Source: http://regione.emilia-romagna.it/consumatori/inchieste/2017/maggio-2017/divorzio-addio-al-tenore-di-vita-matrimoniale
Timestamp: 2017-07-24 00:47:59+00:00
Document Index: 106463796

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 5', 'sentenza ', 'art. 5', 'sentenza ']

Divorzio, addio al "tenore di vita matrimoniale" — Consumatori — E-R Il portale della Regione Emilia-Romagna
Divorzio, addio al "tenore di vita matrimoniale"
Nessun aiuto economico all’ex coniuge che sia economicamente autosufficiente e indipendente. I contenuti della nuova sentenza della Cassazione Tweet
La Cassazione Civile prima sezione civile, con la sentenza n. 11504 depositata il 10 maggio 2017, muta il proprio orientamento in materia di assegno divorzile. Con una svolta epocale, la Corte àncora il diritto al mantenimento nel divorzio, al presupposto della non autosufficienza economica del coniuge più debole, ritenendo non più attuale, nell’ambito dei mutamenti economico-sociali, il riferimento alla continuazione del tenore di vita goduto durante il matrimonio. Con lo scioglimento del vincolo matrimoniale, si estingue il dovere reciproco di assistenza morale e materiale di cui all’articolo 143 c.c.
Nessun aiuto economico può essere riconosciuto all’ex coniuge che sia economicamente autosufficiente e indipendente. La Cassazione non riconosce più all’ex coniuge il diritto di mantenere lo stesso livello di vita matrimoniale, per la semplice e insieme rivoluzionaria considerazione che sposarsi è “un atto di libertà e autoresponsabilità”.
Per cui, se l’unione si scioglie, la sentenza di divorzio estingue tanto i rapporti personali che quelli economico-patrimoniali. Fare sopravvivere questi ultimi assicurando un assegno divorzile collegato al tenore di vita coniugale significa, secondo la Corte, ammettere un’indebita ultrattività del vincolo matrimoniale. Insomma, cade definitivamente l’idea che il matrimonio sia comunque una sorta di “sistemazione economica definitiva”, per cui in caso di divorzio, non si può più contare sul fatto di essere mantenuti, e bene, dal coniuge più agiato.
Il giudice del divorzio, in relazione alla statuizione sull’assegno di mantenimento, dovrà informarsi al “principio di autoresponsabilità” economica di ciascuno degli ex coniugi, riferendosi soltanto alla loro indipendenza o autosufficienza economica. L’esclusivo parametro per il giudizio d’inadeguatezza dei redditi o dell’impossibilità oggettiva di procurarseli è quello dell’indipendenza economica del richiedente. L’autosufficienza può essere desunta dal possesso di redditi di qualsiasi specie, di cespiti patrimoniali mobiliari e immobiliari, della disponibilità di una casa di abitazione e della capacità e possibilità effettive di lavoro personale.
Il diritto all’assegno di divorzio è riconosciuto ai sensi dell’art. 5, Legge 898/70, in seguito all’accertamento dell’inadeguatezza dei mezzi economici del coniuge economicamente più debole per far fronte alle proprie esigenze. Il presupposto dell’attribuzione è dunque la mancanza di adeguati mezzi economici da parte dell’altro coniuge o la difficoltà di procurarseli per ragioni oggettive. Solo in presenza della suddetta condizione si valutano i seguenti parametri:
L’assegno solo a chi dimostra di non avere mezzi adeguati
La sentenza n. 2546 del 5 febbraio 2014 della stessa Corte la Cassazione, divenuta pietra miliare di ogni statuizione in tema di assegno divorzile, ha precisato che l'accertamento del diritto all'assegno di divorzio si articola in due fasi. In un primo momento il giudice verifica l'esistenza del diritto all’assegno in astratto, con riferimento all'inadeguatezza dei mezzi o all'impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive, ponendoli in raffronto con il tenore di vita goduto in costanza di matrimonio, o che poteva legittimamente fondarsi su aspettative maturate nel corso del matrimonio fissate al momento del divorzio, per poi determinare il quantum delle somme per superare l'inadeguatezza di detti mezzi, che costituiscono il tetto massimo della misura dell'assegno. Nella seconda fase, il giudice deve procedere alla determinazione in concreto dell'assegno in base alla valutazione equilibrata e bilaterale dei criteri indicati nell’art. 5, che possono contenere e diminuire la somma considerata in astratto, e in ipotesi estreme anche azzerarla, quando la conservazione del tenore di vita assicurato dal matrimonio sia incompatibile con gli elementi di quantificazione. La ragione dell’esistenza dell’assegno divorzile risiede nell’inderogabile dovere di solidarietà economica post coniugale. Deve essere, pertanto, considerata prevalente la componente assistenziale in assenza degli adeguati mezzi economici del coniuge più debole ma, secondo la sentenza, ciò non può avvenire in caso di “indipendenza o autosufficienza economica”. L’attribuzione dell’assegno in questo caso sarebbe un illegittimo arricchimento perché fondato soltanto sull’esistenza di un rapporto matrimoniale ormai estinto. Inoltre si tratterebbe di un obbligo tendenzialmente senza termine, un’attribuzione vita natural durante. Fino ad ora, secondo la giurisprudenza costante, il parametro al quale rapportare il giudizio di adeguatezza dei mezzi economici del richiedente l’assegno, era il tenore di vita analogo a quello avuto durante il matrimonio. La Corte, citando la sentenza n. 11490 del 1990 che fu resa a sezioni unite, afferma che a distanza di quasi ventisette anni, il suddetto orientamento non è più ritenuto attuale. Il giudice dovrà informarsi al “principio di autoresponsabilità” economica di ciascuno degli ex coniugi, riferendosi soltanto all’indipendenza o autosufficienza economica. I 4 parametri dell'indipendenza economica