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Timestamp: 2018-04-24 01:06:11+00:00
Document Index: 136454386

Matched Legal Cases: ['art. 27', 'art. 41', 'art. 40', 'art. 41', 'art. 41', 'art. 41', 'art. 41', 'art. 41', 'art. 41', 'art. 41', 'art. 41', 'art. 41']

Art. 41 codice penale: Concorso di cause
Codice penale Art. 41 codice penale: Concorso di cause
Il concorso di cause preesistenti o simultanee o sopravvenute, anche se indipendenti dall’azione od omissione del colpevole, non esclude il rapporto di causalità fra la azione od omissione e l’evento (1).
Le cause sopravvenute escludono il rapporto di causalità quando sono state da sole sufficienti a determinare l’evento (2). In tal caso, se l’azione od omissione precedentemente commessa costituisce per sé un reato, si applica la pena per questo stabilita.
Le disposizioni precedenti si applicano anche quando la causa preesistente o simultanea o sopravvenuta consiste nel fatto illecito altrui (3).
Concorso di cause: si verifica quando una pluralità di condotte o situazioni appaiono idonee a produrre l’evento dannoso realizzatosi.
Rapporto di causalità: è il legame che deve sussistere tra la condotta dell’agente e l’evento verificatosi perché possa dirsi che quest’ultimo sia riconducibile al fatto proprio dell’agente.
(1) Il comma 1 sancisce il principio dell’equivalenza delle cause, sicché quando l’agente ha posto in essere una condotta che ha efficacia causale per produrre un evento, l’imputazione a lui
del fatto non è esclusa dall’intervento dell’operatività di altri fattori causali (antecedenti, concomitanti, successivi).
(2) Quando la causa sopravvenuta (ed estranea) rispetto al fatto dell’agente è idonea da sola a determinare l’evento, il soggetto non ne risponderà in quanto, in caso contrario, verrebbe leso il principio della personalità della responsabilità penale sancita dall’art. 27 Cost.
(3) Tale comma chiarisce che le regole dettate dall’art. 41 (principio di eguaglianza delle cause: comma 1; limite di operatività del principio: comma 2) trovano applicazione non solo quando le cause antecedenti, concomitanti o sopravvenute siano circostanze naturali o fortuite, ma anche quando si tratti di comportamenti illeciti di altri soggetti.
Premesso che nessuno può essere punito per un fatto preveduto dalla legge come reato, se l’evento non è conseguenza della sua azione od omissione (art. 40), la presente norma stabilisce una presunzione di pari valenza nel concorso di una pluralità di cause che appaiono idonee a produrre l’evento (art. 41, c. 1); tale presunzione viene vinta solo dalla dimostrazione che una di esse sia stata da sola idonea a far realizzare l’evento (art. 41, c. 2), sì da far degradare le altre «cause» a mere «occasioni» dell’evento, senza alcuna propria autonoma efficienza. Dal concorso di cause, in tema di reati colposi, va tenuta distinta l’ipotesi di cooperazione nel delitto colposo [v. 113]. L’elemento differenziante va ricercato, in quest’ultimo caso, nel collegamento delle volontà dei diversi soggetti agenti. Mentre, infatti, nella cooperazione le volontà dei soggetti devono tutte confluire consapevolmente all’interno della condotta dalla quale deriva l’evento non voluto, nel caso di concorso di cause indipendenti l’evento consegue ad una mera coincidenza di azioni od omissioni, non collegate da alcun vincolo subiettivo.
Il conducente del veicolo può andare esente da responsabilità, in caso di investimento del pedone, non per il solo fatto che risulti accertato un comportamento colposo del pedone (imprudente o violativo di una specifica regola comportamentale: una tale condotta risulterebbe concausa dell'evento lesivo, penalmente non rilevante per escludere la responsabilità del conducente, ai sensi dell'art. 41, primo comma, c.p.), ma occorre che la condotta del pedone configuri, per i suoi caratteri, una vera e propria causa eccezionale, atipica, non prevista né prevedibile, che sia stata da sola sufficiente a produrre l'evento (art. 41, secondo comma, c.p.).Ciò che può ritenersi solo allorquando il conducente del veicolo investitore (nella cui condotta non sia ovviamente ravvisabile alcun profilo di colpa, vuoi generica, vuoi specifica) si sia trovato, per motivi estranei ad ogni suo obbligo di diligenza, nella oggettiva impossibilità di avvistare il pedone e di osservarne, comunque, tempestivamente i movimenti, attuati in modo rapido, inatteso, imprevedibile. Solo in tal caso, in vero, l'incidente potrebbe ricondursi eziologicamente proprio esclusivamente alla condotta del pedone, avulsa totalmente dalla condotta del conducente ed operante in assoluta autonomia rispetto a quest'ultima (riconosciuta nella specie la responsabilità dell'imputato che, alla guida di un ciclomotore, aveva investito un pedone che stava attraversando la strada non molto distante dalle strisce).
Cassazione penale sez. IV 30 gennaio 2015 n. 5866
In tema di responsabilità civile, qualora la produzione di un evento dannoso possa apparire riconducibile alla concomitanza della condotta umana e del fattore naturale, ed autonomo, rappresentato dalla pregressa situazione patologica del danneggiato, il giudice, accertata l'efficienza eziologica della condotta rispetto all'evento, in applicazione della regola di cui all'art. 41 cod. pen., deve procedere, anche con ricorso a criteri equitativi, alla valutazione della causalità giuridica di ogni singola concausa, si da delimitare l'obbligo risarcitorio dell'autore della condotta, con esclusione delle conseguenze dannose determinate dal fortuito. (Nella specie, relativa all'investimento di pedone affetto da morbo di Alzheimer, la S.C. ha ritenuto corretta la decisione con cui il giudice di secondo grado ha valutato, ai fini della liquidazione del danno patrimoniale da lucro cessante, l'incidenza concorrente di detta patologia con la causa lesiva costituita dal sinistro, apprezzando l'evoluzione propria della malattia, nonchè il suo aggravamento in ragione delle lesioni conseguenti al sinistro stradale). Cassa con rinvio, App. Bari, 10/02/2011
Anche nella materia degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali trova diretta applicazione la regola contenuta nell'art. 41 c.p., per cui il rapporto causale tra evento e danno è governato dal principio dell'equivalenza delle condizioni, secondo il quale va riconosciuta l'efficienza causale ad ogni antecedente che abbia contribuito, anche in maniera indiretta e remota, alla produzione dell'evento, mentre solamente se possa essere con certezza ravvisato l'intervento di un fattore estraneo all'attività lavorativa, che sia per sé sufficiente a produrre l'infermità tanto da far degradare altre evenienze a semplici occasioni, deve escludersi l'esistenza del nesso eziologico richiesto dalla legge (cassata, nella specie, la decisione dei giudici del merito che avevano escluso che la morte del lavoratore fosse rapportabile all'epotapatia da virus c probabilmente contratta in occasione del trattamento dell'infortunio lavorativo subito dal lavoratore deceduto, atteso che i giudici di merito, pur a fronte di specifiche e precise censure alla ctu, avevano aderito alle conclusioni dell'accertamento peritale limitandosi al mero richiamo alle conclusioni del consulente).
Anche nella materia degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali trova diretta applicazione la regola contenuta nell'art. 41 cod. pen., per cui il rapporto causale tra evento e danno è governato dal principio dell'equivalenza delle condizioni, secondo il quale va riconosciuta l'efficienza causale ad ogni antecedente che abbia contribuito, anche in maniera indiretta e remota, alla produzione dell'evento, mentre solamente se possa essere con certezza ravvisato l'intervento di un fattore estraneo all'attività lavorativa, che sia per sé sufficiente a produrre l'infermità tanto da far degradare altre evenienze a semplici occasioni, deve escludersi l'esistenza del nesso eziologico richiesto dalla legge. Cassa con rinvio, App. L'Aquila, 16/11/2007
In presenza di una condotta altamente imprudente e deliberatamente rischiosa della vittima deve essere escluso il nesso causale tra la condotta omissiva addebitata all'imputato e l'evento perché la condotta della vittima rappresenta una condizione sopravvenuta da sola sufficiente a determinare l'evento (fattispecie relativa all'accusa di omicidio colposo rivolta nei confronti del proprietario di un terreno, aperto al pubblico e non lontano dalle piste di sci, in cui era avvenuto un incidente mortale; un uomo, a bordo di una motoslitta, pur essendo a conoscenza della pericolosità del luogo per la presenza di 'inghiottitoi', vale a dire depressioni profonde del terreno non facilmente visibili, aveva cercato di saltare uno di questi ampi fossati, schiantandosi al suolo).
Cassazione penale sez. IV 02 luglio 2014 n. 36920
Le infermità e le lesioni contratte da pubblico dipendente si considerano dipendenti da fatti di servizio solo quando questi ne sono stati causa ovvero concausa efficiente (allorché connotano la genesi della malattia) e determinante, allorché i fatti di servizio assurgono a ruolo di elementi preponderanti ed idonei ad influire sul determinismo del male, nel senso che in loro difetto questo non sarebbe insorto o non si sarebbe aggravato, con esclusione di circostanze o condizioni del tutto generiche quali 'disagi e fatiche inevitabili del servizio, clima freddo ed umido ed altre tipiche circostanze connesse al servizio prestato'; pertanto, ai fini del riconoscimento della causa di servizio, occorre che l'attività lavorativa possa con certezza ritenersi, quantomeno, concausa efficiente e determinante della patologia lamentata, non potendo farsi ricorso a presunzioni di sorta e non trovando applicazione, diversamente dalla materia degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali, la regola contenuta nell'art. 41 c.p., per cui il rapporto causale tra evento e danno è governato dal principio dell'equivalenza delle condizioni.
T.A.R. Perugia (Umbria) sez. I 26 giugno 2014 n. 359
In materia di infortuni sul lavoro e malattie professionali, trova applicazione la regola contenuta nell'art. 41 cod. pen., per cui il rapporto causale tra evento e danno è governato dal principio dell'equivalenza delle condizioni, secondo il quale va riconosciuta l'efficienza causale ad ogni antecedente che abbia contribuito, anche in maniera indiretta e remota, alla produzione dell'evento, salvo che il nesso eziologico sia interrotto dalla sopravvenienza di un fattore sufficiente da solo a produrre l'evento, tale da far degradare le cause antecedenti a semplici occasioni. Rigetta, App. Sassari, 05/02/2007
Cassazione civile sez. lav. 19 giugno 2014 n. 13954