Source: http://www.scint.it/appr_new.php?id=137
Timestamp: 2018-11-21 13:41:31+00:00
Document Index: 9460267

Matched Legal Cases: ['art. 10', 'art. 10', 'art.2', 'art. 2', 'art. 49', 'art. 23', 'art. 5', 'art. 10', 'art. 43']

Il valore del documento elettronico nell'aula di un tribunale
Il valore del documento elettronico nell’aula di un Tribunale!
Alcune riflessioni a proposito delle ultime pronunce giurisprudenziali sul valore dell’e-mail.<?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" />
Premessa. Le nuove tecnologie informatiche entrano nelle aule di giustizia
Ormai si susseguono in Italia i decreti ingiuntivi basati esclusivamente sulla produzione di semplici e-mail, le quali - secondo una corretta lettura dell'art. 10 II comma del TUDA - possono essere considerate valida "forma scritta", liberamente valutabile dal giudice ai fini probatori. Ultimo in ordine di arrivo il decreto ingiuntivo n. 375 del 07.06.2004 - Dott. L. Acquarone, il quale ha accolto la tesi dottrinale (e ormai giurisprudenziale) secondo la quale la posta elettronica può essere considerata un documento elettronico con firma elettronica "leggera", pur liberamente valutabile dal Giudice ai sensi dell'art. 10 II coma del T.U.D.A. (il testo del decreto ingiuntivo è acquisibile sul sito www.scint.it alla pagina http://www.scint.it/news_new.php?id=466).
E la giurisprudenza sembra dare ragione all’indirizzo interpretativo di chi è convinto, come lo scrivente, che vada la pena di sforzarsi di recepire anche giuridicamente il cambiamento determinato dalla Società dell’Informazione, dove il nuovo linguaggio si evolve, il "nuovo scritto" è costituito dai bit direttamente connessi al mouse che stringiamo ogni giorno per concludere i nostri affari e non c'è ragione alcuna per sostenere che tutto quello che si visualizza on line non abbia valore giuridico... almeno a giudicare da alcune decisioni di recente adottate dai Giudici civili, sia pur in una fase monitoria!
La normativa sulla firma elettronica “leggera” e la decisione del Tribunale di Mondovì
Cosa dice il CNIPA
D’altronde anche a livello comunitario è presente un acceso dibattito in merito al valore formale da attribuire alle semplici e-mail e soprattutto in merito all’esatto significato da attribuire alla definizione di “electronic signature”: ciò è confermato dallo stesso corposo studio commissionato dalla Commissione Europea all’Università di Leuven (e presieduto dal Prof. Dumortier) “The Legal and Market Aspects of Electronic Signatures”. Alle pagine 63 e segg. dell’interessante documento sono ben evidenziate le differenti impostazioni legislative dei vari stati europei in merito al recepimento della definizione di “firma elettronica” contenuta nell’art.2.1 della direttiva 1999/93/CE: The Directive defines “electronic signature” as data in electronic form wich are attached to or logically associated with other electronic data and wich serve as a method of authentication. E da questa generica definizione emerge chiaramente in Europa l’esigenza - maggiormente legata alla autoregolamentazione e alle ragioni del mercato - che mira a conferire un minimo di rilevanza formale anche a firme elettroniche leggere e "poco definite" (e la cui rilevanza probatoria viene affidata alla prudente valutazione del giudice).
Solo la sottoscrizione autografa determina oggi il “documento scritto”?
In verità - già prima delle contestate modifiche al DPR 445/2000 apportate con il Decreto legislativo 23 gennaio 2002, n. 10 (di attuazione della direttiva 1999/93/CE relativa ad un quadro comunitario per le firme elettroniche) - erano presenti nel nostro ordinamento normative penali che operavano una parificazione tra il documento informatico (quale l’e-mail) e il documento “scritto” (si pensi, ad esempio, ai già citati artt. 491 bis c.p. e 616 c.p.). Inoltre, da un punto di vista “contrattuale” (e, quindi, più vicino ai nostri scopi) nei rapporti di subfornitura (tipici rapporti B2B) una legge ha previsto espressamente questa parificazione (L. 192/1998 -"Disciplina della subfornitura nelle attività produttive" art. 2.1: “Il rapporto di subfornitura si instaura con il contratto, che deve essere stipulato in forma scritta a pena di nullità. Costituiscono forma scritta le comunicazioni degli atti di consenso alla conclusione o alla modificazione dei contratti effettuate per telefax o altra via telematica.”). Addirittura il nuovo procedimento penale dinanzi al Giudice di Pace, all'art. 49 del D.Lgs. 274/2000, istitutivo della nuova procedura, prevede che il PM e il GpP si scambino comunicazioni anche con "mezzi telematici"!
Si ricorda in proposito il Regolamento comunitario n. 41/2001 del 22 dicembre 2000 che, all' art. 23, II comma (in materia di clausole attributive della competenza), recita testualmente: "la forma scritta comprende qualsiasi comunicazione con mezzi elettronici che permetta una registrazione durevole della clausola attributiva di competenza".
- una maggiormente legata alla autoregolamentazione e alle esigenze del mercato e che mira a conferire un minimo di rilevanza formale anche a firme elettroniche leggere e "poco definite" (e la cui rilevanza probatoria viene affidata alla prudente valutazione del giudice)
Questa altalenante tendenza si riflette anche nelle poche pronunce giudiziali in materia: "in un caso (Corte di prima istanza di Atene, decisione 1337/2001) è stato affermato che l'indirizzo di posta elettronica soddisfa le funzioni della sottoscrizione manuale (identificazione univoca del firmatario e nesso tra questi e il suo indirizzo di posta); mentre in un altro (AG Bonn, decisione 25 ottobre 2001) il disconoscimento è stato pieno, avendo il giudice escluso la rilevanza probatoria dell'e-mail, per gli evidenti rischi di sicurezza delle comunicazioni attraverso la posta elettronica, specialmente in un sistema aperto come Internet" (da un interessante articolo di R. Manno, La giurisprudenza europea sull’art. 5.2 della direttiva, pubblicato in data 05.02.04 su Interlex alla pagina http://www.interlex.it/docdigit/r_manno12.htm).
Conclusioni – La nuova “forma scritta” nella Società dell’Informazione!
Non solo, all’e.mail in tal modo si applicherebbe anche la disposizione di cui al comma 4 dell’art. 10 del D.P.R. n. 445/2000 (c.d. T.U.D.A.) secondo cui “al documento informatico, sottoscritto con firma elettronica, in ogni caso non può essere negata rilevanza giuridica né ammissibilità come mezzo di prova unicamente a causa del fatto che è sottoscritto in forma elettronica ovvero in quanto la firma non è basata su di un certificato qualificato oppure non è basata su di un certificato qualificato rilasciato da un certificatore accreditato o, infine, perché la firma non è stata apposta avvalendosi di un dispositivo per la creazione di una firma sicura”. D’altronde occorre riferire, per concludere, che lo stesso T.U.D.A. al comma 6 dell'art. 43 ha operato un'importante parificazione tra mezzi informatici/telematici e telefax affermando che "i documenti trasmessi da chiunque ad una pubblica amministrazione tramite fax, o con altro mezzo telematico o informatico idoneo ad accertarne la fonte di provenienza, soddisfano il requisito della forma scritta e la loro trasmissione non deve essere seguita da quella del documento originale”.
(*) Avvocato in Lecce. Esperto di problematiche legate all’ICT & International Trade. Curatore del sito www.scint.it. Titolare dello Studio Associato D.&L. – www.studiodl.it .
Si ringrazia per la stesura del presente saggio l’avv. Maurizio De Giorgi.