Source: https://www.eius.it/giurisprudenza/2017/515
Timestamp: 2018-07-23 03:40:30+00:00
Document Index: 156449713

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 13', 'art. 40', 'art. 40', 'art. 31', 'art. 42', 'art. 625', 'art. 12', 'art. 52', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 52', 'art 14', 'art. 15', 'art. 17', 'art. 40', 'sentenza ', 'art. 31', 'art. 40', 'art. 40', 'art. 9', 'sentenza ', 'art. 52']

EIUS - Consiglio di Stato, sezione IV, sentenza 30 ottobre 2017, n. 4993
Sentenza 30 ottobre 2017, n. 4993
1. Il sig. [omissis], sovrintendente della Polizia di Stato, ha proposto ricorso di fronte al T.a.r., competente ai sensi dell'art. 13, comma 2, c.p.a., avverso il provvedimento del Questore di Gorizia prot. n. 871 del 26 giugno 2012, con cui è stata rigettata la sua istanza di fruizione dei periodi di riposo previsti dall'art. 40, lett. c), del d.lgs. n. 151 del 2001 (ai sensi del quale "I periodi di riposo di cui all'articolo 39 sono riconosciuti al padre lavoratore ... c) nel caso in cui la madre non sia lavoratrice dipendente").
1.1. Il sig. [omissis] ha chiesto, sul presupposto della spettanza del diritto alla fruizione dei periodi in parola, l'annullamento del provvedimento e la conseguente condanna dell'Amministrazione al risarcimento del danno patrimoniale subito, di importo "pari al numero dei permessi negati".
2. Costituitasi l'Amministrazione, il T.a.r. ha accolto il ricorso quanto all'istanza demolitoria, mentre ha rigettato, per difetto dell'elemento soggettivo della colpa in capo all'Amministrazione, la conseguente richiesta risarcitoria.
2.1. Il Tribunale ha in particolare sostenuto, con riferimento alla disposizione di cui all'art. 40, lett. c), del d.lgs. n. 151, che, "trattandosi di una norma rivolta a dare sostegno alla famiglia ed alla maternità in attuazione delle finalità generali di tipo promozionale scolpite dall'art. 31 della Costituzione, non può che valorizzarsi, nella sua interpretazione, la ratio della stessa, volta a beneficiare il padre di permessi per la cura del figlio allorquando la madre non ne abbia diritto in quanto lavoratrice non dipendente e pur tuttavia impegnata in attività (nella fattispecie, quella di "casalinga"), che la distolgano dalla cura del neonato".
4. Il sig. [omissis], nonostante la regolarità della notifica, non si è costituito in giudizio.
7.1. Inizialmente la giurisprudenza, chiamata ad occuparsi dell'istituto della "assegnazione temporanea" contemplato dall'art. 42-bis (come noto introdotto nel corpo del d.lgs. n. 151 dalla l. 24 dicembre 2003, n. 350), escluse, con valutazioni per vero potenzialmente estensibili a tutte le misure di ausilio alla genitorialità introdotte da detto decreto, che l'istituto in questione potesse essere applicato al personale appartenente alle Forze armate e alle Forze di polizia tutte, in relazione al particolare status rivestito e agli speciali compiti istituzionali svolti da tali organizzazioni (ex multis C.d.S., sez. III, 26 ottobre 2011, n. 5730; C.d.S., sez. VI, 14 ottobre 2010, n. 7506; C.d.S., sez. VI, 25 maggio 2010, n. 3278, tutte peraltro relative ad appartenenti alla Polizia di Stato).
8. Invero, questo spunto pretorio trova una solida base normativa in alcuni articoli del codice dell'ordinamento militare (d.lgs. n. 66 del 2010).
- l'art. 625, che stabilisce espressamente il principio, di generale valenza (anche ermeneutica, ai sensi dell'art. 12, primo comma, delle preleggi), della specificità ed autosufficienza dell'ordinamento del personale militare;
8.2. La disciplina dettata dal codice dell'ordinamento militare - coerentemente con la propria natura codicistica ed in applicazione della Costituzione, che all'art. 52, si riferisce espressamente ad un vero e proprio "ordinamento" delle Forze Armate - è, ove apprezzata con un approccio ermeneutico di ampio respiro, con ogni evidenza atta a connotare l'impiego militare di un carattere certamente separato dalle altre forme di impiego alle dipendenze delle Pubbliche Amministrazioni e connotato da forti elementi di specialità (in questo senso, ex plurimis e da ultimo, Corte cost., n. 268 del 2016; C.d.S., sez. IV, ord. 4 maggio 2017, n. 2043).
8.4. Ne consegue, per quanto qui di interesse, che la trasposizione in ambiente militare (ivi incluse le Forze di Polizia ad ordinamento militare), fra l'altro, degli istituti a tutela della paternità e maternità dettati dall'ordinaria disciplina privatistica del rapporto di lavoro (e, dunque, applicabili anche all'impiego alle dipendenze delle Pubbliche Amministrazioni, come noto retto da stilemi privatistici - cfr., del resto, gli artt. 2, comma 1, lett. e], del d.lgs. n. 151 del 2001 e 2, commi 2 e 3, t.u. n. 165 del 2001), sebbene sia in linea generale possibile giacché i militari sono pur sempre lavoratori dipendenti, è comunque in concreto limitata dalle eventuali "ulteriori esigenze di tutela, oltre a quelle organizzative comuni a tutte le pubbliche amministrazioni, funzionali alle peculiarità istituzionali delle Forze armate e di polizia" (così la richiamata sentenza n. 2113, cui si opera integrale riferimento).
8.7. È, d'altronde, nota la teorica dei "diritti tiranni" elaborata dalla Corte costituzionale: la Corte, nella sentenza 9 maggio 2013, n. 85, ha statuito che "Tutti i diritti fondamentali tutelati dalla Costituzione si trovano in rapporto di integrazione reciproca e non è possibile pertanto individuare uno di essi che abbia la prevalenza assoluta sugli altri. La tutela deve essere sempre «sistemica e non frazionata in una serie di norme non coordinate ed in potenziale conflitto tra loro» (sentenza n. 264 del 2012). Se così non fosse, si verificherebbe l'illimitata espansione di uno dei diritti, che diverrebbe "tiranno" nei confronti delle altre situazioni giuridiche costituzionalmente riconosciute e protette", tra cui vi è anche la difesa militare dello Stato (che l'art. 52 della Carta definisce "sacra") e la prevenzione e repressione dei reati, condotte violative dell'ordine costituito che minacciano le libertà ed i diritti fondamentali dell'individuo, la cui pronta ed efficace tutela è condizione imprescindibile per la preservazione stessa dell'assetto costituzionale.
8.11. Peraltro, si aggiunge incidenter tantum, benché la tutela della genitorialità non sia contenuta nell'elenco delle materie oggetto di concertazione di cui agli artt. 3, 4 e 5 del d.lgs. n. 195 del 1995, cionondimeno le disposizioni dei vari provvedimenti di concertazione susseguitisi nel tempo hanno normato in ordine, tra l'altro, ai riposi giornalieri, per vero con disposizioni che non consentono né giustificano approdi ermeneutici diversi da quelli appena divisati.
- il d.P.R. n. 164 del 2002, recante il "Recepimento dell'accordo sindacale per le Forze di polizia ad ordinamento civile e dello schema di concertazione per le Forze di polizia ad ordinamento militare relativi al quadriennio normativo 2002-2005 ed al biennio economico 2002-2003", ha stabilito che per le Forze di Polizia ad ordinamento civile si applica "quanto previsto dal testo unico a tutela della maternità" e che, per le Forze di Polizia ad ordinamento militare, "I riposi giornalieri di cui agli articoli 39 e seguenti del testo unico a tutela della maternità non incidono sul periodo di licenza ordinaria e sulla tredicesima mensilità" (artt. 17, comma 1, e 58, comma 8);
- il d.P.R. n. 170 del 2007, recante il "Recepimento dell'accordo sindacale e del provvedimento di concertazione per il personale non dirigente delle Forze di polizia ad ordinamento civile e militare per il quadriennio normativo 2006-2009 ed il biennio economico 2006-2007" ha previsto, con riferimento a tutte le Forze di Polizia che "I riposi giornalieri di cui agli articoli 39 e seguenti del decreto legislativo 16 marzo 2001, n. 151, non incidono sul periodo di congedo ordinario e sulla tredicesima mensilità" (artt. 15, comma 8, e 33, comma 8);
- il d.P.R. n. 51 del 2009, recante il "Recepimento dell'accordo sindacale per le Forze di polizia ad ordinamento civile e del provvedimento di concertazione per le Forze di polizia ad ordinamento militare, integrativo del decreto del Presidente della Repubblica 11 settembre 2007, n. 170, relativo al quadriennio normativo 2006-2009 e al biennio economico 2006-2007", ha statuito, con riferimento a tutte le Forze di Polizia, ad ordinamento tanto civile quanto militare, che si applica "quanto previsto dal testo unico a tutela della maternità" (artt. 18 e 41).
8.11.2. Di contenuto analogo i provvedimenti di concertazione relativi al personale delle Forze Armate: l'art 14, comma 9, del d.P.R. n. 163 del 2002 e l'art. 15, comma 8, del d.P.R. n. 171 del 2007 stabiliscono che "I riposi giornalieri di cui agli articoli 39 e seguenti del decreto legislativo 16 marzo 2001, n. 151, non incidono sul periodo di licenza ordinaria e sulla tredicesima mensilità", mentre l'art. 17 del d.P.R. n. 52 del 2009 prevede che al personale delle Forze armate si applica "quanto previsto dal decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151".
9.1. Giova, preliminarmente, rilevare che l'Amministrazione ha fondato la reiezione dell'istanza del sig. [omissis] solo sull'esegesi dell'art. 40 e non (come pure in linea teorica avrebbe potuto) su specifici profili di concreta incompatibilità della fruizione dei riposi, così come richiesti, con le esigenze operative del Corpo.
10.1. Inizialmente la Sez. VI, nella sentenza 9 settembre 2008, n. 4293, ha ritenuto che, "posto che la nozione di lavoratore assume diversi significati nell'ordinamento, ed in particolare nelle materie privatistiche ed in quelle pubblicistiche, è a quest'ultimo che occorre fare riferimento, trattandosi di una norma rivolta a dare sostegno alla famiglia ed alla maternità, in attuazione delle finalità generali, di tipo promozionale, scolpite dall'art. 31 della Costituzione.
10.2.1. In tale arresto la Sezione, premesso un articolato excursus circa la materia del diritto di famiglia con particolare riferimento ai vari istituti normativi di ausilio alla genitorialità, ha premesso che l'art. 40 del d.lgs. n. 151 costituisce espressione del principio dell'alternatività della cura del minore, cui la legge vuole assicurare la presenza di almeno uno dei due genitori, stimati ambedue parimenti idonei a prestare la necessaria assistenza.
10.3.1. Sul crinale testuale, si è ivi sostenuto che il tenore letterale della disposizione ("nel caso in cui la madre non sia lavoratrice dipendente") include, "secondo il significato proprio delle parole, tutte le ipotesi di inesistenza di un rapporto di lavoro dipendente: dunque quella della donna che svolga attività lavorativa autonoma, ma anche quella di una donna che non svolga alcuna attività lavorativa o comunque svolga un'attività non retribuita da terzi (se a quest'ultimo caso si vuol ricondurre la figura della casalinga). Altro si direbbe se il legislatore avesse usato la formula «nel caso in cui la madre sia lavoratrice non dipendente». La tecnica di redazione dell'art. 40, con la sua meticolosa elencazione delle varie ipotesi nelle quali il beneficio è concesso al padre, lascia intendere che la formulazione di ciascuna di esse sia volutamente tassativa".
10.4. Su una posizione intermedia si è collocato il Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione siciliana, con la pronuncia 20 dicembre 2012, n. 1241, sostenendo che "il padre", cui la legge non riconoscerebbe "un diritto «proprio», indipendente e parallelo a quello riconosciuto alla madre" alla fruizione dei riposi giornalieri, "deve provare l'esistenza di concreti impedimenti che si frappongano alla possibilità per la moglie casalinga (e dunque lavoratrice non dipendente, come si ritiene debba essere qualificata) di assicurare le necessarie cure al bambino".
11.1. Il combinato disposto degli artt. 39 e 40 delinea un'evidente priorità della madre nella fruizione dei permessi: il padre, a ben vedere, può attingere a tale misura solo in casi predeterminati e tassativi, conseguenti a situazioni in cui la madre non ha la possibilità giuridica (lett. a), la volontà (lett. b), la possibilità professionale (lett. c) o materiale (lett. d) di fruirne in prima persona.
11.3. Del resto, benché l'istituto in questione - de jure condito scisso dalle necessità dell'allattamento che ab initio (cfr. art. 9 della l. 26 agosto 1950, n. 860) rappresentavano la motivazione cui era finalizzata (e subordinata) la concessione dei riposi - non sia volto a tutelare le sole funzioni biologiche proprie della maternità ma si estenda, invero, a preservare e favorire tutte le responsabilità genitoriali (incluse quelle del padre), cionondimeno è evidente, in base a considerazioni di comune esperienza da cui l'interprete non può mai del tutto prescindere, che, nel primo anno di vita, la madre rivesta un ruolo centrale e, per tanti aspetti, assai difficilmente fungibile nello sviluppo della giovane vita del neonato.
11.13. A fortiori, abnorme sarebbe la differenza di trattamento rispetto ai nuclei familiari composti da lavoratori autonomi o liberi professionisti, che possono fruire della sola misura indennitaria prevista rispettivamente dagli artt. 66-69 e 70-73 del d.lgs. n. 151.
11.15. In proposito il Collegio rileva che non risulta che il sig. [omissis] abbia dimostrato, a suo tempo, un serio, concreto, effettivo ed insuperabile impedimento della madre ad esercitare l'assistenza domestica alla prole: l'unico elemento addotto, per vero, è rappresentato dall'allegata mancanza, in capo alla signora, della patente di guida, profilo che, tuttavia, non è materialmente di ostacolo alla prestazione domestica di cure al neonato.
12. In conclusione, l'appello merita accoglimento, con conseguente integrale rigetto del ricorso svolto in prime cure dal sig. [omissis].
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta), definitivamente pronunciando sull'appello, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l'effetto, in parziale riforma della sentenza impugnata rigetta il ricorso proposto in primo grado dal sig. [omissis].
Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all'art. 52, comma 1, d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196, a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata, manda alla Segreteria di procedere all'oscuramento delle generalità nonché di qualsiasi altro dato idoneo ad identificare le persone citate nel presente provvedimento.