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Timestamp: 2020-07-05 03:33:43+00:00
Document Index: 136162342

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Furto In Abitazione - Cassazione Penale 14/09/2016 N° 38236 - Legge semplice
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Furto In Abitazione – Cassazione Penale 14/09/2016 N° 38236
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Numero: 38236
Testo completo della Sentenza Furto in abitazione – Cassazione penale 14/09/2016 n° 38236:
1. Con la sentenza di cui in epigrafe la corte di appello di Roma confermava la sentenza con cui il tribunale di Roma, in data 2.4.2015, aveva condannato A.M. alla pena ritenuta di giustizia, in relazione al delitti di cui agli artt. 624 bis, 625, n. 2 e n. 7, c.p.; 81, 337, c.p.; 582, 585, c.p., commessi attraverso le condotte descritte nei capi a); b) e c) dell’imputazione.
2. Avverso la sentenza della corte territoriale, di cui chiede l’annullamento, ha proposto tempestivo ricorso per cassazione l’imputato, a mezzo del suo difensore di fiducia, avv. Giancarlo Di Giulio, del Foro di Roma, lamentando: 1) violazione di legge e vizio di motivazione, in quanto la corte territoriale non ha riqualificato la condotta di furto ai sensi dell’art. 624, c.p., come avrebbe dovuto, non potendosi considerare il camper dove si è consumato il reato un luogo di privata dimora, essendo parcheggiato in una pubblica via e non in un campeggio, ragione per la quale va considerato alla stregua di un semplice mezzo di locomozione, al pari di un’autovettura; 2) violazione di legge e vizio di motivazione in relazione alla ritenuta sussistenza della circostanza aggravante ex art. 625, n. 7, c.p., e della recidiva, in quanto le cose di cui si è impadronito l’imputato (una borsa contenente valori ed effetti personali prelevata all’interno del camper), non possono essere considerate esposte per necessità o consuetudine alla pubblica fede, potendo essere asportate dal possessore.
3. Il ricorso è fondato e va accolto nei seguenti termini.
4. Con riferimento alla ritenuta qualificazione della condotta di furto di cui al capo a) dell’imputazione, ai sensi dell’art. 624 bis, c.p., non può non rilevarsi un’evidente carenza motivazionale da parte della corte territoriale, che inficia l’intero apparato argomentativo della decisione.
La ratio dell’aggravamento della pena, previsto dall’art. 625, co. 1, n. 7), terza ipotesi, c.p., infatti, non è correlata alla natura pubblica o privata – del luogo ove si trova la “cosa”, ma alla condizione di esposizione di essa alla “pubblica fede”, trovando così protezione solo nel senso di rispetto per l’altrui bene da parte di ciascun consociato. Ne consegue che tale condizione può sussistere anche se la cosa si trovi in luogo privato cui si possa liberamente accedere (cfr., ex plurimis, Cass., sez. II, 17.1.1991, n. 8798, rv. 188119; Cass., sez. V, 8.2.2006, n. 9022, rv. 233978).
D’altro canto, ove si volesse ritenere che il camper di cui si discute fosse parcheggiato lungo la pubblica via, non può non osservarsi che, secondo l’orientamento della giurisprudenza di legittimità condiviso dal Collegio, in tema di reati contro il patrimonio, il furto di oggetti che si trovino all’interno di un’autovettura parcheggiata sulla pubblica via deve considerarsi aggravato, ex art. 625, co. 1, n. 7), c.p., allorché si tratti di oggetti costituenti parte integrante del veicolo; quando, invece, il furto concerna oggetti solo temporaneamente o occasionalmente lasciati nell’auto, ai fini della sussistenza dell’aggravante in questione, deve ricorrere una situazione contingente di necessità, tale da indurre il possessore a confidare nella buona fede dei consociati e nel rispetto delle cose altrui che dagli stessi è lecito pretendere, necessità da intendersi in senso relativo e non assoluto che comprende ogni apprezzabile esigenza di condotta imposta da particolari situazioni, in contrapposizione agli opposti concetti di comodità e di trascuratezza nella vigilanza. Ne consegue che il giudice deve, in tal caso, dare conto delle speciali ragioni che, in base alle circostanze concrete, hanno reso necessitata la custodia della cosa all’interno dell’autoveicolo (cfr. ex plurimis, Cass., sez. V, 6.3.2014, n. 15386, rv. 260216).
Ciò posto, appaiono evidenti le omissioni addebitabili alla corte territoriale, che non ha chiarito, da un lato, se ed in che termini il camper fosse facilmente accessibile da parte dei terzi (essendo eccessivamente generico il riferimento fatto dal giudice di appello alla circostanza che il veicolo era stato “lasciato in sosta in piazza (OMISSIS) “), dall’altro, se i beni oggetto dell’azione predatoria dell’A. possano considerarsi parti integranti del veicolo (circostanza che prima facie sembra piuttosto improbabile) ovvero siano stati, sulla base di specifiche e concrete ragioni, per necessità lasciati temporaneamente ovvero occasionalmente all’interno del camper dal loro legittimo possessore.