Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-23495-del-09-10-2017
Timestamp: 2020-08-15 14:46:59+00:00
Document Index: 46558355

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 6', 'art. 53', 'art. 142', 'art. 146', 'art. 53', 'sentenza ', 'art. 53', 'art. 13', 'art. 13']

Sentenza Cassazione Civile n. 23495 del 09/10/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23495 del 09/10/2017
Cassazione civile, sez. VI, 09/10/2017, (ud. 19/07/2017, dep.09/10/2017), n. 23495
sul ricorso 19748-2014 proposto da:
avverso la sentenza n. 34/2014 della CORTE D’APPELLO di BRESCIA,
depositata il 28/1/2014;
– con la sentenza impugnata, la Corte di appello di Brescia ha respinto il gravame proposto dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca avverso la decisione del locale Tribunale che aveva riconosciuto il diritto di C.P. e delle altre sopra indicate odierne parti intimate, docenti e appartenenti al personale ATA, assunti con ripetuti contratti a tempo determinato, alla progressione professionale retributiva in relazione al servizio prestato e condannato il Ministero a corrispondere ai predetti le differenze stipendiali in ragione dell’anzianità maturata, nei limiti della prescrizione quinquennale;
– con il primo motivo il ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione della direttiva 99/70/CE, del D.Lgs. 6 settembre 2001, n. 368, n. 106, art. 6 in relazione alla normativa afferente il reclutamento del personale scolastico, della L. n. 312 del 1980, art. 53, comma 3, in relazione all’art. 142 del c.c.n.l. Comparto scuola 2002-2005 e art. 146 c.c.n.l. Comparto scuola 2006-2009. Assume che: – i rapporti di lavoro a tempo determinato del settore scolastico sono assoggettati ad una normativa speciale di settore, sicchè agli stessi non si applica la disciplina generale dettata dal D.Lgs. n. 368 del 2001; – il principio di non discriminazione è correlato all’abuso del contratto a termine, che nella specie deve essere escluso in quanto il ricorso alla supplenza e alla stipula di contratti a termine del personale scolastico trova giustificazione in ragioni oggettive e non è maliziosamente finalizzato a consentire al datore di lavoro un risparmio di spesa; – il lavoratore assunto a tempo determinato nel settore scolastico non è comparabile a quello di ruolo, perchè ogni singolo rapporto è distinto ed autonomo rispetto al precedente; – gli aumenti biennali previsti dalla L. n. 312 del 1980, art. 53 avevano come destinatari i soli docenti non di ruolo, incaricati dal Provveditore agli studi ed assunti con contratti a tempo indeterminato ed a seguito della soppressione di tale categoria ad opera della L. n. 270 del 1982 sono rimasti in vigore solo per gli insegnanti di religione;
– va innanzitutto rilevato che la sentenza non ha ritenuto applicabile la L. 11 luglio 1980, n. 312, art. 53 norma questa che orinai disciplina il solo trattamento economico degli insegnanti di religione, sicchè la censura formulata nel ricorso deve ritenersi del tutto inconferente rispetto al decisum;
– anche in questa sede il Ministero, pur affermando l’esistenza di condizioni oggettive a suo dire idonee a giustificare la diversità di trattamento, ha fatto leva su circostanze che prescindono dalle caratteristiche intrinseche delle mansioni e delle funzioni esercitate, le quali sole potrebbero legittimare la disparità, insistendo, infatti, sulla natura non di ruolo del rapporto di impiego e sulla novità di ogni singolo contratto rispetto al precedente, ossia su ragioni oggettive che legittimano il ricorso al contratto a tempo detetininato e che rilevano ai sensi della clausola 5 dell’Accordo Quadro, da non confondere, per quanto sopra si è già detto, con le ragioni richiamate nella clausola 4, che attengono, invece, alle condizioni di lavoro che contraddistinguono i due tipi di rapporto in comparazione, in ordine alle quali nulla ha dedotto il ricorrente;
– è infine inammissibile il secondo motivo di ricorso in cui si fa riferimento ad una decisione di inammissibilità dell’appello del Ministero del tutto non corrispondente alla decisione impugnata;
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della non sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a nonna dello stesso art. 13, comma 1-bis.