Source: http://bancheclienti.ilcaso.it/sezioni/ProcCivile/legittimita/48
Timestamp: 2020-02-21 00:16:36+00:00
Document Index: 105743248

Matched Legal Cases: ['art. 50', 'art. 6', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 102', 'art. 3', 'art. 31', 'art. 300', 'art. 305', 'art. 2', 'art. 30', 'art. 3', 'art. 1', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 65', 'art. 586', 'art. 617', 'art. 305', 'art. 134', 'art. 27', 'art. 134', 'sentenza ', 'art. 1367']

Petizione di eredità, questione incidentale e giurisdizione.
Giurisdizione – Petizione di eredità – Scioglimento della comunione ereditaria – Luogo di apertura della successione – Accertamento incidentale condizionato relativa a transazione stipulata in altro stato. Irrilevanza. Azione di rendiconto nei confronti di più professionisti di cui uno straniero – Giurisdizione del giudice italiano – Sussistenza..
Con riferimento alla controversia avente ad oggetto la petizione di eredità e il conseguente scioglimento della comunione ereditaria, la giurisdizione spetta al giudice italiano essendosi aperta in Italia la successione (art. 50 della l. n. 218 del 1995), attenendo al merito della controversia, e non alla giurisdizione, la richiesta di un accertamento incidentale condizionato concernente la transazione stipulata in Svizzera tra le stesse parti della controversia successoria. Quanto alla contestuale azione di rendiconto nei confronti dei professionisti di cui il de cuius si era avvalso per la gestione del proprio patrimonio, la giurisdizione è del giudice italiano anche nei confronti dell’unico professionista straniero, in presenza di tutti i presupposti che rendono necessario un unico giudizio (art. 6, Convenzione Lugano), nonché del carattere pregiudiziale della causa di rendiconto rispetto a quella principale di petizione di eredità. (fonte: CED, Corte di Cassazione) Cassazione Sez. Un. Civili, 27 October 2008, n. 25875.
Telecomunicazioni, tentativo di conciliazione e accertamento del contratto.
Telecomunicazioni – Controversie tra utenti e organismi – Tentativo di conciliazione vavanti al Coercom – Oggetto – Accertamento dell’esistenza del contratto – Obbligatorietà del tentativo di conciliazione – Sussistenza..
In tema di contratti in materia di telecomunicazioni tra utente e soggetto autorizzato o destinatario di licenze rientranti tra le fattispecie disciplinate dalla Legge 31 luglio 1997, n. 249 (“Istituzione dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e norme sui sistemi delle telecomunicazioni e radiotelevisivo”) e dal “regolamento concernente la risoluzione delle controversie tra organismi di telecomunicazioni e utenti” approvato da detta Autorità (v. l'Allegato A, Delibera n. 182/02/CONS), anche le controversie volte a stabilire se sia stato o meno stipulato uno dei predetti contratti, sono assoggettate alla disciplina prevista in detta normativa nel comma 11 dell'art. 1 della legge e negli artt. 3 e 4 del regolamento; e quindi l'attore, prima di agire in giudizio, è tenuto a promuovere preventivamente un tentativo di conciliazione dinanzi al Corecom competente per territorio. Cassazione civile, sez. III, 30 September 2008, n. 24334.
Canone per depurazione acque e giurisdizione.
Giurisdizione civile - giurisdizione ordinaria e amministrativa - giurisdizione in materia tributaria - canone per lo scarico e depurazione di acque reflue - art. 3 "bis" d.l. n. 203 del 2005 conv. in legge n. 248 del 2005 - attribuzione delle controversie al giudice tributario - contrasto con l'art. 102, secondo comma , cost. - questione di legittimità costituzionale - non manifesta infondatezza..
Non è manifestamente infondata, in riferimento all' articolo 102, secondo comma, Cost. la questione di legittimità costituzionale, dell'art. 3 "bis" d.l. n. 203 del 2005, convertito con modificazioni con legge n. 248 del 2005, nella parte in cui devolve alla giurisdizione del giudice tributario le controversie relative alla debenza del canone per lo scarico e la depurazione delle acque reflue, canone non avente natura tributaria ma, in virtù dell'art. 31, comma 28 della legge 23 dicembre 1998 n. 448, qualificabile come quota tariffaria, componente del corrispettivo dovuto dall'utente per il servizio. (fonte: CED – Corte di Cassazione) Cassazione Sez. Un. Civili, 25 July 2008, n. 20501.
Nullità della citazione e costituzione del convenuto sostanziale.
La nullità della citazione notificata a società estinta perché incorporata a seguito di fusione divenuta efficacie prima della notifica, è sanata con effetto ex tunc dalla costituzione in giudizio della società incorporante, posto che, con la costituzione del convenuto in senso sostanziale, l’atto ha comunque raggiunto lo scopo e ciò indipendentemente dal contenuto delle difese in concreto svolte dal convenuto. (bi) Cassazione civile, sez. I, 28 May 2008, n. 14066.
Istruzione preventiva e impugnazione del provvedimento di rigetto.
Ricorso per accertamento tecnico preventivo – Provvedimento di rigetto – Mancata previsione del mezzo del reclamo – Illegittimità costituzionale. .
Deve essere dichiarata l'illegittimità costituzionale degli articoli 669-quaterdecies e 695 del codice di procedura civile, nella parte in cui non prevedono la reclamabilità del provvedimento di rigetto dell'istanza per l'assunzione preventiva dei mezzi di prova di cui agli articoli 692 e 696 dello stesso codice. Corte Costituzionale, 16 May 2008, n. 144.
Interruzione del processo e decorrenza del termine per la riassunzione.
L'evento della morte o della perdita della capacità processuale della parte costituita che sia dichiarato in udienza o notificato alle altre parti dal procuratore della stessa parte colpita da uno di detti eventi produce, ai sensi dell'art. 300, comma secondo, cod. proc. civ., l'effetto automatico dell'interruzione del processo dal momento di tale dichiarazione o notificazione e il conseguente termine per la riassunzione, in tale ipotesi, come previsto in generale dall'art. 305 cod. proc. civ., decorre dal momento in cui interviene la dichiarazione del procuratore o la notificazione dell'evento, ad opera dello stesso, nei confronti delle altre parti, senza che abbia alcuna efficacia, a tal fine, il momento nel quale venga adottato e conosciuto il provvedimento giudiziale dichiarativo dell'intervenuta interruzione (avente natura meramente ricognitiva) pronunziato successivamente e senza che tale disciplina incida negativamente sul diritto di difesa delle parti. (fonte CED – Corte di Cassazione) Cassazione Sez. Un. Civili, 20 March 2008, n. 7443.
Natura tributaria del tributo e giurisdizione.
Giurisdizione tributaria – Competenza – Natura tributaria del rapporto – Doverosità della prestazione e collegamento alla pubblica spesa – Necessità – Controversie relative alla debenza del canone per l'occupazione di spazi ed aree pubbliche di cui all'articolo 63 d. lgs. 15 dicembre 1997, n. 446 – Esclusione. .
Va dichiarata l'illegittimità costituzionale dell'art. 2, comma 2, secondo periodo, del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546 (Disposizioni sul processo tributario in attuazione della delega al Governo contenuta nell'art. 30 della legge 30 dicembre 1991, n. 413) – come modificato dall'art. 3-bis, comma 1, lettera b), del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203 (Misure di contrasto all'evasione fiscale e disposizioni urgenti in materia tributaria e finanziaria), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 2 dicembre 2005, n. 248 –, nella parte in cui stabilisce che «Appartengono alla giurisdizione tributaria anche le controversie relative alla debenza del canone per l'occupazione di spazi ed aree pubbliche previsto dall'articolo 63 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, e successive modificazioni. Corte Costituzionale, 14 March 2008, n. 64.
Cosa giudicata civile.
Cosa giudicata civile - Effetti del giudicato (preclusioni) - Giudicato esterno - Efficacia in un giudizio avente finalità diverse - Limiti - Accertamento della situazione giuridica e soluzione di questioni di fatto o di diritto comuni ad entrambe le cause - Riesame - Esclusione.
Cosa giudicata civile - Eccezione di giudicato - Sentenza della Corte di cassazione - Accertamento in sede di legittimità - Relazioni preliminari e massime ufficiali - Utilizzabilità - Fondamento. .
Qualora due giudizi tra le stesse parti abbiano riferimento al medesimo rapporto giuridico, ed uno di essi sia stato definito con sentenza passata in giudicato, l'accertamento così compiuto in ordine alla situazione giuridica ovvero alla soluzione di questioni di fatto e di diritto relative ad un punto fondamentale comune ad entrambe la cause, formando la premessa logica indispensabile della statuizione contenuta nel dispositivo della sentenza, preclude il riesame dello stesso punto di diritto accertato e risolto, anche se il successivo giudizio abbia finalità diverse da quelle che hanno costituito lo scopo ed il "petitum" del primo. (massima ufficiale)
Nel caso in cui il giudicato esterno si sia formato a seguito di una sentenza della Corte di cassazione, i poteri cognitivi del giudice di legittimità possono pervenire alla cognizione della precedente pronuncia anche mediante quell'attività d'istituto (relazioni preliminari ai ricorsi e massime ufficiali) che costituisce corredo della ricerca del collegio giudicante, in tal senso deponendo non solo il principio generale che impone di prevenire il contrasto tra giudicati ed il divieto del "ne bis in idem", ma anche il rilievo secondo cui la conoscenza dei propri precedenti costituisce un dovere istituzionale della Corte, nell'adempimento della funzione nomofilattica di cui all'art. 65 dell'ordinamento giudiziario. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 17 December 2007, n. 26482.
Obbligazione pecuniaria e frazionamento dell'azione.
Obbligazioni - Pecuniarie - Inammissibilità del frazionamento della domanda giudiziaria..
Rivedendo il proprio precedente orientamento (Cass. n. 108/2000) alla luce di una più accentuata valorizzazione del principio di buona fede anche nella fase della tutela giudiziale del credito e dell’affermazione del canone del giusto processo, le Sezioni Unite affermano che non è consentita al creditore la parcellizzazione in plurime e distinte domande dell’azione giudiziaria per l’adempimento di una obbligazione pecuniaria. Cassazione Sez. Un. Civili, 23 October 2007, n. .
Conseguenze in ordine alla configurabilità di uno spoglio a mezzo dell'ufficiale giudiziario.
Nell'espropriazione forzata immobiliare, il decreto di trasferimento di cui all'art. 586 cod. proc. civ. costituisce titolo esecutivo per il rilascio dell'immobile espropriato, in favore dell'aggiudicatario al quale l'immobile è stato trasferito, non solo nei riguardi del debitore esecutato ma anche nei confronti di chi si trovi nel possesso o nella detenzione dell'immobile medesimo, senza che vi corrisponda una situazione di diritto soggettivo (reale o personale) già opponibile al creditore pignorante ed ai creditori intervenuti e in quanto tale opponibile anche all'aggiudicatario cui l'immobile è stato trasferito "iussu iudicis". Ne consegue che perché lo svolgimento dell'attività esecutiva dia luogo ad uno spoglio a mezzo di ufficiale giudiziario è necessario che il titolo in forza del quale si procede non abbia efficacia contro il possessore e che l'intervento dell'ufficiale giudiziario sia stato maliziosamente provocato da colui che ha richiesto l'esecuzione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 28 August 2007, n. 18179.
Esecuzione immobiliare, mancato versamento del prezzo e nullità della vendita.
In tema di esecuzione forzata immobiliare, in mancanza di limiti normativi, il potere del giudice dell'esecuzione di revoca dei propri provvedimenti concorre con la possibilità di opposizione agli atti esecutivi, con la precisazione che, mentre il potere di revoca può essere esercitato anche dopo la scadenza del termine previsto dalla legge per l'opposizione agli atti esecutivi e sempre che il provvedimento non abbia avuto definitiva esecuzione, per potersi avvalere del rimedio dell'opposizione agli atti esecutivi la parte deve rispettare il termine perentorio di decadenza ex art. 617 cod. proc. civ., che decorre dal momento in cui l'interessato ha avuto legale conoscenza del decreto di trasferimento ovvero di un atto successivo che lo presuppone. (Nella specie, in applicazione del riportato principio, la S.C. ha ritenuto non censurabile la statuizione del giudice di merito circa la conoscenza - da parte del creditore procedente - del decreto di trasferimento, di cui non é prevista la comunicazione al predetto creditore, in conseguenza dell'ordinanza con cui il giudice dell'esecuzione aveva dato atto che - nonostante una contraria precedente attestazione della cancelleria - nessun deposito del prezzo era stato effettuato dall'aggiudicatario, sicché non poteva procedersi alla formalità successiva dell'assegnazione del ricavato). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 09 August 2007, n. 17460.
Procedimento civile - Riunione e separazione di causa - Trattazione unitaria o riunione di più cause connesse e scindibili - Evento interruttivo riguardante una delle parti di una o più cause connesse - Effetti - Interruzione dell'intero procedimento - Esclusione - Interruzione del solo giudizio di cui é parte il soggetto colpito dall'evento interruttivo - Necessità o automaticità della contestuale separazione del processo interrotto - Esclusione - Potere discrezionale del giudice - Sussistenza.
Procedimento civile - Difensori - Poteri - In genere. .
Nel caso di trattazione unitaria o di riunione di più procedimenti relativi a cause connesse e scindibili, che comporta di regola un litisconsorzio facoltativo tra le parti dei singoli procedimenti confluiti in un unico processo, l'evento interruttivo relativo ad una delle parti di una o più delle cause connesse, opera di regola solo in riferimento al procedimento (o ai procedimenti) di cui é parte il soggetto colpito dall'evento. In tal caso non é necessaria o automatica la contestuale separazione del processo interrotto dagli altri riuniti o trattati unitariamente, salvo sempre il potere attribuito al giudice dall'art . 103, comma 2, cod. proc. civ., per cui difettando una tempestiva riassunzione ovvero se questa o la ripresa del procedimento interrotto siano avvenute nei termini dell'art. 305 cod. proc. civ., ma vi sia stata, nelle more della quiescenza da interruzione, attività istruttoria rilevante per la causa interrotta, il giudice potrà, esercitando tale potere, disporre la separazione dagli altri procedimenti di quello colpito da evento interruttivo per il quale - se necessario - potranno eventualmente rinnovarsi tutti gli atti istruttori assunti senza la partecipazione della parte colpita dalla perdita di capacità processuale. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 05 July 2007, n. 15142.
Diritto industriale e illegittimità del rito societario.
Procedimenti in materia di proprietà industriale e di concorrenza sleale – Applicazione delle norme del nuovo processo societario – Illegittimità costituzionale – Sussistenza..
Dichiara l'illegittimità costituzionale dell'art. 134, comma 1, del decreto legislativo 10 febbraio 2005, n. 30 (Codice della proprietà industriale, a norma dell'articolo 15 della legge 12 dicembre 2002, n. 273), nella parte in cui stabilisce che nei procedimenti giudiziari in materia di proprietà industriale e di concorrenza sleale, la cui cognizione è delle sezioni specializzate, quivi comprese quelle che presentano ragioni di connessione anche impropria, si applicano le norme dei capi I e IV del titolo II e quelle del titolo III del decreto legislativo 17 gennaio 2003, n. 5 (Definizione dei procedimenti in materia di diritto societario e di intermediazione finanziaria, nonché in materia bancaria e creditizia, in attuazione dell'articolo 12 della legge 3 ottobre 2001, n. 366); dichiara, in applicazione dell'art. 27 della legge 11 marzo 1953, n. 87, l'illegittimità costituzionale dell'art. 134, comma 1, del decreto legislativo n. 30 del 2005, nella parte in cui stabilisce che nei procedimenti giudiziari in materia di illeciti afferenti all'esercizio di diritti di proprietà industriale ai sensi della legge 10 ottobre 1990, n. 287, e degli articoli 81 e 82 del Trattato UE, la cui cognizione è del giudice ordinario, ed in generale in materie di competenza delle sezioni specializzate, quivi comprese quelle che presentano ragioni di connessione anche impropria, si applicano le norme dei capi I e IV del titolo II e quelle del titolo III del decreto legislativo 17 gennaio 2003, n. 5. Corte Costituzionale, 17 May 2007, n. 170.
Interpretazione della domanda giudiziale e principio di conservazione degli atti giuridici.
La domanda giudiziale è una dichiarazione di volontà diretta alla produzione di effetti giuridici tutelati dall'ordinamento, e pertanto il suo contenuto è definibile anche attraverso l'applicazione (in via analogica) delle regole di ermeneutica contrattuale. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che, ritenendo applicabile il generale principio di conservazione degli atti giuridici, contenuto nell'art. 1367 cod. civ., anche alla domanda giudiziale di riassunzione, aveva ritenuto che la stessa privata, della parte inammissibile, per la parte residua restasse ammissibile). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 21 July 2005, n. 15299.
Sentenze di primo grado – Provvisoria esecutività dei capi di condanna – Autonomia del capo di condanna rispetto alla domanda principale – Sussistenza..
Deve essere affermato il principio di diritto secondo il quale, ai sensi del novellato articolo 282 del codice di procedura civile, deve ritenersi oggi legittimamente predicabile la provvisoria esecutività di tutti i capi delle sentenze di primo grado aventi portata condannatoria (quale quello relativo alle spese di giudizio), trattandosi di un meccanismo del tutto automatico e non subordinato all'accoglimento o meno della domanda (qual che essa sia) introdotta dalle parti. Cassazione civile, sez. III, 10 November 2004, n. .
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