Source: http://www.tutelalegalestupefacenti.it/cassazione-sent-330402015-sopravvenuta-incostituzionalita-di-normativa-sugli-stupefacenti-ed-effetti-sulla-determinazione-della-pena-nonche-rilevabilita-della-conseguente-illegalita-della-stessa/
Timestamp: 2020-07-12 05:41:30+00:00
Document Index: 18182433

Matched Legal Cases: ['art. 444', 'art. 591', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

[CASSAZIONE] [SU] Sent. 33040/2015. Sopravvenuta incostituzionalità di normativa sugli stupefacenti ed effetti sulla determinazione della pena, nonché rilevabilità della conseguente illegalità della stessa anche in caso di ricorso per cassazione inammissibile. - Tutela Legale Stupefacenti [CASSAZIONE] [SU] Sent. 33040/2015. Sopravvenuta incostituzionalità di normativa sugli stupefacenti ed effetti sulla determinazione della pena, nonché rilevabilità della conseguente illegalità della stessa anche in caso di ricorso per cassazione inammissibile. - Tutela Legale Stupefacenti
Droghe leggere e droghe pesanti – Unificazione del trattamento punitivo – Incostituzionalità — Pena determinata sulla base di limiti edittali incostituzionali – Illegalità – Pena (applicazione su richiesta) – Illegalità sopravvenuta della pena – Nullità dell’accordo – Conseguenze (Cod. proc. pen., art. 444) – Sopravve­nuta incostituzionalità – Pena illegale – Rilevabilità d’ufficio – Limiti (Cod. proc. pen., art. 591).
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Corte di Cassazione penale, sez. un., 26 febbraio-28 luglio 2015, n. 33040, Jazouli.
Dott. SANTACROCE Giorgio – PresidenteDott. FIDELBO Giorgio – rel. ConsigliereSENTENZA
Considera, infatti, il Collegio decidente che la pena non puo’ essere “illegale in se’”, vale a dire sul piano del diritto sostanziale, sol perche’ applicata per mezzo di un provvedimento eventualmente erroneo; quest’ultimo puo’ essere suscettibile di sindacato ma non invalido in quanto applicativo di una pena sostanzialmente illegale. Tale sindacato e’ escluso nelle sentenze di patteggiamento, in ragione della particolare configurazione delle stesse e dei conseguenti limiti posti al sindacato sul merito e sulla motivazione del relativo giudizio di congruita’.
In tale prospettiva, il venir meno per contrarieta’ alla Costituzione – con efficacia ex tunc – della cornice edittale che ha guidato il giudicante nella delicata attivita’ di “misurazione della responsabilita’” finisce con il travolgere la stessa pena in concreto inflitta, vale a dire il “risultato finale” di detta misurazione, perche’, non essendo piu’ attuale il giudizio astratto di disvalore del fatto (essendosi modificata la forbice sanzionatoria edittale), la misurazione compiuta non traduce piu’ – per effetto del mutamento dei parametri di riferimento – ne’ coerentemente ne’ correttamente il giudizio di responsabilita’.
Seguendo una prospettiva civilistica, Sez. 3, n. 21259 del 03/04/2014, Marku Irido, Rv. 259384, premesso che il negozio processuale tra imputato e pubblico ministero e’ assimilabile a un rapporto bilaterale a prestazioni corrispettive, ha ritenuto che la lettura degli articoli 444 c.p.c. e ss. deve essere improntata alla garanzia del trattamento premiale per l’imputato, sotteso all’istituto, e, dunque, alla tutela del suo interesse ad ottenere la piu’ mite delle sanzioni, nell’ambito ovviamente di quella congruita’ che colui che ratifica l’accordo, ovvero il giudice, ha il compito di verificare e che nel caso in cui la mitigazione del trattamento sanzionatorio subentri come frutto dell’accertamento di una illegittimita’ costituzionale, non puo’ ritenersi conforme alla concessione della facolta’ di patteggiamento della sanzione una scelta interpretativa che opti per una cristallizzazione anteriore al giudicato dell’accordo negoziale, quanto meno se l’imputato manifesta la volonta’ di fruire del sopravvenuto quadro normativo, cioe’ di un trattamento che gli era stato negato da una norma incostituzionale. Secondo la Corte e’ necessario assicurare “il dispiegamento del totale effetto ripristinatorio dell’accertamento della incostituzionalita’” e, come nel diritto civile, il mutamento dello stato dei fatti in cui e per cui il negozio e’ stato stipulato in una determinata forma e con un determinato regolamento negoziale deve condurre alla risoluzione del contratto stesso che abbia aggravato la posizione di una delle parti.
– “E’ illegale la pena determinata dal giudice attraverso un procedimento di commisurazione che si sia basato sui limiti edittali del Decreto del Presidente della Repubblica n. 309 del 1990, articolo 73 come modificato dalla Legge n. 49 del 2006, in vigore al momento del fatto, ma dichiarato successivamente incostituzionale con sentenza n. 32 del 2014, anche nel caso in cui la pena concretamente inflitta sia compresa entro i limiti edittali previsti dall’originaria formulazione del medesimo articolo, prima della novella del 2006, rivissuto per effetto della stessa sentenza di incostituzionalita’”.
La prima pronuncia sul tema e’ quella delle Sez. U, n. 21 del 11/11/1994, Cresci, secondo cui la mancanza dei requisiti dell’impugnazione previsti dall’articolo 581 cod. proc. pen. impedisce di rilevare e dichiarare eventuali cause di non punibilita’, in quanto l’atto privo dei requisiti formali, compreso quello della specificita’ dei motivi, non costituisce una valida impugnazione e quindi non produce gli effetti introduttivi del giudizio di impugnazione cui si collega la possibilita’ di emettere una pronuncia diversa dalla “dichiarazione di inaccessibilita’”; a questa sentenza ha fatto seguito Sez. U, n. 15 del 30/06/1999, Piepoli, che ha sviluppato ulteriormente le argomentazioni utilizzate dalla precedente decisione, evidenziando la centralita’ dell’articolo 591 cod. proc. pen., considerando come cause di inammissibilita’ originarie del ricorso anche i motivi non consentiti e la denuncia di violazioni di legge non dedotte in appello; si e’ quindi arrivati alla sentenza De Luca (Sez. U, n. 32 del 02/11/2009) con cui anche la manifesta infondatezza del ricorso viene considerata una causa di inammissibilita’ che preclude la dichiarazione di non punibilita’ ex articolo 129 cod. proc. pen. e poi alle sentenze Cavalera (Sez. U, n. 33542 del 27/06/2001) e Bracale (Sez. U, n. 23428 del 22/03/ 2005).