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Timestamp: 2020-02-20 20:40:57+00:00
Document Index: 113161826

Matched Legal Cases: ['art. 844', 'art. 844', 'art. 844', 'art. 844', 'art. 2043', 'art. 844', 'art. 844']

Proposta di legge - Articolo 844 c.c.
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Scritto da Angela Fortuna
Mercoledì 21 Maggio 2008 08:16
Articolo 844 c.c.
La Legge Quadro n. 447/95
L’art. 844 c.c. considera genericamente tutte le possibili immissioni e fra queste quelle del rumore, e testualmente recita.: “il proprietario di un fondo non può impedire le immissioni di fumo o di calore, le esalazioni, i rumori, gli scuotimenti e simili propagazioni derivanti dal fondo del vicino, se non superano la normale tollerabilità, avuto anche riguardo alla condizione dei luoghi.
Nell’applicare questa norma l’autorità giudiziaria deve contemperare le esigenze della produzione con le ragioni della proprietà. Può tener conto della priorità di un determinato uso ”.
L’articolo 844 non integra un precetto, perché non predica un comportamento doveroso alla cui violazione consegue una sanzione.
In altri termini nelle altre fattispecie considerate dall’ordinamento civile, vengono individuati gli elementi strutturali e le vicende che il legislatore ha ritenuto significative per ciascuna e, in caso di violazione, l’ordinamento prevede una gamma di sanzioni di varia natura (dalla nullità all’annullamento a seconda delle cause della violazione; dalla risoluzione per inadempimento alla rescissione per lesione, dal risarcimento del danno all’adempimento coattivo). Vi è, quindi, una costante relazione norma-violazione-sanzione.
Non è così nel caso dell’art. 844 c.c., fattispecie in cui manca la previsione del comportamento vietato e di una sanzione.
La norma in esame fissa infatti solo tre direttive obbligatorie (non graduate in ordine di importanza) e una facoltativa:
1) la normale tollerabilità;
2) le esigenze della produzione;
3) le ragioni della proprietà;
e quella facoltativa: il pre-uso.
Tali direttive sono destinate direttamente al giudice ai fini applicativi della norma e non, come altre fattispecie codicistiche, al privato al fine di individuarne il comportamento da tenere.
La giurisprudenza è peraltro concorde nel ritenere che l’art. 844 c.c. non costituisca “norma in bianco” il cui contenuto sia possibile dedurre dal rinvio ad altre fonti normative, come accade, per esempio, al contrario, negli artt. 873 e 890 c.c. (anch’essi dedicati nell’impianto del Codice ai rapporti di vicinato tra le proprietà fondiarie), nei quali il legislatore ha rinviato ad altre fonti normative quali gli strumenti urbanistici ed i regolamenti d’igiene.
In definitiva la funzione dell’art. 844 c.c. è sinora stata quella di investire il Giudice della competenza ad individuare il precetto sostanziale nel caso concreto sulla base delle direttive dettate dalla norma medesima.
Il Giudice nel caso di specie non dichiara e accerta il comportamento violato, ma “crea” il precetto che, a differenza delle altre fattispecie codicistiche, non è predetto ma si forma a “posteriori” in riferimento al comportamento accertato caso per caso.
In questa prospettiva nasce la difficoltà dell’applicazione della norma.
Il Giudice chiamato a decidere il caso concreto non ritrova nell’ordinamento la descrizione del comportamento violato a cui far riferimento e ricerca in altre norme quali l’art. 2043 c.c. (risarcimento per fatto illecito e quindi extracontrattuale) l’elemento concreto (l’esistenza del danno) che gli permetta di individuare “il fatto” causa di danno (in altri termini accertata l’esistenza del danno non resta che individuare il comportamento che lo ha generato).
Per procedere a tale ricostruzione il Giudice (oltre a ricorrere agli usuali mezzi istruttori) si affida ad una consulenza tecnica che, nel caso concreto, confermi l’esistenza del danno e il nesso di causalità fra il comportamento e il danno lamentato.
D’altra lato, parte della giurisprudenza ha sostenuto che non vi è necessità, al fine di provare il concetto di “intollerabilità”, di esperire una consulenza tecnica, in quanto essa sarebbe necessaria unicamente allo scopo di verificare dati di fatto già acquisiti attraverso altri mezzi istruttori (prove testimoniali).
Alla luce di quanto sopra si può affermare che l’individuazione del “precetto” di cui all’art. 844 c.c. sia di esclusiva competenza del Giudice .
In materia di inquinamento acustico all’art. 844 c.c. si affianca la Legge Quadro del 1995 n. 447.
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