Source: http://engineering-solutions.it/DPR412-93.htm
Timestamp: 2020-05-27 06:48:17+00:00
Document Index: 4738531

Matched Legal Cases: ['art. 87', 'art. 4', 'art. 1', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 1', 'art. 26', 'art. 1', 'art. 28', 'art. 28', 'art. 28', 'art. 4', 'art. 8', 'art. 5', 'art. 3', 'art. 9', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 9', 'art. 4', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 9', 'art. 31']

DPR 412/93 perugia progettazione installazione esercizio manutenzione impianti
Visto l’art. 87, quinto comma della Costituzione;
Visto l’art. 4, comma 4, della legge 9 gennaio 1991, n. 10;
Visto l’art. 1, comma 1, lettera ii), della legge 12 gennaio 1991, n. 13;
Considerata l’opportunità di rinviare ad un successivo separato decreto gli aspetti concernenti gli impianti termici di climatizzazione estiva, nonché la rete di distribuzione e l’adeguamento delle infrastrutture di trasporto, di ricezione e di stoccaggio delle fonti di energia;
Sentiti in qualità di enti energetici: l’ENEA, l’ENEL, l’ENI; ritenuto che i predetti pareri, ai sensi degli articoli 16 e 17 dell legge 7 agosto 1990, n. 241, possono intendersi sostitutivi anche di quello del CNR, considerata la mancata risposta di tale Ente entro il termine di novanta giorni dalla richiesta e tenuto conto della equipollente qualificazione e capacità tecnica dell’ENEA, dell’ENELe dell’ENI nello specifi-co campo della ricerca energetica;
Sentiti la CONFINDUSTRIA, la CONFARTIGIANATO, la CNA, la Lega delle Cooperative, l’ANCE, l’ANI-MA, l’ANIT, l’ASSOCALOR, l’ASSISTAL, l’ANPAE, l’ANCI, la CISPEL, l’ANIACAP, il SUNIA, l’AIACI, l’AI-CARR, quali associazioni di categorie interessate, e la FIRE quale associazione di istituti nazionali operanti per l’uso razionale dell’energia, sentiti inoltre l’UNI, il CTI, il CIG, l’ATI, il Consiglio nazionale degli ingegneri, il Consiglio nazionale dei periti industriali, la SNAM, l’AGIP servizi, il CIR;
Udito il parere del Consiglio di Stato, espresso nell’adunanza generale del 28 gennaio 1993; Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 6 agosto 1993;
Sulla proposta del Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato;
l) per “ristrutturazione di un impianto termico”, gli interventi rivolti a trasformare l’impianto termico mediante un insieme sistematico di opere che comportino la modifica sostanziale sia dei sistemi di produzione che di distribuzione del calore; rientrano in questa categoria anche la trasformazione di un impianto termico centralizzato in impianti termici individuali nonchè la risistemazione impiantistica nelle singole unità immobiliari o parti di edificio in caso di installazione di un impianto termi-co individuale previo distacco dall’impianto termico centralizzato;
n) per “esercizio e manutenzione di un impianto termico”, il complesso di operazioni che comporta l’assunzione di responsabilità finalizzata alla gestione degli impianti includente: conduzione, manutenzione ordinaria e straordinaria e controllo, nel rispetto delle norme in materia di sicurezza,di contenimento dei consumi energetici e di salvaguardia ambientale;
r) per “potenza termica del focolare” di un generatore di calore, il prodotto del potere calorifico infe-riore del combustibile impiegato e della portata di combustibile bruciato;l’unità di misura utilizzata è il kW;
z) per “gradi-giorno” di una località, la somma, estesa a tutti i giorni di un periodo annuale conven-zionale di riscaldamento, delle sole differenze positive giornaliere tra la temperatura dell’ambiente, convenzionalmente fissata a 20° C, e la temperatura media esterna giornaliera; l’unità di misura utilizzata è il grado-giorno (GG).
Articolo 2 (Individuazione della zona climatica e dei gradi-giorno)
1. Il territorio nazionale è suddiviso nelle seguenti sei zone climatiche in funzione dei gradi-giorno, in-dipendentemente dalla ubicazione geografica: Zona A: comuni che presentano un numero di gradi-giorno non superiore a 600; Zona B: comuni che presentano un numero di gradi-giorno maggiore di 600 e non superiore a 900; Zona C: comuni che presentano un numero di gradi-giorno maggiore di 900 e non superiore a 1.400; Zona D: comuni che presentano un numero di gradi-giorno maggiore di 1.400 e non superiore a 2.100; Zona E: comuni che presentano un numero gradi-giorno maggiore di 2.100 e non superiore a 3.000; Zona F: comuni che presentano un numero di gradi-giorno maggiore di 3.000.
2. La tabella in allegato A, ordinata per regioni e province, riporta per ciascun comune l’altitudine della casa comunale, i gradi-giorno e la zona climatica di appartenenza. Detta tabella può essere modificata ed integrata, con decreto del Ministro dell’Industria del Commercio e dell’Artigianato, anche in relazione all’istituzione di nuovi comuni o alle modificazioni dei territori comunali, avvalendosi delle compe-tenze tecniche dell’ENEA ed in conformità ad eventuali metodologie che verranno fissate dall’UNI.
3. I comuni comunque non indicati nell’allegato A o nelle sue successive modificazioni ed integrazioni adottano, con provvedimento del Sindaco, i gradi-giorno riportati nella tabella suddetta per il comune più vicino in linea d’aria, sullo stesso versante, rettificati, in aumento o in diminuzione, di una quantità pari ad un centesimo del numero di giorni di durata convenzionale del periodo di riscaldamento di cui all’art. 9 comma 2 per ogni metro di quota sul livello del mare in più o in meno rispetto al comune di riferimento. Il provvedimento é reso noto dal Sindaco agli abitanti del Comune con pubblici avvisi entro 5 giorni dall’adozione del provvedimento stesso e deve essere comunicato al Ministero dell’Industria, del Commercio e dell’Artigianato ed all’ENEA ai fini delle successive modifiche dell’Allegato A.
4. I comuni aventi porzioni edificate del proprio territorio a quota superiore rispetto alla quota della casa comunale, quota indicata nell’allegato A, qualora detta circostanza, per effetto della rettifica dei gradi giorno calcolata secondo le indicazioni di cui al comma 3, comporti variazioni della zona climatica, pos-sono, mediante provvedimento del Sindaco, attribuire esclusivamente a dette porzioni del territorio una zona climatica differente da quella indicata in allegato A. Il provvedimento deve essere notificato al Ministero dell’Industria, del Commercio e dell’Artigianato e dell’ENEA e diventa operativo qualora entro 90 giorni dalla notifica di cui sopra non pervenga un provvedimento di diniego ovvero un provvedimento in-terruttivo del decorso del termine da parte del Ministero dell’Industria, del Commercio e dell’Artigianato. Una volta operativo il provvedimento viene reso noto dal Sindaco agli abitanti mediante pubblici av-visi e comunicato per conoscenza alla regione ed alla provincia di appartenenza.
Articolo 3 (Classificazione generale degli edifici per categorie)
E.1 (1) abitazioni adibite a residenza con carattere continuativo, quali abitazioni civili e rurali, colle-gi, conventi, case di pena, caserme;
E.1 (2) abitazioni adibite a residenza con occupazione saltuaria, quali case per vacanze, fine settima-na e simili;
E.2 Edifici adibiti a uffici e assimilabili: pubblici o privati, indipendenti o contigui a costruzioni adibi-te anche ad attività industriali o artigianali, purché siano da tali costruzioni scorporabili agli effetti dell’isolamento termico;
E.5 Edifici adibiti ad attività commerciali e assimilabili: quali negozi, magazzini di vendita all’ingrosso o al minuto,supermercati, esposizioni;
2. Qualora un edificio sia costituito da parti individuali come appartenenti a categorie diverse, le stes-se devono essere considerate separatamente e cioè ciascuna nella categoria che le compete.
Articolo 4 (Valori massimi della temperatura ambiente)
1. Durante il periodo in cui è in funzione l’impianto di climatizzazione invernale, la media aritmetica delle temperature dell’aria dei singoli ambienti degli edifici, definite e misurate come indicato al comma 1 lettera w dell’articolo 1, non deve superare i seguenti valori con le tolleranze a fianco indicate:
a) 18° C +2° C di tolleranza per gli edifici rientranti nella categoria E.8;
b) 20° C +2° C di tolleranza per gli edifici rientranti nelle categorie diverse da E.8.
4. Per gli edifici classificati come E.8 sono concesse deroghe al limite massimo della temperatura del-l’aria negli ambienti,durante il periodo in cui è in funzione l’impianto di climatizzazione invernale, qualora si verifichi almeno una delle seguenti condizioni: a) le esigenze tecnologiche o di produzione richiedano temperature superiori al valore limite;
b) l’energia termica per il riscaldamento ambiente derivi da sorgente non convenientemente utilizza-bile in altro modo.
5. Ferme restando le deroghe già concesse per gli edifici esistenti in base alle normative all’epoca vigenti, i valori di temperatura fissati in deroga ai sensi dei commi 3 e 4 devono essere riportati nella relazione tecnica di cui all’articolo 8 della legge 9 gennaio 1991, n.10 assieme agli elementi tecnici di carattere oggettivo che li giustificano. Prima dell’inizio lavori le autorità comunali devono fornire il benestare per l’adozione di tali valori di temperatura; qualora il consenso non pervenga entro 60 giorni dalla presentazione della suddetta relazione tecnica, questo si intende accordato, salvo che non sia stato notificato prima della scadenza un provvedimento interruttivo o di diniego riguardante le risultanze della relazione tecnica.
Articolo 5 (Requisiti e dimensionamento degli impianti termici)
- il valore massimo della 4,
- il regime di conduzione dell’impianto in base agli obblighi di intermittenza-attenuazione previsti dal-l’art. 9 del presente decreto, un “rendimento globale medio stagionale”, definito al successivo comma 2, non inferiore al seguente valore:
hg=(65+3 log P n )%
dove log P n è il logaritmo in base 10 della potenza utile nominale del generatore o del complesso dei generatori di calore al servizio del singolo impianto termico, espressa in kW.
2. Il “rendimento globale medio stagionale” dell’impianto termico è definito come rapporto tra il fabbisogno di energia termica utile per la climatizzazione invernale e l’energia primaria delle fonti energetiche, ivi compresa l’energia elettrica ed è calcolato con riferimento al periodo annuale di esercizio di cui all’art. 9. Ai fini della conversione dell’energia elettrica in energia primaria si considera l’e-quivalenza: 10 MJ=1kWh.
- rendimento di emissione, e deve essere calcolato secondo le metodologie e le indicazioni riportate nelle norme tecniche UNI che verranno pubblicate entro il 31 ottobre 1993 e recepite dal Ministero dell’industria del commercio e dell’artigianato entro i successivi trenta giorni.
hp=(77+3 log P n )%
per il significato di log P n e per il fattore di conversionedell’energia elettrica in energia primaria vale quanto specificato ai commi 1 e 2.
4. Il “rendimento di produzione medio stagionale” deve essere calcolato secondo le metodologie e le indicazioni riportate nelle norme tecniche UNI di cui al comma 2.
5. Negli impianti termici ad acqua calda per la climatizzazione invernale con potenza nominale su-periore a 350 kW, la potenza deve essere ripartita almeno su due generatori di calore. Alla ripartizione di cui sopra è ammessa deroga nel caso di sostituzione di generatore di calore già esistente, qualora ostino obiettivi impedimenti di natura tecnica o economica quali ad esempio la limitata disponibilità di spazio nella centrale termica.
7. Negli impianti termici di nuova installazione e in quelli sottoposti a ristrutturazione, i generatori di calore destinati alla produzione centralizzata di acqua calda per usi igienici e sanitari per una pluralità di utenze di tipo abitativo devono essere dimensionati secondo le norme tecniche UNI 9182, devono disporre di un sistema di accumulo dell’acqua calda di capacità adeguata, coibentato in funzione del diametro dei serbatoi secondo le indicazioni valide per tubazioni di cui all’ultima colon-na dell’allegato B e devono essere progettati e condotti in modo che la temperatura dell’acqua, mi-surata nel punto di immissione della rete di distribuzione, non superi i 48° C, +5° C di tolleranza.
8. Negli impianti termici di nuova installazione, nella ristrutturazione degli impianti termici nonché nella sostituzione di generatori di calore destinati alla produzione di energia per la climatizzazione invernale o per la produzione di acqua calda sanitaria, per ciascun generatore di calore deve essere realizzato almeno un punto di prelievo dei prodotti della combustione sul condotto tra la cassa dei fumi del generatore stesso ed il camino allo scopo di consentire l’inserzione di sonde per la determinazio-ne del rendimento di combustione e della composizione dei gas di scarico ai fini del rispetto delle vi-genti disposizioni.
9. Gli edifici multipiano costituiti da più unità immobiliari devono essere dotati di appositi condotti di evacuazione dei prodotti di combustione, con sbocco sopra il tetto dell’edificio alla quota prescritta dalle norme tecniche UNI 7129, nei seguenti casi:
- impianti termici individuali realizzati dai singoli previo distacco dall’impianto centralizzato.
- singole ristrutturazioni degli impianti termici individuali già esistenti, siti in stabili plurifamiliari, qualora nella versione iniziale non dispongano già di sistemi di evacuazione dei prodotti della combustione con sbocco sopra il tetto dell’edificio. Resta ferma anche per le disposizioni del presente articolo l’inapplicabilità agli apparecchi non considerati impianti termici in base all’art. 1, comma 1 lettera f), quali: stufe, caminetti, radiatori individuali, scaldacqua unifamiliari.
10. In tutti i casi di nuova installazione o di ristrutturazione dell’impianto termico che comportino l’installazione di generatori di calore individuali, esclusi i casi di mera sostituzione di questi ultimi, è prescritto l’impiego di generatori isolati rispetto all’ambiente abitato, da realizzare ad esempio mediante apparecchi di tipo C (secondo classificazione delle norme tecniche UNI 7129) oppure apparecchi di qualsiasi tipo se installati all’esterno o in locali tecnici adeguati. Le disposizioni del presente comma non si applicano nei casi di incompatibilità con il sistema di evacuazione dei prodotti della combustione già esistente. In ogni caso i generatori di calore di tipo B1 (secondo classificazione della suddetta normativa UNI 7129) devono essere muniti all’origine di un dispositivo di controllo dell’evacuazione dei prodotti della combustione, secondo quanto indicato nel foglio aggiornamento UNI 7271 FA-2 del dicembre 1991.
11. Negli impianti termici di nuova installazione e nelle opere di ristrutturazione degli impianti termici, la rete di distribuzione deve essere progettata in modo da assicurare un valore del rendimento medio stagionale di distribuzione compatibile con le disposizioni di cui al comma 1 relative al rendimento globale medio stagionale. In ogni caso, come prescrizione minimale, tutte le tubazioni di distribuzione del calore, comprese quelle montanti in traccia o situate nelle intercapedini delle tam-ponature a cassetta, anche quando queste ultime siano isolate termicamente, devono essere installate e coibentate, secondo le modalità riportate nell’allegato B al presente decreto. La messa in opera della coibentazione deve essere effettuata in modo da garantire il mantenimento delle ca-ratteristiche fisiche e funzionali dei materiali coibenti e di quelli da costruzione. Tubazioni portanti fluidi a temperature diverse, quali ad esempio le tubazioni di mandata e ritorno dell’impianto ter-mico, devono essere coibentate separatamente.
15. Per gli edifici di proprietà pubblica o adibiti ad uso pubblico è fatto obbligo, ai sensi del comma 7 dell’art. 26 della legge 9 gennaio 1991, n. 10, di soddisfare il fabbisogno energetico favorendo il ricorso a fonti rinnovabili di energia o assimilate ai sensi dell’art. 1 comma 3 della legge 10 stessa, salvo impedimenti di natura tecnica od economica. Per quanto riguarda gli impianti termici, tale obbligo si determina in caso di nuova installazione o di ristrutturazione. Gli eventuali impedimenti di natura tecnica ed economica devono essere evidenziati nel progetto e nella relazione tecnica di cui al comma 1 dell’art. 28 della legge stessa relativi all’impianto termico, riportando le specifiche valutazioni che hanno determinato la non applicabilità del ricorso alle fonti rinnovabili o assimilate.
16. Ai fini di cui al comma 15 il limite di convenienza economica, per gli impianti di produzione di energia di nuova installazione o da ristrutturare, che determina l’obbligo del ricorso alle fonti rinnovabili di energia o assimilate è determinato dal recupero entro un periodo di otto anni degli extracosti dell’impianto che utilizza le fonti rinnovabili o assimilate rispetto ad un impianto convenzionale; il recupero, calcolato come tempo di ritorno semplice, è determinato dalle minori spese per l’acquisto del combustibile, o di altri vettori energetici,valutate ai costi di fornitura all’atto della com-pilazione del progetto, e dagli eventuali introiti determinati dalla vendita della sovrapproduzione di energia elettrica o termica a terzi. Il tempo di ritorno semplice è elevato da otto a dieci anni per edifici siti nei centri urbani dei comuni con popolazione superiore a 50.000 abitanti, al fine di tener conto della maggior importanza dell’impatto ambientale.
18. L’allegato D al presente decreto individua alcune tecnologie di utilizzo delle fonti rinnovabili di energia o assimilate elettivamente indicate per la produzione di energia per specifiche categorie di edifici. L’adozione di dette tecnologie per dette categorie di edifici deve essere specificatamente valutata in sede di progetto e di relazione tecnica di cui all’art. 28 della legge 9 gennaio 1991, n. 10 (6) senza che tale adempimento esoneri il progettista dal valutare la possibilità al ricorso ad altre tecnologie d’utilizzo di fonti rinnovabili di energia o assimilate, da lui ritenute valide.
Articolo 6 (Rendimento minimo dei generatori di calore)
1. Negli impianti termici di nuova installazione, nella ristrutturazione degli impianti termici nonché nella sostituzione di generatori di calore, i generatori di calore ad acqua calda devono avere un “rendimento termico utile” ed i generatori di calore ad aria calda devono avere un “rendimento di combustione” non inferiore ai rispettivi valori riportati nell’allegato E al presente decreto.
b) i generatori di calore appositamente concepiti per essere alimentati con combustibili le cui caratte-ristiche si discostano sensibilmente da quelle dei combustibili liquidi o gassosi comunemente com-mercializzati, quali ad esempio gas residui di lavorazioni, biogas;
Articolo 7 (Termoregolazione e contabilizzazione)
2. Negli impianti termici centralizzati adibiti al riscaldamento ambientale per una pluralità di utenze, qualora la potenza nominale del generatore di calore o quella complessiva dei generatori di calore sia uguale o superiore a 35 kW, è prescritta l’adozione di un gruppo termoregolatore dotato di programmatore che consenta la regolazione della temperatura ambiente almeno su due livelli a valori sigillabili nell’arco delle 24 ore. Il gruppo termoregolatore deve essere pilotato da una sonda ter-mometrica di rilevamento della temperatura esterna. La temperatura esterna e le temperature di mandata e di ritorno del fluido termovettore devono essere misurate con una incertezza non superiore a ±2° C.
3. Ai sensi del comma 6 dell’articolo 26 della legge 9 gennaio 1991, n. 10, gli impianti di riscaldamento al servizio di edifici di nuova costruzione, la cui concessione edilizia sia stata rilasciata dopo il 18 luglio 1991, data di entrata in vigore di detto articolo 26, devono essere progettati e realizzati in modo tale da consentire l’adozione di sistemi di termoregolazione e di contabilizzazione del calore per ogni singola unità immobiliare.
4. Il sistema di termoregolazione di cui al comma 2 del presente articolo può essere dotato di un programmatore che consenta la regolazione su un solo livello di temperatura ambiente qualora i ogni singola unità immobiliare sia effettivamente installato e funzionante un sistema di contabilizzazione del calore e un sistema di termoregolazione pilotato da una o più sonde di misura della temperatura ambiente dell’unità immobiliare e dotato di programmatore che consenta la regolazione di questa temperatura almeno su due livelli nell’arco delle 24 ore.
7. Al fine di non determinare sovrariscaldamento nei singoli locali di una unità immobiliare per effetto degli apporti solari e degli apporti gratuiti interni è opportuna l’installazione di dispositivi per la regolazione automatica della temperatura ambiente nei singoli locali o nelle singole zone aventi caratteristiche di uso ed esposizioni uniformi. L’installazione di detti dispositivi è aggiuntiva rispetto ai sistemi di regolazione di cui ai precedenti commi 2, 4, 5 e 6, ove tecnicamente compatibile con l’e-ventuale sistema di contabilizzazione, ed è prescritta nei casi in cui la somma dell’apporto termico solare mensile, calcolato nel mese a maggiore insolazione tra quelli interamente compresi nell’arco del periodo annuale di esercizio dell’impianto termico, e degli apporti gratuiti interni convenzionali sia superiore al 20% del fabbisogno energetico complessivo calcolato nello stesso mese.
Articolo 8 (Valori limite del fabbisogno energetico normalizzato per la climatizzazione invernale)
1. Ai fini dell’applicazione del presente decreto il fabbisogno energetico convenzionale per la climatizzazione invernale è la quantità di energia primaria globalmente richiesta, nel corso di un anno, per mantenere negli ambienti riscaldati la temperatura al valore costante di 20° C con un adeguato ricambio d’aria durante una stagione di riscaldamento il cui periodo è convenzionalmente fissato:
2. Il fabbisogno energetico normalizzato per la climatizzazione invernale (FEN) è il fabbisogno ener-getico convenzionale di cui al precedente comma 1 diviso per il volume riscaldato e i gradi-giorno della località.
L’unità di misura utilizzata è il kJ/m 3 ) GG.
3. Il calcolo del fabbisogno energetico convenzionale per la climatizzazione invernale definito al comma 1 ed il calcolo del fabbisogno energetico normalizzato per la climatizzazione invernale definito al comma 2 devono essere effettuati con la metodologia indicata dalle norme tecniche UNI che PRONTUARIO TECNICO caldaie verranno pubblicate entro il 31 ottobre 1993 e recepite dal Ministero dell’industria, del commercio e dell’artigianato entro i successivi trenta giorni; tale calcolo deve essere riportato nella relazione tecnica di cui al comma 1 dell’art. 28 della legge 9 gennaio 1991, n. 10.
- dell’energia solare fornita all’edificio,
- degli apporti gratuiti interni quali, ad esempio, quelli dovuti al metabolismo degli abitanti, all’uso della cucina, agli elettrodomestici, all’illuminazione,in termini di perdite:
- dell’energia persa per trasmissione e per ventilazione attraverso l’involucro edilizio, comprenden-te quest’ultima anche l’energia associata all’umidità,
5. Per edifici con volumetria totale lorda climatizzata inferiore a 10.000 m 3 è ammesso un calcolo semplificato del fabbisogno energetico convenzionale e del fabbisogno energetico normalizzato, basato su un bilancio energetico del sistema edificio impianto che tiene conto, in termini di apporti:
- dell’energia primaria immessa nella centrale termica attraverso i vettori energetici, in termini di perdite:
6. Il calcolo del coefficiente di dispersione volumica per trasmissione dell’involucro edilizio deve es-sere effettuato utilizzando le norme UNI 7357 e non deve superare i valori che saranno fissati dai regolamenti di cui ai commi 1 e 2 dell’art. 4 della legge 9 gennaio 1991, n. 10. In attesa della emanazione di detti regolamenti, i valori limite di tale coefficiente restano fissati in conformità di quanto disposto dal decreto del Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato, di concerto con il Ministro dei lavori pubblici del 30 luglio 1986 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 20 otto-bre 1986, n. 244.
FEN lim =[(Cd+0.34n)- k u (0,01I/dTm + a/dTm )] 86.4/hg
Cd = coefficiente di dispersione volumica per trasmissione dell’involucro edilizio, espresso in W/m 3 °C, calcolato secondo le indicazioni dell’art. 8, comma 6; n=numero dei volumi d’aria ricambiati in un’ora (valore medio nelle 24 ore), espresso in h -1 ;
0.34=costante, dimensionata in W h/m 3 °C, che esprime il prodotto del calore specifico dell’aria per la sua densità;
I=media aritmetica dei valori dell’irradianza solare media mensile sul piano orizzontale espressa in W/m2, la media è estesa a tutti i mesi dell’anno interamente compresi nel periodo di riscaldamento di cui al comma 1 del presente articolo; i valori saranno forniti dalle norme tecniche UNI di cui al comma 3;
dTm=differenza di temperatura media stagionale espressa in °C; i valori saranno forniti dalle norme tecniche UNI di cui al comma 3;
0.01=valore convenzionale, espresso in m -1 , della superficie ad assorbimento totale dell’energia sola-re per unità di volume riscaldato;
a=valore degli apporti gratuiti interni, espresso in W/m 3 , fissati in conformità a quanto indicato nelle norme tecniche UNI di cui al comma 3;
ku=coefficiente adimensionato di utilizzazione degli apporti solari e degli apporti gratuiti interni, calcolato in conformità a quanto indicato nelle norme tecniche UNI di cui al comma 3;
86.4=migliaia di secondi in un giorno; rappresenta la costante di conversione da W/m 3 °C (dimen-sioni della espressione tra parentesi nella formula) a kJ/m 3 GG (dimensione del FEN);
hg=valore del rendimento globale medio stagionale definito all’art. 5 comma 1.
8. Il valore n, indica la media giornaliera nelle 24 ore del numero dei volumi d’aria ricambiati in un’ora ed è convenzionalmente fissato in 0.5 per l’edilizia abitativa nel caso non sussistano ricambi mec-canici controllati.
10. Per edifici con volumetria totale lorda climatizzata inferiore a 10.000 m 3 , nel caso sia stato utilizzato il calcolo semplificato di cui al punto 5, il valore limite del fabbisogno energetico normalizzato per climatizzazione invernale, dovrà essere calcolato mediante la formula di cui al comma 7 ponendo I=0, a=0.
Articolo 9 (Limiti di esercizio degli impianti termici)
2. L’esercizio degli impianti termici è consentito con i seguenti limiti massimi relativi al periodo an-nuale di esercizio dell’impianto termico ed alla durata giornaliera di attivazione: Zona A: ore 6 giornaliere dal 1° dicembre al 15 marzo; Zona B: ore 8 giornaliere dal 1° dicembre al 31 marzo; Zona C: ore 10 giornaliere dal 15 novembre al 31 marzo; Zona D: ore 12 giornaliere dal 1° novembre al 15 aprile; Zona E: ore 14 giornaliere dal 15 ottobre al 15 aprile; Zona F: nessuna limitazione. Al di fuori di tali periodi gli impianti termici possono essere attivati solo in presenza di situazioni cli-matiche che ne giustifichino l’esercizio e comunque con una durata giornaliera non superiore alla metà di quella consentita a pieno regime.
3. E’ consentito il frazionamento dell’orario giornaliero di riscaldamento in due o più sezioni.
b) alle sedi delle rappresentanze diplomatiche e di organizzazioni internazionali, che non siano ubi-cate in stabili condominiali;
6. Le disposizioni di cui ai commi 2 e 4 non si applicano, limitatamente alla sola durata giornaliera di attivazione degli impianti termici per il riscaldamento degli edifici,nei seguenti casi:
e) impianti termici centralizzati di qualsivoglia potenza, dotati di apparecchi per la produzione di calore aventi valori minimi di rendimento non inferiori a quelli richiesti per i generatori di calore installati dopo l’entrata in vigore del presente regolamento e dotati di gruppo termoregolatore pilotato da una sonda di rilevamento della temperatura esterna con programmatore che consenta la regolazione almeno su due livelli della temperatura ambiente nell’arco delle 24 ore; questi impianti possono essere condotti in esercizio continuo purché il programmatore giornaliero venga tarato e sigillato per il raggiungimento di una temperatura degli ambienti pari a 16° C +2° C di tolleranza nelle ore al di fuori della durata giornaliera di attivazione di cui al comma 2 del presente articolo;
g) impianti termici per singole unità immobiliari dotati di apparecchi per la produzione di calore aventi valori minimi di rendimento non inferiori a quelli richiesti per i generatori di calore installati dopo l’entrata in vigore del presente regolamento e dotati di un sistema di termoregolazione della tem-peratura ambiente con programmatore giornaliero che consenta la regolazione di detta temperatu-ra almeno su due livelli nell’arco delle 24 ore nonché lo spegnimento del generatore di calore sulla base delle necessità dell’utente;
h) impianti termici condotti mediante “contratti di servizio energia” i cui corrispettivi siano essenzialmente correlati al raggiungimento del comfort ambientale nei limiti consentiti dal presente regolamento, purché si provveda, durante le ore al di fuori della durata di attivazione degli impianti consentita dal comma 2 ad attenuare la potenza erogata dall’impianto nei limiti indicati alla lettera e);
8. In tutti gli edifici di cui all’art. 3 l’amministratore e, dove questo manchi, il proprietario o i proprietari sono tenuti ad esporre, presso ogni impianto termico centralizzato al servizio di una pluralità di utenti, una tabella concernente: a) l’indicazione del periodo annuale di esercizio dell’impianto termico e dell’orario di attivazione giornaliera prescelto nei limiti di quanto disposto al presente articolo; b) le generalità e il domicilio del soggetto responsabile dell’esercizio e della manutenzione dell’impianto termico.
Articolo 10 (Facoltà delle Amministrazioni comunali in merito ai limiti di esercizio degli impianti termici)
1. In deroga a quanto previsto dall’art. 9, i sindaci, su conforme delibera immediatamente esecutiva della giunta comunale, possono ampliare, a fronte di comprovate esigenze, i periodi annuali di esercizio e la durata giornaliera di attivazione degli impianti termici, sia per i centri abitati,sia per i singoli immobili.
Articolo 11 (Esercizio e manutenzione degli impianti termici e controlli relativi)
1. L’esercizio e la manutenzione degli impianti termici sono affidati al proprietario, definito come alla lettera j) dell’art. 1 comma 1, o per esso a un terzo, avente i requisiti definiti alla lettera o) dell’art. 1, comma 1, che se ne assume la responsabilità.
3. Nel caso di impianti termici centralizzati con potenza nominale superiore a 350 kW ed in ogni casoqualora gli impianti termici siano destinati esclusivamente ad edifici di proprietà pubblica od esclusivamente ad edifici adibiti ad uso pubblico, il possesso dei requisiti richiesti al “terzo responsabile dell’esercizio e della manutenzione dell’impianto termico” è dimostrato mediante l’iscrizione ad albi na-zionali tenuti dalla pubblica amministrazione e pertinenti per categoria quali, ad esempio, l’albo na-zionale dei costruttori - categoria gestione e manutenzione degli impianti termici di ventilazione e di condizionamento, oppure mediante l’iscrizione ad elenchi equivalenti delle Comunità Europee, oppure mediante accreditamento del soggetto ai sensi delle norme UNI EN 29.000 (9/a).
4. Le operazioni di manutenzione dell’impianto termico devono essere eseguite secondo le prescri-zioni delle vigenti normative UNI e CEI devono essere effettuate almeno una volta l’anno salvo indicazioni pió restrittive delle suddette normative.
6. Il responsabile dell’esercizio e della manutenzione dell’impianto termico appone la firma sul “libretto di centrale” o sul “libretto d’impianto” di cui al comma 9 per accettazione della funzione che lo impegna, tra l’altro, quale soggetto delle sanzioni amministrative previste dal comma 5 dell’artico-lo 34 della legge 9 gennaio 1991, n. 10.
- all’osservanza dell’orario prescelto, nei limiti della durata giornaliera di attivazione consentita dall’art. 9;
- al mantenimento della temperatura ambiente entro i limiti consentiti dalle disposizioni di cui all’art. 4.
8. Nel caso di impianti termici individuali è fatto obbligo all’occupante l’unità immobiliare di affi-dare la manutenzione dell’impianto a persona fisica o giuridica che risponda ai requisiti di cui alla lettera o) dell’art. 1, qualora non possegga esso stesso i requisiti ivi richiesti. Tali requisiti, nel caso specifico di impianti termici individuali, si intende sussistano, tra l’altro, per i soggetti abilitati alla manutenzione degli impianti di cui all’articolo 1, comma 1, lettera c), della legge 5 marzo 1990, n. 46. La figura del responsabile dell’esercizio e della manutenzione si identifica con l’occupante o, su de-lega di questo, con il soggetto cui è affidata la manutenzione dell’impianto, fermo restando che l’occupante stesso assume in maniera esclusiva le responsabilità di cui al comma 7. Al termine dell’occupazione è fatto obbligo all’occupante di consegnare al proprietario o al subentrante il “libretto di impianto” prescritto al comma 9.
11. La compilazione iniziale del libretto nel caso di impianti termici di nuova installazione o da ristrutturare e, per impianti termici individuali anche in caso di sostituzione di generatori di calore, deve essere effettuata da un installatore che possegga i requisiti richiesti per l’installazione e ma-nutenzione degli impianti di cui all’art. 1, comma 1, lettera c) della legge 5 marzo 1990, n. 46. La compilazione iniziale del libretto per impianti esistenti all’atto dell’entrata in vigore del pre-sente regolamento nonchè la compilazione per le verifiche periodiche previste dal presente regolamento è effettuata dal responsabile dell’esercizio e della manutenzione dell’impianto termico.
12. Gli elementi da sottoporre a verifica periodica sono quelli riportati sul “libretto di centrale” o sul “libretto di impianto” di cui al comma 9. Le suddette verifiche vanno effettuate almeno una volta l’anno, normalmente all’inizio del periodo di riscaldamento, per i generatori di calore con po-tenza nominale superiore o uguale a 35 kW e almeno con periodicità biennale per i generatori di ca-lore con potenza nominale inferiore, ferma restando la periodicità almeno annuale delle operazioni di manutenzione prescritte al comma 4.
14. Il rendimento di combustione, rilevato nel corso delle verifiche di cui ai commi 12 e 13, misurato al valore nominale della potenza termica del focolare, in conformità a norme tecniche UNI che verranno pubblicate entro il 31 ottobre 1993 e recepite dal Ministero dell’industria, del commercio e dell’artigianato entro i successivi trenta giorni, deve risultare:
a) per i generatori di calore ad acqua calda installati antecedentemente alla data di entrata in vigore del presente regolamento: non inferiore a quattro punti percentuali rispetto al valore minimo del rendimento termico utile alla potenza nominale indicato al punto 1 dell’allegato E;
b) per i generatori di calore ad acqua calda installati dopo l’entrata in vigore del presente regolamento: non inferiore a un punto percentuale rispetto al valore minimo del rendimento termico utile alla potenza nominale indicato al punto 1 dell’allegato E;
c) per generatori di calore ad aria calda installati antecedentemente alla data di entrata in vigo-re del presente regolamento: non inferiore a sei punti percentuali rispetto al valore minimo del rendimento di combustione alla potenza nominale indicato al punto 2 dell’allegato E;
d) per generatori di calore ad aria calda installati dopo l’entrata in vigore del presente regolamento: non inferiore a tre punti percentuali rispetto al valore minimo del rendimento di combustione alla potenza nominale indicato al punto 2 dell’allegato E. 15. Qualora i generatori di calore installati antecedentemente alla data di entrata in vigore del presente regolamento non possano essere ricondotti mediante operazioni di manutenzione ai valori di rendimento di combustione indicati alle lettere a) e c) del comma 14 è prescritta la loro sostituzione entro i termini appresso indicati: potenza nominale termini 350 KW e oltre entro il 30 settembre 1994 inferiore a 350 KW per zone climatiche E, F entro il 30 settembre 1995 inferiore a 350 KW per le restanti zone climatiche entro il 30 settembre 1996 I generatori di calore installati successivamente alla data di entrata in vigore del presente regolamento per i quali, durante le operazioni di verifica in esercizio, siano stati rilevati rendimenti di combustione inferiori a quelli indicati alle lettere b) e d) del comma 14, non riconducibili a tali valori mediante operazioni di manutenzione, devono essere sostituiti entro 300 giorni solari a partire dalla data della verifica.
16. I generatori di calore per i quali, durante le operazioni di verifica in esercizio, siano stati rilevati rendimenti di combustione inferiori a quelli indicati alle lettere b) e d) del comma 14, sono comunque esclusi dalla conduzione in esercizio continuo prevista alle lettere e), f), g) ed h) del comma 6 dell’art. 9.
17. Gli impianti termici che provvedono alla climatizzazione invernale degli ambienti in tutto o in parte mediante l’adozione di macchine e sistemi diversi dai generatori di calore, macchine e sistemi quali ad esempio le pompe di calore, le centrali di cogenerazione al servizio degli edifici, gli scambiatori di calore al servizio delle utenze degli impianti di teleriscaldamento, gli impianti di climatizzazione invernale mediante sistemi solari attivi, devono essere muniti di “libretto di centrale” predisposto, secondo la specificità del caso, dall’installatore dell’impianto ovvero, per gli impianti esistenti, dal responsabile dell’esercizio e della manutenzione; detto libretto dovrà contene-re oltre alla descrizione dell’impianto stesso, l’elenco degli elementi da sottoporre a verifica, i limiti di accettabilità di detti elementi in conformità alle leggi vigenti, la periodicità prevista per le verifiche; un apposito spazio dovrà inoltre essere riservato all’annotazione degli interventi di manutenzione straordinaria. Per la parte relativa ad eventuali generatori di calore il libretto di centrale si atterrà alle relative disposizioni già previste nel presente regolamento.
18. Ai sensi dell’art. 31, comma 3 della legge 10/1991, i comuni con più di quarantamila abitanti e le provincie per la restante parte del territorio effettuano, con cadenza almeno biennale e con onere a carico degli utenti ed anche avvalendosi di organismi esterni aventi specifica competenza tecnica, i controlli necessari ad accertare l’effettivo stato di manutenzione e di esercizio dell’impianto termico. I risultati dei controlli eseguiti sugli impianti termici con potenza superiore o uguale a 35 KW devono essere segnati nel libretto di centrale utilizzando gli spazi appositamente previsti.
19. In caso di affidamento ad organismi esterni dei controlli di cui al comma 18, i comuni e le province competenti dovranno stipulare con detti organismi appositi convenzioni, previo accertamento che gli stessi non svolgano nel contempo funzione di responsabile dell’esercizio e della manutenzione degli impianti termici sottoposti a controllo. L’ENEA nell’ambito dell’accordo di programma con il Ministero dell’Industria, del Commercio e dell’Artigianato, fornisce agli Enti locali che ne facciano richiesta assistenza per l’accertamento dell’idoneità tecnica dei predetti organismi.
20. In una prima fase transitoria di applicazione del presente regolamento, in alternativa alle procedure di controllo di cui ai commi 18 e 19, gli Enti di cui al comma 18 possono, con proprio provvedimento, reso noto alle popolazioni interessate, al Ministero dell’Industria, del Commercio e dell’Artigianato e all’ENEA, stabilire che i controlli ordinari biennali si intendano effettuati nei casi in cui i proprietari degli impianti termici o i terzi responsabili dell’esercizio e manutenzione degli stessi trasmettano, entro termini stabiliti dal provvedimento medesimo, apposita dichiarazione, con firma autenticata e con connessa assunzione di responsabilità, attestante il rispetto delle norme del presente regolamento, con particolare riferimento ai risultati dell’ultima delle verifiche periodiche di cui al comma 12. Gli Enti, qualora ricorrano a tale forma di controllo, devono comunque effettuare verifiche a campione ai fini del riscontro della veridicità delle dichiarazioni pervenute, devono altresì provvedere per tutti gli impianti termici per i quali risulti omessa la dichiarazione di cui sopra a controlli nei termini previsti dal comma 18. La fase transitoria di cui al presente comma non deve di norma superare i due anni per gli impianti termici con potenza superiore o uguale a 350 kW, i quattro anni per gli impianti termici centralizzati di potenza inferiore a 350 kW ed i sei anni per gli impianti termici per singole unità immobiliari.
2. Le disposizioni di cui agli articoli 5, 7, 8 e 11 hanno effetto dal novantesimo giorno successivo a quello di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana del decreto del Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato di recepimento delle normative UNI previste dall’articolo 5, comma 2, dall’articolo 8, comma 3, dall’articolo 11, comma 14, e dall’allegato B e, in ogni caso, a decorrere dal 1° agosto 1994. Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.
Dato a Roma, addì 26 agosto 1993 caldaie