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Timestamp: 2017-01-21 06:23:52+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 4', 'art. 28', 'sentenza ', 'art.1', 'art. 1', 'art. 97', 'art. 37']

Art. 1344 codice civile: Contratto in frode alla legge
HOME Codice civile Articoli Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015 Codice civile Art. 1344 codice civile: Contratto in frode alla legge L’AUTORE: Redazione
Si reputa altresì illecita la causa quando il contratto costituisce il mezzo per eludere l’applicazione di una norma imperativa (1).
Norma imperativa: [v. 1343].
Contratto in frode alla legge: contratto con cui si aggira l’applicazione di una norma imperativa pur nel rispetto formale della legge. In tal modo, la norma imperativa viene violata indirettamente perché il contratto in sé è lecito, ma considerato nella sua combinazione con altri atti giuridici, realizza il risultato vietato dalla norma.
(1) Ad esempio, se si licenzia e si riassume più volte un lavoratore allo scopo di eludere la normativa sul trattamento di fine rapporto (cfr. altresì, per la disciplina della proroga dei contratti a termine, art. 4, d.lgs. 6-9-2001, n. 368; sulla somministrazione di lavoro fraudolenta, cfr. art. 28, d.lgs. 10-9-2003, n. 276).
Cassazione civile sez. III 31 ottobre 2014 n. 23158 Nel caso di collegamento negoziale tra una pluralità di contratti, mentre la nullità di uno di essi si riflette, atteso il legame di reciproca loro dipendenza, sulla permanenza del vincolo negoziale relativamente agli altri, la validità solo di alcuni non comporta quella dell'intero complesso dei contratti collegati. (Nella specie, la S.C., cassando sul punto la sentenza impugnata, ha escluso che, in presenza di tre contratti collegati, - di affitto di ramo d'azienda, di preliminare di vendita dello stesso ramo e di vendita dell'intera attrezzatura aziendale - la validità del primo, per effetto del giudicato formatosi sulla statuizione resa a seguito di arbitrato irrituale, e del terzo, perché mai giudizialmente contestata, comportasse quella anche del secondo - la cui nullità per mancanza dell'oggetto non era stata superata dalla interazione con gli altri due - né, tantomeno, dell'intera operazione). Cassa con rinvio, App. Trento, 15/07/2010
Cassazione civile sez. III 10 ottobre 2014 n. 21417 Responsabilità patrimoniale
Cassazione civile sez. III 08 luglio 2014 n. 15486 Mutuo
Cassazione civile sez. II 21 maggio 2013 n. 12462 Corte dei conti
Si configura come illegittimo e illecito un incarico esterno di addetto stampa in presenza di personale interno avente i requisiti per ricoprire tale compito, e ciò determina l’illiceità dell’atto sotto il profilo degli artt. 1344 e 1345 c.c., in rapporto alla violazione del principio di economicità dell’azione amministrativa previsto dall’art .1, l. 241/1990 e l.r. n. 10/1991, ove si affermi che non esiste personale interno in possesso dei requisiti per tale incarico. Poiché, i conferimenti di incarichi di consulenza a soggetti esterni possono essere attribuiti ove i problemi di pertinenza dell’amministrazione richiedano conoscenze ed esperienze eccedenti le normali competenze del personale dipendente e conseguentemente implichino conoscenze specifiche che non si possono nella maniera più assoluta riscontrare nell’apparato amministrativo.
Corte Conti reg. (Sicilia) sez. giurisd. 25 giugno 2013 n. 2489 La violazione del principio di economicità dell’azione amministrativa previsto dall’art.1, l. n. 241/1990 e l. r. n. 10/1991 può determinare l’illiceità dell’atto sotto il profilo degli artt. 1344 e 1345 c.c., in rapporto ai principi di economicità e di efficacia, contenuti nella L. 7 agosto 1990, n. 241, art. 1, i quali, anche per l'attività regolata dal diritto pubblico, costituiscono un ulteriore limite alla libertà di valutazione conferita alla p.a. Tali criteri non esprimono un mero ed enfatico richiamo ai principi di legalità e di buona amministrazione contenuti nell'art. 97 Cost. Si tratta, infatti, non di un vincolo ad un generale dovere (quale quello del perseguimento del pubblico interesse affidato al singolo organo amministrativo), la cui concreta applicazione dà luogo ad esercizio di discrezionalità amministrativa, ma di vere e proprie regole giuridiche, la cui inosservanza - può dar luogo alla misura - correttiva o repressiva - che il giudice deve applicare ad esito della sua verifica. Tali principi, quindi, costituiscono una regola di legittimità dell'azione amministrativa, la cui osservanza può essere oggetto di sindacato giurisdizionale, nel senso che lo stesso comporta il controllo della loro concreta applicazione, essendo lo stesso estraneo alla sfera propriamente discrezionale. Trattandosi di clausole generali o di concetti giuridici indeterminati, secondo un principio generale dell'ordinamento, la verifica della loro osservanza da parte dell'amministrazione non può, peraltro, comportare un controllo che vada al di là della ragionevolezza.
Corte Conti reg. (Sicilia) sez. giurisd. 25 giugno 2013 n. 2489
In tema di accertamento rettificativo dei redditi, la disciplina antielusiva dell'interposizione, prevista dall'art. 37, comma terzo, del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, non presuppone necessariamente un comportamento fraudolento da parte del contribuente, essendo sufficiente un uso improprio, ingiustificato o deviante di un legittimo strumento giuridico, che consenta di eludere l'applicazione del regime fiscale che costituisce il presupposto d'imposta; ne deriva che il fenomeno della simulazione relativa, nell'ambito della quale può ricomprendersi l'interposizione fittizia di persona, non esaurisce il campo di applicazione della norma, ben potendo attuarsi lo scopo elusivo anche mediante operazioni effettive e reali. (La S.C. ha enunciato il principio con riguardo al meccanismo negoziale caratterizzato da una donazione di un terreno da parte di un genitore ai figli, pochi giorni prima della vendita ad un terzo, poi effettuata da quest'ultimi, ritenuti soggetti fittiziamente interposti). Rigetta, Comm. Trib. Reg. Venezia, 14/07/2006
Cassazione civile sez. trib. 15 novembre 2013 n. 25671 Art. precedente
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