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Timestamp: 2018-09-26 05:04:18+00:00
Document Index: 60336597

Matched Legal Cases: ['art 25', 'art 25', 'art. 14', 'art. 14', 'art. 14', 'art. 25', 'sentenza ', 'art 25', 'art. 25', 'art. 14']

LIP “Rifiuti zero”: art 25 ovvero il labile confine tra “volontariato” e business |
LIP “Rifiuti zero”: art 25 ovvero il labile confine tra “volontariato” e business
Inviato da galloparlante ⋅ 20 maggio 2014 ⋅ 3 commenti
Archiviato in biogas, lip, Michele Corti, rifiuti zero
Tra gli “zeristi”, i propugnatori della Legge di iniziativa popolare Rifiuti Zero, vi sono affermati consulenti di società biogassiste e ciò non può non aver relazione con le previsioni dell’art. 14 della stessa LIP che auspica la produzione di biometano dai rifiuti.
Tale “virtuosa” soluzione lascia impregiudicati (e moltiplica)…
i problemi di smaltimento dei digestati (in grado di apportare al terreno cariche patogene, metalli pesanti e composti organici persistenti tossici);
le emissioni di biogas – composto anche da composti organici volatili tossici – per perdite più o meno “fisiologiche” degli impianti (che arrivano ad alcuni punti percentuali);
i pericoli di sversamenti di masse di liquami, stabilizzati o meno da parte degli impianti.
Inoltre – in attesa di essere certi che la lobby biogassista ottenga un poderoso incentivo per il biometano – la LIP RZ all’art. 14 consente di bruciare il biogas in loco sommando agli altri impatti della produzione di biogas quello delle emissioni in atmosfera (NOx, polveri sottili).
Motivi più che sufficienti per annusare puzza di bruciato. Molti – almeno tra i comitati no biogas – si sono fermati all’art. 14. Se si arriva all’art. 25 sorgono la sensazione viene confermata da una strana ibridazione tra volontariato zerista e una forma di “finanziamento” attraverso la raccolta dei rifiuti. Si dice “saltuariamente” e “in modo limitato” ma in Italia nulla diventa più permanente di quello che dovrebbe essere temporaneo.
Il “recupero” di energia che presuppone nel caso del biogas la combustione (in loco per produzione di energia elettrica o decentrata per autotrazione) è come hanno capito anche i bambini un modo per impedire che si riduca la produzione del rifiuto. Se poi sono i propugnatori della sedicente strategia “rifiuti zero” che incoraggiano il perpetuarsi del recupero dell’energia dai rifiuti e se, per di più, si propongono di “autofinanziarsi” attraverso la gestione di servizi di raccolta rifiuti – senza sottoporsi agli adempimenti di legge dei “gestori ambientali” sorge il dubbio che questo “zero” sia solo uno specchietto per le allodole.
Ruolo del volontariato e della cooperazione sociale
1. Le associazioni di volontariato, le cooperative sociali e le organizzazioni non lucrative di utilità sociale possono effettuare saltuariamente, con progetti e/o con campagne di sensibilizzazione e di informazione temporalmente limitate, la raccolta di frazioni differenziate di rifiuti urbani non pericolosi per finanziare le proprie attività sociali, previa comunicazione al comune interessato che indichi il soggetto responsabile e il periodo di attività previsto che non può, in ogni caso, eccedere i sei mesi.
2. Tale attività esclude il requisito di iscrizione all’albo dei gestori ambientali e la compilazione del formulario di accompagnamento dei materiali, in deroga alle disposizioni vigenti.
*Michele Corti è presidente del Coordinamento nazionale Terre Nostre No biogas, no biomasse per la salute e l’ambiente, titolare del sito www.ruralpini.it, docente di sistemi zootecnici presso l’Università di Milano e ruralista
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3 pensieri su “LIP “Rifiuti zero”: art 25 ovvero il labile confine tra “volontariato” e business”
Leggo un bel po di imprecisioni ed osservazioni poco puntuali come:
1) Si parla di “cariche patogene” ma bisogna precisare per cosa e per chi? Se il digestato è inertizzato che “cariche patogene” porta?
2) La presenza di “metalli pesanti e composti organici persistenti tossici” è possibile che sia presente nell’umido estratto dal tale e quale ma non dall’umido proveniente da apposita raccolta differenziata. In ogni caso prima di impiegarlo come ammendante tale digestato deve essere sottoposto alle opportune analisi.
3) Da dove dovrebbero provenire i “composti organici volatili tossici” che peraltro non verrebbero rilasciati in atmosfera ma resterebbero confinati nel biogas che poi sarebbe riutilizzato come combustibile ? Riordiamoci che il metano in ogni caso viene estratto appositamente e proviene da un processo analogo di digestione anaerobica avvenuto naturalmente nei millenni Estrarre meno metano credo che sia cosa buona e giusta.
4) I “pericoli di sversamenti di masse di liquami” se dovessero avvenire dovrebbero avvenire esclusivamente per errore e negligenza solo in casi eccezionali, mentre tali sversamenti avvengono frequentemente nel caso delle discariche.
5) E’ molto meglio bruciare il metano che rilasciarlo in atmosfera tale e quale. Il metano rilasciato in atmosfera (come avviene nei centri di compostaggio con digestione aerobica) e molto più inquinante per l’effetto serra del CO2 a parità di quantità rilasciate in atmosfera.
6) Su quali basi concrete è basata l‘affermazione “Se poi sono i propugnatori della sedicente strategia “rifiuti zero” che incoraggiano il perpetuarsi del recupero dell’energia dai rifiuti e se, per di più, si propongono di “autofinanziarsi” attraverso la gestione di servizi di raccolta rifiuti – senza sottoporsi agli adempimenti di legge dei “gestori ambientali” sorge il dubbio che questo “zero” sia solo uno specchietto per le allodole” ?
La realtà è che dovrebbero essere incentivate le vere fonti di energia rinnovabile che producono energia esclusivamente dal sole e dai suoi derivati (venti, maree, moti ondosi, etc.) ma questo non vene fatto.
Basti ricordare che i CIP6 sono andati per più del 90% per la produzione da false energie rinnovabili e cioè ai petrolieri (per bruciare l Pet Coke)ed agli inceneritoristi per bruciare i rifiuti.
Questo attacco scarsamente fondato a chi promulga la filosofia “Zero Waste” mi puzza di bruciato.
Pubblicato da Sebastiano Spina | 22 maggio 2014, 10:54
Anche i trattamenti termici elevati non escludono il rischio di ricontaminazione. Un fatto osservato a proposito dei digestati ma che in generale trova ampia conferma nei casi frequenti di intossicazioni alimentari di prodotti ottenuti da materie prime sottoposte a trattamenti di pasteurizzazione (vedi latte). In ogni caso spore di Clostridi e Bacilli sono resistenti ai trattamenti termici
La qualità della selezione può ridurre la presenza di impurità veicolanti contaminanti ma solo entro certi limiti. Il compostaggio post DA è finalizzato a far rientrare i livelli entro i limiti di legge per gli ammendanti compostati misti. Limiti di legge molto più alti di altri paesi europei e che saranno certamente rivisti al ribasso
Gli impianti sono soggetti a perdite. Fisiologiche ammesse dai progettisti biogassisti del 1%. Un servizio di un canale televisivo tedesco riportava interviste a tecnici addetti alla manutenzione delle centrali a biogas che segnalava come le perdite dai digestori sono frequenti. Quindi emissione diretta. la composizione del gas naturale è ovviamente ben diversa. Il biogas è una miscela in cui il metano rappresenta il 45-70%. Le perdite in atmosfera dei componenti del biogas sono di qualità diversa delle perdite di gas naturale
Affermazione smentita da casistica tedesca e italiana. Gli sversamenti sono frequanti.
le sacche anaerobie dei processi di compostaggio possono essere minimizzate dalle caratteristiche delle compostiere e dalla preparazione del materiale in ingresso. In ogni caso si tratta di perdite ridotte e anche negli impianti a biogas si perde metano in atmosfera. Si dimentica poi che non esiste in questo mondo solo l’effetto serra e che bruciare metano anche nel fornello della cucina comporta produzione di COV, IPA, particolato. Far credere che da CH4 si formi solo CO2 è da mascalzoni considerato che inevitabilmente – sia pure in funzione della regolazione della combustione e della disponibilità di ossigeno – si formano veleni a partire dalla formaldeide, benzene, pirene, benzopirene ecc.
ART. 25 LIP
Pubblicato da michelecrt | 23 maggio 2014, 11:28
Il prof. Corti è docente di sistemi zootecnici presso l’Università di Milano, nonché presidente del Coordinamento nazionale “Terre Nostre No biogas No biomasse”, ed è tra i massimi esperti di rischi ambientali. La riflessione sulla Legge di Iniziativa Popolare, e soprattutto sull’art. 25, deve aver toccato qualche nervo scoperto e il “pensiero” pervenuto e pubblicato come commento all’articolo ne è la prova tangibile. Forse non è casuale che si sia voluto contestare Corti non sul suo sito ma su una “voce territoriale” , guarda caso, impegnata nel contrastare le voglie impiantistiche legate al trattamento dei rifiuti. In questi contesti si scatenano tutti gli interessati e gli interessi, soprattutto quelli economici e/o politici, venendo a galla cordate trasversali inimmaginabili che coinvolgono non solo i favorevoli alla realizzazione di impianti altamente impattanti, ma anche quei figuri “possibilisti” che si nascondono dietro sigle/associazioni/comitati, che tentano di far credere di tutelare l’ambiente e gli interessi dei cittadini. Il percorso è sempre lo stesso: inserirsi in modo “spintaneo” nel dibattito e tra gli attivisti, creare confusione, immettere dubbi tra i poco informati, smussare le conflittualità, dialogare con i proponenti, accreditarsi come “esperti” presso le Amministrazioni e gli amministratori compromessi, e inserirsi nella torta dei rifiuti, e non solo. Bene, in questi ultimi giorni il prof. Corti ha prodotto diversi articoli su questo argomento (riportati su http://sgonfiailbiogas.blogspot.it/) riaccendendo, di fatto, l’attenzione nei suoi confronti da parte dei promotori della L.I.P. (Legge di Iniziativa Popolare) Rifiuti Zero-Zero Waste
Tale proposta è contestata da quasi tutti i Comitati italiani impegnati nel No al Biogas-No alle Biomasse, soprattutto per quanto è previsto negli art. 14 e 25. Nei prossimi giorni riporteremo una analisi dettagliata della L.I.P.–Zero Waste (punto 6 delle richieste) e delle motivazioni che ci vedono contrapporci in maniera convinta .
Visto che non abbiamo nulla da temere, durante e dal confronto con altri, e per non sottrarci ai “pensieri” dei “possibilisti”, rimandiamo alla lettura delle risposte dello stesso Corti alle domande poste, tecnicamente legittime se non fossero pura provocazione. Crediamo, anzi siamo certi, di aver individuato in questa storia, persone e comportamenti a dir poco esecrabili; c’è chi provoca ma non si qualifica per la sua vera “attività” nell’associazione Zero Waste e chi, inserito nella stessa organizzazione, tenta di proporre la mediazione per l’impianto di Gallicano dimenticando di quando fu “cacciato” a forza dai Comitati di Olevano, Genazzano, Cave impegnati nella opposizione ai due impianti proposti a Genazzano. Allontanato dai tavoli di confronto con i sindaci dell’alta valle del Sacco, oggi tenta di ripetere l’esperienza, per lui assolutamente negativa, nell’area S.Cesareo, Rocca Priora, Zagarolo, Palestrina. Non ha trovato adesioni tra i locali e presto, molto presto, verrà allontanato anche da questo territorio trascinando con se i suoi quattro amici “possibilisti e prezzolati”.
Pubblicato da Comitato per Gallicano | 23 maggio 2014, 21:46