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Timestamp: 2019-05-23 22:51:47+00:00
Document Index: 158664369

Matched Legal Cases: ['art. 844', 'art. 449', 'sentenza ', 'art. 14', 'art. 1', 'art. 182']

12 Novembre 2018	Author : Vesuviani News
Bruciare residui vegetali in genere, ad esempio toppie, ramaglie e avanzi di potature, è una pratica agricola molto diffusa, in quanto per molti anni si è trattato di un'attività lecita.
Alla luce dei più recenti interventi normativi e giurisprudenziali, tuttavia, - spiegano gli esperti di StudioCataldi - è necessario adottare particolari cautele in quanto si rischia di incorrere in sanzioni civili, ma anche penali.
In primis, si rammenta che l'art. 844 del codice civile punisce il proprietario di un fondo le cui immissioni di fumo nel fondo vicino superino la normale tollerabilità. Pertanto, un falò appiccato in prossimità della proprietà confinante, che generi fumi irrespirabili e insopportabili, potrebbe essere la "miccia" per una causa civile di risarcimento danni, anche se l'episodio è singolo o sporadico.
La Cassazione ha mostrato di tener conto dei pericoli che rischiano di derivare dalla bruciatura di rifiuti: gli Ermellini hanno ritenuto integrato il reato di incendio, di cui all'art. 449 del codice penale, a causa del comportamento di chi aveva radunato e bruciato sterpaglie facendo sviluppare fiamme di vaste proporzioni e ad alto rischio di diffusività che di fatto avevano reso difficili le operazioni di spegnimento (cfr. Cass. n. 38983/2017).
Il reato di combustione illecita di rifiuti (H2)
Il cd. decreto Terra dei Fuochi, d.l. n. 136/2013 (convertito con L. n. 6/2014), al fine di reprimere le vicende criminose e dannose per l'ambiente che hanno messo in luce la situazione in Campania, ha introdotto il nuovo reato di "Combustione illecita di rifiuti".
I residui vegetali sono rifiuti? (H2)
Nella vigenza di tale normativa, la Corte di cassazione (terza sezione penale, sentenza 4 novembre 2008, n. 46213) ha ritenuto che l'eliminazione, mediante incenerimento, dei rami degli alberi tagliati fosse da considerarsi illecita, non potendo essere qualificata come una forma di utilizzazione di tali materiali nell'ambito di un'attività produttiva, nonostante molti agricoltori avevano sottolineato il riutilizzo delle ceneri per concimare i campi.
Bruciare sterpaglie: quando è una "normale" pratica agricola (H2)
Il contrasto in materia, tra Stato e legislazioni regionali che hanno spesso autorizzato l'antica pratica agricola di cui si è parlato, ha portato l'intervento nel legislatore che con l'art. 14, comma 8, lettera b), del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 91 (convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 11 agosto 2014, n. 116) ha modificato nuovamente il Codice dell'ambiente prevedendo che attività di raggruppamento e abbruciamento in piccoli cumuli e in quantità giornaliere, non superiori a tre metri steri per ettaro, dei materiali vegetali di cui all'articolo 185, comma 1, lettera f), effettuate nel luogo di produzione, costituiscono normali pratiche agricole consentite per il reimpiego dei materiali come sostanze concimanti o ammendanti, e non attività di gestione dei rifiuti" (art. 182, comma 6-bis, del d.lgs.).
Al tempo stesso, il legislatore statale ha vietato la combustione di residui vegetali agricoli "nei periodi di massimo rischio per gli incendi boschivi, dichiarati dalle regioni", attribuendo ai comuni e alle altre amministrazioni competenti in materia ambientale "la facoltà di sospendere, differire o vietare la combustione del materiale di cui al presente comma all'aperto in tutti i casi in cui sussistono condizioni meteorologiche, climatiche o ambientali sfavorevoli e in tutti i casi in cui da tale attività possano derivare rischi per la pubblica e privata incolumità e per la salute umana, con particolare riferimento al rispetto dei livelli annuali delle polveri sottili (PM10)".
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