Source: https://www.slideshare.net/BiSP2011/crisostomi-arenile-cos-pubblico-cos-privato
Timestamp: 2018-02-20 07:00:19+00:00
Document Index: 47690684

Matched Legal Cases: ['art. 12', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 10', 'art. 31', 'art.8', 'art. 59']

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1. BIENNALE MAGGIO(Vittoria Crisostomi. Dirigente Comune di Roma, prof. a contratto” La Sapienza”Roma)ARENILE: COSI’ PUBBLICO COSI’ PRIVATO.(Roma un possibile caso di studio)(Mai un bene pubblico per eccellenza come la costa e le spiagge è così presidiato daregolamenti e controlli. Mai un bene pubblico, pur rimanendo tale, è così oggetto diinteressi del mercato e delle imprese. Riportare nei corretti domini le azioni delleIstituzioni e dei privati è indispensabile elemento di garanzia e comporta un nuovoruolo dell’urbanistica).SOMMARIO: 1. La natura delle competenze sulle aree del demanio marittimo 2. Le ragioni dell’esigenza di uno strumento urbanistico 3. I contenuti dello strumento urbanistico 4. Il possibile utilizzo per la gestione delle gare e per un’appropriata gestione del decreto sviluppo 1. La natura delle competenze sulle aree del demanio marittimo Come noto l’amministrazione del Demanio marittimo nasce come competenzaStatale centrata essenzialmente sulle attività commerciali e di navigazione. Eranoquindi concetti ben noti ed amministrati da tempo il confine dello Stato, il limitedoganale, il sistema del traffico marittimo e della navigazione. Erano invece del tuttoinesplorate e non ben definite nelle modalità gestionali le concessioni per usoturistico ricreativo, affacciatesi alla fine del secondo dopoguerra e sviluppatesi negliultimi trenta anni con forme economiche ed occupazionali assai importanti. Questo nuovo profilo di utilizzo delle aree demaniali non ha allargato né si èorganicamente sovrapposto agli istituti giuridici preesistenti, eventualmente veicolato 1
2. da adeguati e rinnovati supporti di legge, ma è stato oggetto di applicazione dellepoche norme presenti nel Codice della Navigazione (1877 e poi 1942 e Regolamentodel 1952), senza alcuna modifica, utilizzando soprattutto quanto stabilitorelativamente alle regole per la concessione di aree e quanto stabilito sul principio diappartenenza allo Stato dei beni immobili insistenti sulle aree medesime. In quella fase di competenza esclusiva dello Stato, lo schema di governoamministrativo dell’argomento si appoggiava per quasi tutti gli aspetti funzionaliall’allora Ministero della Marina Mercantile (oggi Ministero II.TT. direzione porticon le relative Capitanerie di Porto) con uffici composti essenzialmente da militarianche con funzioni di polizia ed una struttura organizzativa fortemente centralizzata.Tali uffici si avvalevano per gli aspetti dominicali dell’allora Ministero delle Finanzeora Agenzia del Demanio, e per gli aspetti tecnici del Ministero LL.PP., allora UfficioGenio Civile per le Opere Marittime (art. 12 Cod. Nav.) ora ProvveditoratoInterregionale per le opere marittime. A questo quadro molto sinteticamenteriepilogato si sono andate affastellando altre competenze come quelladell’autorizzazione preventiva delle Dogane (1990) per qualsiasi realizzazione inprossimità della linea doganale del mare territoriale, che non necessariamentecoincide con la linea demaniale marittima e può generare inutili duplicazioni diprocedure. Nel 1977 si comincia a sgretolare la competenza esclusiva statale, poiché il DPR616/77 delega alle Regioni i poteri amministrativi e parte della potestà legislativarelativamente alle finalità turistico- ricreative del Demanio Marittimo. La materia sievolve in un accidentatissimo percorso giuridico che passa per il DPCM del 1995 concontestazione delle Regioni, vede l’esplosione della conflittualità ed una fermaresistenza al restringimento delle competenze statali in corrispondenza della 59/97(prima Bassanini), per chiudersi con un inequivocabile trasferimento alle Regioni dinotevole ampiezza e qualificazione giuridica in corrispondenza della 112/98(Bassanini due) con evidente valorizzazione delle realtà locali. Il percorso si concludecon la modifica del Titolo V della Costituzione che attribuisce potere legislativo 2
3. concorrente alle Regioni e attribuzione della generalità delle funzioni amministrativeai Comuni. Tale processo nel Lazio diventa realmente operativo con una produzionelegislativa regionale che dal 1998 arriva al 2001 e conferisce ai Comuni lacompetenza gestionale e amministrativa della materia. Ad un evidente riconoscimento di poteri, tuttavia, non hanno fatto riscontroinsiemi articolati di indirizzi di gestione; lo scarno quadro normativo può fareaffidamento solo su qualche circolare Ministeriale, sulle elencazioni delle funzionisubdelegate ai Comuni e su ancora molta confusione sulle potestà Statali e sulle loromodalità di esercizio e campi di applicazione.Il groviglio inestricabile dei poteri pubblici e dei controlli 1ostacola le attività digestione corretta ed efficiente delle spiagge: non solo rallenta il percorso delleautorizzazioni e della risposta delle istituzioni, ma soprattutto il più delle volte lanatura delle autorizzazioni le rende in contraddizione tra loro.Serve quindi un provvedimento (legge nazionale e regionali) che svolga una riletturaorganica dei poteri e delle competenze ed elimini sovrapposizioni ed incoerenze. 2. Le ragioni dell’esigenza di uno strumento urbanisticoUno degli effetti più evidenti è proprio quello sulla difficoltà di ricostruire laregolarità urbanistico edilizia dei manufatti esistenti. Nella fase di competenza esclusiva dello Stato, il titolare di concessionedemaniale non aveva alcuna esigenza di titoli abilitativi all’edificazione rilasciati dalComune per realizzare le opere previste, in quanto lo schema tripartito di governo 1 Capitaneria di Porto, Agenzia delle Dogane, Guardia di Finanza, Agenzia del Demanio , Ministero Infrastrutture e trasporti, non hanno visto riordinato il quadro delle competenze ma solo ritagliato di alcune parti il potere precedentemente vigente ed il quadro normativo è rimasto identico e spesso praticato allo stesso modo. Basti pensare che a volte l’Agenzia delle dogane, in coerenza con i propri scopi, autorizza oggetti totalmente inammissibili dal punto di vista edilizio urbanistico, oppure che le autorità di controllo, come Capitanerie di Porto e Finanza, chiedano ai gestori dei servizi sulle spiagge comunali i titoli concessori di occupazione delle aree, totalmente esclusi dai contratti stipulati con i Comuni 3
4. amministrativo dell’argomento2 consentiva di operare in un regime autoreferenziato,con riferimenti tecnico edilizi volti alla corretta attribuzione delle categorie di facile edifficile rimozione dei manufatti, senza neanche porre in argomento la rilevanza el’esigenza di un titolo edilizio rilasciato dai Comuni. Il Codice della Navigazione ignora totalmente l’esigenza di titoli urbanisticoedilizi ed ha come preoccupazione centrale l’esigenza della catalogazione deimanufatti in facile e difficile rimozione, definizioni su cui si sono esercitate a lungocommissioni di esperti 3e circolari ministeriali dal 1962 in poi e da ultimo, già inpieno clima di trasferimento dei poteri, nel 2001. Tali circolari, nel vuoto normativoche circonda la materia, hanno assunto un valore non solo interpretativo ma di veroregolamento e in parte lo conservano. L’esigenza di un’attenta suddivisione in manufatti di facile e difficile rimozioneè stata particolarmente curata dalla gestione statale delle aree demaniali marittime,per rispondere a due esigenze fondamentali. La prima è quella di individuare concertezza la corrispondenza tra la tipologia delle opere che vengono realizzate e laforma dell’atto con cui disciplinare le differenti concessioni: per licenza (conprocedure più semplici e rinnovabile periodicamente) o per atto formale (piùcomplessa, con investimenti significativi, più lunga nel tempo e con qualche forma dipubblicità). La seconda è quella di individuare manufatti con una ben definitaindividualità e completezza dal lato giuridico economico e commerciale che rendano“agevole e proficua la acquisizione delle stesse allo Stato al termine dellaconcessione” ossia quella di curare al meglio gli interessi dello Stato nel momento incui acquisisce i beni situati sul suolo demaniale. Obiettivi quindi che prescindono totalmente dal garantire legittimità urbanisticoedilizia ai fabbricati.4 2 per gli aspetti dominicali al Ministero delle Finanze, per gli aspetti funzionali all’ Autorità Marittima e per gli aspetti tecnici al Ministero LL.PP., Ufficio Genio Civile per le Opere Marittime (art. 12 Cod. Nav.). 3 Versilia Commissione costituita presso la Capitaneria di Porto di Viareggio. 1975, Circolare n.53 del 18 luglio 1962, circolare n. … del 27 maggio 1991, circolare n 97 del 12 novembre …….., circolare 120 del 24 maggio 2001. 4 Anzi in qualche sede si sostiene che unico riferimento logico rimangono le circolari e che vadano esclusi riferimenti analogici derivanti daaltre fonti, tra le quali, si suppone, l’urbanistica. Per altro verso mai sono stati trasferiti ai Comuni i poteri dell’art. 12 Cod. Nav. tuttora in capo alProvveditorato alle opere pubbliche. 4
5. In realtà l’evoluzione della normativa urbanistica ha prodotto l’affiancamento diun principio di soggettività dell’Ente locale nell’abilitare l’edificazione anche sullearee del demanio marittimo iniziato nel 1967 (art. 10 comma 3 legge 765/67 chesostituisce l’art. 31 legge 1150/42), proseguito e confermato fino nel dpr 380/2001art.8.Tuttavia questo parallelismo di poteri, spesso dichiarato in linea di principio, non haavuto una chiara demarcazione né ha visto un pieno esercizio della facoltà di rilasciodei titoli edilizi da parte dei Comuni, ai quali probabilmente non venivano richiesti oalmeno non venivano richiesti in maniera sistematica5.Una volta unificate nei Comuni le facoltà gestionali e parte delle facoltàprogrammatorie il problema è risultato di tutta evidenza.Va precisato che all’atto dei conferimenti o deleghe ai Comuni quasi tutte le Regionihanno imposto, per il corretto esercizio dei poteri, l’approvazione di un Piano diUtilizzo degli Arenili -PUA- quale guida e coordinamento per il rilascio delleconcessioni e l’individuazione delle attività consentite sul demanio marittimo. Lepeculiarità territoriali ed i caratteri politici delle amministrazioni hanno determinatola collocazione del PUA in aderenza stretta o in autonomia dalla disciplinaurbanistica6.La Regione Lazio nel 1998 ha previsto un PUA Regionale ed i PUA comunali,conferendo ad essi una collocazione intermedia tra uno strumento di dettaglio sulrispetto delle norme paesistiche ed uno strumento di promozione e regolamentazionedelle attività turistico ricreative sugli arenili, nonché di gestione delle concessioni 5 In una sede più specialistica si potrebbe studiare come venivano autorizzati gli stabilimenti in muratura che, nella situazione romana, eranoedificati in forma stabile fin dagli anni ’30; dopo il 1942 erano autorizzati dal Ministero dei LL.PP. fino al 1967 (legge ponte); poi autorizzati conlicenza del Comune approssimativamente fino al 1998. Tale data infatti segna lo spartiacque con la piena efficacia delle leggi di tutela delpaesaggio(431 /85), in particolare dei trecento metri dalla battigia, ed infine, nel Lazio, con l’efficacia della legge 24/’98 di norme generalizzate ditutela dei beni paesistici e di approvazione dei ptp. Infatti alcuni stabilimenti sicuramente storici non hanno reperibile il titolo edilizio, alcuni sonoriportati in letteratura citandone gli archivi ma non sono reperibili i documenti, alcuni hanno titoli edilizi per alcune parti, alcuni hanno porzionicondonate.6 come una “struttura portante del trasferimento” (Abruzzo), di stretta competenza regionale (Basilicata), con forte valenza pianificatoria e con strettadialettica Regione/Comuni (Calabria), con valenza amministrativa e contemporaneamente pianificatoria (Emilia Romagna, Puglia), un robustocontrollo all’autonomia dei Comuni attenta non solo all’urbanistica ma all’assetto idrogeologico delle coste (Liguria, Molise), una totale aderenza aglistrumenti di pianificazione del territorio esistenti (Toscana) o da redigere (Sardegna). 5
6. demaniali. Tant’è che le procedure di approvazione sono svolte nell’ambito delsettore turistico, l’approvazione è con decreto del Presidente della Regione e il PUAnon può avere contenuti, né tantomeno efficacia, urbanistici. Successivamente laRegione Lazio ha inserito un’ apposita sezione nella legge 13/2007 di organizzazionedel sistema turistico laziale ed ha esercitato, in parallelo, una costante spinta aiComuni per redigere i PUA ai fini dell’esercizio delle attività di gestione delleconcessioni.Ne consegue che continua a rimanere fuori controllo l’aspetto relativo al rispettodelle regole sulle trasformazioni del territorio che ha prodotto da una parte alcuni casieclatanti di edilizia non autorizzata, dall’altra una produzione edilizia assai ambiguadi manufatti cosiddetti “di facile rimozione” da asportare teoricamente al termine delperiodo balneare, in materiali assai assortiti, ubicati secondo la regola delleconvenienze della stagione, incrementati, deformati, spostati, accorpati cheproducono un immagine di improvvisazione, nelle cui pieghe spesso si nascondonoaumenti di superfici e volumetrie al di fuori di qualunque controllo urbanistico.Peraltro va precisato che, con molta attenzione7, almeno fino al 19988 nel caso diRoma, eventuali volumetrie degli stabilimenti venivano autorizzate in coerenza congli strumenti urbanistici. 3. I contenuti dello strumento urbanisticoInsomma in assenza di guida questo spazio pubblico particolarissimo rischia di venireparcellizzato, privatizzato, privato delle peculiarità dell’orizzonte paesistico.Esattamente in questo orizzonte è necessario intervenire, in affiancamento al PUA,con uno strumento dall’evidente efficacia urbanistica: da una parte per dare unaforma organizzativa ad un territorio che finora si è trasformato, in modi assai pocoproceduralizzati, solo attraverso occasionali titoli edilizi, dall’altra per rendere7 Nel caso di Roma sia il PRG del 1962, per le zone N di PRG, sia il nuovo per le zone a verde e servizi pubblici dilivello locale non precludono l’edificazione.8 In quell’anno furono approvati i ptp della regione Lazio e la legge 24/98 sulla tutela dei beni oggetto di vincolo ex431/85. 6
7. operative le prescrizioni dei ptp ai fini della tutela ambientale e paesistica, dall’altraancora per garantire che l’esercizio delle attività turistico ricreative sia svolto secondoun progetto unitario e garantendo pari opportunità ai cittadini di usare il maresecondo i modi più graditi.Che cosa deve fare questo strumento urbanistico: Disegnare l’uso degli arenili non come una lunga campitura di aree a diverso titolo concesse a soggetti pubblici o privati, ma secondo un progetto territoriale unitario che prevede anche forme articolate e complesse di uso delle aree lungo il mare: parco acquatico, aree attrezzate e ombreggiate per i giochi, particolari punti di belvedere da attrezzare e connettere,… Fare una ricognizione dello stato di fatto, superando le due categorie di facile e difficile rimozione, ridefinendo completamente i manufatti presenti secondo le categorie urbanistico edilizie: sul, volumi, pertinenze e accessori, altezze e distacchi e, se possibile, stabilire come conferire titoli edilizi a manufatti autorizzati finora solo come difficile rimozione o come facile rimozione che in realtà necessita, in quanto nuova edificazione, di un robusto titolo edilizio. A seguito del precedente passaggio diviene possibile pianificare i manufatti secondo tre categorie urbanistico edilizie: quelli edificati e da computare in termini di SUL, quelli che costituiscono accessori con le caratteristiche fisiche e prestazionali che secondo il PRG possono legittimamente essere realizzati senza essere computati in termini di SUL, le opere realmente stagionali e di facile rimozione anche secondo le categorie urbanistiche, che possono essere oggetto di SCIA vista la presenza limitata nel tempo, L’organizzazione fisica secondo le tre precedenti categorie rende possibile calcolare in maniera adeguata e corretta gli oneri di urbanizzazione finora applicati in modo non sistematico, Diviene così possibile definire indici medi di edificabilità esistenti (mai finora calcolati a fronte di evidenti fabbricati in muratura), stabilire norme per 7
8. l’edificato cui assoggettare l’esistente, consentire l’eventuale capacità insediativa residua, Definire regole comuni per alcune funzioni chiave per l’uso del mare, quali: 1. La definizione spaziale dei varchi di libero accesso al mare: essi non devono essere banali corridoi ma percorsi attrezzati e di fruizione paesistica funzionali anche a mezzi di soccorso e di cantiere, 2. Il posizionamento e la densità delle attrezzature ludico ricreative, cercando di favorire forme consortili di gestione e utilizzo delle stesse e cercando di minimizzare gli impatti visivi, 3. Il posizionamento delle funzioni di servizio in grado di favorire la destagionalizzazione Stabilire le forme di premialità edilizia e fiscale per chi adegua gli impianti alle nuove regoleTale tipo di strumento urbanistico, un vero piano particolareggiato degli arenili, devesicuramente stabilire le norme di dettaglio per il rispetto degli strumenti di tutela.Anzi, ancor meglio, deve costituirsi come piano di dettaglio attuativo degli strumentidi tutela, argomentando anche sotto il profilo paesistico quanto narrato nei puntiprecedenti. In particolare nel Lazio il ptpg adottato prevede espressamente, anche conrappresentazione grafica, i piani di dettaglio con valenza paesistica (art. 59 nta) equindi il piano attuativo dovrebbe diventare condiviso con la Regione, con un serioesercizio di governance a tutto vantaggio del progetto di qualificazione del paesaggiodella costa.Anche alla luce di una ricognizione svolta a livello nazionale9,quindi con casi distudio assoggettati allo stesso panorama normativo, ancora lo spartiacque tra codicedella navigazione e uso del bene demaniale con le regole del disegno del territorionon è ancora chiarissimo. In Emilia Romagna i litorali sono sinteticamente normati dal ptcp che li divide in zone di riqualificazione e di tutela e rinvia ai Comuni. A Ravenna i litorali sono regolati nel piano strutturale9 Comune di Roma. Dipartimento programmazione attuazione urbanistica. Uo Promozione Territoriale “15 casi distudio sui progetti di riqualificazione del lungomare e degli stabilimenti balneari “ a cura di Antonella Parisi Presicce.Roma, dicembre 2009 8
9. (PSC) da cui vengono date prescrizioni per gli arenili naturali e per l’arenile attrezzato (con o senzadune), vengono fissati gli indici edificatori da 0,01 a 0,05 e infine si rinvia al Piano OperativoComunale (POC) in cui si definiscono le regole esecutive e gestionali lungo la costa. Il POC analizzal’occupazione delle aree e, contemporaneamente registra i dati della concessione demaniale e i datidelle concessioni o autorizzazioni edilizie, descrive l’area di supporto alla balneazione e l’area dipertinenza. Si è cercato di dare un ordine organico e cronologico alle superfici esistenti, agli usi ed aidati di progetto e trasformabilità e, infine, si è cercato di raccordare i dati della concessione con ivari titoli edilizi comunali. Le difficoltà di Roma sono anche a Ravenna. Anche a Cesenatico il POCcomunale unisce la disciplina delle aree demaniali marittime con le nta urbanistiche, regolamentacon parametri urbanistici i manufatti di facile rimozione regola la differenza tra fisso ed amovibile,assume tra gli obiettivi la riduzione della sup. coperta del 10% oltre la soglia dei 120 mq coperti eregolamenta tutti gli oggetti e le attività. A Riccione si è proceduto con una completa redistribuzionedelle superfici verticalizzando le funzioni principali (depositi, bar ristorante, belvedere esomministrazione), riducendo l’esistente in percentuale secondo scaglioni, modificando lo schemadistributivo di organizzazione della spiaggia. A Rimini il piano si fonda sull’accorpamento diconcessioni in comparti intesi come insieme organico di attrezzature e servizi secondo un indicatoredi dimensionamento mq /ml, adeguato a dare un’idea dell’impatto visuale.Nelle Marche è approvato il Piano di Gestione Integrata delle aree costiere. Il Piano PaesisticoAmbientale Regionale prescrive ai Comuni il Piano di Gestione integrata delle aree costiere. IlComune di Fano ha redatto il piano particolareggiato delle spiagge ridefinendo dimensioni edingombri delle attrezzature.In Abruzzo oltre al piano Regionale Paesistico è approvato il Piano del Demanio Marittimo,annoverato tra i piani di settore, che fissa criteri e parametri per i Piani Demaniali Comunali tra cuil’obbligo di distanza tra concessioni di almeno cinque metri e il tentativo di riportare il fronte delleconcessioni compreso tra 50 e 100 mtl.. Nella zona di Montesilvano Pescara vige il pianoParticolareggiato del Demanio Comunale in cui sono definite le tipologie di insediamento per cui sipuò rilasciate titolo edilizio. Il comune di Ortona è dotato di Piano di Utilizzazione del DemanioMarittimo.La Toscana ha redatto un Piano di Indirizzo Territoriale con valenza paesistica che integra in unosolo più strumenti scoordinati. Follonica completa il PRG con il Piano di Utilizzo e Gestione dellaFascia Costiera in cui individua gli interventi ammessi, tutti soggetti a concessione edilizia con oneridi urbanizzazione e sistemazioni ambientali; definisce inoltre tutti i requisiti dimensionali dei diversimanufatti.La Sardegna è dotata di un Piano Paesaggistico regionale diviso per ambiti di cui il primo approvatoè l’ambito costiero, i Comuni devono redigere il Piano Urbanistico dei Litorali. Oristano suddividein dettaglio gli ambiti con diversi profili e ne regolamenta le attività e le concessioni demaniali manon svolge espliciti raccordi tra trasformazioni e parametri edilizio urbanistici. 9
10. 4. Il possibile utilizzo per la gestione delle gare e per un’appropriata gestione del decreto sviluppoLe possibilità finora elencate possono trovare vasti spazi di sperimentazionesoprattutto in vista delle assegnazioni con gara da avviare dal dicembre 2015.Una prima considerazione certa, di tutta evidenza e da mantenere con forza, è relativaal fatto che i criteri di selezione e quindi l’esito delle gare non potranno essere legatia investimenti del tutto soggettivi per incrementi di volumetrie ma a proposte che,finalmente, dovranno essere il più in coerenza possibile con lo strumento urbanistico,le cui opere e trasformazioni saranno regolamentate e si dovranno associare a misureimmateriali che garantiscano la migliore qualità sui modi di erogazione dei servizi.La prospettiva è quella di superare il modello dello stabilimento come microcosmochiuso ed autoreferenziato fatto del gruppetto degli abbonati, per riconvertirlo in unodei punti di offerta specializzata, con diversi target e diversi profili imprenditoriali,che si dipanano lungo gli arenili e le spiagge.E’ di questi giorni (maggio 2011) il decreto Tremonti sullo sviluppo, in cui si prevedela possibilità di concedere le spiagge in diritto di superficie per novantanove anni eorganizzare gli stabilimenti secondo forme economiche di “distretti turistici”. Sisegnalano elementi positivi ad esempio per quanto riguarda le forme consortili, in cuipotranno convivere grandi e piccoli operatori, o per quanto riguarda le agevolazionifiscali che potrebbero corrispondere alla migliore qualità dei servizi. Questi simescolano con gli aspetti negativi, poiché nella forma consortile mancheranno misuredi selezione degli operatori e si favorirà la formazione di un oligopolio privato digestione del suolo, con uno sbriciolamento del demanio pubblico, dato per troppotempo in concessione di diritto di superficie.Da tutto quanto finora detto emerge ancora una volta l’esigenza di un interventodell’urbanistica, non tanto come tecnica di costruzione del piano, quanto piuttostocome possibilità di messa in campo di misure di contenimento della rendita. 10
11. Sebbene sia rimasto fisso il principio generale che gli arenili non sono privati e nonpossono essere edificati con le stesse regole dei suoli urbani, in quanto demanisottratti alla rendita, tuttavia nel momento in cui lungo di essi si attiva l’uso turisticoricreativo si attiva il mercato e nasce la pressione ad edificare, spesso in formastabile, le attrezzature. In questo contrasto di fondo tocca all’urbanistica stabilire ivalori d’uso ed i differenziali di rendita che vengono assegnati alle singole porzioni disuolo in modo proporzionale ai benefici collettivi.Dà conto delle tensioni tra pubblico e privato e, soprattutto, delle permanentidifficoltà di organizzazione dei poteri e di assunzione delle decisioni il fatto chemolte delle iniziative di riqualificazione dei porti, dei litorali, dei waterfront 10 stianosegnando il passo o per mancanza di denaro, o per una permanente variabilità delledecisioni e dei veti incrociati, o per un instabile accordo tra soggetti e la difficoltà dichiudere procedimenti nel quadro istituzionale di poteri così complesso come quellodescritto prima.Pertanto la spirale di sovrapposizioni dei poteri e dei controlli Istituzionali a difesadello spazio pubblico con il mercato e le funzioni di servizio alla popolazione, devetrovare un percorso stabile di decisioni al quale l’urbanistica può offrire adeguatistrumenti.10 Reggio Calabria, 2007 masterplan museo e centro polifunzionale, di Zaha Hadid Architects fermo al progettopreliminare; Salerno, 2009 la “vela”, Ricardo Bofill, procedura congelata; Rimini, 2008 project financing di NormanFoster e project financing di Jean Nouvel arenati in attesa di elezioni e avvio di revisione con nuova commessa; Genovapiazza del Mediterraneo di Un Studio con concessione portuale a novanta anni; Napoli 2005, porto in tre lotti, MichelEuvè, revisioni plurime del progetto, Jesolo progetto Richard Meier e torre G-House in corso di rivisitazione e cantierichiusi. (da Progetti & Concorsi supplemento. N 15/16 aprile 2011). 11
Progetto adozione area verde roma x (ex xiii) municipio
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