Source: https://www.avvocatiabologna.it/bologna-causa-adulterio-avvocato-per-separazione-consensuale-e-divorzio-a-bologna-causa-adulterio-addebito/
Timestamp: 2019-10-22 09:00:24+00:00
Document Index: 12696190

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 660', 'art. 191', 'art. 660', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 378']

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(Presidente Giordano – Relatore Caiazzo) Rilevato in fatto
Con sentenza in data 28.6.2011 il Tribunale dl Palermo condannava C.R. alla pena di euro 400,00 di ammenda, e a risarcire i danni alla parte civile che liquidava in euro 500,00, in ordine al reato di cui agli artt. 81 e 660 c.p. per aver, inviandole SMS dal contenuto offensivo, recato molestia e disturbo a D.F.A., il 30.12.2006 e l’8.1.2007. La parte lesa aveva ricevuto un SMS il 30.12.2006 dal seguente tenore: “è giusto che tu lo sappia, S. da sempre ti fa le corna, povera cretina, sei l’unica a non saperlo, forse”. Il successivo 8 gennaio la D.F. aveva ricevuto altro messaggio, “d’altronde una mediocre come te che si aspettava? Tuo marito è un bel ragazzo e tu una befana, non ti resta che fare la cornuta contenta”. Dalle indagini era risultato che i due messaggi erano stati spediti dal cellulare intestato alla cognata C.R. Secondo Il Tribunale il fatto era da attribuire all’imputata, anche perché la stessa, dopo il fatto, non aveva avuto alcun contatto con la denunciante per chiarire la sua posizione. La reiterata condotta, secondo il giudicante, appariva idonea a recare molestia e disturbo alla persona offesa, ponendola in una condizione di forte disagio ed alterandone in modo significativo le normali condizioni di tranquillità personale e familiare. Avverso la sentenza ha proposto ricorso per cassazione l’imputata, tramite il proprio difensore, chiedendone l’annullamento per errata applicazione dell’art. 660 c.p. e dell’art. 191 c.p.p. nonché per difetto di motivazione. Il fatto contestato non era punibile poiché non era ravvisabile alcuna lesione dell’ordine pubblico, bene giuridico tutelato dalla norma di cui all’art. 660 c.p. Il fatto, secondo la ricorrente, non integra il reato contestato trattandosi di soli due SMS, inviati in ora diurna da utenza cellulare non celata. La testimonianza della parte lesa era inutilizzabile poiché non erano stati raccolti elementi idonei a convalidare le sue dichiarazioni né la sentenza aveva adeguatamente motivato sulla intrinseca credibilità della parte offesa. Ha presentato una memoria il difensore di parte civile con la quale ha contestato le tesi sostenute dalla ricorrente.
I motivi di ricorso sono manifestamente infondati. Il reato contestato punisce chiunque, in luogo pubblico o aperto al pubblico, ovvero con il mezzo del telefono, per petulanza o altro biasimevole motivo, reca a taluno molestia o disturbo. Non vi è dubbio che il contenuto dei due suddetti sms, inviati dall’imputata alla parte lesa, erano idonei a recare molestia e disturbo per le ragioni indicate nella sentenza impugnata. Il reato de quo è plurioffensivo, poiché protegge, oltre la tranquillità della persona offesa, anche l’ordine pubblico, che però è sufficiente, per la sussistenza del reato, che sia messo solo in pericolo per la possibile reazione della parte offesa. Non si riscontra alcun vizio logico giuridico nella motivazione con la quale il Tribunale ha ritenuto l’imputata responsabile del reato ascrittole, ed è destituita di fondamento l’affermazione del ricorrente che la testimonianza della persona offesa non sarebbe utilizzabile – sebbene ritenuta attendibile dal giudicante – in mancanza di elementi idonei a convalidare le sue dichiarazioni. Pertanto, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile. Alla dichiarazione di inammissibilità del ricorso consegue di diritto la condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali e, in mancanza di prova circa l’assenza di colpa nella proposizione dell’impugnazione (Corte Costituzionale, sent. n. 186 del 2000), al versamento della somma alla Cassa delle Ammende indicata nel dispositivo, ritenuta congrua da questa Corte. L’imputata, inoltre, deve essere condannata a rimborsare le spese sostenute dalla parte civile in questo giudizio che si liquidano come da dispositivo.
Da recenti studi ie indagini,pare che la prima causa di separazione sia il tradimento.
Lei o lui hanno un’altra relazione, si vedono con un altro conosciuto magari su face book e su chat o Badoo.
E’ possibile chiedere un risarcimento danni per infedeltà?
è sempre un motivo sufficiente per poter chiedere al giudice l’addebito della separazione al partner. È necessario, infatti, provare, oltre all’adulterio, che quest’ultimo sia stato anche la vera e unica causa della rottura del matrimonio; bisogna, pertanto, escludere che vi siano stati altri motivi di contrasto tra i coniugi. Sì, ma dipende dal tipo di tradimento. Il danno da adulterio è una delle ultime, importanti novità della legislazione italiana nelle cause di separazione. Ma è anche una novità che fa già discutere, per il livello ampio di interpretazione che può fornire. L’ultimo esempio arriva dal tribunale di Milano, che ha negato il risarcimento ad un marito perché il tradimento da lui subito è stato “ordinario”, ovvero una semplice storia “clandestina e negata” , idonea a condurre alla separazione ma non a portare anche ad una richiesta di risarcimento.
Il primo caso di risarcimento danni in una causa di separazione, risale ad un anno fa. In quel caso una donna, tradita ed abbandonata dal marito prima del parto, ha avuto diritto al risarcimento per i danni psichico-emotivi causati dal divorzio. La decisione del tribunale civile di Milano ha sancito così, per la prima volta nel nostro paese, che oltre all’assegno di mantenimento, la donna ricevesse anche 5.160 euro (circa 10 milioni di vecchie lire) di risarcimento per “danni morali”. Una somma tutto sommato modesta, come hanno ammesso gli stessi giudici che hanno scritto la sentenza, “ma quello che conta è il principio che abbiamo provato a fissare”.
Cassazione civile Sez. I, Sentenza n. 11516 del 23/05/2014
Avverso la sentenza propone ricorso per cassazione M. A., affidato a sette motivi. Resiste V.A. con controricorso, nel quale deduce la nullità della procura per il giudizio, per la sua numerazione non consecutiva rispetto alla pagina precedente e successiva. La parte ricorrente ha, altresì, depositato la memoria di cui all’art. 378 c.p.c..
Nel caso di specie il prudente apprezzamento di fatti e circostanze consente di conseguire una ragionevole certezza in ordine alla riferibilità della procura stessa al giudizio di cui si tratta:
attesa la materiale congiunzione della procura al ricorso, prima della relazione di notificazione.
Tali argomentazioni non si prestano a censure, sotto il profilo del vizio di motivazione che solo può dedursi, al riguardo, in questa sede, alla luce del principio secondo cui, in tema di separazione giudiziale dei coniugi, si presume che l’inosservanza del dovere di fedeltà, per la sua gravita, determini l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza, giustificando così, di per sè, l’addebito al coniuge responsabile, salvo che questi dimostri che l’adulterio non sia stato la causa della crisi familiare, essendo questa già irrimediabilmente in atto, sicchè la convivenza coniugale era ormai meramente formale (da ultimo, Cass. 14 febbraio 2012, n. 2059; Cass. 7 dicembre 2007, n. 25618).