Source: http://www.seatorino.org/volontari/12-riforma-del-terzo-settore-senza-volontariato.html
Timestamp: 2019-12-14 08:20:42+00:00
Document Index: 171829922

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 4', 'art.2']

Riforma del terzo settore senza volontariato
Forse il volontariato è l'unica istituzione sociale che gode ancora presso l'opinione pubblica di un largo consenso ed una sincera stima perché nel comune sentire evoca qualcosa di "pulito", di spontaneo, di libero, quel supplemento di umanità di cui si sente sempre più la mancanza.
Chi lo fa è perché ci crede, sente la propria responsabilità come cittadino e come persona, non ha secondi fini.
Anche le Istituzioni non perdono occasione per citare con linguaggio fortemente laudativo il volontariato e proprio per questo sorprende il ruolo marginale, ambiguo e contraddittorio assegnato al volontariato organizzato dal DDL di riforma del terzo settore.
Un ruolo che denota o una non conoscenza dei valori e dello stile del volontariato o peggio ancora un disegno di marginalizzazione che lo confina nella sfera del volontarismo ingenuo e generico.
Infatti il DDL ha come obiettivo esclusivamente il riordino del cosiddetto no profit cresciuto a dismisura con una giungla di sigle (aps, impresa sociale, cooperazione, fondazioni) e sostenuto dalle Istituzioni: soggetti inseriti nel mare magnum delle ONLUS e del TERZO SETTORE, del NO-PROFIT, che a dispetto della sua parola ha sostituito la logica del dono e della gratuità con quella dell'impresa, introducendo formule sempre più complesse e striscianti di pagamento.
Nasce così il nuovo welfare sottocosto, low cost, a supporto di uno Stato che dice di non avere più soldi, continua a tagliare servizi essenziali, ma non la spesa pubblica. Questo DDL di riforma del terzo settore è esattamente lo strumento giuridico costruito su misura della grande cooperazione, valorizzata come stampella vincente e clientelare del no profit e riorganizzato secondo una logica imprenditoriale.
Illuminante la conclusione di una recente indagine coordinata dal Prof. Ascoli docente all’Università Politecnica delle Marche, commissionata dalla Con.Vol. - che al momento è l'unica flebile voce del Volontariato italiano - riassunta nell'espressione "Dalla gratuità al "noprofitness", che descrive un volontariato sempre più ibrido. La Con.Vol. è l'unica espressione nazionale che comprende al suo interno solo organizzazioni di volontariato e per questo di fronte al mondo delle cooperative e delle imprese sociali che gestiscono milioni di euro, appalti e subappalti, è la voce flebile, forte solo dei sui valori ideali.
Il volontariato indignato e preoccupato chiede ed esige chiarezza, chiede ed esige rispetto, così come rispetta tutte le diverse identità del mondo delle ONLUS, ma chiede ed esige proprio per questo il riconoscimento della sua specifica identità, che esula da ogni logica mercantile.
Il volontariato non è disposto a subire questa forma di eutanasia elaborata dalla politica, ne è disponibile al suicidio assistito, intende difendere la sua identità per difendere il diritto dell'opinione pubblica a conoscere e distinguere le diversità. Se anche i giornali molte volte confondono volontariato con no profit, cooperazione, impresa sociale, a noi spetta il dovere morale di fare chiarezza e dove necessario anche pulizia, come atto dovuto nei confronti dell'opinione pubblica e come tutela di una identità che nessuno può permettersi di manipolare dentro e fuori del volontariato.
Ci preoccupano i meccanismi previsti per alimentare la confusione e per dare informazioni mendaci o equivocabili ai cittadini, che non possono riconoscere le trappole del politichese.
Non approviamo la volontà di valorizzare l'utilizzazione dei volontari singoli (art. 5 n.1 lett. a), che operano nelle APS, Cooperative, Imprese sociali, Comuni e istituzioni pubbliche (forma di volontariato civico singolo e non associato), ai quali il DDL intende dare riconoscimento formale rinforzando il loro ruolo di ammortizzatori sociali per un welfare low cost.
Non approviamo inoltre la volontà di centralizzare tutto a livello nazionale (art. 4 n.1 lett. I ) la riforma dei Co.Ge ora regionali, la modifica delle competenze dei Centri di Servizio con l'estensione dei servizi a tutti gli enti no profit, l'ambiguità del Registro unico nazionale di tutte le associazioni.
Ci preoccupa il registro unico del terzo settore (art. 5 del DDL) che mette insieme tutti i soggetti e quindi alimenta in modo programmato la confusione di identità, a meno che risulti con chiarezza la specificità del volontariato rispetto a tutti gli altri soggetti del terzo settore.
Ci preoccupano le modalità di controllo (art. 5 n.1 lett. D) affidate a livello nazionale (cioè a nessuno) per le grandi associazioni o gli enti di secondo livello, ma ancora più ci preoccupa l'affidamento del controllo per le piccole associazioni ai Centri di Servizio, per evidenti problemi di conflitto di interesse e di subalternità.
Ci preoccupa l'ennesima ambiguità di stampo mercantile e commerciale, previsti nell'art. 4 (obblighi contabili, di verifica delle attività, di iscrizione al registro unico del terzo settore) che ancora una volta non dichiarano in modo esplicito la distinzione delle organizzazioni di volontariato rispetto a tutti gli altri enti compresi nel mare magnum del no profit.
Ci preoccupa l'estensione dei servizi a enti non di volontariato (APS, Cooperative, Imprese sociali, Comuni) prevista per i Centri di Servizio a parità di risorse: significa non solo togliere le già esigue elemosine al volontariato, ma anche finanziare enti commerciali e pubblici anche se no profit che si avvalgono dei servizi di volontari singoli. E' l'esaltazione del ruolo surrogatorio dei volontari, ridotti al rango di calmieri sociali.
Si tende così non a rafforzare il volontariato organizzato, che ha uno stile, una tradizione, una mission, ma a puntare sui singoli, alle dipendenze di Enti del terzo settore ed istituzioni, non solo per ridurre i costi, ma sottraendo ulteriori risorse umane ed economiche alle organizzazioni di volontariato organizzate.
Per questo chiediamo la modifica del DDL del terzo settore che identifichi, tuteli e valorizzi l'identità propria, i valori e la ricchezza del volontariato organizzato. Chiediamo che gli organi di controllo non diano luogo a facili sospetti di conflitto di interesse, che venga mantenuta la logica del decentramento regionale per valorizzare la storia, le esperienze, gli assetti organizzativi che costituiscono il patrimonio culturale, sociale, popolare del territorio.
Che la proclamata volontà di “semplificare la normativa vigente, garantendone la coerenza giuridica, logica e sistematica” (art.2 n.1 lett. d) venga effettivamente attuata. Al momento, visti i testi, frutto di evidenti pressioni da parte di esponenti del terzo settore, nonché di tentativi di compromesso tra le diverse parti politiche, sembra che il risultato finale possa essere quello di aumentare la confusione concettuale, ideale e giuridica.
Che, anche nell’ipotesi di attuazione del “Codice del Terzo Settore” e del Registro Unico del Terzo Settore, siano comunque tenute chiaramente distinte la natura, le funzioni ed il regime legale del Volontariato Organizzato rispetto agli altri Enti del Terzo Settore.
che i Centri di Servizio per il Volontariato, coerentemente con il proprio nome, restino destinati a supportare il Volontariato, senza dover allocare le già scarse risorse a favore di altri Enti del Terzo Settore. E che, sempre in coerenza con il proprio nome, siano al servizio del volontariato e non abbiamo quindi funzioni di controllo sullo stesso, creando una situazione di conflitto di interessi impossibile a sanarsi (poiché i “controllori” sarebbero stati eletti dai soci, cioè dai “controllati”).
che venga emanato, tra i decreti attuativi previsti, un decreto attuativo dedicato solo a:
AMICI DELLA SACRA DI S. MICHELE
AMICI DEL VILLAGGIO LEUMANN
ASSOCIAZIONE RICERCA VALORIZZAZIONE ARTISTI PITTORI PIEMONTESI
ASSOCIAZIONE LA TAVOLA DI SMERALDO
ASSOCIAZIONE MUS MURIS
AMICI DELL’ABBAZIA DI CASANOVA
ASS. ALCOOLISTI ANOMINI
ASS. AMICI
ASS. DIABETICI TORINO 2000
AVULSS ALESSANDRIA
AVULSS VALENZA
AVULSS REGIONALE PIEMONTE
CAV DI SANTENA (TO)
CAV DI VERBANIA
CIF VOLONTARIATO TORINO
CIF VOLONTARIATO ALESSANDRIA
CONFRATERNITA DELLA MISERICORDIA DI ACQUI
FAMIGLIE LA SOLIDARIETA'
LA POESIA SALVA LA VITA ASTI
MPV CASALE M.TO
OPERA S. GIOBBE
ORIZZONTI DI VITA PIEMONTE
ORIZZONTI DI VITA TORINO
PREVENZIONI TUMORI TORINO
S.E.A. TORINO
SOCIETA' DI S. VINCENZO TORINO