Source: https://benvenutiinitalia.it/darwin-le-motivazioni-della-sentenza-dappello/
Timestamp: 2020-05-31 15:50:00+00:00
Document Index: 68453938

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 589', 'sentenza ', 'art.32', 'sentenza ']

Benvenuti in Italia – Motivazioni Darwin
Motivazioni Darwin
Il 28 ottobre 2013 il Tribunale di Torino ha letto la sentenza d’appello del Processo “Darwin”, legato al crollo avvenuto nell’istituto di Rivoli a causa del quale il 22 novembre 2008 ha perso la vita Vito Scafidi e sono rimasti feriti gravemente altri suoi compagni di scuola. Ribaltata la sentenza di primo grado, sono stati giudicati colpevoli tutti gli imputati, tranne Massimo Masino, in quanto semplice addetto ai sopralluoghi e, secondo la corte, privo di competenze tecniche necessarie (in quanto geometra).
In primo grado l’unico condannato era stato Michele Delmastro, addetto alla sicurezza nella Provincia di Torino. Depositate da poco le motivazioni della sentenza d’appello, invece, si evince che vengono giudicati colpevoli anche i suoi successori, Sergio Moro e Enrico Bruno Marzilli, per mancata preventiva valutazione dei rischi, da effettuarsi preliminarmente. La corte d’appello sostiene, inoltre, che tutti e tre gli imputati possedevano le competenze adeguate per svolgere il loro lavoro, in quanto tutti e tre architetti, ed avrebbero dunque dovuto effettuare un controllo per verificare la presenza di eventuali rischi, e prevenirli, compreso il tragico crollo del 2008.
Anche i tre RSPP, responsabili della sicurezza scolastica all’Istituto “Darwin” di Rivoli, ovvero Fulvio Trucano, Diego Sigot e Paolo Pieri, sono da considerarsi colpevoli per alcune ragioni specifiche. Innanzitutto, secondo la sentenza, non hanno effettuato i controlli necessari per la preventiva valutazione dei rischi: loro stessi non sapevano ci fosse un controsoffitto tipo “Perret” anomalo, e non erano nemmeno a conoscenza del materiale abbandonato nel controsoffitto (tubi di ghisa e mattoni), che raggiungeva così il peso complessivo di 80 quintali. I pendini presenti per reggere il controsoffitto erano molto più rarefatti di quello che sarebbe previsto per tale controsoffitto, ed erano presenti cricche visibili. Una questione sulla quale si insiste molto è la seguente: nella zona interessata dal controsoffitto in questione erano presenti numerose botole, non una sola come si evince dalla sentenza di primo grado, e nonostante la loro presenza nessuno degli imputati le ha mai aperte. Per questa ragione la presenza di cricche non può essere considerata l’unica ragione del crollo: l’inadempienza degli addetti alla sicurezza è un elemento che fa parte di una catena di cause che hanno portato al crollo. L’idea, emersa in primo grado, che sopra la botola non vi fosse un vano da considerare luogo di lavoro e per cui non vi fosse ragione per aprirla, è stata completamente ribaltata. Per effettuale una valutazione della sicurezza del vano del controsoffitto, da considerare luogo di lavoro, quelle botole si sarebbero dovute aprire, ma nessuno l’ha fatto. Infine, sempre in merito agli imputati Trucano, Sigot e Pieri, la corte ritiene che anch’essi possedessero le competenze tecniche richieste per il ruolo che ricoprivano, in quanto architetto Sigot ed ingegneri gli altri due. In ogni caso, si prosegue, se non si fossero ritenuti all’altezza del compito, avrebbero dovuto rifiutare l’incarico, permettendo alla dirigente scolastica di trovare qualcuno di più adatto al ruolo, anche avvalendosi di competenze esterne, come peraltro già successo proprio al “Darwin” in seguito al crollo di alcune piante.
Per queste ragioni si considera che il crollo potesse essere prevedibile, e la colpa degli imputati è quella di non essersi messi nelle necessarie condizioni di valutare il rischio propedeuticamente, e poter rimediare.
L’ultimo elemento toccato dalle motivazioni della sentenza riguarda le ragioni della morte di Vito Scafidi. Mentre il primo grado lasciava intendere che fosse impossibile attribuire la colpa ai tubi di ghisa abbandonati nel controsoffitto, la sentenza oggi stabilisce che la causa sia invece proprio la suddetta, in base alla perizia medica e ai ricordi dei compagni di classe, nonché al fatto che Scafidi e Macrì, i due ragazzi coinvolti maggiormente, si trovassero nella zona dell’aula dove sono stati ritrovati i resti della tubazione di ghisa, del peso complessivo di 149 kg.
In conclusione, gli imputati sono stati condannati alle seguenti pene: Delmastro 4 anni di reclusione, Moro 3 anni e 4 mesi, Marzilli 3 anni, Trucano 2 anni e 9 mesi, Sigot 2 anni e 2 mesi, Pieri 2 anni e 6 mesi, tutti condannati secondo l’art. 589 cp, omicidio colposo. Sono inoltre condannati a risarcire le spese processuali alle parti civili.
One response to “Motivazioni Darwin”
Giancarlo Palazzo says:
17 February 2014 at 10:53
Mi sono letto la sentenza e fatico a condividerne le conclusioni. Non entro nel merito di quanto una eventuale ispezione visiva al controsoffitto avrebbe consentito al RSPP di valutarne la tenuta. Vorrei però entrare nel merito di quali siano le competenze normate richieste dalla legge per svolgere il ruolo di RSPP. Secondo l’art.32 del Testo Unico della Sicurezza (81/08) i requisiti sono:
1.Le capacità ed i requisiti professionali dei responsabili e degli addetti ai servizi di prevenzione e protezione interni o esterni devono essere adeguati alla natura dei rischi presenti sul luogo di lavoro e relativi alle attività lavorative.
2.Per lo svolgimento delle funzioni da parte dei soggetti di cui al comma 1, e’ necessario essere in possesso di un titolo di studio non inferiore al diploma di istruzione secondaria superiore nonche’ di un attestato di frequenza, con verifica dell’apprendimento, a specifici corsi di formazione adeguati alla natura dei rischi presenti sul luogo di lavoro e relativi alle attività lavorative. Per lo svolgimento della funzione di responsabile del servizio prevenzione e protezione, oltre ai requisiti di cui al precedente periodo, e’ necessario possedere un attestato di frequenza, con verifica dell’apprendimento, a specifici corsi di formazione in materia di prevenzione e protezione dei rischi, anche di natura ergonomica e da stress lavoro-correlato di cui all’articolo 28, comma 1, di organizzazione e gestione delle attività tecnico amministrative e di tecniche di comunicazione in azienda e di relazioni sindacali…..
3.Possono altresì svolgere le funzioni di responsabile o addetto coloro che, pur non essendo in possesso del titolo di studio di cui al comma 2, dimostrino di aver svolto una delle funzioni richiamate, professionalmente o alle dipendenze di un datore di lavoro, almeno da sei mesi alla data del 13 agosto 2003 previo svolgimento dei corsi secondo quanto previsto dall’accordo di cui al comma 2.
8. Negli istituti di istruzione, di formazione professionale e universitari e nelle istituzioni dell’alta formazione artistica e coreutica, il datore di lavoro che non opta per lo svolgimento diretto dei compiti propri del servizio di prevenzione e protezione dei rischi designa il responsabile del servizio di prevenzione e protezione, individuandolo tra:
a) il personale interno all’unità scolastica in possesso dei requisiti di cui al presente articolo che si dichiari a tal fine disponibile;
Quindi, prima di tutto, capiamo che per svolgere il ruolo è necessario un diploma (anche un classico, un linguistico, artistico vanno benissimo) ma, in mancanza di questo, vanno bene anche le elementari se puoi dimostrare di avere almeno sei mesi di esperienza.
Perché questo? Perché il soggetto, prima di essere incaricato, dovrà frequentare appositi corsi di formazione a cui seguiranno corsi di aggiornamento.
Dovendo essere in grado di valutare diverse categorie di rischio, che vanno dalle questioni strutturali, ai rischi legati a tutto ciò che è elettrico, dalla salubrità degli ambienti ai rischi derivanti da stress lavoro-correlato e senza dimenticare rischi chimici (non pensate a cose fantascientifiche, l’uso dei prodotti per le pulizie è già una fonte di rischio da considerare), la valutazione dei livelli dei campi elettromagnetici ecc.
Ebbene, di quanta formazione si sta parlando per rendere un soggetto edotto su cotante materie ed oltretutto pienamente cosciente della vastità delle questioni da includere nella redazione di un completo Documento di Valutazione Rischi?
Nessuna paura, sono sufficienti 60 (sessanta) ore, divise in tre moduli 28+12+24 e poi, nel corso di 5 (cinque) anni altre 40 ore.
Cento ore, equivalenti a due settimane mezza di lavoro, distribuite in cinque anni.
Concludo pensando, tra me e me, non reputandomi uno scienziato, valutato come funziona il sistema della sicurezza nel suo complesso, ed alla luce della sentenza di cui si sta parlando, che non accetterei mai l’incarico di RSPP in una scuola.