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Timestamp: 2018-11-16 06:34:27+00:00
Document Index: 162366577

Matched Legal Cases: ['art. 330', 'art. 580', 'art. 463', 'sentenza ', 'art. 463', 'sentenza ', 'art. 463', 'art. 463', 'art. 591', 'art. 463']

Art. 463 codice civile: Casi d'indegnità
Art. 463 codice civile: Casi d’indegnità
1) chi ha volontariamente ucciso o tentato di uccidere la persona della cui successione si tratta, o il coniuge, o un discendente, o un ascendente della medesima, purché non ricorra alcuna delle cause che escludono la punibilità a norma della legge penale (1);
2) chi ha commesso, in danno di una di tali persone, un fatto al quale la legge dichiara applicabili le disposizioni sull’omicidio (2);
3) chi ha denunziato una di tali persone per reato punibile, con l’ergastolo o con la reclusione per un tempo non inferiore nel minimo a tre anni, se la denunzia è stata dichiarata calunniosa in giudizio penale; ovvero ha testimoniato contro le persone medesime imputate dei predetti reati, se la testimonianza è stata dichiarata, nei confronti di lui, falsa in giudizio penale;
3 bis) chi, essendo decaduto dalla potestà genitoriale nei confronti della persona della cui successione si tratta a norma dell’art. 330, non è stato reintegrato nella potestà alla data di apertura della successione medesima;
4) chi ha indotto con dolo o violenza la persona, della cui successione si tratta, a fare, revocare o mutare il testamento, o ne l’ha impedita;
5) chi ha soppresso, celato, o alterato il testamento dal quale la successione sarebbe stata regolata;
Indegnità: condizione in cui si trova chi abbia compiuto determinati atti costituenti reato o comunque moralmente o socialmente riprovevoli, contro il testatore o la sua libertà testamentaria, che dà luogo ad incapacità a ritenere ciò che si è ricevuto in eredità.
(1) Ad esempio, sono cause di esclusione della punibilità la legittima difesa o lo stato di necessità.
(2) Ad esempio, istigazione o aiuto al suicidio (art. 580, ultimo comma, c.p.).
L’indegnità è da considerarsi una sanzione di tipo civilistico, nella quale incorre chiunque abbia tenuto uno dei comportamenti previsti dall’art. 463. Essa non impedisce, pertanto, l’acquisto dell’eredità, ma fa sì che, su domanda degli interessati, quest’ultimo venga posto nel nulla da una sentenza del giudice.
Le ipotesi di indegnità previste dalla norma in esame devono considerarsi tassative e non applicabili ad altre fattispecie.
Il provvedimento che dichiara la decadenza, di uno o di entrambi i genitori, dalla potestà parentale conserva la sua ragione d'essere anche quando venga emanato dopo che la prole ha raggiunto la maggiore età, così come la decadenza stessa può essere richiesta quando la prole è già divenuta maggiorenne; in entrambe le ipotesi non possono essere considerate irrilevanti le reciproche implicazioni, fattuali ed effettuali, d'ordine successorio (specie in tema di indegnità a succedere).
Tribunale minorenni Milano 29 dicembre 2010
L'indegnità a succedere di cui all'art. 463 c.c. pur essendo operativa "ipso iure", deve essere dichiarata con sentenza costitutiva su domanda del soggetto interessato, atteso che essa non costituisce un'ipotesi di incapacità all'acquisto dell'eredità, ma solo una causa di esclusione dalla successione.
Cassazione civile sez. II 05 marzo 2009 n. 5402
La dichiarazione d'indegnità a succedere, ai sensi dell'art. 463, n. 4, c.c., per captazione della volontà testamentaria, richiede la dimostrazione dell'uso, da parte sua, di mezzi fraudolenti tali da trarre in inganno il testatore, suscitando in lui false rappresentazioni ed orientando la sua volontà in un senso in cui non si sarebbe spontaneamente indirizzata.
Cassazione civile sez. II 30 ottobre 2008 n. 26258
L'ipotesi di indegnità a succedere prevista dall'art. 463 n. 5. c.c. rientra tra quelle dirette a ledere la libertà di testare e, conseguentemente, richiede un comportamento che abbia impedito il realizzarsi delle ultime volontà del testatore, contenute nella scheda celata. Deve, pertanto, escludersi l'applicazione della norma, quando l'esistenza del testamento non può essere occultata, perché redatto in forma pubblica, e quando colui contro il quale si rivolge l'accusa d'indegnità sia il successore legittimo e l'erede ivi designato.
Cassazione civile sez. II 09 aprile 2008 n. 9274
L'incapacità del disponente che, ai sensi dell'art. 591 c.c. determina l'invalidità del testamento non si identifica in una generica alterazione del normale processo di formazione ed estrinsecazione della volontà, ma richiede che, a causa dell'infermità, al momento della redazione del testamento il soggetto sia assolutamente privo della coscienza del significato dei propri atti e della capacità di autodeterminarsi così da versare in condizioni analoghe a quelle che, con il concorso dell'abitualità, legittimano la pronuncia di interdizione. Al riguardo, inoltre, lo stato di capacità costituisce la regola e quello di incapacità l'eccezione. Spetta, quindi, a colui che impugna il testamento, dimostrare la dedotta incapacità salvo che il testatore non risulti affetto da incapacità totale e permanente, nel quale caso è compito di chi vuole avvalersi del testamento dimostrare che esso fu redatto in un momento di lucido intervallo.
La disposizione di cui all'art. 463 n. 5, c.c. tutela la libertà di testare del "de cuius" ed il rispetto delle sue ultime volontà; sono, pertanto, irrilevanti i comportamenti posti in essere dall'erede riprovevoli non già nei confronti del testatore ma verso terzi. (Nella specie si deduceva, quale motivo di indegnità, la circostanza che l'unico erede legittimo - peraltro, nominato anche esclusivo erede testamentario nella scheda che terzi assumevano fosse stata celata - avesse disposto di somme di pertinenza successoria con il rischio dell'impossibilità del loro recupero, da parte degli istanti, nell'eventualità fosse stata accolta la loro domanda di declaratoria di indegnità a succedere. In applicazione del principio di cui sopra, la S.C. ha ritenuto irrilevante la circostanza).