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Timestamp: 2020-04-07 10:41:04+00:00
Document Index: 165698419

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 375', 'art. 380', 'sentenza ', 'art. 25', 'art. 112', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 25', 'art. 375', 'art. 380']

Sentenza Cassazione Civile n. 2371 del 31/01/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2371 del 31/01/2017
Cassazione civile, sez. VI, 31/01/2017, (ud. 01/12/2016, dep.31/01/2017), n. 2371
sul ricorso 12097/2015 proposto da:
F.L., domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la
difesa dall’avvocato MICHELE MARRA, giusta procura in calce al
POSTE ITALIANE S.P.A., in persona dell’Amministratore Delegato e
LUCA TAMAJO, che la rappresenta e difende, giusta procura a margine
avverso la sentenza n. 7645/2014 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,
depositata l’8/11/2014;
01/12/2016 dal Consigliere Dott. GIULIO FERNANDES.
La causa è stata chiamata all’adunanza in Camera di consiglio del 1° dicembre 2016, ai sensi dell’art. 375 c.p.c., sulla base della seguente relazione redatta a norma dell’art. 380 bis c.p.c.:
La Corte di Appello di Napoli, con sentenza dell’8 novembre 2014, confermava la decisione del primo giudice che aveva rigettato la domanda proposta da F.L. nei confronti di Poste Italiane s.p.a. ed intesa alla declaratoria di nullità del termine apposto al contratto di lavoro intercorso tra esse parti e relativo al periodo dal 10 maggio al 30 giugno 2002, all’accertamento della sussistenza di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato con condanna della società alla riammissione in servizio della lavoratrice nonchè al pagamento delle retribuzioni maturate dalla cessazione del rapporto all’effettivo suo ripristino oltre accessori.
Il termine era stato apposto per “esigenze tecniche organizzative e produttive anche di carattere straordinario conseguenti a processi di riorganizzazione, ivi ricomprendendo un più funzionale riposizionamento di risorse sul territorio, anche derivanti da innovazioni tecnologiche, ovvero conseguenti all’introduzione c/o sperimentazione di nuove tecnologie, prodotti o servizi nonchè all’attuazione delle previsioni di cui agli Accordi del 17, 18 e 23 ottobre, 11 dicembre 2001 e 11 gennaio, 13 febbraio e 17 aprile 2002 congiuntamente alla necessità di espletamento del servizio in concomitanza di assenze per ferie….”.
Per la cassazione di tale decisione propone ricorso la F. affidato ad un unico articolato motivo.
Con l’unico motivo di ricorso viene denunciato:
– l’omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti con riferimento alla mancata disamina circa la insussistenza della prova di cui all’art. 25 del CCNL; tale censura viene proposta anche come violazione dell’art. 112 c.p.c. (“..per non aver risposto ad un capo della domanda”);
– violazione e falsa applicazione “..di norme di diritto e dei contratti e accordi collettivi nazionali di lavoro…in combinato disposto con il D.Lgs. n. 368 del 2001 ed art. 25 CCNL di lavoro dipendenti delle Poste Direttiva europea 99/70..”.
Il motivo è inammissibile in quanto lamenta la violazione dell’art. 25 CCNL 2001 non applicabile alla fattispecie in esame (essendo detto contratto collettivo scaduto il 31 dicembre 2001) e del D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 2, comma 1 bis, introdotto dalla L. 23 dicembre 2005, n. 266, evidentemente “ratione temporis” non vigente alla data di conclusione del contratto in questione.
La Corte di Appello ha applicato al caso in esame il D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 1, commi 1 e 2, vigente alla stipula del contratto nella interpretazione fornitane dalla consolidata giurisprudenza di legittimità e non era tenuta a rispondere espressamente a motivi fondati su norme – l’art. 25 CCNL – non più in vigore.
Alla luce di quanto esposto si propone la declaratoria di inammissibilità del ricorso, con ordinanza ex art. 375 c.p.c., n. 5″.
Poste Italiane s.p.a. ha depositato memoria ex art. 380 bis c.p.c..
Il Collegio condivide pienamente il contenuto della sopra riportata relazione e, quindi, dichiara inammissibile il ricorso.
Le spese del presente giudizio, per il principio della soccombenza, sono poste a carico della ricorrente e vengono liquidate in favore della società controricorrente nella misura di cui al dispositivo.
La Corte, dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente alle spese del presente giudizio liquidate in Euro 100,00 per esborsi, Euro 2.500,00 per compensi professionali, oltre rimborso spese forfetario nella misura del 15%.