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Timestamp: 2020-02-28 05:49:12+00:00
Document Index: 156987716

Matched Legal Cases: ['art 2', 'art 3', 'art 24', 'art 33', 'art. 33', 'art. 7', 'art 2', 'art. 10', 'art 19', 'art. 27', 'art 78', 'art 77', 'art. 83']

Norme internazionali - Diritto internazionale marittimo - Studiamo.it Norme internazionali - Diritto internazionale marittimo - Studiamo.it
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Una dispensa sulle norme di diritto internazionale
2. Sovranità territoriale
4. Crimini internazionali
5. Diritto internazionale economico
6. Il trattamento degli stranieri
7. Diritto internazionale marittimo
8. La violazione delle norme internazionali
9. La funzione giurisdizionale internazionale
la convenzione sul mare territoriale e la zona contigua,
la convenzione sull’alto mare,
la convenzione sulla pesca e conservazione delle risorse biologiche dell’alto mare,
la convenzione sulla piattaforma continentale.
Inoltre nel 1982 è stata firmata a Montego Bay una nuova convenzione per la ricodificazione del Diritto Internazionale Marittimo (ben 320 articoli) che è entrata in vigore soltanto nel novembre del 1994 ed è stata integrata da un “Accordo applicativo” che modifica la sua parte XI relativa al regime delle risorse sottomarine al di là del limite della giurisdizione nazionale. Il motivo di tanto ritardo era proprio il rifiuto degli Stati industrializzati di vincolarsi alla parte XI così come redatta a Montego Bay perché molto sbilanciata per i Paesi industrializzati. Con l’adozione dell’Accordo applicativo molte sue norme innovative sono state accettate da tutti i Governi.
L’art 2 della Convenzione di Montego Bay stabilisce che: “La sovranità dello Stato si estende, al di là del suo territorio e delle sue acque interne…a una zona di mare adiacente alle coste denominata mare territoriale”
Esso, ai sensi dell’art 3 della stessa Convenzione, può estendersi fino ad un massimo di 12 miglia marine dalla costa.
Secondo una dottrina formatasi nel periodo tra le due guerre, lo Stato costiero avrebbe il diritto di esercitare poteri di vigilanza doganale in una zona contigua al mare territoriale. Tale dottrina venne recepita dall’art 24 della Convenzione di Ginevra del 1958 e poi trasferita nell’art 33 della Convenzione di Montego Bay il quale recita: in una zona d’alto mare contigua al suo mare territoriale, lo Stato costiero può esercitare il controllo necessario, in vista
di prevenire la violazione delle proprie leggi di polizia doganale, fiscale, sanitaria e di immigrazione
di reprimere le violazioni alle stesse leggi, qualora siano commesse sul suo territorio o nel suo mare territoriale.
Lo stesso art. 33 fissa a 24 miglia marine la larghezza massima della zona contigua.
La sporgenza massima utilizzabile deve essere stabilita seguendo un criterio piuttosto elastico previsto dallo stesso art. 7 : “la linea di base nn deve discostarsi in misura apprezzabile dalla direzione della costa” e inoltre” le acque situate all’interno della linea devono essere sufficientemente legate al dominio terrestre per essere sottoposte al regime delle acque interne”.
Ancora, si può tener conto degli interessi economici attestati da un lungo uso delle regioni costiere.
E’ importante precisare che l’art 2 della convenzione considera come baie solo le insenature che penetrino in profondità nella costa, la cui superficie si almeno eguale o superiore a quella di un semicerchio dal diametro di 24 miglia.
L’art. 10 par. 6 parla invece delle c.d. “baie storiche” , cioè quelle baie sulle quali lo Stato costiero può vantare diritti esclusivi consolidatesi nel tempo grazie all’acquiescenza di altri Stati. Tali baie sono da considerare come acque interne indipendentemente dalla loro superficie. (baie di Chaleur, Chesapeake, Delaware…)
Molto importante è focalizzare un concetto: la determinazione della linea di base non è tanto importante ai fini della misurazione del mare territoriale, quanto ai fini della misurazione delle zone le cui risorse sono di pertinenza dello Stato costiero. Spostandosi verso il largo, aumenta la possibilità di accaparramento di queste risorse. Ciò spiega perché molti Stati hanno provveduto alla “chiusura” di molte baie negli ultimi anni.
Per quel che riguarda i poteri dello Stato sul mare territoriale, questi sono , in linea di principio gli stessi poteri esercitati nell’ambito del territorio, ovviamente con le limitazioni che si accompagnano alla sovranità territoriale.
Il primo limite è costituito dal c.d. passaggio inoffensivo o innocente da parte delle navi straniere di cui si occupano gli artt. 17 ss. della Convenzione di Montego Bay.
L’art 19, inoltre, definisce il passaggio inoffensivo come quello che “ nn reca pregiudizio alla pace, al buon ordine o alla sicurezza dello Stato costiero” precisando, allo stesso tempo, i casi (uso della forza, esercizi o manovre con armi, propaganda ostile, inquinamento, pesca, etc) in cui il passaggio nn può considerarsi inoffensivo.
Un altro limite che può considerarsi come tuttora osservato dalla prassi, riguarda l’esercizio della giurisdizione penale sulle navi straniere. La giurisdizione penale non può essere esercitata in ordine a fatti puramente interni alla nave straniera, cioè a fatti che nn abbiamo alcuna ripercussione nell’ambito esterno e che nn siano idonea a turbare il normale svolgimento della vita della comunità territoriale. Su questo punto la Convenzione si discosta dal diritto consuetudinario, perché l’art. 27 si limita a prescrivere che lo Stato costiero “non dovrebbe” esercitare la giurisdizione sui fatti interni, lasciando allo Stato la decisione se esercitare o meno la propria potestà punitiva.
LA PIATTAFORMA CONTINENTALE: la sua disciplina è contenuta negli artt. 76 ss. della Convenzione di Montego Bay. Fermo restando la libertà di tutti gli Stati di utilizzare le acque e lo spazio atmosferico sovrastanti (art 78), lo Stato costiero ha il diritto esclusivo di sfruttare tutte le risorse della piattaforma (art 77), intesa come quella parte del suolo marino contiguo alle coste che costituisce il naturale prolungamento della terra emersa e che pertanto si mantiene ad una profondità costante (200 m circa) per poi precipitare o degradare negli abissi.
L’opinione della Corte è stata recepita dalla Convenzione di Montego Bay, nell’ art. 83.
La dottrina sulla piattaforma continentale, facendo leva sulla conformazione delle coste, risulta però, iniqua; infatti se alcuni Stati hanno un’estesa piattaforma, altri devono fare i conti con una sua totale assenza o con fosse profonde che la separano dalla costa. A tale iniquità ha sopperito l’istituzione della zona economica esclusiva che comporta comunque l’assegnazione allo Stato, a prescindere dalla conformazione geografica, delle risorse del fondo marino fino a 200 miglia dalla costa.
ZONA ECONOMICA ESCLUSIVA: a favore di essa si sono pronunciati praticamente tutti gli Stati e numerosi sono i Paesi che hanno già provveduto ad istituirla con apposite leggi senza incontrare opposizioni, tanto che può ormai affermarsi che ci si trova di fronte ad un istituto di diritto consuetudinario.
Acque internazionali. La nave pirata può essere catturata da qualsiasi Stato e sottoposta a misure repressive. Lo Stato nel cui territorio è in corso una guerra civile può visitare e catturare qualsiasi nave che si proponga di recare aiuto (in armi o armati) agli insorti.
Zona economica esclusiva. Lo Stato costiero può visitare e catturare navi e relativo carico per infrazioni alle proprie leggi sulla pesca o allo sfruttamento delle risorse sottomarine.
Mare territoriale. Rilevano i principi già analizzati del diritto di passaggio inoffensivo e della sottrazione alla giurisdizione penale dello Stato costiero dei fatti puramente interni alla nave
Le navi da guerra o comunque destinate a servizi pubblici possono inseguire una nave straniera che abbia violato le loro leggi purché l’inseguimento sia continuo e abbia avuto inizio almeno nelle acque contigue al mare territoriale. Se la nave inseguita entra nelle acque territoriali di un altro Stato l’inseguimento cessa.
Continua: La violazione delle norme internazionali
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Pubblicato Da Vale_Dukessa il 27 Ott, 2004 | 0 commenti