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Timestamp: 2019-08-18 18:57:48+00:00
Document Index: 85469769

Matched Legal Cases: ['art. 35', 'art. 21', 'art. 444', 'art. 15', 'art. 1', 'art. 178', 'sentenza ', 'art. 238', 'art. 20', 'art- 63', 'art. 38', 'art. 1', 'art. 38', 'art. 38', 'art. 6', 'art. 24', 'sentenza ']

Novità fiscali del 15 luglio 2010: niente visto di conformità per gli intermediari condannati; rimborsi IVA: le Entrate rispondono ai quesiti più ricorrenti; il socio che recede da società di persone iscritta all’Enasarco non ha diritto al FIRR | Commercialista Telematico
Novità fiscali del 15 luglio 2010: niente visto di conformità per gli intermediari condannati; rimborsi IVA: le Entrate rispondono ai quesiti più ricorrenti; il socio che recede da società di persone iscritta all’Enasarco non ha diritto al FIRR
niente visto di conformità per gli intermediari condannati; rimborsi IVA: le Entrate rispondono ai quesiti più ricorrenti; il socio che recede da società di persone iscritta all’Enasarco non ha diritto al FIRR; agenti dei calciatori: in bilancio le commissioni sono immateriali; tantissime altre importanti notizie di fisco
1) Niente visto di conformità per gli intermediari condannati
2) Agenti dei calciatori: in bilancio le commissioni sono immateriali
3) Rimborsi Iva: Le Entrate rispondono ai quesiti più ricorrenti
4) Il socio che recede da società di persone iscritta all’Enasarco non ha diritto al FIRR
Non possono rilasciare il visto di conformità gli intermediari che hanno riportato condanne per bancarotta fraudolenta in concorso e falsità ideologica. Questi reati, infatti, pur essendo di natura finanziaria, hanno delle ricadute sul piano fiscale e, quindi, non sono compatibili con la “garanzia” di affidabilità dei dati della dichiarazione che può essere certificata solo da un professionista con requisiti di onorabilità e moralità di alto profilo.
È questo il chiarimento che è stato fornito dall’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 73/E del 13 luglio 2010, che ha, così, risposto all’istanza di interpello presentata da un Commercialista interessato a capire se, dopo essere stato condannato per bancarotta fraudolenta in concorso e falsità ideologica commessa da un privato in atto pubblico, potesse essere comunque autorizzato a rilasciare il visto di conformità ai propri clienti.
L’Agenzia ha precisato che l’eventuale riabilitazione del professionista può essere utile per ottenere l’autorizzazione al rilascio del visto di conformità.
A tal fine, la suddetta risoluzione, richiamando le disposizioni del D.M. n. 164 del 1999, ha ricordato che per il rilascio del visto i professionisti abilitati alla trasmissione telematica delle dichiarazioni (commercialisti, ragionieri, periti commerciali e consulenti del lavoro) devono essere iscritti in un apposito elenco, presentando alla direzione regionale competente dell’Agenzia una comunicazione a cui va allegata, tra gli altri documenti, una dichiarazione che attesti l’assenza di condanne penali, anche non definitive, per reati di natura finanziaria.
Questi devono essere considerati nella loro accezione più ampia, che include anche i cosiddetti reati tributari.
In particolare, la bancarotta fraudolenta in concorso e la falsità ideologica hanno senza dubbio conseguenze fiscali-tributarie perché la prima, commessa nell’ambito di una procedura fallimentare, arreca un grave pregiudizio sia ai creditori sia alla collettività in generale e la seconda lede la fede pubblica.
Con questi reati, l’intermediario perde, agli occhi del Fisco, i requisiti professionali di onorabilità e moralità indispensabili per essere autorizzati a rilasciare il visto di conformità, che scaturisce da un’attività di controllo preventivo sulla corretta applicazione delle norme tributarie.
Infatti, al professionista sono richieste onorabilità e moralità di alto profilo. A garanzia dell’Erario e del contribuente.
La condanna, ancorché non definitiva, per bancarotta fraudolenta in concorso e falsità ideologica commessa da un privato in atto pubblico, avendo, comunque, conseguenze fiscali-tributarie, costituisce causa ostativa all’autorizzazione al rilascio del visto di conformità.
Il professionista che intende essere autorizzato al rilascio del visto di conformità (art. 35, comma 3, del D.Lgs. n. 241/1997) deve presentare, alla direzione regionale territorialmente competente, la comunicazione prevista dall’art. 21 del D.M. n. 164/1999.
Tale comunicazione deve contenere, tra le altre, una dichiarazione dalla quale risulti l’insussistenza di provvedimenti di sospensione da parte dell’ordine professionale di appartenenza, nonché una dichiarazione con cui si attesta di non aver riportato condanne penali per reati di natura finanziaria.
In particolare, il richiedente deve dichiarare di:
– non aver riportato condanne, anche non definitive, o sentenze emesse ai sensi dell’art. 444 del c.p.c. (applicazione della pena su richiesta, cd. patteggiamento) per reati finanziari non avere procedimenti penali pendenti nella fase del giudizio per reati finanziari non aver commesso violazioni gravi e ripetute, per loro natura ed entità, alle disposizioni in materia di imposte sui redditi e sull’Iva non trovarsi in una delle condizioni penalmente rilevanti che escludono la possibilità di candidarsi alle elezioni regionali, provinciali, comunali, previste dall’art. 15, comma 1, della Legge 55/1990, come sostituito dall’art. 1 della Legge 16/1992.
Anche le condanne per bancarotta fraudolenta in concorso e falsità ideologica commessa da un privato in atto pubblico vengono considerate ostative all’autorizzazione al rilascio del visto di conformità.
Nel caso di specie, si tratta di un reato commesso nell’ambito della procedura fallimentare e si sostanzia in una serie di condotte illecite idonee ad arrecare un grave pregiudizio sia ai creditori (e quindi anche l’Erario che spesso assume tale qualifica) sia alla collettività in generale, giacché vengono commesse in un contesto economico caratterizzato dal dissesto dell’impresa commerciale.
Si è in presenza, altresì, di un reato che mira a ledere la fede pubblica, intesa come il senso di fiducia e sicurezza nelle relazioni giuridiche.
Mentre il professionista autorizzato al rilascio del visto deve rispondere a requisiti professionali di onorabilità e moralità di alto profilo, tali da poter dare garanzia all’Erario, nonché al contribuente che a lui si è affidato, della conformità dell’attività dallo stesso posta in essere.
La risoluzione ha, infine, lasciata comunque aperta una possibilità al professionista condannato per i reati citati (o per altre tipologie delittuose di natura finanziaria) per il caso della riabilitazione, istituto disciplinato dall’art. 178 c.p., che svolge la funzione di reintegrare il condannato, che abbia già scontato la pena principale, nella posizione giuridica goduta fino alla pronuncia della sentenza di condanna.
Tra gli indirizzi dell’Eecs, anche la contabilizzazione, conforme agli Ias/Ifrs, delle provvigioni agli agenti dei calciatori.
Intervento dle Cesr (Committee of european securities regulators). Pubblicate le risposte dall’organismo rappresentativo degli enti di sorveglianza dei mercati regolamentati europei nell’ambito dell’Eecs (European enforcers coordination sessions), è stato affrontato il tema della corretta contabilizzazione delle commissioni pagate agli agenti dei calciatori, al momento del loro acquisto o all’atto del prolungamento del contratto.
Precisa il notiziario dell’Agenzia delle Entrate del 13 luglio 2010 che l’Eecs è una sorta di forum che riunisce tutte le autorità nazionali di vigilanza finanziaria dell’Ue, facenti parte o meno del Cesr, allo scopo di scambiare opinioni e discutere sulla corretta interpretazione degli Ias/Ifrs, in modo da arrivare a una loro coerente e uniforme applicazione nell’Unione europea.
Dalle riunioni dell’Eecs non vengono, quindi, fuori interpretazioni ufficiali, di esclusiva competenza dello Iasb.
Le soluzioni sono incluse in un database di verifica dei comportamenti contabili giudicati, dalle autorità di vigilanza, conformi agli Ias/Ifrs.
Ciascuna soluzione è poi periodicamente pubblicata (la risposta di interesse calcistico è stata inserita nel bollettino del 13 luglio).
Costi agente
Il considerare le commissioni agli agenti come parte integrante del costo d’acquisto dei calciatori (classificato tra le immobilizzazioni immateriali o diritti di utilizzazione pluriennale delle prestazioni dell’atleta) è prassi contabile oramai alquanto consolidata.
Una prassi su cui l’Eecs ha posto il suo avallo, concordando con l’interpretazione secondo cui la capitalizzazione delle commissioni è corretta anche all’atto del prolungamento del contratto.
In particolare, relativamente al momento dell’acquisto del calciatore, la provvigione al procuratore è stata incasellata tra gli onorari professionali sostenuti direttamente per portare l’attività alle relative condizioni di funzionamento (Ias 38, paragrafo 28), esempio di costo direttamente imputabile all’attività immateriale.
A giustificare, invece, la capitalizzazione al momento dell’eventuale rinnovo di contratto, la considerazione della provvigione quale costo sostenuto successivamente all’acquisto dell’attività immateriale, sostenuto per la sua manutenzione.
“Le spese sostenute per un elemento immateriale devono essere rilevate come costo nell’esercizio in cui sono state sostenute a meno che: a) siano parte del costo di un’attività immateriale che soddisfa le condizioni previste per la rilevazione in bilancio (cfr. paragrafi da 18 a 67)…La rilevazione di un elemento come attività immateriale richiede che l’entità dimostri che detto elemento soddisfi: a) la definizione di attività immateriale (cfr. paragrafi da 8 a 17); e b) i criteri di rilevazione (cfr. paragrafi da 21 a 23).
Questa disposizione si applica ai costi sostenuti inizialmente per acquistare o generare internamente un’attività immateriale e a quelli sostenuti successivamente per aggiungere, sostituire una parte ovvero effettuare la manutenzione”.
3) Attivata la Direzione provinciale di Teramo
Il Direttore dell’Agenzia delle Entrate ha disposto l’attivazione della Direzione provinciale di Teramo.
Dal 19 luglio 2010 è attivata la Direzione provinciale di Teramo e sono contestualmente soppressi gli uffici locali operanti a Teramo, Atri e Giulianova.
La Direzione provinciale di Teramo è articolata in un ufficio controlli e negli uffici territoriali di Teramo, Atri e Giulianova.
L’ufficio controlli è articolato in un’area accertamento e un’area legale; le attività di staff al direttore provinciale sono curate dall’area gestione risorse e dall’area governo e riscossione.
(Direttore dell’Agenzia delle Entrate, provvedimento 2010/104408 del 12 luglio 2010)
E’ stato pubblicato, sul sito delle Entrate (www.agenziaentrate.it) in data 13 luglio 2010, un documento (titolato “domande frequenti – faq”, versione del 12.07.2010) che risponde alle domande poste dai contribuenti sugli argomenti più ricorrenti relativi ai rimborsi iva.
Questi di seguito sono i chiarimenti più interessanti.
La richiesta di rimborso dell’Iva può essere presentata esclusivamente in formato elettronico mediante l’utilizzo dei servizi telematici dell’Agenzia delle entrate (provvedimento del Direttore dell’agenzia delle entrate del 1° Aprile 2010).
Occorre quindi procedere all’abilitazione a tali servizi consultando e informazioni reperibili nella pagina web a ciò dedicata.
Nell’ipotesi di società abilitata all’utilizzo di Entratel ed in possesso di due codici
PIN, uno della società e uno del rappresentante legale della medesima società, poiché il Garante ha imposto il divieto di utilizzo di credenziali “generiche”, occorre che la richiesta di rimborso sia inviata dall’”operatore incaricato” che accederà con le proprie credenziali personali ed opererà per conto della società dopo averne selezionato il codice fiscale mediante la funzione “Scelta utenza di lavoro”.
Delega ad un soggetto terzo a presentare la richiesta di rimborso
La delega/revoca dell’incarico di trasmissione telematica delle richieste di rimborso a un soggetto (nel caso di specie di cui al punto 1.3.1, lettera c, del provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate 1° aprile 2010) va compilata in carta libera e deve contenere i dati:
– del delegante/contribuente, richiedente il rimborso: cognome e nome, luogo e data di nascita, codice fiscale, e-mail, telefono; ovvero denominazione/ragione sociale e codice fiscale, nonché codice fiscale del rappresentante legale, nel caso in cui il delegante sia una persona non fisica;
– del delegato: cognome e nome (o denominazione), codice fiscale;
– luogo, data e firma del delegante.
La firma in calce alla delega deve essere apposta, nel caso di contribuente persona non fisica, dal rappresentante legale o negoziale.
Non è ammessa la presentazione della delega all’ufficio mediante terze persone. Nel caso in cui il contribuente opti per la trasmissione per lettera, via fax o posta elettronica, alla delega deve essere allegata copia fronte-retro di un documento d’identità valido del sottoscrittore.
Ai fini della presentazione l’ufficio competente è quello determinato in base al domicilio fiscale del soggetto delegante.
Nella richiesta di rimborso è possibile inserire degli allegati
L’applicazione informatica realizzata per permettere l’invio della richiesta di rimborso permette l’invio degli allegati all’amministrazione finanziaria comunitaria. E’ possibile inserire allegati fino ad una grandezza di 5MB.
Viene consigliato di raggruppare tutti gli allegati in un solo file .zip di dimensione inferiore o uguale a 5 MB.
In quali casi può essere utilizzata la fattura semplificata
Gli Stati membri, in conformità a quanto previsto dall’art. 238 della Direttiva
2006/112/CE possono autorizzare in determinati casi, previa consultazione del
Comitato IVA, l’emissione di fatture semplificate nei contenuti.
La fattura semplificata può essere utilizzata in caso di cessioni/prestazioni effettuate nei confronti di soggetti privati o in talune prestazioni/cessioni tra soggetti passivi.
Nel caso di cessioni/prestazioni tra soggetti privati l’uso della fattura semplificata può essere autorizzata in caso di cessioni/prestazioni esenti.
In ogni caso se l’acquirente/destinatario/committente è stabilito in un altro Stato membro, è necessaria una fattura completa.
Altro caso in cui può essere utilizzata la fattura semplificata è nel caso di cessioni/prestazioni per cui l’importo della fattura è inferiore a 200 euro oppure nel caso della nota di accredito.
In quest’ultimo caso la nota di accredito semplificata conterrà gli estremi della fattura originaria completa che contiene tutti gli elementi necessari.
Comunque la fattura semplificata non può essere utilizzata nelle operazioni di cui agli art. 20, 21, 22, 33, 36, 138 e 141 della Direttiva 2006/112/CE.
Per indicare nell’applicazione che la fattura che si sta indicando è una fattura
semplificata, è necessario fare la spunta di un apposito riquadro nella sezione
“fatture”.
Il tax reference number altro non è che il codice fiscale. Attualmente tutti i Paesi comunitari rilasciano la Partita Iva a ciascun operatore economico ad eccezione della Germania che, al verificarsi di determinate condizioni, in luogo della Partita IVA, rilascia il codice fiscale.
Tale valore deve essere quindi inserito nella sezione “fatture” nel campo “Tax reference number” in luogo della Partita Iva.
Tale campo deve essere digitato solo se il contribuente sceglie come Paese di
destinazione dell’istanza di rimborso la Germania.
Se ne deduce che eventuali tax reference number rilasciati da Paesi diversi dalla Germania non devono essere digitati.
La procura speciale in possesso del rappresentante deve essere conservata da
quest’ultimo ed esibita all’ufficio competente e quindi al Centro Operativo di Pescara, così come individuato dal punto 5) del Provvedimento del Direttore
dell’Agenzia delle Entrate del 1° aprile 2010, nel caso in cui questi la richieda in sede di controllo.
L’art- 63 del D.P.R. 600/1973 prevede che un soggetto può farsi rappresentare da un procuratore generale o speciale presso gli uffici finanziari.
La procura speciale deve essere conferita per iscritto con firma autenticata. L’autenticazione non è necessaria qualora è conferita al coniuge, a parenti ed affini entro il quarto grado, o a propri dipendenti qualora è conferita da persone giuridiche.
Inoltre se la procura è conferita a persone iscritte negli albi professionali questi stessi rappresentanti hanno la possibilità di procedere all’autentica della firma.
Contribuenti che richiedendo il rimborso dell’Iva ad uno degli Stati Comunitari e che devono allegare numerosi scontrini
In questa ipotesi il contribuente deve allegare ogni singolo scontrino che sarà inserito nell’applicazione con le stesse modalità previste per l’inserimento delle fatture.
Occorrerà, quindi, inserire tutte le informazioni contenute in esso (numero dello scontrino; data di emissione; nome/denominazione del soggetto emittente; Paese; partita Iva; importo dello scontrino; valuta; importo dell’Iva; ecc.).
Contribuente italiano che ha acquistato un bene per la propria azienda in un Paese comunitario: Come chiedere il rimborso dell’IVA
La direttiva 2008/9/CE del 12 febbraio 2008, recepita nell’ordinamento nazionale con il D.Lgs. n. 18/2010, (G.U. n. 41 del 19/02/2010), ha modificato la disciplina del rimborso dell’IVA ai soggetti stabiliti in un altro Stato membro diverso da quello del rimborso.
In virtù di tali modifiche i soggetti italiani devono presentare la propria richiesta di rimborso tramite l’Agenzia delle entrate utilizzando i Servizi Telematici (Entratel o Fisconline a seconda del canale a cui si è abilitati).
Contribuente israeliano che ha acquistato in Italia un bene connesso alla propria attività aziendale
Per i rimborsi Iva richiesti dai soggetti non stabiliti nell’Unione Europea, ma in Stati con cui esistono accordi di reciprocità (Israele, Svizzera e Norvegia) le modalità di richiesta dei rimborsi non hanno subito variazioni, eccetto che per il periodo di riferimento (soltanto richieste trimestrali ed annuali e non più semestrali) e per il termine di presentazione delle richieste (non più il 30/06 ma il 30/09 di ciascun anno).
Quindi la richiesta di rimborso (modello IVA 79) deve essere inviata comunque in modo cartaceo al Centro Operativo di Pescara.
Contribuente Turco che ha acquistato in Italia un bene di consumo per la propria famiglia che ha importato subito dopo l’acquisto
Nel caso in cui un soggetto non residente e non domiciliato nell’Unione Europea
acquisti un bene, destinato ad uso personale o familiare, pagandolo più di 154,94 euro e lo porti fuori dall’Unione Europea entro tre mesi dall’acquisto, non è dovuta l’IVA (art. 38/quater del DPR n. 633/72).
Il contribuente quindi può non pagare l’IVA, ottenendo uno sgravio diretto da parte del negoziante, o pagarla ed ottenere successivamente il rimborso dell’IVA.
Quindi in tale ipotesi non trova applicazione la disciplina prevista dagli articoli 38 bis1, 38 bis2 e 38 ter del D.P.R. 633/1972.
Termini di presentazione delle istanze di rimborso
Il punto 1.1.2 del provvedimento del direttore dell’Agenzia del 1° aprile prevede che l’istanza di rimborso va presentata distintamente per ciascun periodo di imposta, entro il 30 settembre dell’anno solare successivo al periodo di riferimento, nei limiti e con la periodicità stabiliti dallo Stato membro competente per il rimborso.
Vale a dire che il rimborso relativo all’anno 2009 potrà essere richiesto fino alla data del 30 settembre 2010, mentre il rimborso del 1°, 2°, 3° e 4° trimestre 2010 potrà essere richiesto fino al 30 settembre del 2011.
Formati dei file accettati dall’applicazione per allegare i documenti nella richiesta di rimborso
I file che possono essere allegati alla richiesta di rimborso devono avere un formato pdf, jpeg, tiff, e zip.
Contribuente soggetto al regime dei minimi (art. 1, commi dal 96 al 117, della legge 244/2007): Non può inviare una richiesta di rimborso ai sensi dell’art. 38 bis1 del D.P.R. 633/1972
Se un contribuente ha aderito al regime semplificato dei contribuenti minimi (ricavi/compensi conseguiti nell’anno precedente inferiori a 30.000 euro; assenza di cessioni all’esportazione; assenza di spese per lavoratori dipendenti; assenza di acquisti di beni strumentali nel triennio solare precedente) non può presentare una richiesta di rimborso ai sensi dell’art. 38 bis1 del D.P.R. 633/1972 (Allegato A del Provvedimento del Direttore del 1° aprile 2010).
Inoltre il contribuente non può presentare la richiesta di rimborso se:
– ha effettuato, nel territorio dello Stato italiano, esclusivamente operazioni esenti o non soggette che non danno diritto alla detrazione dell’imposta ai sensi degli artt. 19, 19-bis1 e 19 bis2 decreto del D.P.R. 633/1972.
– si è avvalso, nel territorio dello Stato italiano, del regime speciale per i produttori agricoli.
L’Enasarco non paga il F.I.R.R. al socio che recede dalla S.a.s. (società agente) ancora in attività.
Infatti, tale trattamento compete al socio solo in caso di cessazione dell’attività di agenzia.
E’ questa la precisazione contenuta nel parere del 14 luglio 2010 della Fondazione studi dei Consulenti del Lavoro, secondo cui:
Nell’ipotesi di recesso di un socio dalla società di persone di cui fa parte (o in caso di morte di un socio), lo stesso (o gli eredi), le somme accantonate a titolo di F.I.R.R. non possono essere liquidate dall’Enasarco, posto che il mandato conferito dalla ditta preponente alla società agente è ancora in essere.
Il recesso di un socio agente, infatti, non possono essere considerati come cessazione del mandato conferito alla società.
Dunque, in questi casi è facoltà della società di agenzia liquidare le somme accantonate direttamente al socio che recede (o agli eredi del socio deceduto).
Al momento della cessazione del rapporto tra l’impresa preponente e la società
di agenzia, la Fondazione Enasarco erogherà alla società stessa anche le somme spettanti all’ex socio.
Al momento della cessazione del rapporto, spetta all’agente un’indennità calcolata sulla base delle provvigioni maturate e liquidate fino al momento della cessazione del rapporto con l’impresa preponente.
L’indennità è calcolata in percentuale sul volume di provvigioni e differisce a seconda che l’agente lavori o meno in esclusiva per il preponente.
Le somme di cui sopra devono essere obbligatoriamente accantonate, a carico
del preponente, anno per anno, nel fondo costituito presso la Fondazione Enasarco.
La quota di FIRR maturata nell’anno in cui termina il rapporto, invece, non va conferita al Fondo Enasarco ma va liquidata direttamente all’agente.
L’agente società di persone
Nell’ipotesi di agente costituito sotto forma di società di persone, la ditta preponente deve comunicare la cessazione del rapporto di agenzia utilizzando il modello 7002.
Per poter la società incassare il relativo FIRR riferito all’imprese preponente con la quale si è interrotto il rapporto, occorre presentare una dichiarazione sostitutiva di atto notorio, in nome e per conto della Società da parte del Legale Rappresentante, indicando i dati fiscali della Società stessa, nonchè i dati anagrafici di tutti i soci (ed ex soci) agenti componenti la medesima, allegando la fotocopia di un valido documento di identità, in mancanza della quale, si legge nelle istruzioni della fondazione Enasarco, non sarà possibile procedere alla liquidazione delle somme.
Il FIRR, dunque, viene liquidato dalla Fondazione Enasarco alla società agente e non ai rispettivi soci direttamente interessati.
Sarà poi compito della società ripartire tra loro le somme percepite, in base alla percentuale di accredito dei versamenti effettuati all’Enasarco sui conti individuali dei soci, ovvero degli ex soci laddove nel frattempo alcuni di essi dovessero non far più parte della compagine societaria.
Per l’agente costituito sotto forma di società di persone, fino al 31/12/ 2000 il FIRR era assoggettato a tassazione in base al principio di competenza temporale e, dunque, confluiva nel reddito d’impresa.
Tuttavia, con decorrenza 18 gennaio 2001, per effetto del comma 1 dell’art. 6 della legge n. 388/2000 (finanziaria per l’anno 2001) le predette indennità percepite da società di persone, sono assoggettate a tassazione separata in capo ai soci all’atto della percezione, tranne opzione per la tassazione ordinaria da esercitarsi da parte del socio stesso nel Modello Unico (quadro RM).
A decorrere dal 2004, inoltre, a seguito dell’entrata in vigore del D.Lgs. n. 344 del 12/12/2003, anche alle società di persone si applica, al momento dell’erogazione del FIRR da parte della Fondazione Enasarco, la ritenuta d’acconto Irpef del 20%, la quale naturalmente dovrà essere dalla società certificata ai propri soci agenti in modo che questi possano scomputarla in sede di dichiarazione dei redditi.
Peraltro, la Fondazione Enasarco, all’atto della liquidazione dei FIRR (ovvero dei FIRR se i rapporti cessarti nel corso dell’anno dovessero essere più di uno) fa pervenire alla società un prospetto di liquidazione in cui evidenzia:
– il n. di posizione (ossia il riferimento all’impresa preponente);
– la denominazione del preponente;
– l’importo lordo;
– la ritenuta d’acconto del 20% sulla parte eventualmente assoggettata in quanto maturata a decorrere dal 2004;
– l’importo netto (che coincide con il lordo in mancanza di ritenuta).
Compete poi alla società:
– ripartire l’importo tra i soci cui spetta, nelle proporzioni cui compete, in base a quanto a suo tempo comunicato all’Enasarco;
– suddividere ai fini fiscali l’importo lordo e la relativa ritenuta sulla base di quanto sopra, in modo che gli agenti nel proprio quadro RM dell’unico PF, indichino nella Sezione i relativi importi.
– Imprese in perdita: Si alleggerisce la stretta
In un emendamento all’art. 24 del D.L. n.78/2010 in discussione al Senato, è stato precisato che la stretta sui controlli nei confronti delle società in perdita sistematica non verrà applicata a quei soggetti che aumentano il capitale sociale per importi pari alle perdite emergenti in bilancio.
– E’ ufficiale la proroga del Sistri
Sulla Gazzetta Ufficiale n. 161 del 13 luglio 2010 è stato, infatti, pubblicato il D.M. 9 luglio 2010 che proroga al primo ottobre di quest’anno i termini per l’avvio della nuova procedura di tracciamento dei rifiuti (c.d. Sistri).
– Ecofin: Fatturazione elettronica semplificata
L’Ecofin ha approvato il 13 luglio 2010 la direttiva di riforma delle regole di fatturazione che dovrà essere adottata dagli Stati membri entro la fine del 2012 per entrare in vigore dal 1 gennaio 2013.
Pertanto, dovranno essere semplificate le regole per la fatturazione elettronica.
– E’ l’accatastamento che decide sull’applicazione Ici dei fabbricati rurali
La Corte di Cassazione, nelle 81 sentenze (dalla n. 14967 alla n. 15048) depositate il 22 giugno 2010, ha stabilito che i fabbricati rurali non sono assoggettati all’Ici se sono accatastati nelle categorie A/6 o D/10.
L’orientamento della Suprema Corte si pone in contrasto con la nota 10933 del 26 febbraio 2010 emanata dall’Agenzia del Territorio seconda la quale il classamento nelle categorie A/6 o D/10 costituisce una condizione sufficiente ma non necessaria per il riconoscimento della ruralità.
– Omesse ritenute il reato si perfeziona con la dichiarazione
La Corte di Cassazione, sezione III penale, con la sentenza n. 25875 depositata il 7 luglio 2010, ha precisato che il reato di omesso versamento delle ritenute operate sugli stipendi dei dipendenti si verifica alla scadenza della presentazione della dichiarazione del sostituto di imposta.
– Rimborsi Iva: Liti sempre al giudice tributario anche se il ricorso è proposto dalla banca che ha effettuato il pagamento
Spetta al giudice tributario la giurisdizione sulla domanda, da parte di una banca, di condanna alla restituzione di somme versate per errore a titolo di Iva per conto di un contribuente suo cliente.
Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza, a sezioni unite, n. 16281 del 12 luglio 2010.
Viceversa, la Corte di appello aveva affermato in materia la giurisdizione del giudice ordinario.
– Software denunce imposta sulle assicurazioni dovuta sui premi ed accessori incassati e relative procedure di controllo
L’Agenzia delle Entrate sul proprio sito ha pubblicato la versione software: 1.1.0 del 14/07/2010.
La predetta versione contiene l’aggiornamento per la corretta gestione del codice comune nel caso di Società di Assicurazione con sede legale all’estero.
– Falsa fatturazione: La conferma deriva anche dalle dichiarazioni dei lavoratori