Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-penale/art-420-codice-penale-attentato-a-impianti-di-pubblica-utilita
Timestamp: 2018-11-16 12:48:57+00:00
Document Index: 180412548

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 433', 'art. 420', 'art. 420', 'art. 6', 'art. 420', 'art. 1', 'art. 420', 'art. 420', 'art. 420', 'art. 635', 'art. 420', 'art. 6', 'art. 1', 'art. 420', 'art. 6', 'art. 13', 'art. 420']

Art. 420 codice penale: Attentato a impianti di pubblica utilità
Chiunque commette un fatto diretto a danneggiare o distruggere impianti di pubblica utilità (1) (2), è punito, salvo che il fatto costituisca più grave reato, con la reclusione da uno a quattro anni.
[La pena di cui al primo comma si applica anche a chi commette un fatto diretto
a danneggiare o distruggere sistemi informatici o telematici di pubblica utilità, ovvero dati, informazioni o programmi in essi contenuti o ad essi pertinenti] (3).
[Se dal fatto deriva la distruzione o il danneggiamento dell’impianto o del sistema, dei dati, delle informazioni o dei programmi ovvero l’interruzione anche parziale del funzionamento dell’impianto o del sistema, la pena è della reclusione da tre a otto anni] (3).
Reato: [v. Libro I, Titolo II]; Reclusione:[v. 23].
Impianti di pubblica utilità: sono tutti quegli impianti il cui utilizzo è previsto nell’interesse della collettività [v. nota (2)].
Danneggiare: deteriorare, rendere in tutto o in parte inservibili cose proprie o altrui.
Distruggere: disfare la cosa, determinandone l’annientamento nella sua essenza specifica.
(1) Art. così sostituito ex l. 23-12-1993, n. 547 (art. 2). Si riporta di seguito il testo precedente:
«Chiunque commette un fatto diretto a danneggiare o distruggere impianti di pubblica utilità o di ricerca o di elaborazione di dati, è punito, salvo che il fatto costituisca più grave reato, con la reclusione da uno a quattro anni.
Se dal fatto deriva la distruzione o il danneggiamento dell’impianto o l’interruzione del suo funzionamento, la pena è della reclusione da tre a otto anni».
(2) Poiché l’art. 433 tutela espressamente gli impianti dell’energia elettrica, del gas, dei telefoni e dei telegrafi, e poiché tale norma ha carattere speciale rispetto all’art. 420, rientrano nel concetto di impianti di pubblica utilità, ai fini di quest’ultimo articolo, tutti gli altri impianti diversi da quelli suddetti. A tal proposito la giurisprudenza ha sottolineato che costituisce impianto di pubblica utilità ai sensi dell’art. 420 c.p., ad esempio, una centralina di smistamento del traffico telefonico e non anche una singola cabina telefonica.
(3) Comma abrogato ex art. 6, c. 1, l. 18-3- 2008, n. 48 (G.U. 4-4-2008, n. 80, s.o.), in vigore per l’Italia dopo tre mesi dal deposito al Consiglio d’Europa della legge di ratifica. Nella sua formulazione originaria, l’art. 420 c.p. sanzionava penalmente la pubblica intimidazione col mezzo di materie esplodenti. La norma è stata, in seguito, abrogata, ad opera della l. 2-10-1967, n. 895 (in conseguenza della previsione di analoga fattispecie contenuta nel provvedimento di modifica), per poi essere reintrodotta (pur se con diversa impostazione oggettiva, incentrata per la prima volta sull’attentato ad impianti di pubblica utilità) dall’art. 1 del d.l. 21-3-1978, n. 59 convertito in l. 18-5-1978, n. 191. Come si evince dalla nota (1), la fattispecie è stata oggetto di successiva riscrittura in occasione della predisposizione di un complesso di misure anticriminalità informatica, operate dalla l. 23-12- 1993, n. 547. Fra i correttivi apportati in quella occasione, assume rilievo la creazione della figura criminosa dell’attentato a sistemi informatici o telematici di pubblica utilità (art. 420, c. 2). L’iter evolutivo della previsione in commento si è, quindi, concluso con il correttivo segnalato in questa nota, effettuato in occasione della ratifica della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla criminalità informatica, fatta a Budapest il 23 novembre 2001. Trattasi di correttivo di coordinamento rispetto all’introduzione (ad opera della medesima l. 48/2008) delle fattispecie di cui agli artt. 635ter (sanzionante il danneggiamento di informazioni, dati e programmi informatici utilizzati dallo Stato o da altro ente pubblico o comunque di pubblica utilità) e 635quinquies (con cui viene punito il danneggiamento di sistemi informatici o telematici di pubblica utilità). Come si avrà modo di evidenziare in calce alle citate previsioni, infatti, anche le neointrodotte fattispecie anticipano la soglia della punibilità alla commissione di fatti diretti a distruggere o danneggiare sistemi informatici o telematici di pubblica utilità (ma anche dati o programmi informatici utilizzati dallo Stato o da altro ente pubblico «o comunque di pubblica utilità»), oltre a configurare come ipotesi aggravata il concreto conseguimento dell’intento lesivo.
Attentato ad impianti di pubblica utilità
Costituiscono atti genericamente qualificabili "di sabotaggio" di un impianto di elaborazione dati, quelle alterazioni magnetiche che rendono impossibile l'accesso e l'utilizzo delle informazioni memorizzate in dischi, così da risultare in pratica distrutte, anche se il danno arrecato ai supporti debba considerarsi riparabile (nella specie, pur essendosi accertata la volontaria causazione, mediante l'uso di magneti, di numerose alterazioni e manomissioni di dischi in uso presso l'elaboratore dati del centro di calcolo di un'università, l'imputato è stato prosciolto dall'imputazione di cui all'art. 420 c.p., prima parte e capoverso, per mancanza di prove circa la commissione del fatto da parte sua).
Tribunale Firenze 27 gennaio 1986
Sono configurabili gli estremi del delitto di attentato ad impianti di pubblica utilità nel fatto di chi manometta, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, i dischi magnetici di un elaboratore di dati universitario cagionando lesioni ed alterazioni tali da impedire o comunque rendere piuttosto arduo l'accesso alle informazioni ivi contenute ed il loro utilizzo.
Sono configurabili gli estremi del delitto di attentato a impianti di pubblica utilità nel fatto di chi manometta i dischi software in uso presso l'elaboratore elettronico di un centro di calcolo universitario, provocando, mediante l'introduzione negli stessi dischi di calamite o fogli di lamiera, la cancellazione o comunque l'alterazione dei programmi memorizzati e paralizzando in tal modo il funzionamento dell'elaboratore elettronico (nella specie, l'imputato è stato prosciolto per non avere commesso il fatto).
Ai fini della sussistenza del reato di attentato a impianti di pubblica utilità, la nozione di impianto indica il complesso di strutture, apparecchi, attrezzature e congegni concorrenti ad uno stesso scopo ed indispensabili per un determinato fine. In tale nozione rientra una centralina telefonica o armadio di distribuzione, avente la funzione di convogliare e smistare, attraverso i congegni e i cavi in essa contenuti, il traffico delle utenze di una determinata area, ai fini del normale svolgimento del servizio telefonico. (Nella specie, è stata ritenuta danneggiamento di impianto di pubblica utilità la manomissione di cavi di una centralina telefonica finalizzata alla perpetrazione di un furto).
Cassazione penale sez. II 07 marzo 1983
Nell'attentato a impianti di pubblica utilità mediante distruzione o danneggiamento sussiste sempre, per assoluta presunzione di legge, la lesione dell'ordine pubblico tutelato dalla norma incriminatrice dell'art. 420 c.p., indipendentemente dall'idoneità dell'azione a produrre un concreto turbamento del senso di tranquillità e sicurezza della collettività. In tal caso è esclusa la configurabilità del reato di danneggiamento aggravato (art. 635 comma 2 n. 3 c.p.), anche per le differenze tra i due reati quanto a diversità dell'oggetto materiale e del bene giuridico tutelato.
L'originario testo dell'art. 420 c.p., che prevedeva quale reato contro l'ordine pubblico la pubblica intimidazione a mezzo di materie esplodenti, risulta abrogato e sostituito con le leggi 2 ottobre 1967 n. 895, art. 6 e l. 14 ottobre 1974 n. 497, trovando la fattispecie la sua organica regolamentazione nelle norme sulle armi e sull'ordine pubblico. Con la nuova normativa di cui all'art. 1 d.l. 21 marzo 1978 n. 59, convertito in l. 18 maggio 1978 n. 191, il legislatore, con la nuova formulazione dell'art. 420 c.p. (attentato a impianti di pubblica utilità), ha inteso introdurre una nuova figura di reato diretta ad una più estesa tutela dell'ordine pubblico, sanzionando penalmente qualsiasi attività diretta a distruggere o danneggiare impianti di pubblica utilità o di ricerca o di elaborazione di dati, attività considerata di per sè stessa idonea a turbare la serena e ordinata convivenza sociale indipendentemente dal verificarsi in concreto del relativo turbamento.
Il delitto previsto dall'art. 6 della l. n. 895 del 1967 - poi modificato "quoad poenam" dall'art. 13 della l. n. 497 del 1974 - che ha sostituito l'originario testo dell'art. 420 c.p., può essere commesso anche da chi, per le finalità in detta norma indicate, fa scoppiare bottiglie incendiarie (le cosiddette "bombe Molotov".
Cassazione penale sez. I 04 aprile 1979