Source: http://www.spazioamico.it/Dell'Utri_Lirio_Abate_Indagine_esplosiva.htm
Timestamp: 2018-08-19 15:26:12+00:00
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Dell'Utri_Lirio_Abate_Indagine_esplosiva
vedi anche scheda Strage di Stato
Indagine esplosiva - Berlusconi e Dell'Utri collusi con la mafia Lirio Abbate 19.11.2009
11 12 2009 Peter Gomez e Marco Lillo Non ci sono solo le parole di Spatuzza...
11 12 2009 I fratelli Graviano conoscono molto bene Dell'Utri. Giuseppe Morea
12 12 2009 I Graviano confermano Spatuzza di Pietro Ancona
e Travaglio MINCHIATE da Annozero 10 dicembre 2009
29-6-2010 MAFIA, SETTE ANNI PER MARCELLO DELL’UTRI, TRAMITE DI COSA NOSTRA DA PALERMO E MILANO di D.Sarzanini
29-6-2010 Una sentenza di assoluzione di Pietro Ancona
30-6-2010 Una sentenza politica di Pietro Ancona
Da "ilFattoQuotidiano.it "Guai, a non considerare Mangano "un eroe"
vedi anche Varie Mafia
Indagine esplosiva - Berlusconi e Dell'Utri collusi con la mafia
di Lirio Abbate - espresso.it. 19 novembre 2009
pronti a riaprire l'inchiesta sul premier per le stragi. Mentre altri boss potrebbero parlare. E provocare un terremoto politico.
Il neo pentito racconta pure nuovi risvolti giudiziari su un alto esponente politico del Pdl che in passato avrebbe incontrato i boss Giuseppe e Filippo Graviano, perché accompagnava alcuni imprenditori che erano loro prestanome. Pesano le affermazioni di Spatuzza su mafia e politica e i riscontri investigativi rischiano di condizionare il panorama politico italiano.
Ma la grande paura di Berlusconi è nascosta dietro le facce dei Graviano, due capi mafia non ancora cinquantenni, che in cella indossano golfini di cachemire e leggono quotidiani di economia e finanza. Sono detenuti da 15 anni e sul ruolino del carcere è segnato: fine pena mai. Hanno un ergastolo definitivo per aver organizzato le stragi del 1993. Ma custodiscono segreti che se fossero svelati ai magistrati potrebbero provocare uno tsunami istituzionale. I loro contatti e i loro affari sono stati delineati ai pm dal collaboratori di giustizia Spatuzza, che era il loro uomo di fiducia, e poi da Salvatore Grigoli e Leonardo Messina. Pentiti che parlano di retroscena politico-mafioso fra il 1993 e il 1994: gli anni delle bombe e della nascita di Forza Italia. Le nuove rivelazioni hanno portato i magistrati di Caltanissetta e Firenze a valutare la possibilità di riaprire le inchieste su Berlusconi e Dell'Utri. Indagini che farebbero ripiomba! re sul presidente del Consiglio l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, mentre per il suo amico e cofondatore di Forza Italia quella di concorso in strage aggravata da finalità mafiose e di terrorismo.
Il premier lo scorso settembre pensava proprio a questa ipotesi, dopo che sono iniziati a circolare i primi boatos scaturiti dalle rivelazioni di Spatuzza, quando ha attaccato i magistrati di Firenze, Palermo e Milano. Affermava che si trattava di «follia pura» ricominciare «a guardare i fatti del '93 e del '92 e del '94. Mi fa male che queste persone pagate dal pubblico facciano queste cose cospirando contro di noi che lavoriamo per il bene del Paese». L'inchiesta è sui presunti complici a volto coperto di Cosa nostra nelle stragi di Roma, Firenze e Milano, in cui il premier e l'ex numero uno di Publitalia sono stati coinvolti dieci anni fa e la loro posizione è stata archiviata dal gip. In quel decreto, firmato il 16 novembre 1998, veniva spiegato che «l'ipotesi di indagine (su Berlusconi e Dell'Utri) aveva mantenuto e semmai incrementato la sua plausibilità». Ma in due anni di lavoro, non era stata ! trovata «la conferma alle chiamate de relato» di Giovanni Ciaramitaro e Pietro Romeo, due componenti del commando mafioso in azione nel nord Italia, diventati collaboratori di giustizia.
Dopo 24 mesi il gip di Firenze ha archiviato tutto per decorrenza dei termini, scrivendo però che «gli elementi raccolti» dalla procura non erano pochi: era convinto che i due indagati avessero «intrattenuto rapporti non meramente episodici con i soggetti criminali cui è riferibile il programma stragista realizzato». Pensava che «tali rapporti» fossero «compatibili con il fine perseguito dal progetto» della mafia: cioè la ricerca di una nuova forza politica che si facesse carico delle istanze di Cosa nostra. Ma tutti quegli indizi non erano «idonei a sostenere l'accusa in giudizio». Per cui «solo l'emergere di nuovi elementi» avrebbe a quel punto portato alla riapertura dell'inchiesta.
La coincidenza vuole che poche settimane dopo questi due episodi, il deputato Renato Farina (Pdl), alias "agente betulla", entra nel carcere di Opera, nell'ambito dell'iniziativa promossa dai Radicali. L'ex informatore dei servizi segreti si ferma a parlare con Totò Riina. Poi il deputato prosegue il giro "cella per cella" degli 82 reclusi sottoposti al 41bis. Casualità vuole che in questo istituto è detenuto pureGiuseppe Graviano. I boss lanciano messaggi, e i politici che comprendono il loro linguaggio sanno come rispondere. Ma adesso un mafioso pentito è pronto a decifrare questo codice segreto.
Tratto da: L'espresso.
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/indagine-esplosiva/2115069
Ripreso anche da: antimafiaduemila.com.
C’è un filo che corre tra Segrate e Brancaccio e lega la società Pagine Utili, controllata dalla Fininvest, e un uomo considerato dagli investigatori un riciclatore delle cosche (ma uscito dal processo grazie alla prescrizione).
Il Fatto Quotidiano ha scoperto negli archivi delle camere di commercio di Palermo un documento importante.
E’ il fascicolo camerale della New Trade System, una società che a metà dagli anni novanta era stata un partner privilegiartner prto per la raccolta pubblicitaria della società “Pagine utili”, guidata proprio da Marcello Dell’Utri e che aspirava a diventare mandatario esclusivo per il sud Italia di Telepiù, la pay tv allora ancora controllata occultamente da Silvio Berlusconi.
La società era stata premiata anche “quale migliore agente promotore dell’anno”. Non solo. Prosegue la relazione “è continuata nell’esercizio la collaborazione con ‘Telepiù pubblicità’”. Anche se era sfumato il grande affare: “non sono prevedibili particolari sviluppi riguardo alla stipula del contratti di agenzia in esclusiva per l’Italia meridionale per Telepiù”. Di lì a poco il controllo della pay-tv passerà dal Cavaliere a Vivendi. Mentre Pagine Utili sarà travolta dalle perdite e - per non appesantire la Mondadori, quotata in borsa - sarà assorbita dalla Fininvest, e poi ceduta nel 2002 alla Telecom.
da Il Fatto Quotidiano dell’11 dicembre
in: http://sconfini.eu/Approfondimenti/i-fratelli-graviano-conoscono-molto-bene-dellutri-ecco-la-prova.html
I fratelli Graviano conoscono molto bene Dell'Utri. Ecco la prova Venerdì 11 Dicembre 2009 16:06 Giuseppe Morea Attualità - Approfondimenti
E così sembrerebbe, grazie anche alla rapidità con cui i Tg nazionali hanno informato i cittadini delle ultime novità, che il senatore Marcello Dell'Utri non ha mai visto né conosciuto, direttamente o indirettamente, i fratelli Graviano o almeno Filippo, che quest'oggi in videoconferenza ha risposto alle domande dei giudici a proposito delle recentissime dichiarazioni di Spatuzza. Grazie a poche e sintetiche parole Filippo Graviano (il fratello si è avvalso della facoltà di non rispondere, per ora) ha sortito un bell'effetto mediatico: "Non ho mai detto a Spatuzza che era giunto il momento di parlare", "Non ho mai conosciuto Dell'Utri" ecc.
L'imputato e Silvio Berlusconi tirano un sospiro di sollievo, perché a onor del vero le dichiarazioni di Spatuzza valgono quanto quelle di Graviano e quindi (fermo restando che uno dei due dice il vero e l'altro mente) saranno solo i giudici a poter stabilire chi dei due ha detto la verità. Curioso il modo con cui vengono identificati mediaticamente i due protagonisti (entrambi, lo ricordiamo, pericolosi ed efferati assassini e mafiosi): Spatuzza dopo anni di "silenzio d'onore" decide che è il momento di pentirsi e rivela una sua verità (che poi appunto i giudici dovranno giudicare); Filippo Graviano dopo anni di "silenzio d'onore" e di omertà continua sulla sua linea. E come vengono trattati dai media di regime i due casi? Spatuzza si dice sia manipolato, dica un sacco di scemenze, sia un assassino che ha sciolto i bambini nell'acido, non sia credibile e gli riversano addosso ogni sorta di epiteto e malignità. Graviano invece è "un vero pentito" (anche se si comporta e risponde come quando era un mafioso), una persona che ha dimostrato una grande dignità e una persona molto credibile.
Comunque, anche se oggi i telegiornali sono molto attenti a gonfiare il valore delle risposte date da Graviano, occorre ricordare che, la sentenza di primo grado che condanna a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa Marcello Dell'Utri stabilisce in modo inequivocabile il rapporto da Dell'Utri (trait d'union tra Fininvest e vari mandamenti mafiosi siciliani) e i Graviano. In essa si legge inequivocabilmente "(I fratelli Graviano) avevano accertati rapporti e contatti, diretti o mediati da terze persone con Dell'Utri" (fonte integrale: Il Fatto Quotidiano del 10 dicembre (vedi allegato).
A fornire la prova dei rapporti tra Dell'Utri e i Graviano fu proprio Giuseppe D'Agostino, poi pentitosi: “In sintesi, dal complesso delle dichiarazioni rese dai due collaboranti emerge che il D’Agostino, intenzionato a far entrare il figlio Gaetano nel settore giovanile della squadra del Milan, aveva interessato Melo Barone, appassionato del gioco del calcio e presidente di una squadra dilettantistica locale, il quale si era rivolto a Marcello Dell’Utri ottenendo che il giovanissimo D’Agostino Gaetano, che contava 10 anni, effettuasse un provino per il Milan nell’anno 1992. Dopo il decesso del Barone, avvenuto alla fine di quell’anno, il D’Agostino non si era perso d’animo e, allo scopo di raggiungere l’obiettivo prefissosi, si era rivolto ai fratelli Graviano, i quali si erano detti disponibili a favorirlo e gli avevano fatto capire che non sarebbe stato un problema per loro contattare i responsabili del Milan e procuragli un posto di lavoro a Milano presso una catena di esercizi commerciali, che gli inquirenti hanno, poi, individuato nell’«Euromercato» facente parte del gruppo Fininvest”.
Gaetano D'Agostino è davvero un giocatore di indubbio talento, al punto che oggi gioca in serie A con l'Udinese. Ma questa è un'altra storia. Sul fatto che oggi Graviano ha mentito (non si scoprirà forse mai il perché), invece, non ci sono dubbi: lo dice la sentenza di primo grado che ha condannato Dell'Utri a 9 anni.
PALERMO, 29 GIU. – Sette anni di reclusione e il risarcimento di 7mila euro per le spese sostenute dal Comune e dalla Provincia: questa la sentenza della corte d’appello di Palermo, presieduta dal giudice Claudio Dall’Acqua, nei confronti di Marcello Dell’Utri, senatore per il Pdl e cofondatore del partito di Forza Italia. La pena è stata confermata oggi dopo sei giorni di camera di consiglio.
La condanna riguarda il reato di concorso esterno in associazione mafiosa: è stato infatti provato che Dell’Utri era strettamente legato a Cosa Nostra, tramite Stefano Bontade prima, e mediante gli uomini di Totò Riina e Bernardo Provenzano dopo il 1980; una collaborazione palesata dall’assunzione, nel 1974, di Vittorio Mangano con il ruolo ufficiale di “stalliere” nella villa di Arcore di Silvio Berlusconi; in realtà, il ruolo di Mangano, uomo di Pippo Calò e condannato per duplice omicidio, era di garantire protezione a Dell’Utri e Berlusconi durante il periodo dei sequestri.
“Ritengo che l’aspetto politico era la parte della vicenda sulla quale l’accusa aveva quagliato meglio”, afferma Gatto, che attende di conoscere le motivazioni che hanno spinto la corte d’appello a non considerare i reati commessi dopo il 1992, e non esclude la possibilità di ulteriori indagini riguardo al ruolo del senatore durante la stagione politica, vale a dire dopo la fondazione del partito di Forza Italia.
http://www.bolognatg24.it/politica/2010/06/29/7427/mafia-sette-anni-per-marcello-dellutri-tramite-di-cosa-nostra-da-palermo-e-milano/
Guai, a non considerare Mangano "un eroe"
Fra le tante analisi circa la condanna di Marcello Dell'Utri, voglio segnalarvi quella di Gioacchino Genchi pubblicata da Il Fatto Quotidiano. Potete leggerla cliccando qui.
Sembra ormai certo che l'incontro tra Berlusconi, Dell'Utri e i vertici della mafia siciliana (Di Carlo, Teresi, Bontade e Cinà) avvenuto alla Edilnord di Milano nel 1974.
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