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Timestamp: 2019-11-21 02:56:11+00:00
Document Index: 49023495

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Art. 9 codice di procedura penale - Regole suppletive - Brocardi.it
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Articolo 9 Codice di procedura penale
Regole suppletive
Dispositivo dell'art. 9 Codice di procedura penale
1. Se la competenza non può essere determinata a norma dell'articolo 8 (1), è competente il giudice dell'ultimo luogo in cui è avvenuta una parte dell'azione o dell'omissione (2).
3. Se nemmeno in tale modo è possibile determinare la competenza, questa appartiene al giudice del luogo in cui ha sede l'ufficio del pubblico ministero che ha provveduto per primo a iscrivere la notizia di reato nel registro previsto dall'articolo 335 .
(1) La determinazione della competenza territoriale, il luogo di consumazione del reato, rilevante ex art. 8 c.p.p., avviene esclusivamente sulla base di elementi oggettivamente riscontrati e riscontrabili nel corso delle indagini; non rilevano, a tal fine, le affermazioni della persona sottoposta ad indagini o quelle dell'imputato senza che vi siano ulteriori corrispondenze processuali.
(2) La parte di condotta rilevante ai fini di tale articolo è quella che risulta fondamentale per l'integrazione della fattispecie di reato.
Si tratta della determinazione della competenza territoriale sulla base di criteri suppletivi a quelli previsti dall'art. 8 c.p.p. e pertanto, ove non si potrà determinare la competenza a norma del predetto articolo, troveranno applicazione tali regole.
Spiegazione dell'art. 9 Codice di procedura penale
Oltre alle regole generali di cui all'articolo 8, il legislatore ha ritenuto opportuno inserire nel codice alcune regole suppletive.
La prima di esse prevede che se la competenza non può essere determinate in base alle regole generali, essa si radica presso il giudice dell'ultimo luogo in cui è avvenuta una parte dell'azione o dell'omissione. Evidentemente tale comma trova spazio quando la condotta è frazionabile in più tempi e quindi in diversi luoghi.
In via residuale, qualora non sia sufficiente la regola di cui al comma 1, la competenza appartiene al giudice del luogo della residenza, della dimora o del domicilio dell'imputato. In una chiara ottica di favor rei, ma non sol, tale regola viene incontro all'imputato, al fine di evitargli spostamenti (o l'applicazione di misure cautelari in luoghi distanti dal suo). In secondo luogo, forse la regola consente anche una attività investigativa più “vicina” all'imputato, soprattutto nei casi in cui risulta ad esempio necessario pedinarlo, oppure acquisire dichiarazioni.
L'ultima regola residuale, che trova appunto applicazione in caso di impossibilità ad applicare tutte le altre, la competenza appartiene al giudice del luogo in cui ha sede l'ufficio del pubblico ministero che ha per primo iscritto la notizia di reato nell'apposito registro.
Massime relative all'art. 9 Codice di procedura penale
Cass. pen. n. 51986/2016
In tema di applicazione delle regole suppletive per la determinazione della competenza territoriale, nel concetto di "dimora" dell'imputato, cui si riferisce l'art. 9, comma secondo, cod. proc. pen., va compreso anche il luogo di esecuzione degli arresti domiciliari, in quanto ad integrare la dimora è sufficiente una presenza pur transitoria, ma dotata di un minimo di stabilità, dell'interessato in un dato luogo. (Fattispecie relativa ad una comunità terapeutica che ospitava l'imputato in regime di arresti domiciliari).
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 51986 del 6 dicembre 2016)
Cass. pen. n. 49643/2015
Ai fini della determinazione della competenza per territorio nell'ipotesi di reati connessi di pari gravità, qualora non sia possibile individuare il luogo di consumazione di uno di essi, mentre sia certo quello dell'altro, non è consentito far ricorso alle regole suppletive stabilite nell'art. 9 cod. proc. pen., che si riferisce a procedimenti con reato singolo, ma si deve avere riguardo al luogo di consumazione del reato residuo.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 49643 del 17 dicembre 2015)
Cass. pen. n. 12071/2015
È inammissibile per genericità l'eccezione di incompetenza territoriale, che non contenga l'indicazione del diverso giudice che si prospetta essere competente.
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 12071 del 23 marzo 2015)
Cass. pen. n. 14699/2013
In tema di competenza per territorio, le vicende processuali successive ai limiti temporali di rilevazione della questione, anche con riferimento ai provvedimenti conclusivi adottati sul merito dal giudice, non incidono sulla competenza già affermata, la quale, in base al principio della "perpetuato iurisdictionis", va determinata con criterio "ex ante", sulla scorta degli elementi disponibili al momento della formulazione dell'imputazione
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 14699 del 28 marzo 2013)
Cass. pen. n. 16307/2011
La competenza per territorio per il reato di diffamazione, commesso mediante la diffusione di notizie lesive dell'altrui reputazione allocate in un sito della rete "Internet", va determinata in forza del criterio del luogo di domicilio dell'imputato, in applicazione della regola suppletiva stabilita dall'art. 9, comma secondo, c.p.p.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 16307 del 26 aprile 2011)
Cass. pen. n. 2739/2011
La competenza per territorio, per il reato di diffamazione commesso mediante la diffusione di notizie lesive dell'altrui reputazione allocate in un sito "web", va determinata in forza del criterio del luogo di domicilio dell'imputato, in applicazione della regola suppletiva stabilita dall'art. 9, comma secondo, c.p.p.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 2739 del 26 gennaio 2011)
Cass. pen. n. 13929/2010
Qualora si proceda per reato associativo che rientri nel novero di quelli indicati nell'art. 51, comma 3 bis c.p.p., e per reati connessi, la competenza territoriale per il primo esercita una "vis attractiva" anche su quella degli altri, sempre che ne sia accertato il luogo di consumazione, sulla base delle regole stabilite negli artt. 8 e 9, comma primo, c.p.p. o, quando sia impossibile la loro applicazione, in base a quelle del successivo art. 16, potendosi far ricorso ai criteri sussidiari indicati nei commi secondo e terzo del citato art. 9 solo in via residuale, allorché non possano trovare applicazione quei parametri oggettivi che, garantendo il collegamento tra competenza territoriale e luogo di manifestazione di almeno uno degli episodi che costituiscono la vicenda criminosa, meglio assicurano il principio costituzionale della "naturalità" del giudice, come fisiologica allocazione del processo, fin quando e dove possibile nel "locus commissi delicti". (Nella specie, relativa a procedimento per associazione per delinquere finalizzata al contrabbando di t.l.e., risultando che il sodalizio criminoso operava, oltre che in territorio cinese, nella città di Brescia, dove risiedevano gli organizzatori stranieri dei traffici illeciti, la Corte ha dichiarato la competenza dell'a.g. bresciana, sulla base del comb. disp. artt. 9, comma primo, e decimo, comma terzo, c.p.p., ritenendo del tutto irrilevante che il sequestro del tabacco importato dall'organizzazione fosse avvenuto nel porto di Gioia Tauro). *
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 13929 del 13 aprile 2010)
Cass. pen. n. 8665/2010
In caso di reato permanente, quando è ignoto il luogo in cui ha avuto inizio l'azione criminosa, il giudice competente per territorio può essere individuato in relazione al luogo in cui è avvenuta una parte dell'azione, utilizzando i criteri residuali di cui all'art. 9 c.p.p. (Nella specie, in relazione al reato di detenzione di sostanza stupefacente trasportata su di un autocarro, la Corte ha escluso la competenza territoriale dell'A.G. del luogo di partenza del carico, poiché trattandosi di cospicua quantità, notoriamente prodotta all'estero, doveva applicarsi l'art. 9 c.p.p., non essendo noto il luogo di introduzione nel territorio dello Stato).
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 8665 del 3 marzo 2010)
Cass. pen. n. 49356/2009
Quando si procede per uno dei reati associativi indicati nell'art. 51, comma terzo bis, c.p.p., e per reati connessi, la competenza va determinata con riferimento al reato di competenza distrettuale nei limiti in cui sia possibile individuare, anche sulla base di manifestazioni sintomatiche, il luogo in cui l'associazione è stata posta in essere o, in subordine, è stata realizzata una parte della sua attività tipica. Qualora non sia possibile in alcun modo individuare un radicamento sul territorio dell'attività dell'associazione, in se stessa considerata, vanno presi in esame, ai sensi dell'art. 16 c.p.p., i reati connessi, in ordine di decrescente gravità, e se neppure per essi è possibile individuare il luogo di realizzazione della condotta o di parte di essa, si deve far ricorso ai criteri dell'art. 9, commi secondo e terzo, stesso codice.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 49356 del 22 dicembre 2009)
Cass. pen. n. 45743/2008
In tema di competenza per territorio, la residenza dell'imputato va individuata secondo criteri di effettività non prescrivendo la legge forme o modalità particolari per le ricerche relative al luogo di abitazione. (Nella fattispecie la Corte, confermando la legittimità dell'adozione da parte del giudice di merito del criterio di cui al comma terzo dell'art. 9 del codice di rito, ha ritenuto che l'eccepita residenza anagrafica non corrispondesse all'affermato principio di effettività).
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 45743 del 10 dicembre 2008)
Cass. pen. n. 33435/2006
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 33435 del 5 ottobre 2006)
Cass. pen. n. 11849/2003
Al fine di determinare la competenza per territorio facendo ricorso alla regola suppletiva di cui al terzo comma dell'art. 9 c.p.p., che indica la competenza del giudice del luogo ove ha sede l'ufficio del pubblico ministero che per primo ha iscritto la notizia di reato nel registro di cui all'art. 335 c.p.p., non può essere assegnata giuridica idoneità a determinare lo spostamento della competenza ratione loci ad una precedente iscrizione di una notizia di reato vertente su fatti criminosi naturaliter diversi. (In applicazione di tale principio la Corte, con riferimento ad un'associazione criminale operante tra l'Italia e l'estero, ha escluso che l'iscrizione effettuata per il reato di cui all'art. 416 c.p., potesse influire sulla competenza per territorio di altra autorità giudiziaria che aveva proceduto in epoca successiva all'iscrizione per il reato di cui all'art. 416 bis c.p.).
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 11849 del 13 marzo 2003)