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Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 48', 'art. 48', 'art.48', 'art. 48', 'art. 75', 'art. 71', 'art 50', 'art. 138', 'art. 132', 'art. 21', 'art. 75', 'art. 75', 'art. 138', 'art 138', 'art. 49', 'art.1']

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PubblicatoBertoldo Pugliese
Presentazione sul tema: "Presenta: Dalle aule parlamentari … Dalle aule parlamentari … … alle aule scolastiche … alle aule scolastiche."— Transcript della presentazione:
Dalle aule parlamentari … Dalle aule parlamentari … … alle aule scolastiche … alle aule scolastiche
D EMOCRAZIA E P ARTECIPAZIONE DEMOCRAZIA E PARTECIPAZIONE le forme e la valenza della partecipazione democratica nella Costituzione Italiana 60 anni di Costituzione Italiana ISTITUTO TECNICO INDUSTRIALE LICEO SCIENTIFICO TECNICO AMBIENTALE - LICEO SCIENTIFICO TECNOLOGICO FRANCESCO GIORDANI VIA LAVIANO - 81100 CASERTA
Indice Lettura di tutto il documento Prefazione Dibattito in classe Democrazia diretta e democrazia rappresentativa La Polis greca Roma antica, Democratica ma non troppo La sovranità popolare, dal crollo dellimpero romano alla nascita dello stato moderno Le età delle rivoluzioni La democrazia nella società che cambia Lo statuto albertino La costituzione italiana Il suffragio universale La democrazia nella costituzione Il referendum abrogativo Il referendum sospensivo I partiti politici Nuovi scenari: e-democracy Tutela delle minoranze La fine del percorso: il recupero di certezze Introduzione
Per traversare il mare della vita, soprattutto quando i contorni della realtà si fanno sfumati, quando nelleccesso di furbizia o di confusione o di pareri le parole si fanno oscure, quando ognuno pretende che la sua parola sia verità, allora bisogna aprire le pagine del vocabolario, scorrerle in ordine alfabetico e arrivare alla parola in questione, insomma bisogna compiere unazione chiarificatoria Lideale vocabolario del cittadino italiano è la Costituzione, è il suo libro dei diritti e dei doveri. È anche la sua carta didentità, perché sulle righe di quella Carta fondamentale è scritta unidea di uomo che non è soltanto un individuo, un nome, un codice fiscale, unannotazione anagrafica. Un cittadino, tutti noi, siamo persone, cioè una realtà di passato e di presente carica di diritti e di doveri e un progetto futuro, una complessa struttura di speranze, di affidamenti, di volontà, di creatività, di scelte politiche, di amore. Siamo persone con radici, radici nel nostro territorio, nella nostra lingua, nella nostra storia, nella nostra famiglia, nel nostro lavoro, nel nostro voler dire e ascoltare, ricevere giustizia, aumentare il reddito, risparmiare, costruire.. Democrazia e Partecipazione E ogni radice, ogni ragione, ogni gesto trova protezione e sviluppo dentro quella stessa carta, dove ogni cosa tiene, perché ogni cosa è parte dellidea di quella comunità fatta di persone che è la gente, è il nostro paese. Senza dubbio, ogni legge, anche la legge fondamentale ha i suoi limiti, le sue inadeguatezze, porta il segno dei tempi. Ha sessantanni ormai questa Costituzione entrata in vigore il 1 gennaio 1948: i lavori dei Costituenti della Repubblica si conclusero la mattina del 5 dicembre 1947. ne è passato del tempo, quanti sogni non si sono realizzati, quante cose si sono fatte, ma quante restano ancora da fare Certo non mancano ingenuità e vaghezze, però con forza possiamo affermare che cè unidea forte, chiara, cè un filo che si snoda da un articolo allaltro, come fosse un solo discorso: esso ruota intorno ad un concetto fondamentale, che il nostro vocabolario ci propone già nellarticolo 2, il valore della persona umana. Tutta la struttura del nostro Stato assume, allora, come fine e valore essenziale, la centralità della persona umana e il rispetto dei suoi diritti fondamentali. Da questa premessa discende una logica conseguenza: luomo, il cittadino, deve avere un ruolo primario, quello di diventare artefice consapevole della vita e del governo dello Stato stesso.
Nella nostra Costituzione il principio personalista diventa allora una straordinaria chiave di lettura del principio democratico, affermato con tanta intensità e passione nellarticolo 1: non vi può essere democrazia senza tutela delluomo e dei suoi diritti, non vi può essere tutela delluomo senza democrazia. Democrazia e Partecipazione Indice Continua
Il percorso Prefazione Le ragioni di una ricerca Questo progetto è frutto di unesperienza e, nello stesso tempo, di un itinerario da parte di un gruppo di ragazzi, tutti allievi del Liceo Scientifico Tecnologico e del Liceo Scientifico Ambientale Francesco Giordani di Caserta. Loccasione che ha dato inizio a tale percorso è stato un evento che di per sé non presenta alcun aspetto di eccezionalità, anzi è, generalmente, vissuto come un fatto poco rilevante o, comunque, abbastanza scontato: lelezione dei rappresentanti degli studenti nel Consiglio di Istituto e nella Consulta. Eppure proprio in questa occasione, ha preso vita un dibattito che ha coinvolto in modo vibrante ed appassionato un gran numero di allievi. La vivace discussione ha mostrato però anche degli aspetti inquietanti in quanto è emersa, in misura sempre crescente, una tendenziale crisi di valori nella maggioranza dei ragazzi, accompagnata da una visione generalmente pessimistica della società, delle norme, e del rapporto tra cittadino e Stato. Tutto il lavoro nasce, quindi, dallinquietudine, dal senso di smarrimento e di sfiducia manifestata dai ragazzi che, però, lentamente e quasi inaspettatamente, si sono tradotti in uninesauribile voglia di ricercare, ritrovare certezze nonché punti di riferimento dal contenuto forte e significativo. Non è stato un percorso facile o scontato, non sono mancati momenti in cui il senso di sfiducia è sembrato prevalere, ma alla fine lappassionata ricerca di un ideale in cui credere e sperare e lottimismo, tipico dei giovani, hanno indotto gli allievi ad interrogare i docenti e poi a interrogarsi sul vero significato e sullindiscussa e indiscutibile validità del messaggio costituzionale. Tutto il lavoro è, quindi, la fedele riproduzione di questo talvolta impervio, ma comunque sempre appassionante cammino. La nostra più viva e, forse, ambiziosa speranza? Riuscire a trasmettere e suscitare nei lettori di questo lavoro quella stessa voglia di fare, di credere e di sperare che ha sorretto i nostri ragazzi in questo loro percorso formativo, convinti come il Petrarca nella Canzone AllItalia, che … …. Lantiquo valore ne litalici cor non è ancor morto.…. Lantiquo valore ne litalici cor non è ancor morto. Indice Continua
Linizio di un percorso Dibattito in classe Dialogo del docente con gli alunni Mercoledì, 14 novembre 2007 - Aula Magna Liceo Scientifico Tecnologico Ambientale F. Giordani Caserta. Le classi IV e V A del Liceo Scientifico tecnologico e V- A del liceo scientifico ambientale sono state convocate per discutere del progetto Dalle aule parlamentari alle aule scolastiche ed individuare una tematica, che possa concorrere a dimostrare che i grandi valori di libertà e democrazia vanno sempre difesi, anche attraverso il nostro comportamento quotidiano. La referente introduce i lavori ricordando limportanza che riveste, per il nostro Paese, il 60° anniversario della Carta fondamentale dello Stato, la Costituzione, vero patto tra cittadini animati da un comune senso democratico. Sottolinea come essa appaia un intreccio di diritti e di doveri, non una contrapposizione, ma un intreccio: ogni diritto trova la sua ragione, la sua pienezza, la sua logica validità, in un dovere, cui si collega in un gesto dovuto nel quale il diritto si specchia. Ecco così il capitolo della fedeltà allo Stato, ecco la difesa della Patria, ecco lonestà fiscale, ecco il rispetto delle leggi. Nonostante limportanza delle affermazioni, luditorio appare poco incline allattenzione, cè un brusio di fondo, serpeggia un certo fermento, un alunno discute animatamente con il suo vicino. Interpellato, esprime tutto il suo scetticismo, il suo disprezzo per la politica, la sua diffidenza per i partiti e per chi ne fa parte e ritiene che il suo atteggiamento sia condiviso da una larga fascia di giovani. A sostegno della sua affermazione, mostra, infatti, un articolo del Corriere della Sera, quotidiano scelto nellambito del progetto Quotidiano in classe, che commenta i risultati delle elezioni per le rappresentanze studentesche nel Consiglio dIstituto e nella Consulta provinciale svoltasi da poco. La docente invita lallievo a leggere larticolo menzionato.
NEI LICEI SCATTA LA RIVINCITA PER LA DESTRA E I CATTOLICI Linsoddisfazione dei giovani NEI LICEI SCATTA LA RIVINCITA PER LA DESTRA E I CATTOLICI In primo piano anche liste antipolitiche e goliardiche MILANO - Una volta cerano gli schieramenti: gli studenti comunisti, i militanti di estrema destra, gli autonomi. Tutto cambiato. Perché il vento dellantipolitica soffia anche sui giovani e sui licei di Milano e di Roma. Le elezioni studentesche si sono appena concluse: perdono quota i collettivi di sinistra, nascono liste goliardiche, vincono gli apolitici, risorge (in sordina) la destra. Con uno slogan simile per tutti, da nord a sud: «Vogliamo una scuola più accogliente». Addio battaglie tra i banchi e fervori rivoluzionari. Ora si combatte per lauletta studio, per il corso sulla 626, per installare i pannelli solari, per dire no agli esami di riparazione. Poche campagne ideologiche. E molto individualismo. Lo spiega Carlo Pedretti, preside dello storico liceo Parini di Milano, dove nel 1966 esplose il caso «Zanzara»: «Sono passati quasi 40anni dal 68. e rispetto ad allora mancano le idee, i progetti, la prospettiva». Pedretti è durissimo: «I collettivi sono orfani della sinistra. Del resto questi ragazzi non sanno nemmeno chi è Marx». Termine colto per descrivere il disimpegno: «Vediamo un ritorno allapolitia: di fronte allo spettacolo penoso dei politici, i giovani si ritraggono». (Anna Chiara Sacchi - Corriere della Sera del 14/11/2007)
Le elezioni a scuola Se votate per me vi assicuro che faremo gite, tornei sportivi e assemblee!!!
Protesteremo contro la nuova legge che danneggia noi studenti!!! Le elezioni a scuola
Dopo le elezioni Si fanno eleggere per fare i propri interessi, poi non mantengono le promesse Non andrò più a votare Come tutti i politici si dimenticano dei problemi e ci abbandonano
Il dibattito in classe E voi come avete scelto i vostri rappresentanti? Sinceramente avevo le idee molto confuse: i candidati si sono limitati a girare per le classi chiedendo di essere votati, senza presentare programmi seri.
Io ho votato Antonio della V B perché è un mio amico e poi, tra laltro, ha promesso che organizzerà lautogestione e delle gite in posti molto interessanti! E tu lo hai votato solo per questo? Non si possono scegliere rappresentanti incompetenti che si limitino a promettere occupazione, autogestione e gite soltanto perché sono degli amici o sono simpatici Parli proprio tu che quando facciamo le Assemblee dIstituto sei la prima a disertarle oppure a chiederle per i giorni più pesanti!
E poi lo sapete che far parte di queste rappresentanze dà punti di credito? Molti si fanno eleggere solo perché in questo modo sono sempre in giro e saltano le ore di lezione più pesanti.
Vedo che avete le idee molto confuse. Cerchiamo di fare un po di chiarezza. I rappresentanti dIstituto e quelli della Consulta provinciale studentesca partecipano allorgano di governo e di gestione della scuola, sia per ciascun istituto che a livello territoriale, allo scopo di garantire una collaborazione tra tutte le componenti scolastiche e il raccordo tra scuola e territorio; è un momento formativo e di confronto, con un ruolo strategico fondamentale per elaborare nuove idee, per valutare insieme ogni strategia utile a migliorare il proprio Istituto. Purtroppo la partecipazione e il coinvolgimento degli studenti nella vita e nelle attività della scuola, ad eccezione di qualche episodio isolato, rimangono pure aspirazioni,incapaci di incidere in modo significativo sulle realtà decisionali dei singoli istituti Le rappresentanze,infatti, stanno subendo una forte crisi per la scarsa consapevolezza che gli studenti hanno di questo ruolo e le elezioni vengono spesso sottovalutate, considerate solo unoccasione per perdere qualche ora di lezione. Eppure le Assemblee di Classe e dIstituto, rappresentano un organo di democrazia diretta, attraverso il quale gli allievi possono esprimere le loro opinioni e confrontarsi con i vari problemi. Questi istituti rappresentano, allora, un laboratorio di democrazia per gli allievi; un momento didattico per valorizzare gli spazi di partecipazione studentesca,la sola che consente di lavorare insieme, confrontarsi, progettare per provare ad esercitare concretamente una cittadinanza attiva nella scuola o nella società. Sono, dunque, uno spazio importantissimo per discutere della comunità scolastica, per decidere insieme sul da farsi, così come a livello nazionale i politici prendono le decisioni per far funzionare lo Stato.
La politica è diventata una professione, un mestiere ben remunerato, per il quale si è disposti a tutto, anche ad andare in prigione, rischio questo, molto aleatorio, visto che poi si fanno anche le leggi per evitarla. Ma non si può essere al di sopra della politica, dire di disinteressarsene, perché essa è fondamentale e ci riguarda tutti, in prima persona: riguarda la gestione dei nostri diritti di cittadini e lorganizzazione del nostro vivere comune. Te li raccomando, quelli: tutti corrotti, tutti uguali, sarebbe meglio non andare a votare, stanno lì solo per i loro interessi e ottenere privilegi; la politica non fa proprio per me!
I nostri politici si riempiono la bocca con la parola democrazia, eppure non rispondono più ai cittadini che li hanno eletti, ma solo a se stessi e ai loro amici. È vero, il rapporto termina immediatamente dopo la campagna elettorale. Non ci sono pi ù ideali n é passione politica: i candidati si fanno eleggere unicamente per gestire i propri interessi, senza pi ù alcun rapporto con le esigenze e i problemi della popolazione, senza perseguire il bene comune. I politici devono fare qualcosa gi à prima delle elezioni e non promettere e basta, chiedendo solo i voti!
Allora, se il rapporto si perde una volta che sono stati eletti, andare a votare è inutile; fanno bene quelli che non vanno a votare! Non andare a votare, però, non è una soluzione. Tu puoi decidere di non votare per due motivi: o perché sei disinteressato alla politica, oppure perché sei un cittadino informato sulla politica e, in questo modo, esprimi la tua protesta, lanciando un segnale.
Certo, ciò sarebbe indicativo della profonda sfiducia nella classe politica del Paese, ma alla fine, anche se i votanti fossero pochi rispetto al totale dei cittadini, il risultato sarebbe espresso lo stesso e tutti subirebbero le scelte di chi ha votato. Nessuno, allora, potrà lamentarsi di come vanno le cose Quindi non conviene astenersi completamente dalla vita politica del Paese?
Secondo me non votare è una scelta irresponsabile, non è altro che una fuga dai problemi, un modo per accettare passivamente le decisioni degli altri. Democrazia è soprattutto facoltà di scelta e il diritto di voto è una conquista della democrazia.
Quanta confusione emerge dai vostri discorsi! Devo riconoscere che alcune vostre affermazioni potrebbero essere anche condivisibili, però mi fanno anche capire che sia giunto il momento di procedere ad una disamina seria ed approfondita della questione. Voglio ripercorrere con voi levoluzione che nel tempo ha avuto il concetto di «democrazia» e focalizzare il ruolo che essa ha assunto nella costituzione italiana. Mi auguro di contribuire in tal modo a riorganizzare le vostre idee.
Sono perfettamente daccordo! Finalmente potremo avere delle idee più chiare sullargomento! Anchio sono interessato a questo discorso, anche se penso che non cambierò idea sulla politica.
È possibile che le nostre idee rimangano le stesse, però, almeno, saranno sostenute da una maggiore consapevolezza. Indice Continua
Il progresso della civiltà si chiama democrazia DEMOCRAZIA DIRETTA E DEMOCRAZIA RAPPRESENTATIVA Il popolo adunato Si è parlato tanto di democrazia; dai discorsi fatti, però, è venuta fuori un notevole incertezza sul significato specifico del termine, forse è il caso di cominciare a puntualizzarlo. Le parole «democrazia» e «politica» nacquero nel mondo delle città- stato greche, in particolare ad Atene tra il V e il IV secolo a.C. Poi caddero in disuso per quasi duemila anni, fino alla Rivoluzione francese del 1789. Da allora sono diventati termini duso quotidiano. In effetti, il termine democrazia che, etimologicamente significa potere del popolo, può essere inteso in una duplice accezione: come democrazia diretta e democrazia indiretta o anche rappresentativa.
Quando si parla di democrazia diretta, si fa riferimento a quei casi in cui il popolo, in assenza di significativi intermediari, esercita collettivamente e direttamente la sovranità: si realizza, quindi, la compresenza fisica dei consociati (il popolo adunato) ai fini dellesercizio del potere. La democrazia rappresentativa costituisce, invece, unipotesi ben diversa, che pare contraddire il significato stesso del termine; essa si verifica nei casi in cui il popolo elegge i suoi rappresentanti, perché esercitino al suo posto la sovranità. DEMOCRAZIA DIRETTADEMOCRAZIA INDIRETTA
Il sistema rappresentativo In effetti, storicamente questa forma di democrazia trova la sua naturale spiegazione nello sviluppo degli stati moderni che, per le loro dimensioni, non consentivano né consentono lesercizio diretto del potere da parte di tutto il popolo: non a caso, però, filosofi e storici hanno affermato (Madison, Sieyès ) che la pura, la vera democrazia era solo quella diretta, mentre ben altro tipo di governo, se pur necessario, era quello rappresentativo. In realtà, lorigine dei sistemi rappresentativi è essenzialmente fondata su concezioni liberali, che risalgono allo sviluppo della società mercantile e al sorgere del capitalismo, in aperto contrasto con lassolutismo sovrano di origine divina. Già J. Locke, predicando il potere assoluto dello Stato, sosteneva che la funzione dello Stato è quella di difendere il diritto di libertà dei soggetti, funzionale al diritto di proprietà, sotto il controllo di rappresentanti a cui fosse stato delegato il potere legislativo.
Il liberalismo però non è stato e non è sinonimo di democrazia poiché, durante il periodo liberale, tipico del XIX secolo, lesercizio del voto fu fortemente limitato in base al sesso, al censo e al grado di istruzione. In linea di massima fino a tutto il 700, per lopinione comune, la democrazia per eccellenza era soltanto quella diretta, mentre la democrazia rappresentativa era vista come una forma di governo diversa, anche se necessaria per le grandi dimensioni assunte dagli stati moderni. Daltro canto si riteneva anche che il popolo non fosse capace di gestire direttamente la res publica. Montesquieu, infatti, affermava: Il grande vantaggio dei rappresentanti sta nel fatto che essi sono in grado di discutere gli affari di stato. Il popolo non è per niente adatto a ciò: cosa che costituisce uno degli inconvenienti principali della democrazia. Per J. Madison: … una democrazia pura (intesa come democrazia diretta) … non può fornire alcun rimedio contro i danni provocati dalle fazioni … Ne consegue che tali democrazie hanno sempre offerto spettacoli di turbolenze e di contesa, si sono sempre dimostrate incompatibili con la sicurezza personale o con i diritti di proprietà, e sono state in generale tanto brevi nella loro vita quanto violente nella loro morte
In realtà, in questo periodo, si riteneva che la stragrande maggioranza della popolazione non avesse né le capacità né sufficiente istruzione per occuparsi del governo dello Stato; risultava, quindi, opportuno che eleggesse i propri rappresentanti, ben più capaci, a cui delegare lesercizio del potere. Solo J. J. Rousseau continuò ad affermare limportanza della democrazia diretta; ne Il Contratto sociale si dice: La sovranità non può essere rappresentata per la stessa ragione per cui non può essere alienata; essa consiste essenzialmente nella volontà generale e la volontà generale non si rappresenta: o è se stessa o è unaltra; non cè via di mezzo. Più recentemente è stato introdotto un altro termine, la cosiddetta Democrazia partecipativa, che fa riferimento a quei casi in cui, in un sistema rappresentativo, la legge prevede degli specifici istituti di partecipazione popolare, come, ad esempio, in Italia il referendum: in tal caso si verrebbe a creare un sottomodello rappresentativo- partecipativo di democrazia. Indice Continua
A CLISTENE O A PERICLE, PROBABILMENTE NON SAREBBERO PIACIUTI MOLTO LA COSTITUZIONE E IL SISTEMA POLITICO ITALIANO, PERCHÉ NEL NOSTRO PAESE ALLASSEMBLEA LEGISLATIVA (PARLAMENTO) NON PARTECIPANO TUTTI I CITTADINI, BENSÌ SOLO I LORO RAPPRESENTANTI, NON SORTEGGIATI MA ELETTI, E PER PERIODI PIUTTOSTO LUNGHI (5 ANNI). NOI INVECE SIAMO PERPLESSI SULLA PARTECIPAZIONE PERSONALE E DIRETTA DEL CITTADINO ALLA VITA DEMOCRATICA, PERCHÉ SAPPIAMO CHE CIÒ ERA RESO POSSIBILE AD ATENE DA TRE FATTORI PER NOI INATTUABILI O INACCETTABILI. ANZITUTTO, SOLO LE PICCOLE DIMENSIONI DELLE CITTÀ-STATO (ATENE ERA GRANDE COME OGGI IL LUSSEMBURGO) CONSENTIVANO LA PARTECIPAZIONE DIRETTA DEI CITTADINI ALLA VITA POLITICA. IN SECONDO LUOGO, AD ATENE ERANO ESCLUSE DALLA CITTADINANZA E DALLA PARTECIPAZIONE LE DONNE, I GIOVANI, I METECI, GLI SCHIAVI. INFINE, LA POLITICA IMPERIALISTA DI ATENE FACEVA PAGARE I PRIVILEGI DEI CITTADINI, OLTRE CHE AGLI SCHIAVI E AGLI ALTRI NON CITTADINI, ANCHE AGLI ALLEATI-SUDDITI DELLA LEGA DI DELO. IN REALTÀ, LE DIFFERENZE TRA GLI ANTICHI GRECI E NOI SONO MOLTO PROFONDE E RIGUARDANO IL SIGNIFICATO STESSO DEI TERMINI «POLITICA» E «DEMOCRAZIA». La Democrazia nella Polis SECONDO LA MAGGIORANZA DEGLI STUDIOSI, PERÒ, LA PAROLA DEMOCRAZIA HA OGGI UN SIGNIFICATO MOLTO DIVERSO RISPETTO A QUELLO CHE HA AVUTO DURANTE I SECOLI PRECEDENTI, IN EFFETTI IN GRECIA, NELLA POLIS, SI ATTUÒ UN SISTEMA POLITICO FONDATO SULLA DEMOCRAZIA DIRETTA, FORTEMENTE DIVERSO, QUINDI, DALLE COSIDDETTE DEMOCRAZIE RAPPRESENTATIVE, TIPICHE DEGLI ORDINAMENTI MODERNI.
PER NOI MODERNI LA POLITICA SERVE A RISOLVERE IN MODO PACIFICO I CONFLITTI TRA GRUPPI PORTATORI DI INTERESSI E VALORI DIVERSI, RAPPRESENTATI DA PARTITI; E LA DEMOCRAZIA CONSISTE NEL FARLO SECONDO IL CRITERIO DELLA MAGGIORANZA, MA CON PRECISE TUTELE PER LE MINORANZE. QUALUNQUE DECISIONE PRESA DALLA MAGGIORANZA NON PUÒ VIOLARE I DIRITTI FONDAMENTALI DELLINDIVIDUO, GARANTITI DALLA COSTITUZIONE (AD ESEMPIO LA LIBERTÀ RELIGIOSA, DI OPINIONE, DI STAMPA, LUGUAGLIANZA DAVANTI ALLA LEGGE ECC.). INOLTRE LA SEPARAZIONE TRA I POTERI DELLO STATO (E CIOÈ IL POTERE ESECUTIVO DEL GOVERNO, IL POTERE LEGISLATIVO DEL PARLAMENTO, IL POTERE GIUDIZIARIO DELLA MAGISTRATURA) GARANTISCE CHE NON SI VERIFICHINO ABUSI A DANNO DEL CITTADINO, COME INVECE AVVERREBBE SE UNO STESSO ORGANO FOSSE NELLO STESSO TEMPO LEGISLATORE, GOVERNATORE E GIUDICE. La Democrazia nella Polis P ER GLI A TENIESI, AL CONTRARIO, LA POLITICA SERVIVA A PRENDERE DECISIONI COLLETTIVE GARANTENDO CHE TUTTI NE FOSSERO PARTECIPI. I CONFLITTI DI INTERESSI E DI VALORI ERANO CONSIDERATI UNA MALATTIA DISTRUTTIVA PER LA POLIS, PER CUI NON ERANO AMMESSI PARTITI O GRUPPI ORGANIZZATI. N É ESISTEVA ALCUN DIRITTO DELL INDIVIDUO, RITENUTO SACRO E INVIOLABILE PER LA COLLETTIVITÀ : AD ESEMPIO, LA LEGGE ATENIESE NEL IV SECOLO A.C. PUNIVA IL CITTADINO CHE SPOSAVA UNA STRANIERA ; E L ATEISMO ERA CONSIDERATO UN REATO, COME DIMOSTRA LA CONDANNA A MORTE DI S OCRATE. SULLA BASE DI QUESTE PROFONDE DIFFERENZE, MOLTI STUDIOSI RITENGONO OGGI CHE LA DEMOCRAZIA ANTICA E QUELLA MODERNA NON SIANO CONFRONTABILI. LE DIFFERENZE SONO INFATTI ENORMI E NON SEMPRE A NOSTRO VANTAGGIO. AD ESEMPIO, LO STORICO INGLESE MOSES I. FINLEY HA SOTTOLINEATO IL CONTRASTO TRA LALTO LIVELLO DI FORMAZIONE POLITICA, ASSICURATO AI CITTADINI ATENIESI DALLA PARTECIPAZIONE AGLI ORGANISMI COLLETTIVI, E IL DISINTERESSE PER LA POLITICA CHE CARATTERIZZA GRAN PARTE DEI CITTADINI NELLE MODERNE DEMOCRAZIE. EGLI RITIENE CHE, SIA PURE IN FORME DIVERSE DA QUELLE ANTICHE, LIDEA DELLA DEMOCRAZIA COME STRUMENTO PER LA FORMAZIONE POLITICA DELLE MASSE DEBBA ESSERE UN VALORE ANCORA ATTUALE: SU QUESTO AVREMMO MOLTO DA IMPARARE DALLANTICA ATENE. LA DEMOCRAZIA SI IMPARA INFATTI SOPRATTUTTO SE LA SI PRATICA. Q UESTI COMPORTAMENTI SAREBBERO CONSIDERATI DA TUTTI NOI DECISAMENTE CONTRARI ALLA DEMOCRAZIA. Indice Continua
Il concetto di democrazia nella storia ROMA ANTICA, DEMOCRATICA MA NON TROPPO La Res Publica Una straordinaria esperienza di democrazia rappresentativa è invece già presente nella Roma repubblicana, nel periodo che va dal IV secolo fino alla fine del I secolo a.C. quando furono conferiti ad Augusto i primi poteri di princeps. In quellepoca lo stato fu concepito come res populi e lappartenenza al populus Romanus Quiritium, costituendo lelemento della cittadinanza, consentiva di votare e di eleggere i propri rappresentanti a capo delle supreme magistrature, a cui veniva affidato il potere direttivo (potestas) o il superiore potere di comando (imperium).. Fu un esperienza, quindi, ben diversa da quella descritta nella polis greca, in cui ununica assemblea, aperta a tutti i liberi, prendeva le decisioni principali della vita pubblica. I romani, infatti, si discostarono dal modello greco, da loro definito eccesso di libertà (nimia libertas), e adottarono un meccanismo politico di tipo rappresentativo, in cui le assemblee (comitia), di cui facevano parte i cittadini maschi in età militare, compresa tra i 17 e 60 anni, votavano, eleggendo coloro che dovevano ricoprire le supreme cariche; le assemblee venivano, però, graduate in modo da conferire maggiore influenza ai membri delle famiglie più ricche. Enzo Biagi: Storia dItalia a fumetti – il Messaggero
ROMA ANTICA, DEMOCRATICA MA NON TROPPO Il concetto di democrazia nella storia ROMA ANTICA, DEMOCRATICA MA NON TROPPO La Res Publica Si comprende allora, come tutta la costruzione politico- costituzionale romana sia stata eretta al preciso fine di limitare il potere di quel popolo, in nome del quale magistrati e Senato dicevano di governare lo Stato. Per di pi ù il Senato, che aveva poteri enormi, non era elettivo ma formato per cooptazione, in ragione delle tappe del cursus honorum dei componenti dell é lite dirigente. Ultimo elemento di cui tener conto per capire la peculiarit à romana, è la figura dei consules, due magistrati di rango pi ù alto, eletti annualmente. Tito Livio osserva che il loro grande potere non differiva molto da quello dei re (abbattuti verso la fine del VI secolo a.C.), ma con una differenza: la loro carica era elettiva e durava solo un anno. Enzo Biagi: Storia dItalia a fumetti – il Messaggero
Un greco assai noto, Polibio, si invagh ì talmente del modello politico-costituzionale romano da spingersi a considerarlo modello perfetto di quella costituzione mista (un po di democrazia, un po di oligarchia, un po di monarchia), che i pensatori greci - tendenzialmente conservatori ed ostili alle proprie citt à, strutturate secondo un modello di democrazia diretta - chiamavano sistema misto. Un politico romano del III/II secolo a.C. si sarebbe compiaciuto per tale definizione, cosi come si sarebbe invece offeso se qualcuno avesse definito Roma una democrazia al pari di qualunque polis greca governata dal popolo. Indice Continua Enzo Biagi: Storia dItalia a fumetti – il Messaggero
LA SOVRANITÀ POPOLARE DAL CROLLO DELLIMPERO ROMANO ALLA NASCITA DELLO STATO MODERNO Il concetto di democrazia nella storia LA SOVRANITÀ POPOLARE DAL CROLLO DELLIMPERO ROMANO ALLA NASCITA DELLO STATO MODERNO i regni europei Con il crollo della grande compagine statale romana, sullEuropa frammentata in un pluralismo politico assai fluido e caotico, il potere perde ogni unità senza essere perciò affidato alle masse popolari. Lo stato di insicurezza, di devastazione e di guerre favorisce il sorgere di una miriade di assolutismi, la libertà non è più presidiata né dallimpero della legge né da una volontà popolare organizzata, tuttavia è proprio da tale pluralismo e dalla concezione cristiana della persona umana che listanza democratica trae occasioni e opportunità, per riaffacciarsi in forme valide, nutrite di un pensiero originale. Il medioevo presenta, infatti insieme con nuove realizzazioni di istituti democratici, tutto un cospicuo corpo di principi dottrinali che apre la via alle moderne concezioni politiche.
Tra le nuove realizzazioni democratiche di questo periodo, vanno naturalmente ricordati i comuni e le città dellHansa, in cui le classi medie, dedite ai traffici e alle attività mercantili, ottennero la liberazione dagli antichi vincoli feudali anche in conseguenza del grande movimento economico-sociale verificatosi con le Crociate. La partecipazione a questi tipi di democrazia, però, di regola non avviene per via diretta, ma si realizza attraverso lappartenenza del cittadino ad un data corporazione. Nasce così il nuovo concetto di rappresentanza, rivoluzionario rispetto a quello dellantichità classica. Anche allinterno della Chiesa si diffondono movimenti che, ispirandosi alle dottrine cristiane della fraternità e delluguaglianza tra tutti gli uomini, costituiscono uno stimolo potente in tutti i tempi, di movimenti democratici di ogni tipo. o da tale pluralismo e dalla concezione cristiana della persona umana che listanza democratica trae occasioni e opportunità, per riaffacciarsi in forme valide, nutrite di un pensiero originale. Il medioevo presenta, infatti insieme con nuove realizzazioni di istituti democratici, tutto un cospicuo corpo di principi dottrinali che apre la via alle moderne concezioni politiche.
La rinascita degli studi aristotelici e alcune formulazioni embrionali delle teorie contrattualistiche, portano un nuovo contributo allaffermazione dei principi democratici, separando il concetto di persona da quello di funzione in tema di sovranità, e riconoscendo la base popolare dellautorità costituita. Marsilio da Padova è lautore che, agli inizi delletà moderna o ai limiti del Medioevo, meglio precisa e approfondisce i concetti di sovranità, di rappresentanza, applicati allo studio della vita dello Stato della Chiesa. Egli, riferendosi alla concezione aristotelica, delimita la comunità politica in modo autonomo. Lo Stato è un insieme organico autosufficiente sia dal punto di vista morale, sia da quello fisico, e le sue facoltà legislative sono prerogativa di una corporazione ben precisata, a cui spetta pure la funzione esecutiva, come strumento per la realizzazione dellunità del potere. In tal modo il conflitto per lintromissione dellautorità spirituale nei confronti della comunità statale diviene progressivamente sempre più aperto. Nicolò Cusano cercò di portare a soluzione il problema, insistendo più sullarmonia e sul consenso che sullautorità, come elementi liberamente accettati dagli uomini, per natura egualmente forti ed egualmente liberi. Tale dottrina rappresentò un importante elemento al quale si collegheranno le concezioni rivoluzionarie del 600 e 700. Anche nel Comune, come era già avvenuto a Roma e nella polis greca, lallargamento territoriale, le lotte interne tra fazioni, portano necessariamente al dominio di uno solo, il Signore, il Principe, futuro despota e tiranno. Si vengono frattanto affermando e consolidando le grandi monarchie a base nazionale, che spengono un po alla volta tutte le rappresentanze costituite da corpi, stati generali e provinciali. Indice Continua
LE ETÀ DELLE RIVOLUZIONI Il concetto di democrazia nella storia LE ETÀ DELLE RIVOLUZIONI La prima conquista dei diritti del cittadino La Democrazia inglese e la democrazia continentale affondano le loro radici in questo periodo storico, ne traggono indirizzi e strutture. Esse sono in netta contrapposizione tra loro. Le libertà dei cittadini inglesi si fondano su equilibri raggiunti tra diverse posizioni, sono dovute a compromessi, a reali contratti con lautorità costituita. La visione continentale della realtà sociale e politica, che identificava Stato e società, poteva, invece, portare o ad una rinuncia in toto alle proprie libertà, per sottomettersi al volere del principe o, di nuovo, allaffermazione di istituti di democrazia diretta, negando il valore della rappresentanza. Si ha perciò una netta contrapposizione tra le due teorie, inglese e francese. Nella prima sono esaltate le energie locali, giustificato e incoraggiato lautogoverno. Una maggioranza al Parlamento detiene il potere, ma si ha coscienza dell'unità profonda esistente tra maggioranza e minoranza entro la comunità, organizzata, definita secondo il Bryce, come un tutto (as a whole). Di qui la tutela delle minoranze, il frequente richiamo al concetto di «pubblica opinione». Lo Stato è sentito veramente nella sua "essenza contrattuale; all'unità nello Stato, per l'esecuzione di determinati compiti di comune interesse, ceti, enti, gruppi sociali hanno sacrificato solo una parte della loro sovranità, e ne sono profondamente consapevoli.
In ciò sta il carattere tipico della libertà anglosassone, aliena da ogni dispotismo, incluso quello della maggioranza, o di una pretesa totalità, e intesa prima di tutto, a limitare il potere che del dispotismo è inevitabile strumento. In Inghilterra la democrazia, infatti, cresce sul ceppo del liberalismo che, prima di essere potere del popolo sul governo, è libertà del popolo dal governo. Le democrazie future, che conserveranno questa lezione antiassolutistica, saranno a giusto titolo chiamate liberaldemocrazie. In Francia il Montesquieu, col suo Esprit des Lois (di derivazione lockiana), aveva introdotto queste stesse teorie d'oltre Manica, ma la salda tradizione assolutistica francese, restò in pieno ambito rousseauiano, col concetto della sovranità indivisibile, per cui quelle autonomie e libertà, elargite illuministicamente dall'alto, non solo non trovano l'aggancio in tradizioni d'autogoverno, ma restano in balia della sovranità centrale. L'invenzione del Montesquieu rispetto al Locke - l'equilibrio dei poteri, legislativo, esecutivo, giudiziario, entro l'organismo statuale - ricavata dallosservazione della realtà politica inglese, rimane astrattamente formale, separata comé dall'effettivo contesto di libertà particolari a quella proprie, e sta alla radice delle illusioni democratiche continentali.
Nella Rivoluzione Francese, come gi à nell'assolutismo, non fu riconosciuta effettiva cittadinanza al dinamico evolversi di gruppi e istituzioni intermedie tra il suddito e lo Stato, e identificandosi i concetti di nazione (popolazione che ha comuni legami di tradizioni, costumi idee, lingua ecc.) e di stato (espressione politica di realt à che ben potrebbero anche essere plurinazionali, come nella Svizzera e negli organismi statuali anglosassoni in genere), si posero le premesse alla prosecuzione in chiave nazionale, popolare, totalitaria, della politica di potenza della monarchia assoluta. Crollano quindi le speranze europee di liberazione democratica da tutti i giochi di equilibrio internazionale delle monarchie. Napoleone esporta il nazionalismo di marca francese. Le rivoluzioni democratiche del XIX e XX secolo in Europa saranno tutte in funzione dello stato-nazione, senza che venga risolto il vecchio problema della convivenza intereuropea, della democrazia nei rapporti internazionali, regolati ancora e sempre dalla politica di potenza.
LE ETÀ DELLE RIVOLUZIONI Il concetto di democrazia nella storia LE ETÀ DELLE RIVOLUZIONI La prima conquista dei diritti del cittadino Diversamente la questione fu impostata nelle antiche colonie dAmerica; Il FEDERALIST esplicitamente dichiara la volontà di dar vita a una costruzione statuale le cui istituzioni sappiano proteggerla dal tipo europeo di anarchia politica. Quantunque la rivoluzione americana del 1776 e i testi costituzionali del 1787-88 dottrinalmente si rifacciano in buona parte alla divulgazione francese del pensiero politico inglese, il tipo di società, le tradizioni che essi si trovano a esprimere, sono evidentemente quelli anglosassoni, pluralistici.
Quella divisione di sovranità che nella Madrepatria si era ottenuta nel corso di lunghe lotte, quelle autonomie, quellabitudine allautogoverno, che si erano cosi venute tradizionalmente creando, gli Inglesi dAmerica lo codificano nella loro Costituzione. La costruzione razionalistica contiene ed esprime la tradizione anglosassone. La democrazia americana dei decenni a cavallo dei secc. XVIII e XIX fu la democrazia delle grandi masse dei farmes dellOvest, che, minacciati nella loro libertà politica ed economica dai potenti interessi capitalistici dellEst, periodicamente (con Jefferson, 1800; con Jackson, 1828) producevano grandiose e pacifiche rivolte che legalmente mettevano il governo federale dalla parte degli interessi popolari. LE ETÀ DELLE RIVOLUZIONI Il concetto di democrazia nella storia LE ETÀ DELLE RIVOLUZIONI La prima conquista dei diritti del cittadino
Quando, a partire dalla seconda metà del sec. XIX, gli USA si trasformeranno con processo vertiginoso in una grande società industriale le basi della democrazia americana cambieranno radicalmente: allo strapotere capitalista, trionfante alla fine del secolo scorso e agli inizi del nostro, si contrapporranno le istanze democratiche delle masse dei lavoratori urbani che, con Wilson prima e con F.D. Roosevelt poi, cercheranno soluzioni originali per la democratizzazione di una società altamente sviluppata: controllo pubblico delleconomia, presenza attiva di grandi sindacati fortemente organizzati, larga diffusione (mediante listituto azionario) della proprietà dellimpresa; e questo sempre, però, sul ceppo di una società pluralista capace di fare largo posto alliniziativa degli individui e delle comunità particolari.. Indice Continua
Il concetto di Democrazia nella storia LA DEMOCRAZIA NELLA SOCIETÀ CHE CAMBIA La democrazia internazionale NellEuropa continentale, la mancanza sia di una struttura che di una tradizione pluralista, come pure la forte limitazione delle libertà democratiche originata dalle continue guerre in cui gli Stati continentali si trovano continuamente coinvolti, resero ledificazione della democrazia unimpresa molto diversa e più difficile. Ciò spiega da un lato la debolezza dei democratici europei, dallaltro il sorgere alla loro sinistra di movimenti politici socialisti fortemente unitari e radicali rivendicanti una democrazia che sopprimesse nelle sue radici economiche la disuguaglianza politica; una democrazia intesa non come armonioso contemperamento delle classi e degli interessi, nel rispetto delle minoranze e delle libertà liberali di espressione e di associazione ma, dirà Lenin, come strumento di potere e di violenza dei molti sui pochi, della grande massa degli oppressi di ieri sui loro oppressori e sfruttatori, fino allabolizione definitiva delle classi. Le insufficienze di una democrazia puramente politica furono messe in luce con l'allargamento del suffragio, attuato nei Paesi europei nella seconda metà dell'800 e primo decennio del '900: oltre a essere strumento reale di inserimento delle masse popolari nella direzione dello Stato, esso si dimostrò manovra non scevra di pericoli di involuzione, data l'immissione nella lotta politica di strati politicamente impreparati e perciò strumentalizzabili facilmente dalle élites politiche e sociali in lotta fra di loro.
Restava tra l'altro insoluto il problema della democrazia internazionale, come chiaramente mostrò il protezionismo ripreso dopo il 1870 in tutta l' Europa continentale, mentre all'interno dei singoli Paesi si avvertiva sempre più profonda la mancanza di unità democratica. In questo travaglio la vecchia Europa dell'assolutismo monarchico, con la sua democrazia di facciata, riprese le vie della politica degli equilibri internazionali, ossia della politica di potenza, e quando l'equilibrio europeo con la prima guerra mondiale giunse alla sua ennesima e, questa volta, risolutiva crisi, essa espresse dal suo seno totalitarismi ben noti in nome della tradizione nazionale, ma in realtà per la sopraffazione violenta dei ceti meno dotati. La soluzione postbellica data al problema della democrazia internazionale e della convivenza fra Stati sovrani fu infatti il tentativo di tradurre in atto la visione wilsoniana (di derivazione ottocentesca) di un mondo ordinato per nazioni indipendenti: visione irrealizzata in cui prima la democrazia e poi la pace furono sacrificate sull'altare del nazionalismo. Pellizza da Volpedo, Il Quarto Stato, 1901, Milano, Civica Galleria d'Arte Moderna.
LA DEMOCRAZIA NELLA SOCIETÀ CHE CAMBIA Il concetto di Democrazia nella storia LA DEMOCRAZIA NELLA SOCIETÀ CHE CAMBIA La reazione antidemocratica del fascismo Il cammino verso la soluzione dei nuovi problemi sociali e delle esigenze di democrazia e partecipazione venne violentemente interrotto, in Italia, dallinstaurazione della dittatura fascista. Per i profondi contrasti tra le forze politiche, per i conflitti sociali, per la gravità dei problemi di politica interna ed internazionale che la guerra aveva lasciato non risolti e, in alcuni casi, aveva esasperato, il Governo parlamentare, il quale aveva già assicurato per diversi decenni una pacifica evoluzione della vita italiana e aveva affrontato e superato il drammatico cimento della prima guerra mondiale, non seppe mostrare la risolutezza che è necessaria in tempi di gravi turbamenti politici e sociali. Il diffondersi, in quel momento, di crisi della fiducia nei suoi confronti favorì la reazione antidemocratica del fascismo. Laula del Parlamento (una volta espressione della volontà popolare) venne trasformata in camera dei fasci e delle corporazioni; il governo reale passò nelle mani del Gran Consiglio del fascismo, mentre Mussolini, che ricopriva la carica di primo ministro e capo del partito fascista, riceveva lappellativo di Duce. Nel 1926 veniva promulgata la cosiddetta riforma elettorale che ammetteva, nellambito dellordinamento politico italiano, la presenza del solo partito fascista. Allabolizione di tutti i partiti seguiva la scomparsa dei diritti civili di libertà: la libertà di opinione, la libertà di stampa, le libertà sindacali, ecc.. Il culmine veniva raggiunto nel 1938, quando Mussolini varava le cosiddette leggi razziali che calpestavano il principio delluguaglianza di tutti i cittadini e sancivano gravissime discriminazioni ai danni dei cittadini ebrei.
Oggi democrazia, libertà ed uguaglianza sono parole inconcepibili. Nessuna nazione può progredire con tali idee. Esse sono di intralcio all azione, quindi onestamente le aboliamo.
LA DEMOCRAZIA NELLA SOCIETÀ CHE CAMBIA Il concetto di Democrazia nella storia LA DEMOCRAZIA NELLA SOCIETÀ CHE CAMBIA Democrazia e Repubblica: la nuova Costituzione dello Stato italiano. Il ritorno alle libertà democratiche fu difficile e tormentato, ma allo stesso tempo definitivo. Lanno cruciale in cui si crearono i presupposti concreti per un ritorno alla libertà, fu il 1943, mentre erano in pieno svolgimento le vicende drammatiche della seconda guerra mondiale. Due furono i fatti determinanti per il destino futuro del nostro Paese: il decreto-legge del 2 agosto 1943, che smantellò lordinamento fascista e preannunciò che, nel termine di 4 mesi dalla fine della guerra mondiale, ci sarebbe stata lelezione di una nuova Camera dei deputati e la conseguente convocazione e linizio della nuova legislatura, la formazione, nel settembre del 1943, di gruppi di resistenza alloccupazione nazista e al rinato fascismo della repubblica di Salò, dopo larmistizio firmato dallItalia con gli alleati (8 settembre 1943) e la conseguente dichiarazione di guerra alla Germania. Il fenomeno della resistenza risultò unesperienza politica di incalcolabile importanza per il futuro democratico dellItalia. Furono proprio lattività dei partiti antifascisti e la loro nuova forza rappresentativa a porre in discussione listituto stesso della monarchia e a obbligare Umberto di Savoia, in nome del re Vittorio Emanuele III, ad emanare il 15 giugno 1944 un decreto che stabiliva che, dopo la liberazione del territorio nazionale, le riforme istituzionali sarebbero state scelte dal popolo italiano, il quale, a tal fine, avrebbe eletto a suffragio universale diretto e segreto unassemblea per deliberare la nuova costituzione dello Stato.
Ma, a liberazione avvenuta si realizzò lultima conquista (decreto del marzo 1946): non lassemblea costituente ma il popolo, direttamente, attraverso un referendum, avrebbe scelto tra monarchia e repubblica. Il 2 giugno1946, per la prima volta nella storia dItalia, ci furono elezioni a suffragio universale. Il referendum diede questi risultati: 12.717.923 voti validi a favore della repubblica 10.719.281 voti validi a favore della monarchia: era nata lItalia repubblicana. La Commissione incaricata di redigere il testo della Costituzione era composta da 75 membri scelti dal parlamento. Il suo lavoro proseguì ininterrottamente per un anno e mezzo, dal 20 luglio 1946 al 22 dicembre 1947. Fu un lavoro difficile e complicato a causa della vastità e dellimportanza del documento, anche a causa delle differenti vedute politiche dei componenti della commissione. Dopo accese discussioni e scontri tra i partecipanti, la lunga maratona si concludeva positivamente. Il testo, redatto dalla commissione, veniva poi sottoposto allapprovazione dellassemblea: su 535 deputati, soltanto 82 si dichiaravano contrari alla nuova Costituzione che diventava cosi, tramite un decreto firmato dal Capo provvisorio dello Stato, Enrico de Nicola, legge fondamentale dello Stato. Indice Continua
abbiamo ripercorso le tappe principali della storia della democrazia, vorrei, però, sapere qual è stato nel nostro Paese il primo, significativo successo della lotta per la conquista della libertà
La prima costituzione italiana è stata lo statuto Albertino. In realtà esso fu emanato il 4 agosto 1848 da Carlo Alberto, come legge fondamentale del Regno di Piemonte e Sardegna e solo in seguito nel 1861, quando fu eletto re dItalia Vittorio Emanuele II, diventò la Costituzione del nuovo Regno dItalia. LO STATUTO ALBERTINO Il lungo cammino dellItalia verso una costituzione democratica LO STATUTO ALBERTINO la Legge fondamentale perpetua e irrevocabile della Monarchia
La caratteristica dello statuto Albertino consisteva nel riconoscimento dei principi liberali e in parte democratici, che si riallacciavano alle costituzioni approvate in Francia e in America. Esso, inoltre, prevedeva un governo monarchico in cui il re rimaneva al centro del sistema politico, ma vedeva fortemente limitato il suo potere; il potere legislativo, infatti, veniva affidato al Parlamento di cui una Camera, quella dei Deputati, veniva eletta dal popolo, mentre il Senato era di nomina regia. Il potere esecutivo spettava, invece, al governo, che doveva godere della fiducia del re. Occorre però ricordare che all epoca il diritto di voto non era garantito a tutti i cittadini; di fatto, basandosi sul reddito, sull istruzione e sul sesso, prevedeva un suffragio molto limitato. Lo statuto Albertino fu la costituzione italiana fino al 1 gennaio 1948, quando fu sostituita dalla nuova costituzione nazionale; la caratteristica che permise allo statuto di adattarsi ai tanti mutamenti storico-istituzionali intercorsi nello spazio di un secolo, fu la sua flessibilità, cioè la possibilità che fosse modificato da una semplice legge ordinaria: ciò fu anche il suo limite, poiché consentì al governo dittatoriale fascista tante modifiche che finirono per svuotarlo di contenuto. LO STATUTO ALBERTINO Il lungo cammino dellItalia verso una costituzione democratica LO STATUTO ALBERTINO la Legge fondamentale perpetua e irrevocabile della Monarchia Indice Continua
Ma allora che significato assume la democrazia nella Costituzione italiana?
LA COSTITUZIONE ITALIANA LA COSTITUZIONE ITALIANA Il lungo cammino dellItalia verso una costituzione democratica LA COSTITUZIONE ITALIANA laffermazione del principio democratico LA COSTITUZIONE ITALIANA
Il lungo cammino dellItalia verso una costituzione democratica LA COSTITUZIONE ITALIANA Laffermazione del principio democratico La Costituzione italiana costituì, allora, un vero e proprio piano di incontro e confluenza tra idee e valori diversi, espressi dai partiti presenti nellAssemblea, generalmente riconducibili a tre grandi filoni di pensiero: quello che faceva capo alla grande tradizione liberale, quello tipico della sinistra socialista ed, infine, quello di ispirazione cristiano-sociale, di cui massimo esponente era la Democrazia Cristiana. Tutto ciò ha fatto spesso affermare che la Costituzione italiana è frutto di un vero e proprio compromesso; tale espressione, seppur vera, non va, però, intesa in senso negativo:in realtà i membri dellAssemblea Costituente, pur partendo da posizioni talvolta divergenti, cercarono soluzioni condivise che, senza prevaricazione di un parte politica sullaltra, costituissero un incontro ideale, tale da esprimere le speranze e le attese comuni, di uno Stato e di un società migliore. Daltro canto, quanto avvenne in Italia non presenta alcuna anomalia, anzi è espressione tipica di un sistema politico che preveda lelaborazione della Carta Costituzionale da parte di unAssemblea eletta a suffragio universale, rappresentativa, quindi, di ideologie politiche diverse.
In ogni caso, nel corso dei lavori dellAssemblea, pur caratterizzati da momenti di grave tensione e scontro politico, un principio fu sempre condiviso da tutti e non a caso ha ispirato tutta la nostra Costituzione: il principio democratico, espresso e ribadito con toni intensi e sentiti, nellart. 1 LItalia è una repubblica democratica... La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. queste affermazioni non potevano non trovare daccordo tutti i nostri padri costituenti che insieme avevano vissuto la tragedia della dittatura fascista e i tanti lutti che aveva portato agli italiani. Si voleva, quindi, creare un sistema politico in cui il popolo per la prima volta in Italia, costituisse la fonte di legittimazione del potere dello Stato. Sovranità e potere non erano più rappresentati dal re, che governava per volere divino, ma esercitati dal popolo attraverso gli strumenti previsti dalla norma: lo Stato italiano nasce e si sviluppa intorno agli ordinamenti della costituzione repubblicana e costituisce lespressione diretta della volontà del popolo che si manifesta con il voto e la partecipazione ai movimenti politici che prendono di solito forma di partiti. Il dettato dellart. 1 portò anche ad affermare che lo Stato svolge la sua attività in nome e per conto del popolo, secondo lo schema giuridico della rappresentanza; le potestà statuali hanno, allora, ununica fonte di legittimazione politica e giuridica: questa è costituita dal popolo, che può avvalersi di svariate forme per esercitare la sovranità.
Tale affermazione è sostanzialmente ricorrente anche in altri autori; si afferma, infatti,la disposizione che il popolo è sovrano nelle forme e nei limiti della Costituzione (come dice testualmente lart. 1) non significa che la Costituzione sopravvenga per porre limiti estrinseci allesercizio di una preesistente sovranità del popolo ……… ma proprio allopposto, che la sovranità del popolo esiste solo nei limiti e nelle forme in cui la Costituzione la organizza, la riconosce e la rende possibile e fin quando sia esercitata nelle forme e nei limiti del diritto. Fuori della Costituzione e del diritto non cè sovranità ma larbitrio popolare, non cè il popolo sovrano, ma la massa con le sue passioni e le sue debolezze Da tale premessa consegue che se i poteri e la funzione dello Stato vanno esercitati non nellinteresse di questo, ma del popolo stesso, anche la sovranità popolare non preesiste alla Costituzione, ma esiste e si esplica solo nei modi e nei limiti previsti dalla stessa: la Costituzione diventa, allora, un prius logico-giuridico sia del potere dello Stato che di quello del popolo.
Sembrano queste, affermazioni che smentiscono il valore della sovranità popolare e, quindi, del principio democratico; in realtà con esse lillustre autore intendeva esclusivamente sottolineare come la sovranità non preesiste al diritto, bensì si costituisce e si organizza attraverso il diritto. Conseguenzialmente, se ci si interroga sulla portata del principio democratico, si può affermare che tutti i poteri e, quindi, anche il modo di esercizio della sovranità, sono subordinati alla Costituzione. Lespressione fondamentale di democrazia, che si esprime come già ricordato, nella sovranità popolare, si trova nellart. 48 della Costituzione; in esso si attribuisce a tutti i cittadini italiani maggiorenni, il diritto di voto: Lespressione fondamentale di democrazia, che si esprime come già ricordato, nella sovranità popolare, si trova nellart. 48 della Costituzione; in esso si attribuisce a tutti i cittadini italiani maggiorenni, il diritto di voto:è questo il primo e fondamentale strumento di partecipazione del popolo alla gestione della res publica. Dal punto di vista politico, il voto espresso dai cittadini nelle elezioni politiche e amministrative, costituisce lo strumento con cui il popolo elegge i suoi rappresentanti, a cui delegare lesercizio effettivo del governo dello Stato e della sua amministrazione. Indice Continua
Nellart.48 della Costituzione è affermato il suffragio universale; vorrei, però, ricordare che la conquista dei diritti politici, da parte delle donne, è stato un evento relativamente recente e, in ogni caso, preceduto da dure battaglie
La nascita della Repubblica LA COSTITUZIONE ITALIANA Il suffragio Universale In realtà il suffragio universale in Italia è stata una conquista relativamente recente; mentre il suffragio universale maschile risale agli inizi del 900, il diritto di voto alle donne è stato introdotto con il decreto luogotenenziale del 31 gennaio 1945, dopo una lunga serie di lotte e dopo più di 70 anni dalla prima richiesta presentata al parlamento del regno nel 1877. Le donne iniziarono a votare nelle elezioni amministrative del marzo 1946, ma la più sentita partecipazione si ebbe con le elezioni del 2 giugno 1946, in cui si votò per scegliere tra monarchia e repubblica e per eleggere i membri della Costituente.
Ma cosa rappresentò per le donne lesercizio di questo diritto? Possiamo comprenderlo ricordando le parole di alcune protagoniste, riportate dallon Lalla Trupia: ….Le schede che ci arrivavano in casa e ci invitavano a compiere il nostro dovere – scrive Anna Garofano, una delle più sensibili giornaliste dellepoca – hanno unautorità silenziosa e perentoria. Le rigiriamo tra le mani e ci sembrano più preziose della tessera del pane. E ancora: Nella cabina avevo il cuore in gola e avevo paura di sbagliarmi……Forse possono capirmi le donne e gli analfabeti. Fu un giorno bellissimo scrive la scrittrice Anna Banti. E Aba De Cespedes: Il giorno delle elezioni uscii dalla cabina liberata e giovane come quando ci si sente i capelli ben ravviati sulla fronte.
Questo fu, dunque, un momento magico per la politica e per la democrazia: limpegno politico, lesercizio del voto, la ricostruzione dellItalia erano una missione finalmente condivisa da tutto il popolo italiano, esso coincideva con la rinascita e il riscatto della propria esistenza dalla sofferenza e dallumiliazione. La politica finiva per diventare un aspetto della vita, esprimendone le aspettative e i sentimenti più diffusi e più alti. E i valori di questa nuova Italia li ritroviamo tutti nella Costituzione. La Costituzione, grazie a quelle 21 donne che in quel lontano 1946 entrarono a Montecitorio, parla al futuro, nomina diritti fondamentali nella famiglia, nel lavoro, nellaccesso ai pubblici uffici. Lestensione del diritto di voto alle donne non fu, allora, una semplice concessione, ma laffermazione e il riconoscimento di un diritto che tante italiane avevano gia conquistato sul campo, combattendo nella Resistenza, per la liberazione dellItalia dal fascismo e dalla dittatura; rappresentò anche una svolta epocale nel nostro Paese, gettando le basi della nascente democrazia e costituendo il punto di arrivo, ma anche di partenza, di un viaggio che tutti gli italiani, uomini e donne, avevano intrapreso per la ricostruzione della nazione. Indice Continua
È indubbio, allora, che il principio democratico abbia un valore incontestabile e fondante nella nostra Costituzione. Ma allora mi chiedo, esso è stato reso effettivo nellordinamento e con quali modalità?
Le forme di partecipazione democratica LA DEMOCRAZIA NELLA COSTITUZIONE ITALIANA La sovranità popolare Occorre, al riguardo, ricordare che, dopo aver affermato e ribadito il carattere democratico del nostro stato, la Costituzione indica gli strumenti concreti per renderlo effettivo, garantendo quei diritti politici in gran parte compressi nel precedente periodo fascista. Sicuramente è fondamentale lart. 48, che sancisce il cosiddetto suffragio universale, secondo cui tutti i cittadini maggiorenni hanno il diritto di eleggere i propri rappresentanti perché esercitino la sovranità: esso costituisce lespressione tipica di democrazia rappresentativa, che caratterizza il nostro sistema politico. Le elezioni sono, quindi, diventate lelemento costitutivo del processo di attribuzione del potere per lesercizio delle pubbliche funzioni. Il suffragio universale, il voto segreto, luguaglianza dei voti espressi, la periodicità delle elezioni, unite ai vari modelli di legge elettorale, si prefiggono lobbligo di rappresentare più fedelmente possibile il corpo elettorale. Non mancano, però, degli esempi di democrazia diretta con cui il popolo ha il potere di partecipare direttamente alla gestione della res publica: si pensi allart. 75 della Costituzione, in cui è prevista la possibilità di indire un referendum abrogativo totale o parziale su una legge, qualora 500.000 elettori o 5 consigli regionali ne facciano richiesta, o lart. 71, che prevede il potere di iniziativa popolare da parte di 50.000 elettori.
Ricordiamo, infine, gli altri strumenti di democrazia diretta, previsti dalla Costituzione: il diritto di iniziativa e il referendum su leggi e provvedimenti amministrativi della Regione (articolo 123 Cost.); il diritto di ogni cittadino di rivolgere petizioni alle Camere per chiedere provvedimenti legislativi o esporre comuni necessità (art 50 Cost.); la possibilità di ricorrere al referendum costituzionale, quando ne facciano richiesta un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali, per eventuali modifiche della Costituzione, che, pur essendo state approvate nella seconda votazione a maggioranza assoluta, non abbiano però ottenuto la maggioranza dei due terzi dei componenti le Camere (art. 138 Cost.); la possibilità di ricorrere al referendum per la fusione o la creazione di nuove Regioni e per lo spostamento di Comuni e Province da una Regione allaltra (art. 132 Cost.). In ultimo, occorre ancora ricordare che la sovranità popolare si esprime non solo con gli istituti di democrazia diretta ed indiretta ma anche attraverso lesplicazione delle libertà politiche e di talune libertà civili fondamentali da parte dei cittadini. I diritti di libertà costituiscono, allora, delle vere e proprie precondizioni per un efficace esercizio dei diritti politici. Da ciò deriva, come logica conseguenza, che non è laffermazione della democrazia in uno stato a comportare come conseguenza il riconoscimento dei diritti di libertà, piuttosto è proprio laffermazione di questi diritti che ci permette di considerare democratico un certo ordinamento. Fra tutti i diritti di libertà, assume un ruolo fondamentale la libertà di espressione, ex art. 21 della Costituzione, poiché con esso, indirettamente, si partecipa alla formazione degli indirizzi politici e, quindi, allesercizio del potere. Indice Continua
Le forme di partecipazione democratica IL R EFERENDUM A BROGATIVO Larticolo 75 Di tutti gli istituti di partecipazione democratica, che introducono un elemento di totale novità rispetto allo Statuto Albertino, assume particolare importanza il referendum abrogativo, di cui allart. 75; in esso si prevede che i cittadini italiani possono essere chiamati al voto per abrogare, in tutto o in parte, una legge. Abbiamo già ricordato che tale procedura è formalmente ritenuta una residua forma di democrazia diretta in un sistema politico, come quello italiano, di tipo sostanzialmente rappresentativo. Non tutti sono, però, daccordo su questa impostazione: alcuni ritengono, infatti, che il referendum non sia tanto unespressione di democrazia diretta, quanto piuttosto di un sottomodello di democrazia rappresentativo- partecipativa, in cui il popolo ha sia il potere di eleggere i suoi rappresentanti, sia quello di partecipare, con appositi istituti, alle decisioni pubbliche, sino a poter procedere anche alla loro diretta assunzione attraverso specifiche votazioni. LEspresso del 30 giugno 2006
Argomentando in tal senso, listituto non porterebbe ad una decisione presa direttamente dal popolo adunato, poiché in una società complessa e pluralista come la nostra, anche nel caso del referendum abrogativo, la volontà popolare risulta mediata da attività di partito e gruppi, dai mezzi di informazione e, in ogni caso, da altri soggetti istituzionali, con poteri di controllo e di attuazione della volontà popolare. Un aspetto, però, non va dimenticato: con listituto del referendum, votando per leventuale abrogazione di una legge, si esprime anche un voto di sfiducia indiretto nei confronti del governo, sostenuto dalla relativa maggioranza parlamentare che ha approvato la legge. Il procedimento previsto nellart. 75 diventa, allora, «un correttivo al sistema parlamentare e, più in generale, alle dinamiche del sistema rappresentativo» Indice Continua
Le forme di partecipazione democratica I L REFERENDUM SOSPENSIVO Articolo 138 Il referendum sospensivo, previsto nellart. 138, è un altro istituto molto particolare di democrazia diretta o, se si vuole, partecipativa, attraverso il quale è possibile consentire o impedire lentrata in vigore di leggi costituzionali, che modifichino o integrino la Costituzione. Esso consente la partecipazione del popolo al procedimento di revisione costituzionale, caratterizzato da una particolare complessità. Quando i costituenti affermarono la rigidità della nostra Costituzione, considerarono anche la possibilità di modificarla o integrarla, per adattarla alle esigenze che si sarebbero presentate nel corso degli anni; stabilirono, però, delle garanzie, che impedissero modifiche azzardate. È questa, allora, la profonda differenza che intercorre tra referendum sospensivo e referendum abrogativo: il primo, infatti, non ha la funzione di cambiare la Costituzione e abrogare i suoi articoli, ma quella di limitare o bloccare i tentativi di modifica della stessa. Si tratta, quindi, di una procedura che si inserisce nelliter di approvazione della legge di revisione costituzionale con una finalità di resistenza e con un carattere preventivo, a differenza del referendum abrogativo.
Il referendum sospensivo diventa, allora, un istituto di garanzia e tutela delle minoranze parlamentari, alle quali è riconosciuta la facoltà di ricorrere al corpo elettorale, … un referendum di minoranza e a tutela delle minoranze, di opposizione alla maggioranza espressa dai rappresentanti del Parlamento, avente lo scopo di dimostrare che alla maggioranza parlamentare non corrisponde quella del corpo elettorale.. Il referendum sospensivo diventa, allora, un istituto di garanzia e tutela delle minoranze parlamentari, alle quali è riconosciuta la facoltà di ricorrere al corpo elettorale, … un referendum di minoranza e a tutela delle minoranze, di opposizione alla maggioranza espressa dai rappresentanti del Parlamento, avente lo scopo di dimostrare che alla maggioranza parlamentare non corrisponde quella del corpo elettorale.. Unaltra sostanziale differenza con il referendum abrogativo, sta nel fatto che per esso non è previsto, data proprio la sua natura, un quorum di validità, poiché non è rivolto ad eliminare una legge già in vigore e consolidata nella sua applicazione; per cui è necessario un largo consenso; i costituenti, infatti, intendevano la possibilità di utilizzare un percorso più facile per il ricorso ad esso, proprio perché strumento di tutela delle minoranze. Questo istituto è rimasto pressoché inutilizzato per più di sessantanni, a differenza di quello abrogativo, a cui spesso si è fatto ricorso. Dal 1948 al 1969, infatti, mancava una legge ordinaria che ne attuasse lapplicazione; dal 1970 al 1992, lo strumento, anche se utilizzabile, non venne mai concretamente esercitato; dal 1993 al 2000, ci furono, invece, delle proposte di una grande riforma che portarono a ipotizzare delle soluzioni alternative e in deroga al procedimento previsto dallart 138 C; esso fu, però, applicato soltanto nel 2001 e 2006, anni in cui si proposero delle sostanziali e profonde modificazioni della nostra Costituzione. Indice Continua
La realtà di ogni giorno ci fa vedere quanto sia importante il ruolo che i partiti hanno assunto nel nostro sistema politico, e quanto sia sempre maggiore la loro sfera di azione e di potere. Ma qual è il ruolo del partito politico ed è in grado di incidere sulla sovranità popolare?
I PARTITI POLITICI Le forme di partecipazione democratica I PARTITI POLITICI Democrazia e partitocrazia Nellart. 49 della nostra Costituzione si afferma che i cittadini hanno il diritto di costituire o aderire a partiti politici, per concorrere con metodo democratico a determinare la politica della nazione. Occorre a questo punto chiarire lessenza e il ruolo del partito politico e il significato dellespressione con metodo democratico. In primo luogo va detto che il partito è unassociazione non riconosciuta che persegue fini politici, fini, cioè, che mirano a realizzare linteresse generale della polis; esso deve, quindi, avere unideologia di natura politica e tendere al bene comune. Con metodo democratico significa che tutte le decisioni vanno prese nelle assemblee con il consenso della maggioranza, pur lasciando spazio alla minoranza di manifestare il proprio dissenso, nel rispetto dellopinione altrui.
Il partito diventa così il tratto di unione tra il popolo e gli investiti del potere e assolve una funzione basilare nella vita della nostra democrazia rappresentativa. Se così è, il partito non solo non nega la partecipazione popolare, ma addirittura diventa un vero e proprio strumento di esercizio della sovranità popolare, poiché costituisce il collegamento tra la volontà politica dei singoli e le decisioni dei supremi organi istituzionali. Queste considerazioni sono state condivise da numerosi studiosi, che affidano un ruolo di primo piano al partito politico in un sistema democratico partecipativo, poiché ritengono che i singoli cittadini non siano in grado di influire sulle scelte dello Stato; essi, invece, proprio attraverso la partecipazione al partito, possono contribuire alle decisioni degli organi al potere. I PARTITI POLITICI Le forme di partecipazione democratica I PARTITI POLITICI Democrazia e partitocrazia Il partito diventa, allora, un elemento fondamentale della democrazia; si è detto, infatti che solo lillusione o lipocrisia può credere che la democrazia sia possibile senza i partiti politici. È stato anche affermato che i partiti: organizzano e rendono attivi i milioni di cittadini che si sono emancipati politicamente … Senza il loro tramite, il popolo non sarebbe assolutamente in grado di esercitare uninfluenza politica sulle vicende statali e non riuscirebbe a realizzarsi nella sfera politica. Occorre fare anche unaltra considerazione: se si riflette sul ruolo del partito nel passato, in particolare quando si sono affermati i grandi partiti di massa, si vede come lo stesso abbia svolto, oltre alla funzione di integrazione politica, anche una funzione di protezione e di integrazione sociale per quei soggetti che, altrimenti, sarebbero stati vittima di sradicamento sociale oltre che politico; il partito ha contribuito in tal modo a conferire un valore ancor più ampio al concetto di democrazia.
Io credo che oggi la realtà sia ben diversa; i partiti politici sono diventati delle macchine di potere con una gestione clientelare, lontanissimi dai cittadini, con una scarsa conoscenza della vita e dei bisogni della gente comune: oggi cè chi non riesce ad arrivare a fine mese e loro pensano ad aumentarsi lo stipendio, vanno a vedere le partite con gli aerei di Stato e vanno in giro con le auto blu
Dal film: Gli onorevoli – regia Sergio Corbucci
I PARTITI POLITICI Le forme di partecipazione democratica I PARTITI POLITICI La crisi dei partiti politici Probabilmente anche i processi modificativi della struttura sociale hanno contribuito al cambiamento del partito: perdono rilievo i conflitti sociali, lideologia diventa quasi un bagaglio ingombrante che di fatto limita lazione del partito, sempre maggiore è il peso che hanno i mass media nella veicolazione dei messaggi politici: tutto ciò finisce per svincolare il cittadino dalla politica, imponendo una forma di rappresentanza artificiosa, che addirittura finisce per invertire il suo percorso, diventando un legame che, invece di partire dalla base verso il partito, va dal partito verso gli iscritti. Sicuramente oggi i partiti presentano numerosi aspetti critici, che vengono in genere ricondotti al difetto di democraticità della loro organizzazione; essi sono diventati agenzie elettorali, che hanno perso ogni contatto con gli iscritti, chiamati solo per acclamare il leader di turno. Talvolta i discorsi retorici, spesso non privi di populismo e demagogia, finiscono per sostituire dibattiti seri su programmi e su impegni politici concreti: il partito diventa allora una vera e propria impresa in cui i membri lottano per il potere politico. È sempre più diffusa, tra gli elettori, la sensazione che il partito sia diventato un centro di potere svincolato dalla base; si afferma, infatti, che: «Dibattiti politici e campagne elettorali, sempre più dominate dalla competizione tra leader, espressione di apparati sempre più professionali e sempre meno collegati agli interessi sociali, hanno progressivamente trasformato la rappresentanza politica in un vuoto simulacro e le elezioni in un mezzo tecnico per la scelta delle élites di governo, spesso percepite come meri gruppi di potere al governo del Paese»
Allora non vi dovete meravigliare se tanti di noi non credono più nella politica. I politici non fanno altro che parlare, lontani dai fatti concreti e usano un linguaggio spesso incomprensibile, quasi un gergo tra iniziati, il famoso politichese. Anche quando si tratta di problemi o provvedimenti legislativi che dovrebbero essere spiegati in maniera assolutamente chiara, semplice, tali da poter essere compresi da tutti i cittadini e, soprattutto, dalla gente comune, parlano e non si fanno capire
I PARTITI POLITICI Le forme di partecipazione democratica I PARTITI POLITICI La disaffezione alla politica Non cè dubbio che, quando si verifica la situazione descritta, i cittadini reagiscono allontanandosi dalla politica, rifiutando ogni residua forma di partecipazione e disinteressandosi della res publica. Anche i dibattiti politici non interessano più: secondo unindagine ISTAT, negli ultimi anni lascolto delle tribune politiche ha subito mediamente un calo del 35% degli indici di ascolto rispetto a 15 anni fa. Ormai il linguaggio della politica è sempre più lontano dalla gente, laffluenza alle urne è in calo, specie nel caso dei cosiddetti strumenti partecipativi (referendum). In effetti il cittadino esprime il proprio disagio e la propria sfiducia nella politica in un modo molto semplice e immediato: non va a votare. Questo è sicuramente il pericolo più grande per un sistema politico perché, in tal modo, si svuota di valore e di significato il concetto stesso di democrazia e tutto il sistema rischia di essere travolto. Le regole democratiche spesso sono date per scontate, talvolta esse appaiono astratte, addirittura inutili se rapportate alle necessità di risolvere i problemi grandi e piccoli della vita quotidiana. Il cittadino comincia ad avvertire un senso di sfiducia nelle istituzioni, così intenso da diventare via via vera e propria disaffezione alla politica. Questa situazione si è particolarmente accentuata negli ultimi tempi; recenti sondaggi, pubblicati sui principali quotidiani, riportano grosse percentuali di Italiani che non si sentono rappresentati dalle istituzioni e dal ceto politico, ritenendo che lo stesso operi spesso per interessi propri e non per il bene pubblico. In realtà non bisogna dimenticare che le maggiori motivazioni politiche degli Italiani nel passato erano, in genere, collegate ad un partito politico e, quindi, ad una precisa ideologia: il cittadino, infatti, si identificava fortemente nel partito. Nel momento in cui va in crisi il partito politico di massa, con una ideologia fortemente caratterizzante, anche il cittadino finisce per essere sempre meno interessato alla politica e viene, invece, attratto da poteri economici forti.
Queste sembrano spiegazioni piuttosto teoriche del problema; a me pare invece che la nostra demotivazione politica abbia un significato più semplice: nasce infatti da una sensazione di grande delusione che investe tutti gli schieramenti
I PARTITI POLITICI Le forme di partecipazione democratica I PARTITI POLITICI Il divieto di mandato imperativo Questa è una considerazione che sicuramente puntualizza un aspetto del problema. In effetti i nostri politici, spesso, si sono presentati di fronte allelettorato con promesse, contenute nei programmi politici, talvolta poco aderenti agli interessi reali dei cittadini, che poi, una volta eletti, hanno spesso disatteso. È chiaro che gli elettori hanno un rimedio: quello di votare soggetti diversi. Questa possibilità di scelta, però, non sempre è risultata soddisfacente, poiché il cittadino ha la sensazione che, qualunque sia il suo voto, alla fine il risultato non cambi molto. In realtà, lelettore non ha alcun potere di controllo sulloperato delleletto; nellarticolo 67 della nostra Costituzione, infatti, viene espresso il divieto di mandato imperativo, che svincola il rappresentante dal rappresentato, ritenendosi che leletto debba perseguire gli interessi di tutta la collettività secondo la sua coscienza. Questa norma, di origine liberale, comporta, per il parlamentare, la possibilità di fare delle scelte libere, senza essere condizionato da alcuno e senza, quindi, rischiare di essere revocato prima della scadenza del mandato dagli elettori delusi, ma finisce, poi, per aggravare il distacco tra corpo elettorale e classe politica.
Io penso che anche tutte queste discussioni sulle leggi elettorali, finiscano per aggravare la disaffezione politica, poiché portano a dibattiti complessi, non sempre capiti dai cittadini.
I PARTITI POLITICI Le forme di partecipazione democratica I PARTITI POLITICI I sistemi elettorali In primo luogo, occorre ricordare che i sistemi elettorali rappresentano le modalità attraverso le quali sono attribuiti i seggi in Parlamento, sulla base dei voti espressi dagli elettori; essi si distinguono in maggioritario e proporzionale. Il primo prevede lassegnazione dei seggi ai candidati che hanno ottenuto più voti in collegi uninominali. Il secondo, invece, attribuisce i seggi del Parlamento in modo proporzionale ai voti ottenuti dai singoli candidati e dai partiti; esso può essere puro, quando i seggi assegnati corrispondono ai voti ottenuti, oppure può prevedere delle correzioni, che consistono nelle clausola di sbarramento o nel premio di maggioranza. Entrambi i sistemi elettorali presentano aspetti positivi e aspetti negativi. Il primo garantisce una maggiore stabilità politica, ma presenta anche il difetto di comportare una minore rappresentatività del corpo elettorale nel Parlamento, poiché i partiti minori non riescono ad ottenere dei seggi. Il secondo, invece, è più democratico, poiché rispecchia più fedelmente la volontà popolare, ma determina una maggiore frammentazione dei voti, con conseguenti problemi di stabilità politica. Nel nostro Paese si sono succeduti entrambi i sistemi. Attualmente è in vigore un sistema elettorale proporzionale, introdotto con la L. 21/12/05 n.270; lo stesso prevede un premio di maggioranza, attribuito alla Camera su base nazionale e al Senato su base regionale e un sistema di liste bloccate, che non permette agli elettori di esprimere le preferenze.
In effetti, tutto il dibattito sulla legge elettorale, dal 1993 ad oggi, è stato caratterizzato dalla necessità di dare maggiore stabilità ai Governi. Ciò ha condotto, nella legge elettorale vigente, ad alcuni aspetti che sicuramente hanno aggravato il divario tra elettori ed eletti. In particolare, il punto che maggiormente viene criticato è costituito dal meccanismo delle liste bloccate, che sostanzialmente finisce per attribuire al partito e non al corpo elettorale, il potere di scelta dei parlamentari. Anche il premio di maggioranza, indubbiamente, finisce per aggravare la crisi delle istituzioni, poiché porta a risultati elettorali che non corrispondono al reale contenuto del suffragio popolare. In nome della governabilità, allora, si finisce per svuotare gravemente di contenuto il principio democratico, fino a produrre: … una mera finzione di rappresentanza, che lascia liberi i rappresentanti di governare senza responsabilità, che lascia libero sfogo ai tatticismi politici dei tanti leader in cerca di visibilità. Tutto ciò non può non aggravare il distacco tra classe politica e cittadino; è necessaria, allora, una rapida riforma della legge elettorale, che tenga conto delle problematiche evidenziate, poiché: … un sistema politico in una democrazia pluralista può trovare la sua efficienza solo se riesce a coniugare le logiche di Governo con quelle della rappresentanza della società frammentata e divisa. Indice Continua
Da quanto è stato detto finora, appare evidente che il nostro sistema di democrazia rappresentativa sta attraversando una crisi piuttosto grave. Allo scopo di recuperare un rapporto nuovo tra cittadino e istituzioni e superare questa disaffezione politica, non è forse necessario cercare soluzioni diverse?
N UOVI SCENARI Crisi della democrazia rappresentativa N UOVI SCENARI La e-democracy Effettivamente la democrazia rappresentativa appare oggi fortemente in crisi. Il cittadino, infatti, non ritiene più sufficienti queste forme di partecipazione, che si ripetono a determinati intervalli di tempo e che si limitano allesercizio del diritto di voto, chiede, allora, nuove soluzioni, poiché gli schemi prospettati non risultano più soddisfacenti. Si cominciano ad ipotizzare nuovi scenari, in cui il cittadino diventi vero protagonista del momento decisionale: da più parti viene, allora, riproposto un ritorno alla democrazia diretta. Al riguardo, non si può non constatare che i due istituti tipici di tale forma di democrazia, lassemblea dei cittadini che prende le decisioni e il referendum, non sono assolutamente sufficienti per il funzionamento di uno stato complesso come quello moderno. La prima, infatti, come già ricordato, può trovare applicazione solo in piccole comunità, mentre il secondo non può assumere, per la complessità del suo meccanismo, un ruolo ordinario nel sistema né, tantomeno, diventare la forma ordinaria di legislazione né la modalità autentica di decisione del popolo sovrano di cui la rappresentanza politica sarebbe un mero surrogato. Il processo di democratizzazione di uno stato non può consistere, allora, nel passaggio dalla democrazia rappresentativa a quella diretta bensì dalla democrazia politica alla democrazia sociale. Lo sviluppo della democrazia si valuta, quindi, in relazione alla sua estensione alla sfera sociale e alle sue istituzioni, al numero di sedi, oltre quella politica, a cui si partecipa, esercitando il diritto di voto. Daltro canto, oggi, stanno assumendo un ruolo fondamentale i nuovi media, che spingono alla partecipazione attraverso i forum, i blog, le e-mail, i siti spiccatamente politici: sembra quasi che la Rete stia diventando il nuovo luogo della partecipazione. Si afferma infatti: … Internet è stato «un formidabile incubatore di forme di partecipazione dal basso della politica» «che hanno poco da spartire con quelle tradizionali della democrazia rappresentativa», una vera rivoluzione che ha dissolto i vecchi legami sociali e politici, accelerato i fenomeni di deterritorializzazione, contribuito potentemente alla nascita di un mercato globale e di nuove forme di controllo dei soggetti che qui agiscono, determinato la nascita di comunità software free ed open source - protagoniste - di una straordinaria esperienza di socialismo informatico. @
N UOVI SCENARI Crisi della democrazia rappresentativa N UOVI SCENARI La e-democracy La Community diventa un vero gruppo di influenza; è stato osservato che: oggi, con la diffusione della CMC (Computer Mediated Communication) il concetto di gruppo e delle dinamiche interne al gruppo sta subendo un interessante aggiornamento perché deve includere nuovi modelli di interazione che le chat, i MUD (Multi User Dungeon), i blog, i forum on line, la posta elettronica hanno introdotto. Le comunità virtuali che si creano attraverso queste reti di comunicazione, sono ambiti in cui si registrano una sempre più intensa circolazione di idee politiche e dibattiti su temi politici spesso di scottante attualità. Negli ultimi tempi abbiamo assistito ad un intensificarsi del fenomeno anche nel nostro Paese: si pensi ai forum o ai blog in cui i cittadini sono chiamati ad esprimere il loro parere (generalmente negativo) sui politici e sul loro operato. È chiaro che con questi sistemi si può manifestare direttamente e in tempo reale tutto il proprio dissenso nei confronti di certe scelte operate dai partiti e dai loro membri; la protesta finisce per assumere toni forti, poiché esprime un sentimento di grave malessere. Il rischio di questa manifestazione, seppur comprensibile, consiste, però nel fatto che spesso la protesta diventa fine a se stessa, tanto da esaurire tutta lattività di partecipazione politica del cittadino. Daltro canto, Internet può acquisire un ruolo importante: in un momento di crisi della democrazia, caratterizzata dalla disaffezione alla politica da parte del cittadino, la risposta alla crisi è proprio da rinvenirsi nella stessa democrazia. Bisogna, quindi, rafforzare la partecipazione, la cosiddetta cittadinanza attiva, e tutto ciò potrebbe avvenire proprio attraverso i canali informatici. Attraverso i nuovi sistemi di comunicazione informatica, infatti, si può creare un rapporto diretto tra cittadino e centri di potere, in modo da consentire nuovamente la gestione immediata e diretta, da parte del popolo, della res publica. Occorre, però, ricordare che la democrazia elettronica presenta dei rischi, che risultano particolarmente evidenti se si va a valutare la crescita, sempre maggiore, dei poteri economici che controllano i sistemi di comunicazione indicati. Si afferma, infatti: La democrazia elettronica potrebbe cedere il posto ad un rapporto prettamente oligarchico, nel quale soltanto chi gestisce i mezzi delle comunicazioni di massa è in grado di condizionare le scelte dei cittadini. Si avrebbe allora un rapporto viziato, poiché contrassegnato non più dalle domande che un cittadino pone e dalle risposte che i poteri danno e viceversa, come è con la tecnica delle urne, ma da un crescente condizionamento dei cittadini da parte dei centri oligarchici della comunicazione … Il pericolo si nasconde nel totalitarismo, non tanto nel senso storico, come lo abbiamo conosciuto dallesperienza bolscevica e nazionalsocialista, quanto nel senso di una omologazione guidata dai centri oligarchici di potere Indice Continua @
Da tutto quanto è stato detto mi sembra di capire che laffermazione della democrazia sicuramente costituisce un grande risultato per il popolo italiano; non mi è chiaro, però, un punto: in che modo, in un sistema politico come il nostro, la democrazia è concretamente salvaguardata dalla Costituzione?
DEMOCRAZIA E COSTITUZIONE Lesaltazione della volontà popolare DEMOCRAZIA E COSTITUZIONE La tutela delle minoranze Occorre ricordare, prima di tutto, che lesaltazione della sovranità popolare non deve assolutamente portare a un sistema politico in cui lesercizio del potere, in nome della maggioranza, porti a comprimere o addirittura a negare i diritti della minoranza. Ciò che è accaduto nel passato, si pensi ai casi in cui, in nome del popolo, si sono perseguitati gli oppositori ad una data ideologia, costituisce un pericolo grave anche nel presente. La democrazia, allora, acquista significato e valore solo se si stabiliscono i criteri e le modalità dellattuazione del potere, nonché della partecipazione, da parte delle minoranze, alla sovranità. Essa è, infatti: un insieme di regole (le cosiddette regole del gioco) che consentono la più ampia e più sicura partecipazione della maggior parte dei cittadini, sia in forma diretta che in forma indiretta, alle decisioni politiche, cioè alle decisioni che interessano tutta la collettività Questo è dunque il gran ruolo della Costituzione nel sistema politico italiano, quello di diventare lesplicitazione delle forme, dei limiti e delle modalità con cui si manifesta la sovranità popolare. Ricordiamo, infatti, che La democrazia è un metodo politico, uno strumento costituzionale per giungere a decisioni politiche, legislative e amministrative, che non può divenire fine a se stesso, a prescindere da ciò che quelle decisioni produrranno in condizioni storiche date, affidato a singoli individui attraverso una competizione che ha per oggetto il voto popolare Indice Continua
È evidente, allora, che la nostra Costituzione ha un ruolo fondamentale nella tutela del principio democratico, eppure la piega che ha assunto oggi il nostro sistema politico, mi lascia ancora fortemente perplesso.
La fine del percorso IL RECUPERO DI CERTEZZEIL RECUPERO DI CERTEZZE La crisi sociale e politica È vero purtroppo! Oggi la crisi del sistema politico italiano è, soprattutto, crisi dei partiti, non più visti come tramite, ma come diaframma, ostacolo alla libera partecipazione dei cittadini alla determinazione della politica nazionale. Eppure, in una società che usciva atomizzata dal fascismo e dalla guerra e dove soltanto la Resistenza aveva suscitato energie organizzative fresche, dove la diffidenza reciproca tra i cittadini era diffusa e le capacità associative rimanevano limitate, in un sistema che doveva assolutamente darsi nuove istituzioni in luogo di quelle monarchico-fasciste, solo i partiti rappresentavano qualcosa di politicamente innovativo. A fronte di una forma di governo parlamentare debole e di una società nientaffatto vigorosa, i partiti politici sono emersi come lasse portante del sistema politico italiano e della stessa democrazia. Che dovessero avere un ruolo significativo nella vita politica italiana, i Costituenti non solo lo riconobbero in maniera innovativa, dedicando a essi per la prima volta in una Costituzione un articolo specifico, ma lo auspicarono. Persino la non casuale collocazione dellarticolo 49, tra la parte dedicata ai diritti dei cittadini e la parte dedicata allordinamento dello Stato, sta a suggerire la funzione che, nelle intenzioni dei Costituenti, i partiti avrebbero dovuto svolgere.
Ma noi vogliamo uno Stato efficiente, una democrazia pluralista. Noi aspiriamo ad una grande riforma culturale e morale
La fine del percorso IL RECUPERO DI CERTEZZEIL RECUPERO DI CERTEZZE I valori costituzionali Dobbiamo recuperare e praticare effettivamente la sostanza profonda di valori, di principi, di ideali che la Costituzione ha segnato per il nostro paese. Anche se nella forma, quasi tutti i precetti Costituzionali appaiono rispettati ed applicati, è tuttavia vero che nella realtà concreta dellesistenza individuale e collettiva, nellorganizzazione dello stato e della società, la visione concettuale, morale, sentimentale della Costituzione risulta dimenticata, respinta ai margini o appena affiorante alla superficie dei rapporti umani e civili ridotti a formule, procedure e sistemi, essenziali certamente, ma non unici ed esclusivi nella multiforme, complessa articolazione della dimensione umana e della convivenza civile. Se i Partiti, nellattuale scena politica e sociale della Repubblica italiana, hanno ridotto ad un rito formale e prevedibile qualunque manifestazione della così detta volontà del popolo, la cui sovranità risulta, in effetti, sostanzialmente espropriata o almeno manipolata ampiamente, riducendone gli spazi e le occasioni di una autonoma manifestazione, proprio a voi giovani è affidato il compito morale e civile di riaffermare e predicare i valori inalienabili della moralità, a voi è affidata la speranza più alta.
Tutto quanto è stato detto mi fa affermare, con ancor maggiore convinzione, che la partecipazione democratica dei cittadini alla gestione della cosa pubblica è stato il faticoso risultato per il quale i nostri nonni hanno combattuto e sono anche morti. Lesercizio del diritto di voto permette ai cittadini di gestire e far funzionare lo Stato, per la crescita economico-sociale del Paese, ai politici viene chiesto di rappresentare la volontà del popolo. È necessario, però, che anche i cittadini riacquistino il loro ruolo: la democrazia e la rappresentanza parlamentare devono essere legittimate dal basso, orientando la classe politica, favorendo e valorizzando le istanze sociali che provengono dal territorio e dalle autonomie locali. Quindi non dobbiamo pensare ad unalternativa tra astensione o voto, ma piuttosto alla necessità di recuperare un rapporto efficace tra elettori ed eletti. Votare non è solo un diritto, ma anche un dovere: abbiamo il potere di far sentire la nostra voce, allora, perché non usarlo partecipando attivamente allo sviluppo civile del Paese?
IL RECUPERO DI CERTEZZE La fine del percorso IL RECUPERO DI CERTEZZE La necessità di un impegno civile Lindifferentismo politico è una malattia dei giovani: così già nel lontano 1955 affermava Piero Calamandrei nel suo Discorso sulla Costituzione. Lillustre autore, però, ricordava con vigore limportanza di una partecipazione attiva alla vita politica dello Stato, sottolineando lo straordinario significato che la riconquista dei diritti politici aveva avuto per il popolo italiano: «La libertà è come laria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per venti anni». È proprio per questo che non possiamo accettare come unico modello di vita il guardare altrove, lo stare alla larga, ciò comporterebbe il dissolvimento di ogni passione civile razionale. Noi, invece, dobbiamo nutrire una speranza più alta: che il carattere proprio della politica resti la capacità di far essere le cose che ancora non sono. Non possiamo rinchiuderci in noi stessi, rifugiarci nel nostro sterile privato indifferenti a quanto accade tuttintorno, rassegnandoci passivamente al corso degli eventi e predisponendoci, in tal modo, ad esserne vittime impotenti o complici consenzienti, non possiamo dimenticare che Non appena qualcuno dice degli affari dello Stato: Che me ne importa? state certi che lo Stato è perduto. Occorre, allora, prendere coscienza della realtà, impegnarci a modificarla per correggerla, migliorarla, dominarla, perché le strutture della società contemporanea sono tali da condizionare, sempre più intensamente, il destino individuale e collettivo e, a lasciarle consolidarsi ulteriormente, si rischia davvero di restarne immutabilmente prigionieri a vita. Solo voi giovani potete compiere il miracolo di un intervento sulla realtà contemporanea, per creare una società più umana o meno disumana di quella attuale.
IL RECUPERO DI CERTEZZE La fine del percorso IL RECUPERO DI CERTEZZE Il messaggio condiviso dagli allievi: democrazia è partecipazione Dunque il messaggio che ci viene trasmesso da questo lavoro, consiste proprio nellinvito a non arrenderci, ad agire con coraggio e decisione nellambito politico oltre che sociale. Di fronte alle lotte senza esclusione di colpi che certi gruppi politici si fanno per conquistare il potere, alla degenerazione del metodo e dei contenuti propri della democrazia, alla corruzione che talvolta erode e sfalda il terreno della convivenza civile, sospingendola ad affondare in una soffocante palude morale, pensiamo che sia giunto per tutti noi il momento di reagire, di liberarci dalla vernice di indifferenza e di distacco che ci ricopriva e proseguire con coraggio il nostro cammino di cittadini, cammino sicuramente non facile, ma sempre esaltante, perché sorretto dalla profonda convinzione che:
DEMOCRAZIA E PARTECIPAZIONE DEMOCRAZIA … È PARTECIPAZIONE
Riferimenti bibliografici G. Azzariti, I rischi dellantipolitica tra legge elettorale e referendum - www.costituzionalismo.it/articolo.asp?id=251www.costituzionalismo.it/articolo.asp?id=251 Bobbio, Il futuro della democrazia, Einaudi 1984 Bobbio, Stato, Governo e Società, Einaudi 1985 Bobbio, Quale socialismo?, Einaudi 1976 P. Calamandrei, Discorso sulla Costituzione, 1955 V. Crisafulli, La sovranità popolare nella Costituzione italiana, 1954. Esposito, Commento allart.1 della Costituzione, 1948. Esposito, La libertà di manifestazione del pensiero nellordinamento italiano, Giuffrè, 1958 Esposito, Saggio sui partiti, pubblicato negli Studi in memoria di Rossi. Il Federalista n° 10, lutilità dellUnione come salvaguardia contro le fazioni interne e le insurrezioni, Daily Advertiser 22/11/1787 Domenico Fisichella, Segni di crisi della democrazia, www.filosofia.rai.it.www.filosofia.rai.it C. Formenti Comunità virtuali. Stato e rete e crisi della democrazia rappresentativa: verso una società postdemocratica, in Gli argomenti umani I, 2004 Kelsen, Essenza e valore della democrazia, 1929 Leibholz, La rappresentanza nella democrazia, Giuffré, 1989 M. Luciani, Democrazia rappresentativa e democrazia diretta, Associazione italiana dei costituzionalisti. G. Mazzoleni, La Comunicazione politica, Il Mulino, Bologna 1988. Montesquieu, Lo spirito delle leggi, l. XI cap. 6, 1748 M. Olivetti, commento sul referendum abrogativo, dal sito della Società Italiana di Filosofia Politica, sezione News del 02/07/2005 Pace, Sovranità popolare e mass media, 25/06/03. R.Romboli, La revisione costituzionale e i suoi limiti. Teoria costituzionale, diritto interno ed aspetti interni J. J. Rousseau, Il Contratto sociale, 1762 J. A. Schumpeter, Capitalismo,Socialismo e Democrazia, Comunità Milano, 1954 E. J. Sieyès, Discorso allassemblea costituente, 7 settembre 1789. Le immagini della reggia di Caserta (Facciata e Fontana di Diana e Atteone), realizzate dal fotografo Alessandro Gaudenzi, sono state reperite allindirizzo http://www.artissimo.it/itinerario.php?ProdID=10 http://www.artissimo.it/itinerario.php?ProdID=10 I personaggi usati per rappresentare il professore e gli alunni sono stati costruiti usando le forme disponibili alindirizzo http://www.sp-studio.de/http://www.sp-studio.de/
Hanno contribuito: Gli alunni della 4 A, della 4 B e della 5 A Liceo Scientifico Tecnologico Gli alunni della 4 A e della 5 A Liceo Scientifico Ambientale I docenti: prof. Angela Massaro (coordinatore), prof. Olimpia Gallicola, prof. Cristina Marzano, prof. Francesco Pecoraro. Il DS, prof. Francesco Villari. Giardini della reggia di Caserta: Fontana di Diana e Atteone
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