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Timestamp: 2019-09-19 23:18:09+00:00
Document Index: 8749328

Matched Legal Cases: ['art. 1171', 'sentenza ', 'art. 1171', 'art. 698', 'art. 698', 'art. 357', 'art. 1171', 'art. 1168', 'art. 1168', 'art. 1171', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 4', 'sentenza ', 'art. 1171', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1171', 'sentenza ', 'art. 1171', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 229', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 143', 'sentenza ', 'art. 1171', 'art. 183', 'art. 705']

Art. 1171 codice civile - Denunzia di nuova opera - Brocardi.it
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Articolo 1171 Codice civile
Dispositivo dell'art. 1171 Codice civile
Il proprietario [832], il titolare di altro diritto reale di godimento o il possessore, il quale ha ragione di temere che da una nuova opera, da altri intrapresa sul proprio come sull'altrui fondo, sia per derivare danno alla cosa che forma l'oggetto del suo diritto o del suo possesso, può denunziare all'autorità giudiziaria la nuova opera, purché questa non sia terminata e non sia trascorso un anno dal suo inizio [2813] (1).
L'autorità giudiziaria, presa sommaria cognizione del fatto, può vietare la continuazione dell'opera, ovvero permetterla, ordinando le opportune cautele: nel primo caso per il risarcimento del danno prodotto dalla sospensione dell'opera, qualora le opposizioni al suo proseguimento risultino infondate nella decisione del merito; nel secondo caso, per la demolizione o riduzione dell'opera e per il risarcimento del danno, che possa soffrirne il denunziante, se questi ottiene sentenza favorevole, nonostante la permessa continuazione (2).
(1) L'azione è esperibile in presenza di due presupposti, la nuova opera e il pericolo di danno, il ragionevole timore, cioè, di un danno che possa derivare dalla nuova opera; esso deve essere analizzato con parametri di generale considerazione, deve, altrimenti detto, trattarsi del timore di una persona media. Il timore di un danno non può che riguardare un danno ingiusto.
(2) Il procedimento che scaturisce dall'esercizio di un'azione di nunciazione consta di due fasi distinte ed indipendenti, di cui la prima, con funzione cautelare, mira a garantire con provvedimenti provvisori ed urgenti, a chi abbia denunciato il ragionevole timore di un danno, esiti che, con una più grande spendita di tempo, avrebbe avuto in un ordinario giudizio di cognizione; mentre la seconda, nel merito della questione avanzata dal denunciante - nella quale vengono analizzate le fondamenta delle affermazioni di questi - ha la funzione di verificare l'esistenza o meno dei presupposti per garantirgli in via definitiva la tutela desiderata.
Tale seconda fase si esplica in modo differente a seconda che venga esperita un'azione petitoria, finalizzata, cioè, al riconoscimento del diritto del proprietario o del titolare di un diritto reale di godimento, oppure un'azione possessoria.
Il denunciante può ottenere l'inibitoria dell'attività lesiva e, di conseguenza, la sospensione dei lavori, oppure che essi continuino con l'adozione di cautele che il giudice reputi opportune. Egli deve, peraltro, dimostrare di aver ottemperato alla decisione del giudice, per esempio, versando una cauzione per i danni arrecati da un'ordinanza di sospensione, poi, ritenuta infondata nel merito.
Simili cautele possono essere imposte alla controparte in ipotesi in cui il giudice accondiscenda alla prosecuzione dei lavori.
“ Ius operis novi prohibendi ”
Diritto di proibire una nuova opera
“ Novi operis nuntiatio ”
“ Nuntiatio fit aut iuris nostri conservandi causa, aut damni depellendi (aut publici iuris tuendi) causa ”
La denuncia si fa o per tutelare un nostro diritto, o per allontanare un danno temuto (o per difendere un pubblico diritto)
“ Opus novum facere videtur qui, aut aedificando, aut detrahendo aliquid, pristinam faciem operis mutat ”
Si ritiene che compia un'opera nuova colui che, edificando, o demolendo qualcosa, modifichi l'aspetto primitivo di un edificio
“ Status quo ante ”
Stato dei luoghi quale era anteriormente
Spiegazione dell'art. 1171 Codice civile
Miglioramenti formali della norma
Mentre il secondo comma riproduce quasi alla lettera il testo del capov. dell'art. 698 codice del 1865, il primo contiene più di un opportuno miglioramento formale.
Si è anzitutto dichiarato espressamente quanto, pur di fronte alla ambigua dizione dell'art. 698 codice del 1865,1a dottrina e la giurisprudenza già ritenevano che l'azione non tuteli soltanto il possesso, ma competa sia al possessore che al titolare del diritto; ed inoltre si è precisato che essa non compete ai titolari di diritti reali di garanzia e conseguentemente, per implicito, che essa spetta ai soli possessori di diritti reali di godimento.
L'espressione « immobile, diritto reale od altro oggetto posseduto » è poi stata sostituita con quella più generale ed appropriata « cosa che forma l'oggetto del diritto o del possesso » e si è così tolta di mezzo la possibilità che, con riferimento alla nuova legge, vengano ancora proposte interpretazioni restrittive a questa o a quella categoria di cose.
Natura cautelare del provvedimento e differenza tra la denuncia di nuova opera e quella di danno temuto
Detto ciò, accenniamo brevemente a talune delle principali questioni che si presentano in materia.
Sulla natura cautelare del provvedimento non può ormai più sorgere dubbio, risultando essa, oltre che dalla struttura dell'istituto, dalla ricordata precisa dichiarazione del codice di procedura civile, cosi come non può sorgere dubbio su ciò che l’ emanazione dei provvedimenti in sede di denuncia non tende già alla tutela momentanea di un diritto certo del denunciante, sì da doversi basare sul presupposto che il giudizio di merito abbia a concludersi favorevolmente per lui, ma tende invece alla protezione interinale di un diritto litigioso del denunciante stesso, il cui riconoscimento nella causa di merito è previsto dal magistrato come probabile.
È del pari chiara la differenza tra la denuncia di nuova opera, la quale tende ad evitare il danno che potrebbe essere causato da un'opera nuova, e la denuncia di danno temuto, che tende invece a prevenire il pericolo minacciato da una cosa già esistente.
Nozione di nuova opera
Data l'ampia espressione usata dalla legge è pure evidente che la nuova opera può consistere in una qualunque attività con la quale si apportino modificazioni allo stato dei luoghi (e quindi non solo una costruzione, ma anche una demolizione, uno scavo, un rialzo di terreno, un abbattimento d'alberi, ecc.).
La denuncia — lo dice espressamente l'art. 357 — compete anche con riferimento ad un'opera intrapresa sul suolo del denunciante. Vero che in tale ipotesi l'attività innovatrice, anziché minacciare un danno futuro, importa già un reale e concreto danno presente, ma — è stato giustamente osservato — il danno già verificatosi non esclude il timore di un maggiore danno avvenire, ove l'opera intrapresa venga continuata.
Il secondo presupposto per la proponibilità dell'azione è che dall'attività innovatrice altrui — che può anche essere non illecita — possa derivare un danno: la legge non richiede però la certezza ed imminenza di tale danno, ma si accontenta di un ragionevole timore, che sarà naturalmente apprezzato dal magistrato secondo le circostanze, con criteri prudenziali pia che non rigorosamente tecnici. Ed il pericolo del danno può manifestarsi nelle condizioni attuali dell'opera, sorgere dal progredire dei lavori o dal modo di esecuzione od anche solo prevedersi ad opera ultimata.
Terzo presupposto dell'azione è che l'opera non sia compiuta e che non sia ancora trascorso un anno dal suo inizio. Deve reputarsi cominciata un'opera quando ne siano soltanto allestiti i preparativi (ad es. i materiali siano stati adunati sul posto ove dovrà costruirsi)? Da quale momento decorre il termine per la proposizione dell'azione? La soluzione della questione sta nella considerazione che la denuncia concerne l'attività innovatrice altrui, e non il suo effetto; perciò, se i lavori preparatori consistono in un’ attività univocamente diretta alla innovazione pericolosa, essi costituiscono un'opera denunciabile, mentre in caso contrario non la costituiscono.
L'opera poi deve ritenersi compiuta quando il danno da evitare si sia già verificato, anche se vi sia la possibilità di futuri sviluppi dell'opera stessa.
Decorrenza del termine nel caso in cui l'opera sia stata posta in essere clandestinamente
Decorre ugualmente il termine nel caso in cui l'opera sia stata posta in essere clandestinamente? La lettera della legge sembrerebbe dover condurre alla risposta affermativa, tanto più ove si raffronti la dizione assoluta dell' art. 1171 con quella dell' art. 1168 del c.c. che, come si vide, regola espressamente lo spoglio clandestino.
È, tuttavia, preferibile la contraria opinione, poichè, per poter denunciare un'opera, occorre che questa sia visibile, in modo da consentire la valutazione dei fini cui è preordinato il danno che minaccia.
Improponibilità della denuncia da parte del detentore
Come si è visto, l'articolo 1171 attribuisce l'azione al possessore; sotto l'impero del codice del 1865, si è ritenuto che l'espressione dovesse ritenersi comprensiva del « possesso qualunque esso sia » o detenzione.
L'opinione non sembra invece sostenibile di fronte al nuovo codice, che ha nettamente distinto il possesso dalla detenzione ed ha dichiarato in modo esplicito (art. 1168 del c.c.) quando una data azione spetti, oltre che al possessore, al detentore.
Massime relative all'art. 1171 Codice civile
Cass. civ. n. 25456/2017
In tema di azioni di nunciazione nei confronti della P.A., sussiste la giurisdizione del giudice ordinario qualora il "petitum" sostanziale della domanda tuteli un diritto soggettivo e non lamenti l'emissione di atti o provvedimenti ricollegabili all'esercizio di poteri discrezionali spettanti alla P.A. (Fattispecie in tema di denuncia di nuova opera esercitata, da un privato, nei confronti di ente locale territoriale al fine di tutelare di una servitù di passaggio).
(Cassazione civile, Sez. Unite, ordinanza n. 25456 del 26 ottobre 2017)
Cass. civ. n. 4686/2017
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 4686 del 23 febbraio 2017)
Cass. civ. n. 21301/2016
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 21301 del 20 ottobre 2016)
Cass. civ. n. 7260/2015
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 7260 del 10 aprile 2015)
Cass. civ. n. 2756/2011
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 2756 del 4 febbraio 2011)
Cass. civ. n. 4633/2007
In tema di azioni nunciatorie nei confronti della P.A., sussiste la giurisdizione del giudice ordinario ogni qual volta si denuncino mere attività materiali della p.a., che possano recare pregiudizio a beni di cui il privato assume essere proprietario o possessore, e, in relazione al petitum sostanziale della sottostante pretesa di merito, la domanda risulti diretta a tutelare una posizione di diritto soggettivo, senza che assuma rilievo in contrario il contenuto concreto del provvedimento richiesto per rimuovere lo stato di pericolo denunciato, il quale può implicare soltanto un limite interno alle attribuzioni di quel giudice, giustificato dal divieto di annullamento, revoca o modifica dell'atto amministrativo ai sensi dell'art. 4 della legge 20 marzo 1865 n. 2248, all. E.
(Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 4633 del 28 febbraio 2007)
Cass. civ. n. 12511/2001
Nel procedimento di nunciazione la fase cautelare, finalizzata alle determinazioni provvisorie per la cui concessione è richiesta la ricorrenza delle condizioni poste dall'art. 1171, primo comma, c.c., è distinta da quella di merito, destinata a completare l'indagine sul fondamento della tutela, petitoria o possessoria, domandata dal ricorrente, entrambe, tuttavia, costituiscono fasi di un unico grado del medesimo giudizio — anche quando, prima della novella sul giudice unico di primo grado, la seconda dovesse svolgersi innanzi ad un giudice diverso, trattandosi di giudizio petitorio, per ragioni di competenza per valore — onde nella seconda fase non necessita una nuova domanda, essendo sufficiente, valida ed efficace quella iniziale; in detta seconda fase, poi, l'attore non incontra alcuna preclusione in ordine ai requisiti che, invece, condizionano la proponibilità dell'azione in sede cautelare (infrannualità dall'inizio dell'opera ed incompletezza della stessa) e la concessione della misura richiesta (pericolo di danno) ed è tenuto solo a dimostrare la sussistenza della denunziata lesione alla situazione di fatto od al diritto fatti valere.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 12511 del 15 ottobre 2001)
Cass. civ. n. 4867/2001
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 4867 del 3 aprile 2001)
Cass. civ. n. 12314/1992
(Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 12314 del 18 novembre 1992)
Cass. civ. n. 7826/1991
(Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 7826 del 15 luglio 1991)
Cass. civ. n. 4510/1991
(Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 4510 del 24 aprile 1991)
Cass. civ. n. 3160/1990
(Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 3160 del 12 aprile 1990)
Cass. civ. n. 2897/1987
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 2897 del 25 marzo 1987)
Cass. civ. n. 4137/1983
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 4137 del 16 giugno 1983)
Cass. civ. n. 848/1983
Ai sensi dell'art. 1171 c.c., la denunzia di nuova opera compete al proprietario o al titolare di ogni altro diritto reale di godimento o al possessore, ma non già anche a chi sia soltanto, in virtù di un rapporto di locazione, conduttore e quindi semplice detentore di un immobile.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 848 del 31 gennaio 1983)
Cass. civ. n. 4497/1978
Al fine dell'esperimento della denuncia di nuova opera, ai sensi e nei casi di cui all'art. 1171 c.c., il proprietario del fondo nel quale l'opera sia stata intrapresa, ancorché non possessore, deve presumersi autore della medesima, fino a che non provi che sia stata da altri compiuta.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 4497 del 9 ottobre 1978)
Cass. civ. n. 4039/1978
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 4039 del 5 settembre 1978)
Cass. civ. n. 2546/1978
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 2546 del 22 giugno 1978)
Cass. civ. n. 1428/1978
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 1428 del 23 marzo 1978)
Cass. civ. n. 532/1978
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 532 del 6 febbraio 1978)
Cass. civ. n. 6/1977
Per la proponibilità dell'azione di nuova opera non occorre che il danno sia certo o si sia già verificato, ma è, al contrario, sufficiente che l'opera iniziata e non ancora terminata, sia tale da giustificare in una persona normale il ragionevole timore del verificarsi del danno medesimo. Pertanto, nel caso in cui, durante la costruzione di un nuovo fabbricato vengano aperte, nel muro prospiciente il fondo vicino luci irregolari o vedute che non rispettino le distanze legali, il proprietario vicino può proporre denunzia di nuova opera senza dover attendere l'ultimazione del fabbricato, a nulla rilevando che tali aperture possano essere spontaneamente regolarizzate o soppresse dal costruttore, quando esse, già nella loro consistenza attuale, ledono o pongono in pericolo il diritto del vicino. Ove, poi, questa spontanea regolarizzazione o soppressione si verifichi (nel caso in cui non sia stata disposta la sospensione dell'opera), tale circostanza inciderà sull'interesse ad iniziare il procedimento cautelare, con le naturali conseguenze in materia di spese processuali.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 6 del 3 gennaio 1977)
Cass. civ. n. 4022/1975
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 4022 del 5 dicembre 1975)
Cass. civ. n. 2175/1974
Le azioni di nunciazione sono improponibili sia nei confronti della P.A., sia nei confronti del privato (nella specie, concessionario della costruzione di una ferrovia) che abbia agito nell'esercizio di poteri conferitigli dalla P.A. per finalità pubbliche. Il principio dell'improponibilità delle azioni di nunciazione nei confronti della P.A., sempre valido per la fase cautelare del relativo giudizio, si applica nella fase di merito nei limiti in cui il provvedimento richiesto possa risolversi in una sovrapposizione dei poteri del giudice ordinario ai poteri della P.A.
Nella fase di merito del giudizio di denuncia di nuova opera il giudice ordinario può condannare il privato concessionario della costruzione di una ferrovia all'adempimento degli obblighi di ripristinare le comunicazioni e gli scali rimasti interrotti per effetto della costruzione, previsti dall'art. 229 L. 20 marzo 1865, n. 2248 allegato F, trattandosi di adempimento che non interferisce sulla costruzione della strada ferrata e non mette in discussione i poteri pubblici conferiti al costruttore.
(Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 2175 del 19 luglio 1974)
Cass. civ. n. 2860/1973
Nella materia disciplinata dall'art. 2 del R.D. 25 luglio 1904, n. 523, — cioè tutte le volte che una controversia abbia per oggetto comportamenti od opere che incidano sulla conservazione delle sponde dei fiumi e, in genere, sul regime delle acque e, quindi, anche sul corso dei fiumi stessi — l'azione di nunciazione di un privato nei confronti di altro privato, anche se l'amministrazione non abbia mai esercitato i poteri di polizia ad essa attribuiti da quella norma, non è proponibile, sotto il profilo del difetto di giurisdizione, perché, nonostante la direzione formale della domanda verso il privato autore dell'atto denunciato, l'eventuale provvedimento di rimozione di quell'atto — in quanto necessariamente incidente sulla conservazione delle sponde dei fiumi e sull'andamento del corso di essi ed, in genere, sul regime delle acque demaniali — si sostituirebbe all'apprezzamento discrezionale della P.A., cui è attribuito in via esclusiva, nel suo specifico compito di polizia idraulica ed in funzione preminente dell'interesse della collettività, il potere di stabilire la convenienza o meno del mantenimento o della modificazione della situazione determinata dal detto atto e di adottare ogni eventuale opportuno rimedio. Il privato leso da provvedimenti o comportamenti della P.A. fondati sull'art. 2 del R.D. 25 luglio 1904, n. 523, non è peraltro, privo di tutela giurisdizionale. Tale tutela a carattere petitorio si attua, ai sensi dell'art. 143, lett. b) T.U. 11 dicembre 1933, n. 1775, davanti al tribunale superiore delle acque pubbliche e va invocata direttamente nei confronti della P.A. e indirettamente nei riguardi del terzo contro-interessato che ha dato occasione al provvedimento o al comportamento della P.A.
(Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 2860 del 5 novembre 1973)
relative all'articolo 1171 Codice civile
Norma di riferimento: Articolo 1171 Codice civile - Denunzia di nuova opera | Quesito Q20114324
domenica 10/07/2011 - Abruzzo
Introdotta con ricorso una denuncia di nuova opera a tutela del diritto di proprietà esaurita la fase cautelare sarà poi possibile, in sede di merito, promuovere un’azione a tutela del possesso?”
Non vanno confuse le due azioni e le relative procedure in quanto aventi finalità distinte. Due giudizi possono contemporaneamente instaurarsi ma rimanendo distinti!
L’azione di nunciazione ex art. 1171 c.c. si sviluppa con una prima fase cautelare volta ad accertare il fumus boni juris, l’apparenza dello stato di pericolo derivante dall’opera iniziata e sita nel fondo del vicino; seguirà la fase di merito in cui l’accertamento verrà realizzato a cognizione piena con tutti i crismi di un ordinario giudizio di merito, quindi, con memorie ex art. 183 c.p.c., istruttoria con C.T.U. e assunzione delle testimonianze orali, precisazioni delle conclusioni, ecc… Oggetto del giudizio sarà l’accertamento della sussistenza e della fondatezza o meno della pretesa di inibirne la continuazione della costruzione (con condanna al definitivo arresto o con permesso di continuarla); l’accertamento dei danni cagionati dall’opera e il loro conseguente risarcimento; la condanna alla restituzione della cauzione imposta.
Nel giudizio possessorio, anch’esso di natura cautelare, invece, si agisce in difesa del possesso per tutt’altra ragione. Si reagisce allo spoglio o si inibiscono molestie e turbative illegittimamente realizzate contro un bene o un diritto reale che è in possesso di chi agisce. Nella fase cautelare viene emesso un ordine di restituzione, pronunciato sulla semplice notorietà del fatto e senza dilazione. Nella successiva ed eventuale fase di merito si vaglia la fondatezza della pretesa, cioè si prova la sussistenza, in capo a chi ha agito, del titolo che legittima al possesso (diritto di proprietà o altro diritto reale), si parla di merito possessorio, in cui però è ammesso dimostrare le proprie ragioni petitorie (v. art. 705 del c.p.c.).