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Timestamp: 2020-01-24 10:13:11+00:00
Document Index: 172969615

Matched Legal Cases: ['art.11', 'art.322', 'art.6', 'art.7', 'art.8', 'art.4']

Convenzione_OSCE _lotta_alla_corruzione_pubblici_ufficiali
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Scheda illustrativa sulla Convenzione OCSE sulla lotta
alla corruzione dei pubblici ufficiali stranieri nelle transazioni
commerciali internazionali, firmata a Parigi il 17 dicembre 1997(1)
1. L’applicazione in Italia della Convenzione OCSE contro la corruzione dei pubblici ufficiali stranieri.
Dal 4 luglio 2001 sono pienamente efficaci in Italia le norme anche penali introdotte dal nostro paese in esecuzione della Convenzione dell’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) del 17 dicembre 1997 sulla lotta alla corruzione di pubblici ufficiali stranieri nelle operazioni economiche internazionali, firmata a Parigi il 17 dicembre 1997 e in vigore per l’Italia dal 15 dicembre 2000.
Più precisamente, già dal 25 ottobre 2000 è in vigore il nuovo articolo 322-bis del codice penale (introdotto dalla legge di ratifica ed esecuzione della predetta Convenzione del 29 settembre 2000, n°300) che punisce, al pari della corruzione dei pubblici ufficiali italiani, la corruzione "delle persone che esercitano funzioni o attività corrispondenti a quelle dei pubblici ufficiali e degli incaricati di un pubblico servizio nell’ambito di altri Stati esteri o organizzazioni pubbliche internazionali, qualora il fatto sia commesso per procurare a sé o ad altri un indebito vantaggio in operazioni economiche internazionali".
Dal 4 luglio 2001 è in vigore anche il Decreto legislativo 8 giugno 2001, n°231 che disciplina la responsabilità amministrativa delle società per i reati di corruzione sia interna che all’estero, emanato in forza della delega al Governo disposta dall’art.11 della Legge 300/ 2000.
2. Le finalità della Convenzione
Data l’assoluta novità della punibilità anche della corruzione dei funzionari stranieri così introdotta in Italia, si è ritenuto utile informarne, tramite le Rappresentanze Diplomatiche, le imprese italiane che operano all’estero, con particolare riguardo alle piccole e medie imprese.
Le indicazioni che seguono hanno natura di informazione generale per l’orientamento degli imprenditori italiani operanti sui mercati esteri. Per maggiori approfondimenti si raccomanda quindi di interpellare esperti e legali qualificati.
Va sottolineato anzitutto che la penalizzazione della corruzione dei funzionari stranieri nell’ambito di operazioni del commercio internazionale è un orientamento che si è ormai imposto a livello internazionale, quale espressione di una "governance" fattiva di determinati aspetti della globalizzazione dell’economia mondiale. Questo impegno è pienamente condiviso dall’Italia insieme a tutti gli altri paesi industrializzati (e non solo questi), oltre che essere attivamente sostenuto dalle istituzioni multilaterali quali la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale. Si vuole così reagire a pratiche diffuse in certi ambiti che distolgono risorse importanti destinate ad aiutare i Paesi in Via di Sviluppo nella loro crescita economica e sociale, e che sono distorsive della concorrenza internazionale tra le imprese esportatrici sui mercati mondiali.
La corruzione internazionale è per di più spesso collegata a fenomeni di criminalità organizzata, si avvale dei canali del riciclaggio di fondi neri ed ha gravi effetti destabilizzanti sulle economie più deboli. La Convenzione OCSE del 17 dicembre 1997, in vigore dal 1999, è stata conclusa tra i 29 Stati allora membri, che comprendono tutte le maggiori economie industrializzate, cui si sono aggiunti altri cinque paesi(2) mentre si prevede la ulteriore adesione di altri Stati (in particolare dell’Europa centro-orientale) che hanno chiesto di parteciparvi . Essa mira a reagire ad un fenomeno giudicato ormai inaccettabile, imponendo agli Stati aderenti di considerare reato per le persone fisiche e punibile anche a carico delle persone giuridiche il fatto di corrompere appunto funzionari stranieri per ottenere indebiti vantaggi nel commercio internazionale (esportazioni, appalti, investimenti, autorizzazioni, ecc.).
E’ importante sottolineare che la Convenzione OCSE, e quindi anche le norme di attuazione, incluse quelle penali, emanate dall’Italia e dagli altri Stati aderenti, non si limitano a perseguire la corruzione dei funzionari di altri Stati membri ma si estendono, senza vincolo di reciprocità, alla corruzione di pubblici ufficiali di qualsiasi paese del mondo. Un atto di corruzione, cioè l’offerta, promessa o il pagamento di una somma o di un’altra utilità non dovuta, anche in natura, è considerato quindi un reato perseguibile in Italia, qualunque sia la cittadinanza del funzionario corrotto e l’ organizzazione statale o internazionale cui questi appartenga.
3. Gli estremi del nuovo reato di "corruzione di pubblico ufficiale straniero"
- Nozione di corruzione: essa è identica a quella già prevista dal codice penale e ricomprende quindi il atto di promettere, offrire o pagare una somma di danaro o altra utilità non dovuta.
La circostanza che tali prassi siano ricorrenti nel Paese del funzionario, quasi una "necessità" per ottenere un certo provvedimento in sé dovuto e spettante al richiedente, non fa venire meno l’illiceità e quindi il reato. Anche la tenuità della somma non esclude di per sé la punibilità, se essa comunque ha procurato un vantaggio indebito in una operazione economica internazionale
-Giurisdizione: il reato è perseguito se il pagamento è stato effettuato in Italia, ma anche se esso è avvenuto in tutto o in parte all’estero nella misura in cui il nostro codice penale persegue i reati commessi dai cittadini fuori dal territorio italiano. In certi casi anche il pagamento illecito effettuato all’estero da un dirigente straniero nell’interesse di una impresa italiana può ricadere sotto la giurisdizione italiana ed essere quindi perseguito in Italia.
- Operazioni economiche rilevanti: la corruzione perseguibile può riguardare tutte le operazioni tipiche del commercio internazionale, quali: esportazioni, gare di appalto, investimenti, ecc., in relazione al l’intervento di pubblici ufficiali (per esempio in relazione al rilascio di permessi o autorizzazioni, ottenimento di agevolazioni fiscali e simili).
- Definizione di pubblico ufficiale straniero: il reato sussiste non solo quando il destinatario è considerato un pubblico ufficiale nel paese di appartenenza ma anche se svolge funzioni intrinsecamente considerate pubbliche secondo la definizione piuttosto ampia di funzioni , attività e servizi pubblici che valgono in Italia. Pertanto possono venire in considerazione anche dirigenti di imprese pubbliche, controllate dallo Stato o incaricate di servizi pubblici, quali imprese di telecomunicazioni, trasporti, ecc ., anche se privatizzate.
- Riciclaggio: il reato di riciclaggio è applicabile al riciclaggio di somme rappresentanti il profitto o il prezzo della corruzione e tali somme sono passibili di confisca ( nuovo art.322-ter del codice penale)
-Cooperazione internazionale: gli Stati aderenti alla Convenzione OCSE si sono impegnati a fornirsi reciprocamente la massima collaborazione in materia; questa è possibile anche con altri Stati in base ad altre convenzioni ed alle norme di legge.
4 . La responsabilità delle persone giuridiche (società)
Per quanto concerne la responsabilità penale delle persone giuridiche, questa non è riconosciuta nel nostro ordinamento giuridico. Esso non prevedeva la responsabilità sul piano civile o amministrativo delle persone giuridiche per fatti di corruzione commessi per loro conto o nel loro interesse. Pertanto al fine di recepire nel nostro ordinamento la Convenzione OCSE sulla corruzione è stata introdotta in modo dettagliato una nuova forma di responsabilità delle persone giuridiche per corruzione, sia interna che internazionale, tramite il citato decreto legislativo n°231 del 2001. Questa responsabilità è definita come "amministrativa" dal decreto ma esso prevede che l’applicazione delle relative sanzioni siano di competenza del giudice penale.
a) da persone che rivestono funzioni di rappresentanza, amministrazione, direzione o controllo ( anche di fatto), oppure
b) da persone (dipendenti) sottoposte alla direzione o vigilanza dei soggetti di cui alla lettera (a).
(a) "l’organo dirigente abbia adottato ed efficacemente attuato, prima della commissione del fatto, modelli di organizzazione e di gestione idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi";
(b) sia stato affidato ad un organismo autonomo dell’ente il compito di vigilare sul funzionamento e l’osservanza dei modelli e questo vi abbia provveduto efficacemente (art.6).
Nel caso di dipendenti, l’ente è responsabile "se la commissione del reato è stata resa possibile dall’inosservanza degli obblighi di direzione o vigilanza", sempre che l’ente non abbia adottato ed efficacemente attuato i modelli di organizzazione, gestione e controllo di cui sopra (art.7 del D.legs. 231)
La competenza a conoscere gli illeciti dell’ente, società o impresa è del giudice penale secondo le norme articolate di cui al Decreto. Si segnala che la responsabilità dell’ente e la sua perseguibilità è autonoma rispetto a quella dell’imputato ( art.8) e che gli enti, società e imprese aventi in Italia la loro sede principale rispondono anche in relazione al reato compiuto all’estero "purché nei loro confronti non proceda lo Stato del luogo in cui è stato commesso il fatto" (art.4).
L’attuazione della Convenzione OCSE ha posto nuovi importanti vincoli giuridici alle imprese operanti sui mercati internazionali a tutela della integrità delle amministrazioni pubbliche e della correttezza e lealtà della concorrenza internazionale. Si deve peraltro ritenere che queste imprese nella loro stragrande maggioranza già adottassero comportamenti corretti e trasparenti tra cui l’astensione dalla corruzione come buona prassi aziendale, anche in assenza di obblighi e conseguenze legali nel paese d’origine. I nuovi vincoli si applicano peraltro in modo uniforme su tutte le imprese dei paesi OCSE e degli altri Stati aderenti alla Convenzione medesima. Anzi in misura analoga essi valgono anche per le imprese originarie da paesi partecipanti a strumenti simili, quali le convenzioni contro la corruzione dell’Organizzazione degli Stati Americani (OAS) del 1996.
1) La presente scheda e' stata predisposta dal Professor Giorgio Sacerdoti, ordinario di Diritto Interazionale presso l'Universita' "L. Bocconi" di Milano, che ha rappresentato l'Italia in seno al Gruppo di Lavoro dell'OSCE sulla corruzione - di cui e' attualmente il vice-presidente - e che ha presieduto il gruppo di esperti che ha predisposto nel 1996 il progetto della Convenzione.
2) Argentina, Brasile, Bulgaria, Cile, Slovenia.