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Timestamp: 2018-06-19 08:46:36+00:00
Document Index: 130341029

Matched Legal Cases: ['art. 72', 'sentenza ', 'art. 72', 'art. 49', 'sentenza ', 'art. 72', 'sentenza ', 'art. 72', 'art. 49', 'art. 543', 'art. 72', 'art. 49', 'art. 72', 'art. 49', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 13']

Corte di Cassazione n. 26519/2017 – esecuzione esattoriale – pignoramenti ex art. 72 bis D.p.r. 602/73 -nulli se non contengono l’indicazione del credito per cui si procede - - Giudice di Pace
Scritto da Redazione on 15 Novembre 2017 . Postato in Speciale Fermo Amministrativo ed Ipoteche
La Corte di Cassazione, con la sentenza in eame, ha affermato il seguente principio di diritto: "L'atto di pignoramento presso terzi eseguito dall'agente di riscossione ai sensi dell'art. 72-bis d.P.R. n. 602 del 1973 in sede di esecuzione esattoriale, sebbene preordinato alla riscossione coattiva di crediti erariali, non acquisisce per ciò stesso la natura di atto pubblico, ai sensi e per gli effetti degli artt. 2699 e 2700 cod. civ., conservando invece quella di atto processuale di parte. Consegue che l'attestazione ivi contenuta delle attività svolte dal funzionario che ha materialmente predisposto l'atto (nella specie, concernente l'allegazione di un elenco contenente l'indicazione delle cartelle di pagamento relative ai crediti posti in riscossione) non è assistita da fede pubblica e non fa piena prova fino a querela di falso, a differenza di guanto avviene quando l'agente di riscossione esercita - ex art. 49, comma 3, d.P.R. n. 602 del 1973 - le funzioni proprie dell'ufficiale giudiziario, ad esempio notificando il medesimo atto".
SENTENZA N. 26519/2017 DEL 09/11/2017
Presidente: VIVALDI ROBERTA Relatore: D'ARRIGO COSIMO Data pubblicazione: 09/11/2017
SENTENZA sul ricorso 25182-2015 proposto da: EQUITALIA SUD SPA 11210661002, in persona del procuratore speciale Dott. ANTONIO DE GIORGI, elettivamente domiciliata in ROMA, …………., presso lo studio dell'avvocato ……, rappresentata e difesa dall'avvocato ……………giusta procura a margine del ricorso; - ricorrente - contro S. G., AZIENDA UNITA' SANITARIA LOCALE ASL
- intimate - avverso la sentenza n. 1711/2015 del TRIBUNALE di TARANTO, depositata il 19/05/2015; udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 21/09/2017 dal Consigliere Dott. COSIMO D'ARRIGO;
Equitalia Sud s.p.a. procedeva, ai sensi dell'art. 72- bis d.P.R. n. 602 del 1973, a sottoporre a pignoramento, per un credito di euro 11.540,76, le somme dovute dall'Azienda Sanitaria Locale - ASL TA a G. S.
Il Tribunale di Taranto, con sentenza del 19 maggio 2015, accoglieva l'opposizione agli atti esecutivi proposta dalla S., dichiarando la nullità dell'atto impugnato per omessa indicazione dei crediti per i quali si procedeva.
La considerazione punto di diritto e che al pignoramento presso terzi ex art. 72-bis d.P.R. n. 602/1973 si applica, in quanto non espressamente derogato dalla disciplina speciale e con essa compatibile (art. 49, comma 2, d.P.R. n. 602/1973), il disposto dell'art. 543, secondo comma, n. l, cod. proc. civ., secondo cui l'atto in questione deve contenere l'indicazione del credito per cui si procede.
In punto di fatto, il tribunale ha rilevato che l'atto di pignoramento contiene una insufficiente specificazione del credito, indicato solamente con la generica dicitura «e 11.540,76 per tributi/entrate», senza alcun riferimento alle relative cartelle di pagamento.
Poi aggiunge: «Non può dirsi che tali indicazioni possano ritrarsi per relationem dal corpo dell'atto di pignoramento notificato, come sostiene la società opposta. Non vi infatti dimostrazione che con tale atto sia stato effettivamente notificato all'opponente anche l'elenco delle cartelle per cui si procede, il quale, nella produzione di Equitalia Sud S.p.A., si trova materialmente spillato all'atto di pignoramento presso terzi. In realtà, non vi è alcuna ragionevole sicurezza che tale elenco facesse effettivamente parte dell'atto di pignoramento, come notificato il 20 novembre 2012 alla S., posto che esso non reca alcun timbro di unione a tale atto, contiene una data apparente posteriore a questo (13 novembre 2012), redatto su un documento separato rispetto a quello principale, è posto dopo la parte conclusiva di quello recante la data dell'8 novembre 2012 ed è anche privo di alcuna autonoma sottoscrizione».
1.3 il ricorso in esame non contiene alcuna censura delle ragioni di diritto poste a fondamento della decisione impugnata. La ricorrente, piuttosto, sostiene che l'effettiva allegazione, all'atto di pignoramento, dell'elenco delle cartelle di pagamento per cui si procedeva non potesse essere posta in discussione, stante la fede privilegiata di cui godono i fatti accertati dal pubblico ufficiale.
Tale fidefacienza, in particolare, doveva essere riferita all'attestazione del responsabile della procedura contenuta a pag. 2 dell'atto di pignoramento, relativa all'allegazione allo stesso dell'elenco delle cartelle di pagamento.
1.4 il motivo è infondato e deve essere rigettato, non ricorrendo i presupposti per l'applicazione degli artt. 2699 e 2700 cod. civ. Infatti, l'atto di pignoramento presso terzi, anche quando è predisposto nelle forme previste dall'art. 72-bis d.P.R. n. 602 del 1973, in tema di esecuzione esattoriale, ha la natura di atto esecutivo e, quindi, di atto processuale di parte.
1.5 Piena conferma di ciò si trae anche dalla previsione, contenuta nell'art. 49, comma 3, d.P.R. n. 602 del 1973, secondo cui «le funzioni demandate agli ufficiali giudiziari sono esercitate dagli ufficiali della riscossione». In sostanza, nell'ambito dell'attività dell'ufficiale di riscossione, occorre distinguere il caso in cui egli esercita le funzioni proprie dell'ufficiale giudiziario, rispetto alle quali assume la veste di pubblico ufficiale ed è conseguentemente dotato dei poteri di fidefacienza previsti dagli artt. 2699 e 2700 cod. civ.; dal caso in cui agisce quale operatore privato ed è quindi sprovvisto dei citati poteri.
Mentre la notificazione dell'atto di pignoramento costituisce funzione tipica dell'ufficiale giudiziario, sicché all'agente di riscossione che ad esso si sostituisce vanno riconosciuti gli stessi poteri, altrettanto non può dirsi per la stesura dell'atto medesimo, che non rientra fra le attribuzioni dell'ufficiale giudiziario, ma costituisce un atto di parte. Consegue, in ultima analisi, che le affermazioni contenute nell'atto di pignoramento presso terzi predisposto dall'ufficiale di riscossione non godono, al pari di quelle contenute in un qualsiasi atto processuale di parte, di alcuna presunzione di veridicità fino a querela di falso.
1.6 Va dunque affermato il seguente principio di diritto: "L'atto di pignoramento presso terzi eseguito dall'agente di riscossione ai sensi dell'art. 72-bis d.P.R. n. 602 del 1973 in sede di esecuzione esattoriale, sebbene preordinato alla riscossione coattiva di crediti erariali, non acquisisce per ciò stesso la natura di atto pubblico, ai sensi e per gli effetti degli artt. 2699 e 2700 cod. civ., conservando invece quella di atto processuale di parte. Consegue che l'attestazione ivi contenuta delle attività svolte dal funzionario che ha materialmente predisposto l'atto (nella specie, concernente l'allegazione di un elenco contenente l'indicazione delle cartelle di pagamento relative ai crediti posti in riscossione) non è assistita da fede pubblica e non fa piena prova fino a querela di falso, a differenza di guanto avviene quando l'agente di riscossione esercita - ex art. 49, comma 3, d.P.R. n. 602 del 1973 - le funzioni proprie dell'ufficiale giudiziario, ad esempio notificando il medesimo atto".
2. Il secondo motivo, relativo alla condanna alle spese processuali, è prospettato come meramente consequenziale all'accoglimento del motivo principale. Pertanto, esso è assorbito dal rigetto del primo motivo.
3. Nulla si dispone per le spese del presente giudizio di cassazione, in quanto né la S., né l'ASL hanno svolto attività difensiva. Sussistono, invece, i presupposti per l'applicazione dell’art. 13,.coimma l qutor, del DPR 30 maggio 2002, n. 115, inserito dall'art. l, comma 17, della legge 24 dicembre 2012, n. 228, sicché va disposto il versamento, da parte dell'impugnante soccombente, dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l'impugnazione da lui proposta, senza spazio per valutazioni discrezionali (Sez. 3, Sentenza n. 5955 del 14/03/2014, Rv. 630550).
rigetta il ricorso. Nulla spese. Ai sensi dell'art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, dal parte del ricorrente, dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1-bis dello stesso art. 13.