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Timestamp: 2020-01-21 19:47:11+00:00
Document Index: 172477985

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 13', 'art. 7', 'sentenza ', 'art. 131', 'art. 6']

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L’offesa su Facebook equiparata alla diffamazione aggravata a mezzo stampa
La Prima Sezione Penale della Corte di Cassazione con la sentenza n. 24431/2015 ha stabilito nei giorni scorsi che offendere una persona scrivendo un “post” sulla sua bacheca di Facebook comporta il reato di diffamazione aggravata, esattamente come se l’offesa venisse portata dalle colonne di un giornale.
La Cassazione si esprime sulla validità della L. 67/2014
Finché non saranno emanati i decreti delegati previsti dalla legge delega sulla depenalizzazione n. 67/2014, chi non versa i contributi previdenziali ed assistenziali, anche se per importi inferiori a Euro 10.000,00 per ogni periodo di imposta,commette un reato e non un semplice illecito amministrativo. Lo ha stabilito la Terza sezione Penale della Corte di Cassazione nella sentenza n. 20547/2015, qui sotto leggibile nel suo testo integrale.
Riforma Legge Vassalli. L’azione di responsabilità non comporta automatica sostituzione del giudice
Cassazione Penale, Sezione Sesta, Sentenza 16924/2015 –
Il magistrato la cui condotta professionale sia stata oggetto di una domanda risarcitoria ex lege n. 117/1988 non assume mai la qualità di debitore di chi tale domanda abbia proposto. Ciò per l’assorbente ragione che la domanda (anche dopo la legge n. 18/2015) può essere proposta solo ed esclusivamente nei confronti dello Stato (salvi i casi di condotta penalmente rilevante, art. 13). Né la eventualità di una successiva rivalsa dello Stato nei confronti del magistrato, nel caso in cui quell’originaria azione si sia conclusa con la condanna dell’Amministrazione, muta la conclusione, perché i presupposti e i contenuti dell’azione di rivalsa sono parzialmente diversi da quelli dell’azione diretta della parte privata nei confronti del solo Stato (art. 7; artt. 2 e 3).
Non punibilità per la tenuità del fatto, l’orientamento della Cassazione
Cassazione Penale, Sezione Terza Sentenza 15449/2015 –
Nella sentenza in rassegna, la Cassazione si è proununciata sulla questione, sollevata in udienza, dell’applicabilità, nella fattispecie, della causa di non punibilità ora prevista dall’art. 131-bis cod. pen., introdotto dal d.lgs. 28\2015. Secondo gli Ermellini, il menzionato decreto legislativo non prevede una disciplina transitoria, cosicché va preliminarmente verificata la possibilità di applicare la nuova disposizione anche ai procedimenti in corso al momento della sua entrata in vigore.
Il liquidatore è responsabile degli omessi versamenti pregressi
Il liquidatore di una società, al pari dell’amministratore, è responsabile per i delitti previsti dal Dlgs 74/2000 e, all’atto dell’assunzione della carica, si espone volontariamente a tutte le conseguenze che possono derivare da pregresse inadempienze. Egli, pertanto, risponde del reato di omesso versamento di ritenute certificate, consumato dopo la propria nomina se, pur avendone la possibilità, omette di esaminare le scritture contabili e le dichiarazioni fiscali al fine di adempiere al pagamento dell’obbligazione tributaria nel termine stabilito dalla legge.
Sì alla responsabilità civile della P.A. per le condotte dei propri dipendenti
Sussiste la potenziale responsabilità civile della Pubblica Amministrazione per le condotte di propri dipendenti che, sfruttando l’adempimento di funzioni pubbliche ad essi espressamente attribuite, ed in esclusiva ragione di un tale adempimento che quindi costituisce l’occasione necessaria e strutturale del contatto, tengano condotte, anche di rilevanza penale e pur volte a perseguire finalità esclusivamente personali, che cagionino danni a terzi, ogniqualvolta le condotte che cagionano danno risultino non imprevedibile ed eterogeneo sviluppo di un non corretto esercizio di tali funzioni.
Il datore di lavoro e il controllo visivo dei dipendenti
Nota a Cassazione, II SEZIONE Penale Sentenza 22 gennaio 2015, n. 2890 – di Fabiana Belardi
La Corte di Cassazione ha recentemente affrontato un tema particolare e interessante sull’uso dei mezzi di riproduzione visiva in ambito lavorativo. In particolare, una cassiera di un supermercato, sospettata di sottrarre somme dalla cassa in uso, veniva fatta oggetto di registrazione per mezzo di telecamere installate dal datore di lavoro. La stessa si rivolge alla Corte di Cassazione, dopo aver subito una condanna in primo grado per furto e in secondo grado per appropriazione indebita anziché furto.
Sport e violenza: dalla sicurezza pubblica alla sicurezza personale
Nota a Cassazione, III Sez. penale Sentenza n. 3945 del 28/01/2015. Di Fabiana Belardi
La Terza sezione della Corte di cassazione ha di recente affrontato il tema degli atti violenti durante avvenimenti sportivi. Il ricorrente era stato ritenuto responsabile penalmente dal GIP ex art. 6 ter l. 401/89 (legge antiviolenza negli stadi) per essere stato trovato in possesso di artifizi pirotecnici (“razzi, bengala, fuochi artificiali, petardi, strumenti per l’emissione di fumo o di gas visibile, ovvero di bastoni, mazze, materiale imbrattante o inquinante, oggetti contundenti, o, comunque, atti ad offendere”) in occasione di una partita di calcio, pur essendo stato disposto dal questore l’obbligo di non assistere a nessuna competizione sportiva (Daspo).