Source: http://web.comune.grosseto.it/comune/index.php?id=1186
Timestamp: 2018-12-11 12:37:32+00:00
Document Index: 91408811

Matched Legal Cases: ['art.5', 'art. 8', 'art. 1', 'art. 8', 'art. 4', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 5', 'art. 3', 'art. 5', 'art. 3', 'art. 8', 'art. 3', 'art. 7', 'art. 10', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 15', 'art. 7', 'art. 2', 'art. 2135', 'art. 2', 'art. 4', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 5', 'art. 3', 'art. 5', 'art. 3', 'art. 30', 'art. 30', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 14', 'art. 14', 'art. 30', 'art. 5', 'art. 11', 'art. 30', 'art. 11', 'art. 13', 'art. 30', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 30', 'art. 30', 'art. 4', 'art. 817', 'art. 817', 'art. 30', 'art. 8', 'art. 6', 'art. 18', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 18', 'art. 30', 'art. 4', 'art. 817', 'art. 30', 'art. 18', 'art. 3', 'art. 19', 'art. 1', 'art. 19', 'art. 64', 'art. 64', 'art. 64', 'art. 53', 'art. 64', 'art. 8', 'art. 5', 'art. 3', 'art. 18', 'art. 1', 'art. 1140', 'art. 8', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 5']

Comune di Grosseto: Indice chiarimenti e interpretazioni
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Indice chiarimenti e interpretazioni
Risoluzione ministeriale n.2/1124/C del 06/06/94
Circolare n.139 del 15/05/95
Risoluzione ministeriale n.168/E/2/1067/C del 13/06/95
Circolare n 172 del 14/06/95
Risoluzione ministeriale n.105/E-I-2-72 del 07/05/97
Risoluzione n.226 del 27/11/97
Risoluzione n.27 del 09/04/98
Risoluzione n.95 del 30/07/98
Circolare n.109 del 18/05/99
Circolare n.114 del 27/05/99
Circolare n.120 del 27/05/99
Risoluzione n.139 del 25/08/99
Circolare n.23 del 11/02/00
Circolare n.3 del 07/03/01
Risoluzione n.6 del 07/05/02
Circolare n.4/DPF del 30/05/02
Risoluzione n.1 del 06/03/03
Nota del Dipartimento per le Politiche Fiscali Ministero delle Finanze del 3 aprile 2007: Ici - Imposta comunale sugli immobili
R.M. n. 2/138/C in data 6 giugno 1994
Ici - Soggetti passivi - Fabbricati costruiti abusivamente - Impossibilità - Sussiste
In merito a quanto richiesto con la nota ..., si fa presente che sono soggetti all'imposta comunale sugli immobili (Ici) anche i fabbricati costruiti abusivamente indipendentemente dal fatto che per essi sia stata presentata o meno istanza di sanatoria edilizia.
R.M. n. 2/1124/C in data 6 giugno 1994
Ici - Soggetti passivi - Imprese di costruzione - Periodo antecedente alla stipulazione del contratto di compravendita del fabbricato - É l'impresa di costruzione
In relazione al quesito ..., si prega di voler comunicare che il soggetto obbligato al pagamento dell'Ici, per il periodo antecedente alla stipula del contratto di compravendita (avvenuta nel marzo 1994), è l'impresa di costruzione; ciò, in quanto soltanto con il rogito notarile si è verificato il trasferimento della proprietà. Né a diversa conclusione può indurre la circostanza che l'atto di compravendita sia stato preceduto dalla promessa di vendita e che nel frattempo il costruttore abbia consentito al futuro acquirente di utilizzare l'alloggio.
Circolare n. 139 del 15 maggio 1995
Il primo comma dell'articolo 4 del decreto legge 29 aprile 1995, n. 132, reiterativo dell'articolo 4 del decreto legge 25 febbraio 1995, n. 48, decaduto per mancata conversione in legge, stabilisce che: "Ai fini dell'imposta comunale sugli immobili i comuni possono deliberare, ai sensi dell'articolo 6 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, una aliquota ridotta, comunque non inferiore al 4 per mille, in favore delle persone fisiche soggetti passivi e dei soci di cooperative edilizie a proprietà indivisa, residenti nel comune, per l'unità immobiliare direttamente adibita ad abitazione principale, a condizione che il gettito complessivo previsto sia almeno pari all'ultimo gettito annuale realizzato". Con tale disposizione viene attribuito al comune il potere di far vigere sul proprio territorio (previa apposita deliberazione da adottare entro il termine stabilito nell'articolo 6 del decreto legislativo n. 504/1992 ed avente effetto limitatamente all'anno successivo a quello nel corso del quale é adottata) due aliquote ICI: l'una, ordinaria, da applicare sul valore degli immobili diversi da quelli di cui si dirà qui di seguito; l'altra, ridotta rispetto a quella ordinaria, da applicare sul valore delle abitazioni principali, intese nei sensi voluti dall'articolo 8 del decreto legislativo n. 504/1992, possedute da persone fisiche aventi residenza anagrafica nel comune che ha deliberato la riduzione, oppure utilizzate da soci assegnatari di cooperative edilizie a proprietà indivisa, anch'essi purché residenti nel comune. Per l'applicazione della predetta disposizione, la Scrivente ritiene: a) che in caso di variazione della residenza anagrafica nel corso dell'anno di imposizione per il quale é stata deliberata l'aliquota ridotta, tale aliquota si applica limitatamente ai mesi durante i quali c'é stata siffatta residenza, assumendo come intero il mese in cui la residenza medesima si é protratta per almeno 15 giorni; b) che in caso di contitolarità di possesso dell'abitazione principale, l'aliquota ridotta deve essere applicata soltanto sulla quota di valore spettante al possessore che dimora ed ha la residenza anagrafica nel comune che ha deliberato la riduzione. Restano fermi i limiti stabiliti nel secondo comma del citato articolo 6, per cui l'aliquota ordinaria non può essere deliberata in misura superiore al 6 per mille, oppure al 7 per mille laddove sussistano straordinarie esigenze di bilancio, e l'aliquota ridotta, in misura inferiore al 4 per mille. La disposizione in commento é stata, per la prima volta, introdotta con l'articolo 4 del decreto legge 27 dicembre 1994, n. 719, (pubblicato nella G.U. del giorno dopo), anch'esso decaduto per mancata conversione. Scadendo al 31 dicembre 1994 il termine per deliberare in materia di aliquote ICI per l'anno 1995, a seguito del differimento a tale data del termine di delibera per l'anno 1995 (art.5 del decreto legge 27 agosto 1994, n.515, convertito nella legge 28 ottobre 1994, n.596), i comuni non risultavano concretamente posti in condizione di operare la diversificazione delle aliquote con effetto fin dal corrente anno 1995. In proposito ha provveduto il primo comma dell'articolo 9-bis del decreto legge 23 febbraio 1995, n. 41, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 marzo 1995, n. 85, il quale ha stabilito che "ai fini dell'applicazione delle disposizioni di cui all'articolo 4 del decreto legge 25 febbraio 1995, n. 48, i comuni possono deliberare modifiche alle aliquote dell'imposta comunale sugli immobili per l'anno 1995 entro il 30 giugno 1995". Si tratta, evidentemente, di una riapertura non generalizzata del termine per deliberare l'aliquota ICI 1995, bensì finalizzata alla introduzione, fin dal 1995, di una aliquota ridotta per l'abitazione principale dei soggetti residenti. Pertanto, condizione essenziale per modificare, entro il 30 giugno del corrente anno, l'aliquota già deliberata per l'anno 1995, é che vengano rideliberate due aliquote per tale anno, di cui quella da applicare alle abitazioni principali dei residenti sia inferiore all'aliquota ordinaria nonché all'aliquota già precedentemente deliberata e cioè a quella che si sarebbe resa applicabile per l'anno 1995 in assenza della modifica. Valgano in proposito i seguenti esempi: 1) Il comune non ha deliberato l'aliquota per l'anno 1995; si applica, ai sensi del secondo comma del precitato articolo 6, per detto anno l'aliquota del 4 per mille. In tal caso, poiché non é possibile rispettare la menzionata condizione dell'introduzione di una aliquota per l'abitazione principale dei residenti inferiore rispetto a quella minima del 4 per mille, non é più consentito al comune di poter deliberare in materia di aliquote per l'anno 1995. 2) Il comune ha già deliberato per l'anno 1995 l'aliquota del 4 per mille. Le conseguenze sono uguali a quelle enunciate al punto 1). 3) Il comune ha già deliberato per l'anno 1995 una aliquota superiore al 4 per mille (ad esempio, il 5 per mille). In tal caso il comune non può aumentare o diminuire, per tutti indistintamente gli immobili, l'aliquota già deliberata, né può aumentare l'aliquota ordinaria lasciando inalterata quella per le abitazioni principali dei residenti (nell'esempio fatto, il 5 per mille). Può, invece, se lo ritiene, deliberare, entro l'indicato termine del prossimo 30 giugno, una diminuzione dell'aliquota 1995 per le abitazioni principali dei residenti (nell'esempio fatto, portandola ad una misura inferiore al 5 per mille e, comunque, non al di sotto del 4 per mille) e, contestualmente, deliberare un aumento dell'aliquota ordinaria da applicare agli immobili diversi dalle abitazioni principali dei residenti. Parimenti, sempre in costanza della modifica in diminuzione dell'aliquota per le menzionate abitazioni principali, il comune può deliberare di mantenere l'aliquota ordinaria nella stessa misura già precedentemente deliberata (nell'esempio fatto, il 5 per mille), oppure di diminuirla, nel rispetto, ovviamente, dell'illustrata condizione per cui l'aliquota per le abitazioni principali dei residenti deve risultare essere comunque inferiore rispetto a quella ordinaria. Nel deliberare la manovra sulle aliquote 1995, nei casi consentiti ed evidenziati al punto 3), il comune dovrà attenersi alla condizione per cui la previsione di gettito ICI per il 1995 sia di entità non inferiore al gettito conseguito per ICI relativa all'anno 1994. Tale condizione, la quale normalmente richiede che alla riduzione dell'aliquota per le menzionate abitazioni principali si accompagni un aumento dell'aliquota ordinaria, potrebbe risultare ugualmente soddisfatta, come nell'esempio fatto al punto 3) , con una modifica in diminuzione di entrambe le aliquote laddove, per effetto, ad esempio, di nuove costruzioni ultimate nel corso del primo semestre 1995, sia prevedibile una invarianza di gettito nonostante le minori aliquote. La pubblicazione della presente circolare nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica tiene luogo anche della distribuzione agli organi in indirizzo e della diffusione ai soggetti interessati.
R.M. n. 168/E/2/1067/C in data 13 giugno 1995
Ici - Imposta comunale sugli immobili - Soggetti stranieri residenti all'estero - Detrazione per l'abitazione principale - Non compete - Art. 8 D.Lgs. n. 504/1992 - Art. 1, D.L. n. 16/1993
Con la nota ... il comune di ... ha chiesto di conoscere se un soggetto straniero residente all'estero ha diritto alla detrazione di imposta di cui all'art. 8, comma 2, del D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 504, per l'immobile di sua proprietà sito in Italia. Al riguardo la scrivente fa presente che per effetto dell'art. 1, comma 4-ter, del D.L. 23 gennaio 1993, n. 16 (legge di conversione 24 marzo 1993, n. 75), la detrazione di imposta per l'abitazione principale, di cui al richiamato art. 8, comma 2, compete soltanto ai cittadini italiani residenti all'estero per l'unità immobiliare dagli stessi posseduta in Italia, a condizione che non risulti locata.
Circolare n. 172 del 14 giugno 1995
Si fa riferimento ad alcune decisioni con le quali talune Commissioni Tributarie di I grado hanno ritenuto che la soggettività passiva ICI per i fabbricati realizzati dalle Cooperative edilizie su suoli loro concessi in superficie dal Comune resti radicata in testa al Comune stesso con conseguente esclusione dal campo di applicazione dell'imposta dei predetti fabbricati laddove, come generalmente accade, il suolo concesso in superficie insista sul territorio del comune concedente. Al riguardo la Scrivente ribadisce la propria posizione assunta con la circolare n. 4 del 9 giugno 1993, che qui di seguito si trascrive. Testo della circolare n. 4 Sono pervenuti vari quesiti intesi a conoscere quale sia il trattamento ai fini ICI nel caso di costituzione del diritto di superficie e nel caso di concessione di aree comunali per la costruzione di case di tipo economico e popolare. Al riguardo occorre premettere che per effetto della costituzione del diritto di superficie la proprietà della costruzione rimane distinta e separata rispetto alla proprietà del suolo sottostante alla costruzione medesima. Ciò stante, si ipotizzi che il soggetto A, proprietario del suolo, abbia concesso al soggetto B il diritto di superficie sul proprio suolo. Durante il periodo che va dalla data di costituzione del diritto di superficie fino alla data di ultimazione della costruzione, e quindi anche nel corso dei lavori di costruzione, la base imponibile ICI é costituita soltanto dal valore venale in comune commercio del suolo sul quale si sta costruendo, il quale é considerato comunque area fabbricabile; il soggetto passivo ICI, ovverosia colui che é obbligato alla presentazione della dichiarazione ed al versamento dell'imposta, é, per detto periodo, il soggetto A, proprietario del suolo, il quale può rivalersi sul soggetto B dell'imposta pagata. Nel periodo successivo, che inizia a decorrere dalla data di ultimazione dei lavori di costruzione, la base imponibile ICI é costituita dal valore del fabbricato; il soggetto passivo ICI, a decorrere da tale data, é il soggetto B quale proprietario del fabbricato. A decorrere dalla data stessa il soggetto A, proprietario del suolo sottostante alla costruzione realizzata, non é più soggetto passivo ICI per tale suolo in quanto trattasi di immobile non avente le caratteristiche né di area edificabile né di terreno adibito all'esercizio di attività agricole e, quindi, al di fuori del campo di applicazione dell'ICI. Gli stessi criteri sovraenunciati vanno seguiti nel caso in cui il Comune concede, sulle aree di cui é proprietario, a terzi (normalmente, cooperative edilizie) il diritto di realizzare la costruzione di case di tipo economico e popolare, stante che nella fattispecie viene a configurarsi la costituzione di un diritto di superficie il quale normalmente ha una durata di 60 oppure 99 anni. Pertanto, a decorrere dalla data di ultimazione dei lavori di costruzione il soggetto passivo ICI sul valore del fabbricato é la cooperativa, la quale é proprietaria del fabbricato stesso. Nella fase antecedente (che va dalla data della concessione fino al momento della ultimazione dei lavori di costruzione) il Comune, che dovrebbe essere all'ICI sul valore dell'area concessa in quanto proprietario della stessa, normalmente non lo é stante che nella generalità dei casi si tratta di aree ubicate interamente o prevalentemente sul territorio del Comune concedente, per cui non avendo il Comune pagati l'imposta non può, ovviamente, rivalersi sulla cooperativa (si ricorda che, ai sensi del comma 1 dell'art. 4 del decreto legislativo n.504/1992, l'ICI non si applica per gli immobili di cui il Comune é proprietario quando la loro superficie insiste interamente o prevalentemente sul suo territorio). Oltre alle argomentazioni svolte in tale circolare, si puntualizza quanto segue, a fondamento dell'assunto secondo il quale soggetto obbligato al pagamento dell'ICI sul valore del fabbricato, realizzato su terreno altrui a seguito di concessione del diritto di superficie, é la società cooperativa, quanto proprietaria del fabbricato stesso, ovvero il socio assegnatario, in quanto titolare di un diritto reale di abitazione. La soggettività passiva ICI esaustivamente stabilita nel primo comma dell'art. 3 del decreto legislativo 30/12/92 n. 504. In tale comma é affermato il principio generale secondo il quale soggetto passivo ICI é il proprietario dell'immobile oggetto della tassazione. Solo eccezionalmente, qualora sia costituito sull'immobile il diritto reale di usufrutto, uso od abitazione, la soggettività passiva si trasferisce sul titolare di siffatto diritto reale. Il secondo comma dell'art. 3 non fa che ribadire il predetto principio, per cui in presenza di diritti reali diversi dall'usufrutto, uso od abitazione (quali il diritto di superficie e di enfiteusi) soggetto passivo ICI rimane pur sempre il proprietario. La ragione d'essere della norma sta nel fatto che, in tali casi, il legislatore ha voluto riconoscere al proprietario il potere di rivalersi dell'ICI su di lui gravante. Ai sensi del comma 1, lettera a) dell'art. 2 e del comma 6 dell'art. 5 del decreto legislativo n. 504/92, a decorrere dalla data di ultimazione dei lavori di costruzione (ovvero, se antecedente, a decorrere dalla data di utilizzo) l'oggetto della tassazione ICI é rappresentato dal fabbricato; e pertanto, obbligato al pagamento dell'ICI per il fabbricato stesso é il suo proprietario ovvero il soggetto che su di esso abbia il diritto reale di usufrutto, uso od abitazione. Ora, non può esserci alcun dubbio che la cooperativa edilizia sia proprietaria del fabbricato realizzato sul suolo concesso in superficie dal comune (il diritto di superficie, ai sensi del codice civile, comporta che la proprietà della costruzione rimane distinta e separata dalla proprietà del suolo sottostante alla costruzione medesima). Il secondo comma dell'art. 3, nei riflessi del diritto di superficie, é destinato ad operare, quindi, limitatamente al periodo in cui l'oggetto della tassazione ICI é rappresentato dal suolo, per cui obbligato al pagamento dell'imposta su di esso é il suo proprietario. É destinato ad operare, cioè, dalla data di costituzione del diritto di superficie fino alla data di ultimazione dei lavori di costruzione (si ricorda che, ai sensi del comma 6 dell'art. 5 precitato, in caso di utilizzazione edificatoria dell'area, a decorrere dalla data di inizio dei lavori di costruzione e fino alla loro ultimazione l'oggetto ICI é rappresentato soltanto dal suolo). Né può avere alcun pregio l'osservazione della Commissione tributaria secondo la quale il tenore letterale del secondo comma dell'art. 3 condurrebbe a radicare la soggettività passiva ICI sul concedente il diritto di superficie, anche relativamente alla costruzione realizzata. Infatti, detto secondo comma si riferisce testualmente all'immobile concesso in superficie. E l'immobile concesso in superficie non é certamente la costruzione che sarà realizzata (fra l'altro, nessuno può concedere diritti su cose non ancora esistenti e non sue); l'immobile concesso in superficie non può che essere solo ed esclusivamente il suolo, come, del resto, esplicitamente detto nelle leggi sull'edilizia residenziale pubblica, laddove si parla di concessione del diritto di superficie sulle "aree" di proprietà comunale. Nel secondo comma più volte citato é stata usata la parola "immobile" e non quella specifica di "suolo" in quanto le fattispecie regolamentate dal comma comprendono anche la locazione finanziaria, la quale può riguardare pure i fabbricati. Parimenti non può avere alcun pregio l'osservazione della Commissione, secondo la quale (accedendo, alla scadenza del diritto di superficie, la proprietà della costruzione alla proprietà del suolo) non può essere soggetto passivo ICI il titolare di un diritto di proprietà "a termine". Anche il diritto reale di usufrutto, uso od abitazione ha durata limitata e non può certamente esserci alcun dubbio che, in costanza di siffatto diritto reale, soggetto passivo ICI é l'usufruttuario. Ciò stante, vanno impugnate in sede contenziosa quelle decisioni che non siano rispondenti all'illustrato orientamento di questo Ministero. Le Direzioni Regionali delle Entrate cureranno l'urgente diffusione della presente circolare presso le sezioni staccate ed i Comuni compresi nella propria circoscrizione.
R.M. n. 105/E-I-2-72 in data 7 maggio 1997
Ici - Agevolazioni ed esenzioni - Istituti autonomi case popolari - Soggettività passiva - Sussiste
In merito alla richiesta formulata con la nota n. 245 del 4 gennaio 1996 si fa presente che gli Istituti autonomi per le case popolari non godono di nessuna esenzione dall'Ici (imposta comunale sugli immobili) di carattere soggettivo. Ciò si desume non soltanto dalla lettura delle norme contenute nel D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 504 ma, altresì, indirettamente da due sentenze emesse dalla Corte Costituzionale in materia (n. 370 del 7 ottobre 1993 e n. 113 del 12 aprile 1996) nonché dalla disposizione contenuta nel comma 4 dell'art. 8 del predetto D.Lgs. n. 504/1992, così come modificato dall'art. 3, comma 55, della L. 23 dicembre 1996, n. 662, laddove, proprio nel presupposto della soggettività passiva Ici di tali istituti, viene riconosciuta la detrazione d'imposta per gli alloggi regolarmente assegnati dagli istituti medesimi. Ovviamente, se dovessero sussistere condizioni di esenzioni di carattere oggettivo recate dall'art. 7 del D.Lgs. n. 504/1992, tali esenzioni si applicheranno anche in favore degli Iacp così come di qualsiasi altro soggetto.
Risoluzione 226 del 27 novembre 1997
Imposta comunale sugli immobili OGGETTO Imposta comunale sugli immobili (ICI). Variazione rendite catastali. Efficacia
Con la nota sopradistinta codesto comune ha rappresentato la seguente situazione: Un fabbricato (e, precisamente, una abitazione) per il quale risultava annotata negli atti catastali al primo gennaio 1993 la rendita di L.1.650.000. Per il fabbricato medesimo, a seguito di ricorso prodotto dal contribuente, veniva effettuata una variazione d'ufficio da parte del competente U.T.E., con conseguente riduzione della rendita a L. 1.182.500. Tale, minore rendita veniva annotata negli atti catastali il 29 novembre 1996. Ha chiesto quindi, codesto comune, di conoscere se spetta al contribuente il rimborso della maggiore imposta pagata, per gli anni dal 1993 al 1996, sulla base della piu' elevata rendita, successivamente modificata. Al riguardo occorre premettere che la fattispecie prospettata non rientra nel campo di applicazione delle particolari disposizioni recate dall'ultimo periodo del comma 1 dell'articolo 11 del decreto legislativo n. 504 del 30 dicembre 1992. Siffatte disposizioni riguardano, infatti, esclusivamente i fabbricati che non hanno la rendita catastale oppure che hanno una rendita la quale e'- diventata non piu' idonea a misurare la redditività- media ordinaria ritraibile dal fabbricato stesso in quanto sono intervenute, oggettivamente, modifiche permanenti di carattere strutturale o funzionale (vedasi comma 4 dell'articolo 5 del predetto decreto legislativo). Pertanto, si rende applicabile la regola, di carattere generale, contenuta nel primo periodo del comma 2 dell'articolo 5 del decreto legislativo n. 504/1992, in forza della quale, dovendosi assumere, per ciascun anno di imposizione, le rendite quali risultanti in catasto al primo gennaio dell'anno di imposizione medesimo, le modifiche di rendita hanno effetto soltanto a decorrere dall'anno di tassazione successivo a quello nel corso del quale le modifiche medesime risultano essere state annotate negli atti catastali (cosiddetta "messa in atti"). Conseguentemente, nel caso di specie, non spetta al contribuente il rimborso della maggiore ICI pagata per gli anni antecedenti al 1997.
Risoluzione 27 del 9 aprile 1998
Imposta comunale sugli immobili (ICI) - Fabbricati di impresa, classificabili nel gruppo D, sforniti di rendita - Passaggio dal valore contabile a quello catastale - Effetti
In relazione al quesito posto con la nota sopradistinta, si fa presente quanto segue. Ai sensi del terzo comma dell'articolo 5 del decreto legislativo n. 504 del 30 dicembre 1992, per i fabbricati interamente posseduti da imprese e distintamente contabilizzati, classificabili nel gruppo catastale D e sforniti di rendita catastale, il valore da assumere, quale base imponibile ai fini della tassazione in ICI, e' quello determinato sulla base dei costi di acquisizione ed incrementativi contabilizzati, attualizzati mediante l'applicazione di coefficienti che sono stabiliti annualmente con decreto del ministro delle finanze. Il criterio di determinazione di siffatto valore e' vincolante e deve essere seguito fino alla fine dell'anno di imposizione nel corso del quale viene attribuita la rendita catastale oppure (come chiarito nella circolare ministeriale n. 144/E del 26 maggio 1997, recante istruzioni per il versamento dell'ICI 1997) viene annotata negli atti catastali la "rendita proposta" a seguito dell'espletamento della procedura prevista nel regolamento (recante norme per l'automazione degli archivi catastali e delle conservatorie dei registri immobiliari) adottato con il decreto del Ministro delle finanze del 19 aprile 1994, n. 701. A decorrere dall'anno di imposizione successivo a quello nel corso del quale e' stata attribuita la rendita oppure e' stata messa "in atti catastali" la "rendita proposta", il valore dei fabbricati in commento deve essere determinato non piu' sulla base dei costi contabilizzati, bensì sulla base della capitalizzazione della rendita catastale (cosiddetto valore catastale). Come emerge chiaramente dalla legge sull'ICI, si tratta di criteri di quantificazione del valore, quello contabile o quello catastale, inderogabili e che vincolano per tutti gli anni di imposizione per i quali devono essere applicati. Conseguentemente, il passaggio dal valore contabile a quello catastale non può esplicare effetti retroattivi, su annualità pregresse. In altri termini, il minor valore catastale rispetto a quello contabile non dà diritto a rimborsi di imposta in favore del contribuente, così come il maggior valore catastale rispetto a quello contabile non dà diritto a recuperi di imposta da parte del comune. Precisato quanto sopra in via generale, si osserva che nel caso prospettato da codesto comune (in cui il passaggio dal valore contabile al minor valore catastale ha effetto a decorrere dall'anno di imposta 1997) non spetta al contribuente alcun rimborso per gli anni dal 1993 al 1996.
Risoluzione 95 del 30 luglio 1998
La situazione rappresentata da codesto Comune riguarda i versamenti eseguiti, a titolo di ICI, per i primi anni di applicazione dell'imposta, da un contitolare anche per conto degli altri (come, ad esempio, nel caso in cui il marito, proprietario al 50 per cento dell'alloggio abbia versato l'intera imposta dovuta per l'alloggio medesimo, eseguendo così il pagamento anche per la quota del 50 per cento di spettanza della moglie). Al riguardo si premette che, come e' noto, il Consiglio comunale, ai sensi della lettera i) dell'articolo 59 del decreto legislativo n. 446 del 15.12.1997, può adottare una apposita disposizione regolamentare in forza della quale considerare regolarmente eseguiti i versamenti ICI effettuati, anziche' separatamente da ciascun contitolare per la parte corrispondente alla propria quota di possesso, cumulativamente da uno qualsiasi di essi anche per conto degli altri. Siffatta norma regolamentare, però, può avere effetto soltanto a decorrere dall'anno successivo a quello nel corso del quale viene deliberata; ciò, in base al primo periodo del secondo comma dell'articolo 52 dello stesso decreto legislativo n. 446/1997. In proposito va precisato che, incidendo la norma sul procedimento di accertamento, la sua efficacia va determinata con riferimento al momento in cui dovrebbe emettersi il provvedimento sanzionatorio, indipendentemente dall'annualità di tassazione; così, ad esempio, se la norma regolamentare in commento viene adottata nell'anno 1998 (ed entro il termine di approvazione del bilancio di previsione per l'anno 1999) a decorrere dal primo gennaio 1999 non possono piu' essere emessi provvedimenti di irrogazione di sanzioni collegate alle irregolarità di cui trattasi, ancorche' commesse in anni pregressi. Sempre in commento della disposizione regolamentare eventualmente adottata dal comune, va ulteriormente chiarito che essa non può derogare al principio, sancito nel primo comma dell'articolo 10 del decreto legislativo n. 504/1992, secondo il quale ciascun contitolare risponde limitatamente alla propria quota di possesso e, quindi, non può introdurre l'istituto della solidarietà passiva. In altri termini, la norma regolamentare deve limitarsi ad operare una "finzione giuridica" in forza della quale, laddove il versamento sia unitariamente eseguito lo si deve assumere come se fosse suddiviso in tanti versamenti effettuati da ciascun contitolare proporzionalmente alla propria quota di possesso. Con la conseguenza che eventuali provvedimenti diretti al recupero di maggiore imposta, sia in sede di liquidazione sulla base della dichiarazione che in sede di accertamento, od alla irrogazione di sanzioni (ovviamente, per motivi diversi dall'esecuzione materiale del versamento unitariamente anziche' disgiuntamente, essendo siffatta modalità di pagamento consentita per regolamento) devono continuare ad essere emessi nei confronti di ciascun contitolare, per la sua quota di possesso. Passando al problema evidenziato da codesto comune (concernente i versamenti in autotassazione eseguiti, per i primi anni di applicazione dell'ICI, congiuntamente anziche' disgiuntamente e per i quali non può utilmente intervenire la norma regolamentare in quanto il termine decadenziale per la notifica dei relativi avvisi di liquidazione od accertamento oppure irrogatori di sanzioni viene a scadere antecedentemente all'entrata in vigore della disposizione regolamentare stessa) la Scrivente ritiene che, previo consenso dei contitolari interessati, il comune possa ugualmente assumere la "finzione" di cui si e' sopra detto (senza, quindi, tra l'altro, procedere a rimborsi in favore del contitolare versante ne' a recuperi nei confronti degli altri) e non comminare, in applicazione dell'articolo 6 del decreto legislativo n. 472 del 18.12.1997, la sanzione connessa alla modalità di esecuzione del versamento, congiuntamente anziche' separatamente, ferma restando, ovviamente, la irrogabilità di sanzioni per motivi diversi (ad esempio, per omesso o tardivo versamento, laddove l'importo complessivamente versato dovesse risultare insufficiente o tardivamente eseguito). Tale trattamento, si precisa, e' possibile limitatamente ai primi anni di applicazione dell'ICI, durante i quali, pur nella precisa previsione legislativa della soggettività passiva ICI proporzionalmente alla quota di possesso (art. 10, comma 1, del decreto legislativo n. 504/1992), può essersi verificata una obiettiva incertezza sulle modalità da seguire per effettuare materialmente il versamento in autotassazione. La scusabilità dell'errore in commento e' rafforzata anche dal fatto che negli anni in discorso era ammesso e largamente praticato il versamento IRPEF congiunto tra coniugi. La prospettata soluzione nulla toglie alla utilità di adozione della disposizione regolamentare sovraillustrata, in quanto in sua vigenza l'assunzione della predetta "finzione giuridica" diventa a carattere permanente e prescinde dal consenso dei contitolari interessati. Stante la portata generale della presente risoluzione, le Direzioni Regionali delle entrate sono pregate di diffonderla urgentemente presso i comuni compresi nelle proprie circoscrizioni.
Circolare n.109 del 18 maggio 1999
Imposta comunale sugli immobili (ICI) - Locazione finanziaria - Assunzione della soggettività passiva da parte del locatario - Momento.
Si forniscono chiarimenti in merito al passaggio della soggettività passiva, relativamente all'imposta comunale degli immobili,in caso di locazione finanziaria.
e.p.c.: - Alle Direzioni Regional idelle Entrate
A decorrere dal primo gennaio 1998, in forza dell'articolo 58 del decreto legislativo n. 446 del 15 dicembre 1997, la soggettività passiva ICI per gli immobili concessi in locazione finanziaria non e' piu' radicata in testa al locatore bensì al locatario finanziario; per l'ipotesi in cui la locazione si riferisca ad un fabbricato il cui valore deve essere calcolato sulla base delle scritture contabili (ai sensi del terzo comma dell'articolo 5 del decreto legislativo n. 504 del 30 dicembre 1992) lo stesso articolo 58 prevede che il locatario finanziario assume la qualità di soggetto passivo a partire dal primo gennaio dell'anno successivo a quello nel corso del quale e' stato stipulato il contratto.
La delineata modifica della soggettività passiva (operante, ripetesi, con decorrenza dal primo gennaio 1998) riguarda, ovviamente, non soltanto gli immobili che vengono concessi in locazione finanziaria a partire dalla predetta data ma, altresì, quelli che, alla data stessa, risultano già essere in siffatta situazione giuridica.
Sull'argomento sono pervenuti vari quesiti intesi a conoscere quale sia esattamente il momento che segna il passaggio della soggettività passiva ICI dal locatore al locatario finanziario.
Al riguardo la Scrivente ritiene opportuno considerare che il leasing immobiliare, nelle sue linee essenziali, e' il contratto con il quale una parte, detta locatore (società di leasing), si obbliga a mettere a disposizione dell'altra parte, detta conduttore o locatario, per un prestabilito tempo, un bene immobile verso un corrispettivo (canone), da pagarsi a scadenze periodiche, determinato in relazione al valore dell'immobile, alla durata del contratto e ad altri elementi; l'immobile e' acquistato o fatto costruire dal locatore, su scelta del conduttore, con facoltà per quest'ultimo di divenirne proprietario alla scadenza del contratto dietro versamento di un prestabilito importo (prezzo di opzione).
D'altro canto va sottolineato che la soggettività passiva ICI e' caratterizzata da un rapporto che lega il soggetto all'immobile con la connotazione del diritto reale di godimento(proprietà piena, oppure usufrutto, uso, abitazione, enfiteusi, superficie). L'aver esteso tale soggettività al locatario finanziario (in testa al quale non e' ravvisabile un diritto reale) richiede, agli effetti dell'imposta in commento, che si dia un rilievo determinante alla funzione di godimento che, accanto a quella di finanziamento, rappresenta la causa del leasing. Ed e' indubbio che fino a quando l'immobile non venga consegnato al locatario e' a questi preclusa ogni possibilità di goderne.
In tale linea logica, la stipulazione del contratto di locazione finanziaria va assunta come perfezionata, e quindi operante ai fini del passaggio della soggettività passiva ICI dal locatore al locatario, nel successivo momento della consegna a quest'ultimo dell'immobile oggetto del leasing; e ciò sia nel caso di immobili acquistati dal locatore, sia nel caso di fabbricati realizzati dalla società di leasing per conto del locatario.
Resta fermo, ovviamente, che nel periodo immediatamente antecedente alla predetta consegna la soggettività passiva ICI rimane radicata in testa al locatore finanziario.
A tale momento di consegna occorre, altresì', fare riferimento per individuare il "primo gennaio dell'anno successivo" stabilito dall'articolo 58 in commento in ordine al passaggio della soggettività passiva ICI dal locatore al locatario per i fabbricati a valore contabile.
Nei suesposti sensi vanno lette ed armonizzate le istruzioni sulle modalità di versamento e dichiarazioni ICI 1998, fornite con la circolare ministeriale n. 136/E del 28.5.1998 e decreto direttoriale del 12.3.1999.
Circolare n.114 del 25 maggio 1999
L'articolo 4, comma 1, del decreto legge n. 437 dell'8 agosto 1996 (reiterassimo di precedenti decreti legge), convertito con modificazioni nella legge n. 556 del 24.10.1996 (richiamato nell'articolo 3, comma 53, della legge n. 662 del 23.12.1996), ha attribuito, come e' noto, ai comuni il potere di deliberare, agli effetti dell'ICI, una aliquota ridotta, rispetto a quella ordinaria, per l'abitazione principale appartenente a soggetto residente anagraficamente nel comune. Con la circolare ministeriale n. 318/E del 14.12.1995, veniva assunta la posizione interpretativa secondo la quale tale aliquota ridotta, laddove deliberata dal comune, non si estendeva automaticamente alle pertinenze (quali: box, cantina, ecc.) della abitazione principale agevolata, salva l'ipotesi di accatastamento unitario con attribuzione di un unico ammontare di rendita catastale. Ciò', essenzialmente, nella considerazione del carattere di realità dell'imposta la quale colpisce, quindi, distintamente e separatamente ciascuna unità immobiliare secondo le sue specifiche caratteristiche catastali determinanti autonome rendite e valori. Di contro si andava delineando l'opposta tesi per cui l'aliquota ridotta in commento, ancorché' deliberata con riferimento all'abitazione principale, trovava automatica applicazione anche nei riflessi delle pertinenze dell'abitazione medesima. Essa era confortata dal principio, sancito dall'articolo 818 del codice civile, secondo cui alle pertinenze deve essere applicato lo stesso regime giuridico stabilito per la cosa principale (salvo diversa disposizione di legge) nonché' sorretta dalla considerazione che il potere in commento era stato conferito ai comuni al fine di concedere un trattamento agevolato alla "prima casa" con conseguente esigenza, quindi, di ricomprendervi anche le pertinenze essendo queste collegate all'alloggio da una relazione di complementarietà funzionale diretta a conservarne od accrescerne le qualità' soddisfacendo così, nell'insieme, il fabbisogno abitativo. Sulla questione e' stato sentito il Consiglio di Stato, la cui sezione terza, nell'adunanza del 24.11. 1998 (n. prot. 1279/98), ha preliminarmente ricordato ".... che in base alla disciplina generale dettata dall'articolo 817 del Codice civile sono pertinenze le cose destinate in modo durevole a servizio o ad ornamento di un'altra cosa e che tale destinazione può' essere effettuata da chi sia proprietario o sia titolare di un diritto reale sulla cosa principale; per la configurabilità' della pertinenza devono concorrere, quindi, sia un elemento oggettivo, consistente nel rapporto funzionale corrente tra la cosa principale e quelle accessorie, che un elemento soggettivo, consistente nella volontà' effettiva, del soggetto che ne abbia titolo, di destinare durevolmente la cosa accessoria alle finalità' anzidette". Ha, quindi, espresso parere favorevole alla identità' di trattamento fiscale fra l'abitazione principale e le sue pertinenze, nel preminente rilievo che la "prima casa" deve ritenersi comprensiva anche delle sue pertinenze venendosi così a configurare un complesso unitario di beni. In ordine, poi, all'eccezione di una eventuale inconciliabilità' che verrebbe, in tal modo, a crearsi con la disposizione, di cui alla lettera d) dell'articolo 59 del decreto legislativo n. 446 del 15.12.1997, conferente al comune il potere regolamentare di considerare parti integranti dell'abitazione principale le sue pertinenze, la predetta Sezione ha avuto modo di escluderla così chiarendo: "... resta comunque aperta la possibilità', per la normativa regolamentare, di introdurre una disciplina di dettaglio per evitare problemi interpretativi e di applicazione in numerose situazioni fino ad oggi mai affrontate, con riferimento, ad esempio, alla esatta individuazione dei tipi di immobili pertinenziali ed al loro numero complessivo da ammettere, unitamente alla cosa principale, ai benefici riservati dalla legge agli immobili adibiti a stabile abitazione. L'anzidetta previsione normativa (lettera d dell'articolo 59), pertanto, non si pone affatto in contraddizione con le disposizioni generali del Codice civile e non appare neppure meramente reiterativa di esse, consentendo di intervenire nella materia per dettare norme integrative od anche eventualmente derogatorie rispetto alle medesime disposizioni generali". La Scrivente, in recepimento del predetto parere, revoca l'avviso espresso nella circolare n. 318/E del 14.12.1995, puntualizzando, nel contempo, sotto l'aspetto della detrazione di imposta, che non spettano ulteriori detrazioni per le pertinenze dell'abitazione principale. La delineata considerazione giuridica unitaria comporterà', quindi, ad avviso della Scrivente, che l'unico ammontare di detrazione, se non trova totale capienza nell'imposta dovuta per l'abitazione principale, può' essere computato, per la parte residua, in diminuzione dell'imposta dovuta per le pertinenze dell'abitazione principale medesima, appartenenti al titolare di questa. La pubblicazione della presente circolare nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica tiene luogo anche della distribuzione agli Organi in indirizzo e della diffusione ai soggetti interessati. Tuttavia, le Direzioni regionali delle entrate contatteranno urgentemente i Comuni compresi nelle proprie circoscrizioni, richiamando la loro attenzione sulla circolare medesima.
Circolare n. 120 del 27 maggio 1999
In forza del primo comma dell'articolo 52 del decreto legislativo n.446 del 15 dicembre 1997, è stato, fra l'altro, attribuito ai comuni un ampio potere regolamentare per disciplinare i tributi propri, ivi compresa l'imposta comunale sugli immobili (ICI). Lo stesso primo comma puntualizza che per tutto quanto non formi oggetto di regolamentazione locale continuano, ovviamente, ad applicarsi le disposizioni di legge vigenti e, cioè, per l'ICI quelle contenute nel decreto legislativo n. 504 del 30 dicembre 1992 e successive modificazioni. Molti comuni hanno esercitato tale potere con effetti già sul corrente anno di imposta, apportando modifiche od integrazioni varie al predetto decreto legislativo n. 504. Tra le materie, interessanti più specificatamente il versamento dell'imposta in autotassazione da parte del contribuente, che possono essere state trattate, se ne evidenziano, qui di seguito, talune maggiormente significative: - Introduzione di condizioni ulteriori, rispetto a quelle richieste dalla legge, le quali rendono più difficile il verificarsi del presupposto per l'ottenimento dell'agevolazione consistente nella "finzione giuridica" della non edificabilità dei suoli posseduti e utilizzati direttamente per le attività agricole dai coltivatori diretti od imprenditori agricoli a titolo principale. - Restringimento del campo di applicazione della esenzione per gli immobili utilizzati dagli enti non commerciali, limitandola ai soli fabbricati e purché posseduti dai medesimi enti non commerciali utilizzatori. - Ampliamento della esenzione per lo Stato ed altri enti territoriali, estendendola anche agli immobili non destinati ai compiti istituzionali. - Individuazione delle pertinenze dell'abitazione principale, con disciplina del relativo trattamento ai fini dell'aliquota e della detrazione di imposta. - Assimilazione ad abitazione principale dell'alloggio dato in uso gratuito a parenti entro un determinato grado, con estensione della sola aliquota ridotta deliberata per la prima oppure con il riconoscimento, altresì, di una ulteriore detrazione di imposta. - Introduzione di agevolazioni varie. - Introduzione di modalità diverse di effettuazione del versamento dell'imposta in autotassazione, prevedendo il pagamento diretto in favore del comune aggiuntivamente rispetto a quello tramite il concessionario, oppure stabilendo che l'imposta deve essere corrisposta dal contribuente non più per mezzo del concessionario bensì esclusivamente sul conto corrente postale del comune o presso gli sportelli del tesoriere comunale. - Differimenti di termini per il versamento in autotassazione, in determinate situazioni particolari. - Fissazione di importi al di sotto dei quali il contribuente è esonerato dal versamento dell'imposta. ---------------------- Per conoscere se il comune ha adottato delibere regolamentari (ovviamente, limitatamente agli immobili ubicati sul suo territorio) modificative od integrative della disciplina legislativa dell'ICI e, in caso positivo, quale è l'esatta portata di tali delibere, il contribuente deve rivolgersi al comune destinatario del versamento dell'imposta. Gli avvisi di adozione dei regolamenti comunali in materia tributaria, pubblicati nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica (un primo elenco è nel supplemento ordinario n. 90 alla Gazzetta del 10 maggio 1999; un secondo elenco sarà nel supplemento ordinario alla Gazzetta del 3 giugno '99) non sono sufficienti, sia perché, stante la finalità dell'avviso, essi sono estremamente sintetici, sia perché continuano a pervenire altri regolamenti per cui dovrà provvedersi periodicamente ad ulteriori pubblicazioni. --------------------- A) CHI DEVE ESEGUIRE IL VERSAMENTO (Soggetto passivo) Obbligato ad effettuare il versamento dell'imposta è il proprietario di fabbricati, aree fabbricabili o terreni agricoli siti nel territorio dello Stato salvo che questi siano esclusi dall'ambito di applicazione dell'imposta oppure esenti dall'imposta medesima. Per la definizione di fabbricato, area fabbricabile e terreno agricolo, vedasi "Appendice/4". Per le modalità di tassazione in caso di utilizzazione edificatoria delle aree, vedasi "Appendice/5" Qualora sull'immobile risulti costituito un diritto reale di usufrutto, uso, abitazione obbligato al versamento della relativa imposta, calcolata sull'intero valore, è unicamente il titolare di detto diritto reale di godimento, restando quindi il cosiddetto nudo proprietario completamente estraneo al prelievo fiscale. Si sottolinea che il diritto di uso od abitazione, che determina l'insorgere dell'obbligazione tributaria, è un diritto reale di godimento ed è quindi ben diverso dal diritto di servirsi dell'immobile sulla base di un contratto di locazione od affitto ovvero di comodato; il locatario, l'affittuario, il comodatario non hanno alcun obbligo agli effetti dell'ICI. Si ricorda, altresì, che è un diritto reale di abitazione quello spettante al coniuge superstite ai sensi dell'articolo 540 del codice civile ed al coniuge separato convenzionalmente o per sentenza sulla casa adibita a residenza familiare, nonché quello del socio della cooperativa edilizia (non a proprietà indivisa) sull'alloggio assegnatogli, ancorché in via provvisoria, e quello dell'assegnatario dell'alloggio di edilizia residenziale pubblica concessogli in locazione con patto di futura vendita e riscatto. nto obbligato al pagamento dell'imposta dovuta per il corrente anno è: per il suolo concesso in diritto di superficie ovvero per il fondo concesso in enfiteusi, il titolare di siffatto diritto reale di godimento; per l'immobile oggetto della locazione finanziaria, questo particolare tipo di locatario che, come è noto, assume una connotazione giuridica caratteristica e ben diversa dal locatario semplice (quest'ultimo, come già detto, è completamente estraneo al rapporto di imposta ICI). Anche nei cennati, nuovi casi di soggettività passiva, il nudo proprietario non ha alcun obbligo, ai fini ICI, per il suolo o fondo sui quali insistono i predetti diritti reali. Parimenti, non ha alcun obbligo il locatore per l'immobile concesso in locazione finanziaria. Conseguentemente anche il superficiario, l'enfiteuta ed il locatario finanziario dovranno calcolare l'imposta da loro dovuta sul valore intero dell'immobile. Per quanto concerne il diritto di superficie, nulla è innovato per il periodo in cui deve essere assunto ad oggetto della tassazione il fabbricato. Infatti, come chiarito nella circolare riportata in "Appendice/2", il concessionario che ha realizzato la costruzione è obbligato al pagamento dell'imposta su di essa gravante, in quanto proprietario della costruzione stessa. L'innovazione si ha, invece, per il periodo in cui deve essere assunto ad oggetto della tassazione il suolo, ovverosia nel periodo che va dalla costituzione del diritto di superficie fino alla data di ultimazione dei lavori di costruzione ovvero, se antecedente, fino a quella di utilizzo del fabbricato. Per gli anni di imposta antecedenti al 1998, l'imposta dovuta su tale suolo doveva essere pagata dal proprietario con diritto di rivalsa sul superficiario, con la conseguenza che, laddove il proprietario fosse il comune e il suolo insistesse sul suo territorio, non essendo il comune soggetto passivo ICI di se stesso e quindi non potendo esserci rivalsa, si verificava una esclusione da imposizione del suolo. A partire dal 1998, invece, l'imposta gravante sul suolo concesso in superficie è dovuta dal superficiario, per cui, in particolare, viene a rimanere obbligata al pagamento dell'imposta, dovuta sul suolo in commento, la cooperativa edilizia concessionaria del diritto di superficie su aree di proprietà comunale. Per quanto concerne la individuazione del momento che segna il passaggio della soggettività passiva dal locatore al locatario finanziario vedasi la circolare in "Appendice/3". Contitolarità In caso di contitolarità dei predetti diritti sul medesimo immobile (ad esempio: comproprietà piena; cousufrutto; proprietà piena per una quota e usufrutto per la restante quota) ciascun contitolare è obbligato ad effettuare distintamente il versamento dell'imposta limitatamente alla parte corrispondente alla propria quota di titolarità, salva restando l'eventuale disposizione regolamentare adottata dal comune con la quale si considerano regolarmente eseguiti i versamenti effettuati da un contitolare anche per conto degli altri. NOTA (esclusioni, esenzioni) a) Per alcune cause di esclusione dall'applicazione dell'imposta: vedasi la circolare in "Appendice/1", relativamente ai terreni, diversi da quelli edificabili, inutilizzati od adibiti ad attività non agricole. b) Per le cause di esenzione dall'imposta vedasi l'articolo 7 del decreto legislativo istitutivo dell'ICI 30 dicembre 1992, n. 504, nonché le eventuali disposizioni regolamentari adottate dal comune. B) COME SI DETERMINA L'IMPOSTA L'imposta dovuta per l'anno 1999 è determinata applicando al valore del fabbricato, dell'area fabbricabile o del terreno agricolo (cosiddetta base imponibile) l'aliquota vigente per tale anno nel comune nell'ambito del cui territorio è sito l'immobile soggetto a tassazione. Nel caso, invero di scarsa frequenza, in cui il medesimo immobile sia ubicato sul territorio di più comuni, si assume come se esso fosse sito interamente nel comune sul cui territorio ricade la prevalenza della sua superficie. Si richiama l'attenzione sul fatto che è attribuito al comune un ampio potere di deliberare, oltre all'aliquota normale, aliquote differenziate. a) Il valore dei fabbricati è costituito dall'intera rendita catastale moltiplicata: - per 100, se si tratta di fabbricati classificati nei gruppi catastali A (abitazioni), B (collegi, convitti, ecc.) e C (magazzini, depositi, laboratori, ecc.), con esclusione delle categorie A/10 e C/1;. - per 50, se si tratta di fabbricati classificati nel gruppo catastale D (opifici, alberghi, teatri, banche, ecc.) e nella categoria A/10 (uffici e studi privati); - per 34, se si tratta di fabbricati classificati nella categoria C/1 (negozi e botteghe). Se il fabbricato è sfornito di rendita fin dall'origine oppure lo diventa perché la rendita a suo tempo attribuita non è più adeguata essendo intervenute variazioni strutturali o di destinazione permanenti anche se dovute ad accorpamenti di più unità immobiliari, il contribuente dovrà far riferimento alla categoria ed alla rendita attribuite a fabbricati similari. In proposito si ricorda che il primo comma dell'articolo 11 del decreto legislativo n. 504/1992 prevede una particolare procedura per cui si provvederà successivamente alla riliquidazione dell'imposta sulla base della rendita effettiva attribuita dall'ufficio tecnico erariale con conseguente recupero della maggiore imposta dovuta o rimborso delle somme versate in eccedenza, unitamente agli interessi, senza irrogazione di sanzioni ma con applicazione di una maggiorazione (20 per cento) laddove la predetta rendita effettiva superi di oltre il 30 per cento quella utilizzata dal contribuente. Il comune potrebbe, con propria disposizione regolamentare, aver attenuato la predetta maggiorazione ovvero aver aumentato, in favore del contribuente, la cennata tolleranza del 30 per cento. Le rendite da assumere per l'anno 1999 sono quelle risultanti in catasto al primo gennaio 1999, aumentate del cinque per cento. Si tenga presente che tali rendite annotate negli atti catastali, anche se di recente attribuzione, non comprendono il predetto aumento del cinque per cento. Si avverte che ai fini ICI la capitalizzazione va operata sulla rendita catastale e non sul reddito, per cui non hanno alcuna rilevanza né gli aumenti o riduzioni di rendita previsti agli effetti dell'applicazione dell'imposizione sul reddito né il reddito effettivo. Così, ad esempio, se la rendita risultante in catasto, aumentata del 5 per cento, di una abitazione è di 2.100.000, il valore sul quale applicare l'aliquota ICI per determinare l'imposta dovuta sarà sempre di 210.000.000, sia che si tratti di dimora abituale del contribuente, sia che si tratti di unità immobiliare tenuta a disposizione, sia che si tratti di abitazione sfitta, sia che si tratti di abitazione locata. Nella stragrande maggioranza dei casi (ovverosia, laddove non sia stata annotata negli atti catastali, nel corso dell'anno 1998, una modificazione della rendita) il valore sul quale calcolare l'imposta dovuta per il 1999 sarà pari al valore 1998. Fabbricati di interesse storico o artistico. Per i fabbricati di interesse storico o artistico ai sensi dell'art. 3 della legge 1 giugno 1939, n. 1089, e successive modificazioni, si assume la rendita determinata mediante l'applicazione della tariffa d'estimo (aumentata del 5 per cento) di minore ammontare tra quelle previste per le abitazioni della zona censuaria nella quale è sito il fabbricato. Tale rendita, per poter quantificare il valore, va moltiplicata per 100, anche se il fabbricato catastalmente è classificato nella categoria A/10 o C/1 oppure nel gruppo D. Ciò, in quanto con il sistema suddetto di determinazione della rendita, il fabbricato è stato assimilato ad una abitazione. Fabbricati appartenenti alle imprese Fanno eccezione agli illustrati criteri di determinazione del valore sulla base della rendita catastale i fabbricati interamente posseduti da impresa e distintamente contabilizzati, classificabili nel gruppo catastale D e sforniti fin dall'origine di rendita catastale. Per tali fabbricati il valore è determinato sulla base dei costi di acquisizione ed incrementativi contabilizzati, attualizzati mediante l'applicazione di determinati coefficienti. In ordine a siffatti fabbricati si forniscono le seguenti precisazioni: 1. il criterio di determinazione del valore sulla base dei costi contabilizzati si applica anche nel caso in cui il fabbricato posseduto dall'impresa, classificabile nel gruppo D e sfornito di rendita, sia di interesse storico o artistico ai sensi dell'art. 3 della legge 1 giugno 1939, n. 1089, e successive modificazioni. Ciò, essenzialmente, nella considerazione che la disposizione agevolativa, di cui si è fatto sopra cenno, presuppone che per la determinazione del valore debba farsi riferimento alla rendita; per i fabbricati delle imprese, classificabili nel gruppo D e senza rendita, la legge stabilisce invece un sistema di determinazione del valore che prescinde completamente dalla rendita catastale; 2. i coefficienti di attualizzazione dei valori contabilizzati, agli effetti della quantificazione dell'ICI dovuta per l'anno 1999, sono stati aggiornati con il decreto del Ministro delle Finanze del 19 febbraio 1999, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 45 del 24 febbraio 1999; 3. per i fabbricati ai quali sia stata attribuita la rendita nel corso dell'anno 1998, od anni precedenti, il valore sul quale calcolare l'ICI dovuta per l'anno 1999 è dato dalla capitalizzazione della rendita (rendita risultante in catasto, aumentata del 5 per cento, moltiplicata per 50); . 4. per i fabbricati ai quali sia attribuita la rendita nel corso dell'anno 1999, il valore sul quale calcolare l'ICI dovuta per l'anno 1999 continua ad essere quello ottenuto attraverso l'attualizzazione dei costi contabilizzati;. 5. i costi incrementativi aggiuntivi a quello di acquisizione, contabilizzati nel corso dell'anno 1998, influiscono sull'ammontare del valore soltanto a decorrere dall'ICI dovuta per l'anno 1999; 6. i costi incrementativi aggiuntivi a quello di acquisizione, contabilizzati nel corso dell'anno 1999, non influiscono sull'ammontare del valore sul quale calcolare l'ICI dovuta per l'anno 1999; 7. per l'applicazione dei coefficienti di attualizzazione bisogna assumere quello relativo all'anno nel corso del quale il costo di acquisizione od i costi incrementativi sono stati contabilizzati. Non possono essere considerati sforniti di rendita catastale i fabbricati in discorso per i quali, a seguito dell'espletamento della procedura prevista nel regolamento (recante norme per l'automazione degli archivi catastali e delle conservatorie dei registri immobiliari) adottato con il decreto del Ministro delle finanze del 19 aprile 1994, n. 701, risulta annotata negli atti catastali, al primo gennaio dell'anno di imposizione, la "rendita proposta". Pertanto, per i fabbricati in questione, con rendita proposta risultante nei cennati atti al primo gennaio 1999, il valore dovrà essere determinato sulla base dei criteri catastali, moltiplicando per 50 la predetta rendita, aumentata del 5 per cento. In forza del precitato articolo 58 del decreto legislativo n. 446/1997, anche il locatario finanziario (attratto alla soggettività passiva ICI dal 1998) ha diritto di esperire la procedura, di cui al menzionato decreto n. 701, per la proposizione della rendita dell'immobile ricevuto in locazione. In mancanza di rendita, il valore deve essere quantificato sulla base delle scritture contabili del locatore, il quale è obbligato a fornire tempestivamente al locatario/soggetto passivo tutti i dati necessari per il calcolo. Si precisa che anche in caso di "rendita proposta" si applica la procedura contemplata nel primo comma dell'articolo 11 del decreto legislativo n. 504 del 30.12.1992, per cui il comune procederà alla riliquidazione qualora la rendita catastale definitiva determinata dall'UTE si discosti da quella "proposta". b) Il valore delle aree fabbricabili è costituito dal valore venale in comune commercio determinato avendo riguardo alla zona territoriale di ubicazione, all'indice di edificabilità, alla destinazione d'uso consentita, agli oneri per eventuali lavori di adattamento del terreno necessari per la costruzione, ai prezzi medi rilevati sul mercato dalla vendita di aree aventi analoghe caratteristiche. Il comune potrebbe aver stabilito, con proprio regolamento, i valori delle aree fabbricabili al solo effetto, però, dell'autolimitazione del suo potere di accertamento, nel senso di obbligarsi a ritenere congruo il valore dichiarato in misura non inferiore a quella fissata nel regolamento. c) Il valore dei terreni agricoli è costituito dal reddito dominicale moltiplicato per 75. Il reddito dominicale da assumere per l'anno 1999 è quello risultante in catasto al primo gennaio 1999, aumentato del 25 per cento. Si tenga presente che anche i redditi dominicali negli atti catastali non comprendono il predetto aumento. C) PERIODO DI POSSESSO E VERSAMENTO IN DUE RATE L'ICI è dovuta proporzionalmente ai mesi dell'anno solare durante i quali si è protratta la titolarità dei diritti indicati alla precedente lettera A); il mese nel quale la titolarità si è protratta solo in parte è computato per intero in capo al soggetto che ha posseduto per almeno 15 giorni, mentre non è computato in capo al soggetto che ha posseduto per meno di 15 giorni. La quantificazione dell'imposta in ragione di mesi va effettuata anche con riferimento alla situazione oggettiva dell'immobile, all'aliquota applicabile, alla spettanza o meno di detrazioni o riduzioni di imposta; in caso di variazione nel corso del mese, bisogna assumere come protraentesi per l'intero mese la situazione che si è prolungata per maggior tempo nel corso del mese stesso. L'ICI va versata in due rate, delle quali la prima è in acconto e la seconda è a saldo. La prima rata, da versare nel periodo dal primo al 30 giugno 1999, è pari al 90 per cento dell'imposta relativa al primo semestre del 1999; la seconda, da versare dal 1 al 20 dicembre 1999, è a saldo della imposta relativa all'intero anno 1999. Per la prima rata, quindi, il contribuente deve verificare la propria situazione imponibile in relazione alla prima metà dell'anno 1999. Per la seconda, deve verificare la situazione imponibile in relazione allo intero anno 1999 e versare l'imposta, previa deduzione di quanto eventualmente già corrisposto come acconto. Valgano, in proposito, i seguenti esempi: 1. Un ufficio (ctg.A/10) con valore catastale, previo il predetto aumento del 5 per cento, di lire 200.000.000, di proprietà di un determinato soggetto al primo gennaio 1999 e che nel mese di giugno risulta essere ancora di proprietà del soggetto medesimo. Nel comune dove è ubicato l'ufficio vige per l'anno 1999 l'aliquota nella misura unica del 5 per mille. La prima rata da versare sarà pari a lire 450.000 (200.000.000 x 5 per mille = imposta su base annua di lire 1.000.000; 1.000.000: 12 = imposta di lire 83.333 al mese; 83.333 x 6 mesi di possesso = 500.000; 500.000 al 90% = 450.000). L'ufficio viene venduto il 17 ottobre 1999. La seconda rata da versare a saldo, da parte del venditore, sarà pari a lire 383.000 (83.333 x 10 mesi di possesso nel corso dell'anno = 833.333; 833.333 - 450.000 già versate = 383.000). Il compratore, che ha continuato a possedere per la restante parte dell'anno 1999, verserà, entro il 20 dicembre 1999, lire 167.000 (83.333 x 2 mesi di possesso = 166.666). 2. Un'area fabbricabile, con valore venale in comune commercio di lire 2.400.000.000, sulla quale, nel giugno del '99, è in corso di costruzione un edificio. Nel comune di ubicazione dell'immobile vigono per l'anno 1999 due aliquote, di cui una, ordinaria, del 5 per mille e una, per le aree fabbricabili, del 6 per mille. La prima rata da versare sarà pari a lire 6.480.000 (2.400.000.000 x 6 per mille = imposta su base annua di lire 14.400.000; 14.400.000:12 = imposta di lire 1.200.000 al mese; 1.200.000 x 6 mesi di possesso = 7.200.000; 7.200.000 al 90% = 6.480.000). Alla fine del mese di settembre '99 vengono ultimati i lavori di costruzione dell'edificio, il cui valore catastale, previo il predetto aumento del 5 per cento, è di 20 miliardi di lire. La seconda rata da versare sarà pari a lire 4.320.000 per l'area fabbricabile (1.200.000 x 9 mesi di possesso dell'immobile come area fabbricabile = 10.800.000; 10.800.000 - 6.480.000 già versata = 4.320.000). Sarà, invece, pari a lire 25.000.000 per l'edificio (20 miliardi x 5 per mille = 100.000.000; 100.000.000: 12 = imposta di lire 8.333.333 al mese; 8.333.333 x 3 mesi di possesso dell'immobile come edificio =25.000.000). Complessivamente la seconda rata sarà pari a lire 29.320.000. 3. Un fabbricato, con valore catastale, previo il predetto aumento del 5 per cento, di lire 300.000.000, adibito ad abitazione principale di soggetto residente fino al 20 aprile 1999 e successivamente tenuto sfitto. Nel comune di ubicazione del fabbricato vigono per l'anno 1999 tre aliquote, di cui una, ordinaria, del 5 per mille; una, per le abitazioni principali dei residenti, del 4 per mille e una, per gli alloggi tenuti sfitti, del 6 per mille. La detrazione per abitazione principale non è stata aumentata, per cui è rimasta nella misura, stabilita dalla legge, di lire 200.000. La prima rata da versare sarà pari a lire 570.000 (300.000.000 x 4 per mille = imposta su base annua di 1.200.000; 1.200.000: 12 = imposta di lire 100.000 al mese; 100.000 x 4 mesi di abitazione principale = 400.000; 400.000 - 66.666 di detrazione per 4 mesi = 333.334; 333.334 al 90% = 300.000 come abitazione principale. 300.000.000 x 6 per mille = imposta su base annua di 1.800.000; 1.800.000: 12 = imposta di lire 150.000 al mese; 150.000 x 2 mesi di sfitto = 300.000; 300.000 al 90% = 270.000 come sfitto. Complessivamente, quindi, lire 570.000). Il fabbricato continua ad essere tenuto sfitto per la restante parte dell'anno 1999. La seconda rata da versare sarà pari a lire 963.000 (100.000 x 4 mesi di abitazione principale = 400.000; 400.000 - 66.666 di detrazione = 333.334; 333.334 - 300.000 già versate = 33.334 come abitazione principale; 150.000 x 8 mesi di sfitto = 1.200.000; 1.200.000 - 270.000 già versate = 930.000 come sfitto. Complessivamente, quindi, lire 963.334). Attenzione (versamento in unica soluzione). Il versamento dell'imposta dovuta per l'intero anno '99 può essere effettuato, anzichè in due rate, in unica soluzione nel mese di giugno 1999. Il comune potrebbe aver stabilito, con propria disposizione regolamentare, che il contribuente può effettuare il versamento in unica soluzione nel mese di dicembre. Le persone fisiche non residenti nel territorio dello Stato possono avvalersi dell'ulteriore facoltà di effettuare il versamento dell'imposta dovuta per l'intero anno 1999 in unica soluzione nel periodo dal 1 al 20 dicembre 1999. D) ABITAZIONE PRINCIPALE ed altri - Detrazione Per l'unità immobiliare adibita a dimora abituale del contribuente (anche se unico dimorante) che la possieda a titolo di proprietà ovvero di diritto reale di usufrutto, uso od abitazione, spetta una detrazione dall'imposta dovuta per l'unità medesima pari a lire 200.000 annue da rapportare ai mesi durante i quali sussiste siffatta destinazione. Condizione essenziale affinché possa spettare tale detrazione è, quindi, che ci sia identità tra soggetto obbligato al pagamento dell'ICI per l'unità immobiliare e soggetto dimorante abitualmente nell'unità immobiliare medesima. La detrazione - oltre che rapportata, come sopra detto, ai mesi di destinazione (lire 16.666 al mese) - deve essere suddivisa, in caso di più contribuenti dimoranti, in parti uguali tra loro e, quindi, prescindendo dalle quote di proprietà. La detrazione, inoltre, compete fino a concorrenza dell'ICI, relativa all'abitazione principale, gravante sul contribuente che vi dimora. A migliore illustrazione di quest'ultimo punto valga il seguente esempio, ipotizzando che l'imposta su base annua dovuta per l'abitazione principale, al lordo della detrazione, sia pari a lire 1.800.000. Esempio: Abitazione di proprietà di tre fratelli (il fratello A è proprietario per il 50%; il fratello B, per il 46%; il fratello C, per il 4%) dei quali soltanto i fratelli B e C vi dimorano per l'intero anno 1999. In tal caso, l'imposta da versare per l'intero anno sarà di: lire 900.000, da parte di A (50% di 1.800.000 = 900.000; ad A non compete la detrazione in quanto non dimorante) lire 728.000, da parte di B (46% di 1.800.000 = 828.000; 828.000 - 100.000 = 728.000) lire zero, da parte di C (4% di 1.800.000 = 72.000; 72.000 - 72.000 = zero). Si ricorda che per i cittadini italiani non residenti nel territorio dello Stato si considera direttamente adibita ad abitazione principale l'unità immobiliare posseduta a titolo di proprietà o di usufrutto in Italia, a condizione che non risulti locata. Si evidenzia, poi, che la detrazione in discorso trova applicazione anche per ogni unità immobiliare, appartenente alle cooperative edilizie a proprietà indivisa, adibita ad abitazione principale dal socio assegnatario, entro il limite, ovviamente, dell'ammontare dell'imposta gravante su ciascuna unità. La detrazione di lire 200.000 annue, di cui si tratta, spetta anche agli Istituti autonomi per le case popolari (IACP) per ogni alloggio regolarmente assegnato dagli Istituti stessi. Il beneficio è stabilito in favore dell'Istituto nella sua veste di soggetto passivo ICI, per cui la detrazione compete solo per gli alloggi, regolarmente assegnati, per i quali obbligato al pagamento dell'ICI è l'Istituto stesso e, quindi, esclusivamente per gli alloggi appartenenti all'Istituto e assegnati in locazione semplice. Laddove, invece, si sia in presenza di alloggi assegnati in locazione con patto di futura vendita e riscatto, essendo obbligato al pagamento dell'ICI questo particolare tipo di locatario, all'Istituto non competerà alcuna detrazione per tali alloggi (ovviamente potrebbe eventualmente spettare la detrazione a siffatto locatario nella sua qualità di soggetto abitualmente dimorante nell'alloggio assegnatogli e sul quale vanta un diritto reale di abitazione). Anche la detrazione per gli IACP soggiace alla regola per cui la detrazione va rapportata ai mesi durante i quali sussiste la condizione voluta dalla legge e compete, per ciascun alloggio, fino a concorrenza dell'imposta gravante sull'alloggio stesso. Il comune, con propria delibera, potrebbe aver assimilato alla abitazione principale, con i conseguenti benefici ai fini ICI, l'unità immobiliare posseduta, a titolo di proprietà o di usufrutto, da anziani o disabili che acquisiscono la residenza in istituti di ricovero o sanitari a seguito di ricovero permanente, a condizione che la stessa non risulti locata. Inoltre, come già detto nella parte introduttiva della presente circolare, potrebbe aver stabilito, con propria disposizione regolamentare, l'assimilazione all'abitazione principale dell'alloggio dato in uso gratuito a determinati parenti, anche agli effetti della spettanza della detrazione. Si evidenzia che per l'unità immobiliare adibita ad abitazione principale del soggetto passivo la detrazione potrebbe essere stata aumentata dal comune, fino a concorrenza dell'intera imposta dovuta per l'abitazione medesima. Aumenti della detrazione di imposta in commento potrebbero, inoltre, essere stati deliberati dal comune per altre tipologie di fabbricati, fra quelle di cui si è sopra trattato. Per conoscere se ed a quali condizioni spettano detrazioni di imposta maggiorate, il contribuente deve interpellare il comune destinatario del versamento. ABITAZIONE PRINCIPALE (pertinenze). Per il trattamento delle pertinenze dell'abitazione principale, sia agli effetti dell'aliquota che della detrazione di imposta, vedasi la circolare in "Appendice/6". E) ALIQUOTE Per l'anno 1999 possono essere in vigore sul territorio del comune di ubicazione degli immobili o una sola oppure varie aliquote. L'aliquota massima, comunque, non può eccedere il sette per mille salvo il potere, per i comuni ad alta tensione abitativa, di deliberare l'aliquota fino al nove per mille limitatamente agli immobili non locati per i quali non risultino essere stati registrati contratti di locazione da almeno due anni. Per conoscere l'aliquota o le aliquote deliberate ed a quali fattispecie queste ultime si applicano, il contribuente deve interpellare il comune competente. Le deliberazioni comunali concernenti la determinazione delle aliquote e, se contestualmente comprese, delle detrazioni di imposta, sono anche pubblicate, per estratto, in supplementi ordinari alla Gazzetta Ufficiale; tale pubblicazione, peraltro, ha mera funzione notiziale al fine di facilitare il contribuente. Si avverte che la mancata pubblicazione in Gazzetta non significa che il Comune non ha adottato alcuna deliberazione in materia di aliquote o di detrazioni di imposta, potendo ciò dipendere anche da altre cause, tra cui l'omissione di richiesta di pubblicazione da parte del comune. F) MODALITÀ' DI VERSAMENTO E DI COMPILAZIONE Per quanto concerne le modalità di versamento (se tramite il concessionario della riscossione, come negli anni pregressi, oppure direttamente al comune di ubicazione degli immobili) si rinvia a quanto precisato con la circolare riportata in "Appendice/7". Per quanto riguarda le modalità di compilazione del bollettino si evidenzia quanto segue: - gli importi devono continuare ad essere espressi in lire; - nelle caselline dedicate alla "abitazione principale" va indicato soltanto l'importo che si versa per l'unità immobiliare adibita a dimora abituale del contribuente che la possiede a titolo di proprietà o di diritto reale di godimento. Gli importi che si versano per le eventuali pertinenze della abitazione principale, nonché quelli che si versano per i fabbricati ai quali, per disposizione di legge od a seguito di delibera comunale, è riconosciuto un trattamento di favore analogo a quello dell'abitazione principale, vanno indicati nelle caselline dedicate agli "altri fabbricati"; - nelle caselline dedicate alla "detrazione per l'abitazione principale" va indicato l'importo complessivo delle detrazioni di imposta, (anche se non riguardante o riguardante solo in parte la dimora abituale del contribuente), computato, agli effetti della determinazione della somma versata, sulla base delle disposizioni di legge o delle delibere del comune che riconoscono tale agevolazione; - nelle caselline dedicate al "numero dei fabbricati" va indicato il numero delle unità immobiliari per le quali si effettua il versamento, intendendosi per tali quelle che sono iscritte o devono essere iscritte nel catasto edilizio urbano con attribuzione di una autonoma rendita catastale; - se il versamento è effettuato in unica soluzione, vanno barrate entrambe le caselline, quella per l'acconto e quella per il saldo. Importi minimi Non si fa luogo al versamento se l'imposta da versare è uguale od inferiore a lire quattromila. Se l'importo da versare supera le quattromila lire, il versamento deve essere fatto per l'intero ammontare dovuto. Valga, in proposito, il seguente esempio: imposta dovuta per l'intero anno è pari a lire 10.000; in sede di acconto bisognerebbe versare lire 4.000 (90% di 5.000= 4.500 che diventano 4.000 per effetto dell'arrotondamento); il versamento dell'acconto non deve essere effettuato; in sede di saldo bisognerà versare lire 10.000 (imposta dovuta per l'intero anno meno l'acconto che è pari a zero). Si avverte che il comune potrebbe aver deliberato un maggiore importo, non superando il quale non si esegue il versamento. Divieto di compensazione. In caso di indebiti versamenti effettuati per annualità precedenti non è consentito procedere autonomamente alla compensazione con le somme da versare per l'anno 1999. --------------------------- La pubblicazione della presente circolare nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana tiene luogo anche della distribuzione agli organi in indirizzo e della diffusione ai soggetti interessati. --------------------------- APPENDICI ALLE ISTRUZIONI DEL MINISTERO DELLE FINANZE PER IL VERSAMENTO DELL'ICI DOVUTA PER L'ANNO 1999. "Appendice/1" Circolare del Ministero delle Finanze n. 9 del 14/06/93, concernente l'esenzione per i terreni agricoli ricadenti in aree montane o di collina delimitate ai sensi dell'art. 15 della Legge 27 dicembre 1977, n. 984. "Nell'elenco allegato alla presente circolare, predisposto sulla base dei dati forniti dal Ministero dell'agricoltura e delle foreste, sono indicati i comuni, suddivisi per provincia di appartenenza, sul cui territorio i terreni agricoli sono esenti dall'imposta comunale sugli immobili (ICI) ai sensi dell'art. 7, lettera h), del Decreto Legislativo 30 dicembre 1992, n. .504. Se accanto all'indicazione del comune non è riportata alcuna annotazione, significa che l'esenzione opera sull'intero territorio comunale. Se, invece, è riportata l'annotazione parzialmente delimitato, sintetizzata con la sigla <, significa che l'esenzione opera limitatamente ad una parte del territorio comunale; all'uopo, per l'esatta individuazione delle zone agevolate occorre rivolgersi agli uffici regionali competenti ovvero ai locali uffici SCAU (Servizio Contributi Agricoli Unificati). Per i comuni compresi nei territori delle provincie autonome di Trento e Bolzano e della regione Friuli-Venezia Giulia sono fatte salve eventuali leggi di dette province o regione che delimitino le zone agricole svantaggiate in modo diverso da quello risultante dall'allegato elenco. Attenzione Si sottolinea che all'elenco non sono interessati i terreni che possiedono le caratteristiche di area fabbricabile, come definita dalla lettera b) dell'art. 2 del decreto legislativo n. 504/1992, atteso che tali terreni, indipendentemente dal loro utilizzo e dalle modalità dell'utilizzo medesimo, devono essere tassati non come terreni agricoli bensì come aree edificabili. L'unica eccezione è data, come disposto nel secondo periodo della predetta lettera b), dai terreni di proprietà di coltivatori diretti o di imprenditori agricoli a titolo principale i quali siano dagli stessi proprietari condotti e sui quali persista l'utilizzazione agro-silvo-pastorale mediante l'esercizio di attività dirette alla coltivazione del fondo, alla silvicoltura, alla funghicoltura ed all'allevamento di animali; tali terreni, non potendo essere considerati aree fabbricabili per definizione legislativa, conservano comunque, sussistendo le cennate condizioni, il carattere di terreno agricolo e, quindi, per essi può operare l'esenzione originata dalla loro ubicazione in comuni compresi nell'elenco allegato. Non sono, altresì, interessati all'elenco i terreni, diversi dalle aree fabbricabili, sui quali non vengano esercitate le attività agricole intese nel senso civilistico (art. 2135 del Codice Civile) di attività dirette alla coltivazione del fondo, alla silvicoltura, all'allevamento del bestiame ed alle connesse operazioni di trasformazione o alienazione dei prodotti agricoli rientranti nell'esercizio normale dell'agricoltura: appartengono a questo primo gruppo i terreni normalmente inutilizzati (cosiddetti terreni <) e quelli, non pertinenziali di fabbricati, utilizzati per attività diverse da quelle agricole (ad esempio: attività industriali che non diano luogo però ad utilizzazioni edificatorie perché in tal caso il terreno sul quale si sta realizzando la costruzione sarebbe comunque considerato area fabbricabile). Non sono, parimenti, interessati all'elenco i terreni, sempre diversi dalle aree fabbricabili, sui quali le attività agricole sono esercitate in forma non imprenditoriale: appartengono a questo secondo gruppo i piccoli appezzamenti di terreno (cosiddetti <) coltivati occasionalmente senza strutture organizzative. I descritti terreni, del primo e secondo gruppo, non avendo il carattere di area fabbricabile né quello di terreno agricolo secondo la definizione datane dalla lettera c) dell'art. 2 del Decreto Legislativo n. 504/ 1992 restano oggettivamente al di fuori del campo di applicazione dell'ICI per cui non si pone il problema della esenzione.". ANNOTAZIONE SUCCESSIVA Per la nozione di coltivatore diretto e di imprenditore agricolo a titolo principale, vedasi l'Appendice/4 "Appendice/2" Circolare del Ministero delle Finanze n. 172 del 14/06/95, concernente il diritto di superficie. "Si fa riferimento ad alcune decisioni con le quali talune commissioni tributarie di primo grado hanno ritenuto che la soggettività passiva ICI per i fabbricati realizzati dalle cooperative edilizie su suoli loro concessi in superficie dal comune resti radicata in testa al comune stesso con conseguente esclusione dal campo di applicazione dell'imposta dei predetti fabbricati laddove, come generalmente accade, il suolo concesso in superficie insista sul territorio del comune concedente. Al riguardo la Scrivente ribadisce la propria posizione assunta con la circolare n. 4 del 9 giugno 1993, che qui di seguito si trascrive. "Sono pervenuti vari quesiti intesi a conoscere quale sia il trattamento ai fini ICI nel caso di costituzione del diritto di superficie e nel caso di concessione di aree comunali per la costruzione di case di tipo economico e popolare. Al riguardo occorre premettere che per effetto della costituzione del diritto di superficie la proprietà della costruzione rimane distinta e separata rispetto alla proprietà del suolo sottostante alla costruzione medesima. Ciò stante, si ipotizzi che il soggetto A, proprietario del suolo, abbia concesso al soggetto B il diritto di superficie sul proprio suolo. Durante il periodo che va dalla data di costituzione del diritto di superficie fino alla data di ultimazione della costruzione, e quindi anche nel corso dei lavori di costruzione, la base imponibile ICI è costituita soltanto dal valore venale in comune commercio del suolo sul quale si sta costruendo, il quale è considerato comunque area fabbricabile; il soggetto passivo ICI, ovverosia colui che è obbligato alla presentazione della dichiarazione ed al versamento dell'imposta, è, per detto periodo, il soggetto A, proprietario del suolo, il quale può rivalersi sul soggetto B dell'imposta pagata. Nel periodo successivo, che inizia a decorrere dalla data di ultimazione dei lavori di costruzione, la base imponibile ICI è costituita dal valore del fabbricato; il soggetto passivo ICI, a decorrere da tale data, è il soggetto B quale proprietario del fabbricato. A decorrere dalla data stessa il soggetto A, proprietario del suolo sottostante alla costruzione realizzata, non è più soggetto passivo ICI per tale suolo in quanto trattasi di immobile non avente le caratteristiche né di area edificabile né di terreno adibito all'esercizio di attività agricole e, quindi, al di fuori del campo di applicazione dell'ICI. Gli stessi criteri sovraenunciati vanno seguiti nel caso in cui il Comune concede, sulle aree di cui è proprietario, a terzi (normalmente, cooperative edilizie) il diritto di realizzare la costruzione di case di tipo economico e popolare, stante che nella fattispecie viene a configurarsi la costituzione di un diritto di superficie il quale normalmente ha una durata di 60 oppure 99 anni. Pertanto, a decorrere dalla data di ultimazione dei lavori di costruzione il soggetto passivo ICI sul valore del fabbricato è la cooperativa, la quale è proprietaria del fabbricato stesso. Nella fase antecedente (che va dalla data della concessione fino al momento della ultimazione dei lavori di costruzione) il Comune, che dovrebbe essere soggetto all'ICI sul valore dell'area concessa in quanto proprietario della stessa, normalmente non lo è stante che nella generalità dei casi si tratta di aree ubicate interamente o prevalentemente sul territorio del Comune concedente, per cui non avendo il Comune pagato l'imposta non può, ovviamente, rivalersi sulla cooperativa (si ricorda che, ai sensi del comma 1 dell'art. 4 del Decreto Legislativo n. 504/1992, l'ICI non si applica per gli immobili di cui il Comune è proprietario quando la loro superficie insiste interamente o prevalentemente sul suo territorio).". Oltre alle argomentazioni svolte in tale circolare, si puntualizza quanto segue, a fondamento dell'assunto secondo il quale soggetto obbligato al pagamento dell'ICI sul valore del fabbricato, realizzato su terreno altrui a seguito di concessione del diritto di superficie, è la società cooperativa, in quanto proprietaria del fabbricato stesso, ovvero il socio assegnatario, in quanto titolare di un diritto reale di abitazione. La soggettività passiva ICI è esaustivamente stabilita nel primo comma dell'art. 3 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504. In tale comma è affermato il principio generale secondo il quale soggetto passivo ICI è il proprietario dell'immobile oggetto della tassazione. Solo eccezionalmente, qualora sia costituito sull'immobile il diritto reale di usufrutto, uso od abitazione, la soggettività passiva si trasferisce sul titolare di siffatto diritto reale. Il secondo comma dell'articolo 3 non fa che ribadire il predetto principio, per cui in presenza di diritti reali diversi dall'usufrutto, uso od abitazione (quali il diritto di superficie e di enfiteusi) soggetto passivo ICI rimane pur sempre il proprietario. La ragione d'essere della norma sta nel fatto che, in tali casi, il legislatore ha voluto riconoscere al proprietario il potere di rivalersi dell'ICI su lui gravante. Ai sensi del comma 1, lettera a), dell'art. 2 e del comma 6 dell'art. 5 del decreto legislativo n. 504/1992, a decorrere dalla data di ultimazione dei lavori di costruzione (ovvero, se antecedente, a decorrere dalla data di utilizzo) l'oggetto della tassazione ICI è rappresentato dal fabbricato, e pertanto, obbligato al pagamento dell'ICI per il fabbricato stesso è il suo proprietario ovvero il soggetto che su di esso abbia il diritto reale di usufrutto, uso od abitazione. Ora, non può esserci alcun dubbio che la cooperativa edilizia sia proprietaria del fabbricato realizzato sul suolo concesso in superficie dal comune (il diritto di superficie, ai sensi del codice civile, comporta che la proprietà della costruzione rimane distinta e separata dalla proprietà del suolo sottostante alla costruzione medesima). Il secondo comma dell'art. 3, nei riflessi del diritto di superficie, è destinato ad operare, quindi, limitatamente al periodo in cui l'oggetto della tassazione ICI è rappresentato dal suolo, per cui obbligato al pagamento dell'imposta su di esso è il suo proprietario. É destinato ad operare, cioè, dalla data di costituzione del diritto di superficie fino alla data di ultimazione dei lavori di costruzione (si ricorda che, ai sensi del comma 6 dell'art. 5 precitato, in caso di utilizzazione edificatoria dell'area, a decorrere dalla data di inizio dei lavori di costruzione e fino alla loro ultimazione l'oggetto ICI è rappresentato soltanto dal suolo). Né può avere alcun pregio l'osservazione della commissione tributaria secondo la quale il tenore letterale del secondo comma dell'art. 3 condurrebbe a radicare la soggettività passiva ICI sul concedente il diritto di superficie, anche relativamente alla costruzione realizzata. Infatti, detto secondo comma si riferisce testualmente all'immobile concesso in superficie. E l'immobile concesso in superficie non è certamente la costruzione che sarà realizzata (fra l'altro, nessuno può concedere diritti su cose non ancora esistenti e non sue); l'immobile concesso in superficie non può che essere solo ed esclusivamente il suolo, come, del resto, esplicitamente detto nelle leggi sull'edilizia residenziale pubblica, laddove si parla di concessione del diritto di superficie sulle "aree" di proprietà comunale. Nel secondo comma, più volte citato è stata usata la parola "immobile" e non quella specifica di "suolo" in quanto le fattispecie regolamentate dal comma comprendono anche la locazione finanziaria, la quale può riguardare pure i fabbricati. Parimenti non può avere alcun pregio l'osservazione della commissione, secondo la quale (accedendo, alla scadenza del diritto di superficie, la proprietà della costruzione alla proprietà del suolo) non può essere soggetto passivo ICI il titolare di un diritto di proprietà "a termine". Anche il diritto reale di usufrutto, uso od abitazione ha durata limitata e non può certamente esserci alcun dubbio che, in costanza di siffatto diritto reale, soggetto passivo ICI è l'usufruttuario." ANNOTAZIONE SUCCESSIVA. Per le innovazioni arrecate a decorrere dall'anno di imposta 1998, in relazione al periodo in cui deve essere assunto ad oggetto di tassazione il suolo concesso in superficie, vedasi quanto chiarito nel punto A) della presente circolare. "Appendice/3". Circolare del Ministero delle finanze n. 109/E del 18 maggio 1999, concernente il momento di assunzione della soggettività passiva da parte del locatario finanziario A decorrere dal primo gennaio 1998, in forza dell'articolo 58 del decreto legislativo n. 446 del 15 dicembre 1997, la soggettività passiva ICI per gli immobili concessi in locazione finanziaria non è più radicata in testa al locatore bensì al locatario finanziario; per l'ipotesi in cui la locazione si riferisca ad un fabbricato il cui valore deve essere calcolato sulla base delle scritture contabili (ai sensi del terzo comma dell'articolo 5 del decreto legislativo n. 504 del 30 dicembre 1992) lo stesso articolo 58 prevede che il locatario finanziario assume la qualità di soggetto passivo a partire dal primo gennaio dell'anno successivo a quello nel corso del quale è stato stipulato il contratto. La delineata modifica della soggettività passiva (operante, ripetesi, con decorrenza dal primo gennaio 1998) riguarda, ovviamente, non soltanto gli immobili che vengono concessi in locazione finanziaria a partire dalla predetta data ma, altresì, quelli che, alla data stessa, risultano già essere in siffatta situazione giuridica. Sull'argomento sono pervenuti vari quesiti intesi a conoscere quale sia esattamente il momento che segna il passaggio della soggettività passiva ICI dal locatore al locatario finanziario. Al riguardo la Scrivente ritiene opportuno considerare che il leasing immobiliare, nelle sue linee essenziali, è il contratto con il quale una parte, detta locatore (società di leasing), si obbliga a mettere a disposizione dell'altra parte, detta conduttore o locatario, per un prestabilito tempo, un bene immobile verso un corrispettivo (canone), da pagarsi a scadenze periodiche, determinato in relazione al valore dell'immobile, alla durata del contratto e ad altri elementi; l'immobile è acquistato o fatto costruire dal locatore, su scelta del conduttore, con facoltà per quest'ultimo di divenirne proprietario alla scadenza del contratto dietro versamento di un prestabilito importo (prezzo di opzione). D'altro canto va sottolineato che la soggettività passiva ICI è caratterizzata da un rapporto che lega il soggetto all'immobile con la connotazione del diritto reale di godimento (proprietà piena, oppure usufrutto, uso, abitazione, enfiteusi, superficie). L'aver esteso tale soggettività al locatario finanziario (in testa al quale non è ravvisabile un diritto reale) richiede, agli effetti dell'imposta in commento, che si dia un rilievo determinante alla funzione di godimento che, accanto a quella di finanziamento, rappresenta la causa del leasing. Ed è indubbio che fino a quando l'immobile non venga consegnato al locatario è a questi preclusa ogni possibilità di goderne. In tale linea logica, la stipulazione del contratto di locazione finanziaria va assunta come perfezionata, e quindi operante ai fini del passaggio della soggettività passiva ICI dal locatore al locatario, nel successivo momento della consegna a quest'ultimo dell'immobile oggetto del leasing; e ciò sia nel caso di immobili acquistati dal locatore, sia nel caso di fabbricati realizzati dalla società di leasing per conto del locatario. Resta fermo, ovviamente, che nel periodo immediatamente antecedente alla predetta consegna la soggettività passiva ICI rimane radicata in testa al locatore finanziario. A tale momento di consegna occorre, altresì', fare riferimento per individuare il "primo gennaio dell'anno successivo" stabilito dall'articolo 58 in commento in ordine al passaggio della soggettività passiva ICI dal locatore al locatario per i fabbricati a valore contabile. Nei suesposti sensi vanno lette ed armonizzate le istruzioni sulle modalità di versamento e dichiarazioni ICI 1998, fornite con la circolare ministeriale n. 136/E del 28.5.1998 e decreto direttoriale del 12.3.1999. "Appendice/4" Definizione di fabbricato, area fabbricabile e terreno agricolo. Agli effetti dell'ICI, si intende: . - per fabbricato,la singola unità immobiliare iscritta o che deve essere iscritta nel catasto edilizio urbano (e quindi anche, distintamente, la "abitazione"; la "cantina"; il "garage") cui sia stata attribuita o sia attribuibile un'autonoma rendita catastale; - per area fabbricabile, l'area utilizzabile a scopo edificatorio in base agli strumenti urbanistici generali o attuativi oppure in base alle possibilità effettive di edificazione determinate secondo i criteri previsti agli effetti dell'indennità di espropriazione per pubblica utilità, considerandosi tuttavia non fabbricabili i terreni, di proprietà di coltivatori diretti o di imprenditori agricoli a titolo principale, i quali siano dagli stessi proprietari condotti e sui quali persista l'utilizzazione agro-silvo-pastorale mediante l'esercizio di attività dirette alla coltivazione del fondo, alla silvicoltura, alla funghicoltura ed all'allevamento di animali;. Per coltivatori diretti od imprenditori agricoli a titolo principale devono intendersi, ai sensi del secondo comma dell'articolo 58 del decreto legislativo n. 446 del 15.12.1997, le persone fisiche iscritte negli appositi elenchi comunali previsti dall'articolo 11 della legge 9 gennaio 1963, n. 9, e soggette al corrispondente obbligo dell'assicurazione per invalidità, vecchiaia e malattia (la cancellazione dai predetti elenchi ha effetto a decorrere dal primo gennaio dell'anno successivo). La predetta definizione normativa ha carattere interpretativo, con efficacia quindi anche per il passato, e vale non soltanto agli effetti dell'applicazione delle agevolazioni recate dall'articolo 9 del decreto legislativo n. 504/1992, ma altresì agli effetti della "finzione giuridica" di non edificabilità dei suoli, di cui si è sopra detto. - per terreno agricolo, il terreno, diverso dall'area fabbricabile, utilizzato per l'esercizio delle attività agricole. "Appendice/5" Modalità di tassazione in caso di utilizzazione edificatoria delle aree . In caso di edificazione su area "vergine", dalla data di inizio dei lavori di costruzione fino al momento di ultimazione degli stessi (ovvero fino al momento in cui il fabbricato è comunque utilizzato, qualora siffatto momento di utilizzo sia antecedente a quello della ultimazione dei lavori di costruzione) la base imponibile ICI è data solo dal valore dell'area, da qualificare agli effetti impositivi comunque come fabbricabile indipendentemente dalla sussistenza o meno del requisito dell'edificabilità, senza computare, quindi, il valore del fabbricato in corso d'opera; similmente, in caso di demolizione di fabbricato e ricostruzione sull'area di risulta oppure in caso di recupero edilizio ai sensi dell'articolo 31, comma 1, lettere c, d, e, della legge 5 agosto 1978, n. 457, dalla data di inizio dei lavori di demolizione oppure di recupero fino al momento di ultimazione dei lavori di ricostruzione oppure di recupero (ovvero, se antecedente, fino al momento dell'utilizzo) la base imponibile ICI è data solo dal valore dell'area senza computare quindi il valore del fabbricato che si sta demolendo e ricostruendo oppure recuperando. Ovviamente, a partire dalla data di ultimazione dei lavori di costruzione, ricostruzione o recupero (ovvero, se antecedente, dalla data in cui il fabbricato costruito, ricostruito o recuperato è comunque utilizzato) la base imponibile ICI è data dal valore del fabbricato. "Appendice/6" Circolare del Ministero delle finanze n. 114/E del 25 maggio 1999, concernente il trattamento delle pertinenze dell'abitazione principale. L'articolo 4, comma 1, del decreto legge n. 437 del 8 agosto 1996 (reiterativo di precedenti decreti legge), convertito con modificazioni nella legge n. 556 del 24.10.1996 (richiamato nell'articolo 3, comma 53, della legge n. 662 del 23.12.1996), ha attribuito, come è noto, ai comuni il potere di deliberare, agli effetti dell'ICI, una aliquota ridotta, rispetto a quella ordinaria, per l'abitazione principale appartenente a soggetto residente anagraficamente nel comune. Con la circolare ministeriale n. 318/E del 14.12.1995, veniva assunta la posizione interpretativa secondo la quale tale aliquota ridotta, laddove deliberata dal comune, non si estendeva automaticamente alle pertinenze (quali: box, cantina, ecc.) della abitazione principale agevolata, salva l'ipotesi di accatastamento unitario con attribuzione di un unico ammontare di rendita catastale. Ciò, essenzialmente, nella considerazione del carattere di realità dell'imposta la quale colpisce, quindi, distintamente e separatamente ciascuna unità immobiliare secondo le sue specifiche caratteristiche catastali determinanti autonome rendite e valori. Di contro si andava delineando l'opposta tesi per cui l'aliquota ridotta in commento, ancorchè deliberata con riferimento all'abitazione principale, trovava automatica applicazione anche nei riflessi delle pertinenze dell'abitazione medesima. Essa era confortata dal principio, sancito dall'articolo 818 del codice civile, secondo cui alle pertinenze deve essere applicato lo stesso regime giuridico stabilito per la cosa principale (salvo diversa disposizione di legge) nonché sorretta dalla considerazione che il potere in commento era stato conferito ai comuni al fine di concedere un trattamento agevolato alla "prima casa" con conseguente esigenza, quindi, di ricomprendervi anche le pertinenze essendo queste collegate all'alloggio da una relazione di complementarietà funzionale diretta a conservarne od accrescerne le qualità soddisfacendo così, nell'insieme, il fabbisogno abitativo. Sulla questione è stato sentito il Consiglio di Stato, la cui sezione terza, nell'adunanza del 24 novembre 1998 (n. prot. 1279/98), ha preliminarmente ricordato ".... che in base alla disciplina generale dettata dall'articolo 817 del Codice civile sono pertinenze le cose destinate in modo durevole a servizio o ad ornamento di un'altra cosa e che tale destinazione può essere effettuata da chi sia proprietario o sia titolare di un diritto reale sulla cosa principale; per la configurabilità della pertinenza devono concorrere, quindi, sia un elemento oggettivo, consistente nel rapporto funzionale corrente tra la cosa principale e quelle accessorie, che un elemento soggettivo, consistente nella volontà effettiva, del soggetto che ne abbia titolo, di destinare durevolmente la cosa accessoria alle finalità anzidette". Ha, quindi, espresso parere favorevole alla identità di trattamento fiscale fra l'abitazione principale e le sue pertinenze, nel preminente rilievo che la "prima casa "deve ritenersi comprensiva anche delle sue pertinenze venendosi così a configurare un complesso unitario di beni. In ordine, poi, all'eccezione di una eventuale inconciliabilità che verrebbe, in tal modo, a crearsi con la disposizione, di cui alla lettera d) dell'articolo 59 del decreto legislativo n. 446 del 15.12.1997, conferente al comune il potere regolamentare di considerare parti integranti dell'abitazione principale le sue pertinenze, la predetta Sezione ha avuto modo di escluderla così chiarendo: "....resta comunque aperta la possibilità, per la normativa regolamentare, di introdurre una disciplina di dettaglio per evitare problemi interpretativi e di applicazione in numerose situazioni fino ad oggi mai affrontate, con riferimento, ad esempio, alla esatta individuazione dei tipi di immobili pertinenziali ed al loro numero complessivo da ammettere, unitamente alla cosa principale, ai benefici riservati dalla legge agli immobili adibiti a stabile abitazione. L'anzidetta previsione normativa (lettera d dell'articolo 59), pertanto, non si pone affatto in contraddizione con le disposizioni generali del Codice civile e non appare neppure meramente reiterativa di esse, consentendo di intervenire nella materia per dettare norme integrative od anche eventualmente derogatorie rispetto alle medesime disposizioni generali". ------------------------ La Scrivente, in recepimento del predetto parere, revoca l'avviso espresso nella circolare n. 318/E del 14.12.1995, puntualizzando, nel contempo, sotto l'aspetto della detrazione di imposta, che non spettano ulteriori detrazioni per le pertinenze dell'abitazione principale. La delineata considerazione giuridica unitaria comporterà, quindi, ad avviso della Scrivente, che l'unico ammontare di detrazione, se non trova totale capienza nell'imposta dovuta per l'abitazione principale, può essere computato, per la parte residua, in diminuzione dell'imposta dovuta per le pertinenze dell'abitazione principale medesima, appartenenti al titolare di questa. " Appendice/7" Circolare del Ministero delle finanze n. 96/E del 29 aprile 1999, concernente le modifiche regolamentari che stabiliscono il versamento dell'ICI in autotassazione, in via esclusiva, direttamente al comune. In forza della lettera n) del primo comma dell'articolo 59 del decreto legislativo n. 446 del 15 dicembre 1997, i comuni possono stabilire, con proprio regolamento, fra l'altro, che l'ICI dovuta annualmente in autotassazione, ai sensi del secondo comma dell'articolo 10 del decreto legislativo n. 504 del 30 dicembre 1992, per gli immobili ubicati sul loro territorio, debba essere versata dai contribuenti non più tramite il concessionario della riscossione bensì esclusivamente sul conto corrente postale del comune o presso gli sportelli del tesoriere comunale. Alcuni comuni hanno già esercitato tale potere, con effetto sui versamenti da eseguire a decorrere dal corrente anno. Con la presente circolare si intende esaminare i problemi maggiormente significativi derivanti dal predetto cambiamento del sistema di riscossione, ricercandone adeguate soluzioni. 1. Modello di bollettino per il versamento su c/c postale Pur nella consapevolezza dell'ampio grado di autonomia regolamentare, anche per questo aspetto, riconosciuto ai comuni dagli articoli 52 e 59 del decreto legislativo n. 446/1997, lo Scrivente ritiene doveroso suggerire l'utilizzo di un bollettino che sia analogo, con gli opportuni adattamenti, sia per quanto riguarda il contenuto che per quanto concerne le caratteristiche tecniche, a quello approvato con il decreto interministeriale del 12 maggio 1993, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 116 del successivo 20 maggio. Ciò sia al fine di non complicare le operazioni di sua compilazione da parte dei contribuenti o delle organizzazioni dagli stessi incaricate, sia per assicurare la uniforme rilevazione dei dati di riscossione. Il bollettino, utilizzabile anche per i versamenti agli sportelli del tesoriere comunale, potrebbe essere redatto secondo il fac-simile riprodotto, in misura ridotta, nell'allegato alla presente circolare. 2. Adempimenti dei Comuni I comuni si attiveranno per informare adeguatamente i loro contribuenti in ordine all'obbligo di effettuare i versamenti dell'imposta in autotassazione, direttamente ed esclusivamente in loro favore, specificando le relative modalità ed assicurando la disponibilità gratuita dei bollettini. Essi, inoltre, comunicheranno al concessionario della riscossione che i predetti versamenti non possono più essere eseguiti secondo le modalità stabilite nel terzo comma dell'articolo 10 del decreto legislativo n. 504 del 30 dicembre 1992 3. Adempimenti dei concessionari della riscossione Le somme affluite sul conto corrente postale del concessionario, nonché quelle riscosse presso i propri sportelli, non possono da questo essere restituite ai contribuenti, ma devono necessariamente, in base alle disposizioni vigenti, essere versate in favore del comune avente diritto nei termini e secondo le modalità indicati nelle disposizioni medesime. Sulle predette somme spettano al concessionario le commissioni previste dal terzo comma dell'articolo 10 del decreto legislativo n. 504 del 30 dicembre 1992, eccezione fatta per quelle riscosse allo sportello successivamente al ricevimento della comunicazione di cui si è trattato al punto 2. 4. Validità dei versamenti I versamenti in commento effettuati dai contribuenti sul conto corrente postale del concessionario della riscossione o presso i suoi sportelli, anziché direttamente al comune, devono comunque essere assunti come validamente eseguiti ed alla data apposta sul bollettino dall'ufficio postale ovvero dal concessionario in caso di pagamento presso i suoi sportelli. L'aver utilizzato le predette modalità di versamento, diverse da quelle stabilite nel regolamento comunale, comporta l'applicabilità della sanzione per infrazioni di carattere formale prevista nel terzo comma dell'articolo 14 del decreto legislativo n. 504 del 30 dicembre 1992, come sostituito dall'articolo 14 del decreto legislativo n. 473 del 18 dicembre 1997. Tuttavia, almeno per il primo anno interessato ad una così radicale trasformazione delle modalità di versamento, non si farà luogo alla irrogazione di tale sanzione alla luce delle disposizioni recate dall'articolo 6 del decreto legislativo n. 472 del 18 dicembre 1997, in quanto non c'è dubbio che si verificano obiettive condizioni di incertezza e di disorientamento che rendono scusabile l'errore del contribuente. 5. Avvertenza Ovviamente resta fermo che, in assenza di modifiche regolamentari da parte del comune sulle modalità di versamento, l'imposta dovuta per gli immobili ubicati sul suo territorio deve continuare, come per il passato, ad essere pagata tramite il competente concessionario della riscossione. Resta, altresì, fermo che qualora il comune, con il suo regolamento, abbia stabilito il versamento diretto in suo favore aggiuntivamente rispetto a quello tramite il concessionario, il contribuente può optare per l'una o l'altra modalità di pagamento.
Risoluzione 139 del 25 agosto 1999
Imposta comunale sugli immobili (ICI) - Coltivatori diretti - Nozione - Efficacia retroattiva
Al Comune di GROSSETO (GR) ------------------------------------ Si fa riferimento alla nota sopradistinta con la quale e' stato posto quesito diretto, sostanzialmente, a conoscere quale sia l'efficacia nel tempo della disposizione, di cui al secondo comma dell'articolo 58 del decreto legislativo n. 446 del 15 dicembre 1997, secondo la quale: " Agli effetti dell'applicazione dell'articolo 9 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, relativo alle modalita' di applicazione dell'imposta ai terreni agricoli, si considerano coltivatori diretti od imprenditori agricoli a titolo principale le persone fisiche iscritte negli appositi elenchi comunali previsti dall'articolo 11 della legge 9 gennaio 1963, n. 9, e soggette al corrispondente obbligo dell'assicurazione per invalidita', vecchiaia e malattia; la cancellazione dai predetti elenchi ha effetto a decorrere dal primo gennaio dell'anno successivo". Al riguardo, si fa presente che gia' nella relazione di accompagnamento del decreto legislativo n. 446/1997 venne precisato che: "Con il successivo comma 2 sono individuati i soggetti coltivatori diretti od imprenditori agricoli che esplicano la loro attivita' a titolo principale, agli effetti dell'applicazione delle disposizioni agevolative recate dall'articolo 9 e, di riflesso, dalla lettera b), comma 1 dell'articolo 2 del decreto legislativo n. 504 del 1992. La disposizione ha carattere interpretativo, ricavandosi gia' dall'attuale formulazione del primo comma del predetto articolo 9 la necessita', per il riconoscimento della particolare qualifica, della iscrizione negli appositi elenchi dei coltivatori diretti ed imprenditori agricoli a titolo principale (articolo 11 della legge 9 gennaio 1963, n. 9) e dell'assoggettamento al corrispondente obbligo dell'assicurazione per invalidita', vecchiaia e malattia". Siffatta natura interpretativa del secondo comma dell'articolo 58 in esame e' stata, poi, ribadita da questo Ministero, il quale gia' nella Appendice/5 alle istruzioni per il versamento dell'ICI 1998, ha espresso l'avviso che "...... La predetta definizione normativa ha carattere interpretativo, con efficacia quindi anche per il passato, e vale non soltanto agli effetti dell'applicazione delle agevolazioni recate dall'articolo 9 del decreto legislativo n. 504/1992, ma altresi' agli effetti della "finzione giuridica" di non edificabilita' dei suoli" (vedasi precitato articolo 2, comma 1, lettera b) del decreto legislativo n. 504/1992). Per quanto concerne le sanzioni per le annualita' di imposta antecedenti al 1998, e' invocabile, ad avviso della Scrivente, l'articolo 6 del decreto legislativo n. 472 del 18.12.1997, con conseguente disapplicazione delle sanzioni, potendosi ravvisare nella fattispecie in commento la sussistenza di condizioni di incertezza sulla esatta portata dell'originario primo comma dell'articolo 9 in discorso.
Circolare n. 23 del 11 febbraio 2000
Legge 23 dicembre 1999, n. 488 (legge finanziaria 2000). Chiarimenti in ordine alle disposizioni relative all'imposta comunale sugli immobili (ICI)
Ai Comuni e, per conoscenza, Alle Direzioni Regionali delle Entrate Al Dipartimento del Territorio All'Associazione Nazionale dei Comuni italiani (ANCI) ------------------------------- La legge 23 dicembre 1999, n. 488, recante "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2000)", pubblicata sul supplemento ordinario n. 227/L alla Gazzetta Ufficiale del 27 dicembre 1999, ha introdotto importanti innovazioni in materia di imposta comunale sugli immobili (ICI) già brevemente illustrate nella circolare n. 247/E del 29 dicembre 1999 ed in ordine alle quali con la presente circolare si offrono ulteriori chiarimenti. Le norme più significative della legge finanziaria che hanno riguardato l'ICI sono contenute nell'art. 30. A) PROROGA DEI TERMINI PER LA NOTIFICAZIONE DEGLI AVVISI DI LIQUIDAZIONE E DI ACCERTAMENTO. L'art. 30, comma 10, stabilisce il differimento al 31 dicembre 2000 dei termini per la notificazione: - degli avvisi di liquidazione sulla base delle dichiarazioni e degli avvisi di accertamento in rettifica o d'ufficio relativi all'ICI dovuta per l'anno 1993; - degli avvisi di liquidazione sulla base delle dichiarazioni relativamente all'ICI dovuta per gli anni 1994, 1995, 1996 e 1997; - degli avvisi di accertamento in rettifica, relativamente all'ICI dovuta per gli anni 1994, 1995, 1996; - degli avvisi di accertamento d'ufficio relativi all'ICI dovuta per l'anno 1994; - degli atti di contestazione delle violazioni non collegate all'ammontare dell'imposta, commesse negli anni dal 1993 al 1998. Si tratta di una proroga dei termini stabiliti dall'art. 11 del D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 504, per la liquidazione e l'accertamento del tributo, che ha investito a ritroso distinte annualità di imposta, poiché diversi sono i termini fissati dall'art. 11, a seconda del provvedimento adottato dal comune. Relativamente agli atti di contestazione delle violazioni non collegate all'ammontare dell'imposta, la norma di riferimento è contenuta invece nell'art. 14, comma 5, del D.Lgs. n. 504 del 1992, che attribuisce al comune la possibilità di contestare dette violazioni entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui sono state commesse. Peraltro, l'estensione fino al 31 dicembre 2000 del termine per notificare gli atti di contestazione di questa tipologia di violazioni commesse negli anni dal 1993 al 1998, risulta indifferente per l'anno 1995 – poiché è proprio in quella data che scade il naturale termine di decadenza - ed appare del tutto irrilevante per le annualità 1996, 1997 e 1998, in quanto il calcolo dei termini effettuato sulla base dell'art. 14, comma 5, consente ai comuni di andare ben oltre la data finale stabilita dalla legge finanziaria. Deve pertanto concludersi che l'effetto della disposizione in esame consiste esclusivamente in una proroga dei termini per effettuare la notificazione degli atti di contestazione delle violazioni non collegate all'ammontare dell'imposta commesse negli anni 1993 e 1994. B) ATTRIBUZIONE DELLA RENDITA CATASTALE. Il comma 11, dell'art. 30, integra, con alcune significative disposizioni l'art. 5, comma 4, del D.Lgs. n. 504 del 1992, che, in materia di base imponibile, stabilisce che il valore degli immobili per i fabbricati non iscritti in catasto, nonché per quelli per i quali sono intervenute variazioni permanenti, anche se dovute ad accorpamento di più unità immobiliari, che influiscono sull'ammontare della rendita catastale, è determinato con riferimento alla rendita dei fabbricati similari già iscritti. La norma della legge finanziaria prevede infatti che "fino alla data dell'avvenuta comunicazione della rendita non sono dovuti sanzioni e interessi per effetto della nuova determinazione della rendita catastale". Viene inoltre stabilito che gli uffici competenti devono provvedere alla comunicazione dell'avvenuto classamento delle unità immobiliari a mezzo del servizio postale con modalità idonee ad assicurarne l'effettiva conoscenza da parte del contribuente, garantendo, altresì, che il contenuto della comunicazione non sia conosciuto da soggetti diversi dal destinatario. A tal fine il Dipartimento del territorio, con nota n. C/88414 del 29 dicembre 1999, ha già diramato le necessarie istruzioni per il corretto adempimento dell'obbligo imposto dalla legge finanziaria, stabilendo che: - la comunicazione deve essere effettuata nei confronti di tutti gli intestatari e recapitata agli indirizzi di residenza dichiarati dalla parte o in mancanza alla residenza risultante dall'Anagrafe tributaria; - deve essere utilizzato il mezzo postale, mediante invio al destinatario di raccomandata ordinaria con ricevuta di ritorno indicando sulla busta la dicitura: "RISERVATA PERSONALE". Tutto ciò comporta quindi che, anche in conformità alla risoluzione n. 7-00819 della VI Commissione Finanze della Camera dei deputati, la notifica mediante la pubblicazione nell'Albo pretorio della rendita definitiva (che la legge impropriamente definisce "nuova"), deve essere considerata giuridicamente irrilevante. Occorre quindi verificare gli effetti delle disposizioni innovative sul contenuto dell'art. 11, comma 1, ultimo periodo del D.Lgs. n. 504 del 1992, che stabilisce, tra l'altro, che entro il 31 dicembre dell'anno successivo a quello in cui è avvenuta la comunicazione, il comune, sulla base della rendita attribuita: - provvede alla liquidazione della maggiore imposta dovuta e degli interessi, senza applicazione di sanzioni, qualora lo scostamento tra la rendita dichiarata e quella attribuita non superi il 30%; - dispone il rimborso delle somme versate in eccedenza e dei relativi interessi; - applica all'imposta dovuta una maggiorazione del 20% ove la rendita attribuita superi di oltre il 30% quella dichiarata. La norma in esame stabilisce l'applicazione di tale particolare meccanismo limitatamente al periodo in cui non si ha certezza della rendita definitiva, interessando così soltanto le annualità precedenti a quella in cui il contribuente ha avuto comunicazione della rendita effettiva. Va inoltre osservato che detta "maggiorazione", nonostante la denominazione, assume, secondo quanto è desumibile dalla volontà del legislatore della legge finanziaria, natura sanzionatoria. Al riguardo si precisa che detta maggiorazione è l'unica sanzione legittimamente applicabile alla fattispecie in questione. Da quanto appena affermato consegue che le disposizioni dell'art. 30, comma 11, stabilendo innovativamente che fino alla data in cui il contribuente ha avuto effettiva conoscenza della rendita non possono essere computati né interessi, né sanzioni, rendono di fatto inapplicabili dal 1 gennaio 2000 le disposizioni di cui all'art. 11, comma 1, ultimo periodo del D.Lgs. n. 504 del 1992, perché riguardanti annualità in cui la rendita definitiva, non essendo stata ancora attribuita, non poteva essere comunicata al contribuente. Dal momento invece in cui il contribuente viene a conoscenza della rendita definitiva secondo il nuovo sistema di comunicazione, bisogna distinguere due fattispecie: - per il periodo precedente a detta data, il comune potrà richiedere unicamente la differenza di imposta dovuta; - per il periodo successivo a detta data, se il contribuente continua a versare il tributo in base alla rendita presunta o comunque in maniera difforme dagli importi dovuti in base alla rendita definitiva, il comune, oltre a richiedere la differenza di imposta, dovrà calcolare su detto importo i relativi interessi ed irrogare la sanzione prevista dall'art. 13 del D. Lgs. 18 dicembre 1997, n. 471, mentre non potrà ovviamente applicare la maggiorazione del 20%, i cui effetti sono limitati al periodo in cui non vi era ancora la rendita definitiva. Relativamente alla validità temporale delle norme contenute nell'art. 30, comma 11, occorre precisare che le stesse entrano in vigore dal 1 gennaio 2000, e quindi, in mancanza di espressa disposizione al riguardo, non possono avere valore retroattivo, con le seguenti conseguenze. Per quanto attiene agli interessi computabili fino al 31 dicembre 1999 gli stessi sono dovuti, anche se liquidati successivamente a tale data, mentre, a partire dall'anno in corso non possono essere più richiesti, se non dopo la notificazione al contribuente della rendita definitiva, come sopra precisato. In ordine, poi, alla sanzione del 20%, che, come già precisato, era l'unica irrogabile, la legge finanziaria fa comunque salva l'applicazione dell'art. 3, del D. Lgs. 18 dicembre 1997, n. 472, dove si trovano sanciti il principio di legalità, dell'irretroattività e del favor rei e, poiché il principio di legalità stabilisce che nessuno può essere assoggettato a sanzioni per un fatto che, secondo una legge posteriore, non costituisce violazione punibile e se la sanzione è già stata irrogata con provvedimento definitivo il debito residuo si estingue, ma non è ammessa ripetizione di quanto pagato, le diverse fattispecie connesse all'applicazione delle sanzioni dovranno essere riviste alla luce delle norme in vigore dal 1 gennaio 2000. Pertanto alla data del 31 dicembre 1999 potevano verificarsi le seguenti situazioni: - se l'atto di contestazione o di irrogazione immediata della sanzione sono già stati notificati e sono divenuti definitivi, essendo già scaduto il termine per proporre ricorso avanti alle Commissioni tributarie senza che lo stesso sia stato presentato, si applica il principio dell'art. 3, del D. Lgs. n. 472 del 1997, per cui se il contribuente ha già pagato, non è ammessa restituzione. Né, al riguardo, potrebbe invocarsi l'applicazione del principio di autotutela, considerato che la fattispecie è la conseguenza della legittima applicazione di una norma a suo tempo vigente. Se viceversa il contribuente, per effetto, ad esempio, di provvedimenti di sospensione amministrativa o di dilazione del pagamento, non ha ancora pagato in tutto o in parte la sanzione, il debito residuo si estingue; - se risulta già notificato l'atto di contestazione o di irrogazione immediata della sanzione ma non è ancora decorso il termine di 60 giorni per proporre ricorso avanti ai giudici tributari, detti provvedimenti non sono divenuti definitivi. Per cui l'applicazione del principio dell'art. 3 del D.Lgs. n. 472 del 1997, comporta che non sono più dovute le sanzioni e quindi, il comune dovrà provvedere alla rettifica degli atti in esame, mentre se il contribuente ha già assolto la propria obbligazione, gli importi pagati a titolo di sanzione dovranno essere rimborsati. Le stesse argomentazioni valgono nell'ipotesi in cui avverso i suddetti provvedimenti sia stato proposto ricorso, in quanto anche in questo caso non sono ancora divenuti definitivi; - se l'atto di contestazione o di irrogazione immediata della sanzione sono stati predisposti, ma non ancora notificati al contribuente, il comune dovrà eliminare l'importo corrispondente alla sanzione limitatamente al periodo compreso tra la dichiarazione ICI e la data in cui il contribuente ha avuto piena conoscenza della rendita definitiva; - se le comunicazioni delle rendite definitive non risultano ancora pubblicate nell'Albo pretorio, si renderà necessario effettuarne la comunicazione direttamente al contribuente, in base alle norme dell'art. 30, comma 11 della legge finanziaria, in vigore dal 1 gennaio 2000. Se, viceversa, le comunicazioni di attribuzione di rendita sono state effettuate entro il 31 dicembre 1999 mediante affissione nell'Albo pretorio, le stesse restano pienamente valide, poiché le disposizioni innovative riguardanti la comunicazione non hanno valore retroattivo. In tale ipotesi sarebbe tuttavia opportuno che il comune, ove sia a conoscenza delle rendite definitive, le comunichi direttamente al contribuente, al fine di assicurarne a quest'ultimo la piena conoscenza. Va infine rilevato che, se la rendita definitiva comporta un versamento del tributo di entità inferiore rispetto a quanto pagato in base alla rendita presunta, poiché le disposizioni della finanziaria non sono retroattive, il comune dovrà rimborsare, oltre alla differenza di imposta dovuta, solo gli interessi computabili fino alla data del 31 dicembre 1999. Se invece la conoscenza della rendita definitiva avviene successivamente al 1 gennaio 2000, da questa data e fino al momento della piena conoscenza della rendita da parte del contribuente gli interessi non dovranno essere più rimborsati, in quanto è la stessa norma a stabilire in via generale che "non sono dovuti sanzioni e interessi per effetto della nuova determinazione della rendita catastale". C) LA DISCIPLINA TRIBUTARIA DELLE PERTINENZE. L'art. 30, comma 12, della legge finanziaria stabilisce che, fino all'anno di imposta 1999 compreso, l'aliquota ridotta di cui all'art. 4, comma 1, del d.l. 8 agosto 1996, n. 437, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 ottobre 1996, n. 556, deliberata dai comuni, in misura non inferiore al 4 per mille, si applica soltanto agli immobili adibiti ad abitazione principale, con esclusione di quelli qualificabili come pertinenze, ai sensi dell'art. 817 del codice civile. La norma è rivolta quindi ai comuni che abbiano deliberato una riduzione di aliquota ICI in favore delle persone fisiche soggetti passivi e dei soci di cooperative edilizie a proprietà indivisa, residenti nel comune, per l'unità immobiliare direttamente adibita ad abitazione principale, nonché per quelle locate con contratto registrato ad un soggetto che le utilizzi come abitazione principale. La disposizione in esame attiene ad una problematica sulla quale il Ministero delle finanze è già intervenuto con la circolare n. 114/E del 25 maggio 1999, con la quale, è stato affermato il principio dell'identità di trattamento fiscale fra l'abitazione principale e le sue pertinenze, a seguito del parere espresso dal Consiglio di Stato, sezione terza, nell'adunanza del 24 novembre 1998, che ha richiamato in merito l'applicabilità dell'art. 817 del codice civile anche per l'ICI. La norma contenuta nell'art. 30, comma 12, della legge finanziaria interviene quindi a dettare gli esatti termini entro i quali inquadrare le pertinenze per tutti gli anni pregressi, fino al 1999 compreso. A tal fine soccorre anche il successivo comma 13, secondo il quale la disposizione del precedente comma 12 non ha effetto nei riguardi dei comuni che nel periodo anzidetto abbiano già applicato, a seguito dell'adozione di specifica deliberazione, l'aliquota ridotta anche agli immobili adibiti a pertinenze. Dal 1 gennaio 2000, invece, alle pertinenze, così come delineato dalla citata circolare n. 114/E, deve essere riservato lo stesso trattamento fiscale dell'abitazione principale, indipendentemente dal fatto che il comune abbia o meno deliberato l'estensione della riduzione dell'aliquota anche alle pertinenze. Occorre sottolineare che la disposizione contenuta nella legge finanziaria riguarda esclusivamente le riduzioni di aliquota eventualmente disposte dai comuni e non le detrazioni che l'art. 8, del D.Lgs. n. 504 del 1992, consente al comune di stabilire per l'unità immobiliare adibita ad abitazione principale. Pertanto, l'ammontare della detrazione se non trova totale capienza nell'imposta dovuta per l'abitazione principale deve essere computato, per la parte residua, sull'imposta dovuta per le pertinenze. Infine, va rilevato che la circostanza che sul trattamento delle pertinenze vi sia stata una serie di interventi in senso opposto sia da parte della prassi amministrativa e sia da parte del legislatore, può rendere operante l'art. 6, comma 2, del D. Lgs. 18 dicembre 1997, n. 472, che prevede la non punibilità dell'autore della violazione quando quest'ultima è determinata da obiettive condizioni di incertezza sulla portata e sull'ambito di applicazione delle disposizioni alle quali si riferiscono.
Circolare n. 3 del 7 marzo 2001
Legge 23 dicembre 2000, n. 388 (Legge finanziaria per l'anno 2001). Chiarimenti in ordine alle disposizioni relative all'imposta comunale sugli immobili (ICI)
La legge 23 dicembre 2000, n. 388, recante "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2001)", pubblicata sul supplemento ordinario n. 219/L alla Gazzetta Ufficiale n. 302 del 29 dicembre 2000, contiene varie norme relative all'imposta comunale sugli immobili (ICI). In particolare, con gli articoli 18 e 19 sono state apportate sostanziali modificazioni alla disciplina dei versamenti del tributo, sulle quali si forniscono taluni chiarimenti.
Il comma 1 dell'art. 18, sostituisce il comma 2 dell'art. 10 del D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 504, dedicato ai "Versamenti e dichiarazioni" dell'ICI, stabilendo che i soggetti passivi del tributo devono effettuare il versamento dell'imposta complessivamente dovuta al comune per l'anno in corso in due rate:
- l'importo della seconda rata deve essere pari al saldo dell'ICI dovuta per l'intero anno ed è comprensivo dell'eventuale conguaglio sulla prima rata. Detto importo deve essere versato dal 1 al 20 dicembre di ciascun anno.
La norma riconosce, inoltre, al contribuente la facoltà di versare l'ICI complessivamente dovuta in un'unica soluzione, entro il termine del 30 giugno di ogni anno. E' ovvio che in questo caso il soggetto passivo ici dovrà effettuare il calcolo dell'imposta dovuta applicando l'aliquota e le detrazioni in vigore nel comune nell'anno in corso e non quelle deliberate per l'anno precedente.
Nella pratica, tuttavia, si possono verificare talune situazioni particolari che richiedono un'analisi specifica. Una prima ipotesi si ha qualora nell'anno in corso l'immobile venga destinato ad altro uso: l'ICI deve essere calcolata applicando alla nuova fattispecie impositiva le aliquote e le detrazioni in vigore per l'anno precedente per detta fattispecie.
Ulteriori ipotesi possono verificarsi quando il contribuente abbia acquistato l'immobile nel corso dell'anno precedente, per cui il possesso non si è protratto per dodici mesi.
- il contribuente abbia acquistato un immobile il 1 ottobre 2000. In tale caso detto soggetto, entro il mese di giugno, dovrà calcolare l'ICI dovuta per l'anno 2001 sulla base dell'aliquota e delle detrazioni dei dodici mesi dell'anno precedente, indipendentemente cioè dalla circostanza che nell'anno 2000 abbia avuto il possesso dell'immobile per soli tre mesi. Non essendoci identità di situazioni rispetto allo scorso anno, si dovrà procedere ad un calcolo che ha come risultato un importo che non è ovviamente pari alla metà della somma che è stata effettivamente corrisposta l'anno precedente, ma un importo pari al 50% della somma che si sarebbe dovuta versare se si fosse posseduto l'immobile per i dodici mesi dell'anno precedente.
Vi possono inoltre essere dei casi in cui il contribuente, al momento del pagamento della 1 rata dell'anno, e cioè al 30 giugno, non ha avuto il possesso dell'immobile per sei mensilità.
È ciò che si verifica, ad esempio, quando:
- il contribuente abbia venduto un immobile il 28 febbraio 2001, possedendolo dunque nell'anno 2001 per soli due mesi. Questa circostanza è determinante per affermare che sarebbe in aperto contrasto con le norme che disciplinano il presupposto impositivo del tributo imporre al soggetto passivo ICI di calcolare l'imposta sulla base dell'aliquota e delle detrazioni dei dodici mesi dell'anno precedente. Se così fosse, infatti, si addosserebbe a quest'ultimo l'onere di anticipare una somma superiore a quella realmente dovuta per l'anno in corso, in violazione del disposto dell'art. 10, comma 1, del D.Lgs. n. 504 del 1992, che stabilisce che l'imposta è dovuta per anno solare, proporzionalmente alla quota ed ai mesi dell'anno nei quali si è protratto il possesso, costringendolo poi a presentare istanza di rimborso per l'ammontare del tributo versato in eccedenza.
Alla luce di queste precisazioni si può quindi ammettere che in tal caso l'interessato, entro il mese di giugno, potrà versare l'ICI dovuta per l'anno 2001 commisurandola ai due dodicesimi dell'importo calcolato sulla base dell'aliquota e delle detrazioni dei dodici mesi dell'anno precedente, ed entro il 20 dicembre dovrà versare l'eventuale conguaglio che risulta dalle variazioni regolamentari deliberate dal comune per l'anno 2001.
- il contribuente abbia acquistato un immobile il 1 aprile 2001 possedendolo dunque, fino al 30 giugno, per soli tre mesi. Anche in questa ipotesi, infatti, alla scadenza della 1 rata il presupposto impositivo - e cioè il possesso dell'immobile - sussiste per soli tre mesi e quindi si ripropongono tutte le eccezioni sollevate nell'esempio precedente, con la conseguenza che il contribuente entro il 30 giugno potrà versare l'ICI dovuta per l'anno in corso commisurandola ai tre dodicesimi dell'importo calcolato sulla base delle aliquote e delle detrazioni vigenti per l'anno precedente.
Il comma 2 dell'art. 18, interviene sull'art. 30, comma 12, della legge 23 dicembre 1999, n. 488 (legge finanziaria per l'anno 2000), stabilendo che, fino all'anno di imposta 2000 compreso, l'aliquota ridotta di cui all'art. 4, comma 1, del d.l. 8 agosto 1996, n. 437, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 ottobre 1996, n. 556, deliberata dai comuni in misura non inferiore al 4 per mille, si applica soltanto agli immobili adibiti ad abitazione principale, con esclusione di quelli qualificabili come pertinenze, ai sensi dell'art. 817 del codice civile.
Detta norma è rivolta ai comuni che abbiano deliberato una riduzione di aliquota ICI in favore delle persone fisiche soggetti passivi e dei soci di cooperative edilizie a proprietà indivisa, residenti nel comune, per l'unita' immobiliare direttamente adibita ad abitazione principale, nonché per quelle locate con contratto registrato ad un soggetto che le utilizzi come abitazione principale.
La disposizione in esame interviene, quindi, ancora una volta a dettare gli esatti termini entro i quali inquadrare le pertinenze per tutti gli anni pregressi, fino al 2000 compreso. Al riguardo, si precisa che bisogna tener conto anche della disposizione del comma 13, del citato art. 30, della legge n. 488 del 1999, che è strettamente correlata a quella del precedente comma 12, influendo sulla disciplina delle pertinenze adottata dai comuni nel medesimo periodo cui fa riferimento quest'ultima norma che, a seguito delle modificazioni apportate dalla legge finanziaria, non comprende più la dizione "fino all'anno di imposta 1999" ma "fino all'anno di imposta 2000". La norma contenuta nel comma 13 in esame stabilisce, infatti, che la disposizione del precedente comma 12 non ha effetto nei riguardi dei comuni che fino all'anno di imposta 2000 abbiano già applicato, a seguito dell'adozione di specifica deliberazione, l'aliquota ridotta anche agli immobili adibiti a pertinenze.
Si può concludere, quindi, che resta valido il principio già illustrato nella circolare n. 23/E dell'11 febbraio 2000 - alla quale si fa rinvio per un approfondimento della problematica in questione - in base al quale dal 1 gennaio 2001 alle pertinenze deve essere riservato lo stesso trattamento fiscale dell'abitazione principale, indipendentemente dal fatto che il comune abbia o meno deliberato l'estensione della riduzione dell'aliquota anche alle pertinenze.
Il comma 3 dell'art. 18, effettua un'integrazione al testo dell'art. 3, comma 2, del D.Lgs. n. 504 del 1992, intitolato "Soggetti passivi", aggiungendo alla fattispecie della locazione finanziaria quella degli immobili insistenti su aree demaniali, stabilendo che, nel caso di concessione su aree demaniali, soggetto passivo dell'ICI è il concessionario.
Detta disposizione ha una portata innovativa, e trova quindi applicazione soltanto dal 1 gennaio 2001. Fino al 31 dicembre 2000, infatti, il concessionario in questione non poteva essere considerato soggetto passivo dell'ICI poiché, anche se di fatto possedeva l'immobile, il possesso non era a titolo di proprietà, di diritto reale di usufrutto, uso, abitazione, enfiteusi o superficie o di locazione finanziaria, che erano le fattispecie cui era giuridicamente connesso l'obbligo di assolvere il pagamento del tributo comunale.
Pertanto, dal 1 gennaio 2001, tale soggetto è tenuto a tutti gli adempimenti richiesti dalle disposizioni del D.Lgs. n. 504 del 1992.
- gli avvisi di liquidazione sulla base delle dichiarazioni relativi all'ICI dovuta per gli anni 1995, 1996, 1997 e 1998;
- gli avvisi di accertamento in rettifica relativi all'ICI dovuta per gli anni 1995, 1996 e 1997; - gli avvisi di accertamento d'ufficio relativi all'ICI dovuta per l'anno 1995.
L'art. 19 affronta il problema dell'individuazione del soggetto tenuto al versamento dell'ICI dovuta per i beni immobili sui quali sono costituiti diritti di godimento a tempo parziale di cui al D.Lgs. 9 novembre 1998, n. 427, recante "Attuazione della direttiva 94/47/CE concernente la tutela dell'acquirente per taluni aspetti dei contratti relativi all'acquisizione di un diritto di godimento a tempo parziale di beni immobili", che all'art. 1, comma 1, lettera a), stabilisce "Ai fini del presente decreto si intende per "contratto": uno o più contratti della durata di almeno tre anni con i quali, verso pagamento di un prezzo globale, si costituisce, si trasferisce o si promette di costituire o di trasferire, direttamente o indirettamente, un diritto reale ovvero un altro diritto avente ad oggetto il godimento su uno o più beni immobili, per un periodo determinato o determinabile dell'anno non inferiore ad una settimana."
Il comma 2 dell'art. 19 prevede, inoltre, che per detta fattispecie l'amministratore è autorizzato a prelevare l'importo necessario al pagamento dell'ICI dalle disponibilità finanziarie del condominio e ad attribuire le relative quote al singolo titolare dei diritti di godimento addebitandole nel rendiconto annuale.
F) Le ulteriori proroghe stabilite dall'art. 64 della legge n. 388 del 2000.
La legge n. 388 del 2000 contiene inoltre, all'art. 64, alcune norme che interessano seppure indirettamente l'imposta in esame.
Il comma 1 dell'art. 64, infatti, ha accordato, a decorrere dall'anno 2000, un aumento dei trasferimenti erariali destinato a compensare i comuni che hanno conseguito un minore gettito dell'ICI rispetto alle annualità precedenti, a seguito dell'attribuzione della rendita catastale ai fabbricati classificati nel gruppo catastale D effettuata dallo stesso contribuente attraverso l'autodeterminazione delle rendite secondo la procedura DOC-FA, prevista dal decreto del Ministro delle finanze 19 aprile 1994, n. 701.
Relativamente a questa problematica si ricorda che lo Stato, a norma dell'art. 53 della legge finanziaria, al comma 14, eroga un contributo ai comuni che negli anni 1998, 1999 e 2000 hanno subito le perdite di gettito per le ragioni innanzi evidenziate. A tal fine gli enti locali interessati devono inviare entro il 31 marzo 2001 un'apposita certificazione, il cui modello e le cui modalità di invio sono stati definiti con decreto del Ministero dell'interno 30 gennaio 2001, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 37 del 14 febbraio 2001.
Ai commi 4 e 5, dell'art. 64, viene infine stabilita, rispettivamente, la proroga:
- del termine per le variazioni delle iscrizioni in catasto dei fabbricati già rurali, che viene fissato al 31 dicembre 2001;
- del termine per la presentazione delle denunce di accatastamento dei fabbricati rurali, che viene invece differito al 1 luglio 2001.
Risoluzione 6 del 7 maggio 2002
Imposta comunale sugli immobili (ICI) - Abitazione principale costituita da due unita' immobiliari.
Si forniscono chiarimenti in ordine all'assoggettamento all'ICI di un'abitazione costituita da due unita' immobiliari accatastate separatamente con l'attribuzione di due distinte rendite catastali.
Con la nota qui pervenuta per il tramite dell'Agenzia delle entrate - Direzione Centrale normativa e contenzioso, e' stato formulato il quesito inteso a conoscere se un'abitazione costituita da due unita' immobiliari accatastate separatamente con l'attribuzione di due distinte rendite catastali, possa essere considerata "abitazione principale" con conseguente applicazione dell'aliquota ridotta e della detrazione per questa previste.
Al riguardo, si ritiene che in tal caso non sia corretto utilizzare come base imponibile la somma algebrica delle rendite risultanti in catasto e quindi applicare al risultato cosi' ottenuto l'aliquota ridotta eventualmente deliberata dal comune e la detrazione spettante per l'abitazione principale. Del resto l'art. 8, comma 2, del D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 504, riconosce una detrazione dall'imposta dovuta pari a 103,29 euro (lire 200.000) per l'unita' immobiliare adibita a dimora abituale del contribuente che la possieda a titolo di proprieta' o che sia titolare di diritto reale di usufrutto, uso o abitazione sulla stessa. Per unita' immobiliare si intende la piu' piccola entita' da iscrivere in catasto, alla quale possa essere attribuita un'autonoma rendita catastale. Pertanto, non e' corretto affermare che il contribuente "dimora in un'unica unita' immobiliare che si presenta divisa catastalmente con l'attribuzione di due rendite catastali" perche' in tal caso ci si trova, in realta', in presenza di due unita' immobiliari che come tali vanno singolarmente e separatamente soggette ad imposizione, ciascuna per la propria rendita: una unita' puo' essere assoggettata ad ICI come abitazione principale con applicazione delle agevolazioni e delle riduzioni per questa previste, l'altra invece va considerata come seconda abitazione, con l'applicazione dell'aliquota deliberata dal comune per tali tipologie di fabbricati.
Quindi, per poter usufruire per intero degli effetti sia dell'aliquota ridotta sia della detrazione sarebbe opportuno che il contribuente richieda l'accatastamento unitario dei due distinti cespiti.
Circolare n. 4/DPF del 30/05/2002
Chiarimenti in ordine al pagamento dell'imposta comunale sugli immobili (ICI). Art. 10 del D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 504
Il nuovo modello di bollettino di conto corrente postale deve essere utilizzato per i versamenti a favore: - del concessionario della riscossione;
- del comune che abbia optato per la riscossione diretta del tributo, ai sensi dell'articolo 59, comma 1, lettera n), del D.Lgs. n. 446 del 1997;
- del comune che si avvalga dei servizi accessori al conto corrente postale.
- l'importo complessivo da versare deve essere debitamente arrotondato al centesimo più vicino, a norma dell'art. 5, del Regolamento (CE) n. 1103/97 del Consiglio del 17 giugno 1997. Tale operazione deve essere effettuata tenendo conto del valore del terzo decimale; sicché, se il terzo decimale è inferiore a 5, l'importo da pagare deve essere arrotondato per difetto, mentre se è uguale o superiore a 5, l'importo da pagare deve essere arrotondato per eccesso;
- nella casella dedicata all' "abitazione principale" va indicato soltanto l'importo dovuto per l'immobile adibito a dimora abituale del contribuente, titolare del diritto di proprietà o di diritto reale di godimento sullo stesso, al netto dell'ammontare della detrazione stabilita per l'abitazione principale;
- gli importi dovuti per le eventuali pertinenze dell'abitazione principale, nonché quelli relativi ai fabbricati ai quali, per disposizione di legge o a seguito di deliberazione comunale, è riconosciuto un trattamento di favore analogo a quello dell'abitazione principale, vanno indicati nella casella dedicata agli "altri fabbricati";
- nella casella dedicata alla "detrazione per l'abitazione principale" va indicato l'importo complessivo delle detrazioni di imposta, anche se non riguardante o riguardante solo in parte la dimora abituale del contribuente; detto importo è quello risultante dalle disposizioni di legge vigenti o dalle deliberazioni del comune che riconoscono tale agevolazione;
- nelle caselle dedicate al "numero dei fabbricati" va indicato il numero delle unità immobiliari alle quali si riferisce il versamento;
- se il versamento è effettuato in unica soluzione, va barrata sia la casella dell'acconto e sia quella del saldo.
Risoluzione 1 del 6 marzo 2003
Imposta comunale sugli immobili (ICI) - Riconoscimento della soggettivita' passiva ai concessionari di aree demaniali - Quesiti.
I soggetti concessionari di aree demaniali sono soggetti passivi ai fini I.C.I. e non possono considerarsi detentori delle aree stesse. In ogni caso ai fini della soggettività passiva bisogna prescindere da ogni considerazione in ordine alle modalità con cui si verifica in concreto il possesso del bene, rilevando la funzione di godimento del bene quale caratteristica del rapporto concessorio.
Con la nota in riferimento sono stati posti vari quesiti in ordine alla corretta interpretazione dell'art. 3 del D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 504, come modificato dall'art. 18, comma 3, della legge 23 dicembre 2000, n. 388 (legge finanziaria per l'anno 2001), che a decorrere dal 1 gennaio 2001 ha incluso tra i soggetti passivi dell'imposta comunale sugli immobili i concessionari di aree demaniali. Si chiede, in particolare, se possa essere riconosciuta la soggettività passiva ai fini Ici al concessionario che non sia possessore, ma semplice detentore del bene oggetto della concessione; ciò in quanto in tal caso non si realizzerebbe il presupposto impositivo dell'ICI che l'art. 1, comma 2, del D.Lgs. n. 504 del 1992, individua nel solo "possesso" dei beni immobili, vale a dire nel potere sulla cosa che, a norma dell'art. 1140 del codice civile, si manifesta in un'attività corrispondente all'esercizio della proprietà o di altro diritto reale.
Al riguardo, occorre innanzitutto sottolineare che il legislatore ha riconosciuto espressamente la soggettività passiva ai fini dell'ICI al concessionario di aree demaniali prescindendo da ogni considerazione in ordine alle modalità con cui si verifica in concreto il possesso del bene; infatti, cosi' come è avvenuto in passato con il locatario finanziario (in testa al quale non è ravvisabile un diritto reale), è stata privilegiata la funzione di godimento del bene, che costituisce una delle caratteristiche del rapporto concessorio.
La suddetta constatazione fa perdere di significato alle indagini sulla natura reale od obbligatoria del rapporto sottostante, nonché sul titolo giuridico in base al quale il concessionario di aree demaniali utilizza il bene immobile. Comunque, anche a voler analizzare più compiutamente la questione, si deve sottolineare che, secondo l'orientamento prevalente in dottrina ed in giurisprudenza, la concessione d'uso del bene demaniale dà luogo, di regola, alla costituzione di diritti reali, in quanto il potere attribuito al concessionario si esercita direttamente sulla cosa che ne forma l'oggetto e può essere fatto valere erga omnes, sia pure nei limiti imposti dalla natura e dalla funzione del bene. A tal proposito, la Corte di Cassazione con varie sentenze (tra tutte la n. 1711 del 6 giugno 1968, la n. 130 del 21 gennaio 1970 e la n. 2308 del 11 giugno 1975), ha chiarito che la concessione di un uso eccezionale su bene demaniale fa sorgere in capo al privato concessionario facoltà configuranti diritti soggettivi assimilabili ai diritti reali di godimento su cosa altrui - sia pure con le peculiarità derivanti dall'interesse pubblico che ne disciplina le modalità di esercizio - e limita l'autonomia del concessionario, fino all'eventuale revoca della concessione da parte della pubblica amministrazione.
Né può ritenersi che il diritto nascente dalla concessione sia un diritto di natura obbligatoria, assimilabile ad un contratto di locazione, in base al quale il concessionario non avrebbe il possesso dell'area ma soltanto la detenzione. La stessa Corte di Cassazione ha costantemente affermato (si vedano le sentenze n. 2030 del 24 luglio 1964; n. 8 del 9 gennaio 1973; n. 1225 del 8 aprile 1976; n. 6916 del 15 dicembre 1982 e da ultimo n. 12831 del 23 dicembre 1998), che i negozi relativi all'utilizzazione dei beni facenti parte del demanio pubblico "non possono...dar luogo che ad atti di concessione in godimento temporaneo, atti revocabili e come tali incompatibili con la disciplina legale propria delle locazioni degli immobili urbani". Ciò in quanto con il contratto di locazione si verifica un semplice rapporto di scambio a fronte di un corrispettivo per il godimento dato ad altri del proprio bene, mentre nella concessione è sempre presente e preminente l'interesse pubblico sul quale si basa il provvedimento stesso.
Fatte queste preliminari osservazioni, occorre affrontare le varie fattispecie che nella pratica possono verificarsi, ed in particolare il caso in cui oggetto della concessione siano fabbricati già esistenti o sia, invece, il diritto di costruirne di nuovi.
Nell'ipotesi di concessioni riguardanti fabbricati demaniali già esistenti sull'area, in base alle considerazioni innanzi svolte, è indubbio che non può parlarsi di locazione e quindi di un rapporto di natura obbligatoria da cui scaturirebbe una semplice detenzione del bene oggetto della concessione come di recente ha affermato nella risoluzione n. 272/E del 7 agosto 2002, l'Agenzia delle entrate che, modificando il proprio precedente orientamento, ha fatto propria la tesi, ormai consolidata della Corte di Cassazione.
Né, sotto altro profilo, può affermarsi che il discorso sia sostanzialmente diverso nel caso in cui l'autorità pubblica regolamenti il rapporto con il privato attraverso una licenza, in quanto si deve osservare, conformemente all'orientamento di autorevole dottrina e giurisprudenza, che anche questa tipologia di provvedimento amministrativo, utilizzata nel caso di stabilimenti balneari già esistenti, non può essere fatta rientrare tra gli atti costitutivi di rapporti obbligatori ma deve essere considerata come una particolare specie di concessione amministrativa, per il cui rilascio è previsto un procedimento più snello rispetto a quello relativo alle concessioni vere e proprie. Infatti, l'art. 8 del regolamento della navigazione marittima dispone che le licenze vengono rilasciate ove la natura del rapporto non sia superiore al quadriennio e non vi siano impianti di difficile rimozione. Al riguardo, anche la Corte dei Conti nella deliberazione n. 138 del 23 ottobre 1996, pur sottolineando che la normativa di riferimento ha differenziato le due figure in modo sostanziale, rileva che ad entrambe le fattispecie vada riconosciuto il carattere concessorio.
Diversa è l'ipotesi in cui la concessione preveda la costituzione di un diritto di superficie a vantaggio del concessionario, in quanto detta circostanza comporta che questi era comunque tenuto al pagamento dell'ICI ai sensi dell'art. 3 del D. Lgs. n. 504 del 1992, anche in epoca antecedente al 1 gennaio 2001, non in quanto concessionario di area demaniale ma in qualità di superficiario.
In ordine, poi alle richieste di chiarimenti sull'esatta determinazione della base imponibile, occorre osservare che la formulazione della norma, riferendosi all'applicazione dell'imposta sulle aree demaniali, può di per se' dare adito ad interpretazioni contrastanti. Infatti, la fattispecie "area demaniale" non rientra nell'oggetto del tributo che, ai sensi dell'art. 2 del D.Lgs. n. 504 del 1992, è costituito dai fabbricati, dalle aree fabbricabili e dai terreni agricoli; ciò porta ragionevolmente ad escludere l'applicazione dell'ICI alle aree demaniali come tali, facendo invece ritenere che l'intento del legislatore fosse quello di assoggettare ad imposizione i fabbricati eventualmente esistenti sulle aree in questione.
Al riguardo, va osservato che alcuni beni in concessione, ad esempio gli stabilimenti balneari, sono iscritti in catasto ed inseriti nella categoria catastale "D/12 - Unità immobiliari caratterizzate da concessione demaniale per l'uso dello specchio d'acqua e dell'arenile", e quindi con rendita catastale regolarmente attribuita.
Qualora, però, il fabbricato in questione non fosse fornito di rendita, trova applicazione la disposizione recata dall'art. 5, comma 3, del D.Lgs. n. 504 del 1992, in base alla quale per i fabbricati classificabili nel gruppo catastale D, non iscritti in catasto, interamente posseduti da imprese e distintamente contabilizzati, fino all'anno nel quale i medesimi sono iscritti in catasto con attribuzione di rendita, il valore è determinato, alla data di inizio di ciascun anno solare ovvero, se successiva, alla data di acquisizione, sulla base delle scritture contabili, applicando i coefficienti aggiornati annualmente con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze.
In alternativa, il soggetto passivo può esperire la procedura DOC-FA di cui al D.M. 19 aprile 1994, n. 701, con la quale è esso stesso che propone una rendita all'Ufficio locale del Territorio che può modificarla entro i successivi 12 mesi.
Se, invece, si dovesse considerare come base imponibile l'area, ad esempio l'arenile, non si avrebbe alcun valore di riferimento nell'ipotesi in cui dette aree non fossero né accatastate né accatastabili, con la conseguente inapplicabilità della norma in esame. Alle medesime conclusioni si arriva nel caso di fabbricati non stabilmente infissi al suolo che per loro natura non rientrano nella tipologia di fabbricati assoggettabili ad imposizione, in quanto non risultano né accatastati né accatastabili.
Autore: S.E.D. | Pagina modificata: 05.02.2008 08:52 | Pagina creata: 09.01.2008 09:58