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Timestamp: 2017-11-18 03:09:15+00:00
Document Index: 8261428

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Intervento volontario dell’assicuratore del danneggiato ed altre questioni in tema di indennizzo assicurativo per danni da circolazione di veicoli – notazioni critiche a tribunale di milano, sentenza 28 ottobre 2011 n. 13052.
Silvis Claudio, 19 gennaio 2012
1. Cenni introduttivi sulla procedura del risarcimento diretto introdotta dall’art. 149 del Codice delle Assicurazioni Private.
2. L’intervento interpretativo svolto dalla Corte costituzionale con la sentenza n.180/2009.
3. Le questioni esaminate dalla sentenza del Tribunale di Milano.
A)Le ragioni della ravvisata ammissibilità dell’intervento volontario litisconsortile da parte dell’assicuratore del danneggiato.
B)Le ragioni della ravvisata possibilità del danneggiato di chiedere l’indennizzo all’assicuratore del responsabile civile anche nella fase stragiudiziale della trattativa per la liquidazione dell’indennizzo.
4. Conclusioni in chiave critica in ordine alle soluzioni date dalla sentenza alle problematiche affrontate.
A)Sull’ammissibilità dell’intervento litisconsortile da parte dell’assicurazione del danneggiato
B)Sulla possibilità del danneggiato di chiedere l’indennizzo all’assicurazione del responsabile civile anziché alla propria.
In tema di assicurazione obbligatoria contro i danni provocati dalla circolazione di veicoli, il danneggiato, di regola, chiede l’indennizzo alla compagnia assicuratrice del veicolo responsabile del danno, chiamandola in causa ove non soddisfi la richiesta. Tuttavia, in alcuni casi, l’art. 149 del D.L.gs. 29/2005 (Codice delle Assicurazioni Private), prevede che << i danneggiati devono rivolgere la richiesta di risarcimento all’impresa di assicurazione che ha stipulato il contratto relativo al veicolo utilizzato>> (comma 1, art. cit.).
Quando trova applicazione la speciale procedura indennitaria prevista dall’art. 149 C.A.P. (c.d. del “risarcimento diretto”), l’indennizzo grava economicamente sulla compagnia del responsabile civile, ma è liquidato e corrisposto dalla compagnia del danneggiato (che ha diritto al corrispondente rimborso da parte di quella del responsabile).
Per regolare i reciproci rapporti organizzativi ed economici originati dal sistema del risarcimento diretto, le imprese assicurative, in attuazione di quanto disposto dall’art. 150 C.A.P., hanno stipulato una “Convenzione tra Assicuratori per il Risarcimento Diretto” (CARD). La CARD comporta, da parte delle imprese sottoscrittrici, l’assunzione della “veste […] di Gestionaria, quando il risarcimento viene effettuato, in tutto o in parte, per conto dell’impresa assicuratrice del veicolo civilmente responsabile del sinistro” ovvero “di Debitrice, quando i danni provocati dal proprio assicurato responsabile vengono risarciti per suo conto da un’altra impresa che avrà diritto ad essere rimborsata secondo la quota di responsabilità attribuibile al proprio assicurato”.
Se la richiesta d’indennizzo non va a buon fine, il comma 6 dell’art. 149 C.A.P. stabilisce che <<il danneggiato può proporre l’azione diretta di cui all’articolo 145, comma 2, nei soli confronti della propria impresa di assicurazione>>, ma l’impresa di assicurazione del veicolo del responsabile, <<può chiedere di intervenire in giudizio e può estromettere l’altra impresa, riconoscendo la responsabilità del proprio assicurato>>.
Fino al 2009, la disposizione appena richiamata è stata intesa nel senso che l’eventuale causa promossa dal danneggiato per conseguire l’indennizzo negato dal proprio assicuratore dovesse essere intentata sempre e solo contro quest’ultimo, essendo preclusa al danneggiato la possibilità di citare l’impresa assicuratrice del responsabile civile del sinistro (ferma restando la facoltà di questa di intervenire nel processo e chiedere l’estromissione dell’altra compagnia).
2. L’intervento interpretativo svolto dalla Corte costituzionale con la sentenza n.180/2009
Con la sentenza n.180/2009, la Corte costituzionale ha operato una sorta di parziale rivoluzione copernicana nell’ambito del sistema delineato dall’art.149 C.A.P., escludendo che il comma 6 di detto articolo (quello che individua il soggetto assicurativo contro cui deve essere promossa l’azione giudiziale) possa essere interpretato – pena la relativa incostituzionalità – nel senso di precludere al danneggiato la possibilità di agire contro l’assicuratore del responsabile civile, dovendo la norma essere necessariamente intesa nel senso, costituzionalmente compatibile, che il danneggiato può scegliere se agire contro il proprio assicuratore oppure contro quello del responsabile civile (oltre che contro la persona stessa del responsabile civile) al fine di vedere l’uno o l’altro condannati a corrispondergli quanto gli spetta a titolo di ristoro del danno subito.
La pronuncia interpretativa del Giudice delle leggi ha infranto la simmetria che l’art. 149 C.A.P. sembrava istituire, fra la fase della trattativa fra danneggiato e soggetto assicurativo per la liquidazione dell’indennizzo e la successiva fase giudiziale, sotto il profilo della unicità del soggetto assicurativo al quale il danneggiato doveva indirizzare la richiesta indennitaria e contro cui avrebbe dovuto agire in caso di mancato riscontro da parte dell’assicuratore interpellato.
Il sentenziato venire meno dell’omogeneità fra le due fasi della vicenda sul predetto versante soggettivo ha fatto sì che l’interposizione ope legis dell’assicuratore del danneggiato fra il proprio cliente e l’assicuratore del responsabile civile operi solo nella fase della trattativa stragiudiziale; fallita tale fase, ove la vicenda debba proseguire in sede giudiziaria, non è più la legge ad imporre al danneggiato come unico contraddittore processuale il proprio assicuratore, ma è lo stesso danneggiato a scegliere se citare quel soggetto in luogo della compagnia assicuratrice del responsabile civile o viceversa.
3. Le questioni esaminate dal Tribunale di Milano
L’asimmetria creatasi per effetto della pronuncia della Consulta è stata ed è fonte di varie problematiche di ordine sostanziale e processuale.
La sentenza del Tribunale di Milano n. 13052/2011, riportata in calce, merita di essere segnalata in quanto affronta talune delle suddette problematiche, giungendo a soluzioni dissonanti rispetto al prevalente indirizzo seguito dal resto dei giudici di merito.
Nel caso deciso, il danneggiato in un sinistro automobilistico aveva diretto la richiesta di indennizzo non alla propria assicurazione, ma a quella del responsabile civile. Quest’ultima, opposta la propria incompetenza a provvedere a mente del comma 1 dell’art. 149 C.A.P., non aveva dato seguito alla richiesta, invitando l’interessato a rivolgersi alla propria assicurazione. Il danneggiato, tuttavia, non interpellava la propria compagnia, ma conveniva direttamente in giudizio quella del responsabile in quanto inadempiente all’obbligo indennitario, affinché fosse condannata ad adempiere. Rimasta contumace l’impresa convenuta, interveniva nel processo quella del danneggiato, la quale, chiedendo al giudice di considerare ammissibile il proprio intervento, lo sollecitava a respingere la domanda del danneggiato per avere lo stesso rivolto la richiesta indennitaria ad impresa assicuratrice non competente ad esaudirla secondo l’art. 149, comma 1, C.A.P.
Il Tribunale adìto: 1) giudicava ammissibile l’intervento litisconsortile spiegato della compagnia del danneggiato; 2) respingeva l’eccezione di merito con cui la compagnia intervenuta chiedeva la reiezione della domanda attorea per l’adempimento dell’obbligo indennitario, sul presupposto che il danneggiato, contrariamente a quanto sostenuto dall’impresa intervenuta, non aveva l’obbligo di chiedere ad essa impresa l’indennizzo, potendo egli interpellare in proposito anche l’assicuratore del responsabile civile, vuoi congiuntamente vuoi in alternativa alla propria compagnia assicuratrice.
A) Le ragioni della ravvisata ammissibilità dell’intervento volontario litisconsortile da parte dell’assicuratore de danneggiato.
Con riferimento alla divisata ammissibilità dell’intervento litisconsortile dell’assicurazione del danneggiato, la sentenza rinviene la condizione legittimante di tale iniziativa processuale nel fatto che l’assicuratore del danneggiato sarebbe debitore in solido, con quello del responsabile civile, della somma costituente il petitum sostanziale della domanda.
Secondo giurisprudenza consolidata, infatti, la posizione di obbligato in solido di un soggetto giustifica, sul piano dell’interesse e della legittimazione, l’intervento volontario litisconsortile di quel soggetto nel giudizio promosso contro il condebitore solidale.
Nel caso di specie, la posizione della compagnia del danneggiato di obbligato in solido verso il relativo cliente rinverrebbe la propria fonte nella “Convenzione fra Assicuratori per il Risarcimento Diretto” (CARD), della quale si è già detto al par. 1. Tale convenzione – secondo l’estensore della sentenza – assumerebbe la fisionomia di un atto negoziale concluso fra imprese assicurative, con cui le imprese che di volta in volta assumono la veste di assicuratore del responsabile civile delegano ad indennizzare, in modo preventivo e permanente, le imprese che di volta in volta assumono la veste di assicuratore del soggetto creditore dell’indennizzo.
Per il Tribunale ambrosiano, il rapporto tra le due compagnie assicuratrici, così come regolato dalla CARD, configurerebbe una fattispecie di delegazione (passiva) cumulativa di cui all’art. 1268 c.c.: all’assicurazione del danneggiante (debitore delegante) si aggiungerebbe quella del danneggiato (terzo delegato), quale ulteriore debitrice per l’indennizzo dello stesso danneggiato (creditore delegatario); nell’assunto del giudice lombardo, l’assicurazione del danneggiato diviene, proprio in quanto delegata a provvedere alla liquidazione dell’indennizzo dall’altra compagnia in forza della C.A.R.D., obbligata in solido verso il proprio cliente di quanto il giudice dovesse riconoscergli a titolo indennitario.
Più precisamente, poiché il terzo delegato assume la qualità di obbligato in solido col debitore delegante solo dopo che esso delegato abbia reso noto al creditore delegatario di voler adempiere l’obbligo del delegante in sua vece, nella fattispecie l’assunzione della qualità di obbligato in solido all’indennizzo da dell’assicuratore del danneggiato avverrebbe nel momento stesso in cui quegli formalizza la domanda di interventovolontario; è, infatti, con questo stesso atto processuale che l’assicuratore del danneggiato renderebbe noto all’attore-creditore delegatario (il danneggiato) l’impegno di soddisfare, in luogo del debitore principale convenuto (assicuratore del responsabile civile), il credito che sarà eventualmente riconosciuto dal giudice allo stesso attore–creditore delegatario.
B) Le ragioni della ravvisata possibilità del danneggiato di chiedere l’indennizzo all’assicuratore del responsabile civile anche nella fase stragiudiziale della trattativa per la liquidazione dell’indennizzo.
Relativamente all’altra questione, ossia la richiesta reiezione della domanda del danneggiato formulata dalla compagnia intervenuta per avere lo stesso indirizzato la richiesto d’indennizzo all’altra compagnia, non competente ad evaderla ai sensi dell’art. 149, co.1, C.A.P., il Tribunale motiva la decisione di non respingere la domanda del danneggiato, assumendo che la sentenza interpretativa della Corte costituzionale n. 180/2009 , benché si riferisca alla sola fase giudiziale della vicenda indennitaria presa in considerazione dal comma 6 dell’art. 149 C.A.P., non può non riguardare anche l’anteriore fase stragiudiziale, disciplinata dal comma 1 di quell’articolo; con la giuridica conseguenza – tratta dal Tribunale in parola – che il danneggiato, così come non può ritenersi costretto ad agire in giudizio unicamente contro il proprio assicuratore inadempiente alla richiesta d’indennizzo, non può neppure ritenersi costretto, durante l’anteriore fase della trattativa, ad avere quale unico interlocutore il proprio assicuratore per la liquidazione dell’indennizzo, essendo invece necessario attribuire anche al comma 1 dell’art. 149 C.A.P. il significato per cui al danneggiato è data facoltà di chiedere l’indennizzo anche all’assicuratore del responsabile civile
4. Conclusioni in chiave critica sulle soluzioni date dalla sentenza alle questioni affrontate.
La decisione del giudice territoriale attenzionata è certamente degna di apprezzamento per lo sforzo compiuto nella direzione di superare le notevoli problematiche d’ordine ermeneutico ed applicativo generatesi nel sistema del risarcimento diretto all’indomani della sentenza della Corte costituzionale n. 180/2009.
Tuttavia, le soluzioni individuate appaiono discutibili.
A) Sull’ammissibilità dell’intervento litisconsortile da parte dell’assicurazione del danneggiato
Ciò che ha condotto il Tribunale ambrosiano a ritenere ammissibile l’intervento volontario litisconsortile spiegato dall’assicuratore del danneggiato è l’esistenza di un atto negoziale intervenuto fra l’assicurazione del danneggiato e quella del danneggiante (la C.A.R.D.). Con tale accordo le imprese assicuratrici avrebbero regolato i reciproci rapporti secondo lo schema della delegatio promittenti: l’assicuratore del danneggiato avrebbe assunto, in via preventiva e permanente, la qualità di delegato della compagnia del responsabile civile ad assumere su di sè, pro futuro, la generalità dei debiti indennitari gravanti su questa.
In disparte ogni considerazione sulla ravvisata idoneità della C.A.R.D. a generare una fattispecie di delegazione di debito anziché di accollo cumulativo , appare difficile non obiettare che, in realtà, quando il danneggiato agisce contro l’assicuratore del responsabile civile, non vi sono margini per riconoscere rilevanza sul piano processuale ad ipotetici accordi fra le compagnie dei responsabili civili e quelle dei danneggiati in base ai quali le seconde sono impegnate nei confronti delle prime ad accollarsi i relativi debiti indennitari.
Quando il danneggiato opta di convenire in giudizio l’assicurazione del responsabile civile anziché la propria, ritenere che un siffatto accordo fra imprese assicuratrici possa determinare una modificazione del contraddittore processuale prescelto dal danneggiato significa porre nel nulla la facoltà del danneggiato di scegliere il proprio contraddittore processuale, facoltà a lui riservata dal comma 6 dell’art. 149 C.P.A. come interpretato dalla più volte ricordata sentenza della Corte costituzionale.
Oltretutto, se è vero (com’è vero) che il comma 6 dell’articolo appena citato non consente al danneggiato di convenire in giudizio entrambe le compagnie assicuratrici, imponendogli di agire nei confronti o dell’una o dell’altra, non si comprende per quale ragione dovrebbe invece permettersi alle stesse compagnie di stabilire, di comune accordo, una compartecipazione spontanea di quella del danneggiato nel giudizio promosso contro quella del responsabile civile.
Per altro verso, appare fortemente dubbio che la C.A.R.D. possa offrire all’interesse ed alla legittimazione ad intervenire della compagnia del danneggiato la base giustificatrice individuata nella sentenza in disamina, ossia l’acquisto, da parte della medesima compagnia, della qualità di debitore in solido con l’altro assicuratore.
La C.A.R.D., invero, non riflette la mutua volontà delle imprese aderenti di dare vita ad un assetto dei rispettivi rapporti in cui all’adempimento dei debiti indennitari gravanti sulla compagnia del responsabile civile deve provvedere quella del danneggiato. La C.A.R.D. si limita a definire la disciplina integrativa di una sistemazione di interessi predeterminata dalla legge in modo inderogabile. E’ l’art. 149 C.A.D. e non la C.A.R.D. ad assegnare alla compagnia del danneggiato il ruolo di sostituto della compagnia del responsabile civile nell’adempimento dell’obbligo di liquidare l’indennizzo al danneggiato. La convenzione interassicurativa non crea meccanismi di surrogazione soggettiva come quello prefigurato dal Tribunale di Milano, ma, per così dire, subisce una statuizione in tal senso imposta della legge, limitandosi a definire il modus in cui la statuizione deve operare nell’ambito dei rapporti fra le imprese chiamate ad attuarla.
Ne segue che, quando il danneggiato conviene in giudizio l’assicuratore del responsabile civile, un intervento litisconsortile dell’impresa assicuratrice del danneggiato non sembra trovare giustificazione in ragione della C.A.R.D., dato che questa non conferisce all’impresa del danneggiato la veste di soggetto delegato dell’assicuratore del responsabile civile (o meglio, di accollante in favore di questi). E’ l’art. 149 CAP a disporre che la compagnia del danneggiato liquidi l’indennizzo in luogo dell’assicuratore del responsabile civile ed a definire i modi ed i limiti entro cui quella surrogazione soggettiva opera.
Ergo, se il comma 6 dell’art. 149 C.A.P. dispone (conformemente all’interpretazione datane dalla Consulta) che spetta al danneggiato scegliere la compagnia contro cui agire in caso di esito negativo della procedura stragiudiziale prevista dal comma 1, la compagnia del danneggiato, ove non sia stata convenuta, non può entrare spontaneamente nel giudizio accanto all’assicuratore del responsabile civile, giacchè l’art. 149 C.A.P., conclusasi con esito negativo la fase stragiudiziale, dispone che il ruolo di interposto al debitore, assegnato alla compagnia del danneggiato nella fase stragiudiziale, viene meno nella fase giudiziale, salvo che il danneggiato (e solo lui) non decida di mantenerlo in vita citando la propria impresa assicuratrice anziché quella del responsabile civile.
B) Sulla possibilità del danneggiato di chiedere l’indennizzo all’assicurazione del responsabile civile anziché alla propria.
Problematica appare anche la possibilità di concordare con la soluzione data dal giudice de quo alla questione relativa alla possibilità del danneggiato, durante la fase stragiudiziale, di rivolgere la richiesta d’indennizzo non alla propria assicurazione ma a quella del responsabile civile.
Il giudice milanese ha definito la questione in senso affermativo attraverso un percorso argomentativo che si snoda dalla premessa fondante che la sentenza interpretativa della Corte costituzionale, benché si riferisca alla sola fase giudiziale della vicenda indennitaria, disciplinata dal comma 6 dell’art. 149 C.A.P., debba valere anche per l’anteriore fase stragiudiziale: il danneggiato, così come non può ritenersi costretto ad agire solo contro il proprio assicuratore, non può neppure ritenersi costretto, nel pregresso stadio della procedura stragiudiziale, a rivolgere la richiesta d’indennizzo unicamente a quel medesimo soggetto, dovendosi interpretare il comma 1 dell’art. 149 CA.P. in modo analogo al comma 6 , ossia nel senso che al danneggiato è consentito dirigere la richiesta d’indennizzo anche oppure unicamente all’assicuratore del responsabile civile.
Dunque, nell’assunto del Tribunale di che trattasi, la sostituzione dell’assicuratore del danneggiato a quello del responsabile civile nel ruolo di soggetto tenuto a soddisfare la pretesa intennitaria del danneggiato non avrebbe in alcun caso portata cogente ed inderogabile per la vittima del sinistro: a questa occorre riconoscere, sempre e comunque, la facoltà di rivolgere, non solo nella fase giudiziale ma anche in quella stragiudiziale, la relativa pretesa d’indennizzo anche o solo all’impresa assicuratrice del responsabile civile.
Ma a questo proposito, va osservato che la Corte costituzionale, nello scrutinare la conformità alla Legge fondamentale del comma 6 dell’art. 149 C.A.P., ha potuto statuire che la norma va interpretata nel senso di attribuire al danneggiato la facoltà e non l’obbligo di agire in giudizio contro la propria assicurazione solo grazie al fatto che il dato testuale della disposizione legislativa si presta – sia pure con una certa forzatura – ad essere inteso secondo più significati, uno solo dei quali appare conforme a Costituzione (quello che, per l’appunto, consente di affermare che la norma non obbliga il danneggiato ad agire contro la propria assicurazione).
Invero, secondo tale previsione legislativa, << il danneggiato può proporre l’azione diretta di cui all’articolo 145, comma 2, nei soli confronti della propria impresa di assicurazione>>: la proposizione, invero, può essere intesa in due modi, ossia nel significato che il danneggiato “può” proporre l’azione solo nei confronti della propria assicurazione oppure che “può” proporla anche solo nei confronti della propria assicurazione, essendo in sua facoltà proporla contro l’assicurazione del responsabile civile (ad onor del vero, questa seconda lettura, ritenuta costituzionalmente compatibile dalla Corte costituzionale, non è esente da profili di criticità, dato che nel testo della disposizione manca la congiunzione “anche”, la cui presenza sarebbe indispensabile per attribuire alla previsione normativa il diverso significato che la legittima sul piano costituzionale).
Il primo comma dell’art. 149 C.A.P., nel disporre che << i danneggiati devono rivolgere la richiesta di risarcimento all’impresa di assicurazione che ha stipulato il contratto relativo al veicolo utilizzato>>, non si presta ad una analoga opzione interpretativa, essendo la norma inequivocabile nello stabilire che, nella fase stragiudiziale della trattativa per la liquidazione dell’indennizzo, il danneggiato non ha altri interlocutori se non la propria compagnia assicurativa . Manca, nel primo comma, un dato testuale polisenso che autorizzi ad interpretarne il disposto diversamente dal suo unico ed inequivocabile significato preclusivo di ogni facoltà del danneggiato di rivolgersi ad altri che al proprio assicuratore.
Dunque, a differenza del sesto comma, il primo non offre il benché minimo appiglio ad una interpretazione alternativa come quella data dal Tribunale di Milano, con la ineludibile conseguenza che al danneggiato, diversamente da quanto ha statuito quel giudice, non è consentito rivolgere richieste di indennizzo all’assicurazione del responsabile civile nella fase della trattativa stragiudiziale.
Pertanto, qualora il danneggiato formuli la richiesta d’indennizzo all’assicurazione del responsabile civile e sia da questa invitato a rivolgersi alla propria impresa assicuratrice, la richiesta è da considerare tamquam non esset ai fini qualificare in termini di inadempimento la mancata liquidazione dell’indennizzo da parte della compagnia del responsabile civile; analogamente, non è responsabile di inadempimento l’assicuratore del danneggiato al quale questi non abbia chiesto l’indennizzo nonostante sia stato invitato a farlo dalla compagnia del responsabile civile.
– che il giorno 4.04.2010 in Novate Milanese si verificava un sinistro tra la propria autovettura, Audi A3 tg ***, assicurata per la RCA dalla società Alfa S.p.A. e l’autovettura Ford Mondeo tg *** di proprietà del sig. L. G., condotta dalla sig.ra L. R. ed assicurata per RCA dalla società Beta Ass.ni Spa;
– che il 7.04.2010 l’attore D.L. azionava la procedura di indennizzo diretto ex D. Lgs. 209/2005 nei confronti della Alfa Spa, ma in data 5.05,.2010 quest’ultima negava ogni risarcimento;
– che, in data 24.05.2010, l’attore richiedeva quindi il risarcimento alla società Beta Ass.ni Spa, la quale invitava a rivolgere le proprie richieste alla Alfa Spa, opponendo l’applicabilità della procedura di indennizzo diretto;
– che in data 23.07.2010, l’attore riceveva da parte della Alfa Spa, la somma di euro 10.000,00, dallo stesso trattenuta in acconto del maggior danno subito.
– dichiarasse la civile ed esclusiva responsabilità di R. L. in ordine alla cessazione del sinistro di cui è causa, in conseguenza del mancato rispetto, da parte della stessa, del segnale di precedenza;
– condannasse, in solido, ex artt. 2043, 2054, 2057 e 2059 c.c. e D. Lgs 209/2005, L. G. e la società Beta Ass. ni Spa al risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali derivanti dal sinistro nella misura di euro 21.279,04.
Sciogliendo la riserva, il giudice invitava le parti a precisare le conclusioni ed alla contestuale discussione orale ex art. 281 sexies c.p.c…
L’art. 149 del Codice (sia pure con tecnica giuridica non raffinata) risolve al sesto comma solamente la problematica relativa all’intervento dell’impresa di assicurazione del veicolo del responsabile, nel senso che la stessa “può chiedere di intervenire in giudizio e può estromettere l’altra impresa, riconoscendo la responsabilità del proprio assicurato”.
c. adesivo dipendente, quando il terzo che vi ha un proprio interesse (non subire eventuali effetti sfavorevoli della sentenza) partecipa al giudizio per sostenere le ragioni di una delle parti, configurandosi una posizione di dipendenza processuale dell’interventore solamente ad adiuvandum.
Giova a tal riguardo rilevare che, anche in assenza di una specifica domanda dell’attore, le domande proposte in giudizio con l’atto di citazione si estendono automaticamente alla compagnia intervenuta. Infatti la Cassazione (sentenza n.17954 del 01.07.2008) ha statuito che “Qualora il terzo spieghi volontariamente intervento litisconsortile assumendo esser lui –e non il convenuto- il soggetto nei cui confronti si rivolge la pretesa dell’attore, la domanda originaria, anche in mancanza di espressa istanza, si intende automaticamente estesa al terzo, nei confronti del quale il giudice può, pertanto, assumere le consequenziali statuizioni”.
– dichiara ammissibile la domanda proposta in giudizio dall’attore;
– dichiara ammissibile l’intervento volontario proposto dalla società Alfa SpA;
– riserva le statuizioni sulle spese processuali alla sentenza definitiva;
– dichiara la presente sentenza provvisoriamente esecutiva;
– la presente sentenza si intende pubblicata con la sottoscrizione da parte di questo giudice ed è immediatamente depositata in cancelleria.