Source: https://www.asaps.it/259-autopubblicitarie__un_modo_di_eludere_il_divieto_di_pubblicit_nei_punti_vietati.html
Timestamp: 2020-08-08 15:40:13+00:00
Document Index: 77271780

Matched Legal Cases: ['art. 23', 'art. 23', 'art. 57', 'art. 57', 'art. 57', 'art. 57', 'art. 57', 'art. 203', 'art. 57', 'art. 57', 'art. 51', 'art. 157', 'art. 23']

Autopubblicitarie: un modo di eludere il divieto di pubblicità nei punti vietati.. - Asaps.it Il Portale della Sicurezza Stradale
Autopubblicitarie: un modo di eludere il divieto
di pubblicità nei punti vietati
di Giovanno Fontana(*)
Insomma, per quante volte lo abbiamo già più volte ribadito e lo stesso Ministero dei LL.PP. sottolineato, la disposizione del comma 4 dell’art. 23 c.d.s. subordina la collocazione di cartelli ed altri mezzi pubblicitari lungo o in vista delle strade al rilascio di una autorizzazione (Dir. Min. LL.PP. 17 marzo 1998, n. 1381 In Gazz. Uff., 8 aprile, n. 82 ).
Anche in questo caso, il divieto è giustificato dal forte potere distraente che un’eventuale messaggio pubblicitario luminoso - spesso rafforzato dalla variabilità del messaggio stesso, che i led luminosi consentono oggi - può determinare e, non da meno, di ogni ed eventuale altro disturbo alla sicurezza della circolazione stradale, che può derivare dalla presenza di un’autopubblicitaria in circolazione: non da meno, dal potenziale danno che potrebbe essere derivato dal distacco dei sostegni della pubblicità o comunque delle interferenze che questi potrebbero causare con le traiettorie degli utenti deboli e dei conducenti dei veicoli in genere.
Ma certamente, dà luogo anche a delle forti limitazioni all’esercizio della pubblicità, prevedendo - così come segnalato da alcuni giudici di pace - l’introduzione nell’ordinamento giuridico di divieti non previsti dalla fonte primaria. Fatto questo, che di per sé determina l’illegittimità della norma da ultimo citata, se non fornendo una diversa interpretazione che non si ponga in contrasto con l’art. 23 più volte citato, norma, quest’ultima, che costituisce la disposizione di legge di rango superiore. Da qui l’interessante argomentazione fornita dal Tribunale di Udine, nella Sent. n° 688/01 del 26 marzo 2001, con la quale si conclude che nel disciplinare le caratteristiche di natura tecnica che possono far insorgere situazioni pericolose per la circolazione stradale, proprio al fine di evitare che ogni singolo veicolo privato possa trasformarsi in strumento di pubblicità con inevitabile pericolo per la circolazione stradale, l’art. 57 ha posto il divieto di pubblicità non luminosa su veicoli se svolta per conto terzi e a titolo oneroso. Conseguendone ulteriormente che l’imprenditore non rientrerebbe, dunque, nel fenomeno che l’art. 57 intende limitare, giacché la sua attività sarebbe svolta in forma di impresa e non anche come privato. Non neghiamo che facciamo fatica a condividere quest’ultimo assunto; ma certamente, rileggendo bene la disposizione prevista dall’art. 57, comma 1 del regolamento, ci accorgiamo ben presto, che se la pubblicità sulle autovetture private è consentita unicamente per l’apposizione del marchio e della ragione sociale della ditta cui appartiene il veicolo, l’apposizione della pubblicità non luminosa, su ogni altro veicolo - eccezion fatta per i veicoli adibiti al trasporto di linea e non di linea (art. 57, comma 2, reg.) ed i veicoli adibiti al servizio taxi (art. 57, comma 3, reg.) - è effettivamente consentita (dunque non necessita di preventiva autorizzazione) unicamente se non effettuata per conto terzi a titolo oneroso e se realizzata con sporgenze non superiori a 3 cm rispetto alla superficie del veicolo sulla quale sono applicate, fermi restando i limiti di cui all’articolo 61 del codice.
Una sorta di petizione di principio, ci ha portato ad affermare che la norma che si ricavava dalla lettura del comma 1, testé citato, comportava necessariamente, di identificare i veicoli oggetto di regolamentazione pubblicitaria nelle autopubblicitarie e per mostre pubblicitarie di cui alla lett. g) del comma 2, dell’art. 203 reg. proprio al fine di evitare che da un esercizio indiscriminato di questi veicoli, da parte delle imprese pubblicitarie, potesse derivare un aumento della densità pubblicitaria sulle strade. L’interpretazione non era così fuorviante, giusta la necessità di limitare il potere distraente dell’esercizio della pubblicità sulle strade ed anche in ragione delle precise forme pubblicitarie previste e consentite per gli autobus ed i taxi. Non a caso, anche lo stesso organo giudicante sollevò la questione di legittimità costituzionale dell’articolo 57 Ord. Pretore di Padova, 24 maggio 1998, rispetto alla quale la Corte Cost. con ord. 8-19 novembre 1999, n. 430 si limitò a dichiarare la propria incompetenza, trattandosi di norma regolamentare, nella parte in cui non consentiva, alle medesime condizioni prescritte, la pubblicità non luminosa per conto terzi su veicoli diversi da quelli adibiti a trasporto di linea ed a taxi. Probabilmente, anche in quel caso, v’è stata una perdita d’attenzione (non a caso, si parla di pubblicità) sul vero e proprio oggetto di regolamentazione dalla norma - la pubblicità stradale, appunto - a vantaggio (o a svantaggio, dipende dai punti di vista) del veicolo utilizzato per esercitare la pubblicità.
Ribaltando, oggi, il mio modo di aver letto ieri, la questione qui sollevata, sarei portato ad affermare, invece, che proprio l’aver previsto una netta regolamentazione delle forme pubblicitarie previste - quindi, vietate - per i veicoli indicati al secondo ed al terzo comma dell’art. 57 del regolamento, si è voluto limitare che con l’utilizzazione di questi innumerevoli veicoli, potesse essere notevolmente aumentata la densità di pubblicità sulle strade, in modo tale da innalzare il relativo potere distraente. All’opposto, per ogni altro veicolo, purché utilizzato nell’ambito di un rapporto di impresa, le limitazioni restano quelle previste dal comma 1, 4 ss. dell’art. 57 citato. Ciò che più conta, che il veicolo utilizzato per il trasporto della pubblicità, appartenga, o comunque sia in uso al medesimo soggetto pubblicizzato. Sottolineo la forte evoluzione di questo pensiero, rispetto a quanto già esposto in esito a “Il controllo della pubblicità sui veicoli”, in poliziamunicipale.it, rispetto al quale richiamo e confermo, per maggior chiarezza, quanto riferito in ordine alla destinazione d’uso dei veicoli da adibire alla diffusione dei messaggi pubblicitari.
- che la pubblicità è vietata in determinati punti;
- che la sosta, è uno dei momenti della circolazione;
- che i veicoli, sono desinati a circolare.
Ora, laddove è vietata la collocazione di un impianto pubblicitario, ci domandiamo se è altresì vietata la sosta di un veicolo che trasporta pubblicità; ritenendo che ciò consentendo, sarebbe sostanzialmente eluso il divieto imposto dalla norma. Peraltro, da un’attenta lettura dell’art. 51 del regolamento, in combinato disposto con l’art. 157 s. del nuovo codice della strada, si è portati senz’altro a concludere che in questi punti - trattandosi di sede stradale - è ben difficile ammettere la sosta di ogni veicolo, ivi compreso quello adibito al trasporto della pubblicità; del resto, se questo stesso veicolo fosse collocato fuori dalla sede stradale, non si potrebbe più parlare di sosta, tanto meno di circolazione stradale: dunque, il veicolo fungerebbe da mero supporto del messaggio pubblicitario che, in quanto vietato, potrebbe essere sanzionato.
Infatti, come sottolineato dal Giudice di Pace di Pontassieve (Sent. N° 263/02 del 26.09.02), in sede di opposizione a sanzione amministrativa, l’onere della prova in ordine alla responsabilità dell’autore della violazione spetta alla pubblica amministrazione ed il giudice, in mancanza, deve accogliere il ricorso. Come ulteriormente sottolineato dal Giudice di Pace di Firenze (6 dicembre 2002), tale onere di prova coincide con la dimostrazione che il protrarsi della sosta del veicolo, oltre i limiti della ragionevolezza, ciò comportando un costante ed assiduo controllo della sosta, mediante succedanei atti di accertamento, anche inequivocabilmente suffragati dalla certezza che il veicolo non abbia subito spostamenti, tra un atto di accertamento e l’altro.
Nessuno vieta - se non per manifesta irragionevolezza del provvedimento adottato - all’ente proprietario della strada o al comune, di limitare le forme pubblicitarie, ancorché consentite, quando ciò è giustificato da ragioni di pubblico interesse, non necessariamente coincidenti con la salvaguardia della sicurezza della circolazione stradale ma, vieppiù, con qualsivoglia altro valore che si intende tutelare, mediante lo strumento del regolamento comunale (dd.Lgs. 507/93 e 446/97): in tal caso, comunque, quoad poenam, saranno comunque applicate le sanzioni previste dall’art. 23 c.d.s., in concorso con gli artt. 23 e 24 del d. Lgs. 507/93.
(*) Ufficiale della Polizia Municipale del Comune di Forte dei Marmi (LU); docente presso la Scuola Polizia Locale dell’Emilia Romagna (www.scuolapolizialocale.it), di Modena e presso la Scuola per le Autonomie Locali Civita, di Torre del Lago (www.civita.net)..