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Timestamp: 2019-09-19 10:41:51+00:00
Document Index: 102490108

Matched Legal Cases: ['art. 527', 'art. 527', 'art. 527', 'art. 609', 'art. 527', 'art. 609', 'art. 527', 'art. 527', 'art. 527', 'art. 2']

Atti osceni: è reato ex art. 527, comma 2, c.p. mostrare immagini - Alta Istruzione Forense
Atti osceni: è reato ex art. 527, comma 2, c.p. mostrare immagini pornografiche a minori al fine di intrattenerli in una conversazione morbosa
Ogni condotta che si concretizzi come un’invasione del riserbo sul tema sessuale di uno o più minori integra la fattispecie criminosa prevista dall’art. 527, comma 2, c.p. Il dettato di tale norma deve essere esaminato sotto il profilo del pregiudizio potenziale che potrebbe essere arrecato al “comune sentimento del pudore” dei minori, stante la necessità di proteggerli da qualunque atto di invasione alla loro libertà sessuale.
Cassazione penale, sez. III, 27/10/2017, n. 49550
Alla fermata dell’autobus in prossimità di una scuola media, P. avvicinava dei minori al fine di mostrare a loro foto o filmati pornografici e parlarne. In primo grado P. veniva condannato per “corruzione di minorenni” ex art. 609 quinquies e 61, n. 11 ter c.p.
Successivamente la Corte di Appello aveva riqualificato ai sensi dell’art. 527, comma 2, c.p. il fatto contestato allo stesso, ritenendo che quanto posto in essere dal P. non poteva integrare il dolo specifico della fattispecie “corruzione di minorenni”, poiché non si poteva ravvisare quel carattere di persuasione necessaria all’induzione dei minori a compiere o subire atti sessuali, elemento costitutivo della fattispecie di cui all’art. 609 quinquies c.p.
La Cassazione ha ritenuto infondati i motivi di ricorso proposti dall’imputato, chiarendo che “il dettato del comma secondo dell’art. 527 c.p. deve essere esaminato non già sotto il profilo del pregiudizio potenziale al “comune senso del pudore”, correlato al “sentimento” della generalità dei consociati, bensì quale pregiudizio specifico al “comune sentimento del pudore” dei minori.
Inoltre, la Suprema Corte precisa che “è pertanto in riferimento alla potenziale offesa al pudore dei minori, da individuarsi secondo il “sentimento comune” riferito ai minori stessi, che l’interprete deve valutare la consistenza offensiva degli atti posti in essere, al fine di una loro qualificazione come “osceni” ai sensi dell’art. 527 c.p.”.
In questo quadro si inserisce poi l’intervento di depenalizzazione in illecito amministrativo della fattispecie del compimento di atti osceni di cui al primo comma dell’art. 527 c.p., realizzato con l’art. 2 del D.lgs. n. 8 del 2016 e la trasformazione del secondo comma in reato autonomo. La scelta operata dal legislatore, infatti, individua in maniera specifica il bene giuridico protetto dalla fattispecie, ossia il pudore dei minori, che consiste in tutto ciò che afferisce al riserbo della loro sfera sessuale.
Per i motivi sopra esposti, la Suprema Corte ha rigettato il ricorso, ritenendo corretta l’applicazione della fattispecie incriminatrice effettuata dai giudici di secondo grado, in quanto “non è tanto importante la valutazione in ordine all’”oscenità” della foto pornografica, ma è piuttosto la condotta che si era estrinsecata con l’esibizione di tale immagine […] a qualificare come osceno, non tanto il gesto in sé, ma piuttosto l’intero comportamento del ricorrente” in quanto invasivo “del riserbo che deve essere garantito ai minori rispetto ai temi afferenti la sfera sessuale”.
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