Source: http://www.libertaegiustizia.it/2015/09/24/lassoluzione-di-calderoli-in-parlamento-con-voto-compatto-delle-opposizioni-e-della-maggioranza-con-poche-eccezioni/
Timestamp: 2019-02-16 02:12:36+00:00
Document Index: 3937027

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 6', 'art.3', 'art. 68', 'art. 24', 'art. 68', 'art. 3']

﻿ L’assoluzione di Calderoli in Parlamento, con voto compatto delle opposizioni e della maggioranza (con poche eccezioni) | Libertà e Giustizia
L’assoluzione di Calderoli in Parlamento, con voto compatto delle opposizioni e della maggioranza (con poche eccezioni)
Primo Piano | 24 settembre 2015 | 4 | di Redazione LeG
Ricordate l’episodio: in un comizio, Calderoli insulta l’allora Ministra Kyenge, che ha il torto di essere donna e di colore, paragonandola ad un “orango“. Ne nasce un processo (anche se la Kyenge non sporge querela, quando c’è di mezzo il razzismo, il procedimento penale nasce e prosegue d’ufficio ). L’imputazione è diffamazione, con la speciale aggravante prevista dalla legge “Mancino“ ( art. 3, comma 1 ) che prevede l’aumento della pena per i reati puniti con pena diversa da quella dell’ergastolo, con finalità di discriminazione o di odio etnico, nazionale, razziale o religioso. La stessa legge “Mancino“ (art. 6) prevede che per i reati aggravati dalla circostanza di cui all’art.3, si proceda d’ufficio. Peraltro, Calderoli è parlamentare; e dunque occorre, non l’autorizzazione a procedere, come hanno scritto molti superficiali, ma un giudizio del Parlamento (art. 68 della Costituzione ), limitato alla valutazione se si tratti di “ opinioni espresse o voti dati nell’esercizio delle loro funzioni “. Se il giudizio è positivo, scatta la cosiddetta insindacabilità e quindi il processo non può andare avanti. Sui limiti dell’insindacabilità, si è pronunciata numerosissime volte la Corte Costituzionale, con rigore e precisione, spesso contro il parere del Parlamento, che ha una certa tendenza a dichiarare tutti (o quasi tutti) insindacabili. Il rigore è necessario perché è in gioco un altro diritto, che spetta ad ogni cittadino, quello cioè di avere un giudice ed un processo, insomma di chiedere, possibilmente, di ottenere giustizia (art. 24 della Costituzione ). Nel caso specifico, che cosa ha fatto il Senato? Invece di limitarsi a valutare se si trattasse di opinioni espresse “in servizio“, è entrata nel merito, ha separato l’aggravante dalla diffamazione, ha votato sull’aggravante escludendola, così facendo cadere la procedibilità d’ufficio, per la diffamazione. Insomma, niente più processo. Si tratta di uno straripamento di potere, rispetto a quanto previsto dall’art. 68. Il giudizio se ci fosse o meno l’aggravante spettava al Magistrato e solo a lui, ma il Senato si è fatto giudice, ben sapendo che così sarebbe finito tutto, perché – come ho detto – manca la querela, che la Kyenge, a suo tempo non aveva presentato. E’ avvenuto, in sostanza, un fatto molto grave, proprio da parte dei rappresentanti del popolo. ￼La cosa ancora più grave è che questo comportamento riguarda l’aggravante: i parlamentari hanno escluso, in pratica, che la frase pronunciata da Calderoli avesse un contenuto razzista. Lo capirebbe anche un bambino che dire ad una donna che assomiglia ad un orango non è un complimento; ma dirlo ad una donna “nera“ è assai più di un insulto, è la manifestazione di una volontà di denigrazione, con profondi connotati di razzismo. Essere indulgenti su queste cose è gravissimo, perché in Parlamento si dovrebbe essere particolarmente severi in una materia così delicata e così puntigliosamente regolata dall’art. 3 della Costituzione. Come si fa a sostenere che dare dell’orango ad una Ministra, è insindacabile in quanto la frase è stata detta nell’esercizio delle proprie funzioni? E non è pensabile che questo avvenga, quando dovremmo essere tutti (a cominciare proprio dal Parlamento) ad essere impegnati a fondo contro ogni forma di razzismo o di xenofobia. Naturalmente, non voglio neppure chiedermi perché sia stato fatto questo “favore“ a Calderoli; se – come alcuni giornali insinuano – ci sia stata una “captatio benevolentiae“ per non farlo insistere sugli emendamenti che ha presentato sulla riforma del Senato. Queste sono ipotesi e supposizioni, che tali restano. A me interessa il fatto oggettivo, che il Vicepresidente del Senato si renda protagonista di un episodio vergognoso e che i suoi colleghi lo assolvano, impedendo alla persona così gravemente offesa, di ottenere giustizia. Povera Italia!
Anpi News n. 174 – 22/29 settembre 2015
discriminazioneGiustizia
Riforma costituzionale: un compromesso che non risolve
Intercettazioni quando è giusta la pubblicazione
pierpista 24 settembre 2015 at 19:24
Calderoli si sà è un volpone e non fà niente per niente! Vergogna per i deputati che hanno tutti scheletri nell’armadio ! Veramente schifoso il parlamento italiano!
Antonio Palese 25 settembre 2015 at 23:40
Il comportamento di Calderoli è in linea con quello della maggior parte dei parlamentari. Se i ministri tollerano il più odioso crimine che l’umanità conosca, la grave e manifesta violazione di legge da parte del giudice, perché indignarsi se Calderoli, salvo il diritto dell’offesa di ottenere giustizia, paragona l’on. Kienge ad un orango? Nessuno si è indignato quando il capo dello Stato (Ciampi, Napolitano) ha difeso i giudici che mi hanno condannato al mobbing a vita.
SALVO 26 settembre 2015 at 12:41
Rappresentanti,di grazia, di chi ,di che cosa ?. Chi li ha eletti ?.
giovanna 27 settembre 2015 at 23:42
Intanto non credo affatto che tutta l’opposizione abbia votato compatta: come sempre certa stampa tende a semplificazioni di convenienza.
Psrsonalmente ritengo Calderoli e i suoi compari responsabili di un razzismo molto antecedente all’insulto a Keynge: con il porcellum è iniziato ufficialmente il processo di riconversione dei cittadini italiani in sudditi, in plebaglia amorfa, giudicata indegna di autodeterminarsi e contare qualcosa o possedere qualcosa che il ceto patrizio e designato dal cielo non possa impinemente espropriare, a cominciare dall’acqua pubblica. Questo, oltre ad essere un crimine, è anche un atteggiamento razzista verso la suddetta plebaglia che poi saremmo noi. Il partito di Kienge ne sa qualcosa e non mi pare che la suddetta se ne dia pensiero: non vorrei davvero ritenesse che trattare il popolo bue come si conviene alle bestie da soma sia una pratica democratica e progressista, con la pretesa di convincerci che siamo noi a pretenderlo da ben 70 anni, dandoci così implicitamente il titolo di somari.