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Timestamp: 2019-12-14 23:13:04+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 513', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 513']

Avvocato Cavalea > Articoli > Concorrenza sleale > Reato di concorrenza illecita.
Quale è il comportamento dell’imprenditore che integra il reato di concorrenza illecita?
Nell’ambito della Corte di Cassazione in ordine a quale sia la condotta materiale oggetto del reato di concorrenza illecita di cui all’art. 513 bis cod. pen. vi è un contrasto.
A fini dell’integrazione del reato d’illecita concorrenza con violenza o minaccia:
a)qualsiasi comportamento violento o intimidatorio
b)idoneo ad impedire al concorrente di autodeterminarsi nell’esercizio della sua attività commerciale, industriale o comunque produttiva
configura un atto di concorrenza illecita.
Si veda la Corte di Cassazione, sentenza n. 44169/2008 relativa ad un caso di danneggiamenti, aggressioni e minacce poste in essere per conto di un negoziante nei confronti di un altro al fine di indurre quest’ultimo a non praticare prezzi di vendita inferiori.
L’interesse tutelato secondo tale tesi della Corte di Cassazione consiste:
nel buon funzionamento dell’intero sistema economico. Ciò perchè si è voluto più che reprimere forme di concorrenza sleale, impedire che tramite comportamenti violenti o intimidatori siano eliminati gli stessi presupposti della concorrenza al fine di acquisire illegittimamente posizioni di preminenza o di dominio,
nella libertà delle persone di autodeterminarsi nel settore.
Conseguenza di tale interpretazione.
Qualsiasi comportamento violento o intimidatorio idoneo ad impedire al concorrente di autodeterminarsi nell’esercizio della sua attività commerciale, industriale o comunque produttiva configura l’atto di concorrenza illecita prevista dalla norma in questione.
Queste sono le ulteriori sentenze che seguono tale linea interpretativa: Corte di Cassazione, sentenza n. 13691/2005; Corte di Cassazione, sentenza n. 450/1995; Corte di Cassazione, sentenza n.3492/1989; Corte di Cassazione, sentenza n. 19713/2005.
Tutte queste sentenze ritengono che il testo dell’art. 513 bis c.p.
faccia esclusivo riferimento ad atti di concorrenza con violenza o minaccia e
che la ratio della norma sia quella di assicurare che la concorrenza sia non solo libera ma anche liberamente attuata.
Da ciò discende che la concorrenza sleale punita dalla norma in esame si realizza:
sia quando la violenza o la minaccia è esercitata in maniera diretta contro l’imprenditore concorrente,
sia quando l’obiettivo è perseguito in modo indiretto agendo nei confronti di terzi (clienti attuali o potenziali o collaboratori dell’imprenditore concorrente).
Ai fini del reato, in altri termini, si richiede:
esclusivamente l’esistenza di comportamenti caratterizzati da minaccia o violenza
indipendentemente dalla direzione della stessa
idonei a realizzare una concorrenza illecita
cioè a controllare o condizionare le attività commerciali, industriali o produttive di terzi con forme di intimidazione tipiche della criminalità organizzata.
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