Source: http://www.cnsu.miur.it/argomenti/documentazione/pareri/2018/pa_2018_30_11_001.aspx
Timestamp: 2019-09-17 19:56:17+00:00
Document Index: 92599671

Matched Legal Cases: ['e contrario', 'art. 50', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 19', 'art. 4', 'art. 3', 'e contrario']

Home pagePareri2018Parere relativo al ddl “bilancio di previsione dello stato per l’anno finanziario 2019 e bilancio pluriennale per il triennio 2019-2021”
All'on. Claudio Borghi
All'on. Daniele Pesco
All'on. Luigi Gallo
Presidente della VII commissione
All'on. Mario Pittoni
OGGETTO: PARERE RELATIVO AL DDL "BILANCIO DI PREVISIONE DELLO STATO PER L'ANNO FINANZIARIO 2019 E BILANCIO PLURIENNALE PER IL TRIENNIO 2019-2021"
VISTO l'atto della Camera dei deputati n°1334 contenente il DDL "Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2019 e bilancio pluriennale per il triennio 2019-21" presentato in data 31 ottobre 2018 dal Ministero dell'Economia e delle Finanze;
VISTO il rapporto dell'ISTAT "Le prospettive per l'economia italiana nel 2018-2019" pubblicato il 21 novembre 2018;
CONSIDERATO il parere relativo alla Nota di aggiornamento al DEF approvato dal CNSU il 16 ottobre 2018;
RICHIAMATO il rapporto sulla condizione studentesca 2018 deliberato all'unanimità dal CNSU.
ESPRIME ALL'UNANIMITÀ IL SEGUENTE PARERE
Il disegno di legge di Bilancio delude pienamente le aspettative formatesi in tutto il mondo accademico alla luce delle premesse delineate nella Nota di aggiornamento al DEF. Nonostante le sollecitazioni a più riprese emerse nei giudizi di questo organo, il Governo ancora non sostiene la necessità di un rifinanziamento strutturale dell'Università e del Diritto allo Studio. Ancora non è stata eliminata la figura dello studente idoneo non beneficiario di borsa di studio, nonostante l'impegno assunto; ancora manca una politica di assunzione e stabilizzazione di personale docente per garantire agli studenti una formazione di qualità e garantita a tutti oltre che un riconoscimento del valore sociale di chi svolge funzioni di docenza e ricerca. Nuovamente, l'Università è rimasta del tutto al di fuori dalle politiche d'investimento del Governo. Tale scelta ci appare non soltanto inopportuna ma del tutto sconveniente anche alla luce di quanto esposto dal rapporto - Le prospettive per l'economia italiana nel 2018-2019 (ISTAT) - nel quale si sottolineano i possibili positivi effetti sul PIL, sugli investimenti esteri e, seppur in misura attenuata, sul mercato del lavoro qualora si incrementassero gli investimenti pubblici in ricerca e sviluppo per un miliardo di euro. Si ribadisce come improrogabile necessità che il Paese adotti una seria politica di investimento in università e ricerca.
In merito all'articolo 32 del ddl, rubricato "Assunzione straordinaria di 1000 ricercatori", il CNSU ritiene che tale misura sia del tutto insufficiente, alla luce delle necessità emerse da un sistema ancora logorato dal 2008 ad oggi. Lo strumento dell''assunzione straordinaria, una tantum, non può essere la strategia da perseguire per risolvere i problemi della precarietà e della insufficienza numerica del corpo docente. Inoltre, non sono resi noti i criteri di ripartizione dei posti tra atenei. Questo Consiglio ritiene che tale assegnazione debba giovare maggiormente agli atenei in difficoltà al fine di garantire la produttività di ricerca e il sostentamento delle attività di didattica di questi ultimi.
Occorre, come ribadito da questo Consiglio in fase di approvazione di misure analoghe anche negli scorsi anni, e nel Rapporto sulla condizione studentesca 2018, un piano pluriennale di assunzioni e stabilizzazione accompagnato da un investimento strutturale nella ricerca.
In merito all'articolo 50 del ddl, rubricato "Bonus occupazione giovani eccellenze", il CNSU esprime parere contrario. In particolare con la mozione approvata il 23 novembre rubricata, "Mozione riguardante l'abrogazione dell'art. 50 del DDL bilancio e redistribuzione dei fondi ad esso destinati nel Fondo Integrativo Statale e del fondo di cui all'art. 8 lett. A) dei criteri di riparto del FFO 2018", questo Consiglio ha già chiesto la redistribuzione nel Fis e nelle Borse per i Dottorati dei fondi stanziati per la misura prevista. Oggi l'Italia si contraddistingue, tra le altre cose, per un drammatico livello di disoccupazione giovanile. Occorrono investimenti programmati sulle giovani generazioni, sia per quanto concerne la loro formazione, garantendo a tutti la possibilità di arrivare ai più alti gradi di istruzione, sia in relazione alle politiche occupazionali, che non possono riguardare pochi studenti che rientrano in parametri oltremodo ristretti e per questo considerati eccellenti, soprattutto in un Paese in cui le disuguaglianze sono sempre più acute e caratterizzato da una persistente condizione di immobilità sociale (fonte Eurostat, rapporto Almalaurea 2017). La misura, così delineata, non fa altro che rafforzare un'idea di società che si caratterizza per il suo forte immobilismo, abbandonando del tutto il concetto di ascensore sociale.
Riguardo all'articolo 57 co. 22, che abroga la norma istitutiva delle "Cattedre Natta", il CNSU ritiene che il risparmio generato, pari a 22 milioni nel 2019 e di 70 milioni di euro a decorrere dal 2020, debba invece essere destinato al potenziamento del piano straordinario per il reclutamento di ricercatori a tempo determinato di tipo B.
In merito all'articolo 58 del ddl, rubricato "Revisione del sistema di reclutamento dei docenti scolastici (Modificazioni al decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 59)" il CNSU si trova in completo disaccordo in merito sia al metodo che ha condotto alla definizione delle modifiche, che ha visto completamente escluso il coinvolgimento di ogni componente studentesca, sia al contenuto di alcune delle proposte. Come già già sottolineato da questo organo, risulta fondamentale e prioritario garantire la continuità normativa e la certezza del diritto per gli aspiranti docenti, alla luce dell'incertezza procedurale e temporale che ha caratterizzato e caratterizza il reclutamento e l'accesso all'insegnamento.
Molto grave è il segnale politico dato con l'inserimento dell'articolo avente ad oggetto le modifiche al d.lgs. n. 59/2017 nel titolo riguardante la razionalizzazione della spesa pubblica: il fatto è significativo, in quanto esprime la marginalizzazione anche economica con cui l'attuale esecutivo guarda alla professione del docente; quella dei docenti di scuola secondaria è invece inopinabilmente un settore strategico e fondamentale dello sviluppo sociale, culturale ed economico di un paese. Il taglio previsto con l'abrogazione dell'art. 8 e la modifica dell'art. 19 riduce ai minimi termini le possibilità formative impattando direttamente sulla qualità e la profondità della formazione della futura classe docente, e quindi sulla qualità stessa della formazione degli studenti di scuola secondaria. E' rilevante osservare come nel sistema precedente fosse previsto sia il requisito dei 24 CFU come titolo di accesso, sia un intero anno di percorso volto al conseguimento di un diploma di specializzazione; di contro, nel sistema che si va configurando rimane solo il requisito dei 24 CFU. Di conseguenza, questo rimane l'unico segmento di formazione teorica nell'ambito antropo-psico-pedagogico richiesto all'interno del percorso complessivo di accesso alle cattedre, risultando ovviamente insufficiente a garantire una formazione adeguata. È a maggior ragione necessario porre attenzione all'innalzamento del livello dell'offerta di questi crediti che ovviamente non può prescindere da un adeguato finanziamento agli atenei volto ad una immediata attivazione dei percorsi e alla loro stabilizzazione in particolare per quanto riguarda l'art. 4 del decreto ministeriale 616/2017, che rimane irrinunciabile per la sostenibilità economica del conseguimento dei crediti da parte degli studenti.
Inoltre sottolineiamo i possibili rischi di un'abilitazione intra-concorsuale: il nuovo sistema creerà una platea di abilitati che, combinata con la valutazione dell'abilitazione ai fini del punteggio, mette in atto una disparità nel succedersi delle sessioni concorsuali, dovuta spesso a motivi anagrafici, dal momento che questo tipo di meccanismo avvantaggia i candidati che hanno conseguito l'abilitazione intra-concorsuale a detrimento di chi è alla prima partecipazione. Sarebbe paradossale la situazione per cui un candidato che abbia ottenuto in una precedente edizione di concorso un punteggio uguale o superiore al minimo, sorpassi un candidato con punteggio appena superiore ma alla prima partecipazione, a causa della valutazione di questo titolo. Si esprime infine netta contrarietà alla modifica dell'art. 3 comma 5: il provvedimento è molto grave, dal momento che si nega la possibilità a candidati in possesso dei requisiti disciplinari per l'accesso a determinate classi di concorso, di competere per le stesse (dovendo individuare un'unica classe in cui concorrere), vanificando sia le aspirazioni del candidato, sia gli sforzi di programmazione e conseguimento dei suddetti requisiti che in questi anni tantissimi studenti hanno messo in atto.
In relazione all'articolo 78 del ddl, rubricato "Fabbisogno finanziario delle Università ", il CNSU esprime parere contrario al meccanismo istituito, in relazione alla crescita del fabbisogno dell'università nel periodo 2019-2025. L'eliminazione di un criterio di incremento fisso del fabbisogno finanziario, precedentemente previsto nel valore del 3%, rischia di comportare un ulteriore vincolo alla capacità di spesa degli atenei. Tale effetto non appare scongiurato dell'esclusione delle voci relative alla ricerca dal calcolo del fabbisogno, rischiando al contrario di amplificare effetti sperequativi alla luce delle diverse caratteristiche degli atenei italiani e dalle differenti condizioni economiche degli stessi. Tale esclusione potrebbe, inoltre, comportare la conseguenza di incentivare indirettamente la precarizzazione del sistema universitario, considerato che la spesa per il reclutamento non risulta invece esclusa dal calcolo del fabbisogno.Tale valore andrebbe ad aggiungersi alle limitazioni già previste dall'attuale sistema dei punti organico al fine della stabilizzazione dei precari dell'Università impegnati nei progetti di ricerca attivi nell'ateneo.
Il modello per cui l'investimento nell'università debba dipendere dalla crescita del PIL del paese va invertito. L'università in se stessa, e la ricerca, devono e possono rappresentare uno strumento di crescita del Paese, e per questo occorre un piano di investimenti strutturali, a lungo termine. Occorre insieme a ciò riconsiderare il meccanismo di riparto dei fondi, evitando, come richiesto più volte dal CNSU nei precedenti pareri sul decreto di riparto del FFO, che la premialità diventi quello strumento teso ad aumentare il divario e la sperequazione territoriale.
Altresì, risulta necessario invertire la rotta intrapresa rispetto ai finanziamenti previsti dal disegno di legge, il FFO andrebbe incrementato di 300.000.000 euro nel 2019 e di 600.000.000 nel 2020 e di 1.000.000.000 a decorrere dal 2021 col fine di ripristinare l'ammontare dei fondi ad essa destinati prima dei tagli effettuati con la L. 133/2008. Appare urgente venga individuata una voce specifica il FFO per la destinazione di fondi straordinari vincolati alla messa in sicurezza del patrimonio edilizio universitario. ll FFO risulta, in particolare, la principale fonte di finanziamento statale per gli atenei al fine della manutenzione e del potenziamento del proprio patrimonio edilizio.
In conclusione, anche alla luce del parere precedentemente deliberato dall'organo il 12 ottobre 2018 in riferimento alla nota di aggiornamento al DEF, il CNSU ritiene del tutto insufficiente e incoerente la manovra proposta dal Governo. Oltre a quanto già esplicitato nei paragrafi precedenti, non viene dato seguito infatti a quanto delineato in nota di aggiornamento. Con particolare riferimento alla No Tax Area, manca un consistente aumento della quota di FFO destinata alla copertura dell'esonero contributivo; fino ad oggi, l'insufficiente quota di stanziamento ad hoc ha talvolta determinato la pratica distorsiva di alcuni atenei i quali hanno scaricato il mancato gettito sugli studenti che non beneficiano delle agevolazioni che hanno registrato un aumento del carico contributivo. Inoltre, l'aumento dell'FFO sarebbe necessario per l'innalzamento della no tax area preannunciata nel def. Per quanto riguarda il Diritto allo Studio, nonostante la persistenza della figura dell'idoneo non beneficiario di borsa di studio e della necessità di finanziare i servizi di trasporto, mensa e alloggio, non è stato stanziato alcunchè nel Fondo Integrativo Statale e della legge 338.
Rispetto ai temi citati, e non solo, il CNSU ha inoltre deliberato il rapporto sulla condizione 2018 già nel mese di giugno, con l'insediamento del nuovo Governo, che offre una cospicua analisi in materia e dimostra come l'operato politico sia ancora ben lontano dagli obiettivi annunciati.