Source: https://www.guidelegali.it/sentenze-in-penale-principi-generali/incostituzionalita-art-275-comma-3-cpp-in-relazione-all-art-416-bis-cp-custodia-cautelare-6089.aspx?catid=31
Timestamp: 2019-12-06 05:52:49+00:00
Document Index: 158059074

Matched Legal Cases: ['art 275', 'art 416', 'art 275', 'art 416', 'sentenza ', 'art 275', 'art. 2', 'art. 275', 'art. 416', 'art. 3', 'art. 13', 'art. 27', 'art. 275', 'sentenza ', 'art. 51', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 275', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 12', 'sentenza ', 'art. 275', 'art. 416', 'art. 7', 'art. 5']

Incostituzionalità art 275 ,comma 3 cpp in relazione all'art 416 bis cp custodia cautelare (Penale) - GuideLegali.it
Incostituzionalità art 275 ,comma 3 cpp in relazione all'art 416 bis cp custodia cautelare
Corte Costituzionale sentenza 53 del 2013 incostituzionalità art 275 comma 3 codice di procedura penale
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" dichiara l’illegittimità costituzionale dell’articolo 275, comma 3, secondo periodo, del codice di procedura penale, come modificato dall’art. 2, comma 1, del decreto-legge 23 febbraio 2009, n. 11 (Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonché in tema di atti persecutori), convertito, con modificazioni, dalla legge 23 aprile 2009, n. 38, nella parte in cui – nel prevedere che, quando sussistono gravi indizi di colpevolezza in ordine ai delitti commessi avvalendosi delle condizioni previste dall’articolo 416-bis del codice penale ovvero al fine di agevolare l’attività delle associazioni previste dallo stesso articolo, è applicata la custodia cautelare in carcere, salvo che siano acquisiti elementi dai quali risulti che non sussistono esigenze cautelari – non fa salva, altresì, l’ipotesi in cui siano acquisiti elementi specifici, in relazione al caso concreto, dai quali risulti che le esigenze cautelari possono essere soddisfatte con altre misure."
SENTENZA N. 57 -ANNO 2013
L’art. 275, comma 3, cod. proc. pen., conclude il rimettente, nell’imporre necessariamente l’applicazione della custodia cautelare in carcere all’autore di un delitto commesso avvalendosi delle condizioni previste dall’art. 416-bis cod. pen., impedirebbe al giudice di valutare se nel caso concreto risultino elementi specifici che facciano ritenere altrettanto idonee misure meno afflittive. La norma censurata sarebbe quindi in contrasto con l’art. 3 Cost., «sia per l’irragionevole parificazione di situazioni tra loro diverse (all’interno delle ipotesi per le quali la presunzione assoluta opera) che per l’altrettanto irragionevole disparità di trattamento tra soggetti che esprimano il medesimo grado di pericolosità sociale»; con l’art. 13 Cost., «per la lesione dell’affermato principio del minor sacrificio possibile al bene della libertà personale»; con l’art. 27, secondo comma, Cost., «in quanto l’applicazione della custodia in carcere in mancanza di una effettiva e concreta esigenza cautelare costituisce una indebita anticipazione di una pena prima ancora di un giudiziale definitivo accertamento della responsabilità penale».
Il rimettente riferisce di essere investito dell’appello presentato dalla difesa avverso l’ordinanza del 27 giugno 2011, con la quale il Giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Lecce aveva rigettato l’istanza di revoca della custodia cautelare in carcere o di sostituzione con gli arresti domiciliari. Su appello dell’indagato, il tribunale del riesame aveva sostituito la misura originariamente applicata con quella degli arresti domiciliari, ma non aveva accolto l’istanza di revoca della prima. La decisione del tribunale del riesame era stata impugnata con ricorso per cassazione sia dal pubblico ministero, lamentando la violazione dell’art. 275, comma 3, cod. proc. pen., sia dalla difesa, che aveva denunciato il vizio di motivazione sull’attualità delle esigenze cautelari. La Corte di cassazione aveva accolto entrambi i ricorsi e aveva censurato l’ordinanza impugnata per aver «disatteso la presunzione iuris et de iure di adeguatezza della coercizione intramuraria», ritenendo irrilevante, nel caso di specie, l’eccezione di illegittimità costituzionale proposta dalla difesa, dato il carattere preliminare della decisione sulla sussistenza delle esigenze cautelari.
Il giudice rimettente afferma di dover procedere a un nuovo scrutinio dell’impugnazione dell’ordinanza reiettiva dell’istanza di revoca o di sostituzione della custodia cautelare in carcere, precisando, per un verso, che l’indagato aveva sostenuto la sopravvenuta insussistenza di qualsiasi esigenza cautelare, e, per altro verso, che la Corte di cassazione aveva disatteso la tesi difensiva dell’applicabilità degli arresti domiciliari nella fase successiva all’adozione della misura cautelare carceraria. Dovendosi uniformare alla sentenza di annullamento, il Tribunale del riesame di Lecce afferma di non potere, «in presenza di residue esigenze cautelari anche di minimo grado, adottare in relazione ai delitti di cui all’art. 51, commi 3 bis e 3 quater c.p.p., misure cautelari diverse da quella della custodia in carcere».
4.2.– Più di recente, questa Corte ha avuto occasione di chiarire che «le presunzioni assolute, specie quando limitano un diritto fondamentale della persona, violano il principio di eguaglianza, se sono arbitrarie e irrazionali, cioè se non rispondono a dati di esperienza generalizzati, riassunti nella formula dell’id quod plerumque accidit» (così, ex plurimis, la sentenza n. 139 del 2010). In particolare, secondo la Corte, l’irragionevolezza della presunzione assoluta si può cogliere tutte le volte in cui sia “agevole” formulare ipotesi di accadimenti reali contrari alla generalizzazione posta a base della presunzione stessa (sentenza n. 41 del 1999), e una irragionevolezza del genere è stata riscontrata rispetto alla presunzione assoluta dell’art. 275, comma 3, cod. proc. pen., nella parte in cui era riferita ad alcuni delitti a sfondo sessuale (sentenza n. 265 del 2010), all’omicidio volontario (sentenza n. 164 del 2011), all’associazione finalizzata al traffico di stupefacenti (sentenza n. 231 del 2011), all’associazione per delinquere realizzata allo scopo di commettere i delitti previsti dagli artt. 473 e 474 cod. pen. (sentenza n. 110 del 2012) e anche rispetto alla presunzione assoluta dell’art. 12, comma 4-bis, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), relativa ad alcune figure di favoreggiamento delle immigrazioni illegali (sentenza n. 331 del 2011).
5.– Alle indicazioni offerte dalle parziali declaratorie di illegittimità costituzionale dell’art. 275, comma 3, cod. proc. pen. si sono ricollegati i giudici rimettenti nel censurare il regime di presunzione assoluta relativo ai delitti commessi avvalendosi del cosiddetto “metodo mafioso” e ai delitti commessi al fine di agevolare le attività delle associazioni previste dall’art. 416-bis cod. pen. La prospettazione delle censure è, inoltre, argomentata sulla base degli indirizzi formatisi nella giurisprudenza comune a proposito dell’art. 7 del decreto-legge n. 152 del 1991, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 203 del 1991, che configura come circostanze aggravanti le medesime fattispecie cui l’art. 5 dello stesso decreto-legge n. 152 del 1991 ha ricollegato la presunzione di adeguatezza della sola custodia cautelare in carcere.
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