Source: https://www.laleggepertutti.it/107109_consenso-informato-quali-norme
Timestamp: 2018-04-19 23:24:53+00:00
Document Index: 52275798

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 24', 'art. 5', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 6', 'art. 33', 'art. 32']

Consenso informato: quali norme
Professionisti Consenso informato: quali norme
Ecco tutti i riferimenti normativi in materia di consenso informato ai trattamenti medici.
Per individuare la base normativa del consenso informato è opportuno richiamare una pronuncia della Corte costituzionale del 2008, nella quale la tematica del consenso informato è stata scandagliata a fondo, offrendosi dell’istituto del consenso al trattamento medico un quadro definitorio dettagliato e in sintonia con gli approdi cui era pervenuta la Cassazione.
Il giudice delle leggi ha avuto modo di puntualizzare che il «consenso informato, inteso quale espressione della consapevole adesione al trattamento sanitario proposto dal medico, si configura quale vero e proprio diritto della persona e trova fondamento nei principi espressi dall’art. 2 Cost., che ne tutela e promuove i diritti fondamentali, e negli artt. 13 e 32 Cost., i quali stabiliscono, rispettivamente, che la libertà personale è inviolabile e che nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge».
D’altra parte, ha osservato la Corte, anche numerose fonti internazionali prevedono la necessità del consenso informato del paziente nell’ambito dei trattamenti sanitari.
Così, «l’art. 24 della Convenzione sui diritti del fanciullo, firmata a New York il 20 novembre 1989, ratificata e resa esecutiva con L. 176/91, premesso che gli Stati aderenti «riconoscono il diritto del minore di godere del miglior stato di salute possibile e di beneficiare di servizi medici e di riabilitazione», dispone che «tutti i gruppi della società in particolare i genitori ed i minori ricevano informazioni sulla salute e sulla nutrizione del minore».
A sua volta, l’art. 5 della Convenzione sui diritti dell’uomo e sulla biomedicina, firmata ad Oviedo il 4 aprile 1997, ratificata dall’Italia con L. 145/01, prevede che un trattamento sanitario può essere praticato solo se la persona interessata abbia prestato il proprio consenso libero e informato.
L’art. 3 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, proclamata a Nizza il 7 dicembre 2000, sancisce, poi, che ogni individuo ha il diritto alla propria integrità fisica e psichica e che, nell’ambito della medicina e della biologia, deve essere rispettato il consenso libero e informato della persona interessata, secondo le modalità definite dalla legge».
La necessità che il paziente sia posto in condizione di conoscere il percorso terapeutico — ha ancora precisato la Corte — si evince da diverse leggi nazionali che disciplinano specifiche attività mediche: ad esempio, dall’art. 3, L. 219/2005 (Nuova disciplina delle attività trasfusionali e della produzione nazionale di emoderivati), dall’art. 6, L. 40/2004 (Norme in materia di procreazione medicalmente assistita), nonché dall’art. 33, L. 833/1978 (Istituzione del servizio sanitario nazionale), il quale prevede che le cure sono di norma volontarie e nessuno può essere obbligato a un trattamento sanitario se ciò non è previsto dalla legge.
La circostanza, dunque, che il consenso informato trovi il suo fondamento direttamente nella Costituzione, e segnatamente negli artt. 2, 13 e 32 della Carta, pone in risalto — secondo il giudice delle leggi — la sua funzione di sintesi di due diritti fondamentali della persona: «quello all’autodeterminazione e quello alla salute, in quanto, se è vero che ogni individuo ha il diritto di essere curato, egli ha, altresì, il diritto di ricevere le opportune informazioni in ordine alla natura e ai possibili sviluppi del percorso terapeutico cui può essere sottoposto, nonché delle eventuali terapie alternative; informazioni che devono essere le più esaurienti possibili, proprio per garantire la libera e consapevole scelta da parte del paziente e, quindi, la sua stessa libertà personale, conformemente all’art. 32, co. 2, Cost. Discende da ciò che il consenso informato deve essere considerato un principio fondamentale in materia di tutela della salute, la cui conformazione è rimessa alla legislazione statale».