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Timestamp: 2020-08-14 00:21:50+00:00
Document Index: 171873134

Matched Legal Cases: ['art. 37', 'art. 4', 'art. 14', 'art. 4', 'art. 14', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 2', 'art. 5', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 4', 'art.1', 'art. 1', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 30', 'art. 30', 'art. 30', 'art. 30', 'art. 30', 'art.2', 'art. 2', 'art.4', 'art.4', 'sentenza ', 'art. 14', 'art.14', 'art. 2', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 4']

DOPING ED ESENZIONE PER FINI TERAPEUTICI DELL'ATLETA DI LIVELLO NAZIONALE
Gabriele Pezzano | 05/02/2020 16:19
di Gabriele Pezzano, Avvocato del Foro di Torino – https://www.lexinto.it/
Sommario: 1. Il sistema normativo internazionale di riferimento. – 2. L'organizzazione nazionale. – 3. La procedura per la richiesta di TUE. – 4. Le impugnazioni. – 5. Le sanzioni.
Abstract: in this paper the author analyses the procedure for obtaining a Therapeutic Use Exemption (TUE) according to the International Standard and the World Anti-Doping Code, with a specific focus on the Italian national regulation. The paper outlines the procedure for national Athletes for requesting the exemption, the appeal proceedings and the penalties.
Keywords: doping; sports justice; Therapeutic Use Exemption (TUE); World Anti-Doping Code; Prohibited Substance; Prohibited Method; International Standard; National Anti-doping Organization.
1.Il sistema normativo internazionale di riferimento.
In materia di utilizzo di farmaci contenenti uno o più principi attivi compresi nella lista World Anti-Doping Agency (WADA) delle sostanze vietate, il quadro normativo deve essere individuato a partire dal Codice Mondiale Anti-Doping WADA ( 1) e dai relativi Standard Internazionali.
Il Codice Mondiale Anti-Doping fu adottato per la prima volta nel 2003, entrò in vigore nel 2004 e fu poi modificato con efficacia dal 1 gennaio 2009.
La versione attualmente vigente è frutto delle modifiche approvate dal Foundation Board della WADA a Johannesburg il 15 novembre 2013 ed è in vigore dal 1 gennaio 2015.
Il Codice, come affermato nei propri Scopi (2) è il principale documento su cui si fonda il World Anti-Doping Program ed ha lo scopo di portare avanti tale progetto attraverso l'armonizzazione internazionale dei principi cardine dell'antidoping.
Il World Anti-Doping Program prevede gli elementi necessari ad assicurare l'armonizzazione e la diffusione della best practice dei programmi antidoping nazionali ed internazionali.
Gli elementi principali di tale programma devono essere individuati nel Codice, negli International Standards e nei Models of Best Practice and Guidelines.
Il testo del Codice è pensato per essere specifico nelle parti in cui è necessaria una uniformità e allo stesso tempo sufficientemente generico per permettere flessibilità nell'implementazione dei principi a livello nazionale.
Gli International Standards si riferiscono a differenti e specifiche aree tecniche ed operative e sono stati sviluppati in accordo con i Governi dei Paesi firmatari. Questi documenti contengono i dettagli tecnici necessari per la corretta e puntuale implementazione del Codice.
Il sistema delle fonti è pensato per consentire al Comitato Esecutivo della WADA l'aggiornamento di tali Standards senza necessità di adottare la complessa procedura di revisione e modifica del Codice.
Più in particolare, nell'ambito dei citati standards obbligatori sviluppati come parte del World Anti-Doping Program, la materia dell'esenzione per fini terapeutici trova disciplina negli International Standard for Therapeutic Use Exemptions (ISTUE).
L'originale International Standard for Therapeutic Use Exemptions fu adottato per la prima volta nel 2004 ed entrò in vigore dal 1 gennaio 2005. Fu poi emendato nel 2008, 2010, 2011 e nel 2015.
La versione attualmente vigente è stata approvata dal Comitato esecutivo WADA il 18 novembre 2015 (in vigore dal 1 gennaio 2016).
La Part two dello Standard disciplina il processo per l'ottenimento del TUE.
Merita ricordare che sia l'Olympic Charter che la Convenzione Internazionale contro il doping nello sport di Parigi del 19 ottobre 2005 ("UNESCO Convention") riconoscono la prevenzione e la lotta al doping come parte della mission del Comitato Olimpico Internazionale e dell'UNESCO, oltre a sottolineare l'importante ruolo svolto dal Codice.
A livello nazionale italiano, la legge 26 novembre 2007, n. 230, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 290 del 14 dicembre 2007, ha autorizzato il Governo alla ratifica della Convenzione Internazionale di Parigi.
Per l'effetto, il Governo, in data 27 febbraio 2007 ha provveduto a depositare lo strumento di ratifica della "Convenzione Internazionale contro il doping nello sport, con allegati, adottata a Parigi dalla XXXIII Conferenza Generale UNESCO il 19 ottobre 2005".
Ai sensi dell'art. 37, comma 2, la convenzione citata è entrata in vigore il giorno 1° aprile 2008.(3)
2.L'organizzazione nazionale
In Italia la struttura di riferimento deve essere individuata in NADO Italia, costituita in virtù della Legge 26 novembre 2007 n. 230, che in applicazione del Codice Mondiale Antidoping - del quale NADO Italia è parte firmataria - ricopre il ruolo di Organizzazione nazionale antidoping (National Anti-Doping Organization), derivazione funzionale della World Anti-Doping Agency (WADA).
La medesima norma, come abbiamo visto sopra, prevede anche - ex multis - la ratifica della Convenzione Internazionale contro il doping nello sport adottata nella Conferenza generale dell'UNESCO.
In tale veste NADO Italia ha adottato il Codice Sportivo Antidoping (di seguito CSA), che unitamente ai Disciplinari Tecnici (di seguito DT) costituiscono le Norme Sportive Antidoping (di seguito NSA) quali documenti tecnici attuativi del Codice WADA e degli Standard Internazionali.
Le norme internazionali trovano dunque attuazione nell'ordinamento nazionale attraverso le Norme Sportive Anti-Doping (4) , indicate sin dal loro sottotitolo come "Documento tecnico-attuativo del Codice Mondiale Antidoping WADA e dei relativi Standard internazionali".
Le NSA costituiscono le uniche norme nell'ambito dell'ordinamento sportivo italiano che disciplinano la materia dell'antidoping e le condizioni cui attenersi nell'esecuzione dell'attività sportiva. Trovano immediata applicazione con la loro pubblicazione sul sito internet (www.nadoitalia.it).(5)
In relazione all'argomento che ci occupa, il documento di riferimento può essere rinvenuto nel Disciplinare per l'Esenzione a Fini Terapeutici (D-EFT) in esse contenuto. (6)
In esecuzione di tale disciplina, ciascuna delle Federazioni Sportive Nazionali (FSN)/ Discipline Sportive Associate (DSA)/ Enti di Promozione Sportiva (EPS) stabilisce delle norme che impongono il rispetto delle norme antidoping in conformità al Codice al personale di supporto degli atleti, che partecipa in qualità di allenatore, preparatore, dirigente, addetto alla squadra, ufficiale, personale medico o paramedico in una competizione o in un'attività autorizzata oppure organizzata da una FSN o da una delle organizzazioni ad essa affiliate.
Nell'ambito di NADO Italia è costituito un organismo, denominato Comitato per le Esenzioni ai Fini Terapeutici (di seguito CEFT), che ha il compito di esaminare e, nel caso, accogliere le richieste di esenzione a fini terapeutici.
Come sopra accennato, a livello internazionale la materia delle Therapeutic Use Exemptions ("TUEs") è disciplinata agli artt. 4.4 e seguenti del World Anti-Doping Code.
Più precisamente, l'art. 4.4.1 afferma che ( 7) la presenza di sostanze proibite ( 8) o dei suoi metaboliti o markers, l'uso o il tentato uso o il possesso di una sostanza o di un metodo proibiti non devono essere considerati una violazione delle norme antidoping se realizzate in esecuzione di una TUE accordata in base agli International Standards for Therapeutic Use Exemptions.
Come vedremo, la normativa nazionale recepisce tale disciplina e ne consente una concreta attuazione.
Infatti, l'art. 14 del Codice Sportivo Antidoping, nel disciplinare l'Esenzione per Fini Terapeutici, ricalca esattamente quanto sopra riportato all'art. 4.4.1 del World Anti-Doping Code.(9)
L'art. 14.3 prevede poi la possibilità di presentare domanda di TUE al CEFT secondo le tempistiche e le modalità previste e contenute nel D-EFT, così richiamando il disciplinare contenuto in calce alle NSA che costituisce il vero fondamento normativo della materia.
3.La procedura per la richiesta di TUE.
La richiesta di esenzione a fini terapeutici o TUE (Therapeutic Use Exemption) è volta ad ottenere l'autorizzazione all'uso, a scopo terapeutico, di un farmaco contenente uno o più principi attivi compresi nella lista WADA dei farmaci proibiti, consentendo così un utilizzo altrimenti vietato.
I soggetti legittimati ad avanzare la richiesta sono tutti i tesserati delle Federazioni Sportive Nazionali/Enti di Promozione Sportiva/Discipline Sportive Associate, in quanto potenzialmente soggetti ai controlli antidoping.
Gli atleti di livello Nazionale dovranno trasmettere la domanda di TUE al Comitato Esenzione Fini Terapeutici (CEFT) presso NADO Italia. (10)
Diversamente, gli atleti inseriti nell'elenco RTP (Registered Testing Pool) della rispettiva Federazione Internazionale, o qualunque altro Atleta iscritto ad un evento internazionale, dovranno fare riferimento al Comitato per l'Esenzione per Fini Terapeutici della Federazione Internazionale o dell'Organismo Internazionale di appartenenza (art. 8.1 D-EFT).
L'elenco RTP è una lista degli atleti di alto livello, tenuto a livello internazionale dalle singole Federazioni Internazionali e a livello nazionale dalle organizzazioni antidoping nazionali
( 11) che sono sottoposti a controlli finalizzati, sia in gara sia fuori gara, nell'ambito della pianificazione della distribuzione dei Controlli (TDP) di ciascuna Federazione Internazionale e organizzazione antidoping nazionale. (12)
Si segnala sul punto che l'inserimento dell'Atleta nell'RTP determina specifici obblighi, secondo quanto previsto dal Disciplinare per i Controlli e le Investigazioni, la cui inosservanza può comportare l'attivazione di un procedimento disciplinare nonché l'irrogazione di una eventuale sanzione per violazione della normativa antidoping. Ad esempio, l'Atleta inserito nell'RTP ha, innanzitutto, l'obbligo di fornire le proprie informazioni sul luogo di permanenza ("whereabouts").
Qualora un Atleta di livello Nazionale sia in possesso di una TUE concessa del CEFT e diventi di livello internazionale sarà necessario acquisire il riconoscimento di validità dalla Federazione internazionale di appartenenza (art. 8.2 D-EFT).
La domanda di esenzione, o TUE, ai sensi dell'art. 2.1 D-EFT, deve essere avanzata prima di iniziare il trattamento terapeutico mediante la modulistica prevista da NADO Italia e sottoscritta dall'Atleta unitamente al medico sociale o curante.
Merita sottolineare e ribadire che la citata norma richiede l'ottenimento della TUE prima dell'uso o del possesso della sostanza.
Ad ulteriore riprova del chiaro orientamento normativo, tale obbligo sarà ribadito anche dell'art. 5.1 D-EFT, che prevede espressamente che l'Atleta possa iniziare le terapie soltanto dopo aver ricevuto la notifica di concessione del TUE.
L'art. 2.2 prevede che la richiesta debba essere corredata dalla documentazione medica a sostegno e dal certificato di idoneità all'attività sportiva agonistica.
Un secondo limite temporale previsto in materia di TUE, oltre a quello relativo all'inizio della terapia, si riferisce alla partecipazione alla competizione agonistica: infatti a mente dell'art. 3.1 il TUE deve essere richiesto almeno 30 giorni prima di prendere parte alla gara, così da consentire al CEFT di pronunciarsi in tempo utile (come vedremo il CEFT emette il proprio parere entro 30 giorni dal ricevimento della documentazione).
Qualora si tratti di sostanze proibite In e fuori competizione, la domanda di TUE deve essere presentata appena formulata la diagnosi che prevede l'utilizzo di sostanze e metodi proibiti (art. 3.2 D-EFT).
Solamente in casi eccezionali, disciplinati dall'art. 4 D-EFT, in presenza di condizioni cliniche di emergenza o acuzie (lett. a) ovvero in occasione di circostanze eccezionali che abbiano impedito la presentazione di una richiesta di TUE prima del controllo antidoping (lett. b), la domanda di TUE può essere presentata in seguito all'inizio della terapia farmacologica. In tali circostanze, il TUE potrà essere rilasciato con validità retroattiva, ma l'Atleta deve comunque attendere la pronuncia del CEFT prima di prendere parte a competizioni.
Ai fini della concessione del TUE, ai sensi dell'art.1 del D-EFT contenuto nelle Norme Sportive Antidoping, devono essere rispettati tutti i seguenti criteri: A) Senza il trattamento per il quale si richiede il Tue lo stato di salute dell'atleta sarebbe gravemente compromesso (13 ); B) il trattamento farmacologico prescritto non deve determinare un incremento della performance oltre al fisiologico ripristino delle condizioni di salute in seguito al trattamento di una documentata patologia medica (14 ); C) Deve essere documentata l'impossibilità e l'inefficacia di trattamenti farmacologici alternativi basati su principi attivi non proibiti (15 ); D) infine, la necessità di utilizzare la Sostanza o il Metodo altrimenti proibiti non possono essere conseguenza, neppure in parte, di un precedente utilizzo di una trattamento farmacologico proibito al momento della somministrazione (16 ).
Ciascuna TUE, ai sensi dell'art. 1.2 D-EFT, avrà durata predeterminata ed al temine della stessa cesserà di essere efficace, senza possibilità di proroga. Qualora si rendesse necessaria la prosecuzione della terapia, l'Atleta dovrà ottenere una nuova TUE.
La normativa prevede una rigida scansione temporale anche in relazione alla decisione del CEFT, che deve essere assunta nei 30 giorni successivi all'invio di tutta la documentazione (art. 6.1 D-EFT).
Il responso viene comunicato all'Atleta a mezzo raccomandata, anticipata a mezzo posta elettronica o fax.
4.Le impugnazioni.
Il D-EFT all'art. 6.2 e 6.4 e l'International Standard for TUEs WADA prevedono che in caso di diniego l'atleta sia informato delle motivazioni sottostanti il rigetto.
La materia delle impugnazioni avverso le decisioni del CEFT è tratteggiata nel'art. 30 del Codice Sportivo Antidoping attualmente vigente.
Per effetto di tale norma, qualora la decisione sia riferita ad un atleta di livello nazionale e dunque provenga dal CEFT di NADO Italia, l'interessato potrà proporre ricorso alla Seconda Sezione del Tribunale Nazionale Antidoping, ai sensi della procedura prevista dai commi 2-5 dell'art. 30 del Codice Sportivo Antidoping contenuto nelle Norme Sportive Antidoping.
La norma chiarisce peraltro come la richiesta di riesame non determini alcun effetto sospensivo della decisione di diniego assunta dal CEFT.
Il ricorso richiede la forma scritta e soggiace al termine perentorio di 10 giorni dalla data di comunicazione del diniego.
Unitamente all'impugnazione è richiesta – a pena di inammissibilità - la produzione della documentazione medica sottoposta all'esame del CEFT ed il versamento di un "diritto amministrativo" previsto dalla Tabella Economica (17).
A mente dell'art. 30.4 il ricorso deve essere notificato nei medesimi termini al CEFT, il quale nei 5 giorni successivi provvederà alla trasmissione del fascicolo al Tribunale Nazionale Antidoping.
La decisione, assunta in camera di consiglio (art. 30.5) entro 14 giorni dalla data di ricezione del ricorso sarà poi comunicata all'atleta entro ulteriori 7 giorni.
Il provvedimento è inappellabile a norma dell'art. 30.8.
Appare di tutta evidenza come la tecnica normativa si caratterizzi per un'impostazione prevalentemente tecnica che mostra alcuni limiti da un punto di vista più strettamente giuridico: al di là delle differenti terminologie utilizzate, dubbi ermeneutici sorgono circa le forme richieste per la "notifica" al CEFT dell'impugnazione, così come sul mancato rispetto dei termini procedurali a carico del CEFT stesso, che in assenza di sanzioni pare debbano essere qualificati come termini meramente ordinatori.
Merita infine rilevare come, nel caso di decisione assunta da una Federazione Internazionale, l'atleta o NADO Italia possono ricorrere in appello esclusivamente al Tribunale Arbitrale dello Sport (TAS).
5.Le sanzioni.
In assenza dell'ottenimento di una TUE, l'Atleta può incorrere nelle condotte illecite previste e punite ai sensi dell'art.2.6 del CSA, rubricato "Possesso di sostanze vietate e ricorso a metodi proibiti".
La norma sanziona al primo coma la condotta dell'Atleta che possiede, durante o fuori dalle competizioni, una qualsiasi sostanza vietata o ricorre a qualsiasi metodo proibito, a meno che
l'Atleta possa dimostrare che il possesso sia dovuto ad un uso terapeutico consentito nelle forme e nei modi di cui agli articoli 14 e 15 o ad altro giustificato motivo.
Il secondo comma dell'art. 2.6 sanziona le medesime condotte tenute dal Personale di supporto dell'Atleta, sempre salva la clausola di riserva di TUE.
Come chiarito nelle Norme Sportive Antidoping, sin dalle definizioni, (18 ) la violazione di una norma antidoping da parte di un Atleta o altra Persona può determinare diverse tipologie di sanzioni.
Più precisamente, le NSA dedicano alle sanzioni la II Sezione, definendo all'art.4 le sanzioni individuali applicabili.
La gamma dei provvedimenti che possono essere assunti comprende: a) Invalidazione dei risultati (Disqualification): i risultati dell'Atleta in una specifica Competizione o Evento sono invalidati, con tutte le relative conseguenze incluse la perdita di medaglie, punti e premi; b) Squalifica/Inibizione (Ineligibility): l'Atleta o altro soggetto, in conseguenza di una violazione di una norma antidoping, è escluso per un determinato periodo di tempo – fissato in anni 4 o in anni 2 a seconda della gravità della condottaa mente degli artt. 4.2.1 e 4.2.2 - dalla partecipazione a qualsiasi Competizione o altra attività o finanziamento; (19 ) c) .
Sospensione cautelare (Provisional Suspension): l'Atleta o altro soggetto coinvolto è escluso temporaneamente dalla partecipazione a qualsiasi competizione o attività prima della decisione finale assunta all'esito di un dibattimento; (20 ) d) Conseguenze economiche (Financial Consequences): si tratta della sanzione economica comminata per la violazione di una norma antidoping o per il recupero dei costi associati ad una violazione delle norme antidoping; e) Divulgazione pubblica o pubblica informativa (Public Disclosure o Public Reporting): consiste nella divulgazione o la distribuzione di informazioni al pubblico in generale o a Persone oltre a quelle titolate a ricevere prioritariamente notifica. (21 )
In assenza di TUE, pertanto, a mente dell'art.4.8.1, l'Atleta può incorrere non solo nell'invalidazione automatica dei risultati conseguiti nella competizione durante la quale è stato prelevato il campione positivo, (22 ) ma anche nell'invalidazione di tutti gli altri risultati agonistici ottenuti successivamente alla positività riscontrata, a meno che ragioni di equità non prescrivano diversamente, con le relative conseguenze, inclusa l'eventuale perdita di medaglie, punti e premi.
Nel caso di sport di squadra, (23) i Team possono essere anche soggetti alle conseguenze previste dall'articolo 11 del Codice WADA e dell'articolo 6 del CSA.
1 . World Anti-Doping Code, disponibile su http://www.nadoitalia.it/it/home-it/normativa/internazionale.html (maggio 2019).
2 . World Anti-Doping Code, pag. 11.
3 . Doping nello sport, in vigore dallo scorso 1 aprile la convenzione Internazionale di Parigi, Quotidiano UTET, 28.4.2008.
4. al momento della redazione del presente articolo la versione vigente delle stesse è quella approvata dalla NADO ITALIA il 15 febbraio 2018.
5. Fonte: ambito di applicazione delle Norme Sportive antidoping, pag. 8.
6. Tutta la normativa di riferimento è consultabile all'indirizzo http://www.nadoitalia.it/it/nazionale-sportiva.html (maggio 2019).
7. 4.4.1 The presence of a Prohibited Substance or its Metabolites or Markers, and/or the Use or Attempted Use, Possession or Administration or Attempted Administration of a Prohibited Substance or Prohibited Method shall not be considered an anti-doping rule violation if it is consistent with the provisions of a TUE granted in accordance with the International Standard for Therapeutic Use Exemptions.
8. Dal punto di vista penalistico si veda in particolare Cass. pen. Sez. III, (ud. 21-06-2007) 12-07-2007, n. 27279, che ha chiarito come "l'inserimento di una determinata sostanza, ovvero nella previsione di soglie di concentrazione non consentite di essa, nelle liste di riferimento delle classi farmacologiche di sostanze dopanti e di metodi doping vietati stabilite dalle organizzazioni internazionali, con la conseguenza il giudice non deve accertare, di volta in volta, la concreta attitudine offensiva, per qualità e quantità, delle sostanze assunte o somministrate". La medesima sentenza rappresenta un significativo arresto giurisprudenziale in materia di TUE: "Un apposito Disciplinare per l'esenzione a fini terapeutici (EFT) del CONI fissa i criteri e le procedure per la concessione dell'esenzione in oggetto - anteriore all'inizio della terapia ed alla partecipazione ad un evento agonistico - prevedendo che, in ogni caso, l'uso terapeutico non può produrre un miglioramento della prestazione, salvo sia attribuibile al ritorno allo stato di salute normale dopo il trattamento della patologia medica accertata, e prescrivendo che non deve esistere "ragionevole terapia alternativa" all'uso del farmaco o metodo vietato. Eccezionalmente viene prevista pure la possibilità di una autorizzazione retroattiva, allorquando si sia reso necessario un trattamento di emergenza o un trattamento per una patologia medica acuta, oppure, a causa di circostanze eccezionali, il richiedente non abbia avuto la possibilità o il tempo sufficiente per presentare tempestiva domanda ovvero tale domanda non abbia potuto avere sollecita istruzione".
9. art. 14 CSA.
10. art.14.3 CSA in combinato disposto con l'art. 2.2. D-EFT.
11. in Italia dunque da NADO Italia. 12. Norme Sportive Antidoping, Definizioni, pag. 15.
12. Norme Sportive Antidoping, Definizioni, pag. 15.
13. art. 4.1a International Standard for TUE.
14. art. 4.1b International Standard for TUE.
15. art. 4.1c International Standard for TUE.
16 art. 4.1d International Standard for TUE
17. La citata tabella adotta una denominazione differente, qualificando alla lettera B) i "diritti processuali" e definendone l'importo in euro 500,00.
18. Norme Sportive Antidoping, pag. 12.
19. come previsto dall'articolo 10.12.1 del Codice WADA e 4.12.1 del CSA.
10. ai sensi dell'articolo 8 del Codice WADA e dell'articolo 28 del CSA.
21. in conformità all'articolo 14 del Codice WADA e 43 del CSA.
22. ai sensi dell'articolo 10 NSA.
23. definiti nelle NSA come quegli sport in cui è possibile la sostituzione di un partecipante.