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Timestamp: 2018-04-23 23:13:59+00:00
Document Index: 89352042

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Consiglio di Stato, sezione V, sentenza n. 6161 del 3 dicembre 2012. In tema di corresponsione somme relative a riposo settimanale non goduto e non remunerato - Avvocato Renato D'Isa
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sentenza n. 6161 del 3 dicembre 2012
I sigg.ri (omissis), dipendenti della Gestione Governativa della Circumvesuviana, dal 1° gennaio 2001 trasformatasi in Circumvesuviana srl, proponevano ricorso al Tar della Campania chiedendo la condanna della Gestione al risarcimento del danno da usura psico-fisica da essi subito per aver prestato servizio per quasi un decennio anche di domenica, senza fruire di riposi compensativi.
Il Tar della Campania – sez.III con sentenza 17 luglio 2002 accoglieva il ricorso, applicando la prescrizione decennale.
Avverso tale sentenza proponeva appello la Circumvesuviana srl, deducendo quattro motivi.
Resistono gli appellati (omissis), deducendo l’irricevibilità dell’appello e chiedendone il rigetto.
3.2. Il collegio non ignora che diverse sentenze di questo Consiglio di Stato (cfr. da ultimo sez. VI, 8 marzo 2012, n. 1317; 15 luglio 2010, n. 4553), modificando un precedente orientamento di segno contrario, hanno affermato, ritenendo di uniformarsi alla più recente giurisprudenza delle sezioni unite della Corte di cassazione circa il danno non patrimoniale, che, nel caso in cui il lavoratore sia stato adibito ad attività lavorativa anche nel giorno destinato al riposo settimanale (senza, peraltro, aver goduto di alcun riposo compensativo), laddove il medesimo lavoratore richieda, in relazione alle indicate modalità della prestazione, il risarcimento del danno non patrimoniale per usura psicofisica, ovvero per la lesione del diritto alla salute o del diritto alla libera esplicazione delle attività realizzatrici della persona umana, questi è tenuto, comunque, ad allegare e provare in termini reali, sia nell’an che nel quantum, il pregiudizio del suo diritto fondamentale, nei suoi caratteri naturalistici nonchè nella sua dipendenza causale dalla violazione dei diritti patrimoniali di cui all’art. 36 Cost.
L’indirizzo giurisprudenziale del Consiglio di Stato prima ricordato afferma di richiamarsi a Cass., sez. un., 11 novembre 2008, n. 26973 – che aveva composto i contrasti giurisprudenziali circa il danno non patrimoniale – per poi concludere circa la necessità che il lavoratore fornisca una prova piena del pregiudizio del suo diritto fondamentale, nei suoi caratteri naturalistici nonchè nella sua dipendenza causale dalla violazione dei diritti patrimoniali di cui all’art. 36 Cost.
La prova per presunzioni semplici vale a facilitare l’assolvimento dell’onere della prova da parte di chi ne è onerato, trasferendo sulla controparte l’onere della prova contraria: una volta che la presunzione semplice si sia formata, e sia stata rilevata (cioè, una volta che del “fatto base” sul quale si fonda sia stata data o risulti la prova), essa ha la medesima efficacia che deve riconoscersi alla presunzione legale iuris tantum, in quanto l’una e l’altra trasferiscono a colui contro il quale esse depongono l’onere della prova contraria (Cass., 13 giugno 2006, n. 13546).
Per questo, il giudice attraverso il ricorso alle presunzioni può sopperire alla carenza di prova, ma non anche al mancato esercizio dell’onere di allegazione, concernente sia l’oggetto della domanda che le circostanze in fatto su cui la stessa si fonda (Cass., 13 maggio 2011, n. 10527).
3.10. A riferimenti – atecnici – al concetto di presunzione, legale o semplice, la giurisprudenza ricorre in relazione all’accertamento dei presupposti di fatto del paradigma normativo.
Cons. Stato, sez. VI, 9 giugno 2008, n. 2751 (p. 8.6.2. della motivazione) ha ritenuto di poter superare l’obiezione sull’assunto che l’onere della prova sarebbe ribaltato sull’impresa in forza di una presunzione, fondata sull’id quod plerumque accidit, secondo cui l’imprenditore (specie se in forma societaria), in quanto soggetto che esercita professionalmente una attività economica organizzata finalizzata alla produzione di utili, normalmente non rimane inerte in caso di mancata aggiudicazione di un appalto, ma si procura prestazioni contrattuali alternative dalla cui esecuzione trae utili.
Va osservato in contrario che, come sopra ricordato, attraverso il ricorso alle presunzioni il giudice può sopperire alla carenza di prova, ma non anche al mancato esercizio dell’onere di allegazione, concernente sia l’oggetto della domanda (o dell’eccezione) che le circostanze in fatto su cui la stessa si fonda.
3.11.3. In terzo luogo, dubbia appare l’osservanza della regola di giudizio della ragionevole probabilità dell’inferenza, con riferimento alla connessione degli accadimenti la cui normale sequenza e ricorrenza può verificarsi secondo regole di esperienza, basate sull’ id quod plerumque accidit.
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa| 2012-12-06T12:25:26+00:00	6 dicembre 2012|Consiglio di Stato 2012, Diritto del Lavoro e della Previdenza sociale, Sentenze - Ordinanze|0 Commenti
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