Source: http://www.viritalia.eu/cenni_dpr_n_46201.html
Timestamp: 2019-07-19 18:55:02+00:00
Document Index: 179098409

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 9', 'art. 1', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 86', 'art. 80', 'art. 87']

Il 23 gennaio 2002 con il DPR 462/01 è scattato l'obbligo per tutti i datori di lavoro di richiedere e far eseguire le verifiche periodiche e straordinarie per:
1. installazioni e dispositivi di protezione contro le scariche atmosferiche;
2. impianti di messa a terra di impianti alimentati fino a 1000 V;
3. impianti di messa a terra di impianti alimentati con tensione oltre 1000 V;
4. impianti elettrici collocati in luoghi di lavoro con pericolo di esplosione.
Per lavoratori subordinati si intendono, ai sensi dell'art. 3 del DPR 547/55, coloro che svolgono lavoro alle dipendenze o sotto la direzione altrui, con o senza retribuzione.
Sono equiparati ai lavoratori subordinati:
" i soci di società e di enti in genere cooperativi, anche di fatto, che prestino la loro attività per conto delle società e degli enti stessi;
" gli allievi degli istituti di istruzione e di laboratori-scuole nei quali si faccia uso di macchine, attrezzature, utensili ed apparecchi in genere.
L'esistenza di lavoratori subordinati rende obbligatoria la denuncia, entro trenta giorni dall'inizio dell'attività, indipendentemente dalle caratteristiche dimensionali dell'impianto, dal numero di dipendenti e dalla necessità o meno del progetto.
Precedentemente al DPR 462/01 era compito dell'ISPESL effettuare la prima verifica, e delle ASL le verifiche periodiche, ed erano quindi loro le responsabilità del non rispetto della periodicità.
Dal 23 gennaio 2002 è il datore di lavoro che ha l'obbligo di richiedere e far effettuare le verifiche secondo le nuove periodicità ed è tenuto a richiedere la verifica periodica degli impianti elettrici di messa a terra e dei dispositivi di protezione contro le scariche atmosferiche:
A)Cantieri;
B)Ambienti a maggior rischio in caso di incendio cioè:
1) Attività soggette al controllo dei Vigili del Fuoco;
2) Edifici con strutture portanti in legno;
3) Ambienti nei quali avviene la lavorazione, il convogliamento, la manipolazione o il deposito di materiali combustibili.
C) Locali adibiti ad uso medico.
ed Ogni 5 Anni (verifica quinquennale) per tutti gli altri casi.
Per la verifica periodica degli impianti elettrici in luoghi con pericolo di esplosione, il datore di lavoro è tenuto a richiederla ogni 2 anni (verifica biennale).
Le verifiche degli impianti oggetto del DPR 462/01 possono essere effettuate da ASL/ARPA o Organismi Abilitati dal Ministero dello Sviluppo Economico, sulla base della normativa tecnica europea UNI CEI.
Considerato che l'obbligo di richiedere e far eseguire le verifiche periodiche di legge è a carico del datore di lavoro, la mancata effettuazione di tali verifiche è una inosservanza che viene contestata da INAIL (ISPESL), NAS, Ispettorato del Lavoro, ecc. in fase di attività di vigilanza.
Il datore di lavoro pertanto deve essere in possesso del verbale di verifica per poterlo esibire in occasione di controlli da parte degli Enti preposti.
Le sanzioni previste in caso di inottemperanza agli obblighi di legge previsti dal DPR 462/01 sono Arresto sino a tre mesi o ammenda da € 258,23 a € 1.032,91, in caso di applicabilità dell'art. 9 comma 2 del DPR 462/01.
Nel caso di Organismi di Ispezione di tipo A, abilitati dal Ministero dello Sviluppo Economico in accordo con l'art. 1 della Direttiva 11 marzo 2002 del Ministero delle Attività Produttive, il Sistema di Qualità deve soddisfare i requisiti della norma di riferimento ISO/IEC 17020.
V I R è Organismo d'Ispezione Abilitato dal Ministero dello Sviluppo Economico per le verifiche periodiche e straordinarie sugli impianti elettrici secondo quando previsto dal DPR 462/01.
Il D.P.R. 22 ottobre 2001 n. 462 "Regolamento di semplificazione del procedimento per la denuncia di installazioni e dispositivi di protezione contro le scariche atmosferiche, di dispositivi di messa a terra di impianti elettrici e di impianti elettrici pericolosi" definisce l'obbligo per il Datore di lavoro di sottoporre gli impianti a verifica periodica.
Non si tratta di una novità. In realtà le verifiche periodiche nei luoghi di lavoro sono obbligatorie sin dal 1955; tuttavia il DPR 462/01 fornisce precise indicazioni sull'attribuzione di responsabilità e sull'individuazione dei soggetti abilitati ad effettuare le verifiche:
" l'unico responsabile dell'effettuazione delle verifiche periodiche e straordinarie entro le scadenze previste è il datore di lavoro;
" le verifiche di legge possono essere effettuate da Organismi abilitati dal Ministero dello Sviluppo Economico (ex Ministero delle Attività Produttive).
Una volta realizzato l'impianto, l'installatore deve eseguire le verifiche iniziali previste dalle norme e dalle disposizioni di legge e rilasciare la dichiarazione di conformità ai sensi dell'art. 7 del Decreto Ministeriale 22.01.2008 n. 37 (DM 37/08).
Per gli impianti elettrici di messa a terra e i dispositivi di protezione contro le scariche atmosferiche, il DPR 462/01 introduce di fatto una maggior responsabilità anche per l'installatore, attribuendo alla dichiarazione di conformità valore di omologazione dell'impianto realizzato.
Essa deve anche riportare la descrizione dell'opera eseguita, le normative di riferimento ed in allegato il progetto (ove obbligatorio).
Il datore di lavoro, solo dopo il ricevimento della dichiarazione di conformità, può mettere in esercizio l'impianto ed entro trenta giorni da tale momento, deve provvedere a trasmettere una copia del documento di conformità all'ISPESL ed una copia alla ASL/ARPA territorialmente competente.
In alternativa, nei comuni in cui è stato attivato lo Sportello Unico per le attività produttive, è possibile presentare allo stesso la dichiarazione di conformità.
Il documento di conformità, insieme con gli allegati obbligatori, deve essere conservato presso il luogo dell'impianto, assieme alla attestazione di avvenuta denuncia dell'impianto rilasciata dagli Enti competenti (ISPESL, ASL/ARPA o Sportello Unico).
Nel caso di installazioni nei luoghi con pericolo di esplosione la denuncia degli impianti deve essere trasmessa, entro trenta giorni dalla messa in esercizio, alla ASL/ARPA territorialmente competente che provvederà all'omologazione effettuando la prima verifica sulla conformità alla normativa vigente di tutti gli impianti denunciati.
Per impianti realizzati prima dell'entrata in vigore del DM 37/08, la dichiarazione di conformità da considerare è quella rilasciata dall'installatore dell'impianto ai sensi dell'articolo 9 della precedente legge 5 marzo 1990, nr. 46.
Nel caso in cui non fosse disponibile la dichiarazione di conformità rilasciata ai sensi del DM 37/08 o della legge 46/90, è possibile sostituire tale atto con una dichiarazione di rispondenza resa da un soggetto avente i requisiti previsti dall'art. 7 comma 6 del DM 37/08.
Periodicamente il datore di lavoro è tenuto a far sottoporre gli impianti a verifiche ai sensi del DPR 462/01 da parte di un Organismo Abilitato quale V I R . Quest'ultimo rilascia il verbale di verifica con l'esito dei controlli effettuati che deve essere tenuto dal Datore di lavoro a disposizione dell'autorità di vigilanza.
In caso di modifica sostanziale degli impianti, di trasferimento o cessazione dell'attività, il Datore di lavoro comunica tempestivamente all'ISPESL e alle ASL/ARPA competenti per territorio le avvenute variazioni.
Il DPR 462/01 stabilisce l'obbligo di far verificare gli impianti con la seguente periodicità:
Ogni 2 anni per
" impianti di terra e di protezione contro le scariche atmosferiche siti nei locali medici, nei luoghi a maggior rischio in caso di incendio, nei cantieri;
" impianti elettrici in luoghi con pericolo di esplosione.
Ogni 5 anni per
" impianti di terra e di protezione contro le scariche atmosferiche siti in tutti gli altri ambienti.
Il Datore di lavoro è tenuto a procedere all'effettuazione di una verifica straordinaria da parte dell'Organismo abilitato in caso di:
" Esito negativo della verifica periodica
" Modifica sostanziale dell'impianto.
Il DPR 462/01 prevede comunque la possibilità per il Datore di lavoro di richiedere, in ogni momento a sua discrezione, all'Organismo abilitato, quale VIR, l'effettuazione di una verifica straordinaria sugli impianti.
IMPIANTI VECCHI E NUOVI: un servizio di interesse generale
Il D.P.R. 462/01 riguarda sia i nuovi impianti sia quelli già esistenti ed in particolare si rivolge a:
" impianti verificati o denunciati alle Autorità competenti da più di 2 anni se la relativa periodicità è biennale (installati in locali medici, luoghi a maggior rischio in caso di incendio, cantieri e locali pericolosi);
" impianti di messa a terra e di protezione contro le scariche atmosferiche, denunciati o verificati da più di 5 anni se per essi è prevista una periodicità quinquennale (installati quindi in tutti i luoghi diversi da quelli elencati al punto precedente).
Si ricorda che la denuncia dell'impianto, prima dell'entrata in vigore del DPR 462/01, era prevista dal DM 12/09/1959 tramite la presentazione dei modelli A/B/C rispettivamente per impianti di protezione contro le scariche atmosferiche, per impianti di messa a terra e per installazioni in luoghi pericolosi.
Finalmente con la pubblicazione del Dgls 2/08/2009 n° 106 "Disposizioni integrative e correttive del Decreto legislativo del 9 Aprile 2008 n°81 in materia di tutela e salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro",qualcosa si è mosso nell'ambito della "obbligatorietà"delle verifiche secondo il DPR 462 modificando l'apparato sanzionatorio. Si spera adesso con queste modifiche che i datori di lavoro si convincano se non dell'importanza delle verifiche almeno sulla obbligatorietà delle stesse. Già il Dgls 81 aveva modificato la situazione vigente da innumerevoli anni , ma il Dlgs 106 gli ha dato il colpo di grazia. Vediamo qui di seguito la modalità di attuazione da parte degli organi di vigilanza delle sanzioni amministrative e penali.
" Non è stata effettuata la verifica secondo il DPR 462;
" Non è stata effettuata la valutazione del rischio di fulminazione;
" Non è stato redatto il documento per il calcolo delle zone con pericolo d'esplosione;
" Non sono state prese tutte le precauzioni necessarie per la protezione dai contatti diretti e indiretti;
" Non sono state prese tutte le necessarie precauzioni per il personale per quanto riguarda le sovratensioni.
" Non vengono effettuate periodicamente manutenzioni su impianti di terra, su impianti di protezione scariche atmosferiche e su impianti elettrici in zone con pericolo d'esplosione;
" Non vengono tenuti i documenti prodotti per la manutenzione e i verbali per gli organi ispettivi.
Nel caso in cui l'organo di vigilanza riscontri una violazione che preveda una sanzione penale per prima cosa emette delle prescrizioni per procedere al risanamento della violazione stessa e indica il tempo massimo entro il quale queste prescrizioni devono essere effettuate. Successivamente segnala il reato alla procura che a sua volta apre un procedimento penale che per il momento rimane congelato. Nel caso in cui il datore di lavoro risani la violazione nei termini prescritti il procedimento penale decade e rimane "solo" una sanzione pecuniaria che coincide con la quarta parte della massima sanzione prevista. Ad esempio in caso di mancata verifica dell'impianto di terra secondo il DPR 462 la sanzione massima prevista è di 4.800 euro, in caso di mancata verifica dell'impianto di protezione delle scariche atmosferiche secondo il DPR 462 la sanzione massima prevista è di 4.800 euro, mentre per la mancata verifica degli impianti elettrici nelle zone con pericolo d'esplosione secondo il Dpr 462 la sanzione pecuniaria prevista è di 6.400 euro. Pertanto nel caso in cui vengano sanzionate tutte e tre le voci sopracitate al datore di lavoro spetterà una multa di 16.000 euro.
Di seguito riportiamo le sanzioni penali e amministrative previste dal Dlgs 106
Non è stata redatta le relazione sulla probabilità di fulminazione della struttura Arresto da 3 a 6 mesi, o ammenda da 2.500 a 6400 euro
Non sono state adottate tutte le misure per ridurre al minimo i rischi dovuti ai contatti diretti e indiretti, per gli inneschi degli incendi ed esplosioni ed alla fulminazione ed alle sovratensioni Arresto da 2 a 4 mesi o ammenda da 1.000 a 4.800 euro
Non è stata eseguita la verifica dell'impianto di terra secondo il DPR 462 Arresto da 2 a 4 mesi o ammenda da 1.000 a 4.800 euro
Non è stata eseguita la verifica degli impianti elettrici nelle zone con pericolo d'esplosione secondo il DPR 462 Arresto da 3 a 6 mesi o ammenda da 2.500 a 6.400 euro
Non sono state predisposte le procedure di manutenzione dell'impianto elettrico Arresto da 2 a 4 mesi o ammenda da 1.000 a 4.800 euro
Non sono state attuate tutte le misure di sicurezza per prevenire i pericoli d'esplosione Arresto da 3 a 6 mesi o ammenda da 2.500 a 6.400 euro
Non è stata predisposta la classificazione delle zone con pericolo d'esplosione Arresto da 3 a 6 mesi o ammenda da 2.500 a 6.400 euro
I lavoratori esposti ai pericoli d'esplosione non sono hanno avuto una formazione specifica Arresto da 3 a 6 mesi o ammenda da 2.500 a 6.400 euro
Nelle effettuare le verifiche degli impianti di terra, degli impianti di protezione scariche atmosferiche e degli impianti elettrici nei luoghi con pericolo d'esplosione ci si trova a dover esaminare la documentazione di progetto per poter capire come è fatto l'impianto al fine di giungere a verifiche corrette. Un progetto si considera redatto ad Hoc se si è seguita la guida CEI 0-2 (Guida per la definizione della documentazione di progetto degli impianti elettrici).
o per tutte le utenze condominiali comuni aventi almeno una delle seguenti caratteristiche:
o potenza impegnata maggiore di 6 kW;
o per le unità abitative aventi almeno una delle seguenti caratteristiche:
o superficie maggiore a 400 mq ;
o Impianti alimentati a tensione superiore a 1.000 V;
o Superficie superiore a 200 mq in bassa tensione;
o presenza anche parziale di locali medici;
o presenza anche parziale di locali a maggior rischio in caso d'incendio (MARCI);
o presenza anche parziale di locali con pericolo d'esplosione.
o Solo per gli edifici ad uso civile solo se presenti contestualmente ad impianto elettrico con obbligo di progetto.
o negli edifici con volume superiore a 200 mc. dotati di impianti elettrici soggetti a normativa specifica CEI;
o negli edifici con volume superiore a 200 mc. e con altezza superiore a 5 metri.
o Per tutte le utenze condominiali che abbiano almeno una delle seguenti caratteristiche:
o Potenza impegnata superiore a 6 kW;
o unità abitative aventi almeno una delle seguenti caratteristiche:
o superficie maggiore di 400 mq;
o potenza impegnata superiore a 6 kW.
o quando le utenze sono alimentate a tensione superiore a 1000V (in questo caso devono essere progettate anche le parti in bassa tensione)
o quando la superficie è maggiore di 200 mq;
o quando le utenze sono alimentate in bassa tensione con potenza impegnata superiore a 6 kW.
o quando l'unità immobiliare è provvista, anche parzialmente, di ambienti soggetti a normativa specifica, quali:
o locali medici
o locali per i quali sussista pericolo d'esplosione;
o locali a maggior rischio in caso d'incendio (MARCI).
o Il volume dell'edificio supera i 200 mc;
o per le unità abitative e per le utenze domestiche quando superano i 6 kW di potenza contrattuale;
o per le unità abitative quando superano i 400 mq;
o per gli immobili adibiti ad attività produttive, al commercio, al terziario ed a altri usi quando superano i 200 mq o i 6 kW di potenza impegnata.
Con l'entrata in vigore del DPR 462 fa l'ingresso una nuova figura nell'ambito delle verifiche degli impianti di terra GLI ORGANISMI ABILITATI. Il ministero dello sviluppo economico ha pensato bene di affiancare all'ASL/ARPA dei nuovi organismi privati e certificati con lo scopo di migliorare l'efficienza delle verifiche. Gli Organismi abilitati devono sottostare alla norma EN 45004 e ovviamente aver ottenuto l'abilitazione da parte del ministero. Questo implica che le verifiche di legge NON POSSONO ESSERE EFFETTUATE dal nostro installatore di fiducia, ne da un professionista abilitato. Il nostro installatore di fiducia può però effettuare regolare manutenzione dell'impianto di terra. Quindi concludendo quando avete bisogno di effettuare le verifiche di legge dovete obbligatoriamente affidarvi all'Asl/arpa o ad Organismi abilitati. Calcolando che l'ASL/ARPA tende allo stato attuale ad evitare di effettuarle o ad effettuarle dopo molto tempo, conviene interpellare gli oltre 150 Organismi abilitati.
Quando dobbiamo affrontare l'esame della documentazione del nostro impianto ci si pongono davanti vari scenari. Cerchiamo di suddividere la casistica in maniera sufficientemente logica. Partiamo col presupposto che nel panorama impiantistico ci sono 2 capisaldi fondamentali negli ultimi 20 anni. La legge 46 uscita nel lontano 1990 (col suo decreto attuativo n°447) e il DM 37 del 2008. Quindi una prima fondamentale divisione degli impianti è quella di dividerli per "epoche" storiche. Impianti ante 1990 (per comodità chiamiamoli CASO A), impianti post 1990 ma ante 2008 (CASO B) e impianti post 2008 (CASO C).
o relazione tecnica riportante le caratteristiche tecniche dell'impianto e le verifiche effettuate per verificare che l'impianto è a regola d'arte;
o Planimetrie e schemi funzionali dell'impianto.
Prima del DPR 462 del 2001 ogni impianto di terra ed ogni impianto di protezione dalle scariche atmosferiche dovevano essere denunciati all'ISPESL e all'ASL tramite il modello A (protezione scariche atmosferiche) e modello B (impianti di terra). Gli impianti elettrici nelle zone con pericolo d'esplosione dovevano essere denunciati all' ASL/ARPA entro 30 gg dalla loro messa in funzione (Modello C). Con l'avvento del DPR 462 la dennuncia degli impianti avviene tramite l'invio della dichiarazione di conformità rilasciata dall'installatore all'ISPESL e all'ASL per gli impianti di terra e protezione scariche atmosferiche e all'ASL/ARPA per gli impianti elettrici nelle zone con pericolo d'esplosione. L'omologazione dell'impianto avviene nel momento del rilascio della dichiarazione di conformità da parte dell'installatore.
Quando ci siamo resi conto che ricadiamo nell'ambito dell'obbligatorietà delle verifiche dei nostri impianti dobbiamo anche porci le opportune domande per poter portare a buon fine la pratica. Innanzi tutto dobbiamo ricordarci le tre "aree" a cui fa riferimento il DPR 462 :
o Esame della documentazione disponibile
o Esame a vista dell'impianto
o Verifica strumentale
Immaginiamo di gestire un'attività che possiede un impianto elettrico eseguito a regola d'arte dopo il 1990. Perché il 1990? Perché in quella data è entrata in vigore la legge 46/90 che ha posto le linee guida da seguire per la progettazione e l'installazione degli impianti elettrici. Da quella data tutti gli impianti devono possedere un progetto (dove obbligatorio) e una dichiarazione di conformità dell'impianto elettrico alla legge 46/90 (sempre). Quindi la prima cosa da verificare è quella di vedere se possediamo la dichiarazione di conformità rilasciata dall'elettricista (il modello di dichiarazione di conformità potete trovarlo qui). Poi ci dobbiamo informare se il nostro impianto necessitava di progetto eseguito da tecnico abilitato (Per vedere se necessitiamo di un progetto leggiamo qui). Se l'impianto ricade nell'obbligatorietà del progetto dobbiamo verificare che nella dichiarazione di conformità sia stata barrata la casella con indicato :"seguito il progetto", e soprattutto dobbiamo andare a cercare nei nostri archivi la certella del progetto.
o Relazione Tecnica (relazione in cui si espone il funzionamento dell'intero impianto, le scelte tecniche effettuate, i calcoli elettrotecnici e la tipologia dei materiali e la loro posa);
o Lo schema elettrico generale;
o Elaborati grafici;
o Il capitolato d'appalto;
o I preventivi e computi metrici;
Nonostante le verifiche si riferiscano alle tre aree sopra elencate i Verificatori controlleranno tutto il progetto. Pertanto questo deve essere composto da una documentazione sufficiente. Sopratutto deve corrispondere poi allo stato di fatto dell'impianto. Se si possiede un progetto del 1995 e successivamente sono state portate modifiche significative senza nuovi aggiornamenti alla documentazione, allora il progetto originario serve a poco. Sarebbe buona regola , se non si dispongono di conoscenze sufficienti, rivolgersi ad un professionista abilitato per un controllo generale della documentazione di progetto e di una verifica della corrispondenza del progetto con l'impianto. Questo per evitare che durante le verifiche ci vengano fatte delle Prescrizioni che poi comportano una ulteriore verifica supplementare e di conseguenza altri soldi da sborsare.
o Planimetria generale contenente la tipologia e il layout dell'impianto di terra;
o Planimetria contenente la posizione dei quadri elettrici;
o Schemi unifilari dei quadri elettrici;
o Relazione protezione scariche atmosferiche (per vedere se la struttura è autoprotetta oppure no);
o Planimetria e schemi impianto di protezione scariche atmosferiche (solo se la struttura non è autoprotetta);
o Relazione calcolo delle zone con pericolo d'esplosione (se presenti);
o Tipologia dei materiali e dell'installazione degli impianti elettrici nelle zone con pericolo d'esplosione (se presenti);
o Certificati e omologazioni dei dispositivi elettrici nelle zone con pericolo d'esplosione (se presenti)
Ma la documentazione necessaria alla verifica non è finita qui. Un qualsiasi impianto di terra ricadente nel DPR 462 deve essere denunciato all'ISPESL , così come gli impianti di protezione scariche atmosferiche e gli impianti nei luoghi con pericolo d'esplosione. Prima dell'avvento del DPR 462 queste denunce venivano fatte utilizzando degli appositi modelli che si chiamavano MODELLO A, MODELLO B e MODELLO C. Dopo il 2001 questi modelli sono stati eliminati e al loro posto è sufficiente inviare la dichiarazione di conformità all'ISPESL tramite un modello di lettera accompagnatoria che potrete trovare qui. Pertanto altra documentazione di fondamentale importanza è la presenza di questi 3 modelli (solo il modello B se non esistono impianti in luoghi con pericolo d'esplosione e impianti di protezione scariche atmosferiche), oppure della lettera accompagnatoria se la denuncia è stata fatto dopo il 2001.
Infine per gli impianti con presenza di cabina di trasformazione (ovvero quando la corrente viene esercita in media o alta tensione) c'è bisogno anche del documento dell'ente erogatore dell'energia in cui vengono riportati il tempo di intervento delle loro protezioni (tF) e la corrente di cortocircuito.
Per manutenzione all'impianto di terra non vogliamo limitarlo solo al sistema di dispersori vero e proprio, ma anche alla continuità dei conduttori di protezione ed equipotenziali, e al regolare funzionamento degli interruttori differenziali (salvavita). Questi, abbinati ad un buon impianto di terra evitano la folgorazione dovuta a contatti indiretti (e diretti per valori di intervento inferiori a 0,03A). La loro manutenzione consiste nel premere il tasto test mensilmente, e verificarne l'intervento con apposito strumento ad ogni intervallo di tempo prestabilito. Questa manutenzione può essere eseguita dal nostro abituale elettricista di fiducia (ovviamente se ne ha le competenze e la strumentazione).
La manutenzione deve essere eseguita anche sugli impianti di protezione scariche atmosferiche. Qui deve essere verificata la continuità tra i dispositivi di captazione, tra le calate, tra la maglia e tra tutti gli elementi destinati a disperdere la scarica elettrostatica dall'edificio.
Nei luoghi con pericolo d'esplosione devono essere controllate che tutte le giunzioni siano ancora integre, non vi siano danni ai dispositivi e che l'impianto non presenti anomalie che possono pregiudicarne la sicurezza.
Sapere a priori quanto ci possa costare una verifica è abbastanza difficile perché comunque il costo è subordinato all'estensione e alla complessità dell'impianto. Un'idea approssimativa dei costi si può ricavare guardando il tariffario ASL pubblicato nel decreto del 7 Luglio 2005 riportato per comodità in fondo a quest'articolo. Un Ente serio, che sia L'ASL o un organismo abilitato, prima di formulare una qualsiasi offerta dovrebbe visionare l'impianto eseguendo un sopralluogo preliminare.
Non è raro vedere offerte con cifre molto differenti l'una dall'altra. Se qualcuno è poco scrupoloso, può verificare un impianto in mezz'ora, là dove un organismo serio ne impiega dieci. Teniamo conto poi che a norma di legge siamo corresponsabili nel caso si sia scelto un organismo non all'altezza dell'incarico affidatogli ("culpa in negligendo ").
Riportiamo di seguito una tabella sui costi desunti dal tariffario ASL :
TIPO DI VERIFICA (IMPIANTO DI MESSA A TERRA) EURO
DA 3 A 10 Kw 150
DA 11 A 15 kW 200
DA 16 A 25 kW 250
DA 26 A 50 kW 300
DA 51 A 100 kW 500
DA 101 A 150 kW 600
DA 151 A 200 kW 700
DA 201 A 250 kW 850
DA 251 A 400 kW 1200
DA 401 A 650 kW 1350
DA 651 A 800 kW 1500
DA 801 A 1000 kW 1700
OLTRE 1000 kW TARIFFAZIONE A TEMPO CON UN MINIMO DI 2000
A proposito del DPR 462/01...
Come noto, in base al DPR 462/01, qualunque attività in cui sia presente almeno un lavoratore dipendente (o assimilato) è soggetta alle verifiche periodiche di cui al DPR 462/01 che il datore di lavoro deve affidare ad un Organismo abilitato (o alla Asl/Arpa). 1
I requisiti di indipendenza e le incompatibilità degli Organismi abilitati
Gli Organismi abilitati, ed i loro verificatori, non possono:
" svolgere, né direttamente né a mezzo di società a loro collegate, attività di progettazione, installazione e consulenza in materia di impianti elettrici (Guida CEI 0-14, par. 3.1);
" redigere alcuno dei documenti che il datore di lavoro deve mettere a disposizione per l'effettuazione della verifica (Guida CEI 0-14, par. 3.5) e non possono dunque, ad esempio, predisporre il progetto dell'impianto elettrico, la valutazione del rischio di fulminazione ed il documento di classificazione delle zone con pericolo di esplosione (Ministero dello sviluppo economico, parere n. 67323/05).
Agli Organismi abilitati, ed ai loro verificatori, è inoltre vietata qualunque attività di manutenzione degli impianti elettrici
e non possono dunque eseguire i controlli previsti dal DLgs 81/08, art. 86, comma 1 e più in generale le verifiche di manutenzione previste dalle norme tecniche (Guida CEI 0-14, par. 3.1).
Gli Organismi abilitati, ed i loro verificatori, ad esempio, non possono eseguire le verifiche di manutenzione previste
dalla norma CEI 64-8 nei locali medici (Ministero dello sviluppo economico, parere n. 21771/05).
Sul verbale l'Organismo abilitato deve indicare il tempo di verifica (Guida CEI 0-14, par. 4.1).
Tale indicazione è obbligatoria affinché gli organi di controllo possano verificare, in sede di ispezione, se il tempo indicato è compatibile con l'esecuzione della verifica a regola d'arte (Ministero dello sviluppo economico, parere n. 8308/06).
Gli Organismi abilitati sono tenuti ad indicare nelle offerte il tempo minimo che dedicheranno all'attività di verifica, in modo che il datore di lavoro possa valutarne la congruità, prima di affidare l'incarico di verifica (Ministero dello sviluppo economico, parere n. 8308/06).
Se il datore di lavoro nutre dei dubbi sui tempi necessari per effettuare a regola d'arte la verifica del proprio impianto, può chiedere un parere in proposito al proprio progettista/installatore di fiducia.
La scelta dell'Organismo abilitato
Il datore di lavoro che, in violazione di quanto previsto dalla Guida CEI 0-14, par. 3.1 si affida ad un Organismo che esegue la verifica in un tempo incongruo (ad esempio perché il costo pattuito è inadeguato) oppure ad un Organismo che non ha i necessari requisiti di indipendenza (e dunque si ritrova a controllare, almeno in parte, il proprio operato), adempie solo formalmente all'obbligo legislativo di verifica periodica, eludendolo di fatto.
La verifica così effettuata non potrà che essere considerata inefficace dagli organi di controllo e dunque il datore di lavoro rischia concretamente di sprecare il denaro che ha speso per la verifica.
Ad esempio spreca il proprio denaro:
" un dentista (o altro studio medico) che, per risparmiare, fa effettuare dal medesimo Organismo le verifiche ispettive di cui al DPR 462/01 e le verifiche di manutenzione previste dalla norma CEI 64-8;
" un'azienda che affida la verifica di cui al DPR 462/01 ad un Organismo abilitato che le ha predisposto il documento di classificazione delle zone con pericolo di esplosione e/o la valutazione del rischio di fulminazione di strutture ed impianti;
" un'azienda che affida la verifica di cui al DPR 462/01 ad un Organismo che la effettua in un tempo manifestamente incongruo.
Una verifica "alla veloce" non consente di rilevare le eventuali carenze dell'impianto e danneggia dunque il datore di lavoro (che paga un costo senza ricevere un servizio) ed i professionisti/installatori che non saranno chiamati ad eseguire gli interventi (documentali ed impiantistici) necessari per rendere sicuro l'impianto.
In caso di infortunio dovuto a carenze dell'impianto, saranno certamente maggiori le responsabilità penali del datore di
lavoro che, per colpa (in eligendo), abbia nei fatti vanificato l'obbligo legislativo della verifica periodica, affidando tale
controllo ad un soggetto che, pur abilitato, era evidente non avrebbe eseguito il controllo a regola d'arte.
L'ufficio tecnico, quando presente in azienda, dovrebbe avere un peso determinante nella scelta dell'Organismo abilitato; qualora questo non accada, poiché per volontà dei vertici aziendali la scelta viene demandata in via esclusiva ad altre funzioni aziendali (ad es. ufficio acquisti), è opportuno che i tecnici, per tutelarsi, prendano formalmente le distanze dalla scelta effettuata (qualora non la condividano), in modo che la responsabilità della stessa gravi esclusivamente sui soggetti che l'hanno effettuata (la responsabilità penale è personale).
I motivi per scegliere V I R
VIR rispetta in modo rigoroso i requisiti di indipendenza e le incompatibilità previste dalla normativa vigente e dunque
non effettua, né direttamente né tramite società collegate attività di progettazione, installazione e manutenzione degli
Ad esempio VIR non esegue le verifiche di manutenzione previste dalle norme CEI né dal DLgs 81/08, non predispone documenti di valutazione del rischio di fulminazione, documenti di classificazione delle zone con pericolo di esplosione, ecc.
VIR inoltre:
" effettua le verifiche a regola d'arte e dunque in un tempo congruo;
" non impone soluzioni, ma colloquia sul piano tecnico in base alla regola dell'arte;
" gestisce per conto del datore di lavoro lo scadenziario delle verifiche;
" garantisce assistenza tecnica in caso di contestazioni degli organi di controllo sull'impianto oggetto di verifica.
" si avvale soltanto di verificatori con una notevole esperienza nella verifica degli impianti;
" aggiorna continuamente le conoscenze normative dei propri verificatori;
" ha uno staff tecnico con un'esperienza pluriennale nella verifica degli impianti ed un ruolo di primaria importanza in ambito normativo;
" dispone di notevoli competenze, a livello di direzione tecnica, in materia di responsabilità connesse alla sicurezza nei luoghi di lavoro, e può dunque tutelare i propri clienti;
La serietà e la competenza di VIR rappresentano una garanzia:
" per le aziende verificate, che sanno di affidarsi ad un Organismo affidabile, che esegue la verifica a regola d'arte;
" per i progettisti e gli installatori di impianti elettrici, i quali hanno la certezza che:
1. VIR non utilizzerà la verifica per portare loro via i clienti (non avendo VIR alcun interesse in proposito, svolgendo nel settore elettrico solo le verifiche di cui al DPR 462/01);
2. verrà affidato a loro l'incarico di predisporre la documentazione (progettisti) e di realizzare gli interventi impiantistici (installatori) che risulteranno eventualmente necessari per porre rimedio a carenze di sicurezza degli impianti, non svolgendo VIR tali attività, né direttamente né tramite società collegate.
1 L'omessa verifica è sanzionata penalmente (DLgs 81/08, art. 80, comma 3 e art. 87, comma 3, lett. d).