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Timestamp: 2020-05-27 07:03:29+00:00
Document Index: 99884397

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 32', 'art. 360']

Sentenza Cassazione Civile n. 23137 del 17/09/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23137 del 17/09/2019
Cassazione civile sez. I, 17/09/2019, (ud. 30/05/2019, dep. 17/09/2019), n.23137
sul ricorso 960/2018 proposto da:
R.M., elettivamente domiciliato in Roma L.go Somalia 53
(tel. 06.86203950) presso lo studio dell’avvocato Pinto Guglielmo
rappresentato e difeso dall’avvocato T.M.C.;
avverso la sentenza n. 457/2017 della CORTE D’APPELLO di BRESCIA,
depositata il 27/03/2017;
La Corte di Appello di Brescia con sentenza in data 27/3/2017, ha confermato il provvedimento di rigetto pronunciato dal Tribunale in ordine alle istanze avanzate da R.M. nato in (OMISSIS), volte, in via gradata, ad ottenere il riconoscimento dello status di rifugiato, del diritto alla protezione sussidiaria ed il riconoscimento del diritto alla protezione umanitaria.
Il richiedente asilo proveniente dal Pakistan aveva riferito alla Commissione Territoriale per il riconoscimento della Protezione Internazionale di Brescia di essere fuggito dal proprio paese a causa di litigi con i propri fratelli per motivi ereditari. Avverso la sentenza della Corte di Appello di Brescia ha proposto ricorso per cassazione il ricorrente affidato ad un motivo.
Con unico motivo di ricorso il ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, lett. C) e D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 32 in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, in quanto la Corte, nonostante la situazione di vulnerabilità e le violenze subite dal ricorrente, non ha riconosciuto il diritto alla protezione umanitaria.
Ai fini del riconoscimento della protezione umanitaria – secondo la disciplina previgente, applicabile ratione temporis (Cass. 4890/2019) -è evidente che la attendibilità della narrazione dei fatti che hanno indotto lo straniero a lasciare il proprio Paese svolge un ruolo rilevante, atteso che ai fini di valutare se il richiedente abbia subito nel paese d’origine una effettiva e significativa compromissione dei diritti fondamentali inviolabili, pur partendo dalla situazione oggettiva del paese d’origine, questa deve essere necessariamente correlata alla condizione personale che ha determinato la ragione della partenza, secondo le allegazioni del richiedente (Cass. 4455/2018), la cui attendibilità soltanto consente l’attivazione dei poteri officiosi. Nel caso di specie, la Corte d’appello ha motivatamente escluso che il ricorrente sia credibile, quanto ai motivi che lo hanno indotto ad abbandonare il suo Paese, avendo il medesimo allegato esclusivamente una vicenda ereditaria privata, in relazione alla quale il medesimo ha instaurato un giudizio civile, mostrando – in tal modo – di nutrire fiducia nello Stato di provenienza, nella giustizia del suo Paese e nella polizia, alla quale ha denunciato i suoi cugini, parti nel predetto giudizio. Nel motivo di ricorso, l’istante non ha evidenziato di avere sottoposto ai giudici di merito particolari situazioni di vulnerabilità, diverse dalla predetta vicenda, limitandosi a richiamare la stessa e ad effettuare un generico riferimento alla situazione di violazioni di diritti umani nel suo Paese, del tutto ininfluente in relazione alla vicenda narrata.
Per quanto sopra il ricorso proposto deve essere respinto con condanna alle spese in favore del controricorrente.