Source: http://www.lavorovivo.it/20-aprile-pisa-decreto-minniti-orlando-la-legge-non-uguale-tutti/
Timestamp: 2018-09-19 08:35:57+00:00
Document Index: 178249645

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 9', 'art. 19', 'art. 9', 'art.111', 'art. 6', 'sentenza ']

DECRETI MINNITI. IL JOBS ACT DI "MIGRANTI" E "DEVIANTI" - Lavoro Vivo
Sulla locandina dell’iniziativa di oggi si parla “del decreto Minniti – Orlando” che, leggo testualmente, “cancella per i migranti principi d’uguaglianza garantiti dalla Costituzione” e “dà poteri di polizia ai Sindaci” . In realtà i decreti sono due ovverosia il n. 13 del 17 febbraio 2017 e il n. 14 del 20 febbraio 2017, entrambi approvati con la fiducia lo scorso 12 aprile dal Senato.
E non solo sono due ma hanno apparentemente oggetti diversissimi: il primo ha come legenda “l’accelerazione dei procedimenti in materia di protezione internazionale” mentre il secondo si incarica di dettare disposizioni urgenti in materia di sicurezza delle città”.
nel decreto sui migranti si afferma come “i prefetti promuovono…ogni iniziativa utile all’implementazione dell’impiego di richiedenti protezione internazionale, su base volontaria, in attività di utilità sociale in favore delle collettività locali”;
ed invece nel decreto sul decoro urbano la norma impone come in caso di “deturpamento e imbrattamento di cose altrui” il Giudice “con la sentenza di condanna….può disporre l’obbligo di ripristino e di ripulitura dei luoghi ovvero …… se il condannato non si oppone, la prestazione di attività non retribuita a favore della collettività per un tempo determinato comunque non superiore alla durata della pena sospesa”.
E se – come detto – la prima condanna è un fare, la seconda è uno stare. Ed infatti il secondo punto di straordinario contatto tra i due decreti è tra la previsione dell’art. 9 del Decreto 14/2017 con quella di cui all’art. 19 comma 3 del Decreto 13/2017.
nel decreto sul decoro urbano all’art. 9 si disciplina “l’ordine di allontanamento” irrogabile dai sindaci e, in caso di reiterazione, “il divieto di accesso” con sostanziale espulsione dalla città;
ed invece nel decreto sui migranti la norma prevede che i nuovi carceri per i migranti, ribattezzati “centri di permanenza per i rimpatri”, debbano essere dislocati “privilegiando i siti e le aree esterne ai centri urbani”;
E questo fare e questo stare, come detto, conducono verso forme estreme di progressiva espulsione dalla giurisdizione. Cos’è la giurisdizione? E’ l’affidare l’applicazione concreta delle norme (che sono sempre formulate in termini astratti) al potere giudiziario. E ciò che qualifica tale affidamento è l’indipendenze di tale potere dall’esecutivo e l’obbligo per esso di esercitare tale attività applicativa secondo i canoni dettati dall’art.111 della Costituzione che afferma come “la giurisdizione si attua mediante il giusto processo regolato dalla legge. Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale. La legge ne assicura la ragionevole durata“.
dapprima prevedendo (all’art. 6 comma 8) dei tempi di impugnativa pressoché inesistenti a decorrere dal diniego della richiesta protezione ovverosia 60 giorni per chi si trova già fuori dall’Italia, 30 giorni per chi è in Italia e 15 giorni che chi è trattenuto in un centro di permanenza;
se poi il migrante è informato e determinato a reperire entro tali ristrettissimi tempi un avvocato per impugnare il ravvedimento al punto 14 del medesimo articolo si prevede come “la sospensione dei termini processuali nel periodo feriale non opera” e cioè – contrariamente alla quasi integralità della materia civile – i 15 giorni decorrono anche se il provvedimento di rigetto di impugnare è di agosto e quindi o il migrante recluso nel centro di permanenza trova a ferragosto trova un legale disposto a lavorare al suo caso oppure non può impugnare il decreto;
Ma siccome è pur sempre possibile che nonostante tutto un legale disponibile sia rintracciato si passa allora al dissuadere gli avvocati prevedendosi come (al successivo punto 17) che “quando il ricorrente e’ ammesso al patrocinio a spese dello Stato ….il giudice, quando rigetta integralmente il ricorso ..indica nel decreto di pagamento ….le ragioni per cui non ritiene le pretese del ricorrente manifestamente infondate”; sì, anche qui avete capito bene, o il Giudice farà una doppia motivazione assurda e cioè dapprima una sentenza dove spiega perché “rigetta integralmente il ricorso” e poi un decreto dove spiega perché “non ritiene le pretese del ricorrente manifestamente infondate” oppure se non lo dovesse fare (ed è assai presumibile che non sempre lo farà) l’avvocato non verrà pagato per il suo lavoro nell’auspicio che saranno gli stessi avvocati d’ufficio i primi a non voler più difendere i migranti;