Source: http://www.jdsupra.com/legalnews/le-nuove-linee-guida-di-confindustria-pe-08693/
Timestamp: 2016-02-08 17:10:35+00:00
Document Index: 41106339

Matched Legal Cases: ['art. 6', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 2404', 'sentenza ', 'art. 6', 'art. 24', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 319', 'art. 317', 'art.\n318', 'art. 2635', 'art. 25', 'art. 24', 'art. 24', 'art. 355', 'art. 356', 'art. 25', 'art. 25', 'art.\n609', 'art. 25', 'art. 25']

Le nuove Linee Guida di Confindustria per la costruzione dei modelli di organizzazione, gestione e controllo ex D. Lgs. 231/01 | Orrick, Herrington & Sutcliffe LLP - JDSupra
Giuseppe Cuminetti, Alessandro De Nicola, Ivan Rotunno | Orrick, Herrington & Sutcliffe LLP
Al fine di evitare di incorrere in una responsabilità sanzionabile, l’ente si può dotare di modelli di organizzazione e gestione che devono essere efficacemente implementati prima dell’eventuale commissione del reato che mirano a prevenire.
In ossequio alle previsioni dell’art. 6, 3° co. del Decreto 231, Confindustria ha predisposto fin dal 2002 delle Linee Guida a cui le imprese possono conformarsi per la redazione dei modelli organizzativi.
Di seguito si riportano le principali novità presenti nell’edizione 2014 delle Linee Guida di Confindustria nonché gli spunti maggiormente significativi e utili al fine della costruzione di un sistema di controllo ex D. Lgs. 231/01, che si articolano in una parte generale, in cui si illustrano le principali disposizioni del Decreto 231 e gli strumenti di prevenzione della responsabilità, e in una parte speciale, dedicata all’analisi delle singole categorie di reatipresupposto della responsabilità dell’ente.
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Alessandro De Nicola adenicola@orrick.com
Ivan Rotunno irotunno@orrick.com
Giuseppe Cuminetti gcuminetti@orrick.com
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Herrington & Sutcliffe, Newsletter.
Le nuove Linee Guida di Confindustria per la
di organizzazione, gestione e controllo
ex D. Lgs. 231/01
Le nuove linee guida Confindustria ex D. Lgs. 231/01
Il D. Lgs. 231/01 (“Decreto 231”) ha introdotto nell’ordinamento italiano la responsabilità degli enti conseguente alla
commissione di un reato da parte di un soggetto funzionalmente collegato all’impresa.
Al fine di evitare di incorrere in una responsabilità sanzionabile, l’ente si può dotare di modelli di organizzazione e
gestione che devono essere efficacemente implementati prima dell’eventuale commissione del reato che mirano a
In ossequio alle previsioni dell’art. 6, 3° co. del Decreto 231, Confindustria ha predisposto fin dal 2002 delle Linee
Guida a cui le imprese possono conformarsi per la redazione dei modelli organizzativi.
Di seguito si riportano le principali novità presenti nell’edizione 2014 delle Linee Guida di Confindustria nonché gli
spunti maggiormente significativi e utili al fine della costruzione di un sistema di controllo ex D. Lgs. 231/01, che si
articolano in una parte generale, in cui si illustrano le principali disposizioni del Decreto 231 e gli strumenti di
prevenzione della responsabilità, e in una parte speciale, dedicata all’analisi delle singole categorie di reati-
presupposto della responsabilità dell’ente.
Un principio che viene ribadito nell’intero documento di nuova emanazione è l’esplicita necessità che i modelli
organizzativi siano tenuti costantemente aggiornati. L’aggiornamento deve seguire sia le modifiche normative, sia le
eventuali variazioni nel sistema organizzativo aziendale (apertura di nuove sedi, ampliamento di attività, acquisizioni,
riorganizzazioni, ecc.). Ciò consente una maggiore efficacia nella prevenzione del reato, nonché una maggiore capacità
esimente della responsabilità dell’ente.
In considerazione della naturale complessità degli enti, un processo il cui monitoraggio è fondamentale anche ai fini
dell’esenzione dalla responsabilità ex Decreto 231, è quello della ripartizione degli incarichi di gestione dell’impresa
fra più soggetti, delegando poteri e funzioni a persone diverse dagli originari titolari, diviene, pertanto, di primaria
importanza l’individuazione chiara e univoca “dei profili aziendali cui sono affidate la gestione e la responsabilità
delle attività a rischio reato”1, delineando con precisione i confini dei poteri ad essi conferiti e disponendo
l’applicazione di sanzioni in caso di loro violazione. A tal proposito le Linee Guida sottolineano la necessità che il
sistema di deleghe venga documentato in modo da poter essere ricostruito a posteriori, e che l’attribuzione delle
deleghe e procure debba ispirarsi ai seguenti principi:
 sia formalizzata in conformità alle disposizioni di legge applicabili;
 indichi con chiarezza i soggetti delegati, le competenze richieste ai destinatari della delega e i poteri
rispettivamente assegnati;
 preveda limitazioni delle deleghe e dei poteri di spesa conferiti;
 preveda soluzioni dirette a consentire un controllo sull’esercizio dei poteri delegati;
 disponga l’applicazione di sanzioni in caso di violazioni dei poteri delegati;
 sia disposta in coerenza con il principio di segregazione;
 sia coerente con i regolamenti aziendali e con le altre disposizioni interne applicati dalla società.
1 Linee Guida Confindustria 2014, pag. 38.
Ulteriore elemento imprescindibile del sistema di controllo ex D. Lgs. 231/01 è quello della formazione dei destinatari
del modello organizzativo. A tal proposito Confindustria osserva che essa deve essere modulata in base alle
caratteristiche degli stessi destinatari del modello organizzativo: i dipendenti in generale, i dipendenti che operano
nelle aree di rischio, i componenti gli organi sociali, ecc. Le Linee Guida suggeriscono che siano organizzati corsi di
formazione obbligatoria, con controlli di frequenza e di qualità dei programmi ivi trattati e con la supervisione
dell’Organismo di Vigilanza della società, il quale può servirsi del supporto di funzioni aziendali o di consulenti
esterni. E’ importante inoltre che il modello contenga la menzione della descrizione delle modalità di erogazione del
servizio di formazione (i.e. sessioni in aula, e-learning); e, nel caso in cui la formazione sia svolta in modalità e-
learning, si dovranno prevedere test di verifica del livello di apprendimento dei contenuti.
Interessante è anche lo spunto operativo che, ponendo una maggiore attenzione alle nuove tecnologie, individua quale
strumento per la diffusione del modello presso il personale “anche […] l’intranet aziendale”2.
Il sistema dei controlli - comprensivo delle modalità di formazione, del codice etico e del sistema di poteri
autorizzativi e di firma - deve rispettare i principi già delineati da Confindustria nella versione delle Linee Guida del
2008, a cui nel 2014 è stato aggiunto il principio di documentabilità e verificabilità di ogni operazione e transazione
posta in essere dall’ente: deve essere infatti garantita la possibilità d’individuare “chi abbia autorizzato, effettuato,
registrato, verificato l’operazione stessa”3.
Il modello organizzativo dovrebbe coprire le attività poste in essere da soggetti terzi in nome e per conto della società,
nonché rendersi vincolante anche nei confronti dei terzi contraenti. Per fare ciò si rendono indispensabili specifiche
clausole contrattuali - soprattutto con agenti e consulenti - volte a prevenire atti corruttivi sia con interlocutori pubblici
che privati, prevedendo la dichiarazione di:
 essere a conoscenza dei contenuti del modello organizzativo;
 astenersi dal porre in essere comportamenti che possano integrare una fattispecie di reato prevista dal Decreto
 presa visione delle misure definite dall’ente (come il modello o il codice etico).
Nella fase di individuazione delle fattispecie di reato rilevanti per l’ente e di mappatura delle aree aziendali a rischio, è
opportuno valutare la posizione anche di soggetti legati all’impresa da un rapporto di parasubordinazione (ad esempio
gli agenti) o da altri rapporti di collaborazione: infatti, nelle Linee Guida è ribadita l’importanza della puntuale
considerazione del rischio derivante da ipotesi di concorso nel reato. È, dunque, fondamentale in fase di
implementazione, di aggiornamento e di attuazione del modello organizzativo svolgere un’analisi preventiva sui
soggetti che entrano in rapporto con l’impresa.
Affinché il modello organizzativo possa essere efficacemente attuato, l’ente si deve dotare di un sistema disciplinare
“idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel modello”4 (art. 6, co. 2, Decreto 231). La
predisposizione di un sistema sanzionatorio è di basilare importanza alla luce di quanto sostenuto dalla giurisprudenza,
la quale nega efficacia esimente ai modelli organizzativi che ne siano sprovvisti (cfr., ex multis, Trib. Milano, 20
settembre 2004).
Le nuove Linee Guida offrono spunti concreti per l’elaborazione di un sistema disciplinare di prevenzione del reato:
esso, per essere pienamente efficace, dovrà essere in grado di contrastare tutti i comportamenti che precedono la
2 Linee Guida Confindustria 2014, pag. 38.
3 Linee Guida Confindustria 2014, pag. 44.
4 Linee Guida Confindustria 2014, pag. 50.
commissione del reato, distinguendo inoltre tra sanzioni nei confronti dei sottoposti, dei soggetti apicali e persino dei
terzi che entrino a contatto con l’attività dell’ente.
Il sistema disciplinare si dovrà informare al principio della gradualità e proporzionalità della sanzione irrogata
rispetto all’atto contestato e a quello del contraddittorio, che assicuri il coinvolgimento del soggetto interessato.
Inoltre è previsto che il Modello debba indicare puntualmente le funzioni aziendali deputate a valutare e disporre le
sanzioni per le violazioni del Codice Etico e del Modello.
La società che adotti un modello di organizzazione, affinché questo abbia efficacia esimente, dovrà altresì dotarsi di
un organismo con autonomi poteri di iniziativa e controllo (Organismo di Vigilanza) che vigili sul funzionamento e
l’osservanza del modello stesso e ne curi l’aggiornamento. L’ente deve garantire l’effettiva operatività dell’OdV
(principio di effettività), che deve essere posto in grado di assolvere ai propri compiti e funzioni.
Nelle Linee Guida si sottolinea la necessità che specialmente le aziende di medie e grandi dimensioni si dotino di
“una struttura dedicata a tempo pieno all’attività di vigilanza sul modello”5.
Confindustria prosegue ricordando che hanno sostanziale rilevanza le caratteristiche di autonomia ed indipendenza dei
membri dell’OdV, le quali sono ulteriormente garantite da requisiti soggettivi formali come onorabilità, assenza di
conflitti d’interessi e di relazioni di parentela con il vertice.
Per professionalità si intende la specifica competenza del soggetto membro dell’OdV in attività ispettiva e
consulenziale e in tema di analisi dei sistemi di controllo e dei relativi profili giuridici – specialmente penalistici.
L’autonomia ed indipendenza possono essere assicurate, ad esempio, tramite la previsione di cause di ineleggibilità o
decadenza dei membri stessi. Ulteriore presidio per la tenuta del sistema di controllo ex Decreto 231 è la necessità di
mantenere distinte le posizioni di controllore e controllato: evitando ad esempio di dare incarichi di vigilanza a
soggetti che operino nel settore oggetto dell’attività di controllo dell’OdV6.
Le Linee Guida, inoltre, dedicano una specifica riflessione al tema introdotto dalla L.n. 183/2011 circa la facoltà di
affidare le funzioni dell’OdV al collegio sindacale. L’impresa può valutare discrezionalmente l’opportunità di
investire il collegio sindacale della funzione di OdV e, a tal proposito, Confindustria indica particolari accorgimenti:
 il collegio sindacale non potrà prescindere dalla caratteristica di “autonomia” che deve contraddistinguere
ogni Organismo di Vigilanza. A differenza del caso in cui sia creato un Organismo di Vigilanza ad hoc – ove
la caratteristica di “autonomia” sarebbe più facilmente garantita – nel caso in cui la funzione di vigilanza sia
devoluta al collegio sindacale, quest’ultimo dovrà dotarsi di misure precauzionali aggiuntive al fine di
garantire la propria autonomia e indipendenza e di poter effettivamente prevenire la commissione di reati-
presupposto;
 per assicurare la continuità d’azione dell’Organismo di Vigilanza, sarà necessario prevedere un minore
intervallo di tempo intercorrente tra le riunioni del collegio sindacale (v. art. 2404 c.c.);
 sarà necessario che, già al momento della selezione dei membri del collegio sindacale, ne vengano verificati i
requisiti di professionalità coerenti con le funzioni di OdV e il possesso di adeguate competenze in tema di
controlli ai sensi del Decreto 231;
 è opportuno che nei modelli organizzativi vi siano delle indicazioni specifiche con riferimento al caso in cui il
collegio sindacale svolga anche la funzione di OdV.
Confindustria afferma che l’opportunità di accentrare le funzioni in capo al collegio sindacale debba essere valutata
caso per caso e che tale facoltà sia indirizzata specialmente alle imprese di piccole dimensioni.
5 V. Linee Guida Confindustria 2014, pag. 60.
6 In tal senso cfr. Corte di Assise di Appello di Torino, sentenza 27 maggio 2013, pronunciatasi sul caso Thyssen Krupp.
Il nuovo documento di Confindustria sottolinea, inoltre, nuovamente l’importanza di curare la tracciabilità e la
conservazione della documentazione delle attività svolte (come verbali, relazioni o informative specifiche, report
inviati o ricevuti, ecc.), al fine di assicurare l’effettività dell’attività svolta dall’Organismo di Vigilanza.
Con riguardo alla responsabilità da reato nei gruppi di imprese, le Linee Guida 2014 illustrano da un lato le condizioni
in presenza delle quali una società controllante potrà essere ritenuta responsabile di un reato commesso nell’ambito di
una sua controllata, e dall’altro gli accorgimenti da adottare al fine di evitare di incorrere in tale responsabilità.
“Una holding/controllante potrà essere ritenuta responsabile per il reato commesso nell’attività della controllata
 sia stato commesso un reato presupposto nell’interesse o vantaggio immediato e diretto, oltre che della
controllata, anche della controllante;
 persone fisiche collegate in via funzionale alla controllante abbiano partecipato alla commissione del reato
presupposto recando un contributo causalmente rilevante (Cass. n. 24583 del 20 giugno 2011), provato in
maniera specifica e concreta”7.
Per rimanere esente da responsabilità e al tempo stesso promuovere una politica di gruppo, è necessario perciò che:
 ciascuna società del gruppo si doti di un modello organizzativo proprio;
 ogni società del gruppo nomini un proprio Organismo di Vigilanza, perché solo così l’organismo godrà di
“autonomi poteri di iniziativa e controllo”(art. 6, co. 1, lett. b, D.Lgs. 231/01);
 i medesimi soggetti non rivestano ruoli apicali in più società del gruppo. In questo modo si eviterà più
facilmente che l’eventuale responsabilità per un reato commesso dalla controllata risalga alla controllante:
“infatti il cumulo di cariche sociali potrebbe avvalorare la tesi del concorso dei vertici di più società del
gruppo nella commissione del reato presupposto”.8
Le Linee Guida non mancano, inoltre, di osservare quali possano essere gli aspetti positivi dell’implementazione del
sistema di controllo ex Decreto 231 nei gruppi; su tutti vi è il coordinamento tra le varie società del gruppo per meglio
contrastare fenomeni di criminalità di impresa. La capogruppo, ad esempio, potrà fornire un indirizzo unico per la
redazione del codice etico, che dovrà essere autonomamente implementato dalle diverse società del gruppo.
Confindustria consiglia, inoltre, che il modello organizzativo della capogruppo prenda in considerazione i processi che
coinvolgono in modo trasversale attività di più società del gruppo, o di attività che confluiscono in un risultato
unitario, quale ad esempio il bilancio consolidato.
A tal proposito le Linee Guida offrono alcuni spunti redazionali e operativi:
 il modello organizzativo dovrebbe delineare regole specifiche per la correttezza e la trasparenza nei rapporti
con le controllate;
 l’attività di direzione e coordinamento della controllante dovrebbe avvenire attraverso comunicazioni ufficiali,
in modo tale da poter essere ricostruita facilmente a posteriori;
 dovrebbero essere definite regole precise per i flussi informativi che intercorrono tra i singoli Organismi di
Vigilanza, al fine di assicurarne un migliore coordinamento con gli organi di controllo ed evitare possibili
ingerenze da parte della capogruppo;
 in caso di gruppo transazionale, i modelli organizzativi adottati devono necessariamente tener conto delle
differenze normative dei diversi ordinamenti giuridici nei quali operano;
 il codice etico dovrebbe prevedere principi etici che prendano in considerazione i profili di transnazionalità
7 Linee Guida Confindustria 2014, pag. 74.
8 Linee Guida Confindustria 2014, pag. 75.
 i soggetti apicali e i sottoposti che svolgono attività che li espongono a contatti con Paesi esteri dovrebbero
ricevere un’adeguata formazione sulla normativa vigente in tali Paesi.
La parte speciale delle Linee Guida di Confindustria ha subìto un ampio aggiornamento al fine di adeguarsi alle
numerose modifiche e novità legislative intervenute nel Decreto 231 successivamente all’emanazione della precedente
versione delle Linee Guida del 2008.
Le Linee Guida Confindustria 2014 presentano un elenco di ogni reato-presupposto previsto dal Decreto 231,
concentrandosi tuttavia sulle seguenti fattispecie di nuova introduzione:
 delitti informatici e trattamento illecito di dati (art. 24-bis, D. Lgs. 231/01);
 legge c.d. anti-corruzione (L. n. 190/2012);
 reati ambientali (art. 25-undecies, D. Lgs. 231/01);
 impiego di cittadini di Paesi terzi il cui soggiorno è irregolare (art. 25-duodecies, D. Lgs. 231/01).
Con la L. n. 48/2008 il Decreto 231 è stato esteso alla quasi totalità dei reati informatici in quanto la diffusione e lo
sviluppo delle nuove tecnologie permettono di realizzare o occultare schemi di condotte criminali già esistenti, ma
anche fattispecie nuove.
Le aziende più esposte alla commissione dei reati informatici sono quelle che offrono servizi legati all’information
technology ovvero in cui tali servizi rappresentino un valore aggiunto per il cliente (ad es. e-commerce, gestione di
pagamenti on-line, ecc.). Esse dovranno verificare che al proprio interno sussistano misure idonee a prevenire la
commissione dei reati informatici ed eventualmente ad adeguare il proprio modello organizzativo.
Le Linee Guida consigliano che i reati informatici siano prevenuti attraverso un insieme di misure organizzative,
tecnologiche e normative quali:
 la previsione nel Codice Etico di specifiche indicazioni volte a impedire la commissione dei reati informatici
sia all’interno dell’ente, sia tramite apparecchiature non soggette al controllo dello stesso;
 la previsione di un idoneo sistema di sanzioni disciplinari;
 la predisposizione di programmi di informazione, formazione e sensibilizzazione rivolti al personale;
 la previsione di idonee clausole nei contratti conclusi con i provider di servizi legati all’information
Inoltre, per garantire una maggiore prevenzione sarà necessario adottare altresì policy e procedure che regolino
l’utilizzo di apparecchi personali sul luogo di lavoro e l’utilizzo di sistemi di c.d. cloud computing.
Confindustria elenca i principi di controllo utili a prevenire questo tipo di reati:
 separazione dei ruoli che intervengono nelle attività chiave dei processi operativi esposti a rischio;
 tracciabilità degli accessi e delle attività svolte sui sistemi informatici che supportano i processi esposti a
 procedure e livelli autorizzativi da associarsi alle attività critiche dei processi operativi esposti a rischio;
 raccolta, analisi e gestione di segnalazioni di fattispecie a rischio di reati informatici rilevati da soggetti
interni e esterni all’ente;
 procedure di escalation per la gestione di fattispecie a rischio di reato caratterizzate da elevata criticità e nella
gestione dei rapporti con gli enti istituzionali.
La L. n. 190/2012 ha apportato significative modifiche ai tipici reati di corruzione passiva, con importanti riflessi sul
Decreto 231:
 art. 319-quater c.p., regolante il reato di induzione indebita a dare o promettere utilità. L’articolo introduce
l’importante novità che soggetto attivo di tale delitto possa essere non più solo il pubblico ufficiale o
l’incaricato di pubblico servizio, ma anche il soggetto privato che partecipa al reato corrispondendo o
impegnandosi a dare l’utilità.
 la concussione (art. 317 c.p.) è ora riferibile soltanto alla figura del pubblico ufficiale e circoscritta alle sole
ipotesi in cui vi sia la costrizione del privato;
 il reato di corruzione per atto d’ufficio è stato sostituito dalla corruzione per l’esercizio della funzione (art.
318 c.p.). Questa nuova fattispecie è configurabile laddove vi sia un flusso illecito di denaro (o altra utilità) tra
esponenti aziendali e un soggetto pubblico, nell’esercizio delle proprie funzioni o dei propri poteri, senza la
necessità che sia dimostrato un nesso causale tra la prestazione (o l’utilità erogata) e un singolo e specifico
provvedimento o atto della PA. In questo contesto acquisiscono significativa rilevanza le aree aziendali che
comportino rapporti con la PA, in particolare nei casi in cui essi abbia carattere continuativo. Dovrà essere
inoltre rivolta specifica attenzione alle politiche aziendali finalizzate alla corresponsione di prestazioni a
titolo gratuito, laddove elargite nei confronti di soggetti pubblici.
Queste modifiche comportano la necessità in capo agli enti di una revisione dei modelli organizzativi, al fine che essi
mantengano la propria efficacia e capacità esimente della responsabilità. La nuova disciplina può comportare
l’ampliamento in termini significativi delle aree di attività potenzialmente sensibili, che dovranno essere
puntualmente individuate perché possano essere predisposti i relativi presidi e controlli preventivi.La L.n. 190/2012
ha, altresì, introdotto l’art. 2635 c.c., rubricato “corruzione tra privati” che, per il tramite del nuovo art. 25-ter, lett.
s-bis), che ha esteso il c.d. catalogo dei reati presupposto della responsabilità ex Decreto 231, a tal proposito le Linee
Guida suggeriscono l’adozione di principi di controllo in relazione:
 alla negoziazione e stipula dei contratti;
 alla successiva fase di gestione del contratto;
 all’inserimento nel Codice Etico di specifiche previsioni;
 allo svolgimento di attività di formazione;
 all’introduzione di apposite procedure relative all’acquisto di beni e servizi:
 all’istituzione di una procedura volta a fornire ai soggetti aziendali alcune regole comportamentali;
 all’introduzione di apposite procedure per la selezione del personale.
Il 1 luglio 2011 è entrato in vigore in Gran Bretagna il c.d. Bribery Act, che prevede regole in materia di corruzione
che estendono la responsabilità penale alle persone giuridiche in caso di:
 reati di corruzione commessi da soggetti che operano in nome e per conto delle medesime;
 reato di mancata prevenzione della corruzione.
Il Bribery Act si applica anche alle aziende italiane, qualora operino in Gran Bretagna. Le Linee Guida dedicano
un paragrafo a tale disciplina, che presenta svariate similitudini con il Decreto 231. Sussistono tuttavia alcune
 il Bribery Act si riferisce in modo pressoché esclusivo ai reati di corruzione, mentre il Decreto 231 si estende
a diverse e numerose categorie di reato, in costante ampliamento;
 le sanzioni del Bribery Act sono sanzioni penali, mentre le sanzioni del Decreto 231 sono di natura
 le sanzioni del Bribery Act sono solamente di natura economica e non prevedono un limite predeterminato,
mentre quelle del Decreto 231 possono essere sia di natura economica sia di natura interdittiva, prevedendo
altresì un limite minimo e massimo.
I due sistemi di organizzazione, gestione e controllo presentano, come detto, dei punti di contatto. Infatti entrambi
prevedono un preliminare risk assessment dell’azienda, del business, dei settori e delle attività che la caratterizzano al
fine di individuare le aree a rischio commissione dei reati-presupposto. Prevedono inoltre la predisposizione di un
modello organizzativo e di un Codice Etico che siano in grado di vincolare – attraverso policies e procedure – anche i
terzi che entrino in rapporto con l’azienda.
E’ necessario che le aziende italiane operanti nel Regno Unito verifichino che il proprio modello organizzativo sia
conforme alle previsioni del Bribery Act e che provvedano ad una sua eventuale integrazione. Inoltre le Linee Guida
considerano indispensabili dei “programmi di formazione con particolare riguardo alle funzioni e ruoli aziendali
maggiormente esposti al rischio di commissione di reati corruttivi, valutato in una prospettiva internazionale”9
La L.n. 94/2009 ha introdotto l’art. 24-ter nel Decreto 231, prevedendo che la responsabilità dell’ente possa derivare
anche dai reati associativi e “dai delitti commessi avvalendosi del metodo mafioso ovvero al fine di agevolare
l’attività dell’associazione criminosa o mafiosa”10.
Le Linee Guida brevemente descrivono i reati previsti dagli artt. 416 e 416-bis indicando la definizione di
“associazione” e di “associazione di tipo mafioso”. Dopo aver ricordato che l’ente risponderà anche per c.d. “concorso
esterno” nel reato associativo11, le Linee Guida sottolineano come l’art. 24-ter abbia l’effetto di estendere la
responsabilità dell’ente ad un numero indefinito di fattispecie criminose commesse in attuazione del pactum sceleris,
citando ad esempio l’inadempimento di contratti di pubbliche forniture (art. 355 c.p.) o la frode nelle pubbliche
forniture (art. 356 c.p.).
Si rende necessaria perciò un’attenta mappatura dei rischi. Confindustria inoltre consiglia di prevedere:
 adeguati flussi informativi verso l’Organismo di Vigilanza, tali da consentire l’individuazione di eventi di
 meccanismi per la tutela della riservatezza dei soggetti che segnalano le violazioni: ad esempio attraverso la
predisposizione di una linea telefonica ad hoc;
 l’adesione a Protocolli di legalità stipulati dalle associazioni di imprese e/o categoria con il Ministero
dell’Interno ovvero con le Prefetture territorialmente competenti.
La L.n. 99/2009 ha introdotto nuovi reati-presupposto inserendo l’art. 25-bis.1 nel Decreto 231, che ha previsto che
l’ente possa incorrere in responsabilità nel caso in cui un soggetto apicale o sottoposto commetta un reato di falsità in
strumenti o segni di riconoscimento.
Le Linee Guida indicano dei principi a cui gli enti si dovranno attenere nell’esercizio della propria attività. Ad
esempio sarà necessaria la previa verifica su precedenti brevetti e marchi registrati a nome di terzi nel caso in cui
l’ente svolga un’attività che possa potenzialmente violare diritti di proprietà industriale di terzi.
Confindustria, inoltre, consiglia che l’ente inserisca nei contratti con i terzi delle specifiche clausole attraverso le
quali possa tutelarsi da un’eventuale responsabilità. Con la sottoscrizione di tali clausole la controparte deve attestare:
 di essere il legittimo titolare, ovvero di aver ottenuto la concessione dai legittimi proprietari, dei diritti di
sfruttamento economico sugli strumenti o segni di riconoscimento;
9 V. Linee Guida Confindustria 2014, pag. 110.
10 V. Linee Guida Confindustria 2014, pag. 99.
11 Cioè quando viene fornito un supporto all’associazione di tipo mafioso pur non facendone parte.
 che gli strumenti e segni di riconoscimento non violano alcun diritto di proprietà industriale in capo a terzi;
 che si impegna a manlevare e tenere indenne la società da qualsivoglia danno o pregiudizio per effetto della
non veridicità, inesattezza o incompletezza di tale dichiarazione.
Le nuove Linee Guida riprendono le considerazioni già contenute nella precedente versione a proposito dei delitti
contro la personalità individuale (art. 25-quinquies Decreto 231); inoltre pongono in evidenza le principali novità
apportate dalla legge n. 172/2012, la quale ha introdotto nel codice penale il delitto di adescamento di minorenni (art.
609-undecies), in seguito inserito dalla L.n. 39/2014 tra i reati presupposto dell’art. 25-quinquies del Decreto 231.
La medesima L.n. 99/2009 ha inserito l’art. 25-nonies nel Decreto 231, estendendone l’applicazione ai delitti in
materia di violazione del diritto d’autore. Le misure di prevenzione suggerite da Confindustria non riguardano soltanto
quelle aziende che operino nello specifico settore software/audiovisivo, ma qualsiasi azienda che punti a ridurre i
rischi d’incorrere in responsabilità.
Nel caso di reati ipotizzabili anche senza l’impiego di beni aziendali, Confindustria consiglia di:
 formulare inviti generali al rispetto delle norme in materia di proprietà intellettuale;
 elaborare clausole specifiche da far sottoscrivere ai terzi contraenti affinché siano vincolati al rispetto delle
norme a tutela della proprietà industriale;
 prevedere principi etici dedicati.
Nel caso di reati ipotizzabili con l’impiego di beni aziendali, oltre alle previsioni sopra dette, Confindustria consiglia
 vietare l’impiego di beni aziendali al fine di porre in essere condotte che violino la tutela dei diritti d’autore,
quale che sia il vantaggio perseguito;
 controllare i mezzi di comunicazione interni ed esterni alla società, in grado di diffondere opere protette da
Il D. Lgs. 121/2011 ha esteso la responsabilità degli enti anche ai reati ambientali in relazione ai quali Confindustria,
anche in considerazione dell’impostazione data dal legislatore alla materia, detta alcuni accorgimenti da adottare in
sede di redazione del modello organizzativo, il quale dovrà essere in grado di predisporre misure idonee a evitare la
commissione di illeciti anche solo per negligenza o imprudenza, tra le quali:
 la procedimentalizzazione e il monitoraggio dell’attività di valutazione dei rischi ambientali avuto riguardo
del contesto normativo e ambientale in cui l’ente operi;
 l’aggiornamento del modello alla normativa in materia di reati ambientali;
 la formalizzazione di opportune disposizioni organizzative al fine di individuare i responsabili del rispetto
della normativa ambientale.
Le Linee Guida ricordano la facoltà di prevedere una delega ambientale12 per la gestione dei rischi ambientali, cioè
l’individuazione di un soggetto che si occupi delle misure di rispetto della normativa ambientale. La delega è da
ritenersi valida ove siano soddisfatte le seguenti condizioni (individuate dalla giurisprudenza): i) specificità e
inequivoca indicazione dei poteri delegati; ii) dimensioni dell’azienda (in un’organizzazione complessa è impensabile
12 Tale delega, a differenza di quella in materia antinfortunistica prevista dal D. Lgs. 81/2008, non è codificata. Ad una più puntuale definizione ha
provveduto la giurisprudenza con recenti decisioni (v. Cass, sez II pen., 12 ottobre 2009, n. 39729).
non farvi ricorso); iii) capacità tecnica e idoneità del soggetto delegato; iv) autonomia (gestionale e finanziaria) ed
effettivi poteri del delegato; v) accettazione espressa della delega.
Il 9 agosto 2012 è entrato in vigore il D. Lgs. 109/2012. In forza del quale l’ente incorre in responsabilità
amministrativa quando il datore di lavoro occupi alle proprie dipendenze lavoratori stranieri il cui soggiorno è
irregolare. L’ente può essere chiamato a rispondere nel caso ricorra l’ipotesi aggravata di reato di natura dolosa
prevista dal comma 12-bis del D.Lgs. 286/1998. Quest’ipotesi si verifica in presenza di una delle seguenti
c) se i lavoratori occupati sono sottoposti alle altre condizioni lavorative di particolare sfruttamento di cui al terzo
comma dell'articolo 603-bis del codice penale.
In relazione a tale fattispecie Confindustria indica alcuni possibili controlli preventivi tra i quali:
 la predisposizione di una specifica procedura per l’assunzione di lavoratori stranieri;
 l’implementazione di un sistema di monitoraggio delle vicende relative ai permessi di soggiorno;
 un adeguato sistema di deleghe e procure in materia di assunzione dei lavoratori.
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