Source: http://archiviorassegna.astrelia.net/2004/speciali/congedi/prima.htm
Timestamp: 2018-06-24 16:22:17+00:00
Document Index: 175079125

Matched Legal Cases: ['art. 39', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 32', 'art. 34', 'art. 8', 'sentenza ', 'sentenza ']

Rassegna Online - Congedi parentali, Regole per l'uso - Speciale
SPECIALE - Congedi parentali
Frazionabilit�
per ottenerli
Figli portatori di handicap gravi
Il congedo retribuito
Non i coniugi,
Il Testo Unico su maternit� e paternit�
Ci sono diritti che questo governo non � riuscito a cancellare. Il diritto dei genitori a liberare il proprio tempo per dedicarlo alla cura dei figli, ad esempio. Un diritto che, dopo la legge 53 del 2000, la legge sui cosiddetti �congedi parentali�, ha trovato forma ulteriore nel Decreto legislativo 26 marzo 2001, il Testo unico che ha messo ordine in materia di �tutela e sostegno della maternit� e paternit��.
La normativa sistematizzata nel Testo unico offre una serie di opportunit� da conoscere e valutare per la migliore utilizzazione possibile, a turno o insieme, dei tempi per stare con i figli e per occuparsi dei familiari in situazioni di necessit�.
Riteniamo perci� utile offrire al lettore alcuni stralci � il capitolo riguardante i congedi parentali e un paragrafo di quello sui congedi per figli portatori di handicap grave � della Guida che l�Inca Cgil ha dedicato al Testo unico (Mamme e pap� che lavorano. Guida ai diritti, Roma, Ediesse, 2004).
La legge 53/2000, modificando e in parte abrogando le norme contenute nella legge 1204/71, riconosce al padre lavoratore dipendente il diritto autonomo al congedo parentale, anche nel caso in cui la madre non ne abbia diritto (ad esempio la disoccupata o la colf) ed estende il diritto al congedo parentale, seppure in forma limitata, anche alle lavoratrici autonome.
Il Testo unico (Testo unico sulla maternit� e paternit�, Dlgs 26 marzo 2001, n. 151, d�ora in avanti Tu, ndr) assume, amplia e sviluppa il concetto, perno della nuova normativa, della possibilit� per il padre di occuparsi dei propri figli (articolo 32). Il diritto tutelato � quello alla paternit� e maternit� responsabili nell�ottica del benessere del minore, il vincolo coniugale non � assolutamente richiesto. Pertanto entrambi i genitori hanno diritto al congedo parentale per i primi otto anni di ciascun figlio/a, per un periodo complessivo massimo di dieci mesi secondo questa modulazione: alla madre lavoratrice, dopo il termine del congedo di maternit�, per un periodo, frazionato o continuativo, massimo di 6 mesi; al padre lavoratore, per un periodo frazionato o continuativo di 6 mesi ovvero di 7 mesi, qualora usufruisca del congedo parentale per un periodo, frazionato o continuativo, non inferiore a tre mesi: in questo caso, il periodo massimo utilizzabile da entrambi i genitori diventa 11 mesi.
L�opportunit� di poter usufruire di un mese in pi� di congedo ha la precisa finalit� di incentivare il lavoratore padre a usufruire del congedo parentale.
Una innovazione importante � data dalla possibilit� della fruizione contemporanea del congedo parentale da parte dei due genitori: inoltre il padre pu� utilizzare il proprio periodo di congedo parentale durante il periodo di congedo di maternit� della madre e mentre la madre usufruisce dei riposi giornalieri di cui all�art. 39 del Tu (non � possibile l�ipotesi inversa, fatto salvo il caso del parto plurimo per le ore di raddoppio di cui si dir� in seguito).
Mentre con la legge 53/2000, con il Tu e con il decreto legislativo 115/2003 (il decreto �correttivo� de Testo unico, ndr) viene esteso il diritto al congedo parentale alle madri lavoratrici autonome per i figli nati dal 1� gennaio 2000, limitatamente a tre mesi ed entro il primo anno di vita del bambino, continuano a essere escluse dal diritto le lavoratrici a domicilio e quelle addette ai servizi domestici e familiari (colf). Questa esclusione � grave e immotivata, specie in un contesto di ampliamento del diritto.
Per usufruire del congedo parentale bisogna avere un rapporto di lavoro in atto: il congedo non spetta, quindi, alle lavoratrici sospese o disoccupate, in quanto � necessario che nel periodo suddetto sia prevista effettiva prestazione lavorativa, salva l�ipotesi del part time verticale e l�ipotesi di sospensione del rapporto per aspettativa politica o sindacale (sentenza Cassazione, sezione lavoro, n. 3112 del 3-3-2001).
Il Testo unico prevede che in caso di �genitore solo� il congedo parentale, continuativo o frazionato, pu� essere pari a 10 mesi (articolo 1, comma 1, lettera c). Ricordiamo che il periodo massimo di congedo parentale utilizzabile dalla madre lavoratrice � di 6 mesi, quello del padre lavoratore pu� arrivare a 7 mesi, con un bonus creato dal legislatore per incentivare i padri a usufruire del diritto/dovere all�accudimento dei figli. Il �genitore solo� si trova quindi a poter disporre di un periodo di congedo che � senz�altro pi� lungo del periodo individuale previsto, ma pi� corto della somma dei periodi a disposizione di entrambi i genitori.
I casi di �genitore solo� contemplati inizialmente dall�Inps nella circolare 109/2000 erano: � morte di un genitore; � abbandono da parte di un genitore; � affidamento del figlio/a con provvedimento formale a un solo genitore.
Nella recente circolare n. 8 del 2003, l�Inps amplia la casistica e include la situazione di non riconoscimento del figlio/a da parte di un genitore.
La situazione di fatto di ragazza madre, ragazzo padre o genitore single in senso lato, per l�Inps non realizza di per s� la condizione di �genitore solo�; questa condizione deve essere specificamente supportata dall�esplicita dichiarazione di non riconoscimento del figlio/a, cos� come nella sentenza di separazione il bambino/a deve effettivamente risultare affidato unicamente a uno dei due genitori.
� ovvio che, se il riconoscimento da parte dell�altro genitore avviene successivamente, si interrompe il diritto al periodo pi� lungo e viene nuovamente distribuito il congedo parentale tra il padre e la madre, calcolando il periodo gi� usufruito da uno dei due non pi� �solo�. L�Inps, in nota alla circolare, fa una serie di esempi.
Si ricorda che il limite complessivo tra i due genitori si eleva a 11 mesi solo nel caso in cui il padre usufruisca di un periodo di congedo pari almeno a 3 mesi. Il patronato Inca Cgil continua a sostenere la non giustificabilit� dell�esclusione dalla definizione di �genitore solo� della fattispecie che si presenta quando uno dei due genitori sia affetto da grave infermit�, tanto pi� se di lunga durata e invalidante. I casi che si dovessero verificare meritano di essere coltivati in contenzioso per affermare il diritto del genitore sano al godimento di tutti e 10 i mesi di congedo parentale complessivo. Altri casi hanno interessato l�Inca come, ad esempio, un padre detenuto per un lungo periodo o un padre lavoratore all�estero con difficolt� al rientro in Italia.
L�Inps, applicando l�art. 32 del Testo unico che testualmente recita �ciascun genitore per ciascun figlio�, afferma che ogni genitore ha diritto per ogni figlio, indipendentemente quindi dal loro numero, ai periodi di congedo parentali previsti. Ci� vale non solo per i figli naturali, ma anche per gli adottati o gli affidati. Non essendovi mai stata incertezza su questo punto � necessario pretenderne l�applicazione anche in caso di nascite numerose, mentre si coglie l�occasione per ricordare che per il congedo di maternit�, ex astensione obbligatoria, non � invece prevista la pluralit� dei congedi.
Il congedo parentale pu� essere utilizzato in modo continuativo o frazionato (in mesi o giorni). Nei periodi di congedo parentale si computano anche gli eventuali giorni festivi o non lavorativi che ricadono al loro interno. Vale precisare a proposito della frazionabilit� che tra un periodo e l�altro di fruizione del congedo � necessaria, perch� non vengano computati nel periodo di congedo parentale i giorni festivi, i sabati e le domeniche, l�effettiva ripresa del lavoro, requisito non rinvenibile n� nel caso di fruizione di congedo dal luned� al venerd� (settimana corta) senza ripresa del lavoro il luned� della settimana successiva a quella di fruizione del congedo n� nella fruizione delle ferie.
Ci� non significa che immediatamente dopo un periodo di congedo non possano essere ammessi periodi di ferie o di fruizione di altri congedi o permessi e sia necessario continuare nella fruizione del congedo parentale. Significa che due differenti frazioni di congedo intervallate da un periodo feriale o altro tipo di congedo, comportano di comprendere ai fini del calcolo del numero di giorni riconoscibili come congedo anche i giorni festivi e i sabati cadenti subito prima o subito dopo le ferie o altri tipi di congedo o permessi.
Il periodo di sei mesi entro i tre anni
L�art. 34 del Tu prevede che le lavoratrici e i lavoratori hanno diritto a una indennit� giornaliera pari al 30% della retribuzione, esclusi i ratei delle mensilit� aggiuntive, per un periodo massimo complessivo tra i genitori di sei mesi, fino al compimento dei tre anni del figlio. Tale periodo � coperto da contribuzione figurativa con l�accredito ai sensi dell�art. 8 della legge 155/81, cio� con riferimento alla media delle retribuzioni settimanali percepite in costanza di rapporto di lavoro nell�anno solare in cui si collocano i periodi.
Il Tu, per il calcolo dell�indennit� per il congedo parentale, aveva aggiornato il criterio previsto dalla legge 1204/71 e dal suo regolamento, Dpr 1026/76, indicando come riferimento la retribuzione media globale giornaliera del mese o del periodo di paga quadrisettimanale o mensile immediatamente precedente il periodo considerato. Nulla da eccepire. Adesso per� l�Inps (circolare n. 8/2003) indica come parametro, nel caso in cui il congedo parentale sia subentrato immediatamente dopo il congedo di maternit�, la retribuzione precedente il congedo di maternit�. Si va quindi indietro di cinque mesi: questa indicazione va vagliata attentamente.
La consulenza legale dell�Inca nazionale, rileggendo la giurisprudenza sia di Cassazione che costituzionale, con il conforto di una sentenza della Corte di giustizia della Cee (sentenza Gillespie, 13-2-1996, causa C-342/93), rileva che �ove si adottasse il criterio prospettato dall�Inps, si realizzerebbe una violazione di norme costituzionali in quanto si riserverebbe alle lavoratrici madri � fruitrici del congedo parentale in continuit� con l�astensione obbligatoria � un trattamento economico meno favorevole di quello che spetterebbe al padre lavoratore che � salvo i noti ed eccezionali casi � � escluso dalla possibilit� di astenersi nel periodo post partum�.
Inoltre, � ormai consolidato il principio secondo cui �la maternit� non pu� costituire occasione per perdere una retribuzione che la lavoratrice avrebbe certamente goduto se non si fosse dovuta astenere a causa del suo stato�. Se la retribuzione di riferimento per calcolare l�80% dell�indennit� si allontana, la lavoratrice rischia di non veder considerati gli aumenti salariali attribuiti in virt� di norme contrattuali intervenute nel corso del periodo di astensione. Se invece, dopo il periodo di congedo obbligatorio, la lavoratrice riprende l�attivit� lavorativa, anche per un solo giorno, viene presa a riferimento la retribuzione relativa alla ripresa di attivit�, anche se il giorno o i giorni di ripresa del lavoro cadono nello stesso mese in cui � iniziato il congedo parentale.
In caso di fruizione frazionata del congedo parentale si prende a riferimento la retribuzione del mese precedente, bench� le frazioni di congedo siano intervallate da giorni lavorativi. La retribuzione va naturalmente divisa per i giorni lavorati o comunque retribuiti, tenendo presente i casi di settimana corta.
Periodi oltre i sei mesi entro i tre anni e tra i tre e gli otto anni
Per i restanti periodi di congedo parentale, sia quelli successivi ai sei mesi entro i tre anni del bambino sia tutti i periodi usufruibili dai tre agli otto anni, l�indennit� spetta nella stessa misura del 30%, ma a condizione che il reddito personale del richiedente (reddito riferito all�anno in cui inizia l�astensione), sia inferiore a 2,5 volte l�importo del trattamento minimo del Fpld dell�Ago (per il 2003 euro 13.068,90; per il 2004 euro 13.395,85). Come si pu� notare, � il reddito dell�anno in cui inizia la prestazione quello rilevante ai fini del diritto. Ne consegue, ogni qualvolta il periodo possa essere a cavaliere di due anni solari, la necessit� di valutare l�opportunit� di interrompere (anche per un solo giorno riprendendo il lavoro) il periodo di congedo al fine di effettuare una nuova ricerca del diritto in un anno diverso da quello di inizio, anche in considerazione dell�esclusione della prestazione dal computo del reddito.
Ai fini del computo del reddito si considerano tutte le entrate assoggettabili a Irpef con esclusione della casa di abitazione, del trattamento di fine rapporto, degli arretrati a tassazione separata e della stessa indennit� per congedo parentale.
Tali periodi vengono accreditati figurativamente con un valore retributivo riferito al 200% dell�importo dell�assegno sociale (per il 2003 euro 179,50 settimanali; per il 2004 euro 183,98 settimanali) proporzionato ai periodi di astensione, salva la facolt� da parte dell�interessata/o di integrazione con riscatto ai sensi dell�articolo 13 della legge 1338/62 o con versamenti volontari. Sono coperti da questo tipo di contribuzione figurativa ridotta anche i periodi di congedo parentale per i quali non spetta il trattamento economico.
Per i pubblici dipendenti i diversi contratti prevedono che i primi 30 giorni di congedo parentale complessivamente fruiti dai genitori in qualunque momento sono interamente retribuiti. In tale condizione si evidenzia che detto periodo verr� coperto da normale contribuzione obbligatoria.
Ricordiamo che sono escluse dai congedi parentali le lavoratrici a domicilio e quelle addette ai servizi domestici e familiari.
(Rassegna sindacale, n. 16, aprile 2004)
Mamme e pap� che lavorano.