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Timestamp: 2020-07-05 00:22:53+00:00
Document Index: 72410408

Matched Legal Cases: ['art. 2054', 'art. 2054', 'art. 2054', 'art. 45', 'art. 45', 'art. 45', 'art. 45', 'art. 45', 'art. 54', 'art. 2045', 'art. 2054']

In caso di incidente stradale causato dall’abbagliamento dai raggi solari o fari, dallo scoppio del pneumatico, dal malore del conducente, dal colpo di sonno, chi paga i danni? - Sicurdue
17 Febbraio 2018 di Domenico Chirico
In caso di incidente stradale causato dall’abbagliamento dai raggi solari o fari, dallo scoppio del pneumatico, dal malore del conducente, dal colpo di sonno, chi paga i danni?
Più semplicemente, ci sono delle ipotesi dove l’autore di un sinistro stradale non è ritenuto responsabile e quindi non è obbligato a pagare i danni?
Immagino che ti starai chiedendo:
“Com’è possibile che l’autore di un incidente stradale non è obbligato a pagare i danni?”
È il Codice Civile a stabilirlo, attraverso l’art. 2054, I comma.
In un precedente articolo intitolato “Incidente stradale nel parcheggio centro commerciale, chi paga?”, avevo già specificato l’importanza dell’art. 2054 c.c., qui cercherò di fare chiarezza sulla portata che questo articolo del Codice Civile ha nella materia della Responsabilità Civile da circolazione stradale.
Partiamo da questo famigerato I comma dell’art. 2054 c.c.:
“Il conducente di un veicolo senza guida di rotaie è obbligato a risarcire il danno prodotto a persone o a cose dalla circolazione del veicolo, se non prova di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno”.
In base a questa disposizione, leggendo l’ultima parte si capisce facilmente che il conducente potrebbe andare esente da responsabilità se prova di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno.
(In questa sede, non è importante sapere se il suddetto comma prevede una responsabilità oggettiva o a colpa presunta: sinceramente credo che tutto questo riguardi solo gli addetti ai lavori.)
Ma cosa vuol dire l’espressione:
“se non prova di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno?”
Sostanzialmente, il conducente dovrebbe dimostrare non tanto la totale assenza di colpa
(ad esempio dimostrando di aver adottato un comportamento conforme sia al codice della strada sia alle norme di comune diligenza e prudenza)
quanto, piuttosto, la mancanza di nesso causale tra circolazione del proprio veicolo ed i danni cagionati a terzi o a cose.
A questo punto però, per poter comprendere fino in fondo la porta delle suddetta espressione, è necessario definire il nesso causale.
Personalmente preferisco questa definizione di nesso causale:
“quel rapporto che si crea tra l’evento dannoso (nel nostro caso specifico, l’incidente stradale) ed il comportamento del soggetto preso in considerazione (comportamento del conducente)”.
Nella pratica giudiziaria, generalmente, la presenza o assenza del nesso causale viene accertata attraverso un’analisi controfattuale grazie alla quale sarà possibile affermare che in assenza di quella specifica condotta, l’evento si sarebbe comunque verificato.
Solo in questa ultima ipotesi, venendo meno il legame tra condotta ed evento, si potrà affermare la non sussistenza del nesso causale.
Bisogna dire però, che nella realtà, non è facile spezzare questo legame; non a caso i giudici sono molto esigenti chiedendo al conducente una prova (tecnicamente si parla di prova liberatoria) rigorosa della propria estraneità al fatto che ha generato l’evento dannoso.
Ma quando si può affermare che un comportamento è estraneo all’evento che ha generato il danno?
Sicuramente in presenza:
del caso fortuito
della forza maggiore
della colpa del terzo
della colpa del danneggiato
Non ci crederai, ma nell’ambito civilistico non esiste nessuna norma che definisca il caso fortuito: nel codice penale vi è l’art. 45 il quale prevede:
“Non è punibile chi ha commesso il fatto per caso fortuito o per forza maggiore”.
Però, ad essere rigorosi, neanche questa norma spiega o definisce il caso fortuito.
In verità è la dottrina, insieme alla giurisprudenza, che ha posto in essere la definizione affermando:
“Il caso fortuito altro non è che un evento improvviso, imprevedibile e non evitabile in alcun modo”.
Più precisamente, la Cassazione, attraverso molte sentenze, ha affermato:
“Nel settore della circolazione stradale può ritenersi caso fortuito –
il quale costituisce la componente causale di un evento che, per la sua imprevedibilità ed autonomia causale, esclude la responsabilità del soggetto coinvolto in un fatto dannoso
– l’avvenimento improvviso ed esorbitante dalla normalità dei comportamenti umani, che non consenta alcuna manovra per evitare il danno e che, nella determinazione dell’accadimento, venga a costituire l’unica causa cui sia ricollegabile il verificarsi dell’evento (Cass. civ., sez. III, 18 settembre 1986, n. 5667)”.
Solo al fine di renderti più facile la comprensione, mi preme sottolineare che il caso fortuito è quell’accadimento o evento caratterizzato dalla compresenza di tre elementi:
estraneità rispetto alla condotta del conducente
imprevedibilità e inevitabilità da parte del conducente
idoneità a causare in via autonoma ed esclusiva il danno
Non voglio annoiarti o spaventarti passando in rassegna il significato giuridico dei tre elementi: credo che ti sarà più utile – soprattutto se non hai competenze giuridiche – elencarti tutti quegli eventi (almeno quelli più ricorrenti) attraverso i quali si concretizza e non il caso fortuito (le casistiche sono tratte dalla rivista “Archivio giuridico della circolazione e dei sinistri stradali” ed. La Tribuna)
Partiamo dagli eventi attraverso i quali si concretizza il caso fortuito:
Lo scoppio improvviso del pneumatico trapassato da un grosso chiodo, il quale determini la perdita del controllo del mezzo da parte del conducente provocando danni a cose o a persone è un caso fortuito (Cass. n.13268/2006);
L’improvviso attraversamento della strada da parte dell’occupante di altra autovettura che improvvisamente abbia preso fuoco (Cass. civ., sez. III, 22 maggio 1978, n. 2550);
Il sonno dovuto a cause patologiche, improvviso ed imprevedibile, può costituire ipotesi di caso fortuito (Cass. pen., sez. IV, 21 dicembre 1990, n. 16840);
Il difetto di costruzione di un veicolo (nel caso di specie, anomala posizione dei fari di un trattore) non può essere ascritto a colpa del conducente, in quanto deve escludersi che il proprietario e il guidatore di un veicolo omologato e immatricolato dagli organi amministrativi competenti, nonché munito dei prescritti titoli di idoneità alla circolazione, siano responsabili dei sinistri la cui verificazione si faccia eziologicamente risalire a vizi di fabbricazione, ovvero a originarie difformità dei veicoli stessi dalle norme che ne prescrivono i requisiti (Cass. civ., sez. III, 22 maggio 1979, n. 2964).
Invece, ci sono tanti altri accadimenti le cui caratteristiche non integrano il caso fortuito, conseguentemente, l’autore sarà obbligato a risarcire gli eventuali danni cagionati:
Non costituisce caso fortuito l’improvviso spegnimento della pubblica illuminazione verificatosi mentre il guidatore abborda una curva senza tenere una velocità tale da consentire l’immediato arresto del veicolo (Cass. pen., sez. IV, 9 giugno 1982, n.5781);
L’evenienza che un automobilista possa imbattersi notte-tempo in un veicolo privo di luci posteriori di posizione e degli altri prescritti dispositivi luminosi deve ritenersi, per dato di comune esperienza, prevedibile e probabile, potendo ciò accadere per molteplici cause (Cass. pen, sez. IV, 26 febbraio 1982, n. 1944);
In tema di circolazione stradale, l’abbagliamento da raggi solari del conducente di un automezzo non integra un caso fortuito e, pertanto, non esclude la penale responsabilità per i danni che ne siano derivati alle persone.
In una tale situazione (di abbagliamento) il conducente è tenuto ad interrompere la marcia, adottando opportune cautele onde non creare intralcio alla circolazione ovvero l’insorgere di altri pericoli, ed attendere di superare gli effetti del fenomeno impeditivo della visibilità (Cass. pen., sez. IV, 13 luglio 1989, n. 10337);
L’abbagliamento da parte di un veicolo incrociante può discriminare la condotta del conducente che, in conseguenza di quella circostanza, abbia determinato l’incidente, soltanto quando questi abbia proceduto tenendo una condotta di guida che non costituisca pericolo per la sicurezza delle persone e delle cose e allorché l’abbagliamento si sia verificato in modo del tutto imprevisto ed imprevedibile. Pertanto è ravvisabile la colpa, sia pure concorrente, del conducente abbagliato che, nell’avvicinarsi ad una curva chiusa o cieca o a stretto raggio, non si sia preoccupato della possibilità, connessa alla situazione ambientale, della apparizione di un veicolo procedente in senso contrario che abbia in azione i fari abbaglianti, e non abbia adeguato corrispondentemente la propria condotta ponendo la massima attenzione alla guida, tenendosi alla strettissima destra, in modo da essere in grado, se necessario, di fermarsi immediatamente senza mettere in pericolo l’altrui incolumità (Cass. pen., sez. IV, 17 luglio 1987, n. 8359);
La caduta di un fulmine, mentre un temporale è in atto, è un fatto del tutto prevedibile e pertanto non costituisce caso fortuito nel caso di abbagliamento da fulmine il conducente di veicolo (Cass. pen., sez. IV, 17 dicembre 1982, n. 11997);
È necessario, perché sussista l’esimente del caso fortuito, che l’elemento accidentale si concretizzi in un avvenimento del tutto improvviso, impreveduto ed imprevedibile, in maniera tale da impedire all’agente di adeguare la propria azione alla situazione creatasi. Ne consegue che l’afflosciamento graduale e progressivo del pneumatico, provocando una modificazione delle condizioni di stabilità, tenuta di strada e governabilità complessiva della vettura, agevolmente apprezzabile dal conducente, non è idoneo a soddisfare i requisiti prescritti per la configurabilità della predetta esimente (Cass. pen., sez. IV, 30 aprile 1987, n. 5354);
Ai fini della configurabilità del caso fortuito di cui all’art. 45 c.p., in caso di incidente stradale, non costituisce avvenimento imprevedibile l’afflosciamento di un pneumatico dovuto ad usura o ad altre cause tecniche, tanto più quando il conducente abbia precedentemente notato un’iniziale fase di sgonfiamento (Cass. pen., sez. IV, 25 maggio 1983, n. 4766);
In tema di responsabilità per reato colposo commesso nel corso della circolazione stradale, l’incidente causato da sonno fisiologico, prevedibile per il caldo o per precedente consumazione di pasti o per stanchezza, è sempre addebitabile al conducente a titolo di colpa;
In caso di sinistro stradale provocato da colpo di sonno del conducente di autoveicolo, in mancanza di allegazione di elementi specifici in ordine all’asserita natura patologica del colpo di sonno, questo è fondatamente considerato fisiologico da parte del giudice di merito con conseguente esclusione dell’esimente del caso fortuito, di cui all’art. 45 c.p. (Cass. pen., sez. IV, 20 febbraio 1985, n. 1729);
A differenza dell’improvviso malore che colpisce il conducente, il colpo di sonno non può configurare il caso fortuito, perché preceduto da chiari sintomi, tali da indurre il guidatore prudente ad adottare le necessarie cautele (Cass. pen., sez. IV, 19 settembre 1980, n. 9658);
Non costituisce caso fortuito, in materia di circolazione stradale, una situazione di pericolo esistente lungo il margine della carreggiata, segnalata tramite cartelli idonei a preavvertire i conducenti dei veicoli in transito. Fattispecie in materia di omicidio colposo da incidente stradale, nella quale un dislivello lungo il margine destro della carreggiata, causato da lavori di manutenzione in atto, era segnalato tramite cartelli di pericolo generico con la scritta banchina non transitabile (Cass. pen., sez. IV, 3 aprile 1990, n. 4829);
In tema di responsabilità da sinistri stradali, la strada sdrucciolevole, a causa di pioggia caduta poco prima della perdita di controllo del veicolo da parte del suo conducente, non integra gli estremi del caso fortuito, il quale si verifica quando sussiste il nesso di causalità materiale tra la condotta e l’evento, ma fa difetto la colpa, in quanto l’agente non ha causato l’evento per sua negligenza o imprudenza; questo, quindi, non è, in alcun modo, riconducibile all’attività psichica del soggetto. Ne consegue che, qualora una pur minima colpa possa essere attribuita all’agente, in relazione all’evento dannoso realizzatosi, automaticamente viene meno l’applicabilità della disposizione di cui all’art. 45 c.p. (Cass. pen., sez. IV, 27 aprile 1989, n. 6291);
È responsabile dell’evento colposo verificatosi il conducente di veicolo quando lo stato di dissesto della strada, oltre a costituire condizione dell’incidente, sia percepibile con sufficiente anticipo e non costituisca insidia o trabocchetto (Cass. pen., sez. IV, 23 febbraio 1988, n. 2546);
In relazione al sinistro prodottosi in conseguenza dello sbandamento del veicolo sul fondo ghiacciato, avvenuto all’uscita di un tunnel autostradale che, all’imbocco, presentava una situazione ambientale differente, non ricorre l’ipotesi del caso fortuito, che è altra cosa rispetto all’improvviso manifestarsi di una situazione diversa da quella che si immaginava, ma che era niente affatto imprevedibile da un agente che usasse la normale diligenza. Nella specie, il sinistro si era verificato in una giornata di pieno inverno, caratterizzata da piovaschi, grandinate e nevicate continue, su strada corrente in zona montuosa (Cass. pen., sez. IV, 24 luglio 1987, n. 8507);
In tema di responsabilità da sinistro stradale il fatto che la strada sia resa sdrucciolevole dal bagnato e dalla presenza di terriccio umido, non costituisce causa di esclusione della responsabilità ai sensi dell’art. 45 c.p., non trattandosi di evento imprevisto ed imprevedibile, ma di una situazione di pericolo manifesta, che, comunque, rientra nelle naturali possibilità di previsione ed alla quale il conducente, pertanto, deve adeguare il suo comportamento (Cass. pen., sez. IV, 1 settembre 1986, n.8879);
Tutto ciò che costituisce l’ambiente normale in cui una determinata attività è costretta ad esplicarsi, quale la strada per il conducente di un autoveicolo, condiziona l’azione ed inerisce alla stessa, con la conseguenza che l’agente non può esimersi da responsabilità per danni eventualmente cagionati a terzi ove questi dipendano da modifiche prevedibili intervenute nell’ambiente, come la sdrucciolevolezza della carreggiata per la presenza di fango, ghiaccio o macchie d’olio, mentre il fatto deve intendersi ascrivibile a caso fortuito se le modifiche siano improvvise, del tutto imprevedibili e al di fuori della norma, in maniera che l’ambiente debba ritenersi modificato da elementi ad esso del tutto estranei (Cass. civ., sez. III, 20 febbraio 1984, n. 1214);
In caso di incidente stradale, il guidatore non può invocare l’ipotesi del caso fortuito per la mancata rifinitura del manto stradale, trattandosi di fatto ricorrente con frequenza e, quindi, prevedibile (Cass. pen., sez. IV, 26 febbraio 1982, n. 1963);
Riguardo al sinistro stradale provocato dallo sganciamento del rimorchio dalla motrice a causa della consunzione delle filettature del perno e del dado che avrebbero dovuto garantire la tenuta del sistema di aggancio, sussiste la responsabilità del conducente per negligenza nella sua doverosa attività di controllo sulle condizioni di piena efficienza della delicata parte meccanica che, essendo destinata a sopportare l’intero sforzo della trazione, esige ripetute ed oculate ispezioni (Cass. pen., sez. IV, 11 maggio 1987, n. 5958);
In tema di accertamento della responsabilità derivante da un sinistro stradale, l’accidentalità dell’evento, riferita al mancato funzionamento dei freni, sussiste solo allorché si verifichi nel sistema frenante un guasto improvviso ed imprevedibile (Cass., 5 dicembre 1986, n. 13677);
L’obbligo del preventivo controllo dell’efficienza del sistema frenante del veicolo spetta non solo al proprietario, e comunque all’abituale conducente di esso, ma anche al conducente soltanto occasionale (Cass. pen., sez. IV, 27 dicembre 1983, n. 11277);
Il caso fortuito, quale causa di esclusione della colpa, non è configurabile quando non ricorre il requisito dell’imprevedibilità dell’evento. Nella pecie, non è stato ritenuto configurabile il caso fortuito rispetto al reato di omicidio colposo a seguito di sinistro stradale verificatosi per collisione di autoveicoli a causa di guasto meccanico, cioè distacco del gambo a sfera, che avrebbe potuto essere avvertito per l’anormale rumore della sospensione interessata dal guasto (Cass. pen., sez. IV, 25 gennaio 1982, n. 747);
Il conducente, prima di iniziare la marcia del veicolo, ha l’obbligo di controllare il funzionamento e l’efficienza dei congegni e delle parti meccaniche. Nell’ipotesi in cui un delitto colposo sia collegabile ad una inefficiente frenatura del veicolo per mancanza di olio nell’apposito serbatoio, la responsabilità del conducente va esclusa solo allorché detta mancanza sia conseguenza di un guasto improvviso ed imprevedibile e non di una omissione di preventivo controllo. Nella specie la Cassazione ha ritenuto che il pregresso abbassamento del livello dell’olio nel relativo serbatoio, costituendo chiaro sintomo di una perdita in atto, rendesse prevedibile il pericolo della inefficacia dell’impianto frenante (Cass. pen., sez. IV, 15 giugno 1981, n. 5866);
Non configura un’ipotesi di caso fortuito e non costituisce, quindi, causa di esonero di responsabilità, il fatto di chi circolando ad alta velocità, su fondo stradale duro, alla guida di un veicolo, proietti lateralmente con un pneumatico uno o più sassi provocando danni alle cose. In tali casi, infatti, è riscontrabile sempre una condotta colposa del conducente per inosservanza di precauzioni doverose, quali, nella fattispecie, la velocità eccessiva (Giudice di pace Casamassima, 17 maggio 1997, n. 30).
Come avrai potuto notare, sono veramente pochissimi gli eventi in presenza dei quali è possibile invocare il caso fortuito, questo perché la condotta del conducente non deve incidere sulle cause del sinistro neanche in via remota.
In mancanza di una definizione normativa, la forza maggiore è intesa come quella forza invincibile della natura che fa venir meno nel soggetto la coscienza e la volontarietà della condotta.
Appare evidente che la forza maggiore, in una prima approssimazione, è molto simile al caso fortuito e, si differenzia da quest’ultimo, solo dal fatto che ci troviamo di fronte ad una forza invincibile della natura (basti pensare ad una tromba d’aria o ad un acquazzone di fortissima intensità).
Neanche in questo caso ritroviamo nel diritto civile una definizione dello stato di necessità, ma possiamo fare riferimento al codice penale dove l’art. 54 stabilisce che non è punibile:
“Chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé od altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, né altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo”.
Al di là della definizione di tipo penalistico, lo stato di necessità nell’infortunistica stradale presenta una sua peculiarità che possiamo così enunciarla:
La responsabilità del danneggiante non è esclusa totalmente in quanto, in base a quanto disposto dall’art. 2045 c.c., chi ha compiuto il fatto dannoso costretto dalla necessità di salvare sé o altri da un pericolo imminente è comunque responsabile, tuttavia al danneggiato non è dovuto il risarcimento ma un indennizzo nella misura stabilità dal giudice (brevemente, il risarcimento deriva da un fatto illecito mentre l’indennizzo no).
Fortuito e comportamento del terzo
Da molti anni la giurisprudenza, specialmente in tema di responsabilità civile da circolazione stradale, fa rientrare nel caso fortuito il fatto (vale a dire il comportamento) sia del terzo sia del danneggiato.
Anche il comportamento del terzo, estraneo al conducente e al danneggiato, sarà idoneo ad escludere la responsabilità del conducente a condizione che tale comportamento sia stato:
La causa esclusiva del sinistro
E che il comportamento sia stato così esorbitante rispetto alla sfera di controllo del conducente tale da avere i connotati di un accadimento imprevedibile ed inevitabile.
Vorrei sottolineare, visto che su altri siti questo non avviene, generando un po’ di confusione, che l’onere del conducente di provare di aver fatto tutto il possibile per evitare i danni cagionati riguarda i terzi estranei alla circolazione, mentre nel caso di scontro tra veicoli ogni conducente dovrà dimostrare la colpa esclusiva della controparte o il concorso di colpa.
Ancora una volta abbiamo visto quanto sia importante l’art. 2054 del Codice Civile:
da un lato afferma il princìpio cardine in tema di responsabilità civile da circolazione stradale (il conducente che causa un sinistro stradale è obbligato a risarcire il danneggiato),
dall’altro assolve l’autore del sinistro dal risarcire il danno solo nell’ipotesi in cui riesce a dimostrare di aver fatto tutto per evitarlo.
Se in teoria la cosiddetta prova liberatoria (caso fortuito, forza maggiore, stato di necessità) ci libera dall’obbligo di risarcire il danno, nella pratica è veramente difficile provare e dimostrare che quanto accaduto sia dovuto a cause esterne alla condotta del conducente.
Al di là delle casistiche menzionate in questo articolo, è importante sottolineare che ogni incidente stradale ha una sua storia unica ed irripetibile ed in quanto tale non è possibile stabilire a priori se ci troviamo di fronte ad un caso fortuito oppure no: le casistiche ci aiutano a capire alcune cose ma solo un professionista del settore potrà, con un certo margine di errore, darti delle risposte più appropriate.
Infine, visto l’importanza che riveste il “fatto del danneggiato”, nel caso di incidente stradale che coinvolga un veicolo a due ruote, ho deciso di effettuare una trattazione separata ed la più esaustiva possibile: “Veicolo a due ruote che investe un pedone, di chi è la colpa?”.