Source: http://legislazionetecnica.it/52483/fonte/d-min-llpp-02-04-1968-n-1444?parts=2452626
Timestamp: 2018-02-20 11:49:47+00:00
Document Index: 148594713

Matched Legal Cases: ['art. 9', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 10', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 2', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 9', 'sentenza ', 'art. 9', 'art. 20', 'art. 20', 'art. 2', 'art. 9', 'art. 9']

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A) le parti del
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1) Zone A): per le operazioni di risanamento conservativo e per le eventuali ristrutturazioni, le distanze tra gli edifici non possono essere inferiori a quelle intercorrenti tra i volumi edificati preesistenti computati senza tener conto di costruzioni aggiuntive di epoc
Edilizia e urbanistica - Standards e parametri urbanistici - Carico urbanistico - Aggravio - Nozione.
L’incidenza di un intervento edilizio sul carico urbanistico deve essere considerata con riferimento all’aspetto strutturale e funzionale dell’opera ed è rilevabile anche nel caso di una concreta alterazione della originaria consistenza sostanziale di un manufatto in relazione alla volumetria, alla destinazione o alla effettiva utilizzazione tale da determinare un mutamento dell’insieme delle esigenze urbanistiche valutate in sede di pianificazione con particolare riferimento agli standard fissati dal D.M. 1444/1968.
1. Edilizia e urbanistica - Distanze tra le costruzioni - Distanza tra edifici antistanti ai sensi dell’art. 9 del D.M. 1444/1968 - Carattere generale e inderogabile - Applicazione a nuovi edifici - Applicazione anche a ristrutturazioni che diano vita ad un organismo edilizio oggettivamente diverso. 2. Edilizia e urbanistica - Qualificazione degli interventi edilizi - Intervento di ristrutturazione edilizia - Linea distintiva tra le nozioni di ristrutturazione edilizia e di nuova costruzione. 3. Edilizia e urbanistica - Distanze tra le costruzioni - Distanza tra edifici antistanti ai sensi dell’art. 9 del D.M. 1444/1968 - Differenza di quote esistente tra gli edifici - Irrilevanza - Una sola parete finestrata - Sufficienza. 4. Edilizia e urbanistica - Distanze tra le costruzioni - Distanza tra edifici antistanti ai sensi dell’art. 9 del D.M. 1444/1968 - Interventi in zone A (centro storico) - Applicazione in caso di nuova costruzione.
1. In termini generali, la disposizione contenuta nell’art. 9 del D.M. 1444/1968, che prescrive la distanza di 10 metri che deve sussistere tra edifici antistanti, ha carattere inderogabile poiché si tratta di norma imperativa, la quale predetermina in via generale ed astratta le distanze tra le costruzioni in considerazione delle esigenze collettive connesse ai bisogni di igiene e di sicurezza; tali distanze sono coerenti con il perseguimento dell’interesse pubblico e non già con la tutela del diritto dominicale dei proprietari degli immobili finitimi alla nuova costruzione, tutela che è invece assicurata dalla disciplina predisposta, anche in tema di distanze, dal Codice civile. Tale disposizione si applica sia ai “nuovi edifici” - intendendosi per tali gli edifici (o parti e/o sopraelevazioni di essi) costruiti per la prima volta - ossia alle nuove costruzioni, sia agli interventi di ristrutturazione edilizia che, in ragione dell’entità delle modifiche apportate al volume e alla collocazione del fabbricato, rendano l’opera realizzata nel suo complesso oggettivamente diversa da quella preesistente.
2. La ristrutturazione edilizia sussiste solo quando viene modificato un immobile già esistente nel rispetto delle caratteristiche fondamentali dello stesso. Invero, pur consentendo l’art. 10 del D.P.R. 380/2001, comma 1, lettera c), di qualificare come “interventi di ristrutturazione edilizia” anche le attività volte a realizzare un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente, implicanti modifiche della volumetria complessiva, della sagoma o dei prospetti, tuttavia occorre conservare sempre una identificabile linea distintiva tra le nozioni di ristrutturazione edilizia e di nuova costruzione, potendo configurarsi la prima solo quando le modifiche volumetriche e di sagoma siano di portata limitata e comunque riconducibili all’organismo preesistente. (Nella fattispecie la Corte ha ritenuto sussistere un intervento di nuova costruzione, essendo stato totalmente trasformato il precedente piano sottotetto abitabile, con conseguente creazione di un apprezzabile aumento volumetrico, in rapporto al volume complessivo dell’intero fabbricato, nonché di un disegno sagomale con connotati alquanto diversi da quelli della struttura originaria, tramite allungamento delle falde del tetto, perdita degli originari abbaini, sopraelevazione della cassa scale ed altri interventi.)
3. Il dovere di rispettare le distanze stabilite dall’art. 9 del D.M. 1444/1968 sussiste indipendentemente dall’eventuale differenza di quote esistente tra gli edifici aventi pareti frontistanti, ed inoltre ai fini dell’operatività della previsione, è persino sufficiente che sia finestrata anche una sola delle due pareti interessate. Tanto si spiega in ragione della portata generale, astratta ed inderogabile della norma, che esclude ogni discrezionalità valutativa, anche del giudice, circa l’esistenza in concreto di intercapedini o di condizioni di pregiudizio alla salubrità e sicurezza dei luoghi.
4. Ai fini del rispetto delle distanze stabilite dall’art. 9 del D.M. 1444/1968 in occasione di un intervento di ampliamento in zona A (centro storico), è irrilevante che tale intervento non rechi modifiche alle pregresse distanze dai fabbricati circostanti e sia allineato alla sagoma assentita con precedente permesso di costruire. Infatti, va rimarcato che per le distanze tra costruzioni in zona A, posto che il limite di distanza corrispondente a quella tra i volumi edificati preesistenti riguarda soltanto gli interventi di risanamento conservativo e di ristrutturazione, nel caso (eccezionale) di nuova costruzione anche nella suddetta zona A i applica la distanza di 10 metri di cui all’art. 9 del D.M. 1444/1968, comma 1, punto 2).
Edilizia e urbanistica - Distanze tra le costruzioni - Distanza tra edifici antistanti - Criteri di misurazione.
Poiché lo scopo perseguito dal legislatore è quello di evitare intercapedini dannose, le distanze tra fabbricati non si misurano in modo radiale, come avviene per le distanze rispetto alle vedute, ma in modo lineare, perpendicolare ed ortogonale e la relativa disciplina non trova pertanto applicazione “quando i fabbricati sono disposti ad angolo e non hanno fra loro pareti contrastanti perché ciò che rileva è la distanza fra opposte pareti”.
Edilizia e urbanistica - Piano Casa - Disciplina derogatoria - Ha carattere eccezionale - Conseguenze - Rispetto delle distanze legali civilistiche - Fattispecie.
Il carattere derogatorio delle norme regionali attuative del c.d. “Piano casa”, che consentono in molti casi l’effettuazione di determinati interventi edilizi in deroga a previsioni degli strumenti urbanistici e dei regolamenti edilizi, e/o all'altezza massima e alle distanze dai confini e dai fabbricati, implica una stretta interpretazione delle sue norme, senza interpretazioni estensive che potrebbero condurre a stravolgere l’ordinata pianificazione del territorio. Ne consegue che, venendo in questione la disciplina sulle distanze legali, sulla base della giurisprudenza costituzionale in materia, non possa non restare salvo il rispetto della disciplina sulle distanze legali garantita dal Codice civile (Fattispecie relativa all’applicazione dell’art. 2 della L.R. Molise 30/2009.).
Edilizia e urbanistica - Distanze legali - Piani particolareggiati o lottizzazioni convenzionate - Deroga di cui all'art. 9, ultimo comma, D.M. 1444/1968 - Costruzioni non comprese nel medesimo piano particolareggiato o nella stessa lottizzazione - Inapplicabilità.
In tema di distanze tra costruzioni, l'ipotesi derogatoria contemplata dall'ultimo comma dell'art. 9 del D.M. 2 aprile 1968, n. 1444 (secondo cui sono ammesse distanze inferiori a quelle indicate dal medesimo articolo, nel caso di gruppi di edifici che formino oggetto di piani particolareggiati o lottizzazioni convenzionate con previsioni planovolumetriche), che consente ai Comuni di prescrivere distanze inferiori a quelle previste dalla normativa statale ove le costruzioni siano incluse nel medesimo piano particolareggiato o nella stessa lottizzazione riguarda soltanto le distanze tra costruzioni insistenti su fondi che siano inclusi tutti in un medesimo piano particolareggiato o per costruzioni entrambe facenti parte della medesima lottizzazione convenzionata. Pertanto, ove le costruzioni non siano comprese nel medesimo piano particolareggiato o nella stessa lottizzazione, la disciplina sulle relative distanze non è, quindi, recata dall'ultimo comma dell'art. 9 del D.M. 2 aprile 1968, n. 1444, bensì dal comma 1 dello stesso art. 9, quale disposizione di immediata ed inderogabile efficacia precettiva. Ed infatti, come più generalmente affermato dalla sentenza della Corte costituzionele 23 gennaio 2013, n. 6, l'ultimo comma dell'articolo 9 del D.M. n. 1444 del 1968 consente che siano fissate distanze inferiori a quelle stabilite dalla normativa statale, pur provvista di "efficacia precettiva e inderogabile", solo nei limiti ivi indicati, ovvero a condizione che le deroghe all'ordinamento civile delle distanze tra edifici siano "inserite in strumenti urbanistici, funzionali a conformare un assetto complessivo e unitario di determinate zone del territorio".
In tema di distanze tra costruzioni, nel caso in cui il manufatto che costituisce il risultato di una ristrutturazione edilizia venga comunque ricostruito con coincidenza di area di sedime e di sagoma, esso - proprio perché “coincidente” per tali profili con il manufatto preesistente - potrà sottrarsi al rispetto delle norme sulle distanze, in quanto sostitutivo di un precedente manufatto che già non rispettava dette distanze (e magari preesisteva anche alla stessa loro previsione normativa). Ed infatti la disposizione dell’art. 9, n. 2 del D.M. n. 1444/1968 riguarda “nuovi edifici”, intendendosi per tali gli edifici (o parti e/o sopraelevazioni di essi “costruiti per la prima volta” e non già edifici preesistenti, per i quali, in sede di ricostruzione, non avrebbe senso prescrivere distanze diverse. Viceversa, nel caso in cui il manufatto venga ricostruito senza il rispetto della sagoma preesistente e dell’area di sedime, occorrerà comunque il rispetto delle distanze prescritte, proprio perché esso - quanto alla sua collocazione fisica - rappresenta un novum indipendentemente dalla sua qualificazione come ristrutturazione edilizia o nuova costruzione. (Nella fattispecie si trattava di un edificio crollato e ricostruito con una traslazione di cinque metri rispetto al precedente in corrispondenza di una preesistente tettoia non ricostruita. I Giudici hanno ritenuto che in questo caso “non rileva che non vi sia incremento di volumetria, o che si rispetti l’allineamento della preesistente tettoia e della sua proiezione al suolo, ciò che rileva è che un volume ‘chiuso’, e quindi pienamente utilizzabile, prima arretrato - ancorchè non rappresentante incremento del volume complessivo preesistente - si trovi ora posizionato dove prima non era, essendovi in precedenza al suo posto lo ‘spazio aperto’ sottostante alla tettoia”).
Edilizia e immobili - Titoli abilitativi - Domanda permesso di costruire - Patrimonio culturale e paesaggistico - Silenzio assenso - Esclusione.
L’art. 20, comma 8, D.P.R. 380/2001 e, più in generale, l’art. 20, comma 4, L. 241/1990, nell’escludere dalla formazione del silenzio assenso gli atti ed i procedimenti riguardanti il patrimonio culturale e paesaggistico, ovvero ove sussistano vincoli (tra gli altri) culturali e/o paesaggistici, non intendono riferirsi ai soli casi in cui sussistano vincoli specifici, riguardanti un determinato immobile ovvero una parte di territorio, puntualmente individuati per il loro valore storico, artistico o paesaggistico con puntuali atti della pubblica amministrazione, ma si riferiscono, più in generale, a tutte le ipotesi in cui siano presenti, nell’ordinamento realtà accertate come riconducibili, anche in via generale, al patrimonio culturale e/o paesaggistico. Devono, dunque, ritenersi ricomprese nei casi per i quali è esclusa la formazione del silenzio assenso, le domande volte ad ottenere titoli edilizi relativi ad immobili situati in zona A del territorio comunale, posto che tale zona, ai sensi dell’art. 2 D.M. n. 1444/1968 è quella costituente parte del territorio interessata “da agglomerati urbani che rivestono carattere storico, artistico o di particolare pregio ambientale o da porzioni di essi, comprese le aree circostanti, che possono considerarsi parte integrante, per tali caratteristiche, degli agglomerati stessi” (nel caso di specie, l’immobile oggetto di domanda di permesso di costruire è situato nel centro storico (zona A) del Comune di Francavilla Fontana e risale all’inizio del 1900).
Edilizia e urbanistica - Distanze legali tra le costruzioni - Art. 9 del D.M. 1444/1968 - Nozione di “nuova costruzione”.
Rientrano nella nozione di nuova costruzione, ai fini dell’applicabilità dell’art. 9 del D.M. 1444/1968 per il computo delle distanze legali dagli altri edifici, non solo l’edificazione di un manufatto su un’area libera, ma anche interventi di ristrutturazione che, in ragione dell’entità delle modifiche apportate al volume ed alla collocazione del fabbricato, rendano l’opera realizzata nel suo complesso oggettivamente diversa da quella preesistente.
Urbanistica - Distanze tra le costruzioni - Azione per il rispetto delle distanze legali dall'edificio condominiale - Legittimazione dei soli condòmini titolari di porzioni esclusive frontistanti le costruzioni erette in violazione delle distanze - Esclusione - Fondamento.
In ipotesi di edificio in condominio, tutti i condòmini, e non soltanto quelli che siano proprietari delle porzioni esclusive direttamente prospettanti verso le costruzioni che violano le distanze legali, sono legittimati ad agire per far valere il rispetto delle disposizioni sulle distanze, le quali mirano a salvaguardare i fabbricati considerati nella loro interezza.
1. Edilizia ed urbanistica - Concessione edilizia - Veranda infissa al suolo - Concessione necessaria. 2. Edilizia ed urbanistica - Distanze - Ex art. 9 D.M. 1444/1968 - Maggiori distanze stabilite dal Comune - Ammissibilità. 3. Edilizia ed urbanistica - Distanze - Tra costruzioni - Esonero dall'osservanza delle relative norme in caso dell'esistenza di via pubblica - Condizioni.
1. La costruzione di un manufatto edilizio destinato ad esigenze durature che altera in modo non temporaneo l'assetto urbanistico della zona, quale che sia la natura dei materiali impiegati, è soggetta a concessione edilizia.
2. Le disposizioni del D.M. 2 aprile 1968 n. 1444 non impediscono che i Comuni, nel redigere regolamenti edilizi e piani regolatori generali, impongano distanze maggiori di quella minima fissata dal D.M. cit., fra edifici oppure richiedano l'osservanza di una distanza minima dal confine ed insieme di un distacco inderogabile fra edifici.
3. Non vi è l'obbligo di osservare le norme del Codice civile riguardo alle distanze fra costruzioni nel caso dell'esistenza di una via pubblica; esistenza che si configura anche soltanto con l'esplicazione della necessaria attività, giuridica e materiale della P.A., intesa alla concreta destinazione del suolo a quella via, da essa decisa.