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Timestamp: 2017-10-23 18:56:24+00:00
Document Index: 148907325

Matched Legal Cases: ['art. 16', 'art. 51', 'art. 51', 'art. 51', 'art. 4', 'art. 16', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 17', 'art. 149', 'art. 17', 'art. 149', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 16', 'art. 1', 'art. 149', 'art. 149', 'art. 18', 'art. 125', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 149', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 16', 'e contrario', 'art. 9', 'art. 18', 'art. 149', 'art. 149', 'sentenza ', 'art. 24', 'art. 2409', 'art. 48', 'art. 4', 'art. 7', 'art. 16', 'art. 25', 'art. 16', 'art. 48', 'art. 16', 'art. 17', 'e contrario', 'art. 12', 'art. 34', 'art. 13', 'art. 21', 'art. 102', 'art. 92']

Comunicazioni e notificazioni telematiche in "Il Libro dell'anno del Diritto"
Comunicazioni e notificazioni telematiche
di Enrico Consolandi - Libro dell'anno del Diritto 2014
Nel 2013 le notificazioni telematiche via Pec fra privati iniziano ad essere utilizzate nella prassi giudiziaria, al pari delle notificazioni da parte degli uffici, che si affiancano alle comunicazioni d’ufficio. Comunicazioni e notificazioni d’ufficio per via telematica divengono la regola su tutto il territorio nazionale. Le modifiche intervenute alla fine del 2012, principalmente, ma anche il contorno regolamentare del 2013, evidenziano la esperibilità delle notifiche telematiche da parte degli avvocati avvalendosi della mutata l. n. 53/1994. L’attivazione del registro Inipec faciliterà l’utilizzo di pubblici elenchi di indirizzi Pec, di cui oggi devono essere dotati imprenditori e professionisti. La domiciliazione informatica è tuttavia differente da quella fisica ed occorre tenere conto delle sue specificità. Continuano ad esservi norme di difficile lettura, disorganiche e a volte contrastanti, che portano a interpretazioni e letture differenti nei vari uffici italiani.
1. La ricognizione 1.1 La notificazione fra privati 1.2 Comunicazioni e notificazioni da parte degli uffici giudiziari 1.3 La domiciliazione Pec obbligatoria e i “pubblici elenchi”
2. La focalizzazione 2.1 Gli elenchi pubblici 2.2 La prova della notifica
3. I profili problematici 3.1 La effettiva conoscenza della Pec 3.2 Questioni di domiciliazione informatica 3.3 Conclusioni
La vicenda delle notificazioni telematiche, con ciò intendendosi quelle effettuate per mezzo della posta elettronica certificata, non solo dagli uffici giudiziari, ma anche da privati o difensori, nasce nel 2005 e vede numerosi interventi legislativi e regolamentari, a volte di segno confliggente, nonostante i quali ancora oggi, a distanza di oltre otto anni, vi sono problemi nell’effettiva applicazione al processo della norma che stabiliva l’equipollenza della comunicazione via posta elettronica certificata alla notificazione1. Vi sono ancora incertezze normative che si traducono in difficoltà operative: il risultato è che in taluni uffici viene esclusa la validità della notifica cd. telematica fra privati, mentre in altri uffici, magari contigui, questa viene pacificamente ammessa.
1.1 La notificazione fra privati
Quasi fosse tela di Penelope, da fare e disfare, la normativa ha visto, in questi ultimi 8 anni, l’affermazione di principi incoraggianti sulla strada della notifica telematica fra privati, unita o seguita dall’inserimento di nuove formalità, che rinviano e rendono di fatto incerto il suo uso2.
A seguito delle modifiche apportate negli ultimi mesi del 2012 e nei primi del 2013 – significative novità nella l. 21.1.1994, n. 53 e talune novità regolamentari – sono iniziati gli utilizzi concreti della notifica telematica tra privati; ciò anche grazie all’obbligo della cd. domiciliazione informatica del difensore, del professionista e dell’imprenditore, che comporta un’idea di pubblicità dell’indirizzo Pec e della sua generalizzata utilizzabilità, differente dall’impianto originario della Pec.
Sta di fatto che nel 2013 si può dire effettivamente iniziata l’era delle notifiche fra privati a mezzo Pec: questo nuovo tipo di notifica, affrancato dalla lentezza e burocrazia degli ufficiali giudiziari e delle poste, può contribuire ad una migliore efficienza del processo civile3.
1.2 Comunicazioni e notificazioni da parte degli uffici giudiziari
L’art. 16, co. 44, d.l. 18.10.2012, n. 179 comporta che non più le sole comunicazioni di cancelleria, ma anche le notificazioni da parte delle cancellerie si effettuano a mezzo Pec, con modalità analoghe alle comunicazioni.
Nel processo civile taluni uffici già utilizzavano la Pec per le sole comunicazioni civili, in forza dell’art. 51 co. 2, d.l. 25.6.2008, n. 112; per gli altri si è previsto che a partire dal 60º giorno dall’entrata in vigore del d.l. n. 179/2012, comunicazioni ed notificazioni, nel settore civile, avvenissero comunque per via telematica.
Nel processo penale soltanto il Tribunale di Torino aveva ottenuto l’autorizzazione di cui all’art. 51 ora citato prima del d.l. n. 179/2012 ora citato, il quale ha tra l’altro abrogato l’art. 51 stesso; è oggi previsto dal citato decreto legge che le notifiche penali a persona diversa dall’imputato a norma degli artt. 148, co. 2-bis, 149, 150 e 151, co. 2, del c.p.p. avvengano per via telematica a decorrere dal 15 dicembre 2014. Ne discende che le notifiche telematiche penali, al di fuori del Tribunale di Torino, sono previste, per il resto d’Italia, dal 15 dicembre 20145.
1.3 La domiciliazione Pec obbligatoria e i “pubblici elenchi”
L’impianto iniziale della posta certificata, come previsto nel d.P.R. 11.2.2005, n. 68, era per una adesione volontaria da parte dei privati6 all’utilizzo di tale mezzo di comunicazione: era infatti previsto che solo a seguito del consenso, revocabile, del titolare della casella, questa fosse utilizzabile dai terzi; la Pec peraltro, nel suo impianto originario, doveva essere soprattutto uno strumento di comunicazione con le pubbliche amministrazioni, le quali stesse hanno tardato a munirsi dello strumento e ad organizzare il “colloquio” con i privati su di esso: ancora oggi la Pec viene utilizzata in Italia in misura preponderante per il processo civile, nel sistema di comunicazione – ed oggi anche notificazioni – delle cancellerie e di deposito di atti giudiziari.
A decorrere dal 2008 è stato imposto ai professionisti ed alle società di munirsi di Pec e di pubblicare il relativo indirizzo; quest’obbligo diveniva particolarmente stringente per gli avvocati nel processo telematico, poiché era questa casella ad essere utilizzata per le comunicazioni processuali, ora anche per le notificazioni, sia dagli uffici che tra privati7.
Il d.l. n. 179/2012 estende quest’obbligo alle imprese individuali e stabilisce la creazione di un elenco pubblico consultabile, rendendo la domiciliazione elettronica a mezzo Pec uno strumento universalmente utilizzabile.
Al contempo il d.l. n. 179/2012 introduce per l’avvocato una sanzione di fatto rispetto all’obbligo di munirsi di Pec, prima senza conseguenze: nel processo civile, per gli avvocati non muniti di Pec, le comunicazioni e notificazioni degli atti giudiziari vengono eseguite attraverso il solo deposito in cancelleria. Poiché poi è previsto che a far tempo dal 30 giugno 2014 le procedure per decreto ingiuntivo e il deposito delle memorie nei tribunali, nonché numerose istanze fallimentari, vengano effettuate soltanto per via telematica l’avvocato privo di Pec resterà escluso da ampia parte dell’attività giudiziaria.
In questo modo il sistema evolve verso una obbligatorietà della domiciliazione Pec che, per lo svolgimento di determinate attività professionali, diventa di fatto indispensabile.
Al contempo si sviluppa la pubblicità degli indirizzi Pec.
Inizialmente il d.P.R. n. 68/2005, che istituiva la Pec, prevedeva all’art. 4, co. 4, la pubblicità nel registro delle imprese del consenso prestato dall’interessato, che così accettava l’invio di comunicazioni di posta elettronica certificata.
Successivamente il d.l. n. 185/2008 all’art. 16 prevedeva per le società l’obbligo di istituire ed indicare nel registro delle imprese l’indirizzo Pec.
Per i professionisti la medesima norma prevedeva l’obbligo di munirsi di Pec; la pubblicazione degli indirizzi avveniva tuttavia in un elenco riservato, consultabile soltanto dalle pubbliche amministrazioni.
Per le pubbliche amministrazioni era previsto che le caselle Pec fossero comunicate a Cnipa8, il quale avrebbe dovuto pubblicarle in un elenco «consultabile per via telematica»; era previsto che la consultazione per via telematica dei singoli indirizzi, tanto nel registro delle imprese che negli albi o elenchi, avvenisse liberamente e senza oneri, mentre l’estrazione di elenchi fosse consentita alle sole pubbliche amministrazioni9.
Le notificazioni e comunicazioni delle cancellerie avvengono tramite un registro, chiamato Reginde, che costituisce estrazione di elenchi di indirizzi Pec, tenuti dagli ordini professionali degli avvocati10 e che raccoglie gli indirizzi di avvocati e professionisti che svolgono incarichi processuali.
L’art. 5 del d.l. 18.10.2012 n. 179, convertito con modificazioni dalla l.17.12.2012 n. 221, prevede l’estensione alle imprese individuali dell’obbligo di munirsi di Pec e di ricevere dunque le comunicazioni per questa via, e al contempo modifica il codice dell’amministrazione digitale (c.a.d.), di cui al d.lgs. 7.3.2005, n. 82 aggiungendo l’art. 6 bis, che istituisce l’indice nazionale degli indirizzi Pec (abbreviato in Inipec), effettivamente entrato in funzione nel giugno di quest’anno, realizzato e mantenuto dalle Camere di commercio, di cui si avvale, per tale fine, il Ministero per lo sviluppo economico.
Inipec raccoglie gli indirizzi degli ordini e collegi professionali e del registro delle imprese e vi possono accedere pubbliche amministrazioni, professionisti, imprese e tutti cittadini tramite sito web, senza necessità di autenticazione, per legge.
Si accentua così l’indirizzo legislativo per cui la domiciliazione informatica a mezzo Pec diventa uno strumento necessario dell’attività produttiva, imprenditoriale o professionale; tramonta, per queste categorie, la necessità del consenso all’utilizzo della Pec, prevista invece nell’impianto originario.
Il codice dell’amministrazione digitale prevedeva la novità costituita dalla possibilità di notifica attraverso la Pec11, legando quindi un’attività sino ad allora certificata dall’ufficiale giudiziario o dall’ufficiale postale, ad un particolare sistema di trasmissione telematica dei file12.
La notifica “via Pec” non è lasciata ad attività libera dei privati, perché prevede l’intervento di gestori, soggetti a controllo pubblico. Il legislatore dunque ritiene che vi sia sufficiente sicurezza della trasmissione e del recapito, per il fatto che vi siano le firme elettroniche dei gestori sulle ricevute, un po’ come sulle ricevute delle raccomandate c’è la firma dell’ufficiale postale e la garanzia è quella del soggetto che gestisce il servizio delle poste.
Di fatto poi la posta elettronica certificata non ebbe grande diffusione, per cui la disposizione sulla notificazione rimase sulla carta.
Nel 2008 con il d.l. n. 185, come si è accennato, si stabilì che entro un anno i professionisti e imprese dovessero dotarsi di casella Pec, il che aumentò decisamente il numero delle caselle esistenti.
Poi il d.l. 29.12.2009, n. 193 enunciava che «nel processo civile e nel processo penale tutte le comunicazioni e notificazioni per via telematica si effettuano mediante posta elettronica certificata», ma si era ancora lontani dalla notificazione tra privati, ed anche da quella dagli uffici ai privati.
Lo stesso decreto legge prevedeva infatti l’emanazione di regole tecniche13 e quando queste vennero pubblicate, nell’aprile 2011 ci si avvide che, anziché prevedere una notifica diretta via Pec, contemplava l’intervento dell’ufficiale giudiziario, venendo quindi, in sostanza, meno alla prescrizione del c.a.d. circa la possibilità di notifica diretta via Pec.
L’art. 17 delle regole tecniche del processo telematico approvate con d.m. 12.5.2011, n. 44 prevede infatti che gli uffici giudiziari e gli «altri soggetti» richiedano di eseguire la notificazione via Pec agli ufficiali giudiziari, i quali poi possono procedere mediante una Pec da loro inviata all’indirizzo del destinatario. Siccome ad oggi il sistema della posta certificata degli ufficiali giudiziari non ha iniziato a funzionare, si tratta di norma inattuata: opportunamente, dunque, si prevedeva che, in caso di impossibilità, l’ufficiale giudiziario procedesse nei modi tradizionali.
In ogni caso i privati non potevano notificare fra loro via Pec, come invece prevede il c.a.d., nonostante che quelle regole tecniche riportassero in apertura il fatto che intendevano armonizzare il processo telematico al c.a.d.14.
Del resto il d.l. n. 193/2012 modificava anche il codice di rito civile inserendo l’art. 149 bis, intitolato Notificazione a mezzo posta elettronica, che descrive proprio un meccanismo analogo a quello di cui all’art. 17: del pari è rimasto ad oggi inattuato perché gli ufficiali giudiziari ancora non usano la posta certificata per le notificazioni, né per ricevere le richieste, né per effettuarle, né per rimettere ai richiedenti gli esiti della notifica.
È tuttavia in questa norma che modifica il c.p.c, che appare per la prima volta la nozione di «pubblici elenchi o comunque accessibili alle pubbliche amministrazioni», dai quali dovrebbe trarsi l’indirizzo cui trasmettere, per il notificatario, la documentazione.
In effetti, una volta che si prescinde dalla consegna fisica alla persona destinataria della notificazione, il problema della riferibilità e disponibilità dell’indirizzo elettronico assume importanza basilare: non è un caso che all’inizio della Pec, come si è visto, fosse necessario un atto volontario di adesione a questa modalità di comunicazione. L’obbligatorietà elimina il problema della adesione, ma è pur sempre necessaria la certezza della riferibilità di quell’indirizzo al soggetto notificatario.
È sempre nell’art. 149 bis come modificato nel 2009 che compare la problematica della congiunzione della relata di notifica all’atto, per il che il codice di procedura civile rinviava ad una normativa secondaria ed anche questo era uno dei motivi per cui l’entrata in vigore delle notificazioni telematiche era rinviato.
In realtà il d.m. n. 44/2011 elude il problema della congiunzione, per le notifiche degli ufficiali giudiziari, stabilendo che la relazione di notificazione sia sottoscritta con firma digitale e restituita al richiedente «congiunta all’atto cui si riferisce», secondo successive specifiche tecniche, le quali nulla dicono sul punto.
La congiunzione è tuttavia un falso problema poiché, in un messaggio di posta elettronica, tutti gli allegati, il testo e l’oggetto ed anche l’indirizzo, sono contenuti in un unico file: la problematica della congiunzione, che si è posto, senza risolverla, il legislatore del 2009, deriva probabilmente dalla giurisprudenza maturata in tema di procura alle liti non rilasciata a margine dell’atto o comunque dall’intendere un file come un insieme di pagine, quando invece altro non è che una sequenza di segni ininterrotta, la quale, quando viene interrotta o modificata, perde la firma elettronica del gestore, suo sigillo di integrità, oltre che di provenienza.
In altre parole quello della congiunzione fra documenti è un problema tipico del cartaceo che non ha senso affrontare in materia telematica.
Questo problema non si poneva nelle notifiche tra avvocati, poiché l’art. 18 delle regole tecniche di cui al d.m. n. 44/2011 prevedeva che il difensore potesse notificare ai sensi della l. n. 53/1994, estraendo copia informatica del documento cartaceo e trasmettendo tale copia all’indirizzo di posta elettronica del destinatario risultante dal Reginde come allegato, inserendo la relazione di notificazione nel corpo del messaggio: nelle sole notifiche tra avvocati pertanto le modalità di congiunzione erano specificamente previste da una normativa regolamentare15.
Nell’aprile 2011, quando questo art. 18 delle regole tecniche venne approvato, la l. n. 53/1994 contemplava peraltro, per le notifiche da parte degli avvocati, soltanto la consegna diretta ovvero l’invio di raccomandate postali: l’essere tale legge citata per la notifica via Pec appariva pertanto una novità che suscitava perplessità, per il fatto che fosse prevista da normativa regolamentare e non primaria. Alla fine del 2011, con la legge di stabilità per il 201216, la legge sulla notifica ad opera degli avvocati venne profondamente modificata, specificamente comprendendo l’utilizzo della posta elettronica, affiancata ai precedenti metodi della consegna diretta e della raccomandata postale.
Quella legge è stata ulteriormente modificata, nemmeno un anno dopo, dall’art. 16 d.l. 18.10.2012, n. 179, ed ulteriormente dall’art. 1, co. 19, della legge di stabilità per il 201317.
Tre modifiche normative in circa un anno, oltre ad interventi regolamentari sul d.m. n. 44/2011, non sono valsi tuttavia ad eliminare tutti i dubbi sulla possibilità di effettuare la notifica telematica tra privati, nonostante l’originaria previsione in tal senso, del codice dell’amministrazione digitale.
In effetti le continue modifiche e il numero dei testi normativi e regolamentari da consultare costituiscono già di per sé un ostacolo nella effettiva applicazione di questo nuovo istituto.
2.1 Gli elenchi pubblici
È insito nel fatto che la notificazione telematica non raggiunga la persona, ma un suo indirizzo telematico, che possa e debba ritenersi certo il riferimento alla persona di quell’indirizzo. Per far ciò, come detto, il nostro legislatore ricorre all’obbligo di iscrizione in elenchi, sanzionato, per gli avvocati, con il deposito in cancelleria degli atti destinati a chi non istituisca questa domiciliazione informatica.
La normativa, tanto l’art. 149 bis c.p.c., che la l. n. 53/1994, come modificata, prevedono che la notifica possa essere effettuata verso indirizzi esistenti in pubblici elenchi. A questi l’art. 149 bis aggiunge quelli comunque accessibili alle pubbliche amministrazioni e l’art. 18 delle regole tecniche aggiunge il «registro generale degli indirizzi elettronici», utilizzato nel processo civile telematico, la cui natura pubblica potrebbe essere messa in discussione, poiché non consultabile liberamente, ma solo dagli avvocati e dagli uffici giudiziari.
Si potrebbe perciò forse dubitare della natura di pubblico elenco del Reginde, ma va notato che la l. n. 183/2011 ha modificato l’art. 125 del c.p.c. introducendo l’obbligo del difensore di indicare l’indirizzo di posta certificata presente nel Reginde e ciò rende pubblicamente conoscibile l’indirizzo, per dichiarazione del difensore stesso.
Non pare potersi poi dubitare del fatto che il registro delle imprese contenga notizie pubbliche e che, dal 2008, quando venne inserito per le società all’obbligo di indicarvi la propria Pec, e tanto più dal d.l. n. 179/2012, che ha esteso quest’obbligo alle imprese individuali, il registro delle imprese sia divenuto anche un elenco di indirizzi Pec.
Ciò indubbiamente rende possibile agli avvocati notificare avvalendosi della modificata l. n. 53/1994 all’indirizzo risultante dal registro delle imprese.
Tuttavia la legge di stabilità del 2013, nel modificare la l. n. 53/1994 ha introdotto in questa un art. 3 bis che stabilisce che la notificazione possa essere eseguita «esclusivamente utilizzando un indirizzo di posta elettronica certificata del notificante risultante da pubblici elenchi», abrogando il co. 3-bis dell’art. 3 della medesima legge, il quale diceva che la notifica era possibile «solo se l’indirizzo del destinatario risulta da pubblici elenchi». L’art. 3 bis “nuovo” oggi presenta, quando parla destinatario, una dizione parzialmente diversa da quella abrogata dicendo che la notifica telematica «si esegue a mezzo di posta elettronica certificata all’indirizzo risultante da pubblici elenchi»: è sparita dunque la indicazione «solo», che invece compare per l’indirizzo del mittente, con l’avverbio «esclusivamente».
Ciò fa pensare al fatto che la presenza in elenchi pubblici del destinatario possa essere supplita da altri strumenti o fatti che rendano certamente riconducibile al destinatario ed utilizzabile nei suoi confronti quella casella Pec che è utilizzata per la notifica. Del resto altre fonti normative quali l’art. 149 bis c.p.c. e le regole tecniche del processo civile telematico ammettono equipollenti.
Se si guarda al succedersi di avverbi con riferimento all’inserimento degli indirizzi in pubblici elenchi, non si può non notare che per il destinatario la parola «solo» è sparita, mentre è comparso un «esclusivamente» rivolto però al mittente: sembrerebbe dunque che il legislatore, seppure un po’ indeciso, alla fine abbia riservato il requisito dell’inserimento in pubblici elenchi al solo mittente, il che non ha molto senso, se si considera che è scontato che chi notifica si avvalga di un indirizzo a lui riferibile. Sicuramente il carattere dell’esclusività è scomparso per il destinatario, il che rende un po’ meno problematico il fatto che poi il legislatore con la l. n. 228/2012, di stabilità per il 2013, abbia aggiunto, un art. 16 ter al d.l. n. 179/2012, secondo il quale «a decorrere dal 15 dicembre 2013» si intendono per pubblici elenchi il registro Inipec, gli albi professionali e il registro delle imprese, oltre al Reginde.
Questa indicazione di un termine potrebbe indurre in errore circa il fatto che prima di quella data non esistano elenchi pubblici di indirizzi Pec. Così non può essere, perché la norma ha carattere interpretativo, come risulta dal fatto che dice che a decorrere dal 15 dicembre 2013 «si intendono per pubblici elenchi» quelli menzionati, dei quali taluni non sono liberamente consultabili: è proprio il d.l. n. 179/2012, all’art. 16, co. 1218, che, parlando del Reginde, dice che questo è consultabile esclusivamente «dagli uffici giudiziari, dagli uffici notificazioni, esecuzioni e protesti, e dagli avvocati». Una norma qualificatoria non può essere letta nel senso di negare la natura pubblica di un elenco che in realtà ce l’ha, né per vero si comprende quale potrebbe essere il motivo per cui il medesimo elenco prima di una certa data non possa dirsi pubblico, se nella realtà lo è e resta uguale prima e dopo il 15 dicembre 2013. La norma dunque vale a chiarire che a far tempo dal 15 dicembre 2013 anche quegli elenchi che potrebbero non avere natura pubblica, fra quelli menzionati, si intenderanno elenchi pubblici agli effetti delle notificazioni Pec.
Inoltre, poiché lo stesso d.l. n. 179/2012 stabiliva che gli uffici giudiziari eseguissero le notificazioni a indirizzi risultanti da pubblici elenchi, ritenere che l’art. 16 ter d.l. n. 179/2012 apponga un termine successivo ed iniziale per la esistenza di tali elenchi significherebbe rendere sostanzialmente impossibili le notifiche da parte degli uffici giudiziari prima di quella data, il che è chiaramente contrario all’intento della norma e del legislatore: sarebbero milioni le comunicazioni di cancelleria effettuate nel frattempo ed illegittime per carenza di natura pubblica del Reginde e degli albi professionali. In altre parole il legislatore, quello stesso legislatore che ha introdotto il termine del 15 dicembre 2013, dà mostra di ritenere già esistenti quegli elenchi anche prima, utilizzandoli per le comunicazioni e notificazioni di cancelleria: ne discende che la qualifica di pubblico elenco di indirizzi Pec deve collegarsi non già alla decorrenza del termine, ma alla natura fattuale dell’elenco19.
Ovviamente occorrerà tener presente la funzione di garanzia dell’indicazione in elenco pubblico e cioè assicurare che l’indirizzo sia conoscibile all’utente che ne abbia bisogno, che ciò sia controllabile e che l’indirizzo sia certamente riconducibile al notificatario.
2.2 La prova della notifica
Nel sistema della posta certificata, alla ricezione del messaggio da parte del provider del destinatario corrisponde l’invio da parte di questi di una ricevuta20 recante la firma elettronica del provider stesso: è questa firma che garantisce il recapito e il fatto che il messaggio sia a disposizione del destinatario finale nella sua casella. In un processo cartaceo, o prevalentemente cartaceo, come è oggi quello civile italiano, nasce pertanto il problema della dimostrazione dell’esistenza della firma digitale.
Esistono sistemi per tradurre su carta il linguaggio binario dei file, riproducendo una sorta di timbro, ma su file di un certo peso, quali anche soltanto le firme elettroniche che li garantiscono, le dimensioni della stampa sono davvero ragguardevoli e, al di là del costo e della complessità, rendono tali sistemi sostanzialmente non utilizzabili.
La firma elettronica è pertanto una garanzia destinata a restare nei file sui quali è apposta; il problema diventa dunque quello di far entrare queste ricevute, con questa garanzia, nel processo e di renderle conoscibili al giudice. Il sistema sarebbe il Pct, se non fosse che le regole tecniche non consentono di produrre il formato di file eml, comunemente usato per la ricevuta dei provider Pec21. In ogni caso per il controllo della firma elettronica sarebbe necessaria una competenza informatica non comune nel magistrato ordinario, con la disponibilità di programmi spesso non installati sui computer dell’amministrazione.
La legge di stabilità del 2013, forse per ovviare a queste difficoltà, nel modificare la l. n. 53/1994 ha inserito un ultimo co. all’art. 9 di questa, stabilendo che, qualora non si possa procedere al deposito con modalità telematiche dell’atto notificato, il difensore estragga copia su «supporto analogico», cioè effettui una stampa, del messaggio di posta elettronica certificata, dei suoi allegati e della ricevuta di accettazione e di avvenuta consegna e ne attesti la conformità ai documenti informatici22. La dimostrazione della avvenuta notifica resta dunque affidata ad una autocertificazione del difensore, di conformità della produzione cartacea alla ricevuta informatica. Si perde con ciò la garanzia della firma elettronica, ma, nello stato attuale, questa appare effettivamente l’unica strada generalmente praticabile.
Proprio per la diminuita garanzia, dovrà essere consentita la prova contraria e, in caso di specifica e motivata contestazione, il notificante sarà tenuto a produrre l’originale. Trattandosi di formalità che sostituiscono una garanzia effettiva, esse andranno rispettate pienamente: non si può prescindere dalla attestazione di conformità, che costituisce assunzione di responsabilità da parte del difensore, né dalla stampa dell’allegato alla ricevuta, unica possibilità per il giudice di controllare cosa sia stato notificato: la ricevuta riporta infatti soltanto il nome del file allegato al messaggio, che non garantisce circa il suo contenuto.
La produzione cartacea sarà la prassi presumibilmente prevalente23, per l’ostacolo regolamentare al deposito dei file eml, ma c’è da interrogarsi su quale possa essere la conseguenza della violazione regolamentare dei formati quando i file vengano in ogni caso prodotti su chiavetta o mascherati da una compressione: non pare che per via regolamentare si possa negare il valore di una prova di un documento informatico firmato, per cui qualora la ricevuta firmata dal provider, assai più sicura e certa della stampa effettuata da difensore, sia portata al giudice, questi potrà sicuramente tenerne conto24.
Nelle notifiche, forse ancor più che nel processo telematico, si avverte una indecisione del legislatore, un sancire principi, poi tornarvi sopra, un sovrapporsi di normativa primaria e regolamentare, di norme generali per farvi subito eccezione: una situazione normativa in cui l’interprete resta disorientato.
Non a caso proprio sulle notifiche vi sono orientamenti contrastanti, provvedimenti immotivati che negano la possibilità delle notifiche telematiche ed altri in cui la ammissibilità si dà per scontata. Spesso ciò avviene nel procedimento esecutivo: vi sono uffici Unep che non ammettono la notifica telematica e, a volte anche all’interno dello stesso ufficio Unep, vi sono ufficiali giudiziari che si comportano in maniera opposta.
Uno dei motivi di disorientamento dell’interprete è il contrasto tra leggi e regolamenti, i quali impongono a volte delle restrizioni che non trovano fondamento in norme di legge. È il caso dei formati degli allegati: la regola tecnica può avere il compito di stabilire i modi con cui la prova, costituita da documento informatico, viene acquisita al processo, ma non può stabilire cosa può essere prova e cosa no, soprattutto in contrasto con la legge. Ne discende che la prova costituita dalla produzione di un file eml recante la firma elettronica del provider Pec non potrà essere ritenuta illegittima per il solo fatto che il file eml non è contemplato nelle regole tecniche.
Altro caso di contrasto fra la normativa di legge e le regole tecniche, nella materia delle notifiche, è il tipo di ricevuta informatica: l’art. 18, ult. co., prescrive l’utilizzo della sola ricevuta completa25, il che è del tutto opportuno sotto profilo della facile leggibilità delle ricevute stesse, ma certo non potrà dirsi illegittima la ricevuta breve, contenente la sola stringa di hash del file inviato, né rifiutarsi la prova della notifica a chi abbia ottenuto soltanto tale tipo di ricevuta dal provider; sarà più difficile comprovare la rispondenza della ricevuta al file inviato, ma deve tenersi presente il valore di legge del regolamento sulla Pec, con il quale pertanto le regole tecniche non possono contrastare.
Vi sono poi casi di contrasto fra leggi.
È il caso della cd. legge Fornero, che menziona la notifica via Pec26 del ricorso con cui viene impugnato il licenziamento e dà quindi per scontato che si possa effettuare la notifica via Pec, come in effetti dice il codice della amministrazione digitale, senza tener conto delle norme successive, secondo le quali, invece, la notifica via Pec si effettua solo ex lege n. 53/1994 oppure in quella sorta di Pec di secondo grado affidata, ad oggi invano, all’ufficiale giudiziario, che viene descritta dall’art. 149 bis c.p.c. Questo deve ritenersi, perciò, un caso speciale ed ulteriore rispetto a quelli previsti dall’art. 149 bis c.p.c. e dalla l. n. 53/1994, poiché se la norma alludesse a quelle notifiche, non avrebbe contenuto prescrittivo: vi sono due modi di notifica generali e non vi era alcun bisogno alcuno di richiamarli, quindi se la norma deve avere un senso è quello di indicare una notifica telematica deformalizzata, in vista delle necessità di urgente trattazione dei ricorsi contro i licenziamenti illegittimi. Ciò tanto più ove si consideri che il datore di lavoro è spesso un imprenditore, come tale dotato di indirizzo Pec inserito in pubblico elenco, il registro delle imprese.
3.1 La effettiva conoscenza della Pec
Occorre tenere presente la differenza che corre tra il recapito della posta cartacea e di quella elettronica: solo la seconda può presentare problemi quali la connessione, la funzionalità dei programmi, la disponibilità di un computer, le credenziali di accesso. In relazione a questi fatti si possono verificare circostanze, non imputabili al notificatario, che momentaneamente impediscono la conoscibilità della mail.
Per un effettivo esercizio del diritto di difesa occorre che di queste circostanze si tenga conto, alla luce dei principi affermati dalla giurisprudenza costituzionale al riguardo della notifica postale a persona non reperita, che ha portato a mitigare il principio per cui poteva ritenersi notificato il plico dopo il decimo giorno di compiuta giacenza.
La sentenza C. cost., 23.9.1998, n. 346, affermava che «La funzione propria della notificazione è quella di portare l’atto a conoscenza del destinatario, al fine di consentire l’instaurazione del contraddittorio e l’effettivo esercizio del diritto di difesa. Compete naturalmente al legislatore, nel bilanciamento tra l’interesse del notificante e quello del notificatario, determinare i modi attraverso i quali tale scopo possa realizzarsi individuando altresì i rimedi per evitare che il diritto di agire in giudizio del notificante sia paralizzato da circostanze personali - come ad esempio l’assenza dalla abitazione o dall’ufficio - riguardanti il destinatario della notificazione. I termini di tale bilanciamento di interessi possono naturalmente essere i più vari come emerge dalle soluzioni adottate in alcuni degli ordinamenti processuali europei a noi più vicini per cultura e tradizione. Ciò premesso, non sembra in ogni caso potersi dubitare che la discrezionalità del legislatore incontri un limite nel fondamentale diritto del destinatario della notificazione ad essere posto in condizione di conoscere, con l’ordinaria diligenza e senza necessità di effettuare ricerche di particolare complessità, il contenuto dell’atto e l’oggetto della procedura instaurata nei suoi confronti, non potendo ridursi il diritto di difesa del destinatario medesimo ad una garanzia di conoscibilità puramente teorica dell’atto notificatogli.»
È giurisprudenza nata per la notifica cartacea, ma anche nella notifica telematica occorre che la garanzia di conoscibilità non sia meramente teorica ed occorre tener conto di possibili ritardi nella visione delle mail. È differente ricevere un plico nella casella postale di casa e avere una mail, magari con allegati leggibili solo con programmi di una certa complessità, nella casella Pec. Van considerati, per esempio, problemi di connessione, ma anche il fatto che le credenziali di accesso sono in mano ad un soggetto fisico e questi potrebbe non restituirle. Si pensi all’ipotesi di amministratore di società revocato che non restituisca le credenziali di accesso alla casella Pec ed instauri con questa la causa: in questo caso ritenere esperita la notifica via Pec, come dice la legge, nel momento in cui questa perviene al provider, significherebbe violazione del principio costituzionale di difesa, perché la società non potrebbe venire a conoscenza di quanto le viene notificato.
La previsione più volte ripetuta in norme di legge per cui la notifica telematica produce il suo effetto dal momento in cui il messaggio è posto a disposizione del destinatario dal suo provider, quindi, se interpretata con eccessivo rigore, può incorrere nelle medesime censure di violazione del diritto di difesa di cui all’art. 24 Cost. rilevate nella riportata sentenza.
3.2 Questioni di domiciliazione informatica
La domiciliazione informatica è poi in qualche misura legata alla diligenza, diversamente dalla domiciliazione ordinaria per la quale è sufficiente avere un indirizzo geografico: la casella Pec deve essere in qualche modo mantenuta, oltre che letta, si deve cioè badare a rinnovare l’abbonamento presso il provider e periodicamente a scaricarla. Oltre a problemi di negligenza si pongono problemi di malafede, per esempio di chi pur aprendo la casella Pec, per non volervi ricevere comunicazioni, intenzionalmente la riempia senza provvedere a scaricarla, di modo che i messaggi vengano poi rifiutati. Non esiste una norma che consenta di superare questi atteggiamenti di boicottaggio della casella Pec, ritenendo la notifica comunque perfezionata, ma certamente se ne potrà tener conto come comportamento di malafede o comunque, quando si tratti di processo, di comportamento non conforme al dovere di lealtà e probità. Va registrata, sul punto, una pronuncia del Tribunale di Milano27, nella quale è stata considerata rilevante quale irregolarità ai sensi dell’art. 2409 c.c. la disabilitazione della casella Pec, la cui iscrizione nel registro delle imprese è obbligatoria.
Riprendendo il concetto espresso oltre quarant’anni fa dal sociologo Marshall McLuhan per cui ogni medium va studiato in base ai criteri strutturali sui quali organizza la comunicazione, espresso nella fortunata frase “medium is the message”, si deve osservare come nella telematica applicata al diritto, processo o notifica che sia, vanno elaborati diritti e doveri processuali differenti da quelli “tradizionali”. La notifica telematica è un nuovo istituto, non può essere intesa solo come un nuovo tramite. Un nuovo istituto che non può quindi essere modellato sulla procedura tradizionale, quella che usa la carta e un ufficiale postale o giudiziario per raggiungere materialmente un indirizzo geografico. La nuova tecnologia trasforma completamente l’istituto della notificazione ed occorre allora costruire i nuovi diritti nel mutato scenario delle (tele)comunicazioni.
1 Cfr. art. 48, co. 2, del codice dell’amministrazione digitale di cui al d.lgs. 7.3.2005, n. 82: «La trasmissione del documento informatico per via telematica, effettuata ai sensi del comma 1, equivale, salvo che la legge disponga diversamente, alla notificazione per mezzo della posta».
2 Per esempio la apposizione di una “marca” – da euro 2,58 a 12,39 a seconda del numero dei destinatari – che ben difficilmente può apporsi ad un file telematico; è previsto il pagamento per via telematica, ma al momento risulta impossibile.
3 Per una utile guida operativa, si rinvia al vademecum pubblicato sul sito del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Milano: http://www.ordineavvocatimilano.it/.
4 Questo il testo normativo: «Nei procedimenti civili le comunicazioni e le notiﬁcazioni a cura della cancelleria sono effettuate esclusivamente per via telematica». La norma prevede poi tempi e modi differenti per l’effettiva applicazione della previsione.
5 Il co. 10, lett. b), d.l. n. 179/2012 prevede tuttavia la possibilità di anticipare, per singoli uffici, le notifiche telematiche in sede penale: a parte il fatto che autorizzazioni per singoli uffici generano una disparità poco opportuna nel campo penale, l’utilità di tali notifiche è legata all’esistenza di moderni registri di cancelleria nei quali restino depositate e ordinate le comunicazioni e tale condizione non esiste nella maggior parte d’Italia, che, nel settore penale, utilizza programmi ormai obsoleti.
6 Cfr. art. 4 d.P.R. n. 68/2005.
7 La carenza di una sanzione e di utilità immediata per i professionisti e l’aver scaricato sui consigli degli ordini, poco attrezzati a volte in materia informatica, l’obbligo di raccogliere gli elenchi delle Pec hanno in realtà reso problematica la formazione di un elenco nazionale quale il Reginde. Per i consigli degli ordini è oggi obbligo di legge tenere un albo informatico delle caselle Pec degli iscritti in forza dell’art. 7, co. 2, del nuovo ordinamento professionale forense di cui alla l. 31.12.2012, n. 247. Già in precedenza, in forza dell’art. 16, co. 7-bis, d.l. 29.11.2008, n. 185, introdotto dall’art. 25 l. 12.11.2011, n. 183, era previsto che il rifiuto reiterato di comunicare gli elenchi degli indirizzi Pec degli iscritti fosse motivo di scioglimento o commissariamento dell’ordine inadempiente.
8 Successivamente divenuta Digit PA ed oggi Agenzia per l’Italia Digitale a seguito del d.l. 22.6.2012, n. 83.
9 Art. 16 d.l. n. 185/2008 convertito nella l. 28.1.2009, n. 2, ai co. 6, 7, 8, 9 e 10 dell’art. 16.
10 Per approfondimenti sui meccanismi delle comunicazioni telematiche di cancelleria e sul Reginde si rinvia alle trattazioni Processo civile telematico, in Libro dell’anno del diritto 2011, e Atti telematici, ivi, 2012.
11 D.lgs. n. 82/2005, art. 48, co. 2, cit. a nt. 1.
12 Per quanto riguarda l’utilizzo nel processo civile vi era tuttavia la difficoltà dell’art. 16, co. 4, del d.P.R. n. 68/2005, il quale stabiliva che «Le disposizioni di cui al presente regolamento non si applicano all’uso degli strumenti informatici e telematici nel processo civile, nel processo penale, nel processo amministrativo, nel processo tributario e nel processo dinanzi alle sezioni giurisdizionali della Corte dei conti, per i quali restano ferme le specifiche disposizioni normative». Per altro la normativa regolamentare stabiliva che le caselle riservate al Pct dovessero essere certificate e dunque fornivano le medesime garanzie di gestione nell’ambito dei controlli pubblici e di presenza della firma elettronica.
13 Da emanarsi nei 60 giorni dalla conversione del d.l. 193/2009, ma ha tardato oltre un anno rispetto a tale termine.
14 La normativa è stata leggermente modificata dal d.m. 15.10.2012, n. 209 pubblicato sulla G.U. 5.12.2012.
15 Peraltro, probabilmente nella preoccupazione che ciò non fosse sufficiente, l’articolo 18 è stato poi modificato con d.m. 3.4.2013, n. 48, pubblicato sulla G.U. n. 107 del 9.5.2013, che sostanzialmente ripete questa normativa aggiungendovi una dichiarazione di conformità all’originale cartaceo, per la copia scansionata, da inserirsi nella relazione di notificazione, nonché prescrizioni sul formato dei messaggi e sulla procura.
16 Art. 25, co. 3, l. 12.11.2011, n. 183.
17 L. 24.12.2012, n. 228, in G.U. 29.12.2012; nello spazio temporale intercorrente fra le due norme si colloca una ordinanza del Trib. di Rovereto, dott. Cornetti, 29.11.2012, inedita, che riteneva impossibile la notifica via Pec ex l. n. 53/1994 a soggetti che non fossero avvocati, facendo prevalere l’art. 17 d.m. n. 44/2011 sulla norma di legge della l. n. 53/1994.
18 Anche questa previsione, come il termine del 15 dicembre 2013, è stata inserita nel d.l. n. 179/2012 dalla legge di stabilità per il 2013.
19 Va segnalata un’interpretazione contraria del Tribunale di Padova, sez. II, dott. Lolli, 10.5.2013, che fa discendere dalla sola decorrenza del 15 dicembre 2013 la possibilità di notifica, il che appare contrario a un’interpretazione sistematica delle norme, di cui bisogna però notare il sovrapporsi e la scarsa chiarezza. Ritenuta nulla la notifica avvenuta nelle forme della l. n. 53/1994 il giudice ha comunque disposto la rinnovazione della notificazione.
20 La ricevuta poi, se di tipo completo, contiene il file che è stato inviato, che può essere costituito, a sua volta da un file firmato allegato al messaggio di posta inviato. I tipi di ricevuta sono indicati nelle regole tecniche della posta certificata di cui al decreto del Ministro per l’innovazione del 2.11.2005 pubblicate sulla G.U. 15.11.2005, n. 266. Per approfondimento si rinvia a Atti telematici, in Libro dell’anno del diritto 2012.
21 Gli atti del processo telematico sono in formato pdf, come prescrive l’art. 12 del provvedimento Dgsia 18.6.2011, contenente le specifiche tecniche ex art. 34 d.m. n. 44/2011, pubblicato sulla G.U. del 29.7.2011, n. 175 e sul sito internet istituzionale del Ministero della giustizia; i formati ammessi per gli allegati sono elencati nell’art. 13 del medesimo atto normativo. È possibile tuttavia oltrepassare i controlli automatici sui server mascherando il formato eml con una compressione in formato rar o zip.
22 Il volume di carta da produrre secondo la dizione letterale della legge è alto, con un’evidente duplicazione poiché gli allegati contenuti nel messaggio inviato sono presenti anche nella ricevuta di accettazione, che, se di tipo completo, contiene anche il file inviato. La produzione della ricevuta come file eml nel Pct, ne garantisce anche la conservazione.
23 Dovrà essere dimostrato anche l’inserimento dell’indirizzo del destinatario in pubblici elenchi, non essendo pensabile la consultazione ad opera del giudice in udienza dell’elenco stesso, per cui occorrerà, ad esempio, portare al giudice la stampa del certificato della Camera di commercio per gli indirizzi risultanti dal registro delle Imprese.
24 Cfr. art. 21 del c.a.d. «Il documento informatico, cui è apposta una firma elettronica, sul piano probatorio è liberamente valutabile in giudizio».
25 Ciò a seguito della modifica intervenuta con d.m. 3.4.2013, n. 48, in G.U. 9.5.2013, n. 107.
26 Art. 1, co. 48, l. 28.6.2012, n. 92.
27 Trib. Milano, sez. spec. impr. B, 14.6.2013, inedita.
giurisprudenza In senso ampio, la conoscenza e la scienza del diritto, con riferimento originario al diritto romano, esteso poi anche al mondo moderno. In senso più ristretto e tecnico, l’insieme delle sentenze e delle decisioni attraverso cui gli organi giudicanti di uno Stato interpretano le leggi applicandole ai ... Tribunale Il tribunale ordinario, al quale insieme agli altri giudici ordinari è attribuito dalla Costituzione l’esercizio della giurisdizione (art. 102, 1° co.), ha sede in ogni capoluogo determinato dalle tabelle ministeriali. Esso è diretto dal presidente del tribunale, nominato di concerto tra il Consiglio ... giudice Autorità che ha la competenza di emettere giudizi su questioni particolari. diritto Organo dello Stato che impersona la funzione giurisdizionale di applicazione delle norme giuridiche ai casi concreti attraverso un provvedimento singolare e concreto. È un soggetto processuale che, all’interno della ... Governo Diritto Il Governo è un organo complesso posto al vertice dell’intero apparato amministrativo dello Stato ed è composto, secondo l’art. 92 Cost., dal Presidente del Consiglio dei ministri e dai Ministri (Ministri. Diritto costituzionale), che, a loro volta, costituiscono insieme il Consiglio dei ministri. ...