Source: http://www.itfa.it/docs/biblio/lr1896old.htm
Timestamp: 2020-03-31 21:34:59+00:00
Document Index: 48047176

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 2', 'art. 24', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 6', 'art. 8', 'art. 4', 'art. 6', 'art. 4', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 1', 'art. 14', 'art. 1', 'art. 15', 'art. 17', 'art. 1', 'art. 16', 'art. 1', 'art. 18', 'art. 19', 'art. 24', 'art. 1', 'art. 19', 'art. 8', 'art. 22', 'art. 26', 'art. 1', 'art. 23', 'art. 1', 'art. 50', 'art. 16', 'art. 26', 'art. 5', 'art. 27', 'art. 17', 'art. 31', 'art. 1', 'in fine', 'art. 28', 'art. 22']

in favore delle persone handicappate
(B.U.R. Marche n. 39 del 13.6.96)
Nuovo testo della L.R. 18/96 modificato con L.R. 28 del 21 nov. 2000
promulga la seguente legge regionale
Art. 2 - Coordinamento regionale per la tutela delle persone handicappate. Composizione
Art. 3 - Coordinamento regionale per la tutela delle persone handicappate. Funzioni
Art. 4 - Coordinamenti provinciali per la tutela delle persone handicappate. Composizione
Art. 5 - Coordinamento provinciale per la tutela delle persone handicappate. Funzioni
Art. 16 - Integrazione lavorativa. Contributi regionali e piani occupazionali
Art. 17 - Integrazione lavorativa. Borse-lavoro
Art. 18 - Integrazione lavorativa. Regolamento regionale
Art. 19 - Barriere architettoniche
Art. 21 - Sperimentazione e accesso all'informazione
Art. 22 - Tempo libero
Art. 23 - Trasporti
Art. 24 - Protesi ed ausili
Art. 25 - Interventi straordinari
Art. 27 - Edilizia abitativa
Art. 28 - Norme transitorie e abrogazioni
Art. 29 - Fondo regionale per gli interventi in favore delle persone handicappate e norme finanziarie
1. La Regione considera di valore preminente tutte le iniziative rivolte a realizzare la piena integrazione delle persone in situazione di handicap, così come definite dall'articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104.
e) mantenimento della persona nel proprio nucleo familiare e suo inserimento nel normale ambiente di vita, favorendo gli interventi rivolti alla partecipazione alle attività sociali, culturali, ricreative e sportive;
3. Le azioni di cui al comma 2 sono svolte in stretta collaborazione con le organizzazioni del settore privato sociale. Per settore privato sociale si intendono le organizzazioni senza scopo di lucro che svolgono e promuovono attività assistenziali, educative, di solidarietà e tutela nei confronti di soggetti in situazioni di difficoltà e svantaggio.
(Coordinamento regionale per la tutela delle persone handicappate. Composizione)
1. E' istituito il Coordinamento regionale per la tutela delle persone handicappate, composto da:
a) l'Assessore regionale alla sanità e servizi sociali che lo presiede o un Consigliere regionale suo delegato;
b) il Dirigente del servizio sanità della Regione o un funzionario suo delegato;
c) il Dirigente del servizio servizi sociali della Regione o un funzionario suo delegato;
d) il Dirigente del servizio formazione professionale e problemi del lavoro della Regione o un funzionario suo delegato;
e) quattro rappresentanti per ciascun Coordinamento provinciale, di cui all'articolo 4 designati da ciascuno di essi;
f) un rappresentante dell'Agenzia per l'impiego nelle Marche istituita ai sensi dell'articolo 24 della legge 28 febbraio 1987, n. 56;
g) un rappresentante designato dalla Sovrintendenza scolastica regionale, sentiti i Provveditorati agli studi.
2. Il Coordinamento di cui al comma 1 dura in carica cinque anni ed è costituito con decreto del Presidente della Giunta regionale.
3. Ai componenti del Coordinamento regionale sono corrisposti esclusivamente il rimborso spese e il trattamento di missione nella misura e secondo le modalità di cui alla l.r. 2 agosto 1984, n. 20 e successive modificazioni e integrazioni.
4. La Giunta regionale mette a disposizione del Coordinamento di cui al comma 1 una sede e quant'altro necessario al suo funzionamento.
5. Il Coordinamento è dotato di una segreteria composta da un dipendente del servizio sanità e da un dipendente del servizio servizi sociali della Giunta regionale che funge da segretario. Nell'espletamento dei compiti affidati alla segreteria il Coordinamento regionale può richiedere alla Giunta regionale di attivare la collaborazione di soggetti esterni, nei limiti di due unità, provvisti di adeguata esperienza in materia di handicap.
6. I componenti della segreteria partecipano alle riunioni del Coordinamento regionale e collaborano con le équipe operative previste all'articolo 3.
7. Il Coordinamento regionale per lo svolgimento dei suoi compiti può avvalersi altresì delle strutture della Giunta regionale.
(Coordinamento regionale per la tutela delle persone handicappate. Funzioni)
1. Il Coordinamento regionale per la tutela delle persone handicappate svolge le seguenti funzioni:
a) costituisce équipe operative nelle aree seguenti:
1 ) prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione;
2) integrazione sociale e scolastica;
b) promuove l'istituzione e coordina il funzionamento sul territorio regionale di servizi in collaborazione con i Coordinamenti provinciali di cui all'articolo 4;
c) indice la conferenza annuale con tutti i componenti dei Coordinamenti provinciali di cui all'articolo 4;
d) formula proposte ed esprime pareri sui criteri e le modalità di ripartizione dei fondi regionali;
e) organizza un servizio di informazione e una banca dati regionale in collaborazione con i Coordinamenti provinciali di cui all'articolo 4 e con l'Osservatorio regionale sul mondo del lavoro di cui alla l.r. 26 aprile 1982, n. 13 e successive modificazioni e integrazioni;
f) promuove studi, ricerche e sperimentazioni, nonché convegni e seminari sulle nuove tecnologie attivate nel territorio nazionale ed internazionale e sulla produzione di sussidi didattici e tecnici;
g) individua le risorse presenti nel settore del privato sociale, con particolare riferimento a quelle esistenti nel territorio regionale, al fine di attivare convenzioni con gli enti locali e con le Aziende unita sanitarie locali (AUSL) per la gestione dei servizi;
h) promuove e favorisce l'utilizzo dei volontari ed obiettori in servizio civile presso enti ed istituzioni;
i) predispone il modello del "diario personale" dei portatori di handicap il quale deve contenere le indicazioni previste dall'articolo 6, comma 2, lettera h, della legge 104/1992, nonché tutte le notizie riguardanti il percorso socio-evolutivo di ciascun invalido. Esso deve indicare tutte le tappe salienti dell'iter diagnostico, i principali problemi sanitari, per consentire agli operatori non abituali che si trovano a prestare la loro opera di valutare meglio indicazioni e controindicazioni ai vari interventi;
l) formula proposte in ordine agli accordi di programma ai sensi dell'articolo 7;
m) promuove corsi di formazione e aggiornamento per gli operatori pubblici e privati che operano nel settore dell'handicap di concerto con i Coordinamenti provinciali di cui all'articolo 4, anche nell'ambito delle attività di formazione professionale;
n) promuove la vigilanza sul rispetto delle norme in materia di superamento delle barriere architettoniche e di comunicazione, di cui agli articoli 19 e 20.
2. Il Coordinamento regionale per l'esercizio delle funzioni di cui al comma 1, lettera a), può richiedere, per motivate esigenze, alla Giunta regionale di conferire incarichi di collaborazione ad esperti esterni, università, istituti di ricerca e soggetti che operano nel settore del privato sociale presenti, preferibilmente, nel territorio regionale, ovvero attivare direttamente forme di collaborazione con i soggetti e le istituzioni predette.
(Coordinamenti provinciali per la tutela delle persone handicappate. Composizione)
1. Sono istituiti nell'ambito delle Province marchigiane i Coordinamenti provinciali per la tutela delle persone handicappate.
2. Ogni Coordinamento provinciale è composto da :
a) l'Assessore ai servizi sociali, o suo delegato, che lo presiede;
b) un Dirigente dell'assessorato ai servizi sociali della Provincia o un funzionario suo delegato;
c) un Dirigente dell'assessorato alla formazione professionale della Provincia o un funzionario suo delegato;
d) quattro amministratori dei Comuni e delle Comunità montane nominati dalla Conferenza dei sindaci di cui all'articolo 6 della l.r. 28 giugno 1994, n. 22;
e) un rappresentante per ogni AUSL presente nel territorio provinciale designato dalla stessa;
f) il Provveditore agli studi o suo delegato;
g) un rappresentante dell'Ufficio provinciale del lavoro e massima occupazione;
h) cinque operatori nel settore dell'handicap dipendenti di enti locali e di AUSL;
l) tre rappresentanti delle associazioni di cui agli articoli 1 e 2 della l.r. 30 aprile 1985, n. 24 operanti rispettivamente nel settore dell'handicap fisico, psichico e sensoriale.
3. L'Amministrazione provinciale competente per territorio provvede alla nomina dei soggetti di cui alla lettera h) del comma 2 previa consultazione degli enti locali e delle AUSL e dei soggetti di cui alle lettere i) e 1) dello stesso comma 2 su designazione delle organizzazioni e delle associazioni ivi previste.
4 Il Coordinamento provinciale è costituito con atto del Presidente della Provincia, dura in carica quattro anni ed i suoi componenti sono rieleggibili. Dopo tre assenze consecutive ingiustificate alle riunioni del Coordinamento provinciale, il componente decade dalla carica.
6. Ciascun Coordinamento provinciale indica i componenti di cui all'articolo 2, comma 1, lettera e), avendo cura che siano rappresentati amministratori pubblici, operatori pubblici e operatori del settore privato sociale e rappresentanti delle associazioni di cui alla lettera 1) del comma 2.
(Coordinamento provinciale per la tutela delle persone handicappate. Funzioni)
a) valuta l'efficacia e l'efficienza dei servizi per l'handicap esistenti nel territorio di competenza al fine di verificare la rispondenza alle effettive situazioni di bisogno;
b) costituisce équipe operative in ciascuna delle seguenti aree:
3) integrazione lavorativa.
2. Le équipe di cui al comma 1 sono formate da membri del Coordinamento provinciale; esse utilizzano le unità multidisciplinari dell'età evolutiva e dell'età adulta presenti nel territorio e, su indicazione del Coordinamento stesso, possono avvalersi della collaborazione di esperti esterni, università, istituti di ricerca, soggetti appartenenti al settore privato sociale presenti preferibilmente nel territorio regionale.
3. L'équipe per la prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione svolge le seguenti funzioni:
a) promuove l'informazione e l'educazione sanitaria nel territorio per l'individuazione e rimozione dei fattori di rischio;
b) collabora con gli operatori pubblici o privati presenti nel territorio provinciale in materia di controllo della gravidanza, di assistenza nei casi di gravidanza a rischio e di diagnosi precoce nel periodo prenatale e neonatale;
c) promuove iniziative per la prevenzione permanente in coordinamento con i servizi educativi territoriali, come asili nido, scuole materne e scuole dell'obbligo scolastico;
d) attiva strumenti di informazione in ordine alla nocività ambientale nell'ambiente urbano, domestico, lavorativo nonché l'educazione antinfortunistica e stradale;
e) attiva misure di profilassi;
f) favorisce l'istituzione del "diario personale" dei portatori di handicap di cui all'articolo 3, comma 1, lettera i).
4. L'équipe per l'integrazione sociale e scolastica svolge le seguenti funzioni:
a) promuove accordi di programma tra Comuni, Province, Comunità montane, AUSL e Amministrazioni statali preposte alla pubblica istruzione;
b) valuta e verifica l'inserimento dei portatori di handicap nei servizi educativi, nelle istituzioni scolastiche, nei centri socio-educativi diurni o residenziali per i soggetti che hanno cessato la frequenza scolastica;
c) promuove il monitoraggio del territorio, l'analisi dei bisogni e delle risorse per la costituzione di centri socio-educativi diurni o residenziali nonché la realizzazione di progetti di orientamento e formazione professionale rivolti ai giovani che hanno cessato la frequenza scolastica;
d) promuove il monitoraggio del territorio, l'analisi dei bisogni e delle risorse per la costituzione di centri socio-educativi e residenziali per le persone non autosufficienti;
e) promuove la costituzione nel territorio di centri di documentazione comprendenti laboratori con ausili didattici e nuove tecnologie;
f) promuove l'istituzione di centri di informazione per fornire documentazione e consulenza tecnica, anche tramite la costituzione di una banca dati telematica, a favore dei portatori di handicap e degli enti, istituzioni e associazioni pubbliche e private che operano nel settore dell'handicap;
g) promuove progetti per la formazione e l'aggiornamento degli operatori pubblici e privati.
5. L'équipe per l'integrazione lavorativa svolge le seguenti funzioni:
a) elabora e coordina progetti per l'integrazione lavorativa delle persone handicappate in raccordo con i progetti di formazione professionale attivati nel territorio
b) promuove la ricerca e l'utilizzo di ausili che facilitano l'inserimento nel posto di lavoro;
c) promuove protocolli d'intesa fra l'Ufficio provinciale del lavoro e massima occupazione, le associazioni imprenditoriali, le associazioni sindacali e l'équipe stessa al fine di realizzare indagini per l'individuazione di posti di lavoro disponibili e dei portatori di handicap che possono essere impiegati in una attività lavorativa;
d) individua le modalità più idonee per l'inserimento lavorativo attraverso un raccordo tra le diverse parti istituzionali e sociali;
e) promuove l'istituzione di borse-lavoro ai sensi dell'articolo 17 nell'ambito dei progetti per l'integrazione lavorativa di cui alla lettera a).
6. Nello stesso ambito provinciale possono essere costituite più équipe di quelle previste ai commi 4 e 5.
2. La Consulta di cui al comma 1 dura in carica cinque anni ed è costituita con decreto del Presidente della Giunta regionale.
b) esprime pareri sui programmi predisposti dalla Regione per la tutela dei diritti della persona handicappata.
5. Entro tre mesi dall'entrata in vigore della presente legge il Consiglio regionale, su proposta della Giunta regionale, approva un regolamento per disciplinare la composizione, il funzionamento e l'organizzazione interna della Consulta.
1. Presso ciascuna USL sono costituite la Commissione per l'accertamento dell'handicap, di cui all'articolo 4 della legge 104/1992, e le Unità multidisciplinari per la presa in carico dei soggetti portatori di handicap appartenenti all'età evolutiva e all'età adulta sulla base delle segnalazioni provenienti da diversi settori, come i reparti di ostetricia, pediatria di base, area consultoriale materno infantile.
2. Le Unità multidisciplinari dell'età evolutiva svolgono i propri interventi in favore di soggetti portatori di handicap di età non superiore ai quattordici anni, ovvero, nel caso che i soggetti stessi proseguano gli studi oltre tale età anche di età superiore e fino al compimento dei corsi di studio, con esclusione di quelli universitari
3. Le Unità multidisciplinari dell'età adulta svolgono i propri interventi in favore dei soggetti di età superiore a quella prevista dal comma 2.
5. Per l'espletamento delle funzioni di cui agli articoli 10 e 11 ciascuna AUSL può istituire nel proprio ambito una o più Unità multidisciplinari in relazione al numero di abitanti o alla configurazione del territorio.
6. Con apposito regolamento regionale sono disciplinati i criteri per la costituzione e la dotazione di personale delle Unità multidisciplinari.
1. L'Unità multidisciplinare dell'età è composta da un neuro-psichiatra infantile, uno psicologo, un pedagogista, un assistente sociale, uno o più tecnici della riabilitazione come logopedisti, fisioterapisti, psicomotricisti, musicoterapisti, uno o più consulenti nella patologia segnalata. All'interno dell'Unita multidisciplinare è individuato un coordinatore.
d) interventi per la cura e la riabilitazione precoce della persona handicappata;
e) accertamento dell'handicap e compilazione della diagnosi funzionale
f) elaborazione del profilo dinamico funzionale in collaborazione con gli operatori della scuola ed i genitori, nonché del piano educativo individualizzato;
g) verifica del progetto educativo ai fini dell'inserimento sociale, scolastico e nelle strutture che favoriscono l'integrazione della persona handicappata;
2. L'Unità multidisciplinare dell'età adulta effettua trattamenti in forma ambulatoriale, domiciliare e fornisce la propria assistenza alle strutture semiresidenziali e residenziali.
b) valutazione clinica del paziente attraverso l'esame dell'iter diagnostico già percorso e le conclusioni eziologiche raggiunte dall'équipe dell'età evolutiva, allo scopo di definire le esigenze sanitarie e sociali del paziente sia a livello iniziale che di monitorizzazione successiva. Tale approfondimento sanitario è finalizzato alla realizzazione di un protocollo di trattamento individualizzato le cui tappe sono registrate nel "diario personale" del paziente di cui all'articolo 3, comma 1, lettera i);
c) valutazione psicologica del paziente anche mediante l'acquisizione del profilo funzionale fornito dall'Unita multidisciplinare dell'età evolutiva allo scopo di stabilire e quantificare i deficit presenti, le potenzialità residue, le abilità acquisite e poter così elaborare un progetto educativo individualizzato, in collaborazione con gli operatori sociali;
f) counseling delle famiglie dei portatori di handicap, individuale o di gruppi distinti, per casi residenti, semiresidenti ed a totale carico delle famiglie;
g) ricerca del contatto con le varie realtà economiche e sociali del territorio allo scopo di curare l'inserimento lavorativo dei portatori di handicap a vari livelli di protezione, in accordo con l'équipe integrazione lavorativa e con l'équipe integrazione sociale e scolastica;
h) rapporti con le associazioni e con i rappresentanti delle organizzazioni di categoria;
i) contatti col servizio psichiatrico per i casi di confine; l) programma di formazione permanente per gli operatori, in collaborazione con l'Unità multidisciplinare dell'età evolutiva, usufruendo sia di risorse interne all'Unità multidisciplinare che di operatori esterni formati.
1. La Regione assegna appositi contributi per l'assistenza domiciliare domestica, educativa ed infermieristica o integrata fornita dai Comuni singoli o associati, dalle Comunità montane e dalle AUSL per le rispettive competenze, allo scopo di favorire la permanenza della persona handicappata nel proprio nucleo familiare.
2. La Regione concorre altresì alle spese sostenute dagli enti locali:
a) per aiutare economicamente le famiglie con portatori di handicap che versino in condizioni economiche disagiate relativamente alle spese sostenute per l'acquisizione di servizi non erogati dagli enti competenti;
b) per attivare iniziative di animazione e socializzazione per persone handicappate nei centri sociali e di aggregazione;
c) per favorire la partecipazione della persona handicappata ad attività di carattere ricreativo, culturale, sportivo, ai sensi dell'articolo 22, all'esterno del proprio nucleo familiare;
d) per integrare le rette di ricovero a carico dei Comuni presso strutture residenziali di persone con handicap gravissimi, ove non fosse possibile una soluzione all'interno del proprio nucleo familiare;
e) per assicurare modalità di trasporto individuale di cui al comma 9 dell'articolo 23;
f) per organizzare ogni altra attività volta al conseguimento delle finalità e degli scopi della presente legge, anche attraverso la presentazione di progetti pilota particolarmente significativi nel territorio marchigiano.
1. Al fine di proseguire il processo d'integrazione, i soggetti portatori di un handicap grave per i quali nei piani educativi individualizzati stilati durante la frequenza scolastica non è stata ritenuta utile una prosecuzione degli studi, possono frequentare i Centri socio-educativi diurni o residenziali.
2. La Regione assicura un finanziamento ai Comuni singoli o associati e alle Comunità montane i quali possono gestire direttamente i servizi di cui al comma 1 o convenzionarsi con istituzioni private	, in particolare del privato sociale, già operanti nel settore.
3. I Centri socio-educativi diurni sono strutture aperte alla comunità locale per svolgere funzioni di sostegno e socializzazione mediante iniziative e momenti educativi, ricreativi, sportivi e di pre-formazione professionale.
b) personale educativo in possesso del diploma di scuola media superiore che abbia effettuato specifici corsi di formazione riferiti all'educazione dei soggetti handicappati in possesso di un'esperienza almeno triennale nel campo dell'handicap;
c) eventuali esperti di laboratorio con preferenza per quelli che hanno effettuato specifici corsi di formazione riferiti all'educazione dei soggetti handicappati o posseggono un'esperienza almeno triennale nel campo dell'handicap;
d) personale ausiliario.
1. La Giunta regionale emana direttive alle AUSL in attuazione del d.p.r. 24 febbraio 1994 e vigila sugli adempimenti delle stesse, allo scopo di:
a) provvedere, attraverso i competenti servizi, all'accertamento della persona handicappata, alla acquisizione della documentazione ed alla compilazione della diagnosi funzionale;
b) garantire l'elaborazione del profilo dinamico funzionale e del piano educativo individualizzato con la collaborazione della scuola e della famiglia, assicurando verifiche e condizioni necessarie all'integrazione dei portatori di handicap.
2. La Regione assicura un finanziamento ai Comuni singoli o associati e alle Comunità montane che adeguano l'organizzazione e il funzionamento degli asili nido e delle scuole materne alle esigenze dei bambini handicappati, al fine di avviarne precocemente il recupero e la socializzazione e che provvedono altresì all'assegnazione di personale docente specializzato e di operatori e assistenti specializzati.
3. La Regione assicura un finanziamento ai Comuni singoli o associati e alle Comunità montane che provvedono alle attività di assistenza scolastica per l'autonomia, la socializzazione e la comunicazione della persona handicappata ai sensi dell'articolo 13 della legge 104/1992.
4. Province, Comuni, AUSL e Comunità montane promuovono accordi di programma di cui all'articolo 27 della legge 8 giugno 1990, n.142 con le Amministrazioni statali preposte alla pubblica istruzione al fine di realizzare la migliore integrazione scolastica dei soggetti con handicap secondo quanto previsto dagli articoli 13, 14, 15 e 16 della legge 104/1992 e con le modalità previste dal d.m. pubblica istruzione 5 febbraio 1992.
c) l'inserimento in corsi finalizzati dotati di progetti specifici, in relazione alla gravità dell'handicap.
3. Le attività di cui alle lettere a), b) e c) del comma 1 sono svolte nell'ambito dei corsi realizzati sulla base delle indicazioni contenute nel piano triennale della formazione professionale di cui alla l.r. 16/1990 e successive modificazioni ed integrazioni; il piano triennale stesso è formulato tenendo conto degli indirizzi forniti dai Coordinamenti provinciali di cui all'articolo 4.
4. Le attività finalizzate esclusivamente ad allievi handicappati possono essere realizzate in collaborazione tra enti competenti in materia di formazione professionale, Province, Comuni, Comunità montane, AUSL e organizzazioni del settore privato sociale secondo criteri stabiliti in accordi di programma, prevedendo anche la collocazione dei corsi nei centri di riabilitazione e nei centri educativi diurni.
5. I Coordinamenti provinciali di cui all'articolo 4, tramite l'équipe per l'integrazione sociale e scolastica, fissano i criteri per l'inserimento dei portatori di handicap nelle diverse attività formative in base a quanto previsto nei commi 2 e 3 dell'articolo 17 della legge 104/1992.
6. Agli allievi che abbiano frequentato i corsi previsti dai commi 1 e 3 è rilasciato un attestato di frequenza e, ove ne ricorrano le condizioni, un attestato di qualifica utili ai fini delle graduatorie per il collocamento obbligatorio ai sensi dell'articolo 17 comma 4, della legge 104/1992.
(Integrazione lavorativa. Contributi regionali e piani occupazionali)
1. Con riferimento a quanto previsto dagli articoli 18,19,20,21,22 della legge 104/1992 e dalla l.r. 5 novembre 1988, n. 43 la Giunta regionale definisce i criteri e le modalità per l'integrazione lavorativa dei soggetti portatori di handicap.
2. Ai fini dell'inserimento lavorativo dei soggetti portatori di handicap la Regione assegna ai Comuni singoli o associati e alle Comunità montane:
a) contributi per le imprese che assumono persone handicappate da realizzarsi attraverso il concorso nel pagamento degli oneri previdenziali e assistenziali obbligatori a carico del datore di lavoro, pari al 100 per cento del loro importo;
b) contributi per l'acquisto di attrezzature idonee o la modifica di impianti con cui il soggetto svolge la propria attività presso terzi o in proprio.
3. L'incentivo occupazionale, di cui al comma 2, non è cumulabile con altri tipi di incentivi a favore delle imprese per assunzioni a tempo indeterminato.
4. All'attuazione degli interventi cui ai commi 1, 2 e 3. provvedono i Comuni singoli o associati e le Comunità montane tramite la definizione di programmi occupazionali.
5. I programmi occupazionali, articolati in progetti individuali di inserimento lavorativo, sono redatti dalle Amministrazioni proponenti congiuntamente alle équipe territoriali di integrazione lavorativa dei Coordinamenti provinciali di cui all'articolo 4 e alle Unità multidisciplinari dell'età adulta.
6. I Comuni singoli o associati e le Comunità montane trasmettono annualmente alla Regione entro il 15 ottobre i programmi occupazionali relativi all'anno successivo.
7. I programmi occupazionali devono comunque contenere le seguenti indicazioni:
a) l'appartenenza dei soggetti interessati alle categorie previste dalla presente legge;
b) l'impegno dei datori di lavoro privati ad assumere i soggetti dopo un adeguato periodo di prova;
c) il tipo di assunzione prevista;
d) ogni altra notizia riguardante le finalità e le caratteristiche del programma e l'eventuale collaborazione di enti e associazioni per l'inserimento al lavoro dei soggetti interessati;
e) l'individuazione dei servizi responsabili della gestione tecnica dei singoli inserimenti e delle forme di valutazione e di controllo degli stessi.
8. E' istituito presso il servizio servizi sociali della Giunta regionale, con decreto del Presidente della Giunta regionale, l'elenco speciali degli enti, istituzioni, cooperative sociali, centri di lavoro guidato, associazioni ed organizzazioni di volontariato che svolgono attività idonee a favorire l'inserimento lavorativo di persone handicappate.
(Integrazione lavorativa. Borse-lavoro)
1. La Regione concorre al finanziamento di borse-lavoro finalizzate sia al preinserimento lavorativo, che ad interventi terapeutici socio-assistenziali attivati a favore delle persone handicappate dalle Province, dai Comuni singoli o associati e dalle Comunità montane presso enti pubblici o presso privati.
2. I progetti di borse-lavoro sono redatti dalle amministrazioni proponenti congiuntamente all'équipe territoriale di integrazione lavorativa del rispettivo Coordinamento provinciale e all'Unità multidisciplinare dell'età adulta.
3. Le Province, i Comuni singoli o associati, le Comunità montane trasmettono annualmente alla Regione entro il 15 ottobre i progetti di borse-lavoro relativi all'anno successivo
4. I progetti di borse-lavoro debbono comunque contenere le seguenti indicazioni:
b) le notizie riguardanti le finalità e le caratteristiche del progetto borsa-lavoro;
c) l'indicazione dei servizi responsabili della gestione tecnica delle singole borse-lavoro e delle forme di valutazione e controllo delle stesse.
(Integrazione lavorativa. Regolamento regionale)
1. La Regione entro novanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge disciplina con apposito regolamento le modalità di presentazione e selezione dei programmi e dei progetti di cui all'articolo 16, comma 6 e all'articolo 17, comma 3.
1. La Regione favorisce gli interventi volti al superamento delle barriere architettoniche ai sensi della legge 9 gennaio 1989, n.13 e successive modificazioni e dell'articolo 24 della legge 104/ 1992.
2.Il Coordinamento regionale di cui all'articolo 2, in collaborazione con i Coordinamenti provinciali di cui all'articolo 4, presenta entro il 15 ottobre di ogni anno alla Giunta e al Consiglio regionale una relazione sul superamento delle barriere architettoniche negli edifici pubblici e privati aperti al pubblico presenti nel territorio regionale. La Giunta regionale attua il controllo e adotta i provvedimenti conseguenti in ordine alle irregolarità segnalate nella relazione predetta.
3. La Regione concorre al finanziamento di progetti per l'abbattimento delle barriere architettoniche negli edifici pubblici nell'ambito del finanziamento dei programmi di cui all'articolo 8 della l.r. 5 settembre 1992, n 46.
1. La Regione contribuisce al finanziamento dei progetti presentati da Comuni e Comunità montane per l'eliminazione delle barriere di comunicazione per persone con handicap visivo, uditivo e con problemi di linguaggio e di comunicabilità.
(Sperimentazione e accesso all'informazione)
1. La Regione riserva una quota non superiore al 4 per cento del fondo di cui all'articolo 29 per il finanziamento sino al 100 per cento del costo dei progetti pilota, anche pluriennali, presentati da enti pubblici e organizzazioni del settore privato sociale, che:
a) propongono la sperimentazione di nuove metodologie di apprendimento, integrazione o socializzazione in favore di portatori di handicap anche attraverso la creazione e diffusione di sussidi didattici e tecnici.
La realizzazione di tali progetti deve avere una ricaduta in ambito regionale e prevedere la partecipazione di più enti;
b) favoriscono l'accesso all'informazione attraverso la realizzazione e diffusione di programmi specifici a valenza regionale anche mediante i comuni mass-media rivolti a portatori di handicap psichici, fisici e sensoriali.
1 La Regione favorisce, assegnando anche propri contributi, l'espletamento delle attività sportive ai sensi della l.r. 23 gennaio 1992, n. 9 e di quelle ludico-ricreative e turistiche, rivolte alle persone handicappate, organizzate dagli enti locali singoli o associati.
1. La Regione, nel quadro della propria programmazione nel settore dei trasporti, adotta un piano di mobilità per le persone handicappate, in conformità ai principi previsti dall'articolo 26 della legge 104/1992.
2. Fino all'attuazione dei piani di mobilità di cui al comma 1 i Comuni organizzano servizi di trasporto integrativi rispetto a quelli in atto, che sono ammessi a fruire dei finanziamenti previsti per il trasporto pubblico locale dalla l.r. 5 dicembre 1983. n. 39 e successive modificazioni ed integrazioni.
3. I Comuni, in qualità di enti concedenti servizi di trasporto pubblico locale, nell'ambito del territorio di competenza provvedono periodicamente alla verifica delle esigenze di mobilità delle persone handicappate. Per i collegamenti sovracomunali provvede la Regione sulla scorta delle indicazioni programmatiche contenute nel piano di mobilita.
4 Le imprese, pubbliche e private, e gli enti concessionari di trasporti pubblici locali adeguano il proprio materiale rotabile al trasporto di persone con ridotte capacità motorie.
Tali veicoli hanno priorità di finanziamento nell'ambito dei piani triennali previsti dal titolo II della l.r. 39/1983 e successive modificazioni e integrazioni.
5. Gli enti concedenti servizi di trasporto pubblico locale possono attuare i piani di mobilità per le persone handicappate attraverso apposite convenzioni con le aziende operanti nel comparto del trasporto pubblico ed in collaborazione con l'AUSL competente per territorio e con i soggetti iscritti nell'elenco speciale di cui all'articolo 16, comma 8.
6. Tali convenzioni devono obbligatoriamente disciplinare:
a) quantità e qualità dei servizi forniti;
b) modalità di effettuazione del trasporto;
c) costo a carico degli enti pubblici e delle associazioni contraenti;
d) eventuali tariffe a carico degli utenti.
7. Gli enti locali possono attivare servizi di accompagnamento in autovetture sulle direttrici interessate dai piani di mobilità.
8 Tali servizi possono essere affidati a soggetti privati in convenzione.
9. I Comuni, nell'ambito delle proprie risorse di bilancio, assicurano comunque modalità di trasporto individuali per le persone handicappate che non possono utilizzare i mezzi pubblici, anche attivando convenzioni tariffarie con auto private preposte al trasporto pubblico
10. I Comuni assicurano un congruo numero di spazi riservati appositamente ai veicoli delle persone handicappate sia nei parcheggi gestiti in via diretta o dati in concessione, che nei parcheggi realizzati e gestiti dai privati.
(Protesi ed ausili)
1. La Giunta regionale interviene affinché le USL provvedano a fornire alle persone handicappate protesi ed ausili in ottemperanza a quanto disposto dal Ministro della sanità ai sensi degli articoli 27 e 34 della legge 104/1992.
2. La Regione concorre alle spese sostenute da privati cittadini per:
a) l'acquisto di autovetture munite di automatismi di guida o per l'installazione di automatismi di guida nell'auto di proprietà;
b) l'acquisto di idonei mezzi di trasporto, dotati degli opportuni ausili per il trasporto di soggetti con handicap gravissimo;
c) l'acquisto di ausili tecnici volti all'abbattimento delle barriere di comunicazione con riferimento a soggetti con handicap sensoriale.
1. La Regione concorre attraverso contributi in conto capitale alla realizzazione e alla ristrutturazione di strutture socio-assistenziali pubbliche e private, ai sensi dell'articolo 50, comma 1, lettera c) della l.r. 5 novembre 1988, n 43 e successive modificazioni ed integrazioni.
2. I Comuni singoli o associati, le Comunità montane e le Province per i progetti di cui all'articolo 17 entro e non oltre il 15 ottobre di ogni anno, presentano alla Giunta regionale un piano contenente la descrizione degli interventi previsti dalla presente legge che intendono realizzare nell'anno successivo, le modalità di attuazione ed i relativi costi.
3 Le richieste di contributo relative alla realizzazione degli interventi di cui agli articoli 16 e 17 devono essere corredate dalla documentazione indicata nel regolamento di cui all'articolo 18.
4. Per il finanziamento degli interventi di cui all'articolo 21 le organizzazioni del settore privato sociale devono presentare entro e non altre il 15 ottobre di ogni anno alla Giunta regionale un dettagliato progetto contenente la descrizione dell'intervento che intendono realizzare nell'anno successivo, le modalità di attuazione ed i relativi costi.
5. I contributi sono concessi entro novanta giorni dalla scadenza del termine di cui ai commi 2 e 4, secondo le modalità stabilite dall'articolo 5, comma 1, della lr 31 ottobre 1994, n. 44.
1. Fermo restando quanto disposto dall'articolo 17 del d.p.r.27 aprile 1978, n. 384 e dall'articolo 31 della legge 104/1992, la Regione Marche, nell'individuazione del fabbisogno relativo alle categorie di cittadini portatori di handicap, assicura nei programmi quadriennali e nei progetti biennali di cui alla legge 5 agosto 1978, n. 457, almeno il cinque per cento dei finanziamenti per l'edilizia sovvenzionata per alloggi da destinare alle famiglie che, in possesso dei requisiti per l'assegnazione, presentano nel proprio nucleo soggetti handicappati.
2. La Regione fissa altresì specifici criteri di priorità per il finanziamento da introdurre nei bandi di concorso per la scelta degli operatori incaricati della realizzazione del programma di edilizia agevolata e convenzionata.
1. Con la costituzione del Coordinamento regionale di cui all'articolo 2 e dei Coordinamenti provinciali di cui all'articolo 4, è abrogata la l.r.12 maggio 1982, n.18, nonché tutte le disposizioni incompatibili con la presente legge.
2. In ogni caso le domande presentate dai Comuni entro il 31 gennaio 1996 per gli interventi previsti dalla l.r.18/1982, vengono finanziate con le modalità ed i criteri previsti dalla medesima legge regionale.
3. In sede di prima applicazione della presente legge le modalità di accesso ai contributi regionali relativi all'anno 1997, sono stabilite nel modo seguente:
a) il Consiglio regionale approva i criteri di cui al comma 1 dell'articolo 26 entro il 30 novembre del 1996 su proposta della Giunta regionale da presentarsi entro il 31 ottobre dello stesso anno sentito il parere del Coordinamento regionale per la tutela delle persone handicappate;
b) i soggetti indicati nell'articolo 26 presentano i piani e i progetti ivi previsti entro il 15 febbraio 1997;
c) i contributi regionali sono concessi, con le modalità di cui al comma 5 dell'articolo 26, entro novanta giorni dalla scadenza del termine di cui alla lettera b).
(Fondo regionale per gli interventi in favore delle persone handicappate
e norme finanziarie)
1. Per il conseguimento delle finalità indicate negli articoli precedenti è istituito un apposito fondo denominato "Fondo regionale per gli interventi in favore delle persone handicappate".
2. L'ammontare del fondo è determinato in lire 18.000 milioni per l'anno 1997 e lire 18 000 milioni per l'anno 1998; per gli anni successivi l'ammontare del fondo sarà stabilito con le leggi di approvazione dei rispettivi bilanci.
3. Alla copertura degli oneri di lire 18.000 milioni per l'anno 1997 derivanti dalla istituzione del fondo di cui al comma 1 si provvede, per lire 12.000 milioni mediante utilizzo dello stanziamento iscritto ai fini del bilancio pluriennale 1996/1998 a carico del capitolo 4234103 e per lire 6.000 milioni mediante utilizzo di quota parte dello stanziamento iscritto, sempre ai fini del bilancio pluriennale, a carico del capitolo 5100203. Quanto alla somma di lire 18.000 milioni relativa all'anno 1998, si provvede per lire 12 000 milioni mediante utilizzo dello stanziamento iscritto ai fini del bilancio pluriennale 1996/1998 a carico del capitolo 4234103 e per lire 6.000 milioni mediante utilizzo di una quota parte dello stanziamento iscritto, sempre ai fini del bilancio pluriennale, a carico del capitolo 5100203. Per gli anni successivi mediante impiego di quota parte del gettito derivante dai tributi regionali.
4. Agli oneri derivanti dall'applicazione dell'articolo 2 si provvede mediante impiego delle somme stanziate a carico del capitolo 1340128 del bilancio per l'anno 1996 e successivi.
5. Le somme occorrenti per il finanziamento degli interventi previsti dalla presente legge sono iscritte a carico di appositi capitoli che la Giunta regionale è autorizzata a istituire nello stato di previsione della spesa del bilancio per l'anno 1997 aventi stanziamenti di competenza e di cassa stabiliti dal bilancio stesso e le seguenti denominazioni:
a) "Contributi per gli interventi in favore dei soggetti portatori di handicap previsti dagli articoli 12,13, 14,16,17, 20, 22 e 24";
b) "Spese per la sperimentazione e l'accesso all'informazione di cui all'articolo 21"
Per gli anni successivi le somme predette sono iscritte a carico dei capitoli corrispondenti i cui stanziamenti di competenza e di cassa sono stabiliti dalle rispettive leggi di bilancio.
1. La presente legge è dichiarata urgente ed entra in vigore il giorno successivo alla data della sua pubblicazione nel Bollettino ufficiale della Regione
Ancona, 4 giugno 1996 IL PRESIDENTE
Il testo dell'art. 3 della legge n. 104/1992 (Legge quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate) è il seguente:
"Art. 3 - (Soggetti aventi diritto) - 1. E' persona handicappata colui che presenta una minorazione fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva, che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa e tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione.
Nota all'art. 2, comma 1, lettera f):
Il testo dell'art. 24 della legge n. 56/1987 (Norme sull'organizzazione del mercato del lavoro) è il seguente:
"Art. 24 - (Istituzione delle agenzie per l'impiego) - 1. Con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, sentita la commissione centrale per l'impiego, le commissioni regionali e gli organi di governo delle regioni interessate, è istituita in ogni regione l'agenzia per l'impiego. Essa, opera in coordinamento con gli osservatori nazionali e regionali del lavoro, nonché con i servizi preposti all'orientamento e alla formazione professionale, svolge ogni attività utile al fine di:
3. Il Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con il Ministro del tesoro, con propri decreti, sentite la commissione centrale e quelle regionali per l'impiego, nonché gli organi di governo delle regioni interessate, determina la struttura ed il funzionamento delle agenzie, ne nomina i direttori e fissa sia il contingente di personale che, su proposta del direttore, potrà essere assunto con contratto a termine di diritto privato, anche a tempo parziale, sia il relativo trattamento economico. Il direttore è scelto di norma tra il personale della pubblica amministrazione in possesso di elevata professionalità e di pluriennale comprovata esperienza nel campo delle politiche del lavoro; esso può essere scelto anche tra personale esterno all'amministrazione in possesso di analoghi requisiti ed è assunto con contratto di diritto privato a termine rinnovabile.
8. Nella regione Trentino-Alto Adige ai compiti dell'agenzia per l'impiego provvedono con proprie leggi le province autonome di Trento e di Bolzano".
La L.R. n. 20/1994 reca: "Disciplina delle indennità spettanti agli amministratori degli enti pubblici operanti in materia di competenza regionale e ai componenti di commissioni, collegi e comitati istituiti dalla Regione o operanti nell'ambito dell'amministrazione regionale".
Nota all'art. 3, comma 1, lettera e):
La L.R. n. 13/1982 reca: "Istituzione dell'osservatorio sul mercato del lavoro".
Nota all'art. 3, comma 1, lettera i):
Per il testo dell'art. 6, comma 2, lettera h), della legge n. 104/1992 vedi nelle note all'art. 8, comma 1.
Nota all'art. 4, comma 2, lettera d):
Il testo dell'art. 6, della L.R. n. 22/1994 (Ridelimitazione degli ambiti territoriali e norme per la gestione territoriale delle Unità Sanitarie Locali) è il seguente:
"Art. 6 - (Conferenza dei sindaci) - 1. Al fine di corrispondere alle esigenze sanitarie della popolazione, in ogni USL viene costituita la conferenza dei sindaci dei comuni compresi all'interno della USL la quale provvede alla definizione, nell'ambito della programmazione regionale, delle linee di indirizzo per l'impostazione programmatica dell'attività, esamina il bilancio di previsione e il conto consuntivo e rimette alla Regione le relative osservazioni, verifica l'andamento generale dell'attività e contribuisce alla definizione dei piani programmatici trasmettendo le proprie valutazioni e proposte al legale rappresentante della USL ed alla Regione.
3. Il comitato dei sindaci è presieduto, di diritto, dal sindaco del comune in cui ha sede legale la USL. Gli altri quattro membri del comitato dei sindaci sono eletti dalla conferenza dei sindaci secondo le seguenti modalità:
c) il presidente del comitato dei sindaci non ha diritto di voto;
4. Entro trenta giorni dal suo insediamento, il comitato dei sindaci si doterà di un proprio regolamento di funzionamento. Gli uffici e servizi della USL forniranno ogni utile collaborazione ed informazione affinché il comitato dei sindaci possa svolgere nelle condizioni ottimali la propria funzione, mentre il supporto amministrativo al comitato, compreso ogni onere di funzionamento, sarà invece fornito dal comune che esprime il presidente del comitato stesso.
5. La conferenza dei sindaci può essere convocata su richiesta del comitato dei sindaci o di almeno cinque sindaci dei comuni della USL".
Nota all'art. 4, comma 2, lettera l):
Il testo degli artt. 1 e 2 della L.R. n. 24/1985 (Interventi per favorire il funzionamento degli organi e delle strutture delle associazioni che perseguono la tutela e la promozione sociale dei cittadini invalidi, mutilati e handicappati) è il seguente:
"Art. 1 - La Regione Marche riconosce e sostiene le funzioni e le attività delle seguenti associazioni:
-associazione nazionale vittime civili di guerra (Anvcg) riconosciuta con D.P.R. 23 dicembre 1978;
- unione nazionale mutilati per servizio (Anms) riconosciuta con D.P.R. 23 dicembre 1978;
- unione italiana ciechi (Uic) riconosciuta con D.P. R. 23 dicembre 1978;
- ente nazionale sordomuti (Ens) riconosciuta con D.P.R. 31 marzo 1979".
"Art. 2 - La Regione riconosce e sostiene altresì le altre associazioni, ivi compresa l'ANFAS, che perseguono la tutela e la promozione sociale dei cittadini invalidi, mutilati e handicappati.
Il censimento delle associazioni previste dal comma precedente è effettuato dalla giunta regionale, sentita la commissione consiliare competente. A tal fine entro il 30 giugno di ogni anno i responsabili regionali delle associazioni interessate dovranno produrre alla Regione copia autenticata degli statuti e regolamenti nonché idonea documentazione inerente all'attività e alla struttura organizzativa".
- La legge n. 142/1990 reca: "Ordinamento delle autonomie locali".
- Il testo degli artt. 53 (come modificato dall'articolo 20 del decreto legge 12 settembre 1983, n. 463, dall'articolo 1 della legge 23 ottobre 1985, n. 595, e dall'articolo 6 del decreto legislativo 30 luglio 1993, n. 266) e 55 della legge n. 833/1978 (Istituzione del servizio sanitario nazionale) è il seguente:
"Art. 53 - (Piano sanitario nazionale) - Le linee generali di indirizzo e le modalità di svolgimento delle attività istituzionali del Servizio sanitario nazionale sono stabilite con il piano sanitario nazionale in conformità agli obiettivi della programmazione socio-economica nazionale e tenuta presente l'esigenza di superare le condizioni di arretratezza socio-sanitaria che esistono nel Paese, particolarmente nelle regioni meridionali.
Il piano sanitario nazionale viene predisposto dal Governo su proposta del Ministro della sanità, sentito il Consiglio sanitario nazionale.
Il piano sanitario nazionale è sottoposto dal Governo al Parlamento ai fini della sua approvazione con atto non legislativo.
Il piano sanitario nazionale ha di norma durata triennale e può essere modificato nel corso del triennio con il rispetto delle modalità di cui al presente articolo.
Il piano sanitario nazionale, le disposizioni precettive e le norme finanziarie pluriennali di cui al precedente quinto comma sono approvati e trasmessi dal Governo al Parlamento nel corso dell'ultimo anno di vigenza del piano precedente, in tempo utile per consentirne l'approvazione entro il 1º settembre dell'anno stesso.
c) gli indici e gli standards nazionali da assumere per la ripartizione del fondo sanitario nazionale tra le regioni, al fine di realizzare in tutto il territorio nazionale un'equilibrata organizzazione dei servizi, anche attraverso una destinazione delle risorse per settori fondamentali di intervento, con limiti differenziati per gruppi di spese correnti e per gli investimenti, prevedendo in particolare gli indici nazionale e regionali relativi ai posti letto e la ripartizione quantitativa degli stessi. Quanto agli investimenti il piano deve prevedere che essi siano destinati alle regioni nelle quali la dotazione di posti letto e gli altri presidi e strutture sanitarie risulti inferiore agli indici indicati dal piano stesso. Ai fini della valutazione della priorità di investimento il piano tiene conto anche delle disponibilità, nelle varie regioni, di posti letto, presidi e strutture sanitarie di istituzioni convenzionate. Il piano prevede inoltre la sospensione di ogni investimento (se non per completamenti e ristrutturazioni dimostrate assolutamente urgenti ed indispensabili) nelle regioni la cui dotazione di posti letto e di altri presidi e strutture sanitarie raggiunge o supera i suddetti indici;
l) le esigenze prioritarie del servizio sanitario nazionale in ordine alla ricerca biomedica e ad altri settori attinenti alla tutela della salute".
"Art. 55 - (Piani sanitari regionali) - Le regioni provvedono all'attuazione del servizio sanitario nazionale in base ai piani sanitari triennali, coincidenti con il triennio del piano sanitario nazionale, finalizzati alla eliminazione degli squilibri esistenti nei servizi e nelle prestazioni nel territorio regionale. I piani sanitari triennali delle regioni, che devono uniformarsi ai contenuti ed agli indirizzi del piano sanitario nazionale di cui all'articolo 53 e riferirsi agli obiettivi del programma regionale di sviluppo, sono predisposti dalla giunta regionale, secondo la procedura prevista nei rispettivi statuti per quanto attiene alla consultazione degli enti locali e delle altre istituzioni ed organizzazioni interessate. I piani sanitari triennali delle regioni sono approvati con legge regionale almeno 120 giorni prima della scadenza di ogni triennio. Ai contenuti ed agli indirizzi del piano regionale debbono uniformarsi gli atti e provvedimenti emanati dalle regioni".
- Il testo degli artt. 6 e 7 della legge n. 104/1992 (per l'argomento della legge vedi nella nota all'art. 1, comma 1) è il seguente:
"Art. 6 - (Prevenzione e diagnosi precoce) - 1. Gli interventi per la prevenzione e la diagnosi prenatale e precoce delle minorazioni si attuano nel quadro della programmazione sanitaria di cui agli articoli 53 e 55 della legge 23 dicembre 1978, n. 833, e successive modificazioni.
a) l'informazione e l'educazione sanitaria della popolazione sulle cause e sulle conseguenze dell'handicap, nonché sulla prevenzione in fase preconcezionale, durante la gravidanza, il parto, il periodo neonatale e nelle varie fasi dello sviluppo della vita, e sui servizi che svolgono tali funzioni;
g) nel periodo neonatale, gli accertamenti utili alla diagnosi precoce delle malformazioni e l'obbligatorietà del controllo per l'individuazione ed il tempestivo trattamento dell'ipotiroidismo congenito, della fenilchetonuria e della fibrosi cistica. Le modalità dei controlli della loro applicazione sono disciplinate con atti di indirizzo e coordinamento emanati ai sensi dell'articolo 5, primo comma, della legge 23 dicembre 1978, n. 833. Con tali atti possono essere individuate altre forme di endocrinopatie e di errori congeniti del metabolismo alle quali estendere l'indagine per tutta la popolazione neonatale;
h) un'attività di prevenzione permanente che tuteli i bambini fin dalla nascita anche mediante il coordinamento con gli operatori degli asili nido, delle scuole materne e dell'obbligo, per accertare l'inesistenza o l'inesistenza di patologie e di cause invalidanti e con controlli sui bambini entro l'ottavo giorno, al trentesimo giorno, entro il sesto ed il nono mese di vita e ogni due anni dal compimento del primo anno di vita. E' istituito a tal fine un libretto sanitario personale, con le caratteristiche di cui all'articolo 27 della legge 23 dicembre 1978, n. 833, su cui sono riportati i risultati dei suddetti controlli ed ogni altra notizia sanitaria utile a stabilire lo stato di salute del bambino;
3. Lo Stato promuove misure di profilassi atte a prevenire ogni forma di handicap, con particolare riguardo alla vaccinazione contro la rosolia".
"Art. 7 - (Cura e riabilitazione) - 1. La cura e la riabilitazione della persona handicappata si realizzano con programmi che prevedono prestazioni sanitarie e sociali integrate tra loro, che valorizzino le abilità di ogni persona handicappata e agiscano sulla globalità della situazione di handicap, coinvolgendo la famiglia e la comunità. A questo fine il Servizio sanitario nazionale, tramite le strutture proprie o convenzionate, assicura:
2. Le regioni assicurano la completa e corretta informazione sui servizi ed ausili presenti sul territorio, in Italia e all'estero".
Il testo dell'art. 4 della legge n. 104/1992 (per l'argomento della legge vedi nella nota all'art. 1, comma 1) è il seguente:
"Art. 4 - (Accertamento dell'handicap) - 1. Gli accertamenti relativi alla minorazione, alle difficoltà, alla necessità dell'intervento assistenziale permanente e alla capacità complessiva individuale residua, di cui all'articolo 3, sono effettuati dalle unità sanitarie locali mediante le commissioni mediche di cui all'articolo 1 della legge 15 ottobre 1990, n. 295, che sono integrate da un operatore sociale e da un esperto nei casi da esaminare, in servizio presso le unità sanitarie locali".
Il D.P.R. 24 febbraio 1994, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale - serie generale - n. 79 del 6 aprile 1994 e ripubblicato, dopo la registrazione alla Corte dei Conti, nella Gazzetta Ufficiale - serie generale - n. 87 del 15 aprile 1994 reca: "Atto di indirizzo e coordinamento relativo ai compiti delle unità sanitarie locali in materia di alunni portatori di handicap".
Note all'art. 14, commi 3 e 4:
-Il testo degli artt. 13, 14, 15 e 16 della legge n. 104/1992 (per l'argomento della legge vedi nella nota all'art. 1, comma 1) è il seguente:
"Art. 13 - (Integrazione scolastica) 1. L'integrazione scolastica della persona handicappata nelle sezioni e nelle classi comuni delle scuole di ogni ordine e grado e nelle università si realizza, fermo restando quanto previsto dalle leggi 11 maggio 1976, n. 360, e 4 agosto 1977, n. 517, e successive modificazioni, anche attraverso:
a) la programmazione coordinata dei servizi scolastici con quelli sanitari, socio-assistenziali, culturali, ricreativi, sportivi e con le altre attività sul territorio gestite da enti pubblici o privati. A tale scopo gli enti locali, gli organi scolastici e le unita sanitarie locali, nell'ambito delle rispettive competenze, stipulano gli accordi di programma di cui all'articolo 27 della legge 8 giugno 1990, n. 142. Entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, con decreto del Ministro della pubblica istruzione, d'intesa con i Ministri per gli affari sociali e della sanità, sono fissati gli indirizzi per la stipulazione degli accordi di programma. Tali accordi di programma sono finalizzati alla predisposizione, attuazione e verifica congiunta di progetti educativi, riabilitativi e di socializzazione individualizzati, nonché a forme di integrazione tra attività scolastiche e attività integrative extrascolastiche. Negli accordi sono altresì previsti i requisiti che devono essere posseduti dagli enti pubblici e privati ai fini della partecipazione alle attività di collaborazione coordinate;
b) la dotazione alle scuole e alle università di attrezzature tecniche e di sussidi didattici nonché di ogni altra forma di ausilio tecnico, ferma restando la dotazione individuale di ausili e presidi funzionali all'effettivo esercizio del diritto allo studio, anche mediante convenzione con centri specializzati, aventi funzione di consulenza pedagogica, di produzione e adattamento di specifico materiale didattico;
6. Gli insegnanti di sostegno assumono la contitolarità delle sezioni e delle classi in cui operano, partecipano alla programmazione educativa e didattica e alla elaborazione e verifica delle attività di competenza dei consigli di interclasse, dei consigli di classe e dei collegi dei docenti".
"Art. 14 - (Modalità di attuazione dell'integrazione) - 1. Il Ministro della pubblica istruzione provvede alla formazione e all'aggiornamento del personale docente per l'acquisizione di conoscenze in materia di integrazione scolastica degli studenti handicappati, ai sensi dell'articolo 26 del D.P.R. 23 agosto 1988, n. 399, nel rispetto delle modalità di coordinamento con il Ministero dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica di cui all'articolo 4 della legge 9 maggio 1989, n. 168. Il Ministro della pubblica istruzione provvede altresì:
2. I piani di studio della scuola di specializzazione di cui all'articolo 4 della legge 19 novembre 1990, n. 341, per il conseguimento del diploma abilitante all'insegnamento nelle scuole secondarie, comprendono, nei limiti degli stanziamenti già preordinati in base alla legislazione vigente per la definizione dei suddetti piani di studio, discipline facoltative, attinenti all'integrazione degli alunni handicappati, determinate ai sensi dell'articolo 4, comma 3, della citata legge n. 341 del 1990. Nel diploma di specializzazione conseguito ai sensi del predetto articolo 4 deve essere specificato se l'insegnante ha sostenuto gli esami relativi all'attività didattica di sostegno per le discipline cui il diploma stesso si riferisce, nel qual caso la specializzazione ha valore abilitante anche per l'attività didattica di sostegno.
7. Gli accordi di programma di cui all'articolo 13, comma 1, lettera a), possono prevedere lo svolgimento di corsi di aggiornamento comuni per il personale delle scuole, delle unita sanitarie locali e degli enti locali, impegnati in piani educativi e di recupero individualizzati".
"Art. 15 - (Gruppi di lavoro per l'integrazione scolastica) 1. Presso ogni ufficio scolastico provinciale è istituito un gruppo di lavoro composto da: un ispettore tecnico nominato dal provveditore agli studi, un esperto della scuola utilizzato ai sensi dell'articolo 41, decimo comma, della legge 20 maggio 1982, n. 270, e successive modificazioni, due esperti designati dagli enti locali, due esperti delle unità sanitarie locali, tre esperti designati dalle associazioni delle persone handicappate maggiormente rappresentative a livello provinciale nominati dal provveditore agli studi sulla base dei criteri indicati dal Ministro della pubblica istruzione entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge. Il gruppo di lavoro dura in carica tre anni.
2. Presso ogni circolo didattico ed istituto di scuola secondaria di primo e secondo grado sono costituiti gruppi di studio e di lavoro composti da insegnati, operatori dei servizi, familiari e studenti con il compito di collaborare alle iniziative educative e di integrazione predisposte dal piano educativo.
4. I gruppi di lavoro predispongono annualmente una relazione da inviare al Ministro della pubblica istruzione ed al presidente della giunta regionale. Il presidente della giunta regionale può avvalersi della relazione ai fini della verifica dello stato di attuazione degli accordi di programma di cui agli artt. 13, 39 e 40".
"Art. 16 - (Valutazione del rendimento e prove d'esame) 1. Nella valutazione degli alunni handicappati da parte degli insegnanti è indicato, sulla base del piano educativo individualizzato, per quali discipline siano stati adottati particolari criteri didattici, quali attività integrative e di sostegno siano state svolte in sostituzione parziale dei contenuti programmatici di alcune discipline.
5. Il trattamento individualizzato previsto dal comma 4 in favore degli alunni handicappati è consentito per il superamento degli esami universitari, previa intesa col docente della materia e, occorrendo, con il consiglio di facoltà, sentito eventualmente il consiglio dipartimentale".
-Il D.M. 5 febbraio 1992, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale - serie generale - n. 47 del 26 febbraio 1992, reca: "Approvazione della nuova tabella indicativa delle percentuali d'invalidità per le minorazioni e malattie invalidanti".
Note all'art. 15, commi 1, 3, 5 e 6:
-Il testo dell'art. 17 della legge n. 104/1992 (per l'argomento della legge vedi nella nota all'art. 1, comma 1) è il seguente:
"Art. 17 - (Formazione professionale) - 1. Le regioni, in attuazione di quanto previsto dagli articoli 3, primo comma, lettere l) e m), e 8 , primo comma , lettere g) e h), della legge 21 dicembre 1978, n. 845, realizzano l'inserimento della persona handicappata negli ordinari corsi di formazione professionale dei centri pubblici e privati e garantiscono agli allievi handicappati che non siano in grado di avvalersi dei metodi di apprendimento ordinari l'acquisizione di una qualifica anche mediante attività specifiche nell'ambito delle attività del centro di formazione professionale tenendo conto dell'ordinamento emerso dai piani educativi individualizzati realizzati durante l'iter scolastico. A tal fine forniscono ai centri i sussidi e le attrezzature necessarie.
5. Fermo restando quanto previsto in favore delle persone handicappate dalla citata legge n. 845 del 1978, una quota del fondo comune di cui all'articolo 8 della legge 16 maggio 1970, n. 281, è destinata ad iniziative di formazione e di avviamento al lavoro in forme sperimentali, quali tirocini, contratti di formazione, iniziative territoriali di lavoro guidato, corsi prelavorativi, sulla base di criteri e procedure fissati con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge".
-La L.R. n. 16/1990 reca: "Ordinamento del sistema regionale di formazione professionale".
Note all'art. 16, comma 1:
-Il testo degli artt. 18, 19, 20, 21 e 22 della legge n. 104/1992 (per l'argomento della legge vedi nella nota all'art. 1, comma 1) è il seguente:
"Art. 18 - (Integrazione lavorativa) - 1. Le regioni, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, disciplinano l'istituzione e la tenuta dell'albo regionale degli enti, istituzioni, cooperative sociali, di lavoro, di servizi, e dei centri di lavoro guidato, associazioni ed organizzazioni di volontariato che svolgono attività idonee a favorire l'inserimento e l'integrazione lavorativa di persone handicappate.
b) garantire idonei livelli di prestazioni, di qualifica-
zione del personale e di efficienza operativa.
"Art. 19 - (Soggetti aventi diritto al collocamento obbligatorio) - 1. In attesa dell'entrata in vigore della nuova disciplina del collocamento obbligatorio, le disposizioni di cui alla legge 2 aprile 1968, n. 482, e successive modificazioni, devono intendersi applicabili anche a coloro che sono affetti da minorazione psichica, i quali abbiano una capacità lavorativa che ne consente l'impiego in mansioni compatibili. Ai fini dell'avviamento al lavoro, la valutazione della persona handicappata tiene conto della capacità lavorativa e relazionale dell'individuo e non solo della minorazione fisica o psichica. La capacità lavorativa è accertata dalle commissioni di cui all'articolo 4 della presente legge, integrate ai sensi dello stesso articolo da uno specialista nelle discipline neurologiche, psichiatriche o psicologiche".
"Art. 20 - (Prove d'esame nei concorsi pubblici e per l'abilitazione alle professioni) - 1. La persona handicappata sostiene le prove d'esame nei concorsi pubblici e per l'abilitazione alle professioni con l'uso degli ausili necessari e nei tempi aggiuntivi eventualmente necessari in relazione allo specifico handicap.
2. Nella domanda di partecipazione al concorso e all'esame per l'abilitazione alle professioni il candidato specifica l'ausilio necessario in relazione al proprio handicap, nonché l'eventuale necessità di tempi aggiuntivi".
"Art. 21 - (Precedenza nell'assegnazione di sede) - 1. La persona handicappata con un grado di invalidità superiore ai due terzi o con minorazioni iscritte alle categorie prime, seconda e terza della tabella A annessa alla legge 10 agosto 1950, n. 648, assunta presso gli enti pubblici come vincitrice di concorso o ad altro titolo, ha diritto di scelta prioritaria tra le sedi disponibili.
2. I soggetti di cui al comma 1 hanno la precedenza in sede di trasferimento a domanda".
"Art. 22 - (Accertamenti ai fini del lavoro pubblico e privato) - 1. Ai fini dell'assunzione al lavoro pubblico e privato non è richiesta la certificazione di sana e robusta costituzione fisica".
Si fa presente che con D.M. 30 novembre 1994, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale - serie generale - n. 293 del 16 dicembre 1994, è stato approvato lo schema-tipo di convenzione previsto nel soprariportato art. 18.
-La L.R. n. 43/1988 reca. "Norme per il riordino delle funzioni di assistenza sociale di competenza dei comuni, per l'organizzazione del servizio sociale e per la gestione dei relativi interventi nella regione".
Note all'art. 19, comma 1:
-La legge n. 13/1989 reca: "Disposizioni per favorire il superamento e l'eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati".
-Il testo dell'art. 24 della legge n. 104/1992 (per l'argomento della legge vedi nella nota all'art. 1, comma 1) è il seguente:
"Art. 24 (Eliminazione o superamento delle barriere architettoniche) - 1. Tutte le opere edilizie riguardanti edifici pubblici e privati aperti al pubblico che sono suscettibili di limitare l'accessibilità e la visibilità di cui alla legge 9 gennaio 1989, n. 13, e successive modificazioni, sono eseguite in conformità alle disposizioni di cui alla legge 30 marzo 1971, n. 118, e successive modificazioni, al regolamento approvato con decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1978, n. 284, alla citata legge n. 13 del 1989, e successive modificazioni, e al citato decreto del Ministro dei lavori pubblici 14 giugno 1989, n. 236.
2. Per gli edifici pubblici e privati aperti al pubblico soggetti ai vincoli di cui alle leggi 1º giugno 1939, n. 1089, e successive modificazioni, e 29 giugno 1939, n. 1497, e successive modificazioni, nonché ai vincoli previsti da leggi speciali aventi le medesime finalità, qualora le autorizzazioni previste dagli articoli 4 e 5 della citata legge n. 13 del 1989 non possano venire concesse, per il mancato rilascio del nulla osta da parte delle autorità competenti alla tutela del vincolo, la conformità alle norme vigenti in materia di accessibilità e di superamento delle barriere architettoniche può essere realizzata con opere provvisionali, come definite dall'articolo 7 del decreto del Presidente della Repubblica 7 gennaio 1956, n. 164, nei limiti della compatibilità suggerita dai vincoli stessi.
3. Alle comunicazioni al comune dei progetti di esecuzione dei lavori riguardanti edifici pubblici e aperti al pubblico, di cui al comma 1, rese ai sensi degli articoli 15, terzo comma, e 26, secondo comma, della legge 28 febbraio 1985, n. 47, e successive modificazioni, sono allegate una documentazione grafica e una dichiarazione di conformità alla normativa in materia di accessibilità e di superamento delle barriere architettoniche, anche ai sensi del comma 2 del presente articolo.
5. Nel caso di opere pubbliche, fermi restando il divieto di finanziamento di cui all'articolo 32, comma 20, della legge 28 febbraio 1986, n. 41, e l'obbligo della dichiarazione del progettista, l'accertamento di conformità alla normativa vigente in materia di eliminazione delle barriere architettoniche spetta all'Amministrazione competente che né da atto in sede di approvazione del progetto.
7. Tutte le opere realizzate negli edifici pubblici e privati aperti al pubblico in difformità alle disposizioni vigenti in materia di accessibilità e di eliminazione delle barriere architettoniche, nelle quali le difformità siano tali da rendere impossibile l'utilizzazione dell'opera da parte delle persone handicappate, sono dichiarate inabitabili e inagibili. Il progettista, il direttore dei lavori, il responsabile tecnico degli accertamenti per l'agibilità o l'abitabilità ed il collaudatore, ciascuno per la propria competenza, sono direttamente responsabili. Essi sono puniti con l'ammenda da lire 10 milioni a lire 50 milioni e con la sospensione dai rispettivi albi professionali per un periodo compreso da uno a sei mesi.
8. Il Comitato per l'edilizia residenziale (CER), di cui all'articolo 3 della legge 5 agosto 1978, n. 457, fermo restando il divieto di finanziamento di cui all'articolo 32, comma 20, della legge n. 41 del 1986, dispone che una quota dei fondi per la realizzazione di opere di urbanizzazione e per interventi di recupero sia utilizzata per la eliminazione delle barriere architettoniche negli insediamenti di edilizia residenziale pubblica realizzati prima della data di entrata in vigore della presente legge.
10. Nell'ambito della complessiva somma che in ciascun anno la Cassa depositi e prestiti concede agli enti locali per la contrattazione di mutui con finalità di investimento, una quota almeno pari al 2 per cento è destinata ai prestiti finalizzati ad interventi di ristrutturazione e recupero in attuazione delle norme di cui al regolamento approvato con decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1978, n. 384.
11. I comuni adeguano i propri regolamenti edilizi alle disposizioni di cui all'articolo 27 della citata legge n. 118 del 1971, all'articolo 2 del citato regolamento approvato con decreto del Presidente della Repubblica n. 384 del 1978, alla citata legge n. 13 del 1989, e successive modificazioni, e al citato decreto del Ministro dei lavori pubblici 14 giugno 1989, n. 236 entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge. Scaduto tale termine, le norme dei regolamenti edilizi comunali contrastanti con le disposizioni del presente articolo perdono efficacia".
Nota all'art. 19, comma 3:
Il testo dell'art. 8 della L.R. n. 46/1992 (Norme sulle procedure della programmazione regionale) è il seguente:
"Art. 8 - (Finanziamento dei programmi di investimento degli enti locali e di altri soggetti) - 1. La Regione, anche ai fini di cui ai commi 4 e 5 dell'articolo 3 e del comma 13 dell'articolo 54 della legge n. 142/1990, concorre al finanziamento dei programmi di investimento degli enti locali e promuove accordi di programma al fine di realizzare gli obiettivi del PRS.
3. I programmi degli enti locali debbono indicare gli obiettivi perseguiti, la tipologia di ciascun intervento, la localizzazione, i tempi di realizzazione, i soggetti responsabili della progettazione, della esecuzione e della gestione, il piano finanziario ed il contributo regionale previsto, l'impatto economico-sociale ed ambientale, la connessione con gli altri interventi regionali o degli enti locali.
4. La giunta regionale, entro trenta giorni dall'approvazione del bilancio annuale di previsione, decide sull'ammissibilità al finanziamento dei programmi, sulla base dell'istruttoria tecnico-economica del nucleo di valutazione di cui all'articolo 28 della L.R. 30/1990, nel rispetto dei criteri e delle modalità stabiliti dal programma delle opere pubbliche di cui all'articolo 3 della L.R. 18 aprile 1979, n. 17 e successive modificazioni".
Nota all'art. 22, comma 1:
La L.R. n. 9/1992 reca: "Norme per la promozione e lo sviluppo della pratica sportiva per le persone disabili".
Il testo dell'art. 26 della legge n. 104/1992 (per l'argomento della legge vedi nella nota all'art. 1, comma 1) è il seguente:
"Art. 26 - (Mobilità e trasporti collettivi) - 1. Le regioni disciplinano le modalità con le quali i comuni dispongono gli interventi per consentire alle persone handicappate la possibilità di muoversi liberamente sul territorio, usufruendo, alle stesse condizioni degli altri cittadini, dei servizi di trasporto collettivo appositamente adattati o di servizi alternativi.
3. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, le regioni elaborano nell'ambito dei piani regionali di trasporto e dei piani di adeguamento delle infrastrutture urbane, piani di mobilità delle persone handicappate da attuare anche mediante la conclusione di accordi di programma ai sensi dell'articolo 27 della legge 8 giugno 1990, n. 142. I suddetti piani prevedono servizi alternativi per le zone non coperte dai servizi di trasporto collettivo. Fino alla completa attuazione dei piani, le regioni e gli enti locali assicurano i servizi già istituiti. I piani di mobilità delle persone handicappate predisposti dalle regioni sono coordinati con i piani di trasporto predisposti dai comuni.
6. Sulla base dei piani regionali e della verifica della funzionalità dei prototipi omologati di cui al comma 5, il Ministro dei trasporti predispone i capitolati d'appalto contenenti prescrizioni per adeguare alle finalità della presente legge i mezzi di trasporto su gomma in corrispondenza con la loro sostituzione".
Nota all'art. 23, commi 2 e 4:
Il titolo II della L.R. n. 39/1983 (Contributi di esercizio e di investimento ai sensi della legge n. 151 del 10.4.1981 sui trasporti pubblici locali) si occupa dei contributi per investimento.
Il testo degli artt. 27 e 34 della legge n. 104/1992 (per l'argomento vedi nella nota all'art. 1, comma 1) è il seguente:
"Art. 27 (Trasporti individuali) - 1. A favore dei titolari di patenti di guida delle categorie A, B o C speciali, con incapacità motorie permanenti, le unità sanitarie locali contribuiscono alla spesa per la modifica degli strumenti di guida quale strumento protesico extra-tariffario, nella misura del 20 per cento, a carico del bilancio dello Stato.
5. Le unità sanitarie locali trasmettono le domande presentate dai soggetti di cui al comma 1 ad un apposito fondo, istituito presso il Ministero della sanità, che provvede ad erogare i contributi nei limiti dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 42".
"Art. 34 - (Protesi e ausili tecnici) - 1. Con decreto del Ministro della sanità da emanare, sentito il Consiglio sanitario nazionale, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, nella revisione e ridefinizione del nomenclatore-tariffario delle protesi di cui al terzo comma dell'articolo 26 della legge 23 dicembre 1978, n. 833, vengono inseriti apparecchi e attrezzature elettronici e altri ausili tecnici che permettano di compensare le difficoltà delle persone con handicap fisico o sensoriale".
L'art. 50 della L.R. n. 43/1988 (per l'argomento della legge vedi nelle note all'art. 16, comma 1) concerne la destinazione e le modalità di ripartizione del fondo. Il comma 1, lettera c), così dispone:
"1. Il fondo regionale di cui all'articolo 48 è destinato: (Omissis);
c) al finanziamento delle spese di investimento per strutture socio-assistenziali".
Nota all'art. 26, comma 5
L'art. 5 della L.R. n. 44/1994 (Norme concernenti la democratizzazione e la semplificazione dell'attività Amministrativa Regionale) concerne i provvedimenti di ausilio finanziario ed economico. Il comma 1 così dispone:
"1. Salvo quanto non vi abbiano già provveduto le singole leggi di settore, sono predeterminati dal consiglio regionale o dalla giunta regionale, secondo le rispettive competenze, i criteri e le modalità cui devono attenersi i singoli provvedimenti di conferimento di sovvenzioni, contributi, sussidi, ausili finanziari o di attribuzione di vantaggi economici di qualunque genere a persone ed enti pubblici o privati. L'adozione dei predetti provvedimenti compete ai dirigenti dei servizi".
Nota all'art. 27, comma 1
-Il testo dell'art. 17 del D.P.R. n. 384/1978 (Regolamento di attuazione dell'articolo 27 della legge 30 marzo 1971, n. 118, a favore dei mutilati e invalidi civili, in materia di barriere architettoniche e trasporti pubblici) è il seguente:
"Art. 17 - (Case di abitazione) - Gli alloggi situati nei piani terreni dei caseggiati dell'edilizia economica e popolare dovranno essere assegnati per precedenza agli invalidi che hanno difficoltà di deambulazione, qualora gli assegnatari ne facciano richiesta.
Agli alloggi così assegnati dovranno essere apportate le variazioni possibili per adeguarli alle prescrizioni del presente regolamento".
-Il testo dell'art. 31 della legge n. 104/1992 (per l'argomento della legge vedi nella nota all'art. 1, comma 1) è il seguente:
"Art. 31 - (Riserva di alloggi) - 1. All'articolo 3, primo comma, della legge 5 agosto 1978, n. 457, e successive modificazioni, è aggiunta, in fine, la seguente lettera:
"r-bis) dispone una riserva di finanziamenti complessivi per la concessione di contributi in conto capitale a comuni, Istituti autonomi case popolari, imprese, cooperative o loro consorzi per la realizzazione con tipologia idonea o per l'adattamento di alloggi di edilizia sovvenzionata e agevolata alle esigenze di assegnatari o acquirenti handicappati ovvero ai nuclei familiari tra i cui componenti figurano persone handicappate in situazione di gravità o con ridotte o impedite capacità motorie".
4. Le associazioni presenti sul territorio, le regioni, le unità sanitarie locali, i comuni sono tenuti a fornire al CER, entro il 31 dicembre di ogni anno, ogni informazione utile per la determinazione della quota di riserva di cui alla citata lettera r-bis) del primo comma dell'articolo 3 della legge 5 agosto 1978, n. 457".
-La legge n. 457/1978 reca: "Norme per l'edilizia residenziale".
Nota all'art. 28, commi 1 e 2:
La L.R. n. 18/1982 reca: "Interventi e iniziative della Regione per rimuovere le cause dell'emarginazione".
- Proposta di legge a iniziativa dei consiglieri Secchiaroli, Amati, Avenali, Bartolomei, Carassai, Cecchini, Cesaroni, D'Angelo, Donini, Melappioni, Meschini, Modesti, Pacetti, Ricci, e Spacca n. 22 del 4 ottobre 1995;
- Relazione della V commissione permanente in data 24 aprile 1996;
- Parere espresso dalla II commissione consiliare permanente ai sensi dell'art. 22 dello statuto in data 29 aprile 1996;
- Legge approvata dal consiglio regionale nella seduta del 30 aprile 1996, n. 42 (vistata con nota del commissario del governo prot. n. 291/GAB.96, del 3-06-96).
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