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Timestamp: 2020-05-31 23:49:50+00:00
Document Index: 147020418

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 256', 'art. 212', 'art. 256']

Raccogliere rifiuti per strada è reato
11 Gennaio 2015 | Autore: Temistocle Marasco
La gestione dei rifiuti compiuta senza le autorizzazioni necessarie è sempre punibile: è giusto porre l’ambulante che raccoglie occasionalmente rottami ferrosi sullo stesso piano dell’imprenditore che svolge tale attività a livello professionale?
Raccogliere rifiuti da terra o dai cassettoni dell’immondizia, anche in via del tutto occasionale, senza essere in possesso delle autorizzazioni amministrative, costituisce reato: in particolare integra il reato di “gestione di rifiuti non autorizzata” [1]. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione in una recente sentenza [2].
L’attività di raccolta, trasporto, recupero, smaltimento, commercio ed intermediazione di rifiuti può essere svolta solo da chi ha ottenuto prima le autorizzazioni previste dal Testo Unico Ambientale ed è iscritto all’Albo Nazionale dei Gestori Ambientali [3] .
I suddetti requisiti si riferiscono alla gestione di rifiuti non pericolosi prodotti da terzi, di raccolta e trasporto di rifiuti pericolosi, di bonifica dei siti, di bonifica dei beni contenenti amianto, di commercio ed intermediazione dei rifiuti senza detenzione dei rifiuti stessi, nonché di gestione di impianti di smaltimento e di recupero appartenenti a terze persone e di gestione di impianti mobili di smaltimento e di recupero di rifiuti.
L’esercizio di tali attività in violazione delle norme di legge comporta [4]:
– la pena dell’arresto da tre mesi a un anno o l’ammenda da 2.600 euro a 26.000 euro, se si tratta di rifiuti non pericolosi;
– la pena dell’arresto da sei mesi a due anni e l’ammenda da 2.600 euro a 26.000 euro, se si tratta di rifiuti pericolosi.
Tali sanzioni si riferiscono, per espressa indicazione del Testo Unico Ambientale, a coloro che esercitano una delle succitate attività a livello professionale, ossia alle imprese e agli enti. La Suprema Corte, tuttavia, attraverso la sentenza in commento, estende l’applicazione della norma anche a coloro che esercitano occasionalmente questo lavoro o lo portano avanti come attività secondaria, affiancata cioè a una occupazione principale: si pensi all’ambulante che raccoglie rottami ferrosi.
Secondo la Suprema Corte, anche un’attività di gestione dei rifiuti (in particolare, di raccolta e trasporto) svolta saltuariamente e in forma ambulante può risultare penalmente rilevante, in assenza dei titoli abilitativi necessari, qualora non sia caratterizzata da assoluta occasionalità. L’imprenditore e l’ambulante sono sottoposti, cioè, allo stesso regime sanzionatorio.
Tale sentenza si pone in netto contrasto con una precedente pronuncia del 2014 della stessa Cassazione [5], in cui si sottolineava come il reato di raccolta, trasporto, recupero, smaltimento, commercio o intermediazione illecita di rifiuti sia contestabile solo a chi riveste la qualifica di imprenditore oppure di titolare di un ente. Veniva esclusa, pertanto, la punibilità della gestione di rifiuti non autorizzata, se assolutamente occasionale e condotta da soggetti non inquadrabili né come imprese né come enti.
[1] D.lgs. 152/06, art. 256.
[2] Cass. sent. n. 79/15.
[3] D.lgs. 152/06, art. 212.
[4] D.lgs. 152/06, art. 256.
[5] Cass. sent. n. 29992/2014.
pietro caramia ha detto:
12/01/2015 alle 10:31
COSI si dia AVVIO agli Eco Centri per il recupero