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Timestamp: 2020-01-25 20:55:44+00:00
Document Index: 111177561

Matched Legal Cases: ['art. 1173', 'art. 1223', 'art. 2043', 'art. 41', 'sentenza ', 'art. 2043', 'art. 2', 'art. 2056', 'art. 1223', 'art 2059', 'art. 185', 'art. 2043', 'art. 2059', 'art. 89', 'art. 2059']

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DANNO PATRIMONIALE BIOLOGICO-ESISTENZIALE
Art. 2043 c.c. "Qualunque fatto doloso o colposo che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno"
Occorre innanzitutto chiarire l'ambiguità del termine danno da un punto di vista strettamente giuridico. Esso infatti lo si usa per designare due entità distinte:
a) Danno come perdita subita dal soggetto (es. la gamba spezzata). Ossia il danno elemento della fattispecie dell'atto illecito: affinchè ci sia responsabilità deve essere provato in giudizio assieme agli altri elementi ( e cioè il comportamento vietato e il nesso di causalità).
b) Danno come oggetto dell'obbligazione risarcitoria. Ossia il cd. (così detto) risarcimento del danno che viene imposto al convenuto qualora ritenuto colpevole.
Dal punto di vista della sistematica giuridica siamo nell'ambito della disciplina dei cd. atti illeciti. Gli atti illeciti sono fonte di obbligazione, ossia uno dei modi in base ai quali possono sorgere le obbligazioni (v. art. 1173 c.c. "Le obbligazioni derivano da contratto, da fatto illecito o da ogni altro atto o fatto idoneo a produrle in conformità all'ordinamento giuridico"). L'atto illecito determina infatti il sorgere dell'obbligazione del risarcimento del danno.
1 Danno patrimoniale
I criteri di risarcimento del danno patrimoniale sono stabiliti dal combinato disposto degli artt. 2056 c.c. e 1223 c.c.:
Art. 2056: "Il risarcimento dovuto al danneggiato si deve determinare secondo le disposizioni degli art. 1223, 1226 e 1227...".
Art. 1223: "Il risarcimento del danno ...deve comprendere la perdita subita dal creditore come il mancato guadagno, in quanto ne siano conseguenza immediata e diretta"
Il danno patrimoniale è costituito dalle due componenti del danno emergente e del lucro cessante: "Per esempio nel caso di una macchina utensile il risarcimento deve comprendere la somma necessaria per comprarne una nuova (danno emergente) e l'equivalente dei profitti perduti a causa dell'arresto della produzione nel tempo necessario per procurare la nuova macchina (lucro cessante)". (Trimarchi P., Istituzioni di diritto privato, Giuffrè, Milano, 1996, p. 174).
Nell'ambito del danno alla persona vale la stessa logica. Pertanto, a prescindere dal danno biologico (v.), andranno per esempio risarcite le spese mediche sostenute (danno emergente) e i giorni di mancato guadagno a causa dello stato di malattia (lucro cessante). Si tratta di danni patrimoniali in quanto incidenti direttamente sul patrimonio del soggetto
2 Il problema del nesso di causa
Perchè si realizzi un atto illecito è necessario che tra il "fatto doloso o colposo" e il danno ingiusto" sussista un rapporto di causalità. Così dispone infatti il fondamentale art. 2043 c.c.: "Qualunque fatto doloso o colposo che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno".
Le problematiche sono le stesse di quelle dell'ambito penale: si ricorda che il nesso di causa è ricondotto dalla dottrina penalistica nell'ambito dell'elemento oggettivo del reato (ossia "condotta-evento-nesso di causa").
In linea teorica generale, per stabilire che un antecedente è causa di un altro evento si ricorre ad (almeno) tre teorie della causalità:
a) Teoria della condicio sine qua non (Von Buri, 1873). In base a questa teoria si considera causa ogni singola condizione dell'evento, ossia "ogni antecedente senza il quale il risultato non si sarebbe avverato".
A questa teoria, che viene anche detta dell' "equivalenza", in quanto considera equivalenti ai fini del diritto tutte le condizioni, è stato da più parti mosso il rimprovero di una eccessiva estensione del nesso di causa. Estensione che spesso produce risultati in contrasto con le esigenze del diritto e con lo stesso sentimento di giustizia (Antolisei F., Manuale di diritto penale, Cedam, Padova, 1995, p. 212).
b) Teoria della causalità adeguata (Von Kries, 1889). In base a questa teoria, un evento può essere considerato effetto di una data condotta quando ne è la conseguenza normale. Si considera adeguata la causa che: " in generale, secondo l' id quod plerumque accidit, è idonea a determinare l'effetto.". Alla teoria dell'adeguatezza, che di fatto restringe la categoria delle cause rilevanti ai fini giuridici, sono state mosse critiche di segno opposto a quelle della teoria condizionalistica, e cioè di "..estendere esageratamente il campo dell'irresponsabilità, portando a troppe assoluzioni". (Antolisei F., Manuale di diritto penale, Cedam, Padova, 1995, p. 214).
c) Teoria della causalità giuridica. Secondo questa impostazione si escludono dal concetto di effetto-evento tutte quelle conseguenze alle quali un soggetto sarebbe stato comunque esposto. Il comportamento non può essere considerato causa di tali effetti.
Il nostro ordinamento giuridico è retto dal rigoroso principio della teoria condizionalistica. L'art. 41 c.p. (utilizzato anche in ambito civilistico), infatti, così dispone: "Il concorso di cause preesistenti o simultanee o sopravvenute, anche se indipendenti dall'azione od omissione del colpevole, non esclude il rapporto di causalità fra l'azione od omissione e l'evento. Le cause sopravvenute escludono il rapporto di causalità qaundo sono state da sole sufficienti a determinare l'evento.".
L'accertamento del nesso causale, così disciplinato dalla legge, viene poi condotto dal giucice mediante il cd. ragionamento controfattuale. Esso è un procedimento di "eliminazione mentale", è definito come "..Il procedimento logico con cui il giudice, fingendo mentalmente assente, cioè contro i fatti della specie reale, una determinata condizione, si chiede se, nella specie così immaginata, si sarebbe realizzato oppure no, l'evento in effetti verificatosi nella realtà" (Brondolo W., Marigliano A., Danno psichico, Giuffrè, Milano, 1996, p. 155).
Se da un punto di vista strettamente logico, la ricerca della causa rilevante viene condotta con il suddetto metodo controfattuale, da un punto di vista empirico l'indagine circa l'adeguatezza concreta di una causa a produrre un dato evento viene basata sul metodo della sussunzione sotto leggi scientifiche:
" La ricerca della causa va fatta ricorrendo al modello generalizzante della sussunzione (ricondurre un concetto nell'ambito di uno più ampio che lo comprende) del fatto sotto leggi scientifiche - riportando il fatto sotto leggi scientifiche -, ovvero regole di generalizzata esperienza, dette anche "leggi di copertura". A loro volta le leggi di copertura si distinguono in leggi universali, secondo le quali un evento è sempre causa di un altro evento, ed in leggi statistiche, secondo le quali l'evento considerato segue ad un antecedente in una certa percentuale di casi: queste ultime introducono pertanto nella causalità la probabilità. In questo ultimo caso il giudice deve arrivare al convincimento che, molto probabilmente, senza quel comportamento dell'agente, l'evento - il danno - non si sarebbe verificato." (Dominici R., Montesarchio G., Il Danno psichico, FrancoAngeli, Milano, 2003, p. 108).
3 Danno biologico
La nozione di danno biologico, non direttamente prevista dal codice civile, è il frutto della elaborazione giurisprudenziale della Cassazione e della Corte Costituzionale.
La sentenza 184/1986 della Corte Costituzionale, coronando tale percorso interpretativo, ha sancito un intervento definitivo in materia di danno alla salute. In essa il danno biologico - o danno alla salute - viene infatti definito come:
"...Menomazione dell'integrità psicofisica della persona in sè e per sè considerata, in quanto incidente sul valore uomo in tutta la sua concreta dimensione, che non si esaurisce nella sola attitudine a produrre ricchezza, ma si collega alla somma delle funzioni naturali afferenti al soggetto nell'ambiente in cui la vita si esplica, ed aventi rilevanza non solo economica, ma anche biologica, sociale, culturale ed estetica..."
3.1 Danno biologico di natura psichica
La distinzione tra danno morale e danno biologico di natura psichica è stata stata ribadita dalla Sentenza 372/1994 della Corte Costituzionale:
"Il danno biologico psichico consiste ...in una compromissione durevole ed obiettiva che riguarda la personalità individuale nella sua efficienza, nel suo adattamento, nel suo equilibrio; come un danno, quindi, consistente non effimero nè puramente soggettivo, che si crea per effetto di moteplici cause e che, anche in assenza di alterazioni documentabili dell'organismo fisico, riduce in qualche misura la capacità, la potenzialità, la qualità della vita del soggetto"
La letteratura scientifica ha poi ulteriormente charito il concetto di danno psichico identificandolo in sostanza con la perdita del livello di efficienza psichica precedente all'avento lesivo:
"Esso è la compromissione durevole di una o più funzioni della personalità (intellettive, emotive, affettive, volitive, di capacità di adattamento e di adeguamento, di relazionarsi con gli altri) che possono giungere fino a condotte devianti, etero o autoaggressive, e che incide (o non incide) anche sul rendimento lavorativo" (Introna F., I traumi cranici: diagnosi polispecialistica e valutazione medico-legale, in Riv. It. Med. Leg., 1998, XX, 2)
"Un danno biologico da menomazione psichica si ha allorquando un evento psicolesivo comporta una menomazione peggiorativa del modo di essere psichico del soggetto" (Brondolo W. et al, Il danno biologico, patrimoniale, morale, Giuffrè, Milano, 1995).
"Il danno psichico è un'ingiusta turbativa dell'equilibrio psichico di un soggetto che gli causa una modificazione menomante della sua salute psichica con alterazione -temporanea o permanente- delle sue funzioni psichiche"(Giannini G. Il risarcimento del danno alla persona, Giuffrè, Milano, 1991).
"..Il concetto di danno si riferisce quindi solo al funzionamento della psiche, ovvero alla possibilità di descrivere l'alterazione di determinati processi mentali rispetto ad una condizione precedente." (Brondolo W., Marigliano A., Danno psichico, Giuffrè, Milano, 1996)
3.1.1 Che cosa deve essere dimostrato o perseguito nella relazione
3.1.1.1 1. Stato psichico anteriore
Si valuta mediante:
- dati anamnestici (deboli se raccolti dalla parte)
- dati documentali (es. fotocopia libretto universitario)
- dati psicometrici (es. TIB)
3.1.1.2 2. Stato psichico successivamente all'evento lesivo
Esame psicodiagnostico:
- neuropsicologico se danno prevalentemente cognitivo
- intervista semistrutturata (es. SCID) se disordini psichiatrici
- test personalità (es- MMPI-2)
3.1.1.3 3. Dimostrazione del nesso di causa
Vedere collegamenti locali: Il problema del nesso ....
E' necessario dimostrare il nesso di causa in senso giuridico fra evento lesivo e danno psichico.
Vedi nozione di nesso di causa
3.1.1.4 4. Dimostrazione della legge di copertura
Legge scientifica che mette in relazione scientificamente plausibile l'evento lesivo e le sue conseguenze psichiche
Esempio di nesso di causa plausibile:
- afasia a seguito di lesione traumatica dell'emisfero snistro
- disturbo post-traumatico da stress a seguito di violenza sessuale
Esempio di nesso di causa implausibile:
- schizofrenia a seguito di trauma cranico
- schizofrenia a seguito di oltraggio
3.1.1.5 5. Dimostrazione della permanenza del danno
Il danno psichico è un danno permanente.
E' quindi necessario dimostrare l'irreversibilità del danno.
Dimostrando che il danno sussiste anche dopo tentativi di cura psicoterapica e farmacoterapica
3.1.1.6 6. Trasformazione da danno psicometrico in % danno-concetto giuridico- I barémes
Le alterazioni patologiche dei processi mentali (che, come detto, sostanziano il danno psichico) per potere essere risarcite devono essere in qualche modo "quantificate" e ricondotte a parametri monetari. A tal fine si utilizzano delle valutazioni tabellari predefinite - i cd. barèmes - analoghe a quelle utilizzate in ambito medico-legale. Nell'utilizzo di quest'ultime occorre tenere presente le diverse finalità giuridiche a cui esse si riferiscono, poichè la diversità degli ambiti giuridici di riferimento giustifica le differenze riscontrabili. (v. Dominici R., Montesarchio G., Il danno psichico, FrancoAngeli, Milano, 2003, p. 185).
3.1.2 Applicazioni: Danno psichico nel trauma cranico
3.1.3 Applicazioni: Danno da lutto
3.1.4 Applicazioni: Danno da Mobbing
Il danno esistenziale viene concepito come un'ulteriore categoria di danno (alcuni la definiscono extra-patrimoniale) che si aggiunge al sistema tripartito (e cioè danno patrimoniale, morale e biologico).
Esso viene considerato autonomamente in quanto caratterizzato da elementi estranei alle altre categorie di danno: " ..si differenzia dal danno biologico, in quanto esiste a prescindere da una lesione della psiche o del corpo; da quello morale, poichè non consiste in una sofferenza ma in una rinuncia ad un'attività concreta; da quello patrimoniale in quanto può sussitere a prescindere da qualsiasi compromissione del patrimonio" (Cendon P., Ziviz P., Il danno esistenziale. Una nuova categoria della responsabilità civile, Giuffrè, Milano, 2000.).
E' una perdita di potenzialità anche in assenza di malattia.
Esempio: morte figlio--> perdita realizzazione come padre
Il danno esistenziale sembra quindi riferirsi alla ingiusta lesione delle condizioni qualificanti (in particolare: perdità della possibilità di svolgimento di concrete attività) di una particolare condizione esistenziale. Si estende infatti dalla tutela della cd. vita di relazione a tutte quelle situazioni attraverso le quali si realizza la personalità del soggetto.
Proprio per questo la figura del danno esistenziale viene giuridicamente fondata sulla lettura sistematica dell'art. 2043 c.c. con l'art. 2 della Costituzione (articolo che garantisce i cd. diritti inviolabili dell'uomo, ossia i diritti attraverso i quali l'individuo realizza la propria personalità sia come singolo sia nelle formazioni sociali.)
Il concetto di danno esistenziale è stato così utilizzato dalla giurisprudenza per tutelare situazioni eterogenee, aventi in comune la caratteristica di una perdita della possibiltà di svolgere quelle concrete attività (anche extra-patrimoniali) nelle quali ciascuno, caso per caso, realizza la propria personalità. Esempi:
a) risarcimento per la perdita della possibilità di avere rapporti sessuali con il proprio coniuge:
"Il comportamento doloso o colposo del terzo che cagiona ad una persona coniugata l'impossibilità dei rapporti sessuali è immediatamente e direttamente lesivo, sopprimendolo, del diritto dell'altro coniuge a tali rapporti, quale diritto-dovere reciproco, inerente alla persona, strutturante, insieme agli diritti-doveri reciproci il rapporto di coniugio. La soppressione del diritto, menomando la persona del coniuge, nel suo modo di essere e nel suo svolgimento della famiglia, è di per sè risarcibile, quale modo di riparazione della lesione di quel diritto della persona, qualificabile come danno che non è nè patrimoniale (art. 2056 c.c., in relazione all'art. 1223 c.c.) nè non patrimoniale (art 2059 c.c., in relazione all'art. 185 c.p.), comunque rientrante nella previsione dell'art. 2043 c.c.". (Cass. Civ., III, 11 novembre 1986, n° 6607, in For. It., 1987, p. 833.).
b) risarcimento per la vacanza rovinata, in quanto opportunità di distrazione e riposo:
" ...danno ..per il minor godimento e nel disagio sopportati per l'inadeguatezza della sistemazione alternativa ...avuto riguardo alla particolare importanza che normalmente si attribuisce al godimento di un periodo di vacanza alle proprie aspettative.."(Tribunale di Roma, 6 ottobre 1989, in Resp. Civ. e Prev., 1989, p. 512).
c) risarcimento conseguente ad immissioni acustiche eccedenti la normale tollerabilità:
"La sottoposizione ad immissioni acustiche intollerabili - qaund'anche non comporti a carico delle vittime l'insorgere di un danno biologico, correlato all'alterazione dello stato di salute o all'insorgere di una malattia - causa un'alterazione delle normali attività dell'individuo, quali il riposo, il relax, l'attività lavorativa domiciliare e non, la quale integra un danno esistenziale." (Tribunale di Milano, 21 ottobre 1999).
5 Danno non patrimoniale ( o "danno morale")
Il danno non patrimoniale viene comunemente chiamato danno morale, e cioè un danno (secondo le parole della Commssione Ministeriale) che "..in nessun modo tocca il patrimonio ma reca solo un dolore morale alla vittima". La giurisprudenza ha costantemente identificati il danno morale con "..l'ingiusto peturbamento dello stato d'animo del soggetto offeso".
Nel diritto italiano il risarcimento del danno morale non è tuttavia imposto in generale (come il danno patrimoniale) ma solo nei casi previsti dalla legge. Così dispone infatti l'art. 2059 c.c.: "Il danno non patrimoniale deve essere risarcito solo nei casi stabiliti dalla legge (art. 89 c.p.c.; 185, 186, 189 c.p.)".
In sostanza, ai sensi dell'art. 2059 i danno morale - cioè la sofferenza ingiustamente subita - può essere risarcita solo nei casi in cui l'illecito civile costituisca anche un illecito penale, ossia un reato. Si tenga presente che è proprio sulla base, ed a causa, di tale divieto che si è resa necessaria l'invenzione di carattere giurisprudenziale del cd. danno biologico.
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