Source: http://cristo-re.eu/FORMAZ%20ARG%20STAMPA%20PROCESSO%20MILLS%20PRESCRIZIONE....htm
Timestamp: 2018-11-22 11:28:11+00:00
Document Index: 73923203

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Rassegna Stampa - L'Argomento di Oggi - dal 2010-02-26 ad oggi 2010-02-27
Il presidente della Corte costituzionale, Amirante: il nostro orientamento è solo il rispetto della Costituzione "La Consulta non ha un colore politico"
E sui ricorsi per conflitti STato-Regioni: "Sono troppi, c'è qualcosa di patologico"
Caso Mills, Berlusconi all'attacco dei giudici
"Siamo in mano a una banda di talebani"
Bersani: "Le persone per bene non cercano prescrizioni".
Di Pietro: "Il Cavaliere si dimetta"
"Ghedini ha ragione", bufera su Alfano
Caso Mills, opposizioni contro il ministro che si schiera con l'avvocato di Berlusconi:
stop al processo al premier
Il ministro Alfano: "Legittimo chiedere la sospensione del preocesso a Berlusconi
L'Idv: "Si è dimesso ora fa il praticante nello studio di Ghedini"
Mills, Alfano difende Berlusconi
Il Pd: "Parole fuori da ogni regola"
dal sito Internet del CORRIERE della SERA
Per il premier il dibattimento ricomincerà il 27 febbraio
Cassazione, prescrizione per Mills
La Suprema Corte accoglie la richiesta del procuratore generale in merito al reato di corruzione
………………………..LA REQUISITORIA - Secondo la requisitoria fatta dal pg della Cassazione, Gianfranco Ciani, "non vi sono i presupposti per il proscioglimento nel merito di Mills".
In pratica, si confermerebbe, secondo il pg, la responsabilità dell'avvocato inglese nel reato di corruzione in atti giudiziari che sarebbe, però, prescritto. "Non c'è dubbio - ha detto il pg nella sua requisitoria - che il momento consumativo della corruzione di Mills da parte di Bernasconi e del gruppo erogatore dei 600 mila dollari si verifica l'11 novembre del 1999 quando Mills, in proprio, e non come gestore del patrimonio altrui, fornisce istruzioni per il trasferimento dei circa 600 mila dollari dal fondo di investimento Giano Capital al fondo Torrey".
Per il pg, dunque, è dall'11 novembre 1999 che decorrono i termini di prescrizione e non a partire dal 29 febbraio 2000, come ritenuto invece dai giudici della Corte di appello di Milano. In questa data Mills si era fatto intestare le quote del fondo Torrey per un valore di circa 600 mila dollari.
Ma secondo il pg, questa data non è da prendere in considerazione in quanto "il ritardo del passaggio finale nella intestazione delle quote non incide sul momento consumativo della prescrizione ma trae origine dalla volontà di Mills di rendere difficoltosa la ricostruzione di questo illecito passaggio di soldi e la sua origine".
Infine, il pg ha ricordato che, comunque, "quanto c' è incertezza sulla data di commissione di un reato, da sempre vale la regola del favor rei: e il decorrere della prescrizione va fissato nel momento più favorevole all'imputato". Dunque, l'11 novembre 1999 "con la conseguente dichiarazione di prescrizione, dal momento che la corruzione in atti giudiziari ha una pena massima che arriva fino a 8 anni"…………….…
Berlusconi: "Mills? Caso inventato
Voglio l'assoluzione piena"
Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi vuole una assoluzione piena nel proceesso per corruzione che lo riguarda e che riprenderà domani e ha ribadito che il caso Mills è stato inventato come tutti i processi che lo riguardano.
"Il caso Mills è una invenzione pura, assurda. Noi non c'entriamo niente è stata una cosa inventata come tutti i processi nei miei confronti", ha detto il premier a Torino dopo che ieri la Corte di Cassazione ha dichiarato prescritto il reato per il quale l'avvocato David Mills era stato condannato in primo e secondo grado per essere stato corrotto da Berlusconi.
Quanto al processo gemello, quello che lo vede imputato come presunto corruttore di Mills e che riprende domani, Berlusconi ha detto: "Voglio venirne fuori con una assoluzione piena come è logico che sia". "Il primo male dell'Italia è la politicizzazione della politica e il male della democrazia è l'uso politico della giustizia a fini di lotta politica", ha concluso il premier.
Cassazione: "Reato prescritto
Cancellata la condanna di Mills"
La Corte di Cassazione ha annullato stasera per intervenuta prescrizione la condanna dell'avvocato britannico David Mills a quattro anni e mezzo per corruzione giudiziaria, che gli era stata inflitta in primo e secondo grado a Milano nel processo in cui era accusato di aver ricevuto del denaro per conto del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi per testimonianza reticente in due processi.
Ci si attende che il verdetto emesso stasera dalla Suprema Corte convocata a sezioni unite avrà un impatto diretto, accorciandone i tempi di prescrizione, sul processo "gemello" in cui il premier è imputato in primo grado a Milano, che riprenderà dopodomani.
"È andata bene - ha detto il difensore di Mills, l'avvocato Alessio Lanzi, subito dopo la lettura del dispositivo da parte del presidente Torquato Gemelli - perché venivamo da una sentenza di condanna per una pena non trascurabile".
Le sezioni unite, in un sintetico foglietto distribuito dopo la lettura del dispositivo, rispondendo alla questione di diritto avanzata dalla difesa hanno scritto che la qualificazione del reato è corruzione giudiziaria. Quindi a motivare la dichiarazione di intervenuta prescrizione pare essere la retrodatazione della consumazione del reato all'11 novembre 1999, come chiesto oggi dal procuratore generale, anziché al 29 febbraio 2000 come assunto dai giudici milanesi.
"Al 90% è come ha detto il procuratore generale", ha detto l'avvocato Lanzi a una domanda sulle possibili motivazioni della sentenza della Suprema Corte, facendo riferimento all'intervento del Pg che a sorpresa oggi aveva chiesto l'annullamento per prescrizione.
Con la dichiarazione di intervenuta prescrizione per la retrodatazione di oltre tre mesi del reato -- lo stesso per Mills e Berlusconi, l'uno nella veste di presunto corrotto, l'altro in quella di presunto corruttore -- la conseguenza per il procedimento a carico del premier è che la prescrizione nel suo caso scatterà fra circa 12 mesi, considerando il periodo in cui il suo processo è stato "congelato" (con interruzione della maturazione dei tempi di prescrizione) per effetto del Lodo Alfano.
Non abbastanza perché già nella prossima udienza possa venir dichiarata la "morte", ma abbastanza per la certezza di non poter arrivare alla fine di tre gradi di giudizio.
Tornando alla sentenza della Cassazione, i supremi giudici stasera hanno confermato che Mills dovrà pagare il risarcimento di 250.000 euro riconosciuto dai giudici milanesi alla Presidenza del Consiglio, costituitasi parte civile. La prescrizione, aveva detto oggi in aula il Procuratore generale, non può avere gli stessi effetti di una assoluzione per quanto riguarda la responsabilità risarcitoria dell'imputato.
"La Consulta non ha un colore politico"
Il presidente della Corte costituzionale, Amirante: il nostro orientamento è solo il rispetto della Costituzione
Francesco Amirante, presidente della Corte costituzionale, detta anche "Consulta" dal nome del palazzo romano che la ospita (Ansa)
ROMA - La Corte Costituzionale non ha alcun "orientamento politico": il suo "orientamento, come doveroso, è sempre stato quello del rispetto e dell'attuazione dei principi costituzionali". A ribadirlo è il presidente della Consulta, Francesco Amirante, nella sua relazione in occasione del tradizionale incontro con la stampa di inizio d'anno. Dopo aver compiuto un excursus sulle principali pronunce della Corte nel 2009 (342, di cui 162 sentenze, +7% rispetto al 2008) - tra cui quella sulla fecondazione assistita, il lodo Alfano, sul segreto do Stato in relazione al caso Abu Omar, sulla Commissione di vigilanza Rai, sullo spoil system negli enti locali, etc - il presidente della Consulta sottolinea come tutte queste decisioni "testimoniano la vastità e la diversità della vita sociali sui quali incide l'attività della Corte" rispetto alle quali ci sono stati "i più disparati giudizi, come è giusto che sia". "Tuttavia - aggiunge - la Corte dal primo gennaio 2009 è cambiata soltanto per un componente (Paolo Grossi, nominato dal Capo dello Stato, ndr). Chi volesse vedere nelle sentenze non dico un disegno, ma anche soltanto un orientamento coerente sul piano, alla Corte estraneo, della politica di questo o quel partito, di questo o quel movimento, resterebbe deluso", ammonisce Amirante.
"RISCHIO DELEGITTIMAZIONE" - "Quando si delegittima un'istituzione, a lungo andare si delegittima lo stesso concetto di istituzione - ha sottolineato Amirante - e, privo di istituzioni rispettate, un popolo può anche trasformarsi in una massa amorfa". Il presidente della Corte non ha mai citato esplicitamente le accuse di cui è stata fatta bersaglio la Consulta all'indomani della bocciatura del lodo Alfano. Tuttavia ha sentito il dovere di dedicare alla difesa di principi costituzionali gran parte della sua relazione. Secondo Amirante "rispettare la Corte significa anche, e forse soprattutto, conoscerne e considerarne i tempi" in particolare in relazione al "bilanciamento dei principi e dei diritti fondamentali, di valutazione delle decisioni nello scorrere del tempo, della previsioni dei loro effetti e, quindi, alle cosiddette 'ricadute". Per Amirante la Corte deve essere "sensibile ai segni dei tempi o della Storia, ma anche, aggiungerei, indifferente ai clamori della cronaca". Soprattutto perchè - spiega - la nostra Costituzione "rigida" comporta "tempi diversi da quelli di una legislatura e comporta l'abbandono della teoria" di ideologia giacobina "secondo la quale il popolo, esprimendo la volontà generale, può in ogni momento cambiare tutti i principi e le regole della propria convivenza". Non è così - avverte Amirante - soprattutto se si considera che l'art.1 della Carta nel prevedere che la sovranità appartiene al popolo, subito dopo stabilisce che questo la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.
"TROPPI RICORSI, E' PATOLOGICO" - Entrando nel merito del lavoro dei giudici della Consulta, Amirante ha commentato che c'è un "qualcosa di patologico" nel perdurante alto numero dei ricorsi in via principale, vale a dire quelli che lo Stato compie contro leggi di Regioni e Province autonome o di queste contro leggi statali. I ricorsi in via principale alla Consulta sono stati nel 2009 110, un numero molto vicino a quello massimo di 116 raggiunto nel 2004, a fronte della inflessione che era stata registrata nel 2007 (52 ricorsi). "Non credo - afferma Amirante - che i cittadini ritengano normale e proficua la frequenza delle controversie tra Stato e Regioni e il continuo intervento della Corte per definire i confini delle loro rispettive competenze legislative".
25 febbraio 2010(ultima modifica: 26 febbraio 2010
DA TORINO VIA ALLA CAMPAGNA ELETTORALE. "CONTANO I VOTI, NON LE REGIONI"
"Pm talebani, voglio assoluzione piena"
Berlusconi all'indomani della sentenza Mills:
"Invenzione pura". Insorge l'Anm: "Basta insulti"
"Mills, legittima la richiesta di Ghedini" È scontro tra Alfano e l'opposizione (26 febbraio 2010)
Il premier Silvio Berlusconi (Afp)
TORINO - "Roberto ha un solo difetto, ha una moglie magistrato... Ma è una di quei magistrati perbene e spero aumentino sempre di più". Silvio Berlusconi dà ufficialmente il via alla campagna elettorale del Pdl per le elezioni regionali intervenendo a Torino ad una manifestazione a sostegno del candidato del centrodestra per il Piemonte, il leghista Roberto Cota. Ed è con una battuta che introduce il tema della giustizia, all'indomani della sentenza sul caso Mills che ha dichiarati prescritti i reati nei confronti dell'avvocato inglese accusato di essere stato corrotto proprio da Berlusconi. Il premier ha parlato dei progetti del Pdl in questo campo e ha sottolineato soprattutto la questione delle intercettazioni: "Le modificheremo - ha annunciato -, così è uno Stato di polizia. La maggior parte delle telefonate che hanno rovinato delle persone si sono rivelate prive di utilità al fine di individuare dei reati. Certo, ci devono essere prove serie per i reati, ma non si possono gettare in pasto al pubblico le intercettazioni".
"L'UDC? NON C'ENTRA CON IL PD" - Nel corso della conferenza stampa a margine dell'evento, il Cavaliere ha ribadito che cercherà di far passare il messaggio di un voto non solamente locale: "Agli italiani - ha spiegato - diremo che è una scelta di campo". E quanto a scelte, il capo del governo ha parlato di quella dell'Udc di Casini, che in alcune Regioni si schiera a sostegno dei candidati di centrosinistra: "L'Udc non ha nulla da spartire con il Pd, soprattutto dopo che si è ammanettato a Di Pietro - ha detto Berlusconi - la nostra è una coalizione per governare, che affronterá tutti i temi con unitá d'intenti, mentre dall'altra, c'è una coalizione che definirei elettorale con partiti molto distanti, soprattutto sul piano dei principi e dei valori". Parlando ancora del centrosinistra, Berlusconi ha detto che "c'è una ricerca del risultato elettorale e quindi del potere ma c'è l'impossibilitá della coesione necessaria per governare".
"CONTANO I VOTI, NON LE REGIONI" - Berlusconi ha poi iniziato a spiegare quale sarà il suo metro di giudizio sull'esito del voto. La vittoria alle regionali, ha sottolineato, si potrà stabilire "contando gli elettori", nel nostro caso avendo una "forte maggioranza di elettori rispetto alla sinistra: il numero di regioni è meno importante rispetto al risultato globale".
CASO MILLS - Il premier è poi tornato a parlare del processo Mills: "È un'invenzione pura, un assurdo, non c'è stata nessuna dazione da parte di un manager di Fininvest che tra l'altro è morto". Il presidente del Consiglio ha poi sottolineato di volere una "assoluzione piena". Il capo del governo si è soffermato poi anche sulla riforma della giustizia: "La facciamo, la facciamo, adesso la facciamo; non credo che piacerà molto ai talebani che sono all'interno della magistratura".
CORTE COSTITUZIONALE - Berlusconi ne ha anche per la Corte Costituzionale: "In base alla legge italiana un cittadino che viene attirato nel girone infernale (dei processi giudiziari, ndr), si vede la vita rovinata, i suoi cari subiscono la stessa condanna. Noi avevamo fatto questa legge (lodo Alfano, ndr) ma poi i giudici di sinistra l’hanno contestata, la corte costituzionale, che è una corte dove 11 giudici sono dell’area della sinistra, ha dato ascolto ai Pm e quindi la legge è stata abrogata. Oggi la democrazia è questa. Il popolo elegge il Parlamento, che approva una legge e poi finisce così. In Italia la sovranità non è del popolo ma dei Pm".
DDL ANTICORRUZIONE - Il premier è poi tornato sul tema della lotta alla corruzione: "Presenteremo il ddl sulla corruzione, che non abbiamo votato solo perchè sono venute fuori delle possibilità forti di miglioramento, lunedì prossimo" in Cdm e "lo approveremo".
LA REAZIONE DELL'ANM - Le parole del premier provocano però anche l'immediata reazione dell'Associazione nazionale magistrati: "È intollerabile questa escalation di insulti e aggressioni nei confronti dei magistrati italiani". L'Anm chiede alle "istituzioni di reagire". "Nel giorno in cui un servitore dello Stato viene ucciso in Afghanistan da terroristi talebani, l'offesa rivolta ai magistrati italiani dal presidente del Consiglio brucia se possibile di piu", dice il segretario dell'Anm Giuseppe Cascini.
Bersani: "Le persone per bene non cercano prescrizioni". Di Pietro: "Il Cavaliere si dimetta"
Caso Mills, opposizioni contro il ministro che si schiera con l'avvocato di Berlusconi: stop al processo al premier
Cassazione, prescrizione per Mills (25 febbraio 2010)
Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano (Eidon)
ROMA - All'indomani della sentenza della Cassazione che ha dichiarato prescritti i reati oggetto del processo all'avvocato Mills, protagonista di un caso di corruzione che vede coinvolto anche il premier Silvio Berlusconi, non si placano le polemiche. Anzi. A rilanciarle ci ha pensato il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, che da Bruxelles ha definito legittima la richiesta dell'avvocato Ghedini, legale di Berlusconi, di sospendere il processo al Cavaliere proprio alla luce della sentenza di giovedì.
ALFANO E LA GIURISPRUDENZA - "La richiesta di Ghedini, di cui ho appreso dai giornali, è legittima, so che sarà sottoposta al Tribunale di Milano che domani deciderà"", ha detto Alfano parlando con i cronisti a margine del Consiglio Giustizia dell’Ue, in corso a Bruxelles. Il ministro ha sottolineato che la sentenza Mills "viene dal più importante organo giurisdizionale del Paese, perché non si tratta di una semplice sentenza della Corte di cassazione, ma delle sue sezioni riunite". Ha dunque "rango primario e dà un orientamento giurisprudenziale", ha osservato il ministro. Ma proprio questa sottolineatura fa andare su tutte le furie le opposizioni.
LE REAZIONI DELL'OPPOSIZIONE - "Evidentemente Angelino Alfano si è dimesso da ministro della Giustizia per diventare praticante dell'avvocato Ghedini" ha commentato con ironia il presidente dei senatori dell'Italia dei Valori, Felice Belisario. "Ricordo all'Azzeccagarbugli Alfano che Ghedini è già pagato da Berlusconi e che un ministro della Giustizia non dovrebbe entrare nel merito nelle faccende del capo. Pensi piuttosto a combattere la corruzione in maniera seria buttando nella spazzatura processo breve, intercettazioni e legittimo impedimento che non sono altro che ulteriori strumenti di delegittimazione del ruolo della magistratura oltre che mezzucci per evitare al premier di farsi processare". Anna Finocchiaro, presidente dei senatori del Pd, ha invece detto di non comprendere "l'isterica esultanza di tanti rappresentanti del Pdl" perché "secondo la sentenza la corruzione susseguente c'è stata". E il segretario del partito, Pier Luigi Bersani, ha evidenziato che "la gente per bene confida nelle assoluzioni, non nelle prescrizioni". "Voglio credere - ha aggiunto - che il nostro premier possa confidare in un'assoluzione e possa andare a cercarsela là dove le assoluzioni vengono date, nella sede giusta".
"BERLUSCONI SI DIMETTA" - Il leader dell'Idv, Antonio Di Pietro, ha invece puntato il dito direttamente contro il premier: "Ribadisco: se c'è un corrotto, c'è un corruttore, ed è il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Infatti, la Cassazione ha dichiarato il reato prescritto, grazie ad una legge, ex-Cirielli, che si è fatto fare ad hoc per non farsi condannare, ma ha confermato che è stato commesso. Infatti, David Mills, colpevole, ha dovuto risarcire lo Stato con 250mila euro. Chi, ancora una volta, la fa franca è Silvio Berlusconi, nonostante sia stato accertato, e ieri confermato, che alla base del suo successo imprenditoriale e politico ci sono corruzione, bilanci falsati, evasione fiscale e alterazione delle leggi che regolano il sistema economico". Auesto punto, secondo Di Pietro, "Berlusconi deve fare una sola cosa: dimettersi. Perchè in un Paese democratico e civile un governo non può essere guidato da un corruttore: questa è la verità".
LA POSIZIONE DELL'ANM - Non è però solo la politica a prendere posizione. "È sconcertante che la decisione della Cassazione, che ha riconosciuto sussistente la corruzione in atti giudiziari susseguente e ha dichiarato prescritto il reato, venga strumentalizzata per affermare l'esistenza di un complotto ordito dai magistrati milanesi" ha dichiarato il presidente dell'Associazione nazionale magistrati, Luca Palamara. "In attesa di conoscere le motivazioni della decisione - ha aggiunto - chiediamo rispetto per l'attività di tutti gli organi giudiziari".
IL PROCESSO A BERLUSCONI - Nel frattempo, si prospetta una falsa ripartenza domani al processo in cui Silvio Berlusconi risponde di aver corrotto il testimone David Mills. Appare infatti molto probabile un rinvio delle udienze in attesa che la Cassazione depositi le motivazioni della sentenza di giovedì che ha dichiarato l’intervenuta prescrizione del reato per il professionista britannico che negli anni ’90 aveva creato il sistema di società off-shore utilizzato dal gruppo Fininvest. La Suprema Corte dovrebbe impiegare tra i 30 e i 40 giorni per preparare il provedimento, che servirà per conoscere formalmente la data in cui la corruzione in atti giudiziaria si consumò, in modo da definire anche la posizione del presidente del consiglio in relazione alla prescrizione. E’ quasi certo che i giudici delle sezioni unite abbiano accettato la ricostruzione del procuratore generale, ma siccome nel dispositivo si dice solo che il reato è estinto senza altre indicazioni sarà necessario attendere le motivazioni. In teoria i giudici potrebbero indicare una data antecedente all’11 novembre 1999, dichiarando in pratica "morto" anche il procedimento gemello a carico del premier.
"Nessun accertamento di responsabilità Adesso va sospeso il processo al premier"
L’avvocato del presidente del Consiglio, Ghedini: l’eventuale reato potrebbe essere retrodatato al 2008
"Ghedini ha ragione", bufera su Alfano (26 febbraio 2010)
Niccolò Ghedini, avvocato del premier (Afp)
ROMA — "Una cosa deve essere chiara: la Corte non ha accolto il parere della Procura generale, non c’è stato alcun accertamento di reato nei confronti di Mills". Il deputato Niccolò Ghedini, avvocato del premier spiega qual è a suo parere la portata della sentenza della Suprema Corte. "Speriamo — aggiunge — che domani, sabato 27 febbraio, alla ripresa del processo nei confronti di Berlusconi per la vicenda Mills, i giudici milanesi decidano di sospendere le udienze in attesa del deposito della motivazione della sentenza della Cassazione. Per valutare, in base a quella motivazione, se il reato è prescritto anche per Berlusconi. Questa sarebbe la cosa più logica".
Onorevole Ghedini che cosa significa la decisione della Cassazione che ha annullato la condanna di Mills?
"Innanzitutto va messo in evidenza che il dispositivo della decisione è assolutamente neutro: non ci fa capire a che data va fissata l’eventuale commissione del reato. L’unica cosa certa è che la data individuata a Milano per condannare Mills, e contestata anche a Berlusconi non è corretta".
Il Pg della Cassazione Ciani ha detto che Mills è colpevole ma il reato è prescritto perché sarebbe stato commesso nel novembre 1999 e non nel febbraio 2000, come dicevano i giudici milanesi.
"Ma nel dispositivo questo non c’è scritto. Non c’è scritto: "In accoglimento della richiesta del Pg". Quindi per capire dovremo aspettare la lettura della motivazione".
"L’eventuale reato potrebbe essere "retrodatato" addirittura al febbraio del 1998, come in realtà era stato contestato in un primo momento".
Questo cosa comporterebbe?
"Che l’ipotetico reato sarebbe già prescritto per il premier, anche scontando l’anno di sospensione del processo nei confronti di Berlusconi dovuta all’approvazione del lodo Alfano".
Quando sarà depositata la motivazione?
"Normalmente passa un mese o poco più. Direi l’inizio di aprile".
Perché la sentenza della Cassazione è così importante?
"Perché è stata presa dalle Sezioni Unite e quindi dal massimo organo giurisdizionale. E non c’è stato alcun accertamento di reato nei confronti di Mills. La Cassazione non ha detto che Mills è colpevole, ma ha detto che la sua sentenza di condanna va annullata perché il reato è prescritto, e cioè perché sono passati più di dieci anni dal momento in cui sarebbe stato compiuto. Tutto qui: nessun accertamento di responsabilità".
Però Mills dovrà risarcire la Presidenza del Consiglio.
"Queste sono statuizioni civili e non penali. Ripeto, il dispositivo è assolutamente neutro. Non ha accolto la tesi accusatoria del Pg Ciani".
Allora lei sarà soddisfatto?
"Soddisfatto, no. Perché la soddisfazione per un avvocato c’è quando c’è la declaratoria dell’innocenza, "perché il fatto non sussiste", non la prescrizione. Ma in ogni caso non c’è accertamento di alcun reato".
Berlusconi, come ha reagito alla notizia?
"Non ci ho ancora parlato perché era impegnato in riunioni a Palazzo Chigi".
Ma domani, sabato 27 febbraio, il processo contro Berlusconi (che era stato stralciato e sospeso) riparte a Milano. Che cosa accadrà?
"Speriamo che i giudici decidano di sospendere le udienze in attesa del deposito della motivazione della Cassazione. Ciò permetterà subito di valutare se il reato è prescritto anche per Berlusconi. Questa sarebbe la cosa più logica. Siamo all’inizio del dibattimento e bisogna riascoltare tutti i testimoni, fare tutte le rogatorie, con un dispendio di tempo e di energie incredibile. Se invece i giudici vorranno procedere lo stesso, siamo pronti ad andare avanti".
A proposito di lotta alla corruzione. È stato fissato ufficialmente a lunedì mattina il Consiglio dei ministri per il varo del ddl. Se fossero già in vigore le nuove norme sarebbe cambiato qualcosa nei confronti di Mills?
"Assolutamente niente, innanzitutto perché le nuove norme essendo diritto penale sostanziale, non si possono applicare retroattivamente".
Le pene invece come cambieranno?
"Quella minima salirà da tre a quattro anni. Quella massima rimarrà di otto anni, ma sarà prevista un’aggravante di un terzo quando il danno nei confronti della pubblica amministrazione sia grave. Insomma si rischieranno 11 anni di carcere".
Sospeso dibattimento su Berlusconi (15 gennaio 2010)
Mills: in appello confermata la condanna a 4 anni e sei mesi (27 ottobre 2009)
MILANO - La Cassazione ha dichiarato prescritto il reato di corruzione in atti giudiziari contestati a David Mills, accogliendo la richiesta avanzata dal procuratore generale. Le sezioni unite penali della Cassazione hanno quindi annullato senza rinvio per intervenuta prescrizione del reato la condanna a 4 anni e 6 mesi dell'avvocato inglese, condannato in secondo grado per corruzione in atti giudiziari in concorso con Silvio Berlusconi. La Corte ha però condannato Mills al pagamento del risarcimento a Palazzo Chigi di 250 mila euro per danno all'immagine dello Stato e 10mila euro per le spese processuali. " Sono soddisfatto che questa saga sia finalmente arrivata alla fine. Ora potrò normale a una vita normale", ha dettato l'avvocato inglese in un comunicato.
PROCESSO - Al momento resta intanto in piedi il processo, per lo stesso delitto, che vede imputato il premier Silvio Berlusconi. La prescrizione per il presidente del Consiglio, infatti, maturerà soltanto tra 11 mesi. E le reazioni alla sentenza non si sono fatte attendere: per Verdini (Pdl) la maggioranza silenziosa dei giudici ha dimostrato di fare il proprio dovere mentre per il Pd questa sentenza non è un'assoluzione. L'Idv parla di "condanna morale".
LA REQUISITORIA - Secondo la requisitoria fatta dal pg della Cassazione, Gianfranco Ciani, "non vi sono i presupposti per il proscioglimento nel merito di Mills". In pratica, si confermerebbe, secondo il pg, la responsabilità dell'avvocato inglese nel reato di corruzione in atti giudiziari che sarebbe, però, prescritto. "Non c'è dubbio - ha detto il pg nella sua requisitoria - che il momento consumativo della corruzione di Mills da parte di Bernasconi e del gruppo erogatore dei 600 mila dollari si verifica l'11 novembre del 1999 quando Mills, in proprio, e non come gestore del patrimonio altrui, fornisce istruzioni per il trasferimento dei circa 600 mila dollari dal fondo di investimento Giano Capital al fondo Torrey". Per il pg, dunque, è dall'11 novembre 1999 che decorrono i termini di prescrizione e non a partire dal 29 febbraio 2000, come ritenuto invece dai giudici della Corte di appello di Milano. In questa data Mills si era fatto intestare le quote del fondo Torrey per un valore di circa 600 mila dollari. Ma secondo il pg, questa data non è da prendere in considerazione in quanto "il ritardo del passaggio finale nella intestazione delle quote non incide sul momento consumativo della prescrizione ma trae origine dalla volontà di Mills di rendere difficoltosa la ricostruzione di questo illecito passaggio di soldi e la sua origine". Infine, il pg ha ricordato che, comunque, "quanto c' è incertezza sulla data di commissione di un reato, da sempre vale la regola del favor rei: e il decorrere della prescrizione va fissato nel momento più favorevole all'imputato". Dunque, l'11 novembre 1999 "con la conseguente dichiarazione di prescrizione, dal momento che la corruzione in atti giudiziari ha una pena massima che arriva fino a 8 anni".
SEICENTOMILA DOLLARI - Mills ha fatto ricorso in Cassazione contro la sentenza emessa il 27 ottobre dalla Corte d'Appello di Milano. Il verdetto di primo grado - conforme a quello di secondo grado - era stato pronunciato il 17 febbraio 2009. Il legale inglese è stato condannato perché avrebbe ricevuto 600mila dollari per rilasciare dichiarazioni false o reticenti in due processi milanesi passati ormai in giudicato, All Iberian e quello sulla corruzione nella Guardia di finanza. Una corruzione in atti giudiziari che i giudici d'appello hanno ritenuto "susseguente" e non "antecedente" alle testimonianze del legale ritenuto ideatore del sistema di società off-shore della Fininvest.
DIFENSORI SODDISFATTI - "Siamo soddisfatti: è comunque, e in ogni caso, una decisione che riforma il verdetto emesso dalla Corte di appello di Milano. Mills aveva una condanna per una pena non trascurabile e dunque non possiamo che essere soddisfatti" avevano dichiarato ii legali di David Mills, avvocati Alessio Lanzi e Federico Cecconi dopo l'esposizione del Pg.
EFFETTI SUL PROCESSO DEL PREMIER - Cecconi ha sempre sostenuto l'estraneità del suo assistito alle accuse. Di quei 600mila dollari, spiega, non vi è traccia nel processo. Mancano inoltre la qualità di pubblico ufficiale in cui avrebbe reso quelle dichiarazioni, la prova di un accordo corruttivo e la prova che sia stata resa una falsa testimonianza per favorire Berlusconi. Per il premier il processo ricomincerà il 27 febbraio ed è ancora in primo grado per via della sospensione dovuta al Lodo Alfano (il 15 gennaio), poi dichiarato parzialmente incostituzionale dalla Consulta. Dato che le sezioni unite penali della Cassazione hanno dichiarato prescritto il reato di corruzione in atti giudiziari, ci potrebbero essere conseguenze anche sul processo "gemello" che riprenderà sabato a Milano e nel quale è imputato il premier. Il tribunale, infatti, non potrà non tenerne conto "tuttavia il processo di Berlusconi - fanno notare fonti della difesa di Mills - è stato sospeso per un anno, quindi per lui, la prescrizione maturerebbe il prossimo novembre". In pratica, il processo a Berlusconi potrebbe andare avanti per un altro anno, ma difficilmente eviterà di finire in prescrizione.
25 febbraio 2010(ultima modifica: 26 febbraio 2010)
PROCESSO A MILANO PER CORRUZIONE. Gli atti saranno giudicati caso per caso
Mills, sospeso dibattimento su Berlusconi
I giudici rinviano l'udienza al 27 febbraio. Si attende il pronunciamento della Cassazione sul legale inglese
L'avvocato di Berlusconi Niccolò Ghedini (Fotogramma)
MILANO - I giudici della decima sezione penale del Tribunale di Milano hanno dichiarato aperto il dibattimento del processo a Silvio Berlusconi, accusato di aver corrotto l'avvocato David Mills, ma lo hanno subito sospeso e rinviato all'udienza del 27 febbraio come richiesto dai legali del premier. Per quella data, infatti l'udienza è prevista per il 25 febbraio, le sezioni unite della Corte di Cassazione avranno già emesso la sentenza sull'avvocato inglese David Mills, già condannato in appello a 4 anni e 6 mesi. Lo ha comunicato in aula il presidente del collegio giudicante Francesca Vitale, dopo una breve camera di consiglio. Al rinvio si era opposto il pm Fabio De Pasquale. Niccolò Ghedini e Piero Longo hanno spiegato che la decisione della Cassazione potrebbe stabilire dei criteri che potrebbero influire sulle richieste di prova della difesa. Da qui la richiesta del rinvio accettata dalla corte.
L'INUTILIZZABILITA' DEGLI ATTI - Però i giudici non hanno accolto la richiesta di dichiarare inutilizzabili tutti gli atti formatisi nel corso del processo Mills - che si è concluso con la condanna del legale inglese - e il capo di imputazione che colloca il reato nel 2000. I giudici, nel loro provvedimento, spiegano, infatti, che l'utilizzabilità degli atti può essere valutata caso per caso nel corso del dibattimento e hanno quindi dichiarato aperto il processo.
GHEDINI - La decisione di rinviare il processo a dopo la sentenza della Corte di Cassazione viene considerata "condivisibile" da Niccolò Ghedini. "Ciò consentirà di rinviare il processo - spiega il legale di Silvio Berlusconi - con maggiori elementi di cognizione di causa. Le sezioni unite non potranno che riconoscere l'insussistenza dei fatti contestati a Mills. Nessuna tecnica dilatoria visto che abbiamo chiesto la sospensione dei termini di prescrizione".
15 gennaio 2010(ultima modifica: 16 gennaio 2010)
Accolta la richiesta del procuratore generale di Milano
Mills: in appello confermata
la condanna a 4 anni e sei mesi
L'avvocato inglese: "Sono innocente e condannato". Il legale: "Decisione ingiusta, ricorreremo in Cassazione"
MILANO - La seconda sezione della Corte d'appello di Milano ha confermato la condanna di primo grado a quattro anni e sei mesi nei confronti dell'avvocato inglese David Mills per corruzione in atti giudiziari. Dopo le repliche del sostituto procuratore generale di Milano, Laura Bertolè Viale, che ha chiesto la conferma della condanna, e dei difensori, si erano riuniti da quattro ore in camera di consiglio.
MILLS - "Ho fiducia che a Roma (in Cassazione - ndr), troveremo giustizia". Con queste le parole, in perfetto italiano, David Mills a Skytg 24, ha commentato la sentenza: "Sono innocente e condannato, e questo non va bene", ha aggiunto Mills, che si è comunque detto "assolutamente" fiducioso nella giustizia italiana.
RICORSO - L'avvocato Alessio Lanzi, del collegio di difensori di Mills, ha annunciato il ricorso in Cassazione. "Il nostro commento non può che essere amaro ed esprimere una sensazione di diasgio. Credo che questa sia una decisione che mette a dura prova la nostra fede nella giustizia. Non c'erano ragioni per condannare Mills". Gli avvocati difensori avevano chiesto l'assoluzione o in subordine la prescrizione del reato. "Non è finita qui", ha aggiunto l'altro difensore Federico Cecconi. "Abbiamo elementi forti che, qualsiasi sarà la motivazione di questo verdetto, potranno portare a una riforma della sentenza in Cassazione". Cecconi ha aggiunto di condividere le affermazioni di Mills, secondo il quale Berlusconi è estraneo alla vicenda. "Anche Mills non c'entra nulla, perché non c'è stata corruzione. Le conseguenze politiche della vicenda non ci riguardano, anche se ci sono circostanze oggettive che le testimoniano".
GHEDINI - In una nota Niccolò Ghedini, parlamentare Pdl e avvocato di Berlusconi, afferma: "La decisione della Corte d'appello di Milano è del tutto illogica e nega in radice ogni risultanza in fatto e in diritto. Un processo svolto in tempi record negando qualsiasi prova e rifiutando qualsiasi possibilità di difesa. Tale decisione non potrà che essere annullata dalla Cassazione. Comunque, ancora una volta si conferma che a Milano non si possono celebrare processi quando, ancorché indirettamente, vi sia un collegamento con Berlusconi". Mills è coimputato con Silvio Berlusconi per corruzione in atti giudiziari nei processi All Iberian e Guardia di finanza. Per il premier il processo era stato sospeso grazie del lodo Alfano, poi bocciato dalla Corte costituzionale. Mills è stato condannato per essere stato corrotto da Berlusconi con almeno 600 mila dollari affinché dicesse il falso o fosse reticente in due processi.
PRESCRIZIONE - Secondo l'accusa il reato di corruzione avvenne nel 2000 e quindi la prescrizione scatterebbe all'inizio di aprile 2010. Secondo gli avvocati di Mills, la corruzione avvenne nel 1998 e quindi il reato sarebbe "abbondantemente prescritto". Ci sono buone probabilità che per Mills si arrivi a una sentenza definitiva in Cassazione nell'aprile 2010. I giudici d'appello non hanno infatti concesso i termini per il deposito delle motivazioni del verdetto proprio per accelerare i tempi. Entro 15 giorni, quindi, verranno rese note le ragioni che hanno portato a confermare la condanna in primo grado. Poi gli avvocati di Mills avranno 30 giorni per presentare il ricorso in Cassazione. A quel punto mancheranno 4 mesi prima dello scoccare delle lancette della prescrizione. Se dovesse essere condannato in via definitiva, Mills comunque grazie all'indulto non andrà in carcere. Il processo a carico di Berlusconi, sospeso per il Lodo Alfano, dovrebbe riprendere tra dicembre e gennaio. La prescrizione per il premier scatterà nell'aprile 2011.
27 ottobre 2009(ultima modifica: 28 ottobre 2009)
DEPOSITATE LE MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA. IL Cavaliere: "in aula dirò cosa penso dei giudici"
I giudici: "Mills mentì per Berlusconi"
L'ira del premier:"Sentenza scandalosa"
L'avvocato inglese condannato a 4 anni e 6 mesi per corruzione in atti giudiziari: agì "da falso testimone"
Sentenza Mills, Berlusconi: "Sicuro in appello, non sono preoccupato" (19 febbraio 2009)
Milano, "David Mills fu corrotto". Condannato a 4 anni e 6 mesi (17 febbraio 2009)
Di Pietro: "Chi corrompe fa il premier" (17 febbraio 2009)
Silvio Berlusconi (Reuters)
MILANO - "È una sentenza semplicemente scandalosa, contraria alla realtà, come sono certamente sicuro sarà accertato in appello per quanto riguarda il signor Mills". In conferenza all'Aquila, Silvio Berlusconi rompe il silenzio, durato una mattinata, sulla sentenza di condanna dell'avvocato inglese David Mills che lo vede coinvolto. Il premier scandisce la parola "scandalosa" riferendosi a quelle 400 pagine di motivazioni depositate in giornata (scarica in pdf) che hanno portato alla condanna di Mills a 4 anni e 6 mesi per corruzione in atti giudiziari. Agì "da falso testimone" - si legge nelle motivazioni di condanna -"per consentire a Silvio Berlusconi e al gruppo Fininvest l'impunità dalle accuse, o almeno, il mantenimento degli ingenti profitti realizzati. Dall'altro lato (Mills) ha contemporaneamente perseguito il proprio vantaggio economico".
LA VICENDA - Al centro del procedimento che riguarda Mills c'è l'accusa secondo cui il legale inglese tra il 1996 e il 1997 avrebbe incassato da Silvio Berlusconi 600.000 dollari come ricompensa per non aver rivelato in due processi (All Iberian e quello sulla corruzione nella Guardia di Finanza, con Mills in qualità di testimone e quindi con l'obbligo di legge di dire il vero e non tacere nulla), le informazioni su due società off- shore usate da Mediaset, secondo la procura, per creare fondi neri. Si legge in un passaggio delle motivazioni: "Il fulcro della reticenza di David Mills in ciascuna delle sue deposizioni sta nel fatto che egli aveva ricondotto solo genericamente a Fininvest e non alla persona di Silvio Berlusconi, la proprietà delle società off-shore, in tal modo favorendolo in quanto imputato in quei procedimenti". E poi ancora: "David Mills ha ricevuto enormi somme di denaro, estranee alle sue parcelle professionali, da Fininvest e da Silvio Berlusconi, fin dagli anni 1995 - 1996, e quindi da un'epoca anteriore a quella delle sue deposizioni nei procedimenti tenuti a Milano" che vedevano imputato il premier. Dal processo Mills è stata stralciata la posizione di Silvio Berlusconi, in attesa che la Corte Costituzionale si pronunci sulla legittimità del lodo Alfano riguardante le quattro più alte cariche dello Stato. Il dibattimento nei confronti di Berlusconi è quindi stato sospeso.
"NESSUN VERSAMENTO" - "Ci sarà un appello, ci sarà un altro giudice e io sono sereno. Se c'è un fatto indiscutibile è che non c'è stato alcun versamento di nessuno al signor Mills" si è difeso il premier dall'Aquila. "Da questi giudici - ha aggiunto il premier riferendosi a Nicoletta Gandus - non mi farò processare. Quando il processo riprenderà con altri giudici dimostrerò la mia totale estraneità" ha chiarito il premier. "Durante il processo è stato spiegato chi aveva dato i soldi, è stato individuato il tragitto dei soldi, sono state individuate le azioni fatte da Mills su questi soldi e il fisco inglese ha costretto il signor Mills a pagare imposte, considerando questa entrata un suo compenso professionale. Se fosse stata una donazione, il signor Mills non avrebbe dovuto pagare alcuna imposta. E se questo non vi basta..." ha anche spiegato il Cavaliere. Berlusconi ha confermato l'intenzione (già annunciata in mattinata) di riferire in Parlamento sulla vicenda. "In quella sede - ha spiegato il Cavaliere - dirò finalmente quanto da tempo penso a proposito di certa magistratura".
Audio 1 - Di Pietro: "Il Paese non può essere governato da un corruttore"
Audio 2 - Ghedini: "Una sentenza basata sul nulla"
REAZIONI - Le 400 pagine scritte da giudici di Milano sul caso Mills tengono banco nel dibattito politico. Il Pd chiede al premier di rinunciare al lodo Alfano. Berlusconi "venga in Parlamento, ma venga a dire: 'io rinuncio ai privilegi del lodo Alfano e mi sottopongo a un giudizio come tutti i normali cittadini"" sostiene il leader dei democratici Dario Franceschini. "Non capisco perché Silvio Berlusconi abbia scelto di andare in Parlamento. Sarebbe dovuto andare in tribunale per accettare di essere processato e chiarire le accuse che gli vengono rivolte. A questo punto sono preoccupato che la seduta in Parlamento diventi una gazzarra contro la magistratura. Questo sarebbe intollerabile" rincara la dose Massimo D'Alema. "Ora si capisce il motivo del Lodo Alfano" aggiunge l'esponente Pd. "Berlusconi è un corruttore giudiziario che si è fatto una legge per non farsi processare, rinunci all'immunità del Lodo Alfano o si dimetta" è la posizione del leader dell'Idv Antonio Di Pietro. Spazza il terreno da ogni equivoco Niccolò Ghedini (Pdl), ascoltato consigliere giuridico del premier: Berlusconi non rinuncerà all’immunità, altrimenti "per un anno anziché stare a governare dovrebbe stare in aula a difendersi". Pdl e Lega fanno quadrato attorno al presidente del Consiglio, chiedendo un no secco alle strumentalizzazioni e piena difesa del premier. Per Sandro Bondi coordinatore nazionale del Pdl, "ancora una volta teoremi giudiziari tanto infondati quanto perseguiti con ostinazione intervengono, specialmente alla vigilia di appuntamenti elettorali, a condizionare e turbare pesantemente la vita politica italiana".
"COSE INVENTATE"- La conferenza stampa all'Aquila è stata per il premier anche un'occasione per attaccare l'opposizione ("sconfitta, divisa e annullata si attacca a cose di questo tipo in modo vergognoso come ha fatto con il caso delle "veline", che non sono mai esistite") e sfogarsi con la stampa. Sul presidente del Consiglio "sono state scritte cose inventate di sana pianta", ha sottolineato Berlusconi riferendosi al "caso veline" e a Noemi Letizia. Duro scontro tra il premier e la cronista dell'Unità Claudia Fusani. La giornalista chiede a Berlusconi se, dopo le motivazioni della sentenza Mills, non sia il caso di farsi processare e quindi di congelare il lodo Alfano. "Con questi giudici non si può fare" esplode. "Il processo c'è ed è a Mills. Ci sarà un appello, ci sarà un altro giudice ed io sono sereno. Quando il processo riprenderà ci sarà una assoluzione assoluta". La Fusani insiste: si faccia processare. Berlusconi alza moltissimo la voce: "Su questa cosa mi infurio. Lo posso giurare sui miei figli. Non perdo tempo a risponderle. Me ne vado o sennò se ne va lei. Questa cosa mi fa infuriare, è come se mi dicessero che non mi chiamo Silvio Berlusconi".
19 maggio 2009(ultima modifica: 20 maggio 2009)
ROMA - Berlusconi di nuovo all'attacco della magistratura, con termini pesanti: "Siamo nelle mani di una banda di talebani", ha detto oggi a Torino durante la conferenza stampa per la campagna elettorale del candidato governatore del Piemonte del centrodestra, Roberto Cota. All'indomani della prescrizione del reato da parte della Cassazione che ha salvato l'avvocato inglese David Mills dalla condanna a 4 anni e sei mesi per corruzione in atti giudiziari, il premier parla di una sconfitta per il teorema dell'accusa e di una vittoria per la difesa. Ma non basta. "E' un'invenzione pura, un assurdo, non c'è stata nessuna dazione da parte di un manager di Fininvest che tra l'altro è morto", ha detto a Torino, sottolineando di volere una "assoluzione piena". Poi l'affondo: "Il male terribile dell'italia, la vera patologia è la politicizzazione della magistratura, cioè l'uso politico della giustizia. C'è una grande maggioranza di giudici tuttavia che non appartiene a questa banda di talebani". Berlusconi infine ha concluso: "la nostra democrazia è in balia di questa situazione". Immediata la reazione dei giudici. "Intollerabile escalation di insulti e aggressioni", ha replicato il segretario dell'Anm Cascini.
In serata Berlusconi è tornato a ribadire il concetto durante la cena di finanziamento per Cota. Dopo aver detto che "tangentopoli è un capitolo chiuso", il premier è tornato sul nodo giustizia: "Abbiamo un problema con la magistratura", ha detto Berlusconi. "Oggi io mi sono sporto un po', sono stato sgridato da un mio avvocato per quello che ho detto, ma ho detto quella che è la verità e cioè che ci sono bande di pm talebani che accusano gli avversari politici e usano le armi della giustizia a scopi politici". Il premier ha quindi ripetuto quanto già detto in conferenza stampa, ripercorrendo la bocciatura della legge sulla inappellabilità delle assoluzioni in primo grado da parte della "loro Corte Costituzionale". Una legge, ha sostenuto, che avrebbe portato l'Italia "ai livelli delle altre democrazie, prima fra tutte gli Stati Uniti". Per il premier, infatti, è normale che i pm ricorrano in appello in caso di assoluzione: "E' il loro mestiere, prendono i soldi per fare questo mestiere e magari lo fanno per antipatia personale o magari per pregiudizi politici o anche solo per puntiglio e per dimostrare il teorema accusatorio". Il problema, ha proseguito, è che l'imputato finisce in un "girone infernale che rischia di rovinarlo anche finanziariamente e che magari lo porta a pensare che chi gli sta accanto o possa ritenerlo un corrotto o un corruttore". "Io l'ho provato e so bene cosa vuol dire è una cosa che rovina la vita", ha aggiunto. Per ottenere l'abrogazione della norma sull'ineleggibilità "sono andati presso la loro Corte Costituzionale ed hanno ottenuto che venisse abrogata". In questo modo però, ha aggiunto, "la sovranità non è nelle mani del popolo ma di quelli che appartengono a questa banda".
La reazione dei giudici. "Basta insulti e aggressioni". La sentenza della cassazione sul caso Mills conferma l'impianto dei giudici milanesi e dimostra che "non c'è stata alcuna persecuzione o manovra politica" nella vicenda giudiziaria, ha replicato il segretario dell'Anm Giuseppe Cascini. "Ormai - commenta Cascini - non si contano più le ingiurie. Noi invitiamo tutti a rispettare le decisioni dei tribunali italiani, si possono criticare le sentenze ma non è ammissibile continuare in questa escalation di insulti e aggressioni. Le sezioni unite della Cassazione hanno confermato l'impianto delle decisioni del tribunale e della corte d'appello di milano, e sono la dimostrazione piena che non c'è stata alcuna persecuzione o manovra politica". Quella messa in atto da Berlusconi è una "escalation di insulti e aggressioni" che "non è ammissibile continuare". Peraltro, commenta Cascini, "nel giorno in cui un servitore dello Stato è stato ucciso in Afghanistan, l'offesa rivolta dal presidente del consiglio alla magistratura italiana appare, se possibile, ancora più inaccettabile". Proprio per questo, ribadisce Cascini, l'ultima uscita del premier "richiede un sussulto di indignazione da parte di tutte le persone rispettabili". L'Anm non ha dubbi: "il male dell'Italia sta nella gravissima corruzione della politica e della pubblica amministrazione e non certo in magistrati che facendo in solitidine il loro dovere individuano i responsabili di tali crimini. E L'ossessiva ripetizione del ritornello della magistratura politicizzata, dei pm che agirebbero a fini di lotta politica diventa ogni giorno più falsa e stucchevole proprio di fronte alla quotidiana emersione di gravissimi comportamenti illeciti da parte di pubblici funzionari e uomini politici". "Bisogna essere ciechi e sordi- dice ancora Cascini- per non accorgersi di quali danni si fanno al Paese nel proseguire in questa linea di delegittimazione del ruolo e della funzione della magistratura in Italia". Il sindacato delle toghe lancia quindi un appello: "Invitiamo tutti a rispettare le decisioni dei tribunali e il ruolo della magistratura e chiediamo alle istituzioni di reagire di fronte a queste inaccettabili aggressioni".
E le dichiarazioni del premier finiranno al vaglio della prima Commissione del Csm, dove dallo scorso settembre è aperto un fascicolo, ormai corposo, inerente le parole che il presidente del Consiglio ha rivolto contro la magistratura negli ultimi mesi. Anche le dichiarazioni odierne, dunque, saranno valutate al momento di decidere se aprire o meno una pratica a tutela delle toghe. "Nella magistratura non esistono bande di talebani - rileva il togato del Movimento della Giustizia Mario Fresa - ma ci sono persone che compiono il proprio dovere anche a rischio della vita. Dichiarazioni di questo tipo discreditano la magistratura agli occhi dei cittadini, mentre le istituzioni devono sempre rispettarsi tra loro".
Il ministro della Giustizia. "Questa sentenza non cambia nulla", ha detto il ministro della Giustizia, Angelino Alfano. "Il programma del governo - ha spiegato Alfano - sarà portato avanti e dovrà essere realizzato, dalle intercettazioni, alla ragionevole durata dei processi, al legittimo impedimento". In particolare sulle intercettazioni Alfano ha ricordato come il governo "abbia avviato la legge già nell'estate del 2008. Ora - ha aggiunto - abbiamo la legittima aspettativa che il Senato approvi al più presto tale provvedimento che tutela il diritto alla riservatezza e alla privacy, un diritto costituzionalmente inviolabile". Alfano ha anche giudicato "legittima" la richiesta del parlamentare del Pdl e avvocato del Premier, Niccolò Ghedini, di sospendere le udienze del processo Berlusconi in attesa che vengano depositate le motivazioni della sentenza della Cassazione sul caso Mills. "E' una legittima richiesta - ha spiegato il ministro - che sarà sottoposta al tribunale di Milano che domani deciderà".
Secco il commento del presidente del Senato Renato Schifani: "Le sezioni unite sono il massimo della giurisprudenza dell'autorevolezza giurisprudenziale, vanno quindi rispettate al massimo".
L'opposizione. ''La gente perbene confida nelle assoluzioni, non nelle prescrizioni. Voglio credere che il nostro presidente del Consiglio possa confidare in una assoluzione. E possa andare a cercarsela là dove le assoluzioni vengono date, nella sede giusta. Io spero questo'', è stata la replica del segretario del Partito democratico Pier Luigi Bersani. "Evidentemente Angelino Alfano si è dimesso da ministro della Giustizia per diventare praticante dell'avvocato Ghedini - ha affermato il presidente dei senatori dell'Italia dei valori, Felice Belisario - Non si spiegherebbe, altrimenti, con quale ruolo Alfano possa affermare che è legittima la richiesta di sospensione delle udienze in attesa del deposito della sentenza Mills in Cassazione che domani gli avvocati del premier faranno al tribunale di Milano".
Il processo a Berlusconi. Intanto si prospetta una falsa ripartenza domani al processo in cui Silvio Berlusconi risponde di aver corrotto il testimone David Mills. Appare infatti molto probabile un rinvio delle udienze in attesa che la Cassazione depositi le motivazioni della sentenza con cui ieri ha dichiarato l'intervenuta prescrizione del reato per il professionista britannico che negli anni '90 aveva creato il sistema di società off-shore utilizzato dal gruppo Fininvest. La suprema Corte dovrebbe impiegare tra i 30 e i 40 giorni per preparare il provedimento, che servirà per conoscere formalmente la data in cui la corruzione in atti giudiziaria si consumò, in modo da definire anche la posizione del presidente del Consiglio in relazione alla prescrizione.
E' quasi certo che i giudici delle sezioni unite abbiano accettato la ricostruzione del procuratore generale, ma siccome nel dispositivo si dice solo che il reato è estinto senza altre indicazioni sarà necessario attendere le motivazioni. In teoria i giudici potrebbero indicare una data antecedente all'11 novembre 1999, dichiarando in pratica "morto" anche il procedimento gemello a carico del premier. Ma si tratta di un'ipotesi più che remota.
Lunedì primo marzo è prevista la ripresa delle udienze anche nel processo per i diritti tv di Mediaset dove Berlusconi risponde di frode fiscale. Nella stessa giornata è fissata una riunione del Consiglio dei ministri, ma in cancelleria non risulta depositata da parte della difesa nessuna richiesta formale di rinvio per legittimo impedimento. Gli avvocati Niccolò Ghedini e Piero Longo con ogni probabilità faranno presente che c'è il cdm ma che l'imputato consente che si proceda in sua assenza. Anche perché nell'ultima udienza il presidente del collegio Edoardo D'Avossa, nel rinviare al primo marzo a causa del viaggio di Berlusconi in Israele aveva avvertito che in caso di altre richieste analoghe avrebbe invitato le parti a interloquire sull'eventualità di separare la posizione di Berlusconi da quella degli altri 11 imputati. Ai giornalisti i legali del premier avevano detto: "lo stralcio creerebbe molti problemi".
Bisognerà inoltre vedere che cosa succederà invece nel caso in cui il Parlamento dovesse approvare il prossimo 9 marzo la legge che codifica il legittimo impedimento, consentendo di bloccare il processo per 18 mesi. Ma questa, al momento, è un'altra storia.
(26 febbraio 2010) Tutti gli articoli di Politica
Mills, Alfano difende Berlusconi Il Pd: "Parole fuori da ogni regola"
ROMA - La prescrizione del reato da parte della cassazione che ha salvato l'avvocato inglese David Mills dalla condanna a quattro anni e sei mesi per corruzione in atti giudiziari ha sollevato, come prevedibile, un vespaio di polemiche. Silvio Berlusconi parla di una sconfitta per il teorema dell'accusa e di una vittoria per la difesa. Ma non basta. La verità, ha confidato il Cavaliere ad alcuni interlocutori, è che non è stato commesso nessun reato. Per il premier, in sostanza, il fatto che si sia dovuti arrivare in Cassazione e che la condanna di David Mills sia stata annullata solo per prescrizione dimostra che l'accusa si è mossa unicamente sulla base di quella "persecuzione giudiziaria" più volte denunciata, da anni, dallo stesso premier.
''La gente perbene confida nelle assoluzioni, non nelle prescrizioni. Voglio credere che il nostro presidente del Consiglio possa confidare in una assoluzione. E possa andare a cercarsela là dove le assoluzioni vengono date, nella sede giusta. Io spero questo'', è stata la replica del segretario del Partito democratico Pier Luigi Bersani.
"Questa sentenza non cambia nulla", ha detto il ministro della Giustizia, Angelino Alfano. "Il programma del governo - ha spiegato Alfano - sarà portato avanti e dovrà essere realizzato, dalle intercettazioni, alla ragionevole durata dei processi, al legittimo impedimento". In particolare sulle intercettazioni Alfano ha ricordato come il governo "abbia avviato la legge già nell'estate del 2008. Ora - ha aggiunto - abbiamo la legittima aspettativa che il Senato approvi al più presto tale provvedimento che tutela il diritto alla riservatezza e alla privacy, un diritto costituzionalmente inviolabile". Alfano ha anche giudicato "legittima" la richiesta del parlamentare del Pdl e avvocato del Premier, Niccolò Ghedini, di sospendere le udienze del processo Berlusconi in attesa che vengano depositate le motivazioni della sentenza della Cassazione sul caso Mills. "E' una legittima richiesta - ha spiegato il ministro - che sarà sottoposta al tribunale di Milano che domani deciderà".
"Evidentemente Angelino Alfano si è dimesso da ministro della Giustizia per diventare praticante dell'avvocato Ghedini - ha affermato il presidente dei senatori dell'Italia dei valori, Felice Belisario - Non si spiegherebbe, altrimenti, con quale ruolo Alfano possa affermare che è legittima la richiesta di sospensione delle udienze in attesa del deposito della sentenza Mills in Cassazione che domani gli avvocati del premier faranno al tribunale di Milano".
IL RETROSCENA. Berlusconi: "I giudici di Milano fanno politica". E attacca Fini
"E ora serve subito una grande riforma perché non accada più"
Il Cavaliere vuole la soluzione definitiva
"Quelle procure mi hanno perseguitato"
Il Cavaliere vuole la soluzione definitiva "Quelle procure mi hanno perseguitato"
ROMA - Quando l'una è passata da poco la giornata, che sembrava piena di negatività, volge al bello. Arrivano le prime notizie sul processo Mills dal palazzaccio. Cambiano l'umore e la prospettiva del premier. Si spezza il circuito nero che lo avvolge da giorni, dai fatti di Firenze. Berlusconi comincia a sentire l'odore della vittoria, anche se lo pervade il risentimento per quel Fini che, giusto a qualche centinaio di metri, incontra Casini e Pisanu magari per rimuginare su un esecutivo istituzionale. Ma quando gli riferiscono le parole del rappresentante dell'accusa che retrodata la corruzione, ha la prima esclamazione d'assoluto entusiasmo: "Non ci posso credere, non ditemelo... Accolgono la nostra tesi dopo tutti questi anni di tormento? Sarebbe la dimostrazione che ho sempre avuto ragione, che su di me è stato imbastito un teorema, che i giudici hanno agito con motivazioni politiche".
Ed è sempre lì, a via del Plebiscito, dove coesistono casa, ufficio, pranzi, cene, festini, che il Cavaliere apprende l'esito finale, la conferma che questa volta, anche se ancora per prescrizione, gli è andata bene. Non sta nella pelle. "Adesso i miei nemici non potranno dire che avevo torto. Questa è la dimostrazione per tabulas che la procura di Milano ha agito politicamente contro di me". Ce l'ha con i pm, ma anche con i giudici, visto che, almeno per David Mills, in primo e in secondo grado lo hanno condannato. All'ora di pranzo, quando il verdetto non è stato ancora preso, parla con il suo avvocato Niccolò Ghedini e con il Guardasigilli Angelino Alfano. Ad entrambi dice: "Adesso abbiamo la prova della contiguità dei pm con i giudici. I primi hanno postdatato apposta il reato, gli altri li hanno seguiti. Non c'è più tempo da perdere, dobbiamo separare le carriere. datevi da fare. Voglio la riforma pronta subito dopo le elezioni".
È galvanizzato perché sa che questa giornata va a suo favore. Quando alle 20 esce il dispositivo della sentenza può dire: "È chiaro che la decisione mi rafforza. Adesso posso occuparmi con più tranquillità anche della campagna elettorale". A chi gli raccomanda prudenza e gli dice che è meglio aspettare le motivazioni, risponde seccamente: "Per me il processo è chiuso, questo reato non è mai esistito. C'è stato solo un incredibile accanimento nei miei confronti, si sono inventati una corruzione che non esiste, questa favola della corruzione susseguente, ma finalmente la Cassazione ha fatto giustizia".
Ordina a Denis Verdini di parlare per primo, riceve via via le telefonate di solidarietà. Un coro. Si preoccupa della sorte del legittimo impedimento che comunque dovrà salvarlo dalle udienze future visto che per lui il processo riprende perché, quasi una beffa, la sospensione dovuta al lodo Alfano gli ha "regalato" un anno in più da calcolare per la scadenza della prescrizione. Per questo, come gli dice Gaetano Quagliariello, "il legittimo impedimento si farà come da programma e poi presenteremo subito il provvedimento costituzionale".
Ma ci sarà tempo per questo subito dopo le regionali, adesso l'ira di Berlusconi si volge contro Fini. Del quale, come dice ai suoi, non sopporta l'attivismo e l'evidente slealtà. Vuole dargli una lezione subito, a cominciare dal disegno di legge sulla corruzione, "per stoppare la sua propaganda sull'ineleggibilità per cinque anni ai corrotti, come se fosse l'unico che difende la legalità". Appositamente dà il via libera ad Alfano e Ghedini sulla mannaia per chi viene condannato in via definitiva per corruzione e dovrà avere "obbligatoriamente" anche la pena dell'interdizione ai pubblici uffici, ora solo facoltativa. Significa che ai corrotti viene negata per sempre la strada per arrivare in Parlamento, oltre che nei Comuni, nelle Province, nelle Regioni. Fa dare l'annuncio che il disegno di legge è già pronto, che sarà presentato lunedì al consiglio dei ministri. E chiude la serata: "La sentenza della Corte è una boccata d'ossigeno importantissima. Per me è una vittoria morale. Adesso non potranno più dire che in questi anni me la sono presa ingiustamente coi giudici. È il risarcimento dovuto e che mi aspettavo".
© Riproduzione riservata (26 febbraio 2010) Tutti gli articoli di Politica
DAVID MILLS è stato corrotto. È quel che conta anche se la manipolazione delle norme sulla prescrizione, che Berlusconi si è affatturato a partita in corso, lo salva dalla condanna e lo obbliga soltanto a risarcire il danno per il pregiudizio arrecato all'immagine dello Stato. Questa è la sentenza delle Sezioni unite della Cassazione. Per comprenderla bisogna sapere che la corruzione è un reato "a concorso necessario": se Mills è corrotto, il presidente del Consiglio è il corruttore.
Per apprezzare la decisione, si deve ricordare che cosa ha detto, nel corso del tempo, Silvio Berlusconi di David Mills e di All Iberian, l'arcipelago di società off-shore creato dall'avvocato inglese. "Ho dichiarato pubblicamente, nella mia qualità di leader politico responsabile quindi di fronte agli elettori, che di questa All Iberian non conosco neppure l'esistenza. Sfido chiunque a dimostrare il contrario" (Ansa, 23 novembre 1999). "Non conosco David Mills, lo giuro sui miei cinque figli. Se fosse vero, mi ritirerei dalla vita politica, lascerei l'Italia" (Ansa, 20 giugno 2008). Bisogna cominciare dalle parole - e dagli impegni pubblici - del capo del governo per intendere il significato della sentenza della Cassazione.
Perché l'interesse pubblico della decisione non è soltanto nella forma giuridica che qualifica gli atti, ma nei fatti che convalida; nella responsabilità che svela; nell'obbligo che oggi incombe sul presidente del Consiglio, se fosse un uomo che tiene fede alle sue promesse.
Dunque, Berlusconi ha conosciuto Mills e, come il processo ha dimostrato e la Cassazione ha confermato (il fatto sussiste e il reato c'è stato), All Iberian è stata sempre nella sua disponibilità. Sono i due punti fermi e fattuali della sentenza (altro è l'aspetto formale, come si è detto). Da oggi, quindi, il capitolo più importante della storia del presidente del consiglio lo si può raccontare così. Con il coinvolgimento "diretto e personale" del Cavaliere, David Mills dà vita alle "64 società estere offshore del group B very discreet della Fininvest". Le gestisce per conto e nell'interesse di Berlusconi e, in due occasioni (processi a Craxi e alle "fiamme gialle" corrotte), Mills mente in aula per tener lontano il Cavaliere da quella galassia di cui l'avvocato inglese si attribuisce la paternità ricevendone in cambio "somme di denaro, estranee alle sue parcelle professionali" che lo ricompensano della testimonianza truccata.
Questa conclusione rivela fatti decisivi: chi è Berlusconi; quali sono i suoi metodi; che cosa è stato nascosto dalla testimonianza alterata dell'avvocato inglese. Si comprende definitivamente come è nato, e con quali pratiche, l'impero del Biscione; con quali menzogne Berlusconi ha avvelenato il Paese.
Torniamo agli eventi che oggi la Cassazione autentica. Le società offshore che per brevità chiamiamo All Iberian sono state uno strumento voluto e adoperato dal Cavaliere, il canale oscuro del suo successo e della sua avventura imprenditoriale. Anche qui bisogna rianimare qualche ricordo. Lungo i sentieri del "group B very discreet della Fininvest" transitano quasi mille miliardi di lire di fondi neri; i 21 miliardi che ricompensano Bettino Craxi per l'approvazione della legge Mammì; i 91 miliardi (trasformati in Cct) destinati non si sa a chi mentre, in parlamento, è in discussione la legge Mammì. In quelle società è occultata la proprietà abusiva di Tele+ (viola le norme antitrust italiane, per nasconderla furono corrotte le "fiamme gialle"); il controllo illegale dell'86 per cento di Telecinco (in disprezzo delle leggi spagnole); l'acquisto fittizio di azioni per conto del tycoon Leo Kirch contrario alle leggi antitrust tedesche. Da quelle società si muovono le risorse destinate poi da Cesare Previti alla corruzione dei giudici di Roma (assicurano al Cavaliere il controllo della Mondadori); gli acquisti di pacchetti azionari che, in violazione delle regole di mercato, favoriscono le scalate a Standa e Rinascente. Dunque, l'atto conclusivo del processo Mills documenta che, al fondo della fortuna del premier, ci sono evasione fiscale e bilanci taroccati, c'è la corruzione della politica, delle burocrazie della sicurezza, di giudici e testimoni; la manipolazione delle leggi che regolano il mercato e il risparmio in Italia e in Europa.
La sentenza conferma non solo che Berlusconi è stato il corruttore di Mills, ma che la sua imprenditorialità, l'efficienza, la mitologia dell'homo faber, l'intero corpo mistico dell'ideologia berlusconiana ha il suo fondamento nel malaffare, nell'illegalità, nel pozzo nero della corruzione della Prima Repubblica, di cui egli è il figlio più longevo.
E' la connessione con il peggiore passato della nostra storia recente che, durante gli interminabili dibattimenti del processo Mills, il capo del governo deve recidere. La radice del suo magnificato talento non può allungarsi in quel fondo fangoso perché, nell'ideologia del premier, è il suo trionfo personale che gli assegna il diritto di governare il Paese. Le sue ricchezze sono la garanzia del patto con gli elettori e dell'infallibilità della sua politica; il canone ineliminabile della "società dell'incanto" che lo beatifica. Per scavare un solco tra sé e il suo passato e farsi alfiere credibile e antipolitico del nuovo, deve allontanare da sé l'ombra di quell'avvocato inglese, il peso di All Iberian. È la scommessa che Berlusconi decide di giocare in pubblico. Così intreccia in un unico nodo il suo futuro di leader politico, responsabile di fronte agli elettori, e il suo passato di imprenditore di successo. Se quel passato risulta opaco perché legato a All Iberian, di cui non conosce l'esistenza, o di David Mills, che non ha mai incontrato, egli è disposto a lasciare la politica e addirittura il Paese. Oggi dovrebbe farlo davvero perché la decisione della Cassazione conferma che ha corrotto Mills (lo conosceva) per nascondere il dominio diretto su quella macchina d'illegalità e abusi che è stata All Iberian (la governava). Il capo del governo non lo farà, naturalmente, aggrappandosi come un naufrago al legno della prescrizione che egli stesso si è approvato. Non lascerà l'Italia, ma l'affliggerà con nuove leggi ad personam (processo breve, legittimo impedimento), utili forse a metterlo al sicuro da una sentenza, ma non dal giudizio degli italiani che da oggi potranno giudicarlo corruttore, bugiardo, spergiuro anche quando fa voto della "testa dei suoi figli".
Caso Mills, la Cassazione prescritto iil reato
di Claudia Fusanitutti gli articoli dell'autore
La giustizia è arrivata con tre mesi e mezzo di ritardo. L’avvocato inglese David Mills "vince" solo perchè l’avversario non s’è presentato in tempo. L’ architetto della struttura delle 65 società estere che sono state la cassaforte di tangenti e fondi neri, la Fininvest group B- very discreet, è colpevole. È tutto vero, provato e dimostrato: Mills ha reso dichiarazioni "parziali" e false ai giudici di Milano che il 20 novembre 1997 (processo per le tangenti Fininvest alla GdiF) e il 12 gennaio 1998 (All Iberian) lo avevano interrogato per dimostrare che le mazzette, compresa quella al psi di Bettino Craxi, erano transitate in società off shore della Fininvest di Silvio Berlusconi. È vero che per quelle "parziali" testimonianze Mills è stato poi premiato con i 600 mila dollari promessi dal manager del Biscione, morto nel 2002, Carlo Bernasconi. Soprattutto è vero che Mills è un corrotto. E quindi, ma per questo passaggio logico bisognerà aspettare le motivazioni, che Berlusconi è stato il suo corruttore.
Dopo circa cinque ore di camera di consiglio i nove supremi giudici della Corte di Cassazione riuniti nelle Sezioni Unite hanno consegnato al paese un verdetto che peserà molto nel prosieguo della legislatura. Sono le venti e 15 minuti quando il presidente Torquato Gemelli, il relatore Aldo Fiale si presentano nell’aula magna al secondo piano del palazzaccio ormai buio e deserto da ore per pronunciare una sentenza a suo modo prevista dopo la lunga ed efficace requisitoria del procuratore generale Gianfranco Ciani. "Le Sezioni Unite della Cassazione hanno annullato senza rinvio per estinzione del reato la condanna a 4 anni e sei mesi di reclusione per l’avvocato David Mills" dice il presidente Gemelli. Mills è a Londra, "soddisfatto", dicono i suoi legali Federico Cecconi e Alessio Lanzi, non si cura di una sentenza italiana che lo definisce corrotto ma non lo spedisce in galera, Soddisfatti anche i legali, che hanno atteso tutto il pomeriggio davanti all’aula magna. Non lo dicono apertamente ma è chiaro che avrebbero preferito un’assoluzione nel merito. Avrebbero preferito sentirsi dire che il reato - la "corruzione susseguente", i soldi cioè sono stati dati dopo le false testimonianze, "tra il 20 ottobre e l’11 novembre 1999" - non è configurabile in questo caso come reato. Si devono accontentare della prescrizione.
La negazione della corruzione susseguente era il più "forte" degli undici punti del ricorso presentato dalle difese ma anche il più controverso tanto da chiamare in causa le Sezioni Unite. Il pg non ha avuto dubbi e incrociando per un’ora - in piedi a pochi metri da dove meno di un mese fa era seduto attento Berlusconi per l’inaugurazione dell’anno giudiziario - sentenze passate e articoli del codice è arrivato alla conclusione che la corruzione susseguente in atti giudiziari ha pieno diritto di cittadinanza nel codice penale. Ribaltato, invece, rispetto all’Appello, il conteggio dei tempi. L’accusa ha sempre fissato il fatto reato in data 29 febbraio 2000, quando Mills entra fisicamente in possesso dei soldi. Il pg, così come i giudici d’Appello, anticipa il fatto reato a un periodo che va dal 20 ottobre all’11 novembre 1999, quando Mills ha "la titolarità giuridica della somma" e "può operare il trasferimento dal fondo Struie al Torrey Global Found". Tre mesi e mezzo prima. Sufficienti per far scattare la tagliola della prescrizione (10 anni) a novembre scorso.
Domani ricomincia a Milano il processo stralcio - causa sospensione per il Lodo Alfano - dove per lo stesso reato è imputato Berlusconi e che ha ancora un anno, due mesi e 40 giorni di vita. Così come il troncone principale è arrivato a sentenza definitiva in tredici mesi (17 febbraio 2009-25 febbraio 2010), lo stesso può succedere per lo stralcio. A Ghedini & c. non resta che accellerare su processo breve e legittimo impedimento. Ma le parole che i supremi giudici scriveranno nelle motivazioni non potranno essere cancellate da nessuna legge su misura. Nota finale: la sentenza condanna Mills a risarcire la Presidenza del Consiglio, 250 mila euro, che arrivano a Berlusconi.
Processo Mills sentenza decisiva per il premier e la legislatura
E' iniziata, innanzi alle Sezioni Unite penali della Cassazioni, l'udienza nella quale i supremi giudici dovranno decidere se confermare, o meno, la condanna a 4 anni e 6 mesi di reclusione a carico dell'avvocato inglese David Mills, accusato di corruzione in atti giudiziari in concorso con Silvio Berlusconi. L'udienza ha preso l'avvio con la relazione del consigliere Aldo Fiale. Il collegio è presieduto da Torquato Gemelli. La procura della Suprema Corte è rappresentata dal sostituto procuratore generale Gianfranco Ciani che, più tardi esporrà le sue richieste nella requisitoria. Mills ha fatto ricorso in Cassazione contro la sentenza emessa il 27 ottobre 2009 dalla Corte d'Appello di Milano. Il verdetto di primo grado - conforme a quello di secondo grado - è stato pronunciato il 17 febbraio 2009.
In particolare Mills è stato condannato perché avrebbe ricevuto un presunto versamento di 600 mila dollari per rilasciare dichiarazioni false o reticenti in due processi milanesi passati ormai in giudicato, 'All Iberian' e quello sulla corruzione nella Guardia di Finanza e il denaro sarebbe stato promesso a Mills nel 1999 e il reato si sarebbe consumato il 29 febbraio del 2000. La prescrizione maturerà il prossimo 11 aprile. A Milano, intanto, in attesa della decisione della Cassazione, il tribunale ha sospeso, lo scorso 15 gennaio, il processo 'gemello' a carico di Silvio Berlusconi. La pronuncia delle Sezioni Unite della Cassazione è attesa entro stasera. L'udienza si svolge nell'aula magna.
Dal Palazzaccio arrivano informazioni contraddittorie. E questa non è una buona notizia per chi, come la difesa dell'avvocato David Mills e per riflesso i legali del premier, parte dal presupposto che "il reato di corruzione susseguente in atti giudiziari non abbia alcuna possibilità di stare in piedi". Meglio, vista l'incertezza, correre ai ripari e anticipare l'approvazione definitiva del legittimo impedimento, la diciannovesima norma salva premier, tra il 9 e l'11 marzo. Un’accellerazione non prevista. E strettamente legata all'udienza di oggi in Cassazione che dirà la parola definitiva sul processo Mills.
25 febbraio, data spartiacque della legislatura. Il limite tra il "prima" e il "dopo". Dove il "prima", in caso di conferma di condanna dell'avvocato Mills in quanto corrotto e quindi del premier in quanto corruttore, è l'autonomia della magistratura, la possibilità di fare indagini e di fare intercettazioni. Il "dopo" è l’esatto contrario di tutto ciò.
Il processo che va a discutere la Suprema Corte contesta all'avvocato inglese David Mills - ingegnere della Fininvest Group b-very discreet, la galassia della 65 società off shore da cui sono transitate le tangenti a Craxi e ai giudici e i fondi neri utili per tante scalate societarie - di aver reso falsa testimonianza in due processi, quello per le tangenti alla guardia di finanza (20 novembre 1997) e per All Iberian (12 gennaio 1998). In quei processi Mills negò che la società All Iberian fosse riconducibile a Berlusconi. Molti anni dopo (17 luglio 2004), Mills confessa ai magistrati di Milano di aver ricevuto 600 mila dollari da Carlo Bernasconi, dirigente del gruppo del Biscione come ringraziamento per aver mentito in quei processi.
Il 17 novembre scorso l’Appello ha confermato i 4 anni e 6 mesi del I°grado con una motivazione, però, che sembra aprire spiragli alle difese. Per i giudici del secondo grado la "corruzione è stata susseguente e non antecedente alle testimonianze". Per la precisione l’atto corruttivo si sarebbe consumato alla fine del 1999, data dell’accordo illecito tra Bernasconi e Mills, e non il 29 febbraio 2000 (I grado) "quando Mills si fa intestare le quote del Torrey Global found". Le date sono fondamentali come in quasi tutti i processi di Berlusconi che tirati per le lunghe, sospesi e rinviati arrivano a sentenza definitiva a un passo dalla prescrizione.
La difesa, gli avvocati Federico Cecconi e Alessio Lanzi, ha puntato il ricorso su due questioni: il fatto non costituisce reato e in subordine è già prescritto perchè compiuto addirittura nel 2008 quando Mills avrebbe ricevuto i 600 mila dollari. Il reato di corruzione susseguente ha già diviso la Suprema Corte, dal 2000 si è pronunciata solo due volte su questo punto e in modo opposto. Per questo sono state investite le Sezioni Unite, nove giudici che possono confermare la condanna oppure bocciarla rinviando.
Il premier è stato stralciato da questo processo grazie al lodo Alfano. Ma è chiaro che la data di oggi è cerchiata in rosso a palazzo Chigi e sulle agende di palazzo Grazioli. Se Mills è corrotto, il corruttore non può essere che lui, Berlusconi alle cui dirette dipendenze lavorava l’ormai defunto Bernasconi. Trovarlo scritto in una sentenza definitiva sarebbe sgradevole per un capo del governo che sta dicendo "fuori i corrotti dal Parlamento". Ghedini & c. hanno studiato con attenzione la composizione del collegio e hanno reso assidui, nell’ultimo periodo, i contatti con il Palazzaccio. Presidente sarà Torquato Gemelli, relatore Aldo Fiale. C’è un ex candidato nelle liste di Fi per le Europee del 1994 (Renato Bricchetti, giudice molto stimato), e c’è il relatore (Arturo Cortese) che confermò la prescrizione nel processo per le tangenti alla Gdf. Giudici. E basta. E il borsino della Corte dà in calo l’ipotesi annullamento.
Premier soddisfatto, accelera sul legittimo impedimento
di Ninni Andriolotutti gli articoli dell'autore
Cambia il clima, sabato i giudici di Milano non potranno non tenerne conto" confida Berlusconi ai suoi, mentre Verdini se la prende con la "persecuzione giudiziaria" anti premier che gli italiani "pagano di tasca propria". Un mezzo "sospiro di sollievo", se di questo si può parlare a proposito di un reato che viene dichiarato "prescritto". Meglio di una sentenza definitiva di condanna, in ogni caso, per Palazzo Chigi. Visto che nell’assoluzione in Cassazione dell’avvocato inglese, condannato per "corruzione giudiziaria" dalla Corte d’Appello di Milano, ci credevano in pochi dalle parti del Pdl. Con un verdetto positivo delle Sezioni unite il coimputato Berlusconi - per tutelare il quale Mills rese false testimonianze e percepì 600 mila dollari - avrebbe fatto bingo, perché il processo milanese che lo riguarda - riavviato dopo la bocciatura del Lodo Alfano (sabato la prossima udienza) - si sarebbe concluso in men che non si dica. "Il pm di Milano vince la battaglia ma non la guerra", commenta tuttavia il difensore del Cavaliere, Piero Longo.
Non che il premier ci faccia una gran figura in termini d’immagine. Alla vigilia, tra l’altro, della presentazione delle norme anti-corruzione - discusse ancora ieri con Alfano e Ghedini - indispensabili in vista delle elezioni e all’indomani delle inchieste che coinvolgono personaggi di primo piano del Pdl. Il processo gemello milanese di primo grado che riguarda il premier, in ogni caso, andrà avanti. E l’accertamento della verità sulle accuse di corruzione in atti giudiziari mosse a Berlusconi - in primo, secondo e terzo grado - potrebbe avvenire di qui ai primi mesi del 2011, data in cui scatterà la prescrizione il cui computo è stato congelato in vista del pronunciamento della Consulta sul Lodo Alfano.
Premier permettendo, naturalmente. Berlusconi, infatti, è impegnato in una corsa contro il tempo per l’approvazione della legge sul legittimo impedimento, prevista a metà marzo, per esorcizzare il rischio di una sentenza di condanna che potrebbe giungere da Milano, sempre per Mills. Quella norma gli consentirebbe il rinvio - fino a un massimo di 18 mesi - delle udienze dei processi che lo riguardano. Il Capo del governo, nel frattempo, punta sul Lodo Alfano bis, sull’immunità parlamentare e sul processo breve. Provvedimenti da mettere in pista tra i quali alla fine scegliere. Grane giudiziarie, ma anche politiche - però - nella giornata di ieri. Contrassegnata dall’ira per Fini che non "perde occasione per mettersi in mostra" e per "prendermi di mira". E il Cavaliere, convinto che c’è chi vuole disarcionarlo, punta al "redde rationem" post elettorale. "Resto io il leader Pdl - avverte - Non consentirò sgambetti contro il mio governo". Lo spettro del complotto istituzionale agita come sempre il sonno dell’inquilino di Palazzo Grazioli-Chigi.
Berlusconi: "Su Mills voglio assoluzione piena. Pm talebani"
Berlusconi, va cambiata la legge sul voto all'estero
Senza il macigno Mills più facile il dialogo sulla giustizia
Anm replica a Berlusconi "Escalation di insulti intollerabile"
Cosa succederà al processo a Berlusconi
<span id="U2102420668370wv" style="">VISTI DA LONTANO</span> Dal caso Mills alla frode nelle tlc Italia in primo piano sulla stampa estera
"La legge sui deputati all'estero va certamente cambiata, ha dato risultati negativi in molte direzioni, va assolutamente cambiata". Così il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in conferenza stampa a Torino ha risposto a una domanda sul caso Di Girolamo. In serata Silvio Berlusconi partecipa a Villa Sassi sulla collina torinese ad una cena a sostegno del candidato della Lega alla presidenza della regione, Roberto Cota.
A un giornalista che gli ha chiesto come mai non abbia ancora fatto le riforme, il presidente del Consiglio ha risposto: "Perché ogni volta che ci ho provato mi hanno circondato con un processo diverso, ma adesso ci proviamo". Poi, riguardo alla riforma della giustizia, il premier ha detto "la facciamo, la facciamo, adesso la facciamo; non credo che piacerà molto ai talebani che sono all'interno della magistratura". Nel corso della conferenza stampa, il presidente del Consiglio ha ricordato che il Parlamento "ha approvato" una legge sull'inappellabilità delle sentenze di assoluzione in primo grado. "I giudici di sinistra - ha quindi aggiunto - hanno protestato violentemente, la Corte Costituzionale che non è una Corte in cui le parti in causa sono alla pari, ma che vede 11 giudici appartenere all'area della sinistra e 4 al centrodestra, ha dato ascolto ai pm che chiedevano l'abrogazione di questa legge e la legge è stata aborogata".
In un altro passaggio del suo intervento, il premier ha detto: "Oggi la nostra democrazia è questa: il popolo elegge il Parlamento che ha la sovranità attraverso i voti, ma se una legge approvata dal Parlamento non piace ai pm si va alla Corte che abroga questa legge. Oggi, dunque, la sovranità non è più nel popolo, ma è nei pm".
Alle domande dei giornalisti sul suo rapporto con gli apparati della giustizia, i processi e i magistrati, il Cavaliere ha poi detto: "La patologia prima dell'Italia è la politicizzazione della magistratura, questo è il male vero dell'Italia, il primo vero male della nostra democrazia: l'uso politico della giustizia".
Sulle intercettazioni, ha proseguito Berlusconi, "stiamo conducendo una battaglia in difesa della privacy che fa parte del diritto più grande della libertà: ci devono essere prove serie dei reati commessi, ma non si possono gettare in pasto al pubblico delle telefonate che assumono un significato tutto diverso se scritte. L'esperienza ci dice che gran parte di queste telefonate si sono rivelate prive di contenuti".
"È un'invenzione pura, un assurdo, non c'è stata nessuna dazione da parte di un manager di Fininvest che tra l'altro è morto", ha detto ancora Berlusconi a proposito del processo Mills, sottolineando di volere una "assoluzione piena". Noi "non c'entriamo nulla": i 600mila dollari oggetto del contendere "secondo il fisco inglese sono il frutto di una parcella" professionale. A un'altra domanda sui processi Berlusconi ha detto: "Sono il campione dell'universo degli imputati". Il premier ha poi spiegato che il disegno di legge sulla corruzione "non lo abbiamo presentato subito perché vi abbiamo apportato ampi miglioramenti, ma lo porteremo lunedì prossimo in Consiglio dei ministri".
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Ripensamenti sulle norme per il voto all'estero (di Nicoletta Cottone)
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E' una "offesa intollerabile" all'intera magistratura l'accusa di essere "una banda di talebani" rivolta ai giudici di Milano dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Dopo queste parole si "impone una reazione adeguata da parte di tutti coloro che hanno responsabilità istituzionali". L'Associazione nazionale magistrati protesta con forza per le ultime dichiarazioni di Silvio Berlusconi, una "escalation di insulti e aggressioni" che "non è ammissibile continuare".
Peraltro, commenta il segretario dell'Anm Giuseppe Cascini, "nel giorno in cui un servitore dello Stato è stato ucciso in Afghanistan, l'offesa rivolta dal presidente del Consiglio alla magistratura italiana appare, se possibile, ancora più inaccettabile". Il premier, a Torino per una manifestazione elettorale a sostegno del candiato del centrodestra, Roberto Cota, ha affermato tra l'altro che in Italia "la sovranità non è del popolo ma dei Pm".
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"La sentenza della Cassazione su Mills non cambia nulla: il programma di governo sarà portato avanti e dovrà essere realizzato, dalle intercettazioni alla ragionevole durata dei processi al legittimo impedimento". Il giorno dopo la prescrizione per Mills è il guardasigilli Angelino Alfano a farsi interprete della volontà del premier di non abbassare la guardia in tema di giustizia. Schivata una condanna per corruzione, fosse anche in primo grado, sembra giunto per il Cavaliere il momento di "sistemare" la questione giustizia. Per ora e per il futuro. E allora avanti con il programma già tracciato: legittimo impedimento in attesa di un nuovo "scudo" costituzionale per le alte cariche dello Stato o della reintroduzione dell'immunità parlamentare, processo breve e stretta sulle intercettazioni – appunto – ma anche la riforma costituzionale che prevede la separazione delle carriere e la conseguente divisione in due del Csm.
Stasera l'apertura della campagna elettorale a Torino, al Lingotto che fu di Veltroni, sarà giocata da Berlusconi tutta sui temi forti: noi il bene loro il male, vogliono farmi fuori ma non ci riusciranno, stop alle intercettazioni e alle toghe rosse. Dopo le regionali, forse, i toni si abbasseranno per provare a portare a casa qualche riforma condivisa in tema di giustizia: sulla reintroduzione dell'immunità e sulla separazione delle carriere c'è già qualche spiraglio da parte del Pd. Ma ora è il momento della contrapposizione.
Da segnalare il contemporaneo smarcamento di Gianfranco Fini: se ieri ha pranzato a Montecitorio con Pier Ferdinando Casini e Beppe Pisanu (incontro che in molti hanno visto come volto a disegnare il futuro del fronte moderato post-berlusconiani), stasera a cena chiama a raccolta i "paladini" di Farefuturo per sostenere la candidatura di Renata Polverini nel Lazio. Rilanciando il confronto interno su partito, riforme ed elezioni regionali. E manca un mese al voto. C'è da aspettarsi che il dualismo tra i due cofondatori del Pdl sia destinato a riemergere con forza il giorno dopo la chiusura delle urne, soprattutto se il risultato elettorale dovesse essere al di sotto delle aspettative per il Pdl.
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La Cassazione annulla la condanna di Mills per prescrizione
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Il reato di corruzione in atti giudiziari per il corrotto David Mills è prescritto ha deciso la Cassazione, ma per il presunto corruttore Silvio Berlusconi la prescrizione scatterà solo nella primavera del 2011, anche se al momento non è possibile indicare una data precisa a causa di complessi calcoli che potranno fare solo i giudici della decima sezione penale di Milano dove il processo riprenderà dopodomani. Per Berlusconi infatti il decorso della prescrizione era stato bloccato per un anno e più a causa del lodo Alfano, poi invalidato dalla Corte Costituzionale.
Per il presidente del Consiglio dei ministri c'è dunque una sorta di effetto boomerang del provvedimento di sospensione dei processi per le alte cariche dello Stato. Senza il lodo Alfano il reato sarebbe stato dichiarato prescritto anche per il fondatore di Fininvest e azionista di riferimento di Mediaset. Ma, senza lo scudo, sarebbe stato condannato con Mills anche Berlusconi in primo e secondo grado, sulla base di un impianto accusatorio che la Cassazione non ha messo in discussione nel merito limitandosi a dire solo che la giustizia arrivava a tempo scaduto? Non è detto. Secondo alcuni osservatori le dichiarazioni confessorie di Mills ai pm poi ritrattate non sarebbero state utilizzabili contro il premier perché il legale inglese non era venuto in aula a deporre e i difensori di Berlusconi non avevano prestato il consenso all'utilizzo di quei verbali.
Il processo dunque riprende, ma rischia una nuova sospensione, se si considera che per il prossimo 9 marzo è programmata in Parlamento l'approvazione in via definitiva del legittimo impedimento. La norma consentirà di sospendere il processo per sei mesi a causa degli impegni del capo del Governo ed è rinnovabile per tre volte. In tutto, quindi, 18 mesi. Con ogni probabilità la procura di Milano eccepirà la costituzionalità del legittimo impedimento chiedendo ai giudici del processo per il caso Mills e a quelli della vicenda diritti tv di Mediaset di inviare gli atti alla Consulta. E in casi del genere la Corte Costituzionale impiega non meno di un anno a decidere con conseguente nuovo congelamento dei termini di prescrizione.