Source: http://www.gurs.regione.sicilia.it/ricstr-text.htm
Timestamp: 2018-03-19 06:57:47+00:00
Document Index: 132644937

Matched Legal Cases: ['art. 57', 'art. 7', 'art. 23', 'art. 23', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 9', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 27', 'art. 4', 'art. 12', 'art. 28', 'art. 19', 'sentenza ', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 11', 'art. 395', 'art. 395', 'art. 23', 'art. 8', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 4']

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Attenzione: La legge 21 novembre 2000, n. 342, recante "Misure in materia fiscale", pubblicata nel Suppl. Ordin. alla Gazzetta Ufficiale della Repubblica, n. 276 del 25/11/2000, con l'art. 57 ha soppresso la tassa sui ricorsi straordinari
CIRCOLARE. Presidenziale 22 maggio 1985, n. 4249/41.12.0. - Ricorsi straordinari al Presidente della Regione - Disciplina dell'istituto
CIRCOLARE Presidenziale 30 novembre 1992, n. 14978/41.12 - Ricorso straordinario al Presidente della Regione. Istanza di sospensione cautelare. Modifiche alla circolare 22 maggio 1985, n. 4249/41.12.0
CIRCOLARE Presidenziale 5 maggio 1998, n. 8792/41.12. - Ricorso straordinario al Presidente della Regione. Versamento della tassa fissa. Modifiche alla circolare 22 maggio 1985, n. 4249/41.12.0.
(G.U.R.S. 16 maggio 1998, n. 25)
Nuove modalita' di versamento della tassa fissa sul ricorso straordinario al presidente della Regione siciliana.
(Direttive dell'Assessorato del bilancio e delle finanze-Nota n. 298661 del 26 maggio 1999).
Ricorsi straordinari al Presidente della Regione - Disciplina dell'istituto
Con la presidenziale 21 novembre 1979, n. 6591/41.12.0, si dava diffusione al nuovo indirizzo giurisprudenziale del Consiglio di giustizia amministrativa circa l'organo dell'Amministrazione centrale della Regione competente a ricevere e ad istruire i ricorsi suindicati, individuato in questa Presidenza ex art. 7 legge regionale 29 dicembre 1962, n. 28 e successive modifiche, che attribuisce all'Ufficio legislativo e legale la materia dei ricorsi straordinari di cui all'art. 23 u.c St. Si.
In questo primo quinquennio di attuazione di tale indirizzo sono apparsi evidenti i vantaggi, in termini di speditezza della decisione, arrecati dall'accentramento in un unico organo dell'Amministrazione centrale degli adempimenti relativi a tutte le fasi del procedimento. Gli ostacoli (peraltro meno frequenti di come poteva temersi) costituiti dallo scarso senso di collaborazione delle amministrazioni periferiche passivamente "resistenti" sono stati quasi sempre superati, grazie anche al ricorso (per lo più soltanto minacciato) all'efficiente istituto del controllo sostitutivo dei competenti organi di vigilanza. Tutto ciò ha generato una maggiore fiducia dei cittadini dell'Isola nello strumento di giustizia amministrativa in discorso, testimoniata dal progressivo aumento del numero dei ricorsi.
Si rende opportuno pertanto un nuovo compendio della disciplina dell'istituto, fondamentalmente ricalcante le norme contenute nel capo II del D.P.R. 24 novembre 1971, n. 1199, con gli adattamenti all'ordinamento costituzionale ed amministrativo della Regione, frutto dell'elaborazione giurisprudenziale del massimo organo di giustizia amministrativa siciliana, aggiornato sulla più recente giurisprudenza costituzionale ed amministrativa riguardante l'analogo istituto del ricorso straordinario al Capo dello Stato.
Il ricorso straordinario previsto dall'art. 23, u.c., St. Si. è ammesso avverso tutti gli atti amministrativi regionali, ritenuti lesivi tanto di interessi legittimi quanto di diritti soggettivi, salvo quelli sottoposti dalla legge a particolare regime di impugnazione. Secondo un orientamento giurisprudenziale da tempo consolidato, per atti amministrativi regionali si intendono non solo i provvedimenti degli organi dell'Amministrazione diretta o indiretta della Regione, ma anche quelli promananti dagli organi di altri enti pubblici (compresi gli enti pubblici economici) aventi la sede centrale in Sicilia e sottoposti alla vigilanza della Regione nonché quelli di autorità statali aventi sede nell'Isola, emessi in materie di competenza regionale, per le quali siano state emanate le norme di attuazione dello Statuto (atti oggettivamente regionali).
Tuttavia, se nell'atto non definitivo erroneamente impugnato in via straordinaria non è indicato l'organo a cui proporre il ricorso gerarchico, il ricorrente, attesa la scusabilità dell'errore, ha diritto alla remissione in termini per l'impugnativa in via gerarchica. Per ovvie esigenze di economia dell'attività amministrativa si raccomanda pertanto alle amministrazioni in indirizzo di invitare i loro organi periferici o funzionalmente dipendenti ad attenersi scrupolosamente al disposto dell'art. 1, u.c., D.P.R. 24 novembre 1971, n. 1199.
Il ricorso straordinario è inammissibile se l'atto avverso cui è proposto sia stato già impugnato in via giurisdizionale dallo stesso interessato.
La facoltà di scelta tra il ricorso giurisdizionale e quello straordinario si consuma solo con il deposito del primo, che concreta la volontà dell'interessato di adire la via giurisdizionale. Una volta incardinato il giudizio davanti al Tribunale amministrativo regionale (il che si verifica anche col deposito fuori termine) resta definitivamente preclusa la proponibilità del gravame straordinario, anche se l'interessato rinuncia al ricorso giurisdizionale.
Rispetto all'azione giudiziaria ordinaria invece il ricorso straordinario, rimedio di carattere generale ammissibile anche a tutela di diritti, si trova in rapporto di reciproca indipendenza; cosicché l'interessato può intraprendere contemporaneamente o consecutivamente le due vie. Il passaggio in giudicato della sentenza del giudice ordinario, tuttavia, rende improcedibile il ricorso straordinario pendente sulla stessa controversia.
Con un unico ricorso possono impugnarsi più provvedimenti quando fra essi sussista un nesso di interdipendenza (atti di un unico procedimento, atti costituenti l'uno il presupposto dell'altro) o di connessione anche funzionale (atti derivanti da un'unica determinazione dell'ente pubblico), purché concorrenti nel determinare la (presunta) lesione della stessa posizione giuridica del ricorrente.
4. Sospensione dell'atto impugnato
[Il D.P.R. 24 novembre 1971, n. 1199, non attribuisce all'autorità adita con il ricorso straordinario il potere di sospendere d'ufficio o a domanda l'esecuzione dell'atto impugnato, diversamente da quanto previsto per il ricorso gerarchico (art. 3). Tuttavia, secondo un indirizzo giurisprudenziale del Consiglio di Stato, recepito anche dal Consiglio di g.a., una domanda pregiudiziale in tal senso è tuttora ammissibile, anche se l'esame della stessa esula dai poteri dell'organo investito della decisione del ricorso, essendo rimesso esclusivamente all'autorità da cui promana l'atto impugnato, nell'ambito del potere di autotutela di quest'ultima.] (V. ora Circ.Ass. 30 novembre 1992, n. 14978/41.12)
Il ricorso deve essere proposto nel termine di decadenza di 120 giorni dalla data di notificazione o comunicazione dell'atto impugnato, se si tratta di persone "direttamente contemplate" (in senso sostanziale) nell'atto stesso, dalla pubblicazione (se prevista), per gli altri interessati.
E' idonea a far decorrere il termine per l'impugnazione anche la "piena conoscenza", cioè la conoscenza degli elementi essenziali del provvedimento impugnato (autorità emanante, data e oggetto) acquisita di fatto dal ricorrente, ferma restando la possibilità del medesimo di presentare motivi aggiunti di censura, una volta conosciuto integralmente il provvedimento stesso.
Non è più in vigore il termine abbreviato di 60 giorni per i ricorsi straordinari avverso i provvedimenti dell'intendente di finanza sui gravami contro gli atti esecutivi dell'esattore delle II. DD. e per quelli avverso provvedimenti della stessa autorità attinenti al servizio di riscossione di tali imposte, a seguito dell'abrogazione delle norme che lo prevedevano (artt. 208 T.U. n. 645 del 1958 e 155 T.U. n. 658 del 1963, soppressi, rispettivamente, dagli artt. 104 D.P.R. n. 602 del 1973 e 36 D.P.R. n. 603 del 1973).
La sospensione dei termini processuali nel periodo feriale estivo, di cui alla legge 7 ottobre 1969, n. 742 e successive modifiche, non è applicabile al ricorso straordinario.
Il ricorso deve essere notificato, nei modi e con le forme prescritte per i ricorsi giurisdizionali, ad almeno uno dei controinteressati, salva la successiva integrazione agli altri controinteressati, nel termine, fissato dall'Ufficio legislativo e legale, il quale, ove ne ricorrano i presupposti, autorizzerà la notificazione per pubblici proclami.
L'art. 9, D.P.R. 24 novembre 1971, n. 1199, non richiede che il ricorso sia notificato all'autorità che ha emesso l'atto impugnato. Tale onere tuttavia sussiste - in base alla giurisprudenza della Corte costituzionale (sentenza n. 148/1982), recepita dal Consiglio di giustizia amministrativa - tutte le volte che l'atto stesso promani da un ente pubblico diverso da quello (nella specie la Regione) cui appartiene l'autorità decidente. L'organo dell'ente pubblico minore, infatti, non si trova in posizione di preminenza rispetto al ricorrente e, quindi, analogamente ai controinteressati, è qualificato sia a contraddire la domanda di annullamento del proprio provvedimento sia a chiedere il trasferimento del gravame in sede giurisdizionale di cui si dirà infra.
Eseguite le notificazioni, l'originale del ricorso va depositato (sempre nel termine di 120 giorni) o presso lo stesso organo che ha emanato l'atto impugnato (al quale in tale caso non va notificato) ovvero presso questa Presidenza.
La presentazione può essere fatta direttamente o mediante notificazione oppure a mezzo posta, con raccomandata corredata di avviso di ricevimento. Nel primo caso, il competente ufficio rilascia ricevuta; nell'ultima ipotesi la data di spedizione della raccomandata postale con ricevuta di ritorno vale quale data di presentazione.
L'originale ricorso deve essere corredato della quietanza di pagamento della tassa fissa e, ove sia stato notificato a mezzo posta, dell'avviso di ricevimento di ciascuna raccomandata postale, che costituisce parte integrante del referto di notifica.
Non è richiesto a pena di decadenza il deposito dell'atto impugnato, peraltro opportuno per l'economia del procedimento.
E' bene altresì che il ricorrente alleghi all'originale una copia in carta libera del ricorso.
Il ricorso straordinario è soggetto all'imposta di bollo, che si può corrispondere, ai sensi dell'art. 5 della tariffa allegato A annessa al D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 642, come modificato dall'art. 27 D.P.R. 30 dicembre 1982, n. 955, in modo ordinario, mediante l'impiego dell'apposita carta bollata, in modo straordinario, mediante marche da bollo o bollo a punzone e in modo virtuale, mediante pagamento [all'ufficio del registro o (vedi nuove direttive)] ad altri uffici autorizzati o mediante versamento in conto corrente postale. Il ricorso è soggetto altresì alla tassa fissa di L. 3.000, prevista dall'art. 4 della legge 25 aprile 1957, n. 283, che si corrisponde mediante pagamento [all'ufficio del registro (vedi nuove direttive)].
A norma dell'art. 12 della tabella allegato B al D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 642, come modificato dall'art. 28 D.P.R. 30 dicembre 1982, n. 955, possono essere redatti in carta libera i ricorsi in materia di assicurazioni sociali obbligatorie, di assegni familiari, di pensioni dirette o di riversibilità e di equo canone delle locazioni di immobili urbani, oltre a quelli relativi a rapporto di pubblico impiego. Per questi ultimi inoltre non è dovuta la tassa fissa (art. unico 1, 2 aprile 1958 n. 319 e succ. modif.). A tal fine non è sufficiente però che il ricorso verta oggettivamente in materia di pubblico impiego, essendo necessario: a) che il ricorrente si trovi nella situazione soggettiva di pubblico impiegato ovvero, pur non essendo parte diretta nel rapporto di lavoro cui si riferisce il gravame, si pretenda titolare di un diritto o interesse che in quel rapporto trovi il suo titolo; b) che il ricorso tenda a far valere un diritto o interesse che sia o si presenti dipendente dalla fonte regolatrice del rapporto di pubblico impiego. L'inosservanza dei predetti adempimenti fiscali comporta l'improcedibilità del ricorso solo in caso di mancata regolarizzazione.
Se il ricorso è stato redatto in carta libera o in carta da bollo per atti giudiziari, viene trasmesso dall'Ufficio legislativo e legale al competente ufficio del registro, ai sensi dell'art. 19, D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 642, e succ. modif., per la regolarizzazione.
Se non è stata versata la tassa fissa, l'ufficio istruente invita il ricorrente, a provvedervi, a pena di improcedibilità, entro un breve termine perentorio.
I controinteressati, entro 60 giorni dalla data di notificazione del ricorso, possono presentare all'Ufficio legislativo e legale della Regione le loro deduzioni ed eventualmente proporre ricorso incidentale, cioè chiedere che l'atto venga annullato per una parte o per motivi diversi da quelli per i quali ne è stato chiesto l'annullamento con il ricorso.
Nello stesso termine essi possono richiedere che il ricorso sia trasferito in sede giurisdizionale, con atto di opposizione notificato al ricorrente ed all'autorità emanante il provvedimento impugnato, la quale ne darà immediatamente notizia all'Ufficio legislativo e legale della Regione.
Il controinteressato opponente, tuttavia, per non restare esposto al pericolo di prosecuzione del procedimento decisorio del ricorso straordinario, dovrà farsi parte diligente depositando presso il predetto Ufficio copia autentica dell'atto di opposizione, munita del referto di notifica.
La facoltà di opporsi al ricorso straordinario, a seguito della citata sentenza della Corte costituzionale n. 148/1982, che ha dichiarato costituzionalmente illegittima la corrispondente disposizione limitativa contenuta nell'art. 10, D.P.R. 24 novembre 1971 n. 1199, spetta, come si è accennato, pure all'autorità emanante, sempreché si tratti di organo di un ente pubblico diverso dalla Regione.
L'estinzione del ricorso straordinario di cui sia stato ritualmente chiesto il trasferimento in sede giurisdizionale avviene automaticamente, restando preclusa ope legis, per effetto dell'opposizione del controinteressato o dell'autorità emanante, non solo la pronunzia dell'autorità adita con il ricorso, ma anche l'istruzione del gravame. La sola ipotesi in cui, nonostante l'opposizione della controparte e la costituzione in giudizio del ricorrente davanti al T.A.R., si rifà luogo a pronuncia in sede straordinaria è quella, prevista dal secondo comma del citato art. 10, in cui il "collegio giudicante" ritenga "che il ricorso é inammissibile in sede giurisdizionale, ma può essere deciso in sede straordinaria".
In analogia a quanto avviene per il ricorso giurisdizionale, è ammissibile la proposizione di motivi aggiunti al ricorso straordinario. I motivi aggiunti non aventi carattere illustrativo, ma integrativo dei mezzi di impugnazione contenuti nel ricorso principale devono essere prodotti nello stesso termine valevole per quest'ultimo, a meno che non si fondino su elementi non conoscibili al momento della presentazione del gravame. I motivi aggiunti, come il ricorso principale, devono essere redatti in carta da bollo e devono essere notificati ai controinteressati ed all'autorità emanante.
Resta ferma la competenza dell'Ufficio legislativo e legale della Regione ad istruire i ricorsi, avvalendosi, se del caso, degli Assessorati regionali competenti per materia.
Se il ricorso viene presentato presso l'autorità emanante, quest'ultima deve trasmetterlo immediatamente, in originale munito della data di ricevimento, all'Ufficio predetto, con i relativi allegati e con tutti gli atti (in copia conforme) necessari per la decisione, riferendo sui fatti che hanno dato luogo alla controversia, indipendentemente da eventuali deduzioni formali, che potranno essere inviate in un secondo tempo.
La raccolta dei dati di fatto e degli elementi di giudizio occorrenti per la decisione del ricorso deve essere completata in tempo utile per consentire all'Ufficio di rispettare il termine di centoventi giorni (dalla scadenza dei 60 giorni assegnati alle controparti per le deduzioni), fissato dall'art. 11, 1� co., D.P.R. 24 novembre 1971, n. 1199, per la richiesta di parere all'organo consultivo.
L'atto di interpello per conoscere se il ricorso sia stato trasmesso al C.G.A. deve essere notificato all'Ufficio legislativo e legale della Regione.
I ricorrenti ed i controinteressati che abbiano presentato deduzioni possono prendere visione di tutti gli atti e documenti dell'istruttoria compiuta dall'Ufficio legislativo e legale, la cui relazione conclusiva può essere trasmessa in copia all'autorità emanante.
Una volta pervenuto a questa Presidenza il parere del Consiglio di giustizia amministrativa, l'Ufficio legislativo e legale predispone il decreto di decisione da sottoporre alla firma presidenziale.
Ove un diverso apprezzamento delle questioni giuridiche connesse all'affare induca l'Ufficio a dissentire dalla soluzione suggerita dall'organo consultivo ne viene informato lo scrivente affinché valuti se sia il caso di promuovere la delibera della Giunta regionale per decidere il gravame in difformità dal parere del Consiglio di giustizia amministrativa.
[Il decreto di decisione è sottoposto al controllo generale di legittimità dalla Corte dei conti, che la stessa Corte ritiene estendibile al merito della pronuncia. A seguito della dichiarazione di illegittimità costituzionale delle norme che attribuivano al Governo regionale il potere di ottenere la registrazione con riserva (articoli 2 e 6 D.Lgs. 6 maggio 1948, n. 655), la Regione, nei confronti delle definitive determinazioni sfavorevoli dell'organo statale di controllo, può promuovere conflitto di attribuzioni davanti alla Corte costituzionale, quando ne ricorrano le condizioni. Una volta registrato, il decreto è trasmesso in copia all'Assessorato regionale competente nella materia cui hanno riguardo i provvedimenti impugnati, il quale ne cura la notificazione in forma amministrativa, avvalendosi dell'autorità emanante.]
In caso di decisione di accoglimento l'Assessorato regionale competente vigila sull'ottemperanza da parte dell'Amministrazione soccombente.
Qualora il decreto di decisione pronunci l'annullamento di un atto amministrativo generale a contenuto normativo, esso deve essere reso di pubblico dominio, a cura dell'autorità che ha emesso l'atto annullato, con le stesse forme di pubblicità prescritte per quest'ultimo.
Il decreto di decisione del ricorso può essere impugnato per revocazione nei casi tassativamente previsti dall'art. 395 cod. proc. civ.
Il ricorso per revocazione, soggetto agli stessi oneri fiscali prescritti per il ricorso straordinario, deve essere notificato ai controinteressati e depositato presso questa Presidenza entro il termine di decadenza di 60 giorni. Tale termine decorre dalla notificazione del decreto impugnato nei casi di revocazione previsti dai nn. 4 e 5 del citato art. 395 C.P.C.; negli altri casi decorre, rispettivamente, dal giorno della scoperta o dell'accertamento del dolo o della falsità oppure da quello di recupero dei documenti.
Il decreto presidenziale di decisione può essere impugnato in via giurisdizionale davanti al T.A.R. dalla parte soccombente solo per vizi di forma o di procedimento successivi al parere dell'organo consultivo.
L'impugnazione per qualsivoglia motivo di illegittimità, è consentita soltanto ai controinteressati ed all'autorità emanante a cui non sia stato notificato il ricorso, nei limiti scaturenti dall'intervento del Consiglio di giustizia amministrativa sia nel procedimento del ricorso straordinario, in qualità di organo consultivo (a sezioni riunite), sia nel procedimento giurisdizionale, quale giudice di secondo grado.
V. Rimedi avverso l'inerzia dell'Amministrazione soccombente
L'interessato, nel caso in cui l'autorità che ha emesso l'atto annullato in accoglimento del ricorso, non ottemperi alla decisione, non può promuovere direttamente il giudizio di ottemperanza previsto dall'articolo 27, n. 4, T.U. 26 giugno 1924, n. 1054, poiché tale procedimento giurisdizionale presuppone l'inadempimento da parte della P.A. di un obbligo derivante da un giudicato.
Il ricorrente tuttavia può promuovere davanti al T.A.R. il giudizio per ottenere la pronuncia di illegittimità del comportamento dell'Amministrazione -sia che si tratti di un diniego di provvedere sia che consista in un mero comportamento omissivo- e, una volta ottenuta tale pronuncia, può istaurare il giudizio di ottemperanza di cui sopra.
La Segreteria generale ne terrà conto nella sua competenza in tema di direttive generali per lo svolgimento dell'azione amministrativa della Regione e di coordinamento degli Uffici di questa Presidenza.
1. Com'è noto, il Consiglio di Stato, con il parere della Commissione speciale 3 maggio 1991, n. 16/91, ha rivisto radicalmente il precedente indirizzo in tema di configurabilità della sospensione cautelare del provvedimento impugnato nell'ambito del ricorso straordinario al Capo dello Stato, esprimendo l'avviso che la soluzione del problema costituito dalla mancanza, nel D.P.Rep. 24 novembre 1971, n. 1199, di una disposizione ad hoc non vada ricercata (contrariamente a quanto in precedenza ritenuto con i pareri della Sez. I, 5 dicembre 1975, nn. 1258 del 1975 e 1668 del 1975) nell'istituto dell'autotutela, riposante su altri presupposti, ma all'interno del sistema giustiziale proprio del rimedio amministrativo di cui trattasi.
Ciò premesso, il predetto consesso, dopo avere considerato che il silenzio sul punto del legislatore delegato non autorizza l'interprete a propendere per l'esclusione della sospensiva dall'ambito del (solo) ricorso straordinario, in mancanza di una chiara e precisa disposizione contraria alla regola generale del complessivo sistema della giustizia amministrativa, si è espresso nel senso che la pronunzia sull'istanza incidentale di sospensione vada emessa, per ragioni di speditezza, dal Ministro competente ad istruire il ricorso, previo specifico parere del Consiglio di Stato.
2. Il Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione Siciliana, consultato specificamente sulle domande di sospensione inserite in ricorsi straordinari avanzati avverso atti amministrativi regionali dopo la pubblicazione del predetto parere del Consiglio di Stato n. 16/1991, si è adeguato al nuovo orientamento, atteso il parallelismo tra il rimedio previsto dall'art. 23, u.c., St. Si. ed il ricorso straordinario al Capo dello Stato.
Si rende necessario, pertanto, modificare il punto 4 della lett. A) della circolare 22 maggio 1985, n. 4249/41.12.0 (pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana n. 26, Parte I., del 22 giugno 1985) nel senso che la pronunzia sulla domanda di sospensione dell'atto impugnato in via straordinaria non compete all'autorità emanante (la quale conserva comunque il potere discrezionale di sospendere il proprio provvedimento, ove ricorrano i presupposti per l'esercizio dell'autotutela), ma a quella competente ad istruire il ricorso.
E' appena il caso di ricordare poi che, nell'ordinamento regionale, l'istruttoria del ricorso straordinario compete esclusivamente a questa Presidenza ex art. 8 della legge regionale 29 dicembre 1962, n. 28; onde la pronunzia in tema di sospensiva avverrà con decreto presidenziale previo parere del Consiglio di giustizia amministrativa.
Il decreto presidenziale emesso sulla domanda di sospensione, affinchè non sia vanificata l'urgenza della misura, sarà comunicato agli interessati direttamente a cura dell'Ufficio legislativo e legale di questa Presidenza.
CIRCOLARE Presidenziale 5 maggio 1998, n. 8792/41.12.
Ricorso straordinario al Presidente della Regione. Versamento della tassa fissa. Modifiche alla circolare 22 maggio 1985, n. 4249/41.12.0.
Com'è noto, l'art. 1 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 237, ha disposto la soppressione dei servizi autonomi di cassa degli uffici dipendenti dal Dipartimento delle entrate e dal Dipartimento del territorio, con effetto dal 1� gennaio 1998.
Pertanto, al ricorso straordinario al Presidente della Regione siciliana, soggetto alla tassa fissa di lire 3.000, prevista dall'art. 4 della legge 25 aprile 1957, n. 283, deve essere allegata, in originale, la ricevuta del versamento effettuato secondo le seguenti modalità alternative:
1) versamento diretto allo sportello dei concessionari degli ambiti provinciali della Sicilia del servizio di riscossione dei tributi e delle altre entrate;
2) versamento su conto corrente postale diretto al concessionario del servizio di riscossione, in atto intestato alla Montepaschi SERIT, utilizzando il numero di seguito indicato per ciascun ambito provinciale:
Agrigento n. 117929;
Caltanissetta n. 237933;
Catania n. 121954;
Enna n. 114942;
Messina n. 205989;
Palermo n. 391904;
Ragusa n. 212977;
Siracusa n. 224964;
Trapani n. 208918;
3) versamento mediante delega bancaria a versare al concessionario, secondo le modalità di cui agli artt. 6, 7 e 8 del D.M. 28 dicembre 1993, n. 567.
In tutti e tre i casi il contribuente dovrà indicare il codice tributo 777T e la causale "tassa fissa ricorso straordinario" e le generalità o la denominazione sociale del ricorrente.
Il Presidente: DRAGO .
L'Assessorato regionale del bilancio e delle finanze, con la nota prot. 298661 del 26 maggio 1999 della Direzione finanze e credito ha rappresentato che, in dipendenza delle disposizioni del Decreto ministeriale 17 dicembre 1998, il versamento della tassa, da imputarsi al capitolo 1400 "Entrate eventuali diverse concernenti le tasse e le imposte indirette sugli affari" del bilancio regionale, dovrà essere effettuato secondo le seguenti modalità alternative:
2) Versamento mediante delega alle Poste italiane (decreto ministeriale 14 dicembre 1998, previsto dall'art. 4, comma 2, del decreto legislativo 237/97);
3) Versamento mediante delega bancaria, secondo le modalità di cui agli artt. 6, 7 e 8 del D.M. 28 dicembre 1993, n. 567.
In tutti e tre i casi, il ricorrente dovrà indicare il codice tributo 777T, il codice ufficio facente capo all'ufficio del registro (atti giudiziari) o all'ufficio unico delle entrate, laddove istituito, il cui elenco è riportato all'allegato 6 del decreto ministeriale 17 dicembre 1998, pubblicato nel supplemento ordinario della Gazzetta Ufficiale della Repoubblica italiana n. 301 del 28 dicembre 1998, ed il codice destinatario 16, utilizzando il modello "F23" allegato allo stesso decreto.
Pagina realizzata da Avv. Michele Arcadipane