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Timestamp: 2019-07-19 03:28:33+00:00
Document Index: 97876741

Matched Legal Cases: ['art. 22', 'art. 10', 'art. 22', 'art. 69', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Restyling delle misure cautelari: iscrizione di ipoteca e sequestro conservativo | Commercialista Telematico
Restyling delle misure cautelari: iscrizione di ipoteca e sequestro conservativo
il restyling delle procedure cautelari in ambito fiscale appare facilitare le possibilità per il fisco di iscrivere ipoteche o richiedere sequestri conservativi sui beni dei contribuenti: in questo articolo analizziamo le problematiche che emergono dall’aggiornamento normativo e la procedura che deve essere eseguita per mettere in atto la misura cautelare, un utilissimo ed eimperdibile approfondimento
In base all’art. 22 del D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 472 in presenza di violazioni tributarie formalmente contestate e di fondato timore di perdere la garanzia del credito erariale, gli uffici possono chiedere al presidente della Commissione tributaria provinciale l’adozione di misure cautelari (iscrizione di ipoteca e sequestro conservativo)1. Nel caso in cui possano essere adottate entrambe le misure cautelari, gli Uffici privilegiano il sequestro conservativo, perché applicabile anche ai beni mobili e all’azienda e con un procedimento meno oneroso. Comunque, nell’ipotesi insufficiente garanzia del credito, le due misure possono anche essere richieste congiuntamente.
L’art. 10, c. 3, lett. b, p. 1, del D.Lgs. n. 156/2015, apporta alcune modifiche all’art. 22 del D.Lgs. n. 472/1997:
– nel comma 3, dopo il primo periodo è aggiunto il seguente “Nel caso in cui la notificazione debba effettuarsi all’estero, il termine è triplicato“;
– il comma 4 è sostituito dal seguente: “Quando la convocazione della controparte potrebbe pregiudicare l’attuazione del provvedimento il Presidente provvede con decreto motivato assunte ove occorra sommarie informazioni. In tal caso fissa, con lo stesso decreto la camera di consiglio entro un termine non superiore a 30 giorni assegnando all’istante un termine perentorio non superiore a 15 giorni per la notificazione del ricorso e del decreto. A tale udienza la Commissione con ordinanza conferma, modifica o revoca i provvedimenti emanati con decreto“;
– il comma 5 viene soppresso;
– nel comma 6 l’inciso relativo all’idonea garanzia mediante cauzione o fideiussione bancaria o assicurativa è sostituito come segue: “la garanzia di cui all’art. 69, comma 2, del D.Lgs. 31 dicembre 1992 n. 546“;
– il comma 7 è sostituito dal seguente: “i provvedimenti cautelari pronunciati ai sensi del comma 1 perdono efficacia: a) se non sono eseguiti nel termine di 60 giorni dalla comunicazione; b) se, nel termine di 120 giorni dalla loro adozione, non viene notificato atto impositivo, di contestazione o di irrogazione; in tal caso il presidente della commissione su istanza di parte e sentito l’ufficio o l’ente richiedente dispone la cancellazione dell’ipoteca; c) a seguito della sentenza, anche non passata in giudicato che accoglie il ricorso avverso gli atti di cui alla lett. b. La sentenza costituisce titolo per la cancellazione dell’ipoteca. In caso di accoglimento parziale, su istanza di parte, il giudice che ha pronunciato la sentenza riduce proporzionalmente l’entità dell’iscrizione o del sequestro; se la sentenza è pronunciata dalla Corte di cassazione, provvede il giudice la cui sentenza è stata impugnata con ricorso per cassazione“.
L’applicabilità di tali istituti è subordinata all’esistenza dei seguenti presupposti:
– il fumus boni iuris, ovvero l’esistenza di un atto o documento dal quale risultino (ragionevolmente) constatate violazioni alle norme tributarie;- il periculum in mora2, ossia il fondato pericolo3 di perdere la garanzia del credito, poiché il contribuente non offre garanzie idonee per il soddisfacimento della pretesa tributaria.
Occorre far riferimento ai classici requisiti di ogni misura cautelare rappresentati dal fumus boni iuris e dal periculum in mora. Il primo va inteso come la probabile e verosimile esistenza di un credito, la cui la prova è a carico dell’Ufficio che non può servirsi di mere ipotesi e congetture di evasione. Il secondo, cioè il fatto che la situazione economico-finanziaria del contribuente non offre garanzie idonee e sufficienti per il soddisfacimento4 della pretesa erariale, va inteso sia in relazione al comportamento5 del presunto debitore (si pensi alla fatturazione per operazione oggettivamente inesistente) che alla consistenza patrimoniale dello stesso in rapporto all’entità del credito erariale. Per la precisa determinazione del periculum in mora vanno attentamente analizzati i comportamenti del…
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