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Timestamp: 2019-07-22 10:38:42+00:00
Document Index: 131422898

Matched Legal Cases: ['art. 2050', 'art. 1283', 'art. 166', 'art. 11', 'art. 269', 'art. 14']

Operazioni non autorizzate sui conti correnti ? Le misure di sicurezza devono essere adeguate.
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"Invero, la società convenuta non impedendo a terzi di introdursi illecitamente nel sistema ha cagionato un danno ai propri risparmiatori, quale titolare del trattamento dei dati personali."
"PIN richiesto era di sole 4 cifre, mentre l’identificativo utente corrispondeva all’indirizzo e-mail di poste italiane del cliente"
- Photo courtesy by Spataro
(G.O.T. Dott.ssa Spiaggia)
Con atto di citazione notificato a messo posta l’8 aprile 2008 i sigg.ri (omissis) convenivano in giudizio innanzi al Tribunale di Palermo la società Poste Italiane al fine di sentire dichiarare non autorizzata e pertanto non dovuta l’operazione del 27 aprile 2005 dell’importo di € 6.000,00 dal conto n. , ritenere e dichiarare che le Poste Italiane spa, responsabile del prelievo illecito e fraudolento oggetto di causa a titolo di responsabilità contrattuale e anche ex art. 2050 c.c., o, subordinatamente, in via extracontrattuale: ove ritenuti applicabili alla fattispecie, si chiede altresì di dichiarare nulli, in quanto vessatori, gli artt. 1.6 e 2.1 delle condizioni contrattuali indicate da parte convenuta, in conseguenza condannare le Poste Italiane al pagamento nei confronti degli attori in via solidale, o alternativa, della somma di € 6.000,00, oltre interessi legali (con applicazione della regola dell’anatocismo ex art. 1283 c.c.) e rivalutazione monetaria, con vittoria di spese, competenze ed onorari.
Se è vero, infatti, che il combinato disposto degli artt. 167, 2° comma e 171, 2° comma c.p.c., nel prevedere una preclusione per la parte convenuta che si costituisca oltre il termine di venti giorni prima dell’udienza, allude letteralmente alle sole domande riconvenzionali, è vero anche che una domanda che si rappresenti come “nuova” rispetto a quella proposta dalla parte attrice, ha lo stesso effetto ampliativo del “tema della decisione” che si riconnette ad una domanda riconvenzionale (ed anche ad una “chiamata di terzo”, attività pur essa non consentita al convenuto che si costituisca tardivamente): ha un effetto, dunque, al cospetto del quale devono potersi attivare le medesime esigenze alle quali la disciplina del c.d. “nuovo rito civile” ha inteso corrispondere nel concepire la norma che impedisce la proposizione di domande riconvenzionali (o le chiamate di terzo) alle parti convenute che non si costituiscono nel termine di cui all’art. 166 c.p.c., esigenze che sono quelle - assolutamente essenziali nel sistema dell’attuale processo civile, ed a maggior ragione oggi alla luce del principio della “ragionevole durata del processo” che trova espressione nell’art. 11 Cost. - della “immediatezza” e della “concentrazione” del processo, tali che il legislatore reputa appunto necessario che fin dalla prima udienza di comparizione il “te,a della decisione” sia compiutamente definito. Questo risultato si raggiunge soltanto ove si ritenga, sulla scia dell’opinione della più accorta dottrina, che l’effetto di un progressivo ampliamento del “tema della decisione” va impedito applicando anche alle domande “nuove” la disciplina che in combinato discende dalle previsioni degli artt. 166, 167 e 171 c.p.c.: nel caso di specie il termine di decadenza per la chiamata in causa del terzo e per la proposizione di domande riconvenzionali da parte del convenuto vale anche nel caso di domanda di garanzia svolta dal convenuto contro altro convenuto già presente in causa, perché non vi è motivo in questo caso di derogare al disposto dell’art. 269, comma 2 c.p.c., che stabilisce un termine perentorio a fini di speditezza processuale, e perché è necessario consentire al convenuto di svolgere in tempo utile le proprie conseguenti difese.
Dalla documentazione versata in atti, risulta che i (omissis) erano titolari del conto corrente Banco Posta n. abilitato all’operatività on line, in data 27 aprile 2005 dal predetto conto era stato eseguito un bonifico di € 6.000,00 a favore di (omissis)
Tale operazione non venne autorizzata dagli attori, ma da costoro disconosciuta (cfr. reclami nn. e e denunce prodotti nel fascicolo di parte attrice).
Le Poste Italiane si sono limitate ad affermare labilmente che il correntista “potrebbe aver fornito a terzi” i codici e chiavi di accesso ai servizi dispositivi, indicando le misure di sicurezza predisposte per evitare l’accesso al sistema, senza spiegare e giustificare le ragioni della loro idoneità ad impedire l’accesso.
- in accoglimento delle domande proposte dai (omissis) con atto di citazione dell’11.04.2008 condanna le Poste Italiane spa, in persona del suo legale rappresentante pro tempore al pagamento della somma di € 6.000,00 oltre rivalutazione monetaria ed interessi al tasso legale, commisurandoli alla somma medesima rivalutata di anno in anno, sino all’effettivo soddisfo;
- condanna le Poste Italiane spa al pagamento delle spese processuali sostenute dagli attori, che si liquidano, d’ufficio, in complessivi € 2.795,43 di cui € 197,43 per esborsi, € 1003,00 per diritti, € 1.595,00 per onorari, oltre rimborso forfetario spese generali in ragione del 12,5% su competenze ed onorari ex art. 14 tariffa professionale, oltre I.V.A. e C.P.A.;
17.06.2010 Spataro
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