Source: https://www.diritto.it/illegittima-aggiudicazione-l-impresa-che-si-vede-sottratta-l-aggiudicazione-dell-appalto-oltre-al-risarcimento-del-danno-individuato-in-quello-conseguente-all-illegittima-aggiudicazione-pari-all-ut/
Timestamp: 2017-08-21 14:11:30+00:00
Document Index: 132425711

Matched Legal Cases: ['art. 134', 'sentenza ', 'art.122', 'art. 134', 'art. 345', 'art.122', 'art. 134', 'art. 345', 'art.134', 'art. 122', 'art. 345', 'art.75', 'art.122', 'art. 134', 'art. 345']

Illegittima aggiudicazione: l’impresa che si vede sottratta l’aggiudicazione dell’appalto, oltre al risarcimento del danno individuato in quello conseguente all’illegittima aggiudicazione, pari all’utile derivante dall’esecuzione dell’appalto (10% dell’im
Circa il dedotto danno da depauperamento della capacità tecniche ed economiche dell’impresa necessarie ai fini del mantenimento della qualificazione SOA, quantificato nel 3% dell’importo di gara, va sottolineato che la norma di cui all’art. 134 del D.lgvo n.163/2006 smi, stabilisce una forma di forfettizzazione del danno, comprensiva di tutti pregiudizi economici conseguenti alla mancata aggiudicazione del contratto: è sufficiente il rilievo che anche in caso di recesso è individuabile il depauperamento della capacità tecniche ed economiche dell’impresa necessarie ai fini del mantenimento della qualificazione, per cui la mancata previsione di un autonomo ristoro per tale pregiudizio economico è indice della volontà del legislatore di considerarlo ricompreso tout court nella quantificazione del danno determinata con il criterio quantificato complessivamente nel 10% dei quattro quinti del prezzo posto a base di gara, depurato dal ribasso offerto dall’impresa; in tale contesto, di conseguenza, risulterebbe giuridicamente incoerente che il citato pregiudizio venisse ad assumere un’autonoma connotazione giuridica in sede di individuazione e quantificazione dei danni conseguenti alla mancata aggiudicazione del contratto, ove è ritenuta applicabile la medesima norma stabilita in tema di recesso.
In tema di quantificazione del risarcimento del danno da riconoscere ad un’impresa per illegittima aggiudicazione, va segnalata la sentenza numero 10277 del 22 ottobre 2007, emessa dal Tar Lazio, Roma che ci insegna che il danno da depauperamento della capacità tecniche ed economiche dell’impresa necessarie ai fini del mantenimento della qualificazione SOA è già ricompresso in quello che va calcolato nella misura del 10% dei quattro quinti del prezzo posto a base di gara, depurato dal ribasso offerto dalla ricorrente, ex art.122 del D.P.R. 21 dicembre 1999 n. 554 in tema di recesso unilaterale della p.a. dal contratto di appalto di opere pubbliche, recepito dall’art. 134 del D.lgvo n.163/2006, inteso come criterio generale di quantificazione del margine di profitto dell’appaltatore nei contratti con l’Amministrazione, così come lo era stato in precedenza l’art. 345, l. 20 marzo 1865 n. 2248 all. F
< Infatti, dell’utile economico che sarebbe derivato all’impresa dall’esecuzione dell’appalto in caso di aggiudicazione, quantificato nella misura del 10% dei quattro quinti del prezzo posto a base di gara, depurato dal ribasso offerto dalla ricorrente, ex art.122 del D.P.R. 21 dicembre 1999 n. 554 in tema di recesso unilaterale della p.a. dal contratto di appalto di opere pubbliche, recepito dall’art. 134 del D.lgvo n.163/2006, inteso come criterio generale di quantificazione del margine di profitto dell’appaltatore nei contratti con l’Amministrazione, così come lo era stato in precedenza l’art. 345, l. 20 marzo 1865 n. 2248 all. F. (in senso conforme, ex multis, Cons. Stato, sez. V, sentt. n. 5126 del 2004 e n. 4475 del 2005).
Alla luce di tali considerazioni, pertanto, la pretesa risarcitoria deve essere accolta nei limiti di cui sopra, con conseguente condanna dell’intimata amministrazione al pagamento del risarcimento dei danni da quantificare secondo il criterio di cui all’art.134 del D.lgvo n.163/2006.>
Ecco la norma di riferimento:
(art. 122, d.P.R. n. 554/1999; art. 345, legge n. 2248/1865, all. F)
6. L’appaltatore deve rimuovere dai magazzini e dai cantieri i materiali non accettati dal direttore dei lavori e deve mettere i predetti magazzini e cantieri a disposizione della stazione appaltante nel termine stabilito; in caso contrario lo sgombero è effettuato d’ufficio e a sue spese.
IL TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE DEL LAZIO N. 10555 RGR
sul ricorso n.10555 del 2006 proposto dal Consorzio Triveneto Rocciatori soc. cooperativa a r.l., in persona del legale rappresentante pro-tempore, rappresentato e difeso, anche disgiuntamente, dagli avv.ti Filippo Maria Salvo e Simonetta Colonnello ed elettivamente domiciliato presso lo studio dell’avv. Salvo in Roma, Via dei Giordani n.27;
Uditi alla pubblica udienza dell’11 luglio 2007 – relatore il dottor Giuseppe Sapone – i difensori delle parti come da verbale;
Al riguardo, in disparte la considerazione che a seguire la tesi della stazione appaltante riuscirebbe, invero, difficile, spiegare la specifica ed autonoma previsione a pena di esclusione da parte del disciplinare di gara della dichiarazione omessa dalla SO.CO.GEN., deve essere evidenziato, in linea con quanto illustrato dal consorzio ricorrente, che la dichiarazione di cui all’art.75 lett.e) del DPR n.554/1999 ha ictu oculi un oggetto radicalmente diverso da quello di cui alla citata omessa dichiarazione, in quanto si riferisce a gravi infrazioni debitamente accertate alle norme in materia di sicurezza e a ogni altro obbligo derivante dai rapporti di lavoro, risultanti dai dati in possesso dell’Osservatorio dei lavori pubblici.
Infatti, dell’utile economico che sarebbe derivato all’impresa dall’esecuzione dell’appalto in caso di aggiudicazione, quantificato nella misura del 10% dei quattro quinti del prezzo posto a base di gara, depurato dal ribasso offerto dalla ricorrente, ex art.122 del D.P.R. 21 dicembre 1999 n. 554 in tema di recesso unilaterale della p.a. dal contratto di appalto di opere pubbliche, recepito dall’art. 134 del D.lgvo n.163/2006, inteso come criterio generale di quantificazione del margine di profitto dell’appaltatore nei contratti
con l’Amministrazione, così come lo era stato in precedenza l’art. 345, l. 20 marzo 1865 n. 2248 all. F. (in senso conforme, ex multis, Cons. Stato, sez. V, sentt. n. 5126 del 2004 e n. 4475 del 2005).
RIC. N. 10555/2006