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Timestamp: 2016-12-10 06:11:25+00:00
Document Index: 141278743

Matched Legal Cases: ['art. 8', 'art. 9', 'sentenza ', 'art. 9', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 27', 'art. 3', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 3', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 28', 'art. 1', 'art. 138', 'art. 138', 'art. 44', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 29', 'art. 4', 'art. 30']

12 BENI CULTURALI by Pierluigi De Rose - issuu
L. 20 novembre 1971, n. 1062. Norme penali
sulla contraffazione od alterazione di opere
d’arte (G.U. 17 dicembre 1971, n. 318).
Il D. Lgs. 29 ottobre 1999, n. 490 ha abrogato la
presente legge ad eccezione dell’art. 8, co. 2 e dell’art. 9 che si riporta.
Art. 9. Nei procedimenti penali per i reati di cui
ai precedenti articoli, fino a quando non sia istituito l’albo dei consulenti tecnici in materia di opere
d’arte. Il giudice deve avvalersi di periti indicati
dal Ministro per la pubblica istruzione, il quale è
tenuto a sentire, in relazione alla natura dell’opera
o dell’oggetto di cui si assume la non autenticità, la
designazione della competente sezione del Consiglio superiore delle belle arti (1). Nei casi di opere
d’arte moderna e contemporanea il giudice è tenuto altresì ad assumere come testimone l’autore a
cui l’opera d’arte sia attribuita o di cui l’opera stessa rechi la firma.
(1) La Corte Costituzionale, con sentenza 25 marzo-16 aprile 1988, n. 440, ha dichiarato l’illegittimità del primo comma dell’art. 9, nella parte in cui
adopera le parole «deve avvalersi», anziché le parole «può avvalersi».
Art. 1. Principi. 1. In attuazione dell’articolo 9
della Costituzione, la Repubblica tutela e valorizza
il patrimonio culturale in coerenza con le attribuzioni di cui all’articolo 117 della Costituzione e secondo le disposizioni del presente codice.
2. La tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale concorrono a preservare la memoria della
comunità nazionale e del suo territorio e a promuovere lo sviluppo della cultura.
3. Lo Stato, le regioni, le città metropolitane, le
province e i comuni assicurano e sostengono la conservazione del patrimonio culturale e ne favoriscono
la pubblica fruizione e la valorizzazione.
4. Gli altri soggetti pubblici, nello svolgimento
della loro attività, assicurano la conservazione e la
pubblica fruizione del loro patrimonio culturale.
5. I privati proprietari, possessori o detentori di
beni appartenenti al patrimonio culturale sono tenuti a garantirne la conservazione.
6. Le attività concernenti la conservazione, la fruizione e la valorizzazione del patrimonio culturale
indicate ai commi 3, 4 e 5 sono svolte in conformità
alla normativa di tutela.
(1) Numero così corretto con avviso pubblicato
nella G.U. del 26 febbraio 2004, n. 47.
(2) L’art. 1 comma 451, L. 30 dicembre 2004, n.
311 ha disposto che «È fatta salva l’applicazione
delle disposizioni dei beni culturali e del paesaggio,
di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42».
Art. 2. Patrimonio culturale. 1. Il patrimonio
culturale è costituito dai beni culturali e dai beni
2. Sono beni culturali le cose immobili e mobili
che, ai sensi degli articoli 10 e 11, presentano interesse artistico, storico, archeologico, etnoantropologico, archivistico e bibliografico e le altre cose individuate dalla legge o in base alla legge quali testimonianze aventi valore di civiltà.
3. Sono beni paesaggistici gli immobili e le aree
indicati all’articolo 134, costituenti espressione dei
valori storici, culturali, naturali, morfologici ed estetici del territorio, e gli altri beni individuati dalla
4. I beni del patrimonio culturale di appartenenza pubblica sono destinati alla fruizione della collettività, compatibilmente con le esigenze di uso
istituzionale e sempre che non vi ostino ragioni di
Art. 1. 1. È approvato l’unito codice dei beni culturali e del paesaggio, composto di 184 articoli e
dell’allegato A, vistato dal Ministro proponente.
Art. 3. Tutela del patrimonio culturale. 1. La
tutela consiste nell’esercizio delle funzioni e nella
disciplina delle attività dirette, sulla base di un’adeguata attività conoscitiva, ad individuare i beni
D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 (1). Codice dei
beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell’articolo 10 della L. 6 luglio 2002, n. 137
(S.O. alla G.U. 24 febbraio 2004, n. 45) (2).
costituenti il patrimonio culturale ed a garantirne la
protezione e la conservazione per fini di pubblica
2. L’esercizio delle funzioni di tutela si esplica
anche attraverso provvedimenti volti a conformare e
regolare diritti e comportamenti inerenti al patrimonio culturale.
Art. 4. Funzioni dello Stato in materia di tutela del patrimonio culturale. 1. Al fine di garantire l’esercizio unitario delle funzioni di tutela, ai
sensi dell’articolo 118 della Costituzione, le funzioni stesse sono attribuite al Ministero per i beni
e le attività culturali, di seguito denominato
«Ministero», che le esercita direttamente o ne può
conferire l’esercizio alle regioni, tramite forme di
intesa e coordinamenti ai sensi dell’articolo 5,
commi 3 e 4. Sono fatte salve le funzioni già conferite alle regioni ai sensi dei commi 2 e 6 del
medesimo articolo 5.
2. Il Ministero esercita le funzioni di tutela sui beni
culturali di appartenenza statale anche se in consegna o in uso ad amministrazioni o soggetti diversi
Art. 5. Cooperazione delle regioni e degli altri
enti pubblici territoriali in materia di tutela del
patrimonio culturale. 1. Le regioni, nonché i
comuni, le città metropolitane e le province, di
seguito denominati «altri enti pubblici territoriali», cooperano con il Ministero nell’esercizio delle funzioni di tutela in conformità a quanto disposto dal Titolo I della Parte seconda del presente
2. Le funzioni di tutela previste dal presente
codice che abbiano ad oggetto manoscritti, autografi, carteggi, incunaboli, raccolte librarie, nonché libri, stampe e incisioni, non appartenenti allo
Stato, sono esercitate dalle regioni. Qualora l'interesse culturale delle predette cose sia stato riconosciuto con provvedimento ministeriale, l'esercizio delle potestà previste dall'articolo 128 compete al Ministero (1).
3. Sulla base di specifici accordi od intese e previo parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano, di seguito denominata
«Conferenza Stato-regioni», le regioni possono
esercitare le funzioni di tutela [anche su raccolte
librarie private, nonché] (2) su carte geografiche,
spartiti musicali, fotografie, pellicole o altro materiale audiovisivo, con relativi negativi e matrici,
non appartenenti allo Stato.
4. Nelle forme previste dal comma 3 e sulla base
dei principi di differenziazione ed adeguatezza, possono essere individuate ulteriori forme di coordinamento in materia di tutela con le regioni che ne facciano richiesta.
6. Le funzioni amministrative di tutela dei beni
paesaggistici sono esercitate dallo Stato e dalle
regioni secondo le disposizioni di cui alla Parte
terza del presente codice (3).
7. Relativamente alle funzioni esercitate dalle
regioni ai sensi dei commi 2, 3, 4, 5 e 6, il Ministero esercita le potestà di indirizzo e di vigilanza e il
potere sostitutivo in caso di perdurante inerzia o
inadempienza (3).
(1) Comma così sostituito dall’art. 1, D.Lgs. 24
marzo 2006, n. 156.
(2) Parole soppresse dall’art. 1, D.Lgs. n.
156/2006 cit.
(3) Comma così modificato dall’art. 1, D.Lgs. 24
marzo 2006, n. 157.
Art. 6. Valorizzazione del patrimonio culturale.
1. La valorizzazione consiste nell’esercizio delle
funzioni e nella disciplina delle attività dirette a promuovere la conoscenza del patrimonio culturale e ad
assicurare le migliori condizioni di utilizzazione e
fruizione pubblica del patrimonio stesso, al fine di
promuovere lo sviluppo della cultura (1). Essa comprende anche la promozione ed il sostegno degli
interventi di conservazione del patrimonio culturale.
In riferimento ai beni paesaggistici la valorizzazione comprende altresì la riqualificazione degli immobili e delle aree sottoposti a tutela compromessi o
degradati, ovvero la realizzazione di nuovi valori
paesaggistici coerenti ed integrati (2).
(1) Periodo così modificato dall’art. 1, D.Lgs. 24
(2) L’ultimo periodo del comma 1 è stato aggiunto dall’art. 2, D.Lgs. 24 marzo 2006, n. 157.
Art. 7. Funzioni e compiti in materia di valorizzazione del patrimonio culturale. 1. Il presente
codice fissa i principi fondamentali in materia di
valorizzazione del patrimonio culturale. Nel rispetto
di tali principi le regioni esercitano la propria potestà legislativa.
2. Il Ministero, le regioni e gli altri enti pubblici
territoriali perseguono il coordinamento, l’armonizzazione e l’integrazione delle attività di valorizzazione dei beni pubblici.
Art. 8. Regioni e province ad autonomia speciale. 1. Nelle materie disciplinate dal presente
codice restano ferme le potestà attribuite alle regio-
ni a statuto speciale ed alle province autonome di
Trento e Bolzano dagli statuti e dalle relative norme di attuazione.
Art. 9. Beni culturali di interesse religioso. 1.
Per i beni culturali di interesse religioso appartenenti ad enti ed istituzioni della Chiesa cattolica o
di altre confessioni religiose, il Ministero e, per
quanto di competenza, le regioni provvedono, relativamente alle esigenze di culto, d’accordo con le
rispettive autorità.
2. Si osservano, altresì, le disposizioni stabilite
dalle intese concluse ai sensi dell’articolo 12 dell’Accordo di modificazione del Concordato lateranense firmato il 18 febbraio 1984, ratificato e reso
esecutivo con legge 25 marzo 1985, n. 121, ovvero
dalle leggi emanate sulla base delle intese sottoscritte con le confessioni religiose diverse dalla
cattolica, ai sensi dell’articolo 8, comma 3, della
Art. 10. Beni culturali. 1. Sono beni culturali le
cose immobili e mobili appartenenti allo Stato, alle
regioni, agli altri enti pubblici territoriali, nonché ad
ogni altro ente ed istituto pubblico e a persone giuridiche private senza fine di lucro, che presentano interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico.
a) le raccolte di musei, pinacoteche, gallerie e altri
luoghi espositivi dello Stato, delle regioni, degli altri
enti pubblici territoriali, nonché di ogni altro ente ed
c) le raccolte librarie delle biblioteche dello Stato,
nonché di ogni altro ente e istituto pubblico, ad
eccezione delle raccolte delle biblioteche indicate
all'articolo 47, comma 2, del decreto del Presidente
della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616, e di quelle
ad esse assimilabili (1).
a) le cose immobili e mobili che presentano interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropo-
logico particolarmente importante, appartenenti a
soggetti diversi da quelli indicati al comma 1;
b) gli archivi e i singoli documenti, appartenenti a
privati, che rivestono interesse storico particolarmente importante;
c) le raccolte librarie, appartenenti a privati, di
politica, militare, della letteratura, dell’arte e della
cultura in genere, ovvero quali testimonianze dell’identità e della storia delle istituzioni pubbliche, collettive o religiose;
e) le collezioni o serie di oggetti, a chiunque
appartenenti, che, per tradizione, fama e particolari
caratteristiche ambientali, ovvero per rilevanza artistica, storica, archeologica, numismatica o etnoantropologica, rivestono come complesso un eccezionale interesse [artistico o storico] (1).
4. Sono comprese tra le cose indicate al comma 1
e al comma 3, lettera a):
b) le cose di interesse numismatico che, in rapporto all'epoca, alle tecniche e ai materiali di produzione, nonché al contesto di riferimento, abbiano carattere di rarità o di pregio, anche storico (1);
c) i manoscritti, gli autografi, i carteggi, gli incunaboli, nonché i libri, le stampe e le incisioni, con
relative matrici, aventi carattere di rarità e di pregio;
e) le fotografie, con relativi negativi e matrici, le
pellicole cinematografiche ed i supporti audiovisivi
in genere, aventi carattere di rarità e di pregio;
g) le pubbliche piazze, vie, strade e altri spazi
l) le architetture rurali aventi interesse storico od
etnoantropologico quali testimonianze dell’economia rurale tradizionale (1).
5. Salvo quanto disposto dagli articoli 64 e 178,
non sono soggette alla disciplina del presente Titolo
le cose indicate al comma 1 e al comma 3, lettere a)
ed e), che siano opera di autore vivente o la cui esecuzione non risalga ad oltre cinquanta anni.
(1) Lettera così modificata dall’art. 2, co. 1, lett.
a), D.Lgs. 24 marzo 2006, n. 156.
Art. 11. Beni oggetto di specifiche disposizioni
di tutela. 1. Fatta salva l’applicazione dell’articolo
10, qualora ne ricorrano presupposti e condizioni,
sono beni culturali, in quanto oggetto di specifiche
iscrizioni, i tabernacoli ed altri elementi decorativi
di edifici, esposti o non alla pubblica vista, di cui
all’articolo 50, comma 1 (1);
d) le opere di pittura, di scultura, di grafica e qualsiasi oggetto d’arte di autore vivente o la cui esecuzione non risalga ad oltre cinquanta anni, di cui agli
articoli 64 e 65;
f) le fotografie, con relativi negativi e matrici, gli
esemplari di opere cinematografiche, audiovisive o
di sequenze di immagini in movimento, le documentazioni di manifestazioni, sonore o verbali,
comunque realizzate, la cui produzione risalga ad
oltre venticinque anni, di cui all’articolo 65;
g) i mezzi di trasporto aventi più di settantacinque
anni, di cui agli articoli 65 e 67, comma 2;
h) i beni e gli strumenti di interesse per la storia
della scienza e della tecnica aventi più di cinquanta
anni, di cui all’articolo 65;
i) le vestigia individuate dalla vigente normativa in
materia di tutela del patrimonio storico della Prima
guerra mondiale, di cui all’articolo 50, comma 2.
b), D.Lgs. 24 marzo 2006, n. 156.
Art. 13. Dichiarazione dell’interesse culturale.
1. La dichiarazione accerta la sussistenza, nella cosa
che ne forma oggetto, dell’interesse richiesto dall’articolo 10, comma 3.
2. La dichiarazione non è richiesta per i beni di cui
all’articolo 10, comma 2. Tali beni rimangono sottoposti a tutela anche qualora i soggetti cui essi appartengono mutino in qualunque modo la loro natura
non compatibili con il loro carattere storico o artistico oppure tali da recare pregiudizio alla loro conservazione.
2. Gli archivi pubblici e gli archivi privati per i
quali sia intervenuta la dichiarazione ai sensi dell'articolo 13 non possono essere smembrati (1).
(1) Comma così modificato dall’art. 2, co. 1, lett.
g), D.Lgs. 24 marzo 2006, n. 156.
Artt. 21 – 27. Omissis.
Art. 28. Misure cautelari e preventive. 1. Il
soprintendente può ordinare la sospensione di interventi iniziati contro il disposto degli articoli 20, 21,
25, 26 e 27 ovvero condotti in difformità dall’autorizzazione.
2. Al soprintendente spetta altresì la facoltà di
ordinare l’inibizione o la sospensione di interventi
relativi alle cose indicate nell’articolo 10, anche
quando per esse non siano ancora intervenute la
3. L’ordine di cui al comma 2 si intende revocato se, entro trenta giorni dalla ricezione del medesimo, non è comunicato, a cura del soprintendente, l’avvio del procedimento di verifica o di
4. In caso di realizzazione di lavori pubblici ricadenti in aree di interesse archeologico, anche quando per esse non siano intervenute la verifica di cui
all’articolo 12, comma 2, o la dichiarazione di cui
all’articolo 13, il soprintendente può richiedere l’esecuzione di saggi archeologici preventivi sulle
aree medesime a spese del committente [dell’opera
pubblica] (1) (2).
l), D.Lgs. 24 marzo 2006, n. 156.
(2) Ai fini dell’applicazione delle disposizioni previste dal comma 4, vedi anche art. 2-ter e ss, D.L. 26
aprile 2005, n. 63, conv., con modif., dalla L. 25
giugno 2005, n. 109.
Artt. 14 – 17. Omissis.
Artt. 29 – 44. Omissis.
Artt. 18 – 19. Omissis.
Art. 20. Interventi vietati. 1. I beni culturali non
possono essere distrutti, danneggiati o adibiti ad usi
Art. 45. Prescrizioni di tutela indiretta. 1. Il Ministero ha facoltà di prescrivere le distanze, le misure e
le altre norme dirette ad evitare che sia messa in pericolo l’integrità dei beni culturali immobili, ne sia danneggiata la prospettiva o la luce o ne siano alterate le
condizioni di ambiente e di decoro.
2. Le prescrizioni di cui al comma 1, adottate e
notificate ai sensi degli articoli 46 e 47, sono immediatamente precettive. Gli enti pubblici territoriali
interessati recepiscono le prescrizioni medesime nei
regolamenti edilizi e negli strumenti urbanistici.
Art. 46. Procedimento per la tutela indiretta. 1.
Il soprintendente avvia il procedimento per la tutela
indiretta, anche su motivata richiesta della regione o
di altri enti pubblici territoriali interessati, dandone
comunicazione al proprietario, possessore o detentore a qualsiasi titolo dell’immobile cui le prescrizioni si riferiscono. Se per il numero dei destinatari
la comunicazione personale non è possibile o risulta
particolarmente gravosa, il soprintendente comunica
l’avvio del procedimento mediante idonee forme di
2. La comunicazione di avvio del procedimento
individua l’immobile in relazione al quale si intendono adottare le prescrizioni di tutela indiretta e
indica i contenuti essenziali di tali prescrizioni.
3. Nel caso di complessi immobiliari, la comunicazione è inviata anche al comune e alla città metropolitana (1).
4. La comunicazione comporta, in via cautelare, la
temporanea immodificabilità dell’immobile limitatamente agli aspetti cui si riferiscono le prescrizioni
contenute nella comunicazione stessa.
5. Gli effetti indicati al comma 4 cessano alla scadenza del termine del relativo procedimento, stabilito dal Ministero ai sensi dell’articolo 2, comma 2,
r), D.Lgs. 24 marzo 2006, n. 156.
Artt. 47 – 52. Omissis.
Art. 53. Omissis.
Art. 54. Beni inalienabili. 1. Sono inalienabili i
beni culturali demaniali di seguito indicati:
c) le raccolte di musei, pinacoteche, gallerie e
a) le cose immobili e mobili appartenenti ai soggetti indicati all’articolo 10, comma 1, che siano
opera di autore non più vivente e la cui esecuzione
risalga ad oltre cinquanta anni, fino alla conclusione
del procedimento di verifica previsto dall'articolo
12. Se il procedimento si conclude con esito negativo, le cose medesime sono liberamente alienabili, ai
fini del presente codice, ai sensi dell'articolo 12,
commi 4, 5 e 6 (1);
b) le cose mobili che siano opera di autore vivente
o la cui esecuzione non risalga ad oltre cinquanta
anni, se incluse in raccolte appartenenti ai soggetti
di cui all’articolo 53;
c) i singoli documenti appartenenti ai soggetti di
cui all’articolo 53, nonché gli archivi e i singoli
documenti di enti ed istituti pubblici diversi da quelli indicati al medesimo articolo 53;
d) le cose immobili appartenenti ai soggetti di
cui all’articolo 53 dichiarate di interesse particolarmente importante [quali testimonianze dell’identità e della storia delle istituzioni pubbliche,
collettive, religiose] (2), ai sensi dell’articolo 10,
comma 3, lettera d).
3. I beni e le cose di cui ai commi 1 e 2 possono
essere oggetto di trasferimento tra lo Stato, le regioni e gli altri enti pubblici territoriali.
4. I beni e le cose indicati ai commi 1 e 2 possono essere utilizzati esclusivamente secondo le
modalità e per i fini previsti dal Titolo II della presente Parte.
t), D.Lgs. 24 marzo 2006, n. 156.
(2) Parole soppresse dall’art. 2, co. 1, lett. t),
D.Lgs. n. 156/2006 cit.
Art. 55. Alienabilità di immobili appartenenti al
demanio culturale. 1. I beni culturali immobili appartenenti al demanio culturale e non rientranti tra quelli
elencati nell’articolo 54, commi 1 e 2, non possono
essere alienati senza l’autorizzazione del Ministero.
2. L’autorizzazione di cui al comma 1 può essere
rilasciata a condizione che:
a) l'alienazione assicuri la tutela, la fruizione pubblica e la valorizzazione dei beni (1);
b) nel provvedimento di autorizzazione siano indicate destinazioni d’uso compatibili con il carattere
storico ed artistico degli immobili e tali da non recare danno alla loro conservazione.
(1) Lettera così sostituita dall’art. 2, co. 1, lett. u),
D.Lgs. 24 marzo 2006, n. 156.
Art. 56. Altre alienazioni soggette ad autorizzazione. 1. È altresì soggetta ad autorizzazione da parte del Ministero:
a) l’alienazione dei beni culturali appartenenti allo
Stato, alle regioni e agli altri enti pubblici territoria-
li, e diversi da quelli indicati negli articoli 54, commi 1 e 2, e 55, comma 1.
b) l’alienazione dei beni culturali appartenenti a
soggetti pubblici diversi da quelli indicati alla lettera a) o a persone giuridiche private senza fine di
lucro, ad eccezione delle cose e dei beni indicati
all’articolo 54, comma 2, lettere a) e c).
2. L’autorizzazione è richiesta anche nel caso di
vendita parziale, da parte dei soggetti di cui al comma 1, lettera b), di collezioni o serie di oggetti e di
raccolte librarie.
3. Le disposizioni dei commi precedenti si applicano anche alle costituzioni di ipoteca e di pegno ed
ai negozi giuridici che possono comportare l’alienazione dei beni culturali ivi indicati.
4. Gli atti che comportano l’alienazione di beni
culturali a favore dello Stato, ivi comprese le cessioni in pagamento di obbligazioni tributarie, non
sono soggetti ad autorizzazione.
Artt. 57 – 58. Omissis.
Art. 59. Denuncia di trasferimento. 1. Gli atti
che trasferiscono, in tutto o in parte, a qualsiasi titolo, la proprietà o la detenzione di beni culturali sono
denunciati al Ministero.
a) dall’alienante o dal cedente la detenzione, in
caso di alienazione a titolo oneroso o gratuito o di
b) dall’acquirente, in caso di trasferimento avvenuto nell’ambito di procedure di vendita forzata o fallimentare ovvero in forza di sentenza che produca gli
effetti di un contratto di alienazione non concluso;
c) dall’erede o dal legatario, in caso di successione a
causa di morte. Per l’erede, il termine decorre dall’accettazione dell’eredità o dalla presentazione della
dichiarazione ai competenti uffici tributari; per il legatario, il termine decorre dalla comunicazione notarile
prevista dall'articolo 623 del codice civile, salva rinuncia ai sensi delle disposizioni del codice civile (1).
a) i dati identificativi delle parti e la sottoscrizione
delle medesime o dei loro rappresentanti legali;
e) l’indicazione del domicilio in Italia delle parti ai
fini delle eventuali comunicazioni previste dal presente Titolo.
z), D.Lgs. 24 marzo 2006, n. 156.
Art. 60. Acquisto in via di prelazione. 1. Il Ministero o, nel caso previsto dall’articolo 62, comma 3,
la regione o l’altro ente pubblico territoriale interessato, hanno facoltà di acquistare in via di prelazione
i beni culturali alienati a titolo oneroso o conferiti in
società, rispettivamente, al medesimo prezzo stabilito nell'atto di alienazione o al medesimo valore attribuito nell'atto di conferimento (1).
2. Qualora il bene sia alienato con altri per un unico corrispettivo o sia ceduto senza previsione di un
corrispettivo in denaro ovvero sia dato in permuta, il
valore economico è determinato d’ufficio dal soggetto che procede alla prelazione ai sensi del comma 1.
3. Ove l’alienante non ritenga di accettare la determinazione effettuata ai sensi del comma 2, il valore
economico della cosa è stabilito da un terzo, designato concordemente dall’alienante e dal soggetto
che procede alla prelazione. Se le parti non si accordano per la nomina del terzo, ovvero per la sua sostituzione qualora il terzo nominato non voglia o non
possa accettare l’incarico, la nomina è effettuata, su
richiesta di una delle parti, dal presidente del tribunale del luogo in cui è stato concluso il contratto. Le
spese relative sono anticipate dall’alienante.
4. La determinazione del terzo è impugnabile in
caso di errore o di manifesta iniquità.
aa), D.Lgs. 24 marzo 2006, n. 156.
Art. 61. Condizioni della prelazione. 1. La prelazione è esercitata nel termine di sessanta giorni dalla data di ricezione della denuncia prevista dall’articolo 59.
2. Nel caso in cui la denuncia sia stata omessa o
presentata tardivamente oppure risulti incompleta,
la prelazione è esercitata nel termine di centottanta
giorni dal momento in cui il Ministero ha ricevuto la
denuncia tardiva o ha comunque acquisito tutti gli
elementi costitutivi della stessa ai sensi dell’articolo
59, comma 4.
3. Entro i termini indicati dai commi 1 e 2 il provvedimento di prelazione è notificato all’alienante ed
all’acquirente. La proprietà passa allo Stato dalla
data dell’ultima notifica.
4. In pendenza del termine prescritto dal comma 1
l’atto di alienazione rimane condizionato sospensivamente all’esercizio della prelazione e all’alienante è vietato effettuare la consegna della cosa.
6. Nel caso in cui il Ministero eserciti la prelazione su parte delle cose alienate, l’acquirente ha
facoltà di recedere dal contratto.
Art. 62. Procedimento per la prelazione. 1. Il
soprintendente, ricevuta la denuncia di un atto soggetto a prelazione, ne dà immediata comunicazione
alla regione e agli altri enti pubblici territoriali nel
cui ambito si trova il bene. Trattandosi di bene
mobile, la regione ne dà notizia sul proprio Bollettino Ufficiale ed eventualmente mediante altri idonei
mezzi di pubblicità a livello nazionale, con la descrizione dell’opera e l’indicazione del prezzo.
2. La regione e gli altri enti pubblici territoriali, nel
termine di venti giorni dalla denuncia, formulano al
Ministero una proposta di prelazione, corredata dalla deliberazione dell’organo competente che predisponga, a valere sul bilancio dell’ente, la necessaria
copertura finanziaria della spesa indicando le specifiche finalità di valorizzazione culturale del bene (1).
3. Il Ministero può rinunciare all'esercizio della
prelazione, trasferendone la facoltà all'ente interessato entro venti giorni dalla ricezione della denuncia
(2). Detto ente assume il relativo impegno di spesa,
adotta il provvedimento di prelazione e lo notifica
all’alienante ed all’acquirente entro e non oltre sessanta giorni dalla denuncia medesima. La proprietà
del bene passa all’ente che ha esercitato la prelazione dalla data dell’ultima notifica.
4. Nei casi di cui all’articolo 61, comma 2, i termini indicati al comma 2 ed al comma 3, primo e
secondo periodo, sono, rispettivamente, di novanta,
centoventi e centottanta giorni dalla denuncia tardiva o dalla data di acquisizione degli elementi costitutivi della denuncia medesima.
bb), D.Lgs. 24 marzo 2006, n. 156.
(2) Il primo periodo del comma 3 è stato così sostituito dall’art. 2, co. 1, lett. bb), D.Lgs. n. 156/2006
Art. 63. Obbligo di denuncia dell’attività commerciale e di tenuta del registro. Obbligo di
denuncia della vendita o dell’acquisto di documenti. 1. L’autorità locale di pubblica sicurezza, abilitata, ai sensi della normativa in materia, a ricevere
la dichiarazione preventiva di esercizio del commercio di cose antiche o usate, trasmette al soprintendente e alla regione copia della dichiarazione medesima, presentata da chi esercita il commercio di cose
rientranti nelle categorie di cui alla lettera A dell’Allegato A del presente decreto legislativo.
2. Coloro che esercitano il commercio delle cose
indicate al comma 1 annotano giornalmente le operazioni eseguite nel registro prescritto dalla normativa in materia di pubblica sicurezza, descrivendo le
caratteristiche delle cose medesime. Con decreto
adottato dal Ministro di concerto con il Ministro del-
l’interno sono definiti i limiti di valore al di sopra
dei quali è obbligatoria una dettagliata descrizione
delle cose oggetto delle operazioni commerciali.
3. Il soprintendente verifica l’adempimento dell’obbligo di cui al secondo periodo del comma 2 con
ispezioni periodiche, anche a mezzo di funzionari da
lui delegati. La verifica è svolta da funzionari della
regione nei casi di esercizio della tutela ai sensi dell’articolo 5, commi 2, 3 e 4. Il verbale dell’ispezione è notificato all’interessato ed alla locale autorità
4. Coloro che esercitano il commercio di documenti, i titolari delle case di vendita, nonché i pubblici
ufficiali preposti alle vendite mobiliari hanno l’obbligo di comunicare al soprintendente l’elenco dei documenti di interesse storico posti in vendita. Allo stesso
obbligo sono soggetti i privati proprietari, possessori
o detentori a qualsiasi titolo di archivi che acquisiscano documenti aventi il medesimo interesse, entro
novanta giorni dall’acquisizione. Entro novanta giorni dalla comunicazione il soprintendente può avviare
il procedimento di cui all’articolo 13.
5. Il soprintendente può comunque accertare d’ufficio l’esistenza di archivi o di singoli documenti dei
quali siano proprietari, possessori o detentori, a
qualsiasi titolo, i privati e di cui sia presumibile l’interesse storico particolarmente importante.
Art. 64. Attestati di autenticità e di provenienza. 1. Chiunque esercita l’attività di vendita al pubblico, di esposizione a fini di commercio o di intermediazione finalizzata alla vendita di opere di pittura, di scultura, di grafica ovvero di oggetti d’antichità o di interesse storico od archeologico, o
comunque abitualmente vende le opere o gli oggetti
medesimi, ha l’obbligo di consegnare all’acquirente
la documentazione attestante l’autenticità o almeno
la probabile attribuzione e la provenienza; ovvero,
in mancanza, di rilasciare, con le modalità previste
dalle disposizioni legislative e regolamentari in
materia di documentazione amministrativa, una
dichiarazione recante tutte le informazioni disponibili sull’autenticità o la probabile attribuzione e la
provenienza. Tale dichiarazione, ove possibile in
relazione alla natura dell’opera o dell’oggetto, è
apposta su copia fotografica degli stessi.
Artt. 65 – 72. Omissis.
Artt. 73 – 74. Omissis.
Restituzione di beni culturali illecitamente
usciti dal territorio di uno Stato membro
Artt. 75 – 86. Omissis.
Artt. 90 – 93. Omissis.
Ricerche e rinvenimenti fortuiti nella zona
contigua al mare territoriale
Art. 87. Omissis.
Art. 94. Omissis.
Ricerche e rinvenimenti fortuiti nell’ambito
Art. 88. Attività di ricerca. 1. Le ricerche archeologiche e, in genere, le opere per il ritrovamento delle cose indicate all’articolo 10 in qualunque parte
del territorio nazionale sono riservate al Ministero.
3. Il proprietario dell’immobile ha diritto ad un’indennità per l’occupazione, determinata secondo le
modalità stabilite dalle disposizioni generali in
materia di espropriazione per pubblica utilità. L’indennità può essere corrisposta in denaro o, a richiesta del proprietario, mediante rilascio delle cose
ritrovate o di parte di esse, quando non interessino le
raccolte dello Stato.
Art. 89. Concessione di ricerca. 1. Il Ministero
può dare in concessione a soggetti pubblici o privati l’esecuzione delle ricerche e delle opere indicate
nell’articolo 88 ed emettere a favore del concessionario il decreto di occupazione degli immobili ove
devono eseguirsi i lavori.
2. Il concessionario deve osservare, oltre alle prescrizioni imposte nell’atto di concessione, tutte le
altre che il Ministero ritenga di impartire. In caso di
inosservanza la concessione è revocata.
3. La concessione può essere revocata anche
quando il Ministero intenda sostituirsi nell’esecuzione o prosecuzione delle opere. In tal caso sono
rimborsate al concessionario le spese occorse per
le opere già eseguite ed il relativo importo è fissato dal Ministero.
4. Ove il concessionario non ritenga di accettare la
determinazione ministeriale, l’importo è stabilito da
un perito tecnico nominato dal presidente del tribunale. Le relative spese sono anticipate dal concessionario.
5. La concessione prevista al comma 1 può essere
rilasciata anche al proprietario degli immobili ove
6. Il Ministero può consentire, a richiesta, che le
cose rinvenute rimangano, in tutto o in parte, presso
la Regione od altro ente pubblico territoriale per fini
espositivi, sempre che l’ente disponga di una sede
idonea e possa garantire la conservazione e la custodia delle cose medesime.
Artt. 95 – 100. Omissis.
Artt. 101 – 105. Omissis.
Artt. 106 – 110. Omissis.
PRINCIPI DELLA VALORIZZAZIONE
Artt. 111 – 121. Omissis.
CONSULTABILITÀ DEI DOCUMENTI DEGLI
ARCHIVI E TUTELA DELLA RISERVATEZZA
Artt. 122 – 127. Omissis.
Artt. 128 – 130. Omissis.
Artt. 131 – 135. Omissis.
Artt. 136 – 142. Omissis.
4. Quando la reintegrazione non sia possibile il
responsabile è tenuto a corrispondere allo Stato una
somma pari al valore della cosa perduta o alla diminuzione di valore subita dalla cosa.
5. Se la determinazione della somma, fatta dal
Ministero, non è accettata dall’obbligato, la somma
stessa è determinata da una commissione composta
di tre membri da nominarsi uno dal Ministero, uno
dall’obbligato e un terzo dal presidente del tribunale. Le spese relative sono anticipate dall’obbligato.
Art. 161. Danno a cose ritrovate. 1. Le misure
previste nell’articolo 160 si applicano anche a chi
cagiona un danno alle cose di cui all’articolo 91, trasgredendo agli obblighi indicati agli articoli 89 e 90.
Artt. 143 – 145. Omissis.
Controllo e gestione dei beni soggetto a tutela
Artt. 146 – 155. Omissis.
Artt. 156 – 159. Omissis.
SANZIONI RELATIVE
Art. 160. Ordine di reintegrazione. 1. Se per
effetto della violazione degli obblighi di protezione
e conservazione stabiliti dalle disposizioni del Capo
III del Titolo I della Parte seconda il bene culturale
subisce un danno, il Ministero ordina al responsabile l’esecuzione a sue spese delle opere necessarie
alla reintegrazione.
2. Qualora le opere da disporre ai sensi del comma
1 abbiano rilievo urbanistico-edilizio l’avvio del
procedimento e il provvedimento finale sono comunicati anche alla città metropolitana o al comune
3. In caso di inottemperanza all’ordine impartito ai
sensi del comma 1, il Ministero provvede all’esecuzione d’ufficio a spese dell’obbligato. Al recupero
delle somme relative si provvede nelle forme previste dalla normativa in materia di riscossione coattiva delle entrate patrimoniali dello Stato.
Art. 162. Violazioni in materia di affissione. 1.
Chiunque colloca cartelli o altri mezzi pubblicitari
in violazione delle disposizioni di cui all’articolo 49
è punito con le sanzioni previste dall’articolo 23 del
decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 e successive modificazioni e integrazioni.
Art. 163. Perdita di beni culturali. 1. Se, per
effetto della violazione degli obblighi stabiliti dalle
disposizioni della sezione I del Capo IV e della
sezione I del Capo V del Titolo I della Parte seconda, il bene culturale non sia più rintracciabile o risulti uscito dal territorio nazionale, il trasgressore è
tenuto a corrispondere allo Stato una somma pari al
valore del bene (1).
2. Se il fatto è imputabile a più persone queste
sono tenute in solido al pagamento della somma.
3. Se la determinazione della somma fatta dal
Ministero non è accettata dall’obbligato, la somma
(1) Comma così modificato dall’art. 3, D.Lgs. 24
Art. 164. Violazioni in atti giuridici. 1. Le alienazioni, le convenzioni e gli atti giuridici in genere,
compiuti contro i divieti stabiliti dalle disposizioni
del Titolo I della Parte seconda, o senza l’osservanza delle condizioni e modalità da esse prescritte,
2. Resta salva la facoltà del Ministero di esercitare
la prelazione ai sensi dell’articolo 61, comma 2.
Art. 165. Violazione di disposizioni in materia
di circolazione internazionale. 1. Fuori dei casi di
concorso nel delitto previsto dall’articolo 174, comma 1, chiunque trasferisce all’estero le cose o i beni
indicati nell’articolo 10, in violazione delle disposizioni di cui alle sezioni I e II del Capo V del Titolo
I della Parte seconda, è punito con la sanzione
amministrativa del pagamento di una somma da
euro 77, 50 a euro 465.
Art. 166. Omessa restituzione di documenti per
l’esportazione. 1. Chi, effettuata l’esportazione di
un bene culturale al di fuori del territorio dell’Unione europea ai sensi del regolamento CEE, non rende
al competente ufficio di esportazione l’esemplare n.
3 del formulario previsto dal regolamento (CEE) n.
752/93, della Commissione, del 30 marzo 1993,
attuativo del regolamento CEE, è punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma
da euro 103, 50 a euro 620.
Art. 167. Ordine di rimessione in pristino o di
versamento di indennità pecuniaria. 1. In caso di
violazione degli obblighi e degli ordini previsti dal
Titolo I della Parte terza, il trasgressore è sempre
tenuto alla rimessione in pristino a proprie spese,
fatto salvo quanto previsto al comma 4.
3. In caso di inottemperanza, l’autorità amministrativa preposta alla tutela paesaggistica provvede
d’ufficio per mezzo del prefetto e rende esecutoria la
nota delle spese. Laddove l’autorità amministrativa
preposta alla tutela paesaggistica non provveda
d’ufficio, il direttore regionale competente, su
richiesta della medesima autorità amministrativa
ovvero, decorsi centottanta giorni dall’accertamento
dell’illecito, previa diffida alla suddetta autorità
competente a provvedervi nei successivi trenta giorni, procede alla demolizione avvalendosi delle
modalità operative previste dall’articolo 41 del
2001, n. 380, a seguito di apposita convenzione che
può essere stipulata d’intesa tra il Ministero per i
beni e le attività culturali e il Ministero della difesa.
4. L’autorità amministrativa competente accerta la
compatibilità paesaggistica, secondo le procedure di
cui al comma 5, nei seguenti casi:
a) per i lavori, realizzati in assenza o difformità
dall’autorizzazione paesaggistica, che non abbiano
ovvero aumento di quelli legittimamente realizzati;
c) per i lavori comunque configurabili quali interventi di manutenzione ordinaria o straordinaria ai
sensi dell’articolo 3 del decreto del Presidente della
5. Il proprietario, possessore o detentore a qualsiasi titolo dell’immobile o dell’area interessati dagli
interventi di cui al comma 4 presenta apposita
domanda all’autorità preposta alla gestione del vin-
colo ai fini dell’accertamento della compatibilità
paesaggistica degli interventi medesimi. L’autorità
competente si pronuncia sulla domanda entro il termine perentorio di centottanta giorni, previo parere
vincolante della soprintendenza da rendersi entro il
termine perentorio di novanta giorni. Qualora venga
accertata la compatibilità paesaggistica, il trasgressore è tenuto al pagamento di una somma equivalente al maggiore importo tra il danno arrecato e il
profitto conseguito mediante la trasgressione. L’importo della sanzione pecuniaria è determinato previa
perizia di stima. In caso di rigetto della domanda si
applica la sanzione demolitoria di cui al comma 1.
La domanda di accertamento della compatibilità
paesaggistica presentata ai sensi dell’articolo 181,
comma 1-quater, si intende presentata anche ai sensi e per gli effetti di cui al presente comma.
6. Le somme riscosse per effetto dell’applicazione
del comma 5, nonché per effetto dell’articolo 1,
comma 37, lettera b), n. 1), della legge 15 dicembre
2004, n. 308, sono utilizzate, oltre che per l’esecuzione delle rimessioni in pristino di cui al comma 1,
anche per finalità di salvaguardia nonché per interventi di recupero dei valori paesaggistici e di riqualificazione degli immobili e delle aree degradati o
interessati dalle rimessioni in pristino. Per le medesime finalità possono essere utilizzate anche le somme derivanti dal recupero delle spese sostenute dall’amministrazione per l’esecuzione della rimessione
in pristino in danno dei soggetti obbligati, ovvero
altre somme a ciò destinate dalle amministrazioni
Articolo così sostituito dall’art. 27, D.Lgs. 24
Art. 168. Violazione in materia di affissione. 1.
in violazione delle disposizioni di cui all’articolo
153 è punito con le sanzioni previste dall’articolo 23
del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 e successive modificazioni.
Art. 169. Opere illecite. 1. È punito con l’arresto
da sei mesi ad un anno e con l’ammenda da euro 775
a euro 38.734,50:
a) chiunque senza autorizzazione demolisce,
rimuove, modifica, restaura ovvero esegue opere di
qualunque genere sui beni culturali indicati nell’articolo 10;
b) chiunque, senza l’autorizzazione del soprintendente, procede al distacco di affreschi, stemmi, graffiti, iscrizioni, tabernacoli ed altri ornamenti di edifici, esposti o non alla pubblica vista, anche se non
vi sia stata la dichiarazione prevista dall’articolo 13;
c) chiunque esegue, in casi di assoluta urgenza,
lavori provvisori indispensabili per evitare danni
notevoli ai beni indicati nell’articolo 10, senza darne immediata comunicazione alla soprintendenza
ovvero senza inviare, nel più breve tempo, i progetti dei lavori definitivi per l’autorizzazione.
2. La stessa pena prevista dal comma 1 si applica
in caso di inosservanza dell’ordine di sospensione
dei lavori impartito dal soprintendente ai sensi dell’articolo 28.
Art. 170. Uso illecito. 1. È punito con l’arresto da
sei mesi ad un anno e con l’ammenda da euro 775 a
euro 38.734,50 chiunque destina i beni culturali
indicati nell’articolo 10 ad uso incompatibile con il
loro carattere storico od artistico o pregiudizievole
per la loro conservazione o integrità.
Art. 171. Collocazione e rimozione illecita. 1. È
punito con l’arresto da sei mesi ad un anno e con
l’ammenda da euro 775 a euro 38.734,50 chiunque
omette di fissare al luogo di loro destinazione, nel
modo indicato dal soprintendente, beni culturali appartenenti ai soggetti di cui all’articolo 10, comma 1.
2. Alla stessa pena soggiace il detentore che omette di dare notizia alla competente soprintendenza
dello spostamento di beni culturali, dipendente dal
mutamento di dimora, ovvero non osserva le prescrizioni date dalla soprintendenza affinché i beni
medesimi non subiscano danno dal trasporto.
Art. 172. Inosservanza delle prescrizioni di
tutela indiretta. 1. È punito con l’arresto da sei
mesi ad un anno e con l’ammenda da euro 775 a
euro 38.734,50 chiunque non osserva le prescrizioni date dal Ministero ai sensi dell’articolo 45, comma 1.
2. L’inosservanza delle misure cautelari contenute
nell’atto di cui all’articolo 46, comma 4, è punita ai
sensi dell’articolo 180.
Art. 173. Violazioni in materia di alienazione. 1.
È punito con la reclusione fino ad un anno e la multa da euro 1.549,50 a euro 77.469:
a) chiunque, senza la prescritta autorizzazione,
aliena i beni culturali indicati negli articoli 55 e 56;
b) chiunque, essendovi tenuto, non presenta, nel
termine indicato all’articolo 59, comma 2, la denuncia degli atti di trasferimento della proprietà o della
detenzione di beni culturali;
c) l’alienante di un bene culturale soggetto a
[diritto di] (1) prelazione che effettua la consegna
della cosa in pendenza del termine previsto dall’articolo 61, comma 1.
(1) Parole soppresse dall’art. 3, D.Lgs. 24 marzo
2006, n. 156.
Art. 174. Uscita o esportazione illecite. 1.
Chiunque trasferisce all’estero cose di interesse artistico, storico, archeologico, etnoantropologico,
bibliografico, documentale o archivistico, nonché
quelle indicate all’articolo 11, comma 1, lettere f), g)
e h), senza attestato di libera circolazione o licenza
di esportazione, è punito con la reclusione da uno a
quattro anni o con la multa da euro 258 a euro 5.165.
2. La pena prevista al comma 1 si applica, altresì,
nei confronti di chiunque non fa rientrare nel territorio nazionale, alla scadenza del termine, beni culturali per i quali sia stata autorizzata l’uscita o l’esportazione temporanee.
3. Il giudice dispone la confisca delle cose, salvo
che queste appartengano a persona estranea al reato.
La confisca ha luogo in conformità delle norme della legge doganale relative alle cose oggetto di contrabbando.
4. Se il fatto è commesso da chi esercita attività di
vendita al pubblico o di esposizione a fine di commercio di oggetti di interesse culturale, alla sentenza di condanna consegue l’interdizione ai sensi dell’articolo 30 del codice penale.
Art. 175. Violazioni in materia di ricerche
archeologiche. 1. È punito con l’arresto fino ad un
anno e l’ammenda da euro 310 a euro 3.099:
a) chiunque esegue ricerche archeologiche o, in
genere, opere per il ritrovamento di cose indicate
all’articolo 10 senza concessione, ovvero non osserva le prescrizioni date dall’amministrazione;
b) chiunque, essendovi tenuto, non denuncia
nel termine prescritto dall’articolo 90, comma 1,
le cose indicate nell’articolo 10 rinvenute fortuitamente o non provvede alla loro conservazione
Art. 176. Impossessamento illecito di beni culturali appartenenti allo Stato. 1. Chiunque si
impossessa di beni culturali indicati nell’articolo 10
appartenenti allo Stato ai sensi dell’articolo 91 è
punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa da euro 31 a euro 516, 50.
2. La pena è della reclusione da uno a sei anni e
della multa da euro 103 a euro 1.033 se il fatto è
commesso da chi abbia ottenuto la concessione di
ricerca prevista dall’articolo 89.
Art. 177. Collaborazione per il recupero di beni
culturali. 1. La pena applicabile per i reati previsti
dagli articoli 174 e 176 è ridotta da uno a due terzi
qualora il colpevole fornisca una collaborazione
decisiva o comunque di notevole rilevanza per il
recupero dei beni illecitamente sottratti o trasferiti
Art. 178. Contraffazione di opere d’arte. 1. È
punito con la reclusione da tre mesi fino a quattro
anni e con la multa da euro 103 a euro 3.099:
a) chiunque, al fine di trarne profitto, contraffà,
altera o riproduce un’opera di pittura, scultura o grafica, ovvero un oggetto di antichità o di interesse
storico od archeologico;
b) chiunque, anche senza aver concorso nella
contraffazione, alterazione o riproduzione, pone in
comunque pone in circolazione, come autentici,
esemplari contraffatti, alterati o riprodotti di opere
di pittura, scultura, grafica o di oggetti di antichità,
o di oggetti di interesse storico od archeologico;
c) chiunque, conoscendone la falsità, autentica
opere od oggetti, indicati alle lettere a) e b), contraffatti, alterati o riprodotti;
d) chiunque mediante altre dichiarazioni, perizie,
pubblicazioni, apposizione di timbri od etichette o
con qualsiasi altro mezzo accredita o contribuisce ad
accreditare, conoscendone la falsità, come autentici
opere od oggetti indicati alle lettere a) e b) contraffatti, alterati o riprodotti.
2. Se i fatti sono commessi nell’esercizio di un’attività commerciale la pena è aumentata e alla sentenza di condanna consegue l’interdizione a norma
dell’articolo 30 del codice penale.
3. La sentenza di condanna per i reati previsti dal
comma 1 è pubblicata su tre quotidiani con diffusione nazionale designati dal giudice ed editi in tre
diverse località. Si applica l’articolo 36, comma 3,
4. È sempre ordinata la confisca degli esemplari
contraffatti, alterati o riprodotti delle opere o degli
oggetti indicati nel comma 1, salvo che si tratti di
cose appartenenti a persone estranee al reato. Delle
cose confiscate è vietata, senza limiti di tempo, la
vendita nelle aste dei corpi di reato.
Art. 179. Casi di non punibilità. 1. Le disposizioni dell’articolo 178 non si applicano a chi riproduce,
detiene, pone in vendita o altrimenti diffonde copie
di opere di pittura, di scultura o di grafica, ovvero
copie od imitazioni (1) di oggetti di antichità o di
interesse storico od archeologico, dichiarate espressamente non autentiche all’atto della esposizione o
della vendita, mediante annotazione scritta sull’opera o sull’oggetto o, quando ciò non sia possibile per
la natura o le dimensioni della copia o dell’imitazione, mediante dichiarazione rilasciata all’atto della
esposizione o della vendita. Non si applicano del pari
ai restauri artistici che non abbiano ricostruito in
modo determinante l’opera originale.
(1) Le originarie parole «od imitazione» sono state così sotituite dall’art. 3, D.Lgs. 24 marzo 2006, n.
Art. 180. Inosservanza dei provvedimenti
amministrativi. 1. Salvo che il fatto non costituisca più grave reato, chiunque non ottempera ad un
ordine impartito dall’autorità preposta alla tutela
dei beni culturali in conformità del presente Titolo è punito con le pene previste dall’articolo 650
Art. 181. Opere eseguite in assenza di autorizzazione o in difformità da essa. 1. Chiunque, senza la prescritta autorizzazione o in difformità di
essa, esegue lavori di qualsiasi genere su beni paesaggistici è punito con le pene previste dall’articolo
20 della legge 28 febbraio 1985, n. 47.
1-bis. La pena è della reclusione da uno a quattro
anni qualora i lavori di cui al comma 1:
a) ricadano su immobili od aree che, [ai sensi
dell’articolo 136,] (1) per le loro caratteristiche paesaggistiche siano stati dichiarati di notevole interesse pubblico con apposito provvedimento emanato in
epoca antecedente alla realizzazione dei lavori;
b) ricadano su immobili od aree tutelati per legge ai sensi dell’articolo 142 ed abbiano comportato
un aumento dei manufatti superiore al trenta per
cento della volumetria della costruzione originaria
o, in alternativa, un ampliamento della medesima
superiore a settecentocinquanta metri cubi, ovvero
ancora abbiano comportato una nuova costruzione
con una volumetria superiore ai mille metri cubi (2).
1-ter. Ferma restando l’applicazione delle sanzioni amministrative [ripristinatorie o] (1) pecuniarie di
cui all’articolo 167, qualora l’autorità amministrativa competente accerti la compatibilità paesaggistica
secondo le procedure di cui al comma 1-quater, la
disposizione di cui al comma 1 non si applica:
c) per i lavori configurabili quali interventi di
manutenzione ordinaria o straordinaria ai sensi dell’articolo 3 del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380 (2).
1-quater. Il proprietario, possessore o detentore a
qualsiasi titolo dell’immobile o dell’area interessati
dagli interventi di cui al comma 1-ter presenta apposita domanda all’autorità preposta alla gestione del
vincolo ai fini dell’accertamento della compatibilità
termine perentorio di novanta giorni (2).
1-quinquies. La rimessione in pristino delle aree o
degli immobili soggetti a vincoli paesaggistici, da
parte del trasgressore, prima che venga disposta
d’ufficio dall’autorità amministrativa, e comunque
prima che intervenga la condanna, estingue il reato
di cui al comma 1 (2).
2. Con la sentenza di condanna viene ordinata la
rimessione in pristino dello stato dei luoghi a spese
del condannato. Copia della sentenza è trasmessa
alla regione ed al comune nel cui territorio è stata
commessa la violazione (3).
(1) Parole soppresse dall’art. 28, D.Lgs. 24 marzo
2006, n. 157.
(2) Comma aggiunto dall’art. 1, comma 36, L. 15
dicembre 2004, n. 308.
L’articolo 20, L. 28 febbraio 1985, n. 47 (abrogato dall’art. 138, D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, con
la decorrenza indicata dall’art. 138 del D.P.R.
medesimo), prevedeva le seguenti sanzioni:
«Salvo che il fatto costituisca più grave reato e
ferme le sanzioni amministrative, si applica:
a) l’ammenda fino a lire 20 milioni per l’inosservanza delle norme, prescrizioni e modalità esecutive
previste dalla presente legge, dalla L. 17 agosto 1942,
n. 1150, e successive modificazioni e integrazioni, in
quanto applicabili, nonché dai regolamenti edilizi,
dagli strumenti urbanistici e dalla concessione;
b) l’arresto fino a due anni e l’ammenda da lire 10
milioni a lire 100 milioni nei casi di esecuzione dei
lavori in totale difformità o assenza della concessione o di prosecuzione degli stessi nonostante l’ordine di sospensione;
c) l’arresto fino a due anni e l’ammenda da lire 30
milioni a lire 100 milioni nel caso di lottizzazione
abusiva di terreni a scopo edilizio, come previsto
dal primo comma dell’articolo 18. La stessa pena si
applica anche nel caso di interventi edilizi nelle
zone sottoposte a vincolo storico, artistico, archeologico, paesistico, ambientale, in variazione essenziale, in totale difformità o in assenza della concessione».
Le disposizioni di cui al suindicato articolo 20, L.
n.47/1985 sono ora contenute nell’art. 44, D.P.R. n.
380/2001 cit.
(3) Vedi, anche, l’art. 1, comma 37, L. 15 dicembre
2004, n. 308.
Art. 182. Disposizioni transitorie. 1. In via transitoria, agli effetti indicati all’articolo 29, comma 9bis, acquisisce la qualifica di restauratore di beni
a) colui che consegua un diploma presso una
scuola di restauro statale di cui all’articolo 9 del
decreto legislativo 20 ottobre 1998, n. 368, purché
risulti iscritto ai relativi corsi prima della data del 1°
maggio 2004;
conseguito un diploma presso una scuola di restauro
statale o regionale di durata non inferiore a due anni
ed abbia svolto, per un periodo di tempo almeno
doppio rispetto a quello scolare mancante per raggiungere un quadriennio e comunque non inferiore a
due anni, attività di restauro dei beni suddetti, direttamente e in proprio, ovvero direttamente e in rapporto di lavoro dipendente o di collaborazione coordinata e continuativa con responsabilità diretta nella
gestione tecnica dell’intervento, con regolare esecuzione certificata dall’autorità preposta alla tutela dei
beni o dagli istituti di cui all’articolo 9 del decreto
legislativo 20 ottobre 1998, n. 368;
svolto, per un periodo di almeno otto anni, attività di
ovvero direttamente e in rapporto di lavoro dipendente o di collaborazione coordinata e continuativa
con responsabilità diretta nella gestione tecnica dell’intervento, con regolare esecuzione certificata dall’autorità preposta alla tutela dei beni o dagli istituti
di cui all’articolo 9 del decreto legislativo 20 ottobre
1998, n. 368 (1).
1-bis. Può altresì acquisire la qualifica di restauratore di beni culturali, ai medesimi effetti indicati
all’articolo 29, comma 9-bis, previo superamento di
una prova di idoneità con valore di esame di stato
abilitante, secondo modalità stabilite con decreto del
Ministro da emanarsi di concerto con il Ministro
dell’istruzione, dell’università e della ricerca, entro
il 30 ottobre 2006:
svolto, per un periodo almeno pari a quattro anni,
attività di restauro dei beni suddetti, direttamente e
in proprio, ovvero direttamente e in rapporto di
lavoro dipendente o di collaborazione coordinata e
continuativa con responsabilità diretta nella gestione
tecnica dell’intervento, con regolare esecuzione certificata dall’autorità preposta alla tutela dei beni o
dagli istituti di cui all’articolo 9 del decreto legislativo 20 ottobre 1998, n. 368;
b) colui che abbia conseguito o consegua un
diploma in restauro presso le accademie di belle arti
con insegnamento almeno triennale, purché risulti
iscritto ai relativi corsi prima della data del 1° maggio 2004;
c) colui che abbia conseguito o consegua un
diploma presso una scuola di restauro statale o
regionale di durata non inferiore a due anni, purché
d) colui che consegua un diploma di laurea specialistica in conservazione e restauro del patrimonio
storico-artistico, purché risulti iscritto ai relativi corsi prima della data del 1° maggio 2004 (1).
1-ter. Ai fini dell’applicazione dei commi 1, lettere b) e c), e 1-bis, lettera a):
a) la durata dell’attività di restauro è documentata
dai termini di consegna e di completamento dei
lavori, con possibilità di cumulare la durata di più
lavori eseguiti nello stesso periodo;
b) il requisito della responsabilità diretta nella
gestione tecnica dell’intervento deve risultare esclusivamente da atti di data certa anteriore alla data di
entrata in vigore del presente decreto emanati, ricevuti o comunque custoditi dall’autorità preposta alla
tutela del bene oggetto dei lavori o dagli istituti di
cui all’articolo 9 del decreto legislativo 20 ottobre
1998, n. 368; i competenti organi ministeriali rilasciano agli interessati le necessarie attestazioni entro
trenta giorni dalla richiesta (1).
1-quater. La qualifica di restauratore di beni culturali è attribuita, previa verifica del possesso dei
requisiti ovvero previo superamento della prova di
idoneità, secondo quanto disposto ai commi precedenti, con provvedimenti del Ministero che danno
luogo all’inserimento in un apposito elenco, reso
accessibile a tutti gli interessati. Alla tenuta dell’elenco provvede il Ministero medesimo, nell’ambito
delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, sentita una rappresentanza degli iscritti. L’elenco viene tempestivamente aggiornato, anche mediante inserimento dei
nominativi di coloro i quali conseguono la qualifica
ai sensi dell’articolo 29, commi 7, 8 e 9 (1).
1-quinquies. Nelle more dell’attuazione dell’articolo 29, comma 10, ai medesimi effetti di cui al
comma 9-bis dello stesso articolo, acquisisce la qualifica di collaboratore restauratore di beni culturali:
universitaria triennale in tecnologie per la conservazione e il restauro dei beni culturali, ovvero un
con insegnamento almeno triennale;
b) colui che abbia conseguito un diploma presso
una scuola di restauro statale o regionale di durata
non inferiore a tre anni;
svolto lavori di restauro di beni ai sensi dell’articolo 29, comma 4, anche in proprio, per non meno di
quattro anni. L’attività svolta è dimostrata mediante
dichiarazione del datore di lavoro, ovvero autocertificazione dell’interessato ai sensi del decreto del
Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n.
445, accompagnate dal visto di buon esito degli
d) il candidato che, essendo ammesso in via definitiva a sostenere la prova di idoneità di cui al comma 1-bis ed essendo poi risultato non idoneo ad
acquisire la qualifica di restauratore di beni culturali, venga nella stessa sede giudicato idoneo ad acquisire la qualifica di collaboratore restauratore di beni
culturali (1).
2. In deroga a quanto previsto dall’articolo 29,
comma 11, ed in attesa della emanazione dei decreti
di cui ai commi 8 e 9 del medesimo articolo, con
decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e
della ricerca, di concerto con il Ministro, la Fondazione “Centro per la conservazione ed il restauro dei
beni culturali La Venaria Reale” è autorizzata ad istituire ed attivare, in via sperimentale, per un ciclo formativo, in convenzione con l’Università di Torino e
il Politecnico di Torino, un corso di laurea magistrale a ciclo unico per la formazione di restauratori dei
beni culturali ai sensi del comma 6 e seguenti dello
stesso articolo 29. Il decreto predetto definisce l’ordinamento didattico del corso, sulla base dello specifico progetto approvato dai competenti organi della
Fondazione e delle università, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica (2).
3. Entro sessanta giorni dall’entrata in vigore del
adeguamento alla prescrizione di cui all’articolo
103, comma 4. In caso di inadempienza, il Ministero procede in via sostitutiva, ai sensi dell’articolo
117, quinto comma, della Costituzione.
3-bis. In deroga al divieto di cui all’articolo 146,
comma 12, sono conclusi dall’autorità competente
alla gestione del vincolo paesaggistico i procedimenti relativi alle domande di autorizzazione paesaggistica in sanatoria presentate entro il 30 aprile
2004 non ancora definiti alla data di entrata in vigore del presente comma, ovvero definiti con determinazione di improcedibilità della domanda per il
sopravvenuto divieto, senza pronuncia nel merito
della compatibilità paesaggistica dell’intervento. In
tale ultimo caso l’autorità competente è obbligata,
su istanza della parte interessata, a riaprire il procedimento ed a concluderlo con atto motivato nei termini di legge. Si applicano le sanzioni previste dall’articolo 167, comma 5 (3).
3-ter. Le disposizioni del comma 3-bis si applicano anche alle domande di sanatoria presentate nei
termini ai sensi dell’articolo 1, commi 37 e 39, della legge 15 dicembre 2004, n. 308, ferma restando la
quantificazione della sanzione pecuniaria ivi stabilita. Il parere della soprintendenza di cui all’articolo
1, comma 39, della legge 15 dicembre 2004, n. 308,
si intende vincolante (3).
3-quater. Agli accertamenti della compatibilità
della presente disposizione, ai sensi dell’articolo
181, comma 1-quater, si applicano le sanzioni di cui
all’articolo 167, comma 5 (3).
(1) L’originario comma 1 è stato così sostituito
con gli attuali commi 1, 1-bis, 1-ter e 1-quater, dall’art. 4, D.Lgs. 24 marzo 2006, n. 156.
(2) Comma così sostituito dall’art. 4, D.Lgs. n.
(3) Comma aggiunto dall’art. 29, D.Lgs. 24 marzo 2006, n. 157.
Art. 183. Disposizioni finali. 1. I provvedimenti
di cui agli articoli 13, 45, 141, 143, comma 10, e
156, comma 3, non sono soggetti a controllo preventivo ai sensi dell’articolo 3, comma 1, della legge 14 gennaio 1994, n. 20.
2. Dall’attuazione degli articoli 5, 44 e 182, commi 1, 1-quater e 2, non derivano nuovi o maggiori
oneri per la finanza pubblica (1).
3. La partecipazione alle commissioni previste dal
presente codice è assicurata nell’ambito dei compiti
istituzionali delle amministrazioni interessate, non
dà luogo alla corresponsione di alcun compenso e,
comunque, da essa non derivano nuovi o maggiori
oneri a carico della finanza pubblica (2).
4. Gli oneri derivanti dall’esercizio da parte del
Ministero delle facoltà previste agli articoli 34, 35 e
37 sono assunti nei limiti degli stanziamenti di
bilancio relativi agli appositi capitoli di spesa.
5. Le garanzie prestate dallo Stato in attuazione
degli articoli 44, comma 4, e dell’articolo 48, comma 5, sono elencate in allegato allo stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze, ai
sensi dell’articolo 13 della legge 5 agosto 1978, n.
468. In caso di escussione di dette garanzie il Ministero trasmette al Parlamento apposita relazione (1).
7. Il presente codice entra in vigore il giorno 1°
(1) Comma così modificato dall’art. 4, D.Lgs. 24
(2) Comma così sostituito dall’art. 30, D.Lgs. 24
Art. 184. Norme abrogate. 1. Sono abrogate le
- legge 1° giugno 1939, n. 1089, articolo 40, nel
testo da ultimo sostituito dall’articolo 9 della legge
12 luglio 1999, n. 237;
- decreto del Presidente della Repubblica 30 settembre 1963, n. 1409, limitatamente: all’articolo 21, commi 1 e 3, e comma 2, nel testo, rispettivamente, modificato e sostituito dall’articolo 8 del decreto legislativo
30 luglio 1999, n. 281; agli articoli 21-bis e 22, comma 1, nel testo, rispettivamente, aggiunto e modificato dall’articolo 9 del medesimo decreto legislativo;
- decreto del Presidente della Repubblica 14 gennaio 1972, n. 3, limitatamente all’articolo 9;
- decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, limitatamente all’articolo 23, comma 3 e primo periodo
del comma 13-ter, aggiunto dall’articolo 30 della
legge 7 dicembre 1999, n. 472;
- legge 15 maggio 1997, n. 127, limitatamente
all’articolo 12, comma 5, nel testo modificato dall’articolo 19, comma 9, della legge 23 dicembre
1998, n. 448; e comma 6, primo periodo;
- legge 8 ottobre 1997, n. 352, limitatamente
all’articolo 7, come modificato dagli articoli 3 e 4
della legge 12 luglio 1999, n. 237 e dall’articolo 4
della legge 21 dicembre 1999, n. 513;
- legge 12 luglio 1999, n. 237, limitatamente
- decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, limitatamente all’articolo 179, comma 4;
D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 ( 1 ). Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi del- l’articolo 10 della L. 6 luglio 2002, n. 137 (S.O. alla G.U. 24 febbraio 2004, n. 45) ( 2 ). Art. 1. 1. È approvato l’unito codice dei beni cul- turali e del paesaggio, composto di 184 articoli e dell’allegato A, vistato dal Ministro proponente. © Laurus Robuffo 1. 2. © Laurus Robuffo TITOLO I TUTELA © Laurus Robuffo Published on issuu