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Timestamp: 2020-08-13 16:40:45+00:00
Document Index: 115852240

Matched Legal Cases: ['art. 1227', 'art. 2051', 'sentenza ', 'art 1227', 'sentenza ', 'art 1227', 'art.2043', 'art. 2051', 'sentenza ', 'art. 2052', 'art. 2051', 'art. 2051', 'art. 11', 'art. 2', 'art. 2']

pubblica amministrazione | AssiBot
Il principio di autoresponsabilità nel danno da insidia stradale fa riferimento al concorso di colpa del danneggiato ai sensi dell’art. 1227 c.c. In particolare, nel momento in cui, un utente della strada, a causa di un’insidia, subisce un danno, la pubblica amministrazione non può essere ritenuta responsabile ai sensi dell’art. 2051 c.c. in qualità di custode, se l’evento dannoso è in tutto o in parte la conseguenza di una condotta imprudente del danneggiato stesso. Sostenuto per la prima volta dalla Corte Costituzionale nella sentenza n. 159/1999, il principio di autoresponsabilità del danneggiato è stato fortemente criticato dalla Cassazione, che nella formulazione dell’art 1227 c.c. ravvisa piuttosto un effetto del principio di causalità, secondo cui al danneggiante non può farsi carico della parte di danno a lui non imputabile. Come precisato nella sentenza 24406/2011 infatti: “Secondo la dottrina classica nel nostro ordinamento esisterebbe un principio di autoresponsabilità, segnatamente previsto dall’art 1227 c. 1 c.c, oltre che da altre norme, che imporrebbe ai potenziali danneggiati doveri di attenzione e diligenza. L’autoresponsabilità costituirebbe un mezzo per indurre anche gli eventuali danneggiati a contribuire, insieme con gli eventuali responsabili, alla prevenzione dei danni che potrebbero colpirli. Senza entrare nella questione dell’esistenza nel nostro ordinamento … Continua a leggere...
Rete fognaria: il nubifragio è un’esimente
di Redazione. Il carattere eccezionale del “nubifragio” non poteva essere contenuto adeguatamente da nessuna conduttura fognaria. Con questa valutazione complessiva, la Corte di merito rigettava la richiesta di risarcimento del danno verso il Comune, da parte di una carrozzeria che aveva subito un “catastrofico allagamento” cagionato, secondo la ricorrente, dall’inadeguatezza del sistema fognario di smaltimento delle acque piovane (ex artt. 2043 e 2051 del cod. civ.). La Cassazione Civile con Ordinanza n.4177/2020 prendeva atto di tale decisione e seppur altri fenomeni simili si fossero già verificati in altre occasioni e segnalati al Comune, la Corte di merito aveva ritenuto che “in presenza di un nubifragio di tale portata, qualunque rete fognaria non avrebbe retto anche se fosse stata potenziata e la riprova dell’adeguatezza della fognatura, al deflusso normale delle acque piovane, è dato dalla circostanza che fatti analoghi e di simile portata non si sono ripetuti”. Veniva, pertanto, ricondotto il fenomeno causativo del danno “.. nella ristretta cornice dell’esimente del “caso fortuito”, in grado di interrompere il nesso causale tra fatto addebitato alla pubblica amministrazione (inadeguatezza della rete fognaria a contenere fenomeni atmosferici) ed evento dannoso (allagamento dell’officina), con argomentazioni che si dimostrano del tutto coerenti con la ricostruzione della vicenda, … Continua a leggere...
Nell’ambito del concetto di “responsabilità civile” sono ricomprese varie fattispecie con caratteristiche e fondamenti diversi. Le varie accezioni in cui detta responsabilità si può esplicare possono essere di varia natura, ad esempio: extracontrattuale o aquilana, contrattuale e precontrattuale, cosi come in funzione delle azioni od omissioni, si può prescindere dal fattore soggettivo della colpevolezza per arrivare al fatto “oggettivo” e cioè alla responsabilità cd. oggettiva (senza colpa) derivante dal mero verificarsi di un evento dannoso. La responsabilità civile da fatto illecito, a sua volta, realizza una dicotomia tra la responsabilità “extracontrattuale”, ravvisabile nel principio del neminem laedere (non produrre danno alle altrui posizioni giuridiche) di cui all’art.2043 e ss. del nostro Codice Civile e quella “contrattuale” che discende, invece, dall’inadempimento di un contratto, accordo e quant’altro producendo una violazione di regole rientranti, anche, nell’autonomia negoziale delle Parti. Devi eseguire la registrazione ed abbonarti, per visualizzare tutti i contenuti di AssibotPer favore Accedi. Non sei abbonato? Registrati
Quali sono le esimenti della responsabilità della P.A. nel ruolo di custode?
Ai sensi dell’art. 2051 c.c. la Pubblica Amministrazione, nel ruolo di custode del patrimonio pubblico, è responsabile del danno cagionato dalle cose che ha in custodia, salvo che provi il caso fortuito. Le esimenti parziali o totali per tale responsabilità sono da rinvenire nell’evento naturale o umano imprevisto e imprevedibile. La Suprema Corte di Cassazione con Ordinanza n.2482/2018 nel puntualizzare i principi in tema di responsabilità per danni da cose in custodia in relazione ai beni demaniali, alle strade e loro accessori e pertinenze, ha affermato: “In definitiva, i principi di diritto da applicare alla fattispecie possono così ricostruirsi: Devi eseguire la registrazione ed abbonarti, per visualizzare tutti i contenuti di AssibotPer favore Accedi. Non sei abbonato? Registrati
di Redazione. La Cassazione Civile con sentenza n.8385/2020, dopo un’articolata ed esaustiva illustrazione delle tematiche giuridiche connesse i danni causati dagli animali selvatici, si è espressa sulla base dei seguenti principi di diritto: “ai fini del risarcimento dei danni cagionati dagli animali selvatici appartenenti alle specie protette e che rientrano, ai sensi della legge n. 157 del 1992, nel patrimonio indisponibile dello Stato, va applicato il criterio di imputazione della responsabilità di cui all’art. 2052 c.c. e il soggetto pubblico responsabile va individuato nella Regione, in quanto ente al quale spetta in materia la funzione normativa, nonché le funzioni amministrative di programmazione, coordinamento, controllo delle attività eventualmente svolte – per delega o in base a poteri di cui sono direttamente titolari – da altri enti, ivi inclusi i poteri sostitutivi per i casi di eventuali omissioni (e che dunque rappresenta l’ente che «si serve», in senso pubblicistico, del patrimonio faunistico protetto), al fine di perseguire l’utilità collettiva di tutela dell’ambiente e dell’ecosistema; la Regione potrà eventualmente rivalersi (anche chiamandoli in causa nel giudizio promosso dal danneggiato) nei confronti degli altri enti ai quali sarebbe spettato di porre in essere in concreto le misure che avrebbero dovuto impedire il danno, in quanto a … Continua a leggere...
Il danno da insidia stradale è da diversi anni oggetto di innumerevoli controversie negli uffici giudiziari italiani. Per tale motivo, risulta particolarmente copiosa la produzione giurisprudenziale al riguardo. Dalle pronunce dei giudici che si sono susseguite nel tempo, la dottrina ha cercato di estrarre gli orientamenti principali, al fine di definire in maniera univoca i contorni della materia, con riguardo ai suoi aspetti fondamentali.Si è, pertanto, cercato di dare una definizione esauriente di insidia stradale e nel contempo di inquadrare nella maniera più corretta la responsabilità dell’ente proprietario della strada, quando si verifichi un danno in corrispondenza di un’anomalia della stessa.In virtù di questi studi, possiamo oggi definire l’insidia come il pericolo non visibile e non prevedibile presente sulla strada, mentre, riguardo alla responsabilità dell’ente proprietario, si è registrato negli anni scorsi un significativo cambio di orientamento dei giudici nostrani. Devi eseguire la registrazione ed abbonarti, per visualizzare tutti i contenuti di AssibotPer favore Accedi. Non sei abbonato? Registrati
di Redazione. Il Tribunale aveva escluso la responsabilità del Comune a seguito di accertamento che una macchia d’olio presente sul manto stradale, causa di un incidente, si era appena formata per cui l’ente preposto e custode della strada non aveva avuto la possibilità di porvi rimedio in alcun modo. Un caso fortuito. La Corte di Cassazione con Ordinanza n.4963/2019 ha confermato e ribadito i principi in tema di responsabilità da cose in custodia: “a) il criterio di imputazione della responsabilità fondato sul rapporto di custodia di cui all’art. 2051 c.c. opera in termini rigorosamente oggettivi; b) il danneggiato ha il solo onere di provare il nesso di causa tra la cosa in custodia (a prescindere dalla sua pericolosità o dalle sue caratteristiche intrinseche) ed il danno, mentre al custode spetta l’onere della prova liberatoria del caso fortuito, inteso come fattore che, in base ai principi della regolarità o adeguatezza causale, esclude il nesso eziologico tra cosa e danno, ed è comprensivo del fatto del terzo e della condotta incauta della vittima; c) in particolare, il caso fortuito è connotato da imprevedibilità ed inevitabilità, da intendersi da un punto di vista oggettivo e della regolarità causale (o della causalità adeguata), senza … Continua a leggere...
Le insidie stradali al buio hanno a che fare con la responsabilità del custode, prevista e disciplinata dall’art. 2051 c.c, ai sensi del quale ciascuno è responsabile del danno cagionato dalle cose che ha in custodia, salvo che provi il caso fortuito. Nel momento in cui quindi, ad esempio, un utente della strada subisca un danno cagionato da cose in custodia, è suo diritto chiedere il risarcimento al custode, purché sia in grado dimostrare che l’accidente si è prodotto per la condizione lesiva intrinseca dalla cosa in custodia. Vero però che per giurisprudenza conforme, la condotta imprudente del danneggiato è riconducibile all’evento capace di interrompere il nesso di causa, ragion per cui, se l’utente della strada è vittima di una caduta o di un sinistro stradale, dovrà essere valutato anche il suo comportamento. Detto questo, per l’argomento trattato, se l’evento dannoso dovesse verificarsi di notte, al buio o comunque in una condizione di visibilità ridotta, sarà necessario valutare se, chi ha subito il danno, ha tenuto una condotta prudente in grado di evitargli la caduta o il sinistro (vds.Cassazione civile n. 22419/2017). Facendo un esempio pratico, se un pedone dovesse cadere in una buca, non segnalata, presente in una strada … Continua a leggere...
di Redazione. In relazione alla domanda risarcitoria per il danno conseguente alle lesioni derivate dalla caduta in una crepa della pavimentazione stradale, la Corte di Cassazione con Ordinanza n.8956/2019 ha rigettato il ricorso motivandone i vari aspetti. Devi eseguire la registrazione ed abbonarti, per visualizzare tutti i contenuti di AssibotPer favore Accedi. Non sei abbonato? Registrati
La disciplina sulle immissioni sonore provenienti dalla strada pubblica è contenuta nella legge quadro n. 447/1995 e nel D.P.R n. 142/2004 contenete le disposizioni per il contenimento e la prevenzione dell’inquinamento pubblico derivante dal traffico veicolare, a norma dell’art. 11 della legge suddetta. Le immissioni che provengono dalla strada pubblica infatti rientrano tra le sorgenti sonore previste dall’art. 2, della legge n. 447/1995, in grado di produrre inquinamento acustico, definito dalla lettera a) art. 2 l. 447/1995 come “l’introduzione di rumore nell’ambiente abitativo o nell’ambiente esterno tale da provocare fastidio o disturbo al riposo ed alle attività umane, pericolo per la salute umana, deterioramento degli ecosistemi, dei beni materiali, dei monumenti, dell’ambiente abitativo o dell’ambiente esterno o tale da interferire con le legittime fruizioni degli ambienti stessi.” Come precisato poi dal D.P.R 142/2004 per strade pubbliche, definite, in gergo tecnico “infrastrutture stradali” devono intendersi le strade extraurbane primarie, secondarie, urbane di scorrimento, di quartiere e locali. Devi eseguire la registrazione ed abbonarti, per visualizzare tutti i contenuti di AssibotPer favore Accedi. Non sei abbonato? Registrati