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Timestamp: 2020-05-29 02:03:17+00:00
Document Index: 46607009

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 822', 'sentenza ', 'art. 169', 'art. 829', 'art. 35']

Sentenza Cassazione Civile n. 7086 del 20/03/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7086 del 20/03/2017
Cassazione civile, sez. II, 20/03/2017, (ud. 17/01/2017, dep.20/03/2017), n. 7086
sul ricorso 13420-2012 proposto da:
N.M.V., (OMISSIS), elettivamente domiciliata in
ROMA, VIALE ERITREA 9, presso lo studio dell’avvocato SERGIO MARANO,
rappresentata e difesa dall’avvocato NICOLETTA MERCATI;
MINISTERO ECONOMIA FINANZE, (OMISSIS), IN PERSONA DEL LEGALE RAPP.TE
P.T., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,
AGENZIA DEMANIO, IN PERSONA DEL LEGALE RAPP.TE P.T.;
avverso la sentenza n. 517/2011 della CORTE D’APPELLO di CATANZARO,
udito l’Avvocato Mercati Nicoletta difensore della ricorrente che ha
udito l’Avv. Pastretti Massimo presso l’Avv.ra dello Stato, difensore
del controricorrente che ha chiesto il rigetto del ricorso e
deposita sentenza Corte Cassazione n.5284/2007;
1. Con atto di citazione notificato il 28 giugno 1997, N.M.V. convenne in giudizio dinanzi al Tribunale di Catanzaro il Ministero delle finanze, chiedendo che fosse accertato il suo diritto di proprietà sul terreno distinto in catasto al foglio (OMISSIS) comprensivo dell’intera superficie, in particolare “dal rilevato ferroviario sino al cordolo del marciapiede delimitante il lungomare”, con condanna del Ministero alla restituzione della parte di terreno sottratta, oltre al risarcimento dei danni, pari ad Euro 12.000,00 per ogni anno di occupazione.
Il Ministero contestò la pretesa, deducendo che la porzione di terreno reclamata apparteneva al demanio marittimo, come evincibile dalle mappe catastali e riconosciuto dai danti causa dell’attrice, i quali avevano chiesto la concessione ovvero la vendita del terreno. In via riconvenzionale, il Ministero chiese che fosse accertata la natura demaniale proprietà del terreno in capo allo Stato.
1.1. Il Tribunale di Catanzaro accolse la domanda dell’attrice, e condannò il Ministero al risarcimento nella misura, equitativamente determinata, di Euro 4.000,00, compensando le spese di lite.
2. La Corte d’appello di Catanzaro, adita sia dalla sig.ra N. sia dal Ministero delle finanze unitamente all’Agenzia del Demanio, ha riformato la decisione, con sentenza depositata il 9 maggio 2011, dichiarando che l’area di 600 mq. sita nel Comune di (OMISSIS), indicata in catasto al foglio (OMISSIS), appartiene al demanio marittimo, e ha condannato l’attrice alle spese.
3. Per la cassazione della sentenza, N.M.V. ha proposto ricorso affidato a tre motivi. Resistono con controricorso il Ministero dell’economia e delle finanze e l’Agenzia del Demanio.
1. Preliminarmente si rileva che, per mero errore materiale, nell’intestazione del controricorso è riportata l’indicazione “Ministero della Giustizia” in luogo di “Ministero dell’economia e delle finanze, Agenzia del demanio”, come emerge dal contenuto dell’atto difensivo.
2.1. Con il primo motivo è denunciata violazione e falsa applicazione dell’art. 822 c.c., artt. 28 e 35 cod. nav. e si contesta che le risultanze istruttorie rimarcavano come l’area in oggetto, lontana decine di metri dalla spiaggia, non avesse neppure la “potenzialità” di realizzare i pubblici usi del mare e che, quindi, non potesse assurgere neppure ad “arenile”.
3. Con il secondo motivo di ricorso si denuncia omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa la natura privata o demaniale del terreno in contestazione, in quanto la sentenza avrebbe omesso di esplicitare le ragioni per cui aveva ritenuto non attendibile la CTU espletata in primo grado. La ricorrente evidenzia, inoltre, ulteriori contraddizioni riguardo all’estensione della superficie dell’immobile alla luce delle risultanze istruttorie e la prova della qualificazione dell’area in contesa come bene demaniale.
4. Con il terzo motivo di ricorso è denunciata violazione e falsa applicazione dell’art. 169 c.p.c. e si contesta l’assenza di motivazione in ordine alla ritenuta non attendibilità della consulenza tecnica d’ufficio e alla sua mancata rinnovazione.
5. Le doglianze, che possono essere esaminate congiuntamente stante la loro stretta connessione, sono infondate.
5.1. Secondo il consolidato orientamento della giurisprudenza di questa Suprema Corte, spetta solamente al giudice di merito individuare le fonti del proprio convincimento, valutare le prove, controllarne l’attendibilità e la concludenza, scegliere tra le risultanze istruttorie quelle ritenute idonee a dimostrare i fatti di causa e dare prevalenza all’uno o all’altro dei mezzi di prova, salvo i casi tassativamente previsti dalla legge in cui alla prova è attribuita una valenza legale (ex plurimis, Cass. 26/03/2010, n. 7394). Il sindacato di legittimità, invocabile sotto il profilo del vizio di motivazione (in tal senso va qualificato il terzo motivo di ricorso), è limitato al controllo di congruità degli argomenti utilizzati dal giudice di merito.
Nel caso in esame, la Corte d’appello ha accolto il gravame ritenendo provata la natura demaniale del bene controverso e argomentato congruamente la decisione, richiamando innanzitutto il contenuto del titolo di acquisto della particella (OMISSIS) di proprietà dell’attrice, che non comprende l’ulteriore attigua area di 600 mq., e quindi gli atti di concessione provenienti dall’autorità demaniale in favore dei danti causa dell’attrice, l’ulteriore documentazione riguardante la richiesta di acquisto e le risultanze catastali, in funzione probatoria residuale.
5.2. Riguardo alla consulenza tecnica d’ufficio, nel nostro ordinamento vige il principio judex peritus peritorum, in virtù del quale è consentito al giudice di merito disattendere le conclusioni del consulente tecnico d’ufficio, e ciò sia quando le argomentazioni a sostegno risultino intimamente contraddittorie, sia quando il giudice sostituisca ad esse altre argomentazioni, tratte da proprie personali cognizioni tecniche (ex plurimis, Cass. 07/08/2014, n. 17757). In ambedue i casi, l’unico onere a carico del giudice è quello di un’adeguata motivazione, esente da vizi logici ed errori di diritto.
Nella specie, la Corte territoriale ha ritenuto di non condividere le conclusioni della consulenza d’ufficio sulla base delle risultanze documentali acquisite agli atti e richiamate nella motivazione, a fronte di una ricostruzione meramente ipotetica da parte del consulente, come segnalato dal medesimo consulente.
La stessa Corte, infine, ha dato specifico rilievo alle risultanze catastali – che riconducono l’area controversa al demanio – il cui carattere sussidiario può essere valorizzato in funzione di conferma della ricostruzione operata in base alle emergenze istruttorie (tra le molte, Cass. 24/04/2007, n. 9857).
5.3. Si osserva, infine, che la cessazione tacita della natura dei beni demaniali è esclusa per i beni appartenenti al demanio marittimo, tra i quali va inclusa la spiaggia comprensiva dell’arenile. A differenza di quanto previsto dall’art. 829 c.c. – secondo cui il passaggio di un bene dal demanio pubblico al patrimonio ha natura dichiarativa e può avvenire anche tacitamente – per i beni del demanio marittimo è necessaria, ai sensi dell’art. 35 cod. nav., l’adozione di un espresso e formale provvedimento della competente autorità amministrativa, che ha carattere costitutivo (ex plurimis, Cass. 09/06/2014, n. 12945).
5.4. In conclusione, non sussiste nè la denunciata violazione di legge in ordine alla qualificazione del bene come demaniale, nè il dedotto vizio di motivazione.
La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio in favore della parte controricorrente, che liquida in complessivi Euro 2.500,00, oltre spese prenotate e prenotande a debito.
Si dà atto che il presente provvedimento è stato redatto con la collaborazione dell’assistente di studio dott. G.G..