Source: https://www.studiolegalelisi.it/news/item/lotta-alle-violazioni-il-bilancio-del-garante-sui-primi-8-mesi-di-applicazione-del-rgpd
Timestamp: 2019-04-22 08:13:42+00:00
Document Index: 153858248

Matched Legal Cases: ['art. 140', 'art. 77', 'art. 141', 'art.82', 'art. 152', 'art. 142']

Studio Legale Lisi – Digital & Law Department - La lotta alle violazioni: il bilancio del Garante sui primi 8 mesi di applicazione del RGPD
Lotta alle violazioni: il bilancio del Garante sui primi 8 mesi di applicazione del RGPD
La lotta alle violazioni è uno dei temi più accesi in materia di protezione dei dati personali. A otto mesi dalla piena applicazione del Regolamento europeo, sembra che l’attenzione e la sensibilità degli utenti continui a rinnovarsi e ad aumentare nei riguardi dei diritti e degli strumenti di tutela a loro disposizione.
Sia il GDPR che il Codice Privacy (così come modificato dal D.lgs 101/2018) descrivono chiaramente quali siano questi strumenti e come sia possibile disporne. Sul punto, è il caso di ribadire che il D.Lgs. 196/2003, come modificato dal D.Lgs. 101/2018 è pienamente applicabile dal 19 settembre 2018, sanzioni comprese.
Il Codice Privacy, ad esempio, nella parte terza intitolata “Tutela dell’interessato e sanzioni” (che comprende gli artt. dal 140 bis-144) elenca quali specifici strumenti di tutela: il reclamo, la segnalazione e il ricorso, disponendo all’art. 140 bis che qualora ritenga che i diritti di cui gode sulla base della normativa in materia di protezione dei dati personali siano stati violati, l'interessato può proporre reclamo al Garante o ricorso dinanzi all’autorità giudiziaria, dedicando gli articoli successivi alle modalità di presentazione del reclamo[1].
Lo stesso art. 77 del GDPR (al quale fa rinvio l’art. 141 del Codice privacy) prevede la possibilità di proporre reclamo al Garante: fatto salvo ogni altro ricorso amministrativo o giurisdizionale, l'interessato che ritenga che il trattamento che lo riguarda violi il presente regolamento ha il diritto di proporre reclamo a un'autorità di controllo, segnatamente nello Stato membro in cui risiede abitualmente, lavora oppure del luogo ove si è verificata la presunta violazione. Tuttavia, gli strumenti appena elencati non sono le uniche forme di tutela a disposizione dell’interessato poiché l’art.82 del GDPR (al quale fa rinvio l’art. 152 del Codice privacy), prevede quale ulteriore misura la richiesta e l'ottenimento del risarcimento tramite azione giudiziale: chiunque subisca un danno materiale o immateriale causato da una violazione del presente regolamento ha il diritto di ottenere il risarcimento del danno dal titolare del trattamento o dal responsabile del trattamento.
La consapevolezza e l’importanza di garantire un’adeguata protezione dei dati personali emerge soprattutto dalle statistiche, se si considera che le Autorità nazionali preposte alla protezione dei dati, secondo quanto esposto dalla stessa Commissione europea hanno ricevuto da parte dei cittadini circa 95 mila reclami da quando il Regolamento dallo scorso maggio 2018 è divenuto direttamente esecutivo. Una portata sicuramente non trascurabile dal momento che attraverso il ricorso a questi strumenti di tutela è possibile comprendere indirettamente il livello di consapevolezza raggiunto dal cittadino in relazione ai propri diritti.
Con rifermento al contesto nazionale, lo stesso Garante ha reso noto il bilancio dei primi otto mesi di applicazione del GDPR, riportando dei dati riferibili al periodo compreso tra il 25 maggio e il 31 dicembre 2018, dai quali si apprende che:
43269 sono state le comunicazioni dei dati di contatto degli RPD
4704 i reclami e le segnalazioni (contro le 3378 dello stesso periodo del 2017)
630 le notificazioni di Data Breach
13 835 contatti con l’URP del Garante (rispetto agli 8331 dell’anno precedente)
[1] A tal proposito è opportuno segnalare dal portale del Garante, in ottemperanza a quanto disposto dall’art. 142 comma 4 del Cod. Privacy, è possibile scaricare un modulo di reclamo.