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Timestamp: 2019-10-17 16:23:20+00:00
Document Index: 126390845

Matched Legal Cases: ['art. 24', 'art. 20', 'art. 17', 'art. 18', 'art. 4', 'art. 12', 'art. 26', 'art. 2', 'art. 32', 'art. 26', 'art. 2', 'art. 28', 'art. 155', 'art. 68', 'art. 74']

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Indennità di maternità o paternità
Ulteriori iniziative di sostegno
(art. 24 del D.Lgs. 151/2001 – Testo Unico delle norme a tutela e sostegno della maternità e della paternità)
Ai fini del computo dei 60 giorni non si deve tenere conto:
dei giorni di malattia o di infortunio sul lavoro accertati e riconosciuti dall’Inps o dall’Inail, o da altri enti gestori delle relative assicurazioni sociali;
dei periodi di congedo parentale o di congedo per la malattia del figlio fruiti per una precedente maternità;
del periodo di assenza fruito per accudire minori in affidamento;
del periodo di mancata prestazione lavorativa prevista dal contratto di lavoro a tempo parziale.
(art. 20 del D.Lgs. 151/2001 – Testo Unico delle norme a tutela e sostegno della maternità e della paternità)
La lavoratrice può scegliere di astenersi dal lavoro a partire dal mese precedente la data presunta del parto e nei quattro mesi successivi al parto. In tale caso è necessario che la lavoratrice consegni all’Inps ed al datore di lavoro le certificazioni mediche rilasciate dal ginecologo del Servizio sanitario nazionale (ASL) o con esso convenzionato ed dal medico aziendale responsabile della sorveglianza sanitaria. Tali certificazioni devono attestare che la prosecuzione dell’attività lavorativa nell’8° mese di gravidanza non è rischiosa per la salute della gestante e del nascituro. In mancanza del medico aziendale, il datore di lavoro deve rilasciare una dichiarazione da cui risulta che in azienda o per le attività svolte dalla lavoratrice non esiste l’obbligo di sorveglianza sanitaria sul lavoro.
Le certificazioni devono essere rilasciate dai medici specialisti entro la fine del 7° mese di gravidanza; in caso contrario non è possibile scegliere la flessibilità del congedo di maternità.
La flessibilità è interrotta su richiesta della lavoratrice oppure per effetto di un periodo di malattia della lavoratrice stessa, anche nel caso in cui la malattia non sia legata alla gravidanza. In tali casi, il periodo di congedo dopo il parto è prolungato per un numero di giorni pari a quelli lavorati nel corso dell’8° mese.
Astensione obbligatoria anticipata o prorogata
(art. 17 del D.Lgs. 151/2001 – Testo Unico delle norme a tutela e sostegno della maternità e della paternità; art. 18 del d.p.r. 1026/1976)
Il divieto di prestare l’attività lavorativa è anticipato a tre mesi dalla data presunta del parto quando la lavoratrice è occupata in lavori che, in relazione allo stato di gravidanza, siano da ritenersi gravosi o pregiudizievoli. L’anticipazione è disposta dal Servizio ispezione della Direzione provinciale del lavoro (DPL) competente in base alla residenza abituale della lavoratrice.
Prima dell’inizio del congedo “ordinario” di maternità (2 mesi precedenti la data presunta), il Servizio ispezione della DPL può comunque disporre, sulla base di accertamenti medici effettuati dal Servizio sanitario nazionale, uno o più periodi di interdizione anticipata dal lavoro in favore delle lavoratrici in stato di gravidanza per uno dei seguenti motivi:
a) nel caso di gravi complicanze della gravidanza o di preesistenti forme morbose che si presume possano essere aggravate dallo stato di gravidanza;
b) quando le condizioni di lavoro o ambientali siano ritenute pregiudizievoli alla salute della donna o del bambino;
c) quando, la lavoratrice addetta al trasporto ed al sollevamento pesi, nonché a lavori pericolosi faticosi ed insalubri, non possa essere spostata ad altre mansioni.
Nei casi previsti dalle lett. b e c, l’interdizione può essere prorogata dal Servizio ispezione fino ai sette mesi dopo il parto.
La lavoratrice che si trova nelle condizioni previste dalla lett. a) deve presentare al Servizio ispezione del lavoro della DPL competente in base alla propria residenza abituale:
la domanda di interdizione anticipata;
il certificato medico di gravidanza;
il certificato medico attestante le gravi complicanze della gravidanza oppure le preesistenti forme morbose che si presume possano essere aggravate dallo stato di gravidanza;
qualunque altra documentazione che ritenga utile.
Il Servizio ispezione della DPL, sulla base di accertamenti medico-sanitari, che sono effettuati a cura del Servizio Sanitario Nazionale, emette il provvedimento entro 7 giorni decorrenti dal giorno successivo a quello di ricezione della documentazione completa.
All’atto della ricezione della documentazione, il Servizio ispezione del lavoro rilascia apposita ricevuta in duplice copia, una delle quali verrà presentata dalla lavoratrice al proprio datore di lavoro. In ogni caso, qualora entro il termine di 7 giorni non sia stato emesso il provvedimento del Servizio ispettivo, la domanda si intende accolta.
Il Servizio ispezione del lavoro, comunque, anche oltre il settimo giorno, emette il provvedimento per determinare la durata dell’astensione dal lavoro. Nel frattempo, se il provvedimento del Servizio ispezione non è ancora intervenuto, la lavoratrice deve riprendere il lavoro alla scadenza indicata nel certificato medico da essa presentato. Il provvedimento emanato in ritardo decorre, in ogni caso, dalla data di inizio dell’astensione dal lavoro.
Nei casi previsti dalle lett. b) o c), l’istanza di interdizione può essere presentata sia dalla lavoratrice sia dal datore di lavoro. Il provvedimento è emesso dal Servizio ispezione del lavoro della DPL entro il termine di 7 giorni decorrenti dal giorno successivo a quello di ricezione della documentazione completa.
L’interdizione decorre in ogni caso dalla data del provvedimento del Servizio ispezione e può essere disposta anche d’ufficio. I provvedimenti di interdizione anticipata o prorogata disposti dal Servizio ispezione del lavoro sono definitivi.
Dopo 180 giorni
(art. 4 e art. 12 del d.p.r. 1026/1976)
Il giorno di inizio della gravidanza coincide con il 300° giorno precedente la data presunta del parto riportata sul certificato medico di gravidanza. Se l’interruzione della gravidanza si verifica, invece, prima di 180 giorni dalla data di inizio della gravidanza, i successivi periodi di assenza dal lavoro certificati dal medico sono assenze di malattia.
Medico dell’ASL
(Art. 76 del D.Lgs. 151/2001)
Il certificato di gravidanza deve essere rilasciato dal medico dell’ASL (Azienda Sanitaria Locale).
Qualora il certificato di gravidanza sia redatto dal medico di base oppure da un medico diverso dal medico della ASL, il datore di lavoro e l’Inps hanno facoltà di accettare i certificati stessi oppure di chiederne la regolarizzazione alla lavoratrice interessata.
(artt. 46 e ss. del D.P.R. 445/2000)
E’ una dichiarazione che il cittadino, nei casi consentiti dalla legge e sotto la propria responsabilità, può presentare alla pubblica amministrazione, in sostituzione delle normali certificazioni, per comprovare determinati stati, qualità personali e fatti (dichiarazione sostitutiva di certificazione: es. data e luogo di nascita, cittadinanza, residenza, stato di famiglia, nascita del figlio, e così via).
Le autocertificazioni possono essere utilizzate anche per comprovare stati, qualità personali o fatti, che siano a diretta conoscenza dell’interessato o che riguardino altre persone, purché vi sia interesse del dichiarante (dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà).
Le autocertificazioni sono sottoscritte dal dichiarante in presenza del dipendente addetto oppure sottoscritte e presentate unitamente a copia semplice del documento di identità del sottoscrittore.
Le amministrazioni sono tenute a controllare la veridicità delle autocertificazioni poiché, in caso di dichiarazioni false, il dichiarante è soggetto a sanzioni di carattere penale e amministrativo.
Per le prestazioni economiche concesse dall’Inps, gli interessati hanno facoltà di utilizzare le autocertificazioni che sono state predisposte nei diversi moduli di domanda.
Adozione o affidamento preadottivo
(L. 184/1983 e successive modificazioni)
Il congedo di maternità e la relativa indennità spettano a condizione che l’adozione o l’affidamento preadottivo, nazionale o internazionale, siano stati disposti secondo la procedura prevista dalla legge italiana.
In caso di adozione o affidamento preadottivo internazionale, il congedo di maternità e l’indennità sono riconosciuti a condizione che il giudice italiano pronunci l’affidamento preadottivo del minore straniero oppure, in caso di provvedimento di adozione pronunciato all’estero, ordini con decreto la trascrizione del provvedimento stesso nei registri di stato civile.
Affidamento non preadottivo
(artt. 2 e ss. della L. 184/1983 e successive modificazioni)
Il congedo di maternità e la relativa indennità spettano a condizione che l’affidamento non preadottivo (c.d. affidamento provvisorio o collocamento temporaneo) sia stato disposto secondo la procedura prevista dalla legge italiana.
Nel caso in cui all’affidamento non preadottivo di un minore segua l’affidamento preadottivo o l’adozione del minore stesso, il periodo di congedo fruito dalla lavoratrice dipendente per l’affidamento non preadottivo (3 mesi) va computato nel periodo di congedo riconosciuto alla lavoratrice stessa per l’adozione o l’affidamento preadottivo (5 mesi).
Periodo di congedo pari a 5 mesi
(art. 26 del D.Lgs. 151/2001 come modificato dall’art. 2, commi 452-456, L. 244/2007, Legge Finanziaria per il 2008)
In caso di adozione internazionale il congedo può essere fruito nei 5 mesi successivi alla data di ingresso del minore in Italia, risultante dall’autorizzazione rilasciata dalla Commissione per le Adozioni Internazionali (art. 32, L. 184/1983).
Il congedo può essere fruito, anche in modo frazionato, prima dell’ingresso in Italia del minore per consentire alla lavoratrice la permanenza all’estero finalizzata all’incontro con il minore e agli adempimenti relativi alla procedura di adozione. Successivamente all’ingresso in Italia del minore, l’eventuale parte residua di congedo può essere fruita, anche in modo frazionato, entro un arco temporale di cinque mesi dal giorno successivo all’ingresso medesimo.
I periodi di permanenza all’estero non seguiti da un provvedimento di adozione o affidamento validi in Italia, non possono essere indennizzati a titolo di congedo di maternità, ma devono essere giustificati ad altro titolo.
Per tali periodi di permanenza all’estero la legge ha previsto un congedo non retribuito né indennizzato (art. 26, comma 4, D.Lgs. 151/2001 come modificato dall’art. 2, comma 452, Legge Finanziaria per il 2008).
Grave infermità della madre
(art. 28 del D.Lgs. 151/2001 e successive modificazioni):
La legge non prevede ipotesi tipiche di “grave infermità” della madre a seguito della quale il padre subentra nel diritto all’astensione dal lavoro al posto della madre. Pertanto, la grave infermità è una situazione che va valutata di volta in volta sulla base della certificazione medico-sanitaria presentata dall’interessato all’Inps.
Abbandono del figlio da parte della madre
Ricorre qualora la madre non abbia riconosciuto il bambino oppure qualora la stessa, successivamente al riconoscimento del figlio, sia stata dichiarata decaduta dall’esercizio della potestà dal Tribunale competente.
Affidamento esclusivo del bambino al solo padre
Ricorre qualora il figlio sia affidato esclusivamente al padre con provvedimento del Tribunale competente. In caso di separazione dei coniugi occorre che l’affidamento sia disposto a favore del solo richiedente ai sensi dell’art. 155 bis del Cod. Civ.
Il periodo complessivo di congedo riconosciuto ai genitori per ciascun figlio nato o adottato/affidato è pari a 10 mesi che diventano 11 mesi se il padre prende almeno 3 mesi di congedo.
Ciascun genitore può chiedere fino a sei mesi di congedo; il padre che prende almeno 3 mesi di congedo ha diritto fino a sette mesi di congedo. Ad esempio: se la madre prende i 6 mesi, il padre può prenderne fino a 5; se la madre prende 4 mesi, il padre ha diritto fino a 7, e così via.
Se c’è un unico genitore, questi ha diritto a tutti i 10 mesi di congedo.
Il congedo può essere fruito in modo continuativo o frazionato; la frazione può essere anche di un solo giorno. Nel caso in cui il lavoratore chieda un periodo di congedo parentale, sono calcolati nel congedo anche le domeniche, i sabati (in caso di settimana corta) ed i giorni festivi inclusi nel periodo richiesto.
Condizioni di reddito
Per i periodi di congedo eccedenti i 6 mesi oppure per ogni periodo di congedo richiesto oltre i 3 anni di età del bambino (oppure oltre i tre anni dall’ingresso in famiglia del minore adottato/affidato), l’indennità spetta se il reddito annuo non è superiore a 2,5 volte l’importo del trattamento minimo di pensione a carico dell’assicurazione generale obbligatoria; per l’anno 2009 il reddito non dev’essere superiore ad euro 14.891,5 annui.
Il reddito di riferimento è determinato secondo i criteri previsti in materia di limiti reddituali per l’integrazione al minimo.
Periodo di maternità
(art. 68 del D.Lgs. 151/2001 – Testo unico della norme a tutela e sostegno della maternità e paternità)
Il periodo di maternità coperto dall’indennità dell’Inps va dai due mesi precedenti la data effettiva del parto fino ai tre mesi successivi alla data del parto stesso. In caso di adozione o affidamento il periodo coperto dall’indennità coincide con i tre mesi successivi all’ingresso in famiglia del minore adottato/affidato.
Interruzione della gravidanza, spontanea o volontaria, nei casi previsti dagli artt. 4, 5 e 6, della legge 22 maggio 1978, n. 194, verificatasi non prima del 3° mese di gravidanza.
Iscrizione entro i termini di legge
Le artigiane e le commercianti devono richiedere l’iscrizione all’Inps entro 30 giorni dall’inizio dell’attività; le altre lavoratrici autonome richiedono l’iscrizione entro 90 giorni dall’inizio dell’attività.
Nel caso in cui l’attività sia iniziata prima dell’inizio del periodo di maternità (ossia prima dei due mesi precedenti la data effettiva del parto), l’indennità è erogata a partire dall’inizio del periodo indennizzabile (ossia a partire dai due mesi precedenti la data effettiva del parto), a condizione che il periodo di maternità sia coperto dai contributi previdenziali.
Nel caso in cui l’attività sia iniziata dopo l’inizio del periodo di maternità, l’indennità è pagata a partire dalla data di inizio dell’attività (e non, come di regola, dalla data di inizio del periodo di maternità). E’ sempre necessario che il periodo spettante sia coperto dai contributi.
Se l’iscrizione è avvenuta oltre i termini di legge (oltre, cioè, i 30 giorni o i 90 giorni dall’inizio dell’attività), l’indennità è pagata, in ogni caso, dalla data della domanda di iscrizione, sempre che il periodo di maternità richiesto sia coperto dai contributi previdenziali.
Retribuzione convenzionale giornaliera
Coltivatrici dirette, colone, mezzadre, imprenditrici agricole professionali: euro 37,49 per le nascite avvenute nel 2009 anche quando il periodo di maternità sia iniziato nel 2008.
Artigiane: euro 38,72 per i periodi di maternità iniziati nell’anno 2009. Per quelli iniziati nell’anno 2008 la retribuzione convenzionale giornaliera è pari ad euro 37,52
Commercianti: euro 33,93 per i periodi di maternità iniziati nell’anno 2009. Per quelli iniziati nell’anno 2008 la retribuzione convenzionale giornaliera è pari ad euro 32,88.
Sospensione dell’obbligo contributivo
Artigiane e commercianti: la sospensione dell’obbligo contributivo e l’accredito della contribuzione figurativa possono avvenire solo per mesi solari interi (es. se il congedo parentale è richiesto dal 2 agosto al 1° novembre, la sospensione e l’accredito possono avvenire solo per i mesi interi, ossia per settembre e ottobre).
Coltivatrici dirette, colone, mezzadre e imprenditrici agricole professionali: la sospensione dell’obbligo contributivo e l’accredito della contribuzione figurativa presuppongono la cancellazione “a periodo chiuso” dagli appositi elenchi. Quindi il titolare dell’azienda deve presentare il modello CD1 VAR, nel quale vanno esattamente indicate la data di inizio e di fine del congedo parentale (es. se il congedo parentale è richiesto dal 2 agosto al 1° novembre, il titolare richiederà la cancellazione “a periodo chiuso” dal 2 agosto al 1° novembre; in tale periodo, quindi, sarà effettuata la sospensione dell’obbligo contributivo e l’accredito della contribuzione figurativa).
Padre in caso di morte della madre, abbandono del figlio da parte della madre, affidamento esclusivo al solo padre, purché la madre, al momento del parto, fosse residente in Italia, il figlio sia stato riconosciuto dal padre e non sia affidato ad altre persone;
affidatario preadottivo o adottante, quando sopraggiunga la separazione dei coniugi, a condizione che l’assegno non sia stato già pagato alla moglie affidataria preadottiva o adottante e il bambino risulti iscritto nella famiglia anagrafica del richiedente;
adottante non coniugato in caso di adozione pronunciata solo nei suoi confronti, a condizione che il minore risulti iscritto nella famiglia anagrafica del richiedente e comunque non sia affidato ad altre persone;
affidatario non preadottivo, non riconosciuto o non riconoscibile dai genitori, a condizione che il minore risulti iscritto nella famiglia anagrafica del richiedente.
Quota differenziale
Ad esempio, se l’importo complessivo dell’indennità di maternità o di altro trattamento economico di maternità è uguale ad euro 1.000 e l’importo dell’assegno è uguale ad euro 1.902,90, l’assegno spettante è pari alla differenza tra i due importi ossia uguale ad euro 902,90 (1.902,90 – 1.000 = 902,90).
Qualora sia stato concesso o erogato l’assegno di maternità del Comune previsto dall’art. 74 del d.lgs.151/2001, l’assegno dello Stato è concesso per differenza.
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