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Timestamp: 2020-02-23 02:51:02+00:00
Document Index: 28454213

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 3', 'art. 18', 'art. 14', 'art.1', 'art. 14', 'art. 14', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 1', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 19', 'art. 18', 'art. 3', 'art. 18', 'art. 18', 'art.8', 'art.15', 'art. 18', 'art. 15', 'art. 5', 'art. 15']

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Con il comma 445 dell’art. 1 L. n. 145/2018 (GU Serie Generale n.302 del 31/12/2018 – Suppl. Ordinario n. 62), entrato in vigore a far data dall’1/1/2019, il legislatore è intervenuto nelle complesse dinamiche che regolano il mercato del lavoro, al fine di contrastare il lavoro sommerso, taluni comportamenti elusivi ricorrenti nonché allo scopo di tutelare la salute e la sicurezza sui luoghi di lavoro.
Nella prospettiva di incidere in maniera efficace si è ritenuto procedere con diverse novità, inserite nel comma sopra citato, nell’ambito di due distinte tematiche:
-il rafforzamento e potenziamento dell’Ispettorato nazionale del Lavoro che, per competenza istituzionale, si occupa dell’attività di vigilanza sull’applicazione delle norme di tutela dei rapporti di lavoro e di legislazione sociale in ambito nazionale;
-l’aumento degli importi delle sanzioni riferite a comportamenti omissivi di particolare rilevanza ai fini della tutela dei diritti e della dignità dei prestatori di lavoro subordinato.
Secondo il dettato normativo il rafforzamento dell’attività di contrasto del lavoro sommerso e irregolare e la tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro va perseguito attraverso il potenziamento della struttura organica dell’INL.
A tal proposito, viene autorizzata l’assunzione a tempo indeterminato di 930 unità, prevalentemente ispettive, nel triennio 2019-2021 (300 unità nel 2019, 300 unità nel 2020 e 330 unità per il 2021). E’ chiaro l’intento volto ad incrementare la dotazione organica del personale ispettivo ma anche diretto a rafforzare la presenza del personale amministrativo, necessario per lo svolgimento delle incombenze burocratiche, per il supporto all’attività di vigilanza e per l’espletamento dei compiti istituzionali importanti, quali le conciliazione delle controversie in materia di lavoro ovvero l’emanazione di provvedimenti amministrativi.
Nell’ottica del potenziamento della struttura viene previsto, altresì, il passaggio da 2 a 4 Dirigenti Generali a livello centrale, da 88 a 94 il numero dei Dirigenti di seconda fascia, con l’intento di supportare a livello centrale le predette direzioni generali.
Mentre, con l’obiettivo di garantire la presenza continuativa dei responsabili di ciascuna unità territoriale, evitando situazioni di responsabilità di più strutture provinciali in capo ad un unico soggetto, è stata prevista l’assunzione di ulteriori 12 unità dirigenziali di livello non generale, attingendo alla graduatoria degli idonei di un concorso bandito ed espletato in passato ed anche mediante forme di “comando”, al fine di favorire in tempi brevi l’adeguamento alla nuova previsione organica.
E’ prevista ovviamente l’idonea copertura finanziaria per procedere all’assunzione del nuovo personale ispettivo, amministrativo e di livello dirigenziale.
Al fine di svolgere una funzione deterrente e, nel contempo, di concorrere alla valorizzazione del personale incardinato nelle strutture periferiche dell’INL, sono previste maggiorazioni di determinate sanzioni che attengono a violazioni ritenute di fondamentale importanza per la tutela e la dignità dei lavoratori, i cui proventi sono destinati ad implementare, dopo una serie di passaggi, il “Fondo risorse decentrate” dell’INL, entro il tetto di 15 milioni di euro annui, secondo criteri da definire mediante la contrattazione collettiva integrativa.
In particolare, la lettera d) del comma in esame prevede un aumento del 20% in relazione agli importi stabiliti dalle norme sanzionatorie di seguito indicate:
-art. 3 del D.L. n. 12/2002 (conv. da L. n. 73/2002), che attiene alle misure di contrasto del lavoro sommerso e irregolare (c.d. lavoro nero);
-Art. 18 del D.Lgs. n. 276/2003, che persegue i fenomeni interpositori derivanti dalla somministrazione illecita, dallo pseudo distacco e dall’appalto non genuino nonché l’esercizio non autorizzato dell’attività di intermediazione e selezione del personale;
-Art. 12 del D.Lgs. n. 136/2016, inerente alle violazioni degli obblighi in materia di distacco transnazionale che concernono gli obblighi di comunicazione e variazione, di conservazione della documentazione e di designazione dei referenti, in capo al distaccante;
-Commi 3 e 4 dell’art. 18-bis, D. Lgs. n. 66/2003, che afferiscono alle inosservanze di taluni aspetti dell’organizzazione dell’orario di lavoro (obblighi in materia di durata massima dell’orario di lavoro, riposo settimanale, ferie annuali e riposo giornaliero).
La stessa lettera prevede un aumento del 10% per gli importi relativi alle violazioni delle disposizioni di cui al D. Lgs. n. 81/2008 (T.U. sulla salute e sicurezza sul lavoro), sanzionate sia in via amministrativa che penale. In questo caso l’aumento è generalizzato a tutte le ipotesi sanzionatorie contemplate nel predetto Testo Unico, tuttavia non sembra coinvolgere la somma unica di cui all’art. 14, comma 3, dell’importo di euro 2.000,00 per impiego di personale in nero in misura pari o superiore al 20% del totale dei lavoratori presenti sui luoghi di lavoro ovvero di euro 3.200,00 per gravi e reiterate violazioni in materia di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro, in tema di sospensione dell’attività imprenditoriale, atteso che tale somma aggiuntiva non può essere considerata alla stregua di una sanzione amministrativa per espressa pronuncia del Dicastero del lavoro.
Ulteriori maggiorazioni del 20% potranno essere previste per gli importi dovuti riguardo alle violazioni di altre disposizioni in materia di lavoro e legislazione sociale individuate con apposito decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali.
La successiva lettera e) stabilisce che le predette sanzioni sono raddoppiate ove, nei tre anni precedenti, il datore di lavoro sia stato destinatario di sanzioni amministrative o penali per i medesimi illeciti.
Tali maggiorazioni andranno applicate in riferimento a comportamenti omissivi posti in essere con decorrenza dall’1/1/2019 nel rispetto del principio “tempus regit actum” che informa il sistema sanzionatorio amministrativo con l’avvertenza che, in tema di regime intertemporale, per gli illeciti che hanno carattere permanente e che si consumano al momento della cessazione della condotta trova applicazione, per l’intero periodo di accertamento, la nuova disciplina (tipico esempio del lavoratore in nero, per il quale la condotta sia iniziata nella vigenza della precedente disciplina e proseguita dopo l’entrata in vigore della legge finanziaria in discorso, nei confronti del quale si applicherà la nuova sanzione per l’intero periodo).
Proprio nei giorni scorsi l’INL, con Circolare n. 2/2019 del 14/1/2019, è intervenuto per fornire chiarimenti al personale ispettivo in ordine all’applicazione delle maggiorazioni introdotte dall’art.1, comma 445 della L. n. 145/2018 e alla destinazione delle stesse. Nella citata nota è stato precisato che la destinazione al Fondo risorse decentrate dell’INL prescinde dall’organo di vigilanza che abbia irrogato le sanzioni e sono state fornite istruzioni anche in merito al corretto “codice tributo” da utilizzare in relazione alle anzidette maggiorazioni.
Infine, è stato chiarito come “si pongono in sistema” le previgenti disposizioni di cui all’art. 14 del D.L. 145/2013 (conv. in L. n. 9/2014) e s.m.i, che già prevedevano maggiorazioni in tema di orario di lavoro, lavoro sommerso e igiene e sicurezza sui luoghi di lavoro, con quelle indicate nella legge di bilancio. A tal proposito, giova ricordare che l’art. 14, comma 1, lett. d), numero 2), della menzionata L. n. 9/2014 prevedeva la riassegnazione dei maggiori introiti, nel limite massimo di 10 milioni di euro annui, “a misure (…) finalizzate ad una più efficiente utilizzazione del personale ispettivo sull’intero territorio nazionale, ad una maggiore efficacia, anche attraverso interventi di carattere organizzativo, della vigilanza in materia di lavoro e legislazione sociale, nonché alla realizzazione di iniziative di contrasto del lavoro sommerso e irregolare”. Ora, per effetto delle novità introdotte con il più volte citato comma 445, tale limite viene ampliato a 13 milioni di ero annui, parimenti nell’ottica di incidere positivamente sull’azione dell’INL.
Attraverso le novità introdotte dalla legge di Bilancio 2019, sin qui commentate, è auspicabile che l’INL possa svolgere in maniera sempre più efficace il ruolo di grande rilevanza sociale per il quale è stato istituito con L. n. 183/2014 (Jobs Act), quale Agenzia unica per le ispezioni in materia di lavoro che integra i servizi ispettivi del personale proveniente dal MLPS, dall’INPS e dell’INAIL, razionalizzando gli interventi sul Territorio Nazionale ed evitando frammentazioni e duplicazioni.
C’è da aspettarsi, inoltre, che l’inasprimento delle sanzioni incida in maniera positiva sui comportamenti posti in essere dai datori di lavoro, presidiando la tutela dei diritti e della dignità dei prestatori di lavoro subordinato.
il giorno 31/12/2018 è stata pubblicata sulla gazzetta ufficiale la L. 145/2018 di Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2019 e bilancio pluriennale per il triennio 2019-2021.
si allega in pdf il testo della legge pubblicato il 31-12-2018 Supplemento ordinario n. 62/L alla GAZZETTA UFFICIALE Serie generale – n. 302.L 145 2018
Allegata alla presente si inserisce una breve e sintetica guida pratica relativa alla normativa in vigore sul tempo determinato.
Lavoro a tempo determinato Decreto Dignità
L’INPS ha pubblicato il messaggio 2121 del 25/05/2018 con il quale da indicazioni in merito alla richiesta di rimborso di eventuali somme versate e non utilizzate per prestazioni occasionali e/o Libretto di Famiglia.
In particolare viene data comunicazione che sulla piattaforma INPS dedicata alle prestazioni occasionali è stata resa disponibile una nuova funzionalità che consente appunto il rimborso agli utilizzatori delle somme versate.
Oggetto di rimborso, come ben evidenziato dal messaggio, potranno essere le sole somme effettivamente versate e non utilizzate. Resta esclusa la possibilità di richiedere il rimborso per eventuali somme disponibili sul portafoglio dell’utente e relative a concessione di benefici o bonus.
La procedura è molto semplice, ovviamente si dovrà procedere alla autenticazione sul portale utilizzando una delle modalità consentite PIN INPS; identità SPID o tramite Carta Nazionale Servizi.
Dopo aver cliccato su Entra in MyINPS nella home page del sito istituzionale si aprirà la pagina dell’autenticazione.
Se invece volete saltare qualche passaggio e accedere direttamente ai servizi Libretto di famiglia o Contratto di Prestazioni Occasionali questo è il link https://servizi2.inps.it/servizi/lacc/default.aspx. La pagina vi si aprirà sempre dopo aver effettuato la necessaria autenticazione.
Una volta entrati nella pagina dedicata si potrà effettuare la richiesta di rimborso dal relativo menù. La procedura richiederà obbligatoriamente un Iban che, per i Contratti di Prestazioni Occasionali, dovrà essere necessariamente riferito a un conto corrente, mentre per i possessori del Libretto di famiglia potrà essere indifferentemente riferito o riferibile a un libretto postale a una carta prepagata o a un conto corrente.
La stessa procedura effettuerà autonomamente un controllo formale sull’Iban digitato, richiedendo eventualmente l’inserimento di un Iban corretto.
Le richieste inserite dagli utilizzatori saranno trattate dalle sedi territorialmente competenti che sono individuate sulla base della residenza del titolare del Libretto di famiglia e della sede legale della persona giuridica nel caso di Contratto di Prestazioni Occasionali. Come già anticipato, la stessa procedura, all’atto dell’accoglimento della domanda, accerta che le somme siano effettivamente versate e disponibili sul portafoglio dell’utente. La struttura territoriale competente avrà l’obbligo di esplicare nel campo note i motivi ostativi al rimborso in caso di reiezione della domanda.
Una volta verificata la congruità della domanda l’operatore attiverà la funzionalità di accoglimento e successivamente di liquidazione. E’ possibile effettuare modifiche alla domanda fin quando questa risulterà nella fase “accolta”. Ovviamente una volta entrata nella fase “liquidazione” non potranno più essere effettuate variazioni.
Le vigenti disposizioni di legge prevedono un collocamento speciale nei confronti di alcune categorie di lavoratori che pur non avendo disabilità di natura psichica o fisica sono considerate svantaggiate.
– Decreto del Presidente della Repubblica 23 dicembre 1978, n. 915: “Testo unico delle norme in materia di pensioni di guerra”;
– Legge 13 agosto 1980, n. 466: “Speciali elargizioni a favore di categorie di dipendenti pubblici e di cittadini vittime del dovere o di azioni terroristiche”;
– Legge 26 dicembre 1981, n. 763: “Normativa organica per i profughi”;
– Legge 23 novembre 1998, n. 407: “Nuove norme in favore delle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata;
– Legge 12 marzo 1999, n. 68: “Norme per il diritto al lavoro dei disabili”;
– Legge 17 agosto 1999, n. 288: Disposizioni per l’espletamento di compiti amministrativo-contabili da parte dell’Amministrazione civile del Ministero dell’interno, in attuazione dell’articolo 36 della legge 1 aprile 1981, n. 121”:
– Decreto del Presidente della Repubblica 10 ottobre 2000, n. 333: “Regolamento di esecuzione per l’attuazione della legge 12 marzo 1999, n. 68 recante norme per il diritto al lavoro dei disabili”;
– Legge 23 dicembre 2005, n. 266: “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2006);
– Decreto del Presidente Della Repubblica 7 luglio 2006, n. 243: “Regolamento concernente termini e modalità di corresponsione delle provvidenze alle vittime del dovere ed ai soggetti equiparati, ai fini della progressiva estensione dei benefici già’ previsti in favore delle vittime della criminalità e del terrorismo, a norma dell’articolo 1, comma 565, della legge 23 dicembre 2005, n. 266”;
– Legge 24 dicembre 2007, n. 244: “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2008)”;
– Decreto Legislativo 14 settembre 2015, n. 150: “Disposizioni per il riordino della normativa in materia di servizi per il lavoro e di politiche attive, ai sensi dell’articolo 1, comma 3, della legge 10 dicembre 2014, n. 183;
– Decreto Legislativo 24 settembre 2016, n. 185: “Disposizioni integrative e correttive dei decreti legislativi 15 giugno 2015, n. 81 e 14 settembre 2015, nn. 148, 149, 150 e 151, a norma dell’articolo 1, comma 13, della legge 10 dicembre 2014, n. 183”;
In attesa di una revisione organica della disciplina delle “categorie protette”, la legge n. 68/99 prescrive, all’art. 18, comma 2, una quota di riserva sul numero dei dipendenti occupati dai datori di lavoro pubblici e privati nei confronti delle sotto indicate categorie di lavoratori, iscritti negli appositi elenchi del collocamento obbligatorio:
– orfani e coniugi superstiti dei deceduti per causa di lavoro, di guerra, di servizio oppure in conseguenza dell’aggravarsi dell’invalidità riportata per tali cause;
– coniugi e figli di persone riconosciute grandi invalidi per causa di guerra, di servizio e di lavoro (cosiddetti equiparati) esclusivamente in via sostitutiva dell’avente diritto a titolo principale;
– profughi italiani rimpatriati (legge 763/81);
– vittime del terrorismo e della criminalità organizzata, anche se non in stato di disoccupazione (legge 407/98 come modificata dalla legge n. 288/99);
– familiari delle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata, esclusivamente in via sostitutiva dell’avente diritto a titolo principale e anche se non in stato di disoccupazione (legge 407/98 come modificata dalla legge n. 288/99);
– vittime del dovere, anche se non in stato di disoccupazione (legge n. 466/80, legge n. 266/2005, D.P.R. n. 243/2006);
– familiari delle vittime del dovere, esclusivamente in via sostitutiva dell’avente diritto a titolo principale e anche se non in stato di disoccupazione (legge n. 466/80, legge n. 266/2005, D.P.R. n. 243/2006).
Il medesimo art. 18 prevede che le assunzioni sono effettuate con le stesse modalità stabilite per i lavoratori disabili e che le norme di attuazione sono sancite dal Regolamento di cui al D.P.R. n. 333/2000.
Requisiti per iscrizione nelle liste
L’art. 1 comma 2 del menzionato D.P.R. n. 333/2000, rubricato “Soggetti iscritti negli elenchi”, prevede che, in attesa di una revisione organica della materia, le categorie di lavoratori innanzi indicate possono iscriversi negli elenchi del collocamento obbligatorio. Per i coniugi e i figli di soggetti riconosciuti grandi invalidi per causa di servizio, di guerra o di lavoro, nonché per i familiari delle vittime del terrorismo, della criminalità organizzata e del dovere, l’iscrizione negli elenchi è consentita esclusivamente in via sostitutiva dell’avente diritto a titolo principale. Tuttavia, il diritto all’iscrizione negli elenchi per le predette categorie sussiste qualora il dante causa sia stato cancellato dagli elenchi del collocamento obbligatorio senza essere mai stato avviato ad attività lavorativa, per causa al medesimo non imputabile.
Il successivo comma 3 del riportato articolo prevede che gli orfani e i figli dei soggetti riconosciuti grandi invalidi per causa di guerra, di servizio e di lavoro, possono iscriversi negli elenchi del collocamento obbligatorio solo se erano minori o di età inferiore a 21 anni se studenti di scuola media superiore o 26 anni purché studenti universitari a carico al momento della morte del genitore oppure al momento in cui lo stesso è stato dichiarato permanentemente inabile a qualsiasi attività lavorativa (riconoscimento della prima categoria di cui alle tabelle annesse al testo unico delle norme in materia di pensioni di guerra, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 23 dicembre 1978, n. 915).
Stato di disoccupazione e iscrizione nelle liste
Possono iscriversi nelle liste speciali delle categorie protette previste dall’art. 18, c.2, della Legge 68/99 le persone che risultino disoccupate.
I “disoccupati” ai sensi dell’articolo 19 – comma 1 del Decreto Legislativo n. 150/2015 sono “i soggetti privi di impiego che dichiarano, in forma telematica, al sistema informativo unitario delle politiche del lavoro di cui all’articolo 13, la propria immediata disponibilità allo svolgimento di attività lavorativa e alla partecipazione alle misure di politica attiva del lavoro concordate con il centro per l’impiego”.
La Circolare del Ministero del Lavoro n. 34 del 23/12/2015 specifica che i requisiti richiesti ai fini della sussistenza dello stato di disoccupazione sono due:
-l’essere privi di impiego (componente soggettiva);
-dichiarare la propria immediata disponibilità allo svolgimento di attività lavorativa ed alla partecipazione alle misure di politica attiva del lavoro (componente oggettiva).
In proposito, l’art. 18, comma 3 del richiamato D. Lgs. 150/2015 prevede che le norme del Capo II, che attengono ai “Principi generali e comuni in materia di politiche attive del lavoro”, si applicano al collocamento dei disabili di cui alla L. n.68/99 “in quanto compatibili” e, pertanto, le attività di politica attiva del lavoro previste nel richiamato art. 18 dovranno essere svolte anche ai fini del collocamento mirato. Inoltre, trova applicazione anche l’art. 19, comma 1, sopra richiamato ai fini della determinazione del requisito dello stato di disoccupazione, imprescindibile ai fini dell’iscrizione negli elenchi del collocamento obbligatorio.
Tuttavia, la stessa circolare ritiene applicabile all’iscrizione nell’elenco del collocamento mirato, in via analogica, le disposizioni di cui agli articoli 9 e 10 del decreto legislativo n. 22/2015 dettate con riferimento alla NASpI, rinvenendo la medesima ratio a fondamento dei due benefici, ovvero favorire l’inserimento lavorativo delle persone disoccupate evitando, in particolare, i disincentivi legati alla perdita immediata dei benefici connessi allo stato di disoccupazione.
Pertanto, la nota ministeriale ritiene compatibile la permanenza nell’elenco del collocamento mirato con il rapporto di lavoro subordinato e lo svolgimento di attività lavorativa in forma autonoma nei seguenti termini:
a) l’iscritto che instauri un rapporto di lavoro subordinato il cui reddito annuale sia superiore al reddito minimo escluso da imposizione fiscale (€ 8.000), decade dall’iscrizione, salvo il caso in cui la durata del rapporto di lavoro non sia superiore a sei mesi. In tal caso, l’iscrizione è sospesa per la durata del rapporto di lavoro. Es. Nel caso in cui l’iscritto svolga una attività lavorativa di tipo subordinato da cui derivi un reddito annuo pari a € 9000, della durata di sette mesi, decade dall’iscrizione.
Nel caso in cui l’iscritto svolga una attività lavorativa di tipo subordinato da cui derivi un reddito annuo pari a € 9000, della durata di cinque mesi, l’iscrizione è sospesa.
b) l’iscritto che instauri un rapporto di lavoro subordinato il cui reddito annuale sia inferiore al reddito minimo escluso da imposizione (€ 8.000), conserva l’iscrizione.
La successiva circolare n. 39/2016 dello stesso Dicastero fornisce indicazioni in ordine alle modalità attraverso le quali le persone disoccupate e quelle a rischio di disoccupazione possono iscriversi al sistema informativo unitario di cui all’articolo 13 del Decreto Legislativo n.150 del 2015, e in particolare al portale nazionale per le politiche del lavoro che è operativo all’indirizzo http://www.anpal.gov.it dal 29 novembre 2016. La circolare fornisce ulteriori indicazioni sulle modalità per rilasciare la Dichiarazione di Immediata Disponibilità al lavoro ed istituisce un regime transitorio fino al 31 marzo 2017 poi prorogato al 30 giugno 2017 con nota ANPAL.
In base all’attuale conformazione delle strutture dell’impiego, il centro per l’impiego territorialmente competente per la residenza dei soggetti interessati, continua a svolgere gli interventi volti a favorire l’inserimento lavorativo dei soggetti appartenenti alle categorie protette.
Pertanto, ai fini dell’iscrizione negli elenchi delle categorie protette, oltre allo stato di disoccupazione (non necessario solo per le specifiche categorie sopra richiamate), occorre documentare l’appartenenza ad una delle categorie protette previste dall’art. 18 della legge n. 68/99 attraverso le seguenti certificazioni:
– orfani e vedovi di guerra: certificato d’iscrizione nell’elenco generale tenuto a cura del Comitato provinciale dell’Opera Nazionale Orfani di guerra presso la Prefettura;
– orfani e vedovi per causa di servizio: dichiarazione dell’Amministrazione presso la quale il caduto, prestava servizio;
– orfani e vedovi per causa di lavoro: dichiarazione dell’INAIL attestante che il genitore è deceduto per causa di lavoro;
– orfani e vedovi equiparati: dichiarazione attestante che il congiunto è grande invalido, rilasciata dall’ONIG per gli invalidi militari o civili di guerra, dall’INAIL per gli invalidi del lavoro, o dalla Pubblica Amministrazione di appartenenza per gli invalidi per servizio;
– vittime del dovere, della criminalità organizzata o di atti di terrorismo e loro congiunti: certificato del Prefetto del luogo di residenza;
– profughi: attestazione di tale condizione rilasciata dalla Prefettura della provincia di residenza.
Dal 1 gennaio 2008 le disposizioni relative al collocamento obbligatorio previste per le vittime del terrorismo e della criminalità organizzata sono estese agli orfani o, in alternativa, al coniuge superstite di coloro che siano morti per fatto di lavoro, ovvero siano deceduti a causa dell’aggravarsi delle mutilazioni o infermità che hanno dato luogo a trattamento di rendita da infortunio sul lavoro (art. 3 – comma 123 della Legge 24 dicembre 2007, n. 244).
I soggetti iscritti nelle liste per il collocamento obbligatorio -raggruppamento non disabili- hanno diritto ad una quota di riserva sull’ammontare dell’organico aziendale dei datori di lavoro con più di 50 dipendenti, nella misura pari ad un punto percentuale. La citata quota è pari ad una unità per le aziende che occupano da 51 a 150 dipendenti.
La base di computo aziendale, da considerare in ambito nazionale, è determinata con le stesse regole previste per il collocamento dei lavoratori disabili.
L’assunzione degli appartenenti alle categorie protette, per esplicito richiamo dell’art. 18, c.2, della L. 68/99, avviene con le stesse modalità previste per i lavoratori disabili[1].
Unica differenziazione consiste nel fatto che l’assunzione dei lavoratori iscritti alle categorie protette ex art. 18 L. 68/99 non può avvenire mediante lo strumento della convenzione.
L’art.8, comma 4, del D.P.R. n. 333/2000 (Regolamento di esecuzione della L. n. 68/99) dispone testualmente che “La sanzione di cui all’art.15, comma 4, della legge n. 68/99, deve intendersi applicabile, in via transitoria, anche in caso di inadempienza rispetto agli obblighi di assunzione di cui all’art. 18, comma 2, della citata legge”.
Pertanto, in caso di mancata copertura della quota d’obbligo delle categorie protette di che trattasi per cause imputabili al datore di lavoro, si applica la sanzione amministrativa prevista dall’art. 15, comma 4 della stessa legge, pari a cinque volte la misura del contributo esonerativo di cui all’art. 5, comma 3-bis, per ogni giorno di scopertura; pertanto, è pari ad Euro 153,20 per ogni lavoratore e per ogni giorno di ritardo. Si tratta di una violazione diffidabile e, per espressa previsione del successivo comma 4-bis del più volte richiamato art. 15 L. 68/99, in relazione alla quota d’obbligo non coperta, la diffida sarà ottemperata previa presentazione agli uffici competenti della richiesta di assunzione o la stipula del contratto di lavoro con la persona appartenente alle categorie protette precedentemente avviata d’ufficio. La sanzione decorre dal 61° giorno successivo a quello in cui è maturato l’obbligo in caso di mancata presentazione della richiesta a fronte dell’incremento occupazionale ovvero dal giorno successivo a quello in cui il datore di lavoro, pur avendo ottemperato nei termini all’obbligo di richiesta, non abbia proceduto all’assunzione del lavoratore regolarmente avviato dal servizio competente.
[1] Si rinvia per l’approfondimento afferente la richiesta di assunzione alla pubblicazione su questo blog dell’8 Febbraio 2018 inerente “Gli obblighi occupazionali in materia di collocamento obbligatorio”.