Source: http://divorzio.ilcaso.it/codice_fallimentare/32
Timestamp: 2020-07-10 07:05:57+00:00
Document Index: 100614735

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 22', 'art. 32', 'art. 32', 'art. 32', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 4']

I. Il curatore esercita personalmente le funzioni del proprio ufficio e può delegare ad altri specifiche operazioni, previa autorizzazione del comitato dei creditori, con esclusione degli adempimenti di cui agli artt. 89, 92, 95, 97 e 104 ter. L’onere per il compenso del delegato, liquidato dal giudice, è detratto dal compenso del curatore. (1)
II. Il curatore può essere autorizzato dal comitato dei creditori, a farsi coadiuvare da tecnici o da altre persone retribuite, compreso il fallito, sotto la sua responsabilità. Del compenso riconosciuto a tali soggetti si tiene conto ai fini della liquidazione del compenso finale del curatore.
(1) Comma modificato dall’art. 3 del D. Lgs. 12 settembre 2007, n. 169. La modifica si applica ai procedimenti per dichiarazione di fallimento pendenti alla data del 1 gennaio 2008, nonché alle procedure concorsuali e di concordato aperte successivamente (art. 22 d.lgs. cit.).
Coadiutore del curatore fallimentare - Prestazione di opera professionale di natura intellettuale e necessità di iscrizione nell’apposito albo prescritto dalla legge - Esclusione - Fondamento - Inapplicabilità degli artt. 1418 e 2231 c.c. .
La nomina di un coadiutore, ai sensi dell'art. 32, comma 2, legge fall., resta assoggettata alle norme pubblicistiche che regolano l'affidamento di incarichi nella procedura fallimentare e l'attività prestata non è perciò riconducibile all'esecuzione di un contratto d'opera professionale, atteso che la curatela si avvale di esso per ricevere un contributo tecnico al perseguimento delle finalità istituzionali; ne consegue che al rapporto che si instaura tra le parti è inapplicabile la disciplina risultante dagli artt. 1418 e 2231 c.c., in forza della quale l'esecuzione di una prestazione d'opera professionale di natura intellettuale, effettuata da chi non sia iscritto nell'apposito albo previsto dalla legge, dà luogo a nullità assoluta del contratto tra professionista e cliente, privando il professionista non iscritto del diritto al pagamento del compenso. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 25 Luglio 2019, n. 20193. Segue...
Fallimento - Curatore - Nomina di coadiutore per la stima dei beni - Responsabilità del curatore - Culpa in eligendo - Esclusione - Culpa in vigilando - Sussistenza - Fattispecie in tema di sanzioni amministrative.
Ancorchè non possa ravvisarsi colpa del curatore nell'individuazione del profilo professionale del soggetto indicato come coadiutore, tuttavia laddove quest'ultimo nell'espletamento dell'incarico commetta degli errori, che fondino poi una responsabilità, quest'ultima deve essere imputata al curatore, come propria.
Ancorchè la necessità di nominare un professionista quale coadiutore ai fini della stima dei beni possa riconnettersi alla carenza in capo al curatore delle cognizioni tecniche necessarie per l'espletamento di tale attività, la previsione di cui alla L. Fall., art. 32, nel ribadire che l'attività si svolga sempre sotto la responsabilità del curatore, fa sì che l'erronea considerazione della effettiva natura dei beni stimati (nel caso di specie ai fini del riscontro della presenza di PCB, dalla quale scattava l'obbligo di comunicazione, la cui omissione è stata sanzionata in via amministrativa) fonda anche nei confronti della P.A. la responsabilità del curatore, che non può addure a propria giustificazione la pretesa impossibilità di avvedersi dell'errore commesso. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. II, 03 Maggio 2018, n. 10513. Segue...
Curatore del fallimento – Coadiutore – Subordinazione al curatore – Conseguenza in tema di responsabilità – Fattispecie.
Il coadiutore della curatela fallimentare, nominato ai sensi del secondo comma dell'art. 32 legge fall, svolge prestazioni d'opera integrative dell'attività del curatore, in posizione subordinata rispetto a tale organo della procedura concorsuale; il curatore, pertanto, risponde a titolo di "culpa in vigilando" degli eventuali errori commessi dal coadiutore nell'espletamento delle attività affidategli. (Nella specie la S.C. ha ritenuto sussistente la responsabilità della curatela per il mancato assolvimento da parte del tecnico incaricato della redazione dell'inventario degli obblighi di comunicazione in materia ambientale). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 03 Maggio 2018, n. 10513. Segue...
Fallimento - Esercizio provvisorio - Nomina di consulente del lavoro - Determinazione del compenso - Applicazione della tariffa professionale - Esclusione - Tariffe giudiziale per la liquidazione degli onorari spettanti ai coadiutori - D.M. 30 maggio 2002, art. 10.
L'opera svolta dal consulente del lavoro nominato allo scopo di provvedere agli adempimenti connessi alla gestione dell'azienda dichiarata fallita durante il periodo di esercizio provvisorio (nella specie per il tempo strettamente necessario alla ricerca di un affittuario) dovrà essere retribuita non facendo riferimento alle tariffe professionali, ma a quelle giudiziali, in base alle quali si liquidano gli onorari spettanti ai coadiutori (Cass. nn. 10143/2011, 1568/2005); nella specie, in particolare, all'art. 10 del D.M. 30 maggio 2002, che per la perizia o la CTU in materia di accertamento di retribuzioni o contributi previdenziali e ogni altra questione in materia di rapporto di lavoro prevede un onorario variabile da Euro 145,12 ad Euro 582,05 per ciascuna posizione lavorativa. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 12 Maggio 2016, n. 9781. Segue...
Fallimento - Liquidazione del compenso al curatore - Cessazione anticipata dell'incarico - Criteri..
In tema di liquidazione del compenso al curatore cessato dalla carica prima della conclusione della procedura fallimentare, il provvedimento adottabile in quella fase dal tribunale può avere per oggetto solo acconti, ma non il compenso definitivo, poiché il contributo di ciascun curatore ai risultati della procedura può valutarsi solo con le operazioni di chiusura della stessa, allorchè diviene possibile una disamina unitaria dei fatti rilevanti ai fini della liquidazione; con la conseguenza che anche il criterio di commisurazione del compenso all’attivo realizzato ed al passivo accertato, secondo il D.M. 28 luglio 1992, n. 570, non è decisivo per imputare a ciascun curatore le rispettive quote individuate con esclusivo riferimento alla data di cessazione dalla carica, operando esso solo come criterio di valutazione e di limite e dovendo le posizioni dei predetti curatori essere esaminate come concorrenti ed in termini omogenei. Cassazione civile, sez. I, 04 Maggio 2012, n. 6796. Segue...
Prova civile - Consulenza tecnica - Consulente d'ufficio - Relazione e compenso - Prestazioni eseguite in favore di procedura fallimentare - Onorari spettanti ai periti e consulenti tecnici a norma del D.M. 30 maggio 2002 - Perizia in materia di inventari, rendiconti e situazioni contabili - Onorario fisso ex art. 5 della tariffa di cui al citato D.M. - Configurabilità - Fondamento - Incarico avente ad oggetto attività di mero controllo, verifica e riscontro di dati già acquisiti ed operazioni di contabilizzazione - Apprezzamento di fatto - Conseguenze - Fattispecie..
In tema di onorari spettanti ai periti e consulenti tecnici a norma del D.M. 30 maggio 2002, nella specie per prestazioni effettuate in favore di una procedura fallimentare, le attività compensate con onorario fisso ai sensi dell'art. 5 (che si riferisce alla perizia ed alla consulenza tecnica in materia di inventari, rendiconti e situazioni contabili) si distinguono da quelle compensate con un onorario variabile ai sensi dell'art. 4 (che riguarda la consulenza in materia di bilancio e conto profitti e perdite), perché le prime sono costituite da attività di mero controllo, verifica e riscontro di dati già acquisiti e da operazioni di contabilizzazione, mentre le seconde sono configurabili nel caso di attività ricostruttive e valutative da effettuarsi sulla base di complessi accertamenti. Ne consegue che l'onorario deve essere calcolato secondo il criterio della percentuale per scaglioni, previsto dall'art. 4 citato, quando l'incarico abbia avuto ad oggetto l'accertamento e la valutazione del reddito aziendale per un lungo arco di tempo e la ricostruzione sulla base dei documenti prodotti della relativa contabilità, atteso che l'esame dei bilanci in sè non rende comunque applicabile il già menzionato art. 4 della tariffa, essendo invece rilevante se il documento debba essere assunto come dato o sottoposto ad esame critico. (Nell'affermare detto principio, la S.C. ha precisato che costituisce apprezzamento di fatto, rimesso al giudice del merito e censurabile solo sotto il profilo dell'incongruità della motivazione, la circostanza che per l'espletamento dell'incarico sia stato necessario un esame critico dei bilanci e la valutazione di talune voci oppure una semplice estrazione di dati contabili da impiegare come elementi assunti come veritieri ai fini della risposta ai quesiti ovvero per la valutazione della condotta degli amministratori e l'individuazione di un eventuale danno). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 08 Febbraio 2011, n. 3066. Segue...