenuto per 16, vale a dire per il numero massimo di volte che l’escusso ha dichiarato di far visita alla figlia in un mese (v. verbale interno, pag. 2: «3-4 volte alla settimana»). Tale modo di procedere è manifestamente errato, ritenuto che le spese di mantenimento della figlia del debitore sono già comprese negli alimenti di fr. 1050.– mensili ammessi dall’organo esecutivo. Del resto, il debitore stesso non pretende che gli venga riconosciuta una simile spesa (v. calcolo esposto dall’escusso nelle osservazioni al ricorso, pag. 3). Tutt’al più possono essere ammesse le spese di trasferta in auto da N. (domicilio dell’escusso) a M. (domicilio della figlia), ma al massimo per l’esercizio del diritto di visita come stabilito nel «contratto per l’obbligo di mantenimento di minori e per il diritto alle relazioni personali» stipulato dai genitori di F. il 7 aprile 2009 e approvato dal­l’allora Commissione tutoria regionale di Z. con risoluzione n. xxx del 21 aprile 2009, non di certo per tutte le visite che, per scelta e non obbligo, l’escusso ha dichiarato di fare a sua figlia (v. per analogia DTF 120 III 17 consid. 2c).
Ora, la predetta convenzione prevede, dal 6° anno di età di F. (attuale età di que­st’ultima), un diritto di visita di un fine settimana ogni 15 giorni dal venerdì sera alla domenica sera, oltre a una settimana all’anno a Pasqua o Natale alternativamente e due consecutive durante l’estate. In concreto, A.T. ha diritto a 27 visite all’anno (2 x 12 mesi + ulteriori 3 all’anno), pari a una media di circa 2.25 al mese. Il tragitto di andata e ritorno in automobile da N. a M. è di 117 km.
e) Tenuto conto del fatto che all’escusso possono così essere riconosciute trasferte per 394 km/mese (130 + 2.25 x 117, sopra consid. c-d), ossia sui 5000 km/anno, in base al grafico e ai dati forniti dal TCS per il calcolo del costo chilometrico (www.tcs.ch/it/assets/costi-delle-auto/costi-chilometrici/3595-tcs-costi-chilome­trici-it.pdf) nella fattispecie si può applicare un costo di fr. 0.54/km, che comprende l’imposta di circolazione e l’assicurazione casco ma esclude l’ammorta­mento del 10%/anno (v. Tabella, punto II/4), la svalutazione del 2%/10 000 km (non trattandosi di un costo effettivo ma di una specie di risparmio, per cui non è data alcuna garanzia che andrebbe poi effettivamente dedicato all’acquisto di un nuovo veicolo) e il costo di rimessaggio o posteggio (pari a fr. 1500.–/anno), per cui l’escusso non ha allegato né dimostrato alcuna spesa effettiva. Il calcolo del­l’UE deve quindi essere rettificato sostituendo la somma di fr. 141.– computata per «spese auto» con quella di fr. 213.– (fr. 0.54/km x 394 km), togliendo dalla voce «spese mediche» l’importo di fr. 100.– computato dall’UE per costi di trasferte e azzerando la voce «diritto di visita». […]
7. L’insorgente contesta altresì l’importo di fr. 1050.– che l’UE ha computato a titolo di contributo alimentare a favore della figlia del debitore. Al riguardo, D. (N.d.R.: ex moglie di A.T.) sostiene che non è corretto dare la precedenza a tale contributo, tra l’altro stabilito contrattualmente tra l’escusso e la madre di F., rispetto a quello posto in esecuzione, che la prima Camera civile del Tribunale d’appello ha sancito a suo favore con sentenza di divorzio del 17 luglio 2013 (inc. 11.2009.xxx). A suo parere, l’importo a beneficio della figlia F. dovrebbe essere ammesso al massimo nella misura di fr. 500.–. Dal canto suo, il resistente si è limitato a confermare la correttezza dell’importo in oggetto.
7.1. Contributi di mantenimento o d’assistenza dovuti per motivi giuridici a persone che vivono fuori dell’economia domestica del debitore sono riconosciuti a condizione che siano indispensabili al creditore degli alimenti ai sensi dell’art. 93 LEF e che l’escusso provi di averli già versati prima del pignoramento e renda verosimile che li pagherà anche per la durata del pignoramento (sentenza della CEF 15.2012.39 del 23 marzo 2012, consid. 5.2; 15.2014.43 del 9 ottobre 2014, consid. 4.1; Tabella, punto II/5). Per eccezione, tuttavia, i debiti di alimenti dedotti in esecuzione vanno sempre computati come supplemento al minimo di base (DTF 107 III 77, consid. 1; sentenza della CEF 15.2002.70 del 3 luglio 2002, consid. 2.1 con i rinvii), anche – mediante riesame – rispetto ad esecuzioni anteriori promosse da creditori ordinari (DTF 84 III 31); questo privilegio del creditore di alimenti è tuttavia limitato agli alimenti diventati esigibili nell’anno precedente la promozione della sua esecuzione (DTF 89 III 66 consid. 1 con rinvii).
Nell’applicazione dell’art. 93 LEF le autorità di esecuzione non sono, in linea di principio, vincolate dalla decisione emanata dal giudice riguardo agli alimenti dovuti dal debitore ai membri della sua famiglia. Esse si attengono però generalmente all’importo fissato dal giudice, tranne quando il creditore degli alimenti non ha per nulla bisogno dell’intero contributo posto a carico del debitore. La loro libertà di apprezzamento è in ogni caso integrale quando ad esempio il giudice non ha fissato lui stesso il contributo alimentare, ma si è limitato a omologare una convenzione stipulata dalle parti interessate (DTF 130 III 47 consid. 2).
7.2. Nel caso in rassegna, l’UE ha ammesso nel calcolo del minimo d’esistenza l’importo di fr. 1050.– versato dal debitore a titolo di contributo alimentare a favore della figlia, fondandosi sul «contratto per l’obbligo del mantenimento di minori e per il diritto alle relazioni personali» sottoscritto dai genitori di F. il 7 aprile 2009 e approvato dall’allora Commissione tutoria regionale di Z. con risoluzione n. xxx del 21 aprile 2009. Ancorché abbia dovuto verificare l’adegua­tezza del contributo ai criteri previsti dall’art. 285 CC (tra altri: Breitschmid in: Basler Kommentar, Zivilgesetzbuch I, 3a ed. 2006, n. 14 ad art. 287 CC), tale autorità non ne ha fissato essa stessa l’importo e comunque i parametri del diritto civile sono notoriamente più generosi di quelli dedotti dall’art. 93 LEF (si fonda sul concetto di minimo esistenziale «allargato», v. DTF 137 III 102 e sentenza della I CCA 11.2013.100 del 27 maggio 2015, consid. 4/a), almeno nei casi in cui, come nella fattispecie, al momento in cui ha statuito, il giudice civile non ha già limitato il contributo di mantenimento alla parte dei redditi del genitore debitore che eccede il proprio minimo esistenziale calcolato secondo le regole del diritto esecutivo (DTF 137 III 62, consid. 4.2.1). Vista inoltre la contestazione mossa dalla ricorrente, si giustifica dunque di verificare se dal profilo del diritto esecutivo il contributo in questione possa, e in quale misura, essere computato nel minimo esistenziale di A.T.
a) Secondo il punto I/4 della Tabella, l’importo massimo riconosciuto per il mantenimento dei figli è di fr. 400.– per ogni figlio fino a 10 anni (la figlia del debitore ne conta sei). A tale cifra occorrerebbe aggiungere il premio di cassa malati di circa fr. 80.– (v. estratto prodotto da K. con scritto del 7 agosto 2015) e una partecipazione alle spese di alloggio a carico della madre, che in linea di massimo è di un terzo (sentenza della CEF 15.2014.43 del 9 ottobre 2014, consid. 4.3/a e riferimento citato). Non avendo carattere indispensabile ai sensi del­l’art. 93 LEF, non potrebbero invece computarsi le spese per il corso di nuoto (doc. 27), per l’acquisto dell’equipaggiamento da sci (doc. 34) e per il corso d’ini­ziazione vocale e ritmica (v. documenti prodotti da K.). Anche la spesa di fr. 45.– per la mensa della scuola d’infanzia non parrebbe computabile, siccome è verosimilmente già compresa nel supplemento di base di fr. 400.– (v. Tabella, punto I). Non è però necessario approfondire la questione per le seguenti considerazioni.
b) In effetti, si volesse anche considerare l’intero contributo alimentare di fr. 1050.– (fr. 1200.– dall’aprile del 2015) dovuto a F. come indispensabile al suo sostentamento giusta l’art. 93 LEF, sta di fatto che a fronte di un reddito netto della madre di almeno fr. 8500.– mensili (compresa la quota mensile di tredicesima) e di spese che secondo la documentazione da quest’ultima prodotta il 7 agosto 2015 ammontano complessivamente a fr. 3508.15 (fr. 2200.– per pigione, fr. 136.50 per premio dell’assicurazione dell’auto, fr. 26.30 per imposta di circolazione, fr. 169.– per telefono, fr. 37.20 per premio dell’assicurazione di economia domestica, fr. 399.65 per premi LAMal, fr. 218.25, 263.60 e fr. 57.65 per imposte comunale, cantonale e federale), pur aggiungendo il minimo esistenziale di base di fr. 1350.– per genitori affidatari e il supplemento per pasti fuori domicilio (fr. 211.–, sentenza della CEF 15.2012.89 del 22 ottobre 2012, RtiD I-2013 pag.834 n. 55c, consid. 2.2/c-d), la somma disponibile, non inferiore a fr. 3400.–, basta a fare fronte al fabbisogno indispensabile della figlia e alle spese di trasferte della madre. Che poi la stessa abbia ottenuto un congedo non pagato dal 12 giugno al 1° novembre 2015 non è di rilievo in questa sede, perché la trattenuta che verrà ordinata con il giudizio odierno avrà effetto al più presto sulla rendita di novembre del 2015. Su questo punto il ricorso va dunque accolto e il contributo di fr. 1050.– depennato.
7.3. A scanso di equivoco la sentenza odierna ovviamente non modifica quanto pattuito nel contratto di mantenimento a favore di F. e approvato dall’allora Commissione tutoria. Ove la situazione finanziaria della madre o del padre dovesse mutare (in particolare quando il contributo a favore dell’ex moglie verrà ridotto in base alla sentenza di divorzio a fr. 2200.– mensili dal settembre del 2016 e a fr. 930.– dal settembre del 2017, oppure quando il pignoramento a favore della stessa terminerà giusta l’art. 93 cpv. 2 LEF), F. potrà esigere dal padre, se necessario in via esecutiva, almeno parte del contributo di fr. 1050.– di cui egli rimane comunque debitore. Soltanto in un’ipotesi del genere l’UE dovrà verificare se, e in quale misura, i contributi dell’ex moglie e della figlia siano da computare nel minimo esistenziale di A.T., ricordato che tale privilegio è tuttavia limitato agli alimenti diventati esigibili nell’anno precedente la promozione dell’esecuzione (nel caso concreto la questione non si pone siccome D. è l’unica procedente e comunque gli alimenti maturati nei dodici mesi precedenti l’avvio dell’esecuzione, il 5 maggio 2014, ossia dal maggio del 2013 al marzo del 2014, ammontano quasi all’importo posto in esecuzione).
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