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Timestamp: 2018-06-24 01:10:32+00:00
Document Index: 16772559

Matched Legal Cases: ['art. 84', 'art. 107', 'sentenza ', 'art. 14', 'sentenza ', 'art. 84', 'art. 245', 'sentenza ']

Commissione in composizione parziale legittimo operato per la verifica dei requisiti (Sent. N. 00245/2012)
Qui la sentenza: Commissione in composizione parziale legittimo operato per la verifica dei requisiti (Sent. N. 00245/2012)
E’ illegittima, con effetti vizianti dell’intero procedimento, la commissione che opera con la partecipazione di un numero pari di membri
“le commissioni giudicatrici delle gare indette per l’aggiudicazione di appalti con la Pubblica Amministrazione devono essere necessariamente composte da un numero dispari di membri onde assicurare la funzionalità del principio maggioritario, con la conseguenza che è illegittima, con effetti vizianti dell’intero procedimento, la commissione che opera con la partecipazione di un numero pari di membri” (Consiglio di Stato, sez. V, 2 novembre 2009 n. 6713 e 22 ottobre 2007 n. 5502);
– che tale principio è codificato nel secondo comma dell’art. 84 del codice dei contratti pubblici, a norma del quale, nel caso di aggiudicazione con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, la commissione “è composta da un numero dispari di componenti, in numero massimo di cinque, esperti nello specifico settore cui si riferisce l’oggetto del contratto”;
– che, contrariamente a quanto sostenuto dalla parte ricorrente, nel caso in esame non sussiste la violazione della disposizione citata, posto che la commissione giudicatrice dell’appalto di cui si discute era composta di cinque membri, compreso il presidente (che va computato: cfr. TAR Piemonte, sez. I, 16 luglio 2010 n. 3132), tutti partecipanti alle decisioni del collegio e, tra l’altro, tutti esperti, considerato che il presidente è il Direttore del Dipartimento appalti, forniture e servizi dell’ESTAV Sudest (cfr. Consiglio di Stato, sez. V, 20 dicembre 2011 n. 6701);
– per ciò che concerne la prospettata illegittimità delle operazioni di gara, in quanto svolte dalla commissione giudicatrice in composizione parziale, che rispetto alle fasi di abilitazione dei concorrenti, di verifica del possesso dei requisiti e di apertura delle offerte economiche non è evidenziato quale specifico pregiudizio sarebbe derivato per la parte ricorrente dalle relative operazioni (che peraltro non risulta abbiano riguardato attività valutative o discrezionali);
– che altrettanto, e a maggior ragione, vale per quanto riguarda la fase di valutazione delle offerte tecniche, tenuto conto, da un lato, che la società ricorrente ha ottenuto il massimo (e migliore) punteggio e, dall’altro, che non ha formulato nessuna contestazione in ordine ai punteggi attribuiti agli altri concorrenti; e che infine, anche ad ipotizzare che gli altri concorrenti avessero ottenuto il punteggio minimo (18 punti) per l’offerta tecnica, a fronte del massimo punteggio (30 punti) assegnato alla ricorrente, quest’ultima non avrebbe comunque potuto colmare il grande divario rispetto ai concorrenti che la precedono in graduatoria, determinato dall’offerta economica;
Come devono essere composte le Commissioni di gara? Possono essere tollerati l’avvicendarsi di componenti diversi di seduta in seduta e la presenza di supplenti?
I collegi amministrativi, nel cui novero vanno considerate le commissioni giudicatrici dei contratti di appalto devono essere composti da un numero dispari di membri onde assicurare la funzionalità del principio maggioritario per la formazione del quorum strutturale, ai fini del calcolo della maggioranza assoluta dei componenti (la metà più uno ai fini del “quorum” strutturale, è data dal numero che, raddoppiato, supera il totale dei componenti almeno per un’unità rispetto ai membri del collegio)
Merita di essere segnalata la decisione numero 5502 del 22 ottobre 2007 del Consiglio di Stato che ci insegna che:
< Nell’unica censura articolata avverso la decisione, la società ALFA afferma che l’entrata in vigore del TUEL aveva del tutto superato il regolamento contratti del comune di Cortina anche per quanto riguardava la composizione delle commissioni in quanto l’art. 107, co. 3, lett. b del D.Lgs. n. 267/2000 attribuisce ai dirigenti non solo la presidenza delle commissioni ma anche la responsabilità delle operazioni di gara e la competenza a nominare i relativi organi. La commissione aveva poi costantemente operato con la presenza di tre componenti, in quanto il sig. Lumaca svolgeva il ruolo di segretario verbalizzante solo in via incidentale, dovendosi ritenere a tutti gli effetti componente della commissione. Le sostituzioni sarebbero poi avvenute in ossequio al criterio di celerità e di efficienza dell’azione amministrativa.
6) L’appello non può essere condiviso.
6.1) Per unanime giurisprudenza dei questo Consiglio, i collegi amministrativi, nel cui novero vanno considerate le commissioni giudicatrici dei contratti di appalto devono essere composti da un numero dispari di membri onde assicurare la funzionalità del principio maggioritario (Cons. Stato, II, 12 luglio 1995, n. 1772; 27 settembre 1989, n. 894) per la formazione del quorum strutturale, ai fini del calcolo della maggioranza assoluta dei componenti (la metà più uno ai fini del “quorum” strutturale, è data dal numero che, raddoppiato, supera il totale dei componenti almeno per un’unità rispetto ai membri del collegio – Cons. Stato, V, 7 luglio 1987, n. 463; Cons. Stato, II, 18 febbraio 1981, n. 1307).
6.2) Al suddetto requisito non risponde la Commissione giudicatrice di che trattasi, costantemente composta da due membri e dal segretario verbalizzante, che, in quanto tale, era privo di diritto di voto. Correttamente pertanto la sentenza impugnata ha ritenuto invalido l’intero lavoro della Commissione giudicatrice nel suo insieme. Rispetto alla nullità intrinseca della composizione della commissione, come prevista dall’art. 14 del regolamento comunale contratti del comune di Cortina, non ha alcun senso richiamare le disposizioni del novellato TUEL che hanno inciso sulla qualifica e sulla responsabilità dei componenti le commissioni aggiudicatici ma non certo sul loro numero.
6.3) Essendo assodato dai verbali di gara che la commissione aveva sempre operato con l’intervento di due membri, oltre ad altro soggetto con funzioni di verbalizzante, è inevitabile la conferma della sentenza, sulla nullità del procedimento per vizio intrinseco nella composizione dell’organo deliberante.>
< Secondo la costante giurisprudenza, la commissione giudicatrice di gare di appalto costituisce un collegio perfetto che deve operare con il plenum dei suoi componenti. La figura del supplente, sia pure ammessa per garantire lo svolgimento delle operazioni con continuità e tempestività (Cons. Stato, VI, 2 febbraio 2004, n. 324), deve essere sorretta da un atto formale di nomina, che non è dati rinvenire nella documentazione in atti.>
sentenza numero 3132 del 16 luglio 2010 pronunciata dal Tar Piemonte, Torino
L’illegittima composizione della commissione giudicatrice vizia in radice la procedura selettiva
Pertanto ne comporta l’integrale rinnovazione, non potendosi ovviamente ritenere che la formazione unanime delle decisioni possa dequotare tale vizio genetico alla stregua di mera irregolarità non invalidante.
E’ necessarioche la commissione di gara sia formata da un numero dispari di componenti, atteso che tale composizione è imprescindibile per garantire la funzionalità del principio maggioritario nell’ambito di un collegio perfetto qual è l’organo in questione
Le descritte modalità violano, quindi, lo specifico obbligo di custodia e segretezza delle offerte che, costituendo ineludibile presidio del principio costituzionale del buon andamento e dell’imparzialità della pubblica amministrazione, non può che condurre all’annullamento degli atti di gara.
Con il secondo motivo di ricorso, le esponenti denunciano l’illegittima composizione della commissione di gara sotto un duplice profilo.
3.1) In primo luogo, rilevano che nella fattispecie avrebbero illegittimamente operato due distinte commissioni giudicatrici: la prima, composta di tre membri e della quale non si conoscono gli estremi del provvedimento di nomina, che ha provveduto alla verifica della documentazione amministrativa delle concorrenti e delle offerte economiche; la seconda, composta di otto membri oltre al segretario, preposta alla valutazione delle offerte tecniche.
L’amministrazione resistente contrasta tale ricostruzione, affermando che l’unica commissione operante nella fattispecie sarebbe stata quella preposta alla valutazione delle offerte tecniche; la verifica della documentazione amministrativa e l’accertamento dei prezzi offerti dalle concorrenti costituirebbero, invece, semplici attività amministrative che, non necessitando di specifiche competenze tecniche relative all’oggetto dell’appalto, non richiedevano l’intervento di alcuna commissione di gara.
Rilevano le deducenti, in secondo luogo, che la composizione della “commissione tecnica” di otto membri era difforme da quanto previsto dall’art. 84, comma 2, del d.lgs. n. 163/2006, che prevede un numero dispari di componenti non superiore a cinque.
L’amministrazione resistente giustifica tale scostamento con la pretesa complessità della gara in questione, tale da richiedere una particolare diversificazione nella qualificazione tecnica dei membri della commissione e da rendere necessario l’incremento del numero degli stessi.
Inoltre, l’amministrazione afferma che la commissione de qua sarebbe stata composta da sette membri (e non otto), non dovendosi computare il presidente che non appartiene al novero degli esperti e che, nel caso di specie, non ha partecipato alle votazioni né formulato alcuna valutazione tecnica.
La difesa della controinteressata si attesta sulla medesima linea, salvo soggiungere che l’unanimità delle valutazioni rese nella fattispecie renderebbe irrilevante la questione del numero pari o dispari dei membri della commissione.
Tale prospettazione difensiva non è condivisibile.
Deve riscontrarsi, pertanto, la violazione del principio di unicità della commissione di gara e non si può accogliere, al riguardo, l’eccezione di inammissibilità proposta dalla controinteressata, atteso che la lex specialis di gara ove erano previste le descritte modalità di valutazione delle offerte è stata regolarmente impugnata dalle ricorrenti.
Il secondo motivo del ricorso risulta fondato.
Ritiene il Collegio che la censura sia fondata e meritevole di accoglimento, con riguardo al profilo inerente il numero pari di membri della commissione.
Per quanto riguarda il numero massimo di cinque componenti della commissione, infatti, la giurisprudenza amministrativa ritiene unanimemente che si tratti di indicazione non vincolante (Cons. Stato, sez. V, 19 giugno 2006, n. 3579; sez. IV, 12 maggio 2008, n. 2188; sez. V, 6 aprile 2009, n. 2143).
E’ necessario, invece, che la commissione di gara sia formata da un numero dispari di componenti, atteso che tale composizione è imprescindibile per garantire la funzionalità del principio maggioritario nell’ambito di un collegio perfetto qual è l’organo in questione (Cons. Stato, n. 2143/2009 cit.).
E’ quasi superfluo precisare, inoltre, che nel numero pari o dispari di membri della commissione deve essere computato anche il presidente il quale ne fa parte a pieno titolo e, in disparte i poteri che abbia deciso di esercitare o meno nel caso concreto, ha diritto di voto al pari degli altri componenti (anziché assolvere, come sembrerebbe affermare la difesa dell’amministrazione, mere funzioni di garante della legalità dell’operato dell’organo valutativo).
D’altronde, lo stesso provvedimento di nomina della commissione nella gara de qua contempla la figura del presidente accanto ai sette membri esperti, senza nulla specificare in ordine ad un’eventuale differenziazione dei compiti e dei poteri all’interno dell’organo collegiale (mentre per la figura del segretario, lo stesso provvedimento di nomina chiarisce che si tratta del soggetto “verbalizzante”, cosicché non se ne può tener conto nel novero dei membri della commissione).
L’illegittima composizione della commissione giudicatrice vizia in radice la procedura selettiva e ne comporta l’integrale rinnovazione, non potendosi ovviamente ritenere che la formazione unanime delle decisioni possa dequotare tale vizio genetico alla stregua di mera irregolarità non invalidante.
Parimenti fondate e meritevoli di accoglimento sono le censure dedotte nel terzo motivo di ricorso, con riferimento alla violazione dei principi di custodia e segretezza delle offerte tecniche.
Come si evince dalla documentazione in atti, i plichi contenenti dette offerte sono stati aperti dalla commissione nella seduta del 2 ottobre 2008.
Nella stessa seduta, la commissione constatava che uno dei suoi membri era indisponibile a proseguire l’incarico e dava atto della necessità di provvedere alla sua sostituzione, dichiarando chiusa la seduta prima di procedere all’esame della documentazione delle offerte tecniche.
Quanto ai plichi contenenti le offerte, il presidente li affidava al segretario affinché fossero conservati “in luogo chiuso, direttamente non accessibile”.
Avvenuta la sostituzione del componente dimissionario, la commissione riprendeva i suoi lavori nella seduta del 18 novembre 2008.
Affermano le deducenti che le descritte modalità non sarebbero state idonee a garantire l’integrità dei plichi contenenti le offerte.
Il rilievo è fondato, poiché non risulta che, nel non trascurabile periodo di sospensione delle operazioni di gara, la commissione o la stazione appaltante abbiano adottato specifiche misure concretamente atte a garantire l’integrità delle offerte (cfr., in analoga fattispecie, T.A.R. Liguria, sez. II, 22 ottobre 2009, n. 2955).
Le generiche raccomandazioni a tal fine impartite dal presidente della commissione al segretario risultavano, d’altronde, chiaramente inidonee a prevenire il pericolo di manomissione dei plichi contenenti le offerte, non avendone imposto la risigillatura né specificato quali altre modalità avrebbero dovuto adottarsi per garantirne l’integrità.
Neppure è possibile accertare chi nella fattispecie abbia materialmente custodito le offerte e in quale luogo, poiché la commissione ha semplicemente ripreso i lavori nella seduta del 18 novembre 2008 senza soffermarsi su tali circostanze né dare atto dell’effettiva integrità delle offerte (circostanza, quest’ultima, che supera i rilievi delle parti resistenti in ordine alla mancata denuncia di una reale manomissione delle stesse).
i vizi denunciati e riscontrati non consentono l’aggiudicazione a favore della parte ricorrente, ma solo la necessità di rinnovare la gara
In difetto di domanda di subentro nel contratto, peraltro, l’eventuale dichiarazione di inefficacia del contratto resterebbe sostanzialmente fine a se stessa.
A norma delle innovazioni introdotte dal d.lgs. 20 marzo 2010, n. 53 nel caso di violazioni non gravi, la scelta di caducazione del contratto non costituisce conseguenza automatica e necessitata dell’annullamento dell’aggiudicazione, ma postula che la parte ricorrente, avendo titolo comprovato all’aggiudicazione, abbia l’effettiva possibilità di subentrare nel contratto.
L’accoglimento delle censure che precedono soddisfa l’interesse strumentale attivato dalle ricorrenti alla rinnovazione dell’intera procedura di gara, rendendo così superfluo il vaglio degli ulteriori motivi di gravame che, se accolti, sarebbero comunque insuscettibili di arrecare ulteriori vantaggi alle ricorrenti medesime.
Non può trovare accoglimento la domanda di risarcimento dei danni, poiché l’interesse azionato dalla parte ricorrente è interamente soddisfatto, come già precisato, attraverso l’obbligo della stazione appaltante di provvedere all’integrale rinnovazione della procedura di gara.
Neppure può trovare accoglimento la domanda, proposta con la memoria conclusionale del 11 giugno 2010, di dichiarazione di inefficacia del contratto.
Si premette, al riguardo, che la disposizione attributiva del relativo potere giurisdizionale – l’art. 245-ter del codice dei contratti, introdotto con il d.lgs. 20 marzo 2010, n. 53 – esprime una norma processuale che, in conseguenza, trova applicazione anche nei giudizi in corso (T.A.R. Lazio, Roma, sez. III bis, 16 giugno 2010, n. 18131).
Nel caso di violazioni non gravi, peraltro, la scelta di caducazione del contratto non costituisce conseguenza automatica e necessitata dell’annullamento dell’aggiudicazione, ma postula che la parte ricorrente, avendo titolo comprovato all’aggiudicazione, abbia l’effettiva possibilità di subentrare nel contratto.
Tale presupposto non si verifica nel caso in esame, ove i vizi denunciati e riscontrati non consentono l’aggiudicazione a favore della parte ricorrente, ma solo la necessità di rinnovare la gara.
8) In applicazione del principio della soccombenza, le spese di lite vanno poste a carico dell’amministrazione resistente e sono liquidate come da dispositivo; si ravvisano giusti motivi, invece, per compensare dette spese fra la parte ricorrente e la controinteressata.
sentenza numero 18131 del 16 giugno 2010 pronunciata dal Tar Lazio, Roma