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Timestamp: 2014-08-29 20:07:10+00:00
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La riforma del sistema tributario(16): il fallimento e la liquidazione coatta FiscoOggi.it
La riforma del sistema tributario(16): il fallimento e la liquidazione coatta Le due procedure non sono interessate da nessuna modifica sostanziale. Le eventuali differenze nel trattamento di specifiche fattispecie concrete deriveranno quindi, semmai, dalle altre norme in tema di fiscalità diretta
Il fallimento: generalità
Ai sensi dell'articolo 2221 del codice civile, gli imprenditori commerciali, esclusi gli enti pubblici e i piccoli imprenditori, sono soggetti, in caso d'insolvenza, alle procedure del fallimento e del concordato preventivo, salve le disposizioni delle leggi speciali.
La disciplina del fallimento si rinviene nella cosiddetta "Legge Fallimentare", ovvero nel regio decreto 16.3.1942, n. 267, mentre quella della liquidazione coatta è incardinata nelle singole leggi speciali.
Allo stato, sono soggetti alle disposizioni sul fallimento, sul concordato preventivo e sull'amministrazione controllata, gli imprenditori che esercitano una attività commerciale, esclusi gli enti pubblici e i piccoli imprenditori (regio decreto 16.3.1942, n. 267, articolo 1, I comma).
Con la sentenza che dichiara il fallimento, pronunciata in camera di consiglio, il tribunale:
nomina il giudice delegato per la procedura
ordina al fallito il deposito dei bilanci e delle scritture contabili entro ventiquattro ore, se ancora non è stato eseguito
assegna ai creditori e ai terzi, che vantano diritti reali mobiliari su cose in possesso del fallito, un termine non maggiore di 30 giorni dalla data dell'affissione della sentenza per la presentazione in cancelleria delle domande
stabilisce il luogo, il giorno e l'ora dell'adunanza in cui, nel termine di 20 giorni da quello indicato sopra, si procederà all'esame dello stato passivo.
La sentenza è provvisoriamente esecutiva (articolo 16, commi I - III). Gli organi preposti al fallimento sono:
il tribunale fallimentare, che è investito dell'intera procedura, provvede sulle controversie a essa relative che non sono di competenza del giudice delegato e decide sui reclami avverso i provvedimenti di quest'ultimo (articolo 23, I comma)
il curatore, che ha l'amministrazione del patrimonio fallimentare sotto la direzione del giudice delegato (articolo 31, I comma)
il comitato dei creditori, il quale dev'essere costituito entro 10 giorni dal decreto del giudice che, ai sensi dell'articolo 97, dichiara l'esecutività dello stato passivo, e può essere costituito in via provvisoria anche prima di detto termine, se il giudice lo ritiene opportuno (articolo 40, I comma). Le funzioni di tale organo sono prevalentemente consultive nei confronti del giudice (articolo 41).
Ai sensi dell'articolo 42 della "Legge Fallimentare", la sentenza che dichiara il fallimento ha l'effetto - a partire dalla sua emissione - di privare il fallito dell'amministrazione e della disponibilità dei suoi beni esistenti alla data di dichiarazione di fallimento. Nel fallimento sono compresi anche i beni che pervengono al fallito nel corso della procedura, al netto delle passività incontrate per l'acquisto e la conservazione dei beni stessi.
Salvo diverse disposizioni di legge, dal giorno della dichiarazione di fallimento non possono essere intraprese azioni individuali esecutive sui beni compresi nel fallimento (articolo 51). Il fallimento apre il concorso dei creditori sul patrimonio del fallito; ogni credito, anche se munito di diritto di prelazione, dev'essere accertato secondo le norme stabilite dal capo V, salvo diverse disposizioni della legge (articolo 52).
I crediti garantiti da pegno o assistiti da privilegio a norma degli articoli 2756 e 2761 del codice civile possono essere realizzati anche durante il fallimento, dopo che sono stati ammessi al passivo con prelazione (articolo 53, I comma).
I creditori garantiti da:
fanno valere il loro diritto di prelazione sul prezzo dei beni vincolati per il capitale, gli interessi e le spese; se essi non sono soddisfatti integralmente, concorrono, per quanto è ancora loro dovuto, con i creditori chirografari nelle ripartizioni del resto dell'attivo (articolo 54, I comma).
Per effetto della dichiarazione di fallimento, sono privi di effetto tutti gli atti mediante i quali il fallito, nei due anni anteriori, aveva disposto del proprio patrimonio, come:
gli atti a titolo gratuito (articolo 64)
i pagamenti di crediti (articolo 65)
gli atti a titolo oneroso, i pagamenti, le garanzie (articolo 66).
La liquidazione coatta: generalità
In relazione alla liquidazione coatta amministrativa, è la legge a determinare:
quali imprese sono soggette a tale procedura
i casi per le quali essa può essere disposta
l'autorità competente a disporla (regio decreto 16.3.1942, n. 267, articolo 2, I comma).
Il titolo V del regio decreto n. 267/1942, articolo 194 e seguenti, disciplina gli aspetti generali della procedura.
Va in particolare tenuto presente che:
se un'impresa soggetta a liquidazione coatta amministrativa si trova in stato di insolvenza, il tribunale del luogo dove è situata la sede principale, su richiesta di uno o più creditori, dichiara tale stato con sentenza in camera di consiglio
con la stessa sentenza o con un successivo decreto sono adottati i provvedimenti conservativi opportuni nell'interesse dei creditori fino all'inizio della procedura di liquidazione. Prima di provvedere, il tribunale deve sentire l'autorità governativa che ha la vigilanza sull'impresa (articolo 195, I e II comma; con sentenza 27.6.1972, n. 110, la Corte costituzionale ha dichiarato l'illegittimità costituzionale di tale disposto nella parte in cui non prevede l'obbligo per il tribunale di disporre la comparizione del debitore in camera di consiglio per l'esercizio del diritto di difesa nel corso dell'istruttoria diretta ad accertare lo stato di insolvenza dell'impresa soggetta a liquidazione coatta amministrativa)
per le imprese soggette a liquidazione coatta amministrativa, per le quali la legge non esclude la procedura fallimentare, la dichiarazione di fallimento preclude la liquidazione coatta amministrativa e il provvedimento di liquidazione coatta amministrativa preclude la dichiarazione di fallimento (articolo 196)
organi della liquidazione coatta amministrativa sono:
il commissario liquidatore, nominato con il provvedimento che ordina la liquidazione o con altro successivo (eventualmente, nel caso di imprese la cui importanza lo consigli, possono esservi tre commissari liquidatori)
il comitato di sorveglianza, di tre o cinque membri, scelti tra persone esperte nel ramo di attività dell'impresa, e possibilmente tra i creditori (articolo 198)
il commissario liquidatore procede a tutte le operazioni relative alla procedura secondo le direttive dell'autorità vigilante e sotto il controllo del comitato di sorveglianza (articolo 204).
La riforma delle procedure concorsuali (cenni)
Secondo l'"analisi tecnico-normativa" contenuta nel testo del Ddl A.S. n. 1243, sulla riforma delle procedure concorsuali, la vigente legge fallimentare, già oggetto di ripetuti interventi della Corte costituzionale, con la declaratoria di illegittimità costituzionale di numerose disposizioni, necessita di essere adeguata ai tempi attuali.
Nell'incertezza e scarsa funzionalità delle norme, e a causa del gran numero delle procedure fallimentari, si sono imposte prassi applicative spesso difformi da tribunale a tribunale.
Nell'attesa di una riforma organica delle procedure concorsuali, appare urgente un intervento legislativo anticipatorio, teso al "restauro" e all'adeguamento del vecchio impianto normativo alle necessità dell'oggi.
Va inoltre rammentato che è da tempo entrato in vigore il nuovo articolo 111 della Costituzione, il quale impone l'adeguamento, nel più breve tempo possibile, di tutti i procedimenti giurisdizionali e, quindi, anche delle procedure concorsuali, ai nuovi princìpi da esso introdotti.
In particolare - omettendo le previsioni che riguardano il so