Source: https://renatodisa.com/2015/04/28/consiglio-di-stato-sezione-iv-ordinanza-22-aprile-2015-n-1694-luso-del-termine-compenso-nel-comma-5-ter-dellart-17-del-d-lgs-n-28-del-2010-che-prescrive-che-nel-caso-di-mancato-acc/
Timestamp: 2018-11-16 22:46:06+00:00
Document Index: 109368395

Matched Legal Cases: ['art. 17', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 16', 'art. 8', 'art. 20', 'art. 17', 'sentenza ', 'art. 17', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 16', 'art. 8', 'art. 20', 'art. 17', 'sentenza ']

Consiglio di Stato, sezione IV, ordinanza 22 aprile 2015, n. 1694. L'uso del termine "compenso", nel comma 5 ter dell'art. 17 del D.Lgs. n. 28 del 2010, che prescrive che "Nel caso di mancato accordo all'esito del primo incontro, nessun compenso è dovuto per l'organismo di mediazione", è manifestamente generico ed improprio, non trovando detta terminologia riscontro in alcuna altra parte della normativa primaria e secondaria relativa alla mediazione, nella quale si parla invece di "indennità di mediazione", che a sua volta si compone di "spese di avvio" e "spese di mediazione". Ciò detto, se non si pone alcun problema per le spese di mediazione, in cui è ricompreso "anche l'onorario del mediatore per l'intero procedimento di mediazione", il problema si pone per le spese di avvio, le quali in virtù della sentenza oggetto di contestazione (sentenza del T.A.R. del Lazio n. 1351 del 2015 recante l'annullamento dei commi 2 e 9 dell'art. 16 del D.M. n. 180 del 2010, rubricato "Criteri di determinazione dell'indennità") sarebbero anch'esse del tutto non dovute per il primo incontro di cui all'art. 8, comma 1, del citato D.Lgs. n. 28 del 2010. All'uopo, si evidenzia, infatti, che le spese di avvio non appaiono prima facie riconducibili alla nozione di "compenso" di cui alla disposizione di fonte primaria sopra citata; ciò è di palmare evidenza quanto alle spese vive documentate, ma vale anche per le residue spese di avvio, che sono quantificate in misura forfettaria e configurate quale onere connesso all'accesso ad un servizio obbligatorio ex lege per tutti i consociati che intendano accedere alla giustizia in determinate materie, come confermato dal riconoscimento in capo alle parti, ex art. 20 del D.Lgs. n. 28 del 2010, di un credito di imposta commisurato all'entità della somma versata e dovuta, quantunque in misura ridotta, anche in caso di esito negativo del procedimento di mediazione. Di talché, si è ritenuta meritevole di accoglimento l'istanza cautelare limitatamente all'esclusione del rimborso delle spese di avvio, le quali per le ragioni innanzi esposte, non sono riconducibili al concetto di "compenso" ex art. 17, comma 5 ter, D.Lgs. n. 28 del 2010, cosicché si è sospesa l'esecutività della sentenza impugnata nei predetti limiti - Avvocato Renato D'Isa
Home/Consiglio di Stato, Consiglio di Stato 2015, Diritto Amministrativo, Sentenze - Ordinanze/Consiglio di Stato, sezione IV, ordinanza 22 aprile 2015, n. 1694. L’uso del termine “compenso”, nel comma 5 ter dell’art. 17 del D.Lgs. n. 28 del 2010, che prescrive che “Nel caso di mancato accordo all’esito del primo incontro, nessun compenso è dovuto per l’organismo di mediazione”, è manifestamente generico ed improprio, non trovando detta terminologia riscontro in alcuna altra parte della normativa primaria e secondaria relativa alla mediazione, nella quale si parla invece di “indennità di mediazione”, che a sua volta si compone di “spese di avvio” e “spese di mediazione”. Ciò detto, se non si pone alcun problema per le spese di mediazione, in cui è ricompreso “anche l’onorario del mediatore per l’intero procedimento di mediazione”, il problema si pone per le spese di avvio, le quali in virtù della sentenza oggetto di contestazione (sentenza del T.A.R. del Lazio n. 1351 del 2015 recante l’annullamento dei commi 2 e 9 dell’art. 16 del D.M. n. 180 del 2010, rubricato “Criteri di determinazione dell’indennità”) sarebbero anch’esse del tutto non dovute per il primo incontro di cui all’art. 8, comma 1, del citato D.Lgs. n. 28 del 2010. All’uopo, si evidenzia, infatti, che le spese di avvio non appaiono prima facie riconducibili alla nozione di “compenso” di cui alla disposizione di fonte primaria sopra citata; ciò è di palmare evidenza quanto alle spese vive documentate, ma vale anche per le residue spese di avvio, che sono quantificate in misura forfettaria e configurate quale onere connesso all’accesso ad un servizio obbligatorio ex lege per tutti i consociati che intendano accedere alla giustizia in determinate materie, come confermato dal riconoscimento in capo alle parti, ex art. 20 del D.Lgs. n. 28 del 2010, di un credito di imposta commisurato all’entità della somma versata e dovuta, quantunque in misura ridotta, anche in caso di esito negativo del procedimento di mediazione. Di talché, si è ritenuta meritevole di accoglimento l’istanza cautelare limitatamente all’esclusione del rimborso delle spese di avvio, le quali per le ragioni innanzi esposte, non sono riconducibili al concetto di “compenso” ex art. 17, comma 5 ter, D.Lgs. n. 28 del 2010, cosicché si è sospesa l’esecutività della sentenza impugnata nei predetti limiti
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa|2015-04-28T14:41:13+00:0028 aprile 2015|Consiglio di Stato, Consiglio di Stato 2015, Diritto Amministrativo, Sentenze - Ordinanze|0 Commenti