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Timestamp: 2020-08-07 21:53:45+00:00
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Redazione Palermo, Autore presso Sicilia 24h - Pagina 58 di 116
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Stato-mafia: Corte, accertata assoluta innocenza Mannino. Depositate motivazioni sentenza
“Anche alla stregua dell’ approfondita rinnovazione dell’istruzione dibattimentale esperita dinanzi a questa Corte, non solo non è possibile ribaltare con valutazione rafforzata, al di là, cioè, di ogni ragionevole dubbio, la sentenza di primo grado trasformandola in condanna ma anzi, in questa sede è stata ulteriormente acclarata l’assoluta estraneità dell’imputato a tutte le condotte materiali contestategli”.
La sentenza è stata pronunciata, il 22 luglio scorso, dalla Prima sezione penale della Corte di appello di Palermo. Il collegio – presieduto da Adriana Piras – aveva confermato la sentenza di assoluzione emessa in primo grado il 4 novembre 2015 dal Gup di Palermo. Adesso il deposito delle motivazioni, oltre mille pagine, con cui il collegio d’appello illustra il percorso che ha portato alla decisione.
Adesso il deposito delle motivazioni, oltre mille pagine, con cui il collegio d’appello illustra il percorso che ha portato alla decisione. Il processo è iniziato il 10 maggio 2017. L’accusa – rappresentata dai sostituti pg Sergio Barbiera e Giuseppe Fici – il 6 maggio 2019, al termine della requisitoria aveva chiesto, in riforma della sentenza di primo grado, la condanna a 9 anni di reclusione per Calogero Mannino (la stessa chiesta dai pubblici ministeri in primo grado). Il 20 maggio, nel corso della arringa difensiva – Grazia Volo, Marcello Montalbano e Carlo Federico Grosso – chiesero l’assoluzione del politico.
La sentenza prosegue: “Non è stato affatto dimostrato che Mannino fosse finito anch’egli nel mirino della mafia a causa di sue presunte ed indimostrate promesse non mantenute (addirittura, quella del buon esito del primo maxi processo) ma, anzi, al contrario, è piuttosto emerso dalla sua sentenza assolutoria che costui fosse una vittima designata della mafia, proprio a causa della sua specifica azione di contrasto a ‘Cosa nostra’ quale esponente del governo del 1991”.
Ed ancora: “E’ “indimostrato che Mannino abbia operato pressioni per la revoca del regime del carcere duro, secondo la tesi accusatoria che lo vuole come input, garante, e veicolatore alle autorità statali della minaccia contenuta nella trattativa, cade in via definitiva”.
I giudici (presidente Adriana Piras, relatrice Maria Elena Gamberini) proseguono: “E’ pacifico che la reazione violenta decisa da Totò Riina, all’azione posta progressivamente in essere dallo Stato contro Cosa nostra mediante la legislazione antimafia del 1991, fu deliberata dal capo corleonese alla fine del 1991 e con evidenti finalità non ricattatorie, ma di vendetta reattiva: contro gli amici che avevano tradito (Lima), contro i magistrati che avevano contribuito alla lotta contro la mafia, nonchè contro altri soggetti istituzionali che si erano battuti contro Cosa nostra sul fronte politico, amministrativo, legislativo, tra cui non si può escludere – sostengono i giudici – alla luce di quanto prima esposto, che rientrasse anche il ministro Mannino”.
La Boschi a Palermo alla scuola politica di Faraone
L’ex ministro del governo Renzi, e adesso capogruppo di Italia Viva alla Camera, Maria Elena Boschi, è intervenuta a Palermo, alla scuola di formazione politica di Davide Faraone “Futura”. Tra l’altro la Boschi ha affermato: “Mi auguro che quanto prima si metta mano all’agenda di governo, si discuta magari un po’ meno dei problemi interni al Movimento 5 Stelle perché pare che la priorità sia adesso capire chi entra e chi esce dal Movimento 5 Stelle, mentre per gli italiani le cose più urgenti sono altre”.
Regione, domani l’esercizio provvisorio in Commissione Bilancio
E’ stata convocata domani mercoledì 8 gennaio la seduta della commissione Bilancio dell’Assemblea Regionale Siciliane per l’esame del disegno di legge per l’esercizio provvisorio, deliberato a fine anno dalla giunta Musumeci e da applicare a gennaio e febbraio. Il testo è composto da 11 articoli, per una manovra, nel 2020, da 149,09 milioni di euro. Per le coperture, il governo si affida soprattutto all’abrogazione della norma contenuta nel collegato approvato dall’Ars lo scorso luglio che avrebbe destinato 62,9 milioni di euro, relativi alle maggiori risorse derivanti dalla modifica della copertura del disavanzo, ad alcune spese. Poi altri 47,8 milioni di euro sono recuperati dalle spese per la compartecipazione regionale al fondo sanitario. E poi 19,2 milioni di euro dai rimborsi allo Stato di quote di maggior gettito della spesa automobilistica e 18 milioni da restituzione e rimborsi di imposte dirette e relative addizionali.
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