Source: https://www.laleggepertutti.it/208149_lassicurazione-puo-disdire-il-contratto
Timestamp: 2018-11-18 02:52:13+00:00
Document Index: 147225632

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 118', 'art. 1907', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 1322', 'art. 11', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 115', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 16', 'art. 12', 'sentenza ']

L'assicurazione può disdire il contratto?
L’assicurazione può disdire il contratto?
Incidenti stradali: perché e quando l’assicurazione non rinnova il contratto? In quali casi l’automobilista si può opporre?
Hai ricevuto dalla tua assicurazione una lettera con cui ti viene comunicato il recesso dal contratto. La compagnia, in altre parole, non ha più intenzione di rinnovare la polizza alle stesse condizioni per l’anno successivo. La comunicazione è priva di motivazioni né riesci tu stesso a comprenderle visto che non hai fatto incidenti particolarmente gravi o numerosi. Anzi, il recesso comunicato proprio ora che hai raggiunto una discreta categoria di bonus/malus frustra tutte le tue aspettative di ottenere un rinnovo del contratto a condizioni migliori rispetto a quelle precedenti. Che l’agente voglia spingerti a firmare un nuovo contratto solo per importi delle clausole o dei costi più onerosi? Vuoi vederci chiaro. Ma innanzitutto il primo problema – di carattere legale – da risolvere è: l’assicurazione può disdire il contratto? Può rifiutarsi di rinnovare la polizza? Ecco cosa prevede la legge in merito.
1 Scadenza assicurazione e pagamento in ritardo
2 Assicurazione: spetta il diritto al rinnovo?
3 Quando si può contestare la disdetta dell’assicurazione?
Scadenza assicurazione e pagamento in ritardo
Come noto, il contratto di assicurazione non si rinnova in automatico alla sua scadenza. È necessario che l’assicurato si rechi presso la propria agenzia a firmare il rinnovo. Non si tratta di un nuovo contratto, ma della prosecuzione del precedente che, quindi, viene prorogato per un altro anno alle stesse condizioni economiche del precedente, salvo ovviamente l’avanzamento di classe relativa al bonus/malus. Se il contraente non si reca in assicurazione prima della scadenza del contratto, questo ha un periodo di ultrattività di 15 giorni dalla scadenza della polizza: significa che, per tale periodo, l’auto continua ad essere coperta dall’assicurazione, sia che al 16° giorno si proceda a rinnovare il contratto, sia che non lo si faccia, sia che lo si faccia con una diversa compagnia. Se neanche entro il 15° giorno successivo alla scadenza dell’assicurazione il contraente rinnova il contratto, la polizza viene sospesa e l’auto non può più circolare. L’assicurazione torna a coprire il veicolo solo dopo la mezzanotte del giorno in cui avviene il pagamento del premio. Per cui, ad esempio, se il proprietario del mezzo paga l’assicurazione con 20 giorni di ritardo rispetto alla scadenza del contratto, per i primi 15 giorni egli è comunque coperto dalla polizza e gli eventuali incidenti vengono risarciti regolarmente dalla compagnia; invece per gli altri cinque no. Leggi a riguardo Pagamento assicurazione in ritardo: rischi.
In caso di mora persistente, il contratto di assicurazione si scioglie in automatico se l’assicurazione entro 6 mesi dal giorno in cui il premio o la rata sono scaduti, non agisce per la riscossione.
Assicurazione: spetta il diritto al rinnovo?
Il contraente non ha diritto a chiedere il rinnovo del precedente contratto. Per cui la compagnia può sempre recedere dallo stesso, purché comunichi tale intenzione all’assicurato con una raccomandata con avviso di ricevimento entro e non oltre 60 giorni dalla scadenza. Questo significa che se il cliente riceve, prima della scadenza del contratto, la lettera della compagnia con cui viene esercitato il diritto di recesso, senza le motivazioni, non può che subire tale decisione e non si può opporre.
Ciò nonostante, se l’automobilista chiede all’assicurazione di concludere un nuovo contratto questa non può dirgli di no. È vero infatti che nel nostro ordinamento ciascuno è libero di scegliere se e come concludere un contratto, ma ciò non vale nel campo delle rc-auto in cui le assicurazioni hanno solo la libertà di imporre le proprie condizioni contrattuali ma non anche di scegliere se e con chi concludere l’accordo. È un po’ quello che succede, ad esempio, con il trasporto pubblico: non si può dire di no a chi vuole acquistare il biglietto di un treno, cosa che invece potrebbe decidere di fare una compagnia privata.
Come si raccordano queste due regole? Perché mai, da un lato, si dà all’assicurazione il diritto di recedere quando vuole dal contratto di assicurazione (salvo il preavviso) e senza neanche fornire motivazioni, ma nello stesso tempo la si obbliga a concludere un altro contratto a semplice richiesta dell’automobilista? La ragione per cui l’assicurazione può disdire il precedente contratto ma non può rifiutarsi di concluderne uno nuovo è molto semplice. In questo modo si vuol salvaguardare l’autonomia e la libertà delle società (che comunque restano private) di cambiare le condizioni contrattuali, non essendo tenute per legge a garantire sempre lo stesso “trattamento” ai propri clienti. L’assicurazione potrebbe, ad esempio, modificare delle clausole del contratto oppure aumentare i prezzi dei premi. A tal fine, però, deve prima disdettare il precedente contratto.
L’assicurazione può quindi recedere dal contratto precedente e riassicurare l’automobilista come “nuovo cliente” aumentandogli il premio. Questo comportamento è spesso stigmatizzato perché nasconde l’intento delle compagnie di disdettare contratti quando diventano per essa antieconomici: succede quando si tratta di clienti di lunga data che, per effetto del meccanismo del bonus/malus, sono riusciti a beneficiare di premi bassi. Insomma, l’assicurato viene rifiutato perché costa troppo. Tuttavia il codice delle Assicurazioni non pone limiti a riguardo. Il consumatore potrebbe fare un ricorso all’Ivass (v. sotto) qualora ritenga che la disdetta del contratto non sia motivata da effettive ragioni di mercato (operate cioè nei confronti di tutti i clienti ma solo verso alcuni).
Quando si può contestare la disdetta dell’assicurazione?
Qualora la disdetta dell’assicurazione dovesse fondarsi su presupposti errati o illegittimi, è sempre possibile presentare un reclamo alla stessa compagnia e/o all’Ivass, l’Istituto che controlla le assicurazioni. Si pensi al caso in cui la compagnia attribuisca la responsabilità di un sinistro al proprio assicurato quando invece questi non è responsabile e, magari, ha ottenuto una sentenza del giudice che gli dà ragione. Si pensi al caso di un assicurato che viene accusato di aver tentato di frodare l’assicurazione mentre in realtà nessuna indagine penale ha accertato l’illecito. Più difficile ottenere ragione nel caso in cui la disdetta dell’assicurazione non sia motivata da valide ragioni e in presenza di un comportamento immacolato dell’automobilista: come detto, il codice delle assicurazioni tutela la libertà della compagnia di recedere dal precedente contratto e stipularne uno a diverse condizioni.
Un’altra ipotesi in cui l’assicurato può contestare la disdetta della polizza da parte dell’assicurazione è quando la comunicazione non arriva entro i termini di legge che abbiamo detto essere di 60 giorni prima della scadenza. La Cassazione ha tuttavia detto che [1] quando l’assicuratore comunica all’assicurato la disdetta della polizza RC auto in scadenza deve indicare all’utente a quale diversa tariffa il contratto può essere rinnovato.
[1] Cass. sent. n. 10142/2007
Cassazione civile, sez. III, 03/05/2007, (ud. 08/01/2007, dep.03/05/2007), n. 10142
1. – M.M. ha convenuto in giudizio l’Helvetia Compagnia di assicurazioni e la Geisa – Gestione Euro Italiana Servizi Assicurativi S.r.l. con la citazione a comparire davanti al Giudice di Pace di Napoli, notificata il 30.11.2000.
Vi ha esposto i fatti che seguono.
Prima della scadenza annuale del 23.11.2000 l’Helvetia gli aveva comunicato, il 13.9.2000, di non voler rinnovare la polizza di assicurazione per la responsabilità da circolazione stradale e non aveva dato risposta alla sua replica volta ad impugnare il diniego di rinnovo ed a richiederlo.
L’attore ha proposto questa domanda.
Ha chiesto di accertare che il diniego di rinnovo era in contrasto con la disciplina vigente nella materia; di ordinare alle convenute di accettare il pagamento di quanto dovuto in base alla polizza in scadenza e consegnargli il nuovo contrassegno; in subordine, ha chiesto di pronunciare sentenza di esecuzione in forma specifica dell’obbligo di contrarre; in ulteriore subordino ha chiesto di condannare le convenute al risarcimento del danno per somma compresa entro L. 2 milioni.
2. – L’Helvetia e la Geisa hanno chiesto di rigettare le domande.
3. – Il Giudice di Pace ha dichiarato che v’era per le convenute l’obbligo di consentire il rinnovo del contratto e no ha accertato l’inadempimento; ha condannato in solido l’Helvetia e la Geisa al risarcimento del danno, che ha liquidato nella somma di Euro 620,00.
La sentenza è stata pubblicata il 16.4.2002 e notificata il 6.5.2003.
4. – L’Helvetia e la Geisa ne hanno domandato la cassazione con ricorso la cui notifica è stata chiesta il 29.5.2003 ed è stata eseguita il 30.5.2003, a M.M., a mezzo del servizio postale, presso il difensore costituito nel giudizio di primo grado, l’avv. Angelo Pisani.
M.M. non vi ha resistito.
5. – Le ricorrenti hanno depositato una memoria ed una replica alle conclusioni del Pubblico Ministero.
1. – Il Giudice di Pace ha svolto le seguenti considerazioni.
Dal 1994 il costo delle polizze era più che raddoppiato e nel 1999 l’aumento era stato 10 volte superiore all’inflazione. Il Governo era intervenuto con un decreto “blocca tariffe” e tale decreto dal marzo 1990 al marzo 1991 aveva impedito alle compagnie di alzare i prezzi.
Ciò si sarebbe tradotto in un vantaggio por l’utente, al quale, se non aveva causalo sinistri nell’ultimo anno, il contratto andava rinnovato alla precedente tariffa, ma per sottrarsi a tale obbligo gli assicuratori avevano disdettalo i contratti.
Secondo il D.L. n. 70 del 2000, l’utente aveva diritto d’essere riassicurato per lo stesso premio, se non aveva tatto incidenti nell’anno precedente ovvero se, pur avendo causato un incidente, l’assicuratore fosse venuto meno all’obbligo di comunicare al suo cliente la variazione di premio che avrebbe applicato alla scadenza del contratto (secondo quanto previsto dalla circolare 235 del 1995 dell’Isvap e poi dalla L. n. 57 del 2001).
Se non che nella disdetta del 13.9.2000 non vi era alcun riferimento ad un incidente causato dal M. nè alle condizioni di rinnovo della polizza.
Il Giudice di Pace ha concluso affermando che la compagnia aveva violato il diritto riconosciuto all’utente di essere informato della variazione di premio richiesto ed il diritto dell’assicurato di ripresentarsi allo stesso assicuratore per contrarre alla tariffa vigente al momento della richiesta, sicchè il M. aveva correttamente chiesto all’Helvetia ed alla Geisa di pagare il precedente premio da lui corrisposto.
Il rifiuto oppostogli aveva causato all’utente l’impossibilità di far uso della sua auto ed un danno che, tenuto conto da un lato del costo dell’abbonamento mensile ai mezzi pubblici, dall’altro del costo minimo di una corsa in taxi, il Giudice di Pace ha determinato nella misura riferita.
2. – Il ricorso contiene sei motivi.
3. – La cassazione della sentenza, col primo motivo, è chiesta per i vizi di violazione di norme sul procedimento e di difetto di motivazione (art. 360 cod. proc. civ., n. 4, in relazione agli artt. 81, 132 c.p.c., comma 2, n. 4 e art. 118 disp. att. cod. proc. civ.).
Il Giudice di Pace, nella propria sentenza, quando espone i fatti, del processo, riferisco che la polizza poi disdettata era stata stipulata con la Helvetia presso l’agenzia Geisa, che la disdetta fu comunicata al M. dalla Helvetia e che il M. replicò con note indirizzate ad ambedue le società convenute.
Orbene, per l’art. 1907 cod. civ., l’agente di assicurazione, se autorizzato a concludere contratti di assicurazione, può compiere gli atti concernenti la modificazione e la risoluzione degli stessi contratti, salvo i limiti risultanti dalla procura che sia stata pubblicata nelle forme richieste dalla legge, e può essere convenuto in giudizio in nome dell’assicuratore.
L’agente, se quindi, può essere convenuto in giudizio, lo può essere come rappresentante processuale dell’assicuratore e perciò non può essere condannato in nome proprio per fatti che concernono l’esecuzione o lo scioglimento del contratto di assicurazione nè la sentenza contiene alcuna spiegazione delle ragioni di equità in base alle quali la Geisa è stata chiamata a rispondere in proprio ed in solido con l’assicuratore delle conseguenze di uno scioglimento del contratto, in ipotesi non consentilo, che sarebbe stato lo stesso assicuratore a disporre, come si può evincere dal fatto che la comunicazione ne è stata data al cliente appunto dall’assicuratore.
3. – Col secondo motivo la cassazione della sentenza è stata chiesta per il motivo di violazione di norme di diritto comunitario prevalenti su quelle ordinarie.
A base della critica è posta la sentenza della Corte di Giustizia, 25 febbraio 2003, in causa C-59/01 e nel motivo si sostiene che la decisione del Giudice di Pace, nella parte in cui ha considerato esistente e non osservato dalla Helvetia l’obbligo di rinnovare il precedente contratto alle stesse condizioni, per non avere l’assicurato causato alcun incidente nel correlativo periodo, è stata assunta in violazione del principio della libertà tariffaria di cui agli artt. 6, 29 e 39 della direttiva del Consiglio 18 giugno 1992 n. 92/49/Cee.
Col terzo motivo, la cassazione della sentenza è chiesta per i vizi di violazione di norme di diritto e di difetto di motivazione (art. 360 cod. proc. civ., n. 3 e 5, in relazione alla L. 4 dicembre 1969, n. 990, artt. 11 e 12, comma 1; D.L. 28 marzo 2000, n. 70, art. 2, commi 2 e 2 bis, conv. nella L. 26 maggio 2000, n. 137; alla L. 5 marzo 2001, n. 57, art. 1, commi 4, 5, 7 e 8; all’art. 1322 cod. civ.).
Vi si sostiene che il Giudice di Pace ha esteso il blocco delle tariffe anche oltre le ragioni per cui è stato disposto: il congelamento tariffario si prefiggeva il contenimento dei premi di polizza; sicuramente non costituiva una ulteriore finalità premiare gli assicurati inclini alla sinistraosità, applicando nei loro confronti il medesimo trattamento.
I due motivi possono essere esaminati congiuntamente.
La Corte osserva che la decisione, pronunciata dal Giudice di Pace in una causa a decisione secondo equità, non ha trovato il suo fondamento nell’applicazione del blocco tariffario, sicchè il secondo motivo si rivela inammissibile.
Fondamento della decisione è stata al contrario una regola di equità, anche se desunta da una interpretazione del sistema delle norme in tema di assicurazione obbligatoria.
La regola applicata è stata questa: all’assicurato, anche quando gli è comunicato la disdetta della polizza in scadenza, deve essere comunicata dall’assicuratore a quale diversa tariffa quel contratto può essere rinnovato.
Questo fondamento equitativo della decisione resiste alle critiche che gli sono state mosse nel terzo motivo, che dunque si rivela infondato.
Nel quadro di un sistema di assicurazione obbligatoria, in cui le imprese debbono accettare le proposte per l’assicurazione che sono loro presentate ed il contratto va concluso in base alle condizioni di polizza ed alle tariffe che le stesse imprese hanno l’obbligo di stabilire preventivamente (L. n. 990 del 1969, art. 11, comma 1), non appare in contrasto con i principi informatori della materia la regola di equità formulata dal Giudice di Pace, regola in base alla quale l’assicuratore non già avrebbe dovuto soggiacere ad un rinnovo del contratto alla stessa tariffa pur in presenza di un mutato indice di sinistrosità, ma avrebbe dovuto rappresentare all’assicurato che il contratto non avrebbe potuto essere rinnovato allo stesso premio, essendo lui incorso in un incidente, ma avrebbe potuto esserlo per il diverso premio a lui indicalo, conforme alla tariffa prestabilità.
4. – Inammissibile, questo per difetto di autosufficienza, è anche il quinto motivo, con il quale la cassazione della sentenza è chiesta per il vizio di violazione di norme sul procedimento (art. 360 cod. proc. civ., n. 4, in relazione all’art. 115 c.p.c.).
Le ricorrenti si sottraggono al dovere di dare esaurienti indicazioni quanto al contenuto di documenti e prove, che sostengono non essere stati presi in esame.
5. – I motivi quarto e sesto vertono sull’individuazione e liquidazione del danno e la cassazione della sentenza vi è chiesta per violazione di norme della Costituzione, di norme di diritto e per vizi della motivazione (art. 360 cod. proc civ., nn. 3 e 5, in relazione all’art. 16 Cost., della L. 24 dicembre 1969, n. 990, art. 12 bis, comma 3, artt. 1223 e 1227 cod. civ., comma 2).
Questi motivi sono fondati.
La decisione del Giudice presenta una motivazione palesemente irrazionale, là dove individua il danno dell’utente nel non aver potuto far uso per un certo tempo del suo veicolo, anzichè nel maggior costo che poteva avergli causato l’avere dovuto sottoporsi a concludere i 1 contratto con altro assicuratore, comportamento questo, del resto, che egli avrebbe avuto l’onere di tenere, una volta subito il rifiuto al rinnovo da parte dell’Helvetia, perchè è onere di chi è privato dell’utilità attesa dall’adempimento della controparte procurarsi altrimenti l’utilità che gli è venula a mancare.
6. Il ricorso è parzialmente accolto.
La sentenza è cassata e la causa è rimessa al Giudice di rinvio, che si designa nel Giudice di Pace di Napoli, in persona di diverso magistrato.
Al Giudice di Pace è rimesso anche di provvedere sulle spese del giudizio di Cassazione.
La Corte accoglie il primo, il quarto ed il sesto motivo, dichiara inammissibili il secondo ed il quinto, rigetta il terzo, cassa e rinvia anche per le spese al Giudice di Pace di Napoli in persona di diverso magistrato.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 8 gennaio 2007.
Depositato in Cancelleria il 3 maggio 2007