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Timestamp: 2017-01-18 16:52:01+00:00
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⭐IL RISARCIMENTO DEL DANNO DA BLACK-OUT
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1 IL RISARCIMENTO DEL DANNO DA BLACK-OUT2 INDICE 1. Breve premessa 2. Qualificazione del contratto di fornitura di energia elettrica Allegato giurisprudenziale n. 1 Corte Suprema di Cassazione, terza sezione civile, sentenza n del 03 giugno 1997 Allegato giurisprudenziale n. 2 Corte Suprema di Cassazione, seconda sezione civile, sentenza n del 03 settembre Individuazione dei soggetti fornitori di energia elettrica 4. Regimi di responsabilità Allegato giurisprudenziale n. 3 Giudice di Pace del Mandamento di Marcianise, sentenza del 29 settembre 2004 Allegato giurisprudenziale n. 4 Giudice di Pace del Mandamento di Casoria, sentenza del 12 luglio 2005 Allegato giurisprudenziale n. 5 Giudice di Pace del Mandamento di Salerno, sentenza del 21 giugno 20053 1. Breve premessa E ormai notorio che in data 28 settembre 2003, su tutto il territorio nazionale, si è verificata un interruzione della somministrazione di energia elettrica per una durata complessiva di oltre dodici ore. Tale interruzione meglio nota come black-out di settembre ha cagionato notevoli stravolgimenti delle attività dei consociati dell ordinamento giuridico italiano, il cui carattere di particolare gravità è stato determinato dalla circostanza della festività del giorno interessato. In numerosi hanno adito gli organismi giurisdizionali di legittimità al fine di invocare il risarcimento del conseguente pregiudizio esistenziale patito. Le prime sentenze sono state già pronunciate (Giudice di Pace di Casoria, 12 luglio 2005; Giudice di Pace di Salerno, 21 giugno 2005; Giudice di Pace di Marcianise, 29 settembre 2004) e ad esse altre presto seguiranno. Nel presente articolo, si cercherà di dare atto degli arresti giurisprudenziali disponibili e di focalizzare le questioni giuridiche a riguardo analizzate e risolte.4 2. Qualificazione del contratto di fornitura di energia elettrica Il primo problema che i legali dei danneggiati hanno dovuto affrontare ha riguardato la qualificazione del contratto di fornitura di energia elettrica. Già in precedenza la giurisprudenza ha qualificato il contratto di fornitura di energia elettrica come contratto di somministrazione. A riguardo si sono pronunciati la Corte Suprema di Cassazione, con sentenze numero 5144 del 03 giugno 1997 (terza sezione civile, presidente Longo, estensore Petti) e numero 9312 del 03 settembre 1993 (seconda sezione civile, presidente Carnevale, estensore Preden), e la magistratura di legittimità. Difatti, in virtù di tale contratto, un soggetto (l ente elettrico) si impegna verso corrispettivo nei confronti di un altro (il consumatore) a fornire continuativamente una certa quantità di beni e servizi. Ne consegue allora che il regime responsabilistico da applicarsi nei confronti del fornitore di energia elettrica è quello di tipo contrattuale.5 Allegato giurisprudenziale n. 1 Corte Suprema di Cassazione, terza sezione civile, sentenza n del 03 giugno 1997 Presidente Longo, Estensore Petti LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE III CIVILE Composta dagli Ill.mi Sigg. Magistrati: Dott. Giovanni Elio LONGO Presidente " Ugo FAVARA Consigliere " Francesco SABATINI " " Michele LO PIANO " " Giovanni Battista PETTI Rel. " ha pronunciato la seguente SENTENZA6 sul ricorso proposto da XXXX, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DI SAN GIACOMO 18, presso lo studio dell'avvocato LUIGI FLAUTI, che la difende anche disgiuntamente all'avvocato GIORGIO FALLAGRASSA, giusta delega in atti; Ricorrente contro ENEL, in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA E. MANFREDI 17, difeso dall'avvocato MARIO MAZZÀ, giusta delega in atti; Controricorrente avverso la sentenza n della Corte d'appello di L'AQUILA, emessa il e depositata il (R.G ); udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del dal Relatore Consigliere Dott. Giovanni Battista PETTI; udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. Vincenzo MARINELLI che ha concluso per l'accoglimento del ricorso; Fatto Con citazione in riassunzione (not. 5-8 novembre 1985 la XXXX (da ora breviter XXXX) conveniva in giudizio dinanzi al Tribunale dell'aquila l' Ente Nazionale per l'energia Elettrica e ne chiedeva il7 risarcimento dei danni provocati all'industria da novantanove interruzioni della somministrazione di elettricità, verificatesi tra il 30 settembre 1982 ed il 31 luglio L'Ente si costituiva e contestava il fondamento della domanda. La causa era istruita documentalmente e con l'interrogatorio formale del rappresentante legale dell' Enel. Con sentenza (resa in data 6 maggio 1991) il Tribunale rigettava la domanda e condannava l'attrice alla rifusione di metà delle spese del giudizio, compensate per la restante metà. La sentenza era appellata dalla XXXX, che ne chiedeva la riforma e deduceva in via istruttoria ammissione dell'interrogatorio formale del rappresentante dell'ente appellato, nonché prova orale sulle vicende relative alle interruzioni di energia elettrica. L' Enel chiedeva il rigetto del gravame e, nel caso di ammissione della prova orale, proponeva prova contraria. Con sentenza pubblicata il 4 maggio 1995 la Corte d'appello dell'aquila rigettava l'appello condannando l'appellante alle spese del grado. In particolare la Corte territoriale osservava che l' Enel si avvaleva di una clausola di esonero, per responsabilità civile da danni, in relazione a possibili interruzioni della fornitura, oltre che per il caso fortuito e di forza maggiore, anche per qualsiasi altra causa dovuta a particolari esigenze dell'impresa fornitrice. Tale esonero, non essendo stata data la prova di una interruzione dolosa, escludeva che l' Enel avesse un onere probatorio in merito alle cause giustificative dell'interruzione. Contro la decisione ricorre la XXXX con unico motivo di gravame; resiste l' Enel con controricorso.8 Il ricorrente ha prodotto memoria. Diritto Il ricorso merita accoglimento per le seguenti considerazioni. Il ricorrente, nell'unico articolato motivo, deduce l'error in iudicando (per la violazione degli articoli 1218, 1362 ss., 2697, 1559 cod. civ.; e 115 cod. proc. civ., 244, 345 cod. proc. civ.) ed il vizio della motivazione, ritenuta illogica e contraddittoria su punto decisivo. La tesi è che, ammessa l'operatività della clausola n. 10 delle condizioni generali del contratto tipo, predisposto dall' ENEL, come clausola di esonero, tra l'altro, da pretese risarcitorie per interruzioni della somministrazione dell'energia elettrica, determinate da una delle giuste cause specificamente indicate nella clausola stessa (forza maggiore, lavori di manutenzione, esigenze di servizio, cause accidentali, scioperi) incombeva all'ente erogante dare la prova dell'esistenza di tali cause, e che comunque non poteva essere negato al danneggiato il diritto di provare (prova richiesta nella fase del merito) che le molteplici interruzioni non rientravano tra quelle determinate dalle cause di giustificazioni previste nella clausola di esonero. Le interruzioni non giustificate costituivano in vero atti di inadempimento da parte dell'ente somministratore, onde l'onere dell'ente di rispondere di tale inadempimento. La tesi poggia su argomentazioni giuridiche rilevanti, che non sono state considerate dai giudici del merito, onde sussiste il vizio della motivazione errata in diritto e contraddittoria. Ed invero, posto che il contratto di utenza ha la natura di contratto di somministrazione continuata di energia elettrica (cfr. Cass. 3 settembre 1993 n. 9312), l'ente è tenuto, seconda buona fede, all'esecuzione del rapporto, e a fronte della mancata erogazione della prestazione contrattuale, ha l'onere di provare che l'interruzione della erogazione è dipesa da una delle cause di giustificazione9 previste nella clausola contrattuale di esonero, espressamente sottoscritta dall'utente (Cfr. Cass n ; 1994 n per casi analoghi). Nel caso di specie, i giudici del merito, non solo hanno arbitrariamente invertito l'onus probandi (trasferendolo dall'ente inadempiente a carico dell'utente) ma poi hanno precluso all'utente anche l'unica possibilità di prova (orale e tecnica) per poi, ancor meno spiegabilmente respingere la domanda in quanto appunto sfornita di provare per l'an debeatur. All'accoglimento del ricorso, segue cassazione con rinvio alla Corte d'appello di Roma, che si atterrà ai principi di diritto come sopra indicati, e provvederà anche in ordine alle spese del giudizio. P.Q.M accoglie il ricorso, cassa in relazione e rinvia anche per le spese alla Corte d'appello di Roma. Così deciso in Roma nella camera di consiglio della III sezione civile, il giorno 5 novembre Depositata in Cancelleria addì 09 giugno 199710 Allegato giurisprudenziale n. 2 Corte Suprema di Cassazione, seconda sezione civile, sentenza n del 03 settembre 1993 Presidente Carnevale, Estensore Preden LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE II CIVILE Composta dagli Ill.mi Sigg. Magistrati: Dott. Corrado CARNEVALE Presidente " Antonio PATIERNO Consigliere " Italico L. TROJA " " Vincenzo CARNEVALE " " Roberto PREDEN Rel. " ha pronunciato la seguente SENTENZA11 sul ricorso proposto da ENTE NAZIONALE PER L'ENERGIA ELETTRICA (ENEL) - COMPARTIMENTO DI NAPOLI, elett.te dom.to in Roma, Via G.D. Romagnosi, 1-B, c-o l'avv. Claudio Iaccarino, che, unitamente agli avv.ti Giovanni Paternò e G. Battista Gliozzi, lo difende per delega in calce al ricorso. Ricorrente contro XXXXX, elett.te dom.to in Roma, Viale Lorenzo il Magnifico, 120 (c-o Asciutti); difeso dall'avv. Oscar Agostini per delega in calce al controricorso. Resistente Per la cassazione della sentenza del Tribunale di Locri Udita la relazione della causa svolta dal Cons. dott. Preden all'udienza del Udito l'avv. G. Bruno, per delega dell'avv. Paternò. Udito il P.M., nella persona del dott. Lanni, che ha chiesto l'accoglimento del ricorso. Fatto Con ricorso al Pretore di Gioiosa Jonica XXXX esponeva che dipendenti dell'enel avevano proceduto, mediante materiale rimozione dei fili posti sul muro esterno della casa di sua proprietà, al distacco dell'energia elettrica, per sua asserita morosità nell'ambito del contratto di somministrazione;12 deduceva che la suindicata condotta configurava spoglio del possesso dell'energia elettrica, ed in questo chiedeva di essere reintegrato. Il pretore disponeva la reintegrazione. Pronunciando sull'appello proposto dall'enel, al quale aveva resistito il XXXX, il Tribunale di Locri, con sentenza , lo rigettava. I giudici di appello, premesso che è configurabile il possesso dell'energia elettrica e che di tale possesso concretizza spoglio l'atto che interrompe l'erogazione dell'energia, qualora sia posto in essere nella parte dell'impianto che - a prescindere dall'ubicazione del contatore - si trova nel luogo o nella cosa posseduta dall'utente e, comunque, nell'orbita del suo potere dispositivo, ritenevano sussistente la lesione, in quanto il distacco era avvenuto sul muro del fabbricato di proprietà dell'utente. Avverso tale sentenza ricorre per cassazione, sulla base di unico mezzo, l'enel. Resiste con controricorso il Macrì. Diritto Con l'unico mezzo - deducendo violazione e falsa applicazione degli artt. 1140, 1141, 1168, 934 e 1560 c.c., nonché degli artt. 1 e 3 della legge , n. 1643, in relazione all'art. 360, n. 3 c.p.c., nonché insufficiente e contraddittoria motivazione su punto decisivo della controversia, in relazione all'art. 360, n. 5, c.p.c. - il ricorrente censura l'impugnata sentenza per aver ritenuto che l'interruzione dell'energia, in quanto avvenuta su parte dell'impianto compresa nella sfera di disponibilità dell'utente abbia concretizzato spoglio dell'energia medesima. Sostiene, infatti, che nella specie la tutela possessoria non era ammissibile, per essere avvenuto il preteso spoglio su beni - l'energia elettrica ed i cavi conduttori - non ricompresi nel possesso dell'utente, bensì rientranti nella esclusiva disponibilità dell'ente somministrante.13 Osserva il Collegio che l'impugnata sentenza di è espressamente riferita ad un risalente indirizzo di questa S.C., secondo il quale sono configurabili la detenzione o il possesso dell'energia elettrica e la loro tutelabilità con l'azione di spoglio da parte dell'utente con inizio della consegna, che avviene con l'immissione dell'energia in quella parte della rete sulla quale l'utente esercita, nel proprio interesse, un potere di fatto, mentre, prima di tale fatto, l'energia deve considerarsi come flusso in itinere che soggiace al potere dell'impresa fornitrice, la quale, come può evitare l'ingresso nell'intera rete, o in un segmento di essa, così può, agendo positivamente sulla rete di allacciamento nella parte non detenuta dall'utente, impedire l'immissione in quest'ultima. Un attentato al possesso è, pertanto, ipotizzabile soltanto quando l'atto, che interrompe l'erogazione dell'energia elettrica, avviene nella parte dell'impianto che, a prescindere dall'ubicazione del contatore, si trova nel luogo o nella cosa posseduti dall'utente o comunque nell'orbita del suo potere dispositivo. Se l'intervento positivo del fornitore dell'energia elettrica non abbia inciso in questa sfera, all'utente compete unicamente l'azione contrattuale, in dipendenza degli obblighi che il fornitore ha assunto nella convenzione di fornitura (sent. n ; sent. n ; sent. n ; sent. n ; sent. n ). L'esattezza dei presupposti del menzionato indirizzo viene contestata in radice dal ricorrente, sul rilievo che non è configurabile una situazione di autonomo possesso dell'utente sull'energia elettrica ad esso fornita in base a contratto di somministrazione. Siffatta radicale contestazione impone un riesame critico dell'indirizzo giurisprudenziale sopra richiamato. Le decisioni nelle quali esso si esprime, dopo aver riconosciuto che l'energia elettrica può costituire oggetto di possesso, in quanto l'art. 814 c.c., qualificando le energie come beni mobili, le rende oggetto di diritti reali e quindi anche di tutela possessoria (sent. n ), identificano, nell'ambito del rapporto di somministrazione dell'energia intercorrente tra fornitore ed utente, l'instaurazione del possesso autonomo dell'energia in capo all'utente con la consegna del fluido, concretizzata dall'immissione del fluido nell'impianto privato dell'utente.14 Avvenuta, in tal modo, la consegna, si ritiene infatti che vi sia possesso autonomo del fluido che occupa quella parte della rete di distribuzione sulla quale l'utente esercita nel proprio interesse un potere di fatto, in quanto il godimento di tale fluido dipende soltanto dalla volontà dell'utente, laddove, prima dell'immissione nella detta parte di rete, il fluido è in itinere e sempre nel potere del fornitore, rispetto al quale l'utente può vantare solo un diritto di credito. Ne consegue che, alla stregua dell'orientamento in esame, è ravvisabile spoglio solo nel caso di intervento diretto sulla parte di impianto, anche se precedente al contatore, che si trova nel luogo o nella cosa posseduti dall'utente, mentre un intervento esterno concretizza soltanto violazione degli obblighi contrattuali (o extracontrattuali se ad agire è un terzo). Il criterio spaziale che, alla stregua dell'indirizzo in esame, costituisce il discrimine della concessione, o no, della tutela possessoria dell'utente di energia elettrica la cui somministrazione sia interrotta, agendo sui fili conduttori, dall'ente fornitore, non appare persuasivo sotto il profilo teorico, e si rivela di assai scarsa utilità, sotto il profilo pratico, ai fini di una effettiva tutela dell'utente (mentre è proprio nell'esigenza di una tutela forte, perché sollecita ed incisiva, che va individuato il motivo ispiratore dell'indirizzo giurisprudenziale favorevole all'esperibilità dell'azione di spoglio ex art c.c.). Se oggetto del possesso è, come affermato in premessa, l'energia elettrica, non è dato comprendere perché fatti identici (distacco dei condotti) e produttivi del medesimo effetto pregiudizievole (interruzione dell'erogazione dell'energia) siano, o no, lesivi di tale possesso, a seconda della loro localizzazione, e cioè a seconda della loro incidenza su parte della rete di distribuzione ricompresa nella sfera del possesso dell'utente, o su parte esterna a tale sfera. Siffatta differenziazione si giustifica soltanto istituendo una stretta correlazione tra possesso dell'energia e possesso dell'impianto (nella parte ricompresa nella sfera di possesso dell'utente), ed elevando, in definitiva, quest'ultimo ad oggetto del possesso.15 Ma l'invocata tutela possessoria non mira a conseguire il ripristino dell'integrità materiale dell'impianto privato - ripristino che sarebbe inutile, se non accompagnato dalla erogazione dell'energia -, bensì a far riprendere la fornitura interrotta. Palese è poi la scarsa efficacia pratica, per l'utente, di una tutela concessa o negata a seconda dell'ubicazione dell'atto interruttivo all'interno o all'esterno della sfera del suo potere dispositivo, ove si consideri che il fornitore sarà quasi sempre in grado di operare senza invadere la suddetta sfera, e senza esporsi, quindi, a richieste di reintegrazione ex art c.c. Va quindi respinto il criterio spaziale, e la questione va affrontata ponendosi il fondamentale quesito della configurabilità di un possesso tutelabile dell'energia elettrica erogata in forza di contratto di somministrazione. Le energie, ai sensi dell'art. 814 c.c., sono "considerate" beni mobili, sicché è da ritenere che l'estensione ad esse della tutela predisposta per i beni mobili - ivi compresa quella possessoria ex art c.c. - possa avvenire compatibilmente con le peculiarità che le energie presentano. Peculiarità che, quanto all'energia elettrica, si manifestano principalmente sotto il profilo delle modalità di trasmissione e di utilizzazione. Ora, posto che il possesso postula una relazione concreta del possessore con la cosa, nel senso che egli deve essere in grado di esercitare il proprio potere su di essa, in modo da soddisfare, direttamente ed immediatamente, senza intermediazioni, il proprio interesse, occorre accertare se siffatta autonoma disponibilità del bene energia elettrica abbia, nell'ambito del rapporto di somministrazione, l'utente. Al riguardo, occorre considerare che la disponibilità dell'energia elettrica da parte del somministrato presuppone la continua cooperazione dell'ente somministrante, consistente nell'erogazione ininterrotta dell'energia, sicché la posizione dell'utente appare riconducibile non già alla titolarità di una situazione possessoria caratterizzata dalla autonoma disponibilità del ben-energia, bensì alla titolarità del diritto a16 conseguire, con continuità, l'adempimento dell'obbligazione avente ad oggetto la somministrazione del bene-energia. Una situazione assimilabile la possesso è ravvisabile soltanto nel momento in cui l'energia somministrata (in adempimento dell'obbligazione del fornitore), diviene oggetto di effettiva, materiale apprensione da parte dell'utente. Si tratta, tuttavia, di una situazione del tutto peculiare, poiché l'atto di apprensione dell'energia, in ragione della natura di questa, ne comporta il contestuale consumo (salva l'ipotesi dell'apprensione a fini di accumulo, in apparecchiatura apposita). Individuato nell'atto di apprensione - in quanto solo atto idoneo a costituire una situazione di relazione immediata ed autonoma con la cosa-energia il momento di instaurazione del possesso dell'energia elettrica, ne consegue che l'interruzione dell'erogazione effettuata dal fornitore è suscettiva soltanto di impedire il sorgere del possesso sull'energia non erogata, e non anche di integrare spoglio dell'energia già erogata, in quanto consumata (mentre, con tutta evidenza, nessuna incidenza potrà esercitare l'interruzione sul possesso, già acquisito dall'utente, con carattere di piena autonomia, sull'energia accumulata in apparecchi appositi). Ne consegue che pur potendosi riconoscere la sussistenza del possesso dell'energia elettrica, deve concludersi che esso si presenta con connotati peculiari, tali da renderlo non suscettivo di tutela ex art c.c. Non vale, per superare le osservazioni svolte, individuare, come proposto in dottrina, quale oggetto del possesso la situazione prolungata di somministrazione avente ad oggetto il flusso di energia, poiché siffatta situazione non appare qualificabile come possesso di un bene concreto (il flusso di energia costituisce invero un'astrazione, una formula verbale nella quale si vorrebbero far rientrare, accanto alla quantita di energia che in atto si eroga - e che può essere posseduta mediante l'apprensione -, anche le quantità di energia ancora non prodotte nè erogate, come tali insuscettive di possesso), bensì come pretesa a conseguire le (future) prestazioni dovute dal somministrante, non tutelabile ex art c.c., in17 quanto nel vigente ordinamento non è concessa tutela possessoria ai diritti di credito (non privi, peraltro, di efficaci forme di tutela in via d'urgenza, qual'è quella assicurata, nel concorso dei relativi presupposti, e segnatamente nel caso di irreparabilità del pregiudizio che minaccia il diritto, dall'art. 700 c.p.c.). Nè è sostenibile - come invece viene sostenuto nell'indirizzo giurisprudenziale che qui si critica - che oggetto del possesso sia la limitata quantità di energia consegnata all'utente, da individuare nel fluido che occupa l'impianto privato del predetto. L'assunto muove da una indebita commistione tra rapporto obbligatorio di somministrazione e possesso. La consegna - concretizzata dall'immissione nel tratto di rete che si trova nella sfera di possesso dell'utente - attiene invero all'adempimento dell'obbligazione del somministrante, ma non è di per sè suscettiva di determinare l'insorgere di una situazione di possesso dell'energia. L'instaurazione del possesso di quest'ultima implica, come già rilevato, l'apprensione, e, con essa, il consumo dell'energia (azionando gli interruttori delle fonti di illuminazione o gli apparecchi ad alimentazione elettrica), o il suo accumulo, sicché l'interruzione dell'erogazione non può determinare spoglio neppure di quel quid che viene identificato nella quantità di energia presente nel circuito privato dell'utente. Qualora, infatti, l'interruzione avvenga mentre è in corso prelievo di energia (con fonti di illuminazione attive ed apparecchiature elettriche o di accumulo funzionanti), non può aversi spoglio dell'energia utilizzata, perché già consumata o accumulata, nè di quella eroganda, perché non ancora oggetto di possesso attuale. Nell'ipotesi, poi, in cui non vi sia attualità di prelievo e di apprensione, la configurabilità dello spoglio è esclusa dal rilievo che prima dell'apprensione non vi è autonomo possesso, ma soltanto potenziale disponibilità, realizzabile peraltro, mediante la concreta utilizzazione, solo con la persistente cooperazione dell'ente fornitore. E, del resto, non è certo nella disponibilità dell'ipotizzato quantitativo di fluido (immagine suggestiva, ma tecnicamente impropria) presente nell'impianto privato al momento dell'interruzione dell'erogazione18 che l'istante mira ad essere reintegrato: con l'invocata tutela possessoria si tende infatti a conseguire la ripresa delle somministrazioni interrotte e la conseguente somministrazione di nuova energia, e cioè, in definitiva, l'adempimento dell'obbligazione del somministrante. È quindi sul piano contrattuale che deve essere richiesta tutela (eventualmente in via di urgenza, ex art. 700 c.p.c., apparendo ben sostenibile l'incombenza di un pregiudizio irreparabile per effetto della privazione di un bene essenziale per le fondamentali esigenze della vita e del lavoro, e sostanzialmente infungibile, qual'è l'energia elettrica), nel caso di indebita interruzione della somministrazione. Non merita quindi conferma l'indirizzo che riconosce all'utente di energia elettrica che abbia subito l'interruzione dell'erogazione, mediante distacco dei fili conduttori (o altra operazione materiale), ad opera dell'ente somministrante, la tutela possessoria e deve invece affermarsi che nella considerata ipotesi è inammissibile il ricorso alla tutela ex art c.c., apparendo non concretamente configurabile uno spoglio. In conclusione, il ricorso va accolto e l'impugnata sentenza va cassata con rinvio ad altro giudice, che, nel pronunciare sul merito, si atterrà al suenunciato principio di diritto. Il giudice di rinvio, che si designa nel Tribunale di Catanzaro, provvederà anche sulle spese del giudizio di cassazione. P.Q.M La Corte accoglie il ricorso, cassa l'impugnata sentenza e rinvia, anche per le spese, al Tribunale di Reggio Calabria. Roma 23 aprile 1993 Depositata in Cancelleria addì 03 settembre 199319 3. Individuazione dei soggetti fornitori di energia elettrica Il secondo problema che i legali dei danneggiati hanno dovuto affrontare ha riguardato l individuazione dei soggetti fornitori di energia elettrica. Le sentenze di merito attualmente disponibili sono state pronunciate in luoghi nei quali soltanto Enel Distribuzione S.p.A. svolge attività erogativa di energia elettrica. Pacifica è apparsa la questione della legittimazione passiva di Enel Distribuzione S.p.A. Enel Distribuzione S.p.A. ha infatti stipulato i contratti di somministrazione con gli utenti. Al pari di Enel Distribuzione S.p.A., comunque, sarebbero stati pacificamente evocabili in giudizio altri enti erogatori. Disputata è stata invece pur soltanto innanzi al Giudice di Pace del Mandamento di Salerno la questione della legittimazione passiva di Gestore della Rete di Trasmissione Nazionale (G. R. T. N.) S.p.A., che fornisce l energia a tutti gli enti erogatori. Il Giudice di Pace del Mandamento di Salerno ha declarato la carenza di legittimazione passiva di Gestore della Rete di Trasmissione Nazionale (G. R. T. N.) S.p.A. Limitatamente a questo aspetto, tuttavia, chi scrive è sostanzialmente dissenziente rispetto all orientamento espresso. Infatti come affermato dal Giudice di Pace del Mandamento di Casoria a seguito dell emanazione del Decreto del Ministro dell Industria (ora Attività Produttive), Enel S.p.A. ha assunto la titolarità e le funzioni di Gestore della Rete di Trasmissione Nazionale (G. R. T. N.) S.p.A.20 Ma Enel S.p.A. altro non è se non la società che per effetto del Decreto Legislativo numero 79 del 1999 ha costituito singole società operanti al fine dello svolgimento delle attività di produzione, distribuzione e vendita ai clienti (nel cui novero rientra appunto Enel Distribuzione S.p.A.). Peraltro, la Corte di Giustizia delle Comunità Europee con sentenza C107/98 del 18 novembre 1999 ha affermato che anche nell ambito dei servizi pubblici la costituzione di soggetti con autonoma personalità giuridica non è di per se sufficiente ad escludere l appartenenza di quei soggetti all apparato che li controlla. Sicché una responsabilità di Gestore della Rete di Trasmissione Nazionale (G. R. T. N.) S.p.A. sarebbe pure astrattamente configurabile.21 4. Individuazione della tipologia di danni ristorandi Il terzo ed ultimo problema che i legali dei danneggiati hanno dovuto affrontare ha riguardato l individuazione della tipologia di danni ristorandi. Ci si è chiesti, in particolare, se oltre al danno contrattuale patrimoniale si potesse configurare un danno extracontrattuale non patrimoniale. Tutte le Autorità Giudiziarie che si sono pronunciate hanno ritenuto sussistente tanto la responsabilità contrattuale da inadempimento quanto quella extra-contrattuale derivante dalla violazione del diritto fondamentale allo svolgimento di tutte le attività realizzatrici della personalità umana. Correttamente, il Giudice di Pace del Mandamento di Casoria ha richiamato la sentenza numero 4515 pronunciata dalla seconda sezione del Tribunale Amministrativo Regionale della Lombardia, sede di Milano, in data 20 novembre 2002 con cui è stato statuito che le prescrizioni attinenti alla produzione, alla regolazione, all erogazione ed ai livelli di qualità, dettate dall Autorità per l Energia Elettrica, e il Gas, ai sensi dell art. 2 comma 12 lettera h, L. 14 novembre 1995 n 481, sono suscettibili di tradursi, se guardate sotto il profilo dell adempimento delle prestazioni di un rapporto obbligatorio, in comportamenti attuativi del contratto individuale di utenza, comportamenti doverosi, quindi, nell ottica dell esatto adempimento delle reciproche obbligazioni scaturenti dal contratto. Sentenza che ben si innesta sulla delibera numero 112/03 dell Autorità per l Energia Elettrica e per il Gas, a cui mente sussiste la necessita della operatività di un sistema di difesa contro le perturbazioni del sistema elettrico in grado di riconoscere preventivamente eventuali criticità, pure richiamata dallo stesso magistrato.22 Allegato giurisprudenziale n. 3 Giudice di Pace del Mandamento di Marcianise, 29 settembre 2004 Estensore Cantiello REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO UFFICIO DEL GIUDICE DI PACE DEL MANDAMENTO DI MARCIANISE Il Giudice di Pace di Marcianise, avv. Martino Cantiello, ha pronunciato la seguente SENTENZA nella causa civile iscritta al n 1565/C/2004 del ruolo generale affari contenziosi, assegnata in decisione il 23/09/2004, avente ad oggetto il risarcimento dei danni per inadempimento contrattuale da Black out, e vertente tra M. M., rappresentato e difeso, per procura a margine dell atto di citazione, dall avv. Fabio Russo e con questi elettivamente domiciliato in Capodrise; attore23 e E.N.E.L. Distribuzione s.p.a., in persona del legale rapp.te p.t., rapp.ta e difesa, anche disgiuntamente, per procura a margine dell atto di citazione, dagli avv.ti Paolo Gonnelli e Luigi D Andria e con questi elettivamente domiciliata in Marcianise; convenuta CONCLUSIONI DELLE PARTI Come da verbale di causa e comparse conclusionali depositate. SVOLGIMENTO DEL PROCESSO Con atto di citazione ritualmente notificato, l attore esponeva di aver stipulato contratto di somministrazione di energia elettrica con l E.N.E.L. Distribuzione s.p.a., numero cliente ; che alle ore 03:25 della notte tra sabato 27 e domenica 28 settembre 2003 su tutto il territorio nazionale, ed in particolare in Campania, l interruzione della somministrazione di energia elettrica è durata circa ore; che le procure di Torino e di Roma hanno avviato le indagini per accertare se il black out sia stato determinato da carenze tecniche e procedurali, ma anche da possibili errori umani, e verificare, così, se sia configurabile l ipotesi di reato per disastro colposo; che il perdurare del black - out ha cagionato danni all istante, patrimoniali e non; che il contratto tra il consumatore e l E.N.E.L. rientra nell ambito dei contratti a prestazioni corrispettive, precisamente di somministrazione di cui all art c.c., ed è, infatti, un vero e proprio contratto di somministrazione destinato a soddisfare bisogni periodici o continuativi attraverso un rapporto durevole, sulla base di un impegno di potenza, cioè con Vedere altro
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