Source: http://www.consiglioregionale.calabria.it/upload/integrali_aula/9_38_11062012.htm
Timestamp: 2019-06-25 00:07:09+00:00
Document Index: 37203503

Matched Legal Cases: ['art. 7', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'art. 37', 'art. 23']

SEDUTA DI LUNEDI’ 11 GIUGNO 2012
Legge le interrogazioni pervenute alla Presidenza.
Occupazione, precariato e politiche attive sul lavoro - Dibattito
Si passa al primo punto all’ordine del giorno che recita “Occupazione, precariato, politiche attive sul lavoro”.
Prego i colleghi di prendere posto, così possiamo procedere con l’organizzazione dei lavori.
La minoranza, rispetto all’argomento lavoro e occupazione, ha deciso di non partecipare ai lavori dell’Aula e sta spiegando in conferenza stampa quali siano le motivazioni che l’hanno spinta a questa determinazione.
Non partecipa ai lavori solo su questo punto, per gli altri argomenti, come l’approvazione della legge antisismica che sarà inserita al prossimo punto all’ordine del giorno, ritornerà in Aula.
Se siamo d’accordo, do la parola al Presidente Scopelliti per iniziare il dibattito su lavoro e precariato in Calabria per poi dare la parola all’assessore che forse integrerà la riflessione del Presidente.
Prego i colleghi di prendere posto. La minoranza non partecipa alla discussione di questo punto all’ordine del giorno.
La parola quindi al Presidente Scopelliti per la relazione introduttiva al punto all’ordine del giorno.
Presidente, intanto grazie per aver aperto i lavori. Come ho anticipato in Conferenza dei capigruppo dovrò lasciare la seduta, perché è prevista la presenza del Ministro e dovrò partecipare all’incontro.
Grazie, perché comunque il Consiglio regionale di oggi ci offre la possibilità e l’opportunità di parlare di un tema forse tra i più delicati, se non il più delicato, in Calabria. Tutti noi avvertiamo la necessità di trattare un argomento così spinoso ma per alcuni aspetti affascinante, oserei dire.
Per chi, come me, ha fatto l’assessore al lavoro ed ha messo in campo una serie di strumenti innovativi - a mio giudizio - sul territorio regionale, è chiaro che diventa interessante il recupero dell’azione della Regione su questa materia.
Non entro nel merito della scelta dei colleghi del centro-sinistra, ai quali in Conferenza dei capigruppo ho detto che oggi parliamo di un tema delicato come l’occupazione dei nostri giovani e non possiamo rinviare questo punto all’ordine del giorno.
Eravamo a conoscenza da almeno 15 giorni che sarebbe stato trattato questo argomento, quindi ci siamo preparati un po’ tutti. Non conosco le motivazioni che hanno espresso in conferenza stampa.
Ci siamo insediati due anni fa ed uno dei primi atti che avevamo annunciato e che abbiamo trattato con l’assessore Stillitani anche in campagna elettorale - devo dire che abbiamo lavorato anche prima della campagna elettorale - è la stesura di un documento e il miglioramento della capacità di utilizzo dei fondi comunitari per cercare di dare una risposta importante al mondo del lavoro.
Fu così che, a distanza di 2-3 mesi dall’atto del nostro insediamento, abbiamo pubblicato una serie di azioni importanti, mettendo in campo progetti collegati a 147 milioni di euro di investimento per andare incontro al problema serio dell’occupazione giovanile.
Credo che, intanto, sia importante rilevare un dato, poi entrerà nel dettaglio, in maniera puntuale e precisa, l’assessore attraverso l’illustrazione di tutti i percorsi.
In Calabria abbiamo impegnato e speso, in parte, circa 442 milioni di euro in questo comparto. Questa è una somma importante, così ripartita: 147 milioni sul Piano stralcio del lavoro, che è quello che abbiamo annunciato ad inizio legislatura e che abbiamo creato con l’assessore. Su 7 mila posti di lavoro preventivati, circa 6 mila sono stati già realizzati.
L’assessore Stillitani illustrerà poi le linee di intervento.
Abbiamo messo in campo 100 milioni di euro, le risorse derivanti dalla riprogrammazione e questa seduta doveva servire proprio per accogliere le istanze che arrivano dal mondo del partenariato e che sono importanti per l’individuazione delle linee di intervento.
Doveva servire a cogliere gli spunti dei colleghi del centro-sinistra e, comunque, dell’Aula, perché anche gli stessi colleghi di centro-destra non conoscono l’ipotesi di intervento conclusivo e finale che sta emergendo dall’impostazione del partenariato. Quindi, cosa abbiamo immaginato? Abbiamo già dato una risposta ai lavoratori in cassa integrazione ed a tutto un mondo variegato. Abbiamo dato una risposta con i 147 milioni ai disoccupati di lunga durata, quindi, agli svantaggiati. Incominciamo a creare misure ed azioni mirate anche per i giovani laureati e specializzati, i giovani laureandi, magari con difficoltà legate alla disabilità.
L’azione di questa amministrazione con l’utilizzo dei 130 milioni ai quali vanno aggiunti 20 milioni di euro che abbiamo già destinato con il Fondo sociale europeo per incentivare il credito di imposta - che il Governo ha già autorizzato -, fornisce risorse grazie alle quali oggi possiamo cogliere spunti interessanti. Difatti noi, da qui ad un mese - anche meno -, saremo pronti a far uscire i bandi. L’impegno di questa amministrazione, infatti, è dire: con i 130 milioni di euro speriamo di poter creare 7-8 mila nuovi posti di lavoro in un momento di grande bisogno sul territorio, discutiamo e raccogliamo oltre alle istanze del mondo del partenariato, anche le istanze e gli spunti interessanti che possono arrivare da un consigliere regionale - magari il collega Mirabelli visto che è in Aula potrà darci un contributo insieme a tutti gli altri colleghi -, in modo da pensare di fare nella fase di pubblicazione dei bandi una serie di interventi mirati.
Perché? Perché noi siamo pronti da qui a 15 - 30 giorni a pubblicare i bandi. Nel frattempo siamo fermi in attesa che la fase di riprogrammazione venga autorizzata da Bruxelles, passerà qualche mese. Speriamo di accelerare la fase di autorizzazione, vogliamo superare il famoso mese di agosto. La Regione Calabria si è sempre contraddistinta per la pubblicazione nel mese di agosto di bandi in modo che i partecipanti fossero al mare e quindi disinteressati.
Questo significherà, magari, andare a bando a settembre e mettere in campo 3-5-6 bandi, dipenderà da quello che emergerà nel confronto con il partenariato, e, quindi, si metterà in campo una serie di azioni importanti per arrivare entro la fine dell’anno – considerato che il nostro obiettivo è creare oggi occupazione in questa nostra regione – a riuscire a dare una risposta, perché rispetto ai dati Istat, emersi dalla pubblicazione sui giornali delle scorse settimane, c’è uno scollamento di circa mille posti di lavoro.
Abbiamo dato una risposta importante attraverso l’utilizzo dei fondi comunitari nella fase di intervento ed abbiamo creato una compensazione in grado, ovviamente, di non creare grande squilibrio.
Certo è aumentata la domanda di lavoro. Oggi c’è una mobilitazione maggiore, perché la crisi spinge anche i famosi disoccupati storici del 6-7 per cento, cioè quei disoccupati che vengono definiti disinteressati -; c’è una frangia di disoccupati che non ha mai chiesto la possibilità di entrare nel mondo del lavoro perché disinteressato e perché, comunque, storicamente vive di altro, probabilmente.
Oggi c’è una maggiore capacità di spinta su questo versante, probabilmente anche i fattori di crisi determinano questo tipo di scelte. Inoltre, in Calabria sono stati pubblicati oggi una serie di bandi sui temi della occupazione, quindi c’è un maggiore stimolo a ricercare, ovviamente, un posto di lavoro.
Questo tipo di intervento che abbiamo maturato e che abbiamo svolto e che stiamo cercando di portare avanti, dà sicuramente dei risultati importanti.
I 130 milioni di euro sono uno strumento che abbiamo messo in campo. Un altro intervento è legato ai 63 milioni di euro destinati all’integrazione salariale, per arrivare ai famosi 400 e oltre milioni di cui ho parlato prima: l’autoimpiego e il Progetto nuovi lavori irregolari.
Abbiamo 25 milioni di euro per il fondo regionale di garanzia per l’occupazione; sono stati impegnati 28,5 milioni di euro per gli ammortizzatori sociali in deroga; i 28,5 milioni di euro sono stati già stanziati per integrare il sussidio con una politica di tipo attivo che sia in grado di avviare un percorso di reinserimento occupazionale.
A queste risorse - quelle che ho annunciato dei 442 milioni di euro - vanno aggiunti i 15-16 milioni del bando dell’occupazione giovanile, dell’imprenditoria giovanile che l’assessore alle attività produttive Caridi ha posto in essere per i giovani disoccupati.
Questo sicuramente non risolve il problema del dramma occupazionale in Calabria, ma è un ulteriore impulso che abbiamo dato per cercare di affrontare questo tema, forse il tema principale che poi genera le devianze, le problematiche del territorio, la criminalità organizzata, tutti fattori che sono, ovviamente, preoccupanti.
Questo tipo di intervento nasce, sicuramente, dalla sensibilità e dalla necessità dell’amministrazione di cominciare a guardare veramente e finalmente verso il giovane disoccupato.
Abbiamo oggi 3 mila e più giovani, ad esempio le borse lavoro, che hanno un costo elevato per la Regione, ma lavorano. Questo è un risultato importante, come i progetti welfare to work e tutta una serie di cose, di progetti che l’assessore Stillitani metterà in campo come opportunità di confronto che dimostrano la volontà, la determinazione dell’amministrazione a guardare questo comparto con grande sensibilità.
Vedete, sui 130 milioni di euro in fase di approvazione - che hanno anche ricevuto l’ok del partenariato - inizialmente abbiamo ricevuto qualche lettera di opposizione, ma poi anche lo stesso sindacato Cgil ha convenuto sulla necessità di programmare queste risorse che sono importanti perché si vanno a recuperare risorse su finanziamenti e su linee di intervento dei fondi comunitari, del Fondo sociale europeo, che non erano state già impegnate o, meglio, che non erano giuridicamente vincolanti. Mettiamo in campo queste risorse e cerchiamo di andare incontro a quello che è il più grande fabbisogno di questo territorio: l’occupazione.
Questo significa che dovremo spendere bene le risorse, perché dopo queste non ce ne saranno altre. Questa è un’altra verità, ci saranno le risorse che vengono messe in campo dall’agricoltura, dalle attività produttive, dai lavori pubblici, dal Piano per il sud, dalle risorse del Cipe e dei fondi Fas, ma sono le ultime risorse finalizzate e canalizzate con questo tipo di caratteristiche: lo sviluppo e la creazione di nuova occupazione.
Riteniamo, quindi, che bisognerà dare risposte a tutti i giovani, a tutti i settori, a tutti i comparti, a tutte le fasce di questo mondo giovanile per cercare di dare una risposta.
Penso che l’obiettivo primario in questo nostro territorio sia di dare opportunità ai giovani.
Una delle cose che è mancata in Calabria, purtroppo, è sempre stata l’idea della opportunità, la possibilità di pubblicare una serie di azioni, di avere risorse e cercare di metterle in campo per dare una risposta al disagio giovanile.
Interventi mirati, quindi, e tesi a dare una capacità, una opportunità ed una occasione ai giovani calabresi.
Certo, c’è poi il mondo del precariato, abbiamo tutta una serie di figure che noi, in linea di massima, come linea di interesse della Regione non andremo ad alimentare. Il precariato nel settore pubblico finirà perché dobbiamo mettere la parola fine a tante vergogne, a tante situazioni che sanno di scandalo, che dentro la Regione sono state coltivate: carrozzoni di migliaia di giovani che hanno lavorato e che lavorano part-time o full-time in condizione di precarietà perché sono serviti alle logiche della politica.
Noi, con questo strumento, abbiamo fatto una scelta di fondo strategica, che segna uno stacco culturale di intervento tra una classe dirigente ed un’altra. Abbiamo messo la parola fine alla logica dell’assistenza, culturale, della prebenda, per dare una risposta, in quanto con questo tipo di investimento– come quelle precedenti – non destiniamo le risorse al pubblico, ma al privato.
Questo significa dare una risposta al mondo imprenditoriale su un costo strutturale dell’impresa. Significa dire ai giovani: “Stiamo creando una opportunità occupazionale che vi offre il mondo imprenditoriale attraverso il sostegno della Regione”, non è il pubblico che prende i giovani in carico per poi, tra 4-5 anni, ritrovarsi con i famosi focolai nelle piazze di coloro che sono disoccupati o che sono a rischio e chiedono periodicamente il rinnovo.
È angosciante e perdente come strategia avere ancora oggi in Calabria 300 e più giovani, i laureati famosi “110 e lode”, che ancora oggi ci rincorrono nelle sedi istituzionali per capire che fine dovranno fare.
Una persona che ha 110 e lode in Calabria e si accontenta di prendere mille euro in un comune, indica che la politica ha fatto una scelta fallimentare. Perché il laureato con 110 e lode se è bravo e va in una impresa, alimenta la capacità di investimento e, quindi, viene utilizzato sul mercato dell’impresa anziché stare all’interno di un mondo, diciamo così, pubblico in cui, probabilmente, non ha nemmeno l’opportunità di misurare le proprie capacità e le proprie opportunità.
La sfida che dobbiamo mettere in campo è su questo livello, su questo versante. Ecco perché abbiamo deciso con l’assessore Stillitani e tutta la Giunta regionale di recuperare risorse canalizzate e finalizzate su altri interventi e sono state già spese una parte delle risorse ed investite in questo comparto.
La stessa cosa, per quanto mi riguarda, come strategia di intervento sarà il finanziamento 2014-2020.
Noi ci accingiamo a riscrivere le regole ed il documento, il piano di intervento del futuro Por.
Francamente vi dico che delle risorse destinate al Fondo sociale europeo, una quota parte minima, caro assessore Stillitani, sarà destinata a interventi di recupero e di capacità di investire sul territorio per creare sostegno a chi si è alimentato di questo nella speranza che ci sia chi poi usufruisca di questo tipo di interventi, ma la stragrande maggioranza delle risorse le catapulteremo, già dal 2014-2015, sull’idea di creare nuovi posti di lavoro. Dobbiamo essere bravi ad individuare i comparti di intervento - ed abbiamo il tempo per studiare- proprio per continuare ad alimentare la speranza nel giovane di avere una opportunità nel campo del lavoro per il futuro.
Credo che questa idea che abbiamo allo studio rappresenti una svolta che le Regioni che hanno coscienza di ciò che è il sistema oggi condividono, mi sembra che sia molto importante.
L’altro giorno leggevo una dichiarazione che ha inviato il collega Roberto Formigoni sia al Governo precedente Berlusconi, sia al Governo Monti e anche, nel passato, al Governo Prodi, sulla esperienza maturata sui costi della gestione della cosa pubblica della Regione Lombardia, che lui definisce una esperienza virtuosa. Io ho motivo di credere che sia la verità.
Credo che quel tipo di indirizzo debba diventare, per noi, un riferimento nella gestione degli enti. Quindi, penso sempre di più che il tipo di scelta che abbiamo intrapreso sia in perfetta sintonia con la vocazione di questo gruppo dirigente e con le strategie che abbiamo messo in campo.
Concludo ribadendo la necessità di avere, da qui a qualche settimana, le idee molto chiare sui campi di intervento, che presenteremo insieme all’assessore Stillitani ai giovani disoccupati calabresi, ai quali vogliamo lanciare un messaggio e dire “dovete essere competitivi, perché è la stagione in cui questo gruppo dirigente offre opportunità per cercare di dare risposte importanti”.
Abbiamo fatto questa mattina un discorso sulla forestazione con l’assessore Trematerra. Basta con la forestazione che serve solo ad alimentare le polemiche nel resto del Paese, fatta di politiche assistenziali.
Rafforziamo il concetto attraverso l’approvazione di questa legge di riforma importante per dire che la forestazione guarda ad un campo di intervento nuovo e alla sua capacità di investimento che serve a dare risposte importanti al territorio.
Seguendo questo tipo di filosofia e di indirizzo, credo che la seduta di oggi sarà molto interessante e valida, perché servirà a dimostrare che, in un momento particolare e difficile come questo, la Regione non è distante dai giovani calabresi, studia forme ed interventi per cercare di alleviare il disagio della disoccupazione, costruisce percorsi di politiche attive del lavoro, mette da parte la cultura dell’assistenza e offre strumenti innovativi per dare risposte importanti ai giovani che hanno voglia di lavorare e di misurarsi.
Questo è il messaggio che abbiamo deciso di intraprendere e la strada che abbiamo intenzione di percorrere, perché riteniamo che questo possa dare una risposta importante dimostrando la tempestività in un momento particolare di crisi, in cui molte persone perdono il posto di lavoro, e continuando a dare battaglia - come faremo per il problema del cementificio di Vibo Valentia Marina. Saremo, infatti, in prima linea per difendere i siti in cui ci sono condizioni lavorative che garantiscono la sopravvivenza e l’opportunità. Metteremo in campo tutti gli strumenti a salvaguardia dell’occupazione e, soprattutto, le risorse per investire in nuove opportunità occupazionali.
In questo crediamo e continueremo a lavorare. Invito i colleghi consiglieri presenti in Aula a dare un contributo importante, perché nel momento in cui si andranno a fare delle scelte - che abbiamo condiviso e confrontato con il mondo del partenariato, con il tavolo istituzionale del partenariato - possano trovare anche il conforto e la condivisione di quest’Aula.
Grazie al Presidente Scopelliti per l’introduzione dei lavori della seduta odierna.
La parola adesso all’assessore Stillitani per l’esplicitazione della relazione tecnica, che permetterà di scendere nel dettaglio sui temi che sono all’ordine del giorno e che il Presidente Scopelliti ha introdotto in maniera egregia.
Francescantonio STILLITANI, assessore al lavoro, alla formazione professionale, alla famiglia ed alle politiche sociali
Grazie, Presidente, comincerei con il cercare di analizzare l’ambito in cui noi, come Regione, ci muoviamo nel campo del lavoro.
Molto spesso leggiamo sui giornali “aumenta l’occupazione, aumenta la disoccupazione”, ma molti dati sono anche un po’ contraddittori. Vediamo di mettere un po’ d’ordine.
La Calabria ha una popolazione di 2 milioni 11 mila abitanti.
Nell’ultimo periodo avviene un fatto un po’ particolare che, a primo acchito, può sembrare contraddittorio. In Calabria sta aumentando l’occupazione e contemporaneamente sta aumentando la disoccupazione.
Sembrerebbe un dato che molto spesso può portare a diatribe. Sui giornali leggo molte cose ma non è una cosa impossibile. E’ un dato che pone la Regione Calabria in controtendenza rispetto alle Regioni meridionali.
Le percentuali del tasso di occupazione e disoccupazione sono fatte non sul totale della popolazione residente, ma semplicemente nell’ambito di quella parte della popolazione che cerca lavoro.
Quello che sta avvenendo in Calabria dove, nel 2011, per la prima volta, l’occupazione ha raggiunto i livelli del 2005, cioè siamo arrivati a 600 mila lavoratori occupati – cosa che non avveniva dal 2005 – è che sta aumentando il numero delle persone o dei lavoratori che cercano lavoro.
Nell’ultimo anno, nel 2011, la percentuale dei lavoratori che cercano lavoro e che non l’avevano cercato nell’anno precedente è del 3 per cento. Il che significa che sono studenti, o persone che, per reddito, in precedenza non lo cercavano oppure persone svantaggiate che, in precedenza, erano escluse dal mercato del lavoro.
Significa che in Calabria, in controtendenza rispetto a quello che avviene nelle regioni meridionali, ma credo in tutta Italia, l’attenzione e l’aspirazione o la fiducia nel meccanismo del lavoro stanno aumentando. Sta aumentando, cioè, il numero delle persone che, in precedenza, erano completamente estranee alle problematiche del lavoro e che oggi si iscrivono all’Ufficio di collocamento e diventano occupati o disoccupati.
Nell’ambito di questo discorso dobbiamo vedere quali sono le competenze che ha la Regione nell’ambito del lavoro. Sapete che la Regione ha delle competenze estremamente limitate, infatti può intervenire sul mercato del lavoro, nella organizzazione del meccanismo domanda/offerta – attraverso i centri per l’impiego – o con la regolarizzazione degli incentivi.
Non può intervenire su quelli che sono i requisiti soggettivi: licenziamenti, assunzioni e questo tipo di regolamentazione che, invece, è delegata al Governo nazionale così come al Governo nazionale è delegato un altro aspetto del mercato del lavoro che in questo periodo sta creando alcuni problemi e che è quello del controllo. Pertanto, noi, come Regione Calabria, non abbiamo la possibilità di recarci da una impresa per verificare se c’è o meno lavoro irregolare o lavoro nero o se le persone sono o meno regolarmente assunte.
A tal proposito, abbiamo approvato, non più di qualche mese fa, una legge, forse una delle poche, se non l’unica, in ambito nazionale, per cercare di regolarizzare le competenze e spingere al massimo quelle regionali in materia di lavoro irregolare, di controllo del mercato del lavoro.
Vi ricordo che la legge prevede alcuni aspetti fondamentali che sono: la centrale rischi, la centrale allarme emersione in cui, sostanzialmente, vengono inserite tutte quelle aziende trovate irregolari o rispetto alle quali vengono segnalate delle irregolarità da parte degli organi nazionali quali ispettorato del lavoro o altri organi.
Quindi, vengono predisposti questi elenchi ed individuate le aziende che, poi, con successivi regolamenti, saranno oggetto di possibili penalizzazioni anche per l’acquisizione di appalti pubblici.
Pertanto, dal punto di vista della potenzialità di intervento della Regione nell’ambito del lavoro irregolare abbiamo fatto il massimo, sicuramente molto di più di quello che hanno fatto le altre Regioni in cui non ci sono leggi di questo genere. Abbiamo cercato di incentivare e regolarizzare il mercato del lavoro con due strumenti. Uno attraverso un regolamento, un accordo con il Ministero del lavoro e della funzione pubblica mediante la partecipazione della Regione al progetto “Click lavoro”, che è un portale utilizzato da tutte le amministrazioni pubbliche, dall’Inps, dai privati e dai lavoratori stessi in cui sostanzialmente dovrebbero incontrarsi domanda ed offerta e nel quale, per esempio, le Università devono inserire tutti i curricula delle persone laureate.
Il “Click lavoro” è gestito dal Ministero ma tutte le aziende e tutti gli enti pubblici devono pubblicare tutti i bandi e tutte le ricerche di lavoro; sostanzialmente è uno strumento che abbiamo messo in atto di concerto con il Ministero per cercare di far incontrare la domanda e l’offerta.
Un altro aspetto sul quale siamo intervenuti per quanto attiene il mercato del lavoro è stato quello di cercare di uniformare l’attività dei vari Centri per l’impiego che sono uno strumento che verrà anche modificato dalla riforma del ministro Fornero.
Noi notiamo che i vari Centri per l’impiego nelle diverse province funzionano in una maniera estremamente diversa. Ci sono alcune province in cui questi istituti funzionano e altre province in cui sono semplicemente dei luoghi nei quali il disoccupato va a presentare la domanda ma sostanzialmente quell’attività di sponsorizzazione, quell’incontro tra domanda ed offerta non avviene.
Abbiamo predisposto un regolamento chiamato “carta dei servizi per i Centri per l’impiego” che abbiamo offerto alle Province per cercare di uniformare l’attività di tali centri su tutto il territorio regionale.
Una delle conseguenze pratiche di questa diversa capacità di intervento e di organizzazione dei Centri per l’impiego la stiamo verificando nella parte dell’attuazione delle politiche attive per gli ammortizzatori in deroga.
Quando parlerò di questo argomento, magari dirò in cosa le varie Province si differenziano.
I Centri per l’impiego e tutto il mercato del lavoro in questo momento stanno vivendo una fase di completo stravolgimento. Questo perché la legge Fornero cambierà sostanzialmente l’attività di tali centri dando a questi luoghi una valenza estremamente superiore e più importante di quella attuale.
La legge Fornero, se sarà approvata nel testo licenziato dal Senato, prevede che i Centri per l’impiego diventino veramente il fulcro di quella che è l’offerta di lavoro, il punto di incontro tra domanda ed offerta di lavoro nella Regione Calabria e, soprattutto, che diventino – ripeto – quegli strumenti e quei luoghi in cui vengono ad essere collegati il mondo della domanda e il mondo dell’offerta e, particolarmente, il mondo della formazione e dell’accertamento delle competenze.
Sostanzialmente i Centri per l’impiego dovranno anche attivarsi per verificare qual è la reale competenza del lavoratore disoccupato con una serie di attività che dovranno essere unificate e paritetiche tra tutte le regioni.
Tutte le regioni avranno, cioè, l’obbligo di uniformarsi a questo criterio di accertamento delle competenze, in modo tale che se diciamo che quella persona è un elettricista o sa far questo, questa attestazione valga un po’ in tutte le regioni.
E’ un aspetto particolarmente importante perché molto spesso c’è, forse, una mancanza di fiducia da parte del mondo datoriale nei confronti delle qualifiche che i vari lavoratori dicono di avere.
Su questo la Regione Calabria si sta già attrezzando ed è uno degli impegni che dovremmo assolvere a seguito della riforma Fornero.
Per quanto riguarda, poi, l’utilizzo dei fondi, abbiamo, sostanzialmente, due obiettivi: quello di creare nuova occupazione che stiamo perseguendo attraverso bandi rivolti prevalentemente ai disoccupati; l’altro obiettivo è quello di mantenere in vita l’occupazione già esistente ed a rischio.
Questo viene realizzato attraverso l’utilizzo di quelle che sono le risorse comunitarie o risorse nazionali come, per esempio, la legge “236”.
Come diceva il Presidente Scopelliti, all’inizio della legislatura, abbiamo predisposto una serie di bandi e di interventi chiamati “Piano stralcio della occupazione”.
Questo primo intervento impegnava 147 milioni di euro e prevedeva l’attivazione, la creazione di 7 mila posti di lavoro.
Vediamo a che punto siamo, perché non è tanto importante fare i proclami e dire “noi faremo”, ma ogni tanto è giusto che ogni amministrazione renda conto di quello che ha fatto e dei risultati che ha ottenuto, anche perché da questo dipende la fiducia che gli stessi lavoratori devono avere nelle istituzioni.
Uno dei motivi del perché io ritengo che sia cresciuta quell’attenzione, di cui parlavo precedentemente (da parte di chi prima non era attivo nel mercato del lavoro e, quindi, in controtendenza con le altre regioni, è aumentata la percentuale delle persone che si iscrivono all’Ufficio di collocamento), è dovuto anche alla credibilità, alla serietà ed alla concretezza che abbiamo dimostrato nell’attuare e nel programmare i bandi.
A che punto siamo arrivati? Il primo Piano stralcio prevedeva 5 interventi per un totale di 147 milioni di euro.
Il primo intervento, che è quello che ha un po’ caratterizzato, poi, tutto il piano e, magari, impegnava il maggior numero di risorse era il cosiddetto “Borsa-lavoro”.
Questo è stato, in effetti, un intervento un po’ innovativo perché ha permesso che, con una sola domanda, l’azienda potesse accedere a tre diverse linee di finanziamento che, sostanzialmente, potevano essere attivate – ed in precedenza così era stato fatto – con tre procedure diverse: cioè le borse lavoro, l’incentivo alla occupazione e la formazione.
Potevamo fare tre bandi, abbiamo deciso di farne uno perché il concetto di questo intervento era quello di cercare di allungare il più possibile, dal punto di vista temporale, l’intervento pubblico in azienda.
Spendere i soldi pubblici nell’incentivo alla occupazione non significa semplicemente mettere in campo uno strumento che permetta all’azienda di avere delle risorse per occupare, ma significa creare una occupazione che resti tale anche quando finisce l’intervento pubblico di incentivazione.
Un bando che prevede l’assunzione di 50 mila lavoratori e, poi, una volta finito l’incentivo, di questi 50 mila lavoratori non ne viene mantenuto nessuno, quello non è un bando che ha prodotto effetti ma ha semplicemente sprecato risorse senza creare occupazione.
Si crea occupazione quando questa è effettivamente a tempo indeterminato, quando cioè l’azienda o il datore di lavoro mantiene il lavoro anche quando finisce l’incentivo pubblico.
Ecco perché abbiamo cercato di collegare queste tre fasi per prolungare l’intervento pubblico ed arrivare addirittura fino a cinque anni.
Questo significa sostanzialmente cercare di fidelizzare il più possibile il lavoratore all’azienda. Il risultato che abbiamo ottenuto è una domanda enorme di aziende che hanno cercato di avere questi finanziamenti. Ricordate tutta la polemica che c’è stata per il fatto che sono state ammesse a contributo solo le domande presentate nei primi 10-20 minuti ecc., ? Però, in sostanza, sono state presentate domande da circa 8 mila aziende. Le graduatorie sono già esaurite, i soggetti, i giovani disoccupati sono stati già avviati e le aziende che hanno avuto risposta positiva sono state circa 1.050 per un totale di 3.112 lavoratori.
A che punto siamo? Sono stati avviati 2.800 lavoratori e stiamo provvedendo in questa fase ad integrare ed a sostituire circa un centinaio di aziende, per un totale di circa 300 lavoratori, che hanno rinunziato. In questa fase stanno firmando le convenzioni le 100 aziende che hanno rinunciato. Di fatto quel bando ha creato 3.112 posti di lavoro con un impegno che, però, è stato inferiore rispetto a quello programmato.
Questo perché, purtroppo, anche qui dobbiamo notare una mancanza di professionalità da parte dei datori di lavoro che non hanno sfruttato ed hanno, quasi tutti, rinunziato alla possibilità di fare formazione. Sono rimasti circa 20 milioni di euro programmati per la formazione di questi soggetti assunti e addirittura era stata prevista la possibilità di fare formazione continua per un numero doppio di lavoratori rispetto a quelli che erano stati assunti. Le aziende non hanno richiesto la formazione e si sono limitate semplicemente a richiedere i due incentivi.
Comunque, le risorse che sono state impegnate sono state quasi 86 milioni di euro per la creazione di 3.112 posti di lavoro.
Il secondo bando di quel Piano stralcio era il cosiddetto “progetto Arco” per l’occupazione nei settori dell’artigianato e del turismo. E’ un progetto cofinanziato con il Ministero ed ha creato 571 posti di lavoro.
Altro bando di quel piano era il progetto “Welfare to work”, sempre cofinanziato dal Ministero, che prevedeva degli incentivi per l’occupazione di lavoratori inoccupati ma, soprattutto, per lavoratori percettori di ammortizzatori in deroga. Con quel bando sono state assunte 566 persone.
Poi, un altro bando di quel progetto era il “Microcredito”. Quel piano stralcio non prevedeva semplicemente l’occupazione subordinata, ma anche la possibilità, per soggetti bancariamente deboli – parliamo di immigrati, disoccupati ed ex detenuti, che non avevano la possibilità di poter accedere al credito bancario – che la Regione fornisse una garanzia alla banca per far sì che questa potesse concedere prestiti fino a 25 mila euro a questi disoccupati. Poi, li affiancava attraverso un tutoraggio di due anni nella creazione di impresa e nell’avviamento dell’impresa stessa.
Anche qui a che punto siamo? Devo dire, innanzitutto, che questo bando è stato preso ad esempio ed individuato, da parte del Ministero, come buona prassi da presentare anche in sede comunitaria perché il meccanismo che è stato messo in piedi è stato considerato abbastanza buono, non da noi, ma dal Ministero e dalla Commissione europea, tanto è vero da essere considerato come buona prassi.
Non più di due giorni fa abbiamo fatto, pubblicamente, il punto della situazione del bando ed abbiamo, in sostanza, spiegato che prevedevamo mille domande. Forse quando abbiamo pensato a mille domande, eravamo velleitari e di fatto le domande – ancora il bando è aperto – che, fino ad oggi, sono state presentate sono 1.100.
Sono state istruite positivamente circa 800 pratiche e sono state già convenzionate con i lavoratori quasi 300 aziende. Quindi, sono già partite 300 nuove aziende da parte di questi disoccupati, ex detenuti ed immigrati ed, a breve, a rotazione, si avvieranno le altre e arriveremo a quelle mille unità previste.
L’obiettivo di questo bando è più di carattere sociale ed, infatti, è un microcredito che non si deve intendere come incentivo all’impresa, ma alla disoccupazione ed alla emarginazione ed il fine è quello di costituirlo come fondo di rotazione. Poiché è un prestito, man mano che passano gli anni e i finanziamenti vengono restituiti, questi possono servire per nuove iniziative. Quindi, rappresenta una fonte di finanziamento, un intervento soprattutto per la parte più debole della popolazione e dei disoccupati che vogliono avviare una loro attività.
Quel piano stralcio, su 147 milioni, ne ha impegnati 118 creando 5.349 posti di lavoro. La parte restante è stata utilizzata per altre due iniziative. Innanzitutto, il credito di imposta, che è un meccanismo estremamente recente perché il decreto da parte del Ministero è stato pubblicato non più di una settimana fa e prevede la possibilità, da parte delle imprese, di avere uno scomputo sulle imposte da pagare pari al 50 per cento circa del costo per un anno del lavoratore assunto.
Noi abbiamo messo a disposizione 20 milioni di euro e consideriamo che possono essere cofinanziati 1.500 posti di lavoro. Questo meccanismo presuppone un decreto, un bando emesso dalla Regione Calabria. Il bando è pronto e credo che sarà emesso entro la prossima settimana, se non addirittura questa.
La particolarità di questo intervento è che – anche se io non sono particolarmente d’accordo ma è un obbligo ministeriale – è un bando a sportello retroattivo. Ciò significa che possono partecipare e richiedere questo credito di imposta tutte le aziende che hanno effettuato assunzioni a partire dal mese di maggio dell’anno scorso. Quindi, sostanzialmente, fino ad esaurimento delle risorse, possono presentare domanda tutte le aziende che già hanno assunto dal mese di maggio 2011, così come possono far domanda le aziende che vorranno assumere da questo momento in poi.
Le risorse sono 20 milioni di euro e sostanzialmente creeranno, finanzieranno 1.500 posti di lavoro.
Un’altra parte delle risorse che erano state previste con quel Piano stralcio viene ad essere utilizzata per il cofinanziamento di un secondo progetto “Welfare to work”. Sono 10 milioni che verranno ad essere aggiunti ai 10 milioni che stanzia il Ministero per finanziare alcuni tipi di assunzione.
Il bando precedente, come ho detto prima, era rivolto ai disoccupati ed ai percettori di ammortizzatori in deroga. Quest’anno il Ministero ha deciso di dare priorità alle assunzioni ai giovani, agli over 50 ed alle donne. Questi 20 milioni – 10 stanziati dalla Regione e 10 dal Ministero – serviranno ad incrementare l’occupazione di queste categorie di persone.
Per quanto riguarda, poi, la creazione di nuova occupazione ci sono altre attività che abbiamo svolto al di fuori di quello che era il Piano stralcio.
Per primo, possiamo considerare il progetto cosiddetto “Lavori irregolari” , il “Progetto regola”, che prevede, con un meccanismo un po’ particolare, l’assunzione o l’autoimpiego di altri 200 lavoratori.
Poi, c’è un ulteriore progetto: non entro nel dettaglio altrimenti mi dilungherò molto, ma eventualmente risponderò ad eventuali richieste di chiarimento.
Un altro progetto di cui sono particolarmente soddisfatto riguarda la creazione di circa 200 nuovi posti di lavoro in asili domiciliari ossia la possibilità per 200 disoccupati di aprire, a casa propria, un asilo per tenere sino a 5 bambini e la Regione, nei due anni di attività, erogherà 25 mila euro a questo disoccupato che sarà professionalizzato. Quindi, un’altra azione a sostegno della occupazione.
Abbiamo anche messo in campo alcuni progetti per il mantenimento della occupazione già esistente.
Per il primo progetto abbiamo utilizzato, questa volta, risorse non comunitarie, ma nazionali per contrastare la crisi di aziende che erano in procinto di licenziare i lavoratori con l’erogazione di incentivi per il mantenimento in carico di questi lavoratori. Abbiamo così impedito che 1.200 lavoratori fossero licenziati.
Alcune aziende che sono state interessate a questo bando, per esempio, sono la Medcenter, l’Eurocop ed altre aziende per un totale di 1.200 lavoratori.
Altre risorse comunitarie che abbiamo messo in campo per il mantenimento della occupazione riguardano quei processi di specializzazione o di professionalizzazione di dipendenti che sarebbero stati licenziati se non avessero acquisito quelle esperienze e quelle capacità che la legge oggi prevede. Uno tra tutti è il bando per gli Oss occupati.
Significa che siamo intervenuti mettendo a disposizione delle aziende e degli enti di formazione circa 24 milioni di euro per professionalizzare tutti i dipendenti delle strutture socio-sanitarie, sanitarie o socio-assistenziali che, in base alle nuove disposizioni di legge, dovevano avere questa qualificazione per poter continuare a lavorare. In precedenza non esistevano questi corsi che venivano fatti fuori regione. Sono stati impegnati 24 milioni di euro per professionalizzare 1.600 lavoratori.
Altro bando che ha portato alla creazione di posti di lavoro, che ha interessato anche la fase della formazione, è quello che noi chiamiamo il bando per Oss disoccupati, cioè abbiamo impegnato 5 milioni e 200 mila di euro di risorse comunitarie per formare come Oss altri 520 giovani.
La particolarità di questo bando è che per tutta una serie di impegni che vengono assunti dagli enti di formazione, la metà, cioè 261 di questi lavoratori disoccupati, una volta completato il bando, troverà una occupazione definitiva a tempo indeterminato.
Come avete sentito, è un panorama di interventi piuttosto differenziato che abbiamo posto in essere.
Per ultimo voglio dire che abbiamo anche concluso dei bandi che erano già stati avviati dalla precedente amministrazione: necessitava completarli, continuarli ed erogarli.
Ritengo, quindi, che dal punto di vista dell’utilizzo delle risorse - per rispondere a quella che è la competenza regionale della occupazione o del mantenimento della occupazione - i dati sono piuttosto chiari, con numeri precisi.
E forse, ripeto, proprio questa capacità di dimostrare i risultati ottenuti ha portato tutte quelle persone che prima erano diffidenti ad iscriversi agli Uffici di collocamento ed ecco perché la Calabria è in controtendenza e sta aumentando quella che è la cosiddetta popolazione attiva, cioè la popolazione che è in cerca di lavoro.
Oggi abbiamo, come diceva il Presidente, altre risorse da dover impegnare e sono 130 milioni di euro che abbiamo recuperato da una rimodulazione del Por Fse. Per inciso, dico e voglio ricordare a me stesso, che noi, come Regione Calabria, nell’utilizzo delle risorse Fse siamo al primo posto tra tutte le regioni dell’obiettivo 1.
Questo significa che noi le risorse le stiamo spendendo con risultati concreti. Abbiamo deciso, però, di non spendere semplicemente ma nel miglior modo possibile.
Abbiamo recuperato 130 milioni di euro e stiamo cercando di utilizzarli nella maniera più concertata possibile Per impegno assunto, proprio in fase di programmazione, a gennaio, quando abbiamo presentato questa rimodulazione.
Abbiamo addirittura chiesto in maniera ufficiale ai vari partecipanti al partenariato: sindacati, enti datoriali, terzo settore e via di seguito di avanzare delle proposte di utilizzo di questi 130 milioni di euro, in modo da ottenere il risultato che ogni buon amministratore può ottenere, cioè spendere, nel miglior modo possibile e in maniera più produttiva possibile le risorse che vengono ad essere messe a disposizione.
Avremmo potuto tranquillamente spendere subito queste risorse che saranno disponibili a partire da metà del mese di agosto, perché i 60 giorni che ha la comunità per approvare la rimodulazione scadono il 17 agosto. Avremmo potuto scorrere le graduatorie dei bandi esistenti ed avremmo speso subito le risorse.
Dal punto di vista della contabilità avremmo avuto anche un plauso ma avremmo utilizzato male queste risorse.
Perché tra il primo Piano stralcio fatto due anni fa che ha ottenuto i risultati che vi ho menzionato e quello che andiamo a programmare con queste nuove risorse il mondo del lavoro si è stravolto.
In precedenza avevamo solamente la legge numero 407 o, comunque, altri pochi incentivi sulla occupazione previsti dal Governo nazionale. Oggi, con la riforma Fornero ma soprattutto col decreto per l’occupazione e lo sviluppo che si sta discutendo in questi giorni, sono previsti, o il Governo ha detto che prevederà, degli incentivi alla occupazione soprattutto nel Mezzogiorno.
L’obiettivo che ci dobbiamo porre nell’utilizzare queste risorse non è quello di dare le risorse alle aziende per assumere ma è quello di darle in maniera diversa, magari aggiuntiva, alle risorse che già dà lo Stato perché altrimenti utilizzeremmo le risorse per far risparmiare lo Stato.
Cioè se il Governo centrale, lo Stato, dà 10 mila euro ad un’azienda per assumere un giovane, è inutile che glieli do io perché glieli faccio dare dallo Stato. Devo prevedere le risorse che ho a disposizione, per utilizzarle in maniera diversa da quello che fa lo Stato.
Questo ci sta comportando anche un po’ di difficoltà nel metter su la scelta dei provvedimenti da adottare per l’utilizzo di queste risorse, perché se non sono chiari quelli che sono gli incentivi pubblici per l’occupazione, è difficile che utilizziamo da parte nostra in maniera oculata le risorse .
Ritengo che, poiché siamo in fase di concertazione ed i provvedimenti dovrebbero avvenire a giorni, con l’aiuto di tutti e, soprattutto a livello dei sindacati e di tutto il partenariato, andremmo ad individuare esattamente quelle che sono le tipologie di incentivi da scegliere.
Voglio a questo punto dire solo una cosa in merito a questo. Sicuramente una parte di questi 130 milioni di euro sarà destinata, oltre che ai giovani, ai laureati, alle donne, anche al mondo del disagio e della disabilità.
Abbiamo utilizzato nella rimodulazione anche i fondi per l’inclusione perché abbiamo ritenuto che fosse anche più utile cercare di includere il disabile. Faccio riferimento ai tre bandi dei work experience che si stanno includendo in questi giorni, in questo mese, e che hanno interessato quasi mille disabili : ciechi, non udenti o minorati psichici.
Non possiamo cacciare dalle case mille di questi soggetti, fatto fare tirocini o corsi o inserirli nel mondo del lavoro e poi rimandarli di nuovo a casa, magari per isolarli in un altro modo. Un qualche intervento per incentivarne l’occupazione credo che dovrebbe esser previsto e sarà uno dei modi in cui utilizzeremo questi 130 milioni.
Chiaramente , non si può parlare di lavoro in Calabria se non si affrontano altri due problemi: uno è quello dei precari, il secondo dei percettori di ammortizzatori in deroga.
I percettori di ammortizzatori in deroga sono circa 15 mila lavoratori o ex lavoratori che con un provvedimento del ministro Sacconi hanno avuto questi sussidi in deroga a quelle che erano le previdenze ordinarie di cassa integrazione o mobilità.
Lavoratori di aziende sotto i 15 dipendenti o, comunque, attività diverse da quelle che erano inserite negli ammortizzatori ordinari.
Stiamo spendendo moltissimo per questi soggetti. Abbiamo quantificato le risorse necessarie per garantire loro questa erogazione di sussidi o erogazione – chiamiamola come vogliamo –. Abbiamo quantificato per il 2012 una cifra di 196 milioni di euro.
Servono, cioè, 196 milioni per poter dare una risposta a questi 15 mila lavoratori e percettori di ammortizzatori in deroga.
E’ necessario, qui, fare un inciso. Quando l’anno scorso ho firmato la convenzione, il protocollo biennale col Ministero, all’interno di questo protocollo siamo stati autorizzati ad utilizzare come cofinanziamento anche le risorse comunitarie. Abbiamo messo un limite che era dei 58 milioni, 58 e 600 mila euro per la precisione.
In quel protocollo era scritto anche che una volta esauriti questi 58 milioni, non avendo più le Regioni, perché non riguarda semplicemente la Calabria ma riguarda un po’ tutte le Regioni, in prima battuta la Lombardia, si sarebbe sostituito poi al 100 per cento il Governo nazionale.
E’ avvenuto che l’utilizzo ed il ricorso a questi ammortizzatori è stato enormemente superiore a quello che tutti quanti noi avevamo pensato. Per cui abbiamo completato l’utilizzo delle risorse che avevamo messo a disposizione, cioè i 58, i 56 milioni di euro e proprio una settimana fa siamo riusciti a far accettare dal Governo nazionale il fatto che per il 2012 dovesse essere un onere totalmente assunto dal Governo nazionale stesso. Ho firmato, quindi, col ministro Fornero un primo accordo che prevede l’erogazione per la Calabria di 80 milioni di euro da utilizzare per gli ammortizzatori sociali in deroga.
Questo comporta una differenza di applicazione perché le risorse che – cerco di stringere – abbiamo messo a disposizione, prelevandole dalle risorse comunitarie, prevedevano che bisognava dividerle in due. Cioè il 50 per cento delle risorse dovevano essere utilizzate per le politiche passive e , poi, , prevedere l’erogazione di sussidi al lavoratore e il 50 per cento per le cosiddette politiche attive, cioè corsi di formazione, tirocini, stage o, comunque, tutta una serie di attività che dovevano essere finalizzate a far sì che una volta completati questi ammortizzatori il lavoratore, poi, fosse più preparato, più idoneo e più pronto ad affrontare il mercato del lavoro.
Questo era un obbligo comunitario che viene meno quest’anno perché quest’anno non utilizzeremo risorse comunitarie ma solo risorse statali.
Questo si inserisce in quel discorso che facevo prima dell’attività delle Province e dei Centri per l’impiego. Su 15 mila lavoratori percettori di ammortizzatori in deroga, circa un terzo hanno completato questi corsi o politiche attive. Circa 2 mila non ne hanno più diritto perché hanno trovato altra occupazione o si sono pensionati. Devono essere altri 5 mila a dover effettuare queste politiche attive.
Qui abbiamo un problema che stiamo affrontando di concerto col sindacato; cioè il rendere effettivamente produttive queste politiche attive.
Finora abbiamo anche destinato questi lavoratori presso i comuni, presso i tribunali o presso gli stessi enti pubblici ma qui avranno difficoltà o quasi impossibilità a trovare una occupazione successiva a queste politiche attive.
Quindi questa nuova fase che abbiamo intrapreso, di concerto con tutto il partenariato e in particolar modo col sindacato, consiste nel cercare di utilizzare questi 5 mila soggetti che devono, obbligatoriamente, far politica attiva presso dei soggetti che possono, sia pure in parte, garantire una occupazione.
Questi non possono che essere i privati. In questo momento stiamo lavorando per cercare di finalizzare le politiche attive alle possibilità che questi sfocino in un secondo momento in una occupazione.
Se, poi, ci sono, eventualmente, domande o richieste di chiarimenti - perché il problema è molto complesso – risponderò.
Per ultimo vediamo la situazione dei precari.
I precari calabresi si differenziano, sostanzialmente, in tre grossi gruppi: il gruppo principale ed il bacino degli Lsu e degli Lpu; abbiamo, poi, i lavoratori del Piano per l’occupazione che sono 854 ed i lavoratori della legge numero 28, integrata dalla legge numero 8. In maniera semplicistica mi riferisco a questi come i lavoratori ex Why Not.
A che punto siamo? Per i lavoratori del bacino dell’inserimento occupazionale abbiamo perfezionato, di concerto con la terza Commissione, tutte le modalità di utilizzo. Questi lavoratori sono utilizzati soprattutto nei parchi nazionali, nella provincia di Vibo Valentia, e nei comuni di Acri e Longobucco con delle regole precise che, quanto meno, ci garantiscono che effettivamente lavorino.
Abbiamo, poi, i progetti della legge numero 28: si tratta di 303 unità gestite dagli enti in house. Sono 193 unità gestite da Calabria Lavoro e 110 unità gestite da Fondazione Calabria Etica.
Questi lavorano attualmente presso alcuni dipartimenti, presso l’Avvocatura, la Stazione unica appaltante, il dipartimento tributi, 79 presso i comuni. Presso il dipartimento delle politiche sociali stanno facendo – vorrei evidenziarlo – un lavoro estremamente importante che è quello di andare a verificare l’effettivo stato delle strutture socio-assistenziali su tutto il territorio.
Non avevamo la possibilità di poter andare a controllare come funzionavano, se funzionavano, come lavoravano e quali erano i servizi che le strutture socio-assistenziali, che sono più di 300 in Calabria, garantivano.
Stiamo utilizzando questi lavoratori per andare a verificare le modalità di funzionamento di queste strutture.
I lavoratori Lsu e Lpu, ad oggi, in Calabria sono 5.197, suddivisi in 2.663 lavoratori socialmente utili, 242 di pubblica utilità e 292 ex articolo 7.
Avete notato che anche avant’ieri c’è stata una manifestazione degli Lsu che richiedono, giustamente, una stabilizzazione. Ritengo, però, che qui, tra Regione Calabria e sindacati, si stia lavorando di concerto. Abbiamo preso atto che il solo intervento regionale non è sufficiente e non può garantire quella che è la stabilizzazione.
Abbiamo bandito, in particolare, due bandi per la stabilizzazione degli Lsu e degli Lpu. Uno nel 2010 e uno nel 2011. Questo bando aveva messo a disposizione per la stabilizzazione 54 milioni di euro. Le domande presentate dai comuni per la stabilizzazione prevedevano la stabilizzazione di 1.716 lavoratori.
I comuni, poi, di fatto, si sono resi conto di non poter stabilizzare perché le norme nazionali del limite del costo del personale e del patto di stabilità impedivano di poter assumere questi lavoratori.
Di fatto, dei 1.716 lavoratori ne verranno stabilizzati 487; 332 sono stati già stabilizzati e, quindi, i restanti 155 saranno stabilizzati a breve.
Questo ha portato, tanto noi che i sindacati, a richiedere l’intervento del ministro Fornero. Qui si è creata una polemica tra noi ed il Ministro, perché sostanzialmente il Governo nazionale non sta istituendo quel Tavolo che avevamo chiesto per trovare una soluzione a questa stabilizzazione.
Sono particolarmente soddisfatto del lavoro che stiamo portando avanti perché credo che è una delle poche volte in cui siamo riusciti a sottoscrivere – io ed il Presidente Scopelliti – col mondo sindacale un unico testo, un’unica sede di rivendicazioni da proporre al Governo nazionale.
Queste rivendicazioni sono state inoltrate all’allora ministro Sacconi e sono state ribadite, poi, dal ministro Fornero in più riprese. C’è stata, addirittura, una convocazione sollecitata dal Presidente Scopelliti quando il ministro Fornero è venuto a Reggio Calabria per cercare di trovare, quanto meno, un tavolo su cui discutere. E in occasione di un incontro che avevamo programmato a Roma col viceministro Martone, il viceministro non si è neanche presentato alla riunione programmata. Ci ha fatto fare, sostanzialmente, un viaggio a vuoto, al che ho scritto una lettera piuttosto pesante al Ministro, sostenendo che il rapporto istituzionale, che deve essere tenuto tra Governo nazionale e Regione, non è da intendere come un rapporto di sudditanza, ma un rapporto paritario, che necessita soprattutto di reciproco rispetto, perché, come vanno rispettati i lavoratori, devono essere rispettate anche le persone che rappresentano le istituzioni.
In questo caso ritengo che, forse, un minimo di mancanza di attenzione – non voglio dir altro – nei confronti della Regione Calabria da parte del ministro Fornero c’è stata e l’ho scritto e l’ho ribadito sui giornali, lo ribadisco qui, richiedendo in maniera ulteriormente pesante, chiara e decisa, come è stato fatto l’altro giorno, fra l’altro, dai lavoratori che sono scesi in piazza, un tavolo aperto e congiunto tra Ministero, Regione Calabria e parti sindacali per cercare di dare una risposta definitiva agli Lsu e agli Lpu.
Situazione che da sola, la Regione Calabria, ribadisco, non può affrontare, perché per procedere alla stabilizzazione necessitano delle deroghe su provvedimenti e su leggi statali che, chiaramente, sono di competenza dello Stato.
Per il momento mi fermo qui. Come avete visto ho parlato in maniera estremamente disarticolata, cercando di affrontare tutti quelli che sono i problemi del mercato del lavoro, che non sono solo quelli dell’utilizzo delle risorse, ma tutta l’organizzazione in generale del mercato del lavoro, soprattutto con le riforme che stanno prendendo piede e che sta mettendo in atto il Governo. Per eventuali chiarimenti resto a vostra disposizione. Grazie.
Dall’intervento di apertura del Presidente Scopelliti ha chiesto di parlare l’onorevole Censore. Ne ha facoltà.
Presidente, ho chiesto la parola subito dopo la relazione dell’assessore Stillitani, non per entrare nel merito della discussione che avete affrontato, perché come i giornalisti sanno e per come sanno gli onorevoli colleghi, la minoranza ha tenuto una conferenza stampa.
Non mi attardo a discutere sul merito e sulle questioni esposte in conferenza stampa.
Prendo la parola perché c’è un ordine del giorno importante a firma mia e dei colleghi Bruni e Giordano, in merito alla chiusura dello stabilimento Italcementi di Vibo Valentia Marina.
Chi ha letto la stampa ha appreso questa brutta notizia che è arrivata sulla testa dei lavoratori con una nota asciutta e di poche parole di qualche giorno fa, con la quale veniva notificato ai lavoratori, che, nell’ambito di un processo di ristrutturazione aziendale, la Italcementi, che è leader nella produzione e commercializzazione dei cementi, chiudeva due stabilimenti entrambi nel sud Italia. Uno a Vibo Valentia e l’altro a Porto Empedocle.
La chiusura dello stabilimento di Vibo Valentia Marina riguarda non solo gli 82 lavoratori dello stabilimento ma anche gli autotrasportatori e l’indotto, quasi 500 lavoratori.
Nella nota l’azienda faceva trasparire un problema di non produttività, di non redditività; un problema, quindi, di costi e di competitività.
Riteniamo che questa sia una scelta sbagliata e dannosa per una regione debole dal punto di vista occupazionale. Attraverso quest’ordine del giorno che sottoponiamo all’Aula, quindi, chiediamo e vogliamo impegnare in primis il Governatore Scopelliti, che già nella sua relazione si era espresso a favore e aveva già manifestato un suo interesse per il caso -di questo gliene do atto-. Chiediamo, quindi, di investire della questione il Presidente della Giunta regionale e l’assessore al lavoro Stillitani, che già sta seguendo la questione personalmente, al fine di istituire presso il Ministero delle attività produttive e dello sviluppo economico un tavolo di crisi affinché si scongiuri il licenziamento.
Sono certo che ci sarà la sensibilità di tutti i colleghi ma chiedo che questo ordine del giorno non rimanga lettera morta, come tanti ordini del giorno che votiamo in quest’Aula. Su questo ci torneremo, perché, tante volte, agli ordini del giorno proposti dalla maggioranza, votati dalla minoranza o viceversa o votati congiuntamente non viene, poi, dato seguito.
Poco fa -e chiedo scusa- parlavo con l’assessore Gentile. All’incirca 6-7 mesi fa abbiamo votato un ordine del giorno per i teatri di Crotone e Vibo Valentia ed uno per il ripristino di una chiesetta nel comune di Sorianello che era stata incendiata da mani malavitose. Se queste situazioni non le ricordiamo facciamo una pessima figura.
Vi chiedo, allora, al di là del voto, un impegno sostanziale su questo problema importante e spinoso.
Prima di chiudere, manifesto la mia solidarietà a tutte le famiglie, a tutti i lavoratori che sono barricati nella fabbrica e che da noi non si aspettano solo una parola di solidarietà ma anche di conforto e, soprattutto, un’azione. Grazie, Presidente.
Grazie, Presidente, approfitto della presentazione e dell’illustrazione, in Aula, dell’ordine del giorno, di iniziativa del collega Censore, per riferire che in sede di Conferenza dei capigruppo, ad iniziativa dei Presidenti di gruppo della maggioranza, è stato presentato un analogo ordine del giorno con riferimento alla crisi lavorativa del cementificio di Vibo Valentia Marina.
Fra le altre cose vorrei anche rimarcare, avendolo fatto anche il Presidente Scopelliti nella sua relazione introduttiva sul punto all’ordine del giorno del Consiglio, cioè le politiche del lavoro, che anche lo stesso Presidente Scopelliti, naturalmente in aperta e assoluta contraddizione con quello che è stato evidenziato un attimo fa dal collega Censore, ha riferito che è alta l’attenzione da parte dell’Esecutivo, da parte del Presidente, dell’assessore Stillitani e della Giunta nei confronti, anche e soprattutto, di queste crisi lavorative che, purtroppo per noi, sono presenti in tutto il territorio regionale.
Ecco perché, Presidente, avendolo già evidenziato in Conferenza dei capigruppo, ottenendo anche l’unanimità dei consensi a poterlo discutere in Aula e considerando che questa non può che essere una materia bipartisan, nel senso che, come detto in Conferenza dei capigruppo e mi piace rimarcarlo anche qui in Aula, le politiche del lavoro non possono non appartenere ad una maggioranza che in questo momento governa, ma devono appartenere a tutte le forze politiche dell’intero Consiglio regionale.
Credo sia opportuno, naturalmente, che lei, Presidente, chiami i capigruppo di maggioranza e di minoranza al tavolo, perché si possa trovare una sintesi degli ordini del giorno sul cementificio di Vibo Valentia Marina, sulla situazione di precarietà lavorativa, affinché l’Aula possa licenziare un unico ordine del giorno e registrare una significativa e convinta adesione rispetto a questo problema.
Riguardo alla relazione non sintetica, ma esaustiva del Presidente Scopelliti ed a quella altrettanto esaustiva dell’assessore Stillitani, sulle dinamiche del lavoro in questi due anni di legislatura regionale, ed in considerazione del dibattito evidenziatosi in sede di Conferenza dei capigruppo, credo sia opportuno che il Consiglio possa, nella prossima seduta già programmata per il 26 di questo mese, affrontare diverse problematiche, sì da poter avere, Presidente, una condivisione di intenti, di obiettivi e soprattutto una illustrazione di proposte che siano le più ampie possibili e che non possono non andare nella direzione auspicata dallo stesso Presidente Scopelliti.
Quello che chiedo, sulla base anche di quella che è stata in Conferenza dei capigruppo una specifica richiesta da parte dei gruppi di minoranza, è che la prossima seduta di Consiglio, prevista per giorno 26, si possa aprire sulla discussione generale su quanto detto sia dal Presidente Scopelliti sia dall’assessore Stillitani.
Accolgo con favore la proposta del capogruppo del Pdl. E’ giusto e doveroso da parte dell’intera Assise che si faccia un ordine del giorno congiunto in modo che così sia più forte, senza primogeniture, perché sulle questioni del lavoro e delle famiglie non ci devono essere divisioni.
Da parte mia c’è tutta la disponibilità perché l’Aula voti un ordine del giorno congiunto. Grazie.
Pongo in votazione la richiesta di inserimento dell’ordine del giorno congiunto.
Siamo in deroga, considerato che si è concordato di dare spazio, adesso, alle proposte afferenti l’ordine del giorno.
Presidente, intervengo per chiedere l’inserimento all’ordine dei lavori di un ordine del giorno sulla mancanza di collegamenti ferroviari da e per la Calabria ionica nell’orario estivo di Trenitalia.
Come si sa, qualche mese fa, Trenitalia ha cancellato molti treni a lunga percorrenza soprattutto da e per la Calabria ionica. Qualche treno a lunga percorrenza è stato ripristinato con l’orario estivo per il resto della Calabria, soprattutto da Reggio Calabria, ma nessuno per la fascia ionica.
Ciò ha determinato preoccupazione fra i cittadini, soprattutto tra coloro che vivono anche e soprattutto di turismo, ed anche fra gli imprenditori del settore turistico e di quello agricolo.
Cosa si chiede in questo ordine del giorno, del quale peraltro sono primo firmatario, ma che è stato sottoscritto dai colleghi Dattolo, Tripodi, Caputo, Imbalzano, Giordano e Pacenza? Si chiede l’impegno della Giunta regionale per ripristinare collegamenti ferroviari adeguati fra la fascia ionica ed il resto del Paese nell’orario estivo. Si chiede anche alla Giunta regionale di intervenire in breve tempo con Trenitalia per ottenere questo risultato. Pertanto, Presidente, ne chiedo l’inserimento all’ordine del giorno.
Pongo in votazione la richiesta di inserimento all’ordine dei lavori dell’ordine del giorno.
Vi è da dire che l’onorevole Chiappetta, capogruppo del Pdl, ha proposto il differimento del dibattito sul primo punto per la prossima seduta di Consiglio regionale.
Pongo in votazione la richiesta di dell’onorevole Chiappetta.
Presidente, ad inizio lavori, di concerto anche con i capigruppo di minoranza, avevamo chiesto l’inserimento all’ordine del giorno della proposta di legge antisismica; poiché c’era stato il parere favorevole, ne chiedo l’inserimento.
Pongo in votazione la richiesta dell’onorevole Dattolo.
Proposta di legge numero 344/9^ di iniziativa del consigliere Vilasi, recante: “Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 19 ottobre 2009, n. 35 e s.m.i. – Procedure per la denuncia, il deposito e l'autorizzazione di interventi di carattere strutturale e per la pianificazione territoriale in prospettiva sismica”
Si passa alla proposta di legge numero 344/9^ di iniziativa del consigliere Vilasi, recante: “Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 19 ottobre 2009, n. 35 e s.m.i. – Procedure per la denuncia, il deposito e l’autorizzazione di interventi di carattere strutturale e per la pianificazione territoriale in prospettiva sismica”.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, intanto mi corre l’obbligo, come ho fatto in sede di Conferenza dei capigruppo, di ringraziare i colleghi per avere, con grande senso di responsabilità, consentito che questa proposta di legge venisse oggi portata in Aula. Mi preme ringraziare anche i colleghi di minoranza, componenti della quarta Commissione, che con la loro presenza hanno fatto in modo che si potesse procedere alla votazione e portare all’esame dell’Aula il testo a firma del collega Vilasi.
La proposta di legge numero 344/9^ modifica la legge regionale numero 35 del 2009. Quest’ultima rappresenta la norma regionale in materia antisismica, in recepimento del decreto ministeriale 14 gennaio 2008, che sostituisce l’ormai datata legge regionale del 27 aprile 1998.
La presente proposta di legge del collega Vilasi modifica la legge regionale numero 35 ponendo le condizioni favorevoli all’adeguamento delle strutture tecniche regionali al fine di adempiere al disposto dell’articolo 94 del Dpr numero 380 del 2001.
Precisamente, l’articolo 94 del Dpr numero 380 del 2001 prevede che per l’autorizzazione dell’inizio dei lavori, fermo restando l’obbligo del titolo abilitativo nelle località sismiche, ad eccezione di quelle di bassa sismicità all’uopo indicate nei decreti di cui all’articolo 83, non si possono iniziare i lavori senza preventiva autorizzazione scritta del competente ufficio tecnico della Regione.
Vi è da dire che la legge regionale numero 35 del 2009 che andiamo a modificare recepisce i dettami del Dpr 380, che contiene anche l’articolo 83 relativo alle opere disciplinate ed ai gradi di sismicità, e soprattutto il decreto ministeriale 14 gennaio 2008, la cosiddetta legge sismica.
Tuttavia, la complessità della materia e dei modelli ingegneristici alla base delle verifiche di cui al decreto ministeriale hanno portato delle lungaggini di tipo burocratico nella creazione di un sistema quanto più possibile automatizzato che consentisse la verifica dei progetti, delle opere e di un costo sostenibile da parte delle strutture regionali.
Infatti, i calcoli dinamici prescritti dalla normativa vengono oggi redatti dai tecnici competenti utilizzando in ausilio complessi software di calcolo che utilizzano metodologie diverse tra di loro che non consentono la verifica oggettiva automatizzata in modo diretto.
Oltretutto, non potendo obbligare i tecnici all’utilizzo di limitati prodotti di calcolo, è stato necessario avviare delle piattaforme software che permettessero un controllo attendibile nella fase di progettazione.
E’ una condizione necessaria per via della complessità progettuale richiesta dalle norme in materia antisismica, per ciò che attiene agli aspetti qualificanti di queste modifiche che abbiamo introdotto dalla “35” che, ripeto, deve entrare obbligatoriamente in vigore dal primo luglio 2012; ecco perché volevo sottolineare, ancora una volta, il senso di responsabilità dei colleghi della opposizione. Si prevede, inoltre, da parte della Giunta regionale un regolamento che disciplini soprattutto le procedure, le modalità ed i termini di attuazione del sistema digitale di trasmissione di questi dati; un sistema transitorio di 18 mesi che consenta di mettere a punto e migliorare il servizio offerto dalle strutture tecniche regionali che non hanno a disposizione una grande quantità di personale.
Per questo suddetto regolamento è prescritto un maggior grado di attenzione intanto per le strutture con classe d’uso terza e quarta: la terza costruzione con affollamento significativi è rappresentata dalle reti ferroviarie, viarie, industrie pericolose per l’ambiente. E poi la classe di uso quarta che è la costruzione con fusioni pubbliche o strategiche importanti e di pericolosità eccezionale.
Una ulteriore modifica apportata – penso che anche questo sia significativo – riguarda l’abrogazione dell’obbligo di costituzione entro tre mesi dall’entrata in vigore, dal primo luglio 2012 della costituzione da parte dei comuni dello sportello unico per l’edilizia che evita che gli adempimenti previsti dalla medesima per i comuni possano venire sottoposti a complicazioni organizzative, visti anche i nuovi assetti di costituzione in forma associata delle funzioni dei comuni.
La modifica predisposta nel progetto di legge attiva ed impegna la Giunta regionale alla rapida definizione di atti regolamentari di natura tecnica che consentano di definire in modo puntuale i processi informatici e le metodologie e di gestire nel periodo transitorio di 18 mesi fino alla messa in esercizio del complesso strumento informatico per permettere, così, che anche le verifiche vengano effettuate con un impegno contenuto di risorse pubbliche in modo efficiente ed in maniera efficace.
Voglio ricordare che si passa da un esame a campione all’esame completo di tutte le pratiche che vengono sottoposte; questo significa, in un certo qual senso, rivoluzionare un po’ anche gli assetti organizzativi.
Queste sono le modifiche che la Commissione sottopone all’Aula attraverso il progetto di legge del collega Vilasi. Chiedo, sempre in continuità con il contributo già ricevuto dalle minoranze, che il provvedimento sia approvato nella sua interezza così come modificato con gli emendamenti presentati in Commissione.
Si apre la discussione dopo la relazione dell’onorevole Dattolo relatore di codesta legge.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, ancora una volta siamo costretti a esprimere opinioni diverse rispetto all’indirizzo di programmazione del territorio, di tutela e di garantire la sicurezza delle costruzioni rispetto all’indirizzo portato avanti dalla maggioranza del Presidente Scopelliti ed interpretato egregiamente dal Presidente Dattolo.
Esprimiamo un voto contrario a questo provvedimento, precisando che, per quanto ci riguarda, l’astensione in Commissione è frutto di serietà istituzionale nel senso che i nostri rappresentanti non hanno abbandonato la seduta per garantire il numero legale. Una dimostrazione di serietà dell’impegno istituzionale che però non riguarda il merito del provvedimento. Questo provvedimento è, praticamente, una proroga mascherata per l’entrata in vigore della nuova legge antisismica.
Non voglio esprimere il mio giudizio sulla organizzazione degli uffici regionali competenti, che dovrebbero svolgere questo ruolo in sostituzione del vecchio Genio civile.
Rileviamo, però, che questa maggioranza ormai detiene il potere nella Regione, quindi anche il potere di organizzare gli uffici da più di due anni. E dopo due anni non si può venire in Aula a dire che gli uffici non sono organizzati per attuare la legge del 2009. Cos’è la legge del 2009? La legge del 2009 ha preso atto che la “riforma” precedente - riforma tra virgolette perché ogni legge nuova viene definita riforma - ha costituito un elemento di abbassamento della prevenzione rispetto alle problematiche antisismiche. Il vecchio nulla osta del Genio civile prevedeva che per qualunque costruzione, sia essa pubblica o privata, bisognasse presentare i calcoli al Genio civile e non c’era solo la responsabilità del progettista ma c’era anche l’assunzione di responsabilità di un pubblico funzionario che firmava il nulla osta. Non solo, ma alla fine dei lavori, dopo il collaudo dell’ingegnere privato, c’era il certificato di conformità rilasciato dal Genio civile.
Ricordo, per esperienza personale, un caso curioso: ero sindaco della mia città e l’Università della Calabria presentò un progetto per ristrutturare un edificio, progettato dal professore Nervi, che è stato il più grande strutturista conosciuto nella storia ingegneristica mondiale non solo italiana. Ebbene, l’Università presentò il progetto, si munì del nulla osta e al momento della conformità mi presentarono una perizia del professore di struttura della Università della Calabria. Il Magnifico Rettore che io chiamai dicendo che ci voleva la conformità del Genio civile mi disse “ma come? C’è una perizia firmata dal professor La Tegola” ed io risposi al Magnifico Rettore che “la firma di un modesto geometra del Genio civile, sotto il profilo procedurale, aveva più valore della perizia del professor La Tegola” tant’è che l’Università andò avanti e fui costretto a fare una ordinanza di chiusura di questo immobile.
Ora la legge del 2009 cambiando la terminologia ha ripristinato la vecchia procedura perché ci siamo resi conto che il semplice deposito, che certamente affidava una grande responsabilità all’ingegnere progettista, non bastava perché le verifiche venivano fatte a campione.
Nell’ottobre del 2009 il Consiglio regionale vigente, la maggioranza di centro-sinistra, ha approvato la legge regionale numero 35 ripristinando le vecchie procedure.
Poiché si dice che gli uffici non erano pronti per attuare questa legge, ciò ha significato concedere l’autorizzazione ad ogni progetto depositato prima dell’inizio dei lavori; siamo andati avanti di proroga in proroga per ben due anni.
Dopo due anni la maggioranza non può venirci a dire che gli uffici non sono preparati. Dopo due anni, attraverso questa proposta di legge, che dà alla Giunta il potere di emanare un regolamento per l’attuazione graduale della legge, di fatto, ci viene chiesta una proroga di 18 mesi.
Non possiamo certificare e dare il nostro contributo ad una norma che va criticata nel modo più assoluto perché ci troviamo in una regione difficile, sotto il profilo della sismicità, e con l’Italia che sta ballando, anche in aree che erano considerate sicure; in questo momento storico, proprio in Calabria andiamo a prorogare l’entrata in vigore di una legge di assoluta tutela, che vuole tutelare il territorio.
Siamo estremamente critici verso le politiche ambientaliste e di tutela e salvaguardia di questo territorio e di questa maggioranza perché questa legge va ad integrare l’atto terribile che abbiamo compiuto approvando il Piano casa. Addirittura con il Piano casa, con una semplice Scia, si consentirà di aumentare del 20 per cento il volume di tutto ciò che esiste nel territorio calabrese.
Dopo il Piano casa vi sarà la proroga della entrata in vigore della legge sismica.
Il gruppo del Partito democratico e mi auguro l’intera minoranza che esiste in questo Consiglio regionale non può che esprimere un voto negativo perché questa è una legge estremamente pericolosa e nessuno di noi, in coscienza, può assumersi questa responsabilità.
Ha chiesto di parlare l’onorevole De Masi, capogruppo di Italia dei Valori. Ne ha facoltà.
Presidente, ho seguito l’intervento dell’onorevole Principe che, da par suo ed in linea con la sua storia, ha una appartenenza più specifica della mia rispetto alla precedente maggioranza; ha sviluppato argomentazioni che sul piano della filosofia politica pura, ovvero ambientalista, manifesta, come al solito, una evidente propria ineccepibilità.
La nostra posizione è un po’ diversa, in primo luogo perché le esperienze che si vivono all’interno delle Commissioni non possono restare senza un qualche seguito nel comportamento in Aula; e lo è non perché noi assecondiamo una sorta di suggestione minimalista secondo cui in assenza del nulla ci sta bene il poco, anche se in una regione come la nostra una prospettiva del genere non è del tutto trascurabile.
In Commissione abbiamo sollevato delle problematiche, al di là del senso di responsabilità che abbiamo manifestato e di cui il Presidente Dattolo ci ha dato dimostrazione concreta e insistita. Questa legge ha l’obbligatorietà della sua attuazione da qui a pochi giorni, il nostro comportamento come al solito è stato ispirato ad un confronto che si registra all’interno del gruppo, naturalmente più squisitamente politico, e poi col mondo tecnico e accademico che rispetto ad un tema come questo mi pare del tutto imprescindibile.
Nessuno di noi, tanto meno io, può avere la velleità di manifestare compiute conoscenze in una materia tecnica tra l’altro così ardua.
Mi muove immediatamente un qualche sospetto che da parte nostra si possa essere accondiscendenti ad una politica che promuove o propone l’espansione edilizia purché sia.
Rispetto alla legge sulla casa siamo stati tra i gruppi maggiormente e con più convinzione contrari. Non riusciamo ad assimilare una cosa automaticamente all’altra.
E, al di là di contraddittorietà temporali e di responsabilità, noi cerchiamo esattamente di compiere il nostro dovere istituzionale.
C’è una parte di questa legge che ci convince che non esaurisce tutte le aspettative di filosofia politica e di ambizione tecnica. Tuttavia rappresenta – non lo diciamo solo noi – una prima e neanche tanto approssimativa risposta ad una esigenza di tutela del territorio in caso di eventi sismici.
In sede di Commissione, confortati dalle valutazioni di autorevoli opinioni tecniche, avevamo proposto che, riconosciuta l’ineccepibilità di questo dispositivo rispetto alla fase progettuale propriamente detta, questo dispositivo manteneva una lacuna, ovvero una insufficiente garanzia circa i controlli effettuati nella fase attuativa di quella progettuale.
Avevamo richiesto che fosse integrata, completata ed esaltata, secondo questa nostra visione. Ci è stato risposto, col conforto del dirigente del dipartimento, che questa seconda richiesta che noi abbiamo inoltrato in Commissione è in realtà riconducibile ad una responsabilità o meglio ad una delle prerogative riconosciute al Governo nazionale.
Tuttavia, abbiamo colto, nelle spiegazioni che ci sono state fornite dal dirigente, che sussistono – poi vedremo insieme eventualmente come poterle attuare – anche alcuni barlumi di integrazione per semplificare l’espressione che definisco “Seconda fase”, ovvero che in sede di conferenza Governo-Regione sia in qualche modo ammissibile una richiesta che deleghi alla Regione stessa una autonoma prerogativa per esercitare proprietà di controllo nella fase attuativa.
E’ quello che io auspico ed anzi lancio questo messaggio in primo luogo al Presidente Dattolo ed alla Giunta: vorrei che, se fosse possibile, questa manifestazione, che nasce da una consultazione con ambienti tecnici autorevoli, venisse assunta come una sorta di raccomandazione verbale senza procedere ad una sua sanzione pienamente istituzionale.
Se così fosse la Calabria sarebbe maggiormente tutelata dal punto di vista dei rischi che indubbiamente sono stati richiamati e che nessuno può negare.
Questo perché, fatta salva l’onorabilità e la dignità della grande maggioranza degli imprenditori calabresi che operano in questo settore, è evidente che i mancati controlli o i controlli sporadici o effettuati secondo una campionatura del tutto casuale potrebbero non essere sufficienti a garantire in maniera complessiva la sicurezza, in vista soprattutto di eventi sismici che, come è stato testé affermato, non solo sono sempre possibili ma addirittura potrebbero interessare territori che nella letteratura sismologica erano ritenuti estranei a questo tipo di fenomenologia.
Questo è un resoconto succinto, sommario di quanto è accaduto in Commissione e del nostro comportamento.
Mi aspetto, quindi, che ci sia un riscontro a questa che è una proposta e nel caso ci fosse – auspico che avvenga naturalmente – la visione a questo dispositivo potrebbe essere da parte del gruppo di Italia dei Valori del tutto compiuta ed in maniera positiva. Naturalmente non posso che anche a nome dei miei colleghi confermare un voto di astensione. Grazie.
Anche io, Presidente, sono contrario a questa legge. Non la voglio far lunga perché abbiamo avuto un dibattito anche sulla legge sul Piano casa. Ripetiamo, quindi, quello che abbiamo già detto: siamo convinti che in Calabria un testo del genere - che, di fatto, potrebbe permettere una espansione edilizia – sia, in questo momento storico, un problema grandissimo.
Siamo convinti che la legge sismica, la legge casa, il dissesto idrogeologico di questo territorio, l’abusivismo che ha imperato per anni e anni fanno parte di un unico problema.
Lo dico non a caso in questa città, Presidente, in cui - voglio ricordare - c’è stato nel 1908 un terremoto che ha squassato le viscere di questa città e di quella di Messina e dove molti calabresi si portano dietro ricordo terrificante di questo terremoto che c’è stato.
Ora, in questo momento, pensare che si possa aspettare 18 mesi mentre non siamo in grado di dare ordine a questo nostro territorio è un errore.
Voglio ricordare a lei, Presidente, in particolare che era in quest’Aula che noi, fin dal 2006, forti di una visione del territorio che abbiamo sempre avuto ed espresso pubblicamente, abbiamo cercato di attuare una legge di riordino.
Parlo del 2006 quando né in Abruzzo né in Emilia si erano verificati questi avvenimenti luttuosi che hanno colpito il nostro Paese. Una legge di riordino che era innovativa e che era rivoluzionaria anche nel deposito dei progetti che avvenivano per via informatica stabilendo un monitoraggio importante. Abbiamo avuto riconoscimenti alla fiera edilizia di Bologna; abbiamo fatto un accordo e firmato insieme un testo con Eucentro, proprio a dimostrazione di quanto questo tema ci stesse a cuore.
Non possiamo renderci protagonisti perché in questo momento questo territorio balla – l’hanno detto quelli che mi hanno preceduto – e si stanno rivedendo anche le mappe sismologiche. Spero che tutti leggano i giornali, anche quelli specialistici, che ci dicono che ci sono pericoli enormi e per questo non possiamo dare, anche sul piano della immagine, l’idea di avere le briglie sciolte in questa direzione.
Per questi motivi, che sono storici e che abbiamo già espresso qui nella discussione sul Piano casa, siamo contrari a questa legge e votiamo no.
Nel merito mi rimetto integralmente, ovviamente, all’intervento esaustivo e chiarissimo dell’onorevole De Masi che ha confermato ed annunciato la nostra astensione.
Sotto il profilo più di dettaglio tecnico vorrei che rimanesse a verbale e che venissero trasferite al dipartimento le questioni che l’onorevole De Masi ha già descritto sul piano generale e nello specifico quello che l’Ordine degli ingegneri della Calabria aveva sottoposto nella fase precedente e successiva che ha accompagnato questa proposta che oggi viene discussa.
In particolare: che sia un processo esclusivamente digitale tanto per la presentazione che per il rilascio dell’autorizzazione, quindi per il processo della validazione, per la rivisitazione dei contributi di istruttoria al fine di evitare che ci siano balzelli aggiuntivi che colpiscano il cittadino nel momento in cui per una semplice variante, ripetendo la procedura, dovrebbe ripetere il pagamento degli stessi contributi di istruttoria.
Poi, soprattutto, che ci sia il potenziamento degli uffici, affinché siano adeguati a rispondere al nuovo regime che verrà messo in atto con questa legge.
Oltre alle richieste espresse dall’onorevole De Masi, chiedo che si tenga conto nella stesura del regolamento, nella parte transitoria, dell’esigenza che questa legge sia accompagnata per garantire l’efficienza, l’efficacia e la sicurezza che la Calabria si aspetta.
Prego, onorevole Dattolo, ha facoltà di intervenire.
Presidente, grazie. Non voglio assolutamente interferire nelle decisioni e nelle intenzioni che hanno manifestato i colleghi della minoranza perché ho trovato molto coerente l’atteggiamento del collega De Masi e del gruppo di Italia dei Valori che individuano alcune situazioni che possono essere di ausilio.
Capisco anche che il Piano casa è una ossessione per alcuni della minoranza. Lo capisco perché purtroppo è diventato un pretesto.
Voglio aggiungere, però, che sia il deposito, sia la Scia, sia l’esecuzione dei lavori debbono essere eseguiti da professionisti iscritti agli ordini e da ditte che hanno i requisiti di regolarità contributiva. Ritengo, cioè, che non aver rispetto di quelle categorie produttive e di quelle professionali è un danno enorme per la Calabria.
Non parliamo poi di stagisti e di altre situazioni altrimenti cadiamo nel ridicolo. Questo lo volevo dire per una forma di rispetto delle professionalità che ci sono in Calabria perché non vorrei che anche il prossimo mese, quando andremo a discutere della legge urbanistica, si ritornasse di nuovo a parlare del Piano casa senza tener conto di quelle che sono le grandi innovazioni che stiamo mettendo in campo con l’ausilio della minoranza.
Mi sembra che in Commissione si faccia una cosa e poi in Aula se ne faccia una completamente diversa. Non dico che questa modifica alla legge, approvata nella precedente legislatura - voglio sottolinearlo - sia la panacea di tutti i mali o sia l’atto risolutivo, così come veniva riproposto correttamente, ma ritengo che sia una fase non più derogabile.
Se la Giunta si impegna ad accelerare i tempi per la realizzazione degli interventi, sicuramente produrremo il nostro dovere.
Voglio ricordare una sola cosa: nel territorio della ricca Emilia le vittime non sono morte nelle proprie abitazioni ma nelle fabbriche, almeno per quanto riguarda il 90 per cento. Non so se quella sia una regione dove non ci sono i controlli sismici; eppure è successo in una delle regioni più organizzate, più ricche e più progredite.
Ecco, se vogliamo proprio essere onesti è giusto dire che ci sono dei ritardi che si sono accumulati nel tempo, ma a cui si cerca di ovviare con uno strumento che metta in campo azioni concrete per garantire la sicurezza dei cittadini.
Qui nessuno vuole inneggiare al degrado ambientale, al degrado urbanistico; nessuno ha questa intenzione. Purtroppo si tratta di problemi che si sono protratti nel tempo e ai quali con queste modifiche cerchiamo di porre rimedio.
Non vi sono altre richieste di intervento, possiamo procedere con la votazione dell’articolato.
Prego, onorevole Dattolo.
Volevo fare solo una raccomandazione agli uffici: questa legge dovrebbe essere pubblicata in maniera tale che sia operativa già dal primo luglio, per questo chiedo, Presidente, un gesto di ulteriore attenzione.
Considerato che non ci sono emendamenti e sono pochissimi articoli penso che il lavoro degli uffici sarà molto rapido. Per il 1° di luglio credo che la legge possa essere rapidamente promulgata.
Ordine del giorno di iniziativa dei consiglieri Censore, Bruni, Giordano “In ordine alla chiusura dello stabilimento della Italcementi di Vibo Marina”
Ordine del giorno di iniziativa dei consiglieri Chiappetta, Bilardi, Dattolo, Serra “Sulla chiusura dello stabilimento di Italcementi di Vino Marina”
Vi sono adesso due ordine del giorno di contenuto analogo.
Il primo è di iniziativa dei consiglieri Censore, Bruni, Giordano “In ordine alla chiusura dello stabilimento della Italcementi di Vibo Marina”, il secondo è di iniziativa dei consiglieri Chiappetta, Bilardi, Dattolo, Serra “Sulla chiusura dello stabilimento di Italcementi di Vino Marina”.
Signor Presidente, voglio intervenire su questo punto condividendo l’unificazione dei due ordini del giorno, sia quello presentato dai consiglieri di maggioranza sia quello a firma dei consiglieri di minoranza.
Il problema del cementificio di Vibo Valentia Marina è un problema molto serio e vorrei fare solo una piccola riflessione: in un momento particolare di crisi come quello che attualmente sta vivendo l’Italia, chiudere uno stabilimento con 82 persone che dà da mangiare ad un indotto che coinvolge circa 400 famiglie dà da pensare. Ma dà da pensare soprattutto perché non comprendo come sia possibile che mentre in Calabria si realizzano le grande opere, i grandi lavori, l’ammodernamento dell’A3, in cui c’è bisogno di tanto calcestruzzo e cemento, venga chiuso un cementificio ed il cemento utilizzato perle opere arrivi da fuori regione.
Questo dà da pensare. Voglio dire che noi in provincia di Vibo Valentia, area debole della regione Calabria, avremmo tutte le carte in regola, così come tanti territori, nella richiesta di posti di lavoro. Però, dovremmo salvaguardare i posti di lavoro che ci sono e che sono inseriti in un contesto produttivo.
Penso che dovremmo interessare direttamente il Governo nazionale. La Giunta regionale se ne farà carico, il Presidente Scopelliti nel suo intervento ha rimarcato l’interessamento per la non chiusura dello stabilimento di Vibo Valentia Marina.
Il Governo nazionale va coinvolto affinché adotti, eventualmente, un provvedimento anticrisi ad hoc; non è accettabile in questo momento particolare la chiusura di uno stabilimento.
Ovviamente, la politica deve fare la sua parte, non v’è dubbio, le istituzioni anche, per quanto riguarda le autorizzazioni, gli enti locali ed i sindaci, la Commissione…
Penso che la Regione Calabria debba intervenire in maniera energica, soprattutto per questi grandi lavori che si stanno effettuando e che dovrebbero favorire le forniture dei materiali prodotti in Calabria. Diversamente, di questi benefici in Calabria, quando saranno terminate le opere fra 5-6 anni o fra 10 anni, relativi alla fase produttiva resterebbe ben poco.
Questa è la riflessione che auspico che quest’Aula faccia propria e che la Giunta regionale ponga all’attenzione del Governo nazionale. Grazie.
Non ci sono altre richieste di parola pongo in votazione l’ordine del giorno di iniziativa dei consiglieri Censore, Bruni, Giordano “In ordine alla chiusura dello stabilimento della Italcementi di Vibo Marina” di cui do lettura: “Il Consiglio regionale
la Società Italcementi è un'impresa leader nel settore della produzione di materiali da costruzione che opera in Italia ed in numerosissimi Stati di tutti i continenti;
la rete delle sedi di produzione e di commercializzazione di Italcementi annovera anche lo stabilimento di Vibo Valentia Marina all’interno del quale trovano occupazione 82 unità lavorative;
la commercializzazione dei materiali da costruzione di detto stabilimento crea nella provincia di Vibo Valentia un indotto che interessa almeno 400 unità lavorative;
con una nota, la società Italcementi ha comunicato di aver avviato un piano di razionalizzazione che ha come effetto il collocamento in mobilità di tutto il personale dello stabilimento di Vibo Valentia Marina;
le conseguenze di questa decisone appaiono nefaste in quanto la messa in mobilità dei suddetti lavoratori rappresenta l’anticamera del licenziamento;
i lavoratori colpiti dal provvedimento di mobilità provengono dalla provincia di Vibo Valentia e da quella di Crotone che già in passato era stata colpita da analoga sorte con la chiusura dello stabilimento di Castrovillari.
il Presidente della Giunta, l’Assessore al lavoro ed il Governo regionale ad attivare tutte le iniziative utili per favorire un tavolo di crisi presso il Ministero dello Sviluppo Economico ed attività produttive che porti alla garanzia della continuità lavorativa per tutti i dipendenti dello stabilimento della Italcementi di Vibo Valentia Marina per come è stato fatto per le altre aree di crisi della Calabria”.
Pongo in votazione l’ordine del giorno di iniziativa dei consiglieri Chiappetta, Bilardi, Dattolo, Serra “Sulla chiusura dello stabilimento di Italcementi di Vino Marina” di cui do lettura: “Il Consiglio regionale
lo stabilimento di Italcementi di Vibo Valentia Marina rappresenta uno storico ed importante punto di riferimento come realtà produttiva per il territorio provinciale e regionale, oltre che come rilevante snodo occupazionale;
con specifico provvedimento del 7 giugno 2012, la Italcementi ha provveduto a collocare in mobilità 82 dipendenti;
tale atto viene formalmente giustificato da Italcementi “con la grave crisi dell'edilizia, con l’andamento dei costi delle materie prime e con il conseguente peggioramento-dei volami di cemento venduti”.
tale disposizione rappresenta un gravissimo colpo all’economia regionale e, specie in questo particolare momento in cui la congiuntura economica è fortemente negativa, indebolisce la già critica situazione occupazionale di un’area che presenta ritardi di crescita sia in termini economici che sociali;
appare con tutta evidenza come il licenziamento degli 82 dipendenti produce effetti nefasti a cascata non solo per il territorio del Vibonese ma anche per tutto il territorio regionale.
ad adottare con tempestività tutte le azioni che si riterranno opportune al fine di consentire la permanenza di Italcementi a Vibo Valentia Marina, garantendo altresì la conferma degli 82 posti di lavoro interessati dall’attivata procedura di mobilità, nonché l’attività produttiva dello stabilimento”.
I due ordini del giorno saranno unificati in sede di coordinamento formale.
Sulla nomina di un componente del Corecom Calabria
Presidente, riguardo la sostituzione con nuova nomina del componente del Corecom Calabria vorrei che i colleghi fossero favorevoli affinché lei eserciti i poteri sostitutivi così come previsto dalla legge regionale di riferimento.
Sull’argomento non ci sono interventi, pongo in votazione la proposta dell’onorevole Dattolo.
Ordine del giorno di iniziativa dei consiglieri Gallo, Dattolo, Pacenza, Imbalzano, Caputo, Giordano “Sulla mancanza di collegamenti ferroviari da e per la Calabria ionica nell’orario estivo di Trenitalia”
L’ultimo ordine del giorno è di iniziativa dei consiglieri Gallo, Dattolo, Pacenza, Imbalzano, Caputo, Giordano “Sulla mancanza di collegamenti ferroviari da e per la Calabria ionica nell’orario estivo di Trenitalia”. Ne do lettura: “Il Consiglio regionale della Calabria
tale situazione è stata aggravata dalla mancata realizzazione o dal tardivo completamento di opere pure essenziali, quali l’ammodernamento della autostrada Salerno-Reggio Calabria, l’adeguamento della strada statale 106 ionica, la creazione delle trasversali Ionio-Tirreno, l’organizzazione di una rete di collegamento portuale, il raddoppio e l’elettrificazione della rete ferroviaria;
proprio con riferimento alla rete ferroviaria, nel corso dell’ultimo decennio la Calabria ha assistito ad un continuo, inesorabile ridimensionamento dei treni da e per le altre regioni d’Italia;
lo scorso dicembre, con l’entrata in vigore dell’orario invernale, Trenitalia procedette alla soppressione di altri 21 treni a lunga percorrenza;
tra questi figuravano, in particolare, i treni notturni da e per Milano, Torino, Roma, Venezia e Bolzano;
queste decisioni sono state mantenute e confermate, nonostante le proteste e gli incontri istituzionali, anche nell’orario estivo che entrerà in vigore il prossimo 12 giugno;
le scelte adottate da Trenitalia rischiano di accrescere lo stato di isolamento della Calabria dal resto d’Italia, ed in modo particolare della Sibaritide e dell’intera area ionica, con gravi e negative ripercussioni non solo per i cittadini, ma anche per comparti economici di primo piano, quali l’agricoltura e soprattutto il turismo;
grande, giustificata e comprensibile è la preoccupazione dei cittadini e degli operatori turistici ed agricoli del territorio;
il Governo regionale, nella persona del Presidente della Giunta regionale, a voler adottare ogni iniziativa idonea ed opportuna a conseguire l’istituzione nell’orario estivo di treni a lunga percorrenza tra la Calabria ionica ed il centro e nord Italia e a voler richiedere urgentemente la convocazione di un tavolo di confronto e concertazione, da attivarsi presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, per avviare con Trenitalia un confronto sulle scelte che dovrebbero divenire operative a far data dal 12 giugno 2012, oltre che sullo stato e sulle prospettive della rete ferroviaria calabrese”.
Abbiamo esaurito gli argomenti inseriti all’ordine del giorno, possiamo concludere la seduta. Il prossimo Consiglio sarà convocato a domicilio.
La seduta termina alle 16,26
Hanno chiesto congedo i consiglieri Aiello P., Caridi, Grillo, Guccione e l’assessore Mancini.
Sono state presentate alla Presidenza le seguenti proposta di legge di iniziativa dei consiglieri:
Vilasi – “Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 19 ottobre 2009, n. 35 e s.m.i. – Procedure per la denuncia, il deposito e l’autorizzazione di interventi di carattere strutturale e per la pianificazione territoriale in prospettiva sismica” (P.L. n. 344/9^)
Dattolo, Morrone, Franchino, Orsomarso, Giordano, Guccione – “Norme relative alla istituzione e alla tenuta del catasto delle strade e delle loro pertinenze nelle province e nei comuni della Regione Calabria” (P.L. n. 345/9^)
E’ stata assegnata alla quarta Commissione consiliare - Assetto e utilizzazione del territorio – protezione dell’ambiente – ed alla seconda Commissione - Bilancio programmazione economica e attività produttive – per il parere.
“Bilancio di previsione dell’Aterp (Azienda territoriale per l’Edilizia residenziale pubblica) della Provincia di Catanzaro per l’anno finanziario 2012. (Delibera G.R. n. 266 dell’1.6.2012) (P.P.A. n. 182/9^)
“Bilancio di previsione dell’Aterp (Azienda territoriale per l’Edilizia residenziale pubblica) della Provincia di Crotone per l’anno finanziario 2012. (Delibera G.R. n. 270 dell’1.6.2012) (P.P.A. n. 183/9^)
E’ stata presentata, inoltre, la seguente proposta di provvedimento amministrativo d’Ufficio:
“Elezione di un membro del Corecom Calabria in sostituzione del Dottor Paolo Posteraro, dimissionario (art. 7, comma 3, L.R. n. 2/2001 e s.m.i.) (P.P.A. n. 184/9^)
La sesta Commissione consiliare, con nota n. 26530 del 6 giugno 2012, ha comunicato che nella seduta del 6 giugno 2012 ha espresso parere favorevole alla deliberazione della Giunta regionale n. 256 del 24 maggio 2012, recante: "Rimodulazione del Piano Finanziario del POR Calabria FESR 2007-2013, Asse VII - Sistemi produttivi " (Parere n. 43)
Parere contrario su deliberazione
La quarta Commissione consiliare, con nota n. 26910 dell'8 giugno 2012, ha comunicato che nella seduta del 7 giugno 2012 ha espresso parere contrario alla deliberazione della Giunta regionale n. 166 del 26 aprile 2012, recante: "Disciplinare finalizzato al recupero, conservazione e messa in sicurezza del patrimonio storico costruito - articolo 48 della legge urbanistica n. 19/2002" (Parere n. 39)
La quarta Commissione consiliare, con nota n. 26918 dell'8 giugno 2012, ha comunicato che nella seduta del 7 giugno 2012 ha espresso parere contrario alla deliberazione delia Giunta regionale n. 168 del 26 aprile 2012, recante: "Legge urbanistica regionale n. 19/2002 e s.m.i., art. 37 - Linee Guida e regolamento relativi ai programmi integrati di rigenerazione urbana (Piani di rottamazione), quali strumenti volti a promuovere la riqualificazione di parti significative di città e sistemi urbani mediante interventi organici di interesse pubblico" (Parere n. 40)
La Giunta regionale ha trasmesso per il parere della competente Commissione consiliare la deliberazione n. 260 dell'1 giugno 2012, recante: "Piano per l'anno 2012 degli interventi di cui alla L.R. 33/2004 e s.m.i.. Articolo 28, L.R. 33/2004, modificata ed integrata con legge regionale 20 luglio 2009, n. 22" (Parere n. 44)
E' stata assegnata alla sesta Commissione consiliare - Affari della Unione europea e relazioni con l’estero.
Costituzione di gruppo consiliare
Gli onorevoli Ferdinando Aiello, Vincenzo Antonio Ciconte e Rosario Francesco Antonio Mirabelli, in data 28 maggio 2012, hanno costituito il Gruppo consiliare "Progetto Democratico", nominando Presidente del Gruppo medesimo l'onorevole Vincenzo Antonio Ciconte, giusta comunicazione acquisita in pari data al protocollo generale n. 24824.
In data 30 maggio 2012, il Presidente della Giunta regionale ha promulgato le sotto indicate leggi regionali. Le stesse sono state pubblicate sul supplemento straordinario n. 3 del 6 giugno 2012 al B.U.R. n. 10 dell'1 giugno 2012:
Legge regionale 30 maggio 2012, n. 15, recante: "Abrogazione articolo 3, commi 1 e 2, della legge regionale 12 dicembre 2008, n. 40";
Legge regionale 30 maggio 2012, n. 16, recante: "Modifica alla legge regionale 7 dicembre 2007, n. 26 (Istituzione dell'autorità regionale denominata Stazione Unica Appaltante e disciplina della trasparenza in materia di appalti di lavori, servizi e forniture)";
Legge regionale 30 maggio 2012, n. 17, recante: "Modifiche all'articolo 40 della legge regionale 5 aprile 1983, n. 13 (Norme di attuazione dello Statuto per l'iniziativa legislativa popolare e per i referendum)";
Legge regionale 30 maggio 2012, n. 18, recante: "Modifiche alla legge regionale n. 7 del 10 febbraio 2012";
Legge regionale 30 maggio 2012, n. 19, recante: "Modifiche alla legge regionale a 41 del 4 novembre 2011";
Legge regionale 30 maggio 2012, n. 20, recante: "Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 28 marzo 2012, n. 8 "Istituzione della Fondazione per la valorizzazione del Santuario delle Cappelle - Sacro Monte di Laino Borgo".
Rassegnazione di dimissioni dall’incarico di componente del Corecom Calabria
Con nota del 7 giugno 2012, acquisita al protocollo generale in pari data al numero 26638, il dottor Paolo Posteraro ha rassegnato le dimissioni dall'incarico di componente del Co.Re.Com. della Calabria. Quindi, ai sensi del comma 3 dell'articolo 7 della legge regionale 22 gennaio 2010, n. 2 e successive modificazioni ed integrazioni, il Consiglio regionale deve procedere nella prima seduta utile, all'elezione di un nuovo membro.
Pertanto, all'ordine del giorno della seduta odierna del Consiglio regionale, è iscritta l'elezione di un componente del Co.Re.Com. della Calabria in sostituzione del dr. Paolo Posteraro, dimissionario.
con legge regionale n. 11/2003 art. 23 comma 1 lettera a), si impone, contrariamente a quanto stabilito dalla normativa previgente, il pagamento dei contributi consortili indipendentemente dal benefìcio correlato all'opera di bonifica;
se si intende prendere dei provvedimenti per rimuovere tale incresciosa situazione che apporta nocumenti gravissimi all'economia dei territori interessati determinando negli operatori agricoli un clima di grande sfiducia ed incertezza.
(250; 30.05.2012)
Mirabelli. Al Presidente della Giunta regionale nella qualità di commissario straordinario alla sanità. Per sapere – premesso che:
la Casa di Cura Madonna della Catena è accreditata con il Servizio sanitario regionale per le seguenti branche specialistiche: Riabilitazione intensiva per n. 106 posti letto; Riabilitazione estensiva per n. 16 posti letto; Lungodegenza per n. 16 posti letto; D.h. di riabilitazione intensiva per n. 15 posti letto;
la medesima struttura risulta essere autorizzata al funzionamento di ulteriori 60 posti letto di riabilitazione estensiva;
la Casa di Cura Madonna della Catena è stata contrattualizzata per l'anno 2011 per le prestazioni di: Riabilitazione intensiva pari a n. 106 posti letto; riabilitazione estensiva pari a n. 16 posti letto; Lungodegenza per n. 13 posti letto;
nell'ambito di una riorganizzazione del servizio sanitario regionale, tra l'altro imposto dal piano di rientro, l'Azienda sanitaria provinciale di Cosenza in data 6.10.2011 aveva predisposto un piano di riorganizzazione che prevedeva per la predetta struttura la seguente dotazione: Riabilitazione intensiva n. 80 posti letto; Riabilitazione estensiva n. 40 posti letto; Lungodegenza medica n. 20 posti letto;
successivamente, la rimodulazione dei posti letto è stata avocata dal Dipartimento tutela della salute da un sub-commissario;
in data 29 maggio 2012 tutte le strutture private accreditate sono state convocate presso il Dipartimento Tutela della salute ed, in particolare, alla casa di Cura Madonna della Catena sono stati comunicati i posti letto che si intendono assegnare sulla base di una rimodulazione di tutto il sistema, assegnando alla Clinica i seguenti posti letto: Riabilitazione intensiva n. 40 posti letto; Riabilitazione estensiva n. 16 posti letto; Lungodegenza medica n. 13 posti letto;
la predetta Casa di cura si trova da circa un anno in una grave crisi societaria che ha visto subentrare nella proprietà la Banca Unicredit che aveva concesso dei mutui a cui non era seguita la dovuta solvibilità societaria: che vi lavorano attualmente 180 dipendenti e che con i tagli proposti vedono la prospettiva di perdita del posto di lavoro; che i tagli ipotizzati sono del 62% e, pertanto, si vanifica l'opera di un concordato preventivo che doveva mettere le basi per un rilancio aziendale e salvaguardare i livelli occupazionali;
in siffatta situazione i dipendenti, pur garantendo i livelli assistenziali previsti dalla normativa vigente nei confronti dei ricoverati, hanno proclamato lo stato di agitazione interessando la Presidenza della Giunta regionale, della provincia di Cosenza, il sindaco di Cosenza, l'azienda sanitaria provinciale e tutte le istituzioni presenti sul territorio;
ad altre strutture, in virtù di reale necessità e per programmazione sanitaria, pur non avendo la specificità riabilitativa sono stati assegnati posti letto di riabilitazione intensiva -:
se è al corrente della vicenda della Madonna della Catena e come intendere procedere per evitare che il territorio della Provincia di Cosenza non perda una struttura di primaria importanza che offre buona sanità ai cittadini di tutta la Calabria.
(251; 1.06.2012)
Censore. Al Presidente della Giunta regionale. Per sapere - premesso che:
in data 30 maggio 2012, il Dipartimento regionale Organizzazione e Personale ha emanato un avviso per il conferimento di incarichi di dirigente di Settore e di Servizio presso la Giunta Regionale;
tra i posti disponibili risulta esserci anche quello del Dirigente di Settore del Piano di Rientro del dipartimento Tutela della salute e politiche sanitarie;
il Piano di Rientro obbliga le Regione Calabria al vincolo del blocco delle assunzioni e del turn-over nel settore sanitario;
il conferimento di incarico di dirigente di Settore per il piano di Rientro segna di fatto un atto che può dirsi in netto contrasto con i vincoli tuttora in corso del Piano di Rientro;
il conferimento degli incarichi di dirigente sopra menzionati comporta un sicuro aggravio di spesa che va ad incidere pesantemente sul bilancio regionale;
la paventata mobilità extra comparto del personale delle pubbliche amministrazioni prevista nell'avviso risulta essere in contrasto con l'attuale normativa regionale e nazionale vigente -:
se la Giunta regionale non ritenga più utile ricoprire preventivamente i posti resi disponibili di Dirigente con personale di livello dirigenziale già in servizio presso la Giunta o il Consiglio regionale, consentendo così un utile risparmio di risorse.
La presente viene trasmessa per conoscenza al Tavolo di monitoraggio interministeriale per la verifica sugli atti del Piano di Rientro ed al Ministero del tesoro.
(252; 7.6.2012)
Aiello F.. Al Presidente della Giunta regionale e all’assessore alla cultura, università e ricerca scientifica. Per sapere - premesso che:
con precedente interrogazione a risposta scritta del primo marzo ultimo scorso lo scrivente chiedeva in ordine all'interrogazione in oggetto numerosi riscontri e notizie particolari circa il progetto a favore dei bambini Rom quali beneficiari delle azioni tese alla loro inclusione sociale e contro la dispersione scolastica;
attraverso alcuni comunicati e dichiarazioni da parte dell'Assessorato alla Pubblica Istruzione della Regione Calabria si dava per certo l'avvio degli stessi progetti in coincidenza dell'anno scolastico 2011/2012;
alla data della presente interrogazione manca meno di una settimana per il termine delle attività scolastiche e che nessuno dei progetti a sostegno dell'inclusione dei bambini Rom sull'intero territorio regionale è invece partito;
dalla lettura degli atti resi disponibili si evincono palesi difformità circa la presenza della figura dei facilitatori che seppur individuati nel progetto generale, scompaiono poi nel dettaglio dei progetti finanziabili per come organizzati dall'Assessorato alla Pubblica Istruzione;
nulla è emerso dalla risposta pervenuta dall'Assessorato in questione con nota n. 3349/SP del 17 aprile 2012 circa le questioni di merito sollevate e riferibili alla scelta delle associazioni, scuole, professionisti e dei Comuni coinvolti nella progettazione attraverso il lavoro di un tavolo tecnico non meglio specificato nelle sue articolazioni;
rientra nelle buone prassi il coinvolgimento diretto delle etnie beneficiare e non già delle sole associazioni seppur rappresentative delle istanze delle diverse etnie Rom presenti in Calabria;
sempre dalla risposta alla precedente interrogazione con nota di cui sopra emerge ancora - una non meglio specificata volontà dell'Assessorato alla Pubblica Istruzione di avviare solo genericamente nel 2012 il programma di inclusione sociale dei bambini Rom, successivamente alla necessaria riallocazione di fondi;
dalla pubblicazione del libro Progetto Rom - allegato a sostegno e risposta alla mia precedente interrogazione non emergono invece per come dovrebbero alcune aree a forte concentrazione di talune etnie Rom al momento presenti nel nostro territorio risultando di conseguenza assenti le relative scuole dell'obbligo scolastico -:
quali sono state le modalità precise ed esaustive che hanno portato alla scelta di talune collaborazioni necessarie alla realizzazione del progetto di inclusione sociale e di contrasto alla dispersione scolastica a favore dei bambini Rom;
quali sono i motivi che hanno determinato il mancato avvio degli stessi, nonostante siano stati presentati in occasione della visita del ministro Riccardi (dicembre 2011) come operativi;
quali i motivi del mancato inserimento della figura del facilitatore nei progetti;
a che punto è la necessaria riallocazione dei fondi a favore del progetto sui bambini Rom;
perché i risultati a cui giunge il tavolo tecnico attraverso i suoi esperti per come emerge dal libro - Progetto Rom - non evidenzia Comuni come Bisignano e Corigliano Calabro che al momento registrano invece una discreta presenza di bambini Rom;
se sono state direttamente coinvolte le comunità Rom e nello specifico quali.
(253; 7.06.2012)
il porto di Gioia Tauro, localizzato nel cuore del Mediterraneo, favorisce una potenzialità d'uso molteplice sia come hub sia come transhipment e lo stesso si sviluppa su un territorio di ca. 7 milioni di mq (incluso lo specchio d'acqua) suddiviso in: Zona Portuale di ca. 3,2 milioni di mq, 1° Area industriale ASI di ca. 0,6 milioni di mq ,2° Area industriale ASI di ca. 3 milioni di mq;
dal 2008 in poi il Porto di Gioia Tauro ha evidenziato segnali di perdita di competitività, dovuti all'apertura di nuovi porti che presentano vantaggi logistici assimilabili, sia a una serie di altri fenomeni legati a fattori economici e sociali del territorio;
tale situazione comporta sempre più la necessità di sviluppare e rafforzare il retroporto puntando sulla diversificazione delle attività e sulla polifunzionalità del porto fra le quali: magazzinaggio, ottimizzazione dei carichi per il trasporto interno, gestione informatica e pratiche doganali, lavorazioni accessorie legate al ciclo logistico (confezionamento, etichettatura, prezzatura, codice a barre), controlli quantitativi e qualitativi, gestione delle giacenze, raccolta ed eliminazione prodotti scaduti, gestione dei resi, movimentazione e gestione imballaggi vuoti, gestione e preparazione degli ordini e spedizione; pianificazione della distribuzione e trasporto del prodotto finito;
attraverso l'Accordo di Programma Quadro per il polo logistico intermodale di Gioia Tauro si prevede un investimento di oltre 450 milioni di euro per la realizzazione di interventi nell'area e ,in sintesi, gli investimenti previsti riguardano la difesa della stabilità del transhipment, la realizzazione di un gateway ferroviario per collegare il porto ai principali nodi di scambio del paese, la realizzazione di un secondo canale portuale e banchina sud al fine di dedicare ampi spazi alle merci soggette a "trattamento in loco" e sempre nel rispetto della vocazione di transhipment del porto, la realizzazione di una piattaforma logistica, volta a favorire un processo di delocalizzazione produttiva ed il conseguente aumento di lavoro qualificato, l'attuazione di azioni di marketing territoriale, al fine di incentivare l'attrazione di investimenti nell'area;
in questo contesto assume un rilievo particolare l'interporto quale complesso organico di strutture e servizi integrati e finalizzati allo scambio di merci tra le diverse modalità di trasporto, comunque comprendente uno scalo ferroviario idoneo a formare e ricevere treni completi ed in collegamento con porti, aeroporti e viabilità di grande comunicazione". In pratica esso si "configura come un'infrastruttura plurifunzionale integrata di trasporti intermodali e servizi logistici avanzati;
gli interporti, proprio per le funzioni da essi svolti, rappresentano un elemento fondamentale nel sistema logistico ed intermodale e la loro installazione costituisce uno dei principali fattori di sviluppo. Attraverso la loro concentrazione nell'area, infatti, si otterrebbe la possibilità di sfruttare rilevanti sinergie interaziendali. Il risultato di questa collaborazione ed integrazione consisterebbe non solo nell'attrazione di grandi flussi di merci ma anche nella lievitazione del valore aggiunto creato dall'intero sistema interportuale;
alla luce delle considerazioni suesposte e in ragione delle giustificate preoccupazioni che interessano da mesi gli operatori del settore, le forze sindacali e i vari Enti istituzionali -:
quali siano, all'interno della programmazione regionale e comunitaria gli interventi previsti per lo sviluppo e il rafforzamento dell'interporto di Gioia Tauro;
se nelle determinazioni del governo regionale vi sia la finalità di costituire una società di gestione dell'interporto gioiese al fine di mettere a sistema, rendendola multifunzionale, la struttura portuale in caso affermativo quali iniziative si intendono intraprendere per velocizzare la costituzione della suddetta società di gestione e che caratteristiche andrà ad assumere la stessa rispetto alla governance.
(254; 07.06.2012)
Proposta di legge n. 344/9^, recante: “Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 19 ottobre 2009, n. 35 e s.m.i. – Procedure per la denuncia, il deposito e l'autorizzazione di interventi di carattere strutturale e per la pianificazione territoriale in prospettiva sismica” (Del. n. 185)
(Modifica all'articolo 3 l.r. n. 35/2009)
1. Al comma 2 dell'articolo 3 della legge regionale n. 35 del 19 ottobre 2009 s.m. e i. è soppresso il seguente periodo: "Le Amministrazioni comunali che non hanno ancora costituito lo Sportello Unico dell'Edilizia, di cui all'articolo 5 del DPR 380/2001, devono provvedere alla loro costituzione entro e non oltre tre mesi dall'entrata in vigore della presente legge".
(Modifiche all'articolo 7 l.r. n. 35/2009)
1. Al comma 3 dell'articolo 7 della legge regionale n. 35 del 19 ottobre 2009 s.m. e i. dopo le parole "a) edifici e b) ponti" sono aggiunte le seguenti "e per tutte le classi d'uso"
2. Al comma 4 dell'articolo 7 della legge regionale n. 35 del 19.10.2009 s.m. e i. dopo la parola "provvede" le parole "ad una" sono sostituite dalle seguenti "comunque alla".
3. Al comma 5 dell'articolo 7 della legge regionale n. 35 del 19.10.2009 s.m. e i. dopo la parola "istruttoria" sono aggiunte le seguenti "di merito".
(Modifica all'articolo 16 l.r. n. 35/2009)
1. Dopo il comma 2 dell'articolo 16 della legge regionale n. 35 del 19 ottobre 2009 s.m. e i. è aggiunto il seguente comma: "2bis. Il regolamento di cui al comma 1 disciplina anche le procedure, le modalità ed i termini di attuazione del sistema digitale di trasmissione dei progetti, così come definiti dalla normativa nazionale e regionale vigente in materia.".
(Modifica all'articolo 17 l.r. n. 35/2009)
1. Dopo il comma 1 della legge regionale n. 35 del 19 ottobre 2009 s.m. e i. è aggiunto il seguente: "2. Al fine di consentire il graduale adeguamento delle strutture tecniche regionali alle procedure informatiche di cui al comma 2 e 2 bis dell'articolo 16 della legge 35/2009 s.m. e i. e consentire, tra l'altro, il rispetto dei termini per il rilascio del preventivo atto autorizzativo/diniego, è demandato alla Giunta regionale il compito di emanare apposito regolamento che disciplini, per un regime transitorio della durata massima di diciotto mesi a decorrere dal 01 luglio 2012, le modalità di attuazione della stessa con priorità per le opere di classe d'uso III e IV e per quelle di maggiore complessità tecnica/strutturale. Il regime transitorio non vale per il Tariffario regionale, di cui all'articolo 22, comma 3, della legge regionale n. 7/2006, che entrerà in vigore dal 01 luglio 2012".
Ordine del giorno numero 60 dell’11 giugno 2012 di iniziativa dei consiglieri Gallo, Dattolo, Pacenza, Imbalzano, Caputo, Giordano, Tripodi, “Sulla mancanza di collegamenti ferroviari da e per la Calabria ionica nell’orario estivo di Trenitalia”
lo scorso dicembre, con l'entrata in vigore dell'orario invernale, Trenitalia procedette alla soppressione di altri 21 treni a lunga percorrenza;
queste decisioni sono state mantenute e confermate, nonostante le proteste e gli incontri istituzionali, anche nell'orario estivo che entrerà in vigore il prossimo 12 giugno;
le scelte adottate da Trenitalia rischiano di accrescere lo stato di isolamento della Calabria dal resto d'Italia, ed in modo particolare della Sibaritide e dell'intera area ionica, con gravi e negative ripercussioni non solo per i cittadini, ma anche per comparti economici di primo piano, quali l'agricoltura e soprattutto il turismo;
il Governo regionale, nella persona del Presidente della Giunta regionale, a voler adottare ogni iniziativa idonea ed opportuna a conseguire l'istituzione nell'orario estivo di collegamenti ferroviari tra la Calabria ionica ed il centro e nord Italia e a voler richiedere urgentemente la convocazione di un tavolo di confronto e concertazione, da attivarsi presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, per avviare con Trenitalia un confronto sulle scelte che dovrebbero divenire operative a far data dal 12 giugno 2012, oltre che sullo stato e sulle prospettive della rete ferroviaria calabrese.”