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Timestamp: 2016-10-22 16:02:17+00:00
Document Index: 45653486

Matched Legal Cases: ['art. 329', 'art. 325', 'art. 326', 'art. 366', 'art. 369', 'art. 720', 'art. 111']

Sentenza n.18320 del 25 ottobre 2012 Corte di Cassazione | Tutto Stranieri
CORTE DI CASSAZIONESez. I Civile
Presidente Luccioli – Relatore Lamorgese Svolgimento del processo
2. – Le eccezioni di rito sollevate dai controricorrenti sono infondate: sia quella concernente la tardività del ricorso (con la conseguente ipotizzata acquiescenza ex art. 329 c.p.c.) per il decorso del termine di impugnazione di cui all’art. 325 c.p.c. che, a norma dell’art. 326, primo comma, c.p.c., decorre soltanto dalla notificazione della sentenza, la quale non ammette equipollenti e non può essere sostituita (v. Cass. n. 2109 del 1965) dalla dimostrata conoscenza aliunde del provvedimento da parte del soccombente (che, nella specie, sarebbe avvenuta all’udienza di comparizione, 2 settembre 2009, per l’esame dell’istanza di revoca dell’amministratore di sostegno); sia quella relativa alla dedotta genericità e non autosufficienza del ricorso, il quale consiste in tre motivi nel quale sono formulate censure comprensibili e riassunte in altrettanti quesiti (trova applicazione l’art. 366 bis c.p.c., in ragione della data di pubblicazione del decreto impugnato), sia quella relativa alla improcedibilità del ricorso, ai sensi dell’art. 369 c.p.c., in quanto, al contrario, munito degli atti processuali e dei documenti sui quali il ricorso si fonda.
4. – Nel terzo motivo è dedotta la violazione e falsa applicazione degli artt. 2699 e 700 c.c. e 196 c.p.c. I ricorrenti imputano al giudice di appello di avere erroneamente valutato le contestazioni mosse alla consulenza tecnica d’ufficio come generiche e inidonee a giustificarne la rinnovazione, nonostante essi avessero invano sollecitato il c.t.u. a compiere un esame qualitativo sulla psiche di G.P. mediante l’espletamento di test psicodiagnostici; inoltre il c.t.u. non avrebbe tenuto conto della documentazione medica presente agli atti del giudizio, nonché dell’esame esterno svolto dal medesimo giudice tutelare, il quale aveva osservato che la persona appariva perfettamente in grado di orientarsi nel tempo e nello spazio. Il quesito mira a stabilire “se le conclusioni di una consulenza tecnica, peraltro deficitaria con riguardo all’evasione del quesito formulato dal giudice, possano costituire fonte di convincimento del magistrato allorquando da un atto pubblico si evincono conclusioni antitetiche e discordanti”.
5. – Nel secondo motivo è dedotta l’omessa motivazione nonché la violazione e falsa applicazione degli artt. 409 e 410 c.c. e 1, 2 e 12 della Convenzione di New York sui diritti delle persone con disabilità, ratificata dalla legge 3 marzo 2009 n. 18, per il contenuto eccessivamente ampio dell’incarico affidato all’amministratore di sostegno, il quale sarebbe stato autorizzato a sostituirsi al beneficiario, a tempo indeterminato, nel compimento degli atti nei quali si manifesta la sua personalità, così violando il diritto fondamentale delle persone disabili di autodeterminarsi, nonché il principio di proporzionalità della misura alle condizioni della persona, al quale l’amministratore di sostegno dovrebbe fornire solo un aiuto. Si chiede di stabilire “se, in applicazione della Convenzione sui diritti delle persone con disabilità, stipulata a New York il 13 dicembre 2006, ratificata dall’Italia con gli artt. 1 e 2 della legge 3 marzo 2009 n. 18, può il giudice tutelare conferire all’amministratore di sostegno l’incarico a tempo indeterminato con il potere di assistere il beneficiario in tutti gli atti di ordinaria amministrazione e, previa specifica autorizzazione del giudice tutelare, di straordinaria autorizzazione, annullando con ciò la capacità di agire del beneficiario”.
5.1. – Il motivo è infondato.E’ opportuno premettere che la valutazione della congruità e conformità del contenuto dell’amministrazione di sostegno alle specifiche esigenze del beneficiario appartiene all’apprezzamento del giudice di merito, il quale deve tenere conto essenzialmente del tipo di attività che deve essere compiuta per conto dell’interessato, della gravità e durata della malattia o della situazione di bisogno in cui versa l’interessato, nonché di tutte le altre circostanze caratterizzanti la fattispecie (v. Cass. n. 13584/2006, 22332/2011; nel senso che l’ambito dei poteri dell’amministratore debba puntualmente correlarsi alle caratteristiche del caso concreto, v. Corte cost. n. 440/2005). Inoltre non costituisce condizione necessaria per l’applicazione di tale misura la circostanza che il beneficiario abbia chiesto o accettato il sostegno ovvero abbia indicato la persona da nominare o i bisogni concreti da soddisfare (v. Cass. n. 4866/2010; anche secondo Corte cost. n. 4/2007, gli artt. 407 e 410 c.c. non attribuiscono al dissenso del beneficiario una efficacia paralizzante ai fini dell’attivazione della misura dell’amministrazione di sostegno).Il decreto impugnato, che è coerente con il dato normativo (artt. 405, quinto comma, n. 3-5, 409 e 410 c.c.) e la cui motivazione è immune da censure, ha escluso che il contenuto dell’amministrazione sia eccessivamente penalizzante per il sig. *****, in quanto concretizzatesi nell’assistenza negli atti di ordinaria amministrazione specificamente individuati dal giudice tutelare (gestione dei conti correnti, titoli, riscossione della pensione e di altri emolumenti, ecc.), nonché, previa autorizzazione del giudice, di straordinaria amministrazione, fermo restando la facoltà del beneficiario di compiere gli atti necessari a soddisfare le esigenze della vita quotidiana. Il provvedimento che ha dichiarato aperta la procedura è sempre suscettibile di adeguamento e modifiche, stante il dovere dell’amministratrice di sostegno, richiamato nel decreto del giudice tutelare, di riferire periodicamente in ordine alle attività svolte con riguardo alla gestione del suo patrimonio nonché in ordine ad ogni mutamento delle condizioni di salute e delle condizioni di vita personale e sociale del sig. *****, ciò costituendo un ulteriore segnale della flessibilità e idoneità dello strumento ad adeguarsi alle esigenze del beneficiario.Si dimostra in tal modo che non è ravvisabile alcuna violazione della Convenzione di New York nella parte che concerne l’obbligo degli Stati aderenti di assicurare che le misure relative all’esercizio della capacità giuridica siano proporzionate al grado in cui esse incidono sui diritti e sugli interessi delle persone con disabilità, che siano applicate per il più breve tempo possibile e siano soggette a periodica revisione da parte di una autorità indipendente ed imparziale (artt. 1 e 12).
6.1. – Il motivo è inammissibile.Questa Corte ha più volte affermato che l’interpretazione sistematica dell’art. 720 bis c.p.c. conduce a riferire la previsione, in esso contenuta, del ricorso per cassazione ai soli decreti di carattere decisorio, quali quelli che dispongono l’apertura o la censura dell’amministrazione, e non anche ai provvedimenti – distinti logicamente e tecnicamente dai primi – a carattere tipicamente gestorio o amministrativo, quale è quello che dispone la nomina (come nel caso in esame) ovvero la rimozione e la sostituzione dell’amministratore di sostegno (v. Cass. n. 10187 e 13747 del 2011). Trattasi, invero, di provvedimenti in suscettibili di passare in cosa giudicata – in quanto sempre revocabili o modificabili per la sopravvenienza di nuovi elementi di valutazione – nei confronti dei quali la norma generale dell’art. 111 Cost. esclude, così come per ogni provvedimento non assimilabile alle sentenze, il ricorso in Cassazione.
DEPOSITATA IN CANCELLERIAIL 25 OTTOBRE 2012
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