Source: http://movidastudio.it/blog-dettaglio.php?ID=3218
Timestamp: 2018-02-20 01:47:13+00:00
Document Index: 48535741

Matched Legal Cases: ['art. 38', 'art. 38', 'art.148', 'art. 50', 'art. 67', 'art. 38', 'art. 67']

Da alcuni giorni sto riflettendo su una questione molto delicata e di assoluto rilievo: riguarda i rapporti con gli istruttori sportivi in regime 342/2000, che secondo quanto scritto e licenziato dalle Istituzioni il 20 dicembre 2017 a notte fonda, dal primo gennaio 2018 sarebbero tutte collaborazioni coordinate e continuative (co.co.co.).
Per la verità sto naturalmente anche leggendo con attenzione quanto pubblicato sul punto specifico, da molti studiosi qualificati e competenti. Tutti, ripeto tutti (quindi difficile immaginare che tutti non sappiano leggere) concordi sulle conseguenze.
Come sempre desidero privilegiare il ragionamento e non la polemica, perché il ragionamento serve a chiarire, forse il resto no.
Profilo giuridico: in primis prendo atto (e la cosa è rilevante) che qualcuno non si è affatto perso la percezione del possibile conflitto con l’art. 38 della costituzione (cito le parole “… con buona pace dell’art. 38 della costituzione …”).
Ora: se si ritiene che ci sia un conflitto, vorrei cercare di capire (e di condividerne la comprensione anche con chi la pensa diversamente) se è necessario solo fermarci ad indicarne la “buona pace” … Ma chi, se non gli studiosi e gli esperti, i professionisti che operano nel settore, hanno il preciso dovere di alzare la mano e forse la voce?
In secondo luogo vorrei analizzare la questione sotto il profilo etico: come si può sostenere che un rapporto di “lavoro” possa generare solo un “reddito diverso” e non di “lavoro”? Come si può pensare che debba essere letto quale strumento a favore dello sport e del comparto sportivo? Per le ASD/SSD i vantaggi consistono certamente la neutralità fiscale riguardo quote e corrispettivi (art.148 TUIR), ma come possiamo ritenere un vantaggio per il mondo sportivo la “forzatura” di considerare tutti i collaboratori dei co.co.co. che, quando matureranno il tempo per la pensione, vedranno la casella dei contributi versati a zero? Ma intanto nessuno avrà a carico il versamento dei contributi e possiamo festeggiare …
Se sono un volontario, in quanto ho un lavoro mio (un vero lavoro, perché fare il volontario non lo è …), da cui ricevo il mio sostentamento e per il quale maturo dei diritti attraverso il versamento dei contributi, se sono (in via residuale) un pensionato o uno studente (in età da studente), è comprensibile la scelta di dedicare il mio tempo libero ad una ASD/SSD ricevendo un rimborso forfettario, un premio, una indennità, un compenso … e che questo sia qualificabile come “reddito diverso“.
Ma se si instaura un rapporto di lavoro (comunicazione centro per l’impiego, libro unico, cedolino, obblighi in termini di formazione, igiene e sicurezza … tutti obblighi sacrosanti per un “rapporto di lavoro“) possiamo davvero permetterci di dichiarare che esso produca un reddito “non di lavoro”?
Riguardo il milione di volontari (ieri) – co.co.co. (dal primo gennaio 2018), numero stimato in questi giorni non da me … se decade il vincolo di possedere un altro reddito di lavoro diventeranno 2 milioni: quale risultato avremo ufficializzato? 2 milioni di cittadini a cui i contributi verranno versati da chi?
Dov’è la copertura economica?
Profilo pratico: il mondo sportivo vive di volontari (penso alle Federazioni ed agli Enti di Promozione, penso alle ASD ed alle SSD grandi e piccole). Siamo a fine gennaio: possiamo verificare insieme quante comunicazioni ai centri per l’impiego siano giunte? Abbiamo davvero valutato l’impatto nella “produzione di carta” che peraltro poi non andrà a determinare alcun versamento contributivo? Non significa di fatto rischiare di bloccare tutto?
Agli ispettori del lavoro che sono i garanti di tutti noi, riguardo il rispetto delle norme, in materia di lavoro, abbiamo esposto qualche informazione o posto qualche quesito in questo senso?
Al di là del rispetto della costituzione, possiamo permetterci di sostenere questa equazione?
Espongo due casi reali in sintesi:
a) Istruttore sportivo di pallacanestro (o ginnastica): co.co.co. con SSDL (nuova società) a 30.000 euro anno = reddito di lavoro (rif. art. 50 TUIR) con riduzione contributi al 50% per i primi 5 anni dal 2018. Nessuno integra tale riduzione: riceverà una pensione ridotta? I primi 5 anni come risulteranno capienti? Forse lo Stato integrerà la parte restante? Siamo sicuri che sia tutto ok?
b) Istruttore sportivo di pallacanestro (o ginnastica): co.co.co. con ASD/SSD a 30.000 euro anno = reddito diverso (rif. art. 67 TUIR). Zero imposte fino a 10.000 euro/anno (23% + addizionali varie sui restanti 20.000 circa), zero contributi a vita (in ossequio di tale contratto), quindi zero pensione.
Nei due casi vengono svolte esattamente le stesse funzioni/attività/mansioni (magari da un laureato in scienze motorie), attraverso una co.co.co. e nel secondo caso, che si configura come un lavoro, non vi è la possibilità di poter versare mai contributi … e quindi “zero pensione” per il lavoratore.
Il secondo caso come si concilia con l’art. 38 della costituzione? Come è possibile configurare questa attività come lavorativa (co.co.co.), con tutti i vincoli in termini di comunicazione preventiva al centro per l’impiego, cedolini, formazione, igiene e sicurezza, per poi rilevare che non possano MAI essere versati contributi (art. 67 TUIR)? Essendo un lavoro poi (una co.co.co. è un “lavoro” e non si può parlare di un volontario) immagino per logica che venga meno il vincolo di possedere un altro reddito di lavoro …
Siamo certi che non vi sia urgenza, con il massimo garbo e rispetto, ma anche con la giusta determinazione, di chiedere con senso civico e per rispetto del “lavoro” delle persone, di verificare bene e magari di rettificare questo punto?
Ogni serio contributo di riflessione ed ogni energia spesa per fornire chiarezza è importante, come la condivisione vera, cioè priva di ambizioni personalistiche.
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