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Timestamp: 2019-11-19 02:17:15+00:00
Document Index: 78582580

Matched Legal Cases: ['art. 1218', 'art. 1218', 'art. 1223', 'art. 1225', 'art. 2056', 'art. 1229', 'sentenza ']

calcolo danno mortale tribunale di milano - avvocato bologna - avvocati bologna — Avvocati a Bologna / AVVOCATO SERGIO ARMAROLI 051 6447838 avvocati Bologna avvocatov Sergio Armaroli puntualit' e cortesia e preventivi sempre scritti, chiama subito
6 Aprile 2015 Sergio Armaroli 0 Comments
CALCOLO DANNO DA MORTE TRIBUNALE DI MILANO
Le tabelle del Tribunale di Milano vengono adottate in molti Tribunali Italiani
– per ciascun genitore per la morte di un figlio, da € 163.080,00 a € 326.150,00;
– per il figlio nel caso di morte del genitore, da € 163.080,00 a € 326.150,00;
– per il coniuge non separato e il convivente sopravvissuto, da € 163.080,00 a € 326.150,00;
– per il fratello in caso di morte del fratello, da € 23.600,00 a € 141.620,00;
– per il nonno in caso di morte del nipote, da € 23.600,00 a € 141.620,00.
per il calcolo del danno Biologico e del danno da Morte in incidente stradale
Calcolo danno biologico da morte Tribunale di Milano
In tutta Italia sono adottate le tabelle del tribunale di Milano per il calcolo danno biologico da Morte in incidente stradale.
La lesione fisica o psichica subita da una persona costituisce il danno biologico. Essendo l’integrità fisica ed il diritto alla salute dei beni primari costituzionalmente garantiti, ad una loro lesione consegue il diritto al risarcimento a favore del soggetto leso.
Tali tabelle del Tribunale di Milano vengono annualmente aggiornate
COME SI CALCOLA IL DANNO DA MORTE (DANNO TANATOLOGICO)
2)Età della vittima, dovendosi ritenere tanto minore il danno quanto maggiore è l’età della vittima al momento del fatto;
3)Età del supersite, maggiore il danno quanto minore è la sua età;
4)Convivenza tra la vittima ed il superstite, dovendosi presumere che il danno sarà tanto maggiore quanto più costante è stata la frequentazione.
Il problema che si presenta per primo e si staglia con tutta la sua imponenza e statuarietà è: se e come può essere risarcito il danno tanatologico? Quali sono i punti critici della ricostruzione che nega la riparabilità del danno tanatologico? Quando può essere refuso il danno biologico terminale e quali parametri adottare per la sua liquidazione? Qual è il concetto il apprezzabile lasso di tempo? Pensate un po’: assistere lucidamente allo spegnersi della propria vita (mi sto riprendendo dallo strazio di un familiare cui, per tutt’altra causa – patologia tumorale – proprio ciò il destino ha riservato)
art. 1218 c.c., nella parte in cui dispone che il debitore che non esegue esattamente la prestazione dovuta è tenuto al risarcimento del danno
1)L’art. 1218 c.c., nella parte in cui dispone che il debitore che non esegue esattamente la prestazione dovuta è tenuto al risarcimento del danno, non può quindi essere riferito al solo danno patrimoniale, ma deve ritenersi comprensivo del danno non patrimoniale, qualora l’inadempimento abbia determinato lesione di diritti inviolabili della persona. Ed eguale più ampio contenuto va individuato nell’art. 1223 c.c., secondo cui il risarcimento del danno per l’inadempimento o per il ritardo deve comprendere così la perdita subita dal creditore come il mancato guadagno, in quanto ne siano conseguenza immediata e diretta, riconducendo tra le perdite e le mancate utilità anche i pregiudizi non patrimoniali determinati dalla lesione dei menzionati diritti.
2)D’altra parte, la tutela risarcitoria dei diritti inviolabili, lesi dall’inadempimento di obbligazioni, sarà soggetta al limite di cui all’art. 1225 c.c. (non operante in materia di responsabilità da fatto illecito, in difetto di richiamo nell’art. 2056 c.c.), restando, al di fuori dei casi di dolo, limitato il risarcimento al danno che poteva prevedersi nel tempo in cui l’obbligazione è sorta.
3)Il rango costituzionale dei diritti suscettivi di lesione rende nulli i patti di esonero o limitazione della responsabilità, ai sensi dell’art. 1229, comma 2, c.c. (E’nullo qualsiasi patto preventivo di esonero o di limitazione della responsabilità per i casi in cui il fatto del debitore o dei suoi ausiliari costituisca violazione di obblighi derivanti da norme di ordine pubblico).
4)Varranno le specifiche regole del settore circa l’onere della prova (come precisati da Sez. un. n. 13533/2001), e la prescrizione.
5) Il risarcimento del danno alla persona deve essere integrale, nel senso che deve ristorare interamente il pregiudizio, ma non oltre.
6)Il riferimento a determinati tipi di pregiudizio, in vario modo denominati (danno morale, danno biologico, danno da perdita del rapporto parentale), risponde ad esigenze descrittive, ma non implica il riconoscimento di distinte categorie di danno.
7)E’ compito del giudice accertare l’effettiva consistenza del pregiudizio allegato, a prescindere dal nome attribuitogli, individuando quali ripercussioni negative sul valore-uomo si siano verificate e provvedendo alla loro integrale riparazione.
8)Viene in primo luogo in considerazione, nell’ipotesi in cui l’illecito configuri reato, la sofferenza morale. Definitivamente accantonata la figura del ed. danno morale soggettivo, la sofferenza morale, senza ulteriori connotazioni in termini di durata, integra pregiudizio non patrimoniale. Deve tuttavia trattarsi di sofferenza soggettiva in sé considerata, non come componente di più complesso pregiudizio non patrimoniale. Ricorre il primo caso ove sia allegato il turbamento dell’animo, il dolore intimo sofferti, ad esempio, dalla persona diffamata o lesa nella identità personale, senza lamentare degenerazioni patologiche della sofferenza. Ove siano dedotte siffatte conseguenze, si rientra nell’area del danno biologico, del quale ogni sofferenza, fisica o psichica, per sua natura intrinseca costituisce componente. Determina quindi duplicazione di risarcimento la congiunta attribuzione del danno biologico e del danno morale nei suindicati termini inteso, sovente liquidato in percentuale (da un terzo alla metà) del primo. Esclusa la praticabilità di tale operazione, dovrà il giudice, qualora si avvalga delle note tabelle, procedere ad adeguata personalizzazione della liquidazione del danno biologico, valutando nella loro effettiva consistenza le sofferenze fisiche e psichiche patite dal soggetto leso, onde pervenire al ristoro del danno nella sua interezza. Egualmente determina duplicazione di risarcimento la congiunta attribuzione del danno morale, nella sua rinnovata configurazione, e del danno da perdita del rapporto parentale, poiché la sofferenza patita nel momento in cui la perdita è percepita e quella che accompagna l’esistenza del soggetto che l’ha subita altro non sono che componenti del complesso pregiudizio, che va integralmente ed unitariamente ristorato.
9)Possono costituire solo “voci” del danno biologico nel suo aspetto dinamico, nel quale, per consolidata opinione, è ormai assorbito il ed. danno alla vita di relazione, i pregiudizi di tipo esistenziale concernenti aspetti relazionali della vita, conseguenti a lesioni dell’integrità psicofisica, sicché darebbe luogo a duplicazione la loro distinta riparazione.
10)Certamente incluso nel danno biologico, se derivante da lesione dell’integrità psicofisica, è il pregiudizio da perdita o compromissione della sessualità, del quale non può, a pena di incorrere in duplicazione risarcitoria, darsi separato indennizzo (diversamente da quanto affermato dalla sentenza n. 2311/2007, che lo eleva a danno esistenziale autonomo).
11)Ed egualmente si avrebbe duplicazione nel caso in cui il pregiudizio consistente nella alterazione fisica di tipo estetico fosse liquidato separatamente e non come “voce” del danno biologico, che il ed. danno estetico pacificamente incorpora.
12)Il giudice potrà invece correttamente riconoscere e liquidare il solo danno morale, a ristoro della sofferenza psichica provata dalla vittima di lesioni fisiche, alle quali sia seguita dopo breve tempo la morte, che sia rimasta lucida durante l’agonia in consapevole attesa della fine. Viene così evitato il vuoto di tutela determinato dalla giurisprudenza di legittimità che nega, nel caso di morte immediata o intervenuta a breve distanza dall’evento lesivo, il risarcimento del danno biologico per la perdita della vita (sent. n. 1704/1997 e successive conformi), e lo ammette per la perdita della salute solo se il soggetto sia rimasto in vita per un tempo apprezzabile, al quale lo commisura (sent. n. 6404/1998 e successive conformi). Una sofferenza psichica siffatta, di massima intensità anche se di durata contenuta, non essendo suscettibile, in ragione del limitato intervallo di tempo tra lesioni e morte, di degenerare in patologia e dare luogo a danno biologico, va risarcita come danno morale, nella sua nuova più ampia accezione.
Sai come ottenere negli incidenti mortali il risarcimento per figli e moglie ?