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Timestamp: 2018-12-10 16:10:20+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 186', 'sentenza ', 'art. 2051', 'sentenza ', 'art. 186', 'art. 186', 'art. 186', 'sentenza ', 'sentenza ']

In assenza di criteri legali, per la liquidazione del danno biologico occorre fare riferimento alle Tabelle di Milano, salvo che sussistano circostanze che ne giustifichino l’abbandono. E’ quanto ha deciso la Sesta Sezione Civile della Corte di Cassazione, con l’ordinanza 14 gennaio 2013, n. 134.
Circolare Ministero Interno 14.02.2013
Sorpreso alla guida di ciclomotore in stato di ebbrezza e patteggiata le pena per il reato di cui allaart. 186 cds, il conducente vedeva disporsi in sentenza l’applicazione della sanzione accessoria della sospensione della patente.
L’indirizzo giurisprudenziale prevalente è orientato ad escludere l’applicabilità della norma de quo nei casi relativi a beni, facenti parte del demanio stradale, rispetto ai quali non è oggettivamente possibile svolgere i doveri di vigilanza posti a carico del custode, in ragione dei requisiti della notevole estensione e dell’uso generalizzato e diretto degli stessi beni da parte dell’utenza. Per converso è configurabile l’applicabilità della disciplina di cui all’art. 2051 c.c., in tutti quei casi ove l’estensione dei beni demaniali è tale da consentire l’esercizio di un continuo ed efficace controllo che valga ad impedire l’insorgenza di cause di pericolo per i terzi.
Cassazione penale , sez. IV, sentenza 17.01.2013 n° 2568
La pronunzia n. 2568 del 17 gennaio 2013, resa dalla Quarta Sezione della Corte di Cassazione, appare particolarmente interessante perchè pone in risalto il principio del favor rei.
In buona sostanza, in una situazione nella quale l’accertamento dello stato di alterazione psico-fisica da assunzione di alcolici, in capo ad un soggetto coinvolto in un incidente stradale, si caratterizza per l’assenza di strumenti tecnici e viene, così, demandato esclusivamente alla percezione soggettiva dei verbalizzanti, non si può affatto fare ricorso, ad avviso dei giudici di legittimità, ad elementi presuntivi o sillogistici, onde potere sostenere che la condotta, in oggetto, integri estremi penalmente rilevanti.
La nuova formulazione strutturale dell’art. 186 comma 2° CdS, contenendo, quindi, una articolata pluralità di scaglioni punitivi (ciascuno dei quali collegato ad una quantificazione del tasso alcolemico rilevato, debitamente determinata tra un minimo ed un massimo), ha sancito un doppio binario sanzionatorio.
Con la specifica previsione che, ove il tasso alcolemico rilevato in capo all’interessato risulti inferiore a 0,8 g/l, venga esclusa la configurabilità del reato, il legislatore ha, così, introdotto – per le eventualità nelle quali la rilevazione determini un risultato compreso fra 0,5 e 0,8 g/l – un esempio di sanzionabilità esclusivamente amministrativa dell’illecito.
Esso, pur privo del carattere dell’antigiuridicità penale strictu sensu, coesiste, però, all’interno della medesima singola norma (l’art. 186 comma 2 CdS) con altre ipotesi diverse e distinte, le quali, invece, formano oggetto di sanzione penale, [in quanto obbiettivamente ed intrinsecamente di intuitiva maggiore gravità, per il pericolo che suscita un livello apprezzabilmente più alto di intossicazione alcolica che esprimono, rispetto ai minimi della lett. a)].
Ne consegue, pertanto, che in un caso quale quello in esame, che presenta una oggettiva condizione di carenza di indicazioni di carattere quantificativo relative allo stato di intossicazione alcolica del singolo, appare del tutto condivisibile il giudizio di impossibilità a che si possa addivenire ad una effettiva quantificazione del tasso alcolemico.
Solo l’utilizzo di indagini che si avvalgano di esami ematici, etilometrici o di liquidi biologici, i quali appaiano caratterizzate da quei profili di certezza, precisione e tassatività, può seriamente permettere di configurare una condotta come penalmente significativa e, in eventualità di norme compositamente concepite come l’art. 186 comma 2 CdS, di inserirla correttamente nello ipotesi specificatamente prevista.
In situazioni analoghe a quella presa in esame dal Supremo Collegio, appare, pertanto, doverosa la collocazione della condotta incriminata nel contesto della categoria più favorevole (vale a dire quella amministrativa in luogo di quella penale), in ossequio al principio del favor rei.
La Corte Suprema ribadisce il principio inderogabile, in base al quale va escluso, dunque, che la percezione di “un alito vinoso”, oppure “della portata dell’incidente stradale provocato” possano essere addotti od evocati, quali elementi puramente presuntivi, dai quali il giudice possa ricavare la prova del superamento del limite minimo per la sanzionabilità, in sede penale della guida in stato di ebbrezza.
Cassazione penale , sez. IV, sentenza 04.02.2013 n° 5507
Il procedimento penale per lesioni colpose deve essere sospeso in attesa della conclusione del processo civile già pendente, avente ad oggetto gli stessi fatti.
La Corte di Cassazione si occupa ancora una volta di risarcimento del danno. E ancora una volta ribadisce i principi stabiliti dalle Sezioni Unite con lasentenza n. 26972/08, relativi alla ricostruzione del danno non patrimoniale, danno che costituisce una categoria unica ed è connotato in senso descrittivo da singole voci risarcitorie che ne garantiscono l’integrale soddisfazione ma non devono condurre ad un’inammissibile duplicazione di poste in cui il danno medesimo si sostanzia.