Source: http://www.pianetagratis.it/codicionline/codicepenale/delitti12.htm
Timestamp: 2018-04-25 10:36:11+00:00
Document Index: 25168125

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 7', 'art. 8', 'art. 9', 'art. 10', 'art. 11', 'art. 4']

SEI QUI: Home - Canale Codici - Codice Penale - 594-615
- Ingiuria -
- Diffamazione -
- Esclusione della prova liberatoria -
Tuttavia, quando l'offesa consiste nell'attribuzione di un fatto determinato, la persona offesa e l'offensore possono, d'accordo prima che sia pronunciata sentenza irrevocabile, deferire ad un giurì d'onore il giudizio sulla verità del fatto medesimo.
Quando l'offesa consiste nella attribuzione di un fatto determinato, la prova della verità del fatto medesimo è però sempre ammessa nel procedimento penale:
Se la verità del fatto è provata o se per esso la persona, a cui il fatto è attribuito è, per esso condannata dopo l'attribuzione del fatto medesimo, l'autore della imputazione non è punibile, salvo che i modi usati non rendano per sè stessi applicabili le disposizioni dell'articolo 594, comma primo, ovvero dell'articolo 595 comma primo (1).
(1) Articolo così modificato dal D.Lgs.Lgt. 14 novembre 1944, n. 288.
Art. 596 bis
- Diffamazione col mezzo della stampa -
Se il delitto di diffamazione è commesso col mezzo della stampa le disposizioni dell'articolo precedente si applicano anche al direttore o vice-direttore responsabile, all'editore e allo stampatore, per i reati preveduti negli articoli 57, 57 bis e 58 (1).
- Querela della persona offesa ed estinzione del reato -
Se la persona offesa muore prima che sia decorso il termine per proporre la querela, o se si tratta di offesa alla memoria del defunto, possono proporre querela i prossimi congiunti, l'adottante e l'adottato. In tali casi, e altresì in quello in cui la persona offesa muoia dopo aver proposta la querela, la facoltà indicata nel capoverso dell'articolo precedente, spetta ai prossimi congiunti, all'adottante e all'adottato.
- Offese in scritti e discorsi pronunciati dinnanzi alle Autorità giudiziarie o amministrative -
Non sono punibili le offese contenute negli scritti presentati o nei discorsi pronunciati dalle parti o dai loro patrocinatori nei procedimenti dinnanzi all'Autorità giudiziaria, ovvero dinnanzi a un'autorità amministrativa, quando le offese concernono l'oggetto della causa o del ricorso amministrativo.
- Ritorsione e provocazione -
- Riduzione in schiavitù -
Chiunque riduce una persona in schiavitù, o in una condizione analoga alla schiavitù, è punito con la reclusione da cinque a quindici anni.
- Tratta e commercio di schiavi -
Chiunque commette tratta o comunque fa commercio di schiavi o di persone in condizione analoga alla schiavitù è punito con la reclusione da cinque a venti anni.
- Alienazione e acquisto di schiavi -
Chiunque, fuori dei casi indicati nell'articolo precedente, aliena o cede una persona che si trova in stato di schiavitù o in una condizione analoga alla schiavitù, o se ne impossessa o ne fa acquisto o la mantiene nello stato di schiavitù, o nella condizione predetta, è punito con la reclusione da tre a dodici anni.
- Plagio -
Chiunque sottopone una persona al proprio potere, in modo da ridurla in totale stato di soggezione, è punito con la reclusione da cinque a quindici anni (1).
(1) Con sentenza n. 96 del 9 aprile 1981 la Corte cost. ha dichiarato l'illegittimità di questo articolo.
- Fatto commesso all'estero in danno di cittadino italiano -
Le disposizioni di questa sezione si applicano altresì, quando il fatto è commesso all'estero in danno di cittadino italiano.
- Sequestro di persona -
- Arresto illegale -
- Indebita limitazione di libertà personale -
Il pubblico ufficiale, che, essendo preposto o addetto a un carcere giudiziario o ad uno stabilimento destinato all'esecuzione di una pena o di una misura di sicurezza, vi riceve taluno senza un ordine dell'Autorità competente, o non obbedisce all'ordine di liberazione dato da questa Autorità, ovvero indebitamente protrae l'esecuzione della pena o della misura di sicurezza, è punito con la reclusione fino a tre anni.
- Abuso di autorità contro arrestati o detenuti -
Il pubblico ufficiale, che sottopone a misure di rigore non consentite dalla legge una persona arrestata o detenuta di cui egli abbia la custodia, anche temporanea o che sia a lui affidata in esecuzione di un provvedimento dell'Autorità competente, è punito con la reclusione fino a trenta mesi.
La stessa pena si applica se il fatto è commesso da un altro pubblico ufficiale, rivestito, per ragione del suo ufficio, di una qualsiasi autorità sulla persona custodita.
- Perquisizione e ispezione personali arbitrarie -
Il pubblico ufficiale, che, abusando dei poteri inerenti alle sue funzioni, esegue una perquisizione o un'ispezione personale, è punito con la reclusione fino ad un anno.
- Violenza sessuale -
Articolo aggiunto dell’art. 3, L. 15 febbraio 1996, n. 66.
Articolo aggiunto dall’art. 4, L. 15 febbraio 1996, n. 66.
Art. 609 quater
- Atti sessuali con minorenne -
Soggiace alla pena stabilita dall’articolo 609-bis chiunque, al di fuori delle ipotesi previste in detto articolo, compie atti sessuali con persona che al momento del fatto:
Articolo aggiunto dall’art. 5, L. 15 febbraio 1996, n. 66.
Art. 609 quinquies
- Corruzione di minorenne -
Articolo aggiunto dall’art. 6, L. 15 febbraio 1996, n. 66.
Art. 609 sexies
- Ignoranza dell’età della persona -
Quando i delitti previsti negli articoli 609-bis, 609-ter, 609-quater e 609-octies sono commessi in danno di persona minore di anni quattordici, nonchè nel caso del delitto di cui all’articolo 609-quinquies, il colpevole non può invocare, a propria scusa, l’ignoranza dell’età della persona offesa.
Articolo aggiunto dall’art. 7, L. 15 febbraio 1996, n. 66.
Art. 609-septies
- Querela di parte -
1) se il fatto di cui all’articolo 609-bis è commesso nei confronti di persona che al momento del fatto non ha compiuto gli anni quattordici;
Articolo aggiunto dall’art. 8, L. 15 febbraio 1996, n. 66.
- Violenza sessuale di gruppo -
Articolo aggiunto dall’art. 9, L. 15 febbraio 1996, n. 66.
Art. 609 nonies
- Pene accessorie ed altri effetti penali -
La condanna per alcuno dei delitti previsti dagli articoli 609-bis, 609-ter, 609-quater, 609-quinquies e 609-octies comporta:
1) la perdita della potestà del genitore, quando la qualità di genitore è elemento costitutivo del reato;
Articolo aggiunto dall’art. 10, L. 15 febbraio 1996, n. 66.
- Comunicazione al tribunale per i minorenni -
Quando si procede per alcuno dei delitti previsti dagli articoli 609-bis, 609-ter, 609-quinquies e 609-octies commessi in danno di minorenni, ovvero per il delitto previsto dall’articolo 609-quater, il procuratore della Repubblica ne dà notizia al tribunale per i minorenni.
Nei casi previsti dal primo comma l’assistenza effettiva e psicologica della persona offesa minorenne è assicurata, in ogni stato e grado del procedimento, dalla presenza dei genitori o di altre persone idonee indicate dal minorenne e ammesse dall’autorità giudiziaria che procede.
Articolo aggiunto dall’art. 11, L. 15 febbraio 1996, n. 66.
- Violenza privata -
- Violenza o minaccia per costringere a commettere un reato -
- Minaccia -
- Stato di incapacità procurato mediante violenza -
- Violazione di domicilio -
- Violazione di domicilio commessa da un pubblico ufficiale -
Il pubblico ufficiale, che, abusando dei poteri inerenti alle sue funzioni, s'introduce o si trattiene nei luoghi indicati nell'articolo precedente, è punito con la reclusione da uno a cinque anni.
- Interferenze illecite nella vita privata -
I delitti sono punibili a querela della persona offesa; tuttavia si procede d'ufficio e la pena è della reclusione da uno a cinque anni se il fatto è commesso da un pubblico ufficiale o ad un incaricato di un pubblico servizio, con abuso dei poteri o con violazione dei doveri inerenti alla funzione o servizio, o da chi esercita anche abusivamente la professione d'investigatore privato (1).
(1) Articolo aggiunto dalla L. 8 aprile 1974, n. 98.
- Accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico -
Nel caso previsto dal primo comma il delitto è punibile a querela della persona offesa; negli altri casi si procede d'ufficio (1).
Art. 615 quater
- Detenzione e diffusione abusiva di codici di accesso a sistemi informatici o telematici -
Chiunque, al fine di procurare a sé o ad altri un profitto o di arrecare ad altri un danno, abusivamente si procura, riproduce, diffonde, comunica o consegna codici, parole chiave o altri mezzi idonei all'accesso ad un sistema informatico o telematico, protetto da misure di sicurezza, o comunque fornisce indicazioni o istruzioni idonee al predetto scopo, è punito con la reclusione sino ad un anno e con la multa sino a lire dieci milioni.
La pena è della reclusione da uno a due anni e della multa da lire dieci milioni a venti milioni se ricorre taluna delle circostanze di cui ai numeri 1) e 2) del quarto comma dell'articolo 617 quater (1).
(1) Articolo aggiunto dall'art. 4, L. 23 dicembre 1993, n. 547.
- Diffusione di programmi diretti a danneggiare o interrompere un sistema informatico -
Chiunque diffonde, comunica o consegna un programma informatico da lui stesso o da altri redatto, avente per scopo o per effetto il danneggiamento di un sistema informatico o telematico, dei dati o dei programmi in esso contenuti o ad esso pertinenti, ovvero l'interruzione, totale o parziale, o l'alterazione del suo funzionamento, è punito con la reclusione sino a due anni e con la multa sino a lire venti milioni (1).