Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-19098-del-28-09-2016
Timestamp: 2020-04-04 15:53:54+00:00
Document Index: 61058911

Matched Legal Cases: ['art. 366', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 115', 'art. 1', 'art. 50', 'art. 2697', 'art. 50', 'art. 13', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 19098 del 28/09/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19098 del 28/09/2016
Cassazione civile sez. trib., 28/09/2016, (ud. 04/07/2016, dep. 28/09/2016), n.19098
Dott. MARUOTTI Luigi – Consigliere –
sul ricorso iscritto al numero 3186 del ruolo generale dell’anno
2012, n. 201; udita la relazione sulla causa svolta in camera di
consiglio in data 4 luglio 2016 dal Consigliere PERRINO Angelina
1. – Infondata è l’eccezione d’inammissibilità del ricorso per violazione dell’art. 366 c.p.c., in quanto, contrariamente a quanto sostenuto in controricorso, i fatti sui quali è fondata la pretesa impositiva (riducibili all’impiego virtuale del deposito fiscale iva) sono stati compiutamente enunciati dalla ricorrente.
2. – Infondato è il primo motivo di ricorso, proposto ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, che denuncia la nullità della sentenza per falsa applicazione del principio di non contestazione e per violazione dell’art. 115 c.p.c., in combinazione con il D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 1, comma 2, là dove la Commissione ha asserito che l’ufficio non ha contraddetto l’affermazione della contribuente concernente l’introduzione dei beni nel deposito.
Sul piano della dedotta violazione dei criteri di riparto degli oneri probatori, il giudice d’appello non dubita che l’onere di provare l’applicabilità del regime speciale correlato all’impiego del deposito iva spetti al contribuente che intenda fruirne. La motivazione parte difatti dall’assunto che costituisce il presupposto di tale fruizione, ossia, appunto, dall’introduzione delle merci nel deposito. Quel che il giudice d’appello assume non provato è un fatto impeditivo – l’onere della prova del quale, secondo il regime dinamico di distribuzione, spetta all’Agenzia-, dato dalle caratteristiche di tale introduzione, che secondo l’ufficio è stata virtuale, mentre secondo la società è stata fisica.
– la violazione del D.L. 30 agosto 1993, n. 331, art. 50 – bis, convertito, con modificazioni, dalla L. 29 ottobre 1993, n. 427, del principio di divieto dell’abuso del diritto e dell’art. 2697 c.c., sostenendo che gravi sulla società l’onere di provare la sussistenza dei presupposti per il riconoscimento del beneficio fiscale invocato, nonchè della dimostrazione di ragioni economicamente apprezzabili del deposito infragiomaliero – settimo motivo;
– la violazione del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, artt. 17, 67 e 70, in relazione al suddetto del D.L. n. 331 del 1993, art. 50 – bis, sostenendo che l’autofatturazione non possa costituire adempimento sostitutivo dell’assolvimento dell’iva dovuta al momento dell’importazione – ottavo motivo.
Va premesso che non è destinata ad incidere sulla questione l’ordinanza interlocutoria n. 9278/16, con la quale la sesta sezione civile di questa Corte ha sottoposto alla Corte di giustizia, in una fattispecie similare a quella in esame, la questione dell’applicabilità del preventivo contraddittorio prima dell’irrogazione di sanzione del D.Lgs. n. 471 del 1997, ex art. 13, dando per scontata l’applicabilità della normativa doganale, anzitutto per la natura interlocutoria della pronuncia e poi perchè verosimilmente in quel caso non era stata proposta la questione della natura dell’iva all’importazione.
Il sistema dell’iva alle importazioni è per sua natura incardinato in quello generale dell’iva: “l’iva all’importazione è intesa, al fine di garantire la neutralità del sistema comune rispetto all’origine dei beni, a porre i prodotti importati nella stessa situazione dei prodotti nazionali analoghi per quanto riguarda gli oneri fiscali gravanti sulle due categorie di merci” (Corte giust. 25 febbraio 1988, causa C-299/86, Rainer Drexl, pronunciata su pregiudiziale italiana, punto 9).
Che l’iva all’importazione e l’iva intracomunitaria identifichino la medesima imposta emerge anche dalla sentenza Equoland della Corte di giustizia (Corte giust. 17 luglio 2014, causa C. 272/13), là dove vi si legge che la violazione dell’obbligo formale d’introduzione fisica delle merci nel deposito “non ha comportato, perlomeno nel procedimento principale, il mancato pagamento dell’IVA all’importazione poichè questa è stata regolarizzata nell’ambito del meccanismo dell’inversione contabile applicato dal soggetto passivo” (punto 37).