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Timestamp: 2019-04-18 16:59:52+00:00
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PREVIDENZA COMPLEMENTARE, IL TAR RESPINGE PERFINO I RICORSI COLLETTIVI (A 10 EURO) DELLA RETE LEGALE CONTRO IL MANCATO AVVIO DELLE TRATTIVE DA PARTE DEL GOVERNO, CONFERMANDO CHE PER VIA GIUDIZIALE NON C’È ALCUNA POSSIBILITÀ DI SUCCESSO
giovedì 06 maggio 2010
La Rete Legale ha comunicato per le vie brevi che tutti i ricorsi collettivi presentati al T.A.R. del Lazio per chiedere l’avvio delle trattative per la previdenza complementare sono stati respinti e che sta predisponendo in merito una analitica informativa.
Si tratta, per l’esattezza:
- del ricorso n. 10265/2009 (Polizia di Stato), deciso con sentenza n. 3995/2010 della Sezione Prima Bis;
- del ricorso n. 10266/2009 (Forze Armate), deciso con sentenza n. n. 8008/2010 della Sezione Prima Bis;
- del ricorso n. 378/2010 (Guardia di finanza), deciso con sentenza n. 2991/2010 della Sezione Seconda;
- del ricorso n. 1152/2010 (Guardia di finanza), deciso con sentenza n. 7448/2010 della Sezione Prima;
- del ricorso n. 1153/2010 (Guardia di finanza), deciso con sentenza n. 7456 della Sezione Prima;
- del ricorso n. 1154/2020 (Polizia di Stato), deciso con sentenza n. 7462/2010 della Sezione Prima;
- del ricorso n. 2032/2010 (Guardia di finanza), deciso con sentenza n. 7454/2010 della Sezione Prima.
Come si ricorderà, l’iniziativa è COMPLETAMENTE DIVERSA da quelle intraprese da altri, sempre in tema di previdenza del personale non contrattualizzato, per le quali si resta dell’opinione (si veda http://www.ficiesse.it/news.php?id=2165) che sia del tutto irrealistico immaginare un ritorno, anche soltanto di una parte del personale del pubblico impiego (Forze Armate e Forze di Polizia), al sistema retributivo, in un momento peraltro in cui permane, come e forse ancor più che quindici anni fa, l’esigenza di “stabilizzare” il sistema pensionistico pubblico e che è ormai pacifico, nella giurisprudenza costituzionale, che non esiste un “diritto al regime previdenziale” previgente.
Il ricorso collettivo avviato dalla Rete Legale, come noto, si è mosso in tutt’altra direzione, configurandosi come una AZIONE DI PRESSIONE POLITICA per:
1) ottenere che il Governo venisse obbligato dal giudice amministrativo ad avviare immediatamente la negoziazione / concertazione necessaria per pervenire al risultato della trasformazione del TFS in TFR;
2) poter successivamente avviare la previdenza complementare anche per il personale delle Forze di Polizia e delle Forze Armate;
3) procedere, in caso di risultati inadeguati degli esiti della concertazione / negoziazione sul punto, alle ulteriori azioni eventualmente ritenute necessarie.
Pertanto, poiché si è trattato di perseguire interessi di natura collettiva, è stato fissato un costo di partecipazione di particolare tenuità (10 euro).
Nei mesi precedenti la presentazione dei sette ricorsi si è proceduto a notificare al Ministero della Pubblica Amministrazione e dell’Innovazione le istanze dei partecipanti con la richiesta di avvio delle procedure previste per l’istituzione delle forme di previdenza complementare. Decorsi, senza ottenere risposta, i tempi previsti, si è proceduto alla notifica e al deposito dei ricorsi, che sono stati poi smistati dal T.A.R. Lazio fra le Sezioni Prima, Prima Bis e Seconda.
Ebbene, nonostante certamente non si stesse chiedendo di riconoscere ai soli ricorrenti il regime retributivo, ma "semplicemente" di dichiarare il silenzio-inadempimento in merito alle istanze volte a sollecitare l’avvio della contrattazione / concertazione, le tre Sezioni hanno dichiarato lo stesso l’inammissibilità dei ricorsi (peraltro, con sentenze tra loro contrastanti), confermando, in tal modo, che la soluzione del problema non sarà certamente quella della via giudiziale ma rimane quella di una forte mobilitazione politico/sindacale.
Nei prossimi giorni pubblicheremo la nota informativa che La Rete Legale sta predisponendo.