Source: http://www.corecomlombardia.it/opencms/download/pdf/deliberazioni/Determinazione_n._02.2011_-_Definizione_della_controversia_XXX-Telecom_Italia.html
Timestamp: 2019-02-18 19:15:45+00:00
Document Index: 120655325

Matched Legal Cases: ['art. 21', 'art. 14', 'art. 21', 'art. 14', 'art. 15', 'art. 1182', 'art. 1182', 'art. 15', 'art. 21', 'art. 14', 'sentenza ', 'art. 21', 'art. 14', 'art. 53', 'art. 14', 'art. 14', 'art 14', 'art. 14', 'art. 19', 'art. 32']

Determinazione n. 2.2011 vers. oscurata
Oggetto: definizione della controversia Mapelli XXX / Telecom Italia XXX
VISTA la delibera Agcom n. 173/07/CONS, recante il “Regolamento sulle procedure di risoluzione delle controversie tra operatori di comunicazioni elettroniche ed utenti”;
VISTA l’istanza presentata dalla sig.ra Mapelli XXX in data 16 giugno 2010;
1. Oggetto della controversia
1. Con l’istanza presentata in data 16 giugno 2010 (prot. Co.re.com. Lombardia n.
11196/2010) la sig.ra Mapelli XXX ha chiesto l’intervento del Co.Re.Com. per la definizione della controversia in essere con la società Telecom Italia XXX avente ad oggetto contestazioni relative alle spese di spedizione delle fatture. Nell’istanza la sig.a Mapelli contesta gli addebiti imputati da Telecom Italia alle spese di spedizione delle fatture ed esposti nei conti emessi dal 1996 alla data dell’istanza (in relazione alle utenze n. XXX – per le fatture emesse dal 1996 al 1998 – e n. XXX - per le fatture emesse dal 1998 in poi), sulla base delle seguenti argomentazioni:
a) da quanto emerge dalla lettura dei commi 1 e 8 dell’art. 21 del DPR 633/72 (c.d. legge IVA), la spedizione risulta parte integrante del procedimento di emissione della
fattura e pertanto le spese ad essa relative (in quanto spese per adempimenti
connessi all’emissione) sono poste a carico del soggetto che emette il documento contabile;
Condizioni generali di Abbonamento (d’ora in avanti C.g.A.) di Telecom (laddove prevede appunto che le spese di spedizione delle fatture siano addebitati all’utente) posto che trattasi di condizioni “unilateralmente stabilite dalla controparte, non sottoposte ad accettazione esplicita e neppure comunicate all’utente per dare la possibilità di recesso in caso di non accettazione delle medesime”;
Nella medesima istanza la sig.ra Mapelli, oltre a richiedere il rimborso delle spese di spedizione già corrisposte ma non dovute, chiede che Telecom venga inibita nella
propria condotta di addebito di tali costi in fattura.
Con memoria del 17 settembre 2010, la sig.ra Mapelli, con diffusa argomentazione, ribadiva:
- l’impossibilità di conoscere preventivamente la clausola di cui all’art. 14 delle C.g.A., con conseguente sacrificio della libera contrattazione, da cui il carattere abusivo della clausola in questione;
8 del DPR 633/1972, e di considerare, al contrario, pienamente applicabile quest’ultima disposizione alle spese di spedizione delle fatture.
4. In data 13 dicembre 2010, a seguito di espressa istanza di integrazione istruttoria inoltrata alla sig. Mapelli (prot. n. 17407/2010), la stessa inviava a questo Corecom l’elenco degli importi complessivi portati da ciascuna delle fatture rispetto alle quali è richiesto il rimborso delle spese di spedizione
La questione sollevata dall’istanza presentata dalla sig.ra Mapelli, ovverossia l’addebito delle spese di spedizione delle fatture, è stata oggetto di diverse pronunce, anche tra loro contrapposte, delle Corti di merito e ha visto l’intervento di alcune decisioni della Suprema Corte, chiamata, quale giudice di ultima istanza, a fare chiarezza sul punto.
La definizione della controversia in esame non può dunque prescindere dalle posizioni da ultimo assunte dalla Cassazione, posizioni che attengono a entrambi i profili toccati dall’istante nelle sue contestazioni: quello della illegittimità dell’addebito delle spese di spedizione delle fatture ai sensi dell’art. 21 D.P.R. 26/10/1972, n. 633 (c.d. legge IVA), e
quello della non applicabilità della clausola contenuta nell’art. 14 C.g.A. di Telecom (in quanto unilateralmente stabilita, non sottoposta ad accettazione esplicita e neppure comunicata all’utente per dare la possibilità di recesso in caso di non accettazione della medesima).
determinano la base imponibile e le esclusioni dal computo della base imponibile permettono di ritenere che, se le parti prevedono come forma di consegna della fattura la sua spedizione ed il costo ne è anticipato da chi la emette, il relativo rimborso non fa parte della base imponibile (art. 15, n. 3 della legge iva). A questo riguardo, si deve considerare che, in rapporto all&apos;art. 1182 cod. civ., l&apos;obbligazione di pagamento del costo del servizio telefonico va adempiuta al domicilio del creditore né importa che non sia già conosciuta dal debitore, bastando ai fini della applicazione del terzo comma dell&apos;art. 1182 cod. civ. che la somma dovuta alla scadenza sia determinabile in base ai criteri stabiliti nel contratto.” Per cui – conclude la Corte – “se le parti si accordano nel senso che il pagamento possa essere fatto dall&apos;utente dietro ricevimento della fattura che a spese dell&apos;utente e mediante spedizione per posta gli è inviata dal gestore, questa spesa che per contratto deve essere sopportata dall&apos;utente è anticipata dal gestore e così rientra tra quelle cui si applica l&apos;art. 15 n. 3 della legge iva”.
In definitiva, dunque, la Suprema Corte con le sentenze richiamate ha sancito il principio secondo cui le spese di spedizione postale delle fatture non rientrano nell’ambito di
applicazione dell’art. 21, comma 8, del d.P.R. 633/1972, e possono quindi essere legittimamente addebitate al destinatario, se così prevede l’accordo delle parti.
b) Venendo, ora, al profilo relativo alla clausola di cui all’art. 14 C.g.A., quello appunto attinente all’accordo delle parti, occorre fare riferimento alla citata sentenza n. 5333/2009, in cui la Cassazione si è soffermata espressamente e compiutamente sul punto. In questa pronuncia il Collegio, dopo aver ribadito che l’art. 21 non è riferibile alle spese di spedizione postale delle fatture (v. sopra), afferma, innanzi tutto, che “l’oggettiva esistenza della clausola nelle condizioni generali di abbonamento [l’art. 14 di cui trattasi] si può considerare notoria e trattandosi di condizioni generali di contratto, per la loro efficacia – se conosciute o conoscibili con l’ordinaria diligenza – non si richiede che siano sottoscritte”: considerazione questa che già di per sé appare idonea a superare la tesi avanzata della parte istante, che, tuttavia, mostra di denunciare anche il carattere vessatorio della clausola laddove lamenta la non intervenuta sottoscrizione esplicita della stessa.
considerata nulla. Al più, il fatto che Telecom non abbia inserito nel predetto articolo la
possibilità per l’utente di scegliere modalità alternative di ricezione della fattura potrebbe comportare, secondo la Corte, l’annullabilità della clausola. La relativa declaratoria, tuttavia,
non è stata richiesta dall’istante nel caso di specie, ma, soprattutto, anche nell’eventualità in
cui fosse stata richiesta, esulerebbe dall’ambito delle competenza del Corecom. A questo proposito, si deve oltremodo osservare, facendo qui riferimento alla terza argomentazione addotta dall’istante (v. sopra, par. 1, lett. c), che l’introduzione da parte di Telecom della bollettazione on-line (senza costi di spedizione – cd. conto on-line) come modalità alternativa alla spedizione postale, seppur non contemplata dalle C.g.A., di fatto affievolisce la gravità dell’omissione dell’operatore rispetto all’onere risultante dal citato art. 53 della convenzione. La Cassazione, nella stessa sentenza, si sofferma infine sul carattere vessatorio della clausola di cui all’art. 14 C.g.A. di Telecom Italia, asserendo che tale carattere, lungi dall’essere un dato assoluto, ossia svincolato da valutazioni attinenti al singolo rapporto contrattuale nel quale la clausola è inserita, va invece apprezzato in concreto rispetto “ai diritti e agli obblighi derivanti dal contratto di utenza” in essere. In particolare, la vessatorietà, per la Corte, è un dato da valutare alla luce dello squilibrio che la clausola determina in tale sistema di diritti e obblighi: squilibrio che deve essere “significativo” e la cui sussistenza e significatività devono essere valutate caso per caso (Cass., sent. 5333/2009), verificando in particolare il rapporto tra il costo di spedizione posto a carico dell’utente in fattura e il costo dell’abbonamento sostenuto dall’utente per il servizio acquistato e utilizzato.
Alla luce delle conclusioni della Cassazione da ultimo richiamate, per valutare l’eventuale vessatorietà “in concreto” della clausola posta dall’art. 14 C.g.A. di Telecom nel caso in esame, è necessario allora operare un confronto tra gli importi complessivi esposti in ciascuna delle fatture per le quali è richiesto il rimborso delle spese di spedizione e l’ammontare di queste ultime. A questo fine, viene in considerazione la documentazione integrativa prodotta dall’utente il 13 dicembre 2010 su istanza del Corecom. Orbene, la disamina di tale documentazione porta ad escludere che l’incidenza delle spese di spedizione sul costo dei servizi utilizzati sia tale da determinare quello “squilibrio significativo nel sistema di diritti e obblighi derivanti dal contratto” richiesto dalla Suprema Corte per poter affermare il carattere vessatorio della clausola ex art 14 C.g.A. Infatti, la spesa di spedizione della fattura, che ha carattere fisso, ammonta a 0,31 euro per ciascuna fattura, e le singole fatture sono di importi tali (di regola superano i 100 euro) che la predetta somma risulta assolutamente irrisoria sia se unitariamente considerata, cioè rispetto all’ammontare totale di ogni singole fattura, sia considerando la somma complessiva delle spese di spedizione per tutte le fatture in rapporto alla somma complessiva degli importi totali di tutte le fatture in contestazione. Ne consegue che deve concludersi per la non vessatorietà della clausola medesima rispetto al rapporto contrattuale in essere tra la sig.ra Mapelli e Telecom;
VISTE le summenzionate sentenze n. 3532 del 13 febbraio 2009 e n. 5333 del 5 marzo 2009 della Suprema Corte di Cassazione, Sez. III civile, nelle quali viene sancito che il divieto di
addebito a qualsiasi titolo delle spese di emissione della fattura e dei conseguenti adempimenti e formalità, previsto dall’articolo 21 della legge IVA (D.P.R. 633/1972), non riguarda le spese per la spedizione della fattura e, quindi, che le stesse spese di spedizione possono formare oggetto di addebito a carico degli utenti finali (sentenze 3532 e 5333), e che la clausola di cui all’art. 14 C.g.A. Telecom Italia non può considerarsi in contrasto con norme imperative e quindi nulla, né in astratto vessatoria, dovendo la vessatorietà valutarsi in concreto in ragione del significativo squilibrio che la clausola determina sui diritti e gli obblighi oggetto del contratto (sent. 5333);
RITENUTO, per tutto quanto sopra esposto, di dover rigettare l’istanza presentata dalla sig.a
Mapelli XXX;
È rigettata l’istanza presentata dalla Sig. Mapelli XXX in data 16 giugno 2010. Spese di procedura compensate tra le parti.
Ai sensi dell’art. 19, comma 3, della delibera n.173/07/CONS il provvedimento di definizione della controversia costituisce un ordine dell’Autorità a norma dell’articolo 98, comma 11, del decreto legislativo 1 agosto 2003, n.259.
Il presente provvedimento è comunicato alle parti nonché pubblicato sul sito internet istituzionale del Co.Re.Com. Lombardia, assolvendo in tal modo ad ogni obbligo di pubblicazione, ai sensi dell’art. 32, comma 1, della legge 69/2009 e della citata deliberazione Agcom n. 173/07/CONS.