Source: https://www.orizzontescuola.it/classi-pollaio-la-sentenza-del-consiglio-di-stato/
Timestamp: 2018-06-21 23:53:02+00:00
Document Index: 46452328

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Classi pollaio, la sentenza del Consiglio di Stato - Orizzonte Scuola
red – Pubblichiamo il testo della sentenza del CdS che dà il via libera dal Consiglio di Stato alla class action promossa dal Codacons sulle cosiddette "classi pollaio", in realtà già accolta dal Tar del Lazio. A seguito della sentenza il MIUR ha assicurato a breve l’emanazione il piano di edilizia scolastica.
Cosa accadrà adesso? Dalla lettura della sentenza apprendiamo che il MIUR in accordo con il MEF dovrà attendere, non certo all’individuazione delle istituzioni scolastiche per porre rimedio ai limiti massimi di alunni per aula, ma all’elaborazione di un vero e proprio atto generale, a natura programmatica, avente ad oggetto la riqualificazione dell’edilizia scolastica, in specie di quelle istituzioni non in grado di reggere l’impatto delle nuove regole introdotte con riguardo alla formazione numerica delle classi.
Sentenza CdS 09.06.2011, N. 3512
Codacons, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dall’avv. Carlo Rienzi, con domicilio eletto presso Ufficio legale nazionale del Codacons in Roma, viale Giuseppe Mazzini, n.73;
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 24 maggio 2011 il Cons. Roberto Garofoli e uditi per le parti l’avvocato dello Stato Fiduccia e l’avvocato Rienzi;
1. Con sentenza n. 552 del 2011 il T.A.R. Lazio, in parziale accoglimento del ricorso proposto dal Codacons ai sensi del d. lgs. 20 dicembre 2009 n. 198, ha ordinato al Ministero dell’istruzione, università e ricerca scientifica,. nonché al Ministero dell’economia e delle finanze, l’emanazione, di concerto, del piano generale di edilizia scolastica previsto dall’art. 3, co. 2, d.p.r. 20 marzo 2009, n. 81 (contenente "norme per la riorganizzazione della rete scolastica e il razionale ed efficace utilizzo delle risorse umane della scuola, ai sensi dell’articolo 64, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133"); ha viceversa respinto il ricorso nella parte in cui con lo stesso è stata censurata la mancata emanazione delle norme tecniche-quadro previste dall’art. 5, l. 11 gennaio 1996, n. 23.
• ha concluso per la fondatezza del ricorso nella parte in cui con lo stesso è stata dedotta la mancata adozione del piano di riqualificazione dell’edilizia scolastica di cui al d.p.r. 20 marzo 2009, n. 81, che -avendo inciso sulla formazione numerica delle classi innalzando il limite massimo di alunni per aula rispetto alla precedenti previsioni contenute nel decreto del Ministro della pubblica istruzione 24 luglio 1998, n. 331- ha per l’appunto previsto, al comma 2 dell’art. 3, che "per il solo anno scolastico 2009-2010 restano confermati i limiti massimi di alunni per classe previsti dal decreto del Ministro della pubblica istruzione in data 24 luglio 1998, n. 331, e successive modificazioni, per le istituzioni scolastiche individuate in un apposito piano generale di riqualificazione dell’edilizia scolastica adottato dal Ministro dell’istruzione, dell’Università e della Ricerca, d’intesa con il Ministro dell’Economia e delle Finanze".
2. Come chiarito, con il ricorso proposto in primo grado il Codacons ha azionato il rimedio introdotto dell’art. 1, co. 1, d. lgs. 20 dicembre 2009 n. 198, rimedio che, ai sensi del co. 4 dello stesso art. 1, "può essere proposto anche da associazioni o comitati a tutela degli interessi dei propri associati, appartenenti alla pluralità di utenti e consumatori di cui al comma 1".
In specie, l’odierna appellata ha proposto l’azione ex art. 1, co. 1, d. lgs. 20 dicembre 2009 n. 198, prima parte, deducendo la mancata emanazione ad opera delle Amministrazioni intimate di due atti, dallo stesso Codacons qualificati come "atti amministrativi generali obbligatori e non aventi contenuto normativo da emanarsi obbligatoriamente entro e non oltre un termine fissato da una legge o da un regolamento":
il piano di riqualificazione dell’edilizia scolastica di cui all’art. 3, co. 2, d.p.r. 20 marzo 2009, n. 81;
le norme tecniche-quadro previste dall’art. 5, l. 11 gennaio 1996, n. 23.
3. Ritiene il Collegio che la sentenza gravata meriti conferma tanto nella parte in cui ha accolto il ricorso ordinando l’adozione del piano di riqualificazione dell’edilizia scolastica di cui all’art. 3, co. 2, d.p.r. 20 marzo 2009, n. 81, quanto laddove lo ha respinto ritenendo la natura normativa delle norme tecniche-quadro previste dall’art. 5, l. 11 gennaio 1996, n. 23, e concludendo, quindi, per la non invocabilità, al riguardo, dell’art. 1, co. 1, d. lgs. 20 dicembre 2009 n. 198, che riconosce l’esperibilità del rimedio giurisdizionale di nuovo conio a condizione che si lamenti "una lesione diretta, concreta ed attuale dei propri interessi, dalla violazione di termini o dalla mancata emanazione di atti amministrativi generali obbligatori e non aventi contenuto normativo".
3.1. Muovendo dall’appello principale, vanno disattesi i primi due motivi con cui si sostiene che la disciplina recata dall’art. 64, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e dall’art. 3, co. 2, d.p.r. 20 marzo 2009, n. 81, impone al Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca di adottare, d’intesa con il Ministro dell’economia e delle finanze, non già -come ritenuto dal giudice di primo grado- un vero e proprio atto generale, a natura programmatica, avente ad oggetto la riqualificazione dell’edilizia scolastica, ma solo un atto contenente l’individuazione delle istituzioni scolastiche temporaneamente sottratte alla immediata operatività dei nuovi limiti massimi di alunni per aula.
Il d.l. 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, in l. 6 agosto 2008, n. 133, recante "disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria", all’art. 64, ha previsto l’adozione, a decorrere dall’anno scolastico 2009/2010 e ai fini di una "migliore qualificazione dei servizi scolastici e di una piena valorizzazione professionale del personale docente", di interventi e misure volti ad "incrementare gradualmente di un punto il rapporto alunni/docente, da realizzare comunque entro l’anno scolastico 2011/2012, per un accostamento di tale rapporto ai relativi standard europei tenendo anche conto delle necessità relative agli alunni diversamente abili".
Ha a tal fine disposto che il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sentita la Conferenza Unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281 e previo parere delle Commissioni Parlamentari competenti per materia e per le conseguenze di carattere finanziario, predisponesse, entro quarantacinque giorni dalla data di entrata in vigore del decreto stesso, "un piano programmatico di interventi volti ad una maggiore razionalizzazione dell’utilizzo delle risorse umane e strumentali disponibili, che conferiscano una maggiore efficacia ed efficienza al sistema scolastico", demandando all’Esecutivo l’emanazione, entro dodici mesi, di "uno o più regolamenti in modo da assicurare comunque la puntuale attuazione del piano programmatico".
Tra i regolamenti attuativi, il d.p.r. 20 marzo 2009 n. 81, recante "norme per la riorganizzazione della rete scolastica e il razionale ed efficace utilizzo delle risorse umane della scuola, ai sensi dell’articolo 64, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133", ha innalzato il limite massimo di alunni per aula, così modificando i limiti prima statuiti dal decreto del Ministro della pubblica istruzione 24 luglio 1998, n. 331, abrogato in parte qua.
Al contempo, lo stesso d.p.r. 20 marzo 2009 n. 81, al comma 2 dell’art. 3, ha previsto che "per il solo anno scolastico 2009-2010 restano confermati i limiti massimi di alunni per classe previsti dal decreto del Ministro della pubblica istruzione in data 24 luglio 1998, n. 331, e successive modificazioni, per le istituzioni scolastiche individuate in un apposito piano generale di riqualificazione dell’edilizia scolastica adottato dal Ministro dell’istruzione, dell’Università e della Ricerca, d’intesa con il Ministro dell’Economia e delle Finanze".
La differente opzione interpretativa proposta dai Ministeri appellanti, volta ad assegnare all’art. 3, co. 2, d.p.r. 20 marzo 2009 n. 81, la sola finalità di consentire la deroga in favore di un elenco di scuole disagiate -oltre ad essere con evidenza confliggente non solo con la suillustrata ratio complessiva del disegno di riforma- è contraddetta dalla circostanza per cui la stessa previsione normativa espressamente e chiaramente limita la deroga al "solo" anno scolastico 2009-2010, sicché, in assenza di un piano organico di riqualificazione, il problema sarebbe inevitabilmente destinato a riproporsi per gli anni scolastici successivi.
Attesa la illustrata ricostruzione interpretativa del quadro normativo di riferimento, deve, pertanto, escludersi che possa considerarsi assolto l’obbligo imposto dall’art. 3, co. 2, d.p.r. 20 marzo 2009 n. 81, in conseguenza dell’adozione del decreto interministeriale del 23 settembre 2009, con il quale, con il dichiarato obiettivo di definire "nell’ambito del predetto piano" un elenco di scuole per le quali potrebbero restare confermati i pregressi limiti numerici di cui al d.m. 331/98, i Ministeri appellanti hanno solo demandato a ciascun Ufficio Scolastico Regionale di individuare le scuole effettivamente inidonee, fissando al contempo il limite massimo del 28% delle strutture scolastiche complessivamente facenti capo ai rispettivi territori.
Ritiene il Collegio che, a fronte della indicata lettura dei dati normativi che vengono in rilievo, non possa essere sopravvalutato, nel sostenere una diversa interpretazione degli stessi, l’espressione "apposito piano" contenuta nell’art. 3, co. 2, d.p.r. 20 marzo 2009 n. 81, che non appare incompatibile con il riconoscimento della natura generale e programmatica dello stesso.
Nessun pregio può essere in particolare riconosciuto all’assunto, sostenuto nell’appello principale, secondo cui nel caso di specie il piano di cui all’art. 3, co. 2, d.p.r. 20 marzo 2009 n. 81, è stato formalmente adottato con il decreto interministeriale del 23 settembre 2009, sicché, allorché se ne intenda contestare la legittimità, il rimedio esperibile sarebbe quello di annullamento, non già quello contemplato dall’art. 1, co. 1., d. lgs. 20 dicembre 2009 n. 198, che invece presuppone "la mancata emanazione di atti amministrativi generali obbligatori e non aventi contenuto normativo da emanarsi obbligatoriamente entro e non oltre un termine fissato da una legge o da un regolamento".
Va parimenti disattesa la censura con cui si sostiene che per l’adozione del piano di riqualificazione dell’edilizia scolastica l’art. 3, co. 2, d.p.r. 20 marzo 2009 n. 81, non indica un termine sicché non sarebbe applicabile il citato art. 1, co. 1., d. lgs. 20 dicembre 2009 n. 198, laddove richiede per la proponibilità dell’azione ivi disciplinata "la mancata emanazione di atti amministrativi generali obbligatori e non aventi contenuto normativo da emanarsi obbligatoriamente entro e non oltre un termine fissato da una legge o da un regolamento".
Ebbene, nessun dubbio potendo sorgere in merito alla natura generale e obbligatoria del piano di riqualificazione, così come per quel che attiene alla concretezza ed attualità della lesione derivante dalla sua mancata adozione, non può il Collegio -quanto alla adozione dello stesso entro un termine normativamente previsto- che concordare con il giudice di primo grado laddove ha condivisibilmente sostenuto che la previsione del termine è agevolmente desumibile dal riferimento, contenuto nell’art. 3, co. 2, d.p.r. 20 marzo 2009 n. 81, al "solo" anno scolastico 2009-2010, così lasciando intendere che per gli anni successivi debba già essere stato adottato il piano di riqualificazione.
È sufficiente osservare, al riguardo, che, per precisa scelta legislativa, l’ art. 1, co. 1., d. lgs. 20 dicembre 2009 n. 198, richiede per la proponibilità dell’azione ivi disciplinata "la mancata emanazione di atti amministrativi generali obbligatori e non aventi contenuto normativo da emanarsi obbligatoriamente entro e non oltre un termine fissato da una legge o da un regolamento"; va esclusa, pertanto, l’ammissibilità dell’azione allorché con la stessa si lamenti la mancata emanazione di atti a contenuto normativo.
29 giugno 2011 - 4:26 - redazione