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Timestamp: 2019-07-21 04:52:56+00:00
Document Index: 73376163

Matched Legal Cases: ['art. 6', 'art. 7', 'art. 10', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 6', 'art. 7', 'sentenza ', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 3', 'art. 6', 'art. 24', 'art. 29', 'art. 67', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 3', 'art. 14', 'art. 14', 'art. 14', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 14', 'art. 14', 'art. 10', 'art. 11', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 5', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 3', 'art. 7', 'art. 49', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 15', 'art. 15']

Organismi regionali e locali in materia di contrasto della criminalità organizzata e per la legalità - Avviso Pubblico
Organismi regionali e locali in materia di contrasto della criminalità organizzata e per la legalità
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Premessa. In questo documento è effettuata una prima ricognizione degli organismi istituiti da Regioni ed Enti locali per monitorare il fenomeno della criminalità organizzata e promuovere iniziative di contrasto preventivo alle illegalità sul proprio territorio.
In alcuni casi si tratta di commissioni d’inchiesta o di indagine istituite direttamente in seno al Consiglio regionale; più spesso di Consulte e Osservatori che, pur avendo natura politica, si affidano ad esperti e a rappresentanti di diverse Amministrazioni statali per condurre le proprie indagini, con vari gradi di coinvolgimento. Possono esservi svolte audizioni e interrogazioni oppure può essere commissionata lo svolgimento di indagini. Allo stesso modo possono anche profilarsi diverse modalità di dialogo con associazioni impegnate localmente nel contrasto alla criminalità organizzata: forme di collaborazione all’interno di un organo a composizione mista; consultazioni; affidamento diretto delle attività di ricerca e monitoraggio. Tale diversità di approccio dipende ovviamente anche dalla specificità delle realtà sociali, economiche, culturali ed ambientali nelle quali operano questi organi, soprattutto in considerazione del diverso radicamento che le organizzazioni mafiose hanno nel territorio italiano.
Nel documento si dà notizia anche di altri organismi istituiti per far fronte a specifiche finalità (beni confiscati alle mafie; gestione illecita dei rifiuti, usura etc).
Qui di seguito è effettuata una disamina regione per regione, fornendo anche indicazioni sulla loro operatività e sulla documentazione attualmente reperibile su internet.
Con la L.R. 12 novembre 2004, n. 40 è stato istituito il Comitato Scientifico regionale permanente per le politiche della Sicurezza e della Legalità. Esso è incardinato presso l’Assessorato agli Enti Locali, Direzione Riforme istituzionali, Controlli. Ai sensi dell’art. 6, n. 2 della suddetta legge, il Comitato è costituito «da cinque esperti nominati dalla Giunta regionale sulla base di una rappresentanza di tutte le realtà provinciali». L’art. 7, invece, ne disciplina le funzioni, che sono così sintetizzabili:
a) supporto tecnico-scientifico al Forum regionale per la Sicurezza Urbana, di cui all’art. 10 della stessa legge n. 40/2004;
b) promozione di attività di studio e ricerca documentaria sui temi della devianza, della dispersione scolastica, della criminalità, della droga e di tutti gli aspetti della patologia sociale;
c) analisi di problematiche specifiche relative alla sicurezza attraverso l’esame dei dati sui fenomeni criminosi elaborati e prodotti dall’Osservatorio regionale della Polizia Locale;
d) espressione di pareri alla Giunta regionale in merito al finanziamento di progetti relativi alla sicurezza.
La L.R. 12 giugno 2017, n. 36, integrando la sopracitata legge n. 40/2004, ha previsto l’istituzione presso il Consiglio regionale dell’Osservatorio regionale della Legalità. Tale organismo si compone di: cinque consiglieri regionali; un componente della Giunta regionale competente per materia; e, a seconda degli argomenti all’ordine del giorno, può essere integrato da uno o più rappresentanti di associazioni od organizzazioni operanti nel settore.
All’Osservatorio il compito di.
– promuovere progetti di formazione rivolti alla popolazione regionale e la diffusione di dati, studi e ricerche regionali, nazionali, europei ed internazionali svolti sul tema della legalità o su temi attinenti;
– monitorare il corretto svolgimento, da un punto di vista della legalità e di rispetto delle norme di riferimento, di ogni fase afferente i lavori di ricostruzione del patrimonio immobiliare danneggiato dagli eventi sismici a decorrere dal 2009.
Tra i compiti dell’Osservatorio, inoltre, vi è quello di presentare alla Giunta e al Consiglio regionale, entro il 31 dicembre di ogni anno, una relazione dettagliata sui dati acquisiti, sull’attività svolta, sulle osservazioni proposte ed i progetti elaborati.
La L.R. 27 dicembre 2002, n. 50 istituisce la Commissione Consiliare contro la ‘ndrangheta. Essa è composta da un rappresentante per ogni gruppo esistente in seno al Consiglio regionale (art. 1).
Spetta alla Commissione, ai sensi dell’art. 3:
a) vigilare ed indagare sull’attività dell’Amministrazione regionale e degli Enti sottoposti al suo controllo, in ordine a possibili infiltrazioni e connivenze mafiose;
b) vigilare, per le medesime finalità, sulla regolarità delle procedure e sulla destinazione dei finanziamenti erogati dalla pubblica Amministrazione regionale e dagli Enti sottoposti al suo controllo, nonché sulle procedure di affidamento e sulla assegnazione di appalti;
c) verificare la piena attuazione da parte dell’Amministrazione regionale, degli Enti locali calabresi e di ogni altro Ente o Istituzione sottoposti alla vigilanza della Regione, di ogni legge o provvedimento dello Stato o della Regione concernente la lotta contro la mafia;
d) verificare la congruità della normativa vigente e della conseguente azione dei pubblici poteri nella Regione, formulando proposte di carattere legislativo, amministrativo ed organizzativo al fine di rendere più coordinata ed incisiva l’iniziativa di questi nella lotta contro ogni forma di criminalità organizzata;
e) formulare proposte in merito a possibili iniziative volte al formarsi e al diffondersi di una cultura antimafiosa nella società calabrese.
Per l’espletamento di detti compiti, ai sensi dell’art. 6 la Commissione può:
a) promuovere inchieste ed ispezioni;
b) disporre audizioni;
c) richiedere la presentazione di documenti ed atti;
d) sollecitare gli organi competenti in merito all’adozione di ogni provvedimento utile o necessario in relazione allo svolgimento delle indagini ed al relativo esito.
La Commissione relaziona annualmente all’Assemblea regionale sulla propria attività (art. 7).
Attraverso una sezione del sito web del Consiglio regionale, la Commissione contro la ‘ndrangheta rende pubblici e facilmente accessibili resoconti sommari delle sedute e documenti relativi ai provvedimenti licenziati.
Pur non essendo chiaro se sia ancora attiva, né come abbia finora operato, con D.P. 22 novembre 2005, n. 287 è stata prevista l’istituzione della Consulta antimafia della Giunta regionale. Ad essa sono attribuiti compiti di “alta consulenza” in favore della Giunta regionale e del suo Presidente. Tra questi compiti, i più significativi sono:
– formulare relazioni e proposte, anche normative, su tutti i più importanti profili che caratterizzano l’iniziativa politico-istituzionale della Regione in materia di coordinamento delle politiche regionali per la sicurezza dei cittadini e del territorio, nonché per il contributo alla lotta alle infiltrazioni criminali;
– monitorare l’attuazione della normativa sulla confisca dei beni da parte degli enti locali;
– vigilare sugli appalti regionali e sub-regionali; organizzare convegni, seminari, studi e ricerche.
Si segnala che la legge regionale n. 7 del 2011 aveva istituito un’Agenzia regionale per i beni confiscati; tale legge è stata dichiarata incostituzionale con sentenza n. 34 del 2012.
In Campania opera una Commissione consiliare speciale di inchiesta anticamorra e beni confiscati.
Istituita la prima volta con deliberazione n. 11/3 del 20 settembre 2000, viene rinnovata ad ogni legislatura (l’ultima proroga è del 18 febbraio 2015) ed è attualmente composta da 16 consiglieri.
Ad essa, tra gli altri, i compiti di:
a) vigilare ed indagare sulle attività dell’amministrazione regionale e degli enti sottoposti al suo controllo, in ordine a possibili infiltrazioni e connivenze della criminalità organizzata;
b) vigilare, per le medesime finalità, sulla regolarità delle procedure e sulla destinazione dei finanziamenti erogati dalla pubblica amministrazione regionale e dagli enti sottoposti al suo controllo, nonché sulle procedure di affidamento e sull’assegnazione di appalti;
c) formulare proposte in merito a possibili iniziative volte al formarsi e al diffondersi di una cultura della legalità.
La Commissione ha una sezione del sito web del Consiglio regionale, dalla quale è possibile la consultazione dei resoconti stenografici e dei processi verbali delle sedute e dei progetti di legge da essa presentati.
Nell’ambito di una serie di provvedimenti a favore delle scuole campane, promossi con la L.R. 6 maggio 1985, n. 39, per contribuire allo sviluppo di una coscienza civile contro la criminalità camorristica, è stato istituito il Centro di documentazione contro la camorra, presso la Presidenza della Giunta regionale. Esso ha lo scopo di fornire a tutte le scuole e università della Campania materiale didattico, bibliografie, rassegne stampa tematiche, mostre fotografiche, film e documenti sul fenomeno camorristico e mafioso. Coordinato dal Presidente della Giunta regionale, il Centro si avvale della collaborazione di alcune associazioni del settore.
Con la legge n. 7 del 16 aprile 2012 è stato istituito presso la Giunta l’Osservatorio regionale sui beni confiscati.
Si segnala che nel 2010 il Consiglio regionale aveva istituito una commissione speciale sulla gestione illecita dei rifiuti ed i beni confiscati. Attualmente risulta costituita una commissione speciale su terra dei fuochi, bonifiche, ecomafie (vedi sito web)
Presso la Regione opera anche la Fondazione Polis con specifico riferimento al riutilizzo dei beni confiscati e alle vittime innocenti della criminalità.
La L.R. 28 ottobre 2016, n. 18 (testo unico per la legalità) ha confermato l’istituzione della Consulta regionale per la legalità e la cittadinanza responsabile “quale organo di consulenza e proposta alla giunta regionale, nei cui confronti svolge attività conoscitive, propositive e consultive nelle politiche regionali finalizzate alla prevenzione del crimine organizzato e mafioso e della corruzione, nonché alla promozione della cultura della legalità e della cittadinanza responsabile, favorendone il coordinamento complessivo” (art. 4, comma 1).
Tale organismo è presieduto dal Presidente della Giunta regionale ed è composto “dall’assessore regionale competente per materia, dal Presidente dell’Assemblea legislativa e dai capigruppo dei gruppi assembleari, dai rappresentanti istituzionali e delle associazioni degli enti locali, da esperti di qualificata e comprovata esperienza negli ambiti professionali, accademici o di volontariato attinenti all’educazione alla legalità e alla cittadinanza responsabile nonché al contrasto alla criminalità organizzata e mafiosa e alla corruzione. Ai lavori della Consulta partecipano, in qualità di invitati permanenti, i rappresentanti delle organizzazioni dei datori di lavoro e quelli delle organizzazioni sindacali dei lavoratori comparativamente più rappresentative a livello regionale; possono altresì essere invitati rappresentanti delle amministrazioni statali competenti nelle materie della giustizia e del contrasto alla criminalità nonché ulteriori esperti e rappresentanti istituzionali o di altri organismi di volta in volta individuati sulla base delle questioni trattate” (art. 4, comma 2) (vedi da ultimo delibera 418 del 2017).
In base alla legge (art. 3) la Giunta svolge le funzioni di Osservatorio regionale sui fenomeni connessi al crimine organizzato e mafioso nonché ai fatti corruttivi, redigendo anche un rapporto periodico.
La stessa legge prevede anche la costituzione di un Centro di documentazione, aperto alla fruizione dei cittadini, sui fenomeni connessi al crimine organizzato e mafioso (art. 6), un Osservatorio regionale dei contratti di lavori, servizi e forniture (art. 24) e una Consulta regionale del settore edile e delle costruzioni (art. 29).
Con la L.R. 9 giugno 2017, n. 21 anche il Friuli-Venezia Giulia si dota di un Osservatorio regionale antimafia. Esso è composto da cinque componenti, nominati dal Consiglio regionale, di riconosciuta onorabilità e per i quali non sussistano le cause di divieto, decadenza o sospensione di cui all’art. 67 del decreto legislativo 159/2011 (art. 3, comma 1).
Tra le funzioni più significative di questo organismo, ai sensi dell’art. 2, comma 1, si annoverano:
a) la verifica dell’attuazione a livello regionale delle leggi dello Stato e degli indirizzi del Parlamento, con riferimento al fenomeno mafioso e alle altre principali organizzazioni criminali;
b) la raccolta di tutte le informazioni e i dati utili ai fini della valutazione della trasparenza, della legalità, prevenzione e contrasto alla criminalità organizzata nel processo degli appalti, dalla genesi alla conclusione lavori;
c) la formulazione, nelle materie di propria competenza, anche di propria iniziativa, osservazioni e pareri su progetti di legge;
d) la sollecitazione dell’intervento legislativo nelle materie di propria competenza, laddove ne ravveda la necessità od opportunità;
e) l’Osservatorio, inoltre, è tenuto a relazionare annualmente circa la propria attività al Consiglio e alla Giunta regionale entro il 21 marzo, Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie.
L’Osservatorio per la Legalità e la Sicurezza nasce con la L.R. 5 luglio 2001, n. 15 quale organismo di supporto per le attività della Regione in relazione alle funzioni di programmazione e valutazione degli interventi regionali per la sicurezza, la legalità e la lotta alla corruzione, e quale organismo di concertazione sugli aspetti tecnici delle politiche regionali negli stessi ambiti, tra le istituzioni e le parti sociali rappresentative delle categorie di settore (art. 8, comma 1). L’Osservatorio, in particolare ed ai sensi dell’art. 8, comma 4, ha il compito di:
a) predisporre, con cadenza annuale, una mappa del territorio regionale che individui le zone maggiormente esposte a fenomeni di criminalità ed evidenzi in maniera analitica le singole fattispecie criminose;
b) elaborare uno studio annuale dei dati e delle tendenze relative alle diverse fattispecie criminose;
c) monitorare la validità e l’incidenza degli interventi finanziati dalla presente legge.
La composizione di tale organismo è disciplinata dall’art. 8, comma 2. Esso annovera tra i propri componenti:
a) tre membri scelti dal Presidente della Giunta regionale tra soggetti di comprovata competenza professionale e scientifica nel campo sociale, della sicurezza e della prevenzione del crimine;
b) un membro designato dall’ufficio scolastico regionale per il Lazio;
c) sette rappresentanti di Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia di Stato, Prefetto, polizie locali del Lazio, sicurezza penitenziaria, Centro operativo di Roma della DIA;
d) tre rappresentanti delle associazioni che si occupano di legalità, del mondo dell’impresa e delle organizzazioni sindacali.
L’Osservatorio è dotato di un proprio sito web, dal quale possono anche consultarsi i rapporti annuali da questo prodotti e altra documentazione.
Il Consiglio regionale del Lazio, con L.R. 6 agosto 2015, n. 12, si è dotato di una commissione speciale sulle infiltrazioni mafiose e sulla criminalità organizzata nel territorio regionale per l’effettuazione di studi, indagini conoscitive e approfondimenti sul tema. Per l’art. 3, comma 2, in particolare, la Commissione ha il compito di:
a) analizzare il livello di diffusione, penetrazione e consistenza della criminalità organizzata nel territorio regionale;
b) monitorare le possibili infiltrazioni della criminalità organizzata nell’attività dell’amministrazione regionale e degli enti partecipati sottoposti al suo controllo;
La Commissione ha una sezione del sito web del Consiglio regionale, nella quale vengono anche pubblicati i resoconti sommari delle sedute.
Si segnala che anche nel Lazio era stata istituita un’Agenzia per i beni confiscati, poi soppressa. A livello provinciale era stata istituita nel 2011 una Consulta provinciale anti mafie
(per ulteriori informazioni sull’attività della Regione Lazio clicca qui)
La L.R. 5 marzo 2012, n. 7 ha istituito l’Osservatorio indipendente per il contrasto alla criminalità organizzata e mafiosa e la promozione della trasparenza. I cinque membri che lo compongono sono nominati dal Consiglio regionale tra quelle personalità di riconosciuta esperienza nel campo del contrasto al crimine organizzato e della promozione di legalità e trasparenza (art. 14, comma 5).
Tale organismo è pensato come luogo di analisi e confronto sullo stato della presenza della criminalità organizzata e mafiosa nel territorio regionale e sulle iniziative pubbliche e private intraprese per contrastarla, oltre che centro di elaborazione e proposta delle azioni idonee a rafforzare gli interventi di prevenzione e contrasto, con particolare attenzione alle misure per la trasparenza nell’azione amministrativa (art. 14, comma 2). Ai sensi dell’art. 14, comma 4, l’Osservatorio è tenuto a relazionare annualmente la propria attività alla Giunta e al Consiglio regionale.
Tale organismo è dotato di un proprio sito web, che però non risulta più aggiornato dal 2015.
La Commissione speciale antimafia del Consiglio regionale della Lombardia, istituita per la prima volta nel 2013, svolge attività di studio e valutazione dei possibili interventi normativi per prevenire e contrastare fenomeni di infiltrazione della criminalità organizzata nel tessuto lombardo, con particolare riferimento agli appalti per EXPO 2015, con compiti di ricerca e approfondimento finalizzati a:
a) analizzare le modalità di difesa del sistema degli appalti e delle opere pubbliche dai condizionamenti della criminalità organizzata di stampo mafioso, le forme di accumulazione dei patrimoni illeciti, di investimento e riciclaggio dei proventi derivanti dalle attività delle organizzazioni criminali;
b) verificare l’impatto negativo, sotto i profili economico e sociale, delle attività delle associazioni mafiose o similari sul sistema produttivo, con particolare riferimento all’alterazione dei principi di libertà dell’iniziativa privata, di libera concorrenza nel mercato, di libertà di accesso al sistema creditizio e finanziario e di trasparenza della spesa pubblica regionale finalizzata allo sviluppo e alla crescita del sistema delle imprese;
c) verificare l’adeguatezza delle iniziative di prevenzione e di contrasto dei fenomeni criminali, nonché di controllo del territorio, attuata attraverso procedure e atti amministrativi in carico ai diversi enti territoriali;
d) monitorare i tentativi di condizionamento e di infiltrazione mafiosa negli enti locali e proporre misure idonee a prevenire e a contrastare tali fenomeni;
e) proporre ogni altra iniziativa e attività ritenute utili a contrastare la diffusione di una sottocultura criminale.
La Commissione ha una sezione del sito web del Consiglio regionale, dalla quale possono essere consultati i processi verbali delle riunioni.
“Ai fini di vigilare sulla trasparenza degli appalti e sulla fase esecutiva del contratto, anche per prevenire le infiltrazioni della criminalità organizzata, con particolare riferimento alle attività di competenza degli enti del sistema regionale, connesse a iniziative di carattere nazionale e internazionale quali EXPO 2015, compreso il dopo EXPO2015, è istituito, presso la Giunta regionale, il Comitato regionale per la legalità e la trasparenza dei contratti pubblici […]». Così recita l’art. 13 della L.R. 24 giugno 2015, n. 17.
Il Comitato è nominato all’inizio di ogni legislatura entro centottanta giorni dalla prima seduta del Consiglio regionale (art. 13, comma 3) ed è formato da sei componenti: quattro nominati dalla Giunta regionale, due dal Consiglio regionale (art. 13, comma 2). Ai sensi dell’art. 13, comma 5, esso ha principalmente il compito di:
a) raccogliere tutte le informazioni e i dati utili per vigilare sulla trasparenza degli appalti e sulla fase esecutiva del contratto, sulla legalità, prevenzione e contrasto alla criminalità organizzata nell’intero iter procedimentale dei contratti pubblici della Regione e degli enti del sistema regionale;
b) assicurare il necessario supporto informativo alla Regione e agli enti del sistema regionale segnalando eventuali problematiche e criticità, promuovendo, inoltre, forme di comunicazione diretta con la cittadinanza;
c) relazionare semestralmente, entro il 30 giugno e il 31 dicembre di ogni anno, circa la propria attività, al Consiglio regionale e alla Giunta regionale;
d) collaborare con il Consiglio regionale e la Giunta regionale per l’individuazione e la diffusione di linee guida, buone pratiche e modalità finalizzate a semplificare, migliorare e rendere trasparenti le attività della stazione unica appaltante regionale e degli operatori del settore, con l’obiettivo ultimo di prevenire e contrastare il fenomeno dell’organizzazione criminale.
Il Comitato ha una sezione del sito web della Regione Lombardia, dalla quale però non è possibile ricavare informazioni sullo svolgimento dei lavori.
La stessa legge n. 17/2015, inoltre, ha istituito, presso il Consiglio regionale, un Comitato tecnico-scientifico per la legalità e il contrasto alle mafie, i cui sette componenti devono essere soggetti di riconosciuta esperienza nel campo del contrasto dei fenomeni di stampo mafioso e della criminalità organizzata sul territorio lombardo, nonché della promozione della legalità e della trasparenza e assicurare indipendenza di giudizio e azione rispetto alla pubblica amministrazione e alle organizzazioni politiche (art. 14, comma 2). Tale organismo ha una funzione consultiva in materia di contrasto e di prevenzione dei fenomeni di criminalità organizzata e di stampo mafioso, nonché di promozione della cultura della legalità, a supporto della commissione consiliare competente, nonché degli altri organismi consiliari (art. 14, comma 4). Esso viene rinnovato all’inizio di ogni legislatura (comma 5) ed è tenuto a redigere una relazione annuale sull’attività svolta da inviare al Presidente della Regione e al Presidente del Consiglio regionale (comma 6).
Anche tale Comitato tecnico-scientifico ha una sezione del sito web della Regione Lombardia, ed anche in questo caso non sono rinvenibili informazioni circa lo svolgimento dei lavori.
Presso il comune di Milano opera dal 2012 una commissione antimafia, sulla quale è disponibile un’ampia documentazione
Si segnala che una Consulta antimafia è stata istituita a Busto Arsizio nel 2012.
La L.R. 7 luglio 2014, n. 16 ha istituito presso la presidenza della Giunta regionale il Comitato per le politiche integrate della legalità. Ai sensi dell’art. 10, comma 2, esso è composto da rappresentanti delle Università marchigiane, degli ordini degli avvocati, degli assistenti sociali e degli psicologi, del Consiglio regionale dell’economia e del lavoro (CREL), della Consulta regionale sull’immigrazione, dell’ordine, dell’Assemblea regionale del volontariato, del forum marchigiano del terzo settore.
Tale organismo è chiamato dall’art. 11 a svolgere funzioni consultive e propositive. In particolare il Comitato:
a) effettua l’analisi della realtà regionale mediante ricerca, acquisizione, conservazione di dati attinenti il settore della legalità;
b) formula proposte in merito al programma regionale per le politiche integrate per la promozione della cultura della legalità;
c) collabora alla redazione della relazione sullo stato di attuazione e sugli effetti della legge in oggetto, che la Giunta regionale è tenuta a presentare, a cadenza biennale, all’Assemblea legislativa.
Con la L.R. 7 agosto 2017, n. 27, la Regione Marche ha istituito la Consulta regionale per la legalità e la cittadinanza responsabile quale organo di consulenza e proposta alla Giunta regionale, nei cui confronti svolge attività conoscitive, propositive e consultive nelle politiche regionali finalizzate alla promozione della cultura della legalità e della cittadinanza responsabile.
Ai sensi dell’art. 3, comma 3, la Consulta è presieduta dal Presidente della Giunta regionale ed è composta dal Presidente del Consiglio, da due consiglieri (uno di maggioranza e uno di minoranza), dal Garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza, dal presidente del CORECOM, da rappresentanti della Consulta regionale per la famiglia, delle province (designato da ANCI e UPI), del CREL e da cinque esperti di qualificata e comprovata esperienza negli ambiti professionali, accademici e delle associazioni di volontariato, attinenti all’educazione alla legalità e alla cittadinanza responsabile.
Tale organismo esercita anche funzioni di Osservatorio ed in particolare, come previsto dall’art. 3, comma 2, tra gli altri compiti:
b) formula proposte in merito al programma regionale per le politiche integrate per la promozione della legalità;
c) collabora alla redazione della relazione che la Giunta regionale è tenuta a presentare, a cadenza biennale, al Consiglio-Assemblea legislativa sullo stato di attuazione e sugli effetti della legge in oggetto;
d) predispone un rapporto periodico, con cadenza almeno biennale, sulla situazione del crimine organizzato e mafioso e sui fenomeni corruttivi nelle Marche.
Con la DCR 26 maggio 2015, n. 76 – 19495 è stata nuovamente istituita una Commissione speciale con compiti di indagine conoscitiva per la promozione della cultura della legalità ed il contrasto dei fenomeni mafiosi. Sono individuate quali finalità di questo organismo:
a) il monitoraggio e la vigilanza sul fenomeno della corruzione e delle infiltrazioni della criminalità organizzata nell’attività pubblica e sul rispetto delle procedure di assegnazione degli appalti pubblici;
b) la promozione di interventi normativi ed amministrativi per il contrasto del fenomeno criminoso; c) la promozione della cultura della legalità.
La Commissione ha una sezione del sito web del Consiglio regionale, dalla quale possono essere consultati gli ordini del giorno delle ultime riunioni.
L’art. 5 quater della L.R. 18 giugno 2007, n. 14, come modificato dalla L.R. 19 giugno 2017, n. 8 ha istituito presso il Consiglio regionale l’Osservatorio regionale sulla criminalità organizzata di stampo mafioso e per la promozione della cultura della legalità. Esso “opera quale organismo consultivo del Consiglio regionale con funzioni di iniziativa e di coordinamento nell’ambito delle politiche di sensibilizzazione ed educazione civica sui temi connessi alla criminalità organizzata di stampo mafioso e alla promozione della cultura della legalità” (art. 10, comma 2). Presso detto Osservatorio è istituito “un centro di documentazione, aperto alla fruizione dei cittadini, sui fenomeni connessi alla criminalità organizzata di stampo mafioso, con specifico riguardo al territorio regionale, al fine di favorire iniziative di carattere culturale, per la raccolta di materiali per la diffusione di conoscenze in materia” (art. 10, comma 8).
La stessa legge n. 8/2017 ha istituito, sempre presso il Consiglio regionale, l’Osservatorio regionale sui fenomeni di usura, estorsione e sovraindebitamento. Tale organismo “è la sede per il confronto con le associazioni, le fondazioni, le cooperative e le organizzazioni di volontariato, regolarmente costituite che operano nel settore ed esercita una funzione di impulso per le politiche che la Regione intende attuare per prevenire e contrastare i fenomeni dell’usura, dell’estorsione e del sovraindebitamento» (art. 9, comma 2). A presiedere l’Osservatorio è il Presidente del Consiglio regionale (art. 9, comma 4); a comporlo sono i rappresentanti della Giunta regionale, delle associazioni, delle fondazioni e di altri enti che operano, sul territorio regionale, nell’ambito della prevenzione e del contrasto dei suddetti fenomeni nonché da rappresentanti dell’Ufficio scolastico regionale e da altri esperti in materia (art. 9, comma 5).
L’Osservatorio ha una sezione del sito web del Consiglio regionale, dalla quale è possibile accedere alla consultazione di numerosi documenti.
Nel marzo del 2012 anche il consiglio comunale di Torino ha istituito una commissione speciale su legalità e fenomeni mafiosi, che ha approvato un documento conclusivo. La commissione è stata ricostituita anche in questa legislatura. Analoga commissione è stata istituita presso i comuni di Pinerolo e Alessandria.
La L.R. 26 ottobre 2016, n. 29 ha istituito la Commissione regionale di studio e di inchiesta sul fenomeno della criminalità organizzata in Puglia “con compiti di promozione della cultura della legalità, nonché con finalità conoscitive del fenomeno della criminalità organizzata di tipo mafioso nel territorio regionale, dei sui diversi profili di interesse, tra i quali quello dell’ambiente, delle possibili infiltrazioni negli enti locali e dei conseguenti riflessi sulle procedure degli appalti pubblici” … Eguali compiti ha la Commissione con riferimento al fenomeno corruttivo, specie quello connesso agli appalti e finanziamenti pubblici, in stretta collaborazione con il Responsabile anticorruzione della Regione Puglia e in collegamento con l’Autorità nazionale anticorruzione» (art. 1 e art. 3, comma 3). Nelle stesse materie e per le stesse finalità “la Commissione verifica in ambito regionale la congruità della normativa vigente e la sua idoneità a prevenire e reprimere comportamenti illeciti e formula proposte di carattere legislativo e amministrativo, mirate anche a realizzare un effettivo coordinamento delle iniziative della Regione e degli enti locali” (art. 4, comma 1). Tale organismo è tenuto a riferire, con cadenza annuale, al Consiglio regionale sulla propria attività e comunque in tutti i casi in cui lo ritenga necessario (art. 4, comma 3).
Con la L.R. 16 aprile 2015, n. 25, è stata istituita la Consulta regionale antiusura e antiestorsione, presieduta dall’Assessore allo sviluppo economico e composta dai rappresentanti delle associazioni economiche e dei consumatori (art. 7, comma 1): essa fornisce orientamenti per l’attività normativa e amministrativa in materia di prevenzione e contrasto dei fenomeni dell’usura e dell’estorsione (art. 7, comma 3).
Si segnala che a Foggia è stata istituita nel 2013 la Consulta della legalità.
La L.R. 14 gennaio 1991, n. 4 istituisce in seno all’Assemblea regionale siciliana la Commissione parlamentare di inchiesta e vigilanza sul fenomeno della mafia in Sicilia. Essa è composta da quindici membri e, ai sensi dell’art. 3, i suoi compiti principali sono:
a) vigilare ed indagare sulle attività dell’amministrazione regionale e degli enti sottoposti al suo controllo, in ordine a possibili infiltrazioni e connivenze mafiose e di altre associazioni criminali similari;
c) verificare la piena attuazione da parte dell’amministrazione regionale, degli enti locali siciliani e di ogni altro ente o istituzione sottoposti alla vigilanza della Regione, di ogni legge o provvedimento concernente la lotta contro la mafia.
La Commissione relaziona ogni anno all’Assemblea regionale siciliana sulla propria attività (art. 7, comma 1).
Nell’ambito delle iniziative previste per la sicurezza e la legalità, l’art. 49 della L.R. 3 maggio 2001, n. 6ha istituito l’Osservatorio permanente sulla criminalità organizzata, quale strumento di garanzia e di trasparenza nella gestione di fondi regionali, statali e comunitari. Esso è organo di consulenza della Presidenza della Regione e degli enti locali territoriali anche per la gestione dei fondi strutturali comunitari relativi ai cofinanziamenti in Sicilia; contribuisce, altresì, ad incrementare lo studio dei problemi concernenti il fenomeno della criminalità organizzata, nei suoi aspetti regionali, nazionali ed internazionali (comma 1). Il Consiglio di Presidenza dell’Osservatorio è costituito (comma 2) dal Presidente dell’Istituto di scienze criminali di Siracusa, da quattro membri scelti tra i componenti del consiglio di amministrazione dell’Istituto superiore di scienze criminali di Siracusa, dal responsabile delle relazioni esterne dell’Istituto, da altri due membri di nomina, rispettivamente, del Presidente dell’Assemblea regionale siciliana e del Presidente della Regione siciliana. Tale organismo è tenuto a produrre un rapporto riepilogativo delle attività svolte nel corso dell’anno (comma 6).
La L.R. 3 aprile 2015, n. 42 ha istituito presso il Consiglio regionale l’Osservatorio regionale della legalità “al fine di promuovere e valorizzare la cultura della legalità in Toscana, sia attraverso progetti di formazione rivolti alla popolazione regionale, sia attraverso la diffusione di dati, studi e ricerche regionali, italiani, europei e internazionali, svolti sul tema della legalità o su temi convergenti” (art. 1, comma 1). Rientra tra i compiti dell’Osservatorio anche la raccolta di informazioni dalle quali emerga il progredire della presenza o delle infiltrazioni delle organizzazioni mafiose; è, inoltre, compito di tale organismo promuovere la sistematica condivisione delle sue finalità e l’attività di collaborazione con e tra i soggetti pubblici e privati interessati al tema della legalità, con particolare attenzione all’Osservatorio regionale sui contratti pubblici (art. 1, comma 2).
Per lo svolgimento delle attività dell’Osservatorio è istituito un comitato di indirizzo, che l’art. 2, comma 4 prevede sia composto da due consiglieri, un rappresentante della Giunta regionale, cinque rappresentanti degli enti locali designati dal Consiglio delle autonomie locali (CAL), cinque esperti nelle tematiche attinenti al tema della legalità, tre rappresentanti designati congiuntamente delle organizzazioni sindacali dei lavoratori maggiormente rappresentative a livello regionale, due rappresentanti designati congiuntamente delle organizzazioni rappresentative delle imprese e delle cooperative a livello regionale, due rappresentanti designati dalla Commissione regionale dell’Associazione bancaria italiana (ABI) Toscana.
Con la L.R. 27 ottobre 1994, n. 78, successivamente modificata dalla L.R. 10 marzo 1999, n. 11, è stato istituito il Centro di documentazione “Cultura della Legalità Democratica” (CCLD). Esso ha sede presso la Giunta regionale e costituisce strumento di raccolta e di diffusione ai cittadini e alle istituzioni di ogni documentazione utile al perseguimento delle finalità della legge in oggetto (art. 5, comma 2). Il Centro è tenuto ad elaborare un rapporto annuale di analisi e rilevazione sui fenomeni corruttivi e di infiltrazione criminale (art. 5, comma 2 bis).
Tale organismo ha una sezione del sito web della Regione Toscana, dalla quale è possibile consultare numerose pubblicazioni.
Il CCLD, in occasione della XVIII giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie (Firenze, 16 marzo 2013), ha dato vita all’Osservatorio sui beni confiscati alla criminalità organizzata in Toscana (OBCT). Esso è finalizzato alla pubblicazione di tutta la documentazione disponibile sui beni confiscati alla criminalità organizzata presenti nella regione, con il proposito di facilitare le attività di studio, prevenzione e il riutilizzo sociale dei beni.
Con la delibera n. 176 del 9 ottobre 2012, il Consiglio regionale dell’Umbria ha convenuto di unificare in un’unica Commissione d’inchiesta, a decorrere dal 1° gennaio 2013, la Commissione d’inchiesta su Infiltrazioni mafiose in Umbria, metodologie di controllo, prevenzione e lotta alla criminalità organizzata, istituita con delibera del Consiglio regionale n. 17 del 14 settembre 2010, e la Commissione d’inchiesta su “Tossicodipendenze, mortalità per overdose e fenomeni correlati”, istituita con delibera del Consiglio regionale n. 46 del 22 febbraio 2011. Il risultato di tale accorpamento è la Commissione analisi dei fenomeni di criminalità organizzata e tossicodipendenze. Essa è composta da cinque consiglieri e le sono attribuiti tre obiettivi principali: – appurare la presenza ed il livello di infiltrazione delle organizzazioni mafiose nel territorio regionale umbro;
– individuare le iniziative legislative di competenza regionale utili al contrasto delle organizzazioni mafiose;
– valutare l’efficacia, la qualità e l’appropriatezza delle azioni adottate per prevenire e contrastare il traffico delle sostanze stupefacenti, il loro consumo e la mortalità ad esse connessa.
La Commissione d’inchiesta su criminalità organizzata e tossicodipendenze ha una sezione del sito web del Consiglio regionale, nella quale però vengono pubblicati dei comunicati.
La L.R. 14 ottobre 2008, n. 13 ha istituito il Comitato tecnico-scientifico per la sicurezza e la vivibilità. Esso è nominato con decreto del Presidente della Giunta regionale ed è composto da tre membri «scelti tra personalità con specifiche competenze professionali e qualificata preparazione ed esperienza nel campo delle politiche integrate di sicurezza e di prevenzione dell’illegalità» (art. 11, comma 2). I principali compiti attribuiti al Comitato ai sensi dell’art. 11, comma 3, sono:
a) predisporre una banca dati finalizzata alla rilevazione e diffusione della consistenza dei fenomeni che generano insicurezza;
b) fornire alla Giunta regionale, al Consiglio regionale e al sistema delle autonomie locali supporto informativo ed approfondimenti relativi ai dati ed alle tendenze sullo stato della sicurezza;
c) presentare alla Giunta regionale un Rapporto annuale sullo stato della sicurezza in Umbria.
Con la L.R. 19 ottobre 2012, n. 16 si è inoltre attribuito a tale organismo il compito di monitorare il fenomeno del crimine organizzato e mafioso, con particolare riferimento al settore degli appalti e dell’economia; elaborare e proporre azioni idonee a rafforzare gli interventi di prevenzione e contrasto dello stesso nonché volte all’aggiornamento degli strumenti normativi e tecnici di prevenzione e contrasto alla criminalità organizzata, tenendo conto delle migliori pratiche applicate nelle regioni tradizionalmente infiltrate (art. 6, comma 2).
La L.R. 30 novembre 2016, n. 15, integrando la suddetta legge n. 16/2012, consente l’istituzione presso l’Assemblea legislativa dell’Umbria di un Osservatorio sulla criminalità organizzata e l’illegalità, quale strumento per lo studio dei fenomeni correlati al crimine organizzato e mafioso, per la raccolta dei dati a disposizione e delle informazioni da cui emerga il progredire della presenza o delle infiltrazioni delle organizzazioni mafiose, per la promozione della condivisione e della collaborazione con e tra i soggetti pubblici e privati interessati al tema della legalità e per la conseguente definizione di azione e politiche di intervento (art. 6 bis, comma 1). Ai sensi dell’art. 6 bis, comma 3, tale organismo è composto dal Presidente e Vicepresidente della Commissione d’inchiesta o speciale che lo istituisce, un rappresentante delegato da Anci Umbria, sette esperti nelle tematiche attinenti al tema della legalità designati congiuntamente da una serie di associazioni antimafia operanti in Umbria, un rappresentante designato congiuntamente dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori maggiormente rappresentative a livello regionale, tre rappresentanti designati congiuntamente dalle organizzazioni delle imprese e delle cooperative maggiormente rappresentative a livello regionale, un rappresentante designato dalla Commissione regionale dell’Associazione bancaria italiana (ABI) Umbria.
Con la delibera n. 2201 del 25 gennaio 2012 il Consiglio regionale della Valle d’Aosta ha approvato all’unanimità l’istituzione di una Commissione consiliare speciale per l’esame del fenomeno delle infiltrazioni mafiose in Valle d’Aosta. Ad essa è stato affidato l’incarico di:
a) individuare i settori maggiormente esposti al rischio di penetrazione mafiosa;
b) stabilire opportuni raccordi operativi con analoghi organismi già esistenti presso il Parlamento italiano, in altre Regioni e nell’ambito di enti locali;
c) studiare e proporre pratiche amministrative ed interventi normativi che rafforzino significativamente il presidio nei confronti di tali fenomeni malavitosi.
La Commissione ha concluso i propri lavori l’11 dicembre 2012, trasmettendo al Consiglio regionale una relazione conclusiva che è stata esaminata nell’adunanza consiliare del 9 gennaio 2013.
Tale organismo ha una sezione del sito web del Consiglio regionale, dalla quale è possibile scaricare la documentazione acquisita dalla Commissione nel corso dei propri lavori, le due relazioni presentate al Consiglio regionale e i verbali delle sedute.
La L.R. 28 dicembre 2012, n. 48 ha istituito l’Osservatorio per il contrasto alla criminalità organizzata e mafiosa e la promozione della trasparenza. L’art. 15, comma 2 attribuisce ad esso lo svolgimento delle seguenti attività:
a) raccolta ed analisi di documentazione sulla presenza delle tipologie di criminalità organizzata e mafiosa italiana e internazionale nel territorio regionale e sulle iniziative pubbliche e private intraprese per contrastarle;
b) elaborazione e proposta al Consiglio regionale di azioni idonee a rafforzare gli interventi di prevenzione e contrasto, con particolare attenzione alle misure per la trasparenza nell’azione amministrativa.
Tale organismo è composto da cinque personalità, nominate dal Consiglio regionale (art. 15, comma 6), di riconosciuta esperienza nel campo del contrasto al crimine organizzato e della promozione di legalità e trasparenza, che rivestono l’incarico a titolo onorifico e assicurano indipendenza di giudizio e azione rispetto alla pubblica amministrazione a alle organizzazioni politiche, sindacali e di categoria (comma 5).
L’Osservatorio predispone annualmente una relazione sulla propria attività, sottoposta ad approvazione del Consiglio regionale e trasmessa alla Giunta regionale (comma 4).
Non risultano attualmente organismi analoghi in Basilicata, Molise, Sardegna, Trentino Alto Adige
Normativa regionale in materia di lotta alla criminalità e di riutilizzo dei beni confiscati