Source: http://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-144-codice-civile-indirizzo-della-vita-familiare-e-residenza-della-famiglia
Timestamp: 2016-12-05 16:39:01+00:00
Document Index: 71082412

Matched Legal Cases: ['art. 144', 'art. 151', 'art. 143', 'art. 147', 'art. 29', 'art. 12']

Art. 144 codice civile: Indirizzo della vita familiare e residenza della famiglia
RICHIEDI CONSULENZA SU QUESTO ARGOMENTO	I coniugi concordano (1) tra loro l’indirizzo della vita familiare e fissano la residenza della famiglia secondo le esigenze di entrambi e quelle preminenti della famiglia stessa.
A ciascuno dei coniugi spetta il potere di attuare l’indirizzo concordato (2).
CommentoResidenza: [v. 43].
Indirizzo della vita familiare: accordo durevole sulle linee fondamentali di svolgimento della vita familiare. Si pensi, ad esempio, alla scelta del tenore di vita della famiglia, alla determinazione del contributo dovuto da ciascun coniuge per soddisfare le necessità familiari e alla individuazione dei compiti spettanti ad ogni membro del nucleo familiare.
(1) Ciascun coniuge ha un vero e proprio obbligo di attuare l’indirizzo concordato. Nel caso di inadempimento, però, non c’è la possibilità di ottenerne l’esecuzione in forma specifica sulla base di un provvedimento del giudice. Il comportamento del coniuge inadempiente può essere sanzionato solo indirettamente, giustificando la richiesta della separazione personale [v. 150].
(2) Il comma 2 dell’art. 144 sancisce il principio per cui, una volta determinate di comune accordo le linee fondamentali della vita familiare, l’attuazione delle stesse può essere effettuata da parte del singolo coniuge.
Giurisprudenza annotataSeparazione tra coniugi
Non può costituire motivo di addebito della separazione la circostanza che uno dei coniugi, pur non avendone la necessità, per essere l'altro disposto ad assicurargli con le proprie risorse il mantenimento di un tenore di vita adeguato al livello economico-sociale del nucleo familiare, abbia voluto dedicarsi ad un'attività lavorativa retribuita o ad un'altra occupazione più o meno remunerativa ed impegnativa, al fine di affermare la propria personalità anche al di fuori dell'ambito strettamente domestico, purché tale decisione non comporti una violazione dell'ampio dovere di collaborazione gravante su entrambi i coniugi, in quanto contrastante con l'indirizzo della vita familiare da essi concordato prima o dopo il matrimonio, e non pregiudichi l'unità della famiglia, in quanto incompatibile con l'adempimento dei fondamentali doveri coniugali e familiari.
Cassazione civile sez. I 11 luglio 2013 n. 17199 In tema di separazione personale dei coniugi, il presupposto per l'accoglimento della domanda di addebito è, ai sensi dell'art. 151 comma 2 c.c., un comportamento contrario ai doveri che derivano dal matrimonio e dunque la violazione cosciente e volontaria di uno dei doveri reciproci dei coniugi previsti con 1'elencazione non tassativa dagli art. 143, 144 e 145 c.c., ovvero dei doveri nei confronti della prole, di cui agli art. 147 e 148 c.c., ovvero ancora più in generale, la violazione del principio di eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, sancito dall'art. 29 secondo comma, cost. La violazione dei doveri coniugali costituisce peraltro il presupposto necessario ma non sufficiente per l'addebito, essendo a tal fine necessario che tale violazione abbia avuto efficienza causale nella determinazione dell'intollerabilità della convivenza. Ne discende che il giudice non può fondare la pronuncia di addebito sulla mera inosservanza dei doveri posti a carico dei coniugi, ma deve verificare l'effettiva incidenza di detta violazione nel determinarsi della situazione di intollerabilità della convivenza.
Tribunale Vicenza sez. II 21 febbraio 2013 n. 281 Sottrazione consensuale di minorenni
Le situazioni ostative, anche nel caso di minori neonati o di età tenerissima, non devono ridursi a meri disagi temporanei od a transitorie reazioni emotive, ma consistere in oggettivi rischi di pericolo psicofisico, poiché, diversamente opinando, si dovrebbe sempre negare il rimpatrio degli infanti condotti arbitrariamente altrove dalla madre, in ragione dell'ovvio rapporto che sussiste in questi casi tra la genitrice ed il piccolo nato.
Tribunale minorenni Milano 30 aprile 2010
Il giudizio sulla domanda di rimpatrio non investe il merito della controversia relativa alla migliore sistemazione possibile del minore, per cui tale domanda può essere respinta, nel superiore e cogente interesse del minore stesso, solo in presenza, di una delle circostanze ostative indicate in seno agli art. 12, 13 e 20 della convenzione de l'Aja, fra le quali non è compresa alcuna controindicazione di carattere comparativo che non assurga al rango di vero e proprio rischio, derivante dal rientro, di esposizione a seri ed assai probabili pericoli fisici o psichici, o ad una situazione intollerabile per il minore.
La residenza abituale, da intendersi come il luogo in cui il minore, in virtù di una durevole e stabile permanenza, anche di fatto, ha il centro dei propri legami affettivi, non solo parentali, derivanti dallo svolgersi in tale località la sua quotidiana vita di relazione, può essere desunta da documenti, versati agli atti, indirizzati ai genitori dal Servizio sanitario o dal fisco estero o da enti assicurativi non italiani, rivelatori della presenza del nucleo familiare nel territorio.
Deve essere accolta la domanda di ritorno immediato di un minore nel suo Stato di residenza abituale presso il padre, non avendo rilevanza né la sua tenera età, né il maggior tempo trascorso in Italia rispetto al tempo passato all'estero (Regno Unito), poiché al giudice compete la sola valutazione di quanto accaduto sino al mancato rientro nello Stato di origine.
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