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Timestamp: 2018-02-24 05:56:51+00:00
Document Index: 70901658

Matched Legal Cases: ['art. 93', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 7', 'art. 87', 'art. 2', 'art. 2', 'art.2', 'art. 81', 'art. 5', 'art. 2']

Glossario di Protezione Civile - Ass. Falchi del Sud - Napoli
Ciò che accade fortuitamente, buono o negativo, evento sfortunato. Evento imprevisto e immediato, dovuto o insorto in occasione del lavoro e che provoca nell’organismo una lesione o un’alterazione funzionale permanente o passeggera.
Agenzia di Protezione Civile È dotata di personalità giuridica e d’autonomia regolamentare, amministrativa, finanziaria, patrimoniale e contabile. Ad essa sono trasferite le funzioni ed i compiti tecnico - operativi e scientifici, in materia di p.c. svolti dalla Direzione generale dei servizi antincendio e p.c. del Ministero dell’Interno, dal Dipartimento della p.c. della Presidenza del Consiglio dei Ministri e dal Servizio sismico nazionale.
Determinata dal D. Leg. n. 300 del 30/07/1999.
l’Agenzia svolge compiti relativi a:
La formulazione degli indirizzi e dei criteri generali, di cui all’articolo 107, comma 1, lettere a) e f) n. 1, e all’art. 93, comma 1°, lettera g), del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, da sottoporre al Ministro dell’Interno per l’approvazione del Consiglio dei Ministri;
l’acquisizione d’elementi tecnici sull’intensità ed estensione degli eventi calamitosi per la proposta di dichiarazione dello stato d’emergenza da parte del Consiglio dei Ministri, ai sensi dell’articolo 5, comma 1°, della legge 24 febbraio 1992, n. 225;
Le attività, connesse agli eventi calamitosi di cui all’articolo 2, comma 1°, lettera c), della legge 24 febbraio 1992, n. 225, relative a:
l’approvazione, d’intesa con le regioni e gli enti locali, dei piani d’emergenza e la loro attuazione, compreso il coordinamento per l’utilizzazione delle organizzazioni di volontariato;
la predisposizione d’ordinanze, di cui all’articolo 5, commi 2° e 3°, della legge 24 febbraio 1992, n. 225, da emanarsi dal Ministro dell’Interno;
la rilevazione dei danni e l’approvazione di piani d’interventi volti al superamento delle emergenze ed alla ripresa delle normali condizioni di vita, da attuarsi d’intesa con le regioni e gli enti locali interessati;
l’attività tecnico - operativa volta ad assicurare i primi interventi nell’ambito dei compiti di soccorso di cui all’articolo 14 della legge 24 febbraio 1992, n. 225;
Lo spegnimento con mezzi aerei degli incendi boschivi, coordinando anche l’impiego dei mezzi aerei d’altre amministrazioni statali o delle regioni;
Lo svolgimento di periodiche esercitazioni relative ai piani d’emergenza;
l’attività di formazione in materia di protezione civile;
La promozione di ricerche sulla previsione e prevenzione dei rischi naturali ed antropici, finalizzate alla definizione dei fenomeni attesi, alla valutazione del loro impatto sul territorio, alla valutazione e riduzione della vulnerabilità e allo sviluppo e gestione di sistemi di sorveglianza utili ai fini del preavviso dell’evento o dell’allarme tempestivo;
La raccolta sistematica, la valutazione e la diffusione dei dati sulle situazioni di rischio, anche attraverso la realizzazione di sistemi informativi di sistemi di monitoraggio, d’intesa con le regioni ed altre amministrazioni pubbliche;
l’attività d’informazione alle popolazioni interessate;
Il coordinamento delle organizzazioni di volontariato per favorirne la partecipazione alle attività di protezione civile;
La promozione e lo sviluppo d’accordi, con organismi nazionali ed internazionali bilaterali e multilaterali in materia di previsione e prevenzione dei rischi, d’interventi di soccorso ed a tutela della pubblica incolumità
Scatta al verificarsi dell’evento calamitoso od anche nell’ipotesi del pericolo grave ed imminente per l’incolumità delle persone, di danni gravi ed irreparabili agli abitati nonché a strutture ed impianti di prima necessità o che, se danneggiati, possono costituire fonte d’ulteriori e più gravi conseguenze dannose; consiste, nel comunicarne immediata notizia all’autorità competente per territorio.
Area, localizzata nell’area di sicurezza destinata al concentramento delle vittime. Corrisponde al PMA nei casi in cui non è disponibile una struttura dedicata (tende o containers).
Aree adiacente al PMA o all’area di raccolta riservata all’afflusso, alla sosta ed al deflusso delle ambulanze e degli altri mezzi di soccorso.
Aree d’ammassamento dei soccorritori e delle risorse
Luoghi, non soggetti a rischi ambientali, dove dovranno trovare sistemazione idonea i soccorritori e le risorse necessarie a garantire un razionale intervento nelle zone d’emergenza. Tali aree dovranno essere ubicate nelle vicinanze di risorse idriche, elettriche ed avere possibilità di smaltimento delle acque reflue. Il periodo di permanenza di tali aree sarà compreso tra poche settimane e qualche mese.
Aree d’attesa della popolazione
Luoghi, non soggetti a rischi ambientali, di ricongiungimento dei nuclei familiari e di prima accoglienza. In tali aree la popolazione riceverà le prime informazioni sull’evento ed i primi generi di conforto. Il periodo di permanenza di tali aree sarà compreso tra poche ore e qualche giorno.
Aree d’emergenza
Aree destinate, in caso d’emergenza, ad uso di protezione civile. In particolare, le aree d’attesa sono luoghi di prima accoglienza per la popolazione immediatamente dopo l’evento; le aree d’ammassamento dei soccorritori e delle risorse rappresentano i centri di raccolta d’uomini e mezzi per il soccorso della popolazione; le aree di ricovero della popolazione sono i luoghi in cui saranno istallati i primi insediamenti abitativi o le strutture in cui si potrà alloggiare la popolazione colpita.
Luoghi, non soggetti a rischi ambientali, in cui saranno installati i primi insediamenti abitativi.
Tali aree dovranno essere ubicate nelle vicinanze di risorse idriche, elettriche ed avere possibilità di smaltimento delle acque reflue.
Il periodo di permanenza di tali aree sarà compreso tra pochi mesi e qualche anno.
Trattasi d’aree comuni a tutti i tipi di rischio e che individuano le funzioni fondamentali che consentono, una volta confrontate con gli organismi, di risolvere i problemi di coordinamento e d’indirizzo;
La tecnico - scientifica, l’informativa, la sanitaria, delle relazioni esterne, dei trasporti mezzi e materiali, delle telecomunicazioni, del volontariato, dei servizi supplementari, della cooperazione internazionale.
Le attività volte alla previsione e alla prevenzione delle varie ipotesi di rischio, al soccorso delle popolazioni sinistrate ed alle altre attività necessarie ed indifferibili dirette a superare l’emergenza connessa agli eventi calamitosi.
Unità elementare di suolo dal quale le acque pluviali o di fusione delle nevi e dei ghiacciai, defluendo in superficie si raccolgono in un determinato corso d’acqua direttamente o a mezzo d’affluenti.
Sono "giochi da tavolo" che simulano i problemi che verrebbero a configurarsi nel corso di una reale emergenza.
E’ una tecnica utilizzata nella redazione dei programmi di previsione e prevenzione e dei piani d’emergenza, nonché nelle simulazioni ed esercitazioni;
Consiste nell’ipotizzare scenari catastrofici probabili su un dato territorio, area di teatro, in relazione ai quali si decidono gli interventi necessari, fingendo di utilizzare le risorse disponibili, le funzioni operative in attività di soccorso, il tutto coordinato in ambiti di competenza normativamente previsti.
E’ un evento naturale o legato ad azioni umane, nel quale tutte le strutture fondamentali della società sono distrutte o inagibili su un ampio tratto del territorio. Da tale accadimento conseguono effetti dannosi per una pluralità di persone, con riferimento alla loro vita ed ai loro beni. D’ogni disgrazia pubblica: in origine è un flagello.
Calamità antropica
È quell’evento che trova nell’uomo l’agente provocatore, che può essere consapevole od inconsapevole, per commissione od omissione d’attività.
È quell’evento dovuto a cause insite strutturalmente in natura (es. terremoto, tsunami, alluvione, nubifragio, tifone, ciclone, bufera, mareggiata, nevicata, ecc.) che per intensità ed estensione può richiedere di essere fronteggiata con mezzi e poteri straordinari.
Punti obbligati di passaggio per ogni mezzo di soccorso, particolarmente se provenienti da territori confinanti, per la verifica dell’equipaggiamento e l’assegnazione della zona d’operazioni. Sono presidiati preferibilmente da uomini delle forze di polizia (Municipali o dello stato) eventualmente con operatori del soccorso sanitario, ma comunque in collegamento con le centrali operative es. 118 o le strutture di coordinamento della Protezione Civile attivate localmente ( C.C.S., C.O.M., C.O.C.).
Area che costituisce l’unità elementare d’intervento, individuata, a seconda i casi, sulla base di criteri topografici o funzionali in modo da consentire un’ottimale distribuzione delle squadre di soccorso. (esempio: le macerie di uno stabile crollato, un troncone di fusoliera di un aeromobile precipitato, una carrozza ferroviaria di un convoglio deragliato, un piano di uno stabile incendiato, ecc.) Più "Cantieri" possono essere raggruppati in un unico "Settore".
Grande inondazione e in particolare il diluvio; in senso figurato, disastro e soprattutto sconvolgimento in uno stato, in una società. Sconvolgimento della superficie terrestre dovuto a terremoto, diluvio.
E’ un evento, non importa di quale entità e con quali conseguenze sia sulle persone sia sulle cose, provocato vuoi da cause naturali che da azioni umane, nel quale però le strutture fondamentali della società rimangono nella quasi totalità intatte, efficienti ed agibili; essa produce un’improvvisa e grave sproporzione tra richiesta di soccorso e risorse disponibili, destinata a perdurare nel tempo. (oltre dodici ore), ed è tale da dover essere fronteggiato con mezzi e poteri straordinari (legge n. 225/92 art. 2 lett. c).
Catastrofe ad effetto limitato
Evento che coinvolge un numero elevato di vittime, ma non le infrastrutture di un determinato territorio, producendo una temporanea, ancorché improvvisa e grave, sproporzione tra richiesta di soccorso e risorse disponibili. (denominato anche incidente maggiore).
Sequenza di dispositivi, funzionali e/o strutturali, che consentono la gestione del complesso delle vittime di una catastrofe ad effetto più o meno limitato. Consiste nell’identificazione, delimitazione e coordinamento di vari settori d’intervento per il salvataggio delle vittime, l’allestimento di una noria di salvataggio tra il luogo dell’evento ed il PMA e l’allestimento di una noria d’evacuazione tra il PMA egli ospedali.
Identica alla catena dei soccorsi resa maggiormente complessa dalle dimensioni dell’evento o da alcune caratteristiche ambientali particolari. Abitualmente si differenzia per l’interposizione di uno o più centri medici d’evacuazione, o CME, lungo la noria d’evacuazione. Sinonimi o equivalenti funzionali dei CME sono gli ospedali da campo, le navi ospedale, le unità mobile medico chirurgiche.
Cento Medico d’Evacuazione (CME)
Dispositivo strutturale di trattamento sanitario delle vittime che in genere è attivato in caso di catastrofi coinvolgenti un territorio particolarmente esteso. E’ localizzato lungo il percorso della noria d’evacuazione per permettere di stabilizzare il trattamento dei feriti ed ottimizzare, su più ampia scala, l’utilizzazione delle risorse di trasporto sanitario o quelle di cura definitive. Ad uno stesso CME possono afferire più PMA. E’ sinonimo d’ospedale da campo.
Centrale Operativa (CO) 118
Centrale operativa del servizio urgenza ed emergenza medica-118.
Centro Applicazione e Studi Informatici (CASI)
Fa parte del servizio emergenze del Dipartimento della p.c. e cura la gestione dei collegamenti via terminale, di banche dati necessarie ad affrontare efficacemente eventi calamitosi.
Centro Assistenziale di Pronto Intervento (CAPI)
Consiste in un deposito di materiale vario da utilizzarsi in caso di calamità. Ve ne sono 14 in tutta Italia e fanno capo alle seguenti prefetture:
Alessandria, Ancona, Bologna, Cagliari, Caserta, Catania, Catanzaro, Firenze, Palermo, Potenza, Reggio Calabria, Roma, Temi e Trieste.
Centro Coordinamento Soccorsi (C.C.S.)
Rappresenta il massimo organo di coordinamento delle attività di Protezione Civile a livello Provinciale. E’ composto dai responsabili di tutte le strutture operative presenti sul territorio provinciali. I compiti del C.C.S., consistono nell’individuazione delle strategie e delle operatività d’intervento necessarie al superamento dell’emergenza attraverso il coordinamento dei C.O.M.. Insediato in una sala attrezzata con apparecchi telefonici, telematici e radio ricetrasmittenti che si possono sintonizzare su frequenze radio utili, in questa struttura si provvede alla direzione ed al coordinamento degli interventi di p.c. in sede provinciale.
E’ in emergenza l’organo di coordinamento delle strutture di protezione civile sul territorio colpito, ed è costituito da un’Area Strategia, nella quale afferiscono i soggetti preposti a prendere decisioni, e da una Sala Operativa, strutturata in funzioni di supporto. La DI.COMA.C. (Direzione Comando e Controllo) esercita, sul luogo dell’evento, il coordinamento nazionale; il C.C.S. (Centro Coordinamento Soccorsi) gestisce gli interventi a livello provinciale attraverso il coordinamento dei C.O.M. (Centro Operativo Misto) che operano sul territorio di più Comuni in supporto all’attività dei Sindaci; il C.O.C. (Centro Operativo Comunale), presieduto dal Sindaco, provvede alla direzione dei soccorsi e dell’assistenza della popolazione del comune.
Centro Operativo Combinato
È costituito a livello centrale presso il Ministro per il coordinamento della p.c., per la direzione ed il coordinamento in emergenza degli interventi di p.c..
Centro Operativo Emergenze in Mare (COEM o PROCIPILMARE)
Fa parte del servizio emergenze del Dipartimento della p.c. e si occupa del soccorso aereo in mare in prossimità d’aeroporti costieri, della lotta all’inquinamento marino e della nave della p.c..
Centro Operativo Interforze (COI)
È costituito presso lo stato maggiore dell’esercito per la pianificazione ed il coordinamento specifico degli interventi delle forze armate in concorso.
Centro Operativo Locale (C.O.L.)
È una struttura costituita localmente (stazione del Corpo Forestale dello Stato) nell’ambito del sistema integrato di lotta agli incendi boschivi; controlla un’area più o meno estesa del territorio comunale od intercomunale.
Ad esso sono collegate diverse stazioni fisse di rilevamento ed é predisposto a ricevere comunicazioni (AIB) da aerei, finalizzate all’avvistamento.
Valuta sulla base delle informazioni, l’esigenza d’intervento aereo e la segnala al Centro Operativo Provinciale (C.O.P.)
Centro operativo che opera sul territorio di più Comuni in supporto alle attività dei Sindaci. Serve per la gestione ed il coordinamento degli interventi esecutivi di p.c. in sede locale, intercomunale o comunale;
I COM fanno capo al CCS.
Centro Operativo Provinciale (COP)
È una struttura costituita a livello provinciale nell’ambito del sistema integrato di lotta agli incendi boschivi;
Provvede al coordinamento dell’attività di tutti i COL di competenza, al controllo ed alla gestione dell’intervento e delle risorse a livello provinciale, al collegamento operativo con il COR.
È una struttura costituita a livello regionale nell’ambito del sistema integrato di lotta agli incendi boschivi;
Provvede al coordinamento di tutte le attività in materia.
Centro polifunzionale della protezione civile (CESI)
È una struttura di supporto ad ogni attività di p.c.;
Trovasi in Castelnuovo di Porto (Roma) e dipende dal Servizio Emergenze del Dipartimento di p.c..
Fa parte del servizio emergenze del Dipartimento Centro Situazioni della p.c. e funziona ininterrottamente per qualsiasi evenienza o segnale d’emergenza;
Provvede agli interventi più importanti ed immediati.
E’ il centro nazionale, che raccoglie e valuta informazioni e notizie relative a qualsiasi evento che possa determinare l’attivazione di strutture operative di protezione civile. In situazioni d’emergenza si attiva come Sala Operativa a livello nazionale.
Centro Telecomunicazioni (CT)
Civis indomitus
Modello elaborato dal Centro Studi CESAR, che costituisce il primo progetto elaborato con il coinvolgimento di soggetti privati e che disegna nel suo complesso, un nuovo "modello integrato di protezione civile". Al centro di tale processo è l’Agenzia di Protezione Civile, il decentramento dell’assetto istituzionale ed organizzativo dell’Italia ed il coinvolgimento del terzo – settore "il volontariato".
È la sostanza che mantiene la combustione: ossigeno, aria.
Sostanza capace, di bruciare combinato con l’ossigeno e di fornire energia termica. Si distinguono combustibili solidi naturali: legna, carboni fossili, lignite, litantrace e antracite; combustibili solidi artificiali: coke e carbone di legna; combustibili liquidi naturali: petrolio e bitume; combustibili liquidi artificiali: benzine e altri distillati dal petrolio e dal catrame, alcoli ecc.; combustibili gassosi naturali: gas naturali come il metano; combustibili gassosi artificiali: gas illuminante, gas d’alto forno, gas d’acqua, acetilene ecc.
I combustibili liquidi sono usati per motori a combustione interna; i combustibili solidi tendono ad essere trasformati in combustibili liquidi e gassosi, ma, data la gran diffusione, vengono ancora largamente utilizzati allo stato naturale.
Comitato Controllo Emergenza (CCE)
Ha il compito di assistere e coadiuvare il prefetto nella prima emergenza;
Dà altresì indicazioni per la costituzione del CCS suggerendone l’articolazione ritenuta più adatta all’emergenza da fronteggiare.
Comitato direttivo dell’Agenzia di Protezione Civile
È organo dell’Agenzia;
Esso è composto dal direttore dell’Agenzia che lo presiede e da quattro dirigenti dei principali settori d’attività, di cui un nominato su designazione della Conferenza Unificata Stato regioni città ed autonomie locali.
Composto dai rappresentanti delle organizzazioni maggiormente rappresentative a livello nazionale; i riferimenti normativi sono: l’ordinanza n°234/FPC/ZA del 5/6/1984, n° 1676/FPC del 30/3/1989, D.P.C.M. 15/10/1993 n° 648, D.P.C.M. 16/10/1995 n° 2618, D.P.C.M. 126/07/1993 n° 484. I compiti di suddetto comitato, sono la consulenza al Ministro o al Sottosegretario per il coordinamento della protezione civile per l’attività di prevenzione e soccorso, prestata dai gruppi associati di volontariato.
Previsto dagli artt. 7 e 10 della legge 225/92, regolamentato e costituito con DPCM del 22/10/92, è nominato con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, dura in carica cinque anni.
Opera presso l’Agenzia di protezione civile assicurando la direzione unitaria ed il coordinamento delle attività in emergenza, stabilendo gli interventi di tutte le amministrazioni ed enti interessati al soccorso:
Esamina i piani d’emergenza;
Valuta le notizie, i dati e le richieste provenienti dalle zone interessate all’emergenza;
Coordina in un quadro unitario gli interventi di tutte le amministrazioni ed enti interessati al soccorso;
Promuove l’applicazione delle direttive emanate in relazione alle esigenze prioritarie dalle zone interessate dall’emergenza.
È presieduto dal direttore dell’Agenzia, è composto dal coordinatore dell’ufficio emergenze e da rappresentanti muniti di poteri decisionali delle componenti del servizio nazionale della protezione civile.
Comitato Operativo per l’emergenza (EMERCOM)
È un organo collegiale interdisciplinare che affronta problemi organizzativi e si riunisce in sede operativa presso il Dipartimento della p.c. in occasione delle emergenze.
Vi fanno parte i rappresentanti delle seguenti amministrazioni:
Interno, difesa, sanità, lavori pubblici, trasporti e marina mercantile, risorse agricole alimentari e forestali, poste e telecomunicazioni, C.R.I..
È istituito in ogni capoluogo di provincia, presieduto dal presidente dell’amministrazione provinciale o da un suo delegato;
Dello stesso fa parte un rappresentante del prefetto competente per territorio.
E’ istituito affinché la regione se n’avvalga per assicurare lo svolgimento delle attività in materia di p.c..
È un organo straordinario, nominato dal Presidente del Consiglio dei Ministri ovvero dal Ministro per il coordinamento della p.c. per l’attuazione degli interventi necessari e conseguenti alla dichiarazione dello "stato d’emergenza" (eventi di tipo "c" - art. 2, L.225/92).
Commissione della XI Direzione Generale Europea
Commissioni che in ambito Europeo si occupano di Protezione Civile e di sicurezza.
Prevista dagli artt. 7-9 della legge 225/92; costituita con DM 21/10/1992 ricostituita con DM 2704 del 25/10/1995. Opera presso l’Agenzia di protezione civile, del è quale organo consultivo, tecnico - scientifico e propositivo in materia di prevenzione delle varie situazioni di rischio.
È presieduta dal Direttore dell’Agenzia, composta da un vice-presidente docente universitario esperto in problemi di protezione civile e tre esperti nei vari settori di rischio e tre esperti nominati dalla conferenza Stato – Regioni.
Ente locale territoriale che può dotarsi o meno di una struttura di p.c.;
Resta componente comunque del S.N.P.C. dovendo provvedere all’attuazione delle relative attività.
All’adozione di tutti i provvedimenti, compresi quelli relativi alla preparazione all’emergenza, necessari ad assicurare i primi soccorsi in caso d’eventi calamitosi in ambito comunale;
Alla predisposizione dei piani comunali e/o intercomunali d’emergenza, anche nelle forme associative e di cooperazione previste dal decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 e, in ambito montano, tramite le comunità montane, e alla cura della loro attuazione, sulla base degli indirizzi regionali;
All’utilizzo del volontariato di protezione civile a livello comunale e/o intercomunale, sulla base degli indirizzi nazionali e regionali
È una componente del S.N.P.C. e provvede in base al proprio ordinamento ed in funzione delle proprie competenze all’attuazione delle attività di p.c..
Consiglio dei Ministri (o Governo)
È un organo collegiale costituzionale complesso costituito dal Presidente del Consiglio e da tutti i Ministri;
Rappresenta il potere esecutivo che formula ed attua l’indirizzo politico è responsabile nei confronti del Parlamento di cui deve godere la fiducia.
È competente, su proposta del Presidente del Consiglio o per sua delega, del Ministro per il coordinamento della p.c. a deliberare lo stato d’emergenza, determinandone durata ed estensione territoriale ed a revocarlo al venire meno dei relativi presupposti.
Previsto dall’art. 7 della legge 225/92, dal regolamentato con DPR 30/1/1993 n° 50, istituito con D.P.C.M. 16/4/1993; è il massimo organo con valenza politico - programmatica nel settore della protezione civile. Elabora i criteri di massima in ordine ai programmi di prevenzione e prevenzione delle calamità, ai piani d’emergenza, all’impiego coordinato delle componenti di protezione civile, all’elaborazione di norme di protezione civile. Il Consiglio è presieduto dal Presidente del Consiglio dei Ministri o suo delegato, è composto da nove ministri, dai presidenti delle giunte regionali e delle provincie autonome di Trento e Bolzano, dai rappresentanti dell’ANCI, dell’UPI, dell’UNCEM, dai presidenti della CRI e del comitato nazionale di volontariato nonché da esperti.
Il mantenimento delle attività amministrative fondamentali volto a garantire l’organizzazione sociale in situazioni d’emergenza.
È la direzione unitaria delle risposte operative a livello nazionale, provinciale e comunale.
Trae origine dai corpi comunali dei pompieri;
Venne istituito con legge 27 dicembre 1941, n. 1570 e posto alle dipendenze del Ministero dell’Interno presso di cui vi è la direzione generale della p.c. e dei servizi antincendi.
Nell’ambito delle strutture operative nazionali del servizio della p.c. è componente fondamentale.
Per le attività di protezione civile, dipende funzionalmente dall’Agenzia.
Crushing Sindrome
Sindrome da schiacciamento descritta da Bywater e Beal nel 1941 durante i bombardamenti di Londra. E’ legata al seppellimento a seguito di crolli d’edifici, esplosioni, valanghe, terremoti, incidenti di lavoro, intrappolamenti tra rottami d’auto, treni ecc..
Consiste in lesioni da compressione in genere compatibili con la vita, escludendo lesioni rapidamente mortali.
In base alla durata del seppellimento si distinguono:
Forme lievi – inferiori a 4 ore di seppellimento
Forme medie – tra le 4 e le 8 ore di seppellimento
Forme gravi superiori alle 9 ore di seppellimento.
Tale sindrome comporta che le parti contuse si fanno ematosi, compare oligo – anuria, le urine assumono un colore bruno per la presenza di mioglobina liberata dai muscoli, aumento dell’azotemia, della potassemia, il quadro evolve verso l’insufficienza renale acuta, acidosi metabolica e stato di shock.
Interviene successivamente alla deliberazione dello stato d’emergenza da parte del Governo, con provvedimento del Presidente del Consiglio dei Ministri.
È il complesso delle attività rivolte a garantire la continuità, a livello centrale e periferico, dell’azione di governo, a salvaguardare e mobilitare l’apparato finanziario, economico - produttivo e logistico della Nazione, ad assicurare la protezione e la capacità di resistenza della popolazione, a dare sostegno alla difesa militare;
Unitamente a quest'ultima costituisce la difesa nazionale.
La p.c. è parte della difesa civile.
È, il complesso delle predisposizioni, misure ed azioni, militari e civili, che consentono alla Nazione di prevenire e fronteggiare situazioni di crisi e d’emergenza, interne ed internazionali, nonché di conflitto armato.
Essa si articola in difesa militare e difesa civile.
Dipartimento d’Emergenza
Aggregazione funzionale di diverse unità operative ospedaliere, deputate alla gestione dei pazienti con patologie acute in grado di provocare una minaccia per la sopravvivenza. Spesso comprende la Centrale Operativa 118 ed il servizio d’urgenza ed emergenza medica. Può fornire uomini e mezzi per integrare le risorse dei servizi di soccorso medico, in particolare per quanto riguarda il direttore dei soccorsi sanitari.
Venne istituito nel 1982, nell’ambito della Presidenza del Consiglio dei Ministri ed è stata l’organizzazione amministrativa di cui si avvalsa il Capo del Governo o per sua delega, il Ministro per il coordinamento della p.c. per lo svolgimento dell’attività richiesta dall’esercizio della funzione di p.c..
Predisponeva, sulla base degli indirizzi approvati dal Consiglio dei Ministri ed in conformità ai criteri determinati dal Consiglio Nazionale della p.c. (oggi soppresso per effetti dell’art. 87 del D.lgs. 30 luglio 1999, n. 300), i programmi nazionali di previsione e prevenzione in relazione alle varie ipotesi di rischio, i programmi nazionali di soccorso ed i piani per l’attuazione delle conseguenti misure d’emergenza.
Le sue funzioni ed i suoi compiti tecnico - operativi e scientifici in materia di p.c. sono stati trasferiti all’Agenzia di p.c..
Direttiva Seveso e Seveso II
Direttive Europee riguardanti i rischi d’incidente rilevante (Seveso II –Direttiva Europea 96/82 D. Leg. 334 del 717/08/1999).
Direttore al trasporto del PMA
Infermiere od operatore tecnico incaricato di gestire la movimentazione dei mezzi di trasporto sanitario in funzione delle priorità emerse durante le operazioni di TRIAGE. Si rapporta al direttore del TRIAGE.
Direttore dei soccorsi sanitari (DSS)
Medico, appartenente ad un’unità operativa afferente al dipartimento d’emergenza (non necessariamente alla Centrale Operativa 118) con esperienza e formazione adeguata, presente in zona operazioni e responsabili della gestione in loco di tutto il dispositivo d’intervento sanitario. Opera in collegamento con il medico coordinatore della Centrale Operativa 118. Si coordina con il referente sul campo del soccorso tecnico (VVF) e con le Forze di Polizia.
Medico, o in sua assenza, infermiere incaricato di coordinare le operazioni di TRIAGE sulle vittime al livello di PMA. Si rapporta al direttore dei soccorsi sanitari.
Direttore dell’Agenzia di protezione civile
Nominato con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, dura in carica cinque anni.
Presiede il Comitato direttivo dell’Agenzia, la Commissione nazionale per la previsione e la prevenzione dei grandi rischi ed il Comitato operativo della protezione civile.
Direzione di Comando e Controllo (DICOMAC)
Rappresenta l’organo di coordinamento Nazionale delle strutture di Protezione Civile nell’area colpita. Viene attivato dal Dipartimento della Protezione Civile e/o Agenzia di Protezione Civile in seguito alla dichiarazione dello stato d’emergenza. S’insedia in caso di macroemergenza, è deputata all’esercizio sul luogo dell’evento calamitoso del coordinamento nazionale
Trovasi presso il Ministero dell’Interno ed ha inglobato il Corpo nazionale dei vigili del fuoco.
Concorreva:
Alla redazione dei piani d’emergenza;
Al coordinamento degli interventi di p.c.;
Alla tutela ecologica e dell’ambiente;
Ai comitati regionali ed agli uffici regionali della p.c.;
All’unità di soccorso;
Alle unità ausiliarie e volontarie di p.c.;
Alla protezione radiologica;
Ricoveri e sistemi d’allarme;
Ai rapporti con organizzazioni di p.c. ed antincendi.
Le sue funzioni ed i suoi compiti tecnico - operativi e scientifici, in materia di p.c., sono stati trasferiti all’Agenzia di p.c..
È una disciplina che si occupa prevalentemente della pianificazione delle emergenze provocate da calamità naturali od antropiche.
Disaster Manager e/o Coordinatore d’emergenza
È un esperto "direttore delle emergenze" o coordinatore delle emergenze, deputato alla gestione delle crisi da calamità, cui provvede coordinando i soccorsi direttamente o fornendo una consulenza in tempo reale alle autorità chiamate all’intervento.
Figura apparsa per la prima volta negli Stati Uniti presso il Federal Emergency Management Agency (FEMA), la centrale anticatastrofi americana.
È un professionista in grado di coordinare tutti i gruppi di volontariato e i corpi dello Stato impegnati in attività di soccorso.
Esso, in caso di disastro, deve controllare e organizzare gli interventi del servizio medico e del pronto soccorso, delle unità cinofile, dei mezzi di trasporto disponibili, degli esperti per disinnescare impianti e materiali pericolosi, di chi si cura dei bisogni della popolazione evacuata, delle squadre antincendio, del settore tecnico - scientifico per la riattivazione degli impianti e delle opere pubbliche.
Effetto dannoso che interessa più persone e deriva da un evento di non comune gravità, idoneo a costituire pericolo per l’incolumità pubblica, ma non danno rilevante o morte o lesione di persone, suscitando pubblica commozione.
Indispensabili attrezzature che servono a proteggere gli operatori di protezione civile, dagli eventi incidentali che si possono verificare nelle emergenze. Tali dispositivi devono essere di "ultima generazione" e contrassegnati da marchi d’omologazione alle procedure di certificazione standardizzate a livello europeo.
Dispositivo d’intervento
Elenco delle associazioni di volontariato presso il dipartimento della protezione civile
È istituito presso il Dipartimento della p.c. per consentire al Ministro di avvalersi delle prestazioni di uno o più gruppi associati all’attività di previsione, prevenzione (formazione, addestramento ed esercitazioni) e soccorso.
Ogni attività di soccorso posta in essere al verificarsi d’eventi calamitosi e finalizzata al loro contenimento.
Lo stato d’emergenza è deliberato dal Consiglio dei Ministri che ne determina durata ed estensione territoriale.
Proiezione dell’ipocentro sulla superficie della crosta terrestre.
E’ generalmente quello che si può collocare all’origine di un incidente di tipo antropico, che poi si può sviluppare in maniera più o meno grave a secondo dell’energia mobilitata, del numero di persone e cose coinvolte, dei tempi di percezione dell’evento, della prontezza di risposta del dispositivo d’intervento.
Sono organizzate da organi responsabili del servizio nazionale della protezione civile, possono essere di livello nazionale, regionale, provinciale e comunale. Sono disposte dal Presidente del Consiglio dei Ministri o per sua delega dal Ministro per il coordinamento della p.c. d’intesa con il Ministro dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica, al fine di consentire verifiche dell’efficienza dei programmi nazionali di previsione e prevenzione in relazione alle varie ipotesi di rischio, dei programmi nazionali di soccorso, e dei piani per l’attuazione delle conseguenti misure d’emergenza.
"per posti di comando", quando coinvolgono unicamente gli organi direttivi e le reti delle comunicazioni;
"operative" quando coinvolgono solo le strutture operative;
"dimostrative" che hanno la finalità di dimostrare l’operatività d’uomini e mezzi;
"miste" quando sono coinvolti uomini e mezzi d’amministrazioni d’enti diversi.
Fenomeno d’origine naturale o antropica in grado di arrecare danno alla popolazione, alle attività, alle strutture e infrastrutture, al territorio.
Gli eventi, ai fini dell’attività di protezione civile, si distinguono in:
Eventi naturali o connessi con l’attività dell’uomo che per loro natura ed estensione comportano l’intervento coordinato di più enti e amministrazioni competenti in via ordinaria;
Calamità naturali, catastrofi o altri eventi che per intensità ed estensione devono essere fronteggiati con mezzi e poteri straordinari.
(art. 2, L.225/92).
Eventi che non sono preceduti da alcun fenomeno (indicatore d’evento) che consenta la previsione.
Fasi dell’incendio
Ignizione, propagazione (falsh – over), incendio generalizzato, estinzione.
Indice di misura del rischio calcolato in base al numero di vittime per ore d’esposizione a ciascun rischio. Tali indici sono i dati di supporto necessari ad individuare i Dispositivi di Protezione Individuale(DPI) indispensabili.
Ogni grande calamità o sofferenza. Ogni grande calamità che si abbatte su un popolo; i flagelli della natura: valanga, inondazione, maremoto.
Fronte dell’evento
Zona estesa, comprendente più aree anche non contigue, su cui si è manifestato l’evento.
Costituiscono l’organizzazione delle risposte, distinte per settori d’attività e d’intervento, che occorre dare alle diverse esigenze operative.
Per ogni funzione di supporto s’individua un responsabile che, relativamente al proprio settore, in situazione ordinaria provvede all’aggiornamento dei dati e delle procedure, in emergenza coordina gli interventi dalla Sala Operativa.
Attivate in emergenza ed organizzate già in fase di pianificazione a supporto del S.N.P.C., le funzioni di supporto sono attualmente 14:
1) Tecnico Scientifica - Pianificazione;
Alla quale partecipano i Gruppi di Ricerca Scientifica (Consiglio Nazionale delle Ricerche), l’Istituto Nazionale di Geofisica, le Regioni, il Dipartimento p.c., i Servizi Tecnici Nazionali (oggi Agenzia Nazionale di protezione Civile);
2) Sanità, assistenza sociale;
Alla quale partecipano il Ministero Sanità, le Regioni - Aziende Sanitarie Locali, la Croce Rossa Italiana e il Volontariato Socio - Sanitario;
3) Mass media ed informazione; (si troverà sempre all’esterno della sala operativa)
Alla quale partecipano la RAI, le emittenti Tv/Radio private nazionali e locali e la Stampa;
4) Volontariato;
Alla quale partecipano il Dipartimento di p.c., le associazioni locali, le associazioni provinciali, regionali e nazionali;
5) Materiali e mezzi;
Alla quale partecipano il C.A.P.I. /Ministero dell’interno, il Sistema Mercurio, le Forze Armate, la Croce Rossa Italiana, le Aziende Pubbliche e Private ed il Volontariato;
6) Trasporti e circolazione - viabilità;
Alla quale partecipano le Ferrovie dello Stato S.p.A., il trasporto gommato, marittimo, aereo, l’ANAS, la Soc. autostrade, le province, i comuni e l’ACI;
7) Telecomunicazioni;
Alla quale partecipano la Telecom Italia e le altre aziende di telefonia fissa e mobile, il Ministero delle Poste, Immarsat, Cospas/Sarsat, i Radioamatori e C.B.;
8) Servizi essenziali;
Alla quale partecipano l’ENEL, la SNAM, le Società del gas, le Società distributrici dell’acqua, le Aziende Municipalizzate, il Sistema Bancario, la distribuzione del carburante;
9) Censimento danni, persone e cose;
Alla quale partecipano le Attività Produttive (Industria, Artigianato, Commercio), le Opere Pubbliche, i Beni Culturali, le Infrastrutture, i Privati;
10) Strutture operative S.A.R.;
Alla quale partecipano il Dipartimento di p.c., i Vigili del Fuoco, le Forze Armate, la Croce Rossa Italiana, l’Arma dei Carabinieri, la Guardia di Finanza, il Corpo Forestale dello Stato, la Polizia di Stato, le Capitanerie di Porto, il Volontariato, il Corpo Nazionale di Soccorso Alpino (Club Alpino Italiano);
11) Enti locali;
Alla quale partecipano le Regioni, le Province, i Comuni e le Comunità Montane;
12) Materiali pericolosi;
Alla quale partecipano i Vigili del Fuoco, il Consiglio Nazionale delle Ricerche, i depositi e industrie a rischio;
13) Logistica evacuati - zone ospitanti;
Alla quale partecipano le Forze Armate, il Ministero dell’Interno, la Croce Rossa Italiana, il Volontariato, le Regioni, le Province ed i Comuni;
14) Coordinamento centri operativi (Coordinamento C.O.M.)
Effettua il collegamento con i Centri Operativi Misti, gestisce le risorse e si occupa dell’informatizzazione;
Nei piani d’emergenza comunali le 14 funzioni possono ridursi a 9 accorpando o eliminando alcune funzioni.
Per i prossimi anni è prevista una 15° funzione che si dovrà occupare esclusivamente del controllo della parte economica/amministrativa del CCS, del COM o del COC.
È una reazione chimica che comporta una serie d’emissioni che possono essere tossiche ed a volte letali.
La reazione avviene quando si combinano i seguenti componenti: combustibile, comburente, temperatura d’accensione.
La reazione chimica detta fuoco è unareazione d’ossidazione.
Attivazione del modello d’intervento, definito nell’attività di pianificazione che ne fissa linguaggi e procedure, che offrono la garanzia dell’impiego coordinato delle risorse effettivamente disponibili sul territorio (es. colonne mobili regionali del volontariato e dei vigili del fuoco).
Sono gruppi del CNR che attraverso la loro opera, supportano il S.N.P.C. nel perseguimento delle finalità in materia di previsione e prevenzione delle varie ipotesi di rischio;
Si occupano in particolare dei rischi:
Chimico - industriale, idrogeologico, nucleare, sismico e vulcanico.
Incidente che coinvolge un numero elevato di vittime in uno spazio confinato, con infrastrutture circostanti conservate. Sinonimo di catastrofe ad effetto limitato.
Indicatore d’evento
È l’insieme dei fenomeni precursori e dei dati di monitoraggio che permettono di prevedere il possibile verificarsi di un evento.
Quei segnali premonitori che informano sull’approssimarsi dell’evento.
Misura degli effetti che il terremoto ha prodotto sull’uomo, sugli edifici presenti nell’area colpita dal sisma e sull’ambiente. Frequentemente misurata attraverso la scala Mercalli.
Punto nell’interno della crosta terrestre da cui ha origine il terremoto. Punto di debolezza, dal quale inizia la nuclearizzazione della frattura.
In ambito Europeo, pianificazione dell’uso del territorio, ossia un’assennata politica del territorio che tiene conto dei rischi ivi esistenti, sia dal punto propositivo, Enti Locali con l’attività di pianificazione, sia dal punto di vista ispettivo, controllo e vigilanza sui luoghi da parte delle Istituzioni centrali.
Strumento di programmazione e pianificazione territoriale.
(Parte B del Piano secondo il metodo Augustus): individuano gli obiettivi da conseguire per dare un’adeguata risposta di protezione civile ad una qualsiasi situazione d’emergenza e le competenze dei soggetti che vi partecipano. Prevede l’analisi e l’individuazione degli obiettivi da raggiungere.
Scandiscono i momenti che precedono il possibile verificarsi di un evento e sono legati alla valutazione d’alcuni fenomeni precursori o, in alcuni casi, a valori soglia.
Vengono stabiliti dalla Comunità Scientifica.
Ad essi corrispondono delle fasi operative.
Livelli sociali della pianificazione
Pianificazione a livello personale: capacità di mettere in atto comportamenti improntati alla tutela personale;
Pianificazione a livello familiare: capacità di mettere in atto comportamenti improntati alla tutela del proprio nucleo familiare;
Pianificazione a livello d’aggregati umani: capacità di mettere in atto comportamenti improntati alla cooperazione all’interno dei gruppi;
Pianificazione a livello sociale: capacità di mettere in atto comportamenti improntati alla cooperazione tra i gruppi;
Pianificazione a livello globale: capacità di mettere in atto comportamenti improntati alla cooperazione tra diversi gruppi etnici.
Livello 0 della Centrale Operativa 118
Livello 1 della Centrale Operativa 118
Il livello viene attivato quando sono in corso situazioni di rischio prevedibili, quali gare automobilistiche, concerti, manifestazioni sportive, manifestazioni con notevole affluenza è arrivato in loco un dispositivo d’assistenza, dimensionato sulla base delle esigenze ed in adesione a quanto previsto da specifici piani d’intervento. La centrale operativa dispone di tutte le informazioni relative al dispositivo, monitorizza l’evento ed è in grado di coordinare l’intervento.
Livello 2 della Centrale Operativa 118
Viene attivato quando vi è la possibilità che si verifichino eventi preceduti da fenomeni precursori, quali ad esempio allagamenti, frane, ecc. Le risorse aggiuntive vengono messe in preallarme, in modo che possano essere pronte a muovere entro 15 minuti dall’eventuale allarme. Il medico coordinatore della Centrale Operativa può disporre eventualmente l’invio di mezzi sul posto per monitoraggio o per assistenza preventiva.
Livello 3 della Centrale Operativa 118
Viene attivato quando è presente una situazione di maxiemergenza. Il dispositivo d’intervento più appropriato viene inviato sul posto e vengono attivate le procedure per la richiesta ed il coordinamento di risorse aggiuntive, anche sovraterritoriali.
Livello d’allarme centrale 118
E’ lo stato d’allertamento della Centrale Operativa 118. Il livello d’allarme è lo stato d’attivazione delle risorse aggiuntive rispetto a quelle ordinarie. Si possono distinguere 4 livelli d’allarme.
E’ una branca dell’arte militare che attua tutti i provvedimenti idonei a rendere possibili la vita, i movimenti e le azioni belliche e di pace delle forze armate. Le attività logistiche sono l’approvvigionamento, il rifornimento, il mantenimento (manutenzione e riparazione di mezzi e materiali, la cura per gli uomini) ed i trasporti. Tale branca oggi si è estesa alle aziende ed è organizzata per attività.
Macroemergenza
È quell’evento naturale o connesso con l’attività dell’uomo, che per natura ed estensione, comporta l’intervento coordinato di più enti od amministrazioni competenti in via ordinaria e che non necessita per essere fronteggiato, di mezzi e poteri straordinari (legge n.225/92 art. 2 lett. b).
È un parametro per misurare l’intensità della sorgente sismica da un lato strumentale oggettivo e indipendente dalla presenza o meno di centri abitati, frequentemente misurata attraverso la scala Richter. Tale valore è legato al valore di picco di un movimento tellurico.
Il metodo Augustus consiste in linee guida per la pianificazione d’emergenza, utilizzate per uniformare gli indirizzi, i protocolli ed i termini, tali da rendere più efficaci i soccorsi che si pongono in essere in un sistema complesso.
Deriva la denominazione dall’imperatore Ottaviano Augusto che, duemila anni fa, ebbe ad affermare che "il valore della pianificazione diminuisce con la complessità dello stato delle cose", una frase che raccoglieva una visione del mondo unitaria fra il percorso della natura e la gestione della cosa pubblica;
In buona sostanza, Augusto coglieva pienamente l’essenza della moderna pianificazione d’emergenza che s’impernia proprio su concetti come semplicità e flessibilità.
Esso fornisce un indirizzo per la pianificazione flessibile, in funzione dei rischi e delinea le modalità d’individuazione e d’attivazione delle procedure, per un efficace coordinamento della risposta di protezione civile.
Metodo VIGILPRO
E’ un momento metodologico d’elaborazione e costruzione d’ipotesi e sinergie operative, concepito di recente (1999), che si propone come obiettivo principale quello di dare impulso all’integrazione del sistema di protezione civile, attraverso anche il necessario coinvolgimento del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco nella decisiva attività di programmazione e pianificazione. Tale metodo trova il suo riferimento normativo nei Decreti n° 649 del 25/03/1999 e n° 1039 del 29/03/2000.
È quell’evento naturale, o connesso con l’attività dell’uomo, che riguarda una parte limitata del territorio comunale e che può essere fronteggiata mediante interventi attuabili dai singoli enti ed amministrazioni competenti in via ordinaria (legge n. 225/92 art.2 lett. a).
Esercita il potere d’indirizzo sull’attività dell’Agenzia che è sottoposta alla vigilanza del medesimo.
Propone al Consiglio dei Ministri le nomine del Direttore e del Comitato direttivo dell’Agenzia.
Il Ministro dell’Interno si avvale dell’Agenzia:
Per le attività di cui all’articolo 107, comma 1, lettera d), del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112;
Per la predisposizione di provvedimenti normativi in materia di protezione civile e nelle materie di cui al comma 1° dell’art. 81 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300
È solitamente un ministro senza portafoglio posto a capo del Dipartimento della p.c., ma non si esclude che la relativa delega da parte del Capo del Governo, possa andare ad un sottosegretario o ad un Ministro già a capo di un dicastero.
Ove designato, fa le veci del Presidente del Consiglio dei Ministri per incombenze in materia di p.c..
Modello Claudius
Modello per la valutazione dei contratti d’assicurazione territoriale (CAT).
Modello d’intervento Metodo Augustus
(Parte C del Piano secondo il metodo Augustus): consiste nell’assegnazione delle responsabilità nei vari livelli di comando e controllo per la gestione delle emergenze, nella realizzazione del costante scambio d’informazioni nel sistema centrale e periferico di protezione civile, nell’utilizzazione delle risorse in maniera razionale. Rappresenta il coordinamento di tutti i centri operativi dislocati sul territorio.
E’ l’individuazione preventiva sul territorio dei centri operativi e delle aree d’emergenza e la relativa rappresentazione su cartografia, e/o immagini fotografiche e/o da satellite. Per ogni centro operativo i dati relativi all’area amministrativa di pertinenza, alla sede, ai responsabili del centro e delle funzioni di supporto sono riportati in banche-dati.
Schede tecniche, su carta e su supporto informatico, finalizzate alla raccolta e all’organizzazione dei dati per le attività d’addestramento, di pianificazione e di gestione delle emergenze.
Modulo d’intervento
Struttura organizzativa composta da uomini e mezzi con una specifica funzione che costituisce un elemento attivabile per la formazione del dispositivo d’intervento.
Prodotto di tre termini lo scorrimento della faglia, l’area interessata dalla frattura e la rigidità delle rocce lungo la faglia.
Noria d’evacuazione
Movimento delle ambulanze e degli altri mezzi di trasporto sanitario dal PMA agli ospedali e viceversa al fine dell’ospedalizzazione delle vittime.
Insieme delle operazioni effettuate da personale tecnico, anche sanitario, volte al trasporto di feriti dal luogo dell’evento al PMA e viceversa.
È uno strumento giuridico che viene utilizzato in caso d’azioni indifferibili ed urgenti da porsi in essere anche in deroga a norme di legge, ma nel rispetto dei principi generali dell’ordinamento giuridico. Ove emanata per l’attuazione degli interventi conseguenti alla dichiarazione dello stato d’emergenza, è pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana e trasmessa ai Sindaci interessati per la pubblicazione negli Albi Pretori dei Comuni.
Organizzazione non lucrativa (ONLUS)
Associazioni appartenenti al "terzo settore" (cosiddetto settore non - Profit), forze sociali "non istituzionali".
Una delle strutture fondamentali del sistema di protezione civile, sono regolate dal DPR 613/94 e consistono nelle associazioni iscritte all’elenco della Presidenza del Consiglio dei Ministri - D.P.C. iscritte nei registri regionali del volontariato.
Dispositivi d’intervento composti da uomini e mezzi in grado di assicurare alle vittime della catastrofe un livello di cure intermedio tra il primo soccorso ed il trattamento definitivo. Offrono la possibilità di effettuare interventi chirurgici d’urgenza assistenza intensivistica protratta per più ore e degenza d’osservazione clinica. Sono sinonimi di centro medico d’evacuazione.
Parte generale Metodo Augustus
(Parte A del Piano secondo il metodo Augustus): è la raccolta di tutte le informazioni relative alla conoscenza del territorio e ai rischi che incombono su di esso, alle reti di monitoraggio presenti, all’elaborazione degli scenari.
Pericolosità (H)
È data dall’imprevedibilità e dall’indomabilità da parte dell’uomo dell’evento calamitoso ipotizzato. È la probabilità che un fenomeno di una determinata intensità (I) si verifichi in un dato periodo di tempo ed in una data area.
Piani nazionali d’emergenza
Sono predisposti dal Dipartimento nazionale di p.c. per far fronte ai rischi che per le modalità del loro verificarsi possono interessare il territorio nazionale, in altre parole fasce territoriali di limitata estensione ed omogenee per categoria di rischio.
L’attività di pianificazione, consiste nell’elaborazione coordinata delle procedure operative d’intervento (piani d’emergenza) da attuarsi nel caso si verifichi l’evento atteso contemplato in un apposito scenario. I piani d’emergenza devono recepire i programmi di previsione e prevenzione. Tale pianificazione, diminuisce sensibilmente i tempi d’intervento.
È redatto a cura dei comuni allo scopo di gestire adeguatamente l’emergenza ipotizzata per il territorio considerato in relazione ai vari scenari; questi ultimi dovrebbero essere ricavati dai rischi considerati nell’ambito dei pertinenti programmi di previsione e prevenzione di livello provinciale e regionale.
È lo strumento conoscitivo, normativo e tecnico-operativo mediante il quale sono pianificate e programmate le azioni e le norme d’uso finalizzate alla conservazione, alla difesa ed alla valorizzazione del suolo, all’utilizzazione delle acque, sulla base delle caratteristiche fisiche ed ambientali del territorio.
Piano per fronteggiare l’emergenza sul territorio della provincia
È predisposto e curato dal prefetto per tutto il territorio della provincia di competenza, sulla base del programma provinciale di previsione e prevenzione.
Posto Comando soccorso sanitario (PCSS)
Struttura mobile che consente al Direttore dei soccorsi sanitari di coordinare l’attività del dispositivo d’intervento e di mantenere i contatti con la centrale operativa 118.
Dispositivo funzionale di selezione e trattamento sanitario delle vittime localizzato ai margini esterni dell’area di sicurezza o in una zona centrale rispetto al fronte dell’evento. Può essere sia una struttura (tende, containers), sia un’area funzionalmente deputata al compito di radunare le vittime, concentrare le risorse di primo trattamento e organizzare l’evacuazione sanitaria dei feriti.
Potere d’ordinanza
E’ il potere del Commissario delegato, in seguito alla dichiarazione dello stato d’emergenza, di agire anche a mezzo d’ordinanze in deroga ad ogni disposizione vigente e nel rispetto dei principi generali dell’ordinamento giuridico.
Si realizza attraverso l’attivazione di un ufficio competente in relazione al tipo d’evento calamitoso, per fornire tutte le indicazioni e valutazioni di carattere tecnico, necessarie a seguire l’insorgere e l’evolversi del fenomeno che interessa la p.c..
È autorità di livello provinciale in emergenze di p.c.; al verificarsi d’eventi calamitosi rilevanti o gravi: informa il Dipartimento della protezione civile, il presidente della giunta regionale e la direzione generale della protezione civile e dei servizi antincendio del Ministero dell’interno; assume la direzione unitaria dei servizi d’emergenza da attivare a livello provinciale, coordinandoli con gli interventi dei sindaci dei comuni interessati; adotta tutti i provvedimenti necessari ad assicurare i primi soccorsi; vigila sull’attuazione, da parte delle strutture provinciali di p.c., dei servizi urgenti, anche di natura tecnica. A seguito della dichiarazione dello stato d’emergenza, opera quale delegato del Presidente del Consiglio dei Ministri. È preposto all’ufficio territoriale del Governo ed è coadiuvato da una conferenza permanente, presieduta dal medesimo e composta dai responsabili delle strutture periferiche dello Stato; nella prefettura capoluogo di regione, assume anche le funzioni di Commissario di Governo.
Nominato con decreto del Presidente della Repubblica è Capo del Governo ed ha poteri di direzione e vigilanza sui singoli Ministri; per il conseguimento delle finalità del S.N.P.C., promuove e coordina le attività delle amministrazioni dello Stato, centrali c periferiche delle regioni, delle province, dei comuni, degli enti pubblici nazionali e territoriali e d’ogni altra istituzione ed organizzazione pubblica e privata presente sul territorio nazionale; per lo svolgimento di dette finalità si avvale del Dipartimento della p.c.. Al fine di consentire opportune verifiche dell’efficienza dei programmi e dei piani nazionali, dispone l’esecuzione di periodiche esercitazioni, promuove, d’intesa con il Ministro dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica, studi sulla previsione e prevenzione delle calamità naturali e delle catastrofi ed impartisce indirizzi ed orientamenti per l’organizzazione e l’utilizzazione del volontariato.
Consiste nelle attività volte ad evitare o ridurre al minimo la probabilità che si verifichino danni conseguenti agli eventi calamitosi anche sulla base delle conoscenze acquisite per effetto delle attività di previsione. È la seconda attività di p.c. . Attività volta alla riduzione dei rischi.
Consiste nelle attività dirette allo studio ed alla determinazione delle cause dei fenomeni calamitosi, all’identificazione dei rischi ed all’individuazione delle zone del territorio soggette ai rischi stessi. È la prima attività di p.c. .
Deve essere intesa come studio e conoscenza dei rischi.
Procedure d’intervento
È una sequenza d’attività scaturente dall’attribuzione di compiti ad autorità, enti, soggetti, gruppi od organizzazioni, deputati a porli in essere in caso d’emergenza, osservando i tempi assegnati.
E’ l’insieme delle attivazioni-azioni, organizzate in sequenza logica e temporale, che si effettuano nella gestione di un’emergenza. Sono stabilite nella pianificazione e sono distinte per tipologie di rischio.
È redatto a cura delle amministrazioni provinciali partendo dalla ricognizione delle problematiche afferenti il territorio provinciale e prevedendo l’individuazione delle possibili soluzioni alle prefigurate calamità, con specifico riferimento ai tempi ed alle risorse disponibili; Rappresenta il punto di riferimento per la determinazione delle priorità e delle gradualità temporali in attuazione degli interventi di p.c., in funzione della pericolosità dell’evento calamitoso, della vulnerabilità del territorio, nonché delle disponibilità finanziarie.
Ente locale territoriale che rileva nella protezione civile quale componente del Servizio nazionale, partecipando all’organizzazione ed attuazione del medesimo ed assicurando lo svolgimento dei compiti relativi alla rilevazione, alla raccolta ed all’elaborazione dei dati interessanti la p.c.; predispone il programma provinciale di previsione e prevenzione ed il piano d’emergenza. Sono attribuite alle province le funzioni relative:
2) alla predisposizione dei piani provinciali d’emergenza sulla base degli indirizzi regionali;
3) alla vigilanza sulla predisposizione da parte delle strutture provinciali di protezione civile, dei servizi urgenti, anche di natura tecnica, da attivare in caso d’eventi calamitosi di cui all’articolo 2, comma 1, lettera b) della legge 24 febbraio 1992, n. 225.
È un elaborato trasmesso dalle aziende industriali a rischio, alla regione nel cui territorio l’opificio ricade, affinché si provveda alla vigilanza sullo svolgimento dell’attività ed al prefetto competente, per la predisposizione del piano d’emergenza esterna all’impianto (da redigersi sulla base delle conclusioni dei ministri dell’ambiente e della sanità) per l’opportuna informazione da dare alla popolazione, attraverso il sindaco.
Ente locale territoriale costituzionale; partecipa all’organizzazione ed all’attuazione delle attività di p.c., assicurando, nei limiti delle competenze proprie o delegate dallo Stato e nel rispetto dei principi stabiliti dalla legge n.225/92, lo svolgimento delle attività di p.c.; provvede all’ordinamento degli uffici ed all’approntamento delle strutture e dei mezzi necessari per l’espletamento delle attività di p.c., avvalendosi di un apposito Comitato Regionale di p.c.. Favorisce nei modi e con le forme ritenuti opportuni, l’organizzazione di strutture comunali di p.c. . Sono attribuite alle regioni le funzioni relative:
2) all’attuazione d’interventi urgenti in caso di crisi determinata dal verificarsi o dall’imminenza d’eventi di cui all’articolo 2, comma 1, lettera b), della legge 24 febbraio 1992, n. 225, avvalendosi anche del Corpo nazionale dei vigili del fuoco;
3) agli indirizzi per la predisposizione dei piani provinciali d’emergenza in caso d’eventi calamitosi di cui all’articolo 2, comma 1, lettera b), della legge n. 225 del 1992;
5) allo spegnimento degli incendi boschivi, fatto salvo quanto stabilito al punto 3) della lettera f) del comma 1 dell’articolo 107;
6) alla dichiarazione dell’esistenza d’eccezionale calamità o avversità atmosferica, ivi compresa l’individuazione dei territori danneggiati e delle provvidenze di cui alla legge 14 febbraio 1992, n. 185;
7) agli interventi per l’organizzazione e l’utilizzo del volontariato.
Regolamento delle ispezioni e delle verifiche
Disciplina il sistema d’ispezioni sugli atti e di verifiche delle procedure poste in essere per l’attuazione delle attività amministrative relative agli interventi d’emergenza. È stato emanato con DPR 30 gennaio 1993, n. 51.
È un piano d’emergenza redatto per soccorrere popolazioni e realtà esterne al territorio di competenza.
Remotizzazione degli eventi incidentali in un processo produttivo
Uno degli obiettivi della pianificazione d’emergenza dei luoghi di lavoro. Dilatare l’intervallo degli incidenti sul lavoro, tale obiettivo si persegue attraverso la formazione, la conoscenza e l’informazione del personale addetto al processo produttivo, delle procedure di funzionamento dell’impianto, delle procedure operative e dei rischi di lavorazione.
Disciplina che studia le conseguenze delle decisioni; ottimizza la "corsa contro il tempo" che caratterizza la gestione d’ogni emergenza.
Rischio (R)
E’ il valore atteso delle perdite umane, dei feriti, dei danni alle proprietà e delle perturbazioni alle attività economiche dovuti al verificarsi di un particolare fenomeno di una data intensità. Il rischio totale è associato ad un particolare elemento a rischio E e ad una data intensità I è il prodotto:
R (E;I) = H (I) V (I;E) W(E).
Gli eventi che determinano i rischi si suddividono in prevedibili (idrogeologico, vulcanico) e non prevedibili (sismico, chimico - industriale, incendi boschivi).
S’intende in qualsiasi evento il rapporto fra pericolosità e salvaguardia; una maggiore salvaguardia fa diminuire il rischio in un determinato territorio.
Il rischio che non è stato possibile eliminare con le attività di prevenzione.
Grado di perdita atteso quale conseguenza di un particolare fenomeno naturale
RS = H V
E’ l’insieme delle attività di protezione civile in risposta a situazioni di emergenza determinate dall’avvicinarsi o dal verificarsi di un evento calamitoso.
È un gioco in cui si simula uno scenario calamitoso ipotetico in un dato territorio; i partecipanti devono assumere un ruolo ed una nuova identità ed agire in modo conseguente, come meglio possono.
Ruolino dei volontari
È istituito su base provinciale presso ogni prefettura per iscrivervi nominativamente cittadini volontari che chiedano di essere inseriti in interventi di p.c..
Scala di misurazione dei danni causati da un sisma, legata all’intensità ossia alla misurazione degli effetti sull’area colpita dal sisma.
Una delle scale di misurazione della magnitudo.
E’ la rappresentazione dei fenomeni che possono interessare un determinato territorio provocandovi danni a persone e/o cose e costituisce la base per elaborare un piano di emergenza;
Al tempo stesso è lo strumento indispensabile per predisporre gli interventi preventivi a tutela della popolazione e/o dei beni in una determinata area.
Scenario dell’evento atteso
Primo progetto educativo – culturale sulla sicurezza che coinvolge le seguenti istituzioni: Prefetture, Provveditorati agli Studi, Comandi Provinciali dei Vigili del Fuoco, CRI, Amministrazioni locali, Organizzazioni di Volontariato di P.C., finalizzato alla diffusione della cultura di protezione civile, della sicurezza in generale nell’ambito delle istituzioni scolastiche.
Tale progetto nasce in conseguenza dei Decreto ministeriale del 26/08/1992 riguardante le "norme di prevenzione incendi per l’edilizia scolastica", e del Decreto Legislativo n. 626 del 19/09/1994.
Osservazione e conoscenza dell’ambiente scolastico;
Conoscenza e rispetto delle regole;
Acquisizione degli strumenti di prevenzione.
Finalità: difendersi dai rischi nella scuola, a casa e sul territorio nel quale si vive.
Self safety plan
È un piano d’autoprotezione che tiene conto delle difficoltà d’attivazione della macchina dei soccorsi coinvolgendo unità colpite dall’evento medesimo.
Istituiti nell’ambito della Presidenza del Consiglio dei Ministri in apposito dipartimento, i servizi tecnici nazionali erano quattro: sismico, idrografico e mareografico, geologico, dighe. Le funzioni ed i compiti tecnico-operativi e scientifici in materia di p.c. del servizio sismico nazionale, sono stati trasferiti all’Agenzia di p.c., mentre gli altri sono stati soppressi e le loro attribuzioni sono transitate all’Agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici.
Istituito al fine di tutelare l’integrità della vita, i beni, gli insediamenti e l’ambiente da danni derivanti da calamità naturali, da catastrofi e da altri eventi calamitosi.
È autorità comunale di p.c.; al verificarsi dell’emergenza nell’ambito del territorio comunale assume la direzione ed il coordinamento dei servizi di soccorso e d’assistenza alla popolazione colpita e provvede agli interventi necessari, dandone immediata comunicazione al prefetto ed al presidente della giunta regionale. Chiede l’intervento d’altre forze e strutture, quando la calamità o l’evento, non possono essere fronteggiati con i mezzi a disposizione del comune. In caso d’emergenze sanitarie o d’igiene pubblica a carattere esclusivamente locale, le ordinanze sono adottate dal Sindaco quale rappresentante della comunità locale. In caso d’emergenza che interessi il territorio di più comuni, ogni Sindaco adotta le misure necessarie fino a quando non intervengano i soggetti competenti. Ha inoltre competenze in materia d’informazione della popolazione su situazioni di pericolo per calamità naturali.
Sindrome dell’onnipotenza che consente di schermare l’individuo dal pericolo soltanto dal punto di vista psicologico.
Termine genericamente usato per indicare un incidente. Perdite e danni che capitano agli assicurati, soprattutto in caso di incendio, di naufragio. Avvenimento catastrofico naturale, che determina dei danni, delle perdite.
Sistema "Mercurio"
È una raccolta di dati conoscitivi, di strutture e mezzi pubblici e privati, operata sul territorio, dalle prefetture, tramite i comuni e rimessa poi dalle stesse al superiore Ministero dell’interno che lo detiene e ne promuove periodicamente l’aggiornamento.
Sistema ARGO NETWORK
Sistema a tecnologia avanzata che prevede l’utilizzo del telerilevamento.
E’ il sistema per esercitare la direzione unitaria dei servizi d’emergenza a livello nazionale, provinciale e comunale e si caratterizza con i seguenti centri operativi: DI.COMA.C., C.C.S., C.O.M. e C.O.C..
Sistema POSEIDON
Sistema a tecnologia avanzata che prevede la sorveglianza sismica, sui terremoti e sui vulcani della Sicilia orientale e di ricerca sui relativi fenomeni precursori. Esso altro non è che uno strumento per misure accurate e tempestive (in tempo reale) dei fenomeni geologici che tanto affliggono questa regione italiana, in una gestione d’alto profilo tecnico-scientifico.
Trova il suo riferimento normativo nel D.leg. n. 142 del 3/05/91, convertito dalla L. n. 195 del 3/07/91.
Consiste nell’attuazione degli interventi diretti ad assicurare alle popolazioni colpite dagli eventi calamitosi ogni forma di prima assistenza. È la terza attività di p.c..
Soglia/e
E’ il valore del/i parametro/i monitorato/i al raggiungimento del quale scatta un livello di allerta. Livelli di guardia preventivamente determinati.
Unità comprendenti operatori sanitari che provvedono alla gestione sanitaria delle vittime sul luogo dell’evento ed al loro trasporto fino al Posto Medico avanzato.
Unità comprendenti personale sanitario e mezzi che operano all’interno del Posto Medico Avanzato e seguono il paziente fino al suo ricovero in ospedale.
È deliberato dal Consiglio dei Ministri, su proposta del suo Presidente o del Ministro per il coordinamento della p.c. o del Sottosegretario, a seguito del verificarsi di calamità naturali, catastrofi od altri eventi che per intensità ed estensione debbono essere fronteggiati con mezzi e poteri straordinari. Attraverso l’emanazione di provvedimenti (ordinanze). Sotto il profilo giuridico, la dichiarazione dello stato d’emergenza, è regolata dall’art. 5 L. 225/92. Tale stato prevede talvolta la nomina di un Commissario delegato con potere d’ordinanza. E’ una situazione di grave/gravissima crisi al verificarsi d’eventi di tipo "c" (art. 2, L.225/92).
E’ una situazione conseguente al verificarsi d’eventi naturali calamitosi di carattere eccezionale, ma non gravissime che prevede il ristoro dei danni causati alle attività produttive e commerciali.
Struttura comunale o intercomunale di protezione civile
E’ una struttura operativa, finalizzata all’organizzazione locale dei servizi di protezione civile, nell’ambito di un comune o di più comuni tra loro consorziati o di comunità montane. È un ufficio di coordinamento capace di coinvolgere l’intero organico comunale o parte di esso, sia in attività poste in essere a scopo preventivo, sia in attività di soccorso; rientra nel potere d’autorganizzazione dell’ente locale cui è riconosciuta una potestà statutaria ed una regolamentare verso i propri uffici in modo da rispondere alle esigenze della comunità, ivi comprese quelle di tutela da eventi calamitosi.
j) il Corpo nazionale soccorso alpino - CNSA (CAI).
Consiste nell’attuazione, coordinata con gli organi istituzionali competenti, delle iniziative necessarie ed indilazionabili volte a rimuovere gli ostacoli alla ripresa delle normali condizioni di vita. È la quarta attività di p.c..
Tecnica del Delfi
Consiste nel selezionare un gruppo di esperti, in varie discipline, che sono di volta in volta consultati separatamente, sulla credibilità di scenari ad essi prospettati e sulle eventuali modifiche da apportare al piano sottoposto al loro vaglio.
Temperatura d’accensione
È la temperatura alla quale il combustibile prende fuoco; al di sotto di tale temperatura un combustibile non può accendersi; è quella necessaria a bruciare una sostanza senza aggiunta di calore.
È definita come la minima temperatura alla quale i combustibili liquidi emettono vapori infiammabili ed è una caratteristica dei liquidi infiammabili.
Ipotesi scientifica che spiega il movimento relativo tra i grandi blocchi continentali; causa dei terremoti.
È una tecnica organizzativa utilizzata in medicina dei disastri, nata per ottimizzare le operazioni di carattere sanitario. Il termine e di derivazione francese e si traduce "scelta". Processo di suddivisione dei pazienti in classi di gravità in base alle lesioni riportate ed alle priorità di trattamento e/o di evacuazione.
Unità mobile medico chirurgiche
Dispositivi di intervento, composti da uomini e mezzi, in grado di assicurare alle vittime della catastrofe, un livello di cure intermedio tra il primo soccorso ed il trattamento definitivo. Offrono la possibilità di effettuare interventi chirurgici di urgenza, assistenza intensivistica protratta per più ore e degenza di osservazione clinica.
Unità Mobili di soccorso sanitario (UMSS)
Struttura mobile con caratteristiche di mobilitazione immediata, attrezzata per funzionare come PMA, comprendente 2 (massimo 3) tende pneumatiche; barelle leggere per 50 feriti; generatori di energia (elettricità e gas compresso); materiale sanitario suddiviso in casse di colore corrispondente alla destinazione d’uso (rosso: infusioni; giallo: materiale non sanitario; verde: medicazione/immobilizzazione; blu: ventilazione).
Valore esposto (W)
È costituito da cittadini che sono dediti a prestazioni aliene e gratuite e che in genere si organizzano in associazioni.
E’ il grado di perdita, prodotto su un certo elemento o gruppo di elementi, esposti a rischio, risultante dal verificarsi di un fenomeno di una data intensità. È espressa in scala da 0 (nessuna perdita) a 1 (perdita totale) ed è in funzione dell’intensità del fenomeno e della tipologia di elemento a rischio: V = V (I; E).
Vulnerabilità socio – sistemica
È data dal carente dominio degli eventi che alterano il raggiunto equilibrio del sistema socio – ambientale - territoriale.
Dipartimento di protezione Civile www.protezionecivile.it e www.cameo.it;
Attività preparatoria e procedure d’intervento in caso di emergenze per protezione civile II edizione;
La pianificazione sociale delle emergenze "Informare Formare Comunicare" di A. D’Errico – F. Cola – L. De Luca.
Le definizioni di Rischio, Pericolosità, Vulnerabilità e Valore Esposto sono tratte da: UNESCO (1972) Report of consultative meeting of experts on the statistical study of natural hazard and their consequences. Document SC/WS/500 pagg. 1-11.
Appunti dal:
Corso tenuto dal C.sq Pilota VV.F. Vincenzo Savarese, presso le strutture didattiche del Comune di Portici: Corpo Nazionale Vigili del Fuoco – Comando Provinciale Napoli - Direttore del corso Dott. Ing. Salvatore Perrone;
Seminario "La Protezione Civile: dalla prevenzione alla gestione dell’emergenza" organizzato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri Dipartimento della Protezione Civile presso il Centro Polifunzionale di Castelnuovo di Porto - ROMA;
Corso per coordinatore dell’Emergenza presso Università degli Studi di Napoli "Federico II" con il Patrocinio dell’Agenzia di Protezione Civile.
tale glossario non vuole essere esaustivo di tutte le parole correlate alla Protezione Civile
poiché è frutto di uno studio in itinere.