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Timestamp: 2017-11-17 21:11:22+00:00
Document Index: 183619874

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 1', 'art. 70', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 5', 'art. 32', 'art. 6', 'art. 7', 'art.3']

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Nel 1982 viene promulgato in Italia il provvedimento che regola il procedimento di riattribuzione di sesso:
Legge n. 164 del 14/4/82
"Norme in materia di rettificazione di attribuzione di sesso"
La rettificazione si fa in forza di sentenza del tribunale passata in giudicato che attribuisca ad una persona sesso diverso da quello enunciato nell’atto di nascita a seguito di intervenute modificazioni dei suoi caratteri sessuali.
La domanda di rettificazione di attribuzione di sesso di cui all’art. 1 è proposta con ricorso al tribunale del luogo dove ha residenza l’attore.
Il presidente del tribunale designa il giudice istruttore e fissa con decreto la data per la trattazione del ricorso ed il termine per la notificazione al coniuge ed ai figli.
Al giudizio partecipa il pubblico ministero ai sensi dell’art. 70 del codice di procedura civile.
Quando è necessario, il giudice istruttore dispone con ordinanza l’acquisizione di consulenza intesa ad accertare le condizioni psicosessuali dell’interessato.
Con la sentenza che accoglie la domanda di rettificazione di attribuzione di sesso il tribunale ordina all’ufficiale di stato civile del comune dove fu compilato l’atto di nascita di effettuare la rettificazione nel relativo registro.
Il tribunale quando risulta necessario un adeguamento dei caratteri sessuali da realizzare mediante trattamento medico-chirurgico lo autorizza con sentenza.
In tal caso il tribunale, accertata la effettuazione del trattamento autorizzato, dispone la rettificazione in camera di consiglio.
La sentenza di rettificazione di attribuzione di sesso non ha effetto retroattivo. Esso provoca lo scioglimento del matrimonio o la cessazione degli effetti civili conseguenti alla trascrizione del matrimonio celebrato con rito religioso. Si applicano le disposizioni del codice civile e della legge 1° dic. 1970 n° 898, e successive modificazioni.
Le attestazioni di stato civile riferite a persona della quale sia stata giudizialmente rettificata l’attribuzione di sesso sono rilasciate con la sola indicazione del nuovo sesso e nome.
Nel caso che alla data di entrata in vigore della presente legge l’attore si sia già sottoposto a trattamento medico chirurgico di adeguamento del sesso, il ricorso di cui al primo comma dell’art. 2 deve essere proposto entro il termine di un anno dalla data suddetta.
Si applica la procedura di cui al secondo comma dell’art. 3.
L’accoglimento della domanda di rettificazione di attribuzione di sesso estingue i reati cui abbia eventualmente dato luogo il trattamento medico-chirugico di cui all’articolo precedente.
Prima della promulgazione di questa legge le procedure medico – chirurgiche finalizzate al cambiamento di sesso erano illegali, ed erano perseguibili per lesioni gravi sia il medico che le effettuava che il paziente che le richiedeva, secondo i principi di immutabilità del sesso e di non disponibilità del proprio corpo, sanciti dall’art. 5 c.c. e gli artt. 579 e 580 c.p. Attualmente gli artt. 3, 6, 7 della 164/82 sanciscono la "legalità" della procedura di Riattribuzione Chirurgica del Sesso (RCS) e ne stabiliscono i limiti. È sancito infatti che il trattamento medico-chirurgico deve risultare necessario e deve essere autorizzato con sentenza, per evitare abusi di sorta o decisioni arbitrarie individuali che possano far rientrare la conversione chirurgica tra i normali trattamenti sanitari; il tutto in ottemperanza al limite posto dal primo comma dell’art. 32 della Costituzione che sancisce "l’interesse collettivo alla salute individuale".
L’art. 6 e l’art. 7 si occupano di coloro i quali si sono sottoposti all’intervento prima della promulgazione del provvedimento in esame. Anche per queste persone è stato possibile applicare il rito in camera di consiglio per il riconoscimento del cambiamento di sesso, e in seguito a ciò vennero considerati estinti gli eventuali reati commessi secondo le normative precedenti.
La norma indica anche una prassi procedurale. La persona interessata deve presentare la domanda di riattribuzione al comune di residenza, che la comunicherà d’ufficio al Pubblico Ministero (che deve intervenire a pena di nullità rilevabile d’ufficio nelle cause riguardanti lo stato e la capacità delle persone). Tale domanda deve essere accompagnata da certificato di cittadinanza italiana, certificato di residenza, certificato di stato civile, atto di nascita integrale (perché solo sull’atto di nascita è specificato il sesso), certificato o certificati medici. È sempre in questa occasione che la persona interessata deve indicare il suo "nuovo" nome. Come vediamo nell’art.3, comma terzo, il giudice istruttore, quando lo ritiene necessario, dispone una perizia medico-legale nominando un C.T.U. (Consulente Tecnico d’Ufficio). A questo punto, acquisita la relazione del C.T.U., si passa in camera di consiglio.
Una volta approvato l’adeguamento si dà luogo al ricorso per il cambio di nome.