Source: https://www.laleggepertutti.it/129371_stalking-prova-del-reato-senza-certificato-medico
Timestamp: 2018-07-21 02:14:06+00:00
Document Index: 32007064

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 660', 'art. 612', 'art. 606', 'art. 612', 'art. 69', 'art. 660', 'art. 612', 'art. 612', 'sentenza ', 'art. 616', 'art. 52']

Stalking: prova del reato senza certificato medico
Lo sai che? Stalking: prova del reato senza certificato medico
Lo stato di ansia grave e perdurante non deve essere necessariamente uno stato patologico e non richiede perizia medica.
Uno dei casi in cui scatta lo stalking è quando il colpevole provochi nella vittima uno stato di ansia grave e continuo: ma tale condizione psicologica non deve necessariamente coincidere con una patologia clinica vera e propria; pertanto la vittima non deve procurarsi né certificati medici, né perizie medico-legale. Basta verificare le reazioni concrete della vittima stessa e l’astratta capacità del comportamento del colpevole a generare tale ansia. È quanto chiarito dalla Cassazione in una recente sentenza [1].
Il giudice, per accertare lo stato di ansia – presupposto sufficiente e necessario a far scattare lo stalking – può basarsi anche sull’osservazione del comportamento della vittima. La valutazione dello stalking, quindi, non richiede certificati medici, né la nomina di un perito che rediga una consulenza medico legale sulle condizioni della vittima. Basta piuttosto verificare la sussistenza degli effetti destabilizzanti della condotta del colpevole sull’equilibrio psichico della persona offesa, anche sulla base di quelle che sono le regole di esperienza comune. Detto in termini più pratici, chi vuol denunciare uno stalkging, per provare l’ansia patita a seguito di tale persecuzione, non deve produrre cartelle cliniche o certificati, ma semplicemente dimostrare come i comportamenti incriminati siano stati capaci di destabilizzarlo emotivamente e psichicamente. Insomma, un compito molto più agevole per arrivare a una sentenza di condanna.
Il grave e perdurante stato d’ansia della vittima
Il fatto che il colpevole abbia solo “minacciato” la vittima, senza però mai porre a termine la minaccia, è sufficiente a far scattare lo stalking, avendo tale comportamento generato uno stato di ansia grave e continuato.
Peraltro, lo stalking può essere provato anche dando atto del fatto che la vittima abbia modificato le proprie abitudini di vita al fine di non essere perseguitata (si pensi all’aver cambiato un percorso per recarsi al lavoro o far ritorno la sera a casa).
Appostamenti, telefonate, sms, ingiurie, minacce di morte sono, in base all’esperienza comune, tali da destabilizzare chiunque, anche senza bisogno che tale effetto sia dimostrato da un medico-legale e da una perizia. Tale stato di ansia prescinde quindi dall’accertamento di un vero e proprio stato patologico e non richiede necessariamente una perizia medica, potendo il giudice argomentare la sussistenza degli effetti destabilizzanti della condotta dell’agente sull’equilibrio psichico della persona offesa, anche sulla base di massime di esperienza [2].
In particolare, la prova del reato deve essere ancorata ad elementi sintomatici di tale turbamento psicologico ricavabili dalle dichiarazioni della vittima, dai suoi comportamenti conseguenti alla condotta del colpevole e anche da quest’ultima.
E’ quindi sufficiente, per far scattare lo stalkging, che gli atti persecutori abbiano un effetto comunque destabilizzante della serenità e dell’equilibrio psicologico della vittima, naturalmente di una certa consistenza (come suggerito dagli aggettivi “grave” e “perdurante”).
[1] Cass. sent. n. 30334/16 del 15.07.2016.
[2] Cass. sent. n. 18999/14.
Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza 19 gennaio – 15 luglio 2016, n. 30334
1.Con sentenza in data 23.9.2014 la Corte di Appello di Lecce, Sezione Distaccata di Taranto, in riforma della sentenza del 15.10.2012 del Tribunale di Taranto, Sezione Distaccata di Grottaglie, escludeva l’aumento di pena di mesi uno di reclusione per il reato di cui all’art. 660 c.p., confermando la pena residua nei confronti M.R. di mesi sette di reclusione e la condanna al risarcimento del danno in favore della parte civile, per il reato di atti persecutori di cui all’art. 612 bis c.p., perché, con condotte reiterate, minacciava e molestava C.M.G. con telefonate ed sms, nonché con pedinamenti ed appostamenti, in modo da cagionarle un grave e perdurante stato di ansia e di paura e da indurla a temere per l’incolumità propria e dei propri figli minori.
– con il terzo motivo, la ricorrenza dei vizi di cui all’art. 606, primo comma, lett. b) ed e) c.p.p., per violazione e falsa applicazione dell’art. 612 bis c.p. e dell’art. 69 c.p., per eccessiva indicazione della pena base e di quella inflitta, illegittimità del vincolo della continuazione con l’art. 660 c.p. per episodi antecedenti l’entrata in vigore dell’art. 612 bis – assenza di prova delle telefonate moleste; in particolare, la pena andava ragguagliata alla reale ed effettiva scarsa gravità dei fatti contestati ed appare ancor più ingiusta ove correlata al vincolo della continuazione in relazione ad episodi occorsi dal mese di novembre 2008 sino alla data di entrata in vigore dell’art. 612 bis c.p., ovverosia il 24/2/2009; ciò in quanto per i fatti antecedenti alla predetta entrata in vigore della norma incriminatrice non è stata fornita alcuna prova delle condotte ascritte all’imputata; inoltre, nella motivazione della sentenza impugnata non v’è traccia delle censure svolte dall’imputata, né in merito alle generiche, né in merito ed alla sospensione condizionale della pena.
Il ricorso è inammissibile siccome in più punti generico e, comunque, manifestamente infondato.
Alla declaratoria di inammissibilità segue per legge la condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali, nonché, trattandosi di causa di inammissibilità riconducibile a colpa del ricorrente al versamento, a favore della cassa delle ammende, di una somma che si ritiene equo e congruo determinare in Euro 1000,00, ai sensi dell’art. 616 c.p.p..
In caso di diffusione del presente provvedimento omettere le generalità e gli altri dati identificativi a norma dell’art. 52 del D.Lgs. 196/03 in quanto imposto dalla legge.