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Timestamp: 2020-08-05 05:39:08+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 7340 del 22/03/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7340 del 22/03/2017
Cassazione civile, sez. lav., 22/03/2017, (ud. 15/12/2016, dep.22/03/2017), n. 7340
sul ricorso 21027-2012 proposto da:
avverso la sentenza n. 560/2011 della CORTE D’APPELLO di SALERNO,
depositata il 22/03/2012 R.G.N. 1561/2009;
15/12/2016 dal Consigliere Dott. ELENA BOGHETICH;
udito l’Avvocato ANGELO ABIGNENTE;
1. D.L., dipendente della s.p.a. Sita, azienda concessionaria del servizio di trasporto regionale, con mansioni di conducente di autobus addetto sia alla guida che al rilascio dei biglietti con incasso (agente unico) ha agito per il riconoscimento del diritto alle differenze economiche per il mancato adeguamento della relativa indennità a far tempo dal 1990. La Corte di appello di Salerno, con sentenza depositata il 22.3.2012, in riforma della sentenza del Tribunale, ha accolto la domanda dichiarando che l’indennità di agente unico, da corrispondere mensilmente in misura pari a venti minuti della retribuzione normale dell’autista di 7 livello con tre scatti di anzianità, va adeguata alle variazioni di tale retribuzioni ed ha assunto il conseguente provvedimento di condanna alle differenze retributive.
2. Avverso tale sentenza la società ha proposto ricorso per Cassazione, affidato a tre motivi, illustrati altresì da memoria ex art. 378 c.p.c. Il lavoratore è rimasto intimato.
1. Con i tre motivi di ricorso il ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione del punto 18 dell’accordo nazionale 2 ottobre 1989 nonchè dell’art. 39 Cost., assumendo che nel prevedere il diritto alla rivalutazione dell’emolumento, ed escludendo la prospettazione del congelamento dell’indennità, la Corte territoriale non ha tenuto conto della formulazione letterale della citata disposizione che – al di fuori di alcuni elementi della retribuzione normale specificamente e testualmente menzionati – ha cristallizzato la misura di tutti gli altri elementi, a qualsiasi titolo rientranti nella retribuzione normale. Censura la decisione per non aver considerato che l’indennità in oggetto è stato istituito a livello aziendale (con l’accordo del 25.2.1982) e per non aver applicato il principio, costantemente affermato dal giudice di legittimità, secondo il quale in caso di successione di contratti collettivi di livello diverso, occorre tener conto della effettiva volontà delle parti che legittimamente possono derogare al precedente assetto contrattuale.
2. I motivi, che possono essere trattati congiuntamente in considerazione della stretta connessione, sono fondati come di seguito.
Come già affermato da questa Corte (cfr. Cass., Sez. 6, 3.10.2014, n. 20966; successivamente, ex plurimis, Cass. Sez. 6 n. 18048/2015, Cass. 19773/2016), la previsione, con la quale le parti stipulanti hanno inteso distinguere tra retribuzione normale, rivalutabile, e altri compensi, nazionali o aziendali, congelati, non palesa ambiguità: dalla possibilità di rivalutazione, o adeguamento, viene escluso ogni altro compenso, nazionale e aziendale, eventualmente espresso in misura percentuale, congelato in cifra fissa, quella ormai cristallizzata; il riproporzionamento in termini percentuali risulta necessitato dal fatto che restando fissa la somma erogata per il compenso, per legittimarla doveva operarsi la riduzione in misura corrispondente della percentuale che ne determinava l’ammontare.
3. Nè appare condivisibile l’argomentazione della sentenza impugnata incentrata sull’estraneità, alle predette previsioni collettive nazionali, dell’indennità della quale si discute, in virtù di un preteso carattere meramente locale (regionale) del sistema agente unico, e dunque nè nazionale nè aziendale.
4. Nè, infine, possono ravvisarsi orientamenti contrapposti di questa Corte, in quanto le pronunce di segno contrario – del 2004 citate dal controricorrente (nn. 3775 e 4257) non avevano preso in considerazione (in quanto non devoluto) l’accordo nazionale del 1989.
5. In conclusione, il ricorso va accolto e la sentenza impugnata deve essere cassata; non essendo necessari ulteriori accertamenti, la causa va decisa nel merito, con il rigetto della domanda introduttiva del giudizio.
7. Le spese di lite sono compensate in considerazione del recente consolidamento della giurisprudenza di questa Corte.