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Timestamp: 2019-09-18 01:11:42+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 9', 'art. 12', 'art. 14', 'art. 14', 'art. 12', 'art. 13']

Codici Tributo agenzie delle entrate: quali sono e come pagarli
Scritto il 7 Dicembre 2016 12 Settembre 2019 Categorie Tasse e tributiTag Codici tributo
Scritto il 3 Dicembre 2016 12 Settembre 2019 Categorie Tasse e tributiTag Codici tributo
Codice tributo 1040 per ritenuta acconto
Quando si compila il modello F24, si devono avere ben chiari quelli che sono i vari codici tributo da utilizzare. Ce ne sono tanti e ciascuno va a individuare uno specifico tributo: pertanto, conoscendo la tassa che si deve andare a pagare, è possibile risalire al codice corrispondente, da utilizzare per il pagamento della stessa tramite modello F24.
Il codice tributo 1040: quando usarlo
Tra i tanti codici tributo che si utilizzano più frequentemente, c’è il 1040. Vediamo, quindi, a cosa serve il codice tributo 1040 e quando deve essere utilizzato.
La prima cosa da sapere è che suddetto codice tributo 1040 viene utilizzato al fine di versare quella che è la ritenuta d’acconto Irpef, che viene versata dal sostituto di imposta, che ha una partita Iva, al libero professionista. Questo è quanto sancito nel DPR 600 del 9/9/1973 all’articolo 25.
In poche parole, con tale codice si vanno a versare quelle che sono le ritenute su redditi di lavoro autonomo che riguardano i compensi per l’attività di arti e professioni.
In tutti questi casi, quindi, si deve utilizzare il codice tributo 1040.
Come utilizzare il codice tributo 1040
Abbiamo detto che questo codice tributo 1040 viene versato da un soggetto committente, in rapporto a quella che è la ritenuta d’acconto effettuata per i compensi, anche occasionali, che vengono dati ai propri collaboratori.
Ci si potrebbe confondere con il codice tributo 1038 e, pertanto, è utile aprire una parentesi in merito. Questo codice viene utilizzato quando si deve effettuare il versamento della ritenuta d’acconto sul quello che è il compenso pagato un libero professionale. Qualche esempio? Per il compenso dato a un avvocato o a un commercialista si deve usare questo codice.
E’ bene sapere, a questo punto, che sia per nel primo che nel secondo caso, il versamento in questione, da effettuare come detto dietro compilazione del modello F24, deve essere fatto entro il giorno 16 del mese successivo all’avvenuto pagamento!
Ma veniamo al dunque e cerchiamo, quindi, di capire come usare il codice tributo 1040.
Supponiamo di essere un’azienda, che ha bisogno di un collaboratore esterno per la realizzazione di una indagine di mercato per il lancio del nostro nuovo prodotto. Dato che si tratta di una collaborazione esterna e occasionale, il professionista in questione non può essere classificato come nostro dipendente.
Tuttavia, se il rapporto lavorativo non dura per più di 30 giorni nell’anno solare e non supera la somma di 5.000 euro netti all’anno, allora si può optare per una ritenuta d’acconto come strumento per legittimare il rapporto stesso.
Adesso andiamo oltre e facciamo due conti. Ipotizziamo, ad esempio, che il collaboratore esterno svolga tutto il lavoro in 15 giorni, per un compenso lordo di 1500 euro.
Cosa deve fare, a questo punto, la nostra azienda per essere in regola? Entro il 16 del mese successivo a quello di conclusione dei lavori e di pagamento, deve preparare e versare la ritenuta di acconto dell’Irpef. Ricordiamo che questa è pari al 20% del compenso lordo.
Nello specifico caso che abbiamo portato come esempio, quindi, la nostra azienda dovrà versare 300 euro, con il codice tributo 1040.
Scritto il 2 Dicembre 2016 12 Settembre 2019 Categorie Tasse e tributiTag Codici tributo
Quando si parla di contributi unificati tributari si utilizza un acronimo che è CUT. Di cosa si tratta e come si calcolano? Lo vediamo nel dettaglio.
La prima cosa da prendere in considerazione è che è a partire dal 7 luglio 2011, con la modifica dell’art. 9 del D.P.R. 30-5-2002 n° 115, in merito al “Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia”, che si parla di CUT.
Nello specifico, la tassazione per le spese degli atti giudiziari del processo tributario viene, da quel momento, regolata con il versamento del cosiddetto contributo unificato di iscrizione a ruolo, che ha sostituito tutte le altre imposte.
Cosa significa? Che nel caso si debba presentare un ricorso presso le Commissioni Tributarie è necessario versare, come stabilito dalla legge, il contributo unificato.
Quando vanno versati i contributi tributari unificati?
Prima di rispondere al quesito, è bene sottolineare che, quando si parla di contributo unificato, si intende una entrata di tipo tributario. Detto questo, è importante sapere che il suddetto deve essere versato nel momento in cui si deposita l’atto introduttivo del giudizio tributario presso la Commissione Tributaria.
L’importo del contributo unificato tributario si calcola in base a quello che è il valore della controversia che si intende instaurare e, pertanto, nella maggior parte dei casi in base a quello che è il valore dell’atto impugnato.
Stando a quanto sancito dall’art. 12, comma 2, del citato D.Lgs. n° 546/92, il valore della controversia coincide con l’importo del tributo al netto degli interessi nonché di quelle che sono le sanzioni connesse all’atto impugnato.
Se sono presenti delle controversie relative esclusivamente alle irrogazioni di sanzioni, il valore è costituito dalla somma delle stesse. In ogni caso, il valore di cui si parla deve essere contenuto in una apposita dichiarazione così come dettato dal comma 3 bis, dell’art. 14 del D.P.R. n.° 115/2002.
Se più atti vengono impugnati in un unico ricorso, allora anche il contributo unificato sarà pari alla somma dei vari contributi dovuti in base a quelli che sono i singoli atti e dovrà essere versato in una sola soluzione e questo è sancito dal sopra citato art. 14, comma 3 bis. Nel testo dell’articolo di cui sopra si legge:
Nei processi tributari, il valore della lite, determinato, per ciascun atto impugnato anche in appello, ai sensi del comma 2 dell’art. 12 del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n° 546, e successive modificazioni, deve risultare da apposita dichiarazione resa dalla parte nelle conclusioni del ricorso, anche nell’ipotesi di prenotazione a debito
Gli importi del contributo unificato, così come specificato nel testo dell’art. 13, comma 6-quater, del D.P.R. n° 115/2002, vengono classificati in base a sei “scaglioni” che indicano quello che è il valore della controversia. Se non sono date specifiche indicazioni, allora è bene sapere che il contributo sarà dovuto per l’importo massimo.
Potrebbe essere applicata una maggiorazione del 50% del contributo: questo accade, nello specifico, nel caso in cui non venga indicato nel ricorso o l’indirizzo di posta elettronica certificata del difensore o il codice fiscale del ricorrente.
Scritto il 30 Marzo 2018 Categorie Tasse e tributiTag Codici tributo
Il pagamento dell’Irpef è una scadenza che caratterizza pesantemente gli adempimenti fiscali dei contribuenti. Si tratta di un versamento che può essere dilazionato con il pagamento di rate periodiche, ma tutte da indicare con un rispettivo codice nel modello F24.
Compilare questo documento non è sempre un’impresa facile, vista la quantità di voci e codici da sottoscrivere. Il codice tributo 4001, in particolare, è uno dei più importanti e accompagna una determinata fase del pagamento dell’Irpef.
Si tratta del saldo: l’ultima fase del versamento dell’Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche.
Il codice tributo 4001, inoltre, può indicare anche eventuali importi a credito che il contribuente può vantare. Insomma un adempimento che indica la parte terminale del versamento dell’Irpef, sia che si tratti di un debito o un credito con l’Erario.
Conoscere il corrispettivo versamento per il codice tributo 4001 è, però, solo il primo passo per compilare in maniera corretta il modello F24. Comprenderne a fondo l’utilizzo e conoscere la corretta trascrizione delle varie voci che compongono il documento è essenziale per versare il saldo del tributo, senza commettere errori.
Per capire l’utilizzo del codice tributo 4001 è indispensabile tenere presente che, nella dichiarazione dei redditi, una specifica area, il quadro F, è suddivisa in otto sezioni.
La corretta compilazione della dichiarazione dei redditi
Sono tante le voci da riempire per indicare con precisione il proprio stato patrimoniale. Si tratta di una serie di passaggi indispensabili per consentire la determinazione dell’aliquota da corrispondere all’Erario. In pratica, nelle varie voci indicate nel prospetto, devono essere riportate le seguenti informazioni.
Nella prima parte è obbligatorio trascrivere i versamenti relativi all’acconto dell’addizionale di tipo comunale dell’Irpef per la nuova determinazione degli acconti.
Nella voce successiva vanno indicate le altre tipologie di ritenute mentre, nella terza, eventuali eccedenze presenti nelle dichiarazioni degli anni precedenti da ricalcolare. Ritenute ed acconti sospesi devono essere trascritti nella voce numero quattro mentre nella quinta sono da indicare la rateizzazione del saldo d’esercizio oltre agli acconti per gli esercizi futuri.
Le soglie di esenzione riguardo l’addizionale è destinata alla sesta voce mentre la successiva va compilata solo nel caso di utilizzo del modello 730. Le restanti informazioni sono destinate all’ultima area: la voce numero otto. Insomma tante voci da compilare con i relativi numeri con il codice tributo 4001 da indicare, come detto, nello spazio destinato al saldo, oltre alla specifica area “Campo Rateizzazione”.
I codici da inserire nel modello
Altre tipologie di codici vanno inserite negli altri spazi. Il codice tributo 4033, ad esempio, va indicato nel pagamento del primo acconto. Nella fase successiva, cioè il pagamento della seconda rata, il codice tributo da indicare è il 4034.
All’iscrizione del codice tributo 4001, va affiancato un’altra informazione: la presenza di un’imposta a debito o a credito visto che, come detto in precedenza, il codice indica la fase di pagamento dell’Irpef, ma non la sua entità.
La lettera D è sufficiente per specificare una somma a debito mentre la lettera C indica un credito. Lettere e numeri si affiancano in una compilazione tutt’altro che semplice. Per chiarire meglio le idee sui vari passaggi, nel modello F24, è utile fare un breve esempio.
Compilare il modello F24 con il codice tributo 4001: i passaggi
L’area da prendere in considerazione, sull’F24, è l’Erario mentre la sezione è Imposte Diretta – Iva Ritenute alla Fonte Altri Tributi ed Interessi. E’ il codice tributo 4001 il primo dato da indicare alla voce specifica. Subito dopo lo spazio da compilare è indicato con la voce: Rateizzazione/Regione/Provincia e Mese di Riferimento. Si tratta di un numero che descrive, in progressione, il pagamento che il contribuente effettua, in questo caso il 0107.
Molto semplice lo spazio successivo con la trascrizione dell’anno di riferimento dell’imposta (il precedente). L’area al margine è, invece, dedicata ai vari importi. In questo caso l’indicazione deve essere necessariamente precisa ed il frutto di una serie di calcoli precedentemente realizzati.
Gli “Importi a Debito Versati” indicano semplicemente quanto il contribuente deve corrispondere, in quel determinato anno.
La voce successiva, descritta con “Importi a Debito Compensati” non va compilata mentre nel Totale A è obbligatorio inserire la somma degli importi a debito indicati nell’apposita sezione “Erario”. Allo stesso modo, nella voce seguente, il “Totale B”, vanno trascritti i crediti, se presenti. L’ultima voce, quella del Saldo (A-B) va compilata nell’ultima parte trascrivendo il risultato tra i debiti ed i crediti verso l’Erario.
Codice Tributo 4001: come si determina l’Irpef
“Un’imposta diretta, personale e progressiva”. La formula ufficiale descrive sufficientemente la natura dell’imposta applicata in misura sempre maggiore al crescere dei redditi. E’ del 17%, in media, il peso dell’Irpef su un lavoratore con un reddito di 20mila euro mentre ad un ammontare di 50mila euro, l’imposta è determinata al 30%.
Aliquote e detrazioni d’imposta vengono quindi applicate a seconda del peso reddituale dei vari contribuenti. Le detrazioni svolgono un ruolo determinante equilibrando il peso del tributo al netto di spese e condizioni economica.
A ciò si aggiunge la “No Tax Area”, una soglia oltre la quale il contribuente non è tenuto al pagamento dell’imposta.
Scritto il 25 Novembre 2016 3 Luglio 2017 Categorie Tasse e tributiTag Codici tributo
Per chi si interessa di fisco, ma anche per chi normalmente paga le tasse, il modello F24 è uno strumento abbastanza noto. Si tratta, infatti, del metodo che si deve utilizzare, previa compilazione, per il pagamento delle tasse che sono dovute allo Stato o a enti locali.
Insomma, chiunque di noi ha compilato, almeno una volta nella vita, un F24 e, pertanto, quanto viene detto può risultare di pubblica utilità. Altra cosa che sappiamo è che, accanto al modello F24 ci sono anche i cosiddetti codici tributo che servono, per l’appunto, al fine di permettere al contribuente di effettuare il pagamento delle varie imposte.
Suddetti codici, che sono tanti e tutti diversi tra loro, si inseriscono nel modello F24.
Vediamo, quindi, a cosa serve il codice tributo 2002.
Codice 2002: caratteristiche
Iniziamo con il dire che il codice tributo 2002 concerne il pagamento dell’Ires. Come sappiamo, i codici in questione devono essere usati quando è il momento e nella maniera giusta, andando a segnalare anche il periodo di riferimento del tributo, la causale del pagamento ecc.
A questo punto, ci si deve chiedere cos’è l’IRES e perché si paga. Possiamo, quindi, riassumere il tutto indicando che IRES è un acronimo che sta per imposta sui redditi delle società. In altre parole, va a braccetto con l’IRPEF che, invece, è l’imposta sul reddito, che viene pagata dalle persone fisiche.
In base al nostro regime fiscale, ogni cittadino paga l’IRES se gli spetta. Questo tributo, solitamente viene pagato in due tranche. Ci sono un primo e un secondo acconto IRES, che il contribuente deve pagare sia che si tratti di una persona fisica che di una persona giuridica.
Per la prima rata IRES si usa il codice 2001, mentre per la seconda rata IRES si usa il codice 2002, che è quello che approfondiremo in questa sede. Il codice in questione, lo ricordiamo, deve essere riportato sul modello di pagamento anche nel caso si decida di pagare tutta la somma in una sola soluzione.
IRES: qualche dettaglio
Volendo approfondire il discorso sull’IRES, si deve sottolineare che l’imposta sul reddito delle società si configura come un’imposta proporzionale e personale.
In questo momento, l’aliquota è del 27,50%, mentre a partire dal 2017 si ridurrà al 24%, dato che la Legge di Stabilità 2016 ha deciso quanto sopra scritto.
Per capire di più di questa legge, dobbiamo analizzare nello specifico quello che è il corpo dell’articolo 73 del testo unico delle imposte sui redditi, che sottolinea che i soggetti passivi dell’imposta sul reddito delle società sono i seguenti: le società cooperative, le società di mutua assicurazione che si trovano sul territorio dello Stato Italiano, gli enti privati, le società e i trust che risiedono sul territorio nazionale e che hanno come obiettivo quello di fare un’attività commerciale e, ancora, gli enti pubblici ed enti privati che non hanno come oggetto l’esercizio di attività commerciale.
Insomma, tutti i tipi di società devono pagare questa tassa, che venne istituita tramite un decreto legislativo, il numero 344/2003 e che ha sostituito quella che prima si definiva IRPEG, che interessava le persone giuridiche.
L’IRES è entrata in vigore il 1 gennaio 2004 e il tutto è stato fatto per allinearci a quelle che sono le legislazioni degli altri paesi dell’Unione Europea.
Come si usa il codice tributo 2002
Come detto, il codice in questione deve essere inserito nel modello di pagamento F24 per il pagamento dell’IRES. Nello specifico, il codice 2002 serve per effettuare quella che è la detrazione dalla seconda rata di novembre dall’importo totale, al quale si toglie la somma pagata a giugno a titolo di prima rata.
Si considera, in questo caso, anche l’eventuale credito IRES, che si deve richiedere a rimborso oppure da compensare se risulta a debito.
Scritto il 13 Novembre 2016 3 Luglio 2017 Categorie Tasse e tributiTag Codici tributo
Scritto il 1 Novembre 2016 3 Luglio 2017 Categorie Documenti per il cittadinoTag Codici tributo
Scritto il 6 Agosto 2016 3 Luglio 2017 Categorie Tasse e tributiTag Codici tributo
Scritto il 17 Agosto 2016 3 Luglio 2017 Categorie Tasse e tributiTag Codici tributo
Codice tributo 2001 IRES: tutto quello che c’è da sapere
Sono tanti i codici da tenere in considerazione per effettuare il pagamento delle imposte. Formule indispensabili che consentono il versamento corretto di quanto dovuto, senza incorrere in dolorose sanzioni da parte dell’Erario. Uno dei codici tributi più importanti è senza dubbio il 2001.
Si tratta di un numero indispensabile per effettuare la compilazione esatta del modello F24 pagando l’IRES, l’Imposta sul Reddito delle Società.
E’ innanzitutto importante sapere che il codice tributo 2001 è previsto per il solo pagamento della prima rata dell’imposta mentre un altro codice, il 2002, viene applicato per realizzare il versamento in un’unica soluzione o per il pagamento esclusivo della seconda rata. Si tratta di una particolarità da tenere bene in considerazione per evitare di sbagliare nella trascrizione del modello.
Dopo aver accennato alla funzione del codice tributo 2001, andiamo a vedere, nel dettaglio, la compilazione del Modello F24 per il pagamento dell’IRES.
Come compilare il modello F24 inserendo il codice tributo 2001
L’inserimento del codice tributo 2001 deve avvenire nell’apposita sezione del modello F24 dedicata alla voce Erario ed a quella indicante le “Imposte dirette – IVA ritenute alla fonte, Altri tributi, e Interessi”.
Una piccola differenza è prevista nella compilazione del modello: si tratta di un ulteriore spazio da riempire rispetto al classico pagamento. E’ infatti indispensabile indicare il numero delle rate attraverso le quali si effettua il versamento dell’imposta.
La rateizzazione del pagamento, come detto, va trascritta chiaramente nel modello F24, dopo aver indicato il codice tributo 2001 con le somme che compongono ogni tranche di versamento. Nell’apposita stringa 0104 il contribuente può anche indicare, attraverso il numero progressivo, il pagamento della prima delle quattro rate previste.
Scopri anche –> Codice tributo 1655
–> Codice tributo 3850
–> Codice tributo 1001
Sempre nelle stringhe apposite vanno trascritte le successive rate che il contribuente si appresta a pagare utilizzando, rispettivamente, la numero 0204 per il secondo versamento, la 0304 per il terzo e la 0404 per l’ultimo. Oltre al codice tributo ed agli altri dati sulle rate da versare, vanno indicate altre informazioni essenziali per la corretta compilazione del modello F24.
Risulta indispensabile trascrivere anche l’anno di riferimento per il quale si effettua il pagamento. Si tratta di un altro dato di fondamentale importanza per compilare il modello, senza incorrere in errori. La somma degli importi a debito deve essere scritta alla voce Totale A e precisata anche nella sezione “Erario” mentre gli importi a credito, se eventualmente presenti, vanno compilati nello spazio indicato con Totale B.
Proprio i crediti vengono calcolati nella voce finale, quella del saldo. Nel caso in cui l’utente abbia un credito, nulla deve essere pagato all’Erario mentre, in caso contrario, il calcolo avviene prendendo in considerazione il risultato ottenuto calcolato tra i due valori. Insomma una compilazione particolarmente attenta deve caratterizzare il pagamento dell’IRES ed il codice tributo 2001 con particolare attenzione anche alle scadenze previste dall’Agenzia delle Entrate.
Quali sono le scadenze per il pagamento dell’IRES?
Il versamento della prima rata dell’IRES deve avvenire entro il 16 nel mese immediatamente successivo all’approvazione del bilancio della società.
E’ il mese di novembre a rappresentare la scadenza fondamentale per pagare l’Imposta sul Reddito della Società. Entro questo determinato periodo va versato, in un’unica soluzione, l’ammontare dell’acconto di detto mese mentre le rate successive, visto che il contribuente ha scelto per la ripartizione del versamento, deve avvenire sempre entro detto mese dell’anno corrente.
Il pagamento dell’imposta risulta una scadenza importante per le attività economiche del nostro paese: un balzello che scandisce tradizionalmente l’attività economica italiana da quando, nei primi anni del 2000, veniva indicata con la sigla IRPEG ed applicata ad una percentuale del 37% nel 2000 per poi scendere di un punto percentuale nei due anni successivi fino al 34% del 2003; ma a quanto ammonta l’aliquota attuale dell’IRES?
Come si calcola l’IRES?
L’IRES è un’imposta di tipo proporzionale e personale e che prevede un’aliquota del 27,50%: un ammontare che presto si ridurrà. A partire dal 2017, infatti, si prevede un’applicazione pari al 24% grazie alle nuove misure messe in campo nella Legge di Stabilità del 2016. Ma su quali soggetti ricade il pagamento dell’imposta?
Sono le società a dover corrispondere questa imposta: si tratta di compagnie di tipo cooperativo, le società di capitali e quelle di mutua assicurazione. Anche gli enti pubblici o privati sono tenuti al pagamento dell’imposta indicata con il codice 2001 o i cosiddetti trust che abbiano la residenza nel nostro paese e che non abbiano come finalità le attività di tipo commerciale.
L’imposta va a ricadere sul reddito d’impresa tranne nei casi, precedentemente indicati, in cui l’attività non può essere classificata come di tipo commerciale: queste ultime sono soggette, infatti, all’IRPEF: l’imposta sul reddito delle persone fisiche.
La compilazione del modello F24, con il codice tributo 2001, è quindi l’unico adempimento esatto per effettuare pagamento dell’IRES, attraverso le modalità previste. Solo la prima rata dell’imposta può essere corrisposta attraverso questo codice mentre cambiano le formule per i versamenti successivi.
Indicare l’importo e il numero della rata pagata è indispensabile per effettuare un corretto versamento della stessa evitando di ripetere l’intera procedure o, peggio, incorrere in sanzioni pecuniarie.
Scritto il 29 Agosto 2016 3 Luglio 2017 Categorie Tasse e tributiTag Codici tributo