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Timestamp: 2020-02-19 09:33:45+00:00
Document Index: 143152193

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 342', 'art. 53', 'art. 2697', 'art. 342', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 3', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 11936 del 30/05/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11936 del 30/05/2011
Cassazione civile sez. trib., 30/05/2011, (ud. 04/05/2011, dep. 30/05/2011), n.11936
G.L., residente a (OMISSIS), rappresentato e difeso,
giusta delega in calce al controricorso, dall’Avv. ANTONINI Alfredo,
elettivamente domiciliato in Roma, Via Prisciano, 42 presso lo studio
dell’Avv. Enzo Fogliari;
avverso la sentenza n. 29/06/2009 della Commissione Tributaria
Regionale di Trieste – Sezione n. 06, in data 28/01/2009, depositata
il 10 marzo 2009.
Nel ricorso iscritto a R.G. n. 14987/2009, è stata depositata in cancelleria la seguente relazione:
“1 – E’ chiesta la cassazione della sentenza n. 29/06/2009 pronunziata dalla C.T.R. di Trieste, Sezione n. 06, il 28.01.2009 e DEPOSITATA il 10 marzo 2009.
Con tale decisione, la C.T.R. ha accolto l’appello del contribuente, riconoscendo il diritto al rimborso dell’IRAP. 2 – Il ricorso di che trattasi, che riguarda impugnazione di cartella di pagamento relativa ad IRAP dell’anno 2000, è affidato a tre mezzi, con cui si deduce, violazione e falsa applicazione dell’art. 342 c.p.c. e del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 53, violazione e falsa applicazione dell’art. 2697 cod. civ., nonchè insufficiente motivazione su fatto controverso e decisivo.
4 – Il primo mezzo va esaminato tenendo conto del principio secondo cui “Il requisito della specificità dei motivi d’appello, fissato a pena d’inammissibilità dall’art. 342 cod. proc. civ., esige la formulazione di censure che siano attinenti alla “ratio” della sentenza impugnata e contengano notazioni in fatto e in diritto potenzialmente in grado di infirmarla, senza che si richieda lo specifico richiamo delle norme applicabili (spettando al giudice d’individuarle), e senza che rilevi, al fine dell’ammissibilità dell’appello, l’indagine in ordine alla dimostrazione, alla consistenza e alla decisività delle allegazioni dell’appellante, trattandosi di questioni influenti in sede di esame del fondamento del gravame” n. 24834/2005 n. 5493/2001).
Dall’impugnata sentenza pag. 2 rigo 4 e seguenti si evince che le censure avverso la decisione di prime cure, – che aveva respinto la domanda di rimborso, ritenendo sussistente il presupposto impositivo dell’autonoma organizzazione, risultano specifiche e che l’argomentazione, ivi svolta, aggrediva puntualmente la ratio propria della decisione, deducendo l’inesistenza del presupposto, “stante l’assenza di dipendenti e collaboratori, come pure di capitali di terzi”.
5 – Le censure formulate con gli altri due mezzi, che avuto riguardo alla connessione si trattano congiuntamente, vanno risolte, per un verso, richiamando il principio secondo cui la norma del combinato disposto del D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446, art. 2, primo periodo, e art. 3, comma 1, lett. c), l’esercizio delle attività di lavoro autonomo è escluso dall’applicazione dell’imposta regionale sulle attività produttive (IRAP) solo qualora si tratti di attività non autonomamente organizzata; il requisito dell’autonoma organizzazione, il cui accertamento spetta al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità, se congruamente motivato, ricorre quando il contribuente: a) sia sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione e non sia, quindi, inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse; b) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui; costituisce onere del contribuente che chieda il rimborso dell’imposta asseritamente non dovuta dare la prova dell’assenza delle condizioni sopraelencate” (Cass. n. 3680/2007, 3678/2007, n. 3676/2007, n. 3672/2007) e, d’altra parte, tenendo conto del consolidato orientamento secondo cui il ricorrente per cassazione “deve rappresentare i fatti, sostanziali e processuali, in modo da far intendere il significato e la portata delle critiche rivolte alla sentenza senza dover ricorrere al contenuto di altri atti del processo” (Cass. n. 15672/05; 19756/05, n. 20454/2005, SS.UU. 1513/1998) e, quindi, deve indicare specificamente le circostanze di fatto che potevano condurre, se adeguatamente considerate, ad una diversa decisione, nonchè i vizi logici e giuridici della motivazione (Cass. n. 11462/2004, n. 2090/2004, n. 1170/2004, n. 842/2002).
5 bis – Nel caso, le censure non risultano formulate in coerenza a detti principi, perchè, mentre i giudici di merito hanno accolto la domanda di rimborso, per avere ritenuto che dagli atti di causa emergeva che l’attività del contribuente risultava essere stata svolta, “in assenza di una autonoma organizzazione”, l’Agenzia non indica idonei e concreti elementi, che ove presi in considerazione avrebbero potuto indurre a decisione di segno opposto, e le doglianze appaiono sottese ad ottenere una opposta lettura di atti e documenti presi in esame dai giudici di merito e valutati diversamente, risolvendosi in censure di mere insufficienze argomentative.
Vista la relazione, il ricorso, il controricorso, la memoria 26.04.2011 e gli altri atti di causa;
rigetta il ricorso e condanna l’Agenzia Entrate al pagamento, in favore del controricorrente, delle spese del giudizio, in complessivi Euro millecento, oltre spese generali ed accessori di legge.