Source: https://www.brocardi.it/codice-civile/libro-quarto/titolo-ix/art2055.html
Timestamp: 2019-07-22 09:35:57+00:00
Document Index: 23120821

Matched Legal Cases: ['art. 2055', 'art. 1227', 'art. 2056', 'art. 2055', 'art. 1294', 'art. 2047', 'art. 84', 'art. 2055', 'art. 1298', 'art. 2055', 'art. 1135', 'art. 187', 'art. 1299', 'art. 2055', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 41', 'sentenza ', 'art. 2055', 'sentenza ', 'art. 2055', 'art. 2935', 'sentenza ', 'art. 2055', 'art. 1227', 'sentenza ', 'art. 1916', 'art. 2055', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2055', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1299', 'art. 2055', 'art. 1916', 'art. 2043', 'art. 2055', 'art. 2055', 'art. 187', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2055', 'art. 2055', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Art. 2055 codice civile - Responsabilità solidale - Brocardi.it
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Articolo 2055 Codice civile
Dispositivo dell'art. 2055 Codice civile
Se il fatto dannoso è imputabile a più persone (1), tutte sono obbligate in solido al risarcimento del danno (2).
(1) Si tratta del c.d. concorso di cause, che presuppone che l'illecito sia il frutto delle condotte, anche indipendenti tra loro, di più agenti.
(2) Diverso è il caso in cui a cagionare l'evento concorra la condotta del danneggiato: in tal caso si applica l'art. 1227 c.c., comma 1, espressamente richiamato dall'art. 2056 c.c.. Ipotesi ancora differente è quella in cui tale condotta non incide sul verificarsi del danno ma lo aggrava. In tal caso non sono risarcibili i pregiudizi che il danneggiato avrebbe potuto evitare (1227, 2 c.c.).
La solidarietà (1292 ss. c.c.) dei responsabili dell'illecito è posta a maggior tutela della posizione del danneggiato nonchè allo scopo di agevolarlo sul piano probatorio. A questa ultima finalità risponde anche la presunzione di pari colpa di cui all'ultimo comma.
Invece, nei rapporti interni tra coobbligati vige la regola della parziarietà dell'obbligazione (1298 c.c.) con la quale il legislatore vuole che ciascun soggetto risponda in proporzione al proprio apporto causale al fatto.
Spiegazione dell'art. 2055 Codice civile
Solidarietà. Pagamento, e diritto di regresso. Valutazione del grado di colpa, e del danno ad esso conseguente. Incapace
Duplice regolamento; responsabilità solidale nel caso di con­correnza di colpe, disciplina dei rapporti fra i coobbligati.
Il primo principio non è nuovo: viene riprodotta quasi fedelmente la norma del codice del 1865. Sarebbe, del resto, strano che in un sistema nel quale si stabilisce (art. 1294 del c.c.) che di regola i condebitori sono tenuti in solido, non si affermasse la solidarietà dell'obbligo di risarcire il danno quando più persone siano responsabili del fatto dannoso. La legge dice « se il fatto dannoso è imputabile a più persone », parla, cioè d'imputabile, onde sembra che se esso sia da attribuirsi ad un incapace, e si versi nella ipotesi di cui al capo­verso dell'art. 2047 del c.c., ed a persona capace d'intendere e di volere, per l'incapace rimane fermo il disposto del detto camina per la misura del risarcimento, ne egli, il che vale il suo patrimonio, può essere tenuto solidalmente con l’imputabile. La responsabilità del patrimonio dell'incapace è norma eccezionale e non può quindi estendersi.
Il danneggiato, quando il fatto dannoso sia imputabile a più persone, ha il diritto di scelta della persona contro cui rivolgersi. Da questo diritto del creditore deriva il conseguente diritto di regresso da parte di chi ha pa­gato, contro gli altri: l'obbligazione, solidale di fronte al creditore, si divide fra i debitori. Anche questa è un'applicazione dei principi generali. L’ innovazione si appalesa nel regolamento dei rapporti tra i coobbligati. Già nel progetto del 1927, ed in quello del 1936, essa fu enunciata, all'art. 84, capoverso: « colui che ha pagato il risarcimento totale ha regresso contro ciascuno degli altri per una parte che il giudice determina secondo la gravità della colpa di ciascuno. Se è impossibile determinare il grado di responsabilità dì ciascuno, la ripartizione si fa per quote virili ».
Nell' art. 2055 del c.c. il concetto viene completato: non si guarda solo la entità della colpa: una colpa gravissima, soggettivamente considerata, può in concreta, per la spe­cialità del caso, avere determinato effetti minori che una colpa grave o lieve di altro o di altri degli autori. La gravità della colpa si considera unitamente " alle conseguenze che ne sono derivate. Che se non risultino i detti estremi, le singole colpe si presumono eguali, onde la ripartizione si fa per quote virili. Di quest'ultimo comma fu proposta la soppressione dalla Commissione delle Assemblee Legislative, ma esso è rimasto nella legge, e suona conferma del principio generale, rispondente a ragione, dettato nel capoverso dell' art. 1298 del c.c..
Concorrenza di colpe. Colpa concorrente del danneggiato
Gli stessi criteri valumo, per 'quanto applicabili, se il danneggiato concorse, col suo fatto illecito, a che si verificasse il danno. Qui occorre ac­cennare alla cosiddetta teorica della « compensazione ». La locuzione « com­pensazione di colpe » è inaccettabile, e va sostituita con l'altra « concorrenza di colpe ». Ora se una delle persone responsabili del fatto sia la vittima stessa, non potendo questa indennizzare se stessa, la misura del risarcimento che dovrà gravare sul terzo, o sui terzi, sarà diminuita per una quota.
Certo non è agevole tale determinazione, ed appunto per siffatta difficoltà si sono mosse critiche in genere alla teorica della compensazione, cri­tiche, che, per altro, non devono distogliere dalla rigorosa applicazione dei principi. Già fu proposta una soluzione, i con la norma in esame essa viene confermata: si consideri l'offeso come vittima dell'operato di due o più entità, delle quali una rappresentata dalla medesima sua persona, e si ripartisca il quantitativo dei danni tra esse, detraendosi dal totale quel tanto che dovrebbe porsi a carico della persona offesa medesima, mentre il residuo rimane a ca­rico del terzo, o dei terzi solidalmente tra loro. Anche qui per la precisazione del quantum che debba rimanere a carico della vittima occorre tener presente la gravità delle rispettive colpe. La vittima non può pretendere, per il vincolo della solidarietà, che l'altro, o gli altri colpevoli, la risarciscano dello intero, salvo regresso nei suoi confronti: si creerebbe un circolo che contrasta i principi di ragione. Onde il giudice dovrà preliminarmente valutare quanto di danno debba rimanere a carico di essa, in rapporto alla gravità della sua colpa e per condannare il terzo, o, solidalmente, i terzi concorrenti, salvo, tra costoro, il regresso.
800 Circa la responsabilità solidale tra i coautori del fatto dannoso, l'art. 2055 del c.c. riproduce le disposizioni dell'art. 1135 del codice civile e dell'art. 187 del c.p., secondo comma: poichè aveva formato oggetto dl qualche dubbio, si afferma il diritto di regresso, contro i coautori, di colui che ha risarcito il danno. Come per le altre obbligazioni in solido, la solidarietà non opera nei rapporti tra i coobbligati e l'avente diritto al regresso (art. 1299 del c.c.); ciascuno risponde della sua parte di debito, che è determinata dal grado di partecipazione al risultato.
Massime relative all'art. 2055 Codice civile
Cass. civ. n. 2066/2018
(Cassazione civile, Sez. III, ordinanza n. 2066 del 29 gennaio 2018)
Cass. civ. n. 16512/2017
Il responsabile indiretto, che ha risarcito il danno in qualità di padrone o committente in ragione della solidarietà verso il danneggiato, può esercitare l’azione di regresso, nei confronti dell’autore immediato del danno, per l’intera somma pagata.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 16512 del 5 luglio 2017)
Cass. civ. n. 23650/2012
In tema di responsabilità da fatto illecito, il carattere solidale dell'obbligazione risarcitoria, escludendo la configurabilità di un rapporto unico ed inscindibile tra i soggetti che abbiano concorso nella produzione del danno, comporta, sul piano processuale, l'autonomia delle domande cumulativamente proposte nei confronti degli stessi, la quale impedisce di ravvisare non solo un litisconsorzio necessario tra gli autori dell'illecito, ma anche un rapporto di dipendenza tra l'affermazione o l'esclusione della responsabilità di alcuni di essi e l'accertamento del contributo fornito dagli altri, a meno che la responsabilità dei primi non debba necessariamente essere ricollegata a quella di questi ultimi, per effetto dell'obiettiva interrelazione esistente, sul piano del diritto sostanziale, tra le rispettive posizioni. Ne consegue, che nell'ambito di una procedura espropriativa, laddove non sia riscontrabile alcuna interdipendenza tra la posizione dell'impresa esecutrice dei lavori e delegata al compimento delle procedure espropriative, e quella dell'organo titolare del potere espropriativo o dell'ente beneficiario dell'espropriazione, la mancata impugnazione da parte della prima dell'accertamento compiuto nei confronti dei secondi non consente di attribuire alla sentenza non definitiva autorità di giudicato, ai fini dell'affermazione della concorrente responsabilità.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 23650 del 20 dicembre 2012)
Cass. civ. n. 7404/2012
Tra i corresponsabili di un danno sussiste sempre responsabilità solidale e paritaria, a nulla rilevando che ciascuno di essi abbia contribuito al verificarsi dell'evento dannoso finale rendendosi inadempiente ad obblighi scaturiti da fonti diverse. Ne consegue che il creditore non ha alcun onere di escutere l'uno, piuttosto (o prima) che l'altro dei condebitori. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha cassato la sentenza di merito, la quale aveva ritenuto indipendenti ed autonome, nei confronti del promissario acquirente, le responsabilità del promittente venditore, che nelle more tra preliminare e definitivo aveva concesso ipoteca sul bene promesso in vendita, e del notaio chiamato a rogare il contratto definitivo, che l'aveva trascritto dopo ben sei mesi dalla stipula, posteriormente all'iscrizione delle suddette ipoteche).
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 7404 del 11 maggio 2012)
Cass. civ. n. 18497/2006
In tema di fatto Mecito imputabile a più persone, la questione della gravità delle rispettive colpe e dell'entità delle conseguenze che ne sono derivate può essere oggetto di esame da parte del giudice del merito, adito dal danneggiato, solo se uno dei condebitori abbia esercitato l'azione di regresso nei confronti degli altri o, in vista del regresso, abbia chiesto espressamente tale accertamento in funzione della ripartizione interna del peso del risarcimento con i corresponsabili, senza che tale domanda possa ricavarsi dalle eccezioni con cui il condebitore abbia escluso la sua respon¬sabilità nel diverso rapporto con il danneggiato.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 18497 del 25 agosto 2006)
Cass. civ. n. 10042/2006
Nel giudizio avente ad oggetto l'accertamento della responsabilità del danno da fatto illecito imputabile a più persone, il giudice del merito adito dal danneggiato può e deve pronunciarsi sulla graduazione delle colpe solo se uno dei condebitori abbia esercitato l'azione di regresso nei confronti degli altri, o comunque, in vista del regresso abbia chiesto tale accertamento in funzione della ripartizione interna. Da ciò deriva che, allorché il presunto autore di un fatto illecito — convenuto in giudizio unitamente ad altri, perché ritenuto responsabile, in solido con questi, dell'evento dannoso lamentato dall'attore — neghi la propria responsabilità in ordine al verificarsi dell'evento denunziato, detto convenuto non propone, nei confronti degli altri convenuti, alcuna domanda, ma si limita a svolgere — ancorché assuma che, in realtà, gli altri convenuti sono responsabili esclusivi del fatto — delle mere difese, al fine di ottenere il rigetto, nei suoi confronti, della domanda attrice. Affinché tali argomentazioni esulino dall'ambito delle mere difese ed integrino, ai sensi degli artt. 99 e ss. c.p.c., delle «domande» nei riguardi degli altri presunti responsabili, con il conseguente instaurarsi tra costoro di un autonomo rapporto processuale (diverso e distinto rispetto a quello tra il danneggiato e i singoli danneggiati) è, invece, indispensabile che il suddetto convenuto richieda espressamente, ancorché in via gradata e subordinatamente al rigetto delle difese svolte in via principale, l'accertamento della percentuale di responsabilità propria e altrui in relazione al verificarsi del fatto dannoso, domanda questa che, non potendosi ritenere implicita nella mera richiesta svolta nei confronti del solo attore di rigetto della sua domanda, non può essere introdotta, all'evidenza, per la prima volta in giudizio in grado di appello, né, a maggior ragione, in sede di giudizio di legittimità.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 10042 del 29 aprile 2006)
Cass. civ. n. 20646/2005
La responsabilità solidale per fatto illecito, che è volta a rafforzare la garanzia del danneggiato e non ad alleviare la responsabilità degli autori dell'illecito, sussiste qualora la produzione del danno, unico per il danneggiato, sia ascrivibile a condotte di più soggetti, anche se diverse per titolo (dolo o colpa) o costituenti illeciti distinti ovvero separate nel tempo e logicamente autonome, a nulla rilevando, a differenza di quanto accade nel campo penalistico, l'assenza di un collegamento psicologico tra le stesse, sempre che tra i comportamenti sussista un vincolo di interdipendenza e gli stessi abbiano concorso in maniera efficiente alla produzione del danno, dovendosi escludere, a norma dell'art. 41, secondo comma, c.p., l'imputabilità del fatto dannoso a taluno degli autori delle condotte illecite nel solo caso in cui debba essere riconosciuta efficienza determinante ed assorbente ad uno solo degli antecedenti causali, tale da escludere il legame eziologico tra l'evento dannoso e gli altri fatti antecedenti, relegati al rango di mere occasioni.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 20646 del 25 ottobre 2005)
Cass. civ. n. 21056/2004
In tema di circolazione stradale, qualora coesistano l'accertamento in concreto della colpa di uno dei conducenti e la presunzione di colpa concorrente nell'altro entrambi possono essere solidalmente responsabili del danno cagionato a un terzo dalla loro condotta nella corrispondente proporzione (e cioè nella misura della colpa concreta e nella restante parte per quella presunta), si che, se soltanto uno di loro risarcisce il danneggiato, egli ha diritto di agire per la corrispondente quota di regresso ai sensi del secondo comma dell'art. 2055 c.c. nei confronti dell'altro. (Nella specie la S.C. ha cassato la sentenza di merito che aveva rigettato la domanda di regresso, ritenendola assorbita nella decisione di rigetto della domanda di accertamento della responsabilità esclusiva di uno dei coautori dell'illecito).
Nel caso di obbligazione solidale al risarcimento dei danni, ai sensi dell'art. 2055 c.c., la prescrizione dell'azione di regresso di uno dei coobbligati decorre dall'avvenuto pagamento e non già dal giorno dell'evento dannoso, poichè, ai sensi dell'art. 2935 c.c., il diritto al regresso non può esser fatto valere prima dell'evento estintivo dell'obbligazione.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 21056 del 3 novembre 2004)
Cass. civ. n. 12174/2004
La responsabilità solidale, a norma dell'art. 2055, primo comma, c.c., è volta a rafforzare la garanzia del danneggiato, consentendogli di rivolgersi per l'intero risarcimento a ciascuno dei responsabili, senza doverli perseguire pro quota, ma non incide sull'entità complessiva del risarcimento conseguibile, risarcimento limitato, anche in ipotesi di più responsabili, al danno effettivamente subito, non essendo ammessa alcuna riduzione o duplicazione del risarcimento del medesimo danno al di fuori dell'ipotesi in cui fra i soggetti responsabili sia compreso lo stesso danneggiato (art. 1227, primo comma, c.c.,) e dell'ipotesi dell'esistenza di una norma speciale che in deroga ai principi generali ponga a carico di un determinato responsabile il risarcimento di danni non risarcibili in base alle regole generali.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 12174 del 2 luglio 2004)
Cass. civ. n. 11315/2003
La speciale azione con cui, ai sensi degli artt. 10 e 11 D.P.R. n. 1124/65, l'Inail, avendo erogato in favore dell'infortunato le prestazioni assicurative eserciti il regresso nei confronti del datore di lavoro o dei suoi dipendenti, la cui condotta integri un'ipotesi di reato perseguibile d'ufficio, oggetto di accertamento anche da parte del giudice civile, ha presupposti diversi dall'azione di surrogazione nei diritti del lavoratore proposta ex art. 1916 c.c. dall'Inail nei confronti del terzo responsabile, esterno al rischio protetto dall'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro. Peraltro, l'eventuale azione ordinaria di regresso eventualmente promossa ex art. 2055 c.c., dal terzo responsabile convenuto in giudizio dall'Inail, nei confronti del datore di lavoro o dei suoi dipendenti, quali corresponsabili dell'evento dannoso subito dall'infortunato, prescinde dai presupposti previsti per la speciale azione di regresso esercitata dall'Inail ex artt. 10 e 11 D.P.R. n. 1124 del 1965.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 11315 del 21 luglio 2003)
Cass. civ. n. 15930/2002
Il condebitore solidale ex delicto può esercitare il regresso anche in via preventiva, ossia in previsione dell'esito positivo dell'azione intrapresa dal danneggiato e condizionatamente alla fruttuosa escussione del regrediente per l'intero.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 15930 del 13 novembre 2002)
Cass. civ. n. 10403/2002
La solidarietà passiva, stabilita dell'art. 2055 c.c. a favore del danneggiato nell'ipotesi di fatto dannoso imputabile a più persone, postula l'unicità del danno configurabile, pur in presenza di più azioni od omissioni costituenti illeciti distinti, dovendo invece escludersi tale solidarietà se le condotte realizzate da più soggetti hanno leso separatamente interessi diversi del danneggiato. (Nella specie, avendo una società di revisione, con un'infedele certificazione, arrecato danni ai promissari acquirenti di quote di una società, la Corte ha confermato la sentenza di merito che aveva escluso la solidarietà passiva tra la società di revisione e i venditori delle quote societarie, attesa la differenza sussistente tra il danno derivante dall'erronea certificazione dello stato patrimoniale della società in seguito al quale i promissari acquirenti non avevano valutato l'antieconomicità della futura gestione e quindi non avevano esercitato il diritto di recesso previsto nel preliminare e il danno derivante dalla violazione del sinallagma contrattuale per aver pagato una somma non congrua per le quote sociali acquistate).
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 10403 del 18 luglio 2002)
Tra il proprietario, il conducente del veicolo, il loro assicuratore della responsabilità civile ed il trasportato corresponsabile del danno nei confronti di altro soggetto, si realizza, nei confronti del danneggiato, un'ipotesi di solidarietà nel debito risarcitorio, disciplinata nei rapporti interni non regolati dal rapporto assicurativo dai principi propri delle obbligazioni soggettivamente complesse; ne consegue che l'azione di regresso proposta dall'assicuratore della responsabilità civile di uno dei corresponsabili del sinistro stradale nei confronti del corresponsabile trasportato, è disciplinata dall'art. 1299, primo comma, c.c., non dall'art. 2055 c.c., che opera soltanto indirettamente al fine di determinare la parte di debito risarcitorio facente carico a ciascuno dei soggetti a cui è imputabile l'illecito, su cui poi va commisurato il quantum del debito da indennizzo dell'assicuratore, e neppure dall'art. 1916 c.c., dettato per la diversa ipotesi della surroga dell'assicuratore al danneggiato-assicurato nei suoi diritti contro il danneggiante.
In contrapposizione all'art. 2043 c.c., che fa sorgere l'obbligo del risarcimento dalla commissione di un «fatto» doloso o colposo, il successivo art. 2055 considera, ai fini della solidarietà nel risarcimento stesso, il «fatto dannoso», sicché, mentre la prima norma si riferisce all'azione del soggetto che cagiona l'evento, la seconda riguarda la posizione di quello che subisce il danno, ed in cui favore è stabilita la solidarietà. Ne consegue che l'unicità del fatto dannoso richiesta dal ricordato art. 2055 per la legittima predicabilità di una responsabilità solidale tra gli autori dell'illecito deve essere intesa in senso non assoluto, ma relativo al danneggiato, ricorrendo, pertanto, tale forma di responsabilità pur se il fatto dannoso sia derivato da più azioni o omissioni, dolose o colpose, costituenti fatti illeciti distinti, ed anche diversi, sempreché le singole azioni o omissioni abbiano concorso in maniera efficiente alla produzione del danno, e senza che, con tale principio, contrasti la disposizione dell'art. 187 cpv c.p., la quale, con lo statuire per i condannati per uno stesso reato l'obbligo in solido al risarcimento del danno, non esclude ipotesi diverse di responsabilità solidale di soggetti che non siano colpiti da alcuna condanna o che siano colpiti da condanna per reati diversi o che siano taluni colpiti da condanna e altri no (principio affermato in tema di responsabilità solidale tra fautore dell'incidente, che aveva causato lesioni personali al danneggiato, ed il medico, che aveva provveduto alle conseguenti relative cure sanitarie).
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 7507 del 4 giugno 2001)
Cass. civ. n. 8371/2000
L'azione di rivalsa presuppone che l'obbligazione gravante su un soggetto possa essere trasferita ad un terzo tenuto, per legge o per contratto, a rivalere il soccombente di quanto egli sia tenuto a pagare al creditore; la medesima non è pertanto ipotizzabile nel caso di più debitori tenuti in solido a risarcire il danno derivante da un fatto ad essi imputabile, in quanto ciascuno è obbligato nei confronti del danneggiato per l'intero, salva l'azione di regresso di colui che abbia corrisposto l'intero credito nella misura determinata dalla gravità delle rispettive colpe e dalle conseguenze da essa derivanti.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 8371 del 20 giugno 2000)
Cass. civ. n. 5946/1999
Quando un medesimo danno è provocato da più soggetti, per inadempimenti di contratti diversi, intercorsi rispettivamente tra ciascuno di essi ed il danneggiato, tali soggetti debbono essere considerati corresponsabili in solido, non tanto sulla base dell'estensione alla responsabilità contrattuale della norma dell'art. 2055 c.c., dettata per la responsabilità extracontrattuale, quanto perché, sia in tema di responsabilità contrattuale che di responsabilità extracontrattuale, se un unico evento dannoso è imputabile a più persone, al fine di ritenere la responsabilità di tutte nell'obbligo risarcitorio, è sufficiente, in base ai principi stessi che regolano il nesso di causalità ed il concorso di più cause efficienti nella produzione dell'evento (dei quali, del resto, l'art. 2055 costituisce un'esplicitazione), che le azioni od omissioni di ciascuno abbiano concorso in modo efficiente a produrlo, dovendosi, inoltre, escludere che una delle persone responsabili possa rispondere in via soltanto sussidiaria rispetto alle altre, in difetto in tale senso di una norma di legge o di una volontà convenzionale. (Sulla base di tali principi, con riguardo ad un caso, nel quale l'acquirente per atto pubblico notarile di un immobile, a seguito della dichiarazione di inefficacia della vendita, per l'esistenza a carico del suo venditore della pregressa trascrizione di una sentenza che dichiarava inefficace il titolo di acquisto dello stesso, aveva chiesto la condanna solidale al risarcimento del danno del venditore e del notaio rogante per non avere questi segnalato la presenza della trascrizione pregiudizievole, la Suprema Corte ha ritenuto che detti soggetti dovessero rispondere solidalmente del danno, in quanto causato dai rispettivi inadempimenti contrattuali del contratto di compravendita e del contratto d'opera professionale, ed ha anche escluso, in assenza di una previsione normativa o convenzionale di sussidiarietà della responsabilità del notaio, che questi dovesse rispondere soltanto nel caso che il danno non fosse stato risarcito dal venditore).
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 5946 del 15 giugno 1999)
Cass. civ. n. 1415/1999
È ravvisabile la responsabilità solidale se l'unico evento dannoso è imputabile a più persone che abbiano concorso in modo efficiente a produrre l'evento, a nulla rilevando che le azioni o le omissioni di ciascuna persona costituiscano distinti ed autonomi fatti illeciti o violazione di norme giuridiche diverse. Può pertanto essere pronunciata la condanna in via solidale quando più debitori siano tenuti per la medesima prestazione, a nulla rilevando in contrario la diversità della fonte dalla quale le obbligazioni derivano e la diversa natura delle rispettive azioni ed omissioni.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 1415 del 19 febbraio 1999)
Cass. civ. n. 2680/1998
Alla parte evocata in giudizio per il risarcimento del danno, non è vietato di chiamare in causa altro corresponsabile al fine di esercitare il regresso contro di questi, per il caso di esito positivo dell'azione intrapresa dal danneggiato. In tale ipotesi peraltro il coobligato solidale condannato a pagare l'intero al danneggiato potrà recuperare la quota riconosciutagli in sede di regresso contro l'altro obbligato solo dopo il pagamento da parte sua dell'intero debito, operando in tale caso l'estinzione dell'obbligazione come condizione non dell'azione cognitiva di regresso bensì dell'azione esecutiva contro l'altro obbligato.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 2680 del 11 marzo 1998)
Cass. civ. n. 8259/1997
In presenza di fatti imputabili a più persone, coevi o succedutisi nel tempo, a tutti deve essere riconosciuta un'efficacia causativa del danno se abbiano determinato una situazione tale che senza l'uno o l'altro di essi l'evento non si sarebbe verificato, dovendosi attribuire il rango di efficacia esclusiva al fattore sopravvenuto, che inserendosi nella successione dei fatti faccia venir meno ogni legame tra le cause remote e l'evento in quanto si ponga fuori delle normali linee di sviluppo della serie causale già in atto.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 8259 del 30 agosto 1997)
Cass. civ. n. 1869/1997
La persona danneggiata in conseguenza di un fatto illecito imputabile a più persone legate dal vincolo della solidarietà (quali sono, in ipotesi di sinistro stradale, i responsabili dello scontro; nei confronti del terzo trasportato in uno dei veicoli coinvolti) può pretendere la totalità della prestazione risarcitoria anche da una sola delle persone coobbligate, mentre la diversa gravità delle rispettive colpe di costoro e l'eventuale diseguale efficienza causale di esse può avere rilevanza soltanto ai fini della ripartizione interna del peso del risarcimento tra i corresponsabili; conseguentemente, il giudice del merito adito dal danneggiato può e deve pronunciarsi sulla graduazione delle colpe solo se uno dei condebitori abbia esercitato l'azione di regresso nei confronti degli altri, o comunque, in vista dal regresso abbia chiesto tale accertamento in funzione della ripartizione interna, ovvero se il danneggiato abbia rinunziato alla parte del credito corrispondente al grado di responsabilità del coautore dell'illecito da lui con convenuto in giudizio (rinunzia non ravvisabile peraltro nel mero fatto di non aver agito anche contro quest'ultimo) o abbia comunque rinunziato ad avvalersi della solidarietà nei confronti del corresponsabile convenuto.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 1869 del 3 marzo 1997)
Motociclista cade dalla moto e viene poi travolto da un'autovettura in corsa: chi paga i danni? - 14/05/2016