Source: http://www.mysolutionpost.it/archivio/lavoro/2015/12/licenziamento-orale-impugnativa.aspx
Timestamp: 2018-07-20 02:51:45+00:00
Document Index: 4640206

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'sentenza ', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 32', 'sentenza ', 'art. 32', 'art. 10']

Tuttavia, esiste un caso in cui questi termini non sono essenziali: ciò accade ogni qual volta il licenziamento sia stato intimato oralmente.
Il legislatore sanziona con molta gravità questo tipo di licenziamento, effettuato in violazione all’art. 2 della legge 604/1966, ritenendolo del tutto inefficace per vizio radicale di forma e, come tale, non idoneo a produrre effetti sulla continuità del rapporto lavorativo, con il conseguente diritto del lavoratore alla reintegra nel posto di lavoro (e non alla tutela risarcitoria).
Recentemente anche la Corte di Cassazione si è espressa sul punto, con la sentenza n. 22825 del 18 novembre 2015.
Una lavoratrice era stata licenziata a seguito del suo rifiuto di sottoscrivere un verbale di transazione concernente il pregresso rapporto fino alla data del licenziamento verbale, disposto all’atto del suo rientro al lavoro dopo un periodo di astensione obbligatoria per maternità.
La lavoratrice, pertanto, richiedeva al Tribunale competente l’accertamento e la declaratoria della nullità, o annullabilità o illegittimità del licenziamento verbale con la conseguente reintegrazione nel posto di lavoro e condanna al pagamento delle retribuzioni dal licenziamento alla reintegra. La società, invece, si difendeva in sede processuale eccependo la tardività della impugnativa di licenziamento. Il tribunale e la corte d’ appello accoglievano le richieste della lavoratrice, anche la corte di cassazione, interpellata a riguardo, riteneva corrette le valutazioni effettuate dai giudici di merito.
In questa circostanza, gli ermellini ribadiscono infatti il principio per cui in tema di licenziamento intimato oralmente, lo stesso deve ritenersi giuridicamente inesistente e, come tale, da un lato, non richiede un’impugnazione nel termine di decadenza di cui all'art. 6 della legge n. 604/1966, e dall'altro, non incide sulla continuità del rapporto di lavoro e quindi sul diritto del lavoratore alla retribuzione fino alla riammissione in servizio.
Tale orientamento è stato confermato anche a seguito della riforma dell’art. 6 della legge 15 luglio 1966, n. 604, per effetto dell’art. 32 della legge n. 183/2010, il quale fissa il “dies a quo del termine di sessanta giorni dalla ricezione della comunicazione del licenziamento in forma scritta, o dalla comunicazione, anche in forma scritta, dei motivi, ove non contestuale alla comunicazione del licenziamento”.
Tuttavia, nel caso di licenziamento orale, mancando l’atto scritto da cui il legislatore del 2010, con espressa previsione, fa decorrere il termine di decadenza, il lavoratore può agire per far valere l’inefficacia del licenziamento senza l’onere della previa impugnativa stragiudiziale del licenziamento stesso.
In caso di licenziamento del dirigente, invece, la Cassazione ha recentemente ribadito che deve trovare applicazione il termine decadenziale per l’impugnativa previsto dalla legge, come ricordato con la sentenza n. 22627 del 5 novembre 2015.
Nel caso di specie, infatti un dirigente impugnava il licenziamento, ma i giudici di merito accertavano la decadenza dell’impugnativa non effettuata nei 60 giorni previsti dalla legge.
La Corte di Cassazione confermava la sentenza, ritenuto che l’estensione dei termini di decadenza e inefficacia dell’impugnazione del licenziamento, disposta dall’art. 32, comma 2, della legge n. 183/2010, opera con riguardo al dato oggettivo costituito dalla invalidità del licenziamento, e quindi al fuori della limitazione posta dal citato art. 10 della legge n. 604/1966, con riguardo alla posizione lavorativa dell’interessato.
impugnativa del licenziamento,