Source: http://acqualiberadaipfas.blogspot.it/2016/05/
Timestamp: 2017-11-18 19:14:18+00:00
Document Index: 18659332

Matched Legal Cases: ['art. 37', 'art. 20', 'art. 20', 'art. 20', 'art. 22', 'art. 22', 'art. 20', 'art. 20', 'arte 2']

Acqua Bene Comune Vicenza e Libera dai Pfas : maggio 2016
Italia: tutela salute e ambiente addio. Il caso dell'inquinamento da PFAS
LUNEDÌ 30 MAGGIO 2016 17:06 GMT
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Negli USA l'analisi economica del diritto, conosciuta come Economic Analysis of Law (o anche Law & Economics), nasce con Richard Posner.
I Trattati dell'Unione Europea sulla salute e l'ambiente si fondano su quattro fondamentali Principi:
Integrazione vuol dire contemperare la politica ambientale con gli obiettivi che persegue l'UE in altri settori. L'elevata tutela è sancita sia nel Testo Funzionamento dell'Unione Europea che nella Carta dei Diritti (art. 37) ed indica il perseguire il massimo livello di tutela tecnicamente possibile.
Precauzione intende che alla presenza di rischi irreversibili e seri per l'ambiente, anche quando questi non si possono affermare con assoluta certezza scientifica, deve essere comunque prevista l'adozione di misure idonee e adeguate a prevenire danni sull'ambiente.
Prevenzione intende il prevenire danni all'ambiente perché i costi del risarcimento sono superiori ai costi.
Questi principi trovano applicazione concreta in una procedura chiamata valutazione d'impatto ambientale (VIA).
Gli Stati membri adottano le disposizioni necessarie affinché, prima del rilascio dell'autorizzazione per i progetti per i quali si prevede un notevole impatto ambientale, in particolare per la loro natura, le loro dimensioni o la loro ubicazione, sia prevista un'autorizzazione e una valutazione del loro impatto.
La norma comunitaria continua affermando che il costruttore dell'opera fornisce una “descrizione delle misure previste per evitare, ridurre e possibilmente compensare rilevanti effetti negativi”. La finalità della VIA? “Assicurare che l'attività antropica sia compatibile con le condizioni di uno sviluppo sostenibile (…) Per mezzo della stessa si affronta la determinazione della valutazione preventiva integrata degli impatti ambientali (..)”; “In tale ambito b) la valutazione ambientale dei progetti ha la finalità di proteggere la salute umana contribuire con un miglore ambiente alla qualità della vita”.
Il caso delle sostanze perfluoroalchiliche nella rete idrica delle province di Padova, Vicenza e Verona ma estese a tutto il bacino del Po e interessate alla VIA del progetto alta velocità VR/PD è da manuale e dimostra l'inadeguatezza delle strutture ministeriali di controllo, vigilanza e l'assenza grave dei ministri competenti. I ministeri interessati sono quelli dell'Ambiente, della Salute, delle Infrastrutture e grave appare l'inerzia della Regione Veneto.
L'incredibile vicenda PFAS è legata alla data del 15 aprile 2013, al numero di protocollo del Ministero dell'Ambiente e all'oggetto “Ritrovamento di sostanze perfluorate nelle acque superficiali e potabili della provincia di Vicenza e comuni limitrofi”.
Il destinatario è la direzione “Igiene delle acque interne” dello stesso Ministero e per conoscenza al Ministro della Sanità, all'Istituto Superiore di Sanità e all'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale – Tutela delle Acque Interne e Marine e Arpav Veneto. Le indagini di Arpav rilevano PFAS e nel Rapporto si legge:
“Allo stato attuale risulta che la propagazione della contaminazione ha raggiunto un'area di estensione di circa 150 km2 e interessa principalmente le province di Vicenza, Verona e Padova, con presenza in falda e nei corsi d'acqua superficiali”.
I PFAS sono un insieme di molecole diverse e le più studiate sono PFOA, PFOS e PFBS. Il PFOS è da 10 anni classificato tra i composti organici persistenti, presente nell'elenco della direttiva 39/2013.
I PFAS sono stati trovati nei corpi idrici superficiali e sotterranei. Una VIA sul progetto Alta Velocità VR/Ii, che da mesi vede il Ministero dell'Ambiente chiedere documentazioni integrative dello studio di impatto ambientale senza accenno alcuno ai PFAS che sono perturbatori endocrini e sospetti cancerogeni, la dice lunga sul senso di responsabilità dei ministeri preposti e del concessionario della rete ferroviaria italiana.
Tratteremo in un prossimo articolo le caratteristiche dei PFAS, le inadempienze rispetto alle direttive comunitarie e l'irresponsabilità del legislatore e dell'esecutivo nel dare risposte normative coerenti con il rischio e già presenti nella normativa italiana in altri settori.
Circa l'inquinamento da sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) nelle acque potabili e nelle acque superficiali, in data 29 maggio 2013 protocollo 0037869/TRI si richiedeva ad Arpav di verificare quanto constatato dalle campagne di monitoraggio
L'Arpav ha certificato la contaminazione di alcuni corsi d'acqua del Veneto da sostanze perfluoro-alchiliche. La contaminazione è diffusa.
ARPA scrive: “Allo stato attuale risulta che la propagazione della contaminazione ha raggiunto un'area di estensione di circa 150 km2 e interessa principalmente le province di Vicenza, Verona e Padova, con presenza in falda e nei corsi d'acqua superficiali”.
La movimentazione di 7,5 mln di metri cubi di materiale scavato e l'impatto sulle falde di tipologie costruttive come ponti e viadotti dovrebbe implicare come parametro primario di quanto richiesto dalla lettere F) allegato del DPCM 27/12/ 1988. Invece non appare nulla.
Articolo pubblicato su Forexinfo.it da Erasmo Venosi
Pubblicato da Antonella Zarantonello a 13:48 Nessun commento:
Etichette: Erasmo Venosi sui pfas
La Miteni di Trissino pronta a bonificare. Se ne è discusso nella riunione del comitato tecnico sul caso Pfas voluto dalla Regione: l’azienda presenterà un piano all’Arpav. Il Miso, Messa in sicurezza operativa, «riassume tutte le risultanze degli interventi svolti negli ultimi tre anni e le proposte che l’azienda formula in merito alla bonifica della falda», scrive la multinazionale in un comunicato ripreso dal Corriere del Veneto.
Nelgi ultimi anni «sono stati realizzati dei pozzi di prelievo dalla falda ed è stata collocata una barriera per intercettare l’acqua che va verso sud, in modo da aspirarla, depurarla e reimmetterla a valori di potabilità». Ora tocca all’Arpav giudicare l’operato dell’azienda trissina: «L’Arpav — comunica la Regione — sta effettuando controlli senza soluzione di continuità. Tutto il territorio veneto è stato valutato e suddiviso in diverse aree a seconda della presenza o meno, e dell’entità, degli inquinanti rilevati.
Pubblicato da Antonella Zarantonello a 01:48 Nessun commento:
DEFINITE LA AZIONI SANITARIE SULLA POPOLAZIONE INQUINATA DAI PFAS (COMUNICATO STAMPA REGIONE VENETO)
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Bur n. 43 del 10 maggio 2016-Adeguamento funzionale della sezione di trattamento chimico fisico delle acque reflue in ingresso e realizzazione di nuovi comparti di sedimentazione
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Bur n. 43 del 10 maggio 2016
Decreto DEL DIRETTORE DELLA SEZIONE COORDINAMENTO ATTIVITA' OPERATIVE n. 50 del 22 aprile 2016
MEDIO CHIAMPO S.p.A. Impianto di depurazione sito in Comune di Montebello Vicentino: Adeguamento funzionale della sezione di trattamento chimico fisico delle acque reflue in ingresso e realizzazione di nuovi comparti di sedimentazione - Comune di localizzazione: Montebello Vicentino (VI) - Procedura di verifica di assoggettabilità (art. 20 del D.Lgs. 152/2006 e ss.mm.ii., L.R. 10/1999). Esclusione dalla procedura di VIA con prescrizioni
Il presente provvedimento esclude dall'obbligo di effettuazione della procedura di valutazione di impatto ambientale il progetto, presentato dalla società Medio Chiampo S.p.A., relativo all'adeguamento funzionale della sezione di trattamento chimico fisico delle acque reflue in ingresso ed alla realizzazione di nuovi comparti di sedimentazione da realizzarsi presso l'impianto di depurazione di Montebello Vicentino.
VISTA l’istanza di verifica, ai sensi dell’art. 20 del D.Lgs. n. 152/06 e ss.mm.ii., presentata da società MEDIO CHIAMPO S.p.A. (P.IVA./C.F 00675230247) con sede legale in Montebello Vicentino, via G. Vaccai, n. 18, CAP 36054, PEC mediochiampo@pec.it, acquisita dagli Uffici della Sezione Coordinamento Attività Operative con prot. n. 6128 del 11/01/2016, successivamente integrata con nota acquisita agli atti con prot. n. 37752 del 01/02/2016, relativa all’intervento in oggetto specificato;
VISTO l’art. 20 del D.Lgs. 152/06 e ss.mm.ii.;
VISTA la L.R. n.10 del 26 marzo 1999 ”Disciplina dei contenuti e delle procedure di valutazione d’impatto ambientale”;
VISTA la D.G.R. n. 575 del 3 maggio 2013 “Adeguamento alla sopravvenuta normativa nazionale e regionale delle disposizioni applicative concernenti le procedure di valutazione di impatto ambientale di cui alla D.G.R. n. 1539 del 27 settembre 2011 e sua contestuale revoca”;
VISTA la L.R. n. 4 del 18/02/2016 “Disposizioni in materia di valutazione di impatto ambientale e di competenze in materia di autorizzazione integrata ambientale” ha abrogato la L.R. n.10 del 26/03/1999 ”Disciplina dei contenuti e delle procedure di valutazione d’impatto ambientale”;
CONSIDERATO che l’art. 22, comma 2, della citata L.R. n. 4 del 18/02/2016 stabilisce che “alle procedure avviate in epoca antecedente alla data di entrata in vigore della presente legge, ovvero avviate successivamente nelle more degli adempimenti di cui all’articolo 21, si applicano le disposizioni di cui alla legge regionale n. 10 del 1999 ivi compresa la disciplina in materia di Commissione VIA di cui agli articoli 5 e 6 della medesima legge regionale n. 10 del 1999 nel testo previgente la modifica introdotta dall’articolo 44 della legge regionale 27 aprile 2015, n. 6 “Legge di stabilità regionale per l’esercizio 2015”;
CONSIDERATO che ad oggi non risultano emanati gli atti di cui all’art. 22, comma 2, della citata L.R. n. 4 del 18/02/2016;
PRESO ATTO che il proponente ha provveduto, ai sensi dell’art. 20, comma 2 del D.Lgs. n. 152/2006, al deposito di copia integrale degli atti presso i Comuni di localizzazione dell’intervento e che ai sensi del D.L. n. 91 del 24/07/2014, convertito con L. 11 agosto 2014, n. 116, l’avviso dell’avvenuta trasmissione è stato pubblicato sul sito web del Settore V.I.A. della Regione Veneto in data 25/01/2016;
PRESO ATTO che l'istanza di progetto presentata prevede la realizzazione di un nuovo impianto di trattamento chimico fisico asservito ad una stazione di sollevamento e di due linee di sedimentazione dedicate. La nuova sezione di trattamento chimico fisico andrà a sostituire per intero il manufatto esistente e contestualmente le nuove unità di sedimentazione sostituiranno gli attuali sedimentatori che verranno dismessi;
VISTA la nota prot. n. 35072 del 29/01/2016 con la quale gli Uffici della Sezione Coordinamento Attività Operative hanno comunicato l’avvio del procedimento a decorrere dal 25/01/2016;
CONSIDERATO che il progetto è stato sottoposto all’esame della Commissione Regionale V.I.A. nella seduta del 03/02/2016 durante la quale è stato nominato un Gruppo Istruttorio, incaricato dell’approfondimento del progetto;
CONSIDERATO che il gruppo istruttorio ha ritenuto opportuno organizzare un sopralluogo in data 26/02/2016 con la partecipazione degli enti e soggetti interessati;
PRESO ATTO che, entro il termine di cui all’art. 20 comma 3 del D.Lgs. 152/2006 e ss.mm.ii., non sono pervenute osservazioni da parte di eventuali soggetti interessati, ad eccezione dalla nota della Sezione di Bacino Brenta Bacchiglione – Sezione di Vicenza prot. n. 61413 del 17/02/2016;
PRESO ATTO delle integrazioni volontarie presentate dalla società MEDIO CHIAMPO S.p.A. acquisite dagli Uffici della Sezione Coordinamento Attività Operative con prot. n. 94283 del 09/03/2016;
CONSIDERATO che ai sensi della DGR n. 3173/2006 e ss.mm.ii., l’approvazione della Valutazione Incidenza Ambientale dovrà essere effettuata dall’autorità competente all’approvazione del progetto, rimandando perciò alla stessa l’opportunità di prescrivere adeguate misure cautelative nell’ambito del proprio procedimento;
SENTITA la Commissione Regionale V.I.A., la quale, nella seduta del 06/04/2016, preso atto delle valutazioni espresse dal Gruppo Istruttorio, per le seguenti motivazioni:
valutate le caratteristiche del progetto, la sua localizzazione nel più ampio contesto antropico ed ambientale;
visto e considerato che l’impianto si trova a circa 5.000 m dal sito di Rete Natura 2000, Colli Berici (codice IT3220037);
visto e considerato che l’intervento in oggetto non comporta alcuna variazione della potenzialità di trattamento dell’impianto, prevedendo unicamente un incremento dell’efficienza del comparto di sedimentazione e, di conseguenza, un miglioramento complessivo delle prestazioni dell’impianto;
visto e considerato che la natura del progetto e l’entità dell’intervento sono tali da non generare alcun impatto negativo e significativo sulle differenti componenti ambientali;
tenuto conto dei criteri di cui all’allegato V alla Parte Seconda del D.Lgs. 152/2006 e ss.mm.ii.
ha valutato che l’intervento non possa comportare impatti significativi negativi sulle componenti ambientali e, pertanto, ha ritenuto di doverlo escludere dalla procedura di V.I.A., di cui al D.Lgs. 152/2006 e ss.mm.ii. subordinatamente al rispetto delle seguenti prescrizioni:
Tutti gli impegni assunti dal Proponente con la presentazione della domanda e della documentazione trasmessa si intendono vincolanti ai fini della realizzazione dell’opera proposta.
In considerazione del fatto che l'attuale sistema di gestione prevede, tra l’altro, l'omogeneizzazione dei reflui mediante micro-impianti situati a piè di fabbrica, prima dello scarico nel collettore fognario, e che gli stessi microimpianti sono ripetuta fonte di emissioni diffuse e maleodoranti, si prescrive di adottare opportune azioni correttive, anche di tipo regolamentare, presso le aziende interessate, al fine di incrementare il più possibile l’utilizzo delle "best practice" atte a ridurre tali fenomeni.
A titolo indicativo e non esaustivo si segnalano tra le “best practice”:
la divisione interni tra flussi acidi e alcalini;
un efficiente dosaggio dell'ossigeno nelle vasche di reazione;
l'aspirazione e l'abbattimento delle componenti odorigene dell'aria dalle vasche di pretrattamento;
il trattamento separato dei bagni di calcinaio;
una gestione separata dei rifiuti costituiti dalle soluzioni esauste degli scrubber.
L’impianto a scrubber di trattamento dell’aria proveniente dalla sezione chimico fisica sia opportunamente dimensionato secondo la normativa UNI 11304-2: impianti di abbattimento polveri, nebbie oleose, aerosol e composti organici volatili (VOC) Requisiti minimi prestazionali e di progettazione Parte 2: Impianti di trattamento VOC. Sia dimensionato opportunamente il ventilatore tenendo conto delle portata minima di aspirazione dichiarata e delle perdite di carico dell’impianto stesso.
Venga definita con opportuna misurazione secondo norma UNI EN 13725 l’efficienza dell’impianto di abbattimento ad umido degli odori e si provveda a dotarsi di una procedura di gestione e manutenzione per garantire la massima efficienza dell’impianto stesso.
In fase di revisione dell’autorizzazione allo scarico, da effettuarsi a seguito della realizzazione dell’intervento proposto, dovrà essere previsto uno specifico limite per il parametro cromo, da stabilire a garanzia del mantenimento dell’efficienza di abbattimento dello stesso parametro in condizioni di esercizio, così come risultante dall’esito del collaudo funzionale della nuova sezione e comunque non inferiore al valore certificato dal collaudatore.
VISTA l’approvazione del verbale della seduta della Commissione regionale V.I.A. del 06/04/2016, avvenuta in data 19/04/2016;
Le premesse costituiscono parte integrante del presente decreto.
Di prendere atto del parere espresso dalla Commissione Regionale VIA nella seduta del 06/04/2016 in merito all’intervento, così come descritto nella documentazione allegata alla predetta istanza di verifica, e di escluderlo dalla procedura di V.I.A. di cui al Titolo III della Parte II del D.Lgs. n. 152/06 e ss.mm.ii. al rispetto delle prescrizioni di cui alle premesse del presente decreto.
Di trasmettere il presente provvedimento alla società Medio Chiampo S.p.A., con sede legale in Montebello Vicentino (VI), Via G.Vaccai, n. 18 – PEC: mediochiampo@pec.it, e di comunicare l’avvenuta adozione dello stesso al Settore Sistema Idrico Integrato della Sezione Tutela Ambiente, alla Provincia di Vicenza e al Comune di Montebello Vicentino, alla Direzione Generale dell’ARPAV, al Dipartimento Provinciale ARPAV di Vicenza, al Consorzio A.RI.CA ed al Consiglio di Bacino Valle del Chiampo
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Importante a Roma si stanno occupando del nostro inquinamento nella Commissione camerale sul traffico illecito dei rifiuti e delle ecomafie
Il Veneto è una regione con «un grave inquinamento diffuso, a macchia di leopardo, anche di ...
Bratti: «Capire se le nuove sostanze sono ugualmente problematiche» Depositata la relazione sul Veneto: «Serve un piano per le bonifiche»
Il Veneto è una regione con «un grave inquinamento diffuso, a macchia di leopardo, anche di carattere storico», ma le risorse rese disponibili da parte della Regione Veneto per fronteggiare questa situazione «sono del tutto insufficienti». Ergo, serve «un piano regionale di interventi che affronti con adeguatezza la bonifica dei 485 siti inquinati già individuati». E tra i siti inquinati, ci sono anche i 160 chilometri quadrati compresi tra le province di Vicenza, Verona e Padova le cui acque risultano contaminate dai Pfas.
È la conclusione cui è giunta la "Commissione di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati" - più conosciuta con il nome di Commissione Ecomafie - che ha appena consegnato la bozza di relazione sugli inquinamenti rilevati in Veneto. Unodei capitoli riguarda l' inquinamento da Pfas e Pfoa nella Valle del Chiampo e nulla esclude che sulla questione possa esserci un' integrazione o - come ipotizza il presidente della Commissione, Alessandro Bratti - un' appendice dedicata alle sostanze perfluoroalchiliche finite prima nella falda acquifera e poi nel sangue delle persone che hanno bevuto l' acqua contaminata. Anche ieri la Commissione ha sentito in audizione alcuni sindaci e gestori degli impianti acquedottistici, mentre la settimana prossima sarà la volta dell' Istituto superiore di sanità, del ministero dell' Ambiente, dell' Irsa-Cnr che eseguì il primo studio, mentre dalla fabbrica Miteni e dall' Ulss 5 sono attese delle relazioni. Bratti, tra l' altro, dopo quello di Vicenza, non esclude di sentire anche i procuratori di Verona e Padova. «C' è un inquinamento storico - dice Bratti - ma al di là dei ritardi e dei rimpalli che ci sono stati tra Regione e ministero dell' Ambiente, c' è una situazione attuale sulla quale va fatta chiarezza. E cioè: le sostanze perfluoroalchiliche vengono prodotte e utilizzate ancora? Le nuove sostanze a catena corta vengono o no catturate dai filtri a carbone installati negli acquedotti? In pratica: è in atto o no un' altra forma di contaminazione?».
È per questo che la Commissione Ecomafie ha deciso di integrare l' indagine sui Pfas.
Quanto alla polemica tra Regione e ministero dell' Ambiente su chi doveva mettere i limiti allo scarico dei Pfas, la bozza di relazione sembra dare ragione a Palazzo Balbi. È quanto emerge in più passaggi, ad esempio quando la Miteni presenta il piano di caratterizzazione e si osserva che " la mancanza di limiti normativi, da considerare come concentrazione soglia di contaminazione, ha imposto la necessità di richiedere alla Regione Veneto chiarimenti in merito ai limiti da utilizzare per poter proseguire con l' iter di bonifica. La Regione, a sua volta, ha inoltrato la richiesta al Ministero dell' ambiente, ma attualmente non risulta pervenuta risposta in merito".
Ma c' è anche una critica alla magistratura per non aver dato corso alla denuncia presentata subito da Arpav: " Una decisione, quella dell' archiviazione, che desta molte perplessità ".
Anche nei confronti di Miteni i giudizi non sono lusinghieri, visto che la relazione ricorda che a carico del legale rappresentante della società "pendono numerosi procedimenti, tutti per violazione delle norme contenute nel testo unico sull' ambiente".
Etichette: Alessandro Bratti sui pfas
Pfas. Un ex operaio della Miteni rivela lo smaltimento illecito dei residui ( Verona sera)
Pfas. Un ex operaio della Miteni rivela lo smaltimento illecito dei residui
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Un sistema andato avanti fino al 2004 e mai denunciato. Coordinamento Acqua Libera dai Pfas: "L'azienda per anni ha contaminato le acque delle nostre falde"
A parlare è un ex operaio della Miteni, la ditta vicentina di Trissino, indicata come responsabile dell'inquinamento da Pfas nelle acque venete. Le rivelazioni del lavoratore, ora ammalato, fanno riferimento ad un periodo di tempo che arriva fino al 2004 e descrivono un sistema di smaltimento illecito dei residui di lavorazione. Incidenti che non venivano denunciati e che cambiavano l’acqua del torrente Poscola.
"Un sito industriale talmente inquinato che anche oggi, nonostante i tentativi di bonifica, non si riesce a risanare - scrive il Coordinamento Acqua Libera dai Pfas, riferendosi alla Miteni - Un'azienda che per anni, come segnalato da numerosi documenti di Arpav, ha contaminato le acque delle nostre falde e che ancora tenta di difendersi con puerili volantini dove si paragonano i Pfas alla caffeina, dimenticandosi i dati dello studio americano sull’incidente causato dalla Dupont in Ohio (USA): studio recepito anche dall’Istituto Superiore di Sanità che mette in correlazione la maggiore probabilità di insorgenza di gravi patologie mediche nelle popolazioni esposte all’inquinamento da Pfas".
Il Coordinamento sabato 14 maggio a Lonigo presenterà lo studio realizzato da Enea e Isde, in cui è stato evidenziato che la maggiore incidenza di gravi patologie a carico della popolazione è molto probabilmente riconducibile anche all’esposizione ai Pfas. "Date le evidenze scientifiche e le testimonianze, ci aspettiamo dunque dagli attuali proprietari una presa di responsabilità che ancora non si evidenzia - fanno sapere dal Coordinamento - Chi inquina paghi, questo è quanto chiediamo, ed ora ancora più convinti invitiamo tutte le istituzioni ad agire in modo univoco affinché chi è stato autore e protagonista di questo disastro risponda in ogni sede delle sue azioni".
Proprio sul tema delle responsabilità penali e delle vecchie e nuove frontiere dell'illegalità ambientale in Veneto sarà centrato un importante convegno in programma venerdì 13 maggio a Verona (presso l'aula B Silos di Ponente al Polo Universitario di Santa Marta) organizzato da Legambiente. A partire dall'analisi sulla nuova legge sugli ecoreati, verranno portati a conoscenza dei cittadini gli strumenti per combattere gli ecocriminali e risanare il territorio, con un approfondimento proprio sul caso Pfas.
E inevitabile che l'argomento Pfas s'intrecci anche con il recente rapporto dell'Ispra sulla presenza dei pesticidi nelle acque superficiali e sotterranee. "Di fronte a un simile allarme ambientale il Governo dovrebbe fare un mea culpa e cambiare la sua politica a cominciare da due fronti: le sostanze chimiche Pfas e i fitosanitari, che sono ancora in uso nonostante siano noti i loro effetti altamente nocivi sulla salute umana e sull’ambiente". Questo è quanto dichiarato dalla deputata del M5S Silvia Benedetti.
"La latitanza del Governo, che ancora non interviene a normare l’utilizzo delle sostanze perfluoroalchiliche che hanno creato in Veneto un disastro ambientale senza precedenti, è scandalosa ed è la stessa che riguarda il glifosato, erbicida cancerogeno messo al bando già da tempo in altri paesi ma in Italia ancora usato attraverso il trucchetto delle deroghe - prosegue la Benedetti - Di fronte a questi dati il Governo potrebbe dare un segnale e tempestivamente fare propria la legge che ho depositato in Parlamento sui limiti dei Pfas nelle acque, così come potrebbe rivalutare gli impegni respinti della mozione sui fitosanitari presentata alcuni mesi fa affinchè venisse rispettata la direttiva europea che non consente l’utilizzo del glifosate e di altri pesticidi altamente dannosi se non in situazioni straordinarie e limitate nel tempo".
Pfas. Un ex operaio della Miteni rivela lo smaltimento illecito dei residu
Pubblicato da Antonella Zarantonello a 05:21 Nessun commento:
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Pfas, il pm di Vicenza ieri in commissione Ecomafie: «Rischi ancora alti». Ipotesi indagine epidemiologica ‘indipendente’
di Filippo Tosatto, dal Mattino di Padova. Sono tre le inchieste giudiziarie avviate sull'inquinamento dei territori vicentini e padovani contaminati dai Pfas, le sostanze perfluoroalchemiche di derivazione industriale penetrate dapprima nelle falde acquifere e quindi nel sangue della popolazione residente. L'ha rivelato il procuratore capo della Repubblica di Vicenza, Antonino Cappelleri, comparso in audizione alla Commissione parlamentare ecomafie. I capi di imputazione ipotizzati spaziano dall'alterazione al disastro ambientale e un procedimento investe direttamente Miteni spa, la multinazionale di Trissino finita nell'occhio del ciclone dopo i sopralluoghi di Arpav e Cnr: indicata da più parti come fonte principale dell'inquinamento, l'azienda - pur respingendo ogni addebito - ha provveduto a rafforzare e modernizzare i sistemi di filtraggio degli scarichi, tuttavia, ha affermato Cappelleri, nonostante i progressi compiuti la qualità raggiunta dalla depurazione «non è ancora del tutto sufficiente».
Il caso dell’archiviazione del primo esposto Arpav
E a tutt'oggi il 97% delle sostanze Pfas sotto accusa proviene da Trissino, pur trattandosi di molecole a 4 atomi di carbonio, più invasivi dei composti originari a 8 ma fortunatamente assai meno vocati all'accumulo nel circolo sanguigno, tanto che il loro tempo di smaltimento è stimato in una quindicina di giorni a fronte dei 4-5 anni richiesti in precedenza. In fase di discussione, la capogruppo del Pd in commissione, Laura Puppato ha chiesto al procuratore se corrispondesse al vero l'avvenuta archiviazione di un esposto contro Miteni trasmesso tre anni fa dall'Arpav alla Procura (un atto definito «incomprensibile» dal dossier 2015 sul Veneto elaborato dalla stessa commissione) e Cappelleri ha confermato il punto, lamentando l'assenza di una legge nazionale che fissi con chiarezza i limiti consentiti di concentrazione dei Pfas e quindi consenta di perseguire penalmente i trasgressori: «Siamo in presenza di atti riprovevoli», le parole del procuratore «ma noi dobbiamo valutarli sotto il profilo penale e verificare l'esistenza o meno del reato. In ogni caso, i materiali contenuti nell'esposto sono tuttora disponibili e potranno essere acquisiti».
Ipotesi di un’indagine epidemiologica “indipendente”
Un altro capitolo investe l'attività di biomonitoraggio sulla popolazione esposta - a vario titolo, 250 mila persone - per verificare gli effetti nel tempo della contaminazione; in proposito Puppato, senatrice di Montebelluna e ambientalista di lungo corso, ha imputato «gravi ritardi» all'amministrazione veneta. «È evidente che la Regione ha sottovalutato la dimensione del problema e ora, in perfetto stile Zaia, allontana da sé il calice amaro scaricando colpe e responsabilità su altri, per fortuna il Cnr ha agito con tempestività ed efficacia», dichiarerà all'uscita dall'aula - mentre il procuratore Cappelleri ha ventilato l'opportunità di un'indagine epidemiologica "indipendente" affidata ad un organismo scientifico internazionale, pur precisando che, «a fronte delle denunce di singoli e di soggetti politici, non siamo in presenza di un'epidemia conclamata».
I lavoratori Miteni: no a strumentalizzazioni
Sul caso, infine, prendono posizione i lavoratori dello stabilimento Miteni: «Respingiamo le strumentalizzazioni», è la nota diffusa da Cgil-Cisl-Uil «noi abbiamo lavorato queste sostanze in un quadro di controllo, di monitoraggio sanitario a cura dei servizi aziendali preposti e dal medico di fabbrica, oggi comprendiamo i timori di tanti cittadini ma i primi ad essere interessati a conoscere ogni nuovo o aggiornato studio dell'effetto dei Pfas sulla salute, siamo noi».
Il Mattino di Padova – 13 maggio 2016
Pubblicato da Antonella Zarantonello a 12:58 Nessun commento:
Etichette: pm di Vicenza apre inchiesta
Comunicato stampa - 12.05.2016
LIBERIAMO LE NOSTRE ACQUE DAI PFAS
Lonigo (Vi) presso Teatro-Cinema Eliseo sabato 14 maggio dalle ore 10.00
Sabato 14 maggio al teatro cinema Eliseo di Lonigo, alle ore 10, Legambiente ed il coordinamento Acque Libere da PFAS in collaborazione con il Comune di Lonigo terranno un convegno sull’emergenza pfas. Durante l’iniziativa verrà presentata la situazione dal punto di vista scientifico con anche la presentazione di ISDE-medici per l’ambiente del suo ultimo studio realizzato con ENEA che ha fatto molto discutere nei giorni scorsi. La seconda parte del convegno sarà invece rivolta all’analisi del futuro e delle azioni da mettere in campo e sarà una tavola rotonda dove Stefano Ciafani, Direttore Generale di Legambiente Nazionale e Luca Restello, Sindaco di Lonigo si confronteranno con gli invitati ed i cittadini. Alla tavola Rotonda oltre al sottosegretario all’ambiente Barbara Degani, all’assessore regionale alla sanità Luca Coletto e Marino Cerantola presidente di Coldiretti Veneto sono stati invitati tutti i consiglieri regionali ed i Sindaci dei comuni coinvolti.
“Sarà un momento per analizzare ulteriormente la situazione dal punto di vista scientifico e delle azioni da intraprendere per la tutela dei cittadini e dell’agricoltura dei territori coinvolti – afferma Luigi Lazzaro, Presidente Regionale dell’associazione ambientalista. Di particolare importanza sarà il confronto con la Regione per poter capire quali saranno le prossime mosse e che risorse verranno investite per la tutela dei cittadini, a partire dai 23 milioni di euro assegnati dal ministero e fino ad oggi non spesi” conclude Lazzaro.
Pubblicato da Antonella Zarantonello a 05:27 Nessun commento:
Di Casa di Cultura C / maggio 11, 2016 / CCC, Opera-azione, VIDEO / Lascia un commento
Riportiamo sotto le gallerie fotografiche dei nostri migliori fotografi, qualcosa pescato dalla rete, una rassegna stampa e alcuni messaggi operativi prima di partire per la MARCIA dei pFIORI e subito dopo; infine alcuni video, tra cui quello di apertura del TG3 Veneto di domenica 8 maggio, edizione delle 19.30. Il tutto perché resti traccia di una ciclomarcia che è stata una vera e propria marcia di civiltà, impegno ecologico e partecipazione. Forse la prima di questo genere in Italia.
O, perlomeno, la prima di così grande forza e partecipazione in bicicletta.
Galleria di Alberto Massignan
Galleria di Alessandro Colombara
Galleria di Giampietro Peretti
Galleria AA.VV.
Rassegna stampa e screen shot operativi
L’articolo riassuntivo di Marco Milioni sui PFAS
PS Un sentito grazie a tutti i partecipanti. In particolare a DorcoGiardino per la fornitura dei fiori e delle piantine; il gruppo guidato da Nancy Peloso per i drappi, cartelli e impianto; i bikers del Memorial Oscaro-Pana per il loro passaggio.