Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2010/09/novita-fiscali-del-17-settembre-2010-la-prova-della-notifica-degli-atti-fiscali-va-fornita-dalla-concessionaria.html
Timestamp: 2018-04-26 23:04:34+00:00
Document Index: 125559536

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 36', 'art. 60', 'art. 96', 'sentenza ', 'art. 76', 'art. 96', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 21', 'sentenza ', 'sentenza ']

Novità fiscali del 17 settembre 2010: la prova della notifica degli atti fiscali va fornita dalla Concessionaria: riconosciuto il danno morale subito dal contribuente con indennizzo monetario; assegni non contabilizzati: è evasione fiscale; certificato medico solo se lo richiede l’INAIL; accertamento di maggior reddito legittimo per il fabbricato acquistato dal familiare
1) La prova della notifica degli atti fiscali va fornita dalla Concessionaria: riconosciuto il danno morale subito dal contribuente con indennizzo monetario
2) Assegni non contabilizzati: E’ evasione fiscale
3) Certificato medico solo se lo richiede l’INAIL
4) Aprire un’impresa in Italia è un odissea
5) Il Fisco si fa globale, senza confini
6) Altre di fisco (accertamento di maggior reddito legittimo per il fabbricato acquistato dal familiare)
Per iscrizione ipotecaria su immobili illegittima la concessionaria della riscossione è stata condannata al pagamento del danno morale subito dal contribuente.
Se il contribuente contesta l’omessa notifica della cartella in giudizio la Concessionaria deve produrre la relata o gli avvisi di ricevimento.
Infatti, la prova della notifica degli atti opposti deve essere fornita dalla Concessionaria con la produzione delle relate o degli avvisi di ricevimento, se effettuata a mezzo del servizio postale, al fine di contrastare il sollevato vizio di omessa notifica da parte del contribuente.
Non è sufficiente che la Concessionari produca la copia delle proprie scritture.
Lo ha stabilito la Commissione Tributaria Regionale di Bari con la sentenza 18.12.2009 (pubblicata – in Altalex – il 16/09/2010), secondo cui la mancata notifica delle cartelle di pagamento e, nella fase che precede ciò, l’omesso inoltro dell’avviso bonario di cui all’art. 36-bis del D.P.R. n. 600/73, non ha posto il contribuente nella condizione di venire a conoscenza della pretesa e di fornire le prove dell’inesistenza totale o parziale della stessa.
Inoltre, nel caso di specie, la Commissione Regionale ha osservato che, le attestazioni di avvenuto deposito all’albo comunale degli atti relativi alle cartelle di pagamento opposte conseguono allo stato di irreperibilità del contribuente all’indirizzo di residenza, cui erroneamente risulta essere stata tentata la notifica anziché, come prescritto dalla lett. e) del comma 1 dell’art. 60 del D.P.R. n. 600/73, al diverso domicilio fiscale già noto all’Amministrazione finanziaria e alla stessa Concessionaria, per aver ritualmente notificato, come risulta dalla documentazione acquisita al processo, atti inerenti ad altre precedenti vicende tributarie.
Parimenti, per la comunicazione di avvenuta iscrizione di ipoteca non è stata provata l’avvenuta notifica, per cui, la notifica tentata dalla Concessionaria presso il domicilio diverso da quello fiscale è risultata infruttuosa.
Dal canto suo, l’Amministrazione finanziaria, a fronte del tempestivo accesso al condono da parte del contribuente, ha disposto, erroneamente, l’iscrizione a ruolo, senza poi assumente in maniera autonoma e tempestiva, anche per ragioni di autotutela, il provvedimento di sgravio per evitare che la conseguente inerzia determinasse l’ingiustificata emissione della cartella di pagamento.
La pretesa tributaria è, quindi, risultata essere in definitiva del tutto inesistente, quindi arbitraria, e la successiva omessa notifica della cartella di pagamento ha determinato l’ingiustificata iscrizione della ipoteca legale a carico del contribuente.
La Commissione pugliese, ha, inoltre, rilevato che il rispetto del principio di leale collaborazione, sancito dalla legge n. 212/2000 (statuto del contribuente), avrebbe dovuto indurre gli enti impositori a facilitare l’acquisizione dei dati inerenti l’iscrizione ipotecaria ed evitare, quindi, il prolungarsi di una immotivata azione limitativa incidente sulla disponibilità patrimoniale del contribuente con conseguente disagio a questi arrecato ingiustificatamente.
Peraltro, l’Amministrazione finanziaria è direttamente in causa per l’avvenuta iscrizione a ruolo della somma contenuta nella suddetta cartella di pagamento richiedente l’importo di € 139.062,41, non dovuta dal contribuente per aver fruito del condono fiscale.
Riguardo la domanda di risarcimento danni patrimoniale e morali (ex art. 96 c.p.c.) la Commissione Tributaria di Bari ha affermato che la domanda di riconoscimento del risarcimento è accoglibile nei limiti in cui essa è riconducibile al preteso danno morale connesso alla condotta posta in essere prima dall’Agenzia delle Entrate e poi dalla Concessionaria Equitalia durante il procedimento di riscossione e successivamente nel corso del giudizio.
Secondo la C.T.R. pugliese, l’Agenzia delle Entrate ha agito in evidente assenza del titolo a sostegno dell’iscrizione a ruolo atteso che il contribuente aveva presentato regolare domanda di condono. Non solo ma ha disposto comunque l’iscrizione a ruolo, disponendone lo sgravio ormai ad avvenuta instaurazione del giudizio (addirittura a cinque anni di distanza dalla presentazione della domanda di condono presentata dal contribuente).
Per questo motivo, diversamente da quanto ritenuto dalla Commissione Tributaria provinciale (organo sottostante), adesso la Commissione Regionale ha attribuito all’Ufficio del fisco la conseguente colpevole responsabilità.
Mentre, nessuna colpa può essere addebitata al contribuente.
Non è risultata indenne dalla relativa corresponsabilità aggravata la Concessionaria la quale prima ha proceduto illegittimamente a richiedere l’iscrizione ipotecaria e poi, nonostante l’intervenuto sgravio da parte dell’Agenzia delle Entrate e l’intervenuto ordine, disposto con la sentenza di primo grado, di cancellazione dell’iscrizione dell’ipoteca legale vi ha provveduto, in difformità alla statuizione del Giudice di prime cure, parzialmente solo il 1 aprile 2009, residuando un importo inferiore al limite di cui al comma 1 dell’art. 76 del D.P.R. n. 602/73 stabilito per poter procedere all’eventuale espropriazione immobiliare e per questo gravando illegittimamente il contribuente dell’onere dell’iscrizione ipotecaria.
Ciò si qualifica come comportamento non scusabile e negligente degli enti impositori che determina per lo stesso contribuente la denunciata condizione di sofferenza psicologica connessa alla lesione di diritti di primaria importanza quali l’impossibilità di disporre dei propri beni e mezzi.
Analoga responsabilità è stata attribuita alla Concessionaria che ha proceduto all’iscrizione dell’ipoteca senza motivo legale.
La responsabilità per l’omessa esecuzione dell’ordine di cancellazione dell’iscrizione ipotecaria, emesso dallla C.T.P. (quindi, in primo grado), è risulta ulteriormente aggravata dal mancato riscontro della richiesta del contribuente per la conseguente cancellazione dell’iscrizione, nonché dal comportamento processuale con il quale la stessa ha chiesto la conferma dell’iscrizione ipotecaria con riferimento ad altre cartelle di pagamento non oggetto del presente contenzioso.
Tutto ciò ha comportato ai danni del contribuente un abuso di potere, e, quindi, esercitato in modo evidentemente illecito.
Per questo la Commissione Tributaria Regionale di Bari ha riscontrato l’elemento soggettivo per l’accoglimento della domanda di risarcimento del danno ex art. 96 del c.p.c..
Anche se il contribuente non ha fornito elementi oggettivi di valutazione del danno subito, è stata, comunque, accolta la domanda relativa al danno morale conseguente all’accertata inesistenza del diritto degli enti impositori a chiedere l’iscrizione ipotecaria sul patrimonio del contribuente e ai conseguenti disagi psicologici che tale condotta ha provocato.
Detto danno, data la natura specifica, è stato quantificato e determinato in via equitativa in € 15.000,00 a carico della Concessionaria.
Mentre, l’Agenzia delle Entrate è stata condannata al pagamento delle spese processuali.
Infine, la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19635 del 16 settembre 2010 si è pronunciata in merito al caso della tardività della notifica della cartella esattoriale. Non sussiste la legittimazione del solo concessionario a contraddire nel relativo giudizio. Determinando il soggetto legittimato.
Se l’amministratore di una società ha emesso assegni poi non contabilizzati è legittimo l’accertamento fiscale basato sulla presunzione di operazioni non fatturate.
Lo ha ribadito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 18057 del 2010.
I giudici di legittimità hanno riaffermato il principio secondo cui “in tema di accertamento dell’Iva, l’emissione di assegni da parte dell’amministratore, non giustificata da documentazione commerciale, fa legittimamente presumere che la società abbia effettuato operazioni non fatturate di acquisto e di rivendita di beni”.
In particolare l’INAIL ha reso noto che a sensi della nuova disposizione:
– Il datore di lavoro, che abbia tempestivamente provveduto alla trasmissione della denuncia di malattia professionale per via telematica, è sollevato dall’onere dell’invio contestuale del certificato medico;
– l’Istituto deve richiedere l’invio del certificato medico al datore di lavoro nelle sole ipotesi in cui non lo abbia già ricevuto dal lavoratore o dal medico certificatore;
– Il datore di lavoro, al quale l’Inail faccia pervenire la richiesta specifica del certificato medico, è tenuto a trasmettere tale. In caso di mancato invio restano confermate le disposizioni sanzionatorie di cui al punto 6 della Circolare Inail n. 22/1998, come modificate dalla Legge 27 dicembre 2006 n. 296, art. 1, co. 1177.
(INAIL, circolare n. 36 del 15/09/2010)
4) Aprire un’impresa in Italia è un’Odissea
Per Valeria tre settimane di disagi. E pensare che dovrebbe bastare un giorno.
Il calvario di Valeria è durato per oltre tre settimane. Tutto perché ha deciso di aprire un negozio su Internet: “Continuo a prendere contatti con i fornitori, e presto inizierò – spiega – L’idea è quella di vendere prodotti alimentari di alta qualità, conserve dolci e salate. Confetture, sott’oli e sottaceti; prodotti di nicchia, a chilometri zero, realizzati con un mio marchio con mie ricette: cucina italiana declinata in modo internazionale, perché siamo nel 2010 e dobbiamo guardare all’area di Shengen”.
Fin qui, tutto bene. Il problema è che dal 1 aprile:
– per aprire un’impresa individuale è obbligatorio inviare esclusivamente in modo telematico al Registro Imprese la cosiddetta Comunicazione Unica, o Comunica.
Ricorda Valeria: “Sul sito www.registroimprese.it c’è un fantastico filmato che illustra le meraviglie di Comunica: Mario, seduto comodamente alla scrivania, ripensa a tutte le disavventure che ha affrontato in passato. Che fatica aprire un’impresa? Come sono cambiate le cose da allora! Comunica ti semplifica la vita. Comunica si fa in quattro per te. Già, ma in realtà le cose non sono così semplici.
Provo a installare la chiavetta sul mio pc secondario. Funziona. Per un momento. Provando a firmare digitalmente un documento compare un messaggio di errore. Consulto il sito del fabbricante: nessuna illuminazione. Chiamo il centro assistenza, provo su suggerimento a scaricare e reinstallare i file nella chiavetta. Lo faccio più volte. Nulla. Il servizio assistenza non mi assiste oltre e non mi dà altre soluzioni. A questo punto provo a installare la chiavetta su un terzo pc che mi sono fatta prestare: miracolo, funziona. Misteri dell’informatica, penso.
Mica è finita: Ho attivato una casella di posta certificata per ricevere le comunicazioni – continua Valeria – Attivo anche l’iscrizione a Telemaco, il sistema che permette di comunicare con le Camere di Commercio nonché di pagare le pratiche. Finalmente mi accingo a compilare Comunica. In questo caso ho due possibilità: le provo entrambe senza successo.
E quando ci riesco, i problemi non sono terminati. Ieri la svolta: Mi ha chiamato il Conservatore del Registro Imprese. Era solidale con me, e ora la situazione si è sbloccata. Dopo oltre tre settimane, mica un giorno”.
(Di Giuliano Gnecco in Il Secolo XIX, quotidiano di Gevova)
E le Amministrazioni finanziarie dei Paesi Ocse, riunite a Istanbul, inaugurano l’era dei controlli congiunti, cd. “Joint Audits”.
Le Amministrazioni finanziarie dei paesi OCSE uniscono ancora di più le proprie forze, risorse e conoscenze per contrastare l’evasione e l’elusione fiscale che corrono sui mercati globali senza confini.
Dunque, spazio a veri e propri programmi di controllo congiunti, i cosiddetti “Joint Audits”, da adottare come strumento strategico centrale per potenziare al massimo l’efficacia dell’attività di cooperazione.
È questa la nuova linea generale, e al contempo la novità di maggior rilievo, emersa nel corso del sesto Global Forum economico-finanziario delle Amministrazioni Finanziarie dell’area OCSE (“Sixth Meeting of the OECD Forum on Tax Administration”), che si è tenuto a Istanbul dal 15 al 16 settembre con l’obiettivo di discutere i temi fiscali a cui le Amministrazioni OCSE hanno accordato maggiore priorità nell’attuale contesto.
Meeting di grande interesse, anche per l’ampiezza, senza confini, dei temi trattati, che si è chiuso il 16/09/2010.
Agenzia delle Entrate in “prima linea” sul capitolo della collaborazione
La delegazione italiana, guidata dal Direttore dell’Agenzia delle Entrate Attilio Befera, ha attivamente contribuito al dibattito cui hanno partecipato anche Stati non OCSE.
Nel corso dell’incontro s’è anche discusso, nello specifico, di iniziative di collaborazione internazionale.
Via libera ai controlli congiunti
In particolare, per quanto riguarda l’attività di controllo, si è stabilito di avviare un programma di controlli congiunti (cd. “Joint Audits”) come mezzo per potenziare al massimo l’efficacia dell’attività di cooperazione internazionale.
Il controllo congiunto, applicabile ın lınea dı principio alle imprese operanti su scala internazionale, costituisce un´attività di controllo condotta da un unico team formato da funzionari dei Paesi interessati.
“Joint Audits”, Italia in prima fila – Il Direttore dell’Agenzia ha dichiarato come l’Italia si porrà come protagonista di questa forma innovativa di controllo, anche grazie alla vasta rete di trattati e di accordi internazionali stipulati, base giuridica necessaria per l’espletamento di questa innovativa forma di controllo, e alla luce dell’esperienza maturata negli ultimi 7 anni nell’ambito dei controlli multilaterali.
Contrasto all’evasione a geografia multipla, oltre il muro nazionale
Tra gli argomenti in discussione, di estrema attualità per l’Amministrazione fiscale italiana, è emersa la necessità di condividere strumenti sempre più sofisticati per continuare nell’opera di rafforzamento delle attività volte a ridurre i rischi di evasione fiscale internazionale, soprattutto con riferimento al contrasto degli schemi di pianificazione fiscale aggressiva attuati dalle imprese che operano su scala globale.
Paradisi fiscali, tempo scaduto
L’Italia, in particolare, ha illustrato le misure adottate per contrastare la delocalizzazione di redditi in paradisi fiscali, che hanno formato oggetto di specifico dibattito nell’ambito del più ampio tema delle misure di “voluntary disclosure”.
Il Direttore dell’Agenzia, nel concludere il proprio intervento, ha richiamato le parole del Ministro dell’Economia e delle Finanze in merito all’impegno dell’Italia nel contrasto ai paradisi fiscali: “L’era dei paradisi fiscali è finita per sempre.
Dirottare o detenere capitali nei paradisi non è più sicuro, né da un punto di vista economico, né fiscale. I rischi sono elevati, i ritorni modesti”.
Fisco e contribuenti, spazio alla certezza e dubbi al bando con i codici di condotta
Il dibattito è stato esteso anche al tema del miglioramento delle relazioni tra fisco e contribuente, soprattutto con riferimento alla necessità di introdurre il concetto della “enhanced relationship”, che interessa i principali attori che operano sui mercati finanziari internazionali e per i quali si può prevedere l’introduzione di codici di condotta volontari finalizzati a realizzare quelle condizioni di certezza e prevedibilità nel comportamento fiscale.
Questa nuova visione del Forum, con la conseguente riscrittura di determinate regole in specifici ambiti, come quello dei controlli e del contrasto all’evasione e all’elusione su scala internazionale, ha trovato declinazione e formalizzazione nel comunicato congiunto pubblicato il 16/09/2010 nel corso della conferenza stampa di chiusura.
http://www.oecd.org/document/2/0,3343,en_2649_37427_46020546_1_1_1_1,00.html.
(Agenzia delle Entrate, comunicato stampa del 16 settembre 2010)
– Registro a tariffa fissa sulla sentenza di omologazione del concordato preventivo con cessione ai creditori
L’imposta di registro sulla sentenza di omologazione del concordato preventivo, con cessione di beni ai creditori, si registra a tariffa fissa.
(Corte di Cassazione, sentenza n. 19141 del 2010)
– Question time su comunicazione telematica delle operazioni sopra € 3.000
Nel corso di un’interrogazione in commissione finanze della Camera, avvenuta il 15 settembre 2010, il sottosegretario al Ministero dell’Economia ha fornito alcune indicazioni in tema di comunicazione telematica delle operazioni rilevanti ai fini IVA per importi superiori a 3.000 euro, di cui all’art. 21, D.L. n. 78/2010.
In particolare, il Ministero ha fornito le seguenti anticipazioni:
– La volontà dell’Amministrazione è quella di non applicare in modo generalizzato e indiscriminato quanto previsto dalla suddetta norma;
– l’obiettivo è quello di “permettere una rapida ed efficace individuazione di soggetti a rischio frode ed evasione”, in modo da far scattare per tempo i controlli.
Tale affermazione non ha escluso dalle suddette comunicazioni le operazioni verso privati, aprendo di fatto ad un utilizzo delle comunicazioni stesse ai fini del redditometro.
Attualmente il Provvedimento delle Entrate in materia di comunicazione telematica delle operazioni rilevanti (sopra la soglia di € 3.000,00) é in fase di elaborazione.
– Coefficiente per la rivalutazione del TFR di agosto
Nel mese di agosto il coefficiente per la rivalutazione delle quote di TFR è risultato pari a 2,159794.
– Agenzia Entrate e Confindustria su livelli evasione
Dispiace che Confindustria affermi che l’evasione ha raggiunto livelli “sbalorditivi”, senza riconoscere lo sforzo messo in campo tutti i giorni dall’Agenzia delle Entrate.
Il recupero di quanto sottratto alle casse dell’erario ha, infatti, toccato livelli mai raggiunti in passato.
L’Agenzia, nel suo lavoro quotidiano al servizio del Paese, avrebbe bisogno di un cambiamento culturale, possibile solo con la collaborazione e il supporto delle parti sociali: l’evasione, infatti, si annida in tutte le categorie economiche.
– Fisco: Accertamento di maggior reddito legittimo per il fabbricato acquistato dal familiare
E’ valido l’accertamento di un maggior reddito basato sull’acquisto di un fabbricato a titolo oneroso da un familiare.
(Corte di Cassazione, sentenza n. 19637 del 16 settembre 2010)
– Nelle liti fiscali necessita l’assistenza del difensore altrimenti ricorso inammissibile
Nelle controversie tributarie di valore superiore a € 2.582,28 se manca l’assistenza del difensore il ricorso è inammissibile
(Corte di Cassazione, sentenza n. 19636 del 16 settembre 2010)