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Timestamp: 2018-02-22 17:02:46+00:00
Document Index: 109230444

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 3', 'art. 50', 'art. 54', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 50', 'art. 54']

Ordinanze comunali di limitazione degli orari degli Esercizi: difficile a farsi correttamente, secondo il Consiglio di Stato. | Passiamo
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Ordinanze comunali di limitazione degli orari degli Esercizi: difficile a farsi correttamente, secondo il Consiglio di Stato.
Non che sia impossibile per i Comuni incidere sugli orari degli Esercizi commerciali (ma anche su quelli che effettuano la somministrazione), tuttavia i Giudici Amministrativi rilevano che le limitazioni devono essere motivate su solide basi sostanziali.
La questione, esitata in sentenza lo scorso 30 giugno, è di grosso interesse per i cultori di questa materia e di quanti, quotidianamente, si cimentino con la stesura di “ordinanze comunali” (quale che sia la fonte di riferimento).
Con ricorso al T.A.R. per la Lombardia, veniva impugnata l’ordinanza n. 15 del 7 febbraio 2012, con la quale il sindaco del Comune di Desio stabiliva la fascia oraria massima di apertura (ricompresa tra le ore 13.00 e le ore 22.30) per il funzionamento degli apparecchi da gioco negli esercizi autorizzati. I ricorrenti lamentavano violazione dell’art. 3 del D.L. n. 223 del 2006 (come modificato dal D.L. n. 201 del 2011) che aveva liberalizzato gli orari di apertura e chiusura delle attività commerciali e degli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande e, inoltre, deducevano che il potere esercitato dal sindaco con il provvedimento gravato non poteva essere inquadrato nell’ambito dell’art. 50, comma 7, del T.U.E.L. (D.Lgs. n. 267 del 2000), ma piuttosto in quello previsto dall’art. 54 del D.Lgs. n. 267 del 2000 che disciplina i casi di ordinanze contingibili ed urgenti.
Il T.A.R. adito, con sentenza n. 1182 del 24 aprile 2013 (depositata il 9 maggio 2013) ha accolse il ricorso e, per l’effetto, annullò le ordinanze sindacali impugnate.
Avverso la sentenza propose appello il Comune di Desio che si è visto –recentemente- respingere il gravame dal Consiglio di Stato (Sez. V, Sent., 30-06-2014, n. 3271).
Analizziamo rapidamente quali sono stati i punti qualificanti dell’arresto reso dal massimo consesso di Giustizia Amministrativa.
Nella premessa che “le disposizioni, espressioni del principio di libertà di impresa e di concorrenza, sono applicabili a tutte le attività economiche che una specifica norma legislativa statale o regionale non confliggente con quella statale, non sottopone a specifica regolamentazione” (Cons. Stato, sez. V, 9 dicembre 2008, n. 6060), il collegio sostiene che l’art. 50 del D.Lgs. n. 267 del 2000 non attribuisce all’amministrazione comunale il potere di individuare o disciplinare gli orari degli esercizi commerciali senza vincoli di sorta (come si è verificato nella decisione assunta dal Comune nel caso tratto in giudizio, con un provvedimento che nulla ha da vedere con i poteri di polizia); ingiustificato è un potere a cui fondamento vengono riferiti generici accertamenti di viabilità compiuti dalla polizia locale nei pressi dei locali al cui interno si trovano apparecchi da gioco, che argomentano di un pericoloso aumento del traffico. Anche a voler ammettere in astratto la possibilità di ricorrere al potere di disciplina degli orari in funzione della tutela dei predetti interessi, ciò dovrebbe essere il frutto di un’accurata e documentata istruttoria che metta in evidenza quali siano le specifiche esigenze della collettività locale che rendano necessaria la limitazione degli orari in cui è possibile offrire determinati servizi.
Inoltre, anche nel caso di adozione di provvedimenti contingibili -a termini dell’art. 54 del D.Lgs. n. 267 del 2000- un’amministrazione, operando restrittivamente nei confronti di operatori economici, non può astenersi dal dimostrare la esistenza concreta di fenomeni pregiudizievoli per la collettività, quali una particolare e documentata evasione scolastica, blocchi anomali della circolazione o turbamenti della quiete pubblica.
Non si tratta, in sostanza della mera declaratoria di prevalenza delle attività economiche liberalizzate, ma di un pronunciamento sul corretto esercizio del potere amministrativo, in questo caso, decisamente, mal speso.
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