Source: https://www.giurdanella.it/2014/11/14/cassazione-comunicazioni-via-pec-e-decorrenza-del-termine-per-impugnare/
Timestamp: 2020-05-28 01:06:21+00:00
Document Index: 62477542

Matched Legal Cases: ['art. 325', 'art. 133', 'art. 45', 'art. 325', 'art. 348', 'art. 348', 'art. 13', 'art. 1', 'art. 13', 'art. 13', 'sentenza ', 'art. 348', 'art. 348', 'art. 348']

Cassazione: comunicazioni via PEC e termini per impugnare
GOOGLENEWS, Processo amministrativo − 14 Novembre 2014 di Redazione
Cassazione: comunicazioni via PEC e decorrenza del termine per impugnare
contributo unificato, Corte di Cassazione, PCT - Processo Civile Telematico, pec, processo civile
Comunicazioni di cancelleria via PEC e decorrenza del termine breve per impugnare
Il termine breve per le impugnazioni decorre solo in caso di atto di impulso di controparte. E dunque, la comunicazione, da parte della cancelleria, del testo integrale del provvedimento depositato non è in ogni caso idonea a far decorrere i termini per le impugnazioni di cui all’art. 325 cod. proc. civ..
Il regime alternativo di introduzione dell’impugnazione non è stato dunque innovato, di per sé solo almeno, dalla sostituzione della comunicazione per estratto o del solo dispositivo con la comunicazione, ove fosse poi integrale, del documento via p.e.c., intendendosi anzi “neutralizzare gli effetti della generalizzazione della modalità telematica della comunicazione, se integrale, di qualunque tipo di provvedimento, ai fini della normale decorrenza del termine breve per le impugnazioni solo in caso di atto di impulso di controparte”.
Questo il principio di diritto stabilito dalla Corte di Cassazione, con ordinanza depositata il 5 novembre:
La novella del secondo comma dell’art. 133 cod. proc. civ., di cui all’art. 45, co. 1, lett. b), del d.l. 24 giugno 2014, n. 90, convertito con modificazioni dalla legge 11 agosto 2014 n. 114, secondo cui la comunicazione, da parte della cancelleria, del testo integrale del provvedimento depositato non è idonea a far decorrere i termini per le impugnazioni di cui all’art. 325 cod. proc. civ., è finalizzata a neutralizzare gli effetti della generalizzazione della modalità telematica della comunicazione, se integrale, di qualunque tipo di provvedimento, ai fini della normale decorrenza del termine breve per le impugnazioni solo in caso di atto di impulso di controparte; la novella stessa non incide peraltro, lasciandole in vigore, sulle norme processuali, derogatorie e speciali (come l’art. 348 – ter, comma terzo, cod. proc. civ., nella parte in cui fa decorrere il termine ordinario per proporre il ricorso per cassazione avverso il provvedimento di primo grado dalla comunicazione dell’ordinanza che dichiara l’inammissibilità dell’appello ai sensi dell’art. 348-bis cod. proc. civ.), che ancorino la decorrenza del termine breve di impugnazione alla mera comunicazione di un provvedimento da parte della cancelleria, restando irrilevante che la comunicazione sia integrale o meno.
Compensazione delle spese di giudizio e ulteriore importo dovuto a titolo di contributo unificato
La Corte ha altresì stabilito, sul pagamento del contributo unificato, che “nonostante la disposta compensazione (e mancando sul punto ogni discrezionalità: Cass. 14 marzo 2014, n. 5955), deve trovare applicazione l’art. 13 comma 1-quater del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, inserito dall’art. 1, comma 17, della l. 24 dicembre 2012, n. 228, in tema di contributo unificato per i gradi o i giudizi di impugnazione: ai sensi di tale disposizione, il giudice dell’impugnazione è vincolato, pronunziando il provvedimento che la definisce, a dare atto – senza ulteriori valutazioni discrezionali – della sussistenza dei presupposti (rigetto integrale o inammissibilità o improcedibilità dell’impugnazione) per il versamento, da parte dell’impugnante soccombente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l’impugnazione da lui proposta, a norma del comma 1-bis del medesimo art. 13″.
“Non vi è altra scelta – conclude la Corte – anche nel presente caso e nonostante la disposta compensazione delle spese del giudizio di legittimità, che dare atto della dichiarazione d’inammissibilità del ricorso, quale presupposto per il versamento, da parte della ricorrente principale ed ai sensi dell’art. 13, comma 1-quater, d.P.R. 115/02 come modif. dalla l. 228/12, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, in misura pari a quello dovuto per il ricorso principale”.
Di seguito, le motivazioni dell’ordinanza della Corte.
Suprema Corte di Cassazione, sezione VI civile
Ordinanza del 5 novembre 2014 n. 23526
III.1. Infatti, in nessun luogo della relazione è asserito – e tanto meno, quindi, falsamente, come con affermazioni esse sì avulse dalla verità processuale più volte ripete la ricorrente nella memoria difensiva – che l’ordinanza di inammissibilità della corte di appello sia stata notificata. Al contrario, con tutta evidenza invece nella relazione si legge, quale motivo di inammissibilità del ricorso avverso la sentenza di primo grado, che era stato “documentato dal controricorrente essere avvenuta la comunicazione, via p.e.c., dell’ordinanza di inammissibilità dell’appello fin dal 7.6.13, a fronte del dispiegamento del ricorso per cassazione non prima del 9.10.13″.
– è manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 348-ter, comma terzo, cod. proc. civ. in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, nella parte in cui fa decorrere il termine ordinario per proporre il ricorso per cassazione avverso il provvedimento di primo grado dalla comunicazione dell’ordinanza che dichiara l’inammissibilità dell’appello ai sensi dell’art. 348-bis cod. proc. civ.:
a) in primo luogo, perché l’ordinamento prevede già da tempo numerosi altri analoghi casi di decorrenza del termine di impugnazione dalla mera comunicazione di un provvedimento;
b) in secondo luogo, perché il provvedimento da impugnare non è quello oggetto di comunicazione, ma quello di primo grado, compiutamente conosciuto dall’appellante fin da tempo di molto anteriore alla comunicazione stessa;
c) in terzo luogo, perché il termine ordinario comunque non decorrerebbe, in estensione delle conclusioni già raggiunte per fattispecie analoghe, ove in concreto fosse del tutto impossibile ricavare dalla comunicazione trattarsi di ordinanza resa ai sensi dell’art. 348-bis cod. proc. civ. e, in quanto tale, idonea a far decorrere il termine ordinario suddetto avverso il provvedimento di primo grado;
d) in quarto luogo, perché l’appello non è oggetto di garanzia costituzionale ed il relativo grado di giudizio è affetto da crescenti criticità, sicché è coerente con un tentativo di recupero di funzionalità del sistema la semplificazione del relativo processo ed il mantenimento di un livello di garanzia – mediante il ricorso per cassazione diretto contro la sola pronuncia di primo grado – ancorato a requisiti, anche temporali, di ammissibilità che sono sì rigorosi, ma tutt’altro che in grado di impedire, sia pure a prezzo di un modesto maggior impegno dell’interessato, l’esercizio del diritto di difesa.
IV. 4. Non è infatti nuova, nel vigente ordinamento processuale, la previsione della decorrenza di termini perentori per impugnare ancorata alla mera comunicazione del provvedimento che ne sarebbe oggetto, come nel caso del termine per proporre:
IV. 5. Ora, pare evidente al Collegio che la specialità di tali disposizioni – in virtù di principi generalissimi in tema di conflitto apparente tra norme (per i quali lex generalis posterior non derogai legi speciali anteriori) – rimane allora ferma, per la persistente preminenza delle valutazioni legislative speciali della prevalenza della conoscenza suscitata dall’iniziativa dell’ufficio sull’atto di impulso di controparte.
IV. 6. In conclusione, va applicato il seguente principio di diritto:
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