Source: http://foro.romoloromani.it/topic/242-azioni-a-voto-limitato/
Timestamp: 2020-08-12 12:15:17+00:00
Document Index: 162390883

Matched Legal Cases: ['art. 2351', 'art. 2348', 'art. 2351', 'art. 2351', 'art.2365', 'art. 2365', 'art. 2351']

AZIONI A VOTO LIMITATO - Riviste, Testi e Recensioni - ROMOLOROMANI.IT
Recensione da uno studio del CNN in data 6 dicembre 1997
Non è possibile prevedere il voto plurimo a favore di alcuni azionisti (art. 2351, ultimo comma, c.c nè una clausola che privi l’assemblea dei potere di nomina degli amministratori per attribuirlo a gruppi di soci che non si identifichino con l’assemblea
Diverso è il caso in cui il differenziato potere dei soci nella elezione degli amministratori sia collegato alla creazione di differenti categorie di azioni (art. 2348, secondo comma, c.c.).
Il principio per cui si possono statuTariamente prevedere “categorie di azioni fornite di diritti diversi” deve coordinarsi con la regola per cui “ogni azione attribuisce il diritto di voto” (art. 2351, primo comma, c.c.), ma “l’atto costitutivo può ... stabilire che le azioni privilegiate .... abbiano diritto di voto soltanto nelle deliberazioni dell’assemblea straordinaria”
Ne risulta una situazione per cui nulla vieta di riconoscere che le azioni privilegiate, da intendersi allora come categoria di azioni fornite di diritti diversi, oltre al diritto di voto nell’assemblea straordinaria, attribuiscano anche il diritto di votare nell’assemblea ordinaria ad eccezione che in occasione della elezione degli amministratori.
Questa soluzione si presenta conforme con gli orientamenti dottrinali: “In definitiva, l’art. 2351 ci dice che il voto deve in ogni caso spettare all’azionista nelle deliberazioni di cui all’art.2365; il che può essere inteso, come un riconoscimento dell’autonomia statutaria riguardo alla spettanza del voto in tutte le altre deliberazioni.
Si discute se sia consentito allo statuto limitare il diritto di voto facendo riferimento non al tipo di assemblea competente per la delibera, bensì al contenuto di essa: per esempio, consentendolo per l’approvazione del bilancio ed escludendolo per la nomina degli amministratori sembra logico ritenere che non vi siano sostanziali ostacoli ad una soluzione del genere: il limite posto dal legislatore concerne di per sé le sole deliberazioni previste dall’art. 2365, e non vi è motivo quindi perché, rispettato tale limite, l’autonomia statutaria venga ulteriormente ristretta.” Questa soluzione presenta due limiti: da una parte la necessità di riconoscere un privilegio di carattere patrimoniale agli azionisti che vedono limitato il loro diritto di voto. Tale categoria di azioni è privilegiata, secondo quanto stabilito dal legislatore, sia nella ripartizione degli utili sia nel rimborso del capitale allo scioglimento della società. L’autonomia statutaria è pienamente libera per la determinazione del privilegio economico da accordare ai titolari di azioni privilegiati, tuttavia il privilegio deve essere effettivo.
L’altro limite di questa soluzione potrebbe discendere dalla regola secondo cui le azioni con voto (più o meno) limitato “non possono superare la metà del capitale sociale “ (ultimo periodo del secondo comma dell’art. 2351 c.c.): il che significa che in alcuni casi (ed anzi forse nella più parte dei casi concreti) la maggioranza del capitale necessariamente rappresentato da azioni ordinarie già potrebbe di per sé (e cioè a prescindere dalla limitazione del voto delle altre azioni) garantire il potere di scelta degli amministratori.
Si potrebbe allora che cercare di garantire un peso differente alle diverse “categorie di azioni” attraverso le note tecniche del voto di lista o del cumulative voting (la cui legittimità è affermata in modo piuttosto tranquillante anche nel nostro sistema ordinamentale)
Ma anche con riferimento a tali modalità non si può nascondere l’impressione che esse risultino più adatte a garantire una rappresentanza in consiglio alle minoranze piuttosto che a rafforzare le maggioranze.