Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-penale/art-117-codice-penale-mutamento-del-titolo-del-reato-per-taluno-dei-concorrenti
Timestamp: 2019-01-22 01:09:19+00:00
Document Index: 144871159

Matched Legal Cases: ['art. 117', 'art. 110', 'art. 116', 'art. 117', 'art. 58', 'sentenza ', 'art. 479', 'art. 117', 'art. 110', 'art. 110', 'art. 117', 'art. 21', 'art. 117', 'art. 117', 'art. 133', 'art. 117', 'art. 20', 'art. 3', 'art. 117', 'art. 117', 'art. 117']

Art. 117 codice penale: Mutamento del titolo del reato per taluno dei concorrenti | La Legge per tutti
Se, per le condizioni o le qualità personali del colpevole, o per i rapporti tra il colpevole e l’offeso, muta il titolo del reato per taluno di coloro che vi sono concorsi, anche gli altri rispondono dello stesso reato (1). Nondimeno, se questo è più grave, il giudice può, rispetto a coloro per i quali non sussistono le condizioni, le qualità o i rapporti predetti, diminuire la pena (2).
(1) L’ipotesi contemplata dalla norma è quella dei reati propri non esclusivi, ossia, di quei reati per la cui sussistenza è necessario che il soggetto agente rivesta una particolare qualifica, ma, che seppure realizzati in assenza di tale qualifica sono penalmente rilevanti, integrando gli estremi di un reato comune. Così, ad esempio, nel caso del reato di peculato [v. 314] che può essere commesso solo dal pubblico ufficiale [v. 357] o dall’incaricato di pubblico servizio [v. 358], ma che se viene realizzato da un qualunque cittadino consente di identificare il delitto come furto [v. 624]. Solo in queste ipotesi, infatti, la qualifica soggettiva di taluno dei concorrenti può generare un mutamento del titolo del reato (che da comune, diviene proprio). Non così, invece, nell’ipotesi di reati propri esclusivi ossia di fattispecie criminose che sono prive di rilevanza penale se realizzate da una persona che non riveste una particolare qualifica soggettiva. Si pensi, ad esempio, al delitto di incesto [v. 564] che ricorre quando si compia una congiunzione carnale tra persone legate da determinati vincoli di parentela o affinità; qualora la congiunzione si realizzi tra persone non legate da tali vincoli (purché con il consenso di entrambe), il fatto è privo di rilevanza penale. Ne deriva che in caso di reati propri esclusivi non può parlarsi di «mutamento del titolo del reato» e, dunque, non trova applicazione la norma in esame ma i principi generali in materia di responsabilità penale. In proposito, in giurisprudenza si è precisato che ai fini dell’applicabilità dell’art. 117 c.p., che disciplina il mutamento del titolo del reato per taluno dei concorrenti, è necessario che il fatto commesso dall’estraneo costituisca comunque reato anche in mancanza della qualifica rivestita dall’autore principale. Ne consegue che, quando l’azione del concorrente è di per sé lecita e la sua illiceità dipende dalla qualità personale di altro concorrente, trova applicazione la norma generale sul concorso di persone, di cui all’art. 110 c.p. (Cass. 21- 10-2008, n. 39292).
(2) Si tratta di una circostanza attenuante facoltativa [v. Libro I, Titolo III , Capo II ]. Infatti mentre al soggetto dotato della particolare qualifica soggettiva, es. pubblico ufficiale (cd. intraneus) sarà applicata per intero la pena, per il concorrente non dotato della detta qualità (cd. extraneus) è possibile diminuire la pena.
La norma prevede un’ipotesi analoga a quella contemplata nell’art. 116 (reato diverso da quello voluto da taluno dei concorrenti) con la differenza che nel caso in esame il mutamento del titolo del reato dipende, non già dalla realizzazione di un fatto diverso da quello programmato, ma dalla particolare posizione soggettiva di taluno dei concorrenti. Essa, come la norma precedente, introduce una deroga ai principi generali in tema di imputazione dolosa secondo i quali la responsabilità dell’extraneus per il reato proprio presuppone un’effettiva conoscenza dell’altrui qualifica soggettiva, laddove, l’art. 117 consente di ritenere responsabile per il reato proprio anche il concorrente ignaro della qualifica soggettiva dell’intraneus.
Mutamento del titolo di reato per taluno dei concorrenti
L'art. 58, comma 1, lett. c, d.lg. 18 agosto 2000 n. 267 (testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali), riguardante le cause ostative alla candidatura alle elezioni comunali e provinciali, dev'essere interpretato nel senso di escludere l'elettorato passivo per tutti coloro che, pur non svolgendo pubbliche funzioni, con la propria condotta hanno comunque contribuito alla consumazione di un delitto posto in essere con abuso di poteri o violazione dei doveri inerenti all'ufficio pubblico. (Nella fattispecie, la S.C., nel confermare la sentenza che aveva dichiarato un candidato non eleggibile come sindaco e consigliere provinciale, in ragione della condanna inflittagli, essendo stato ritenuto responsabile del delitto di falso ideologico, ex art. 479 e 117 c.p., ha rigettato il motivo di ricorso con il quale il privato deduceva di essere stato condannato esclusivamente a titolo di concorso nel reato).
Cassazione civile sez. I 17 novembre 2011 n. 24185
Ai fini dell'applicabilità dell'art. 117 cod. pen., che disciplina il mutamento del titolo del reato per taluno dei concorrenti, è necessario che il fatto commesso dall'estraneo costituisca comunque reato anche in mancanza della qualifica rivestita dall'autore principale. Ne consegue che, quando l'azione del concorrente è di per sé lecita e la sua illiceità dipende dalla qualità personale di altro concorrente, trova applicazione la norma generale sul concorso di persone, di cui all'art. 110 cod. pen. (Fattispecie relativa a falsità materiale in atto pubblico consistita nella sostituzione, in un verbale, degli estremi identificativi di una autovettura, operata da un ufficiale dei carabinieri in concorso con un privato cittadino). Dichiara inammissibile, App. Napoli, 2 Marzo 2007
Cassazione penale sez. I 23 settembre 2008 n. 39292
Quando l'"extraneus" sia consapevole della qualità dell'intraneus egli risponde, comunque, del reato proprio, anche se la sua condotta non costituirebbe di per sè reato; pertanto, i compartecipi, che non hanno la qualifica di pubblico ufficiale, rispondono di concorso nel delitto di falso ideologico a norma degli art. 110 e 479 c.p. e, non essendo applicabile l'art. 117 c.p., non hanno diritto alla riduzione di pena ivi prevista.
Cassazione penale sez. V 24 giugno 1996 n. 7718
La contravvenzione di cui all'art. 21, comma 1, l. n. 319 del 1976 va riportata esclusivamente al titolare di insediamento produttivo o civile (nonché al titolare di pubblica fognatura) che, producendo l'effluente, ne dispone lo scarico e quindi ne (può e) deve rispondere; ciò comporta che il reato di "scarico abusivo", innestandosi, giuridicamente, sull'obbligo della domanda di autorizzazione, costituisce reato proprio dei titolari degli insediamenti sopra citati; pertanto, il trasportatore il quale, d'accordo con il titolare dell'insediamento, scarichi abusivamente l'effluente, non risponde a titolo proprio - in quanto non ha prodotto il refluo da insediamento e dunque non era tenuto a fare richiesta di autorizzazione allo scarico - ma a titolo di concorso nel reato proprio del titolare dell'insediamento, cioè come "extraneus" ex art. 117 c.p.
Cassazione penale sez. III 07 maggio 1996 n. 2078
In tema di mutamento del titolo del reato per taluno dei concorrenti, l'art. 117, comma 2, c.p., con l'espressione "... il giudice può, rispetto a coloro per i quali non sussistono le condizioni, le qualità o i rapporti predetti, diminuire la pena", lascia al giudice ampia discrezionalità nell'applicare l'attenuante predetta, collegata anche ai criteri generali dettati dall'art. 133 c.p. e non soltanto al risultato del confronto dei rispettivi apporti dell'intraneo, e dell'estraneo, al reato specifico contestato. (Nella specie, relativa a diniego dell'attenuante, il ricorrente sosteneva un criterio di automatismo nell'applicazione della stessa, mentre il giudice di merito aveva logicamente motivato sul punto della inopportunità della concessione con riferimento alla elevatissima intensità del dolo manifestata nella partecipazione al reato di contrabbando militare).
Cassazione penale sez. I 10 dicembre 1993
L'art. 117 c.p., per il quale se, per le condizioni o le qualità personali del colpevole o per i rapporti fra il colpevole e l'offeso, muta il titolo del reato per taluno di coloro che vi sono concorsi, anche gli altri rispondono dello stesso reato, trova applicazione nell'ambito di tutto il diritto penale, e non soltanto in rapporto a reati previsti dal codice penale, trattandosi di disposizione volta a disciplinare proprio quelle ipotesi di concorso di persone in reati che postulano l'esistenza di una speciale qualifica o funzione da parte del soggetto attivo del reato. Ne deriva che anche il contrabbando petrolifero, per il quale il privato è normalmente punito ai sensi degli art. 20 e ss. r.d.l. 28 febbraio 1939 n. 334, qualora venga commesso in concorso tra il privato e il militare della guardia di finanza, muta il titolo del reato, in relazione alla qualifica di quest'ultimo, in "violazione delle leggi finanziarie costituente delitto", di cui all'art. 3, parte prima, l. 9 dicembre 1941 n. 1383, ed anche il privato risponde di tale violazione a norma dell'art. 117 cit. (Nella specie, relativa a rigetto di ricorso, la S.C. ha ritenuto non condivisibili i rilievi della difesa circa la pretesa natura di delitto proprio ed esclusivo del reato in questione, in relazione al quale resterebbe esclusa la punibilità dell'estraneo).
Devono riconoscersi funzioni pubbliche, oltre che all'azienda di Stato A.I.M.A. ed alla commissione di controllo, composta di commissari di nomina pubblica, anche alle associazioni di produttori incaricate della gestione delle operazioni di ritiro del prodotto agricolo. Commettono, pertanto, peculato, e non appropriazione indebita, il delegato dell'associazione di produttori ed il componente della commissione di controllo, nonché gli "extranei", ex art. 117 c.p., che sottraggono illecitamente il prodotto conferito all'A.I.M.A., data altresì l'appartenenza di esso allo Stato.
Cassazione penale sez. VI 06 maggio 1992
In tema di concorso di persone nel reato, ai fini della concessione dell'attenuante discrezionale prevista nell'ultima parte dell'art. 117 c.p., il giudice deve utilizzare il criterio della distinzione dei compartecipi in correi o meri complici, essendo la possibile diminuzione di pena riservata ai soli complici accessori.
Cassazione penale sez. II 19 marzo 1992