Source: http://safetyworkingareas.org/filiera-atex-ispezioni.html
Timestamp: 2018-11-19 03:19:06+00:00
Document Index: 65557017

Matched Legal Cases: ['art. 36', 'art. 288', 'art. 225', 'art. 290', 'art. 71', 'art. 295']

Ispezioni e Controlli ATEX, gli Enti certificatori e la legislatura riguardante le Direttive e gli adempimenti di Legge. Regole per la marcatura.
E' necessario operare una distinzione tra aziende strutturate e di grandi dimensioni, ed aziende di medie e piccole dimensioni. Generalmente, le aziende strutturate hanno al loro interno dei percorsi operativi ben definiti per la sicurezza, l'ambiente e la qualità, al pari di tutti gli altri settori coinvolti nell'attività dell'azienda; in questo caso, almeno a livello informativo, l'azienda strutturata riesce a dare una risposta quando un'ispezione richiede un riscontro del percorso di prevenzione in materia di ATEX. Questo non avviene quando si indaga sull’applicazione delle direttive ATEX in aziende di piccole dimensioni. Ciò può essere dovuto essenzialmente al fatto che il datore di lavoro o il responsabile, che hanno il compito di interagire con l'ispettore, quando interrogati sulla direttiva ATEX, identificano immediatamente le atmosfere esplosive con le grandi raffinerie, con i dinamitardi ed in genere con tutte quelle situazioni che sono normate da altre leggi, ovvero gli esplosivi veri e propri.
Nella pratica comune le atmosfere esplosive non sempre vengono correttamente identificate, e ciò è tanto più evidente nel momento in cui si prende in esame la lista di controllo degli adempimenti previsti per legge, ovvero ciò che si va a chiedere all'azienda in caso di verifica. Una delle prime domande della lista interroga l'azienda sull'eventualità che nel ciclo di lavoro sia presente materiale combustibile allo stato gassoso o in polvere. E' chiaro che sono numerosissime le attività anche piccole, anche con un solo dipendente, che presentano la caratteristica di avere nel loro ciclo produttivo materiali combustibili negli stati fisici appena descritti; dopo sette anni dal recepimento delle direttive ATEX sono ancora troppe le aziende che hanno una conoscenza decisamente ancora troppo poco approfondita in merito alle procedure minime di messa in sicurezza dei propri stabilimenti, sia in senso "sociale" che di "prodotto".
La distinzione fra "sociale" e di "prodotto" va in questo caso sottolineata in quanto, accanto alla responsabilità del datore di lavoro di dotarsi di strumentazioni utili a garantire un adeguato livello di sicurezza, si contrappone un’inadeguata preparazione in materia da parte dei fornitori di prodotti e servizi “ATEX” e un’offerta di mercato non sufficiente a soddisfare la domanda di competenze in materia. Ma vediamo che se andiamo a citare la Direttiva Macchine, tutti sanno individuare più o meno di cosa si tratta se si parla di marcatura, ovvero tutti pensano al CE ed individuano come matrice la stessa Direttiva Macchine. Se invece andiamo ad indagare il titolo 3 dell’81, dove si citano le "direttive comunitarie", vengono alla luce molte più normative oltre alla Direttiva Macchine, che necessitano di essere altrettanto conosciute ed applicate.
Per quanto concerne le ATEX in particolare, le due direttive che la compongono sono quasi identiche nelle definizioni, nei campi di applicazione, etc.; ciascuna di esse impone semplicemente un livello di obbligo diverso all’utilizzatore o datore di lavoro da una parte, ed al costruttore o produttore di assiemi (cioè dei prodotti che devono essere certificati ATEX, come li definisce la direttiva), dall'altra. Dal 2003 ci furono tre anni di tempo per regolarizzare il settore, fino al 2006, anno del recepimento della ATEX. Ci si aspettava, come nel recepimento di tutte le altre direttive, una corsa dell’ultimo momento alla regolarizzazione, per creare valutazioni, conformità, etc., come è avvenuto ad esempio per la 626.
Con la ATEX si è assistito ad una sorta di tranquillità, che dal punto di vista organi di controllo dovrebbe significare che tutte le aziende sono in conformità, e che la valutazione sia già stata fatta. Infatti se un ispettore deve verificare se sono stati valutati i rischi in ambiente di lavoro, considera il rischio come esistente indipendentemente dal recepimento della ATEX. Non è dunque il recepimento di una legge che introduce il rischio, tutt'al più il recepimento di una direttiva, l’arrivo di una nuova legge nel quadro normativo, dà uno strumento in più per mettere sotto controllo quel rischio già esistente, attraverso una serie di obblighi aggiuntivi per i datori di lavoro. Quindi, nell'anno del recepimento della ATEX, secondo questa logica, gli organi di controllo, non vedendo alcun fervore nel momento dell'introduzione della nuova direttiva, ritenne che tutte le aziende fossero a norma attraverso l'applicazione di altri strumenti messi a disposizione dalla legislazione precedente.
L'Associazione U.S.I. - Unione Sicurezza Informazione, si costituisce come libera associazione e senza scopo di lucro, regolata a norma del Titolo I Cap. III, art. 36 e segg. del codice civile. U.S.I. persegue primariamente il seguente scopo: essere un centro di informazione per tutti gli attori della filiera ATEX, direttiva Europea che regolamenta gli ambienti con atmosfere esplosive, e condividere informazioni riguardanti le direttive dell'Authority, le applicazioni e le dinamiche nazionali di chi accoglie la normativa. L'Associazione nel 2009 ha dato il via al progetto "Gruppo di Lavoro per la Sicurezza in Ambienti a Rischio di Esplosione", nell'occasione di un meeting tenutosi nella città di Bologna, cui hanno partecipato, in qualità sia di relatori che di pubblico, specialisti nel settore ATEX e rappresentanti dei comitati tecnici incaricati dell'elaborazione di norme riguardanti i macchinari e le attrezzature destinate all'utilizzo in atmosfere esplosive, sia a livello nazionale (CT31 al CEI) sia a livello internazionale (IEC e CENELEC), al fine di esortare gli stessi per la creazione di gruppi di lavoro assegnatari della elaborazione di norme specifiche e supportare le istituzioni nazionali nell’armonizzazione di tali direttive con le normative e linee guida locali.
Tale progetto ha l’obiettivo di creare un gruppo di lavoro “trasversale” composto da tecnici competenti per il settore ATEX, e di renderlo un fondamentale centro di informazione in Italia per tutti i comparti professionali che sono coinvolti da questo rischio. Il Gruppo di lavoro per la sicurezza in ambienti a rischio esplosione è chiamato quindi a svolgere attività di ricerca, consulenza, assistenza, formazione, informazione e documentazione per quanto concerne la tutela della sicurezza e della salute nei luoghi di lavoro che rientrano nel campo di applicazione delle Direttive ATEX. L'associazione, per mezzo di questa iniziativa, si propone dunque di supportare e coadiuvare l’attività operativa degli enti istituzionali nazionali, incoraggiando la diffusione e la divulgazione delle procedure risultate efficaci nella messa in pratica della normativa ATEX.
La complessità e vastità dell’argomento ATEX necessita di trattare adeguatamente il problema "ATmosfere EXplosive" applicazione per applicazione a seconda della realtà produttiva a cui ci si rivolge, al fine di ridistribuire le conoscenze sullo stato dell’arte e porre le nuove basi per gestire la problematica. Nei primi due anni di attività il progetto "Gruppo di Lavoro per la sicurezza in ambienti esplosivi" ha realizzato un censimento su tutto il territorio nazionale di quei professionisti pubblici o privati che si sono distinti nell'applicazione delle direttive ATEX. L'adesione e la diffusione del progetto ha permesso di usufruire di un network di specialisti di varie realtà, che mette a disposizione le proprie competenze in materia ATEX al fine di rispondere alla domanda di condividere un approccio comune su questo tema, semplificare l’accrescimento delle competenze in questo particolare settore e sviluppare dei progetti spercifici che permettano di integrare tali contenuti negli attuali processi di valutazione del rischio caratteristici di ogni settore.
Durante la conferenza organizzata da USI "La Direttiva ATEX e la sua applicazione in Italia. Tecniche di ispezione, controllo e messa in sicurezza degli ambienti a rischio di esplosione", svoltasi a Modena in ottobre 2010 presso "Ambiente e Lavoro Convention", AUSL Modena ha diffuso, per mezzo dell'Ing. Stefano Arletti, la propria "Lista di controllo per la verifica dell’applicazione del Titolo XI del D.Lgs. 81/08" con l'obiettivo di "scuotere le coscienze" su questo rischio, ampliamente sottovalutato, seppur obbligatorio dal 2003.
Per avere una panoramica completa delle istituzioni coinvolte è bene ricordare il coinvolgimento e la preparazione dei VVF e del ex ISPESL, che attualmente ha dimostrato il suo interesse al progetto, dopo un periodo di staticità dovuto alla legge del 30 luglio 2010, n. 122 di conversione con modificazioni del D.L. 78/2010, che ha previsto l'attribuzione all'INAIL delle funzioni già svolte dall'ISPESL. L'Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza del Lavoro - ISPESL - è organo tecnico-scientifico del Servizio Sanitario Nazionale del quale si avvalgono gli organi centrali dello Stato. In qualità di Organismo Notificato rilascia, anche tramite i dipartimenti territoriali, attestazioni di conformità alla Direttiva comunitaria ATEX per la quale non svolge compiti relativi alla sorveglianza del mercato ma risulta come ente più rappresentativo nella diffusione di informazioni sulla sicurezza in ambienti a rischio di esplosione. Per motivi organizzativi il lavoro di ricerca e prevenzione sulle ATEX ha subito un lieve rallentamento nelle attività di ISPESL in questi ultimi anni a causa del riassestamento interno richiesto dall'integrazione strutturale in INAIL.
La registrazione di uno degli interventi più significativi del ciclo di conferenze svoltosi nel corso del 2010, tenuto dall’Ing. Stefano Arletti di AUSL Modena, è ora disponibile all'ascolto in formato mp3:
La vigilanza e le ispezioni nelle aziende a rischio di atmosfere esplosive in accordo alla direttiva ATEX (traccia audio .mp3)
Contestualmente all'ascolto, è possibile consultare le slides relative all'intervento cliccando qui
In anteprima, è inoltre visualizzabile il fac-simile del formulario di prevenzione e sicurezza utilizzato per le ispezioni ATEX:
Lista di controllo per la verifica dell’applicazione del Titolo XI del D.Lgs. 81/08
A titolo esemplificativo riportiamo due documenti relativi alle attività di ispezione realizzate da organismi di controllo statali:
Servizio Sanitario della Regione Emilia Romagna:
Lista di controllo per la verifica dell’applicazione del Titolo VIII-bis del D.Lgs. 626/1994
Guide de prévention à l'intention du secteur de la transformation du bois
l’Associazione U.S.I. Unione Sicurezza e Informazione ha avviato un rapporto di collaborazione con UNPISI in seno al "progetto gruppo di lavoro per la sicurezza in ambienti a rischio di esplosione".
La finalità del progetto è quella di intraprendere un percorso di approfondimento sulle direttive ATEX per l’individuazione, il reperimento e la condivisione di documentazione tecnica utile alla redazione di materiale informativo e la realizzazione di un ciclo di seminari specialistici inerenti alle ATEX. L’alto profilo professionale del personale ispettivo sanitario Italiano, le comprovate competenze tecniche in materia di sicurezza assieme al supporto e alle risorse del gruppo di lavoro per ambienti a rischio di esplosione servirà da orientamento per una trattazione specifica e settoriale delle tematiche EX e per una più rapida diffusione delle "buone consuetudini".
Per maggiori approfondimenti potete visionare il comunicato ufficiale UNPISI del 13/06/2011 cliccando qui
Il "PROGETTO ATEX ITALIA" nasce dalla interazione tra le attività dell'associazione UNPISI e le finaltà dell'associazione USI con il progetto "Gruppo di Lavoro per la Sicurezza in Ambienti a Rischio Esplosione", per rispondere a quelli che sono i “bisogni” espressi e/o latenti derivanti dall’obbligo di implementare i dettati normativi e garantire le azioni di prevenzione a garanzia della tutela della salute pubblica. Partendo quindi da quelle che sono le finalità sopra esposte il progetto nasce per dare risposta al seguente quesito: perché affrontare il problema ATEX?
Principalmente perchè i notevoli sforzi profusi dalle aziende i lavoratori non risultano adeguatamente protetti in conformità alla legislazione vigente e, come si dovrebbe evincere dalla nota allegata, le aziende nonostante tutto sono esposte a forti implicazioni giuridiche connesse a classificazioni di aree pericolose spesso improprie e non correttamente gestite dal DPE. Questa criticità può derivare:
dalla ambiguità di talune norme
dalla mancanza di una piena visione d'insieme del dettato normativo (la maggior parte dei consulenti si sono improvvisati specialisti di una materia estremamente complessa con il risultato di un appiattimento verso il basso della direttiva ATEX 99/92/CE
dalla comprensibile mancanza di una adeguata preparazione degli ispettori ASL nel contrastare i numerosi specialisti improvvisati.
Un ulteriore input nasce dal fatto che l'appiattimento verso il basso della direttiva ATEX 99/92/CE ha snaturato i presupposti delle classificazioni dei luoghi a rischio di esplosione; a tal proposito l'estratto 1 norma CEI, esplicita le informazioni che dovrebbero essere rese al professionista per procedere a una classificazione, ma che spesso non trovano giustificazione nella classificazione; a tal proposito l'allegato XLIX del Testo Unico prevede che se sono necessari particolari provvedimenti di protezione. Si evince che la definizione di ATEX prevista dall'art. 288 del Testo Unico è una condizione necessaria per entrare nel Titolo XI, ma non sufficiente perché la porta d'ingresso al titolo XI è l'allegato XLIX. Si rende quindi necessario rendere chiarimenti circa i "PROVVEDIMENTI DI PROTEZIONE" che rendono giustificabile la classificazione delle aree Ex ai sensi della 99/92/CE e non della direttiva 94/9/CE.
Il già accennato appiattimento verso il basso della Direttiva ha spostato il problema su aspetti di "più facile gestione" (a scapito di altri aspetti di "più complessa gestione") che trovavano già una loro esatta allocazione nella normativa previgente alla 99/92/CE e troverebbero ancora una esatta allocazione nella normativa vigente. A tal proposito si rende necessario ricordare che nell'ambito del Testo Unico esistono delle gerarchie che il datore di lavoro deve rispettare prioritariamente e di cui si tiene tipicamente conto nei dibattimenti processuali. Quindi classificare perché il datore di lavoro non ha fatto il suo dovere può essere interesse del consulente, ma non certo delle aziende e dei lavoratori. Ad esempio il Datore di Lavoro è obbligato, oltre che a valutare i rischi chimici PER LA SICUREZZA secondo il titolo IX, anche a evitare il rischio di esplosione ai sensi dell'art. 225, comma 5, 6 e 7 per esempio fornendo hai lavoratori attrezzature di lavoro adatte ovvero leggasi certificate secondo la 94/9/CE senza che vi sia necessariamente una classificazione delle aree Ex.Non ultimo si è verificata la vanificazione degli sforzi fino ad oggi profusi dalle aziende per valutare il rischio di esplosione con grandi sprechi di danaro; per esempio per la mancata valutazione degli effetti prevedibili di una esplosione (richiesta esplicitamente e penalmente perseguita dall'art. 290 del TU) ovvero della variabile danno di cui si compone la funzione rischio R=f (P,D).
Un ulteriore risposta al quesito si evince nella carenza sostanziale dei fabbricanti nella gestione delle aree Ex che vengono definite ai fini della costruzione e progettazione, ovvero ai fini della conformità di prodotto alla 94/9/CE, non consente alle aziende di gestire correttamente il rischio residuo in conformità alle istruzioni d'uso previste dai fabbricanti (art. 71 del TU) ovvero tramite il manuale di uso e manutenzione. A tal proposito come recita l’estratto 2 norma CEI, è compito del fabbricante valutare il rischio di esplosione, e non solo di fornire le aree Ex, bensì valutare il rischio di esplosione.
Anche in caso di adeguamento delle attrezzature di lavoro ai requisiti minimi di sicurezza come previsto dall'art. 295 del Testo Unico, le aziende affindandosi ai consulenti non ottengono garanzie in grado di tutelarli, ovvero non ottengono:
che l'integrazione di eventuali nuovi dispositivi sia conforme alla direttiva ATEX 94/9/CE
che la verifica di assenza di sorgenti di accensione sia stata effettuata in tutte le condizioni d'uso previste, - la revisione del manuale di uso e manutenzione
la redazione di una dichiarazione di conformità delle opere eseguite (non una dichiarazione CE di conformità del prodotto) da parte di chi effettua gli adeguamenti.
Infine, la carenza sostanziale delle aziende nella gestione delle aree Ex che riguardano "i luoghi di lavoro" è ancora oggi spaventosamente arretrata, nonostante il fiorire dei sistemi di gestione OHSAS 18001, che evidentemente sono funzionanti solo nella forma. A tal proposito è importante, previa una corretta valutazione dei rischi che rappresenta il cuore di tutto il Testo Unico, sviluppare concretamente il controllo operativo dei "SISTEMI DI CLASSIFICAZIONE" come denominati dall'allegato XLIX del Testo Unico, ove in prossimità di tali aree la sicurezza deve essere mantenuta nel tempo attraverso un controllo operativo efficace.
Stante quanto sopra espresso, attraverso l’istituzione di gruppi di lavoro tematici in materia di ATEX, seguendo contestualmente gli indirizzi delle Assemblee delle due associazioni ed in accoglimento di tutti quei tecnici UNPISI ed USI che si renderanno disponibili a perseguire attività di ricerca, consulenza, assistenza, formazione, informazione e documentazione per quanto concerne la tutela della sicurezza e della salute nei luoghi di lavoro che rientrano nel campo di applicazione delle Direttive 94/9/CE e 1999/92/CE, l’obiettivo del progetto è finalizzato all’elaborazione, mediante metodologie di ricerca scientifica riconosciute "STRUMENTI DI SUPPORTO" per la valutazione del rischio esplosione, quali:
Istruzioni Operative e di Compilazione
Modelli di Documento di Valutazione del Rischio
Modelli di RDA