Source: https://www.asaps.it/12498-guida_in_stato_di_ebbrezza___questione_di_protocollo.html
Timestamp: 2020-08-12 16:11:26+00:00
Document Index: 112336857

Matched Legal Cases: ['art. 186', 'art. 530', 'sentenza ', 'art. 186', 'art. 186', 'art. 530']

GUIDA IN STATO DI EBBREZZA: È QUESTIONE DI PROTOCOLLO.. - Asaps.it Il Portale della Sicurezza Stradale
Responsabilità automobilistica 23/02/2007
RESPONSABILITA’ AUTOMOBILISTICA Sentenze in materia di responsabilità civile, penale, amministrativa - GUIDA IN STATO DI EBBREZZA: È QUESTIONE DI PROTOCOLLO
Guida in stato di ebbrezza: è questione di protocollo
(Asaps) - L’art. 186 del codice della strada vieta la guida in stato di ebbrezza alcolica e sancisce la competenza del Tribunale in caso di trasgressione. Il Tribunale, per condannare, deve accertare il fatto attraverso prove certe, altrimenti, sussistendo un ragionevole dubbio sulla prova stessa, in linea con quanto dispone, a garanzia dell’imputato, l’art. 530 del codice di procedura penale, deve assolvere. E’ un ragionamento che si coniuga perfettamente con i moderni principi di civiltà giuridica. A tradurlo in formato “circolazione stradale” è stato il Tribunale di Forlì, con una sentenza molto garantista appena pubblicata.
Il giudizio coinvolgeva un imputato che tre anni or sono si è trovato coinvolto in un sinistro stradale sulle colline romagnole ed era stato accompagnato al pronto soccorso dell’ospedale civile di Cesena. Gli esami clinici di laboratorio accertavano che l’infortunato aveva bevuto più del consentito. Proprio su questa documentazione l’accusa aveva avanzato la richiesta di una pesante condanna (1 mese d’arresto e 500 euro di multa) considerata anche la recidiva. Una responsabilità – secondo il pubblico ministero – provata per tabulas sulla scorta della certificazione medica acquisita in ospedale. Rammentiamo che a mente del quarto comma dell’art. 186 cod. strad., in caso di incidente, per il conducente sottoposto a cure mediche, la struttura sanitaria, su richiesta degli organi di polizia stradale, ne accerta il tasso alcoolemico, documentandolo attraverso certificazione, nel rispetto ovviamente della riservatezza.
Dall’altra parte, proprio questa certificazione è stata messa alla “berlina” dal difensore, reputandola improduttiva di effetti processuali.
Quindi, da una parte l’accusa agitava il referto medico, dall’altra l’avvocato difensore ne contestava la consistenza probatoria. Una condanna, tuttavia, deve fondarsi su una prova più che certa, oltre ogni possibile dubbio. E qui, il dubbio dov’è? Proprio in questa risposta sta la singolarità della decisione. Il Tribunale di Forlì, infatti, ha rilevato che il responsabile del laboratorio di analisi dell’Ospedale, aveva nella sua testimonianza spiegato che all’epoca dei fatti, le analisi sui campioni di sangue prelevati su richiesta della polizia giudiziaria avvenivano senza il rispetto della cosiddetta “catena di controllo”, che assicura in modo adeguato la provenienza del campione dal soggetto da cui figura essere stato prelevato e che lo stesso non sia stato oggetto di contaminazione.
Infatti, allo stato attuale, presso lo stesso ospedale, la procedura di verifica del tasso alcoolemico mediante esami ematici è oggetto di un protocollo, approvato nel febbraio 2005, che assicura adeguata certezza processuale in ordine alla verifica dello stato di ebbrezza dei conducenti senza l’ausilio del dispositivo sprimotetrico, protocollo che, evidentemente, all’epoca del fatto non era usato presso l’Ospedale Civile Bufalini di Cesena. Del resto il referto rilasciato all’imputato all’epoca, dopo il ricovero, non dava atto di segni da cui arguire lo stato di ebbrezza del prevenuto.
Senza procedura protocollare non è certa la catena di controllo e quindi la prova è dubbia. Di qui l’assoluzione per non aver raggiunto la prova, oltre ogni ragionevole dubbio, che il conducente versasse in stato di ebbrezza alcolica.
F. P. Libero contumace, imputato del reato p.p. dall’art. 186 comma 2 cds per avere circolato alla guida della autovettura Opel Tigra targata XXXXXX in stato di ebbrezza conseguente all’uso di bevande alcoliche.
In Sarsina il 29/11/2003. Con la recidiva.
In esito all’istruttoria dibattimentale, svolta con dei testi N. e D.V. e con l’acquisizione di prove documentali, sentite le parti, che hanno concluso come da verbale, il Tribunale osserva quanto segue.
Se può dirsi pacifico che l’imputato la sera del fatto si fosse trovato alla guida dell’auto Opel Tigra XXXXXX e che fosse rimasto coinvolto in un sinistro stradale, la prova della materialità del fatto di cui in rubrica si fonda, secondo la pubblica accusa – sugli esiti degli esami di laboratorio eseguiti il 29 novembre 2003 presso il laboratorio di analisi dell’ Ospedale Civile Bufalini di Cesena, acquisiti in atti (v. p.v. di accertamento dell’infrazione ed esame teste N. che ha riferito di non essere stato in grado, all’atto del suo intervento, di verificare le condizioni dell’imputato che era già in fase di soccorso da parte del personale sanitario d’emergenza).
Il teste D. V., responsabile del laboratorio analisi suddetto, ha spiegato che all’epoca dei fatti, le analisi sui campioni di sangue prelevati su richiesta della p.g. (v. il relativo documento acquisito all’odierna udienza) avvenivano senza il rispetto della c.d. catena di controllo, che assicura in modo adeguato la provenienza del campione dal soggetto da cui figura essere stato prelevato e che lo stesso non sia stato oggetto di contaminazione.
Attualmente, come ha documentato la difesa, la procedura di verifica del tasso alcoolemico mediante esami ematici è stata fatto oggetto di un protocollo, approvato nel febbraio 2005 (acquisito d’ufficio dal giudice), che assicura adeguata certezza processuale in ordine alla verifica dello stato di ebbrezza dei conducenti senza l’ausilio del dispositivo sprimotetrico, protocollo che, evidentemente, all’epoca del fatto non era usato presso l’O.C. Bufalini di Cesena (v. esame teste D. V.).
Visto l’art. 530 co. II c.p.p. assolve l’imputato dal reato ascrittogli perché il fatto non sussiste.