Source: http://www.claaiabruzzo.it/news.aspx?idnews=0&idm=4&idy=2018
Timestamp: 2018-08-20 02:56:28+00:00
Document Index: 174598552

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 13', 'art. 14', 'art. 1419', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1419', 'art. 32', 'art. 4', 'art. 28', 'art. 28']

Legge 104, in arrivo circolare Inps per l’assegno da 1900 euro | News Claai Abruzzo
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Reato di mancato versamento ritenute previdenziali: la Cassazione, SS.UU. penali, scrive la parola fine
Fonte: eclavoro.it di R. Lucarini
Ho avuto modo di occuparmi su queste pagine, poco tempo addietro, della spinosa questione legata alla novella normativa sul tema del reato di mancato versamento delle ritenute previdenziali. Torno sul tema dato che adesso, finalmente, disponiamo del testo della sentenza (n. 10424/2018) con cui la Suprema Corte, SS.UU. penali, ha dipanato la matassa interpretativa.
Ma qual era, in sintesi, il problema che ha angustiato, nei mesi scorsi, gli addetti ai lavori?
Con il nuovo testo dell’articolo 2, comma 1-bis, D.L. 463/1983, proposto a mezzo del D.Lgs. 8/2016, il legislatore ha optato per una parziale depenalizzazione della fattispecie in commento; lo ha fatto ponendo una soglia oltre la quale, in caso di condotta omissiva, scatta la reazione penale. In sintesi, nel testo in vigore, si ha:
omissione fino a 10.000 euro annui: sanzione amministrativa pecuniaria da 10.000 a 50.000 euro;
omissione superiore a 10.000 euro annui: reclusione fino a 3 anni e con la multa fino a 1.032 euro.
Già l’aspetto amministrativo, viste le somme in gioco, non pare proprio lieve.
Il piano penale, inoltre, ha posto un problema giuridico circa il periodo annuo da considerare ai fini del corretto calcolo della soglia di punibilità. Ci si è chiesti:
si tratta di anno inteso quale competenza per 12 mesi di retribuzioni?
oppure di anno inteso quale somma di 12 periodi di scadenza dei versamenti previdenziali?
È noto a tutti, infatti, che il versamento contributivo si effettua il giorno 16 del mese successivo al periodo di competenza. Per cui, ne deriva:
nel caso cui al precedente punto 1, con utilizzo del criterio di competenza: sarebbero conteggiabili i versamenti posti in essere dal 16 febbraio di un determinato anno (riferibili alle retribuzioni del gennaio del medesimo anno), fino a quelli del 16 gennaio dell’anno successivo (riferibili alle retribuzioni del dicembre dell’anno precedente);
nel caso cui al precedente punto 2, con utilizzo del criterio di cassa: sarebbero invece conteggiabili i versamenti posti in essere dal 16 gennaio di un determinato anno (riferibili alle retribuzioni del dicembre dell’anno precedente), fino a quelli del 16 dicembre del medesimo anno (riferibili alle retribuzioni novembre dello stesso anno).
Il dubbio si muoveva tra una giurisprudenza di legittimità, orientata verso la prima tesi, e una produzione amministrativa (Ministero del lavoro, Inps e INL) che si è inizialmente incardinata a favore della seconda ipotesi, salvo pentirsi e tornare sui propri passi. In sostanza, una babilonia …
Ecco il motivo per cui, con urgenza, si è chiesto di porre rimedio alle SS.UU. penali. E i Supremi giudici hanno risposto, con la sentenza citata, chiudendo questa ambigua querelle e sposando la tesi legata al criterio di cassa.
In fondo, anche se il concetto della competenza appare normativamente legato alla materia della contribuzione previdenziale, quanto sostenuto nella decisione in commento si rivela lineare. In sostanza gli Ermellini sostengono che “la condotta del mancato versamento assume rilievo solo con lo spirare del termine di scadenza indicato dalla legge, sicché appare più coerente riferirsi, riguardo alla soglia di punibilità, alla somma degli importi non versati alle date di scadenza comprese nell’anno”.
Per ricapitolare e fare un minimo di chiarezza: per il calcolo della soglia annua occhio ai versamenti scadenti tra il 16 gennaio di un determinato anno (riferibili alle retribuzioni del dicembre dell’anno precedente) e il 16 dicembre del medesimo anno (riferibili alle retribuzioni novembre dello stesso anno).
Finalmente, al di là delle dispute legali, ci hanno dato un punto di rifermento; così sia.
Dichiarazione precompilata 2018, regole di accesso al 730 per contribuenti, sostituti d'imposta e intermediari, scadenze, detrazioni e deduzioni.
Si amplia il numero delle informazioni già inserite nella dichiarazione precompilata (con l’esordio delle spese per l’asilo nido e delle erogazioni liberali a favore di associazioni e fondazioni) ed esordisce l’accesso in cooperazione applicativa con cornice di sicurezza da parte dei Caf. Sono le novità del 730 e del Modello Redditi 2018 online, disponibili a partire da lunedì 16 aprile. Le istruzioni per l’accesso sono indicate nel provvedimento del 9 aprile dell’Agenzia delle Entrate, tanto per i contribuenti che presentano autonomamente la dichiarazione quanto per gli intermediari dell’assistenza fiscale.
Il 730 precompilato è destinato a lavoratori dipendenti e assimilati (anche da coniugi in forma congiunta) e, nella versione precompilata, contiene le seguenti detrazioni e deduzioni:
spese per la frequenza degli asili nido;
dati sulle spese da ripartire su più annualità desumibili dalle dichiarazioni 2017.
Il contribuente accede alla propria dichiarazione attraverso le credenziali Fisconline, l’identità SPID, la Carta Nazionale dei Servizi, il PIN dispositivo INPS e le credenziali di altri soggetti individuati con provvedimento dell’Agenzia delle Entrate. All’interno della propria area autenticata può visualizzare il 730 e stamparlo, accettare, modificare o integrare i dati, effettuare l’invio, versare le imposte tramite F24 con possibilità di addebito sul conto corrente, consultare comunicazioni e ricevute relative alla dichiarazione presentata, conoscere i soggetti delegati a cui è stata resa disponibile la dichiarazione precompilata. Il contribuente deve fornire un indirizzo di posta elettronica al quale ricevere le comunicazioni. Genitori, tutori e contribuenti che compilano il 730 per conto di persone legalmente incapaci devono autocertificare la propria condizione recandosi negli uffici del fisco.
Sostituti d’imposta, CAF e intermediari abilitati accedono se in possesso di delega del contribuente e copia del documento d’identità. La delega può essere in formato cartaceo o elettronico e contenere le seguenti informazioni:
indicazione che la delega si estende, oltre all’accesso alla dichiarazione 730 precompilata, anche alla consultazione dell’elenco delle informazioni relative alla dichiarazione (che contiene l’indicazione dei dati inseriti e non inseriti e della fonte utilizzata).
Le deleghe sono numerate, annotate i apposito registro e conservate nel rispetto delle regole tecniche previste dal CAD, il codice dell’amministrazione digitale.
Come detto, fra le novità 2018 c’è la possibilità, sperimentale, per i CAF di accedere alle dichiarazioni precompilate in cooperazione applicativa con cornice di sicurezza.
Le modalità tecniche sono disciplinate da apposita convenzione, e prevedono specifiche misure di sicurezza per evitare che i dati siano disponibili a terzi o vengano utilizzati da soggetti esterni al Centro dei assistenza fiscale, mettendo a punto tutte le necessarie misure tecniche, organizzative e applicative.
I nostri uffici sono a vostra disposizione per la compilazione del 730.
Imprese, a breve al via il bando ISI Inail per gli investimenti in sicurezza
Tra meno di un mese si potrà presentare domanda per partecipare al bando Isi 2017, con cui l’Inail mette a disposizione delle imprese che vogliono investire in sicurezza più di 249 milioni di euro di incentivi a fondo perduto, ripartiti su base regionale e assegnati fino a esaurimento, secondo l’ordine cronologico di ricezione delle domande.
Come per i bandi precedenti, la procedura di presentazione delle domande di accesso agli incentivi avverrà in modalità telematica.
A partire dal 19 aprile le aziende interessate avranno tempo fino alle ore 18 del 31 maggio 2018 per inserire e salvare la propria domanda attraverso la sezione “accedi ai servizi online” del sito Inail, dove sarà possibile anche effettuare simulazioni relative al progetto da presentare e verificare il raggiungimento della soglia di ammissibilità. Per accedere alla sezione l’impresa deve essere in possesso delle credenziali di accesso ai servizi online, che possono essere ottenute effettuando la registrazione sul portale dell’Istituto almeno due giorni lavorativi prima della chiusura della procedura informatica per la compilazione della domanda.
Per ottenere informazioni e assistenza l’Istituto mette a disposizione anche il proprio contact center, che a partire dal 1 gennaio 2018, al nuovo numero 06.6001 (utilizzabile sia da rete fissa sia da rete mobile secondo il piano tariffario del gestore telefonico di ciascun utente).
Rivolgetevi a U.P.A. per lo sviluppo della pratica.
Resto al Sud, Invitalia: tempi record nella valutazione delle domande
La mancata valutazione del rischio nel job on call ( contratto a chiamata)
Si tratta, com’è noto, di una tipologia di lavoro “flessibile” che trova la sua genesi nel D.Lgs. 276/03, ripresa successivamente dall’art. 13 del D.Lgs. n.81/2015, che definisce il “job on call” come un contratto “(...) anche a tempo determinato, mediante il quale un lavoratore si pone a disposizione di un datore di lavoro che ne può utilizzare la prestazione lavorativa in modo discontinuo o intermittente secondo le esigenze individuate dai contratti collettivi, anche con riferimento alla possibilità di svolgere le prestazioni in periodi predeterminati nell'arco della settimana, del mese o dell'anno. In mancanza di contratto collettivo, i casi di utilizzo del lavoro intermittente sono individuati con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali”.
La flessibilità del rapporto risiede, quindi, proprio nel fatto che il datore di lavoro grazie a tale strumento impiega il lavoro a “chiamata”, ossia secondo le proprie esigenze produttive dando origine, così, a una prestazione lavorativa appunto “intermittente”; proprio questo carattere peculiare rende il lavoratore maggiormente esposti ai rischi per la salute e la sicurezza sul lavoro, in quanto oltre a quelli tipici legati alla mansione che in concreto andrà a svolgere si aggiungono anche quelli da “flessibilità” legati essenzialmente a una presenza sul posto di lavoro che potrebbe essere non continua.
Il divieto di stipula del contratto
Per tale motivo l’art. 14, primo comma, del D.Lgs. 81/15 (c.d. “Jobs act”), riprendendo la previsione già contenuta nel D.Lgs. 276/03, stabilisce espressamente che è vietato il ricorso al lavoro intermittente in diversi casi tra cui quello in cui i datori di lavoro “(...) non hanno effettuato la valutazione dei rischi in applicazione della normativa di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori”.
Si tratta, quindi, di una norma imperativa che il legislatore ha posto a tutela del lavoratore che viene a trovarsi maggiormente esposto a infortuni sul lavoro per la presenza di rischi specifici aggiuntivi derivanti essenzialmente dalla minor familiarità sia con l'ambiente di lavoro, sia con gli strumenti di lavoro, e a causa anche della minore esperienza e della minore formazione, unite spesso alla minore professionalità e ad un'attenuata motivazione.
Tale criticità è stata evidenziata anche dal rapporto OIL del 28 aprile 2010 “Rischi emergenti e nuove forme dì prevenzione in un mondo del lavoro che cambia”, dove per altro è stato messo anche in risalto che “È aumentato anche il numero di lavoratori immigrati che a causa delle condizioni di lavoro precario spesso devono accettare lavori con bassi standard di sicurezza, basse retribuzioni e cattive condizioni di lavoro”; tale realtà unitamente alla precarietà dei rapporti ha generato negli ultimi decenni una situazione assolutamente da condannare sia sul piano della sicurezza, sia su quello delle tutele generali.
Effetti della mancata valutazione dei rischi
Alla luce, quindi, di questo regime normativo l’Ispettorato ha precisato che la violazione della richiamata disposizione imperativa “(…) comporta la conversione del rapporto di lavoro intermittente in un ordinario rapporto di lavoro subordinato”.
Tale indicazione si base su di un consolidato orientamento giurisprudenziale secondo il quale la contrarietà a norma imperativa di un contratto di lavoro c.d. “atipico” ne comporta la nullità parziale ai sensi dell’art. 1419 c.c., con conseguente conversione dello stesso nella “forma comune” di contratto di lavoro subordinato.
A tal proposito viene richiamata la sentenza della S.C. di Cassazione civ. sez. Lavoro 2 aprile 2012 n. 5241, che facendo riferimento al contratto a termine non ha mancato di mettere in risalto che “la specificità del precetto, alla stregua del quale la valutazione dei rischi assurge a presupposto di legittimità del contratto, trova la ratio legis nella più intensa protezione dei rapporti dì lavoro sorti mediante l'utilizzo di contratti atipici, flessibili e a termine”.
Tale principio, sottolinea ancora l’Ispettorato, è stato seguito recentemente anche dal Tribunale di Vicenza nella sentenza n. 343, depositata il 19 luglio 2017, in cui ha sostenuto che il contratto di lavoro intermittente, in assenza del documento di valutazione dei rischi (DVR), si considera nullo, con conseguente riconducibilità del rapporto di lavoro alla fattispecie tipica del contratto di lavoro a tempo indeterminato ai sensi del già citato art. 1419 c.c.
Ciò in virtù del fatto che le esigenze di protezione di un diritto primario, quale quello alla salute (cfr. art. 32 e 41 Cost.), non possono che portare “alla declaratoria di nullità dei contratti di lavoro atipici, quale quello in esame, stipulati in violazione della specifica norma di prevenzione, che esige una particolare protezione per i lavoratori”.
Nella Lettera Circolare, inoltre, viene richiamato anche l’orientamento del Tribunale di Milano che nelle sentenze n. 1806 e n. 1810 del rispettivamente del 19 e 20 giugno 2017, non ha ritenuto, in alcun modo, ostativa alla conversione del rapporto di lavoro la circostanza che tale “sanzione” non sia espressamente prevista dal legislatore.
Per altro occorre anche aggiungere che la S.C. già in precedenza aveva rilevato che l’obbligazione di sicurezza si atteggia in maniera particolarmente intensa nei confronti di lavoratori di giovane età e professionalmente inesperti come solitamente accade nel caso dei lavoratori “atipici” (1).
Va sottolineato che, comunque, l’esigenza di una protezione più intensa dei lavoratori “atipici” già è stata espressa dalla dottrina subito dopo la riforma del mercato del lavoro operata con il già citato D.Lgs. n.276/2003, a cui i dati sugli infortuni diffusi dall’INAIL nel corso di questi circa quindi anni di applicazione di questa disciplina sui contratti di lavoro atipici sta dando ragione (2).
Rapporto tra contratti “atipici” e DVR
Occorre osservare, poi, che lo stesso divieto di stipula del contratto in assenza della valutazione dei rischi è previsto dal D.Lgs. 81/15, anche per altri contratti di lavoro “atipici”; è il caso, infatti, della somministrazione di lavoro e del lavoro a termine.
L’Ispettorato Nazionale del Lavoro non è entrato, però, specificamente nel merito del contenuto dell’adempimento della valutazione dei rischi da assolvere; invero, sotto questo profilo è possibile ricorrere a due principali chiavi interpretative.
La prima è quella di ritenere come sufficiente, ai fini dell’osservanza del citato divieto, la prova da parte del datore di lavoro della mera redazione del DVR e in data anteriore alla stipula del contratto, senza però entrare nel merito dei suoi contenuti.
Accanto a questa chiave interpretativa, prettamente formale, è possibile affiancarne un’altra che, viceversa, non considerando come sufficiente la sola redazione del predetto documento ai fini dell’osservanza del divieto previsto dal già citato D.Lgs. 81/15, ritiene invece anche necessario che la valutazione in esso contenuta, antecedente al momento della stipula del contratto di lavoro, riporti i rischi (infortunistici, per la salute, trasversali, etc.) ai quali sarà esposto il lavoratore nello svolgimento della mansione, tenendo altresì conto che lo stesso rientra anche in un gruppo di lavoratori esposti a rischi particolari – secondo l’espressione dell’art. 4, primo comma del D.Lgs. n. 626 del 1994, riprodotta ora nell’art. 28, primo comma del D.Lgs. 81/08 – in quanto la sua posizione di lavoratore precario come detto lo espone a rischi aggiuntivi (3).
Valutazione dei rischi legati alla specifica tipologia contrattuale
Per altro non va nemmeno dimenticato che l’art. 28, primo comma del D.Lgs. 81/2008, prevede anche l’obbligo di valutare “i rischi connessi alla specifica tipologia contrattuale attraverso cui viene resa la prestazione di lavoro”.
Per effetto di questa previsione si è realizzato così, finalmente, un coordinamento tra il D.Lgs. 81/08 e la disciplina protettiva del diritto alla salute nelle forme flessibili d’impiego e la temporaneità del rapporto di lavoro, rapportata allo specifico profilo di rischio associato alla mansione che dovrà essere svolta dal lavoratore, rappresenta un elemento che il datore di lavoro è tenuto a valutare preventivamente non solo per evitare il pericolo della conversione del contratto ma anche – e soprattutto – per evitare le ben più gravi sanzioni previste dal D.Lgs. 81/08, che in caso dell’omessa valutazione di tali rischi potrebbe costare molto cara in caso d’infortunio sul lavoro.
Restiamo a completa disposizione per un supporto tecnico/normativo in materia di sicurezza sul lavoro per lo studio e i Vostri clienti.
Info 0871-331442
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