Source: https://www.laleggepertutti.it/170875_divorzio-alimenti-solo-se-lex-coniuge-ha-bisogno
Timestamp: 2019-02-20 04:23:38+00:00
Document Index: 37768410

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 190', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 5', 'art. 10', 'art. 3', 'art. 3', 'sentenza ']

Divorzio: alimenti solo se l'ex coniuge ha bisogno
Divorzio: alimenti solo se l’ex coniuge ha bisogno
Il diritto al mantenimento scatta solo se l’ex moglie riesce a dimostrare di non essere in grado di mantenersi da sola.
Divorzio: il diritto al mantenimento per l’ex coniuge scatta solo se questi non ha mezzi economici sufficienti per mantenersi. Ed a dimostrarlo deve essere lui stesso. Se non fornisce tale prova non può chiedere l’assegno. Volendo rapportare questo principio al classico caso in cui è la donna a chiedere gli “alimenti” e il marito a versarli, possiamo sintetizzare quanto detto nella seguente regola: nel corso della causa di divorzio con l’ex marito, la moglie deve riuscire a dimostrare l’inadeguatezza del proprio reddito. Questa inadeguatezza deve essere determinata da cause di cui lei non ha colpa, come ad esempio l’età ormai avanzata, un’invalidità lavorativa, l’essere rimasta fuori dal mondo del lavoro per numerosi anni avendo prima svolto – con il consenso dell’uomo – le faccende domestiche. Viceversa se la donna è ancora in grado di trovare un’occupazione, procurandosi da sola quanto necessario per vivere, o già dispone di redditi differenti dallo stipendio (ad esempio: proprietà immobiliari, quote societarie, investimenti, ecc.) non ha diritto al mantenimento. Sono questi gli importanti principi che derivano da una recente e interessante sentenza del Tribunale di Roma [1] che si uniforma alla rivoluzione operata dalla Cassazione [2] nello scorso mese di maggio. La Corte, in particolare, aveva detto che, in caso di divorzio, gli alimenti spettano solo se l’ex coniuge ha bisogno (leggi Niente mantenimento all’ex moglie se guadagna mille euro al mese).
L’ex coniuge deve dimostrare di non essere in grado di mantenersi da solo
Se è vero che l’assegno collegato alla sentenza di separazione (cosiddetto «assegno di mantenimento») è ancora rivolto a garantire all’ex coniuge lo «stesso tenore di vita che aveva durante il matrimonio» (il che significa che l’assegno è tanto più alto in presenza di un reddito elevato del marito), superata questa fase e intervenuto ormai il divorzio, il parametro per determinare il mantenimento cambia: non è più il tenore di vita ma l’inadeguatezza dei mezzi economici di cui dispone il richiedente. Se tale inadeguatezza non viene dimostrata, nulla è dovuto.
Solo una volta «accertata l’inadeguatezza dei mezzi economici» in capo alla moglie, e appurata la sussistenza del diritto all’assegno di mantenimento (o meglio detto «assegno di divorzio» o «assegno divorzile»), si può passare a quantificarne l’esatto importo. Sulla misura incidono diversi fattori come la condizioni economica e il reddito dei coniugi, la durata del matrimonio, la disponibilità di un alloggio (sia pure la casa familiare a seguito dell’assegnazione da parte del giudice in presenza di figli), i sussidi della famiglia di provenienza, ecc.
In pratica, il giudice deve operare due passaggi:
il primo è accertare l’esistenza del diritto all’assegno di divorzio che, come detto, è subordinato alla prova – fornita dal coniuge richiedente (di solito la donna) – delle sue ristrette condizioni economiche. La moglie deve cioè dimostrare di non potersi mantenere da sola e di non aver concrete possibilità per farlo (ad esempio per essere ormai tagliata fuori dal mondo del lavoro per sopraggiunti limiti di età); se non fornisce tale prova non può rivendicare gli alimenti. Questo perché, secondo il mutato orientamento della Cassazione, il divorzio recide ogni legame tra marito e moglie, atteso che il matrimonio è fondato sull’autoresponsabilità economica di ciascuno dei coniugi quali persone singole;
all’esito di tale verifica, ove conclusasi con il riconoscimento del diritto all’assegno divorzile, il giudice ne determina l’ammontare preciso.
[1] Trib. Roma, sent. del 13.07.2017 causa n. 59363/14. Così ancheTrib. Roma, sent. del n. 11723/2017.
Tribunale di Roma – Sentenza causa 59363/2013
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO IL TRIBUNALE CIVILE DI ROMA SEZIONE PRIMA
d.ssa Franca Mangano Presidente
d.ssa Luciana Sangiovannni Giudice
d.ssa Carmela Chiara Palermo Giudice rel.
nella causa civile di I Grado iscritta al n. rg, 38542/2014 promossa da:
(…) con il patrocinio dell’avv.to (…), con elezione di domicilio in Roma, presso lo studio del difensore; RICORRENTE
(…), con il patrocinio dell’avv.to (…), con elezione di domicilio in Roma, presso lo studio del difensore; RESISTENTE
E con l’intervento del P.M.
Con ricorso depositato in data 10 giugno 2014 (…) chiedeva la cessazione degli effetti civili del matrimonio contratto, in data 14 maggio 2006, con la signora (…), alla seguente condizione: “condannare la signora (…) al versamento di un assegno mensile pari ad Euro 300,00 in favore del signor (…) a titolo di assegno di mantenimento e/o alimentare per i motivi esposti in narrativa da rivalutarsi annualmente secondo l’indice ISTAT, ovvero della maggiore o minor somma ritenuta di giustizia; condannare la resistente al pagamento di spese, onorarie diritti del presente giudizio”-
Si costituiva in giudizio la signora (…) aderendo alla richiesta di cessazione degli effetti civili del matrimonio e contestualmente chiedendo di rigettare la domanda di assegno divorzile formulata dal ricorrente; 2) determinare, con decorrenza dalla domanda, in euro 300,00 mensili l’assegno divorzile in favore della Signora (…); 3) con vittoria di spese, competente ed onorari della presente procedura.
In data 5.2.2015 (a seguito di un mero rinvio) si teneva l’udienza presidenziale e con ordinanza pronunciata in udienza, il Presidente f.f. manteneva fermi i provvedimenti della separazione e rinviava la causa all’udienza al 29 settembre 2015.
All’udienza del 17 gennaio 2017 il giudice riservava la decisione al Collegio, previa concessione alle parti dei termini ex art. 190 c.p.c. per il deposito di comparse conclusionali e memorie di replica.
1. Le parti hanno chiesto al Tribunale di Roma la pronuncia di scioglimento del matrimonio celebrato in data 14 maggio 2006, secondo la documentazione prodotta, sono separati legalmente in virtù di separazione pronunciata dal Tribunale di Roma con sentenza in data 29.4.2011 La separazione dei coniugi risulta caratterizzata dalla mancanza di coabitatone e convivenza, da presumersi ininterrotta non essendo stata formulata la relativa eccezione, duri da oltre un anno e che non sia possibile deostruire la comunione materiale e spirituale tra i coniugi, dato il tempo trascorso; ritenuto, pertanto, che ricorra l’ipotesi prevista dall’art. 3 n. 2 lettera b) della legge 1.12.1970 n. 898, come modificata dalla legge n.
74/1987.
2. Entrambe le parti hanno richiesto il riconoscimento di un assegno divorzile.
In ordine alla domanda di assegno divorzile, abbandonata la originaria tesi che individuava i presupposti dell’assegno divorzile nella triplice funzione assistenziale (tenuto conto delle condizioni economiche e personali dèi coniugi), risarcirono (con riferimento alle ragioni della decisione) e compensativo (avuto riguardo all’impegno profuso da ciascuno dei coniugi nella formazione del patrimonio comune e nella gestione familiare), l’orientamento giurisprudenziale affermatosi (Cass. SU 29.11.1990 n. 11490 Ff91 col 67; Casa. I 12/7/2007, n. 15610; Cass. I, 28/2/2007 n. 4764) ricollega il riconoscimento dell’assegno esclusivamente alla accertata inadeguatezza dei mezzi economici di cui dispone il coniuge ed alla oggettiva impossibilità di procurarseli (criterio attributivo-assistenziale). Solo ove tale accertamento della predetta cd unica circostanza attributiva risulti di segno positivo, soccorrono ai fini della determinazione del quantum, gli altri criteri indicati dalla norma (condizioni dei coniugi, ragioni della decisione, contributo personale cd economico di ciascuno alla conduzione familiare cd alla formazione del patrimonio, reddito di entrambi, durata del rapporto di coniugio e ragioni della decisione (cfr. ex multis Cass. 4809/1998). E da ultimo, Cass. n. 11504 del 10.5.2017, secondo cui “il diritto all’assegno di divorzio, di cui all’art. 5, comma 6, della l. n. 898 del 1970, come costituito dall’art. 10 della L. n. 74 del 1987, è condizionato dal suo previo riconoscimento in base ad una verifica giudiziale che si articola necessariamente in due fasi, tra loro nettamente distinte e poste in ordine progressivo dalla norma (nel senso che alla seconda può accedersi solo all’esito della prima, ove conclusasi con il riconoscimento del diritto): una prima fase, concernente l’an debeatur” informata al principio dell’autoresponsabilità economica di ciascuno dei coniugi quali “persone singole” ed il cui oggetto è costituito esclusivamente dall’accertamento volto al riconoscimento, o meno, del diritto all’assegno divorale fatto valere dal l’ex coniuge richiedente; una seconda fase, riguardante il “quantum debeatur”, improntata al principio della solidarietà economica dell’ex coniuge obbligato alla prestazione dell’assegno nei confronti dell’altro quale persona economicamente più debole (artt. 2 e 23 Cost.) che investe soltanto la determinatone dell’importo dell’assegno stesso”. Ebbene va rilevato sul punto che la parte ricorrente non ha adempiuto all’onere probatorio diretto a suffragare resistenza dei presupposti necessari al riconoscimento in suo favore dell’assegno divorzile. Ed invero, il ricorrente non ha adempiuto all’onere probatorio di fornire elementi al giudice per comprovare la situazione economica attuale, e conseguentemente la sua impossidenza o inadeguatezza di redditi e sostanza. Il ricorrente, in particolare, non ha adempiuto in maniera completa all’ordine di produzione richiesto dal giudice con ordinanza all’udienza del giorno 8.3.2016, limitandosi a produrre un estratto conto parziale dal marzo al dicembre 2016. Sul punto, va rilevato che il ricorrente non ha neanche ha chiarito come mai nell’intestazione del conto è indicato quale indirizzo del ricorrente stesso quella della società ove prestava attività lavorativa (circostanza non contestata). Quanto alla dichiarazione sostitutiva di atto notorio depositata in data 4.1.2017 a parte l’estrema genericità del relativo contenuto va rilevato, per un verso, che essa risale al 2014 e quindi non è rappresentativa della condizione attuale del ricorrente e, per altro verso, che per l’anno 2013 riporta un reddito di euro 6400 annuale pressoché equivalente al reddito dichiarato dalla resistente. Da ultimo, va rilevato che il ricorrente è in età pensionabile (essendo nato nel 1945) ma nulla ha prodotto in ordine all’eventuale rigetto di domanda di pensione (o di vecchiaia o collegata alla precedente attività lavorativa).
Alla luce delle suesposte considerazioni si ritiene che la parte ricorrente non ha adempiuto all’onere probatorio diretto a suffragare l’esistenza dei presupposti necessaria al riconoscimento in suo favore dell’assegno divorzile e, pertanto, la relativa domanda va rigettata.
Quanto alla resistente va rilevato sebbene nella dichiarazione sostitutiva di atto notorio in data 10.11.2015 dichiarasse di non svolgere alcun attività e di non percepire reddito risulta che per l’anno 2015 ha dichiarato un reddito di euro 6400 circa complessivi e per l’anno 2014 di euro 10mila circa lordi annui (vedi modello 730 agli atri). Ha dichiarato di essere proprietaria del 10% di un immobile di complessivi 40 mq sito in Curtea de Treges. Ebbene, la condizione reddituale della resistente sebbene non particolarmente vitale le assicura i mezzi necessari per il proprio sostentamento in linea con la professionalità acquisita e senza che siano stati evidenziati scostamenti rilevanti di reddito nel corso degli anni. La domanda di assegno divorzile va dunque rigettata.
3. La soccombenza reciproca sulla domanda di assegno divorzile nonché la circostanza che entrambe le parti siano ammesse al gratuito patrocinio impone la compensazione integrale delle spese.
Il Tribunale definitivamente pronunciando, così provvede:
pronuncia lo scioglimento del matrimonio tra (…) e (…) in Roma il 14.5.2006 e trascritto nel registro degli atti di matrimonio del medesimo comune, parte (…), serie (…), n. (…), dell’anno 2006.
rigetta le reciproche domande di assegno divorzile; compensa le spese di giudizio;
Così deciso in Roma il 9 giugno 2017.
Tribunale di Roma – Sentenza causa 38542/2014
Il Tribunale, in composizione collegiale nelle persone dei seguenti magistrati: dott. Franca Mangano Presidente
dott. Cecilia Pratesi Giudice rel.
nella causa civile di I Grado iscritta al n. r.g. 59363/2013 promossa da:
OGGETTO: divorzio giudiziale
Con ricorso depositato il 1.9.2013 (…) ha chiesto la pronuncia della cessazione degli effetti civili del matrimonio contratto con (…) facendo rilevare che i coniugi si erano consensualmente separati e che dalla data di comparizione dei coniugi dinanzi al presidente del tribunale, avvenuta in data 5.11.2009, non era intervenuta alcuna forma di riconciliazione; ha quindi chiesto statuirsi che ognuno dei coniugi (che non avevano avuto figli) provvedesse al proprio mantenimento.
La resistente, nel costituirsi, senza opporsi alla pronuncia sul vincolo ha formulato richiesta di un assegno divorzile, in misura pari all’assegno separativo già concordato tra le parti, pari a 300 euro mensili; emessi i provvedimenti provvisori è stata disposta la prosecuzione del giudizio dinanzi al giudice istruttore.
La domanda di cessazione degli effetti civili del matrimonio è fondata e merita accoglimento: la separazione dei coniugi, caratterizzata dalla mancanza di coabitazione e convivenza, da presumersi ininterrotta non essendo stata formulata eccezione in proposito né emergendo elementi di segno contrario, si è protratta ininterrottamente ben oltre il termine previsto dalla legge rispetto al momento in cui i coniugi comparvero dinanzi al Presidente del Tribunale in occasione della loro separazione personale. Sussiste dunque il presupposto previsto dal dall’art. 3 n. 2 lettera b) della legge 1.12.1970 n. 898, come modificata dalla legge n. 74/1987 Legge, e da ultimo dalla 1.11/05/2015 n. 55, applicabile ai giudizi in corso in forza dell’art. 3.
Residua quale unico motivo di contrasto tra le parti, la domanda di assegno divorzile che la moglie ha svolto in questo giudizio, cui il ricorrente si oppone sostenendo che dal tempo della separazione le sue condizioni economiche siano divenute più critiche sia in ragione di una contrazione reddituale, sia della formazione di una nuova famiglia e della nascita di una figlia (25.9.2012) dalla nuova compagna, già madre di altri due figli.
Stando alle dichiarazioni reddituali rese dalle parti nel corso dei verbali delle due udienze presidenziali (rispettivamente della separazione consensuale e del divorzio), in verità la situazione economica delle parti risulterebbe sostanzialmente stabile sotto il profilo reddituale; G al tempo della separazione dichiarò di percepire entrate da lavoro per circa 1.500 euro al mese, in questa sede ha indicato invece in 1.500/1.600 euro mensili il proprio reddito; la resistente indicò invece in Euro 750 mensili il proprio reddito in sede di separazione, ed in 850 circa in questa sede – in fase presidenziale. Già allora le parti avevano preso in considerazione la circostanza che la donna dovesse provvedere al pagamento delle rate di mutuo (circa 500 euro mensili) sulla casa familiare, interamente a lei intestata e nella quale sarebbe rimasta a vivere;
L’ultimo modello fiscale depositato dalla resistente indica in reddito lordo annuo per l’anno 2015 pari a circa 11.800 euro (netto circa 9.000,00, congruente con quanto dichiarato), mentre il più recente CUD depositato da (…) reca un reddito annuo di 28.095,94, con ritenute pari a circa 6.500,00 euro, dunque prossimo al netto ai 21.500 euro, valore superiori a quello dichiarato in udienza a verbale.
L’equilibrio economico della separazione non ha Subito dunque una alterazione in pejus in danno del ricorrente, che ha visto se mai migliorare la propria posizione economica. Quanto alla resistente, le sue condizioni economiche appaiono sostanzialmente invariate, sebbene ella rappresenti il rischio di una grave crisi dell’azienda per cui lavora e della probabile chiusura di tutte le relative filiali; tale evenienza tuttavia potrà essere presa in considerazione al fine di regolare i rapporti economici tra le parti solo ove venuta a concretezza;
Indubbiamente sopravvenuta, a circa 3 anni dalla separazione, la nascita di una figlia dalla nuova unione del ricorrente, che rappresenta un fattore obiettivo di novità; (…) peraltro ha dimostrato attraverso la prova testimoniale introdotta, che per le peculiarità del suo nuovo nucleo familiare, egli non può ricevere per il sostentamento della figlia un consistente apporto economico dalla sua nuova compagna, la quale è a sua volta separata e madre di altri due figli il cui padre – disoccupato (v. verbale della relativa separazione in atti) non provvede in concreto al versamento del contributo di 300 euro da lui dovuto per la prole; pertanto sulla compagna di (…) grava interamente l’onere del mantenimento dei due figli, ed atteso il reddito da lei dichiarato in sede separativa (1.300 euro mensili) è presumibile che non le residuino grandi disponibilità per contribuire anche al mantenimento della terza figlia, che presumibilmente graverà in via prevalente sul padre. Ora, la nascita di un figlio indubbiamente comporta oneri cui deve farsi fronte in via prioritaria, oneri che in presenza di redditi complessivamente non elevati, determinano una variazione non insignificante dell’equilibrio economico complessivo. È vero però che i redditi percepiti dal ricorrente risultano (contrariamente a quanto asserito nel ricorso) più consistenti rispetto alla separazione, e consentono ancora di prevedere a suo carico un contributo fondato sulla solidarietà postconiugale, nel rispetto del criterio fondamentalmente assistenziale che presiede l’attribuzione dell’assegno divorzile (criterio la cui centralità è stata ribadita peraltro da recentissima giurisprudenza di legittimità – v. Cass. 11504/2017).
Ciò in quanto i redditi di cui dispone la resistente, in quanto gravati (sino all’anno 2030) dell’onere mensile di una rata di mutuo pari a circa 500 euro, appaiono appena sufficienti a garantire il soddisfacimento di esigenze minime di vita, (tanto è vero che negli anni passati – secondo le testimonianze raccolte – i familiari della (…) sono più volte intervenuti in suo favore con aiuti economici); al contrario ì redditi dell’ex coniuge danno accesso ad un regime di vita assai meno precario, e possono consentire l’erogazione di un contenuto sostegno economico alla resistente; tenuto conto comunque che la moglie è ancora in piena età lavorativa (è nata nel 1970) ha una propria professionalità, ed è proprietaria dell’immobile in cui vive, e considerato che nel corso del matrimonio – da cui non sono nati figli – entrambi i coniugi hanno lavorato g, contato su risorse proprie – si può ritenere congrua l’attribuzione di un assegno divorzile di Euro 180 mensili, di importo inferiore rispetto a quello stabilito in fase separativa.
Le spese di lite vengono compensate in presenza di margini di reciproca soccombenza. P.Q.M.
– dichiara la cessazione degli effetti civili del matrimonio contratto da (…) e (…) a Frascati il (…);
– fermi per il passato i provvedimenti vigenti; pone a carico del ricorrente, a far data dal mese successivo al deposito della presente sentenza, un assegno divorzile di Euro 180 mensili, da corrispondere entro il giorno 5 di ogni mese e soggetto a rivalutazione istat.
– dispone l’annotazione della presente sentenza negli atti dello stato civile del Comune di Frascati (atto (…), parte (…) serie (…) dell’anno (…)
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del Tribunale, in data 5 maggio 2017. Depositata in Cancelleria l’8 giugno 2017.