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Timestamp: 2016-08-31 02:05:54+00:00
Document Index: 51142709

Matched Legal Cases: ['art. 26', 'art. 23', 'art. 25', 'art. 31', 'art. 31', 'art. 30', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 163', 'art. 2', 'art. 163', 'art. 1', 'art. 2504', 'art. 83', 'art. 84', 'art. 37', 'art. 700', 'art. 59', 'art. 37', 'art. 59', 'art. 700', 'art. 59', 'art. 59', 'art. 37', 'art. 30', 'art. 63', 'art. 360', 'art. 363', 'art. 360', 'art. 363', 'sentenza ', 'art. 819', 'art. 22', 'art. 27', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 819', 'art. 22', 'art. 27', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 111', 'art. 88', 'art. 88', 'art. 295', 'art. 111', 'art. 92', 'art. 88', 'art. 1136', 'art. 1136', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 442']

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Anatocismo e ripetizione dell'indebito dalla chiusura del conto.
Se dopo la conclusione di un contratto di apertura di credito bancario regolato in conto corrente, il correntista agisce per far dichiarare la nullità della clausola che prevede la corresponsione di interessi anatocistici e per la ripetizione di quanto pagato indebitamente a questo titolo, il termine di prescrizione decennale cui tale azione di ripetizione è soggetta decorre, qualora i versamenti eseguiti dal correntista in pendenza del rapporto abbiano avuto solo funzione ripristinatoria della provvista, dalla data in cui è stato estinto il saldo di chiusura del conto in cui gli interessi dovuti sono stati registrati. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)Qualora, nell'ambito del contratto di conto corrente bancario, venga dichiarata la nullità della previsione negoziale di capitalizzazione trimestrale degli interessi, per contrasto con il divieto di anatocismo stabilito dall'articolo 1283 c.c. (il quale osterrebbe anche ad un eventuale previsione negoziale di capitalizzazione annuale), gli interessi a debito del correntista debbono essere calcolati senza operare capitalizzazione alcuna. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione Sez. Un. Civili 02 dicembre 2010.
Se dopo la conclusione di un contratto di apertura di credito bancario regolato in conto corrente, il correntista agisce per far dichiarare la nullità della clausola che prevede la corresponsione di interessi anatocistici e per la ripetizione di quanto pagato indebitamente a questo titolo, il termine di prescrizione decennale cui tale azione di ripetizione è soggetta decorre, qualora i versamenti eseguiti dal correntista in pendenza del rapporto abbiano avuto solo funzione ripristinatoria della provvista, dalla data in cui è stato estinto il saldo di chiusura del conto in cui gli interessi dovuti sono stati registrati. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Conto corrente bancario - Nullità della clausola di capitalizzazione trimestrale degli interessi - Criterio sostitutivo di capitalizzazione - Esclusione.
Qualora, nell'ambito del contratto di conto corrente bancario, venga dichiarata la nullità della previsione negoziale di capitalizzazione trimestrale degli interessi, per contrasto con il divieto di anatocismo stabilito dall'articolo 1283 c.c. (il quale osterrebbe anche ad un eventuale previsione negoziale di capitalizzazione annuale), gli interessi a debito del correntista debbono essere calcolati senza operare capitalizzazione alcuna. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Sanzioni amministrative, procedimento di impugnazione delle decisioni del giudice di pace e foro erariale.
Sanzioni amministrative - Opposizione - Provvedimenti del giudice di pace - Impugnazione - Applicazione del procedimento di appello - Foro erariale - Esclusione.
In materia di sanzioni amministrative, in conseguenza della modifica apportata dall’art. 26 d.lgs. 40/2006 all’art. 23 della Legge 689/198, il gravame contro i provvedimenti del giudice di pace va proposto secondo le norme previste in via ordinaria dal codice di rito per il procedimento di appello. Ciò nondimeno, va esclusa l’applicabilità dell’art. 25 c.p.c. che prevede la regola del foro erariale essendo manifesto l’intento del Legislatore di determinare la competenza per territorio sulla base di elementi diversi ed incompatibili rispetto a quelli risultanti dalla regola del foro erariale e, perciò, destinati a prevalere su questa (v. già così, Cass. civ. SS.UU. 2 luglio 2008 n. 18036). Nel caso di specie, tale elemento diverso e predominante è da rinvenire nel criterio della “prossimità” rimasta attuale per il campo delle sanzioni amministrative in cui la competenza è quella del “luogo in cui è stata commessa la violazione”. (gb) (riproduzione riservata)
Cassazione Sez. Un. Civili 18 novembre 2010.
Costituzione della Repubblica - Straniero (condizione dello) - In genere.Ordine e sicurezza pubblica - Polizia di sicurezza - Limitazioni di polizia - Stranieri - Minore straniero - Autorizzazione alla permanenza del familiare ex art. 31 d.lgs. n. 286 del 1998 - Condizioni - Grave disagio psico-fisico del minore - Contenuto.
La temporanea autorizzazione alla permanenza in Italia del familiare del minore, prevista dall'art. 31 del d.lgs. n. 286 del 1998 in presenza di gravi motivi connessi al suo sviluppo psico-fisico, non richiede necessariamente l'esistenza di situazioni di emergenza o di circostanze contingenti ed eccezionali strettamente collegate alla sua salute, potendo comprendere qualsiasi danno effettivo, concreto, percepibile ed obiettivamente grave che in considerazione dell'età o delle condizioni di salute ricollegabili al complessivo equilibrio psico-fisico, deriva o deriverà certamente al minore dall'allontanamento del familiare o dal suo definitivo sradicamento dall'ambiente in cui è cresciuto. Deve trattarsi tuttavia di situazioni non di lunga o indeterminabile durata e non caratterizzate da tendenziale stabilità che, pur non prestandosi ad essere catalogate o standardizzate, si concretino in eventi traumatici e non prevedibili che trascendano il normale disagio dovuto al proprio rimpatrio o a quello di un familiare. (massima ufficiale)
Cassazione Sez. Un. Civili 25 ottobre 2010.
Giurisdizione civile - Regolamento di giurisdizione - Preventivo - Procedimento per la dichiarazione di fallimento - Istanza di regolamento di giurisdizione fondata sulla non assoggettabilità del debitore a detta procedura concorsuale - Inammissibilità - Fondamento.
E inammissibile il regolamento preventivo di giurisdizione promosso per contestare la assoggettabilità dell'imprenditore a fallimento invece che a liquidazione coatta amministrativa, trattandosi non di questione di giurisdizione, ma della sussistenza dei presupposti per la dichiarazione di fallimento e, dunque, della fondatezza nel merito della domanda. (massima ufficiale)
Cassazione Sez. Un. Civili 20 ottobre 2010.
Fallimento ed altre procedure concorsuali - Liquidazione coatta amministrativa - Imprese soggette - In genere - Commissario liquidatore della Fondazione Ordine Mauriziano - Poteri autoritativi - Sussistenza - Fondamento - Liquidazione coatta amministrativa - Relative norme - Applicabilità - Conseguenze - Atto amministrativo del commissario - Richiesta di annullamento - Giurisdizione del giudice amministrativo - Sussistenza - Fattispecie.Giurisdizione civile - Giurisdizione ordinaria e amministrativa - In genere - Commissario liquidatore della Fondazione Ordine Mauriziano - Poteri autoritativi - Sussistenza - Fondamento - Liquidazione coatta amministrativa - Relative norme - Applicabilità - Conseguenze - Atto amministrativo del commissario - Richiesta di annullamento - Giurisdizione del giudice amministrativo - Sussistenza - Fattispecie. Il Commissario liquidatore della Fondazione Ordine Mauriziano, istituita con d.l. 19 novembre 2004, n. 277, conv. in l. 21 gennaio 2005, n. 4, cui sono stato trasferiti i beni ed i rapporti dell'Ente ospedaliero a carattere religioso Ordine Mauriziano, è dotato di poteri autoritativi discendenti dall'art. 30 del d.l. 1 ottobre 2007, n 159 conv. in l. 29 novembre 2007, n. 222, per effetto dell'applicabilità delle norme sulla liquidazione coatta amministrativa. Ne consegue la giurisdizione del giudice amministrativo in ordine alla richiesta di annullamento di un atto del procedimento posto in essere da detto commissario liquidatore (nella specie, l'emanazione di un bando di gara al rialzo per la vendita di beni immobiliari dell' Ente ospedaliero). (massima ufficiale)
Giurisdizione civile - Giurisdizione ordinaria e amministrativa - Giurisdizione in materia tributaria - Controversia tra contribuente e Comune riguardante la restituzione INVIM non dovuta - Giurisdizione ordinaria - Devoluzione - Fondamento.
Spetta al giudice ordinario la controversia con cui il contribuente, accertata definitivamente dal giudice tributario la non debenza dell'INVIM versata all'Ufficio statale, titolare esclusivo del potere impositivo, chieda successivamente la condanna del Comune al pagamento della somma ricevuta dall'ente territoriale quale beneficiario del relativo gettito tributario, trovandosi l'immobile nel suo territorio. (massima ufficiale)
Cassazione Sez. Un. Civili 24 settembre 2010.
Lavoro - Lavoro subordinato - Costituzione del rapporto - Assunzione - Tirocinio (apprendistato) - In genere - Contratto di formazione e lavoro - Trasformazione in contratto a tempo indeterminato od assunzione, nei successivi dodici mesi dalla cessazione, con rapporto a tempo indeterminato - Anzianità di servizio maturata nel periodo di formazione e lavoro - Computabilità - Fondamento.
Il principio contenuto nell'art. 3 del d.l. n. 726 del 1984, convertito dall'art. 1 della legge n. 863 del 1984, secondo il quale in caso di trasformazione del rapporto di formazione e lavoro in rapporto a tempo indeterminato, ovvero nel caso di assunzione a tempo indeterminato, con chiamata nominativa, entro dodici mesi dalla cessazione del rapporto di formazione e lavoro, il periodo di formazione e lavoro deve essere computato nell'anzianità di servizio, opera anche quando l'anzianità sia presa in considerazione da discipline contrattuali ai fini dell'attribuzione di emolumenti che hanno fondamento nella sola contrattazione collettiva, come nel caso degli aumenti periodici di anzianità di cui all'art. 7, lett. C), dell'accordo nazionale 11 aprile 1995, riprodotto nel successivo art. 7, lett. C), dell'accordo nazionale 27 novembre 2000, per i dipendenti di aziende di trasporto in concessione. (massima ufficiale)
Cassazione Sez. Un. Civili 23 settembre 2010.
Impugnazioni civili - Cassazione (ricorso per) - Giudizio di rinvio - Procedimento - Riassunzione - Citazione - Forma e contenuto - Giudizio di rinvio - Limiti e significato - Conseguenze - "Jus superveniens" nel corso del giudizio - Applicabilità - Esclusione - Fattispecie in tema di termine a comparire ex art. 163 bis cod. proc. civ..
Il giudizio di rinvio conseguente a cassazione, pur dotato di autonomia, non dà vita ad un nuovo ed ulteriore procedimento, ma rappresenta una fase ulteriore di quello originario da ritenersi unico ed unitario. Da ciò consegue che, se il processo è iniziato prima dell'entrata in vigore dell'art. 2, comma 1, lett. g), delle legge 28 dicembre 2005, n. 263, che ha modificato l'art. 163 bis cod. proc. civ., la citazione introduttiva del giudizio di rinvio deve fissare al convenuto un termine a comparire di 60 giorni, a nulla rilevando che al momento della notifica di tale atto il termine in questione sia stato elevato a 90 giorni. (massima ufficiale)
Cassazione Sez. Un. Civili 17 settembre 2010.
Giurisdizione civile - Giurisdizione ordinaria e amministrativa - Impiego pubblico - In genere - Procedure di stabilizzazione dei lavoratori temporanei - Contestazione circa la legittimità dell'esclusione di uno di essi - Giurisdizione del giudice ordinario - Sussistenza - Fondamento.
È devoluta alla giurisdizione del giudice ordinario la domanda con la quale il lavoratore, assunto da un ente locale con contratto a tempo determinato, lamenti di essere stato escluso dalla procedura di stabilizzazione del personale temporaneo, imposta da una norma di legge (nella specie, l'art. 1, comma 519, della legge 27 dicembre 2006 n. 296), atteso che con tale domanda, il lavoratore non lamenta il vizio di una procedura concorsuale, ma l'erronea applicazione di una legge, a nulla rilevando che il vizio fatto valere pertenga ad atti di organizzazione dell'ufficio. (massima ufficiale)
Cassazione Sez. Un. Civili 15 settembre 2010.
Giurisdizione civile - Giurisdizione ordinaria e amministrativa - Impiego pubblico - In genere - Illegittimo trasferimento - Domanda di risarcimento del danno proposta dai prossimi congiunti del lavoratore - Giurisdizione del giudice ordinario - Sussistenza – Fondamento.
Spetta alla giurisdizione del giudice ordinario la domanda con la quale i prossimi congiunti di un pubblico impiegato, assumendo che il proprio familiare sia stato illegittimamente trasferito ad altra sede per incompatibilità ambientale, domandino il ristoro del danno patrimoniale e non patrimoniale patito in conseguenza del trasferimento, trattandosi di pretesa estranea all'attuazione del rapporto di impiego e all'esercizio dei poteri amministrativi e datoriali ad esso collegati. (massima ufficiale)
Giurisdizione civile - Giurisdizione ordinaria e amministrativa - Impiego pubblico - In genere - Incarico di responsabile di una Residenza Sanitaria Assistenziale gestito da una IPAB - Natura di contratto di lavoro autonomo - Conseguenze - Controversia circa la legittimità degli atti propedeutici alla stipula della convenzione - Giurisdizione del giudice amministrativo - Sussistenza - Fondamento - Controversie sorte successivamente alle stipule della convenzione - Giurisdizione del Giudice ordinario - Sussistenza - Fondamento.
Le controversie relative al rapporto di lavoro autonomo tra un medico responsabile di un Istituto Pubblico di Assistenza e Beneficenza (IPAB), qualificabile come una P.A. sono assoggettate alla giurisdizione del giudice amministrativo ove attengano alla fase che precede la stipula della convenzione e si riferiscano all'esercizio di un potere discrezionale della P.A. rispetto al quale gli aspiranti vengano a trovarsi in una posizione d'interesse legittimo, come per la valutazione dei titoli e la formazione delle graduatorie, mentre le controversie attinenti, una volta stipulata la convenzione, allo svolgimento (o alla risoluzione) del rapporto (di lavoro autonomo) rientrano nella giurisdizione del giudice ordinario, atteso che il rapporto stesso, da ricondurre nell'ambito della categoria della parasubordinazione, attribuisce al medico veri e propri diritti soggettivi. (massima ufficiale)
Cassazione Sez. Un. Civili 14 settembre 2010.
Impugnazioni civili - Impugnazioni in generale - Notificazione – Dell’atto di impugnazione - In genere - Società di capitali - Regime anteriore al d.lgs. n. 6 del 2003 - Fusione per incorporazione - Estinzione della società incorporata - Evento interruttivo realizzatosi dopo la chiusura della discussione o la scadenza delle memorie di replica - Impugnazione - Notificazione al procuratore costituito della incorporata - Validità - Condizioni.
In tema di fusione per incorporazione, realizzata prima dell'entrata in vigore del novellato art. 2504 bis cod. civ., l'impugnazione è validamente notificata al procuratore costituito di una società che, successivamente alla chiusura della discussione (o alla scadenza del termine di deposito delle memorie di replica) si sia estinta per incorporazione, se l'impugnante non abbia avuto notizia dell'evento modificatore della capacità della giuridica mediante la notificazione di esso. (massima ufficiale)
Procedimento civile - Difensori - Mandato alle liti (procura) - Contenuto e forma - Procura apposta in calce alla copia notificata dell'atto di appello - Estensione del mandato alla proponibilità dell'appello incidentale - Ammissibilità - Fondamento.
Il difensore dell'appellato - secondo un'interpretazione costituzionalmente orientata della normativa processuale, idonea a dare attuazione ai principi di economia processuale e di tutela del diritto di azione e di difesa della parte stabiliti dagli artt. 24 e 111 Cost. - può proporre appello incidentale anche nel caso in cui la procura sia stata apposta in calce alla copia notificata dell'atto di citazione in appello, ossia ad uno degli atti previsti dall'art. 83, terzo comma, cod. proc. civ., in quanto la facoltà di proporre tutte le domande ricollegabili all'interesse del suo assistito e riferibili all'originario oggetto della causa è attribuita al difensore direttamente dall'art. 84 dello stesso codice di rito e non dalla volontà della parte che conferisce la procura alle liti, rappresentando tale conferimento non un'attribuzione di poteri, ma semplicemente una scelta ed una designazione, con la conseguenza che la natura dell'atto con il quale od all'interno del quale viene conferita, o la sua collocazione formale, non costituiscono elementi idonei a limitare l'ambito dei poteri del difensore. (massima ufficiale)
Opposizione a decreto ingiuntivo e riduzione alla metà dei termini di costituzione delle parti.
Nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo i termini di costituzione dell'opponente e dell'opposto sono sempre automaticamente ridotti alla metà per il solo fatto che l’opposizione sia stata proposta e non solo, quindi, nel caso di effettiva assegnazione all'opposto di un termine a comparire inferiore a quello legale. (fb) (riproduzione riservata)
Giurisdizione civile - Regolamento di giurisdizione - Preventivo - Art. 59 della legge n. 69 del 2009 (applicabile "ratione temporis") - Rimessione della questione di giurisdizione alle Sezioni Unite da parte del giudice adito - Esclusione - Previa statuizione ex art. 37 cod. proc. civ. - Necessità - Fondamento - Conseguenze - Declaratoria di difetto di giurisdizione da parte del giudice ordinario con provvedimento ex art. 700 cod. proc. civ. - Proposizione del regolamento d'ufficio da parte del giudice amministrativo successivamente adito - Ammissibilità - Esclusione - Fondamento.
In tema di regolamento di giurisdizione, ai sensi dell'art. 59 della legge 18 giugno 2009, n. 69 (applicabile "ratione temporis" alla fattispecie) - ma anche in costanza della disciplina processuale antecedente - il giudice adito sulla controversia non può investire direttamente le Sezioni Unite della Corte di Cassazione della risoluzione di una questione di giurisdizione, ma è tenuto a statuire sulla stessa ai sensi dell'art. 37 cod. proc. civ., giacché il citato art. 59 impone che già altro giudice abbia declinato la propria giurisdizione a favore di quello successivamente investito mediante "translatio iudicii", potendo solo quest'ultimo rimettere d'ufficio la questione alla decisione delle Sezioni Unite fino alla prima udienza fissata per la trattazione del merito, sempre che, nelle more, le medesime Sezioni Unite non abbiano già statuito al riguardo. Ne consegue che ove il difetto di giurisdizione sia stato dichiarato dal giudice ordinario in sede cautelare, il giudice amministrativo successivamente adito non può sollevare d'ufficio il regolamento di giurisdizione atteso che, avendo il provvedimento cautelare ancorché emesso ai sensi dell'art. 700 cod. proc. civ., natura strumentale rispetto al giudizio di merito a cognizione piena anche dopo la riforma processuale introdotta con la legge n. 80 del 2005, il procedimento davanti al giudice amministrativo è il primo giudizio di merito ai fini del rilievo del difetto di giurisdizione. Pertanto, tale giudice, ancorché successivamente adito non può essere considerato quello dinanzi al quale, ai sensi del terzo comma dell'anzidetto art. 59, la "causa è riassunta", né in tal caso può parlarsi di "successivo processo" ai sensi del secondo comma dello stesso art. 59, ma detto giudice è da considerarsi il giudice della causa di merito, tenuto, a statuire sulla questione di giurisdizione ex art. 37 cod. proc. civ.. (massima ufficiale)
Giurisdizione civile - Giurisdizione ordinaria e amministrativa - Impiego pubblico - In genere - Impiego pubblico privatizzato - Procedura di mobilità per passaggio diretto tra pubbliche amministrazioni - Controversia relativa - Giurisdizione del giudice ordinario - Sussistenza - Fondamento.
In tema di mobilità per passaggio diretto tra pubbliche amministrazioni, disciplinata attualmente dall'art. 30 del d.lgs. 30 marzo 2001, n. 165, integrando siffatta procedura una mera modificazione soggettiva del rapporto di lavoro con il consenso di tutte le parti e, quindi, una cessione del contratto, la giurisdizione sulla controversia ad essa relativa (nella specie, instaurata dal dipendente al quale era stato preferito altro candidato al posto da coprire tramite mobilità interna) spetta al giudice ordinario, non venendo in rilievo la costituzione di un nuovo rapporto lavorativo a seguito di procedura selettiva concorsuale e, dunque, la residuale area di giurisdizione del giudice amministrativo di cui al quarto comma dell'art. 63 del d.lgs. 30 marzo 2001, n. 165. (massima ufficiale)
Giurisdizione civile - Giurisdizione ordinaria e amministrativa - Impiego pubblico - In genere - Riconoscimento del debito della P.A. nei confronti del dipendente - Influenza sulla giurisdizione - Esclusione - Fondamento.
In tema di rapporto di impiego pubblico assoggettabile "ratione temporis" alla giurisdizione del giudice amministrativo, il riconoscimento, da parte del datore di lavoro, del debito nei confronti del dipendente non incide sulla giurisdizione, atteso che il suddetto riconoscimento non comporta la novazione del titolo, bensì unicamente l'inversione dell'onere della prova da valutarsi, per quanto concerne la sua esistenza, estensione, validità ed efficacia, secondo la disciplina del rapporto in cui interviene, tenendo conto, in particolare, del fatto che, riguardo ai crediti dei pubblici dipendenti, scaturenti direttamente dalla legge, da Regolamenti o da atti a questi assimilabili, la P.A. si trova in posizione paritaria rispetto a quella del lavoratore e non agisce con atti autoritativi, aventi natura di provvedimenti. (massima ufficiale)
Impugnazioni civili - Cassazione (ricorso per) - Ricorso - Forma e contenuto - Esposizione sommaria dei fatti - Pedissequa trascrizione degli atti di causa - Ammissibilità - Esclusione - Conseguenze - Inammissibilità.
È inammissibile il ricorso per regolamento preventivo di giurisdizione nel quale l'esposizione sommaria dei fatti sia compiuta attraverso la integrale trascrizione degli atti del giudizio di merito. Tale modalità, infatti, equivale nella sostanza ad un mero rinvio agli atti di causa e viola, di conseguenza, il principio di autosufficienza del ricorso. (massima ufficiale)
Rigetto del ricorso ex art. 360bis n. 1 per manifesta infondatezza.
Processo civile – Ricorso per cassazione – Art. 360 bis, n. 1, c.p.c. – Pronuncia di rigetto e non di inammissibilità – Fondamento – Principio di diritto enunciato, ex art. 363 c.p.c., in fattispecie relativa a rinunzia al ricorso. (14/09/2010)
Le S.U., pronunciando per la prima volta in ordine all’interpretazione dell’art. 360 bis, n. 1, c.p.c. – introdotto dalla legge di riforma del processo civile, n. 69 del 2009 – all’esito di una approfondita motivazione, hanno enunciato il seguente principio di diritto: "La Corte rigetta il ricorso, perché manifestamente infondato, se, al momento in cui pronuncia, la decisione di merito si presenta conforme alla propria giurisprudenza e il ricorso non prospetta argomenti per modificarla". Il principio di diritto è stato enunciato nell’interesse della legge, usando del potere conferito alla Corte dall’art. 363 c.p.c., in un caso in cui il giudizio è stato dichiarato estinto per rinunzia al ricorso sopravvenuta al decreto di fissazione della adunanza in camera di consiglio. (fonte CED – Corte di Cassazione)
Cassazione Sez. Un. Civili 06 settembre 2010.
Arbitrato - Competenza - In genere - Art. 819 ter cod. proc. civ. - Regolamento di competenza - Applicabilità - Limiti - Sentenze pronunciate in riferimento a procedimenti arbitrali iniziati dopo il 2 marzo 2006 - Esclusività - Fondamento - Fattispecie.
In tema di arbitrato, la disciplina sull'impugnabilità con regolamento di competenza, necessario o facoltativo (artt. 42 e 43 cod. proc. civ.), della sentenza del giudice di merito affermativa o negatoria della propria competenza sulla convenzione di arbitrato, recata dal nuovo testo dell'art. 819-ter cod. proc. civ. (introdotto dall'art. 22 del d.lgs. 2 febbraio 2006, n. 40), trova applicazione soltanto in relazione a sentenze pronunciate con riferimento a procedimenti arbitrali iniziati successivamente alla data del 2 marzo 2006, disponendo in tal senso, con formulazione letterale inequivoca, la norma transitoria dettata dall'art. 27, comma 4, dell'anzidetto d.lgs. n. 40, dovendosi, pertanto, escludere che l'operatività della nuova disciplina possa ancorarsi a momenti diversi, quale quello dell'inizio del giudizio dinanzi al giudice ordinario nel quale si pone la questione di deferibilità agli arbitri della controversia ovvero quello della data di pubblicazione della sentenza del medesimo giudice che risolve la questione di competenza. (Principio di diritto enunciato in sede di regolamento di competenza avente ad oggetto sentenza pronunciata in controversia attinente a domande di arbitrato proposte prima del 2 marzo 2006). (massima ufficiale)
Opere pubbliche (appalto di) - Esecuzione del contratto - In genere - Collaudo - Giurisdizione del giudice ordinario - Fondamento.Giurisdizione civile - Giurisdizione ordinaria e amministrativa - In genere - Collaudo - Giurisdizione del giudice ordinario - Fondamento.
La controversia inerente a collaudo di opere pubbliche esorbita dall'ambito cognitivo proprio delle giurisdizioni del giudice amministrativo, atteso che detta attività rientra pienamente nell'ambito di un rapporto contrattuale che, a partire dall'aggiudicazione, è interamente disciplinato dal diritto privato ed il relazione al quale si controverte solo in materia di diritti soggettivi. (massima ufficiale)
Giurisdizione civile - Giurisdizione ordinaria e amministrativa - In genere - Appalto pubblico - Atto adottato in autotutela - Annullamento di transazione - Giurisdizione del giudice ordinario - Fondamento.
In tema di appalto pubblico, l'atto autorizzatorio di annullamento di una transazione adottato dall'Amministrazione in autotutela, è assoggettato alla giurisdizione dl giudice ordinario in quanto relativo a diritti soggettivi già sorti per effetto del contratto annullato. (massima ufficiale)
Arbitrato - Competenza - Art. 819 ter cod. proc. civ. - Regolamento di competenza - Applicabilità - Limiti - Sentenze pronunciate in riferimento a procedimenti arbitrali iniziati dopo il 2 marzo 2006 - Esclusività - Fondamento - Fattispecie.
In tema di arbitrato, la disciplina sull'impugnabilità con regolamento di competenza, necessario o facoltativo (artt. 42 e 43 cod. proc. civ.), della sentenza del giudice di merito affermativa o negatoria della propria competenza sulla convenzione di arbitrato, recata dal nuovo testo dell'art. 819-ter cod. proc. civ. (introdotto dall'art. 22 del d.lgs. 2 febbraio 2006, n. 40), trova applicazione soltanto in relazione a sentenze pronunciate con riferimento a procedimenti arbitrali iniziati successivamente alla data del 2 marzo 2006, disponendo in tal senso, con formulazione letterale inequivoca, la norma transitoria dettata dall'art. 27, comma 4, dell'anzidetto d.lgs. n. 40, dovendosi, pertanto, escludere che l'operatività della nuova disciplina possa ancorarsi a momenti diversi, quale quello dell'inizio del giudizio dinanzi al giudice ordinario nel quale si pone la questione di deferibilità agli arbitri della controversia ovvero quello della data di pubblicazione della sentenza del medesimo giudice che risolve la questione di competenza. (Principio di diritto enunciato in sede di regolamento di competenza avente ad oggetto sentenza pronunciata in controversia attinente a domande di arbitrato proposte prima del 2 marzo 2006).
Procedimento civile - Dovere di lealtà e di probità - In genere - Ragionevole durata del processo ex art. 111 Cost. - Diritto fondamentale - Conseguenze - Obbligo di evitare il dispendio di attività processuali - Integrazione egli obblighi ex art. 88 cod. proc. civ. per le parti - Divieto di comportamenti di carattere defatigatorio - Fattispecie concernente la condotta processuale avente ad oggetto la ripetuta contestazione della giurisdizione, in simmetrica opposizione alle scelte di controparte.Spese giudiziali civili - Condanna alle spese - In genere - Art. 88 cod. proc. civ. - Violazione - Incidenza nelle spese di lite - Art. 92, primo comma cod. proc. civ. - Fattispecie relativa alla violazione del principio della ragionevole durata del processo. Costituisce violazione del dovere di lealtà e probità delle parti così come disciplinato dall'art. 88 cod. proc. civ. la condotta processuale di una parte caratterizzata dalla ripetuta contestazione della giurisdizione del giudice adito in simmetrica opposizione alle scelte di controparte, unita alla richiesta, accolta, di sospensione del giudizio ai sensi dell'art. 295 cod. proc. civ., trattandosi di un comportamento processuale idoneo a pregiudicare il diritto fondamentale della parte ad una ragionevole durata del processo ai sensi dell'art. 111 Cost. Pertanto tale condotta può determinare l'applicazione dell'art. 92, primo comma, ultima parte cod. proc. civ., secondo il quale, il giudice, a prescindere dalla soccombenza può condannare una parte al rimborso delle spese che, in violazione dell'art. 88 cod. proc. civ., ha causato all'altra parte. (massima ufficiale)
Cassazione Sez. Un. Civili 20 agosto 2010.
Previdenza (assicurazioni sociali) - Controversie - Competenza e giurisdizione - Compensi fissi mutualistici dei dipendenti ospedalieri - Elemento della retribuzione - Configurabilità - Esclusione - Assoggettabilità alla contribuzione INADEL - Esclusione - Conseguenze - Controversie aventi ad oggetto la ripetizione di contributi illegittimamente versati sui compensi fissi erogati dagli enti mutualistici - Giurisdizione del giudice ordinario - Sussistenza.
La controversia, avente ad oggetto la ripetizione dei contributi che il sanitario assume illegittimamente versati dall'INADEL sui cosiddetti compensi fissi erogati dagli enti mutualistici, è devoluta alla giurisdizione del giudice ordinario, inerendo tali compensi non al rapporto di pubblico impiego, ma al distinto rapporto di prestazione d'opera professionale nell'interesse dei detti enti. (massima ufficiale)
Comunione dei diritti reali - Condominio negli edifici - Regolamento di condominio - Determinazione del valore proporzionale delle singole proprietà (millesimazione) - Tabelle millesimali condominiali - Approvazione o revisione - Atto di natura negoziale - Esclusione - Consenso unanime dei condomini - Necessità - Esclusione - Maggioranza di cui all'art. 1136, secondo comma, cod. civ. - Sufficienza.
In tema di condominio, l'atto di approvazione delle tabelle millesimali, al pari di quello di revisione delle stesse, non ha natura negoziale; ne consegue che il medesimo non deve essere approvato con il consenso unanime dei condomini, essendo a tal fine sufficiente la maggioranza qualificata di cui all'art. 1136, secondo comma, cod. civ.. (massima ufficiale)
Cassazione Sez. Un. Civili 09 agosto 2010.
Assistenza e beneficenza pubblica - Prestazioni assistenziali - In genere - Reddito di cittadinanza previsto dall'art. 2 della legge Regione Campania n. 2 del 2004 - Prestazione assistenziale - Configurabilità - Relative controversie - Competenza del tribunale in funzione di giudice del lavoro.
Il "reddito di cittadinanza", previsto in via sperimentale dall'art. 2 della legge Regione Campania n. 2 del 2004 quale misura di contrasto alla povertà ed all'esclusione nonché come strumento teso a favorire condizioni efficaci di inserimento lavorativo e sociale, costituisce una prestazione avente natura assistenziale, con la conseguenza che le relative controversie rientrano tra quelle previste dall'art. 442 cod. proc. civ. e sono di competenza del tribunale in funzione di giudice del lavoro. (massima ufficiale)