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Timestamp: 2020-02-22 22:20:52+00:00
Document Index: 156046665

Matched Legal Cases: ['art. 33', 'sentenza ', 'art. 403', 'artt 2', 'art 37', 'art. 371', 'art. 671', 'sentenza ']

Mediatori culturali - Profili di tutela dei minori immigrati
La questione dei migranti è divenuta sempre più rilevante ngli ultimi anni nel contesto europeo e ciò ha reso imminente la necessità di strutturazione di un diritto comune europeo dell’immigrazione che possa dare direttive riguardanti la gestione e,soprattutto, la tutela dei diritti dei migranti e dell’apolide con particolare riguardo ai soggetti deboli come gli anziani,i disabili le donne ed i minori.<?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" />
a.le migrazioni come risorsa per l’Europa
Merita,da subito,di essere ricordata l’importante affermazione con cui si apre il documento varato, di recente,dal Consiglio d’Europa sui temi dell’immigrazione ed asilo.
Da più parti è stato sottolineato come,di fronte all’aumento degli immigrati,gli stati europei dovrebbero prendere misure di promozione del ritorno volontario più che varare misure coattive.
Inoltre,si sostiene che l’ordine di allontanamento dovrebbe essere perseguito solo in accordo con le leggi nazionali e non dovrebbe essere applicato se presente il rischio di violenze, torture o trattamenti inumani e degradanti nel paese di ritorno sia da parte del governo sia da parte di “non-state actors”.
Come conseguenza a tali affermazioni di princpio,il nuovo pacchetto di regole e procedure introdotto dalla UE con <?xml:namespace prefix = st1 ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags" />la Direttiva 115/2008,è basato sul pieno riconoscimento e rispetto dei fondamentali diritti umani e della dignità dei cittadini stranieri clandestini e/o irregolari ed in cui viene sottolineata l’importanza di tenere in debito conto dalla Autorità procedente al rimpatrio
· l'interesse superiore dei bambini,
· la vita familiare,
· le condizioni di salute del cittadino straniero soggetto a rimpatrio
· il principio del non-refoulement, cioè il divieto esplicito di espulsione e di rimpatrio di profughi verso i Paesi dove la loro vita o la loro libertà è in pericolo.
Appare,innanzitutto,indispensabile guardare all’interesse superiore dei bambini immigrati.
b.le politiche nazionali in tema di immigrazione ed asilo dei minori
Le politiche contemporanee riguardanti i minori stranieri sono regolate in parte dalle norme relative all’immigrazione e all’asilo emanate dai singoli Stati e in parte dalle norme relative ai diritti dei minori, tra le quali ha particolare rilevanza la Convenzione di New York sui diritti del fanciullo.
La Convenzione, recepita dal nostro ordinamento con valore di legge,riconosce a tutti i minori – compresi i minori stranieri, anche se irregolari – un’ampia sfera di diritti:
il diritto alla non discriminazione, alla protezione, a vivere con la propria famiglia, alla salute, all’istruzione, a un livello di vita sufficiente allo sviluppo del minore, a non essere detenuto se non come provvedimento di ultima risorsa e in strutture separate dagli adulti, alla partecipazione,ecc.
Tra i suoi principi generali, sia la Convenzione che la Direttiva UE 115/208 stabiliscono che tutte le politiche riguardanti i minori debbano fondarsi preminentemente sul principio del “superiore interesse del minore”.
Il fine primario da perseguire, dunque,è il bene del minore ed è questo che deve avere la priorità rispetto ad altri obiettivi quali,ad esempio,il contrasto dell’immigrazione clandestina.
Spesso,tuttavia, in violazione della Convenzione di New York, le norme e le prassi tendono a far prevalere la logica di controllo su quella del “superiore interesse del minore”.
Per rispettare gli impegni assunti a livello internazionale e le leggi vigenti nel nostro ordina mento è,quindi,necessario che le istituzioni italiane modifichino le norme che regolano lo status dei minori stranieri e le relative prassi in direzione di un’effettiva applicazione di tale principio e di una piena garanzia dei diritti riconosciuti dalla Convenzione sui diritti del fanciullo.
· il minore non accompagnato giunto alla frontiera.
· I minori non accompagnati clandestini
Vengono tecnicamente definiti “minori non accompagnati” i bambini che, come stabilisce il DPCM 535/99,vivono nel nostro Paese senza avere la cittadinanza italiana (o di altri stati dell’UE) e senza la presenza dei genitori o altri adulti che li assistano e ne siano formalmente responsabili.
Quello dei bambini stranieri soli è un fenomeno cresciuto in modo rilevante nel corso degli anni Novanta assieme all’immigrazione.
Al fine di quantificarlo e monitorarlo è stato istituito il “Comitato per i minori stranieri” (CMS), operativo ormai da dieci anni (art. 33 D.Lgs. n. 286, 25.07.1998).
Save the Children,ad esempio, ha raccolto testimonianze di come in molti casi i minori immigrati al momento dell’identificazione dichiarino di essere maggiorenni sperando così di non essere trattenuti e di trovare poi più facilmente un lavoro.
Al 31 dicembre 2006, quando ancora venivano registrati, i rumeni costituivano ben un terzo dei “minori non accompagnati”, risultando la comunità di gran lunga più rappresentata.
Va in aggiunta considerato che tra i “minori non accompagnati” prevale ampiamente il sesso maschile (oltre il 90% dei casi), ed è comunque rilevante la quota dei più piccoli (gli under 15 sono un quarto del totale).
Secondo una recente indagine dell’ANCI (Associazione Nazionale dei Comuni Italiani), sono 1.110 i Comuni che tra il 2004 e il 2007 hanno preso in carico un minore straniero non accompagnato, concentrati soprattutto in Lazio, Emilia-Romagna e Lombardia.
Tra gli aspetti problematici messi in luce vi è l’elevato onere economico sul welfare locale (si stima un costo medio per Comune di circa 170 mila euro) e un quadro normativo definito “complicato e ambiguo”, che rende frammentata e molto diversificata la risposta che a questo delicato fenomeno viene data sul territorio nazionale.
Dal punto di vista delle risorse, la Legge Finanziaria 2008 del precedente Governo aveva aumentato il Fondo per l’inclusione sociale degli immigrati, che andava a beneficio anche dei minori non accompagnati.
Nel marzo 2008 la Corte Costituzionale (sentenza 50/2008), pur riconoscendone l’importanza e l’utilità, ha però dichiarato incostituzionale tale Fondo perché riguarda materie di competenza locale e non solo statale.
I Comuni dicono di sentirsi abbandonati a se stessi nell’affrontare questo problema e quando lo Stato se ne occupa si trova con le mani legate.
Va innanzitutto sottolineato come le norme vigenti tendono ad ostacolare l’integrazione dei minori stranieri:
· il permesso di soggiorno “per minore età”, che viene rilasciato ai minori stranieri non accompagnati,attualmente non consente di esercitare attività lavorative e non può essere rinnovato al compimento dei 18 anni, se non quando sussistono determinate condizioni molto restrittive, con la conseguenza che la maggior parte di questi ragazzi dopo aver compiuto 18 anni, anche se hanno offerte di lavoro o frequentano la scuola, diventano clandestini passibili di espulsione.
· I minori stranieri non accompagnati si trovano così sempre più emarginati ed esposti ai rischi di sfruttamento nell’ambito del lavoro nero o in attività illegali.
E’ urgente che queste disposizioni, che violano palesemente il principio del “superiore interesse del minore”,vengano modificate, prevedendo che il permesso di soggiorno per minore età consenta di lavorare e possa essere in generale convertito, al compimento della maggiore età, in permesso per lavoro o per studio.
I minori in generale non possono essere espulsi; tuttavia, può essere disposto il “rimpatrio assistito” del minore se un organo apposito, il Comitato per i minori stranieri, stabilisce che questo è nel “superiore interesse del minore”.
L’attuale orientamento del Comitato per i minori stranieri, però, è che tendenzialmente tutti i minori non accompagnati di cui si rintracci la famiglia nel paese d’origine dovrebbero essere rimpatriati, ad eccezione dei casi in cui questo comporti gravi rischi per il minore.
Nella maggior parte dei casi il rimpatrio viene eseguito coattivamente dalla Polizia, contro la volontà del minore e in genere anche contro la volontà dei genitori, con modalità molto simili ad un’espulsione e, per di più, senza che il minore abbia effettive possibilità di presentare ricor so.
Questa prassi, dunque, non sembra rispondere effettivamente al “superiore interesse del minore”, quanto piuttosto all’esigenza di contrastare l’immigrazione irregolare di minori non accompagnati.
E’ necessario,quindi,che i criteri per decidere se un minore debba essere rimpatriato o restare in Italia siano modificati in modo da consentire una reale valutazione dell’interesse del minore, e quindi che il Comitato per i minori stranieri tenga in considerazione tra gli altri criteri, benché in modo non vincolante, anche l’opinione del minore, l’opinione dei suoi genitori e le condizioni economico-sociali del contesto d’origine.
Inoltre, è necessario che sia garantito al minore l’effettiva possibilità di presentare ricorso contro il provvedimento di rimpatrio.
La Direttiva 115/2008 ha introdotto alcune regole precise anche per l’allontanamento ed il rimpatrio dei minori non accompagnati.
Inoltre lo Stato comunitario che effettua l’espulsione dovrà accertarsi che il bimbo sarà accom pagnato presso un membro della sua famiglia, un tutore designato o presso adeguate strutture di accoglienza nello Stato di rimpatrio.
· I minori irregolari
Nei casi in cui i genitori sono irregolari, la normativa vigente prevede che, in generale, il mino re accompagni i genitori in caso di loro espulsione: anche in questi casi, tuttavia, sarebbe necessaria una previa valutazione del “superiore interesse del minore”.
Inoltre, dovrebbe essere applicata in modo meno restrittivo la norma in base a cui il Tribunale per i minorenni può autorizzare l’ingresso o la permanenza del familiare per gravi motivi con nessi con lo sviluppo psicofisico del minore.
Nei casi in cui i genitori siano regolari, invece, il minore ricongiunto “di fatto” dovrebbe essere trattato come il minore ricongiuntosi regolarmente e quindi ottenere un permesso di soggiorno per motivi familiari: l’adozione di trattamenti più sfavorevoli quali il rilascio del permesso per minore età, come avviene presso alcune Questure, contrasta infatti con il principio del “superiore interesse del minore”.
Inoltre, per garantire il diritto dei minori a vivere con i propri genitori ed attuare il dettato della legge secondo cui in tutti i procedimenti relativi al ricongiungimento familiare si deve tenere conto di tale principio,nonché per ridurre il numero di minori ricongiuntisi irregolarmente, si dovrebbero rendere meno restrittive le condizioni per il ricongiungimento familiare (condizioni relative al reddito, all’alloggio ecc.) e rendere più rapide ed efficienti le relative pratiche burocratiche.
· i minori richiedenti l’asilo politico
Un’altra categoria di soggetti è costituita dai minori che chiedono l’asilo politico
Alcuni minori(accompagnati o non accompagnati) all’ingresso in Italia.presentano domanda di asilo.
· In primo luogo, è necessario che si stabilisca che i minori non possono essere in alcun caso trattenuti nei centri di permanenza temporanea e assistenza, né, in generale, nei centri di identificazione (salvo il caso in cui la minore età sia palesemente in dubbio, e per il solo tempo necessario a verificarne l’età).
· In secondo luogo, deve essere chiarito che nei casi in cui la domanda di asilo venga rigettata, il minore non può comunque essere espulso e la decisione sulla sua permanenza in Italia deve fondarsi, come per tutti i minori, sulla valutazione del “superiore interesse del minore”.
L’obiettivo è quello di evitare che il ragazzo scappi e finisca nella rete dello sfrutta mento senza alcuna tutela giuridica ma, soprattutto, che diventi un invisibile".
d.le norme italiane in materia di protezione del minore.
Prima di tutto occorre che il minore straniero abbia ‘residenza abituale’ in Italia.
Atteso che la Convenzione dell’Aja del 1961 non contiene una definizione delle misure tendenti alla protezione del minore, né una elencazione esaustiva o indicativa,si debbano intendere icompresse nell’ambito della Convenzione: la tutela, artt. 343 e seguenti del codice civile, gli interventi urgenti di protezione della pubblica autorità, art. 403 codice civile,i provvedimenti giudiziari relativi all’esercizio della potestà genitoriale, infine artt. 330 e seguenti del codice civile, e altri ancora.
Sono inoltre applicati gli affidamenti eterofamiliari artt 2-5 della l. 184/83 sull’adozione e l’art 37che dichiara applicabile al minore straniero in condizione di abbandono in Italia la legge italiana in materia di adozione di affidamento e di provvedimenti necessari in caso di urgenza. Molto importante è anche l’art. 371 c.c. che demanda al Giudice Tutelare il compito di stabilire il luogo in cui il minore sottoposto a tutela deve vivere e che, rispetto ai minori stranieri non accompagnati è stato per analogia interpretato da alcune realtà locali, come attribuente all’autorità giudiziaria la valutazione dell’interesse o meno del minore a rimanere in Italia o ad essere rimpatriato.
Dall’esame della situazione del minore solo in Italia, emerge come negli anni successivi alla legge Martelli, la disciplina che si applicava a tali minori fosse complessa ed eterogenea.
In quegli anni, grazie all’intervento molto pressante dell’autorità giudiziaria, si ottenne che il nostro paese portasse l’attenzione sui minori stranieri in generale, al di là dell’esistenza sul nostro territorio di un genitore o di un familiare regolare.
Prendendo spunto dal complesso quadro normativo, dalla prassi giudiziaria così come dalle esperienze di collaborazione tra diversi contesti locali, nel corso del 1994, le autorità centrali del Ministero dell’Interno, di quello di Grazia e Giustizia e del Lavoro decisero di avviare una serie di incontri e discussioni che condussero all’emanazione di circolari. Si tentava così di regolamentare in modo uniforme sul territorio nazionale la questione del trattamento dei minori stranieri non accompagnati.
In base a tali circolari amministrative, all’autorità di polizia veniva sottratto ogni potere di determinazione sulla condizione ed il trattamento del minore, demandando all’autorità giudiziaria minorile il difficile e delicato compito di individuare la soluzione più confacente agli interessi supremi del minore richiamati dalla Convenzione Internazionale sui diritti del fanciullo.
Significativa in questo senso è la circolare n. 67 del 16 giugno 1994 del Ministero del Lavoro, grazie alla quale viene riconosciuto il diritto al lavoro del minore straniero ultra-quindicenne. Tale provvedimento stabiliva le condizioni e le procedure da seguire per l’accesso al lavoro di minori extracomunitari in stato di abbandono in Italia, prescindendo dalla iscrizione del minore stesso nelle liste di collocamento.
e.L’intervento della Giustizia minorile
f.L’accattonaggio minorile in Italia
Uno degli aspetti più frequenti in cui i minori che giungono in un paese europeo, come l’Italia, vengono sfruttati è l’accattonaggio.
Essa è una delle più antiche forme di profitto che vede l’impiego dei minori e una delle forme più vergognose in cui un bambino viene sfruttato.
Il triste fenomeno dell’accattonaggio minorile in Italia ha inizio verso la metà degli anni Ottanta e vede inizialmente l’utilizzo di minori slavi Rom e successivamente di bambini marocchini, impegnati a chiedere l’elemosina e a lavare i vetri delle auto ai semafori.
Oggi,accanto a queste 3-4.000 presenze, si sono aggiunti minori albanesi che sembrano far parte di un vero e proprio racket, dipendente da organizzazioni dedite all’immigrazione clande stina, e che si occupano di inserire questi minori in Italia.
Secondo l’Osservatorio sul lavoro minorile, in Italia, sono più di 8.000 i bambini, per lo più stranieri, sfruttati e costretti a mendicare dal racket; mentre, per il Dossier Fides, sarebbero circa 20.000 i piccoli accattoni presenti in Italia, di cui solo 8.000 popolerebbero la Regione  Lazio.
Altre fonti, invece, sostengono che il fenomeno è troppo fluttuante per offrire stime scienti fiche,infatti,non esistono uffici pubblici, né del volontariato sociale, che riescano a quan tificare in maniera palmare l’accattonaggio in Italia.
g.le cause del fenomeno
Due sarebbero le cause legate all’inasprirsi di questo fenomeno.
·         Innanzitutto, l’aumento dei flussi migratori verso l’Europa.
I principali paesi d’origine, infatti, dei flussi di tratta verso  l’Italia per motivi di accattonaggio sono: Romania, Albania, Moldavia, Bulgaria e Marocco.
Moltissimi minori stranieri,poi,vengono abbandonati e di conseguenza sono facilmente preda di chi li intende sfruttare. Secondo il Dossier Fides, dal 2000 al 2005, sono stati identificati ben 50.000 minori stranieri abbandonati.I piccoli coinvolti sono: bambini di nazionalità romena (39%); marocchina (22%); albanese (15%); dell’Europa orientale e del Nord Africa (24%).
·         La seconda causa, invece, riguarda gli elevati guadagni legati all’accattonaggio che porta il giro d’affari delle organizzazioni criminali a circa 500 milioni all’anno.
In particolare,i minorenni di etnica albanese e rumena, vengono “affidati” dalle proprie famiglie a organizzazioni criminali, di origine balcanica,che si occupano della loro “collocazione” in Italia.
Così, nelle strade della capitale, si ritiene che  i piccoli costretti all’accattonaggio, oscillino dai 300 ai 400 ed in prevalenza sono proprio stranieri.
In certi casi, poi, rimangono totalmente privi di istruzione, a meno che non frequentino regolar mente la scuola e vengano costretti a mendicare nel pomeriggio.
Di fatto,sono ridotti in schiavitù.
Secondo i dati forniti dal citato Dipartimento di Polizia criminale per i minori, a Latina, si è registrato un aumento sia delle denunce, che dei denunciati, pari al 200%; a Taranto del 1.500%; a Lecce dell’800%; a Ragusa del 600% e a Siracusa del 700%. Al contrario, nel Trentino Alto Adige, si è avuta una riduzione del 25%, in Liguria del 40%, in Calabria del 71,4%. Rimini, Teramo e Siena, invece, registrano un calo del 50%; e Terni e Benevento un -70-80%13.
L’azione di repressione contro gli sfruttatori, poi, non sempre si rivela adeguata.
Innanzitutto, i baby mendicanti vivono in un clima di omertà e di paura che rendere difficile
capire dove dormono, cosa mangiano, a chi sono affidati, quante ore vengono tenuti in strada,
nonché provare i maltrattamenti che subiscono.
Lo stesso inserimento dei minori in comunità, case di accoglienza e istituti minorili è reso difficoltoso dalla carenza di strutture e dall’ostilità delle famiglie di origine dei ragazzi, nonché di questi ultimi, restii ad adattarsi ad una vita regolata e organizzata, pronti ad allontanarsi dai luoghi di ricovero.
La mafia albanese è nota per la violenza esercitata sui bambini che vengono ceduti ai trafficanti dalle famiglie e diventano schiavi: sono malnutriti, vestiti di stracci e mandati a chiedere l’elemosina, per attirare la pietà della gente.
Spesso, per non incorrere in queste pene, la persona che usa il minore nell’accattonaggio non è un parente oppure lo si manda per strada da solo, minacciandolo di punizioni se non porta a casa i soldi.
Accade anche che i piccoli siano addirittura imbottiti di sedativi, affinché stiano buoni e tranquilli in braccio alle madri che chiedono l’elemosina sui marciapiedi.
Questi bambini maltrattati da grandi diverranno a loro volta “capetti”, ricreando il circolo dello sfruttamento.
h.le altre forme di sfruttamento e la giurisprudenza
Accanto all’attività di accattonaggio sono connesse altre attività delittuose a cui i minori sono obbligati: furti, spaccio di stupefacenti, sfruttamento sessuale; oltre al fatto che, i piccoli, sono forzati a vivere per strada, in stato di malnutrizione, costantemente soggetti a percosse se non guadagnano quanto imposto o non ubbidiscono ai loro sfruttatori.
Alcuni bambini invece vengono “trattati meglio”: sono quelli destinati ai pedofili.
La possibilità di un loro rimpatrio risulta spesso molto difficoltoso per la mancanza di documenti di identità, per l’ostilità da parte della famiglia d’origine ma soprattutto perché l’accattonaggio “rende” intorno alle ex 150.000 lire al giorno di cui buona parte va all’organizzazione, un’altra alla famiglia e circa ex 10.000 lire rimangono al minore.
Ciò sottolinea la necessità, in tutta la nazione, di interventi mirati e definitivi nei confronti di questa forma di sfruttamento dei bambini, nel rispetto di tutti i diritti enunciati nella Convenzione ONU a favore dell’infanzia.
Se il minore è sottoposto all’autorità o alla custodia di chi mendica, la pena prevede l’arresto da 3 mesi ad 1 anno. Se il fatto è commesso dal genitore, la condanna comporta la sospen sione dell’esercizio della potestà e può dar luogo all’apertura di un procedimento per l’adozione del minore (art. 671 del Codice Penale).
Di recente,La Suprema Corte ha attestato un duro colpo allo sfruttamento dei c.d. baby mendicanti affermando con chiarezza l’applicabilità del carcere preventivo per chi sfrutta i minori mandandoli sulla strada a chiedere l'elemosina.
La decisione appare pienamente in linea con l’orientamento già espresso in materia della Suprema Corte che lo scorso anno,aveva confermato una sentenza in tema di abbandono di minori ad un anno e a due mesi di reclusione ad una zingara, Zumra H., colpevole di avere abbandonato i tre figli minori, con meno di 14 anni (uno aveva solo due anni), a chiedere l'elemosina sul marciapiede di via XX Settembre a Genova.
i.Conclusioni
Nella maggior delle volte è commessa da persone di cui i bambini si fidano e comprende la violenza fisica, psicologica, la discriminazione, l’abbandono e il maltrattamento.
Non bisogna dimenticare che i minori stranieri non accompagnati sono tre volte vulne rabili:
perché minori, stranieri e soli !...
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