Source: http://www.crcssa.it/avv.htm
Timestamp: 2017-10-17 03:46:01+00:00
Document Index: 106852387

Matched Legal Cases: ['art. 727', 'sentenza ', 'art. 727', 'art. 3', 'art. 19', 'art. 544']

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I diritti animali nel codice
relazione al CONVEGNO NAZIONALE presso lo STAR HOTEL DI genova
Con legge 20 luglio 2004, n. 189, avente ad oggetto <<Disposizioni concernenti il divieto di maltrattamento degli animali nonché di impiego degli stessi in combattimenti clandestini o competizioni non autorizzate>>, sono state introdotte, allinterno del codice penale, nuove figure di reato (dalluccisione di animale al maltrattamento, dal divieto di spettacoli e manifestazioni che comportino sevizie o strazio al combattimento tra animali).
Con la stessa legge, inoltre, è stato modificato lart. 727 c.p. ed introdotto il divieto di utilizzo a fini commerciali di pelli e pellicce di cani e gatti.
Sullintervento del legislatore è necessario soffermare lattenzione per qualche nota critica.
Innanzitutto non va esente da censure la scelta sulla rubrica del titolo IX  BIS: <<Dei delitti contro il sentimento per gli animali>>. Si noti che lespressione ..per gli animali ( e non degli animali) fa sì che soggetto attivo di diritto  e, quindi, soggetto passivo del reato  non sia lanimale ma luomo. Ciò che viene tutelato è il sentimento delluomo che viene offeso e non lanimale in sé.
Cè da chiedersi se tutto ciò rappresenti un passo indietro nel faticoso cammino verso la tutela degli animali. Sembrerebbe di sì, soprattutto rispetto allevoluzione giurisprudenziale in tema di maltrattamenti di animali che era approdata a risultati ben diversi: basti citare la sentenza di Cassazione del 14.3.1990 (quattordici anni prima della legge di cui si discute!) in base alla quale il reato di maltrattamento di animali ha natura plurioffensiva in quanto tutela due distinti beni giuridici: lumano sentimento di pietà verso le sofferenze inflitte agli animali e lanimale in sé <<quale autonomo essere senziente capace di reagire agli stimoli del dolore>>.
(Si confrontino altresì numerose decisioni di merito che si allineano a questa posizione).
La nuova legge sembra aver dimenticato lo spunto offerto dai giudici e supera con estrema semplicità ( o semplicismo ?) il problema.
Per quanto attiene, poi, al nuovo testo dellart. 727 c.p., al di là del dubbio circa la necessità di prevedere una fattispecie di reato abbandono di animali autonoma rispetto ai maltrattamenti, vi è da sottolineare come il nuovo articolato preveda al secondo comma, la detenzione di animali <<in condizioni incompatibili con la loro natura e produttive di gravi sofferenze>>. La congiunzione e sembra non lasciare spazio: si incorrerà nel reato solo se la pubblica accusa sarà in grado di fornire la doppia prova, quella della detenzione in condizioni incompatibili e quella delle gravi sofferenze.
A questo proposito è auspicabile che sia confermata la giurisprudenza formatasi prima della legge di riforma, la quale richiede, ai fini della sussistenza del reato, anche la sola sofferenza psichica, <<giacché gli animali sono esseri viventi dotati di sensibilità>> (Cass. 26.11.2003, n. 977; Cass., 16.10.2003, n. 46291).
Al di là di ciò, in ogni caso, residua il problema del requisito congiunto che rischia, in punto prova, di ridurre notevolmente le prospettive di punizione dei colpevoli.
Anche questo aspetto è segno di arretratezza della legge che non tiene in considerazione gli orientamenti giurisprudenziali formatisi, soprattutto fra i giudici di merito, nel tempo.
Infine, ultima notazione critica riguarda lart. 3 della nuova legge che prevede linserimento, tra le disposizioni di coordinamento e transitorie del codice penale, dellart. 19  ter che espressamente esclude dallapplicabilità delle norme precedenti tutti i casi previsti dalle leggi speciali in materia di caccia, di pesca, di allevamento, di trasporto, di macellazione degli animali, di sperimentazione scientifica sugli stessi, di attività circense, di giardini zoologici, nonché delle altre leggi speciali in materia di animali.
Uninterpretazione letterale della norma sembrerebbe portare alla inevitabile conseguenza di rendere lecita non luccisione di un animale per attività venatoria o per macellazione, tanto per fare un esempio, uccisione che è scriminata in base alla normativa speciale emanata in materia, bensì di rendere lecita la condotta di maltrattamento o di uccisione con crudeltà e sevizie, che è oggetto della legge del 2004. Come dire che gli unici animali a meritare una qualche forma di tutela giuridica sono quelli daffezione.
Sulla legge 20 luglio 2004, n. 189 anche due notazioni di plauso.
La prima è relativa alla previsione in termini di delitti e non contravvenzioni delle nuove fattispecie. Ciò si traduce processualmente in termini prescrizionali ben più lunghi (sette anni e mezzo rispetto ai tre anni massimi) e, quindi, in una maggiore possibilità di celebrare il processo penale; nonché nel divieto, per limputato, di definire il procedimento a suo carico con una oblazione (pagamento di una multa che estingue il reato) che, oltre ad essere una troppo facile soluzione di fronte a condotte spesso anche moralmente molto gravi, impedisce la costituzione di parte civile.
La seconda riguarda lart. 544  sexies che dispone la confisca dellanimale non solo in caso di condanna ma anche in caso di patteggiamento per un reato previsto dalla legge 189/2004.
Genova, 20 dicembre 2006,STAR HOTEL- Tavolo dincontro animalistaANIMALI COME NOI : lAVVOCATO DEGLI ANIMALI a patrocinio gratuito organizzato da CRCSSA ONLUS Centro Ricerca Cancro Senza Sperimentazione Animale in collaborazione con :Associazione Ayusya Onlus- Genova-Associazione Amici Del Cane OnlusMessina---Bollettinoanimalista@ -EOLO A QUATTRoZAMPE onlusLipari/isole eolie-Lida Sez. Di Genova-Movimento Antispecista- Milano-Oipa Sez. Di Genova-Pattt Partito Animalista Trasversale- sede nazionale Genova-Rla Riformatori Libertari AnimalistiGenova-Servizio Nazionale Vigilanza Operatori Zoofili Lidasede nazionale Torino
DOCUMENTO/APPELLO Chi opera nel settore delle associazioni animaliste e in genere chi è sensibile alla tematica della protezione degli animali sa bene che, accanto ad una sempre maggiore coscienza sociale sviluppatasi nel senso di ritenere gli animali anche soggetti di diritti e meritevoli di tutela, continuano però abusi intollerabili nei loro confronti. E' infatti costante il maltrattamento degli animali sotto diverse aspetti e comportamenti. Ha costituito un caso eclatante l'addestramento di cani allo scopo di combattimento, una vera e propria perversione organizzata solo per il lucro di certuni e il divertimento sadico di altri. Ma il maltrattamento assume anche altre forme, forse meno eclatanti ma ugualmente intollerabili per chi aspira a vivere in una società civile. Non può infatti meritare di essere qualificata civile una società che tollera abusi e sevizie nei confronti di non può difendersi e che si trova in situazione di totale dipendenza.
Da un punto di vista giuridico il problema investe sia l'aspetto penale che quello civile.
Sotto il primo punto di vista chi riscontri una situazione di abuso e/o di maltrattamento nei confonti degli animali potrà segnalare, tramite denuncia, la vicenda alla procura delle Repubblica la quale dovrebbe attivarsi al fine di far cessare, anche tremite sequestro, le vessazioni. L'operatore peraltro spesso sarà costretto a rivolgersi ad un avvocato incaricato di seguire la vicenda ed eventualmente rappresentare l'associazione come parte civile nel processo. Dal punto di vista civilistico spesso le associazioni che si occupano delle tutela degli animali , non potendosene occupare direttamente, danno in affido ovvero con varie forme contrattuali, consegnano l'animale a soggetti che se ne dovrebbero prendere cura. Spesso purtroppo capita che tali soggetti non solo non se ne prendano cura ma impieghino l'animale per i propri interessi , a fini di lucro, contravvenendo alle clausole contrattuali sottoscritte e lasciandolo , peraltro,vivere in condizioni miserevoli ai limiti della sopravvivenza quando non oltre . Ciò comporta l'onere per l'associazione di promuovere un'azione civile volta ad ottenere la restituzione dell'animale. Il processo ha però un costo elevato e comporta l'obbligo di avvalersi di professionisti capaci. Le associazioni che operano nel campo della protezione degli animali si reggono esclusivamente sul contributo dei volenterosi e non posseggono affatto i mezzi necessari allo scopo. Questa situazione è appena il caso di dirlo si rivolge a vantaggio esclusivo di chi maltratta o si approfitta della buona fede di chi opera a tutela degli animali.
A questa situazione occorre porre rimedio.
In primo luogo occorre istituire la figura dell' Avvocato degli animali. L'Avvocato degli animali dovrebbe essere un organo pubblico modellato sull'esempio del difensore civico. Tale funzione dovrebbe essere attribuita a persone, anche in pensione rispetto alla propria attività professionale, di alto profilo morale e indiscusso prestigio, segnalatesi per la sensibilità al tema. L'Avvocato degli
animali potrebbe ricevere segnalazioni dei maltrattamenti e a sua volta proporre denuncie alla magistratura svolgendo un'attività di impulso e controllo. Inoltre potrebbe presentare proposte di legge nel settore.
In secondo luogo le associazioni che necessitano di rivolgersi a legali devono avere la possibilità di avvalersi del patrocinio gratuito. In altre termini devono avere la facoltà, ampiamente prevista dal nostro ordinamento per molteplici ipotesi, di rivolgersi a legali i quali domanderanno il pagamento del proprio onorario all' Amministrazione pubblica. Esistono tutti i requisiti per tale soluzione normativa. Si tratta di associazioni non profit che agiscono per la tutela di interessi socialmente rilevanti.
Infine per le cause che vedono coinvolte le associazioni che operano nel campo della tutela degli animali dovrebbe essere eliminato il contributo unificato, cioè la somma che occorre versare nel momento in cui si intaprende una causa giudiziaria. Questo tipo di cause deve essere dichiarato esente.
Per questi motivi i firmatari del presente documento rivolgono un appello al Governo, al Parlamento, ai Consigli regionali, alle Istituzioni perchè si provveda urgentemente a:
istituire l'Avvocato degli animali;
prevedere il patrocinio gratuito per la cause che riguardano le associazioni impegnate nella protezione degli animali;
prevedere per le stesse cause l'esenzione dal contributo unificato
CRCSSA ONLUS Centro Ricerca Cancro Senza Sperimentazione Animale
Associazione Ayusya Onlus- Genova
-Associazione Amici Del Cane OnlusMessina
-Bollettinoanimalista@
-EOLO A QUATTRo ZAMPE onlusLipari/isole eolie
-Lida Sez. Di Genova-
Movimento Antispecista- Milano-
Oipa Sez. Di Genova-
Pattt Partito Animalista Trasversale- sede nazionale Genova-
Rla Riformatori Libertari AnimalistiGenova-
Servizio Nazionale Vigilanza Operatori Zoofili Lidasede nazionale Torino
città __________________________________________________.cap ____________________tel _______________........................................ .
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