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Timestamp: 2018-02-23 20:26:06+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 125', 'art. 136', 'art. 25', 'art. 136', 'sentenza ', 'art. 327', 'art. 58', 'sentenza ', 'art. 327']

Studio Legale Mancino: Processo telematico, uso della PEC: solo il titolare risponde di malfunzionamenti
Processo telematico, uso della PEC: solo il titolare risponde di malfunzionamenti
La sentenza della Corte di Cassazione sez. lavoro affronta un argomento che negli ultimi tempi è ormai molto ricorrente e cioè l’uso della Posta Elettronica Certificata (PEC) che ormai è sempre più frequente alla luce anche delle recenti novità legislative in tema di processo civile telematico.
Nel caso di specie, difatti, il procuratore dell’appellante chiede la concessione di un ulteriore termine per le notifiche alla controparte dell’atto di appello e del pedissequo decreto di comparizione dichiarando di non essere a conoscenza del decreto di fissazione dell’udienza comunicato dalla cancelleria esclusivamente via PEC. A giustificazione delle sue ragioni il procuratore sostiene di essersi trovato nell’impossibilità di consultare la PEC in quanto non ancora in possesso della password di accesso.
Alla luce di quanto sopra sostenuto, quindi, il procuratore sostiene che la comunicazione effettuata dalla Corte d’Appello per mezzo della PEC non sarebbe valida in quanto non accompagnata da tradizionale comunicazione cartacea a mezzo di ufficiale giudiziario o via fax.
La Suprema Corte nel rigettare il ricorso cerca di fare il punto della situazione in una materia che per la verità è in continua evoluzione.
Innanzitutto l’art. 125, primo comma, c.p.c. stabilisce che tra le indicazioni che devono obbligatoriamente essere presenti nella citazione, nel ricorso, nella comparsa, nel controricorso e nel precetto vi deve essere quella dell’indirizzo di PEC del difensore comunicato al proprio ordine nonché del proprio numero di fax.
Inoltre il successivo art. 136, secondo comma, c.p.c. come sostituito dall’art. 25 della legge n. 183/2011 abilita i cancellieri ad effettuare le comunicazioni alle parti previste dalla legge ed a dare notizia di tutti quei provvedimenti per i quali viene disposta dalla legge la comunicazione utilizzando lo strumento della PEC nel rispetto della normativa dettata in tema di sottoscrizione, trasmissione e ricezione dei documenti informatici. Lo stesso art. 136 c.p.c. al terzo comma precisa che si può utilizzare la trasmissione a mezzo telefax ovvero la notifica a mezzo ufficiale giudiziario solo se non è possibile procedere telematicamente.
In concreto poi è intervenuto il D.M. n. 44/2011 che nel dettare le regole tecniche del processo telematico ha definito con maggior precisione le modalità attuative delle precedenti disposizioni chiarendo che una volta ottenuta da parte dell’ufficiale giudiziario interessato la prescritta abilitazione, ogni avvocato, dopo la necessaria comunicazione del proprio indirizzo di PEC al Ministero della Giustizia attraverso il Consiglio dell’Ordine di appartenenza, diventa il solo responsabile della gestione della propria PEC e non può invocare malfunzionamenti della stessa per contestare irregolarità di notifica.
D’altronde nel caso di specie la comunicazione del decreto di fissazione dell’udienza di prima comparizione del giudizio di appello è avvenuta regolarmente al procuratore della parte appellante a mezzo del sistema di PEC secondo le indicazioni fornite dallo stesso professionista.
Di conseguenza la Suprema Corte conclude che la Corte d’Appello correttamente ha considerato valida tale comunicazione ben interpretando l’attuale normativa vigente.
2.- Il ricorso di I.A.S. domanda la cassazione della sentenza per un unico motivo; resiste, con controricorso, illustrato da memoria, la BANCA NAZIONALE del LAVORO s.p.a., la quale, fra l'altro, eccepisce la invalidità della notifica del ricorso per cassazione, soprattutto perché avvenuta (il 6 settembre 2013) dopo la scadenza del termine semestrale previsto dall’art. 327 cod. proc. civ., nel testo risultante dalla modifica introdotta dall'ari 46, comma 17, della legge 18 giugno 2009, n. 69, applicabile nella specie ratione temporis, ai sensi dell'art. 58 della stessa legge n. 69 del 2009.
1.— Preliminarmente deve essere esaminata la eccezione di ^invalidità della notifica della notifica del presente ricorso proposta dalla controricorrente, sull'assunto della pretesa tardività della stessa perché effettuata il 6 settembre e quindi dopo la scadenza del termine di sei mesi dal deposito della sentenza (avvenuto il giorno 1 marzo 2013), previsto dall’art. 327 cod. proc. civ.
III - Esame delle censure.
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