Source: https://www.analisideirischinformatici.it/valore_e_prova_legale_whatsapp.php
Timestamp: 2019-11-13 02:44:33+00:00
Document Index: 177455787

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 244', 'art. 2705', 'art. 2707', 'art. 2708', 'art. 2709', 'art. 2714', 'art. 2712', 'art. 633', 'art. 21', 'art. 23', 'art. 2712', 'art. 2719', 'art. 2719', 'art. 2719']

Valore e prova legale whatsapp
Forniamo valore e prova legale ai messaggi di whatsapp grazie all'analisi forense del dispositivo o del computer. Contattaci per la tua analisi forense whatsapp [ click qui ]
Conferiamo valore legale probatorio a qualsiasi documento informatico, rispettando le caratteristiche oggettive di qualità, sicurezza, integrità e immodificabilità richieste dai giudici :
1) Valore legale di una email
Per approfondire [ valore legale email ]
2) Valore legale di un SMS.
Per approfondire [ valore legale sms ]
3) Valore legale di una Chat come WhatsApp
Per approfondire il significato del [ valore legale di una chat ]
Per procedere alla CARTIFICAZIONE CON VALORE LEGALE è sufficiente richiedere un'ANALISI FORENSE tramite questo modulo [ click qui ] poichè presentare immagini o contenuti senza estrarli in modo forense non ha valore legale e se contestate dalla controparte perdono subito significato.
2) Procedendo alla certificazione con valore legale anche di una sola chat whatsapp ( se dovessimo ad esempio certificare solo i messaggi con una persona e non tutte le chat del dispositivo ) senza inviare il dispositivo ai nostri laboratori, connettendoci online da remoto per autorizzare l'accesso alla vostra versione whatsapp web. Soluzione molto più economica e veloce ma indicata solo per certificare poche conversazioni. Per approfondire : come certificare una chat whatsapp da remoto [ click qui ]
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 49016 del 2017, ha stabilito che le conversazioni Whatsapp hanno valore di prova legale in giudizio ma per la loro utilizzabilità è necessaria l’acquisizione del supporto telematico dove è avvenuta la comunicazione tramite analisi forense [ click qui ] ( se si tratta di molte chat ) oppure con una semplice copia autentica di una chat whatsapp anche da remoto [ click qui ] ( se si tratta di pochi messaggi ).
È legittima la produzione in giudizio delle chat inviate da un medico del pronto soccorso ai colleghi. Se qualcuno fa la “spia” e recapita i contenuti al dirigente, questi possono essere utilizzati per legittimare la sanzione disciplinare. Tribunale di Vicenza, sentenza del 14 dicembre 2017 n. 778
Il datore di lavoro può vietare ai propri dipendenti di “chattare” via Whatsapp o altre chat o “postare” messaggi sui social network durante l’orario di lavoro senza sentire le associazioni sindacali: è legittimo pretendere che le energie del dipendente si rivolgano soprattutto alle attività lavorative. Tribunale di Lecce, ordinanza 11 aprile 2017 n. 18452
Esistono metodi utilizzati dagli studi di analisi forense per certificare lo stato di un normale documento informatico in una determinata situazione nel tempo, che possono conferire ai documenti normalmente impiegati un valore di indizio o prova informatica; questi metodi sono riconosciuti da tutti i paesi firmatari della convenzione di Budapest del 2001, ratificata dall’Italia con la Legge 18 marzo 2008, n. 48.
L’applicazione di queste metodologie permette al nostro studio di presentare documenti informatici dotati di valore probatorio adottando misure tecniche dirette ad assicurare la conservazione dei dati originali e ad impedirne l’alterazione (art. 244, comma 2, secondo periodo, del codice di procedura penale)
Il codice civile disciplina espressamente numerosi documenti che possono costituire prova nel giudizio ancorché non sottoscritti dal suo autore: il telegramma (art. 2705 cod. civ.), i registri domestici (art. 2707 cod. civ.), le annotazioni del creditore a margine dei documenti in suo possesso (art. 2708 cod. civ.), le scritture contabili prodotte contro l’imprenditore (art. 2709 e ss. cod. civ.), le copie delle scritture (art. 2714 e ss. cod. civ.), e, cosa più importante ai fini di questa breve trattazione, le riproduzioni meccaniche (fotografiche, informatiche o fonografiche) di atti o fatti (art. 2712 cod. civ.) La posta elettronica, consistendo in un testo (con o senza allegati) inviato al gestore del servizio perché sia inoltrato a destinazione con la consegna nella casella di posta elettronica del destinatario, appare ipotesi assimilabile − sul piano dell’efficacia probatoria e in via analogica − a quella del telegramma: se il messaggio non è sottoscritto (e la maggior parte delle e-mail non lo è) il giudice può ritenere provati i fatti in esso descritti sino a che la parte, contro cui il documento viene utilizzato, non lo disconosca.
La giurisprudenza di merito è giunta − tuttavia − ad affermare (prevalentemente al fine di emettere decreti ingiuntivi) che l'e-mail costituirebbe sempre un documento informatico sottoscritto con firma elettronica poiché il mittente, per inviare il messaggio, è obbligato a inserire il proprio identificativo personale (username) e il proprio codice di accesso (così Trib. Verona 26 novembre 2005 in Giur. merito 2005,10,2129)
Ulteriori considerazioni e riferimenti normativi
Il codice di accesso inserito per accedere ad un servizio telematico, dunque, non è una «firma» apposta o associata al messaggio di posta elettronica (col quale non ha alcun legame tecnologico, logico o giuridico) ma è diretta al fornitore del servizio per ottenere l'adempimento del contratto: il motivo per cui il mittente del messaggio inserisce nel sistema la propria password non consiste nella volontà di «far proprio» il contenuto del documento inviato con la posta elettronica, ma nella volontà di ottenere, da un soggetto diverso dal destinatario, l'accesso al sistema che consente e garantisce l'inoltro a destinazione della posta elettronica. Perché un documento informatico soddisfi il requisito della prova scritta richiesto dall’art. 633 cod. proc. civ. è, dunque, necessario che ad esso sia consapevolmente, da parte dell'autore dello scritto, apposta o associata in modo inscindibile e immodificabile una sequenza di caratteri verificabile e riconducibile all'autore del documento. Dunque, è necessario che esso sia equivalente ad una scrittura privata; e ciò avviene solo quando il documento informatico è sottoscritto con una firma avanzata, qualificata o digitale, ex art. 21 c.a.d. Un messaggio di posta elettronica, non munito di firma apposta o associata al messaggio, è − pertanto − un documento scritto (su supporto informatico), trascritto (per via telematica) ma non anche sottoscritto (perché non è firmato). Anche le riproduzioni «meccaniche» (tra cui rientrano, ex art. 23 del d.lgs. n. 82 del 2005, anche le riproduzioni informatiche) formano piena prova dei fatti o delle cose in esse rappresentati, se non sono disconosciute in giudizio dalla parte contro cui vengono prodotte (art. 2712 cod. civ.). Nell’elencazione, non tassativa, dell’articolo 2712 cod. civ. non rientrano le copie fotografiche di scritture e i telegrammi, che sono ipotesi specificamente disciplinate dagli artt. 2719 e 2705 cod. civ. Rientrerebbe, invece, il telefax, secondo una tesi che sembra accolta dalla giurisprudenza di legittimità, seppure aspramente criticata dalla dottrina assolutamente maggioritaria, che si richiama ai principi dell’art. 2719 cod. civ. (copia fotografica di scritture). Invero, il meccanismo di trasmissione di un fax si fonda, essenzialmente, sulla digitalizzazione a bassa risoluzione dell’originale (attraverso la scansione ottica pag. 12/22 del documento inserito nella macchina), nell’invio a distanza dell’immagine del documento (da cui il nome: tele-facsimile), utilizzando un modulatore di suoni e, come veicolo di trasporto, la linea telefonica e, infine, nella demodulazione dei suoni e nella stampa del documento. Il fax, pertanto, costituisce una copia teletrasmessa dell’originale, che resta in possesso del mittente. Sembra, dunque, che il documento che perviene al destinatario sia assimilabile ad una copia fotografica del documento originale (una sorta di fotocopia a distanza) più che ad una riproduzione informatica o fotografica. Pur non essendo firmata in originale, dunque, la copia teletrasmessa mantiene la stessa efficacia del documento originale se la sua conformità non viene espressamente disconosciuta (o è attestata da un pubblico ufficiale autorizzato) come dispone l’art. 2719 cod. civ. L’applicazione dell’art. 2719, peraltro, è conseguente ad una applicazione estensiva, più che analogica, della norma poiché il fax, in quanto immagine dell’originale, che può rimanere archiviata nella memoria della macchina telecopiatrice come una copia informatica o essere teletrasmessa e stampata su carta, è assimilabile ad una copia fotografica della scrittura originale. Quanto all’efficacia probatoria del fax, argomentando sulla base della giurisprudenza formatasi sulle copie fotostatiche o fotografiche, occorre distinguere il disconoscimento della conformità della copia all’originale dal disconoscimento del contenuto del documento o della sottoscrizione.