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Timestamp: 2018-11-20 11:20:45+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 5', 'art. 25', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 10', 'art. 6', 'art. 17', 'art. 7', 'art. 19', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 12', 'art. 1', 'art. 13', 'art. 12', 'art. 13', 'art. 10', 'art. 30', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 2135', 'art. 2253', 'art. 1', 'art. 143', 'art. 67', 'art. 73', 'art. 73', 'art. 143', 'art. 67', 'art. 67', 'art. 67', 'art. 73', 'art. 73', 'art. 51', 'art. 51', 'art. 51']

Novità fiscali del 7 gennaio 2008. In evidenza: regime dei minimi: le novità del Decreto attuativo; immobili acquistati da eredi e già locati; tassazione del reddito di trust | Commercialista Telematico
1) Regime dei minimi: Aspetti salienti del Decreto attuativo 2/1/2008<?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" />
Il 04/01/2008 il quotidiano Il Sole 24 Ore ha pubblicato, in anteprima il D.M. Economia e Finanze 2/1/2008, recante modalità applicative per il regime dei contribuenti minimi in attuazione dell’art. 1, commi da 96 a 117, della legge n. 244 del 24/12/2007 (Legge Finanziaria 2008).
Alla luce di ciò vediamone di seguito il contenuto di tale Decreto attuativo, in particolare mettendone in risalto gli aspetti salienti e le novità contenute rispetto al suddetto testo istitutivo dello speciale regime.
Requisiti di accesso (art. 2, D.M. Economia e Finanze 2/1/2008)
Ai fini dell’individuazione del limite dei ricavi conseguiti e dei compensi percepiti necessaria per sapere se ricorrono i requisiti per accedere nel regime dei minimi:
a) Non rilevano i ricavi e i compensi derivanti dall’eventuale adeguamento agli studi di settore di e ai parametri;
Costituiscono cessioni all’esportazione quelle di cui agli artt. 8 (Cessioni all’esportazione), 8-bis (Operazioni assimilate alle cessioni all’esportazione) 9 (Servizi internazionali connessi agli scambi internazionali), 71 (Operazioni con lo Stato della Citta’ del Vaticano e con la Repubblica di San Marino) e 72 (Trattati e accordi internazionali) del D.P.R. n. 633/1972.
Ai fini della verifica della condizione relativa al personale utilizzato, rilevano anche le spese per prestazioni di lavoro svolte dal coniuge, dai figli e dagli ascendenti.
Per determinare l’ammontare degli acquisti vanno presi in considerazione pure quelli effettuati presso soggetti che non agiscono nell’esercizio di impresa, arte o professione, cioè quelli fatti presso privati.
Soggetti esclusi (art. 3, D.M. Economia e Finanze 2/1/2008)
Non vengono considerati contribuenti minimi i soggetti che si avvalgono delle seguenti disposizioni:
a) artt. 34 (Regime speciale per i produttori agricoli), 34-bis (Attività agricole connesse), 74, primo, secondo e sesto comma (Disposizioni relative a particolari settori: vendita di sali e tabacchi, fiammiferi, giochi e intrattenimenti, editoria ed edicole, gestori di telefoni), quindi il regime dei minimi è, invece, usufruibile per le cessioni di rottami, cascami e avanzi di metalli ferrosi e dei relativi lavori (comma 7), e 74-ter del D.P.R. n. 633/72 (agenzie di viaggi e turismo);
b) art. 5, comma 2, della Legge n. 413/1991 (Attività di agriturismo);
c) art. 25-bis, comma 6, primo periodo, del D.P.R. n. 600/1973 (Incaricati alle vendite a domicilio);
d) artt. 36 (commercio di beni mobili usati e di oggetti d’arte o di antiquariato) e 40-bis del D.L. n. 41/1995, convertito dalla Legge marzo 22/3/1995, n. 85 (agenzia di vendite all’asta).
Determinazione del reddito (art. 4)
Riguardo la determinazione del reddito dei contribuenti minimi:
a) i componenti positivi concorrono a formare il reddito per la parte che eccede le rimanenze finali riferite all’esercizio precedente a quello dal quale decorre il regime;
b) il costo di acquisto di beni strumentali è deducibile dal reddito dell’esercizio in cui è avvenuto il pagamento; la plusvalenza derivante dalla cessione degli stessi beni è pari al corrispettivo pattuito e concorre alla formazione del reddito dell’esercizio in cui stesso è percepito;
c) si applicano le disposizioni riguardanti la destinazione dei beni al consumo personale o familiare dell’imprenditore o dell’esercente l’arte o la professione.
Nel caso di cessione di beni strumentali acquisiti esercizi precedenti a quello dal quale decorre il regime, l’eventuale plusvalenza/minusvalenza si determina, rispettivamente, tenendo conto degli artt. 86 (relativo alle plusvalenze patrimoniali) e 101 (minusvalenze patrimoniali) del T.U.I.R..
Ai fini del calcolo della Plusvalenza o Minusvalenza il costo non ammortizzato equivale a quello che risulta alla fine dell’esercizio precedente di quello da cui decorre il regime (quindi, ad es., per l’eventuale cessione del bene, quale costo non ammortizzato, si considera quello che risulta alla fine del 2007).
Nel caso di rateizzazione del corrispettivo lo stesso concorre a formare il reddito dell’esercizio in cui viene percepito (vale sempre il principio di cassa), diminuito del costo di acquisto non ammortizzato proporzionalmente corrispondente alle somme percepite nel periodo di imposta.
Contributi previdenziali e assistenziali (art. 5)
Il reddito netto determinato, ai fini dell’imposta sostitutiva, quindi quello derivante dalle entrate meno le uscite dell’attività d’impresa o professionale (1), rileva per la determinazione della base imponibile per il calcolo dei contributi di previdenza ed assistenza sociale versati dai contribuenti minimi in ottemperanza a disposizioni di legge.
I contributi previdenziali e assistenziali versati per obbligo dai contribuenti minimi si deducono dal reddito determinato.
Mentre, l’eventuale eccedenza è deducibile dal reddito complessivo ai sensi dell’art. 10 del TUIR, quindi come un onere deducibile (quadro RP del Modello Unico usato da tutti i contribuenti, per dedurre un dato onere dal reddito complessivo da tassare).
Imposta sostitutiva e ritenuta d’acconto (art. 6)
Le ritenute subite dai contribuenti minimi si considerano effettuate a titolo d’acconto dell’imposta sostitutiva dovuta.
L’eccedenza può essere utilizzata in compensazione ai sensi dell’art. 17 del D.Lgs. 9/7/1997, n. 241, con il modello F24.
Ne consegue, pertanto, che i sostituti d’imposta devono trattenere e versare all’Erario la ritenuta alla fonte sui compensi pagati ai percipienti (ad es. professionisti o agenti di commercio).
Adempimenti (art. 7)
Ai fini IVA, i contribuenti minimi, devono osservare i seguenti obblighi:
a) numerare e conservare le fatture di acquisto e le bollette doganali;
b) certificare i corrispettivi, indicando in luogo dell’ammontare dell’imposta, se è emessa fattura, che l’operazione è effettuata da soggetti che applicano, agli effetti dell’imposta stessa, il regime di franchigia;
e) per gli acquisti intracomunitari e per le altre operazioni di acquisto per le quali risultano debitori dell’imposta, integrare la fattura con l’indicazione dell’aliquota e della relativa imposta e versare tale imposta entro il giorno 16 del mese successivo a quello di effettuazione delle operazioni anzidette;
d) presentare l’elenco riepilogativo degli acquisti intracomunitari (modello Intrastat);
e) effettuare la rettifica della detrazione dell’imposta ai sensi dell’art. 19-bis2 del DPR n. 633/72, nella dichiarazione annuale Iva relativa all’anno precedente a quello dal quale trova applicazione il regime di franchigia. La rettifica della detrazione va effettuata pure in caso di passaggio, anche per opzione al regime ordinario, nella dichiarazione annuale relativa all’anno dal quale trova applicazione tale regime, tenendone conto nel versamento a saldo dell’imposta relativa a tale anno;
f) versare l’imposta dovuta per effetto di tale rettifica in un’unica soluzione, oppure in cinque rate annuali di pari importo; la prima o unica rata va versata entro il termine per il versamento a saldo dell’imposta relativa all’anno precedente a quello di applicazione del regime dei minimi; le successive rate vanno versate entro il termine per il versamento dell’imposta sostitutiva; in caso di cessazione del regime dei minimi, per legge o per opzione, le rate residue sono computate nel primo versamento periodico successivo a tale cessazione, al netto della suddetta rettifica.
a) sono esenti dall’I.R.A.P. e sono esonerati dall’obbligo della dichiarazione annuale I.R.A.P.;
b) sono esclusi dall’applicazione degli studi di settore e dei parametri, nonché dalla compilazione del modello per la comunicazione dei relativi dati.
Cessazione del regime (art. 8)
In caso di cessazione del regime dei contribuenti minimi a decorrere dall’anno nel corso del quale i ricavi compensi dichiarati dal contribuente o rettificati dall’ufficio superano del 50% il limite di 30.000 euro, i contribuenti:
a) agli effetti IVA:
1) devono istituire i relativi registri fiscali, entro il termine per l’effettuazione della periodica relativa al mese o trimestre in cui è stato superato il predetto limite;
2) per le operazioni che determinano il superamento del predetto limite e per quelle effettuate successivamente devono adempiere agli obblighi ordinariamente previsti;
3) devono presentare la comunicazione dati e la dichiarazione annuale relative all’anno in cui è stato superato il predetto limite entro i termini ordinariamente previsti;
4) devono versare l’imposta a saldo risultante dalla dichiarazione annuale relativa all’anno in cui è stato il predetto limite entro il termine ordinariamente previsto;
5) devono annotare i corrispettivi delle cessioni di beni e delle prestazioni di servizi e l’ammontare degli acquisti effettuati anteriormente al superamento del predetto limite entro il termine per la presentazione della dichiarazione annuale.
Tali operazioni ed acquisti vanno indicati nella comunicazione dati e nella dichiarazione annuale IVA.
L’imposta relativa a tali cessioni e prestazioni, al netto della detrazione dell’Imposta relativa ai predetti acquisti, va computata ai fini dell’IVA dovuta a saldo
b) agli effetti dell’IRPEF e dell’IRAP:
i) devono istituire i registri e le scritture contabili previsti dal DPR n. 600/73, e annotare le operazioni con le modalità e nei termini stabiliti a decorrere dal mese in cui è stato superato il predetto limite;
2) per le operazioni che determinano il superamento del predetto limite e per quelle effettuate in seguito devono adempiere agli ordinari obblighi previsti;
3) devono presentare la comunicazione dati ai fini degli studi di settore e dei parametri e le dichiarazioni relative all’anno in cui è stato superato il predetto limite entro gli usuali termini previsti;
4) devono versare, entro i tempi ordinari, le imposte a saldo, relative all’anno in cui è stato superato il predetto limite, risultanti dalla dichiarazione annuale e calcolare sul reddito determinato nel rispetto delle nome del TUIR in materia di determinazione del reddito di lavoro autonomo e del reddito d’impresa nonché sul valore della produzione netta determinata secondo le disposizioni previste ai fini IRAP;
5) devono annotare le operazioni relative alle cessioni di beni e alle prestazioni di servizi, nonché agli acquisti effettuati prima del superamento del limite entro il termine per la presentazione della dichiarazione annuale.
Altre disposizioni (art. 8)
Ai fini del riconoscimento delle detrazioni per carichi di famiglia (ai sensi dell’art. 12, comma 2, del TUIR) rileva anche il reddito determinato per il regime dell’imposta sostitutiva (art. 1, comma 104, della Legge Finanziaria 2008), mentre tale reddito dei minimi così determinato non rileva ai fini dell’applicazione del successivo art. 13 del TUIR (altre detrazioni).
Su tale argomento, l’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 73/E/2007, ha ulteriormente evidenziato che nel suddetto Decreto attuativo viene previsto, che il reddito dell’attività soggetta al regime dei contribuenti minimi rileva, in aggiunta al reddito complessivo, ai fini del riconoscimento delle detrazioni per carichi di famiglia ai sensi dell’art. 12, comma 2, del TUIR, nonché ai fini della determinazione della base imponibile dei contributi previdenziali ed assistenziali.
Viceversa, il reddito soggetto all’imposta sostitutiva non deve essere considerato, nel determinare il reddito utile per il riconoscimento delle detrazioni di cui all’art. 13 del TUIR.
ENTRATE imprenditoriali o professionali (per entrambi: Determinazione del reddito in base al principio di cassa)
USCITE imprenditoriali o professionali (per entrambi: Determinazione del reddito in base al principio di cassa)
* RICAVI O COMPENSI
* PLUSVALENZE
* SOPRAVVENIENZE ATTIVE
* COSTI O SPESE
* MINISVALENZE
* SOPRAVVENIENZE PASSIVE
* CONTRIBUTI PREVIDENZIALI OBBLIGATORI (1)
(1) Nel Decreto attuativo viene precisato che i contributi previdenziali ed assistenziali devono essere dedotti prioritariamente dal reddito di impresa o di lavoro autonomo determinato in base al regime in esame, nei limiti in cui trovano capienza in tale reddito (circolare n. 73/E del 21/12/2007).
2) Immobile acquistato da eredi e da questi già locato: Per i canoni di affitto é sempre possibile effettuare l’opzione per l’applicazione dell’IVA mediante raccomandata all’Agenzia delle Entrate
Una società acquista un immobile già dato precedentemente in locazione (da un tizio che lo ha ricevuto in precedenza in eredità) e si pone il problema se per la riscossione del canone di affitto, esente ai sensi art. 10 del DPR n. 633/72, possa ancora optare per l’applicazione dell’IVA non avendo potuto farlo nel contratto di locazione poiché impossibilitata per la circostanza di essere subentrata in tale atto solo il 30/01/2007.
La medesima società, in tale caso eccezionale, ritiene che non si possano applicare le disposizioni contenute nel provvedimento emanato dall’Agenzia delle Entrate il 14/9/2006 (poiché il contratto di locazione era già stato stipulato prima di tale data dal precedente proprietario, infatti, si è in presenza di contratti regolarmente registrati e non ancora scaduti, nei quali, in seguito al trasferimento di proprietà, la società è subentrata in veste di locatrice), e ha chiesto di sapere istruzioni sulle modalità da seguire per comunicare l’opzione per l’imponibilità ai fini IVA.
Dal canto suo, l’Agenzia delle Entrate, in risposta a tale quesito (anche se si è trattato di una istanza di interpello), ha fatto sapere, accogliendo la tesi proposta dal contribuente, che è ancora possibile effettuare la comunicazione dell’opzione per l’imponibilità ai fini IVA dei canoni di locazione a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento all’Ufficio dell’Agenzia delle Entrate competente.
La stessa società ha, inoltre, richiesto un altro parere all’Amministrazione finanziaria.
I negozi e gli appartamenti di tale immobile sono momentaneamente iscritti nello stato patrimoniale del bilancio di esercizio nell’attivo circolante, tra le rimanenze, nella voce C.I.4), “Rimanenze di prodotti finiti e merci”, pertanto non ammortizzati.
Ciò poiché la società ha intenzione di vendere sia i negozi, alla scadenza dei rispettivi contratti di locazione, sia gli appartamenti, i quali, una volta terminati i lavori di ristrutturazione, vengono temporaneamente locati, in attesa di trovare un acquirente interessato al loro acquisto.
In particolare, la società ha chiesto se sia possibile mantenere l’iscrizione di tali cespiti nel “magazzino prodotti finiti e merci” anziché tra gli immobili strumentali, in attesa della cessione di tutti gli appartamenti e negozi.
Su tale problematica, l’Agenzia delle Entrate ha osservato che, comunque, l’eventuale contabilizzazione dei suddetti immobili tra le rimanenze di magazzino non ne esclude, in automatico, la rilevanza ai fini della disciplina di contrasto alle cd. società non operative di cui all’art. 30 della legge n. 724/1994.
A tal fine, la circolare n. 25/E del 4/5/2007 (par. 3.2.2) ha già precisato che gli immobili iscritti in magazzino (cd.“immobili merce”), non rientrano nel test di operatività soltanto se la classificazione tra gli immobili merce sia stata fatta sulla base di corretti principi contabili e non, quindi, per fini elusivi.
(Agenzia delle Entrate, Risoluzione 4/1/2008, n. 2)
3) Conferimento di beni immobili in società in possesso dei requisiti di imprenditore agricolo professionale: Trattamento fiscale
L’atto di conferimento di terreni agricoli in società di persone in possesso della qualifica di imprenditore agricolo professionale é esente dall’imposta di bollo e su di esso si applica l’imposta di registro e ipotecaria in misura fissa.
Naturalmente, per usufruire di tale agevolazione, la società deve essere in possesso dei requisiti previsti dall’art. 1, comma 3, del Decreto Legislativo n. 99/2004, e la perdita di detti requisiti, nei cinque anni dalla data di applicazione delle agevolazioni ricevute in qualità di imprenditore agricolo professionale ne determina la decadenza.
Come è noto l’art. 2, comma 4, del D.Lgs. 29/3/2004, n. 99, ha esteso le agevolazioni in materia di imposizione indiretta – stabilite in favore delle persone fisiche in possesso della qualifica di coltivatore diretto – anche alle società agricole qualificate imprenditori agricoli professionali.
Lo sono, tra le altre, le società di persone, a condizione che lo statuto delle stesse preveda, quale oggetto sociale, l’esercizio esclusivo delle attività agricole di cui all’art. 2135 del codice civile e che almeno un socio sia in possesso della qualifica di imprenditore agricolo professionale.
La principale agevolazione in favore dei coltivatori diretti, in materia di imposte indirette, viene prevista dalla Legge n. 604/1954.
L’agevolazione riguarda specifici atti stipulati da soggetti in possesso della qualifica di coltivatori diretti e consiste nell’esenzione dall’imposta di bollo e nell’applicazione delle imposte di registro ed ipotecaria in misura fissa, anziché proporzionale.
In particolare, l’agevolazione riguarda i seguenti atti, posti in essere per la formazione o per l’arrotondamento della piccola proprietà contadina:
2) atti di permuta, quando per ambedue i permutanti l’atto sia posto in essere esclusivamente per l’arrotondamento della piccola proprietà contadina;
3) atti di concessione di enfiteusi, di alienazione del diritto dell’enfiteuta e di affrancazione del fondo enfiteutico, nonché gli atti di alienazione del diritto ad usi collettivi inerenti alla piccola proprietà acquistata;
4) atti di affitto e compartecipazione a miglioria, con parziale cessione del fondo migliorato all’affittuario o compartecipante;
5) atti con i quali i coniugi o genitori e figli acquistano separatamente ma contestualmente l’usufrutto e la nuda proprietà;
6) atti con i quali il nudo proprietario o l’usufruttuario acquista, rispettivamente, l’usufrutto o la nuda proprietà.
In tale elenco non viene espressamente compreso l’atto di conferimento in società di bene immobile.
In merito a ciò, occorre premettere che il conferimento di beni é un negozio giuridico fatto nell’adempimento degli obblighi che nascono sul socio dopo l’adesione al contratto sociale, infatti, l’art. 2253 del codice civile impone al socio di eseguire i conferimenti determinati nel contratto sociale.
Con il conferimento del bene avviene il passaggio alla società della titolarità dei beni conferiti e il mutamento qualitativo nel patrimonio del socio, poiché al diritto sul bene conferito si sostituisce la titolarità della quota sociale.
L’introduzione delle società agricole tra i soggetti beneficiari delle suddette agevolazioni, ha comportato anche la possibilità di riconoscere la legittimità di quegli atti tipicamente societari, qualora gli stessi, però, non contrastino con la ratio sottesa alla norma agevolativa contenuta nell’art. 1 della Legge n. 604/1954.
In tal senso la giurisprudenza concorde della Corte di Cassazione.
(Agenzia delle Entrate, Risoluzione 4/1/2008, n. 3)
4) Concordato preventivo e sua procedura: Tassazione del reddito di trust
Se il Trust non ha per oggetto l’esercizio di attività commerciale e non esercita in effetti tale attività, allora il reddito complessivo va determinato osservando quanto contenuto nell’art. 143 del TUIR, come reddito complessivo degli enti non commerciali residenti.
Pertanto, le eventuali plusvalenze realizzate dal Trust a seguito della vendita degli immobili devono essere considerate “redditi diversi” ai sensi dell’art. 67 del TUIR.
Nel caso di specie non si è realizzata nessuna plusvalenza poiché la cessione ha avuto ad oggetto immobili acquistati o costruiti da più di cinque anni, con riferimento ai valori e al periodo di possesso riconosciuti in capo al disponente.
Infine, i redditi sono imputabili al Trust e non alla massa dei creditori, poiché tali soggetti non corrispondono ai beneficiari individuati dall’art. 73, comma 2 del TUIR.
Istanza di interpello posta all’Agenzia delle Entrate
E’ stato posto all’Agenzia delle Entrate un quesito sulla tassazione del reddito di un trust impiegato in una procedura di concordato preventivo.
La BETA S.p.A. in liquidazione volontaria ha proposto ai creditori un concordato preventivo, successivamente omologato dal Tribunale.
Pei consentire il raggiungimento di una percentuale di soddisfazione di creditori superiore alla misura minima prevista dalla legge, i componenti del Consiglio di Amministrazione (C.d.A.) e il coniuge del liquidatore si sono dichiarati disposti alla devoluzione di patrimonio immobiliare di loro esclusiva pertinenza a garanzia del buon esito della procedura.
Il concordato preventivo della “BETA” viene ricondotto al concordato cosiddetto “misto” con il quale, alle cessione dei beni ai creditori, si aggiunge l’impegno di un terzo al pagamento di una percentuale aggiuntiva, che rafforza sussidiariamente la garanzia principale qualora il realizzo dei beni dell’impresa non risulti sufficiente.
L’impiego del trust assicura alla procedura del concordato margini di certezza maggiori rispetto alla mera offerta di beni da parte di terzi, poiché i beni sono vincolati a quello scopo specifico.
Il “Trust ALFA” é stato costituito allo scopo di segregare il patrimonio immobiliare personale dei membri del C.d.A. e del coniuge del liquidatore, al fine di destinare il ricavato della vendita alla soddisfazione della massa dei creditori della procedura del concordato preventivo.
Nel corso del 2005 e del 2006 le due unità immobiliari segregate nel Trust sono state aggiudicate e vendute.
Alla luce di ciò, il Trust ALFA ha chiesto di sapere il corretto trattamento tributario dei redditi del trust e, in particolare:
1) se il trust possa correttamente qualificarsi quale trust non commerciale
3) se il reddito debba essere tassato in capo al trust.
L’Agenzia delle Entrate, ha ritenuto corretta l’interpretazione data dal contribuente, e in merito alla qualificazione di trust non commerciale, ha poi osservato che l’art. 73, comma 1 del TUIR individua come soggetti all’IRES:
– I trust residenti nel territorio dello Stato che hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali (enti commerciali);
– i trust residenti nel territorio dello Stato che non hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali (enti non commerciali);
– i trust non residenti, per i redditi prodotti nel territorio dello Stato (enti non residenti).
Il Trust ALFA, ha come scopo il soddisfacimento della massa dei creditori della procedura del concordato, come è risultato dall’atto istitutivo.
Inoltre, l’attività effettivamente esercitata, la vendita del patrimonio immobiliare del trust, non configura, nel caso specifico, attività d’impresa.
Il reddito complessivo del Trust ALFA, quale soggetto IRES che non ha per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di un’attività commerciale va, quindi, determinato in base ai criteri contenuti nell’art. 143 del TUIR (Reddito complessivo” degli enti non commerciali residenti).
La stessa Agenzia ha, inoltre, dato risposta al secondo quesito, posto sulla eventuale realizzazione di una plusvalenza derivante dalla cessione degli immobili.
Anche in tale, dalla cessione da parte del Trust non emerso un reddito imponibile.
La cessione di un immobile da parte di un trust non commerciale può realizzare, ricorrendone i presupposti, un reddito diverso disciplinato dall’art. 67 del TUIR. In particolare, per la determinazione delle plusvalenze occorre fare riferimento ai valori fiscalmente riconosciuti in capo al disponente, ed il trasferimento dei beni da quest’ultimo al trustee non interrompe il decorso del quinquennio di cui all’art. 67 del TUIR.
Nel caso di specie, poiché gli immobili erano di proprietà dei disponesti da oltre cinque anni, le eventuali plusvalenze conseguite non concorrono alla formazione del reddito imponibile del trust, ai sensi dell’art. 67, comma 1, lettera b).
Infine, è stata data risposta anche all’ultimo quesito.
L’imputazione dei redditi avviene correttamente in capo al Trust.
A tal fine, la circolare n. 48/2007, al paragrafo 3, ha chiarito che l’art. 73 individua, ai fini della tassazione, due principali tipologie di trust:
– trust con beneficiari di reddito individuati, i cui redditi vengono imputati per trasparenza ai beneficiari (trust trasparenti)
L’Agenzia delle Entrate, ha, quindi, premesso che il presupposto di applicazione dell’imposta è il possesso di redditi, e che per “beneficiario individuato” va inteso il beneficiario di “reddito individuato”, vale a dire il soggetto che esprime, rispetto a quel reddito, una capacità contributiva attuale.
Pertanto, occorre che il beneficiario non solo sia precisamente individuato, ma che risulti titolare del diritto di pretendere dal trustee l’assegnazione di quella parte di reddito che gli viene imputata per trasparenza.
Nel caso di specie, il Trust, ai fini della tassazione, è risultato un trust opaco.
Infatti, anche se nell’atto istitutivo del Trust sono stati indicati come beneficiari immediati la massa dei creditori del Concordato, tali soggetti non corrispondono a quelli individuati di cui all’art. 73, comma 2 del TUIR.
(Agenzia delle Entrate, Risoluzione 4/1/2008, n. 4)
5)Trattamento fiscale dei piani di stock option: Riacquisto delle azioni da parte della società emittente
Revocata l’agevolazione anche in caso di cessione delle azioni ad una società che controlla la società emittente.
Nel caso di specie, la cessione delle azioni ha determinato, al momento della vendita dei titoli, l’assoggettamento a tassazione quale reddito da lavoro dipendente dell’importo che non ha concorso a formare il reddito al momento dell’acquisto delle azioni.
Infine, si applicano le ordinarie ritenute alla fonte quale reddito di lavoro dipendente, anche per le somme in denaro corrisposte ai dipendenti al momento della cessione dei diritti frazionari avvenuta nel corso del periodo di detenzione triennale, nei limiti dell’importo ricevuto.
L’art. 51, comma 2, lettera g) del TUIR, che disciplina il cosiddetto “azionariato popolare”, prevede che non concorre a formare il reddito di lavoro dipendente “il valore delle azioni offerte alla generalità dei dipendenti per un importo non superiore complessivamente nel periodo d’imposta a euro 2.065,83, a condizione che non siano riacquistate dalla società emittente o dal datore di lavoro o comunque cedute prima che siano trascorsi almeno tre anni dalla percezione; qualora le azioni siano cedute prima del predetto termine, l’importo che non ha concorso a formare il reddito al momento dell’acquisto va assoggettato a tassazione nel periodo d’imposta in cui avviene la cessione.
In sostanza, si impone al dipendente assegnatario delle azioni un vincolo temporale con la finalità di escludere che l’operazione di azionariato popolare sia realizzata al solo fine di sottrarre a tassazione progressiva una parte di ciò che in realtà costituisce retribuzione.
Il divieto di cedere le azioni oggetto di agevolazioni al datore di lavoro o alla società emittente serve per impedire eventuali accordi tra le parti che vanno contro le finalità dell’agevolazione.
In tal senso si è già espressa l’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 118/E/2005, precisando che qualora le azioni siano cedute prima del termine del triennio, l’importo che
non ha concorso a formare il reddito al momento dell’acquisto va assoggettato a tassazione nel periodo d’imposta in cui avviene la cessione, quale compenso in natura di lavoro dipendente.
Un analogo recupero a tassazione viene previsto nel caso di riacquisto da parte del datore di lavoro e della società emittente a prescindere dal periodo di possesso.
Pertanto, la condizione del vincolo triennale di detenzione, come disposto dall’art. 51, comma 2, lettera g) del TUIR, va riferito esclusivamente all’ipotesi in cui le azioni siano cedute a terzi, mentre in nessun caso spetta l’agevolazione nell’ipotesi in cui le medesime azioni siano riacquistate dalla società emittente o dal datore di lavoro.
Inoltre, ai sensi dei commi 2, lettera g) e 2-bis dell’art. 51 del Tuir, il trattamento riferito alle azioni emesse dall’impresa con la quale il dipendente intrattiene il rapporto di lavoro viene esteso anche alle azioni emesse da società che direttamente o indirettamente controllano la medesima impresa, ne sono controllate o sono controllate dalla stessa società che controlla l’impresa.
Per conseguenza la revoca dell’agevolazione si ha non solo nell’ipotesi di cessione a favore della società emittente, ma anche di cessione delle azioni oggetto di agevolazione a favore della società che abbia, tra l’altro, il controllo della società emittente.
(Agenzia delle Entrate, Risoluzione 4/1/2008, n. 5)
6) Bonus incapienti: I sostituti che non lo hanno pagato a dicembre possono ancora farlo a gennaio 2008
I sostituti d’imposta che per motivi tecnici non sono riusciti ad erogare entro il mese di dicembre 2007, come stabilito dalla legge, il bonus a favore dei cosiddetti “incapienti” potranno erogare agli aventi diritto la somma spettante entro il corrente mese di gennaio.
L’Agenzia delle Entrate, per garantire la piena attuazione della disposizione agevolativa, senza costringere i soggetti che ne hanno diritto a richiedere il beneficio tramite la prossima dichiarazione dei redditi o mediante istanza alla stessa Agenzia delle Entrate, ha ricordato che l’erogazione del bonus a gennaio 2008, invece che a dicembre 2007, non comporta l’applicazione di sanzioni nei confronti dei sostituti.
I sostituti che procedono ad erogare a gennaio il bonus potranno poi recuperare il corrispondent