Source: http://www.euroius.it/it/news
Timestamp: 2018-04-24 04:30:04+00:00
Document Index: 21960858

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art.5', 'art. 5', 'art. 10', 'art. 2697', 'art. 4', 'art 22']

Venerdì 20 ottobre 2017 dalle ore 14:45 - 18:30 nel Grand Hotel Entourage, Piazza Sant'Antonio n. 2, Gorizia, avrà luogo il convegno sul tema " La responsabilità dell' amministratore di condominio" (Segretaria organizzativa Confedilizia Gorizia-Monfalcone), ove interverrà quale relatore l'avv. Carlo del Torre.
La Corte di Cassazione, sez.I, con la sentenza n.1504/17 ha ritenuto superato il criterio del tenore di vita in costanza di matrimonio, ai fini del riconoscimento e della successiva quantificazione dell'assegno divorzile:
"Giacchè il divorzio rescinde ogni legame con il precedente vincolo matrimoniale e in considerazione del principio di autoresponsabilità economica, il contributo ex art.5 l.898 del 1970 non può esssere parametrato, sotto il profilo dell'an, al tenore di vita matrimoniale; dunque spetterà solo all'ex coniuge che non abbia mezzi adeguati o che dimostri di essere nell'impossibilità di procurarseli, per poter essere economicamente indipendente"
Il giudice del divorzio, richiesto dell'assegno di cui all'art. 5, comma 6, della legge n. 898 del 1970, come sostituito dall'art. 10 della legge n. 74 del 1987, nel rispetto della distinzione del relativo giudizio in due fasi e dell'ordine progressivo tra le stesse stabilito da tale norma: A) deve verificare, nella fase dell'"an debeatur" - informata al principio dell'autoresponsabilità economica di ciascuno degli ex coniugi quali "persone singole", ed il cui oggetto è costituito esclusivamente dall'accertamento volto al riconoscimento, o no, del diritto all'assegno di divorzio fatto valere dall'ex coniuge richiedente -, se la domanda di quest'ultimo soddisfa le relative condizioni di legge (mancanza di "mezzi adeguati» o, comunque, impossibilità «di procurarseli per ragioni oggettive»), con esclusivo riferimento all'indipendenza o autosufficienza economica dello stesso, desunta dai principali "indici" - salvo altri, rilevanti nelle singole fattispecie - del possesso di redditi di qualsiasi specie e/o di cespiti patrimoniali mobiliari ed immobiliari (tenuto conto di tutti gli oneri lato sensu "imposti" e del costo della vita nel luogo di residenza dell'ex coniuge richiedente), delle capacità e possibilità effettive di lavoro personale (in relazione alla salute, all'età, al sesso ed al mercato del lavoro dipendente o autonomo), della stabile disponibilità di una casa di abitazione; ciò, sulla base delle pertinenti allegazioni, deduzioni e prove offerte dal richiedente medesimo, sul quale incombe il corrispondente onere probatorio, fermo il diritto all'eccezione ed alla prova contraria dell'altro ex coniuge; B) deve "tener conto", nella fase del quantum debeatur - informata al principio della solidarietà economica dell'ex coniuge obbligato alla prestazione dell'assegno nei confronti dell'altro in quanto "persona" economicamente più debole (artt. 2 e 23 cost), il cui oggetto è costituito esclusivamente dalla determinazione dell'assegno, ed alla quale può accedersi soltanto all'esito positivo della prima fase, conclusasi con il riconoscimento del diritto -, di tutti gli elementi indicati dalla norma («[....] condizioni dei coniugi, [....] ragioni della decisione, [....] contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare ed alla formazione del patrimonio di ciascuno o di quello comune, [....] reddito di entrambi [....]»), e "valutare" «tutti i suddetti elementi anche in rapporto alla durata del matrimonio», al fine di determinare in concreto la misura dell'assegno di divorzio; ciò sulla base delle pertinenti allegazioni, deduzioni e prove offerte, secondo i normali canoni che disciplinano la distribuzione dell'onere della prova (art. 2697 cod. civ.)
Ai fini del riparto della giurisdizione e della individuazione della legge applicabile, i provvedimenti in materia di minori con doppia cittadinanza non rientrano nel campo di applicazione dell'art. 4 della Convenzione de L'Aja, che stabilisce la prevalenza delle misure adottate dal giudice dello Stato di cui il minore è cittadino su quelle adottate nel luogo di residenza abituale. Pertanto, deve ritenersi sussistere la giurisdizione dello Stato che presenti col minore il collegamento più stretto, che va individuato con lo Stato in cui il minore ha residenza abituale.
Cass. sez. Unite Civili,sent. nr. 1310/17, dep. 19.01.2017
Secondo l' art 22 del Regolamento UE n. 650/2012, il de cuius, in luogo della legge della residenza abituale, può decidere di sottoporre tutta la successione alla propria legge nazionale al momento della scelta o al momento della morte. La scelta di legge deve essere effettuata in modo espresso a mezzo di dichiarazione resa nella forma di una disposizione a causa di morte o risultare dalle clausole di tale disposizioni.
A Strasburgo il Parlamento Europeo ha approvato il nuovo Regolamento Privacy Europeo che sostituirà il D.lg. 196/03 (Codice privacy) e uniformerà la normativa privacy tra tutti gli Stati Membri dell' Unione Europea.
È in vigore il Regolamento che disciplina il rilascio della «Tessera professionale europea» (European Professional Card), il documento che consente ai professionisti di poter esercitare liberamente la propria attività in qualsiasi Stato membro dell'Unione Europea. La Tessera è stata istituita, su impulso del Parlamento e del Consiglio europeo (Direttiva 2005/36/CE).Al momento la Tessera riguarda solo cinque professioni – infermiere, farmacista, fisioterapista, guida alpina, agente immobiliare. L'Italia è stata la prima ad accogliere il nuovo sistema che favorisce la libera circolazione dei professionisti.
Diritto civile internazionale: Il certificato successorio europeo
Il regolamento (UE) nr. 650/2012 applicabile a tutte le successioni aperte a partire dal giorno 17 agosto 2015, istituisce un certificato successorio europeo, utilizzabile dagli eredi, dai legatari che vantano diritti diretti sulla successione e dagli esecutori testamentari o amministratori dell’eredità che, in un altro paese dell’UE, hanno necessità di far valere la loro qualità o di esercitare, rispettivamente, i loro diritti di eredi o legatari e/o i loro poteri come esecutori testamentari o amministratori dell’eredità. Una volta emesso, il certificato è efficace in tutti i paesi dell'UE senza che sia necessario alcun procedimento speciale.
Regolamento UE n. 650/2012 in materia di successioni transfrontaliere
Regolamento UE n. 650/2012 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 4 luglio 2012 in materia di successioni transfrontaliere
A partire dal 17 agosto 2015 troverà applicazione il regolamento UE n. 650/2012 del 4 luglio 2012, destinato a far chiarezza sulle questioni che possono insorgere in materia di successioni transnazionali a causa delle differenze normative esistenti nei diversi Stati europei. Il principio cardine che regola la competenza e la legge applicabile a tali successioni è quello della residenza abituale del defunto al momento della morte (Art. 21 Regolamento UE n. 650/2012), restando però salva la possibilità di scegliere come legge che regoli l’intera successione la legge dello Stato di cui il de cuius ha la cittadinanza al momento della scelta o al momento della morte. Tale scelta di legge deve essere effettuata in modo espresso, per mezzo di dichiarazione resa nella forma di una disposizione a causa di morte (Art. 22 Reg. UE n. 650/2012).
Importante elemento di novità istituito col regolamento UE n. 650/2012 sarà/è il “certificato successorio europeo”, che, sempre nell’ambito delle successioni transnazionali, permette di far valere la qualità di erede e/o di esercitare i diritti di eredi o legatari in un altro Stato membro, senza dover ricorrere ad alcun procedimento particolare (Art. 62 Reg. UE n. 650/2012).