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Timestamp: 2020-05-25 01:55:45+00:00
Document Index: 1421368

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Sentenza Cassazione Civile n. 23341 del 19/09/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23341 del 19/09/2019
Cassazione civile sez. III, 19/09/2019, (ud. 05/07/2019, dep. 19/09/2019), n.23341
sul ricorso 1493-2018 proposto da:
M.C.M., M.M., elettivamente domiciliati
in ROMA, VIA DEGLI SCIPIONI 268-A, presso lo studio dell’avvocato
PIERO FRATTARELLI, rappresentati e difesi dagli avvocati LUCA
CROTTI, FRANCESCO PAOLO LUISO;
S.B. GESTIONE IMMOBILIARE SRL, in persona del legale rappresentante
pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA ANTONIO SILVANI
N. 113, presso lo studio dell’avvocato ROSSELLA GRAZZINI,
rappresentata e difesa dall’avvocato RAFFAELE DONADINI;
avverso la sentenza n. 3009/2017 della CORTE D’APPELLO di MILANO,
05/07/2019 dal Consigliere Dott. FIECCONI Francesca.
1. Con ricorso notificato l’8 gennaio 2018 M.M. e M.C. ricorrono per la cassazione della sentenza n. 3009/2017, depositata il 24/07/2017 dalla Corte d’appello di Milano, concernente il punto della condanna al risarcimento di Euro 2000,00 per lite temeraria ex art. 96 col, c.p.c., disposta in relazione a una controversia instaurata dai ricorrenti nei confronti della società S.B.GESTIONE IMMOBILIARE s.r.l. per ottenere in restituzione una caparra confirmatoria di una locazione immobiliare, pari a Euro 1350,00, versata il 26/04/2011 mediante assegno sottoscritto senza indicazione del beneficiario e consegnato a un agente immobiliare nell’interesse del proprietario, risultato diverso da quello convenuto in giudizio. Il ricorso è affidato a un motivo variamente articolato e la società convenuta ha resistito con controricorso notificato.
1. Con il primo motivo ex art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5 i ricorrenti deducono violazione o falsa applicazione degli artt. 2056 e 1227 c.c., per non avere la Corte considerato il comportamento silente tenuto dalla controparte prima del giudizio nonostante la ricezione formale ante litem della richiesta restitutoria, per poi costituirsi e chiedere ex professo la condanna per lite temeraria; la mancata osservanza dei principi espressi negli artt. 2 e 47 Cost. in relazione ai doveri di solidarietà sociale in ragione del comportamento tenuto nella fase stragiudiziale dalla convenuta; nonchè la violazione dell’art. 96 c.p.c., comma 1, che, avendo natura di illecito aquiliano, non ammette una condanna per lite temeraria in assenza di prova dell’an e del quantum debeatur.
3. L’art. 96 c.p.c., comma 1, che disciplina la lite temeraria prevede una fattispecie risarcitoria con funzione compensativa del danno cagionato dal cd. illecito processuale, derivante dalla proposizione di una lite temeraria. Esso presuppone non solo la soccombenza nel grado di giudizio in cui è disposta, ma qualifica una species di illecito civile riconducibile al genus della responsabilità extracontrattuale ex art. 2043 c.c. (così Cass. n. 9080 del 15/04/2013). Condizione per il riconoscimento dei danni ai sensi dell’art. 96, comma 1 – a differenza di quanto previsto per la condanna disciplinata dal comma 3, introdotto dalla L. n. 49 del 2009, art. 45, comma 12 – è l’istanza della parte, che deve altresì assolvere all’onere di allegare (almeno) gli elementi di fatto necessari alla liquidazione, pur equitativa, del danno lamentato (Cass. Sez. U., Ord. n. 7583 del 20/04/2004, Sez.U., Ord., n. 1140 del 19/01/2007).
4. Sotto il profilo del dedotto vizio di cui all’art. 360 c.p.c., n. 5 il motivo è inammissibile, trattandosi di deduzione in violazione dell’art. 348 ter c.p.c. (doppia sentenza conforme). Osserva la Corte che tali motivi sono stati dedotti in riferimento a una sentenza che, nel rigettare l’appello, ha condiviso le valutazioni in fatto e in diritto esposte dal tribunale, senza aggiungere elementi fattuali di rilievo che sarebbe stato onere dei ricorrenti indicare. Trattandosi di un appello introdotto con citazione notificata il 4 luglio 2014, al caso specifico deve essere applicata la norma di cui all’art. 348 ter c.p.c., comma 5, (applicabile, ai sensi del D.L. n. 83 del 2012, art. 54, comma 2, conv., con modif., dalla L. n. 134 del 2012, ai giudizi d’appello introdotti con ricorso depositato o con citazione di cui sia stata richiesta la notificazione dal giorno 11 settembre 2012), e pertanto il ricorrente in cassazione – per evitare l’inammissibilità del motivo di cui all’art. 360 c.p.c., n. 5 – deve indicare le ragioni di fatto poste a base, rispettivamente, della decisione di primo grado e della sentenza di rigetto dell’appello, dimostrando che esse sono tra loro diverse (Cass. Sez. 1 -, Sentenza n. 26774 del 22/12/2016), sicchè il sindacato di legittimità del provvedimento impugnato è possibile soltanto ove la motivazione al riguardo sia affetta da vizi giuridici o manchi del tutto, oppure sia articolata su espressioni o argomenti tra loro manifestamente ed immediatamente inconciliabili, perplessi o obiettivamente incomprensibili (Sez. 6 – 3, Sentenza n. 26097 del 11/12/2014).
8. Il comportamento silente tenuto dalla controparte non legittimata passivamente prima della lite non ha alcun peso nella valutazione comparativa dei comportamenti assunti dalle parti processuali, poichè la parte attrice è il soggetto precipuamente tenuto a verificare il titolare passivo della pretesa prima di intraprendere la lite e, comunque, non appena viene eccepita processualmente la carenza di legittimazione. Com’è noto, la legitimatio ad causam si ricollega al principio dettato dall’art. 81 c.p.c., secondo il quale nessuno può far valere nel processo un diritto altrui in nome proprio fuori dei casi espressamente previsti dalla legge, e comporta – trattandosi di materia attinente al contraddittorio e mirandosi a prevenire una sentenza inutiliter data – la verifica, anche d’ufficio in ogni stato e grado del processo (con il solo limite della formazione del giudicato interno sulla questione) e, in via preliminare al merito, della coincidenza dell’attore e del convenuto con i soggetti che, secondo la legge che regola il rapporto dedotto in giudizio, sono destinatari degli effetti della pronuncia richiesta (Cass. Sez. U., 13/03/2018 n. 7925/2019; Cass., Sez. U, 9 febbraio 2012, n. 1912). Pertanto il giudice ha tratto argomenti presuntivi della responsabilità dal comportamento processuale tenuto dagli attori che hanno non solo inutilmente intrapreso, ma consapevolmente continuato, una lite nonostante il rilievo della carenza di legittimazione effettuato prontamente dalla parte convenuta in sede processuale.
9. Anche sotto il profilo del rispetto degli obblighi di buona fede e di solidarietà non assume rilievo il comportamento silente tenuto dalla parte convenuta che ha ricevuto la richiesta restitutoria prima della lite poichè, come sopra detto, in ragione del comportamento silente di una parte non legittimata passivamente i ricorrenti avrebbero dovuto a maggior ragione attivarsi per verificare se vi fossero le condizioni per agire nei suoi confronti.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Terza Sezione Civile, il 5 luglio 2019.