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Timestamp: 2020-05-29 04:33:33+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 24923 del 20/10/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24923 del 20/10/2017
Cassazione civile, sez. VI, 20/10/2017, (ud. 21/09/2017, dep.20/10/2017), n. 24923
sul ricorso 12620/2016 proposto da:
legale rappresentante, in proprio e quale procuratore speciale della
avvocati ANTONINO SGROI, ESTER ADA SCIPLINO, EMANUELE DE ROSE,
GIUSEPPE MATANO, LELIO MARITATO, CARLA D’ALOISIO;
V.W., elettivamente domiciliato in ROMA, P.ZA S. SALVATORE
IN LAURO, 13, presso lo studio dell’avvocato CAMILLA GIUGNI,
rappresentato e difeso dagli avvocati ANDREA TAVERNELLI, ALESSANDRO
avverso la sentenza n. 321/2015 della CORTE D’APPELLO di GENOVA,
1. Il sig. V. ha proposto opposizione presso il Tribunale di Massa contro il preavviso di fermo n. (OMISSIS), fondato su cinque cartelle esattoriali emesse per crediti dell’INPS.
2. Il Tribunale di Massa, con sentenza del 20 novembre 2013, si è dichiarato territorialmente incompetente, ravvisando la competenza del Tribunale di La Spezia.
Il ricorrente ha riassunto la causa e il Tribunale di La Spezia ha accolto l’opposizione dichiarando non dovute le somme portate dalle cartelle esattoriali, per il decorso del termine quinquennale di prescrizione tra le notifiche di queste ultime (avvenute tra il marzo del 2003 e il febbraio del 2006) e la notifica del preavviso di fermo.
3. L’INPS ed Equitalia Nord S.p.a. hanno impugnato con distinti atti di appello la sentenza di primo grado dinanzi alla Corte d’Appello di Genova, sostenendo la tesi che il termine di prescrizione non è di cinque ma è di dieci anni, ai sensi dell’art. 2953 c.c..
Il sig. V. si è costituito nel giudizio promosso dall’INPS, chiedendo il rigetto del gravame.
Il Collegio, riuniti i giudizi, ha respinto gli appelli, confermando il termine quinquennale applicato dal Tribunale.
4. L’INPS ha proposto ricorso per Cassazione.
Il sig. V. si è costituito in giudizio e ha contestato quanto dedotto dall’INPS. Equitalia Nord S.p.a. non ha svolto attività difensiva.
Con tale decisione, si è affermato: “la scadenza del termine – pacificamente perentorio per proporre opposizione a cartella di pagamento di cui del D.Lgs. n. 46 del 1999, art. 24, comma 5, pur determinando la decadenza dalla possibilità di proporre impugnazione, produce soltanto l’effetto sostanziale della irretrattabilità del credito contributivo senza determinare anche la cd. conversione del termine di prescrizione breve (nella specie, quinquennale, secondo della L. n. 335 del 1995, art. 3, commi 9 e 10) in quello ordinario (decennale), ai sensi dell’art. 2953 c.c.. Tale ultima disposizione, infatti, si applica soltanto nelle ipotesi in cui intervenga un titolo giudiziale divenuto definitivo, mentre la suddetta cartella, avendo natura di atto amministrativo, è priva dell’attitudine ad acquistare efficacia di giudicato. Lo stesso vale per l’avviso di addebito dell’INPS, che, dall’1 gennaio 2011, ha sostituito la cartella di pagamento per i crediti di natura previdenziale di detto Istituto (del D.L. n. 78 del 2010, art. 30, conv., con modif:, dalla L. n. 122 del 2010).
2. Dovendosi dare seguito a tale condivisibile orientamento, che ha riallineato le disarmonie della giurisprudenza (si vedano le sentenze 4338/2014; 11749/2015 e 5060/2016, di segno opposto rispetto alla citata sentenza delle SSUU 23397/2016), la soluzione adottata dalla Corte d’Appello di Genova risulta corretta e conforme a diritto.
3. Il preesistente contrasto di orientamenti giurisprudenziali giustifica la compensazione delle spese del giudizio, in considerazione del fatto che il ricorso è stato depositato prima della decisione delle Sezioni unite.
Ai sensi del D.Lgs. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.