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Timestamp: 2020-07-05 16:20:32+00:00
Document Index: 107875755

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 612', 'art. 192', 'art. 192', 'art. 192', 'art. 616']

Condominio Stalking Molestie Avvocato Penale Civile Parma - AVVOCATO VINCENZO CIRIELLO
Condominio Stalking Disturbo Avvocato Penale Civile
estratto sentenza Cass. 26878/2016
Con il provvedimento impugnato il Tribunale del riesame di [Omissis] ha confermato la misura cautelare della custodia in carcere nei confronto dell’indagato per il delitto di cui all’art. 612 bis c.p. in danno di vicini di casa.
Avverso la decisione ha proposto ricorso la difesa, lamentando violazione di legge in relazione all’art. 192 c.p.p., poiché la dichiarazioni della persona offesa erano state ritenute da sole sufficienti a fondare il giudizio di gravità indiziaria, senza ricerca di riscontri.
All’odierna udienza il PG Dott. [Omissis] ha concluso per l’inammissibilità ed il difensore [Omissis] ha insistito per l’accoglimento del ricorso.
I primi due motivi del ricorso non tengono conto della costante giurisprudenza di questa Corte, secondo la quale le dichiarazioni della persona offesa dal delitto possono essere anche da sole poste a fondamento dell’affermazione di responsabilità se sottoposte a vaglio critico circa l’attendibilità soggettiva del dichiarante e l’attendibilità oggettiva di quanto riferito e non sono sottoposte alla regola di giudizio ex art. 192 c.p.p., comma 3. Sul punto: (Sez. U, Sentenza n. 41461 del 19 luglio 2012 Ud. (dep. 24 ottobre 2012) Rv. 253214) Le regole dettate dall’art. 192 c.p.p., comma 3, non si applicano alle dichiarazioni della persona offesa, le quali possono essere legittimamente poste da sole a fondamento dell’affermazione di penale responsabilità dell’imputato, previa verifica, corredata da idonea motivazione, della credibilità soggettiva del dichiarante e dell’attendibilità intrinseca del suo racconto, che peraltro deve in tal caso essere più penetrante e rigoroso rispetto a quello cui vengono sottoposte le dichiarazioni di qualsiasi testimone. (In motivazione la Corte ha altresì precisato come, nel caso in cui la persona offesa si sia costituita parte civile, può essere opportuno procedere al riscontro di tali dichiarazioni con altri elementi).
1.2 Dal testo del provvedimento – che ha passato in rassegna gli omogenei contenuti delle plurime denunce querele sporte dalla persona offesa – è apprezzabile un implicito giudizio di attendibilità delle accuse nei confronti del ricorrente, del resto riscontrate più volte anche da interventi della Polizia Giudiziaria.
Quanto al tema cautelare, oggetto del terzo e quarto motivo di ricorso, il ragionamento dei Giudici [Omissis] appare ugualmente ben chiarito ed ancorato alla buona interpretazione dei criteri di legge ed alla giurisprudenza di questa Corte in materia di esigenze cautelari, tramite il puntuale riferimento ai precedenti penali e giudiziari, anche caratterizzati da violenza e molestia alle persone, alla gravità ed alle specifiche modalità dei fatti, nonché alla condizione di persona dedita all’alcool dell’indagato.
3.1 In coerenza con tali premesse è stata esclusa l’idoneità a neutralizzare il pericolo di recidiva di misure affidate all’autocontrollo dell’indagato, come quella degli arresti domiciliari, riguardo alla quale, in ogni caso, emerge dal provvedimento che la difesa non si sia attivata, ne allegando la disponibilità ad ospitare l’uomo da parte di parenti, ne la dichiarazione di disponibilità ai mezzi elettronici di controllo.
Alla luce delle considerazioni precedenti il ricorso è manifestamente infondato. Ai sensi dell’art. 616 c.p.p., con il provvedimento che dichiara inammissibile il ricorso, l’imputato che lo ha proposto deve essere condannato al pagamento delle spese del procedimento, nonché – alla luce del principio di responsabilità processuale – al pagamento a favore della Cassa delle ammende della somma di Euro mille, così equitativamente fissata.