Source: https://www.crediti-insoluti.it/alimenti-mantenimento
Timestamp: 2019-02-16 05:55:20+00:00
Document Index: 116861011

Matched Legal Cases: ['art. 433', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 570', 'art. 25', 'art. 93']

Alimenti e mantenimento per moglie e figli
Come farsi riconoscere un credito alimentare o il mantenimento
Cosa sono i crediti alimentari?
Quando posso farmi riconoscere gli alimenti? Che requisiti devo possedere per poter aver diritto agli alimenti?
Cos'è il mantenimento?
Come funziona il mantenimento in caso di separazione tra i coniugi?
Come cambia il mantenimento dopo il divorzio?
Fino a quando un figlio può beneficiare degli alimenti?
Come posso farmi riconoscere un credito alimentare? O il mantenimento?
Sono rimasta incinta ma non sono sposata, lui non ne vuole sapere nulla di me e del bambino, come posso fare? Sono una mamma single e sono disoccupata o precaria, ho paura che mi tolgano mio figlio, ho bisogno di aiuto
Cosa succede se non siamo sposati?
E se mio figlio non è stato riconosciuto?
Quali sono le statistiche sugli alimenti e il mantenimento?
Cosa faccio se mio marito non paga gli alimenti dopo la separazione o il divorzio?
Se vado dal legale, quanto mi costa?
Il Codice Civile italiano (art. 433) definisce gli alimenti come, in sostanza, quelle prestazioni di assistenza materiale dovute per legge alla persona che si trovi in stato di bisogno economico, a prescindere dalla colpa del soggetto. L'obbligo di corrispondere alimenti è previsto in virtù del principio di solidarietà familiare, a carico - in ordine - del coniuge (in vari casi), dei figli, dei genitori, di generi e nuore, dei suoceri, di fratelli e sorelle germani e unilaterali.
L'obbligo sorge generalmente a carico di chi si trova nel grado più vicino, mentre nel caso di più persone nello stesso grado, l'obbligazione si divide in proporzione delle loro condizioni economiche.
In altri termini, il credito alimentare consiste nel diritto del soggetto che versa in uno stato di bisogno, quando sia anche impossibilitato a provvedere autonomamente al proprio sostentamento, di ricevere assistenza materiale o prestazioni economiche da persone cui sia legato da vincoli di parentela, adozione o affinità.
Come potete vedere, gli alimenti non si corrispondono esclusivamente in caso di separazione e di divorzio, anche se queste casistiche sono sicuramente quelle più frequenti.
In linea generale, sono:
situazione di bisogno dell'alimentando e impossibilità di provvedere in tutto o in parte al proprio mantenimento;
disponibilità economica dell'alimentante, oltre al vincolo di parentela (o di gratitudine, nel caso di donazione) intercorrente tra i due soggetti.
Come sempre, da approfondire nel singolo caso concreto.
L'assegno o comunque l'importo di mantenimento, è un provvedimento a carattere economico, che può essere deciso dal giudice o concordato (in alcuni casi) tra le parti, e consiste nel versamento periodico (di solito ogni mese) di una somma di denaro per il sostentamento ed il mantenimento del coniuge e/o dei figli. Quando viene deciso dal giudice, viene stabilito secondo vari e molteplici criteri (tra cui, in via esemplificativa, i reciproci redditi nel caso del coniuge, le proprietà, in parte il tenore di vita/l'autosufficienza economica e via dicendo; per i figli, aspetti principali sono le esigenze ed il tenore di vita, la collocazione prevalente e/o le modalità di affido, le capacità economiche dei genitori. Per capire meglio questi criteri si consiglia di sentire un legale).
L'obbligo di mantenimento previsto a carico del coniuge nei confronti dell'altro e a carico dei genitori nei confronti dei figli nascono dalla valutazione del legislatore del vincolo più intenso di solidarietà familiare che lega i membri della famiglia cosiddetta di base, nucleare.
A differenza degli alimenti, gli obblighi di mantenimento caratterizzano il normale svolgimento dei rapporti della famiglia nucleare, non presuppongono una situazione di bisogno (intesa come incapacità di provvedere alle fondamentali esigenze di vita) e devono essere assolti a prescindere da ogni formalità e richiesta, salvo il caso di separazione personale.
Ecco alcune "regole" generali (da approndire poi caso per caso):
entrambi i genitori, a prescindere dal provvedimento di affidamento del figlio minore, di norma continuano ad essere obbligati al suo mantenimento;
nel caso di separazione senza addebito, il coniuge che non ha un reddito sufficiente e si trovi in una posizione economica inferiore rispetto all'altro coniuge può richiedere ed ottenere un assegno di mantenimento che gli consenta di conservare il livello di vita matrimoniale;
il coniuge cui sia stata addebitata la separazione ha diritto solo agli alimenti e in questo caso solo laddove si trovi in stato di bisogno.
i genitori continuano ad essere obbligati al mantenimento dei figli, secondo una disciplina del tutto analoga a quella della separazione.
l'ex coniuge potrebbe avere diritto ad un assegno vitalizio (c.d. assegno divorzile) ove non abbia un reddito sufficiente a mantenere il tenore di vita matrimoniale e si trovi in una situazione di inferiorità economica rispetto all'altro (su cui la giurisprudenza sta mutando orientamento negli ultimi tempi: per un approfondimento più specifico, va visto il singolo caso).
Nei confronti dei figli, l'obbligo alimentare ha un carattere residuale ma "persistente". Di base i genitori sono tenuti al mantenimento dei figli minori ed anche dei figli maggiorenni fino a che non abbiano raggiunto una autonomia economica. Se i figli, dopo avere raggiunto l'autonomia economica, si trovano in stato di bisogno tuttavia hanno ancora diritto agli alimenti (fatti salvi casi particolari).
Dipende, le casistiche sono le più varie. In linea di massima, per il credito alimentare occorre una richiesta, e se poi non è dato spontaneamente occorre attivarsi con un avvocato che, ricorrendone i presupposti, potrà presentare ricorso o la competente azione in Tribunale.
Per il mantenimento, vi sono casi in cui può essere deciso consensualmente (con le varie procedure oggi disponibili) ed altri in cui occorre l'omologa del Tribunale (cioè l'avallo dei Giudici) e quindi, spesso, l’assistenza di un legale. In breve, un avvocato potrà valutare se nel Tuo caso ci sono i presupposti per rivolgersi all'autorità giudiziaria (unico soggetto che in Italia può imporre una prestazione alimentare) o meno.
In alcuni casi è possibile agire anche senza avvocato, ma sono quelli di minore entità (dal Giudice di Pace, per importi fino a 516,46 euro di valore totale della causa, oppure per importi superiori con autorizzazione del Giudice. Si consiglia in ogni caso di avvalersi di un legale, almeno per un parere&sol;un'opinione in via preventiva.
In ambito familiare e personale si possono verificare le situazioni più disparate e difficili. Per questo puoi farti consigliare ed aiutare da un esperto. Può essere un Avvocato, uno Studio legale, o un mediatore familiare o un assistente sociale. Dipende dal problema, ma chiedere consiglio spesso è il primo passo verso una soluzione.
Sia che si tratti di problemi economici (alimenti o mantenimento) che di riconoscimento o altre dinamiche. Si segnala che spesso anche il Comune e gli assistenti sociali possono essere un validissimo strumento di aiuto e supporto.
Spesso si sentono mamme terrorizzate dalla possibilità che venga loro tolto il figlio.
Di solito, se non ci si fa aiutare è peggio. E' impossibile dare una spiegazione esaustiva e precisa qui, ma è bene sapere che l'ordinamento prevede l'affidamento di un figlio ad un altro soggetto solo nei casi più gravi, come estrema ratio (cioè come ultima possibilità).
Se hai problemi ad ottenere un contributo per il mantenimento, rivolgendoti ad un legale di fiducia del nostro network puoi avere intanto un consiglio e un'idea migliore sulla tua situazione, per poi decidere liberamente cosa fare.
In caso di figlio, figlia o figli, in linea generale ogni genitore è tenuto a contribuire alla loro crescita e mantenimento. Anche se i genitori non sono sposati, o persino se sono sposati con altre persone. Questo, come sempre, a livello indicativo, perchè ogni caso va approfondito.
Qui la casistica si fa più complessa, difficile da affrontare in poche righe.
Sappi che comunque che il legislatore ha previsto dei rimedi e delle azioni per una possibile tutela, quindi il consiglio è di attivarti e informarti prima possibile (per alcune azioni ci sono termini, cioè scadenze: chiedi al più presto ad un legale di Tua fiducia).
Il rapporto ISTAT su matrimoni, separazioni e divorzi, relativo al 2015 (purtroppo non sono disponibili dati sul 2018), ci offre interessantissimi spunti di riflessione.
Le separazioni con figli in affido condiviso sono circa l'89% di tutte le separazioni con affido. Solo l'8.9% dei figli è affidato esclusivamente alla madre, in quanto si tende a prediligere l'affido condiviso, come prevede la Legge 54/2006.
La quota di separazioni in cui la casa coniugale è assegnata alle mogli aumenta al 60% per arrivare al 69% per le madri con almeno un figlio minorenne.
In sede di separazione viene stabilita tutta una serie di provvedimenti di natura economica a favore sia del coniuge ritenuto economicamente più debole, sia dei figli: queste due forme di contributo sono tra loro indipendenti e cumulabili.
Le separazioni in cui vengono cumulati gli assegni al coniuge con quelli ai figli sono il 10.5% del totale e la proporzione raddoppia (arrivando al 21.3%) se si considerano le separazioni con figli minori.
La quota di separazioni con assegno per coniuge e figli è più alta nel Sud e nelle Isole (rispettivamente 29% e 23.5% delle separazioni con figli minori), mentre nel Nord si assesta quasi al 18%.
In Italia, la percentuale di separazioni con assegno in cui è dovuto solo il contributo economico al coniuge (e non anche ai figli) è del 10%.
Il 33.9% delle separazioni prevedono assegni di mantenimento solo per i figli e tendenzialmente è il padre a versare gli assegni, nella quasi totalità dei casi (circa 94%).
Se volessimo trarre delle conclusioni, si potrebbe dire che la moglie ha sempre ottime probabilità di ottenere la casa coniugale, specie se ci sono figli minorenni, così come di vedersi riconoscere un contributo economico per sé o per i figli.
Questa è una domanda frequente... ma niente paura, si possono intraprendere diverse azioni.
Una volta ottenuto il credito, alimentare o di mantenimento, può capitare, purtroppo, che il soggetto tenuto non paghi, o paghi meno del dovuto o paghi solo ogni tanto. Ebbene, in questi casi ci si potrà rivolgere ad un legale, che si attiverà nei modi previsti dall'ordinamento per recuperare anche coattivamente le somme dovute.
In via indicativa, il recupero delle somme non pagate (per alimenti o mantenimento) si svolge per fasi: quasi sempre (in base ai casi) si inizia con una diffida legale stragiudiziale, con cui viene formalmente richiesto il pagamento del dovuto, arretrati compresi.
Se questa non sortisce effetto, cioè se non funziona, sulla base del provvedimento che stabilisce l'ammontare degli alimenti o del mantenimento (sentenza del Tribunale, sentenza di separazione, di cessazione degli effetti civili del matrimonio, etc.) potranno essere avviate procedure esecutive, di vario tipo. Dal pignoramento dello stipendio (nei limiti delle quote previste dalla legge) ad esecuzioni mobiliari (es. pignoramenti presso terzi, pignoramento veicoli) o immobiliari (pignoramento e messa in vendita immobile). Le fasi di recupero coattivo sono finalizzate quindi ad ottenere le risorse economiche (direttamente somme o beni da vendere) per recuperare i crediti alimentari o di mantenimento non riscossi e non pagati spontaneamente. Ovviamente questo a carattere generale ed informativo: il Tuo caso - come quasi tutti - ha le proprie peculiarità e va approfondito da un legale. Si consiglia di procedere solo dopo essersi fatti consigliare nello specifico sulla propria situazione.
In alcuni casi (in particolare per il mantenimento) è possibile ricorrano i presupposti per presentare denuncia anche in campo penale (ex art. 570 bis c.p.).
Sottoponici il Tuo caso per una consulenza senza impegno, anche in punto di valutazione dei profili patrimoniali (tramite commercialisti di Nostra fiducia e del Network), e potremo poi consigliarti con un parere preliminare (gratuito!) ed indirizzarti ad un avvocato qualificato, anche questo di Nostra fiducia e del Network, con garanzia quindi di competenza nell'ambito.
Se ci sono i presupposti, non costa nulla: le persone titolari di un reddito imponibile IRPEF non superiore ad 11.369,24 euro possono infatti accedere al gratuito patrocinio, ossia alla possibilità che l'avvocato venga retribuito dallo Stato. In questo caso nulla sarà dovuto al legale, che verrà pagato esclusivamente dallo Stato.
Per accedere al gratuito patrocinio occorre avvalersi di uno dei legali iscritti negli appositi elenchi, tenuti presso gli Ordini degli Avvocati. Per l'assistenza alla domanda, puoi rivolgerti direttamente all'avvocato, che gratuitamente ti preparerà anche la domanda (spesso da inviare online tramite piattaforma dedicata, in base ai sistemi adottati dall'Ordine) o all'Ordine di competenza (che di solito ha uno sportello dedicato per questa tipologia di domande).
Negli altri casi, anzitutto la nostra analisi preliminare è senza impegno e gratuita. A seguito di questa verrà sottoposto dal Legale di Nostra fiducia e che ti indicheremo un preventivo che, tenendo conto del caso e della situazione, potrà prevedere anche compensi per obiettivi (ex art. 25 CDF) o senza anticipazioni (ex art. 93 cpc) operando in regime di antistatario (cioè con il recupero coattivo delle eventuali spese di lite direttamente da controparte). Quindi anche senza rischi, se non quello di provarci!
Tuoi dati, copia carta d'identità (Perchè? Per avere indicazione che chi manda i documenti ne sia l'effettivo titolare);
copia titolo o atto da cui deriva il diritto alla somma che si richiede (se già riconosciuta, es. sentenza, decreto o altro provvedimento del Tribunale, accordo, etc...);
indicazione nominativo del debitore e del rapporto con questo (es. familiare, ex marito-moglie, etc) più breve relazione (un racconto dei fatti e di quanto tentato finora).
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