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Timestamp: 2017-06-24 12:56:05+00:00
Document Index: 20195666

Matched Legal Cases: ['art. 31', 'art. 31', 'art. 6', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 33', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 2', 'art. 4', 'art. 9', 'art. 5', 'art. 7', 'art. 5', 'art. 33', 'art. 1', 'art 30', 'art. 1', 'art. 27']

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Minori rumeni non accompagnati o in difficoltà presenti sul territorio italiano /211
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1 2 3 4 Indice Premessa /5 Presentazione Prefetto Mario Ciclosi - Presidente dell Organismo Centrale di Raccordo (OCR) /7 Parte prima: Un quadro d insieme Capitolo 1 - Il sistema di accoglienza dei minori soli: dalle norme alle prassi /13 Capitolo 2 - Il percorso del minore nell ambito delle politiche e delle prassi di accoglienza locali /23 Capitolo 3 - Il fenomeno dei minori non accompagnati in Italia e la presenza dei minori rumeni soli /35 Capitolo 4 - L evoluzione del sistema di accoglienza e di tutela dei minori in Romania /63 Capitolo 5 - La giustizia minorile in Italia /83 Capitolo 6 - Gli strumenti di intervento /103 Capitolo 7 - Primi dati sull attività dell OCR /119 Appendice - Tavole statistiche /125 Parte seconda: Materiali e strumenti Scheda Tematica 1 - Il ruolo degli assistenti sociali nella protezione dei minori rumeni non accompagnati o in difficoltà /131 Scheda Tematica 2 - OCR. Aspetti psicologici: una proposta formativa /133 Documenti 1 - Il testo dell accordo Italia Romania e le circolari del Ministero dell Interno /135 Documenti 2 - L accertamento della minore età /170 Schede Informative Minori rumeni non accompagnati o in difficoltà presenti sul territorio italiano /211 Schede Informative (Penale) Minori rumeni non accompagnati o in difficoltà sottoposti a procedimento penale e presenti sul territorio italiano /2275 6 5 Premessa Le conseguenze dell ingresso della Romania nell Unione Europea sono state oggetto di molte analisi, di carattere sociale, economico, politico, etc. Poco, tuttavia, si è detto sino ad oggi circa l impatto di questo ingresso su un segmento specifico di popolazione, i minori rumeni soli che si trovano in Italia. Le prassi e le procedure di presa in carico di questi minori - non più extracomunitari - si sono profondamente modificate. I due Paesi, Italia e Romania, hanno definito, in un accordo bilaterale, nuove regole di intervento ed hanno avviato un percorso di collaborazione per assicurare ai minori protezione e tutela. Si è trattato di un percorso complesso e per certi versi sperimentale, che ha messo in campo molte e diverse responsabilità, al livello centrale e territoriale. La Fondazione Cittalia-ANCI Ricerche, in collaborazione con il Ministero dell Interno e con l ANCI, ha inteso offrire, con questa pubblicazione, un primo contributo di approfondimento sulla fase di avvio di questo processo, con l auspicio che sia di supporto a coloro che, a diverso titolo, sono oggi impegnati in questo campo.7 8 7 Presentazione Il dovere istituzionale di provvedere alla tutela dei minori, già sancito in ambito costituzionale (art. 31 Cost.), ha assunto rilievo internazionale con l approvazione della Convenzione di New York del 20 novembre 1989, ratificata in Italia con la legge n. 176/91. Con l incremento dei flussi migratori dagli Stati meno sviluppati verso l Europa e, in particolare, verso l Italia, i fanciulli stranieri non accompagnati hanno finito per costituire il gruppo di soggetti più deboli e più bisognosi di interventi di sostegno, sempre più numerosi e urgenti. L esigenza primaria è sempre stata identificata, all evidenza, con la necessità di mantenere o ripristinare l inserimento dei minori in strutture familiari, possibilmente coincidenti con quelle di origine o a queste più assimilabili, in condizioni di serena accoglienza di tipo genitoriale, nel rispetto del superiore interesse del fanciullo, in armonia con le disposizioni della Convenzione e dei principi costituzionali. Un tale approccio non era e non è, in concreto, realizzabile se non con l attiva collaborazione degli Stati di provenienza dei minori abbandonati, intesa a privilegiare, laddove sia possibile, il reinserimento nella famiglia naturale di origine, unanimemente e giuridicamente ritenuta l ambiente migliore per lo sviluppo e la crescita in condizioni di accettabile normalità. In tale cornice di riferimento trovano, quindi, giustificazione le iniziative tendenti a stimolare ed a recepire la disponibilità delle autorità straniere per definire protocolli comuni e convenzioni, per facilitare i percorsi assistenziali in favore dei soggetti bisognevoli. In data 9 giugno 2008 è stato, conseguentemente, stipulato l Accordo bilaterale italo-romeno, inteso a facilitare le procedure di rimpatrio volontario dei minori romeni, non accompagnati, per il loro reinserimento assistito nelle famiglie di origine.9 8 Minori romeni in Italia. Strategie di tutela Successivamente, è stato costituito, presso questo Dicastero, l Organismo Centrale di Raccordo (O.C.R.), con il coinvolgimento e il consenso di tutte le Amministrazioni interessate, quale punto di coordinamento, a livello centrale e con funzioni di raccordo per tutti gli enti interessati alla gestione della presenza di minori comunitari, non accompagnati, in attuazione dell Accordo internazionale. L Accordo devolve alla competenza dell Organismo l accertamento delle condizioni e dello status dei minori, l adozione di misure a loro garanzia e tutela, nonché la valutazione dei progetti per la loro assistenza e rientro in patria. Pur a fronte di chiari e condivisi principi, la frammentazione e la lacunosità della normativa di attuazione hanno indotto difficoltà non trascurabili, con significativa limitazione dell incisività dell opera svolta dall O.C.R.: emerge, di conseguenza, l opportunità e l urgenza di adottare ulteriori protocolli di intesa, tra le istituzioni interessate, finalizzati a rimuovere o almeno ridurre le aree di intervento soggette ad incertezza, in termini di legittimazione, di competenza, di situazioni giuridiche potenzialmente confliggenti. Un valido strumento, a tal fine, può rinvenirsi con l organizzazione di una specifica conferenza, aperta ai Prefetti, ai Procuratori della Repubblica ed ai Presidenti dei Tribunali per i Minorenni, in funzione della definizione di procedure condivise, in un proficuo contesto di collaborazione istituzionale. L O.C.R. ha svolto, in tal senso e nei limiti delle possibilità consentite, specifiche iniziative di impulso e di proposta, da ultimo definendo una serie di condizioni, da considerare presupposti, per addivenire a quella transizione serena, dalla situazione di abbandono all inserimento nella struttura più simile alla famiglia naturale originaria, che si sostanzia nel procedimento di rimpatrio volontario assistito, previsto dall Accordo e disciplinato dalle disposizioni attuative. Non potrà, in tale quadro, prescindersi da una specifica, formale richiesta di rimpatrio, formulata dall Autorità romena, non risultando altri soggetti legittimati ad avviare la procedura, per la necessità di una chiara ed irrevocabile manifestazione della volontà di accoglienza da parte dello Stato di provenienza del minore. La condizione di abbandono dovrà sostanziarsi nell assenza di qualsiasi legame di parentela con familiari presenti in Italia; determinante risulterà la volontà del minore, ragionevolmente esprimibile oltre il quarto o quinto anno di età. L unione alla famiglia di origine resta l obbiettivo fondamentale, che più si conforma al dettato costituzionale (art. 31 Cost., già richiamato), ma che richiede, in genere, un percorso di transizione attraverso strutture adeguatamente preparate, per evitare ogni possibilità di pregiudizio di natura psicologica o comunque traumatica. Sono frequenti, durante la delicata fase dell esecuzione del progetto di rimpatrio volontario assistito, talune oggettive interferenze con i procedimenti aperti dall Autorità Giudiziaria, tendenti alla declaratoria dello stato di adottabilità dei minori non accompagnati.10 Presentazione 9 Ferma restando la necessità, già richiamata, di forti iniziative di coordinamento e di prevenzione di ogni possibile situazione di conflitto, la richiesta di rimpatrio, in tale ottica, dovrà cronologicamente precedere il provvedimento giurisdizionale con cui il minore viene dichiarato in stato di adottabilità. Ulteriore e non meno importante aspetto attiene ai costi erariali correlati all attuazione dell Accordo: a carico dell O.C.R., infatti, gravano gli oneri correlati al raggiungimento della frontiera nazionale e quelli attinenti alla formazione degli operatori sociali romeni, nonché al finanziamento di un idoneo programma di aggiornamento professionale in favore degli operatori italo-romeni, inteso a maturare indirizzi specialistici in materia di inserimento agevolato dei minori stranieri. Positiva è risultata, frattanto, la sottoscrizione di una convenzione con la Fondazione bambini in emergenza, per la realizzazione di una casa famiglia idonea all accoglimento del minore, alla sua assistenza ed alla sua formazione, mediante operatori madrelingua, per facilitare il reinserimento del soggetto tutelato nel suo ambiente originario, del quale ha dimenticato o non ha sufficientemente appreso lingua e tradizioni. Per i minori coinvolti nella commissione di illeciti penali, si è ravvisata l opportunità di consentire lo svolgimento del periodo di prova in Romania, dove possono più agevolmente rientrare nell ambito della legalità se inseriti, con i dovuti accorgimenti, nell ambiente di origine; si realizza, in tal modo e per altro verso, una significativa riduzione dei costi che graverebbero, diversamente, sulle strutture italiane. Sul piano, altrettanto importante, dell interscambio informativo, appare di indubbia utilità l acquisizione di elementi cognitivi sulle iniziative poste in essere in Romania in materia di tutela dei minori abbandonati e, in modo particolare, a tutela dei fanciulli vittime della tratta, al loro recupero verso normali condizioni di vita, impedendone la ricaduta nei circuiti criminali. Nella presentazione del materiale raccolto, relativo all attuazione dell Accordo bilaterale italo-romeno, il richiamo all attività dell O.C.R. è apparso dovuto, in ragione delle rilevanti sinergie quivi raggiunte e di prossima ulteriore implementazione, al cui esito possono ragionevolmente configurarsi moduli operativi di ragguardevole efficienza, in prospettiva esportabili, dopo la necessaria sperimentazione, anche in ambito comunitario. Il Prefetto Mario Ciclosi Presidente dell Organismo Centrale di Raccordo (OCR)11 12 Parte prima Un quadro d insieme13 14 13 Capitolo 1 Il sistema di accoglienza dei minori soli: dalle norme alle prassi* (1) Introduzione La presenza di minori di origine straniera nel nostro paese, ha acquistato una visibilità più accentuata all inizio degli anni Novanta, in relazione all arrivo di minori dai paesi dell Europa dell est e dei Balcani a seguito del deterioramento della situazione sociale, economica e politica (2), e ha assunto, progressivamente, un ruolo rilevante nel discorso sull immigrazione e parallelamente nel panorama degli interventi sociali. Sono, infatti, varie e differenziate le situazioni socio giuridiche nelle quali si trovano i minori presenti in Italia, così come lo sono le norme di riferimento e conseguentemente le possibilità di assistenza prevista da parte degli enti locali. Parlare di minori stranieri significa riferirsi ad un panorama composito in cui sono presenti una molteplicità di tipologie: minori stranieri nati da cittadini stranieri; minori stranieri che sono stati migranti in un tempo più o meno recente, giungendo in Italia assieme ai genitori o successivamente in base al ricongiungimento familiare, minori richiedenti asilo o rifugiati, ed ancora minori stranieri accolti temporaneamente provenienti da paesi colpiti da guerre civili, carestie o catastrofi ecologiche. A questi si aggiungono i minori in condizione di irregolarità, i minori in condizione di clandestinità ed infine i minori che intraprendono il viaggio migratorio da soli e dunque che «si trovano in Italia privi di assistenza e rappresentanza da parte dei genitori o di altri adulti». Quest ultima situazione viene definita nella legislazione italiana e * A cura di Monia Giovannetti, coordinatrice scientifica del Rapporto ANCI sui minori stranieri non accompagnati. 1 Il presente capitolo ed il prossimo relativo alle politiche di accoglienza sono il frutto di elaborazione e sintesi di lavori scritti dall autrice contenuti principalmente in Giovannetti M., L accoglienza incompiuta, il Mulino, 2008; Giovannetti M., Le politiche e le pratiche locali di accoglienza per i minori stranieri non accompagnati, in Minori giustizia, n. 3, Campani G., Lapov Z. e Carchedi F., a cura di, Le esperienze ignorate, Milano, Angeli, 2002.15 14 Minori romeni in Italia. Strategie di tutela internazionale «minore non accompagnato» (3), mentre in alcuni paesi europei viene utilizzata, per riferirsi alla medesima situazione, la locuzione «minori separati» (4). Per minori stranieri non accompagnati, dunque, la legislazione europea e internazionale definisce quei «cittadini di stati terzi di età inferiore ai diciotto anni che facciano ingresso nei territori dell Unione non accompagnati da un adulto per essi responsabile in base alla legge o alla consuetudine e fino a quando non siano effettivamente presi in custodia da tali soggetti» (5). Una definizione generica che ricomprende tipologie di minori molto diversificate, che hanno diritto a tipi di protezione e interventi diversi, specifici ed efficaci. In essa rientrano: minori richiedenti asilo o protezione umanitaria, minori vittime della tratta, minori che emigrano dal proprio paese con il sostanziale consenso degli esercenti la potestà genitoriale o comunque non contro la loro volontà, per molteplici motivi, ma forse più frequentemente per motivi economici, alla ricerca di un lavoro o di un futuro migliore. 3 All interno della definizione giuridica «minore non accompagnato», occorre distinguere tra il minore straniero non accompagnato presente nel territorio dello Stato, di seguito denominato «minore presente non accompagnato» e minore straniero non accompagnato accolto temporaneamente nel territorio dello Stato, di seguito denominato «minore accolto». Nel primo caso, si intende il minorenne non avente cittadinanza italiana o di altri stati dell Unione europea che, non avendo presentato domanda di asilo, si trova per qualsiasi causa nel territorio dello Stato privo di assistenza e rappresentanza da parte dei genitori o di altri adulti per lui legalmente responsabili in base alle leggi vigenti nell ordinamento italiano. Nel secondo caso, si intende il minore non avente cittadinanza italiana o di altri stati dell Unione europea, di età superiore ai sei anni, entrato in Italia nell ambito di programmi solidaristici di accoglienza temporanea promossi da enti, associazioni o famiglie, ancorché il minore stesso o il gruppo di cui fa parte sia seguito da uno o più adulti con funzioni generiche di sostegno, di guida e accompagnamento. In base al regolamento del Comitato per i minori stranieri (d.p.c.m. 535/1999) è definito «minore straniero non accompagnato presente nel territorio dello Stato» il minore che si trova in Italia privo di assistenza e rappresentanza da parte dei genitori o di altri adulti per lui legalmente responsabili, e dunque oltre ai minori completamente soli, rientrano in tale definizione anche i minori affidati di fatto ad adulti (compresi parenti entro il quarto grado) che non ne siano tutori o affidatari in base a un provvedimento formale, in quanto questi minori sono comunque privi di rappresentanza legale in base alla legge italiana. 4 W. Ayotte, Separated children coming to Western Europe - Why they travel and how they arrive, Save the children, 2000; T. Smith, Separeted children in Europe. Policies and praticties in European U nion member states: A comparative analisis, in Save the children/unhcr, Il Programma per i minori separati in Europa fondato nel 1998 su iniziativa di alcuni membri dell Alleanza internazionale di Save the children e dell Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Acnur) preferisce parlare di minori «separati» anziché di minori non accompagnati in quanto, da un lato, l attributo «separati» consente un più immediato riferimento alla grave situazione di detrimento di cui i minori soffrono, dall altro indica una categoria più ampia di minori, comprensiva anche dei minori che appaiono accompagnati ma che in realtà lo sono da parte di un adulto che non è però il loro tutore legale, ma un conoscente, un estraneo o addirittura il loro oppressore. Si veda il sito: 5 Convenzione sui diritti dell infanzia del 1989, artt. 1 e 22; Convenzione dell Aja per la protezione dei minori, 1996, art. 6; Guidelines on Policies and Procedures in dealing with Unaccompanied Children Seeking Asylum, dell Unhcr del 1997 (Paragrafi e allegato II); Ecre (minori) par. 8 e 11; Risoluzione del Consiglio dell Unione europea sui minori non accompagnati, del , art. 1(1); Protocollo per prevenire, reprimere e punire la tratta di persone, in particolare di donne e bambini, artt. 2a e 3d; Protocollo per combattere il traffico di migranti via terra, via mare e via aria, artt. 14 e 19.16 Parte prima - Un quadro d insieme 15 Mentre la legislazione nazionale tratteggia come «minori non aventi cittadinanza italiana o d altri stati dell Unione europea che, non avendo presentato domanda di asilo politico, si ritrovano per qualsiasi causa nel territorio dello stato privi d assistenza e rappresentanza da parte dei genitori o d altri adulti per loro legalmente responsabili in base alle leggi vigenti nell ordinamento italiano» (6). Oltre ai minori completamente soli, rientrano in tale definizione anche i minori che vivono con adulti diversi dai genitori (inclusi parenti entro il quarto grado), che non ne siano tutori o affidatari in base a un provvedimento formale, in quanto questi minori sono comunque privi di rappresentanza legale in base alla legge italiana. Nella legislazione italiana la definizione di «minore straniero non accompagnato» compare per la prima volta nel 1993 (7). Da allora la normativa in materia si è molto evoluta e i minori non accompagnati sono divenuti destinatari di una pletora di interventi normativi ed amministrativi: in quanto minori, in quanto soli, in quanto stranieri. La loro presenza, seppur irregolare, in Italia e la loro artificiosa qualificazione giuridica li ha resi protagonisti di alcuni emblematici paradossi giuridici - come si evidenzierà in seguito - oltre che titolari di drammatici «diritti a termine» (8). Il dibattito giurisprudenziale si è per ciò, negli ultimi anni, intensificato, ha coinvolto esperti del settore e tante sono state le questioni di legittimità sollevate in merito alle disposizioni che regolano la presenza dei minori stranieri non accompagnati in Italia (9), rendendo la materia sempre più «intrattabile» (10) a causa della «coesistenza nell ordinamento giuridico di molteplici disposizioni, disorganiche e in parte contrastanti tra loro, che danno luogo a enormi difficoltà di orientamento e, conseguentemente, a prassi giudiziarie le più disparate» (11). Non si è esitato a definirla un vero e proprio «guazzabuglio» normativo, dove gli operatori sociali e giudiziari si muovono «secondo prassi più o meno consolidate, dall origine incerta e dalla perdurante legittimità quantomeno dubbia» (12), innanzitutto sotto il profilo costituzionale. 6 Art. 1, comma 2 del d.p.c.m. 535/1999; d.p.r. 303/2004, art Una circolare del ministero dell Interno, n. 32 del 20 luglio 1993 (Minori stranieri privi di permesso di soggiorno in stato di abbandono in Italia) disponeva per i minori stranieri non accompagnati la competenza della magistratura minorile su tutti i provvedimenti della pubblica amministrazione e ribadiva per questi minori la necessità di un rilascio di permesso di soggiorno provvisorio ai sensi della legge 30/ Rossolini R., Il futuro dei ragazzi immigrati dopo l uscita dal carcere minorile, in Dignitas, 7, 2005, pp Miazzi L., Minori non accompagnati nella legge 189/2002: un passo avanti e mezzo indietro sulla strada dell integrazione, in Diritto, immigrazione e cittadinanza, 3, 2002, p Turri G., I bambini stranieri non accompagnati, in Minori giustizia, 3, 1999, pp Ibidem. 12 Miazzi L., La condizione giuridica dei bambini stranieri in Italia, in «Minorigiustizia», 3, 1999, pp17 16 Minori romeni in Italia. Strategie di tutela In questo capitolo, si cercherà di mettere in luce la condizione giuridica dei minori stranieri non accompagnati, a partire dal sistema normativo di riferimento e mettendo in luce le criticità interpretative dovute allo stritolamento tra due universi normativi contrapposti: la protezione ed il sostegno dei minori d età - sancita dalla legislazione internazionale e nazionale in materia di tutela dei minori - ed il contenimento dei flussi migratori (13). Proseguiremo poi nell approfondimento, mettendo a fuoco le politiche e le prassi di accoglienza adottate a livello locale, ovvero concentrando la nostra attenzione sulle risposte di assistenza e di protezione adottate dalla rete dei servizi sociali volti ad incentivare processi di inserimento e di integrazione sociale (14) dei minori stranieri non accompagnati. L evoluzione del quadro legislativo a tutela dei minori stranieri non accompagnati Il quadro normativo a livello internazionale è ben articolato. I minori stranieri, anche se entrati clandestinamente in Italia, sono titolari di tutti i diritti garantiti dalla Convenzione Onu sui diritti del fanciullo ratificata in Italia e resa esecutiva con legge n. 176/91, che si applica a tutti i minori senza discriminazioni. In particolare, la Convenzione stabilisce che in tutte le decisioni riguardanti i minori deve essere tenuto in conto come considerazione preminente il superiore interesse del minore. Così come, riconosce a tutti i minori il diritto alla protezione, il diritto allo sviluppo (fisico, mentale, spirituale, morale e sociale) e il diritto alla partecipazione (ovvero il diritto di esprimere la propria opinione e che tale opinione sia tenuta in considerazione, tenendo conto dell età e del grado di maturità). La normativa italiana, a sua volta, garantisce ai minori stranieri non accompagnati il massimo della protezione e tutela, applicando le norme riguardanti il collocamento in luogo sicuro del minore che si trovi in stato di abbandono (15) ; ove la competenza in materia di assistenza dei minori stranieri è attribuita, come per i minori italiani, all ente locale che deve provvedere all accoglienza del minore in una comunità di pronta accoglienza o altra struttura idonea (16). 13 Come ricorda il giudice Miazzi le fonti normative di riferimento sono all incrocio fra due legislazioni speciali che toccano trasversalmente tutti i campi della legislazione : Miazzi L., I nuovi cittadini, relazione presentata al convegno regionale di studi sulla condizione giuridica dei cittadini stranieri, in Come prevede all art. 3 la Convenzione sui diritti del fanciullo di New York del 20 novembre 1989 qualunque sia la condizione di questi minori, occorre attenersi al loro interesse superiore, e dunque prevedere interventi sociali ed educativi in grado di accompagnare la loro crescita ed il loro sviluppo umano. 15 Codice civile art D.p.r. 616/77; legge 328/2000.18 Parte prima - Un quadro d insieme 17 Così, come le norme che riguardano l affidamento del minore temporaneamente privo di un ambiente familiare idoneo a una famiglia o a una comunità. L affidamento può essere disposto dal tribunale per i minorenni (affidamento giudiziale) oppure, nel caso in cui ci sia il consenso dei genitori o del tutore, può essere disposto dai servizi sociali e reso esecutivo dal giudice tutelare (affidamento amministrativo-consensuale) (17). L altro istituto di protezione previsto e contemplato dal diritto minorile riguarda l apertura della tutela per il minore i cui genitori non possano esercitare la potestà (18). Dunque ogni minore straniero non accompagnato deve essere segnalato alla procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni, se il minore è in stato di abbandono (19) o è accolto da un adulto che non è suo parente entro il quarto grado (20) e al Giudice Tutelare, per l apertura della tutela (21). Come vedremo in seguito, la disposizione dell affidamento e l apertura della tutela hanno importanti conseguenze rispetto all ottenimento del permesso di soggiorno per il minore straniero non accompagnato nonché relativamente alla possibilità per il minore di presentare ricorsi. I minori stranieri non possono essere espulsi, salvo che per motivi di ordine pubblico e sicurezza dello stato (in tal caso il provvedimento di espulsione deve essere adottato dal Tribunale per i Minorenni), così come non possono essere trattenuti nei centri di permanenza temporanea né nei centri di identificazione (22). Inoltre, al minore straniero non accompagnato si applicano, tra le altre, le disposizioni previste dalla normativa sull immigrazione (23) e in particolare quelle relative al regolamento (24) che, in applicazione del decreto legge 286/98 art. 33, ha istituito il Comitato per i minori stranieri e definito all art. 1 comma 2 la tipologia del minore straniero non accompagnato presente nel territorio dello stato. 17 Legge 184/83 art. 2 e segg. 18 Art. 343 codice civile e segg., legge 184/83 art Legge 184/83, art. 9, c. 1; D.p.r. 394/99, art Legge 184/83, art. 9, c Art. 343 codice civile. 22 D.p.r. 303/2004; Direttiva del ministro dell Interno del 30 agosto Testo unico sull immigrazione 286/98 e successive modificazioni, legge 30 luglio 2002, n. 189 Modifica alla normativa in materia di immigrazione e di asilo, oltre alle Risoluzioni, direttive e circolari. 24 D.p.c.m. 535/99.19 18 Minori romeni in Italia. Strategie di tutela Ogni minore non accompagnato, dunque, deve essere, oltre agli organi già detti sopra, segnalato al Comitato per i minori stranieri (25), organo amministrativo centrale, ai fini del censimento (26), dell avvio delle indagini familiari e della vigilanza sulle modalità del soggiorno (ad eccezione del caso in cui il minore abbia presentato domanda di asilo, dato che i minori non accompagnati richiedenti asilo non rientrano nella competenza del Comitato) (27). La segnalazione circa la presenza di un minore non accompagnato deve giungere anche alla rappresentanza diplomatico-consolare del paese d origine del minore, per informarla dei provvedimenti di tutela del minore adottati (28). Gli stessi obblighi di segnalazione alla procura della Repubblica presso il tribunale per i minorenni e al Comitato per i minori stranieri sussistono in capo alle forze dell ordine e agli altri pubblici ufficiali, incaricati di pubblico servizio ed esercenti un servizio di pubblica necessità (29). Il Comitato accerta lo status di minori non accompagnati e promuove la ricerca dei familiari dei minori (avvalendosi della collaborazione delle amministrazioni pubbliche e di organismi nazionali e internazionali con i quali il Dipartimento per gli affari sociali può stipulare convenzioni) e dispone il rimpatrio assistito (30). Secondo la legge il Comitato ha il compito di verificare e dunque decidere se, in nome del superiore interesse del minore, ai fini di tutela dei suoi diritti, il minore debba essere ricongiunto alla sua famiglia nel paese d origine mediante il rimpatrio assistito oppure debba restare in Italia. Il rimpatrio del minore straniero non accompagnato presente nel territorio dello stato, può avvenire previo eventuale nulla osta dell autorità giudiziaria nel caso in cui risulti instaurato a carico del minore un procedimento giurisdizionale e salvo che esistano inderogabili esigenze processuali (31). Come vedremo, pur apparendo, ad un primo sguardo, chiara la procedura da seguire in caso di minore non accompagnato, l applicazione pratica è stata pervasa da molteplici dubbi interpretativi. 25 D.p.c.m. 535/99 artt. 1, 2 e Ex artt. 2 e 4 d.p.c.m. 535/99, il Comitato ha il compito di curare l elaborazione e la diffusione delle informazioni contenute nella banca dati sui minori stranieri non accompagnati presenti in Italia. 27 D.p.c.m. 535/99, artt. 1, 2 e Testo unico 286/98, art. 2, c. 7; d.p.r. 394/99, art. 4, c Legge 184/83, art. 9, c. 1; d.p.c.m. 535/99, art. 5, c D.p.c.m. 535/99, art. 7, c Art. 33 comma 2 bis, così come modificato dall art. 5 del d.lgs. n. 113 del20 Parte prima - Un quadro d insieme 19 Negli anni, lo sviluppo del quadro trattamentale si è complicato e confuso, dando vita ad interpretazioni varie e disarmoniche. Inoltre, la poca chiarezza e il lungo periodo di attesa del regolamento di attuazione della legge 189/2002 hanno reso la normativa disorganica, legittimando prassi diversificate da un territorio all altro, relativamente alle procedure che riguardano l identificazione, l accoglienza e l integrazione del minore straniero non accompagnato. Come vedremo anche in seguito, la diversità delle procedure si evidenza, ad esempio, nei provvedimenti dei tribunali per i minorenni rispetto all affidamento e all apertura di tutela. Alcuni dispongono l affidamento ai servizi per tutti i minori non accompagnati segnalati, alcuni solo per gli infra-quattordicenni, mentre altri ancora non dispongono affidamenti per alcun minore non accompagnato sostenendo che la competenza sia del Comitato per i minori stranieri (32). Le possibilità di integrazione dei minori stranieri viene ostacolata, oltre che dalla normativa poco chiara e dalla prassi, anche dai ritardi nei rilasci di provvedimenti di tutela e/o affidamento, che costituiscono requisiti per l ottenimento del permesso di soggiorno (33). La condizione giuridica dei minori stranieri non accompagnato prima e dopo il diciottesimo anno Per minore straniero non accompagnato, si intende il minore non avente cittadinanza italiana o di altri stati dell Unione europea che, non avendo presentato domanda di asilo, si trova per qualsiasi causa nel territorio dello stato privo di assistenza e rappresentanza da parte dei genitori o di altri adulti per lui legalmente responsabili. E rilevante in questo senso il decreto del Presidente del consiglio dei ministri n. 535, del 9 dicembre 1999 (Regolamento concernente i compiti del Comitato per i minori stranieri), il quale, a norma dell art. 33, commi 2 e 2 bis, del d.lgs. 286/98, definisce i compiti del Comitato per i minori, e per la prima volta dà una definizione precisa, di questa categoria di minori, riprendendo quella della Risoluzione del consiglio dell Unione europea del 1997 sui minori non accompagnati cittadini di paesi terzi. Il minore non accompagnato non potrebbe entrare da solo in Italia, ma se comunque riesce ad eludere i controlli alla frontiera gode, data la sua posizione di minorenne, di tutta una serie di diritti (diritto allo studio, alla salute ecc.), 32 Gruppo di lavoro per la Convenzione sui diritti del fanciullo, I diritti dell infanzia e dell adolescenza in Italia. 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