Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-25399-del-09-10-2019
Timestamp: 2020-07-05 01:15:25+00:00
Document Index: 115028246

Matched Legal Cases: ['art. 445', 'art. 360', 'art. 445', 'art. 445', 'art. 111', 'art. 327', 'art. 445', 'art. 445']

Sentenza Cassazione Civile n. 25399 del 09/10/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25399 del 09/10/2019
Cassazione civile sez. VI, 09/10/2019, (ud. 08/05/2019, dep. 09/10/2019), n.25399
sul ricorso 15338-2018 proposto da:
P.F., nella sua qualità di genitore esercente la
potestà genitoriale sul figlio minore C.M., elettivamente
domiciliata in ROMA, VIA FEDERICO CONFALONIERI, 2, presso lo studio
dell’avvocato DIEGO GRIMALDI, che la rappresenta e difende
unitamente all’avvocato ILARIA QUARTIERI;
Dirigente pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CESARE
MASSA, NICOLA VALENTE, EMANUELA CAPANNOLO;
avverso il decreto N. R.G. 1819/2016 del TRIBUNALE di PISA,
depositato il 20/03/2018;
Il Tribunale di Pisa con decreto di omologa del 20.3.2018 aveva attestato, in
capo a C.M., minore, in giudizio per il tramite di P.F., genitore esercente la potestà genitoriale, il requisito sanitario negativo riferito alla prestazione richiesta (indennità di frequenza).
Il Tribunale aveva rilevato che, pur contestate le conclusioni del ctu da parte della ricorrente, a tale contestazione non era seguito il giudizio di merito nei termini previsti, sicchè doveva essere omologato il requisito negativo.
Avverso tale decisione la ricorrente aveva proposto ricorso affidato a due motivi anche coltivati con successiva memoria.
1) Con il primo motivo è dedotta la violazione e falsa applicazione dell’art. 445 c.p.c. nella parte in cui il Giudice ha pronunciato decreto di omologa nonostante l’introduzione del giudizio di merito (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3);
2) Con il secondo motivo è denunciato l’errore nella pronuncia di condanna alle spese di soccombenza a carico di parte ricorrente in favore dell’Inps in assenza di difesa tecnica.
Entrambi i motivi possono essere trattati congiuntamente perchè hanno in comune l’errato presupposto della definitività della pronuncia resa in sede di omologa.
Questa Corte ha chiarito che “In materia di accertamento tecnico preventivo ai sensi dell’art. 445 bis c.p.c., il giudice, in mancanza di contestazioni e salvo non intenda rinnovare le operazioni o sostituire il consulente, deve omologare l’accertamento sulla sussistenza o meno delle condizioni sanitarie per l’accesso alla prestazione con decreto inoppugnabile e non modificabile, contro il quale non è proponibile neppure ricorso straordinario ex addii Cost., giacchè le parti, ove intendano contestare le conclusioni del c.t.u., sono tenute a farlo, nel termine fissato dal giudice, anteriormente al decreto di omologa” (Cass. n. 6085/2014 conf. Cass. n. 22721/2016).
Ha altresì affermato la impugnabilità del decreto, definitivo, solo con riguardo alle spese del giudizio: “Il decreto di omologa di cui all’art. 445-bis c.p.c. è impugnabile con ricorso per cassazione ex art. 111 Cost., limitatamente alla statuizione sulle spese, ed indipendentemente dalla sua notificazione, nel termine semestrale previsto dall’art. 327 c.p.c. decorrente dalla data del suo deposito” (Cass. n. 4365/2017).
In coerenza con i predetti principi deve quindi ritenersi che presupposto principale per la impugnabilità del decreto di omologa, solo con riguardo alle spese, è la sua definitività.
La stessa parte ricorrente ha dichiarato di aver provveduto, successivamente alla contestazione tempestiva delle risultanze peritali, a proporre ricorso ordinario secondo quanto disposto dall’art. 445 bis c.p.c.. La presenza di un ricorso ordinario pendente tra le parti sulla domanda azionata rende evidente che la statuizione contenuta nel decreto di omologa non possa essere considerata definitiva in quanto destinata ad essere travolta e superata dalla decisione di merito assunta in sede di ricorso ordinario. Ne a tale conclusione può costituire ostacolo la circostanza che erroneamente sia stato emesso il decreto di omologa negativo e ciò possa in qualche modo influenzare il giudizio instaurato in sede ordinaria, in quanto proprio in quella sede potrà essere rilevata l’erronea omologazione del requisito (negativo) pur in pendenza del ricorso proposto a seguito della contestazione nei termini previsti dall’art. 445 bis c.p.c. e quindi coltivata la domanda di riconoscimento del requisito sanitario.
Anche la pronuncia sulle spese, contenuta nel decreto di omologa, seguirà pertanto le sorti di quest’ultimo, caducato di ogni suo effetto dalla pronuncia assunta dal tribunale nel ricorso ordinario.
Il ricorso, per quanto sopra considerato, deve essere dichiarato inammissibile. Nulla per le spese, essendo l’Inps rimasto intimato.