Source: http://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-2186-codice-civile-nozione-e-norme-applicabili
Timestamp: 2016-10-28 21:32:24+00:00
Document Index: 138440636

Matched Legal Cases: ['art. 2171', 'art. 27', 'art. 2', 'art. 2186', 'art. 5', 'art. 2186', 'art. 5', 'art. 2186', 'art. 2172', 'art. 2186', 'art. 24', 'art. 2186', 'art. 24', 'art. 24', 'art. 2186', 'art. 2182', 'art. 2186', 'art. 24', 'art. 2186', 'art. 2182', 'art. 8', 'art. 7', 'art. 2186']

RICHIEDI CONSULENZA SU QUESTO ARGOMENTO	Si ha rapporto di soccida anche quando il bestiame è conferito dal soccidario e il soccidante conferisce il terreno per il pascolo.
CommentoSoccidario: [v. 2170]; Soccidante: [v. 2170]; Soccida: [v. 2171].
Giurisprudenza annotataSoccida
Cassazione civile sez. III 13 luglio 1998 n. 6845 Se il soccidante conferisce non solo il terreno per il pascolo, ma anche l'intero bestiame, il contratto di soccida atipico (comma 1, art. 2171 e 2186 c.c.) non è riconducibile all'affitto (art. 27 l. 3 maggio 1982 n. 203) da un lato perché il conferimento di tutto il bestiame esclude che quello del fondo rustico abbia, nell'economia del contratto, quel carattere di preminenza che costituisce la "ratio" di detta norma; dall'altro perché questa presuppone che il conferimento del fondo avvenga per il suo sfruttamento agricolo.
Cassazione civile sez. III 25 giugno 1997 n. 5669 Nella conversione in affitto della soccida parziale con conferimento di pascolo e con un apporto di bestiame (da parte del soccidante) inferiore al venti per cento del valore dell'intero bestiame, l'adeguato apporto del concedente nella condirezione dell'impresa non può assumere il valore ostativo che, in generale, gli è attribuito dall'art. 2 della l. 14 febbraio 1990 n. 29, essendo del tutto estraneo al regime giuridico del predetto rapporto, in cui il conferimento del bestiame nell'entità indicata - che va provata dal soccidario - assume ex lege una rilevanza del tutto secondaria rispetto al conferimento del pascolo che, conseguentemente, ne caratterizza la causa prevalente, rendendo ad esso applicabile il regime giuridico della soccida con conferimento di pascolo, nella quale è escluso ogni potere del soccidante di direzione o condirezione dell'impresa (art. 2186 c.c.).
Cassazione civile sez. III 10 marzo 1993 n. 2887 In tema di contratti agrari, la subconcessione vietata ai sensi degli art. 5 e 21 l. 3 maggio 1982 n. 203 comprende qualsiasi rapporto, comunque denominato, mediante il quale l'affittuario di fondo rustico trasmetta ad altri l'esercizio, dell'impresa agraria, pur restando parte del rapporto originario, come quando conferisca i terreni in soccida a termine dell'art. 2186 c.c., trattandosi di contratto che, concentrando i poteri direttivi dell'impresa nel solo soccidario, assegna soltanto a questi la qualità di imprenditore e lascia al soccidante, che conferisce i terreni per i pascoli, il mero potere di controllo della gestione, rilevante all'interno del rapporto ma estraneo all'effettivo esercizio dell'impresa.
Cassazione civile sez. III 28 ottobre 1988 n. 5846 In tema di risoluzione del contratto di affitto di fondo rustico, l'inadempimento che il concedente deve contestare all'affittuario, ai sensi dell'art. 5 comma 3 l. 3 maggio 1982 n. 203, prima di ricorrere all'autorità giudiziaria, non può essere mutato nel successivo giudizio di risoluzione, ancorché sia suscettibile di essere precisato e meglio qualificato; al fine di verificare la sostanziale conservazione, in sede giudiziale, dell'identità originaria di quella contestazione, occorre accertare se la sanatoria da parte dell'affittuario, secondo ragionevolezza e buona fede, dell'inadempienza inizialmente contestatagli, avrebbe comportato la riparazione anche di quella successivamente posta a base del giudizio, mentre l'onere dell'illustrazione delle proprie motivate richieste, che è preveduto insieme alla contestazione dell'inadempimento, deve considerarsi assolto dalla mera contestazione delle inadempienze ove questa, interpretata alla stregua dei criteri ermeneutici degli atti negoziali, sia idonea ad evidenziare per l'affittuario il comportamento minimo necessario per ovviarvi. (Nella specie, la contestazione pregiudiziale di generica concessione a terzi di parte dei terreni affittati si era precisato in giudizio come soccida con conferimento di pascolo ed il giudice del merito aveva ritenuto sufficiente la contestazione iniziale perché solo dall'istruzione giudiziale era emersa l'esistenza della soccida ai sensi dell'art. 2186 c.c.; la C.S. ha confermato la pronuncia, ma ha corretto la motivazione, enunciando il principio di cui alla massima).
Cassazione civile sez. III 28 ottobre 1988 n. 5846 A norma dell'art. 2172 c.c., applicabile - ai sensi del comma 3 dell'art. 2186 c.c. - anche alla soccida con conferimento di pascolo, il contratto di soccida stipulato per un tempo determinato non cessa di diritto alla scadenza del termine, ma, al fine di evitare il rinnovo del contratto, è necessario che la parte interessata dia disdetta almeno sei mesi prima della scadenza. Pertanto, poiché la disdetta, sebbene debba essere data con un certo anticipo, è destinata a produrre effetti giuridici solo al momento della prevista fine del rapporto, che frattanto segue il suo regolare corso, il diritto del soccidante alla trasformazione in affitto del contratto di soccida con conferimento di pascolo, ai sensi del comma 1 dell'art. 24 della l. 11 febbraio 1971 n. 11, può, nonostante la disdetta della controparte, essere esercitato fino al previsto termine di scadenza del contratto.
Cassazione civile sez. III 03 ottobre 1985 n. 4783 Il contratto di soccida con conferimento di pascolo (art. 2186 c.c.) - che rientra fra i contratti dei quali l'art. 24 della l. 11 febbraio 1971 n. 11, con disposizione tassativa ed insuscettibile di applicazione analogica, prevede la trasformazione in affitto a richiesta del coltivatore - comporta per il soccidante il conferimento del pascolo e per il soccidario il conferimento del bestiame e, pertanto, non è configurabile quando il proprietario del terreno per il pascolo conferisca anche il bestiame.
Cassazione civile sez. III 12 giugno 1985 n. 3517 L'art. 24 della l. 11 febbraio 1971 n. 11 il quale prevede, su richiesta del coltivatore, la trasformazione in affitto dei contratti misti, che presentino elementi dell'affitto, anche se non prevalenti, nonché di alcuni contratti tipici, fra cui la soccida con conferimento di pascolo, di cui all'art. 2186 c.c., non è applicabile analogicamente nei confronti della soccida parziaria di cui all'art. 2182 c.c., che, pur se caratterizzata da un conferimento di pascolo da parte del soccidante, non è equiparabile alla fattispecie di cui al citato art. 2186 bensì si configura come un rapporto associativo, trattandosi di norma eccezionale in cui i contratti tipici suscettibili di trasformazione in affitto risultano elencati tassativamente.
Cassazione civile sez. III 21 marzo 1983 n. 1994 L'art. 24 l. 11 febbraio 1971 n. 11, il quale prevede, su richiesta del coltivatore, la trasformazione in affitto dei contratti misti, che presentino elementi dell'affitto, anche se non prevalenti, nonché di alcuni contratti tipici, fra cui la soccida con conferimento di pascolo, di cui all'art. 2186 c.c., non è applicabile nei confronti della soccida parziaria, di cui all'art. 2182 c.c., pure se caratterizzata da un conferimento di pascolo da parte del soccidante, atteso che tale ultima figura contrattuale, nella quale il bestiame viene fornito da entrambi i contraenti, non è equiparabile alla soccida con riferimento di pascolo, ove il soccidante fornisce il terreno ed il soccidario il bestiame, ed inoltre non presenta alcun elemento dell'affitto, in quanto quella ulteriore pattuizione sul conferimento del pascolo si inserisce in un rapporto strettamente associativo, in cui il conferimento stesso non è legato da vincolo sinallagmatico con una prestazione dell'altro contraente.
Cassazione civile sez. lav. 28 agosto 1979 n. 4706 La normativa contenuta nell'art. 8 l. 26 maggio 1965 n. 590, modificato dall'art. 7 comma 1 l. 14 agosto 1971 n. 817, ha la precisa finalità di sviluppare la proprietà coltivatrice, favorendo l'accentramento della terra nelle mani di chi la coltiva direttamente, e pertanto non può trovare applicazione fuori dei casi espressamente previsti dalla legge; conseguentemente, il diritto di prelazione agraria non può essere esercitato se non da chi, rivestendo la qualità di affittuario o di mezzadro o di colono o di compartecipe del fondo, lo abbia coltivato per almeno due anni: a tal fine, non è possibile, perciò, sommare il periodo in cui il richiedente ha condotto il fondo quale affittuario con quello precedente, nel quale lo ha detenuto come soccidante, dal momento che la soccida, anche nell'ipotesi di soccida con riferimento di pascolo (art. 2186 c.c.), non ha per oggetto la coltivazione del fondo, ma solo l'allevamento e lo sfruttamento di bestiame e l'esercizio di attività connesse.
Cassazione civile sez. III 19 marzo 1979 n. 1608 Art. precedente
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