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Timestamp: 2018-06-19 20:43:02+00:00
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Annali di Vervò dal 1650 al PDF
Annali di Vervò dal 1650 al 1700
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1 Annali di Vervò dal 1650 al 1700 Eventi della comunità 1650 La parrocchiale di Torra aveva fatto indorare la pala dell altare della chiesa. Da una ricevuta si apprende che la quota parte di Vervò è di sessanta fiorini Il 9 gennaio 1650 a Vervò Giacomo del fu Antonio Callegari da Priò costituisce un censo affrancabile del valore di 3 ragnesi e mezzo e di 2 minele di frumento, in favore di Stefano del fu Giacomo Gottardi da Vervò e gli dà in obbligazione un terreno sito nelle pertinenze di Priò in località Larset, sul quale detto censo è assicurato, per 24 ragnesi. Notaio: Giovanni Maccani da Tres. Originale [A]. Segnatura: Giovedì 27 ottobre, in Castel Thun ser Giacomo del fu ser Pietro Gottardi da Vervò, in qualità di cessionario di Stefano Gottardi dello stesso paese, costruttore, agente anche in nome del detto Stefano cede al "dominus" conte Cristoforo Riccardo del fu Ercole Thun, "dominus" di Castelfondo, di Castel Caldes, della Rocca di Samoclevo e di Rabbi, coppiere ereditario degli episcopati di Trento e di Bressanone e consigliere e camerario di Ferdinando Carlo, arciduca d'austria, tutti i diritti da lui posseduti su un censo affrancabile del valore di 24 denari meranesi, costituito da Giacomo del fu Antonio Calliari da Priò, come testimonia il documento relativo, sottoscritto dal notaio "dominus" Giovanni Maccani da Tres, datato domenica 9 gennaio Il notaio Udalrico del fu domino ser Antonio Barbacovi da Taio sottoscrive questo atto che deriva dal resoconto dello stesso notaio, ma non lo scrive direttamente. Regesti di castel Thun, segnatura: 1221 Priò spesso ha delle discussioni e incomprensione con quelli di Vervò. Nell autunno dell anno 1651 vengono affrontate tre discordie. Priò aveva ordinato pignoramenti a carico di persone di Vervò, presumibilmente, per danni in campagna; non era d accordo sui confini; si lamentava della ripartizione delle spese per il mantenimento della chiesa parrocchiale di Torra Lunedì sedici ottobre il decano Gaspare Gezzi annulla i pignoramenti fatti a quelli di Vervò che è esonerato dal pagarli. Notaio Antonio Moggio di Cles Lunedì ventitré ottobre si tratta la causa fra Vervò e Priò per i confini con la presenza del notaio di Cles Moggio (non viene detto quale sia stato l esito) Lunedì sei novembre la comunità di Priò non è d accordo sul riparto di spese per il mantenimento della parrocchia di Torra accusando Vervò di essere stato favorito. Si arriva a una causa di Priò contro Vervò che viene trattata dal decano Gezzi Gaspare. Questi non accetta le pretese di Priò: Vervò è assolto e Priò è assolto da spese ma paga l onorario. La sentenza è scritta e pubblicata dal notaio Antonio Moggio di Cles.
2 Martedì 2 dicembre Le due comunità di Priò e di Vervò di nuovo non trovano accordo sul modo imporre collette e imposizioni sui terreni dei vicini di Vervò nelle pertinenze di Priò. Cristoforo di Antonio Cristoforetti di Vervò non aveva pagato la sua quota e perciò gli viene pignorata una fune e in seguito a questo fatto era ripresa la lite fra le due comunità. Si ricorre perciò a un compromesso. Il notaio Giovanni Maccani di Tres, in casa di Giacomo Cristoforetti di Vervò, alla presenza del nobile Michele de Michelibus, Bartolomeo fu Giacomo Conci e Giovanni Nicoletti di Vervò testimoni pregati e ricercati, sente le parti e scrive in volgare le sue determinazioni assistito dai coarbitri Giacomo Cristoforetti di Vervò e Martin Brida di Priò. 1) la sentenza Panizza è da ritenere nulla; 2) Venga osservata e seguita la sentenza del 1502 per pagare le collette ordinarie e straordinarie; 3) Potranno essere utilizzate le sentenze successive a quella del 1502, se ve ne fossero; 4) Deve essere restituita la fune pignorata, ma la comunità di Vervò s impegna a pagare eventuali rate di colletta non pagate; 5) - La comunità di Vervò paghi due terzi della spesa per le odierne cibarie e un terzo la comunità di Priò, assolvendo le parti da altre spese. Il compromesso è accettato. La pergamena n 29 in rosso e n 12 in nero di san Martino è scritta e pubblicata dal notaio Giovanni Maccani di Tres Due prestiti per la vedova Maddalena --> pergamena n 72 A Domenica 3 agosto, a Taio, nella casa di abitazione del notaio, alla presenza di Antonio e Giacomo come testimoni, Maddalena, vedova di Giovanni Marinelli, adoperando denaro, costituisce un censo annuo di (cento minele) di frumento su un prato in Vervò presso la casa confinante con l'orto di Maddalena, via comune, sentiero per la somma di 15 ragnesi. Questo affitto è venduto a Maddalena di Pietro di Gottardo de Gottardi che accetta per sé e sorelle e i denari sono versati alla presenza del notaio. La venditrice assicura che il prato è e vale quanto il capitale e un terzo di più, s'impegna a condurre il frumento alla casa della compratrice o delle sorelle alla festa di san Michele o entro l'ottava, si assume danni e spese in caso di non assolvimento dei suoi impegni. Notaio: Ferdinando Panizza di Taio. Venerdì 22 agosto 1653, a Taio nella casa di abitazione del notaio, presenti Cristoforo Gentilini arcipresbitero di Torra e Simeone di Pietro di Torra quali testimoni, Maddalena, vedova di Giovanni Marinelli, a corto di denaro, costituisce un altro affitto sulla parte residua del prato e dell'orto presso la sua casa per una razione di frumento da pagarsi al tempo di san Michele. Vende detto affitto a Maddalena di Pietro Gottardi per 15 ragnesi con i soliti patti. Notaio: Ferdinando Panizza di Taio. san Martino n.72 lett. B 1654 La popolazione di Vervò, composta di vicini, abitanti senza diritto di vicinato e persone temporaneamente presenti in paese per lavori o servizi, sentiva il bisogno di avere un posto dove tutti potessero fornirsi di pane. Molte famiglie erano dotate del proprio grano da far macinare e del proprio forno, altri no. Era
3 sicuramente importante avere in paese il modo di approvvigionarsi del pane e la comunità chiede all autorità vescovile la licenza di avere la propria bancha del pan o fontico del pane. La domanda viene esaudita e martedì 5 maggio 1654, dal castello del Buon Consiglio, è concesso il privilegio del fontico del pane dal vescovo Carlo Emanuele Madruzzo. Si tratta di una pergamena con 7 capitoli di regolamento scritti in italiano, mentre la parte iniziale e finale burocratica è scritta in latino. Essa è firmata da Francesco Particella e porta il n.40. Nel 1664 i capitoli saranno approvati e confermati su mandato del vescovo dal cancelliere Giovanni Giacomo Sizzo e da Geronimo de Martinis segretario del principe vescovo. Curiosamente il banchiere o levatario per la gestione del fontico non poteva cuocere pane proprio, doveva mettere esporre in vendita il pane fatto dai vicini e non poteva dare consigli di acquisto ai clienti (per saperne di più Fontico del pane) Martedì 14 luglio, Maddalena di Pietro Gottardi accetta che la garanzia per i 30 ragnesi dati a Maddalena vedova di Giovanni Marinelli sia fondata su un prato alle "Cresure" al posto di quello vicino alla casa. Notaio: Pietro Panizza di Taio Giovanni Giacomo Chini, giurato della chiesa madre di Torra, chiede a Vervò la partecipazione per il pagamento della "colonica" (una percentuale sulla produzione agraria) di Torra Sabato 6 maggio, a Vervò, Simone del fu Giovanni Tomaselli (Tomasi) da Vervò, agente anche a nome degli altri eredi di Giovanni, deve pagare al "dominus" conte Cristoforo Riccardo del fu Ercole Thun, - "dominus" di Castelfondo, di Castel Caldes, della Rocca di Samoclevo, di Rabbi e di Altaguarda, coppiere ereditario degli episcopati di Trento e di Bressanone e consigliere e camerario di Ferdinando Carlo, arciduca d'austria e conte del Tirolo, - un censo costituito dal padre Giovanni per 48 ragnesi, avuti dal "dominus" conte Volfango Teodorico del fu Ercole Thun, come testimonia il documento sottoscritto dal notaio "dominus" Giacomo "Brathia" da Nanno in data 26 agosto Per affrancarsi dall'obbligo di pagare detto censo e per altri debiti contratti con il conte Cristoforo rappresentato dal "dominus" Giovanni "de Hieronimis" da Revò, gli cede un terreno arativo con alberi sito nelle pertinenze di Vervò in località Lac, stimato per la semina di 5 staia di semente, valutato 72 ragnesi, 3 lire e 4 crociferi. Scrive l atto il notaio Udalrico del fu "dominus ser" Antonio Barbacovi di Taio. Martedì 6 novembre 1657 Il massaro delle valli Giulio Bonaventura chiede a Vervò 4 larici per il rifacimento del ponte di Portolo ricordando che in precedenza Vervò ne aveva dato solamente tre Cristoforo Franceschi si aggiudica l affitto della banca del pan offrendo ragnesi 30:3:4. Nel fontico sono presenti tre tipi di pane: frumento, segala e mistura Il reverendo don Pietro Nicoletti figlio di Stefano nato alla fine del 1500 era diventato sacerdote. Dai documenti non è scritto dove avesse prestato servizio.
4 Verso la metà del 1600 gli viene assegnato il beneficio arciducale di san Sigismondo in Caldaro, vescovado di Trento. Nel 1659, sentendosi debilitato, decide di lasciare il suo testamento noncupativo (orale davanti a testimoni). Lunedì tre marzo davanti a suo fratello Giovanni e il molto reverendo ed erudito don Elia Federig predicatore parrocchiale, don Antonio Mitterer, don Gabriel Mayr ambedue beneficiati e don Valentino Zembrin, don Antonio Camper, don Cristoforo Mitterer questi tre cappellani, testimoni chiamati e pregati, con la presenza continua dei notai Mattia Inama, e Giovanni Battista Veder di Caldaro esprime a voce le sue volontà. Dopo avere stabilito le modalità per il suo funerale e alcuni i piccoli lasciti alle chiese di Caldaro, di Vervò, di Torra e del duomo di Trento e raccomandato l anima a Dio, ricorda i figli dei fratelli e delle sorelle precisando quanto lascia ad ognuno in particolare. Indica poi quali sono gli esecutori testamentari della sua sostanza e vuole che non ci siano liti fra i vari eredi (nel caso che uno non si attenga a questa regola, perde la sua quota di eredità.). La parte più interessante del testamento riguarda la disposizione che istituisce il Legato Nicoletti detto ancora el Legiàt. Stabilisce che il suo ampio terreno a Tressai e quello in Prada sotto al Capitello sia goduto da uno dei discendenti che si impegnano nello studio assieme alla rendita di circa due cento e cinquanta fiorini d affitti affrancabili in Val di Non. Il primo a beneficiarne sarà il nipote che sta studiando a Graz, Giovanni Pietro Nicoletti figlio del fratello Giovanni. Nel caso non vi fossero studiosi anche le rendite di questi due terreni saranno goduti dagli eredi universali con l impegno di far celebrare per il detto reverendo signor testatore ogni primo mercoledì di cadauna mese una santa Messa sopra l altare della beata Vergine del santissimo Rosario in Vervò. Al notaio Giovanni Battista Eder concede l autorità di pubblicare il testamento e di farne copie Locazione temporanea con i testimoni Nicolò Tavonatti e Bartolomeo Conci Venerdì tre giugno Francesco Cristoforetti e Valentin Gottardi come giurati e Valentino Giovanetti e Cristoforo Cristoforetti regolani concedono a Giovanni Simoni la montagna del Lavachel (Pra de la Vaca) da utilizzare come pascolo e con l autorizzazione di tagliare fovi da menare a casa sua (faggi da condurre) a Tres transitando solamente per la Via Nuova. Il contratto ha una validità di cinque anni dietro canone di 25 troni all anno. Se si farà aiutare da altri che non siano i familiari dovrà chiedere la conferma ai regolani di Vervò Margherita fu Cristoforo con una sola figliuola chiede alla comunità di poter fare pane e porlo in vendita. Venerdì 27 luglio le fu data risposta negativa perche sarebbe in contrasto con le norme del privilegio della Banca del pan che vuole una sola persona a vendere pane sotto pena di due fiorini di multa al traier venduto Martedì 15 gennaio: - Capitoli addizionali alla Carta di Regola - pergamena che porta il n 24 B in rosso e il n.13 Vervò A Vervò, sulla via pubblica al Piaz del Zochel davanti alla casa di Andrea Sembianti, i vicini sono riuniti in regola alla presenza dei testimoni Pietro de
5 Gregoris abitante a Tres, Martino Brida e Giovanni Antonio figlio di Eusebio Brida di Priò. Vengono aggiunti sei capitoli alla regola in uso. Il più importante concede la possibilità agli abitanti di Vervò senza diritto di vicinato di assumere le cariche di sindaci e giurati delle chiese, una possibilità che in pratica diventa un obbligo. Questi prima erano esentati dal contribuire alle spese per i saltari pagate dai soli vicini: ora, chi ha possedimenti nel territorio dovrà contribuire e sarà tenuto, come gli altri, a segnalare abusi, danni o ruberie. La pergamena è scritta dal notaio Giovanni figlio di Guglielmo de Simonibus di Tres La comunità di Priò pretendeva che dovesse essere la comunità di Vervò a rispondere per mancati pagamenti delle collette sulle campagne da parte di privati di Vervò con possedimenti a Priò. Una sentenza di sabato 5 maggio chiarisce che ogni privato risponde dei suoi possedimenti per il pagamento delle collette sulle campagne: non deve essere aggravata la comunità di Vervò, bensì i possessori dei beni Martedì 28 aprile, a Tres, nella camera del nobile Guglielmo de Simoni sono presenti Giovanni Maccanio regolano dell' università di Tres per sé e per l altro regolano assente momentaneamente dalla patria e il signor Antonio de Francisci di Vervò giurato e come procuratore dei cointeressati possessori di beni nelle pertinenze di Tres. Con l assenso delle parti viene aperta una sentenza di compromesso fatta da Cristoforo Bussetti di Rallo che decide per il pagamento delle collette richieste da quelli di Tres alle persone di Vervò che possiedono terreni sul loro territorio alla presenza dei testimoni Guglielmo de Simoni, il nobile e spettabile signor Giovanni suo padre e Giovanni Nicolò mio figlio notaio. Antonio de Francisci per Vervò accetta il compromesso e Giovanni Maccani per Tres chiede tempo per decidere. Nella sentenza letta Giacomo Mimiola asserisce che nelle collette straordinari quelli di Vervò come possessori di beni esistenti in territorio di Tres erano collettati come solito per la metà di quello che sogliono pagare gli stessi della comunità di Tres:mezzo crucifero al posto di uno intero. Giovanni Giacomo Maccani al contrario afferma che nelle straordianarie qualsiasi possessore di Vervò contribuiva al cento per cento come quelli di Tres. Il Mimiola dice che ci sono altri possessori foresti oltre ai Vervodani che contribuiscono alle spese straordinarie e ora attendono l'esito di questa decisione arbitramentale. Il Maccani dice di non saperne nulla di ciò. Il teste Mimiola ricord auna sentenza emessa 26 anni prima dall'eccellentissimo domino Barbo. Si ricoda poi che alcune imposizioni straordianrie volute dal Principe per la guerra turca, per peste e altre necessità del genere sono da considerare collette personali più ceh patrimoniali. Viste le cose da vedere e considerate quella da considerarecristoforo Busetti arbitro comune dice e sentenzia che i possessori di Vervò, costretti al pagamento di prestazioni, contribuzioni, collette personali oppure miste siano da assolvere come li assolve salvo il diritto di quelli di Tres
6 alle collette ordinarie a prescrizione e a patrimoniale e straordinarie che fossero reali. Cristoforo Bussetti di Rallo arbitro comunemente scelto. Questa pergamena porta il n.52 in rosso e il n.15 Tres ed è scritta e pubblicata dal notaio Antonio Inama di Coredo Viene rinnovata per altri cinque anni al signor Giovanni Simoni notaio di Tres e alla sua famiglia la locazione della valle del Lavachel per pascolare con quante e quali bestie voglia, e per tagliare fovi, ma non altre piante. Userà la strada del Corno che esce da via Nova e non altre. I Vervodi possono mandare un paio di manzi, ma con custodia Un certo Tommaso Zanone (Janone) di Taio aveva ottenuto il permesso di tagliare legna per fare carbone in Rodezza e la comunità di Vervò lo aveva multato di 60 libre (troni) perché le sue dimensioni erano eccessivi, oltre al convenuto. Una sentenza dell illustrissimo signor Orazio Conte d Arsio capitano delle valli aveva dato una multa di 30 libre (troni) perché la carbonara in Rodezza appare più larga, riconoscendo però che era su suolo allodiale (di uno di Vervò, si presume). Sabato tredici marzo 1666 a Cagnò nel palazzo del giudizio, con la presenza dei testimoni Matteo Tabarelli di Tassullo e Nicolò Pedretto di Campo Tassullo, Tommaso presenta ricorso per la carbonara in Rodezza. Opera come notaio Pezzino Domenico di Tassullo abitante a Cavareno. Il processo d appellazione contro la sentenza si svolge a Mezzo San Pietro (Mezzolombardo) nella sala del delegato reverendo Cristoforo de Calvi. Si decide che il prossimo mercoledì ci sarà il sopralluogo per la carbonaia. Il notaio per questa seduta è Pietro Crivelli di Trento. Venerdì 23 luglio e il seguente 30 luglio Tommaso Zanone inoltra le suppliche al cardinale principe e vescovo di Trento per chiedere l aiuto dei suoi dottori nella causa con Vervò per la carbonara essendo molto povero e dovendo pagare una multa di 60 ragnesi (o troni) per difformità. Le suppliche per la carbonara in Rodezza sono accolte. Nello stesso anno 1666 è sollevata causa presso l assessore delle Valli o qualunque altro giudice competente contro Vervò per il monte Rodezza o Predaia dalle comunità che possiedono in comunione la montagna del Corno e della Predaia (Tres, Vion, Taio, Segno, Mollaro, Tuenetto, Dardine). Allo scopo nei vari paesi interessati sono adunate le regole per eleggere i procuratori. La comunità di Dardine si riunisce al Doss o alla Teggia. Mollaro e Dardine saranno rappresentati dall illustrissimo ed eccellentissimo dottor Michele Moggio. Nei vari paesi delle pievi di Taio e Torra si svolgono le riunioni in regola per eleggere i loro rappresentanti nella causa con Vervò per il pascolo sul monte Rodezza Venerdì 14 novembre 1666, nelle pertinenze di Dardine, luogo al Doss ossia alla Teggia si sono riuniti il Regolano e i vicini di Dardine in regola per eleggere un procuratore nella causa contro Vervò per il pascolo sul monte
7 Rodezza e predaia, Sonopresenti i testimoni Lorenzo figlio di Geremia di Tuenetto e Bernardino de Gasparis colono dell illustrissimo Cristoforo Ricardino di Thunno. Partecipano il regolano Valentino Frasnelli, i fratelli Barolomeo e Giovanni Antonio Frasnelli, Simone Tartaro (Tarter), Barolomeo figlio di alt ro Bartolomeo Tartaro, Giovanni Tartaro, Berto Coletto, Matteo Sonn, Bartolommeo Sonn, Bartolomeo figlio di Giovanni Tartaro tutti vicini di Ardine, oltre i due terzi dei vicini. Tutti d accordo, nessuno contrario, danno procura all illustrissimo ed eccellentissimo dottor Michele Moggio di stare in causa presso l assessore delle Valli o qualunque altro giudice competente contro Vervò per il monte Rodeza o Predaia. Notaio: Carlo Conci di Mollaro Sabato 15 novembre a Mollaro nel luogo solito delle adunanze è riunita regola con i testimoni Vittore de Luchi di Vion e Giacomo figlio di Marino... de Mollaro. Assieme a me notaio sottoscritto in veste di regolano si sono radunati i signori Giorgio Corradino, i fratelli Cristoforo e Bartolomeo de Conci, Giovanni Frasnelli, Salvatore Conci, Nicola Chini, Marino Briona e Francesco Daniello e decidono all unanimità di dare procura al dottor Moggio nella causa contro Vervò negli atti del nobile e spettabile dottor Cristoforo Arnoldi notaio di Tuenno. Notaio Conci di Mollaro Procura dei vicini di Tres Sabato otto gennaio Tres sulla piazza di san Rocco presso la chiesa fanno da testimoni Stefano Panizza di Taio, Antonio Barbacovi e suo figlio Bartolomeo abitanti in Tres. I vicini elessero a procuratore e speciale nunzio il dottor Moggio Michele e Salvatore Zalamena per la causa contro Vervò per il pascolo abusivo di pecore e capre sul monte dei convicini delle pievi di Taio e Torra. Notaio: Udalrico Barbacovi de Taio Procura dei vicini di Taio Giovedì 6 gennaio sulla piazza pubblica di Taio fanno da testimoni Pietro Barbacovi abitante a Taio e Giacomo del nobile Giacomo Mendini e l altro Giacomo di Silvestro Inama. I vicini eleggono a procuratori e certi nunzi il nobile e illustrissimo Giovanni Michele Moggio dottore di Cles e Salvatore Zalamena di Tres per la causa contro Vervò. Notaio: Udalrico Barbacovi di Taio Sabato 8 gennaio i vicini di Segno eleggono pure in regola a loro procuratori e speciali nunzi i signori: dottor Moggio Michele e Carlo Conci e Salvatore Zalamena. Notaio: Pietro Crivelli di Trento.
8 Compromesso fra la comunità di Vervò e i quattro Colomelli da Taio nel XV e XVI secolo - Archivio Parrocchiale Tres, pergamena senza segnatura Il 20 marzo 1667 a Tres nell ippocausto (camera riscaldata) della casa di Salvatore Zalamena 20, Tres, per una controversia fra la comunità di Vervò e le pievi di Torra e Taio, e loro consorti, sono presenti i regolani di Tres Salvatore Zalamena, e mastro Bettin (?) Negri, Bartolomeo Bertoldi e Lazaro Chilovi regolani di Taio, Giovanni Antonio Galli e Salvador Chin Regolani di Segno, il nobile e spettabile signor Carlo Cutio notaio come regolano e sindico di Mollaro, Bartolomeo Frasnelli intervenendo a nome di Valentin suo fratello regolano di Darden, Bartolomeo Merchiori in nome di Marchin suo fratello regolano di Tuenetto, Luca Coletti regolano di Torra, e mastro Rocco di Luchi Regolano di Vion che affermano di essere autorizzati dalle loro comunità a trattare la causa contro Vervò. Davanti al molto illustre e chiarissimo signor Guglielmo Pedroni assessore delle Valli del nobile e spettabile signor Cristoforo Arnoldi di Tuenno chiedono che i vicini di Vervò siano condannati per aver osato far pascolare senza nessuna ragione i loro animali, capre e pecore, sopra il monte di Rodeza. Il primo marzo si era tentato un compromesso, che prevedeva la multa di tre lire per ogni bestia, presenti Valentino Gottardi, e Giovanni Nicli giurati della Comunità di Vervò, Valentino Giovanetti regolano, e Antonio Nicli Sindico generale in questa causa scritto dal sottofirmato notaio. Trascurando le cose fatte prima, i Vervodi riconoscano di non aver alcuna diritto di pascolo e si rimettano all equità dei giuramentari delle pievi di Taio e di Turra e loro consorti. In seguito a ciò i giuramentari delle pievi condannano la parte Vervoda a pagare alle predette pievi tramite i loro amministratori giurati trenta ragnesi per tutto comprese le spese giudiziali. Venti ragnesi saranno pagati il giorno di San Giorgio prossimo, in frumento, segala, e miglio alla tassa, e ragnesi 3 in denari contanti e completeranno il pagamento a San Bartolomeo venturo, in frumento e segala parimenti alla tassa. Per il rimanente regni la pace tra le parti Giovedì 12 maggio la causa contro Tommaso Zanone di Taio è sfavorevole alla comunità di Vervò. Le parti sono esentate dalle spese ma pagheranno a metà le sportole. Il signor Zanone ricorre protestando la sua povertà. Anche Vervò inoltra supplica Una capra, armenta o greggia era stata trovata a pascolare in val Rodezza su territorio di Taio. La controversia è accomodata: Luca Gottardi di Vervò fa da sicurtà affinché sia liberata, ma sarà pagata la multa Mercoledì 19 ottobre si giunge a un compromesso per la controversia fra Priò e Vervò sul pagamento delle tasse e collette scritto e pubblicato dagli atti di Giovanni Maccani. Domenica 20 novembre la comunità di Vervò stipula un contratto con Antonio Sembianti per sorvegliare e prendersi cura dell'acqua per il paese e per
9 preparare 100 passi di cannoni nuovi (pini forati). Sarà pagato con 6 carantani per ogni famiglia di vicini e 3 carantani dagli altri. Se per colpa sua venisse a mancare l'acqua sia multato per un picciolo al giorno Giovedì 26 gennaio, nella canonica di Taio, si conclude il compromesso con Priò. Sono presenti come testimoni, richiesti e pregati, lo spettabile domino Pietro Giovanni Bertolini beneficiato di castel Bragher e il notaio Pietro Panizza di Taio. Il reverendo Antonio Refatti parroco di Taio, in veste di arbitro, coadiuvato dallo spettabile Giovanni de Simonibus di Tres sentenzia fra la comunità di Priò e di Vervò circa le collette ordinarie e straordinarie dei Vervodani che possiedono terreni nelle pertinenze di Priò. Priò pretendeva che, cumulativamente la comunità di Vervò pagasse un terzo dell ammontare totale di imposte. Vervò ritiene che ciò non abbia valore perche la comunità non possiede nulla sul territorio di Priò e che la parte da pagare deve essere commisurata alla quantità di terreni di ogni possessore. Fra le altre cose si sentenzia che dovrà essere fatto un nuovo catasto o estimo in modo che sia possibile avere un libretto con i nominativi dei possessori dei campi ed il valore degli stessi che sarà la base per la ripartizione delle imposte. Viene anche fatto notare come i molti nobili rurali di Priò siano esentati dal contribuire e le due comunità si impegnano a trovare il modo che anch essi contribuiscano agli oneri della comunità in cui vivono. Vervò vorrebbe che il valore dei terreni dei nobili rurali fosse inserito nel catasto e nel conteggio. Le imposte dei nobili rurali,poi, siano pagate dalla comunità di Priò diminuendo in questo modo la parte che tocca a Vervò. Gli arbitri non lo ritengono possibile. La pergamena porta il n. 14 in rosso e n.13 Priò ed è scritta e pubblicata dal notaio di Tres Giovanni di altro Giovanni Maccani 1668 Lunedì 11 giugno in Tres davanti al notaio Giovanni di Giovanni Maccani di Tres le comunità di Priò e Vervò concordano cinque articoli riguardanti il pagamento delle collette e altre imposizioni che toccano alle persone di Vervò che abbiano possedimenti nelle pertinenze di Priò. Quelli di Vervò pagheranno in base agli estimi in ragione di tre ottavi. Sarà cura dei possessori di Vervò richiedere a proprie spese la revisione degli estimi. Nel caso che essi vendano campagna a persone esenti (a Priò erano numerosi) dovranno trovare un accordo con la stessa comunità di Priò. La parte centrale è scritta in italiano, ben leggibile. La pergamena porta il n.13 in rosso e il n.14 in nero ed è scritta da Giovanni figlio di altro spettabile Giovanni Il 18 aprile 1670 a Dardine gli eredi del fu conte Cristoforo Riccardo Thun, rappresentati dal "dominus" Salvatore Tecini da Sarnonico, in parte permutano e in parte vendono a Nicolò "Colettus" una parte di casa con le proprie pertinenze e un prato, siti a Dardine in località "alli Lol(br)i", e valutati 200 ragnesi, ricevendo in cambio un terreno arativo sito nelle pertinenze di Vervò in località "Tinques", valutato 96 ragnesi, e 104 ragnesi. Notaio: Giovanni Simoni da Tres che sottoscrive ma non estende l'atto dal proprio originale.
10 Classificazione: 1.1 segnatura: Venerdì 18 aprile, a Dardine, Bartolomeo Sonn da Vervò in parte permuta e in parte vende agli eredi del fu conte Cristoforo Riccardo Thun, rappresentati dal "dominus" Salvatore Tecini da Sarnonico una parte di casa con le proprie pertinenze sita a Dardine in località "in Capo della Villa", denominata "la Casa delli Soni", valutata 93 ragnesi, ricevendo in cambio un terreno arativo con alberi sito nelle pertinenze di Vervò in località Lac, valutato 75 ragnesi, e 18 ragnesi. Il notaio Giovanni Simoni da Tres, presente all atto di vendita, fa scrivere da altri la pergamena e la sottoscrive. (da regesti di castel Thun, segnatura: 1279) Il due febbraio la montagna del Lavachel è affittata a mastro Antonio de Franceschi e Francesco Cristoforetti per sette anni a ragnesi 4 l'anno. Se i vicini volessero far malga il contratto non sarà valido, ma la comunità dovrà pagare un indennizzo adeguato Lunedì 24 febbraio il massaro delle valli, con licenza della superiorità, chiede ancora due o tre larici dei più grossi per il ponte di Portolo. I vecchi larici si sono consumati e si fida di essere esaudito perché il ponte viene pure usato dall Università di Vervò I vicini di Vervò chiedono che coloro che si ritirano dal bene comune, jus incolatus o vicinato, possano essere colettati come forestieri in difformità all articolo di regola presente che non permette di tassarli oltre una libra, tornando pertanto al costume antico. Gli aggravi dei vicini sono molti e pochi gli utili perché ci sono ben 10 cariche da svolgere e ben 40 vicini si sono ritirati, cosicché i foghi - fuochi - sono ora solo 70. Il principe autorizza che si convochi regola per decidere Continua la causa con Tommaso Zanone di Taio per determinare le spese I molini nel rio Pongaiola sono colpiti da un grosso incendio Il cinque luglio 71 (o 1675) il signor Gervasio Bertoluzza di Vigo, spezzapietre si impegna a fare i sassi per la fontana del piaz del Zochel o brenza. L accordo prevede un compenso di 34 fiorini, di cui 4 in contanti, e due carri di assi di pino Il 22 settembre 1671 la comunità ottiene la conferma della propria carta di regola dal vescovo Sigismondo Alfonso Thun. ( da Archivi Principatus Tridentini regesta, capsa 9, 143) 1672 Il giorno 18 agosto il fontico del pan è affittato a Antonio de Nicli per il prezzo e ultimo mercato di 37 ragnesi e 3 carantani all'anno Il giorno 11 Giugno la banca del pan è affittata a Giovanni Gottardi in pubblica regola al plaz del Zochel 37 ragnesi, 0 troni e 3 carantani alle solite condizioni. I giurati pro tempore sono Stefano di Nicolò Nicoletti e Stefano di Giovanni Nicoletti Il ricavato deve servire per pagare la luminaria di Torra a Natale in tanti denari quanti ne occorrono (luminaria che quest anno tocca a Vervò); per pagare le mercedi e fatiche del padre predicatore (30 troni in denaro) a Pasqua; poi saranno dati tre carantani per foco a tutti quelli che fanno per comun da pagarsi al Sindaco di san Martino in moneta italiana in tanto grano alla tassa; il restante come la prima locazione. Presta la sicurtà Antonio de Franceschi. Il contratto è
11 scritto per mano di Leonardo Marinelli il 14 agosto Seguono le firme del banchiere e della sicurtà Il giorno undici giugno la banca del pan è affittata a Giovanni Battista di Valentino Pollini per ragnesi 40: 2: 3; presta la sicurtà suo suocero Antonio Giovanetto e mastro Antonio de Franceschi. Il banchiere dovrà tenere pane di tutti i pistori, con l obbligo che il pane debba essere esistente di giorno e di notte a ogni tempo. Pagherà l affitto del fontico mezzo in danaro e mezzo in tanta roba alla tassa, cioè frumento, segala e legumi; al termine del pagamento dei ragnesi stabiliti, pagherà la singaria in tanta roba alla tassa. Fanno da testimoni Antonio Marinelli e Giovanni Battista Marinelli e Leonardo Conci. I giurati del tempo sono Conci e Francesco Cristoforetti e i regolani Giacomo Strozzega e Giovanni Antonio Giovanetti Vervò conta 523 abitanti. Il 20 febbraio 1675, a Taio in casa di Giacomo Rolandini di Mollaro due estimatori di parte priodana e vervodana accertano che il patrimonio di Vervò nelle pertinenze di Priò è di ragnesi 9235 e il patrimonio di Priò nelle pertinenze di Vervò è di 4671 ragnesi. Priò impone quale colletta 46 grossi e due terzi di libre otto assicurate su due petie arative. Si stabilisce che d'ora in avanti Vervò pagherà troni 26 e due terzi di libra, o ragnesi otto. I beni dei nobili rurali che saranno acquistati da persone di Vervò o di Priò, diventeranno soggetti a colletta e le collette dei due paesi saranno aumentate in proporzione. Il documento è redatto da parte del notaio Valentino Barbacovi di Taio La comunità di Vervò aveva in corso una causa con Nicoletti Stefano per accomodare la strada di Pra calem e il giorno 15 marzo si ottiene copia di una prima sentenza. Martedì due aprile a Romallo al palazzo di giustizia. I giurati di Vervò Giovanni Conci e Leonardo de Conci si accordano con Stefano Nicoletti. Il giudice fa notare alla comunità ai giurati che il caso dei danni alla strada era fortuito e non ordinario. Secondo la carta di regola il Nicoletti non è tenuto a prestare oltre le due opere (giornate) di lavoro. Sono testimoni i notai Marinelli Carlo di Casez e Dusetto Juniore Cavareno e funge da notaio Antonio Pancheri di Romallo Il giorno otto maggio il regolano maggiore di Vervò anche a nome di Cristoforo Cristoforetti altro regolano maggiore esamina una causa di Giovanni fu Cosma Cristoforetti contro i giurati di Santa Maria, Antonio Ferrari e Tommaso Marinelli riguardo a un broilo sotto l orto della canonica verso san Martino contro la valle di Fancim. Il Cristoforetti pretende che il broilo sia si sua proprietà malgrado la sentenza in contrario dei regolani minori alla quale si era appellato. Dopo aver visto lo strumento d acquisto da parte del Cristoforetti del notaio Federici di Taio, il regolano decide che alla parte Cristoforetta non compete la proprietà del Broiletto o pradestello: don Nicolò Bertolino, pievano di Smarano, possessore di metà orto con pradestello di sotto. Pertanto si rigetta l appellazione e si condanna la parte Cristoforetta. (dagli atti di Giovanni Simoni di Tres).
12 1675 Il giorno 12 maggio Vervò inoltra istanza ai comuni di Tres, Taio e Torra per avere l'estratto dello strumento della vendita del maso in Rodezza del Marinelli del Il giorno 18 giugno 1675 si aggiudica l affitto della banca del pan Antonio Giovanetti per 36 ragnesi. Il pagamento avverrà come sempre, precisando: fiorini quattro al sindaco per la singaria (procura) in tanta roba alla tassa; se i fiorini e mezzo a Pasqua per il predicatore da pagare il giorno dell'olivo sotto pena di un provol al dì di ritardo, il restante sarà pagato di tanto in tanto nel corso dell'anno anche per processioni o altri bisogni della Comunità. Presta sicurtà è Giovanni di Pietro Marinelli che sarà il principale pagatore interessandosi a richiedere i pagamenti o, non ricevendoli, a pagare lui stesso. Il banchiere s'impegna di dare il fatto suo ai pistori appena finito di vendere il loro pane e li inviterà a vedere il grano che darà da macinare. Sono presenti i testimoni Antonio de Franceschi e Stefano Conci, i giurati della comunità sono Leonardo di Conci a nome di Giacomo Nicoletti, Giovanni di Conci, Antonio Giovanetti e il sottoscritto Antonio Nicli Il venti di agosto si procede alla verifica e all aggiornamento del catastro per suddividere la colta principesca Il 21agosto il regolano maggiore Giovanni Cristoforetti a nome anche di Simone Gottardi è chiamato a decidere sulla saltara delle vigne fra Giovanni Zanetti e Valentino Gottardi. I regolani minori di Vervò Gottardi... e Antonio Pollini dichiarano che deve essere del Zanetti perché il Gottardi aveva rifiutato quella di campagna che gli toccava di roda perché non ha più il ben comune, è come fosse forestiero. Il regolano maggiore affida la saltara a Giovanni Zanetti e Valentino Gottardi s appella all assessore delle valli. Assiste il notaio Giovanni Marco Clementi. DELEGA 1676 Il 13 gennaio 1676 a Vigo di Ton il signor Giovanni Francesco Pompeati assessore delle Valli di Non e di Sole, delega il reveendo Francesco "de Nichlis" da Vervò, sacerdote di Vigo, a rappresentarlo nella definizione della rinuncia, che gli eredi del fu Pietro Petri da Toss intendono fare, ai diritti di affrancare un terreno vignato sito a Toss in località "Orbolai" sul quale era assicurato un censo in favore dei fratelli "domini" Giorgio e Giovanni Battista del fu Carlo Cristoforo Filippini di Ton e Sunneg. Allo scopo dovrà essere eletto un tutore dei fratelli minori. Sottoscrittore: "Pompeati", assessore delle Valli di Non e di Sole. RINUNCIA 1676 Il 13 gennaio 1676 a Vigo di Ton, davanti al reverendo Francesco "de Nichlis" da Vervò, sacerdote di Vigo, delegato del "dominus" "Pompeati", assessore delle Valli di Non e di Sole, i fratelli Andrea e Giovanni del fu Pietro Petri da Toss, insieme al signor Pietro Barbacovi da Tres, tutore dei fratelli minori Pietro e Nicolò, con il consenso di alcuni interessati, rinunciano ai loro
13 diritti su un terreno arativo e vignato con pergole doppie, sito nelle pertinenze di Toss in località "Orbolai", valutato 131 ragnesi, in favore del signor Giovanni Battista del fu Carlo Cristoforo Filippini e Sunneg 1, agente anche a nome del fratello Giorgio. Notaio: Carlo Conci da Mollaro. Archivio Thun, classificazione 2.1, segnatura 1782, casella 48 Filippini di Ton Il dieci agosto si tiene una regola pubblica. Il saltaro di montagna Valentino Gottardi comunica di aver trovato sul monte di Vervò, verso Favogna, Giorgio Cristoforo Endricci di Ton con Tomaso di Pietro Peder, masador de Nosin, di Vigo a tagliare tre laresi larici-. I giurati Gottardo de Gottardi e Giovanni Francesco Sembianti e Valentino Giovanetto con Francesco Conci regolani condannano i due in contumacia a 15 ragnesi più 15 ragnesi secondo l articolo 60 della regola e la rifusione del danno di 5 ragnesi. Verbalizza Leonardo Marinelli I sindaci di Vervò Leonardo Marinelli e Antonio de Niclis, con procuratore a Cles il signor Cristano, hanno citato quelli delle comunità di Vigo, Toss e Dardine perché facevano legna e pascolavano al di qua dai confini dal fondo della valle Magna cominciando in fondo alla via che va in Malachino e su direttamente tendendo a destra. Si svolgono parecchi dibattiti e una ricognizione sul posto. Il sedici ottobre nella camera di Giovanni Guglielmo de Simonis i rappresentanti di Vervò, Vigo, Ton e Dardine a seguito di continui danni da parte di particolari di Vigo e per appianare una controversia sui confini della montagna denominata il Medaione, che sta fra lo Scarezzo e il Malachino, si affidano ai signori Domenico Meneghino di Monclassico, curato di Vervò, e Andrea Tomasini di Tres, beneficiario a castel Thun. La parte di Vigo, rappresentata da Matteo de Federicis e Vito Bertoluzza come sindici eletti in regola convocata a Vigo, afferma di aver sempre boscheggiato (tagliare legna) sul versante a mezzogiorno della valle del Ret. Da parte loro i vervodani, rappresentati dai sindaci Leonardo Marinelli e Antonio de Niclis, spiegano di avere dato multe e locato quei luoghi. Si erano svolti parecchi dibattiti e una ricognizione sul posto. Quelli di Vigo indicano dei termini che quelli di Vervò dicono siano sassi mobili. Vigo porta avanti la causa sul diritto di possessione. Viene consultata la sentenza di del notaio Federico Balestrini di Toss data a Coredo nel Essa dice che la costa dello Scarez denominata il Tof del Ret giacente fra la Valle Magna e altra vallicella alla sua sinistra e il monte Medaione (Mezaione) spetta a Vervò. Battista Busetti, per Vervò, contesta che sia ceppo di confine una pietra mobile e argomenta che non può esserci presunzione di possesso per usocapione se singoli particolari vanno su suolo d altri senza che la loro comunità abbia provveduto a eseguire i lavori di manutenzione su detto suolo. I due mediatori arbitri stabiliscono che i termini 1 Il predicato Sunneg ("canton del sol") deriva dal nome di una torre del Castello alle Torri di Mezzocorona, posseduto dai Filippini di Ton (Cfr.L. Melchiori, Il castello e l'eremitaggio di S.Gottardo a Mezzocorona, Mezzocorona 1989, pp.54-55)
14 vecchi, riconosciuti come tali, saranno mantenuti; e che indicheranno i termini nuovi da mettere nelle parti contese sotto pena di 100 ragnesi alla parte che non si atterra alle decisioni. Sono presenti il signor Cristano, procuratore a Cles, e il giurato di Toss Rodolfo Zanino a nome di Tomaso de Peder. (pergamena Vigo 17) 1680 Si dà licenza a Segno di passare dal monte Vaggia per la strada di Capestrin Si giunge a un compromesso con Priò circa i confini. Notaio Simoni di Tres Vengono posti i confini secondo il laudo Barbacovi I giurati di Vervò Antonio e Giovanni Battista Marinelli presentano le loro ricevute: fra il resto era stato pagato il taion a Mollaro taglione, imposta straordinaria per spese militari, di solito - con 21 ragnesi e 8 troni; erano stati dati frumento e lenticchie (lenti) per pagare il notaio Valentino Barbacovi e per la singaria al sindaco Antonio Cicli troni Il dieci agosto si tiene la regola di san Lorenzo. Antonio Berlai fa presente che non è in grado di concludere la saltara; dichiara che non chiede ricompensa per quanto ha fatto e per il rimanente tempo pagherà metà spesa del saltaro che sarà eletto e che lo sostituirà. La regola accoglie le due proposte e prende atto che Giacomo Cristoforetti, infermo, ha rinunciato al vicinato alla presenza dei giurati e perciò chiede di essere esentato dagli aggravi. Sono d accordo tutti Il registro dei morti 1683 segnala quale causa generica di morte pustole" (vaiolo probabilmente) Il giorno nove febbraio il fontico è affittato a Giovanni Battista Gottardi per 27 ragnesi. Si precisa che il pistor o, piuttosto banchiere, debba accettare il pane dei pistori e spaccarglielo; se deve crivellare il grano ricevuto in pagamento, deve restituire le crivelladure. Il pagamento dell affitto sarà alla tassa interzato: un terzo frumento, un terzo segala, un terzo legumi e miglio; inoltre sei fiorini da pagare a Pasqua e uno star di frumento, sei fiorini e mezzo a Natale. Antonio Nicli presta sicurtà Tres ha interposto appellazione a un accordo per proseguire la causa. La comunità di Vervò inoltra supplica al reverendo Vescovo per arrivare a una conclusione rapida. (atti Lorenzoni) Vendite forzate - archivio comunale Trovandosi a corto di liquidità la comunità chiede la licenza di vendere due fondi in Tinquest e fuori a Seuran con queste parole: Gli umilissimi, devotissimi e infimi sudditi, supplicanti sono costretti a questa dolorosa decisione [di vendita di fondi] per le troppe cause che deve sostenere per mantenere l'integrità della montagna contro tutti i circonvicini che la vogliono Giovanni Battista Gottardi si aggiudica la banca del pan per 26 ragnesi. I pagamenti saranno fatti come l anno prima: in particolare sei fiorini a Pasqua, sei fiorini e mezzo a Natale e pagare la singaria al sindaco; presenta come sicurtà Pietro Conci La comunità contesta a Stefano Conci di avere tagliato legname abusivamente: ne segue un interrogatorio con le risposte di quattro vicini esaminati.
15 1685 In merito alle decime è interessante questo riferimento: Segno paga 95 ragnesi per il grano, troni 9 ogni orna di brascato per due anni, poi talleri 1 ogni orna di brascato per gli altri 3 anni. Priò per il grano pagherà ragnesi 51:2:8; per il vino ragnesi 36. Vion e Dermulo pagheranno ragnesi 72 in tutto Il giorno 18 gennaio la banca del pan è aggiudicata per tre anni a Giacomo Cristoforetti, pittore, al prezzo di 104 fiorini 34:3 all'anno per un totale di 104 ragnesi. Il banchiere promette che se altri manezasse la banca (se sarà concessa ad altri?) darà il fatto suo. Si precisa che il bancher non possa, né debba dar né pane, né vino per il predicatore, né altri pagamenti. Offre la sua sicurtà Antonio Nicli Fra i vicini della comunità, quelli sopra che abitavano sopra la chiesa, quelli sotto e quelli delle androne era sorta una controversia circa la localizzazione del fontico del pane. Il privilegio precisava che il fontico doveva essere posto in luogo comodo e si considerava fuori mano la parte del paese sopra la chiesa di santa Maria e ai vicini della parte altra non era mai concesso di partecipare alla gara di appalto per il fontico. Il sei di febbraio si giunge a un accordo arbitramentale che amplia verso l'alto il perimetro utile e lasciava ai giurati della comunità il giudizio di agibilità su androne, scale, solari o portici oscuri e fangosi al momento dell assegnazione del fontico in regola. La riunione si tiene nella stua della canonica alla presenza dei testimoni Pietro figlio di altro Pietro Conci e Antonio figlio di Giovanni Antonio Giovanetti. Era stato eletto come arbitro il curato don Giovanni Domenico Meneghino coadiuvato da Giovanni de Gottardi. Stende l atto, che deve essere presentato per la conferma all eccellentissima Superiorità, Giovanni figlio di altro Giovanni de Gottardi di Vervò, pubblico notaio di autorità cesarea Con data 24 giugno 1686 si trova questo appunto: Capitolo I decimani siano chiamati dai padroni o lavoranti a pigliar le decime [in campagna] per tre volte. Se non vengono si lascerà la decima nel campo e non si sarà tenuti a rispondere delle decime sulle frugi (mancanti). Sembra, da altro scritto del 1705, che lo scorso anno 1685 sia stata riscritta o aggiornata la Carta di Regola in cui un articolo aveva come titolo Vendere a furesti Il giorno 12 agosto1686 la comunità agisce sempre contro Stefano Conci per possesso abusivo fuori alla Pradazza Il ventuno maggio la comunità di Vervò rilascia a Mattia Chini di Segno, fabbro ferraio, licenza di fare calcara a Capestrin Viene eletto sindaco-procuratore Antonio de Niclis di Vervò per trattare la causa dei confini con Vigo, Toss e Dardine. Il giorno 18 giugno la comunità di Vervò invia una supplica al vescovo che faccia cessare la causa con quelli di Vigo. In essa si ricorda che da oltre duecento anni Vervò era investito dei monti di Scarez, Mezaone e Malachino e Blasuor (Prasiuol) sino al Sasso Bianco e che poi i termini furono fissati per tutto il monte Scarez e il tovo del Ret. Ora due compositori, Simoni per Vervò e Filippini per Vigo, non si sono accordati. Vigo sostiene che, dove c è un monticello fra due valleselle, essi hanno diritto di
16 venire alla sinistra, mentre noi sosteniamo che devono stare alla destra. Mancano i segni di confine della Val Granda (Magna); si pensa che siano spariti per l acqua. Pertanto la comunità di Vervò supplica che sia trovata una persona della Val di Non che possa terminare la questione perché Vigo sta recando danni, tagliando soprattutto larici sul monte che è di Vervò Il giorno 29 agosto nella sala di Castel Thun viene trattata la causa per i confini della montagna di Vervò con Toss e Dardine. Si tratta dei confini sul dorso del Medaron o Mezarone (costa Brusada) e la costa dello Scarez e la valle detta il Forcol. Erano stati designati quali arbitri il conte Francesco Augusto e Giovanni Vigilio conti di Thun con Giovanni Battista Magnani di Sfruz per Vervò e Giuliano de Bertis di Mezzolombardo per Vigo, e Cristoforo Prantil di Brez lapicida e Cristoforo Arnoldi di Tuenno Gli arbitri decidono e stabiliscono che: 1) - Le montagne sono feudo dei conti di Thun 2) - Le parti siano buoni amici 3) - Il termine sulla strada è il vero. Quello sulla cima dello Scarez deve essere spostato di 5 varghi verso la pieve di Ton e alla distanza di 50 varghi sia piantato un nuovo ceppo che punti in linea retta verso quello giù alla strada e poi metterne altri tre in dirittura. 4) - Il monte Mezarone è quello fra Malachino e Scarez, cioè quel monticello che forma la natura di un cinque verso il monte Scarez dove sarà piantato un termine. 5) - Nel caso di incendio nella pieve di Ton ci si comporti come prima, cioè Vervò conceda del legname. 6) - Che le cose in sospeso e definite nel passato non vengano riprese 7) - Non si deve ricorrere ad altri tribunali e gli strumenti precedenti al riguardo siano cassati. 8 e 9) Le parti non avranno altre spese se non quelle del lavoro e delle sportole (vettovaglie). 10 Le parti non ardiscano oltrepassare i confini oggi definiti È presente il canonico Antonio Domenico conte di Wolkenstein che diventerà principe vescovo di Trento nel Vigo e Toss e Dardine accettano, Vervò chiede il termine per deliberare. Segue la descrizione della verifica e posa dei termini. È stato posto un termine con croce di colore salmor ossia piombo in fondo di detta Val Grande o Valle Magna (Val Marzana) al termine della via di Ton. Altro termine viene rinnovato con una croce posta sopra un crozzo. In mezzo alla croce c'è un buco fatto da natura, crozzo bianco poi un crozzetto di colore bianco in Vallesella con croce fattagli sopra e non distante c'è un altro crozzo maggiore con buchi. In linea retta si trova un altro crozzetto bianco distante 4 passi dal crozzo più grande. A un tiro di sasso circa sotto l'ultimo termine sul culmine si incide la croce sul crozzo grande in Vallesella. Sulla sommità, a un passo dal sentiero, c'è un crozzetto bianco non molto eminente e anche qui si
17 incide una croce. Ogni cinque anni i rappresentanti delle comunità andranno a visitare i termini assieme Il giorno 22 agosto, a seguito di un arbitrato, forse relativo a prestiti, viene ceduta alla chiesa di Santa Maria un arativa a Seuran e la donazione di una seconda arativa a Perzuch alla chiesa di san Martino Giovanni Strozzega e altri consorti con diritto di uso di una strada al Cornèl si trovano in contrasto con Giovanni Nicli, Stefano Conci e altri vicini per questa strada che comincia da Simone Zanetti e viene verso il ponte dello Strozzega dalla parte alta della villa e poi prende due direzioni: una va a destra verso i Marinelli e l altra a sinistra verso i Bortolini. I regolani Antonio Nicli e Nicolò Bertolini col giurato Francesco Sembianti decidono che detta strada deve considerarsi comunale per persone a piedi e animali disgiunti e consortale per animali congiunti. La sentenza è presa in strada pubblica davanti alla casa di Antonio de Ferrari. Scrive il curato Giovanni Battista de Gottardi Il sette giugno viene presa la decisione di regolamentare la licenza di fare calcare (fornaci per cuocere la calce) con relativo taglio di legna. La villa è divisa in quattro colomelli (rioni) di 19 famiglie (75 totali) per l'approvvigionamento di calce: 1 - da Giacomo Cristoforetti fino agli eredi di Giovanni Battista Sembianti; 2 - da Giovanni di Andrea Marinelli fino a Giovanni Battista Marinelli; 3 - da Giovanni Strozzega fino a Giovanni Stefano Nicoletti; 4 - da Antonio di Ferrari fino in fondo alla villa cioè fino a Salvador Conci (Simonela) e questi sono 18. Sarà il secondo colomello che avrà per primo la concessione per la sua calcara Vervò invia a Torra 8 muti di calcina per i lavori alla chiesa della pieve Il venti gennaio20.01, Giovanni Nicoletti, detto Ponzi, rileva la Banca del pan per 30 ragnesi. Si impegna a versarne sette al giorno dell'olivo e a pagare la luminaria di Natale giù a Torra. Nel caso ritardasse di pagare i pistori (quelli che gli avevano affidato il pane per la vendita), il banchier pagherà un fiorino ogni due giorni di ritardato. Offre la sua sicurtà Antonio di Nicli. Giovanni Nicoletti ha posto il suo bollo per non saper scrivere Il diciotto ottobre (o gennaio) la banca del pan è affittata a Giacomo Cristoforetti detto Pittore per 32 ragnesi Ricevuta di 8 troni per una ramada di un revolto della pieve di Torra Il diciannove ottobre viene affidato l incarico del Banchiere del pan all illustrissimo Pietro Legranzi per ragnesi 28 da troni 4 e mezzo da pagare come al solito sicurtà di Antonio Berlai Richiesta di sopralluogo a Vervò del signor Giovanni Battista Gentilotti, consigliere del vescovo, che si trova in valle per la cura delle acque acidule, forse a Bresimo Il diciannove gennaio il comune ottiene un prestito di 80 ragnesi da parte di Stefano fu Nicolò Nicoletti. 2 Nel 1650 furono scoperte acque acidule con ferro, vetriolo e zolfo a Peio, verso il 1670 a Rabbi e verso la fine del 1600 anche a Bresimo e in altre località della Val di Non.
18 L undici ottobre Giovanni Battista Gottardi prende in affitto la Banca del pan per 30 ragnesi e porta come sicurtà il mugnaio Gottardo Gottardi La comunità chiede un appuntamento a Trento per evitare spese I vicini delle pievi di Torra e di Taio hanno costruito una malga in Rodezza su suolo di Vervò e la comunità di Vervò si oppone. Il 15 ottobre richiede al reverendo vescovo di poter rilevare documenti per la causa con i 4 colomelli per la malga in Rodezza Decime di Tuenetto e Mollaro: ragnesi 100 per il frumento e talleri uno ogni orna di brascato. Dardine: 10 staia di frumento, due di miglio, sei di segala, due di paniz (panico), due di orzo, due di avena, due di sorgo più un bottesin (botticella) de vin al tempo di vendemmia aprile - In occasione della visita del vescovo nicopolitano Giorgio Sigismondo de Sinnersberg alle chiese della pieve di Torra Vervò chiede di avere copia del contratto di vendita del prato in Rodezza di Pietro Marinelli, scritto dal notaio Maccani, per la causa della malga in Rodezza con i quattro colomelli Il 23 dicembre viene scritta e pubblicata la sentenza Alberti relativa ai confini lungo lo Spigol del Corn e la Costa del Lavachel Maria Mimiolla, vedova di Pollini Paolo, il 16 maggio fa il testamento. Fra le altre cose lascia il suo letto col capezzale alla nipote Maria Pollini figlia di suo figlio Paolo Antonio Ferrari nelle sue ultime volontà nel 1696 lascia 4 staia e mezzo di frumento da distribuirsi in tanto pane entro due anni. Sarà attuato Il giorno 22 ottobre muore Margherita Berlai detta berlaia di Tomìo: abitava nella zona del paese detta giù al Casal Giovanni Pietro Cristoforetti, di 16 anni, muore sommerso nell'acqua del rio Rinassico. Suo padre era pittore e muore nello stesso anno, in povertà. Verrà sepolto a Mezzo san Pietro 1697 Il vescovo ordina al chierico Ghina di specificare per quali motivi per non voglia concorrere al taglione e alle altre spese comunitarie (vedi 1690) Il primo agosto il notaio di Vervò Giovanni Gottardi presenta un memoriale a Sua Eccellenza Illustrissima e Reverendissima il vescovo di Trento per presunte violazioni dei diritti dei vicini di Vervò volute del nuovo arciprete di Torra Cristoforo Campi I saltari di montagna Giovanni Conci e Giovanni di Giovanni de Nicli sorprendono Andrea Fedrizzi di Toss a tagliare 25 piante in Val Marzana o Tovo del Ret oltre i suoi confini. Abbastanza discosto, individuarono anche uno sconosciuto che lascò il suo rancone (roncola) in pegno. Il due dicembre 1697, sul portico del notaio, i regolani maggiori condannano il Fedrizzi a pagare una multa di ragnesi 28 e troni 2 se pagherà entro luglio 1698 o 35 ragnesi e 2 troni più eventuali spese se più tardi. Scrive la condanna il notaio Giovanni di Giovanni Gottardi con segno tabellionato mano che sostiene una bilancia in scudo turrito e lettere IdGNV e assistono i testimoni Nicolò Tavonatti di Vervò e Paolo di Romedio Ossana di Sfruz. Il Fedrizzi ricorre.
19 1698 Il ventisette maggio il Lavachel dal Spigol del Corn ai confini con Vigo è affittato a Giovanni Gottardi di Vervò e Bortol Piato della val di Fiemme per 10 fiorini tedeschi annui La causa viene portata a Cles nel palazzo di giustizia davanti all assessore delle Valli Francesco Tranquillini Sono presenti il notaio de Agostini e Tommaso Chilovi di Taio. Giovanni di Giovanni Conci, Antonio di Bortolo Marinelli e Cristoforo Gottardi giurati e regolani di Vervò, i saltari di montagna Giovanni Conci e Giovanni di Giovanni de Nicli e i testimoni Nicolò di Nicolò Tavonatti di Vervò e Paolo di Romedio Ossanna di Sfruz. Il Fedrizzi dichiara di aver tagliato solamente cinque pini e un avezzo abete bianco e viene confermata la condanna Il dottor Bevilacqua emette una sentenza che condanna a una multa di 10 ragnesi don Stefano Ghina, beneficiato Bertolini, per inadempienze nella celebrazione della messa del mattino e perché non voleva pagare le colte Il giorno quattro giugno Stefano fu Nicolò Nicoletti presta a Leonardo fu Giovanni Zanetti un prestito di 22 ragnesi La comunità avvia una causa con l'arciprete Cristoforo Campi I fuochi dei vicini sono Il giorno 4 settembre muore Maria Tavonatta moglie di un certo Giacomo Tavonatti. Dopo d aver naveato (navigato) quest'oceano di miseria lo spazio di 69 anni finì di più travagliare Un castrato (montone o agnello) vale troni 7: 6 e una gallina troni 1: La comunità rilascia la licenza di calcara a quelli di Tres per ragnesi La comunità ha deciso di avere il suo orologio: viene decisa la raccolta di troni 2:6 per ogni fuoco per l'orologio (72 fuochi -> 40 ragnesi) e si sono avuti anche ragnesi 13:1:6 in offerta. Come tutti gli anni si assegnano le sorti e si verificano i termini di confine in montagna Vervò concorre con 13 ragnesi a comodar il sagrà (spazio consacrato davanti alla facciata principale) di Torra Tutti parrocchiani della Pieve di Torra fanno una processione a Spor per invocare l acqua In merito al Beneficio Bertolini lasciato da Nicolò Bertolini parroco di Smarano si ricorda che il diritto a esserne titolari è riservato al maggiore della famiglia Bertolina e, quando questa sarà estinta, al maggiore della famiglia Ghina. Non esistendo più discendenti di queste due famiglie tale diritto passa alla comunità di Vervò che assegnerà il beneficio al più anziano dei sacerdoti di Vervò o chierico di prima tonsura con l impegno di celebrare tre messe alla settimana. Il dottore e filosofo Antonio Cristani, interpellato dal regolano maggiore Antonio Nicli, dopo aver letto i codici, afferma che i chierici e sacerdoti nella diocesi di Trento sono tenuti a contribuire per le spese pubbliche in proporzione ai loro beni e tanto più per strade o ponti, o altri servizi A settembre Simone Conci, per il fratello Giacomo, e Giovanni Nicli rendono i conti dal settembre 1699 al settembre Nel libro della resa dei conti sono
20 registrate entrate significative per un totale di 366 ragnesi: 36 ragnesi dall affitto della banca del pan, ragnesi 11:0:6 dall affitto del pra del Lavachel (Pra de la vaca), ragnesi 9:1:6 da compartite di carantani 7, ragnesi 32 da una seconda compartita di carantani 24, ragnesi 45 per colta da carantani 7 e mezzo, ragnesi 200 da un prestito avuto da messer Pietro Legranzi. Il totale delle uscite ammonta a ragnesi 346:1:2: troni 16:5 per una singaria (compenso al sindaco); 15 troni di spese e 29 di salario per pagare il predicatore troni 15 e troni 2:6 al suo servitore; troni 4:6 per portare a Trento 2000 fiorini richiesti dal principe vescovo; troni 7:6 per un castrato ai cappuccini; 40 fiorini per soldati; ragnesi 8 per l ufficio di saltaro, ragnesi 7:1:2 per la luminaria a Torra, 27 troni per la costruzione del brenz al Poz; 6 carantani per rompere il ghiaccio (taiar la giazza) ad Aurì; troni 20 a Giovanni Battista Gottardi per lavori all orologio. Queste voci di spesa mostrano le attività svolte nell anno: alcune si ripeteranno di anno in anno. Le spese per i soldati dovrebbero in seguito essere rimborsate. L avvocato dottor Bevilacqua, segue a Trento la causa relativa a don Stefano Ghina, beneficiato Bertolini, per la prima messa e per le colte e riceve ragnesi dieci per il suo onorario. Per tale causa vanno a Trento alcuni vicini come testimoni e ricevono ragnesi 13 di rimborso. Il rilascio della sentenza con relative sportole (ricompense ai giudici) viene a costare ragnesi 10. Giovanni Battista Gottardi si reca a Venezia per la lite con l arciprete Campi. Gli sono riconosciute le seguenti spese: per la lettera di cambio troni 4:8 (titolo di credito all'ordine), troni 12 per donativi (tabacco ed altro), per barca troni 6, per altre spese troni Il giorno 2 dicembre Maria figlia di Nicola Nicoletti lascia i suoi averi alle nipoti Maria, Marina e Caterina; i mobili delle sue stanze andranno ai poveri. L esecutore testamentario sarà il fratello Stefano maggiore, loro padre A seguito del memoriale di lamentele con l'arciprete Cristoforo Campi si era iniziata una causa. Il giorno 11 dicembre il molto reverendo Carlo Emanuele Voltolini, vicario generale del vescovo per gli affari spirituali e decano della Cattedrale, emette una sentenza sui reciproci diritti e doveri dell arciprete e della comunità di Vervò. Si richiama la sentenza del 1607 che ordina all arciprete di contribuire al mantenimento del cappellano e alla comunità di adempiere pienamente i diritti parrocchiali di Torra. Le spese per l onorario del vicario Voltolini sono a carico delle parti a metà. Sono presenti come testimoni il molto reverendo Giovanni Battista Coradino arciprete di Sanzeno e Giuseppe Giovanelli di Gerburg, cittadino di Trento. Su istanza dei sindaci Leonardo de Zanetis e Simone de Concis si ordina di notificare la sentenza all arciprete Campi. Pubblica la sentenza il cancelliere Giuseppe Ignazio Gislimberti in data 12 dicembre. (registrato nel libro della canonica di Torra nella parte I, pagina 540 e anche nel libro della Cancelleria di Trento parte II, pagina 184.) Il giorno 16 dicembre il saltaro giurato Giovanni Nicoletti va alla canonica di Torra e consegna la sentenza Voltolina alla domestica dell arciprete che non la vuole prendere in consegna e la getta a Terra. Il saltaro la inchioda sulla porta
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