Source: http://dirittocivilecontemporaneo.com/2015/01/ll-danno-non-patrimoniale-da-perdita-del-rapporto-parentale-e-risarcibile-anche-in-assenza-di-convivenza-il-tribunale-di-rimini-va-oltre-la-cassazione/
Timestamp: 2019-04-23 11:52:29+00:00
Document Index: 162671298

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 32', 'art. 2', 'art. 2059', 'art. 185', 'sentenza ', 'art. 326', 'art. 1344']

ll danno non patrimoniale da perdita del rapporto parentale è risarcibile anche in assenza di convivenza: il Tribunale di Rimini va oltre la Cassazione | Diritto Civile Contemporaneo
Mentre la figlia della defunta propone anche domanda di risarcimento del danno biologico patito, così come opportunamente documentato, i nipoti e i fratelli della stessa chiedono soltanto il ristoro del danno da perdita parentale; in merito a tale ultima figura di danno, il giudice di primo grado richiama la sentenza della Cassazione 3 febbraio 2011 n. 2557, Rel. Spirito (in Danno e resp., 2011, 829 s. con nota di Montani, La morte del danno da perdita parentale?), che afferma il principio secondo cui: “il soggetto che agisca in giudizio per chiedere iure proprio il risarcimento del danno subito a seguito della morte di un congiunto per la definitiva perdita del rapporto parentale lamenta un pregiudizio concernente un interesse giuridico diverso sia dal bene salute di cui è titolare e la cui tutela trova ratio nell’art. 32 Cost., sia dell’interesse all’integrità morale, la cui difesa si rinviene nell’art. 2 Cost. In tal senso, infatti, si rileva che l’interesse fatto valere attiene all’intangibile sfera degli affetti e della reciproca solidarietà nell’ambito della famiglia, nonché all’inviolabile libertà di piena esplicazione delle attività realizzatrici della persona umana all’interno della famiglia…Tale interesse di rilievo costituzionale, non avente natura economica, può essere oggetto di una riparazione ai sensi dell’art. 2059 c.c., senza il limite ivi previsto in correlazione all’art. 185 c.p. in ragione della natura del valore inciso, vertendosi in materia di danno che non si presta ad una valutazione monetaria di mercato”.
In generale, al di là del danno biologico, che si configura quando la sofferenza psichica si sia cristallizzata in una vera e propria patologia nosograficamente apprezzabile, il fatto dannoso può, altresì, determinare altre tipologie di lesioni, tradizionalmente etichettate come danno morale e c.d. danno esistenziale; in ogni caso, il giudice di merito dovrà adeguatamente valutare tutte le voci di danno allegate e provate dagli attori, anche tramite la prova per presunzioni (v. Cassazione 13 maggio 2011 n. 10527, Rel. Scarano in Corr. Giur., 2011, 1092 s. con nota di Ponzanelli, Il problema delle duplicazioni: due sentenze della Cassazione;), “evitando duplicazioni, ma anche “vuoti” risarcitori e, in particolare, per il danno da lesione del rapporto parentale, deve accertare… se, a seguito del fatto lesivo, si sia determinato nei superstiti uno sconvolgimento delle normali abitudini, tale da imporre scelte di vita radicalmente diverse” (Cassazione 22 agosto 2013 n.19402, Rel. Cirillo).
Il giudice di Rimini, dopo questa premessa, passa ad analizzare la posizione degli attori: oltre a quella della figlia, che propone anche domanda di risarcimento – iure hereditatis – per il danno patito dal padre, si sofferma su quella dei nipoti e dei fratelli della vittima. Ed afferma che “non può ritenersi d’ostacolo alla risarcibilità del pregiudizio in discorso la circostanza che i nipoti non convivessero con la nonna, mostrandosi aberrante, nella sua rigidità, lo “sbarramento risarcitorio” posto dalla sentenza 4253/12 della Corte di Cassazione (secondo la quale “perché possa ritenersi risarcibile la lesione del rapporto parentale subita da soggetti estranei a tale ristretto nucleo familiare è necessario che sussista una situazione di convivenza in quanto connotato minimo attraverso cui si esteriorizza l’intimità delle relazioni di parentela, anche allargate, contraddistinte da reciproci legami affettivi…) (v. Cassazione 7 luglio 2010 n. 16018, in Giust. civ. Mass., 2010, 1014 s.; Cassazione 11 maggio 2007 n. 10823, in Mass., 2007, 845 s.; in dottrina Mascia, Lesione del rapporto parentale: il danno non patrimoniale per la perdita dei nonni, in Resp. Civ. prev., 2006, 876 s.; Foffa, Sul danno non patrimoniale ai prossimi congiunti in caso di temporanea non convivenza con la vittima, in Nuova. Giur. Civ. comm., 2008, 849 s.).
Già in un altro caso, di poco precedente (Tribunale Rimini 21 maggio 2014), lo stesso giudice si era trovato ad affrontare, seppur in un obiter dictum, la stessa questione: anche allora veniva in rilievo una domanda di risarcimento del danno da perdita del rapporto parentale proposta dal nonno della vittima di un incidente stradale; anche in quell’occasione, sebbene non si ponesse, di fatto, un problema di tal specie, stante la sussistenza di un rapporto di convivenza tra i due soggetti, il giudice di Rimini aveva mostrato parecchie perplessità in merito all’orientamento formatosi in giurisprudenza.
Nella pronuncia qui esaminata, viene, infatti, richiamata una decisione della Corte di Cassazione penale del 4 giugno 2013 n. 29735, secondo la quale “in termini di risarcimento del danno non patrimoniale per perdita del congiunto, nella specie nonno-nipote, non può ritenersi determinante il requisito della convivenza, poiché attribuire a tale situazione un rilievo decisivo porrebbe ingiustamente in secondo piano l’importanza di un legame affettivo e parentale la cui solidità e permanenza non possono ritenersi minori in presenza di circostanze diverse, che comunque consentano una concreta effettività del naturale vincolo nonno-nipote”. (v. anche Cassazione civile 15 luglio 2005 n. 15019 in Resp. Civ., 2005, 851 s.; Cassazione 19 gennaio 2007 n. 1203 in Giust. civ., 2007, I, 1097 s.)
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