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Timestamp: 2020-06-01 23:18:03+00:00
Document Index: 18884035

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2697', 'art. 3', 'art. 421', 'art. 437', 'art. 360', 'art. 2', 'sentenza ', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 7786 del 27/03/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7786 del 27/03/2017
Cassazione civile, sez. lav., 27/03/2017, (ud. 07/12/2016, dep.27/03/2017), n. 7786
sul ricorso 15442-2012 proposto da:
G.G.A., C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in
NOTARMUZI, rappresentato e difeso dall’avvocato BRUNO MARCONE,
lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato TERESA OTTOLINI,
avverso la sentenza n. 144/2012 della CORTE D’APPELLO di L’AQUILA,
depositata il 14/02/2012 R.G.N. 1526/2010;
udito l’Avvocato NOTARMUZI STEFANO;
Con sentenza depositata il 14.2.2012, la Corte d’appello dell’Aquila, in riforma della pronuncia di primo grado, rigettava la domanda di G.G.A. volta a condannare l’INAIL ad attribuirgli la rendita per malattia professionale.
La Corte, per quanto qui interessa, riteneva che in specie non fosse stata provata l’esposizione a rischio, in considerazione della genericità delle allegazioni svolte dall’assistito nel ricorso e della non univocità delle risultanze probatorie acquisite nel corso del giudizio.
Contro tali statuizioni ricorre G.G.A., affidandosi a due motivi di censura, illustrati con memoria. Resiste l’INAIL con controricorso.
Con il primo motivo, il ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione del D.M. 9 aprile 2008, recante il nuovo sistema tabellare delle malattie professionali, del’art. 2697 c.c. in relazione all’art. 3 T.U. n. 1124/1965, e dell’art. 421 c.p.c. e art. 437 c.p.c., comma 2, per non avere la Corte ritenuto raggiunta la prova dell’avvenuta esposizione a rischio, nonostante egli avesse dedotto di svolgere da trent’anni attività di saldatore elettrico presso imprese esercenti la manutenzione meccanica e la saldatura di impianti petrolchimici e di essere stato esposto a sostanze chimiche la cui natura era stata precisata nel corso del giudizio di primo grado mediante esibizione di tabella recante la loro specifica indicazione, senza peraltro attivare i poteri istruttori d’ufficio volti alla ricerca della verità materiale.
Entrambi i motivi possono essere esaminati congiuntamente, dato che, indipendentemente dalla prospettazione difensiva, le censure concernono la ricostruzione dei fatti operata dalla Corte d’appello, e sono fondati nei termini di cui appresso.
Va premesso che, anche nel vigore del testo dell’art. 360 c.p.c., n. 5 risultante dalle modifiche apportate dal D.Lgs. n. 40 del 2006, art. 2 non è comunque consentita a questa Corte di legittimità una rinnovazione del giudizio di fatto, ossia una nuova valutazione delle risultanze processuali emerse nel corso del giudizio di merito: l’unico possibile controllo del fatto in sede di legittimità concerne la tenuta argomentativa delle ragioni che hanno portato il giudice di merito ad apprezzare il fatto controverso secondo una certa ricostruzione piuttosto che un’altra, rilevando che nell’apprezzamento di quel fatto egli sia incorso in un’omissione di motivazione ovvero abbia reso una motivazione insufficiente o contraddittoria, la prima delle quali rinvenendosi ogniqualvolta il rinvio alle risultanze probatorie non risulti idoneo (ad es., per la loro perplessità o non univocità) a chiarire quale di esse sia stata ritenuta decisiva al fine dell’accertamento del fatto e la seconda qualora il giudice abbia errato nell’applicazione dei principi di induzione e/o inferenza.
Ciò posto, ritiene il Collegio che la sentenza impugnata meriti le censure rivoltele, dal momento che ha escluso che fosse stata raggiunta la prova sia della provenienza della tabella recante l’elenco delle sostanze chimiche che il ricorrente aveva indicato come presenti sul luogo di lavoro sia della connessione di queste ultime con l’attività di saldatore da lui svolta, nonostante che le testimonianze assunte nel corso del processo (e debitamente trascritte nel ricorso per cassazione) avessero riferito che la tabella indicava le sostanze chimiche presenti all’interno dello stabilimento Solvay di (OMISSIS), dove il ricorrente ha pacificamente lavorato come manutentore, confermando che trattavasi di sostanze alle quali egli era esposto nell’espletamento delle sue mansioni di saldatore. E’ precisamente su questo punto che la motivazione offerta dalla Corte a suffragio delle proprie conclusioni deve considerarsi del tutto omessa: non una parola è stata infatti spesa per argomentare l’eventuale inattendibilità dei testimoni che tanto avevano riferito. E che si tratti di fatto (secondario) decisivo è evidente sol che si pensi che il CTU nominato in primo grado aveva concluso per l’origine professionale della malattia denunciata dal ricorrente sulla scorta delle tabelle di cui al D.M. 9 aprile 2008, che correla i tumori del sistema emolinfopoietico, tra i quali la leucemia mieloide cronica, alle lavorazioni che espongono all’azione di butadiene o di ossido di etilene.
Il ricorso, pertanto, va accolto e, cassata la sentenza impugnata, la causa va rinviata per nuovo esame alla Corte d’appello dell’Aquila, in diversa composizione, che provvederà anche sulle spese del giudizio di cassazione.