Source: http://open.gov.it/consultazionefoia/consultazionefoiapremessa/
Timestamp: 2017-05-30 03:27:27+00:00
Document Index: 23197651

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 2', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 27', '§ 7', '§ 2']

1 Premessa - Open Government Partnership Italia
Il decreto legislativo 25 maggio 2016, n. 97, di modifica del decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33, ha introdotto l’istituto dell’accesso civico “generalizzato”, che attribuisce a “chiunque” il “diritto di accedere ai dati e ai documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni, ulteriori rispetto a quelli oggetto di pubblicazione (…), nel rispetto dei limiti relativi alla tutela di interessi giuridicamente rilevanti secondo quanto previsto dall’articolo 5-bis” (art. 5, c. 2, d.lgs. n. 33/2013). Dal 23 dicembre 2016, chiunque può far valere tale diritto nei confronti delle pubbliche amministrazioni e degli altri soggetti indicati all’art. 2-bis del d.lgs. n. 33/2013.
Con delibera n. 1309 del 28 dicembre 2016, l’Autorità nazionale anticorruzione (A.N.AC.) ha adottato, ai sensi dell’art. 5, c. 2, del d.lgs. n. 33/2013, le “Linee guida recanti indicazioni operative ai fini della definizione delle esclusioni e dei limiti all’accesso civico”. Tale documento fornisce una prima serie di indicazioni operative, prevalentemente attinenti all’ambito delle esclusioni e dei limiti all’accesso civico generalizzato disciplinati dall’art. 5-bis, c. 1-3, del d.lgs. n. 33/2013.
La successiva prassi applicativa ha tuttavia evidenziato la necessità di fornire alle amministrazioni ulteriori chiarimenti operativi, attinenti alla dimensione organizzativa e procedurale interna, nonché al rapporto con i cittadini.
Pertanto, al fine di promuovere una coerente e uniforme attuazione della disciplina in tema di accesso generalizzato, il Dipartimento della funzione pubblica, in raccordo con l’Autorità nazionale anticorruzione (A.N.AC.) e nell’esercizio della sua funzione generale di “coordinamento delle iniziative di riordino della pubblica amministrazione e di organizzazione dei relativi servizi” (art. 27, n. 3, legge n. 93 del 1983), ha adottato la presente circolare.
i dinieghi non consentiti (§ 7);
Prima di esaminare i profili indicati, è utile fornire alcune precisazioni terminologiche e considerare alcune implicazioni di carattere generale che derivano dall’introduzione del diritto di accesso civico generalizzato (§ 2).
gianfranco brera	il 15 maggio 2017 alle 3:25 pm	Credo che l’ istituto dell’ accesso civico generalizzato contenga una stortura di fondo: viene dato per scontato che l’ accesso civico generalizzato costituisca strumento per riconoscere il diritto fondamentale di ogni cittadino di accedere alle informazioni in possesso della p.a. e di “favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche e di promuovere la partecipazione al dibattito pubblico”. La bozza in consultazione e le linee ANAC di cui alla delibera n. 1309 del 28.1.2016 partono dal presupposto che l’ istituto dell ‘accesso civico venga utilizzato per le suindicate finalità. Tuttavia, le prime esperienze dimostrano che l’ istituto dell’ accesso civico può essere utilizzato in modo del tutto strumentale per effettuare una attività di controllo mirata a contestare e polemizzare con la singola amministrazione, ben lungi da intenti propositivi e collaborativi. Le previste limitazioni ed esclusioni del diritto di accesso civico generalizzato non possono trovare applicazione in tali fattispecie derivandone che la p.a. è disarmata e deve garantire in ogni caso tale diritto, benché distortamente utilizzato. Sarebbe opportuno che ad ogni singola amministrazione fosse garantito uno spazio di valutazione per ogni singola richiesta di accesso civico generalizzato, al fine di poter distintamente trattare le richieste di accesso civico generalizzato in linea con gli intenti ispiratori della norma di legge, rispetto a quelle che tali finalità non hanno. Questo fenomeno si evidenzia particolarmente nei comuni e ancor più in quelli di piccole dimensioni.
✖	gianfranco brera	Credo che l’ istituto dell’ accesso civico generalizzato contenga una stortura di fondo: viene dato per scontato che l’ accesso civico generalizzato costituisca strumento per riconoscere il diritto fondamentale di ogni cittadino di accedere alle informazioni in possesso della p.a. e di “favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche e di promuovere la partecipazione al dibattito pubblico”. La bozza in consultazione e le linee ANAC di cui alla delibera n. 1309 del 28.1.2016 partono dal presupposto che l’ istituto dell ‘accesso civico venga utilizzato per le suindicate finalità. Tuttavia, le prime esperienze dimostrano che l’ istituto dell’ accesso civico può essere utilizzato in modo del tutto strumentale per effettuare una attività di controllo mirata a contestare e polemizzare con la singola amministrazione, ben lungi da intenti propositivi e collaborativi. Le previste limitazioni ed esclusioni del diritto di accesso civico generalizzato non possono trovare applicazione in tali fattispecie derivandone che la p.a. è disarmata e deve garantire in ogni caso tale diritto, benché distortamente utilizzato. Sarebbe opportuno che ad ogni singola amministrazione fosse garantito uno spazio di valutazione per ogni singola richiesta di accesso civico generalizzato, al fine di poter distintamente trattare le richieste di accesso civico generalizzato in linea con gli intenti ispiratori della norma di legge, rispetto a quelle che tali finalità non hanno. Questo fenomeno si evidenzia particolarmente nei comuni e ancor più in quelli di piccole dimensioni.