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Timestamp: 2020-08-08 09:03:44+00:00
Document Index: 146014534

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 6', 'art. 3', 'art. 132', 'art. 111', 'art. 17', 'sentenza ', 'art. 111', 'sentenza ', 'art. 3', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 6', 'art. 6', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 6', 'sentenza ', 'art. 3', 'Cass. Sez. ', 'art. 152', 'art. 42']

Sentenza Cassazione Civile n. 194 del 05/01/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 194 del 05/01/2011
Cassazione civile sez. lav., 05/01/2011, (ud. 24/11/2010, dep. 05/01/2011), n.194
sul ricorso 19997-2009 proposto da:
G.G., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CRESCENZIO
2, presso lo studio dell’avvocato BONANNI EZIO, che lo rappresenta e
avverso la sentenza n. 7431/2007 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
depositata il 15/09/2008 r.g.n. 9185/05;
Il Tribunale di Latina rigettava la domanda di G.G. volta ad ottenere, quale profugo italiano rientrato dalla (OMISSIS), l’applicazione della L. n. 140 del 1985, art. 6, norma che prevede l’attribuzione di una maggiorazione mensile reversibile del trattamento di pensione in favore degli “ex combattenti”, per tali intendendo (comma 1) gli appartenenti alle categorie previste dalla L. 24 maggio 1970, n. 336 (e successive modificazioni ed integrazioni) che non abbiano usufruito – nè abbiano titolo per usufruire – dei benefici previsti dalla legge stessa.
La Corte, esaminate le numerose disposizioni normative recanti, nel tempo, provvidenze a favore dei profughi italiani – in particolare, la L. n. 763 del 1981 che ha riordinato tutta la materia abolendo la distinzione, contenuta nella precedente legislazione, tra profughi di guerra e per il trattato di pace, da un lato, e connazionali rimpatriati, ossia profughi di più recente data, dall’altro – ha, tuttavia, ritenuto che la suddetta distinzione conservi la sua rilevanza ai fini delle provvidenze – come quella oggetto di causa – che hanno come specifici destinatari i soggetti indicati nella L. n. 336 del 1970 (ex combattenti, profughi per il trattato di pace e categorie equiparate); soggetti, questi ultimi, tra i quali non possono annoverarsi i connazionali rimpatriati dalla Libia di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri in data 6 maggio 1970, emanato in attuazione della L. n. 319 del 1963, art. 3 (recante estensione ai connazionali rimpatriati dalla Libia delle disposizioni sull’assistenza a in favore dei profughi e dei rimpatriati dall’Algeria e da altri Paesi del continente africano), avendo il provvedimento in parola solamente l’intento di estendere ai suddetti connazionali le provvidenze previste a favore dei profughi italiani in generale ma non quelle, speciali, previste a favore dei soggetti rimasti coinvolti in modo immediato e diretto negli effetti del trattato di pace seguito al secondo conflitto mondiale e delle categorie che a costoro hanno ottenuto una specifica parificazione con apposite norme di legge.
2. Nel secondo motivo, con deduzione di violazione e/o falsa applicazione degli artt. 112, 115 e 116 c.p.c., e art. 132 c.p.c., n. 4, dell’art. 111 Cost., degli artt. 2697, 2699, 2700, 2727 e 2729 c.c., della L. n. 1204 del 1971 e della L. n. 83 del 1970, art. 17, nonchè di difetto di motivazione, si censura la sentenza di primo grado e quella d’appello per non aver rilevato che l’INPS non aveva contestato i fatti dedotti a fondamento della domanda, che, quindi, non necessitavano di prova, conseguendone che la domanda stessa doveva essere accolta.
7. Infine, nel settimo motivo, con denuncia di travisamento dei fatti, falsa ed erronea motivazione, violazione dell’art. 111 Cost., si contesta alla Corte territoriale di avere immotivatamente scisso la categoria degli ex combattenti da quella dei profughi, mentre giusta il citato parere del Ministro dell’Interno in data 26.1.1973 – che fornisce una interpretazione autentica delle norme vigenti in materia – la maggiorazione richiesta in giudizio va riconosciuta anche ai rimpatriati dalla Libia dopo il 1.9.1969. Per il caso in cui si ritengano corrette le conclusioni cui è pervenuta la sentenza impugnata, si prospetta questione di legittimità costituzionale delle norme da essa interpretate in riferimento all’art. 3 Cost..
9. Quanto al primo motivo, e con riferimento alla dedotta nullità della sentenza di primo grado, è sufficiente rilevare che, a mente del principio secondo cui i motivi di nullità della sentenza si convertono in motivi di impugnazione (cfr. Cass. n, 14348 del 2000, n. 4612 del 1999), tale nullità doveva essere fatta valere in appello; e poichè ciò non risulta, non recando il ricorso alcuna indicazione in tal senso, la relativa questione è inammissibile.
Osserva la Corte che la questione relativa all’applicabilità della L. n. 140 del 1985, art. 6 (e della ivi prevista maggiorazione del trattamento di pensione) ai connazionali – come l’odierno ricorrente – profughi e rimpatriati dalla Libia dopo l’agosto 1969, è già stata, dalla propria giurisprudenza, più volte affrontata e risolta nel senso della loro esclusione dal novero dei destinatari del beneficio, sul rilievo che questi ultimi sono, per espressa indicazione dello stesso art. 6, solamente i soggetti appartenenti alle categorie previste dalla L. n. 336 del 1970 e, dunque, gli ex combattenti (e, assimilati ad essi, partigiani, mutilati e invalidi di guerra, vittime civili di guerra, vedove di guerra o per causa di guerra), nonchè i “profughi per l’applicazione del trattato di pace e categorie equiparate”; per tali dovendosi intendere solamente i profughi italiani che siano stati coinvolti in maniera immediata e diretta dagli effetti del trattato di pace seguito alla seconda guerra mondiale e non i connazionali costretti a rientrare e a stabilirsi in Italia in conseguenza degli avvenimenti, di carattere bellico o politico, emersi in vari Stati, tra i quali la Libia, dalla fine del secondo conflitto mondiale fino ad oggi (cfr. Cass. n. 3749 del 1998, n. 1321 del 1985, n. 1921 del 1980).
Nessuna censura può, dunque, muoversi alla sentenza impugnata per i risultati interpretativi cui è pervenuta, peraltro dichiaratamente adesivi all’esegesi compiuta dalla richiamata giurisprudenza, che il Collegio condivide e fa propria, osservando, altresì, che nessun nuovo argomento il ricorrente prospetta che possa indurre a una riconsiderazione della questione, tale non potendo considerarsi il richiamo del testo del D.P.C.M. in data 6 maggio 1970, limitandosi il provvedimento in parola a dichiarare lo stato di necessità nei riguardi dei connazionali residenti in Libia anteriormente al 1 settembre 1969 e rimpatriati dopo tale data, ai fini dell’applicazione, anche a costoro, delle provvidenze previste dalla L. 25 febbraio 1963 e dalla L. 10 novembre 1964, n. 1225 a favore dei profughi e rimpatriati da altri Paesi africani in conseguenza delle situazioni ivi determinatesi.
14. Non può, infine, non rilevarsi che la stessa Corte costituzionale, nella sentenza n. 401 del 2008, con la quale ha dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale della L. 24 dicembre 2007, n. 244, art. 2, comma 505, (recante interpretazione autentica della L. n. 140 del 1985, art. 6, nel senso che la ivi prevista maggiorazione si perequa soltanto a partire dal momento della sua concessione, momento che deve farsi coincidere con quello della maturazione del diritto a pensione), ha indicato come finalità del suddetto beneficio pensionistico sia quella di concedere una gratificazione, una elargizione dimostrativa della gratitudine della Nazione che il legislatore ha apprestato facendosi carico delle conseguenze del secondo conflitto mondiale sui soggetti nello stesso direttamente o indirettamente coinvolti.
15. Il settimo motivo di ricorso va rigettato, per le ragioni già espresse a proposito del quinto motivo, nella parte in cui attribuisce valore di interpretazione autentica alla comunicazione- parere del Ministero dell’Interno in data 26/1/1973; è, invece, inammissibile nella parte cui viene eccepita l’illegittimità costituzionale “della norma ovvero delle altre norme poste a fondamento della sentenza impugnata”, mancando dell’indicazione delle norme asseritamente illegittime e delle ragioni di contrasto con il parametro dell’art. 3 Cost. (per la necessità di tali indicazioni:
tra tante, Cass. n. 10123 del 2005), nonchè del quesito di diritto, la cui formulazione è richiesta anche in caso di prospettazione di una questione di costituzionalità (cfr. Cass. Sez. un. n. 28050 del 2008, n. 4072 del 2007).
17. Il ricorrente è condannato al pagamento, in favore, dell’INPS delle spese del presente giudizio, liquidate come in dispositivo, ai sensi dell’art. 152 disp. att. c.p.c., nel testo introdotto dal D.L. n. 269 del 2003, art. 42, comma 11, (convertito nella L. n. 326 del 2003), nella specie applicabile ratione temporis, considerando che il ricorso introduttivo del giudizio di primo grado è stato depositato in data 14 gennaio 2004 e manca della dichiarazione reddituale necessaria per l’applicazione del beneficio dell’esonero dagli oneri processuali in caso di soccombenza.
La Corte rigetta il ricorso; condanna il ricorrente al pagamento, in favore dell’INPS, delle spese del giudizio di cassazione, liquidate in Euro per esborsi e in Euro 2.000,00 (duemila) per onorari, con accessori.