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Timestamp: 2020-04-02 04:36:58+00:00
Document Index: 14935815

Matched Legal Cases: ['art. 68', 'art. 68', 'art. 128', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 17', 'art. 12', 'art. 234', 'art. 7']

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IL REFERENDUM SULL'INSULARITA' PROMOSSO DAI RIFORMATORI SARDI NASCONDE UNA PERICOLOSA VERITA'
Domenica, 27 Agosto 2017 16:41
Il Comitato formato dai Riformatori Sardi che vuole promuovere un Referendum con il quale chiedere che venga inserito nella Carta Costituzionale il riconoscimento del principio dell’insularità come svantaggio territoriale della nostra Isola, a parer nostro cerca di trovare un appiglio (costituzionale), con il quale salvaguardare l’operato deleterio delle Agenzie Fiscali e di Equitalia di questi ultimi venti anni, a causa del quale è stata distrutta l’economia dell’Isola.
Referendum promosso esclusivamente per trovare un appiglio giuridico affinché i Falsi Dirigenti dell’Agenzia delle Entrate possano procedere nuovamente alla riscossione delle Cartelle Pazze e contestualmente creare un presupposto idoneo ad impedire al popolo Sardo la possibilità di inoltrare la richiesta del “risarcimento danni” ai sensi dell’art. 68 comma 3 bis del D.lgs. n.546/1992.
Comma 3 bis dell’art. 68, dove (in buona sostanza) il legislatore ricorda ai Giudici delle Commissioni Tributarie, la cui attività è disciplinata dal D.lgs. n. 546/92, che in materia di Imposta sul Valore Aggiunto (IVA), sono tenuti a rispettare quanto previsto dal Regolamento CE n. 2913/92 ossia il Codice Doganale Comunitario che agli artt. 166 e seguenti disciplina le Zone Franche della Comunità Europea.
Regolamento CE n. 2913/92 che all’art. 128 prevede che “si può chiedere il rimborso o sgravio (esenzione) dai Diritti di confine, ossia dei Dazi Doganali Iva e Accise, qualora si dimostri che le merci sono state importate in Zona Franca o in un Deposito Franco, regolamento appositamente richiamato (assieme al Reg. 2454/93) nel nostro D.lgs. n.75/1998 con il quale tutto il territorio della Sardegna e’ stato dichiarato Zona Franca.
Diritto alla Esenzione da dazi doganali Iva e Accise per i residenti nei territori dichiarati Zona Franca, confermato in Italia dal D.M. n. 489 del 5.12.1997 con il quale il Ministero delle Finanze ci spiega che cosa dobbiamo intendere per diritti doganali e per diritti di confine, precisando all’art. 2 del suddetto D.M., che sono ammesse “in Franchigia” da Diritti Doganali le merci per le quali l’esenzione è disposta con il carattere dell’obbligatorietà con il Regolamento n.918/1983, regolamento che disciplina le modalità con le quali applicare le “Franchigie Fiscali” ai residenti nei territori extradoganali e all’art. 1 comma 3 (Reg. 918/83) precisa che per paese terzo si debbano intendere i territori extradoganali (ossia i territori esclusi dal territorio doganale).
Esenzione da Dazi doganali, Iva e Accise confermata anche dall’art. 17 del D.lgs. n. 504/1995 sulla tassazione dei prodotti energetici (benzina e alcolici) dove si precisa che “i prodotti soggetti ad Accisa sono esentati dal pagamento del Tributo (Accise) quando sono esentati anche per (il tributo) dell’Iva, e che i prodotti soggetti ad Accise sono esenti dal pagamento dello stesso tributo, quando le merci sono destinate ad essere consumate nel quadro di un accordo stipulato con Paesi Terzi, intendendo per tali (Paesi Terzi) le Zone Franche”.
Infine, e per concludere, ricordiamo al nascente comitato dei Riformatori Sardi che il diritto della Sardegna ad essere dichiarata Zona Franca nasce nel 1948 ai sensi dell’art. 12 dello Statuto Sardo approvato con la Legge Costituzionale n. 3/1948, ossia nasce nove anni prima che venisse istituita la Comunità Economica Europea (Trattato di Roma ratificato con la Legge n.1203/1957), che all’art. 234 si era impegnata a rispettare tutti i diritti di tutti gli Stati membri sorti in tempi antecedenti alla sua nascita (nel 1957).
Articolo 234 del Trattato di Roma ai sensi del quale nel 1996, l’Austria e la Germania hanno ottenuto la condanna dell’Italia che ha dovuto abrogare l’art. 7 della Legge n. 255 del 6 agosto 1991 ai sensi del quale aveva imposto l’aumento del 150% delle tasse e dei diritti marittimi nei porti italiani, compreso il Porto Franco di Trieste.
A seguito della pronuncia di condanna da parte del Tribunale di Trieste, la Direzione Centrale dei servizi doganali del Ministero delle Finanze, con nota Protocollo n. 4382 del 12 giugno 1997 ha invitato “la Direzione Compartimentale delle Dogane di Trieste ad attenersi nel caso di specie, come in possibili casi analoghi che dovessero verificarsi, all’orientamento espresso dal Tribunale di Trieste, che ha ritenuto ancora vigente, per i punti franchi di Trieste, la normativa speciale anteriore al Trattato di Roma”.
Se aspettiamo che siano sempre gli altri a muoversi, passeranno dei secoli prima che i politici Italiani e Sardi si rendano conto che i lauti guadagni che percepiscono mensilmente, li meritano solo e soltanto quando si attivano per fare gli interessi della gente che li ha eletti.
Maria Rosaria Randaccio
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