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Timestamp: 2018-07-23 08:10:47+00:00
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Imposta di registro sentenza: chi paga se ci sono più parti?
> Pubblicato il 21 novembre 2015
In caso di litisconsorzio facoltativo, l’imposta per la registrazione della sentenza deve essere pagata pro quota e non in solido; nei processi contro un’amministrazione statale, se il giudice compensa le spese, l’imposta è prenotata a debito per la metà o per la quota di compensazione.
Nelle ipotesi di litisconsorzio facoltativo, cioè quando ciascuna parte in causa agisce per un proprio autonomo diritto e la sentenza decide distintamente i vari rapporti giuridici, l’imposta per la registrazione della sentenza deve essere richiesta non a tutte le parti per l’intero bensì pro quota a ciascuna parte.
La ripartizione pro quota consente di evitare che l’importo dell’imposta di registro sia sproporzionato rispetto alle posizioni giuridiche dei singoli soggetti in causa.
È quanto chiarito dall’Agenzia delle Entrate con una recentissima risoluzione [1] indirizzata a tutti gli uffici, contenente importanti indicazioni anche sull’istituto della prenotazione a debito nel caso in cui il giudice dispone la compensazione delle spese processuali. La risoluzione si riferisce alle ipotesi di giudizi di più parti (litisconsorzio facoltativo) contro un’amministrazione statale.
Imposta di registro e litisconsorzio facoltativo
Come sopra accennato, si ha litisconsorzio facoltativo quando in un giudizio vi sono più parti attrici o più parti convenute e ciascuna di esse è titolare di un rapporto giuridico autonomo e distinto rispetto a quello delle altre.
In ipotesi di litisconsorzio facoltativo, ci si chiede se tutte le parti attrici sono obbligate in solido al pagamento dell’imposta dovuta per la registrazione della sentenza, oppure se ciascuna di esse, debba pagare esclusivamente l’imposta riferita alla propria posizione giuridica.
L’Agenzia delle Entrate ha optato per la seconda soluzione escludendo la solidarietà passiva per il pagamento dell’imposta di registro. È vero che la legge prevede, in linea generale, che l’imposta in questione grava su tutte le parti in causa, ma nel caso di litisconsorzio facoltativo ciascuno degli attori agisce in giudizio a tutela di un rapporto giuridico distinto ed autonomo rispetto a quello proprio degli altri attori, anche se accomunati dalla medesima causa.
Di conseguenza, le varie posizioni giuridiche pur se coinvolte nel medesimo processo, possono essere astrattamente scisse in più cause e la sentenza che le definisce – sebbene formalmente unica – consta, in realtà, di tante pronunce quante sono le cause riunite, le quali conservano la loro autonomia. L’imposta di registro allora deve tener conto di tale scissione, poiché essa non colpisce la sentenza in sé come documento ma i rapporti giuridici in essa racchiusi [2].
Tale orientamento è confermato dalla Corte di Cassazione [3] secondo cui “L’esigenza di tenere distinte, ai fini dell’applicazione dell’imposta di registro, le varie statuizioni della medesima sentenza risiede, peraltro, nella stessa logica, interna allo specifico presupposto che deve essere individuato non nell’atto considerato in sé quale mero documento ma nell’atto giuridico avente contenuto economico in quanto considerato nella sua idoneità a produrre ricchezza e dunque sintomo di capacità contributiva”.
Dunque, alla luce di tali principi, se, nell’ambito di un litisconsorzio facoltativo, ciascun soggetto agisce per la tutela di un autonomo diritto e le statuizioni della sentenza sono riferite distintamente a ciascun rapporto giuridico, ogni parte del processo risulterà responsabile del pagamento dell’imposta di registro relativa esclusivamente alla propria posizione giuridica.
L’imposta di registro dovrà essere, quindi, liquidata pro quota dall’Agenzia delle Entrate nei confronti di ciascun attore, in ragione del rapporto giuridico oggetto della statuizione della sentenza allo stesso riferibile.
Prenotazione a debito dell’imposta di registro in caso di compensazione delle spese processuali
La risoluzione in esame risolve anche il dubbio interpretativo relativo al funzionamento della cosiddetta prenotazione a debito dell’imposta di registro qualora il giudice abbia disposto la compensazione delle spese processuali. Il dubbio si poneva in questi termini: nell’ipotesi in cui il cancelliere proceda alla richiesta di registrazione della sentenza con prenotazione a debito, le parti sono tenute al versamento dell’intera imposta, o solo della metà o della quota di compensazione?
La legge [4] stabilisce che nei processi in cui è interessata un’amministrazione dello Stato, le spese relative a sentenze, atti e provvedimenti sono prenotate a debito, cioè sono recuperate dell’amministrazione in un momento successivo in caso di condanna dell’altra parte alla rifusione delle spese in proprio favore.
In caso di spese processuali compensate: se la registrazione della sentenza è chiesta dall’Amministrazione, l’imposta di registro è prenotata a debito per la metà o per la quota di compensazione, ed è pagata per il rimanente dall’altra parte; se, invece, la registrazione è chiesta dalla parte privata, nel proprio interesse o per uno degli usi previsti dalla legge, l’imposta di registro della sentenza è pagata per intero dalla stessa parte.
Dunque, nell’ipotesi di procedimenti in cui è parte un’amministrazione statale conclusi con la compensazione delle spese giudiziarie, l’imposta di registro è prenotata a debito per la metà o per la quota di compensazione, mentre il residuo dell’imposta va corrisposto dall’altra parte processuale.
Tale principio trova applicazione anche nell’ipotesi in cui provveda alla richiesta di registrazione il cancelliere che, dunque, richiede la prenotazione a debito per la metà o per la quota di compensazione dell’imposta di registro. La quota residua di imposta dovrà, quindi, essere corrisposta dall’altra parte processuale.
Qualora la parte privata non si attivi spontaneamente per il pagamento della propria quota di imposta di registro, il competente ufficio dell’Agenzia delle Entrate procederà alla notifica dei relativi avvisi nei confronti dei soggetti interessati. Avvisi che, come sopra illustrato, nel caso di litisconsorzio facoltativo, dovranno contener la richiesta pro quota.
[1] Agenzia delle Entrate, risoluzione n. 95/E del 20.11.15.
[2] Cass. sent. n. 1103/2000.
[3] Cass. sent. n. 4805/2011.
[4] DPR n. 115/2002.