Source: https://www.sardegnaeliberta.it/una-proposta-per-le-imprese-agricole-ps-ieri-a-baunei-e-iniziata-la-lunga-marcia/
Timestamp: 2017-05-30 12:53:02+00:00
Document Index: 57387718

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art.2135', 'art. 15', 'art.15', 'art. 1', 'art. 48', 'arta\t12', 'art. 4', 'art. 1', 'art. 125', 'art. 17', 'art. 15', 'art. 192', 'art. 107', 'art. 107', 'art. 15', 'art. 192', 'art. 192', 'art. 151', 'art. 15', 'art. 1', 'art. 230', 'art. 5', 'art. 14']

Una proposta per le imprese agricole. P.S. Ieri a Baunei è iniziata la lunga marcia
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12 maggio 2012 15:5319 commentiViews: 57
È da un po’ che cerco di capire come concretamente integrare il reddito delle imprese agricole non con sussidi ma con attività. Ne parlo da mesi con imprenditori del settore che credo mi abbiano istruito a dovere. Mi sono convinto che lo strumento più utile è il Decreto Legislativo 228 del 2001. Il cuore delle possibilità risiede nell’art. 1 che modifica l’art.2135 del Codice Civile. Riporto il testo per intero:
1. L’articolo 2135 del codice civile e’ sostituito dal seguente:
“E’ imprenditore agricolo chi esercita una delle seguenti attivita’: coltivazione del fondo, selvicoltura, allevamento di animali e attivita’ connesse.
Per coltivazione del fondo, per selvicoltura e per allevamento di animali si intendono le attivita’ dirette alla cura ed allo sviluppo di un ciclo biologico o di una fase necessaria del ciclo stesso, di carattere vegetale o animale, che utilizzano o possono utilizzare il fondo, il bosco o le acque dolci, salmastre o marine.
Si intendono comunque connesse le attivita’, esercitate dal medesimo imprenditore agricolo, dirette alla manipolazione, conservazione, trasformazione, commercializzazione e valorizzazione che abbiano ad oggetto prodotti ottenuti prevalentemente dalla coltivazione del fondo o del bosco o dall’allevamento di animali, nonche’ le attivita’ dirette alla fornitura di beni o servizi mediante l’utilizzazione prevalente di attrezzature o risorse dell’azienda normalmente impiegate nell’attivita’ agricola esercitata, ivi comprese le attivita’ di valorizzazione del territorio e del patrimonio rurale e forestale, ovvero di ricezione ed ospitalita’ come definite dalla legge”.
Ciò su cui bisogna concentrare l’attenzione è la parte finale: “nonche’ le attivita’ dirette alla fornitura di beni o servizi mediante l’utilizzazione prevalente di attrezzature o risorse dell’azienda normalmente impiegate nell’attivita’ agricola esercitata, ivi comprese le attivita’ di valorizzazione del territorio e del patrimonio rurale e forestale, ovvero di ricezione ed ospitalita’ come definite dalla legge”.
In buona sostanza, le imprese agricole possono essere usate dalle pubbliche amministrazioni per le attività di valorizzazione del territorio e del patrimonio ambientale; ciò significa che l’impresa agricola può essere utilizzata per finalità di utilità pubblica.
La legge indica anche, all’art. 15 la modalità di rapporto tra le pubbliche amministrazioni e gli imprenditori agricoli: 1. “Al fine di favorire lo svolgimento di attivita’ funzionali alla sistemazione ed alla manutenzione del territorio, alla salvaguardia del paesaggio agrario e forestale, alla cura ed al mantenimento dell’assetto idrogeologico e di promuovere prestazioni a favore della tutela delle vocazioni produttive del territorio, le pubbliche amministrazioni, ivi compresi i consorzi di bonifica, possono stipulare convenzioni con gli imprenditori agricoli.
2. Le convenzioni di cui al comma 1 definiscono le prestazioni delle pubbliche amministrazioni che possono consistere, nel rispetto degli Orientamenti comunitari in materia di aiuti di Stato all’agricoltura anche in finanziamenti, concessioni amministrative, riduzioni tariffarie o realizzazione di opere pubbliche. Per le predette finalita’ le pubbliche amministrazioni, in deroga alle norme vigenti, possono stipulare contratti d’appalto con gli imprenditori agricoli di importo annuale non superiore a 50.000 euro nel caso di imprenditori singoli, e 300.000 euro nel caso di imprenditori in forma associata”.
Siamo al dunque: le amministrazioni possono stipulare contratti d’appalto in deroga.
Chiarito il quadro normativo (ma una circolare dell’Agenzia delle Entrate mi pare preveda comunque l’opportunità di un albo delle imprese per ciascuna amministrazione committente: vedremo) risulta chiaro che bisogna chiarire il quadro finanziario. Si pensi soltanto che il solo Fondo Unico destinato senza vincoli di destinazione ai Comuni è di 540.000 di euro: se si decidesse di fare politica di valorizzazione del territorio, manutenzione ambientale ecc., destinando a tal scopo in forma coordinata il 20% della somma totale, si riverserebbero sulle aziende commesse per oltre 100 milioni di euro. Stesso ragionamento si potrebbe fare per altre voci del Bilancio regionale. In questo modo l’integrazione di reddito avverrebbe non attraverso un regime di sussidi, ma attraverso il rafforzamento aziendale con diversificazione dell’attività Si otterrebbe maggiore qualità ambientale, maggiore vigilanza, maggiore responsabilità, maggior reddito. Bisogna incontrarsi e parlarne.
P.S. Ieri a Baunei è successo qualcosa di importante. 200 persone a parlare di indipendenza, sovranità, responsabilità. Con un’idea chiara in testa: è il momento di fondare un nuovo mondo, incardinato sul nostro autogoverno, sulla nostra capacità, sulla nostra libertà. Siamo oltre, prima e dopo la Destra e la Sinistra italiane; è un nuovo campo di calcio dove conta solo ciò che si vuol fare per la Sardegna, non su quale bandiera sdrucita degli schieramenti storici italiani consumare l’ esperienza politica. Io ho rifiutato il leaderismo: porterò un nuovo ceto a governare la Sardegna, ma senza l’estetica e la pratica degli eroi e dei comandanti. L’indipendentismo è un pensiero di governo; è una cultura, ma è anche uno spirito di squadra, uno spirito democratico. Stasera alle 18 vado a Terralba con Fiocco Verde. La lunga marcia per rinnovare la Sardegna parte dalle periferie e arriverà alle elezioni anticipate da consumarsi sulla sovranità non sulle macerie del vecchio sistema. Nessun lamento, nessuna paura, è un tempo nuovo in cui bisogna vivere pensando, agendo e correndo.
Caludio	24 maggio 2012 20:17
Grazie Gentile Sergi per le informazioni che mi hai dato…
Visto che i pali eolici sono troppo rognosi m sa che ripego sul Fotovoltaico con cessione di diritto di suerficie.
http://www.greenme.it/informarsi/agricoltura/7249-capannone-fotovoltaico-edf
Francesco Ciusa	18 maggio 2012 10:42
Caro signor Sindaco Giovanni Porcu, ritenendo il suo discorso abbastanza semplicistico mi sforzo a spiegarle il contenuto dell’art.15, del decreto legislativo 228/2001 “legge di orientamento” che è in linea sulla proposta avanzata con l’intervento dell’On. P.Maninchedda.
Tale articolo è volto a favorire lo svolgimento di attività funzionali alla sistemazione ed alla manutenzione del territorio, alla salvaguardia del paesaggio agrario e forestale, alla cura ed al mantenimento dell’assetto idrogeologico nonché alla promozione di prestazioni a favore della tutela della vocazioni produttive del territorio: al tale fine le Parti si impegnano ad incrementare il ricorso a strumenti contrattuali, già previsti dalla “legge di orientamento”, che consentano ai Comuni ed alle imprese agricole di effettuare una manutenzione organica del territorio e dell’ambiente rurale.
La norma deve essere vista in stretta relazione con l’art. 1 del decreto legislativo che, riformulando l’articolo 2135 del codice civile (imprenditore agricolo), prevede quali attività “normalmente” connesse alla coltivazione del fondo, alla silvicoltura e all’allevamento di animali, quelle dirette alla fornitura di servizi mediante l’utilizzazione prevalente di attrezzature o risorse dell’azienda, “ivi comprese le attività di valorizzazione del territorio e del patrimonio rurale e forestale”.
In tale ottica si indicano quelle che devono considerarsi attività proprie di una impresa agricola “multifunzionale” (sistemazione e manutenzione del territorio, salvaguardia del paesaggio agrario e forestale, cura e mantenimento dell’assetto idrogeologico e promozione delle vocazioni produttive del territorio). Tali servizi possono essere svolti ricorrendo alle convenzioni con la P.A., nella sua accezione più ampia.
Il decreto legislativo utilizza il termine generico di “convenzioni” per indicare non un singolo istituto già tipizzato a livello normativo o di prassi amministrativa, ma per imporre un’opzione metodologica che gli enti pubblici si troveranno ad adottare per il perseguimento di obiettivi di rilevante interesse pubblico.
Le convenzioni che le pubbliche amministrazioni possono stipulare con gli imprenditori agricoli, quindi, sono suscettibili di assumere la forma di tutti gli strumenti pattizi attualmente conosciuti dal diritto amministrativo.
In primo luogo si ritiene che il rapporto convenzionale tra Amministrazione e imprenditore possa discendere dall’adesione di quest’ultimo ad una convenzione tipo – sotto forma di capitolato generale – predisposta una tantum dai competenti organi (si pensi alle Giunte comunali o provinciali ex art. 48 d.lgs. 18 agosto 2000 n. 267), alla quale sia funzionalmente collegato un capitolato speciale che, fissando la disciplina del singolo rapporto, favorisca lo svolgimento delle attività in questione.
Si può utilizzare anche lo strumento convenzionale del c.d. contratto ad oggetto pubblico con il quale si va sempre più affermando il principio di contrattualità dell’azione amministrativa alla luce del prevalente interesse alla gestione concordata della cosa pubblica.
È altresì possibile che le convenzioni si sviluppino come contratti di diritto comune, compatibili con la generale capacità giuridica degli enti pubblici e con la complessiva autonomia dei privati.
In rapporto di specie rispetto al genere convenzioni si collocano i contratti d’appalto che, in deroga alle normative vigenti, le pubbliche amministrazioni possono stipulare con gli imprenditori agricoli. Tali contratti sono tanto gli appalti d’opere che di servizi: entrambi, in ogni caso, devono mantenersi entro gli importi massimi annui di euro 50 mila per gli imprenditori singoli e di euro 300 mila per gli imprenditori in forma associata.
Nell’augurarle buon lavoro la saluto cordialmente
Sergio	17 maggio 2012 23:10
Spero la tua azienda non sia un una ZPS. La pala eolica non si può installare. Loro ti diranno di si, ma difficilmente otterrai le autirizzazioni dall’Assessorato Difesa Ambiente della Regione.
Se non sei in una Zps devi avere una cabina elettrica in media tensione (15.000 V) molto vicina al sito di istallazione della pala eolica. Se cosi non fosse, preparati ad una lunga trafila dagli esiti incerti. Enel non si impegna sui tempi realizzativi dell’infrastruttura (la connessione elettrica nuova) in quanto deve attivare la procedura con tutte le richieste autorizzative. Tempi lunghi e per niente certi.
Ovviamente do per scontato che non si possa immettere la corrente prodotta nella attuale rete elettrica rurale esistente.
Questo giustifica il fatto che ti abbiano proposta in canone annuale rispetto ad una anticipazione/attualizzazione dei canoni futuri.
Claudio	17 maggio 2012 19:40
Voglio condividere u ragionamento con voi.
Mi scuso in anticipo per eventuali errori di forma o grammaticali.
Una ditta lombarda mi ha contattato per propormi di installare nella mia azienda agricola una palo eolico da 200 KW, mi hanno proposto di mettere a disposizione il terreno e mi riconoscono un canone di affitto annuo pari a 6.000 euro.
Volevo chiedervi.. Cosa ne pensate voi lettori del blog?
La mia paura è che fra 20 anni mi rimane la pala da rottamare a spese mie e ci rimetto tutti i soldi dell’affitto. Ho sentito che altre ditte in genere danno ai proprietari del suolo il 5% di quello che guadagnano.
Pero mi chiedo pure: “ Non sarebbe forse meglio associarsi fra aziende limitrofe installarne una per avere la corrente a costo zero e con il disavanzo pagarsi l’investimento e ci rimangono pure dei soldi da dividere?
Io non mi fido molto di queste multinazionali che sbarcano qui in Sardegna, partendo dal principio che nessuno regala nulla per nulla bisognerebbe pure capire una cosa.
Loro formalmente propongono un investimento al pastore, nel senso che mi pagano l’affitto.
Però loro i soldi li guadagnano dal vento e il vento lo abbiamo noi.. questi soldi escono fuori perché chiedono alla regione Sardegna le autorizzazioni per la realizzazione di tali progetti e quindi dopo le autorizzazione le banche concedono loro i prestiti.. Ho capito bene?
Vengono da noi e prendendoci per i collo ci promettono grandi cifre per 20 anni. Grandi poi!!
Il bello è che se tu proponi loro di darti solo 40.000 € subito e basta senza volere altri soldi, chssa perche non accettano.
A conti fatti dovrebbe convenirgli di più
8.000 Euro per 20 anni fanno 160.000 €
Tu ne chiedi 40.000 subito e non te li danno..
Nicola Satta	16 maggio 2012 21:53
Bellissimo intervento quallo del sindaco di Irgoli.
Condivido e quoto in toto.
Giovanni Porcu	15 maggio 2012 19:42
Preg.mo On.le Maninchedda. La norma che Lei cita è di difficile applicazione per diversi motivi . Il primo risiede nella difficoltà economica che sta travolgendo tutte le piccole imprese artigiane sarde le quali – al pari di quelle agricole – vorrebbero aver assegnate nelle forme indicate dal solerte sig. Ciusa le commesse riguardanti perlopiù il verde pubblico e lo sfalcio delle erbacce nelle strade. Servizi per i quali hanno fatto investimenti e le dovute comunicazioni e aggiornamenti alle Camere di Commercio . E’ agevole dire ( ma lo dico con cognizione di causa e per esperienza vissuta ) che una qualsiasi attività a favore di una categoria – escludendone altre – creerebbe nelle nostre comunità tensioni di diversa natura e portata che – mi creda – potrebbero non risolversi con semplici scaramucce e/o carte bollate. Ancora . Le imprese agricole( come peraltro quelle artigiane ) versano in una crisi senza precedenti. Moltissime non dispongono del DURC o sono indebitate con Equitalia talchè molto spesso vengono anche bloccate le erogazioni dei premi loro spettanti salvo – magari – attivare cessioni di credito agli enti predetti . Quasi mai peraltro viene soddisfatto interamente il debito per cui permane la situazione di insolvenza che determina il non rilascio della certificazione regolare. Cosa – questa che preclude la partecipazione anche a semplice trattativa privata . Tralascio qui le problematiche di natura fiscale che imporrebbero alle imprese agricole un impianto amministrativo e contabile spesso – oggi – trascurato. Piuttosto La vorrei portare a conoscenza di alcune iniziative importanti che diversi Comuni ( tra i quali quelli dell’Unione Valle del Cedrino che io presiedo ma già prima di noi Siniscola, Pabillonis, tra qualche giorno Iglesias e moltissimi altri ) stanno portando avanti per favorire le produzioni agricole locali. Mi pare corretto in questa sede sottolineare e apprezzare l’enorme lavoro che stanno realizzando in tal senso l’ agenzia Laore e le ASL . Ebbene in questi Comuni si stanno approvando capitolati per la gestione delle mense scolastiche ( ma il progetto riguarderà poi anche le locande tipiche e i villaggi turistici nonchè la realizzazione dei mercati locali ) che da solo movimenterà cifre importanti ( forse superiori a quelle da Lei indicate ). In questi capitolati è detta ed imposta una cosa molto semplice. Basta con le offerte a ribasso libero che favoriscono l’introduzione nelle mense di tutto e di più ; vince chi fa l’offerta economicamente più vantaggiosa che non può prescindere dall’approvvigionamento per almeno il 70 per cento di prodotti locali intendendosi quelli provenienti da coltivazioni e allevamenti sardi . Lei sarà sicuramente al corrente dell’indagine Coldiretti che stima in circa 220 milioni di Euro annui il valore delle importazioni di prodotti agricoli in Sardegna per il solo settore delle mense . Un semplice calcolo ci aiuterà a capire di cosa stiamo parlando. Come vede On,le Maninchedda spesso le soluzioni più semplici sono le migliori. Basta prendere coscienza che a piccoli ma decisivi passi occorre costruire percorsi che portino alla rottura della dipendenza . Economica . Sociale ed istituzionale. Ziratela comente cherites. Chene indipendenzia non si fachet nudda. Giovanni Porcu – Sindigu de Irgoli .
Giovanni Lostia	13 maggio 2012 15:57
Caro onorevole, dopo aver letto nel blog gli interventi di un mio ipotetico cittadino, a quanto pare organico ad un assocciazione Nazionale di categoria, mi vien voglia di scrivere. Mi sembra di trovarmi di fronte a chi dice: “Tutto siamo noi”, con i soldi degli altri però…, e con lauti contributi della Regione Sardegna (solo nel 2011, pare 700 mila euro). Per fare che cosa, questo denaro? Per dire: “L’abbiamo fatto noi…”
Se ne ha voglia e tempo ne parliamo approfonditamente. Io la chiamerei “Slealtà Agricola di Associazione di Categoria riconosciuta dallo Stato Italiano, commessa su operatori agricoli di una Regione a Statuto Speciale”.
Le do una sola indicazione.
Lei Ha parlato sul blog di SIN.
Faccia una semplice visura camerale del socio privato del SIN ( Almaviva…) ne scoprirà di belle. Comunque.. il mio intervento era simbolico per postare un racconto, che a me ha fatto tanto riflettere. Vediamo se i lettori apprezzano
LA STORIA DEL PESCATORE E DELL’ECONOMISTA
Un pescatore torna a casa con la sua barca e incontra un ECONOMISTA, un esperto che opera nel mondo degli affari. L’esperto gli chiede come mai è rientrato così presto.
“Poi avrebbe il tempo di andare un po’ a pesca, di giocare con i figli, di farsi un riposino pomeridiano quando fa caldo, di cenare con la famiglia e di godersi un po’ di musica con gli amici, ecc… !!!!!!!!
fc	13 maggio 2012 12:34
Caro Paolo finalmente qualcuno usa le norme e cerca di applicarle correttamente, mi auguro che tu riesca nell’intento; oltre alle attività che tu hai esaminato non è da sottovalutare quella di prevenzione degli incendi in bosco che porterebbero ad un notevole risparmio e ad un maggiore controllo te lo assicuro.
NINO	13 maggio 2012 11:04
L’impegno dell’On. Maninchedda a sentire senza mediazioni i diretti interessati, nella fattiscpecie gli operatori agricoli,richiama alla memoria il primo Assessoe sardista della prima Giunta regionale, il berchiddese Giangiorgio Casu. Ancora oggi ricordato per il suo impegno e per le innovazioni introdotte nel settore.
Insomma un sardista che pone al centro del dibattito il comparto agricolo all’avvio dell’avventura autonomistica (accettata obtorto collo dal PSD’AZ), un altro sardista che parte sempre dall’agricoltura in un momento in cui è forte il dibattito per avviare una nuova stagione politica inperniata sulla sovranità.
“Sdrucite le bandiere degli schieramenti storici italiani”. Sono d’accordo. La Sardegna per fortuna o lungimiranza ne conta un’altra. Che bisogna tenere sempre alta!
francesco ciusa	13 maggio 2012 10:50
http://www.consregsardegna.it/XIVLegislatura/Disegni%20e%20proposte%20di%20legge/propleg016.asp
Ho recuperato la P.L. On. Capelli e più
francesco ciusa	13 maggio 2012 10:32
Onorevole, l’importante che si facca e si vada avanti. Comunque verifichi una ultima proposta avanzata dall’On.Cappelli. E’ una proposta seria ed intelligente a favore della categoria agricola ! Senza fondi regionali è difficile convincere le amm.ni comunali ed enti ad utilizzare queste possibilità.-
La saluto cordialmente !!
admin	13 maggio 2012 10:18
Per Ciusa: no, io ho lavorato in questi mesi con imprenditori agricoli proprio a focalizzare esclusivamente la parte delel commesse e delel convenzioni tra Pubblica Amministrazione e imprese. Sto preferendo il rapporto diretto con le imprese: mi pare più pragmatico e meno politicizzato.
francesco ciusa	13 maggio 2012 09:30
Caro Onorevole, è un documento estratto da un accordo nazionale tra Anci e Coldiretti nazionale e non è questione di copiare e incollare. E’ solo suggerimento ad un Consigliere Regionale che potrebbe riuscire, dove altri hanno fallito, a mandare avanti ed approvare le varie proposte giacenti in Consiglio Reg.le.-
Probabilemte ciò che ha pubblicato lei lo ha preso da documenti già giacenti in Consiglio. Indovini chi li ha passati ??
Buon lavoro e spero in successo suo a favoe di tutti noi imprenditori agricoli !!
admin	13 maggio 2012 08:18
Sergio, non è una proposta, è una legge. ça proposta è di usarla!
admin	12 maggio 2012 22:43
Per Giuliu: no, è esattamente come ti dico; occorre articolare l’articolo 1 col 15. Per Francesco Ciusa (?): pensi che io non conosca il documento da cui copi e incolli? Usiamo il blog per confrontarci nel commento, piuttosto che sul commento altrui (Cernobbio 2009).
Sergio	12 maggio 2012 20:08
SPERIAMO PASSI IN TEMPI NON BIBLICI
Giuliu	12 maggio 2012 19:21
Ciao Paolo, la parte che citi ” nonche’ le attivita’ dirette alla fornitura di beni o servizi mediante l’utilizzazione prevalente di attrezzature o risorse dell’azienda normalmente impiegate nell’attivita’ agricola esercitata, ivi comprese le attivita’ di valorizzazione del territorio e del patrimonio rurale e forestale, ovvero di ricezione ed ospitalita’ come definite dalla legge” non significa che l’impresa agricola può essere utilizzata per finalità di utilità pubblica, ma che quelle attività rientrano tra quelle che sono ritenute attività agricole,cioè rientrano, come recita l’inizio dell’articolo ” è imprenditore agricolo ….” sono coloro che vengono classificati imprenditori agricoli.
Luca Carta	12 maggio 2012 18:49
”Io ho rifiutato il leaderismo”: questo passo conferisce potenza al Suo intervento. Il resto – fare una politica coraggiosa e dal volto umano, senza primedonne, in una squadra unita verso la Vittoria – verrà da sé.
Francesco Ciusa	12 maggio 2012 17:41
Sulla multifunzionalità in Agricoltura sono giacenti in Consiglio Regionale varie proposte di legge per il settore agricolo-ambientale e nei rapporti tra Amministrazione Pubblica e Imprenditori Agricoli. Nessuno di questi è andato avanti. Sono sicuro che la maggior parte dei Consiglieri Regionali non sanno neanche il significato di “multifunzionalità” in agricoltura e tantomeno la nuova legge di ammodernamento del settore agricolo – D.lgvo 228/2001 . In ogni caso di seguito Il ruolo multifunzionale dell’impresa agricola nel rapporto con gli
1.	La “legge di orientamento” (d.lgs. n. 228/2001) e la nuova figura di imprenditore agricolo.
2.	La multifunzionalità nel rapporto “impresa agricola – Pubblica Amministrazione”.
3.	Gli “appalti ambientali” ed il cottimo fiduciario.
4.	Lavori o servizi che possono essere affidati alle imprese agricole.
5.	Schema di determinazione e di contratto di “appalto ambientale”.
Il Legislatore nazionale ha voluto recepire a livello normativo il concetto della multifunzionalità delle attività agricole attraverso una riscrittura della definizione delle attività esercitabili dall’imprenditore agricolo ad opera dell’articolo 1 del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228 (cosiddetta “legge di orientamento per l’agricoltura”).
Tale norma fa proprie le istanze di modernizzazione ed adeguamento dello statuto dell’impresa agricola provenienti dagli operatori del settore in necessaria coerenza con le innovazioni intervenute in agricoltura dal 1942 in poi, da quando, cioè, era stata per la prima volta introdotta nell’ordinamento giuridico la nozione stessa di imprenditore agricolo.
Il citato articolo 1 del decreto n. 228, nel riformulare l’articolo 2135 del codice civile, stabilisce che si considerano attività connesse a quelle tradizionalmente agricole (coltivazione del fondo, selvicoltura, allevamento di animali) “le attività, esercitate dal medesimo imprenditore agricolo, dirette alla manipolazione, conservazione, trasformazione, commercializzazione e valorizzazione che abbiano ad oggetto prodotti ottenuti prevalentemente dalla coltivazione del fondo o del bosco o dall’allevamento di animali, nonché le attività dirette alla fornitura di beni o servizi mediante l’utilizzazione prevalente di attrezzature o risorse dell’azienda normalmente impiegate nell’attività agricola esercitata, ivi comprese le attività di valorizzazione del territorio e del patrimonio rurale e forestale, ovvero di ricezione ed ospitalità come definite dalla legge”.
L’originaria formulazione dell’articolo 2135 del codice civile considerava agricole per connessione soltanto le attività di trasformazione o di alienazione dei prodotti agricoli, “quando rientrano nell’esercizio normale dell’agricoltura”. L’esigenza avvertita nel riscrivere tale norma è stata quella di adattare la disciplina alla evoluta realtà in cui si trovano ad operare gli addetti al settore primario, con ciò volendo dare certezza di inquadramento alle attività agricole principali ed a quelle connesse, comprendendo in queste ultime, quale novità assoluta, quelle dirette alla fornitura di beni o servizi: in tal caso, l’elemento qualificante è individuato nella circostanza che per lo svolgimento di tali servizi vengano utilizzate prevalentemente attrezzature o risorse dell’azienda normalmente impiegate nell’attività agricola. Da notare che nella fornitura di servizi è espressamente considerata l’attività di valorizzazione del territorio e del patrimonio rurale e forestale, ponendo così l’accento sulle attitudini di tutela ambientale insite nell’esercizio delle attività agricole.
Con la riscrittura della norma che definisce le attività agricole si realizza il riconoscimento “civilistico”, quindi a valenza generale, della capacità multifunzionale dell’impresa agricola fino ad ora presente, per altri fini, nella normativa comunitaria.
La conseguenza più evidente dell’ampliamento delle attività esercitabili dall’imprenditore agricolo e dell’aver definito come attività agricola la fornitura di beni o servizi effettuata dallo stesso imprenditore, è che si aprono nuovi sbocchi all’attività agricola, soprattutto per finalità generali di utilità collettiva che consentono all’azienda agricola di diventare luogo di incontro fra la tradizionale attività di coltivazione e nuove attività di valorizzazione e di tutela delle specificità di un particolare ambiente rurale: laddove ambiente non è da intendersi soltanto come natura, ma anche come vissuto storico, sociale, culturale di una comunità cui l’azienda agricola, per sua stessa natura, è fisicamente legata.
Proprio nella prospettiva di riconoscere un ruolo multifunzionale all’imprenditore agricolo e di consentirgli di derivare dall’ambiente e dal territorio in cui egli opera, o nel quale si trova contestualizzato l’esercizio dell’attività agricola, forme alternative di reddito, il Legislatore nazionale con la “legge di orientamento” individua negli imprenditori agricoli gli interlocutori privilegiati delle Amministrazioni pubbliche per l’affidamento di servizi o lavori finalizzati al mantenimento di un assetto territoriale ed idrogeologico tale da consentire alla collettività insediata nei territori di competenza delle stesse Amministrazioni di fruire in modo omogeneo sul territorio nazionale di un ambiente “sicuro”.
In particolare, la “legge di orientamento” ha individuato nelle convenzioni tra Enti pubblici ed imprenditori agricoli uno strumento che dà immediata attuazione a quanto detto in precedenza circa il nuovo ruolo “multifunzionale” dell’agricoltura come risultante dalla formulazione innovativa dell’articolo 2135 del codice civile.
Come detto, tra le attività connesse a quelle principali (coltivazione del fondo, silvicoltura ed allevamento di animali) che l’imprenditore agricolo è legittimato ad esercitare per effetto della modifica dell’articolo 2135 del codice civile, il Legislatore del 2001 vi ricomprende quelle dirette alla fornitura di servizi mediante l’utilizzazione prevalente di attrezzature o risorse dell’azienda, ivi comprese le attività di valorizzazione del territorio e del patrimonio rurale e forestale.
Relativamente, quindi, alle attività dirette alla fornitura di beni o servizi, l’articolo 2135 del codice civile prevede che esse vengano esercitate mediante “l’utilizzazione prevalente di attrezzature o risorse dell’azienda normalmente impiegate nell’attività agricola esercitata” dal medesimo imprenditore. La norma, nella specie, richiede che le attrezzature o le risorse aziendali adoperate siano quelle “normalmente” impiegate con riferimento alla singola azienda agricola, per cui bisogna valutare ciò che è necessario alla attività principale praticata: ad esempio, la disponibilità di una superficie agricola di limitate dimensioni richiede l’impiego di un parco macchine modesto avendo “normalmente” l’imprenditore interesse ad avvalersi, per l’effettuazione dei lavori agricoli, delle prestazioni delle imprese agromeccaniche.
In particolare, il ricorso all’avverbio “normalmente” ed il tenore letterale della disposizione portano a qualificare come agricola l’attività di prestazione di servizi a condizione che sia svolta da un soggetto già imprenditore agricolo (requisito soggettivo), il quale deve impiegare beni e risorse che fanno parte del proprio compendio aziendale e che sono necessari per l’esercizio dell’attività agricola principale (requisito oggettivo).
L’utilizzo di beni e risorse dell’azienda agricola, finalizzato alla fornitura di servizi, deve essere qualificato come prevalente sulla base di un raffronto meramente oggettivo tra i beni che in un dato momento e nel contesto di una data azienda vengono impiegati per le attività agricole principali e quelli che sono necessari per la prestazione dei servizi. In altri termini, non ha alcun rilievo il rapporto tra il tempo di utilizzo delle “attrezzature” aziendali per attività, ad esempio, di coltivazione e il tempo di utilizzo, ad esempio, per la manutenzione del territorio a favore di terzi. Ciò che è sufficiente per qualificare come agricola la fornitura di servizi svolta dall’imprenditore agricolo, pertanto, è l’impiego in tale attività delle macchine o delle risorse della sua azienda in modo quantitativamente preponderante rispetto ad eventuali beni e risorse extra aziendali, sempre che questi ultimi siano compatibili con l’esercizio dell’attività principalmente svolta dall’imprenditore. Tali ultime argomentazioni sono pienamente conformi con quanto, in questa materia, ha puntualizzato la Circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 44/E del 15 novembre 2004, alla cui lettura si rinvia, ed appaiono in linea con quanto previsto dal novellato articolo 57 del codice della strada riguardo la possibilità di circolazione delle macchine agricole anche in occasione del loro utilizzo per lo svolgimento di attività di fornitura di beni e servizi.
Premesse queste necessarie considerazioni sul criterio della prevalenza adottato dal Legislatore in sede di qualificazione delle attività esercitabili dall’imprenditore agricolo, occorre osservare come la “legge di orientamento”, nell’esplicitare la vocazione multifunzionale dell’impresa agricola, abbia disciplinato una particolare categoria di prestazioni che la stessa impresa può rendere alla collettività attraverso un nuovo rapporto tra l’imprenditore agricolo e la Pubblica Amministrazione.
In particolare, l’articolo 15 di detta legge disciplina nuovi istituti che facilitano i rapporti tra imprese agricole e Pubblica Amministrazione, con l’obiettivo di individuare nell’agricoltore il partner privilegiato per la fornitura di determinati servizi “ambientali” e l’esecuzione di lavori di manutenzione del territorio.
Così, la norma dispone che:
“1. Al fine di favorire lo svolgimento di attività funzionali alla sistemazione ed alla manutenzione del territorio, alla salvaguardia del paesaggio agrario e forestale, alla cura ed al mantenimento dell’assetto idrogeologico e di promuovere prestazioni a favore della tutela delle vocazioni produttive del territorio, le pubbliche amministrazioni, ivi compresi i consorzi di bonifica, possono stipulare convenzioni con gli imprenditori agricoli. ( comma così modificato dall’art. 4-novies della legge 30 dicembre 2008, n. 205, di conversione del decreto-legge 3 novembre 2008, n. 171 ).
2. Le convenzioni di cui al comma 1 definiscono le prestazioni delle pubbliche amministrazioni che possono consistere, nel rispetto degli Orientamenti comunitari in materia di aiuti di Stato all’agricoltura anche in finanziamenti, concessioni amministrative, riduzioni tariffarie o realizzazione di opere pubbliche. Per le predette finalità le pubbliche amministrazioni, in deroga alle norme vigenti, possono stipulare contratti d’appalto con gli imprenditori agricoli di importo annuale non superiore a 50.000 euro nel caso di imprenditori singoli, e 300.000 euro nel caso di imprenditori in forma associata” (comma così modificato dall’art. 1, comma 1067, della legge 27 dicembre 2006, n. 296).
Per effetto di tale norma, il ruolo multifunzionale dell’imprenditore agricolo viene premiato, mediante la possibilità riconosciutagli – nei limiti di importo indicati espressamente dalla norma e riferiti a singolo appalto – di assumere compiti di manutenzione del territorio, in senso lato, che gli vengono affidati dalla Pubblica Amministrazione competente a gestire quello specifico territorio ed a rendere servizi di utilità pubblica alla collettività amministrata.
Nella norma appena citata, inoltre, la legge ricorre al termine generico di “convenzioni” tra impresa agricola ed Ente pubblico per indicare non un singolo tipo di contratto, ma un modo di agire flessibile che consenta all’Ente di individuare nell’agricoltore il fornitore più idoneo a soddisfare le richieste di “sicurezza ambientale” provenienti dalla collettività. Le convenzioni che le Pubbliche Amministrazioni possono stipulare con gli imprenditori agricoli, quindi, sono suscettibili di assumere la forma di tutti gli strumenti pattizi attualmente conosciuti dal diritto amministrativo e finalizzati alla tutela e manutenzione del territorio.
Il medesimo articolo 15 prevede che il corrispettivo a carico dell’Amministrazione a fronte delle prestazioni rese dall’imprenditore agricolo può consistere, oltre che nel pagamento di una somma di denaro, anche in finanziamenti, concessioni amministrative, riduzioni tariffarie o realizzazione di opere pubbliche. L’ampio ventaglio di possibili contropartite che possono essere offerte dall’Amministrazione rappresenta un valido incentivo al ricorso alle prestazioni degli imprenditori agricoli, così da superare il diffuso problema di carenza di risorse economiche che di fatto ostacola l’effettuazione di una costante manutenzione del territorio a cura dei soggetti pubblici competenti.
3.	Gli “appalti ambientali” ed il cottimo fiduciario. Oltre alle convenzioni di cui si è detto nel punto precedente, la “legge di orientamento” ha previsto la possibilità del ricorso ad un contratto ampiamente utilizzato dalle Amministrazioni pubbliche, qual è il contratto di appalto, che si configura, nel comma 2 del richiamato articolo 15, come una sorta di specificazione della più ampia categoria delle convenzioni.
Ma l’importanza e l’innovatività della “legge di orientamento” sta nel fatto che i contratti di “appalto ambientale”, ove conclusi con gli imprenditori agricoli, possono essere stipulati “in deroga alle norme vigenti”. Questo che potrebbe apparire un trattamento privilegiato, in realtà, non è altro che una conseguenza della rilevanza collettiva che viene attribuita dalla legge all’esercizio delle attività agricole in chiave multifunzionale. In effetti, perché si possa derogare alle norme vigenti, la norma indirizza il contenuto di questi contratti al perseguimento delle finalità da essa indicate espressamente, ossia lo svolgimento di attività funzionali alla sistemazione ed alla manutenzione del territorio, alla salvaguardia del paesaggio agrario e forestale, alla cura ed al mantenimento dell’assetto idrogeologico.
In considerazione della espressa previsione di poter agire in deroga alle norme vigenti, si offre alle Amministrazioni interessate la possibilità di adottare forme procedimentali estremamente semplificate. In particolare, è del tutto legittimo che la stipula dei contratti “d’appalto ambientale” avvenga mediante il ricorso ordinario alla trattativa privata per l’individuazione dell’imprenditore agricolo cui affidare i lavori o i servizi cui si riferisce la norma.
Va sottolineato che in sede di applicazione della disposizione in esame, a partire dal 2001, le Amministrazioni hanno ritenuto opportuno far precedere la stipula dell’appalto da una c.d. “gara esplorativa informale”. E’ bene precisare che il ricorso a detta gara informale non deve sfociare nella pubblicazione di un vero e proprio bando pubblico, sia perché ciò comporterebbe di non poter limitare la scelta del contraente alla sola categoria delle imprese agricole ma, soprattutto, perchè ciò vanificherebbe l’opportunità, insita nell’articolo 15, per le Pubbliche Amministrazioni di reperire in tempi rapidi e senza aggravi burocratici soggetti che operano nei territori da esse amministrati e che, in virtù della naturale “territorialità” della propria impresa, sono in grado di meglio conoscere e gestire “l’ambiente” in cui si trova contestualizzata la propria attività economica.
D’altro canto, è necessario tutelare il buon andamento dell’attività amministrativa che si sostanzia nell’esigenza che l’Amministrazione stipuli un contratto di appalto che garantisca un risultato conforme a quanto pattuito. A tal fine, l’introduzione di una preselezione informale, diretta ad acquisire contestualmente le offerte delle imprese agricole disponibili, non modifica i caratteri tipici della trattativa privata poiché tale fase preliminare mira, nell’esclusivo interesse dell’Amministrazione, a garantirle una più concreta e rapida conoscenza del mercato senza dover ricorrere al bando di gara.
E’ necessario, a questo punto, un esame puntuale circa le modalità concrete attraverso le quali giungere alla stipula dei contratti di “appalto ambientale”, precisando, preliminarmente, che in considerazione della natura e dell’oggetto di tali contratti le imprese agricole sono solitamente esonerate dal possesso delle c.d. “attestazioni SOA”.
Come è noto, le Amministrazioni pubbliche, in particolare quelle territoriali (es. Comune, Province, ecc.), nell’ambito della propria autonomia regolamentare, in conformità con le leggi in materia di lavori e servizi pubblici, disciplinano le c.d. “gestioni in economia” che, in gergo, indicano attività che, pur essendo in via generale suscettibili di essere appaltate, in pratica vengono organizzate e svolte direttamente dalle Amministrazioni attraverso i propri uffici.
Le modalità di esecuzione delle suddette gestioni in economia sono disciplinate puntualmente dai regolamenti dei singoli Enti e, in conformità alle disposizioni della normativa generale in materia di appalti pubblici (da ultimo il decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 e ss. mm.), vengono distinte in esecuzione tramite amministrazione diretta ovvero a mezzo di cottimo fiduciario.
L’esecuzione in amministrazione diretta consiste in una gestione del servizio od esecuzione del lavoro da parte del responsabile dell’ufficio pubblico che, acquistati i materiali o noleggiati i necessari mezzi organizza ed esegue i servizi o i lavori attraverso il personale dell’Ente o, in ipotesi di pianta organica carente, con l’assunzione di personale avventizio o parasubordinato.
Il cottimo fiduciario, nel suo inquadramento generale, quale procedimento di carattere negoziale che di per sé è una necessaria articolazione della trattativa privata, consiste nell’affidamento diretto preceduto da una indagine di mercato fra almeno cinque imprese, salvo che per i lavori inferiori a determinati importi ( cfr. ad es. art. 125 D.Lgs. 163 del 2006) per i quali è possibile contrattare direttamente con un unico imprenditore.
Il cottimo fiduciario, nell’ambito relativo alla nostra indagine, superando la complessità delle procedure prescritte per la normale attività contrattuale pubblica, consente di instaurare tra la parte pubblica e quella privata un rapporto contrattuale che discende da “reciproca fiducia”, ad es., tra il responsabile dei lavori in economia dell’Amministrazione e l’imprenditore prescelto tanto per l’esecuzione di lavori che per la prestazione dei servizi o la somministrazione di beni.
L’istituto in questione si inquadra nella tendenziale deregulation dei procedimenti amministrativi in atto nell’ambito della riforma della Pubblica Amministrazione e, conseguentemente, è contraddistinto da un’estrema snellezza procedurale.
In effetti, specie per quanto concerne i “cottimi” tra imprenditori agricoli ed Enti locali, il dirigente o funzionario dell’Amministrazione interessata affida in nome e per conto dell’Ente, ma attraverso una propria determinazione, all’impresa l’esecuzione di opere o la prestazione di servizi procedendo alla conseguente stipula e alle relative ordinazioni di pagamento.
Il quadro appena descritto fa intendere come soprattutto per i piccoli Comuni, che rappresentano oltre il 70 per cento del complessivo numero dei Comuni italiani, le opportunità recate dalla disposizione in commento costituiscono quasi una scelta obbligata per far fronte alle impellenti esigenze collettive di sicurezza ambientale e di manutenzione territoriale. Del resto, è notorio che le piante organiche dei piccoli comuni sono assolutamente inadeguate a svolgere tutte le funzioni che l’ordinamento assegna in modo indiscriminato tanto alle Aree metropolitane quanto ai piccoli borghi rurali nei quali opera gran parte delle imprese agricole potenzialmente interessate alle forme alternative di reddito indicate nella più volte citata “legge di orientamento”.
Si consideri, infine, che i contratti degli Enti Pubblici conclusi a seguito di una trattativa privata possono assumere la forma della “scrittura privata” quale, ad esempio, la sottoscrizione da parte dell’imprenditore agricolo della determinazione del dirigente o funzionario pubblico che “approva” l’appalto, sottoscrizione da apporre anche in calce al medesimo contratto di appalto eventualmente allegato alla determinazione a contrarre ( cfr. art. 17, R.D. n. 2440 del 1923 e vedi il successivo punto n. 5).
4. Lavori o servizi che possono essere affidati alle imprese agricole.
Come detto al punto precedente, le Amministrazioni pubbliche, in particolare quelle territoriali, fermi restando i principi generali in materia di lavori e servizi pubblici, hanno un’ampia possibilità di disciplinare autonomamente le ricordate “gestioni in economia”.
In virtù di quanto brevemente ricordato al precedente punto n. 3, i regolamenti interni di Comuni e Province disciplinano sovente, in modo estremamente puntuale, gli interventi che si rendono necessari per la manutenzione del proprio territorio e per il mantenimento di un corretto assetto idro-geologico.
Sebbene, come più volte si è detto, gli “appalti ambientali” si caratterizzano, tra l’altro, per la possibilità di essere conclusi “in deroga alle norme vigenti”, quindi teoricamente anche a prescindere dall’osservanza dei regolamenti comunali e provinciali, è utile, al fine di evidenziare la rilevanza che il fenomeno di “partenariato” tra imprese agricole e Pubblica Amministrazione comporta, una disamina delle tipologie di lavori in economia che, in modo quasi univoco, gli stessi regolamenti prevedono. Pertanto, in via esemplificativa e non esaustiva, vengono di seguito specificate le tipologie dei lavori che quasi tutti i regolamenti degli Enti locali fanno rientrare nelle c.d. “gestioni in economia”e che, alla stregua di quanto sopra riportato, potrebbero essere affidati alle imprese agricole:
–	prime opere per la difesa dalle inondazioni e per lo scolo delle acque di territori inondati,
–	riparazioni alle strade comunali e loro pertinenze per guasti causati da frane, piogge abbondanti, nevicate e gelate eccezionali, scoscendimenti, corrosione, straripamenti e rovina di manufatti, ecc.;
–	manutenzione delle strade, comprendente lo spargimento della ghiaia e del pietrisco, i rappezzi dei tronconi asfaltati o bitumati, lo spurgo delle cunette e dei condotti, le riparazioni ai manufatti, l’inaffiamento, la sistemazione delle banchine, la regolazione delle scarpate, nonché la manutenzione o l’installazione della segnaletica stradale, compresi gli interventi agli impianti semaforici, aiuole spartitraffico, collegamenti pedonali;
–	lavori di conservazione, manutenzione, adattamenti e riparazione dei beni comunali demaniali e patrimoniali, mobili ed immobili, con i relativi impianti, infissi ed accessori e pertinenze;
–	lavori di conservazione, manutenzione, adattamenti e riparazioni di mobili ed immobili, con i relativi impianti, infissi ed accessori e pertinenze, in uso al comune o presi in locazione nei casi in cui, per legge e o per contratto, le spese sono a carico del locatario;
–	manutenzione delle fognature, degli impianti di sollevamento e trattamento degli impianti idrici non compresi nelle convenzioni con aziende od enti gestori;
–	manutenzione degli impianti di pubblica illuminazione ed affini;
–	manutenzione dei giardini, viali, piazze pubbliche, impianti sportivi ed elementi di arredo urbano e parchi gioco;
–	manutenzione dei cimiteri;
–	interventi immediati di protezione civile e salvaguardia della pubblica incolumità.
5. Schema di determinazione e di contratto di appalto ambientale.
Dal quadro normativo sopra descritto ed alla luce delle considerazioni svolte a proposito dei risvolti insiti nelle novità introdotte dalla “legge di orientamento” sia a favore delle imprese agricole che delle Pubbliche Amministrazioni, è possibile sostenere che i contratti di “appalto ambientale” costituiscono un importante strumento per incentivare il ruolo “multifunzionale” riconosciuto, anche a livello comunitario, dell’agricoltura.
Nell’ottica di facilitare un’utile diffusione di tale strumento a livello territoriale, pertanto, si ritiene opportuno esemplificare in alcuni moduli standard come i Comuni possano procedere ad appaltare la fornitura di beni o servizi nonché l’esecuzione di opere finalizzati alla manutenzione e gestione del territorio dagli stessi amministrato.
COMUNE di…………….
DETERMINAZIONE DEL RESPONSABILE DELL’AREA TECNICO MANUTENTIVA
Oggetto: art. 15 del D.lgs. n. 228 del 18/05/2001. Determinazione a contrarre ex art. 192 del D.lgs. 267/2000 per fornitura servizi di manutenzione e cura del verde pubblico. IL RESPONSABILE DELL’AREA TECNICO-MANUTENTIVA
CONSIDERATO che con Decreto Sindacale n. ……………….. del ………………….., prot. …………., il sottoscritto dipendente ……………………………………….. è stato nominato responsabile coordinatore dell’Area tecnico-manutentiva, con attribuzione delle funzioni di cui all’art. 107 del D.lgs. n. 267 del 18/08/2000;
VISTO l’art. 107 del D.Lgs. n. 267 del 18/08/2000 (Testo Unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali), il quale disciplina i compiti di spettanza dei responsabili di Area;
VISTO l’art. …………, comma ………, dello Statuto comunale il quale prevede che spetta ai responsabili di Area l’assunzione dei provvedimenti gestionali di carattere tecnico, finanziario ed amministrativo che impegnano l’Amministrazione comunale verso l’esterno;
RICHIAMATO l’art. …………. del Regolamento comunale per l’ordinamento degli uffici e dei servizi, ai sensi del quale per assolvere le funzioni loro assegnate, i responsabili di Area e di Servizio adottano atti di gestione che assumono la firma della “determinazione”;
VISTA la deliberazione del Consiglio Comunale n. ……………. del …………………, esecutiva ai sensi di legge, con la quale è stato approvato il documento previsionale per il corrente esercizio;
RICHIAMATA la deliberazione della Giunta Comunale n. ………………. del ……………, con la quale a seguito dell’approvazione del Bilancio di Previsione ……………….., è stato approvato il piano delle Risorse e degli Obiettivi per il medesimo esercizio, e quindi sono state attribuite ai responsabili di Area le dotazioni finanziarie e strumentali per l’attuazione dei programmi dell’Amministrazione Comunale;
PREMESSO che la Giunta Comunale con deliberazione n. ………. del ………… esecutiva ai sensi di legge, ha ritenuto di avvalersi dell’art. 15 del D.Lgs. 228/2001 il quale consente alle Pubbliche Amministrazioni di stipulare convenzioni con imprenditori agricoli singoli o associati per la fornitura di servizi quali sistemazione e manutenzione del territorio, salvaguardia del paesaggio agrario e forestale, cura e mantenimento dell’assetto idrogeologico, ……;
ATTESO che con la succitata deliberazione è stato deciso di procedere alla fornitura dei servizi di manutenzione e cura del verde pubblico, ……….;
RICHIAMATO l’art. 192 del D.Lgs. 267/2000 il quale prescrive che la stipulazione dei contratti deve essere preceduta da una apposita determinazione del responsabile del procedimento di spesa indicante il fine, l’oggetto, la forma e le clausole essenziali del contratto e infine le modalità di scelta del contraente;
VISTO lo schema di contratto composto da 10 articoli volto a disciplinare i rapporti tra l’Amministrazione Comunale e il singolo imprenditore agricolo e ritenuto lo stesso meritevole di approvazione;
FATTO PRESENTE, inoltre, che per quanto concerne il corrispettivo da erogare agli imprenditori agricoli che forniscono i suddetti servizi, si è provveduto ad effettuare una indagine di mercato al fine di fissare un prezzo equo;
RICORDATO che sono state sentite le varie Organizzazioni professionali degli agricoltori in appositi incontri, e che quest’ultime hanno proposto ………. nominativi per l’esecuzione dei lavori di cui trattasi, nelle persone di …………………………………;
RITENUTO, quindi, di procedere all’appalto del servizio o dei lavori di ……………… alle persone indicate che hanno già manifestato la loro disponibilità all’effettuazione del servizio;
Visto il R.D. 2440/1923, in particolare l’articolo 17;
Visto il D.Lgs. 228/2001;
Visto il D.Lgs. 163/2006;
1.	di procedere all’appalto dei servizi o dei lavori di ……………… per l’anno ……… affidandolo agli imprenditori agricoli ……………………………………… residenti a ………………… e ……….. .
2.	di precisare, ai sensi dell’art. 192 del D.Lgs. 267/2000 quanto segue:
–	con il riferimento all’appalto ed alla conseguente convenzione si intende provvedere alla (indicare la tipologia di servizio o di lavoro);
–	la convenzione ha per oggetto la fornitura del servizio o del lavoro di ……………………. per l’anno …………… e sarà stipulata in forma di scrittura privata;
–	le clausole essenziali sono riportate nello schema di contratto che viene approvato con il presente provvedimento;
3.	di dare atto che la spesa, per la realizzazione del servizio o dei lavori oggetto dell’appalto trova imputazione al titolo ……, – funzione ……, servizio ……, intervento ….., capitolo ……. ove sono disponibili …………….. Euro, dando atto che per i restanti lavori o servizi verrà effettuato apposito impegno a variazione di bilancio approvata.
Visto di regolarità contabile attestante la copertura finanziaria ai sensi del 4° comma dell’art. 151 del D.Lgs. 18/08/2000, n. 267.
DELL’AREA ECONOMICO-FINANZIARA
CONTRATTO DI APPALTO AI SENSI DELL’ART. 15 DEL DECRETO LEGISLATIVO 228/2001 RELATIVAMENTE ALL’AFFIDAMENTO DEL SERVIZIO DI …
–	con deliberazione della Giunta comunale n. ……… del …………… si è deciso di avvalersi di quanto stabilito dall’art. 15 del D.Lgs. n. 228/2001;
–	che con determinazione dell’Area tecnico-manutentiva n. ……………………. del …………………. è stato approvato lo schema di convenzione;
–	che con determinazione dell’Area tecnico-manutentiva n. ……………………. del …………………. è stato affidato il servizio di ……………………..all’imprenditore agricolo ….………..
Tutto ciò premesso, l’anno ………………. il giorno …………………………. nella sede municipale,
Il Comune di ……………………………, con sede in Via ……………………………….. C.F. ……………………….. rappresentato dal Signor ………………………………………………., responsabile dell’Area tecnico-manutentiva ed autorizzato per legge alla stipula delle convenzioni
E la/il signora/e ………………………………………………………, nata/o a ………………………………………… e residente in ……………………………………………, quale imprenditore agricolo, come risulta da …………….
Il comune affida a ……………………………………………… quale imprenditore agricolo come risulta da ………………………………………………………, d’ora in poi denominato “affidatario” la fornitura del servizio di manutenzione e cura per l’anno……delle seguenti aree verdi:
…………………………..(attorno ………………………………………………………………………………..);
…………………………… (Via ………………………………., parcheggio, stazione ferroviaria, piazzale di sosta autobus, aiuole in Via …………………………………..);
Ogni intervento riguarderà l’insieme di tutte le aree sopra descritte . Essi ammonteranno a circa ….. in un anno.
Con la firma del presente atto l’affidatario accetta la consegna dei lavori previsti e dichiara di aver preso completa visione dei lavori da eseguirsi, dei luoghi nonché di tutte le circostanze che possono aver influito sulla determinazione del prezzo del contratto.
Modalità di esecuzione dei lavori
L’affidatario si impegna all’esecuzione dei lavori di cui all’art. 1 sulla base delle direttive impartite dal competente Servizio.
Il corrispettivo per l’esecuzione dei lavori viene fatturato per complessivi Euro ………………(……….
……………………………….), a singolo intervento.
L’affidatario dovrà eseguire i lavori mediante l’utilizzazione prevalente di attrezzature o risorse dell’azienda normalmente impiegate nell’attività agricola.
E’ fatto divieto di cessione del presente contratto.
L’affidatario, con la firma del presente atto, dichiara che gli sono state fornite dettagliate informazioni sui rischi specifici esistenti negli ambienti di lavoro.
Lo stesso affidatario si assume qualsiasi responsabilità nei confronti propri, di terzi e della Pubblica Amministrazione per eventuali danni cagionati nell’espletamento delle sue funzioni.
Lo stesso si obbliga ad informare di quanto sopra gli eventuali familiari di cui all’art. 230 bis del Codice Civile, i lavoratori dipendenti a tempo indeterminato, determinata e/o parziale e chiunque altro che collaborasse all’esecuzione dei lavori.
Tempi di ultimazione
I lavori dovranno essere portati a termine entro…..giorni dall’inizio dei lavori di cui verrà data comunicazione agli uffici competenti.
Per ogni giorno di ritardo nell’ultimazione dei lavori verrà applicata una penale di Euro ………….., da trattenersi sul saldo del compenso previsto.
Il certificato di regolare esecuzione è sostituito dal visto del Responsabile del Servizio che rappresenta l’Amministrazione ai fini del presente atto, apposto sulla fattura, attestante la regolare esecuzione dei lavori.
L’Amministrazione ha il diritto di controllare lo svolgimento dei lavori.
Il pagamento sarà effettuato a scadenza trimestrale in base al numero degli interventi effettuati ed entro 30 giorni dalla emissione di regolare fattura, previa verifica della corretta esecuzione degli stessi.
Previo accordo, in circostanze particolari, l’Amministrazione Comunale può incaricare l’affidatario della manutenzione di determinate aree pubbliche, fissando un importo di Euro ………..(……………..), all’ora.
Tutti gli oneri contrattuali e fiscali ad eccezione dell’IVA sono a carico del Signor …………………… .
Agli effetti fiscali le parti dichiarano che il presente atto è soggetto a registrazione solo in caso d’uso ai sensi dell’art. 5, comma 2 del D.P.R. 26/04/1986 n. 131 trattandosi di prestazioni soggette ad IVA.
L’AFFIDATARIO PER L’AMMINISTRAZIONE COMUNALE
IL RESPONSABILE DELL’AREA TECNICO-MANUTENTIVA
un commento sull’art. 14 e 15 del decretolegislativo :