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Timestamp: 2019-11-18 11:53:26+00:00
Document Index: 14794454

Matched Legal Cases: ['art. 21', 'art. 41', 'art. 14', 'art. 21', 'art. 41', 'art. 14', 'art. 21', 'art. 11', 'art. 47']

Ammissibile il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato promosso dal Magistrato di Sorveglianza di Roma contro il Ministro della giustizia in ordine al rifiuto, da parte di quest'ultimo, di ottemperare a un provvedimento del Magistrato di Sorveglianza mirante a tutelare il diritto all'informazione, ex art. 21 Cost., dei detenuti in regime di 41 bis ord. pen.
[Mitja Gialuz]da penalecontemporaneo.it
Con l'ordinanza n. 46, depositata il 7 marzo 2012 e che può leggersi qui in allegato, la Corte costituzionale ha ammesso il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato promosso dal Magistrato di sorveglianza di Roma nei confronti del Ministro della giustizia. A seguito di reclamo presentato ai sensi degli artt. 35 e 69 ord. pen. da un detenuto nei confronti del provvedimento con cui il Direttore del Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria aveva disposto che fosse preclusa, per tutti i detenuti sottoposti al regime dell'art. 41-bis ord. pen., nella Casa circondariale di Rebibbia, la ricezione dei programmi televisivi irradiati sui canali «Rai Sport» e «Rai Storia», il Magistrato di sorveglianza, dopo aver condotto il procedimento regolato dall'art. 14-ter ord. pen., aveva provveduto con ordinanza del 9 maggio 2011, stabilendo che l'oscuramento delle trasmissioni aveva effettivamente leso il diritto soggettivo dei detenuti ad essere informati, riconosciuto dall'art. 21 Cost. ed esplicitamente tutelato dagli artt. 18 e 18-ter ord. pen. Di conseguenza, aveva annullato il provvedimento dell'amministrazione, con l'ordine di ripristinare la possibilità per il reclamante di assistere ai programmi trasmessi sui canali indicati.
Per parte sua, l'amministrazione non aveva proceduto alla riattivazione del segnale di «Rai Storia» e di «Rai Sport»: invero, il Ministro della giustizia aveva disposto con decreto del 14 luglio 2011 la «non esecuzione» del provvedimento giudiziale adottato in esito al reclamo.
A seguito di un secondo reclamo, il Magistrato di Roma aveva promosso, nel novembre del 2011, conflitto di attribuzioni davanti alla Corte, lamentando una lesione delle attribuzioni costituzionalmente riconosciute al Magistrato di sorveglianza, quale giudice della tutela dei diritti soggettivi dei detenuti.
La Corte ha ammesso il conflitto, riconoscendo la sussistenza del requisito soggettivo e di quello oggettivo.
Per un verso, ha riconosciuto la legittimazione del Magistrato di sorveglianza, sulla scorta dell'indubbia natura giurisdizionale della funzione assolta dal magistrato di sorveglianza nell'ambito della procedura di reclamo attualmente regolata dagli artt. 69 e 14-ter ord. penit. Sul lato passivo, ha affermato la legittimazione esclusiva del Ministro della giustizia, quale titolare delle attribuzioni inerenti all'esecuzione delle pene detentive, escludendo quella del Presidente del Consiglio
Per altro verso, la Corte ha riconosciuto la rilevanza costituzionale del conflitto.
[Mitja Gialuz] Da www.penalecontemporaneo.it
Con l'ordinanza n. 46, depositata il 7 marzo 2012, la Corte costituzionale ha ammesso il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato promosso dal Magistrato di sorveglianza di Roma nei confronti del Ministro della giustizia. A seguito di reclamo presentato ai sensi degli artt. 35 e 69 ord. pen. da un detenuto nei confronti del provvedimento con cui il Direttore del Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria aveva disposto che fosse preclusa, per tutti i detenuti sottoposti al regime dell'art. 41-bis ord. pen., nella Casa circondariale di Rebibbia, la ricezione dei programmi televisivi irradiati sui canali «Rai Sport» e «Rai Storia», il Magistrato di sorveglianza, dopo aver condotto il procedimento regolato dall'art. 14-ter ord. pen., aveva provveduto con ordinanza del 9 maggio 2011, stabilendo che l'oscuramento delle trasmissioni aveva effettivamente leso il diritto soggettivo dei detenuti ad essere informati, riconosciuto dall'art. 21 Cost. ed esplicitamente tutelato dagli artt. 18 e 18-ter ord. pen. Di conseguenza, aveva annullato il provvedimento dell'amministrazione, con l'ordine di ripristinare la possibilità per il reclamante di assistere ai programmi trasmessi sui canali indicati.
Qui il testo dell'ordinanza
Corte di Cassazione Sezione Quarta Penale - Sentenza n. 46479 del 14.12.2011 : sì a misura alternativa, quando in carcere non è possibile cura adeguata e completa
L’ordinanza impugnata da atto che la disposta perizia ha consentito di appurare che il ricorrente non è al momento affetto da malattia particolarmente grave ed incompatibile con la detenzione ma necessita di gestione tecnicamente adeguata e di alcuni controlli urgenti che possono essere eseguiti in ambito penitenziario.
Solo alcuni esami come la scintigrafia e la tac, quando se ne presenterà il bisogno, dovranno essere eseguiti presso strutture sanitarie esterne. La patologia da cui il detenuto è affetto consiste in una infezione cronica delle vie urinarie in soggetto che ha subito nefrectomia. Al momento la condizione clinica non è però grave perché si evidenzia l’infezione ma non la compromissione infiammatoria del rene superstite. I rischi connessi a tale patologia possono essere minimizzati da una sorveglianza clinica attenta.
Alla luce di tali elementi di giudizio si perviene alla conclusione che si è in presenza di soggetto non affetto da una malattia particolarmente grave per effetto della quale le condizioni di salute risultino incompatibili con lo stato di detenzione e tali da non consentire adeguate cure in caso di detenzione in carcere. Infatti il protocollo medico indicato dal perito è attuabile in regime di detenzione ed eventuali particolari esigenze potranno essere soddisfatte presso presidi esterni di cura. Tale trasferimento è espressamente previsto dall’art. 11 dell’ordinamento penitenziario e giustifica la reiezione dell’appello anche alla luce della giurisprudenza di legittimità in materia.Si conclude, analizzando il contenuto della consulenza tecnica di parte che, pur giungendo sostanzialmente alle medesime conclusioni cui è pervenuto il perito d’ufficio, enfatizza il rischio di un’evoluzione negativa della patologia che però non è giustificata dalle attuali condizioni di salute e che allo stato appare meramente ipotetica.
Ricorre per cassazione l’imputato, lamentando che la valutazione compiuta dal Tribunale non è conforme alla giurisprudenza di legittimità che impone di valutare anche la prevedibile evoluzione del quadro clinico e la potenziale incidenza in modo irreparabile della detenzione sulla salute del paziente. Si assume che le condizioni del paziente vadano valutate non solo al momento dell’accertamento ma anche e soprattutto sulla base della prevedibile evoluzione del quadro clinico.
Tale probabile evoluzione è stata evidenziata sia dal perito d’ufficio che dal consulente di parte.
D’altra parte, il diritto alla salute va tutelato anche al di sopra delle esigenze di sicurezza sicché, in presenza di gravi patologie, si impone la sottoposizione al regime degli arresti domiciliari o comunque il ricovero in idonee strutture. L’ordinanza del Tribunale si pone in contrasto con la disciplina legale avendo trascurato l’impossibilità di eseguire in ambito penitenziario la tac con contrasto, la scintigrafia e l’ecografia renale. Tale incompleta capacità di fronteggiare la situazione da parte della struttura penitenziaria avrebbe imposto l’accoglimento della richiesta.
Autorità: Cassazione penale sez. I, Data: 16 novembre 2011, Numero: n. 45433
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