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Timestamp: 2018-06-21 02:36:29+00:00
Document Index: 175953196

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 348', 'art. 330', 'art. 168', 'art. 307', 'art. 8', 'art. 307']

Notifica a mezzo posta forse non valida, ne fa un'altra e si costituisce secondo i tempi di questa: appello perso per sempre - Iusletter
Notifica a mezzo posta forse non valida, ne fa un’altra e si costituisce secondo i tempi di questa: appello perso per sempre
La Corte di Cassazione, sezione I Civile, con sentenza depositata il 15 marzo 2013, ha ritenuto che la notificazione a mezzo posta debba ritenersi tempestiva per il notificante al solo compimento delle formalità direttamente impostegli dalla legge.
La rinnovazione della notifica non costituisce, in tal modo, una nuova impugnazione, ma serve solo ad eliminare un vizio.
La mancata costituzione in termini dell’appellante determina automaticamente l’improcedibilità dell’appello, a prescindere dalla condotta processuale dell’appellato, non costituitosi.
Non è quindi esperibile il rimedio della riassunzione del processo.
La disputa nasce da un caso di sfratto per morosità.
Il Tribunale accogliendo la domanda di risoluzione, ordina il rilascio dell’immobile.
La sfrattata propone appello, notificato alla parte appellata presso il procuratore costituito, via posta, con raccomandata spedita il 3 dicembre e plico ritirato tre giorni dopo.
Ritenendo che la parte che ha ritirato il plico non fosse legittimata, rinnova la notifica l’11 dicembre, nelle mani del procuratore costituito.
L’appellante si costituisce in giudizio il 19 dicembre, depositando copia dell’atto di citazione con entrambe le relate di notifica.
La corte territoriale, rilevando che la rinnovazione della notificazione non sposta in avanti il termine di costituzione, previsto in 10 giorni, dichiara improcedibile l’appello, ex art. 348 c.p.c..
La prima notifica già era corretta, ma anche se non lo fosse stata, la costituzione sarebbe stata valida, il vizio eventuale sarebbe potuto essere sanato in seguito.
La conduttrice ricorre per cassazione, sostenendo che erroneamente è stata considerata valida la prima notificazione, poiché essendo stata fatta ex art. 330 c.p.c., sarebbe dovuta avvenire nelle mani del procuratore costituito. Anche a sostenerne la validità, non si sarebbe dovuta dichiarare l’improcedibilità visto che non era avvenuta l’iscrizione a ruolo della causa, ex art. 168 c.p.c., essendo così ancora viva la possibilità di rinnovare la causa ex art. 307 c.p.c..
La Corte di Cassazione rileva che corretta è stata l’applicazione delle norme procedurali da parte del giudice di merito.
L’art. 8, giustamente applicato in questo caso, prevede che l’agente postale che non possa recapitare il piego per assenza del destinatario o di altro soggetto abilitato a riceverne la consegna, deve depositarlo all’ufficio postale, e darne notizia con raccomandata al destinatario, che tramite anche un incaricato, potrà ritirare il piego all’ufficio postale, come effettivamente accaduto il 6 dicembre.
Per costante orientamento giurisprudenziale é sufficiente, «in considerazione della circostanza che il destinatario ha conferito l’incarico a chi provvede a ritirare il plico all’ufficio postale, che il delegato sottoscriva l’avviso di ricevimento con l’indicazione della specifica qualità e l’agente postale certifichi con la sua firma in calce al documento al ritualità della consegna».
Non rileva la doglianza secondo cui l’appellante avrebbe iscritto la causa a ruolo non appena avuta la disponibilità dell’originale, poiché non rileva il fatto che la parte convenuta non si sia costituita al fine di determinare una possibile riassunzione della causa ex art. 307 c.p.c.: «la mancata costituzione in termini dell’appellante determina automaticamente l’improcedibilità dell’appello».
La rinnovazione della notificazione non costituisce una nuova impugnazione, non fa decorrere nuovi termini per la costituzione in giudizio dell’appellante.
La S.C. ricorda, richiamando recenti pronunce della Corte Costituzionale, che «la notificazione a mezzo posta deve ritenersi tempestiva per il notificante al solo compimento delle formalità direttamente impostegli dalla legge».
Il decorso dei termini scorre da quando tale notifica si perfeziona.
In tal senso l’appellante aveva tre modi per evitare l’improcedibilità assoluta:
-non costituirsi in giudizio;
-far dichiarare l’appello improcedibile e poi riassumere la causa;
-non rinnovare la notifica e costituirsi nei termini della prima, per poi eventualmente rinnovarla dopo la costituzione oppure rinnovarla ma costituendosi ugualmente nei 10 giorni seguenti la prima.
Per questi motivi la Corte rigetta il ricorso, confermando l’improcedibilità dell’appello
(Stefano Flagiello – s.flagiello@lascalaw.com)