Source: http://www.osservatoriosullalegalita.org/05/inchieste/003campoli.htm
Timestamp: 2019-01-18 14:02:08+00:00
Document Index: 148864516

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 372', 'sentenza ', 'sentenza ']

Dalla P2 a Mani Pulite all'Iraq : una storia di bugie
da Piero Campoli
Vicenda del libro "Berlusconi inchiesta sul signor TV Leggendo attentamente l'introduzione del libro (del 1994) desume che:
il libro non doveva essere stampato e pubblicato. Perche' mai?
i 2 autori del libro non si sono "venduti", per questo sono stati denunciati e processati e alla fine sono stati totalmente assolti perche' non hanno diffamato nessuno.
Berlusconi, il "liberal" che voleva oscurare un libro scomodo, ha invece reso falsa testimonianza e si e' salvato da galera (per sentenza in giudicato dal 13-02-1991) grazie alla amnistia del 1989.
La vicenda di questo libro, la censura che ha subito, e l'ostracismo, soprattutto a sinistra di cui e' vittima questo libro, sono la prova provata della complicita' e della connivenza della classe dirigente del PCI-PDS-DS con P2-tessera P2 1816.
da : "Berlusconi, inchiesta sul signor TV", ed. Kaos, di Giovanni Ruggeri - Mario Guarino 1994 Prima edizione febbraio 1994 Copyright 1994 Kaos Edizioni Milano Berlusconi - Inchiesta sul Signor TV
"Il vero potere risiede nelle mani dei detentori di mass media" LICIO GELLI
"C'e' una grande differenza fra il Berlusconi che parla e quello che agisce" INDRO MONTANELLI
Il primo attacco di Berlusconi al presente libro e' stato sferrato quando non era ancora stato edito. Il 25 e 26 settembre 1986, il quotidiano "Il Mattino" pubblicava un'inchiesta in due puntate del giornalista Roberto Napoletano intitolata Chi sara' il padrone di Berlusconi?; Napoletano aveva intervistato tra gli altri Marco Borsa (allora direttore di "Italia Oggi") e Giovanni Ruggeri, quali "esperti" dell'ambigua materia berlusconiana: i temi trattati spaziavano dal sodalizio del Cavaliere con il Venerabile maestro piduista Gelli, alle erogazioni creditizie che le banche guidate da piduisti avevano a suo tempo accordato alla Fininvest, dalla controversa e per piu' aspetti oscura "avventura edilizia" del primo Berlusconi, ai suoi spericolati rapporti con il chiacchierato faccendiere Flavio Carboni, dagli ingenti debiti del gruppo Fininvest, al fiasco di "La Cinq" in Francia, eccetera.
Il Cavaliere reagiva con un'irata lettera al quotidiano, esigendo la pubblicazione di una chilometrica rettifica, nella quale scriveva: "Tutte le affermazioni che il servizio del "Mattino" avrebbe materialmente desunto da questa incombente opera (di imminente pubblicazione da parte degli Editori Riuniti [il riferimento e' al nostro futuro libro, citato nell'articolo, NdA]) sono assolutamente false", e seguivano le sue contestazioni articolate in 18 punti ciascuno dei quali cominciava con "E' falso che..". "Il Mattino" replicava confermando tutte le notizie pubblicate nell'inchiesta del proprio inviato. A quel punto, Berlusconi querelava il direttore Pasquale Nonno, e l'inviato Roberto Napoletano, nonche'‚ "altri che avessero concorso al reato", e cioe' anche Giovanni Ruggeri e Mario Guarino (stavamo per l'appunto ultimando la "incombente opera" menzionata dal Cavaliere). Ma il giudice istruttore del Tribunale di Napoli stabilira' l'infondatezza delle doglianze di Berlusconi, firmando l'ordinanza di archiviazione della sua querela.
L'uscita del nostro libro "Berlusconi. Inchiesta sul signor Tv" era prevista per il successivo ottobre 1986, presso gli Editori Riuniti (con i quali avevamo stipulato regolare contratto); ma l'inchiesta pubblicata dal "Mattino" e le polemiche che ne erano seguite avevano suscitato non meglio precisate "difficolta' tecniche" da parte degli Editori Riuniti - la casa editrice rimandava infatti l'uscita del libro di mese in mese (verra' edito solo nel marzo 1987). Le ragioni delle "difficolta' tecniche" accampate dagli Editori Riuniti emergeranno alcuni anni dopo, cioe' nel settembre 1993, nell'ambito della inchiesta giudiziaria "Mani pulite". Il sostituto procuratore Tiziana Parenti, interrogando Flavio Di Lenardo (imprenditore editoriale, gia' socio della Ecolibri - societa' collegata agli Editori Riuniti), apprendera' di "spericolate manovre tentate da Silvio Berlusconi per bloccare la pubblicazione di una biografia dedicata a Sua Emittenza" (1). Di Lenardo racconta al giudice Parenti di avere appreso dall'avvocato Bruno Peloso (al tempo amministratore delegato degli Editori Riuniti) di un furente Berlusconi, il quale alternava minacce e profferte: "Peloso mi disse che Fedele Confalonieri cerco' di evitare in tutti i modi l'uscita del volume perche'‚ raccontava l'inizio dell'ascesa di Berlusconi... Il braccio destro del padrone della Fininvest arrivo' addirittura a ipotizzare l'acquisto della Editori Riuniti, pur di non vedere quel libro in vendita" (2); "I tentativi erano accompagnati da offerte di denaro" (3).
Le dichiarazioni di Di Lenardo vengono riprese da tutti i quotidiani; "Avvenire" scrive: "Il libro e' il celeberrimo (e ormai introvabile) " Berlusconi Inchiesta sul signor Tv", scritto a quattro mani dai giornalisti Giovanni Ruggeri e Mario Guarino. Il fatto, emerso due giorni fa, oggi sembra sia diventato un caso nazionale. Uno dei due autori, Giovanni Ruggeri, dichiara: "Per impedire l'uscita della biografia presso gli Editori Riuniti, Berlusconi fece di tutto. Un giorno si presento' uno stretto collaboratore di Confalonieri e mi offri' un assegno in bianco in cambio dei diritti del libro" (4). Infatti, come abbiamo denunciato piu' volte pubblicamente (senza ricevere alcuna querela), nel febbraio '87 Fedele Confalonieri ci aveva telefonato presso la Rusconi Editore (dove lavoravamo) chiedendo di incontrarci "per trovare un accordo"; benche'‚ noi avessimo respinto l'offerta, ci mando' in ufficio il funzionario della Fininvest Sergio Roncucci, il quale, ostentando un carnet di assegni, ci aveva detto: "Compriamo noi il vostro libro, a scatola chiusa. La cifra la scrivete voi...", e aveva anche ventilato di un possibile incarico a "Tv sorrisi e canzoni"... Nel corso della sua deposizione al giudice Parenti, Flavio Di Lenardo ha inoltre dichiarato: "Il libro usci' ugualmente, e Berlusconi querelo' la societa' editrice. Pero' la querela rientro' quando Berlusconi fece un grosso affare in Unione Sovietica, relativo a contratti pubblicitari" (5).
Effettivamente, la Fininvest ha ottenuto l'esclusiva della raccolta pubblicitaria delle imprese occidentali destinata ai palinsesti televisivi sovietici: Di Lenardo ipotizza, in base alle presunte confidenze fattegli da Peloso, che l'affare sia stato propiziato dagli Editori Riuniti (casa editrice controllata dal Pci), e che in cambio Berlusconi abbia tra l'altro rimesso una sua querela. Fatto e' che, finalmente edito nel marzo 1987, "Berlusconi. Inchiesta sul signor Tv" andava esaurito in pochi giorni. Una immediata ristampa (aprile '87) esauriva la tiratura in tre settimane. Benche'‚ il successo di vendite fosse comprensibile ed evidente, forte era il sospetto che parte della tiratura fosse stata sottoposta a una sistematica opera di "rastrellamento" da parte di "mani ignote".
Non essendo riuscito a impedirne la pubblicazione, Berlusconi tentava comunque di condannare il libro all'anonimato. Alla sua uscita nelle librerie (20 marzo 1987), subito il gruppo Fininvest diramava un comunicato minacciando azioni legali a carico degli autori ("colpevoli" di attentare alla reputazione di Berlusconi) e contro "gli organi di stampa e d'informazione che in qualunque forma e a qualunque titolo diano risalto al libro in questione". Ma il Consiglio dell'Ordine dei giornalisti della Lombardia respingeva "l'intimidazione preventiva e generalizzata della Fininvest", e in un suo comunicato intitolato L'Ordine sull'intimidazione della Fininvest alla stampa dichiarava: "Presa conoscenza del comunicato diffuso dalla Fininvest Comunicazioni dopo la pubblicazione del volume-pamphlet dedicato a Silvio Berlusconi dai giornalisti Giovanni Ruggeri e Mario Guarino per i tipi degli Editori Riuniti, l'Ordine dei giornalisti della Lombardia respinge la manifesta inammissibilita' dell'intimidazione preventiva e generalizzata rivolta nel comunicato stesso agli organi di stampa e d'informazione che in qualunque forma e a qualunque titolo daranno risalto al libro in questione".
(...) Dopodiche', prende avvio l'offensiva legale. Il 12 maggio 1987, Berlusconi presenta due querele alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano, alle quali fara' seguire anche la costituzione di parte civile "per il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali tutti". Il potentissimo "Sua Emittenza" (sodale del potentissimo presidente del Consiglio Bettino Craxi) si ritiene diffamato dal contenuto di due interviste che gli autori di "Berlusconi Inchiesta sul signor Tv" hanno rilasciato, in occasione dell'uscita del libro, a "l'Unita'" e a "La Notte". Per il servizio apparso sul quotidiano del Pci il 28 marzo 1987, la querela berlusconiana coinvolge, oltre agli intervistati, l'estensore dell'articolo Francesco Bucchieri, e - limitatamente alla questione dell"'omesso controllo" - il direttore del quotidiano comunista Giancarlo Bosetti. L'illustre querelante lamenta che nell'intervista sia stata affermata l'esistenza di un procedimento penale a suo carico per reati valutari; inoltre, si duole del passo dell'intervista che tratteggia il suo impero come un "colosso d'argilla" costituito da "scatole cinesi" spesso vuote.
Anche la querela del 28 marzo 1987, relativa all'articolo pubblicato da "La Notte" il 20 marzo, e' sporta per "diffamazione aggravata dall'uso del mezzo della stampa e dall'attribuzione di fatti determinati (quello di avere un processo pendente per reati valutari)". (...) il "presunto diffamato" chiede espressamente che l'effetto della remissione della querela a carico di Giorgianni non si estenda agli altri due querelati, e cioe' a Ruggeri e Guarino: lui il direttore lo perdona, ma "quei due" li vuole in galera... Tuttavia, il Tribunale (presieduto da Giorgio Caimmi, giudice relatore Fabio De Pasquale) e' di diverso avviso. "La richiesta del querelante", si legge nella sentenza del 27 aprile 1988, "deve giudicarsi quantomeno singolare. A fondare l'effetto estensivo basterebbe infatti il rilievo dell'unicita' dei fatti contestati". Il Tribunale dichiara dunque il non luogo a procedere nei confronti di tutti i querelati, e condanna Berlusconi al pagamento delle spese processuali. Stessa sorte subisce, l'anno dopo, la querela relativa all'intervista pubblicata da "l'Unita'". Berlusconi la rimette, e con sentenza del 20 novembre 1989 il Tribunale (presidente Paolo Carfi', giudici Fabio De Pasquale e Claudio Gittaredi) gli accolla le spese del procedimento. Secondo alcuni, la querela che stando alla deposizione del Di Lenardo sarebbe stata rimessa quando "Berlusconi fece un grosso affare pubblicitario in Unione Sovietica" sarebbe proprio quest'ultima.
Berlusconi sporgeva querela per l'articolo di "Epoca" il 12 maggio 1987. Il processo si teneva nell'autunno del 1988 presso il Tribunale penale di Verona, competente per territorio (in quanto "Epoca" si stampava in quella citta'). Imputati di diffamazione aggravata a mezzo stampa erano i soliti Ruggeri e Guarino, il collega Carlo Verdelli, e per "omesso controllo" il direttore del settimanale Alberto Statera (7). La vicenda merita di essere seguita attraverso il testo della sentenza datata 16 novembre 1988 del Tribunale penale (presidente Mario Resta, giudici a latere Giovanni Tamburino e Giovanni Pietro Pascucci, estensore): "Si dolse, in particolare, nell'atto di querela, il Berlusconi, di due brani contenuti in detto articolo. .. In primo luogo ritenne diffamatorio l'articolo laddove, dopo che gli autori avevano spiegato il perche'‚ della scelta della casa editrice Editori Riuniti ("Abbiamo scelto la casa editrice del Pci perche'‚ ci piaceva una loro collana, I libri bianchi, quella che pubblica gli atti di accusa dei giudici impegnati nei processi piu' importanti: mafia, Sindona, strage di Bologna"), con un ardito accostamento e in risposta alla domanda che sorgeva spontanea di come c'entrasse Berlusconi coi processi, riferiva come testualmente dichiarato dagli autori del libro che "un procedimento penale in corso ce l'aveva anche lui: dal 1983, per reati valutari commessi insieme a Flavio Carboni. E una vicenda poco risaputa ma la si evince, incontrovertibilmente, dalla relazione della Commissione parlamentare sulla P2". In secondo luogo gravemente diffamatoria, a giudizio del querelante, doveva ritenersi la frase successivamente riportata nell'articolo anch'essa come testuale dichiarazione degli autori del libro: "Dal nostro libro su Berlusconi saltano fuori cose spiacevoli: fallimenti, societa' ombra, mafia bianca, Ciancimino, Calvi, Gelli" [...]". (...)
L'ultimo atto e' del 30 marzo 1993. La Corte suprema di Cassazione (presidente Guido Guasco, consiglieri Giuseppe Ciufo, Guido Ietti, Alfonso Malinconico, Carlo Cognetti) accoglieva il nostro ricorso, giusto l'articolo 90 del vecchio Codice di procedura penale: "L'impugnata sentenza dev'essere annullata senza rinvio", sentenziava la Cassazione. Era la vittoria finale e completa. Di tutti e tre i gradi di giudizio, niente e' rimasto a nostro carico, neppure la pur modestissima multa. L'onnipotente Cavaliere, da parte sua, non solo doveva prendere atto della completa sconfitta, ma finiva nei guai per falsa testimonianza - cioe' a dire, l'accusatore finiva sul banco degli imputati, ai sensi dell'art. 372 del Codice di procedura penale. Al Tribunale di Verona, nel corso dell'udienza del 27 settembre 1988, Berlusconi aveva deposto sotto giuramento; interrogato in merito alla sua affiliazione alla Loggia massonica P2, l'aveva temporalmente collocata nell'anno 1981 (invece che nel 1978, come noi avevamo scritto), e aveva affermato - mentendo - di non avere corrisposto al Venerabile maestro Licio Gelli alcuna quota di iscrizione alla Loggia, al momento dell'affiliazione.
Al cospetto di queste clamorose menzogne, avevamo inoltrato un esposto alla Pretura di Verona. Il 22 luglio 1989 il pretore Gabriele Nigro firmava una sentenza istruttoria di "non doversi procedere contro l'imputato [Berlusconi NdA] perche'‚ il fatto non costituisce reato". Avverso la decisione del pretore si appellava il Procuratore generale della Corte d'Appello di Venezia Stefano Dragone. Il processo d'Appello aveva luogo nel maggio 1990. Dal nostro esposto alla Pretura erano trascorsi venti mesi, nel corso dei quali era stata varata dal Parlamento l'ennesima amnistia (la ventitreesima della storia repubblicana); essa diveniva operante il 12 aprile 1990, e riguardava i reati commessi fino a tutto il 24 ottobre 1989 - per Berlusconi era un provvidenziale salvagente. Quando i magistrati lo avevano convocato a Venezia per rispondere del reato di falsa testimonianza, l'editore piduista aveva dichiarato: "Spero che la prossima amnistia, che si annunzia non rinunziabile, non mi tolga il piacere di vedere confermata la sentenza di proscioglimento [della Pretura, NdA] dalla Sezione istruttoria presso la Corte di Appello di Venezia" (12), "Amnistia non rinunziabile"? Berlusconi fara' tutto meno che rinunciarvi, e la Corte d'Appello (presidente G. Battista Stigliano, consiglieri Luigi Nunziante e Luigi Lanza, relatore) non gli togliera' alcun piacere: "Ritiene il Collegio che le dichiarazioni dell'imputato non rispondano a verita'... Ne consegue quindi che il Berlusconi, il quale, deponendo davanti al Tribunale di Verona nella sua qualita' di teste-parte offesa, ha dichiarato il falso su questioni pertinenti alla causa ed in relazione all'oggetto della prova, ha reso affermazioni non estranee all'accertamento giudiziale e idonee in astratto ad alterare il convincimento del Tribunale stesso e cio' (a prescindere dal mancato utilizzo processuale delle dichiarazioni menzognere medesime da parte del giudicante) ha compiutamente realizzato gli estremi obiettivi e subiettivi del contestato delitto... Il reato attribuito all'imputato va dichiarato estinto per intervenuta amnistia". Complimenti, Cavaliere!