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Timestamp: 2016-10-24 08:43:11+00:00
Document Index: 117104483

Matched Legal Cases: ['art. 1440', 'art. 1141', 'art. 1146', 'art. 1153', 'art. 1155', 'art. 52', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1168', 'art. 1170', 'art. 1171', 'art. 1172']

IL POSSESSO	{{ user.username }}
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A norma dell’art. 1440 c.c. “Il possesso è il potere sulla cosa che si manifesta in un’attività corrispondente all’esercizio della proprietà o di altro diritto reale” (c.d. situazioni possessorie).
Nella realtà quotidiana spesso le espressioni possesso e proprietà vengono utilizzati come se avessero lo stesso significato, ma in realtà non è così.
La proprietà è una situazione di diritto, ossia il diritto di godere è disporre di un determinato bene.
Il possesso è una situazione di fatto, in virtù della quale un soggetto ha la disponibilità materiale di un bene e si comporta come titolare di un diritto reale, a prescindere dal fatto che lo sia o non lo sia. Per cui è possesso tanto quello del proprietario, quanto quello di chi ha comprato in buona fede la cosa da un non proprietario, quello del ladro, dell’inquilino.
Possesso e proprietà non sempre sono coincidenti in capo alla stessa persona.
Per cui vi può essere: ▲ un possessore non proprietario del bene.
▲ un proprietario non possessore del bene.
Il nostro ordinamento prende in considerazione il possesso come situazione di fatto a prescindere dalla sua coincidenza o meno con la relativa situazione di diritto e provvede a tutelare la situazione di fatto.
• in 1° luogo, posto che situazione di fatto e situazione di diritto sono coincidenti, tutelando il possesso si arriva e tutelare indirettamente anche la proprietà ;
• in 2° luogo, la tutela del possesso assicura la pacifica convivenza civile, perché se non fossero tutelate le situazioni possessorie, ciò autorizzerebbe i cittadini a farsi giustizia da se minacciando la pacifica convivenza civile.
Occorre distingue tra :
• ius possesionis: designa l’insieme di vantaggi che il possesso, di per sé, genera a favore del possessore;
• ius possidendi: designa la situazione di chi ha effettivamente diritto a possedere il bene ; tale diritto implica il potere di rivendicare il bene presso chiunque lo possieda senza titolo.
Il ladro ha lo ius possessionis
Il proprietario ha lo ius possidendi
Oggetto del possesso: sono le cose, cioè i beni materiali, non importa se allo stato liquido, solido o gassoso.
Non possono essere oggetto di possesso le cose di cui non si può acquistare la proprietà e cioè i beni demaniali e del patrimonio indisponibile dello Stato e degli altri enti pubblici territoriali.
SITUAZIONI POSSESSORIE – distinguiamo 3 situazioni possessorie:
• possesso pieno (o corpore et animo) caratterizzato da due elementi:
• elemento oggettivo (corpus): consistente nell’avere la materiale disponibilità materiale del bene;
• elemento soggettivo (animus possidendi): consistente nella volontà del soggetto di comportarsi come proprietario disconoscendo qualsiasi diritto di altri sul bene stesso (ad es. la situazione del ladro che ruba la mia auto);
• detenzione, caratterizzata da due elementi:
• elemento soggettivo (animus detinendi):consistente nella volontà del soggetto di godere e disporre del bene, ma nel rispetto dei diritti che riconosce spettare ad altri sul medesimo bene (ad es. la situazione dell’inquilino di un appartamento in locazione).
• possesso mediato (o solo animo): caratterizzato dal solo elemento soggettivo (animus possidendi), mentre la materiale disponibilità del bene compete al detentore.
Si parla di compossesso quando il possesso su un determinato bene viene esercitato congiuntamente da più soggetti ad un medesimo titolo (ad es. se i due soggetti hanno acquistato una casa in comunione, di regola esercitano il possesso congiuntamente)
Distinzione fra possesso e detenzione
Possesso e detenzione sono caratterizzati dallo stesso elemento oggettivo.
Si distinguono invece in base all’elemento soggettivo.
• Nella detenzione vi è l’animus detinendi.
• Nel possesso vi è l’animus possidendi.
Ad es. se il soggetto alla guida del veicolo è un ladro, sarà possessore;
se è un amico cui ho prestato la mia vettura, sarà detentore.
Ai fini però della distinzione fra possesso e detenzione rileva non tanto lo stato psicologico soggettivo che il soggetto nutre nel proprio interno, nel momento in cui acquisisce la materiale disponibilità del bene, ma soprattutto lo stato psicologico che il soggetto in quel momento manifesta all’esterno in base al titolo o alle modalità in forza delle quali avviene tale acquisizione.
Ad es. se uno studente prende in prestito un libro dalla biblioteca impegnandosi a restituirlo, è sempre detentore in quanto mostra al’esterno di voler rispettare il diritto della biblioteca, anche se tale volontà non coincide con quella interna.
All’art. 1141 c.c. si prevede la presunzione del possesso, nel senso che nel dubbio l’esercizio del potere di fatto su un bene si presume integrare la fattispecie del possesso: spetta a chi nega la sussistenza del possesso l’onere di provare che ricorre un’ipotesi di semplice detenzione.
Il mutamento della detenzione in possesso (c.d. interversione del possesso) rileva solo se la modificazione dello stato psicologico del detentore viene manifestata all’esterno:
• in forza di un atto con cui il detentore manifesti inequivocabilmente l’intenzione di continuare a tenere la cosa per sé non più come detentore (in nome del proprietario), ma come possessore (in nome e per conto proprio); in tal caso si parla di “contraddictio”= opposizione;
• in forza di un atto con il quale l’attuale possesso attribuisce al detentore il diritto corrispondente la propria posizione possessoria (in forza di causa proveniente da un terzo).
QUALIFICAZIONI DEL POSSESSO
• possesso legittimo: si ha quando il potere di godere e disporre del bene è esercitato dall’effettivo titolare del diritto di proprietà: in tal caso la situazione di fatto coincide con la situazione di diritto.
• Possesso illegittimo, si ha quando il potere di godere e disporre del bene è esercitato da persona diversa dall’effettivo titolare del diritto di proprietà: in tal caso la situazione di fatto non coincide con la situazione di diritto.
Il possesso illegittimo a sua volta si distingue in:
• possesso di buona fede: si ha quando il possessore ha acquisito la materiale disponibilità del bene, ignorando di ledere l’altrui diritto, purchè l’ignoranza non dipenda da colpa grave.
In altre parole la qualifica di possesso di buona fede dipende dalla :
c.d. buona fede oggettiva se il bonus pater familias, nelle medesime circostanze avrebbe ritenuto di comportarsi correttamente, il possessore è in buona fede, altrimenti è in male fede.
• Possesso di mala fede: si ha quando il possessore ha acquisito la materiale disponibilità del bene conoscendo il difetto del proprio titolo d’acquisto o dovendolo conoscere con l’ordinaria diligenza.
• Possesso vizioso: si ha quando il possessore ha acquisito la materiale disponibilità del bene in mala fede e addirittura con violenza (es. mediante rapina) o clandestinità (es. mediante furto).
in materia di possesso la buona fede si presume si tratta di una presunzione iuris tantum
Grava su chi contesta la buona fede del possessore l’onere di provare la sua mala fede.
Inoltre è sufficiente che la buona fede vi sia stata al momento dell’acquisto.
QUALIFICAZIONI DELLA DETENZIONE
La detenzione si distingue in:
detenzione qualificata, si ha quando il detentore ha acquisito la materiale disponibilità del bene • nell’interesse proprio detenzione qualificata autonoma;
• o nell’interesse del possessore detenzione qualificata non autonoma;
detenzione non qualificata, si ha quando il detentore ha acquisito la materiale disponibilità del bene per ragioni di :
• ospitalità (si pensi all’amico che accolgo nel mio appartamento), • di servizio;
• di lavoro (si pensi al meccanico cui affido la mia auto per ripararla).
POSSESSO DI DIRITTI REALI MINORI
Il possesso a titolo di proprietà è detto possesso uti dominus ed è il possesso corrispondente all’esercizio del diritto di proprietà.
Vi può essere però un possesso corrispondente all’esercizio di diritti reali minori. Ad es:
• possesso a titolo di servitù: si ha quando su un fondo viene fatto passare un acquedotto;
• possesso a titolo di usufrutto: si ha quando su un fondo esercito i poteri tipici dell’usufruttuario.
Su uno stesso bene possono coesistere più possessi di diverso tipo.
Chi ha il possesso corrispondente all’esercizio di un diritto reale minore può modificare il titolo del proprio possesso (ad es. può trasformare il possesso a titolo di usufrutto in possesso a titolo di proprietà solo attraverso uno dei mezzi previsti per la trasformazione della detenzione in possesso e cioè:
• in forza di opposizione fatta dal possessore a titolo di diritto reale minore nei confronti del possessore a titolo di proprietà;
• in forza di causa proveniente da un terzo;
L’acquisto del possesso può avvenire:
• in modo originario impossessamento; con l’apprensione della cosa contro o senza la volontà di un eventuale precedente possessore e il conseguente esercizio sulla cosa dei poteri di fatto corrispondenti a quelli spettanti al titolare di un diritto reale (ad es. occupo una casa abbandonata).
Non si ha acquisto del possesso se l’apprensione del bene ed il relativo esercizio di fatto del diritto reale si verificano per mera tolleranza del possessore, cioè quando chi potrebbe impedire l’acquisto del corpus se ne astiene per spirito di amicizia, gentilezza..
• in modo derivativo, con la consegna (traditio) materiale o simbolica del bene dal precedente al nuovo possessore.
Perché si abbia la consegna non è necessaria la materiale apprensione del bene, ma è sufficiente che si consegua la possibilità di agire liberamente su di esso .
Si parla di tradictio ficta quando non si ha alcun mutamento nella relazione di fatto con la cosa; ciò che muta è solo l’animus. Distinguiamo 2 figure di tradictio ficta:
• traditio brevi mani: si ha quando il detentore acquista il possesso del bene;
• costituto possessorio: si ha quando il possessore, perdendo il possesso, acquista però la detenzione del bene.
La perdita del possesso si verifica per il venir meno di uno di entrambi gli elementi del possesso e cioè del corpus e/o dell’animus possidendi.
Per la perdita del corpus non è sufficiente • né una semplice dimenticanza momentanea del bene
• né un occasionale distacco fisico dal bene.
Occorre invece la sua definitiva irreperibilità o irrecuperabilità da parte del possessore.
Possesso degli animali selvatici: si perde quando essi riacquistano la naturale libertà.
Possesso degli animali mansuefatti: si perdi quando essi perdono la consuetudo reverendi (abitudine di ritornare).
Possesso degli immobili: secondo la dottrina tradizionale la conservazione del possesso può avvenire anche solo per effetto della persistenza dell’animus, nonostante si sia perduto il corpus, limitatamente al periodo di tempo (1 anno) entro cui si può esercitare l’azione di spoglio.
SUCCESSIONE NEL POSSESSO Si parla di successione nel possesso quando alla morte del possessore il possesso continua in capo al suo successore a titolo universale ipso iure e con i medesimi caratteri che aveva rispetto al defunto (cioè se il defunto era in buone fede, si considera in buona fede anche l’erede).
Dalla successione nel possesso va distinta l’accessione nel possesso.
Accessio possessionis: disciplinata dall’art. 1146, comma2, c.c., e si applica solo al successore a titolo particolare (compratore, legatario) purchè acquisti il possesso egli stesso.
Il successore a titolo particolare (a differenze del successore a titolo universale) acquista un possesso nuovo e diverso da quello del suo dante causa.
Per cui può essere in buona fede anche se il suo dante causa era in male fede o viceversa.
Con l’accessio possessionis il successore a titolo particolare può sommare al tempo del proprio possesso il tempo del possesso dei propri danti causa.
Questa sommatoria può risultare utile ai fini dell’usucapione e cioè ogni qualvolta assuma rilievo la durata del possesso.
EFFETTI DEL POSSESSO – il possesso rileva :
1. come titolo per l’acquisto dei frutti del bene posseduto e per il rimborso delle relative spese;
2. come presupposto per l’acquisto della proprietà del bene posseduto
3. come oggetto di tutela contro le altrui aggressioni.
ACQUISTO DEI FRUTTI E RIMBORSO DELLE SPESE
Riguardo ai frutti:
• il possessore illegittimo di mala fede è tenuto a restituire al titolare del diritto sia il bene sia i frutti prodotti dal bene a partire dal momento in cui ha avuto inizio il suo possesso.
• Il possessore illegittimo di buona fede è tenuto a restituire solo i frutti percepiti durante la lite, cioè da quando il titolare ha proposto la domanda giudiziale, e per evitare che il possessore sapendo di doverli restituire, trascuri la coltivazione, deve restituire anche i frutti percipiendi cioè quelli che avrebbe potuto percepire usando la diligenza del bonus pater familias.
Riguardo alle spese occorre distinguere tra:
1. spese ordinarie: il possessore ha diritto al rimborso limitatamente al tempo per il quale è tenuto alla restituzione dei frutti a seconda che sia in buona o male fede;
2. spese straordinarie: il possessore sia di buona che di male fede ha sempre diritto al rimborso;
3. spese per miglioramenti: il possessore sia di buona che di male fede ha diritto al rimborso, purchè tali miglioramenti sussistano al tempo della restituzione.
Riguardo al’importo del rimborso:
• al possessore di buona fede, l’indennità deve essere corrisposta nella misura dell’aumento di valore conseguito dalla cosa per effetto dei miglioramenti;
• al possessore di mala fede, l’indennità deve essere corrisposta nella minor somma tra lo speso e il migliorato.
Al possessore di buona fede è inoltre riconosciuto il diritto di ritenzione, cioè il diritto di non restituire il bene fino a quando non gli siano state corrisposte le indennità per spese riparazioni e miglioramenti.
ACQUISTO DELLA PROPRIETA’ IN FORZA DEL POSSESSO
• regola possesso vale titolo
• usucapione
regola possesso vale titolo Se acquisto un bene da chi non ne è proprietario (c.d. acquisto a non domino), di regola non ne divento proprietario, perché colui che mi ha alienato il bene non era legittimato a farlo.
Tale regola se fosse applicato in tutto il suo rigore , costituirebbe un grave ostacolo alla circolazione della ricchezza, poiché per essere sicuri di non rimanere esposti all’azione di rivendicazione del dominus, prima di acquistare occorrerebbe indagare se l’alienante è davvero il proprietario del bene e per essere ancor più sicuri occorrerebbe indagare se l’alienante ha a sua volta acquistato correttamente a domino.
Il legislatore ha ovviato a tale pericolo :
• per i beni immobili e i beni mobili registrati, mediante l’istituzione di pubblici registri;
• per i beni mobili non registrati mediante la regola possesso vale titolo.
In base alla regola possesso vale titolo chi acquista un bene a non domino ne diventa proprietario purchè:
1. l’acquisto riguardi beni mobili suscettibili di possesso (tranne le universalità di mobili e i beni mobili registrati);
2. l’acquirente possa vantare un titolo idoneo al trasferimento della proprietà e cioè un contratto astrattamente diretto al trasferimento del diritto reale e che non presenti alcun vizio tranne quello di essere stipulato da chi non è legittimato a disporre del bene;
3. l’acquirente oltre ad aver stipulato l’atto di acquisto del bene ne abbia anche acquistato il possesso;
4. l’acquirente sia in buona fede nel momento in cui il bene gli viene consegnato.
La buona fede è esclusa se l’acquirente conosce l’illegittima provenienza della cosa.
L’acquisto della proprietà in forza della regola possesso vale titolo è un modo di acquisto a titolo originario.
Inoltre in tal l’art. 1153 c.c. prevede che la proprietà si acquista libera da diritti altrui sulla cosa.
Per cui se acquisto a non domino, in buona fede, un quadro e chi me lo vende non mi dice che su di esso è costituito un pegno, divento:
• sia proprietario del quadro;
• sia non può esser fatto valere contro di me il diritto di pegno.
Conflitto fra più acquirenti di beni mobili: l’art. 1155 c.c. prevede che “se taluno con successivi contratti aliena a più persone un bene mobile, tra esse quella che per prima ne acquista in buona fede il posssesso è preferita alle altre, anche se il suo titolo è di data posteriore”.
Ad es. se Tizio aliena uno stesso bene prima a Primus e poi a Secundus, questa seconda alienazione dovrebbe non avere effetti perché fatta a non domino.
Ma se Secundus in buona fede ignorava la prima alienazione, allora acquista la proprietà del bene e Primus non può rivendicarle, anche se ha la possibilità di agire contro Tizio per il risarcimento dei danni.
La regola possesso vale titolo non si applica :
• alle universalità di mobili, poiché si applica il principio secondo cui viene tutelato non chi per primo acquista il possesso in buona fede, ma chi può vantare un valido titolo d’acquisto di data anteriore.
• ai beni mobili registrati, poiché si applicano (come per gli immobili) i principi relativi alla trascrizione in base ai quali viene tutelato non chi per primo acquista il possesso in buona fede, ma chi per primo provvede alla trascrizione del suo titolo.
L’usucapione è un modo di acquisto a titolo originario della proprietà e dei diritti reali di godimento , per effetto del possesso protratto per un certo lasso di tempo.
L’usucapione agevola la prova del diritto di proprietà.
Se non intervenisse l’usucapione chi si afferma proprietario dovrebbe dare la prova di aver acquistato il suo diritto da un soggetto che era effettivamente proprietario del bene per averlo a sua volta acquistato dal precedente proprietario che era effettivamente tale per averlo acquistato da quello precedente e così via (c.d. probatio diabolica).
Distinzione fra usucapione e prescrizione estintiva
L’usucapione si distingue dalla prescrizione estintiva in quanto il fattore tempo e l’inerzia del titolare del diritto:
• nella prescrizione danno luogo all’estinzione del diritto;
• nell’usucapione danno luogo all’acquisto del diritto.
La prescrizione ha portata generale, in quanto si riferisce a tutti i diritti, slavo la proprietà.
L’usucapione riguarda solo la proprietà e i diritti reali di godimento ad esclusione delle servitù non apparenti e secondo alcuni, del diritto di superficie.
I diritti usucapibili possono avere ad oggetto tutti i beni corporali ad esclusione dei beni demaniali e dei beni del patrimonio indisponibile dello Stato e degli altri enti pubblici territoriali.
Perché si verifichi l’usucapione occorrono 4 presupposti:
1. il possesso, di buona o di male fede del bene.
Se il possesso viene acquistato con violenza o clandestinità (possesso vizioso) il possesso utile per l’usucapione decorre solo dal momento in cui sono cessate la violenza e la clandestinità;
2. la continuità del possesso per un certo lasso di tempo.
Al fine di dimostrare la continuità del possesso il possessore può
• dimostrare di possedere ora e di aver posseduto in un tempo più remoto; ciò è sufficiente per far presumere iuris tantum che il soggetto abbia posseduto anche nel periodo intermedio (presunzione di possesso intermedio)
• invocare un titolo a fondamento del suo possesso; ciò è sufficiente per far presumere iuris tantum che il possesso abbia avuto inizio dalla data del titolo (presunzione di possesso anteriore)
3. la non interruzione del possesso che si ha quando nel lasso di tempo richiesto dalla legge non intervenga:
• nè una causa di interruzione naturale, si ha quando il soggetto perde il possesso del bene;
• né una causa di interruzione civile , si ha quando contro il possessore viene proposta una domanda giudiziale volta a privarlo del possesso, purchè si tratti di domanda fondata, e quando il possessore effettua un riconoscimento del diritto del titolare;
4. il decorso di un certo lasso di tempo fissato di regola in 20 anni (c.d. usucapione ordinaria).
Ai fini del computo del tempo utile per l’usucapione, colui che ha acquistato il possesso a titolo particolare può sommare al tempo del proprio possesso il tempo del possesso dei propri danti causa (accessio possessionis), mentre chi ha acquistato il possesso a titolo universale si giova solo del possesso del suo dante causa.
Usucapione abbreviata è previsto un termine più breve perché si verifichi e precisamente:
• 10 anni per i beni immobili e 3 per i beni mobili registrati, quando oltre ai normali presupposti vi siano altri 3 presupposti e cioè:
1. che il possessore possa vantare un titolo idoneo al trasferimento della proprietà che non presenti alcun vizio tranne quello di essere stipulato da chi non è legittimato a disporre del bene
2. che l’acquirente abbia acquistato il possesso in buona fede;
3. che sia stata effettuata la trascrizione del titolo (il termine utile per l’usucapione decorre proprio dalla data della trascrizione;
• 10 anni per le universalità di mobili quando oltre ai normali presupposti vi siano altri 2 presupposti e cioè:
1. che il possessore possa vantare un titolo idoneo al trasferimento della proprietà 2. che l’acquirente abbia acquistato il possesso in buona fede;
• 10 anni per i beni mobili non registrati quando l’acquirente abbia acquistato il possesso in buona fede;
• 15 anni per i fondi rustici situati nei comuni per legge qualificati come “montani”, o per i fondi rustici che anche se non situati in comuni montani, abbiano un reddito dominicale non superiore a 180,76.
Tale termine si riduce a 5 anni se sussistono un titolo idoneo, la buona fede e la trascrizione del titolo (usucapione speciale per la piccola proprietà rurale).
L’acquisto del diritto in forza dell’usucapione avviene ex lege, nel momento in matura il termine previsto.
Si discute se all’acquisto per usucapione debba riconoscersi efficacia retroattiva.
TUTELA DELLE SITUAZIONI POSSESSORIE
Il possessore, finchè l’altrui azione illecita volta alla privazione o turbativa del possesso è in atto può opporsi in via di autodifesa. Ciò in virtù e nei limiti della c.d. legittima difesa (art. 52 c.c.).
Ad es. se il rapinatore vuole sottrarmi la borsa, possono oppormi con la forma al suo tentativo.
Se invece l’altrui azione illecita si è esaurita, il possessore deve rivolgersi all’Autorità dello Stato attraverso una delle azioni possessorie.
Le azioni possessorie sono concesse a chi esercita una situazione possessoria a prescindere dal fatto che sia anche titolare del correlativo diritto.
Le azioni possessorie si distinguono dalle azioni petitorie in quanto quest’ultime sono concesse solo a chi è titolare del diritto di proprietà o di un diritto reale di godimento, a prescindere dal fatto che abbia anche il possesso del bene.
Chi riveste contestualmente sia la qualità di possessore, sia la qualità di titolare del correlativo diritto reale, potrà esperire:
• come possessore, le azioni possessorie;
• come titolare del diritto, le azioni petitorie.
Le azioni possessorie assicurano una tutela di carattere provvisorio, nel senso che chi soccombe nel giudizio possessorio può successivamente esperire un giudizio petitorio.
Il giudizio petitorio, però non può essere proposto dal convenuto in un giudizio possessorio, ma solo quando:
• il giudizio possessorio sia divenuto definitivo • la sentenza sia stata eseguita (c.d. divieto del cumulo del giudizio petitorio con quello possessorio).
Ad es. se vengo invocata in giudizio con un’azione possessoria, non posso proporre nel medesimo giudizio, un’azione volta all’accertamento che il bene è in realtà di mia proprietà, ma devo attendere la definizione del giudizio possessorio ed eseguire la sentenza che dovesse condannarmi alla restituzione del bene.
Solo allora potrò esperire l’azione petitoria.
La regola del divieto del cumulo del giudizio petitorio con quello possessorio è derogata nell’ipotesi in cui vi sia il rischio che dalla sua applicazione possa derivare per il convenuto un pregiudizio irreparabile.
La lesione di situazioni possessorie obbliga il suo autore, se ricorrono i presupposti della responsabilità civile, a risarcire il danno al possessore o detentore.
Le azioni possessorie sono:
• azione di reintegrazione (o spoglio)
• azione di manutenzione
• azioni di nunciazione
AZIONE DI REINTEGRAZIONE: (art. 1168 c.c.)è volta a reintegrare nel possesso del bene, chi sia rimasto vittima di uno spoglio violento o clandestino.
Per spoglio si intende qualsiasi azione che si risolva nella duratura privazione del possesso:
• totale (es. occupo integralmente il fondo vicino);
• parziale (es. occupo parzialmente il fondo vicino).
Lo spoglio è violento o clandestino, quando è posto in essere contro la volontà espressa o presunta del possessore o detentore.
L’azione di reintegrazione è esperibile solo in presenza del c.d. animus spoliandi, cioè dalla coscienza e volontà del suo autore (spoliator) di compiere l’atto materiale nel quale si sostanzia lo spoglio.
La legittimazione attiva ad esercitare l’azione spetta a qualsiasi possessore:
• sia legittimo o illegittimo;
• sia corpore et animo o solo animo;
• sia di buona o male fade;
• sia al possessore che sia divenuto tale con violenza o clandestinità.
Spetta anche al detentore qualificato, ma non al detentore non qualificato.
Il detentore qualificato può esperire l’azione di spoglio sia nei confronti di terzi, ma anche nei confronti del possessore, purchè la sua detenzione si autonoma.
La legittimazione passivo compete :
• all’autore materiale dello spoglio (spoliator);
• a coloro che debbono rispondere del fatto di quest’ultimo;
• all’autore morale (cioè a colui che lo abbia approvato traendone vantaggio);
• a chi si trova attualmente nel possesso del bene, in virtù di un acquisto a titolo particolare, fatto con la conoscenza dell’avvenuto spoglio.
L’azione di spoglio può essere esperita entro il termine di decadenza di un anno, che decorre dal sofferto spoglio, o se questo è clandestino dal giorno della sua scoperta.
Nel caso in cui lo spoglio non sia stato né violento né clandestino, chi l’abbia subito può esperire non l’azione di spoglio, ma l’azione di manutenzione.
AZIONE DI MANUTENZIONE: (art. 1170 c.c.) è volta:
• a reintegrare nel possesso del bene chi sia stato vittima di uno spoglio nè violento né clandestino;
• o far cessare le molestie o le turbative di cui sia stato vittima il possessore.
Per molestia o turbativa si intende qualunque attività che arrechi al possessore un apprezzabile disturbo e può essere:
• molestia di fatto: consiste in attentati materiali;
• molestia di diritto: si estrinseca in atti giuridici.
L’azione di manutenzione è esperibile solo in presenza del c.d. animus turbandi, cioè della consapevolezza, nell’autore, che il proprio atto arreca pregiudizio al possesso altrui.
La legittimazione attiva ad esercitare l’azione spetta non al detentore o a qualsiasi possessore, ma soltanto al possessore di:
• un’immobile;
• un’universalità di mobili;
• un diritto reale su un immobile e solo a condizione che sia possessore da almeno un anno in modo continuativo e interrotto.
La legittimazione passiva compete;
• all’autore materiale dello spoglio (non violento e non clandestino);
• all’autore morale
L’azione di manutenzione è soggetta al termine di decadenza di un anno che decorre dal sofferto spoglio o dal giorno in cui ha avuto inizio l’attività molestatrice. AZIONI DI NUNCIAZIONE: sono:
• l’azione di nuova opera, definita dal codice all’art. 1171 come denuncia di nuova opera;
• l’azione di danno temuto, definita dal codice all’art. 1172 come denuncia di danno temuto.
Possono essere esercitate sia a tutela del possesso, sia a tutela della proprietà o di altro diritto reale di godimento.
Hanno finalità cautelare, poiché mirano a prevenire un danno o un pregiudizio che può derivare da una nuova opera o dalla cosa altrui.
La denuncia di nuova opera spetta al proprietario, al titolare di un diritto reale di godimento al possessore che abbia ragione di temere che da una nuova opera, iniziata da meno di 1 anno e non terminata, stia per derivare danno alla cosa che forma oggetto del suo diritto o del suo possesso.
In tal caso il giudice può vietare o permettere la continuazione dell’opera.
La denuncia di danno temuto spetta al proprietario, al titolare di un diritto reali di godimento o al possessore nel casi in cui vi sia pericolo di un danno grave e prossimo derivante da qualsiasi edificio, albero o altra cosa.
In tal caso il giudice dispone i provvedimenti necessari per ovviare il pericolo ed eventualmente impone idonea garanzia per gli eventuali danni.
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