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Timestamp: 2020-02-18 16:13:48+00:00
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Il verbale di chiusura non sempre è necessario - CommercialistaTelematico
In tema di accertamento tributario non sussiste l’obbligo di redigere il verbale di chiusura delle operazioni qualora il contribuente, richiesto in sede di accesso di depositare documenti, consegni poi gli stessi presso gli uffici dell’amministrazione finanziaria
Il processo verbale di verifica e di chiusura delle operazioni è richiesto solo nel caso di accesso diretto ad acquisire la documentazione e non in caso di accertamento cosiddetto a tavolino (Cass sent. n. 15153/2019).
Sullo stesso argomento si veda commento alla Sentenza 582/2019–>
Verbale di chiusura – Presupposti normativi
L’art. 12 della legge n. 212/2000 (Statuto del contribuente) al comma 7 prevede il diritto del contribuente, sottoposto a verifica fiscale, di presentare all’ufficio, entro il termine di sessanta giorni, osservazioni e richieste che dovranno essere valutate dallo stesso ufficio impositore.
L’accertamento non può essere emesso, quindi, prima della scadenza di tale termine, eccezion fatta per situazioni di particolare e motivata urgenza; non è applicabile sanzione in caso di violazione, ma è prevista una forma di contraddittorio differito rispetto alla verifica ovvero un contraddittorio preventivo da svolgere subito dopo il processo verbale e prima dell’emissione dell’accertamento.
Tale disposizione costituisce una concreta attuazione dei principi di collaborazione e buona fede legati alla diretta applicazione di principi costituzionali (buon andamento e imparzialità) e di quelli comunitari (causa C-276/12 e C-349/07 – Corte di Giustizia,), per cui il mancato rispetto del termine in esame determina la sanzione di invalidità dell’atto (Cass., SU,. n. 18134/2013).
Il processo verbale è, in sostanza, un atto endoprocedimentale con cui vengono chiuse le operazioni di verifica; ha natura giuridica di atto pubblico che fa piena prova fino a querela di falso in ordine alla provenienza del documento dal pubblico ufficiale che lo ha sottoscritto. Il PVC, che deve contenere l’indicazione delle persone intervenute, le dichiarazioni ricevute e tutte le circostanze di tempo e di luogo relativi agli atti che documenta, deve essere letto e ne deve essere rilasciata copia al soggetto passivo
Nella fattispecie in esame il contribuente ha impugnato l’avviso di accertamento emesso dall’ufficio per la ripresa a tassazione di Irpef, Iva per l’anno 2008. La Commissione di primo grado ha annullato l’accertamento, per difetto del contraddittorio, e la CTR ha confermato la sentenza L’Agenzia delle entrate ha proposto ricorso in Cassazione eccependo la violazione dell’art.12, comma 7, legge n. 212/2000, indebitamente esteso dalla CTR anche alla verifica concernete tributi non armonizzati.
La Corte ha affermato che in tema di accertamento tributario non sussiste per l’Amministrazione finanziaria alcun obbligo di contraddittorio endoprocedimenatle per gli accertamenti ai fini Irpeg e Irap, assoggettati alla normativa nazionale e in presenza di indagini definite a tavolino.
In tema di accertamento tributario, peraltro, non vi è l’obbligo di redigere un apposito verbale di chiusura delle operazioni, e conseguentemente di attendere un nuovo termine ex art. 12, comma 7, Legge n. 212/2000, prima di emanare l’avviso di accertamento, qualora il contribuente, a seguito di richiesta in sede di accesso di depositare alcuni documenti, consegni poi gli stessi all’amministrazione. Infatti la fase che giustifica l’instaurazione del contraddittorio presuppone l’accesso senza estendersi a quello che avviene dopo al di fuori dei locali dove lo stesso esercita la propria attività.
I giudici hanno ritenuto errata l’interpretazione della CTR circa l’applicazione del citato art. 12 in caso di accesso, per tributi non armonizzati, e successiva consegna del contribuente di documenti all’ufficio.
Alla luce di quanto esposto la Corte ha accolto il ricorso dell’amministrazione finanziaria cassando la sentenza di…