Source: http://www.arisassociazione.it/ufficio-economico/approfondimenti/173-approfondimenti-smaltimento-e-riciclo-rifiuti/98-remedia-tutor-ti-assiste-nella-gestione-e-valorizzazione-dei-tuoi-rifiuti.html
Timestamp: 2017-06-23 00:08:03+00:00
Document Index: 43188029

Matched Legal Cases: ['art. 25', 'art. 256', 'art. 256', 'art. 256', 'art. 256', 'art. 256', 'art. 259', 'art. 259', 'art. 260']

Remedia Tutor: ti assiste nella gestione e valorizzazione dei tuoi rifiuti
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UESG	25 Giugno 2015	Remedia Tutor: ti assiste nella gestione e valorizzazione dei tuoi rifiuti	Il panorama della gestione dei rifiuti in Italia è ampio, variegato e ricco di continue novità legislative sulle quali è necessario essere informati con precisione e competenza anche per evitare pesanti sanzioni.
L’aggiornamento normativo sui rifiuti e le materie collegate richiede di reperire notizie rapide e immediate sulle novità normative, trovare con facilità i testi dei provvedimenti aggiornati in tempo reale, poter fruire di incontri a tutto campo con gli esperti, avere risposte tecniche precise sugli adempimenti più complessi. E infine, in caso di necessità, poter contare sui migliori specialisti per sottoporre problemi specifici dell’azienda Per questo Remedia TSR e l’Ufficio Economico Servizi e Gestionale di Aris (UESG), a partire da aprile 2014, rendono disponibile Remedia TUTOR, un servizio di informazione, help desk e training per supportare gli Associati nella gestione di tutti i rifiuti, svolto in collaborazione con l’autorevole Edizioni Ambiente, leader nazionale sulla formazione e consulenza in materia di normativa ambientale.
Questo nuovo servizio potrà essere molto utile agli associati ARIS, alle prese con le continue novità legislative in materia di rifiuti, soprattutto ora, con l’avvio del SISTRI e offrire utili riferimenti anche per la valorizzazione degli stessi.
L’ azienda che si abbonerà a Remedia TUTOR troverà all’interno del servizio online:
– sessioni settimanali on line per assistervi nelle nuove regole SISTRI/MUD – quattro risposte a questi specifici – accesso al database normativa Rifiuti costantemente aggiornato – corsi di formazione
Nell’ambito della convenzione in essere ARIS – Remedia TSR, le aziende che lo richiederanno riceveranno senza alcun costo la newsletter mensile di aggiornamento attraverso ARIS.
Gli Associati interessati a ricevere gratuitamente la newsletter dovranno spedire una mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. con Oggetto: “ARIS richiesta newsletter Remedia Tutor”. La newsletter verrà spedita all’indirizzo indicato dal mittente.
Nell’allegata brochure trovate tutte le informazioni di dettaglio relative ai contenuti di Remedia Tutor e sulle condizioni economiche. Il canone annuale per l’abbonamento al servizio completo è di Euro 1.050 (+ IVA) per le richieste che ci perverranno antro il 30 aprile 2014. Successivamente il canone annuale sarà di Euro 1.250 (+ IVA). L’azienda interessata ad abbonarsi al servizio dovrà compilare il modulo contenuto nella brochure allegata.
Per favorire la valutazione dei contenuti di REMEDIA TUTOR da parte degli Associati ai delegati degli Associati che ne faranno richiesta verrà dato un accesso di prova al servizio temporaneo di 15 giorni contattando Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. o telefonando al 02.345946.57 – .29 Per chi desideri ricevere informazioni relative all’abbonamento, potete contattare Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. Tel 02.345946.57 – .29 segnalando che siete “Associato o Federato ARIS”
Per chi desidera approfondire subito qualche aspetto della tematica e di alcuni risultati che si possono ottenere si consiglia di leggere quanto segue.
La situazione Attuale e i Rischi Da un’indagine ReMedia svolta nel 2010, su 73 aziende di medie e grandi dimensioni è risultato che: a) il 75% effettua lo smaltimento dei RAEE affidando i rifiuti a fornitori che dispongono di autorizzazioni formalmente corrette ma in realtà non è a conoscenza della destinazione dei flussi o non effettua valutazioni sugli impianti di riciclo; b) Il 30% circa si libera usualmente delle vecchie apparecchiature attraverso una vendita.
Nel caso (a) limitarsi a verificare le autorizzazioni non è sufficiente. L’articolo 188 del Dlgs. 205/2010 stabilisce che il produttore iniziale del rifiuto conserva la responsabilità per l’intera catena di trattamento, e qualora trasferisca i rifiuti ad un soggetto consegnatario tale responsabilità, comunque sussiste. Le norme che escludono la responsabilità del produttore/detentore che abbia posto in essere determinati comportamenti previsti dalla legge (verifica autorizzazioni, formulario …) non esonerano il produttore/detentore dalle proprie responsabilità qualora sia consapevole di una scorretta gestione del rifiuto o qualora non abbia svolto opportune azioni di verifica. Nel caso (b) la vendita di un’apparecchiatura che si considera a fine vita è molto rischiosa. Un recente studio europeo fatto dalle Dogane ha evidenziato che su 10.000 ispezioni tra il 2009 e il 2010 in 22 Stati Membri il 19% delle spedizioni transfrontaliere di prodotti elettronici usati avviene in violazione delle norme vigenti. Ciò ha comportato sanzioni a carico degli intermediari e delle aziende, nella maggior parte dei casi di natura penale. L’aspetto di rischi penali e di responsabilità degli amministratori si è recentemente ulteriormente rafforzato per le nuove disposizione del Dlgs 231/2001 che comprende anche gli aspetti ambientali dell’attività d’impresa (art. 25 undecies introdotto dal Dlgs 121/2011). Si evidenzia, per Amministrazioni ed Enti, la necessità di adottare misure efficaci finalizzate alla prevenzione dei reati ambientali quali, ad esempio con riferimento al Dlgs 152/2006: – Gestione di rifiuti non autorizzata (art. 256): o raccolta, trasporto, recupero, smaltimento, commercio e intermediazione di rifiuti, non pericolosi e pericolosi, in mancanza della prescritta autorizzazione, iscrizione o comunicazione (art. 256, co. 1, lett. a) e b); o realizzazione o gestione di una discarica non autorizzata (art. 256, co. 3, primo periodo); o realizzazione o gestione di discarica non autorizzata destinata, anche in parte, allo smaltimento di rifiuti pericolosi (art. 256, co. 3, secondo periodo); o attività non consentite di miscelazione di rifiuti (art. 256, co. 5);
– Traffico illecito di rifiuti (art. 259 e 260) o spedizione di rifiuti costituente traffico illecito (art. 259, co. 1.) La condotta è aggravata se riguarda rifiuti pericolosi; o attività organizzate, mediante più operazioni e allestimento di mezzi e attività continuative, per il traffico illecito di rifiuti (art. 260). Delitto, caratterizzato da dolo specifico d’ingiusto profitto e pluralità di condotte rilevanti (cessione, ricezione, trasporto, esportazione, importazione o gestione abusiva d’ingenti quantitativi di rifiuti). La pena è aggravata in caso di rifiuti ad alta radioattività (co. 2).
In alcuni aziende abbiamo visto che le apparecchiature tecnologiche vengono gestite con superficialità considerandole come prodotti non inquinanti. Nella realtà, tra le varie famiglie di apparecchiature tecnologiche, sono generalmente classificabili come pericolosi monitor e TV e apparecchi più complessi che contengono un monitor, apparecchiature per la refrigerazione ed il congelamento, sistemi di climatizzazione, dispositivi contenenti batterie e accumulatori. Dalla giurisprudenza si annota che per i responsabili dei reati ambientali, nei casi previsti dalla Legge, possono essere commissionate pene e sanzioni il cui impatto economico, in base al principio che “chi inquina paga”, può portare a dover sostenere i costi di bonifica e ripristino ambientale a fronte dei danni provocati. Mediante l’adozione di procedure specifiche L’Organismo di Vigilanza e Controllo può disporre delle informazioni utili al controllo della “governance” finalizzata alla prevenzione nella commissione dei reati. In Europa si immettono circa 12 milioni di tonnellate di AEE e si generano circa 8 milioni di tonnellate RAEE di cui solo 3 milioni riciclate correttamente attraverso i sistemi collettivi. Si stima che dei restanti 5 milioni circa il 20% (1 milione di tonnellate) sia destinato a esportazioni illegali. Nel 2010 ci sono state oltre trenta indagini concernenti reati sullo smaltimento illegale di rifiuti, che hanno portato a scoprire traffici verso paesi quali la Cina, la Malesia, il Pakistan, la Nigeria, il Congo e il Ghana. Un’azienda che non dispone di un sistema organico e affidabile di linee guida sulla gestione del fine vita delle apparecchiature elettriche ed elettroniche rischia di venire a far parte, sebbene involontariamente, di un traffico illegale di rifiuti considerati “pericolosi” dal testo unico ambientale. Ci sono alcuni casi internazionali (ma anche nazionali) in cui aziende importanti sono state associate a comportamenti illeciti, perché i loro rifiuti elettronici (attraverso i numeri seriali identificativi) sono stati localizzati da ONG in discariche abusive in Ghana e in Cina. La reputazione di tali aziende è stata seriamente danneggiata e la loro credibilità in termini di impegno sulla sostenibilità ambientale e sociale seriamente compromessa. Queste aziende hanno dovuto correre ai ripari e sostenere costi ingenti per attuare misure drastiche di tipo operativo e organizzativo. Un grande gruppo internazionale ha dovuto investire circa 12 milioni di Euro in un anno per mettere sotto controllo la tracciabilità delle operazioni di smaltimento dei propri rifiuti elettronici (personale, processi, sistemi, comunicazione) e comunicare i risultati ottenuti agli stakeholder. Non possono essere trascurati: ” rischi associati ad una potenziale vulnerabilità nella protezione del know how aziendale. I dati e le informazioni contenute nei dispositivi di memorizzazione elettronica e negli “equipments” realizzati per le attività di prototipazione – produzione – test dei prodotti, rappresentano il risultato di investimenti, ricerche e conoscenze che concorrono a determinare il vantaggio competitivo sul mercato. Un inadeguato trattamento inter-aziendale del “fine vita” di questi dispositivi, ed una loro non corretta gestione della destinazione per lo smaltimento, rappresenterebbe una vulnerabilità non trascurabile nella protezione del valore. ” rischi derivanti dalla mancata “messa in sicurezza” dei prodotti tecnologici. L’eliminazione dalle aree operative dei prodotti obsoleti, e non più riutilizzabili, si traduce nel vantaggio di: – aumentare il livello di sicurezza nella protezione dei dati e delle informazioni contenuti in sistemi che, in quanto non utilizzati nel ciclo produttivo ma ancora ad esso connessi, non sono più protetti da potenziali attacchi informatici. – occupano spazi aziendali senza dare valore aggiunto. – rappresentano un costo da prevedere per prevenire infortuni sul lavoro o dispersione di prodotti inquinanti nel caso di un deterioramento delle condizioni di conservazione.
La Responsabilità dei Produttori/Importatori di Tecnologia Già oggi esistono precise norme che si applicano ai Produttori di specifiche categorie merceologiche, citiamo ad esempio i produttori di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (Dlgs. 151/2005) e di Pile e Accumulatori (188/2008). Inoltre l’articolo 178bis del Dlgs. 205/2010 introduce, a livello generale, il principio della responsabilità estesa del produttore del prodotto, inteso come la persona fisica o giuridica che professionalmente sviluppi, fabbrichi, trasformi, tratti, venda o importi prodotti, recependo un chiaro indirizzo adottato dalla Commissione Europea nella stesura delle direttive che regolamentano la fase del “fine vita”. Ad esempio all’interno del IV e del V conto energia, l’Italia ha affermato la responsabilità dei Produttori di pannelli fotovoltaici nella gestione e finanziamento del “fine vita” dei moduli da loro fabbricati o importati. Grazie all’esistenza di queste leggi e alla definizione di questi principi si sta assistendo alla creazione di nuove forme volontarie che mettono in pratica il principio della responsabilità estesa del Produttore, anticipando l’entrata in vigore di future direttive e leggi.
Valorizzazione delle MPS (Materie Prime Secondarie) Quando si affidano i rifiuti tecnologici a operatori “generalisti” forse si stanno perdendo potenzialità economiche. Un nostro associato gestiva i rifiuti tecnologici con un operatore a cui affidava tutte le tipologie di rifiuti prodotte dalla propria attività (carta, imballaggi, toner, mobili, …). Alcuni rifiuti tecnologici venivano conferiti gratis, altri avevano un costo di €280,00 a tonnellata. Analizzando le apparecchiature Remedia ha identificato processi di riciclaggio in grado di massimizzare il valore potenziale del recupero, tanto da valorizzare a €300 a tonnellata alcuni componenti, altri a €100 a tonnellata e diminuendo il costo di quelli pericolosi fino a €150 per tonnellata. Il nostro Socio ha diminuito propri costi di gestione del fine vita raggiungendo risultati ambientali positivi.
Responsabilità Sociale La tutela dell’ambiente è un tema di forte attualità dato che il sistema economico degli ultimi decenni sta mettendo a rischio l’equilibrio dell’ecosistema e la qualità della vita delle future generazioni. La tutela dell’ambiente futuro dipende dall’impegno attuale dei cittadini e delle imprese. L’adozione di politiche che consentono di massimizzare il recupero dei materiali, evitando la loro estrazione dall’ambiente ed evitando i processi industriali di trasformazione, inquinanti ed energivori, rientra fra le attività che un’impresa socialmente responsabile svolge su base volontaria, al di là delle prescrizioni legali.
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