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Timestamp: 2020-05-28 04:34:05+00:00
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Corte di Cassazione sentenza n. 10602 depositata il 4 maggio 2018 - L'assicurazione contro l'invalidità permanente da malattia rientra nell'ambito dell'assicurazione contro i danni, che non è solo assicurazione di cose o patrimoni, ma si caratterizza anche come assicurazione di persone, e, pertanto, ricade nell'ambito di applicazione del principio indennitario - Studio Cerbone
Corte di Cassazione sentenza n. 10602 depositata il 4 maggio 2018 – L’assicurazione contro l’invalidità permanente da malattia rientra nell’ambito dell’assicurazione contro i danni, che non è solo assicurazione di cose o patrimoni, ma si caratterizza anche come assicurazione di persone, e, pertanto, ricade nell’ambito di applicazione del principio indennitario
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Corte di Cassazione sentenza n. 10602 depositata il 4 maggio 2018
ASSICURAZIONE – NOZIONE, CARATTERI, DISTINZIONI – DISPOSIZIONI GENERALI – ASSICURAZIONE CONTRO LE MALATTIE – NATURA – INDENNITARIA – CONSEGUENZE – FATTISPECIE IN TEMA DI PLURALITA’ DI POLIZZE ASSICURATIVE CONTRO LA MALATTIA PROFESSIONALE STIPULATE CON LA MEDESIMA COMPAGNIA
Nell’anno 2011 A.G. e la G. P. s.r.l. citavano dinanzi al Tribunale di Milano la Z. Insurance Public Limited Company – Compagnia di Assicurazioni per sentirla condannare al pagamento dell’importo di Euro 300.000,00, costituente la somma assicurata, per il rischio invalidità permanente da malattia, con una polizza (n. (omissis)) sottoscritta nell’anno 2005 dalla G. P. s.r.l. con la BPU assicurazioni (che successivamente mutava la propria denominazione in UBI Assicurazioni e che, nel 2008, cedeva la detta polizza alla Z.), avente come beneficiario appunto il signor A.G..
Con sentenza n. 2176/2013, pubblicata il 14/2/2013, il Tribunale di Milano, accertata l’operatività della polizza, condannava la società convenuta alla corresponsione in favore di A.S., B.C., in proprio e nella qualità di esercente la potestà sulla figlia minore A.B. (che avevano riassunto il giudizio quali eredi di A.G., deceduto in corso di causa), della somma di Euro 93.417,24, oltre interessi dalla richiesta al saldo, pari alla differenza tra la somma assicurata con la polizza in questione e la somma già riscossa in virtù di altra polizza (n. (omissis)) sottoscritta nell’anno 1993, a copertura sempre del rischio di invalidità permanente da malattia, dall’ A. con la compagnia Mare Assicurazioni s.p.a. (che successivamente modificava la propria ragione sociale prima in BPU Assicurazioni e poi in UBI Assicurazioni s.p.a. e che, nel 2008, cedeva anche tale polizza alla Z.).
Avverso tale sentenza proponevano appello A.S. e B.C., quest’ultima in proprio e nella qualità di esercente la potestà sulla figlia minore, lamentando l’erroneità della decisione di primo grado sia nella parte in cui aveva escluso rilevanza all’art. 34 del contratto assicurativo (il quale, vietando espressamente il cumulo tra polizze infortuni e polizze malattie, doveva essere inteso, secondo gli appellanti, nel senso che la compagnia aveva deciso di assumere il rischio di entrambe le polizze, in quanto relative al solo rischio malattia), sia nella parte in cui aveva ritenuto applicabile alla fattispecie l’art. 1910 c.c., che regola il diverso caso in cui il medesimo rischio sia assicurato presso più assicuratori e non l’ipotesi, come quella di specie, di due polizze, relative al medesimo rischio, stipulate con la stessa compagnia assicurativa. Deduceva altresì che la sentenza impugnata aveva errato nel ritenere l’ammontare del danno pari ad Euro 300.000,00, in quanto l’assicurazione contro gli infortuni, alla quale è assimilabile quella per invalidità permanente da malattia, non sarebbe equiparabile alla assicurazione contro i danni.
Avverso tale decisione propone ricorso B.C., in proprio e nella qualità di esercente la potestà sulla figlia minore A.B., sulla base di quattro motivi.
Resiste con controricorso la compagnia di assicurazioni Z. Insurance Public Limited Company, la quale ha anche depositato memoria.
1. Con il primo motivo la parte ricorrente deduce la “violazione dell’art. 360 c.p.c., n. 5 per omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti”.
1.1 La censura è inammissibile, atteso che non concerne l’omesso esame di un fatto storico, da intendersi principale o secondario, bensì la omessa valutazione di deduzioni difensive, la quale, tuttavia, non è inquadrabile nel paradigma dell’art. 360 c.p.c., n. 5, come riformulato dal D.L. n. 83 del 2012, art. 54, conv., con modif., dalla L. n. 134 del 2012 (Cass., sez. 2, 14/06/2017, n. 14802, Rv. 644485 – 01).
3. Con il terzo motivo la parte ricorrente lamenta la “violazione dell’art. 360, n. 3, per violazione e falsa applicazione dell’art. 1909 c.c.” perché, in assenza di una “pronuncia” che escludesse la possibilità di valutare in Euro 500.000,00 il danno conseguente all’invalidità permanente dell’ A., la norma in questione non avrebbe potuto essere applicata nella fattispecie, nella quale, peraltro, neppure sarebbe configurabile il dolo da parte dell’assicurato. Inoltre, l’art. 1909 c.c. non conterebbe alcun divieto di adeguare una polizza ad incrementi di valore del bene assicurato.
4. Con il quarto motivo la parte ricorrente lamenta la “violazione dell’art. 360, n. 3, per violazione e falsa applicazione dell’art. 1910 c.c.”, in quanto, anche in questo caso, avrebbe dovuto essere prima risolto il problema della corrispondenza dell’indennizzo richiesto all’effettivo danno patito e, comunque, nella fattispecie non sussisterebbe alcuno dei presupposti previsti dalla norma citata, vale a dire né la pluralità di assicuratori, né la volontà speculativa, né il dolo dell’assicurato. Inoltre, secondo la tesi prospetta dalla parte ricorrente, l’art. 1910 c.c. sarebbe inapplicabile nel caso in esame alla luce dell’arresto delle Sezioni Unite che ha escluso l’applicabilità di tale norma in caso di assicurazione infortuni con esiti mortali (Cass. S.U., 10/4/2002, n. 5119, Rv. 553633 -01), ipotesi ritenuta in ricorso “del tutto analoga alla situazione del signor A.”. Sostiene altresì la parte ricorrente che l’assicurazione contro il rischio della invalidità permanente da malattia, a differenza dell’assicurazione contro gli infortuni, non potrebbe essere considerata alla stregua dell’assicurazione contro i danni (con conseguente applicabilità dell’art. 1910 c.c.), atteso che nella prima non potrebbe operare il diritto di surrogazione dell’assicuratore previsto dall’art. 1916 c.c., comma 4, in quanto nel caso della malattia non potrebbe esserci alcun “terzo responsabile” contro il quale agire.
5.1 La sentenza impugnata, dopo aver corretto la motivazione della sentenza di primo grado precisando che nella specie non si configurava l’ipotesi di una pluralità di assicurazioni presso diversi assicuratori (in quanto la Z. era subentrata in due contratti stipulati in tempi diversi ma sempre dalla stessa compagnia di assicurazioni), afferma che “tali puntualizzazioni non spostano di per sé il ragionamento effettuato dal giudice di primo grado in quanto il principio c.d. indennitario, di ordine pubblico, è previsto dall’art. 1910 c.c. per il caso di pluralità di assicurazioni presso diversi assicuratori ma, nell’ipotesi di assicurazioni parziali presso lo stesso assicuratore, è previsto anche dall’art. 1909 c.c. con la conseguente invalidità delle assicurazioni successive che determinano dolosamente una sopra assicurazione…..”.
Tale sentenza, dunque, non ritiene specificamente applicabile nel caso in esame l’una o l’altra norma, ma si limita ad osservare che sia l’art. 1910 c.c. che l’art. 1909 c.c. sono governati dal c.d. principio indennitario, giungendo quindi a concluder che “pertanto il principio affermato dal giudice di primo grado ha natura di ordine pubblico, già previsto in una prima formulazione dall’art. 1905 c.c., e caratterizza tutte le assicurazioni contro i danni al fine di evitare che il sinistro apporti un vantaggio economica all’assicurato costituendo un incentivo al prodursi di fatti dannosi alla pubblica economia; la limitazione del risarcimento all’ammontare del danno effettivamente sofferto dall’assicurato costituisce pertanto un principio di ordine pubbliche inderogabile dalla volontà delle parti”.
– questo tipo di assicurazione non è autonomamente disciplinato nel capo XX del libro I, IV del codice civile dedicato alle assicurazioni, il quale dopo aver dettato la disciplina generale sull’assicurazione (sezione 1, artt. 1882-1903 c.c.), riserva una specifica disciplina solo alle assicurazioni contro i danni (sezione 2, artt. 1904-1918) e alla assicurazione sulla vita (sezione 3, artt. 1919-1927);
– la risposta positiva a tale quesito è stata raggiunta dalla Suprema Corte in base alla duplice considerazione che la disciplina dell’art. 1916 c.c., concernente il diritto di surrogazione dell’assicuratore, il quale è anch’esso espressione del principio indennitario, è esplicitamente estesa all’assicurazione contro gli infortuni (art. 1916 c.c., comma 4), e che l’infortunio (non mortale) è sicuramente un evento produttivo di danno per l’assicurato ed è quindi partecipe della funzione indennitaria propria dell’assicurazione contro i danni;
Deve conseguentemente affermarsi che l’assicurazione contro la malattia, come già rilevato da questa Corte (Cass., sez. 3, 25/06/2003 n. 10133, Rv. 564574 – 01) e come ritenuto dalla dottrina assolutamente prevalente, rientra nell’ambito dell’assicurazione contro i danni, la quale, come altresì precisato dalle stesse Sezioni Unite “non è solo assicurazione di cose o patrimoni, ma è suscettiva di ricomprendere anche i danni subiti dalla persona dell’assicurato per effetto di infortunio, così caratteriz5zandosi (anche) come assicurazione di persone”.
E’ appena il caso di precisare che, contrariamente a quanto sostenuto dalla parte ricorrente, non rileva nel caso in esame la circostanza che l’assicurato, gravemente invalido sin dall’anno 2009, sia poi deceduto nel 2012 proprio a causa della stessa malattia dalla quale era derivata quell’invalidità: la polizza di cui è causa, infatti, copriva esclusivamente il rischio da “invalidità” conseguente a malattia, e non anche il rischio “morte”, sicché non risulta pertinente il riferimento delle ricorrenti alla analogia tra la situazione del signor A. ed il caso dell’infortunio con esiti mortali (al quale sarebbe inapplicabile il principio indennitario), essendo quest’ultimo un rischio non contemplato dalla polizza in questione.
5.5 Nel caso in esame, il valore monetario del danno è stato convenzionalmente predeterminato nelle due polizze in favore dell’ A. rispettivamente in Euro 206.582,76 (quella stipulata nel 1993, pari a L. 400.000,00) ed in Euro 300.000,00 (quella stipulata nel 2005).
5.6 Resta ancora da puntualizzare che l’applicabilità del principio indennitario alla assicurazione contro il rischio malattia non è esclusa dalla circostanza che per tale tipo di assicurazione non possa operare il diritto di surrogazione dell’assicuratore previsto dall’art. 1916 c.c., comma 4, poiché in tale caso, a differenza di quanto avviene nell’assicurazione contro gli infortuni, non potrebbe esserci alcun “terzo responsabile” contro il quale agire.
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