Source: https://civescremona.wordpress.com/2010/12/23/bufale-e-tabu-sulle-norme-europee/
Timestamp: 2020-08-08 00:21:46+00:00
Document Index: 45911601

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 35', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Bufale e tabù sulle norme europee | Cives Cremona
Bufale e tabù sulle norme europee
Giacomo Bazzani, del Comitato Acqua Pubblica di Cremona, è fermamente convinto che il richiamo alla normativa europea, a proposito dell’apertura alla concorrenza dei servizi locali di interesse economico generale (Sieg), sia una “autentica bufala” (o una “bugia europea”). Considerato che non vogliamo passare per studenti negligenti (vedi il commento al nostro post E Salini ci liberò dalle Aato), andiamo dunque alle fonti comunitarie e ripassiamole a beneficio dei lettori.
In merito alla gestione dei Sieg, ci sono due principi che si incrociano, entrambi inseriti tra i Principi del Trattato: la garanzia della concorrenza nel mercato interno (art. 3/g) e il rafforzamento della coesione economica e sociale (art. 3/k). Circa la coesione, l’articolo 16 stabilisce che, in considerazione dell’importanza di questi servizi nell’ambito dei valori comuni dell’Unione, nonché del loro ruolo nella promozione della coesione sociale e territoriale, la Comunità e gli Stati membri provvedono affinché tali servizi funzionino in base a principi e condizioni che consentano loro di assolvere i loro compiti. Circa la concorrenza, l’articolo 86/2 stabilisce che le imprese incaricate della gestione di servizi di interesse economico generale sono sottoposte alle regole di concorrenza, nei limiti in cui l’applicazione di tali norme non osti all’adempimento, in linea di diritto e di fatto, della specifica missione loro affidata.
Il trattato di Lisbona ha successivamente stabilito che i valori comuni dell’Unione, con riguardo al settore dei servizi di interesse economico generale, ai sensi dell’articolo 16 del trattato, comprendono:
– il ruolo essenziale e l’ampio potere discrezionale delle autorità nazionali, regionali e locali di fornire, commissionare e organizzare servizi di interesse economico generale il più vicini possibile alle esigenze degli utenti;
– la diversità tra i vari servizi di interesse economico generale e le differenze delle esigenze e preferenze degli utenti che possono discendere da situazioni geografiche, sociali e culturali diverse;
– un alto livello di qualità, sicurezza e accessibilità economica, la parità di trattamento e la promozione dell’accesso universale e dei diritti dell’utente.
Come si vede, le norme comunitarie hanno un carattere generale e non impongono un modello di gestione dei servizi, che viene lasciato alla discrezionalità degli stati membri. Ma – come principio generale – la restrizione della concorrenza è giustificabile esclusivamente con la necessità – comprovata – di assicurare il corretto assolvimento di una missione di interesse generale da parte del titolare del monopolio o del diritto esclusiva. Di conseguenza, l’affidamento diretto (in house) costituisce una eccezione alla regola della esternalizzazione, come ha sentenziato più volte la Corte di Giustizia.
Sul problema è intervenuta la recente sentenza della Corte Costituzionale (n. 325/2010). La Corte ha stabilito che: il diritto comunitario consente, ma non impone, per i servizi di interesse economico generale, l’affidamento della gestione ad un soggetto di diritto pubblico; che lo Stato italiano ha legittimamente scelto, con autonoma decisione politica, il proprio modello di gestione, escludendo il ricorso ad un ente di diritto pubblico; che l’art. 35/8 della legge 448/2001 esclude la possibilità di affidare la gestione del servizio ad un’azienda speciale; che i servizi di interesse economico generale, in quanto rientranti nella materia della tutela concorrenza, sono di competenza legislativa esclusiva dello Stato.
Forse abbiamo annoiato i lettori, ma preferiamo passare piuttosto da secchioni che da negligenti. Ci resta la sensazione che la polemica sulla gestione dei servizi idrici più che di bufale si alimenti di tabù.
“Sul problema è intervenuta la recente sentenza della Corte Costituzionale (n. 325/2010). La Corte ha stabilito che: il diritto comunitario consente, ma non impone….”
… e quindi, da secchioni, confermate che la Comunità Europea non impone niente agli Stati Membri. Sono gli stati membri che decidono il da farsi (per cui non è una bugia europea; caso mai italiana, o italiota se preferite…)
Solo che nel precedente post scrivevate che “la legislazione nazionale sui servizi idrici avrebbe dovuto adeguarsi da anni alle Direttive dell’Unione Europea, che impongono l’introduzione della concorrenza negli affidamenti dei servizi pubblici locali”.
Del resto eravate (siete) in buona compagnia perchè la stessa cosa, mistificando la realtà giuridica e non della faccenda, l’ha sostenuta a più riprese niente po’ po’ di meno che lo stesso Ministro Ronchi (il papà, o meglio, lo scrittore su dettatura delle multinazionali dell’acqua, del 23bis).
Inoltre: “la restrizione della concorrenza è giustificabile esclusivamente con la necessità – comprovata – di assicurare il corretto assolvimento di una missione di interesse generale da parte del titolare del monopolio o del diritto esclusiva”.
Anche in questo caso confermate quanto da me sostenuto; un conto è affidare un servizio di mensa scolastica, un altro affidare un servizio idrico la cui missione di “interesse generale” (forse “l’interesse generale” per eccellenza) credo non sia misconoscibile da nessuno.
Quindi le tipologie di affidamento non sono imposte da nessuno, tanto meno dalla Comunità Europea; sono semplicemente una scelta politica.
Vero è che nel 23bis l’in house è praticamente impossibile; da noi in pianura padana infatti non ci sono le “peculiari caratteristiche economiche, sociali, ambientali e geomorfologiche del contesto territoriale di riferimento, (che) non permettono un efficace e utile ricorso al mercato” (Art. 23 bis comma 3; che evidentemente è scritto in inglese, e cioè si scrive com’è scritto ma si legge: “le peculiari caratteristiche economiche, sociali, ambientali e geomorfologiche del contesto territoriale di riferimento non permettono al privato di fare profitti).
Ma lo strumento dell’Azienda Speciale è ancora perfettamente legittimo nonostante la sentenza 325 che ha semplicemente risposto alle domande che le venivano poste (alcune delle quali poste malissimo).
Non lo dico io che sono di campagna ma fior di giuristi di fama europea che in questi giorni sono intervenuti sulla vicenda.
Inoltre non darei per terminata la vicenda perchè la Corte deve ancora pronunciarsi su un ricorso contro il 23bis, quello della Regione Veneto che pare, così dicono, sia quello costruito meglio (sentenza prevista per gennaioi-febbraio 2011).
Per quanto riguarda la tanto mititicizzata concorrenzialità, insisto nel dire che questa è una pura e semplice chimera.
E non è una affermazione ideologica o preconcetta (o un tabù come lo definito voi) ma semplicemente la storia degli ultimi 10/15 anni di affidamenti del servizio idrico in Italia.
In tutti, e sottolineo tutti, gli ATO dove è stata affidata la gestione a soggetti misti o completamente privati, sono accadute, o stanno accadendo, le seguenti cosucce:
1) aumento (in alcuni casi esponenziale – vedi Toscana) delle tariffe;
2) crollo degli investimenti;
3) abbassamento della qualità del servizio;
4) last but not least (se permettete) precarizzazione del lavoro.
Perchè? il privato è sempre cattivo mentre il pubblico è sempre buono?. Certo che no.
E’ una questione di strumenti e opportunità.
Se permetti ad un gestore privato o privatistico, quindi anche SpA a totale capitale pubblico, (a cui tra l’altro garantisci la remunerazione del capitale investito) di gestire un servizio come quello idrico la cui domanda, per ovvi motivi, non cesserà mai di esistere, ecco che quel gestore ha in mano il pallino di tutta la faccenda e può fare quell’accidente che vuole.
Ripeto questa è la storia degli affidamenti degli ultimi 10/15 anni.
Ci sono, a dimostrazione di ciò, numerosissimi esempi; ne cito solo uno che è una autentica barcelletta.
Publiacqua SpA (Società mista con 51% ex municipalizzata di Firenze e 49% ACEA di Roma) nel 2006 ha lanciato una campagna che si chiamava “risparmia la goccia”, campagna quindi meritoria perchè mirava ad educare il cittadino a trattare un bene indispensabile e “finito” come l’acqua con scienza e coscienza.
Bene, i cittadini dell’ATO fiorentino sono stati talmente diligenti da aver effettivamente “risparmiato la goccia” riducendo quindi e consumi e pertanto le entrate di Publiacqua.
Risultato; Publiacqua ha aumentato le tariffe nel 2009 del 9% con retroattività proprio dal 2006.
Ed è matematico che accadono queste cose, perchè se inserisci elementi mercantili nella gestione di un bene comune e per di più li fai gestire ad un soggetto che ha statutariamente il compito di fare profitti per i propri soci (come una SpA o Srl), quel soggetto o si comporta come Publiacqua aumentando le tariffe, oppure rientra dai costi diminuendo gli investimenti, la manutenzione e precarizzando il lavoro.
I controlli che dovrebbero fare gli ATO (e cioè i Comuni che sono i proprietari delle reti idriche) è dimostrato che non funzionano perchè ad ogni revisione triennale dei Piani d’Ambito scatta il solito ricatto del tipo: gli invetimenti non li gfaccio se non decidi di aumentare le tariffe.
Del resto è talmente vero che questo modello fa acqua (è proprio il caso di dirlo) da tutte le parti che la stessa Corte dei Conti recentemente ha classificato i Servizi Idrici tra i servizi pubblici che hanno avuto l’incremento più alto delle tariffe neglu utlimi 10 anni dopo le autostrade (anche qui privati in concessione) e le RCA auto (anche qui una liberalizzazione che ha avuto l’effetto perverso che conosciamo).
Chiudo con l’Onnipotente Salini. Proprio oggi in quella che potrebbe essere l’utlima assemblea AATO proporrà di smantellare e commissariare l’ATO nonostante il decreto milleproroghe. Il fatto che lo faccia non solo nonostante il decreto ma nei confronti di un organismo che per ben due volte ha rigettato la sua proposta di gestione del servizio idrico, descrive fino in fondo l’arroganza ademocratica del Presidente della Provincia
Spero che, come Cives, siate anche voi al nostro fianco per non permettere questo autentico scippo di democrazia.
Vi saluto nuovamente e approfitto per fare gli auguri di buone feste
Commento di Giacomo Bazzani — 23 dicembre 2010 @ 09:06