Source: http://www.articolodieci.it/2020/03/16/appunti-rito-abbreviato-o-applicazione-della-pena-su-richiesta/
Timestamp: 2020-07-06 04:24:31+00:00
Document Index: 145895222

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 445', 'art. 240', 'art. 653', 'art. 445', 'art. 445', 'sentenza ', 'art. 431']

Appunti. Rito abbreviato o applicazione della pena su richiesta ? – ARTICOLODIECI
Pubblicato il Marzo 16, 2020 Marzo 17, 2020 di Cesare
Si può dare una risposta univoca a questa domanda ? No, non si può, bisogna valutare caso per caso.
Premessa: rimando al codice codice di rito per la compiuta conoscenza del rito premiale, sia relativamente all’applicazione della pena su richiesta delle parti, così come per il rito abbreviato. Nell’esposizione che segue sono indicati esclusivamente i motivi che dovrebbero orientare la scelta dell’imputato.
Perché dovrei patteggiare ? Dal punto di vista premiale ci sono vari motivi, tutti validi, ma questo non è sufficiente per chiedere al giudice di applicare la pena che l’imputato ha concordato con il pubblico ministero. La sentenza di patteggiamento, infatti, è equiparata a una sentenza di condanna (art. 445 comma 1 bis ultimo periodo c.p.p.). La scelta di patteggiare deve essere orientata dall’evidenza delle prove di colpevolezza contenute nel fascicolo del pubblico ministero e dall’impossibilità di contrastare, ad esempio attraverso prove documentali o\e testimoniali, la verità che emerge dagli atti. E’ irrilevante che l’imputato dichiari di essere innocente se la verità processuale, che è quella che bisogna confutare, prevale rispetto a quanto può essere dimostrato dalla difesa. In sostanza, se la disfatta è certa, allora è inutile rischiare di essere condannati andando incontro a una pena applicata “al buio”. E poi, se la situazione è cosi compromessa, perché rinunciare ai numerosi “premi” previsti dal rito ? Quindi, stando così le cose è consigliabile che l’imputato si accordi col pubblico ministero per chiedere al giudice l’applicazione, nella misura da essi indicata, di una sanzione sostitutiva o di una pena pecuniaria diminuita fino a un terzo, oppure, di una pena detentiva quando questa, tenuto conto delle circostanze e diminuita fino a un terzo, non supera i cinque anni soli o congiunti a pena pecuniaria. Altre questioni da rammentare riguardano la costituzione di parte civile, per la quale se vi è stata il giudice non si pronuncia, e la possibilità di subordinare la richiesta di patteggiamento alla sospensione condizionale della pena. Quali altri effetti produce il patteggiamento ? Se la pena non supera i due anni, soli o congiunti a pena pecuniaria, non si viene condannati al pagamento delle spese del procedimento, così come non vengono applicate le pene accessorie o misure di sicurezza, fatta eccezione per la confisca ex art. 240 c.p.. La sentenza, inoltre, non ha efficacia nei giudizi civili o amministrativi, salvo quanto previsto dall’art. 653 c.p.p.. Il reato, per di più, si estingue se sono rispettate le condizione poste dall’art. 445 comma 2 c.p.p..
Non si tratta, in realtà, di una “vera” causa di estinzione (rif. artt. 150 e ss c.p.), la quale, essendo una causa di non punibilità, dovrebbe essere dichiarata immediatamente dal giudice, in ogni stato e grado del procedimento, a meno che non si venga prosciolti nel merito (v. artt. 129, 411, 425, 531 c.p.p). Ciò che si verifica è la neutralizzazione degli effetti della sentenza, l’estinzione, infatti, non è automatica, ma consegue, presenti i presupposti di legge, al ricorso al giudice dell’esecuzione, il quale se accoglie l’istanza dichiara estinto il reato ai sensi dell’art. 445 comma 2 c.p.p.. Non potrebbe essere diversamente, le cause di estinzione escludono la punibilità ed il patteggiamento, si ribadisce ancora, equivale ad una sentenza di condanna.
Non sempre è possibile chiedere il patteggiamento, vi sono reati e cause di esclusione soggettive che impediscono l’applicazione del rito.
Perché dovrei chiedere di essere giudicato con l’abbreviato ? Diciamo subito che, a differenza del patteggiamento, la scelta di essere giudicato col rito abbreviato è un diritto dell’imputato, il quale può chiedere che il processo sia definito all’udienza preliminare allo stato degli atti. Questo vuol dire che l’imputato rinuncia alla prova e chiede che il processo si svolga sulla base delle prove raccolte dal pubblico ministero e contenute nel relativo fascicolo. Cosa vuol dire rinuncia alla prova ? Il significato è chiaro, l’imputato non può portare prove a sua discolpa. Mi spiego ancora meglio. Nel corso del rito ordinario, che suddividiamo in tre fasi, quella delle indagini preliminari, quella dell’udienza preliminare e la fase dibattimentale, dopo il rinvio a giudizio, giunto nell’ultima della predette fasi, il giudice conosce solo gli atti raccolti nel fascicolo dibattimentale che ha formato nel contraddittorio tra le parti (art. 431 c.p.p.). La prova si forma nel dibattimento, davanti al giudice terzo e imparziale. In quella sede vengono sentiti i testimoni, si procede al controesame, si depositano prove documentali, si effettuano le contestazioni, ecc… Ecco, tutto questo nel rito abbreviato non avviene, la difesa – salvo sia chiesto il rito condizionato ad una integrazione probatoria – rinuncia alla prova. La decisione del giudice avviene sulla base degli atti presenti nel fascicolo contenente la notizia di reato, cioè la documentazione relativa alle indagini espletate e ad eventuali verbali degli atti compiuti davanti al giudice per le indagini preliminari. Il giudice, in sostanza, non sentirà i testimoni, ma leggerà i verbali delle loro dichiarazioni, così come avrà a disposizione tutte le altre prove raccolte dal pubblico ministero nella fase delle indagini preliminari e quelle eventualmente espletate dopo la richiesta di rinvio a giudizio.
In caso di condanna l’imputato avrà uno sconto di pena di un terzo su quella che il giudice vuole concretamente irrogare.
Quando conviene chiedere il giudizio abbreviato ?
Quando dalle indagini risulta chiaramente la responsabilità dell’imputato rispetto al fatto contestato. In tal caso sarà inutile affrontare il rito ordinario, davanti a una condanna certa, oltre a tempi processuali più lunghi e costi legali molto più elevati, la richiesta di rito abbreviato deve essere valutata. Sulla scelta del rito abbreviato bisogna riflettere anche nella situazione contraria rispetto a quella appena esposta, cioè quando le indagini sono lacunose e potrebbero rivolgersi a vantaggio dell’imputato.
Essere giudicato con rito abbreviato, come anticipato sopra, è un vero e proprio diritto dell’imputato. Il giudice non può rigettare la richiesta (salvo il rito sia condizionato ad una integrazione probatoria) cosa che, invece, può fare rispetto alla domanda di patteggiamento.
Nel processo penale la regola generale è quella di formulare la richiesta del rito alternativo prima dell’apertura del dibattimento. Fino a quel momento l’imputato, nel caso di rigetto della richiesta di patteggiamento – qualsiasi sia il motivo – può formulare la richiesta di rito abbreviato. Non solo, in caso di giudizio immediato, può essere formulata una duplice richiesta, cioè, in via principale l’applicazione della pena su richiesta, ed in via subordinata quella di essere giudicati con il rito abbreviato. (Cass. Pen., Sez. II, sent. n. 10462/2016). In caso di condanna, la pena che il giudice determina tenendo conto di tutte le circostanze è diminuita della metà se si procede per una contravvenzione e di un terzo se si procede per un delitto.