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Timestamp: 2019-07-23 08:10:12+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', '§ 97', '§ 50', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', '§ 49', 'sentenza ', 'sentenza ', '§ 2']

CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL'UOMO Sez.2^ 10/05/2012 Sentenza n.75909/01 | AmbienteDiritto.it
CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL'UOMO Sez.2^ 10/05/2012 Sentenza n.75909/01
DIRITTO URBANISTICO - Lottizzazione abusiva - Confisca di terreni - Violazione dei principi di legalità o proporzionalità - Equa soddisfazione alla parte lesa - Poteri e limiti della CEDU - Fattispecie: Punta Perotti - Convenzioni cessione di terreni legate a lottizzazioni - Violazione di leggi - Effetti - Restituzione della proprietà - Risarcimento del danno - Commisurazione - Atto illecito - Riparazione di una violazione - Restituzione in natura - Risarcimento - Legge n.102/2009 - DIRITTO PROCESSUALE EUROPEO - Riparazione di una violazione - Equa soddisfazione - Art. 46 Convenzione dei diritti dell'uomo.
CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL'UOMO 10 Maggio 2012, Sentenza n.75909/01
CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL'UOMO Sez. 2^ 10 Maggio 2012, Sentenza n.75909/01
DIRITTO URBANISTICO - Convenzioni cessione di terreni legate a lottizzazioni - Violazione di leggi - Effetti - Restituzione della proprietà - Risarcimento del danno - Commisurazione - Fattispecie: Punta Perotti.
In materia urbanistica, le convenzioni riguardante la cessione di terreni con atto pubblico di trasferimento legate a lottizzazioni in seguito risultati contrarie alla legge non possono produrre gli effetti in esse contenute. Pertanto, non può essere posta in discussione la restituzione della proprietà mentre il danno derivante dall’indisponibilità dei terreni può essere compensato dal versamento di una somma corrispondente all’interesse legale per l’intero periodo applicato sul controvalore dei terreni.
Pres. Tulkens, Causa Sud Fondi S.r.l. e altri c.Italia
DIRITTO PROCESSUALE EUROPEO - DIRITTO URBANISTICO - Atto illecito - Riparazione di una violazione - Restituzione in natura - Risarcimento del danno - Commisurazione - Fattispecie: Punta Perotti.
La riparazione di una violazione deve, nei limiti del possibile, cancellare tutte le conseguenze dell’atto illecito e ripristinare lo stato che verosimilmente sarebbe esistito se il detto atto non fosse stato commesso. Restituzione in natura, o, se questa non è possibile, pagamento di una somma corrispondente al valore che avrebbe la restituzione in natura; se necessario, concessione di un risarcimento danni per le perdite subite ed eventualmente non coperte dalla restituzione in natura o dal pagamento sostitutivo di questa; sono questi i principi a cui deve ispirarsi la determinazione dell’importo dell’indennità dovuto a causa di un fatto contrario al diritto internazionale. Nella specie, i costi sostenuti per la costruzione di fabbricati demoliti costituiscano una componente della restitutio in integrum. Pertanto, il risarcimento prenderà in considerazione tali costi e li indicizzerà, respingendo le richieste non direttamente connesse all’attività delle società ricorrenti e dal rischio legato all’attività imprenditoriale, quali, tra le altre, gli oneri finanziari e le spese notarili sostenute per l’acquisto dei terreni in questione.
DIRITTO PROCESSUALE EUROPEO - DIRITTO URBANISTICO - Lottizzazione abusiva - Confisca di terreni - Violazione dei principi di legalità o proporzionalità - Equa soddisfazione alla parte lesa - Poteri e limiti della CEDU - Fattispecie: Punta Perotti.
Una sentenza di constatazione di violazione dei principi di legalità o proporzionalità, comporta per lo Stato convenuto l’obbligo giuridico di porre fine alla violazione e di rimuoverne le conseguenze così da ripristinare, nei limiti del possibile, la situazione a questa precedente. In linea di principio, gli Stati contraenti parti in una causa sono liberi di scegliere i mezzi di cui avvalersi per conformarsi ad una sentenza della Corte che constati una violazione. Tale potere di apprezzamento quanto alle modalità di esecuzione di una sentenza riflette la libertà di scelta che accompagna l’obbligo fondamentale imposto dalla Convenzione agli Stati contraenti: garantire il rispetto dei diritti e delle libertà sanciti (articolo 1). Se la natura della violazione consente una restitutio in integrum, spetta allo Stato convenuto provvedervi. La Corte non ha, infatti, né la competenza né la possibilità pratica di realizzarla essa stessa. Se, invece, il diritto nazionale non consente o consente solo in parte di rimuovere le conseguenze della violazione, l’articolo 41 autorizza la Corte a concedere, se del caso, alla parte lesa la soddisfazione che ritenga appropriata (Brumărescu c. Romania (equa soddisfazione). Nella specie, il reato contestato alle ricorrenti – lottizzazione abusiva – non rispondeva ai criteri di chiarezza, accessibilità e prevedibilità. Era quindi impossibile prevedere l’irrogazione di una sanzione. La confisca controversa non aveva una base legale ai sensi dell’articolo 7 della Convenzione ed era arbitraria anche ai sensi dell’articolo 1 del Protocollo n. 1. Una volta stabilito che la confisca controversa non risponde al requisito di legalità, si prosegue l’esame del motivo di ricorso anche sotto il profilo della proporzionalità.
DIRITTO PROCESSUALE EUROPEO - Riparazione di una violazione - Equa soddisfazione - Restituzione in natura - Risarcimento del danno - Art. 46 Convenzione dei diritti dell'uomo.
In virtù dell’articolo 46 della Convenzione dei diritti dell'uomo, lo Stato riconosciuto responsabile di una violazione della Convenzione o dei suoi Protocolli, è chiamato non solo a versare agli interessati le somme concesse a titolo di equa soddisfazione, ma anche a scegliere, sotto il controllo del Comitato dei Ministri, le misure generali e/o, eventualmente, individuali da adottare nel proprio ordinamento giuridico interno al fine di porre fine alla violazione constatata dalla Corte e di cancellarne nei limiti del possibile le conseguenze (De Clerck c. Belgio, n. 34316/02, § 97, 25 settembre 2007; Zafranas c. Grecia, n. 4056/08, §§ 50-51, 4 ottobre 2011).
Sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo del 10/05/2012 - Ricorso n.75909/01*
Causa Sud Fondi S.r.l. e altri c.Italia
*Traduzione a cura del Ministero della Giustizia, Direzione Generale del Contenzioso e dei Diritti Umani, effettuata da Martina Scantamburlo (paragrafi 26-49) e Rita Pucci (paragrafi 50-65, funzionari linguistici, e da Rita Carnevali (paragrafi 1-25) assistente linguistico.
a. alla ricorrente Sud Fondi srl: terreni per una superficie complessiva di 59.761 metri quadrati, interessati dal piano di lottizzazione n° 141 del 1989 (che in altri documenti figura con il no 141/87), ivi compresi i terreni non edificabili ai sensi del permesso a costruire n° 67/1992 e che erano stati confiscati anche conformemente alla sentenza della Corte di cassazione del 29 gennaio 2001;
b. alla ricorrente Mabar srl: terreni per una superficie di 13.095 metri quadrati, interessati dal piano di lottizzazione no 151 del 1989, ivi compresi i terreni non edificabili ai sensi del permesso a costruire n° 284/93 e che erano stati confiscati anche conformemente alla sentenza della Corte di cassazione del 29 gennaio 2001;
c. alla ricorrente Iema srl: terreni per una superficie di 2.726 metri quadrati, interessati dal piano di lottizzazione n° 151/89, ivi compresi i terreni non edificabili ai sensi del permesso a costruire n° 284/93 e che erano stati confiscati anche conformemente alla sentenza della Corte di cassazione del 29 gennaio 2001.
2. La legge n.102 del 2009
24. Ai sensi dell'articolo 4ter della legge n. 102 del 3 agosto 2009, fermi restando gli effetti della revoca della confisca (…) quando la Corte europea dei diritti dell'uomo ha riscontrato una violazione della Convenzione in ragione della confisca, la stima degli immobili avviene comunque in base alla destinazione urbanistica attuale e senza tenere conto del valore delle opere abusivamente costruite sui terreni confiscati. Ove sugli immobili confiscati siano stati realizzati interventi di riparazione straordinaria, miglioramenti o addizioni, se ne tiene conto nel determinare il valore all'atto della restituzione all'avente diritto. Ai medesimi fini si tiene conto delle spese sostenute per la demolizione delle opere abusivamente realizzate e per il ripristino dello stato dei luoghi.
25. I principi applicabili sono riassunti nella sentenza Guiso-Gallisay c. Italia (equa soddisfazione) [GC], n. 58858/00, §§ 49-54, 22 dicembre 2009.
44. Le ricorrenti non possono in nessun caso avvalersi della sentenza resa in via principale per sostenere che hanno diritto alla restituzione di terreni edificabili o a una somma corrispondente al valore di mercato di questi ultimi. In effetti, i permessi di costruire rilasciati e le lottizzazioni autorizzate non erano conformi alla legge, e del resto la Corte non ha dichiarato che lo fossero. Inoltre, se è vero che la Corte ha concluso per l’illegalità della confisca sotto il profilo dell’articolo 1 del Protocollo n. 1, è altrettanto vero che essa ha formulato anche delle considerazioni sotto il profilo della proporzionalità. Secondo il Governo, tali considerazioni rimuovono il carattere arbitrario della sanzione e implicano che gli edifici confiscati sono stati giustamente demoliti e non vi è stato alcun indennizzo.
alla ricorrente Sud Fondi s.r.l. la somma di 37.000.000 EUR, oltre ad ogni importo eventualmente dovuto a titolo di imposta;
alla ricorrente Mabar s.r.l. la somma di 9.500.000 EUR, oltre ad ogni importo eventualmente dovuto a titolo di imposta;
alla ricorrente Iema s.r.l. la somma di 2.500.000 EUR, oltre ad ogni importo eventualmente dovuto a titolo di imposta.
che lo Stato convenuto deve astenersi dal chiedere alle ricorrenti il rimborso delle spese di demolizione dei fabbricati confiscati e delle spese di riqualificazione, e che non deve dare seguito alle domande di risarcimento rivolte contro la prima ricorrente nel procedimento civile dinanzi al tribunale di Bari;
che lo Stato convenuto deve versare alle ricorrenti, entro tre mesi a partire dal giorno in cui la sentenza sarà divenuta definitiva conformemente all’articolo 44 § 2 della Convenzione, le seguenti somme a titolo di risarcimento del danno materiale:
37.000.000 EUR (trentasette milioni di euro), oltre ad ogni importo eventualmente dovuto a titolo d’imposta, alla ricorrente Sud Fondi s.r.l.;
9.500.000 EUR (nove milioni cinquecentomila euro), oltre ad ogni importo eventualmente dovuto a titolo d’imposta, alla ricorrente Mabar s.r.l.;
2.500.000 EUR (due milioni cinquecentomila euro), oltre ad ogni importo eventualmente dovuto a titolo d’imposta, alla ricorrente Iema s.r.l.;
Rigetta la domanda di equa soddisfazione nel resto
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