Source: https://www.tribunale.agrigento.giustizia.it/il-fallimento_129.html
Timestamp: 2018-04-26 13:13:28+00:00
Document Index: 24065028

Matched Legal Cases: ['art. 9', 'art. 6', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1']

Il Fallimento - Sito del Tribunale di Agrigento
L'imprenditore che si trova in stato d'insolvenza è dichiarato fallito. Lo stato d'insolvenza si manifesta con inadempimenti o altre circostanze che avvalorino l'incapacità del debitore a far fronte alle proprie obbligazioni, fatto che può verificarsi anche in presenza di bilanci in attivo, o con utili e fatturato in crescita.
Il fallimento è una procedura concorsuale disposta dall'autorità giudiziaria volta a liquidare il patrimonio dell'imprenditore insolvente al fine di soddisfare i creditori, ridistribuendo quanto ricavato secondo il criterio della par condicio (fatte salve le cause legittime di prelazione). Questa garanzia di pari trattamento viene attuata dall'ordinamento attraverso opportune procedure giudiziali . Queste prendono il nome di "procedure concorsuali" (diverse dalle procedure individuali) ed hanno per oggetto l'intero patrimonio dell'imprenditore e riguardano tutti i creditori.
Il tribunale fallimentare è l'organo principale investito dell'intera procedura fallimentare. Nomina, revoca e sostituisce gli organi della procedura, quando non è prevista la competenza del Giudice Delegato. La competenza territoriale è del tribunale del luogo ove l'imprenditore ha la sede principale dell'impresa. La Corte di Cassazione può decidere sulla eventuale incompetenza di un Tribunale e disporre la trasmissione degli atti dal quel Tribunale ad un altro dichiarato competente. Dall'entrata in vigore del D.Lgs. del 9 gennaio 2006, il Giudice Delegato perde il suo carattere di centralità nella procedura fallimentare, passando dal dirigere le operazioni, al "vigilare e controllare sulla regolarità della procedura".
I suoi compiti sono riconducibili a:
provvedere in caso di inerzia o inoperatività del comitato dei creditori.
Contro i decreti del Giudice Delegato, entro 10 giorni dalla notifica dell'atto, è proponibile ricorso al Tribunale o alla Corte d'Appello, da parte del curatore, del comitato dei creditori o da chiunque ne abbia interesse. Il ricorso non è proponibile decorsi 90 giorni dal deposito dell'atto presso la Cancelleria, e comunque non sospende l'esecuzione del provvedimento.
Presso Palazzo di Giustizia – Tribunale – Tribunale - Cancelleria Fallimentare
piano 3° - stanza N, 302 Tel: 0922/527379
Competente a decidere sulla richiesta di fallimento è il Tribunale del luogo ove l'imprenditore ha la sede principale dell'impresa (art. 9 L.F.).
La dichiarazione di fallimento può essere promossa (art. 6 L.F.):
su ricorso di uno o più creditori
su richiesta dello stesso debitore in stato di insolvenza
su istanza del Pubblico Ministero quando ravvisi e provi un interesse generale di tutti i creditori;
dal giudice di un processo civile, se nel corso di un giudizio ravvisi l'insolvenza di una delle parti del giudizio stesso;
La sentenza viene notificata al debitore entro il giorno successivo a quello del deposito e per estratto al curatore. Viene depositata anche presso il Registro delle imprese. Gli effetti decorrono dalla data di pubblicazione per il debitore, mentre dalla data di deposito presso il Registro suddetto, per i terzi. Contro alla sentenza dichiarativa di fallimento può essere proposto appello entro 30 giorni dalla notifica al debitore (se a ricorrere è il debitore; 30 giorni dall'iscrizione presso il Registro delle imprese per gli altri). Non può essere proposto oltre un anno dalla pubblicazione della sentenza. L'appello non sospende gli effetti della sentenza dichiarativa di fallimento salvo su istanza di parte a tal fine. L’eventuale sentenza che revoca il fallimento è comunicata al creditore che lo ha richiesto, al debitore e al curatore. La sentenza che rigetta l'appello è notificata al ricorrente. È ammesso ricorso in Cassazione nelle forme ordinarie.
Anche contro la sentenza di reiezione dell'istanza di fallimento è ammesso il ricorso in appello, ma il termine è di 15 giorni dalla comunicazione.
COSA: è la perdita della capacità di agire che fa capo al soggetto dichiarato fallito.
Chi è soggetto al fallimento: Secondo l’art. 1 del Dlgs 12 Settembre 2007 N° 169, sono soggetti al fallimento e al concordato preventivo gli imprenditori che esercitano una attività commerciale, esclusi gli enti pubblici.
Come si propone: con istanza diretta al Presidente del Tribunale corredata di tutti i documenti diretti ad accertare lo stato di insolvenza del debitore.
Regime Fiscale: L’istanza del fallimento è soggetta al pagamento del contributo unificato fisso di € 70,00 + € 8,00 di contributo Forfetario per spese di notifica da apporre nella nota di Iscrizione a ruolo.
Come far ammettere i propri crediti al passivo: La domanda di ammissione di un credito ,di restituzione o rivendicazione di beni mobili e immobili, si propone con ricorso da depositare presso la cancelleria del Tribunale almeno trenta giorni prima dell’udienza fissata per l’esame dello stato passivo.
Cosa deve contenere il Ricorso:
L’indicazione della procedura cui si intende partecipare ;
L’indicazione della somma che si intende insinuare al passivo,ovvero la descrizione del bene di cui si chiede la restituzione;
L’indicazione del numero di telefax, l’indirizzo di Posta elettronica o l’elezione di domicilio in un comune sito nel circondario ove ha sede il Tribunale ai fini delle successive comunicazioni; se è omessa l’indicazione di cui alla lettera e) tutte le comunicazioni successive a quella con la quale il curatore dà notizia della esecutività dello stato passivo ,si effettuano in cancelleria.
Come partecipare alle procedure concorsuali: Necessita premettere una distinzione fondamentale tra la vendita di beni immobili Con incanto e senza incanto;per la vendita dei beni mobili provvede direttamente il curatore del fallimento previa autorizzazione del Giudice delegato ai fallimenti; per partecipare a tale tipo di vendita è necessario rivolgersi al curatore; Per la vendita dei beni immobili con incanto chi è interessato a partecipare è necessario o rivolgersi alla cancelleria fallimentare, o collegarsi al sito del Tribunale -Tribunale.agrigento.it. al sito www.astegiudiziarie.it o ancora sui quotidiani del Giornale di Sicilia o Repubblica dove con cadenza quindicinale vengono pubblicate le vendite Giudiziarie questo al fine di prendere cognizione dell’ordinanza del Giudice Delegato che stabilisce le modalità di partecipazione alla vendita;
Perché se si tratta di vendita con incanto è necessario presentarsi in cancelleria entro le ore 12:00 del giorno precedente la vendita con la domanda di partecipazione in bollo di € 14,62 con numero due assegni circolari con l’importo del 10% del prezzo del bene posto in vendita: il primo assegno intestato al fallimento ,il secondo intestato a Poste Italiane per le spese di trascrizione e registrazione del decreto di trasferimento; in caso di mancata aggiudicazione gli assegni vengono restituiti immediatamente;
Per la vendita senza incanto è necessario depositare in cancelleria entro le ore 12:00.
Il giorno precedente la vendita in busta chiusa domanda di partecipazione in bollo di € 14,62 con allegato assegno circolare intestato al fallimento contenente il dieci per cento del prezzo del lotto posto in vendita. In caso di aggiudicazione del bene dovrà essere versato un ulteriore assegno a saldo entro 60 giorni da quello in cui il bene è stato aggiudicato.
Fase precedente alla vendita dei beni: Prima di procedere alla vendita dei beni il Giudice Delegato si deve avvalere della consulenza tecnica di appositi Consulenti tecnici d’ufficio (CTU), iscritti all’albo del tribunale (ingegneri, architetti, medici…), per stabilire quanto vale un bene immobile. Con la riforma della legge fallimentare, il curatore provvede a nominare direttamente il CTU e il Giudice fissa l’udienza per il giuramento di quest’ultimo. Dopo di ciò il Giudice fissa un termine di 60 giorni per il deposito della consulenza, salvo possibilità di chiedere proroga. Depositata la consulenza, il Giudice emette un’apposita ordinanza dove vengono stabilite le modalità di partecipazione alla vendita. In caso di asta deserta è fissata nella stessa ordinanza la data della successiva. Nel caso di tante persone presenti all’asta, quelle non aggiudicatarie si presentano in cancelleria per la restituzione dell’assegno precedentemente versato. Viceversa, se nel caso di aggiudicazione, l’aggiudicatario non rispetta il termine di 60 giorni (termine perentorio) per saldare il prezzo del bene, decade dall’aggiudicazione e perde l’assegno versato a titolo di cauzione. In questo caso il curatore con un’istanza chiede al Giudice Delegato di fissare una nuova vendita.
Fase di aggiudicazione dei beni: Entro 60 giorni dal giorno dell’aggiudicazione del bene si deve versare il secondo assegno intestato al fallimento e poi un ulteriore assegno del 20% intestato a Poste Italiane quale saldo spese. Le spese sono così ripartite:
Spese per decreto trasferimento: Soggette a tassa fissa di € 149,00 soggetta a variazione con Legge Finanziaria;
4 marche da bollo di Euro 14,62
2 marche da bollo di Euro 3,10
1 marca da bollo di Euro 7,09
1 marca da bollo di Euro 1,81
La prima marca da bollo di € 14,62 e una marca da bollo di € 3,10 vengono utilizzate per il verbale deposito saldo prezzo. La seconda marca da bollo di € 14,62, una marca da bollo di € 3,10 e la marca da bollo di € 7,09 sono utilizzate per il deposito del decreto di trasferimento. La marca da bollo di € 1,81 viene utilizzato per la quietanza mandato per restituzione somma. La terza marca da bollo di € 14,62 è applicata sulla copia del decreto di trasferimento depositato per la trascrizione dello stesso presso l’Agenzia del territorio. La quarta marca da bollo di Euro 14,62 viene utilizzata per il rilascio copia del decreto all’aggiudicatario. A seguito del saldo prezzo effettuato il Giudice Delegato emana il decreto di trasferimento. Si chiude la fase della vendita immobiliare.
Fase successiva alla vendita dei beni: Il curatore presenta il piano di riparto e il Giudice Delegato fissa l’udienza per l’approvazione di questo, salvo opposizione dei creditori. Approvato il piano di riparto indicando la somma da ripartire, il Giudice Delegato emette il mandato al curatore, il quale si reca alla banca per effettuare dei bonifici ai singoli creditori insinuatisi nel fallimento. Dopo di ciò il curatore, se non ci sono altre somme da ripartire presenza istanza di chiusura del fallimento. Nel caso in cui non dovessero esserci beni immobili, vi è ugualmente la fissazione dell’udienza di approvazione del rendiconto di gestione e dopo viene presentata l’istanza di chiusura del fallimento per insufficienza di attivo. Quindi avvenuta la vendita i creditori riscuotono le somme che gli spettano. Dal 2008 vengono utilizzate delle procedure fallimentari e concorsuali informatizzate e gestite da un apposito programma (SIECIC), che gestisce le dette procedure dall’inizio alla fine, poi viene utilizzato un altro programma che gestisce il foglio notizie delle spese anticipate (SIEM). Per il trasferimento delle spese anticipate il curatore deve presentare il modello F23 pagando in banca o alla Posta.
Domanda di ammissione al passato
Certificato di non pendenza
Richiesta copie di cancellerie fallimentari