Source: http://www.settimanafiscaledigital.ilsole24ore.com/edizione/201541
Timestamp: 2020-01-22 19:20:32+00:00
Document Index: 99235826

Matched Legal Cases: ['art. 34', 'art. 34', 'art. 32', 'art. 51', 'art. 110', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 108', 'art. 1']

Numero 41 4 novembre 2015
REDDITOMETRO: AGGIORNAMENTI PER LE ANNUALITA' 2011-2012
Irpef, Iva, Ivie e Ivafe, Ires e società
L’ art. 34, D.P.R. 26.10.1972, n. 633 [CFF234] , prevede un regime speciale di determinazione dell’ Iva dovuta dai produttori agricoli , in base al quale la detrazione dell’imposta non viene determinata in base all’Iva assolta sugli acquisti ma come una percentuale dell’imponibile delle operazioni attive, detta « percentuale di compensazione ». Il regime speciale costituisce il regime naturale per i produttori agricoli, che possono rinunciarvi con le modalità di cui al D.P.R. 10.11.1997, n. 442 (dunque anche per comportamento concludente), optando per la ordinaria determinazione analitica dell’imposta mediante giustapposizione dell’Iva addebitata ai clienti e di quella assolta sugli acquisti. Un’ eccezione al regime speciale è prevista per i produttori agricoli con un fatturato annuo inferiore a € 7.000 , i quali sono esonerati da ogni adempimento formale (obblighi documentali, contabili e dichiarativi) e sostanziale (pagamento dell’imposta), salva la numerazione e conservazione delle fatture. Un ulteriore regime speciale è previsto dall’ art. 34-bis, D.P.R. 633/1972 [CFF234a] , per le attività di fornitura di beni o servizi rese dall’impresa agricola mediante l’ utilizzazione prevalente di attrezzature o risorse dell’azienda normalmente impiegate nell’attività agricola, per cui si stabilisce un regime forfetizzato di detrazione dell’Iva pari al 50% dell’ imposta a debito .
L’art. 32, D.P.R. 600/1973 [CFF6332] , ai fini delle imposte sui redditi , ed il corrispondente art. 51, D.P.R. 633/1972 [CFF251] , ai fini Iva, prevedono la possibilità, per l’Agenzia delle Entrate e per la Guardia di Finanza, di procedere ad indagini di tipo bancario nei confronti di tutti i contribuenti. Nella maggior parte delle ipotesi, le predette verifiche sono eseguite nei confronti dei possessori di reddito d’impresa e di lavoro autonomo , anche perché, in merito ai prelevamenti non giustificati, la normativa pone una presunzione legale strumentale alla determinazione di maggiori ricavi e compensi . In merito alla presunzione relativa operante per i prelevamenti ed i versamenti effettuati dagli imprenditori, la Consulta, con la Sentenza 225/2005, ha stabilito la legittimità costituzionale della presunzione in oggetto, atteso che essa risulta congruente con il fisiologico andamento dell’ attività imprenditoriale , caratterizzata dalla necessità di continui investimenti al fine di ottenere ricavi . Con la Sentenza 228/2014, però, la stessa Corte Costituzionale ha dichiarato l’ illegittimità costituzionale della presunzione in oggetto per i professionisti , atteso che l’attività di tali figure è caratterizzata dal preminente apporto del lavoro proprio .
Costi black list e dividendi black list
È stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 22.9.2015, n. 220 il D.Lgs. 14.9.2015, n. 147 , rubricato « Disposizioni recanti misure per la crescita e l'internazionalizzazione delle imprese » (si veda « La Settimana fiscale » n° 37/2015, pagg. 6-8). Il suddetto Decreto è entrato in vigore decorsi 15 giorni dalla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale , ovvero dal 7.10.2015. Il suo obiettivo è la semplificazione degli adempimenti per i soggetti esteri che intendono investire in Italia , oltre che provvedere all’ adeguamento della normativa italiana a pronunce della Corte di Giustizia Ue. Tra le principali novità del Decreto le modifiche alla normativa sull’ indeducibilità dei costi black list ex art. 110, co. 10 – 12-bis, D.P.R. 22.12.1986, n. 917 , prevedendo che i costi sostenuti con i soggetti paradisiaci, qualora ovviamente abbiano avuto concreta esecuzione, siano deducibili nei limiti del valore normale degli stessi secondo quanto determinato ai sensi dell' art. 9, D.P.R. 917/1986 [CFF5109] e le modifiche riguardanti il regime fiscale da applicare in ordine alla percezione di dividendi – da parte di soci (soggetti Irpef o Ires) residenti in Italia – che provengono da società residenti in Paesi a fiscalità privilegiata, attualmente disciplinata da diversi articoli del D.P.R. 917/1986 ( artt. 47, co. 4 , e 89, co. 3 ).
In forza di quanto introdotto dall’art. 9, D.Lgs. 14.9.2015, n. 147 le spese di rappresentanza , disciplinate dall’art. 108, co. 2, D.P.R. 22.12.1986, n. 917 [CFF5208] , sono deducibili nel periodo di imposta di sostenimento, se rispondenti ai requisiti di inerenza stabiliti con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, anche in funzione della natura e della destinazione delle stesse. Dette spese sono commisurate all'ammontare dei ricavi e proventi della gestione caratteristica dell'impresa risultanti dalla dichiarazione dei redditi relativa allo stesso periodo in misura pari: a) all'1,5 % dei ricavi e altri proventi fino a € 10 milioni; b) allo 0,6 % dei ricavi e altri proventi per la parte eccedente € 10 milioni e fino a 50 milioni; c) allo 0,4 % dei ricavi e altri proventi per la parte eccedente € 50 milioni.
Fatturazione: applicazione dell'imposta di bollo
L’imposta di bollo in fattura si applica in tutti i casi in cui non sia espressamente prevista l’esenzione dalla stessa. Sono, in particolare, esenti dall’imposta le fatture e gli altri documenti concernenti il pagamento di corrispettivi relativi ad operazioni assoggettate ad imposta sul valore aggiunto. L’Iva e l’imposta di bollo sono, infatti, tributi alternativi e quest’ultima non si applica laddove nelle fatture sia indicato l’importo dell’Iva o, comunque, sia riportato sulle stesse che i documenti sono emessi in relazione al pagamento di corrispettivi assoggettati ad Iva. Nelle ipotesi in cui è applicata l’imposta di bollo, questa sarà dovuta nella misura di € 2 con riferimento alle fatture emesse per importi superiori a € 77,47.
Agevolazioni a favore dell'economia sociale
Il Ministero per lo sviluppo economico (Mise) ha emanato il 3.7.2015 un decreto avente ad oggetto le agevolazioni alle imprese per la diffusione ed il rafforzamento dell’ economia sociale . I soggetti beneficiari sono le imprese sociali , le cooperative sociali ed i relativi consorzi e le società cooperative aventi qualifica di Onlus . L’ agevolazione consiste principalmente nella concessione di finanziamenti a tasso agevolato ma potrebbe anche essere previsto un contributo non rimborsabile a copertura delle spese ammissibili. Ai sensi dell’ art. 1, co. 845, L. 27.12.2006, n. 296 , il Mise può istituire con proprio decreto specifici regimi di aiuto compatibili con la normativa comunitaria. Il D.M. 3.7.2015, pubblicato nella G.U. 26.9.2015, n. 224, prende le mosse dall’avvertita esigenza di sostenere la diffusione ed il rafforzamento dell’ economia sociale ; obiettivi da realizzarsi attraverso l’agevolazione alla nascita ed al rafforzamento di imprese la cui attività è volta a perseguire interessi generali e finalità di utilità sociale .
Controllo del Collegio sindacale sul sistema 231/2001
Il tema del rapporto tra il Collegio sindacale e l’ Organismo di vigilanza , istituito in base al D.Lgs. 231/2001 è particolarmente rilevante: è importante avere chiaro il perimetro delle rispettive attività , aree di competenza e responsabilità – e, quindi, gli equilibri tra soggetti preposti, in ambiti diversi, ad attività di controllo – per definire le cointeressenze che si possono ( rectius debbono) stringere tra di essi ai fini di un rafforzamento degli specifici compiti . Per approfondire il tema del rapporto esistente, o comunque da costruire, tra il Collegio e l’Organismo di vigilanza non si può prescindere da un esame dei compiti spettanti.