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Timestamp: 2018-07-16 18:19:54+00:00
Document Index: 92259784

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art.2120', 'art. 2120', 'art 2120', 'art. 2120', 'art. 2120', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ', 'art. 87', 'art. 65', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ', 'art. 2120', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ', 'art. 12', 'art. 2126', 'art. 10', 'art. 12', 'Cass. Sez. ', 'art. 2120', 'art. 1', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ', 'sentenza ', 'art.73', 'art.2120', 'art. 12', 'sentenza ', 'Cass. Sez. ', 'art. 12', 'art. 9', 'art. 12', 'art.38', 'art.36', 'art. 2120', 'art. 2120', 'art. 102', 'art. 107', 'art. 420', 'art. 40', 'art. 40', 'art. 44', 'art. 2120', 'art. 87', 'art, 65']

Il trattamento economico aggiuntivo con il riconoscimento di determinati "benefit" può, in base alle pattuizioni che lo prevedono ......... | sentenza del giorno
Il trattamento economico aggiuntivo con il riconoscimento di determinati "benefit" può, in base alle pattuizioni che lo prevedono .........
OGGETTO: incidenza sull'indennità di anzianità e sul TFR di componenti retributivi.
La difesa di parte ricorrente ha cosi concluso:
"nel merito, previe tutte le declaratorie del caso, dichiarare che l'esponente Ca. Gi. ha diritto nei confronti di parte convenuta alle somme sopra indicate, a titolo di incidenza dei titoli sopra dedotti nell'indennità di anzianità e nel TFR; conseguentemente condannare parte convenuta al pagamento della complessiva somma di E 19.975,21 (così ridotta la domanda all'udienza del giorno 31.5.2011), o in subordine della diversa somma che risultasse dovuta, oltre rivalutazione ed interessi legali dal 30/06/2007 al saldo; con condanna di parte convenuta al rimborso delle spese, diritti ed onorari di causa (oltre IVA e CPA e rimb. forf. 12,5%), da distrarsi in favore dell'Avv. Iacoviello Michele; con sentenza provvisoriamente esecutiva ex lege".
La difesa di parte resistente ha cosi concluso:
"... rigettare le domande tutte proposte dal sig. Gi. Ca. perché infondate in fatto ed in diritto per i motivi illustrati nel presente atto. Con vittoria di spese, diritti ed onorari."
Le domande svolte dal ricorrente devono trovare accoglimento nei limiti di seguito indicati.
Occorre preliminarmente rilevare che, all'udienza del giorno 31 maggio 2011, parte ricorrente ha rinunciato alla domanda concernente i bonus individuali.
Permangono pertanto da esaminare le domande svolte dal ricorrente al fine di ottenere il riconoscimento dell'incidenza sull'indennità di anzianità e sul TFR dell'accollo negoziale dei contributi INPS (essendo richiesti a tale titolo E 5.885,60), dei contributi aziendali integrativi al fondo pensioni (essendo richiesti a tale titolo E 4.265,57), del premio di anzianità (essendo richiesti a tale titolo E 1.562,72), delle ferie e festività non godute (essendo richiesti a tale titolo E 288,64), delle elargizioni per l'abitazione (essendo richiesti a tale titolo E 5.861,66).
Come pacificamente allegato in atti, il ricorrente ha iniziato a lavorare alle dipendenze della Banca Commerciale Italiana - BCI (ora Intesa Sanpaolo spa) in data 8.5.1974, ed il rapporto di lavoro è cessato il 30.6.2007.
Le domande svolte in giudizio investono sia l'incidenza di componenti retributivi i sull'indennità di anzianità (prevista dall'art.2120 c.c. sino al 1982), che sul TFR (successivamente all'intervento legislativo del 1982).
Al riguardo appare opportuno ricordare che l'art. 2120 c.c., nell'originaria formulazione, forniva la disciplina dell'indennità di anzianità attribuendo alla stessa una funzione differente dall'attuale TFR, essendo - per esempio - negata in caso di licenziamento per giusta causa; solo con L. 604/66, e con il successivo intervento della Corte Costituzionale (C. Cost. n. 75/68), all'indennità di anzianità venne definitivamente riconosciuta la natura di corrispettivo retributivo differito, con attribuzione peraltro di una funzione in qualche modo previdenziale.
Sulle modalità di determinazione dell'indennità il legislatore intervenne nel 1977 (L. 91/1977), escludendo gli scatti di contingenza che fossero maturati dopo il 31.1.1977; gli effetti di riduzione dell'entità dell'indennità di anzianità, provocati dalle disposizioni della L. 91/1977, determinarono la promozione di un referendum abrogativo, che venne superato dalla L. 29.5.1982 n. 297.
Con quest'ultimo intervento legislativo, che modificò il disposto dell'art 2120 c.c., venne introdotta la nuova disciplina del TFR.
L'attuale disposto dell'art. 2120 co. 2° c.c. stabilisce che il TFR, "salvo diversa previsione dei contratti collettivi la retribuzione annua... comprende tutte le somme, compreso l'equivalente delle prestazioni in natura, corrisposte in dipendenza del rapporto di lavoro, a titolo non occasionale e con esclusione di quanto è corrisposto a titolo di rimborso spese.".
La Corte Suprema di Cassazione ha affermato, al riguardo, che "il secondo comma dell'art. 2120 cod. civ. vigente, nel definire la nozione di retribuzione,... non richiede, a differenza del vecchio testo della norma codicistica, la ripetitività regolare e continua e la frequenza delle prestazioni e dei relativi compensi, disponendo che questi ultimi vanno esclusi dal suddetto calcolo solo in quanto sporadici ed occasionali, per tali dovendosi intendere solo quelli collegati a ragioni aziendali del tutto imprevedibili e fortuite, e dovendosi all'opposto computare ai fini della determinazione del trattamento di fine rapporto gli emolumenti riferiti ad eventi collegati al rapporto lavorativo o connessi alla particolare organizzazione del lavoro." (così Cass. Sez. Lav., 22.8.2002, n. 12411, v. anche Cass. Sez. Lav., 23.3.2009, n.6963 ove è stato affermato che "il carattere della continuatività di un determinato compenso non può essere concepito in modo assoluto, ma deve essere valutato in relazione alla particolare natura di ciascun compenso, attraverso un'indagine volta ad accertare, oggettivamente ed in concreto, i requisiti dell'obbligatorietà, della continuatività e della determinatezza (o determinabilità) del compenso stesso").
Premesso quanto sopra, non può non rilevarsi, per quanto concerne il premio di anzianità, come la Corte Suprema di Cassazione abbia affermato che, "in tema di trattamento di fine rapporto dei dirigenti e dei quadri direttivi delle Casse di risparmio, l'art. 87 del c.c.n.l. dell'11 aprile 1991 per il personale direttivo delle Casse di risparmio e l'art. 65 del c.c.n.l. dell'11 luglio 1999 ABI per i quadri direttivi e per il personale delle aree professionali dipendenti delle aziende di credito, finanziarie e strumentali, nella parte concernente i quadri direttivi di terzo e quarto livello, devono essere interpretati nel senso di non escludere dalla retribuzione annua utile ai fini del calcolo del trattamento di fine rapporto le somme percepite per premio di anzianità alla scadenza del venticinquesimo anno di servizio e per ferie non godute" (così Cass. Sez. Lav., 15.3.2010, n.6204; v. anche Cass. Sez. Lav. 9.4.2008, n.9252, ove è stato affermato che "In tema di trattamento di fine rapporto, premesso che la nozione di retribuzione accolta dal secondo comma dell'art. 2120 cod. civ. prescinde dalla ripetitività regolare e continua e dalla frequenza delle prestazioni e dei relativi compensi, i quali vanno esclusi dal calcolo del trattamento di fine rapporto solo in quanto sporadici ed occasionali, tali essendo le prestazioni collegate a ragioni aziendali del tutto eventuali, imprevedibili e fortuite, il premio fedeltà è computabile nella base di calcolo ai fini della determinazione del trattamento medesimo, trovando la propria fonte di riferimento sostanziale nella protrazione dell'attività lavorativa per un certo tempo ed essendo rigorosamente collegato allo svolgimento del rapporto di lavoro, anche se non alla effettiva prestazione lavorativa"; v. anche Cass. Sez. Lav. 18.8.2004, n. 16171; Cass. Sez. Lav. 24.2.2009, n. 4418)
La domanda di parte ricorrente relativa all'incidenza sul TFR del premio di anzianità deve pertanto trovare accoglimento.
Il principio stabilito dalla Corte Suprema di Cassazione con la citata pronuncia 15.3.2010 n. 6204, consente di ritenere fondata anche la domanda diretta al riconoscimento dell'incidenza sul TFR degli importi relativi alle ferie non godute ed alle festività soppresse, cui deve essere riconosciuta natura retributiva, e non risarcitoria (v. anche Cass. Sez. Lav., 10.5.2010, n. 11262, ove è stato affermato che "l'indennità sostitutiva di ferie non godute è assoggettabile a contribuzione previdenziale a norma dell'art. 12 della legge n. 153 del 1969, sia perché, essendo in rapporto di corrispettività con le prestazioni lavorative effettuate nel periodo di tempo che avrebbe dovuto essere dedicato al riposo, ha carattere retributivo e gode della garanzia prestata dall'art. 2126 cod. civ. a favore delle prestazioni effettuate con violazione di norme poste a tutela del lavoratore sia perché un eventuale suo concorrente profilo risarcitorio - oggi pur escluso dal sopravvenuto art. 10 del d.lgs. n. 66 del 2003,, come modificato dal d.lgs. n. 213, del 2004, in attuazione della direttiva n. 93/104/CE - non escluderebbe la riconducibilità all'ampia nozione di retribuzione imponibile delineata dal citato art. 12, costituendo essa comunque un'attribuzione patrimoniale riconosciuta a favore del lavoratore in dipendenza del rapporto di lavoro e non essendo ricompresa nella elencazione tassativa delle erogazioni escluse dalla contribuzione; conforme Cass. Sez. Lav. 3.4.2004, n. 6607").
Risultano inoltre dalle buste paga prodotte in atti la misura di ferie e permessi maturati e non goduti al momento della cessazione del rapporto.
Fondata appare anche la domanda diretta ad ottenere il riconoscimento del diritto all'incidenza sul TFR delle somme ricevute a titolo di elargizioni per l'abitazione.
Tali somme risultano ricevute per un lungo periodo lavorativo.
Al riguardo non può che ricordarsi la giurisprudenza della Corte Suprema di Cassazione secondo cui "la nozione legale di retribuzione - da porre a base nel calcolo del trattamento di fine rapporto (ai sensi dell'art. 2120 cod. civ., come novellato dall'art. 1 della legge n. 297 del 1982) - comprende tutti gli emolumenti corrisposti in dipendenza del rapporto di lavoro, a titolo non occasionale, e con esclusione di quanto corrisposto a titolo di rimborso spese - fatta salva la diversa previsione eventualmente contenuta nei contratti collettivi successivi alla legge istitutiva di detto trattamento, che possono derogare, anche in "pejus"; la nozione legale di retribuzione" (così Cass. Sez. Lav., 5.9.2003, n. 13010).
La Corte Suprema di Cassazione ha d'altronde affermato che "il trattamento economico aggiuntivo attribuito ad un dirigente con il riconoscimento di determinati "benefit" (quali l'attribuzione di buoni mensa, l'uso dell'auto, l'uso di un cellulare) può, in base alle pattuizioni che lo prevedono e alle particolarità del caso concreto, avere sia natura retributiva - qualora il beneficio si riferisca a spese effettuate dal lavoratore per adempiere, sia pur indirettamente, agli obblighi della prestazione lavorativa, risolvendosi in un adeguamento della retribuzione - sia natura risarcitoria - ove l'attribuzione si riferisca a spese che il lavoratore è tenuto a sopportare nell'esclusivo interesse del datore di lavoro, costituendo la reintegrazione di una diminuzione patrimoniale collegata alle modalità della prestazione lavorativa svolta - e il relativo accertamento è riservato al giudice di merito, restando incensurabile in sede di legittimità se congruamente motivato" (così Cass. Sez. Lav., 24.6.2009, n. 14835).
La Corte d'Appello di Milano (sentenza 5.5.2009 n.367) ha già riconosciuto la natura retributiva di analoghi emolumenti, negandone la natura risarcitoria.
Come già rilevato dalla Corte d'Appello assumono particolare rilevanza "la funzione oggettiva, la disciplina e le modalità di erogazione degli emolumenti medesimi", dovendosi, in particolare, escludere che gli stessi rientrino tra quelli che l'art.73 CCNL 1995 sottrae alla computabilità ai fini del TFR, per la loro diversa natura risarcitoria.
L'erogazione in assenza di documentazione giustificativa di spesa ed a fronte del trasferimento del lavoratore presso altra sede, con conseguente diversa sistemazione abitativa per consentire l'adempimento degli obblighi della prestazione lavorativa, appaiono elementi sufficienti per affermarne la natura retributiva.
Né il datore di lavoro può sottrarsi alla previsione di cui all'art.2120 c.c. attraverso una eventuale pattuizione individuale con il lavoratore.
Neppure appare desumersi dal contenuto delle lettere di comunicazione dell'erogazione una ricomprensione, nell'importo corrisposto al lavoratore, dell'incidenza sul TFR.
La relativa domanda del ricorrente deve pertanto trovare accoglimento.
Deve essere al contrario rigettata la domanda svolta da parte ricorrente per ottenere il riconoscimento dell'incidenza sul TFR delle somme versate dalla banca in esecuzione dell'accollo negoziale dei contributi INPS.
Al riguardo appare opportuno preliminarmente ricostruire la vicenda storica allegata dalle parti.
Con regio decreto 11.8.1921 n.1201 veniva approvato lo statuto del Fondo Pensioni della Banca Commerciale Italiana.
Fino al 1954 i lavoratori dovevano versare i contributi al Fondo Integrativo.
A decorrere dal 1.1.1955 i dipendenti vennero iscritti all'assicurazione obbligatoria presso l'INPS, ma mantennero anche l'iscrizione al Fondo Pensioni.
La banca ripianò il debito contributivo verso l'INPS per costituire la posizione assicurativa dei dipendenti presso l'INPS, per il periodo anteriore al 31.12.1954.
Tra la fine del 1954 e l'inizio del 1955 intervennero la Convenzione 23.12.1954 tra la Banca e l'INPS, la richiesta sindacale 28.12.1954 e la deliberazione 10.2.1955 della Banca (v. doc. 4/a di parte ricorrente).
Gli accordi - che videro partecipi la banca, i rappresentanti dei lavoratori nel Consiglio di Amministrazione del Fondo e la Commissione interna (rappresentanza dei lavoratori all'epoca esistente presso la banca) - prevedevano che i lavoratori avrebbero versato al Fondo Pensioni la quota a carico della banca (3%), mentre la banca avrebbe versato all'INPS la quota dei contributi a carico dei lavoratori (3%), con uno schema di pagamento dei contributi definibile quale contribuzione incrociata.
Contestualmente la Banca avrebbe cessato qualsiasi contribuzione "presente e futura" al Fondo Pensioni.
Gli accordi così raggiunti spostavano gli oneri relativi all'eventuale aumento della contribuzione INPS a carico totale della banca e gli oneri dell'eventuale aumento della contribuzione del Fondo Pensioni a totale carico dei lavoratori.
La mancata espressa previsione tra le parti - banca e dipendenti della stessa - di possibili conguagli in conseguenza delle variazioni dell'incidenza percentuale dei contributi INPS rispetto agli importi a carico dei dipendenti confluenti nel Fondo Pensioni, appare interpretabile solo nel senso dell'esclusione convenzionale della rilevanza di eventuali future differenze, nell'entità delle due aliquote, nei rapporti contrattuali tra le parti.
L'intero importo dei contributi INPS, versati dalla banca - in forza dell'accollo contrattuale predetto - per la quota a carico dei dipendenti, non poteva d'altronde che avere esclusiva finalità contributiva stante la destinazione delle somme.
Tali considerazioni portano ad escludere la fondatezza della relativa domanda di parte ricorrente.
In ogni caso, sino al 1992, l'entità del contributo INPS (accollato dalla banca) era inferiore all'entità del contributo versato al Fondo Pensioni (da parte dei lavoratori).
Sino a tale momento non vi era alcun margine per riconoscere l'esistenza di differenze a favore dei lavoratori tra quanto versato dagli stessi al Fondo aziendale e quanto versato - in misura inferiore - dalla banca all'INPS, dovendosi così escludere l'esistenza di importi cui poter attribuire una eventuale natura retributiva.
L'accollo dei contributi INPS non ha pertanto determinato alcun incremento patrimoniale sinallagmatico alla prestazione lavorativa sino al 1992.
Dal luglio 1992 al dicembre 1994 l'aliquota di contribuzione all'INPS (a carico della banca) è stata maggiore rispetto all'aliquota di contribuzione al Fondo Pensioni (a carico dei lavoratori); la prima, dal 1.7.1992 al 31.12.1992, è stata superiore nella misura dello 0,39%, e, dal 1.1.1993 al 31.12.1994, è stata superiore nella misura dello 0,59%.
Per quanto concerne gli importi sino alla concorrenza di quanto versato dal ricorrente al fondo pensione valgono le considerazioni sopra svolte.
Per la parte eccedente è stato allegato dalla banca - e non contestato dal ricorrente - che gli importi corrispondenti alle indicate differenze di aliquota sono già stati computati nella retribuzione imponibile a fini fiscali e previdenziali, nonché nella retribuzione ai fini degli accantonamenti per il TFR.
Nulla può essere riconosciuto in ordine ai relativi importi in quanto già considerati ai fini del TFR.
Stante le considerazioni sopra espresse nessuna incidenza sul TFR può riconoscersi ai relativi importi esposti da parte ricorrente nei conteggi allegati al ricorso introduttivo (e riproposti all'udienza del giorno 31.5.2011; colonna 7 dei predetti conteggi) per il periodo sino al 31.12.1994.
Dal 1.1.1995 - in seguito ad accordo sindacale 28.9.1994 (doc. 4/c di parte ricorrente) ed in conseguenza dell'entrata in vigore del D.Lgs. 124/1993 - veniva a cessare l'accollo in capo alla banca del pagamento dei contributi INPS a carico del lavoratore, ed aveva inizio il versamento dei contributi integrativi al fondo pensioni da parte della banca.
Il ricorrente ha chiesto quindi riconoscersi la computabilità dei contributi integrativi, versati dalla banca al fondo pensioni, nella base di calcolo del TFR.
Ritiene questo Tribunale che debba escludersi la natura retributiva dei versamenti effettuati dalla banca al fondo integrativo.
La Corte Costituzionale (C.Cost. 8.6.2000 n.178), ha espressamente ribadito che "le contribuzioni degli imprenditori al finanziamento dei fondi non possono più definirsi "emolumenti retributivi con funzione previdenziale"; ma sono strutturalmente contributi di natura previdenziale, come tali estranei alla nozione di retribuzione imponibile ai sensi e agli effetti dell'art. 12 della legge n. 153 del 1969, potendo (e dovendo) formare oggetto soltanto di un contributo di solidarietà alla previdenza pubblica, il quale non è un contributo previdenziale in senso tecnico" (richiamando il contenuto della sentenza della medesima Corte n. 421 del 1995).
D'altronde, successivamente alla pronuncia della Corte Costituzionale sopra ricordata, anche la Corte Suprema di Cassazione appare avere preso atto della natura contributiva delle somme versate a titolo di previdenza integrativa dal datore di lavoro, operando un mutamento di orientamento rispetto alla precedente pronuncia delle Sezioni Unite n.974/1997 (v. Cass. Sez. Lav., 7.11.2005, n. 21473, ove è stato affermato che "il contributo di solidarietà (di cui all'art. 12 del d.lgs. n. 124 del 1993, in relazione all'art. 9 "bis" del d.l. n. 103 del 1991, convertito nella legge n. 166 del 1991) sulle contribuzioni o somme a carico del datore di lavoro destinate a realizzare le finalità di previdenza pensionistica complementare (nella specie fondo previsto da regolamento aziendale), alla luce della giurisprudenza costituzionale (sentt. n. 421 del 1995 e n. 178 del 2000) - secondo cui tali contribuzioni sono strutturalmente contributi di natura previdenziale, come tali estranei alla nozione di retribuzione imponibile ai sensi e agli effetti dell'art. 12 della legge n. 153 del 1969 - è dovuto sia per le erogazioni effettuate a favore del personale dipendente che per quelle effettuate per il personale cessato dal servizio"; conforme Cass. del 16.7.2007, n. 16769; v. peraltro in senso difforme Cass. 17.1.2006, n.783).
Devono pertanto ritenersi riconducibili i contributi versati per la previdenza integrativa all'ambito dell'art.38 co. 2° Cost. piuttosto che a quello dell'art.36 Cost., restando esclusa la natura retributiva degli stessi.
I versamenti eseguiti dalla banca al fondo integrativo non appaiono comunque avere un rapporto di corrispettività diretta con la prestazione lavorativa, e non appaiono neppure essere nella piena immediata disponibilità del lavoratore.
Deve peraltro ritenersi che la domanda concernente i versamenti per la previdenza integrativa non possa in ogni caso trovare accoglimento (anche ove volesse essere riconosciuta natura retributiva ai versamenti per la previdenza integrativa), in quanto le previsioni della contrattazione collettiva di settore sono tali da escludere, ai sensi dell'art. 2120 co. 2° c.c., che le somme per cui è causa possano computarsi nella base di calcolo utile per il TFR.
La contrattazione collettiva applicabile ai rapporti tra le parti è pacificamente quella dei CCNL Assicredito 22.11.1990 (doc.40 di parte resistente), CCNL Assicredito i 22.6.1995 (doc.41 di parte resistente), CCNL ABI 11.7.1999 (doc.42 di parte resistente), CCNL ABI 12.2.2005 (doc. 43 di parte resistente).
Con l'appendice 6 ai CCNL ABI del 12.2.2005 le parti sociali hanno espressamente dichiarato di essersi "incontrate al fine di chiarire la questione insorta in merito alla computabilità o meno delle somme versate dalle Aziende ai fondi di previdenza nella base utile per il calcolo del trattamento di fine rapporto (TFR) ed hanno confermato di aver inteso, tempo per tempo, escludere dalla base di calcolo del TFR i contributi versati dalle imprese per il finanziamento dei trattamenti previdenziali riconosciuti al personale delle aziende di credito", operando così un diretto intervento interpretativo di tutti i precedenti accordi sindacali concernenti le somme versate dalle aziende bancarie ai fondi di previdenza (v. doc.43 di parte resistente).
Il tenore di tale accordo sindacale, ove fosse da riconoscersi natura retributiva ai versamenti effettuati dalla banca al fondo di previdenza integrativo, porterebbe comunque ad escludere tali versamenti dal calcolo del TFR, stante il disposto dell'art. 2120 co. 2° c.c., che fa salve le diverse previsioni dei CCNL.
Con l'appendice 6 al CCNL ABI 12.2.2005 è stata quindi data, dalle stesse parti sociali, una interpretazione di tutta la pregressa contrattazione collettiva in tema, idonea a riconoscere, per ogni epoca di riferimento, la volontà di escludere dal computo del TFR le somme versate dagli istituti di credito ai fondi di previdenza.
Tale previsione contrattuale è intervenuta con la chiara finalità di evitare qualsiasi equivoco sul punto, nonostante la pregressa disciplina contrattuale avesse già escluso dalla base di calcolo del TFR gli importi versati dalle aziende bancarie ai fondi di previdenza integrativa.
L'art. 102 dei CCNL Assicredito 22.11.1990 (doc.40 di parte resistente) conteneva la dichiarazione espressa delle parti che "... le somme destinate ad interventi di carattere previdenziale o assistenziale non sono, ovviamente, computabili ai fini del premio di rendimento e del trattamento di fine rapporto".
L'art. 107 del CCNL Assicredito 22.6.1995 (doc.41 di parte resistente) conteneva la dichiarazione espressa delle parti che "... le somme destinate ad interventi di carattere previdenziale o assistenziale non sono, ovviamente, computabili ai fini del premio di rendimento e del trattamento di fine rapporto".
A voler ritenere che le predette previsioni di CCNL non avessero voluto escludere s dalla base di calcolo del TFR le somme versate al fondo di previdenza dalla banca, si vanificherebbero le previsioni dei CCNL citati, ove le parti sociali avevano sempre voluto "... escludere dalla base di calcolo del TFR i contributi versati dalle imprese..." ai fondi di previdenza (v. appendice 6 al CCNL ABI del 12.2.2005; doc.43 di parte resistente).
Non ritiene questo Tribunale che l'interpretazione sopra data alla contrattazione collettiva, applicabile nel caso, sia impedita dalla pronuncia della Corte Suprema di Cassazione 15.3.2010 n.6204, la quale è intervenuta, ai sensi dell'art. 420 bis c.p.c., stabilendo i seguenti principi di diritto:
- "l'art. 40 del Contratto collettivo nazionale di lavoro per il personale impiegatizio, subalterno ed ausiliario delle Casse di Risparmio (ACRI) del 9 marzo 1983, l'art. 40 del Contratto collettivo nazionale di lavoro per i quadri, gli impiegati, i subalterni e gli ausiliari delle Casse di Risparmio (ACRI) 19 marzo 1987 e l'art. 44 del Contratto collettivo nazionale di lavoro per i quadri, gli impiegati, i subalterni e gli ausiliari delle Casse di Risparmio (ACRI) 16 gennaio 1991 devono essere interpretati nel senso che essi non contengono alcuna deroga al principio stabilito dall'art. 2120 c.c., comma 2, quanto al compenso per lavoro straordinario svolto in modo non occasionale, ed ai fini della sua inclusione nella base di computo del trattamento di fine rapporto",
- "l'art. 87 del Contratto collettivo nazionale di lavoro per il personale direttivo (dirigenti e funzionari) delle Casse di Risparmio (ACRI) dell'11 aprile 1991 e l'art, 65 del Contratto collettivo nazionale di lavoro Credito ABI per i quadri direttivi e per il personale delle aree professionali dipendenti delle aziende del credito, finanziarie e strumentali, dell'11 luglio 1999, nella parte concernente i quadri direttivi di 3 e di 4 livello devono essere interpretati nel senso di non escludere dalla retribuzione annua utile ai fini del calcolo del trattamento di fine rapporto le somme percepite per premio di anzianità alla scadenza del 25 anno di servizio e per ferie non godute".
I principi predetti appaiono stabiliti dalla Corte Suprema di Cassazione con riguardo alle somme percepite per lavoro straordinario (in relazione alle previsioni dei primi tre CCNL sopra indicati) ed al premio di anzianità ed alle ferie non godute (in relazione alle previsioni degli ultimi due CCNL sopra indicati), e non alle somme versate dal datore di lavoro ai fondi pensione.
Neppure la pronuncia tiene conto della disposizione interpretativa contenuta nell'appendice 6 al CCNL ABI del 12.2.2005.
Stante le considerazioni che precedono deve ritenersi accertato il diritto del ricorrente al riconoscimento dell'incidenza sul TFR dei premio di anzianità, dell'indennità per ferie e festività soppresse non godute, delle elargizioni per l'abitazione, con conseguente diritto al percepimento delle seguenti somme;
- E 1.562,72 a titolo di incidenza sul TFR del premio di anzianità;
- E 288,64 a titolo di incidenza sul TFR delle indennità per ferie e festività soppresse;
- E 5.861,66 a titolo di incidenza sul TFR delle elargizioni per l'abitazione.
Le domande del ricorrente devono pertanto trovare accoglimento nei limiti sopra indicati.
Ogni ulteriore questione posta in causa deve ritenersi assorbita dalle considerazioni che precedono.
Stante la parziale soccombenza reciproca sussistono i presupposti per la compensazione per metà delle spese di lite, con soccombenza di parte resistente per il resto e liquidazione come in dispositivo; spese liquidate da distrarsi a favore del difensore dichiaratosi antistatario.
Il Tribunale di Milano in funzione di Giudice del lavoro definitivamente pronunciando:
- dichiara accertato il diritto dei ricorrente all'incidenza sul TFR del premio di anzianità, dell'indennità per ferie e festività soppresse non godute, e delle elargizioni per l'abitazione, ed il diritto al percepimento delle seguenti somme;
- E 5.861,66 a titolo di incidenza sul TFR delle elargizioni per l'abitazione;
- condanna conseguentemente la società resistente al pagamento degli importi sopra indicati, oltre rivalutazione ed interessi legali dal dovuto al saldo;
- rigetta ogni diversa domanda;
- dichiara compensate per metà le spese di lite tra le parti, e condanna la società resistente al pagamento, in favore del ricorrente, delle restanti spese del giudizio che si liquidano in E 600,00 (di cui E 250,00 per diritti ed E 350,00 per onorari), oltre rimborso spese generali, IVA e CPA, con distrazione delle stesse a favore del difensore del ricorrente Avv. Michele Iacoviello, dichiaratosi antistatario;
- fissa in giorni trenta il termine per il deposito della motivazione.
Così deciso in Milano il giorno 31 maggio 2011.
Depositata in Cancelleria il 30 giugno 2011
Ultimo aggiornamento Martedì 20 Dicembre 2011 09:33
Mese 11620
Totale 1877168