Source: https://iusletter.com/archivio/appello-quando-il-primo-grado-assorbe-le-domande/
Timestamp: 2020-06-02 11:59:16+00:00
Document Index: 159868530

Matched Legal Cases: ['art. 346', 'sentenza ', 'art. 346', 'art. 346', 'art. 343', 'art. 346', 'art. 350', 'art. 346', 'sentenza ', 'art. 346', 'art. 350']

Nel processo ordinario di cognizione, le parti del giudizio di appello, nel rispetto dei principi dell’autoresponsabilità e dell’affidamento processuale, sono tenute a riproporre, ai sensi dell’art. 346 c.p.c., le domande e le eccezioni non esaminate in primo grado entro la prima udienza di comparizione parti, trattandosi di fatti rientranti già nel thema probandum e nel thema decidendum del giudizio di primo grado.
Questo il principio di diritto affermato dalle Sezioni Unite della Suprema Corte di Cassazione che, nell’esercizio della funzione nomofilattica che le è propria, hanno risolto un contrasto giurisprudenziale riguardante i termini di riproposizione nel giudizio di appello delle domande e delle eccezioni rimaste assorbite, e cioè non esaminate nella sentenza di primo grado, ai sensi dell’art. 346 c.p.c.
Il quesito sciolto dalle S.U. riguarda il limite temporale per la proposizione delle stesse ovvero se entro venti giorni prima dell’udienza fissata nell’atto introduttivo del giudizio di gravame, ovvero fino all’udienza di precisazione delle conclusioni.
La problematica non involge le questioni rilevabili d’ufficio che rimangono rilevabili dal giudice di appello anche in assenza di un motivo di gravame o della loro riproposizione ex art. 346 c.p.c.; né le cd. “mere difese”, che, per loro natura, si limitano alla contestazione o alla negazione dei fatti costitutivi, fatti che il giudice è già chiamato a conoscere. Neppure, come più volte ribadito dalla Suprema Corte di Cassazione, riguarda la domanda o eccezione rigettata in primo grado in modo chiaro ed inequivoco, per la quale la parte soccombente dovrà proporre, a pena di decadenza, nella comparsa di costituzione e risposta, appello incidentale ex art. 343 c.p.c.
Oggetto, invece, della pronuncia in commento, sono le domande ed eccezioni di cui all’art. 346 c.p.c. ed in particolare quelle “sulle quali non vi sia stata una parte praticamente soccombente, con la conseguenza che la mera riproposizione, che deve essere contenuta nella comparsa di risposta dell’appellato, spetta alla parte che sia rimasta totalmente vittoriosa nel merito”. In particolare, nel silenzio della norma, le Corte pone chiarezza in ordine al momento entro il quale le stesse potranno essere proposte.
La Cassazione, richiamando un precedente provvedimento (Cass. n. 15427 del 2004) afferma che “ferma la necessità che la riproposizione da parte dell’appellato totalmente vittorioso debba avvenire all’atto della costituzione nel giudizio di appello”, il dubbio attiene al momento in cui debba avvenire la costituzione: se, pertanto, debba essere tempestiva (venti giorni prima dell’udienza fissata nell’atto di citazione in appello ovvero differita) o possa avvenire direttamente all’udienza ex art. 350 c.p.c.
Tenuto conto che le domande e le eccezioni assorbite e non esaminate attengono alla trattazione di circostanze già rientranti nel thema probandum e nel thema decidendum del giudizio di primo grado, e come tali non ampliano l’oggetto del giudizio, con riferimento alla riproposizione ex art. 346 c.p.c. la Suprema Corte ritiene non operante il cd. principio di “preclusione processuale”, in quanto diversamente si finirebbe con l’attrarre nella disciplina dell’appello incidentale anche la riproposizione di domande e/o di eccezioni non altrimenti esaminate dal primo giudice.
In conclusione, le Sezioni Unite della Suprema Corte risolvono il contrasto giurisprudenziale sul punto statuendo che le domande e/o le eccezioni assorbite e non esaminate nella sentenza di primo grado debbano essere riproposte, ai sensi dell’art. 346 c.p.c., con la comparsa di costituzione e risposta d’appello, ma senza necessità che la stessa venga depositata entro il termine di 20 giorni prima dell’udienza fissata ex art. 350 c.p.c., potendo avvenire anche in un momento successivo, ma non oltre la medesima udienza.
Cass., Sezione Unite Civili, 21 marzo 2019, n. 7940