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Timestamp: 2019-07-24 04:42:38+00:00
Document Index: 69729428

Matched Legal Cases: ['art.10', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 2135', 'art. 8', 'art. 38', 'art. 38', 'art. 38', 'art. 38', 'art. 1', 'art.51']

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Rassegna stampa del 09/02/2018
Venerdì 09 Febbraio 2018 17:14
Bonus alberghi – agriturismi – stabilimenti balneari - Tempistiche: compilazione della domanda dalle 10 del 25.01 alle 16 del 19.02. Click day: dalle 10 del 26.02 alle 16 del 27.02. Le domande verranno considerate seguendo l’ordine cronologico di invio.
Il bonus alberghi ha avuto il suo debutto nel 2014, introdotto dall’art.10 del DL 83/2014 e alle origini era rivolto soltanto alle imprese alberghiere esistenti alla data del 1.01.2012; era riconosciuto nella misura del 30% delle spese sostenute nel limite di 200.000 euro (di credito complessivo erogabile per singola struttura) per interventi di ristrutturazione edilizia, eliminazione delle barriere architettoniche, incremento dell’efficienza energetica.
Successivamente è stata ampliata la platea dei destinatari anche agli agriturismi (art. 1, c. 4 e successivi legge di Bilancio 2017) e da ultimo agli stabilimenti termali (art. 1, cc. 17-18 legge di Bilancio 2018); perciò oggi è rivolto a:
- strutture alberghiere, ove per tali il decreto Mibact 20.12.2017, n. 598 ha chiarito si intendono: strutture aperte al pubblico a gestione unitaria, con servizi centralizzati, che forniscono alloggio, eventualmente vitto e altri servizi accessori in camere (non meno di 7) situate in uno o più edifici. Sono tali gli alberghi, i villaggi albergo, le residenze turistico-alberghiere, gli alberghi diffusi, nonché le strutture individuate come tali dai regolamenti regionali;
- agriturismi come definiti dalla L. 96/2006, ossia le attività di ricezione e ospitalità esercitate dagli imprenditori agricoli di cui all'art. 2135 C.C., anche in forma di società di capitali o di persone, oppure associati fra loro, attraverso l'utilizzo della propria azienda in rapporto di connessione con le attività di coltivazione del fondo, di silvicoltura e di allevamento di animali;
- stabilimenti termali, cioè gli stabilimenti delle aziende termali in regola con la concessione mineraria o subconcessione o altro titolo per lo sfruttamento delle acque minerali e termali che utilizzano per proprietà terapeutiche le acque, fanghi, vapori, ecc., che siano in possesso dell’autorizzazione regionale e rispondano a particolari requisiti strutturali, tecnologici e organizzativi (art. 8, c. 4 D.Lgs. 502/1992). A tali stabilimenti è riconosciuto il credito anche per acquistare macchinari ad hoc o per realizzare piscine.
Inoltre, è stata ampliata la categoria degli interventi oggetto del bonus: infatti la legge di Stabilità 2016 ha introdotto anche gli interventi di ristrutturazione edilizia che comportino un aumento della cubatura complessiva, perciò a oggi si rivolge agli interventi di manutenzione straordinaria, restauro conservativo, demolizione e ricostruzione con la stessa volumetria del preesistente (o in alcuni casi specifici della sagoma del preesistente), interventi di eliminazione delle barriere architettoniche, interventi di incremento dell’efficienza energetica, acquisto di mobili e arredo per la struttura ricettiva, interventi antisismici. Con la legge di Bilancio 2017, il bonus è passato per gli anni 2017 e 2018 al 65% e va ripartito in 2 quote annuali (al posto delle 3 precedenti); il beneficiario non deve cedere a terzi i beni oggetto dell’investimento prima dell’ottavo periodo d’imposta successivo.
Il credito d’imposta non rileva né ai fini dei redditi, né ai fini Irap, né nel calcolo degli interessi deducibili ed è utilizzabile soltanto in compensazione. Inoltre non è cumulabile, in relazione alle medesime voci di spesa, con altre agevolazioni fiscali
L’effettività delle spese deve essere certificata dal collegio sindacale o da un revisore legale o dal professionista di riferimento.
Associazioni, il presidente non è sempre responsabile - La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 29.01.2018, n. 2169, ha ribadito il principio secondo cui il presupposto per la responsabilità personale e solidale ex art. 38 C.C. è l'effettiva e concreta attività negoziale svolta e non invece la carica
istituzionale ricoperta.
In tema di associazioni non riconosciute, i Supremi Giudici ricordano che la responsabilità personale e solidale delle persone che hanno agito in nome e per conto dell'associazione, prevista dall'art. 38 C.C. in aggiunta a quella del fondo comune, è volta a contemperare le esigenze di tutela dei creditori con l'assenza di un sistema di pubblicità legale sul patrimonio dell'ente e pertanto trascende la posizione astrattamente assunta dal soggetto nell'ambito della compagine sociale. Ciò non esclude, peraltro, che per i debiti d'imposta, i quali non sorgono su base negoziale, ma "ex lege" al verificarsi del relativo presupposto, sia chiamato a rispondere solidalmente, tanto per le sanzioni pecuniarie quanto per il tributo non corrisposto, il soggetto che, in forza del ruolo rivestito, abbia diretto la complessiva gestione associativa nel periodo considerato, fermo restando che il richiamo all'effettività dell'ingerenza vale a circoscrivere la responsabilità personale del soggetto investito di cariche sociali alle sole obbligazioni sorte nel periodo di relativa investitura.
In pratica, la responsabilità ex art. 38 C.C. del presidente di una associazione vi è solo quando viene accertata in fatto l'effettiva "direzione" della medesima associazione nel complessivo periodo fiscale oggetto degli atti impositivi impugnati e rispetto alle specifiche obbligazioni tributarie derivanti dagli atti stessi.
Giova ricordare che la Corte di Cassazione, con l'ordinanza 17.06.2015, n. 12473, aveva evidenziato come la ratio della previsione di una responsabilità personale e solidale, in aggiunta a quella del fondo comune, delle persone che hanno agito in nome e per conto dell'associazione, è volta a contemperare l'assenza di un sistema di pubblicità legale riguardante il patrimonio dell'ente, con le esigenze di tutela dei creditori (che abbiano fatto affidamento sulla solvibilità e sul patrimonio di dette persone), e trascende, pertanto, la posizione astrattamente assunta dal soggetto nell'ambito della compagine sociale, ricollegandosi piuttosto a una concreta ingerenza dell'agente nell'attività dell'ente (Cass. 5746/2007).
Ne consegue, dunque, che chi invoca in giudizio tale responsabilità ha l' onere di provare la concreta attività svolta in nome e nell'interesse dell'associazione, non essendo sufficiente la prova in ordine alla carica rivestita all'interno dell'ente (Cass. 26290/2007, 25748/2008). Questo principio, in riferimento alla responsabilità solidale ex art. 38 C.C. di coloro che agiscono in nome e per conto dell'associazione non riconosciuta, ponendo in essere, a prescindere dalla rappresentanza formale dell'ente, la concreta attività negoziale riferibile all'associazione stessa, è stato ritenuto dalla Suprema Corte applicabile anche ai debiti di natura tributaria (Cass. 16344/2008, 19486/2009).
Fattura elettronica obbligatoria per tutti - La Repubblica italiana ha chiesto alla Commissione europea l’autorizzazione a derogare agli articoli 218 e 232 della direttiva IVA, per poter imporre la fatturazione elettronica obbligatoria nei rapporti tra soggetti passivi e nei confronti dei consumatori finali.
La Commissione Ue - COM(2018) 55 final datata 5 febbraio 2018 – ha redatto una Proposta di decisione da inviare al Consiglio, affinchè quest'ultimo autorizzi lo Stato italiano ad introdurre una misura speciale di deroga agli articoli 218 e 232 della direttiva 2006/112/CE relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto.
Tale proposta dovrà essere approvata all’unanimità e, dopo questo importante via libera, tutto sarà pronto per il passaggio alla fatturazione elettronica obbligatoria per tutti i soggetti Iva, a partire dal 1° gennaio 2019 (dal 1° luglio 2018 per il settore dei carburanti e appalti pubblici).
Proposta dell’Italia alla fatturazione elettronica
Come si legge nel documento preparato dalla Commissione Ue, la richiesta italiana risulta conforme al principio di proporzionalità: si tratta di una decisione che riguarda un'autorizzazione concessa ad uno Stato membro su sua richiesta e non costituisce un obbligo.
La fatturazione elettronica obbligatoria comporterà per i soggetti passivi diversi cambiamenti che, però, sono stati anticipati dall’Italia e per i quali la stessa risulta pronta.
Nella sua proposta di deroga, basata sull’articolo 395 della direttiva Iva, infatti, l’Italia ha chiesto di ottenere l’autorizzazione ad applicare la fatturazione elettronica obbligatoria a tutti i soggetti passivi stabiliti sul territorio nazionale, fatta eccezione per i soggetti passivi che beneficiano della franchigia per le piccole imprese, e per introdurre le fatture nel Sistema di Interscambio (SdI), gestito dall’Agenzia italiana delle Entrate.
La trasmissione delle fatture attraverso SdI fornirà all’Agenzia delle Entrate un accesso tempestivo e automatizzato alle informazioni rilevanti ai fini fiscali contenute nelle fatture, con la possibilità per le autorità tributarie di effettuare controlli tempestivi e automatici in merito alla coerenza fra l’Iva dichiarata e l’Iva versata.
Con il documento preparato dalla Commissione Ue, si propone di autorizzare la deroga dal 1º luglio 2018 al 31 dicembre 2021.
Nonostante il riconoscimento dell’obiettivo perseguito, ossia la lotta contro l'evasione fiscale e la semplificazione della riscossione tributaria, la deroga è limitata nel tempo.
Entro 18 mesi dalla data di entrata in vigore, è contemplata una relazione sul funzionamento e sull’efficacia della misura, che dovrà essere presentata dall'Italia.
Se a breve, come sembra probabile e realistico, dovesse giungere il via libera definitivo da parte del Consiglio europeo al documento COM(2018) 55 final del 5 febbraio 2018, dunque, non ci sarebbero più ostacoli all’avvio della fatturazione elettronica generalizzata dal parte del nostro Stato e l’Italia sarà, così, ufficialmente autorizzata ad introdurre tale adempimento.
Iperammortamento - Assonime, con la circolare 4 del 7 febbraio 2018, fornisce alcuni importanti chiarimenti in merito all'agevolazione dell'iperammortamento, soffermandosi in particolar modo sul caso in cui la necessaria perizia sia stata consegnata alla società nell'anno successivo all'entrata in funzione dei beni oggetto dell’agevolazione.
I chiarimenti offerti dall’Associazione tra le società italiane per azioni si sono resi necessari dopo le precedenti indicazioni fornite dall'Amministrazione finanziaria e dal MiSE, nei documenti di prassi del mese di dicembre 2017 (ris n. 152/2017 e circolare ministeriale n. 547750/2017), che avevano fatto sorgere alcuni dubbi in proposito.
Come specificato da Assonime nella circolare n. 4/2018, l'iperammortamento spetta per i beni entrati in funzione ed interconnessi nel 2017, anche se l'impresa entra in possesso della perizia giurata nel 2018; in questo caso l'impresa fruirà dell'iperammortamento a decorrere dal 2018.
Assonime ricorda che la Legge di bilancio 2017 (Legge n. 236/2016) prevede uno specifico adempimento peritale per usufruire della suddetta agevolazione: nel caso, infatti, di beni aventi ciascuno un costo di acquisizione superiore a 500.000 euro, per la fruizione dell’iperammortamento l’impresa è tenuta a produrre una perizia tecnica giurata rilasciata da un ingegnere o da un perito industriale iscritti nel relativo ordine ovvero un attestato di conformità rilasciato da un ente di certificazione accreditato.
La perizia, come indicato nella scheda illustrativa della Legge di bilancio, deve essere acquisita dall'impresa che intende fruire dell'agevolazione entro il periodo d'imposta in cui il bene è interconnesso.
Le imprese che intendono fruire dell’iperammortamento in relazione agli investimenti effettuati nel 2017, dunque, devono aver acquisito la perizia giurata entro il 31 dicembre 2017.
A tal proposito, l’Agenzia delle Entrate ha specificato nella risoluzione n. 152/E che, fermo restando “il rispetto del termine del 31 dicembre 2017 per l'effettuazione della verifica delle caratteristiche tecniche dei beni e dell'interconnessione”, il tecnico può procedere con il giuramento della perizia anche nei primi giorni successivi al 31 dicembre 2017, essendo sufficiente che lo stesso abbia consegnato all’impresa, entro la data indicata, una perizia asseverata “dotata dell'assunzione di responsabilità circa la certezza e la veridicità dei relativi contenuti”.
Il rischio che le imprese non siano riuscite a rispettare il termine di redazione della perizia fissato, nonostante l’apertura dell’Amministrazione finanziaria, ha indotto Assonime a specificare quanto segue:
- se le imprese hanno ricevuto in ritardo la perizia asseverata dal professionista, ossia non è stato rispettato il termine del 31/12/2017, ma hanno ricevuto la perizia nel corso del 2018, esse non decadono dall’agevolazione;
- il suddetto "ritardo" influisce esclusivamente sul momento di fruizione dell’agevolazione e non sulla spettanza della stessa;
- per la spettanza dell’iperammortamento rileva l’effettuazione dell’investimento, mentre l’interconnessione rileva ai fini della fruizione dell’agevolazione stessa.
Conclude, così, l’Associazione: non è pregiudicato il diritto all’ottenimento dell’agevolazione nel caso in cui l'impresa abbia acquisito e interconnesso i beni destinatari dell'agevolazione nel corso del 2017 e abbia ricevuto la perizia nel corso del 2018. L’Impresa non perderà il bonus ma subirà solo lo slittamento, al 2018, del momento in cui goderne gli effetti anche in modalità “frazionata”.
Contributi gestione separata INPS dal 2018 - Con la Circolare n. 18 del 31.01.2018, l'Inps ha reso note le aliquote contributive per il 2018 per la gestione separata.
Dal 1° gennaio 2007, per effetto della Legge finanziaria 2007 n. 296/2006 i soggetti tenuti alla Gestione Separata Inps sono stati distinti in due categorie:
1. i soggetti privi di altra copertura previdenziale obbligatoria (titolari o non titolari di partita IVA);
2. tutti gli altri soggetti, ovvero i soggetti titolari di pensione o provvisti di altra tutela pensionistica obbligatoria.
A decorrere dal 2017, l’art. 1 c. 165 della Legge di Bilancio 2017 ha disposto che l’aliquota contributiva per i lavoratori autonomi titolari di partita IVA e privi di Cassa previdenziale (e, dunque, iscritti alla Gestione separata INPS) è pari al 25,72% (in luogo del 27% applicata fino al 2016).
- Iscritti ad altre forme previdenziali e titolari di pensione (diretta e indiretta) 24%
- Titolari di partita iva 25,72%
- Non iscritti ad altre forme previdenziali e non titolari di partita iva 33,72% (senza contribuzione aggiuntiva DIS-COLL) o 34,23% (con contribuzione aggiuntiva DIS-COLL)
Le nuove aliquote trovano applicazione:
- in generale: a decorrere dai compensi erogati dal 1° gennaio 2018.
- in deroga: ai redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente (es: coco.co.), cui si applica il principio di “cassa allargata” (art.51, Tuir), per i pagamenti effettuati entro il 12/01/2018 si applicheranno ancora le aliquote contributive previste per l’anno 2017. Il principio di cassa allargata non è applicabile alle somme corrisposte a lavoratori autonomi occasionali, associati in partecipazione, venditori porta a porta, ecc..