Source: https://www.magistraturaindipendente.it/minori-stranieri-e-minori-stranieri-non-accompagnati.htm
Timestamp: 2020-08-14 10:12:55+00:00
Document Index: 186222276

Matched Legal Cases: ['art. 83', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 10', 'art. 29', 'art. 31', 'art. 34', 'art. 28', 'sentenza ', 'Cass, Sez. ', 'art. 2', 'art. 33', 'art. 32', 'art. 32', 'art. 37', 'art. 43', 'art. 403', 'art. 403', 'art. 403', 'sentenza ', 'Cass. Sez. ', 'art. 18', 'art. 19', 'art. 19', 'art. 19', 'art. 2', 'art. 19', 'art. 14', 'art. 7', 'art. 2', 'art. 28', 'art. 19', 'art. 4', 'art. 35', 'art. 315', 'art. 7', 'art. 1', 'art. 33', 'art. 19', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 6', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ', 'art. 33']

venerdì, 14 agosto 2020 12:12
1.Premessa. 2. Fonti nazionali e sovranazionali sui diritti dei minori. 3.La disciplina del t.u. immigrazione sui minori stranieri inseriti in un nucleo familiare e la giurisperudenza della Corte di Cassazione. 4. Minori stranieri non accompagnati. 4.a definizioni; 4.b la tutela fornita dal diritto interno al minore straniero non accompagnato. 5. La protezione del m.s.n.a. prevista dal d.lvo 18.08.15 n. 142. 6 Casi eccezionali di espulsione dei minori stranieri non accompagnati e loro rimpatrio assistito. 7 Analisi della l. 47/17. 8. La legge n. 220/2017. 9. Conclusioni.
Certamente, oggi, il livello di garanzie e tutele in Italia per i Minori Stranieri non Accompagnati è ottimale e la circostanza che il D.L. 17.03.2020 n. 18 ed il successivo D.L. 08.04.2020 N. 23, intervenuti sull’ emergenza per l’ epidemia da Covid 19, prevedano i procedimenti per le tutele giuridizionali ai minori stranieri non accompagnati (d’ ora in poi indicati con la sigla msna) come tra quelli per i quali non opera la disciplina della sospensione dei termini, e del rinvio d’ ufficio delle udienze, ne è una conferma.
Infatti all’ art. 83 c. 3 del D.L. 18/20 si afferma: “Le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 non operano nei seguenti casi :a) cause di competenza del Tribunale per i Minorenni relative alle dichiarazioni di adottabilità, ai minori stranieri non accompagnati, ai minori allontanati dalla famiglia ed alle situazioni di grave pregiudizio”.
Il legislatore, anche dell’ emergenza, pertanto, è pienamente consapevole del fatto che la disciplina della tutela giurisdizionale dei minori stranieri non accompagnati è indispensabile per la protezione primaria dei diritti fondamentali della persona, come tale irrinunciabile, per il nostro ordinamento.
3) Convenzione di New York sui diritti del fanciullo del 20.10.89, ratificata con l. 27.05.91 n. 176[1]
4) Convenzione Europea di Strasburgo del 25.01.96, ratificata con legge 20.03.2003 n. 77[2];
5) Convenzione del Consiglio d’ Europa sui diritti dell’ uomo e sulla biomedicina, Oviedo 04.04.97, ratificata con l. 28.03.2001 n. 145[3] ;
La Carta Costituzionale prevede all’ art. 2 il riconoscimento di diritti inviolabili ad ogni uomo, e quindi anche agli stranieri, ed all’ art. 3 il principio di uguaglianza, nelle seguenti declinazioni:
art. 2: ”La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’ uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’ adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”.
Art. 3: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
L’ art. 10 Cost. prevede poi una riserva di legge rinforzata per la condizione giuridica del cittadino straniero: cioè vi è riserva a favore della legge ordinaria, ma si prescrive che la legge ordinaria debba provvedere in conformità delle norme e dei trattati internazionali.
Testualmente: “L’ ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme di diritto internazionale generalmente riconosciute.
Con riguardo al titolo II della Carta Costituzionale, che tratta dei rapporti etico sociali, si richiamano l’ art. 29 e 30 Cost., che prevedono la tutela costituzionale della famiglia[4], l’ art. 31 c. 2 Cost., che prevede la protezione della maternità, l’ infanzia e la gioventù, nonché l’ art. 34 Cost. che prevede il diritto dovere all’ istruzione.
E’ necessario distinguere due grandi macroaree di minori stranieri: i minori stranieri inseriti in un nucleo familiare regolare dai minori stranieri c.d. non accompagnati.
All’ art. 28 il T.U. sancisce il diritto all’ unità familiare e prevede, al c. 1, che il diritto a mantenere o riacquistare l’ unità familiare nei confronti dei familiari stranieri è riconosciuto, alle condizioni previste dal testo unico, agli stranieri titolari di carta di soggiorno o di permesso di soggiorno di durata non inferiore ad un anno rilasciato per motivi di lavoro subordinato o autonomo ovvero per asilo, per studio, per motivi religiosi o per motivi familiari.
Le SS.UU. della Suprema Corte sono intervenute a stabilire il principio di diritto relativamente alla consistenza dei gravi motivi richiesti dalla fattispecie, componendo il contrasto relativo all’ interpretazione.
Infatti, secondo un indirizzo più restrittivo, la deroga si sarebbe dovuta correlare a situazioni di emergenza, ritenendola applicabile solo in situazioni di estremo pericolo per la salute fisica del minore. E’ stato seguito dalle SS.UU. l’ indirizzo più ampio, statuendo così che i gravi motivi non devono necessariamente consistere in situazioni d’ emergenza o circostanze contingenti ed eccezionali strettamente collegate alla salute fisica del minore, potendo comprendere qualsiasi danno effettivo, concreto, percepibile ed obiettivamente grave che, in considerazione dell’ eta’ e delle condizioni di salute ricollegabili al suo complessivo equilibrio psico-fisico, deriva o derivera’ certamente al medesimo dall’ allontanamento del familiare o dal definitivo sradicamento dall’ ambiente in cui e’ cresciuto.[5]
Le SS.UU. però specificano che la deroga non puo’ divenire regola, dovendosi ritenere inaccettabile l’ attribuzione alla norma della “ funzione… di superare e porre nel nulla la disciplina del ricongiungimento posta dalla normativa”. Ciò perché, a parere della Corte, una tale lettura sarebbe incompatibile proprio con l’ intero sistema integrato delle fonti costituzionali, comunitarie ed internazionali introduttive dei criteri di bilanciamento tra l’ interesse del minore nel grado più elevato possibile e l’ interesse pubblico alla sicurezza nazionale nonché all’ osservanza della disciplina dell’ immigrazione.
Si segnala anche la precedente sentenza Cass, Sez. Un., 16.10.2006 n. 22216 che, in materia, ha statuito un doppio regime interpretativo:
La prima definizione normativa di minore straniero non accompagnato la troviamo in una risoluzione del Consiglio d’ Europa del 1997, che definisce i minori stranieri non accompagnati come i cittadini di stati terzi di eta’ inferiore ai 18 anni che facciano ingresso nei territori dell’ Unione non accompagnati da un adulto per essi responsabile in base alla legge o alla consuetudine e fino a quando non siano definitivamente presi in custodia da tali soggetti
All’ art. 2 c. 1 lett. E) definisce il minore straniero non accompagnato come lo straniero di età’ inferiore agli anni 18 che si trovi, per qualsiasi causa, nel territorio dello stato, privo di assistenza e rappresentanza legale.[6]
L’ art. 33 di tale legge, al c. 1, sancisce il divieto di ingresso nel territorio dello stato di minori stranieri non accomagnati.
Più specificatamente prevede che non è consentito l’ ingresso nel territorio dello stato a minori che non siano accompagnati da almeno un genitore o da parenti entro il quarto grado, salvo il caso in cui i minori siano muniti di visto di ingresso ai sensi dell’ art. 32 l. 184/83, cioè il visto di ingresso per adozione a beneficio del minore adottando, di cui dall’ art. 32 c. 4 ultimo periodo. [7]
3. Adozione da parte del Tribunale per i Minorenni in via “definitiva” o dei provvedimenti di cui all’ art. 37 bis l. 184/83 (applicazione della disciplina in materia di adozione e affidamento e provvedimenti necessari in casi di urgenza) ovvero segnalazione alla Commissione Adozioni internazionali affinchè prenda contatto con il paese di origine del minore ed affinché si proceda ai sensi dell’ art. 43 l . 184/83 (espressa previsione di:
- assistenza per almeno un anno al minore, ai genitori affidatari ed ai genitori adottivi da parte dei servizi socio assistenziali degli enti locali e degli enti autorizzati al fine di una corretta integrazione familiare e sociale.
E’ evidente, come già affermato da autorevole dottrina[8], come si tratti di normativa “per più aspetti carente e, comunque , non brilla per chiarezza”.
E’ il comma 5 che invece, come abbiamo detto, si riferisce ai minori stranieri non accompagnati
In mancanza di specifica normativa di dettaglio, già prima dell’ entrata in vigore del D.Lvo 142/15 parte della dottrina e giurisprudenza ritenevano applicabile, al m.s.n.a., il disposto dell’ art. 403 c.c., che si applica a qualsiasi minore, sia esso cittadino italiano o comunitario o extracomunitario che recita.” Quando il minore è moralmente o materialmente abbandonato o è allevato in locali insalubri o pericolosi, oppure da persone per negligenza, immoralità, ignoranza o per altri motivi incapaci di provvedere all’ educazione di lui, la pubblica autorità, a mezzo degli organi di protezione dell’ infanzia, lo colloca in luogo sicuro, sino a quando si possa provvedere in modo definitivo alla sua protezione”.
L’ attore della protezione è la pubblica autorità che abbia ricevuto segnalazione – o si sia imbattuta nella situazione di abbandono sopra descritta.
Altra giurisprudenza evidenziava che l’ art. 403 c.c. presuppone lo stato di abbandono che non è situazione tipica del m.s.n.a. e quindi escludeva l’ applicabilità a quest’ ultimo dell’ istituto dell’ art. 403 c.c.. In tal senso tribunale per i Minorenni di Bologna del 13.05.11, e Corte di appello di venezia del 27.11.11.
Pochissime sono le sentenze della Corte di Cassazione su tale tipo di intervento, ma tra queste, particolarmente significativa è la sentenza Cass. Sez. 1, Sentenza n. 17648 del 2007 , che prende posizione per l’ attuale vigenza della norma, non abrogata come sosteneva il ricorrente, dagli artt. 2 e 4 l. 184/83, e che ha ad oggetto interventi urgenti da realizzare nella fase anteriore all’ affidamento familiare, con obbligo conseguente di immediata segnalazione al Tribunale per i Minorenni
5. LA PROTEZIONE DEL M.S.N.A. PREVISTA DAL d.Lvo 18.08.15 n. 142.
L’ art. 18 sancisce, nella specie, la priorità del superiore interesse del minore, oltre che il diritto all’ ascolto, mentre l’ art. 19 disciplina la procedura – amministrativa prima e giurisdizionale poi- inerente la tutela da fornire al m.s.n.a., oltre che il diritto all’ unità familiare.
L’ art. 19 ai c. 1,2 e 3 detta la disciplina della tipologia delle strutture di accoglienza per i m.s.n.a., sancisce il diritto all’ informazione e poi disciplina le fase di procedimento di ratifica delle misure di accoglienza.
L’ autorità di pubblica sicurezza che rinvenga, o alla quale sia stato segnalato un minore straniero non accompagnato, apre con una immediata segnalazione il doppio binario di tutela – ordinaria e minorile (art. 19 c. 5). Infatti, nell’ impianto originario della l. 142/15, deve dare immediata comunicazione sia al giudice tutelare per l’ apertura delle tutela e la nomina di un tutore a norma degli artt. 343 e ss. C.c., sia al Procuratore della Repubblica presso il tribunale per i Minorenni ed al Tribunale per i minorenni per la ratifica delle misure di accoglienza, nonché al Ministero del lavoro e delle Politiche sociali, con mezzi idonei a garantirne la riservatezza, per il censimento e monitoraggio della presenza dei minori non accompagnati.
In base al disposto dell’ art. 2 d.p.c.m. n. 535 del 99 il Comitato per i Minori stranieri ha i seguenti compiti:
- vigilare sulle modalità di soggiorno dei minori;
- cooperare e raccordarsi con le amministrazioni interessate;
- accertare lo status dei minori, promuovere l’ individuazione dei familiari dei minori, anche nei paesi di origine o in paesi terzi;
- adottare il provvedimento di rimpatrio assistito, sulla base delle informazioni ottenute, ai fini di protezione e garanzia del diritto all’ unità familiare.
6. CASI ECCEZIONALI DI ESPULSIONE DEI MINORI STRANIERI NON ACCOMPAGNATI E LORO RIMPATRIO ASSISTITO.
Mentre l’ espulsione del msna è misura di allontanamento coattivo previsto per motivi di ordine pubblico e sicurezza nazionale, il rimpatrio assistito e’ misura posta a tutela del superiore interesse del minore, là dove si accerti che il ricongiungimento alla famiglia non sia per lui pregiudizievole, sempre che nello stato di provenienza sussistano condizioni idonee ad assicurargli valide opportunità assistenziali, formative, lavorative.
Per quanto riguarda l’ eventuale permanenza del minore nei CIE, già prima dell’ entrata in vigore del D.lvo 142/15 la dottrina maggioritaria riteneva che i minori, nella fase di esecuzione del rimpatrio assistito, non potessero comunque essere trattenuio nei Centri di Identificazione ed Espulsione, proprio perché si tratta di centri di trattenimento in attesa dell’ espulsione. Non vi erano espresse previsioni in nessun senso prima del 2000, quando l’ argomento è stato trattato nella Direttiva generale del Ministero dell’ interno prot. 3435/50 del 30.08.2000 che espressamente prevede che “la permanenza di un minore nel centro (all’ epoca denominato centro di permanenza temporanea CTP) è consentita solo a tutela dell’ unità familiare e comunque su esplicita richiesta di uno dei genitori” oppure su decisione dell’ Autorità Giudiziaria Minorile.
Oggi vi è una espressa previsione legislativa circa il divieto di trattenimento dei msna nei CIE: è l’ art. 19 c. 4 che recita: “il minore non accompagnato non può essere trattenuto o accolto presso i centri di cui agli articoli 6 e 9”: il primo richiama i centri previsti dall’ art. 14 d.lvo 286/98, cioè i CENTRI DI IDENTIFICAZIONE ED ESPULSIONE, ed il secondo i CENTRI GOVERNATIVI DI PRIMA ACCOGLIENZA per gli adulti..
L’ art. 7 dpcm 535 del 99 disciplina le modalità del rimpatrio assistito: il rimpatrio deve svolgersi in condizioni tali da assicurare costantemente il rispetto dei diritti garantiti al minore dalle Convenzioni internazionali, leggi e provvedimenti dell’ Autorità giudiziaria, e tali da assicurare il rispetto e l’ integrità delle condizioni psicologiche del minore, fino al riaffidamento alla famiglia ed alle autorità responsabili.
IMPUGNAZIONE DEI PROVVEDIMENTI DI RIMPATRIO ASSISTITO
Il provvedimento dispositivo del rimpatrio assistito è un provvedimento amministrativo, che verte in tema di diritti soggettivi senza espressa deroga al riparto di giurisdizione: per tali motivi la Corte Costituzionale ha più volte ribadito che la competenza per l’ impugnazione del provvedimento spetta al Giudice ordinario[9].
MANCATA ADOZIONE DEL RIMPATRIO
Se il Comitato per i Minori stranieri, sulla base dell’ istruttoria espletata, ritiene che il rimpatrio non sia realizzabile o che non risponda comunque all’ interesse del minore, dispone il non luogo a provvedere e segnala la situazione ai servizi sociali territorialmente competenti ai fini dell’ affidamento del medesimo ai sensi dell’ art. 2 l. 184/83, effettuando le dovute segnalazioni alla Questura ed al Giudice Tutelare.
MINORI STRANIERI NON ACCOMPAGNATI E PERMESSO DI SOGGIORNO
Il regolamento di attuazione del D.lvo 286/98 – dpr 394/99 disciplina , all’ art. 28, il rilascio di permessi di soggiorno da parte del Questore per gli stranieri per i quali sono vietati l’ espulsione de il respingimento alla frontiera.
Il rilascio del permesso può avvenire per MINORE ETA’.
tutti i minori stranieri non accompagnati hanno diritto, per il solo fatto di essere minorenni (e quindi non espellibili, con le eccezioni prima viste) di ottenere un permesso di soggiorno a tale titolo.
Il D. Lgs. 28/01/08 n. 25 disciplina la procedura di esame delle domande di protezione internazionale presentate in Italia da cittadini extracomunitari o apolide e gli artt. 26 e 19 si occupano specificatamente delle domande presentate dal m.s.n.a..
Il primo di tali articoli prevede la sospensione del procedimento di riconoscimento dello status di rifugiato e conseguente comunicazione al T.M. ed al G.T. per l’ apertura della tutela e la nomina del G.T., che deve intervenire nelle 48 ore successive.
Il tutore deve prendere immediato contatto con la Questura per la conferma della domanda.
L’ art. 19 prevede che in ogni fase della procedura il minore sia assistito dal tutore, nonché il diritto all’ informazione ed al colloquio.
La decisione sulla domanda spetta alla commissione Territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale (art. 4 d.lgs n. 28 del 2008).
La procedura di eventuale impugnazione della decisione della Commissione territoriale e la decisione della commissione nazionale sulla revoca o sulla cessazione dello status di rifugiato è descritta nell’ art. 35 del d.lvo 25/08: competente è il T.O. e, in sede di reclamo, la Corte di Appello, la cui decisione è ricorribile per cassazione.
Il minore dovrà essere ascoltato ex art. 315 bis c.c…
Ai sensi dell’ art. 7 del d.lvo 25/08 il richiedente asilo è autorizzato a rimanere nel territorio dello stato, ai fini esclusivi della procedura, fino alla decisione della domanda.
7. ANALISI DELLA L.47/17
La legge 74/17 si applica al "minore straniero non accompagnato", che nel proseguo di queste riflessioni si indicherà come msna, che il legislatore del 2017, conformemente a quello del 2015 con il D.Lvo142/15, definisce come “il minorenne non avente cittadinanza italiana o dell'UE che si trova per qualsiasi causa nel territorio dello Stato o che è altrimenti sottoposto alla giurisdizione italiana, privo di assistenza e di rappresentanza da parte dei genitori o di altri adulti per lui legalmente responsabili in base alle leggi vigenti nell'ordinamento italiano”. Tale definizione non si discosta neppure dalle plurime precedenti definizioni che a livello europeo ed italiano l’ ordinamento aveva offerto sin dal 1997, dapprima con una risoluzione del Consiglio d’ Europa del 1997, successivamente con l’ art. 1 c. 2 del d.p.c.m. 09.12.99 n. 535 – regolamento concernente i compiti del comitato per i minori stranieri – a norma dell’ art. 33 c. 2 e 2 bis, d.lgs 25.07.98 n. 286, poi con la Direttiva 2013/33/CE (accoglienza dei richiedenti asilo – già direttiva 2003/9/CE).
8. LA LEGGE 220/17
L’art. 19 bis c. 7 d.lvo 142/17 dispone che l’esito dell’ accertamento socio-sanitario volto alla determinazione dell’ età, ove disposto dal magistrato, in quanto indispensabile, nella presenza si un fondato dubbio sulla minore età, è comunicato allo straniero, all’ esercente la responsabilità genitoriale, ed all’ Autorità giudiziaria che ha disposto l’ accertamento, quindi alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni.
Certamente, oggi, il livello di garanzie e tutele in Italia per i Minori Stranieri non Accompagnati è ottimale e la circostanza che i recenti D.L. intervenuti sull’ emergenza per l’ epidemia da Covid 19 prevedano i procedimenti per le tutele giuridizionali ai msna come tra quelli indifferibili, ne è una conferma.
I Minori Stranieri non accompagnati sono destinatari, come sopra illustrato, di un insieme di norme di protezione che garantiscono loro il diritto a non essere trattenuti nei centri di identificazione e di espulsione, a non essere espulsi, ad essere sempre coadiuvati da una persona che ne abbia la legale rappresentanza, ad ottenere un permesso di soggiorno, ad accedere al sistema sanitario e scolastico e ad altre forme di tutela, secondo la normativa prevista sia dagli artt. 19 e seguenti e 31 e 32 del d.lgs 286/98 che dal d.lgs 142/15, nonché – da ultimo – dalla legge 47/17 e dal d.lvo 220/17. Tale ultima normativa prevede oggi espressamente la ratifica delle misure di accoglienza in apposito procedimento giurisdizionale in cui sia ricorrente il Procuratore per i Minorenni di ciascun distretto.
Conclusivamente può certamente ritenersi che in Italia il livello di garanzie e tutele per i Minori Stranieri non Accompagnati sia molto avanzato, essendo pienamente garantito ad ogni m.s.n.a. il diritto alla vita, alla salute, all’ istruzione, all’ accoglienza in strutture adeguate, al lavoro, alla tutela legale, affettiva e psicologica.
[1] L’ art. 2 della Convenzione prevede l’ impegno per gli stati parti di rispettare i diritti enunciati nella medesima e garantirli ad ogni fanciulli su cui abbia giurisdizione, senza distinzione di sorta ed a prescindere da ogni considerazione di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione di opinione politica e che con i loro provvedimenti devono perseguire l’ obiettivo che il fanciullo sia effettivamente tutelato contro ogni forma di discriminazione o di sanzione motivate dalla condizione sociale, dalle attività, opinioni professate o convinzioni dei suoi genitori, dei suoi legali rappresentanti e dei suoi familiari.
[2] Tale convenzione è relativa all’ esercizio dei diritti dei fanciulli e l’ art. 3 di tale Convenzione prevede che, con riguardo alle procedure giudiziarie in cui sia coinvolto il minore – ove dal diritto interno sia ritenuto capace di discernimento – ha diritto di ricevere ogni informazione pertinente, di essere consultato e di esprimere la sua opinione, di essere informato delle eventuali conseguenze dell’ attuazione della sua opinione e delle eventuali conseguenze dell’ attuazione di ogni decisione.
[3] L’ art. 6 della Convenzione prevede, in relazione agli atti medici, che l’ opinione del minore deve essere tenuta in considerazione in misura crescente in funzione della sua età e del suo grado di maturità.
[4] Art. 29Cost.: “ La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.
Art. 30 Cost. :”E’ dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori dal matrimonio.
[5] Nello stesso senso anche Cass. Sez. VI, 25.02.2013 n. 4721, in D &G, 2013 e Cass. Sez. 1, 31.03.2011, n. 7516, in MGC, 2011, 3, 510.
[6] Si evidenzia che tale definizione è assolutamente sovrapponibile a quella della direttiva 2013/33/CE perché con la locuzione “per qualsiasi causa” si comprende sia il minore che abbia avuto ingresso nella situazione prevista di privazione, sia quello che invece sia entrato nel territorio dello stato “accompagnato” e poi sia divenuto privo di ASSISTENZA E RAPPRESENTANZA LEGALE.
[7] Ciò fatti salvi, naturalmente, specifica l’ art. 33 c. 1 l. 184/3, i casi di ingresso di minori per MOTIVI FAMILIARI, DI STUDIO, TURISTICI E DI CURA.
[8] Così Sergio matteini Chiari in “Il minore nel processo” Giuffrè Editore
[9] Così Corte Cost. Ordinanza 04.08.2003 n. 295 in FI, 2004, I , 668