Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-34315-del-23-12-2019
Timestamp: 2020-08-14 15:06:09+00:00
Document Index: 163958285

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Sentenza Cassazione Civile n. 34315 del 23/12/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 34315 del 23/12/2019
Cassazione civile sez. trib., 23/12/2019, (ud. 22/10/2019, dep. 23/12/2019), n.34315
sul ricorso 26608-2017 proposto da:
l’AVVOCAIURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;
P.M., elettivamente domiciliata in ROMA VIA OVIDIO 32,
presso lo studio dell’avvocato GUIDO BRUNO CRASTOLLA, rappresentata
e difesa dagli avvocati LUISA CARPENTIERI, PIERO MONGELLI;
Avverso la sentenza n. 1345/2017 della COMM. TRIB. REG. SEZ. DIST. Di
LECCE, depositata il 07/04/2017;
22/10/2019 dal Consigliere Dott. RAFFAELE MARTORELLI.
– la C.T.R. di Bari sez. staccata di Lecce con sentenza della sez. 24 n. 1345/2017 respingeva l’impugnazione proposta dall’Agenzia delle Entrate D.P. di (OMISSIS) avverso la sentenza della CTP di Lecce n. 3171/2014 del 25.6.2014, avverso l’avviso di classamento catastale, anno 2012, con cui, in applicazione della L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335, si era proceduto alla rideterminazione del classamento e all’attribuzione della nuova rendita catastale relativamente alle microzone nelle quali era stato rilevato un significativo scostamento tra il rapporto “valore medio di mercato/valore medio catastale” e l’analogo rapporto relativo all’insieme delle microzone comunali. La CTP aveva accolto il ricorso ritenendo che l’atto impugnato non fosse provvisto di adeguata motivazione.
Avverso detta sentenza proponeva ricorso innanzi a questa Corte l’Agenzia delle entrate eccependo:
– violazione di legge per erronea e falsa applicazione dell’art. 295 – c.p.c., e del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 39, (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4);
violazione e/o falsa applicazione della L. n. 212 del 2000, art. 7, (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3);
– violazione e/o falsa applicazione della L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335, nonchè del D.P.R. n. 1142 del 1949, art. 61, (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3).
L’intimata P.M. si costituiva con controricorso.
1. Il primo motivo non è fondato. La ricorrente deduce violazione dell’art. 295 c.p.c., e del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 39, per non avere la C.T.R. sospeso il processo, in attesa della decisione del giudice amministrativo sulla legittimità degli atti amministrativi generali relativi alle microzone comunali.
Rileva questa Corte che la sentenza impugnata è stata pubblicata dopo l’1.1.2016, allorquando, a seguito dell’entrata in vigore del D.Lgs. n. 156 del 2015, non ricorreva più un’ipotesi di sospensione necessaria, ai sensi dell’art. 295 c.p.c., essendo eventualmente applicabile l’art. 337 c.p.c., comma 2, che, in caso di impugnazione di una sentenza la cui autorità sia stata invocata in un separato processo, prevede soltanto la possibilità della sospensione facoltativa di quest’ultimo (Sez. 6-5, n. 29553 del 11/12/2017): di conseguenza, anche a voler superare la considerazione che il vizio denunciato non censura l’art. 337 c.p.c., comma 2, resta il fatto che tale articolo non obbliga il giudice a procedere alla sospensione. Peraltro, l’art. 39, comma 1 bis, – aggiunto dal D.Lgs. 24 settembre 2015, n. 156, art. 9, comma 1, lett. o), a decorrere dal 1 gennaio 2016 – (la commissione tributaria dispone la sospensione del processo in ogni altro caso in cui essa stessa o altra commissione tributaria deve risolvere una controversia dalla cui definizione dipende la decisione della causa”) non è evidentemente applicabile al caso di specie.
2. Il secondo ed il terzo motivo possono essere esaminati congiuntamente. L’Agenzia censura la sentenza della CTR nella parte in cui aveva affermato che l’avviso di accertamento catastale impugnato sarebbe stato carente di motivazione. Secondo la ricorrente, richiamando detto avviso il provvedimento di attivazione del procedimento revisionale nonchè le ragioni che avevano giustificato nello specifico il riclassamento effettuato, non poteva dedursi il vizio di motivazione. Deduce altresì la ricorrente che la norma esaminata era di carattere speciale e, con una revisione massiva dei classamenti delle unità immobiliari urbane, tendeva a sopperire al mancato aggiornamento delle rendite catastali attenuando le sperequazioni fiscali all’interno di uno stesso Comune. Non si trattava pertanto di una revisione puntuale del singolo classamento, ma di un aumento delle rendite catastali in microzone anomale, necessario per il mancato aggiornamento delle rendite catastali. Richiamava la sent. n. 21176/2016 di questa Corte.
I motivi sono infondati. Ed invero, il procedimento di “revisione parziale del classamento” di cui alla L. 30 dicembre 2004, n. 311, art. 1, comma 335, non essendo diversamente disciplinato se non in relazione al suo presupposto fattuale, e cioè l’esistenza di uno scostamento significativo del rapporto tra i valori medi della zona considerata e nell’insieme delle microzone comunali, resta soggetto alle medesime regole dettate ai fini della “revisione del classamento” dal D.P.R. 23 marzo 1998, n. 138, art. 9, sì da sottrarne l’attuazione alla piena discrezionalità della competente Amministrazione pubblica. Ne consegue che anche la procedura prevista dal comma 335 cit., pur a fronte del relativo presupposto, non può sottrarsi all’applicazione dei parametri previsti, in via ordinaria, dalla L. 23 dicembre 1996, n. 662, art. 3, comma 154, lett. e), il quale impone che si tenga conto, nel medesimo contesto cronologico, dei caratteri specifici di ciascuna unità immobiliare, del fabbricato e della microzona ove l’unità è sita, siccome tutti incidenti comparativamente e complessivamente alla qualificazione della stessa (Cass. n. 4712 del 09/03/2015).
A giudizio di questa Corte, pertanto, non si può prescindere da una adeguata valutazione, caso per caso, del singolo immobile, oggetto di riclassificazione. Poichè non è sufficiente il rispetto dei criteri generali previsti dalla norma, ma si richiede che l’attribuzione della nuova rendita venga contestualizzata in riferimento alle singole unità immobiliari, anche gli oneri motivazionali devono adeguarsi ad esigenze di concretezza e di analiticità, senza che possa ritenersi sufficiente una motivazione standardizzata, applicata indistintamente, che si limiti a richiamare i presupposti normativi in modo assertivo. Ebbene, con riferimento a tale specifica ipotesi questa Corte ha ripetutamente affermato, in relazione a contenziosi sorti in conseguenza di applicazioni fatte in diversi Comuni, che “In tema di estimo catastale, qualora il nuovo classamento sia stato adottato ai sensi della L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335, nell’ambito di una revisione parziale dei parametri della microzona nella quale l’immobile è situato, giustificata dal significativo scostamento del rapporto tra il valore di mercato ed il valore catastale rispetto all’analogo rapporto sussistente nell’insieme delle microzone comunali, non può ritenersi congruamente motivato il provvedimento di riclassamento che faccia esclusivamente riferimento ai suddetti parametri di legge ed ai provvedimenti amministrativi a fondamento del riclassamento, allorchè da questi ultimi non siano evincibili gli elementi (come la qualità urbana del contesto nel quale l’immobile è inserito, la qualità ambientale della zona di mercato in cui l’unità è situata, le caratteristiche edilizie del fabbricato) che, in concreto, hanno inciso sul diverso classamento, esigendosi che detto obbligo motivazionale sia assolto in maniera rigorosa in modo che il contribuente sia posto in condizione di conoscere le concrete ragioni che giustificano il provvedimento, avente carattere “diffuso”” (Vedi Cass. n. 3156 del 2015; n. 22900 del 2017; n. 16378, n. 2379, n. 28035 e n. 28076 del 2018; n. 17413 del 2018; n. 17412 del 2018; n. 8741 del 2018; n. 4903, n. 10403, n. 1434, n. 19990 del 2019).
Ne consegue che non può ritenersi congruamente motivato il provvedimento di riclassamento che faccia esclusivamente riferimento al rapporto tra il valore di mercato ed il valore catastale nella microzona considerata, rispetto all’analogo rapporto sussistente nell’insieme delle microzone comunali, e al relativo scostamento ed ai provvedimenti amministrativi a fondamento del riclassamento, allorchè da questi ultimi non risultino gli elementi (come la qualità urbana del contesto nel quale l’immobile è inserito, la qualità ambientale della zona di mercato in cui l’unità è situata, le caratteristiche edilizie del fabbricato) incidenti, in concreto, sul diverso classamento.
Peraltro, v’è da aggiungere che la Corte costituzionale ha, fra l’altro, affermato che “la natura e le modalità dell’operazione enfatizzano l’obbligo di motivazione in merito agli elementi che hanno, in concreto, interessato una determinata microzona, così incidendo sul diverso classamento della singola unità immobiliare; obbligo che, proprio in considerazione del carattere “diffuso” dell’operazione, deve essere assolto in maniera rigorosa in modo tale da porre il contribuente in condizione di conoscere le concrete ragioni che giustificano il provvedimento”, ribadendo così la necessità di una provvedimento specifico e puntuale in capo all’Amministrazione (Corte Cost. n. 249/2017), non potendo darsi seguito all’orientamento espresso da Cass. n. 21176/2016, rimasto isolato.
Orbene, la CTR si è, in definitiva, uniformata ai predetti principi, con la conseguenza che il ricorso deve essere rigettato. In considerazione del fatto che le questioni giuridiche esaminate hanno trovato soluzione alla luce di interventi legislativi e giurisdizionali complessi, va disposta la compensazione delle spese del presente grado di giudizio.