Source: https://issuu.com/doncarlo/docs/bollettino_luglio_agosto_2011
Timestamp: 2017-09-21 11:02:05+00:00
Document Index: 48654716

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 10', 'art. 26', 'art. 26', 'art. 26', 'art. 10', 'art. 54', 'art. 12', 'art. 9', 'art. 45', 'art. 49', 'art. 46', 'art. 49', 'art. 54', 'art. 12', 'art. 7', 'art. 15', 'art. 7', 'art. 11', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 28', 'art. 32', 'art. 11', 'art. 46', 'art. 49', 'art. 35', 'art. 24', '§1', 'art. 40', 'art. 41', 'art. 31', 'art. 32', 'art. 39', 'art. 8', 'art. 11', 'art. 46', 'art. 8', 'art. 49', 'art. 12', 'art. 33', 'art. 2', 'art. 8', 'art. 12', 'art. 33', 'art. 21']

Bollettino Diocesano Luglio-Agosto 2011 by Ufficio Comunicazioni Sociali Bari - issuu
Anno LXXXVII n. 4
l´Odegitria Atti ufficiali e attività pastorali dell’Arcidiocesi di Bari-Bitonto Registrazione Tribunale di Bari n. 1272 del 26/03/1996 ANNO LXXXVII - N. 4 - Luglio - Agosto 2011 Redazione e amministrazione: Curia Arcivescovile Bari-Bitonto P.zza Odegitria - 70122 Bari - Tel. 080/5288211 - Fax 080/5244450 www.arcidiocesibaribitonto.it - e.mail: curia@odegitria.bari.it Direttore responsabile: Giuseppe Sferra Direttore: Gabriella Roncali Redazione: Beppe Di Cagno, Luigi Di Nardi, Angelo Latrofa, Paola Loria, Franco Mastrandrea, Bernardino Simone, Francesco Sportelli Gestione editoriale e stampa: Ecumenica Editrice scrl - 70123 Bari - Tel. 080.5797843 - Fax 080.9190596 www.ecumenicaeditrice.it - info@ecumenicaeditrice.it
DOCUMENTI DELLA CHIESA UNIVERSALE MAGISTERO PONTIFICIO Lettera in occasione del 150° anniversario della fondazione de «L’Osservatore Romano» Omelia nella Solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria Giornata mondiale della gioventù: (Madrid, 18-21.08.2011) Saluto ai giovani e omelia nella concelebrazione eucaristica conclusiva
DOCUMENTI E VITA DELLA CHIESA DI BARI BITONTO MAGISTERO E ATTI DELL’ARCIVESCOVO Sacra Scrittura e mistagogia in alcune lettere di san Pio (Martina Franca, 18 febbraio 2011)
CURIA METROPOLITANA Cancelleria Sacre ordinazioni e decreti
Ufficio per le cause dei santi Apertura del processo di beatificazione e canonizzazione della Serva di Dio suor Teresa di Gesù (Gimma), O.C.D.
Ufficio Laicato. Consulta diocesana delle Aggregazioni laicali Il Convegno sui laici di San Giovanni Rotondo. Lavoro di preparazione e prospettive
CONSIGLI DIOCESANI Consiglio Pastorale diocesano Verbale della riunione del 22 febbraio 2011
ISTITUTO SUPERIORE DI SCIENZE RELIGIOSE “ODEGITRIA” Il nuovo statuto dell’Istituto e il Decreto della Congregazione per l’Educazione cattolica
DOCUMENTAZIONE Il Convegno di Psicologia della religione
DIARIO DELL’ARCIVESCOVO Luglio 2011 Agosto 2011
MAGISTERO PONTIFICIO Lettera in occasione del 150° anniversario della fondazione de «L’Osservatore Romano»
All’Illustrissimo Signore Prof. Giovanni Maria Vian Direttore de «L’Osservatore Romano» Per un giornale quotidiano centocinquant’anni di vita sono un periodo davvero considerevole, un lungo e significativo cammino ricco di gioie, di difficoltà, di impegno, di soddisfazioni, di grazia. Pertanto, questo importante anniversario de «L’Osservatore Romano» – il cui primo numero uscì con la data del 1° luglio 1861 – è innanzitutto motivo di ringraziamento a Dio pro universis beneficiis suis: per tutto quello, cioè, che la sua Provvidenza ha disposto in questo secolo e mezzo, durante il quale il mondo è cambiato profondamente, e per quanto dispone oggi, quando i cambiamenti sono continui e sempre più rapidi, soprattutto nell’ambito della comunicazione e dell’informazione. Allo stesso tempo, la presente lieta ricorrenza offre anche l’occasione per alcune riflessioni sulla storia e sul ruolo di tale quotidiano, chiamato abitualmente “il giornale del Papa”. Siamo invitati, quindi, – come disse Pio XI, di v.m., nel 1936, esattamente settantacinque anni fa –, a dare «una occhiata al cammino percorso e darne un’altra al cammino che resta da percorrere», sottolineando soprattutto la singolarità e la responsabilità di un quotidiano che da un
secolo e mezzo fa conoscere il Magistero dei Papi ed è uno degli strumenti privilegiati a servizio della Santa Sede e della Chiesa. «L’Osservatore Romano» ebbe origine in un contesto difficile e decisivo per il Papato, con la consapevolezza e la volontà di difendere e sostenere le ragioni della Sede Apostolica, che sembrava essere messa in pericolo da forze ostili. Fondato per iniziativa privata con l’appoggio del governo pontificio, questo foglio serale si definì “politico religioso”, proponendosi come obiettivo la difesa del principio di giustizia, nella convinzione, fondata sulla parola di Cristo, che il male non avrà l’ultima parola. Tale obiettivo e tale convinzione furono espressi dai due celebri motti latini – il primo tratto dal diritto romano e il secondo dal testo evangelico – che, sin dal primo numero del 1862, si leggono sotto la sua testata: Unicuique suum e, soprattutto, Non praevalebunt (Mt 16,18). Nel 1870 la fine del potere temporale – avvertita poi come provvidenziale nonostante soprusi e atti ingiusti subiti dal Papato – non travolse «L’Osservatore Romano», né rese inutili la sua presenza e la sua funzione. Anzi, un quindicennio più tardi, la Santa Sede decise di acquisirne la proprietà. Il controllo diretto del giornale da parte dell’autorità pontificia ne aumentò con il tempo prestigio e autorevolezza, che crebbero ulteriormente in seguito, soprattutto per la linea di imparzialità e di coraggio mantenuta di fronte alle tragedie e agli orrori che segnarono la prima metà del Novecento, eco «edele di un istituto internazionale e supernazionale», come scrisse il cardinale Gasparri nel 1922. Si susseguirono allora avvenimenti tragici: il primo conflitto mondiale, che devastò l’Europa cambiandone il volto; l’affermarsi dei totalitarismi, con ideologie nefaste che hanno negato la verità e oppresso l’uomo; infine, gli orrori della shoah e della seconda guerra mondiale. In quegli anni tremendi, e poi durante il periodo della guerra fredda e della persecuzione anticristiana attuata dai regimi comunisti in molti Paesi, nonostante la ristrettezza dei mezzi e delle forze, il giornale della Santa Sede seppe informare con onestà e libertà, sostenendo l’opera coraggiosa di Benedetto XV, di Pio XI e di Pio XII in difesa della verità e della giustizia, unico fondamento della pace. Dal secondo conflitto mondiale «L’Osservatore Romano» poté così uscire a testa alta, come subito riconobbero autorevoli voci laiche e
MAGISTERO PONTIFICIO come nel 1961, in occasione del centenario del quotidiano, scrisse il cardinale Montini, che due anni dopo sarebbe diventato Papa con il nome di Paolo VI: «Avvenne come quando in una sala si spengono tutte le luci, e ne rimane accesa una sola: tutti gli sguardi si dirigono verso quella rimasta accesa; e per fortuna questa era la luce vaticana, la luce tranquilla e fiammante, alimentata da quella apostolica di Pietro. “L’Osservatore” apparve allora quello che, in sostanza, è sempre: un faro orientatore». Nella seconda metà del Novecento il giornale ha iniziato a circolare in tutto il mondo attraverso una corona di edizioni periodiche in diverse lingue, stampate non più soltanto in Vaticano: attualmente otto, tra cui, dal 2008, anche la versione in malayalam pubblicata in India, la prima interamente in caratteri non latini. A partire dallo stesso anno, in una stagione difficile per i media tradizionali, la diffusione è sostenuta da abbinamenti con altre testate in Spagna, in Italia, in Portogallo, e ora anche da una presenza in internet sempre più efficace. Quotidiano “singolarissimo” per le sue caratteristiche uniche, «L’Osservatore Romano», in questo secolo e mezzo, ha innanzitutto dato conto del servizio reso alla verità e alla comunione cattolica da parte della Sede del Successore di Pietro. Il quotidiano ha così riportato puntualmente gli interventi pontifici, ha seguito i due Concili celebrati in Vaticano e le molte assemblee sinodali, espressione della vitalità e della ricchezza di doni della Chiesa, ma non ha dimenticato mai di evidenziare anche la presenza, l’opera e la situazione delle comunità cattoliche nel mondo, che vivono talvolta in condizioni drammatiche. In questo tempo – segnato spesso dalla mancanza di punti di riferimento e dalla rimozione di Dio dall’orizzonte di molte società, anche di antica tradizione cristiana – il quotidiano della Santa Sede si presenta come un “giornale di idee”, come un organo di formazione e non solo di informazione. Perciò deve sapere mantenere fedelmente il compito svolto in questo secolo e mezzo, con attenzione anche all’Oriente cristiano, all’irreversibile impegno ecumenico delle diverse Chiese e Comunità ecclesiali, alla ricerca costante
di amicizia e collaborazione con l’Ebraismo e con le altre religioni, al dibattito e al confronto culturale, alla voce delle donne, ai temi bioetici che pongono questioni per tutti decisive. Continuando l’apertura a nuove firme – tra cui quelle di un numero crescente di collaboratrici – e accentuando la dimensione e il respiro internazionali presenti sin dalle origini del quotidiano, dopo centocinquant’anni di una storia di cui può andare orgoglioso, «L’Osservatore Romano» sa così esprimere la cordiale amicizia della Santa Sede per l’umanità del nostro tempo, in difesa della persona umana creata a immagine e somiglianza di Dio e redenta da Cristo. Per tutto questo, desidero rivolgere il mio pensiero riconoscente a tutti coloro che, dal 1861 fino ad oggi, hanno lavorato al giornale della Santa Sede: ai direttori, ai redattori e a tutto il personale. A Lei, signor direttore, e a quanti cooperano attualmente in questo entusiasmante, impegnativo e benemerito servizio alla verità e alla giustizia, come pure ai benefattori e ai sostenitori, assicuro la mia costante vicinanza spirituale e invio di cuore una speciale benedizione apostolica. Dal Vaticano, 24 giugno 2011
MAGISTERO PONTIFICIO Omelia nella Solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria
Cari fratelli e sorelle, ci ritroviamo riuniti, ancora una volta, a celebrare una delle più antiche e amate feste dedicate a Maria Santissima: la festa della sua assunzione alla gloria del Cielo in anima e corpo, cioè in tutto il suo essere umano, nell’integrità della sua persona. Ci è data così la grazia di rinnovare il nostro amore a Maria, di ammirarla e di lodarla per le “grandi cose” che l’Onnipotente ha fatto per Lei e che ha operato in Lei. Nel contemplare la Vergine Maria ci è data un’altra grazia: quella di poter vedere in profondità anche la nostra vita. Sì, perché anche la nostra esistenza quotidiana, con i suoi problemi e le sue speranze, riceve luce dalla Madre di Dio, dal suo percorso spirituale, dal suo destino di gloria: un cammino e una meta che possono e devono diventare, in qualche modo, il nostro stesso cammino e la nostra stessa meta. Ci lasciamo guidare dai brani della Sacra Scrittura che la liturgia oggi ci propone. Vorrei soffermarmi, in particolare, su un’immagine che troviamo nella prima lettura, tratta dall’Apo-calisse, e alla quale fa eco il vangelo di Luca: cioè, quella dell’arca. Nella prima lettura, abbiamo ascoltato: «Si aprì il tempio di Dio che è nel cielo e apparve nel tempio l’arca della sua alleanza» (Ap 11,19). Qual è il significato dell’arca? Che cosa appare? Per l’Antico
Testamento, essa è il simbolo della presenza di Dio in mezzo al suo popolo. Ma ormai il simbolo ha ceduto il posto alla realtà. Così il Nuovo Testamento ci dice che la vera arca dell’alleanza è una persona viva e concreta: è la Vergine Maria. Dio non abita in un mobile, Dio abita in una persona, in un cuore: Maria, Colei che ha portato nel suo grembo il Figlio eterno di Dio fatto uomo, Gesù nostro Signore e Salvatore. Nell’arca – come sappiamo – erano conservate le due tavole della legge di Mosè, che manifestavano la volontà di Dio di mantenere l’alleanza con il suo popolo, indicandone le condizioni per essere fedeli al patto di Dio, per conformarsi alla volontà di Dio e così anche alla nostra verità profonda. Maria è l’arca dell’alleanza, perché ha accolto in sé Gesù; ha accolto in sé la Parola vivente, tutto il contenuto della volontà di Dio, della verità di Dio; ha accolto in sé Colui che è la nuova ed eterna alleanza, culminata con l’offerta del suo corpo e del suo sangue: corpo e sangue ricevuti da Maria. A ragione, dunque, la pietà cristiana, nelle litanie in onore della Madonna, si rivolge a Lei invocandola come Foederis arca, ossia “arca dell’alleanza”, arca della presenza di Dio, arca dell’alleanza d’amore che Dio ha voluto stringere in modo definitivo con tutta l’umanità in Cristo. Il brano dell’Apocalisse vuole indicare un altro aspetto importante della realtà di Maria. Ella, arca vivente dell’alleanza, ha un destino di gloria straordinaria, perché è così strettamente unita al Figlio che ha accolto nella fede e generato nella carne, da condividerne pienamente la gloria del cielo. È quanto ci suggeriscono le parole ascoltate: «Un segno grandioso apparve nel cielo: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e, sul capo, una corona di dodici stelle. Era incinta… Essa partorì un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni…» (12,1-2; 5). La grandezza di Maria, Madre di Dio, piena di grazia, pienamente docile all’azione dello Spirito Santo, vive già nel Cielo di Dio con tutta se stessa, anima e corpo. San Giovanni Damasceno riferendosi a questo mistero in una famosa Omelia afferma: «Oggi la santa e unica Vergine è condotta al tempio celeste … Oggi l’arca sacra e animata del Dio Vivente, [l’arca] che ha portato in grembo il proprio Artefice, si riposa nel tempio del Signore, non costruito da mano d’uomo» (Omelia II sulla Dormizione, 2, PG 96, 723) e continua: «Bisognava che colei che aveva ospitato nel suo grembo il Logos divino, si tra-
MAGISTERO PONTIFICIO sferisse nei tabernacoli del Figlio suo … Bisognava che la Sposa che il Padre si era scelta, abitasse nella stanza nuziale del Cielo» (ivi, 14; PG 96, 742). Oggi la Chiesa canta l’amore immenso di Dio per questa sua creatura: l’ha scelta come vera “arca dell’alleanza”, come Colei che continua a generare e a donare Cristo Salvatore all’umanità, come Colei che in cielo condivide la pienezza della gloria e gode della felicità stessa di Dio e, nello stesso tempo, invita anche noi a divenire, nel nostro modo modesto, “arca” nella quale è presente la Parola di Dio, che è trasformata e vivificata dalla sua presenza, luogo della presenza di Dio, affinché gli uomini possano incontrare nell’altro uomo la vicinanza di Dio e così vivere in comunione con Dio e conoscere la realtà del Cielo. Il vangelo di Luca appena ascoltato (cfr Lc 1,39-56), ci mostra quest’arca vivente, che è Maria, in movimento: lasciata la sua casa di Nazaret, Maria si mette in viaggio verso la montagna per raggiungere in fretta una città di Giuda e recarsi nella casa di Zaccaria e di Elisabetta. Mi sembra importante sottolineare l’espressione “in fretta”: le cose di Dio meritano fretta, anzi le uniche cose del mondo che meritano fretta sono proprio quelle di Dio, che hanno la vera urgenza per la nostra vita. Allora Maria entra in questa casa di Zaccaria e di Elisabetta, ma non entra sola. Vi entra portando in grembo il figlio, che è Dio stesso fatto uomo. Certamente c’era attesa di lei e del suo aiuto in quella casa, ma l’evangelista ci guida a comprendere che questa attesa rimanda ad un’altra, più profonda. Zaccaria, Elisabetta e il piccolo Giovanni Battista sono, infatti, il simbolo di tutti i giusti di Israele, il cui cuore, ricco di speranza, attende la venuta del Messia salvatore. Ed è lo Spirito Santo ad aprire gli occhi di Elisabetta e a farle riconoscere in Maria la vera arca dell’alleanza, la Madre di Dio, che viene a visitarla. E così l’anziana parente l’accoglie dicendole «a gran voce»: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me?» (Lc 1,42-43). Ed è lo stesso Spirito Santo che davanti a Colei che porta il Dio fattosi uomo, apre il cuore di Giovanni Battista nel grembo di Elisabetta. Elisabetta, esclama: «Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei
orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo» (v. 44). Qui l’evangelista Luca usa il termine skirtan, cioè “saltellare”, lo stesso termine che troviamo in una delle antiche traduzioni greche dell’Antico Testamento per descrivere la danza del re Davide davanti all’arca santa che è tornata finalmente in patria (2 Sam 6,16). Giovanni Battista nel grembo della madre danza davanti all’arca dell’Alleanza, come Davide; e riconosce così: Maria è la nuova arca dell’alleanza, davanti alla quale il cuore esulta di gioia, la Madre di Dio presente nel mondo, che non tiene per sé questa divina presenza, ma la offre condividendo la grazia di Dio. E così – come dice la preghiera – Maria realmente è causa nostrae laetitiae, l’“arca” nella quale realmente il Salvatore è presente tra di noi. Cari fratelli! Stiamo parlando di Maria, ma, in un certo senso, stiamo parlando anche di noi, di ciascuno di noi: anche noi siamo destinatari di quell’amore immenso che Dio ha riservato - certo, in una maniera assolutamente unica e irripetibile - a Maria. In questa Solennità dell’Assunzione guardiamo a Maria: Ella ci apre alla speranza, ad un futuro pieno di gioia e ci insegna la via per raggiungerlo: accogliere nella fede il suo Figlio; non perdere mai l’amicizia con Lui, ma lasciarci illuminare e guidare dalla sua parola; seguirlo ogni giorno, anche nei momenti in cui sentiamo che le nostre croci si fanno pesanti. Maria, l’arca dell’alleanza che sta nel santuario del Cielo, ci indica con luminosa chiarezza che siamo in cammino verso la nostra vera Casa, la comunione di gioia e di pace con Dio. Amen! Parrocchia S. Tommaso da Villanova, Castel Gandolfo, lunedì 15 agosto 2011 414
MAGISTERO PONTIFICIO Viaggio apostolico a Madrid in occasione della XXVI Giornata mondiale della Gioventù (18-21 agosto 2011)
Cari giovani, con la celebrazione dell’Eucaristia giungiamo al momento culminante di questa Giornata mondiale della Gioventù. Nel vedervi qui, venuti in gran numero da ogni parte, il mio cuore si riempie di gioia pensando all’affetto speciale con il quale Gesù vi guarda. Sì, il Signore vi vuole bene e vi chiama suoi amici (cfr Gv 15,15). Egli vi viene incontro e desidera accompagnarvi nel vostro cammino, per aprirvi le porte di una vita piena e farvi partecipi della sua relazione intima con il Padre. Noi, da parte nostra, coscienti della grandezza del suo amore, desideriamo corrispondere con ogni generosità a questo segno di predilezione con il proposito di condividere anche con gli altri la gioia che abbiamo ricevuto. Certamente, sono molti attualmente coloro che si sentono attratti dalla figura di Cristo e desiderano conoscerlo meglio. Percepiscono che Egli è la risposta a molte delle loro inquietudini personali. Ma chi è Lui veramente? Come è possibile che qualcuno che ha vissuto sulla terra tanti anni fa abbia qualcosa a che fare con me, oggi? Nel Vangelo che abbiamo ascoltato (cfr Mt 16,13-20) vediamo descritti due modi distinti di conoscere Cristo. Il primo consiste-
rebbe in una conoscenza esterna, caratterizzata dall’opinione corrente. Alla domanda di Gesù: «La gente chi dice che sia il Figlio dell’Uomo?», i discepoli rispondono: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti». Vale a dire, si considera Cristo come un personaggio religioso in più di quelli già conosciuti. Poi, rivolgendosi personalmente ai discepoli, Gesù chiede loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro risponde con quella che è la prima confessione di fede: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». La fede va al di là dei semplici dati empirici o storici, ed è capace di cogliere il mistero della persona di Cristo nella sua profondità. Però la fede non è frutto dello sforzo umano, della sua ragione, bensì è un dono di Dio: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne, né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli». Ha la sua origine nell’iniziativa di Dio, che ci rivela la sua intimità e ci invita a partecipare della sua stessa vita divina. La fede non dà solo alcune informazioni sull’identità di Cristo, bensì suppone una relazione personale con Lui, l’adesione di tutta la persona, con la propria intelligenza, volontà e sentimenti alla manifestazione che Dio fa di se stesso. Così, la domanda «Ma voi, chi dite che io sia?», in fondo sta provocando i discepoli a prendere una decisione personale in relazione a Lui. Fede e sequela di Cristo sono in stretto rapporto. E, dato che suppone la sequela del Maestro, la fede deve consolidarsi e crescere, farsi più profonda e matura, nella misura in cui si intensifica e rafforza la relazione con Gesù, la intimità con Lui. Anche Pietro e gli altri apostoli dovettero avanzare per questo cammino, fino a che l’incontro con il Signore risorto aprì loro gli occhi a una fede piena. Cari giovani, anche oggi Cristo si rivolge a voi con la stessa domanda che fece agli apostoli: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispondetegli con generosità e audacia, come corrisponde a un cuore giovane qual è il vostro. Ditegli: Gesù, io so che Tu sei il Figlio di Dio, che hai dato la tua vita per me. Voglio seguirti con fedeltà e lasciarmi guidare dalla tua parola. Tu mi conosci e mi ami. Io mi fido di te e metto la mia intera vita nelle tue mani. Voglio che Tu sia la forza che mi sostiene, la gioia che mai mi abbandona. Nella sua risposta alla confessione di Pietro, Gesù parla della Chiesa: «E io a te dico: tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la
MAGISTERO PONTIFICIO mia Chiesa». Che significa ciò? Gesù costruisce la Chiesa sopra la roccia della fede di Pietro, che confessa la divinità di Cristo. Sì, la Chiesa non è una semplice istituzione umana, come qualsiasi altra, ma è strettamente unita a Dio. Lo stesso Cristo si riferisce ad essa come alla «sua» Chiesa. Non è possibile separare Cristo dalla Chiesa, come non si può separare la testa dal corpo (cfr 1Cor 12,12). La Chiesa non vive di se stessa, bensì del Signore. Egli è presente in mezzo ad essa, e le dà vita, alimento e forza. Cari giovani, permettetemi che, come successore di Pietro, vi inviti a rafforzare questa fede che ci è stata trasmessa dagli Apostoli, a porre Cristo, il Figlio di Dio, al centro della vostra vita. Però permettetemi anche che vi ricordi che seguire Gesù nella fede è camminare con Lui nella comunione della Chiesa. Non si può seguire Gesù da soli. Chi cede alla tentazione di andare «per conto suo» o di vivere la fede secondo la mentalità individualista, che predomina nella società, corre il rischio di non incontrare mai Gesù Cristo, o di finire seguendo un’immagine falsa di Lui. Aver fede significa appoggiarsi sulla fede dei tuoi fratelli, e che la tua fede serva allo stesso modo da appoggio per quella degli altri. Vi chiedo, cari amici, di amare la Chiesa, che vi ha generati alla fede, che vi ha aiutato a conoscere meglio Cristo, che vi ha fatto scoprire la bellezza del suo amore. Per la crescita della vostra amicizia con Cristo è fondamentale riconoscere l’importanza del vostro gioioso inserimento nelle parrocchie, comunità e movimenti, così come la partecipazione all’Eucaristia di ogni domenica, il frequente accostarsi al sacramento della riconciliazione e il coltivare la preghiera e la meditazione della Parola di Dio. Da questa amicizia con Gesù nascerà anche la spinta che conduce a dare testimonianza della fede negli ambienti più diversi, incluso dove vi è rifiuto o indifferenza. Non è possibile incontrare Cristo e non farlo conoscere agli altri. Quindi, non conservate Cristo per voi stessi! Comunicate agli altri la gioia della vostra fede. Il mondo ha bisogno della testimonianza della vostra fede, ha bisogno certamente di Dio. Penso che la vostra presenza qui, giovani venuti dai cinque continenti, sia una meravigliosa prova della fecondità del
mandato di Cristo alla Chiesa: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura» (Mc 16,15). Anche a voi spetta lo straordinario compito di essere discepoli e missionari di Cristo in altre terre e paesi dove vi è una moltitudine di giovani che aspirano a cose più grandi e, scorgendo nei propri cuori la possibilità di valori più autentici, non si lasciano sedurre dalle false promesse di uno stile di vita senza Dio. Cari giovani, prego per voi con tutto l’affetto del mio cuore. Vi raccomando alla Vergine Maria, perché vi accompagni sempre con la sua intercessione materna e vi insegni la fedeltà alla Parola di Dio. Vi chiedo anche di pregare per il Papa, perché come Successore di Pietro, possa proseguire confermando i suoi fratelli nella fede. Che tutti nella Chiesa, pastori e fedeli, ci avviciniamo ogni giorno di più al Signore, per crescere nella santità della vita e dare così testimonianza efficace che Gesù Cristo è veramente il Figlio di Dio, il Salvatore di tutti gli uomini e la fonte viva della loro speranza. Amen. Base aerea dei Quattro Venti di Madrid, Domenica, 21 agosto 2011
MAGISTERO E ATTI DELL’ARCIVESCOVO Sacra Scrittura e mistagogia in alcune lettere di san Pio*
Premessa La concorrenza di due importanti eventi, il Sinodo dei vescovi dell’ottobre 2008 e la celebrazione dell’Anno paolino 2008-2009, nonché l’attenzione posta dalla Chiesa italiana per questo anno pastorale alla formazione cristiana, in particolare dei fanciulli e dei giovani, mi ha suggerito di prendere in considerazione un aspetto della personalità spirituale di san Pio da Pietrelcina, che non trovo molto valorizzato pastoralmente, quello del suo rapporto con la Sacra Scrittura1. Ho voluto farlo, partendo da una ricognizione dei passi biblici citati da san Pio nelle sue lettere, limitandomi, per ovvie ragioni di tempo, a quelle contenute nel I volume dell’Epistolario2, e conside*
Lectio magistralis tenuta a Martina Franca il 28 febbraio 2011, presso la Fondazione “Nuove Proposte”, in occasione della consegna del premio “Margiotta-Nicodemo” per gli studi religiosi. 1 Mi meraviglia già, ad esempio, l’assenza dell’indice dei passi biblici, peraltro numerosi, citati dal santo nelle sue lettere, nell’edizione ufficiale e aggiornata del suo epistolario: P. Pio da Pietrelcina, Epistolario (a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni), San Giovanni Rotondo 20074. Negli indici tematici abbiamo pochi riferimenti riguardanti la Scrittura, limitati all’invito a leggerla, solo nei volumi II, III e IV; nessun riferimento nel I vol. 2 Corrispondenza con i Direttori spirituali (1910-1922). Una analisi più ampia, di carattere generale, del linguaggio biblico di padre Pio, estesa a tutto l’Epistolario, si trova in L. Lotti, L’Epistolario di Padre Pio. Una lettura mistagogica, LEV, Ed. P. Pio da Pietrelcina, San Giovanni Rotondo (Fg) 2006, pp. 171-211.
rando le sole citazioni dirette, rilevate nelle note. In realtà, ben più numerose sono le espressioni di san Pio che ‘profumano’ di Sacra Scrittura e che, con uno studio mirato in tal senso, potrebbero essere evidenziate3. Una maggiore valorizzazione del rapporto di san Pio con la Scrittura potrebbe venire utile per tutta la Chiesa, sia per l’anno pastorale che ci apprestiamo a vivere (e sarebbe un bel contributo…), sia, anche, per ‘dimensionare’ più biblicamente una figura che viene in genere ‘squilibrata’ soprattutto sul piano devozionistico-spirituale.
Antico e Nuovo Testamento Farò prima delle considerazioni di carattere generale, mi soffermerò poi più particolarmente su alcune lettere dell’epistolario. Le citazioni bibliche, esplicite e implicite, rilevate nelle lettere del primo volume4 sono più di centocinquanta (154), delle quali, all’incirca, metà dall’Antico Testamento (76), metà dal Nuovo Testamento (79), ed è già questo un fatto interessante5. La predilezione di san Pio va per l’Antico Testamento - è fin troppo evidente - ai libri sapienziali: ben 62 su 76 citazioni; le altre 14 sono dal Pentateuco (4), dai libri storici (4), dai profeti (6). Tra i libri sapienziali sono privilegiati i Salmi (37 citazioni), il libro di Giobbe 3
Rileva P. Lotti: «Sembra quasi che una lettura esperienziale della Parola di Dio lo abbia portato ad interiorizzare talmente i testi biblici da farne uno strumento per la descrizione del suo mondo interiore e per spiegare agli altri l’agire di Dio» (Lotti, L’Epistolario, cit., p. 174). 4 Considero solo le lettere del santo, ma utile, in uno studio più completo, sarebbe esaminare anche le citazioni presenti nelle lettere dei suoi direttori spirituali, p. Agostino e p. Benedetto, per avere l’aspetto biblico del dialogo intessuto negli anni 1910-1922, anni particolarmente importanti sia per la crescita spirituale di padre Pio (sono peraltro gli anni della prima guerra mondiale, nella quale il giovane frate deve anche prestare il servizio militare), che per il manifestarsi del prodigio delle stimmate (20 settembre 1918). 5 Sull’importanza di un concorde utilizzo di Antico e Nuovo Testamento, soprattutto per una catechesi mistagogica, alla luce degli insegnamenti dei Padri della Chiesa, ho insistito nella proposta pastorale per la mia diocesi, cfr F. Cacucci, La mistagogia. Una scelta pastorale, EDB, Bologna 2006, pp. 58-59. Vd. anche G. Francesconi, Storia e simbolo, Morcelliana, Brescia 1981, p. 329.
MAGISTERO E ATTI DELL’ARCIVESCOVO (14), il Cantico dei cantici (10); una sola citazione dal libro dei Proverbi. Da queste scelte, consapevoli o spontanee che siano, emergono chiare alcune coordinate della spiritualità del santo di Pietrelcina: la preghiera e la lode di Dio anche nell’abbandono, nella ‘notte’, nella passione (i Salmi); la pazienza nella prova (Giobbe); il desiderio dell’unione sponsale (il Cantico). Il canto delle meraviglie di Dio, attraverso la croce, e sulla croce, giunge alle nozze mistiche con l’Agnello: un itinerario tipicamente francescano, un itinerario profondamente e veramente ‘cristiano’. Le espressioni tratte dai Salmi e dal libro di Giobbe sono soprattutto quelle di Gesù provato nella passione, sulla croce, per amore degli uomini, per la nostra salvezza. Le immagini tratte dal Cantico dicono del desiderio d’amore, della ricerca costante che la sposa fa dello Sposo, fino a congiungersi strettamente e definitivamente con lui6. Nelle citazioni dal Nuovo Testamento, che spesso accompagnano e quasi ‘portano a compimento’ quelle dell’Antico, le preferenze di san Pio vanno ai quattro Vangeli (52 su 79), ben distribuite (18 da Matteo, 7 da Marco, 13 da Luca, 14 da Giovanni); quindi alle lettere paoline (20: Romani, I e II Corinzi, Galati, I e II Timoteo); meno ad altri testi: Ebrei (4), Giacomo (2), Apocalisse (1). Sacra Scrittura e mistagogia Più che la riflessione dottrinale e teologica a san Pio interessa la persona di Gesù: come la sposa del Cantico san Pio ricerca lo Sposo, i suoi baci d’amore, la sua passione, le sue piaghe, il vino del banchetto delle nozze… È un modo quanto mai interessante, coinvolgente, mistagogico, di leggere la Scrittura: una lettura spirituale, che diventa liturgica ed esistenziale, che si fa culto della passione e 6
La fede per padre Pio «è la condizione perché avvenga il connubio tra Dio e l’anima; è il cammino stesso per la celebrazione del connubio» (L. Lavecchia, L’itinerario di fede in Padre Pio da Pietrelcina nell’Epistolario, Ed. Padre Pio da Pietrelcina, San Giovanni Rotondo 2003, p. 50).
della croce, fino alla risurrezione, ma che si fa anche oblazione, sacrificio, immolazione, per la salvezza delle anime e la riconciliazione dei peccatori. San Pio si fa così per noi, per la comunità cristiana, vero mistagogo: ci prende per mano e ci introduce nel mistero di Cristo, non tanto e non solo attraverso le sue parole, ma anche e soprattutto attraverso la sua persona, che si è configurata a Cristo fino ad averne e portarne le stimmate. Ma è una configurazione che si fonda sulle parole della Scrittura, non sul sentimento, per alto che possa essere: direi non sull’eros, ma sull’agape, sul dono d’amore che è la Parola di Dio, che, come ci ha detto il Vaticano II, «nel suo grande amore parla agli uomini come ad amici e si intrattiene con essi, per invitarli e ammetterli alla comunione con sé»7. Sono soprattutto le parole e le immagini tratte dal Cantico dei cantici a farci comprendere meglio tutto questo, e non a caso, se pensiamo a quanto i Padri della Chiesa e i mistici di tutti i tempi hanno ‘utilizzato’ questo libro della Scrittura per introdurre i fedeli nel mistero di Cristo8, nei sacramenti, nel cammino di iniziazione. Sant’Ambrogio ricorre quasi sistematicamente a una lettura spirituale del Cantico per la sua catechesi sui sacramenti9. E interessante è rilevare come anche san Pio faccia un uso mistagogico del libro. Su questo ci vogliamo soffermare.
La lettura mistagogica del “Cantico dei cantici”
I baci Per la prima volta troviamo una citazione del Cantico in una lettera a p. Agostino del 17 agosto 1913; il suo direttore spirituale, amareggiato, gli ha chiesto di pregare per delle persone colpite da grave disgrazia, e Pio lo rincuora, scrivendogli tra l’altro: «Vi consoli, caro padre, il dolce pensiero di amare Gesù e di esserne assai di più da lui 7
Dei Verbum 2. A riguardo cfr G. Micunco, Mistero della fede. Strumenti per una catechesi mistagogica, Ed. Stilo, Bari 2008, pp. 134 sgg. 9 Su questo cfr E. Cattaneo, Il “Cantico dei cantici” nelle catechesi mistagogiche di Sant’Ambrogio di Milano, «La Civiltà Cattolica», 143 (1998), III, pp. 29-41. 8
MAGISTERO E ATTI DELL’ARCIVESCOVO riamato. Chiediamogli con la sposa dei sacri Cantici: “Osculetur me osculo oris sui, quia meliora sunt ubera tua vino”10. Quante volte questo bacio di pace, a noi sacerdoti specialmente, ci viene dato da Gesù nel santissimo Sacramento! Sì, desideriamolo ardentemente questo bacio dalla bocca divina e più ancora mostriamocene riconoscenti. Qual più caro dono possiamo noi miseri mortali desiderare da Dio?!»11. La stessa esegesi ‘eucaristica’ del ‘bacio’ troviamo già in Ambrogio, che così dice al catecumeno: «Sei venuto all’altare, il Signore Gesù chiama te o la tua anima o la Chiesa e dice: “Mi baci con i baci della sua bocca” (Ct 1, 1). Vuoi applicare queste parole a Cristo? Nulla di più gradito. Vuoi applicarle alla tua anima? Nulla di più soave»12. Ma anche santa Teresa d’Avila vedrà nel primo versetto del Cantico un riferimento all’Eucaristia: «Non ci accostiamo noi al SS. Sacramento? Mi sono infatti domandata se qui la sposa chieda appunto questa grazia, che Cristo ci ha fatto soltanto più tardi»13. Il vino Una lettura spirituale, eucaristica, del vino, sempre con riferimento al Cantico, farà ancora san Pio in un’altra lettera, tra le ultime di questo volume dell’Epistolario, una lettera a padre Benedetto del 29 gennaio 191914, in cui il punto di partenza è un ringraziamento che padre Pio fa al suo direttore spirituale per dell’uva che gli ha man10
Ct 1, 1: «Mi baci con i baci della sua bocca! Sì, le tue tenerezze sono più dolci del vino» (trad. CEI). 11 Pio da Pietrelcina, Epistolario, cit., vol. I, p. 406. Nella stessa lettera san Pio cita altri due passi della Scrittura, la mancanza di fede del popolo d’Israele nel deserto, che causò anche la ‘punizione’ di Mosè (cfr Nm 20, 11-12) e l’invito a cacciare ogni timore dall’anima che, se ama il Signore, «non cammina, ma vola»: Viam mandatorum tuorum cucurri cum dilatasti cor meum (Sal 118, 32), «Corro per la via dei tuoi comandamenti, perché hai dilatato il mio cuore». 12 Sacram. 5, 2, 5. 13 Pens. 1, 10. 14 Solo da pochi mesi (20 settembre 1918), è il caso di ricordarlo, Pio ha ricevuto il dono definitivo delle stimmate.
dato in dono; padre Benedetto gli ha esposto alcune sue amarezze15 e il frate così risponde: «Ricevo l’uva che mi avete mandata, e commosso e riconoscente ve ne ringrazio di cuore davanti a Gesù, pregandolo con importunità che continui a vuotare il vostro cuore di quel rimasuglio di acqua, e che lo riempia di quel misterioso vino che chiedeva la sposa della sacra Cantica»16. I passi del Cantico a cui san Pio fa riferimento, come è rilevato in nota, sono due. In uno la sposa dice: «Attirami dietro a te, corriamo! M’introduca il re nelle sue stanze: gioiremo e ci rallegreremo per te, ricorderemo le tue tenerezze più del vino» (Ct 1, 4); nell’altro passo è lo sposo a dire: «Sono venuto nel mio giardino, sorella mia, sposa, e raccolgo la mia mirra e il mio balsamo; mangio il mio favo e il mio miele, bevo il mio vino e il mio latte. Mangiate, amici, bevete; inebriatevi, o cari» (Ct 5, 1). San Pio così continua nella sua lettera: «Sì, padre, vino voi chiedete in ricambio dell’uva, ed è giusto, e vino vi sarà dato. Un altro poco ancora e sarete inebriato di questo vino. Maria già ne ha mossa lagnanza al Figliuolo e questi è già per ordinare che si occupino le idrie»17. Come abbiamo già osservato, è importante questo mettere insieme, da parte del frate di Pietrelcina, Antico e Nuovo Testamento: il vino degli sposi del Cantico, la ‘figura’, trova compimento nella realtà del vino degli sposi di Cana, delle nozze mistiche in cui la nostra acqua umana, per intercessione di Maria, è mutata da Gesù in vino celeste. L’accostamento tra i due Testamenti permette, anche in questo caso, una lettura mistagogica, che ci introduce più profondamente nel mistero pasquale di Cristo, partendo dal segno dell’uva, e dando un senso alle umane amarezze. Ed è san Pio a farsi mistagogo, «pregandolo con importunità», come Maria, che sembra quasi forzare il Figlio, con una insistenza che ricorda l’opportune, importune, che Paolo consiglia a Timoteo (2 Tm 4, 2)18. 15
Non sappiamo quali, perché non abbiamo la lettera di p. Benedetto a cui p. Pio risponde. 16 Pio da Pietrelcina, Epistolario, cit., vol. I, p. 1120. 17 Ibid. 18 Ecco, tra gli altri, una citazione che andrebbe rilevata in uno studio più completo del linguaggio biblico-spirituale di padre Pio; qualche altra citazione meriterebbe anche l’immagine dell’uva e del vino, come, ad esempio, Is 5, 1-7.
MAGISTERO E ATTI DELL’ARCIVESCOVO La ricerca dello Sposo La lettera più interessante per la nostra analisi è senza dubbio quella del 17 ottobre 1915, in risposta ad una di padre Agostino, il quale chiede la preghiera di p. Pio per i peccatori e consigli su alcune questioni, una lettera in cui troviamo ben tre citazioni dal Cantico dei cantici19. È una lettera in cui fra Pio effonde tutto l’impeto del suo amore, il suo essere tutto di Dio, in cui fa proprie le parole di Teresa di Gesù Bambino: «Io non voglio scegliere né di morire, né di vivere; ma faccia Gesù di me quel che vuole!». Egli avverte anche il peso della condizione umana, della carne: «Ahimè! Chi mi libererà da un sì crudo strazio del cuore?»20, e sembra dire con san Paolo: «Sono uno sventurato! Chi mi libererà da questo corpo votato alla morte?» (Rm 7, 24). Ed ecco che Pio si ritrova nelle condizioni della sposa del Cantico, che cerca continuamente con ardore lo sposo, poi lo perde, poi lo ritrova di nuovo, lo ritrova ancora per non lasciarlo più; scrive: «Chi fia mai che riesca a separare o a spegnere questo fuoco, che in petto mi arde di fiamme sì accese per voi? Deh!, o Signore, non vogliate prendervi gusto a nascondervi; voi lo comprendete quale scompiglio ed agitazione s’impossessano di tutte le potenze dell’anima e dei sentimenti ancora essi! Voi il vedete che non regge al crudele strazio di questo abbandono la poverina, perché voi troppo l’avete innamorata di voi, bellezza infinita. Voi il sapete com’ella affannosamente vi cerca. Questo affanno non è affatto inferiore a quello che pur provava quella vostra sposa dei sacri cantici; anch’ella al par di questa sacra sposa s’aggira fuor di sé per le pubbliche vie e le piazze e prega e scongiura le figlie di Gerusalemme di dirle ove sia 19 Mi sembra opportuna una considerazione di p. Lotti: «Si noti anche come la terminologia sponsale ereditata dal Cantico dei cantici e dai mistici spagnoli non venga considerata mai a livello individuale, ma lo sposalizio mistico diventa funzionale alla realizzazione di un progetto di Dio sulle persone e su coloro che gli sono accanto»(op. cit., p. 188). 20 Pio da Pietrelcina, Epistolario, cit., vol. I, p. 675.
il suo diletto: “Vi scongiuro, o figlie di Gerusalemme, se vedrete il mio amato, ditegli che io languisco d’amore!”»21. Una vera lettera d’amore. P. Pio ha quasi dimenticato il destinatario della lettera, perché parlando dell’amore che gli arde nell’anima, si rivolge direttamente a colui che è l’Amore. E la forma di questo amore è ancora quello della sposa del Cantico: il riferimento biblico toglie ogni ombra di sentimentalismo al sentimento di Pio e gli dà una dimensione profondamente cristiana ed ecclesiale. Il riferimento biblico si precisa e si arricchisce con altre due espressioni tratte dai salmi: «Quanto bene comprende l’anima mia in questo stato quello che è scritto nei salmi: Deficit spiritus meus!; Deficit in salutare tuum anima mea»22. E l’anima, che si sente ‘venir meno’, non resta in attesa passiva, ma, come la sposa del Cantico, si mette alla ricerca: «Anche io, giacché non potei trovare ciò di cui ha bisogno l’anima mia nel riposo e nella notte, anche io sorgerò, come la sposa della sacra cantica e cercherò quegli che ama l’anima mia: Surgam et quaeram quem diligit anima mea»23.
L’amore forte come la morte
La lettura del Cantico si fa nuovamente mistagogica: chiaro mi sembra il riferimento al mistero pasquale nel ‘riposo’ e nella ‘notte’, da cui la sua anima aspira a ‘sorgere’; una aspirazione, una tensione che trova risposta nell’ultimo riferimento al Cantico presente in questa stessa lettera, un riferimento che san Pio applica non solo a sé, ma anche a quanti attendono una liberazione: «Voi l’avete detto, o dolce mio Signore, che “l’amore è forte al par della morte, e duro al par dell’inferno”, perciò guardate con occhio di ineffabile dolcezza questi morti fratelli, incatenateli a voi con una forte stretta di amore. Risorgano tutti questi veri morti, o Signore»24. Abbiamo qui 21
Ivi, p. 676; il passo citato è Ct 5, 8. Ibid. La prima espressione è in Sal 76, 4: «viene meno il mio spirito» e in Sal 83, 3: «l’anima mia languisce»; la seconda è in Sal 118, 81: «Mi consumo nell’attesa della tua salvezza». 23 Ivi, p. 677. Il passo citato è Ct 3, 2. 24 Ibid. Qui padre Pio cita Ct 8, 6. 22
MAGISTERO E ATTI DELL’ARCIVESCOVO una interessante lettura di questo celebre versetto del Cantico, in cui i termini ‘amore’ e ‘morte’ potrebbero rischiare di essere ‘romanticizzati’ e vengono invece letti alla luce della morte e risurrezione di Cristo, tant’è vero che il frate continua con un riferimento esplicito alla risurrezione, ancora con una citazione, questa volta dal Vangelo di Giovanni: «O Gesù, Lazzaro non vi chiese punto che lo risuscitaste; valsero per lui le preghiere di una donna peccatrice; oh! eccone, o mio divin Signore, un’altra anima ancora essa peccatrice e più rea senza paragone, che vi prega per tanti morti, che punto non si curano di pregarvi affin di essere risuscitati. Voi sapete, o mio Signore e mio re, il crudo martirio che mi cagionano quest’altrettanti Lazzari; chiamateli con un grido sì possente che dia loro la vita e al vostro comando escano dalla tomba dei loro sozzi piaceri. Fatelo, o Signore, e così tutti benediremo le ricchezze della vostra misericordia…»25. In un’altra lettera, del 27 ottobre 1915, a padre Agostino, san Pio fa ancora riferimento a Ct 8, 6; parlando del contrasto tra momenti di estasi, di ebbrezza dello spirito26 e momenti di duro richiamo alla realtà, scrive: «Io non so se il Signore vi abbia mai fatto esperimentare quello che fa sentire da molto a questa sua creatura. Mai ella ha sentito come lo sente in questo stato la dolcezza e la profondità, che contengono varie sentenze della Scrittura santa. Di queste, una la sarebbe: “L’amore è forte al par della morte, e duro al par dell’inferno”»27. A parte la citazione del passo del Cantico, questo testo è interessante perché ci attesta come veramente la spiritualità di padre 427 25
Ibid. Nel citare il vangelo della risurrezione di Lazzaro (cfr Gv 11, 21 ss.) san Pio sottolinea «le preghiere di una donna peccatrice», identificando, evidentemente, secondo una tradizione esegetica, Maria di Betania con la peccatrice che unse i piedi Gesù (cfr Lc 7, 37 ss.), come farà Maria di Betania (cfr Gv 12, 3 ss.). Questa citazione che padre Pio fa del vangelo di Lazzaro è ripresa anche da padre Lotti, che lo commenta in una prospettiva battesimale di morte e risurrezione del credente (cfr op. cit., p. 207). 26 Padre Pio cita anche l’esperienza di rapimento al terzo cielo che Paolo racconta in 2 Cor 12, 2-4. 7. 27 Pio da Pietrelcina, Epistolario, cit., vol. I, p. 681.
Pio si fondasse sulla Scrittura, oltre che sull’Eucaristia: ‘dolcezza e profondità’ nascono da «sentenze della Scrittura santa».
L’inverno è passato Non ci deve meravigliare allora che san Pio parli con le parole della Scrittura, anche quando scrive della sua cattiva salute, che forse gli permetterà – ma non sarà così – di evitare la ripresa del servizio militare; da San Giovanni Rotondo, dove si trova appunto per convalescenza, scrive (23 febbraio 1917)28 a padre Agostino: «Nel gennaio, come vi scrissi nell’ultima mia lettera, feci una di quelle solite ricadute. Febbre altissima e forte polmonite vennero a farmi visita. Il caso fu giudicato dal medico, poverino!, disperato. E nel più bel momento che andavo assaporando le dolcezze del iam hiems transiit, venni miracolosamente guarito e gittato nuovamente in alto mare a combattere il buon combattimento»29. Ancora una citazione dal Cantico, un libro che Pio doveva davvero molto amare, per esprimere la speranza di essere ormai fuori pericolo, di poter tornare con tutta serenità all’‘uva’ dell’ebbrezza spirituale, dell’abbandono in Dio, ma il Signore ha disposto diversamente, lo ha guarito e l’ha rigettato nell’agone; e Pio lo dice ancora con una espressione della Scrittura, il «buon combattimento»30 che Paolo esorta Timoteo a combattere.
Conclusioni 428
Concludo queste mie considerazioni sul valore della Scrittura per padre Pio, riprendendo quanto già dicevo per i Padri della Chiesa: «L’uso che i Padri facevano dei brani scritturistici, leggendo l’Antico alla luce del Nuovo Testamento, non era una pura opera28
Il 19 agosto 1917 fra Pio dovrà tornare nella caserma di Napoli. Pio da Pietrelcina, Epistolario, cit., vol. I, p. 868. In latino san Pio cita Ct 2, 11: «l’inverno ormai è passato», che continua, lo sappiamo, con «il tempo dell’uva è venuto»: ancora un riferimento al vino. 30 Cfr 1 Tm 6, 12: una citazione non rilevata nelle note. 29
MAGISTERO E ATTI DELL’ARCIVESCOVO zione intellettuale né sfoggio di cultura. Tutt’altro: era finalizzato unicamente alla comprensione dell’unico mistero di Dio, proclamato nella Bibbia e operante nella liturgia»31. Approfondire questo rapporto di san Pio con la Scrittura può rendere un grande, utile servizio alla Chiesa tutta. + Francesco Cacucci Arcivescovo
F. Cacucci, La mistagogia, cit., p. 58.
Sacre ordinazioni, ammissioni, ministeri - La mattina del 16 luglio 2011, memoria della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo, nella chiesa parrocchiale di S. Rocco in Valenzano, S. Em.za Rev.ma card. Francesco Monterisi, del titolo di S. Paolo alla Regola, durante una concelebrazione eucaristica da lui presieduta, con le dimissorie dei legittimi Superiori e la licenza dell’Arcivescovo di Bari-Bitonto, ha ordinato presbitero don Reyjie Maria Penecios e diacono il professo Massimo Maria Ghionzoli, dell’Istituto Religioso “Apostoli di Gesù Crocifisso”.
Nomine e decreti singolari S. Ecc. l’Arcivescovo ha nominato, in data: - 30 luglio 2011 (Prot. n. 39/10/D.A.S.-N.), il prof. Giuseppe Micunco, confermandolo nell’incarico per un altro quinquennio, agli uffici di direttore del Settore e dell’Ufficio Laicato della Curia arcivescovile. S. Ecc. l’Arcivescovo, in data: - 11 luglio 2011 (Prot. n. 38/11/L.A.), ha concesso licenza a mons. Antonio Parisi per la pubblicazione del fascicolo di testi liturgici musicati dal titolo Sorgente di salvezza, edito dalla Cooperativa “Rinnovamento nello Spirito” di Roma.
CURIA METROPOLITANA Ufficio per le cause dei santi
Apertura del processo di beatificazione e canonizzazione della Serva di Dio suor Teresa di Gesù (Gimma), O.C.D.
Lunedì 5 luglio 2011, alle ore 17.00, nella chiesa del Monastero di S. Teresa Nuova in Bari, alla presenza dell’Arcivescovo di BariBitonto S.E. Mons. Francesco Cacucci, si è celebrato il solenne atto di apertura del processo per la beatificazione e canonizzazione della Serva di Dio suor Teresa di Gesù (al secolo: Teresa Gimma), carmelitana scalza, fondatrice del detto monastero, morta nel 1948 in fama di santità. Erano presenti il Postulatore della causa, S.E. Mons. Vito Angiuli, vescovo di Ugento-Santa Maria di Leuca, il Vicepostulatore mons. Angelo Latrofa, i membri del tribunale: il giudice delegato mons. Ignazio Fraccalvieri, il promotore di giustizia, don Ubaldo Aruanno, il notaio attuario dott. Gabriella Roncali; tutti hanno prestato il giuramento prescritto. La sessione di apertura, dopo un momento di preghiera, è stata introdotta dal delegato diocesano per le cause dei santi mons. Vito Bitetto; si è conclusa con la lettura del verbale redatto dal cancelliere arcivescovile don Paolo Bux.
Verbale della sessione di apertura del processo cognizionale canonico diocesano su vita, virtù e fama di santità della Serva di Dio suor Teresa di Gesù (Gimma), O.C.D. Nel nome di Dio. Amen. Nell'anno del Signore 2011, il giorno 5 del mese di luglio, alle ore 17.00, nella chiesa del Monastero di Santa Teresa Nuova in Bari, davanti all'Ecc.mo e rev.mo mons. Francesco Cacucci, Arcivescovo di Bari-Bitonto, presenti il rev. mons. Ignazio Fraccalvieri, giudice delegato, il rev. don Ubaldo Aruanno, promotore di giustizia, legittimamente citato; la dott. Gabriella Roncali, eletta notaio attuario, sono comparsi S.E. mons. Vito Angiuli, Vescovo di Ugento-Santa Maria di Leuca, e il rev. mons. Angelo Latrofa, rispettivamente postulatore e vicepostulatore della causa di beatificazione e canonizzazione della Serva di Dio Suor Teresa di Gesù (Teresa Gimma), legittimamente costituiti, chiedendo che si procedesse all'apertura del processo informativo sulla vita, le virtù e la fama di santità di detta Serva di Dio. Ascoltata la petizione del postulatore, l'Ecc.mo Mons. Arcivescovo, su richiesta del promotore di giustizia, ha esaminato i mandati di nomina, e li ha consegnati al giudice delegato e al promotore di giustizia affinché li esaminassero. E non essendovi nulla da opporre, l’Arcivescovo li accettò come legittimi. 434
Mons. Arcivescovo ha quindi confermato la nomina di tutti quelli che col suo Decreto erano stati designati membri del tribunale per l’istruzione del processo, avendo tutti accettato volentieri l'incarico per il quale erano stati designati, dichiarandosi disposti a compierlo fedelmente e a conservare il dovuto segreto. In un secondo momento, sono passati tutti a prestare il giuramento prescritto, e in primo luogo Mons. Arcivescovo, secondo la seguente formula:
CURIA METROPOLITANA «Nel nome di Dio. Amen. Io, Francesco Cacucci, Arcivescovo di Bari-Bitonto, giuro che, prescindendo dalle persone, devo compiere con fedeltà e diligenza il compito che mi compete nel processo sulla vita, le virtù e la fama di santità della Serva di Dio Suor Teresa di Gesù (Gimma). Giuro inoltre di osservare il dovuto segreto. Che Dio mi aiuti e mi assistano questi santi vangeli». Francesco Cacucci
Eseguito l'atto, il giudice delegato, il promotore di giustizia e il notaio attuario hanno prestato il seguente giuramento: «Nel nome di Dio. Amen. Io, Ignazio Fraccalvieri, giudice delegato, Io, Ubaldo Aruanno, promotore di giustizia, Io, Gabriella Roncali, notaio, nel processo sulla vita, le virtù e la fama di santità della Serva di Dio suor Teresa di Gesù (Gimma), giuro di compiere fedelmente l'incarico affidatomi. Giuro, inoltre, di osservare il segreto proprio del mio ufficio. Che Dio mi assista e mi aiutino questi santi vangeli». Mons. Ignazio Fraccalvieri, giudice delegato Don Ubaldo Aruanno, promotore di giustizia Dott. Gabriella Roncali, notaio attuario
Allo stesso modo, il postulatore e il vicepostulatore, invitati da Mons. Arcivescovo, hanno prestato il seguente giuramento: «Nel nome di Dio. Amen. Io, Vito Angiuli, postulatore della causa di canonizzazione della Serva di Dio Suor Teresa di Gesù (Gimma), Io Angelo Latrofa, vicepostulatore della causa di canonizzazione della Serva di Dio Suor Teresa di Gesù (Gimma), giuro di compiere fedelmente il compito affidatomi e di non dire o fare nulla che, direttamente o indirettamente, possa attentare alla
verità o alla giustizia o limitare la libertà dei testimoni. Che Dio mi assista e mi aiutino questi santi vangeli» Mons. Vito Angiuli postulatore Mons. Angelo Latrofa vicepostulatore
In seguito, il vicepostulatore della causa ha consegnato l'elenco dei testimoni, riservandosi il diritto e la facoltà di presentare altri nomi e di rinunciare, eventualmente, a qualcuno di quelli indicati nel suddetto elenco. Mons. Arcivescovo e il giudice delegato hanno accettato, con le indicate riserve, i testimoni proposti. Quindi, il giudice delegato si è riservato di indicare il luogo per interrogare i testimoni e presentare le altre prove, la sede del tribunale diocesano e i giorni e gli orari delle sessioni. Infine Mons. Arcivescovo e il giudice delegato hanno ordinato di stendere il verbale di tutto quanto realizzato nella presente sessione, e di consegnarlo insieme alle nomine e ai documenti precedentemente citati. Terminato l'atto, hanno firmato il verbale Mons. Arcivescovo, il giudice delegato, il promotore di giustizia, il notaio attuario, come segue: Arcivescovo di Bari-Bitonto Giudice delegato Promotore di giustizia Notaio attuario
Di tutte e ciascuna delle cose realizzate, è stato redatto e sottoscritto il presente verbale. Dato in Bari, 5 luglio 2011 Il Cancelliere arcivescovile don Paolo Bux
CURIA METROPOLITANA Ufficio Laicato. Consulta diocesana delle Aggregazioni Laicali
Il Convegno sui laici di San Giovanni Rotondo Lavoro di preparazione e prospettive
L’assemblea della Consulta diocesana delle Aggregazioni Laicali (CDAL) dell’11 giugno 2011, alla quale sono sempre invitati, e ampiamente presenti, anche i laici delle comunità parrocchiali, è stata un’occasione per fare un po’ un consuntivo del lavoro svolto in preparazione al III Convegno ecclesiale regionale, tenutosi a San Giovanni Rotondo (29-31 aprile 2011) su L’impegno dei laici nella Chiesa e nella società pugliese oggi e per avviare delle prospettive di lavoro, a partire dalle conclusioni del Convegno stesso. L’Ufficio Laicato e la Consulta hanno scelto, ritenendola la più urgente e opportuna, come linea di riflessione e approfondimento quella della formazione dei laici, che ha trovato poi un valido sostegno nel recente documento dei Vescovi italiani per il decennio pastorale 2010-2020, sulla sfida educativa, Educare alla vita buona del Vangelo. Negli anni 2009-2010 abbiamo proposto degli approfondimenti affidati a responsabili nazionali di importanti aggregazioni laicali, che fossero anche dei testimoni: A. Riccardi, I laici oggi, testimoni di Cristo risorto; V. Paglia, I laici e la Parola, dopo il Sinodo dei Vescovi sulla Parola di Dio; F. Nembrini, Dal rischio educativo l’impegno dell’io per un nuovo umanesimo; J. Morán, Educare a essere cittadini del mondo; F. Miano, Educazione integrale della persona e comunità cristiana; S. Martinez, Educazione e vocazione universale alla santità.
E di formazione alla solidarietà abbiamo parlato nel Convegno del settembre 2010 alla Fiera del Levante su Chiesa e Mezzogiorno, in dialogo con le istituzioni; sono stati relatori Giuseppe Pennella, Luigi Alici, Andrea Olivero. Un Convegno che abbiamo ripreso nell’assemblea CDAL di novembre 2010, introdotta da una relazione di Vito Micunco, direttore dell’Ufficio della pastorale sociale e del mondo del lavoro. Abbiamo sentito il bisogno, come dicono i nostri Vescovi, di «procedere alla verifica degli itinerari formativi esistenti e al consolidamento delle pratiche educative in atto» (n. 6) e del nostro operare, visto che anche «ogni nostra azione ha una valenza educativa». Abbiamo così dedicato l’assemblea del laicato del 26 febbraio 2011, ormai in vista del Convegno sui laici di San Giovanni Rotondo, ancora al tema della formazione: La sfida educativa e la “Verbum Domini” di Benedetto XVI, relatore il prof. Giuseppe Micunco, direttore dell’Ufficio Diocesano Laicato, che è partito dal documento dei vescovi. La relazione si è dapprima soffermata sulla crisi della cultura contemporanea quale viene proposta paradigmaticamente ne Il nome della rosa di U. Eco, che ha per protagonisti un maestro e un discepolo e si conclude con l’incendio di una grande biblioteca, di cui restano solo brandelli, scarsi frammenti di sapienza; il romanzo di Eco propone come materia del contendere il secondo libro (perduto) della Poetica di Aristotele, un libro sulla commedia e sul ‘riso’, icona della libertà, della felicità, del senso, elementi positivi che anche i Vescovi ci invitano a riscoprire come fine del lavoro educativo (cfr n. 8; cfr anche Deus caritas est, n. 3); che sono del Vangelo: Gesù annuncia la liberazione (cfr Lc 4) e la gioia (cfr Gv 17, 13). L’educazione deve tornare a mettere al centro la Parola, a proporre non nomi (Il nome della rosa) ma le realtà del bene, del vero, del bello (n. 7): come società, oggi, invece del bene proponiamo l’utile; invece del vero un razionalismo empirico; invece del bello un godimento effimero. Una strategia educativa sapiente non prevede steccati o ‘muraglie cinesi’ per difenderci dall’attacco di presunti barbari (cfr A. Baricco, I barbari, Fandango, Roma 2006), ma, come già fecero i Padri della Chiesa, un recupero e una valorizzazione degli elementi positivi, delle aspirazioni genuine, dei ‘semi del Verbo’, che sono nella cultura del nostro tempo. I vescovi invitano a valorizzare
CURIA METROPOLITANA nuovi ‘areopaghi’, come hanno fatto esperienze tipo la ‘cattedra dei non credenti’ o il ‘cortile dei gentili’ o ‘dialoghi di frontiera’. Questo richiede una capacità di pensiero, di riflessione, di interiorità, di silenzio, di contemplazione, di quella che Aristotele chiamava ‘attività contemplativa’ (theoretikè enèrgheia), contro la superficialità imperante. Richiede una visione di umanesimo integrale (n. 5; cfr Caritas in veritate 18-19), quello proposto da J. Maritain, ma anche dal nostro Servo di Dio Giovanni Modugno (Bitonto 1880Bari 1957), un modello di educatore che dobbiamo sempre più riscoprire. Tutto questo vogliamo fare da laici, nel nostro impegno nel mondo, nel matrimonio e nella famiglia, nel lavoro e nell’impegno culturale e sociale, nella politica. Vogliamo farlo avendo in tutto e sempre come ‘pedagogo’ il Signore Gesù («uno solo è il Vostro Maestro», Mt 23, 8): così lo ha chiamato Clemente Alessandrino (citato dai vescovi, n. 1); perché su di lui sia fondata la nostra paidèia, la nostra cultura, il nostro modo di vedere e di vivere. Paolo (cfr Rm 12, 1-2) esorta i cristiani a «offrire i corpi», non solo pensieri e sentimenti, ma la vita stessa, anche fisica e dice che questo è il «culto ‘logico’» dei cristiani; il greco loghikòs è stato poco opportunamente reso in genere con ‘spirituale’ («è questo il vostro culto spirituale»); ma Paolo intendeva dire il culto del Lògos, cioè del ‘Verbo’, di Gesù Cristo Parola e Sapienza del Padre, tant’è vero che Paolo spiega subito dopo: «Non uniformatevi alla mentalità del mondo presente, ma trasformatevi continuamente nel rinnovamento della vostra mente» (Rm 12, 2). Il culto a Dio si fa cambiando modo di pensare e cambiando vita, rigettando ogni culto idolatrico, conformandoci a Cristo, che così è non solo ‘pedagogo’, ma anche ‘mistagogo’, perché ci introduce sempre più nella sua persona, nel suo ‘mistero’, nella sua morte e risurrezione. La Parola deve animare tutta la pastorale e la vita della Chiesa (Verbum Domini 73); deve animare la vita dei laici (VD 84). Questo lavoro di formazione, che è in realtà un lavoro di ‘conformazione’ a Cristo e di ‘trasformazione’ in lui (gr. metamòrphosis, che rendiamo in genere con ‘trasfigurazione’), che fa dire a Paolo «Non
sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me» (Gal 2, 20), si può fare solo in una comunità, secondo il modello dei primi cristiani («assidui nell’ascolto…», At 2, 42 ss.; cfr n. 20). In comunità è possibile superare la frammentazione, vincere le solitudini, gli egoismi individuali e sociali. È possibile far risplendere rinnovata e redenta quell’immagine di Dio deturpata dal peccato, una immagine fatta di lògos e di agàpe, di parola-sapienza e di amore-carità, perché Dio è Sapienza (cfr Gv 1, 1) e Amore (cfr 1 Gv 4, 8). Dopo la celebrazione del Convegno di San Giovanni Rotondo nell’assemblea CDAL dell’11 giugno 2011, dopo aver ripercorso il cammino fatto dalle Aggregazioni laicali, il direttore dell’Ufficio Laicato ha relazionato brevemente sul Convegno, soffermandosi soprattutto sulle proposizioni conclusive approvate dal Convegno stesso, proponendone la lettura già fatta nell’ultimo Consiglio Pastorale diocesano e aprendo il dibattito sulle prospettive di lavoro per il prossimo anno. Si è concordato di proseguire sul tema dell’educazione, tenendo conto del tema particolare che l’Arcivescovo vorrà proporre per il nuovo anno pastorale nella Assemblea diocesana di settembre e valorizzando le specifiche originalità che ogni esperienza associativa, secondo il proprio carisma, vive nel lavoro formativo. prof. Giuseppe Micunco Direttore Ufficio Laicato
CONSIGLI DIOCESANI Consiglio Pastorale Diocesano
Verbale della riunione del 22 febbraio 2011
Il giorno 22 febbraio 2011, alle ore 19.00, presso il salone della Casa del clero in Bari, convocato dall’arcivescovo di Bari-Bitonto mons. Francesco Cacucci, si è riunito il Consiglio Pastorale Diocesano sul seguente odg: 1. Comunità e scuola: introduce don Nicola Monterisi; 2. Varie ed eventuali. Sono assenti 58 consiglieri, di cui 9 giustificati. Presiede la riunione mons. Francesco Cacucci, modera la segretaria del Consiglio Annalisa Caputo. Dopo la preghiera iniziale e l’approvazione all’unanimità del verbale della seduta precedente, si passa al primo punto all’ordine del giorno: introduce don Nicola Monterisi, direttore dell’Ufficio Scuola. Nella sua relazione introduttiva, don Nicola Monterisi sottolinea come il tema del rapporto comunità e scuola vada inquadrato nell’ambito della sfida educativa (“Educare alla vita buona del Vangelo” Orientamenti pastorali dell’Episcopato italiano per il decennio 2010-2020); propone una chiave di lettura del mondo della scuola oggi, con particolare riferimento all’emergenza educativa, alle tendenze culturali in atto, ai compiti del sistema scolastico, al ruolo del testimone-maestro, alle aspettative delle famiglie; fornisce alcu-
ni dati sulla situazione dell’insegnamento della religione cattolica a livello diocesano; illustra le iniziative promosse dall’Ufficio Scuola per l’aggiornamento e la formazione dei docenti di religione; e, infine, a partire dall’esperienza degli incontri con le scuole tenuti dal Vescovo in occasione delle visite pastorali, propone alcune riflessioni su una possibile applicazione nel nostro contesto di Chiesa locale delle linee guida contenute nel documento Fare pastorale della scuola oggi in Italia, il testo di riferimento della CEI in materia di pastorale scolastica. La relazione scritta è allegata agli atti e fa parte integrante del presente verbale.
Seguono diversi interventi. Giuseppe Liantonio si sofferma a riflettere sull’importanza della scuola nella formazione catechistica dei ragazzi con particolare riferimento al ruolo degli insegnanti di religione cattolica. Mette in evidenza la forte domanda di cultura religiosa espressa dagli studenti, la necessità di una mediazione culturale nell’insegnamento della religione, l’inadeguatezza di molti dei libri di testo in circolazione, il forte rischio di dispersività dell’attuale proposta formativa della scuola italiana e la necessità di un riequilibrio tra attività curriculare ed extracurriculare. Salvatore Schirone richiama l’attenzione sull’esigenza che la pastorale scolastica non rimanga un fatto occasionale limitato soltanto alla visita del Vescovo alle scuole ma coinvolga le parrocchie nella loro vita ordinaria, e, allo stesso modo, che non sia delegata a settori specializzati della pastorale ma sia impostata secondo il principio della pastorale integrata. Gianni Ruggeri si augura che la rivista «Tempopieno» dell’Ufficio Scuola abbia una più ampia diffusione all’interno del mondo della scuola. Osserva come spesso l’insegnamento della religione cattolica rischi di disperdersi su aspetti sociologici, psicologici o di storia delle religioni, mentre andrebbe dato maggior spazio all’approfondimento diretto della Bibbia. Denuncia la tendenza nella scuola che punta a sminuire, se non a rimuovere del tutto, autori e correnti che fanno riferimento al trascendente (Dante, Manzoni, ecc.). Ricorda infine come il compito educativo, e quindi l’attenzione alla scuola e ai suoi problemi, siano parte integrante dell’esperienza cristiana.
CONSIGLI DIOCESANI Annalisa Caputo segnala lo strumento dei POF (Piani di Offerta Formativa) come un canale efficace per aprire spazi nella scuola e auspica, da parte della comunità ecclesiale, un impegno volto a sostenere le vocazioni all’insegnamento per assicurare una presenza nella scuola che vada al di là dei docenti di religione. A questo proposito constata tuttavia come il problema sia di carattere strutturale, essendoci nelle nostre comunità intere generazioni che vorrebbero diventare insegnanti ma che oggi non possono farlo. Don Nicola Monterisi sottolinea come da parte delle famiglie la scelta della scuola dove mandare i propri figli si basi prevalentemente sulla quantità e varietà dell’offerta delle attività extrascolastiche e non sulla valutazione di ciò che è essenziale. Ritiene a questo proposito che sia doveroso intervenire come comunità cristiana per educare i genitori a un rapporto diverso con la scuola, nell’interesse delle famiglie, delle nuove generazioni e dello stesso sistema educativo. Non va infatti dimenticato che la conseguenza di una domanda così poco esigente è una preparazione molto scarsa degli studenti e uno scadimento generale del livello culturale della classe docente. Don Enrico Dabbicco ammette che se da un lato il dato relativo al numero degli studenti che decidono di avvalersi dell’ora di religione è incoraggiante, in quanto è indicativo di un tessuto che tutto sommato regge ancora, dall’altro lato esso non deve trarre in inganno in quanto non dice nulla sulle reali motivazioni della scelta. Tale dato, perciò, anziché rassicurare, deve essere accolto come una ulteriore responsabilità che comporta la necessità di operare scelte difficili sul tipo di insegnanti e sulle modalità di insegnamento della religione cattolica. Ritiene inoltre che per le parrocchie la scuola rappresenti un’occasione unica per incontrare tutti. A questo riguardo riporta la sua positiva esperienza di parroco e di come in questa collaborazione con la scuola (attività di recupero scolastico, ecc.) sia possibile creare il primo aggancio con il catechismo. Maria Luisa Lo Giacco ritiene che la percentuale del 95% degli studenti che scelgono l’ora di religione sia un segnale molto positivo perché, a prescindere delle motivazioni che stanno alle spalle, un
livello di adesione così alto consente alla Chiesa, attraverso l’opera dei propri insegnanti di religione, di parlare alla quasi totalità della popolazione giovanile. Nell’affrontare il rapporto tra comunità e scuola, invita a considerare anche la presenza dei tanti movimenti che operano sul territorio. A questo proposito lamenta come talvolta si incontri maggiore disponibilità e collaborazione da parte dei professori credenti di altre discipline che non da parte degli insegnanti di religione. Don Angelo Latrofa esprime riconoscenza verso tutti i docenti di religione, e in particolare verso quelli che operano nella scuola dell’infanzia, per la loro competenza, professionalità e testimonianza: anche grazie al loro impegno la scuola riesce ad essere non soltanto un luogo di istruzione ma di formazione. Ritiene che i parroci debbano fare in modo di conoscere personalmente tutti gli insegnanti che operano nelle scuole del loro territorio. Invita infine ad utilizzare a pieno lo strumento dei POF per inserirsi organicamente all’interno delle scuole. A questo scopo, propone di trovare le forme più adatte per far conoscere tale possibilità. Beppe Micunco ritiene che l’attenzione pastorale alla scuola non possa limitarsi al tema dell’insegnamento della religione in quanto riguarda il fatto educativo in generale. Il problema della scuola va dunque visto come problema di abbassamento culturale dell’intera società. A questo proposito auspica anche in ambito ecclesiale uno sforzo per alzare il livello culturale della società recuperando i valori del bello, del buono e del vero e promuovendo, a partire dalla catechesi, una maggiore conoscenza e valorizzazione della cultura contemporanea. Michele Vurro ritiene che anche alla luce dei dati esposti nella relazione introduttiva l’insegnamento dell’ora di religione sia un’opportunità da utilizzare nel miglior modo possibile. A questo riguardo richiama la necessità di far ricorso agli strumenti e ai linguaggi propri dei ragazzi e di riprendere in considerazione la presenza dei sacerdoti nella scuola poiché è una delle poche occasioni in cui i ragazzi hanno la possibilità di incontrare un prete. Ritiene infine doveroso intervenire sulla crisi degli organismi di partecipazione stimolando una riflessione con i dirigenti scolastici. Suor Ofelia Pepe ribadisce che nella scuola cattolica la cultura è un mezzo per arrivare alla formazione integrale della persona e che sia
CONSIGLI DIOCESANI da parte dei ragazzi che delle famiglie c’è attenzione nei confronti di questa impostazione. Invita quindi a non essere pessimisti. Anche rispetto all’insegnamento della religione cattolica, ritiene che le esperienze positive siano di gran lunga superiori a quelle negative. Giuseppe Paradies lamenta una scarsa partecipazione dei genitori alla vita della scuola, non sempre dovuta alla chiusura dei dirigenti o degli insegnanti (per esempio c’è poca possibilità di interazione sulle questioni didattiche) ma a un problema più generale che riguarda il compito educativo e il rapporto genitori-figli. Mons. Francesco Cacucci spiega che la scelta di andare in tutte le scuole in occasione delle visite pastorali è anche dovuta al fatto che ci sono generazioni che rischiano di non incontrare mai il Vescovo (la preparazione della visita diventa invece occasione per i docenti per fare una sorta di catechesi sulla realtà del Vescovo). Riferisce della buona accoglienza ricevuta da parte di tutte le scuole visitate e che nessun istituto scolastico ha mai negato la richiesta d’incontro. Riguardo alle scuole cattoliche, lamenta la persistenza di un atteggiamento individualistico che chiude ciascuna realtà in se stessa e impedisce un cammino comune. Raccomanda invece da parte di tutti gli istituti una più assidua e attiva partecipazione alle iniziative diocesane e una maggiore attenzione reciproca che sappia tradursi in un continuo scambio di informazioni e di esperienze. Ricorda infine come le scuole cattoliche, permettendo di incontrare quotidianamente i giovani, rappresentino un’opportunità straordinaria per fare sintesi tra fede e vita. Con riferimento al dato relativo alla scelta di avvalersi dell’ora di religione, evidenzia come esso testimoni un’attenzione nei riguardi della Chiesa ancora molto alta sia da parte delle famiglie che da parte delle nuove generazioni (basti guardare i dati relativi ai licei per comprendere che la scelta dei ragazzi non è imposta dai genitori). In conclusione, prendendo atto dell’esistenza – per ragioni storiche – di questa grande disponibilità nei confronti della Chiesa e di una presenza ancora molto ricca e variegata della Chiesa nella scuola, l’Arcivescovo invita tutti a riflettere sulle possibilità missionarie che il mondo della scuola offre alla
Chiesa: spesso limitiamo la nostra fantasia missionaria ad interventi confinati all’interno della realtà ecclesiale (organizzazione di centri d’ascolto, ecc.) e sottovalutiamo la valenza missionaria della nostra presenza – così ben documentata nella relazione introduttiva – all’interno della scuola. È questo – sottolinea l’Arcivescovo – un dato che, sotto il profilo pastorale, non può essere disatteso e che impone il superamento di un certo settorialismo in favore di un’azione integrata tra la pastorale scolastica, giovanile e della famiglia. La scuola – conclude mons. Cacucci, richiamando i risultati dell’indagine internazionale OCSE-Pisa pubblicati sull’ultimo numero della rivista «Tempopieno» (ottobre-dicembre 2010, n. 4 – Anno V), dai quali emerge come la Puglia sia al primo posto quanto a qualità del sistema scolastico – è una risorsa straordinaria per la società come per la Chiesa, e come tale va considerata. Esaurito il primo punto all’ordine del giorno, prende la parola Salvatore Schiralli per una breve comunicazione. Informa il Consiglio che è terminato il suo mandato di presidente diocesano dell’Azione Cattolica. Ringrazia i consiglieri per l’impegno condiviso in questi anni a servizio della Chiesa locale e chiede due preghiere, una per l’Azione Cattolica e l’altra per la Consulta Diocesana delle Aggregazioni Laicali (CDAL): l’esperienza di comunione vissuta in questi anni nella CDAL è un dono che deve sempre più contagiare tutta la comunità e tutte le comunità perché nessuna organizzazione è fondamentale ma ognuna è una parte del tutto. Alle ore 21.00, dopo la preghiera finale, S.E. l’Arcivescovo dichiara chiusa la seduta. 446
Per la segreteria Vito Micunco
ISTITUTO SUPERIORE DI SCIENZE RELIGIOSE “ODEGITRIA” Istituto Superiore di Scienze Religiose “Odegitria”*
Statuto**
Natura, finalità e sede dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose (ISSR) Art. 1 - Natura e finalità 1. L’Istituto Superiore di Scienze Religiose “Odegitria” di Bari è una istituzione accademica ecclesiastica eretta accademicamente dalla Congregazione per l’Educazione Cattolica e collegata con la Facoltà Teologica Pugliese, la quale conferisce, mediante lo stesso Istituto, i gradi accademici di Baccalaureato in Scienze Religiose (Laurea in Scienze Religiose) e di Licenza in Scienze Religiose (Laurea Magistrale in Scienze Religiose). 2. L’ISSR si configura giuridicamente come una attività dell’Opera Diocesana per la Preservazione e Diffusione della Fede dell’Arcidiocesi di Bari-Bitonto, che ha sede presso la Curia Arcivescovile, Piazza Odegitria – Bari, ed è un Ente Ecclesiastico civilmente riconosciuto con D.P.R. del 7 maggio 1965 – Iscriz. nel Reg. delle Pers. Giur. Al n. 252 del 25 giu. 1987 – Iscr. Cam Comm. II.AA. di Bari – Reg. REA n. 193099 del 2/12/80 – Part. IVA 02148370728 – Cod. Fisc. 80000930729. 3. L’ISSR è finalizzato alla formazione teologica accademica di reli*
Approvato dalla Congregazione per l’Educazione Cattolica il 25 novembre 2006 prot. N. 1447/2006. ** Approvato dalla Congregazione dell’Educazione Cattolica il 23 marzo 2010.
giosi e laici per una loro più cosciente e attiva partecipazione ai compiti di evangelizzazione, favorendo l’assunzione di compiti professionali nella vita ecclesiale e nell’animazione cristiana della società. 4. L’ISSR persegue le seguenti finalità: a) proporre l’approfondimento e la trattazione sistematica, con metodo scientifico proprio, della dottrina cattolica, attinta dalla divina Rivelazione e dalla sacra Tradizione della Chiesa, “interpretata autenticamente dal Magistero vivo della Chiesa” (cf. Istruzione art. 3); b) promuovere la ricerca delle risposte agli interrogativi umani, alla luce della stessa Rivelazione, con l’ausilio delle scienze filosofiche, delle scienze umane e delle scienze delle religioni, in un dialogo interdisciplinare con la cultura contemporanea; c) curare la formazione e la qualificazione degli operatori di pastorale, con particolare riferimento ai candidati al Diaconato permanente e alla ministerialità istituita (fatta eccezione per i candidati al Presbiterato), nonché alle altre persone impegnate in servizi ecclesiali, specialmente nell’ambito della pastorale dell’annuncio, della carità e del culto divino; d) fornire una preparazione specialistica agli insegnanti di religione cattolica nelle scuole pre-universitarie di ogni ordine e grado; e) offrire delle opportunità di conoscenza approfondita della fede a quanti sono aperti alla ricerca della Verità e desiderano sinceramente confrontarsi col dato cristiano; f) studiare le varie problematiche connesse con le scienze della religione e la pastorale, con particolare riferimento al contesto meridionale; g) contribuire all’evangelizzazione nel contesto pastorale della Chiesa locale e delle altre Diocesi pugliesi; h) promuovere la formazione permanente degli operatori pastorali mediante corsi di aggiornamento, seminari di studio e di ricerca. Art. 2 - Sede dell’Istituto L’Istituto ha sede nella città di Bari, nel Palazzo Effrem, Piazzetta Arcivescovi Bisanzio e Rainaldo, 15.
ISTITUTO SUPERIORE DI SCIENZE RELIGIOSE “ODEGITRIA” Titolo II
La Comunità Accademica e il suo Governo Art. 3 - La Comunità Accademica Tutte le persone che, a titolo diverso, partecipano alla vita dell’Istituto sono, ciascuna secondo la propria condizione e funzione, corresponsabili del bene dell’intera Comunità Accademica e contribuiscono al raggiungimento delle sue finalità. Art. 4 - Le Autorità Accademiche dell’Istituto 1. L’ISSR è governato da Autorità accademiche comuni con la Facoltà Teologica Pugliese cui è collegato e da Autorità accademiche proprie del medesimo Istituto: a) le Autorità comuni con la Facoltà Teologica sono: il Gran Cancelliere, il Preside della Facoltà, e il Consiglio di Facoltà; b) le Autorità proprie dell’Istituto sono: il Moderatore, il Direttore dell’Istituto, il Vice-Direttore, nel caso sia nominato, e il Consiglio di Istituto. 2. Il governo dell’Istituto spetta alle Autorità personali e agli Organi collegiali, secondo le modalità indicate nei documenti della Santa Sede e nei presenti Statuti. Art. 5 - Il Gran Cancelliere I compiti del Gran Cancelliere della Facoltà Teologica, per ciò che concerne l’ISSR, sono: a) promuovere l’impegno scientifico e procurare che la dottrina cattolica sia integralmente custodita; b) presentare, alla Congregazione per l’Educazione Cattolica lo Statuto dell’Istituto e il piano di studi per l’approvazione (cf. Istruzione art. 7 b); c) informare la Congregazione per l’Educazione Cattolica circa gli affari più importanti ed inviare, ogni cinque anni, una relazione particolareggiata intorno alla situazione accademica ed economica e alla vita e all’attività dell’I.S.S.R (cf. Istruzione art. 7 c);
d) nominare il Direttore, scelto tra una terna di docenti stabili, proposta dal Consiglio di Istituto acquisito il parere favorevole del Consiglio di Facoltà (cfr Istruzione art. 7 d). Art. 6 - Il Preside della Facoltà Teologica Al Preside della Facoltà Teologica, per ciò che concerne la vita dell’ISSR, spetta: a) convocare e presiedere il Consiglio di Facoltà e il Collegio plenario dei docenti per le questioni riguardanti l’Istituto; b) regolare, insieme al Direttore dell’Istituto, le questioni comuni; c) presiedere, personalmente o tramite un suo Delegato, le sedute di esame finale per il conseguimento dei gradi accademici; d) firmare i diplomi dei gradi accademici; e) presentare ogni cinque anni al Consiglio di Facoltà la relazione sulla vita e l’attività dell’Istituto, preparata dal Direttore dell’ISSR e approvata dal Consiglio di Istituto, e inoltrarla al Gran Cancelliere.
Art. 7 - Il Consiglio di Facoltà Al Consiglio di Facoltà, per quanto concerne la vita dell’ISSR, spetta: a) esaminare ed approvare in via preliminare lo Statuto, il Regolamento e i piani di studio (cfr Istruzione art. 9 a); b) esprimere il proprio giudizio circa l’idoneità dei docenti dell’ISSR in occasione della loro prima cooptazione e della loro promozione a stabili (cfr Istruzione art. 9 b); c) approvare la terna di Docenti stabili, eletta dal Consiglio di Istituto, per la nomina del Direttore dell’ISSR. d) comprovare la consistenza e la funzionalità delle strutture e dei sussidi dell’ISSR, in particolare della Biblioteca; e) indirizzare e sostenere l’Istituto riguardo ad eventuali iniziative di collaborazione con altre realtà accademiche; f) promuovere incontri periodici su tematiche di comune interesse ai fini di stimolare la qualità degli studi; g) approvare la relazione quinquennale sulla vita e l’attività dell’Istituto preparata dal Direttore e sottoposta all’approvazione del Consiglio di Istituto; h) esaminare ed approvare le informazioni che il Preside deve annualmente fornire sull’andamento dell’Istituto.
ISTITUTO SUPERIORE DI SCIENZE RELIGIOSE “ODEGITRIA” Art. 8 - Il Moderatore dell’ISSR 1. Il Moderatore dell’ISSR è l’Arcivescovo di Bari-Bitonto pro tempore existens. 2. Il Moderatore ha la responsabilità dell’Istituto, ne promuove lo sviluppo e ne garantisce la comunione con la Chiesa barese, con le altre Chiese particolari della Puglia e con la Chiesa universale. 3. Spetta al Moderatore: a) nominare i Docenti dell’Istituto, su proposta del Direttore, acquisito il parere favorevole del Consiglio di Facoltà; b) concedere e revocare la missio canonica ai Docenti che insegnano discipline concernenti la fede e la morale, dopo aver emesso la professione di fede (cfr Istruzione art. 10 b) e la venia docendi ai Docenti che insegnano altre discipline; c) sospendere dall’insegnamento un Docente dell’Istituto per sopravvenuta inabilità permanente e riconosciuta, udito il parere del Consiglio di Istituto (cfr art. 26,2); d) sospendere o privare un Docente da ogni funzione e attività accademica, per gravi motivi di ordine dottrinale, morale o disciplinare, a seguito di delibera del Consiglio di Istituto (cfr art. 26,3) oppure, in casi gravi e urgenti, con decisione propria, fatti salvi i diritti di difesa (cfr art. 26,5); e) vigilare sull’andamento dottrinale e disciplinare dell’Istituto, riferendone al Gran Cancelliere. f) nominare, su proposta e richiesta del Direttore, un Vice-Direttore scelto tra i Docenti stabili dell’Istituto (cfr art. 10,1); g) nominare il Segretario, l’Economo e il Direttore della Biblioteca, udito il Direttore dell’Istituto; h) approvare i bilanci annuali, preventivo e consuntivo, e gli atti di gestione straordinaria dell’Istituto; i) inoltrare alle Autorità competenti le richieste di modifica dei presenti Statuti (cfr art. 54); l) firmare i diplomi dei gradi accademici dell’ISSR insieme con il Preside della Facoltà e il Direttore dell’Istituto.
Art. 9 - Il Direttore dell’Istituto 1. Il Direttore dell’ISSR è un Docente stabile dell’Istituto, nominato dal Gran Cancelliere, che lo sceglie in una terna eletta dal Consiglio di Istituto e approvata dal Consiglio di Facoltà. 2. In vista della sua nomina, il Consiglio di Istituto, integrato da tutti i docenti non stabili, elegge con votazioni distinte – a maggioranza dei due terzi per le prime tre votazioni, assoluta dalla quarta – una terna di Docenti stabili da presentare al Gran Cancelliere, dopo aver ottenuto il nulla osta del Consiglio di Facoltà (cfr art. 12,3). 3. Il Direttore dura in carica cinque anni e può essere riconfermato nell’ufficio una sola volta consecutivamente. Dopo la nomina, il Direttore emette la professione di fede dinanzi al Moderatore o suo delegato. 4. Il Direttore ha la immediata responsabilità accademica e organizzativa dell’Istituto; spetta, pertanto, a lui: a) rappresentare l’Istituto davanti alle autorità civili e religiose e alle altre autorità della Facoltà Teologica e dell’Istituto, fatti salvi gli obblighi e le prerogative di queste ultime; b) promuovere e coordinare l’attività dell’Istituto, secondo quanto determinato nello Statuto e nel Regolamento; c) controfirmare i diplomi dei gradi accademici, firmati dal Preside della Facoltà e dal Moderatore; d) convocare e presiedere il Consiglio di Istituto, l’Assemblea dei Docenti, il Consiglio degli Affari Economici e il Consiglio di Biblioteca, le Commissioni di studio e di lavoro costituite dal Consiglio di Istituto; e) redigere e sottoporre all’approvazione del Consiglio di Istituto la relazione quinquennale sulla vita e l’attività dell’Istituto da presentare al Preside della Facoltà; f) presenziare alle sedute per l’esame finale (presieduto dal Preside della Facoltà o suo delegato) per il conferimento dei gradi accademici; g) esaminare le richieste e i ricorsi dei Docenti e degli Studenti, rimettendo la soluzione dei casi più gravi, non risolti dal Consiglio di Istituto, al giudizio del Consiglio di Facoltà; h) sorvegliare l’andamento economico dell’Istituto e controfirmare i bilanci di gestione da presentare al Moderatore per l’approvazione; i) presenziare alle Assemblee degli Studenti, personalmente o mediante un suo delegato.
ISTITUTO SUPERIORE DI SCIENZE RELIGIOSE “ODEGITRIA” Art. 10 - Il Vice-Direttore 1. Il Direttore può chiedere al Moderatore la nomina di un ViceDirettore, da scegliere tra i Docenti stabili dell’Istituto. 2. Il Vice-Direttore affianca il Direttore e lo sostituisce nell’ordinaria amministrazione, quando questi fosse temporaneamente assente o impedito. 3. In caso di sede vacante, il Vice-Direttore è tenuto a convocare, entro un mese, il Consiglio di Istituto per la designazione del Direttore, a norma dell’art. 9,2. 4. Il Vice-Direttore è nominato a tempo definito. In ogni caso per un tempo non superiore alla durata in carica del Direttore che lo ha proposto. Art. 11 - Il Consiglio di Istituto 1. Il Consiglio di Istituto è composto dai seguenti membri di diritto: a) dal Preside della Facoltà o da un suo delegato; b) dal Direttore dell’ISSR, che lo convoca e presiede; c) dal Vice-Direttore, nel caso che sia stato nominato; d) da tutti i Docenti stabili dell’Istituto; e) da due rappresentanti dei Docenti incaricati eletti dai loro colleghi; f) da due Studenti ordinari, eletti dall’Assemblea degli Studenti; g) da un delegato del Moderatore scelto tra i Direttori degli Uffici pastorali della Diocesi; h) dal Segretario dell’Istituto, con soli compiti di attuario, senza diritto di voto. 2. I rappresentanti al Consiglio di Istituto sono eletti in assemblee distinte di Docenti e Studenti, indette dal Direttore, mediante votazione a scrutinio segreto e a maggioranza assoluta nelle prime tre votazioni. 3. I rappresentanti dei Docenti incaricati e degli Studenti ordinari durano in carica per tre anni accademici. Tutti possono essere rieletti. 4. Qualora durante il mandato un componente eletto venisse a mancare per qualsiasi motivo, subentra al suo posto il primo dei non eletti.
5. Quando si trattano questioni di loro competenza, partecipano al Consiglio, su invito del Direttore, l’Economo (cfr art. 45,3) e il Direttore della Biblioteca (cfr art. 49,4).
Art. 12 - Competenze del Consiglio di Istituto 1. Al Consiglio di Istituto spetta governare l’ISSR a norma del suo Statuto e del suo Regolamento. 2. Più in particolare, spetta al Consiglio: a) regolare nelle sue linee generali l’attività accademica (didattica e scientifica) dell’Istituto, tenendo conto delle proposte dell’Assemblea dei Docenti e degli orientamenti generali della Facoltà; b) stabilire il Piano di studio, lo Statuto e il Regolamento dell’ISSR da sottoporre all’approvazione delle Consiglio della Facoltà; c) designare la terna di Docenti stabili da proporre al Moderatore per la nomina del Direttore; d) approvare il Regolamento degli Studenti e altri regolamenti interni; e) proporre curricoli di studio non accademici, per il conseguimento di particolari Diplomi o titoli, da sottoporre all’approvazione Facoltà Teologica; f) costituire commissioni di studio e di lavoro; g) approvare la relazione quinquennale che il Direttore invia al Preside della Facoltà; h) esprimere il parere favorevole per la prima cooptazione dei docenti non stabili e (una valutazione scritta) per le successive promozioni a docente stabile; i) eleggere due Docenti stabili al Consiglio degli Affari Economici (cfr art. 46,1e) e al Consiglio di Biblioteca (cfr art. 49,5e); l) trattare, con la presenza della sola componente docente, gli eventuali casi di sospensione o allontanamento di un Docente; m) determinare, nei casi previsti, i provvedimenti disciplinari a carico di Studenti colpevoli di gravi infrazioni; n) approvare con la maggioranza dei due terzi e presentare al Moderatore eventuali modifiche al presente Statuto (cfr art. 54a). 3. Ogni cinque anni accademici il Consiglio di Istituto, integrato da tutti i docenti incaricati, elegge con votazioni distinte a scrutinio segreto e a maggioranza dei due terzi per le prime tre votazioni, asso-
ISTITUTO SUPERIORE DI SCIENZE RELIGIOSE “ODEGITRIA” luta dalla quarta, una terna di nomi di Docenti stabili per la nomina del Direttore. Prima di essere presentata al Gran Cancelliere, la terna deve ottenere il nulla osta del Consiglio di Facoltà. Qualora il Gran Cancelliere ritenesse la terna non idonea può chiederne un’altra. Art. 13 - Sedute del Consiglio di Istituto 1. Il Consiglio viene convocato, in via ordinaria, almeno due volte per anno accademico; in via straordinaria, ogni volta che se ne presenti l’esigenza e quando venga richiesto dalla maggioranza dei suoi membri. 2. L’ordine del giorno del Consiglio è stabilito dal Direttore e comunicato ai componenti in tempo utile, assieme agli eventuali strumenti di lavoro. 3. Il Consiglio di Istituto decide con la maggioranza dei membri di diritto e, per quanto riguarda le questioni personali, con la maggioranza dei due terzi. Quando si tratta di questioni inerenti al corpo docente, i rappresentanti degli studenti non partecipano alla discussione e alla relativa votazione. 4. Le sedute hanno valore legale quando sono presenti almeno due terzi dei membri legittimamente convocati. Art. 14 - L’Assemblea dei Docenti 1. L’Assemblea dei Docenti è composta da tutti i Docenti di ogni ordine e grado. 2. L’Assemblea è convocata dal Direttore almeno una volta per anno accademico al fine di formulare proposte per il miglioramento scientifico e didattico dell’ISSR, soprattutto per quanto riguarda l’insegnamento e i contenuti delle discipline.
I Docenti Art. 15 - I docenti dell’ISSR 1. Tutti i Docenti devono distinguersi per ricchezza di dottrina, per integra testimonianza di vita, per senso di responsabilità ecclesiale e per capacità pedagogica. 2. Per l’idoneità all’insegnamento nell’Istituto si richiede che i Docenti abbiano un titolo abilitante riconosciuto, e cioè: a) il grado accademico di Dottorato per i docenti stabili; b) il grado accademico di Licenza in una disciplina ecclesiastica o una Laurea specialistica (o equivalente) per i docenti non stabili. Art. 16 - I vari ordini di Docenti 1. Il corpo accademico dell’Istituto è composto da Docenti stabili e non stabili. 2. I Docenti stabili possono essere Ordinari o Straordinari. 3. I Docenti non stabili possono essere Incaricati o Invitati.
Art. 17 - Nomina dei Docenti 1. La nomina di tutti i Docenti, stabili e non stabili, viene fatta dal Moderatore, previo giudizio, per la prima cooptazione, del Consiglio di Istituto (cfr art. 12,2h) e previo parere favorevole del Consiglio di Facoltà (cfr art. 7c). 2. I Docenti del clero diocesano, i religiosi e i consacrati per insegnare nell’Istituto e per rimanervi devono avere il consenso scritto del proprio Ordinario o Superiore ecclesiastico. 3. Coloro che insegnano discipline concernenti la fede e la morale devono emettere la professio fidei dinanzi al Moderatore o suo delegato, e ricevere la missio canonica, insegnando essi in forza della missione ricevuta dalla Chiesa. 4. Gli altri Docenti dell’Istituto devono ricevere l’autorizzazione a insegnare (venia docendi) dal Moderatore. 5. Gli eventuali docenti non cattolici devono ricevere la venia docendi direttamente dal Gran Cancelliere della Facoltà.
ISTITUTO SUPERIORE DI SCIENZE RELIGIOSE “ODEGITRIA” Art. 18 - Requisiti per la nomina dei Docenti stabili 1. Può essere nominato Docente stabile Straordinario colui che: a) si distingua per ricchezza di dottrina, per testimonianza di vita e per senso di responsabilità ecclesiale ed accademica; b) sia in possesso del congruo Dottorato, conseguito in una Facoltà canonicamente riconosciuta, e per le discipline non ecclesiastiche del titolo di laurea specialistica; c) abbia insegnato per almeno tre anni accademici nell’Istituto come docente incaricato, dimostrando attitudine all’insegnamento universitario; d) abbia al suo attivo adeguate pubblicazioni scientifiche; e) abbia il consenso scritto del proprio Ordinario o Superiore ecclesiastico; f) dimostri di possedere capacità pedagogico-didattiche. 2. Può essere nominato Docente stabile Ordinario colui che: a) abbia insegnato come docente Straordinario nell’Istituto per almeno un triennio in maniera soddisfacente la disciplina al cui insegnamento è chiamato; b) abbia al suo attivo congrue pubblicazioni scientifiche che segnino un progresso nella disciplina insegnata; c) abbia il consenso scritto del proprio Ordinario o Superiore ecclesiastico. 3. I Docenti stabili presso l’Istituto non possono essere contemporaneamente stabili in altre istituzioni accademiche ecclesiastiche o civili. Inoltre, l’incarico di docente stabile è incompatibile con altri ministeri o attività che ne rendono impossibile l’adeguato svolgimento in rapporto sia alla didattica sia alla ricerca. Art. 19 - Requisiti per la nomina dei Docenti non stabili 1. I Docenti non stabili sono professori chiamati dall’Istituto a tempo determinato. Essi si suddividono in Incaricati e Invitati. 2. Gli Incaricati sono Docenti che, forniti di congruo titolo accademico (cfr art. 15,2b), ricevono un incarico di docenza semestrale o annuale. Ogni incarico può essere rinnovato. 3. Gli Invitati sono Docenti che, pur insegnando come stabili in
altri Centri e istituti accademici, vengono chiamati a svolgere un ruolo di docenza nell’Istituto a tempo determinato. 4. I docenti non stabili per le materie ecclesiastiche devono essere in possesso almeno della licenza canonica o di un titolo equipollente e per le materie non ecclesiastiche della Laurea specialistica ed avere buone attitudini all’insegnamento. Art. 20 - Passaggi ai vari ordini di docenza Per i passaggi di un Docente non stabile a Docente stabile Straordinario e di un Docente Straordinario a Docente Ordinario, viene costituita dal Consiglio di Istituto una Commissione di qualificazione presieduta dal Direttore, che valuta i requisiti richiesti. Compito della Commissione è di esprimere un parere scritto sull’idoneità del candidato, in base agli artt. 15 e 18 del presente Statuto. Il parere della Commissione viene comunicato dal Direttore al Consiglio di Istituto che, nella sola componente docente, si esprime a riguardo a scrutinio segreto e a maggioranza assoluta. La nomina è fatta dal Moderatore, dopo aver ottenuto il parere del Consiglio di Facoltà a norma dell’art. 7c. Art. 21 - Numero dei Docenti 1. Il numero dei Docenti deve garantire il normale svolgimento dell’attività accademica. Esso viene in concreto determinato dal Direttore, col consenso del Consiglio di Istituto. 2. I Docenti stabili dell’Istituto devono essere almeno cinque e tali da coprire tutte le aree disciplinari: Filosofia, Teologia dogmatica, Sacra Scrittura, Teologia morale- pastorale, Scienze umane. 458
Art. 22 - Compiti dei Docenti 1. Tutti i Docenti, ma in modo particolare i Docenti stabili, sono corresponsabili del buon andamento delle attività formative, didattiche e culturali dell’Istituto, nella consapevolezza di costituire una Comunità accademica. 2. I Docenti guidano gli studenti nel loro studio personale, sia mediante lezioni magistrali e seminari, sia mediante incontri, esercitazioni e colloqui.
ISTITUTO SUPERIORE DI SCIENZE RELIGIOSE “ODEGITRIA” Art. 23 – Diritti del Corpo docente 1. Tutti i Docenti stabili sono membri di diritto del Consiglio di Istituto e hanno voce passiva per l’elezione a Direttore e per la nomina a Vice-Direttore. 2. Tutti i Docenti stabili hanno voce passiva per l’elezione a rappresentanti nel Consiglio degli Affari Economici (cfr artt. 12,2i; 46,1e) e del Consiglio di Biblioteca (cfr artt. 12,2i; 49,5e). 3. I docenti stabili ogni sette anni possono chiedere un periodo massimo di un anno libero dall’insegnamento e da altre attività accademiche, da dedicare alla ricerca e alle pubblicazioni, a beneficio dell’Istituto. In questo periodo essi conservano la cattedra, altri incarichi accademici compatibili col lavoro personale e relativi diritti. Le domande, presentate al Direttore, vengono sottoposte al parere del Consiglio di Istituto e alla approvazione del Moderatore. Della decisione viene informato il Preside della Facoltà. 4. Tutti i membri del Corpo docente hanno voce passiva per la costituzione di particolari commissioni di studio o di lavoro. 5. I Docenti incaricati eleggono ogni tre anni tra i loro colleghi due rappresentanti al Consiglio di Istituto (cfr art. 11,1d.2-3). Art. 24 - Libertà accademica 1. A tutti i membri del Corpo docente è riconosciuta una giusta libertà di ricercare, nonché di insegnare, esprimendo con umiltà e coraggio la propria opinione nel campo in cui sono competenti, fatte salve le esigenze di istituzionalità e sistematicità che caratterizzano gli studi nell’ISSR. 2. Coloro che insegnano materie concernenti la fede e la morale sono consapevoli che tale compito va svolto in consonanza con il Magistero autentico della Chiesa e, in particolare, del Romano Pontefice. 3. Al fine di armonizzare meglio le esigenze scientifiche con le necessità formative e pastorali, i Docenti promuovono tra loro incontri di studio nei quali comunicare e confrontare le proprie ricerche e le proprie esperienze didattiche. 4. I Docenti si rendano disponibili al confronto e alla collaborazione con i Docenti della Facoltà e degli altri Istituti ad essa collegati.
Art. 25 - Durata delle funzioni accademiche 1. I Docenti non stabili mantengono il loro incarico per il periodo di tempo per il quale sono stati assunti. 2. Tutti i Docenti - stabili e non stabili - cessano dall’attività accademica con il compimento del 70° anno di età. Oltre questo limite, i Docenti stabili diventano “emeriti” e possono ricevere annualmente - fino al compimento del 75° anno - particolari incarichi, a giudizio del Direttore, udito il parere del Consiglio di Istituto.
Art. 26 - Procedure di sospensione dall’attività accademica 1. I Docenti dell’Istituto risultano sospesi da ogni attività e funzione, o privati dell’ufficio, nei seguenti casi: a) per sopravvenuta inabilità permanente, chiara e riconosciuta; b) per gravi motivi di ordine dottrinale, morale o disciplinare; c) se viene loro revocata dal Moderatore la missio canonica e l’autorizzazione a insegnare e, per i membri del clero diocesano, i religiosi e i consacrati, se viene ritirato il consenso scritto del proprio Ordinario o Superiore ecclesiastico. 2. Nei provvedimenti di sospensione per motivi di inabilità, di cui sopra al par. 1a, il Consiglio di Istituto, in seduta straordinaria, nella sola componente docente, a scrutinio segreto e a maggioranza assoluta esprimerà un giudizio. Questo sarà comunicato per iscritto al Moderatore, il quale agisce a norma dell’art. 8,3d. Del provvedimento viene data comunicazione ufficiale al Preside della Facoltà. 3. Nei provvedimenti di sospensione per motivi dottrinali, morali e disciplinari, il Consiglio di Istituto, in seduta straordinaria, nella sola componente docente, a scrutinio segreto e a maggioranza assoluta, esprime un proprio giudizio. Questo sarà comunicato per iscritto al Moderatore, il quale agisce a norma dell’art. 8,3e. Del provvedimento viene data comunicazione ufficiale al Preside della Facoltà. 4. Nei provvedimenti di privazione dell’ufficio di un Docente, per motivi dottrinali, morali o disciplinari, si procederà nel modo seguente: a) il Consiglio di Istituto, in seduta straordinaria e con la presenza della sola componente docente, assumerà le dovute informazioni dal Direttore e, tenuto conto del bene dell’Istituto, di tutta la comunità ecclesiale e dello stesso interessato, potrà dare even-
ISTITUTO SUPERIORE DI SCIENZE RELIGIOSE “ODEGITRIA” tualmente mandato al Direttore di regolare la questione personalmente col Docente, secondo la mente del Consiglio; b) qualora non si giungesse a una composizione, la questione sarà nuovamente trattata dal Consiglio di Istituto in seduta straordinaria, con la presenza della sola componente docente. Il Consiglio, a scrutinio segreto e a maggioranza di due terzi nelle prime tre votazioni, assoluta nella quarta, esprimerà un proprio giudizio, che sarà comunicato per iscritto al Moderatore, il quale provvederà a norma dell’art. 8,3d. Del provvedimento verrà data comunicazione ufficiale al Preside della Facoltà; c) nei casi più gravi o urgenti, al fine di provvedere al bene degli Studenti e dei fedeli, il Moderatore, procedendo d’intesa col Direttore dell’Istituto e con il Preside della Facoltà, può sospendere ad tempus il Docente, finché non sia concluso il procedimento ordinario. 5. In tutti i procedimenti di sospensione e di privazione dell’ufficio sarà sempre assicurato al Docente il diritto di esporre e difendere la propria causa, anche con la designazione di esperti in qualità di consulenti, e di appellarsi alla Facoltà e, in seconda istanza, alla Santa Sede, per una definitiva soluzione della vertenza. 6. La sospensione e la privazione dell’attività accademica non comportano la perdita dei diritti economici acquisiti dal Docente per il lavoro svolto nell’Istituto.
Gli Studenti Art. 27 - I vari ordini di Studenti 1. L’Istituto è aperto a persone consacrate non aspiranti al presbiterato, a membri di società di vita apostolica, a laici che, idonei per condotta morale e studi precedenti, intendono condividere le finalità dell’Istituto. 2. Gli Studenti si distinguono in:
a) ordinari, cioè iscritti che frequentano tutti i corsi e le esercitazioni prescritte dall’Istituto che conducono ai gradi accademici di Baccalaureato e Licenza (Laurea in Scienze Religiose e Laurea Magistrale in Scienze Religiose). b) straordinari, cioè iscritti che, pur frequentando tutti i corsi o buona parte di essi, mancano del titolo specifico per l’iscrizione come studenti ordinari; c) uditori, cioè iscritti che hanno ottenuto dal Direttore l’autorizzazione a frequentare solo qualche corso, sostenendone, eventualmente, i relativi esami, senza aspirare ai gradi accademici. d) ospiti, cioè coloro che non volendo conseguire il grado accademico dell’ISSR desiderano frequentare qualche corso e sostenere il relativo esame per un eventuale riconoscimento in un altro Istituto.
Art. 28 - Condizioni per l’ammissione degli Studenti ordinari e ospiti 1. Possono essere ammessi come Studenti ordinari e ospiti al primo ciclo che conduce al Baccalaureato in Scienze Religiose (Laurea in Scienze Religiose) coloro che: a) risultano idonei per condotta morale attestata, per le persone di vita consacrata, dal competente Superiore ecclesiastico o, nel caso di laici, dal proprio Parroco o da altra persona con responsabilità ecclesiale; b) sono in possesso del titolo di studio prescritto per l’ammissione alle Università italiane; c) dispongano del tempo richiesto per la frequenza alle lezioni ed assumano l’impegno di un serio studio personale. 2. Possono essere ammessi come Studenti ordinari al secondo ciclo che conduce alla Licenza in Scienze Religiose (Laurea Magistrale in Scienze Religiose) coloro che, oltre ai requisiti di cui al par. 1, siano in possesso del Baccalaureato in Scienze Religiose (Laurea in Scienze Religiose). 3. Gli Studenti iscritti come ordinari presso l’ISSR non possono contemporaneamente iscriversi ad altre Facoltà o Istituti ecclesiastici. Art. 29 - Condizioni per l’ammissione di Studenti straordinari 1. Possono essere ammessi a iniziare gli studi come Studenti straordinari coloro che: a) risultano idonei per condotta morale attestata, per le persone di
ISTITUTO SUPERIORE DI SCIENZE RELIGIOSE “ODEGITRIA” vita consacrata, dal competente Superiore ecclesiastico o, nel caso di laici, dal proprio Parroco o da altra persona con responsabilità ecclesiale; b) sono privi del titolo di studio richiesto per l’ammissione alle Università italiane e, tuttavia, sono in possesso di attestati di studi medio-superiori dai quali non emergano gravi insufficienze, a giudizio dell’Autorità competente. 2. Il passaggio di uno studente straordinario a studente ordinario può essere valutato solo qualora, in itinere, lo studente entrasse in possesso dei requisiti di cui all’art. 28. Art. 30 - Condizioni per l’ammissione di Studenti uditori 1. Possono essere ammessi a partecipare ai corsi come uditori coloro che: a) risultino idonei per condotta morale, attestata come per gli Studenti ordinari e straordinari (cfr artt. 28,1a; 29,1a); b) dimostrino, con certificati congrui, di possedere almeno una formazione medio-superiore; c) intendano frequentare solo alcuni corsi o speciali curricoli di studio rispondenti a esigenze personali o della Chiesa particolare. 2. Gli studenti uditori che, avendone titolo, chiedessero di iscriversi come straordinari o come ordinari, possono ottenere la convalida dei corsi già frequentati e degli eventuali esami già sostenuti, a giudizio della Commissione eletta dal Consiglio di Istituto per il riconoscimento e l’omologazione degli esami (cfr art. 32,2). Art. 31 - Gli Studenti ‘fuori corso” Gli Studenti “fuori corso” sono quelli che, iscritti in qualità di ordinari o straordinari, non hanno completato gli esami e le prove richieste dal piano di studi prescelto entro i rispettivi cicli previsti. Art. 32 - Riconoscimento degli studi compiuti 1. Gli Studenti provenienti da Istituti Superiori di Scienze Religiose (ISSR) eretti accademicamente dalla Congregazione per l’Educazione Cattolica, da Facoltà Teologiche o da Istituti universitari
ecclesiastici o civili, possono chiedere, presentando la relativa documentazione, il riconoscimento degli studi compiuti presso i predetti Istituti. 2. Le singole domande sono esaminate da una Commissione eletta dal Consiglio di Istituto e presieduta dal Direttore, la quale procede ai riconoscimenti e alle omologazioni in conformità alle normative emanate dalla Congregazione per l’Educazione Cattolica. Art. 33 - Partecipazione degli Studenti alla vita dell’Istituto 1. Gli Studenti dei vari ordini partecipano attivamente alla vita dell’Istituto e possono associarsi per promuovere il dialogo con le Autorità e i Docenti dell’Istituto, secondo modalità previste dal presente Statuto e dal Regolamento. 2. L’Assemblea degli Studenti, composta da tutti gli Studenti ordinari e straordinari dell’Istituto, si riunisce almeno una volta all’anno per offrire indicazioni circa la vita e il governo dell’Istituto. All’Assemblea partecipa il Direttore, personalmente o tramite un suo delegato. 3. Ogni tre anni l’Assemblea degli Studenti elegge tra gli studenti ordinari due rappresentanti al Consiglio di Istituto (cfr art. 11,1f). Ogni anno l’Assemblea degli Studenti elegge tra gli Studenti ordinari un rappresentante al Consiglio degli Affari Economici (cfr art. 46,1f) e uno al Consiglio di Biblioteca (cfr art. 49,5f). Tutti possono essere rieletti. 4. Tutti gli Studenti ordinari e straordinari possono essere chiamati a partecipare alle Commissioni costituite dal Consiglio di Istituto.
Art. 34 - Provvedimenti disciplinari 1. Gli Studenti devono osservare fedelmente le norme dell’Istituto circa l’ordinamento generale, la disciplina e le altre disposizioni concernenti la vita dell’Istituto. 2. Il Direttore e, nei casi più gravi, il Consiglio di Istituto determinano eventuali provvedimenti disciplinari a carico degli studenti, sempre tutelando il diritto di difesa e la possibilità di ricorso alla Facoltà e al Moderatore. Nei casi più gravi si procede nel modo seguente: - il Consiglio di Istituto, in seduta straordinaria, assumerà le dovute informazioni dal Direttore e, tenuto conto del bene dell’Istituto, di tutta la comunità ecclesiale e dello stesso interessato,
ISTITUTO SUPERIORE DI SCIENZE RELIGIOSE “ODEGITRIA” potrà dare eventualmente mandato al Direttore di regolare la questione personalmente con lo studente, secondo la mente del Consiglio; - qualora non si giungesse a una composizione, la questione sarà nuovamente trattata dal Consiglio di Istituto in seduta straordinaria. Il Consiglio, a scrutinio segreto e a maggioranza di due terzi nelle prime tre votazioni, assoluta nella quarta, esprimerà un proprio giudizio, che sarà comunicato per iscritto al Moderatore. - nei casi più gravi o urgenti, al fine di provvedere al bene della comunità il Direttore dell’Istituto può sospendere ad tempus lo studente, finché non sia concluso il provvedimento ordinario; - in tutti i procedimenti di sospensione e di esclusione dello studente dall’Istituto gli sarà sempre assicurato il diritto di esporre e difendere la propria causa, anche con la designazione di esperti in qualità di consulenti, e di appellarsi alla Facoltà e al Moderatore.
Ordinamento degli studi Art. 35 - Principi generali per l’ordinamento degli Studi 1. L’Istituto è finalizzato ad offrire agli studenti una formazione teologica accademica, che si caratterizzi per scientificità, organicità e completezza dei contenuti teologici, dei suoi necessari presupposti in filosofia e complementi in altre scienze umane e della religione, e ad indirizzare gli studenti all’uso degli strumenti, dei criteri e dei metodi del lavoro teologico. 2. Il corso di studi accademico è articolato in due cicli: il primo ciclo triennale per il conseguimento del Baccalaureato in Scienze Religiose (Laurea in Scienze Religiose), e il secondo ciclo biennale per il conseguimento della Licenza in Scienze Religiose (Laurea Magistrale in Scienze Religiose). 3. Nel primo ciclo vengono trattate tutte le fondamentali discipline
filosofiche e teologiche, in modo tale che al titolo conclusivo del Baccalaureato in Scienze Religiose (Laurea in Scienze Religiose) corrisponda la completezza del percorso. 4. Al successivo ciclo per il conseguimento della Licenza in Scienze Religiose (Laurea Magistrale in Scienze Religiose) sono riservate soprattutto le discipline caratterizzanti l’indirizzo specialistico dell’Istituto.
Art. 36 - Il curricolo accademico 1. L’intero corso di studi quinquennale, articolato nei due cicli di cui all’art. 35,2, prevede un curricolo di 10 semestri, ciascuno dei quali comprende 12 settimane scolari effettive, ciascuna con circa 18 ore di lezione, per un totale di 300 crediti comprendenti corsi, seminari, laboratori, tirocini. Un credit corrisponde a un’ora settimanale di lezione per un intero semestre. 2. Le discipline del curricolo si dividono in: a) fondamentali; b) di indirizzo; c) complementari; d) opzionali; e) seminari. 3. Nel ciclo triennale, per il conseguimento del grado accademico di “Laurea in Scienze Religiose”, il curriculum per un totale di 180 credits, prevede le seguenti discipline fondamentali: Storia della Filosofia, Filosofia Sistematica, Sacra Scrittura, Teologia Fondamentale, Teologia Dogmatica, Teologia Liturgica, Teologia Morale, Teologia Spirituale, Patrologia, Storia della Chiesa, Diritto Canonico (cfr Istruzione art. 24 §1). 4. Nel ciclo biennale, per il conseguimento del grado accademico di “Laurea Magistrale in Scienze Religiose”, il piano di studi prevede un duplice indirizzo: a) pastorale-ministeriale: per la preparazione di candidati ai ministeri istituiti (non indirizzati però al presbiterato), oppure all’animazione pastorale della comunità ecclesiale; b) pedagogico-didattico: per la qualificazione in vista dell’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pre-universitarie di ogni ordine e grado. 5. In tale biennio il curriculum, per un totale di 120 credits, prevede, oltre i corsi riferiti ad alcune delle menzionate discipline, in specie
ISTITUTO SUPERIORE DI SCIENZE RELIGIOSE “ODEGITRIA” quelle propriamente teologiche, corsi delle discipline caratterizzanti l’indirizzo di specializzazione. 6. Ogni anno il Consiglio di Istituto programma discipline opzionali in numero sufficiente per consentire una certa libertà di scelta da parte degli studenti, tenuto conto dell’indirizzo prescelto. Nelle discipline opzionali vengono approfonditi i temi specifici caratterizzanti l’indirizzo specialistico dell’Istituto. 7. I seminari consistono in lavori di gruppo su tematiche indicate e si concludono normalmente con una esercitazione scritta. 8. Nell’indirizzo pastorale-ministeriale, oltre alle lezioni magisteriali e ai lavori seminariali, possono essere previste esercitazioni pratiche, pianificate e seguite dai Docenti, in modo che sia possibile integrare la partecipazione attiva ad esperienze pastorali con una riflessione e una revisione specifiche. 9. Il piano di studi dell’Istituto specifica ulteriormente le varie discipline e l’attribuzione dei credits. Il piano di studi è approvato dal Consiglio di Istituto e dal Consiglio di Facoltà. Art. 37 - Gli esami 1. L’impegno personale degli Studenti e il loro progresso nella formazione sono valutati per mezzo di esami orali e scritti e con altre prove, quali la partecipazione attiva alle lezioni e ai seminari, la discussione della dissertazione scritta o della tesi, l’esame comprensivo orale. 2. Tutti gli insegnamenti impartiti presso l’Istituto, sia fondamentali che complementari, di indirizzo e opzionali, si concludono con una prova d’esame. Tale prova intende verificare la sintesi maturata dal candidato nella disciplina studiata, come pure la sua capacità di sostenere un confronto interpersonale sul piano delle idee. 3. Le prove d’esame nelle singole discipline possono essere orali o scritte, a discrezione del Docente, tenuto anche conto dell’interesse degli Studenti. 4. L’esaminatore competente per ogni disciplina è il Docente della stessa. In caso di legittimo impedimento il Direttore può designare un altro Docente dell’Istituto o una commissione. In casi ecceziona-
li il Direttore può nominare una commissione esaminatrice con o senza il titolare del corso. Possono essere invitati a far parte di commissioni esaminatrici membri esterni particolarmente qualificati. 5. Le prove d’esame sono pubbliche e si sostengono esclusivamente nei locali indicati dall’Autorità accademica. 6. Sono ammessi a sostenere la prova d’esame in qualsiasi disciplina soltanto gli Studenti che risultano ad essa regolarmente iscritti e abbiano partecipato ad almeno due terzi delle ore di lezione. 7. A conclusione del curricolo triennale, per gli Studenti che intendono conseguire il grado accademico di Baccalaureato in Scienze Religiose (Laurea in Scienze Religiose) (cfr art. 40), è previsto un esame finale, su apposito tesario, la composizione e discussione pubblica, davanti ad una commissione di almeno tre membri presieduta dal Preside della Facoltà o da un suo delegato, di una tesi elaborata sotto la guida di un docente dell’Istituto che mostri la capacità di impostazione dell’argomento scelto. 8. A conclusione del biennio di specializzazione, per gli Studenti che intendono conseguire il grado accademico di Licenza in Scienze Religiose (Laurea Magistrale in Scienze Religiose) (cfr art. 41), è prevista la discussione della tesi elaborata sotto la guida di un docente dell’Istituto che mostri la competenza maturata nel campo di specializzazione prescelto davanti ad una commissione di almeno tre membri presieduta dal Preside della Facoltà o da un suo delegato. 9. Le modalità dell’esame orale e della dissertazione scritta per i diversi piani di studio sono specificate nel Regolamento dell’Istituto. 10. La valutazione degli esami e delle altre prove viene espressa con un voto. L’esame si ritiene superato con la votazione di 18/30. Le incidenze percentuali delle varie prove del curricolo ai fini del computo finale sono indicate nel Regolamento. 11. Il computo per la votazione finale del Baccalaureato in Scienze Religiose (Laurea in Scienze Religiose) e della Licenza in Scienze Religiose (Laurea Magistrale in Scienze Religiose) viene effettuato nelle modalità stabilite dal Regolamento sulla base dei seguenti criteri: a) media dei voti ottenuti negli esami di profitto, previsti dal piano di studi, incidente per 80 punti su 110; b) media dei voti espressi sulla dissertazione conclusiva dal relatore e dal correlatore, incidente per 20 punti su 110; c) media dei voti ottenuti nell’esame finale (discussione della dis-
ISTITUTO SUPERIORE DI SCIENZE RELIGIOSE “ODEGITRIA” sertazione + esame comprensivo orale) espressi da tutti i membri della Commissione esaminatrice presieduta dal Preside della Facoltà o da un suo delegato, incidente per 10 punti su 110. 12. La Commissione per l’esame finale dispone, qualora lo ritenga opportuno per una particolare qualificazione dello Studente, di altri tre punti, a integrazione del voto finale a condizione che il voto dell’esame finale sia stato 30. 13. La valutazione finale viene espressa in 110/110. Si considera conseguito il grado accademico solo con la valutazione minima di 66/110. 14. Vengono dichiarati decaduti dagli studi e perdono ogni diritto acquisito gli Studenti che non hanno conseguito il grado accademico trascorsi dieci anni di “fuori corso” (cfr art. 31) per ciascun ciclo. 15. Chi ha conseguito Diplomi universitari o compiuto studi presso Centri qualificati può ottenere dispense per alcuni esami o discipline e può godere di una personalizzazione del curricolo degli studi, a giudizio di una speciale commissione eletta dal Consiglio di Istituto (cfr art. 32,2). Art. 38 - L’anno accademico 1. L’anno accademico consta di due semestri, ciascuno di 12 settimane scolari effettive, con 18 ore di lezione settimanali. 2. Le lezioni del primo semestre vanno da ottobre a gennaio, quelle del secondo semestre da febbraio a giugno. 3. Per ogni anno accademico si hanno tre sessioni ordinarie d’esame: estiva, autunnale, invernale. 4. In ogni sessione ordinaria d’esame vengono proposti normalmente due appelli per ogni disciplina prevista. Chi fosse respinto (non probatus) al primo appello di una disciplina non può presentarsi al secondo appello della medesima sessione. 5. Appelli straordinari d’esame sono deliberati, per giusta causa, dal Consiglio di Istituto e vanno collocati sempre al di fuori dell’orario delle lezioni. 6. Il Direttore può concedere, d’intesa col Docente interessato, esami fuori sessione per singoli Studenti, in casi del tutto eccezionali. Art. 39 - Curricoli non accademici e formazione permanente
1. L’Istituto può programmare, d’intesa con la Facoltà a cui è collegato, particolari itinerari formativi non accademici, corsi di aggiornamento, seminari di studio e di ricerca, in ordine alla formazione permanente degli operatori pastorali e culturali, per contribuire all’evangelizzazione nel contesto pastorale della Chiesa locale e delle altre Diocesi pugliesi. 2. I programmi, proposti e approvati dal Consiglio di Istituto, possono prevedere corsi che si concludono con i relativi esami. Di essi l’Istituto rilascia regolare attestato. 3. Opportune convenzioni con la Facoltà possono assicurare ai singoli corsi e agli esami dei programmi di formazione permanente speciali riconoscimenti in ordine ai curricoli accademici della Facoltà.
Gradi accademici e diplomi
Art. 40 – Il Baccalaureato in Scienze Religiose (Laurea in Scienze Religiose) 1. Il primo grado accademico conferito dalla Facoltà agli studenti ordinari dell’ISSR a conclusione del primo ciclo di studi è il Baccalaureato in Scienze Religiose (Laurea in Scienze Religiose). 2. I requisiti per il conseguimento del Baccalaureato in Scienze Religiose (Laurea in Scienze Religiose) sono: a) aver frequentato il ciclo triennale di studi ed aver superato tutte le verifiche di profitto prescritte; b) attestare la conoscenza di una lingua straniera, nelle modalità stabilite dal Regolamento dell’Istituto; c) aver redatto e discusso pubblicamente un elaborato scritto conforme alle norme indicate nel Regolamento dell’Istituto che mostri la capacità di impostazione dell’argomento scelto; d) aver superato l’esame comprensivo finale su apposito tesario e davanti una commissione di almeno tre docenti presieduta dal Preside della Facoltà o da un suo delegato di una tesi elaborata sotto la guida di un docente dell’Istituto che mostri la capacità di impostazione dell’argomento scelto.
ISTITUTO SUPERIORE DI SCIENZE RELIGIOSE “ODEGITRIA” Art. 41 – La Licenza in Scienze Religiose (Laurea Magistrale in Scienze Religiose) 1. Il secondo grado accademico conferito dalla Facoltà agli studenti ordinari dell’ISSR a conclusione del biennio di specializzazione, è la Licenza in Scienze Religiose (Laurea Magistrale in Scienze Religiose). 2. I requisiti per il conseguimento della Licenza in Scienze Religiose (Laurea Magistrale in Scienze Religiose) sono: a) aver frequentato il ciclo quinquennale di studi ed aver superato tutte le verifiche di profitto prescritte; b) attestare la conoscenza di due lingue straniere, nelle modalità stabilite dal Regolamento dell’Istituto; c) aver redatto un elaborato scritto, conforme alle norme indicate nel Regolamento dell’Istituto, che dimostri la competenza maturata nel campo di specializzazione prescelto e sottomesso a pubblica discussione; 3. Col conferimento del grado accademico di Baccalaureato in Scienze Religiose (Laurea in Scienze Religiose) la Facoltà dichiara: a) per l’indirizzo pastorale-ministeriale, il candidato qualificato ad assumere incarichi ministeriali (fino al diaconato permanente) o a svolgere particolari compiti di animazione pastorale nell’ambito della comunità ecclesiale; b) per l’indirizzo pedagogico-didattico, il candidato qualificato all’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pre-universitarie di ogni ordine e grado. 4. Lo Studente, che ha conseguito la Licenza in Scienze Religiose (Laurea Magistrale in Scienze Religiose) in un indirizzo, può conseguire il titolo di Licenza in Scienze Religiose (Laurea Magistrale in Scienze Religiose) nell’altro indirizzo, con un curricolo integrativo di almeno 15 credits, relativi al nuovo indirizzo e comprensivo di una esercitazione scritta. 5. I documenti attestanti il conferimento dei gradi accademici sono sottoscritti dalle competenti Autorità accademiche, secondo la prassi vigente, e recano, oltre l’intestazione della Facoltà e dell’Istituto, l’indicazione del particolare indirizzo seguito dal candidato. Per i riconoscimenti civili, i diplomi devono essere vidimati dalle competenti Autorità ecclesiastiche e civili.
Art. 42 - Diplomi non accademici Agli Studenti che hanno superato tutte le prove ed esercitazioni previste da particolari curricoli non accademici istituiti dal Consiglio di Istituto con il placet della Facoltà a cui si è collegati (cfr art. 39), l’Istituto conferisce, sotto la responsabilità della Facoltà, altri Attestati e Diplomi non accademici.
Gli Officiali e il personale ausiliario Art. 43 - Disposizioni generali 1. Nel governo e nell’amministrazione dell’ISSR le Autorità accademiche sono coadiuvate da Officiali, che sono il Segretario e l’Economo. 2. Nella gestione economica dell’Istituto, l’Economo è affiancato da un Consiglio degli Affari Economici. 3. Il Segretario e l’Economo possono essere coadiuvati da personale di Segreteria o di Economato, assunto dal Direttore.
Art. 44 - Il Segretario 1. Presso l’ISSR opera una Segreteria dell’Istituto sotto la direzione del Segretario, il quale può essere coadiuvato da personale di Segreteria. 2. Il Segretario è nominato dal Moderatore, udito il Direttore dell’Istituto (cfr art. 8,3h), dura in carica quattro anni e può essere riconfermato. 3. Spetta, in particolare, al Segretario: a) curare e conservare in Archivio gli atti concernenti il governo dell’Istituto, i registri accademici, le cartelle degli studenti; b) predisporre e controllare la documentazione relativa alle immatricolazioni e iscrizioni, ai piani di studio, alle prove d’esame; c) preparare e rilasciare attestati ufficiali, autenticati con il timbro dell’Istituto e con la propria firma o, nei casi previsti, quella del Direttore o di altre Autorità competenti; d) predisporre gli atti preparatori per le riunioni collegiali o il lavoro di Commissione; e) partecipare al Consiglio di Istituto con mansioni di attuario, redigendone gli atti (cfr art. 11,1 h);
ISTITUTO SUPERIORE DI SCIENZE RELIGIOSE “ODEGITRIA” f) notificare, a mezzo di stralcio-verbale, le delibere del Consiglio di Istituto alle persone o agli organi interessati alla loro esecuzione; g) coadiuvare il Direttore in tutte le mansioni attinenti il buon andamento dell’Istituto, specie per quanto riguarda il calendario accademico, l’orario scolastico, gli esami; h) predisporre i dati sull’attività dell’Istituto, per la opportuna docementazione e le relazioni triennali; i) curare la corrispondenza d’ufficio e l’opera di diffusione per la conoscenza dell’Istituto e delle sue attività. 4. Il Segretario è membro di diritto del Consiglio degli Affari Economici (cfr art. 46,1d). Art. 45 - L’Economo 1. L’Economo è nominato dal Moderatore, udito il Direttore dell’Istituto (cfr art. 8,3g); dura in carica quattro anni e può essere riconfermato. 2. Spetta in particolare, all’Economo: a) attendere alla gestione economica dell’Istituto e, d’intesa con il Direttore, provvedere alle sue necessità, specie per quanto riguarda la funzionalità della Sede, l’incremento del patrimonio librario (cfr art. 49,2) e gli altri sussidi didattici; b) redigere i bilanci annuali, preventivo e consuntivo, e presentarli, dopo la discussione in Consiglio degli Affari Economici, al Moderatore per l’approvazione; c) compilare e aggiornare l’inventario dei beni dell’Istituto; d) procedere alla riscossione dei diritti amministrativi e all’equa retribuzione del personale docente e non docente, sulla base delle indicazioni del Consiglio degli Affari Economici, approvate dal Moderatore; e) dirigere, d’intesa con il Direttore, il personale non docente dell’Istituto; f) curare l’attuazione delle decisioni del Consiglio degli Affari Economici e redigere i verbali delle sue sedute. 3. L’Economo partecipa, su invito del Direttore, al Consiglio di Istituto, con voto deliberativo nelle questioni di sua pertinenza.
4. L’Economo può essere coadiuvato da personale ausiliario, assunto dal Direttore. Art. 46 - Il Consiglio degli Affari Economici 1. Il Consiglio degli Affari Economici è composto: a) dal Direttore dell’Istituto, che lo convoca e lo presiede; b) dal Vice-Direttore, nel caso che sia stato nominato; c) dall’Economo; d) dal Segretario; e) da due Docenti stabili eletti dal Consiglio di Istituto (cfr art. 12,2i); f) da uno Studente ordinario eletto dall’Assemblea degli Studenti (cfr art. 33,3).
I rappresentanti dei Docenti restano in carica tre anni. Il rappresentante degli Studenti resta in carica un anno. Tutti possono essere rieletti. 2. Il Consiglio degli Affari Economici è convocato almeno due volte l’anno dal Direttore per esprimere un parere sul bilancio preventivo e sul rendiconto consuntivo, da presentare al Consiglio di Istituto e, per l’approvazione, al Moderatore. In via straordinaria il Consiglio degli Affari Economici è convocato ogni volta il Direttore lo ritenga opportuno, o quando sia richiesto per iscritto da almeno tre membri. 3. Gli atti di straordinaria amministrazione, proposti dal Consiglio degli Affari Economici, sono di competenza del Moderatore. 4. Quando si trattano questioni relative alla Biblioteca, il Direttore dell’Istituto invita al Consiglio degli Affari Economici il Direttore della Biblioteca, con voto deliberativo nelle questioni che lo riguardano. 5. Il Consiglio degli Affari Economici determina annualmente la tabella dei diritti amministrativi, in relazione al costo della vita e alle esigenze di bilancio, seguendo i criteri fissati dal Consiglio di Istituto e le indicazioni del Moderatore. 6. Il Consiglio degli Affari Economici delibera eventuali provvidenze e sussidi in favore degli Studenti, in base a criteri stabiliti dal Consiglio di Istituto. Art. 47 - Il Personale ausiliario 1. Il personale non docente è parte integrante della comunità ac-
ISTITUTO SUPERIORE DI SCIENZE RELIGIOSE “ODEGITRIA” cademica dell’Istituto e viene assunto, sulla base di precisi criteri normativi e retributivi, dal Direttore. 2. Le specifiche attribuzioni e responsabilità del personale non docente sono fissate da un regolamento interno, approvato dal Moderatore.
Sussidi didattici ed economici Art. 48 - La Sede dell’Istituto 1. L’Istituto usufruisce di una Sede propria (cfr art. 2) con aule adatte e sufficienti per lo svolgimento dei corsi, ambienti per lavoro di gruppo e seminari, biblioteca, locali per la permanenza dei Docenti, uffici di Direzione, Segreteria ed Economato. 2. La Direzione dell’Istituto garantisce l’agibilità delle aule e degli altri ambienti e la loro funzionalità rispetto alle esigenze didattiche e di gestione. Art. 49 - La Biblioteca 1. L’Istituto dispone di una propria Biblioteca, con congrua dotazione di libri e periodici, in relazione alle esigenze didattiche e scientifiche dei curricoli di studio. 2. L’Istituto si impegna al costante incremento delle attrezzature e del patrimonio librario della Biblioteca, specie nei settori riguardanti le discipline di insegnamento e gli ambiti nei quali viene svolta attività di ricerca e di produzione scientifica. 3. La Biblioteca è retta da un Direttore, nominato dal Moderatore, udito il Direttore dell’Istituto (cfr art. 8,3g). Il Direttore della Biblioteca rimane in carica quattro anni e può essere riconfermato. 4. Il Direttore della Biblioteca partecipa al Consiglio di Istituto e al Consiglio degli Affari Economici, su invito del Direttore dell’Istituto, con voce deliberativa nelle questioni di sua pertinenza. 5. Nella gestione della Biblioteca il Direttore è affiancato da un Consiglio di Biblioteca, composto da: a) il Direttore dell’Istituto, che lo convoca e lo presiede;
il Vice-Direttore, nel caso che sia stato nominato; il Direttore della Biblioteca; l’Economo; due docenti stabili, eletti dal Consiglio di Istituto (cfr art. 12,2i); un rappresentante degli Studenti ordinari, eletto dall’Assemblea degli Studenti (cfr art. 33,3). I rappresentanti del Corpo docente durano in carica tre anni; il rappresentante degli Studenti un anno. Tutti possono essere rieletti. 6. Le attribuzioni dei diritti e dei doveri del Direttore e del Consiglio di Biblioteca sono fissate nel Regolamento della Biblioteca, approvato dal Consiglio di Istituto. 7. La Biblioteca è aperta a Docenti e Studenti dell’Istituto, della Facoltà e dei Centri ad essa collegati. Essa è anche aperta al pubblico esterno, secondo le modalità indicate nel Regolamento. b) c) d) e) f)
Art. 50 - Altri sussidi Compatibilmente con le disponibilità finanziarie, l’Istituto mette a disposizione i più moderni sussidi multimediali e altre attrezzature per l’insegnamento, l’apprendimento e la ricerca.
Art. 51 - Sussidi economici, tributi e retribuzioni 1. L’Istituto provvede al suo sostentamento economico tramite: a) diritti amministrativi, esigiti secondo tabelle stabilite dal Consiglio degli Affari Economici e approvate dal Moderatore; b) contributi finanziari della Diocesi di Bari-Bitonto; c) elargizioni e donazioni finalizzate all’Istituto o a sue specifiche attività. 2. Il personale docente e non docente dell’Istituto viene retribuito tenendo presente criteri generali di giustizia e professionalità, secondo parametri fissati dal Consiglio degli Affari Economici e approvati dal Moderatore.
Rapporti con altri centri di studi Art. 52 - Collaborazioni, riconoscimenti, passaggi 1. L’Istituto collabora, in primo luogo, con la Facoltà Teologica Pugliese, con gli Istituti accademici collegati con la Facoltà e con gli altri Istituti di Scienze Religiose.
ISTITUTO SUPERIORE DI SCIENZE RELIGIOSE “ODEGITRIA” 2. L’Istituto è aperto a collaborazioni e riconoscimenti — secondo le disposizioni emanate dalla Facoltà a cui si è collegati — con Università e Facoltà ecclesiastiche, con Istituti di Scienze Religiose riconosciuti dalla Conferenza Episcopale Italiana. 3. L’Istituto è inoltre aperto a collaborazioni e riconoscimenti con Istituti accademici e Centri di ricerca civili, seguendo le indicazioni offerte dalla Facoltà a cui è collegato. 4. Gli Studenti che hanno conseguito la Laurea Magistrale in Scienze Religiose, e desiderano “conseguire il Baccalaureato in Sacra Teologia possono essere ammessi dal Preside ad una Facoltà di Teologia dopo attenta valutazione delle singole discipline del curriculum studiorum da parte del Consiglio della medesima Facoltà. Lo stesso Consiglio deve stabilire ed approvare per ogni candidato un apposito programma integrativo, della durata di almeno due anni, con i relativi esami” (cfr Istruzione art. 21). 5. Gli studenti ordinari dell’Istituto possono ottenere riconoscimenti dei curricoli svolti e degli esami sostenuti presso la Facoltà o presso altri Istituti accademici ad essa collegati, in conformità alla norme stabilite dal Regolamento.
Disposizioni finali Art. 53 - Criteri per l’interpretazione degli Statuti 1. L’Istituto è retto dalle Norme Generali emanate dalla Santa Sede e dalla Conferenza Episcopale Italiana, dalle disposizioni della Facoltà Teologica Pugliese, dal presente Statuto e dal Regolamento applicativo. 2. Per tutto ciò che non è specificato dai presenti Statuti, l’Istituto si regola in conformità con lo Statuto della Facoltà e le delibere del Consiglio di Facoltà. Art. 54 - Modifica degli Statuti Eventuali modifiche da parte dell’Istituto ai presenti Statuti devono essere: a) deliberate dal Consiglio di Istituto con la maggioranza dei due terzi;
b) ratificate dal Moderatore; c) sottoposte al parere favorevole del Consiglio di Facoltà; d) ratificate dal Gran Cancelliere; e) inoltrate alla Congregazione per l’Educazione Cattolica, e da questa approvate. Art. 55 - Rinnovi della Convenzione 1. Il collegamento dell’Istituto con la Facoltà Teologica Pugliese è regolato da una speciale Convenzione della durata di 5 anni, rinnovabile. 2. Il mancato rinnovo della Convenzione da parte della Facoltà comporta la sospensione del collegamento e l’avvio della prevista procedura di rescissione presso la Congregazione per l’Educazione Cattolica.
Art. 1 - Il passaggio degli studenti dal vecchio al nuovo ordinamento dell’ISSR sarà autorizzato dal Preside della Facoltà – dopo attenta valutazione del curriculum svolto, degli esami superati e dei titoli conseguiti – in base alle indicazioni fornite dal Direttore. Gli studenti ancora iscritti al curricolo quadriennale per il conseguimento del Magistero in Scienze Religiose possono iscriversi al curricolo per il conseguimento della Licenza in Scienze Religiose (quinquennale) seguendo un piano di studi appropriato, che determini il numero dei credits necessari a completare l’iter per conseguire il titolo, approvato dal Preside su presentazione del Direttore. Art. 2 - L’iscrizione al curricolo per la Licenza in Scienze Religiose (quinquennale) è possibile a chi è già in possesso del Diploma o del Magistero in Scienze Religiose solo dopo aver conseguito il Baccalaureato in Scienze Religiose (triennale).
ISTITUTO SUPERIORE DI SCIENZE RELIGIOSE “ODEGITRIA” Decreto della Congregazione per l’Educazione cattolica
La Società Italiana di Psicologia della Religione, insieme con il Dipartimento di Psicologia dell’Università di Bari, ha assunto l’impegno di organizzare il biennale congresso internazionale della IAPR (International Association for the Psychology of Religion). Il congresso si è svolto presso l’Università di Bari nei giorni 21-25 agosto 2011. La preparazione del congresso era iniziata già due anni fa, subito dopo la chiusura di quello di Vienna (agosto 2009) ed è ora arrivata a termine. Più di duecento autori hanno chiesto di partecipare e proposto un abstract del loro intervento. I partecipanti sono venuti letteralmente da tutte la parti del mondo: da quasi tutti gli stati europei, dall’America del Nord e del Sud, dal Medio e dall’Estremo Oriente. Gli interventi hanno coperto tutta la gamma dei temi e dei metodi della psicologia della religione. Ogni giornata si è aperta con una relazione in sessione plenaria e ha continuato con sessioni parallele (generalmente quattro in contemporanea). Le relazioni in plenaria sono state affidate ad alcuni dei più noti studiosi: Lee Kirkpatrick, Vassilis Saroglou, Jacob Belzen e il decano degli psicologi della religione, Antoine Vergote, riconosciuto tra i padri fondatori della psicologia della religione in Europa. Le giornate del congresso sono state intense per il ritmo di lavoro e ricche di contatti culturali. Ma sono state anche allietate da piace-
voli momenti sociali e visite culturali. Il Comitato organizzativo locale, coordinato dalla prof.ssa Linda Cassibba, direttrice del Dipartimento di Psicologia, insieme con don Carlo Lavermicocca, docente dell’ISSR “Odegitria” di Bari, ha offerto in collaborazione con la diocesi gratuitamente a tutti i partecipanti una visita guidata, nella città vecchia di Bari. della Cattedrale, del succorpo e del museo diocesano, che si è conclusa con il saluto dell’Arcivescovo mons. Francesco Cacucci, e una visita in pullman in una delle più belle città della regione Puglia, Trani, con cena in un ristorante tipico. Per tutti i soci della SIPR, la partecipazione al congresso è stata una grande opportunità per conoscere alcune delle figure più significative della psicologia della religione, ascoltare i risultati delle loro ricerche e stabilire contatti per future collaborazioni, con i singoli studiosi ma anche con la IAPR, associazione in cui i ricercatori italiani sono presenti sempre più numerosi e forniscono un apprezzato contributo. sac. Carlo Lavermicocca
PUBBLICAZIONI Annalisa Caputo
Essere laici oggi Premessa di Mons. Pietro Maria Fragnelli a Essere laici oggi di Annalisa Caputo Edizioni CVS, Roma 2011
Indice: PREMESSA di mons. Pietro Maria Fragnelli; PRELUDIO “Tra diluvio e arcobaleno” come “parvenze di ponti”: 1) In una Chiesa di “pietre di scarto” – 2) Il testo…e il suo contesto ecclesiale – 3) Il contenuto del volume; RINGRAZIAMENTI; PASSAGGIO L’Ora dei laici. PRIMA PARTE: RIFLESSIONI ANTROPOLOGICHE I. Oggi: L’Ora del post-secolarismo. Appunti per una rilettura II. Laici: Ponti della laicità. Ponti nella laicità: 1) Secolarità e laicità; 2) Laico “si dice in molti modi”, ma bisogna seguire ciò che è comune”; 3) Una koiné ermeneutico-antropologica Passaggio: Dall’antropologico all’etico III. Nella società: Per un’etica della laicità: 1) “Il desiderio di una vita felice, con e per gli altri, all’interno di istituzioni giuste”; 2) Prosa della giustizia/poetica dell’amore; 3) Controcorrente nascosta della speranza Interludio: Tra lo spazio della società e quello della Chiesa. Christifideles laici/Christi-amantes laici SECONDA PARTE: QUESTIONI TEOLOGICHE IV. Nella Chiesa: Immagini, modelli, cammini di laicità: 1) Tra laicità della Chiesa e teologia del laicato: tertium non datur?; 2) Alcune metafore…per narrarci: a) Dalla Trinità/arcobaleno all’iride vocazionale della Chiesa – b) La poetica della spiritualità: una questione di accenti – c) Il modello/mosaico, contro i rischi di omologazione; 3) Minimi
comuni denominatori: per una ‘laicalità’ adulta: a) Preghiera (Parola); Sacramenti (Eucaristia); Direzione spirituale – b) Apostolato del simile verso il simile Passaggio: Dal generale al locale Pugliese: Per una regione/ponte solidale: 1) “Ponte tra popoli e culture”; 2) “L’anima pugliese”; 3) Areopaghi dell’annuncio; 4) La radice mariana, accanto a quella petrina, della fede pugliese
IN CONCLUSIONE Il modello dei modelli: Maria/poesia, Sponsa Verbi Appendice: Per pregare su ‘I laici, la chiesa, il mondo’ Schema per un’Adorazione eucaristica – Meditazione guidata sulla Missione dei settantadue discepoli
La relazione su “I laici nella Chiesa e nella società pugliese, oggi” è stata tenuta dalla prof.ssa Annalisa Caputo il 28 aprile 2011 all’apertura del terzo convegno ecclesiale regionale, davanti ai Vescovi di Puglia e a 350 delegati delle 19 diocesi pugliesi convenuti a San Giovanni Rotondo. La relatrice ha sorpreso tutti con l’articolazione del contenuto e con il modo di porgere (un powerpoint ricco di immagini d’arte e di sottolineature musicali mirate). L’assemblea le ha riservato un caloroso applauso e un insistente invito a approntare quanto prima la pubblicazione del testo e del video. Eccoci, ora, di fronte al testo, minuziosamente arricchito di note per gli specialisti, ma ugualmente snello e perfino colloquiale, adatto a un pubblico più largo. Chi legge avverte la sensazione di entrare subito nel clima dei giorni del convegno: cosa che ben si armonizza con gli auspici dei partecipanti. Ecco che un cammino personale ed ecclesiale diventa libro. Vi si trovano l’eco del dibattito attuale della Chiesa italiana circa la vocazione e la missione dei laici, la traccia della sollecitudine costante della Conferenza Episcopale Pugliese, i fili della riflessione e dell’impegno di quanti – nelle nostre comunità parrocchiali, religiose e associative – hanno contribuito all’approfondimento degli obiettivi del Convegno in parola. Il volume, tuttavia, non si presenta scontato, come un documento destinato ad archivi polverosi. Al contrario si avverte la spinta a camminare lungo i cerchi concentrici della ricerca fatta dal-
PUBBLICAZIONI l’Autrice: si passa dal generale al locale e dall’orizzonte più ampio ed esterno, quello antropologico, a quello più interno e profondo, l’orizzonte etico, cui fanno seguito gli sviluppi teologici e cristologici. I cinque termini del tema del convegno diventano ambiti della riflessione: la cornice spazio-temporale (l’avverbio “oggi” e l’aggettivo “pugliese”) e lo sviluppo tematico sulla laicità, la società e la Chiesa. La Vergine Maria, nella conclusione, è presentata come il modello dei modelli, strettamente legata al Verbo incarnato ed alla Chiesa – comunione sempre in costruzione. In appendice l’Autrice invita a pregare su I laici, la Chiesa e il mondo, fornendo pagine per l’adorazione e la lectio divina. Mi auguro che numerosi lettori – laici, ministri ordinati e consacrati – scoprano le tante valenze di questa proposta: è l’ora dei laici, appunto, se e nella misura in cui è anche l’ora di tutte le altre vocazioni alla vita consacrata e al ministero ordinato. Alla base c’è la centralità dell’essere umano chiamato al dialogo con Dio e con tutti i fratelli. Scrive l’Autrice: «Se è vero che essere laici significa ‘semplicemente’ e ‘radicalmente’ essere uomini, allora essere laici nella società non potrà che significare cercare di essere uomini ‘etici’, che cercano e vivono un ethos comune. Anche per questo ho scelto di avvalermi – per tracciare le linee di una possibile ‘etica sociale della laicità’ – di uno sfondo ‘laico’ (ermeneutico/fenomenologico) e non dei Documenti magisteriali /(anche se non si farà fatica a riconoscere la loro presenza, in controluce). A conferma della verità che: non c’è nulla di propriamente umano che non sia iscritto nel cuore di Dio e dunque che non stia a cuore alla Chiesa». Questa pubblicazione conferma l’idea che oggi “il nuovo umanesimo”, di cui il Concilio testimoniava la nascita (Gaudium et spes, 55), ha bisogno di essere ricompreso e “difeso” in un rinnovato impegno corale, in una coraggiosa battaglia “per una nuova cultura della vita, della solidarietà e dell’amore” (W. Kasper). La Chiesa italiana, in questo orizzonte, riceve dalle Chiese del Sud nuovi stimoli affinché il Paese “cresca insieme”. In un mondo globalizzato l’Autrice incoraggia la maturazione di una laicalità adulta: cioè capace di correggere “la stereotipata immagine ‘clericale’ della Chiesa” impo-
sta dalla “ricorrente semplificazione mediatica, che riduce il punto di vista dei cattolici alla voce degli ecclesiastici” (cfr CEI, Comunicazione e missione, 149) e, nello stesso tempo, idonea a far fiorire la testimonianza “plurale” dei Christifideles laici fino ai vertici della santità. + Pietro Maria Fragnelli Vescovo di Castellaneta Presidente dell’Istituto Pastorale Pugliese
Senza la domenica non possiamo vivere Atti del XXIV Congresso Eucaristico Nazionale (Bari, 21-29 maggio 2005)
Presentazione di mons. Francesco Cacucci a Senza la domenica non possiamo vivere Atti del XXIV Congresso Eucaristico Nazionale Levante Editore, Bari 2011 Indice: I materiali grafici Presentazione di mons. Francesco Cacucci Introduzione di Giuseppe Micunco La scelta di Bari: Documenti La preparazione al Congresso: Documenti – Relazioni e convegni Le iniziative del 2003: Documenti – Comunicati alla stampa – Relazioni e convegni – Sussidi Le iniziative del 2004: Documenti – Comunicati alla stampa – Relazioni e convegni (Convegni nazionali, Assemblee e incontri diocesani) – Documentazione Le iniziative del 2005: Documenti – Comunicati alla stampa – Relazioni e convegni (Convegni nazionali, Assemblee e incontri diocesani) La settimana congressuale: Sabato 21 maggio – Domenica 22 maggio – Lunedì 23 maggio –Martedì 24 maggio – Mercoledì 25 maggio – Giovedì 26 maggio – Venerdì 27 maggio – Sabato 28 maggio – Domenica 29 maggio Materiali, vita e organizzazione del Congresso Indice analitico Appendice iconografica
Sine dominico non possumus: “Senza la domenica non possiamo vivere”. È la luminosa testimonianza dei quarantanove martiri di Abitene, che, durante la persecuzione di Diocleziano (304), diedero la vita per affermare la centralità irrinunciabile per i cristiani del
dies Domini, del giorno del Signore, della pasqua domenicale, del Risorto: «la domenica cristiana ripropone ogni settimana alla considerazione e alla vita dei fedeli l’evento pasquale, da cui sgorga la salvezza del mondo» (Beato Giovanni Paolo II, Dies Domini, 19). “Senza la domenica non possiamo vivere”: è stato il tema scelto e proposto dalla Conferenza Episcopale Italiana per il XXIV Congresso Eucaristico Nazionale da celebrarsi a Bari nel maggio 2005. La Chiesa di Bari-Bitonto ha accolto l’annuncio con gioia e gratitudine sia per la scelta di Bari come sede della celebrazione, sia per il tema proposto. Con gioia: perché al centro del Congresso, prima ancora che una verità dottrinale, si poneva un evento ecclesiale, la memoria di martiri dell’Eucaristia domenicale, una testimonianza che sarebbe diventata un segno non solo per la nostra Chiesa locale, ma per la Chiesa tutta. Con gratitudine: perché un tale tema veniva a inserirsi felicemente nel cammino pastorale che la nostra Chiesa locale stava, e sta, portando avanti, come frutto del recente Sinodo diocesano (19972000), riproponendo, secondo l’insegnamento dei Padri della Chiesa, ripreso dai Padri sinodali nel Sinodo sull’Eucaristia, «una catechesi a carattere mistagogico, che porti i fedeli ad addentrarsi sempre meglio nei misteri che vengono celebrati» (Benedetto XVI, Sacramentum caritatis, 64). «Questo è il giorno che ha fatto il Signore» (Salmo 118, 24). Perciò la domenica è il giorno del Signore, è il suo giorno, il giorno della sua risurrezione, del trionfo sul peccato e sulla morte. E il Risorto ha voluto che fosse anche il giorno della Chiesa, della comunità cristiana radunata nella gioia dalla Parola e dall’Eucaristia. Ha voluto che fosse il giorno dell’uomo, il giorno della festa, del riposo, della carità fraterna. Il Congresso è stato già a partire dalla fase preparatoria un evento di Chiesa. Attraverso convegni, incontri, iniziative artistiche e culturali, attraverso soprattutto i sussidi per la catechesi mistagogica nei tempi di Avvento-Natale e di Quaresima-Pasqua, il lavoro di preparazione (2002-2005) ha via via coinvolto la Chiesa diocesana, quella regionale, quella nazionale. La celebrazione del Congresso (21-29 maggio 2005) è stata così la pienezza, il compimento di un cammino che ha sempre avuto come fonte e culmine la domenica.
PUBBLICAZIONI Il lavoro del Comitato diocesano, delle varie commissioni, dei volontari, il riconoscimento da parte delle istituzioni del Congresso di Bari come ‘grande evento’ hanno favorito da tutta Italia una partecipazione numerosa e ordinata alle giornate congressuali, che sono state ricche di contributi e approfondimenti, di preghiera e di testimonianze di vita, di gioia e generosità e hanno trovato felice coronamento nella celebrazione eucaristica conclusiva presieduta dal Sua Santità Benedetto XVI, da poco eletto al soglio pontificio. Per tutto sento, a nome anche dell’intera Chiesa di Bari-Bitonto, di dover esprimere la mia profonda gratitudine al Signore, al Santo Padre, ai confratelli nell’Episcopato, che numerosissimi hanno preso parte al Congresso, in modo particolare a Sua Eminenza il card. Camillo Ruini, delegato del Papa per il Congresso, ai presbiteri, ai diaconi, ai consacrati e alle consacrate, ai laici tutti. Una grande riconoscenza esprimo, per la loro concreta e cordiale disponibilità, ai rappresentanti delle istituzioni ai diversi livelli, nazionale, regionale, provinciale, comunale. Un particolare pensiero devo infine rivolgere ai fratelli rappresentanti delle altre confessioni cristiane, per la loro presenza, per il contributo di idee, per i momenti di preghiera vissuti insieme. La paterna celeste intercessione di san Nicola conceda alla chiara e riconosciuta vocazione ecumenica della città d Bari di crescere e progredire secondo le vie che lo Spirito vorrà indicare. Questi Atti vogliono essere una ‘memoria’ da custodire nella fedeltà e nella fecondità. + Francesco Cacucci Arcivescovo di Bari-Bitonto
DIARIO DELL’ARCIVESCOVO Luglio 2011
- Al mattino, presso la parrocchia S. Michele Arcangelo in Bitetto, celebra la S. Messa per il 50° anniversario dell’ordinazione sacerdotale del parroco don Nicola Pascazio. - Alla sera, presso la parrocchia Stella Maris in Bari-Palese, celebra la S. Messa per la festa della comunità parrocchiale.
- Al pomeriggio, presso la sede della Provincia di Bari, partecipa alla cerimonia per il 150° anniversario dell’istituzione dell’Ente.
- Al pomeriggio, presso il monastero di S. Teresa Nuova in Bari, presiede l’apertura del processo per la causa di beatificazione della serva di Dio suor Teresa di Gesù (Gimma), O.C.D.
- Alla sera, in piazza S. Benedetto in Polignano a Mare, partecipa al dibattito su “Etica e diritto” nell’ambito della decima edizione del Festival “Il Libro possibile”.
- Alla sera, presso la parrocchia S. Maria delle Vittorie in Bari, celebra la S. Messa per il 50° anniversario dell’ordinazione sacerdotale del parroco p. Paolo Lagioia, O.C.
10 - Alla sera, presso la parrocchia S. Maria del Carmine in Sannicandro di Bari, celebra la S. Messa per l’inizio del settenario in onore della Titolare.
11 - Al mattino, presso l’abbazia di S. Scolastica in Bari, celebra la S. Messa nella solennità di S. Benedetto abate. - Alla sera, presso la parrocchia S. Benedetto in Bari-San Giorgio, celebra la S. Messa per la festa del Titolare. 29 - Al mattino, presso la Cittadella della Scuola della Guardia di Finanza in Bari, partecipa alla cerimonia di “Consegna delle Fiamme” agli Allievi Finanzieri.
- Alla sera, presso la chiesa di S. Rocco in Gioia del Colle, partecipa alla cerimonia di presentazione delle tele restaurate.
- Al mattino, presso la chiesa di S. Domenico in Bari, celebra la S. Messa per la festa del Titolare. - Alla sera, presso la parrocchia S. Michele Arcangelo in BariPalese, celebra la S. Messa per la festa patronale.
- Alla sera, presso la chiesa di S. Domenico in Palo del Colle, partecipa alla cerimonia di riapertura della chiesa dopo i restauri.
21 - Al mattino, in Cattedrale, celebra la S. Messa. 492
22 - Alla sera, in Cattedrale, incontra i partecipanti al Congresso internazionale dell’Associazione di Psicologia della religione. 28 - Ad Acerno (Sa), partecipa al Campo scuola degli operatori pastorali della parrocchia S. Croce di Bari.