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Timestamp: 2017-09-20 21:42:37+00:00
Document Index: 168043744

Matched Legal Cases: ['art. 185', 'art. 644', 'art. 2', 'art. 644', 'art. 644', 'sentenza ', 'art. 1815', 'sentenza ', 'sentenza ']

L’usura è sanzionata sia civilmente, sia penalmente e trova inquadramento in entrambi i settori normativi.
In particolare, l’art. 185 comma 2 cod. civ. (in materia di mutui), recita: “se sono convenuti interessi usurari, la clausola è nulla e non sono dovuti interessi” e si tratta di norma che Giurisprudenza e Dottrina considerano applicabile anche a tutti gli altri rapporti.
In ambito civilistico manca una definizione di ciò in cui effettivamente consista l’usura e altrettanto può dirsi per il diritto penale, giacché l’art. 644 cod. pen. (che prevede per l’usuraio la pena della reclusione da 2 a 10 anni e la multa da euro 5.000 a euro 30.000) al comma 3, demanda alla Legge (quindi a norme “extracodice”) il compiuto di stabilire il limite oltre il quale gli interessi sono sempre usurai.
Ebbene, per avere una definizione concreta di usura si deve fare riferimento all’art. 2 comma 4 della Legge 108/1996, in forza del quale, sono ritenuti sempre usurai gli interessi che superano il cosiddetto “tasso soglia” corrispondente al tasso medio risultante dall’ultima rilevazione pubblicata in Gazzetta Ufficiale aumentato:
del 50% fino al Luglio 2011;
del 25%, cui si aggiunge un margine di ulteriori 4 punti percentuali (con l’avvertenza che la differenza fra il limite e il tasso medio non può eccedere 8 punti percentuali) dal Luglio 2011.
La Banca d’Italia determina trimestralmente il TEGM Tasso Effettivo Globale Medio sulla base delle segnalazioni provenienti dai singoli istituti di Credito, con formula così schematizzabile:
TEG = Interessi x 36.500 + Oneri x 100
Si tenga ben presente che l’art. 644, comma 4, Codice Penale, recita “per la determinazione del tasso di interesse usuraio si tiene conto delle commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e delle spese, escluse quelle per imposte e tasse, collegate all’erogazione del credito”, quindi con un campo di applicazione sostanzialmente omnicomprensivo!
Tuttavia, è opportuno considerare che, il già menzionato art. 644 comma 3 codice penale, nel definire quali interessi siano usurari, stabilisce che lo sono anche quelli inferiori al tasso soglia, che, avuto riguardo alle concrete modalità del fatto e al tasso medio praticato per operazioni similari, sono comunque sproporzionati rispetto alla prestazione di denaro o di altra utilità, ovvero all’opera di mediazione, quando chi li ha dati o promessi si trova in condizioni di difficoltà economica: si tratta di concetto che amplia ulteriormente lo spettro di applicabilità delle norme sanzionatrici l’usura, ma che, nell’applicazione pratica, è di assai ardua effettività, atteso il riferimento a criteri interpretativi aleatori e di pressoché impossibile calcolabilità concreta.
Tutto ciò premesso, si deve precisare che è prevista la conversione forzosa del mutuo usuraio in mutuo gratuito, con applicabilità del limite oggettivo del tasso soglia, a qualunque somma dovuta a titolo di interesse (legale o convenzionale, corrispettivo o moratorio), con la sola esclusione dei rapporti contrattuali esauriti alla data di entrata in vigore della legge 108/1996.
Sull’usura si sono recentemente registrate pronunzie che sono da ritenersi innovative e di grande importanza pratica: si tratta della sentenza n. 342 del 18.2.2013, della Corte d’Appello di Venezia, che ha stabilito l’applicabilità agli interessi moratori dell’art. 1815, comma 2, codice civile, definendolo “principio giuridico valido per tutte le obbligazioni pecuniarie” e la sentenza n. 350 del 9.1.2013 della Corte di Cassazione: “Si intendono usurai gli interessi che superano il limite stabilito dalla legge nel momento in cui sono promessi o comunque convenuti, a qualunque titolo, quindi anche di interessi moratori”.
Quest’ultima sentenza ha portata potenzialmente deflattiva per il sistema bancario, perché considera usurai la pressoché totalità dei contratti di mutuo sottoscritti dagli istituti di credito con imprese e privati!
Infatti, nell’applicazione della equazione riportata in apertura, dovrebbero considerarsi ogni tipo di interesse applicato al mutuo, compreso quelli “ordinari”, da aggiungersi a quelli “di mora”, mentre, nelle pronunce giurisprudenziali più risalenti, si riteneva applicabile il concetto di usura alla sola ipotesi di mora del cliente, con esclusione dal calcolo del Tasso Effettivo Globale degli interessi applicati nel corso dell’andamento “fisiologico” del rapporto.
Questo lo “stato dell’arte”, ma devono ritenersi non improbabili modifiche d’orientamento e aggiustamenti nel “trend” giudiziario, che “attutiscano” le possibili pesanti ricadute sul sistema creditizio …, tuttavia, con le cautele del caso (molte per le imprese!), potrebbe essere utile confrontare i propri rapporti con le banche, per verificarne la correttezza anche sotto il profilo della liceità, in chiave di usura, degli interessi e dei costi applicati dall’Istituto di riferimento.
Il richiamo alla cautela è doveroso, soprattutto per le imprese, in quanto da iniziative incaute, potrebbero derivare gravi rischi, tra i quali, prima di ogni altro, la segnalazione in Centrale Rischi che, è bene ricordarlo, può essere fatta dalle banche in ogni caso di contenzioso, a prescindere dall’esito ipotizzabile della vertenza.
Per tanto, si dovrà preliminarmente:
individuare l’istituto di credito nei confronti del quale agire, nel senso che esso non sia quello strategicamente importante per l’attore, con il quale vi siano rapporti di lunga durata ed esposizione rilevante.
possibilmente chiudere il rapporto prima di dare corso all’azione, onde evitare la segnalazione alla Centrale Rischi;
definire la strategia per cercare di ottenere la restituzione, eventualmente anche con ricorso a sistemi alternativi alla controversia (nel sito, si è trattato, in particolare, l’Arbitrato Bancario Finanziario).
Una volta compiuta un’attenta valutazione complessiva degli elementi summenzionati, se dovessero emergere condizioni tali da essere ritenute usuraie, potrebbero esservi contesti particolarmente favorevoli per il cliente (tali da giustificare l’intrapresa di una causa), che possono così schematizzarsi:
a) rapporti di conto corrente di lunga durata, in cui il correntista ha conservato tutta la documentazione e in cui beneficiava di affidamenti di importo rilevante;
b) richiesta di restituzione di interessi anatocistici (ante e post luglio 2000) con eventuale sostituzione del tasso convenzionale con quello legale e di importi pagati per commissioni massimo scoperto e altro;
c) Mutui, finanziamenti o contratti di leasing con tassi ordinari che sommati ai tassi di mora superano il tasso soglia;
d) Possibilità di richiedere la restituzione degli interessi corrisposti e la prosecuzione del piano di ammortamento con solo pagamento della quota capitale.