Source: http://znetitaly.altervista.org/art/9634
Timestamp: 2013-05-22 12:15:59+00:00
Document Index: 25107874

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza\n', 'art/10933', 'art/10928', 'art/10920']

Germania: carcere per l'uomo con il megafono
Germania: carcere per l’uomo con il megafono
di Hendrik Lasch – 5 febbraio 2013
Il tribunale di Dresda pronuncia una dura condanna contro un partecipante alle proteste antinaziste del 2011
Un presunto “caporione” di una protesta contro una marcia nazista a Dresda, il 19 febbraio 2011, è stato condannato da un tribunale locale a 22 mesi di carcere. “Alla fine la popolazione di Dresda né ha avuto abbastanza”; con questa opinione il giudice distrettuale Hans-Joachim Hlava ha giustificato la sua severa sentenza contro un partecipante a una protesta antinazista il 19 febbraio 2011 nella capitale dello stato tedesco della Sassonia. Il trentaseienne padre di famiglia è stato condannato a 22 mesi di carcere senza condizionale. Il suo avvocato, Sven Richwin, considera probabile un appello: non nutriva speranze “comunque, nel primo tribunale”. L’operaio meccanico specializzato è stato accusato di aver coordinato e comandato, da “caporione”, lo sfondamento violento di una barricata della polizia nel distretto Suedvorstadt di Dresda, usando un megafono. Ci sono stati presunti lanci di pietre e la polizia sarebbe stata aggredita con bastoni. Nel 2011 la polizia aveva tentato di tenere separati gli estremisti di destra e i contromanifestanti sulle rive opposte del fiume Elba, ma non era stata numericamente all’altezza del compito. La coalizione “Dresda libera dai nazisti” aveva chiesto un blocco della marcia nazista, che presupponeva una “forzatura” dello schieramento di polizia. Il principio centrale dell’”accordo operativo” era la nonviolenza, tuttavia. Esso non è stato sempre seguito: a sud della principale stazione ferroviaria ci sono state schermaglie violente. In un caso centinaia di manifestanti hanno aggredito quattordici agenti di polizia. Nell’assalto alla barricata alcuni agenti sono rimasti feriti. Ci sono state ferite da mortaretti, lacerazioni e contusioni. Che l’accusato abbia, o no, avuto un ruolo quel giorno e, in caso affermativo, di che genere, rimane una domanda aperta. Un testimone non è stato in grado di identificarlo in aula. L’accusa ha fatto riferimento a un video della polizia. Nel video si poteva vedere un uomo della stessa altezza dell’accusato. L’azione “ha esibito una grande energia criminale”, secondo il pubblico ministero. L’accusa è stata di turbativa aggravata dell’ordine, percosse aggravate e aggressione. Il pubblico ministero ha chiesto addirittura due anni e mezzo di reclusione. La difesa, d’altro canto, non ha ritenuto provato che l’accusato fosse davvero l’uomo nel video. La difesa ha anche affermato che l’accusa avrebbe dovuto essere di semplice turbativa dell’ordine e che il suo cliente non poteva essere ritenuto responsabile delle lesioni agli agenti della polizia. Il giudice Hlava è di parere diverso: “Lei deve assumersi la responsabilità anche degli altri”, ha detto all’accusato nel corso della sentenza. Lo ha anche accusato di non aver dichiarato e spiegato alla corte la “sua posizione sulla violenza”. Inoltre ha anche nebulosamente affermato che “i precedenti politici” del trentaseienne dimostravano “che lei era là”. Il giudice non ha fatto alcun tentativo di nascondere che la sua sentenza è stata mirata anche a essere un deterrente per le imminenti dimostrazioni contro la marcia nazista del 13 febbraio. La data storica attira gruppi di destra e “automaticamente anche di sinistra” e verrebbe “sfruttata politicamente da entrambi gli schieramenti”. I residenti nella città, ha affermato il giudice, ne hanno abbastanza. L’avvocato difensore Sven Richwin considera eccessiva la sentenza, in confronto con casi simili, ad esempio relativi alle dimostrazioni del Primo Maggio a Berlino: “E’ inaccettabile”, ha dichiarato rispondendo a una domanda di Neues Deutschland. E’ semplicemente incomprensibile il motivo per cui la condanna non è stata almeno sospesa. Il trentaseienne è padre di un bambino e ha un lavoro a tempo pieno presso il comitato esecutivo del partito Die Linke. Una delle curiosità del processo è stata che un rappresentante del suo datore di lavoro è stato interrogato come testimone in aula, anche se l’accusato non aveva cominciato a lavorare alle sue dipendenze se non dopo il febbraio 2011. Richwin ripone ora le sue speranze nell’appello. Mentre la corte distrettuale di Dresda è diventata nota a livello nazionale per le sue condanne severe dei partecipanti a blocchi e altre proteste, altri tribunali le hanno a volte almeno mitigate. L’articolo originale “Haft fuer den Mann am Megafon” è stato pubblicato da Neues Deutschland il 17 gennaio 2013. Traduzione [in inglese] di Angelus Novus. Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo
Fonte: http://www.zcommunications.org/prison-for-the-man-with-the-megaphone-by-hendrik-lasch
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CATEGORIE » Europa, Hendrik Lasch, Politica
6 febbraio 2013 alle 07:59 - Reply
Un’altra ingiustizia costruita con fini di deterrenza con l’aggravante della legittimazione di frange estremiste di destra che si sentiranno inevitabilmente tutelate dalla legge e protette dalla polizia cui tutti i cittadini contribuiscono con le loro tasse.
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