Source: https://www.legambientecarrara.it/2012/04/07/elezioni-amministrative-la-piattaforma-programmatica-di-legambiente/
Timestamp: 2020-03-31 02:14:48+00:00
Document Index: 166572071

Matched Legal Cases: ['art. 10', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 16', 'sentenza ', 'sentenza ']

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Elezioni amministrative: la piattaforma programmatica di Legambiente
1a. Concessioni e tariffe: basta accordi privilegiati con gli industriali. Il marmo sia una ricchezza per tutti i cittadini
Il Regolamento sugli agri marmiferi del 1995 prevede che il Comune stipuli con gli imprenditori la concessione, dietro il corrispettivo di un canone e del contributo regionale previsto dalla L.R. 78/98 (fino al 10% del valore per i detriti e fino al 5% per i blocchi).
Nonostante ciò, a 17 anni di distanza le cave continuano a lavorare con tariffe di tutto favore per gli imprenditori perché il Comune non solo non ha ancora rilasciato le concessioni ma ha addirittura svuotato il Regolamento dei contenuti più qualificanti, con modifiche a palese danno dei cittadini. Infatti:
il prolungamento della durata della concessione (da 20 a 29 anni) e il suo rinnovo automatico hanno, di fatto, ripristinato la perpetuità della concessione;
la previsione di un tetto per la determinazione del canone (non superiore all’8% del valore della produzione: art. 10 bis) ribalta il principio della legge 724/94 (che, al contrario, prevede un valore base «non inferiore a quello di mercato») e va chiaramente nell’interesse dei concessionari: in un’asta, infatti, il miglior offerente potrebbe essere disposto a pagare ben più dell’8% (anche il 20-30%) per ottenere la concessione delle cave più redditizie;
i criteri di determinazione del canone non prevedono l’asta ma si basano (peraltro solo teoricamente) sui prezzi di mercato del marmo (art. 10 bis);
la possibilità di stabilire una tariffa comprensiva del canone e del contributo regionale mediante accordi con gli industriali (art. 10 sexies) consente di fatto di aggirare (ovviamente al ribasso) il principio del canone in relazione al valore di mercato;.
Oggi il Comune ricava dal marmo circa 15 milioni di € l’anno (8 dai blocchi e 7 dai detriti). Nella trattativa con gli industriali, ancora in corso, il Comune ha chiesto aumenti tariffari. Tuttavia le nuove fasce tariffarie proposte dal Comune violano i principi di legge (non essendo proporzionali al reale valore del marmo) e favoriscono ingiustamente le cave col marmo di migliore qualità.
Secondo le richieste del Comune le entrate dai blocchi salirebbero a soli 13,6 milioni/anno mentre, anche con l’attuale regolamento “automutilato”, il Comune –ritirando i generosi sconti ai marmi più pregiati– potrebbe e dovrebbe incassare 35,6 milioni l’anno: più del doppio di quanto incassa oggi. Se poi le concessioni fossero messe all’asta, le entrate comunali aumenterebbero ulteriormente in maniera rilevante. Carrara potrebbe divenire un gioiello e garantire ai cittadini servizi efficienti e protezione sociale, anziché trovarsi indebitata per decenni per pagare la strada dei marmi (della quale peraltro si gioveranno gli industriali).
Per comprendere la misura dello scandalo basta considerare il contrasto stridente tra il generoso sconto tariffario alle cave (che comporta minori entrate dal marmo per oltre 20 milioni di euro l’anno) e il dissesto finanziario del Comune, affrontato spremendo i cittadini con l’addizionale IRPEF, tagliando servizi sociali e giungendo al punto di tenere chiuse delle scuole non disponendo delle poche migliaia di euro necessarie a riparare i servizi igienici.
Le scelte del Comune (oltretutto illegittime) hanno dunque impoverito i cittadini, a tutto vantaggio degli industriali: è evidente che ciò risponde a precise scelte politiche.
Pertanto, al fine di riportare lo sfruttamento delle cave ai principi di legge e alla finalità di apportare benefici ai cittadini, occorre che il Comune:
corregga subito il Regolamento sugli agri marmiferi, eliminando il rinnovo automatico della concessione e riducendone la durata a 10 anni;
modifichi i criteri di determinazione del canone, mettendo all’asta ogni concessione alla sua scadenza;
elimini dal regolamento la possibilità di concordare le tariffe con gli industriali, interrompa perciò ogni trattativa con gli industriali e metta all’asta le concessioni;
intenti verso le cave un’azione di recupero dei canoni non pagati almeno per gli ultimi cinque anni;
elimini ogni possibilità di subaffitto della cava (reintrodotta di fatto con la previsione dell’art. 16).
Di fronte alla procedura sopra indicata, gli eventuali ricorsi degli industriali sarebbero destinati a cadere nel nulla, vista la sua piena legittimità sancita dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 488/95.
1b. Il marmo: ripristinare la legalità
È dal 2003 (dopo l’alluvione) che sollecitiamo il Comune a far rispettare il divieto di abbandonare le terre al monte. 18 solleciti, tutti minuziosamente documentati, non hanno sortito alcun esito.
Solo nel novembre 2011, in vista di una trasmissione del TG1, il Comune si è deciso a diffidare una ventina di cave: o smaltiscono le terre o si vedranno sospendere o decadere l’autorizzazione. L’esperienza ci dice che, come tutte le ordinanze relative al settore marmo, anche questa resterà a lungo violata e impunita.
Così negli ultimi 5 anni le cave hanno smaltito abusivamente circa 1.700.00 t di terre, producendo un doppio danno: ambientale ed erariale. Eludendo la tariffa sulle terre, infatti, le cave hanno eluso 1.868.630 €: un ulteriore danno di tutto rispetto per il bilancio comunale!
Da lunga data l’intero settore marmo è una vera e propria palestra di illegalità. La vicenda delle polveri sottili, da noi seguita con particolare attenzione e tenacia, fornisce una documentazione esemplare delle mille forme (dall’inerzia all’aperta illegalità) nelle quali si è manifestata la volontà del Comune di favorire gli interessi degli imprenditori del marmo, a scapito dei cittadini.
Della miriade di violazioni della legalità ricordiamo qui solo la sterilizzazione dell’ordinanza sulla giornata di fermo camion dopo tre superamenti consecutivi del limite per il PM10, la mancata attuazione delle disposizioni del tribunale e il numero irrisorio di camion multati dalla polizia municipale per violazione dell’ordinanza “camion puliti” (2 multe il mese, contro le 255 violazioni il giorno da noi documentate e contro le 3.544 multe mensili agli automobilisti).
Occorre che tutti gli uffici comunali si impegnino a rispettare e far rispettare tutte le norme, senza trucchi, con tempestività e col massimo rigore, ricorrendo senza indugio alla revoca dell’autorizzazione per gli inadempienti. Si tratta di principi elementari ma, a Carrara, sistematicamente violati.
1c. Tutela delle sorgenti
Qualunque materiale presente sui versanti o sulle superfici di cava suscettibile di essere dilavato dalle acque piovane (marmettola, terre, idrocarburi, ecc.) si infiltra nelle fessure del marmo (direttamente in cava o, indirettamente, lungo i versanti e i torrenti) e, attraverso la circolazione carsica, finisce nelle sorgenti. Occorrono perciò:
un’ordinanza “cave pulite come uno specchio” che prescriva la completa rimozione quotidiana di terre e marmettola da tutte le superfici di cava;
la revoca delle autorizzazioni a vagli e frantoi lapidei nei bacini montani e il loro trasferimento al piano;
la rivegetazione erbacea ed arbustiva di tutte le scarpate delle vie di arroccamento, al fine di proteggere queste estese superfici dal dilavamento e le sorgenti dal conseguente rischio di inquinamento;
il divieto assoluto della pratica, ancora presente, di liberare i piazzali di cava facendo rotolare i detriti sui versanti;
la chiusura delle cave che estraggono meno del 25% in blocchi e di quelle che non rispettano le misure sopra elencate.
1d. Cave e rischio idrogeologico
I vecchi ravaneti: vanno mantenuti perché, grazie alla scarsità di terre, sono permeabili e funzionano da spugna, assorbendo le acque piovane e riducendo perciò i picchi di piena.
I ravaneti recenti: vanno rimossi perché, a causa dell’elevato contenuto in terre (che intasano gli interstizi), sono impermeabili e accentuano perciò i picchi di piena. Inoltre, le terre, fluidificate dalle piogge, rendono i ravaneti suscettibili alle frane che, a loro volta, intasano gli alvei provocando esondazioni.
Nuovi ravaneti: non vanno consentiti, neppure temporanei; in caso di difficoltà d’accesso dei camion per il prelievo degli scarti, vanno adottate soluzioni diverse (scivoli, nastri trasportatori, teleferiche, ecc.).
Le attività di vagliatura e frantumazione: devono essere trasferite tutte al piano.
I corsi d’acqua: va restituito ad essi l’intero alveo. Le strade di fondo valle sono perciò da eliminare e da ricostruire in posizione di sicurezza (a mezza costa).
Alveo del Carrione: va adottato un significativo intervento di ampliamento in larghezza (non in profondità), delocalizzando le numerose segherie lungofiume.
Volume annuo estraibile: va contingentato con riduzione progressivamente maggiore per le cave con più scarti o in siti più critici.
1e. Demanio civico e lavorazione in loco
Il riconoscimento della natura di demanio civico degli agri marmiferi (anziché di patrimonio indisponibile del Comune) aprirebbe interessanti possibilità:
affidamento all’assemblea dei “comunisti” (titolari dei beni comuni) degli indirizzi di gestione delle cave;
nuova regolamentazione all’attività estrattiva, ad es.: contingentare i quantitativi annui estraibili da ogni cava, consentire l’escavazione dalle sole cave più produttive, chiudere quelle con quantità eccessive di detriti o che non rispettano le prescrizioni di tutela ambientale;
destinazione a fini sociali di parte della ricchezza prodotta;
potenziamento della lavorazione in loco del marmo estratto, ad esempio subordinando l’autorizzazione al rispetto di tale condizione, oppure introducendo una tassa sul marmo esportato (i beni comuni, infatti, non sono sottoposti alle norme europee sulla libera concorrenza).
Il ricorso al Tribunale superiore per gli Usi Civici, volto ad ottenere il riconoscimento degli agri marmiferi come demanio civico, è già stato presentato nel 2005 da 5 cittadini (con l’adesione di Legambiente e Italia Nostra). La sentenza è stata sfavorevole. Nonostante la debolezza delle motivazioni della sentenza, non abbiamo presentato ricorso in appello non avendo la disponibilità economica di sostenere i costi di un nuovo procedimento. È comunque possibile aprire un nuovo ricorso. Se il Comune lo sostenesse (anziché costituirsi parte avversa, come purtroppo ha fatto), le possibilità di vittoria sarebbero elevate con beneficio di tutti i cittadini.
Su questa materia occorre rilevare che nulla è stato fatto o programmato (o, peggio, si è fatto l’esatto contrario) rispetto alla piattaforma di indicazioni già fornite da Legambiente per le prece-denti elezioni amministrative. Potrebbe pertanto essere sufficiente ripetere meramente le considerazioni proposte nel 2007.
Purtroppo, però, nel frattempo la situazione territoriale e ambientale, sia locale che generale, si è ulteriormente aggravata. A livello generale si pensi alle ormai palesi alterazioni climatiche che accentuano i rischi idrogeologici dei nostri territori –già congeniti– e, a livello locale, alle condizioni di criticità della mobilità con le conseguenti criticità ambientali in termini di inquinamento atmosferico. Da rilevare anche la situazione demografica, passata da una situazione di stallo ad una di regressione.
Pertanto riteniamo che sia il momento, anche per Carrara –come già hanno fatto altre amministrazioni, toscane e non (una su tutte Firenze)– di attuare anzitutto piani regolatori “a volume zero”, ossia strumenti di pianificazione e governo del territorio che annullino qualsiasi nuovo consumo di suolo: che non prevedano, cioè, incrementi delle volumetrie complessivamente esistenti, ma che prevedano, e favoriscano, il recupero, il riuso, la ristrutturazione, la riconversione e la riqualificazione del vasto ed articolato patrimonio immobiliare esistente.
In questa ottica, si deve innestare un forte e deciso indirizzo verso la riqualificazione e riconversione energetica del costruito, attuando (e favorendo), senza timori ed ipocrisie, tutte le forme possibili per una reale riduzione dei consumi e dei fabbisogni energetici degli edifici.
Il terzo punto fondamentale che la situazione di Carrara reclama urgentemente, per la sua stessa sopravvivenza, è la realizzazione e la riqualificazione di adeguati spazi pubblici: spazi di socialità, di fruizione, di svago, ma anche di cultura e di mobilità dolce, leggera, sostenibile. Tra questi, da sottolineare per l’ennesima volta il grave deficit di aree verdi in generale e di spazi pubblici attrezzati. Nella situazione dell’intero territorio comunale tragica è la situazione del centro. Soprattutto nel centro storico, infatti, e nelle sue immediate vicinanze, gli standard urbanistici sono quasi inesistenti e disattesi da anni.
Infine, due richiami. Il primo: anche, e soprattutto, in urbanistica, ma più in generale nel governo del territorio, l’affermazione della cultura della manutenzione, nel senso più nobile del termine, che significa custodire il proprio territorio, averne cura, non sperperare questa ricchezza, non consumare questa fonte non rinnovabile. Ciò si attua a partire dalle azioni più semplici e quotidiane, quale la banale pulizia di un giardino, fino alle azioni più strategiche e strutturali del territorio, quali la messa in sicurezza o le infrastrutture. Quanto questi elementari principi siano trascurati è illustrato in modo emblematico dalla interminabile serie di crolli, lesioni e lavori incompiuti disseminati per la città: basti citare i crolli delle palazzina sul Carrione, del Politeama, le lesioni al palazzo delle Logge, alle mura di via Lombarda, all’Accademia, all’Animosi, alla Biblioteca, al Palazzo Pisani, alle ex scuole Rosselli, all’asilo Garibaldi, alla piscina Sarteschi, gli eternamente incompiuti lavori alla Casa dello studente, al parcheggio Carrara Est, al Parco della Padula (ponte, ascensore, villa Fabbricotti), agli hotel Mediterraneo e Marble, alla Fornace, alla cava dei Poeti, alla Sala Amendola, alla Caravella, lo stato fatiscente di troppe scuole, le frane che colpiscono in modo diffuso tutto il territorio.
Il secondo richiamo: ricominciare a guardare alla montagna carrarese non solo come ad un giacimento minerario di marmo. Riteniamo infatti necessario che anche Carrara condivida seriamente e fortemente la presenza di un’area naturale protetta su questa montagna e, conseguentemente, riallacci relazioni forti con il Parco delle Apuane, riaffermando un ruolo prioritario anche del nostro territorio in questa realtà.
Casi specifici di attenzione:
Area della Fossa Maestra: l’osservazione da noi presentata alla Variante del Piano strutturale in merito all’area della Fossa Maestra è stata accolta e, dunque, la destinazione di tale area resta quella stabilita dal Piano Strutturale del 1997 (area umida, invariante strutturale). Riteniamo pertanto che debbano essere finalmente attuate le previsioni di quel Piano e delle conseguenti discipline del Regolamento Urbanistico e del Piano attuativo dell’Arenile. Per tali previsioni è peraltro già disponibile un progetto specifico redatto da AMIA, ARPAT e Ufficio Ambiente del Comune, rivolto alla riqualificazione ambientale dell’area umida e retrodunale ed alla realizzazione di un sistema di fitodepurazione delle acque.
Area demaniale di Marina (proprietà Patrimonio S.p.A.): mantenimento assoluto della proprietà e della fruizione pubbliche e del patrimonio verde esistente.
Fascia collinare: salvaguardia, soprattutto azzerando espansioni del perimetro urbanizzato, e favorendo anche il mantenimento o la ricostituzione delle colture tipiche della vigna e dell’olivo.
Casi specifici ed emblematici:
2a. Parco di Villa Ceci
questo “fazzoletto” verde, scampato alla massiva e talora selvaggia urbanizzazione del-la piana tra Marina e Avenza, deve essere preservato, proprio in quanto ultimo scampolo di area non aggredita dal cemento e proprio perché potrebbe costituire un elemento di estremo valore per la vivibilità degli abitanti di Avenza e Marina est;
il perimetro del parco urbano pubblico di Villa Ceci deve essere quello naturale e storico dell’area, oggi per svariate parti compromesso da altri usi o trasformazioni improprie: quello compreso tra Viale XX Settembre, Via Covetta, Via Argine Destro Carrione e Via Marco Polo;
per garantire l’integrità dell’area verde e la fattiva realizzazione del parco è necessario anzitutto modificare quanto previsto dalla variante al Piano strutturale, approvata il 27 marzo 2012, che inserisce l’Utoe 4 (Villa Ceci) negli ambiti di trasformazione strategica e precisa che «la funzione prevalente è quella residenziale ma si prevede anche la possibilità di realizzare un polo direzionale, per servizi privati e ricettivo nella parte più a sud, a ridosso di viale XX Settembre», di fatto consentendo l’edificazione di parte dell’area di maggior pregio. Abitanti complessivi previsti per l’Utoe Villa Ceci: 1471. Di contro, riteniamo imprescindibile per la realizzazione del Parco l’eliminazione di qualsiasi previsione di edificabilità nell’area e chiediamo che sia chiarita, in modo incontrovertibile, la destinazione a parco verde urbano di tutta l’area. In questo quadro si devono porre le condizioni sia per la delocalizzazione delle attività marmifere oggi presenti lungo l’argine del Carrione sia per il recupero nel contesto del parco urbano delle aree lasciate libere;
due sono le possibili strade per acquisire l’area: esproprio o perequazione (o entrambe in parte). Nel caso della perequazione, vanno individuate aree idonee edificabili nel Piano Strutturale, localizzate al di fuori del perimetro del parco di Villa Ceci.
2b. Porto
per le caratteristiche e la localizzazione della struttura nonché per le criticità ambientali che la circondano (su tutte: erosione costiera, problemi idrogeologici dello sfocio a mare del Carrione), si richiede l’utilizzo (e riutilizzo) delle strutture esistenti, attraverso la loro riqualificazione e rifunzionalizzazione, senza ampliamenti delle attuali opere portuali;
nella direzione sopra delineata, occorre puntare decisamente sulla multifunzionalità dello scalo, che contempli in modo deciso e completo le attrezzature turistiche e della nautica da diporto. La multifunzionalità si pone anche l’obiettivo di garantire nel tempo stabilità e prospettive economiche, attraverso l’integrazione di diverse attività produttive, pur sempre legate al “mare”, e di essere di fondamento e di ausilio all’attuazione della ricucitura porto-città;
ricucire il rapporto tra il porto e la città (cioè l’abitato di Marina di Carrara) è il principale strumento per ridurre gli attriti, o i conflitti, tra funzioni urbane e funzioni portuali, oltre che per mitigare gli impatti e gli effetti ambientali derivanti dalle attività portuali. La configurazione attuale dell’infrastruttura portuale –con il cantiere navale in essa incorporato– impone la necessità di riconvertirne/riqualificarne l’area nell’ambito della ricucitura tra il porto e la città.
Nella piattaforma Legambiente per le amministrative del 2007 chiedevamo l’impegno dei candidati su due punti qualificanti:
l’avvio su tutto il territorio comunale delle raccolte domiciliari dei rifiuti (porta a porta);
una razionalizzazione del ciclo industriale raccolta-trattamento-smaltimento, principalmente attraverso la fusione delle tre aziende pubbliche (Amia Carrara, Asmiu Massa, Cermec Massa e Carrara) che operano nel settore: questo non solo per ragioni di economia dei costi della politica, con un solo consiglio d’amministrazione e un solo direttore generale, ma anche per ottimizzare i costi e migliorare l’efficienza del ciclo.
Oggi cinque anni dopo, la situazione presenta invece queste criticità:
la raccolta differenziata, nonostante alcuni segnali positivi di crescita (dovuti all’avvio del “porta a porta” a Marina di Carrara) resta tuttavia largamente al di sotto delle percentuali di legge e degli obiettivi della Regione Toscana (nel 2012 la quota di differenziata avrebbe dovuto essere almeno il 65 per cento: il dato reale è praticamente invertito). La raccolta domiciliare “porta a porta” si è fermata al “fronte della Covetta”; nella altre zone della città non sono state tentate neppure soluzioni di “raccolta integrata” (modelli misti fra domiciliare –nei centri abitati– e cassonetto stradale –negli abitati dispersi);
in questi cinque anni non solo non si è arrivati all’integrazione del ciclo e alla creazione di un’unica azienda provinciale, ma si è anche permesso che vi fosse un’ulteriore frammentazione, con la scelta dei comuni della Lunigiana di affidare il servizio di raccolta a un privato e di privilegiare per il primo trattamento un’azienda privata che, fra le altre cose, ha generato rilevanti problemi di impatto ambientale per l’area in cui sorge (il centro urbano di Albiano Magra).
Nell’arco della legislatura, a fronte dell’inerzia delle amministrazioni locali su questo punto, si è verificata però una rilevante novità: i vecchi Ato provinciali sono stati sostituiti dai nuovi “macroAto” di area vasta: Carrara, fa parte dell’Ambito Toscana Costa con Lucca, Pisa e Livorno. Di recente è stata costituita la nuova società (“RetiAmbiente”) ed è stata avviata la procedura pubblica per l’individuazione del socio privato, al quale potrà essere conferito fino al 40 per cento del capitale sociale. In RetiAmbiente il Comune conferirà il ramo di azienda Igiene Urbana di Amia spa e le proprie quote di Cermec spa. Entro circa un anno, quindi, sarà RetiAmbiente a gestire la raccolta e il trattamento dei rifiuti urbani.
Sono inoltre emersi episodi di cattiva gestione di alcune aziende pubbliche e fra queste Cermec; a prescindere dagli aspetti penali (oggetto di indagine della magistratura) occorre far emergere anche le responsabilità politiche di tale cattiva gestione e le ragioni “strutturali” che hanno portato alla crisi economica e finanziaria di Cermec. La buona gestione di questa azienda è infatti fondamentale, considerato il ruolo centrale rivestito dai suoi impianti di selezione e compostaggio nel ciclo dei rifiuti.
Una strategia “rifiuti zero”, infatti, non può prescindere dalla raccolta differenziata spinta e da una filiera impiantistica che assicuri il riuso e il riciclo delle varie frazioni differenziate. In questo quadro l’impianto di compostaggio (per il compost di qualità e per la stabilizzazione dell’organico da selezione dell’indifferenziato), uno dei soli due presenti nell’ATO vasta, è fondamentale per chiudere il ciclo della frazione organica. L’effettivo raggiungimento di una raccolta differenziata spinta permetterebbe di sfruttare al meglio la potenzialità dell’impianto con una maggior produzione di ammendante di qualità, mentre la linea di selezione dell’indifferenziato resterebbe utile non solo nella inevitabile fase “transitoria” ma anche per il trattamento di ciò che comunque resterà come residuo secco non differenziabile.
A fronte di questa complessa situazione e delle imminenti modifiche degli “assetti” industriali nel ciclo dei rifiuti crediamo che sia necessario:
sviluppare l’iniziativa per estendere subito a tutto il territorio la modalità di raccolta domiciliare, l’unica che possa portare al raggiungimento di obiettivi significativi di raccolta differenziata. Tale azione crediamo sia urgente e che debba essere posta immediatamente nell’agenda della nuova amministrazione comunale, affinché al momento del passaggio alla gestione di RetiAmbiente si siano già verificati standard di servizio che non potranno essere modificati in peggio dalla società mista;
pur in attesa del conferimento a RetiAmbiente, realizzare da subito sinergie fra le amministrazioni e fra le aziende pubbliche esistenti a Carrara e Massa per razionalizzare il ciclo industriale raccolta-trattamento-smaltimento, e per sfruttare al meglio le risorse economiche e umane, ottimizzando anche l’impiego del personale;
sviluppare una azione complessiva di informazione, sensibilizzazione, controllo e repressione dei comportamenti poco virtuosi (dal conferimento irregolare dei rifiuti domestici a quello presso i cassonetti o in altre zone del territorio di materiali ingombranti, di risulta, inerti). Di questa azione informativa e formativa deve essere parte integrante e fondamentale quella che promuove la riduzione della produzione stessa del rifiuto, attraverso consumi sostenibili (si veda sotto) e che stimoli comportamenti virtuosi: un primo esempio, anche solo “simbolico”, potrebbe essere dato dalle stesse istituzioni comunali che dovrebbero evitare il consumo di acqua minerale e “imbroccare” l’acqua pubblica;
infine alla nuova amministrazione comunale chiediamo un forte impegno “politico” per ricostruire a livello provinciale un’unità di gestione del ciclo dei rifiuti, tutelando le realtà pubbliche esistenti e quelle che verranno, per poter garantire un più forte e cogente controllo sulle attività di servizio e su quelle industriali e sui loro impatti ambientali.
4. GESTIONE SOSTENIBILE DEL TERRITORIO
Il territorio del comune di Carrara vive da anni situazioni di elevata criticità ambientale: se a monte l’escavazione genera forti impatti in termini di paesaggio e di qualità dell’aria, nella discesa verso il piano il modello di trasporto –totalmente su gomma– provoca inquinamento da polveri sottili (sia per le emissioni da gas di scarico sia per la dispersione delle polveri di carbonato di calcio) e inquinamento acustico. L’apertura della Strada dei Marmi allevierà grandemente l’impatto sul centro urbano ma, se non saranno adottate misure di contenimento, sposterà i problemi alle due estremità della strada: sull’Aurelia e nel tratto da Miseglia bassa al Tarnone.
Nella Zona Industriale permangono aree non ancora bonificate, per quanto concerne i suoli, mentre la totalità delle falde acquifere resta in attesa dell’avvio delle opere previste dall’Accordo di Programma sottoscritto con il Ministero dell’Ambiente ma non ancora dotato di strumenti attuativi.
Il litorale è segnato da un problematico rapporto con la realtà portuale mentre avanzano i fenomeni erosivi dell’arenile.
La gestione delle risorse energetiche e lo sviluppo di quelle da fonti rinnovabili è più affidata alla buona volontà (o talvolta agli interessi legittimi) dei privati che non ad una seria ed adeguata pianificazione pubblica: come del resto sono da sviluppare maggiormente, da parte pubblica, i progetti volti ad approvvigionare gli edifici e le strutture pubbliche con energie alternative (solare, fotovoltaico, eolico) così come fatto con gli impianti fotovoltaici installati in otto fra scuole elementari, materne, Casa di riposo e palazzetto dello sport di Avenza. Da estendere anche l’installazione di dispositivi di riduzione del consumo elettrico nell’illuminazione pubblica, ora esistenti in ben pochi impianti cittadini.
Le politiche di trasporto pubblico sono pressoché inesistenti e in ogni caso “delegate” al gestore ATN, mentre manca –anche nella realtà in cui si sono sviluppate APU e ZTL– una gestione sostenibile della mobilità, pur esistendo una società (la Progetto Carrara) alla quale è stata affidata la gestione della sosta, con linee di condotta che sembrano privilegiare la logica dell’incasso più che quella della vivibilità.
Tutto ciò in estrema sintesi e per sommi capi, quale sintomo comunque di una complessità ambientale che meriterebbe una gestione unitaria, razionale, pianificata della “qualità dell’ambiente”.
Molti Comuni, per affrontare e vincere la sfida della complessità della tutela dell’ambiente, hanno scelto di dotarsi di strumenti come i sistemi di gestione ambientale (in base alla norma UNI-EN-ISO 14001 o al regolamento comunitario EMAS).
I sistemi di gestione, pensati inizialmente per le aziende, sono stati estesi anche agli enti pubblici e ai loro territori proprio perché, analizzando preliminarmente i propri aspetti ambientali e valutandone complessivamente gli impatti, permettono di sviluppare politiche integrate di miglioramento ambientale e di individuare le azioni per migliorare continuamente la qualità del proprio ambiente, dando pubblicamente conto di obiettivi e risultati, oltre che dei dati più rilevanti per l’ambiente e per la salute pubblica. ISO 14001 e EMAS sono dunque strumenti che permettono di tenere sotto controllo i diversi “processi” che compongono il sistema (in questo caso l’intero ecosistema urbano): dalle emissioni allo sfruttamento delle risorse naturali, alla gestione delle risorse energetiche, ai consumi di materie prime o del territorio stesso.
Crediamo che anche la nostra città possa e debba dotarsi di questo strumento che permette anche a tutti gli stakeholder (i portatori di interesse) di conoscere e partecipare all’elaborazione dei piani-programmi di miglioramento. Chiediamo dunque alla nuova amministrazione di affidare da subito una apposita delega, trasformando l’assessorato all’Ambiente in assessorato alla Gestione Ambientale, con lo specifico mandato di ottenere entro un anno la certificazione ISO 14001 o la registrazione Emas da un ente terzo accreditato.
4a. Il sostegno del Comune a nuovi stili di vita e consumo
In questi anni si sono sviluppati anche in città gruppi, associazioni e movimenti che hanno proposto e sostenuto diversi stili di vita e di consumo. In particolare come associazione ci sembra significativa l’esperienza dei GAS, gruppi di acquisto solidale, e la loro iniziativa di proporre il Mercatino biologico e tipico.
Crediamo che questa esperienza debba essere valorizzata e potenziata: la diffusione di una cultura del consumo di beni “a chilometro zero”, di prodotti biologici, derivanti da filiera corta e con una ridotta produzione di imballaggi è fondamentale per uno sviluppo sostenibile.
A questa, come ad altre esperienze, crediamo debbano essere assegnati spazi pubblici e debba essere incentivata una frequenza maggiore degli appuntamenti: da questo punto di vista è opportuno che anche il Comune di Carrara –come già ha fatto quello di Massa, con l’ex deposito Cat– recuperi strutture pubbliche inutilizzate o sottoutilizzate, ad esempio il Mercato Coperto della Lugnola, revocando la convenzione oggi in essere e largamente disattesa da parte del privato. L’edificio, opportunamente risanato e ristrutturato, potrebbe essere restituito alla sua originaria vocazione e diventare così lo spazio non solo per il Mercatino ma anche per altre iniziative permanenti legate alla cultura dei consumi sostenibili.
4b. Una città a misura di bambina e bambino
Merita, inoltre, ampio sostegno l’impegno assunto e mantenuto dal comitato “Una città per giocare”, che da anni segnala l’assenza di aree verdi e attrezzate nel centro città per i più piccoli e l’attuale impraticabilità del parco della Padula, dove il nuovo ponte –a pochi anni di distanza dalla sua costruzione– è oggi inagibile. Le ristrutturazioni in corso di alcuni edifici all’interno del Parco (la “villa” e altri) dovrebbero essere accompagnate da lavori immediati di ripristino del tavolato di legno che, complice la colpevole incuria, ha ceduto rendendo il ponte inutilizzabile e costringendo chi vuole accedere alla Padula a piedi, da Carrara, a percorrere non senza rischi la strada di Gragnana, priva di banchina e parapedonali.
Rispetto a piazza d’Armi riesce difficile credere che l’ostacolo alla collocazione in quell’area di giochi per bambine e bambini sia dettato unicamente dal veto della Sovrintendenza: al Comune si chiede quindi un maggiore sforzo per progettare soluzioni, che certamente esistono e sono possibili, che ottengano il nulla osta degli organi di tutela.
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