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Timestamp: 2020-07-10 00:56:09+00:00
Document Index: 69536216

Matched Legal Cases: ['art. 70', 'art. 153', 'art. 39', 'art. 75', 'art. 1369', 'art. 75', 'art. 75']

Isola Pulita: February 2014
FINALMENTE IL TAR SI PRONUNCIA SUL'UFFICIALE DI MARINA DAVID GRASSI
N. 00128/2014 REG.PROV.COLL.
N. 01289/2002 REG.RIC
N. 00948/2006 REG.RIC.
sul ricorso numero di registro generale 1289 del 2002, proposto da:
David Grassi, rappresentato e difeso dall'avv. Roberto Giromini, con domicilio eletto presso la segreteria del T.A.R. Liguria in Genova, via dei Mille, 9;
Ministero della difesa, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso dall'Avvocatura distrettuale dello Stato, domiciliataria ex lege in Genova, viale Brigate Partigiane, 2;
sul ricorso numero di registro generale 948 del 2006, proposto da:
quanto al ricorso n. 1289 del 2002:
del provvedimento della Marina militare – Nave Maestrale, a firma del Comandante, del 25/2/2002, con cui è stata comunicata al ricorrente la punizione di 15 giorni di consegna di rigore per un’asserita infrazione commessa il 23/2/2002 nel grado di tenente di vascello;
della scheda valutativa per ufficiale redatta dal Ministero della difesa – Marina – MDPT La Spezia – Nave Maestrale, del 22/8/2002, per il periodo dal 22/10/2001 al 28/7/2002;
di ogni atto presupposto e/o connesso e/o consequenziale e/o di esecuzione;
quanto al ricorso n. 948 del 2006:
del provvedimento della Marina militare - Direzione generale personale militare foglio d’ordine n. 36, datato 6/9/2006, con cui è stata comunicata al ricorrente la promozione da tenente di vascello a capitano di corvetta al 6° posto in graduatoria;
di ogni atto presupposto e/o connesso e/o consequenziale e/o di esecuzione.
Visti gli atti di costituzione in giudizio del Ministero della difesa;
Visti tutti gli atti dei due giudizi;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 5 dicembre 2013 il dott. Richard Goso e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Con ricorso ritualmente notificato il 30 settembre 2002 e depositato il 17 ottobre 2002 (classificato al r.g. n. 1289 del 2002), l’esponente, ufficiale della Marina militare, ha impugnato il provvedimento del 28 febbraio 2002 con cui gli era stata irrogata la sanzione disciplinare della consegna di rigore per giorni quindici.
La misura punitiva concerneva episodi verificatisi a bordo della nave “Maestrale”, durante una missione in acque internazionali.
In tale contesto, il ricorrente, con il grado di tenente di vascello, si sarebbe reso responsabile di rilevanti violazioni dei doveri attinenti al servizio e al rapporto gerarchico, avendo omesso di eseguire le disposizioni impartitegli dall’ufficiale direttore di macchina e provvedendo, in difetto di autorizzazione, a precostituire elementi di prova (quali riprese fotografiche non autorizzate dei locali macchine della nave) a fini di tutela nei confronti di eventuali comportamenti ritorsivi del Comando.
L’esponente sostiene di aver dovuto adottare tale linea di condotta onde evitare che fossero scaricati in mare liquidi oleosi provenienti dai motori della nave, con grave compromissione dell’ambiente marino; per quanto concerne i rilievi fotografici, si sarebbe trattato di comportamenti non inediti, riconducibili alle incombenze proprie del servizio e sempre accettati dai superiori gerarchici.
Sulla base di tale ricostruzione fattuale, il ricorrente denuncia l’insussistenza dei presupposti della sanzione disciplinare nonché la violazione delle proprie prerogative difensive.
Con il ricorso n. 1289 del 2002, è stata anche impugnata la scheda valutativa relativa al periodo dal 22 ottobre 2001 al 28 luglio 2002, con cui era stata attribuita all’interessato la qualifica “nella media”.
Ad avviso dell’esponente, tale valutazione, inferiore a quelle ricevute in precedenza, sarebbe conseguenza diretta della misura disciplinare contestata in principalità, non potendosi altrimenti giustificare il repentino mutamento in peius di gran parte delle note caratteristiche.
Il Ministero della difesa si costituiva in giudizio solo formalmente.
Con decreto n. 2422 del 19 dicembre 2011, il ricorso veniva dichiarato perento.
A seguito di opposizione dell’interessato, il ricorso medesimo è stato nuovamente iscritto a ruolo con ordinanza n. 1187 del 11 ottobre 2012.
L’Amministrazione resistente ha svolto le proprie argomentazioni difensive con memoria depositata il 26 settembre 2013, eccependo la parziale improcedibilità del ricorso in quanto, con provvedimento ministeriale del 7 settembre 2004, era stata accolta l’istanza di cancellazione della sanzione de qua; le doglianze formulate nei confronti della scheda valutativa, invece, sarebbero prive di giuridico fondamento, poiché tale documento non conteneva alcun riferimento alla sanzione disciplinare.
Nelle more del primo giudizio, il ricorrente è stato promosso, con provvedimento del 3 agosto 2006, al grado di capitano di corvetta.
Egli ritiene, comunque, che tale determinazione sia lesiva dei suoi interessi, laddove comporta l’attribuzione di un punteggio tale da farlo retrocedere dal secondo al sesto posto della graduatoria formata ai fini dell’avanzamento a scelta.
Sostiene l’esponente che tale deteriore valutazione sarebbe censurabile sotto il profilo della carenza di motivazione ed in quanto univoca conseguenza dell’illegittima sanzione disciplinare irrogatagli nel 2002.
Per tali ragioni, con ricorso ritualmente notificato il 30 ottobre 2006 e depositato il 16 novembre 2006 (classificato al r.g. n. 948 del 2006), l’interessato agisce per conseguire l’annullamento del provvedimento impugnato e la condanna dell’Amministrazione al risarcimento dei danni.
Con ricorso per motivi aggiunti successivamente notificato, è stato impugnato, sulla scorta di identiche censure, il provvedimento del 16 novembre 2006, recante definitivo collocamento nella sopra indicata posizione di graduatoria.
Anche in questo giudizio, il Ministero della difesa dapprima si è costituito con comparsa di stile, quindi ha esposto, con memoria depositata il 26 settembre 2013, argomentazioni tese a dimostrare l’infondatezza del ricorso nel merito.
In prossimità della pubblica udienza, parte ricorrente ha depositato una breve memoria difensiva.
I due ricorsi, infine, sono stati chiamati all’udienza del 5 dicembre 2013 e ritenuti in decisione.
1) I ricorsi in trattazione hanno ad oggetto vicende del rapporto di impiego dell’esponente, ufficiale della Marina militare.
Nella prospettazione di parte ricorrente, i provvedimenti impugnati con i due ricorsi sono collegati dal punto di vista causale, atteso che le deteriori valutazioni ricevute trarrebbero tutte origine da un episodio che l’Amministrazione ha ritenuto meritevole di essere sanzionato sul piano disciplinare.
Sussiste, in ogni caso, un evidente rapporto di connessione oggettiva e soggettiva fra i ricorsi in epigrafe che rende opportuno disporne la riunione ai sensi dell’art. 70 cod. proc. amm.
2) Con il primo ricorso (r.g. n. 1289 del 2002), l’esponente ha impugnato la sanzione disciplinare della consegna di rigore per giorni quindici, irrogatagli con provvedimento del 28 febbraio 2002, e la scheda valutativa relativa al periodo di servizio dal 22 ottobre 2001 al 28 luglio 2002, con cui gli era stata attribuita la qualifica “nella media”.
3) Va preliminarmente rilevato, pur in assenza di eccezioni di parte, che il ricorso, notificato il 30 settembre 2002, è stato proposto ben oltre la scadenza del termine di sessanta giorni decorrente dalla notifica della sanzione disciplinare irrogata con provvedimento in pari data (28 febbraio 2002).
Precisa il ricorrente, però, di essersi trovato nella materiale impossibilità di proporre l’azione giurisdizionale prima del giorno (19 giugno 2002) in cui la nave sulla quale era imbarcato per una missione in acque internazionali ha fatto rientro nel porto della Spezia.
La circostanza e i connessi riferimenti temporali devono ritenersi adeguatamente comprovati in quanto non contraddetti dalla difesa erariale.
In tali condizioni, il militare era palesemente impossibilitato, per cause indipendenti dalla sua volontà, ad agire in giudizio avverso il provvedimento lesivo dei suoi interessi.
Egli, pertanto, deve essere rimesso in termini ai fini dell’impugnazione, giusta la previsione di cui all’art. 153 cod. proc. civ. che, anche prima del rinvio esterno disposto dall’art. 39 cod. proc. amm., trovava applicazione nel processo amministrativo in quanto espressione di un principio generale posto a tutela del diritto di difesa.
4) Ancora in via preliminare, deve essere scrutinata l’eccezione di improcedibilità proposta dalla difesa erariale, limitatamente all’impugnativa della sanzione disciplinare.
Rileva l’amministrazione che la sanzione de qua è stata cancellata con provvedimento del 7 settembre 2004, in accoglimento della richiesta presentata dall’interessato ai sensi dell’art. 75 del Regolamento di disciplina militare (D.P.R. 18 luglio 1986, n. 545, ora sostituito dall’art. 1369 del d.lgs. 15 marzo 2010, n. 66), cosicché sarebbe venuto meno l’interesse del ricorrente a coltivare l’impugnazione di un provvedimento non più esistente.
L’art. 75 citato prevede, al comma 1, che “ i militari possono chiedere la cessazione di ogni effetto delle sanzioni trascritte nella documentazione personale”.
Il comma 3 dello stesso art. 75 stabilisce che “in caso di accoglimento dell’istanza le annotazioni relative alla sanzione inflitta sono eliminate dalla documentazione personale, esclusa peraltro ogni efficacia retroattiva”.
La cancellazione di cui ha beneficiato l’odierno ricorrente, pertanto, ha fatto venir meno solo ex nunc gli effetti della sanzione disciplinare, senza incidere sul periodo pregresso.
In conseguenza, siffatta misura non può ritenersi pienamente satisfattiva della pretesa azionata in giudizio e neppure idonea a determinare l’improcedibilità del ricorso in quanto, nella prospettazione di parte ricorrente, le valutazioni deteriori successivamente ricevute erano conseguenza della sanzione.
Per tale ragione, il ricorrente conserva interesse attuale allo scrutinio e all’eventuale declaratoria di illegittimità del provvedimento disciplinare adottato nei suoi confronti.
5) Nel merito, il primo motivo di ricorso, con cui l’esponente denuncia la compromissione delle sue prerogative difensive nell’ambito del procedimento disciplinare, è inammissibile per genericità, mancando qualsiasi specificazione in ordine alle norme e alle guarentigie che sarebbero state violate nel caso di specie.
Non risponde al vero, comunque, l’affermazione secondo cui l’incolpato non avrebbe potuto svolgere alcuna attività difensiva, risultando dalla documentazione in atti che egli si è avvalso della facoltà di nominare un difensore il quale è intervenuto attivamente nel procedimento (cfr. doc. amministrazione nn. 5 e 6).
6) Le censure di legittimità dedotte con il secondo motivo di ricorso risultano sostanzialmente tese a denunciare l’insussistenza dei presupposti della sanzione irrogata nella fattispecie, attesa l’irrilevanza, sul piano disciplinare, delle condotte ascritte al ricorrente.
6.1) Lo scrutinio di tali doglianze presuppone una più puntuale ricostruzione dei fatti, come riferiti dalla documentazione in atti (rapporto disciplinare, provvedimento di applicazione della sanzione, dichiarazioni sottoscritte dai militari presenti) e dagli scritti difensivi delle parti.
Questi gli aspetti essenziali della vicenda che ha dato luogo all’applicazione della contestata sanzione:
- durante la navigazione, si manifestava un problema di malfunzionamento dell’impianto di trattamento delle acque oleose di sentina, ossia dei liquidi provenienti dall’apparato motore della nave;
- tale impianto è dotato di un sistema di separazione della “fase acqua-olio” che, qualora le acque superino determinati valori di concentrazione delle parti di olio, ne impedisce lo scarico fuori bordo, depositandole in sentina;
- nel caso di specie, si sarebbe appunto verificato un problema di innalzamento delle acque di sentina che ne impediva lo scarico, con intuibili inconvenienti per la sicurezza della navigazione causati dall’accumulo di tali liquidi;
- la soluzione del problema richiedeva, ad avviso del ricorrente, che la nave fosse ricoverata in porto per consentire l’intervento di un’impresa specializzata;
- al contrario, l’ufficiale direttore di macchina, onde non interrompere la navigazione, avrebbe comunque inteso effettuare lo scarico fuori bordo delle acque di sentina;
- l’odierno ricorrente, insieme a due colleghi, si opponeva vibratamente alla realizzazione di tale manovra, per evitare danni all’ambiente marino, e minacciava di presentare denunce al Comando nonché, qualora lo scarico fosse stato effettivamente compiuto, di portare l’accaduto a conoscenza degli organi di stampa;
- egli provvedeva, inoltre, ad effettuare riprese fotografiche non autorizzate della sala macchine ed a raccogliere campioni dei liquidi di sentina;
- in tali condotte, l’autorità militare ha ravvisato gli estremi degli illeciti previsti dagli artt. 10 (violazione dei doveri attinenti al grado) e 12 (violazione dei doveri attinenti alla dipendenza gerarchica) del Regolamento di disciplina militare.
6.2) Sulla base di tale ricostruzione dei fatti (che, giova ribadire, non viene contraddetta dall’amministrazione e, anzi, risulta sostanzialmente confermata dal contenuto della documentazione in atti) è agevole concludere nel senso della fondatezza dei rilievi di legittimità formulati dall’esponente, non contrastati nel merito dalla difesa erariale.
Non consta, infatti, che l’odierno ricorrente avesse apertamente violato il dovere di obbedienza nei confronti dei superiori gerarchici ovvero avesse omesso di dare esecuzione ad alcun ordine specificamente impartitogli.
La sua condotta si era concretizzata, invece, in una ferma azione preventiva intesa ad evitare che potessero essere scaricati rifiuti in mare (sub specie di acque e oli di sentina della navigazione), anziché conferirli, come doveroso, presso gli impianti portuali di raccolta.
Il comportamento censurato, in altre parole, si sostanziava in un’opera di dissuasione che, verosimilmente, ha impedito un episodio di ingiustificabile danneggiamento dell’ambiente marino.
Né risulta che, in alcuna circostanza, il ricorrente avesse adottato modalità relazionali incompatibili con il rapporto gerarchico ovvero dato luogo a comportamenti suscettibili di costituire esempio negativo per gli altri militari.
Rimane la questione afferente all’irrituale attività di raccolta di elementi probatori (fotografie e campionamenti) che, peraltro, non può giustificare di per sé l’applicazione della più grave fra le sanzioni di corpo e, in quanto precostituita ad acquisire elementi a tutela della posizione del militare coinvolto, costituiva un’anticipata manifestazione del diritto di difesa non incompatibile con i doveri del grado e con gli obblighi connessi al rapporto gerarchico.
6.3) Per tali ragioni, l’impugnata sanzione disciplinare si appalesa illegittima e meritevole di annullamento.
7) Con il terzo motivo di ricorso, l’esponente contesta la legittimità della scheda di valutazione del servizio prestato dal 22 ottobre 2001 al 28 luglio 2002, con cui gli era stata attribuita la qualifica “nella media”, inferiore a quella riportata nella precedente valutazione (“superiore alla media”).
7.1) Il ricorrente sostiene sbrigativamente che l’abbassamento della valutazione sarebbe conseguenza dell’illegittima sanzione disciplinare irrogatagli nel periodo de quo.
La difesa erariale ritiene, invece, che il giudizio in contestazione abbia tenuto conto del rendimento complessivo offerto dal militare, senza implicare uno specifico riferimento alla sanzione disciplinare, e che tale valutazione sfugga al vaglio di legittimità del giudice amministrativo in quanto non affetta da evidenti profili di arbitrarietà o illogicità.
7.2) Occorre premettere che il giudizio de quo, equivalente a mera sufficienza ed inferiore alle precedenti valutazioni periodiche, risultava senz’altro lesivo degli interessi del militare esaminato.
Ad un primo esame, il giudizio medesimo appare sorretto da un supporto motivazionale articolato che, a prescindere dall’episodio inerente alla sanzione disciplinare, effettivamente non menzionato, risulterebbe in astratto idoneo a rendere conto delle ragioni sottese alla valutazione non lusinghiera.
Occorre considerare, però, il drastico mutamento in peius delle indicazioni di sintesi contenute nella scheda valutativa, comprese le aggettivazioni riferite alle qualità morali e di carattere.
La precedente scheda valutativa, ad esempio, descriveva l’interessato come “franco e sincero, di provata lealtà e rettitudine”; nel periodo immediatamente successivo, invece, è stato considerato “ambiguo, poco leale, accomodante”.
Altrettanto vale per le qualità intellettuali e professionali: il “buon senso” del militare, precedentemente qualificato con il termine “molto”, è divenuto “scarso”; l’“atteggiamento verso superiori, colleghi e inferiori”, prima “rispettoso, amichevole, comprensivo”, viene descritto come “ambiguo, presuntuoso, altezzoso”; nella “capacità di giudicare i dipendenti”, l’ufficiale, dapprima “preciso, obiettivo”, viene poi giudicato “partigiano, arbitrario”.
Ciò non significa che le attitudini e il carattere del soggetto sottoposto a valutazione non possano mutare nel corso degli anni; deve escludersi, però, che buona parte dei tratti fondamentali di un individuo possano radicalmente modificarsi in senso deteriore nell’arco di pochi mesi, tanto più che le motivazioni della scheda valutativa non riferiscono particolari eventi, anche verificatisi al di fuori del servizio, che possano eventualmente aver influito sul militare e determinato un così radicale mutamento dei suoi tratti caratteristici.
La tesi di parte ricorrente appare conforme, perciò, ad un evidente canone di logicità, poiché il contestato abbassamento della valutazione non può che essere stato determinato, in misura esclusiva o prevalente, dalla sanzione disciplinare precedentemente irrogata all’ufficiale valutato, anche se di essa non viene fatta menzione nella motivazione del documento di valutazione.
L’illegittimità della sanzione si riflette sul provvedimento susseguente, inficiandolo per illegittimità derivata e rendendolo meritevole di annullamento giurisdizionale.
8) Il ricorso n. 1289 del 2002, in conclusione, è fondato e deve essere accolto.
9) Con il secondo ricorso (r.g. n. 948 del 2006) e i motivi aggiunti, l’esponente contesta la legittimità dei provvedimenti di promozione, all’esito di procedura ordinaria di avanzamento, al grado superiore di capitano di corvetta.
Come anticipato in permessa, l’interessato si ritiene leso da tali determinazioni che, pur avendo comportato una modificazionein melius del rapporto d’impiego, hanno tuttavia comportato la sua retrocessione dal secondo al sesto posto della graduatoria di avanzamento.
Il ricorrente propone anche domanda di risarcimento dei danni.
10) La censura di legittimità dedotta con il primo motivo di ricorso concerne il preteso difetto di motivazione degli atti gravati, nei quali non si rende conto delle ragioni che hanno determinato l’accennato declassamento.
A prescindere da ogni considerazione relativa alla sufficienza o meno del punteggio numerico attribuito in sede di scrutinio ai fini dell’avanzamento a scelta, la censura è infondata in fatto in quanto, come si evince dalla documentazione prodotta dalla difesa erariale, la Commissione ordinaria di avanzamento non si è limitata ad attribuire un punteggio di merito ai singoli candidati, ma ha anche esposto in modo sufficientemente esteso le ragioni alla base del giudizio (cfr. verbale del 23 maggio 2006).
11) Il secondo motivo di ricorso è privo di pregio giuridico in quanto, contrariamente a quanto sostenuto dal ricorrente, la “retrocessione” in graduatoria non può essere univocamente fatta risalire alla sanzione disciplinare illegittimamente irrogatagli quattro anni prima.
E’ sufficiente rilevare, al riguardo, come l’interessato non abbia conseguito, anche nei periodi successivi a quello comprendente l’episodio di rilievo disciplinare, valutazioni incondizionatamente positive, essendogli stata prevalentemente attribuita (come riferito dalla difesa erariale e non contraddetto dal ricorrente) la qualifica “superiore alla media” che, nell’ordinamento militare, non equivale a valutazione lusinghiera o del tutto positiva.
Tale elemento consente di escludere che la peggiore posizione in graduatoria sia stata determinata da un unico, risalente episodio disciplinare, anziché dai risultati del servizio medio tempore prestato.
12) Per tali ragioni, il ricorso n. 948 del 2006 è infondato e deve essere respinto, anche per quanto concerne l’istanza risarcitoria che, in ogni caso, risulterebbe soggetta a diagnosi di inammissibilità in quanto dedotta del tutto genericamente, senza l’allegazione di alcun elemento a comprova della natura e dell’entità dei pregiudizi subiti.
13) Considerando l’esito dei giudizi riuniti, le spese processuali, forfetariamente liquidate nell’importo complesso di tremila euro oltre accessori di legge, devono essere compensate per la metà e poste per il residuo a carico dell’Amministrazione resistente.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Liguria (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sui ricorsi in epigrafe, previamente riuniti:
- accoglie il ricorso n. 1289 del 2002 e, per l’effetto, annulla i provvedimenti impugnati;
- respinge il ricorso n. 948 del 2006, i motivi aggiunti e la domanda di risarcimento dei danni;
- compensa per la metà le spese dei giudizi riuniti e condanna l’Amministrazione resistente al pagamento a favore del ricorrente della restante metà pari a € 1.500 (millecinquecento euro), oltre IVA e CPA.
Così deciso in Genova nella camera di consiglio del giorno 5 dicembre 2013 con l'intervento dei magistrati:
https://www.giustizia-amministrativa.it/cdsintra/cdsintra/AmministrazionePortale/DocumentViewer/index.html?ddocname=MUPOJTRSEE7CTAMLT7LTYFQMGU&q=DAVID%20or%20GRASSI
2002, 2014, AMBIENTE MARINO, CAPITANO DI CORVETTA, DAVID GRASSI, MAESTRALE, MARINA MILITARE, MINISTERO DELLA DIFESA, OLI, rifiuti, RIFIUTO, SOSTANZE INQUINANTI, TAR GENOVA, TENENTE DI VASCELLO,
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Parcelle d'oro e incarichi "in famiglia" i nuovi re delle consulenze alla Regione
Il grande business delle consulenze legali affidate dalle società partecipate a professionisti esterni. Da Alongi a Polizzotto, da Piazza a Fortuna, ecco gli studi che ricevono il maggior numero d'incarichi legali dalle spa di Palazzo d'Orleans che stanno spodestando Armao, D'Alcontres e Pitruzzella
IN PASSATO i principi del foro erano Gaetano Armao e Giovanni Pitruzzella. Oggi all'orizzonte si affacciano volti nuovi, come quelli di Claudio Alongi e Stefano Polizzotto. E studi da anni sul campo, come quelli di Garilli, Galasso e Fortuna. La torta che si dividono è il business milionario nato e cresciuto sotto i governi di Cuffaro e Lombardo con il boom delle società partecipate: quello delle consulenze legali e tributarie e degli incarichi per difese in giudizio. Un business che sembra studiato per alimentare gli incarichi esterni: in nessuna delle società è mai stata prevista la presenza di uffici legali, né di uffici appositi per elaborare le buste paga. Creando così all'esterno un giro d'affari a sei zeri che vede studi professionali più o meno noti farla da padrone. E contendersi parcelle anche da oltre un milione all'anno. Se il governatore Rosario Crocetta ha alzato il velo sulla mega-consulenza affidata da Riscossione Sicilia allo studio D'Alcontres, Astone e Sorci nei primi anni Duemila, e chiusa nel 2010 per un costo complessivo di circa 10 milioni, tanti sono stati gli incarichi eccellenti. E oggi il mercato continua a proliferare.
STUDI E PARCELLE D'ORO
La madre di tutte le maxi consulenze è certamente quella assegnata dalla Serit allo studio D'Alcontres, Astone e Sorci. Ma spulciando tra gli incarichi assicurati negli anni scorsi dalle partecipate di Palazzo d'Orleans si trovano altri contratti da capogiro. L'Ast, ad esempio, nel 2006 ha liquidato una parcella da 350 mila euro all'avvocato Alberto Stagno d'Alcontres per pareri riguardo al "passaggio della società da ente pubblico a spa". Siciliacque nel 2007 ha dato due incarichi annuali da 120 mila euro per difese in giudizio sempre ad Alberto Stagno d'Alcontres e Giovanni Pitruzzella. Nel 2009 l'importo è stato dimezzato e Pitruzzella, appena nominato lo scorso anno alla presidenza dell'Antitrust, ha lasciato subito l'incarico e chiuso lo studio professionale. La consulenza è stata quindi affidata all'avvocato Francesco Stallone, in passato socio di Pitruzzella.
Tra le controllate della Regione che negli anni hanno assegnato un elevato numero d'incarichi professionali ad avvocati esterni c'è sicuramente l'Ente acquedotti siciliani. Anche se, a dir la verità, spesso non ha pagato le parcelle in toto. Sul tavolo del commissario dell'ente, Dario Bonanno, ci sono richieste di liquidazione parcelle per circa 3 milioni di euro: lo studio dell'ex assessore Gaetano Armao chiede 790 mila euro, quello dell'avvocato Stefano Vinti 250 mila euro e quello di Tullio Fortuna 110 mila. Quest'ultimo per anni ha ricevuto incarichi dalla Beni culturali spa ed è consulente della Servizi ausiliari Sicilia (Sas), che ha incorporato Multiservizi e Biosphera. Nella Beni culturali spa per difese legali fatte dal 2007 al 2009 ha ricevuto un compenso da 60 mila euro anche l'avvocato Sergio Monaco.
La Serit ha poi liquidato parcelle da 16 mila euro all'anno allo studio Pinelli-Schifani, fondato dell'ex presidente del Senato, Renato, e poi trasferito al figlio Roberto.
I NUOVI RE DEGLI INCARICHI
La Sas, appena nata, è già prolifica in materia di consulenze e d'incarichi. Ad averne ricevuto il
maggior numero è certamente l'avvocato Claudio Alongi, già commissario dell'Aran, l'Agenzia per la contrattazione dei dioendenti regionali, e marito del segretario generale di Palazzo d'Orleans, Patrizia Monterosso. Tra il 2012 e il 2013 Alongi ha ricevuto circa 130 incarichi di difesa in giudizio contro dipendenti o interinali: ogni incarico prevede un compenso da minimo tariffario, che sommando totalizzeranno una parcella di oltre 200 mila euro. Alongi è anche consulente della Sas, con contratto firmato il 15 giugno 2012 e a giorni in scadenza: compenso 16 mila euro. Per il riordino delle società confluite nella Sas ha ottenuto un incarico da 19.230 euro (per quattro mesi di lavoro nel 2012) un altro avvocato spesso chiamato a lavorare nelle spa regionali: Alessandro Garilli, ex sottosegretario nel primo governo Prodi, che fino allo scorso dicembre è stato consulente anche della Serit, compenso da 20 mila euro l'anno.
Con l'arrivo del governo Crocetta altri volti, vecchi e nuovi, si stanno affacciando tra gli avvocati che ricevono affidamenti dalle spa: Sviluppo Italia Sicilia ha dato quattro incarichi per difesa in giudizio ad Alongi e altri quattro a Stefano Polizzotto, attuale capo della segreteria tecnica di Palazzo d'Orleans. Polizzotto, che siede anche nel cda della Sas, ha ricevuto un quinto incarico per difendere l'Irsap, che ha accorpato tutte le ex Asi. L'Irsap, oggi guidata da Alfonso Cicero, sta affidando poi diversi incarichi ad altri legali: tra questi Nicola Piazza, ex presidente di Sviluppo Italia, e Alfredo Galasso, con importi variano dai 5 ai 7 mila euro. La Seus invece ha come esperti legali, con compenso da 40 mila euro all'anno, Giuseppe Mazzarella e Marco Marazza.
LA GALASSIA DELLE CONSULENZE
Il governo in Finanziaria ha previsto lo stop alle consulenze, in materia legale e non, nelle partecipate. Ma oggi sono ancora decine gli incarichi in vigore. Il Parco scientifico ha tra i suoi consulenti Giorgio Sangiorgio (compenso da 16 mila euro), Paolo La Pergola (3 mila) e Giovanni Mottese (3 mila). Sicilia e-Servizi ha Francesco Ioppolo e Antonino Li Volsi (24 mila euro). Sicilia e-Ricerca si rivolge al commercialista Errante Parrino (9 mila euro). Otto i consulenti della Seus, tra cui il presidente dell'Ordine dei commercialisti Fabrizio Escheri (28.800 euro) e Marco Vitale (12.500). Lavoro Sicilia, in liquidazione, ha a libro paga una decina di esterni: i principali sono Paola Maria Iracani (20 mila euro) e Alessandro La Marca (14 mila euro). La Sas ha come esperti anche l'avvocato Domenico Di Benedetto (17.500 euro) e l'architetto Domenica Cicero (37 mila euro). La Trinacria onlus ha affidato a un gruppo di studi, tra cui quello di Girolamo Morisco, la compilazione delle buste paga: costo, 500 mila euro all'anno.
http://palermo.repubblica.it/cronaca/2013/04/20/news/parcelle_d_oro_e_incarichi_in_famiglia_i_nuovi_re_delle_consulenze_alla_regione-57083521/
Al nostro Blog è
pervenuta una email con allegato la registrazione audio della
audizione della Commissione
Ambiente della Regione Sicilia tenutasi
il 26 settembre 2013, con la richiesta
Il PRESIDENTE dichiara aperta la seduta e riferisce che sul tema relativo al piano regionale di risanamento della qualità dell’aria
sono state intraprese numerose attività e auspica che si raggiungano dei risultati, vista la presenza dell’Assessore per il territorio e per l’ambiente.
Rammenta dell’incontro che la Commissione ha tenuto presso il comune di Melilli e la grave situazione che interessa
della rivisitazione dell’autorizzazione integrata ambientale e dall’altra la opportunità di programmare una nuova collocazione delle centraline, in grado di monitorare costantemente gli agenti inquinanti.
Nonostante consideri apprezzabile l’attività svolta da parte della Provincia di Siracusa e dall’ARPA, allo stato attuale, un’area di 10 chilometri è interessata da emissioni di sostanze altamente pericolose provenienti dalle industrie
Sostiene che il ritiro del piano comporterebbe una lacuna e che, pertanto, sarebbe più opportuno procedere ad un aggiornamento dello stesso. Informa che ha avviato dei tavoli su tale tema, affinchè la Regione si adegui alle direttive del decreto legislativo n. 155 del 2010. Assicura che un’attenzione particolare è dedicata all’aria di Siracusa. A tal proposito informa di un prossimo incontro presso il Ministero dell’ambiente sulla rivisitazione dell’AIA di cui ha parlato il dott. LICATA di BAUCINA e sulla rete di monitoraggio dati che deve essere attivata nella Regione. Deposita una relazione redatta dai propri uffici
Non solo per lo scandalo del Piano regionale di risanamento finito nel mirino anche della Procura perché si scoprì – era il 2007, l’assessore era allora Rosanna Inerlandi e il dirigente responsabile, Salvatore Anzà –che il piano era un “copia incolla” di quello del Veneto, ma perché dopo il Piano di risanamento e soprattutto con norme più stringenti rispetto alle emissioni inquinanti, molte aziende potrebbero essere chiamate a un adeguamento degli impianti.
E il Gup di Palermo rinviato a giudizio, ad aprile, i presidenti Cuffaro e Lombardo insieme ai rispettivi assessori all’Ambiente. A scandalizzare l’opinione pubblica del Piano fotocopia fu il fatto che tra le parti copiate ce n’erano alcune ch generavano, come si legge nell’interpellanza dei Cinque Stelle “inedite comunanze climatiche tra il Veneto e la Sicilia: tipo il sistema aerologico padano della Regione Sicilia o la limitazione dell’utilizzo del riscaldamento domestico a causa della rigidità del clima».
relativo numero di pagine oltre al Piano Veneto dalle oltre 20 fonti da cui si è “ricopiato”
Pubblicato da ISOLA PULITA a 12:01:00 PM 0 commenti
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