Source: https://www.laputa.it/miranda-warning/
Timestamp: 2018-11-14 04:16:36+00:00
Document Index: 150101236

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Miranda Warning – Lapůta
1 – Un agente della US Customs and Border Protection (CBP) legge i diritti ad un messicano in arresto per il trasporto di droga (2007)
Tutti conosciamo il Miranda Warning. Forse non si conosce il nome e la storia, ma il suo contenuto sì. Lo conosciamo perché l’abbiamo sentito innumerevoli volte nei film e nelle serie tv americane: il Miranda Warning infatti altro non è che la lettura dei diritti ad un sospettato. Del Miranda Warning ne esistono diverse versioni ma i punti chiave da comunicare al sospettato sono:
Ha il diritto di restare in silenzio.
Tutto quello che dirà, se rinuncia a questo diritto, potrà essere usato contro di lei in un’aula di giustizia.
Ha il diritto di nominare un avvocato per la sua difesa. Se non può permetterselo glie ne verrà assegnato uno d’ufficio.
Questa formula simbolo del garantismo statunitense ha origini negli anni sessanta, da una sentenza della Corte Suprema che è diventata storica: “Miranda contro lo Stato dell’Arizona”, Miranda v. Arizona 384 U.S. 436 (1966). Ma andiamo per ordine.
2 – Phoenix, Arizona: edificio del tribunale, sede della Corte Superiore dello Stato dell’Arizona.
3 – Ernesto A. Miranda dopo l’arresto, nel 1963.
Nel giugno del 1963 Ernesto Arturo Miranda, un giovane di 23 anni di origine messicana, si trovava sotto processo per rapimento e stupro di Lois Ann Jameson, una ragazza di 18 anni,[1] presso la Corte Superiore della Contea di Maricopa[2] in Arizona; non potendosi permette un proprio legale gli venne assegnato d’ufficio l’avvocato Alvin Moore. Moore provò in un primo momento a invocare la malattia mentale per il suo assistito, tuttavia i due medici che lo esaminarono avevano sì convenuto che avesse dei problemi emotivi ma, secondo gli standard legali americani, non tali da considerarlo non compos mentis.[3] Il caso era una causa persa: l’imputato aveva confessato il crimine durante l’interrogatorio, c’era la testimonianza della vittima e altre prove. Miranda venne così condannato rispettivamente a 20 e 30 anni di prigione per i reati di rapimento e stupro. Pochi giorni dopo la condanna di Miranda la Corte Suprema degli Stati Uniti accettò di esaminare il caso “Escobedo contro lo Stato dell’Illinois”,[4] che nel 1964 sentenzierà il diritto di un accusato ad avere un legale presente durante l’interrogatorio. Escobedo fu infatti arrestato per omicidio ma durante l’interrogatorio la polizia rifiutò di far presenziare il suo legale. Anche Moore volle ricorrere alla Corte Suprema dell’Arizona sostenendo che vi erano stati errori procedurali tali da non aver garantito un giusto processo; sostenne che la confessione non era stata volontaria e che il suo assistito, di scarsa istruzione, non era a conoscenza dei diritti sanciti dalla Costituzione degli Stati Uniti. Durante l’appello emerse che la polizia non aveva informato Miranda del suo diritto ad un avvocato in quanto aveva già dei precedenti perché trovato alla guida di un’auto rubata e quindi credevano ne fosse informato. Nonostante la pubblicazione della sentenza Escobedo contro lo Stato dell’Illinois, il 22 aprile del 1965 la Corte Suprema dell’Arizona respinse l’appello di Moore sostenendo che la confessione in quanto volontaria (senza violazione dei diritti dell’accusato) poteva essere ammessa anche se non vi era stato presente un avvocato; inoltre la Corte conveniva con la polizia che, dati i numerosi precedenti giudiziari, [5] Miranda doveva avere una certa familiarità con i procedimenti legali e con i propri diritti.
4 – Il “Bill of Right”, ossia i primi dieci emendamenti della Costituzione degli Stati Uniti d’America. Targa esposta al tribunale federale di Cincinnati, Ohio (Flickr)
Moore continuò a sostenere che a Miranda erano stati negati i diritti previsti dal Sesto Emendamento e dal “Bill of Right”,[6] tuttavia all’età di 75 anni non lo volle rappresentare in un ulteriore appello. L’ultima occasione per Ernesto Miranda era la Corte Suprema degli Stati Uniti a cui scrisse di suo pugno una petizione. Il 18 giugno 1965, poche settimane dopo aver inviato la sua richiesta per un “writ of certiorari”[7] a Miranda venne restituita la sua petizione dal Cancelliere della Corte Suprema per non aver presentato tutti i documenti legali richiesti.
5 – Sede della Corte Suprema degli Stati Uniti, a Washington DC.
6 – Promemoria del giurista William J. Brennan Jr. su caso Miranda, datato 1 maggio 1966. Si legge: «[…] suggerisco che la questione centrale siano ‘i vincoli che la società deve rispettare, in accordo con la Costituzione, nel perseguire gli individui per crimini.’»
Per Ernesto ormai i giochi sembravano chiusi se non fosse che Robert J. Corcoran, un volontario dell’ American Civil Liberties Union (ACLU) di Phoenix, stava studiando il suo caso. Corcoran aveva lavorato come legale della Contea e si era trovato ad interrogare diversi sospettati, informandoli sempre dei loro diritti. Corcoran considerava i diritti costituzionali troppo importanti e inoltre il diritto al sesto emendamento era stato ribadito nel caso Escobedo contro lo Stato dell’Illinois. Corcoran chiese l’aiuto di Moore per portare il caso davanti alla Corte Suprema degli Stati Uniti, e nonostante il rifiuto da parte dell’anziano avvocato riuscì lo stesso a presentare una petizione che fu accettata. A Corcoran si affiancarono per aiutarlo altri due avvocati, John P. Frank e John J. Flynn. La questione che la massima autorità giudiziaria americana doveva affrontare era: Ernesto Miranda aveva goduto del quinto emendamento, che prevede il diritto di non auto accusarsi, e del sesto emendamento che prevede un giusto processo e l’assistenza di un legale? Di fatto la faccenda non riguardava più solo Miranda contro l’Arizona ma anche i casi di “Vignera contro lo Stato di New York”, “Westover contro gli Stati Uniti”, “lo Stato della California contro Stewart”.[8] Il dibattimento ebbe luogo dal 28 febbraio al 2 marzo 1966 e tre mesi dopo, il 13 giugno, per 5 voti contro 4 i giudici della Corte Suprema stabilirono che i diritti derivanti dal quinto emendamento valevano in tutte le circostanze in cui la libertà individuale viene limitata e che pertanto un imputato «deve essere avvertito prima di qualsiasi interrogatorio che egli ha il diritto di rimanere in silenzio, che tutto quello che dice può essere usato contro di lui in un tribunale, che ha il diritto alla presenza di un avvocato, e che se non può permettersi un avvocato uno sarà nominato per lui prima di qualsiasi interrogatorio se lo desidera». [9] La Corte Suprema annullò quindi la sentenza della Corte Suprema dell’Arizona contro Miranda, la sentenza della Corte d’Appello di New York contro Vignera e la sentenza della Corte d’Appello del Ninth Circuit contro Westover, mentre confermò la sentenza della Corte Suprema della California nel caso Stewart.
7 – scheda dell’FBI su Miranda.
Ernesto Miranda venne a sapere della sentenza mentre guardava la TV nella prigione di Stato a Firenze (Florence) in Arizona e divenne subito il detenuto più popolare. A seguito dell’annullamento da parte della Corte Suprema degli Stati uniti, lo Stato dell’Arizona rifece il processo contro Miranda e la sua confessione non fu portata come prova. Ernesto fu comunque condannato nuovamente a 20-30 anni di carcere grazie anche all’improvvisa e inaspettata testimonianza di Twila Hoffman, la sua ex convivente. Nel 1972 Miranda fu rilasciato sulla parola e a quanto pare era solito autografare a pagamento le “Miranda Cards”, ossia i cartoncini in dotazione alla polizia con il testo dei diritti dell’imputato, diventato appunto famoso come Miranda Warning. Tre anni dopo Ernesto Arturo Miranda si trovava a bere e a giocare a carte con altri due messicani in un bar di Phoenix; i tre vennero alle mani e uno dei due accoltellò mortalmente Miranda prima allo stomaco e poi al petto e a nulla valse il trasporto d’urgenza al Good Samaritan Hospital.[10] L’assassino fuggì mentre la polizia riuscì ad arrestare il suo complice; uno dei due agenti prese un cartoncino con un testo in inglese e spagnolo e, ironia della sorte, cominciò a leggere al sospettato il Miranda Warning.
8 – Una “Miranda card” in dotazione agli agenti di polizia degli Stati Uniti (MPI/Getty).
Fin dalla pubblicazione, la sentenza Miranda contro lo Stato dell’Arizona ha infiammato il dibattito politico americano. Nel 1968 i parlamentari del Congresso corressero la sentenza con una legge che decretava ammissibile la confessione volontaria, ma i tribunali si attennero alla sentenza della Corte Suprema e il ministero della Giustizia evitò d’imporre la legge da molti ritenuta anticostituzionale. Nello stesso anno durante la campagna elettorale per le presidenziali Nixon accusò le sentenze Escobedo e Miranda per l’aumento della criminalità nel paese, ma studi condotti negli anni ’60 e ’70 dimostrarono che contrariamente alla percezione comune la sentenza Miranda ebbe poco effetto sulla capacità degli investigatori di arrestare e far condannare i criminali.
9 – New York, 1984: un detective legge il “Miranda Warning” ad un arrestato (foto: J. Ross Baughman, Life Magazine).
La frangia più conservatrice della politica americana tuttavia non si è mai data per vinta e col nuovo millennio arrivò vicina al ribaltamento della celebre sentenza. Il 10 febbraio 1999 infatti la quarta Corte federale d’Appello, che copriva South Carolina, North Carolina, Virginia, West Virgina, Maryland e Distretto di Columbia, revocò la validità della formula. Nel 1997 la polizia di Alexandria nell’arrestare Charles Dickerson per rapina non lo informò del diritto di tacere. Dickerson confessò e fece il nome del complice ma al processo si lamentò che non si sarebbe autoincriminato se la polizia gli avesse letto i suoi diritti. Il giudice James C. Cacheris ordinò alla giuria di rifiutare la sua confessione come prova della colpevolezza ma la procura fece quello che nessuno aveva mai fatto in trent’anni: ricorse alla Corte d’appello che, con due voti a uno, diede ragione alla procura citando la legge del Congresso sulla ammissibilità della confessione volontaria, mai applicata dal 1968. I politici conservatori esultarono, se il caso fosse arrivato alla Corte Suprema degli Stati Uniti in quel momento la maggioranza dei giudici era considerata di area politica moderata o conservatrice. Con grande delusione dei conservatori il 26 giugno 2000 la Corte Suprema ribadì con 7 voti contro 2 la validità della sentenza Miranda e sottolineò come fosse ormai diventata routine delle operazioni di polizia, tanto da poter essere considerata parte della cultura nazionale. Il dibattito politico ovviamente non è ancora concluso e diverse iniziative sono state intraprese per escludere i sospettati di terrorismo dal Miranda Warning. Occorre tuttavia sottolineare come la discussione sui diritti sanciti dalla sentenza Miranda sia tutta politica e non un’istanza avanzata dagli ambienti investigativi.
…[un imputato] deve essere avvertito prima di qualsiasi interrogatorio che egli ha il diritto di rimanere in silenzio, che tutto quello che dice può essere usato contro di lui in un tribunale, che ha il diritto alla presenza di un avvocato e che se non può permettersi un avvocato ne sarà nominato uno per lui prima di qualsiasi interrogatorio, se lo desidera. Corte Suprema degli Stati Uniti
La vita di Ernesto Arturo Miranda non può certo essere presa a modello, ma la sentenza sul suo caso rimane una pietra miliare della storia dei diritti legali,[11] senza contare che il Miranda Warning è ormai un elemento indispensabile di ogni film o telefilm poliziesco. ∎
[1]La ragazza aveva anche problemi di salute mentale.↩
[2]La contea di Phoenix.↩
[3]Espressione che indica l’incapacità di intendere e di volere permanente o temporanea, particolarmente a proposito di atti compiuti per impulso.↩
[4]Escobedo v. Illinois, 378 U.S. 478 (1964)↩
[5]Vagabondaggio e molestie sessuali.↩
[6]Il sesto emendamento della Costituzione degli Stati Uniti determina: «In all criminal prosecutions, the accused shall enjoy the right to a speedy and public trial, by an impartial jury of the State and district wherein the crime shall have been committed, which district shall have been previously ascertained by law, and to be informed of the nature and cause of the accusation; to be confronted with the witnesses against him; to have compulsory process for obtaining witnesses in his favor, and to have the Assistance of Counsel for his defence.» “Bill of Right”, carta dei diritti, è il nome dato ai primi dieci emendamenti.↩
[7]Il “Writ of certiorari” è l’atto con cui un tribunale superiore richiede l’invio degli atti di un procedimento per la revisione.↩
[8]In questo caso già la Corte suprema della California aveva annullato la condanna a morte di Stewart in quanto non informato dei suoi diritti.↩
[9] Therefore, a defendant «must be warned prior to any questioning that he has the right to remain silent, that anything he says can be used against him in a court of law, that he has the right to the presence of an attorney, and that if he cannot afford an attorney one will be appointed for him prior to any questioning if he so desires.»↩
[10]Ernesto Miranda è sepolto nel cimitero della città di Mesa: cfr. Find A Grave.↩
[11]In Europa un pronunciamento simile si è avuto con la Direttiva 2012/13/Ue, secondo cui ogni indagato deve ricevere un avvertimento preliminare dalle autorità, che include quale norma preventiva il cosiddetto “diritto al silenzio”. La direttiva deve essere convertita in legge da ogni Stato membro.↩
Sentenza Miranda v. Arizona 384 U.S. 436 (1966). Web. 29-01-2016.
Eliopulos, Louis N. Squadra Omicidi. Indagini Scientifiche Sulla Scena Del Crimine. Roma: Edizioni Mediterranee, 2008.
Vander Hook, Sue Miranda v. Arizona: An Individual’s Rights When Under Arrest. Minneapolis: Abdo Publishing Co, 2012.
Burgan, Michael. Miranda v. Arizona: The Rights of the Accused. Minneapolis, MN: Compass Point, 2007.
“Facts and Case Summary – Miranda v. Arizona” United States Courts — Educational Resources. Administrative Office of the U.S. Courts. Web.
Nuti, Vittorio. “Diritto all’avvocato e a rimanere in silenzio: i ‘Miranda Warnings’ per gli indagati debuttano in Italia.” Il Sole 24 ORE. 1 Luglio 2014. Web. 29-01-2016.
Caretto, Ennio. “Ora la polizia americana non dirà più ‘hai il diritto di rimanere in silenzio'” in Corriere Della Sera, 11-2-1999, pag. 11.
Menichini, Raffaella “Primo colpo ai ‘diritti Miranda’ — ‘Facoltà del silenzio sia esplicita‘” in Repubblica.it — Esteri, 1 giugno 2010. Web. 29-01-2016.
Lief, Michael S, H. Mitchell Caldwell “You Have The Right To Remain Silent” in American Heritage Magazine, agosto/settembre 2006, vol. 57 n° 4. Webarchive.org. Web. 29-01-2016.
Gerald L. Nino, CBP, U.S. Dept. of Homeland Security, 2007 [PD] US CBP/Commons.
Zeb Micelli, 2013 [PD] Commons.
1963, Arizona State Prison.
Daderot, giugno 2008 [PD] Commons.
D. Jones, 2008 [CC-BY-2.0] Flickr.
1966 [PD] Commons.
Arizona State Library (via American Heritage Magazine, op. cit.)
J. Ross Baughman, New York 1º luglio 1984 [CC-BY-SA-3.0] Commons.