Source: https://www.geropa.it/2018/04/
Timestamp: 2018-11-21 10:04:00+00:00
Document Index: 73060514

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 1', 'art. 19', 'art. 24', 'art. 57', 'art. 138', 'art. 139', 'art. 43', 'art. 139', 'art. 148', 'art. 139', 'art. 140', 'art. 139', 'art. 140', 'art. 140']

aprile 2018 - Geropa Srl - Gestione Entrate e Riscossione Entrate Locali ' : ''; var month = [1,2,3,4,5,6,7,8,9,10,11,12]; var month2 = ["Jan","Feb","Mar","Apr","May","Jun","Jul","Aug","Sep","Oct","Nov","Dec"]; var day = postdate.split("-")[2].substring(0,2); var m = postdate.split("-")[1]; var y = postdate.split("-")[0]; for(var u2=0;u2
In tema di tassa per lo smaltimento rifiuti la Corte di Cassazione, con sentenza n. 457/2018, nel pronunciarsi sull’articolo 72 del d lgs 507/93, stabilisce che in caso di modifica di elementi strutturali del rapporto tributario, è necessario procedere mediante notifica di apposito accertamento, non essendo possibile per l’ente impositore procedere a una sorta di iscrizione d’ufficio.
Si attribuisce in un certo qual modo ai Comuni, facoltà eccezionale di procedere direttamente alla liquidazione della tassa sulla base dell’anno precedente, purché sulla base di dati ed elementi già acquisiti e non soggetti ad alcuna modificazione o variazione. Pertanto, salvo il caso di omessa denuncia o incompleta dichiarazione da parte del contribuente, non occorre la preventiva notifica di un atto di accertamento (Cass 22248/15).
Pertanto, le cosiddette “iscrizioni d’ufficio” effettuate sulla base di elementi acquisiti allo sportello dagli utenti che ad esempio vendono l’immobile a un nuovo proprietario o che lo affittano a un conduttore o in caso di movimentazioni di residenza anagrafica, non legittimano l’emissione di un avviso di pagamento per la liquidazione della tassa nei confronti del nuovo utente, bensì rappresentano elementi a fondamento della notifica di un avviso di accertamento per omessa dichiarazione.
Fattispecie da non sottovalutare, perché se si considera che l'avviso di pagamento, così formulato, potenzialmente muove il suo cammino verso la riscossione coattiva per essere neutralizzato in pochi attimi da un vizio di origine della pretesa. E’ altrettanto noto che l’accertamento nei tributi locali per omissione dell’obbligo dichiarativo necessita di una attesa lunga, collocata per la tari al 30 giugno dell’anno successivo, con effetti finanziari sulla gestione negativi per il blocco implicito della possibilità di bollettazione.
La legge 147/2013 colloca la dichiarazione Tari nei commi 684 e 685 dell’articolo 1 dedicati alla IUC, da declinare dunque nella disciplina dell’IMU, della TASI e della TARI accomunata, in ogni caso, dalla semplificazione dell’obbligo dichiarativo.
L'ufficio potrebbe invitare i "nuovi" utenti a presentare la dichiarazione rilevando l'occupazione da elenchi anagrafici, da segnalazioni delle attività produttive, dalle compravendite catastali, semplificando l'intero sistema costruendo un rapporto collaborativo con i cittadini.
Va da sé che la semplificazione è possibile solo in presenza di un sistema di gestione della Tassa rifiuti che assume come base la piattaforma catastale dei fabbricati, quindi con i dati catastali presenti su ogni utenza Tari e che si alimenta di DOCFA e di atti notarili muniti delle informazioni necessarie in ordine anche alla superficie e alla titolarità del bene e che nel disegno del legislatore, descritto dal comma 645 del medesimo articolo 1, affida alla superficie catastale la determinazione della base imponibile.
Più volte abbiamo analizzato la natura decadenziale del potere/dovere di pretendere il tributo, come è noto pertanto è la Finanziaria 2007 che stabilisce che gli “avvisi di accertamento in rettifica e d’ufficio devono essere notificati, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui la dichiarazione o il versamento sono stati o avrebbero dovuto essere effettuati. Entro gli stessi termini devono essere contestate o irrogate le sanzioni amministrative tributarie” (art. 1, comma 161, Legge 27 dicembre 2006, n. 296).
Il termine è rispettato, per l’Ente impositore, se l’atto di accertamento viene affidato all’ufficiale incaricato della notifica a mezzo posta prima della relativa scadenza: in questo caso l’atto è tempestivo anche se il procedimento di notificazione si conclude con la consegna del documento al destinatario dopo il decorso del termine (tipicamente, affidamento all’ufficiale postale a fine dicembre e consegna al destinatario ai primi di gennaio). Difatti, “qualunque notificazione a mezzo del servizio postale si considera fatta nella data della spedizione della raccomandata” questo è il principio che regola la disciplina della notificazione e che spesso gli uffici tributi si trovano a dover esplicare ai contribuenti e farne oggetto di inutili ricorsi.
Si tratta, in buona sostanza, del recepimento del noto principio processuale per il quale le notifiche si perfezionano in due momenti diversi: per il notificante, alla consegna del documento all’ufficiale postale o all’ufficiale giudiziario, per il destinatario alla ricezione. Ciò, nel settore tributario, assume peraltro valenza generale, anche con riguardo ai tributi locali: la Cassazione ha statuito infatti che “il principio secondo cui gli effetti della notificazione eseguita a mezzo del servizio postale si producono per il notificante al momento della consegna del piego all’ufficiale giudiziario (ovvero al personale del servizio postale) e per il destinatario al momento della ricezione, ha carattere generale e trova applicazione non solo con riferimento agli atti processuali, ma anche con riferimento agli atti d’imposizione tributaria. Ne consegue che il termine per verificare la tempestività della notificazione dell’avviso di accertamento spedito a mezzo posta coincide con la data di spedizione del plico e non con quella della sua ricezione da parte del contribuente.
L’eccezione di decadenza è soggetta a limiti processuali particolarmente stringenti. Il contribuente che intenda contestare la tardività della pretesa tributaria per decorso del termine decadenziale deve farlo sin dal ricorso introduttivo del giudizio davanti alla Commissione Tributaria ai sensi dell’art. 19, D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546. Ciò in quanto, secondo la Corte di Cassazione, il termine di decadenza posto a carico dell’ufficio tributario ed in favore del contribuente “ha natura sostanziale e non appartiene a materia sottratta alla disponibilità delle parti, in quanto tale decadenza non concerne diritti indisponibili dello Stato alla percezione di tributi, ma incide unicamente sul diritto del contribuente a non vedere esposto il proprio patrimonio, oltre un certo limite di tempo, alle pretese del Fisco, sicché è riservata alla valutazione del contribuente stesso la scelta di avvalersi o meno della relativa eccezione, da ritenersi, pertanto, eccezione in senso proprio, non rilevabile d’ufficio”.
Né l’eccezione di decadenza può essere sollevata la prima volta con motivi aggiunti ai sensi dell’art. 24, Comma 2, D.Lgs. n. 546/1992: infatti, tale integrazione dei motivi “è consentita (...) soltanto in relazione alla contestazione di documenti depositati dalla contro parte e fino ad allora non conosciuti (e comunque entro sessanta giorni dalla data in cui si è avuta notizia di tali documenti)” (Cass. n. 24970 del 2005)”. Infine, la mancata proposizione sin dal ricorso introduttivo dell’eccezione di decadenza dal potere impositivo non può essere rimediata o sanata nemmeno proponendola per la prima volta in secondo grado, stante il divieto di domande ed eccezioni nuove in appello posto a pena di inammissibilità dall’art. 57, D.Lgs. n. 546/1992.
LA NOTIFICAZIONE E L'ORDINE GERARCHICO DEL CONSEGNATARIO
Il procedimento di notificazione, non potrebbe sempre compiutamente realizzarsi se il legislatore richiedesse a pena di nullità la notificazione a mani proprie del notificando, e pertanto non riconoscesse altra figura nel rapporto notificatorio che quella del notificante e del notificando.
Difatti, spesso, accade che il soggetto a cui è destinata la notifica non è reperibile, poiché assente dalla propria abitazione o domicilio. In tal caso, la difficoltà, magari voluta dal destinatario, finirebbe per creare un vero e proprio danno al notificante.
A tale scopo la disciplina dell'art. 138, si integra con la disciplina contenuta nell'art. 139, avente ad oggetto la notificazione effettuata a mani di persona diversa dal destinatario a condizione che sussistano due condizioni:
- - che la notificazione venga eseguita nell'indirizzo di residenza o dimora del notificando, o in cui è iscritta la sede della società
- - che la notifica venga effettuata a mani di persona legata al notificando da particolari vincoli, di famiglia, di lavoro/collaborazione, o anche soltanto di fatto, i quali consentano di presumere, che il consegnatario dell'atto porterà il medesimo a conoscenza del notificando.
Dalla disciplina si evince, dunque, che vi sono ordini gerarchici da rispettare, ovvero quello per cui la notificazione deve essere eseguita a mani del familiare o dell'addetto e, solo in mancanza di essi, può essere eseguita a mani del portiere, potendo infine essere eseguita a mani del vicino solo in mancanza del portiere.
Una definizione importante è pertanto la nozione di residenza, fissata dall'art. 43, comma 2, c.c., che la identifica con il luogo in cui la persona ha la dimora abituale. Essa si individua attraverso un duplice dato oggettivo e soggettivo: il dato oggettivo è la permanenza in un determinato luogo ed il dato soggettivo dell'intenzione di abitarvi stabilmente, rivelata dalle consuetudini di vita e dallo svolgimento delle normali relazioni familiari e sociali, le risultanze anagrafiche offrono una mera presunzione. Pertanto, solo se, il destinatario non viene trovato, l'atto può essere consegnato ad un parente, addetto, portiere o vicino: per la giurisprudenza è sufficiente non aver rinvenuto il destinatario anche in uno soltanto dei luoghi indicati dal primo comma dell'art. 139.
Ai sensi dell'art. 148, l'ufficiale giudiziario deve identificare nella relata di notificazione generalità e qualità della persona cui l'atto è consegnato. Quanto alle generalità dichiarate esse sono oggetto di una presunzione desumibile dalle dichiarazioni recepite dall'ufficiale incaricato nella relata di notifica, pertanto, incomberà sul destinatario dell'atto, che vuole contestare la validità della notificazione, l'onere di provare l'inesistenza di alcun rapporto con il consegnatario, e quindi l'occasionalità della presenza dello stesso consegnatario. Il consegnatario non è obbligato a ricevere l'atto, tuttavia, per effetto dell'art. 139, il rifiuto dell'atto da parte delle persone è una ipotesi contemplata dal successivo art. 140 che consente il perfezionamento della notifica con la consegna presso la casa comunale del plico, l'invio della raccomandata a/r al destinatario, affissione alla porta dell'abitazione dell'avviso.
Andando nei casi specifici vediamo come, la notifica eseguita a mani di persone incapaci o minori di anni 14, è nulla e non inesistente, dunque può essere oggetto di sanatoria. L'atto notificato a soggetto inabilitato è valido poiché la norma dell'art. 139, comma 2, prevede la nullità solo per minore di 14 anni od al soggetto palesemente incapace.
In relazione alla notificazione a mani del portiere la relata dell'ufficiale deve contenere l'attestazione del mancato rinvenimento delle altre persone indicate di cui si è detto, ma non occorrono particolari formule ed è esempio sufficiente la dicitura domiciliatario e familiari al momento assenti.
Per la notificazione a mani del portiere, ovvero del vicino, l'ufficiale deve inviare al notificando una lettera raccomandata contenente la notizia dell'avvenuta notificazione.
In conclusione, l'impossibilità di portare a compimento il procedimento di notificazione si ha attraverso l'espletamento di tre distinte formalità descritte dall'art. 140 che costituisce mero sviluppo del procedimento di notificazione.
Pertanto si considererà adempiuto ogni obbligo, relativamente a tale fattispecie, nonostante l'eventuale ricevimento della raccomandata di ritorno che non abbia "trovato" il destinatario (sconosciuto, irreperibile).
Difatti, il perfezionamento della notifica effettuata ex art. 140 necessita il compimento di tutti gli adempimenti previsti, con la conseguenza che, in caso d'omissione di uno di essi, la notificazione è nulla; diversamente, la notifica si dirà inesistente quando manchi del tutto o sia stata effettuata in modo assolutamente non previsto dalla legge.