Source: http://www.edscuola.it/archivio/norme/varie/parere_7cam_111005.htm
Timestamp: 2019-04-20 18:37:17+00:00
Document Index: 52151129

Matched Legal Cases: ['in fine', 'in fine', 'in fine', 'in fine', 'in fine', 'in fine', 'in fine', 'in fine']

Parere 7a Commissione Camera 11 ottobre 2005
Schema di decreto legislativo in materia di formazione degli insegnanti, ai fini dell'accesso all'insegnamento (atto n. 530)
esaminato, ai sensi degli articoli 1 e 7 della legge n. 53 del 2003, lo schema di decreto legislativo in materia di formazione degli insegnanti, ai fini dell'accesso all'insegnamento;
considerato che tale schema di decreto legislativo, unitamente a quello concernente il secondo ciclo del sistema educativo di istruzione e formazione, completa il processo di attuazione legislativa del riordino del sistema scolastico nazionale previsto dalla legge n. 53 del 2003;
preso atto del parere espresso dalla Conferenza unificata e della conseguente decisione del Governo di espungere dal testo trasmesso alle Camere le disposizioni concernenti la possibilità di utilizzare, ai fini dell'accesso all'insegnamento nei percorsi dell'istruzione e formazione professionale, il canale formativo disciplinato nel provvedimento in esame;
valutati i rilievi ed i suggerimenti formulati dai soggetti auditi nel corso dell'attività conoscitiva svolta dalla Commissione;
condivise le finalità e l'impianto complessivo del provvedimento, che appare idoneo a realizzare finalmente un sistema di formazione universitaria degli insegnanti tale da garantire percorsi formativi di pari dignità per tutti i docenti, l'innalzamento della loro professionalità ed uno stretto raccordo con le procedure per l'accesso nei ruoli organici delle istituzioni scolastiche;
espresso apprezzamento, in particolare, per il fatto che:
la previsione di una formazione universitaria specialistica per tutte le tipologie di docenti consentirà un generalizzato elevamento della qualità del sistema educativo;
al contempo, viene assicurato il coinvolgimento delle istituzioni scolastiche nel percorso di formazione universitaria, sia nel periodo di tirocinio svolto durante il corso di laurea magistrale, sia tramite l'anno di «applicazione» post-laurea presso un'istituzione scolastica;
la rigorosa programmazione del numero di posti in accesso alla laurea magistrale per la formazione dei docenti potrà garantire un corretto equilibrio tra domanda e offerta nel mercato del lavoro degli insegnanti, contribuendo a risolvere in modo definitivo l'annoso fenomeno del cosiddetto «precariato storico»;
ritenuto, peraltro, che, proprio al fine del più efficace perseguimento degli obiettivi richiamati, si rendano necessarie alcune modifiche e integrazioni al provvedimento, con particolare riferimento ai seguenti aspetti:
per quanto attiene al delicato rapporto tra abilitazione e insegnamento, considerato il nuovo assetto istituzionale del sistema scolastico e, in particolare, la necessità di assicurare il pieno rispetto delle competenze e delle esigenze delle regioni e delle istituzioni scolastiche autonome, ivi comprese quelle paritarie, occorre garantire che la programmazione dei posti in accesso alle lauree abilitanti consideri non solo il fabbisogno delle scuole statali, ma anche quello delle scuole paritarie e regionali (per quanto attiene al sistema dell'istruzione e formazione professionale);
per assicurare un effettivo innalzamento della qualità complessiva del personale docente, evitando fenomeni distorsivi di «concorrenza al ribasso» tra le università, appare opportuno stemperare la previsione che la collocazione in graduatoria al termine del percorso formativo universitario avvenga esclusivamente sulla base del voto finale conseguito nell'esame di Stato abilitante;
affinché il provvedimento risulti realmente efficace ai fini della definitiva risoluzione dei problemi del «precariato», occorre evitare di creare nuove contrapposizioni tra diverse categorie di abilitati; per tale motivo, appare in particolare necessario chiarire le modalità per la valutazione e la valorizzazione delle abilitazioni conseguite nell'ambito dei corsi di laurea in scienze della formazione primaria e delle scuole di specializzazione per l'insegnamento secondario (SSIS); occorre, altresì, accelerare le procedure di immissione in ruolo dei docenti precari inseriti nelle graduatorie permanenti;
la promozione di un processo di innalzamento e specializzazione degli insegnanti non può non tener conto delle differenti esigenze formative proprie delle diverse tipologie di docenti; in tal senso, non appare giustificata la scelta di estendere anche ai corsi per insegnanti della scuola dell'infanzia e della scuola primaria la preminenza delle finalità di approfondimento disciplinare prevista dalla legge n. 53 del 2003 per la formazione degli insegnanti del secondo ciclo;
ritenuto che diversi di tali aspetti problematici potrebbero trovare una più adeguata soluzione con l'introduzione di una più netta distinzione tra abilitazione e reclutamento e l'istituzione di albi regionali dei docenti abilitati, cui potrebbero accedere le diverse categorie di soggetti abilitati in possesso di una formazione universitaria e da cui potrebbero attingere tutte le categorie di scuola, statali, regionali e paritarie, tramite concorsi di istituto in cui ogni istituzione scolastica potrebbe più autonomamente valutare la competenza e la preparazione dei docenti;
ritenuto peraltro che l'introduzione di concorsi di istituto non possa essere realizzata nell'ambito dell'attuazione della delega in oggetto, ma richieda un distinto percorso legislativo;
ritenuto, ancora, che appare opportuno chiarire esplicitamente che le istituzioni di istruzione e formazione collaborano con le università nella programmazione e realizzazione dei percorsi di formazione iniziale dei docenti;
considerata la necessità di chiarire che alle attività di formazione e di tirocinio collaborano, come già previsto dalla normativa vigente, i dirigenti scolastici, oltre che gli insegnanti;
1) all'articolo 2, il comma 1 sia sostituito dal seguente: «1. Il percorso di formazione iniziale dei docenti, preordinato all'accesso all'insegnamento, è affidato alle università e alle istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica, che a tal fine collaborano con le istituzioni di istruzione e formazione»;
2) all'articolo 3, comma 2, le parole: «maggiorato del 10 per cento» siano sostituite dalle seguenti: «maggiorato del 30 per cento»;
3) all'articolo 4, comma 2, lettera e), le parole: «di cui non più del 25 per cento dell'area pedagogico-professionale» siano sostituite dalle seguenti: «di cui, per i corsi finalizzati alla formazione dei docenti delle scuole del secondo ciclo, non più del 25 per cento dell'area pedagogico-professionale»;
4) all'articolo 4, comma 9, le parole: «fermo restando quanto previsto dall'articolo 1, comma 4, della legge 3 agosto 1998, n. 315», siano sostituite dalle seguenti: «fermo restando quanto previsto dall'articolo 1, commi 4 e 5 della legge 3 agosto 1998, n. 315»;
a) nell'ambito della necessaria distinzione tra fase abilitante e fase di reclutamento, si individuino le modalità per l'istituzione di albi professionali regionali degli abilitati, da cui possano attingere, ai fini delle reclutamento, tutte le istituzioni del sistema nazionale di istruzione. Al medesimo fine si invita il Governo a sostenere e promuovere gli interventi normativi necessari ad introdurre fasi selettive mediante concorsi di istituto riservate agli iscritti agli albi regionali;
b) si valutino le modalità con cui introdurre un intervento di valutazione, da parte delle istituzioni scolastiche, del livello di preparazione raggiunto dai soggetti che conseguono l'abilitazione e della loro idoneità all'insegnamento, ai fini della loro collocazione negli albi professionali regionali degli abilitati;
c) si individuino specifiche disposizioni transitorie per riservare, nei prossimi anni scolastici, una quota dei posti disponibili nelle scuole statali ai docenti abilitati in base alla disciplina previgente, in possesso di laurea in scienze della formazione primaria o di diploma rilasciato da scuole di specializzazione per l'insegnamento secondario;
d) si accelerino le procedure di immissione in ruolo dei docenti precari già inseriti nelle graduatorie permanenti di cui all'articolo 399, comma 1, del decreto legislativo n. 297 del 1994, al fine di non pregiudicare le posizioni acquisite;
e) si valuti l'esigenza di specificare che le tasse poste a carico degli aspiranti costituiscono una parziale copertura dell'intero costo dei corsi di laurea abilitanti, analogamente a tutti gli altri corsi di laurea magistrale.
Schema di decreto legislativo in materia di formazione degli insegnanti, ai fini dell'accesso all'insegnamento (Atto n. 530).
PROPOSTA DI PARERE PRESENTATA DAI DEPUTATI SASSO E RUSCONI
rilevato che la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, ha espresso parere negativo sull'insieme della schema di decreto e ha espresso mancata intesa sull'articolo 2, comma 5, prendendo atto dell'impegno politico del rappresentante del Governo di realizzare lo stralcio del suddetto comma che con riferimento alle competenze regionali prevedeva: «Per l'accesso all'insegnamento nei percorsi di istruzione e formazione professionale, le Regioni possono avvalersi anche del canale formativo di cui al presente decreto legislativo, in connessione con apposite procedure concorsuali disciplinate dai rispettivi ordinamenti»;
considerato che non è da condividere il richiamo che si fa (articolo 1, comma 2) ai princìpi deontologici che devono ispirare la funzione docente in quanto non si comprende a quali principi si faccia riferimento, essendo preferibile una formula meno moralistica e più concreta del tipo «nel rispetto dei principi costituzionali e delle finalità stabilite dagli ordinamenti vigenti»;
all'articolo 3, comma 2, l'assegnazione dei posti per l'accesso alla laurea magistrale per l'insegnamento (LMI) solo alle singole università vanifica la previsione - pur presente al successivo comma 5, della possibilità di gestione comune tra istituzioni che si convenzionino. Andrebbe stabilito che in presenza di istituzioni tra loro convenzionate, eventualmente comprendenti anche istituzioni AFAM, possa essere unitariamente destinataria dell'assegnazione l'intera struttura convenzionale. Per evitare che l'incremento del 10 per cento rispetto alle esigenze accertate nelle scuole statali determini liste d'attesa anche nel nuovo reclutamento;
all'articolo 3, comma 4, non convince la presenza di docenti delle istituzioni scolastiche e formative nelle commissioni preposte all'accertamento dei «requisiti minimi curriculari» per l'accesso ai corsi di laurea magistrale perché non esiste una «vocazione» all'insegnamento da verificare prima di accedere ai corsi (mentre i requisiti «tecnici» per l'insegnamento vanno verificati alla fine dei corsi), e perché l'università e la scuola svolgono compiti e funzioni diverse;
all'articolo 3, commi 6 e 7, la legge delega fa coincidere laurea specialistica e abilitazione, distinguere, come fa il decreto, i due titoli e le relative prove viola la delega;
all'articolo 4, comma 1, appare grave l'assenza delle competenze relative al «fare» ricerca, sperimentazione, sviluppo. Il decreto del Presidente della Repubblica n. 275 del 1999 ha introdotto, con l'articolo 6, l'autonomia di ricerca, sperimentazione e sviluppo per riconoscere e identificare le scuole come «luoghi di ricerca» in materia di innovazione metodologica, disciplinare e didattica e come «sedi di progettazione formativa». Trascurare le competenze relative a questo fondamentale aspetto della funzione docente, vuol dire svuotare di fatto l'autonomia della scuola e confinare la funzione educativa in un ambito minoritario, esecutivo e di pura pianificazione;
all'articolo 4, comma 2, lettere d) ed e) vi è una profonda contraddizione in quanto alla lettera c) è stato evidenziato che le attività formative comprendono i laboratori e il tirocinio oltre agli «insegnamenti» (incasellati, secondo la normativa universitaria generale, in «settori scientifico-disciplinari), mentre alla lettera e) i crediti disciplinati nazionalmente vengono invece destinati totalmente a tali settori scientifico-disciplinari, che riguardano i soli insegnamenti accademici tradizionali;
all'articolo 4, comma 6, per evitare che gli insegnanti delle aree artistica e musicale abbiano profili e linguaggi del tutto diversi dagli altri non bastano generici raccordi AFAM-Università, occorrono strutture comuni, da definire attraverso Convenzioni obbligatorie su base paritaria;
all'articolo 6, comma 1, relativamente al «Centro di Ateneo o di interateneo per la formazione degli insegnanti», la delega viene violata sia perché essa prescrive che le LMI siano gestite da questa struttura, alla quale vengono qui attributi compiti diversi e assai più limitati, sia perché essa la definisce come struttura didattica, termine qui omesso nella medesima concezione riduttiva. Manca pertanto un soggetto che abbia il compito di definire l'ordinamento didattico e di governare lo svolgimento complessivo della attività delle LMI. Quanto al sistema scolastico, esso interagirebbe con una struttura priva di una responsabilità complessiva rispetto alle LMI, e risulterebbe perciò emarginato da queste;
all'articolo 6, comma 3, occorre una struttura unificata, sulla base di convenzioni e su un piano di corretta collaborazione, affinché chi proviene da una laurea universitaria e chi proviene da un diploma accademico di primo livello AFAM si preparino insieme alla professione che svolgeranno insieme;
all'articolo 7, comma 1, si viola la legge delega in quanto si prevedono occasionali «iniziative» anziché i Centri strutturati presenti dalla legge;
rilevato che lungo l'intero testo compaiono frequenti riferimenti all'attuazione «a costo zero», il che toglie credibilità anche alle indicazioni positive e che sono previsti, per la sola parte universitaria, quattordici ulteriori decreti e che l'emanazione di almeno nove tra questi è indispensabile affinché le LMI possano essere attivate;
ritenuta profondamente errata la visione gerarchica del rapporto scuola/università che caratterizza il decreto, disconoscendo le competenze degli insegnanti negando diritti acquisiti, negando dignità al sapere scolastico, in una concezione della cultura e della pratica didattica vecchia e non corrispondente alla realtà;
rilevato inoltre che il testo del parere ripropone di fatto una sorta di chiamata diretta da parte delle scuole (le procedure di concorsi di istituto) che si ritiene lesiva della libertà di insegnamento e di un profilo nazionale del sistema;
considerato, infine, che appare debole l'auspicio della riserva dei posti degli abilitati in base alla disciplina previgente nella scuola statale, e che l'accelerazione auspicata delle procedure per l'immissione in ruolo non nomina quel piano triennale già previsto dalle leggi in vigore,
Sasso, Rusconi.
PROPOSTA DI PARERE PRESENTATA DAL DEPUTATO TITTI DE SIMONE
la professione docente ha bisogno di riconoscimento e di valorizzazione del ruolo sociale e della fondamentale funzione culturale che svolge nel Paese;
il decreto appare troppo schiacciato su una idea di formazione dei docenti incentrata sull'aspetto esclusivamente disciplinare non tenendo conto del fatto che l'insegnamento è una professione che non si esaurisce nella trasmissione della disciplina ma in cui acquistano fondamentale importanza le capacità di relazionare, la comunicazione e la trasmissione dei saperi;
il decreto appare uno degli ultimi passi di una riforma non condivisa dalla maggior parte del Paese e soprattutto dagli attori principali del sistema di istruzione;
il decreto fa esplicito riferimento ai docenti quali protagonisti del processo educativo, insieme agli alunni, e al loro ruolo attivo nel cambiamento del sistema, ma non scaturisce nei suoi contenuti da un processo di confronto e da un dialogo con i diretti interessati che al contrario restano esclusi dal processo decisionale;
il decreto appare denigratorio e lesivo della dignità di coloro che hanno conseguito l'abilitazione alla professione docente negli anni precedenti, studiando presso le strutture universitarie di questo paese, superando un concorso bandito dagli organi istituzionali di questo Stato o frequentando le scuole di specializzazione;
il decreto infatti non prevede in alcun modo una fase di transizione tesa a portare a soluzione la questione del precariato, a dare risposte alle attese di accesso alla professione da parte di tutte le figure di abilitati attualmente presenti nel nostro ordinamento e non propone alcuna soluzione che porti all'esaurimento delle attuali graduatorie e liste degli abilitati alla professione docente;
lo schema di decreto legislativo presenta un eccesso di delega dove intende disciplinare anche il reclutamento dei docenti;
il decreto fa riferimento ad una programmazione triennale del fabbisogno di personale docente che desta quantomeno qualche dubbio alla luce della mancata emanazione del piano triennale delle assunzioni previsto inizialmente dall'articolo 1-bis del decreto-legge n. 97 del 2004, che doveva essere emanato prima gennaio 2005, e successivamente entro settembre 2005, come previsto dall'articolo 3 del decreto-legge n. 115 del 2005;
l'accesso alla professione docente deve avvenire con pubblico concorso e che a tale concorso devono poter partecipare tutti coloro che sono in possesso dei requisiti necessari e che il decreto sembra voler escludere coloro che hanno conseguito il titolo universitario con vecchio ordinamento, equiparato alla attuale laurea magistrale nonché gli specializzati delle scuole di specializzazione per l'insegnamento secondario (SSIS);
dal processo di formazione dei docenti - centrato esclusivamente sul ruolo delle università - appaiono totalmente emarginate le scuole e quindi coloro che direttamente hanno esperienza dell'insegnamento, svuotando di conseguenza di significato il ruolo della comunità scolastica e svalorizzando nel concreto la professione docente;
la gestione da parte delle università della scuole di specializzazione ha risposto soltanto a logiche di interessi lobbistici ed economici che non hanno mai tenuto conto del sovraffollamento di alcune classi di concorso già colme di candidati alla professione docente e ha attivato nonostante questo ogni anno i corsi di specializzazione sia contribuendo ad ingrossare le file degli aspiranti docenti precari;
l'articolo 5, comma 6, dello schema di decreto legislativo introduce una sorta di chiamata diretta dove prevede che la stipula del contratto per l'assunzione a tempo indeterminato avviene con la singola istituzione scolastica;
in sede di Conferenza unificata, le regioni, l'Anci, l'Upi e l'UNCEM hanno espresso parere negativo nel complesso del provvedimento e di mancata intesa sull'articolo 5, comma 2;
il decreto prevede una molteplicità di rinvii a successivi decreti di attuazione sottraendo le norme all'espressione del parere del Parlamento;
Titti De Simone.
Schema di decreto legislativo sul secondo ciclo del sistema educativo di istruzione e formazione (Atto n. 535).
lo schema di decreto legislativo sul secondo ciclo ancora una volta ha visto esclusi dal processo decisionale e dal confronto docenti, alunni e genitori;
il sistema di istruzione dovrebbe essere finalizzato a formare nei ragazzi e nelle ragazze una solida e generale cultura di base che permetta loro di sviluppare una capacità critica di interpretazione dell'esistente, che fornisca gli strumenti necessari per continuare ad apprendere, lungo tutto l'arco della vita, che li renda in grado di evolversi e modificarsi dì pari passo con i grandi mutamenti che la società contemporanea impone;
il decreto tende a strutturare un sistema di istruzione basato esclusivamente su una visione dell'istruzione tesa all'addestramento, dove apprendimento si sostituisce ad insegnamento, dove l'istruzione perde la natura di processo e si concentra esclusivamente sul prodotto finale e sull'acquisizione di competenze immediatamente spendibili nel mondo del lavoro;
il decreto non assicura l'unitarietà dell'offerta formativa a livello nazionale;
il sistema di istruzione, come disegnato dal complesso degli interventi attuativi della riforma e dallo schema di decreto legislativo in esame, stabiliscono una precocità della scelta tra i percorsi formativi che costituiscono un attacco al diritto allo studio ed alle pari dignità tra cittadini, non rispetta il diritto di tutti allo sviluppo delle proprie potenzialità: la scelta precoce infatti verrà certamente influenzata da fattori estranei alla personalità e alle aspettative del singolo ma risulterà condizionata dal contesto sociale, dalle condizioni economiche e culturali dell'ambiente di provenienza;
in tal modo il sistema non aiuterà chi ha difficoltà a scuola ma finirà per escludere, emarginare e predestinare;
il sistema di istruzione disegnato dal complesso dei decreti legislativi d'attuazione della legge delega disegnano un sistema discriminatorio dal punto di vista sociale e culturale;
questa discriminazione è sancita innanzitutto dal dualismo del percorso di istruzione e di istruzione e formazione professionale come percorsi distinti nettamente tra loro i quali, nonostante le numerose affermazioni di principio in materia, non hanno pari dignità;
i due sistemi sono articolati e sviluppati in modo completamente diverso e per come sono articolati sarà difficile prevedere realmente e concretamente la possibilità di passaggi da un sistema all'altro;
il decreto disegna un sistema scolastico in cui ci saranno scuole di «serie A» e scuole di «serie B», sulla base delle possibilità economiche dell'utenza e del territorio in cui la singola istituzione scolastica, si trova, laddove le singole istituzioni scolastiche saranno obbligate a prevedere un sistema di contributi delle famiglie con conseguente cisterna surrettizio di tasse scolastiche che determineranno differenze per censo tra coloro che potranno accedere alle scuole più costose e coloro che dovranno accontentarsi di scuole meno onerose;
un sistema di istruzione siffatto contraddice profondamente i principi di solidarietà, eguaglianza sostanziale e pluralità sanciti dalla nostra Costituzione e mina profondamente le basi del sistema pubblico statale di istruzione;
il decreto, nel prevedere che il secondo ciclo persegue la formazione intellettuale, spirituale e morale, «anche ispirata ai principi della Costituzione, di fatto pospone e subordina a principi e valori di parte la dimensione pluralistica e laica della scuola pubblica come sancita dalla nostra Carta costituzionale»;
il decreto è segnato fortemente da una cultura della prevalenza del percorso liceale;
prevede una svalutazione e dequalificazione dell'esperienza degli istituti tecnici con una forte diminuzione delle discipline professionalizzanti sia dal punto di vista teorico che dal punto di vista pratico determinando lo smantellamento dell'istruzione tecnica, senza che venga proposta una valida alternativa;
risulta comunque impoverita la proposta di istruzione in generale in quanto è prevista una forte riduzione del monte ore e delle discipline;
l'approvazione del decreto comporterà forti ripercussioni sul personale della scuole per la riduzione delle annualità, per la cancellazione di materie, per la contrazione degli, orari che determineranno soprannumerarietà e scomparsa di figure professionali;
non è stata raggiunta l'intesa con la Conferenza unificata Stato Regioni e che l'Anci e l'Upi hanno espresso parere assolutamente negativo sia per le modalità di elaborazione dei contenuti del decreto, sia per la mancata valutazione degli oneri che l'applicazione del decreto comporterà a carico degli enti locali;
PROPOSTA DI PARERE PRESENTATA DAI DEPUTATI RUSCONI E SASSO
lo schema di decreto è stato presentato alle Camere, dopo che nella seduta del 15 settembre 2005 la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del Decreto legislativo 28 agosto 1997 n. 281, ha formulato un parere fortemente negativo sui suoi contenuti, formulando condizioni che il Governo ha ufficialmente accolto e che riguardano il blocco della sperimentazione e il rinvio all'anno scolastico 2007-2008 dell'entrata in vigore del decreto;
tra i motivi del giudizio negativo delle regioni continua a figurare come nei precedenti pronunciamenti quello della mancata presentazione del Piano finanziario di cui l'articolo 1, comma 3, della legge n. 53 del 2003, mancanza che dal Governo è stata definita «non condizionante l'emanazione dei decreti legislativi»;
lo schema di decreto non accoglie le più importanti valutazioni critiche ripetutamente espresse dal CNPI;
l'impianto complessivo e i principi ispiratori della legge n. 53 del 2003, sono stati varati senza alcun coinvolgimento partecipativo della scuola reale e senza un effettivo confronto con le parti sociali;
lo schema di decreto legislativo sul secondo ciclo, soprattutto in materia di organizzazione educativa e didattica, ripropone sostanzialmente l'impostazione e la struttura di quello sul primo ciclo, le cui conseguenze negative in questa prima fase di attuazione della legge sono davanti agli occhi di tutti;
sullo schema di decreto sul secondo ciclo, dopo una prima generica informativa data alle forze sociali, non c'è stato alcun confronto vero, né sui diversi aspetti critici segnalati, né sulle ricadute sul lavoro e sulla professionalità del personale;
rilevato che lo schema prefigura un dualismo tra i licei statali e l'istruzione professionale di competenza delle Regioni e in particolare:
a) con la divaricazione dei due «canali» (ai quali deve aggiungersi l'apprendistato in quanto percorso considerato utile ai fini dell'assolvimento del cosiddetto «obbligo formativo») e la precocità della scelta, collocata al termine del primo ciclo (cioè a 13 anni che, con gli anticipi a regime, si abbassano a 12 anni e mezzo), si concorre a precostituire un rigido sistema di discriminazione sociale fondato sulle condizioni socio-culturali della famiglia di provenienza. Sembra del tutto evidente che i due tronconi che costituiscono il secondo ciclo del sistema educativo di istruzione (articolo 1) sono totalmente separati e di fatto non comunicanti. Quello costituito dall'istruzione e dalla formazione professionale è totalmente subordinato, dequalificato con un valore formativo radicalmente diverso. Infatti se le scelte presenti nella bozza in esame, riguardante l'ordinamento del secondo ciclo, si raccordano a quelle contenute nei due decreti legislativi sul diritto dovere e sull'alternanza si ricava una scelta di fondo: quella di strumentalizzare gli interventi, originariamente previsti per sostenere l'obbligo di svolgere attività formative fino al compimento del diciottesimo anno - la sperimentazione del biennio integrato - trasformandoli in uno strumento dequalificato di salvaguardia clientelare di quanto residuerà del tradizionale sistema di formazione professionale regionale una volta realizzato il trasferimento alle regioni dell'istruzione professionale dello Stato;
b) lo squilibrio tra i percorsi liceali e quelli dell'istruzione e formazione professionale e all'interno stesso dei primi, giacché si riconosce solo agli studenti del liceo classico «l'accesso qualificato ad ogni facoltà universitaria» e non viene garantita una terminalità definita a conclusione di quelli articolati in «indirizzi» che dovrebbero caratterizzarsi per finalità professionalizzanti, disperdendo cosi il ricco patrimonio degli istituti tecnici e professionali statali;
c) la mancata garanzia della pari dignità culturale educativa e formativa dei percorsi liceali e di quelli dell'istruzione e formazione professionale, frantuma l'offerta formativa in segmenti non solo distinti ma tra loro gerarchizzati;
d) il testo in esame prevede di fatto senza alcuna regolamentazione o rinvia alle competenze regionali passaggio di tutti gli istituti professionali di Stato e l'affossamento degli istituti tecnici nell'ambito dell'ordinamento liceale. Si tratta di una soluzione inaccettabile e da respingere;
considerato che il nuovo articolo 27, formulato in sede di Conferenza unificata, tiene conto che la modifica del Titolo V realizzata con la legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, è avvenuta dopo l'approvazione della legge sul riordino dei cicli (legge 10 febbraio 2000, n. 30), quando assegnava la competenza legislativa esclusiva alle regioni in materia di istruzione e formazione professionale, operava in presenza di un nuovo ordinamento che aveva riformato l'assetto e lo stesso lessico dell'istruzione. Infatti l'istruzione professionale tradizionale era ormai inserita nell'ordinamento liceale e sottratta al trasferimento. Il nuovo sistema dell'istruzione e formazione professionale veniva configurato come un nuovo soggetto totalmente affidato alle decisioni e alle innovazioni della legislazione regionale (articolo 1, comma 2). Con la legge n. 30 del 2000 gli istituti tecnici e gli istituti professionali venivano a far parte in modo organico del ciclo secondario, che assumeva la denominazione di scuola secondaria (la scuola secondaria si realizza negli attuali istituti di istruzione secondaria di secondo grado che assumono la denominazione di «licei» (articolo 4, comma 20). Tale legge sanciva al tempo stesso che «il sistema educativo di formazione si sarebbe dovuto realizzare secondo le modalità previste dalla legge 24 giugno 1997 n. 196 e dalla legge 17 maggio 1999 n. 144». Il fatto che successivamente, la legge 28 marzo 2003, n. 53, abbia soppresso la legge n. 30 del 2000 non ha potuto modificare il significato e la finalità che il Titolo V voleva esprimere;
considerato che in base alla vigente Costituzione e in base al suddetto articolo 27, l'istruzione professionale e l'istruzione tecnica saranno riordinati nell'ambito dell'istruzione secondaria superiore di Stato e che la relazione tecnica non tiene conto della necessaria copertura finanziaria di tale previsione;
Rusconi, Sasso.
esaminato, ai sensi degli articoli 1 e 7 della legge 28 marzo 2003, n. 53, lo schema di decreto legislativo in titolo;
esso rappresenta, unitamente allo schema di decreto legislativo in materia di formazione degli insegnanti, ai fini dell'accesso all'insegnamento, l'ultimo tassello attuativo della legge n. 53 del 2003, con cui si è riformato il sistema dell'istruzione;
esso è diretto, in ossequio a quanto previsto dalla legge n. 53 del 2003, al riordino del secondo ciclo del sistema educativo di istruzione e di formazione, che da oltre 80 anni non è interessato da riforme ordinamentali;
la sua approvazione risulta centrale, tanto più che è anche nel suo ambito che si esercita il diritto costituzionale all'istruzione e alla formazione, assicurato a tutti per almeno dodici anni o comunque sino al conseguimento di una qualifica di durata almeno triennale entro il diciottesimo anno di età;
esso riflette pienamente il nuovo assetto istituzionale delineato dalle modifiche al Titolo V della Costituzione, dettando, da una parte, le norme generali per la parte dell'istruzione compresa nel secondo ciclo e, dall'altra, i livelli essenziali delle prestazioni per quanto concerne i percorsi dell'istruzione e formazione professionale, la cui disciplina concreta rientra nella competenza legislativa esclusiva delle Regioni;
valutati positivamente i cardini della riforma e in particolare:
la sostanziale unitarietà dei due percorsi, che si riflette - fra l'altro - nella possibilità di cambiare scelta dell'itinerario scolastico e formativo, nonché nella possibilità di acquisire, nell'uno o nell'altro sistema, crediti certificati, assicurando competenze di base comuni finalizzate all'armonica interazione tra i due sistemi;
la pari dignità riconosciuta ai due sistemi in cui si articola il secondo ciclo, quello dei licei e quello dell'istruzione e formazione professionale, ancorché differenziati e rispondenti alle diverse scelte vocazionali dei giovani;
il potenziamento della libertà di scelta degli studenti e delle famiglie, nell'ambito dell'autonomia delle istituzioni scolastiche e formative e di vincoli nazionali e regionali, a garanzia dell'unità e qualità del sistema;
la personalizzazione educativa dei percorsi, anche attraverso il potenziamento della laboratorialità e la modalità di apprendimento in alternanza scuola-lavoro, a garanzia del successo formativo e del diritto all'apprendimento, attraverso attività di orientamento e tutorato, che rendano effettivo il diritto a cambiare percorso formativo;
valutati altresì positivamente, con riferimento alla definizione di taluni aspetti dei livelli essenziali delle caratteristiche dei percorsi di istruzione e formazione, la disponibilità manifestata dal Governo ad accogliere le richieste di modifica avanzate dalla Conferenza unificata, che disegnano un percorso metodologico rispettoso delle competenze costituzionalmente attribuite allo Stato, alle Regioni e alle autonomie locali, ed il rinvio ad appositi accordi, in sede di Conferenza unificata e di Conferenza Stato-Regioni;
considerato che il riferimento alla definizione di tutti i passaggi normativi propedeutici all'avvio del secondo ciclo, recato al comma 3-bis dell'emendamento proposto dal Governo all'articolo 27 in sede di Conferenza unificata, deve intendersi riferito ai passaggi normativi attribuiti alle rispettive competenze e quindi, quanto alla sperimentazione del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, relativamente ai passaggi normativi di competenza dello stesso Ministero e ferma restando ovviamente l'autonomia scolastica in materia;
1) all'articolo 1, comma 8, primo periodo, le parole: «di qualsiasi indirizzo di cui all'articolo 2, comma 8, o livello del secondo ciclo», siano sostituite dalle seguenti: «di qualsiasi percorso o frazione di percorso formativo»;
2) all'articolo 1, dopo il comma 12, sia inserito il seguente: «12-bis. I titoli e le qualifiche di cui al Capo III sono rilasciati dalle Regioni e Province autonome. Essi hanno valore nazionale in quanto corrispondenti ai livelli essenziali delle prestazioni di cui al medesimo Capo III»;
3) all'articolo 1, il comma 14 sia sostituito dal seguente: «14. I percorsi del sistema dei licei e quelli del sistema di istruzione e formazione professionale possono essere realizzati in un'unica sede, anche sulla base di apposite convenzioni tra le istituzioni scolastiche e formative interessate. Ognuno dei percorsi di insegnamento-apprendimento ha una propria identità ordinamentale e curricolare. I percorsi dei licei inoltre, ed in particolare di quelli articolati in indirizzi, di cui all'articolo 2, comma 8, possono raccordarsi con i percorsi di istruzione e formazione professionale costituendo, insieme, un centro polivalente denominato «Campus» o «Polo formativo». Le convenzioni predette prevedono modalità di gestione e coordinamento delle attività che assicurino la rappresentanza delle istituzioni scolastiche e formative interessate, delle associazioni imprenditoriali del settore economico e tecnologico di riferimento e degli enti locali»;
4) all'articolo 2, comma 1, sia aggiunto, in fine, il seguente periodo: «In particolare i licei a indirizzi di cui agli articoli 4, 6 e 10 integrano le funzioni previste dal primo periodo con una specifica funzione di preparazione scientifica e professionale coerente con l'indirizzo di riferimento»;
5) all'articolo 2, comma 4, le parole: «e con il sistema dell'istruzione» siano sostituite dalle seguenti: «e con quelle ove si realizzano i percorsi di istruzione», e sia aggiunto, in fine, il seguente periodo: «nonché per l'approfondimento delle conoscenze e delle abilità necessarie per l'inserimento nel mondo del lavoro. L'approfondimento potrà essere realizzato anche nell'ambito dei percorsi di alternanza scuola-lavoro di cui al decreto legislativo 15 aprile 2005, n. 77, nonché attraverso l'attivazione di moduli e di iniziative di studio-lavoro per progetti e di esperienze pratiche e di stage»;
6) all'articolo 2, sia aggiunto, in fine, il seguente comma: «9. Al superamento dell'esame di Stato conclusivo dei percorsi liceali di cui all'articolo 14 viene rilasciato il titolo di diploma liceale, indicante la tipologia di liceo e l'eventuale indirizzo e settore»;
7) all'articolo 3, comma 2, ultimo periodo, dopo le parole: «8, 9,» sia aggiunta la seguente: «10»;
8) all'articolo 6, comma 3, secondo periodo, dopo le parole: «dei servizi,» siano aggiunte le seguenti: «del credito,» e, in fine, siano aggiunte le parole: «e in relazione al tessuto economico, sociale e produttivo del territorio»;
9) all'articolo 6, comma 5, primo periodo, le parole: «è di 924 ore nel primo e nel secondo biennio e di 858 ore nel quinto anno» siano sostituite dalle seguenti: «è di 1.056 ore nel primo biennio e di 858 ore nel secondo biennio e nel quinto anno»;
10) all'articolo 6, comma 5, secondo periodo, le parole: «è di 198 ore nel secondo biennio e di 165 ore nel quinto anno» siano sostituite dalle seguenti: «è di 198 ore nel secondo biennio e nel quinto anno»;
11) all'articolo 6, comma 5, il terzo periodo sia sostituito dal seguente: «L'orario annuale delle attività e insegnamenti facoltativi è di 66 ore per ciascuno dei cinque anni di corso»;
12) all'articolo 10, comma 1, dopo il secondo periodo, sia aggiunto il seguente: «Il liceo tecnologico, per le caratteristiche vocazionali e operative, sviluppa la padronanza degli strumenti per comprendere le problematiche scientifiche e storico-sociali collegate alla tecnologia e alle sue espressioni»;
13) all'articolo 10, comma 3, lettera c), dopo la parola: «informatico» sia inserita la seguente: «, grafico»;
14) all'articolo 10, comma 5, siano aggiunte, in fine, le parole: «e per lo stretto raccordo con le imprese del settore di riferimento su territorio»;
15) all'articolo 10, comma 6, primo periodo, le parole: «è di 957 ore nel primo biennio, di 792 ore nel secondo biennio e di 825 ore nel quinto anno» siano sostituite dalle seguenti: «è di 1023 ore nel primo biennio, di 594 ore nel secondo biennio e di 561 ore nel quinto anno»;
16) all'articolo 10, comma 6, secondo periodo, le parole: «dedicato alle attività laboratoriali, è di 363 ore nel secondo biennio e di 330 ore nel quinto anno» siano sostituite dalle seguenti: «ivi compresi i laboratori, è di 561 ore nel secondo biennio e di 594 ore nel quinto anno»;
17) all'articolo 10, comma 6, il terzo e il quarto periodo siano sostituiti dal seguente: «L'orario annuale delle attività e insegnamenti facoltativi, per tutti gli indirizzi, è di 66 ore per ciascuno dei cinque anni di corso»;
18) all'articolo 12, comma 5, le parole: «di cui all'allegato B» siano sostituite dalle seguenti: «di cui agli allegati C, C/1, C/2, C/3, C/4, C/5, C/6, C/7, C/8, D, D-bis, E ed F, del presente decreto»;
19) all'articolo 14, comma 1, dopo le parole: «e si svolge su prove» siano aggiunte le seguenti: «, anche laboratoriali per i licei ad indirizzo,»;
20) all'articolo 15, il comma 3 sia sostituito dal seguente: «3. I livelli essenziali di cui al presente Capo costituiscono requisiti per l'accreditamento delle istituzioni che realizzano i percorsi di cui al comma 1, da parte delle Regioni e delle Province autonome di Trento e Bolzano e, relativamente alle istituzioni formative, anche per l'attribuzione dell'autonomia di cui all'articolo 1, comma 4»;
21) all'articolo 17, comma 1, lettera a), siano aggiunte, in fine, le seguenti parole: «che costituisce titolo per l'accesso al quarto anno del sistema dell'istruzione e formazione professionale»;
22) all'articolo 18, comma 1, lettera d), dopo la parola «definite» siano inserite le seguenti: «, sentite le parti sociali,»;
23) all'articolo 20, comma 1, lettera c), le parole: «consegua il certificato» siano sostituite dalle seguenti: «consegua la qualifica» e le parole: «alla relativa qualifica» siano sostituite dalle seguenti: «alla relativa figura professionale»;
24) all'articolo 20, comma 1, dopo la lettera c), sia inserita la seguente: «c-bis) che, ai fini della continuità dei percorsi, di cui all'articolo 1, comma 13, il titolo conclusivo dei percorsi di istruzione e formazione tecnica superiore (IFTS) assuma la denominazione di diploma professionale di tecnico superiore»;
25) all'articolo 21, comma 1, lettera e), le parole: «presso le istituzioni formative» siano soppresse;
26) all'articolo 25, siano aggiunti, in fine, i seguenti commi: «2. Al fine di offrire agli studenti l'opportunità di conseguire un livello di apprendimento della lingua inglese analogo a quello della lingua italiana è data facoltà, nella scuola secondaria di primo grado, alle famiglie che ne facciano richiesta, di utilizzare, per l'apprendimento della predetta lingua, anche il monte ore dedicato alla seconda lingua comunitaria. Tale scelta è effettuata al primo anno della scuola secondaria di primo grado e si intende confermata per l'intero corso della scuola secondaria di primo grado ed anche per i percorsi del secondo ciclo di istruzione e formazione. I livelli di apprendimento in uscita dalla scuola secondaria di primo grado e dai percorsi dei licei sono determinati, per gli studenti che si sono avvalsi della scelta medesima, secondo l'allegato D-bis.
3. Resta ferma la possibilità, per gli studenti di cui al comma 2, di avvalersi dell'insegnamento di una seconda lingua comunitaria nell'ambito delle attività ed insegnamenti facoltativi»;
27) l'articolo 27 sia sostituito dal seguente: «Art. 27. - 1. Il primo anno dei percorsi liceali di cui al Capo II è avviato previa definizione, con decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, sentita la Conferenza Unificata, dei seguenti aspetti:
c) l'incremento, fino al 20 per cento, della quota dei piani di studio rimessa alle istituzioni scolastiche, nell'ambito degli indirizzi definiti dalle Regioni in coerenza con il profilo educativo, culturale e professionale in uscita dal percorso di cui all'articolo 2, comma 3.
2. Il primo anno dei percorsi di istruzione e formazione professionale di cui al Capo III è avviato sulla base della disciplina specifica definita da ciascuna Regione nel rispetto dei livelli essenziali di cui al Capo III, previa definizione con accordi in Conferenza Stato-Regioni ai sensi del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, dei seguenti aspetti:
b) standard minimi formativi relativi alle competenze di base linguistiche, matematiche, scientifiche, tecnologiche, storico-sociali ed economiche necessarie al conseguimento del profilo educativo, culturale e professionale dello studente, nonché alle competenze professionali proprie di ciascuna specifica figura professionale di cui alla lettera a);
3. L'attuazione del Capo II e del Capo III avviene nel quadro della programmazione della rete scolastica di cui all'articolo 138, comma 1, lettera b), del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, finalizzata a far corrispondere l'offerta formativa complessiva alle esigenze formative del territorio di ciascuna Regione. L'amministrazione scolastica assicura la propria piena collaborazione, su richiesta della Regione. Al coordinamento dell'attuazione a livello nazionale si provvede attraverso specifiche intese in sede di Conferenza unificata da definire entro il 30 novembre 2005. A tal fine, la programmazione di ciascuna Regione va definita entro il 31 dicembre 2005.
4. Le prime classi dei percorsi liceali e il primo anno di quelli di istruzione e formazione professionale sono avviati contestualmente a decorrere dall'anno scolastico e formativo 2007/2008, previa definizione di tutti gli adempimenti normativi previsti. Sino alla definizione di tutti i passaggi normativi propedeutici all'avvio del secondo ciclo, di competenza del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, il medesimo Ministero non promuoverà sperimentazioni del nuovo ordinamento nelle scuole, ferma restando l'autonomia scolastica. Le sperimentazioni saranno promosse e avviate dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca nell'anno scolastico successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo, ovvero nell'anno scolastico 2006-2007.
7. Con l'attuazione dei percorsi di cui al Capo III, i titoli e le qualifiche a carattere professionalizzante, acquisiti tramite i percorsi di istruzione e formazione professionale, sono rilasciati esclusivamente dalle Regioni e province autonome. Fino a tale momento le istituzioni scolastiche possono rilasciare le qualifiche dei percorsi di istruzione professionale di Stato.
9. Entro un anno dall'entrata in vigore del presente decreto è emanato il decreto interministeriale di equipollenza dei titoli previsto dall'articolo 52 della legge 10 maggio 1983, n. 212»;
28) all'articolo 28, siano aggiunti, in fine, i seguenti commi: «3. All'assolvimento del diritto-dovere nei percorsi di istruzione e formazione professionale di cui al Capo III sono destinate le risorse di cui all'articolo 6, comma 3, del decreto legislativo 15 aprile 2005, n. 76 sul diritto dovere all'istruzione e alla formazione, da ripartirsi tra le Regioni come previsto dal comma 4 del medesimo articolo, nonché una quota delle risorse di cui all'articolo 7, comma 6, della legge 28 marzo 2003, n. 53, da ripartirsi con le medesime modalità.
4. Con decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, sulla base di accordi da concludere in sede di Conferenza Unificata, sono individuati modalità e tempi per il trasferimento dei beni e delle risorse finanziarie, umane e strumentali necessarie per l'esercizio delle funzioni e dei compiti conferiti alle Regioni e agli Enti locali nell'ambito del sistema educativo di istruzione e formazione, secondo quanto previsto dagli articoli 117 e 118 della Costituzione. Ai predetti trasferimenti si applicano le disposizioni di cui all'articolo 7, commi 3 e 4, della legge 5 giugno 2003, n. 131. Per le Regioni a statuto speciale e per le Province autonome di Trento e Bolzano il trasferimento di cui alla presente lettera è disposto con le modalità previste dai rispettivi statuti, in quanto le relative funzioni non siano già attribuite»;
a) gli allegati al decreto siano resi coerenti con le modifiche che saranno apportate al testo in recepimento delle condizioni sopra elencate;
b) relativamente all'allegato A, recante il profilo educativo, culturale e professionale dello studente a conclusione del secondo ciclo del sistema educativo di istruzione e formazione, sia inserito, tra gli strumenti culturali, l'insegnamento della religione cattolica, impartito secondo gli accordi concordatari e le successive intese;
c) in relazione all'articolo 25, concernente il raccordo tra le competenze in uscita dal primo ciclo con quelle da raggiungere al termine dei percorsi liceali, valuti il Governo l'opportunità di prevedere nel testo un'ora settimanale, da dedicare all'insegnamento della tecnologia, in modo che quel raccordo si realizzi anche per tale insegnamento;
d) inoltre, in relazione all'articolo 31, concernente le norme finali, sia inserito nel testo un riferimento alla legge 5 febbraio 1992, n. 104 e successive modificazioni, in modo da far salvi gli interventi di integrazione scolastica per gli alunni in situazioni di handicap, previsti dalla legge medesima;
e) in relazione al medesimo articolo 31, valuti il Governo l'opportunità di integrare il testo - come avvenuto già per il decreto legislativo 19 febbraio 2004, n. 59, sul primo ciclo d'istruzione - con il riferimento alle disposizioni del precedente ordinamento da considerare abrogate per effetto delle norme del decreto legislativo sul secondo ciclo.