Source: http://www.ateneoweb.com/taxelex-documento/risoluzione-agenzia-entrate-n-342-del-04082008.html
Timestamp: 2016-12-10 18:29:14+00:00
Document Index: 68082885

Matched Legal Cases: ['art. 61', 'art. 2359', 'art. 23', 'art. 93', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 15', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 2424', 'art. 61', 'art. 60', 'art. 61', 'art. 2359', 'art. 23', 'art. 2359', 'art. 93', 'art. 61', 'art. 61']

Istanza di interpello - Deducibilità ai fini Irap degli interessi passivi -
articolo 6 del D.Lgs. n. 446 del 1997
La società Alfa fa presente di essere la capogruppo dell'omonimo
gruppo bancario "Gruppo Alfa" in conformità alle disposizioni recate dall'art. 61 del D.Lgs. 1 settembre 1993, n. 385 (Testo Unico bancario -
Ai sensi dell'art. 2359 del codice civile, dell'art. 23 del TUB e
dell'art. 93 del D.Lgs. 24 febbraio 1994, n. 58 (Testo Unico Finanziario - TUF), la
società è controllata dalla società Beta che, alla data del 31
marzo 2007, deteneva il 50,19 per cento delle azioni ordinarie rappresentanti il capitale sociale.
L'interpellante sostiene, tuttavia, di non essere soggetta
all'attività di direzione e coordinamento della società Beta né ai sensi degli artt. 60 e 61 del
TUB, né in base alle disposizioni del Titolo V,
Capo IX, del codice civile, in quanto è essa ad assolvere il ruolo di capogruppo esercitando
l'attività di direzione di tutte le imprese
controllate, comprese quelle assicurative escluse dal perimetro del gruppo
La questione che l'istante pone riguarda la corretta interpretazione
dell'art. 6, comma 1, del D.Lgs. n. 446 del 1997 (di seguito, decreto IRAP),
relativamente al calcolo del pro rata patrimoniale di deducibilità degli
interessi passivi, ai fini della determinazione della base imponibile IRAP,
per il periodo d'imposta 2007. Nello specifico, l'istante chiede se nel
calcolo del suddetto pro rata possa tener conto della voce relativa alle partecipazioni (voce 100 di bilancio) sia al numeratore sia al denominatore
del rapporto di deducibilità, così come precisato nel comunicato stampa
del Ministero dell'Economia e delle finanze del 16 luglio 2007 con
riferimento alle holding industriali.
L'istante ritiene che la norma contenuta nell'art. 6 del decreto IRAP
debba trovare applicazione con le modalità precisate dal comunicato stampa
del Ministero delle finanze del 16 luglio e dalla circolare n. 62/E del 23
novembre 2007, dell'Agenzia delle entrate. L'interpellante sostiene, al riguardo, che se l'intento della disposizione normativa
limitare la deducibilità ai soli interessi correlati alle attività caratteristiche svolte, occorre dare rilievo, nella fattispecie in esame,
alla funzione di capogruppo bancaria esercitata dall'istante, per la quale
l'attività di gestione e amministrazione delle partecipazioni costituisce
sicuramente una componente caratteristica della propria operatività, con
funzioni di direzioni e coordinamento nei confronti delle società
partecipate, incluse quelle di matrice non bancaria.
L'interpellante intende, pertanto, determinare il pro rata di
deducibilità degli interessi passivi, rilevanti ai fini IRAP, computando la
voce 100 di bilancio relativa alle partecipazioni sia al numeratore che al
L'art. 15-bis del decreto legge 2 luglio 2007, n. 81, convertito con modificazioni dalla legge 3 agosto 2007, n.
127, ha recepito gli indirizzi
della Commissione europea in sede di esame della disciplina IRAP, a seguito
della notifica delle norme sul c.d. cuneo fiscale introdotte dalla
finanziaria 2007. Tale disposizione, in particolare, ha previsto:
- l'estensione a banche, imprese di assicurazione e
intermediazione finanziaria delle agevolazioni relative al cuneo fiscale;
- l'introduzione di un limite di
deducibilità, ai fini IRAP, degli
interessi passivi per banche e holding industriali.
Tale ultime modifica si è resa necessaria in quanto, come rilevato
dall'Esecutivo comunitario, la disciplina interna che, prima dell'intervenuta modifica normativa, consentiva ad alcuni soggetti di
dedurre dalla base imponibile IRAP tutti gli interessi passivi - non solo quelli riferibili
all'attività caratteristica svolta - era suscettibile di
censura alla luce della normativa comunitaria dettata in materia di non
discriminazione e di libera concorrenza tra gli operatori economici sul
Infatti, l'art. 6, comma 1, del decreto IRAP, che disciplina le
modalità di determinazione del valore della produzione netta delle banche e
degli altri enti e società finanziari, come modificato dal decreto legge n. 81 del 2007, dispone che "Gli interessi passivi e gli oneri assimilati di
cui alla lettera g) sono deducibili per la parte corrispondente al rapporto
tra l'ammontare delle voci da 10) a 90) dell'attivo dello stato
patrimoniale, comprensivo della voce 190 del passivo, e l'ammontare complessivo dell'attivo dello stato patrimoniale, con esclusione della voce
130, comprensivo della voce 190 del passivo e assumendo le voci 110 e 120 dell'attivo al netto del costo delle
utilizzate in base a contratti di locazione finanziaria".
Il successivo comma 1-ter estende la disposizione in esame anche alle
società di cui al comma 1-bis del medesimo art. 6, la cui attività
consiste, in via esclusiva o prevalente, nell'assunzione di partecipazioni
in società esercenti attività diversa da quella creditizia o finanziaria
(ossia holding industriali), stabilendo che "(...) la disposizione del
secondo periodo del comma 1 si applica prendendo a riferimento le voci dello stato patrimoniale redatto ai sensi dell'art. 2424 del codice civile
corrispondenti a quelle indicate nel predetto secondo periodo del comma 1".
Con il comunicato stampa del 16 luglio 2007, il Ministero
dell'Economia e delle finanze ha precisato, con riferimento alle holding industriali, che l'applicazione della nuova regola di
interessi passivi tiene conto delle caratteristiche dell'attività
finanziaria esercitata dalle stesse holding e della circostanza che tale attività
è, in concreto, rivolta alle società del gruppo che assumono, dunque, la veste di "clientela". Coerentemente alla ratio della norma che
limita la deducibilità degli interessi passivi non aventi natura di
componenti negativi dell'attività caratteristica bancaria e finanziaria, e
tenuto conto del fatto che l'assunzione e la gestione di partecipazioni
costituisce l'attività caratteristica delle holding industriali, nel pro
rata patrimoniale, previsto dalla norma sulla deducibilità degli interessi passivi, il valore di bilancio di tali partecipazioni figura sia al
numeratore che al denominatore del rapporto.
In accordo con l'orientamento espresso dal Dipartimento per le
Politiche fiscali del Ministero dell'Economia e delle finanze, l'Agenzia delle entrate ha, successivamente, precisato con la circolare n. 62/E del
2007 che, trattandosi di fattispecie sostanzialmente assimilabili, anche le holding di matrice bancaria e finanziaria, come definite dall'art. 61 del
TUB, possono tener conto di quanto precisato nel comunicato stampa del 16
luglio 2007, così da includere la voce di bilancio relativa alle
partecipazioni sia al numeratore che al denominatore del rapporto.
L'art. 60 del TUB stabilisce che: "il gruppo bancario è
composto alternativamente:
a) dalla banca italiana capogruppo e dalle
società bancarie,
finanziarie e strumentali da questa controllate;
b) dalla società finanziaria capogruppo e dalle
finanziarie e strumentali da questa controllate, quando nell'ambito del
gruppo abbia rilevanza la componente bancaria, secondo quanto stabilito
dalla Banca d'Italia, in conformità delle deliberazioni del CICR".
L'art. 61 del TUB definisce capogruppo: "la banca o la
finanziaria con sede legale in Italia, cui fa capo il controllo delle società componenti il gruppo bancario, e che non sia, a sua volta,
controllata da un'altra banca italiana o da un'altra società finanziaria
con sede legale in Italia, che possa essere considerata capogruppo ai sensi
del comma 2".
Il comma 2 dispone che: "la società finanziaria è considerata
capogruppo quando nell'insieme delle società da essa controllate abbiano
rilevanza determinante, secondo quanto stabilito dalla Banca d'Italia in
conformità delle deliberazioni del CICR, quelle bancarie, finanziarie e strumentali".
Nel caso di specie, risulta che la società interpellante
è controllata dalla società Beta che, disponendo della maggioranza del
capitale ordinario, esercita un controllo di diritto, conformemente a quanto
disposto dall'art. 2359, comma 1, n. 1, del codice civile, secondo cui si considera controllata la
società di cui un'altra società dispone della
maggioranza dei voti esercitabili nell'assemblea ordinaria.
L'art. 23 del TUB definisce la nozione di controllo, disponendo che
"Ai fini del presente capo il controllo sussiste, anche con riferimento
diverso dalle società, nei casi previsti dall'art. 2359, commi primo e
secondo, del codice civile". Analoga disposizione è contenuta nell'art. 93, comma 1, del TUF.
Alla luce della normativa sopra richiamata, si ritiene che l'istante
non sia qualificabile come società capogruppo di un gruppo bancario secondo la definizione recata dall'art. 61 del TUB, in quanto partecipata, a sua
volta, da altra società, la cui attività consiste prevalentemente nella
gestione di altre società bancarie e finanziarie.
Tenuto conto che la previsione che consente di determinare il pro
rata patrimoniale di deducibilità degli interessi passivi, ai fini IRAP, computando la voce relativa alle partecipazioni anche al numeratore del
rapporto, può trovare applicazione solo con riferimento alle capogruppo bancarie, come definite dall'art. 61, comma 1, del TUB, si ritiene che
l'istante debba determinare il pro rata di deducibilità degli interessi
passivi senza inserire la posta relativa alle partecipazioni anche al
numeratore del rapporto.
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