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Timestamp: 2019-08-21 10:06:18+00:00
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Matched Legal Cases: ['art.52', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 52', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 57', 'art. 2', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 37', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

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#rete150k – La “giustizia” Europea condanna a morte gli immobili di interesse artistico
Ai sensi dell’art.52 del RD 2537/1925, gli architetti avrebbero competenza esclusiva per operare su edifici artistici vincolati; inoltre, sebbene la cosa sia poco nota, tale competenza esclusiva vale anche per gli edifici artistici non vincolati.
Nel 2006 infatti, la sentenza n°5239 del Consiglio di Stato, Sezione VI, aveva riconosciuto che “la progettazione di opere di rilevante carattere artistico e d’interesse storico-artistico, siano o meno vincolate, spetta esclusivamente all’architetto, salvo la parte tecnica che spetta sia all’architetto che all’ingegnere“, laddove per parte tecnica si suppone vogliano intendersi la struttura portante e gli impianti tecnologici.
È bene ricordare altresì che “la limitazione stabilita per gli ingegneri italiani vale anche per gli ingegneri civili degli altri Stati dell’Unione Europea“.
In aggiunta a quanto sopra poi, la sentenza del Tar Lazio del 17.10.2011 n°7997, confermando quanto sopra, venne a precisare che, “se l’incarico professionale riguarda “la parte tecnica” e viene affidato ad un ingegnere, occorre comunque affiancare un architetto, ai sensi del citato RD 2537/1925“.
Gli architetti, e soprattutto i monumenti se potessero parlare, dovrebbero quindi sentirsi in una botte di ferro … ma purtroppo non è così!
Infatti, nel triste elenco dei vari danni generati dall’Unione Europea all’Italia va aggiunto anche quello di cui alla recentissima sentenza della Corte di Giustizia Europea (V Sezione, del 21 febbraio 2013) che mette fine all’annosa questione che vedeva contrapposti ingegneri ed architetti … come ha commentato in maniera euforica il Presidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri, Armando Zambrano, il quale si è spinto ad affermare “è la fine di uno steccato che, in un mercato europeo dei servizi professionali, non aveva più senso di esistere”.
Già, un mercato europeo dei servizi professionali … una vera vergogna mercificare una professione che richiede conoscenze che i legislatori e certi “giudici” ignorano profondamente, una vergogna della quale non si può andar fieri … se non nella mente di chi osanni le “società d’ingegneria” che hanno massacrato i “piccoli” professionisti e cancellato il futuro dei giovani architetti!
Giustamente, secondo il Consiglio Nazionale degli Architetti, i laureati in ingegneria civile di altri Stati Membri avrebbero dovuto sottoporsi ad una verifica in merito alle qualifiche possedute nel settore dell’architettura; ciò nonostante, la Corte di Giustizia Europea (la cui giustizia, lo sappiamo bene, spesso si limita ad amministrare gli interessi delle lobbies ai vari livelli), con un vergognoso e dannosissimo colpo di spugna, ha deciso di cancellare questa misura di salvaguardia.
Il punto 43 della sentenza infatti dichiara “[…] contrariamente alla tesi difesa dal Consiglio Nazionale degli Architetti […] non può dedursi che la direttiva 85/384 consenta a detto Stato membro (l’Italia) di subordinare l’esercizio delle attività aventi ad oggetto immobili di interesse artistico alla verifica delle qualifiche degli interessati in questo settore”.
Conseguentemente, sempre secondo la Corte Europea (punto 51 della sentenza) “l’accesso alle attività previste dall’articolo 52, secondo comma, del Regio Decreto n. 2537/25 […], non può essere negato alle persone in possesso di un diploma di ingegnere civile o di un titolo analogo rilasciato in uno Stato membro diverso dalla Repubblica Italiana”.
Il dubbio che mai e poi mai i legislatori italiani del ’25 avrebbero potuto immaginare che l’Europa si sarebbe disgraziatamente unita, e che quindi la specifica sui laureati degli altri Paesi membri risultasse a quell’epoca del tutto superflua, non ha minimamente sfiorato le menti illuminate della Corte Europea … loro, si sa, si muovono solo in funzione degli interessi dei promotori di certe sentenze! Certe sentenze e direttive europee, dalle quote latte alle marmitte catalitiche, lo sappiamo bene, non tutelano mai i Paesi oggetto delle controversie, ma solo ed esclusivamente quelli del “gigante” europeo intenzionato a tiranneggiare contro i suoi “staterelli” interni!
L’ingegner Zambrano ovviamente rivendica “l’immediata ricaduta anche sugli ingegneri italiani” di questa sentenza.
In pratica, la Corte di Giustizia Europea ha confermato l’orientamento della sentenza n°3630 del 15 novembre 2007 emessa dal TAR Veneto con la quale si riteneva di dover abrogare il secondo comma dell’art. 52 “in quanto tale disposizione è incompatibile con il principio della parità di trattamento come interpretato dalla Corte Costituzionale, a causa del fatto che i professionisti nazionali non possono essere trattati in maniera discriminatoria rispetto ai professionisti provenienti da altri Stati membri”.
In pratica il TAR del Veneto, piuttosto che mettere i paletti a difesa dei propri cittadini professionisti, chiede che l’Italia intera si pieghi a 90° nel rispetto dei professionisti di altri stati membri … ma che bravi!
Ma chi sono questi professionisti degli altri stati membri? E quali sono le loro capacità professionali? Ma soprattutto quali sono le loro conoscenze storiche rispetto al nostro patrimonio storico-artistico e tecnico? ZERO!!!
Ormai da 20 anni insegno in una università straniera, e spesso mi è capitato di lavorare all’estero e in Italia a contatto con professionisti stranieri e, se devo dirla tutta, penso che nessun Paese al mondo abbia mai prodotto dei professionisti preparati come i nostri!
Sono davvero stufo della cialtronaggine di certi politici e giornalisti i quali sminuiscono, senza conoscere affatto, la qualità reale delle nostre scuole ed università. Personaggi in cerca d’autore che infangano i nostri studenti basandosi sul sentito dire, o più semplicemente su delle verifiche fasulle fatte con le crocette in osservanza di metodi cialtroni che non ci appartengono affatto! Siamo onesti e diciamo le cose come stanno!
Queste campagne denigratorie hanno, negli anni, portato ad abbassare il nostro livello di conoscenze piuttosto che imporre agli altri “paesi membri” di adeguarsi loro al nostro range culturale, ormai stiamo mercificando gli studenti, visti ora come clienti, e continuiamo a fare confronti impossibili tra i nostri laureati e quelli stranieri … tutto questa mancanza di tutela della nostra cultura da parte dello Stato ha portato a questa vergognosa sentenza che non considera minimamente quelle che potrebbero essere le reali competenze e conoscenze dei professionisti chiamati al capezzale del nostro patrimonio!
All’estero il conseguimento del bachelor è una pura formalità, poi si fa un master di due o tre anni (la cui qualità cambia da Paese a Paese senza però mai raggiungere la qualità dei nostri laureati!) che dà il titolo di architetto o di ingegnere. Quei masters sono ovviamente concepiti in modo che i professionisti vengano muniti di spessi paraocchi che li aiutino ad entrare in un mondo del lavoro organizzato in compartimenti stagni, dove la figura dell’architetto risulta frammentata in una miriade di specializzazioni, e dove il professionista si dovrà limitarsi a praticare esclusivamente la branca nella quale si è specializzato, senza punto conoscere nulla degli altri aspetti professionali … alla faccia della definizione dell’architetto contenuta nel primo libro di Vitruvio! (1)
È questa la tutela della professione per la quale l’ingegner Zambrano canta vittoria? Sono questi i professionisti cui auspichiamo di affidare il restauro dei nostri monumenti?
A tal proposito voglio raccontare un aneddoto capitatomi di recente. Durante un colloquio con una neolaureata italiana – laureatasi in un Paese europeo le cui università vengono spesso prese a modello per tutti – ella mi ha riferito che, nella sua università, non le è mai stato fatto elaborare alcun progetto architettonico completo; infatti, i suoi docenti si sono limitati a farle realizzare dei modelli “artistici”, una sorta di “sculture informi”, piuttosto che delle architetture. In pratica nessuno le ha insegnato a progettare e/o disegnare perché, le è stato detto da un suo professore, certe cose le avrebbe imparate a posteriori andando a far pratica in qualche grande studio di design! Ovviamente potrete immaginare ciò che possa avermi rivelato in merito alle sue conoscenze della Storia dell’Architettura italiana … sono questi i professionisti esteri che vogliamo mettere alla pari dei nostri?
Se questo la dice lunga sul grado di preparazione degli architetti non italiani, possiamo immaginare quelle che possano essere le conoscenze degli ingegneri stranieri rispetto alla Storia dell’Architettura del Paese custode della maggioranza del patrimonio mondiale, figuriamoci poi la conoscenza della Storia dell’Urbanistica, delle Teorie e Tecniche di Restauro, ecc. … ma qui occorre per onestà riconoscere come certe discipline risultino praticamente sconosciute anche alla stragrande maggioranza degli ingegneri italiani!
Il Piano degli Studi delle Facoltà di Ingegneria italiane esclude infatti l’insegnamento e l’apprendimento di queste materie … ad esclusione di un’infarinatura della Storia dell’Architettura prevista in qualche ateneo.
Inoltre, sotto l’aspetto tecnico, lo studio dell’ingegneria civile edile ignora l’importanza dello studio delle tecniche di calcolo e costruzione pre-moderne, in nome di una devozione assoluta nei confronti del cemento armato e delle tecniche più all’avanguardia.
Il nostro patrimonio ha recentemente subito enormi danni, e continua a subirne ogni giorno, a causa di errati restauri figli dell’ignoranza delle problematiche connesse con l’uso di materiali e tecniche dal comportamento statico affatto diversi (2). Personalmente stimo molto gli ingegneri e ammetto che spesso è più facile e piacevole parlare di architettura con loro che non con gli architetti. Spesso gli ingegneri presentano un’onestà intellettuale che manca alla mia categoria per eccesso ideologico. Tuttavia non posso non condannare il risultato della sentenza della Corte di Giustizia Europea del 21 febbraio 2013, perché condannerebbe il nostro patrimonio a patire danni irreparabili come quelli della Cupola della Anime Sante di L’Aquila, della Torre Medicea di Santo Stefano in Sessanio, della Scuola Armaturarum di Pompei e via discorrendo.
Chi non ha mai studiato in maniera approfondita la Storia dell’Architettura, la Storia e le Teorie del Restauro, le Tecniche Costruttive Tradizionali, il comportamento dei diversi materiali da costruzione quando vengono ad esser combinati tra loro, non può e non deve esser legittimato ad operare su ciò che non conosce!
Chi di voi si farebbe operare al cuore da un dentista?
(1) A determinare la professionalità dell’architetto contribuiscono numerose discipline e svariate cognizioni, perché è lui a dover vagliare e approvare quanto viene prodotto dalle altre arti, questa scienza è frutto di esperienza pratica e di fondamenti teorici. La pratica deriva da un continuo e incessante esercizio finalizzato a realizzare lo schema di un qualunque progetto, mediante l’attività manuale che plasma la materia. La teoria invece consiste nella capacità di mostrare e spiegare dettagliatamente la realizzazione dei progetti studiati con cura e precisione nel rispetto delle proporzioni […] di conseguenza egli deve essere versato nelle lettere, abile disegnatore, esperto di geometria, conoscitore di molti fatti storici; nondimeno abbia cognizioni in campo filosofico e musicale, non sia ignaro di medicina, conosca la giurisprudenza e le leggi astronomiche […] l’architetto deve possedere una buona conoscenza storica che gli permetta di spiegare a eventuali interlocutori il significato simbolico delle decorazioni con cui egli spesso abbellisce i suoi edifici […] quindi essendo questa disciplina così vasta e ricca, per svariati e molteplici apporti culturali, non credo che uno possa da un giorno all’altro definirsi a buon diritto architetto, ma solo colui che fin dalla fanciullezza si sia addentrato per gradi in questa materia e, dotato di una buona formazione artistica in genere, sia giunto al sommo tempio dell’architettura. […] Può sembrare forse incredibile per chi non ha esperienza, che la mente umana sia in grado di assimilare e ricordare una tale quantità di nozioni. Però ci si convincerà che ciò è possibile, rendendoci conto che tutte le branche del sapere sono in stretta relazione e tra loro collegate: la scienza nel suo complesso è infatti come un unico corpo composto di varie membra. Pertanto chi fin dalla tenera età riceve una formazione varia e articolata in ogni settore è in grado di riconoscere facilmente gli aspetti comuni e interdisciplinari fra le varie scienze e di apprenderle con notevole rapidità […] Per forza di cose un architetto non deve né può essere un grammatico alla stregua di Aristarco (di Samotracia 217-145 a.C.), non per questo però sia illetterato; né potrà essere un esperto di musica come Aristosseno (di Taranto morto intorno al IV sec. a.C.), ma nemmeno un perfetto ignorante; né un pittore al pari di Apelle, eppure dovrà saper disegnare; né uno scultore del livello di Mirone o di Policleto, avendo tuttavia delle cognizioni plastiche; né, per finire, un medico come Ippocrate, ma neppure sarà inesperto di medicina; né di eccezionale bravura nelle altre scienze, ma nemmeno un incapace […] In tutte le altre discipline vi sono molti, se non proprio tutti, argomenti di discussione comuni. Ma la perfetta realizzazione di un’opera frutto di un lavoro e di un’applicazione costanti è compito di chi si è specializzato in un settore specifico. Mi sembra dunque aver già fatto abbastanza chi possegga una conoscenza sia pure superficiale dei dati teorici fondamentali delle discipline utili in campo architettonico così da non trovarsi in difficoltà qualora occorra valutare e decidere sul loro impiego […] Quindi poiché non a tutti indiscriminatamente, ma a pochi individui è concesso di avere un tale ingegno per dote naturale, il compito dell’architetto dev’essere quello di esercitarsi in tutti i campi e, data l’enorme quantità di nozioni indispensabili, ragion vuole che egli inevitabilmente non possa raggiungere il massimo della conoscenza in ogni settore, ma si accontenti di un livello medio […]
(2) Rimando al mio articolo “Sui Danni al Patrimonio Artistico Derivanti da una Cultura Monodirezionale” per un approfondimento del tema.
tag: architetti, competenze professionali, ingegneri
Architetto Massimo Gallione
Presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti PPC
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Ingegnere Giovanni Rolando
Presidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri
Via IV Novembre, 114 – 00187 Roma
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Geometra Fausto Savoldi
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cng@cng.it
Oggetto: Competenze Professionali Architetti/Ingegneri e Geometri
La recente sentenza della Cassazione n. 19292/2009 ha riacceso il dibattito sulle competenze Professionali tra Architetti/Ingegneri e Geometri. I Consigli Nazionali, da voi diretti, hanno diramato delle circolari dai contenuti contrastanti che hanno alimentato e riaperto polemiche che vanno avanti da decenni.
In questo clima, non certo idilliaco, si inserisce il Disegno di Legge n. 1865 presentato dalla Senatrice Simona Vicari, (ironia della sorte un architetto), che allarga in maniera generosa e sicuramente superficiale le attuali competenze dei Geometri.
Noi crediamo che non sia questo il modo corretto di agire ma riteniamo ormai non più rinviabile il momento di porre fine a inutili polemiche e di mettere mano al riordino delle competenze professionali.
Vi invitiamo pertanto a sedervi attorno ad un tavolo, con il massimo spirito di collaborazione, per discutere le problematiche delle competenze e per aggiornare Leggi che regolamentano la professione, (RD n.2537 del 1925 e RD n. 274 del 1929), vecchie, obsolete e non più rapportabili alla società odierna. Provate a immaginare quanto sia cambiata la società dal 1925 ad oggi.
Ci auguriamo che vogliate accogliere il nostro appello nell’interesse di tutti i quasi 500.000 professionisti italiani tra architetti, ingegneri e geometri, ma soprattutto nell’interesse di tutti i cittadini italiani perché il raggiungimento della qualità architettonica è un valore che appartiene alla collettività.
Roma / Catania 15-02-2010
SPAZI CONTEMPORANEI AMATE L’ARCHITETTURA
Architetto Fabrizio Russo Architetto Antonio Marco Alcaro
tag: architetti, competenze professionali, dddl 1865, geometri, ingegneri
La recente sentenza della Cassazione n. 19292/2009 ha ribadito, come se non bastassero le precedenti sentenze, che : “ai geometri è solo consentito, ai sensi della norma contenuta nel R.D. n. 274 del 1929, art. 16 lett. m., la progettazione, direzione e vigilanza di modeste costruzioni civili, con esclusione in ogni caso di opere prevedenti l’impiego di strutture in cemento armato a meno che non si tratti di piccoli manufatti accessori, nell’ambito di fabbricati agricoli o destinati alle industri agricole, che non richiedano particolari operazioni di calcolo e che per la loro destinazione non comportino pericolo per l’incolumità pubblica“.
L’articolo 16 del Regio Decreto del 1929 è talmente chiaro che non dovrebbe dare adito a dubbi in merito alle competenze dei Geometri, ma l’Italia è un paese “strano”, le leggi si interpretano a proprio comodo e il gran numero di norme esistenti contribuisce a confondere le idee. Per essere chiari il R.D. del 1929 è attualmente ancora in vigore ed è l’unica norma che regolamenta le competenze dei Geometri, nel 2003 hanno provato a presentare una legge, (vedi link), che avrebbe dovuto modificare l’art. 16 in diversi punti, tra cui: la soppressione della parola “modeste“; della frase “di piccoli manufatti accessori, nell’ambito di fabbricati agricoli o destinati alle industri agricole, che non richiedano particolari operazioni di calcolo e che per la loro destinazione non comportino pericolo per l’incolumità pubblica” e di altri commi, ma la legge non è passata e il fatto stesso che l’abbiano presentata, dimostra che l’operato dei geometri non corrispondeva, (e non corrisponde tuttora), a quanto stabilito dal R.D. Per approfondimenti vi consiglio l’articolo di Enrico Milone, (vedi link).
La confusione è stata alimentata da due norme:
la prima è la n.144 del 2 marzo 1949, che, nel recare le tariffe professionali dei geometri, descrive, all’art. 57 le diverse categorie di opere per le quali i detti tecnici hanno il diritto di percepire i relativi onorari: ebbene, con particolare riguardo alla realizzazione di costruzioni civili con struttura in cemento armato, la norma citata non sembrerebbe escludere tout court la competenza del geometra, ma solamente per quanto attiene alla progettazione e direzione di costruzioni antisismiche;
la seconda è la legge n.1086 del 5 novembre 1971, in materia di cemento armato, l’art. 2, nel ridisciplinare la progettazione e direzione lavori delle opere in cemento armato, richiama non solo i tecnici laureati, ma fa espresso riferimento anche alle figure professionali dei geometri e dei periti edili.
Le due norme sono chiaramente un esempio di come spesso in Italia “la si butti in caciara”, non si riesce a fare una legge che dica che i geometri possano progettare, allora si inserisce qualche articolo in varie norme dove si attribuiscono al geometra competenze che non ha e il gioco è fatto. Dobbiamo aspettare una sentenza della Cassazione , (negli ultimi anni si sono espressi diverse volte: sentenza n .8545/2005, 6649/2005, 3021/2005, 19821/2004, 5961/2004, 15327/2000, 5873/2000, 2861/1997, 239/1997, 9044/1992, 1182/1986, 4562/1979, 3622/1979, 1570/1972, 2698/1969), per riaprire il dibattito ed è quello che è avvenuto con l’ultima sentenza del 07 settembre 2009.
Dopo tale sentenza si sono subito mossi gli ingegneri, il CNI in data 04 novembre 2009 ha emanato una circolare, (vedi link ), in cui si ribadisce la competenza in materia di progettazione di opere in cemento armato esclusivamente agli ingegneri e architetti allegando alla circolare un’ipotesi di lettera da inviare a tutte le amministrazioni, da parte di tutti gli Ordini provinciali, che si conclude così: “Si invita, pertanto, codesta Amministrazione ad operare nel rispetto dei principi sopra enucleati, notiziandovi fin d’ora che in difetto questo Ordine provinciale si vedrà costretto ad esperire, presso le sedi deputate, tutte le azioni necessarie a tutela dei valori della professione di ingegnere nonché dei diritti ed aspettative dei professionisti rappresentati“.
In data 17 dicembre 2009 si muove anche il nostro Consiglio Nazionale degli Architetti, ed è già una notizia, visto che non mi sembra di ricordare che abbia mai fatto qualcosa per contrastare l’abusivismo della professione da parte dei geometri. Viene emanata una circolare, (vedi link), ai Consigli degli Ordini provinciali, in realtà è una copia della circolare degli ingegneri con qualche frase cambiata, (non siamo capaci neanche di scriverci una circolare da soli), peccato che l’unica cosa che dovevano copiare, (e non l’hanno fatto), era la frase finale: “Alla luce di quanto sopra esposto, è dovere istituzionale dell’Ordine informare i propri iscritti ed attuare ogni forma di verifica e controllo, anche sotto il profilo disciplinare, per sanzionare le pratiche illegittimamente poste in essere in spregio ai principi di cui sopra nonché richiamare le pubbliche amministrazioni, (si veda ipotesi di lettera allegata), al rispetto della norma così come dettagliatamente esplicitata dalla sentenza della Suprema Corte“.
Il nostro Consiglio Nazionale, contrariamente, termina la circolare nel modo seguente: “Nell’invitare gli Ordini in indirizzo a voler dare ampia pubblicizzazione presso gli iscritti del contenuto della presente circolare, si coglie l’occasione per porgere i migliori saluti“.
Mi rivolgo al Presidente del CNA Architetto Massimo Gallione, secondo lei è compito degli iscritti dover perseguire l’esercizio abusivo della professione di architetto o dei Consigli degli Ordini provinciali ? ha mai letto l’art. 37 comma 3 del RD 2537/1925 ? : “Il Consiglio dell’Ordine, oltre alle funzioni attribuitegli dal presente regolamento o da altre disposizioni legislative o regolamentari: 3) Cura che siano repressi l’uso abusivo del titolo di ingegnere e di architetto e l’esercizio abusivo della professione, presentando, ove occorra, denuncia all’autorità giudiziaria“
Invitiamo pertanto tutti gli Ordini provinciali ad attivarsi a far rispettare presso tutte le Amministrazioni competenti il rispetto delle normative vigenti.
Non è finita qui, il 19 Novembre 2009 il Consiglio Nazionale dei Geometri, dopo la circolare del CNI e dopo che si erano mossi alcuni ordini provinciali , tra cui Teramo e Matera, (inutile ripeter che il nostro CNA si è mosso come al solito in ritardo, ma è già tanto che si è mosso), ha diramato una circolare, (vedi link), in cui dicono sostanzialmente che la sentenza della Suprema Corte prende fischi per fiaschi e che è ormai prassi consolidata che loro possono fare quello che vogliono, anzi addirittura minacciano dicendo:” Nelle aree nelle quali l’ingerenza di altre categorie dovesse rivelarsi particolarmente pressante, potrà intervenire direttamente il Consiglio Nazionale, come già avvenuto per gli ingegneri, architetti, Comuni ed altre pubbliche amministrazioni della provincia di Teramo“.
E’ il colmo che i geometri, che per decenni hanno operato nel più totale spregio delle leggi, si ribellino perché una sentenza gli ricorda che invece le leggi vanno rispettate, e noi architetti, che per decenni non abbiamo fatto niente per condannare l’esercizio abusivo della professione di architetto, ci facciamo dare addosso come se nulla fosse e, come se non bastasse, il Consiglio Nazionale dei Geometri si è rivolto all’Antitrust, (vedi link), accusandoci di turbativa alla concorrenza finalizzata alla difesa di interessi sfacciatamente corporativi, è come se gli infermieri accusassero i medici di impedirgli di fare il loro lavoro di medico ! Siamo al paradosso.
Noi di amate l’architettura non vogliamo arrivare allo scontro tra categorie professionali, ma crediamo sia arrivato il momento giusto per sedersi attorno a un tavolo e ridefinire le competenze di professionisti che hanno una formazione completamente diversa gli uni dagli altri e il buon senso porterebbe a pensare che possano svolgere incarichi differenti ma complementari tra loro, non dimenticando che le norme che attualmente regolano le competenze professionali hanno più di 80 anni e non hanno più senso di esistere in una società completamente diversa da quella del 1925.
E’ in questa direzione che ci muoveremo inviando una lettera aperta ai Presidenti del Consiglio Nazionale degli Architetti, Consiglio Nazionale degli Ingegneri, Collegio Nazionale dei Geometri e per conoscenza a tutti gli Ordini provinciali.
p.s. perché i nostri rappresentanti degli Ordini degli architetti ci ripetono continuamente che l’ordine non è un sindacato e non può fare la difesa della categoria, quando in tutti i siti dei Collegi dei geometri e degli Ordini degli ingegneri non si parla altro, in questa occasione, che di tutela degli interessi della categoria da parte dei rispettivi organismi di rappresentanza nazionale ? siamo forse diversi ?
tag: CNI, competenze professionali, Consiglio Nazionale Architetti, geometri, ingegneri, sentenza cassazione