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Timestamp: 2016-04-30 14:58:50+00:00
Document Index: 159734636

Matched Legal Cases: ['art. 469', 'art. 467', 'art. 468', 'art. 469', 'art. 536', 'art. 468', 'art. 469', 'art. 479', 'art. 467', 'art. 468', 'art. 467', 'art. 522', 'art. 469', 'art. 76', 'art. 572', 'art. 467', 'art. 467', 'art. 479', 'art. 533', 'art. 468', 'art. 572', 'art. 467', 'art. 572', 'art. 467']

Art. 469 codice civile - Estensione del diritto di rappresentazione. Divisione - Brocardi.it
LIBRO SECONDO - Delle successioni >
Titolo I - Disposizioni generali sulle successioni (artt. 456-564) >
Capo IV - Della rappresentazione >
Articolo 469
Articolo 469 Codice Civile
Estensione del diritto di rappresentazione. Divisione
Dispositivo dell'art. 469 Codice Civile
La rappresentazione ha luogo in infinito (1), siano uguali o disuguali il grado dei discendenti o il loro numero in ciascuna stirpe.
La rappresentazione ha luogo anche nel caso di unicità di stirpe [564 c.c.] (2).
Quando vi è rappresentazione, la divisione si fa per stirpi [726 c.c.] (3).
Se uno stipite ha prodotto più rami, la suddivisione avviene per stirpi anche in ciascun ramo, e per capi tra i membri del medesimo ramo (4).
(1) La rappresentazione opera all'infinito, cioè fino a quando non vi sia un discendente che succeda al proprio ascendente. In ciò si differenzia dalla successione legittima, che non ha luogo oltre il sesto grado.
Per stirpe si intende il gruppo di discendenti di ciascun chiamato.
(2) L'istituto opera anche qualora il rappresentato abbia avuto un unico figlio.
(3) Esempio: Tizio muore e lascia come successori i due figli, Primo e Secondo, i quali a loro volta hanno due figli ciascuno. Se Primo e Secondo rinunziano all'eredità, l'eredità di Tizio verrà devoluta per rappresentazione a favore dei quattro nipoti. Se anche uno dei figli di Primo rinunzia all'eredità, la sua quota si accresce solo a favore dell'altro figlio di Primo e non anche a favore dei due figli di Secondo, come invece avverrebbe se i quattro nipoti succedessero per capi e non per stirpi.
(4) Ancora una volta un esempio meglio chiarirà la norma: Tizio muore e lascia due figli Tizione e Tizietto che rinunziano entrambi. Tizione ha tre figli (Primo, Secondo e Terzo) e Tizietto quattro (Quarto, Quinto, Sesto e Settimo). L'eredità verrà divisa in due parti quante sono le stirpi: una metà spetterà ai quattro figli di Tizietto che la divideranno in quattro parti uguali (avranno quindi 1/8 ciascuno). L'altra metà dell'eredità spetterà ai tre figli di Tizione ma questi sono già morti, lasciando Primo due figli, Secondo quattro figli e Terzo tre figli. La metà del patrimonio spettante ai figli di Tizione verrà allora ugualmente divisa in tre parti uguali, di cui una spetterà ai due figli di Primo (che avranno così 1/12 ciascuno), un'altra parte ai quattro figli di Secondo (che avranno 1/24 ciascuno), un'altra ancora ai tre figli di Terzo (1/18 ciascuno).
235Questi principi sono enunziati nell'art. 467 del c.c., art. 468 del c.c. e art. 469 del c.c.. Il primo di essi chiarisce il concetto di rappresentazione e ne fissa i limiti nel caso di successione testamentaria, affermando che la rappresentazione non ha luogo se il testatore ha fatto una sostituzione per il caso che l'istituito non possa o non voglia accettare l'eredità. A evitare il dubbio, del resto infondato, che i discendenti dell'istituito non possano reclamare la quota di riserva ,nel caso in cui sia stata disposta la sostituzione, ho posto un chiarimento a questo riguardo nell'art. 536. L'art. 468 precisa i soggetti tra i quali vi è rappresentazione e le condizioni nelle quali questa ha luogo. L'art. 469 infine contempla i casi in cui si ha la successione per rappresentazione e il modo in cui si effettua la divisione fra i rappresentanti. In correlazione ai mutamenti introdotti in questo capo, ho soppresso e modificato talune disposizioni del progetto che non erano più compatibili con i nuovi principii, come sarà di volta in volta avvertito.
Cass. n. 3894/1977
Laddove vi sia successione per rappresentazione, la divisione ereditaria deve essere fatta per stirpi. A questo principio non pu� derogarsi se non col consenso di tutti i condividenti, che non possono esser tenuti a subire le remore e le spese di una suddivisione interna alla stirpe cui non appartengono e che non li interessa, quindi, in alcun modo.
Quesiti degli utentirelativi all'articolo 469 del c.c.
Argomento: Articolo 469 Codice civile - Estensione del diritto di rappresentazione. Divisione | Quesito n. 14674 29/10/2015
Maria F. chiede
“Buongiorno, sposata in prime nozze, matrimonio annullato con una figlia ora deceduta che a sua volta ha un figlio. Risposata in seconde nozze con un'altra figlia, ora vivente, che a sua volta ha un figlio; dunque due nipoti, uno di primo letto, uno di secondo letto.
Il mio secondo marito ha concesso il cognome alla figlia ora deceduta non adottata, alla morte della quale abbiamo rinunciato alla eredità da essa derivante, anche il suo legittimo figlio ha rinunciato.
- in caso di mia morte, essendo la madre della defunta della quale il figlio ha rinunciato all'eredità, puo' il figlio ereditare da me?
- puo' ereditare dal mio marito attuale avendo mio marito concesso il cognome alla madre defunta?
Ringrazio e porgo cordiali saluti”
Consulenza legale i 02/11/2015
Tizio, marito di Caia, ha concesso alla figlia di primo letto della moglie, Sempronia, l'uso del proprio cognome, ma non l'ha adottata.
Se ne deduce, quindi, che - probabilmente a motivo del fatto che la prima figlia viveva con la madre e il nuovo marito della stessa, costituendo un unico nucleo familiare di fatto - sia stata fatta solo una variazione di cognome, che oggi è disciplinata dagli artt. 89 e seguenti del D.P.R. 3.11.2000, n. 396. La normativa prescrive che qualunque cittadino che voglia cambiare il nome o aggiungere al proprio un altro nome, ovvero voglia cambiare il cognome, anche perché ridicolo o vergognoso o perché rivela l'origine naturale, o aggiungere al proprio un altro cognome, deve farne domanda al prefetto della provincia del luogo di residenza o di quello nella cui circoscrizione è situato l'ufficio dello stato civile dove si trova l'atto di nascita al quale la richiesta si riferisce. Nella domanda l'istante deve esporre le ragioni a fondamento della richiesta.
Probabilmente la variazione di cognome, nel caso di specie, è avvenuta prima del 2000, sotto la vigenza del Regio Decreto n. 1239 del 1939, artt. 153-163: la normativa ante anno 2000 richiedeva comunque che venissero esposte le ragioni della richiesta e poneva le competenze in capo a soggetti diversi (la domanda era presentata al procuratore generale presso la corte di appello nella cui giurisdizione il richiedente aveva la sua residenza; l'autorizzazione era data dal Ministro per la Grazia e Giustizia). Ad ogni buon conto, diamo atto che la modifica è regolarmente avvenuta.
Ai fini successori, la modifica del cognome risulta irrilevante.
Difatti, sono successori legittimi solo i figli (nati dentro o fuori dal matrimonio, in questo secondo caso riconosciuti), i figli successivamente legittimati (in realtà ora questa precisazione è divenuta superflua, vista la totale equiparazione tra figli "legittimi" e "naturali") e quelli adottivi, e di conseguenza i loro discendenti - cioè i nipoti del de cuius.
Per questo motivo, il figlio avuto da Sempronia, nipote di Caia, potrà succedere legittimamente alla nonna, mentre non sarà successore del marito Tizio, non avendo con questi alcun rapporto di parentela. Resta salvo il diritto di Tizio di includere il "nipote" nel suo testamento.
Il fatto che sia Caia che il nipote, figlio di Sempronia, abbiano rinunciato alla di lei eredità non compromette il diritto del ragazzo di succedere quale erede legittimo alla nonna.
Il problema si sarebbe posto, casomai, se prima di Sempronia fosse morta anche la madre Caia, prima che la figlia potesse accettare l'eredità: in quel caso, il figlio di Sempronia, rinunciando all'eredità della madre, che era erede legittima di sua nonna, avrebbe automaticamente rinunciato anche al diritto di accettare l'eredità della nonna (art. 479, ultimo comma, c.c.).
La regola è quella di "cristallizzare" la situazione al momento del decesso del de cuius e verificare quali eredi sono ancora in vita: nel nostro caso, quindi, alla morte di Sempronia erano in vita il genitore e un figlio, che hanno rinunciato all'eredità e - si presti attenzione - non si era ancora aperta la successione di Caia (perché questa era in vita!); al momento della futura morte di Caia, il nipote sopravvissuto sarà certamente erede legittimo, per diritto di rappresentazione, in luogo della madre che è morta prima di lui (art. 467 del c.c.: i discendenti subentrano nel luogo e nel grado del loro ascendente, in tutti i casi in cui questo non possa o non voglia - ad esempio perché premorto - accettare l'eredità; art. 468 del c.c.: "I discendenti possono succedere per rappresentazione anche se hanno rinunciato all'eredità della persona in luogo della quale subentrano").
Argomento: Articolo 469 Codice civile - Estensione del diritto di rappresentazione. Divisione | Quesito n. 8711 11/09/2013
“Se il de cuius ha due figli A e B, A eredita 1/2, B invece � morto prima del de cuius, quindi per rappresentazione subentrano solo i propri figli 1 2 3 e 4 (anche se hanno fatto la rinuncia all'eredit� di B alla sua morte) o subentra anche A? Di questi figli 1 e 2 vorrebbero rinunciare a favore di A (lo zio) lo possono fare? 3 vuole esercitare la rappresentazione di B e per il 4 morto prima del de cuius possono subentrare i figli (pronipoti) di quest'ultimo?”
Consulenza legale i 23/09/2013
La rappresentazione fa subentrare i discendenti legittimi o naturali nel luogo e nel grado del loro ascendente, in tutti i casi in cui questi non può o non vuole accettare l'eredità o il legato (art. 467 del c.c.).
Pertanto a B possono succedere in rappresentazione solo i figli 1, 2, 3 e 4, nella sua quota di 1/2.
Qualora il chiamato alla successione in rappresentazione rinunci alla chiamata, trova applicazione l'art. 522 del c.c.: nelle successioni legittime la parte di colui che rinunzia si accresce a coloro che avrebbero concorso col rinunziante, salvo il diritto di rappresentazione e salvo il disposto dell'ultimo comma dell'articolo 571.
Quindi, la quota spettante ai rinunciatari 1 e 2 (a ciascuno sarebbe spettato 1/4 di 1/2 dell'eredità) andrà ad accrescere la quota degli altri chiamati che accetteranno l'eredità: lo zio, il figlio 3 e i figli del figlio 4.
A tal proposito, come rilevato nel quesito, è bene sottolineare che la rappresentazione opera all'infinito: l'art. 469 del c.c. lo dice espressamente, stabilendo che è indifferente il grado dei discendenti o il loro numero in ciascuna stirpe.
Ricapitolando, l'eredità verrà così suddivisa:
- 1/2 al figlio A;
- 1/2 ai discendenti del figlio B, di cui
1/4 al figlio 3
1/4 ai figli del figlio 4 premorto (naturalmente, se accettano la chiamata)
2/4 che sarebbero spettati ai figli 1 e 2 vanno ad accrescere le quote di tutti gli altri eredi.
Argomento: Articolo 469 Codice civile - Estensione del diritto di rappresentazione. Divisione | Quesito n. 8077 15/05/2013
La Sig A e la Sig B sono cugine ( figlie di fratelli.
La Sig. A ha una figlia A1 la quale ha anch'essa una figlia A2.
A e A1 muoiono.
B non ha marito, sorelle, figli , nipoti, genitori , zie. Alla sua morte , senza testamento ,A2 eredita? Grazie”
Consulenza legale i 16/05/2013
Secondo le regole dettate dal codice civile (art. 76 del c.c.) A2 e B sono parenti di sesto grado. Quindi, ai sensi dell'art. 572 del c.c. (e non per diritto di rappresentazione) la successione si apre in favore di A2, non esistendo parenti di grado inferiore.
Argomento: Articolo 469 Codice civile - Estensione del diritto di rappresentazione. Divisione | Quesito n. 8023 08/05/2013
“Mia nonna muore lasciando eredi i due figli: mio zio e mia madre. Apparentemente la nonna non lascia nulla in eredità ma dopo 5 anni mia madre si ammala e muore. In questa occasione sono emersi dei documenti in banca,dove mia nonna aveva il conto corrente, dai quali risulta che mio zio ha preso,poco prima della morte della nonna, somme per circa 250.000 euro in forza del suo potere di firma sullo stesso conto. La domanda e' la seguente:
Posso adire le vie giudiziarie nei confronti di mio zio per rappresentazione di mia madre in forza Dell' art. 467 cc anche se mia madre e' morta dopo di mia nonna?
Un'ulteriore domanda e': la mia posizione mi da il diritto di ottenere la documentazione del conto corrente di mia nonna? Se si, in forza di quali leggi?
Consulenza legale i 15/05/2013
Ai sensi dell'art. 467 c.c., per "rappresentazione" i discendenti legittimi o naturali subentrano nel luogo e nel grado del loro ascendente, in tutti i casi in cui questi non può o non vuole accettare l'eredità o il legato. La norma disciplina i casi di premorte del chiamato, ovvero le ipotesi in cui il chiamato non possa accettare in quanto già morto al momento dell'apertura della successione.
Nel caso di specie, sembra invece trovare applicazione l'art. 479 del c.c., per il quale, se il chiamato all'eredit� muore senza averla accettata, il diritto di accettarla si trasmette agli eredi. Colui che accetta l'eredit� acquista tutti i diritti e soggiace a tutti i pesi ereditari, mentre vi rimane estraneo chi ha rinunziato. Ci� implica che gli eredi della chiamata deceduta (quali i figli), qualora accettino l'eredit� della nonna, potranno agire con azione di petizione d'eredit� nei confronti dei soggetti che siano in possesso di beni ereditari (anche denaro). Tale azione � prevista dall'art. 533 del c.c., il quale sancisce che l'erede potrà chiedere il riconoscimento della sua qualità ereditaria contro chiunque possiede tutti o parte dei beni ereditari a titolo di erede o senza titolo alcuno, allo scopo di ottenere la restituzione dei beni medesimi. Si tratta di un'azione imprescrittibile.
Naturalmente, nella vicenda proposta, appaiono dei profili di illiceità nel comportamento dello zio che dovranno essere puntualmente provati in sede di giudizio (andrà appurato, ad esempio, se si trattasse di conto cointestato, se lo zio avesse diritto a quella somma in virtù di una causa lecita, come ad esempio un pagamento dovutogli dalla madre, etc.).
In riferimento alla seconda domanda, si precisa che in qualità di erede della nonna, il nipote subentrerà in tutti i suoi rapporti giuridici, quali, ad esempio, i rapporti bancari: pertanto, avrà diritto a ottenere tutta la documentazione relativa ad ogni conto corrente intestato alla de cuius, anche ai fini dell'esperimento dell'azione petitoria ereditaria.
Argomento: Articolo 469 Codice civile - Estensione del diritto di rappresentazione. Divisione | Quesito n. 7168 29/11/2012
Anna N. chiede
Una cugina di mio padre, senza figli , fratelli o genitori, è venuta a mancare lasciando come unici parenti 11 cugini figli di 4 zii (tutti morti) fratelli del padre. I cugini sono: (MIO PADRE1) figlio 1°zio –(CUGINO2, CUGINO3, CUGINA4) figli 2°zio – (CUGINO5, CUGINA6) figli 3°zio – (CUGINO7, CUGINO8, CUGINO9, CUGINO10, CUGINA11) figli 4° zio. Non ci sono parenti dal lato materno. Essendo mio padre morto , ho diritto ad entrare nella successione legittima e quindi ereditare, per rappresentazione, la quota che gli sarebbe toccata? ed in che misura gli altri cugini tutti viventi? Entro quanto tempo bisogna presentare la denuncia di successione?”
I discendenti legittimi del cugino premorto non succedono per rappresentazione in luogo del loro ascendente. L'istituto della rappresentazione opera esclusivamente a favore dei discendenti di colui che sia figlio o fratello del de cuius, non cugino ("La rappresentazione ha luogo, nella linea retta, a favore dei discendenti dei figli legittimi, legittimati e adottivi, nonché dei discendenti dei figli naturali del defunto e, nella linea collaterale, a favore dei discendenti dei fratelli e delle sorelle del defunto", art. 468 del c.c.).
Pertanto, si dovrà seguire la disciplina della successione legittima dei parenti (art. 572 del c.c.), secondo la quale, se una persona muore senza lasciare prole, né genitori, né altri ascendenti, né fratelli o sorelle o loro discendenti, la successione si apre a favore del parente o dei parenti prossimi, non oltre il sesto grado, senza distinzione di linea. I parenti più vicini escludono quelli di grado più lontano.
Nel caso di specie, essendo ancora in vita dieci cugini della defunta, suoi parenti di quarto grado, essi erediteranno in parti uguali escludendo i parenti più lontani, quali sono i figli del cugino premorto (parenti di quinto grado).
Argomento: Articolo 469 Codice civile - Estensione del diritto di rappresentazione. Divisione | Quesito n. 5430 25/04/2012
“Tizio muore, era vedovo e l'unico figlio era premorto. Vi � in vita un nipote (figlio del figlio premorto) e 3 sorelle del de cujus. Come viene suddivisa l'eredit�?”
Nella successione legittima, la legge determina un sistema completo di categorie di successibili, che vanno dai più stretti congiunti fino allo Stato. Regola cardine è quella dell'esclusione per prossimità di grado, in base alla quale il parente più prossimo esclude tutti gli altri. Tale regola viene superata quando sussistono i presupposti della rappresentazione.
Nel caso in cui un discendente sia premorto al de cuius viene in applicazione l'istituto della rappresentazione ai sensi dell'[[467 e ss cc]], in virtù del quale i discendenti legittimi o naturali del fratello o figlio del de cuius primo chiamato all'eredità, subentrano nel luogo e nel grado del loro ascendente nel caso in cui questi non possa o non voglia accettare. Pertanto, nel caso di specie, l'eredità andrà devoluta al nipote del de cuius che gli succede direttamente per rappresentazione, mentre non potranno vantare alcun diritto successorio le sorelle (il parente più prossimo esclude tutti gli altri).
Argomento: Articolo 469 Codice civile - Estensione del diritto di rappresentazione. Divisione | Quesito n. 5023 27/02/2012
“Chi eredita alla morte di un cugino di primo grado (figlio della sorella della nonna materna)che non ha parenti in vita (moglie-figli-genitori)e non ha lasciato testamento? Se uno dei cugini di 1� grado fosse gi� deceduto avendo per� dei figli questi ultimi concorrerebbero all'eredit� come i cugini di 1� grado viventi?”
Innanzitutto è opportuno chiarire come si calcolano, da un punto di vista giuridico, i gradi di parentela, che corrispondono alle generazioni, cioè al rapporto tra generante e generato. Nella parentela in linea retta si calcolano le generazioni risalendo da una persona all'altra fino allo stipite. In linea collaterale si risale dalla persona che interessa fino allo stipite comune, quindi si discende per altra linea calcolando ancora una volta il numero delle persone meno uno (ad es.: i cd. primi cugini, cioè i figli di fratelli, sono parenti di quarto grado). Se chi muore senza testamento non lascia prole, nè genitori o ulteriori ascendenti, nè fratelli o loro discendenti, succedono gli altri parenti fino al sesto grado. Qui vale la regola che il più vicino esclude gli altri.
Nel caso di specie, se il figlio del fratello del de cuius (parente di quinto grado) risultasse essere l'unico successibile, poichè non vi sono altri parenti di grado inferiore, l'eredità sarà a lui devoluta secondo le regole della successione legittima. Hai anche tu un problema legale su questo argomento?
Argomento: Articolo 469 Codice civile - Estensione del diritto di rappresentazione. Divisione | Quesito n. 4825 29/12/2011
Angelo D'Anna chiede
“Tizio muore e lascia la moglie ed i figli dei suoi 4 fratelli e sorelle premorti. Due nipoti sono peraltro anch'essi premorti ed hnno a loro volta rispettivamente 3 ed un figlio. Cosa spetta alla moglie ed ai nipoti sia diretti (figli di fratelli e sorelle) che discendenti di questi (figli dei nipoti premorti)?”
Consulenza legale i 04/01/2012
In relazione alle regole sulla successione legittima i fratelli e le sorelle concorrono con gli ascendenti del de cuius e con il coniuge, escludendo i successibili di grado più lontano. In caso di concorso tra coniuge e fratelli, al primo saranno devoluti i 2/3 dell'eredità e ai secondi 1/3 della stessa. In caso di 4 fratelli a ciascuno di loro spetterebbe 1/12 dell'eredità. Qualora alcuni dei chiamati all'eredità siano però premorti al de cuius, sarà applicabile l'istituto della rappresentazione, previsto e disciplinato dall'art. 467 del c.c. e ss. La rappresentazione è una devoluzione della chiamata rivolta ai figli e ai discendenti del primo istituito che non può o non vuole succedere. L'istituto opera solo se il primo chiamato è figlio o fratello de de cuius. La rappresentazione avviene per stirpi. Ciò significa che la quota del chiamato che non può o non vuole accettare non si accresce ai chiamati di pari grado, ma viene devoluta ai suoi discendenti e la frazione di tale quota che spetta a ciascuno dei discendenti segue la stessa sorte se qualcuno tra questi rinunzia o non può accettare (ad es. perchè premorto).
Alla luce di quanto esposto deriva che la quota di 1/12 spettante a ciascun fratello del de cuius dovrà essere devoluta in parti uguali ai figli di questi (che se saranno, in ipotesi, due, riceveranno ciascuno 1/24). La quota loro spettante sarà a sua volta, in caso di premorienza, devoluta in parti uguali ai loro discendenti.
Argomento: Articolo 469 Codice civile - Estensione del diritto di rappresentazione. Divisione | Quesito n. 4662 11/10/2011
Mia cugina è morta, anche i suoi genitori e pure i suoi nonni, sua madre aveva fratelli di cui 3 defunti,mentre suo padre aveva un fratello che è defunto: i figli dei fratelli defunti rientrano nell'eredità?”
Consulenza legale i 19/10/2011
Se la defunta non ha prole nè era coniugata e non ha fratelli viventi, i suoi cugini ereditano per successione legittima ex art. 572 del c.c..
Argomento: Articolo 469 Codice civile - Estensione del diritto di rappresentazione. Divisione | Quesito n. 4378 21/07/2011
“Tizio muore, senza lasciare moglie,figli o genitori.In vita c'� solo una sorella, due figli di un fratello premorto e altri due figli di un altro fratello premorto. Come verr� divisa l'eredit�?”
In assenza di testamento, si apre una successione legittima a favore della sorella vivente e dei fratelli, in luogo dei quali, essendo premorti, succedono per diritto di rappresentazione ex art. 467 del c.c. i loro discendenti. L’eredità si divide in tre parti. Un terzo va alla sorella e le restanti quote pari ad un terzo verranno divise per due tra i discendenti di ciascun fratello. Hai anche tu un problema legale su questo argomento?
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