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Timestamp: 2017-11-23 14:57:17+00:00
Document Index: 162405714

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 81', 'sentenza ', 'art. 14', 'art. 2', 'art. 1120']

Condominio: Corte di Cassazione Sentenza 851 del 2007 | Federproprietà Abruzzo
Federproprietà AbruzzoDecoro ArchitettonicoCassazione Civile, Sezione II, Sentenza 16 gennaio 2007 n. 851
Cassazione Civile, Sezione II, Sentenza 16 gennaio 2007 n. 851
in Decoro Architettonico
Condominio, corte di cassazione, decoro architettonico, lesioni
Cosa si intende per decoro architettonico? Quando è leso?
Dott. CALFAPIETRA Vincenzo – Presidente -
Dott. DE JULIO Rosario – Consigliere -
Dott. TRECAPELLI Giancarlo – Consigliere -
V.G., SEROCE SRL, in persona del suo Amm.re Unico e legale rappresentante pro tempore DR. V.G. elettivamente domiciliati in ROMA VIA ISOLE EOLIE 3, presso lo studio dell’avvocato GAMBERALE PAOLO, che li difende, giusta delega in atti;
G.F. in B., RAL LEASING SPA, in persona del legale rappresentante pro tempore;
e sul 2 ricorso n. 23197/02 proposto da:
G.F., elettivamente domiciliata in ROMA VIA COLA DI RIENZO 297, presso lo studio dell’avvocato MONACO ANTONIO, che la difende, giusta delega in atti;
V.G., SEROCE SRL, in persona del suo Amm.re Unico e legale rappresentante pro tempore DR. V.G., elettivamente domiciliati in ROMA VIA ISOLE EOLIE 3, presso lo studio dell’avvocato GAMBERALE PAOLO, che li difende, giusta delega in atti;
RAL LEASING SPA, in persona del suo legale rappresentante pro tempore;
avverso la sentenza n. 1082/02 della Corte d’Appello di ROMA, depositata il 13/03/02;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 20/05/05 dal Consigliere Dott. Vincenzo MAZZACANE;
Preliminarmente la Corte dispone la riunione dei due ricorsi separatamente proposti avverso la stessa sentenza;
udito l’Avvocato GAMBERALE Paolo, difensore dei ricorrenti che ha chiesto l’accoglimento del ricorso;
udito l’Avvocato MONACO Antonio, difensore della resistente che ha chiesto il rigetto del ricorso;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. SCARDACCIONE Eduardo Vittorio, che ha concluso per il rigetto del ricorso principale assorbito il ricorso incidentale.
La sentenza impugnata ha ritenuto l’ammissibilità della impugnazione proposta dalla SE.RO.CE. avendo accertato sulla base della documentazione in atti che quest’ultima società, che già utilizzava l’appartamento di cui all’interno (OMISSIS) del condominio di Via (OMISSIS) per effetto di contratto di locazione finanziario stipulato con la RAL Leasing, lo aveva poi acquistato per atto notaio Giuliani del 29/4/1997; conseguentemente ha ritenuto che tale circostanza aveva determinato i suoi effetti anche sul piano processuale in quanto, a seguito del trasferimento per atti tra vivi nel diritto controverso, la sentenza di primo grado aveva dispiegato i suoi effetti nei confronti della SE.RO.CE. quale successore a titolo particolare con conseguente legittimazione di quest’ultima a proporre impugnazione; tale corretta conclusione non può essere inficiata dal rilievo della mancata allegazione da parte della SE.RO.CE. della sua qualità di successore a titolo particolare nel diritto controverso, posto che la “legitimatio ad causam” attiva e passiva (che si ricollega al principio dell’art. 81 c.p.c. inteso a prevenire una sentenza “inutiliter data”), è istituto processuale riferibile al soggetto che ha il potere di esercitare l’azione in giudizio ed a quello nei cui confronti tale azione può essere esercitata, con conseguente facoltà per il giudice di verificarne l’esistenza anche d’ufficio in ogni stato e grado del giudizio, e quindi anche prescindendo dalla attività di allegazione e di deduzione delle parti.
I ricorrenti principali inoltre assumono che erroneamente il giudice di appello ha riscontrato una violazione dell’art. 14 del regolamento di condominio, che vieta “di destinare gli alloggi e i locali ad uso di ufficio pubblico, di attività che comportino afflusso eccessivo di estranei”, posto che, contrariamente al convincimento ivi espresso, la RAL Leasing non aveva mai occupato l’appartamento in questione, che quindi era sempre rimasto vuoto.
Il giudice di appello ha evidenziato, come già sopra esposto, che eventuali lavori innovativi avrebbero dovuto essere previamente autorizzati dall’assemblea, pena la riduzione in pristino ai sensi dell’art. 2 del regolamento condominiale; e del resto poichè i lavori per cui è causa erano consistiti nella demolizione dei muri comuni e nella loro sostituzione con altri elementi, non vi è dubbio che si è in presenza di una modifica strutturale di una parte comune dell’edificio che avrebbe comunque dovuto essere oggetto di una delibera assembleare ai sensi dell’art. 1120 c.c., comma 1, cosicchè non è possibile supplire alla mancanza di tali requisiti ricorrendo alla configurazione di una approvazione tacita della esecuzione di tali interventi edilizi.
La Corte riuniti i ricorsi, li rigetta entrambi e compensa interamente tra le parti le spese di giudizio.
Così deciso in Roma, il 20 maggio 2005.
Depositato in Cancelleria il 16 gennaio 2007.
Cassazione Civile, Sezione III, 28 giugno 2012, Sentenza n. 10879
Corte di Cassazione, Sezione 2 Civile, Sentenza 24 gennaio 2013, n. 1748
Cassazione Civile, Sezione II, Sentenza 23 maggio 2012 n. 8174
Cassazione Civile, Sezione II, Sentenza 19 giugno 2009 n. 14455