Source: http://www.brocardi.it/codice-di-procedura-civile/libro-secondo/titolo-i/capo-vii/sezione-ii/art305.html
Timestamp: 2016-12-09 21:13:09+00:00
Document Index: 60320421

Matched Legal Cases: ['art. 305', 'sentenza ', 'art. 301', 'sentenza ', 'art. 299', 'art. 305', 'art. 300', 'art. 305', 'sentenza ', 'art. 305', 'art. 305', 'art. 156']

Art. 305 codice di procedura civile - Mancata prosecuzione o riassunzione - Brocardi.it
Sezione II - Dell'interruzione del processo >
Articolo 305Codice di Procedura Civile
Dispositivo dell'art. 305 Codice di Procedura Civile
Il processo deve essere proseguito o riassunto entro il termine perentorio di tre mesi (1) dall'interruzione, altrimenti si estingue (2) (3).
Il termine è stato così modificato con l. 18 giugno 2009, n. 69. In precedenza era di sei mesi.
Con sentenza del 15 dicembre 1967, n. 139, la Corte costituzionale ha dichiarato l'illegittimità costituzionale di questo articolo nella parte in cui fa decorrere dalla data di interruzione del processo il termine per la sua prosecuzione o la sua riassunzione, anche nei casi regolati dal precedente art. 301 del c.p.c. di morte, radiazione o sospensione del procuratore costituito.
La Corte costituzionale nel '67 ha omesso di stabilire il diverso dies a quo di decorrenza del termine per la prosecuzione o riassunzione del processo: la Suprema Corte di cassazione ha colmato la lacuna facendo decorrere tale termine dal momento in cui le parti abbiano avuto conoscenza del fatto interruttivo.
L'orientamento degli ermellini è stato recepito dalla Corte costituzionale, che con sentenza del 6 luglio 1971, n. 159, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'articolo in commenti nella parte in cui dispone che il termine utile per la prosecuzione o per la riassunzione del processo interrotto ai sensi dell'art. 299 del c.p.c., decorre dall'interruzione anziché dalla data in cui le parti ne abbiano avuto conoscenza. Ha dichiarato altresì l'illegittimità dell'art. 305 nella parte in cui dispone che il termine utile per la prosecuzione o per la riassunzione del processo interrotto ai sensi del precedente terzo comma dell'art. 300 del c.p.c. decorre dall'interruzione anziché dalla data in cui le parti ne abbiano avuto conoscenza.
Il dies a quo del decorso del termine di riassunzione individuato dalla giurisprudenza è quello della conoscenza del fatto interruttivo: la comunicazione o notificazione degli atti processuali relativi a tale fatto produce la conoscenza legale di esso.
Una volta che si sia verificata l'estinzione, questa potrà esser fatta valere da chiunque vi abbia interesse, sia in via eccezionale che in via principale, riassumendo il processo allo scopo di ottenere dal giudice la declaratoria di estinzione.
Anche il contumace può costituirsi al solo fine di eccepire l'avvenuta estinzione, dopo la precisazione delle conclusioni.
Cass. n. 773/2013
Cass. n. 13683/2012
Cass. n. 1900/2011
Cass. n. 17679/2009
Cass. n. 24599/2008
Cass. n. 23848/2008
Cass. n. 7443/2008
Cass. n. 14854/2006
Cass. n. 950/2005
In tema di conclusione del processo civile, il provvedimento di estinzione del giudizio, adottato dal tribunale in composizione unipersonale o monocratica, ai sensi dell'art. 305 c.p.c., ha il contenuto sostanziale di una sentenza, in quanto contiene una pronuncia definitiva sui presupposti e condizioni processuali della domanda giudiziale. Infatti, posto che, al fine di stabilire se un provvedimento abbia o meno carattere di ordinanza o di sentenza, deve darsi prevalenza alla sostanza piú che alla forma della decisione, si è in presenza di un'ordinanza quando il provvedimento dispone circa il contenuto formale delle attività consentite dalle parti, mentre si è dinanzi ad una sentenza quando il giudice, nell'esercizio del suo potere giurisdizionale, si pronuncia in via definitiva o non definitiva sul merito della controversia o sui presupposti processuali. Pertanto, ove una parte abbia, in un primo tempo, proposto reclamo avanti allo stesso tribunale che ha emesso la pronuncia estintiva (avente contenuto di sentenza), e questo reclamo sia stato correttamente dichiarato inammissibile, essa — ove intenda dolersi della pronuncia estintiva del giudizio — non deve proporre impugnazione contro il provvedimento d'inammissibilità del reclamo ma avverso il primo, ossia contro quello che abbia dichiarato estinto il giudizio di prime cure (In applicazione di tale principio, la Corte di cassazione ha cassato con rinvio la pronuncia della corte d'appello che aveva dichiarato inammissibile l'impugnazione, perchè proposta anzichè contro il secondo provvedimento, nei riguardi del primo, ossia quello dichiarativo dell'estinzione del giudizio, così come correttamente aveva fatto la parte, dopo la prima, erronea, sua iniziativa processuale).
Cass. n. 14040/2003
A seguito della interruzione del processo, la mancata riassunzione nei confronti del terzo chiamato in causa come soggetto effettivamente obbligato comporta l'estinzione, a norma dell'art. 305 c.p.c., in quanto la causa proposta nei confronti del terzo è, in tal caso, inscindibile da quella principale, in ragione del vincolo che unisce le due cause riguardo alla individuazione del soggetto obbligato.
Cass. n. 780/2001
Cass. n. 5160/2000
Cass. n. 14691/1999
L'art. 305 c.p.c. — a seguito delle sentenze n. 139 del 1967, n. 178 del 1970, n. 159 del 1971 e n. 36 del 1976 della Corte costituzionale — deve essere interpretato nel senso che il termine per la riassunzione o la prosecuzione del processo, interrotto per morte o impedimento del procuratore, decorre non dal giorno in cui si è verificato l'evento interruttivo, bensì da quello in cui lo stesso evento sia venuto a conoscenza della parte, interessata alla riassunzione, in forma legale, risultante cioè da dichiarazione, notificazione e certificazione, non essendo sufficiente la conoscenza aliunde acquisita. Pertanto, alla stregua di tale sistema, da un lato il termine suddetto, essendo correlato alla data in cui per ciascuna delle parti si è verificato il menzionato presupposto, non decorre contemporaneamente nei confronti di tutte e, dall'altro lato, la dimostrazione della legale conoscenza dell'evento in tempo anteriore al semestre precedente la riassunzione o prosecuzione del processo incombe sulla parte che ne eccepisce l'intempestività, non potendo farsi carico all'altra dell'onere di fornire una prova negativa.
Cass. n. 9342/1997
Il mancato rispetto del termine per la riassunzione del processo implica inidoneità ab origine dell'atto di riassunzione a produrre gli effetti a lui propri, in relazione alla intervenuta decadenza, e non consente quindi l'applicazione della sanatoria contemplata dall'art. 156 c.p.c.
Cass. n. 2082/1996
Cass. n. 3933/1980
Cass. n. 611/1980
Autore: Cancilla Francesco A., Russo Federico Editore: Giuffrè Collana: Officina. Civile e processo Pagine: 138 Data di pubblicazione: maggio 2012 Prezzo: 15,00 €
Categorie: Sospensione e interruzione, Processo di esecuzione COMPRALO SUBITO! L'opera affronta le seguenti tematiche: Sospensione: fattispecie, presupposti, effetti; Sospensione disposta dal giudice dinanzi al quale è impugnato il titolo; Sospensione in caso di divisione, giudizio di accertamento, approvazione del progetto di distribuzione; Sospensioni previste nelle leggi speciali e in caso di accordi di ristrutturazione di cui alla l. 3/2012; Reclami avverso i provvedimenti di sospensione. (continua)