Source: https://www.italianostramodena.org/2012/04/04/pista-marzaglia-via-rete-fognaria/
Timestamp: 2020-02-22 16:21:54+00:00
Document Index: 177829134

Matched Legal Cases: ['art. 94', 'art.17', 'art.17', 'art.331', 'art.323', 'art.24', 'art. 24']

Autodromo di Marzaglia: lettera al Presidente della Provincia su VIA e rete fognaria |
All’assessore all’Ambiente, Mobilità e Sport della Provincia di Modena
e, per conoscenza, al Direttore dell’ARPA / Modena.
Già nel dicembre dello scorso anno questa associazione segnalò con una “lettera aperta” al Presidente della Giunta Provinciale di Modena che le opere in corso di attuazione in Marzaglia per la realizzazione del così detto Centro di Guida Sicura apparivano, quanto all’impianto fognario, non conformi alle prescrizioni date in sede di VIA. Quelle prescrizioni imponevano l’obbligo di adottare “tubazioni HDPE congiunzioni saldate testa a testa”, nonché “l’impiego della soluzione a doppia camicia ispezionabile”. Misure giudicate ben a ragione indispensabili a tutela della salubrità delle acque del campo acquifero di Marzaglia, classificato come vulnerabile, per impianti perfino ricadenti nelle zone di rispetto circostanti le captazioni (misurate in 200 metri di raggio rispetto ai punti di captazione, a norma dell’art. 94 del d.lgs. 152/2006).
Si tratta dunque di prescrizioni essenziali che condizionano inderogabilmente l’agibilità dell’impianto, così come la lunghezza del circuito dell’autodromo che dall’originario progetto era stato previsto in 2000 metri, ma in quella misura già a conclusione della procedura di screening fu valutato di insostenibile impatto ambientale e perciò contenuto nella misura di metri 1600 in sede di conseguente VIA. Misura questa che preclude la agibilità per qualsivoglia competizione sportiva di autovetture e motociclette, consentita invece (con la sola esclusione delle corse automobilistiche di Formula 1) nel circuito di 2000 metri. Una variazione che comporta la realizzazione di un’opera funzionalmente ed essenzialmente diversa.
Ebbene, come certamente sarà risultato ai controlli già sollecitati da Italia Nostra con la lettera aperta dello scorso dicembre e per altro è stato riconosciuto dalla stessa Amministrazione comunale, le condutture di scarico sono state eseguite con i comuni tubi in PVC o in cemento che non assicurano la prescritta sigillatura, mentre è espressamente ammesso dalla stessa società concessionaria e gestore dell’impianto che lo sviluppo del circuito supera di alcuni metri la misura dei 2000 metri. E già sono annunciate imminenti competizioni sportive.
Il profilo più sconcertante della vicenda è per altro rivelato dalla constatazione che l’opera così realizzata, in palese violazione delle essenziali e imprescindibili prescrizioni date in sede di VIA, corrisponde al progetto approvato dalla Amministrazione comunale che dunque, contro l’espresso disposto dell’art.17, comma 5, della legge regionale 9/1999, ha sorprendentemente ritenuto di non essere vincolata da quelle prescrizioni. Un caso di estrema gravità sotto il profilo politico-istituzionale, per la aperta trasgressione del principio di leale collaborazione cui le pubbliche amministrazioni debbono attenersi nei reciproci rapporti, essendo stata nella specie dalla Amministrazione comunale intenzionalmente vanificata la valutazione di impatto ambientale compiuta nella sua responsabilità istituzionale dalla Amministrazione provinciale.
Si consideri poi che negli sviluppi attuativi conseguenti alla conclusione positiva di VIA (che valuta ogni profilo di ammissibilità dell’intervento e anche di conformità alle previsioni urbanistico-edilizie) all’Amministrazione comunale non rimaneva che verificare la corrispondenza del progetto alle prescrizioni della stessa VIA, “vincolanti per le amministrazioni competenti al rilascio degli assensi comunque denominati necessari per la realizzazione del progetto” (art.17, qui sopra citato). E allora non si può fare a meno di constatare che l’approvazione del progetto in sfrontata trasgressione di quel vincolo rivela il proposito di favorire la privata società concessionaria per consentirle una gestione dell’impianto maggiormente remunerativa rispetto a quella dell’opera conforme alle prescrizioni. Crediamo perciò che gli Amministratori della Provincia non potranno esimersi dal riferirne all’autorità giudiziaria (art.331 codice di procedura penale), perché il Pubblico Ministero valuti se ricorrano gli estremi del reato di abuso di ufficio (art.323 codice penale) nel comportamento di chi ha assentito un’opera in patente intenzionale violazione delle vincolanti prescrizioni VIA.
In conclusione Italia Nostra invita l’Amministrazione provinciale come “autorità competente”a norma dell’art.24, comma 3, della l.r. 9/1999, accertata la totale difformità dell’opera dalle prescrizioni contenute nella valutazione di impatto ambientale, a diffidare la società proponente ad adeguare l’impianto a quelle prescrizioni entro il temine che sarà ritenuto adeguato (e non maggiore a nostro parere di sei mesi). E se è vero che la stessa norma affida alla discrezione dell’autorità competente la determinazione di sospendere previamente i lavori, crediamo che la misura cautelare si imponga necessariamente nella specie per l’esigenza di precludere l’attivazione dell’impianto di autodromo nello sviluppo di circuito giudicato di insostenibile impatto ambientale in sede di VIA, con prescrizioni, come pure quelle attinenti alla sigillatura delle condutture di scolo, dettate a tutela della salubrità delle acque sotterranee, quando per altro le stesse operazioni di adeguamento, comportando la ristrutturazione radicale della pista, sono immediatamente incompatibili con la sua messa in funzione.
E a questo proposito aggiungiamo infine che la pista è già intensamente utilizzata per prove libere e che per i vicini 14 e 15 aprile “il recente Autodromo di Modena apre i battenti, per la prima volta alle moto” “per prove libere”, essendo “in pista la Riding School di Luca Pedersoli”, come annuncia il comunicato di richiamo diffuso on line. Una precoce messa in funzione dell’autodromo (in assenza di agibilità) che rende attuali e operanti gli inaccettabili rischi di danno ambientale connessi alla violazione delle specifiche prescrizioni a tutela della salubrità degli acquiferi. Crediamo perciò che questa affrettata attivazione dell’autodromo debba essere immediatamente preclusa nell’esercizio ineludibile dei poteri di vigilanza sulla applicazione delle disposizioni in tema di VIA, dalla legge (art. 24 l.r. n.9 del 1999) rimessi all’“autorità competente”. E dunque nella specie a codesta Amministrazione provinciale.
(Il presidente Giovanni Losavio)
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