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Timestamp: 2019-08-20 18:48:17+00:00
Document Index: 83640996

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 120', 'art. 28', 'art. 3', 'art. 10', 'art. 17', 'art. 21', 'art. 25', 'art. 153', 'art. 183', 'sentenza ']

Studio Avvocato Duchemino Torino | Archivi Mensili: Maggio 2016
Assegno di mantenimento del coniuge: attitudine a lavoro dev’essere concreta
Pubblicato su 31 Mag 2016 di Studio Duchemino
Con sentenza Cass. civ. Sez. VI – 1, Ord., 04-04-2016, n. 6427, il Supremo Collegio ha ribadito che
l’attitudine al lavoro del coniuge, quale elemento di valutazione della sua capacità di guadagno, in tanto può assumere rilievo ai fini del riconoscimento e della liquidazione dell’assegno di mantenimento, in quanto venga riscontrata in termini di effettiva possibilità di svolgimento di un’attività retribuita, in considerazione di ogni concreto fattore individuale ed ambientale, e non già di mere valutazioni astratte ed ipotetiche (cfr. Cass., Sez. 1^, 13 febbraio 2013, n. 3502; 25 agosto 2006, n. 18547; 2 luglio 2004, n. 12121).
Nel caso di specie il Tribunale di Ragusa aveva posto a carico del marito un assegno mensile di Euro 2.000,00 a titolo di contributo per il mantenimento del coniuge ed un assegno mensile di Euro 1.000,00 per il mantenimento del figlio maggiorenne A., convivente con la madre e non ancora economicamente autosufficiente. Il medesimo marito aveva impugnato avanti la Corte d’Appello di Catania questa decisione, auspicando un ripensamento dei Giudici. Infine, si era rivolto alla Corte di Cassazione.
Premesso che il parametro indispensabile di riferimento per la valutazione di congruità dell’assegno
è costituito dal tenore di vita di cui i coniugi hanno goduto nel corso della convivenza,
quale elemento per parametrare e misurare la qualità e la quantità delle esigenze del richiedente, al cui accertamento il giudice di merito deve procedere verificando le disponibilità patrimoniali dell’onerato, senza limitarsi a considerare il reddito emergente dalla documentazione fiscale prodotta, ma tenendo conto anche degli altri elementi di ordine economico, o comunque apprezzabili in termini economici, suscettibili di incidere sulle condizioni delle parti, quali la disponibilità di un consistente patrimonio e la conduzione di uno stile di vita particolarmente agiato e lussuoso (cfr. ex plurimis, Cass., Sez. I, 11 luglio 2013, n. 17199; 24 aprile 2007, n. 9915; 27 giugno 2006, n. 14840).
La valutazione parte, anzitutto, dalla attitudine lavorativa, costituita da esperienze pregresse di lavoro, titoli di studio, abilitazioni professionali, per poi scendere nel concreto della situazione, nell’ambito della quale il Tribunale è tenuto a valutare non l’astratta idoneità al lavoro del coniuge, ma la concreta sua attitudine, anche in presenza di elementi positivi e favorevoli come la formazione scolastica.
In obiter dictum la Suprema Corte specifica anche il ruolo delle dichiarazioni dei redditi dei coniugi, fermo
restando il loro apprezzamento rimesso alla discrezionalità del giudice, il quale è libero di andare il proprio convincimento su altre risultanze probatorie (cfr. Cass., Sez. 6^, 16 settembre 2015, n. 18196; Cass., Sez. 1^, 12 giugno 2006, n. 13592;
In sostanza, nell’analizzare la posizione economica della moglie, secondo la Corte di Cassazione il Tribunale e la Corte di Appello avevano anzitutto individuato la capacità teorica di produrre reddito in capo alla moglie, ma contemporaneamente avevano valutato bene la situazione concreta, relativa a quei fattori capaci di impedire l’effettiva attitudine al lavoro nel conseguimento di risultati pratici. Si dice, infatti, che le Corti hanno bene argomentato
avendo dato puntualmente atto delle opportunità connesse al titolo di studio universitario ed all’abilitazione professionale di cui la donna è in possesso, ma avendone anche ridimensionato la portata, alla luce delle difficoltà, ineccepibilmente desunte da nozioni di comune esperienza, che ella è verosimilmente destinata ad incontrare nell’inserimento del mondo del lavoro, a causa dell’età ormai avanzata e della mancanza di precedenti esperienze professionali. E’ noto d’altronde che l’attitudine al lavoro del coniuge, quale elemento di valutazione della sua capacità di guadagno, in tanto può assumere rilievo ai fini del riconoscimento e della liquidazione dell’assegno di mantenimento, in quanto venga riscontrata in termini di effettiva possibilità di svolgimento di un’attività retribuita, in considerazione di ogni concreto fattore individuale ed ambientale, e non già di mere valutazioni astratte ed ipotetiche (cfr. Cass., Sez. 1^, 13 febbraio 2013, n. 3502; 25 agosto 2006, n. 18547; 2 luglio 2004, n. 12121).
Articolo redatto a Torino da Studio Duchemino il 31 maggio 2016
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Decreto mutui: le novità
Pubblicato su 27 Mag 2016 di Studio Duchemino
Con D. lgs 21 aprile 2016, n. 72 – Gazz. Uff. 20 maggio 2016, n. 117 – (cosiddetto “Decreto Mutui“) è stata attuata la direttiva 2014/17/UE in merito ai contratti di credito ai consumatori relativi a beni immobili residenziali.
Vediamo quali sono le principali novità nel settore finanziario e della casa, fermo restando che la presente analisi non ha pretesa di completezza, rappresentando una prima rassegna sommaria della normativa.
Anzitutto il decreto si applica ai contratti di credito. Per “contratto di credito” si deve intendere quello con cui (lettera c] Art. 120-quinquies decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385)
un finanziatore concede o si impegna a concedere a un consumatore un credito sotto forma di dilazione di pagamento, di prestito o di altra facilitazione finanziaria, quando il credito è garantito da un’ipoteca sul diritto di proprietà o su altro diritto reale avente a oggetto beni immobili residenziali o è finalizzato all’acquisto o alla conservazione del diritto di proprietà su un terreno o su un immobile edificato o progettato
Il decreto non si applica a tutti i contratti di credito possibili, in quanto è prevista una lista di eccezioni, che si riporta con riferimento all’art. 120-sexies del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385
2) non chiede il rimborso del credito fino al verificarsi di uno o più eventi specifici afferenti la vita del consumatore, salvo in caso di violazione, da parte del consumatore, dei propri obblighi contrattuali che consenta al finanziatore di domandare la risoluzione del contratto di credito;
h) contratti di credito non garantiti finalizzati alla ristrutturazione di un bene immobile residenziale;
i) contratti di credito in cui la durata non è determinata o in cui il credito deve essere rimborsato entro dodici mesi ed è destinato ad essere utilizzato come finanziamento temporaneo in vista di altre soluzioni per finanziarie l’acquisto della proprietà di un bene immobile.
Viene poi introdotto un dovere di correttezza a carico degli operatori finanziari, cioè i finanziatori e gli intermediari del credito, specificamente nelle attività coperte dal decreto stesso. In particolare, quindi, un dovere di diligenza, correttezza, e trasparenza, tenendo conto dei diritti e degli interessi dei consumatori; gli stessi
basano la propria attività sulle informazioni rilevanti riguardanti la situazione del consumatore, su ogni bisogno particolare che questi ha comunicato, su ipotesi ragionevoli con riguardo ai rischi cui è esposta la situazione del consumatore per la durata del contratto di credito.
Inoltre, gli annunci pubblicitari relativi a contratti di credito sono effettuati in forma corretta, chiara e non ingannevole. Essi non contengono formulazioni che possano indurre nel consumatore false aspettative sulla disponibilità o il costo del credito (Art. 120-octies, Pubblicità).
Gli annunci pubblicitari che riportano il tasso di interesse o altre cifre concernenti il costo del credito indicano le seguenti informazioni di base, in maniera chiara, precisa, evidenziata e, a seconda del mezzo usato, facilmente leggibile o udibile:
Gli obblighi informativi si fanno abbastanza stringenti, considerato che l’intermediario deve fornire un documento molto preciso, “contenente informazioni generali chiare e comprensibili sui contratti di credito offerti, su supporto cartaceo o altro supporto durevole”.
L’intermediario (Art. 120-novies – Obblighi precontrattuali)
fornisce al consumatore le informazioni personalizzate necessarie per consentire il confronto delle diverse offerte di credito sul mercato, valutarne le implicazioni e prendere una decisione informata in merito alla conclusione di un contratto di credito. Le informazioni personalizzate sono fornite su supporto cartaceo o su altro supporto durevole attraverso la consegna del modulo denominato «Prospetto informativo europeo standardizzato». Il modulo è consegnato tempestivamente dopo che il consumatore ha fornito le informazioni necessarie circa le sue esigenze
Si può rilevare che la disciplina della trasparenza bancaria e finanziaria cambia a seconda che il destinatario del finanziamento sia un consumatore – in questo caso la normativa è di origine comunitaria – oppure un operatore professionale – in questo caso la disciplina è lasciata agli Stati nazionali.
Si rileva anche la preoccupazione di evitare le crisi sistemiche derivanti da comportamenti irresponsabili degli operatori nella concessione dei mutui e il sovraindebitamento o la formazione di crediti deteriorati che andrebbero a pesare decisamente sulla situazione economica generale, come è avvenuto di recente. Infatti, è previsto, specificamente in tema di valutazione degli immobili, che (Art. 120-duodecies – Valutazione dei beni immobili):
I finanziatori applicano standard affidabili per la valutazione dei beni immobili residenziali ai fini della concessione di credito garantito da ipoteca. Quando la valutazione è condotta da soggetti terzi, i finanziatori assicurano che questi ultimi adottino standard affidabili.
Le procedure di finanziamento vengono di fatto standardizzate, nel senso che il consumatore deve fornire obbligatoriamente una serie di informazioni che servono per definire la sua esigenza e in ogni caso è introdotto un periodo di 7 giorni di riflessione obbligatoria, durante il quale la proposta del finanziatore rimane vincolante. Di fatto si tratta di un patto di opzione, che consente al consumatore di concludere il contratto non appena intenda farlo, semplicemente sottoscrivendo la proposta che rimane vincolante per il periodo di legge.
E’ stabilito, infatti, che
Prima della conclusione del contratto di credito, il consumatore ha diritto a un periodo di riflessione di almeno sette giorni per confrontare le diverse offerte di credito sul mercato, valutarne le implicazioni e prendere una decisione informata. Durante il periodo di riflessione, l’offerta è vincolante per il finanziatore e il consumatore può accettare l’offerta in qualunque momento.
E’ previsto un eventuale servizio di consulenza, nell’ambito del quale gli intermediari forniscono informazioni
Nello svolgimento del servizio di consulenza i finanziatori e gli intermediari del credito:
Residuano diversi aspetti di dettaglio che saranno in particolare analizzati nel prosieguo.
Articolo redatto a Torino da Studio Duchemino il 27 maggio 2016, avvocato in Torino
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Fumo: la nuova normativa europea
Il Ministero della Salute informa con comunicato del 18 maggio 2016 che entra in vigore in tutta Europa la Direttiva 2014/40/UE sul ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri relative alla lavorazione, alla presentazione e alla vendita dei prodotti del tabacco e dei prodotti correlati – Direttiva 2014/40/UE -.
Il D.lgs. 12 gennaio 2016, n. 6 ha già recepito la Direttiva.
Sulla questione dell’entrata in vigore, l’art. 28 del Decreto dispone
Le disposizioni del presente decreto si applicano a decorrere dal 20 maggio 2016, salvo quanto diversamente ivi previsto.
La Direttiva impone di inserire sui pacchetti di sigarette le “avvertenze combinate” circa la salute, il numero verde contro il fumo (800.544.088), il divieto di additivi per stimolare l’acquisto del tabacco, l’abolizione dei pacchetti da 10 sigarette, il divieto di informazioni ingannevoli per il consumatore, il divieto di aromi caratterizzanti, cioè odori facilmente distinguibili dovuti ad additivi o combinazioni di additivi, il divieto di vendita on line.
Lo scopo del decreto legislativo di recepimento della normativa comunitaria è ovviamente quello di garantire un livello elevato di protezione della salute umana, soprattutto per i giovani e ad adempiere agli obblighi derivanti dalla legge 18 marzo 2008, n. 75.
I livelli massimi di nicotina sono fissati dall’art. 3 del D.lgs.
I livelli di emissioni delle sigarette immesse sul mercato in Italia, di seguito livelli massimi di emissioni, non superano rispettivamente:
a) 10 mg di catrame per sigaretta;
b) 1 mg di nicotina per sigaretta;
c) 10 mg di monossido di carbonio per sigaretta.
I messaggi e le avvertenze sulla salute del consumatore sono disciplinati dall’art. 10 del D.lgs.
Art. 10. Avvertenze generali e messaggi informativi per i prodotti del tabacco da fumo
Ciascuna confezione unitaria e l’eventuale imballaggio esterno dei prodotti del tabacco da fumo recano la seguente avvertenza generale: «Il fumo uccide – smetti subito».
Ciascuna confezione unitaria e l’eventuale imballaggio esterno del tabacco da fumo recano il seguente messaggio informativo: «Il fumo del tabacco contiene oltre 70 sostanze cancerogene».
Per i pacchetti di sigarette e il tabacco da arrotolare in confezioni dalla forma parallelepipeda, l’avvertenza generale figura sulla parte inferiore di una delle superfici laterali della confezione unitaria e il messaggio informativo figura sulla parte inferiore dell’altra superficie laterale. Le avvertenze relative alla salute hanno una lunghezza non inferiore a 20 mm. Per le confezioni a forma di pacchetto a scatola con chiusura incernierata la cui superficie laterale viene divisa in due quando la confezione è aperta, l’avvertenza generale e il messaggio informativo figurano interamente sulle parti più ampie di tali due superfici. L’avvertenza generale appare altresì all’interno della superficie superiore visibile al momento dell’apertura della confezione. Le superfici laterali di questo tipo di pacchetto hanno un’altezza non inferiore a 16 mm. Per il tabacco da arrotolare commercializzato in buste, l’avvertenza generale e il messaggio informativo figurano sulle superfici che garantiscono la piena visibilità di tali avvertenze relative alla salute. Per il tabacco da arrotolare in confezioni di forma cilindrica l’avvertenza generale figura sulla superficie esterna della chiusura e il messaggio informativo sulla sua superficie interna. Sia l’avvertenza generale sia il messaggio informativo coprono il 50 per cento della superficie sulla quale sono stampati.
L’avvertenza generale e il messaggio informativo di cui ai commi 1 e 2 sono:
a) stampati in caratteri Helvetica grassetto su fondo bianco, determinando il corpo del font in modo che il testo occupi la maggior parte possibile della superficie riservata a tali avvertenze relative alla salute;
b) al centro della superficie riservata loro, e sulle confezioni dalla forma parallelepipeda e l’eventuale imballaggio esterno, sono paralleli al bordo laterale della confezione unitaria o dell’imballaggio esterno.
L’elemento di sicurezza della confezione, contro la manomissione, è previsto dall’art. 17:
L’elemento di sicurezza è stampato o apposto in modo inamovibile, è indelebile e non è dissimulato o troncato, ad esempio da bolli fiscali e da etichette del prezzo o da altri elementi prescritti dalla legislazione. I contrassegni di legittimazione possono essere utilizzati come caratteristica di sicurezza.
Il comma 6 dell’art. 21 si occupa, invece, delle caratteristiche delle sigarette elettroniche, che rilasciano nicotina, vietate comunque ai minori di anni 18:
Il liquido contenente nicotina contenuto nelle sigarette elettroniche ovvero nei contenitori di liquido di ricarica rispetta i seguenti requisiti:
1) in contenitori di liquido di ricarica appositi il cui volume non superi i 10 ml;
c) non deve contenere gli additivi elencati all’articolo 8, comma 3;
d) deve essere prodotto utilizzando solo ingredienti di elevata purezza. Le sostanze diverse dagli ingredienti di cui al comma 3, lettera b), possono essere presenti nel liquido contenente nicotina solo a livello di tracce, se tali tracce sono tecnicamente inevitabili durante la produzione;
Le sigarette elettroniche devono rilasciare le dosi di nicotina a livelli costanti in condizioni normali d’uso. Le sigarette elettroniche e i contenitori di liquido di ricarica devono essere a prova di bambino e manomissione, e devono essere protetti contro la rottura e le perdite e muniti di un meccanismo per una ricarica senza perdite.
f) recapito del fabbricante o importatore e di una persona giuridica o fisica di contatto all’interno dell’Unione europea.
L’art. 25 prevede le sanzioni in caso di violazione delle norme del decreto:
Art. 25. Sanzioni
Salvo che il fatto costituisca reato, al fabbricante e all’importatore di prodotti del tabacco o di prodotti correlati che producono, importano o immettono sul mercato sigarette con livelli massimi di emissione superiori a quelli di cui all’articolo 3, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da euro 30.000,00 a euro 150.000,00. Salvo che il fatto costituisca reato, al soggetto distributore o al rivenditore che vende sigarette con livelli massimi di emissione superiori a quelli di cui all’articolo 3, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da euro 500,00 ad euro 5.000,00, ove sia ad esso conoscibile il superamento dei suddetti livelli massimi.
Salvo che il fatto costituisca reato, al fabbricante e all’importatore di prodotti del tabacco o di prodotti correlati che producono, importano o immettono sul mercato prodotti del tabacco con aroma caratterizzante o contenenti additivi o aromi in violazione delle disposizioni di cui all’articolo 8, commi 1, 2, 3, 4, 6 e 7 si applica la sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da euro 30.000,00 a euro 150.000,00. Salvo che il fatto costituisca reato, al soggetto distributore o al rivenditore che immette sul mercato prodotti del tabacco con aroma caratterizzante o contenenti additivi o aromi in violazione delle disposizioni di cui all’articolo 8, commi 1, 2, 3, 4, 6 e 7, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da euro 500,00 ad euro 5.000,00 ove siano ad esso conoscibili la presenza di un aroma caratterizzante nonché degli additivi ed aromi vietati.
Salvo che il fatto costituisca reato, al fabbricante e all’importatore di prodotti del tabacco o di prodotti correlati che producono, importano o immettono sul mercato tabacco per uso orale, in violazione della previsione di cui all’articolo 18, o che vendono a distanza transfrontaliera i prodotti del tabacco ai consumatori, in violazione delle disposizioni di cui all’articolo 19, comma 1, o che vendono a distanza transfrontaliera sigarette elettroniche e contenitori di liquido di ricarica ai consumatori, in violazione delle disposizioni di cui all’articolo 21, comma 11, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da euro 30.000,00 a euro 150.000,00. Salvo che il fatto costituisca reato, al soggetto distributore o al rivenditore che immette sul mercato tabacco per uso orale, in violazione della disposizione di cui all’articolo 18 o che vende a distanza transfrontaliera prodotti del tabacco ai consumatori, in violazione della previsione di cui all’articolo 19, comma 1, o che vende a distanza transfrontaliera sigarette elettroniche e contenitori di liquido di ricarica ai consumatori, in violazione delle disposizioni di cui all’articolo 21, comma 11 si applica la sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da euro 500,00 ad euro 5.000,00.
Salvo che il fatto costituisca reato, al fabbricante ed all’importatore che producono, importano o immettono sul mercato sigarette elettroniche senza rispettare le prescrizioni di cui all’articolo 21, commi 6, 7, 8, 9, o che svolgono comunicazioni commerciali o compiono forme di contributi pubblici o privati in violazione delle disposizioni di cui all’articolo 21, comma 10, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da euro 30.000,00 a euro 150.000,00. Salvo che il fatto costituisca reato, al soggetto distributore o al rivenditore che vende sigarette elettroniche in violazione: delle disposizioni di cui all’articolo 21, comma 6, ove non abbia verificato il rispetto dei requisiti di cui alla lettera a); delle disposizioni di cui all’articolo 21, comma 6, lettera b), qualora sia ad esso conoscibile la presenza del contenuto di nicotina superiore al limite prescritto; delle disposizioni di cui all’articolo 21, comma 6, lettere c), d) ed e), qualora siano ad esso conoscibili la presenza di additivi e di ingredienti vietati o mancanti dei requisiti richiesti; si applica la sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da euro 500,00 a euro 5.000,00.
Salvo che il fatto costituisca reato, al fabbricante e all’importatore di prodotti del tabacco o di prodotti correlati che producono, importano o immettono sul mercato prodotti del tabacco senza recare le avvertenze ed i messaggi informativi sulle confezioni unitarie e l’eventuale imballaggio esterno secondo le disposizioni degli articoli 9, 10, 11, 12, 13, 14 e 22, ovvero senza rispettare le prescrizioni in materia di aspetto e contenuto delle confezioni di cui all’articolo 15, commi 1 e 2, o di contrassegno mediante codice identificativo unico delle confezioni unitarie dei prodotti di cui all’articolo 16, o di predisposizione dell’elemento di sicurezza nelle confezioni unitarie dei prodotti del tabacco di cui all’articolo 17, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da euro 20.000,00 a euro 120.000,00. Salvo che il fatto costituisca reato, al soggetto distributore o al rivenditore che vende prodotti del tabacco privi delle avvertenze e dei messaggi informativi di cui agli articoli 10, commi 1 e 2; 11, commi 1 e 2, lettere a), b) d) ed e); 12, comma 1; 13, comma 1, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da euro 500,00 ad euro 5.000,00.
Salvo che il fatto costituisca reato, al fabbricante e all’importatore di prodotti del tabacco o di prodotti correlati che non presentano le informazioni, le dichiarazioni, le relazioni, gli studi, le segnalazioni, le notifiche, gli elenchi e non forniscono i dati secondo quanto disposto dagli articoli 6, commi 1, 2, 3, 4, 7 e 8; 7, commi 2, 3 e 4; 20; 21, commi 2, 3 e 12; 23, comma 1, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da euro 10.000,00 ad euro 50.000,00.
Salvo che il fatto costituisca reato, al responsabile di un laboratorio di analisi di cui all’articolo 4, comma 2, che svolge le misurazioni di cui all’articolo 4, comma 1, senza la prescritta autorizzazione, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da euro 10.000,00 a euro 50.000,00.
All’applicazione delle sanzioni amministrative previste dal presente decreto si provvede secondo le modalità previste dalla legge 24 novembre 1981, n. 689 e successive modificazioni. Il rapporto previsto dall’articolo 17 della medesima legge è presentato al Prefetto per l’eventuale determinazione della somma dovuta per la violazione e la conseguente ingiunzione di pagamento.
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Torino: deposito di atto con numero di registro generale errato imputabile alla parte
Pubblicato su 24 Mag 2016 di Studio Duchemino
Con ordinanza Trib. Torino Sez. VII, Sent., 22-03-2016, il Tribunale del capoluogo piemontese rigetta l’istanza di rimessione in termini formulata dalla parte che aveva depositato una memoria istruttoria fuori termine massimo, per aver erroneamente indicato il numero di registro generale del ruolo nel primo deposito.
La tematica riguarda un problema delicato del processo telematico, cioè il rispetto dei termini processuali nell’ipotesi di deposito telematico degli atti endoprocessuali.
L’istituto della rimessione in termini è previsto dal codice di procedura civile (art. 153 c.p.c.):
Solo la parte che dimostra di essere decaduta dal rispetto di un termine perentorio per causa ad essa non imputabile può chiedere ed ottenere la rimessione in termini. Nel caso di specie si trattava evidentamente del termine previsto per il deposito della memoria istruttoria in senso stretto, cioè quella di cui all’art. 183 6 n. 2 c.p.c.
Il punto della questione era verificare se è imputabile o meno alla parte il mancato rispetto del termine, nell’ipotesi in cui il primo deposito telematico della memoria non sia andato “a buon fine” a causa dell’erronea indicazione del numero di registro generale del procedimento. Infatti, quando si deposita l’atto, la parte ha l’onere di indicare a quale procedimento pendente si riferisca il deposito e il Cancelliere accetta o meno il deposito.
In questo caso l’istante riferiva di aver effettuato il deposito lo stesso giorno della scadenza del termine (10.03.2016) indicando un numero di R.G. errato (3070 anziché 32070) e di aver ricevuto il giorno stesso (alle ore 16.06) un messaggio che informava dell’esito infruttuoso del deposito a causa del numero di ruolo non valido, messaggio che tuttavia l’istante leggeva soltanto il giorno dopo, allorquando si adoperava a rieffettuare il deposito con l’indicazione del numero di ruolo corretto, a termine ormai scaduto.
Il Giudice invocava, quindi, il principio sancito dalla sentenza Cass. 21794/2015, secondo cui l’erronea indicazione del numero di registro generale è imputabile alla parte e non è causa di decadenza dal termine che non sia riconducibile alla sua volontà.
Peraltro, secondo il Giudicante, in virtù delle “Specifiche tecniche previste dall’articolo 34, comma 1 del decreto del Ministro della giustizia in data 21 febbraio 2011 n. 44, recante regolamento concernente le regole tecniche per l’adozione, nel processo civile e nel processo penale, delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, in attuazione dei principi previsti dal D.Lgs. 7 mazzo 2005, n. 82, e successive modificazioni, ai sensi dell’articolo 4, commi 1 e 2 del D.L. 29 dicembre 2009, n. 193, convertito nella L. 22 febbraio 2010, n. 24″ – Specifiche di Interfaccia fra Punto di Accesso e Gestore Centrale -, l’Ufficio di Cancelleria può decidere se forzare il blocco o meno, il tutto a discrezione, cioè in sostanza se intervenire forzando l’accettazione o rifiutando il deposito.
Il Cancelliere aveva così ritenuto, non conoscendo il vero R.G., di non forzare il blocco e così di rifiutare legittimamente il deposito, a cui peraltro non era seguito in tempo utile un nuovo deposito nonostante l’avvertimento inviato immediatamente alla parte.
Articolo redatto a Torino da Studio Duchemino il 24 maggio 2016
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