Source: http://territorio.it/site/d_NewsList.asp?CategoriaNews=1&stat=1
Timestamp: 2020-02-27 00:50:43+00:00
Document Index: 148678373

Matched Legal Cases: ['art. 28', 'art. 42', 'art. 8', 'art. 42', 'art. 54', 'art. 29', 'art. 42', 'art. 42', 'art. 42', 'sentenza ']

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Nessun indennizzo all'imprenditore danneggiato dall'esproprio dell'immobile condotto in locazione: deve vedersela con il proprietario
In materia di espropriazione per pubblica utilità, non è dovuto alcun risarcimento od indennità al terzo che, in virtù di un diritto personale di godimento sull'immobile legittimamente espropriato, vi svolga un'attività imprenditoriale, in quanto gli obblighi indennitari si rivolgono esclusivamente all'espropriato, non essendo, peraltro, previsto dalla legge alcun ristoro per le conseguenze economiche derivanti dalla dissoluzione dell'attività aziendale dovuta al provvedimento ablativo, le quali risultano, pertanto, regolate esclusivamente dal rapporto negoziale tra proprietario espropriato e terzo titolare del diritto di godimento estinto.
Il potere di applicare le penali (rectius: sanzioni) previste dalle convenzioni urbanistiche relative ad aree peep è soggetto al termine di prescrizione quinquennale previsto dall'art. 28 della L. 689 del 2001 il quale risulta applicabile a tutte le violazioni amministrative punite con sanzioni amministrative pecuniarie, anche se non previste in sostituzione di una sanzione penale e, quindi, anche agli illeciti amministrativi in materia urbanistica, edilizia e paesistica puniti con una sanzione pecuniaria. Il termine di prescrizione per l'ipotesi di vendita degli alloggi ad un prezzo maggiore di quello ivi stabilito decorre dalla commissione dell'illecito, che coincide con la stipula dei contratti di cessione degli alloggi a prezzo maggiorato.
La disposizione di cui all'art. 42 bis del testo unico sugli espropri n. 327 del 2001, comma 1, si applica solo in presenza dei presupposti da essa previsti e cioè quando una autorità utilizza un bene immobile per scopi di interesse pubblico e tale bene sia stato modificato in assenza di un valido ed efficace provvedimento di esproprio o dichiarativo della pubblica utilità. Essa si riferisce ai casi in cui vi sia stato un vincolo preordinato all'esproprio, seguito dalla attivazione del procedimento espropriativo, e poi il decreto di esproprio non sia emanato o sia stato annullato un atto delle fasi del medesimo procedimento, come articolato dall'art. 8 del testo unico.
La P.A. ha l'obbligo giuridico di esaminare le istanze dei proprietari volte ad attivare il procedimento di cui all'art. 42-bis del d.P.R. 327/2001, adeguando la situazione di fatto a quella di diritto e facendo comunque venir meno la situazione di occupazione "sine titulo" dell'immobile con il ripristino della legalità, fermo restando che la valutazione comparativa degli interessi in gioco e la conseguente decisione in ordine all'acquisizione o alla restituzione del bene rimane nella sfera di discrezionalità dell'Amministrazione.
In assenza di stima definitiva dell'indennità, l'azione in corte d'appello resta proponibile per dieci anni
Il termine di decadenza di trenta giorni per proporre l'opposizione alla stima - nel sistema introdotto dal D.P.R. n. 327 del 2001, art. 54 nonché in quello attuale, regolato dal D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 29, comma 3 - opera solo in relazione al caso di stima definitiva dell'indennità, sicché, ove tanto non sia avvenuto, l'azione di determinazione giudiziale dell'indennità resta proponibile finché non decorra il termine di prescrizione decennale, a far tempo dall'emanazione del provvedimento ablatorio. Ed infatti, l'azione di determinazione giudiziale dell'indennità di esproprio può essere sempre proposta senza necessità di attendere la liquidazione dell'indennità in sede amministrativa, in quanto, una volta emanato il provvedimento ablativo, sorge contestualmente ed è immediatamente azionabile il diritto del proprietario di percepire il giusto indennizzo ex art. 42 Cost..
Nessuna norma attribuisce per contro al soggetto espropriato, pur a fronte dell'illegittimità del titolo espropriativo, un diritto, sostanzialmente potestativo, di determinare l'attribuzione della proprietà all'amministrazione espropriante previa corresponsione del risarcimento del danno. Inoltre, poiché l'art. 42-bis dispone che il titolo di acquisto possa essere l'atto di acquisizione (espressione di una scelta dell'autorità), non si può attribuire alcun rilievo a tal fine al successivo atto di liquidazione del danno, peraltro emanato in esecuzione di una sentenza; in altre parole, né dall'art. 42-bis né da altra norma può ricavarsi l'attribuzione dell'effetto giuridico di rinuncia abdicativa alla fattispecie complessa derivante dalla coesistenza della sentenza di condanna e dell'atto di liquidazione del danno.