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Timestamp: 2018-06-25 17:08:37+00:00
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Per godere dell'iperammortamento al 250% servirà una perizia giurata? Diario quotidiano del 22 novembre 2016 | Commercialista Telematico
Per godere dell'iperammortamento al 250% servirà una perizia giurata? Diario quotidiano del 22 novembre 2016
1) La CTR nella sentenza deve motivare le proprie decisioni
2) Cessione dell’immobile strumentale non ancora ultimato
3) Valore della società è dei marchi posseduti: ok alla rettifica dei prezzi di cessione
4) Chiusura delle partite Iva inattive senza sanzioni
5) Bilanci: le Start up anche se micro-imprese non sono esonerate dalla Nota integrativa
6) L’omissione delle ritenute si desume dal 770
7) Per il superammortamento ci vorrà la perizia giurata
8) Per gli atti esattoriali non contestati vale la prescrizione breve
9) D.L. fiscale: opzioni fiscali tardive con remissione in bonis
10) Spese sponsorizzazioni: a chi spetta dimostrare che siano inerenti
Non va bene la sentenza della Commissione tributaria regionale che fa proprie le conclusioni fatte dal giudice di primo grado senza spiegarne le motivazioni.
Lo afferma la Corte di Cassazione con la sentenza n. 23484 del 19 novembre 2016.
Dunque, la Suprema Corte conferma l’orientamento secondo cui é viziata da omessa motivazione la sentenza della Commissione tributaria regionale che si limita alla condivisione delle conclusioni del primo giudice senza spiegarne le ragioni. I giudici di legittimità hanno sostenuto che i giudici d’appello si erano limitati ad affermazioni generiche, senza indicare leggi di riferimento; erano stati ritenuti insussistenti i vizi sollevati dalla contribuente senza indicare quali fossero nello specifico. Mancava una spiegazione sulla fondatezza e sull’iter logico seguito dai giudici per giungere a condividere le conclusioni della Ctp.
L’agenzia delle Entrate aveva notificato ad una società immobiliare un avviso di accertamento con il quale rettificava i ricavi derivanti dalla vendita di alcuni immobili. La contribuente, nell’impugnare l’atto, aveva evidenziato vizi di legittimità e di merito non tenuti in considerazione dal giudice di merito.
E’ soggetta ad Iva la cessione dell’immobile strumentale, in corso di costruzione, non ancora ultimato. Si tratta di un operazione che non rientra nell’esenzione da tale imposta prevista nell’art. 10 (co. 1, n. 8 ter) del Dpr 633/72.
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 23499 del 19 novembre 2016, conferma l’imponibilità per obbligo, per la cessione di un fabbricato strumentale non ultimato.
Ulteriore conferma che, secondo Suprema Corte, viene data dalla stessa ratio della norma, la quale esclude dal regime di esenzione (e, quindi, di imponibilità su opzione) le imprese costruttrici, per i primi 5 anni dalla data di ultimazione dei lavori di costruzione.
Peraltro, la tesi dell’imponibilità per obbligo per i fabbricati non ultimati viene giustificata, indirettamente dal fatto che è legittimo il regime di esenzione Iva per l’immobile ceduto al “consumatore finale” (che poi provvede da se ad ultimare il fabbricato stipulando un contratto di appalto per l’esecuzione dei lavori).
Il fisco può, quindi, rettificare i prezzi di cessione delle quote assunti nel valore nominale. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 23498 del 18 novembre 2016, da il via agli accertamenti con i quali l’Agenzia delle Entrate procede a rettificare le plusvalenze derivanti da cessioni di partecipazioni sulla base del presunto valore effettivo delle azioni o quote cedute. Viene, così, bocciata la decisione della Commissione tributaria regionale che riteneva legittima la cessione delle stesse partecipazioni al loro valore nominale.
La chiusura delle partite Iva inattive da almeno tre anni avverrà d’ufficio e senza l’applicazione di sanzione. Comunque, la chiusura verrà comunicata preventivamente al titolare della posizione Iva “…
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