Source: https://www.studiolegalepalombarini.it/class-action/
Timestamp: 2020-06-03 15:17:16+00:00
Document Index: 30760671

Matched Legal Cases: ['art. 8', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

L’azione collettiva – class action – è un tipo di azione legale che consente ad un gruppo di individui di tutelare i propri diritti individuali omogenei lesi dalla condotta di un’impresa o di un ente gestore di servizi pubblici o di pubblica utilità. I diritti restano individuali, ma l’azione è collettiva.
In questo approfondimento vediamo chi può proporla e secondo quali modalità.
Cos’è la Class Action
Col termine Class Action si indica un’azione di classe, cioè uno strumento di tutela collettiva risarcitoria, che permette ad un gruppo di individui danneggiati dal medesimo fatto di ottenere il risarcimento del danno subìto.
La legge 12 aprile 2019 n. 31, recante disposizioni in materia di azione di classe, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 92 del 18 aprile 2019, ha introdotto il titolo VIII bis (“dei procedimenti collettivi”) nel libro IV del codice di procedura civile. L’azione di classe era precedentemente disciplinata nel codice del consumo. L’entrata in vigore della nuova disciplina della Class Action, inizialmente prevista per il mese di aprile 2020, dodici mesi dopo la pubblicazione della L. 31/2019, è stata prorogata al mese di ottobre 2020 dall’art. 8 comma 5 del D.L. 30 dicembre 2019 n. 162 e poi differita ulteriormente a novembre 2020 dalla legge n. 8 del 28 febbraio 2020, di conversione del suddetto decreto. Le nuove disposizioni di legge saranno, dunque, applicate, a partire dal 19 novembre 2020, alle condotte illecite poste in essere in seguito alla sua entrata in vigore. Alle condotte poste in essere precedentemente continuano ad applicarsi le disposizioni previgenti.
In cosa consiste e come si propone la Class Action
Con la Class Action, un’organizzazione o un’associazione senza scopo di lucro, i cui obiettivi statutari comprendano la tutela dei diritti individuali omogenei, oppure ciascun componente della classe, può agire nei confronti di un’impresa o di un ente gestore di servizi pubblici o di pubblica utilità (detto resistente), autore di una condotta lesiva dei suddetti diritti, per chiedere l’accertamento della responsabilità e per la condanna al risarcimento del danno e alle restituzioni.
Qualora fosse l’organizzazione/associazione a proporre l’azione di classe, è necessario che essa sia iscritta nell’apposito elenco pubblico, istituito presso il Ministero della Giustizia; in alternativa, come indicato, ad esperire l’azione può essere un componente della classe.
La domanda per la Class Action si propone con ricorso esclusivamente davanti alla sezione specializzata in materia di impresa che è competente per il luogo in cui ha sede la parte resistente, cioè l’azienda (o l’ente) contro cui viene promossa l’azione. Il ricorso e il decreto di fissazione dell’udienza sono pubblicati, entro 10 giorni dal deposito di quest’ultimo, nell’area pubblica del portale dei servizi telematici, gestito dal Ministero della Giustizia. Decorsi 60 giorni dalla data di pubblicazione del ricorso non possono essere avanzate ulteriori azioni di classe sulla base dei medesimi fatti e nei confronti del medesimo resistente.
La Class Action è sempre ammissibile?
No. Spetta al tribunale decidere se è ammissibile o meno. Entro il termine di trenta giorni dalla prima udienza il tribunale decide con ordinanza sull’ammissibilità della domanda.
Il tribunale, una volta stabilito che l’Class Action è ammissibile, pubblica un’ordinanza (in cui ammette l’azione di classe) nel portale dei servizi telematici gestito dal Ministero della Giustizia e fissa un termine perentorio per aderire all’azione di classe da parte dei soggetti portatori di diritti individuali omogenei. Il termine non può essere inferiore a sessanta giorni e non superiore a centocinquanta giorni dalla data di pubblicazione dell’ordinanza.
Senza particolari formalità processuali, il tribunale procede nel modo che ritiene più opportuno alla raccolta delle prove più rilevanti.
Il tribunale accoglie o rigetta nel merito la domanda con sentenza che deve essere pubblicata nell’area pubblica del portale dei servizi telematici, entro quindici giorni dal deposito. Il tribunale poi di fronte alla richiesta può decidere se è stato leso il diritto di una categoria (diritto individuale omogeneo) oppure il diritto di un singolo che ha iniziato la causa, non a nome di un’organizzazione o di un’associazione.
Con la sentenza che accoglie l’azione di classe, il tribunale:
● accerta che il resistente (l’impresa/ente accusato di comportamento lesivo) con la sua condotta ha leso diritti individuali omogenei (cioè ha leso stesso diritto del gruppo di persone);
● definisce i caratteri dei diritti individuali omogenei, specificando gli elementi necessari per l’inclusione nella classe dei soggetti aderenti;
● stabilisce la documentazione che deve essere eventualmente prodotta per fornire prova della titolarità dei diritti individuali omogenei;
● dichiara aperta la procedura di adesione e fissa il termine perentorio per l’adesione alla Class Action da parte dei portatori di diritti individuali omogenei nonché per tutte le attività processuali che ritiene necessarie;
● nomina il giudice delegato per la procedura di adesione;
● nomina il rappresentante comune degli aderenti tra i soggetti con i requisiti per la nomina a curatore fallimentare;
● determina, ove necessario, l’importo da versare a cura di ciascun aderente a titolo di fondo spese e stabilisce le modalità di versamento.
L’adesione all’azione di classe si propone mediante inserimento della relativa domanda nel fascicolo informatico, avvalendosi di un’area del portale dei servizi telematici del Ministero della Giustizia.
I documenti del processo si inseriscono nel fascicolo informatico e si può aderire alla Class Action anche senza avvocato. Il resistente si difende come in un normale processo.
Il rappresentante comune dei soggetti che hanno aderito alla Class Action predispone il progetto dei diritti individuali omogenei, chiarendo per ciascuno le sue conclusioni, motivandole, lo deposita e poi comunica il progetto agli aderenti e al resistente (l’ente o l’azienda contro cui è stata mossa la Class Action).
Il giudice delegato, con decreto motivato, quando accoglie in tutto o in parte la domanda di adesione, condanna il resistente al pagamento delle somme o delle cose dovute a ciascun aderente a titolo di risarcimento o di restituzione.
Inoltre, il giudice delegato condanna il resistente (cioè l’azienda o l’ente) a corrispondere al rappresentante comune degli aderenti un importo variabile sulla base del numero dei componenti della classe, a titolo di compenso. La misura della percentuale è inversamente proporzionale al numero dei componenti la classe (la percentuale scende all’aumentare del numero dei componenti ).
Con il medesimo decreto il giudice delegato condanna il resistente a corrispondere direttamente all’avvocato – che ha difeso il ricorrente fino alla pronuncia della sentenza di accoglimento dell’azione di classe – un importo ulteriore rispetto alle somme dovute a ciascun aderente a titolo di risarcimento e di restituzione. Contro il decreto può essere proposta opposizione con ricorso depositato presso la cancelleria del tribunale. Anche se la sentenza viene impugnata, produce comunque da subito i suoi effetti.
Gli accordi transattivi
Un’importante novità è rappresentata dalla disciplina degli accordi transattivi tra le parti.
Il tribunale, fino alla discussione orale della causa, formula, ove possibile, una proposta transattiva o conciliativa. Dopo la pronuncia della sentenza che accoglie l’azione di classe, il rappresentante comune, nell’interesse degli aderenti, può ancora predisporre con l’impresa o con l’ente gestore di servizi pubblici o di pubblica utilità uno schema di accordo di natura transattiva.
Dunque, da quanto sopra esposto, aderire ad una Class Action, può essere più vantaggioso che agire singolarmente. Il processo è più veloce e i risarcimenti avvengono prima e con maggiore possibilità di soddisfazione.
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