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Timestamp: 2018-02-22 22:38:52+00:00
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Consiglio di Stato sez. V sentenza n. 3110 del 26 giugno 2017 – Appalti e clausole ostative alla partecipazione alla gara ed ‘onere d’immediata impugnazione del bando di gara – Nullità
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Consiglio di Stato sez. V sentenza n. 3110 del 26 giugno 2017
N. 03110/2017REG.PROV.COLL.
N. 08633/2016 REG.RIC.
C. P., rappresentato e difeso dall’avvocato Gianluigi Pellegrino, con domicilio eletto presso il suo studio in Roma, corso del Rinascimento, 11;
Consip s.p.a., rappresentata e difesa dall’avvocato Alberto Bianchi, con domicilio eletto presso l’avvocato Marco Selvaggi in Roma, via Nomentana, 76;
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 4 maggio 2017 il Cons. Raffaele Prosperi e uditi per le parti gli avvocati Pellegrino, e Selvaggi per delega di Bianchi;
Risulta dagli atti che con l’impugnata delibera relativa al bando di gara ID 1700 [Gara a procedura aperta per l’affidamento di servizi professionali a supporto delle attività di Consip Spa], pubblicato il 18 marzo 2016, Consip s.p.a. poneva in gara, cumulativamente, l’affidamento dei servizi di: (i)advisorystrategico; (ii) implementazione operativa delle iniziative individuate; (iii) consulenza legale.
L’avvocato C. P.- titolare di un studio legale specializzato in diritto civile, amministrativo e dei pubblici contratti – impugnava detto bando al Tribunale amministrativo del Lazio, vantando una aspettativa ad ambire, tra gli altri, gli affidamenti dei servizi di consulenza legale da parte delle stazioni appaltanti e così di Consip s.p.a., lamentando che i detti criteri di assegnazione e la formula per l’assegnazione dei punteggi economici sarebbero stati articolati in modo e a livelli tali da svilire in modo abnorme il rilievo del ribasso, che le attività prestazionali messe a gara avevano in realtà autonomia funzionale e organizzativa e che pertanto non era giustificata la scelta di strutturare l’offerta di gara in un unico cumulativo lotto; e ancora dolendosi dell’indeterminatezza dell’oggetto del contratto-quadro, che restava variabile in ragione delle singole prestazioni a seconda delle necessità e con una serie numericamente limitata di ipotesi per l’aggiudicatario di esentarsi dalle prestazioni, prestazioni da definirsi solo in caso di accettazione della singola occasione nel corso dei trentasei mesi totali del rapporto, mentre i requisiti erano commisurati ad una base d’asta pari ad €. 23.775.000,00 al netto dell’iva.
La sentenza 27 settembre 2016, n. 9952 del Tribunale amministrativo del Lazio, che respingeva il ricorso, esaminava dapprima l’eccezione di inammissibilità per difetto di interesse riguardo all’asserito onere di immediata impugnazione del bando di gara, che riteneva infondata perché le clausole della lex specialis prevedevano requisiti di partecipazione ex se ostativi all’ammissione dell’interessato e si configuravano come immediatamente escludenti. Rilevava che l’avvocato Calcioli non possedeva i requisiti di ammissione prescritti per conseguenza della mancata suddivisione in lotti, impedendo in buona sostanza la legge di gara l’immediata partecipazione degli studi legali rispetto alle società di advisory.
Nel merito la sentenza, rilevato che il nucleo della controversia risiedeva nel verificare se il servizio di advisory strategico e il servizio di supporto legale fossero scindibili; quindi se, in adempimento all’art. 2, comma 1–bis d.lgs. n. 163 del 2006 (applicabile ratione temporis alla fattispecie), andavano aggiudicati mediante lotti separati, o comunque mediante distinte procedure di selezione.
In effetti – assume la sentenza – l’affidamento delle commesse pubbliche dovrebbe essere ormai caratterizzato da un accentuato favor per le piccole e medie imprese(c.d. PMI) [oggi compiutamente disciplinato dal nuove codice degli appalti pubblici, d.lgs. n. 50 del 2016], giusta l’art. 2, comma 1–bis d.lgs. n. 163 del 2006, come modificato dal d.-l. 6 luglio 2012, n. 95 (Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini), convertito dalla l. 7 agosto 2012, n. 135, previsione che non elide la discrezionalità della stazione appaltante nella determinazione del contenuto del bando di gara: questa inerisce al merito dell’azione amministrativa e si sottrae al sindacato del giudice amministrativo, salva la manifesta irragionevolezza o irrazionalità; la regola vale anche per la scelta di suddividere l’appalto in lotti.
Con appello in Consiglio di Stato proposto il 7 novembre 2016, l’avvocato C. P.impugna la sentenza e solleva censure in primo luogo sul mancato frazionamento in lotti funzionali – procedura un tempo seguita – corrispondenti a prestazioni differenti facenti capo a distinte professionalità, attesa l’evidente eterogeneità di quanto richiesto: questa eterogeneità poi porta all’inevitabile indeterminatezza dell’oggetto del contratto da stipulare pur esaurita la procedura di gara.
L’avvocato C. P.conclude per l’accoglimento dell’appello con vittoria di spese.
Consip s.p.a. si è costituita in giudizio spiegando appello incidentale, notificato il 7 dicembre 2016, dove sostiene l’inammissibilità del ricorso perché il ricorrente non aveva partecipato alla gara; e per la carenza dei requisiti di partecipazione alla gara quanto a fatturato richiesto e competenze professionali, posto che il Calcioli ha dichiarato di essere attivo prevalentemente nel settore civile e amministrativo, soprattutto in ambito sanitario e previdenziale e nell’ambito del diritto d’autore, quindi senza una sua attività specifica nell’interessato campo dei contratti pubblici; e ancora, perché censurando il collegamento, nelle gare per lotti separati, tra i servizi di advisory strategico e quelli consulenza legale si sollevano questioni che sono attinenti a scelte amministrative, del tutto discrezionali.
Oggetto della controversia è l’impugnazione del bando di gara ID 1700 [Gara a procedura aperta per l’affidamento di servizi professionali a supporto delle attività di Consip Spa], pubblicato il 18 marzo 2016 di Consip s.p.a. di indizione della gara, ai sensi del d.lgs. n. 163 del 2006, per l’affidamento – per 36 mesi prorogabili per altri 12 e con base di gara di € 23.775.000,00 oltre Iva – di alcuni di servizi, individuati come: (i)advisory strategico; (ii)implementazione operativa delle iniziative individuate; (iii) consulenza legale.
Il Tribunale amministrativo del Lazio, con la sentenza II, 27 settembre 2016, n. 9952 qui appellata, respingeva il ricorso dell’avvocato Filippo Calcioli, pur ritenendolo ammissibile nella parte diretta contro le clausole sulla partecipazione alla gara perché di loro obiettivamente ostative e così considerando irrilevante la mancata presentazione della domanda di partecipazione; ma comunque giudicandolo infondato nel merito, perché le censure investivano il mancato frazionamento in lotti delle varie prestazioni dal carattere differente e la richiesta di requisiti, in specie di fatturato, asseriti come abnormi. Infatti, per la sentenza, in buona sostanza le determinazioni amministrative censurate attenevano alla discrezionalità propria delle stazioni appaltanti, il cui esercizio nel caso appariva giustificato dal mantenere in proprio supporto un quadro articolato di attività professionali organizzate in forma imprenditoriale, al fine di agire armonicamente sui tre ambiti di intervento in cui attualmente la stessa Consip opera, obiettivo difficilmente perseguibile tramite singoli conferimenti di incarichi fiduciari, legati a necessità momentanee.
Infondato è anche il secondo motivo dell’appello incidentale di Consip s.p.a., che sostiene l’inammissibilità del primo ricorso per carenza di interesse perché l’avvocato Calcioli sarebbe estraneo alle competenze richieste ed attivo in tutt’altri campi del diritto amministrativo.
Le prestazioni poste in gara sono di natura intellettuale; ma l’“appaltatore” può sentirsi negare il singolo affidamento pur appartenente al “blocco” appaltato, così come egli stesso può entro un certo limite non accettare determinati affidamenti ed ancora il 20% del corrispettivo e conseguibile in esito ad un ulteriore negoziazione connessa ai risultati.
Data la dominanza di questo divieto, restano qui assorbite le rammentate censure del Calcioli concernenti l’incertezza, seppur parziale, delle prestazioni o sul 20% del corrispettivo d’aggiudicazione, condizionati alla futura negoziazione degli obiettivi di risultato aziendale di Consip, nonché circa la riserva del committente, e senza limiti di valore, di concludere specifici accordi a corpo, con corrispettivi da negoziare tra le medesime parti.
Consiglio di Stato sez. III sentenza n. 3145 del 27 giugno 2017 – Appalti di apparecchi medicamentali e interpretazione della lex specialis – Definizione di dispositivo medico e di accessorio