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Timestamp: 2019-11-20 17:18:14+00:00
Document Index: 124937262

Matched Legal Cases: ['art. 73', 'art. 140', 'art. 74', 'art. 101', 'art. 113', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 74']

Come gestire le acque provenienti da una attività produttiva: le ultime sentenze della Corte della Cassazione Penale | Rethink Come gestire le acque provenienti da una attività produttiva: le ultime sentenze della Corte della Cassazione Penale | Rethink
Marzo 2, 2019 by Il team di Rethink in Ambiente No comments
Il tema della gestione delle acque derivanti dallo svolgimento di un’attività produttiva è di estrema importanza e complessità poiché coinvolge diversi ambiti: normativo, giurisprudenziale, ambientale, tecnologico, economico e, non ultimo, l’aspetto legato all’immagine stessa dell’azienda, che, in qualche maniera, possiamo ritenere racchiuda in sé tutti gli altri.
Volendo affrontare l’argomento a partire da un inquadramento prettamente normativo, è opportuno ricordare che in materia di acque, si deve far riferimento, in primo luogo, al D.L.vo 152/2006 del 03/04/2006 e ss.mm.ii. (il cosiddetto Testo Unico Ambientale) ed in particolare alla Sezione II della Parte Terza, che tratta la Tutela delle acque dall’inquinamento a cui sono riservati gli articoli che vanno dall’art. 73 all’art. 140.
A tale riguardo l’art. 74 del D.L.vo 152/2006, al comma 1 lettera g) ed h), stabilisce, in via generale, cosa si intende rispettivamente per acque reflue domestiche e per acque reflue industriali. Per chiarezza si riporta l’estratto normativo:
h) acque reflue industriali: qualsiasi tipo di acque reflue scaricate da edifici od impianti in cui si svolgono attività commerciali o di produzione di beni, diverse dalle acque reflue domestiche e dalle acque meteoriche di dilavamento.
Questa distinzione è importantissima, specialmente ai fini della disciplina degli scarichi e delle autorizzazioni. A tale riguardo proprio il D.L.vo 152/2006, all’art. 101 al comma 7, introduce il concetto di acque reflue assimilabili ad acque reflue domestiche, che in parte è lasciato definire con l’emanazione di specifiche normative regionali.
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Alle definizioni di acque reflue domestiche, acque reflue industriali ed al concetto di acque reflue assimilabili a acque reflue domestiche, si aggiunge anche la necessità di chiarire cosa si intende per acque meteoriche di dilavamento, acque di prima pioggia ed acque di lavaggio delle aree esterne, in parte normate dall’art. 113 del D.L.vo 152/2006 ed in parte lasciate disciplinare dalle Regioni. In particolare alle Regioni viene data la possibilità di stabilire “i casi in cui può essere richiesto che le acque di prima pioggia e di lavaggio delle aree esterne siano convogliate e opportunamente trattate in impianti di depurazione per particolari condizioni nelle quali, in relazione alle attività svolte, vi sia il rischio di dilavamento da superfici impermeabili con annessa scoperta di sostanze pericolose o di sostanze che creano pregiudizio per il raggiungimento degli obiettivi di qualità dei corpi idrici”.
In tutto ciò non possiamo trascurate le diverse interpretazioni normative a cui è giunta la Giurisprudenza. In particolare si segnalano alcune interessanti sentenze:
CORTE DI CASSAZIONE PENALE, Sez.3^ 09/11/2018, Sentenza n.51006: In tale sentenza si afferma che sono da considerare scarichi industriali, oltre ai reflui provenienti da attività di produzione industriale vera e propria, anche quelli provenienti da insediamenti ove si svolgono attività artigianali e di prestazioni di servizi, quando le caratteristiche qualitative degli stessi siano diverse da quelle delle acque domestiche. Di conseguenza, rientrano nella nozione di acque reflue industriali quelle provenienti e scaricate dalle operazioni di lavaggio di capannoni adibiti in forma stabile ad allevamento di animali.
CORTE DI CASSAZIONE PENALE, Sez.3^ 30/10/2018, Sentenza n. 49693: In tale sentenza si afferma che le acque meteoriche da dilavamento sono costituite dalle sole acque piovane che, cadendo al suolo, non subiscono contaminazioni con sostanze o materiali inquinanti, poiché altrimenti esse vanno qualificate come reflui industriali ai sensi dell’art. 74, lett. h), del D.L.vo 152/2006.
Il quadro sopra esposto può apparire complesso ai non addetti ai lavori, ma esistono imprese competenti in materia che lavorano proprio allo scopo di trovare e realizzare le giuste soluzioni tecnologiche ed impiantistiche per la corretta gestione delle acque di una attività produttiva.
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CORTE DI CASSAZIONE PENALE, Sez.3^ 30/10/2018, Sentenza n. 49693
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Tags: acque reflue assimilabili, acque reflue industriali, D.L.vo 152/2006, Scarico
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