Source: https://www.diritto.it/la-responsabilita-da-prospetto-informativo-nell-evoluzione-normativa-e-giurisprudenziale/
Timestamp: 2018-03-18 23:29:04+00:00
Document Index: 95552940

Matched Legal Cases: ['art. 1218', 'art. 21', 'art. 23', 'art. 30', 'art. 1453', 'art. 1218', 'art. 21', 'art. 23', 'art 1337', 'art. 1418', 'art. 1418', 'art. 1218', 'art. 2043']

La responsabilità da prospetto informativo nell’evoluzione normativa e giurisprudenziale
Nell’ambito della intermediazione finanziaria ruolo centrale è svolto dall’intermediario, il quale nel rapporto diretto con il cliente è tenuto a particolari doveri informativi e comportamentali che “costituiscono un reticolo idoneo a conferire all’attività di intermediazione finanziaria natura e consistenza di rapporto complesso”.
Parte della dottrina afferma che il contratto quadro di intermediazione finanziaria sia qualificabile quale contratto normativo e quindi rientri in una fase di formazione del contratto; in tale fase incombono sull’intermediario obblighi di informazione e comportamentali la cui violazione incide sulla libertà in contrahendo delle parti ex artt. 1337-1338 cc.
Altra parte della dottrina tuttavia qualifica il contratto normativo il fulcro dell’operazione negoziale e parte genetica dei futuri contratti d’investimento; pertanto se ne afferma la natura contrattuale il cui inadempimento è sanzionato dalle regole ex art. 1218 e ss cc, applicando, d’altronde le regole della responsabilità per inadempimento in caso di violazione degli obblighi connessi alla stipulazione del contratto.
La giurisprudenza degli ultimi anni, a seguito dei crack Parmalat e Cirio, e del cd defaul dell’Argentina (detto anche caso tango bond), ha discusso sulla natura degli obblighi a carico degli intermediari finanziari e di conseguenza sui rimedi da applicare in caso di violazione degli stessi.
2) Gli obblighi informativi dell’intermediario finanziario e della banca
La materia dei servizi di investimento – D. Lgs. 58/98 ( T.U. delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria o T.U.F. )- e il Regolamento di attuazione, emanato dalla Consob, contengono le regole tecniche dell’ attività degli intermediari finanziari.
L’art. 21 del T.U.F. (D. Lgs. 24 febbraio 1998, n. 58) pone i principi basilari a cui si deve informare il rapporto intermediario/investitore.
I servizi finanziari possono essere svolti, per conto dei clienti, solo dopo aver stipulato un contratto che abbia ad oggetto i servizi medesimi (cd. contratto-quadro), per il quale l’ art. 23 del T.U.F. richiede la forma scritta ad substantiam.
In assenza del contratto-quadro sono perciò nulle le operazioni di investimento realizzate dalla banca per conto del cliente.
Sulla stessa linea anche il Regolamento Consob n. 11522/98 che all’art. 30 disciplina separatamente il contratto quadro e le operazioni di esecuzione.
L’ adempimento di tali obblighi costituisce quindi attività esecutiva del contratto; la loro violazione, che sia imputabile alla banca all’atto della prestazione dei servizi di investimento, la espone alle conseguenze giuridiche proprie della responsabilità contrattuale.
3) Le false informazioni e responsabilità da prospetto
Rileva a riguardo la cd responsabilità da prospetto, cioè quella responsabilità a carico si banche o altri intermediari finanziari, che inducono il pubblico dei risparmiatori ad investire in determinati titoli mediante la divulgazione di prospetti non veritieri .
4) Il problema dei rimedi esperibili nei riguardi dell’intermediario infedele:
Nel contenzioso sottoposto ai giudici di merito si sono avute soluzioni non omogenee, che oscillavano dalla declaratoria di nullità dei contratti di acquisto dei bonds, con conseguente obbligo di restituzione delle somme investite dal cliente, alla responsabilità della banca per inadempimento, che conduce talvolta alla risoluzione del contratto di acquisto, pronunciata a norma dell’ art. 1453 c.c., altre volte alla condanna della banca al risarcimento del danno cagionato al cliente, secondo la regola generale dell’ art. 1218 c.c.
A) La tesi della nullità
La giurisprudenza prevalente propende per la nullità dei contratti di acquisto dei prodotti finanziari, quando l’ intermediario abbia violato gli obblighi che la normativa di settore gli impone di osservare nello svolgimento dei servizi di investimento ed accessori.
B) La tesi dell’inadempimento- risoluzione-annullabilità
Secondo altri giudici di prima istanza in tali casi dovranno applicarsi le regole relative alla risoluzione del contratto per inadempimento, ovvero per vizio del consenso, o per errore rilevante.
Il giudice dovrà valutare l’illegittimità del comportamento tenuto dall’ intermediario e la sua efficienza causale sul danno allegato dall’ attore: dovrà, pertanto, accertarsi in giudizio che, ove la banca avesse prontamente ed adeguatamente informato il cliente circa la natura dell’ investimento, questi non avrebbe compiuto l’operazione o l’avrebbe realizzata con modalità diverse evitando o comunque limitando il pregiudizio sofferto.
I giudici che aderiscono a tale soluzione più che di "vizio genetico" relativo alla conclusione del contratto, parlano di "vizio funzionale che inerisce il contratto ormai perfezionatosi, e cioè di difetto che riguarda le prestazioni che dovevano essere rese sulla base del negozio concluso".
Altra variante interpretative all’interno di questo orientamento propende per la tesi della risoluzione del contratto accompagnata dal risarcimento del danno, sulla base di un argomentazione testuale e sistematica (evidente simmetria della fattispecie de qua con quella del consenso informato in materia di responsabilità medica, e professionale in genere). Più precisamente si ritiene che “l’espressa previsione, per l’ipotesi di inosservanza degli obblighi di condotta di cui all’art. 21, comma 1, TUF, della sanzione del risarcimento del danno, è chiaramente sintomatica dell’opzione legislativa per la riconducibilità della violazione alla categoria dell’inadempimento contrattuale, piuttosto che della invalidità negoziale ( cfr. art. 23, ultimo comma, TUF)”.
C) La tesi della responsabilità precontrattuale
Sul tema è intervenuta di recente la Corte di Cassazione (Cass., 29 sett. 2005, n. 19024) la quale ha stabilito che l’inosservanza dei vincoli di forma e dei doveri informativi prescritti per le dichiarazioni relative alle operazioni compiute dall’intermediario finanziario è fonte di responsabilità precontrattuale (ex art 1337), relativa alla conclusione di un contratto valido ed efficace ma sconveniente.
La corte stabilisce che “la "contrarietà" a norme imperative, considerata dall’art. 1418, primo comma, c.c., quale "causa di nullità" del contratto, postula, infatti, che essa attenga ad elementi "intrinseci" della fattispecie negoziale, che riguardino, cioè, la struttura o il contenuto del contratto (art. 1418, secondo comma, c.c.) I comportamenti tenuti dalle parti nel corso delle trattative o durante l’esecuzione del contratto rimangono estranei alla fattispecie negoziale e s’intende, allora, che la loro eventuale illegittimità, quale che sia la natura delle norme violate, non può dar luogo alla nullità del contratto; a meno che tale incidenza non sia espressamente prevista dal legislatore.
Parte della dottrina legge gli artt. 1337-1338 in chiave sistematica: il comportarsi secondo buona fede nelle trattative induce un collegamento con le norme di analoga portata ex artt. 1175 e 1375, affermando un’assimilazione tra gli obblighi di correttezza, che insistono nella fase delle trattative, con gli obblighi di protezione nell’esecuzione del rapporto contrattuale; parificando, di conseguenza, il trattamento sanzionatorio in caso di inadempimento agli obblighi stessi, ovvero l’applicazione delle regole ex art. 1218 e ss. cc.
Parte della dottrina, riprendendo la tradizionale ripartizione tra norma sull’atto e norme sul comportamento, ritiene che le norma ex artt. 1337-1338, siano norme sul comportamento e quindi la loro violazione comporti esclusivamente risarcimento del danno.
Parte della dottrina ha visto di buon occhio l’apertura fatta dalla Corte di Cassazione in tema di valutazione del danno nella responsabilità precontrattuale: il problema si verifica non solo nei casi di dolo incidente, ma anche nei casi di cd. vizi incompleti.
In tali ipotesi il criterio di calcolo dell’interesse negativo, normalmente utilizzato, la cui ratio è quella di porre il soggetto leso nella posizione in cui si sarebbe trovata se non avesse iniziato la trattativa, sarebbe inutile. La Cassazione propone il criterio di risarcimento ragguagliato al minor vantaggio o al maggior aggravio economico determinato dal contegno sleale di una delle parti, a seconda delle circostanza. Pur apprendo tale apertura non può non sottolinearsi l’indeterminatezza data all’interpreta per individuare il quantum da risarcire.
4) Uno sguardo al diritto comparato: la responsabilità del procuratore.
Lo status quale fonte di affidamento da cui sgorga la responsabilità nel caso di eventi pregiudizievoli verso altri soggetti acquista rilievo anche nell’ambito della professione forense.
Come mettono in evidenza Lorenz e Markesinis il leading case in materia è rappresentato da White v Jones. In particolare, in specie il solicitor, non avendo provveduto a stilare i documento contenente le disposizioni testamentarie del proprio cliente, aveva impedito al terzo di conseguire il beneficio cui sarebbe stato destinatario se il procuratore si fosse attivato a far ciò. Qui veniva fatta valere la necessità di una soluzione che, facente perno sulla proximity del terzo, ne ponesse in rilievo la matrice contrattuale: il contratto con obblighi di protezione per terzi. Se, però, si reputa che nel caso in questione l’aspettativa del possibile beneficiario si proietta nei confronti del mancato testatore, identificando in quest’ultimo il danneggiato primario, poiché costui non subisce alcun danno patrimoniale, ove si decidesse di trasporre detta soluzione nell’ordinamento. giuridico italiano, ci si verrebbe a scontrare con le limitazioni che caratterizzano la risarcibilità del danno non patrimoniale.
Invero, ad una più attenta analisi non è difficile rendersi conto che a subire un danno patrimoniale è soltanto il destinatario in pectore della disposizione testamentaria. Ma anche questa prospettazione non è esente da difficoltà nel nostro ordinamento. Nello specifico, gli ostacoli sono tre: 1) Il danno di cui trattasi si fonda sulla delusione di un’aspettativa; 2) è assente l’ingiustizia ex art. 2043 c.c.; c) il danno consegue all’inadempimento di un obbligo di prestazione, ma creditore insoddisfatto non è il danneggiato bensì il mancato testatore.
Tuttavia, oggi sia in civil law, sia in common law si è acquisita consapevolezza del dato che la natura contrattuale della responsabilità prescinde dall’esistenza di un consenso essendo, diversamente, ancorato ad una valutazione svolta dall’ordinamento in merito ai comportamenti soggettivi.
Si badi bene: la medesima figura contrattuale era stata precedentemente invocata in un analogo caso tedesco dal tribunale germanico (BGH 6 luglio 1965, in N. JUR WOCH 1965 p. 1955).