Source: http://astratto.info/ordinanza-di-applicazione-della-misura-della-custodia-cautelar.html
Timestamp: 2020-01-21 11:31:21+00:00
Document Index: 91069137

Matched Legal Cases: ['art.270', 'art.1', 'art.270', 'art. 270', 'artt 10', 'art.21', 'art.1', 'art.23', 'art.23', 'art.1', 'art.21', 'art.29', 'art.1', 'art.29', 'art.1', 'art.1', 'art.1', 'art.110', 'art.1', 'art.1', 'art.1', 'art.1', 'art.1']

T r i b u n a l e O r d i n a r i o d i M i l a n o
7° piano - stanza 24 (tel.02/54334319 - fax 02/5453428)
N.33391/04 R.G.N.R. N.6034/04 R.G.GIP.
ORDINANZA DI APPLICAZIONE DELLA MISURA DELLA
- artt.272 e ss. c.p.p. -
Esaminata la richiesta del Pubblico Ministero, pervenuta in data 29.1.2007, con la quale si richiede l'applicazione della misura della custodia cautelare in carcere nei confronti di:
BORTOLATO Davide, nato a Treviso il 7.11.1970;
CAPRIO Amarilli, nata a Padova il 19.6.1980;
DAVANZO Alfredo, nato a Treviso il 7.2.1957;
GHIRARDI Bruno, nato a Milano il 20.11.1956;
GAETA Massimiliano, nato a Foggia il 6.8.1975;
LATINO Claudio, nato a Mantova il 30.10.1957;
MAZZAMAURO Alfredo, nato Camposampiero (PD) il 14.6.1985;
ROSSIN Valentino, nato a Conselve (PD) il 16.3.1971;
ROTONDI Davide, nato a Padova il 3.11.1961;
SALOTTO Federico, nato a Camposampiero (PD) il 1°.3.1984;
SCANTAMBURLO Andrea, nato a Padova il 20.6.1964;
SISI Vincenzo, nato a Filogaso (VV) l'8.10.1953;
TOSCHI Alessandro, nato a Camposampiero (PD) il 18.9.1982;
TOSCHI Massimiliano, nato a Padova il 9.4.1980;
SCIVOLI Salvatore, nato a Mazzarino (CL) il 19.2.1952.
BORTOLATO Davide, CAPRIO Amarilli, DAVANZO Alfredo, GHIRARDI Bruno, GAETA Massimiliano, LATINO Claudio, MAZZAMAURO Alfredo, ROSSIN Valentino, ROTONDI Davide, SALOTTO Federico, SCANTAMBURLO Andrea, SISI Vincenzo, TOSCHI Alessandro, TOSCHI Massimiliano.
A) dei reati di cui agli artt.81 1° comma, 112 n. 1, 306 1° 2° e 3° comma (in relazione all'art.270bis c.p. e quindi aggravato dall’art.1 Legge 15/1980) nonché all'art.270 bis 1° e 2° comma c.p. per avere, in concorso tra loro e con altre persone sconosciute (e, quindi, con l’aggravante del numero delle persone superiore a cinque) secondo le qualifiche a ciascuno di loro rispettivamente ascritte ed appresso specificate, da un lato costituito, organizzato e partecipato, al fine di commettere il delitto di cui all’art. 270bis c.p., ad una banda armata (306 c.p.) e dall’altro costituito, diretto, organizzato, finanziato e partecipato a tale associazione (270bis c.p.) avente iniziale denominazione “PCP-M - Partito Comunista Politico-Militare, che si propone il compimento, anche con l’uso delle armi, di atti di violenza (contro l’ordine pubblico, la vita e l’incolumità delle persone ed altri obiettivi “politici”) con finalità terroristiche e di eversione dell’ordine democratico; associazioni caratterizzate da rapporti con altri gruppi operanti anche all’estero (in particolare in Svizzera) aventi analoghi obiettivi, nonché da una struttura compartimentata, avente un vertice operante in stato di clandestinità e dotate, infine, di un foglio di propaganda, clandestinamente diffuso, denominato L’Aurora; associazioni costituite in Milano, tra il 2003 ed il 2004, tuttora operanti, aventi il loro principale centro operativo e logistico in Milano, ma aventi anche strutture operanti in altre zone d’Italia, tra cui Veneto e Piemonte.
LATINO Claudio, SISI Vincenzo, BORTOLATO Davide, DAVANZO Alfredo
Promotori, costitutori, capi ed organizzatori dell’associazione eversiva, anche con il compito di dirigere – i primi tre – le cellule rispettivamente operative a Milano, Torino e Padova, il quarto fino al suo rientro clandestino in Italia (12 novembre 2006) con funzioni di collegamento tra le cellule operanti in Italia e analoghe strutture eversive all’estero nonché la gestione e redazione del foglio di propaganda L’Aurora; nonché tutti con il conseguente compito di elaborare le linee operative e strategiche dell’associazione (tra le quali gli obiettivi da colpire, le azioni di autofinanziamento, la redazione e la diffusione del foglio L’Aurora, l’organizzazione dell’addestramento dei militanti all’uso delle armi, la pianificazione del rientro in Italia clandestino dello stesso DAVANZO, il reperimento delle armi e del munizionamento, la predisposizione dei documenti falsi, il reperimento del materiale idoneo alle contraffazioni, la ricerca degli appartamenti / “covi” sicuri);
GHIRARDI Bruno (organizzatore)
Organizzatore, in costante contatto con i capi dell’organizzazione sopra indicati, con il ruolo, tra l’altro, di reperire le armi e munizionamento mantenendo i rapporti con i fornitori delle stesse, di “tutelare” la conservazioni delle armi, provvedendo alla loro manutenzione al fine di garantirne sempre l’efficienza, di sorvegliare i luoghi di ““imbosco”” delle medesime, di organizzare l’addestramento dei militanti all’uso delle armi, di svolgere “inchieste” nei confronti degli obiettivi da colpire, di curare l’autofinanziamento del gruppo attraverso furti e rapine;
GAETA Massimiliano (organizzatore)
Organizzatore, con il compito, tra l’altro, di reperire materiale idoneo alle contraffazioni, i mezzi utilizzati anche per le azioni di autofinanziamento (come furgone sequestrato in Milano 12.6.2005), arnesi atti allo scasso, materiale meccanico, elettronico, informatico, addetto altresì alla manutenzione delle armi e del relativo munizionamento, fornendo altresì ospitalità nella propria abitazione ad altri membri del sodalizio e mettendo a disposizione le proprie capacità tecniche per la predisposizione di ordigni e apparecchiature idonee a neutralizzare eventuali controlli di polizia;
ROSSIN Valentino (organizzatore)
Organizzatore, con il compito, tra l’altro, di custodire le armi (lunghe e corte) ed il relativo munizionamento occultate in una zona agricola, mettendo anche a disposizione il proprio appartamento per la custodia temporanea delle armi, di individuare i luoghi più idonei per le prove di armamento e fuoco (poi effettivamente svoltesi il 19.11.2006), di mettere a disposizione i propri mezzi (auto e moto) per le attività di copertura e di contropedinamento nelle azioni poste in essere dall’associazione, di bonificare il luogo dell’esercitazione prelevando tutti i bossoli presenti, di mantenere i contatti con gli altri membri del sodalizio criminoso.
ROTONDI Davide (organizzatore)
Organizzatore, con il compito, tra l’altro, di predisporre il rifugio (ubicato a Raveo) ove si stabiliva DAVANZO dopo il suo rientro clandestino in Italia, garantendone l’anonimato e il sostentamento nonché fornendo gli strumenti informatici necessari per la redazione de L’Aurora, il reperimento di apparecchi cellulari sicuri, ospitando il DAVANZO anche presso la propria abitazione di Sistiana, facendo da collegamento tra quest’ultimo e l’associazione in particolare con BORTOLATO, nonché con il compito di reperire mezzi ritenuti sicuri per gli spostamenti, di mantenere costanti rapporti con i membri del sodalizio, partecipando anche alle riunioni strategiche del gruppo.
TOSCHI Massimiliano (organizzatore)
Organizzatore, con il compito, tra l’altro, di concorrere alla preparazione delle prove di armamento (scelta del luogo, bonifica del luogo, sotterramento delle armi trasporto delle stesse), cui partecipava egli stesso, nonché al reperimento dei mezzi (furto delle fiat punto e delle targhe di cui si successivi capi di imputazione F e G, in vista delle azioni criminose proprie del sodalizio quali le prove di armamento e di tiro, l’azione di autofinanziamento in Albignasego ed ancora con il compito di ideazione, preparazione e esecuzione dell’attentato dinamitardo contro la sede di Forza Nuova di Padova il 17.11.2006 nonché della redazione e divulgazione della relativa rivendicazione pervenuta a Il Mattino di Padova il giorno 22.11.2006 nonché, infine, con il compito di mantenere i contatti costanti con la cellula padovana e tra questa ed i membri della cellula milanese.
TOSCHI Alessandro (partecipe)
Partecipe, componente della cellula padovana, partecipante alle riunioni della medesima; organizzatore ed esecutore dell’attentato dinamitardo contro la sede di Forza Nuova di Padova il 17.11.2006, nonché autore della redazione e divulgazione della relativa rivendicazione pervenuta a Il Mattino di Padova il giorno 22.11.2006.
CAPRIO Amarilli e MAZZAMAURO Alfredo (partecipi)
Partecipi, agenti quali tramiti tra il gruppo padovano (in particolare BORTOLATO) e gli esponenti della cellula milanese, ruolo funzionale a garantire le comunicazioni tra i vertici delle due cellule; trasferitisi appositamente a Milano per iscriversi alla locale università allo scopo di avviare opera di proselitismo tra gli studenti; preposti ad effettuare inchieste su potenziali obiettivi, designati dal vertice del gruppo ad acquisire le necessarie competenze tecniche tese a consentire una diffusione più capillare dell’organo di propaganda L’Aurora, frequentando all’uopo il solo MAZZAMAURO i corsi organizzati in Svizzera da STAUFFACHER Andrea in data 11.11.2006 e 13.1.2007.
SCANTAMBURLO (partecipe)
Partecipe, componente della cellula operante a Padova, agente in stretto contatto con quella operante nel milanese e con il ruolo di fornire il proprio documento di identità per garantire il rientro clandestino in Italia di DAVANZO, designato ad acquisire le necessarie competenze tecniche tese a consentire una più capillare divulgazione dell’organo di propaganda L’Aurora, frequentando all’uopo il solo MAZZAMAURO i corsi organizzati in Svizzera da STAUFFACHER Andrea in data 11.11.2006, forniva altresì ospitalità presso la propria abitazione a membri del sodalizio e di usare tale appartamento per le riunioni del gruppo.
SALOTTO Federico (partecipe)
Partecipe, componente della cellula padovana, partecipando alle riunioni “strategiche” come per esempio quella del 1°.11.2006 in località Ponte di Brenta, designati ad acquisire le necessarie competenze tecniche tese a consentire una diffusione più capillare dell’organo di propaganda L’Aurora, frequentando all’uopo il corso organizzato in Svizzera da STAUFFACHER Andrea in data 13.1.2007.
LATINO Claudio, GHIRARDI Bruno, GAETA Massimiliano
B) del delitto di cui agli artt.81 cpv., 110 e 112 nr. 1 c.p., agli artt 10 e 12 Legge 497/1974, all'art.21 Legge 110/1975, con l’aggravante per questi reati dell’art.1 Legge 15/1980, e all'art.23 Legge 110/1975 per avere, in concorso tra loro e con altre persone allo stato non identificate, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso ed in tempi diversi, detenuto e portato in luogo pubblico un numero imprecisato di armi (tutte clandestine) tra cui armi da guerra e relativo munizionamento che occultavano in località Parco dei Fontanili in Agro di Rho (MI), agendo con finalità di terrorismo (per i reati di detenzione e porto di armi clandestine) e di eversione dell’ordine democratico e al fine di mettere in pericolo la vita delle persone o la sicurezza della collettività mediante la commissione di attentati (art.23 Legge 110/1975).
A Milano, Rho (parco dei Fontanili) ed altrove, accertato da marzo 2006 e tuttora permanenti.
BORTOLATO Davide, GHIRARDI Bruno, LATINO Claudio, ROSSIN Valentino, TOSCHI Massimiliano
C) dei reati di cui agli artt.81 cpv., 110, 112 n. 1 c.p., agli artt.10 e 12 Legge 497/1974 e agli artt.1, 21 e 23 Legge 110/1975, aggravato dall’art.1 Legge 15/1980 per avere, in concorso tra loro ed altre persone allo stato non identificate ed in numero superiore a cinque, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso ed in tempi diversi, detenuto e portato in luogo pubblico un numero imprecisato di armi (comuni da sparo, armi da guerra, nonché parti delle stesse e relativo munizionamento tutte clandestine) che occultavano in un’area agricola in prossimità dell’abitazione di ROSSIN Valentino in Arzercavalli (PD), armi tra le quali una mitraglietta Uzi e un Kalashnikov, utilizzate sia nell’esercitazione di tiro sia nel corso del tentativo di furto in località Albignasego (PD). In particolare materialmente utilizzate in frazione Beverare- località scolo Tron (S. Martino di Vanezze – RO) da GHIRARDI, LATINO, TOSCHI Massimiliano e ROSSIN mentre BORTOLATO con il ruolo di staffetta bonificava la zona e ulteriormente utilizzate da GHIRARDI, LATINO, TOSCHI Massimiliano e BORTOLATO per compiere il furto (tentato) ad Albignasego, agendo permanentemente con finalità di terrorismo e di eversione dell’ordine democratico nonché al fine di mettere in pericolo la vita delle persone o la sicurezza della collettività mediante la commissione di attentati (art.21 Legge 110/1975)
Ad Arzercavalli (PD), frazione Beverare - località scolo Tron (S. Martino di Vanezze - RO), Albignasego (PD) ed altrove. Fatti accertati dal settembre 2006 e tuttora permanenti.
D) dei reati di cui agli artt.81 cpv., 110, 112 n. 1 c.p. e all'art.29 Legge 110/1975 aggravato dall’art.1 Legge 15/1980 perché, in concorso tra di loro e con altre persone allo stato non identificate e comunque in numero superiore a cinque, in esecuzione di un medesimo disegno criminoso, detenevano materiale esplodente in più luoghi di “imbosco” (uno dei quali individuato nel parco dei Fontanili), agendo con finalità di terrorismo e di eversione dell’ordine democratico ed anche al fine di mettere in pericolo la vita delle persone o la sicurezza della collettività mediante la commissione di attentati (art.29 Legge 110/1975).
A Milano, Rho (parco dei Fontanili) (MI) ed altrove, accertato da marzo '2006 e tuttora permanente.
BORTOLATO Davide, LATINO Claudio, GHIRARDI Bruno, TOSCHI Massimiliano
E) del reato di cui agli artt.110, 56, 61 n. 5, 624 e 625 nn. 2, 3, 5, 7 c.p. aggravato dall’art.1 Legge 15/1980 perché, in concorso tra di loro, al fine di procurarsi un ingiusto profitto, in data 30.12.2006 mentre BORTOLATO Davide con il ruolo di staffetta bonificava la zona e controllava l’eventuale presenza di forze dell’ordine GHIRARDI, LATINO e TOSCHI M. con il volto travisato e dotati di armi (mitraglietta uzi e kalashnikov) compivano atti idonei consistiti nel siliconare lo sportello automatico bancomat della Banca Antonveneta di Via Roma ad Albignasego (PD), immettendo gas nel predetto per farlo poi esplodere, , non riuscendo nell’intento avendo la Digos di Padova azionato l’impianto di allarme che li induceva a darsi alla fuga.
Con l’aggravante di aver agito in tempo di notte, su cose esposte alla pubblica fede, armati, in numero superiore a tre, usando violenza sulle cose, nonché di avere agito con finalità di terrorismo e di eversione dell’ordine democratico.
Ad Albignasego (PD) 29-30 dicembre 2006
BORTOLATO Davide, LATINO Claudio, GHIRARDI Bruno, TOSCHI Massimiliano, ROSSIN Valentino
F) dei reati di cui agli artt.81 cpv., 110, 112 n. 1, 624 e 625 n. 2, 5,, 61 n. 2, c.p. e all'art.1 Legge 15/1980 per avere, in concorso tra di loro e con altre persone allo stato non identificate, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, al fine di commettere il delitto di cui al capo G, e con finalità di terrorismo e di eversione dell’ordine democratico si impossessavano delle seguenti auto:
La FIAT UNO di colore verde targata PDB02686 di proprietà di Goldin Pierferdinando – residente a Padova
La FIAT UNO di colore bianco targata PDA03655 di proprietà di Borgato Marcella – residente a Padova –
Mediante effrazione e commettendo il fatto su cose esposte alla pubblica fede e sulla pubblica via.
Ad Albignasego (PD) accertato nella notte tra il 29-30 dicembre 2006
G) dei reati di cui agli artt.81 cpv., 110, 112 n. 1, 624, 625 nn. 2, 5, 7, 61 n. 2 c.p. e dall'art.1 Legge 15/1980 per avere, in concorso tra di loro e con altre persone allo stato non identificate, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, al fine di commettere il delitto di cui al capo F, e con finalità di terrorismo e di eversione dell’ordine democratico si impossessavano delle seguenti targhe:
PDA74659 di proprietà di Bacchin Antonio, residente ad Albignasego che ne denunciava il furto in data il 26/12/2006;
PDB35183, di proprietà di Meneghel Maurizio, residente a Selvazzano Dentro (PD);
PD874037 di proprietà di Varotto Cesare, residente a Padova che ne denunciava il furto il 26/12/2006;
PDB54586 di proprietà di Camarella Lucia, residente a Padova.
Applicandole sulle autovetture descritte al capo che precede utilizzate per la commissione dell’azione di autofinanziamento.
Con l’aggravante di aver agito con violenza sulle cose e di aver commesso il fatto su cose esposte alla pubblica fede e sulla pubblica via.
Fatti accertati ad Albignasego (PD) accertato nella notte tra il 29-30 dicembre 2006.
BORTOLATO Davide, TOSCHI Massimiliano, TOSCHI Alessandro
H) del reato di cui agli art.110, 635 n. 3 c.p. e all'art.1 Legge 15/1980 perché, in concorso tra di loro e con altre persone allo stato non identificate con finalità di terrorismo e di eversione dell’ordine democratico la notte del 17.11.2006 danneggiavano i locali della sede di Forza Nuova a Padova in Via G. Dal Santo 4, appiccando il fuoco alla porta di ingresso, utilizzando materiale infiammabile e rivendicando l’azione con il volantino privo di firma e/o sigla, ma recante in calce il simbolo della falce e martello, fatto pervenire alla sede del quotidiano Il Mattino di Padova.
Con l’ulteriore aggravante di avere commesso il fatto su cose esposte per necessità alla pubblica fede.
A Padova, il 17/11/2006
I) del reato di cui agli artt.110, 624, 625 nn. 2, 5, 7, 61 n. 2 e 5 c.p. e all'art.1 Legge 15/1980 perché, in concorso tra di loro e con altre persone allo stato non identificate, al fine di procurarsi un profitto, in epoca antecedente e prossima all’aprile 2006, introducendosi di notte nei locali di una scuola in disuso (non ancora localizzata) si impossessavano di un “torchio” (pressa), allo scopo di commettere i reati di cui al capo L agendo con finalità di eversione dell’ordine democratico.
Con le aggravanti di aver usato violenza sulle cose, su un edificio pubblico ed in tempo di notte.
A Milano, in epoca antecedente e prossima all’aprile 2006.
LATINO Claudio, SISI Vincenzo, BORTOLATO Davide, DAVANZO Alfredo, SCANTAMBURLO Andrea
L) del reato di cui agli artt.81 cpv., 110, 112 n. 1, 477, 482, 468 c.p. e all'art.1 Legge 15/1980 perché, in concorso tra di loro ed in numero di cinque, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, utilizzavano la carta di identità numero AA1974167 di SCANTAMBRULO Andrea che appositamente ne aveva denunciato lo smarrimento in data 10.10.2006, contraffacendola in particolare apponendovi la foto tessera di DAVANZO, mantenendo però i tratti somatici di SCANTAMBURLO e contraffacendo altresì il timbro del Comune di Padova. Agendo tutti con finalità di terrorismo e di eversione dell’ordine democratico.
A Padova, Milano e altrove in Italia e all’estero, dall’ottobre 2006.
M) dei reati di cui agli artt.81 cpv. e 110 c.p., agli artt.10 e 12 Legge 497/1974 e agli artt.1 e 23 1 e 2 comma Legge 110/1975 aggravato dall’art.1 Legge 15/1980 per avere, in concorso con altre persone allo stato non identificate, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, illecitamente detenuto e portato il luogo pubblico sia armi comuni da sparo che da guerra nonché parti di esse e relativo munizionamento, tutte clandestine, di cui alcune le vendeva a GHIRARDI Bruno e LATINO Claudio; in particolare una pistola mitragliatrice uzi e un kalashnikov e relativo munizionamento nonché armi corte di cui sconosce, allo stato, il tipo ed il calibro. Agendo con finalità di terrorismo e di eversione dell’ordine democratico.
A Milano e altrove, fino alla data odierna
N) del reato di cui agli artt.81 cpv. e 648 c.p. per avere, al fine di procurarsi un profitto, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, acquistato o comunque ricevuto le armi di cui al capo che precede, di sicura provenienza illecita.
A Torino e altrove in Italia, in epoca antecedente al giugno 2006
O) dei reati di cui agli artt.112 nr. 1, 306 1° e 2° comma (in relazione al 270 bis c.p.) e quindi aggravato dall’art.1 Legge 15/1980 per aver in concorso con BORTOLATO Davide, CAPRIO Amarilli, DAVANZO Alfredo, GHIRARDI Bruno, GAETA Massimiliano, LATINO Claudio, MAZZAMAURO Alfredo, ROSSIN Valentino, ROTONDI Davide, SALOTTO Federico, SCANTAMBURLO Andrea, SISI Vincenzo, TOSCHI Alessandro, TOSCHI Massimiliano e con altre persone sconosciute (e, quindi, con l’aggravante del numero delle persone superiore a cinque) partecipato alla banda armata specificata nel capo di imputazione A) a cui si fa integrale rinvio per le modalità di costituzione, di organizzazione, fornendo un consapevole contributo all’esistenza stessa della banda armata in particolare mettendo a disposizione armi e munizionamento (cfr. capo di imputazione L.-) nonché fornendo un proprio contributo alla realizzazione nonché alla scelta di obiettivi finalizzati ad azioni di autofinanziamento (attività tuttora in corso), così come emerge dal contesto delle conversazioni ambientali intercettate in data 24/1/2007 e 30/1/2007 rispettivamente intercorse la prima con GHIRARDI la seconda registrata durante l’incontro con GHIRARDI e LATINO
A Milano, Torino ed altrove, fino alla data odierna
N. B. : I capi E) F) G) H) I) ed L) vengono indicati ai soli fini della contestazione.
La presente ordinanza di applicazione di misura cautelare riguarda i militanti sinora conosciuti e comunque il nucleo essenziale di una organizzazione con finalità inequivocabilmente eversive dell’ordinamento costituzionale venuta alla luce a seguito delle indagini delegate a partire dal 2004 dalla Procura di Milano e condotte con grande professionalità e impegno dalle Digos di Milano, Padova e Torino.
Un’organizzazione radicata con “cellule” già operanti e già dotate di una buona dotazione logistica ed efficacia operativa a Milano, a Padova e a Torino.
Tale organizzazione di cui, come sarà descritto nelle pagine che seguono, sono responsabili di nucleo nelle città sopraindicate rispettivamente Claudio LATINO, Davide BORTOLATO e Vincenzo SISI e all’interno della quale svolge un ruolo direttivo e propulsivo anche sul piano teorico Alfredo DAVANZO, torinese a lungo latitante in Francia e da alcuni mesi rientrato clandestinamente in Italia, porta il nome Partito Comunista Politico-Militare ed ha, a partire dalla fine del 2002, quale suo strumento di analisi teorica, propaganda e reclutamento il foglio clandestino, in realtà una vera e propria piccola rivista, denominato L’Aurora1 il cui ultimo numero è stato diffuso, sempre clandestinamente, nella primavera del 2006.
Al fine di meglio comprendere i soggetti e gli avvenimenti che si muovono all’interno di un’indagine anche tecnicamente così complessa e di collocarli in una corretta posizione nella storia e nell’esperienza del terrorismo interno quale si è sviluppato, pur con periodi di pausa, dall’inizio degli anni ’70, occorre ricordare che il livello di attenzione nei confronti del ritorno all’azione di gruppi eredi delle vecchie Brigate Rosse non poteva dirsi esaurito con lo scompaginamento e l’arresto di quasi tutti i militanti della “nuova” organizzazione che era ricomparsa nel 1999. L’organizzazione cioè Brigate Rosse – per la Costruzione del Partito Comunista Combattente responsabile degli omicidi del prof. Marco Biagi e del prof. Massimo D’Antona.
Infatti non bisognava dimenticare, e non lo hanno dimenticato gli investigatori e gli inquirenti che non hanno disperso le conoscenze maturate nel tempo sui fenomeni eversivi, che il possibile ritorno delle Brigate Rosse non si esauriva nella ricostituzione del Partito Comunista Combattente, pressochè sgominato dalle ultime indagini, ma doveva non sottovalutare il fatto che nel 1984, nelle vecchie Brigate Rosse in fase di sconfitta e di ritirata dopo la neutralizzazione negli anni precedenti di intere colonne, si erano manifestate, nel corso del dibattito appunto sulla ritirata strategica, due posizioni: la cosiddetta Prima Posizione di impianto prettamente militarista che ribadiva la validità dell’attacco al cuore dello Stato e la cosiddetta Seconda Posizione che criticava le derive militariste e soggettiviste e sceglieva la linea di una guerra più propriamente rivoluzionaria di lunga durata.
Tale secondo spezzone delle vecchie B.R., dopo aver dato origine all’Unione dei Comunisti Combattenti responsabile negli anni 1986/1987 del ferimento dell’economista Antonio Da Empoli e dell’uccisione del generale Licio Giorgeri, a sua volta smembrata da una serie di arresti, non era tuttavia del tutto scomparso continuando, anche grazie alla latitanza in Francia di alcuni militanti, ad operare sotterraneamente sino a oltre la metà degli anni ’90 e oltre2 e dando vita alla Cellula per la costituzione del Partito Comunista Combattente3 che pubblicava attraverso vari canali semi-legali l’opuscolo Per il Partito, di fatto progenitore del bollettino L’Aurora.
Proprio di questa area, molto presente a Parigi4, faceva parte Alfredo Davanzo, a lungo latitante in Francia dopo la condanna a lui inflitta dalla Corte d’Assise di Torino. Durante la latitanza aveva continuato a mantenere i contatti con i compagni residenti a Torino tanto che nel 1989, in un frigo portatile sotterrato in un boschetto a Robassomero, vicino Torino, veniva rinvenuta documentazione ideologica anche manoscritta sicuramente riferibile in base all’analisi grafologica a Davanzo, riguardante la strategia della Cellula per la costituzione del Partito Comunista Combattente.
Di tali documenti costituiscono lo sviluppo le tesi propagandate appunto dal bollettino L’Aurora che si dichiara esplicitamente erede della Seconda Posizione delle Brigate Rosse ed afferma la necessità della costituzione appunto del Partito Comunista Politico-Militare.
Il bollettino L’Aurora, di cui è sicuramente animatore5 proprio Davanzo (tanto che nella riunione di Raveo del 9-10.12.2006 con Latino e Bortolato ha con questi discusso nuove tecniche di stampa informatica e contenuti del prossimo numero al fine di sviluppare l’azione di propaganda), propone la costruzione del Partito Comunista Politico-Militare secondo il modello maoista6 della “guerra popolare prolungata” diversificandosi con ciò tanto dal Partito Comunista Combattente, che continuerebbe a dare la prevalenza all’azione militare sull’azione politica e di massa, quanto dall’area dei C.A.R.C. e degli altri gruppi radicali antagonisti accusati di attendismo e di aver abbandonato ogni prospettiva realmente rivoluzionaria, sino addirittura a partecipare alcune volte alle competizioni elettorali.
Ciò che L’Aurora propone, e si ascolta in modo quasi pedissequo nelle decine di ore di conversazioni intercettate tra Latino, Gaeta, Sisi, Ghirardi e Bortolato, è l’affiancamento alla propaganda armata, ossia alle attività militari quali attentati dimostrativi ed altro, di un lavoro politico che, inserendosi in situazioni come le lotte sociali in fabbrica, le contestazioni contro le T.A.V. in Val di Susa e le proteste violente nelle periferie7, lavori per portare il maggior numero di persone possibile sul terreno rivoluzionario, preparando l’insurrezione ed evitando sconfitte, dovute appunto al soggettivismo, quali quelle subìte dalle Brigate Rosse che hanno compiuto le azioni contro il prof. Biagi e il prof. D’Antona.
Si tratta in sostanza di esercitare la violenza ad un livello “sostenibile” rispetto alla forza politica che si ha e per questo il Partito deve praticare l’attacco ma anche accompagnare l’azione militare con un’efficace azione politica sopratutto nelle fabbriche e nelle realtà sociali più “avanzate”8.
Dal punto di vista dell’inquadramento degli elementi di prova raccolti, che saranno di seguito dettagliatamente esposti, nei reati di costituzione di banda armata sotto il profilo operativo e di associazione sovversiva sotto il profilo più propriamente politico e programmatico, tale operazione di inquadramento non presenta alcuna difficoltà ed è quasi da manuale.
L’organizzazione infatti, come si vedrà, ha una ormai ampia dotazione logistica e quindi è una “banda armata” a tutti gli effetti e sta coltivando, dopo aver già tentato le prime azioni di autofinanziamento, un’ampia gamma di obiettivi “politici” che dovrebbero favorire la propaganda ed il reclutamento all’interno delle aree antagoniste più incerte.
Sono infatti individuati come futuri obiettivi nelle conversazioni, e già alcune volte oggetto di sopralluoghi ed embrionali inchieste, sedi legate al mercato del lavoro, come il Punto Marco Biagi di Via Savona, o persone legate alle medesime tematiche, come il prof. Pietro Ichino; soggetti ritenuti responsabili di situazioni di nocività in fabbrica come ex dirigenti della Breda, fabbrica coinvolta nella vicenda dell’amianto; luoghi simbolici delle aree politiche moderate quali la villa della famiglia Berlusconi in Via Vincenzo Monti e le sedi di Mediaset e dell’emittente Sky a Cologno Monzese; ed ancora, con riferimento a campagne legate a temi molto attuali, sono indicati sempre nelle conversazioni come obiettivi il proprietario degli alloggi di Via Cavezzali affittati ad extracomunitari, ove nel 2006 uno degli inquilini è stato ucciso da una guardia giurata, nonchè, in risposta alle politiche energetiche e in generale alle scelte politico-economiche in Medio-Oriente, la sede dell’E.N.I. a San Donato e obiettivi israeliani da colpirsi con esplosivo fabbricato con prodotti di uso comune come i fertilizzanti.
L’obiettivo più vicino nel tempo dovrebbe comunque essere la sede del quotidiano Libero in Viale Majno oggetto nel gennaio 2007 già di due sopralluoghi ad opera di Claudio Latino e Bruno Ghirardi.
Non mancano tra i possibili obiettivi esponenti della “vecchia” destra neofascista milanese quali Pasquale Guaglianone di cui gli indagati hanno in osservazione la palestra “Doria” che egli da molto tempo dirige.
D’altronde l’unico obiettivo sicuramente già colpito da esponenti del gruppo in questa fase di crescita lenta ma metodica e sicura è la sede padovana del movimento di estrema destra Forza Nuova oggetto di un attentato con materiale infiammabile commesso il 22.11.2006, attentato cui, in base agli elementi raccolti, avrebbero partecipato come si vedrà con Davide BORTOLATO Massimiliano TOSCHI ed Alessandro TOSCHI due tra i componenti della cellula padovana.
Si noti che vi è una significativa corrispondenza tra alcuni degli obiettivi del gruppo che emergono dalle conversazioni intercettate ed i contenuti di alcuni articoli o meglio “proposte” del foglio L’Aurora.
Ad esempio nell’incontro del 7 aprile 2006 LATINO e GHIRARDI discutono di un’azione da porre in essere contro alcuni dirigenti dela ex-Breda, ritenuti responsabili della morte di operai per malattie collegate alla presenza in fabbrica dell’amianto e tra essi Vito Schirone nei cui confronti viene iniziata una embrionale attività di inchiesta.
Proprio alla questione dell’amianto e dei processi in corso in materia è dedicato uno degli interventi del numero 3 de L’Aurora, diffuso nella primavera del 2006, evidenziandosi così la strategia di sfruttare, a fini di reclutamento, con eclatanti azioni di propaganda armata, l’esistenza di problemi peraltro reali e di cercare in tal modo di sottrarre consensi ad altre forze che lavorano sul campo quali i Comitati per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro, definiti sempre da LATINO, legalisti e traditori della classe operaia9.
La suddivisione dei ruoli all’interno dell’organizzazione emerge con chiarezza dallo stesso capo A) di imputazione che corrisponde pienamente agli elementi di conoscenza raccolti grazie soprattutto all’intercettazione delle conversazioni e ai servizi di osservazione e pedinamento.
Alfredo Davanzo, oltre a essere coordinatore e materiale estensore del foglio L’Autora, ricopre certamente un ruolo di direzione ed infatti egli si rapporta direttamente, secondo le regole organizzative delineate nei documenti già citati, solo con i responsabili di “nucleo” e cioè Claudio Latino, Davide Bortolato e Vincenzo Sisi che incontra per le riunioni strategiche.
Massimiliano Gaeta ha un ruolo organizzativo mettendo fra l’altro a disposizione del gruppo le sue capacità tecniche in campo elettronico e meccanico per settori quali la contraffazione di documenti, l’approntamento di apparecchiature in grado di neutralizzare i controlli di polizia e l’approntamento di mezzi d’appoggio quali il furgone sequestrato in Via Trebbia.
Bruno Ghirardi, esperto nell’uso delle armi e del resto autore già negli anni ’80, quando militava nei C.O.L.P., di rapine di autofinanziamento10, riveste un ruolo spiccatamente operativo e il medesimo ruolo hanno a Padova Massimiliano Toschi, che ha partecipato alle prove di armamento e al trasporto e al sotterramento delle armi, e Valentino Rossin che certamente “cura” il luogo ove la dotazione logistica del nucleo padovano è custodita, nascosta in una zona agricola non lontana dalla sua abitazione.
Gli altri militanti padovani, quasi tutti provenienti dal Centro Sociale Gramigna o dal Collettivo Politico Comunista di Padova, luoghi ove Bortolato ha svolto la sua attività di reclutamento, hanno ricoperto nel gruppo compiti vari: Alessandro Toschi partecipando alle riunioni ed eseguendo anche l’attentato contro la sede di Forza Nuova di Padova; Andrea Scantamburlo partecipando ai corsi di informatica in Svizzera e fornendo il proprio documento di identità per favorire il rientro clandestino di Davanzo; la coppia Alfredo Mazzamauro e Amarilli Caprio tenendo i contatti tra il gruppo padovano e quello milanese e trasferendosi a Milano anche allo scopo di avviare un’opera di reclutamento all’interno degli ambienti studenteschi e con l’incarico, non essendo fisicamente ancora conosciuti a Milano, di effettuare inchieste su possibili obiettivi.
Alfredo Mazzamauro ha anche partecipato ai corsi di informatica in Svizzera funzionali al bisogno dei militanti del gruppo di comunicare per via telematica in modo anonimo e senza lasciare traccia. Ad uno di quei corsi ha partecipato nel novembre 2006 anche Federico Salotto, già presente alla riunione riservata diretta da Massimiliano Toschi avvenuta in località Ponte di Brenta il 1°.11.2006.
Federico Salotto, come emerge dalla nota della Digos di Padova in data 5.2.2007 trasmessa ad integrazione del materiale allegato alla richiesta di misura cautelare, ha anche partecipato ad un’altra riunione riservata sempre diretta da Massimiliano Toschi e con la presenza anche del fratello di questi, Alessandro, che si è svolta la sera del 4.2.2007 in località Mortise, vicino Padova, nell’area verde pubblica denominata Parco delle Farfalle.
Il carattere interno e riservato di questa riunione, come di quella di Ponte di Brenta del 1°.11.2006, è testimoniato dal fatto che l’incontro si è svolto senza alcun previo contatto telefonico tra i partecipanti e che ha avuto luogo in un parco (addirittura in occasione della riunione di Ponte di Brenta i partecipanti si sono disposti “a cerchio” in una zona isolata) al fine evidente di impedire servizi di intercettazione di qualsiasi tipo.
Infine Salvatore Scivoli, politicizzatosi in carcere e reduce da lunghi periodi di detenzione, ha fornito un decisivo contributo alla banda armata cedendo al gruppo armi comuni e armi da guerra tra cui anche Uzi e Kalashnikov e progettando con gli elementi più operativi di questo azioni di autofinanziamento.
Uno dei punti di forza dell’organizzazione, reso evidente sia dalle conversazioni sia dai frequenti spostamenti in Svizzera di alcuni componenti del gruppo risulta certamente essere il contatto con gruppi di altri Paesi resi possibili soprattutto dai rapporti coltivati da Davanzo negli anni della sua lunga latitanza all’estero in particolare con l’organizzazione elvetica Revolutionaeren Aufbau facente capo alla nota militante Andrea Stauffacher. Quest’ultima si è premurata di fornire agli italiani i contatti necessari per seguire in Svizzera corsi di informatica funzionali alla necessità dell’organizzazione di comunicare senza lasciare tracce telematiche.
Il gruppo inoltre aveva intenzione di sfruttare alcuni vecchi contatti in Svizzera con soggetti di estrazione anarchica ancora mantenuti da Marcello Ghiringhelli, latitante per un periodo in quel Paese e molto legato nell’attualità a Bruno Ghirardi con cui si è incontrato frequentemente soprattutto nelle prime settimane del 2007.
Lo stretto rapporto in questa fase con Ghiringhelli è estremamente indicativo dello spessore dei progetti coltivati dalle persone sottoposte alle indagini in quanto questi, condannato all’ergastolo e da sempre attestato su posizioni di “irriducibilità” anche se dal novembre 2006 ammesso al lavoro esterno, è stato uno dei più determinati militanti dell’ultima fase di vita delle vecchie Brigate Rosse sino a uccidere nell’ottobre 1982, quando militava nel Partito Guerriglia, due guardie giurate in una banca di Torino dopo averle fatte inginocchiare e buttando sui loro corpi alcune copie di una “risoluzione strategica”.
E’ emerso in una conversazione del 24.1.2007 tra Ghirardi e Scivoli, anch’esso legato a Ghiringhelli, che quest’ultimo avrebbe intenzione di rendersi latitante abbandonando il lavoro esterno cui è stato ammesso e proprio a tal fine egli potrebbe chiedere l’aiuto delle persone sottoposte a queste indagini per ottenere documenti falsi o reperire un rifugio.
Merita di essere ricordato, in questa sintesi del lavoro investigativo svolto, l’importante contributo informativo fornito dal S.I.S.De. opportunamente veicolato alla polizia giudiziaria e sintetizzato nell’annotazione della Digos di Milano in data 31.5.2006.
Il S.I.S.De., sulla base di fonti fiduciarie, di acquisizioni documentali e di servizi di osservazione fissati anche con riprese fotografiche ritualmente acquisite agli atti, era stato infatti in grado di segnalare, come in seguito le indagini di p.g. hanno pienamente confermato, che il gruppo erede di Seconda Posizione aveva già forme di radicamento non solo a Milano ma anche a Torino e a Padova sotto la guida rispettivamente di Sisi e di Bortolato.
Poichè all’epoca le indagini e le attività di intercettazione riguardavano solamente gli incontri milanesi tra Latino, Gaeta e Ghirardi, tale input informativo ha consentito un immediato salto di qualità delle indagini facendole estendere subito anche all’area torinese e padovana nonchè alla figura di Alfredo Davanzo anch’essa ampiamente tratteggiata nell’informativa del S.I.S.De.
E’ agli atti11 un album fotografico trasmesso dal S.I.S.De. che documenta appunto gli incontri di Bortolato e poi di Sisi a Milano già dal novembre 2004 con i militanti milanesi nonchè i viaggi in direzione della Francia e della Svizzera di tutti i capi nucleo per incontrarsi con Davanzo insieme al quale gli stessi sono stati ripresi.
Si è così realizzata una efficace catena informativa, preventiva ed investigativa, sotto ogni profilo ed in ogni caso sempre auspicabile e che ha contribuito in modo significativo ad evitare che la crescita e le attività programmate dal gruppo eversivo Partito Comunista Politico-Militare potessero pervenire a conseguenze più pericolose per la collettività.
Le indagini svolte nel presente procedimento hanno così documentato l’esistenza di una associazione eversiva (organizzata in banda armata) costituita al fine di sovvertire violentemente gli ordinamenti economici e sociali dello Stato, di mutarne la Costituzione e la forma di Governo con mezzi non consentiti dall’ordinamento costituzionale, di promuovere una insurrezione armata contro i poteri dello Stato e diretta a compiere una serie indeterminata di delitti contro l’ordine democratico, l’incolumità pubblica delle persone e delle cose, contro la fede pubblica ed il patrimonio.
Prima di entrare nel merito dei fatti e delle prove acquisite è opportuno ripercorrere sinteticamente le tappe più significative del percorso investigativo:
4 agosto 2004 sequestro in una cantina in via Pepe a Milano di materiale documentale e tecnico la cui destinazione era funzionale alla commissione di attività illecite con finalità di terrorismo;
12 giugno 2005 sequestro di un furgone a Milano in via Trebbia in zona Porta Romana al cui interno veniva rinvenuto materiale analogo a quello ritrovato nella cantina.
La prima fase delle indagini si articolava nel monitoraggio delle due persone immediatamente riconducibili agli episodi citati: LATINO e GAETA: persone che muovendosi sul territorio per incontrarsi adottavano comportamenti e tecniche di contropedinamento tali da rendere molto difficili i servizi di osservazione. In questa fase venivano studiate sia le tecniche adottate che le abitudini dei soggetti: i servizi dinamici posti in essere dalla DIGOS consentivano quindi di “neutralizzare” e vanificare le cautele adottate, permettendo la loro osservazione senza che questi se ne accorgessero.
Delineandosi con sempre maggior precisione il quadro dei comportamenti si giungeva alla individuazione di un ulteriore persona (GHIRARDI) i cui incontri con LATINO erano “protetti” da attenzioni ancor più maniacali e da metodi di contropedinamento attuati con precisione e scientificità: le date ed i luoghi degli incontri – ogni volta diversi – venivano fissati di persona e mai comunicati per telefono. Nel luogo convenuto giungevano con percorsi tortuosi, spesso in bicicletta (percorrendo strade contromano o cambiando direzione improvvisamente o utilizzando percorsi pedonali…), qui gli indagati non si avvicinavano subito bensì, dopo essersi avvistati, distanziati di qualche decina di metri percorrevano lunghi tratti di strada a piedi, procedendo secondo itinerari contorti, con cambi di direzione e frequenti fermate per osservare le persone. Solo dopo aver attuato minuziosamente tutte queste accortezze si avvicinavano ed entravano in locali pubblici scelti casualmente di volta in volta.
Le tecniche e le modalità attraverso le quali avvenivano gli incontri erano tali da rendere estremamente difficile l’intercettazione delle loro conversazioni non potendosi conoscere a priori il luogo ove sarebbero avvenute e non potendo quindi approntare gli apparati tecnici necessari all’ascolto.
Nonostante tali difficoltà veniva richiesta e concessa l’autorizzazione ad eseguire le intercettazioni delle conversazioni tra gli indagati che si sarebbero svolte in luoghi e/o locali pubblici (12).
Soltanto, quindi, l’analisi dei modelli comportamentali degli indagati ha permesso di eseguire anche in queste precarie condizioni tecnico-operative – la registrazione di numerose conversazioni. Riuscire ad installare gli apparati, anche nei luoghi più inconsueti come ristoranti cinesi di Milano, praticamente “sotto il naso” dei soggetti controllati senza che questi se ne siano mai accorti è prova più evidente della elevatissima professionalità del personale della DIGOS: basta scorrere l’elenco dei luoghi ove sono state registrate le ambientali per constatare che non avvenivano mai negli stessi posti e non potevano esere conosciuti dagli operanti con anticipo.
L’ascolto delle conversazioni consentiva di acquisire la “prova diretta” dei fatti per cui si procede: non più elementi indiziari dedotti dai comportamenti, bensì fatti e circostanze precise che provenivano dalla stessa voce degli indagati. Veniva così documentata una rete associativa particolarmente estesa dotata di armi e materiale idoneo alla predisposizione di documenti di identità falsi, di luoghi di ““imbosco””, di “appartamenti sicuri” …
Nel maggio 2006 un ulteriore contributo, come si è accennato, perveniva dal SISDE. Le notizie fornite dall’organo di intelligence confermavano le risultanze investigative sino ad allora acquisite. La qualità e la sostanza del contributo informativo (sottoposto a rigorosi riscontri dal servizio di intelligence stesso e confermato dalle risultanze già agli atti) allargava da subito le investigazioni anche su Torino e Padova ove operavano due soggetti non ancora individuati (SISI e BORTOLATO).
L’efficace integrazione nelle indagini tra gli uffici DIGOS di Milano, Torino e Padova, la condivisione dei bagagli informativi acquisiti, la fattiva collaborazione a tutti i livelli e il coordinamento dell’UCIGOS determinavano un ulteriore salto di qualità delle investigazioni.
E’ questo il momento di massima penetrazione investigativa e di maggior efficacia: alle riunioni strategiche del vertice dell’associazione “partecipava” in diretta anche la DIGOS, tramite le microspie ed in molte occasioni gli indagati sono stati anche videoripresi13.
E’ così che venivano conosciuti sia i progetti che le attività dell’associazione seguendoli in tutte le loro fasi, come per esempio:
il rientro in Italia clandestino di uno dei promotori e capi dell’associazione, Alfredo DAVANZO, in relazione al quale veniva individuato il giorno, l’ora, il percorso, il documento falso utilizzato e l’appartamento nel quale sarà poi ospitato;
l’esercitazione all’uso delle armi da fuoco in una località isolata nei pressi di Rovigo, documentando i sopralluoghi eseguiti per individuare la zona, lo spostamento delle armi, le esercitazioni stesse: la sera della prove di tiro il personale della DIGOS di Padova era “presente” sul posto al punto da documentare l’esplosione di colpi singoli e di brevi raffiche;
l’assalto al bancomat di Albignasego, un paese nei pressi di Padova, documentando l’iniziale proposta, il progetto, i sopralluoghi, i furti delle auto e delle targhe; fino alla fase esecutiva, documentata con videoriprese, intercettazioni ambientali e servizi di osservazione. Azione delittuosa interrotta dalla DIGOS che sul posto aveva installato uno specifico sistema di allarme telecomandato. Addirittura è stato intercettato il “debriefing”, ossia l’analisi fatta da due indagati dell’azione e del suo fallimento.
Nemmeno un collaboratore di giustizia o un infiltrato avrebbe potuto fornire una simile quantità di elementi a carico degli indagati e tutto ciò avveniva nei confronti di persone che ponevano in essere accorgimenti maniacali per non essere seguiti e intercettati: scendere da un vagone della metropolitana mentre si stanno chiudendo le porte, scendere da un treno prima che lo stesso si fermasse in stazione, camminare per strada ed entrare in una via vestiti in un modo per uscirne subito dopo con una maglietta diversa, camminare all’indietro, cambiare continuamente le autovetture, memorizzare la posizione degli oggetti anche nella casa presa in affitto per le vacanze… sono solo alcuni esempi della situazione operativa nella quale hanno operato i tre uffici DIGOS di Milano, Padova e Torino.
Tutti i progetti criminosi cui si è qui fatto riferimento saranno ovviamente meglio specificati nelle pagine che seguono, mediante indicazione del loro contenuto e delle circostanze di tempo e di luogo ove si collocano.