Source: https://www.professionegiustizia.it/documenti/notizia/2016/revocatoria_fallimentare_termini_uso
Timestamp: 2018-10-15 22:26:04+00:00
Document Index: 127584161

Matched Legal Cases: ['art. 67', 'art. 67', 'art.67', 'art. 67', 'art.67', 'sentenza ', 'art.67']

Revocatoria fallimentare e i termini d'uso dell'art. 67 c. 3 lett a - ProfessioneGiustizia.it
La Corte di Cassazione, Sez. I, con Sentenza n. 25162 del 07/12/2016 si esprime per la prima volta in ordine all'esegesi del nuovo articolo 67 della Legge Fallimentare, comma terzo lettera a), soffermandosi, in particolare, sul significato da attribuire alla dizione "termini d'uso" in tema di particolari motivi di esenzione dall'azione revocatoria.
Riportiamo per comodità l'art. 67 della Legge Fallimentare limitatamente al comma terzo:
Afferma la Corte di Cassazione, "E' nuova davanti a questa Corte la questione posta col primo motivo, relativa all' interpretazione dell'esenzione dalla revocatoria di cui all'art.67, 3° comma, lett.a) 1.f., prevista per "i pagamenti e servizi effettuati nell'esercizio dell'attività d'impresa nei termini d'uso." Più specificamente, la questione verte sull'esegesi del riferimento ai "termini d'uso", che per la Corte d'appello, va relazionato ai pagamenti, non già alle forniture oggetto di pagamento, e non alle consuetudini generali della determinata tipologia contrattuale, ma bensì alle "abitudini del singolo imprenditore".
Si tratta, in sostanza, di comprendere se debba estendersi la disamina dell'uso, dei termini d'uso, a ciò che genericamente accade nel settore di attività ove si è svolta la transazione o se debba essere ristretta, invece, al singolo rapporto fornitore/acquirente oggetto della contesa. Se, in altre parole, debba rilevare un parametro oggettivo del tipo di rapporto o se debba essere analizzato soggettivamente.
La S.C. propende per questa ultima soluzione e afferma: "A fronte del ventaglio delle soluzioni prospettate in dottrina, nel riferimento alla relazione tra il fallito e l'accipiens o alla prassi del settore economico, o ad ambedue detti elementi, la soluzione più appagante è quella che privilegia il rapporto diretto tra le parti, dando rilievo al mutamento dei termini, da intendersi non solo come tempi, ma anche come le complessive modalità di pagamento".
Si dovranno osservare, quindi, le modalità di pagamento intercorse nell'abitudine commerciale invalsa fra le parti della transazione di cui si chiede la revoca, da porre in relazione con l'eventuale modifica di tali abidutini di pagamento (modalità e tempi di pagamento). Potrà accadere, tuttavia, che l'azione revocatoria posta all'esame del Giudice sia la prima e ultima del nuovo rapporto intrapreso fra le parti, ponendosi, in tal caso, il problema di non potersi inquadrare un "uso" consolidatosi fra le parti.
La Suprema Corte a conclusione ha affermato il seguente principio di diritto:
"Il riferimento dell'art. 67, 3° comma, lett. a), 1.f., ai "termini d'uso", ai fini dell'esenzione dalla revocatoria fallimentare per i pagamenti di beni e servizi effettuati nell'esercizio dell'attività d'impresa, attiene alle modalità di pagamento proprie del rapporto tra le parti e non già alla prassi del settore economico in questione".
Corte di Cassazione Sez. I, Sentenza n. 25162 del 07/12/2016:
Il Curatore del Fallimento della s.r.l. __________ chiedeva in giudizio la revoca, ex art.67,2° comma 1.f., come modificato dal d.l. 35/2005, convertito nella 1. 80/2005, dei pagamenti effettuati dalla società poi fallita alla s.r.l. Ca., nel periodo compreso dal 19 aprile al 18 ottobre 2005, per il complessivo ammontare di euro 51.202,98.
La Ca. si costituiva e contestava la fondatezza della domanda.
Il Tribunale, con sentenza del 24/3-4/5/2010, rigettava la domanda del Fallimento, ritenendo provata l'esenzione di cui all'art.67, 30 comma, lett. a), interpretando
"termini d'uso" come quelli correnti tra le parti al
momento dell'atto solutorio, nell'ambito delle ordinarie
attività dell'impresa operante in un determinato settore e ritenendo sussistente tra le parti l'uso, conforme alla prassi del settore, dei pagamenti in contanti della merce acquistata al dettaglio.
La Corte d'appello, con la pronuncia del 15/2- 6/3/2013, in accoglimento dell'appello del Fallimento, ha revocato i
pagamenti per la somma complessiva di euro 51.202,98, e condannato la Ca. al pagamento della somma indicata, oltre interessi legali dalla domanda al saldo, nonché alle spese dei due gradi di giudizio.