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Timestamp: 2019-08-25 22:22:51+00:00
Document Index: 7852648

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 41', 'art. 1', 'art. 6', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 39', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 18', 'art. 53', 'art. 53', 'sentenza ', 'art. 53', 'sentenza ', 'art. 53', 'art. 53', 'art. 1371', 'art. 2110']

giugno | 2016 | Francesco Colaci's BLOG
INPS:DATI STATISTICI OSSERVATORIO LAVORATORI AUTONOMI
L’Inps ha pubblicato i dati 2015 relativi ad artigiani e commercianti.
Per quanto riguarda gli artigiani, nell’anno 2015 risultano 1.781.666 iscritti alla gestione speciale dell’INPS, l’1,8% in meno rispetto al 2014 (1.813.964 iscritti) e il 3,7% in meno rispetto al 2013 (1.850.249 iscritti). Relativamente alla ripartizione per qualifica, nell’anno 2015 vi è una marcata prevalenza di titolari che con 1.638.296 iscritti, costituiscono il 92,0% del totale. La differenza per genere all’interno della qualifica dei collaboratori è meno marcata, con 83.057 iscritti maschi (57,9%) contro 60.313 femmine mentre fra i titolari c’è una prevalenza maschile con 1.338.911 iscritti (82% del totale) contro 299.385 femmine (18%).
I commercianti iscritti alla gestione speciale nel 2015 sono 2.295.571, numero che si mantiene sostanzialmente stabile rispetto al 2014 (2.295.200) e al 2013 (2.295.613). Nel 2015 risultano titolari dell’azienda il 90,5% degli iscritti. Prevalgono gli iscritti di maschi, che costituiscono il 64,5% del totale. Il 66,9% (1.390.646) dei titolari sono uomini, mentre tra i collaboratori prevalgono le donne con il 58,4% (127.164).
CONSIGLIO STATO ACCOGLIE RICORSO IPASVI AVVERSO LIMITAZIONI REGIONE LOMBARDIA PRELIEVI INFERMIERI
– Con ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, trasposto in sede giurisdizionale con ricorso notificato il 7 marzo e depositato il 12 marzo 2014, a seguito di opposizione della Regione Lombardia, notificata il 7 febbraio, i Collegi IPASVI costituiti in ogni provincia lombarda hanno impugnato la nota della Regione Lombardia, prot. H1.2013.0023546 del 9 agosto 2013, di riscontro all’atto di diffida che il Coordinamento IPASVI aveva indirizzato alla Regione chiedendo l’eliminazione delle restrizioni anticoncorrenziali introdotte ai danni degli infermieri professionali.
L’atto di significazione e diffida rivolto alla Regione trova la sua causa nella scelta organizzativa dell’Azienda Ospedaliera “Ospedale maggiore” di Crema, con atti adottati in conformità della delibera di Giunta regionale n. 3313 del 2 febbraio 2001, di riservare l’attività di prelievo a domicilio unicamente a soggetti autorizzati ad erogare servizi di medicina e laboratorio ASL o SMEL, per cui l’Azienda ha stipulato una serie di accordi di collaborazione con vari soggetti operanti sul territorio, previamente accreditati presso le ASL della provincia, escludendo che la prestazione possa essere resa da infermieri professionali libero-professionisti, ancorché iscritti all’Albo, ma non aderenti ad una delle dette istituzioni.
In primo grado, i ricorrenti invocavano a sostegno della ritenuta illegittimità degli atti dell’Azienda, i principi di libera concorrenza e libero mercato e, in particolare, le modifiche introdotte in materia di liberalizzazione delle attività economiche e delle professioni con decreto legge n. 138 del 13 agosto 2011, convertito in legge n. 148/2011.
– La Regione, di contro, ribadiva di non considerare l’attività di prelievo in sé come “prestazione sanitaria”, né di permetterla disgiuntamente dai laboratori, che si assumono invece la responsabilità dell’intero processo concernente la prestazione sanitaria dell’esame diagnostico-
Nel merito, è fondato il motivo col quale gli appellanti denunciano la restrizione ingiustificata all’esercizio della libera professione di infermiere derivante dalle scelte dell’Azienda ospedaliera.
4.1. – Anche prescindendo dalle misure di massima liberalizzazione introdotte con l’art. 3 del D.L. n. 138 del 13.8.2011, convertito in legge n. 148 del 14.9.2011, e tenendo conto del solo principio costituzionale di cui all’art. 41 in tema di libertà di esercizio dell’attività economica, nonché delle specifiche norme di settore, si ritiene che l’esercizio della libera professione infermieristica, svolta da soggetti in possesso di idoneo titolo di studio (diploma universitario abilitante) e di iscrizione all’albo professionale, non possa subire discriminazioni ingiustificate.
4.2. – Ai sensi dell’art. 1 del Regolamento adottato con D.M. 14 settembre 1994, n. 739, adottato ai sensi dell’art. 6, comma 3, del D.lgs. 30 dicembre 1992, n. 502, l’attività dell’infermiere professionale ricomprende ogni prestazione che possa ricondursi alla generale categoria dell’”assistenza generale infermieristica”, attività con funzione di prevenzione delle malattie e di assistenza dei malati e disabili.
A tal fine, l’infermiere professionale agisce sia individualmente, sia in collaborazione con gli altri operatori sanitari e sociali (art. 1, comma 3, lett. e).
L’infermiere professionale, in possesso del prescritto titolo di formazione e dell’iscrizione all’albo è, secondo il Regolamento, “responsabile dell’assistenza generale infermieristica” (art. 1, comma 1) e “svolge la sua attività professionale in strutture sanitarie pubbliche o private, nel territorio e nell’assistenza domiciliare, in regime di dipendenza o libero-professionale” (art. 1, comma 3, lett. g).
4.3. – Stante il tenore di tale disposizione, applicabile su tutto il territorio nazionale, l’infermiere libero professionista può prestare la propria attività assistenziale, anche a domicilio, senza necessità di essere dipendente o collaboratore di un Laboratorio.
4.4. – Pertanto, la scelta dell’Azienda ospedaliera di concludere accordi per l’effettuazione di prelievi a domicilio solo con i soggetti autorizzati ad erogare servizi di Medicina e Laboratorio determina una immotivata discriminazione ai danni degli infermieri libero professionisti, causando una irragionevole restrizione della concorrenza nel settore e limitando ingiustificatamente l’accesso al mercato di operatori pienamente legittimati dalla normativa di settore, senza che ricorra alcuna causa eccezionale che giustifichi tale restrizione.
4.5. – Né vale invocare l’interesse pubblico ad una più elevata tutela della salute, atteso che tale fine è adeguatamente tutelato dalla disciplina di settore, che prevede una formazione a livello universitario, e dalle varie norme di categorie, adottate anche dall’ente rappresentativo nazionale cui aderiscono i ricorrenti Collegi (Federazione nazionale dei Collegi IPASVI), quali il codice deontologico, approvato dal Consiglio nazionale dei Collegi IPASVI il 17 gennaio 2009, ed il Vademecum, che fornisce agli infermieri libero professionisti strumenti per l’operatività assistenziale.
4.6. – L’Azienda avrebbe potuto, tutt’al più, imporre particolari oneri e cautele di tipo tecnico-operativo ai propri operatori-collaboratori (quali, ad es., l’uso di un particolare refrigeratore per il trasporto del sangue, oppure termini di consegna dei campioni prelevati), o indire con avviso pubblico una selezione dei contraenti, ma non escludere, in via assoluta e generalizzata la categoria degli infermieri libero professionisti dagli accordi di collaborazione.
5. – L’appello, conclusivamente, va accolto e, per l’effetto, va dichiarato ammissibile il ricorso di primo grado e accolto nel merito, con conseguente annullamento della nota della regione Lombardia impugnata.
6. – Le spese di questo grado di giudizio si possono compensare tra le parti, attesa la novità della questione trattata.
Definitivamente pronunciando sull’appello n.r.g. 8823 del 2015, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, dichiara ammissibile e accoglie il ricorso introduttivo di primo grado, annullando l’atto impugnato.
CONSIGLIO DI STATO – Sentenza 28 giugno 2016, n. 2830
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Data invio: giovedì 30 giugno 2016 11:54:43
Ultimissime | TeleConsul Editore
COMMISSIONE TRIBUTARIA R
COMMISSIONE TRIBUTARIA REGIONALE FIRENZE – Ordinanza 18 gennaio 2016
Imposte e tasse – Procedimento di accertamento tributario – Obbligo dell’Amministrazione di attivare il contraddittorio con il contribuente – Previsione nelle sole ipotesi in cui l’Amministrazione abbia effettuato un accesso, un’ispezione o una verifica nei locali destinati all’esercizio dell’attività – Art. 12, co. 7, Legge 27 luglio 2000, n. 212 – Questione di legittimità costituzionale non manifestamente infondata
Ultimissime Lavoro, Fiscale del 30/06/2016
Teleconsul Ultimissime
A: francesco.colaci@hotmail.it
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Ultimissime Lavoro – Fiscale 30/06/2016
MINISTERO POLITICHE AGRICOLE:RISORSE E CRITERI AIUTI IMPRESE PESCA CHE SOSPENDONO ATTIVITA ‘
Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali ha pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 150 del 29 giugno 2016, il Decreto 17 giugno 2016 con le modalità di attuazione del decreto 6 agosto 2015 recante individuazione delle risorse e dei criteri per l’erogazione degli aiuti alle imprese di pesca che effettuano l’interruzione temporanea obbligatoria (di cui al decreto 3 luglio 2015).
L’armatore autorizzato all’esercizio della pesca marittima con il sistema strascico, il quale comprende le reti a strascico a divergenti, le sfogliare rapidi, le reti gemelle a divergenti, che ha aderito all’arresto temporaneo obbligatorio previsto dall’art. 2 del decreto ministeriale del 3 luglio 2015 e che ha presentato, previa autorizzazione del/i proprietario/i dell’unità, al Ministero delle politiche agricole – Direzione generale della pesca marittima e dell’acquacoltura – PEMAC IV – Viale dell’arte, 16 00144 Roma, per il tramite dell’autorità marittima nella cui giurisdizione è stata effettuata l’interruzione, apposita manifestazione di interesse, deve trasmettere, entro il 31 agosto 2016, per il tramite della stessa autorità marittima, l’integrazione alla manifestazione di interesse redatta sulla base del modello allegato al Decreto stesso.
CASSAZIONE:VA COMPUTATO IN ANZIANITA’ AZIENDALE PERIODO DI CONTRATTO FORMAZIONE
La società T. s.p.a. proponeva appello avverso la sentenza del Tribunale di Bolzano con cui venne accolta la domanda proposta del suo dipendente F.M., diretta al riconoscimento dell’anzianità di servizio del periodo di lavoro svolto con contratto di formazione e lavoro, all’esito del quale il rapporto era stato trasformato in rapporto di lavoro a tempo indeterminato, oltre alla condanna della datrice di lavoro al pagamento delle differenze retributive maturate in conseguenza del computo della detta anzianità di servizio.
Secondo l’assunto del ricorrente, la clausola del contratto individuale di formazione e lavoro, nella quale si prevedeva, per l’ipotesi della successiva conversione, la valorizzazione dell’anzianità in tal modo maturata ai soli fini giuridici e non a quelli economici doveva essere considerata nulla per contrasto con l’art. 3 del d.l. n. 726 del 1984 che invece prevede che detto periodo di lavoro “è computato nell’ anzianità di servizio in caso di trasformazione”.
La società appellante censurava la decisione allegando che l’anzianità di “formazione e lavoro” non era stata computata da essa datrice di lavoro ai soli fini degli scatti stipendiali prima denominati “classi di stipendio” e poi denominati, a decorrere dal c.c.n.I. 1.9.2003, “aumenti periodici di anzianità- APA”, trattandosi di un istituto di pura fonte contrattuale (aumenti retributivi automatici e periodici, di ammontare differenziato in base alle categorie di appartenenza), e perciò rimesso alla totale disponibilità delle parti stipulanti, che non si prestava, pena la violazione dell’art. 39 Cost., all’applicazione al periodo di formazione-lavoro appunto perché l’assunzione a tempo indeterminato dei lavoratori con rapporto “trasformato” avviene nella classe iniziale della categoria stipendiale, cioè la classe zero.
Con sentenza depositata il 1° marzo 2010, la Corte d’appello di Trento, sezione distaccata di Bolzano, in riforma della sentenza impugnata, rigettava le domande proposte dal lavoratore.
5. Il ricorso deve essere pertanto accolto, la sentenza impugnata cassarsi con rinvio ad altro giudice, in dispositivo indicato, per l’ulteriore esame della controversia, oltre che per la regolamentazione delle spese, ivi comprese quelle del presente giudizio di legittimità.
CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 23 giugno 2016, n. 13066
INPS:PAGAMENTO QUATTORDICESIMA PENSIONATI
L’Inps, con la messaggio n. 2831 del 27 giugno 2016, illustra i requisiti anagrafici e contributivi per il diritto alla prestazione e agli importi corrisposti per la somma aggiuntiva per l’anno 2015 (c.d. quattordicesima) alle pensioni di luglio 2016.
La legge 3 agosto 2007, n. 127 ha previsto la corresponsione di una somma aggiuntiva, collegata a determinate condizioni reddituali personali, a favore dei pensionati ultrasessantaquattrenni, titolari di uno o più trattamenti pensionistici a carico dell’assicurazione generale obbligatoria e delle forme sostitutive, esclusive ed esonerative della medesima, gestite da enti pubblici di previdenza obbligatoria.
L’elemento variabile per averne diritto, è rappresentato dai limiti di reddito che sono diversi per ciascun anno. La quattordicesima viene erogata sulla base del solo reddito personale, che per il 2016 deve essere inferiore a quanto viene riportato nei requisiti reddituali richiesti.
La quattordicesima viene erogata sulla base del solo reddito personale, che per il 2016 deve essere inferiore ai limiti sotto riportati:
< 15 anni(< 780 ctr.) < 18 anni
> 15 < 25 anni(> 781 < 1.300 ctr) > 18 < 28 anni(> 937 <1.456 ctr.) € 420,00 € 10.206,86
(> 1.301 ctr.) > 28 anni(> 1.457 ctr.) € 504,00 € 10.290,86
CONSIGLIO STATO ACCOGLIE RICORSO INPS AVVERSO CIGO AZIENDA CON ESUBERANZA PERSONALE
Si richiama l’attenzione sulla sottostante sentenza con cui il Consiglio di Stato ,ha accolto il ricorso dell’Inps avverso la decisione del Tar che aveva riconosciuto legittimo l’intervento della cigo ad un’azienda annullando i provvedimenti impugnati, ritenendoli affetti dai vizi di illogicità manifesta e di contraddittorietà con gli atti dell’istruttoria.
L’INPS ha proposto appello avverso la suddetta sentenza deducendo le seguenti censure:
1. Violazione e falsa applicazione degli artt. 1 della L. 20 maggio 1975 n. 164 e 6 del D.Lgs. C.P.S. 12 agosto 1947 n. 869. Vizio di motivazione.
CONSIGLIO DI STATO – Sentenza 20 giugno 2016, n. 2713
SENTENZA CASSAZIONE RELATIVA INFORTUNIO IN ITINERE DIPENDENTE IMPRESE PRIVATE RADIO-TV
Con sentenza depositata il 12.8.13 la Corte d’appello di Milano rigettava il reclamo di R. S.r.l. contro la sentenza n. 379/13 del Tribunale di Monza, confermativa dell’ordinanza dello stesso Tribunale che aveva dichiarato la nullità del licenziamento per superamento del periodo di comporto intimato il 29.6.12 dalla suddetta società a L.Z., con le conseguenze reintegratorie e risarcitorie previste dall’art. 18 Stat. (nel testo previgente alla novella di cui alla legge n. 92/12).
Statuivano i giudici di merito che, ai sensi dell’art. 53 CCNL imprese radiotelevisive private del 16.2.11, il termine massimo di comporto di 15 mesi ivi previsto era applicabile solo alle assenze dovute a malattia e non anche ad infortunio sul lavoro (infortunio in itinere, nel caso di specie), dovendosi in tale ultima evenienza attendere comunque il recupero dell’abilitazione al lavoro, come argomentato dal co. 12 dello stesso art. 53.
Per la cassazione della sentenza ricorre R. S.r.l. affidandosi ad un solo motivo, poi ,lamentando falsa applicazione dell’art. 53 CCNL imprese radiotelevisive private del 16.2.11 e degli artt. 1362, 1363 e 1369 c.c., per avere la sentenza impugnata negato l’applicabilità anche alle assenze per infortunio sul lavoro della pattuizione collettiva che prevede, riguardo a quelle per malattia, il termine massimo di comporto di 15 mesi .
Il ricorso risulta respinto dalla Corte Suprema , secondo cui ai fini in esame non basta negare che il co. 12 del cit. art. 53 stabilisca un comporto coincidente in ogni caso con la durata dell’inabilità al lavoro conseguente ad infortunio: è, invece, pur sempre necessario accertare – in alternativa – se il cit. art. 53, in commi diversi dal co. 12, preveda al proprio interno l’estensione, anche al caso di infortunio sul lavoro, del periodo massimo di comporto previsto specificamente soltanto per la malattia (estensione da escludersi alla stregua delle considerazioni sopra svolte), oppure si presenti lacunoso a riguardo, il che rinvia o alla norma di chiusura dell’art. 1371 c.c. (e, quindi, all’equo contemperamento degli interessi delle parti) o all’art. 2110 co. 2 c.c. (e, quindi, agli usi o all’equità).
CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 10 giugno 2016, n. 11976
DAL 13.7.2016 IN VIGORE DECRETO LEGVO RIGUARDANTE LICENZIAMENTO DISCIPLINARE PUBBLICI DIPENDENTI
Il provvedimento citato nel titolo è il DECRETO LEGISLATIVO 20 giugno 2016, n. 116,riguardante le modifiche all’articolo 55-quater del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, ai sensi dell’articolo 17, comma 1, lettera s), della legge 7 agosto 2015, n. 124, in materia di licenziamento disciplinare dei pubblici dipendenti ,pubblicato sulla G:U n. G.U. 28 giugno 2016, n. 149. ,che trova applicazione agli illeciti disciplinari commessi successivamente alla data di entrata in vigore , ossia dal 13.7.2016.
L’esame del provvedimento in questione evidenzia i seguenti aspetti:
1) Costituisce falsa attestazione della presenza in servizio qualunque modalita’
l’amministrazione presso la quale il dipendente presta attivita’
lavorativa circa il rispetto dell’orario di lavoro dello stesso.
condotta attiva o omissiva la condotta fraudolenta
2 ).La falsa attestazione della presenza in
determina l’immediata sospensione cautelare senza stipendio del
dipendente, fatto salvo il diritto all’assegno alimentare nella
senza obbligo di preventiva audizione dell’interessato. La
sospensione e’ disposta dal responsabile della struttura in cui il
dall’ufficio di cui all’articolo 55-bis, comma 4, con provvedimento
violazione di tale termine non determina la decadenza dall’azione
disciplinare ne’ l’inefficacia della sospensione cautelare, fatta
salva l’eventuale responsabilita’ del dipendente cui essa sia
3) Con il medesimo provvedimento di sospensione cautelare di
cui al sopra , si procede anche alla contestuale contestazione
per iscritto dell’addebito e alla convocazione del dipendente dinanzi
all’Ufficio provvedimenti disciplinari
4) Il dipendente e’ convocato, per il contraddittorio a sua difesa, con un preavviso di almeno quindici giorni e puo’ farsi assistere da un procuratore ovvero da un rappresentante dell’associazione sindacale cui il lavoratore aderisce o conferisce mandato.
5) Fino alla data dell’audizione, il dipendente convocato puo’ inviare una memoria scritta o, in caso di grave, oggettivo e assoluto impedimento, formulare motivata istanza di rinvio del termine per l’esercizio della sua difesa per un periodo non superiore a cinque giorni. Il differimento del termine a difesa del dipendente puo’ essere disposto solo una volta nel corso del procedimento.
6)L’Ufficio conclude il procedimento entro trenta giorni dalla ricezione, da parte del dipendente, della contestazione dell’addebito.
7) La violazione dei suddetti termini, fatta salva l’eventuale responsabilita’ del dipendente cui essa sia imputabile, non determina la decadenza dall’azione disciplinare ne’ l’invalidita’ della sanzione irrogata, purche’ non risulti irrimediabilmente compromesso il diritto di difesa del dipendente e non sia superato il termine per la conclusione del procedimento di cui all’articolo 55-bis, comma 4.
8)Nei casi delle falsa attestazione della presenza in
sorveglianza o di registrazione degli accessi o delle presenze la denuncia al pubblico ministero e la segnalazione alla competente procura regionale della Corte dei conti avvengono entro quindici giorni dall’avvio del procedimento disciplinare.
9) La Procura della Corte dei conti, quando ne ricorrono i presupposti, emette invito a dedurre per danno d’immagine entro tre mesi dalla conclusione della procedura di licenziamento.
10) L’azione di responsabilita’ e’ esercitata, con le modalita’ e nei termini di cui all’articolo 5 del decreto-legge 15 novembre 1993, n. 453, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 gennaio 1994, n. 19, entro i centoventi giorni successivi alla denuncia, senza possibilita’ di proroga. L’ammontare del danno risarcibile e’ rimesso alla valutazione equitativa del giudice anche in relazione alla rilevanza del fatto per i mezzi di informazione e comunque l’eventuale condanna non puo’ essere inferiore a sei mensilita’ dell’ultimo stipendio in godimento, oltre interessi e spese di giustizia. 3-quinquies.
11) Nei casi delle falsa attestazione della presenza inservizio, accertata in flagranza ovvero mediante strumenti di
sorveglianza o di registrazione degli accessi o delle presenze , per i dirigenti che abbiano acquisito conoscenza del fatto, ovvero, negli enti privi di qualifica dirigenziale, per i responsabili di servizio competenti, l’omessa attivazione del procedimento disciplinare e l’omessa adozione del provvedimento di sospensione cautelare, senza giustificato motivo, costituiscono illecito disciplinare punibile con il licenziamento e di esse e’ data notizia, da parte dell’ufficio competente per il procedimento disciplinare, all’Autorita’ giudiziaria ai fini dell’accertamento della sussistenza di eventuali reati
ACQUISTO VOUCHER LAVORO ACCESSORIO ANCHE ALLLE POSTE
Dallo scorso 23 giugno imprese e liberi professionisti possono nuovamente acquistare i voucher lavoro accessorio presso le Poste, sia in forma telematica sia cartacea: lo precisa l’INPS, superando quindi la limitazione prevista dal Jobs Act in base alla quale l’acquisto di voucher lavoro accessorio era possibile solo attraverso procedura telematica, tabaccai, banche convenzionate. La notizia è contenuta in un comunicato PEI (posta elettronica istituzionale) dello scorso 23 giugno 2016.
In pratica, i datori di lavoro privati possono tornare ad acquistare i voucher negli uffici postali, per importi da 10 a 200 euro. L’ufficio può stampare il voucher telematico richiesto, oppure emettere un voucher cartaceo postale. Con un’unica transazione è possibile acquistare un numero massimo di cinque voucher pagando una commissione di acquisto pari a 1,50 euro più IVA. Per poter effettuare l’acquisto alle Poste, il datore di lavoro deve essere registrato sul sito dell’INPS.
Ai voucher acquistati alle Poste si applicano le stesse regole degli altri buoni lavoro relative alla preventiva attivazione con l’indicazione dei dati anagrafici del prestatore e del luogo di esecuzione della prestazione. Ricordiamo molto brevemente che il voucher contiene tutti gli elementi della retribuzione, compreso il 13% a favore della gestione separata INPS e il 7% all’INAIL. Il valore netto di un voucher nomale da 10 euro, è pari a 7,50 euro, quello di un voucher da 20 euro è di 15 euro, il netto di un buono da 50 euro è pari a 37,50 euro.
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