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Timestamp: 2019-11-18 21:37:58+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 19', 'sentenza ', 'art. 19', 'art. 19', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 19', 'art. 8', 'art. 360', 'art. 19', 'art. 19', 'art. 156', 'art. 1372', 'art. 19', 'art. 19', 'sentenza ', 'art. 8', 'art. 19', 'art. 10', 'art. 1', 'art. 19', 'art. 10']

Separazione e divorzio, vantaggi fiscali nel trasferimento dell'immobile | ProntoProfessionista.it
Le agevolazioni fiscali nel trasferimento di immobili a favore di un coniuge nell’ambito del procedimento di separazione e divorzio
I coniugi che hanno deciso di divorziare possono avere anche l’interesse, già in sede di separazione, a dividersi le proprietà immobiliari. E’ bene sapere che vi sono delle agevolazione fiscale se le clausole di trasferimento della proprietà immobiliare vengono inseriti negli accordi di separazione e divorzio.
In particolare la Legge n. 74 del 1987, all’Art. 19, prevede espressamente che: “Tutti gli atti, i documenti ed i provvedimenti relativi al procedimento di scioglimento del matrimonio o di cessazione degli effetti civili del matrimonio nonché ai procedimenti anche esecutivi e cautelari diretti ad ottenere la corresponsione o la revisione degli assegni di cui agli articoli 5 e 6 della legge 1° dicembre 1970, n. 898, sono esenti dall'imposta di bollo, di registro e da ogni altra tassa”.
L’esenzione fiscale si applica a tutti gli accordi di separazione e/o divorzio?
La Corte di Cassazione è intervenuta più volte sul punto.
Con un primo orientamento la Corte di Cassazione (Cass. 15231/2001, Cass. 7493/2002, Cass. 24321/2007, Cass. 16909/2015) aveva distinto tra un contenuto necessario e un contenuto eventuale degli accordi di separazione.
Sulla base di questa distinzione aveva ritenuto non operante l’esenzione fiscale di cui all’art. 19 della Legge del 1987 agli atti di disposizione immobiliare stipulati “in occasione” della separazione o del divorzio. In buona sostanza venivano esclusi dall’esenzione fiscale quei patti che non fossero stipulati al fine di dirimere o prevenire contrasti tra i coniugi.
Questa parte della giurisprudenza vedeva, nell’inserimento di patti di trasferimento all’interno degli accordi di divorzio e separazione, possibili finalità elusive dell’inserimento di accordi estranei al contenuto essenziale della separazione nell’ambito del procedimento di separazione con l’unico scopo del conseguimento di indebiti risparmi fiscali.
Questo orientamento è stato ribaltato da una recente sentenza la Corte di Cassazione, sez. Tributaria Sentenza n. 3110 del 17 febbraio 2016. La Suprema Corte ha riconosciuto a tutti gli accordi di separazione, che siano volti a definire in modo tendenzialmente stabile la crisi coniugale, il carattere di “negoziazione globale” anche in considerazione del mutato contesto normativo di riferimento che ha attributo all’elemento del consenso tra i coniugi il ruolo centrale nella definizione della crisi coniugale.
L’Agenzia delle Entrate ha chiarito la portata della normativa, con la Circolare n. 2/2014, ritenendo che non opera alcuna distinzione tra accordi integranti il contenuto essenziale della separazione ed accordi stipulati in occasione della stessa, tant’è che tutti gli “atti relativi al procedimento di separazione o divorzio” possono usufruire dell’esenzione di cui all’art. 19 L 74/87.
Invece non è possibile usufruire dell’agevolazione per gli accordi sottoscritti in Comune essendo vietato l’introduzione di clausole che prevedono il trasferimento di proprietà per il divorzio o separazione dinnanzi all’Ufficiale di Stato Civile in Comune.
Vedi Sentenza Cassazione, sez. Tributaria Sentenza n. 3110 del 17 febbraio 2016 Svolgimento del processo
L’Agenzia delle Entrate - Ufficio di (...) - dopo aver riconosciuto in sede di registrazione dell’atto di trasferimento di quota d’immobile (terreno privo di fabbricati) effettuato in attuazione degli obblighi conseguenti agli accordi di separazione consensuale tra coniugi i benefici fiscali di cui all’art. 19 della L. n. 74/1987, notificò al sig. (...) avviso di liquidazione per il recupero dell’imposta di registro e delle ulteriori imposte ipotecaria e catastale ritenute dovute, non considerando applicabile nella fattispecie il trattamento agevolato, essendo quest’ultimo, usufruibile, secondo l’Ufficio, solo per gli atti posti in essere in attuazione degli obblighi connessi all’affidamento dei figli, al loro mantenimento ed a quello del coniuge, oltre al godimento della casa di famiglia. Il contribuente impugnò l’avviso di liquidazione dinanzi alla CTP di Forlì, che accolse il ricorso. Avverso la decisione di primo grado l’Ufficio propose appello dinanzi alla CTR dell’Emilia - Romagna, che con sentenza n. 88/01/09, depositata il 16 settembre 2009, rigettò il gravame.
Contro detta decisione l’Agenzia delle Entrate ricorre per cassazione, affidando il ricorso ad un solo motivo. L’intimato non ha svolto difese.
1. Con runico motivo la ricorrente Agenzia delle Entrate censura la sentenza impugnata per "falsa applicazione dell’art. 19 L. n. 74/1987, e violazione dell’art. 8 della Tariffa allegata al D.P.R. n. 131/1986, degli artt. 159 e ss. c.c. e degli artt. 1100 e ss. c.c. in relazione all’art. 360 n. 3 c.p.c L’Amministrazione ricorrente deduce l’erroneità in diritto della decisione impugnata, che ha ritenuto applicabile nella fattispecie in esame il regime di esenzione previsto dall’art. 19 della L. n. 74/1987, considerando il trasferimento immobiliare in questione, per il quale l’avviso di liquidazione impugnato aveva disposto l’assoggettamento a tassazione ordinaria, come disposto in attuazione degli accordi di separazione consensuale tra i coniugi (...) e (...); ciò senza considerare - circostanza questa pacifica in fatto - che l’acquisto da parte del (...) della metà del terreno oggetto di trasferimento dalla moglie (...) al prezzo convenuto di € 74.886,25 non era conseguenza dell’avvenuto scioglimento della comunione legale tra i coniugi, vigendo già tra questi il regime della separazione dei beni ed essendo stato acquistato il terreno dai coniugi nel 2000 ciascuno per 1/2 in regime dunque di comunione ordinaria; sicché - conclude la ricorrente richiamando la pronuncia di questa Corte, Cass. civ. sez. V 3 dicembre 2001, n. 15231 - trattandosi di atto solo occasionalmente generato dalla separazione personale tra i coniugi, contrariamente a quanto ritenuto dal giudice tributario, non può trovare applicazione nella fattispecie il regime di esenzione previsto dall’art. 19 della L. n. 74/1987.
Detta distinzione, che si trova ribadita anche nella più recente giurisprudenza della I sezione civile di questa Corte (cfr., tra le altre, Cass. 19 agosto 2015, n. 16909; Cass. 22 novembre 2007, n.24321), è sostanzialmente finalizzata a distinguere tra i patti, riflettenti il contenuto necessario della separazione, che sono soggetti alla procedura di modifica o revoca, ex art. 156 ultimo comma c.c. e 710 c.p.c., e quelli viceversa che abbiano trovato solo occasione nella separazione, la cui efficacia tra le parti trova il proprio riferimento normativo nell’art. 1372 c.c.
La giurisprudenza della sezione tributaria di questa Corte, non solo nella succitata pronuncia, ma anche in altre successive decisioni volte a riconoscere l’applicabilità dell’esenzione di cui all’art. 19 della L. n. 74/1987 "a tutti gli atti e convenzioni che i coniugi pongono in essere nell’intento di regolare sotto il controllo del giudice i loro rapporti patrimoniali conseguenti allo scioglimento del matrimonio o alla separazione personale, ivi compresi gli accordi che contengono il riconoscimento o il trasferimento della proprietà esclusiva di beni mobili ed immobili all’uno o all’altro coniuge", (cfr., tra le altre, Cass. 22 maggio 2002, n. 7493; Cass. 28 ottobre 2003, n. 16171) o anche in favore dei figli (più di recente cfr. Cass. 17 gennaio 2014, n. 860) ha pur sempre avuto modo di chiarire che "l’esenzione non opera quando si tratti di atti ed accordi che non siano finalizzati allo scioglimento della comunione tra coniugi conseguente alla separazione, ma siano soltanto occasionalmente generati dalla separazione" (così, testualmente, la citata Cass. n. 7493/2002). In particolare la menzionata Cass. n. 15231/2001, che si riferiva al recupero a tassazione di atto dispositivo del trasferimento da un coniuge all’altro di quota nella misura del 20% della nuda proprietà di bene acquistato in precedenza dai coniugi in regime di separazione, nell’escludere nella fattispecie l’applicabilità dell’esenzione invocata dal contribuente ex art. 19 della L. n. 74/1987, osservava che in parte qua l’accordo era solo occasionalmente generato dalla separazione tra i coniugi, senza integrarne il naturale contenuto patrimoniale. I coniugi, infatti - così motivava la citata sentenza - avrebbero potuto legittimamente mantenere il regime di comunione ordinario, pur se separati, in tal senso deponendo "l’esame del testo dell’art. 8 della tariffa allegata al D.P.R.131/86, che parla di attribuzione di beni già facenti parte di comunione tra i coniugi, con un richiamo evidentemente solo alla comunione caratterizzata dal rapporto coniugale tra le parti, di cui agli artt. 159 e ss. c.c." Se così non fosse, concludeva in tal senso la decisione richiamata dalla difesa erariale, "è intuitivo che atti di diversa natura si presterebbero facilmente ad intenti elusivi".
1.2.1. Entrambe le affermazioni, ove riferite al caso analogo qui all’esame del collegio, relativo ad atto dispositivo di quota del 50% - che la difesa dell’Amministrazione finanziaria qualifica tout court, senza, peraltro trascrivere il contenuto dell’atto dispositivo del diritto immobiliare, come scioglimento di comunione ordinaria nel quadro degli accordi di separazione di cui al verbale di udienza di comparizione dei coniugi all’udienza presidenziale del procedimento di separazione consensuale - non sembrano idonee a giustificare l’esclusione dell’applicazione dell’esenzione prevista dall’art. 19 della L. n. 74/1987, nel testo conseguente alla declaratoria d’illegittimità costituzionale operata da Corte cost. 10 maggio 1999, n. 154, "nella parte in cui non estende l'esenzione in esso prevista a tutti gli atti, i documenti ed i provvedimenti relativi al procedimento di separazione personale dei coniugi".
Con riferimento a tale ultimo profilo, in generale deve osservarsi che se anche l’interpretazione di una disposizione di legge consenta scelte di strumenti attuativi di volontà delle parti potenzialmente tali da realizzare intenti elusivi, ciò non sembra motivo sufficiente perché essa venga necessariamente compiuta, essendo il fenomeno dell’elusione, la sua prevenzione e la sua repressione oggetto di specifica regolamentazione normativa, che oggi trova il suo fondamentale riferimento nell’art. 10 bis della L. n. 212/2000, quale introdotto dall’art. 1 del D.lgs. 5 agosto 2015, n. 128.
1.4. Infine, va dato atto che, nel ribadire l’applicabilità dell’esenzione di cui all’art. 19 della L. n. 74/1987, come modificato per effetto delle succitate sentenze della Corte costituzionale, per quanto qui rileva, a "tutti gli atti, documenti e provvedimenti relativi" ai procedimenti di separazione e divorzio, anche a seguito dell’entrata in vigore dell’art. 10 del D. Lgs. 14 marzo 2011, n. 23, con la circolare n. 2/2014 (pagg. 62 - 63) la stessa Agenzia delle Entrate, richiamando i precedenti documenti di prassi in materia (circolare n.27/2012, pag. 10, e circolare n. 18/2013, pagg. 38-41), non opera alcuna distinzione al riguardo tra accordi, comportanti trasferimenti immobiliari, integranti il contenuto essenziale della separazione ed accordi analoghi tra i coniugi stipulati in occasione della separazione.
2. Nulla va statuito in ordine alle spese di lite, non avendo P svolto difese.