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Timestamp: 2018-12-10 23:06:12+00:00
Document Index: 161541968

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 7', 'sentenza ', 'art. 10', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 12', 'sentenza ']

Contenzioso Autotutela Interesse legittimo Sussiste Competenza del giudice tributario sul rifiuto Sussiste. - PDF
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1 Omnibus Italia Servizi Assicurativi Diritto Civile - Tributi Contenzioso Autotutela Interesse legittimo Sussiste Competenza del giudice tributario sul rifiuto Sussiste. I contribuenti vantano nei confronti dell amministrazione solo un interesse legittimo e non un diritto soggettivo. Da questo deriva che il sindacato del mero rifiuto dell esercizio di autotutela deve limitarsi all esame della legittimità della condotta omissiva e non può estendersi al merito, ovvero a valutare la fondatezza della pretesa tributaria del contribuente. Infatti l esercizio del sindacato sull attività di autotutela costituisce procedimento autonomo e ben distinto dal procedimento di impugnazione di un atto impositivo, con cui interferisce. In ogni caso, non costituisce un mezzo di tutela del contribuente, sostitutivo dei rimedi giurisdizionali che non siano stati esperiti. Cassazione Civile - Sezione tributaria Civile - Sentenza n del 29 dicembre / 7
2 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE TRIBUTARIA CIVILE Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: dott. Enrico Altieri, - presidente - dott. Sergio Bernardi, - consigliere - dott. Carlo Parmeggiani - consigliere relatoredott. Vincenzo Didomenico - consigliere - dott. Giovanni Giacalone - consigliere - ha pronunciato la seguente 2 / 7
3 SENTENZA sul ricorso proposto da: elettivamente domiciliato in Roma via Stefano Jacini 68, presso lo studio dell avvocato Valeriani Fabio, che lo rappresenta e difende giusta delega a margine; RICORRENTE CONTRO AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore, MINISTERO ECONOMIA E DELLE FINANZE, in persona del Ministero pro tempore, elettivamente domiciliati in Roma via dei Portoghesi 12 presso L AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che li rappresenta e difende ope legis; RESISTENTI Avverso la sentenza n della COMM. TRIB. REG. di Roma, depositata il ; udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del dal Consigliere Dott. Carlo Parmeggiani; udito per il ricorrente l Avvocato Valeriani Fabio, che si riporta al ricorso; udito per il resistente l Avvocato Urbani Neri Fabrizio, che ha chiesto il rigetto del ricorso; 3 / 7
4 udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. Ennio Attilio Sepe, che ha concluso per il rigetto del ricorso. SVOLGIMENTO DEL PROCESSO Impugnava innanzi alla Commissione Tributaria Provinciale di Roma la cartella di pagamento recante la intimazione al versamento di somme aggiuntive per IRPEF e CSSN per l anno 1995, conseguente al mancato riconoscimento di costi esposti nella relativa dichiarazione dei redditi, in forza di accertamento non impugnato e divenuto irrevocabile. Sosteneva la contribuente che l accertamento era stato determinato da mancata risposta al questionario inviato dalla Amministrazione in ordine alla documentazione concernente i detti costi; che ricevuto l accertamento in pendenza dei termini per la impugnazione presentava all ufficio istanza di autotutela allegando la documentazione a suo tempo richiesta; che l Ufficio non aveva provveduto sulla istanza procedendo invece alla notifica della cartella, che pertanto assumeva come illegittima. La Commissione respingeva il ricorso. Appellava la contribuente e la Commissione Tributaria Regionale del Lazio con sentenza n. 138/15/05, in data , depositata in data , lo respingeva, confermando la sentenza impugnata. Avverso la sentenza propone ricorso per cassazione nei confronti del Ministero della Economia e delle Finanze e della Agenzia delle Entrate la contribuente, con due motivi. Resistono il Ministero e la Agenzia, con controricorso. MOTIVI DELLA DECISIONE 4 / 7
5 Preliminarmente, va rilevata la inammissibilità del ricorso proposto nei confronti del Ministero della Economia e della Finanza: nel caso di specie al giudizio innanzi alla Commissione Regionale ha partecipato l ufficio periferico di Roma della Agenzia delle Entrate successore a titolo particolare del Ministero, ed il contraddittorio è stato accettato dal contribuente senza sollevare alcuna eccezione sulla mancata partecipazione del Ministero, che così risulta, come costantemente ha rilevato la giurisprudenza di questa Corte, (ex plurimis v. Cass. N. 3557/2005) estromesso implicitamente dal giudizio, con la conseguenza che la legittimazione nel giudizio di cassazione sussisteva unicamente in capo alla Agenzia. Le spese relative a detto ricorso devono essere compensate tra le parti, per la obbiettiva incertezza esistente all epoca della successione tra i citati enti. Inoltre deve essere dichiarato inammissibile il controricorso della Agenzia in quanto assolutamente generico, privo di riferimenti obiettivi alla fattispecie in esame, al ricorso ed al contenuto della sentenza impugnata dalla contribuente (definita peraltro decreto ). Con il primo motivo la ricorrente deduce violazione e falsa applicazione dell art. 2 quater del DL , convertito in legge , n.656, e DM , n. 37 del DLGS n. 546 del 1992 in relazione all art. 360 n. 3 c.p.c. nonché omessa ed insufficiente motivazione su un punto decisivo della controversia, in relazione all art. 360, n. 5 c.p.c. Espone che non è contestato che essa contribuente ha depositato la documentazione attestante la fondatezza dei costi esposti nella dichiarazione, (sulla cui mancata produzione, tradottasi in mancanza di prova dei costi stessi, l Ufficio aveva emesso l accertamento) nei termini per proporre impugnazione, con istanza di annullamento dell atto impositivo per autotutela, cui l Ufficio non aveva dato corso, emettendo invece la cartella una volta divenuto definitivo l accertamento. Assume a tale proposito che il potere di autotutela come disciplinato dall art. 2 quater del DL n. 564 del 1994, convertito nella L. n. 656 del 1994, e dal DM n. 37 del 1997, consiste nella possibilità da parte della Amministrazione di annullare in modo totale o parziale un atto, o rinunciare ad una pretesa, quando l atto si manifesti come illegittimo o non conforme alla legge che lo regola, anche senza istanza di parte, e pure in pendenza al giudizio od in caso di non impugnabilità del provvedimento tributario, con il solo limite di una sentenza di merito passata in giudicato. Sostiene che l autotutela tributaria è espressione di un potere-dovere di ripristino della legalità violata, incidente sul diritto del contribuente, e pertanto, anche ai sensi dell art. 7 5 / 7
6 della I., n. 212 del 2000, grava sulla Amministrazione l obbligo di dare corso alla relativa istanza fornendo motivata risposta. Afferma che le controversie in materia di autotutela rientrano nella giurisdizione tributaria, come si evince anche dalla sentenza di questa Corte n del 2005, e si pongono come un rimedio giudiziale straordinario, per cui la illegittimità del diniego di autotutela, ove ricorrano come nella specie le condizioni per l annullamento dell atto, rende illegittima la pretesa fiscale in tale atto contenuta (nella specie, la cartella di pagamento). Rileva che la CTR non ha espresso alcuna motivazione in proposito. Con il secondo motivo deduce violazione e falsa applicazione dell art. 10 L.n. 212 del 2000, in relazione all art. 360 n. 3 c.p.c. ed omessa motivazione, sostenendo che la condotta omissiva della Amministrazione in relazione alla istanza di autotutela configura violazione del principio di collaborazione e buona fede che deve informare i rapporti tra il contribuente e la Amministrazione. Il primo motivo è infondato Come ritenuto nella sentenza di questa Corte a sez. unite n del 2007, la estensione della Giurisdizione Tributaria alla controversie concernenti l esercizio della autotutela tributaria, come già affermata da Cass. S.U. n del 2005, in forza dell art. 12, comma 2, L. n. 448 del 2001, non toglie che la attività in questione, come regolata delle disposizioni di legge esposte sopra, ha natura eminentemente discrezionale ed esercitabile esclusivamente nel perseguimento di interessi pubblici. Pertanto, la posizione del contribuente in ordine ad un atto di autotutela non costituisce diritto soggettivo perfetto la interesse legittimo, che potrà trovare tutela nell ambito della Giurisdizione Tributaria, e non amministrativa, per effetto della riserva di legge sopra menzionata, rimanendo tuttavia sottoposta ai limiti di sindacabilità degli atti discrezionali, ovvero nell ambito della legittimità dell operato della Amministrazione (anche in caso di inerzia) e non del merito, non essendo ammissibile la sostituzione del Giudice Tributario alla Amministrazione nella adozione di un atto di autotutela. Ne consegue che il sindacato del mero rifiuto dell esercizio di autotutela deve limitarsi all esame della legittimità della condotta omissiva, e non può estendersi al merito, ovvero a valutare la fondatezza della pretesa tributaria del contribuente. Dagli enunciati principi discende che: 1) l esercizio del sindacato sulla attività di autotutela costituisce procedimento autonomo e ben distinto dal procedimento di impugnazione di un atto impositivo, con cui non interferisce; 2) in ogni caso non costituisce un mezzo di tutela del contribuente, sostitutivo dei rimedi giurisdizionali che non siano stati esperiti. Deriva da quanto sopra che una eccezione fondata su un difetto di attività di autotutela da parte della Amministrazione non è idonea a svolgere efficacia nei confronti della validità di un atto impositivo ( nella specie, un atto esecutivo conseguente ad un atto impositivo) essendo estranea al sistema giurisdizionale applicabile alla fattispecie. Ne consegue altresì che rettamente il giudice di appello ha ritenuto assorbita la questione esposta nel gravame, ritenendo sufficiente per la decisione la costatazione che la cartella non era stata impugnata per vizi suoi propri in presenza di un atto di accertamento divenuto definitivo. 6 / 7
7 Il secondo motivo rimane assorbito. Nulla per le spese, in forza della dichiarata inammissibilità del controricorso della Agenzia. P.Q.M. La Corte dichiara inammissibile il ricorso nei confronti del Ministero e compensa le relative spese; rigetta il ricorso nei confronti della Agenzia; nulla per le spese. Così deciso in Roma il / 7
Istanza di adesione valida se spedita entro i termini, anche in busta chiusa
Istanza di adesione valida se spedita entro i termini, anche in busta chiusa Cassazione Civile, sez. V, sentenza 08/02/2017 n 3335 L istanza di accertamento con adesione è validamente presentata se spedita