Source: http://www.caniecultura.it/04-luglio-2007-sentenza-corte-di-cassazione/
Timestamp: 2017-10-17 03:41:40+00:00
Document Index: 89002978

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04 luglio 2007 sentenza Corte di Cassazione | Associazione Nazionale Cani e Cultura
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Il 04 luglio 2007 la Corte di Cassazione con la sentenza n° 25474 ha respinto il ricorso del Sig. xxxxxxxxx contro la sentenza che lo condannava per lesioni colpose conseguenti all’omessa custodia del suo cane che, uscito dal cancello della villa ove risiedeva, aveva morso al polpaccio una vicina.
Sino a qui nulla da obiettare, anzi si afferma il principio della responsabilità che è uno dei per requisiti per iniziare una relazione, purtroppo nel proseguo della sentenza si legge anche: “Sul concetto di pericolosità dell’animale, è stato condivisibilmente affermato che pericolosi per l’altrui incolumità devono ritenersi non soltanto gli animali in cui la ferocia è caratteristica naturale e distintiva ma tutti quelli che, sebbene domestici, possono diventare pericolosi in determinati casi e determinate circostanze. Dal novero di questi ultimi non si può escludere il cane normalmente mansueto; per tale categoria di animali la pericolosità deve essere accertata in concreto, considerando la razza di appartenenza ed ogni altro elemento rilevante”.
Questo passaggio ritengo sia veramente pericoloso per due motivi:
riduce il termine responsabilità a controllo, costrizione invece di esaltarlo nel senso della responsabilità educativa, affettiva, di cura, di gestione, di conoscenza dell’altro e non ultima di quella civile che può portare il cane ad essere maggiormente bene accettato nell’ecumene.
Fa passare il concetto che un cane solo in funzione di uno stato di libertà debba ritenersi potenzialmente pericoloso. Questo da una parte induce le persone ad una sottovalutazione diretta del loro dovere nella costruzione sociale del cane, tutto quello che dovrebbe essere un percorso di crescita reciproca viene così ridotto a una squallida sequenza di controlli e preoccupazioni che inevitabilmente producano l’effetto contrario a quello desiderato, cioè spingono l’animale ad essere sempre più asociale. Dall’altro non considera anzi contrasta il fatto che il cane è forse l’animale più sociale che esiste e questo non per definizione ma per necessità evolutiva.
Se da una parte è sicuramente apprezzabile che, in qualche modo, questa sentenza superi la separazione che identificava alcune razze pericolose è anche vero che la soluzione non è nell’accomunarle tutte in quella definizione ma piuttosto nell’aiutare i proprietari a conoscere, capire e educare il proprio cane ad una convivenza