Source: http://benedettosantacroce.directio.it/multimedia/approfondimenti/2019/05/14-sentenza-cgue-causa-c-71217-esclusa-detrazione-iva-operazioni-fittizie/
Timestamp: 2019-05-19 15:27:55+00:00
Document Index: 90047088

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 19', 'art. 21', 'art. 6', 'art. 6', 'CGUE ']

Sentenza CGUE, causa C-712/17: esclusa la detrazione Iva per operazioni fittizie e inesistenti
In caso di operazioni fittizie, è esclusa la detrazione dell’Iva sull’acquisto, mentre il cedente deve assolvere l’imposta indicata in fattura, anche se in concreto la cessione è inesistente. Ciò a condizione che sia consentita la rettifica del debito d’imposta risultante da tale obbligo, laddove l’emittente della fattura, pur non essendo in buona fede, si sia attivato in modo tale da eliminare del tutto il rischio di perdite di gettito fiscale. Inoltre, una sanzione che consista nel pagamento di un importo pari alla detrazione effettuata, nel caso in detrazione illegittima dell’Iva, è in contrasto con i principi di proporzionalità e neutralità dell’imposta.
Le conclusioni a cui è giunta la Corte di Giustizia europea, con la sentenza dell’8 maggio 2019, causa C-712/17 sono di particolare interesse in quanto coinvolgono direttamente il diritto italiano. Nello specifico sono in discussione le norme interne:
a) che escludono la detrazione dell’Iva in relazione alle operazioni fittizie (art. 19 DPR 633/72;
b) che impongono ai soggetti che esplicano l’Iva in fattura di assolvere tale imposta, anche nell’ipotesi di operazione inesistente (art. 21, comma 7, DPR 633/72);
c) che, nei casi di detrazione illegale, irrogano una sanzione uguale all’importo della detrazione effettuata (art. 6, comma 6, D.Lgs. 471/97).
La vicenda ha visto coinvolto una società di produzione e distribuzione di energia elettrica. Nei periodi di imposta accertati, l’AdE aveva rilevato come tale società facesse parte di un meccanismo circolare di vendita delle stesse quantità di energia allo stesso prezzo attuato all’interno del gruppo, allo scopo di “gonfiare” i valori della propria contabilità ed accedere a finanziamenti bancari. Di conseguenza, l’AdE aveva recuperato l’Iva detratta sugli acquisti ed applicato la sanzione anzidetta. Arrivata dinanzi alla CTR della Lombardia, la questione è stata ritenuta meritevole dell’intervento interpretativo dei giudici europei, trattandosi di verificare se, nel caso in specie, la disciplina italiana potesse ritenersi o meno conforme alle norme e ai principi fondamentali dell’imposta espressi sul piano unionale.
I giudici europei hanno così ritenuto corretto e conforme alla Direttiva Iva (artt. 168 e 203) sia il fatto che un’operazione fittizia non possa dar diritto ad alcuna detrazione dell’Iva sia l’obbligo di assolvere l’imposta qualora indicata in fattura (principio di cartolarità). Tuttavia, affinché non sia pregiudicata la neutralità dell’Iva, la Corte ha pure sottolineato che, in una situazione in cui la fittizietà dell’operazione determina l’indetraibilità dell’imposta, deve essere concesso all’emittente la possibilità di rettificare l’imposta indebitamente fatturata, purché egli dimostri la sua buona fede oppure che abbia eliminato il rischio del danno all’erario. E poiché, nello specifico, quest’ultimo non sussisteva, la Corte ha riconosciuto il diritto della società contribuente ad ottenere il rimborso dell’Iva assolta in quanto indicata in fattura, pure essendo afferente ad un’operazione inesistente.
Ancora più incisivo è stato l’intervento della Corte in riferimento alla norma sanzionatoria. Al riguardo, è stato chiarito che gli Stati membri nell’irrogare una sanzione devono sempre rispettare il principio di proporzionalità. Una sanzione calcolata non in base all’effettivo debito d’imposta del soggetto passivo, ma con riferimento all’Iva indebitamente detratta a monte è una sanzione sproporzionata. A maggior ragione, nel caso in specie, essendo il debito erariale Iva pari a zero (la società acquistava e vendeva fittiziamente gli stessi quantitativi di energia elettrica allo stesso prezzo), è evidente che una sanzione, come quella di cui all’art. 6, comma 6, D.Lgs. 471/97, ad oggi consistente nel 90% dell’Iva detratta, sia in contrasto con i principi dell’Unione e, pertanto, va disapplicata.
Sentenza CGUE 8 maggio 2019, causa C-712/17