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Timestamp: 2020-08-05 18:54:54+00:00
Document Index: 118903732

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 30', 'art. 281', 'art. 281', 'art. 281', 'art. 360', 'art. 281', 'art. 281', 'art. 190', 'art. 352', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 366', 'art. 366']

Sentenza Cassazione Civile n. 2024 del 27/01/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2024 del 27/01/2011
Cassazione civile sez. VI, 27/01/2011, (ud. 16/12/2010, dep. 27/01/2011), n.2024
sul ricorso 7181-2010 proposto da:
P.G. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in
ROMA, VIA COSTANTINO MORIN 27, presso lo studio dell’avvocato TEDESCO
GIOVANNI, rappresentato e difeso dagli avvocati MALLUZZO LUIGI MARIA,
FRANCESCO SURACE, giusta procura a margine del ricorso;
avverso la sentenza n. 1338/2009 del TRIBUNALE di CATANZARO,
p.1. P.G. ha proposto ricorso per cassazione contro la Telecom Italia s.p.a. e la s.r.l. Otis Spedizioni, avverso la sentenza del 22 ottobre 2009, con la quale il Tribunale di Catanzaro ha accolto con gravame delle spese giudiziali l’appello della Telecom avverso la sentenza n. 1205 del 2008, con la cui il Giudice di Pace di Badolato, provvedendo sulla domanda di esso ricorrente contro la Telecom e su quella di manleva di quest’ultima verso la Otis, ha accolto la domanda del medesimo, intesa ad ottenere dalla Telecom il risarcimento del danno sofferto a causa dell’inadempimento contrattuale all’obbligo di consegnare, nel quadro del relativo rapporto di utenza, l’elenco telefonico dell’anno 2006, condannando la Telecom al pagamento di Euro 80,00 (comprensive del rimborso dell’addebito di Euro 0,96 oltre i.v.a. per costo consegna elenco) ed alle spese giudiziali, distratte a favore del difensore della parte attrice, nonchè, in accoglimento della domanda di manleva, condannato la Otis (che, secondo la Telecom era stata incaricata della consegna degli elenchi) a tenere indenne la Telecom delle conseguenze della soccombenza.
p.2. Prestandosi il ricorso ad essere trattato con il procedimento di cui all’art. 30-bis c.p.c., è stata redatta relazione ai sensi di tale norma, la quale è stata notificata agli avvocati delle parti costituite e comunicata al Pubblico Ministero presso la Corte.
La seconda è che, quand’anche lo fosse, nella specie l’art. 281- sexies sarebbe stato applicato in modo lesivo del diritto di difesa, perchè, prima della decisione a seguito di trattazione orale, non vi sarebbe stato l’invito alle parti a precisare le conclusioni.
Ivi si legge che “istruita documentalmente, la causa era decisa, su accordo delle parti, ex art. 281-sexies c.p.c., con il deposito di note nel termine concesso”. Questo dato – per la verità tralasciato anche della difesa svolta dalla resistente nel controricorso – evidenzia che al procedimento decisionale ai sensi dell’art. 281- sexies c.p.c. il Tribunale diede corso “su accordo delle parti”. Ne consegue che – in disparte ogni considerazione sulla praticabilità e sui limiti della forma decisionale di cui a detta norma davanti al tribunale in composizione monocratica investito di un giudizio di appello – nella specie si è proceduto con quella forma per esplicita richiesta delle parti e, quindi, della stessa parte ricorrente.
3.2. – La prima censura sarebbe comunque affetta da manifesta infondatezza alla stregua dell’art. 360-bis c.p.c., n. 1 nel significato attribuito alla proclamazione di questa norma dal recente arresto delle Sezioni Unite della Corte (Cass. sez. un. (ord.) n. 19051 del 2010): infatti, la questione dell’applicabilità del procedimento decisionale dell’art. 281-sexies c.p.c. in sede di appello davanti al tribunale in composizione monocratica è stata espressamente esaminata da questa Corte in una decisione che si è così espressa: “Nel procedimento d’appello davanti al tribunale, in composizione monocratica, non può procedersi alla discussione orale della causa cui segua la lettura del dispositivo ex art. 281-sexies cod. proc. civ., se una delle parti richieda, all’udienza di discussione, di disporre lo scambio delle conclusionali ai sensi dell’art. 190 cod. proc. civ., essendo tenuto il giudice, per espressa previsione dell’art. 352 c.p.c., u.c., a provvedere a tale adempimento e a fissare una nuova udienza di discussione nel termine previsto dalla norma, a pena di nullità della sentenza per violazione del diritto di difesa. (Nel caso di specie, il giudice d’appello, fissata l’udienza di precisazione delle conclusioni, di discussione orale e di lettura della sentenza, a tale udienza non aveva concesso il termine per lo scambio delle comparse, nonostante la richiesta di una delle parti)”. (Cass. n. 6205 del 2009).
Vi si censura la sentenza impugnata per avere ritenuto indimostrato l’esperimento, anteriormente all’inizio della lite in primo grado, del tentativo di conciliazione previsto dal detto regolamento. Si sostiene sia che l’esperimento sarebbe stato dimostrato “dall’avviso di ricevimento dell’11.12.2007 attestante la richiesta inoltrata al CORECOM competente”, sia che erroneamente il Tribunale avrebbe considerato indimostrato la condizione di procedibilità per non essere stata data prova della comunicazione dell’istanza conciliativa alla controparte. Sotto questo secondo profilo si sottolinea che il detto Regolamento prevede che l’attivazione del contraddittorio debba curarsi da parte del CORECOM. 4.1. – Il primo rilievo è inammissibile per violazione dell’art. 366 c.p.c., n. 6, giacchè non solo non si è riprodotto il contenuto dell’avviso di ricevimento, ma nemmeno si è detto in quale sede e come nel giudizio di merito venne prodotto e, soprattutto se e dove sia stato prodotto in questa sede di legittimità, al fine di consentirne alla Corte l’esame, sicchè viene in rilievo la giurisprudenza di questa Corte già citata al precedente punto 3.3..
Al riguardo, si rileva che in chiusura dell’esposizione del ricorso e prima delle sue conclusioni, si dice che il ricorso, ai sensi dell’art. 366 c.p.c., n. 6, sarebbe fondato “sui seguenti atti e documenti: – doc. n. 1 verbale di udienza del 22/10/2009; – doc. n. 2 fascicolo produzione al Giudice di Pace di Badolato; – doc. n. 3 fascicolo produzione al Tribunale di Catanzaro”. Ma, com’è di tutta evidenza, in tali indicazioni nessun riferimento specifico si rinviene al documento di cui trattasi.
Le modalità di proposizione dell’istanza di conciliazione prevista dal citato Regolamento sono fissate dall’ari. 7, commi 3 e 4 di esso, dopo che i due commi precedenti ne hanno indicato il contenuto.
Il comma 3 così dispone: “L’istanza, a pena di inammissibilità, è sottoscritta dall’utente o, per le persone giuridiche, dal rappresentante legale, ovvero da un rappresentante munito di procura speciale, conferita con atto pubblico o con scrittura privata autenticata, ed è consegnata a mano contro rilascio di ricevuta ovvero inviata a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento, a mezzo fax o tramite posta elettronica certificata”. Il comma 4, a sua volta precisa: “L’istanza può anche essere inoltrata compilando il formulario UG, disponibile sul sito ufficiale dell’Autorità ((OMISSIS)) e presso gli uffici dei Co.re.com”.
II ricorso è, dunque, rigettato.