Source: https://papers.ssrn.com/sol3/papers.cfm?abstract_id=3300076
Timestamp: 2019-05-23 15:42:48+00:00
Document Index: 116324328

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 8', 'sentenza ', 'sentenza ']

La sentenza Sahyouni c. Mamish della Corte di giustizia di Lussemburgo: un’occasione per tornare a riflettere sulla portata del principio di non discriminazione nell’ordinamento dell’Unione Europea (EU Court of Justice’s Sahyouni v. Mamisch Judgment: An Opportunity to Reflect on the Centrality of the Non-discrimination Principle in EU Law) by Alessandro Negri :: SSRN
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Italian Abstract: Una recente pronuncia della Corte di giustizia UE, emanata in sede di rinvio pregiudiziale in tema di riconoscibilità civile del divorzio islamico risultante da una dichiarazione unilaterale di uno dei coniugi (C-372/16 del 20 dicembre 2017), ha chiarito l’inapplicabilità dei regolamenti UE n. 1259 del 2010 (“Roma III”) e n. 2201 del 2003 ai procedimenti in materia di separazione e divorzio di natura esclusivamente religiosa. La sentenza, concentrandosi sulla definizione della nozione di divorzio che ricade nella sfera di applicazione di detti regolamenti, non ha però dissipato i dubbi sostanziali relativi alla possibilità di riconoscere rilevanza al ripudio islamico (c.d. talaq) all’interno dell’ordinamento UE. L’art. 10 del regolamento Roma III, infatti, impone di sostituire alla legge straniera che dovrebbe applicarsi a un divorzio ai sensi di altre disposizioni del regolamento la lex fori, nel caso in cui la prima preveda ineguali modalità di accesso all’istituto, in ragione del diverso sesso dei coniugi. Ciò che non chiarisce l’art. 10 è, appunto, se tale effetto discriminatorio debba essere valutato in astratto oppure in concreto: se, in altre parole, sia sufficiente che la legge straniera richiamata, perché possa essere disapplicata, presenti un contenuto di per sé discriminatorio, ovvero se sia necessario verificarne l’effettiva portata penalizzante per uno dei due coniugi, alla luce del caso di specie. In questa circostanza, poi, sorgerebbe un’ulteriore questione, inerente alle conseguenze di un’eventuale adesione al divorzio da parte della moglie, il coniuge discriminato. Il tema è dibattuto: autorevole dottrina, infatti, ha sostenuto che la libera accettazione del ripudio da parte di una donna pienamente consapevole dei suoi dritti trasformi l’istituto in una sorta di divorzio consensuale e che, coerentemente con la recente tendenza di molti ordinamenti a valorizzare l’autonomia delle parti e l’apporto negoziale dei coniugi anche nella fase di scioglimento del vincolo matrimoniale, una tutela sostanziale ed effettiva del principio di eguaglianza dovrebbe concedere alle donne la possibilità di valutare in concreto le conseguenze pregiudizievoli del ripudio, non potendosi accordare una incondizionata preferenza in astratto al limite previsto dall’art. 10 del regolamento UE. Al contrario, l’Avvocato generale, nelle sue conclusioni, ha sottolineato che detta disposizione è volta proprio a tutelare il diritto di poter divorziare in condizioni paritarie per uomini e donne, un diritto tanto fondamentale da non consentire nessuna restrizione o eccezione: una legge straniera di per sé discriminatoria, dunque, non potrebbe in alcun caso produrre i suoi effetti in uno Stato membro, anche qualora non pregiudicasse in concreto l’eguaglianza tra coniugi o quando il coniuge in virtù di questa discriminato accordasse il proprio consenso a quel divorzio. Il principio fondamentale della parità fra coniugi è sancito, infatti, sia dai Trattati (artt. 2 e 3, par. 3, 2° comma TUE, art. 8 TFUE), sia dalla Carta dei Diritti Fondamentali UE (artt. 21 e 23), ormai ad essi equiparata quanto a valore giuridico. Questo contributo, prendendo le mosse dalla sentenza Sahyouni c. Mamish, intende concentrarsi sul diritto fondamentale ad un trattamento privo di discriminazioni di fronte al ripudio islamico, sulla sua portata, e sulle possibilità di garantirne l’osservanza pur in costanza di applicazioni, talvolta rigide, di quel principio delle competenze attribuite che ancora limita l’attività dell’UE in materia di diritti fondamentali. Unione Europea che, è bene ricordarlo, deve necessariamente mantenersi neutrale in materia religiosa; in nome di una neutralità non giuridicamente consapevole, come può essere quella degli ordinamenti nazionali, ma invece inevitabile e dovuta a fronte della ritrosia degli Stati membri a rinunciare alla loro sovranità in un ambito tanto connotato in senso identitario.
English Abstract: A recent ruling by EU Court of Justice has clarified the inapplicability of Rome III regulation to proceedings concerning separation and divorce of exclusively religious nature. The ruling has not however dispelled the doubts concerning the possibility of recognizing Islamic repudiation-based divorces within EU legal order. Rome III regulation requires that the foreign law which should apply to a divorce pursuant to other provisions must be replaced by lex fori, in the event that the former provides unequal access to the institution, due to the different sex of spouses. What it is not clear is whether this discriminatory effect should be assessed in the abstract or in concrete terms. This paper, starting from the Sahyouni c. Mamisch case, analyzes the fundamental right to a non-discriminatory treatment in face of talaq, its scope, and the possibilities of guaranteeing its observance, even though in constant application of the principle of conferral that still limits EU activities in the field of fundamental rights. European Union, as known, must necessarily remain neutral in religious matters, in the name of an unavoidable neutrality, due to the reluctance of the member States to renounce to their sovereignty in an area so characterized in the sense of identity.
Negri, Alessandro, La sentenza Sahyouni c. Mamish della Corte di giustizia di Lussemburgo: un’occasione per tornare a riflettere sulla portata del principio di non discriminazione nell’ordinamento dell’Unione Europea (EU Court of Justice’s Sahyouni v. Mamisch Judgment: An Opportunity to Reflect on the Centrality of the Non-discrimination Principle in EU Law) (September 28, 2018). University of Milano-Bicocca School of Law Research Paper No. 18-02. Available at SSRN: https://ssrn.com/abstract=3300076 or http://dx.doi.org/10.2139/ssrn.3300076
Alessandro Negri (Contact Author)