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Timestamp: 2017-01-23 12:51:58+00:00
Document Index: 21955438

Matched Legal Cases: ['art. 11', 'art. 11', 'art. 1', 'art. 51', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 51', 'art. 5', 'art. 3', 'art. 5', 'art. 51', 'art. 36', 'art. 51', 'art. 2', 'art. 4', 'art. 51', 'art. 51', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 5', 'art. 51', 'art. 3', 'art. 51', 'art. 3', 'art. 51', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 51', 'art. 37', 'art. 34', 'art. 2946', 'art. 37']

Risoluzione Agenzia Entrate n. 71 del 01.06.2005
Istanza di interpello ex art. 11 della legge
27 luglio 2000, n. 212. Ministero dell'Interno - ..... Trattamento tributario da
applicare all'assegno di confine, di cui alla legge 28 dicembre 1989, n. 425,
versato al personale della Polizia di Stato che, per motivi di servizio, risiede
permanentemente in territorio estero di confine. Art. 51, comma 8, del Tuir
interpello, inoltrata ai sensi dell'art. 11 della legge 27 luglio 2000, n. 212, la ....del Ministero dell'Interno ha
chiesto chiarimenti in merito al corretto trattamento tributario da applicare
all'assegno di confine versato al personale della Polizia di Stato che, per
motivi di servizio, risiede permanentemente in territorio estero di confine.
La .... del Ministero
dell'Interno ha presentato istanza di interpello al fine di ottenere chiarimenti
sul corretto trattamento tributario da applicare all'assegno di confine che, ai
sensi dell'art. 1, della legge 28 dicembre 1989, n. 425, viene attribuito al
personale della Polizia di Stato che presta servizio presso il Settore Polizia
di Frontiera di ..... L'Amministrazione istante, in qualità di sostituto di
imposta, fa presente che, conformemente a quanto previsto dall'art. 51, comma 8, del Tuir, a partire
dal 1 gennaio 1998 ha sempre assoggettato ad Irpef l'assegno di confine
spettante al personale sopra citato nella misura del 50 per cento.
Con sentenza 14 luglio 2004, n. 13053, la Corte di
Cassazione ha dichiarato la non imponibilità, fino al 31 dicembre 2000,
dell'assegno di confine, perché versato ai c.d. frontalieri, ossia a quei
lavoratori dipendenti che risiedono in Italia, e che quotidianamente, per motivi
di servizio, si recano all'estero, in zone di frontiera o in Paesi limitrofi.
Alla luce di tale ultima sentenza, sono giunte all'Amministrazione istante
numerose istanze da parte del personale della Polizia di Stato della stazione di
..... al fine di ottenere il rimborso dell'imposta finora versata e
l'interruzione, per l'avvenire, dell'assoggettamento all'imposta dell'assegno di
Al riguardo, l'Amministrazione istante ritiene invece
corretto continuare ad assoggettare ad imposta, nella misura del 50 per cento,
gli assegni in discorso in quanto riferiti non a lavoratori frontalieri, ma a
personale che risiede, per motivi di servizio, in territorio elvetico.
Tutto ciò premesso, l'Amministrazione istante chiede
1. se a seguito della sentenza della Corte
di Cassazione sopra citata, siano fondate o meno le istanze presentate dal
personale della Stazione di ....;
2. in caso di risposta affermativa al
quesito di cui al punto n. 1, se l'Amministrazione Finanziaria provvederà, e
per quali anni, ad effettuare il rimborso dell'imposta versata (le istanze del
personale sono state trasmesse, infatti, al competente Ufficio dell'Agenzia
delle Entrate di ....);
3. se per l'eventuale rimborso risulti
necessario l'invio di ulteriori dati necessari allo scopo.
L'Amministrazione istante
ritiene che, in conformità a quanto previsto dall'art. 51, comma 8, del Tuir, gli
assegni di confine, al pari degli altri assegni di sede e delle altre indennità
percepite per servizi prestati all'estero, concorrono alla formazione del
reddito di lavoro dipendente nella misura del 50 per cento.
Il d. lgs. 2 settembre 1997,
n. 314, recante norme dirette alla
armonizzazione, alla razionalizzazione e alla semplificazione delle disposizioni
fiscali e previdenziali concernenti i redditi di lavoro dipendente, ha previsto,
all'art. 5, comma 1, lett. a), numero 1), l'abrogazione delle disposizioni
contenute nell'art. 3, comma 3, lett. c), del Tuir, a decorrere dal periodo di
imposta successivo a quello del 31 dicembre 2000 (art. 5, comma 2).
L'articolo abrogato prevedeva per i soggetti residenti
fiscalmente in Italia, l'esclusione, in ogni caso, dalla base imponibile, dei
redditi di lavoro dipendente prestato all'estero, in via continuativa e come
oggetto esclusivo del rapporto.
A partire dal 1 gennaio 2001, essendo cessato il vigore
della richiamata norma di esenzione, la normativa applicabile al reddito di
lavoro dipendente prestato all'estero in via continuativa e come oggetto
esclusivo del rapporto di lavoro è quella recata dall'art. 51, comma 8-bis, del
Tuir, così come previsto dall'art. 36
Il regime fiscale di cui all'art. 51, comma 8-bis, del Tuir, sempre
riferito a soggetti che, ai sensi dell'art. 2 del Tuir, si considerano
residenti fiscalmente in Italia, comporta l'applicazione dell'Irpef su
retribuzioni convenzionali, annualmente definite con apposito decreto del
dell'Economia e delle Finanze, e si applica a quei lavoratori dipendenti che,
nell'arco di dodici mesi, soggiornano nello Stato estero per un periodo
superiore a 183 giorni.
Tale regime fiscale non trova applicazione però per la
fattispecie in esame, atteso che quest'ultima attiene a lavoratori che operano
alle dipendenze di una pubblica amministrazione, mentre le retribuzioni
convenzionali di cui all'art. 4, comma 1, del d. l. 31 luglio 1987, n. 317,
convertito, con modificazioni dalla legge 3 ottobre 1987, n. 388, cui fa
riferimento il richiamato art. 51,
comma 8-bis, del Tuir, sono previste esclusivamente per il settore privato.
La normativa applicabile alla fattispecie oggetto
dell'istanza di interpello è invece quella recata dall'art. 51, comma 8, del Tuir, che, in
deroga al principio di omnicomprensività che caratterizza il reddito di lavoro
dipendente, prevede la concorrenza alla formazione del reddito degli assegni di
sede e delle altre indennità percepite per servizi prestati all'estero, ivi
compresi gli assegni di confine in valuta estera, nella misura del 50 per cento
Gli assegni di confine, disciplinati dalla legge 28
dicembre 1989, n. 425, sono attribuiti "al personale delle Amministrazioni
dello Stato, (...), che, per ragioni di servizio, risiede permanentemente in
territorio estero di confine con l'Italia" (art. 1) e non hanno
"natura retributiva essendo destinati a sopperire agli oneri derivanti dal
servizio all'estero" (art. 2, comma 1).
Cassazione ha affermato, sia in favore di coloro che prestano servizio
all'estero, ed ivi risiedono, sia in favore dei c. d. lavoratori frontalieri,
ossia quelli che si spostano quotidianamente verso le zone estere di confine,
l'esenzione fino al 31 dicembre 2000, (e non anche per gli anni successivi), ai
fini dell'Irpef, dell'assegno in discorso, "non per il fatto di avere
carattere non retributivo, bensì in virtù della disposizione contenuta
nell'art. 3, comma 3, lett. c), del
Tuir, che positivamente concedeva (fino al periodo di imposta in corso al 31
dicembre 2000, come stabilito dall'art. 5 del d. lgs. n. 314/97) tale esenzione, in ogni caso, ai
redditi derivanti da lavoro dipendente prestato all'estero in via continuativa e
come oggetto esclusivo del rapporto". Occorreva quindi prescindere, ad
avviso della Suprema Corte, dalla finalità - assistenziale o indennitaria - per
cui l'assegno è attribuito.
Per quanto riguarda il periodo che intercorre dal 1
gennaio 1998 al 31 dicembre 2000, la scrivente ritiene opportuno far presente
che già con la circ. 23 dicembre 1997, n. 326, finalizzata a fornire
chiarimenti sulla riforma del reddito di lavoro dipendente e assimilati, recata
dal d. lgs. n. 314/97 sopra citato, era
stato precisato dall'Amministrazione Finanziaria che le previsioni di cui
all'art. 51, comma 8, del Tuir,
avevano carattere residuale rispetto alle disposizioni di cui all'art. 3, comma 3, lett. c), del Tuir, vigenti
fino al 31 dicembre 2000.
Più precisamente, la circolare n. 326/97 sopra citata
aveva chiarito che, fino al 31 dicembre 2000, l'art. 51, comma 8, del Tuir, doveva
trovare applicazione nei confronti dei cittadini italiani prestatori di lavoro
dipendente nel settore pubblico, se questi ultimi "si trovano all'estero
per prestarvi servizio nell'interesse di pubbliche amministrazioni e altri enti
pubblici non economici" e se "istituzionalmente non svolgono
all'estero l'attività stessa in via continuativa e come oggetto esclusivo del
rapporto".
In relazione a tali chiarimenti, per quanto concerne la
fattispecie in esame, occorre verificare se, nei confronti dei dipendenti
istanti, sussistevano, fino al 31 dicembre 2000, le condizioni richieste dal
regime esonerativo di cui all'art. 3,
comma 3, lett. c), del Tuir, e, in caso contrario, verificare se potesse trovare
applicazione la previsione di cui all'art. 51, comma 8, del Tuir.
Atteso che la stessa legge 28 dicembre 1989, n. 425,
nel disciplinare gli assegni di confine prevede espressamente che gli stessi
spettano nell'ipotesi in cui il personale delle amministrazioni statali risiede,
per ragioni di servizio, permanentemente in territorio estero di confine, e,
considerato che nella fattispecie in esame il personale interessato (fiscalmente
residente in Italia), risiede anagraficamente all'estero al solo fine di
svolgervi l'attività in via continuativa e come oggetto esclusivo del rapporto,
appare evidente che gli assegni percepiti dal personale in discussione rientrano
nella previsione esonerativa di cui all'art. 3, comma 3, lett. c), del Tuir, vigente
Per gli assegni di confine percepiti a decorrere dal 1
gennaio 2001, essendo cessato il vigore dell'art. 3, comma 3, lett. c), del Tuir, trova
invece applicazione l'art. 51,
comma 8, del medesimo Tuir (tassazione limitata al 50 per cento della sola
indennità base).
Ne consegue che le istanze presentate dal personale
della Polizia di Stato della stazione di ...., al fine di ottenere il rimborso
dell'imposta finora versata e l'interruzione dell'assoggettamento all'imposta
dell'assegno di confine, possono essere accolte solo con riferimento ai periodi
di imposta 1998, 1999 e 2000.
Peraltro, occorre far presente che l'accoglimento delle
istanze in discorso, è vincolato al presupposto che le stesse siano state
presentate entro, e non oltre, il 31 dicembre 2004.
Circa tale ultimo termine decadenziale, si osserva
infatti quanto segue.
L'art. 37 del D.P.R. n. 602/73 sopra citato, prevede, al comma 1,
che "il contribuente assoggettato a ritenuta diretta può ricorrere
all'intendente di finanza della provincia nella quale ha il domicilio fiscale
(ora ufficio locale di competenza), per errore materiale, duplicazione o
inesistenza totale o parziale dell'obbligazione tributaria entro il termine di
quarantotto mesi chiedendo il rimborso".
Il termine di decadenza di quarantotto mesi è stato
introdotto, a partire dal 1 gennaio 2001, dall'art. 34 della legge 23 dicembre 2000, n.
La normativa previgente prevedeva invece la
possibilità di esercitare il diritto entro il termine di dieci anni, in
conformità a quanto previsto dall'art. 2946 del codice civile.
L'introduzione dell'attuale termine decadenziale di
quarantotto mesi è andata dunque ad incidere negativamente sui rapporti sorti
prima del 1 gennaio 2001, riducendo l'arco temporale previsto in favore dei
contribuenti per l'esercizio del diritto al rimborso.
Peraltro, pur in mancanza di specifiche disposizioni di
diritto transitorio, la scrivente ritiene che sia necessario utilizzare un
criterio idoneo a salvaguardare, almeno in parte, i rapporti sopra citati.
In particolare, ad avviso della scrivente, al fine di
stabilire il termine ultimo utile per presentare istanze di rimborso in
relazione a rapporti sorti ante 1 gennaio 2001, occorre effettuare un confronto
fra il previgente termine di dieci anni, per la parte non ancora trascorsa alla
predetta data del 1 gennaio 2001, e il termine decadenziale di quarantotto mesi,
Il minore fra i due termini messi a confronto andrà a
costituire il termine di decadenza (in ogni caso, non superiore a quarantotto
mesi) entro cui presentare, a partire dal 1 gennaio 2001, istanza di rimborso,
ai sensi dell'art. 37 del D.P.R. n. 602/73.
Per la fattispecie in esame, che interessa istanze di
rimborso relative a ritenute fiscali subite nei periodi di imposta 1998, 1999 e
2000 (e, quindi, con una parte del termine decennale non ancora trascorsa, alla
data del 1 gennaio 2001, superiore a quarantotto mesi), l'applicazione del
criterio sopra citato fa sì che possano essere accolte solo le istanze di
rimborso presentate entro i quarantotto mesi decorrenti dal 1 gennaio 2001,
ossia entro, e non oltre, il 31 dicembre 2004.
Relativamente ai quesiti di cui ai punti n. 2 e n. 3,
la scrivente fa presente che, ove risultino soddisfatti tutti i requisiti
richiesti, è competenza dell'Ufficio dell'Agenzia delle Entrate di ...
provvedere al rimborso dell'imposta previa eventuale richiesta dell'ulteriore
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