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Timestamp: 2020-04-08 06:42:23+00:00
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Matched Legal Cases: ['art 3', 'art. 21', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 21', 'art. 99', 'art. 46', 'art. 4', 'art. 46', 'art. 4', 'art. 46', 'art. 46', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 76', 'sentenza ', 'art. 15']

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TAR LAZIO: Ingroia….continui a restare ad Aosta..
Con l’ordinanza n. 2060/2013, i Giudici della Sezione Prima Quater del TAR del Lazio hanno respinto l’istanza cautelare presentata dal magistrato contro la delibera del Csm che ha disposto il suo ricollocamento in ruolo all’Ufficio giudiziario di Aosta con funzioni di pm.
Sotto il profilo del periculum in mora, paventato in ricorso, il Collegio ha infatti ritenuto che il pregiudizio derivante dall’esecuzione della delibera impugnata “…non appare connotato da gravità ed irreparabilità, ove riferito al trasferimento del magistrato in una sede che sarebbe stata in ogni caso diversa rispetto a quella di provenienza.”
Peraltro, i motivi di ricorso formulati da Ingroia avverso la delibera del plenum del C.S.M. del 11.04.13 e del conseguente decreto ministeriale del 16 aprile 2013, non sono apparsi ai Giudici, “…allo stato, tali da far ritenere sussistenti con certezza i profili afferenti al fumus boni iuris, i quali potranno essere più compiutamente esaminati nella successiva fase di merito.”
Pertanto, a meno che non venga proposto appello al Consiglio di Stato, il dott. Ingroia, il quale ha preso servizio ad Aosta il 15 maggio scorso, in qualità di sostituto procuratore della Repubblica, al termine del periodo di ferie, del quale godrà fino al 20 giugno, attenderà alle sue funzioni fino all’udienza di merito.
Avv. Gisella Fazzi
TAR LAZIO, Sez. I Quater, 23 maggio 2013, n. 2060
24 maggio 2013 avvsantidelia Leave a comment
Giudizio elettorale: il T.A.R. Catania riammette tutte le liste escluse alle amministrative di Taormina
I vizi contestati dalla Commissione elettorale non sono insanabili e quest’ultima avrebbe dovuto concedere un termine perentorio alle liste entro il quale provvedere alla sanatoria.
Il T.A.R. Catania riammette tutte le liste escluse dalla competizione elettorale amministrativa di Taormina accedendo ad una interpretazione delle norme assai garantista.
La Commissione circondariale aveva escluso il candidato sindaco e la collegata lista di candidati a Consigliere Comunale portanti i contrassegno “Patto Democratico” sul presupposto che “la dichiarazione di collegamento della lista dei candidati a consigliere comunale alla candidatura di Sindaco sottoscritta dal delegato di lista è priva di autenticazione in violazione dell’art. 21 del DPR 28/12/2000 n. 445″.
Secondo il T.A.R. il vizio non comporta l’esclusione ma apre la strada alla regolarizzazione.
E’ fondata, quindi, “la censura prospettata in ricorso di violazione dell’art. 18 c.2 del D.P.Reg. Sic. n. 3/1960 (a tenore del quale “Qualora all’atto di verifica dei documenti e delle dichiarazioni relativi alla presentazione della lista dovessero riscontrarsi vizi formali ovvero dovessero mancare documenti o dichiarazioni così come prescritti, la commissione elettorale circondariale assegna al presentatore un termine di ventiquattro ore per produrre quanto richiesto;..”).Ciò in quanto la competente commissione elettorale ha disposto la contestata esclusione, omettendo di assegnare il ristretto termine per la regolarizzazione, in presenza di un presunto vizio formale di autenticazione della firma del delegato di lista in seno al modello 5ter sottoscritto dalla signora Raineri Antonia, autorizzata all’autenticazione, in calce alla relativa dichiarazione di autenticazione delle firme dei ricorrenti”.
“La contestata irregolarità della autenticazione effettuata senza il completo rispetto delle forme prescritte dal DPR n.445/2000, anche ove esistente, non costituirebbe ex se vizio insanabile della stessa, al quale ricollegare le conseguenze eliminatorie qui contestate; ciò anche nella considerazione che, ove si volesse ritenere la insussistenza della autenticazione (e non solo un vizio formale della stessa), in applicazione della norma portata dall’art. 18 c.2 del DPReg Sic. 3/1060 sopra richiamata, avrebbe potuto e dovuto essere disposta la integrazione documentale nel termine di ventiquattro ore, non rientrando la fattispecie nell’ipotesi dei vizi insanabili ed in quanto tali non emendabili perché riconducibili a difetto assoluto dei requisiti, di condizioni o di situazioni che quel documento avrebbe dovuto rappresentare (in termini Tar Sicilia Palermo sent. n. 173 del 12/2/1998)”.
“La circostanza che non si versi in ipotesi di vizio insanabile è del resto confermata dal tenore letterale dell’art. 18 c.1 più volte citato, che stabilisce tassativamente i casi in cui la Commissione elettorale deve escludere i candidati o le liste per i vizi ivi specificati, tra i quali non è inclusa la irregolare presentazione della dichiarazione di collegamento”.
Il T.A.R., inoltre, si occupa dell’annosa e spesso ricorrente questione dell’autentica delle firme dei presentatori di lista in fogli separati.
Nel caso in esame “sono stati presentati n. 12 fogli singoli mancanti di segni di congiunzione (tra l’altro privi di numerazione progressiva e con spazi non compilati né sbarrati) con l’indicazione “firme dei sottoscrittori” e riportanti il simbolo “Giardina Sindaco” privi di autentica ad eccezione dell’ultimo foglio che riporta l’autenticazione effettuata a norma dell’art. 21, comma 2, del D.P.R. 28.12.2000, n. 445, presumibilmente ascrivibile ad un consigliere comunale”; nella fattispecie in esame non si è fatto ricorso né alla raccolta delle firme dei presentatori della lista “cumulativamente in un unico atto” né all’utilizzo di atti separati secondo il modello allegato di cui all’allegato n. 1 ter della pubblicazione n. 3/2013 dell’Assessorato delle Autonomie locali e della Funzione Pubblica, bensì sono stati utilizzati fogli separati privi di qualsivoglia autenticazione”.
Secondo il T.A.R. erra la Commissione giacchè “tutte le firme sono contenute in fogli sui quali è ben evidente il simbolo di lista e ciò a garanzia della consapevolezza di ogni singolo sottoscrittore del sostegno a quella determinata lista (cfr. TAR Sicilia – Catania, sez. IV, 3 aprile 2009, n. 656 ). Inoltre, contrariamente da quanto affermato dalla commissione, sussiste, di fatto, un inequivocabile elemento di congiunzione tra tutti i fogli, costituito dalla indicazione numerica di tutti i sottoscrittori in essi contenuti da parte del soggetto autenticatore che espressamente dichiara di autenticare n. 220 firme“.
T.A.R. Catania, Sez. III, 21 maggio 2013, n. 1472
T.A.R. Catania, Sez. III, 21 maggio 2013, n. 1475
21 maggio 2013 avvsantidelia Leave a comment
Alla Plenaria il c.d. soccorso istruttorio e la possibilità per l’Amministrazione di prevedere clausole di gara più stringenti
Portata interpretativa del principio di tassatività delle cause di esclusione e fondamento dell’interesse a ricorrere. Spinte sostanzialistiche in tema di partecipazione alle gare d’appalto e nel rapporto tra ricorso principale e ricorso incidentale escludente.
I giudici di Palazzo Spada, chiamati a decidere il ricorso in appello proposto da un’impresa esclusa da una selezione indetta dall’Autorità portuale di Napoli per l’assentimento in concessione di uno specchio acqueo nel Porto, affrontano due rilevanti questioni in materia di appalti pubblici, la prima relativa limiti entro i quali è possibile prevedere, in sede di bando, cause di esclusione ulteriori rispetto a quelle oggetto di specifica previsione legislativa e la questione strettamente connessa relativa al campo di applicazione, nelle procedure di gara, del c.d. soccorso istruttorio, la seconda in merito alla sussistenza o meno della legittimazione del soggetto escluso dalla gara per atto dell’Amministrazione (ovvero nel corso del giudizio, a seguito dell’accoglimento del ricorso incidentale) ad impugnare l’aggiudicazione disposta a favore del solo concorrente rimasto in gara, al fine di dimostrare che anche questo doveva essere escluso dalla gara e soddisfare in tal modo l’interesse strumentale alla eventuale ripetizione della procedura.
La decisione su entrambe le questioni viene rimessa all’Adunanza Plenaria ai sensi dell’art. 99 comma 3 cpa.
Per quanto concerne il primo profilo di diritto, i Giudici della Sesta sezione, a fronte di un orientamento giurisprudenziale tradizionale, formatosi nel regime anteriore all’entrata in vigore dell’art. 46, comma 1–bis, d.lgs. n. 163 del 2006 (introdotto dall’art. 4, comma 2, lett. d) del d.l. 11 maggio 2011, n. 70 convertito in legge 12 luglio 2011, n. 106), che nega l’esistenza di un principio di tassatività delle cause di esclusione in materia di procedure ad evidenza pubblica, riconoscendo, quindi, alle stazioni appaltanti la possibilità di inserire nella legge di gara disposizioni che prevedano a pena di esclusione adempimenti ulteriori rispetto a quelli imposti dalla legge o dal regolamento, orientamento corroborato anche dalla tendenza da parte di alcuni giudici a fornire una lettura piuttosto restrittiva del c.d. dovere di soccorso istruttorio, ritengono più condivisibile quello contrapposto tendente a privilegiare, proprio attraverso l’invito alla regolarizzazione, il dato sostanziale su quello meramente formale in tutti in casi in cui non sia in discussione la sussistenza dei requisiti di partecipazione e la capacità tecnica ed economica dell’impresa.
Così il Collegio: “…si è affermato che l’art. 46, comma 1, d.lgs. n. 163 del 2006 consenta solo di completare o chiarire dichiarazioni o documenti già presentati, ma non di introdurre documenti nuovi, né tantomeno che la norma possa essere utilizzata per supplire alla violazione di adempimenti procedimentali o all’omessa allegazione dei documenti richiesti a pena di esclusione, consentendo al concorrente negligente la possibilità di completare la domanda di partecipazione successivamente al termine finale stabilito dal bando”
Tuttavia, così opinando, “viene definitivamente rimessa alla discrezionalità della stazione appaltante la (auto)regolamentazione del soccorso istruttorio, atteso che la scelta discrezionale dell’Amministrazione – di inserire nel bando la previsione che un determinato adempimento formale o documentale è richiesto a pena di esclusione – consente all’Amministrazione di prescindere dall’onere di una preventiva interlocuzione e di escludere pertanto il concorrente sulla base della riscontrata carenza documentale, a prescindere anche da ogni verifica sulla valenza “sostanziale” della forma documentale omessa o mancante”.
A giustificazione della preferenza per l’orientamento “sostanzialistico”, il Collegio richiama l’art. 4, comma 2, lett. d) del d.l. 11 maggio 2011, n. 70, convertito in legge 12 luglio 2011, n. 106, il quale, nella rubrica dell’articolo 46 del d.lgs. n. 163 del 2006, ha aggiunto l’inciso “tassatività delle cause di esclusione” e nel corpo dello stesso ha inserito il comma 1-bis.
Secondo i Giudici della Sesta Sezione, “da una lettura combinata dei due commi dell’art. 46 si ricava, infatti, la conclusione che l’esclusione dalla gara può essere disposta dall’Amministrazione solo in presenza di una delle fattispecie descritte nel comma 1-bis (incertezza assoluta sul contenuto o sulla provenienza dell’offerta, difetto di sottoscrizione o di altri elementi essenziali, violazione del principio segretezza delle offerte) o, comunque, in caso di violazione di norme di divieto o di mancato adempimento di obblighi aventi una precisa fonte legislativa o regolamentare”
Si esclude, in tal modo, il potere della stazione appaltante di ampliare discrezionalmente la gamma degli adempimenti richiesti a pena di esclusione e, di conseguenza, viene meno il potere di autolimitare il campo di applicazione del dovere di soccorso istruttorio.
Sotto il profilo dell’applicabilità ratione temporis di tale disposizione, i Giudici ne affermano la portata non innovativa, bensì interpretativa, alla stregua della quale il principio di tassatività delle cause di esclusione codificato dal comma 1-bis dell’art. 46, stante altresì la sicura cogenza del principio del soccorso istruttorio, devono ritenersi sicuramente illegittime le clausole che “…mediante la specifica previsione della automatica sanzione espulsiva in presenza di omissioni documentali o formali, consentano all’Amministrazione di prescindere da qualsiasi forma di preventiva interlocuzione e di preventiva collaborazione con il privato concorrente”
L’ulteriore profilo di diritto rimesso all’esame dell’Adunanza Plenaria è quello relativo alla questione concernente, nelle gare con due soli partecipanti, i rapporti tra ricorso principale e ricorso incidentale c.d. escludente (volto cioè a far valere l’illegittimità dell’ammissione alla gara del ricorrente principale) o, più in generale, la questione relativa alla permanenza della legittimazione a ricorrere del ricorrente principale una volta che nel corso del giudizio sia accertato (in accoglimento del ricorso incidentale) che questi abbia partecipato illegittimamente alla gara dalla quale doveva essere escluso, oppure, a seconda dei casi concreti che possono verificarsi, che sia legittimo il provvedimento di esclusione adottato nei suoi confronti dalla stazione appaltante e che, quindi, siano infondati i motivi di ricorso dallo stesso proposti avverso tale atto di esclusione.
La questione si pone laddove, come nella fattispecie oggetto del giudizio in specie, il ricorso principale sia a sua volta escludente, sia cioè diretto a dimostrare che l’amministrazione avrebbe dovuto escludere dalla gara anche l’aggiudicatario.
Nella disamina di tale questione, i Giudici della Sesta Sezione si collocano in aperta critica con la sentenza dell’Adunanza Plenaria 7 aprile 2011 n°4, la quale, nel decidere un caso analogo, ha già affermato il principio della priorità logica delle questioni relative alla legittimità dell’ammissione alla gara del ricorrente principale sulle questioni relative alla legittimità della partecipazione alla gara dell’aggiudicatario e della conseguente improcedibilità del ricorso principale per il sopravvenuto difetto di legittimazione a ricorrere, ovvero della inammissibilità dei motivi di ricorso relativi alla mancata esclusione dell’aggiudicatario nell’ipotesi di infondatezza dei motivi avverso l’esclusione dalla gara.
In altri termini, secondo l’A.P., la legittimazione al ricorso non si acquisisce con la semplice domanda di partecipazione o con l’ammissione alla gara, ma con l’ammissione legittima, ragion per cui il concorrente ammesso illegittimamente perde la legittimazione nel momento in cui viene annullato l’atto infraprocedimentale di ammissione.
Il Collegio mostra condividere le perplessità suscitate dalle superiori affermazioni in ampia parte della giurisprudenza e della dottrina, (Corte di Cassazione Sezioni Unite sentenza 21 giugno 2012 n. 10294, TAR Piemonte Sez. II, ordinanza 9 febbraio 2012, Consiglio di Stato V Sez. ordinanza 15 aprile 2013, n. 5104) rilevando che far dipendere l’ammissibilità o la procedibilità del ricorso principale dalla circostanza che la partecipazione alla gara del ricorrente principale sia “legittima” rischia di limitare fortemente, fino ad escluderla del tutto, la possibilità di tutela in sede giurisdizionale del c.d. interesse strumentale, ovvero dell’interesse del ricorrente principale ad ottenere, mediante l’estromissione dell’aggiudicatario (in ipotesi anch’egli illegittimamente ammesso), la ripetizione della gara.
In tali fattispecie, a fronte di una perfetta identità sostanziale tra due posizioni perfettamente speculari, se pur “contra legem”, l’applicazione dei principi espressi dall’A. P. determina una differenzazione sul piano processuale perché si impedisce al ricorrente principale di far valere, a suo favore, l’illegittima ammissione dell’aggiudicatario, che, viceversa, di quella “speculare” illegittimità può beneficiare ai fini di “bloccare” l’esame nel merito del ricorso principale, in palese violazione del principio costituzionale di parità delle parti all’interno del processo.
Appare preferibile al Collegio che “nei casi in cui accade questo, laddove, cioè, a seconda del ricorso che si esamina per primo muta l’esito del giudizio, il principio di parità delle parti e di imparzialità del giudice impone una pronuncia su entrambi i ricorsi (principale e incidentale), e il loro contestuale accoglimento dovrebbe determinare l’esclusione di entrambe le imprese e la ripetizione della gara”.
Strettamente connessa è la questione della legittimazione al ricorso, la quale, secondo la prospettazione dell’A.P. verrebbe ad essere provvisoria e secundum eventum litis, potendo venire meno a seconda, appunto, dell’esito del giudizio.
Il Collegio, viceversa, ritiene che, alla luce del recepimento da parte della dottrina e giurisprudenza di una nozione più marcatamente sostanziale del concetto di legittimazione al ricorso, “condizionare la sopravvivenza della titolarità di posizione di interesse a ricorrere (e, quindi, della legittimazione al ricorso) alla fondatezza del ricorso principale verso l’atto di esclusione o all’infondatezza di quello incidentale avverso l’atto di ammissione, finisce per contraddire appunto la tradizionale affermazione che vede nell’interesse una situazione giuridica a ‘soddisfazione non garantita’, che esiste anche se chi ne è titolare ha torto”.
In quest’ottica deve essere letta anche l’assenza di specifiche disposizioni innovative sul ricorso incidentale, nel codice del processo amministrativo, la quale evidenzia l’assoluta ‘neutralità’ del conditor iuris (e dunque anche dell’art. 76, comma 4) in ordine alla soluzione della questione riguardante i rapporti intercorrenti tra l’esame del ricorso incidentale e quello del ricorso principale.
Non è altresì condivisibile, sempre secondo il Collegio, l’affermazione contenuta nella sentenza 4/2011 secondo cui l’interesse di chi partecipa alla gara diventa normativamente qualificato solo in seguito al “positivo esito del sindacato sulla ritualità dell’ammissione del soggetto ricorrente alla procedura selettiva”, in quanto un interesse sostanziale riceve, infatti, di regola, la sua qualificazione normativa direttamente dalla legge, non dal provvedimento.
Piuttosto il concorrente alla gara, per il fatto stesso della partecipazione, diviene titolare di un interesse a ricorrere, in cui la pretesa sostanziale sottostante ha ad oggetto un bene della vita che si traduce nell’aggiudicazione o nella possibilità di conseguirla (anche all’esito della ripetizione della gara). L’eventualità che tale pretesa sostanziale possa essere infondata attiene al merito della pretesa, ma non esclude la titolarità di una posizione di interesse a ricorrere.
Si afferma, pertanto il principio che “l’interesse al legittimo svolgimento della procedura di gara, al rispetto delle regole della concorrenza, sia già di per sé un interesse normativamente qualificato, che si “soggettivizza” in capo al soggetto che partecipa alla gara”.
A questo punto, “ai Giudici l’ardua sentenza…”.
Cons. Stato, Sez. VI, 17 maggio 2013, ord. n. 2681*
* Rimette all’Adunanza Plenaria del CdS varie questioni concernenti l’applicabilità o meno del principio della tassatività delle cause di esclusione introdotto dal D.L. n. 70 del 2011 anche alle gare indette prima di quest’ultimo decreto e la possibilità o meno, nel caso di gara con due soli partecipanti, di ammettere la legittimazione ad impugnare l’aggiudicazione da parte della ditta esclusa, al fine di ottenere la riedizione della gara.
21 maggio 2013 avvsantidelia 2 Comments
Gare a invito: non viola la concorrenza il Comune che invita solo le imprese del territorio
Un’impresa del settore adiva il T.A.R. Catania lamentando di non essere stata invitata ad una gara riguardante il suo settore di interesse nonostante presso quell’ambito territoriale svolgesse la sua attività.
Secondo il T.A.R. Catania “la lettera d’invito che regola la procedura ben può essere indirizzata a soggetti aventi sede legale nell’ambito comunale provinciale o regionale, in cui deve essere erogato il servizio, nella considerazione che la scelta operata, anche alla luce di quanto previsto dqall’art. 15 comma 2 L.reg. n. 4/1996, non costituisce violazione di principi costituzionali che impongono la massima partecipazione alle procedure di scelta del contraente da parte della Pubblica Amministrazione”.
Nel caso di specie, il Comune aveva indirizzato l’invito esclusivamente a soggetti con sede legale in un determinato Distretto “in considerazione della particolare natura del servizio da erogare che, connotato da uno stretto rapporto personale tra l’utente e l’operatore, con maggiore proficuità può essere svolto da soggetti incardinati nello stesso ambito territoriale dell’utente con il quale si condividono abitudini e conoscenze personali”.
Secondo il T.A.R. “il criterio di territorialità, con riferimento ad un intero distretto territoriale, adottato a monte in sede di scelta dei soggetti da invitare alla selezione de qua, per gli argomenti prima esposti, non si presenta, né illogico, né violativo dei richiamati principi costituzionali, non costituendo criterio di qualificazione soggettiva, ma espressione di scelte logiche e coerenti oltre che con i principi generali che disciplinano le selezioni operate dalla Pubblica Amministrazione, anche con le peculiari esigenze dell’utenza, il soddisfacimento delle quali qualifica come pubblico e prevalente l’interesse alla scelta dell’operatore più idoneo al delicato compito di assistenza di soggetti deboli per età o per patologie“.
T.A.R. Catania, Sez. III, 16 maggio 2013, n. 1400
19 maggio 2013 avvsantidelia Leave a comment