Source: https://www.confconsumatori.it/category/risparmio8/page/92/
Timestamp: 2019-05-25 05:07:16+00:00
Document Index: 76324607

Matched Legal Cases: ['art. 2394', 'art 21', 'art. 26', 'art. 27', 'art. 21', 'art. 28', 'art. 29', 'art. 21', 'art. 23']

Risparmio Archives - Pagina 92 di 93 - CONFCONSUMATORI
Prima causa pilota di risarcimento dei danni intrapresa dalla Confconsumatori
18 gennaio 2004 – Nei giorni scorsi la Confconsumatori ha intrapreso la prima causa civile "collettiva " finalizzata a chiedere al Giudice civile il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali subiti da alcuni risparmiatori che hanno investito in titoli Parmalat. L’azione, incardinata presso il Tribunale Civile di Parma, è stata proposta nei confronti dei seguenti soggetti: gli Istituti bancari che hanno venduto titoli Parmalat, la Consob, due Società di revisione del gruppo, i precedenti amministratori e sindaci della Parmalat finanziaria s.p.a.
In particolare (ed in estrema sintesi), l’azione nei confronti degli istituti bancari tende a far accertare dal Giudice una loro negligenza professionale nell’attività di intermediazione dei valori mobiliari. Nel nostro ordinamento chiunque venda un qualsiasi bene o servizio è tenuto a rispondere dei vizi e dei difetti (beni materiali mobili o immobili, servizi, prestazioni professionali ecc.). Non si comprende perché le banche dovrebbero esser esonerate da tale principio generale.
Con riferimento alla Consob si è invece chiesto al giudice civile di verificare la sussistenza della cosiddetta responsabilità da prospetto , ossia di una violazione degli obblighi di vigilanza sia preventiva rispetto all’emissione delle obbligazioni, sia successiva, attesa la pluralità delle emissioni obbligazionarie eseguite dalla Parmalat finanziaria s.p.a.
L’ipotesi di responsabilità che il Tribunale di Parma dovrà verificare, nei riguardi delle due Società di revisione , è quella di non avere eseguito correttamente il controllo dello stato patrimoniale e del conto economico della Parmalat finanziaria s.p.a.
Numerosi infine appaiono i profili di possibili responsabilità in capo agli Amministratori e Sindaci precedenti , che si cercherà di far valere nel corso del giudizio.
Attesa la delicatezza e la rilevanza della azione in oggetto, la Confconsumatori ha inteso affidare la difesa dei propri associati a tre studi legali con competenze specifiche nella materia trattata, con capofila Rialp Studi associati di Bari.
La Confconsumatori chiede di invertire l’attuale ordine dei lavori. In primo luogo, si deve elaborare la proposta di risarcimento dei risparmiatori e solo in secondo luogo intervenire, giustamente, sul sistema dei controlli futuri .
Ai risparmiatori Confconsumatori, in attesa di conoscere l’esito della prima causa pilota, suggerisce di azionare i loro diritti in sede penale e fallimentare (con l’istanza di ammissione al passivo).
Banche, è ora di smetterla! -Intervento dell'avv.Giovanni Franchi-
Adesso basta, è ora di smetterla! E cos’altro potrebbe essere detto dai numerosissimi consumatori, i quali, ormai da troppo tempo – e dubitiamo che sia finita – continuano a subire vere e proprie rapine dei loro risparmi con investimenti venduti dalle banche come sicurissimi (sic!)?
Qualche anno fa alcuni dirigenti dell’allora indipendente Banca 121 – trasformatasi oggi, dopo essere stata assorbita nel Monte Paschi di Siena s.p.a., in Banca 121 Promozione Finanziaria s.p.a. – "inventarono" due contratti, il "4You" e il "My way", in forza dei quali veniva concesso un finanziamento per l’acquisto di prodotti finanziari (azioni e obbligazioni) di società collegate. E’ cosi accaduto che diverse persone, convinte all’investimento, perché pensavano che lo stesso consistesse nel semplice risparmio mensile – raramente i risparmiatori, al di là di quanto si legge in moduli che nessuno legge mai, furono messi chiaramente al corrente del fatto che veniva da loro stipulato un mutuo -, si trovano oggi a dover ripianare scoperti di conto senza aver guadagnato alcunché.
Si è poi passati ai bond Cirio , all’acquisto dei quali diversi istituti di credito indussero i loro clienti. Come già si è scritto, questi più in particolare i fatti: dopo che nel 2000 la società aveva registrato il peggiore esercizio dal 1997, con una perdita di 78,6 milioni di Euro, e nel 1999 era esposta nei confronti di diverse banche per 873 milioni di Euro – somma, questa, ridottasi a soli 125,5 milioni di Euro grazie al "prezioso" ed "instancabile" lavoro di collocamento di obbligazioni emesse da società del gruppo di Cragnotti aventi sede in Lussemburgo effettuato da alcune banche creditrici -, il 3 novembre 2002 alcuni creditori si vedevano costretti a dichiarare il cd. default, cui faceva seguito il cd. cross default, cioè la dichiarazione di inadempimento a catena di tutte le obbligazioni. E’ successo, in altri termini, che numerose banche sono riuscite a "vendere" i loro crediti ai risparmiatori, i quali alla fine si sono trovati in mano il c.d. "pugno di mosche".
Non vanno poi dimenticate le obbligazioni argentine alienate dagli istituti come se si trattasse di una mirabile fonte di guadagno in considerazione degli elevatissimi tassi d’interesse che le stesse offrivano. Ma non sapevano banche come la Banca Nazionale del Lavoro, con le sue filiali sparse in tutto il modo, che la maggior parte delle imprese argentine erano ormai prossime al fallimento?
Di tutti queste malaugurate forme d’investimento la Confconsumatori si è già occupata, esperendo diverse azioni legali a tutela dei propri associati, e lo stesso farà a tutela di coloro che hanno investito in bond Parmalat , dei quali è ormai, purtroppo, il caso di parlare.
Che fare allora – si chiedono quelli che hanno creduto in Tanzi, investendo in obbligazioni?
Incontestabile, in primo luogo, la responsabilità civile sua e degli altri amministratori ai sensi dell’art. 2394 c.c. Dispone infatti tale norma che "Gli amministratori rispondono verso i creditori sociali per l’inosservanza degli obblighi inerenti alla conservazione dell’integrità del patrimonio sociale", e che "L’Azione può essere proposta dai creditori quando il patrimonio sociale risulta insufficiente al soddisfacimento dei loro crediti". Condizioni, queste, entrambe ricorrenti nel caso nostro, se si tengono presenti i delitti per i quali Tanzi viene oggi indagato, tutti consistenti, in ultima analisi, nella distrazione del patrimonio sociale. Secondo la Procura della Repubblica di Parma vi sono, peraltro, anche altri che sono concorsi nei reati commessi dall’ex presidente del c.d.a. Trattasi, più in particolare, dei direttori finanziari Tonna e del Soldato, dei contabili Bocchi e Pessina, dei revisori Penca e Bianchi, dell’avv. Zini inventore del fondo Epicurum, nonché di Bonci presidente della Bonlat. Ed è chiaro che, se costoro hanno commesso gli stessi illeciti penali di Tanzi o ne hanno comunque agevolato la commissione, anch’essi dovranno risarcire il pregiudizio patito dagli obbligazionisti. Alla medesima responsabilità deve poi ritenersi sottoposta la società di revisione Grand Thorton s.p.a., quale terza responsabile, per essere stata essa incaricata dell’operazione e, in ogni caso, come datrice di lavoro di coloro che hanno proceduto alla revisione.
Per tali ragioni siamo dell’opinione che i risparmiatori debbano, in primo luogo, costituirsi parte civile nel procedimento penale avviato a carico di Tanzi e compagni. In quella sede potranno chiedersi tutti i danni, sia quelli patrimoniali che quelli morali, e potrà agirsi anche contro la Grand Thorton quale terzo reponsabile civile.
La Confconsumatori teme, peraltro, che il successo giuridico non sia seguito dalla completa soddisfazione economica di tutti gli obbligazionisti. E’ infatti facile che nulla, oltre ai panfili già offerti a Bondi, venga reperito nelle casse degli odierni indagati, i quali probabilmente hanno già provveduto ad occultare i beni di cui erano in possesso.
Chi scrive è tuttavia dell’idea che, oltre all’azione anche penale nei confronti di Tanzi e soci, i consumatori possano agire contro le banche che hanno venduto loro i bond . Non va infatti trascurato che numerosi sono gli istituti con ingenti crediti nei confronti della Parmalat. Ingenti, anzi ingentissimi crediti che portano a ritenere ch’essi, come già era stato fatto con Cirio, anziché avvertirli e renderli edotti della situazione, hanno cercato di trasferire la loro posizione sugli ignari consumatori. Dal che la chiara violazione dell’art 21 del d.lgs. n. 58 del 24 febbraio 1998 ( T.U. delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria ), a mente del quale nella prestazione dei servizi di investimento ed accessori i soggetti abilitati, come nella specie le banche, devono: a) comportarsi con diligenza, correttezza e trasparenza nell’interesse dei clienti e per l’integrità dei mercati; b) acquisire le informazioni necessarie dai clienti, ed operare in modo che essi siano sempre informati; c) organizzarsi in modo tale da ridurre al minimo il rischio di conflitti di interesse e, in situazioni di conflitto, agire in modo da assicurare comunque ai clienti trasparenza ed equo trattamento; d) disporre di risorse e di procedure anche di controllo interno, idonee ad assicurare l’efficiente svolgimento dei servizi; e) svolgere una gestione indipendente, sana e prudente e adottare misure idonee a salvaguardare i diritti dei clienti sui beni affidati.
Non vi è dubbio, infatti, che i piccoli risparmiatori non siano stati informati di diverse circostanze sintomatiche della rischiosità delle obbligazioni da loro acquistate , specie nell’ipotesi in cui, come spesso è accaduto, i titoli siano stati alienati da banche creditrici, che avevano indotto Tanzi ad emettere i titoli, per spostare l’indebitamento da loro ai consumatori, con l’evidente coscienza di danneggiare questi ultimi, ben conoscendo la difficile situazione economica del gruppo.
La nullità dell’acquisto in parola discende anche dalla violazione di diversi articoli del Regolamento CONSOB n. 11522 del 1998. In primis, l’art. 26, comma 1 lett. a) che impone agli intermediari di operare in modo indipendente e coerente con i principi e le regole generali del Testo Unico in materia di intermediazione finanziaria. Di poi il successivo art. 27 che, al pari dell’art. 21 lett. c) d.lgs. cit., vieta agli intermediari autorizzati di svolgere operazioni in conflitto di interessi, a meno che l’investitore, dopo essere stato debitamente informato circa la natura e l’estensione dello stesso, abbia "acconsentito espressamente per iscritto all’effettuazione dell’operazione". E, come detto, la maggior parte delle banche agiva in evidente conflitto. Parimenti inosservato appare il successivo art. 28, non avendo gli istituti mai dato, come invece avrebbe dovuto, adeguate informazioni sulla natura e sui rischi dell’operazione. Lo stesso dicasi per il successivo art. 29, il quale obbliga gli intermediari a non effettuare per conto degli investitori "operazioni non adeguate" per tipologia, oggetto, frequenza, o dimensione, non essendo mai accaduto che venissero assunte informazioni circa la propensione al rischio, la capacità finanziaria e gli obiettivi di investimento del cliente.
Deve infine segnalarsi che, nel caso in cui l’acquisto di che trattasi non fosse nullo, lo stesso dovrebbe ritenersi annullabile per conflitto di interessi, ai sensi degli artt. 1394 e 1395 c.c. Invero, la maggior parte delle banche ha agito in nome e per conto del consumatore nell’acquisto delle obbligazioni in questione, nella custodia ed amministrazione delle medesime, sebbene il gruppo bancario, a cui essa apparteneva, fosse creditore della Parmalat ed avesse indotto la medesima all’emissione delle obbligazioni in questione.
Da aggiungere, per concludere, che ove non fosse ravvisabile né la nullità né l’annullabilità del contratto de quo, dovrebbe allora riconoscersi la responsabilità risarcitoria dell’istituto di credito per avere il medesimo omesso di fornire ai clienti le informazioni a suo carico, comunque violato l’art. 21 d.lgs. cit., ed infine spinto questi ultimi all’acquisto nonostante l’evidente conflitto d’interesse. Responsabilità risarcitoria, quella in cui è sono cadute le banche disciplinata dall’art. 23 d.lgs. cit. ai sensi del quale "Nei giudizi di risarcimento dei danni cagionati nello svolgimento dei servizi di investimento e di quelli accessori, spetta ai soggetti abilitati l’onere della prova di aver agito con la specifica diligenza richiesta".
Incomberà sull’istituto, in altre parole, dimostrare di avere fatto tutto quello che doveva, bastando al cliente la sola prova di avere subito un danno: prova, nella specie, purtroppo incontestabile.
La battaglia contro “4You” e “My Way”
6 giugno 2003 – la Confconsumatori ha messo in mora gli Istituti di credito che propongono i prodotti finanziari "4 You" e "My Way", chiedendo la cessazione dei comportamenti ritenuti lesivi dei diritti dei consumatori.
La Confconsumatori, in difetto di risposta entro il termine di 15 giorni, ricorrerà all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato."
Ecco la precedente notizia sull’argomento: "La Confconsumatori ha attivato i propri avvocati proponendo alcune azioni giudiziarie nei confronti del Monte dei Paschi di Siena e della Banca 121 per le note questioni relative ai contratti "4 You". L’Associazione invita tutti coloro che fossero stati coinvolti e fossero interessati alla tutela delle proprie posizioni giuridiche a rivolgersi alla più vicina sede della Confconsumatori."
Quando le Poste si rifiutano illegittimamente di consegnarvi il denaro che avete sul vostro conto
10 ottobre 2001: siete titolari di un c/c postale, volete fare un prelievo ma avete finito gli assegni e allo sportello postale centrale vi dicono che non è assolutamente possibile avere il vostro denaro?
Attenzione: non sempre i diktat postali corrispondono a verità. Leggete cosa è capitato a un correntista di Grosseto e in che modo ha fatto valere il suo diritto ottenendo anche un risarcimento. I servizi postali sono o non sono paragonabili per qualità e flessibiltà a quelli bancari?
BANCO POSTA E UTENTI: Tanta burocrazia e poca…banca
All’inizio del mese di agosto un correntista grossetano delle Poste si trovava impossibilitato ad emettere temporaneamente assegni. L’utente aveva necessità di entrare in possesso del saldo del suo c/c postale che ammontava ad oltre 20 milioni di lire.
In assenza di assegni si recava allora allo sportello postale centrale, chiedendo di prelevare dal conto; l’impiegato e successivamente il direttore assumevano che secondo l’attuale regolamento dei conti postali non si poteva prelevare allo sportello, ma solo tramite assegno (possibilità questa non percorribile nel caso di specie).
L’unico altro modo, a detta dei dirigenti postali, era quello di chiedere al CUAS competente – che ha sede a Firenze – un assegno interno; senonchè già il malcapitato utente aveva chiesto di prelevare il saldo con lettera raccomandata spedita 7 giorni prima.
L’utente incredulo si rivolgeva alla Confconsumatori e tramite uno dei legali otteneva un decreto ingiuntivo, in data 9 agosto 2001, dal Tribunale di Grosseto, emesso direttamente ed in via d’urgenza dal Presidente Dott. Michele Sfrecola.
Di fronte al perentorio ordine del Presidente del Tribunale alle Poste non restava che ottemperare.
Così alla fine, oltre al pagamento delle somme che giacevano sul c/c, la società Poste ha dovuto sborsare l’ulteriore somma di lire 2.092.000 a copertura delle spese sopportate dal povero utente.
In questa situazione la Confconsumatori si sente in dovere di avvertire tutti gli utenti che non sempre i diktat postali corrispondono a diritto e che, evidentemente, i servizi postali non sono neanche paragonabili a quelli bancari.
Vi è da dire che il Presidente del Tribunale ha ribadito, con l’ingiunzione di pagamento, il principio secondo il quale alle scadenze mensili il saldo del conto è liquido ed esigibile ed il correntista postale, al di là di tutta la burocrazia, può a sua discrezione entrarne in possesso.
La nostra Associazione auspica quindi che oltre alla pubblicità le Poste, se intendono proseguire con la politica di trasformazione in banca, procedano ad attrezzarsi realmente per rendere agli utenti servizi indispensabilmente rapidi. Ad esempio, è assurdo che gli uffici conti correnti esistano solo nei capoluoghi di Regione, con l’effetto che versi nel tuo sportello postale ma quando hai un problema o ti occorre denaro o libretti d’assegni devi andare nel capoluogo di Regione.
Ci aspettiamo che la s.p.a. Poste Italiane prenda costruttivamente la nostra critica ed avvii una seria politica di potenziamento dei servizi ai correntisti.
Centrali rischi private: le sofferenze sanate vanno cancellate, non basta oscurarle
24 novembre 2003 – Centrali rischi private: le “sofferenze” sanate vanno cancellate, non basta oscurarle.Non è sufficiente sospendere temporaneamente la consultazione dei nominativi da parte delle banche. Commette un illecito la "centrale rischi" privata che conserva nel proprio archivio, consultabile da un ampio numero di istituti e banche che erogano credito al consumo, il nominativo di una persona che ha restituito da più di un anno, senza perdite per la società seppure con qualche ritardo, un prestito. Non è quindi sufficiente sospendere temporaneamente la visibilità dei dati personali: occorre cancellarli .
Il principio, già contenuto nel provvedimento di carattere generale (clicca qui per leggerlo) adottato il 31 luglio 2002 sulle cosiddette "centrali rischi" private (banche dati istituite per verificare la solvibilità dei soggetti che si rivolgono al mercato creditizio), è stato ribadito dall’Autorità garante che, accogliendo il ricorso di un consumatore ha ordinato alla “centrale rischi” l’immediata cancellazione del nominativo (leggi la newsletter dell’Autorità).
L’interessato lamentava di essere ancora inserito nella predetta banca dati nonostante fosse trascorso più di un anno da quando aveva integralmente sanato la propria posizione debitoria . A causa del permanere di questa segnalazione di "sofferenza", al consumatore erano stati rifiutati alcuni finanziamenti da diversi istituti di credito. In un primo momento, il consumatore aveva presentato una istanza alla "centrale rischi" per chiedere la cancellazione dei dati allegando una quietanza liberatoria datata aprile 2002 rilasciata dalla banca che gli aveva erogato il prestito. Questa documentazione non veniva però ritenuta sufficiente dalla "centrale rischi" che faceva decorrere invece l’estinzione del debito non da aprile, bensì da una data successiva rispetto alla quale, al momento della presentazione della richiesta di cancellazione, non era ancora trascorso un anno. Insoddisfatto, il consumatore presentava ricorso all’Autorità.