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Timestamp: 2017-08-18 20:43:00+00:00
Document Index: 71692198

Matched Legal Cases: ['art. 7', 'art. 18', 'art. 6', 'art. 18', 'art. 117', 'art. 6', 'art. 7', 'art. 9']

Lo Statuto delle imprese - PDF
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1 POLITICHE E RETI PER LO SVILUPPO Lo Statuto delle imprese
2 Politiche e reti per lo sviluppo
4 Lo Statuto delle imprese
5 Il presente volume è stato curato da Roberto Fontolan e Alessandra Altina Editore: Retecamere Scrl, Roma 2012 Retecamere Scrl, Roma Finito di stampare nel mese di luglio 2012 dalla tipografia Copygraph sas, Roma ISBN L utilizzo delle informazioni contenute nel presente volume è consentito solo su autorizzazione dell editore
6 Sommario Nota di edizione 7 RELAZIONI I valori di una svolta culturale 9 CLAUDIO GAGLIARDI RAFFAELLO VIGNALI ALESSANDRO VENTURI GIORGIO MEO LILIANA ROSSI CARLEO INTERVENTI Una responsabilità per tutti 33 ANTONIO D ATENA MARINA D ORSOGNA ERMANNO BELLI TIZIANA CARDONE ROBERTO CERMINARA STEFANIA MULTARI ANTONIO VINCENZI ROMANO TIOZZO MARCO RAVAZZOLO RICCARDO TISCINI DOCUMENTI Il testo dello Statuto e le audizioni di Unioncamere 75 Legge 11 novembre 2011, n. 180 Norme per la tutela della libertà d impresa. Statuto delle imprese Audizione alla Camera dei deputati, 12 maggio 2010 Audizione al Senato, 4 maggio 2011
8 NOTA DI EDIZIONE A novembre del 2011 e dopo un dibattito che ha animato non soltanto il Parlamento ma anche le componenti imprenditoriali, è stata approvata la legge 180/2011, recante Norme per la tutela della libertà d impresa. Meglio noto come Statuto delle imprese, il provvedimento contiene una serie di princìpi che dovranno guidare il legislatore nella predisposizione di norme che interessano la vita imprenditoriale e, al contempo, orientare l azione dell amministrazione pubblica. La predisposizione del provvedimento, che ha avuto come primo firmatario l on. Raffaello Vignali, e la sua approvazione hanno rappresentato un passaggio di grandissima importanza (molti parlano di rivoluzione culturale ) per il sistema imprenditoriale e per le istituzioni di riferimento delle imprese, quali sono le Camere di commercio. Essendo però lo Statuto prima di tutto una legge di princìpi, ad essi occorre ora dare piena attuazione. A questo scopo, Unioncamere ha promosso un Forum a inviti, che si è tenuto il 26 marzo scorso, con l obiettivo di approfondire la natura dello Statuto, chiarirne le prospettive, favorirne sviluppi che in coerenza con l impianto della norma siano di effettivo e sostanziale vantaggio per le imprese e per l intero assetto della cultura economica del Paese. Al confronto, curato da Roberto Fontolan, hanno preso parte giuristi ed esponenti del mondo imprenditoriale, secondo una formula di tipo seminariale. 7
9 Lo Statuto delle imprese L incontro, introdotto dal segretario generale di Unioncamere, Claudio Gagliardi, e dall on. Raffaello Vignali (vicepresidente della X Commissione attività produttive, commercio e turismo della Camera dei deputati), ha preso spunto dalle relazioni di Alessandro Venturi (docente di Diritto pubblico comparato nell Università di Pavia), Giorgio Meo (preside e ordinario di Diritto commerciale alla facoltà di Economia di Universitas Mercatorum di Roma) e Liliana Rossi Carleo (ordinario di Diritto privato presso la medesima università), ai quali è stato chiesto di approfondire i princìpi dello Statuto delle imprese, la sua dimensione sociale e le implicazioni comunitarie e le interrelazioni con la pubblica amministrazione e con la disciplina della concorrenza. Dopo questi interventi si è aperto il dibattito al quale hanno preso parte Antonio D Atena (ordinario di Diritto costituzionale nell Università di Tor Vergata di Roma), Marina D Orsogna (ordinario di Diritto amministrativo nell Università di Teramo), Riccardo Tiscini (professore straordinario di Economia aziendale presso Universitas Mercatorum), Romano Tiozzo (ministero dello Sviluppo economico), Ermanno Belli (Confcooperative), Tiziana Cardone e Marco Ravazzolo (Confindustria), Roberto Cerminara (Confcommercio), Stefania Multari (Confartigianato) e Antonio Vincenzi (Confagricoltura). Il ricco mosaico di analisi, osservazioni e commenti composto nel corso del Forum (ognuno degli intervenuti ha poi avuto modo di rivedere il proprio contributo) viene ora offerto all ampio pubblico degli studiosi, amministratori, politici e protagonisti della vita economica nazionale. Infatti, come è stato più volte sottolineato nel corso del dibattito, occorrono l impegno e la responsabilità di tutti affinché lo Statuto possa mantenere le sue promesse. La pubblicazione che vi apprestate a sfogliare è il primo strumento che Unioncamere mette a disposizione per questo imprescindibile lavoro comune. 8
10 RELAZIONI I valori di una svolta culturale 9
12 LA RIVOLUZIONE DEL PENSARE (IN PICCOLO) CLAUDIO GAGLIARDI Segretario generale di Unioncamere Il Forum sullo Statuto delle imprese, la legge n. 180 dell 11 novembre 2011, affronta un tema di grandissima importanza per il mondo produttivo e il sistema camerale. Ringrazio anzitutto l on. Raffaello Vignali, che partecipa a questo Forum e che è stato il primo firmatario della proposta di legge, di cui effettivamente il nostro ordinamento avvertiva il bisogno. Dal 1970 il nostro Paese ha uno Statuto dei lavoratori, dal 1998 una norma in materia di consumo che si è poi tradotta nel Codice del consumo. Ma una legge di princìpi generali specifica per il mondo dell impresa e della micro, piccola e media impresa in particolare non c era. Ed era una mancanza non da poco, considerando che l Italia è il Paese dell impresa diffusa. Ora i princìpi ci sono e occorre dar loro attuazione. Ma alcuni passaggi, soprattutto sotto il profilo giuridico, vanno, almeno in parte, approfonditi, individuando percorsi normativi originali, ovvero organizzando il coordinamento o la correzione della disciplina vigente, in maniera da dare piena affermazione a quei princìpi importanti e ormai inderogabili. Dare attuazione alle indicazioni dello Statuto richiede soprattutto una riflessione di tipo giuridico, da affiancare magari con nuovi profili di ricerca in ambito universitario. Ma lo Statuto e il suo lavoro preparatorio è espressione anche di un cambio culturale. E proprio per dare un contributo di analisi giuridica ma anche per assecondare questo processo di evoluzione culturale che abbiamo pensato di organizzare questo incontro. Abbiamo invitato a partecipare a questa iniziativa docenti universitari con diverse specializzazioni: per gli aspetti di rilievo costituzionale è con noi il professor Antonio D Atena, per quelli inerenti al diritto amministrativo Marina D Orsogna, in materia di diritto commerciale ascolteremo le osservazioni di Giorgio Meo, i rilievi di diritto privato ci giungeranno da Liliana Rossi Carleo, quelli di diritto pubblico comparato da Alessandro Venturi, 11
13 Lo Statuto delle imprese mentre Riccardo Tiscini darà il suo contributo sui temi più prettamente economici che emergono dalla norma. Romano Tiozzo ci aggiornerà infine riguardo all attività di Mister Pmi. Dal momento però che lo Statuto nasce per valorizzare il patrimonio imprenditoriale del nostro Paese, è soprattutto dalle imprese che devono venire suggerimenti e indicazioni di priorità per tradurre nella realtà le prescrizioni dello Statuto. Per tale ragione abbiamo invitato a questo incontro anche una rappresentanza del mondo associativo proveniente da Confagricoltura, Confartigianato, Confcommercio, Confcooperative e Confindustria. Vorrei evidenziare almeno tre aspetti della legge 180/2011 che, proprio in vista della piena attuazione dei princìpi dello Statuto, mi sembrano particolarmente importanti e interessanti, anche per alcune ricadute che possono avere sul sistema delle Camere di commercio. Il primo di questi riguarda una delle finalità della legge: quella inerente all adeguamento «dell intervento pubblico e l attività della pubblica amministrazione alle esigenze delle micro, piccole e medie imprese». La prescrizione si declina in diversi articoli dello Statuto ma penso possa essere ricondotta a un principio basilare: la pubblica amministrazione deve essere amica delle imprese, non deve frapporsi come ostacolo alla nascita o alla vita quotidiana dell impresa. A questo scopo lo Statuto introduce il principio della progressiva riduzione degli oneri amministrativi a carico delle imprese, in particolare di quelle micro, piccole e medie, la «reciprocità dei diritti e dei doveri nei rapporti tra imprese e pubblica amministrazione», la garanzia di un sostegno pubblico «attraverso misure di semplificazione amministrativa da definire in appositi provvedimenti legislativi, alle micro, piccole e medie imprese, in particolare a quelle giovanili e femminili e innovative». Sotto questo profilo, in certo qual modo, lo Statuto va addirittura oltre, quando, all art. 7, assegna alla riduzione e trasparenza degli adempimenti amministrativi a carico di cittadini e imprese un valore autonomo. Il cambiamento di rotta e il netto orientamento della pubblica amministrazione verso un rapporto più dialogico, conciliante e riguardoso delle necessità delle imprese rispetto 12
14 RELAZIONI I valori di una svolta culturale al passato mi sembrano evidenti. È vero che il nostro Paese ha avviato da oltre vent anni il percorso della semplificazione amministrativa attraverso provvedimenti che si sono susseguiti nel tempo, ma l indicazione dello Statuto mi sembra estremamente chiara e netta. Questo percorso non poteva certo non incrociarsi con il lavoro svolto dalle Camere di commercio, che da tempo si battono e nelle materie di propria competenza si sforzano di attuare o propugnare percorsi di semplificazione e di riduzione dell impatto della burocrazia. Pubblica amministrazione dialogante, amica: questi princìpi, e il loro portato di valori, sono condivisi e agiti dal sistema camerale. Nei territori dove le imprese operano le Camere esprimono, nella pratica quotidiana dell ascolto, la loro capacità di dare risposte e trovare soluzioni. L impatto della burocrazia, d altro canto, nel nostro Paese è notevole. Abbiamo calcolato, infatti, che le imprese spendono oltre mille euro al mese in costi legati agli oneri amministrativi. Mai come in questo momento di crisi, quindi, servirebbe intervenire con decisione, riducendo questo aggravio. Un secondo punto che vorrei sottolineare è quello della traduzione nello Statuto delle imprese di gran parte delle indicazioni contenute nello Small business act. Forse il tratto unificante è proprio quel Think small first: un principio guida cui ispirarsi per costruire un sistema di sostegno (materiale e immateriale), di accessi abilitanti (al credito, alle reti della conoscenza), di regolamentazione appropriata (semplice, non onerosa, essenziale), non depressivo della voglia di fare impresa. D altro canto, il varo definitivo dello Statuto è giunto a distanza di un anno e pochi mesi dall approvazione della direttiva del presidente del Consiglio dei ministri del 4 maggio 2010 sull attuazione dello Sba e a distanza di circa sei mesi dal documento di revisione elaborato dalla Commissione europea. Nel solco tracciato dalla direttiva è stato emanato il regolamento dello Sportello unico per le attività produttive (d.p.r. 160/2010) che, insieme alla Segnalazione certificata di inizio attività, è strumento centrale nel rapporto tra pubblica amministrazione e imprese. 13
15 Lo Statuto delle imprese Il documento di revisione della Commissione europea, invece, delinea la panoramica dei progressi compiuti nell attuazione dello Sba e definisce le nuove azioni per rispondere alle sfide della crisi economica. In particolare, la Commissione si propone di migliorare il quadro in cui operano le imprese, intervenendo in alcuni settori chiave: accesso al credito, regolamentazione intelligente, mercato unico, internazionalizzazione, imprenditorialità, ambiente ed energia. Infine, come previsto nello Small business act e pienamente tradotto nell art. 18 dello Statuto, entro il 30 giugno il Governo deve presentare al Parlamento una «legge annuale per le Mpmi», volta a definire gli interventi per la tutela e lo sviluppo delle micro e piccole imprese, contenenti norme per l immediata riduzione degli oneri burocratici, misure di semplificazione amministrativa, deleghe al Governo in materia di tutela e di sviluppo delle Pmi. Oltre a questo, al disegno di legge sarà allegata una relazione sullo stato di conformità della normativa vigente in materia di imprese rispetto ai princìpi e agli obiettivi dello Small business act; sull attuazione degli interventi programmati; sulle ulteriori specifiche misure da adottare per favorire la competitività delle Mpmi, al fine di garantire l equo sviluppo delle aree sottoutilizzate. CAMMINO DI UNITÀ PARLAMENTARE RAFFAELLO VIGNALI Vicepresidente della X Commissione attività produttive, commercio e turismo della Camera dei deputati Diceva prima Claudio Gagliardi che il seminario di oggi è mirato all applicabilità dello Statuto delle imprese. Suggerisco anche una riflessione giuridica. Sicuramente vi sono numerosi aspetti che riguardano i rapporti con l Europa, lo Small business act e le norme europee: aspetti civilistici, aspetti con risvolti amministrativi, aspetti di taglio costituzionalista che è necessario approfondire. Lo Statuto delle imprese, infatti, essen- 14
16 RELAZIONI I valori di una svolta culturale do molto ampio, consente pure letture diverse e approcci differenziati. Innanzitutto qualche informazione su quanto accaduto nei mesi immediatamente successivi l approvazione dello Statuto, diventato legge 180/2011 il 3 novembre scorso. Alcuni atti previsti dalla norma sono in via di attuazione. A breve dovrebbe arrivare il d.p.c.m. di attuazione dell art. 6. È alla firma del presidente Monti anche il d.p.c.m. di nomina del garante delle Pmi. Sul fronte parlamentare lo Statuto procede. Ho partecipato ai lavori in Commissione e poi in aula del Decreto semplificazioni (dove è stata posta la fiducia) e più di una volta colleghi di vari partiti hanno protestato affermando: «Sono contrario a questo emendamento perché incompatibile con lo Statuto delle imprese». Oppure, in positivo: «Modificare il testo in questo modo sarebbe più in linea con lo Statuto delle imprese». Da questo punto di vista credo sia stato un fatto importante cercare e ottenere l unanimità di tutto il Parlamento per l approvazione dello Statuto. Infatti, non sono molte le leggi di iniziativa parlamentare di una certa consistenza approvate in una legislatura. Sicuramente, poi, non sono molte quelle che fanno segnare l unanimità piena nelle tre letture necessarie: Camera, Senato e poi, di nuovo, Camera. La ricerca dell unanimità era finalizzata a rendere lo Statuto patrimonio di tutti, non di una sola parte, perché è una legge ordinaria (e non una legge costituzionale, che avrei preferito in linea teorica, ma che non sarebbe mai giunta all approvazione). La collegialità che sta dietro alla legge 180/2011 determina che venga difesa (e attuata) da tutti. Questo è un bene per il Paese e, soprattutto, per il nostro sistema economico. RIFORMARE COME ESERCIZIO QUOTIDIANO ALESSANDRO VENTURI Docente di Diritto pubblico comparato all Università degli studi di Pavia «Qualunque cosa tu possa fare cominciala. L audacia ha in sé genio, potere, magia», ammoniva Goethe. Questo mi sembra lo spirito che ha animato dapprima l iniziativa, poi 15
17 Lo Statuto delle imprese l approfondito dibattito in Commissione e da ultimo l approvazione del disegno di legge recante lo Statuto delle imprese. E dal punto di vista di un giurista credo non vadano neppure trascurati, specie di questi tempi, tanto l iniziativa (parlamentare) quanto il consenso (unanimità) con cui il provvedimento è stato licenziato. Una considerazione preliminare riguarda il significato metagiuridico dello Statuto: esso infatti codifica, innanzitutto, una mentalità e un modo di agire nuovi sul versante legislativo e regolamentare che gradualmente dovrebbero contaminare tutti i settori coinvolti dalla nascita allo sviluppo dell impresa, dal privato al pubblico e viceversa. La nuova crisi economica mondiale ha dimostrato, se ancora ve ne fosse bisogno, che l eccesso di regolamentazione e di statuizione dei controlli non ha migliorato la sicurezza nei rapporti commerciali e finanziari, tanto che oggi per una banale fornitura di prodotti occorre premunirsi di idonea fideiussione (istituto giuridicamente primitivo, rozzo e inefficace). La definizione di un quadro di regole certe, improntate alla trasparenza e all imparzialità, consente di selezionare le imprese più efficienti e di aumentare la concorrenza a tutela (in questo caso sì) degli interessi degli utenti-consumatori e più in generale dell intera comunità. Occorre invertire la logica: dal sospetto alla fiducia, per un rating in tempo reale sulla serietà di ciascun operatore. In linea con quanto acutamente osservato dall Autorità garante della concorrenza e del mercato nella relazione annuale (2009), l intero impianto regolatorio del sistema delle imprese deve essere orientato a garantire le effettive necessità e proporzionalità delle procedure amministrative, a qualunque livello esse si collochino. Non si può certo dire che nel nostro ordinamento manchino norme di legge che mostrino un certo favor nei confronti delle imprese e più in generale del sistema economico-produttivo; tuttavia tali previsioni di carattere generale incontrano i maggiori limiti proprio in sede di attuazione in via amministrativa, secondo un paradigma abbastanza noto: Quot homines, tot sententiae. 16
18 RELAZIONI I valori di una svolta culturale È nello spazio della discrezionalità dell azione amministrativa che si annida gran parte dei vincoli e dell onerosità degli adempimenti (le stime documentano oltre 16 miliardi di euro solo per le piccole e medie imprese) per l avvio e l esercizio delle attività imprenditoriali. Per esempio, per chi lavora sul campo, è ormai assodato che alla voce impresa in un giorno corrisponde più una dichiarazione di intenti che un fatto concreto. È vero che in un giorno si confeziona e spedisce una pratica che si chiama ComUnica, che altro non è che la somma algebrica di 3-4 adempimenti amministrativi, ma il problema sta a monte, cioè nel tempo che precede e che è necessario per mettere nelle condizioni di far partire anche la più semplice delle imprese, che sia quella di un noleggiatore con conducente o quella di un idraulico piuttosto che di un falegname. Come noto, quindi, non si tratta di porre in essere riforme epocali che peraltro stentano a essere approvate che non trovano nella prassi un adeguato recepimento, bensì di procedere partendo da una legislazione di principio chiara, certa e trasparente e insistere affinché la sua attuazione si tramuti in una riforma quotidiana, capace di creare una mentalità nuova nei confronti di chi si assume il rischio di intraprendere un attività imprenditoriale. La legge 180/2011 rappresenta un primo esempio in questa direzione. Un rapido sguardo alla legislazione degli altri paesi europei conferma un trend legislativo in atto, specie nell ultimo decennio, caratterizzato da un favor particolare per le piccole e medie imprese, sulla scia degli atti normativi e non, adottati a livello comunitario e incentrati sul principio Think small first. Si potrebbe forse azzardare che anche a livello comunitario è in atto una sorta di ripensamento, o meglio adeguamento, rispetto a quanto inizialmente era stato sposato come modello competitivo incentrato sui grandi gruppi industriali. Il Regno Unito con l adozione del Companies act del 2006 (una vera e propria riforma del diritto societario) ha codificato taluni princìpi diretti a ridurre drasticamente gli adempimenti richiesti per la costituzione di nuove piccole e medie imprese (imprese con non più di 250 dipendenti, fatturato 11,2 milioni di sterline) e a semplificare le regole gestionali. 17
19 Lo Statuto delle imprese La riforma del diritto societario si è innestata in un contesto in cui già da anni erano state intraprese iniziative incentrate sulla qualità della normazione, codificate nel Regulatory reform act del 2001 secondo i seguenti princìpi: proportional, accountable, consistent, transparent e targeted. Con il Legislative and regulatory reform act del 2006 sono state disciplinate potestà normative secondarie, una sorta di second opinion con effetto abrogativo esercitata mediante i Legislative reform orders 1, dirette a modificare e rimuovere disposizioni legislative ritenute incongruenti rispetto ai princìpi testé ricordati. Da ultimo merita di essere menzionato lo Statutory code of practice for regulators del 2007, una sorta di vero e proprio codice di condotta dei pubblici poteri che impone loro di conformarsi ai princìpi direttivi ivi contenuti tanto nella definizione degli indirizzi di carattere generale quanto nell esercizio delle singole funzioni loro attribuite secondo il principio One stop shop. Non sono mancati simili interventi anche in Francia, capofila dei paesi europei per complessità della regolamentazione amministrativa, dapprima con la loi du 20 décembre 2007 relative à la simplification du droit che ha avviato un vero e proprio processo sistematico di semplificazione amministrativa per le imprese che si è concretizzato nel programma Pacte force 5, lanciato nel 2007 da Hervé Novelli a partire dal quale sono state intraprese importanti iniziative, soprattutto con riguardo alla piccola e media impresa, dirette a semplificare l ambiente delle imprese, sostenere la loro innovazione, abbassare il peso fiscale, favorire il finanziamento di imprese di taglia media e far crescere le Pmi e rilanciare le loro esportazioni. In quest alveo riformatore si innestano i vari programmi strategici, come ad esempio Gazelles, divenuto poi un vero e proprio Statut de la Pme de croissance 2 in cui sono codificati particolari regimi fiscali e specifiche tutele sociali riservati alle imprese più promettenti. In Germania a partire dal 2006 sono entrate in vigore tre leggi (2006, 2007, 2009) di semplificazione per le piccole e medie imprese dirette a diminuire drasticamente il
20 RELAZIONI I valori di una svolta culturale carico burocratico nella prospettiva di ridurre le autorità coinvolte in procedure autorizzatorie, di flessibilizzare e stabilizzare talune autorizzazioni specifiche. Nel caso della Spagna, da ultimo, è stato il recente recepimento della Direttiva servizi (Direttiva Bolkestein) 2006/123/CE del 12 dicembre 2006 che ha dato un impulso significativo all avvio di una stagione di riforme per la semplificazione amministrativa. Con la ley 17/2009 de 23 de noviembre, sobre el libre acceso a las actividades de servicios y su ejercicio 3 è stata istituita la cosiddetta Amministrazione unica, Ventanilla única, che prevede la possibilità per tutte le nuove imprese di avanzare l istanza, conoscerne lo stato, presentare controdeduzioni e accedere a tutte le informazioni in via telematica 4. In Italia, a partire dalla legge generale sul procedimento amministrativo (legge 241/1990 e s.m.i.), sono state avviate molteplici iniziative sulla semplificazione amministrativa, in via tanto legislativa quanto regolamentare (si pensi, ad esempio, ai regolamenti di delegificazione, allo Sportello unico per le attività produttive, Suap 5 ), sino agli ultimi provvedimenti espressamente dedicati all impresa in un giorno 6 e al recente d.l. semplificazione 7. I provvedimenti testé menzionati hanno avuto certamente il merito di inaugurare una nuova stagione della regolazione dell esercizio e dell attività d impresa; tuttavia, come si è rilevato in apertura, è mancato un approccio unitario al tema, specialmente nella definizione di taluni princìpi fondamentali inderogabili. Per vero, con la modifica del Titolo V della Costituzione e il superamento del parallelismo delle funzioni si è ulte Cfr. art. 18, comma 2: «Las Administraciones Públicas garantizarán que los prestadores de servicios puedan, a través de la ventanilla única: a) Obtener toda la información y formularios necesarios para el acceso a su actividad y su ejercicio. b) Presentar toda la documentación y solicitudes necesarias. c) Conocer el estado de tramitación de los procedimientos en que tengan la condición de interesado y recibir la correspondiente notificación de los actos de trámite preceptivos y la resolución de los mismos por el órgano administrativo competente». 5 Cfr. d.p.r. 7 settembre 2010, n Cfr. legge 6 agosto 2008, n. 133, Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, recante disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria, e segnatamente l art Cfr. legge 4 aprile 2012, n. 35 di conversione del d.l. 5/2012 in numerosi campi economici e del lavoro. 19
21 Lo Statuto delle imprese riormente complicato il quadro complessivo a fronte delle nuove e maggiori competenze attribuite alle Regioni. Come rilevato dall Autorità garante della concorrenza (anno 2010), le normative regionali hanno sovente contrastato gli interventi nazionali proconcorrenziali rischiando di compromettere l efficacia dei processi di apertura avviati a livello nazionale o quantomeno di impedirne un omogenea applicazione nelle diverse aree geografiche del Paese con effetti discriminatori per le imprese a seconda della localizzazione sul territorio e con grave pregiudizio per lo sviluppo dell economia nazionale. In un simile contesto e a fronte di una sostanziale inattuazione delle modifiche introdotte con la legge costituzionale 3/2001, il già labile confine delle prerogative statali e regionali sulle materie di rispettiva competenza è stato oggetto di plurimi interventi della Corte costituzionale. Nella maggior parte dei casi si pensi, tra quelli più eclatanti, alla legge obiettivo (sent. 303/2003), al codice dei contratti pubblici (sent. 401/2007), o da ultimo alla legge sul piano casa (sent. 121/2010) la Corte ha sostanzialmente salvato gli interventi del legislatore statale in settori strategici per l economia nazionale intersecando plurime competenze regionali. Lo Statuto delle imprese credo si possa collocare nell alveo testé richiamato. Esso, infatti, nella sua finalità di introdurre una disciplina sullo status giuridico delle imprese e in particolare delle micro, piccole e medie imprese così da accrescere la competitività del sistema Paese, è riconducibile alla materia tutela della concorrenza 8 ai sensi dell art. 117, comma 2, lett. e) attribuita alla legislazione statale esclusiva. Tuttavia, come rilevato dalla dottrina, la materia tutela della concorrenza è meglio qualificabile come una non materia, ovvero come una materia trasversale con una forza pervasiva di altre materie anche di competenza regionale. La rilettura offertaci 8 Dopo il codice dei contratti (nella stessa direzione cfr. anche le sent. 430/2007 e 431/2007), la Corte ha confermato anche la disciplina delle cosiddette liberalizzazioni: sia quella sull abolizione dei minimi tariffari su cui cfr. Corte cost. 443/2007, sia quella sull offerta del servizio taxi e l apertura del mercato del trasporto pubblico locale agli autoservizi pubblici non di linea su cui cfr. Corte cost. 452/
22 RELAZIONI I valori di una svolta culturale dalla Corte costituzionale con la sent. 401/2007 della tutela della concorrenza materia che era stata fino a ora intesa esclusivamente quale valore da perseguire ancorché tramite norme di dettaglio nel rispetto dei princìpi di ragionevolezza (adeguatezza) e di proporzionalità rappresenta certamente un punto di riferimento. Ribadita, in linea con i propri precedenti, la coincidenza della nozione di tutela della concorrenza con quella operante in ambito comunitario, che include in sé «sia interventi di regolazione e ripristino di un equilibrio perduto», sia interventi mirati a ridurre gli squilibri attraverso la creazione delle condizioni per l instaurazione di assetti concorrenziali, la Corte concretizza la predetta nozione rispetto allo specifico ambito dei contratti pubblici. In tale ambito, infatti, occorre assicurare la più ampia apertura al mercato a tutti gli operatori economici del settore in ossequio ai fondamentali princìpi comunitari derivanti dal Trattato. Allo stesso modo, l adozione di princìpi fondamentali per assicurare uniformi condizioni di competitività del sistema delle imprese sul territorio nazionale, unitamente alla previsione di norme di dettaglio concernenti la semplificazione dei procedimenti amministrativi per l attività d impresa è innanzitutto dettata dalla necessità di garantire il rispetto di quei princìpi di parità di trattamento, di non discriminazione, di proporzionalità e di trasparenza che caratterizzano tutta la disciplina comunitaria derivata. Il fatto poi che la materia tutela della concorrenza sia caratterizzata da un ambito di estensione incerto in ragione della sua trasversalità e quindi della sua potenziale interferenza orizzontale con altri ambiti materiali, assume nel caso di specie una connotazione del tutto particolare. Nel caso di specie credo che non si realizzerebbe un intreccio in senso stretto con ambiti materiali di pertinenza regionale prevalendo la disciplina statale su ogni altra fonte normativa. Si veda, ad esempio, l art. 6 sulle procedure di valutazione dell impatto delle iniziative legislative e regolamentari anche di natura fiscale sulle imprese prima della loro adozione, ovvero l art. 7 concernente la riduzione e la trasparenza degli adempimenti 21
23 Lo Statuto delle imprese amministrativi a carico di cittadini e imprese, e l art. 9 disciplinante i rapporti con la pubblica amministrazione. La peculiarità con cui si atteggia la materia tutela della concorrenza nel riparto Stato-Regioni si differenzia quindi anche dalle altre materie cosiddette trasversali. Essa, infatti, coincide semplicemente con le condizioni per la sua realizzazione e ha pertanto un ontologico e ineliminabile carattere di genericità e astrattezza rispetto al substrato materiale su cui incide. Di conseguenza, il legislatore statale ha titolo per disciplinare lo statuto giuridico dell impresa, finanche con norme di dettaglio, a condizione che siano rispettati i limiti interni dettati dai princìpi di proporzionalità e ragionevolezza. In buona sostanza, una tutela della concorrenza così concepita può legittimare un intervento statale dettagliato senza che ciò comporti intese o accordi con le Regioni. Tuttavia, va rilevato che specie per i provvedimenti attuativi delegati, al fine di evitare uno sconfinamento in materie di competenza regionale passibili di censure di costituzionalità, nel solco dell insegnamento della Corte costituzionale 121/2010 conviene seguire la via della leale collaborazione tra livelli di governo in una politica, quale è la definizione di uno statuto giuridico dell impresa, in cui si intrecciano molteplici competenze. Una possibile soluzione per il corretto esercizio di un multilevel government è quindi rappresentata dai diversi moduli di raccordo istituzionale funzionali alla (leale) collaborazione 9. Un esempio in tale direzione è rappresentato dall intesa tra Stato, Regioni ed enti locali sull atto statale concernente misure per il rilancio dell economia attraverso l attività edilizia, alla cronaca noto come Piano casa, con lo scopo di predisporre misure legislative coordinate tra Stato e Regioni nell ambito delle rispettive competenze e condividere l introduzione di misure di semplificazione procedurali dell attività edilizia. Oltre alla legittimazione dell intervento statale testé ricordata, non va neppure trascurata quella attinente alla definizione dei princìpi fondamentali nelle materie cosiddette di competenza concorrente ai sensi del comma 3 dell art E invero lo Statuto 9 V. Amorosino, Il governo del territorio tra Stato, Regioni ed enti locali, in Rivista giuridica dell edilizia, 2003,