Source: http://architetticampagna.blogspot.com/2017/09/dpr-3117-nuova-circolare-esplicativa-di.html
Timestamp: 2018-08-21 17:19:14+00:00
Document Index: 171872246

Matched Legal Cases: ['art. 11', 'art. 136', 'art. 136', 'art. 167', 'art. 167', 'art. 136', 'art. 142', 'art. 1', 'art. 142']

diari di un architetto: DPR 31/17: nuova circolare esplicativa di settembre 2017
La circolare è importante perché specifica alcuni aspetti che non erano chiari nè nel decreto stesso, nè nella prima circolare. Per la lettura di questo post, ritengo fondamentale leggere almeno anche quest'altro che parla del DPR 31/17 sulla "liberalizzazione" e "semplificazione" degli interventi in zona con vincolo paesaggistico.
Anzitutto (punto. 1), la circolare pone la questione fondamentale sul CHI debba valutare (assumendosene la responsabilità) se gli interventi ricadano effettivamente nella piena esenzione dall'autorizzazione. Ricalcando le (scarne) indicazioni del decreto, il ministero individua correttamente due scenari: nel caso in cui gli interventi "liberi" paesaggistiamente siano comunque soggetti a istanza edilizia (CILA, SCIA, Autorizzazione) è facile individuare nel tecnico progettista tale figura (nelle istanze vi è sempre una implicita dichiarazione di aderenza alle norme nazionali e locali, tra cui anche quelle paesaggistiche); il secondo caso invece è quello in cui l'intervento sia libero anche dal punto di vista edilizio, dove invece la responsabilità della valutazione ricade esclusivamente sull'interessato all'intervento ovvero sul proprietario dell'immobile.
Il privato, nel dubbio, ha comunque facoltà di depositare comunque una autorizzazione paesaggistica semplificata visto che - ricorda il ministero - secondo il DPR 31/17 art. 11 l'amministrazione ha l'obbligo di verificare come prima cosa se la domanda depositata non riguardi opere che ricadono in attività libera (ovvero in autorizzazione non semplificata): dunque ritiene ammissibile il depositare una istanza di autorizzazione solo per far effettuare all'ufficio la valutazione di congruità. Ciò ritengo possa rischiare di ingolfare gli uffici o invece possa sollecitare la definizione, da parte delle regioni o degli enti tutori, delle prescrizioni specifiche e chiare di quando le opere siano da considerarsi in effetti libere nei singoli vincoli. Viene evocata anche la possibilità di richiedere un parere all'ufficio, senza necessariamente depositare una vera e propria autorizzazione, ma il ministero ritiene comunque da escludere la possibilità che possa essere attestato il rispetto delle caratteristiche morfo-tipologiche che è una valutazione che l'ordinamento non attribuisce ad altri se non alle soprintendenze. Questi concetti sono poi ripresi nel punto 9 della circolare.
La valutazione di cui sopra, spetta (punto 2) agli uffici che hanno potere co-decisorio sul vincolo, dunque le Regioni ovvero gli enti preposti specifici, e le soprintendenze.
Al punto 3 il Ministero specifica, a scanso di equivoci, che se su un edificio sono previste una pluralità di interventi, alcuni dei quali presi a sè stante potrebbero rientrare in attività libera mentre altri no, nel complesso degli interventi diventano comunque implicitamente soggetti tutti ad autorizzazione, a meno che non siano fisicamente separati nel tempo e nelle operazioni esecutorie (il problema si pone quando gli interventi vengono "artificiosamente" separati per dividere il regime autorizzatorio).
Il punto 6 contiene una indicazione molto importante: chiarisce in pratica quando, dovendo intervenire nei vincoli di cui all'art. 136 lett. c) del d.lgs. 42/04 si deve considerare come non storico un immobile. è bene ricordare infatti questa circostanza: dalla lettura combinata degli artt. 2 e 4 del decreto, emerge che le opere indicate all'allegato A sono "libere" nelle zone di cui all'art. 136 lett. c) solo se non riguardano immobili di interesse storico, mentre sono comunque libere nelle zone di cui alla lettera d), dove non bisogna porsi la questione. Questa circolare definisce come non storici tutti gli immobili isolati la cui costruzione ha avuto inizio successivamente al 31 dicembre del 1945: per arrivare a questa conclusione il ministero fa una serie di considerazioni che qui è inutile riportare. Va da sè che se un immobile è comunque ricompreso all'interno di un nucleo storico, anche se realizzato dopo il 45 è comunque da considerarsi come sotto tutela, più che altro per il contesto. stesso discorso per immobili con vincolo puntuale, i quali comunque non sono soggetti a prescindere dalla "liberalizzazione" introdotta dal DPR 31/17.
Il punto 11 risulta cruciale per l'aspetto dell'accertamento di conformità: il Ministero, per fortuna in maniera netta, sancisce che se un intervento ricade in attività libera, allora automaticamente non è più soggetto alla procedura di accertamento della compatibilità paesaggistica prevista all'art. 167 del Codice.
A questa affermazione, circa il decadimento della necessità di chiedere accertamenti di compatibilità in art. 167 per interventi realizzati anche prima dell'entrata in vigore del decreto, si è allineata anche la Regione Lazio con il parere numero 0522062 del 17 ottobre 2017.
Alla circolare è poi allegato un documento in cui si descrivono alcune delle voci degli allegati A e B del DPR 31/17 per aiutare a meglio definire alcuni concetti di dettaglio, alcuni molto interessanti per cui invito tutti alla lettura integrale ed attenta di questa parte del documento. peccato che non vengono affrontati dei punti secondo me più controversi: giusto per fare un esempio, le finestre a tetto sono generalmente richiamate sia nel secondo periodo del punto A.2 (attività libera purché in zona c o d) sia, praticamente con le stesse parole ma forse intendendo qualcosa di diverso, nel punto B.4, cioè opere soggette a paesaggistico semplificato. di fatto, non si capisce quindi se questa fattispecie di intervento ricada in attività libera oppure no.
Pubblicato da arch. Marco Campagna a 9/27/2017 05:45:00 PM
Daniele Piccinin 2 ottobre 2017 21:50
Gentile architetto Campagna, grazie come sempre per le sue spiegazioni molto dettagliate e accurate. Una domanda sul punto 6). Il mio palazzo ricade nella zona con tutela della fascia costiera (lungomare di Ostia) ma la palazzina, pur essendo stata costruita nel 1924, non ha alcun tipo di vincolo storico architettonico. Questo significa che gli interventi descritti nell'allegato A sono esenti da paesaggistico anche nel mio caso? grazie
arch. Marco Campagna 3 ottobre 2017 15:56
la fascia costiera di Ostia ha due vincoli: quello ex lege di 300 metri dalla costa e quello del DM 21/10/54 che arriva fino al poligono di Nettuno. Il primo è un vincolo in cui secondo me si applica appieno la tabella A; il secondo, è di tipo c e d per il PTPR, dunque essendo l'immobile di prima del 1945, rientra tra quelli che non possono essere esclusi dalle semplificazioni intermedie. rimangono attuabili le semplificazioni generali.
Aspolve 3 ottobre 2017 12:09
Gentile architetto è sempre un piacere leggerLa. Volevo esporre la mia personale esperienza con la semplificazione. Ad oggi mi trovo a dover fare dei lavori di manutenzione ordinaria su fabbricato degli anni trenta (libero da vincoli puntuali) nel Parco dell'Appia Antica, opere tutte rientranti nel primo comma dell'allegato A, che sebbene all'interno dell'art. 136 non rientrerebbero nell'obbligo della semplificata (comma 1 dell'A2), come confermato anche dal responsabile AGA Dipartimento PAU (che rigetterebbe la semplificata in base proprio alla tipologia dei lavori), a meno del nulla osta ente parco che mi è stato rilasciato senza problemi, attenendosi comunque alle indicazioni ptp del Parco. Ciononostante, essendo l'intero parco monumentale archeologico alcuni funzionari del Ministero dei beni Culturali di piazza delle Finanze mi richiedono la richiesta di nulla osta scontrandosi, a mio avviso, con le direttive del dPR 31/17. Per precisazione le opere sono opere di lattoniere (compluvi e discendenti per ml 7), rifacimento intonaci ammalorati con ritinteggiatura nel colore originario (non esiste peraltro un piano di colore per il Parco). Sono ben quattro mesi che giro per uffici (San Michele, Regione Lazio, Dipartimento, e Municipio d'appartenenza) senza una risposta univoca sulla procedura.
arch. Marco Campagna 3 ottobre 2017 16:00
il DPR 31/17 è di semplificazione delle autorizzazioni paesaggistiche, tra le quali, secondo me, non rientrano i vincoli di tipo archeologico. Dunque secondo me va chiesto il nulla osta all'archeologica, oppure chiedere a loro l'esenzione. L'ente parco comunque deve interfacciarsi con la soprintendenza, dunque facendo la domanda a loro automaticamente si dovrebbe avere il nulla osta.
Aspolve 3 ottobre 2017 19:34
Grazie per il parere celere. l'Ente Parco non sembrerebbe interfacciarsi, come dovrebbe e l'automatismo si viene a perdere. Anche perchè il nulla osta ottenuto è stato automaticamente a loro ma ho dovuto chiedere io se era stato recepito. e solo dopo mio ulteriore interfacciamento mi è stata risposta scritta. Sarei d'accrdo per l'archeologico, rientrante come vincolo paesistico ai sensi dell'art. 142, ma nella risposta del Parco archeologico vi è richiesta di nulla osta solo come autorizzazione per "... lavori che interferiscano con il sedime archeologico". A mio avviso tale interferenza è solo inerente alla tutela paesistica (facendo interventi esclusivamente sopra suolo) e quindi ritorna valido quanto riportato nella attività libera per le opere di cui al punto A2. A supporto di quanto detto dovrebbe essere non solo la nomenclatura art. 1 del DPR 31/17 (ove ai sensi dell'art. 142 l'archeologico rientra nel paesaggistico) ma le indicazioni della circolare riguardo le opere A.15 nelle aree di interesse archeologico, pagg. 28-29, solo per non imporre la compatibilità paesaggistica idonea solo per una "tutela che sia rivolta a ipotetici giacimenti archeologici".