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Timestamp: 2019-09-19 12:28:06+00:00
Document Index: 52211253

Matched Legal Cases: ['art. 404', 'sentenza ', 'art. 404', 'sentenza ', 'art. 276', 'art. 248', 'art. 247', 'art. 235']

L’azione di disconoscimento della paternità da parte della madre deve essere proposta nel termine di sei mesi dalla nascita .chiama subito l'avvocato fidati riservatezza e serietà'
DISCONOSCIMENTO DI PATERNITA’ DELLA MADRE, AVVOCATO PER AZIONE DI DISCONOSCIMENTO AVVOCATO SERGIO ARMAROLI
da Sergio Armaroli | Giu 5, 2016
L’azione di disconoscimento della paternità da parte della madre deve essere proposta nel termine di sei mesi dalla nascita (4) del figlio ovvero dal giorno in cui è venuta a conoscenza dell’impotenza di generare del marito al tempo del concepimento . Il marito può disconoscere il figlio nel termine (3) di un anno che decorre dal giorno della nascita (4) quando egli si trovava al tempo di questa nel luogo in cui è nato il figlio; se prova di aver ignorato la propria impotenza di generare ovvero l’adulterio della moglie al tempo del concepimento, il termine decorre dal giorno in cui ne ha avuto conoscenza . Se il marito non si trovava nel luogo in cui è nato il figlio il giorno della nascita il termine, di cui al secondo comma, decorre dal giorno del suo ritorno (6) o dal giorno del ritorno nella residenza familiare e egli ne era lontano (7). In ogni caso, se egli prova di non aver avuto notizia della nascita (8) in detti giorni, il termine decorre dal giorno in cui ne ha avuto notizia. Nei casi previsti dal primo e dal secondo comma l’azione non può essere, comunque, proposta oltre cinque anni dal giorno della nascita). L’azione di disconoscimento della paternità può essere proposta dal figlio che ha raggiunto la maggiore età (10). L’azione è imprescrittibile riguardo al figlio (11). L’azione può essere altresì promossa da un curatore speciale nominato dal giudice, assunte sommarie informazioni, su istanza del figlio minore che ha compiuto i quattordici anni (12) ovvero del pubblico ministero o dell’altro genitore, quando si tratti di figlio di età inferiore
‘La paternità legittima non può essere messa in discussione e neppure difesa da colui che è indicato come padre naturale, il quale, allorché deduca che l’esito (positivo) dell’azione di disconoscimento di paternità si riverbera sull’azione di riconoscimento della paternità intentata nei suoi confronti, si limita in realtà a far valere un pregiudizio di mero fatto, laddove il rimedio contemplato dall’art. 404 cod. proc. civ. presuppone in capo all’opponente un diritto autonomo la cui tutela sia però incompatibile con la situazione giuridica risultante dalla sentenza impugnata’ (Sez. 1, Sentenza n. 12167/2005. V. anche Sez. 1, Sentenza n. 14315/2001, secondo la quale il padre naturale non è legittimato neppure ad intervenire in appello in un giudizio di disconoscimento della paternità, essendo tale legittimazione riconosciuta a chi potrebbe proporre opposizione ai sensi dell’art. 404 cod. proc. civ., rimedio esperibile solo da chi faccia valere un diritto autonomo e incompatibile col rapporto giuridico accertato o costituito dalla sentenza opposta, e quindi solo a favore di chi sia pregiudicato in un suo diritto).
Questa Corte ha già affermato che tra il procedimento di disconoscimento della paternità legittima e quello instaurato per il riconoscimento della paternità naturale non sussiste un nesso di pregiudizialità dal momento che il solo oggetto di quest’ultimo giudizio è costituito per il padre biologico dal suo diritto ad escludere la paternità naturale ‘ex adverso’ pretesa, non anche da quello a vedere affermata la paternità disconosciuta nell’altro procedimento (Sez. 1, Sentenza n. 12167/2005).
Quanto all”ipotetica’ questione di legittimità costituzionale genericamente sollevata con il terzo motivo, va rilevato che l’art. 276 c.c. è estraneo alla fattispecie in esame, così come l’art. 248 c.c., avendo tale ultima azione un carattere residuale, riferendosi cioè alle contestazioni della legittimità che investano presupposti diversi da quello della paternità (Sez. 1, n. 3529/2000), mentre l’enunciato normativo ‘presunto padre’ contenuto nell’art. 247 c.c., riferito al legittimato passivo dell’azione di disconoscimento, è speculare a quello – identico – contenuto nell’art. 235 c.c. che disciplina le condizioni di ammissibilità della stessa azione e fa riferimento al ‘presunto padre’ come a quello così risultante dalle norme sullo stato di figlio legittimo (231-234).