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Timestamp: 2019-04-23 06:25:52+00:00
Document Index: 69061874

Matched Legal Cases: ['art. 384', 'art. 384', 'art. 384', 'art. 384', 'art. 384', 'art. 384', 'art. 24']

In caso di frode processuale l’esimente di cui all’art. 384 c.p. - Renato D'Isa
Home Corte di Cassazione Cassazione penale 2019 In caso di frode processuale l’esimente di cui all’art. 384 c.p.
Corte di Cassazione, sezione quinta penale, Sentenza 8 aprile 2019, n.15327.
SENTENZA 8 aprile 2019, n.15327
Pres. Paoloni –
In caso di frode processuale l’esimente di cui all’art. 384 c.p. è invocabile dal soggetto che abbia commesso l’immutazione allo scopo di eludere le investigazioni e di evitare un procedimento penale, in virtù del principio non esplicito, ma immanente al sistema, “nemo tenetur se detegere”. Tale causa di non punibilità è applicabile anche quando lo stato di pericolo – per la libertà o per l’onore – sia stato cagionato volontariamente dall’agente.
Si denuncia, in particolare, la violazione di legge, con riferimento all’interpretazione ed applicazione degli artt. 374 e 384 c.p., evidenziando che, contrariamente a quanto affermato dal Tribunale del riesame (che cita unicamente Sez. 3, n. 8699 del 09/07/1996, Perotti, Rv. 206679), l’orientamento giurisprudenziale non è affatto univoco nel ritenere applicabile la causa di non punibilità, che si fonderebbe sul principio ‘nemo tenetur se detegere’, quando il pericolo per la libertà e l’onore sia stato volontariamente causato mediante la commissione del reato le cui prove sono oggetto di immutazione.
Requisito implicito della fattispecie scriminante è che la situazione di pericolo personale o familiare dell’autore di uno dei reati da esso richiamati non sia stata dallo stesso ‘volontariamente causata’ (Vedi Sez. 6, n. 10654 del 20/02/2009, Ranieri, Rv. 243076; Sez. 6, n. 7823 del 15/12/1998, Mocerino, Rv. 214756).
In caso di frode processuale, quindi, l’esimente di cui all’art. 384 c.p. è invocabile dal soggetto che abbia commesso l’immutazione allo scopo di eludere le investigazioni e di evitare un procedimento penale, in virtù del principio non esplicito, ma immanente al sistema, ‘nemo tenetur se detegere’. Tale causa di non punibilità è applicabile anche quando lo stato di pericolo – per la libertà o per l’onore – sia stato cagionato volontariamente dall’agente.
2.1. Ritiene il Collegio di aderire a questo secondo orientamento posto che, come è stato osservato ‘se la nozione di libertà tutelabile assunta dall’art. 384 c.p., comma 1, quale elemento discriminante la responsabilità penale del favoreggiatore deve essere recepita nella sua più lata interpretazione, includente ogni forma di manifestazione della libertà individuale, come sembra potersi desumere dalla lettera della legge (art. 384 c.p.) che non introduce alcuna particolare specificazione o selettività della categoria concettuale (libertà nella pienezza della sua accezione), non sembra del pari dubitabile che -quando tale libertà personale che il soggetto agente tutela, compiendo un favoreggiamento personale a beneficio di un terzo, sia rappresentata dall’esigenza di evitare una accusa penale, cioè un procedimento penale o soltanto delle indagini penali nei propri confronti- l’interesse di libertà che egli persegue si immedesima, senza soluzione di continuità temporale e ideativa, nell’esercizio dell’inviolabile diritto di difesa. Diritto e valore di rango costituzionale (art. 24 Cost., comma 2), al pari di quello incarnato dalla non fuorviata e ‘giusta’ amministrazione della giustizia (artt. 111 e 112 Cost.)’.