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Timestamp: 2019-07-21 16:01:21+00:00
Document Index: 110534552

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Corte dei Conti - Sez. giurisd. Lazio - sentenza n. 859/2013
Blocco assunzioni per piano di rientro
A seguito di nuova articolazione organizzativa relativa alla costituzione di una U.O.C. di chirurgia generale presso il Policlinico, mediante scissione dalla U.O.C. di chirurgia dell'Ospedale, la ASL ha indetto un concorso per la copertura della posizione di direttore responsabile. Con successivo piano di rientro per la sanita' della Regione Lazio e' stata emanata la Legge Regionale che ha stabilito il divieto di procedere ad assunzioni di nuovo personale.La Procura della Corte dei Conti ha citato in giudizio il direttore generale, il direttore amministrativo, il dirigente competente e il responsabile del procedimento in quanto, in violazione delle norme che disponevano la sospensione delle procedure concorsuali, l'Azienda ha assunto il vincitore del concorso per la direzione della UOC di chirurgia, determinando un danno economico pari agli emolumenti corrisposti al medico.La delibera dell’Azienda ha disposto l’assunzione in riferimento all’acquisizione di specifica autorizzazione regionale, in quanto la normativa implicava la necessita' di un'apposita autorizzazione da parte del Commissario ad acta per i provvedimenti concernenti i profili infungibili ed indispensabili al fine del mantenimento dei livelli essenziali di assistenza.La Corte dei Conti ha ritenuto che, sebbene intervenuta successivamente alla nomina in contestazione, la circolare del Commissario escludeva dalla revoca degli atti assunti quelli già in precedenza autorizzati formalmente dalla Regione. Cio' ha indotto i giudici a ritenere l'insussistenza nella specie di una colpa grave nel comportamento dei convenuti, i quali, seppure colpevolmente non rispettosi nella vicenda delle precise prescrizioni di legge e dalle varie circolari emanate successivamente, si erano comunque indotti alla fine a chiedere la prevista autorizzazione.
Corte dei Conti - Sez. giurisd. Liguria - sentenza n. 208/2013
Attivita' libero professionale vietata durante corsi formazione mg
La Procura regionale presso la Corte dei conti ha chiamato in giudizio il medico che aveva svolto attivita' libero professionale incompatibile con la fruizione della borsa di studio connessa alla frequenza del corso di formazione in medicina generale. Il medico partecipante al corso a tempo pieno di formazione in medicina generale, oltre al tipico percorso formativo, puo' svolgere solo le attività espressamente consentite dalla Legge n. 448/2001. Di conseguenza, nel caso specifico, posto che durante la formazione il medico ha svolto attività come libero professionista che non rientravano tra quelle ammesse, la borsa di studio è stata percepita in violazione delle norme regolatrici dei corsi di specializzazione.
Corte dei Conti - Sezione III Appello - sentenza n. 648/2013
Riammodernamento e ripristino sale operatorie: ne risponde il Dg
Con sentenza, la Corte dei Conti, Sezione Giurisdizionale per il Lazio, condannava un Direttore Generale ASL, il Direttore Amministrativo, il Direttore dei lavori svolti nelle sale operatorie di una struttura ospedaliera, alcuni membri della Commissione di collaudo dei lavori e il Direttore del Dipartimento tecnico ASL al risarcimento del danno in favore l’Ente (ASL) per complessivi Euro 229.260,47, comprensivi di rivalutazione monetaria da ripartirsi in parti uguali (pari a 32.751,50 cadauno), oltre spese di giudizio.La vicenda riguardava i lavori di ripristino della funzionalita' di talune sale operatorie. A seguito degli appelli proposti, la Corte dei Conti Sezione Centrale, pur rimodulando l’entita' del risarcimento, ha confermato la pronuncia di condanna ritenendo l'esistenza di difformita' e vizi nelle pienamente acclarata in uno al comportamento gravemente colposo dei chiamati a giudizio.
Corte dei Conti - Sez. Giur. Toscana - sentenza n. 279/2013
Il medico del Servizio sanitario nazionale che, operando in regime di intramoenia, non rilascia ricevuta fiscale, è perseguito penalmente per peculato ed è anche responsabile del danno patrimoniale arrecato all'Azienda di appartenenza per gli introiti non incassati. È quanto stabilito da una sentenza della Corte dei conti della sezione giurisdizionale della Toscana.
Corte dei Conti - Sez. Giur. Toscana - sentenza n. 278/2013
La Corte dei Conti condanna due direttori generali ASL e il responsabile ufficio legale e contenzioso a risarcire l’Azienda sanitaria per il danno subito a seguito di un illegittimo licenziamento di dirigenti medici nonostante il parere contrario formulato dal Comitato dei Garanti Regione Toscana. La procedura era stata intrapresa a seguito del disaccordo manifestato da due sanitari in merito alla necessita' ed urgenza di eseguire un taglio cesareo che, comunque, era stato poi eseguito, senza alcuna conseguenza negativa per la madre ed il bambino.Dal punto di vista giuridico la vicenda puo' dirsi complessa soprattutto in relazione alla evoluzione giurisprudenziale in ordine al valore giuridico da attribuire al parere del Comitato dei Garanti. In ogni caso la Corte dei conti ha osservato che se da una parte il giudice contabile non puo' sostituire le proprie valutazioni alle scelte di merito fatte dagli organi della pubblica amministrazione, la Legge non ha precluso la verifica delle modalita' con cui il potere discrezionale amministrativo viene concretamente esercitato: pertanto il Giudice Contabile puo' e deve verificare in concreto se l'esercizio del potere discrezionale e' avvenuto o meno nel rispetto dei limiti posti dall'ordinamento giuridico (quali, la razionalita', la logicita' delle scelte, il risultato di economicita' e di buona amministrazione, la congruita' e proporzionalita' tra mezzo e fine).In conclusione si è affermata la non giustificabilita' delle condotte dei due direttori generali della dirigente dell'Ufficio disciplina che pervicacemente hanno inteso prima irrogare una sanzione sproporzionata rispetto all'illecito contestato (violando appunto il principio della proporzionalita'), prescindendo dal parere vincolante del Comitato dei Garanti e, poi, hanno insistito nella strenua difesa in giudizio dell'amministrazione, esponendo l'azienda sanitaria ad un esborso inutile.
Corte dei Conti - Sez. Giur. Calabria - sentenza n. 122/2013
I rischi dell'Alpi senza autorizzazione
La Procura Regionale presso la Corte dei Conti ha evocato in giudizio un dirigente medico affinché venisse condannato al risarcimento dei danni per aver percepito l'indennità di esclusività, la retribuzione di risultato e di posizione non spettanti in quanto pur avendo optato per il rapporto di lavoro esclusivo aveva esercitato attività libera professionale intramuraria senza la preventiva obbligatoria autorizzazione del direttore generale dell'Asl. La Procura in sostanza ha contestato al medico l'indebita percezione delle voci retributive sull'assunto che l'attività intramuraria, in carenza di autorizzazione, sarebbe equiparabile all'attività extraprofessionale incompatibile con il rapporto di lavoro esclusivo ed i correlati benefici economici. La Corte dei Conti in parte ha accolto l'eccezione di prescrizione sollevata dal sanitario e in parte ha rigettato la domanda di condanna a suo carico escludendo sia il dolo che la colpa grave per effetto dei comportamenti dell'amministrazione di appartenenza che avevano ingenerato nel medico il convincimento della correttezza del suo operato. La sussistenza della colpa grave, infatti, non può ritenersi insita nella semplice violazione di Legge che pure nel caso specifico si era effettivamente verificata non essendo il medico in possesso di formale autorizzazione all'ALPI.
Corte dei Conti - Sez. Giur. Sicilia - sentenza n. 1107/2013
Spirito ritorsivo e colpa grave del Dg
La Procura contabile ha chiesto al Direttore generale ASL il risarcimento di quanto l'Azienda sanitaria è stata costretta a pagare in favore del Direttore amministrativo da lui revocato anticipatamente senza che, come accertato dal giudice del lavoro, ricorresse un giusto motivo. La giurisprudenza è concorde nell'affermare che il prestatore d'opera ha l'obbligo di eseguire l'opus a regola d'arte e deve compiere tutte quelle attività che secondo il principio di buona fede e l'ordinaria diligenza sono funzionali al raggiungimento del risultato voluto. Nel caso specifico non è stata provata in capo al direttore amministrativo rimosso la sussistenza di un comportamento contrario ai canoni di diligenza e perizia tali da giustificare la revoca anticipata. La Corte dei Conti ha anzi ritenuto che i fatti descritti nel giudizio potessero configurarsi come preordinati alla disinformazione ed all'isolamento del dirigente ad opera della Direzione Generale, al fine di creare validi presupposti per la revoca immediata dell'incarico. Nei comportamenti tenuti dal Direttore generale è stata individuata la colpa grave per lo spirito ritorsivo che li ha sorretti, con l'unico fine di accontentare personali interessi e soddisfazioni, ben lungi, quindi, dal perseguimento del pubblico interesse. Il Collegio ha condannato il DG al risarcimento richiesto dalla Procura.