Source: http://www.corecomlombardia.it/opencms/download/pdf/deliberazioni/Deliberazione_n_10_2019.html
Timestamp: 2020-02-29 01:45:52+00:00
Document Index: 172395545

Matched Legal Cases: ['art. 14', 'art. 1', 'art. 1', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2697']

ATTI 1.21.1. – 2016/4685/GU14
Deliberazione n. 10 del 20 febbraio 2019
VISTA l’istanza presentata in data 01/08/2016 con cui il sig. XXX ha chiesto l’intervento del Co.Re.Com. Lombardia per la definizione della controversia in essere con l’operatore Telecom Italia S.p.A., ai sensi degli artt. 14 e ss. del Regolamento;
Con l’istanza presentata in data 03/08/2016 ai sensi degli art. 14 e ss. del Regolamento sulle procedure di risoluzione delle controversie tra operatori di comunicazioni elettroniche ed utenti, approvato con Del. A.G.Com. 173/07/Cons, il sig. XXX ha chiesto l’intervento del Co.Re.Com. Lombardia al fine di dirimere la controversia con Telecom Italia S.p.A. (da qui in seguito anche semplicemente Telecom o TIM) avente ad oggetto contestazioni relative a servizi di rete fissa ADSL.
Nel 2014 l'utente accettava un'offerta per l'Adsl da parte di Telecom;
Nel mese di Maggio 2015, l'utente chiedeva ad un operatore Telecom quali fossero i costi per la disattivazione della linea ADSL, ma gli veniva comunicato che essendo in corso una promozione non avrebbe dovuto pagare nulla (né penale, né tanto meno costi per la disattivazione);
L'utente, pertanto, procedeva con la disdetta scritta, effettuandola tramite lettera raccomandata consegnata alle Poste di XXX) in data 19/05/2015;
In seguito venivano recapitate al sig. XXX due fatture di Telecom, la prima per il bimestre di maggio/giugno e la seconda per costi di disattivazione nonché “penale” conseguente al recesso anticipato;
L'utente chiamava subito il call center per chiedere spiegazioni, ma per entrambe le fatture venivano fornite informazioni che risultavano non veritiere;
Nonostante i numerosi reclami da parte dell'utente, ad oggi la Telecom non ha risolto la situazione e il sig. XXX continua a ricevere richieste di pagamento;
Con particolare riferimento alla contestazione della “penale” per il recesso anticipato, nella memoria difensiva 10/10/2016 depositata nell’interesse del sig. XXX, si evidenziava “Così come specificato dal Consiglio di Stato (N. 04773/2015REG.PROV.COLL), “…. è opportuno ricordare che il decreto legge 31 gennaio 2007, n. 7, recante misure urgenti per la tutela dei consumatori (c.d. “decreto Bersani”), convertito con modificazioni in legge 2 aprile 2007, n. 40, stabilisce tra l'altro, all'art. 1, comma 3, che «i contratti per adesione stipulati con operatori di telefonia e di reti televisive e di comunicazione elettronica, indipendentemente dalla tecnologia utilizzata, devono prevedere la facoltà del contraente di recedere dal contratto o di trasferire le utenze presso altro operatore senza vincoli temporali o ritardi non giustificati e senza spese non giustificate da costi dell'operatore e non possono imporre un obbligo di preavviso superiore a trenta giorni….»”.
Storno degli insoluti illegittimamente pretesi dall’operatore, segnatamente del conto bimestrale Giugno 2015 di € 84,86 IVA inclusa e del conto mensile Luglio 2015 di € 138,20 IVA inclusa;
Infine, l’utente richiede “indennizzi vari” oltre al “rimborso costi sostenuti”.
L’operatore Telecom, nella memoria ritualmente depositata e nel corso dell’udienza di discussione ha rilevato quanto segue:
- In data 13.06.14, su richiesta del sig. XXX, Telecom attivava una nuova linea telefonica, con profilo tariffario ISL (Internet Senza Limiti), in promozione canone e senza alcun addebito a titolo di contributo attivazione impianto, con la condizione di mantenere attivo il contratto per 24 mesi, così come risultante dalle condizioni contrattuali ed economiche trasmesse al Cliente e da questi espressamente accettate;
- In seguito, il 28/05/2015 Telecom riceveva dal sig. XXX rituale richiesta scritta di cessazione della linea, che veniva regolarmente evasa;
- Telecom, in virtù degli accordi contrattuali, emetteva la fattura Luglio 2015 con l'addebito del corrispettivo per la disattivazione della linea (€ 35,18 IVA inclusa) nonché dell'importo corrispondente alla promozione a suo tempo applicata e annullata a seguito del recesso anticipato dell’utente, rispetto al termine minimo concordato di 24 mesi (€ 97,60 IVA inclusa); in materia Telecom richiama le delibere Corecom Lazio DL/20/16/CRL/UD del 18/03/2016 Corecom Piemonte n.27/2014;
- Telecom contestava di aver mai ricevuto da parte dell’utente alcun reclamo, prima dell’instaurazione del procedimento avanti il Co.Re.Com. Lombardia.
In merito alla richiesta sub i) di storno degli insoluti illegittimamente pretesi dall’operatore, tale richiesta non può essere accolta con riferimento né al conto bimestrale Giugno 2015 di € 84,86 e né al conto mensile Luglio 2015 di € 138,20 (entrambi IVA inclusa).
a.1) Per quanto riguarda anzitutto il conto bimestrale Giugno 2015, esso si riferisce al costo del modem espressamente riconosciuto dall’utente nella disdetta in atti nonché al corrispettivo del servizio per i mesi di aprile e maggio 2015, che non può revocarsi in dubbio siano dovuti entrambi all’operatore. La disdetta era stata spedita invero il 19/05/2015 a mezzo raccomandata A.R. da XXX ad XXX dove non è pervenuta prima della fine dello stesso mese di maggio, con la conseguenza che il bimestre aprile-maggio è senz’altro dovuto dall’utente.
a.2) Per quanto riguarda poi gli addebiti effettuati (i) a seguito di revoca dello sconto concesso al momento della conclusione del contratto ma a condizione che l’utente non recedesse dal rapporto per almeno 24 mesi nonché (ii) per costi di disattivazione, si osserva in primo luogo che i costi di disattivazione ammontanti a € 35,18 (IVA inclusa) risultano in linea con quanto comunemente consentito e corrispondono all’importo pubblicizzato dall’operatore in ossequio al principio di trasparenza, oltre a non essere nemmeno oggetto di specifica contestazione da parte dell’utente. E infatti l’Associazione che rappresenta il sig. XXX nella memoria difensiva 10/10/2016 si è concentrata nel contestare la revoca da parte di Telecom dello sconto a suo tempo concesso in fase di attivazione della linea per € 97,60 (IVA inclusa) asserendo la contrarietà di tale revoca all’art. 1 co. 3 del D.L. 31 gennaio 2007 n.7 (cd. decreto Bersani) sulla base dell’invocato principio sancito dal Consiglio di Stato con sentenza 4773/15 in atti, secondo cui agli operatori è precluso, in caso di recesso da parte dell’utente, addebitare costi ulteriori rispetto a quelli strettamente legati alla disattivazione (nella prospettiva di favorire la concorrenza e un mercato efficiente, evitando ogni possibilità per gli operatori di rendere più difficile, attraverso l’imposizione di costi e penali, la migrazione degli utenti verso alternative più competitive). Orbene, il pur autorevole precedente invocato dall’utente non appare peraltro pertinente alla fattispecie, dove a ben vedere Telecom non ha addebitato alcun costo suppletivo né tanto meno penale alcuna, essendosi bensì limitata a riaddebitare le spese di attivazione non richieste al momento dell’instaurazione del rapporto a fronte del trasparente impegno assunto in via espressa dall’utente per fruire di tale sconto, di non recedere prima di ventiquattro mesi. In effetti, le delibere prodotte in atti da Telecom hanno ritenuto legittimo e valido analogo impegno dell’utente richiamandosi allo specifico principio espresso dal Consiglio di Stato nella sentenza n.1442 del 11/03/2010, resa in fattispecie del tutto corrispondente a quella discussa in questo procedimento e rispetto alla quale risulta perfettamente calzante. Il patto che oggi il sig. XXX vorrebbe ripudiare, infine, se da un lato non può ritenersi dissimulare penale alcuna atteso l’importo corrispondente in sostanza alle spese di attivazione, dall’altro lato favorisce la possibilità per gli utenti di avvantaggiarsi delle offerte da parte di operatori alternativi, in maniera del tutto conforme al principio di concorrenza e competitività del mercato, laddove diversamente opinando si finirebbe per ostacolare in concreto la possibilità di cambiare operatore per gli utenti, rendendo illegittimi eventuali sconti praticati per favorire la migrazione, così ottenendo un risultato opposto a quello perseguito dallo stesso Decreto Bersani citato dall’istante.
In merito alla richiesta sub ii) di indennizzo per mancata risposta al reclamo, tale richiesta non può esser accolta poiché, a fronte della espressa contestazione da parte dell’operatore di avere mai ricevuto reclamo alcuno prima dell’istanza di conciliazione proposta avanti questo Co.Re.Com, il sig. XXX non ha documentato in alcun modo i propri assunti reclami a Telecom come invece avrebbe dovuto sulla base dei principi generali in tema di onere della prova ex art. 2697 c.c., affermando unicamente di essersi rivolto via telefono al call center all’operatore che peraltro - come si è detto - ha contestato espressamente la circostanza.
In merito infine alla richiesta sub iii) di indennizzi vari nonché di rimborso costi sostenuti, anche tali pretese, oltre a risultare estremamente generiche e non documentate, in ogni caso non possono venire accolte trattandosi di voci accessorie, quindi non suscettibili di accoglimento attesa la reiezione delle richieste principali del sig. XXX.
Il rigetto integrale dell'istanza presentata dal sig. XXX nei confronti della società Telecom Italia S.p.A. per le motivazioni di cui in premessa;