Source: https://renatodisa.com/2018/04/10/consiglio-di-stato-sezione-quinta-sentenza-3-aprile-2018-n-2050/
Timestamp: 2018-07-17 09:40:46+00:00
Document Index: 159515646

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 28', 'art. 41', 'art. 50', 'art. 41', 'art. 27']

Consiglio di Stato, sezione quinta, sentenza 3 aprile 2018, n. 2050. Il comune ha il potere discrezionale di vietare il commercio ambulante in determinate zone. - Avvocato Renato D'Isa
Consiglio di Stato, sezione quinta, sentenza 3 aprile 2018, n. 2050. Il comune ha il potere discrezionale di vietare il commercio ambulante in determinate zone.
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Consiglio di Stato, sezione quinta, sentenza 3 aprile 2018, n. 2050.
Il comune ha il potere discrezionale di vietare il commercio ambulante in determinate zone. Si tratta, in effetti, di rilevazione, ponderazione e rispettiva valutazione di molteplici interessi cui per le dette ragioni è preposto il comune e che agiscono sulla realtà territoriale componendo l’equilibrio urbano inclusi quelli testualmente evocati dal provvedimento impugnato (traffico, inquinamento, manifestazioni e cortei, viabilità e accessibilità per i residenti, ecc.): in sintesi, interessi alla sicurezza, alla qualità della vita nello spazio urbano, al decoro urbano (“finalità immateriale dell’azione amministrativa”, che “a seconda del profilo e dello strumento, può essere frutto vuoi di tutela (e valorizzazione) del patrimonio culturale, vuoi di disciplina urbanistica o del commercio, vuoi della politiche comunali di concessioni di suolo pubblico: comunque in ragione delle competenze di legge.
Sentenza 3 aprile 2018, n. 2050
Ba. s.a.s. di Cl. Pr., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dagli avvocati Gi. Ba. Ma. e An. Ba., con domicilio eletto presso lo studio Gi. Ba. Ma. in Roma, via (…);
Roma Capitale, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentata e difesa per legge dagli avvocati Al. Ri. e Ro. Ro., domiciliata in Roma, via (…);
Comitato Vi. Tr. ed altri, in persona dei legali rappresentanti pro tempore, rappresentati e difesi dall’avvocato Pa. Ce., con domicilio eletto presso lo studio An. De Li. in Roma, via (…);
Visti gli atti di costituzione in giudizio di Roma Capitale, del Comitato Vi. Tr., dell’Associazione piazza Na., dell’Associazione degli ab. per la tu. e la va. del Ce. St. e dell’Associazione Ri. Po. e di.;
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 8 febbraio 2018 il Cons. Paolo Giovanni Nicolò Lotti e uditi per le parti gli avvocati Gi. Ba. Ma. e Ro. Ro.;
Il Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, Roma, Sez. II-ter, con sentenza 21 dicembre 2012, n. 10745, ha respinto il ricorso dell’attuale appellante Ba. s.a.s. di Cl. Pr. per l’annullamento dell’ordinanza del Sindaco di Roma Capitale n. 8 del 10 maggio 2011, recante il divieto temporaneo di esercizio del commercio su area pubblica nel territorio del Municipio I, nel suo complesso, e dei Municipi II, III, IX e XVII, limitatamente a determinate aree, nonché delle note dei Comandi dei Gruppi di Polizia Municipale I, II, III, IX, e XVII.
– Violazione di legge; violazione e falsa applicazione dell’art. 28, comma 1, lett. b), d.lgs. n. 114-1998 e dell’art. 41 Cost.; eccesso di potere, travisamento dei fatti, ingiustizia manifesta, carenza o difetto d’istruttoria, carenza di motivazione.
Gli intervenienti in primo grado Comitato Vi. Tr., Associazione Piazza Na. e di., Associazione degli ab. per la tu. e la va. del ce. st., e Associazione Ri. Po. e di. chiedono la reiezione dell’appello.
Le associazioni ed i comitati, gli intervenienti nel caso di specie, hanno legittimazione nel processo amministrativo a spiegare intervento volontario ex art. 50 Cod. proc. amm. se il giudizio riguarda un bene della vita la cui salvaguardia è funzione non eventuale, bensì fisiologica dell’ente (cfr., ex multis, Cons. Stato, V, 18 aprile 2012, n. 2234), con particolare riguardo ai casi in cui dette organizzazioni operino in un ambito territoriale circoscritto (Cons, Stato, IV, 22 marzo 2012, n. 1640); ciò è quanto si verifica nella specie, sia in ragione dell’oggetto della loro attività, sia in ragione del collegamento territoriale con l’oggetto dell’ordinanza, sia in ragione del loro carattere di riferimento di porzioni di popolazione interessata. Quand’anche si tratti, quanto a oggetto immediato, di attività commerciale, le ragioni che sono a base del provvedimento riguardano infatti la qualità dell’ambiente urbano vale a dire l’insieme di interessi che si riferiscono indistintamente alla cittadinanza pur se sta anzitutto al Comune curare, per le sue attribuzioni ma anche come ente che rappresenta la popolazione.
Più precisamente, per il precedente, interessi di pubblicistica rilevanza ben possono concorrere nella rilevazione della necessità di vietare il commercio itinerante, domandandosi la loro precisa e specifica individuazione con riferimento alle particolari zone del territorio comunale in cui il divieto viene imposto: il che rende necessario che le misure inibitorie risultino ancorate a concreti presupposti denotanti la reale sussistenza di quei valori di interesse pubblico la cui effettività sola giustifica la limitazione o il divieto di esercizio in sede locale della libertà economica dell’art. 41 Cost.
– “ogni singola misura comunale applicativa” di limitazione all’attività di commercio ambulante è legittimata laddove”risulti ancorata a concreti presupposti atti a denotare la reale sussistenza di quei valori di interesse pubblico la cui effettività sola giustifica la limitazione o il divieto di esercizio in sede locale della libertà economica in parola”;
3. In concreto, il potere comunale di regolamentare il commercio ambulante (“su area pubblica”, da distinguersi da quello “in sede fissa”) è contenuta nel Titolo X (Commercio al dettaglio su aree pubbliche) d.lgs. 31 marzo 1998, n. 114 (Riforma della disciplina relativa al settore del commercio, a norma dell’articolo 4, comma 4, della legge 15 marzo 1997, n. 59): per l’art. 27 (Commercio al dettaglio su aree pubbliche), comma 1, lett. a) il commercio sulle aree pubbliche è “l’attività di vendita di merci al dettaglio e la somministrazione di alimenti e bevande effettuate sulle aree pubbliche, comprese quelle del demanio marittimo o sulle aree private delle quali il comune abbia la disponibilità, attrezzate o meno, coperte o scoperte”. La disciplina è contenuta negli artt. 27, 28, 29 e 30 e nelle leggi regionali.
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa| 2018-04-09T17:40:08+00:00	10 aprile 2018|Consiglio di Stato, Consiglio di Stato 2018, Diritto Amministrativo, Sentenze - Ordinanze, Sezioni Diritto|0 Commenti