Source: https://www.dirittoscolastico.it/dovere-esclusivita-del-pubblico-dipendente/
Timestamp: 2020-01-29 09:49:53+00:00
Document Index: 183683579

Matched Legal Cases: ['art. 97', 'art. 53', 'sentenza ', 'art. 53', 'art. 7', 'art.53', 'art. 17']

Dovere di esclusività del pubblico dipendente - DirittoScolastico.it
Introduzione. 2. Articolo 53 D. Lgs. 165/2001“Incompatibilità, cumulo di impieghi e incarichi”. 3. L’autorizzazione all’esercizio di attività compatibili. 4. Le sanzioni per l’esercizio di attività non autorizzata. 5. Il personale docente.
Il dovere di esclusività del pubblico funzionario, ossia il dovere di eseguire la propria prestazione lavorativa retribuita solo in favore dell’amministrazione, risponde ai principi di imparzialità e buon andamento[1] dell’azione amministrativa di cui all’art. 97 della Costituzione.
A livello europeo anche l’ordinamento francese prevede il dovere di esclusività del rapporto di pubblico impiego[2].
Nel nostro ordinamento il dovere di esclusività, essendo previsto a livello costituzionale, non può essere derogato né dalle parti né dai contratti collettivi, ma può essere regolato dal solo Legislatore[3].
Per tale ultimo settore, infatti, il codice civile stabilisce che lo svolgimento di un’attività secondaria è ammesso e vieta solo lo svolgimento di attività che si pongono in concorrenza con quella del privato datore di lavoro[4].
Articolo 53 del D. Lgs. 165/2001 “Incompatibilità, cumulo di impieghi e incarichi”.
Fra le situazioni di conflitto di interessi sono state individuate specifiche ipotesi, meramente descrittive e non tassative, dal Dipartimento della Funzione Pubblica[5].
L’autorizzazione all’esercizio di attività compatibili.
In particolare, l’autorizzazione è volta a verificare se l’incarico possa ingenerare, anche solo in via potenziale, una situazione di conflittualità con le funzioni pubbliche svolte, nonchè la compatibilità del nuovo impegno con i carichi di lavoro del dipendente e della struttura di appartenenza, la occasionalità o saltuarietà della prestazione[6].
Le sanzioni per l’esercizio di attività non autorizzata.
Parte della giurisprudenza contabile ha evidenziato il fondamento “repressivo-preventivo” della sanzione di cui all’art. 53, comma 7, del D. Lgs. n. 165/2001[7].
La normativa attuale, invece, prevede che l’azione per il risarcimento del danno all’immagine sia esercitabile nei soli casi e nei modi previsti dall’articolo 7 L. 97/2001, il quale fa riferimento alle sentenze irrevocabili di condanna per i delitti contro la pubblica amministrazione previsti dal capo I, titolo II, Libro III del codice penale[8].
Si segnala infine che le pubbliche amministrazioni, dal 2013, sono tenute alla pubblicazione di un elenco attestante gli incarichi conferiti, anche a titolo gratuito, e le autorizzazioni rilasciate ai propri dipendenti, con la precisa indicazione della durata e del compenso spettante per ogni incarico[9].
[1] “Vero cardine della vita amministrativa e quindi condizione dello svolgimento ordinato della vita sociale” Corte Costituzionale, sentenza n. 123 del 1968.
[2] L’articolo 25 della L. 83-634 del 13/07/1983prevede che:“Les fonctionnaires et agents non titulaires de droit public consacrent l’intégralité de leur activité professionnelle aux tâches qui leur sont confiées. Ils ne peuvent exercer à titre professionnel une activité privée lucrative de quelque nature que ce soit” (http://legifrance.gouv.fr/affichTexte.do?cidTexte=JORFTEXT000000504704#LEGIARTI000020960338 sito web consultato in data 28 gennaio 2016)
[3] Articolo 2, comma 1, lett. c), n. 7 della Legge 23/10/1992 n. 421.
[4] L’articolo 2105 c.c. prevede che: “Il prestatore di lavoro non deve trattare affari, per conto proprio o di terzi, in concorrenza con l’imprenditore, né divulgare notizie attinenti all’organizzazione e ai metodi di produzione dell’impresa, o farne uso in modo da poter recare ad essa pregiudizio”.
[5] Il documento elaborato nell’ambito del tavolo tecnico previsto dall’Intesa sancita in Conferenza unificata il 24 luglio 2013, mediante confronto tra i rappresentanti del Dipartimento della funzione pubblica, delle Regioni e degli Enti locali, prevede le seguenti fattispecie di incarichi svolti in situazione di conflitto di interessi individuate sono: “Gli incarichi che si svolgono a favore di soggetti nei confronti dei quali la struttura di assegnazione del dipendente ha funzioni relative al rilascio di concessioni o autorizzazioni o nulla-osta o atti di assenso comunque denominati, anche in forma tacita. Gli incarichi che si svolgono a favore di soggetti fornitori di beni o servizi per l’amministrazione, relativamente a quei dipendenti delle strutture che partecipano a qualunque titolo all’individuazione del fornitore. Gli incarichi che si svolgono a favore di soggetti privati che detengono rapporti di natura economica o contrattuale con l’amministrazione, in relazione alle competenze della struttura di assegnazione del dipendente, salve le ipotesi espressamente autorizzate dalla legge. Gli incarichi che si svolgono a favore di soggetti privati che abbiano o abbiano avuto nel biennio precedente un interesse economico significativo in decisioni o attività inerenti all’ufficio di appartenenza. Gli incarichi che si svolgono nei confronti di soggetti verso cui la struttura di assegnazione del dipendente svolge funzioni di controllo, di vigilanza o sanzionatorie, salve le ipotesi espressamente autorizzate dalla legge. Gli incarichi che per il tipo di attività o per l’oggetto possono creare nocumento all’immagine dell’amministrazione, anche in relazione al rischio di utilizzo o diffusione illeciti di informazioni di cui il dipendente è a conoscenza per ragioni di ufficio. Gli incarichi e le attività per i quali l’incompatibilità è prevista dal d.lgs. n. 39/2013 o da altre disposizioni di legge vigenti. Gli incarichi che, pur rientrando nelle ipotesi di deroga dall’autorizzazione di cui all’art. 53, comma 6, del d.lgs. n. 165/2001, presentano una situazione di conflitto di interesse. In generale, tutti gli incarichi che presentano un conflitto di interesse per la natura o l’oggetto dell’incarico o che possono pregiudicare l’esercizio imparziale delle funzioni attribuite al dipendente. La valutazione operata dall’amministrazione circa la situazione di conflitto di interessi va svolta tenendo presente la qualifica, il ruolo professionale e/o la posizione professionale del dipendente, la sua posizione nell’ambito dell’amministrazione, la competenza della struttura di assegnazione e di quella gerarchicamente superiore, le funzioni attribuite o svolte in un tempo passato ragionevolmente congruo. La valutazione deve riguardare anche il conflitto di interesse potenziale, intendendosi per tale quello astrattamente configurato dall’art. 7 del d.P.R. n. 62/2013 (http://www.funzionepubblica.gov.it/TestoPDF.aspx?d=33646).
[6] “Come chiarito puntualmente dalla giurisprudenza contabile l’autorizzazione prescritta dall’art.53, co.7 è finalizzata a verificare in concreto: a) se l’espletamento dell’incarico, già prima della L. n. 190 del 2012 (e del d.P.R. n.62 del 2013, che esaltano l’antico e già preesistente problema dei conflitti di interesse) possa ingenerare, anche in via solo ipotetica o potenziale, situazione di conflittualità con gli interessi facenti capo all’amministrazione e, quindi, con le funzioni (ad essi strumentali) assegnate sia al singolo dipendente che alla struttura di appartenenza (problema particolarmente delicato nel comparto Sanità); b) la compatibilità del nuovo impegno con i carichi di lavoro del dipendente e della struttura di appartenenza (che dovrà comunque non solo essere svolto fuori dall’orario di lavoro, ma pure compatibilmente con le esigenze di servizio), nonché con le mansioni e posizioni di responsabilità attribuite al dipendente, interpellando eventualmente a tal fine il responsabile dell’ufficio di appartenenza, che dovrà esprimere il proprio parere o assenso circa la concessione dell’autorizzazione richiesta; c) la occasionalità o saltuarietà, ovvero non prevalenza della prestazione sull’impegno derivante dall’orario di lavoro ovvero l’impegno complessivo previsto dallo specifico rapporto di lavoro, con riferimento ad un periodo determinato; d) la materiale compatibilità dello specifico incarico con il rapporto di impiego, tenuto conto del fatto che taluni incarichi retribuiti sono caratterizzati da una particolare intensità di impegno; e) specificità attinenti alla posizione del dipendente stesso (incarichi già autorizzati in precedenza, assenza di procedimenti disciplinari recenti o note di demerito in relazione all’insufficiente rendimento, livello culturale e professionale del dipendente); f) corrispondenza fra il livello di professionalità posseduto dal dipendente e la natura dell’incarico esterno a lui affidato (Corte dei conti, sez. Giur. Lombardia n. 233/2014)” (Corte dei Conti Sez. Giur. Piemonte, n. 78/2015).
[7] “Introduzione di un obbligo di “versamento” dei compensi indebitamente percepiti all’Amministrazione d’appartenenza, con la finalità di determinare la “sostanziale disutilità della prestazione dal dipendente pubblico così effettuata in favore di terzi (nel senso della vanificazione dell’impegno dal medesimo profuso in ragione della previsione della spogliazione dei proventi relativi)” (Corte dei Conti, Sez. Marche n. 28/2013).
[8] Tale previsione è stata inserita nel nostro ordinamento dall’art. 17, comma 30 ter, del D.L. 78/2009 convertito con la L. 102/2009, come modificato dal D.L- 103/2009.
[9] L’articolo 18 del D. Lgs. 33/2013 “Obblighi di pubblicazione dei dati relativi agli incarichi conferiti ai dipendenti pubblici” prevede che: “Le pubbliche amministrazioni pubblicano l’elenco degli incarichi conferiti o autorizzati a ciascuno dei propri dipendenti, con l’indicazione della durata e del compenso spettante per ogni incarico”.
Categorie Contributi, Incompatibilità Tag Avv. Maria Cristina Fabbretti Navigazione articolo