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Timestamp: 2019-08-22 10:11:53+00:00
Document Index: 52960438

Matched Legal Cases: ['art. 20', 'art 53', 'art 20', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 20', 'art. 20', 'art. 53', 'sentenza ']

La Legge di Bilancio 2018 ridimensiona la portata dell’art. 20 del D.P.R. n. 131/1986 (cd. Testo unico delle disposizioni concernenti l'imposta di registro), precludendone l’impiego da parte dell’amministrazione fiscale ai fini della rettifica e liquidazione dell’imposta, e integra l’art 53-bis del TUR estendendo l’applicazione della disciplina anti abuso anche all'imposta di registro.
A) La prima modifica riguarda l’art 20, comma 1 del TUR, rubricato “interpretazione degli atti”.
In base alla previgente disciplina e a un consolidato orientamento della giurisprudenza di legittimità (da ultimo: Cassazione, sentenza n. 11873/2017), gli atti presentati alla registrazione erano tassabili sulla base di elementi extratestuali ossia rinvenibili fuori dal loro contenuto ed in base a elementi desumibili da atti che presentavano un collegamento con gli stessi.
Le operazioni, articolate in vari negozi giuridici, poste in essere dal contribuente, venivano riqualificate da parte degli Uffici sulla base degli atti collegati, valorizzando gli effetti oggettivamente prodotti dell’operazione realizzata ed in considerazione del risultato complessivo conseguito dalle parti.
Un caso frequente vedeva l’amministrazione fiscale riqualificare gli atti di conferimento d’azienda seguiti dalla cessione delle partecipazioni della società conferitaria in atti di cessione d’azienda, e su tali atti liquidare l’imposta di registro.
L’art. 1 comma 87 lett. a) della Legge di Bilancio 2018 sostituisce nell’art. 20, comma 1, in primo luogo l’espressione “degli atti presentati” con “dell’atto presentato” e in secondo luogo fa seguire alla parola “apparente” le seguenti “sulla base degli elementi desumibili dall'atto medesimo, prescindendo da quelli extratestuali e dagli atti ad esso collegati, salvo quanto disposto dagli articoli successivi”.
Il novellato art. 20, comma 1, prevede che:
“L'imposta è applicata secondo la intrinseca natura e gli effetti giuridici dell'atto presentato alla registrazione, anche se non vi corrisponda il titolo o la forma apparente, sulla base degli elementi desumibili dall'atto medesimo, prescindendo da quelli extratestuali e dagli atti ad esso collegati, salvo quanto disposto dagli articoli successivi.”
Tale modifica impedisce espressamente l’ingresso ad elementi estranei (dato extratestuale e collegamento negoziale) all’atto presentato per la registrazione, il quale diviene tassabile esclusivamente sulla base degli elementi desumibili dall’atto stesso, dal suo contenuto giuridico e dagli effetti prodotti connessi.
B) La seconda modifica riguarda l’art. 53-bis, comma 1 del TUR, rubricato “Attribuzioni e poteri degli uffici”, il cui tenore letterale novellato è il seguente:
“Fermo restando quanto previsto dall'articolo 10-bis della legge 27 luglio 2000, n. 212, le attribuzioni e i poteri di cui agli articoli 31 e seguenti del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, e successive modificazioni, possono essere esercitati anche ai fini dell'imposta di registro, nonché delle imposte ipotecaria e catastale previste dal testo unico di cui al decreto legislativo 31 ottobre 1990, n. 347”.
In virtù dell’espresso richiamo operato con l’inserimento della seguente espressione “Fermo restando quanto previsto dall'articolo 10-bis della legge 27 luglio 2000, n. 212”, le attribuzioni e i poteri dell’Amministrazione fiscale, previsti dalla disciplina sostanziale e procedimentale dettata per l’abuso del diritto, diventano esercitabili anche nell’ambito dell’imposta di registro, nonché delle imposte ipotecaria e catastale.
Le modifiche non sono di poco conto, gli Uffici, a decorrere dal 1° gennaio 2018, non potranno più riqualificare l’atto presentato per la registrazione, all’esito di una mera attività interpretativa dell’operazione posta in essere dal contribuente.
L’operazione diventa riqualificabile solo se l’Amministrazione fiscale dimostra la sussistenza dell’abuso del diritto previsto dall'articolo 10-bis della legge 27 luglio 2000, n. 212, secondo cui una o più operazioni sono contestabili per abuso del diritto se, pur rispettando formalmente la normativa fiscale, sono prive di sostanza economica e realizzano essenzialmente un indebito vantaggio fiscale.
Il potere di riqualificazione del negozio presentato per la registrazione viene sottratto alla sede interpretativa da parte dell’Amministrazione fiscale, la quale, al momento della registrazione dell’atto, dovrà dare rilevanza esclusivamente agli elementi intrinseci al singolo atto presentato.
L’Amministrazione che intenda procedere alla riqualificazione, sarà tenuta pertanto a contestare l’abuso del diritto in primis, e sarà solo in sede di accertamento della natura elusiva del negozio, assistita da garanzie procedimentali a favore del contribuente, che l’Amministrazione potrà, in caso di accertamento positivo, operare la riqualificazione.
Sussistono dubbi in merito alla decorrenza della norma in commento, stante la mancanza di una espressa qualificazione della stessa (nella relazione tecnica parte I della Legge di Bilancio 2018 viene definita norma di natura chiarificatrice), è oggetto di dibattito se riconoscerle valenza interpretativa e pertanto applicabile retroattivamente o innovativa, con decorrenza dal 1° gennaio 2018.
Recentemente la Cassazione con la sentenza n. 2007 del 26 gennaio 2018 ha preso posizione sul tema riconoscendole portata innovativa, anche sulla base del suo tenore letterale e del fatto che la stessa ha operato una rivisitazione strutturale e antitetica della pregressa disciplina dell’Imposta di Registro.
Tale presa di posizione della Cassazione è stata recentemente condivisa anche dall’Agenzia delle Entrate che ha negato valenza retroattiva alla novellata disciplina contenuta nel D.P.R. 131/1986.