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Timestamp: 2020-08-06 13:39:03+00:00
Document Index: 47549423

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 7', 'sentenza ', 'art. 4', 'sentenza ', 'art. 7', 'art. 157', 'art. 7', 'art. 2', 'art. 9', 'art. 8', 'art. 2', 'art. 370', 'art. 4', 'sentenza ', 'art. 23', 'sentenza ', 'art. 8', 'art. 7', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 4', 'sentenza ', 'art. 2']

STRISCE BLU: MULTA INVALIDA SE NELL’AREA NON SI TROVANO SPAZI A SOSTA LIBERA.. - Asaps.it Il Portale della Sicurezza Stradale
Responsabilità automobilistica 13/01/2007
Sentenze in materia di responsabilità civile, penale, amministrativa - STRISCE BLU: MULTA INVALIDA SE NELL’AREA NON SI TROVANO SPAZI A SOSTA LIBERA
STRISCE BLU: MULTA INVALIDA SE NELL’AREA NON SI TROVANO SPAZI A SOSTA LIBERA
Non è obbligatorio pagare il ticket della sosta se il Comune non ha creato, nelle adiacenze degli spazi blu a pagamento, superfici di libero parcheggio. A questa conclusione, anticipata da qualche giudice di pace particolarmente attento ai problemi di equità nell’uso delle strade (es. Giudice di pace di Roma, sentenza 22 marzo 2006 nr. 16237) sono giunte le Sezioni Unite della Cassazione, massimo organo della giustizia civile, con la sentenza 9 gennaio 2007, nr. 116.
A salire però fino in cima, tutti i gradini della giurisdizione, è stato un avvocato sardo, di Quartu Sant’Elena, che destinatario di numerose sanzioni per sosta senza ticket aveva fatto ricorso al Giudice di pace di Cagliari, competente per territorio. Nel ricorso, l’avvocato non si era perso in preamboli sollevando un problema di equità, apprezzabile per senso civico, prima ancora che per conformità alle leggi: come avrebbe potuto parcheggiare senza essere costretto a lasciare l’obolo al Comune, se lo spazio a sosta libera si trovava in una zona lontanissima? Che in quanto automobilista dovesse fruire di una simile alternativa, per l’avvocato, non rappresentava una semplice petizione di equità pubblica, ma un diritto sancito dalla legge e più precisamente dal codice della strada. Letto l’art. 7 del codice, quindi, il giudice con sentenza del 3 luglio del 2002, gli aveva dato ragione ed annullato i verbali, illegittimi non in sé, ma di riflesso all’illegittimità della delibera con la quale la Giunta municipale aveva stabilito di istituire tutti quei parcheggi a pagamento. La norma in questione sancisce che il Comune può certamente istituire parcheggi a pagamento, ma deve garantirne altrettanti gratuitamente nella stessa zona. Una regola di buona gestione che può essere superata solo nelle zone pedonali, in quelle a traffico limitato o quelle classificate, con tanto di delibera del Comune, di particolare interesse urbanistico. Ma, nel procedimento di Cagliari non era stato nemmeno ben provato che l’auto multata si trovasse in zona “A”, cioè in area di particolare interesse urbanistico.
Il Comune ha preferito ricorrere in Cassazione che respingendo il ricorso ha riaffermato due principi di diritto e di ragionevolezza:
1. il principio per il quale il giudice civile cui viene chiesto l’annullamento della sanzione amministrativa, pur non potendo criticare le scelte della pubblica amministrazione può incidentalmente disapplicare i provvedimenti ritenuti illegittimi che stanno a monte della sanzione (nel medesimo senso, con riferimento all’art. 4, comma 8, del codice della strada approvato con d.p.r. 15 giugno 1959 n. 393, si sono già pronunciate queste Sezioni Unite, con la sentenza n. 6348 del 4 dicembre 1984 n. 6348, secondo cui, in ipotesi di irrogazione di sanzione pecuniaria per la sosta di autoveicolo senza l’osservanza delle fasce orarie, fissate nella relativa zona da ordinanza del sindaco, il controllo del giudice ordinario nel giudizio di opposizione avverso l’ordinanza-ingiunzione irrogativi della sanzione, se resta escluso con riguardo alle valutazioni di merito attinenti all’esercizio del potere discrezionale dell’amministrazione, deve ritenersi consentito con riguardo agli eventuali vizi di legittimità del provvedimento medesimo (sia pure al limitato fine della sua disapplicazione) come quello consistente nella violazione dell’obbligo di istituire zone di parcheggio gratuito e libero in prossimità di aree in cui venga vietata la sosta o previsto il parcheggio solo a pagamento).
2. Il principio per il quale, ai sensi dell’art. 7 cod. strad. il Comune ha l’obbligo di istituire per quanti posti messi a pagamento altrettanti posti, nelle immediate vicinanze, a sosta gratuita. Restano escluse dall’applicazione di questa proporzione le zone pedonali, quelle a traffico limitato e quelle di particolare pregio (le quali però devono essere qualificate come tali conformemente al decreto del Ministero dei Lavori Pubblici 2 aprile 1968, n. 144).
Sezione Unite, 9 gennaio 2007, n. 116
Con ricorso depositato il 30 novembre 2001 presso la Cancelleria del Giudice di Pace di Cagliari l’Avv. G. S. per sé e per la moglie B. P. si opponeva all’intimazione di pagamento di alcune sanzioni applicate dal Comando della Polizia Municipale del Comune di Quartu Sant’Elena per ripetute violazioni all’art. 157 CdS (parcheggio dell’autovettura di proprietà della P., utilizzata dal S., in zona a pagamento senza l’esposizione del tagliando attestante il pagamento delle somme dovute per la sosta). Il ricorrente chiedeva che venissero dichiarati nulli ed inefficaci tutti i verbali di accertamento e di contestazione notificatigli per manifesta nullità delle delibere della Giunta Municipale e delle ordinanze del Sindaco di Quartu adottate in materia di parcheggi a pagamento nel centro cittadino, nullità derivante dalla mancata previsione di adeguate aree destinate al libero parcheggio, come previsto dal comma 8 dell’art. 7 Cds.
Il Comune di Quartu S.E. eccepiva l’incompetenza del giudice a deliberare in materia di dichiarazione di illegittimità di atti amministrativi, quali la istituzione di aree di parcheggio e, nel merito, sosteneva che la zona di parcheggio rientrava tra quelle definite A) dall’art. 2 del D.M. 2 aprile 1968 n. 144, emanato dal Ministro dei Lavori Pubblici.
b) che le delibere istitutive dei parcheggi a pagamento dovevano essere disapplicate per aver ignorato il disposto dell’art. 9 della legge 3 maggio 1967 n. 317, non essendo stati previsti parcheggi liberi nelle immediate vicinanze dell’area interessata;
c) che erano inoltre state emanate ordinanze del Sindaco di Quartu S.E., istitutive di ulteriori parcheggi a pagamento, nel periodo dal 18 maggio 1994 al 2 marzo 2001, in nessuna delle quali era stato tenuto conto del dettato dell’art. 8 CdS (salvo che nell’ordinanza n. 110 del 6 giugno 1994 che aveva previsto l’istituzione di un parcheggio libero in una zona lontanissima);
d) che l’assunto del Comune, secondo cui le strade e le piazze interessate rientravano nella zona definibile come A ai sensi dell’art. 2 del Decreto del Ministro dei lavori pubblici 2 aprile 1968 n. 144, non poteva essere condiviso, in mancanza di riscontri documentali.
G. S. e M. B. P. hanno resistito con controricorso ed hanno depositato una memoria, pervenuta in cancelleria per posta il 9 giugno 2006.
1. Il controricorso è improcedibile, essendo stato depositato (mediante spedizione a mezzo posta effettuata il 27 gennaio 2003) oltre il termine di venti giorni dalla notificazione (avvenuta il 5 dicembre 2002), prescritto dall’art. 370 C.P.C.
2. Con il primo mezzo d’impugnazione il ricorrente lamenta violazione e falsa applicazione dell’art. 4, primo comma, lettera b del D.P.R. 15 giugno 1959 n. 393, e succ. mod., nonché insufficiente, omessa e contraddittoria motivazione, lamentando che la sentenza impugnata non aveva considerato come il provvedimento erroneamente ritenuto affetto da vizi avesse inteso tutelare le esigenze dei servizi di sosta a pagamento, né che il pubblico interesse può (non) coincidere con l’interesse di uno o più soggetti senza che ciò valga ad incidere sull’aspetto pubblicistico dell’interesse tutelato con il provvedimento amministrativo.
3. Con il secondo motivo il ricorrente denuncia difetto di giurisdizione, nonché violazione e falsa applicazione dell’art. 23, terz’ultimo coma, della legge 24 novembre l981 n. 689, nel suo coordinamento con gli artt. 4 e 5 della legge 20 marzo 1865 n. 22 48, all. E.
4 . Con il terzo motivo si deduce la nullità della sentenza impugnata, in base alle medesime considerazioni svolte con il motivo precedente, con riferimento alla parte della motivazione che contesta la corretta individuazione delle aree del centro storico da parte del Comune di Quartu S.E..
Il Giudice di pace di Cagliari ha disapplicato le delibere della Giunta comunale e le ordinanze del Sindaco istitutive dei parcheggi a pagamento riguardanti le contestate infrazioni perché esse (delibere n. 1469 del 21.8.1989, n. 1424 del 16.9.1991 e n. 621 dell’11.5.1994, nonché una serie di ordinanze del Sindaco comprese tra il periodo 18.5.1994 - 2.3.2001) non prevedevano la istituzione di parcheggi liberi né davano atto della preesistenza di tali parcheggi, in violazione dell’art. 8 CdS.
Evidentemente si voleva fare riferimento all’art. 7, comma 8 CdS. secondo cui "Qualora il comune assuma l’esercizio diretto del parcheggio con custodia o lo dia in concessione ovvero disponga l’installazione dei dispositivi di. controllo di durata della sosta di cui al comma 1, lettera f), su parte della stessa area o su altra parte nelle immediate vicinanze, deve riservare
una adeguata area destinata a parcheggio rispettivamente senza custodia o senza dispositivi di controllo di durata della sosta. Tale obbligo non sussiste per le zone definite a norma dell’art. 3 "area pedonale" e "zona a traffico limitato, nonché per quelle definite "A" dall’art. 2 del decreto del Ministro dei lavori pubblici 2 aprile 1968 n. 1444 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 97 del 16 aprile 1968, e in altre zone di particolare rilevanza urbanistica, opportunamente individuate e delimitate dalla giunta nelle quali sussistano esigenze e condizioni particolari di traffico".
Il Giudice di pace ha osservato anche che solo l’ordinanza n. 110 del 6 giugno 1994 aveva previsto l’istituzione di un parcheggio libero, ma questo era situato in zona lontanissima dall’area riguardante le contestate violazioni. Né poteva ritenersi, secondo il medesimo giudice, che l’obbligo di riservare un’adeguata area destinata a parcheggio libero non sussistesse con riferimento ai casi esaminati, in quanto i parcheggi rientravano nella zona definita "A" dall’art. 2 del decreto del Ministro del Lavoro (più esattamente, dei Lavori Pubblici) 2 aprile 1968, perché il Comune non aveva mai definito come tale l’area in questione né aveva prodotto documentazione da cui risultasse che le strade di cui si trattava rientrassero in agglomerati urbani di particolare valore storico o di particolare pregio ambientale.
Osserva il Collegio che, in tal modo, il giudice di merito non ha esercitato un inammissibile controllo su scelte di merito rimesse all’esercizio del potere discrezionale dell’amministrazione, ma ha solo rilevato vizi di legittimità dei provvedimenti amministrativi istitutivi delle zone di parcheggio a pagamento, consistenti nella violazione dell’obbligo di prevedere anche aree di parcheggio libero. Nel medesimo senso, con riferimento all’art. 4, coma e , del codice della strada approvato con d.P.R. 15 giugno 1959 n. 393, si sono già pronunciate queste Sezioni Unite, con la sentenza n. 6348 del 4 dicembre 1984 n. 6348, secondo cui, in ipotesi di irrogazione di sanzione pecuniaria per la sosta di autoveicolo senza l’osservanza delle fasce orarie, fissate nella relativa zona da ordinanza del sindaco, il controllo del giudice ordinario nel giudizio di opposizione avverso l’ordinanza-ingiunzione irrogativi della sanzione, se resta escluso con riguardo alle valutazioni di merito attinenti all’esercizio del potere discrezionale dell’amministrazione, deve ritenersi consentito con riguardo agli eventuali vizi di legittimità del provvedimento medesimo (sia pure al limitato fine della sua disapplicazione) come quello consistente nella violazione dell’obbligo di istituire zone di parcheggio gratuito e libero in prossimità di aree in cui venga vietata la sosta o previsto il parcheggio solo a pagamento.
Sul punto il ricorrente non ha formulato specifiche censure deducendo vizi di violazione di legge né ha lamentato difetto di motivazione in relazione al possesso in concreto, da parte delle aree interessate, dei caratteri necessari per rientrare nella zona definita "A" dell’art. 2 citato.
6. I1 ricorso deve essere, pertanto, rigettato. Nulla per le spese del giudizio di cassazione in considerazione dell’esito del ricorso e dell’improcedibilità del controricorso.
Depositata in Cancelleria il 9 gennaio 2007