Source: http://aism.it/index.aspx?codpage=agevolazioni_lavoro
Timestamp: 2017-05-28 18:38:57+00:00
Document Index: 110500840

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 33', 'art. 8', 'art. 2110', 'art. 18', 'art. 42', 'art. 33', 'art.3']

Lavoro - Agevolazioni nel lavoro - Associazione Italiana Sclerosi Multipla
Congedi parentali Congedo per gravi motivi famigliari
Ricovero e cause di esclusione Per fruire dei permessi la persona portatrice di handicap grave non deve essere ricoverata a tempo pieno (si intende per ricovero a tempo pieno quello che si svolga nelle 24 ore) presso strutture ospedaliere o presso strutture pubbliche e private che assicurino assistenza sanitaria. Il diritto alla fruizione dei permessi non è escluso se si tratta di ricoveri in day hospital o in centri diurni con finalità assistenziali o riabilitative o occupazionali. Tale diritto non viene meno neppure nel caso di ricovero a tempo pieno di un disabile in coma vigile e/o in situazione terminale nonché in caso di ricovero a tempo pieno di un minore in situazione di handicap grave per il quale risulti documentato dai sanitari della struttura il bisogno di assistenza da parte di un genitore o di un familiare. Inoltre, qualora il portatore di handicap grave debba interrompere il ricovero per la necessità di recarsi fuori della struttura che lo ospita per effettuare visite o terapie, il familiare ha diritto a fruire dei permessi. Ovviamente queste situazioni particolari ed eccezionali dovranno risultare da idonea documentazione medica.
Modalità di fruizioneSe è il lavoratore portatore di handicap grave (art. 3, comma 3°) che ne fruisce per sé stesso può scegliere una delle seguenti modalità di fruizione dei permessi:
• tre giorni al mese. I tre giorni sono frazionabili a ore (per i dipendenti pubblici e solo nel caso in cui il Contratto Collettivo Nazionale abbia espressamente previsto una corrispondenza in ore dei tre giorni di permesso, il limite del frazionamento orario è fissato in 18 ore mensili: in tutti gli altri casi non va effettuato alcun limite di ore (Circ. Funz. Pubblica n. 8/2008)).
Per comprendere a quante ore di permesso il lavoratore abbia diritto nel caso voglia frazionare i tre giorni di permesso mensili in ore, si deve compiere la seguente operazione: dividere l’orario di lavoro settimanale per il numero dei giorni lavorativi settimanali. il risultato dovrà essere moltiplicato per 3. Così si otterrà il numero di ore di permesso mensile fruibili.
36 ore settimanali, 5 giorni lavorativi 7,2 x 3 = 21,6 ore di permesso mensile, oppure;
36 ore lavorate, 6 giorni settimanali6 x 3= 18 ore di permesso mensile.
Nel caso l’orario di lavoro sia stabilito su base plurisettimanale, il calcolo va fatto considerando (l’orario di lavoro fissato su base plurisettimanale):(orario di lavoro medio settimanale o numero medio dei giorni lavorativi settimanali)x 3. Permessi retribuiti e part-timeIn caso del part-time orizzontale (che prevede lo etesso numero di giornate lavorative di un tempo pieno ma con un orario di lavoro ridotto, per esempio 4 ore di lavoro al giorno), il permesso mensile sarà sempre di tre giornate. In caso di part-time verticale (che prevede un numero ridotto di giornate di lavoro per settimana o per mese) il permesso mensile verrà ridotto proporzionalmente alle giornate effettivamente lavorate. Se, per esempio, in un mese si lavora per 8 giorni su un totale di 26 giorni lavorativi teoricamente eseguibili, bisogna eseguire la seguente proporzione: x:8=3:26, dove X, ossia il numero dei giorni cui si ha diritto, sarà così calcolato = (3X8): 26, ossia 0,9 giorni di permesso, da arrotondare all’unità più vicina; in questo caso si avrà pertanto diritto a un giorno di permesso].
Casi particolariCumulo di permessi per più soggetti portatori di handicap grave.È possibile che un solo lavoratore fruisca di permessi lavorativi per diversi familiari con handicap grave a condizione che il “secondo” familiare da assistere sia il coniuge o un parente o affine entro il primo grado o entro il secondo grado qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i 65 anni di età oppure siano anch’essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti. Non è ammessa la cumulabilità nel caso in cui anche il “secondo” familiare da assistere sia un parente o un affine di terzo grado, nemmeno nel caso in cui il coniuge o il genitore sia deceduti o mancanti o invalidi o ultra65enni.
Un soggetto che deve assistere un familiare che già fruisce dei permessi per sé stesso. È possibile che il familiare del lavoratore portatore di handicap grave che già fruisca dei permessi per sé medesimo, possa fruire dei permessi retribuiti di cui all’art. 33, comma 3, della legge n. 104/92, anche durante il periodo di svolgimento dell’attività lavorativa da parte della persona con disabilità.
Lavoratore disabile che deve assistere un familiare disabile. La legge 104/1992, non preclude neppure la possibilità che un lavoratore in situazione di handicap grave possa assistere altro soggetto che si trovi nella stessa condizione.
I commi 5 e 6 dell'articolo 33 della Legge 104/1992 prevedono che il genitore o il familiare lavoratore e il lavoratore con disabilità abbiano diritto a scegliere, ove possibile, la sede di lavoro più vicina al proprio domicilio. Questa disposizione, proprio a causa di quel "ove possibile", si configura come un interesse legittimo, non come un diritto soggettivo insindacabile. Di fatto, quindi, l'azienda può rifiutare, motivando la decisione con ragioni di organizzazione del lavoro. Le condizioni per accedere a questo beneficio sono comunque legate, per i familiari, all'assistenza continuativa ed esclusiva del congiunto con disabilità. Anche per questo beneficio, come per i permessi, non è richiesta la convivenza. Va precisato, inoltre, che l'interpretazione ormai prevalente e consolidata di questa agevolazione è che riguardi le persone con handicap con connotazione di gravità, beneficiarie di tutte le agevolazioni previste dall'articolo 33 della Legge 104/1992. Un'annotazione è necessaria poiché il comma 5 non indica esplicitamente la gravità dell'handicap.
I commi 5 e 6 dell'articolo 33 della Legge 104/1992 prevedono chi porta un handocap grave, il suo genitore o il suo familiare, non possano essere trasferiti senza il loro consenso ad altra sede. Diversamente da quanto previsto per la scelta della sede, il rifiuto al trasferimento si configura come un vero e proprio diritto soggettivo. Si tratta infatti di una disposizione che rafforza ed estende quanto già previsto dal Codice Civile. Il lavoratore non può essere trasferito da un'unità produttiva all'altra senza comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive (Articolo 2103). Il comma 5 dell'articolo 33 aggiunge a questa condizione anche il consenso da parte dell'interessato. In caso di violazione si può ricorrere al Giudice con fortissime probabilità che l'azienda soccomba in giudizio.
Grazie al diritto al part time - sancito dall’art. 8, comma 3 del d. lgs. n. 81/2015 - i lavoratori con sclerosi multipla potranno far fronte all’esigenza di conciliazione di tempi di cura/lavoro senza temere di dover precocemente abbandonare il posto di lavoro.
La legge dice: «I lavoratori del settore pubblico e del settore privato affetti da patologie oncologiche nonché da gravi patologie cronico-degenerative ingravescenti, per i quali residui una ridotta capacità lavorativa, eventualmente anche a causa degli effetti invalidanti di terapie salvavita, accertata da una commissione medica istituita presso l'azienda unità sanitaria locale territorialmente competente, hanno diritto alla trasformazione del rapporto di lavoro a tempo pieno in lavoro a tempo parziale verticale od orizzontale. A richiesta del lavoratore il rapporto di lavoro a tempo parziale è trasformato nuovamente in rapporto di lavoro a tempo pieno».
La persona con sclerosi multipla che intende chiedere la trasformazione del tempo di lavoro in part-time, a causa di patologia cronico-degenerativa, deve presentare la richiesta al proprio datore di lavoro, sia esso pubblico o privato. È necessario allegare alla richiesta un’attestazione proveniente dalla ASL di competenza, che confermi la residua capacità lavorativa.
Sempre in base al decreto 81/2015, si accorda priorità nella trasformazione del contratto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale ai caregiver (coniuge, figli, genitori) di persone con gravi patologie cronico-degenerative ingravescenti. Tale priorità è concessa anche al lavoratore o alla lavoratrice che assiste una persona convivente con totale e permanente inabilità lavorativa con connotazione di gravità (legge n. 104/1992) e che necessita di assistenza continua in quanto non in grado di compiere gli atti quotidiani della vita.
Tale congedo: • non può superare i 30 giorni annuali, anche non continuativi;
• le cure devono essere collegate all'infermità invalidante ed effettuate per effettive esigenze terapeutiche e riabilitative; • è necessario allegare alla richieste di congedo da inoltrare al proprio datore di lavoro, la richiesta del medico convenzionato con il Servizio sanitario nazionale o appartenente a una struttura sanitaria pubblica dalla quale risulti la necessità della cura in relazione all'infermità invalidante riconosciuta;
Anche nel settore pubblico, il congedo per cure è riconducibile all'assenza per malattia di cui all'art. 2110 Codice Civile. La normativa sul pubblico impiego prevede che, in sede di contrattazione, siano definite modalità di intervento atte a favorire la riabilitazione ed il recupero di pubblici dipendenti in situazione di handicap o soggetti a fenomeni di tossicodipendenza, alcoolismo cronico o grave debilitazione psico-fisica (così DPR n. 395/88 - art. 18).
Sarà utile allegare alla suddetta richiesta fotocopia dell’invalidità civile (essendo questo il presupposto per poter beneficiare del suddetto congedo per cure).
Tra una parte dell’unione civile e i parenti dell’altra non c'è un rapporto di affinità. Pertanto, a differenza di quanto avviene per i coniugi, la parte di un unione civile può usufruire del congedo straordinario ex art. 42, comma 5, D.Lgs.151/2001 solo nel caso in cui presti assistenza all’altra parte dell’unione e non nel caso in cui l’assistenza sia rivolta a un parente dell’unito, non essendo riconoscibile, in questo caso, rapporto di affinità.
INPS e INPDAPAffinché non vengano computati nel periodo di congedo straordinario i giorni festivi, i sabati e le domeniche, è necessaria l'effettiva ripresa del lavoro, requisito non rinvenibile nel caso di domanda di fruizione del congedo in parola dal lunedì al venerdì (settimana corta) senza ripresa del lavoro il lunedì della settimana successiva a quella di fruizione del congedo, e neppure nella fruizione di ferie tra una frazione di congedo e l'altra (così Circolare INPS del 15 marzo 2001, n. 64).
Anche da parte INPADP è richiesta l'effettiva ripresa del lavoro tra un periodo di assenza ed il successivo per poter fruire il congedo in modo frazionato (Circ. INDAP 12 maggio 2004, n. 31).
Per quanto riguarda la fruizione del diritto da parte del genitore, INPS ha emesso due circolari (la n. 133 del 17 luglio 2000 e la n. 138 del 10 luglio 2001), introducendo alcune particolarità rispetto alle indicazioni della norma istitutiva: • nel caso di figlio maggiorenne convivente con il genitore richiedente la concessione del congedo è possibile anche se l'altro genitore non lavora, o se sono presenti in famiglia altri soggetti non lavoratori in grado di prestare assistenza al disabile;• nel caso, invece, di figlio handicappato maggiorenne non convivente con il richiedente, è necessario che sia garantita la continuatività ed l'esclusività dell'assistenza. Quindi, se nel nucleo familiare del portatore di handicap, sono presenti altri soggetti (compreso l'altro genitore), non lavoratori, in grado di prestare assistenza, il congedo retribuito non può essere concesso.
Altra particolarità introdotta dall'INPS, riguarda l'ipotesi in cui il disabile svolga attività lavorativa: in tal caso il congedo non può essere concesso.
L'INPDAP, invece, con la circolare del 10 gennaio 2002, n. 2 fornisce la propria interpretazione dell'articolo 80, comma 2, della Legge 388, proponendo una lettura più restrittiva di quella dell'INPS. Il periodo di congedo non può essere fruito contemporaneamente da entrambi i genitori. Se il figlio è minorenne è possibile fruire del beneficio anche se l'altro genitore non lavora. Se il figlio maggiorenne, non è necessariamente richiesta la convivenza ma, in tal caso, occorre che l'assistenza sia prestata in via continuativa ed esclusiva dal richiedente (madre o padre che sia). Nell'ipotesi che l'altro genitore non lavori e vi sia convivenza con il figlio maggiorenne portatore di handicap, è necessario dimostrare l'impossibilità, da parte del genitore che non lavora, di prestare assistenza.
Per fruire il lavoratore deve comunicare il motivo e i giorni in cui intende utilizzarlo. C’è l’obbligo per l’azienda di consentirne l’utilizzo entro 7 giorni dalla morte o dall'accertamento della grave infermità o «dalla necessità di provvedere a conseguenti specifici interventi terapeutici». Nei tre giorni di permesso non sono conteggiati quelli festivi e quelli non lavorativi. In alternativa, se sussiste una grave infermità degli stessi soggetti di cui sopra, il datore di lavoro e il lavoratore possono concordare congiuntamente modalità diverse di lavoro in alternativa ai tre giorni di permesso. Nell'accordo, che deve essere stipulato in forma scritta, devono essere indicate le modalità dell'orario concordato, proposto dal lavoratore, per un totale complessivo pari ai tre giorni. Nell'accordo verranno anche indicati i criteri delle eventuali verifiche periodiche sulla persistenza dello stato di gravità della patologia. La periodicità della verifica dovrà essere indicata nell'accordo stesso.
La verifica in questione sarà effettuata mediante la presentazione, da parte del lavoratore al datore di lavoro, della documentazione rilasciata dal medico specialista del SSN o con esso convenzionato o dal medico di medicina generale o dal pediatra di libera scelta o dalla struttura sanitaria in caso di ricovero o intervento chirurgico. Il nuovo orario concordato deve avere inizio entro sette giorni da quando viene accertata la patologia o la necessità di intervento terapeutico. I tre giorni di congedo breve possono essere cumulabili con quelli previsti dall’art. 33 della legge 104/92. Per poterne beneficiare il lavoratore deve presentare la certificazione del medico specialistico del SSN o con esso convenzionato o del medico generico o del pediatra di libera scelta e, in caso di ricovero, della struttura sanitaria. Torna all'indice
• nel caso in cui vi sia un solo genitore, egli ha diritto all’intero periodo di dieci mesi.
È fondamentale verificare se il proprio contratto collettivo preveda (ulteriori) disposizioni di miglior favore. Il genitore può considerarsi “solo” ai fini dell’agevolazione in oggetto nelle seguenti situazioni:
Il genitore solo ha diritto a un periodo di congedo parentale pari a dieci mesi, entro i primi otto anni di vita del bambino. INPS (messaggio n° 22912 del 20 settembre 2007) ritiene che valga la situazione di “genitore solo” anche quando uno dei coniugi è - anche solo temporaneamente – affetto da un’infermità tale da non essere in condizione di occuparsi del figlio. La condizione di infermità deve risultare da certificato medico emesso da struttura pubblica, nonché essere oggetto di valutazione da parte del Centro medico legale della sede INPS.
Prolungamento del congedo nel caso di figlio riconosciuto portatore di handicap in situazione di gravità (ex art.3, co. 3, legge 104/1992).Per ogni minore con handicap in situazione di gravità la lavoratrice madre o, in alternativa, il lavoratore padre, hanno diritto, entro il compimento del dodicesimo anno di vita del bambino, al prolungamento del congedo parentale, fruibile in misura continuativa o frazionata, per un periodo massimo, comprensivo dei 10 mesi del congedo parentale ordinario, non superiore a 3 anni, a condizione che il bambino non sia ricoverato a tempo pieno presso istituti specializzati, salvo che, in tal caso, sia richiesta dai sanitari la presenza del genitore. Tale periodo di prolungamento è coperto da contribuzione figurativa utile ai fini dell'anzianità di servizio, oltre all’indennità giornaliera pari al 30% della retribuzione.
II congedo di due anni per gravi motivi familiari può essere utilizzato, dai lavoratori pubblici o privati, quando sussistono gravi e documentati motivi familiari. Può essere utilizzato, per un periodo frazionato o continuativo, fino a due anni nell'intera vita lavorativa della persona. Al termine ci ciascun rapporto di lavoro il datore deve rilasciare l'attestazione del periodo di congedo fruito. Il decreto interministeriale n. 278 del 21.7.2000 ha fornito maggiori dettagli. I lavoratori dipendenti pubblici e privati possono chiedere un periodo di congedo per gravi motivi sia personali che familiari relativamente: 1) ai componenti della famiglia anagrafica; per famiglia anagrafica si intende «un insieme di persone legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozioni, tutela, oppure legate da vincoli affettivi, coabitanti e aventi dimora abituale nello stesso comune»; 2) ai familiari anche non conviventi per i quali, ai sensi dell'articolo 433 del c.c., si ha l'obbligo di prestare alimenti (coniuge; figli legittimi, naturali o adottivi e, in loro mancanza, i discendenti prossimi, anche naturali; genitori naturali e adottivi e, in loro mancanza, gli ascendenti prossimi; generi e nuore; suoceri; fratelli); 3) ai parenti e affini entro il terzo grado portatori di handicap anche non conviventi. Quindi, nel caso in cui l'assistenza debba essere temporalmente più lunga delle due ore giornaliere o dei tre giorni al mese, possibilità che abbiamo precedentemente esaminato, ci si può avvalere di questo tipo di congedo, per i giorni «in più» che servono.
Per patologie si intende: • patologie acute e croniche che comportano la perdita permanente o temporanea dell'autonomia funzionale, comprese le affezioni croniche di natura congenita, neoplastica, infettiva, dismetabolica, post-traumatica, neurologica, neuromuscolare, psichiatrica, derivante da dipendenze, a carattere evolutivo o soggette a riacutizzazioni periodiche; • patologie acute e croniche che richiedono assistenza continuativa e frequenti monitoraggi periodici ematochimici e strumentali;
Sclerosi multipla: guida ai diritti sul lavoro
Sclerosi multipla: guida sulle agevolazioni per chi assiste