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Timestamp: 2020-02-19 10:41:41+00:00
Document Index: 46770039

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 33', 'sentenza ', 'art. 369', 'art. 47', 'art. 6', 'art. 33', 'art. 6', 'art. 360', 'art. 20', 'art. 20', 'art. 6', 'art. 10', 'art. 11']

Sentenza Cassazione Civile n. 11913 del 30/05/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11913 del 30/05/2011
Cassazione civile sez. lav., 30/05/2011, (ud. 12/05/2011, dep. 30/05/2011), n.11913
A.S., domicilata in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la
avverso la sentenza n. 326/2006 della CORTE D’APPELLO di
CALTANISSETTA, depositata il 14/10/2006 r.g.n. 343/04;
Con sentenza del 27.9 – 14.10.2006 la Corte d’Appello di Caltanissetta rigettò l’impugnazione proposta da A.S. nei confronti del Comune di Caltanisetta, suo datore di lavoro, avverso la pronuncia di prime cure reiettiva della domanda volta al conseguimento del compenso per il lavoro svolto nell’ambito del progetto obiettivo per l’individuazione dei contribuenti evasori ICI e Tarsu per gli anni d’imposta 1993 e 1994. A sostegno del decisum la Corte territoriale osservò che:
– in base a quanto disposto dall’art. 33, u.c., CCNL Comparto Regioni – Autonomie locali del 6.4.1995, l’avvenuto raggiungimento dell’obiettivo di cui al progetto era affidato esclusivamente all’organo interno di controllo (il Collegio dei Sindaci Revisori) o al Nucleo di valutazione, restando precluso all’Autorità Giudiziaria sostituirsi a tali organi amministrativi al fine di accertare il concreto raggiungimento dell’obiettivo in assenza di decisioni formali del Comune;
– dall’esame degli atti appariva evidente che verosimilmente non si era verificato il raggiungimento degli obiettivi, sia per il mancato inventano dei beni comunali, sia soprattutto per il rilievo della non corretta attività connessa ad alcuni avvisi di liquidazione, riferibili agli anni 1993 e 1994, effettuato dal Collegio dei Revisori in sede di parere per il bilancio di previsione per il 2001, circostanza che risultava ulteriormente confermata dalla deliberazione di Giunta n. 379/2000, con la quale era stata affidata ad una ditta privata la notifica degli accertamenti lei e lo svolgimento di un’attività finalizzata alla creazione di un’anagrafe tributaria ai fini dell’emissione degli avvisi di liquidazione per l’Ici evasa, senza che elementi decisivi in senso contrario potessero essere tratti dalla dichiarazione testimoniale richiamata dalla parte appellante; – non poteva trovare accoglimento la domanda subordinata di pagamento del lavoro straordinario svolto, trattandosi di istituto avente diverse connotazioni giuridiche, nel cui ambito non era automaticamente sussumibile l’attività lavorativa svolta in quello del progetto obiettivo.
Avverso l’anzidetta sentenza della Corte territoriale A. S. ha proposto ricorso per cassazione fondato su cinque motivi.
1. Osserva preliminarmente il Collegio che, secondo la giurisprudenza delle Sezioni Unite di questa Corte, l’improcedibilità del ricorso per cassazione a norma dell’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4, non può conseguire al mancato deposito del contratto collettivo di diritto pubblico, ancorchè la decisione della controversia dipenda direttamente dall’esame e dall’interpretazione delle relative clausole, atteso che, in considerazione del peculiare procedimento formativo, del regime di pubblicità, della sottoposizione a controllo contabile della compatibilità economica dei costi previsti, l’esigenza di certezza e di conoscenza da parte del giudice era già assolta, in maniera autonoma, mediante la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, ai sensi del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 47, comma 8, sicchè la successiva previsione, introdotta dal D.Lgs. n. 40 del 2006, deve essere riferita ai contratti collettivi di diritto comune (cfr, Cass., SU, nn. 23329/2009; 21558/2009); non è quindi ostativa alla procedibilità del ricorso l’omessa produzione dei CCNL di diritto pubblico sulle cui interpretazione il ricorso medesimo si fonda.
2.1 La Corte territoriale ha pronunciato in ordine alla domanda svolta, sicchè l’applicazione ai fini del decidere del CCNL del 1995 potrebbe semmai impingere nella violazione della normativa contrattuale applicabile, ma non già in quella del principio di corrispondenza fra il chiesto e il pronunciato; la doglianza, prima ancora che infondata per le ragioni testè espresse, presenta peraltro evidenti profili di inammissibilità per violazione del principio di autosufficienza del ricorso per cassazione, non essendo stati ivi trascritti i termini con i quali, nel ricorso introduttivo del giudizio e, in prosieguo, nel ricorso d’appello, sarebbe stata invocata, secondo l’assunto, l’applicazione del CCNL 1998-2001.
3. Con i secondo motivo parte ricorrente denuncia violazione di norme di legge e di contratto collettivo nazionale (CCNL del 6.4.1995 con riferimento agli artt. 2, 15, 17, 18 CCNL 1.4.1999 e all’art. 6 CCNL 31.3.1999; artt. 1362 e ss cc), deducendo che erroneamente la Corte territoriale aveva ritenuto applicabile alla fattispecie l’art. 33, u.c., CCNL del 6.7.1995, nel mentre avrebbero dovuto trovare applicazione gli artt. 15, 17 e 18 CCNL 1.4.1999 e l’art. 6 CCNL 31.3.1999, quest’ultimo avendo demandato la valutazione delle prestazioni e dei risultati dei dipendenti al dirigente;
Secondo l’orientamento di questa Corte, la censura concernente l’omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione deve contenere un momento di sintesi (omologo del quesito di diritto) che ne circoscriva puntualmente i limiti, in maniera da non ingenerare incertezze in sede di formulazione del ricorso e di valutazione della sua ammissibilità (cfr, ex plurimis, Cass., SU, n. 20603/2007). Nel caso che ne occupa, sia con il terzo che con il quarto motivo di ricorso sono stati denunciati vizi di motivazione (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5), ma entrambi tali motivi sono privi del momento di sintesi diretto a circoscrivere i limiti delle censure inerenti ai lamentati vizi motivazionali.
3.3 Deve tuttavia esaminarsi se fosse ancora applicabile, al fine della valutazione dei risultati raggiunti, propedeutica alla liquidazione finale del compenso e non ancora conclusasi nel corso de 1999 (le certificazioni richiamate dalla parte ricorrente ed asseritamente idonee allo scopo risalendo al 2000), il disposto del comma 4 di tale articolo, secondo cui “i risultati raggiunti, per ciascuna amministrazione, in termini di maggiore produttività e di miglioramento del livello qualitativo e quantitativo dei servizi, mediante l’impiego del fondo di cui al presente articolo, sono oggetto di monitoraggio e valutazione da parte del competente servizio per il controllo interno o del nucleo di valutazione di cui al D.Lgs. n. 29 del 1993, art. 20. L’attività di monitoraggio si conclude con un rapporto da trasmettere all’A.RA.N.”.
a) Il D.Lgs. n. 29 del 1993, art. 20 come sostituito dal D.Lgs. n. 470 del 1993, art. 6 (prevedente, al comma 2, che “Nelle amministrazioni pubbliche, ove già non esistano, sono istituiti servizi di controllo interno, o nuclei di valutazione, con il compito di verificare, mediante valutazioni comparative dei costi e dei rendimenti, la realizzazione degli obiettivi, la corretta ed economica gestione delle risorse pubbliche, l’imparzialità ed il buon andamento dell’azione amministrativa. I servizi o nuclei determinano almeno annualmente, anche su indicazione degli organi di vertice, i parametri di riferimento del controllo”), è stato abrogato (salvo il comma 8, che non rileva nella presente causa) dal D.Lgs. n. 286 del 1999, art. 10, comma 2 (di Riordino e potenziamento dei meccanismi e strumenti di monitoraggio e valutazione dei costi, dei rendimenti e dei risultati dell’attività svolta dalle amministrazioni pubbliche, a norma della L. 15 marzo 1997, n. 59, art. 11);
…”. Risulta dunque sostanzialmente coerente con le suddette previsioni collettive la decisione del Nucleo di valutazione del giugno 1999 di demandare la responsabilità della liquidazione dei progetti ai singoli dirigenti, anche per ciò che concerne la responsabilità della dichiarazione del raggiungimento totale o parziale degli obiettivi.
LA CORTE rigetta il ricorso e condanna la parte ricorrente alla rifusione delle spese, che liquida in Euro 49,00, oltre ad Euro 2.000,00 (duemila/00) per onorari, spese generali, Iva e Cpa come per legge.