Source: http://www.geronimados.com/2012/05/
Timestamp: 2020-04-06 00:09:54+00:00
Document Index: 59391046

Matched Legal Cases: ['art. 572', 'art. 521', 'sentenza ', 'art. 572', 'art. 572', 'art. 572', 'art. 572']

GERONIMADOS: maggio 2012
IL TAR SOSPENDE IL TRASFERIMENTO DI UN MILITARE - MODALITA' PREGIUDIZIEVOLI PER LE ESIGENZE FAMIGLIARI
N. 00363/2012 REG.PROV.COLL.
N. 00628/2011 REG.RIC.
sul ricorso numero di registro generale 628 del 2011, integrato da motivi aggiunti, proposto da:
Maurizio Canino, rappresentato e difeso dall'avv. Serena Arcuri, con domicilio eletto presso Segreteria Tar in Bologna, Strada Maggiore 53;
Ministero della Difesa, rappresentato e difeso dall'Avvocatura dello Stato, domiciliata per legge in Bologna, via Guido Reni
4; Comando 66° Rgt "Trieste" di Forlì;
dell'ordine di trasferimento notificato al ricorrente il 18 febbraio 2011;
dell'ordine di trasferimento di cui alla comunicazione datata 16/02/2012 e notificata al ricorrente in data 18/02/2012 (motivi aggiunti);
Visti tutti gli atti della causa; Relatore nell'udienza pubblica del giorno 10 maggio 2012 il dott. Ugo Di Benedetto e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
1.Il ricorrente è un maresciallo capo, dipendente del Ministero della difesa, con la qualifica di contabile presso il 66° Rgt F. “Trieste” di Forlì, sposato e padre di due figlie residenti in Forlì.
L’Amministrazione ne ha disposto il trasferimento da Forlì a Roma, a seguito della messa in disponibilità del proprio comandante. Avverso detti provvedimenti presentava ricorso al T.A.R. deducendone l’illegittimità. Si costituiva in giudizio l’Amministrazione intimata che contro deduceva alle avverse doglianze e concludeva per il rigetto del ricorso. A seguito dell’acquisizione in giudizio di copia integrale del provvedimento di trasferimento ed in considerazione dei successivi documenti prodotti venivano notificati ulteriori motivi aggiunti. Le parti sviluppavano le rispettive difese con separate memorie e la causa veniva trattenuta in decisione all’odierna udienza.
2. In linea di fatto va osservato che il trasferimento è stato disposto a seguito della messa in disponibilità del proprio comandante della sola posizione del ricorrente per quanto concerne il reparto di appartenenza. Non si tratta, pertanto, di una pianificazione di carattere generale mossa dalla necessità di sopperire a diverse esigenze organiche di tutto il territorio nazionale.
La documentazione acquisita in giudizio soltanto nel febbraio 2012, costituita dalla nota della stessa amministrazione del 29 dicembre 2011, prot. 0023 183, precisa che non vi è alcun piano di esubero se non la messa in disponibilità in sede di pianificazione decentrata da cui risulta essere l’unico sottufficiale del reggimento in mobilità. Dallo stesso specchio della pianificazione decentrata risulta che la ragione della messa in disponibilità non è l’esubero del personale rispetto alla pianta organica del reggimento bensì la “venuta meno del rapporto di fiducia con il comandante”.
Come emerge dalla registrazione fonografica prodotta agli atti il cui contenuto è stato trascritto, e non contestato dall’Amministrazione, che quindi, può costituire un elemento di giudizio ai sensi dell’articolo 63, comma 5°, del C.P.A., e può essere posto a fondamento della decisione ai sensi dell’articolo 64, comma 2°, del C.P.A., a seguito del disappunto del comandante conseguente ad una richiesta di accesso agli atti del ricorrente, quest’ultimo aveva ritenuto che il ricorrente non avesse più fiducia nell’amministrazione e che “quando me lo chiederanno la metterò in pianificazione, la metterò disponibile”.
3. Alla luce della nuova documentazione acquisita in giudizio, proveniente dalla stessa amministrazione, può ritenersi comprovato che la ragione del trasferimento non è costituita da esigenze di organico o di servizio bensì dal “venir meno del rapporto di fiducia con il comandante”(così è motivato lo specchio della pianificazione d’impiego) e che la ragione del venir
meno di detto rapporto di fiducia, è rappresentata dalla contestazione in via gerarchica del rapporto informativo, condivisa dal diretto centrale che l’ha annullato in accoglimento del ricorso, nonché la richiesta di accesso agli atti.
4. Certamente l’Amministrazione non ha l’onere di motivare il trasferimento dei militari ed ha ampia discrezionalità nell’effettuazione delle scelte organizzatorie, tuttavia, nel particolarissimo caso concreto, dalla documentazione proveniente dall’amministrazione, e solo recentemente acquisita agli atti, è emersa che la ragione del trasferimento non è l’esubero nel reggimento di provenienza né la carenza di organico nella sede di destinazione bensì soltanto il venir meno del rapporto di fiducia con il comandante che, come risulta dalla registrazioni fonografiche, il cui contenuto non è contestato, deriva dalla circostanza di aver impugnato, con successo, in via gerarchica, il rapporto informativo, e di aver esercitato il diritto di accesso per conoscere documentazione che lo riguardava. Ciò rende superfluo acquisire in via istruttoria l’organico dei contabili nel reggimento di destinazione che l’amministrazione non ha prodotto in giudizio nonostante l’esplicita richiesta della difesa del ricorrente.
5. In conclusione il ricorso è fondato perché sussiste il dedotto eccesso di potere avendo l’Amministrazione utilizzato il potere organizzatorio che ha come presupposto l’esistenza di esuberi di personale in alcuni reparti e carenza di organico in altri, in realtà per un fine diverso attinenti ai rapporti personali tra il ricorrente ed il comandante, tra l’altro con modalità inutilmente e particolarmente pregiudizievoli per le esigenze familiari del ricorrente stesso.
6. Per tali ragioni il ricorso va accolto e, per l’effetto, vanno annullati i provvedimenti impugnati, con conseguente obbligo per l’amministrazione di riassegnare il ricorrente nel reparto di provenienza.
7. Va, invece, respinta la domanda risarcitoria per carenza di prova.
Non sussiste alcun danno economico non essendo stato ancora attuato il trasferimento mentre la presente decisione ripristina pienamente la posizione del ricorrente. Né sussiste alcun demansionamento essendo stato il dipendente trasferito per lo svolgimento delle proprie mansioni di contabile e non essendo stato demansionato neppure nel posto di provenienza. In realtà il dipendente lamenta una situazione, quale effetto del provvedimento, che non costituisce un reale pregiudizio risarcibile bensì uno stato psicologico rappresentato da comprensibili disagi, patema d’animo e fastidi soggettivi ma che sul piano oggettivo non raggiungono la “soglia di gravità” richiesta dalla giurisprudenza per risarcire il cosiddetto danno esistenziale nei limiti delineati ormai dalla giurisprudenza della cassazione (Cass. Sez Un., Sentenza 24 giugno - 11 novembre 2008, n. 26972 Cassazione civile , sez. III, 14 dicembre 2009 , n. 26178), quale aspetto del danno alla persona .
8. Sussistono giustificate ragioni per la compensazione tra le parti delle spese di causa attesa la soccombenza reciproca conseguente al rigetto della domanda risarcitoria.
definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto annulla i provvedimenti
impugnati e dispone come in motivazione.
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LAVORO - COMPORTAMENTI DENIGRATORI E VESSATORI - REATO DI VIOLENZA PRIVATA
Corte di Cassazione Penale n. 12517/2012, sez. VI del 3/4/2012
I tre motivi di ricorso (violazione dell’art. 572 c.p.,
violazione dell’art. 521.2 c.p.p., insufficienza, carenza e illogicità della motivazione) sono trattati congiuntamente nell’esposizione delle deduzioni contenute nei due atti.
3.1 Il fatto deve pertanto esser ritenuto ricostruito nel termini indicati dalla sentenza d’appello, che riferisce di
assunzione della P. nel calzaturificio dei R. ex lege 68/99 nel mese di gennaio del 2002 e, da subito, di rapporti difficili con i due imputati, padre e figlio che insieme gestivano di fatto la piccola azienda, concretizzantisi in comportamenti continuativi di insulti ed offese che non le andava di lavorare, che era una lavativa, che era meglio se restava a casa. La situazione aveva raggiunto il culmine il 23 ed il 24 luglio 2002, con due ulteriori aggressioni verbali con accuse di non essere veloce nel lavoro e, cinque minuti dopo l’inizio del lavoro l’indomani, che non sapeva lavorare e che non doveva stare lì (una crisi di pianto con il richiudersi in bagno il giorno prima e la materiale uscita dalla fabbrica l’indomani avevano chiuso i due episodi). I Giudici del merito avevano escluso la sussistenza di alcuna condotta della donna che potesse fondare rimostranza alcuna, anche in termini ovviamente civili, nei confronti dell’operaia.
Tuttavia la giurisprudenza di questa Corte sul punto della possibile applicazione della disciplina dell’art. 572 c.p. anche all’ambito lavorativo ha precisato che ciò che è necessario, oltre al mero rapporto di sovraordinazione è che il rapporto di lavoro si svolga con forme e modalità tali da assimilarne i caratteri a quelli (relazioni intense ed abituali, consuetudini di vita tra i soggetti interessati, soggezione di una parte con corrispondente supremazia dell’altra, fiducia riposta dal soggetto più debole in quello che ricopre la posizione di supremazia - (Sez.6, sent. 685/2011) propri di un rapporto di natura “para-familiare”. Tale specificazione va apprezzata con riferimento ai casi concreti nei quali la Corte suprema ha giudicato sussistere il delitto di maltrattamenti in famiglia anche in ambito lavorativo, perché sono essi che aiutano a comprendere il senso reale dei limiti dell’estensione. Così,
è stata esclusa la configurabilità del reato ex art. 572 c.p. in casi di rapporto non solo tra dirigente e dipendente di un’azienda di grandi dimensioni (Sez.6, Sent. 26594/2009), ma anche tra sindaco e dipendente comunale (Sez.6, Sent. 43100 del 2011), tra capo officina e meccanico (Sez.6, Sent. 44803/2011), tra capo squadra e operaio (Sez.6, Sent. 685/2011), . Significativamente, per contro, alcune di queste sentenze hanno indicato come esempio di rapporto di lavoro cui sarebbe applicabile la fattispecie dell’art. 572 c.p. quelle “tipicamente a carattere familiare”, o “caratterizzate da familiarità” come il rapporto tra colf e persone della famiglia o quello non occasionale tra maestro d’arte ed apprendista.
Se così non fosse, ogni relazione lavorativa caratterizzata da ridotte dimensioni e dal diretto impegno del datore di lavoro per ciò solo dovrebbe configurare una sorta di comunità (para)familiare, idonea ad imporre la qualificazione in termini di violazione dell’art. 572 c.p, di condotte
che, di eguale contenuto ma poste in essere in contesto più ampio, avrebbero solo rilevanza in ambito civile (il c.d. mobbing in contesto lavorativo, cui fa riferimento tra le altre la Sentenza Sez.6, 685/2011), con evidente irragionevolezza del sistema.
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