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Timestamp: 2020-01-25 15:33:14+00:00
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Cassazione civile n. 16437 del 27.7.2011 - testo integrale Sentenza
Cassazione civile n. 16437 del 27.7.2011
Fatture · contratto · descrizione · causale · tributario
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"ha puntualizzato che quello conferito era stato un mandato con rappresentanza e che, da parte sua, non aveva provveduto alla regolarizzazione delle fatture non soltanto perché non ne ricorrevano i presupposti, ma anche perché il destinatario non era tenuto a controllare l’esattezza delle valutazioni compiute dall’emittente in ordine alla non imponibilità dell’operazione."
"Tornando adesso al primo, a proposito del quale pare preliminarmente da ritenere che nel dichiarare “assorbiti gli altri motivi di opposizione”, la Commissione Regionale abbia inteso affermarne, in realtà, la infondatezza, osserva il Collegio che è proprio la giurisprudenza citata dalla ricorrente (v., espressamente in tal senso, C. cass. 2009/19624), che riconosce l’obbligo del destinatario di procedere alla regolarizzazione della fattura nei casi in cui, come quello in esame, l’emittente abbia dato al negozio sottostante una qualificazione diversa da quella dovuta, che nel caso di specie la Cassa ricorrente non poteva ignorare, stante la sua qualità di parte del rapporto."
La (…) provvedeva, su mandato delle Casse rurali che ne erano socie, ad effettuare la pubblicità di loro interesse nei comprensori nei quali esse operavano, pagando poi le relative prestazioni e l’Iva annessa, e provvedendo successivamente, senza portarsi in detrazione l’Iva versata, a ripartire i costi tra le committenti, emettendo nei loro confronti fattura in esenzione Iva qualificandosi a tal fine mandataria con rappresentanza che agiva per il recupero degli acconti versati.
A seguito di p.v.c. della Guardia di finanza, che non riteneva regolare l’emissione delle fatture nei confronti delle Casse in esenzione IVA, ritenendo aver la (…) agito come mandataria senza rappresentanza delle socie, I’Ufficio Iva competente, oltre a recuperare l’Iva evasa dalla (…), contestava alla (…) ex art. 41 comma 4 D.P.R. n. 633/1972, per gli anni dal 1996 al 1999 l’omessa regolarizzazione delle fatture nei confronti della stessa emesse, nonché l’infedele dichiarazione IVA, pretendendo per gli anni 1996 e 1997 anche il pagamento dell’imposta, oltre sanzioni e accessori.
La contribuente impugnava gli atti di contestazione e la C.T. di primo grado di …….., riuniti i ricorsi, li accoglieva annullando gli atti impugnati, ma l’Ufficio proponeva gravame e la C.T. di secondo grado di …….., con sentenza n. 5 depositata il 16.2.2005 e non notificata, accoglieva l’appello, ritenendo aver la (…) agito in forza di mandato senza rappresentanza.
Per la cassazione della sentenza di appello proponeva ricorso la (…) articolando quattro motivi, successivamente sostenuti anche con memoria aggiunta, all’accoglimento dei quali si opponevano il Ministero delle finanze e l’Agenzia delle entrate con controricorso.
Dalla lettura della sentenza impugnata, del ricorso e del controricorso emerge in fatto che le Casse Rurali della Provincia di …….. si sono accordate con la (…) per la gestione in forma associata della pubblicità relativa ad eventi eccedenti l’ambito territoriale dei singoli Istituti.
A questo proposito è stato stabilito che la scelta delle manifestazioni da sponsorizzare sarebbe stata effettuata da un apposito ente paritetico denominato Comitato Comprensoriale, mentre tutte le restanti attività, quali la conclusione dei necessari contratti, il loro pagamento e la ripartizione delle spese fra le varie Casse sarebbero state svolte dalla (…).
In esecuzione di tale accordo, quest’ultima ha pertanto provveduto a contattare i fornitori, a saldare le relative fatture, ad inserirne l’importo fra i costi, a detrarne l’Iva ed a farsi rifondere pro quota dai singoli Istituti mediante emissione nei loro confronti di separate fatture con addebito d’IVA.
Nell’anno 1995 è però intervenuta una modifica operativa, in forza della quale la (…) ha cominciato a non detrarsi più l’imposta versata ai fornitori ed a fa rimborsare dalle varie Casse senza addebito d’IVA.
Questo nuovo sistema, tuttavia, non è apparso corretto alla Guardia di finanza, che nell’anno 2001 ha elevato processo verbale con il quale ha sostenuto che quello intercorso fra le parti era stato un rapporto di mandato senza rappresentanza e che sulle fatture emesse dalla (…) avrebbe dovuto essere pertanto applicata anche l’IVA.
L’Ufficio ha recepito il rilievo, notificando alla (…) quattro distinti atti di contestazione con cui le ha addebitato, per gli anni 1996/99, l’omessa regolarizzazione delle predette fatture e l’infedele dichiarazione dell’IVA, invitandola al pagamento dell’imposta, sanzioni e interessi.
La Cassa Rurale li ha impugnati davanti alla Commissione Tributaria Provinciale di …….. e dopo aver ricordato che per evitare un lungo contenzioso, la (…) aveva già provveduto al versamento delle imposte e delle sanzioni, ha puntualizzato che quello conferito era stato un mandato con rappresentanza e che, da parte sua, non aveva provveduto alla regolarizzazione delle fatture non soltanto perché non ne ricorrevano i presupposti, ma anche perché il destinatario non era tenuto a controllare l’esattezza delle valutazioni compiute dall’emittente in ordine alla non imponibilità dell’operazione.
Tenuto conto di quanto sopra ed aggiunto, altresì, che l’art. 41 del DPR n. 633 del 1972, eliminando l’obbligo del pagamento dell’imposta che, oltretutto, era già stata incassata due volte dall’Amministrazione, ha quindi concluso per l’annullamento degli atti impugnati perché illegittimi ed infondati.
L’Ufficio ha difeso la correttezza del proprio operato sottolineando, in particolare, che la modifica introdotta dal D. Lgs n. 471 del 1997 non aveva riguardato il tributo, ma la sanzione, alla cui applicazione la controparte non poteva pretendere di sottrarsi perché pur non essendo tenuta a sindacare le conclusioni giuridiche dell’emittente, aveva comunque l’obbligo di verificare se sussistevano davvero i presupposti per la non assoggettabilità delle fatture all’IVA.
La Commissione Provinciale ha riunito i ricorsi, accogliendoli con sentenza che l’Ufficio ha impugnato per le ragioni già esposte in precedenza.
“Nella fattispecie, invece, si e(ra) alla presenza di un mandato senza rappresentanza ove il mandatario opera(va) per conto del mandante, ma in nome proprio. Le fatture, infatti, (era)no state intestate alla (…) che agi(va), pertanto, in nome proprio, tant’e(ra) vero che le (avev)a registrate nella propria contabilità per addebitarle solo in un secondo momento alle singole casse rurali”.
“Si e(ra) palesemente alla presenza di un doppio passaggio e conseguente e(ra) l’applicabilità dell’art. 3, comma 3 del DPR n. 633/1972, che prevede(va) una doppia fatturazione e, perciò, l’assoggettamento ad IVA di entrambi i passaggi”.
La Cassa Rurale ha proposto ricorso per cassazione deducendo con il primo motivo che la Commissione Regionale non si era pronunciata o aveva, quanto meno, disatteso la questione relativa alla corretta interpretazione dell’art. 6, comma 8 del D. Lgs n. 471 del 1997, che nella lettura fattane dalla giurisprudenza di legittimità non imponeva affatto al destinatario della fattura di accertare la debenza o meno dell’imposta, ma soltanto di supplire alle mancanze eventualmente commesse dall’emittente nella identificazione dell’atto negoziale o nella esposizione degli altri dati fiscalmente rilevanti.
Con il secondo motivo, la ricorrente ha poi dedotto che la Commissione Regionale non aveva pronunciato o aveva, quanto meno, escluso la fondatezza della tesi secondo cui nella parte in cui prevedeva anche l’obbligo di pagamento del tributo, l’art. 3, comma 3 del D. Lgs n. 472 del 1997, secondo il quale fra più sanzioni succedutesi nel tempo, doveva applicarsi quella più favorevole all’incolpato.
Con il terzo motivo, la ricorrente ha invece dedotto la nullità della sentenza per omessa pronuncia in ordine al fatto che l’Ufficio aveva già percepito due volte l’IVA dalla (…), per cui non poteva pretendere un ulteriore pagamento dell’imposta che avrebbe addirittura portato ad una triplicazione dell’introito.
Con il quarto motivo, infine, la ricorrente ha dedotto la omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione in ordine alla natura del rapporto intercorso con la Federazione, che la Commissione Regionale avrebbe dovuto qualificare come mandato con rappresentanza se avesse attentamente ponderato la documentazione in atti e, segnatamente, la comunicazione in data 1/8/1995, il mandato successivamente rilasciato in conformità, la cointestazione delle fatture dei fornitori anche al Comitato Comprensoriale e l’espresso richiamo all’art. 15 del DPR n. 633 del 1972, operato dalla federazione per giustificare la non applicazione dell’IVA sulle fatture emesse nei confronti delle Casse.
Tornando adesso al primo, a proposito del quale pare preliminarmente da ritenere che nel dichiarare “assorbiti gli altri motivi di opposizione”, la Commissione Regionale abbia inteso affermarne, in realtà, la infondatezza, osserva il Collegio che è proprio la giurisprudenza citata dalla ricorrente (v., espressamente in tal senso, C. cass. 2009/19624), che riconosce l’obbligo del destinatario di procedere alla regolarizzazione della fattura nei casi in cui, come quello in esame, l’emittente abbia dato al negozio sottostante una qualificazione diversa da quella dovuta, che nel caso di specie la Cassa ricorrente non poteva ignorare, stante la sua qualità di parte del rapporto.
Il secondo motivo è, invece, fondato, avendo le Sezioni Unite di questa Corte confermato l’indirizzo secondo il quale l’obbligo imposto dall’art. 6, comma 8 del D. Lgs n. 471 del 1997.
In accoglimento del secondo motivo e dichiarato assorbito il terzo, la sentenza impugnata dev’essere pertanto cassata senza rinvio, perché non essendo necessario alcun ulteriore accertamento di fatto, la causa può essere decisa nel merito con l’affermazione dell’obbligo della Cassa di pagare soltanto una sanzione pari al cento per cento dell’imposta.
Rigetta il primo ed il quarto motivo del ricorso, accoglie il secondo e dichiarato assorbito il terzo, cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e, decidendo nel merito, dichiara dovuta la sola sanzione nella misura del cento per cento dell’imposta liquidata. Compensa fra le parti le spese dell’intero giudizio.
Fatture Contratto Descrizione Causale Tributario