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Timestamp: 2020-04-07 11:13:03+00:00
Document Index: 92979625

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2054', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2054', 'art. 91']

Sentenza Cassazione Civile n. 2337 del 31/01/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2337 del 31/01/2017
Cassazione civile, sez. III, 31/01/2017, (ud. 23/06/2016, dep.31/01/2017), n. 2337
sul ricorso 1924-2014 proposto da:
D.G.F. (OMISSIS), P.A. (OMISSIS),
elettivamente domiciliati in ROMA, VIA GIORGIO SCALIA 12, presso lo
studio dell’avvocato VALERIO GALLO, rappresentati e difesi dagli
avvocati FRANCESCO FRASCA, RICCARDO NATALE giusta procura speciale
GENERALI ITALIA SPA (già INA ASSITALIA SPA, che ha incorporato per
fusione ASSITALIA SPA), in persona dei procuratori speciali Dr.
PA.VI. e Dr. D.G., elettivamente domiciliata in
ROMA, VIA DI TRASONE 16, presso lo studio dell’avvocato ASSUNTA DI
SANTO, rappresentata e difesa dall’avvocato NATALINO GUERRIERI
SPEED SRL;
avverso la sentenza n. 217/2012 del TRIBUNALE SEDE DISTACCATA DI di
ANAGNI, depositata il 28/11/2012;
udito l’Avvocato RICCARDO NATALE;
udito l’Avvocato FRANCESCO FRASCA;
udito l’Avvocato NATALINO GUERRIERI;
CARDINO Alberto che ha concluso per l’accoglimento del 3° motivo di
P.A. convenne dinanzi al Giudice di pace di Pisciotta D.G.F., la s.r.l. Speed e l’Assitalia assicurazioni, chiedendone la condanna al risarcimento dei danni subiti in conseguenza di un incidente verificatosi in territorio di (OMISSIS) nel (OMISSIS).
Il Giudice di pace adito accolse l’eccezione di incompetenza territoriale proposta dalle società convenute.
Il giudizio fu riassunto dinanzi al competente G.d.P. di (OMISSIS), che respinse la domanda.
Il Tribunale di Frosinone, investito dell’impugnazione proposta dall’attore in prime cure, la rigettò, accogliendo il gravame incidentale degli appellati sul riparto delle spese di lite.
Avverso la sentenza del Tribunale laziale P.A. ha proposto ricorso per cassazione sulla base di 3 motivi di censura.
Resiste l’Assitalia con controricorso.
Con il primo motivo, si denuncia violazione e falsa applicazione di norme di diritto, denunciata ai sensi degli artt. 115 e 116 c.p.c..
Con il secondo motivo, subordinato al mancato accoglimento del primo, si denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 2054 c.c..
I due motivi, che possono essere congiuntamente esaminati attesane la intrinseca connessione, non hanno giuridico fondamento.
Tutte le censure rivolte alla sentenza impugnata – ivi compresa quella in ordine alla valutazione delle risultanze della CTU difatti, sono irrimediabilmente destinate ad infrangersi sul corretto impianto motivazionale adottato dal giudice d’appello, dacchè esse, nel loro complesso, pur formalmente abbigliate in veste di denuncia di una (peraltro del tutto generica) violazione di legge, si risolvono, nella sostanza, in una (ormai del tutto inammissibile) richiesta di rivisitazione di fatti e circostanze come definitivamente accertati in sede di merito.
Il ricorrente, difatti, lungi dal prospettare a questa Corte un vizio della sentenza rilevante sotto il profilo di cui all’art. 360 c.p.c., n. 3, si volge piuttosto ad invocare una diversa lettura delle risultanze procedimentali così come accertare e ricostruite dal giudice territoriale, muovendo all’impugnata sentenza censure del tutto inaccoglibili, perchè la valutazione delle risultanze probatorie, al pari della scelta di quelle – fra esse – ritenute più idonee a sorreggere la motivazione, postula un apprezzamento di fatto riservato in via esclusiva al giudice di merito il quale, nel porre a fondamento del proprio convincimento e della propria decisione una fonte di prova con esclusione di altre, nel privilegiare una ricostruzione circostanziale a scapito di altre (pur astrattamente possibili e logicamente non impredicabili), non incontra altro limite che quello di indicare le ragioni del proprio convincimento, senza essere peraltro tenuto ad affrontare e discutere ogni singola risultanza processuale ovvero a confutare qualsiasi deduzione difensiva.
Il ricorrente, nella specie, pur denunciando, nella sostanza, una deficiente motivazione della sentenza di secondo grado, inammissibilmente (perchè in contrasto con gli stessi limiti morfologici e funzionali del giudizio di legittimità) sollecita a questa Corte una nuova valutazione di risultanze di fatto (ormai cristallizzate quoad effectum) sì come emerse nel corso dei precedenti gradi del procedimento (in particolare, con riguardo alle modalità e al punto esatto dell’incidente), così mostrando di anelare ad una surrettizia trasformazione del giudizio di legittimità in un nuovo, non consentito, terzo grado di merito, nel quale ridiscutere analiticamente tanto il contenuto, ormai cristallizzato, di fatti storici e vicende processuali, quanto l’attendibilità maggiore o minore di questa o di quella ricostruzione procedimentale, quanto ancora le opzioni espresse dal giudice di appello – non condivise e per ciò solo censurate al fine di ottenerne la sostituzione con altre più consone ai propri desiderata -, quasi che nuove istanze di fungibilità nella ricostruzione dei fatti di causa fossero ancora legittimamente proponibili dinanzi al giudice di legittimità. Del tutto erroneo si appalesa, in particolare, il richiamo alla norma di cui all’art. 2054 c.c., inapplicabile in caso di tamponamento (Cass. 10174/2012, ex multis).
Con il terzo motivo, si denuncia, in via ulteriormente subordinata, violazione e falsa applicazione dell’art. 91 c.p.c. e del D.M. n. 140 del 2012.
Il motivo è inammissibile, non spiegando il ricorrente quale pregiudizio gli sarebbe in concreto derivato dall’unica liquidazione, per entrambi i gradi di giudizio, delle spese processuali.