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Timestamp: 2020-04-02 08:29:35+00:00
Document Index: 185839927

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 380', 'art. 395', 'sentenza ', 'art. 395', 'art. 360']

Sentenza Cassazione Civile n. 12956 del 23/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12956 del 23/05/2017
Cassazione civile, sez. VI, 23/05/2017, (ud. 05/04/2017, dep.23/05/2017), n. 12956
sul ricorso 8043/2016 proposto da:
tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA CICERONE 44, presso
avverso la sentenza n. 18940/2015 della CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE,
Preliminarmente vanno disattese la richiesta di differimento dell’udienza e le eccezioni sollevate dal ricorrente nella seconda memoria depositata all’esito della comunicazione del decreto di fissazione della camera di consiglio con allegata proposta ex art. 380 bis c.p.c.. Non sussiste, invero, alcuna violazione dell’obbligo di contraddittorio come chiaramente già esposto da questa Corte con ordinanza n. 395 del 10.1.2017 nè tanto meno del protocollo di intesa laddove con la proposta risultano indicati precedenti di questa Corte rilevanti ai fini della declaratoria di inammissibilità del ricorso (cfr. Cass. n. 4541 del 22/02/2017).
Secondo la consolidata giurisprudenza di legittimità, infatti, l’errore di fatto previsto dall’art. 395 c.p.c., n. 4, idoneo a determinare la revocazione delle sentenze, comprese quelle della Corte di cassazione, deve consistere in un errore di percezione risultante dagli atti o dai documenti della causa direttamente esaminabili dalla Corte, vale a dire quando la decisione è fondata sulla supposizione di un fatto la cui verità è incontestabilmente esclusa, oppure quando è supposta l’inesistenza di un fatto la cui verità e positivamente stabilita, sempre che il fatto del quale è supposta l’esistenza o l’inesistenza non abbia costituito un punto controverso sul quale la sentenza ebbe a pronunziare. E quindi, deve: 1) consistere in una errata percezione del fatto, in una svista di carattere materiale, oggettivamente ed immediatamente rilevabile, tale da avere indotto il giudice a supporre la esistenza di un fatto la cui verità era esclusa in modo incontrovertibile, oppure a considerare inesistente un fatto accertato in modo parimenti indiscutibile; 2) essere decisivo, nel senso che, se non vi fosse stato, la decisione sarebbe stata diversa; 3) non cadere su di un punto controverso sul quale la Corte si sia pronunciata; 4) presentare i caratteri della evidenza e della obiettività, sì da non richiedere, per essere apprezzato, lo sviluppo di argomentazioni induttive e di indagini ermeneutiche; 5) non consistere in un vizio di assunzione del fatto, nè in un errore nella scelta del criterio di valutazione del fatto medesimo. Sicchè detto errore non soltanto deve apparire di assoluta immediatezza e di semplice e concreta rilevabilità, senza che la sua constatazione necessiti di argomentazioni induttive o di indagini ermeneutiche, ma non può tradursi, in un preteso, inesatto apprezzamento delle risultanze processuali, ovvero di norme giuridiche e principi giurisprudenziali: vertendosi, in tal caso, nella ipotesi dell’errore di giudizio, inidoneo a determinare la revocabilità delle sentenze della Cassazione (fra le tante Cass. sez. un. 7217/2009, nonchè n.ri 22628/2012; 27451/2013, e nello specifico Cass. n.ri 10466/2011, 7488/2011, 19926/2014).
2. Alla luce di detti principi e della loro applicabilità all’odierna fattispecie (non scalfita dalle contrarie argomentazioni svolte dalla parte privata con le memorie), il ricorso è inammissibile laddove con il motivo di revocazione non si deduce un errore di fatto nell’accezione rilevante di cui all’art. 395 c.p.c., n. 4, come sopra interpretato, quanto piuttosto l’attività di giudizio svolta dalla Corte nel ritenere inammissibile la censura proposta nel ricorso per cassazione ai sensi dell’art. 360 c.p.c.; comma 1, n. 5 (cfr. pag. 8 del ricorso).
4. Ne consegue l’inammissibilità del ricorso con la condanna del ricorrente, soccombente, alle spese liquidate come in dispositivo.