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Timestamp: 2020-07-07 22:31:53+00:00
Document Index: 41606525

Matched Legal Cases: ['art. 143', 'art. 143', 'art. 30', 'art. 143', 'sentenza ', 'art. 416']

la-rinascita-a-isola-delle-femmine: 2019 18 GIUGNO Allegato DECRETO DEL RESIDENTE DELLA REPUBBLICA 20 giugno 2019 Scioglimento del consiglio comunale di San Cipirello e nomina della commissione straordinaria. (19A04575) (GU Serie Generale n.172 del 24-07-2019 - Suppl. Ordinario n. 31) 1992 6 GIUGNO SCIOGLIMENTO C.C. CAPACI 2012 12 NOVEMBRE SCIOLTO C.C. ISOLA DELLE FEMMINE
2019 18 GIUGNO Allegato DECRETO DEL RESIDENTE DELLA REPUBBLICA 20 giugno 2019 Scioglimento del consiglio comunale di San Cipirello e nomina della commissione straordinaria. (19A04575) (GU Serie Generale n.172 del 24-07-2019 - Suppl. Ordinario n. 31) 1992 6 GIUGNO SCIOGLIMENTO C.C. CAPACI 2012 12 NOVEMBRE SCIOLTO C.C. ISOLA DELLE FEMMINE
2019 18 GIUGNO Allegato DECRETO DEL RESIDENTE DELLA REPUBBLICA 20 giugno 2019 Scioglimento del consiglio comunale di San Cipirello e nomina della commissione straordinaria. (19A04575) (GU Serie Generale n.172 del 24-07-2019 - Suppl. Ordinario n. 31)
Il Comune di San Cipirello (Palermo), i cui organi elettivi sono stati rinnovati nelle consultazioni amministrative dell'11 giugno 2017, presenta forme di ingerenza da parte della criminalita' organizzata che compromettono la libera determinazione e l'imparzialita' degli organi elettivi, il buon andamento dell'amministrazione ed il funzionamento dei servizi, con grave pregiudizio per l'ordine e la sicurezza pubblica.
All'esito di verifiche svolte dalle forze dell'ordine sugli amministratori eletti e sui componenti dell'apparato burocratico che hanno evidenziato possibili forme di condizionamento dell'amministrazione locale da parte della criminalita' organizzata, il prefetto di Palermo - con decreto del 19 novembre 2018, successivamente prorogato - ha disposto, per gli accertamenti di rito, l'accesso presso il suddetto comune, ai sensi dell'art. 143, comma 2, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267.
Al termine dell'indagine ispettiva, la commissione incaricata dell'accesso ha depositato le proprie conclusioni, sulle cui risultanze il prefetto di Palermo, sentito nella seduta del 22 marzo 2019 il Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica,integrato con la partecipazione del procuratore della Repubblica presso il tribunale di Palermo, ha inviato in data 28 marzo 2019 l'allegata relazione, che costituisce parte integrante della presente proposta, in cui si da' atto della sussistenza di concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti ed indiretti degli amministratori locali con la criminalita' organizzata di tipo mafioso e su forme di condizionamento degli stessi, riscontrando pertanto i presupposti per l'applicazione delle misure di cui al citato art. 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267.
I lavori svolti dalla commissione d'accesso hanno preso in esame, oltre all'intero andamento gestionale dell'amministrazione comunale, la cornice criminale ed il locale contesto ambientale ove si colloca l'ente, con particolare riguardo ai rapporti tra gli amministratori e le locali consorterie, ed hanno evidenziato come l'uso distorto della cosa pubblica si sia concretizzato, nel tempo, in favore di soggetti o imprese collegati direttamente od indirettamente ad ambienti malavitosi.
Il Comune di San Cipirello, collocato al centro di un'importante zona economica della Sicilia occidentale, insiste in un contesto territoriale caratterizzato dalla presenza di un mandamento mafioso storicamente tra i piu' cruenti della regione, i cui assetti criminali sono attualmente in fase di riorganizzazione, che ha dimostrato capacita' di infiltrazione negli apparati pubblici ed imprenditoriali, insinuandosi nel sistema degli affidamenti e della gestione del patrimonio comunale.
L'organo ispettivo evidenzia come in occasione delle elezioni amministrative del giugno 2017 alcuni esponenti della locale organizzazione criminale si siano attivati per procurare voti in favore di colui che all'esito delle consultazioni elettorali e' risultato eletto sindaco. Peraltro documentati episodi nonche' pubblicazioni sui profili social di quel periodo attestano la vicinanza della locale famiglia mafiosa al menzionato candidato sindaco.
Il prefetto di Palermo pone in rilievo l'esistenza di una complessa rete di amicizie, frequentazioni e cointeressenze tra amministratori comunali, dipendenti dell'ente locale e soggetti appartenenti o contigui a famiglie malavitose evidenziando come questi ultimi, come sara' meglio precisato in seguito, abbiano beneficiato di favor nell'acquisizione di pubbliche commesse, negli affidamenti del patrimonio comunale o di omessi controlli in materia di abusivismo edilizio.
La limitata estensione territoriale del comune e la sua contenuta dimensione demografica, elementi che favoriscono una capillare conoscenza delle dinamiche territoriali, avrebbero dovuto indurre coloro che rivestono cariche pubbliche ad esercitare un adeguato controllo sociale e ad adottare non solo prudenziali scelte politico-amministrative ma anche, per quanto attiene alla sfera relazionale, un'effettiva presa di distanza dalle locali organizzazioni criminali.
In particolare dalle risultanze dell'accesso ispettivo viene in rilievo un'illegittima ed anomala commistione nella gestione degli affidamenti di lavori pubblici, con un'indebita ingerenza degli organi politici sull'operato degli organi amministrativi, in contrasto con il principio di separazione dei poteri di indirizzo e programmazione, propri degli organi politici, da quelli gestionali dell'apparato dirigente.
Relativamente al servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti urbani emerge che la normativa regionale prevede un complesso iter istruttorio in base al quale - previa individuazione degli ambiti territoriali ottimali (ATO) e delle A.R.O. (Aree raccolta ottimali) - e' riconosciuto ai comuni, in forma singola o associata, l'esercizio delle funzioni in materia di rifiuti, compresa la stipula del contratto d'appalto. In particolare, le leggi regionali numeri 9/2010 e 3/2013 prevedono che i comuni - previa costituzione di un'A.R.O. - per procedere in forma singola o associata, all'affidamento del servizio di raccolta e trasporto dei rifiuti devono preventivamente presentare all'assessorato regionale un apposito piano di intervento completo degli atti di gara affidando poi il servizio dopo aver acquisito il parere dell'assessorato regionale.
Il Comune di San Cipirello in associazione con altro ente locale procedeva alla costituzione di un A.R.O. denominata «Jato ambiente» che, effettuati i numerosi, preliminari, adempimenti istruttori predisponeva il prescritto progetto unico di gestione del servizio raccolta e smaltimento rifiuti approvato dalla regione con decreto dell'11 marzo 2015. Conseguentemente, da quella data, il Comune di San Cipirello e l'ente locale associato costituiti in A.R.O. assumevano, sulla base delle disposizioni regionali, la titolarità esclusiva della gestione del servizio in questione che avrebbero dovuto garantire e svolgere secondo le menzionate normative.
Tutto ciò non è accaduto atteso che il sindaco di San Cipirello, ha proceduto come se la menzionata ARO non esistesse e - come più dettagliatamente evidenziato nella relazione del prefetto - ha disatteso le disposizioni della legge, adottando, reiteratamente, numerose ordinanze sindacali, prive di motivazioni, che hanno determinato, in un ristretto arco temporale, numerose procedurenegoziate e ripetute proroghe, arbitrariamente disposte realizzando quindi una sistematica, artificiosa frammentazione del servizio. La relazione del prefetto, esaminate anche le numerose determine dirigenziali emesse per l'affidamento di tale servizio, che riproducono le medesime violazioni di legge gia' presenti nei menzionati atti sindacali a cui hanno dato esecuzione, pone in rilievo come il descritto modus operandi abbia dato luogo ad un sostanziale monopolio del servizio dal quale hanno tratto vantaggio due imprese i' cui titolari sono «vicini» al primo cittadino e/o stretti congiunti di soggetti contigui o riconducibili alla locale criminalita'.
Viene inoltre evidenziato che anche la gara per il conferimento della frazione organica presso l'impianto di stoccaggio, caratterizzata da numerose anomalie, in particolare per quanto riguarda la valutazione delle offerte, è stata aggiudicata ad una delle due menzionate ditte, circostanza che evidenzia come tale impresa goda presso il Comune di San Cipirello di un particolare «diritto di prelazione» rispetto alle concorrenti.
Anche le verifiche effettuate sul cimitero comunale hanno posto in rilievo una gestione caratterizzata da numerose violazioni di legge.
In tale ambito l'organo ispettivo evidenzia che all'interno dell'area cimiteriale, caratterizzata da un'allarmante situazione igienico sanitaria, sono stati eseguiti numerosi lavori in assenza di autorizzazioni e che il titolare di una delle ditte che hanno effettuato interventi all'interno della suddetta area - ditta costituita nel luglio 2018, solamente un mese dopo l'insediamento dell'amministrazione in carica - annovera assidue frequentazioni con esponenti della locale organizzazione criminale oltre ad essere in stretti rapporti di amicizia con il primo cittadino.
Viene altresì rappresentato che un mezzo agricolo presente all'interno del cimitero e utilizzato per il trasporto del materiale e lo smaltimento dei rifiuti, è intestato ad una azienda di proprietà di un amministratore comunale, mentre un altro mezzo meccanico, anch'esso presente nel sito, è di proprietà del titolare di una locale impresa di pompe funebri, gravato da precedenti penali, avente rapporti di parentela con soggetti pregiudicati per reati di mafia nonche' legato da uno stretto rapporto di amicizia con i vertici dell'amministrazione. La citata impresa di onoranze funebri ha inoltre alle sue dipendenze un soggetto gravato da precedenti penali e riconducibile per rapporti di parentela ad ambienti controindicati.
E' stato inoltre riscontrato che tutte le concessioni riferite alle sepolture c.d. gentilizie sono state rilasciate in assenza di bando pubblico ed inoltre che per talune sepolture, sprovviste di certificato di agibilità, non risulta sia mai stata presentata alcuna richiesta di ordinaria manutenzione e/o ristrutturazione.
Ulteriore vicenda che emblematicamente attesta la propensione dell'ente ad agire eludendo disposizioni di legge è emersa all'esito
dell'analisi della procedura di affidamento dell'asilo nido comunale
disposta sulla base di un finanziamento di oltre 410.000 euro erogato dal Ministero dall'interno.
Al riguardo viene rilevato che la commissione esaminatrice, in violazione delle direttive comunitarie e delle specifiche disposizioni del nuovo codice dei contratti pubblici, ha escluso una societa' concorrente per asserita violazione delle previsioni del bando di gara ed ha anche omesso di comunicarne l'avvenuta esclusione.
In relazione, alla manutenzione dell'impianto comunale di pubblica illuminazione e' emerso che l'amministrazione comunale ha affidato il servizio nel luglio 2017 ad una locale ditta esuccessivamente, sulla base di determine dirigenziali e di un'ordinanza sindacale - adottate in violazione delle disposizioni comunitarie e comunque del principio di «rotazione degli incarichi» di cui all'art. 30, comma 1, del decreto legislativo n. 50/2016 - ha disposto, sempre in favore della medesima ditta, continue proroghe consentendo, di fatto, che la stessa, i cui titolari annoverano precedenti di polizia e frequentazioni con soggetti controindicati, continuasse a gestire il servizio ininterrottamente senza il ricorso ad alcuna gara.
Ulteriori elementi che attestano una gestione dell'ente avulsa dal rispetto dei principi di legalita' sono emersi all'esito delle verifiche effettuate sul patrimonio comunale. Numerosi beni di proprieta' dell'ente, infatti, sono stati concessi in uso a terzi in violazione di disposizioni di legge e del regolamento comunale che impone l'espletamento di procedure «ad evidenza pubblica» per l'individuazione del concessionario cui assegnarne la gestione. In proposito viene segnalata l'assegnazione di un'area comunale - avvenuta subito dopo l'insediamento della nuova amministrazione sulla base di una mera autorizzazione verbale del sindaco, in violazione del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza e senza il pagamento di alcun canone - disposta in favore di un soggetto riconducibile per stretti rapporti parentali ad ambienti controindicati che svolge abusivamente su quell'area un'attivita' ludico sportiva. Gravi violazioni di legge sono state riscontrate all'esito delle verifiche disposte su alcuni capannoni di proprieta' comunale collocati in un'area industriale per i quali l'organo ispettivo ha riscontrato, anche in questo caso, l'anomala e illegittima composizione delle commissioni di gara costituite per la loro assegnazione nonche' la mancata riscossione dei canoni di concessione e l'assenza di controlli in particolare sugli effettivi occupanti dei capannoni che in alcuni casi sono risultati essere soggetti riconducibili ad ambienti controindicati.
Risulta al riguardo evidente come una siffatta gestione dei beni, in un contesto territoriale seriamente compromesso dalla presenza di gruppi mafiosi assuma profili di maggiore gravita' per il riflesso che puo' avere sulla collettivita' locale e sulla pubblica opinione.
Ulteriore sintomatica circostanza che attesta l'esistenza di un'intricata rete di rapporti e cointeressenze tra apparato politico ed esponenti della criminalita' organizzata e' rappresentata dalla vicenda relativa alla presenza del sindaco e di altri amministratori comunali all'inaugurazione di un'attivita' commerciale presso un capannone abusivamente realizzato, di proprieta' di una persona riconducibile ad una locale famiglia mafiosa.
Le circostanze analiticamente esaminate e dettagliatamente riferite nella relazione del prefetto hanno rivelato una serie di condizionamenti nell'amministrazione comunale di San Cipirello, volti a perseguire fini diversi da quelli istituzionali, che hanno determinato lo svilimento e la perdita di credibilita' dell'istituzione locale, nonche' il pregiudizio degli interessi della collettivita', rendendo necessario l'intervento dello Stato per assicurare la riconduzione dell'ente alla legalita'.
Ritengo, pertanto, che ricorrano le condizioni per l'adozione del provvedimento di scioglimento del consiglio comunale di San Cipirello (Palermo), ai sensi dell'art. 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267.
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Le indagini hanno evidenziato la presenza sul territorio di un'organizzazione criminale prevalentemente dedita alla commissione di reati estorsivi col tipico metodo mafioso ed hanno definito ruoli e funzioni degli appartenenti al sodalizio, permettendo cosi' anche la ricostruzione dell'assetto della famiglia mafiosa di un comune contermine. A tal riguardo, infatti, le investigazioni hanno messo in luce il ruolo di riferimento e di collegamento tra la famiglia mafiosa del predetto comune e' il mandamento corleonese, svolto da undipendente del comune di Corleone, che si e' dimostrato in grado di risolvere i conflitti tra i due gruppi criminali, con determinazione ed esercitando un potere carismatico, pur mantenendo un atteggiamento di basso profilo per non insospettire le forze dell'ordine.
L'assenza di tali strumenti organizzativi ha fatto si' che il comune di Isola delle Femmine, per l'espletamento delle gare di affidamento dei lavori da eseguire, adottasseprocedure in contrasto con i principi di trasparenza, rotazione e parita' di trattamento e comunque non in linea con le disposizioni contenute nel citato decreto legislativo n. 163/2006.
Ulteriori anomalie hanno contraddistinto la fase di esecuzione dei lavori ed inparticolare l'affidamento in subappalto di parte degli stessi ad una ditta riconducibile alla locale famiglia mafiosa. La commissione d'indagine ha posto in rilievo che in occasione dell'autorizzazione del sub appalto in questione la prefettura di Palermo aveva rappresentato al comune di Isola delle Femmine gli aspetti di controindicazione del subappalto in argomento, atteso che in occasione dell'istruttoria svolta per un'altra procedura di gara nei confronti della stessa ditta era stata emessa interdittiva antimafia.
L'amministratore unico e' figlio di un esponente della locale organizzazione mafiosa, condannato con sentenza del Tribunale di Palermo del 20 luglio 2000perche' indiziato del reato di cui all'art. 416-bis per aver concorso con altre persone, in qualita' di titolare di impresa operante nel settore edile, alle attivita' ed al perseguimento degli scopi dell'associazione mafiosa denominata «cosa nostra».
Dalle indagini svolte e' inoltre emerso che alcuni componenti del consiglio sono staticoinvolti in inchieste e procedimenti penali in relazione a diversi reati e che altri sono stati e sono in rapporti di parentela, amicizia o di affari con personaggi indiziati di appartenere ad organizzazioni mafiose, gia' sottoposti alla misura di prevenzione speciale della P.S. ai sensi della legge n. 31 maggio 1965, n. 575. In particolare:
DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 9 giugno 1992 Scioglimento del consiglio comunale di Capaci. (GU n. 136 del 11-6-1992) 1983, BADALAMENTI, BRILLANTE, Bruno Francesco, capaci, COPACABANA, GIAMBONA SALVATORE, ISOLA DELLE FEMMINE, LONGO VINCENZO, PAGANO GIUSEPPE, RICCOBONO GIOVANNI, SIINO VINCENZO, TAORMINA, VASSALLO SALVATORE,
1983, BADALAMENTI,BOTTINO ENZA, BRILLANTE, Bruno Francesco, capaci, COPACABANA, GIAMBONA SALVATORE, LONGO VINCENZO, PAGANO GIUSEPPE,PRG, RICCOBONO GIOVANNI, SIINO VINCENZO, TAORMINA, VASSALLO SALVATORE,
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