Source: https://avvochiamo.it/infortuni-dei-dipendenti-della-p-a/
Timestamp: 2020-02-21 11:21:12+00:00
Document Index: 126449795

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2043', 'art. 2051', 'art. 63', 'art. 2087', 'art. 360', 'art. 2087', 'art. 2087', 'art. 2087', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ', 'sentenza ', 'art. 2051', 'Cass. Sez. ', 'sentenza ', 'art. 115', 'sentenza ', 'art. 13', 'art. 1', 'art. 13', 'art. 13']

Infortuni dei dipendenti della P.A. - Avvochiamo
Infortuni dei dipendenti della P.A.: se la responsabilit? ? extracontrattuale decide il Giudice ordinario
In tema di giurisdizione, rispetto ad una domanda di risarcimento danni per la lesione della propria integrit? psico-fisica proposta da un pubblico dipendente nei confronti dell’Amministrazione, la giurisdizione stessa ? strettamente subordinata all’accertamento della natura giuridica dell’azione di responsabilit? in concreto proposta: se ? fatta valere la responsabilit? contrattuale dell’ente datore di lavoro, la cognizione della domanda rientra nella giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, nel caso di controversia avente per oggetto una questione relativa al periodo del rapporto antecedente al 30 giugno 1998; mentre, se ? stata dedotta la responsabilit? extracontrattuale, la giurisdizione spetta al giudice ordinario.
Presidente MAMMONE Giovanni
Relatore DORONZO Adriana
Sentenza n. 33211 dep. il 21 dicembre 2018
2.- Nel costituirsi in giudizio, P.M., comandante della caserma all’epoca dei fatti, chiese di chiamare in causa la C.I.F.A. dei F.lli C. s.n.c., che si era occupata della manutenzione del cancello, nonch? la Zurich International Italia S.p.A., la Fondiaria Sai S.p.A. e le Assicurazioni Generali S.p.A., che si costituirono contrastando la domanda.
3.- Con sentenza n. 269/2010, il Tribunale di Catania accolse la domanda nei confronti del Ministero della Difesa, che condann? al pagamento in favore del L.T. di Euro 582.131,26 a titolo di risarcimento del danno biologico e patrimoniale; la rigett?, invece, nei confronti degli altri convenuti.
4.- La sentenza fu confermata dalla Corte d’appello di Catania, che rigett? tanto l’impugnazione principale proposta dal Ministero della Difesa e dal Ministero dell’Interno, tanto le impugnazioni incidentali proposte dalla Zurich Insurance Public Limited Company, dalla Fondiaria sai S.p.A. e dal P..
4.2.- Ritenne, al riguardo, che la richiesta risarcitoria fosse stata proposta dal L.T. a tutela del suo diritto assoluto alla vita e all’integrit? fisica, senza che nella specie emergesse una precisa scelta del danneggiato di avvalersi della responsabilit? contrattuale nascente dal rapporto di lavoro.
4.3.- Osserv? che l’idoneit? lesiva della condotta dell’Amministrazione era tale da esplicarsi nei confronti della generalit? dei cittadini e non solo nei confronti dei propri dipendenti, sicch? il rapporto di lavoro costituiva una mera occasione dell’evento dannoso.
4.4.-Aggiunse che, anche a voler ritenere ambigua la domanda, essa doveva comunque essere interpretata, in base al petitum e alla causa petendi, come una causa di risarcimento del danno ai sensi dell’art. 2043 c.c., alla stregua dei principi affermati dalla giurisprudenza di legittimit? (Cass. Sez.Un. 12/3/2001, n. 99).
4.5.- Nel merito conferm? la ricostruzione dei fatti operata dal Tribunale e condivise il giudizio circa la responsabilit? della Amministrazione per il danno cagionato da cose in custodia, in mancanza di prova, da parte della convenuta, del caso fortuito che, solo, ai sensi dell’art. 2051 c.c., pu? interrompere il nesso eziologico tra la cosa e l’evento dannoso.
5.1.- Resistono con controricorso il L.T., la Generali Italia S.p.A. e la Zurich Insurance Public Limited Company, mentre non svolgono attivit? difensiva le altre parti intimate. In prossimit? dell’udienza, la Generali Assicurazioni S.p.A. deposita memoria.
1.- Con l’unico motivo di ricorso il Ministero della Difesa denuncia la violazione del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 63, comma 4, e dell’art. 2087 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 1: assume che, nel caso di specie, sussistevano gli elementi materiali per configurare la responsabilit? contrattuale dell’amministrazione, quale datrice di lavoro, sussumibile nella fattispecie di cui all’art. 2087 c.c., con la conseguenza che la controversia doveva ritenersi attratta nella giurisdizione del giudice amministrativo.
1.2.- In punto di fatto, e sotto un primo aspetto, sottolinea che dalla porta carraia, la cui caduta aveva cagionato le lesioni patite dal L.T., era consentito l’accesso alla caserma dei carabinieri solo delle auto di servizio e delle auto private dei dipendenti autorizzati, non anche di terzi estranei, trattandosi di area militare, sicch? l’obbligo relativo alla manutenzione e alla gestione dei dispositivi di accesso all’area non poteva che qualificarsi come tipicamente datoriale, ossia inerente al rapporto di servizio e riconducibile al paradigma normativo dell’art. 2087 c.c..
1.4.- Entrambe queste circostanze di fatto assumono, secondo il ricorrente, un valore significativo per la qualificazione della domanda, essendo pacifico che l’infortunio si ? verificato a causa del mal funzionamento del cancello di accesso ad un’area militare mentre il dipendente stava accedendo al luogo di lavoro.
1.5.- A fronte di questi elementi anche il criterio della residualit? della domanda di responsabilit? contrattuale rispetto a quella extracontrattuale, pure posto dal giudice di merito a fondamento della sua decisione, non era invocabile.
2.- Il motivo ? infondato.
2.1.- Nella materia in esame, principio ripetutamente affermato da questa Corte, a Sezioni Unite, ? quello secondo cui la soluzione della questione del riparto della giurisdizione, rispetto ad una domanda di risarcimento danni per la lesione della propria integrit? psico-fisica proposta da un pubblico dipendente nei confronti dell’Amministrazione, ? strettamente subordinata all’accertamento della natura giuridica dell’azione di responsabilit? in concreto proposta: se ? fatta valere la responsabilit? contrattuale dell’ente datore di lavoro, la cognizione della domanda rientra nella giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, nel caso di controversia avente per oggetto una questione relativa al periodo del rapporto antecedente al 30 giugno 1998; mentre, se ? stata dedotta la responsabilit? extracontrattuale, la giurisdizione spetta al giudice ordinario.
2.2.- Si ? poi precisato che, al fine di tale accertamento, non possono invocarsi come indizi decisivi della natura contrattuale dell’azione n? la semplice prospettazione dell’inosservanza dell’art. 2087 c.c., n? la lamentata violazione di pi? specifiche disposizioni strumentali alla protezione delle condizioni di lavoro, allorch? il richiamo all’uno o alle altre sia compiuto in funzione esclusivamente strumentale alla dimostrazione dell’elemento psicologico del reato di lesioni colpose e/o della configurabilit? dell’illecito.
2.3.- Infine, si ? rimarcato che la irrilevanza di detto richiamo dipende dai tratti propri dell’elemento materiale dell’illecito, ossia da una condotta dell’amministrazione la cui idoneit? lesiva possa esplicarsi indifferentemente nei confronti della generalit? dei cittadini come nei confronti dei propri dipendenti, costituendo in tal caso il rapporto di lavoro mera occasione dell’evento dannoso; mentre, ove la condotta dell’amministrazione si presenti con caratteri tali da escluderne qualsiasi incidenza nella sfera giuridica di soggetti ad essa non legati da rapporto di impiego, la natura contrattuale della responsabilit? non pu? essere revocata in dubbio, poich? l’ingiustizia del danno non ? altrimenti configurabile che come conseguenza delle violazioni di taluna delle situazioni giuridiche in cui il rapporto medesimo si articola e si svolge (cfr. in tali sensi: Cass. Sez.Un. 28/11/2017, n. 28368; Cass. Sez. Un. 7/7/2009, n. 15849; Cass. Sez. Un. 8/7/2008, n. 18623; Cass. Sez. Un. 4/3/2008, n. 5785; Cass. Sez. Un. 7/2/2006, n. 2507).
3.- E’ stato accertato dai giudici di merito – con valutazione non oggetto di sindacato in questa sede – che l’evento dannoso ? stato causato dalla caduta della porta carraia, sicch? ? pacifico il nesso di causalit? con il bene in custodia dell’amministrazione; ? stato anche accertato che il Ministero, in qualit? di custode, non ha offerto la prova del caso fortuito, inteso come fattore che, in base ai principi della regolarit? o adeguatezza causale, per il suo carattere di imprevedibilit? e di eccezionalit? esclude il nesso eziologico tra cosa e danno (ex plurimis, Cass. 12/05/2017, n. 11785; Cass. 05/02/2013, n. 2660; da ultimo, Cass. 30/10/2018, n. 27724).
4.- A fronte di questa fattispecie, correttamente la sentenza impugnata ha individuato i tratti essenziali dell’illecito nella violazione del principio del neminem laedere, e in particolare nella violazione dell’art. 2051 c.c., in ragione del fatto che esso ? stato realizzato con una condotta dell’amministrazione violativa di obblighi ipotizzabili nei confronti di tutti consociati, e non anche nella violazione di obblighi che trovano fonte immediata e diretta nel rapporto di lavoro.
4.1.- La condotta lesiva, per i tratti suoi propri, ? infatti idonea ad incidere sulla generalit? delle persone, trattandosi dell’omessa custodia di una porta di accesso alla caserma (su fattispecie analoga, Cass. Sez. Un., 27/1/2011, n. 1875).
4.2. – Al riguardo ? irrilevante, sul piano della determinazione della giurisdizione, il fatto che l’infortunio si sia verificato mentre il L.T. si recava in caserma per prendere servizio, n? che l’accesso attraverso la porta carraia fosse consentito solo ai mezzi autorizzati.
4.3.- Quanto alla prima circostanza, essa ha certamente rappresentato l’occasione per il verificarsi dell’infortunio, ma non pu? di per s? divenire criterio dirimente per la qualificazione del tipo di responsabilit?, dovendo aversi riguardo, come si ? detto, alla natura della condotta dell’amministrazione e alla sua potenzialit? lesiva nei confronti della generalit? dei consociati.
4.4.- Quanto alla seconda, manca nella sentenza impugnata ogni riferimento a tale questione di fatto e la parte ricorrente non deduce quando, in che termini e con quale atto essa sarebbe stata sottoposta alla cognizione del giudice di merito n? in che modo sarebbe stata decisa ed eventualmente impugnata; neppure specifica quando la circostanza sarebbe divenuta “pacifica” o “non contestata”, dovendosi al riguardo ricordare che, quando con il ricorso per cassazione si ascriva al giudice di merito di non avere tenuto conto di una circostanza di fatto che si assume essere stata “pacifica” o “non contestata dalle parti”, il principio di autosufficienza del ricorso impone al ricorrente di indicare in quale atto sia stata allegata la suddetta circostanza, ed in quale sede e modo essa sia stata provata o ritenuta pacifica (Cass. 12/10/2017, n. 24062; Cass. 13/10/2016, n. 20637). Infine, non pu? ricorrersi alle nozioni di comune esperienza ex art. 115 c.p.c., comma 2, non potendo ritenersi “fatto notorio” – quale evento di carattere generale ed obiettivo che, proprio perch? tale, non ha bisogno di essere provato nella sua specificit? – la circostanza che da quel cancello di accesso non potesse accedere personale estraneo, non potendosi n? in astratto n? in concreto escludere la possibilit? di ingresso di persone non legate da rapporto di servizio, come fornitori, familiari, comuni cittadini.
4.5.- Per le stesse ragioni, non pu? darsi rilievo al riconoscimento della causa di servizio, di cui non vi ? traccia nella sentenza impugnata, trattandosi, peraltro, di circostanza che non ? idonea ad incidere sulla qualificazione della domanda, diversi essendo i presupposti normativi del riconoscimento della causa di servizio e dell’equo indennizzo rispetto a quelli idonei a configurare una responsabilit? datoriale (Cass. 23/7/2004, n.13887; v. pure Cass. 24/10/2017, n. 25151, e Cass. 29/01/2013 n. 2038).
5.- Il ricorso deve pertanto essere rigettato e il ricorrente condannato al pagamento, in favore di ciascuno dei controricorrenti, delle spese del presente giudizio, in applicazione del principio della soccombenza. Nessun provvedimento sulle spese deve invece essere adottato nei confronti delle parti che non hanno svolto attivit? difensiva. Non pu? trovare applicazione nei confronti dell’Amministrazione dello Stato il D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, atteso che la stessa, mediante il meccanismo della prenotazione a debito, ? esentata dal pagamento delle imposte e tasse che gravano sul processo (cfr. Cass. 29/1/2016, n. 1778).
rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento, in favore di ciascun controricorrente, delle spese del presente giudizio, che liquida, in Euro 5.000,00 per compensi professionali e Euro 200,00 per esborsi, oltre al 15% di rimborso forfettario delle spese generali e agli altri accessori di legge. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, d? atto della non sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quanto dovuto per il ricorso, a norma del comma 1-bis dello stesso art. 13. Cos? deciso in Roma, nella Camera di consiglio delle Sezioni unite, il 4 dicembre 2018.