Source: http://www.studiopenalista.it/riparazione-e-risarcimento-per-lingiusta-detenzione-sofferta/
Timestamp: 2020-02-23 03:41:25+00:00
Document Index: 130237668

Matched Legal Cases: ['art 5', 'sentenza ', 'art. 314', 'sentenza ', 'art. 314', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 314', 'sentenza ', 'art. 315']

Risarcimento per l'ingiusta detenzione sofferta | StudioPenalista
Riparazione e risarcimento per l’ingiusta detenzione sofferta
All’imputato è riconosciuto un vero e proprio diritto soggettivo ad ottenere un’equa riparazione per la custodia cautelare subita ingiustamente (artt. 314 e 315 c.p.p.).
Questo diritto è stato introdotto con il codice di procedura penale del 1988 ed è in adempimento di un preciso obbligo posto dalla Convenzione dei diritti dell’uomo (cfr. art 5, comma 5, C.E.D.U.).
La domanda di riparazione è presentata dall’imputato dopo che la sentenza di assoluzione è divenuta irrevocabile e sulla richiesta decide la Corte di Appello con un procedimento in camera di consiglio.
Il presupposto del diritto ad ottenere l’equa riparazione consiste nella ingiustizia sostanziale o nell’ingiustizia formale della custodia cautelare subita.
L’ingiustizia sostanziale è prevista dall’art. 314, comma 1, c.p.p. e ricorre quando vi è proscioglimento con sentenza irrevocabile perchè il fatto non sussiste, per non aver commesso il fatto, perché il fatto non costituisce reato o non è previsto dalla legge come reato.
E’ importante tenere presente che, ai sensi del successivo comma 3 dell’art. 314 c.p.p., alla sentenza di assoluzione sono parificati la sentenza di non luogo a procedere e il provvedimento di archiviazione.
L’ingiustizia formale è disciplinata dal cooma 2 dell’art. 314 c.p.p. e ricorre quando la custodia cautelare è stata applicata illegittimamente, cioè senza che ricorressero le condizioni di applicabilità previste dagli artt. 273 c.p.p. e 280 c.p.p., a prescindere dalla sentenza di assoluzione o di condanna.
In materia rilevanti novità sono state apportate dalla legge 16 dicembre 1999, n. 479, cosiddetta “Legge Carotti”, il cui articolo 15 ha apportato modifiche all’art. 315 del codice di procedura penale.
In particolare, è aumentato il limite massimo di risarcimento per aver patito un’ingiusta permanenza in carcere, passando da cento milioni di lire ad un miliardo (oggi € 516.456,90), ed è altresì aumentato il termine ultimo per proporre, a pena di inammissibilità, domanda di riparazione: da 18 a 24 mesi.
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