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Timestamp: 2020-01-21 08:47:20+00:00
Document Index: 3984259

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Tribunale di Roma: licenziamento illegittimo se possibile il “ripescaggio”
Il Tribunale di Roma, con sentenza n. 8472 del 22 settembre 2014, dichiara l’illegittimità del licenziamento per giustificato motivo oggettivo, tendendo conto dell’indennità risarcitoria, in tutti i casi in cui il datore di lavoro, pur potendo, non ha offerto una posizione anche di livello inferiore. Il datore di lavoro, infatti, anche se in presenza di licenziamento per giustificato motivo, è stato condannato a corrispondere un indennità pari a 15 mensilità dell’ultima retribuzione globale.
Il caso trae origine dal contenzioso nato tra il datore di lavoro ed un dipendente licenziato successivamente alla stabilizzazione, appena tre mesi prima, di un contratto a termine di qualifica inferiore. Su questo punto il giudice ha fatto perno criticando una condotta che non salvaguardava l’interesse del soggetto licenziato, non rispettando quindi l’obbligo di repechage.
Ministero Lavoro: sospensione degli obblighi occupazionali in presenza di procedure per l’esodo
Attraverso la circolare n. 22 del 24 settembre 2014, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha esteso la facoltà alla sospensione degli obblighi occupazionali in relazione all’assunzione di personale disabile (art. 3, comma 5 della legge 68/1999), anche nell’ipotesi in cui il datore di lavoro intenda avvalersi delle procedure di esodo incentivato (art.4, commi da 1 a 7 ter della legge 92/2012) per la riorganizzazione del personale dipendente.
Jobs Act: demansionamento per riorganizzazione e tutele del lavoratore
L’emendamento al DDL Jobs Act (n. 1428/2014) proposto dal Governo nella seduta della Commissione Lavoro del Senato il 17 settembre 2014, più precisamente l’articolo 4 della delega al disegno di legge, ha come obbiettivo la revisione del divieto di demansionamento nei processi di riorganizzazione, ristrutturazione o conversione aziendale facendo coesistere l’interesse dell’impresa all’utile impiego del personale in fase di riorganizzazione con quello del lavoratore alla tutela della propria professionalità, prevedendo limiti alla modifica dell’inquadramento.
Cassazione: sanzioni civili e licenziamento nullo
La Sezione Lavoro della Corte di Cassazione, attraverso la sentenza n. 19665 del 18/09/2014, si esprime in merito al contenzioso nato tra l’INPS ed una società destinataria di una cartella esattoriale. Nella fattispecie, il datore di lavoro risulta colpevole di omesso versamento contributivo, in quanto tale licenziamento è stato successivamente dichiarato nullo. La Suprema Corte, specifica infatti che il datore di lavoro, successivamente al licenziamento dichiarato illegittimo ha l’obbligo di ricostruire l’intera posizione contributiva “spezzata” dal licenziamento stesso, ma, nel caso in cui venga dichiarato nullo od inefficace, è soggetto alle sanzioni civili previste per legge, andando cosi a pagare oltre i contributi in sé anche gli interessi e le sanzioni.
Cassazione: legittimo il licenziamento se impossibilitato alla prestazione lavorativa
La Sezione Lavoro della Corte di Cassazione, attraverso la sentenza n. 19613 del 17/09/2014, ha enunciato il principio secondo il quale risulta legittimo il licenziamento ai danni di un lavoratore che si trova impossibilitato ad esercitare la propria attività lavorativa in virtù di un provvedimento non emesso dal datore di lavoro.
Il caso trae origine dal contenzioso tra la società Aeroporti di Roma ed un suo dipendente che, a seguito di un procedimento penale per il reato di furto, era stato privato dall’Enac del tesserino aeroportuale, indispensabile per lo svolgimento dell’attività lavorativa.
Cassazione: segreto bancario e licenziamento legittimo
La Sezione Lavoro della Corte di Cassazione, attraverso la sentenza n. 19612 del 17/09/2014, esprime il concetto secondo il quale può sussistere licenziamento legittimo ai danni di una lavoratrice, quale funzionario di banca, per aver avuto atteggiamenti di favoreggiamento nei confronti del cliente “di riguardo”. Nel caso specifico, infatti, la lavoratrice riferiva al cliente che il suo conto era soggetto ad accertamenti bancari da parte dell’ A.G. penale, coinvolgendo quindi il datore di lavoro, l’istituto bancario, in una situazione di responsabilità e di mancato adempimento nei confronti del cliente, offrendogli quindi un servizio non al meglio dei suoi interessi ma invece un aiuto ad eludere indagini e/o misure cautelari reali legittimamente disposte dall’ A.G.
Ne consegue che ad essere leso non risulta essere il segreto bancario, ma bensì l’adempimento futuro che la banca, attraverso la dipendente, non può assicurare nel suo corretto svolgimento.
Risarcimento del danno al lavoratore disabile se non assunto
La Sezione Lavoro della Corte di Cassazione, attraverso la sentenza n. 19609 del 17/09/2014, esprime il concetto secondo il quale un lavoratore disabile ha diritto, in caso di mancata assunzione in seguito al provvedimento di avviamento obbligatorio al lavoro di invalidi, al risarcimento del danno commisurato nella serie di retribuzione che avrebbe percepito, ove fosse stato tempestivamente assunto, sino alla sentenza di appello, lasciando al datore di lavoro l’onere di provare eventuali negligenze del lavoratore nel cercare altre occupazioni.
Il caso trae origine dal contenzioso tra il datore di lavoro (successivamente dagli eredi dello stesso) ed il lavoratore disabile, che non avendo ottenuto l’assunzione si opponeva. Proponeva ricorso il datore di lavoro facendo perno sulla negligenza del lavoratore, che dopo essere venuto a conoscenza della mancata assunzione non avrebbe proceduto alla ricerca di un’altra occupazione.
Trasformazione indennità Mini-Aspi in Aspi
L’INPS, attraverso il messaggio n. 7111, chiarisce che, nell’eventualità in cui un lavoratore si renda conto di poter richiedere l’indennità Aspi dopo aver già chiesto l’indennità Mini-Aspi, bisogna ripresentare la domanda nel termine previsto pari a 2 mesi ed 8 giorni. L’indennità, dopo essere stata accolta, avrà validità dal giorno seguente quello della presentazione della domanda e l’importo già erogato a titolo di indennità Mini-Aspi sarà detratto dalla nuova prestazione Aspi.
Congedo parentale al padre quando la madre è casalinga
Il Consiglio di Stato, attraverso la sentenza n. 4618 del 10 settembre 2014, ribadisce il concetto secondo il quale un lavoratore padre può richiedere riposi giornalieri di congedo parentale, qualora la madre non sia nella posizione di poterli richiedere, in caso di maternità.
Nella fattispecie la madre risulta occupare una posizione di casalinga, e seppur riconosciuta come attività al pari di quella lavorativa, non può, non essendo lavoratrice subordinata, avere diritto dei suddetti permessi.
Attività alberghiera e certificato penale per i lavoratori a contatto con minori
Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, attraverso l’interpello n. 25 del 15/09/2014, risponde alla Federalberghieri in merito al certificato penale del casellario giudiziale del lavoratore, a carico del datore di lavoro, che risulta obbligatorio qualora l’attività lavorativa comporti contatti diretti ed esclusivi con minori. Nella fattispecie, per le attività del settore afferenti al ricevimento, cucina, pulizia piani tale certificato risulta dispensabile in quanto in tal caso la platea dei destinatari non è costituita da minori, né tanto meno, risulta preventivamente determinabile.