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Timestamp: 2019-03-22 21:29:23+00:00
Document Index: 111367930

Matched Legal Cases: ['art. 1186', 'art. 1461', 'art. 1460', 'art. 1461', 'art. 2597', 'art. 1461', 'art. 67', 'art. 2597', 'art. 67', 'art. 1461', 'art. 1461', 'art. 67', 'art. 2597', 'art. 1956', 'art. 1461', 'art. 1460']

Art. 1461 codice civile: Mutamento nelle condizioni patrimoniali dei contraenti | La Legge per tutti
Art. 1461 codice civile: Mutamento nelle condizioni patrimoniali dei contraenti
Ciascun contraente può sospendere l’esecuzione della prestazione da lui dovuta, se le condizioni patrimoniali dell’altro sono divenute tali da porre in evidente pericolo il conseguimento della controprestazione (1), salvo che sia prestata idonea garanzia (2).
Garanzia: [v. 1179].
Sospensione dell’esecuzione della prestazione: in un contratto a prestazioni corrispettive, la (—) è la facoltà concessa alla parte, tenuta ad adempiere per prima, di sospendere l’esecuzione della propria prestazione qualora si verifichi una modificazione peggiorativa della situazione economica della controparte, tale da far ragionevolmente temere che quest’ultima non possa adempiere la propria obbligazione.
(1) Non è quindi necessario il fallimento o uno stato d’insolvenza ai sensi dell’art. 1186, ma è sufficiente il peggioramento delle condizioni patrimoniali del contraente tale da porre in pericolo il conseguimento della controprestazione.
(2) L’esecuzione della prestazione non può essere sospesa quando l’altro contraente abbia garantito [v. 1936, 2808, 2784] l’adempimento della propria obbligazione in modo tale da ristabilire l’equilibrio tra le parti circa l’affidamento da esse fatto sul buon esito del contratto.
La sospensione dell’esecuzione della prestazione, come l’eccezione di inadempimento [v. 1460], costituisce uno strumento di tutela a favore della parte contrattuale che ha interesse a ricevere il corrispettivo della propria prestazione.
La giurisprudenza ritiene che non tanto la modificazione peggiorativa della situazione patrimoniale dell’altro contraente debba intervenire successivamente alla stipulazione, quanto la conoscenza di questa modificazione da parte del contraente che se ne vuole avvalere.
L'art. 1461 c.c., il quale, basandosi sul principio inadimplenti non est adimplendum, consente ad un contraente di sospendere l'esecuzione della propria prestazione se ha il timore, dimostrato dalle peggiorate condizioni economiche dell'altra parte - ipotesi cui si può assimilare anche quella della conoscenza di una mutata situazione patrimoniale acquisita dopo la conclusione del contratto - di non poter ottenere l'adempimento della controprestazione, è applicabile anche al contratto preliminare, e legittima pertanto il rifiuto della stipula del definitivo, pur se le prestazioni da adempiere contemporaneamente non sono ancora eseguibili, mentre la persistenza del pericolo di conseguire la prestazione, dopo la scadenza del termine di adempimento, legittima la richiesta di risoluzione del preliminare.
Cassazione civile sez. II 30 gennaio 2013 n. 2217
In presenza dei reciproci inadempimenti allegati dalle parti a fondamento delle rispettive e contrapposte domande, il giudice di merito deve procedere alla necessaria comparazione dei rispettivi inadempimenti allo scopo di verificare a quale dei contraenti sia addebitabile la mancata esecuzione del contratto. (Cassa App. Bologna 2 novembre 2004 n. 1286).
Cassazione civile sez. II 09 febbraio 2011 n. 3173
In favore dell'imprenditore che somministri beni o presti servizi in regime di monopolio legale, trovano applicazione, in assenza di espressa deroga, non solo l'art. 1460, c.c., sull'eccezione di inadempimento, ma anche l'art. 1461, c.c., sulla facoltà di sospendere l'esecuzione della prestazione dovuta quando sussista un evidente pericolo di non ricevere il corrispettivo in ragione delle condizioni patrimoniali dell'altro contraente, trattandosi di previsioni compatibili con l'obbligo, posto dall'art. 2597, c.c., di contrattare e di osservare parità di trattamento. L'applicabilità dell’anzidetto art. 1461, c.c., come delle altre disposizioni dettate a presidio del nesso di sinallagmaticità nella fase di esecuzione dei contratti a prestazioni corrispettive, comporta che il pagamento del debito liquido ed esigibile, ricevuto dal monopolista nell'anno che precede la dichiarazione di fallimento del somministrato o dell'utente, con la consapevolezza del suo stato d'insolvenza, resta soggetto alla revocatoria di cui all'art. 67, comma 2, della l. fall., non trovandosi il monopolista in una situazione differenziata rispetto agli altri creditori, e difettando di conseguenza i presupposti per cogliere nell'art. 2597, c.c. una implicita previsione di esenzione dalla revocatoria stessa. Tuttavia, la conoscenza, da parte del terzo, dello stato di insolvenza in cui versa il "solvens" poi fallito deve essere effettiva e non soltanto potenziale, non essendo sufficiente la semplice conoscibilità. Tale prova può essere data anche con presunzioni, ma sempre che queste, per i loro requisiti di gravità, precisione e concordanza, siano tali da far presumere che il terzo creditore, usando la comune diligenza, valutata in relazione alla specifica situazione oggettiva e soggettiva, non avrebbe potuto non rendersi conto dello stato di dissesto economico e di crisi irreversibile in cui versava il debitore.
Tribunale Bari sez. IV 07 settembre 2009 n. 2582
Non si sottraggono alla revocatoria fallimentare i pagamenti effettuati quale corrispettivo per la fornitura di carburante in favore del concessionario del relativo impianto di distribuzione dal soggetto cui sia stata affidata la gestione dello stesso, non essendo la figura del primo assimilabile a quella del cosiddetto legal-monopolista in ordine all'obbligo contrattuale alla base di tale fornitura. Rigetta, App. Lecce, 06/03/2006
Cassazione civile sez. I 05 aprile 2013 n. 8418
In tema di revocatoria fallimentare di compravendita stipulata in adempimento di contratto preliminare, l'accertamento dei relativi presupposti va compiuto con riferimento alla data del contratto definitivo, in quanto l'art. 67 l. fall. ricollega la consapevolezza dell'insolvenza al momento in cui il bene, uscendo dal patrimonio, viene sottratto alla garanzia dei creditori, rendendo irrilevante lo stato soggettivo con cui è assunta l'obbligazione, di cui l'atto finale comporta esecuzione, salvo che ne sia provato il carattere fraudolento; inoltre, qualora nel momento fissato per la stipulazione del contratto definitivo, sussista pericolo di revoca dell'acquisto per la sopravvenuta insolvenza del promittente venditore, il promissario acquirente ha la facoltà di non addivenire alla stipulazione, invocando la tutela dell'art. 1461 c.c.
Cassazione civile sez. VI 21 ottobre 2011 n. 21927
L'applicabilità dell'art. 1461 c.c., come delle altre disposizioni dettate a presidio del nesso di sinallagmaticità nella fase di esecuzione dei contratti a prestazioni corrispettive, comporta che il pagamento del debito liquido ed esigibile, ricevuto dal monopolista nell'anno che precede la dichiarazione di fallimento del somministrato o dell'utente, con la consapevolezza del suo stato d'insolvenza, resta soggetto alla revocatoria di cui all'art. 67, comma 2, l. fall., non trovandosi il monopolista in una situazione differenziata rispetto agli altri creditori, e difettando di conseguenza i presupposti per cogliere nell'art. 2597 c.c. un'implicita previsione di esenzione dalla revocatoria stessa.
Tribunale Bari sez. IV 26 ottobre 2010 n. 3191
Se, nell'ambito di un rapporto di apertura di credito in conto corrente, si manifesta un significativo peggioramento delle condizioni patrimoniali del debitore rispetto a quelle conosciute al momento dell'apertura del rapporto, tali da mettere a repentaglio la solvibilità del debitore medesimo, la banca creditrice, la quale disponga di strumenti di autotutela che le consentano di porre termine al rapporto impedendo ulteriori atti di utilizzazione del credito che aggraverebbero l'esposizione debitoria, è tenuta ad avvalersi di quegli strumenti anche a tutela dell'interesse del fideiussore inconsapevole, alla stregua del principio cui si ispira l'art. 1956 c.c., se non vuole perdere il beneficio della garanzia, in conformità ai doveri di correttezza e buona fede ed in attuazione del dovere di salvaguardia dell'altro contraente, a meno che il fideiussore manifesti la propria volontà di mantenere ugualmente ferma la propria obbligazione di garanzia.
Cassazione civile sez. I 22 ottobre 2010 n. 21730
Ove l'agente versi nell'impossibilità di adempiere il mandato affidatogli in conseguenza, dapprima, di provvedimenti restrittivi della libertà personale e, successivamente, di misure cautelari personali prevedenti l'obbligo di dimora in un dato comune, è legittima la sospensione del mandato di agenzia da parte del mandante trovando la stessa fondamento nel principio sinallagmatico nell'esecuzione dei contratti a prestazioni corrispettive, sotteso non solo all'eccezione dilatoria ex art. 1461 c.c., ma anche all'eccezione di inadempimento, di cui all'art. 1460 c.c., la cui ratio è ravvisabile nell'esistenza di un pericolo attuale di inadempimento riconducibile alla sfera dell'obbligato, tale da pregiudicare l'equilibrio sinallagmatico del contratto. (Nella specie, la S.C. ha confermato la decisione della corte territoriale che aveva ravvisato una forma di autotutela, non vietata dall'ordinamento, nella sospensione del mandato da parte della mandante, la Siae (Società italiana autori ed editori), in seguito all'arresto dell'agente per associazione per delinquere nell'ambito di un'inchiesta relativa ad operazioni internazionali di riciclaggio di titoli, e al clamore generato dalla vicenda, davanti al quale la società aveva inteso cautelarsi in attesa degli sviluppi della situazione senza, tuttavia, recedere dal contratto).
Cassazione civile sez. lav. 20 ottobre 2009 n. 22167