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Timestamp: 2017-12-13 01:39:59+00:00
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﻿ Cassazione sentenza n. 50605 del 16 dicembre 2013 - Sicurezza sul lavoro e responsabilità del datore anche in presenza del RSPP - Studio Cerbone
Cassazione sentenza n. 50605 del 16 dicembre 2013 – Sicurezza sul lavoro e responsabilità del datore anche in presenza del RSPP
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CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 16 dicembre 2013, n. 50605
Lavoro – Morte sul lavoro – Omicidio colposo – Norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro – Presenza del Rspp in azienda
Con sentenza emessa in data 20 luglio 2009 il Tribunale di Nuoro dichiarava P.M.A. responsabili dei reati di cui agli artt. 589 co. 1 e 2 c.p. (capo A), artt. 48 co. 3 e 89 co. 2 lett. a D.L.vo 626/94 (capo B), artt. 49 co. 1 e 2 e 89 co. 2 lett. a D.L.vo 626/94 (capo C), artt. 22 co. 1 e 89 co. 2 lett. a D.L.vo 626/94 (capo D) in quanto per colpa cagionava la morte del proprio dipendente M.G., colpa consistita in negligenza, imprudenza ed imperizia ed in violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro. Condannava lo stesso alla pena di anni uno di reclusione ed euro 3.000,00 di ammenda oltre le spese, con sospensione condizionale della pena.
Contro tale pronuncia il difensore dell’imputato ha presentato ricorso per cassazione per vizio di motivazione, inosservanza ed erronea applicazione di legge in relazione agli artt. 48 co. 3, 49 co. 1 e 2, 222 D.lgs. 626/94 nonché in relazione agli artt. 16 e 17 D.lgs. 81/2008. In particolare il ricorrente censura la sentenza di appello sotto due profili: in primo luogo la difesa contesta la ritenuta sussistenza delle contravvenzioni di cui agli artt. 48, 49 e 22 D.L.vo 626/94 (capi B-C-D) nonché l’incidenza delle stesse a titolo di colpa generica e specifica sulla complessiva ricostruzione valutativa della morte del M.. In secondo luogo il ricorrente censura la riconosciuta inidoneità della delega effettuata ad E. G. dei poteri e delle facoltà in materia di sicurezza sul luogo di lavoro secondo quanto previsto dal D.lgs. 626/94 osservando come la Corte di appello non abbia attribuito adeguata importanza al fatto che l’E. era socio della ditta, munito, quindi, di tutti i requisiti normativi e fattuali non solo per essere delegato ma anche per essere considerato ab origine diretto dirigente e datore di lavoro del M. nonché soggetto preposto ad assicurare la sicurezza sul luogo di lavoro.
In particolare, quanto al primo profilo attinente la sussistenza delle contravvenzioni di cui al D.Lgs. 626/94 ed all’incidenza delle omissioni ivi sanzionate sul tragico incidente che ha determinato la morte del M. occorre, innanzitutto, sottolineare che la Corte di appello, al pari del giudice di primo grado, ha fondato la ritenuta sussistenza dei reati de quo sulla base di plurime ed univoche risultanze processuali – diffusamente illustrate nel testo della sentenza – tra le quali le dichiarazioni di altri lavoratori nonché una foto dalla quale emerge che il M. non portava il caschetto protettivo. Inoltre la Corte territoriale ha correttamente evidenziato il nesso causale tra l’omissione delle precauzioni da adottare sul luogo di lavoro e della valutazione del rischio nella predisposizione della procedura di carico in questione ed il fatale infortunio: gli infissi sono caduti addosso al M., schiacciandolo, in quanto non erano autonomamente assicurati alla pedana ma erano ad essa connessi da un semplice cordino che, di volta in volta, veniva slegato per aggiungere ulteriori elementi. Dunque, al momento del carico dell’ultimo infisso, tutti gli altri, essendo liberi, sono scivolati addosso al M. travolgendolo. Peraltro la stretta correlazione causale tra l’incidente e l’inadeguata valutazione dei rischi (nonché l’insufficienza del relativo documento) è resa evidente da una circostanza giustamente posta in evidenza dai giudici di appello: subito dopo il sinistro la fase di lavorazione interessata – cioè quella del carico degli infissi – venne sensibilmente modificata.
Per quanto concerne, invece, la doglianza inerente l’obbligo di garanzia e l’inefficacia ai fini dell’esclusione della responsabilità del P., attribuita dai giudici di merito alla delega conferita ad E. G., occorre rilevare che, come emerge dalla sentenza di appello, in detto documento l’E. viene indicato quale “dipendente della Cooperativa”. Inoltre la delega risulta priva di data – con conseguente impossibilità di collocarla con certezza in un momento antecedente al sinistro – è finalizzata alla nomina di RSPP e non alla delega della posizione datoriale e non contiene alcuna attribuzione di poteri finanziari né di alcun altro potere proprio del datore di lavoro e tali da consentire al delegato di far fronte, in via diretta, alle esigenze in materia di prevenzione degli infortuni.