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Timestamp: 2018-01-20 01:01:09+00:00
Document Index: 3019772

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 10', 'sentenza ', 'art. 38', 'art. 37', 'art. 10', 'art. 38', 'art. 2967', 'art. 5', 'art. 38', 'art. 11', 'art. 10', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art.10', 'sentenza ']

E’ valida l’istanza di rimborso ad ufficio incompetente
Con sentenza n. 4773 del 27 febbraio 2009 (ud. del 17 dicembre 2008) la Corte di Cassazione ha affermato la validità dell’istanza di rimborso presentata ad ufficio incompetente in base al principio di leale collaborazione sancito dall’art. 10, della L. n. 212/2000.
Con ricorso alla commissione tributaria provinciale di Napoli il contribuente proponeva opposizione avverso il silenzio – rifiuto formatosi in ordine alla sua richiesta del 28.7.1999, rivolta al centro dei servizi di Salerno, per il rimborso della somma di L. 210.036.336, oltre agli interessi, che il Comune di Forio d’Ischia aveva trattenuto, quale sostituto d’imposta, a titolo di Irpef su quella corrisposta per l’esproprio di un terreno per pubblica utilità, sul presupposto che quell’indennizzo fosse esente, perché si trattava di immobile rito in una determinata tipologia.
Avverso la relativa decisione il contribuente proponeva appello principale, relativamente alla mancata condanna dell’ufficio al rimborso dell’imposta versata, e a cui l’agenzia delle entrate resisteva, svolgendo a sua volta quello incidentale, dinanzi alla commissione tributaria regionale della Campania, la quale, in parziale riforma di quella impugnata, ha dichiarato inammissibile il secondo, e, in accoglimento del primo, ha condannato l’agenzia al rimborso della somma di Euro 108.474,71, oltre agli interessi, e compensato le spese del grado con sentenza del 17.6.2004.
Il contribuente ha resistito con controricorso, e a sua volta ha svolto ricorso incidentale condizionato, enunciando un unico motivo.
Nel merito, con riguardo a somme oggetto di ritenuta per Irpef, l’istanza di rimborso di cui all’art. 38, comma 2, del D.P.R. n. 602 del 1973, deve essere presentata dal contribuente, al pari di quella di cui al comma 1, dello stesso articolo relativa al rimborso dei versamenti diretti, “alla direzione regionale delle entrate (subentrata all’intendenza di finanza a seguito della nuova articolazione organizzativa che ha interessato il Ministero delle finanze dopo la L. 29 ottobre 1991, n. 358) nella cui circoscrizione ha sede il concessionario presso il quale il versamento è, stato eseguito“.
Nel caso di specie la domanda di rimborso doveva essere presentata alla direzione regionale della Campania, e non invece a quella del Lazio; né tanto meno all’ufficio periferico di Salerno, atteso che la previsione di cui all’art. 37 del D.P.R. n. 602 del 1973, riguarda solamente le trattenute operate dallo Stato, e non piuttosto i sostituti d’imposta.
” E la prevalente giurisprudenza di questa Corte ha ritenuto che la presentazione dell’istanza ad ufficio diverso, e quindi territorialmente incompetente, osti alla formazione del provvedimento negativo, anche nella forma del silenzio – rifiuto, e conseguentemente determini l’inammissibilità del ricorso presentato alla commissione tributaria per difetto di provvedimento impugnabile; improponibilità rilevabile d’ufficio dal giudice anche in sede di gravame, salvo che si sia già fermato sul punto un giudicato interno (v. ex plurimis Cass. n. 13194 del 16/07/2004; n. 23701 del 15/11/2007; n. 9095 del 2002; Sezioni Unite n. 11217 del 1997)“.
Il Collegio, però, consapevolmente, ritiene ” che simile drastica conclusione, che viene a penalizzare un errore meramente formale del contribuente, debba essere rivisitata alla luce dei principi di cooperazione, collaborazione e buona fede che, in base alla L. 27 luglio 2000, n. 212, art. 10, devono improntare i rapporti tra amministrazione finanziaria e contribuente. Sulla scorta di simili principi questa sezione ha già riconosciuto che l’istanza di rimborso presentata ad un ufficio dell’amministrazione finanziaria, ancorché incompetente funzionalmente o territorialmente a provvedere sulla medesima, è, atto idoneo ad impedire la decadenza del contribuente dal diritto al rimborso prevista dal D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, art. 38, (Cass. 6 maggio 2005, n. 9407; Cass. n. 14212 del 28 luglio 2004)“. Ha però soggiunto – proseguono i giudici – ” che tale istanza – rivolta ad organo incompetente – non sarebbe invece idonea a determinare la formazione di un provvedimento di diniego nella forma del silenzio – rifiuto, e renderebbe conseguentemente inammissibile il ricorso al giudice tributario; quindi il contribuente dovrebbe, entro il termine prescrizionale di cui all’art. 2967 c.c., rinnovare l’istanza rivolgendola all’organo competente“.
Il Collegio – nel caso di specie fa un altro passo avanti: la coerenza del sistema impone “di riconoscere che l’ufficio non competente che riceva un’istanza di rimborso è tenuto a trasmettere l’istanza all’ufficio competente, in conformità delle regole di collaborazione tra organi della stessa amministrazione (cfr. anche la L. 18 marzo 1968, n. 249, art. 5), restando configurabile, in difetto, un silenzio – rifiuto del rimborso medesimo, impugnabile dinanzi alle commissioni tributarie (Cass. 8 agosto 1988 n. 4878), e ciò sia perché la domanda di rimborso non è rivolta ad un organo estraneo all’amministrazione finanziaria, sia perché, in tema di rimborso, l’ordinamento impone una dovuta costante collaborazione organi (arg. D.P.R. n. 602 cit., ex art. 38, comma 3)“.
La soluzione accolta appare, infine, “conforme al principio più volte affermato da questa Corte e secondo cui le leggi devono essere interpretate alla luce delle esigenze di celerità processuale e di sollecita definizione dei diritti delle parti di cui all’art. 11 Cost., (cfr. le sentenze delle Sezioni Unite n. 24883 del 9 ottobre 2008 e n. 4109 del 22 febbraio 2007); appare infatti inutilmente defatigatorio imporre ad un contribuente, il cui diritto non è venuto meno, di presentare una seconda istanza ed instaurare un secondo giudizio, senza che ciò risponda ad alcuna esigenza sostanziale, dal momento che l’amministrazione ha resistendo nel primo giudizio, manifestato la inequivocabile decisione di non procedere al rimborso“.
I giudici di Cassazione richiamano, in pratica, il comma 1, dell’art. 10, dello Statuto del contribuente, secondo cui “I rapporti tra contribuente e amministrazione finanziaria sono improntati al principio della collaborazione e della buona fede“.
Sul punto non possiamo non ricordare la sentenza della Corte di Cassazione, che tende ad attribuire forma e sostanza alle norme dello Statuto del Contribuente – cioè la sentenza n. 7080 del 6 novembre 2003, depositata il 14 aprile 2004 – in forza della quale quello dell’affidamento e della buona fede dell’art.10 della legge n. 212/2000, costituiscono princìpi generali dell’ordinamento tributario, ex artt.3, 23, 53 e 97 della Costituzione e debbono guidare il giudice nella interpretazione ed applicazione della legge.
Proprio tale sentenza n. 7080 della Corte di Cassazione, riveste particolare rilievo per le affermazioni di principio ivi contenute, fra cui quella secondo cui ” sotto la vigenza dello statuto dei contribuenti e dei principi di ordine generale in esso affermati deve sempre essere privilegiata – ogni qual volta sia possibile, come lo è nel caso in esame – una interpretazione delle norme tributarie – anche se preesistenti, ed anche se da applicare a fattispecie verificatesi anteriormente – che sia conforme ai principi di correttezza e buona fede che debbono essere osservati reciprocamente da entrambe le parti nei rapporti tra fisco e contribuenti“.
Nel caso in questione è dovere dell’ufficio incompetente trasmettere l’istanza all’ufficio competente. Basta solo un pò di buona volontà.