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Timestamp: 2020-06-02 08:30:22+00:00
Document Index: 95984248

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 33', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 32', 'art. 34', 'art. 38']

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– Adattamento personale: l’abilità e l’opportunità di gestire efficacemente la propria vita con il massimo grado di indipendenza.
Agevolazioni fiscali La complessità della materia specifica (disabilità) si moltiplica in relazione alla altrettanta complessità della materia generale (fiscale e tributaria). Per brevità, in questa sede si espongono solo per titolo le agevolazioni fiscali in favore della persona con disabilità e della sua famiglia, rinviando agli approfondimenti e ai links un maggiore spazio informativo. Sintesi agevolazioni (con breve descrizione)
1. detrazioni fiscali: detrazione dall’imposta lorda di un importo pari a 774.69 euro per ogni figlio disabile (certificato ai sensi dell’art. 3 L.104/92)
L’art. 33 della Legge 5 febbraio 1992 n.104 prevede una serie di agevolazioni per la persona con disabilità e per la sua famiglia, laddove la persona con disabilità sia in possesso della certificazione di gravità (ai sensi dell’art. 3 comma 3 della stessa Legge 104/92), ed escludendo da tali agevolazioni il/i familiari lavoratori autonomi o equiparati. In sintesi il quadro delle agevolazioni è il seguente:
Barriere Ostacoli o limiti al funzionamento indipendente della persona nell’ambiente di appartenenza. Per le persone disabili possono distinguersi in barriere architettoniche : ad esempio scalinate, porte, ascensori ed in generale quanto concerne l’accesso a locali o ambienti pubblici o privati; barriere strutturali : ad esempio gradini per l’accesso a mezzi pubblici; barriere tecnologiche: ad esempio la complessità d’uso di servomeccanismi quali le biglietterie automatiche; barriere sociali: ad esempio la diffidenza, il rifiuto, i pregiudizi che in varie forme si manifestano nei riguardi di chi appare diversamente abile. L’insieme di queste barriere rappresentano, dal punto di vista pratico e culturale, la manifestazione della distanza che divide i cittadini disabili – e quanti vivono la loro condizione – dalle diverse porzioni della società.
Comportamento adattivo Si intende come l’insieme di abilità concettuali, sociali e pratiche acquisite attraverso l’apprendimento, che permettono alla persona di ‘funzionare’(vivere con soddisfazione e corrispondere le aspettative dell’ambiente di scelta) nella vita di ogni giorno. In accordo con i modelli più recenti, le limitazioni nel comportamento adattivo compromettono la vita quotidiana e l’abilità di corrispondere e confrontarsi con i cambiamenti esistenziali e le richieste dell’ambiente. Nell’ambito della diagnosi e della valutazione della disabilità, il comportamento adattivo e le sue limitazioni significative possono essere misurati attraverso strumenti standardizzati.
“Qualora la minorazione, singola o plurima, abbia ridotto l’autonomia personale, correlata all’età, in modo da rendere necessario un intervento assistenziale permanente, continuativo e globale nella sfera individuale o in quella di relazione, la situazione assume connotazione di gravità. Le situazioni riconosciute di gravità determinano priorità nei programmi e negli interventi dei servizi pubblici.” (art. 3 comma 3 L.5.02.1992 n.104).
La formulazione della L.104/92 assume particolare importanza ed è divenuto via via un elemento su cui si è concentrata l’attenzione non solo degli operatori (medici, terapisti della riabilitazione, educatori, ecc.) ma anche degli amministratori (in relazione alle scelte di politica sociale e quindi alla definizione della rete dei servizi alla persona) e delle Associazioni (in relazione al ruolo dei fattori sociali ed ambientali, e quindi non solo funzionali, che hanno incidenza sulla qualità della vita della persona con disabilità). Il “Piano d’Azione 2000-2003 per le Politiche dell’Handicap” frutto della I° Conferenza Nazionale sull’Handicap (Roma – dicembre 1999) individua quattro principi-guida alla base di tale Piano, tra cui quello riferito alle “maggiori gravità” (l’azione è strategicamente rivolta anzitutto a risolvere le situazioni di bisogno che gravano sulle persone con gravissima disabilità e delle loro famiglie che le assistono. Solamente risolvendo questi problemi sarà possibile ottenere insite od analoghe soluzioin nell’intero pianeta della disabilità – dalla premessa del PIano d’Azione).
Costitituzione Italiana In materia di non discriminazione e pari opportunità – art. 3
In materia di diritto al lavoro – art. 4
In materia di diritto alla salute – art. 32
In materia di diritto all’istruzione – art. 34
In materia di diritto all’assistenza – art. 38
Debolezza mentale Termine impiegato a partire dalla seconda metà del 1800 per definire la condizione patologica delle persone con disabilità intellettiva, che esiste dalla nascita o dalla prima infanzia, in cui lo sviluppo psicologico è stato impedito o prevenuto con preponderanza delle componenti causali organiche su quelle sociali.Con tale termine ci si riferiva ad una forma di patologia dell’intelletto che ne influenzava il livello (imbecillità) o l’estensione (stupidità). Più specificatamente il termine definiva una condizione di lieve ritardo dello sviluppo intellettivo tanto da ritenere legalmente capace la persona che ne era affetta. Attualmente il termine non è considerato appropriato perché di valenza e stigmatizzante in quanto collegato ad un giudizio di valore negativo sulla persona con disabilità intellettiva.
Deficienza mentale Termine con cui si definiva nel ‘900 un difetto dell’intelligenza dipendente da un insufficiente sviluppo o da un rallentamento delle capacità intellettive per cause prenatali (ereditarie, congenite) perinatali e postatali di natura eterogenea. Attualmente il termine non è più utilizzato perché di valenza stigmatizzante in quanto facilmente collegabile ad un giudizio di valore negativo (deficiente).
La diffusione di concetti quali l’integrazione,la normalizzazione (vedi) assunsero, in un periodo che va dalla fine degli anni sessanta fino a tutti gli anni settanta, la funzione di vero e proprio supporto “ideologico” di tutto quel vasto movimento che prese il nome di “antistituzionale” (a seconda degli ambiti diversamente aggettivato “psichiatria antistituzionale”, “pedagogia antistituzionale…). La finalità ultima di questa composita realtà culturale era quella di restituire al disabile «percorsi di vita» e condizioni del vivere quotidiano che fossero il più vicino possibile alle normali circostanze di vita reale nella Società. In particolare il movimento mise in discussione l’utilità e l’eticità di quelle imponenti istituzioni residenziali interne al manicomio, o del tutto sovrapponibili per finalità e metodi di gestione, promovendo, al contrario, modelli alternativi di servizio maggiormente dimensionati (comunità) capaci di garantire situazioni di vita indipendente e trattamenti secondo il principio dell’«alternativa meno restrittiva» delle libertà personali.
Demenza Si intende una compromissione grave delle facoltà mentali conseguente alla morte di un numero rilevante di cellule nervose per cui il soggetto non è più in grado di elaborare i contenuti dell’esperienza in modo utile a svolgere le attività della vita quotidiana. Trattasi di una condizione caratterizzata dallo sviluppo dopo i 18 anni, di molteplici deficit cognitivi, inclusa la compromissione della memoria, dovuti agli effetti fisiopatologici di una condizione medica generale, agli effetti persistenti di una sostanza o ad eziologie molteplici. La demenza si differenzia dal ritardo mentale in quanto caratterizzata da un deterioramento mentale con declino acquisito dopo i 18 anni , dell’intelligenza, rispetto ai livelli precedentemente raggiunti dall’individuo.
3) indicazioni per l’applicazione più idonea delle procedure di intervento e delle attività necessarie al perseguimento degli obiettivi 4) definizione degli indicatori che permettono un monitoraggio costante dell’andamento del soggetto contributo alla valutazione finale dell’efficacia del Piano Educativo Individualizzato.
La disabilità viene intesa come l’espressione fenomenologica del danno; la perdita o riduzione di funzioni o capacità specifiche derivanti da un danno o un empairment , cioè una anormalità a carico di una struttura o di una funzione; si distingue dall’handicap che può essere definito invece come: “fenomeno sociale risultante da una disabilità psicofisica che esprime una discordanza tra le capacità del­l’individuo e le aspettative dell’ambiente. Risultato dell’incontro tra la disabi­lità dell’individuo e le richieste ambientali dei principali ecosistemi”.
L’OMS attraverso lo strumento ICF (Classificazione Internazionale del Funzionamento,della Disabilità,e della Salute) definisce oggi la disabilità quale “Condizione di salute in un ambiente sfavorevole”. Tale definizione supera quella precedente (1980) attraverso la quale l’OMS proponeva una classificazione generale della menomazione (deficit) – disabilità (incapacità) e handicap ( condizione di svantaggio conseguente ad un deficit-menomazione o disabilità che limita l’adempimento del ruolo normale di un soggetto, in relazione all’età, sesso e fattori socio-culturali)
Ecosistemi Con il termine ecosistemi vengono intesi i vari ambienti di vita all’interno dei quali la persona disabile si trova inserita, quali ad esempio , le istituzioni sanitarie, la famiglia, la scuola, il mondo del lavoro, ecc.; ambienti che sono portatori di loro specifiche regole e richieste nei confronti del disabile e che contribuiscono a determinarne il grado di handicap, gravità complessiva, adattamento e qualità della vita.
Educazione E’ un processo di azioni predisposte per condurre una persona all’interno di un percorso che ha come meta lo sviluppo delle potenzialità individuali in termini di conoscenze, competenze e abilità utili ad affrontare la vita quotidiana nei suoi molteplici aspetti. Per quanto concerne le persone con disabilità intellettiva e relazionale, gli interventi educativi – a partire da una valutazione generale che individui capacità, limiti e potenzialità individuali – investono la globalità della persona nelle sue dimensioni psichiche, fisiche e intellettive al fine di permettere lo sviluppo o il mantenimento di: autonomie individuali per la cura della propria persona e di ambienti di vita, abilità cognitive, competenze relazionali per la gestione della vita sociale e affettiva, senso di auto-stima e costruzione della propria identità personale, autonomie sociali per l’utilizzo delle risorse e delle opportunità di vita, capacità lavorative, orientamento nella vita quotidiana, integrazione sociale.