Source: https://www.come-si.it/2018/02/09/libro-secondo-delle-successioni-titolo-i-disposizioni-generali-sulle-successionicapo-i-dellapertura-della-successione-della-delazione-e-dellacquisto-delleredita/
Timestamp: 2018-05-24 14:08:34+00:00
Document Index: 85255929

Matched Legal Cases: ['art. 609', 'art. 394', 'art. 13', 'art.230', 'art. 484', 'art. 144', 'art. 485', 'art. 484', 'art. 503', 'art. 495', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 498', 'art. 500', 'art. 498', 'art. 498', 'art. 484', 'art. 502', 'art.144', 'art. 484', 'art. 564', 'art. 569', 'art. 580', 'art. 571', 'art. 279', 'art. 580', 'sentenza ', 'art. 648', 'art. 631', 'art. 733', 'sentenza ', 'art. 599', 'sentenza ', 'art. 782', 'art. 463', 'art. 769', 'art. 770', 'art. 742']

LIBRO SECONDO – DELLE SUCCESSIONI, TITOLO I – DISPOSIZIONI GENERALI SULLE SUCCESSIONI,CAPO I – Dell’apertura della successione, della delazione e dell’acquisto dell’eredità – Come si?
LIBRO SECONDO – DELLE SUCCESSIONI, TITOLO I – DISPOSIZIONI GENERALI SULLE SUCCESSIONI,CAPO I – Dell’apertura della successione, della delazione e dell’acquisto dell’eredità
02/09/2018 02/09/2018 wp_1280473 CAPO I - Dell'apertura della successione, codice civile, della delazione e dell'acquisto dell'eredità, LIBRO SECONDO - DELLE SUCCESSIONI, TITOLO I - DISPOSIZIONI GENERALI SULLE SUCCESSIONI
L’eredità si devolve per legge (Cod. Civ. 565 e seguenti) o per testamento (Cod. Civ. 587 e seguenti; Cost. 42 4° comma).
E’ nulla (Cod. Civ. 1418) ogni convenzione con cui taluno dispone della propria successione (Cod. Civ. 679, 1412, 1920, 2122 4° comma). E’ del pari nullo ogni atto col quale taluno dispone dei diritti che gli possono spettare su una successione non ancora aperta, o rinunzia ai medesimi (Cod. Civ. 557 2° comma, 2823).
L’eredità si acquista con l’accettazione (Cod. Civ. 470 e seguenti, 586). L’effetto dell’accettazione risale al momento nel quale si è aperta la successione (Cod. Civ. 456, 1146).
Il chiamato all’eredità può esercitare le azioni possessorie (Cod. Civ.1168 e seguenti) a tutela dei beni ereditari, senza bisogno di materiale apprensione (Cod. Civ.1146).
Se il chiamato rinunzia all’eredità (Cod. Civ.519 e seguenti), le spese sostenute per gli atti indicati dall’articolo precedente sono a carico dell’eredità.
CAPO IIDella capacità di succedere
Sono capaci di succedere tutti coloro che sono nati o concepiti al tempo dell’apertura della successione (Cod. Civ. 1, 594 e seguenti, 600, 784).
CAPO IIIDell’indegnità
E’ escluso dalla successione come indegno (Cod. Civ. 466 e seguenti):
(**) L’art. 609 del codice penale dispone che la condanna per determinati reati a sfondo sessuale comporta “l’esclusione della successione della persona offesa”.
L’indegno è obbligato a restituire i frutti (Cod. Civ. 820) che gli sono pervenuti dopo l’apertura della successione (Cod. Civ.535, 1148).
Chi è incorso nell’indegnità (Cod. Civ. 463) è ammesso a succedere quando la persona, della cui successione si tratta, ve lo ha espressamente abilitato con atto pubblico o con testamento (Cod. Civ. 587, 2699).
Tuttavia l’indegno non espressamente abilitato, se e stato contemplato nel testamento quando il testatore conosceva la causa dell’indegnità, è ammesso a succedere nei limiti della disposizione testamentaria (Cod. Civ. 1444).
CAPO IVDella rappresentazione
La rappresentazione fa subentrare i discendenti legittimi o naturali nel luogo e nel grado del loro ascendente (Cod. Civ. 564 3° comma, 740), in tutti i casi in cui questi non può (Cod. Civ. 4, 463) o non vuole (Cod. Civ. 459, 519) accettare l’eredità o il legato (Cod. Civ. 522, 523, 649).
Si ha rappresentazione nella successione testamentaria (Cod. Civ. 674 e seguenti) quando il testatore non ha provveduto per il caso in cui l’istituto non possa o non voglia accettare l’eredità o il legato, e sempre che non si tratti di legato di usufrutto o di altro diritto di natura personale.
CAPO VDell’accettazione dell’eredità
L’eredità può essere accettata (Cod. Civ. 2648, 2685) puramente e semplicemente (Cod. Civ. 475, 476) o col beneficio d’inventario (Cod. Civ. 484 e seguenti).
L’accettazione col beneficio d’inventario può farsi nonostante qualunque divieto del testatore (Cod. Civ. 634).
Non si possono accettare le eredità devolute ai minori (Cod. Civ. 2, 320) e agli interdetti (Cod. Civ. 414), se non col beneficio d’inventario (Cod. Civ. 489), osservate le disposizioni degli articoli 321 e 374.
I minori emancipati (Cod.Civ. 390 e seguenti) e gli inabilitati (Cod. Civ. 415 e seguenti) non possono accettare l’eredità, se non col beneficio d’inventario (Cod. Civ. 489), osservate le disposizioni dell’art. 394.
L’accettazione delle eredità devolute alle persone giuridiche (Cod. Civ. 11 e seguenti, 600) non può farsi che col beneficio d’inventario, osservate le disposizioni della legge circa l’autorizzazione governativa (*).
(*) L’art. 13.1, L. 15 maggio 1997, n.127, ha abrogato le disposizioni che prescrivono autorizzazioni per l’acquisto di immobili o per accettazione di donazioni, eredità e legati da parte di persone giuridiche, associazioni e fondazioni.
L’accettazione e espressa quando, in un atto pubblico (Cod. Civ. 2699) o in una scrittura privata (Cod. Civ. 2702), il chiamato all’eredità ha dichiarato di accettarla oppure ha assunto il titolo di erede (Cod. Civ. 2685).
L’accettazione è tacita quando il chiamato all’eredità compie un atto che presuppone necessariamente la sua volontà di accettare e che non avrebbe il diritto di fare se non nella qualità di erede (Cod. Civ. 477, 478, 527, 2648 3° comma).
La donazione, la vendita (Cod. Civ. 1542) o la cessione, che il chiamato all’eredità faccia dei suoi diritti di successione a un estraneo o a tutti gli altri chiamati o ad alcuno di questi, importa accettazione dell’eredità.
Il diritto di accettare l’eredità si prescrive in dieci anni (Cod. Civ. 487, 525, 2946) (*).
Il termine decorre dal giorno dell’apertura della successione (Cod. Civ. 456) e, in caso d’istituzione condizionale (Cod. Civ. 633 e seguenti), dal giorno in cui si verifica la condizione (Cod. Civ. 1353, 1359).
(*) Cfr. L. 19 maggio 1975, n.151, art.230 3° comma in cui si indica in tre anni il termine entro il quale il figlio naturale riconosciuto prima dell’entrata in vigore della legge deve far valere le proprie ragioni ereditarie sui beni della succesione.
Chiunque vi ha interesse può chiedere che l’autorità giudiziaria fissi un termine (Cod. Proc. Civ. 749) entro il quale il chiamato dichiari se accetta o rinunzia all’eredità. Trascorso questo termine senza che abbia fatto la dichiarazione, il chiamato perde il diritto (Cod. Civ. 2964) di accettare (Cod. Civ.488).
L’accettazione dell’eredità si può impugnare quando e effetto di violenza o di dolo (Cod. Civ. 526, 1434 e seguenti).
L’azione si prescrive in cinque anni dal giorno in cui è cessata la violenza o è stato scoperto il dolo (Cod. Civ. 1442).
L’accettazione dell’eredità non si può impugnare se è viziata da errore (Cod. Civ. 526, 1434 e seguenti).
Tuttavia, se si scopre un testamento del quale non si aveva notizia al tempo dell’accettazione, l’erede (Cod. Civ. 662 e seguente) non è tenuto a soddisfare i legati (Cod. Civ. 649 e seguenti) scritti in esso oltre il valore dell’eredità, o con pregiudizio della porzione legittima che gli e dovuta (Cod. Civ. 536 e seguenti). Se i beni ereditari non bastano a soddisfare tali legati, si riducono proporzionalmente anche i legati scritti in altri testamenti. Se alcuni legatari sono stati già soddisfatti per intero, contro di loro è data azione di regresso.
L’onere di provare il valore dell’eredità incombe all’erede (Cod. Civ. 2697).
SEZIONE IIDel beneficio d’inventario
Il chiamato all’eredità, quando a qualsiasi titolo e nel possesso di beni ereditari, deve fare l’inventario entro tre mesi dal giorno dell’apertura della successione (Cod. Civ. 456) o della notizia della devoluta eredità. Se entro questo termine lo ha cominciato ma non e stato in grado di completarlo, può ottenere dal tribunale (*) del luogo in cui si e aperta la successione una proroga che, salvo gravi circostanze, non deve eccedere i tre mesi (Cod. Proc. Civ. 749).
Compiuto l’inventario, il chiamato che non abbia ancora fatto la dichiarazione a norma dell’art. 484 ha un termine di quaranta giorni da quello del compimento dell’inventario medesimo, per deliberare se accetta (Cod. Civ. 470 e seguenti) o rinunzia (Cod. Civ. 519 e seguenti) all’eredità. Trascorso questo termine senza che abbia deliberato, è considerato erede puro e semplice (Cod. Civ. 476) .
(*) Parola così sostituita dall’art. 144, d. lgs 19 febbraio 1998, n. 51
Il chiamato all’eredità, che non è nel possesso di beni ereditari, può fare la dichiarazione di accettare col beneficio d’inventario, fino a che il diritto di accettare non è prescritto (Cod. Civ. 480).
Quando ha fatto la dichiarazione, deve compiere l’inventario nel termine di tre mesi dalla dichiarazione, salva la proroga accordata dall’autorità giudiziaria a norma dell‘art. 485; in mancanza, e considerato erede puro e semplice.
L’autorità giudiziaria può accordare una dilazione (Cod. Proc. Civ. 749 4° comma).
I minori, gli interdetti e gli inabilitati (Cod. Civ. 414 e seguente) non s’intendono decaduti dal beneficio d’inventario (Cod. Civ. 471, 472), se non al compimento di un anno dalla maggiore età o dal cessare dello stato d’interdizione o d’inabilitazione (Cod. Civ. 431), qualora entro tale termine non si siano conformati alle norme della presente sezione.
L’effetto del beneficio d’inventario consiste nel tener distinto il patrimonio del defunto da quello dell’erede (Cod. Civ. 2830, 2941, n. 5, L. fall. 12 1° comma).
l) l’erede conserva verso l’eredità tutti i diritti e tutti gli obblighi che aveva verso il defunto, tranne quelli che si sono estinti per effetto della morte (Cod. Civ. 448);
2) l’erede non è tenuto al pagamento dei debiti ereditari e dei legati oltre il valore dei beni a lui pervenuti (Cod. Civ.564, 1203);
3) i creditori dell’eredità e i legatari hanno preferenza sul patrimonio ereditario di fronte ai creditori dell’erede. Essi però non sono dispensati dal domandare la separazione dei beni, secondo le disposizioni del capo seguente, se vogliono conservare questa preferenza anche nel caso che l’erede decada dal beneficio d’inventario (Cod. Civ. 493, 494, 505) o vi rinunzi.
L’erede con beneficio d’inventario non risponde dell’amministrazione dei beni ereditari se non per colpa grave (Cod. Civ. 496, 531).
Se i creditori o altri aventi interesse lo richiedono, l’erede deve dare idonea garanzia (Cod. Civ. 1179; Cod. Proc. Civ. 750) per il valore dei beni mobili (Cod. Civ. 812) compresi nell’inventario, per i frutti (Cod. Civ. 820) degli immobili e per il prezzo dei medesimi che sopravanzi al pagamento dei creditori ipotecari.
L’erede decade dal beneficio d’inventario (Cod. Civ. 494, 505, 509, 564), se aliena o sottopone a pegno (Cod. Civ. 2784 e seguenti) o ipoteca (Cod. Civ. 2808 e seguenti) beni ereditari, o transige relativamente a questi beni senza l’autorizzazione scritte dal codice di procedura civile (Cod. Proc. Civ. 747 e seguenti).
Dal beneficio d’inventario decade (Cod. Civ. 493, 505, 509, 564) l’erede che ha omesso in mala fede di denunziare nell’inventario beni appartenenti all’eredità (Cod. Civ. 762), o che ha denunziato in mala fede, nell’inventario stesso, passività non esistenti (Cod. Civ. 527).
Trascorso un mese dalla trascrizione prevista nell’art. 484 o dall’annotazione disposta nello stesso articolo per il caso che l’inventario sia posteriore alla dichiarazione, l’erede, quando creditori o legatari non si oppongono (Cod. Civ. 498, 2906) ed egli non intende promuovere la liquidazione a norma dell’art. 503, paga i creditori e i legatari a misura che si presentano, salvi i loro diritti di poziorità (Cod. Civ. 2741, 2830).
L’erede non può essere costretto al pagamento con i propri beni, se non quando è stato costituito in mora (Cod. Civ. 1219) a presentare il conto e non ha ancora soddisfatto a quest’obbligo.
Qualora entro il termine indicato nell’art. 495 gli sia stata notificata opposizione da parte di creditori o di legatari, l’erede non può eseguire pagamenti (Cod. Civ. 502), ma deve provvedere alla liquidazione (Cod. Civ. 503) dell’eredità nell’interesse di tutti i creditori e legatari (Cod. Civ. 499 e seguenti).
Scaduto il termine entro il quale devono presentarsi le dichiarazioni di credito, l’erede provvede, con l’assistenza del notaio, a liquidare le attività ereditarie facendosi autorizzare alle alienazioni necessarie (Cod. proc. civ. 747- 748). Se l’alienazione ha per oggetto beni sottoposti a privilegio (Cod. Civ. 2745 e seguenti) o a ipoteca (Cod. Civ. 2808), i privilegi non si estinguono, e le ipoteche non possono essere cancellate (Cod. Civ. 2882) sino a che l’acquirente non depositi il prezzo nel modo stabilito dal giudice o non provveda al pagamento dei creditori collocati nello stato di graduazione previsto dal comma seguente.
Divenuto definitivo lo stato di graduazione (Cod. Civ. 501) o passata in giudicato (Cod. Proc. Civ. 324) la sentenza che pronunzia sui reclami, l’erede deve soddisfare i creditori e i legatari in conformità dello stato medesimo. Questo costituisce titolo esecutivo contro l’erede (Cod. Proc. Civ. 474).
I creditori e i legatari che non si sono presentati hanno azione contro l’erede solo nei limiti della somma che residua dopo il pagamento dei creditori e dei legatari collocati nello stato di graduazione. Questa azione si prescrive in tre anni dal giorno in cui lo stato e divenuto definitivo o è passata in giudicato la sentenza che ha pronunziato sui reclami, salvo che il credito sia anteriormente prescritto (Cod. Civ. 495).
Anche quando non vi e opposizione di creditori o di legatari, l’erede può valersi della procedura di liquidazione prevista dagli articoli precedenti (att. Cod. Civ. 132).
Se vi sono più eredi con beneficio d’inventario (Cod. Civ. 510), ciascuno può promuovere la liquidazione; ma deve convocare i propri coeredi al notaio nel termine che questi ha stabilito per la dichiarazione dei crediti. I coeredi che non si presentano sono rappresentati nella liquidazione dal notaio.
L’erede che, in caso di opposizione, non osserva le norme stabilite dall’art. 498 o non compie la liquidazione o lo stato di graduazione nel termine stabilito dall’art. 500, decade dal beneficio d’inventario (Cod. Civ. 493,494, 509, 564).
Dalla data di pubblicazione dell’invito ai creditori previsto dal terzo comma dell’art. 498 e sospeso il decorso degl’interessi dei crediti chirografari (Cod. Civ. 1282). I creditori tuttavia hanno diritto, compiuta la liquidazione, al collocamento degli interessi sugli eventuali residui.
L’erede, non oltre un mese dalla scadenza del termine stabilito per presentare le dichiarazioni di credito (Cod. Civ. 498), se non ha provveduto ad alcun atto di liquidazione, può rilasciare tutti i beni ereditari a favore dei creditori e dei legatari (Cod. Civ. 1977 e seguenti).
A tal fine l’erede deve, nelle forme indicate dall’art. 498, dare avviso ai creditori e ai legatari dei quali è noto il domicilio o la residenza (Cod. Civ. 43); deve iscrivere la dichiarazione di rilascio nel registro delle successioni (att. 52, 53), annotarla in margine alla trascrizione prescritta dal secondo comma dell’art. 484, e trascriverla presso gli uffici dei registri immobiliari dei luoghi in cui si trovano gli immobili ereditari (Cod. Civ. 2643) e presso gli uffici dove sono registrati i beni mobili (Cod. Civ. 2663).
Trascritta la dichiarazione di rilascio, il tribunale (*) del luogo dell’aperta successione, su istanza dell’erede o di uno dei creditori o legatari, o anche d’ufficio, nomina un curatore, perché provveda alla liquidazione secondo le norme degli artt. 498 e seguenti (Cod. Civ. 1387).
Le attività che residuano, pagate le spese della curatela e soddisfatti i creditori e i legatari collocati nello stato di graduazione (Cod. Civ.499 2° comma), spettano all’erede, salva l’azione dei creditori e legatari, che non si sono presentati, nei limiti determinati dal terzo comma dell’art. 502.
(*) Parola così sostituita dall’art.144, d. lgs 19 febbraio 1998, n.51.
Se, dopo la scadenza del termine stabilito per presentare le dichiarazioni di credito, l’erede incorre nella decadenza dal beneficio d’inventario (Cod. Civ. 493, 494, 505), ma nessuno dei creditori o legatari la fa valere (Cod. Civ. 505 4° comma), il tribunale (*) del luogo dell’aperta successione, su istanza di uno dei creditori o legatari, sentiti l’erede e coloro che hanno presentato le dichiarazioni di credito, può nominare un curatore con l’incarico di provvedere alla liquidazione dell’eredità secondo le norme degli artt. 499 e seguenti. Dopo la nomina del curatore, la decadenza dal beneficio non può più essere fatta valere.
Il decreto di nomina del curatore è iscritto nel registro delle successioni (att. 52, 53), annotato a margine della trascrizione prescritta dal secondo comma dell’art. 484, e trascritto negli uffici dei registri immobiliari dei luoghi dove si trovano gli immobili ereditari e negli uffici dove sono registrati i beni mobili (Cod. Civ. 2663).
L’erede perde l’amministrazione dei beni ed è tenuto a consegnarli al curatore. Gli atti di disposizione che l’erede compie dopo trascritto il decreto di nomina del curatore sono senza effetto rispetto ai creditori e ai legatari (Cod. Civ. 2644).
CAPO VIDella separazione dei beni del defunto da quelli dell’erede
CAPO VIIDella rinunzia all’eredità
La rinunzia all’eredità deve farsi con dichiarazione, ricevuta da un notaio o dal cancelliere della pretura del mandamento in cui si è aperta la successione, e inserita nel registro delle successioni (att. 52, 53, 133).
Se taluno rinunzia, benché senza frode, a un’eredità con danno dei suoi creditori, questi possono farsi autorizzare ad accettare l’eredità in nome e luogo del rinunziante, al solo scopo di soddisfarsi sui beni ereditari fino alla concorrenza dei loro crediti (2652, 2740).
CAPO VIIIDell’eredità giacente
CAPO XDei legittimari
SEZIONE IIDella reintegrazione della quota riservata ai legittimari
Quando sui beni lasciati dal defunto si apre in tutto o in parte la successione legittima (457), nel concorso di legittimari con altri successibili, le porzioni che spetterebbero a questi ultimi si riducono proporzionalmente nei limiti in cui è necessario per integrare la quota riservata (537 e seguenti) ai legittimari, i quali però devono imputare a questa, ai sensi dell’art. 564, quantohanno ricevuto dal defunto in virtù di donazioni o di legati.
TITOLO IIDELLE SUCCESSIONI LEGITTIME
CAPO IDella successione dei parenti
Se entrambi i genitori non possono o non vogliono (463, 521) venire alla successione, e vi sono ulteriori ascendenti, a questi ultimi si devolve, nel modo determinato dall’art. 569, laquota che sarebbe spettata a uno dei genitori in mancanza dell’altro.
Le disposizioni relative alla successione dei figli naturali si applicano quando la filiazione è stata riconosciuta o giudizialmente dichiarata (250 e seguenti), salvo quanto è disposto dall’art. 580.
Se uno solo dei genitori ha legittimato il figlio (280 e seguenti), l’altro è escluso dalla successione.
Se vi sono genitori, l’eredita è devoluta per due terzi al coniuge e per l’altro terzo ai genitori (538).
CAPO IIDella successione del coniuge
Quando con il coniuge concorrono figli legittimi o figli naturali, o figli legittimi e naturali (257), il coniuge ha diritto alla metà dell’eredità, se alla successione concorre un solo figlio, e ad un terzo negli altri casi.
Al coniuge sono devoluti i due terzi dell’eredità se egli concorre con ascendenti legittimi o con fratelli e sorelle anche se unilaterali (459), ovvero con gli uni e con gli altri. In questo ultimo caso la parte residua è devoluta agli ascendenti, ai fratelli e alle sorelle, secondo le disposizioni dell’art. 571, salvo in ogni caso agli ascendenti il diritto a un quarto della eredità.
CAPO IIIDella successione dello stato
In mancanza di altri successibili (459, 572) l’eredità è devoluta allo Stato (473). L’acquisto si opera di diritto senza bisogno di accettazione e non può farsi luogo a rinunzia.
TITOLO IIIDELLE SUCCESSIONI TESTAMENTARIE
CAPO IIDella capacità di disporre per testamento
CAPO IIIDella capacità di ricevere per testamento
Gli eredi, i legatari e i donatari sono tenuti, in proporzione a quanto hanno ricevuto, a corrispondere ai figli naturali di cui all’art. 279, un assegno vitalizio nei limiti stabilitidall’art. 580, se il genitore non ha disposto per donazione o testamento in favore dei figli medesimi. Se il genitore ha disposto in loro favore, essi possono rinunziare alla disposizione e chiedere l’assegno.
CAPO IVDella forma dei testamenti
SEZIONE IIDei testamenti speciali
SEZIONE IIIDella pubblicazione dei testamenti olografi e dei testamenti segreti
Il notaio procede alla pubblicazione del testamento in presenza di due testimoni, redigendo nella forma degli atti pubblici un verbale nel quale descrive lo stato del testamento, ne riproduce il contenuto e fa menzione della sua apertura, se è stato presentato chiuso con sigillo. Il verbale è sottoscritto dalla persona che presenta il testamento dai testimoni e dal notaio. Ad esso sono uniti la carta in cui è scritto il testamento, vidimata in ciascun mezzo foglio dal notaio e dai testimoni, e l’estratto dell’atto di morte del testatore o copia del provvedimento che ordina l’apertura degli atti di ultima volontà dell’assente o della sentenza che dichiara la morte presunta (50, 58).
CAPO VDell’istituzione di erede e dei legati
Esse si considerano come un onere a carico dell’erede o del legatario, e si applica l’art. 648.
SEZIONE IIDelle disposizioni condizionali, a termine e modali
E’ illecita la condizione che impedisce le prime nozze o le ulteriori (634; att. 138).
Per l’adempimento dell’onere può agire qualsiasi interessato (Cod. Proc. Civ. 99).
SEZIONE IIIDei legati
Il legato di cosa dell’onerato o di un terzo è nullo, salvo che dal testamento o da altra dichiarazione scritta dal testatore risulti che questi sapeva che la cosa legata apparteneva all’onerato o al terzo. In questo ultimo caso l’onerato è obbligato (1137) ad acquistare la proprietà della cosa dal terzo e a trasferirla al legatario (1478), ma è in sua facoltà di pagarne al legatario il giusto prezzo (1474).
Se il terzo non può o non vuole fare la scelta, questa è fatta a norma del terzo comma dell’art. 631 (Cod. Proc. Civ. 751).
SEZIONE IVDel diritto di accrescimento
SEZIONE VDella revocazione delle disposizioni testamentarie
CAPO VIDelle sostituzioni
SEZIONE IIDella sostituzione fedecommissaria
CAPO VIIDegli esecutori testamentari
Il testatore può disporre che l’esecutore testamentario, quando non è un erede o un legatario, proceda alla divisione tra gli eredi dei beni all’eredità. In questo caso si osserva il disposto dell’art. 733.
L’esecutore testamentario deve rendere il conto della sua gestione al termine della stessa, e anche spirato l’anno dalla morte del testatore, se la gestione si prolunga oltre l’anno (Cod. Proc. Civ. 263).
Ogni coerede, quando i beni immobili dell’eredità sono gravati con ipoteca da una prestazione di rendita redimibile (1865 e seguenti), può chiedere che gli immobili ne siano affrancati e resi liberi prima che si proceda alla formazione delle quote ereditarie. Se uno dei coeredi si oppone, decide l’autorità giudiziaria. Se i coeredi dividono l’eredità nello stato in cui si trova, l’immobile gravato deve stimarsi con gli stessi criteri con cui si stimano gli altri beni immobili, detratto dal valore di esso il capitale corrispondente alla prestazione, secondo le norme relative al riscatto della rendita (1866), salvo che esista un patto speciale intorno al capitale da corrispondersi per l’affrancazione.
CAPO VDell’annullamento e della rescissione in materia di divisione
La divisione può essere annullata quando è l’effetto di violenza o di dolo (1434 e seguenti).
L’azione si prescrive (2941 e seguente) in cinque anni dal giorno in cui è cessata la violenza o in cui il dolo è stato scoperto (1442).
TITOLO VDELLE DONAZIONI
La donazione è il contratto (782, 1321 e seguenti) col quale, per spirito di liberalità, una parte arricchisce l’altra, disponendo a favore di questa di un suo diritto (1376) o assumendo verso la stessa una obbligazione.
E’ donazione anche la liberalità fatta per riconoscenza o in considerazione dei meriti del donatario o per speciale rimunerazione (797, 805).
E’ valida la clausola con cui il donante dispone che, se uno dei donatari non può o non vuole accettare, la sua parte si accresca agli altri (676).
CAPO IIDella capacità di disporre e di ricevere per donazione
Non possono fare donazione coloro che non hanno la piena capacità di disporre dei propri beni (2, 394, 424, 427). E’ tuttavia valida la donazione fatta dal minore e dall’inabilitato nel loro contratto di matrimonio a norma degli artt. 165 e 166.
Le disposizioni precedenti si applicano anche al minore emancipato autorizzato all’esercizio di un’impresa commerciale (397).
Art. 775 Donazione fatta da persona incapace d’intendere o di volere
La donazione fatta da persona che, sebbene non interdetta, si provi essere stata per qualsiasi causa, anche transitoria, incapace d’intendere o di volere al momento in cui la donazione è stata fatta, può essere annullata su istanza del donante, dei suoi eredi o aventi causa (428).
L’azione si prescrive (2962) in cinque anni dal giorno in cui la donazione è stata fatta (428, 1442 e seguenti).
Art. 776 Donazione fatta dall’inabilitato
La donazione fatta dall’inabilitato, anche se anteriore alla sentenza d’inabilitazione o alla nomina del curatore provvisorio, può essere annullata (799, 1442) se fatta dopo che è stato promosso il giudizio d’inabilitazione (427).
Il curatore dell’inabilitato per prodigalità (415) può chiedere l’annullamento della donazione, anche se fatta nei sei mesi anteriori all’inizio del giudizio d’inabilitazione.
E’ nullo (1421 e seguenti) il mandato con cui si attribuisce ad altri la facoltà di designare la persona del donatario o di determinare l’oggetto della donazione.
E’ peraltro valida la donazione a favore di persona che un terzo sceglierà tra più persone designate dal donante o appartenenti i determinate categorie, o a favore di una persona giuridica tra quelle indicate dal donante stesso.
E’ del pari valida la donazione che ha per oggetto una cosa che un terzo determinerà tra più cose indicate dal donante o entro i limiti di valore dal donante stesso stabiliti.
E’ nulla (1418 e seguenti) la donazione a favore di chi è stato tutore o protutore del donante, se fatta prima che sia stato approvato il conto (385 e seguenti) o sia estinta l’azione per il rendimento del conto medesimo.
Si applicano le disposizioni dell’art. 599.
I coniugi non possono, durante il matrimonio, farsi l’uno all’altro alcuna liberalità, salve quelle conformi agli usi (1418 e seguenti).
CAPO IIIDella forma e degli effetti della donazione
La donazione deve essere fatta per atto pubblico (2699), sotto pena di nullità. Se ha per oggetto cose mobili, essa non è valida che per quelle specificate con indicazione del loro valore nell’atto medesimo della donazione, ovvero in una nota a parte sottoscritta dal donante, dal donatario e dal notaio.
La donazione di modico valore che ha per oggetto beni mobili (812) è valida anche se manca l’atto pubblico, purché vi sia stata la tradizione.
Salvo diversa disposizione del donante, l’amministrazione dei beni donati spetta al donante o ai suoi eredi, i quali possono essere obbligati a prestare idonea garanzia (1179). I frutti (820) maturati prima della nascita sono riservati al donatario se la donazione è fatta a favore di un nascituro già concepito. Se è fatta a favore di un non concepito, i frutti sono riservati al donante sino al momento della nascita del donatario.
L’annullamento del matrimonio (117 e seguenti) importa la nullità della donazione. Restano tuttavia salvi i diritti acquistati dai terzi di buona fede tra il giorno del matrimonio e il passaggio in giudicato (Cod. Proc. Civ. 324) della sentenza che dichiara la nullità del matrimonio. Il coniuge di buona fede (128) non è tenuto a restituire i frutti percepiti anteriormente alla domanda di annullamento del matrimonio (1 148).
La donazione a favore di un ente non riconosciuto non ha efficacia, se entro un anno non è notificata al donante l’istanza per ottenere il riconoscimento (att. 2-3). La notificazione produce gli effetti indicati dall’ultimo comma dell’art. 782.
La donazione può essere impugnata per errore sul motivo, sia esso di fatto o di diritto, quando il motivo risulta dall’atto ed è il solo che ha determinato il donante alla liberalità (1428 e seguenti).
Il motivo illecito rende nulla (799) la donazione quando risulta dall’atto ed è il solo che ha determinato il donante alla liberalità (1345, 1418 e seguenti).
Art. 789 Inadempimento o ritardo nell’esecuzione
Il patto di riversibilità produce l’effetto di risolvere tutte le alienazioni dei beni donati e di farli ritornare al donante liberi da ogni peso o ipoteca, ad eccezione dell’ipoteca iscritta a garanzia della dote (2817, 2832) o di altre convenzioni matrimoniali, quando gli altri beni del coniuge donatario non sono sufficienti, e nel caso soltanto in cui la donazione è stata fatta con lo stesso contratto matrimoniale da cui l’ipoteca risulta.
La risoluzione per inadempimento dell’onere, se preveduta nell’atto di donazione, può essere domandata dal donante o dai suoi eredi (2652, n. 1).
L’onere illecito o impossibile si considera non apposto; rende tuttavia nulla (1421 e seguenti) la donazione se ne ha costituito il solo motivo determinante. (788).
E’ permesso al donante di riservare l’usufrutto (978 e seguenti, 1002-3) dei beni donati a proprio vantaggio, e dopo di lui a vantaggio di un’altra persona o anche di più persone, ma non successivamente (698).
Il donante è tenuto a garanzia verso il donatario, per l’evizione che questi può soffrire delle cose donate (1483 e seguenti), nei casi seguenti (168, 180):
3) se si tratta di donazione che impone oneri al donatario, o di donazione rimuneratoria (770), nei quali casi la garanzia è dovuta fino alla concorrenza dell’ammontare degli oneri o dell’entità delle prestazioni ricevute dal donante.
CAPO IVDella revocazione delle donazioni
La domanda di revocazione per ingratitudine non può essere proposta (2652) che quando il donatario ha commesso uno dei fatti previsti dai nn. 1, 2 e 3 dell’art. 463, ovvero si è reso colpevole d’ingiuria grave verso il donante o ha dolosamente arrecato grave pregiudizio al patrimonio di lui o gli ha rifiutato indebitamente gli alimenti dovuti ai sensi degli artt. 433, 435 e 436 (att. 141).
La domanda di revocazione per causa d’ingratitudine deve essere proposta dal donante o dai suoi eredi, contro il donatario o i suoi eredi, entro l’anno dal giorno in cui il donante è venuto a conoscenza del fatto che consente la revocazione (2964 e seguenti).
Le donazioni, fatte da chi non aveva o ignorava di avere figli o discendenti legittimi al tempo della donazione, possono essere revocate per la sopravvenienza o l’esistenza di un figlio o discendente legittimo del donante. Possono inoltre essere revocate per il riconoscimento di un figlio naturale (250 e seguenti), fatto entro due anni dalla donazione, salvo che si provi che al tempo della donazione il donante aveva notizia dell’esistenza del figlio.
Art. 804 Termine per l’azione
L’azione di revocazione per sopravvenienza di figli deve essere proposta entro cinque anni (2964 e seguenti) dal giorno della nascita dell’ultimo figlio o discendente legittimo ovvero della notizia dell’esistenza del figlio o discendente ovvero dell’avvenuto riconoscimento del figlio naturale.
Non possono revocarsi per causa d’ingratitudine, ne per sopravvenienza di figli, le donazioni rimuneratorie (770) e quelle fatte in riguardo di un determinato matrimonio (785).
Le liberalità, anche se risultano da atti diversi da quelli previsti dall’art. 769 (1237, 1411, 1875, 1920), sono soggette alle stesse norme che regolano la revocazione delle donazioni per causa d’ingratitudine e per sopravvenienza di figli (800 e seguenti), nonché a quelle sulla riduzione delle donazioni per integrare la quota dovuta ai legittimari (553 e seguenti).
Questa disposizione non si applica alle liberalità previste dal secondo comma dell’art. 770 e aquelle che a norma dell’art. 742 non sono soggette a collazione.
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