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Timestamp: 2018-03-24 10:13:58+00:00
Document Index: 151225524

Matched Legal Cases: ['art. 21', 'art. 20', 'art. 20', 'art. 21', 'art. 20', 'art. 20', 'art. 22', 'art. 20']

La carica dei cinquecento: arriva il concorso nazionale. Quale destino per l’ASN? | ROARS
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La carica dei cinquecento: arriva il concorso nazionale. Quale destino per l’ASN?
L’art. 21 della versione provvisoria della Legge di Stabilità prevede un piano straordinario per l’assunzione di ricercatori a tempo determinato di tipo B. Ma la vera novità è l’art. 20, che sembra configurare una sorta di concorso nazionale, aperto a candidati sia italiani che stranieri. Un successivo DPCM stabilirà i requisiti di partecipazione, le modalità di selezione delle commissioni – composte da studiosi italiani ed esteri – per settore concorsuale, nonché il numero e le modalità di assegnazione dei posti ai settori concorsuali ed alle singole università. I selezionati avranno la peculiarità di portare con sé le risorse finanziarie necessarie al trattamento retributivo in caso di mobilità. Quale sarà il destino dell’Abilitazione Scientifica Nazionale nel momento in cui si apre un nuovo canale di reclutamento di queste dimensioni.
A quanto ci risulta, la versione provvisoria della Legge di Stabilità prevede, all’art. 20, un incremento dell’FFO pari a 50 milioni di € per il 2016 e 75 a decorrere dal 2017, al fine di finanziare “chiamate dirette” di studiosi di elevato merito scientifico.
Alle procedure, destinate al reclutamento di associati e ordinari, potranno partecipare candidati sia italiani che stranieri, con esclusione di coloro che in Italia già sono in ruolo per la posizione alla quale intenderebbero concorrere.
Le procedure, che sembrano configurare una sorta di concorso nazionale straordinario, saranno regolate da un successivo DPCM.
Il DPCM dovrà stabilire fra l’altro i requisiti di partecipazione, le modalità di selezione delle commissioni – composte da studiosi italiani ed esteri – per settore concorsuale, nonché il numero e le modalità di assegnazione dei posti ai settori concorsuali ed alle singole università.
Si precisa che la distribuzione dei posti potrà essere adeguata a particolari esigenze di potenziamento di specifici settori di ricerca scientifica e tecnologica.
I selezionati avranno la peculiarità di essere “portabili”, ossia di portare con sé le risorse finanziarie necessarie al trattamento retributivo in caso di mobilità.
Per quanto riguarda i giovani ricercatori, l’FFO è incrementato (art. 21) rispettivamente di 55 milioni per il 2016 e di 60 milioni dal 2017, al fine dell’assunzione di ricercatori a tempo determinato di tipo B. La ripartizione dei fondi fra gli atenei sarà effettuata sulla base degli esiti della VQR.
Infine agli atenei con bilanci “virtuosi” sarà consentito reclutare ricercatori di tipo A in deroga alle limitazioni del turnover.
Resta da chiedersi quale sarà il destino dell’ASN, introdotta con la Riforma Gelmini, nel momento in cui si apre un nuovo canale di reclutamento di queste dimensioni.
500 nuovi professori
cervelli intrappolati in Italia
piano straordinario RTDb
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Esiste un «familismo morale»? (A proposito di un articolo di Ilaria Capua)
ADI sul piano straordinario RTDb: bene, ma non benissimo
Renzo Rubele 16 ottobre 2015 at 22:54
Ecco cosa accade quando non si ha una politica nazionale in un certo settore. I provvedimenti sono pensati da centrali politiche diverse, e si accavallano fra loro, in pratica contraddicendosi [Come è noto, questo pare essere stato incubato nella Presidenza del Consiglio anziché al MIUR].
Ad esempio, avevamo appena “tolto” lo straniero dalle nuove Commissioni di Abilitazione, ed eccolo rispuntare nelle Commissioni Giudicatrici di questo concorsone nazionale.
In questo modo non potrà che andare sempre peggio, salvo poi lamentarsi della “bburocrazzia”.
Antonio Banfi 16 ottobre 2015 at 23:57
io tremo davanti al possibile contenzioso a tutti i livelli se il dpcm non sarà scritto più che bene. Inoltre, è evidente che ci saranno migliaia e migliaia di candidati italiani al “concorsone”. Chi sarà disposto a fare il commissario?
Plymouthian 17 ottobre 2015 at 10:18
Alla fine faranno stabilire dei criteri all’ANVUR e i commissari faranno solo i passacarte per la modifica dei numeri. Ma penso che in molti vorranno far parte delle commissioni, si parla pur sempre di 500+ posti nel 2016 e 750+ nel 2017. Rispetto alla recente “siccità” rappresentano l’abbondanza.
Antonio Banfi 16 ottobre 2015 at 23:56
Il testo completo della bozza è ora apparso a questo link:
http://www.leggioggi.it/wp-content/uploads/2015/10/Bozza-Stabilit%C3%A0-2016-16.10.15.pdf
Plymouthian 17 ottobre 2015 at 09:46
Per come è presa dubito che l’ASN 2.0 produrrà i suoi abilitati prima del 2017 che guarda caso è l’anno di scadenza del programma di “aiuti” voluto dal governo Renzi.
Questo concorsone mi sembra un modo per bipassare l’ASN fin quando non sarà pronta (se mai lo sarà).
Magari ci prendono gusto e la aboliranno del tutto per ritornare ai concorsi nazionali.
Detto questo prevedo anche una difficile implementazione del programma, che probabilmente partirà a 2016 inoltrato.
Comunque a meno di scherzi, dopo tanti anni, l’FFO ritorna a salire, lo ritengo un piccolo buon segnale.
Joker 17 ottobre 2015 at 12:03
Questo concorso nazionale straordinario mi sembra un’ottima idea ed anche un valida alternativa agli errori che possono scaturire dalla applicazione della ASN 2.0.
Ognuno potrebbe sfruttare, a questo punto, due canali, totalmente diversificati, per far carriere. E se uno proprio non riesce, a questo punto, che cambi mestiere.
Vi prego…… non critichiamo sempre tutto!!! Vediamo anche cosa c’è di buono nelle proposte che il governo cerca di fare per la crescita del paese.
Giuseppe De Nicolao 17 ottobre 2015 at 12:25
Non ci vuole un genio per capire che canali di reclutamento che agiscono in parallelo con regole diverse e creando ruoli diversi (i 500 sono “portabili”) aumentano l’entropia del sistema e lo rendono sempre meno governabile. L’ope legis degli anni ’80, così spesso vituperato e responsabile, tra l’altro, dell’anomala struttura demografica del nostro corpo docente, fu in buona misura l’esito del proliferare di figure precarie, ognuna con i suoi particolari interessi da tutelare e da promuovere. Il concorsone nazionale è una delle soluzioni possibili ed è stata praticata fino al 1998. Sono passati abbastanza anni per aver dimenticato i problemi che portava con sé e che facilitarono la transizione all’era dei concorsi locali (che non sarò io a difendere). Anche allora c’era chi sventolava le sorti magnifiche e progressive che si sarebbero dischiuse con la bacchetta magica di nuove regole. In qualche modo, il pendolo torna indietro, ma – temo – senza imparare abbastanza dai propri errori.
jeronimo 17 ottobre 2015 at 14:17
scusate leggo male o il turn over torna al 100% dal 2016?
Angel 17 ottobre 2015 at 19:33
Pare rimanga, com’era già, al 100% per cessazioni di ricercatori di tipo a e corrispondenti assunzioni di altri ricercatori e al 60% per personale a tempo indeterminato, per università con bilanci virtuosi. Invece i ricercatori di tipo a sembrano completamente svincolati dalle regole del turnover, sempre per atenei che rispettano i famosi limiti di bilancio.
fausto_proietti 17 ottobre 2015 at 17:37
Alquanto ambigua la formulazione dell’articolo 20, e anche a me pare che in prospettiva possa essere foriero più che altro di un gigantesco contenzioso amministrativo. Mi parrebbe ovvio e scontato che, tra i requisiti per l’ammissibilità delle domande dei candidati italiani non operanti all’estero, ci sia il possesso dell’abilitazione scientifica per il settore e il ruolo al quale si aspira; in caso contrario, il caos sarà totale.
Viceversa l’articolo 22, intitolato “Università”, è molto più chiaro ed esplicito nel prevedere un significativo incremento delle risorse pubbliche per l’ANVUR; mentre il profettizzato allentamento dei limiti assunzionali per gli atenei che hanno bilanci in ordine sembra smentito, con l’esclusione dei RTDa (art. 20, comma 4).
gab 18 ottobre 2015 at 09:55
Effettivamente non è chiaro se sia una “chiamata diretta” a cura degli Atenei beneficiati o un “concorso nazionale” a seguito del quale ci sono le chiamate degli Atenei (a quel punto non sono chiamate dirette). Si legge:
“Il finanziamento è destinato al reclutamento di professori universitari di prima e di seconda fascia per chiamata diretta secondo procedure nazionali”
Già il fatto che siano “chiamate dirette” secondo “procedure nazionali” per me suona strano. O perlomeno completamente nuovo.
“e procedure per l’individuazione dei soggetti meritevoli della chiamata diretta da parte delle università”
Da qui parrebbe sia a carico degli Atenei la selezione. Ma poi:
“i criteri e le modalità mediante i quali le università italiane procedono alla chiamata diretta dei professori universitari, all’esito delle procedure di cui al comma 2”
Prima quindi c’è un “esito delle procedure” di selezione nazionale.
La mia impressione (benevola) è che l’estensore di questo testo abbia in mente una procedura su due livelli (nazionale/locale), della quale ha però descritto solo alcuni punti qua e là, tanto da renderla incomprensibile agli ignari della stessa.
Sembra comunque che gli Atenei possano chiamare “direttamente” solo coloro che risultano vincitori della procedura nazionale.
Non mi è affatto chiaro cosa ci sia di “diretto” in questa chiamata, vedremo…
Giuseppe De Nicolao 18 ottobre 2015 at 14:12
Qualcosa di simile ai concorsoni degli anni ’80 e ’90: la commissione nazionale stilava la lista degli idonei in numero uguale ai posti messi a disposizione dagli atenei. In quel caso c’era una fase (non semplice) in cui gli atenei chiamavano gli idonei in modo che tutti i posti fossero coperti. Sarà interessante vedere cosa prevederà il DPCM in merito a questo “gioco delle seggiole”.
gab 25 ottobre 2015 at 08:57
Si, può essere, ma questo presuppone che i posti siano già stati precedentemente assegnati agli Atenei…
fausto_proietti 17 ottobre 2015 at 18:03
Abbastanza interessante anche lo stanziamento di ben 15.000.000 nel triennio 2016-2018 a favore di un apposito fondo del MIUR, al fine di implementare le “competenze scientifiche nell’ambito delle scienze religiose” (qualunque cosa ciò voglia significare…), a p. 59 del documento. Mah!
Giapan 17 ottobre 2015 at 22:48
Mi introduco nel dibattito facendo alcune considerazioni dopo aver letto il testo del provvedimento così come segnalato da ROARS. Relativamente alla procedura di assunzione prevista dall’art. 20 secondo me non è un concorsone, anche se dobbiamo attendere il successivo DPCM, ma già nella legge di stabilità ci sono le premesse di una procedura quantomeno anomala, avendo peraltro sottratto tale procedura alle competenze del MIUR. La procedura prevista è per chiamata diretta e per come conosciamo quelle per chiamata diretta attualmente in vigore, non esiste nessuna valutazione comparativa, perché le Università fanno le chiamate nominali e poi su parere di una commissione nominata dal CUN, il MIUR concede o rifiuta la nomina. Quindi se la procedura è per chiamata diretta non è un concorso. Se dovesse essere un concorso perché definirlo chiamata diretta? Ancora di più mi preoccupa il riferimento alla scelta dei direttori dei 20 poli museali, pensano di applicare una procedura simile? Abbiamo già toccato con mano gli effetti nefasti di procedure che non hanno niente di valutazione comparativa e molto di immagine. Provate a chiederlo agli “interni” che hanno partecipato alla procedura. Altro punto relativamente alla chiamata diretta, la commissione sarà costituita da studiosi nazionali ed internazionali di alta qualificazione operanti nei settori della ricerca scientifica e tecnologica, conclusione non solo professori universitari, ammesso che i docenti saranno coinvolti. Quindi si scardina un altro principio fondamentale nella nostra comunità, cioè che sono i docenti, di livello nazionale o internazionale, a fare la valutazione dei futuri professori. Complessivamente concordo con Banfi che se non saranno più che attenti a scrivere il DPCM, ci saranno infiniti ricorsi, certo già la Legge di stabilità e quanto scritto li prefigura. Relativamente all’art. 22 le risorse destinate al “piano straordinario RTDB” saranno distribuite, non si capisce come, ma tenendo conto dei risultati della VQR. Conosciamo i molti e variabili algoritmi utilizzati dal MIUR per la distribuzione delle risorse e ancora di più conosciamo i criteri interni utilizzati nelle diverse Università. A queste risorse, come già detto, si devono aggiungere quelle destinate all’ANVUR. A che pro visto che l’art. 20 sfiducia MIUR ed ANVUR sull’ASN e sulle procedure di assunzione attualmente in essere? Aggiungo inoltre, non se ne abbiano i colleghi di medicina, che una significativa parte delle risorse destinate al sistema universitario saranno riservate ai contratti di formazione specialistica dei medici. Sarà un caso il fatto che hanno dimenticato che trattasi di contratti di formazione-lavoro e che le risorse aggiuntive, pur essendo probabilmente e spero connesse alle ristrutturazione delle scuole di specializzazione, dovrebbero essere coperte anche dal sistema sanitario nazionale e locale, per la parte lavoro della formazione. Tutti sappiamo che gli specializzandi oltre a fare formazione agiscono da tappabuchi di tutte le carenze del sistema, anche e soprattutto quelle di personale. E’ la precarizzazione dello Stato, già peraltro molto precario di suo.
GBC 17 ottobre 2015 at 21:18
Cosa significa: “Per favorire la mobilità dei professori di prima fascia tra sedi universitarie diverse, è destinata una somma non superiore a 10 milioni di euro a valere sulle risorse di cui al comma 1.”
E perché la mobilità solo per i professori di prima fascia?
Plymouthian 18 ottobre 2015 at 10:41
Gianpan: Secondo me non hanno alcuna idea di come implementare questo concorsone. Il fatto di aver usato il termine “estero” è solo per fare propaganda, come hanno fatto per le chiamate dirette nell’ultimo FFO: hanno messo 10 milioni di cui solo 3 riservati all’estero e poi hanno propagandato di aver aumentato il rientro dei cervelli.
Libera 18 ottobre 2015 at 13:18
Il motivo di questa trovata risiede in parte nel seguente pensiero.
“Come creare innovazione e far crescere il paese se il governo per 20 anni ha sfiancato la ricerca e gli investimenti in sviluppo? Se le aziende italiane non hanno investito anzi hanno disinvestito in innovazione? Oltre ad aver venduto quasi tutte le aziende italiane di prestigio a investitori esteri. Se abbiamo lasciato che i nostri ricercatori se ne andassero all´estero a creare ricchezza per altri?
Bé semplice, ri-prendendoceli o prendendoli dagli altri paesi. Non è che chi sia rimasto sia un pancreas e gli altri i cervelli, ma gli altri hanno qualche cosa che adesso ci servirebbe urgentemente… la conoscenza ed esperienza accumulata che noi abbiamo perso con le politiche al massacro dell`Università e della ricerca.”
Genialate di questo genere sono come il pompiere che spegne il fuoco mentre la casa brucia già da tempo, anzi è già ridotta a cenere.
“Un Paese più orgoglioso. Mille ricercatori, 500 cattedre universitarie speciali, 500 assunzioni nella cultura”. Così recita uno dei 25 tweet… una novità? Non proprio.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/10/17/cervelli-allestero-anche-renzi-vuole-farli-rientrare-ma-tanti-tentativi-sono-falliti/2134556/
Rimaniamo positivi, con la lingua fuori, tanto poi la maggior parte rimarrà a bocca asciutta, comunque. Perché? Perché questa è la trovata dell´ultimo minuto, per non dire populista, di dilettanti allo sbaraglio pronti a tutto per una manciata di voti. Ma il peggio è che la controparte ci crede, ci crede Sempre!
Meglio che niente… io piuttosto direi, servirà a poco perché, come dice R. Rubele, non c`è una politica nazionale in questo settore.
Perché uno che è all´estero comunque ha già trovato un ambiente e un paese che gli ha dato delle opportunità che l`Italia di oggi e di ieri, la politica italiana di oggi e di ieri, i dirigenti aziendali e manager italiani di oggi e di ieri, non hanno in decenni saputo dare. Risposte per la crescita? Nienete… nada… nisba…. E non basta certo sbandierare una crescita fantasiosa, perché essa si avveri.
Ci siamo dimenticati gli slogan “Perché dovremmo pagare uno scienziato quando facciamo le migliori scarpe del mondo”? e le campagne denigratorie dell´Università quando faceva comodo per fare ancora tagli, bloccare il turn over, tagliare i fondi per la ricerca, tagliare i fondi alle Università del Sud?
Non parliamo poi degli stipendi.
Ma lo sa Renzi che alla Stanford University, per fare un esempio “dei 500 più BRAVI”, un Engineering Research Associate può guadagnare fino a più di 100.000$ all´anno?
Per non parlare poi del contorno famigliare, supporto per la famiglia che rientra, asili nido e scuole, sanità, politiche comunali, regionali e nazionali adeguate e non sempre sotto a scandalo per ruberie e truffe di ogni genere, burocrazia allucinante, tasse senza fine….
Non c´è solo il rientro, lo stipendio e il gruzzolo, ben poca cosa.
Che manca è tutto il resto!
Giorgio Pastore 19 ottobre 2015 at 19:38
Analisi e critica sottoscrivibili dalla prima all’ ultima parola.
L. Ballan 21 ottobre 2015 at 21:02
Premesso che condivido alcune delle critiche riportate precedentemente (ma che visti i tempi sinceramente mi sembrerebbe un passo avanti di non poco conto), non resisto a non commentare sull’ultima parte.
Il problema vero è che probabilmente Renzi – o chi per lui – sa molto meglio come vanno le cose a Stanford o piu’ in generale all’estero di chi riporta commenti del genere. Io a Stanford ci sono con una Marie Curie, per cui i 500 eventuali rientri dall’estero non mi riguardano. Credo però che sarebbe una iniziativa validissima e di cui l’Italia avrebbe assai bisogno. Peraltro sarebbe pure una dinamica piuttosto normale…
Comunque, tornando a Stanford, di Italiani che pagherebbero per tornare in Italia ce ne sono quante ne vuole. Il problema non sono stipendi, assenza di finanziamenti, o tutto il contorno che descrive. Il problema è che 1) le Università/dipartimenti interessati a riprenderseli sono purtroppo assai pochi; 2) una volta dentro la possibilità di avere un minimo di autonomia di ricerca/didattica sono spesso utopiche.
Capitolo stipendi: tenga presente che con i 100.000 euro che descrive, una persona con famiglia (basta un figlio) arriva a fine mese con assai maggiori difficoltà di quanto non faccia in Italia con un contratto da RTD. Per quanto riguarda il contorno idealizzato che descrive le illusto la realtà: i 100.000 usd che riporta correttamente, corrispondono a circa 70.000 netti (in California le tasse sono tra il 30% e il 35%). Diciamo quindi circa 5800 dollari netti al mese. Affitto in bay area, in zona decente, ad almeno 30 min di commuting, ma che per standard italiani verrebbe da ridere: non troverebbe niente al di sotto dei 2700 dollari. Se vuole stare vicino al Campus il minimo sono 3500. Gli asili nido interni a Stanford costano minimo 1500 dollari al mese (e con l’attuale waiting list è piu facile vincere la lotteria); almeno 400 dollari al mese di assicuraz. sanitaria (piu i restanti 1500 a carico di Stanford ma da coprire con propri fondi “di ricerca”); almeno 1000 dollari al mese per spesa etc. (risparmiando come non mi era mai successo in Italia).
Parliamo di cose serie per favore.
Libera 22 ottobre 2015 at 08:54
La ringrazio del commento.
Percepisco una certa frustrazione da „estero USA“, non si preoccupi, questa frustrazione, se rimarrà all´estero sufficientemente e non pagherà per tornare, le rimarrà per molto, molto tempo.
Dimenticavo, non ha detto che la vita alla Silicon Valley non é bella e agevole come quella in Italia: ritmi diversi, traffico allucinante, non c`é la famiglia di supporto, inquinamento a non finire, cibo non certo al livello italiano, servizi pubblici totalmente antiquati o inesistenti,….. può aggiungere anche altro se vuole.
Questo però non riguarda l`Università o l´industria.
„Comunque, tornando a Stanford, di Italiani CHE PAGHEREBBERO per tornare in Italia ce ne sono quante ne vuole.“
Certo nella mia esperienza ne ho visti a centinaia che dall´estero hanno pagato, anzi sono proprio tornati in Italia!
Ma soprattutto dicono che pagherebbero, c`é la fila! Tutti i giorni al confine per entrare in Italia.
La verità è che tutti volevano e vogliono tornare e tutti cercano di tornare, ma nessuno che io conosca per un motivo o per l´altro l’ha mai fatto e non parlo solo di Università ma anche d’industria. Ah dimenticavo, uno sì, ha la moglie in Italia ma fa la spola tutte le settimane dall`estero!
Il primo passo è la speranza,
il secondo è il tentativo,
il terzo è l’accettazione,
il quarto la rassegnazione finale e l´amarezza.
100.000USD con il cambio attuale die EUR/UDS= 1,13 sono 88.496EUR annui .
CALIFORNIA: più o meno -> Tasse regionali 28%, Tasse locali 7,5%, altra tassa regionale 6,2% per un totale di 41,7. Assicurazione sanitaria come da Lei detto più o meno 4200EUR annui (dipende comunque da varie cose).
Quindi facendo il conto, detraendo le tasse rimangono 51.593 EUR e detraendo, i 4200EUR di assicurazione sanitaria annui rimangono. 47.393EUR che al mese fanno circa 4000EUR mensili netti, facciamo circa 4500USD. Certo con questo ci deve vivere come tutti. Condivido che non si riesce a mantenere una famiglia alla Silicon Valley ma „That`s America and That`s life“!
Se vuole nemmeno a Monaco o a Parigi dipende dal costo e tenore di vita.
„Parliamo di cose serie per favore.“
Giuseppe De Nicolao 18 ottobre 2015 at 14:57
Sofia Ventura su “gli Stati Generali”:
«E veniamo così al nostro punto di partenza, l’Università. Matteo Renzi ha tirato fuori dal cilindro un nuovo coniglio, l’uscita dalla Pubblica amministrazione. Uno slogan molto popolare, ne siamo certi. Che cosa concretamente per lui ciò comporti non lo ha detto, anche se il suo bersaglio pare essere l’eccessiva burocratizzazione e regolamentazione. Ma come si legge sul sito Roars.it (lettura necessaria per chi vuole capire qualcosa sull’Università, da tempo immemorabile vittima, oltre che di sé stessa, anche dei politici apprendisti stregoni), l’eccesso di regolazione si trova anche nella sempre citata università americana, dove lo Stato ha un ruolo limitato, a dimostrazione che «per disboscare la burocrazia inutile, più che la fede nella magia, ci vogliono determinazione e lavoro serio.».»
http://www.glistatigenerali.com/governo_partiti-politici/essere-governati-dalla-casalinga-di-voghera/
La frase tra virgolette è presa da un nostro post del maggio scorso, che rimane quanto mai attuale:
«Insomma, per disboscare la burocrazia inutile, più che la fede nella magia, ci vogliono determinazione e lavoro serio.»
https://www.roars.it/online/uscire-dalla-pubblica-amministrazione-tre-lezioni-americane/
Sofia Ventura (Professore associato di Scienza Politica presso l’Università di Bologna), oltre a definirci “lettura necessaria” (grazie!), dipinge un ritratto interessante del Matteo nazionale, “una giovane, sprintosa, Casalinga di Voghera 2.0.”.
Ciro 18 ottobre 2015 at 16:17
Sì, un ritratto pertinente: rozzamente superficiale; impreparato-ignorante; vile in quanto debole coi forti e prepotente coi deboli; volgare, non solo ma anche e soprattutto nel senso di bramoso di piacere a-di compiacere il vulgus, perché bramoso di tenerlo sotto il più possibile e il più a lungo possibile.
Con un popolo come quello in cui ha avuto la fortuna di nascere va e andrà a nozze almeno per due motivi:
perché popolo di ignoranti (è stato appena comunicato alla Buchmesse dal presidente della AIE il dato raccapricciante per cui 59 su 100 dei suoi componenti non leggono un solo libro in un anno; chi versa in simili condizioni non è affatto necessariamente stupido, ma è certamente ignorante e quindi, fra le altre cose, si muove nella realtà senza avere alcuna conoscenza e comprensione delle potenze più o meno occulte che la trainano e degli effettivi moventi che le guidano);
perché popolo fra i più inclini alla schiavitù, anche spontanea (la Ventura opportunamente ricorda quale figura abbia globalmente rimediato negli anni Trenta, confrontata al burattino romagnolo che pretendeva giuramento e sottomissione, quella che ne è, o almeno dovrebbe esserne, la parte meno ignorante/più colta)
Giuseppe De Nicolao 18 ottobre 2015 at 15:00
Patrizio Dimitri e Giorgio Prantera sull’Unità:
«Sono aumentate le tasse universitarie, sono diminuiti gli iscritti e dal 2008 al 2014 il numero di professori universitari è calato drasticamente, oggi è il 25% in meno della media europea, come segnalato dal CUN. … Ora è giusto dare ai bravi la possibilità di rientrare in Italia, ma degli altri, quelli che sono rimasti in Italia a mandare avanti la baracca sottopagati e in condizioni avverse, che ne facciamo? Una nota finale: mentre da noi i governi tagliano la ricerca, in USA il budget del National Institutes of Health, che finanzia vari settori della ricerca, è passato dai 28 miliardi di dollari del 2008 ai 32 del 2013! Che in Italia la soluzione per uscire dal guado non sia quella di reclutare una nuova classe politica dall’estero?»
http://www.unita.tv/opinioni/universita-e-ricerca-servono-investimenti-non-azioni-occasionali/#.ViNlo8a352Q.facebook
Giuseppe De Nicolao 18 ottobre 2015 at 15:03
Alessio Rotisciani sul sito dell’ADI (Associazione Dottorandi e Dottori di Ricerca Italiani):
Legge di stabilità 2016. Su Università e Ricerca misure insufficienti ed estemporanee destinate ad aumentare squilibri e disuguaglianze
«L’assunzione di circa 370-400 RTDb in più all’anno – abbiamo ricavato il dato dividendo gli incrementi annui previsti dal DdL per un costo complessivo di un RTDb stimato in 148 mila euro – a partire dal 2016 consentirà indubbiamente di aumentare un tasso di reclutamento drammaticamente basso (3 RTDb nel 2011, 13 nel 2012, 96 nel 2013 e 195 nel 2014), concentrando l’attenzione sull’unica figura che tramite un meccanismo di tenure track dà la possibilità di un accesso al ruolo. Si tratta però di un livello di reclutamento quantitativamente troppo esiguo per mettere in sicurezza il sistema accademico italiano. Siamo infatti ben lontani da quello che era il reclutamento di ricercatori a tempo indeterminato nel periodo precedente la legge 133/2008 (1.700 posizioni l’anno), dalle indicazioni del CUN e dalla richiesta di Gaetano Manfredi, presidente della CRUI, di un piano di straordinario per 10.000 ricercatori.»
http://www.dottorato.it/notizie/729-legge-di-stabilita-2016-su-universita-e-ricerca-misure-insufficienti-ed-estemporanee-destinate-ad-aumentare-squilibri-e-disuguaglianze
Angel 18 ottobre 2015 at 18:46
Non capisco lo strano calcolo dell’ADI relativo al numero di ricercatori. Mi pare si supponga che
tutte le assunzioni degli rtdb scattino il primo gennaio del 2016… inoltre sarebbe opportuno lasciare che sia il ministero a ridimensionare eventualmente i numeri dopo averli strombazzati? Personalmente credo che i 1000 rtdb a questo punto dovranno per forza concederli, poi nel futuro si vedrà.
Giuseppe De Nicolao 18 ottobre 2015 at 19:45
Nella legge di stabilità non valgono i numeri strombazzati, ma i soldi impegnati. Non entro nel merito del conto fatto dall’ADI (che può essere più o meno giusto), ma in linea di principio mi sembra del tutto opportuno verificare la corrispondenza tra soldi e numeri strombazzati.
Angel 18 ottobre 2015 at 21:40
Son d’accordo, però vale ancor di più il contrario. L’anno scorso erano stati messi in finanziaria 5 milioni all’anno per assunzioni di rtdb per tre anni, senza strombazzare i numeri perché in quel caso erano molto inferiori. Siamo a fine anno, qualcuno sa dove sono andati a finire i 5 milioni o i pur non strombazzati circa 100 rtdb del 2015?
Leonardo Vignoli 19 ottobre 2015 at 11:42
Il calcolo dell’ADI è eufemisticamente ottimistico e probabilmente irreale poiché presuppone che a gennaio 2016 si bandiscano tutti i posti RTDB finanziabili con i soldi messi a disposizione per quell’anno senza accantonare gli 0,2 punti organico che serviranno per stabilizzare il ricercatore di tipo B alla fine del terzo anno di contratto. Io immagino il nuemero di RTDB finziati molto più esiguo anche perché ciò che viene promesso dal governo non sempre viene mantenuto (vedi seconda tranche piano straordianrio PA).
Plymouthian 20 ottobre 2015 at 11:49
Mi sfugge il senso del calcolo. Le risorse messe a disposizione comprendono la stabilizzazione dell’RTDb come Prof. Associato, ma 148K non mi torna ne come costo complessivo per 3 anni, ne come impegno per un prof. Associato.
Qualcuno puo’ chiarire?
ecolombo 19 ottobre 2015 at 00:55
in maniera abbastanza preoccupata, vedo che non si coglie, forse, quello che è davvero il lato peggiore della «proposta» o meglio direi io della possibile porcata. Al di là del solito fumo negli occhi stile riforma della scuola (stanziamento per alcuni professori/rtdb e contestuale superamento dell’ASN per le carriere), si vuol far passare il principio a) della privatizzazione e b) della precarizzazione delle figure. Il che di tradurrà in un aumento di professori a contratto (grazie alla norma sullo sblindamento dei corsi di laurea da un numero congruo di strutturati) e nella privatizzazione dei contratti di PA nuovi assunti. Si darà l’rtdB e in cambio i nuovi assunti diventeranno licenziabili.
Francesco Sylos Labini 19 ottobre 2015 at 01:51
E’ il prolungamento analitico della politica universitaria da Gelmini in poi.
Giuseppe De Nicolao 19 ottobre 2015 at 09:13
Ottimo paragone: è come se Marystar fosse ancora al MIUR dato che le politiche sono l’estensione logica (anzi, necessaria) delle politiche gelminiane a quei temi che Marystar non aveva avuto tempo di riformare. Per chi non ha consuetudine con l’analisi complessa:
https://it.wikipedia.org/wiki/Prolungamento_analitico
maurizio canepa 19 ottobre 2015 at 22:13
I contorni dell’operazione “500X” (X come Xuper) non sono chiari e proprio per questo c’è da stare all’occhio perchè i politici sono furbi ma alcuni dei nostri colleghi suggeritori lo sono di più. C’è stata una parolina buttata lì: “intrappolati”. Dove e da chi? Perchè di solito le trappole sono messe da qualcuno. Chi sono gli “intrappolati”? E gli “intrappolatori”? Sarà ma io non credo che i 500X saranno i nostri colleghi all’estero. Magari qualcuno abboccherà, ma saranno pochi come le altre volte. Piuttosto guarderei in Italia. E non sarebbe neanche sbagliato se venissero reclutate delle persone di valore capaci di rimboccarsi le maniche nei nostri dipartimenti.
Il problema è che tutto sembra fatto in totale discredito degli “interni” che hanno tenuto in piedi la baracca fra riforme di ordinamenti (due), drastico ridimensionamento degli organici e del ffo, blocchi reiterati degli stipendi, valutazioni continue con criteri opinabili, SUA etc.
E tutto questo sarà fatto da parlamentari eletti con un programma (Italia bene comune, se non erro), che ne stanno portando avanti sistematicamente un altro, radicalmente diverso (appunto il “prolungamento analitico”). Saranno stati posseduti dagli alieni?
Antonio Banfi 20 ottobre 2015 at 11:54
attenzione anche al trattamento economico dei Superman..
Alberto Baccini 20 ottobre 2015 at 13:16
Non mi meraviglierei se da qualche parte fosse scritto che per questi super-eccellenti è previsto una retribuzione pari per esempio al massimo tabellare. Sarebbe molto coerente con quello che immagino siano in grado di immaginare gli economisti che fanno da consiglieri al nostro premier (e guardate che non mi sto riferendo a Perotti, che probabilmnete al momento si occupa di altro).
Francesco Sylos Labini 20 ottobre 2015 at 15:21
“economisti” cresicuti nella provincia italica a vino e idiozie targate NfA: possiamo ben dire di aver toccato il fondo? Ovviamente no in generale, ma forse per questa varieta’ umana direi di si’.
Enrico A 20 ottobre 2015 at 13:14
Non sarà ben vista qui questa proposta qui, ma: a questo punto è necessaria una abilitazione anche per i RTD-B!
ecolombo 21 ottobre 2015 at 10:59
Facile immaginare che i 500 sarà roba di controllo rettorale, in cambio dell’approvazione di alcune cose di questa riforma. Vediamo cosa dice la crui, molto probabile non si accontenti di 500. Ci sono a dir la verità anche gli rtd-b, ma alla fine credo che parliamo di poca roba per settore.
Alessandro Pezzella 21 ottobre 2015 at 16:30
Tra le previsioni rilevabili alla bozza di cui al link sopra
figura uno “sganciamento” tra turn-over e bandi RTD-A, per gli atenei virtuosi
se confermato tale meccanismo avrebbe come indiretta ma immediata conseguenza una “svalutazione” della figura RTD-A – Figura resa in questo modo ancora piu lontana da qualsiasi tipo di tenure verso le posizioni RTD-B
una condizione per certi versi ben peggiore per gli RTD-A, di quella prospettabile da una semplificazione discusse tempo fa in questa sede
https://www.roars.it/online/due-o-tre-cose-che-so-degli-rtd/
ecolombo 22 ottobre 2015 at 20:34
a questa idea di svalutare la rtd-a come politica di governo ci avevo pensato anche io, è verissimo. Il problema di fondo è che (mi pare) puntare tutto sugli rtd-a farà spendere un sacco di risorse agli atenei, che ne avranno ancora meno per le altre figure, creando così di fatto un esercito di precari.
Il mio timore è cioè che questa roba porterà prima o poi ad una norma che sbloccherà gli anni massimi pre-ruolo, rendendo così di fatto istituzionale il precariato. Queste figure verranno chiamate di «diritto privato» (come di fatto sono gli rtd-a), rappresentando la fuga renziana dal diritto pubblico. Comandabili e soprattutto licenziabili a piacere.
Enrico Bini 24 ottobre 2015 at 18:45
Come noto oggi si accede ai ruoli dell’universita` dopo aver conseguito l’abilitazione nazionale ed aver vinto un concorso locale. Puo` capitare che, anche a seguito dell’abilitazione, non si riesca a vincere la posizione per dinamiche politiche interne al dipertimento o ateneo (in questo caso ci si potrebbe sentire “intrappolati”). Se lo strumento proposto del concorso nazionale (fra abilitati, mi permetterei di suggerire, anche per superare la sovrapposizione con l’ASN richiamata dall’articolo e dai commenti) si pone come obiettivo quello di dare risposte a chi sia penalizzato da equilibri politici, mi sembra certamente utile e anzi da rafforzare maggiormente.
Giuseppe De Nicolao 24 ottobre 2015 at 19:31
Non per rovinare i rosei sogni di qualcuno, ma vorrei far presente che i Settori Concorsuali sono circa 200 e gli SSD parecchio di più. Se i 500 posti venissero banditi “a pioggia” (250 PO e 250 PA) ci sarebbero 1-2 posti di PO e 1-2 posti di PA per settore concorsuale, con molti SSD senza nemmeno un posto. Ma, secondo quanto dice la Giannini:
“Il concorso per le cattedre del merito sarà previsto solo per alcune discipline, fortemente richieste nel paese: ambiente, energia, sanità.”
http://www.repubblica.it/scuola/2015/10/24/news/giannini_assumeremo_5_000_ricercatori_e_stop_al_numero_chiuso_a_medicina-125774702/
Pertanto la maggioranza dei Settori concorsuali resterà a bocca asciutta. Senza dubbio, uno strumento che “si pone come obiettivo quello di dare risposte a chi sia penalizzato da equilibri politici” che “sembra certamente utile e anzi da rafforzare maggiormente”.
Enrico Bini 24 ottobre 2015 at 20:05
Come giustamente fa notare, i numeri del provvedimento non permettono di alimentare sogni rosei. E qui siamo daccordo. Ribadisco che la direzione del provvedimento e`, secondo me, giusta. Anche rispetto ai meccanismi attuali che devono necessariamente passare per negoziazioni a livello di ateneo e dipartimento dall’esito e dalle modalita` incerte.
Su questo, pero`, non ho capito la posizione dell’autore dell’articolo.
Con cordialita`,
Giuseppe De Nicolao 24 ottobre 2015 at 21:15
Breaking news da Udine: la Giannini ha presentato i 500 come l’introduzione dell’Alta velocità per il merito. Alla domanda da lei, forse retoricamente rivolta al pubblico presente in sala “ma non volete voi l’Alta velocità” è partito un coro di “nooooooo!”, al che lei ha abbozzato dicendo “ah,no”.
Santo Di Nuovo su Scuola e università: il programma della Lega Nord