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Timestamp: 2018-11-18 19:34:39+00:00
Document Index: 167001511

Matched Legal Cases: ['art. 15', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 12', 'art. 13', 'art. 22', 'art.17', 'art.  1', 'art. 9', 'art. 27']

DECRETO LEGISLATIVO 8 aprile 2010, n. 61 - Tutela delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche dei vini, in attuazione dell'articolo 15 della legge 7 luglio 2009, n. 88. (10G0082) (GU n. 96 del 26-4-2010 | Geometra.info
DECRETO LEGISLATIVO 8 aprile 2010, n. 61 – Tutela delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche dei vini, in attuazione dell’articolo 15 della legge 7 luglio 2009, n. 88. (10G0082) (GU n. 96 del 26-4-2010
DECRETO LEGISLATIVO 8 aprile 2010, n. 61 - Tutela delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche dei vini, in attuazione dell'articolo 15 della legge 7 luglio 2009, n. 88. (10G0082) (GU n. 96 del 26-4-2010 ) - note: Entrata in vigore del provvedimento: 11/05/2010
Tutela delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche
dei vini, in attuazione dell’articolo 15 della legge 7  luglio  2009,
n. 88. (10G0082)
Capo I   Norme generali – Classificazione delle denominazioni
di origine, delle indicazioni geografiche, ambito di  applicazione e
alle  Comunita’  europee,  legge  comunitaria  2008,  in  particolare
Visto il regolamento  (CE)  n.  1234/2007  del  Consiglio,  del  22
ottobre 2007, recante l’organizzazione comune dei mercati agricoli  e
disposizioni specifiche per  taluni  prodotti  agricoli,  regolamento
unico OCM;
Visto il regolamento (CE) n. 479/2008 del Consiglio, del 29  aprile
2008, relativo all’organizzazione comune del mercato vitivinicolo, in
particolare il titolo III, capo III, IV  e  V,  recanti  norme  sulle
denominazioni di origine, le indicazioni geografiche  e  le  menzioni
tradizionali,  e  il  capo  VI  recante  norme  sull’etichettatura  e
Visto il regolamento (CE) n. 491/2009 del Consiglio, del 25  maggio
2009, che modifica il regolamento (CE) n. 1234/2007, con il quale  in
particolare il regolamento (CE) n. 479/2008 e’ stato  inserito  nello
citato regolamento  (CE)  n.  1234/2007,  regolamento  unico  OCM,  a
decorrere dal 1° agosto 2009;
Visto il regolamento (CE) n. 607 della Commissione, del  14  luglio
2009, che stabilisce talune regole di  applicazione  del  regolamento
del Consiglio  n.  479/2008  riguardo  le  denominazioni  di  origine
protetta e le  indicazioni  geografiche,  le  menzioni  tradizionali,
l’etichettatura e la presentazione di  taluni  prodotti  del  settore
Vista la direttiva 98/34/CE del  22  giugno  1998,  del  Parlamento
europeo e del Consiglio che prevede una procedura d’informazione  nel
settore delle norme e delle regolamentazioni tecniche e delle  regole
relative  ai  servizi  della  societa’   dell’informazione   ed,   in
particolare, l’articolo 10;
Visto il parere della Conferenza permanente per i rapporti  tra  lo
Stato, le regioni e le province  autonome  di  Trento  e  di  Bolzano
espresso nella riunione del 17 dicembre 2009;
adottata nella riunione del 12 marzo 2010;
Sulla  proposta  dei  Ministri  per  le  politiche  europee,  delle
politiche agricole alimentari e forestali e della giustizia;
e indicazione geografica protetta
1. Per denominazione di origine protetta (DOP) dei vini si  intende
il nome  geografico  di  una  zona  viticola  particolarmente  vocata
utilizzato per designare un prodotto di qualita’ e rinomato,  le  cui
caratteristiche  sono  connesse   essenzialmente   o   esclusivamente
all’ambiente naturale ed ai fattori umani. Costituiscono altresi’ una
denominazione di origine taluni termini usati tradizionalmente,  alle
condizioni  previste  dall’articolo   118-ter,   paragrafo   2,   del
regolamento (CE) n. 1234/2007.
2. Per indicazione geografica protetta (IGP) dei vini si intende il
nome geografico di una zona utilizzato per designare il prodotto  che
ne deriva e  che  possieda  qualita’,  notorieta’  e  caratteristiche
specifiche attribuibili a tale zona.
3. Le denominazioni di origine e le  indicazioni  geografiche  sono
riservate ai prodotti vitivinicoli  alle  condizioni  previste  dalla
4. Le «bevande di fantasia a base di vino», le «bevande di fantasia
provenienti dall’uva», qualsiasi altra bevanda a base di mosto  o  di
vino, i succhi non fermentati della  vite,  i  prodotti  vitivinicoli
aromatizzati, nonche’ i vini spumanti gassificati ed i vini frizzanti
gassificati  non  possono  utilizzare  nella  loro   designazione   e
presentazione   le   denominazioni   d’origine   e   le   indicazioni
geografiche, fatta eccezione per le  bevande  spiritose  derivate  da
prodotti  vitivinicoli  e  l’aceto  di  vino,  nonche’  per  i   vini
aromatizzati  che  gia’  utilizzano  la  denominazione  d’origine   o
l’indicazione geografica ai sensi della vigente normativa.
– L’art. 15, della legge 7 luglio 2009 n.88, pubblicata
nella Gazz. Uff.  14  luglio  2009,  n.  161,  S.O.,  cosi’
«Art. 15 (Delega al  Governo  per  l’adeguamento  della
normativa  nazionale  al  regolamento  (CE)  n.   479/2008,
relativo    all’organizzazione    comune    del     mercato
vitivinicolo). – 1. Il Governo  e’  delegato  ad  adottare,
presente legge, su proposta del Ministro per  le  politiche
europee, del Ministro delle politiche agricole alimentari e
forestali e del  Ministro  della  giustizia,  acquisito  il
Bolzano, uno o piu’ decreti  legislativi  per  l’attuazione
del regolamento (CE) n.  479/2008  del  Consiglio,  del  29
aprile 2008, al fine di assicurare  la  piena  integrazione
tra l’organizzazione comune  del  mercato  del  vino  e  la
normativa nazionale, apportando specifiche  integrazioni  e
modificazioni alla normativa vigente, secondo le  procedure
previste dall’art. 1, commi 2, 3 e 4, e  nel  rispetto  dei
principi e criteri generali di cui all’art. 2, nonche’  dei
seguenti ulteriori principi e criteri direttivi:
a)  preservare   e   promuovere   l’elevato   livello
qualitativo e di riconoscibilita’ dei vini a  denominazione
di origine e indicazione geografica;
b) ridefinire il ruolo del Comitato nazionale per  la
tutela e la valorizzazione delle denominazioni di origine e
delle indicazioni geografiche tipiche dei vini;
c)  assicurare  strumenti  per  la  trasparenza   del
settore vitivinicolo e la tutela dei  consumatori  e  delle
imprese rispetto ai fenomeni di contraffazione, usurpazione
e imitazione;
d) perseguire il massimo coordinamento amministrativo
tra il Ministero  delle  politiche  agricole  alimentari  e
forestali e le regioni, in particolare per quanto  concerne
la gestione del settore dei vini a denominazione di origine
protetta e a indicazione geografica protetta;
e) individuare le sedi amministrative e gli strumenti
di   semplificazione   amministrativa   in   ordine    agli
adempimenti   procedurali   a   carico    dei    produttori
vitivinicoli;
f) rivedere il sistema dei  controlli  e  il  sistema
sanzionatorio   secondo   i   criteri   di   efficacia    e
applicabilita’, individuando gli organismi e le azioni  per
garantire l’elevato livello  qualitativo  delle  produzioni
vitivinicole   nell’interesse   dei   produttori   e    dei
2. Dall’attuazione del  presente  articolo  non  devono
derivare nuovi o  maggiori  oneri,  ne’  minori  entrate  a
– Il regolamento (CE) n. 479/2008 e’  pubblicato  nella
G.U.U.E. 6 giugno 2008, n. L 148.
– Il regolamento (CE) n. 491/2009 e’  pubblicato  nella
G.U.U.E. 17 giugno 2009, n. L 154.
– Il regolamento (CE) n. 607  del  14  luglio  2009  e’
pubblicato nella G.U.U.E. 24 luglio 2009, n. L 193.
– La direttiva 98/34/CE e’ pubblicata nella G.U.C.E. 21
luglio 1998, n. L 204.
– Per i riferimenti del regolamento (CE) n.  1234/2007,
di origine, delle indicazioni geografiche, ambito di
applicazione e ambiti territoriali
Utilizzazione delle denominazioni di origine
e delle indicazioni geografiche
1. Le denominazioni di origine e le indicazioni geografiche di  cui
all’articolo 1 sono utilizzate per designare vini appartenenti ad una
pluralita’ di  produttori,  fatte  salve  le  situazioni  eccezionali
previste dalla vigente normativa comunitaria.
2.  Il nome  della  denominazione  di  origine  o  dell’indicazione
geografica e le altre menzioni  tradizionali  riservate  non  possono
essere impiegati per designare  prodotti  similari  o  alternativi  a
quelli definiti all’articolo 1, ne’, comunque,  essere  impiegati  in
modo  tale  da  ingenerare,   nei   consumatori,   confusione   nella
individuazione dei prodotti.
di origine, delle indicazioni geografiche, ambito di  applicazione
e ambiti territoriali
Classificazione delle denominazioni di origine
1. Le denominazioni di  origine  protetta  (DOP)  con  riguardo  ai
prodotti di cui al presente decreto, si classificano in:
2. Le DOCG e  le  DOC  sono  le  menzioni  specifiche  tradizionali
utilizzate dall’Italia per designare  i  prodotti  vitivinicoli  DOP,
come   regolamentati   dalla   Comunita’   europea.    Le    menzioni
«Kontrollierte Ursprungsbezeichnung» e «Kontrollierte und garantierte
Ursprungsbezeichnung»  possono  essere   utilizzate   per   designare
rispettivamente i  vini  DOC  e  DOCG  prodotti  nella  provincia  di
Bolzano, di bilinguismo tedesco. Le menzioni  «Appellation  d’origine
contrôlee» e «Appellation d’origine contrôlee  et  garantie»  possono
essere utilizzate per designare rispettivamente i  vini  DOC  e  DOCG
prodotti nella regione Valle d’Aosta,  di  bilinguismo  francese.  Le
menzioni  «kontrolirano  poreklo»  e  «kontrolirano  in   garantirano
poreklo» possono essere utilizzate per  designare  rispettivamente  i
in conformita’ alla legge 23 febbraio 2001, n. 38,  recante  norme  a
tutela   della   minoranza   linguistica   slovena   della    regione
3. Le IGP con riguardo ai  prodotti  di  cui  al  presente  decreto
comprendono le indicazioni geografiche tipiche  (IGT).  L’indicazione
geografica tipica  costituisce  la  menzione  specifica  tradizionale
utilizzata dall’Italia per designare i vini  IGP  come  regolamentati
dalla Comunita’ europea.  La  menzione  «Vin  de  pays»  puo’  essere
utilizzata per i vini IGT prodotti in  Val  d’Aosta,  di  bilinguismo
francese, la menzione «Landwein» per i vini IGT prodotti in provincia
di Bolzano, di bilinguismo tedesco, e la  menzione  «deželma  oznaka»
per i vini IGT prodotti nelle provincie di Trieste, Gorizia e  Udine,
in conformita’ alla richiamata legge 23 febbraio 2001, n. 38.
4. Le menzioni specifiche tradizionali italiane di cui al  presente
indicate   in   etichettatura   da   sole   o   congiuntamente   alla
corrispondente espressione europea.
– La legge 23 febbraio 2001, n. 38, e’ pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale 8 marzo 2001, n. 56.
1. Le zone di produzione delle  denominazioni  di  origine  possono
comprendere, oltre al territorio indicato  con  la  denominazione  di
origine medesima, anche territori adiacenti o vicini, quando in  essi
esistano analoghe condizioni ambientali, gli stessi vitigni  e  siano
praticate le medesime tecniche colturali ed i vini prodotti  in  tali
aree    abbiano    uguali    caratteristiche    chimico-fisiche    ed
2. Soltanto le denominazioni di origine possono prevedere  al  loro
interno l’indicazione di zone espressamente  delimitate,  comunemente
denominate sottozone, che  devono  avere  peculiarita’  ambientali  o
tradizionalmente  note,  essere  designate  con  uno  specifico  nome
geografico,  storico-geografico  o  amministrativo,   devono   essere
espressamente previste nel disciplinare di produzione ed essere  piu’
3. I nomi geografici che  definiscono  le  indicazioni  geografiche
tipiche  devono  essere  utilizzati  per  contraddistinguere  i  vini
derivanti da zone di produzione, anche comprendenti le  aree  DOGC  o
DOC, designate con il nome geografico relativo o comunque  indicativo
della zona, in conformita’ della normativa italiana e  della  UE  sui
4. La possibilita’ di utilizzare nomi geografici  corrispondenti  a
frazioni  o  comuni  o  zone  amministrative  definite,   localizzate
all’interno della  zona  di  produzione  dei  vini  DOCG  e  DOC,  e’
consentita  solo  per  tali  produzioni,   a   condizione   che   sia
espressamente prevista una lista positiva dei citati nomi  geografici
aggiuntivi nei disciplinari di  produzione  di  cui  trattasi  ed  il
prodotto  cosi’  rivendicato  sia  vinificato   separatamente.   Tale
possibilita’ non e’ ammessa nei disciplinari che prevedono una o piu’
sottozone, fatti salvi i casi previsti dalla preesistente normativa.
5. Le zone  espressamente  delimitate  e  le  sottozone  delle  DOC
all’articolo  8,  comma  2,  e  possono  essere   promosse   a   DOCG
separatamente o congiuntamente alla DOC principale.
6. Le DOCG e le DOC possono essere precedute da un nome  geografico
piu’   ampio,   anche   di   carattere   storico,   tradizionale    o
amministrativo,  qualora  espressamente  previsto   negli   specifici
Coesistenza di una o piu’ DO o IG nell’ambito
del medesimo territorio
1.  Nell’ambito  di  un  medesimo   territorio   viticolo   possono
coesistere denominazioni d’origine e indicazioni geografiche.
2. E’ consentito che piu’ DOCG e/o DOC  facciano  riferimento  allo
stesso nome geografico, anche per  contraddistinguere  vini  diversi,
purche’ le zone di produzione degli stessi comprendano il  territorio
definito con detto nome  geografico.  E’  altresi’  consentito,  alle
predette condizioni, che piu’ IGT facciano  riferimento  allo  stesso
nome geografico.
3. Il riconoscimento di una DOCG o DOC esclude la  possibilita’  di
impiegare il nome della denominazione stessa come  IGT  e  viceversa,
fatti salvi i casi in cui i  nomi  delle  denominazioni  d’origine  e
delle  indicazioni  geografiche,  riferite   al   medesimo   elemento
geografico, siano parzialmente corrispondenti.
4. In zone piu’ ristrette o nell’intera area di una DOC individuata
con il medesimo nome geografico e’  consentito  che  coesistano  vini
diversi DOCG o DOC, purche’ i vini DOCG:
a)  siano  regolamentati  da  disciplinari  di  produzione   piu’
restrittivi;
b) riguardino tipologie particolari derivanti  da  una  specifica
piattaforma ampelografica o metodologia di elaborazione.
Specificazioni, menzioni, vitigni, annata di produzione
1. La specificazione «classico» per i vini non spumanti DOCG o  DOC
e la specificazione «storico» per i  vini  spumanti  DOCG  e  DOC  e’
riservata ai vini della zona di origine piu’  antica  ai  quali  puo’
essere attribuita una  regolamentazione  autonoma  anche  nell’ambito
della stessa denominazione.  Per  il  Chianti  Classico  questa  zona
storica e’ quella delimitata con  decreto  interministeriale  del  31
schedario viticolo dei vigneti per il Chianti DOCG.
2. La menzione «riserva» e’ attribuita ai vini DOC e DOCG che siano
stati  sottoposti  ad  un   periodo   di   invecchiamento,   compreso
l’eventuale affinamento, non inferiore a:
a) due anni per i vini rossi;
b) un anno per i vini bianchi;
c)  un  anno  per  i  vini  spumanti  ottenuti  con   metodo   di
fermentazione in autoclave metodo martinotti/charmat);
d) tre anni per i  vini  spumanti  ottenuti  con  rifermentazione
naturale in bottiglia.
3. Le disposizioni di cui al  comma  2  si  applicano  fatto  salvo
quanto previsto per le denominazioni preesistenti. In caso di  taglio
tra vini di annata diverse, l’immissione al consumo del vino  con  la
menzione «riserva» e’ consentita solo al  momento  in  cui  tutta  la
partita abbia concluso il periodo minimo di  invecchiamento  previsto
dal relativo disciplinare di produzione.
4. La menzione «superiore» e’ attribuita ai vini DOC e DOCG  aventi
caratteristiche  qualitative   piu’   elevate,   derivanti   da   una
regolamentazione  piu’  restrittiva  che   preveda,   rispetto   alla
tipologia non classificata con tale  menzione  una  resa  per  ettaro
delle uve inferiore di almeno il dieci per cento, nonche’:
a) un titolo alcolometrico minimo potenziale naturale  delle  uve
superiore di almeno 0,5° vol;
b) un titolo alcolometrico minimo  totale  dei  vini  al  consumo
superiore di almeno 0,5 ° vol.
5. Le disposizioni di cui al  comma  4  si  applicano  fatto  salvo
quanto  previsto  per  le  denominazioni  preesistenti.  La  menzione
«superiore» non puo’ essere abbinata ne’ alla menzione  novello,  ne’
alla menzione riserva.
6. La menzione «novello» e’ attribuita alle categorie dei vini a DO
e IG tranquilli e frizzanti, prodotti  conformemente  alla  normativa
nazionale e comunitaria vigente.
7. Le menzioni «passito» o «vino  passito»,  sono  attribuite  alle
categorie dei vini a DOCG, DOC e IGT tranquilli, ivi compresi i «vini
da uve  stramature»  e  i  «vini  da  uve  passite»,  ottenuti  dalla
fermentazione  di  uve  sottoposte  ad  appassimento  naturale  o  in
ambiente  condizionato.  La  menzione  «vino  passito  liquoroso»  e’
attribuita alla  categoria  dei  vini  a  IGT,  fatto  salvo  per  le
denominazioni preesistenti.
8. La menzione «vigna» o i  suoi  sinonimi,  seguita  dal  relativo
toponimo o nome tradizionale puo’ essere  utilizzata  soltanto  nella
presentazione e designazione dei vini DOP ottenuti  dalla  superficie
vitata che corrisponde al toponimo o nome tradizionale,  purche’  sia
rivendicata nella denuncia annuale di produzione delle  uve  prevista
dall’articolo 14 ed a  condizione  che  la  vinificazione  delle  uve
corrispondenti avvenga separatamente e che sia previsto  un  apposito
elenco positivo a livello regionale  entro  l’inizio  della  campagna
vendemmiale 2011/2012.
9. I vini a  denominazioni  di  origine  e  i  vini  a  indicazione
sinonimi, menzioni tradizionali, riferimenti a  particolari  tecniche
di vinificazione e qualificazioni specifiche del prodotto.
10. I vini DOCG e DOC, ad esclusione dei vini liquorosi,  dei  vini
spumanti e dei vini frizzanti, devono obbligatoriamente  indicare  in
11. Le specificazioni, menzioni e indicazioni di  cui  al  presente
articolo, fatta  eccezione  per  la  menzione  vigna,  devono  essere
espressamente    previste    negli    specifici    disciplinari    di
produzione, nell’ambito dei quali  possono  essere  regolamentate  le
ulteriori condizioni di utilizzazione, nonche’ parametri maggiormente
restrittivi rispetto a quanto indicato nel presente articolo.
– Il decreto interministeriale del 31 luglio  1932,  e’
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 9  settembre  1932,
Capo II   Protezione comunitaria – Procedura di riconoscimento
– Requisiti fondamentali e gestione delle DOP e IGP
Protezione  comunitaria  –  Procedura  per  il   conferimento   della
protezione delle  denominazioni  di  origine  e  delle  indicazioni
1. Il conferimento della protezione delle DOP e IGP, nonche’  delle
menzioni  specifiche   tradizionali   DOCG,   DOC   e   IGT   avviene
contestualmente  all’accoglimento   della   rispettiva   domanda   di
protezione  da  parte  della  Commissione  UE,  in  conformita’  alle
disposizioni concernenti l’individuazione  dei  soggetti  legittimati
nel rispetto della procedura nazionale preliminare e della  procedura
comunitaria  previste  dal  regolamento  (CE)  n.  1234/2007  e   dal
regolamento (CE) applicativo n. 607/2009.
2. La procedura nazionale di  cui  al  comma  1  e’  stabilita  con
decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e  forestali
– Per i riferimenti dei regolamenti (CE) nn.  1234/2007
e 607/2009 si vedano le note alle premesse.
Requisiti di  base  per  il  riconoscimento  delle  denominazioni  di
origine e delle indicazioni geografiche
1. Il riconoscimento della denominazione di origine  controllata  e
garantita e’ riservato ai vini gia’  riconosciuti  a  DOC  e  a  zone
che siano ritenuti di  particolare  pregio,  per  le  caratteristiche
qualitative intrinseche e per la rinomanza commerciale  acquisita,  e
che siano  stati  rivendicati,  nell’ultimo  biennio,  da  almeno  il
cinquantuno per cento dei soggetti che conducono  vigneti  dichiarati
allo schedario viticolo di cui all’articolo 12  e  che  rappresentino
almeno il cinquantuno per cento della  superficie  totale  dichiarata
allo schedario viticolo idonea  alla  rivendicazione  della  relativa
denominazione. Nel caso di passaggio di tutta  una  denominazione  da
DOC a DOCG anche le sue zone caratteristiche  e/o  tipologie  vengono
riconosciute  come  DOCG,  indipendentemente  dalla  data  del   loro
2. Il riconoscimento della denominazione di origine controllata  e’
riservato ai vini provenienti da zone gia’  riconosciute,  anche  con
rivendicati nell’ultimo biennio da almeno il trentacinque  per  cento
dei  viticoltori  interessati   e   che   rappresentino   almeno   il
trentacinque per cento della  produzione  dell’area  interessata.  Il
riconoscimento a vini non provenienti dalle predette zone e’  ammesso
esclusivamente  previo  parere  favorevole  del   Comitato   di   cui
all’articolo 16. Inoltre,  le  zone  espressamente  delimitate  e  le
sottozone delle DOC possono essere  riconosciute  come  DOC  autonome
qualora  le   relative   produzioni   abbiano   acquisito   rinomanza
commerciale e siano state rivendicate, nell’ultimo biennio, da almeno
il  cinquantuno  per  cento  dei  soggetti  che   conducono   vigneti
dichiarati allo schedario viticolo  di  cui  all’articolo  12  e  che
dichiarata allo schedario viticolo idonea alla  rivendicazione  della
relativa area delimitata o sottozona.
3.  Il  riconoscimento  della  indicazione  geografica  tipica   e’
riservato ai  vini  provenienti  dalla  rispettiva  zona  viticola  a
venti per cento dei viticoltori interessati e  del  venti  per  cento
della  superficie  totale  dei  vigneti  oggetto   di   dichiarazione
produttiva nell’ultimo biennio.
4. Il riconoscimento di una  DOCG  deve  prevedere  una  disciplina
viticola ed enologica piu’ restrittiva rispetto a quella della DOC di
5. Il riconoscimento di  una  DOC  deve  prevedere  una  disciplina
viticola ed enologica piu’ restrittiva rispetto a  quella  della  IGT
precedentemente rivendicata.
6. L’uso delle DOCG, DOC ed  IGT  non  e’  consentito  per  i  vini
ottenuti sia totalmente che parzialmente da  vitigni  che  non  siano
od asiatiche. Per i vini ad IGT e’ consentito l’uso delle varieta’ in
Cancellazione   della   protezione   comunitaria   e    revoca    del
riconoscimento delle denominazioni di origine e  delle  indicazioni
1. Le superfici vitate non rivendicate con alcuna DO o IG per  tre
anni consecutivi vengono cancellate  al  fine  di  tale  destinazione
previa  domanda  di  modifica   dello   schedario,   possono   essere
reiscritte.
2. Ai sensi e per  gli  effetti  dell’articolo  118-novodecies  del
regolamento (CE) n. 1234/2007 il Ministero delle  politiche  agricole
alimentari e forestali richiede  la  cancellazione  della  protezione
comunitaria quando le  denominazioni  di  origine  e  le  indicazioni
geografiche siano state rivendicate in percentuali  inferiori  al  35
per cento della superficie totale dichiarata allo schedario  viticolo
per le DOCG, al 20 per cento per le DOC, al 10 per cento per le  IGT,
una denominazione e’ fatto salvo il  requisito  anche  per  le  altre
denominazioni utilizzabili per la stessa superficie vitata.
3. Nei casi previsti dal comma 2, lo Stato membro potra’ presentare
alla Commissione europea apposita richiesta per convertire la DOP  in
IGP nel rispetto delle disposizioni  previste  dall’articolo  28  del
regolamento (CE) n.  607/2009  e  in  conformita’  alle  disposizioni
procedurali stabilite con il decreto di cui all’articolo 7, comma 2.
Capo III   Disciplinari di produzione  Gestione superfici vitate
1. Nei disciplinari di produzione  dei  vini  DOP  e  IGP  proposti
unitamente alla  domanda  di  protezione  dal  soggetto  legittimato,
nell’ambito della procedura di  cui  all’articolo  7,  devono  essere
a) la denominazione di origine o indicazione geografica;
b) la delimitazione della zona di produzione;
c)  la  descrizione  delle  caratteristiche  fisico-chimiche   ed
organolettiche del vino o dei  vini,  ed  in  particolare  il  titolo
alcolometrico volumico  minimo  richiesto  al  consumo  e  il  titolo
alcolometrico volumico minimo  naturale  potenziale  delle  uve  alla
vendemmia; le regioni  possono  consentire  un  titolo  alcolometrico
volumico minimo naturale inferiore di mezzo grado a quello  stabilito
dal  disciplinare;  limitatamente  ai  vini  IGT  la  valutazione   o
indicazione delle caratteristiche organolettiche;
d) la resa massima di uva e di vino ad  ettaro,  sulla  base  dei
risultati quantitativi  e  qualitativi  del  quinquennio  precedente.
Fatte salve disposizioni piu’ restrittive previste dai  disciplinari,
per i vini spumanti e frizzanti la resa di vino ad ettaro e’ riferita
alla  partita  di  vino  base  (cuvee)  destinato   all’elaborazione.
L’aggiunta del mosto concentrato e del mosto concentrato  rettificato
per la presa di spuma dei vini frizzanti e l’aggiunta dello  sciroppo
spumanti e’ aumentativa di tale  resa.  In  assenza  di  disposizioni
specifiche nel disciplinare, le regioni o province  autonome  possono
definire  con  proprio  provvedimento  condizioni  di  resa   diverse
rispetto a quanto stabilito nel presente capoverso.  Fatte  salve  le
specifiche disposizioni dei disciplinari, e’ consentito un esubero di
produzione fino al 20 per cento della resa massima di uva e  di  vino
per ettaro, che non  puo’  essere  destinato  alla  produzione  della
relativa DO, mentre puo’ essere destinato alla produzione di vini DOC
o IGT a partire da un vino DOCG, oppure di vini IGT a partire  da  un
vino DOC, ove vengano rispettate le condizioni  ed  i  requisiti  dei
condizioni di cui all’articolo 14, comma 3. Superata  la  percentuale
del 20 per  cento,  tutta  la  produzione  decade  dal  diritto  alla
rivendicazione  della  denominazione  di  origine.  Le  regioni,   su
proposta dei consorzi di tutela di cui all’articolo 17 e  sentite  le
organizzazioni professionali di categoria, in  annate  climaticamente
favorevoli possono annualmente aumentare sino ad un  massimo  del  20
per  cento  le  rese  massime  di  uva  e  di  vino   stabilite   dal
disciplinare.  Tale  esubero  puo’   essere   destinato   a   riserva
vendemmiale per far fronte  nelle  annate  successive  a  carenze  di
produzione fino  al  limite  massimo  previsto  dal  disciplinare  di
produzione  oppure  sbloccato   con   provvedimento   regionale   per
soddisfare esigenze di mercato. Le regioni, sentiti i consorzi  e  le
sfavorevoli, riducono le rese massime di uva  e  di  vino  consentite
sino al limite reale dell’annata;
e) l’indicazione della o delle varieta’ di uve da cui il vino  e’
ottenuto con eventuale riferimento alle relative  percentuali,  fatta
salva  la  tolleranza  nella  misura  massima  dell’1  per  cento  da
calcolarsi su ogni  singolo  vitigno  impiegato  e  se  collocato  in
maniera casuale all’interno del vigneto;
f) le forme di allevamento, i sistemi di potatura, il divieto  di
pratiche di forzatura. Per i nuovi impianti relativi alla  produzione
di vini DOCG e’ obbligatorio prevedere la densita’  minima  di  ceppi
per ettaro, calcolata sul sesto d’impianto. Nei disciplinari  in  cui
sia indicata la densita’ d’impianto,  eventuali  fallanze,  entro  il
limite del 10 per cento,  non  incidono  sulla  determinazione  della
capacita’ produttiva; oltre tale limite la resa di uva ad  ettaro  e’
ridotta proporzionalmente all’incidenza percentuale delle fallanze;
g)  le  condizioni   di   produzione   ed   in   particolare   le
caratteristiche naturali dell’ambiente, quali il clima,  il  terreno,
la giacitura, l’altitudine, l’esposizione;
h) gli elementi che evidenziano il legame con il  territorio,  ai
sensi  dell’articolo  118-quater,  paragrafo   2,   lettera g),   del
2. Nei disciplinari di cui al comma 1 possono  essere  stabiliti  i
seguenti ulteriori elementi:
a) l’irrigazione di soccorso;
b)  le  deroghe  per  la  vinificazione  ed  elaborazione   nelle
immediate vicinanze della zona geografica delimitata o  in  una  zona
situata nella unita’ amministrativa  o  in  un’unita’  amministrativa
limitrofa oppure, limitatamente ai vini DOP spumanti e  frizzanti  al
di la’ delle immediate vicinanze dell’area delimitata pur  sempre  in
c) il periodo minimo di invecchiamento, in recipienti di legno  o
di altro materiale, e di affinamento in bottiglia;
d) l’imbottigliamento in zona delimitata;
e) le capacita’ e i sistemi di chiusura delle bottiglie  e  degli
altri recipienti ammessi dalla vigente normativa.
3. La previsione dell’eventuale imbottigliamento in zona delimitata
di cui al comma 2, lettera d), puo’ essere inserita nei  disciplinari
di produzione, conformemente all’articolo 8 del regolamento  (CE)  n.
607/2009, alle seguenti condizioni:
a)  la  delimitazione  della  zona   di   imbottigliamento   deve
corrispondere a quella della zona di vinificazione e/o  elaborazione,
ivi comprese le eventuali deroghe di cui al comma 2, lettera b);
b) in caso di presentazione di  domanda  di  protezione  per  una
nuova DOP o IGP, la stessa richiesta deve essere  rappresentativa  di
almeno il 66 per cento  della  superficie  dei  vigneti,  oggetto  di
dichiarazione produttiva nell’ultimo biennio;
c)  in  caso  di  presentazione  di  domanda  di   modifica   del
disciplinare intesa  ad  inserire  la  delimitazione  della  zona  di
la richiesta deve essere avallata da  un  numero  di  produttori  che
rappresentino  almeno  il  cinquantuno  per  cento  della  produzione
imbottigliata   nell’ultimo   biennio.   In   tal   caso   le   ditte
imbottigliatrici  interessate  possono   ottenere   la   deroga   per
continuare l’imbottigliamento nei  propri  stabilimenti  siti  al  di
fuori  della  zona  delimitata  per  un  periodo   di   cinque   anni
prorogabile,  a  condizione  che  presentino  apposita   istanza   al
Ministero delle politiche agricole alimentari e  forestali,  Comitato
nazionale vini DOP e IGP,  allegando  idonea  documentazione  atta  a
comprovare l’esercizio dell’imbottigliamento della  specifica  DOP  o
IGP per almeno due anni, anche  non  continuativi,  nei  cinque  anni
precedenti l’entrata in vigore della modifica in questione;
d) in caso di  inserimento  della  delimitazione  della  zona  di
imbottigliamento nel disciplinare a  seguito  del  passaggio  da  una
preesistente IGT ad una DOC, ovvero a seguito del  passaggio  da  una
DOC ad una DOCG, si applicano le disposizioni di cui alla lettera c).
4. Quanto previsto  al  comma  3  e’  applicabile  fatte  salve  le
disposizioni gia’ vigenti relative alle denominazioni  di  origine  i
cui disciplinari gia’ prevedevano  la  delimitazione  della  zona  di
Modifica dei disciplinari di produzione DOP e IGP
1. Per la modifica dei disciplinari DOP  e  IGP  si  applicano  per
analogia le norme previste per il riconoscimento, conformemente  alle
disposizioni previste dall’articolo  118-octodecies  del  regolamento
(CE) n. 1234/2007, dal regolamento (CE) n. 607/2009 e dal decreto  di
cui all’articolo 7, comma 2.
1. I vigneti destinati a produrre  vini  DOCG,  DOC  e  IGT  devono
viticolo, per le relative denominazioni,  ai  sensi  della  specifica
2. Lo schedario viticolo di cui al comma 1 e’ gestito dalle regioni
e province autonome  secondo  modalita’  concordate  nell’ambito  dei
servizi SIAN sulla base dei  dati  riferiti  al  fascicolo  aziendale
agricolo  costituito  ai  sensi  del  decreto  del  Presidente  della
Repubblica 1° dicembre 1999, n. 503, in coerenza con le  linee  guida
per lo sviluppo del Sistema informativo agricolo nazionale  approvate
con decreto  del  Ministro  delle  politiche  agricole  alimentari  e
forestali in data 11 marzo 2008, pubblicato nella Gazzetta  Ufficiale
disponibili i dati dello schedario nel sistema SIAN agli  altri  enti
rispettive DOCG, DOC e IGT,  agli  Organi  dello  Stato  preposti  ai
controlli, nonche’  ai  consorzi  di  tutela  riconosciuti  ai  sensi
dell’articolo  17  in  riferimento  alle  singole  denominazioni   di
3. Con decreto del Ministro delle politiche agricole  alimentari  e
forestali, d’intesa con la Conferenza permanente per i  rapporti  con
lo Stato, le regioni e le provincie autonome di Trento e di  Bolzano,
da adottare entro 6 mesi dall’entrata in vigore del presente decreto,
sono  determinati  i   criteri   per   la   verifica   dell’idoneita’
tecnico-produttiva  dei  vigneti  ai  fini  della   iscrizione   allo
schedario per le relative DO e/o IG, nonche’ per la gestione dei dati
contenuti  nello  schedario  stesso  ai  fini  della   rivendicazione
produttiva. Con lo stesso decreto e’ stabilito l’  adeguamento  della
preesistente modulistica al fine di unificare nella medesima  sezione
dello schedario tutte le informazioni riguardanti il vigneto.
4. Le regioni e le province autonome di Trento  e  di  Bolzano,  su
proposta  dei  consorzi  di  tutela  e  sentite   le   organizzazioni
professionali di categoria,  possono  disciplinare  l’iscrizione  dei
vigneti allo schedario ai  fini  dell’idoneita’  alla  rivendicazione
delle relative DO o IG per conseguire l’equilibrio di mercato.
–  Il  decreto  del  Presidente  della  Repubblica   1°
dicembre   1999,    n.    503,    e’    pubblicato    nella
Gazzetta Ufficiale 30 dicembre 1999, n. 305.
Capo IV   Controllo delle DOP e delle IGP
1. In attuazione di quanto previsto agli articoli  118-sexdecies  e
118-septdecies del regolamento (CE) n. 1234/2007, il Ministero  delle
politiche agricole alimentari e forestali  e’  l’autorita’  nazionale
preposta al coordinamento dell’attivita’ di controllo e  responsabile
della vigilanza sulla stessa. L’attivita’  di  controllo  di  cui  ai
citati articoli 118-sexdecies e 118-septdecies del  regolamento  (CE)
n. 1234/2007 e’ svolta da autorita’ di controllo pubbliche  designate
e da organismi privati autorizzati con decreto  del  Ministero  delle
politiche   agricole   alimentari   e   forestali   –    Dipartimento
dell’Ispettorato centrale della tutela della qualita’  e  repressione
frodi dei prodotti agro-alimentari,  sentito  il  gruppo  tecnico  di
valutazione  costituito  pariteticamente  da  4  rappresentanti   del
Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, di  cui  3
del  Dipartimento  dell’Ispettorato  centrale  della   tutela   della
qualita’  e  repressione  frodi  dei  prodotti  agro-alimentari  e  1
rurale e  della  qualita’,  e  da  altrettanti  rappresentanti  delle
regioni  e  province  autonome,  designati   dalla   Conferenza   dei
presidenti delle regioni e  delle  province  autonome. Il  gruppo  e’
qualita’ e repressione frodi dei prodotti agro-alimentari.
2. Le autorizzazioni di cui al comma 1 alle autorita’ di  controllo
pubbliche designate e agli  organismi  di  controllo  privati  devono
preventivamente prevedere la valutazione della conformita’ alla norma
europea EN 45011.
3. A decorrere dal  1°  maggio  2010  gli  organismi  di  controllo
privati di cui al comma 2 devono  essere  accreditati  alla  predetta
norma europea EN 45011.
4. Le autorizzazioni di cui al comma 1  possono  essere  sospese  o
revocate in caso di:
c) mancato rispetto delle disposizioni impartite con  il  decreto
5. La revoca o la sospensione dell’autorizzazione  puo’  riguardare
anche una singola produzione riconosciuta.
6. Le strutture che  intendano  proporsi  per  il  controllo  delle
denominazioni   di   origine   o   delle   indicazioni    geografiche
7. E’  istituito  presso  il  Ministero  delle  politiche  agricole
alimentari e forestali un elenco delle  strutture  di  controllo  che
soddisfino i requisiti di cui ai commi  2  e  3,  denominato  «Elenco
(DOP)  e  le  indicazioni  geografiche  protette  (IGP)  del  settore
vitivinicolo».
8. La scelta della struttura di controllo e’ effettuata, tra quelle
iscritte all’elenco di cui al comma 7,  dai  soggetti  proponenti  le
registrazioni, contestualmente  alla  presentazione  dell’istanza  di
riconoscimento della  denominazione  di  origine  o  dell’indicazione
geografica e, per le denominazioni o indicazioni  gia’  riconosciute,
dai consorzi di  tutela  incaricati  dal  Ministero.  In  assenza  di
consorzi la scelta e’ effettuata dai produttori, singoli o  associati
che  rappresentino  almeno  il  51   per   cento   della   produzione
9. In assenza della scelta di cui al  comma  8,  le  regioni  e  le
segnalano al Ministero le strutture di controllo  individuandole  tra
quelle iscritte nell’elenco di cui al comma 7.
10. Le strutture di controllo possono svolgere  la  loro  attivita’
per  una  o  piu’  produzioni  riconosciute  ai  sensi   del   citato
Ogni produzione riconosciuta e’ soggetta al  controllo  di  una  sola
struttura di controllo. La struttura di controllo autorizzata per  la
specifica DO o IG puo’  avvalersi,  tramite  apposita  convenzione  e
sotto la propria responsabilita’, delle strutture e del personale  di
altro soggetto iscritto all’elenco di cui  al  comma  7,  purche’  le
relative attivita’ risultino dallo specifico piano di controllo.
11. Al  fine  dell’emanazione  del  decreto  di  autorizzazione  al
10 trasmettono al Ministero:
c) l’elenco degli ispettori dedicati al controllo della specifica
DO o IG con i relativi curricula;
d) l’elenco dei membri  del  comitato  di  certificazione  con  i
relativi curricula.
12. Al fine della rivendicazione, delle produzioni  vitivinicole  a
denominazione  di  origine  protetta  e  ad  indicazione   geografica
protetta, tutti i soggetti  partecipanti  alla  filiera  di  ciascuna
produzione tutelata, ad eccezione di  quelli  gia’  dichiarati  nello
schedario viticolo  di  cui  all’articolo  12,  dovranno  notificarsi
all’autorita’ pubblica designata o all’organismo di controllo privato
autorizzato, sottoponendosi volontariamente al sistema di  controllo.
La struttura di controllo terra’  un  apposito  elenco  dei  soggetti
iscritti. Tale elenco deve essere consultabile, tramite il SIAN.
13. La  vigilanza  sulle  strutture  di  controllo  autorizzate  e’
esercitata dal Dipartimento dell’Ispettorato  centrale  della  tutela
della qualita’ e repressione frodi dei prodotti agro-alimentari e, in
maniera  coordinata,  dalle  regioni  e  province  autonome  per   le
denominazioni di origine  o  indicazioni  geografiche  ricadenti  nel
territorio di propria competenza.
14. La gestione delle richieste, all’Istituto Poligrafico  e  Zecca
dello Stato S.p.A., dei contrassegni di cui all’articolo  19  per  le
produzioni DOCG e DOC e’ attribuita al Dipartimento  dell’Ispettorato
centrale della tutela della qualita’ e repressione frodi dei prodotti
15. Gli enti competenti alla tenuta ed alla gestione dei dati o  di
altra documentazione utile ai fini  dell’applicazione  dell’attivita’
di controllo, ivi  comprese  le  iscrizioni  allo  schedario  per  le
relative DO o IG,  sono  tenuti  a  mettere  a  disposizione  i  dati
16. Le strutture di controllo autorizzate sono tenute  ad  inserire
nel SIAN  con  cadenza  mensile  i  dati  relativi  all’attivita’  di
controllo della specifica DO o IG, che  sono  resi  disponibili,  per
quanto di competenza, alle regioni o province  autonome,  agli  altri
alla vigilanza delle rispettive DO o  IG,  agli  organi  dello  Stato
preposti ai controlli, nonche’ ai consorzi di tutela riconosciuti  ai
sensi dell’articolo 17.
17. Con decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari  e
forestali, d’intesa con la Conferenza permanente per i  rapporti  fra
sono determinate le modalita’ di presentazione delle richieste e  dei
criteri per il rilascio delle autorizzazioni di cui al  comma  1,  la
gestione del flusso delle informazioni e l’eventuale  modifica  delle
modalita’ applicative di cui al comma 10, nonche’ gli schemi tipo dei
piani di controllo prevedendo azioni adeguate  e  proporzionate  alla
classificazione qualitativa dei vini, di cui all’articolo 3.
18. Per quanto di competenza della pubblica amministrazione per  lo
svolgimento  delle  attivita’  previste  dal  presente  articolo,  si
– Per i riferimenti del regolamento (CE)  n.  1234/2007
Modalita’  di  rivendicazione  delle  produzioni,  riclassificazione,
e’  effettuata  annualmente,  a  cura  dei  produttori   interessati,
contestualmente   alla   dichiarazione   di   vendemmia   e/o    alla
dichiarazione  di  produzione  prevista  dal  regolamento   (CE)   n.
436/2009, mediante i servizi del SIAN,  sulla  base  dei  dati  dello
altri enti ed organismi autorizzati  preposti  alla  gestione  ed  al
controllo delle rispettive DOCG, DOC e IGT, agli organi  dello  Stato
sensi dell’articolo 17 in riferimento alle singole  denominazioni  di
2. Con il decreto ministeriale di cui  all’articolo  12,  comma  3,
sono determinati i criteri per la presentazione  della  dichiarazione
3. E’ consentita la coesistenza in una stessa area di produzione di
vini a denominazione di origine e ad  indicazione  geografica,  anche
derivanti dagli stessi vigneti, a condizione che a  cura  dell’avente
diritto  venga  operata  annualmente,  secondo  le  prescrizioni  dei
relativi disciplinari di  produzione,  la  scelta  vendemmiale.  Tale
scelta puo’ riguardare, denominazioni di pari  o  inferiore  livello,
ricadenti nella stessa  zona  di  produzione.  Qualora  dal  medesimo
vigneto vengano rivendicate contemporaneamente piu’ produzioni a DOCG
e/o DOC e/o IGT, la resa massima di uva e di vino ad ettaro non  puo’
comunque superare il limite piu’ restrittivo tra quelli stabiliti tra
i differenti disciplinari di produzione.
4. E’ consentito per i mosti e per i vini atti a  divenire  DOCG  o
DOC il passaggio dal livello di classificazione piu’ elevato a quelli
inferiori. E’ inoltre consentito il passaggio  sia  da  una  DOCG  ad
un’altra DOCG, sia da DOC ad altra DOC, sia  da  IGT  ad  altra  IGT,
a) le denominazioni  di  origine  e  le  indicazioni  geografiche
insistano sulla medesima area viticola;
b) il prodotto abbia i requisiti prescritti per la  denominazione
c) la resa massima di produzione di  quest’ultima  sia  uguale  o
superiore rispetto a quella di provenienza.
5. Chiunque puo’ effettuare la riclassificazione di cui al comma  4
essere annotata obbligatoriamente nei registri e comunicata  all’ente
di controllo autorizzato.
6. Il prodotto  gia’  certificato  con  la  DO  o  IG  deve  essere
declassato in caso  di  perdita  dei  requisiti  chimico  fisici  e/o
organolettici oppure puo’  esserlo  per  scelta  del  produttore  e/o
detentore. Per tali fini il soggetto interessato deve,  per  ciascuna
partita, annotare tale operazione  nei  registri  e  inviare  formale
comunicazione all’organismo di  controllo  autorizzato  indicando  la
quantita’  di  prodotto  da  declassare  e  la  sua  ubicazione   con
individuazione  del  lotto  e,  in  caso  di  perdita  dei  requisiti
chimico-fisici e/o  organolettici,  deve  essere  inviato  al  citato
organismo  un  certificato  di  analisi  chimica  e/o   organolettica
attestante  la  presenza  di  difetti  che  rendano   necessario   il
declassamento  dell’intera  partita.   Il   prodotto   ottenuto   dal
declassamento puo’ essere commercializzato con altra DO o  IG  o  con
altra  categoria  di  prodotto  vitivinicolo,  qualora  ne  abbia  le
caratteristiche  e  siano   rispettate   le   relative   disposizioni
7. Il taglio tra due o piu’ mosti o vini DOCG o DOC o  IGT  diversi
comporta la  perdita  del  diritto  all’uso  della  denominazione  di
origine  per  il  prodotto  ottenuto   che   puo’   tuttavia   essere
classificato come vino IGT qualora ne abbia le caratteristiche.
8. Il taglio tra vino atto e vino certificato di una stessa DO o IG
comporta  la  perdita  della  certificazione   acquisita   salvo   la
possibilita’ di richiedere nuova certificazione per la nuova  partita
secondo le procedure di cui all’articolo 15.
9. Fatte salve le deroghe previste dagli specifici disciplinari  di
produzione ai sensi dell’articolo 6 del regolamento (CE) n. 607/2009,
il trasferimento al di fuori  della  zona  di  produzione  delimitata
delle partite di mosti e di vini atti a divenire DOP o  IGP  comporta
la perdita del diritto alla rivendicazione della DOP o della IGP  per
le partite medesime.
10.  Le  regioni  possono  ridurre  la   resa   massima   di   vino
vino per ettaro per conseguire l’equilibrio di mercato,  su  proposta
dei consorzi di tutela e sentite le organizzazioni  professionali  di
categoria  e  stabilire  la  destinazione  del  prodotto  oggetto  di
riduzione. Le regioni possono altresi’ consentire  ai  produttori  di
ottemperare alla riduzione di resa massima classificabile  anche  con
quantitativi di vino della medesima denominazione/tipologia  giacente
in azienda, prodotti nelle tre annate precedenti.
11. Le regioni, in ogni caso, al fine di migliorare o  stabilizzare
il funzionamento del mercato dei vini, comprese le uve,  i  mosti  da
cui  sono  ottenuti,  e  per  superare  squilibri  congiunturali,  su
proposta ed in attuazione delle decisioni adottate  dai  consorzi  di
tutela  e  sentite  le  organizzazioni  professionali  di  categoria,
dello stoccaggio dei vini ottenuti in modo da permettere la  gestione
dei volumi di prodotto disponibili.
12.  Una  volta  espletate  tutte  le   attivita’   di   controllo,
l’organismo incaricato sulla base del piano  dei  controlli  e  delle
disposizioni di cui al  presente  articolo,  rilascia  il  parere  di
conformita’  alla  ditta  richiedente  ai   fini   della   successiva
certificazione di idoneita’ del vino prodotto.
– Il regolamento (CE) n. 436/2009 e’  pubblicato  nella
G.U.U.E. 27 maggio 2009, n. L 128.
– Per i riferimenti del regolamento (CE) n. 607/2009 si
1. Ai fini della rivendicazione dei vini a DOCG e DOC, i  medesimi,
prima di procedere alla loro  designazione  e  presentazione,  devono
essere sottoposti ad  analisi  chimico-fisica  ed  organolettica  che
certifichi  la  corrispondenza  alle  caratteristiche  previste   dai
rispettivi disciplinari. La positiva certificazione e’ condizione per
l’utilizzazione della denominazione ed ha validita’  per  centottanta
giorni per i vini a DOCG, di due anni per i vini a DOC, di  tre  anni
per i vini DOC liquorosi.
2. L’esame analitico, previsto anche per la rivendicazione dei vini
IGT,  deve  riguardare  almeno  i  valori  degli  elementi  stabiliti
dall’articolo  26  del  regolamento  (CE)  n.   607/2009   e   quelli
caratteristici della DOCG,  DOC  e  IGT  in  questione  indicati  nel
rispettivo disciplinare di produzione.
3. L’esame organolettico e’ effettuato da apposite  commissioni  di
indicate dalla competente struttura di  controllo,  per  le  relative
DOCG e DOC e riguarda il colore, la limpidezza, l’odore e  il  sapore
indicati dal rispettivo disciplinare di produzione.
4. Presso il comitato di cui  all’articolo  16  sono  istituite  le
commissioni di appello, rispettivamente per l’Italia  settentrionale,
per  l’Italia  centrale  e  per  l’Italia  meridionale  ed   insulare
effettuati dalle commissioni di cui al comma 3.
5. Con decreto del Ministro delle politiche agricole  alimentari  e
forestali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze,
regioni e le province autonome di Trento e  di  Bolzano,  da  emanare
entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente  decreto,
sono stabilite le procedure e le modalita’ per:
a) l’espletamento degli esami analitici e organolettici  mediante
controlli sistematici per i vini DOCG e DOC;
b) l’espletamento degli  esami  analitici  mediante  controlli  a
campione per i vini IGT;
6. Con il decreto ministeriale di cui al comma 5 sono stabilite  le
modalita’ per la determinazione dell’analisi complementare  carbonica
nei  vini  frizzanti  e  spumanti  e  definiti  i  criteri   per   il
riconoscimento delle commissioni di degustazione di cui al comma 3  e
la nomina dei loro membri, nonche’ per la nomina ed il  funzionamento
delle commissioni di cui al comma 4.
7. I costi per il funzionamento delle commissioni di degustazione e
delle commissioni di appello sono posti a carico dei soggetti che  ne
richiedono l’operato. Con il decreto di cui al comma 5 sono stabiliti
l’ammontare degli importi, nonche’ le modalita’ di pagamento.
– Per i riferimenti del regolamento (CE) n.  607/2009si
Capo V   Istituzione del comitato nazionale vini DOP e IGP
Comitato nazionale vini DOP ed IGP
1. Il comitato nazionale vini DOP ed IGP e’  organo  del  Ministero
delle  politiche  agricole  alimentari   forestali.   Ha   competenza
consultiva e  propositiva  in  materia  di  tutela  e  valorizzazione
qualitativa e commerciale dei vini a DOP e IGP.
2. Il comitato di cui al comma 1 e’ composto dal presidente  e  dai
seguenti membri,  nominati  dal  Ministro  delle  politiche  agricole
alimentari e forestali:
a)  tre  funzionari  del  Ministero  delle   politiche   agricole
b) tre membri  esperti,  particolarmente  competenti  in  materie
tecnico/scientifico/legislative   attinenti    al    settore    della
c)  due  membri  designati  dalla  Conferenza  permanente  per  i
di Bolzano di cui all’articolo 12 della legge 23 agosto 1988, n. 400,
in rappresentanza ed in qualita’  di  coordinatori  delle  regioni  e
delle province autonome;
d) un membro designato  dall’unione  nazionale  delle  camere  di
commercio, industria, artigianato e  agricoltura,  in  rappresentanza
delle camere stesse;
e)  un  membro  designato  dall’Associazione  enologi  enotecnici
f) un membro designato dalla Federazione nazionale  dei  consorzi
volontari di cui all’articolo  17,  in  rappresentanza  dei  consorzi
g) tre membri  designati  dalle  organizzazioni  sindacali  degli
agricoltori maggiormente rappresentative;
h) due membri designati dalle organizzazioni di rappresentanza  e
tutela delle cantine sociali e cooperative agricole;
i) un  membro  designato  dalle  organizzazioni  sindacali  degli
industriali vinicoli;
l)  un  membro  designato  dalle  organizzazioni  sindacali   dei
commercianti grossisti vinicoli.
3.  Qualora  il  comitato  tratti   questioni   attinenti   a   una
denominazione di origine ovvero a una indicazione geografica  tipica,
regione interessata,  nonche’  un  rappresentante  del  consorzio  di
tutela autorizzato ai sensi dell’articolo 17 senza diritto di voto.
4. In relazione alle competenze di cui al comma 1 e 4, su  incarico
del Ministero, possono partecipare alle riunioni del comitato,  senza
diritto di voto, uno o piu’  esperti  particolarmente  competenti  su
specifiche questioni tecniche economiche o legislative, trattate  dal
5. Il presidente ed i componenti del comitato durano in carica  tre
anni e possono essere riconfermati per non piu’ di due volte.
a) esprime il proprio parere secondo le modalita’ previste  nella
presente legge, nonche’, su richiesta del Ministero  delle  politiche
agricole alimentari e forestali, su ogni altra questione relativa  al
b)  collabora  con  i  competenti  organi  statali  e   regionali
all’osservanza della presente legge e dei disciplinari di  produzione
relativi ai prodotti con denominazione di origine o  con  indicazione
7. Le funzioni di segreteria tecnica e amministrativa del  comitato
sono assicurate da funzionari del Ministero delle politiche  agricole
alimentari e forestali nominati con decreto ministeriale.
– L’art. 12,  della  legge  23  agosto  1988,  n.  400,
«Art. 12 (Conferenza permanente per i rapporti  tra  lo
Stato,  le  regioni  e  le  province  autonome). –  1.   E’
istituita, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri,
regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano,  con
compiti  di  informazione,  consultazione  e  raccordo,  in
relazione agli indirizzi di politica generale  suscettibili
di incidere nelle materie di competenza regionale,  esclusi
gli indirizzi generali relativi alla politica estera,  alla
difesa e alla sicurezza nazionale, alla giustizia.
2.  La  Conferenza  e’  convocata  dal  Presidente  del
Consiglio dei Ministri almeno ogni sei  mesi,  ed  in  ogni
altra  circostanza  in  cui  il   Presidente   lo   ritenga
opportuno,  tenuto  conto   anche   delle   richieste   dei
presidenti delle regioni  e  delle  province  autonome.  Il
Presidente  del  Consiglio   dei   Ministri   presiede   la
Conferenza,  salvo  delega  al  Ministro  per  gli   affari
regionali o, se tale incarico non e’ attribuito,  ad  altro
Ministro. La Conferenza e’ composta  dai  presidenti  delle
regioni a statuto speciale e  ordinario  e  dai  presidenti
delle province autonome. Il Presidente  del  Consiglio  dei
Ministri invita alle riunioni della Conferenza  i  Ministri
interessati agli argomenti iscritti all’ordine del  giorno,
nonche’ rappresentanti di amministrazioni dello Stato o  di
3.   La   Conferenza   dispone   di   una   segreteria,
disciplinata con decreto del Presidente del  Consiglio  dei
Ministri, di  concerto  con  il  Ministro  per  gli  affari
4.  Il  decreto  di  cui  al  comma  3  deve  prevedere
l’inclusione nel contingente della segreteria di  personale
delle regioni o delle province autonome, il cui trattamento
economico resta a carico delle regioni o delle province  di
a) sulle linee generali dell’attivita’ normativa  che
interessa direttamente le regioni  e  sulla  determinazione
degli obiettivi di  programmazione  economica  nazionale  e
della  politica  finanziaria  e  di  bilancio,   salve   le
ulteriori attribuzioni previste in  base  al  comma  7  del
b) sui criteri generali relativi all’esercizio  delle
funzioni statali di indirizzo e di  coordinamento  inerenti
ai rapporti tra lo Stato, le regioni, le province  autonome
e gli enti infraregionali, nonche’ sugli indirizzi generali
relativi  alla  elaborazione  ed  attuazione   degli   atti
comunitari che riguardano le competenze regionali;
c) sugli altri argomenti per i  quali  il  Presidente
del Consiglio dei Ministri ritenga opportuno  acquisire  il
parere della Conferenza.
6. Il Presidente  del  Consiglio  dei  Ministri,  o  il
Ministro appositamente delegato,  riferisce  periodicamente
alla Commissione parlamentare per  le  questioni  regionali
sulle attivita’ della Conferenza.
7. Il Governo e’ delegato ad  emanare,  entro  un  anno
dalla data di  entrata  in  vigore  della  presente  legge,
previo  parere  della  Commissione  parlamentare   per   le
questioni regionali  che  deve  esprimerlo  entro  sessanta
giorni  dalla  richiesta,  norme  aventi  valore  di  legge
ordinaria intese a provvedere al riordino ed alla eventuale
soppressione degli altri  organismi  a  composizione  mista
Stato-regioni previsti sia da leggi  che  da  provvedimenti
amministrativi in modo da  trasferire  alla  Conferenza  le
attribuzioni delle commissioni, con  esclusione  di  quelle
che operano sulla base di competenze  tecnico-scientifiche,
e rivedere  la  pronuncia  di  pareri  nelle  questioni  di
carattere  generale  per  le  quali  debbano  anche  essere
sentite tutte le regioni e province autonome,  determinando
le modalita’ per l’acquisizione di tali pareri, per la  cui
formazione possono votare solo i presidenti delle regioni e
delle province autonome.».
Capo VI   Consorzi di tutela per le denominazioni di
origine  e le indicazioni geografiche protette
1. Per ciascuna denominazione di  origine  protetta  o  indicazione
geografica  protetta  puo’  essere  costituito  e  riconosciuto   dal
Ministero  delle  politiche  agricole  alimentari  e   forestali   un
consorzio di tutela. Il Consorzio e’ costituito fra tutti i  soggetti
inseriti nel sistema di controllo della denominazione e  persegue  le
a) avanzare  proposte  di  disciplina  regolamentare  e  svolgere
compiti  consultivi  relativi  al   prodotto   interessato,   nonche’
collaborativi nell’applicazione della presente legge;
b) espletare attivita’ di assistenza  tecnica,  di  proposta,  di
studio, di  valutazione  economico-congiunturale  della  DOP  o  IGP,
nonche’ ogni altra  attivita’  finalizzata  alla  valorizzazione  del
prodotto sotto il profilo tecnico dell’immagine;
c) collaborare, secondo le  direttive  impartite  dal  Ministero,
alla tutela e alla salvaguardia della DOP o della IGP da abusi,  atti
di  concorrenza   sleale,   contraffazioni,   uso   improprio   delle
denominazioni tutelate e comportamenti comunque vietati dalla  legge;
collaborare altresi’ con  le  regioni  e  province  autonome  per  lo
svolgimento delle attivita’ di competenza delle stesse;
d) svolgere, nei confronti dei soli  associati,  le  funzioni  di
tutela,  di  promozione,  di  valorizzazione,  di  informazione   del
consumatore  e  di  cura  generale  degli  interessi  della  relativa
denominazione,   nonche’   azioni   di   vigilanza    da    espletare
prevalentemente  alla  fase  del  commercio,  in  collaborazione  con
l’Ispettorato centrale della  tutela  della  qualita’  e  repressione
frodi dei prodotti agro-alimentari e in raccordo  con  le  regioni  e
2. E’ consentita la costituzione di consorzi  di  tutela  per  piu’
denominazioni di origine ed indicazioni geografiche purche’  le  zone
di produzione  dei  vini  interessati,  cosi’  come  individuate  dal
provinciale, regionale  o  interregionale,  e  purche’  per  ciascuna
denominazione di origine  o  indicazione  geografica  sia  assicurata
l’autonomia decisionale in tutte le istanze consortili.
3. Il riconoscimento di cui al comma 1 da parte del Ministero delle
politiche agricole alimentari e forestali e’ attribuito al  consorzio
di tutela che ne faccia richiesta e che:
a) sia rappresentativo, tramite verifica effettuata dal Ministero
sui dati inseriti nel sistema di controllo ai sensi dell’articolo 13,
della produzione certificata  dei  vigneti  iscritti  allo  schedario
viticolo della relativa DO o IG riferita agli ultimi due anni;
b) sia retto da uno statuto che rispetti i requisiti  individuati
dal Ministero delle  politiche  agricole  alimentari  e  forestali  e
consenta l’ammissione, senza discriminazione, di viticoltori  singoli
o associati, vinificatori e imbottigliatori  autorizzati,  e  che  ne
garantisca una equilibrata rappresentanza negli organi  sociali,  che
sara’ definita con decreto del  Ministero  delle  politiche  agricole
4. Il consorzio riconosciuto, che intende esercitare nei  confronti
di tutti i soggetti inseriti nel sistema dei controlli  della  DOP  o
IGP, le funzioni di tutela, promozione, valorizzazione,  informazione
del  consumatore  e  cura  generale  degli  interessi  relativi  alla
denominazione e’ tenuto a dimostrare, tramite verifica effettuata dal
Ministero sui  dati  inseriti  nel  sistema  di  controllo  ai  sensi
dell’articolo 13, la rappresentativita’ nella compagine  sociale  del
per cento della produzione certificata,  di  competenza  dei  vigneti
dichiarati a DO  o  IG  negli  ultimi  2  anni.  Il  consorzio  cosi’
autorizzato, nell’interesse di tutti i produttori anche non aderenti,
a) definire, previa consultazione dei rappresentanti di categoria
della denominazione  interessata,  l’attuazione  delle  politiche  di
Governo dell’offerta, al fine di salvaguardare e tutelare la qualita’
del prodotto DOP e IGP, e contribuire  ad  un  miglior  coordinamento
dell’immissione sul mercato  della  denominazione  tutelata,  nonche’
definire piani di miglioramento della qualita’ del prodotto;
b)  organizzare  e  coordinare  le  attivita’   delle   categorie
interessate alla produzione e alla commercializzazione  della  DOP  o
c) agire, in tutte le sedi giudiziarie ed amministrative, per  la
tutela e la salvaguardia della DOP o della IGP e per la tutela  degli
interessi e diritti dei produttori;
d) svolgere azioni di  vigilanza,  tutela  e  salvaguardia  della
denominazione da espletare prevalentemente alla fase del commercio.
5. Le attivita’ di cui alla lettera d), del comma 4, sono  distinte
dalle attivita’  di  controllo  e  sono  svolte  nel  rispetto  della
normativa  nazionale  e  comunitaria   e   sono   svolte   sotto   il
coordinamento dell’Ispettorato centrale della tutela della qualita’ e
repressione frodi dei prodotti agro-alimentari e in raccordo  con  le
regioni e province autonome. L’attivita’ di  vigilanza  di  cui  alla
lettera d), del comma 4 e’ esplicata prevalentemente nella  fase  del
commercio e consiste nella verifica  che  le  produzioni  certificate
rispondano ai requisiti previsti dai  disciplinari,  e  che  prodotti
similari non ingenerino confusione  nei  consumatori  e  non  rechino
danni alle produzioni DOP e IGP. Agli  agenti  vigilatori  incaricati
dai consorzi, nell’esercizio di tali funzioni, puo’ essere attribuita
la qualifica di agente di pubblica sicurezza nelle forme di legge  ad
opera dell’autorita’ competente ed i consorzi possono  richiedere  al
Ministero il rilascio degli  appositi  tesserini  di  riconoscimento,
sulla base della normativa vigente. Gli  agenti  vigilatori  gia’  in
possesso della qualifica di agente di pubblica  sicurezza  mantengono
la qualifica stessa, salvo che intervenga espresso  provvedimento  di
revoca. Gli agenti  vigilatori  in  nessun  modo  possono  effettuare
attivita’ di vigilanza  sugli  organismi  di  controllo  ne’  possono
svolgere attivita’ di autocontrollo sulle produzioni. Il consorzio e’
autorizzato  ad  accedere  al  SIAN  per  acquisire  le  informazioni
strettamente necessarie ai fini dell’espletamento di  tali  attivita’
per la denominazione di competenza. I costi derivanti dalle attivita’
di cui al comma 4 sono a  carico  di  tutti  i  soci  del  consorzio,
nonche’ di tutti i soggetti inseriti nel sistema di controllo,  anche
se non aderenti al consorzio, secondo criteri che  saranno  stabiliti
con regolamento del Ministro delle politiche  agricole  alimentari  e
6. I consorzi di tutela incaricati di svolgere le funzioni  di  cui
al comma 4 in favore delle DOP o delle IGP possono chiedere ai  nuovi
soggetti  utilizzatori  della   denominazione,   al   momento   della
immissione nel sistema di controllo, il contributo di  avviamento  di
cui al  decreto-legge  23  ottobre  2008,  n.  162,  convertito,  con
modificazioni, dalla legge  22  dicembre  2008,  n.  201,  secondo  i
criteri e le modalita’ che saranno stabilite dal MIPAAF.
7. Il consorzio riconosciuto ai sensi del  comma  4  puo’  proporre
l’inserimento, nel disciplinare di produzione, come logo della DOP  o
della IGP, il marchio consortile precedentemente in  uso,  ovvero  un
logo di nuova elaborazione. Il logo che identifica i prodotti  DOP  e
IGP e’ detenuto, in quanto dagli stessi registrati, dai  consorzi  di
tutela  per  l’esercizio  delle  attivita’  loro  affidate.  Il  logo
medesimo  e’  utilizzato  come  segno  distintivo  delle   produzioni
conformi ai disciplinari  delle  rispettive  DOP  o  IGP,  come  tali
attestati dalle strutture di controllo autorizzate, a condizione  che
la  relativa  utilizzazione  sia  garantita  a  tutti  i   produttori
non aderenti al consorzio, in osservanza delle regole  contenute  nel
regolamento consortile.
8. E’ fatta salva la possibilita’ per i  consorzi  di  detenere  ed
utilizzare un  marchio  consortile,  a  favore  degli  associati,  da
sottoporre ad approvazione ministeriale e  previo  inserimento  dello
stesso nello statuto.
9. Per quanto non previsto dal presente articolo, con  decreto  del
regioni e province autonome, da emanare entro il termine di sei  mesi
dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sono  stabilite
le condizioni per consentire ai consorzi  di  svolgere  le  attivita’
indicate nel presente articolo.
10. I consorzi regolarmente costituiti ed operativi  in  base  alle
competenze loro assegnate ai sensi della legge 10 febbraio  1992,  n.
164, e del decreto del Ministro per le politiche  agricole  4  giugno
1997, n. 256, devono adeguare, ove necessario, i loro  statuti  entro
un anno dalla data di pubblicazione del decreto di cui  al  comma  9,
continuando nelle more a svolgere le attivita’ di cui alle precedenti
stabilite le disposizioni per  consentire  il  predetto  adeguamento,
nonche’ per l’eventuale conferma dell’incarico ai consorzi di  tutela
delle sottozone di vini DOP.
–  Il  decreto-legge  23  ottobre  2008,  n.  162,   e’
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale  23  ottobre  2008,  n.
249, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre
2008,  n.  201,  pubblicata  nella  Gazzetta  Ufficiale  22
dicembre 2008, n. 298.
– La legge 10  febbraio  1992,  n.  164,  abrogata  dal
presente   decreto,   recava:   «Nuova   disciplina   delle
denominazioni d’origine.».
– Il decreto del Ministro per le politiche  agricole  4
giugno 1997, n. 256, e’ pubblicato nella Gazzetta Ufficiale
5 agosto 1997, n. 181.
Capo VII   Disposizioni sulla designazione, presentazione e
protezione dei vini a denominazione di origine e  ad
Designazione, presentazione e protezione
dei vini DOP e IGP
1.  Per  la  designazione,   presentazione   e   protezione   delle
stabilite  dalla  normativa  comunitaria,  nonche’  le   disposizioni
nazionali attuative.
protezione dei vini a denominazione di origine e
ad indicazione geografica
Recipienti e contrassegno per i vini DOP
1. Le disposizioni relative al colore, forma, tipologia, capacita’,
materiali e chiusure dei recipienti nei  quali  sono  confezionati  i
vini a  denominazione  di  origine  sono  stabilite  dalla  normativa
comunitaria e nazionale vigente.
2. La chiusura con tappo «a fungo», trattenuto da un fermaglio,  e’
riservata  ai  vini  spumanti,  salvo  deroghe   giustificate   dalla
tradizione per  i  vini  frizzanti  e  che  comportino  comunque  una
differenziazione del confezionamento fra i vini spumanti e  frizzanti
della stessa origine. Sono altresi’ fatte salve le  deroghe  previste
dall’articolo 69, paragrafo 2, del regolamento  (CE)  n.  607/2009  e
dalla normativa nazionale per consentire l’uso del  tappo  «a  fungo»
per altri prodotti.
3. I vini DOCG devono essere immessi al consumo in bottiglia  o  in
altri recipienti di  capacita’  non  superiore  a  sei  litri,  salvo
diverse disposizioni  degli  specifici  disciplinari  di  produzione,
muniti,  a  cura  delle  ditte  imbottigliatrici,  di  uno   speciale
contrassegno, stampato dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato,
applicato in modo tale da impedire  che  il  contenuto  possa  essere
estratto senza  l’inattivazione  del  contrassegno  stesso.  Esso  e’
fornito di una serie e di un numero di identificazione.
4. Il contrassegno di cui al comma 3 e’  utilizzato  anche  per  il
confezionamento dei vini  DOC.  Per  tali  vini  in  alternativa,  e’
consentito l’utilizzo  del  lotto,  ai  sensi  dell’articolo  13  del
decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 109, attribuito alla  partita
certificata dalla ditta imbottigliatrice e comunicato dalla  medesima
ditta alla struttura titolare del piano dei controlli.
5. I consorzi di tutela, di cui all’articolo  17,  oppure  in  loro
vitivinicola interessata, decidono se  avvalersi  della  facolta’  di
utilizzo del lotto.
6. Con decreto del Ministro delle politiche agricole  alimentari  e
forestali, sentiti il Ministero dell’economia e delle  finanze  e  le
regioni e province autonome, sono stabilite  le  caratteristiche,  le
diciture, nonche’  le  modalita’  per  la  fabbricazione,  l’uso,  la
distribuzione, il controllo ed il costo dei contrassegni.
– L’art. 13 del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n.
109, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 17 febbraio  1992,
n. 39, S.O., cosi’ recita:
grande abbia una superficie inferiore a 10 cm².
Impiego delle denominazioni geografiche
1. Dalla data di iscrizione nel «registro comunitario delle  DOP  e
IGP», le denominazioni di origine e le  indicazioni  geografiche  non
possono essere usate se non in conformita’  a  quanto  stabilito  nei
relativi disciplinari di produzione.
2. A partire dalla stessa  data  di  cui  al  comma  1  e’  vietato
denominazione di origine  o  l’indicazione  geografica  in  modo  non
espressamente consentito dai decreti di riconoscimento.
3. Ai sensi del regolamento (CE) n. 607/2009, articolo 56,  non  si
legge, l’uso di nomi geografici inclusi  in  veritieri  nomi  propri,
ragioni sociali ovvero in indirizzi di  ditte,  cantine,  fattorie  e
simili. Nei casi in cui detti nomi contengono in  tutto  o  in  parte
confusione con essi, qualora siano utilizzati per la  designazione  e
presentazione  di’  prodotti  vitivinicoli  qualificati   con   altra
denominazione  di  origine  o  indicazione  geografica  o  per  altre
categorie di prodotti vitivinicoli, e’ fatto obbligo che i  caratteri
usati per indicarli non superino i tre millimetri di altezza per  due
altezza che in larghezza, di quelli usati per  la  denominazione  del
prodotto e per  l’indicazione  della  ditta  o  ragione  sociale  del
produttore, commerciante o imbottigliatore.
4. Il riconoscimento di una  denominazione  di  origine  o  di  una
indicazione geografica esclude la possibilita’ di  impiegare  i  nomi
geografici utilizzati per designare marchi, e comporta l’obbligo  per
i nomi propri aziendali di minimizzare i  caratteri  alle  condizioni
previste al comma 3. Sono fatte salve  le  eccezioni  previste  dalla
5.  L’uso,  effettuato  con  qualunque  modalita’,  su   etichette,
recipienti,  imballaggi,  listini,  documenti  di  vendita,  di   una
indicazione di vitigno o geografica  per  i  vini  DOCG,  DOC  e  IGT
costituisce dichiarazione di conformita’ del vino alla indicazione  e
denominazione usata.
6. E’ consentito l’utilizzo nell’etichettatura, nella presentazione
o nella pubblicita’ del riferimento di una  DOP  o  IGP  in  prodotti
composti, elaborati o trasformati a partire dal relativo vino  DOP  o
IGP, purche’ gli utilizzatori  del  prodotto  composto,  elaborato  o
trasformato siano stati autorizzati dal  consorzio  di  tutela  della
denominazione protetta riconosciuto ai  sensi  dell’articolo  17  del
presente decreto. In mancanza del  riconoscimento  del  consorzio  di
tutela la predetta autorizzazione deve essere richiesta al  Ministero
7. Non e’ necessaria l’autorizzazione di cui al comma 6 qualora  il
riferimento  ad  una  denominazione  geografica  protetta  o  ad  una
indicazione geografica protetta  in  prodotti  composti  elaborati  o
trasformati sia riportato  esclusivamente  fra  gli  ingredienti  del
prodotto confezionato che  lo  contiene  o  in  cui  e’  elaborato  o
Capo VIII   Concorsi enologici
1. I vini DOP e IGP, nonche’ i vini spumanti di  qualita’,  possono
partecipare  a  concorsi  enologici  organizzati  da  enti   definiti
organismi ufficialmente autorizzati al rilascio  di  distinzioni  dal
2. Le partite dei  prodotti  di  cui  al  comma  1,  opportunamente
individuate  e  controllate,   che   abbiano   superato   gli   esami
organolettici e che possiedono i requisiti  previsti  negli  appositi
regolamenti di concorso, possono fregiarsi di distinzioni nei  limiti
previsti dal quantitativo di vino accertato prima del concorso.
3. Le disposizioni  per  la  disciplina  del  riconoscimento  degli
organismi di cui al comma 1, della  partecipazione  al  concorso  ivi
compresa la  composizione  delle  commissioni  di  degustazione,  del
regolamento di concorso, nonche’ del rilascio, gestione  e  controllo
del corretto utilizzo delle distinzioni  attribuite,  sono  stabilite
con  apposito  decreto  del  Ministero   delle   politiche   agricole
Capo IX   Disposizioni sanzionatorie
1.  Salva  l’applicazione  delle  norme  penali  vigenti,  chiunque
produce, vende, pone  in  vendita  o  comunque  distribuisce  per  il
consumo vini con denominazioni di origine protette o con  indicazioni
geografiche protette, di seguito anche indicate in modo unitario  con
la dicitura «denominazioni protette» o  «denominazioni  di  origine»,
che non rispettano i requisiti previsti dai  rispettivi  disciplinari
di produzione, e’ soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da
duemila euro a ventimila euro. In caso di  quantitativo  di  prodotto
oggetto di irregolarita’ superiore a 100 ettolitri,  l’importo  della
predetta sanzione amministrativa pecuniaria e’ raddoppiato e comporta
anche la pubblicazione, a spese del trasgressore,  del  provvedimento
sanzionatorio su due giornali tra i piu’ diffusi nella  regione,  dei
quali uno quotidiano ed uno tecnico.
2.  Salva  l’applicazione  delle  norme  penali  vigenti,  chiunque
produce, vende, o comunque pone  in  vendita  come  uve  destinate  a
produrre vini a denominazione d’origine o ad indicazione  geografica,
uve provenienti da vigneti non  aventi  i  requisiti  prescritti  dal
presente decreto, e’ soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria
da mille euro a diecimila euro.
3.  Chiunque   non   provvede   a   modificare   l’idoneita’   alla
rivendicazione, nello schedario viticolo, dei vigneti che  non  hanno
piu’  i  requisiti  per  la  produzione  di  uve  designate  con   la
denominazione d’origine o l’indicazione geografica, e’ soggetto  alla
sanzione amministrativa pecuniaria da trecento euro a mille euro.
4.  Salva  l’applicazione  delle  norme  penali  vigenti,  chiunque
essendo tenuto alla presentazione della dichiarazione di vendemmia  e
di produzione vitivinicola,  dichiari  un  quantitativo  maggiore  di
quello   effettivamente   prodotto,   e’   soggetto   alla   sanzione
quantitativo di prodotto oggetto  di  irregolarita’  superiore  a  10
tonnellate, ovvero a 100 ettolitri, l’importo della predetta sanzione
amministrativa pecuniaria e’ raddoppiato.
5.  Salva  l’applicazione  delle  norme  penali  vigenti,  chiunque
essendo tenuto alla presentazione della  dichiarazione  di  vendemmia
e/o di produzione, non presenta tali dichiarazioni  entro  i  termini
previsti, e’ soggetto  alla  sanzione  amministrativa  pecuniaria  da
cinquecento euro a tremila euro. Se il  ritardo  nella  presentazione
applica la sanzione amministrativa  pecuniaria  da  duecento  euro  a
mille euro. Se il ritardo  nella  presentazione  delle  dichiarazioni
suddette non  supera  i  trenta  giorni  lavorativi,  si  applica  la
sanzione   amministrativa   pecuniaria    da    trecento    euro    a
6.  Quando  nelle  dichiarazioni  di  vendemmia  e  di   produzione
vitivinicola si riscontrano  irregolarita’  concernenti  sia  vini  e
prodotti a monte del vino a denominazione d’origine e/o a indicazione
geografica, sia vini  e  prodotti  a  monte  del  vino  generici,  si
applicano solo le sanzioni di  cui  ai  commi  4  e  5  del  presente
articolo,   con   esclusione   di   qualsiasi   altra    disposizione
sanzionatoria contenuta nel decreto legislativo 10  agosto  2000,  n.
260, e nella legge 20 febbraio 2006, n. 82.
– Il decreto legislativo 10 agosto  2000,  n.  260,  e’
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 21 settembre  2000,  n.
– La legge 20 febbraio 2006, n. 82, e’ pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale 13 marzo 2006, n. 60, S.O.
contraffa’ o altera i contrassegni di cui all’articolo 19, commi 3  e
4, o acquista, detiene  o  cede  ad  altri  ovvero  usa  contrassegni
alterati o contraffatti, e’  soggetto  alla  sanzione  amministrativa
pecuniaria da trentamila euro a centomila euro.
immette al consumo vini a denominazione protetta  non  apponendo  sui
recipienti i prescritti contrassegni di cui all’articolo 19, commi  3
e  4,  ove  previsti,  e’  soggetto  alla   sanzione   amministrativa
pecuniaria da diecimila euro a cinquantamila euro.
3. Salva l’applicazione delle norme penali vigenti, chiunque  nella
designazione e presentazione del prodotto usurpa, imita o  evoca  una
denominazione protetta, o il segno distintivo o il marchio, anche  se
l’origine vera del  prodotto  e’  indicata,  o  se  la  denominazione
protetta e’ una  traduzione  non  consentita  o  e’  accompagnata  da
ovvero impiega accrescitivi, diminutivi o  altre  deformazioni  delle
denominazioni stesse o comunque fa uso di indicazioni illustrative  o
segni suscettibili di trarre in  inganno  l’acquirente,  e’  soggetto
4. Le sanzioni di cui al comma  3  si  applicano  anche  quando  le
suddette  parole  o  le  denominazioni  alterate  sono  poste   sugli
involucri, sugli imballaggi e sui documenti ufficiali e commerciali.
5. Salva l’applicazione delle norme penali vigenti e  dell’articolo
20, comma 3 e 4, del presente decreto, chiunque adotta  denominazioni
di  origine  o  indicazioni  geografiche  come   ditta,   ragione   o
denominazione sociale, ovvero le utilizza in associazione ai  termini
«cantina»,  «fattoria»  e   simili,   e’   soggetto   alla   sanzione
amministrativa pecuniaria da mille euro a diecimila euro.
6.  Salva  l’applicazione  delle  norme  penali  vigenti,  chiunque
utilizza sulla  confezione  o  sull’imballaggio,  nella  pubblicita’,
nell’informazione ai consumatori o sui documenti relativi ai prodotti
considerati   indicazioni   false   o   ingannevoli   relative   alla
provenienza, all’origine, alla natura o alle qualita’ essenziali  dei
prodotti o utilizza recipienti o indicazioni non  conformi  a  quanto
indicato nei disciplinari di produzione della denominazione  protetta
e nelle relative disposizioni applicative, nonche’ impiega recipienti
che possono indurre in errore sull’origine, e’ soggetto alla sanzione
amministrativa pecuniaria da duemila euro a tredicimila euro.
7. Salva l’applicazione delle norme penali vigenti,  chiunque  pone
errore sulla vera origine dei prodotti, e’ sottoposto  alla  sanzione
8. Le disposizioni di cui al presente articolo non si applicano  al
commerciante che vende, pone in vendita o comunque  distribuisce  per
il consumo vini a denominazione di origine protetta o  a  indicazione
geografica  protetta  in   confezioni   originali,   salvo   che   il
commerciante non  abbia  determinato  o  concorso  a  determinare  la
9. Salva l’applicazione delle norme penali vigenti, chiunque  viola
le disposizioni contenute nei  commi  6  e  7  dell’articolo  20  del
da tremila euro a ventimila euro.
1. Salva l’applicazione delle norme penali vigenti, il  soggetto  a
carico del quale la struttura di controllo  autorizzata  accerta  una
non conformita’ classificata grave nel piano  dei  controlli  di  una
autorizzatorio, in assenza di ricorso avverso detto accertamento o  a
seguito  di  decisione  definitiva  di  rigetto  del   ricorso,   ove
presentato, e’ soggetto alla sanzione  amministrativa  pecuniaria  da
duemila euro a tredicimila euro.
2. La sanzione di cui al comma 1  non  si  applica  quando  per  la
fattispecie e’  gia’  prevista  sanzione  ai  sensi  di  altra  norma
contenuta nel presente capo.
3. Salva l’applicazione delle norme penali vigenti, il soggetto che
pone  in  essere  un   comportamento   diretto   a   non   consentire
l’effettuazione dell’attivita’ di controllo, ovvero ad intralciare  o
ad ostacolare l’attivita’ di verifica da parte degli incaricati della
struttura di controllo, qualora non ottemperi, entro  il  termine  di
quindici giorni, alla specifica intimazione  ad  adempiere  formulata
dal  Dipartimento  dell’Ispettorato  centrale  della   tutela   della
qualita’  e  repressione  frodi  dei  prodotti  agro-alimentari,   e’
soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria pari a mille euro.
4. Salva l’applicazione delle norme  penali  vigenti,  il  soggetto
immesso nel sistema di controllo che non assolve, in  modo  totale  o
parziale,  agli  obblighi   pecuniari   relativi   allo   svolgimento
dell’attivita’ di controllo per la denominazione protetta rivendicata
dal soggetto  stesso  e  che,  a  richiesta  dell’ufficio  periferico
territorialmente   competente   del   Dipartimento   dell’Ispettorato
agro-alimentari,  non  esibisce  idonea   documentazione   attestante
l’avvenuto pagamento di quanto  dovuto,  e’  soggetto  alla  sanzione
amministrativa pecuniaria pari al  doppio  dell’importo  dell’obbligo
pecuniario accertato. Il  soggetto  sanzionato,  oltre  al  pagamento
della sanzione amministrativa pecuniaria prevista, dovra’  provvedere
a versare  le  somme  dovute,  comprensive  degli  interessi  legali,
direttamente al creditore.
5.  Per  l’illecito  previsto  al  comma  3,  oltre  alla  sanzione
amministrativa pecuniaria  si  applica,  con  apposito  provvedimento
amministrativo,  la  sanzione  della  sospensione  del   diritto   ad
utilizzare la denominazione protetta fino alla rimozione della  causa
che ha dato origine alla sanzione.
1. Alla struttura di controllo autorizzata  che  non  adempie  alle
prescrizioni o agli obblighi  impartiti  dalle  competenti  autorita’
pubbliche, comprensivi delle disposizioni del piano  di  controllo  e
del relativo tariffario concernenti una  denominazione  protetta,  si
applica la sanzione amministrativa pecuniaria da  cinquemila  euro  a
cinquantamila euro. La stessa sanzione si applica alle strutture  che
continuano a svolgere attivita’ incompatibili con il mantenimento del
provvedimento autorizzatorio, non ottemperando, entro il  termine  di
Ministero delle politiche agricole alimentari  e  forestali  e  fatta
salva  la  facolta’  del  predetto  Ministero   di   procedere   alla
sospensione o alla revoca del provvedimento autorizzatorio.
2. La struttura di cui al  comma  1  che,  nell’espletamento  delle
attivita’ di controllo su una denominazione protetta, discrimina  tra
di tale denominazione, oppure pone ostacoli all’esercizio del diritto
a  detto  accesso,  e’  sottoposta   alla   sanzione   amministrativa
pecuniaria da seimila euro a sessantamila euro.
1. L’uso della denominazione protetta nella ragione o denominazione
sociale  di  una  organizzazione  diversa  dal  consorzio  di  tutela
incaricato  con  decreto  del  Ministero  delle  politiche   agricole
alimentari e forestali, e’ sottoposto  alla  sanzione  amministrativa
pecuniaria  di   ventimila   euro   ed   alla   sanzione   accessoria
dell’inibizione all’uso della ragione o denominazione sociale.
2. Soggetti privati non immessi nel sistema  di  controllo  di  una
denominazione protetta, che svolgono attivita’ rientranti tra  quelle
specificamente attribuibili al consorzio di tutela incaricato,  senza
il preventivo consenso del consorzio di tutela  medesimo  ovvero  del
Mipaaf in assenza di consorzio di tutela incaricato, sono  sottoposti
alla sanzione amministrativa pecuniaria di diecimila euro.
1.  Al  consorzio  di  tutela  autorizzato  che  non  adempie  alle
prescrizioni o agli obblighi derivanti dal decreto di  riconoscimento
o ad eventuali successive disposizioni impartite dal Ministero  delle
politiche agricole alimentari e forestali,  ovvero  svolge  attivita’
che risulta incompatibile con il mantenimento  del  provvedimento  di
riconoscimento, qualora non ottemperi, entro il termine  di  quindici
giorni, alla specifica intimazione ad  adempiere  e  fatta  salva  la
facolta’ del Ministero di procedere alla sospensione  o  alla  revoca
del provvedimento  stesso,  si  applica  la  sanzione  amministrativa
pecuniaria da cinquemila euro a cinquantamila euro.
2. E’ sottoposto alla sanzione amministrativa pecuniaria da seimila
euro a sessantamila euro il consorzio  che,  nell’espletamento  delle
sue attivita’, pone in essere comportamenti che hanno l’effetto di:
a) discriminare tra i  soggetti  associati  appartenenti  ad  uno
stesso  segmento  della  filiera,  ovvero  appartenenti  a   segmenti
diversi, quando la diversita’ di trattamento non e’ contemplata dallo
statuto del consorzio stesso;
b)  porre  ostacoli  all’esercizio  del  diritto  all’accesso  al
1. Chiunque organizza concorsi enologici relativi a vini DOP e IGP,
nonche’ a  vini  spumanti  di  qualita’,  senza  essere  in  possesso
dell’autorizzazione ministeriale indicata dal  comma 1  dell’articolo
21, e successive disposizioni applicative, e’ soggetto alla  sanzione
amministrativa pecuniaria pari a ventimila euro.
1. La competenza ad irrogare le  sanzioni  amministrative  previste
dal presente decreto  e’  attribuita  al  Ministero  delle  politiche
agricole  alimentari  e  forestali  –  Dipartimento  dell’Ispettorato
agro-alimentari e, per quanto di competenza, alle regioni e  province
2. Il pagamento delle somme dovute per  le  sanzioni  previste  dal
presente decreto e’ effettuato presso le locali Tesorerie dello Stato
sul capo 17, capitolo 3373, dello stato  di  previsione  dell’entrata
del Bilancio dello  Stato.  Il  versamento  delle  somme  dovute  per
sanzioni a favore delle regioni e  province  autonome  e’  effettuato
presso il tesoriere regionale o provinciale.
3. Al fine del miglioramento dell’efficienza e dell’efficacia delle
attivita’ di vigilanza e di controllo sui  prodotti  a  denominazione
protetta, i proventi  del  pagamento  delle  sanzioni  amministrative
pecuniarie affluiti sul predetto capitolo 3373  sono  riassegnati  ad
apposito capitolo di spesa del Dipartimento dell’Ispettorato centrale
della tutela della qualita’ e della repressione  frodi  dei  prodotti
1. Per le fattispecie previste nel presente capo,  che  costituisce
disciplina speciale in materia di vini a denominazione d’origine e ad
indicazione geografica,  non  trovano  applicazione  le  disposizioni
sanzionatorie contenute nel decreto legislativo 10  agosto  2000,  n.
2000, n. 260 e della legge 20  febbraio  2006,  n.  82,  si
vedano le note all’art. 22.
Capo X  Disposizioni transitorie, particolari e abrogazione
norme preesistenti
nei decreti ministeriali da emanare ai  sensi  del  presente  decreto
sono applicabili le disposizioni di cui ai  decreti  attuativi  della
legge n. 164 del 1992 che non siano  in  contrasto  con  il  presente
decreto e con la vigente normativa comunitaria.
2.  Il  comitato  di  cui  all’articolo  16  del  presente  decreto
esplichera’ le sue funzioni a decorrere dal 1° gennaio 2012.  Fino  a
tale  termine  resta  in  carica  il  comitato  nominato   ai   sensi
dell’articolo 17 della legge n. 164 del 1992.
3. Le disposizioni di cui all’articolo 10, comma 1, lettera d), del
corrente campagna vendemmiale.
4. Con il decreto di cui all’articolo 12, comma 3,  sono  stabilite
le modalita’ ed  i  termini  per  il  trasferimento  nello  schedario
viticolo dei dati degli albi dei vigneti DO  e  degli  elenchi  delle
vigne IGT di cui all’articolo 15 della  legge  n.  164  del  1992,  e
successive norme applicative, nonche’ i criteri e  le  modalita’  per
l’allineamento dei dati contenuti nel SIAN e nelle altre banche  dati
preesistenti  allo  schedario  viticolo  stesso   ed   al   fascicolo
5. Le disposizioni di cui all’articolo 17, comma 4, lettera a),  si
applicano anche ai consorzi  di  tutela  incaricati  di  svolgere  le
funzioni di cui all’articolo 14, comma 15, della  legge  n.  526  del
presente decreto, verranno  definite  le  modalita’  di  applicazione
dell’articolo  17,  comma  4,  lettera  a),  ai  consorzi  di  tutela
incaricati ai sensi dell’articolo 14, comma 15, della  legge  n.  526
7. Le disposizioni di cui al capo IX sono  applicate  anche  per  i
– Gli articoli 15 e 17 della citata legge  n.  164  del
1992, abrogata dal presente decreto, recavano:
«Art. 15 (Albo dei vigneti ed elenco delle vigne)».
«Art. 17 (Comitato  nazionale  per  la  tutela  e  la
valorizzazione  delle  denominazioni  di  origine  e  delle
indicazioni geografiche tipiche dei vini)».
– La legge n. 526 del 1999 e’ pubblicata nella Gazzetta
Ufficiale 18 gennaio 2000, n. 13, S.O.
1. Fatto salvo quanto disposto  all’articolo  31,  dalla  data  di
entrata in vigore del presente decreto, sono abrogati:
a) il decreto del Presidente della Repubblica 12 luglio 1963,  n.
930, concernente norme per la tutela delle denominazioni  di  origine
b) la legge 10 febbraio 1992, n. 164,  recante  nuova  disciplina
delle denominazioni di origine dei vini;
c) il decreto del Presidente della Repubblica 20 aprile 1994,  n.
348, concernente regolamento recante disciplina del  procedimento  di
riconoscimento di denominazione d’origine dei vini;
d) l’articolo 1, comma 1, lettera a), e l’articolo 14,  comma  8,
della  legge  20  febbraio  2006,  n.  82,  recante  disposizioni  di
attuazione della normativa comunitaria  concernente  l’Organizzazione
comune di mercato (OCM) del vino.
– Il decreto del Presidente della Repubblica 12  luglio
1963 n. 930, abrogato dal presente decreto, recava:  «Norme
per la tutela delle denominazioni di origine  dei  mosti  e
dei vini.».
– Per i riferimenti alla legge 10 febbraio 1992, n. 164
si vedano le note all’art.17.
1994, n. 348, abrogato  dal  presente  decreto,  recava:  «
Regolamento  recante   disciplina   del   procedimento   di
riconoscimento di denominazione d’origine dei vini.».
– Si riporta il testo degli  articoli  1  e  14,  della
citata legge 82 del  2006,  come  modificato  dal  presente
«Art. 1  (Definizioni).  –  1.  Ad  integrazione  delle
definizioni previste  dall’art.  1,  paragrafi  2  e  3,  e
dall’allegato I  del  regolamento  (CE)  n.  1493/1999  del
Consiglio,  del  17  maggio   1999,   sono   stabilite   le
definizioni dei seguenti prodotti nazionali:
b)  per  «mosto  cotto»  si   intende   il   prodotto
parzialmente caramellizzato ottenuto mediante  eliminazione
di acqua dal mosto o dal mosto muto a riscaldamento diretto
o indiretto e a normale pressione atmosferica;
c)  per  «filtrato  dolce»  si   intende   il   mosto
parzialmente fermentato,  la  cui  ulteriore  fermentazione
alcolica  e’  stata  ostacolata  mediante   filtrazione   o
centrifugazione,   con   l’ausilio   eventuale   di   altri
trattamenti e pratiche consentiti;
d) per «mosto muto» si intende il mosto di uve la cui
fermentazione  alcolica  e’  impedita   mediante   pratiche
enologiche consentite dalle disposizioni vigenti;
e) per «enocianina» si  intende  il  complesso  delle
materie coloranti estratte dalle bucce delle  uve  nere  di
Vitis vinifera con  soluzione  idrosolforosa  e  successiva
concentrazione  sotto  vuoto,  oppure   reso   solido   con
2. Sono altresi’ stabilite le seguenti definizioni:
a) per «pulcianella» si intende il  fiasco  in  vetro
costituito  da  un   corpo   approssimativamente   sferico,
raccordato a  un  collo  di  profilo  allungato.  L’altezza
totale deve essere superiore a due volte  il  diametro  del
corpo rivestito in tutto o in parte con treccia di  sala  o
di  paglia  o  di  altro  materiale  vegetale  naturale  da
intreccio.  Il  recipiente  denominato   «pulcianella»   e’
riservato ai  vini  bianchi  o  rosati  diversi  da  quelli
frizzanti, spumanti, liquorosi e aromatizzati;
b) per «bottiglia marsala» si intende  un  recipiente
di  vetro  costituito  da  un   corpo   approssimativamente
cilindrico  raccordato  a  un   collo   con   rigonfiamento
centrale,  denominato  «collo  oliva».   Il   fondo   della
bottiglia  puo’  presentare  una  rientranza  piu’  o  meno
accentuata. L’altezza totale e’ di circa quattro  volte  il
diametro e l’altezza della parte cilindrica e’ pari a circa
tre quinti dell’altezza totale.  La  bottiglia  marsala  e’
riservata ai vini Marsala e ai vini liquorosi;
c) per «fiasco toscano» si intende un  recipiente  in
vetro costituito da un corpo avente approssimativamente  la
forma di un elissoide di rotazione, raccordato  secondo  il
suo asse maggiore a un collo allungato, nel quale l’altezza
totale non e’ inferiore alla meta’ e non e’ superiore a tre
volte il diametro del corpo, rivestito in tutto o in  parte
con sala o paglia o altro materiale  vegetale  naturale  da
intreccio. Il fondo puo’ essere anche piano  o  leggermente
concavo.  Il  fiasco  toscano  e’  riservato  ai  vini   ad
indicazione geografica tipica  (IGT),  a  denominazione  di
origine controllata (DOC)  e  a  denominazione  di  origine
controllata e garantita (DOCG), per i quali il disciplinare
di  produzione  non  fa  obbligo  di  impiegare  recipienti
diversi.».
«Art. 14 (Detenzione di  vinacce,  centri  di  raccolta
temporanei fuori fabbrica, fecce di vino, preparazione  del
vinello).  –  1.  La   detenzione   delle   vinacce   negli
stabilimenti  enologici  e’   vietata   a   decorrere   dal
trentesimo  giorno  dalla  fine  del  periodo   vendemmiale
determinato annualmente con il provvedimento delle  regioni
e delle province autonome di Trento e  di  Bolzano  di  cui
all’art. 9, comma 1.
2. Fatta eccezione per i casi di esenzione o di  ritiro
previo controllo previsti dal citato  regolamento  (CE)  n.
1493/1999, e successive modificazioni,  e  per  le  vinacce
destinate ad altri usi industriali, ivi compresi quelli per
l’estrazione dell’enocianina, le vinacce e le fecce di vino
comunque ottenute dalla  trasformazione  delle  uve  e  dei
prodotti vinosi devono  essere  avviate  direttamente  alle
distillerie autorizzate ai sensi dell’art. 27 del  medesimo
regolamento (CE) n. 1493/1999, e successive  modificazioni,
e dei relativi regolamenti comunitari applicativi.
3. E’  consentita  alle  distillerie  l’istituzione  di
centri  di  raccolta  temporanei  fuori   fabbrica   previa
autorizzazione,  valida  per  una  campagna   vitivinicola,
rilasciata    dal     competente     ufficio     periferico
dell’Ispettorato centrale repressione frodi, al quale  deve
essere  presentata  domanda   in   carta   da   bollo   con
specificazione della  sede  e  dell’ubicazione  dei  locali
interessati,   nonche’   del   quantitativo   presunto   di
sottoprodotti  oggetto  di  richiesta.  L’introduzione  dei
sottoprodotti  nei   locali   di   deposito   e’   comunque
subordinata alla tenuta di un registro di carico e scarico,
soggetto alle modalita’ di cui al citato  regolamento  (CE)
n. 884/2001, e successive modificazioni.
4. La detenzione di  vinacce  destinate  ad  altri  usi
industriali,  diversi  dalla  distillazione,  ivi  compresa
l’estrazione dell’enocianina, deve  essere  preventivamente
comunicata dai responsabili degli stabilimenti  industriali
utilizzatori   all’ufficio   periferico    dell’Ispettorato
centrale repressione frodi competente in base al  luogo  di
detenzione delle vinacce. La comunicazione, in carta libera
e valida per  una  campagna  vitivinicola,  deve  pervenire
all’ufficio periferico con qualsiasi mezzo almeno entro  il
quinto  giorno  antecedente  alla  prima  introduzione   di
vinaccia e deve contenere il  nome  o  la  ragione  sociale
dell’impresa, la sede legale, la partita  IVA,  l’indirizzo
dello  stabilimento  di  detenzione  delle  vinacce  e   la
quantita’ complessiva che  si  prevede  di  introdurre  nel
corso della campagna vitivinicola di riferimento.
5. In ogni caso le  fecce  di  vino,  prima  di  essere
estratte dalle cantine, devono  essere  denaturate  con  la
sostanza  rivelatrice   prescritta   dal   Ministro   delle
politiche agricole e  forestali  con  proprio  decreto,  da
emanare entro sei mesi dalla  data  di  entrata  in  vigore
della presente legge, con il quale sono altresi’  stabilite
le modalita’ da  osservare  per  l’impiego  della  sostanza
denaturante.
6.  Le  operazioni  di  ottenimento,  denaturazione   e
trasferimento delle fecce di vino sono soggette  alla  sola
comunicazione  prevista   dall’articolo   10   del   citato
regolamento (CE) n. 884/2001.
7. La preparazione del vinello e’ consentita:
a) presso le distillerie e gli  stabilimenti  per  lo
sfruttamento dei sottoprodotti della vinificazione;
b) presso le cantine dei viticoltori vinificatori  di
uve proprie aventi capacita’ ricettiva non superiore  a  25
ettolitri di vino, a condizione che ne siano  prodotti  non
piu’ di 5 ettolitri e che siano  utilizzati  esclusivamente
per uso familiare o aziendale.
8. (abrogato)».
Zaia,   Ministro   delle    politiche
DECRETO LEGISLATIVO 8 aprile 2010, n. 61 – Tutela delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche dei vini, in attuazione dell’articolo 15 della legge 7 luglio 2009, n. 88. (10G0082) (GU n. 96 del 26-4-2010 redazione redazione 2015-05-05T19:12:31+00:00