Source: http://www.webgiuridico.it/codicecivile/articolo2-codicecivile.htm
Timestamp: 2020-05-31 16:06:45+00:00
Document Index: 61759035

Matched Legal Cases: ['art. 320', 'art. 183', 'art. 182', 'art. 8', 'art. 6', 'art. 196', 'art. 1722', 'art. 37', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 37', 'art. 12', 'art. 3']

Codice Civile Art. 2. Maggiore età. Capacità di agire
Art. 2. Maggiore età. Capacità di agire.
Difetto di autorizzazione del genitore che agisce in giudizio in rappresentanza del figlio minore - Costituzione nel giudizio del figlio divenuto maggiorenne - Nel caso in cui il genitore agisca in giudizio in rappresentanza del figlio minore in difetto di autorizzazione ex art. 320 c.c., l'eccezione di carenza di legittimazione processuale sollevata dalla controparte è infondata se l'autorizzazione viene prodotta, sia pure successivamente alla scadenza dei termini ex art. 183, comma 6, c.p.c., ovvero se il figlio, diventato maggiorenne, si costituisce nel giudizio (nella specie, di appello), così ratificando l'attività processuale del rappresentante legale, operando in entrambe le ipotesi la sanatoria retroattiva del vizio di rappresentanza ai sensi dell'art. 182 c.p.c. - Corte di Cassazione, Sezione 3 civile, Sentenza 4 febbraio 2020, n. 2460
Procreazione medicalmente assistita - L'art. 8 della l. n. 40 del 2004, recante lo status giuridico del nato a seguito dell'applicazione delle tecniche di procreazione medicalmente assistita, è riferibile anche all'ipotesi di fecondazione omologa "post mortem" avvenuta mediante utilizzo del seme crioconservato di colui che, dopo aver prestato, congiuntamente alla moglie o alla convivente, il consenso all'accesso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita, ai sensi dell'art. 6 della medesima legge e senza che ne risulti la sua successiva revoca, sia poi deceduto prima della formazione dell'embrione avendo altresì autorizzato, per dopo la propria morte, la moglie o la convivente all'utilizzo suddetto. Ciò pure quando la nascita avvenga oltre i trecento giorni dalla morte del padre" (in applicazione di tale principio, la S.C. ha ritenuto che nell'atto di nascita alla figlia minore della ricorrente, nata a seguito di inseminazione medicalmente assistita "post mortem", possa essere attribuito lo status di figlia del marito deceduto). - Corte di Cassazione, Sezione 1 civile, Sentenza 15 maggio 2019, n. 13000
Rapporti processuali. Il difetto di legittimazione del genitore, che agisca in giudizio in rappresentanza del figlio non più soggetto a potestà per essere divenuto maggiorenne, può essere sanato in qualunque stato e grado del giudizio, con efficacia retroattiva e con riferimento a tutti gli atti processuali già compiuti per effetto della costituzione in giudizio di quest'ultimo, percè la procura originariamente conferita dal genitore al difensore e' solo un atto inefficace e non anche invalido per vizi formali o sostanziali attinenti a violazione degli articoli 83 e 125 c.p.c.. - Cass. 21-11-2011, n. 24450
Difetto di autorizzazione del genitore che agisce in giudizio in rappresentanza del figlio minore - Costituzione nel giudizio del figlio divenuto maggiorenne - Il difetto di legittimazione processuale del genitore che agisca in giudizio in rappresentanza del figlio, non più soggetto a potestà per essere divenuto maggiorenne, può essere sanato in qualunque stato e grado del giudizio, con efficacia retroattiva e con riferimento a tutti gli atti processuali già compiuti, per effetto della costituzione in giudizio da quest'ultimo operata manifestando, in modo non equivoco, la propria volontà di sanatoria. - Corte di Cassazione, Sezione 3 civile, Sentenza 29 settembre 2011, n. 19881
Violazione del codice della strada commessa dal minore di anni diciotto - Verbale notificato quando il minore abbia già compiuto la maggiore età - In caso di violazione del codice della strada commessa dal minore di anni diciotto, qualora nel verbale sia riportato, insieme alla violazione (guida senza il prescritto «patentino») l'obbligo di recarsi presso il più vicino comando di polizia municipale per esibire il patentino stesso, e il relativo verbale venga notificato quando il minore abbia già compiuto la maggiore età, della mancata ottemperanza all'obbligo di presentazione non può essere chiamato a rispondere il genitore, ex art. 196 del Codice della strada, quale responsabile diretto per la violazione commessa da persona capace di intendere e di volere ma soggetta all'altrui autorità, poiché della violazione risponde soltanto il soggetto divenuto maggiorenne, secondo l'ordinaria disciplina civilistica della capacità di agire. — Corte di Cassazione, Sezione 2 civile, Sentenza 18 settembre 2006, n. 20158
L'incarico conferito ad un legale dai genitori di un minore per la cura degli interessi di quest'ultimo in relazione ai danni occorsigli a seguito di un sinistro stradale configura un mandato di carattere sostanziale avente ad oggetto il compimento di atti giuridici stragiudiziali in nome e nell'interesse del minore, il quale è idoneo (in assenza delle cause di estinzione tassativamente previste dall'art. 1722 cod. civ.) a produrre effetti anche successivamente al raggiungimento della maggiore età da parte del minore medesimo (circostanza non integrativa di una causa di estinzione del mandato conferito) e sino a quando questi non lo revochi. Pertanto, la richiesta di risarcimento del danno formulata in base al ridetto incarico è idonea ad interrompere il corso del relativo termine prescrizionale, ancorché formulata in un momento nel quale il danneggiato sia già divenuto maggiorenne. — Corte di Cassazione, Sezione 3 civile, Sentenza 10 giugno 2005, n. 12312
Stipulazione di contratto preliminare da soggetto incapace - Qualora il contratto preliminare di vendita sia stato stipulato da un stato di incapacità (nella specie dello interdizione a seguito di condanna penale) non configura una situazione di impossibilità di adempiere, comportando soltanto la necessità che il con. venga stipulato dal legale rappresentante. - Corte di Cassazione, Sezione 2 civile, Sentenza 29 aprile 1998, n. 4357
Notifica dell`impugnazione proposta nei confronti di un minore divenuto maggiorenne in corso di causa - La notifica dell`impugnazione proposta nei confronti di un minore divenuto maggiorenne in corso di causa e` legittimamente eseguita al genitore costituitosi in giudizio come suo legale rappresentante, salvo che questi a mezzo del proprio difensore non abbia comunicato o notificato specificamente l`evento suddetto alla controparte, restando irrilevante al riguardo la conoscenza o conoscibilità che di tale evento questa abbia o possa avere. Ai fini della validità della notifica e` inoltre sufficiente in detta ipotesi la consegna di una sola copia dell`atto di impugnazione, cumulandosi nel genitore anche la qualità di rappresentante sostanziale del figlio. - Corte di Cassazione, Sezione 1 civile, Sentenza 17 luglio 1997, n. 6561
I minori in favore dei quali l’art. 37, terzo comma, della Costituzione sancisce il diritto alla parità di trattamento retributivo a parità di lavoro rispetto agli altri lavoratori, con la conseguenza della nullità del patto della contrattazione collettiva di categoria che neghi rilevanza al servizio dai medesimi prestato per gli scatti di anzianità, sono coloro che non hanno raggiunto l’età fissata per l’acquisto della piena capacità di agire: quindi — nel vigore dell’art. 2 cod. civ. prima della modifica introdotta dalla legge n. 39 del 1975 — minori erano coloro che non avevano raggiunto gli anni ventuno, e non invece solo coloro che non avevano raggiunto gli anni diciotto, previsti per l’acquisto della capacità d’agire in materia di lavoro dall’originario art. 3 cod. civ., norma soltanto derogatoria alla regola stabilita dall’art. 2 cit. e non attributiva di una capacità d’agire di carattere generale. — Cass. 9-8-91, n. 8704
Il processo instaurato nei confronti del minore legalmente rappresentato dal genitore esercente la patria potestà prosegue regolarmente nei confronti del rappresentante anche dopo il raggiungimento della maggiore età da parte del rappresentato se il mutamento di stato non venga dal procuratore costituito denunciato alla controparte, restando escluso, in mancanza di tale dichiarazione, che il difetto di rappresentanza possa essere fatto valere dalla controparte o rilevato d’ufficio dal giudice, ancorché risulti comunque acquisita agli atti la mera notizia dell’evento. — Cass. 2-8-90, n. 7709
L’art. 37, terzo comma, della Costituzione, il quale sancisce il diritto del lavoratore minorenne alla parità di retribuzione, a parità di lavoro, rispetto agli altri lavoratori, opera con riferimento all’intero trattamento retributivo ed osta quindi a che la disciplina collettiva di categoria (nella specie, contratti collettivi 19 luglio 1967 e 31 luglio 1970 per i dipendenti da aziende commerciali) possa validamente escludere il lavoro del minore ai fini dell’attribuzione degli scatti di anzianità, i quali costituiscono un aumento periodico del corrispettivo della prestazione lavorativa. — Cass. 23-3-89, n. 1478
Il minore infradiciottenne, pur avendo la capacità di esser parte in un rapporto di lavoro, non ha la capacità di agire e quindi la riscossione del salario, il rilascio delle quietanze e qualunque altra manifestazione di volontà o di scienza, che importi disposizione di diritti, possono essere effettuate solo dal suo rappresentante legale (nella specie un minore degli anni diciotto aveva rilasciato quietanze di pagamento, ammettendo anche circostanze di fatto a lui sfavorevoli. I giudici del merito avevano ritenuto valide tali dichiarazioni di scienza; la S.C., invece, ravvisando in esse un contenuto confessorio, ha affermato il principio di cui in massima). — Cass. 19-8-77, n. 3795
Per essere titolare di un rapporto possessorio diretto, trattandosi di un atto giuridico volontario e non di attività negoziale, è sufficiente la capacità naturale di agire, cioè la capacità di intendere e di volere della quale può essere dotato in concreto anche il minore di età, poiché soltanto la assoluta incapacità di volere vale ad escludere l’elemento intenzionale del possesso. — Cass. 22-11-86, n. 6878
Le minorenni gestanti sono legittimamente discriminate rispetto alle maggiorenni per quanto attiene alla materia dell’interruzione della gravidanza; pertanto, è infondata la questione di costituzionalità dell’art. 12 l. 22 maggio 1978, n. 194, per contrasto con l’art. 3 Cost., nella parte in cui prevede una particolare disciplina dell’interruzione della gravidanza nei riguardi delle gestanti minorenni. Corte Cost. 81/109
Il minore infradiciottenne, pur avendo la capacità di esser parte in un rapporto di lavoro, non ha la capacità di agire e quindi la riscossione del salario, il rilascio delle quietanze e qualunque altra manifestazione di volontà o di scienza, che importi disposizione di diritti, possono essere effettuate solo dal suo rappresentante legale. (Nella specie, si nega la possibilità di utilizzare come prove legali o come elementi probatori liberamente apprezzabili dal giudice la quietanza e l’ammissione concernente fatti contrari al dichiarante rilasciate e sottoscritte dal lavoratore infradiciottenne anziché dal legale rappresentante. – Cass. 19.08.77, n. 3795
L’operatività della speciale capacità processuale del minore in materia di lavoro postula che la causa sia formalmente promossa o, comunque, trattata, col rito relativo alle controversie individuali del lavoro. — Cass. 18-11-75, n. 3878
La legge, allorché parla di minori, non può che far riferimento a coloro che non abbiano raggiunto la maggiore età e non abbiano quindi acquistato la capacità generale di agire. Le norme che, prevedono ipotesi di capacità speciali, sono, quali norme eccezionali, di stretta interpretazione ed hanno una sfera di applicazione limitata alla particolare disciplina da esse regolata (nella specie, discutendosi della responsabilità dei genitori per il danno cagionato dal fatto illecito del figlio minore, si sosteneva dal ricorrente che i giudici di merito avessero erroneamente affermato detta responsabilità, dato che il minore aveva raggiunto la capacità di agire in materia di lavoro e svolgeva attività lavorativa, onde non poteva più considerarsi sottoposto alla vigilanza paterna. La S.C. ha disatteso tale tesi ed ha precisato il principio che precede). — Cass. 4-12-71, n. 3490