Source: https://megachip.globalist.it/legalita/2017/05/31/alessandro-pace-smonta-il-pasticcio-renzi-boschi-1326474.html
Timestamp: 2020-08-03 21:32:47+00:00
Document Index: 20140853

Matched Legal Cases: ['art. 48', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 138', 'art. 138', 'art. 57', 'art. 68', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 61', 'art. 77', 'sentenza ', 'art. 117', 'art. 3', 'art. 57', 'art. 1', 'art. 1', '§ 3', '§ 4', 'art. 35', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 57', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 57', 'art. 1', 'art. 57', 'art. 57', 'art. 1', 'art. 55']

Alessandro Pace smonta il pasticcio Renzi-Boschi | Megachip
'Verso il ''RefeRenzum''. Un''analisi precisa e spietata di un grande costituzionalista sulle insuperabili criticitÃ della riforma costituzionale su cui voteremo.'
Megachip 9 settembre 2016
Cagliari, in una conferenza affollata il pubblico segue passo passo le argomentazioni di Alessandro Pace, presidente nazionale del Comitato per il NO alla revisione costituzionale Renzi-Boschi-Verdini, nonostante la difficoltÃ di alcuni passaggi tecnici, grazie alla magistrale chiarezza del relatore. Pace ha affrontato i vari punti critici del testo Renzi-Boschi, riprendendo temi e argomenti giÃ trattati in vari interventi e pubblicazioni, a partire da quella, estremamente chiara, apparsa su Micromega il 1 marzo scorso.
Ecco in sintesi cosa ha detto il prof. Pace.
LA REVISIONE COSTITUZIONALE RENZI-BOSCHI:
CRITICITÃ€ INSUPERABILI
di Alessandro Pace.
Il Governo Renzi, con il d.d.l. cost. AC n. 2613-B, giÃ approvato nella prima delle due deliberazioni richieste per le leggi di revisione costituzionale, si propone di modificare le disposizioni costituzionali contenute nei titoli I, II, III, V, VI della Parte II della Costituzione e nelle disposizioni finali. Ebbene, poichÃ© tali modifiche sono svariate â€“ come si desume dalla stessa intitolazione della legge (Â«Superamento del bicameralismo paritario e revisione del Titolo V della Parte seconda della CostituzioneÂ») â€“ una volta che tale legge fosse sottoposta a referendum, coercirebbe la libertÃ di voto degli elettori (art. 48 Cost.) e violerebbe, nel contempo, la proclamazione della sovranitÃ popolare Â«nelle forme e nei limiti della CostituzioneÂ» (art. 1 comma 2 Cost.), in quanto, trattandosi di una legge dal contenuto disomogeneo, lâ€™elettore potrebbe esprimere, sullâ€™intero testo, solo un sÃ¬ o solo un no ancorchÃ© le scelte da compiere sono almeno due: la modifica dellâ€™attuale forma di governo (e cioÃ¨ il rafforzamento del Governo a spese del Parlamento, con un Senato ridotto ad una larva) e la modifica della forma di Stato (essendo rafforzata la posizione dello Stato centrale nei confronti delle Regioni).
Il che evidenzia lâ€™illegittimitÃ costituzionale che caratterizza il d.d.l. cost. AC n. 2613-B, perchÃ© viola, come giÃ detto, gli artt. 1 e 48 Cost. Un vizio che non contraddistingueva invece la c.d. riforma della Costituzione proposta dal Governo Letta (d.d.l. cost. n. 813 AS), naufragata strada facendo, il cui art. 4 comma 2 prevedeva appunto che Â«Ciascun progetto di legge Ã¨ omogeneo e autonomo dal punto di vista del contenuto e coerente dal punto di vista sistematicoÂ».
CiÃ² sta a significare che la scelta del Governo in favore di una legge costituzionale dal contenuto disomogeneo, Ã¨ stata consapevole. Il Governo ha infatti inteso sfruttare le diffuse critiche, anche tecniche, sul mal funzionamento della riforma costituzionale dellâ€™ordinamento regionale introdotta dalla legge cost. n. 3 del 2001, per indurre gli elettori a votare SÃ¬, con la conseguenza che il voto sarebbe contestualmente favorevole alle modifiche della forma di governo: obiettivo prioritario del Governo Renzi.
Violazione dellâ€™art. 138 della Costituzione
Il 29 dicembre 2015, nella conferenza di fine anno, Matteo Renzi si Ã¨ formalmente impegnato a dimettersi da Presidente del Consiglio dei ministri qualora prevalesse il No nel referendum confermativo. Nellâ€™impegnarsi a dimettersi in caso di sconfitta, Renzi ha perÃ² inequivocabilmente ammesso che la paternitÃ della riforma costituzionale Ã¨ stata del Governo. Non invece del Parlamento, il che risponde alla semplice, ma ovvia, ragione istituzionale di non coinvolgere nellâ€™indirizzo politico di maggioranza il procedimento di revisione costitdi Alessandro Pace *uzionale, che si pone ad un livello ben piÃ¹ alto della politica quotidiana: un livello al quale anche le opposizioni devono poter avere voce in capitolo.
Scriveva infatti Piero Calamandrei nel 1947: Â«Quando lâ€™assemblea discuterÃ pubblicamente la nuova Costituzione, i banchi del governo dovranno essere vuoti; estraneo del pari deve rimanere il governo alla formulazione del progetto, se si vuole che questo scaturisca interamente dalla libera determinazione dellâ€™assemblea sovranaÂ»[1].
Un principio â€“ quello dellâ€™estraneitÃ del governo alle revisioni costituzionali â€“ che Ã¨ funzionale ad un regime parlamentare come il nostro, che Ã¨ stato rispettato per 47 anni, fino al tentativo di riforma costituzionale Berlusconi (2005), che prevedeva il cosÃ¬ detto â€œpremierato assolutoâ€ bocciato dal referendum del 2006; seguito dal tentativo di riforma costituzionale del governo Letta (2013), che pretendeva, con un â€œcrono-programmaâ€ alla mano, di derogare alle norme inderogabili dellâ€™art. 138 Cost.; infine dalla riforma costituzionale Renzi. NÃ© puÃ² dirsi che questa riforma fosse legittimata da quei due precedenti, perchÃ© lâ€™una fu bocciata dal popolo, lâ€™altra naufragÃ² strada facendo.
Che la riforma Renzi, come le due precedenti, costituisca il contenuto di un atto di indirizzo politico di maggioranza in contrasto coi principi testÃ© ricordati, Ã¨ confermato dai cinque accadimenti che qui di seguito ricorderÃ². I quali pertanto non costituiscono delle discrepanze procedurali. Essi sono invece perfettamente funzionali allâ€™indirizzo governativo incostituzionalmente impresso al procedimento di revisione costituzionale.
Primo. La presentazione di un disegno di legge costituzionale per la revisione della Costituzione, ancorchÃ© non presente nel programma elettorale del PD, era esplicitamente previsto nel programma del Governo Renzi. Esso pertanto costituiva anche formalmente un atto di indirizzo politico di maggioranza.
Secondo. Immediata conseguenza di quella premessa fu la rimozione dâ€™autoritÃ , nel luglio 2014, dalla Commissione Affari costituzionali del Senato in sede referente, di due parlamentari (i senatori Mauro e Mineo), i quali, insieme ad altri 14 senatori, avevano invocato il rispetto della libertÃ di coscienza per ciÃ² che attiene alle modifiche della Costituzione.
Quarto. Nella seduta del 1Â° ottobre 2015 venne messo in votazione lâ€™emendamento (n. 1.203) a firma dei senatori Cociancich e Luciano Rossi[2], strutturato in modo tale da precludere tutta una serie di votazioni che avrebbero richiesto il voto segreto, con notevoli rischi per il Governo e per la maggioranza. Una specie di super-canguro nel procedimento di revisione costituzionale!
Quinto. Come dirÃ² anche nel prosieguo, il â€œfuturoâ€ art. 57 Cost. presenta unâ€™insanabile contraddittorietÃ interna, addirittura risibile in un testo solenne come la Costiuzione. Prevede infatti due commi tra loro antitetici. Per uscire da questa contraddizione, si suggerÃ¬ da piÃ¹ parti, e anche autorevolmente (E.Cheli), di seguire il parere della Giunta del Regolamento della Camera dei deputati, Pres. Napolitano, del 5 maggio 1993, reso nel corso della modifica dellâ€™art. 68 Cost., nel quale era stato correttamente osservato, Â«in considerazione dellâ€™atipicitÃ del procedimento di revisione costituzionaleÂ», che fosse ammissibile lâ€™emendamento soppressivo di un comma giÃ favorevolmente votato dai due rami del Parlamento (caso analogo allâ€™attuale).
CiÃ² nondimeno la Presidente Finocchiaro, nella seduta del 2 ottobre 2015, senza andare troppo per il sottile, non considerÃ² affatto tale precedente sulla base di un duplice, specioso argomento: 1) che la riaffermazione dellâ€™eleggibilitÃ diretta del Senato avrebbe altresÃ¬ implicato la titolaritÃ del rapporto fiduciario col Governo; 2) che lâ€™ammissibilitÃ dellâ€™emendamento soppressivo dellâ€™art. 2 comma 2 d.d.l. n. 1429-B sarebbe stato preclusivo dellâ€™intera riforma.
Argomenti entrambi inesatti. Quanto al primo, la sola elettivitÃ diretta non implica la titolaritÃ del rapporto fiduciario, Nel sistema parlamentare il rapporto fiduciario lega bensÃ¬ il Governo a una Camera eletta dal popolo, ma in quanto essa sia titolare dellâ€™indirizzo politico generale. Per contro, nel d.d.l. Renzi-Boschi, il Senato non Ã¨ titolare dellâ€™indirizzo politico generale. Conseguentemente lâ€™estensione ad esso del rapporto fiduciario col Governo costituirebbe il frutto di una scelta discrezionale del legislatore costituzionale, e non la conseguenza di un principio costituzionale.
Quanto al secondo argomento, lâ€™approvazione dellâ€™emendamento soppressivo del comma 2 avrebbe implicato la sola conseguenza della riconferma dellâ€™elettivitÃ diretta del Senato, non il naufragio dellâ€™intera riforma.
Gli accadimenti che hanno di fatto incostituzionalmente determinato lâ€™utilizzo del procedimento di revisione costituzionale a fini di indirizzo politico di maggioranza sono due: da un lato la sent. n. 1 del 2014 con la quale la Corte costituzionale dichiarÃ² lâ€™incostituzionalitÃ del Porcellum sulla base del quale la XVII legislatura era stata costituita; dallâ€™altro lâ€™inosservanza, da parte del Governo e della maggioranza parlamentare, dei limiti temporali che tale sentenza imponeva al legislatore.
Mi spiego meglio. La Corte, pur dichiarando lâ€™incostituzionalitÃ del Porcellum, consentÃ¬ espressamente alle Camere di continuare ad operare e a legiferare, non perÃ² in forza della legge elettorale dichiarata incostituzionale, bensÃ¬ grazie a un principio fondamentale del nostro ordinamento conosciuto come il Â«principio di continuitÃ dello StatoÂ». La Corte richiamÃ² due esempi di applicazione di tale principio: la prorogatio dei poteri delle Camere, a seguito delle nuove elezioni, finchÃ© non vengano convocate le nuove (art. 61 Cost.); la possibilitÃ delle Camere sciolte di essere appositamente convocate per la conversione in legge di decreti legge (art. 77 comma 2 Cost.). Ebbene, in entrambe tali ipotesi, il Â«principio fondamentale della continuitÃ dello StatoÂ» incontra limiti di tempo assai brevi, non piÃ¹ di tre mesi!
Pertanto, ammesso pure che le nuove elezioni non potessero essere indette nei primi mesi del 2014 perchÃ© lo scioglimento delle Camere avrebbe portato alle stelle lo spread nei confronti del Bund tedesco, Ã¨ perÃ² evidente lâ€™azzardo istituzionale, da parte del Premier Renzi e dellâ€™allora Presidente Napolitano, di iniziare una revisione costituzionale di cosÃ¬ ampia portata nonostante la dichiarazione dâ€™incostituzionalitÃ del Porcellum, e quindi con un Parlamento delegittimato quanto meno politicamente, se non anche giuridicamente, con parlamentari non eletti ma â€œnominatiâ€ grazie al Porcellum, insicuri di essere rieletti e perciÃ² ricattabili ed esposti alla mercÃ© del migliore offerente. Il che Ã¨ dimostrato dal record, nella XVII legislatura, di passaggi da un gruppo parlamentare allâ€™altro Â«con 325 migrazioni tra Camera e Senato in poco piÃ¹ di due anni e mezzo, per un totale di 246 parlamentari coinvoltiÂ»[3].
Di questa situazione di fatto, priva di chiarezza istituzionale e politica, lâ€™attuale Presidente del Consiglio ha approfittato, abilmente e spregiudicatamente, con indubbio tempismo e col favore dellâ€™allora Presidente della Repubblica, mettendo immediatamente in cantiere sia la riforma costituzionale sia il c.d. Italicum, la combinazione dei quali conduce alle distorsioni costituzionali ed istituzionali che ho precedentemente elencato.
Nel merito della riforma. Lâ€™Italicum come â€œpernoâ€ della riforma costituzionale
Ãˆ a tutti noto che la ratio della dichiarazione dâ€™incostituzionalitÃ della legge n. 270 del 2005 era stata individuata dalla Corte costituzionale nella Â«eccessiva divaricazione tra la compressione dellâ€™organo di rappresentanza politica (â€¦) e la volontÃ dei cittadini espressa attraverso il votoÂ». Avrebbe quindi dovuto essere intuitivo allâ€™allora Presidente della Repubblica e al Presidente del Consiglio Renzi che un Parlamento nel quale perdurava la Â«eccessiva sovra-rappresentazione della lista di maggioranza relativaÂ» (quello eletto per la XVII legislatura repubblicana) non poteva considerarsi legittimato a procedere a revisioni costituzionali, come ribadirÃ² nel prosieguo di questo mio intervento.
Ma non solo le norme del Porcellum sono state sostanzialmente riprodotte nellâ€™Italicum, in forza del quale una lista, in sede di ballottaggio, col 20 o 25 per cento dei voti, potrebbe, grazie al premio di maggioranza, conseguire la maggioranza dei seggi, in contrasto con la sentenza n. 1 del 2014 della Corte costituzionale.
Câ€™Ã¨ di piÃ¹. Grazie allâ€™Italicum il rapporto tra legge costituzionale e legge elettorale Ã¨ stato invertito costituendone il â€œpernoâ€. Ãˆ infatti lâ€™Italicum, approvato per primo, ad individuare il vero obiettivo del combinato â€œlegge costituzionale â€“ legge elettoraleâ€, e cioÃ¨ Â«verticalizzare il potere e gestirlo senza ostacoli e limiti da parte di nessuno, cittadini compresiÂ» (L. Carlassare).
Le finalitÃ accentratrici della riforma Renzi quanto alla forma di governo e alla forma di Stato
Le finalitÃ accentratrici del disegno istituzionale sotteso alla riforma Renzi sono indiscutibili.
Nei rapporti tra Stato e Regioni di diritto comune (non perÃ² nei rapporti con le Regioni di diritto speciale, garantiti da specifiche leggi costituzionali) prevede una netta inversione di tendenza rispetto alla legge cost. n. 3 del 2001. Viene abolita la legislazione concorrente. Sono ricondotte alla competenza esclusiva dello Stato svariate materie in effetti troppo generosamente (o distrattamente) attribuite alla competenza regionale concorrente (ordinamento delle comunicazioni, grandi reti di trasporto, produzione e distribuzione nazionale dellâ€™energia, coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario ecc.). Viene tuttavia venga fatta salva la potestÃ dello Stato di delegarne alle Regioni lâ€™esercizio. Viene altresÃ¬ introdotta la clausola di supremazia statale (ribattezzata â€œclausola vampiroâ€: A. Dâ€™Atena) in forza della quale una legge dello Stato puÃ² intervenire in materia non riservata allo Stato, Â«quando lo richieda la tutela dellâ€™unitÃ giuridica o economica della Repubblica ovvero la tutela dellâ€™interesse nazionaleÂ» (futuro art. 117 comma 4). Come acutamente sottolineato, ci si allontana dal modello â€œsolidaleâ€ che, con tutte le sue imperfezioni, caratterizzava la riforma del 2001 e ci si avvicina al modello â€œcompetitivoâ€ (G. Azzariti). Il che implica una modifica della forma di Stato.
Quanto invece alla forma di governo, la titolaritÃ del rapporto fiduciario col Governo Ã¨ attribuita alla sola Camera dei deputati. La quale esercita, collettivamente col Senato[4], la funzione di revisione costituzionale e la funzione legislativa in un numero limitato di importanti materie ed esercita in esclusiva la funzione legislativa nelle restanti materie, con intervento eventuale del Senato, talvolta non paritario rafforzato, talaltra non paritario con esame obbligatorio (per le leggi di bilancio e rendiconto consuntivo)[5]. Elegge, praticamente da sola, nel Parlamento in seduta comune, sia il Presidente della Repubblica, sia un terzo dei componenti del CSM, rendendo quindi irrilevante il voto dei 100 senatori (mentre, altrettanto irrazionalmente, elegge solo tre giudici costituzionali).
Come Ã¨ ammesso dagli stessi sostenitori della riforma, il combinato della riforma Renzi-Boschi e dellâ€™Italicum determina il Â«rafforzamento della colloc6azione del Presidente del Consiglio nel circuito istituzionaleÂ» (B. Caravita). E ciÃ² per due ragioni. In primo luogo, grazie allâ€™indiscussa primazia che viene riconosciuta al Governo nel procedimento legislativo, essendogli tra lâ€™altro concesso di richiedere alla Camera dei deputati di deliberare, entro cinque giorni, che Â«un disegno di legge indicato come essenziale per lâ€™attuazione del programma di governo sia iscritto con prioritÃ allâ€™ordine del giorno e sottoposto alla pronuncia definitiva della Camera entro settanta giorni dalla deliberazioneÂ».
In secondo luogo, grazie al cumulo, nella stessa persona, delle cariche di Presidente del Consiglio dei ministri e di Segretario nazionale del partito di maggioranza, il che consente al Premier di influire sulle organizzazioni periferiche di partito e quindi sui consigli regionali e, transitivamente, sulle decisioni del Senato. Si pensi allâ€™elezione di due giudici costituzionali di competenza del Senato, con conseguente abrogazione implicita dellâ€™art. 3 l. cost. n. 2 del 1967, che prevedeva che i giudici costituzionali venissero eletti a maggioranza di due terzi o, tuttâ€™al piÃ¹, di tre quinti dal Parlamento in seduta comune!
Le molte criticitÃ del futuro Senato. Violazione del principio costituzionale dellâ€™elettivitÃ diretta del Senato come forma di esercizio della sovranitÃ popolare
I maggiori problemi li suscita perÃ² il Senato, quanto alla fonte di legittimazione e alla composizione, se non anche per le attribuzioni.
CiÃ² premesso, lâ€™enunciato costituzionale secondo il quale Â«Il Senato della Repubblica rappresenta le istituzioni territorialiâ€¦Â»[6] Ã¨ stato autorevolmente qualificato come una â€œbestemmiaâ€, alla luce della teoria della rappresentanza politica. In uno Stato non federale, il rappresentante Ã¨ infatti il Parlamento e il rappresentato Ã¨ â€œtutto il popoloâ€ e non le istituzioni territoriali (M. Dogliani).
Inoltre, essendo i senatori eletti dai consigli regionali e provinciali, ma non â€œdirettamenteâ€ dal popolo Ã¨ stata contestata la legittimitÃ costituzionale del â€œfuturoâ€ art. 57 commi 2 e 5 Cost., il quale, come giÃ ricordato in precedenza[7], da un lato che prevede che i senatori siano eletti dai consigli regionali (comma 2) e dallâ€™altro dispone che lâ€™elezione dovrÃ avvenire Â«in conformitÃ alle scelte degli elettoriÂ» (comma 5). La si Ã¨ contestata, in forza del principio della sovranitÃ popolare (L. Carlassare, A. Pace) sulla base della stessa giurisprudenza costituzionale, richiamando, sul punto, due importanti pronunce: la notissima sent. n. 1146 del 1988, nella quale si statuÃ¬ che i Â«principi supremi della CostituzioneÂ» â€“ tra i quali la Corte ha ripetutamente incluso la proclamazione della sovranitÃ popolare (art. 1 Cost.) â€“ non possono essere contraddetti nemmeno da una legge costituzionale; e la non meno nota sent. n. 1 del 2014 (dichiarativa dellâ€™incostituzionalitÃ del Porcellum), nella quale la Corte, nellâ€™interpretare lâ€™art. 1 comma 2 Cost., ha affermato che Â«la volontÃ dei cittadini, espressa attraverso il voto (â€¦), costituisce il principale strumento della volontÃ popolareÂ» (cons. in dir. Â§ 3) e che, attraverso Â«la rappresentativitÃ dellâ€™assemblea parlamentareâ€¦si esprime la sovranitÃ popolareÂ» (cons. in dir., Â§ 4).
Da parte di parlamentari della maggioranza e di studiosi anche autorevoli (ad es. A. Dâ€™Atena) si Ã¨ invece sostenuto che lâ€™elezione indiretta da parte dei consigli regionali rinverrebbe dei precedenti in diritto comparato. Il che non Ã¨ esatto nÃ© con riferimento al modello francese, nÃ© a quello tedesco, nÃ© infine a quello austriaco.
In primo luogo non si tratta perÃ² di unâ€™elezione indiretta perchÃ© i Consigli regionali e i due Consigli provinciali eleggono i senatori jure proprio, e non come â€œgrandi elettoriâ€. CiÃ² invece accade in Francia, dove i 44.600.000 elettori francesi eleggono specificamente i 150 mila grandi elettori che a loro volta eleggeranno i 340 senatori. I cittadini italiani eleggono i consigli regionali, punto e basta. Non si tratta quindi di unâ€™elezione di secondo grado come quella francese o come quella delle elezioni presidenziali statunitensi (L. Elia).
NÃ© Ã¨ esatto il paragone col sistema tedesco perchÃ© nel Bundesrat sono presenti, a proprio titolo, i Governi dei sedici LÃ¤nder â€“ preesistenti alla stessa Legge fondamentale tedesca (1949) e addirittura alla stessa Costituzione imperiale del 1871 â€“ che, per il tramite di loro rappresentanti, hanno a disposizione, a seconda dellâ€™importanza del Land, da un minimo di tre ad un massimo di sei voti per ogni deliberazione. Per cui, non si tratta quindi di elezione indiretta.
E nemmeno si potrebbe sostenere che il modello italiano si ispiri al Bundesrat austriaco, i cui membri non sono eletti dai cittadini ma dalle assemblee dei LÃ¤nder (art. 35 Cost. austriaca). A parte le critiche mosse al sistema austriaco proprio per la carente legittimazione delle assemblee dei LÃ¤nder (H. SchÃ¤ffer, R. Bin, F. Palermo), Ã¨ risolutiva la differenza intercorrente tra la proclamazione della sovranitÃ popolare dellâ€™art. 1 comma 2 della nostra Costituzione secondo quale Â«la volontÃ dei cittadini espressa attraverso il voto (â€¦) costituisce il principale strumento della volontÃ popolareÂ», e la proclamazione dellâ€™art. 1 della Cost. austriaca (Â«Lâ€™Austria Ã¨ una Repubblica democratica. Il suo diritto emana sal popoloÂ»), che non impone, nemmeno implicitamente, lâ€™elettivitÃ diretta degli organi legislativi.
Ho giÃ accennato come la versione definitiva del â€œfuturoâ€ art. 57 Cost. (di cui allâ€™art. 2 d.d.l. n. 2613-B) preveda due commi tra loro antitetici, uno che prevede che i senatori saranno eletti dai consigli regionali (comma 2), lâ€™altro secondo il quale tale elezione dovrÃ avvenire Â«in conformitÃ alle scelte degli elettoriÂ» (comma 5). Il che non sfugge perÃ² alla seguente alternativa: o lâ€™elezione da parte del Consigli regionali, per quanto riguarda i 74 senatori, sarÃ meramente riproduttiva della volontÃ degli elettori e sarÃ quindi inutile; oppure se ne distaccherÃ , e in tal caso viola lâ€™art. 1 Cost. per le ragioni anzidette.
PoichÃ© perÃ² la Â«conformitÃ alle scelte degli elettoriÂ» Ã¨ imposta dal â€œfuturoâ€ art. 57 comma 5 Cost. soltanto per lâ€™elezione dei senatori-consiglieri e non per lâ€™elezione dei senatori-sindaci, ne segue che almeno lâ€™elezione dei senatori-sindaci Ã¨ priva del lambiccato correttivo previsto dal comma 5, per cui la violazione dellâ€™art. 1 Cost. Ã¨ comunque, sotto questo profilo, insanabile. NÃ© si puÃ² ipotizzare che la legge bicamerale prevista dal comma 6 del â€œfuturoâ€ art. 57 â€“ che dovrebbe Â«regolare le modalitÃ di attribuzione dei seggi e di elezione dei membri del Senato della RepubblicaÂ» â€“ possa rendere identico ciÃ² che tuttâ€™al piÃ¹ sarebbe Â«conforme alle scelte degli elettoriÂ».
Il che implica che, una volta entrata in vigore la riforma costituzionale Renzi-Boschi, qualsiasi cittadino â€“ nel corso di un giudizio nel quale si pretenda dalla controparte lâ€™applicazione di una legge approvata sia dalla che dal Senato (c.d. legge bicamerale) â€“ potrebbe eccepirne lâ€™illegittimitÃ costituzionale â€œderivataâ€ dallâ€™incostituzionalitÃ del â€œnuovoâ€ art. 57 commi 2 e 5 Cost., per contrasto col citato art. 1 comma 2 Cost.
IrrazionalitÃ della composizione del Senato
Si Ã¨ giÃ osservato come lâ€™eccessiva differenza numerica dei seggi che compongono la Camera e il Senato Ã¨ tale da rendere irrilevante la presenza dei senatori nelle riunioni del Parlamento in seduta comune quando si tratti di eleggere il Presidente della Repubblica e i componenti del CSM.
Ebbene, anzichÃ© ridurre i componenti di entrambe le Camere â€“ come si era da piÃ¹ parti suggerito facendo scendere la Camera a 400/500 componenti e il Senato a 200 â€“ si Ã¨ invece diminuito esclusivamente il numero dei senatori.
I cui 100 componenti, continueranno, oltre tutto, a svolgere part-time la funzione di consigliere regionale o di sindaco, con lâ€™ovvia conseguenza, che svolgeranno male sia la funzione di consigliere regionale (o di sindaco), sia quella di senatore, con spreco, e non risparmio, di pubblico denaro come invece sbandierato dal Presidente del Consiglio e dalla ministra delle riforme.
E ciÃ² senza voler ulteriormente considerare che il compito di valutare Â«le politiche pubbliche e lâ€™attivitÃ delle pubbliche amministrazioni e verifica lâ€™impatto delle politiche dellâ€™Unione europea sui territoriÂ».
Altrettanto discutibile Ã¨ la nomina presidenziale dei cinque senatori. E ciÃ² per due motivi: 1) i cinque senatori, essendo nominati dal Presidente della Repubblica per sette anni â€“ come lo stesso Capo dello Stato -, potrebbero subirne lâ€™influenza; 2) Ã¨ paradossale che cinque illustre personalitÃ â€œche hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterarioâ€ vadano ad esercitare il loro alto magistero culturale in un organo che rappresenta esclusivamente le istituzioni territoriali (â€œfuturoâ€ art. 55 Cost.).
In definitiva il d.d.l Renzi privilegia la governabilitÃ sulla rappresentativitÃ ; elimina i contro-poteri esterni alla Camera senza compensarli con contropoteri interni; riduce il potere dâ€™iniziativa legislativa del Parlamento a vantaggio di quella del Governo; prevede almeno sette tipi diversi di votazione delle leggi ordinarie con conseguenze pregiudizievoli per la funzionalitÃ delle Camere; nega, come giÃ detto, lâ€™elettivitÃ diretta del Senato ancorchÃ© gli ribadisca contraddittoriamente la spettanza della funzione legislativa e di revisione costituzionale; sottodimensiona irrazionalmente la composizione del Senato rendendo irrilevante il voto dei senatori nelle riunioni del Parlamento in seduta comune; pregiudica il corretto adempimento delle funzioni senatoriali, divenute part-time delle funzioni dei consiglieri regionali e dei sindaci.
Mi fermo qui, ma potrei continuare ancora a lungo: dallâ€™esclusione del Senato nella deliberazione dello stato di guerra (leggi: lâ€™invio allâ€™estero delle missioni militari) ai difficili raccordi del Senato delle autonomie con lo Stato, con le stesse Regioni (i governatori stanno lÃ e non a Palazzo Madama!) e infine con lâ€™Unione europea (A. Manzella).
http://www.democraziaoggi.it/?p=4540#more-4540.
http://temi.repubblica.it/micromega-online/le-insuperabili-criticita-della-riforma-costituzionale-renzi-boschi/?printpage=undefined.
Il confronto impietoso tra le contorsioni linguistiche della riforma costituzionale che sarÃ sottoposta al ''Referenzum'' e la bellezza del vecchio testo.
Fonte: http://www.pandoratv.it/?p=9461.
Introduzione a cura di Pino Cabras