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Timestamp: 2020-08-07 19:19:48+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 31714 del 04/12/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 31714 del 04/12/2019
Cassazione civile sez. VI, 04/12/2019, (ud. 11/07/2019, dep. 04/12/2019), n.31714
sul ricorso 7137-2018 proposto da:
C.N., C.M., C.A., A.G.,
A.F., nella qualità di eredi di T.A.,
I.M., A.A., A.M., nella qualità di eredi
di A.A.A. figlio di T.A.,
S.L., T.M.P., T.A.A., T.U.,
nella qualità di eredi di T.V. fratello di
T.A., elettivamente domiciliati in ROMA, PIAZZALE CLODIO 56, presso
lo studio dell’avvocato CARLO MASTROMORO, che li rappresenta e
difende unitamente all’avvocato GIUSEPPE DELL’AVERSANO;
M.S., M.P., elettivamente domiciliati in ROMA,
VIALE GIUSEPPE MAZZINI 11, presso lo studio dell’avvocato MARCO DE
BONIS, rappresentati e difesi dall’avvocato DAVIDE CALABRO;
avverso la sentenza n. 7428/2017 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
depositata il 08/01/2018;
1. C.N. e gli altri ricorrenti indicati in epigrafe convennero in giudizio, davanti al Tribunale di Frosinone, M.S. e M.P. e l’INA Assitalia s.p.a., quest’ultima in qualità di impresa designata dal Fondo di garanzia per le vittime della strada, chiedendo che fossero condannati in solido al risarcimento dei danni subiti nell’incidente stradale nel quale la propria congiunta T.A. era stata investita dal motociclo, sprovvisto di copertura assicurativa, condotto da M.S. e di proprietà di M.P., morendo poche ore dopo.
Il Tribunale accertò che la responsabilità del sinistro era da ricondurre per il 70 per cento alla defunta vittima e per il 30 per cento a M.S.; condannò quindi i convenuti al pagamento della somma complessiva di Euro 445.000 per tutti i danneggiati e condannò gli attori al pagamento, in favore di M.S., della somma di Euro 54.130,16, con compensazione delle spese di giudizio.
2. La pronuncia è stata impugnata in via principale da Stefano e M.P. e dalla società di assicurazione, e in via incidentale dai familiari della vittima; la Corte d’appello di Roma, con sentenza dell’8 gennaio 2018, ha accolto l’appello principale e, in riforma dell’impugnata sentenza, ha accertato la responsabilità esclusiva di T.A. nella determinazione del sinistro, condannando gli appellanti incidentali al pagamento, in favore di M.S., della somma complessiva di Euro 101.867, 08, oltre interessi e con il carico delle spese di entrambi i gradi di giudizio.
3. Contro la sentenza della Corte d’appello di Roma ricorrono C.N., C.M., C.A., A.A. e A.M., I.M., A.G. e A.F., S.L., T.M.P., T.A.A. e T.U. con unico atto affidato a due motivi.
Resistono M.S. e M.P. con un unico controricorso.
La Generali Italia s.p.a. non ha svolto attività difensiva in questa sede. Il ricorso è stato avviato alla trattazione in camera di consiglio, sussistendo le condizioni di cui agli artt. 375,376 e 380-bis c.p.c., e non sono state depositate memorie.
Rilevano i ricorrenti che la disposizione invocata esige, per il superamento della presunzione di responsabilità ivi regolata, che il conducente dimostri di aver compiuto tutto quanto necessario per evitare il sinistro. Tale dimostrazione non sarebbe stata data dal M., nè la sentenza consentirebbe di comprendere per quale ragione egli sia stato ritenuto esente da ogni responsabilità.
Tale pronuncia è in linea con altri precedenti di questa Corte, nei quali si è detto che in caso di investimento di un pedone, la responsabilità del conducente è esclusa quando risulti provato che non vi era, da parte di quest’ultimo, alcuna possibilità di prevenire l’evento, situazione ricorrente allorchè il pedone abbia tenuto una condotta imprevedibile ed anormale, sicchè l’automobilista si sia trovato nell’oggettiva impossibilità di avvistarlo e comunque di osservarne tempestivamente i movimenti (ordinanza 22 febbraio 2017, n. 4551). Risulta da tale orientamento che non è sufficiente la dimostrazione dell’imprevedibilità del comportamento del pedone, dovendo comunque il conducente investitore superare l’invocata presunzione, con dimostrazione di aver fatto tutto quanto possibile per evitare il danno.
3.2. Nella specie, la Corte d’appello non ha fatto integralmente buon governo di tali principi. La sentenza, infatti, dopo aver indicato qual era lo stato dei luoghi, ha ritenuto “imprevedibile non solo l’avvistamento del pedone in tempo utile per l’adozione di una manovra di emergenza”, ma anche la stessa presenza del pedone in quel contesto (strada stretta, margine angusto, assenza di marciapiede o banchina sul lato destro, presenza di un costone roccioso). Manca, però, ogni accertamento positivo in ordine all’effettiva piena correttezza del comportamento del conducente investitore, soprattutto per quanto riguarda la prova, da parte sua, di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno. Ed infatti, a parte la perplessità manifestata dalla Corte di merito in ordine alla velocità tenuta dal motociclista (la sentenza osserva che “non sono emersi elementi idonei ad opinare l’eccessiva velocità del ciclomotore”), la situazione dei luoghi poteva anche esigere, in astratto, una velocità ben inferiore ai limiti imposti; nè la sentenza afferma alcunchè in ordine alla circostanza del trascinamento della vittima (che, di per sè, potrebbe essere indice di una velocità non consona allo stato dei luoghi).