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Timestamp: 2020-01-29 18:04:21+00:00
Document Index: 159783698

Matched Legal Cases: ['art. 19', 'art. 21', 'art. 19', 'art. 19', 'art. 19', 'art. 31', 'art. 19']

SCIA E TUTELA DEL TERZO: ALLA CORTE COSTITUZIONALE LA MANCATA PREVISIONE
DI UN’AZIONE DI ADEMPIMENTO PUBBLICISTICO
T.A.R. Emilia Romagna, Parma, 22 gennaio 2019, n. 12 - Pres. Conti, Est. Lombardi
SCIA e tutela del terzo: alla Corte costituzionale la mancata previsione di un’azione di adempimento pubblicistico
Si segnala questa interessante pronuncia (ordinanza 22 gennaio 2019, n. 12), con la quale il T.a.r. Parma ha sollevato la questione di legittimità costituzionale dell’art. 19, comma 6-ter, L. n. 241 del 1990, nella parte in cui preclude al terzo che si ritenga leso da una SCIA illegittima l’esercizio di un’azione di annullamento o di condanna al rilascio di un provvedimento dal contenuto inibitorio-repressivo.
Il T.a.r. ricostruisce in maniera puntuale il vigente quadro normativo, chiarendo che:
a) il potere inibitorio-repressivo di natura vincolata si estingue decorso il termine perentorio di sessanta giorni (o trenta in caso di SCIA edilizia) e tale termine opera anche nel caso in cui a sollecitare l’esercizio del potere sia il terzo;
b) ne discende che l’unico potere che il terzo può realisticamente sollecitare è quello c.d. di autotutela impropria, che sopravvive all’estinzione del potere vincolato (e soggiace ai limiti temporali previsti per l’annullamento d’ufficio dall’art. 21-nonies);
c) quest’ultimo potere, tuttavia, è ampiamente discrezionale (perché soggiace agli stessi presupposti dell’annullamento d’ufficio) e, quindi, in caso di inerzia dell’Amministrazione, il ricorso avverso il silenzio-inadempimento (che l’art. 19, comma 6-ter individua come l’unico mezzo di tutela a favore del terzo) non potrà avere ad oggetto l’accertamento della fondatezza della pretesa;
d) conseguentemente il giudice amministrativo non potrà predeterminare il contenuto del provvedimento, ma soltanto ribadire l’obbligo per l’amministrazione di rispondere all’istanza del terzo.
Ad avvisto del T.a.r., il sistema così delineato è tale da comprimere l'esplicazione di tutte le facoltà giurisdizionali normalmente connesse alla posizione soggettiva di interesse legittimo pretensivo del soggetto leso da un comportamento illegittimo dell'amministrazione, escludendo la possibilità, tramite il rinvio ad un successivo esercizio del potere sempre e comunque discrezionale, che la violazione di tale interesse legittimo ottenga un'efficace e satisfattiva riparazione già dinanzi al Giudice adito.
L’ordinanza evidenzia come, per una tutela piena ed effettiva della loro posizione giuridica, i terzi interessati dovrebbero avere la possibilità di azionare gli ordinari rimedi giurisdizionali azionabili avverso le iniziative illecite altrui, qualunque sia la modalità di acquisizione del titolo legittimante, senza essere costretti a dovere richiedere, prima di agire, l’intermediazione dell’autorità pubblica, e senza essere soggetti, dopo avere agito in giudizio – per il mero decorso del tempo concesso all’amministrazione per attivare il potere inibitorio – ai forti limiti di tutela giurisdizionale derivanti dall’intermediazione aleatoria dell’esercizio del potere discrezionale di autotutela.
Va evidenziato che la premessa interpretativa da cui muovo il T.a.r. emiliano è opposta a quella che aveva già indotto il T.a.r. Toscana (ordinanza n. 667/2017) a sollevare, per ragioni diametralmente opposte, una questione di costituzionalità riguardante sempre l’art. 19 della legge n. 241 del 1990. Il T.a.r. Toscana, infatti, muoveva dall’assunto secondo cui il terzo potrebbe sollecitare in qualsiasi momento l’esercizio del potere vincolato di natura inibitoria, non essendo nei suoi confronti applicabile il termine perentorio (di sessanta o trenta giorni) previsto dalla legge (che riguarderebbe, quindi, solo l’ipotesi in cui il potere viene esercitato d’ufficio dall’Amministrazione). Seguendo tale prospettiva ermeneutica, quini, il T.a.r. Toscana aveva dubitato della costituzionalità della norma, nella parte in cui non prevedrebbe un limite temporale all’iniziativa del terzo, esponendo così la SCIA, sine die, ad una irragionevole instabilità.
Non può non rilevarsi come, l’opzione esegetica accolta dal T.a.r. Parma è quella che meglio rispecchia lo “stato dell’arte” della giurisprudenza amministrativa.
Sul tema dei rapporti tra SCIA e tutela del terzo sia consentito rinvia a Chieppa-Giovagnoli, Manuale di diritto amministrativo, Giuffrè, 2018, 549 e ss. ; A. Berti Suman, Scia e tutela del terzo, in R. Giovagnoli, (a cura di) Approfondimenti di diritto amministrativo, Itaedizioni, 208139 e ss.
Sulle azioni atipiche nel processo amministrativo cfr. R. Giovagnoli, Effettività della tutela e atipicità delle azioni nel processo amministrativo, in R. Giovagnoli (a cura di) Approfondimenti di diritto amministrativo, Itaedizioni, 2018, 491 e ss.
T.A.R. Emilia Romagna, sezione staccata di Parma, ordinanza 22 gennaio 2019, Pres. Conti – Est. Lombardi
È rilevante e non manifestamente infondata la questione d’illegittimità costituzionale del comma 6-ter dell’art. 19 della L. n. 241 del 1990 (ai sensi del quale “La segnalazione certificata di inizio attività, la denuncia e la dichiarazione di inizio attività non costituiscono provvedimenti taciti direttamente impugnabili. Gli interessati possono sollecitare l'esercizio delle verifiche spettanti all'amministrazione e, in caso di inerzia, esperire esclusivamente l'azione di cui all'art. 31, commi 1, 2 e 3 del decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104”), per violazione degli artt. 3, 24, 103 e 113 della Costituzione, nella misura in cui impedisce ai terzi lesi da una SCIA edilizia illegittima di ottenere dal Giudice amministrativo una pronuncia di accertamento della fondatezza della pretesa dedotta in giudizio, con conseguente condanna o comunque effetto conformativo all’adozione dei corrispondenti provvedimenti, anche nel caso in cui sia decorso il termine concesso all’amministrazione per azionare il potere inibitorio di cui al comma 3 dell’art. 19 della L. n. 241 del 1990.
Tale possibilità di tutela era stata enucleata dall'Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato n. 15 del 2011, proprio al fine di non esporre il sistema ai profili di incostituzionalità in sede odierna dedotti, mediante l'assimilazione ad un provvedimento negativo per silentiumdella condotta di inerzia mantenuta dall'amministrazione allo spirare del termine previsto dalla legge per l'esercizio del potere inibitorio.