Source: http://m.valutazioneazienda.it/1/valutazione_azienda_trasformazione_di_societa_4445366.html
Timestamp: 2020-07-08 05:38:06+00:00
Document Index: 156054266

Matched Legal Cases: ['art. 2500', 'art. 2498', 'art. 2500', 'art. 2500', 'art. 2343', 'art. 2465', 'art. 2500', 'art. 2500', 'art. 2343', 'art. 2343', 'art. 2343', 'art. 35', 'art. 64', 'art. 35', 'art. 2343', 'art. 2236', 'art. 64', 'art. 35', 'art. 1176', 'art. 2236']

Valutazione Azienda - trasformazione di società | Valutazione Azienda in 24 ore
La relazione di stima prevista dall'art. 2500 ter
di Calice Immacolata
in Le Società, 2008, 2, 165 2008
L'art. 2498 c.c. ante riforma stabiliva l'obbligo di redazione di una perizia di stima, senza fornire alcuna indicazione sulla sua funzione. Con l'introduzione del nuovo art. 2500 ter il Legislatore ha stabilito che l'obiettivo primario, nell'operazione di trasformazione, è rappresentato dalla tutela dell'interesse pubblico dell'effettiva esistenza del capitale sociale ai fini dell'esatta quantificazione e della corretta rappresentazione contabile del patrimonio della società trasformanda.
Ai sensi dell'art. 2500 ter , comma 2, il "...capitale della società risultante dalla trasformazione deve essere determinato sulla base dei valori attuali degli elementi dell'attivo e del passivo e deve risultare da relazione di stima redatta a norma dell'art. 2343 o, nel caso di società a responsabilità limitata, dell'art. 2465... ".
La norma stabilisce che il capitale deve essere determinato sulla base dei valori attuali degli elementi dell'attivo e del passivo, rimandando, a livello procedurale, alle stime dei conferimenti in natura e di crediti. Sotto il profilo tecnico, la valutazione è, per diversi aspetti, assimilabile all'ipotesi di conferimento. Conseguentemente, richiederà una valutazione patrimoniale analitica che tenga conto degli oneri fiscali potenziali sulle plusvalenze, senza tener conto degli intangibili specifici, nonché di una verifica reddituale.
In caso di emergenza di un goodwill o di un badwill, si ritiene che il secondo debba essere preso in considerazione nei conti della trasformanda, mentre il goodwill eventualmente emergente dalla relazione di valutazione non debba essere considerato, dal momento che non è relativo ad un prezzo pagato. La considerazione del solo badwill risponde ad una esigenza di cautela: non si può non tenere in considerazione l'emersione di un elemento di rischio.
Dunque, è da condividersi la tesi di chi sostiene che il perito estimatore ha il compito di redigere una perizia che indichi i valori puntuali di ciascuna posta dell'attivo e del passivo, incluso eventualmente un valore di badwill, nonché di attestare che il valore del patrimonio netto determinato dall'esperto non è inferiore al capitale sociale attribuito alla società risultante dalla trasformazione.
Saranno poi i soci, nell'atto di trasformazione, che decideranno di adottare il patrimonio sociale che riterranno, dividendolo tra capitale e riserve soltanto nel limite del minimo imposto dalla legge per il tipo di società specifico e rispettando l'ulteriore limite massimo rappresentato dai valori di perizia.
Cenni ai principali aspetti contabili
In genere, le rilevazioni contabili della società che si origina dalla trasformazione possono continuare sui libri della società trasformanda, a meno che disposizioni civilistiche e fiscali della nuova società, in relazione alla sua forma giuridica, non richiedano la tenuta di nuovi libri.
La prima operazione da compiere consiste nella chiusura dei conti della società trasformanda al fine di poter poi pervenire alla successiva loro riapertura nella società trasformata. A tal fine si predispone uno stato patrimoniale che deve accompagnare la delibera di trasformazione e si determina il risultato relativo al periodo compreso tra l'inizio dell'esercizio ed il giorno della trasformazione.
Per recepire i valori di perizia e procedere con l'operazione di trasformazione è necessario:
- rettificare i valori delle attività e delle passività sulla base delle indicazioni fornite dalla relazione di stima;
- determinare il capitale netto di trasformazione;
- calcolare gli eventuali conguagli tra i soci;
- trasferire attività e passività alla società trasformata con la chiusura della contabilità della trasformanda e imputazione del capitale netto di trasformazione ai soci, con assegnazione di azioni o quote spettanti della società trasformata;
- aprire i conti della società trasformata.
Sono rettifiche contabili alle attività e passività caratterizzate dalla trasformazione.
Per la loro rilevazione si utilizza un conto denominato "Rettifiche di trasformazione ", nel quale affluiranno:
- In dare, l'annullamento, lo storno di poste attive, eventuali loro svalutazioni e la rilevazione di poste passive;
- In avere, l'annullamento, lo storno di poste passive, la rivalutazione di poste attive.
Il capitale netto di trasformazione
E' un conto a natura di netto patrimoniale quale contropartita per la chiusura:
- dei saldi dei conti del patrimonio netto della società trasformanda;
- del saldo del conto "Rettifiche di trasformazione ".
I conguagli dei soci
Tale posta si origina quando il capitale di trasformazione non è multiplo delle azioni o quote della nuova società. In questo caso si richiederanno ai soci versamenti di adeguati conguagli al fine di realizzare la condizione in esame.
Quando poi il patrimonio netto risulti maggiore di quanto ritenuto congruo per la nuova società si potrà procedere ad accantonare la differenza a riserva o a rimborsare la differenza ai soci.
Chiusura dei conti della società trasformanda e riapertura nella società trasformata
I conti della società trasformanda si chiuderanno con la classica rilevazione in partita doppia del "Diversi a Diversi ".
In dare avremo le passività ed in avere le attività con imputazione al patrimonio netto ai soci della società trasformanda.
I conti di cui sopra saranno riaperti nella società trasformata sempre con la ben nota scrittura contabile del "Diversi a Diversi ", che conterrà però, questa volta in dare, le attività ed in avere le passività evidenziando così il conto relativo all'apporto dei soci.
La scelta del metodo valutativo più adatto al contesto
La procedura per addivenire ad una stima dei valori della società oggetto di trasformazione prevede la definizione preliminare degli obiettivi della perizia e dell'operazione di trasformazione, la comprensione del contesto aziendale, la verifica delle informazioni e rappresentazioni del sistema contabile per la costruzione di un modello reddituale di previsione, la stima analitica degli elementi patrimoniali nonché la verifica reddituale che porta all'eventuale emersione dell'avviamento (negativo).
Alla perizia di stima possono essere attribuiti due obiettivi:
- la ricerca di una conferma dei valori contabili espressi per il capitale netto patrimoniale, nella società che sta per trasformarsi, la cui misura, così verificata, definirà il capitale netto della società trasformata (eventualmente suddiviso in capitale sociale e riserve);
- la stima di un valore del capitale della società trasformanda, indipendentemente dalla sua misura contabile: tale risultato potrà corrispondere al capitale netto della società trasformata (ancora suddiviso in capitale sociale e riserve).
In altri termini, il risultato della perizia potrebbe essere una stima che conferma l'esistenza di un valore minimo, ovvero una stima puntuale del patrimonio di trasformazione.
All'esperto, preliminarmente, è richiesto di comprendere quale sia l'obiettivo più adatto in relazione al contesto specifico in cui si trova ad operare.
La stima avviene tramite conferma dei valori contabili, ed eventuale stima puntuale per quegli elementi della contabilità della trasformanda nella contabilità della trasformata, senza alcuna variazione in aumento.
Una stima puntuale è il presupposto per il recepimento nella contabilità della trasformanda dei valori peritali, sia in riferimento alle variazioni in diminuzione rispetto ai valori contabili, sia a quelle in aumento.
Infine, è importante comprendere le ragioni, gli obiettivi e le aspettative legate all'operazione di trasformazione. Tali elementi potranno influenzare positivamente o negativamente la generale impressione dell'esperto nei confronti della società trasformanda e, per questa via, del valore del capitale di trasformazione.
L'attività peritale è tanto più precisa, quanto maggiore è la comprensione del contesto effettivo dell'azienda oggetto di osservazione. Soltanto una buona comprensione delle complesse relazioni che sono alla base dell'azienda permetteranno di esprimerne un giudizio.
La definizione e descrizione del contesto, nonché l'identificazione dei punti di forza e debolezza dell'intera organizzazione permetteranno al perito di stabilire i confini entro i quali considerare vere le proprie affermazioni.
Per poter stimare il complesso organizzato di beni e servizi impiegato per svolgere l'attività d'impresa è importante identificare il contesto entro il quale l'azienda si trova ad operare. A tal fine, preliminarmente, dovrà essere effettuata una analisi del quadro macroeconomico entro il quale collocare l'azienda.
Successivamente, si ritiene necessario effettuare un'analisi del settore di appartenenza dell'impresa, per cercare di comprenderne le caratteristiche principali, nonché la sua prevedibile tendenza evolutiva.
La fase di comprensione del contesto aziendale prevede, poi, un'analisi strategica delle risorse e delle competenze, sia a livello delle singole aree di affari, sia a livello aggregato.
Consapevoli che nella trasformazione evolutiva le società oggetto di stima sono spesso poco strutturate, si ritiene che questa prima fase abbia come obiettivo principale quello di comprendere e descrivere sia l'idea imprenditoriale di base, sia la formula imprenditoriale mediante la quale viene applicata la prima. Inoltre sono di particolare importanza le informazioni sulla struttura organizzativa dell'azienda, sulle sue competenze distintive, nonché sui punti di forza e debolezza in relazione al mercato e al contesto competitivo entro il quale si colloca.
Verifica delle informazioni e rappresentazioni del sistema contabile per la costruzione di un modello reddituale di previsione
Utilizzando le tecniche proprie della revisione, il perito verifica l'attendibilità del sistema contabile e dei documenti di sintesi conseguenti. Alcune delle principali verifiche da porre in essere sono: la verifica della regolare tenuta della contabilità e la verifica delle singole aree di bilancio, con riferimento a cassa e banche, crediti commerciali, altri crediti, giacenze di magazzino e lavori in corso, immobilizzazioni materiali, immobilizzazioni immateriali, partecipazioni, patrimonio netto, fondi per rischi ed oneri, conti del personale, debiti a medio e lungo termine, debiti commerciali.
Il processo di revisione del sistema contabile può portare alla correzione dei valori contabili. In particolare, ciascuna delle voci indicate in precedenza potrebbe assumere valori diversi da quelli indicati in contabilità. Precisando che tali valori sono soltanto una rettifica dei valori contabili e non una stima a valori correnti, si ritiene che gli eventuali valori corretti saranno poi presi a base delle considerazioni finalizzate al passaggio da una struttura a valori contabili (revisionati) ad una a valori correnti.
Terminato il processo di revisione delle scritture contabili, si effettua un'analisi dell'evoluzione storica dell'azienda, cercando di comprendere e descrivere in che misura ci si può aspettare che quanto è avvenuto in passato possa riproporsi in futuro. E' necessario costruire un modello reddituale di previsione, in modo tale da poter stimare l'utile medio atteso futuro.
L'analisi dell'evoluzione storica dell'azienda porta a stabilire un giudizio sull'equilibrio patrimoniale, sull'equilibrio economico e su quello finanziario dell'azienda, presupposti necessari alla sua vita futura. In questa fase si procede tramite la realizzazione di un'analisi di bilancio storica e una proiezione prospettica degli stessi dati.
Per la costruzione del modello reddituale di previsione, si considera l'esistenza di eventuali piani di sviluppo realizzati dall'azienda stessa.
Nel caso in cui tali modelli revisionali esistano, il perito dovrà analizzarli criticamente per comprenderne l'attendibilità. Sono criticabili quei modelli revisionali basati sulla stima di ricavi futuri derivanti da un certo incremento percentuale dei ricavi attuali e basati unicamente sulla semplice ripetizione dei legami percentuali riscontrati tra le grandezze musicate dalla contabilità. Il business plan dovrebbe cercare di descrivere e quantificare gli eventi che ci si aspetta di vedere realizzati in futuro coerentemente con l'analisi settoriale e strategica.
I valori risultanti dall'analisi prospettica saranno utilizzati per costruire degli schemi di sintesi simili a quelli presentati per l'apprezzamento dell'equilibrio patrimoniale, economico e finanziario, in modo tale da poter esprimere un tale giudizio sui dati revisionali e per avere uno strumento capace di spiegare la fondatezza delle aspettative di perdurare nell'azienda negli anni a venire.
Nel caso in cui, invece, tali piani non dovessero esistere, sarà onere dell'esperto proporre un proprio modello di previsione e stima del reddito medio atteso.
La stima analitica degli elementi patrimoniali
La stesura della relazione di stima ex art. 2500 ter c.c. prevede la stima analitica degli elementi patrimoniali. Dopo aver effettuato una revisione della struttura e del sistema contabile si passa alla determinazione dei valori attuali degli elementi dell'attivo e del passivo.
Nell'effettuare la stima delle poste di bilancio a valori correnti è indispensabile che, spesso, tale valutazione richieda competenze tecniche specifiche.
Nel seguito si approfondiscono alcuni spunti di riflessione in relazione alle principali voci da valutare.
Per stimare in modo corretto i valori rappresentativi dell'azienda a valori correnti si valutano i carichi fiscali sottesi dalle plusvalenze potenziali espresse dalla perizia.
La considerazione di tali carichi fiscali è dovuta per coerenza logica: "Dato che la realizzazione dei valori positivi comporta, in modo pressoché automatico e con un chiaro nesso causale, l'insorgere dei valori negativi (oneri fiscali), non avrebbe senso quantificare i primi senza tenere pienamente conto dei secondi.
Per quanto riguarda le aliquote fiscali da considerare vale una considerazione su tutte. Nell'effettuare la stima del complesso aziendale richiesta dal codice civile ai fini della trasformazione si compiono sempre stime a valori nominali. Tutto l'impianto aziendale viene stimato a valori nominali in quanto si vuole addivenire ad un valore di patrimonio netto di trasformazione a valori contabili, ossia nominali. Pertanto, si considerano aliquote fiscali piene e pari a quelle in vigore o certe per gli anni a venire, al momento della redazione della perizia.
Per inciso, per lo stesso motivo, nel redigere la perizia di trasformazione si ritiene non vadano effettuate attualizzazioni finanziarie dei valori di credito o debito indicati in contabilità, a prescindere da quanto questi verranno incassati o pagati. Per coerenza, si rammenta che vanno considerati anche gli effetti fiscali di eventuali minusvalenze potenziali emergenti in fase di redazione della perizia, nonché la fiscalità differita attiva correlata alla presenza di perdite pregresse, ma soltanto a condizione che esista un business plan e che questo permetta di supporre il recupero delle perdite con ragionevole certezza.
Le immobilizzazioni immateriali necessitano di un approfondimento perché la loro importanza negli investimenti delle imprese tende ad essere sempre maggiore, inoltre per la loro complessità, soprattutto a livello valutativo.
Per considerare correttamente tali voci l'art. 2500 ter c.c. impone che il capitale della società risultante dalla trasformazione sia determinato sulla base dei "valori attuali degli elementi dell'attivo e del passivo " e che "tale capitale deve risultare da una relazione di stima redatta a norma dell'art. 2343 o del 2465 del codice civile ".
Nell'effettuare la perizia di stima si pone il problema se stralciare o considerare i costi pluriennali, come i costi di impianto e di ampliamento, nonché i costi di pubblicità.
La tesi che prevede di considerare pari a zero tali valori, tratta la trasformazione al pari di un conferimento; se si considera, però, la trasformazione come un momento della vita di una società nel quale muta la veste giuridica e non la struttura economico-aziendale, appare possibile tenere in debita considerazione tutti gli elementi dell'attivo e del passivo, quindi anche i costi pluriennali.
Per quanto riguarda i costi di ricerca e sviluppo si possono proficuamente sviluppare considerazioni critiche in relazione alla possibilità che queste attività possano venire concretizzate in un bene immateriale, come un brevetto, un processo o simili.
L'avviamento, ancorché risultante dall'acquisto di un'azienda o di un ramo di azienda, non viene considerato in questa fase della perizia.
I costi di pubblicità, per essere considerati, dovrebbero produrre benefici anche dopo la trasformazione.
Le immobilizzazioni immateriali che vengono sicuramente considerate sono quelle riconducibili alla proprietà intellettuale, ai brevetti, alle formule e alle tecnologie, ai marchi, al copyright, al software, nonché ai diritti d'autore.
Il metodo di valutazione per i beni immateriali è quello del costo di riproduzione, dal momento che la finalità della relazione di stima in caso di trasformazione è di determinare un valore affidabile: una conferma al valore del patrimonio netto iscritto in contabilità, piuttosto che una determinazione puntuale dello stesso.
Posto che la complessità di valutazione degli intangibili li rende particolarmente critici, qualora essi dovessero rappresentare buona parte del valore dell'azienda si renderà necessario procedere con stime il più accurate possibile. In particolare, coerentemente con le finalità della relazione di stima nel caso di trasformazione societaria, le verifiche ulteriori saranno indirizzate all'emersione di minusvalori latenti nelle immobilizzazioni e non plusvalori rispetto al dato contabile.
Per la valutazione delle immobilizzazioni tecniche, preliminarmente, è opportuno comprendere se i beni da stimare hanno un mercato di riferimento.
Quando non esiste un mercato dell'usato, è necessario utilizzare criteri alternativi.
Tipicamente vengono seguiti il criterio del costo di sostituzione oppure quello del costo di riproduzione.
Per quanto riguarda gli immobili strumentali valgono le considerazioni svolte in relazione alle immobilizzazioni tecniche. Questo perché tale categoria di immobili è da considerare un impiego produttivo, al pari di un impianto o di un macchinario.
Il discorso è differente, invece, per gli immobili civili. Questi sono detenuti dalle imprese o come forma di investimento, oppure perché destinati alla rivendita.
Nel primo caso si utilizza il criterio del valore di mercato; nel secondo, invece, si svolgeranno considerazioni più articolate. Se gli immobili saranno rivenduti nello stato in cui si trovano, si prenderà in considerazione il loro valore di mercato. Se invece saranno rivenduti solo dopo essere stati ristrutturati, si procederà comprendendo a fondo l'intero progetto industriale alla base della ristrutturazione e rivendita.
A questo proposito giova considerare l'importanza della considerazione congiunta degli obiettivi della perizia di stima e dell'analisi del contesto e del settore entro il quale opera l'azienda.
La valutazione delle partecipazioni è uno degli aspetti più critici dell'intero processo valutativo.
Nel caso di partecipazioni detenute come forma d'investimento in società quotate, la valutazione viene effettuata al valore corrente, senza presentare alcun problema particolare.
Per le partecipazioni detenute come forma di investimento in società non quotate, così come per le partecipazioni in società controllate, si effettua una valutazione dell'azienda "contenuta " nelle società stesse.
In questo caso la valutazione sarà portata a compimento con i metodi che il perito riterrà più opportuni per ottenere una stima puntuale del valore delle stesse. In particolare, i metodi ritenuti più idonei a tal fine sono quelli reddituali e quelli basati sui multipli di società comparabili.
Le scorte di magazzino sono una parte importante del valore delle aziende industriali e commerciali. La relativa valutazione è condotta dopo aver terminato il processo di verifica delle informazioni e rappresentazioni del sistema contabile.
Per le aziende commerciali si utilizza generalmente il criterio del costo di acquisizione più recente e del valore corrente. Il valore di merci a basso rigiro, di merci obsolete o di merci invendibili viene determinato in relazione alla possibilità di possibili realizzi a stock, oppure sarà stralciato.
Per le aziende industriali valgono considerazioni simili a quelle svolte per le aziende commerciali per quanto riguarda le giacenze di materie prime, di semilavorati e prodotti finiti.
Responsabilità civili e penali del perito estimatore
I profili di responsabilità del perito sono enunciati nell'art. 2343 c.c. Il perito, nello svolgimento del proprio incarico diviene un incaricato di pubblico servizio [1].
Secondo la Corte di cassazione (4 febbraio 2000, n. 1240) nel caso di trasformazione di società di persone in società di capitali, la relazione di stima è imposta nell'interesse dei creditori dei soci futuri, i quali sono legittimati ad agire per il risarcimento del danno subito per effetto della condotta dell'esperto.
A norma dell'art. 2343 c.c.: "L'esperto risponde dei danni causati dalla società, ai soci e ai terzi [2] ".
Il richiamo all'art. 35 c.p. rimanda alla responsabilità disciplinare conseguente all'appartenenza agli ordini professionali; il richiamo all'art. 64 c.p.c. è strutturato in tre parti logiche: in un primo momento richiama le disposizioni del codice penale relative ai periti, successivamente si sofferma sulla fattispecie della colpa grave, affermando che in tale frangente il perito è punito con l'arresto fino ad un anno o con l'ammenda fino a ... in ogni caso, ossia anche fuori dalle ipotesi di reato, oltre ad applicarsi l'art. 35 c.p., relativo alla sospensione dall'esercizio di una professione o di un'arte.
Per quanto attiene alle modalità con le quali il perito deve svolgere il proprio compito si segnala che egli "è tenuto a svolgere il proprio incarico con la diligenza che, in dottrina, è definita del buon tecnico medio. Il tema della diligenza è particolarmente importante, perché deve essere considerato anche in relazione alle responsabilità civili. In particolare, la diligenza comporta l'obbligo per il perito di tenere un comportamento rispettoso di quelle regole di condotta indispensabili affinché il professionista possa essere considerato adempiente. E' da considerare inadempiente quel professionista che abbia tenuto un comportamento negligente, imperito o imprudente, ossia un comportamento non rispettoso delle regole dell'arte che esercita e delle norme necessarie allo svolgimento della sua professione [3].
Le responsabilità civili del perito estimatore sono riferite, in primis, a quanto previsto dall'art. 2343 c.c., che dispone: "L'esperto risponde dei danni causati dalla società ai soci e ai terzi ".
Per quanto attiene alle eventuali altre responsabilità si ritiene siano applicabili gli artt. 1176, comma 2, c.c. e l'art. 2236 dello stesso codice civile [4].
Tranne che nel caso di illecito penale, la responsabilità del perito è di tipo contrattuale.
Ovviamente, in caso di condanna o di accertata responsabilità è configurabile anche l'azione disciplinare da parte dell'Ordine professionale di appartenenza.
Esemplificazione di una pratica commentata
Per essere efficace, la relazione di valutazione risponderà a quattro regole fondamentali:
- deve dimostrare la conoscenza dell'azienda, dei mercati, dei settori nei quali essa opera;
- deve dimostrare la conoscenza dei mercati finanziari, da cui discendono alcuni parametri valutativi fondamentali;
- deve essere fedele interprete del processo valutativo;
- deve essere una rappresentazione convincente: cioè ordinata, documentata, comprensibile del lavoro professionale svolto e delle conclusioni cui esso è pervenuto.
1 Come affermato dalla Corte di cassazione (v. Cass. 25 maggio 1973, n. 1545), all'attività del consulente tecnico non si possono applicare gli schemi di adempimento e inadempimento tipici del rapporto della prestazione d'opera, dal momento che egli svolge una pubblica funzione, con responsabilità oltre che penale e disciplinare, anche civile.
2 Si applicano le disposizioni dell'art. 64 c.p.c., composto da due commi: "si applicano al consulente tecnico le disposizioni del codice penale relative ai periti " e "in ogni caso, il consulente tecnico che incorre in colpa grave nell'esecuzione degli atti che gli sono richiesti, è punito con l'arresto fino ad un anno o con l'ammenda fino a euro ... Si applica l'art. 35 c.p. In ogni caso è dovuto il risarcimento dei danni causati dalle parti ".
3 A tale scopo si dovrà svolgere una verifica oggettiva sull'operato del perito.
4 L'art. 1176, rubricato Diligenza nell'adempimento, afferma che: "Nell'adempimento delle obbligazioni inerenti all'esercizio di un'attività professionale la diligenza deve valutarsi con riguardo alla natura dell'attività esercitata ". L'art. 2236, rubricato Responsabilità del prestatore d'opera, recita: "Se la prestazione implica la soluzione di problemi tecnici di speciale difficoltà, il prestatore d'opera non risponde dei danni, se non in caso di dolo o colpa grave ". Perché vi possa essere un danno commesso dal consulente che determini il diritto ad un risarcimento, è necessario che il perito commetta un errore nella formulazione dei propri rilievi o delle proprie conclusioni.