Source: https://www.orientamento.it/lesercizio-abusivo-della-professione-di-psicologo/
Timestamp: 2020-04-08 12:16:06+00:00
Document Index: 33958406

Matched Legal Cases: ['art.21', 'art.21', 'art.21', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art.9', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art.21', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza\n', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 21', 'art. 21', 'art.21']

L'esercizio abusivo della professione di psicologo - orientamento.it
Nel 2010 il Consiglio dell’Ordine degli Psicologi della Lombardia delibera ‘di voler ribadire l’applicabilità dell’art.21 del Codice Deontologico’ (delibera del 30/9/2010) e ‘la piena applicabilità in sede disciplinare dell’art.21 del Codice Deontologico, rilevando contestualmente le gravi conseguenze che deriverebbero in via di principio dalla sua mancata applicazione; l’importanza e la centralità dell’art.21, considerata la necessità di sottolineare i pericoli sul piano della salute individuale e collettiva derivanti dalla somministrazione di strumenti e tecniche psicologiche da parte di non psicologi; la necessità di mantenere riservato l’atto di somministrazione di qualunque genere di test e del colloquio psicologico come strumento fondamentale di prassi psicologica; la necessità di definire, in sede nazionale e in subordine regionale, gli atti tipici dello psicologo al fine di dirimere le questioni riguardanti la natura e gli strumenti il cui uso deve essere mantenuto riservato’. (delibera del 28/10/2010). Le due delibere sono chiaramente riferite a quegli psicologi che insegnano tecniche di psicoterapia e tecniche di supporto psicologico in scuole che formano i cosiddetti counselors. Il Tribunale di Milano (vedi il punto successivo) afferma nella sentenza che (pag.10) ‘sottotesto e ragione delle due delibere è la riaffermazione del principio che non è corretto formare psicoterapeuti per i quali è previsto un lungo, impegnativo e costoso percorso, e contemporaneamente consentire la formazione e l’ingresso nel mercato dei cd. ‘counselors’ che tale percorso non rispettano’.
Nel 2011 una associazione che forma counselor più alcuni psicologi e altre associazioni che associano counselors impugnano le due delibere sostenendone l’illegittimità. Il Tribunale di Milano, con sentenza 10289/2011 stabilisce che le associazioni non sono legittimate a ricorrere contro l’Ordine degli Psicologi della Lombardia. Conferma poi (pagg. 9-10) la distinzione fra ‘insegnamento della conoscenza’ , questa possibile nei confronti anche di non psicologi, e ‘l’insegnamento dell’uso degli strumenti’ riservati alla professione di psicologo che invece è possibile solo nei confronti di psicologi e studenti del corso di laurea in psicologia, ai tirocinanti, ed agli specializzandi in materie psicologiche. Secondo il Tribunale ‘l’insegnamento dell’uso degli strumenti a persone estranee equivale in tutto e per tutto a facilitare l’esercizio abusivo della professione, ciò che la legge e il codice deontologico (art.9) tutelano direttamente prescrivendo comportamenti attivi per impedirlo. Sarebbe davvero grave se si insegnasse a terzi l’uso degli strumenti conoscitivi, in un ambito professionale come quello riservato allo Psicologo che richiede, se possibile, una sensibilità ancora maggiore, trattandosi della personalità di ciascun individuo e la necessità di un lavoro di ristrutturazione dell’intimo e di riorganizzazione del sistema cognitivo-emotivo. (…) Non può essere contestato che la difesa della qualità della professione degli psicologi si basa anche sul fatto che non deve essere divulgato l’uso degli strumenti conoscitivi, e cioè i test psicologici concretamente somministrati per non pregiudicarne la validità: il che costituisce il nucleo essenziale delle delibere impegnate, in conformità alla prescrizione del Codice Deontologico.’ Successivamente gli stessi soggetti ricorrono contro la sentenza in Corte d’Appello. La Corte d’Appello di Milano (Sezione I Civile, sentenza 58/2012 http://www.opl.it/media/news/sentenza II grado appello.pdf) stabilisce che gli appellanti non sono legittimati a ricorrere contro l’Ordine degli Psicologi della Lombardia, senza entrare nel merito del contenuto dell’art.21 del Codice Deontologico.
Sentenza 6 / Sentenza 7. Con sentenza 13020/2015 il TAR del lazio ha cancellato Assocouseling dall’elenco delle associazioni di operatori che operano in attività non riconosciute tenuto dal Ministero dello sviluppo economico. La sentenza ha stabilito che l’intervento sul disagio psichico di qualunque grado è competenza degli psicologi. Scarica la sentenza
Con sentenza 01273/2016 del 22/01/2019 il Consiglio di stato ha annullato la sentenza del TAR con l’argomentazione che il Ministero dello sviluppo economico, nel decidere l’inclusione nell’elenco delle associazioni di operatori che operano in attività non riconosciute, deve limitarsi a una semplice analisi di conformità formale dei documenti presentati, e non entrare nel merito delle attività effettivamente svolte dagli aderenti a ciascuna associazione. In questo articolo riporto un estratto della sentenza e ne commento il significato.
Una querela. Sul tema dell’esercizio abusivo della professione di psicologo vedi anche una querela, ben argomentata, nei confronti di una pedagogista clinica (non so se la querela è arrivata a sentenza). La pedagogista ha diagnosticato un disturbo da stress post traumatico in un minore, la cui responsabilità è stata attribuita al nonno, accusato di abuso sessuale, e a seguito di tale diagnosi il nonno è stato rinchiuso in carcere per 39 giorni.
Nel giugno del 1998, l’Antitrust ha stabilito che (proc. N. 1/316 del 22/6/1998 http://www.psicologiaecounseling.com/wp-content/uploads/2012/02/Art21_RispostaAGCM.pdf) l’art. 21 del Codice deontologico ‘potesse introdurre un limite in relazione alle categorie di soggetti a cui gli psicologi possono insegnare alcune attività che non trova alcun sostegno in disposizioni legislative. Pertanto, è stato concordato con il Consiglio Nazionale degli Psicologi il testo di una circolare esplicativa, che sarà inviata ai Consigli regionali, nella quale si chiarisce che il divieto è limitato solo alla diffusione di test psicologici, la cui conoscenza da parte del pubblico potrebbe inficiarne la validità, o alla divulgazione a soggetti non abilitati di strumenti operativi utilizzati dai professionisti, escludendosi quindi che il divieto si riferisca alla diffusione di conoscenze teoriche. Il Consiglio Nazionale si è impegnato a modificare in conformità al testo della circolare l’art. 21 del Codice deontologico, nella prossima occasione di revisione dello stesso.’ A oggi per quel che ne so il Consiglio Nazionale degli Psicologi non ha inviato la circolare né modificato l’art.21.
2 risposte a “L’esercizio abusivo della professione di psicologo”