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Timestamp: 2020-08-05 22:47:10+00:00
Document Index: 70592481

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Corte di Cassazione – Sez. Un. pen. – sentenza n. 21368 del 17-07-2020
Corte di Cassazione – VI sez. pen. – sentenza n. 21515 del 20-07-2020
Un caso in cui è legittima la notifica mediante consegna dell’atto al difensore eseguita ai sensi dell’art. 161 c.p.p., comma 4, in ragione dell’impossibilità di effettuarla presso il domicilio dichiarato: vediamo in cosa consiste
Corte di Cassazione – IV sez. pen. – sentenza n. 21390 del 20-07-2020
Quando è necessario avvisare in ordine alla facoltà di nominare un difensore nel caso di prelievo ematico su soggetto coinvolto in incidente stradale e condotto presso struttura ospedaliera
Corte di Cassazione – VI sez. pen. – sentenza n. 21577 del 20-07-2020
In materia di mandato di arresto europeo, come si deve procedere all’accertamento di un rischio concreto di trattamento inumano o degradante del regime carcerario riservato alla persona richiesta in consegna?
Corte di Cassazione – II sez. pen. – sentenza n. 20099 del 07-07-2020
La decisione in oggetto è assai interessante nella parte in cui, citandosi giurisprudenza maggioritaria, si afferma che il principio di immutabilità del giudice si applica anche nel caso in cui l’attività dibattimentale consista nella sola discussione senza che vi sia l’acquisizione di prove.
Ben si può quindi eccepire la mancata applicazione di tale principio ove se l’appunto l’attività dibattimentale concerni la sola discussione.
Il giudizio in ordine a quanto statuito in tale pronuncia, proprio perché fa chiarezza su siffatta tematica procedurale, dunque, non può che essere positivo.
Corte di Cassazione – I sez. pen. – sentenza n. 20705 del 10-07-2020
La decisione in questione è interessante specialmente nella parte in cui, citandosi precedenti conformi, è asserito che, se il processo è stato celebrato “in assenza”, non è generalmente esperibile il rimedio dell’incidente di esecuzione, ai sensi dell’art. 670 c.p.p., per travolgere il giudicato perché la legge, quanto alla fase di instaurazione del contraddittorio, limita l’oggetto del giudizio alla verifica della “osservanza delle garanzie previste nel caso di irreperibilità del condannato”.
E’ sconsigliabile, dunque,, laddove il processo venga celebrato in assenza dell’imputato, esperire l’incidente di esecuzione previsto dall’art. 670 c.p.p. (“1. Quando il giudice dell’esecuzione accerta che il provvedimento manca o non è divenuto esecutivo, valutata anche nel merito l’osservanza delle garanzie previste nel caso di irreperibilità del condannato, lo dichiara con ordinanza e sospende l’esecuzione, disponendo, se occorre, la liberazione dell’interessato e la rinnovazione della notificazione non validamente eseguita. In tal caso decorre nuovamente il termine per l’impugnazione. 2. Quando è proposta impugnazione od opposizione, il giudice dell’esecuzione, dopo aver provveduto sulla richiesta dell’interessato, trasmette gli atti al giudice di cognizione competente. La decisione del giudice dell’esecuzione non pregiudica quella del giudice dell’impugnazione o dell’opposizione, il quale, se ritiene ammissibile il gravame, sospende con ordinanza l’esecuzione che non sia già stata sospesa. 3. Se l’interessato, nel proporre richiesta perché sia dichiarata la non esecutività del provvedimento, eccepisce che comunque sussistono i presupposti e le condizioni per la restituzione nel termine a norma dell’articolo 175, e la relativa richiesta non è già stata proposta al giudice dell’impugnazione, il giudice dell’esecuzione, se non deve dichiarare la non esecutività del provvedimento, decide sulla restituzione. In tal caso, la richiesta di restituzione nel termine non può essere riproposta al giudice dell’impugnazione. Si applicano le disposizioni dell’articolo 175 commi 7 e 8” c.p.p.) perlomeno alla luce di questo orientamento nomofilattico.
Corte di Cassazione – VI sez. pen. – sentenza n. 20739 del 13-07-2020
La decisione in oggetto desta un certo interesse nella parte in cui, in relazione a quanto disposto dall’art. 17, c. 2, legge n. 69/2005 (“La decisione deve essere emessa entro il termine di sessanta giorni dall’esecuzione della misura cautelare di cui agli articoli 9 e 13. Ove, per cause di forza maggiore, sia ravvisata l’impossibilita’ di rispettare tali termini il presidente della corte di appello informa dei motivi il Ministro della giustizia, che ne da’ comunicazione allo Stato richiedente, anche tramite l’Eurojust. In questo caso i termini possono essere prorogati di trenta giorni”), si afferma, citandosi un precedente conforme, che, in tema di mandato di arresto europeo, non è impugnabile l’ordinanza con cui la Corte d’Appello proroga, per cause di forza maggiore, il termine per la decisione sulla richiesta di consegna, ai sensi della L. 22 aprile 2005, n. 69, art. 17, comma 2.
Corte di Cassazione – III sez. pen. – sentenza n. 20723 del 13-07-2020
La decisione in oggetto è assai interessante nella parte in cui, avvalendosi di precedenti conformi, si afferma che, in tema di impugnazioni avverso provvedimenti applicativi di misure cautelari, è inammissibile il ricorso proposto, prima del deposito della motivazione, avverso il solo dispositivo dell’ordinanza.
Questa pronuncia, dunque, deve essere tenuta nella dovuta considerazione laddove si verifichi una evenienza processuale di tal genere per evitare di incorrere nella preclusione in cui è incorsa il legale nel caso di specie.
Il giudizio in ordine a quanto statuito in siffatta sentenza, proprio perché fa chiarezza su tale tematica procedurale, quindi, non può che essere positivo.
Corte di Cassazione – I sez. pen. – sentenza n. 20498 del 09-07-2020
La decisione in questione è interessante, non solo nella parte in cui si afferma che, anche nel caso di concorso di pene detentive brevi, ciascuna delle quali, singolarmente considerata, darebbe luogo a sospensione del provvedimento di carcerazione in vista della possibile applicazione di benefici penitenziari, non viene meno l’obbligo di provvedere al cumulo con l’ulteriore conseguenza che, unificata la pena, ove questa risulti superiore ai limiti di legge cui è subordinata la concessione delle misure alternative richiedibili, la sospensione dell’esecuzione prevista dall’art. 656 c.p.p., come modificato dalla L. n. 165 del 1998, non può essere più disposta, ma anche nella parte in cui, citandosi giurisprudenza maggioritaria, sebbene non uniforme, è postulato che, con l’espressione “stessa condanna”, contenuta nell’art. 656 c.p.p., comma 7, il legislatore ha inteso riferirsi anche ad una soltanto delle condanne comprese nel cumulo, che, comportando la contemporanea esecuzione di tutti i titoli esecutivi come se fossero riferibili ad un’unica pronuncia, preclude di porre separatamente in esecuzione le singole condanne al fine di consentire che, autonomamente considerate, se ne possa sospendere l’esecuzione.
Corte di Cassazione – II sez. pen. – sentenza n. 21317 del 17-07-2020
La decisione in oggetto è assai interessante in quanto in essa si chiarisce in quali casi, sebbene il ricorso per Cassazione venga dichiarato inammissibile, il ricorrente non deve essere condannato al pagamento a favore della cassa delle ammende secondo quanto previsto dall’art. 616, c. 1, secondo capoverso, c.p.p. (“Se il ricorso è dichiarato inammissibile, la parte privata è inoltre condannata con lo stesso provvedimento al pagamento a favore della cassa delle ammende di una somma da euro 258 a euro 2.065, che può essere aumentata fino al triplo, tenuto conto della causa di inammissibilità del ricorso”).