Source: http://www.laleggepertutti.it/143158_la-comunione-dei-beni-tra-marito-e-moglie
Timestamp: 2017-02-23 02:25:35+00:00
Document Index: 110075420

Matched Legal Cases: ['art. 162', 'art. 160', 'art. 166', 'art. 227', 'art. 210', 'art. 84', 'art. 165', 'art. 166', 'art. 159', 'art. 177', 'art. 217', 'art. 178', 'art. 184', 'art. 187', 'art. 189', 'art. 179', 'art. 143']

La comunione dei beni tra marito e moglie
Editoriali Pubblicato il 16 dicembre 2016 Articolo di Edizioni Simone Editoriali La comunione dei beni tra marito e moglie L’AUTORE: Edizioni Simone
LEGGI TUTTI GLI ARTICOLI DELL’AUTORE > Editoriali Pubblicato il 16 dicembre 2016 RICHIEDI CONSULENZA SU QUESTO ARGOMENTO
Il regime patrimoniale legale e le convenzioni matrimoniali. La comunione legale tra coniugi, l’amministrazione dei beni, i creditori.
La materia ha subìto una profonda modificazione con la riforma del diritto di famiglia, la quale ha equiparato la posizione dei coniugi anche nel campo dei rapporti patrimoniali, assumendo come regime ordinario quello della comunione, che importa la contitolarità e la cogestione dei beni acquistati anche separatamente in costanza di matrimonio [1].
Anche in riferimento ai rapporti patrimoniali della famiglia, si pone oggi il problema della rilevanza della famiglia di fatto e della tutela dei suoi componenti. In giurisprudenza, si riconosce al convivente more uxorio la legittimazione a proporre l’azione di ingiustificato arricchimento per il contributo dato alla formazione del patrimonio familiare. Parte della dottrina si è anche pronunciata a favore dell’applicabilità della disciplina dell’impresa familiare (CARRARO) (vedi anche par. 5, cap. 1).
Benché il sistema si fondi oggi sul regime della comunione legale, i coniugi possono, mediante una apposita convenzione, accordarsi per un regime di separazione dei beni o di comunione convenzionale (il cui regolamento sia determinato convenzionalmente in maniera almeno parzialmente diversa da quello della comunione legale). La scelta del regime di separazione può anche essere dichiarata nell’atto di celebrazione del matrimonio (art. 162, co. 2°). È, poi, possibile creare, convenzionalmente, un vincolo di destinazione su taluni beni attraverso l’istituto del fondo patrimoniale [1].
il divieto di derogare ai diritti e ai doveri previsti dalla legge per effetto del matrimonio (art. 160): tale divieto si riferisce specificamente ai doveri patrimoniali previsti dagli artt. 143 (dovere di contribuire ai bisogni della famiglia), 147 (dovere di mantenere i figli) e 148 (dovere di concorrere al mantenimento dei figli in proporzione alle rispettive sostanze e secondo la propria capacità di lavoro professionale o casalingo);
il divieto di costituzione di dote (art. 166bis): è nulla ogni convenzione che tenda alla costituzione di beni in dote; ai sensi dell’art. 227 L. 151/75, le doti costituite anteriormente alla riforma restano disciplinate dalla normativa precedente;
l’inderogabilità, in caso di modifica della comunione legale, delle norme relative all’amministrazione dei beni della comunione e all’uguaglianza delle quote (cfr. l’art. 210).
Il minore ammesso a contrarre matrimonio (ex art. 84, co. 2°) è pure capace di prestare il consenso per tutte le relative convenzioni matrimoniali, ma deve essere assistito dai genitori esercenti la responsabilità genitoriale su di lui o dal tutore o da un curatore speciale (art. 165).
Analoga disposizione è dettata per l’inabilitato (art. 166).
La comunione legale (art. 159)
gli acquisti compiuti dai due coniugi insieme o separatamente durante il matrimonio, ad esclusione di quelli relativi ai beni personali. Sono sorte numerose discussioni sulla portata del termine «acquisti», in particolare per quanto concerne gli acquisti a titolo originario. L’attuale art. 177 non parla, infatti, come il testo originario dell’art. 217, di acquisti effettuati «a qualsiasi titolo»; la dottrina tuttavia, pur con qualche voce contraria, ha evidenziato che la diversa formulazione della norma non comporta una meno ampia nozione di acquisto ed ha affermato che, in linea di principio, non sono esclusi dalla comunione gli acquisti a titolo originario;
le aziende gestite da entrambi i coniugi e costituite dopo il matrimonio. Qualora si tratti di aziende appartenenti ad uno dei coniugi anteriormente al matrimonio ma gestite da entrambi, la comunione concerne solo gli utili e gli incrementi. L’acquisto in comunione determina «una deviazione dai normali effetti di un’attività giuridica», attribuendo «un’ultrattività all’azione del singolo coniuge: l’atto è compiuto da uno dei due, l’acquisto avviene per entrambi» (TRABUCCHI). Va, inoltre, sottolineato che la trascrizione dell’acquisto è un onere necessario per rendere opponibile l’atto ai terzi, ma non anche per opporre l’acquisto della quota in comunione; il coniuge, cioè, anche se l’atto non risulta trascritto a suo favore, acquista la sua quota di comunione con lo stesso grado di opponibilità dell’acquisto trascritto a favore dell’altro coniuge (arg. ex 2647 co. 1° che pone l’onere di specificare eventualmente che l’acquisto è esclusivo) (BIANCA).
i beni destinati all’esercizio dell’impresa di uno dei coniugi costituita dopo il matrimonio e gli incrementi dell’impresa costituita anche precedentemente al matrimonio (art. 178).
i beni acquistati dal coniuge prima del matrimonio (cd. beni parafernali);
i beni acquisiti successivamente al matrimonio per effetto di donazione o successione, quando nell’atto di liberalità o nel testamento non è specificato che essi siano attribuiti alla comunione;
i beni di uso strettamente personale di ciascun coniuge (es.: gli abiti, l’orologio etc.) ed i loro accessori;
i beni che servono all’esercizio della professione del coniuge (e gli strumenti di lavoro) tranne quelli destinati alla conduzione di un’azienda facente parte della comunione. Può trattarsi anche di beni immobili: si pensi ad uno studio professionale;
i beni acquisiti con il prezzo del trasferimento dei beni personali o col loro scambio, purché ciò sia espressamente dichiarato all’atto dell’acquisto (ad es., i titoli e i depositi bancari acquistati dal coniuge in costanza di matrimonio con denaro di cui lo stesso era esclusivo titolare prima del matrimonio: Cass. 10855/2010).
Secondo una parte della giurisprudenza, l’intervento adesivo del coniuge non acquirente (il quale, dichiari che il bene è esclusivamente dell’altro coniuge) è di per sé sufficiente all’esclusione dalla comunione del bene acquistato dall’altro coniuge indipendentemente dall’effettiva natura personale del bene (Cass. n. 2688/1989). Secondo un altro orientamento, invece, l’intervento del coniuge non acquirente non è sufficiente ad escludere dalla comunione il bene acquistato dall’altro coniuge, ma è condizione necessaria di tale esclusione; sicché, quand’anche sia effettivamente personale, il bene rimane incluso nella comunione in mancanza dell’intervento adesivo del coniuge non acquirente (Cass. n. 19250/2004).
l’atto riguardante beni immobili (o beni mobili registrati) è annullabile, ma l’azione di annullamento va proposta entro un anno dalla data in cui il coniuge non consenziente ha avuto conoscenza dell’atto e in ogni caso entro un anno dalla trascrizione; in ogni caso, l’azione non può essere proposta oltre l’anno dallo scioglimento della comunione, se l’atto non è stato trascritto e il coniuge non ne ha avuto conoscenza prima dello scioglimento.
Il contratto preliminare di vendita di un immobile stipulato da un coniuge senza la partecipazione e il consenso dell’altro è efficace nei confronti della comunione legale, ma annullabile, ai sensi dell’art. 184 c.c., nel termine di un anno decorrente dalla conoscenza dell’atto o dalla data di trascrizione (Cass. 14093/2010). Peraltro, l’annullabilità del contratto di alienazione del bene comune, compiuto da un coniuge senza il necessario consenso dell’altro, è opponibile al terzo acquirente di buona fede a titolo oneroso se la domanda giudiziale è trascritta prima della trascrizione dell’acquisto del terzo (Cass. S.U. 22755/2009);
dei pesi ed oneri gravanti su di essi al momento dell’acquisto;
dei carichi dell’amministrazione;
dei pesi per il mantenimento della famiglia;
delle obbligazioni contratte dai coniugi, anche separatamente, nell’interesse della famiglia;
delle obbligazioni contratte da uno solo dei coniugi per interessi estranei a quelli della famiglia;
delle obbligazioni contratte da uno dei coniugi prima del matrimonio (art. 187).
1)- il creditore personale di uno dei coniugi può soddisfarsi sui beni della comunione, ma con i seguenti limiti (art. 189):
2)- i beni della comunione rispondono delle obbligazioni contratte prima del matrimonio, limitatamente al valore dei beni di proprietà del coniuge debitore che siano entrati a far parte della comunione in base a convenzione.
La comunione legale dei coniugi si distingue nettamente dalla comunione ordinaria (BUFFONI-CARINGELLA), poiché:
non è universale, perché ne sono escluse varie categorie di beni;
non è necessaria, perché i coniugi possono adottare convenzionalmente un altro regime patrimoniale;
è vincolata, perché ciascun coniuge perde la sua autonomia, non potendo acquistare un bene esclusivamente per sé (salvo i beni personali di cui all’art. 179), disporre da solo dei beni comuni, alienare la quota di sua pertinenza, acquistare beni a quote diseguali con l’altro coniuge (SCHLESINGER).
[1] La portata innovativa della riforma può essere compresa ricordando i principi che ispiravano la legislazione precedente, nella quale, in base ad una concezione della famiglia ormai superata, era sancito:
il dovere del marito di mantenere la moglie, qualunque fossero le condizioni economiche di lei, rimanendo, per quest’ultima, solo un dovere di contribuzione in caso di necessità (laddove oggi l’art. 143 obbliga entrambi i coniugi a contribuire per il soddisfacimento dei bisogni della famiglia);
un regime di separazione dei beni, per cui ciascun coniuge restava titolare esclusivo dei propri beni, senza vantare diritti sui beni dell’altro coniuge;
la possibilità di costituire la dote, rappresentata da quei beni che la moglie attribuiva in godimento al marito — pur restandone proprietaria — per aiutarlo nell’adempimento dei doveri di mantenimento della famiglia.
[2] La nuova disciplina trova applicazione automatica solo per le coppie che si siano sposate dopo l’entrata in vigore della legge 19 maggio 1975, n. 151.
Per le coppie già sposate la legge aveva previsto un periodo transitorio di due anni entro il quale ciascuno dei coniugi poteva manifestare, anche singolarmente, volontà contraria all’instaurarsi della comunione legale (di fronte ad un notaio o all’ufficiale di stato civile del luogo presso il quale l’atto di matrimonio era stato trascritto), per continuare, anche in futuro, ad essere sottoposti al regime della separazione. In mancanza di tale dichiarazione, la coppia è stata automaticamente assoggettata al regime di comunione legale per i beni acquistati successivamente al 20 settembre 1975.
ARTICOLI CORRELATI 22/02/17 Spid, identità digitale: che cos’è e a che cosa serve 22/02/17 Permessi Legge 104, come si fa la domanda 22/02/17 Apertura sul fondo del vicino: luci o vedute? Lascia un commento Annulla risposta	Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.Commento Nome NEWSLETTER Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato. Informativa sulla privacy
GLI STUDI DI LLpT IN ITALIA Angelo Greco Avvocato Vai alla pagina dello studio I PROFESSIONISTI DEL NOSTRO NETWORK Veronica Ribbeni Avvocato Vai al Profilo Stefania Scarpati Avvocato Vai al Profilo Paolo Randazzo Consulente del lavoro Vai al Profilo Vai a tutti i professionisti > Hai bisogno di una consulenza? Contattaci subito Oppure iscriviti alla nostra newsletter per rimanere sempre aggiornato. Informativa sulla privacy