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Timestamp: 2020-08-13 17:33:21+00:00
Document Index: 91125901

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 14', 'art. 1', 'art. 14', 'art.18', 'art. 3', 'art.12', 'art. 117', 'art. 59', 'art. 1', 'art.12', 'art.1', 'art.1', 'art. 18']

Tassazione dei prodotti energetici in zone franche - Sito Ufficiale della Zona Franca in Sardegna
Con le delibere n.8/2 del 07.02.2013 e n.9/7 del 12.02.2013, il Presidente della Regione Autonoma della Sardegna riceveva espresso mandato dalla Giunta Regionale di rendere immediatamente operative sul territorio dell’intera Regione della Sardegna le prerogative già individuate nel regolamento Cee n.2913/1992 e nel relativo regolamento di attuazione n.2454/1993, entrambi richiamati nel dlgs n.75/1998, considerando il territorio dell’Isola di Sardegna e delle sue isole minori circostanti quale territorio extradoganale dell’Italia;
- vista la Direttiva del Consiglio delle Comunità Europee del 4 marzo 1969, pubblicata nella GUCE n.58/11 del 08.03.1969, relativa all’armonizzazione delle disposizioni legislative regolamentari e amministrative, riguardanti il regime delle zone franche, la quale prevede all’art. 1 comma 2: “si intende per zona franca, qualunque sia l’espressione utilizzata negli stati membri, ogni territorio istituito dalle autorità competenti degli stati membri, qui di seguito denominate “autorità competenti”, al fine di far considerare le merci che si trovano nell’ambito di questi come non trovantisi nel territorio doganale della Comunità agli effetti dell’applicazione dei dazi doganali, dei prelievi agricoli, delle restrizioni quantitative e di qualsiasi tassa o misura di effetto equivalente”;
- valutato che la suddetta definizione giuridica veniva recepita nel D.P.R. n.18 del 18.02.1971 all’art. 2, rubricato “territori doganali e territori extradoganali”, dove il legislatore nazionale affermava, ai commi 4 e 5: “i territori dei comuni di Livigno e di Campione d'Italia, nonché le acque nazionali del lago di Lugano racchiuse fra la sponda ed il confine politico nel tratto fra Ponte Tresa e Porto Ceresio, non compresi nel territorio doganale, costituiscono i territori extra-doganali. Sono assimilati ai territori extra-doganali i depositi franchi ed i punti franchi di cui agli articoli 5 e 6 del presente decreto nonché le zone franche istituite con leggi speciali, nei limiti indicati nelle leggi medesime”;
- considerato che le suddette disposizioni, unitamente a quelle di cui al regio decreto-legge 18 dicembre 1913, n. 1453, convertito nella legge 17 aprile 1925, n. 473, e successive modifiche ed aggiunte, nonché di cui al regio decreto-legge 1 luglio 1926, n. 2290, convertito nella Legge 9 giugno 1927, n. 1158 e quelle di cui alla legge doganale 25 settembre 1940, n. 1424, e successive modifiche ed aggiunte, nonché il D.P.R. n.1133/1969 (armonizzazione delle disposizioni legislative, regolamentari, amministrative europee riguardanti le zone franche e i punti franchi) confluivano nel testo unico doganale approvato con D.P.R. n.43 del 23.01.1973;
- visto che il suddetto testo unico doganale prevede, all’art. 2, che siano assimilati ai territori extra-doganali i depositi franchi, i punti franchi e gli altri analoghi istituti ivi indicati, facendo salvi gli speciali regimi fiscali vigenti nel territorio della Valle d'Aosta ed in quello della provincia di Gorizia, dichiarati "zona franca", rispettivamente con l'art. 14 della Legge Costituzionale 26 febbraio 1948, n. 4, e con l'art. 1 della Legge 1 dicembre 1948, n. 1438;
- considerato che l’art. 14 della succitata Legge Costituzionale n.4 del 1948, recita testualmente “il territorio della Valle d'Aosta è posto fuori della linea doganale e costituisce zona franca. Le modalità d'attuazione della zona franca saranno concordate con la Regione e stabilite con legge dello Stato”;
- considerato che le suddette modalità di attuazione venivano determinate con la Legge n.623 del 1949, che individuava, tra l’altro, anche i prodotti energetici e per l’elettricità esenti da dazi doganali ed accise;
- valutato che le suddette esenzioni per la Valle d’Aosta sono state confermate dall’art.18 della Direttiva n.2003/96/CE del Consiglio del 27.10.2003 che ristruttura il quadro comunitario per la tassazione dei prodotti energetici e dell’elettricità nelle zone franche e autorizza le esenzioni previste nel relativo allegato II.
Ciò premesso, dovendosi ritenere applicabile per analogia anche alla Regione Sardegna la medesima disciplina giuridica del regime di zona franca, prevista per la succitata regione Valle d’Aosta e per tutti gli altri territori extradoganali, a pena di violare i principi generali dell’ordinamento giuridico che prevedono l’obbligo di parità di trattamento tra situazioni giuridiche analoghe, in attuazione dell’art. 3 della Costituzione e dell’art.12 delle disposizioni di attuazione al Codice civile vigente: Ubi eadem legis ratio, ibi eadem legis dispositio, ovvero dove vi è una stessa ragione di legge, ivi deve aver vigore la medesima norma.
- visto che il D.lgs. 11 febbraio 2010 n.18, che ha modificato il D.P.R. n.633 del 1972, afferma il principio di territorialità, quale presupposto necessario per l’applicazione dell’imposta sul valore aggiunto;
- visto il D.lgs n.267/2000, l’art. 117 della Costituzione, la Legge 24 dicembre 2012 n.234 art. 59, nonché la giurisprudenza costituzionale vigente (cfr. sentenze n.ri 4/1964,20/1970, 150/1982, 40/1983, 313/2001) che confermano che non spetta allo Stato modificare, integrare o dare esecuzione alle norme di attuazione delle leggi istitutive delle Regioni a statuto speciale e che la competenza programmatoria dello Stato non può mai giungere a compromettere o limitare l’autonomia regionale;
- viste le delibere di oltre 280 consigli comunali della Sardegna che hanno dichiarato l’attivazione della zona franca sul proprio territorio e l’art. 1 della Costituzione Italiana che impone di tenere conto di tale volontà popolare.
Per quanto sopra esposto, appare inconfutabile che il Legislatore costituzionale abbia voluto estendere anche alla Regione Sardegna le medesime prerogative della zona franca della Valle d’Aosta e di tutte le altre zone franche extraterritoriali dell’Unione Europea.
Infine, valutato che il legislatore tributario utilizzi la figura retorica della sineddoche nella redazione delle norme tributarie e fiscali: ovvero, di volta, in volta, impieghi tecnicamente il termine extradoganale, o zona franca o punto franco, per indicare sempre con un unico termine lo stesso istituto, quale unica frase per indicare il tutto, deve ritenersi valevole la medesima disciplina doganale e fiscale per tutte le ipotesi analoghe previste negli statuti delle Regioni ad Autonomia Speciale sopraindicate
le delibere della Giunta Regionale n.8/2 e n.9/7 succitate, devono essere considerate idonei provvedimenti amministrativi di rango costituzionale, in quanto direttamente attuativi delle disposizioni della Legge Costituzionale n.3 del 1948 art.12 comma 2, nonché del D.lgs n.75 del 1998 art.1, quale norma di attuazione dello Statuto speciale della Regione Sardegna concernente l’istituzione di zone franche, si invitano la SS.VV. in indirizzo a voler disporre affinché la distribuzione dei prodotti energetici e dell’elettricità su tutto il territorio della Regione, come delimitato dall’art.1 dello Statuto della Regione Autonoma della Sardegna, avvenga con le medesime modalità previste dalla Direttiva n.2003/96/Ce del Consiglio del 27 ottobre 2003 e con le esenzioni fissate nel relativo allegato II, richiamato dall’art. 18 della medesima direttiva.
In ogni caso, considerando la Regione Sardegna, a tutti gli effetti, quale territorio extradoganale, al pari della Regione Valle d’Aosta, del territorio del Comune di Livigno e di tutte le altre aree il cui territorio è posto fuori dalla linea doganale dell’Unione Europea, equivalente a zona franca.
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