Source: http://azrefs.org/loggetto-del-processo--determinato-dalla-domanda-giudiziale-la.html
Timestamp: 2020-06-04 01:23:46+00:00
Document Index: 62440707

Matched Legal Cases: ['art. 163', 'art. 292', 'art. 112', 'art. 164', 'art. 163', 'art. 183', 'art. 183', 'art. 164', 'art. 3', 'art. 167', 'art. 163', 'art. 163', 'art. 660', 'art. 164', 'art. 183', 'art. 163', 'art. 164', 'sentenza ', 'art. 166', 'art. 167', 'art. 163', 'art. 164', 'art. 163', 'art. 166', 'art. 330', 'art. 111', 'art. 163', 'art. 342', 'art. 166', 'art. 164', 'art. 307', 'art. 164', 'art. 307', 'art. 164', 'art. 307', 'art. 307', 'art. 111', 'art. 164', 'art. 307', 'art. 291', 'art. 307', 'art. 307', 'sentenza ', 'art. 82']

L'oggetto del processo è determinato dalla domanda giudiziale. La domanda giudiziale deve indicare
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Gli atti introduttivi del processo
di Dionisio Pantano
L'oggetto del processo è determinato dalla domanda giudiziale.
La domanda giudiziale deve indicare
a.la situazione sostanziale fatta valere;
b.la lesione asseritamente subita dalla situazione sostanziale fatta valere;
c.la tutela che si chiede.
La domanda giudiziale deve essere contenuta nell'atto introduttivo del processo.
L'atto introduttivo del processo assume le forme della citazione (art. 163 c.p.c.) o del ricorso (artt. 414, 702 bis, 706 c.p.c.)
I.Funzioni della citazione
a) editio actionis
b) vocatio in ius
c) preparazione dell'udienza
I.I. EDITIO ACTIONIS
Diritti autoindividuati e diritti eteroindividuati: distinzione
DIRITTI AUTOINDIVIDUATI
Sono diritti per i quali non è elemento identificatore la loro fattispecie acquisitiva
Si tratta di situazioni di vantaggio che possono coesistere simultaneamente più volte fra i medesimi soggetti e costituire comunque un unico diritto. Così un soggetto è proprietario di un bene anche se lo ha simultaneamente acquistato ed usucapito.
Il titolo del diritto, in sostanza, non rileva ai fini dell'individuazione dello stesso (non ha funzioni di specificazione della domanda) ma avrà ovviamente rilevanza ai fini della prova (dovendo in un caso provarsi la qualità di erede, in un altro la qualità di soggetto che ha usucapito in un altro la qualità di acquirente)
DIRITTI ETEROINDIVIDUATI
Per la loro identificazione è necessaria l'identificazione della fattispecie costitutiva.
Il diritto a conseguire un determinato prezzo, per esempio, può derivare dall'esecuzione di un contratto di compravendita, di appalto, di somministrazione eccetera. L'esecuzione di tutti questi contratti determinano tanti diritti di credito per quanti sono i contratti.
Pertanto, l'identificazione della domanda – anche al fine di consentire al convenuto un'adeguata difesa, deve puntualizzare i fatti costitutivi del diritto.
Questo comporta che, chiesto l'accertamento del diritto di proprietà nella citazione per la qualità di erede, la successiva richiesta di aver usucapito il predetto bene
-non costituisce un mutamento della domanda e, in particolare, della causa petendi, ai fini della disciplina delle preclusioni ai sensi degli artt. 183, 189 e 345 c.p.c.;
-non introduce una domanda nuova, anche ai fini della notificazione al convenuto contumace ai sensi dell'art. 292 c.p.c.;
-non comporta che il giudice incorra in ultrapetizione ex art. 112 c.p.c. se accoglie la domanda per un titolo diverso da quello invocato (Cass. n. 21257/2009; Cass. n. 28228/2008; Cass. n. 24141/2007; Cass. n. 15915/2007)
Tipico esempio sono i diritti assoluti
Tipico esempio sono i diritti di credito
Discussa è la riconduzione nell'una o nell'altra categoria dei diritti potestativi (tipico esempio è l'azione di annullamento contrattuale).
Tesi I – (Consolo; Proto Pisani)
Tesi II – (Ferri; giurisprudenza prevalente)
I diritti potestativi sono diritti autoindividuati
I diritti potestativi sono diritti eteroindividuati.
Pertanto, costituiscono domande diverse quella volta a chiedere l'annullamento del contratto per violenza, quella volta a chiedere l'annullamento per dolo e quella volta a chiedere l'annullamento per errore.
I.II. Nullità dell'editio actionis
L'art. 164 comma IV c.p.c. richiama l'art. 163 nn. 3 e 4, ossia la citazione è nulla quando si riscontra
a) l'omissione o l'assoluta incertezza della cosa oggetto della domanda;
b) la mancata esposizione dei fatti e degli elementi di diritto costituenti le ragioni della domanda, con le relative conclusioni
Ovviamente la costituzione del convenuto non potrà avere effetti sananti non essendo possibile anche per il giudice individuare la causa petendi.
In caso di costituzione del convenuto
In caso di mancata costituzione (contumacia) del convenuto
Il giudice fissa all'attore un termine perentorio per integrare la domanda fissando una nuova udienza ex art. 183 comma II c.p.c.
Provvedimenti da assumere: rinnovazione della citazione. Fissa una nuova udienza ex art. 183 c.p.c. In questo caso la citazione oltre a dover essere integrata deve essere altresì rinotificata.
Dalla data di questa nuova udienza retroagiranno i 20 giorni necessari al convenuto per costituirsi tempestivamente.
Adempimento da parte dell'attore dell'ordine del giudice: gli effetti sono la sanatoria con efficacia ex nunc
La rinnovazione o l'integrazione potrà essere disposta anche nel corso del processo facendolo in tal caso retroagire (Pilloni in Codice di procedura civile commentato, diretto da C. Consolo, ed. 2010).
La nullità relativa all'omissione o all'assoluta incertezza della cosa oggetto della domanda riguarda sia il provvedimento giurisdizionale richiesto, il c.d. petitum formale sia il c.d. petitum sostanziale, ossia il bene della vita richiesto.
La nullità relativa alla mancata esposizione dei fatti e degli elementi di diritto costituenti le ragioni della domanda, con le relative conclusioni impone l'analisi di una serie di casi pratici:
INTERPRETAZIONE DEL CONCETTO DI “MANCATA ESPOSIZIONE DEI FATTI” nelle ipotesi di diritti autoindividuati ed eteroindividuati.
E' pacifico che nei diritti eteroindividuati la mancata esposizione dei fatti determina la nullità della citazione, con possibile sanatoria solo ex nunc.
La mancata esposizione dei fatti costitutivi determina nullità della citazione nei diritti autoindividuati?
Tesi I (Cass. n. 15915/2007 e, in dottrina, Luiso)
Tesi II (Consolo; Proto Pisani)
Soluzione: non determina nullità la mancata esposizione dei fatti costitutivi dei diritti autoindividuati.
a) sono quelli esposti al paragrafo I.II quando si è parlato della definizione di diritti autoindividuati
Soluzione: determina nullità, peraltro sanabile ex tunc, anche nei diritti autoindividuati, non essendo possibile preparare correttamente la prima udienza da parte del convenuto.
I.III. Inosservanza dell'ordine di integrazione o di rinnovazione della citazione nulla per vizio della editio actionis
Tesi I (Montesano – Arieta; Punzi) PREVALENTE
Tesi II (Pilloni)
Tesi III (isolata, Trib. Roma 23.7.1998 in Foro it. 1999, I, 1361)
Soluzione: quella disposta dall'art. 164 comma II c.p.c. per il solo caso di inosservanza dell'ordine di rinnovazione della vocatio in ius, ossia cancellazione ed estinzione immediata con le possibili varianti di cui si dirà in seguito
Rigetto in rito per nullità della domanda
Nel caso in cui si procedesse ad una tardiva integrazione non eccepita dal convenuto costituito?
non comporta la chiusura del processo
Per la nullità della domanda riconvenzionale dispone, dopo le modifiche apportate dall'art. 3 del d.l. 18.10.1995 n. 432, l'art. 167 comma II c.p.c.
II.I.Nullità della vocatio in ius
disciplina normativa dei casi di nullita'
a) omissione dell'indicazione dell'Autorità Giudiziaria adita o incertezza;
b) omissione o incertezza dell'indicazione delle parti, processuali. L'omissione o incertezza sulle parti sostanziali dà luogo a nullità dell'editio ectionis.
c) mancata indicazione della data di udienza;
d) termine a comparire inferiore a quello previsto dall'art. 163 bis c.p.c.
e) mancanza dell'avvertimento di cui al n. 7 dell'art. 163 c.p.c. (estensione analogica al caso di mancato rispetto dell'art. 660 comma III c.p.c. in tema di convalida di sfratto – Cass. n. 23010/2004).
La costituzione del convenuto sana i vizi della citazione ma l'art. 164 III comma c.p.c. gli consente di chiedere la fissazione di una nuova udienza ex art. 183 c.p.c. nel rispetto dei termini.
La norma prevede questo diritto potestativo processuale solo per l'inosservanza dei termini a comparire e per il mancato avvertimento dei cui al n. 7 dell'art. 163 c.p.c.
II.II.Sull'inosservanza dei requisiti di cui alle lettere a), b) e c)
Premesso che l'interpretazione giurisprudenziale è piuttosto rigorosa richiedendo, come del resto la lettera del primo comma dell'art. 164 c.p.c., che vi sia omissione o assoluta incertezza sulle generalità delle parti, sugli altri elementi identificativi delle stesse non risolvibile dalla lettura complessiva dell'atto (Cass. n. 2678/1998), Quid iuris nel caso di inosservanza dei requisiti indicati alle lettere a, b e c?
Tesi I (Luiso)
Tesi II (Balena)
fissazione nuova udienza
nuova udienza solo se il convenuto dimostra di non aver avuto conoscenza del processo per tali vizi
II.III.Sull'indicazione dei termini a comparire
In relazione all'indicazione dei termini (ossia della dicitura 20 giorni prima) si registra una sentenza particolarmente rigorosa e poco conosciuta della Cassazione (n. 13652/2004) di cui si riporta uno stralcio della motivazione: “Alla luce, quindi, della "novellata" disciplina sopra riportata, l'attore, oltre ad indicare il giorno dell'udienza di comparizione, sarà tenuto a specificare, nel formale invito rivolto al convenuto affinché si costituisca e comparisca all'udienza dinanzi al giudice designato ai sensi del richiamato art. l68-bis, il termine che è a lui concesso dall'art. 166 per la rituale costituzione in cancelleria, avvertendolo, nel contempo, che il superamento del menzionato termine implicherebbe il verificarsi delle decadenze stabilite dall'art. 167.
La ratio di siffatta innovazione, come sopra evidenziata, unitamente alla circostanza che nella prima parte del testo novellato del n. 7 dell'art. 163 c.p.c., a differenza che in quello anteriore, vengono ora specificamente richiamati i termini di costituzione del convenuto, inducono a ritenere, secondo quanto trovasi affermato dalla prevalente dottrina, condivisa dal Collegio, che, sebbene il successivo art. 164, primo comma, preveda la nullità della citazione per la sola mancanza dell'"avvertimento" contemplato nella parte finale del medesimo art. 163, n. 7, agli effetti della validità dell'atto introduttivo non sia sufficiente il mero, generico rinvio ai termini di cui all'art. 166 c.p.c., ma sia necessaria, invece, al fine di non depotenziare sensibilmente la funzione garantistica della norma, l'esplicita quantificazione di tali termini, onde, affinché possa ritenersi adempiuto l'onere corrispondente, l'avvertimento dovrà contenere anche la sostanza, se non la forma, dell'invito. In questi termini, quindi, l'apprezzamento della Corte territoriale va esente da censura, avendo detto giudice fatto corretta applicazione del principio sopra enunciato.”
Cass. n. 28676 del 23/12/2011
In tema di giudizio di appello, ove l'atto di impugnazione venga notificato, ai sensi dell'art. 330 cod. proc. civ., al procuratore dell'appellato, un'interpretazione costituzionalmente orientata, alla luce del principio del giusto processo dalla durata ragionevole (art. 111 Cost.), della disciplina di riferimento applicabile, impedisce di ritenere la nullità dell'anzidetto atto introduttivo del gravame in assenza dell'avvertimento di cui all'art. 163, terzo comma, n. 7, cod. proc. civ. (cui rinvia l'art. 342 cod. proc. civ.) in ordine ai termini di costituzione ed alle decadenze conseguenti alla sua tardività (artt. 166 e 167 cod. proc. civ.), posto che il soggetto che concretamente riceve la notificazione è in grado, per le cognizioni tecnico-giuridiche delle quali deve presumersi sia professionalmente dotato, di apprezzare adeguatamente il contenuto dell'atto, anche se in esso non siano stati trascritti elementi che, tuttavia, possano agevolmente desumersi dai richiami normativi ivi contenuti, come quello, seppur generico, all'art. 166 cod. proc. civ.
II.IV.Sull'avvertimento CHE LA COSTITUZIONE OLTRE IL TERMINE DI VENTI GIORNI PRIMA DELL’UDIENZA COMPORTA LA DECADENZA DALLA POSSIBILITA’ DI PROPORRE DOMANDE RICONVENZIONALI NONCHE’ ECCEZIONI PROCESSUALI E DI MERITO CHE NON SIANO RILEVABILI DI UFFICIO
Contrasto tra I) la prassi che consente che l’avvertimento sia effettuato con il rinvio alle sole decadenze e preclusioni previste dagli artt. 167 e 38 c.p.c.
e II) l’opinione più rigorosa della dottrina che vuole che le decadenze siano puntualmente descritte.
II.V. Le possibili conseguenze per le varie ipotesi di inosservanza dell'ordine di rinnovazione della citazione nulla per vizio della vocatio in ius
Dato normativo: L'art. 164 comma II c.p.c. prevede che “Se la rinnovazione non viene eseguita, il giudice ordina la cancellazione della causa dal ruolo e il processo si estingue a norma dell'art. 307 comma III c.p.c.”
(problematico solo per i procedimenti incardinati prima del 4.7.2009 in considerazione della diversa disciplina in materia di estinzione)
INOSSERVANZA ASSOLUTA DELL'ORDINE DI RINNOVAZIONE: CONSEGUENZE
Tesi I – E’ la soluzione vigente per i procedimenti incardinati dopo il 4.7.2009
Tesi II – e – a mio avviso in maniera miope –
Soluzione: Cancellazione ed estinzione immediata d’ufficio.
Argomenti a sostegno della tesi:
l'art. 164 c.p.c. è norma speciale rispetto all'art. 307 comma IV c.p.c. che prevedeva che l'estinzione opera di diritto ma deve essere eccepita dalla controparte;
l’art. 164 comma II richiama l’art. 307 comma III e non il comma IV;
principio costituzionale di ragionevole durata del processo
Soluzione: Cancellazione ed estinzione immediata rilevabile solo su eccezione della controparte.
Corollario: Se in sede di riassunzione o nella stessa udienza nella quale si verifica la mancata rinnovazione il convenuto si costituisce il processo potrà proseguire nel merito.
a) Valorizza la disciplina generale dell'estinzione; ai sensi dell'art. 307 IV comma l'estinzione opera di diritto ma deve essere eccepita dalla parte interessata prima di ogni sua difesa
Critiche alla tesi:
a) rimette nella disponibilità delle parti la durata del processo non tenendo in considerazione le importanti novità rappresentate dalla riforma dell'art. 111 comma II della Costituzione;
b) svilisce la specialità della disposizione di cui all'art. 164 comma II.
La giurisprudenza di legittimità più recente (CASS N. 10609/2010) ha sposato questa II tesi affermando che “il processo si estingue a norma dell'art. 307 c.p.c., comma III" e tale rinvio significa, per un verso che la fattispecie estintiva di cui all'art. 291 c.p.c., comma III, è ricondotta nell'ambito di della norma dell'art. 307 c.p.c., comma III, ma nel contempo, implica la collocazione della stessa nell'ambito generale della disciplina dettata per l'estinzione per inattività delle parti sotto il profilo dinamico dall'art. 307 c.p.c., comma IV e nella specie - trattandosi di processo cui non è applicabile la sostituzione operata dalla recente L. n. 69 del 2009 - sotto il tenore della norma anteriore ad essa, che recitava, com'è noto, che l'estinzione opera di diritto, ma deve essere eccepita dalla parte interessata prima di ogni altra sua difesa.”
(Tale questione è attuale anche per i procedimenti instaurati dopo il 4 luglio 2009)
ORDINE di RINNOVAZIONE ESEGUITO TARDIVAMENTE. CONSEGUENZE
Tesi I (Balena) –
Soluzione fantasiosa: la rinnovazione avrebbe efficacia sanante ex nunc e non ex tunc.
Critica: Tale soluzione non ha un fondamento normativo
Soluzione analogica: Cancellazione della causa dal ruolo ed estinzione immediata secondo le variabili di cui alle tesi I e II del problema affrontato alla tabella precedente a seconda della data di introduzione del giudizio
ORDINE DI RINNOVAZIONE ESEGUITO CON ATTO ANCORA VIZIATO SOTTO L'ASPETTO RELATIVO ALLA VOCATIO IN IUS
Tesi II –
Soluzione: nuovo termine per rinnovare
Soluzione: sentenza in rito per nullità della citazione
Argomenti: la durata del processo non può essere rimessa alla volontà delle parti, tanto meno può dipendere dall'erroneo svolgimento di attività essenziali ai fini di una corretta instaurazione del contraddittorio
MANCATO RILASCIO DI NUOVA PROCURA IN CASO DI RINNOVAZIONE DELLA CITAZIONE NULLA
Tesi I (più recente ed attualmente prevalente)
Soluzione: irrilevanza (Cass. n. 10231/2010; Cass. n. 1935/2003)
Argomenti: “...la procura speciale validamente rilasciata a margine o in calce di un atto di citazione nullo non viene travolta dalla nullita’ dell’atto in cui e’ inserita, in quanto conserva una sua specifica identita’ negoziale ed una sua autonomia logica e giuridica rispetto al contenuto dell’atto in cui occasionalmente ha sede (cfr. Cass 200301935; 199300278. In tema, cfr anche Cass. 199503583) e si pone non in rapporto di dipendenza o subordinazione, si’ che ove sia nullo l’atto introduttivo del giudizio consegua, necessariamente, la nullita’ del mandato alle liti, ma sempre come un prius logico dell’attivita’ svolta dal difensore tecnico e sovente. come
temporale (cfr Cass.200415498).
A questo diverso principio per cui in sintesi la rinnovazione di un atto di citazione nullo non postula un nuovo mandato, non estendendosi al mandato gia’ rilasciato, in quanto atto autonomo, l’invalidita’ della citazione cui accede, principio anche coerente con ragioni di speditezza del processo civile, va data continuita’ richiamando le condivise argomentazioni che ne hanno gia’ fondato l’affermazione, alle quali puo’ aggiungersi che l’autonomia della procura e’ palesata anche A) dalla varieta’ delle consentite modalita’ di relativo conferimento (art. 82 c.p.c.) e B) dal rilievo che qualora la procura sia apposta a margine o in calce all’atto di citazione, da tale localizzazione non puo’ derivare il restringimento dei piu’ ampi poteri che con essa la parte conferisce al proprio difensore, in generale estesi al compimento di tutte le attivita’ e gli atti necessari o utili al conseguimento dell’auspicata tutela giudiziaria, inerenti non solo all’introduzione, ma anche alla conduzione, prosecuzione, sia pure da rinnovo della citazione nell’ipotesi di sua nullita’, e definizione della lite giudiziaria cui il mandato accede.
Soluzione: necessità di una nuova procura (Cass. n. 15879/2006; Cass. 1983/1797; 1983/4157;
1994/10311).
Argomenti: “...la procura apposta a margine od in calce all’atto di citazione resta travolta dalla nullità dell’atto medesimo, sicché la rinnovazione della citazione richiede il rilascio da parte dell’attore di un altro mandato al difensore, restando esclusa la possibilità di un mero richiamo del mandato in precedenza conferito. Questo principio si fonda sul rapporto di inscindibilità, correlato allo stretto collegamento funzionale, ritenuto esistente tra la procura e l’atto di citazione cui essa accede.”