Source: https://www.dirittoprivatoinrete.it/cassazione/Azione%20di%20nullit%C3%A0.html
Timestamp: 2019-02-20 18:41:50+00:00
Document Index: 72354964

Matched Legal Cases: ['art. 1424', 'art. 41', 'art. 3', 'art. 1421', 'art. 101', 'art. 345']

Oggetto dell’azione di nullità.
Nell'azione di nullità del contratto, come in generale nelle azioni d’impugnativa negoziale, l'oggetto del processo (e del giudicato) è costituito non dal diritto potestativo fondato sul singolo motivo (di annullamento, rescissione, risoluzione, nullità) dedotto in giudizio, ma dal negozio e dal rapporto giuridico sostanziale che ne scaturisce.
FONTI Foro It., 2015, 3, 1, 862
Sulla rilevabilità d’ufficio della nullità; si propongono una serie di importanti sentenze, perché pronunciate a sezioni unite.
Come si vede il giudice rileva d’ufficio la nullità anche se la domanda è stata proposta per una diversa causa di nullità e anche se non richiesta dalle parti;
tuttavia non può, anche quando ricorrono le circostanze previste dalla legge, convertire d’ufficio un contratto nullo in uno valido;
in ogni caso la rilevabilità d’ufficio della nullità, si estende sempre anche alle cosiddette nullità di protezione (come quelle previste nel codice del consumo) anche se non è prevista espressamente la rilevabilità d’ufficio. La nullità, poi, può essere rilevata d’ufficio anche in appello, ( e in cassazione) pure se non richiesta in primo grado. Cominciamo con l’ultima massima.
Cass. civ. Sez. I, 26-07-2016, n. 15408
Il giudice davanti al quale sia stata dedotta (o eccepita) una nullità contrattuale deve rilevare d'ufficio l'esistenza di cause di nullità diverse da quelle prospettate dalla parte perché l'accertamento della nullità afferisce ad un diritto autodeterminato e ciò implica che un eventuale profilo diverso di nullità, indipendentemente dalla sua specifica deduzione, deve poter essere comunque esaminato.
FONTI De Agostini Giuridica, 2016
Il giudice innanzi al quale sia stata proposta domanda di nullità contrattuale deve rilevare di ufficio l'esistenza di una causa di quest'ultima diversa da quella allegata dall'istante, essendo quella domanda pertinente ad un diritto autodeterminato, sicché è individuata indipendentemente dallo specifico vizio dedotto in giudizio.
I poteri officiosi di rilevazione di una nullità negoziale non possono estendersi alla rilevazione di una possibile conversione del contratto, ostandovi il dettato dell'art. 1424 cod. civ., - secondo il quale il contratto nullo può, non deve, produrre gli effetti di un contratto diverso - atteso che, altrimenti, si determinerebbe un'inammissibile rilevazione di una diversa efficacia, sia pur ridotta, di quella convenzione negoziale. (Cassa e decide nel merito, App. Brescia, 13/01/2011)
La rilevabilità officiosa delle nullità negoziali deve estendersi anche a quelle cosiddette di protezione, da configurarsi, alla stregua delle indicazioni provenienti dalla Corte di giustizia, come una "species" del più ampio "genus" rappresentato dalle prime, tutelando le stesse interessi e valori fondamentali - quali il corretto funzionamento del mercato (art. 41 Cost) e l'uguaglianza almeno formale tra contraenti forti e deboli (art. 3 Cost) - che trascendono quelli del singolo. (Cassa e decide nel merito, App. Brescia, 13/01/2011) FONTI CED Cassazione, 2014
Cass. civ. Sez. Unite, 12-12-2014, n. 26243
L'art. 1421 cod. civ. non conosce né consente limitazioni di grado: al giudice di appello è fatto obbligo di rilevare d'ufficio una causa di nullità non dedotta né rilevata o in primo grado, indicandola alle parti ai sensi dell'art. 101, secondo comma, cod. proc. civ.; tale obbligo deve ritenersi attivabile da ciascuna delle parti ai sensi dell'art. 345, secondo comma, cod. proc. civ., che consente la proposizione di eccezioni rilevabili d'ufficio; la declaratoria di inammissibilità della domanda, proposta per la prima volta in appello, di nullità per novità della questione non ne impedisce la conversione e l'esame sub specie di eccezione di nullità, legittimamente proposta dall'appellante in quanto rilevabile d'ufficio; il giudice d'appello non potrà limitarsi ad una declaratoria di inammissibilità in ragione della novità della domanda di nullità – emanando una pronuncia che racchiuderebbe, in tal caso, un significante esplicito (l'inammissibilità della domanda) ed un implicito significato (la validità negoziale) –, ma deve, in conseguenza della conversione della domanda (inammissibile) in eccezione (ammissibile) di accertamento della nullità, esaminare il merito della questione.
A seguito del rilievo officioso della nullità nell'ambito di un'azione di impugnativa negoziale (di adempimento, risoluzione, annullamento, rescissione), il giudice, ove le parti non abbiano chiesto l'accertamento della nullità, può dichiarare, in motivazione, la nullità del negozio (anche nei casi di nullità speciali o di protezione, salvo che la parte interessata dichiari di non volersene avvalere); ove, invece, le parti abbiano proposto domanda di accertamento, il giudice dichiara la nullità del negozio direttamente nel dispositivo, con effetto, in entrambi i casi, di giudicato in assenza di impugnazione. FONTI Foro It., 2015, 3, 1, 862
La nullità del contratto (la cui azione è imprescrittibile) non va confusa con l’azione per ottenere il risarcimento del danno in seguito a detta nullità. Quest’ultima azione, infatti, si prescrive, ma la cassazione chiarisce da che momento incomincia a decorrere il termine di prescrizione.
Cass. civ. Sez. III, 16-05-2013, n. 11933 (rv. 626636)
La prescrizione del diritto al risarcimento del danno causato dalla nullità del contratto inizia a decorrere dalla data del contratto, se a domandarlo è la stessa parte che ha invocato la nullità; decorre, invece, dalla data di accertamento giudiziale della nullità, se è preteso da una parte negoziale diversa da quella che ha fatto valere quest'ultima. (Cassa con rinvio, App. Roma, 05/12/2005) FONTI CED Cassazione, 2013