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Timestamp: 2019-02-17 05:31:44+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 156', 'art. 155', 'sentenza ']

Divorzio - Pschitt
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Inviato da david 29/03/2009 @ 16:12
Tags : divorzio, famiglia, società
I figli del divorzio (film TV 1980)
Le sorprese del divorzio (film 1923)
I figli del divorzio (film 1939)
Le sorprese del divorzio (film 1932)
Le sorprese del divorzio (film 1968)
I figli del divorzio (film 1927)
Le sorprese del divorzio (film 1939)
Con divorzio (dal latino divortium, da di-vertere, "separarsi") si intende il processo legale che pone fine al matrimonio.
In ambito socio-psico-pedagogico, in concomitanza con il costante e progressivo aumento delle separazioni familiari, sono comparsi molti studi relativi agli effetti della fine del matrimonio sui partner e soprattutto sui figli.
Il primo stato moderno della penisola italiana a consentire nella propria legislazione il divorzio fu il Regno di Napoli, sotto il governo di Gioacchino Murat. Il 1º gennaio 1809 entrò in vigore il Codice Napoleone, un codice civile che, fra le altre cose, consentiva il divorzio e il matrimonio civile, fra le polemiche che tali provvedimenti suscitarono nel clero più conservatore, che vedeva sottratto alle parrocchie il privilegio della gestione delle politiche familiari risalente al 1560.
Una proposta di legge per l'istituzione del divorzio venne presentata per la prima volta al Parlamento italiano nel 1878. A prendere l'iniziativa fu un deputato del Salento, Salvatore Morelli, noto per le sue doti di uomo integerrimo e per essere stato precedentemente rinchiuso in un carcere borbonico sotto accusa di cospirazione. Da tempo si occupa di problemi sociali ed in particolare di quelli riguardanti la famiglia. Il suo primo progetto però, cadde, ma egli senza scoraggiarsi lò ripresentò due anni dopo, nel 1880, ottenendo un risultato parimenti negativo. Dopo la sua morte avvenuta nel 1880, il divorziò trovò altri fautori, e progetti di legge in suo favore vennero presentati nel 1882, nel 1883, e dopo un periodo di silenzio, comparirono ancora nel 1892 per opera dell'onorevole Villa. Ma fu necessario arrivare al febbraio del 1902 perché si avesse l'impressione che una legge divorzista stesse realmente prendendo forma. Infatti in quell'anno il Governo di Giuseppe Zanardelli presentò un disegno di legge che prevedeva il divorzio in caso di sevizie, adulterio, condanne gravi ed altro, ma anche questa volta cadde con 400 voti sfavorevoli contro 13 in favore. Poi la prima guerra mondiale fece dimenticare ogni cosa. Nel 1920 ci fu battaglia fra i socialisti (che dichiaravano che in certi casi il divorzio «in virtù dei soli principi religiosi non si può rigettare») e il Partito popolare italiano, cioè i cattolici. Più tardi Mussolini, coi Patti Lateranensi, si pronunciò contro e dovettero passare 34 anni prima che la legge sul divorzio venisse rimessa in discussione.
Nel 1965, in concomitanza con la presentazione alla Camera di un progetto di legge per il divorzio da parte del deputato socialista Loris Fortuna, iniziava la mobilitazione del Partito Radicale per sensibilizzare l'opinione pubblica sul tema dell'istituzione del divorzio in Italia, soprattutto dopo il 1969 quando insieme alla Lega italiana per l'istituzione del divorzio (LID), il partito si mobilitava con grandi manifestazioni di massa e una continua azione di pressione sui parlamentari laici e comunisti ancora incerti. Nel dicembre del 1970, nonostante l'opposizione della Democrazia Cristiana, il divorzio veniva introdotto nell'ordinamento giuridico italiano con la legge n. 898, risultato della combinazione del progetto di legge di Loris Fortuna con un altro presentato dal deputato liberale Antonio Baslini; nello stesso anno il Parlamento approvava le norme che istituivano il referendum con la legge n.352 del 1970, proprio in corrispondenza con le ampie polemiche che circondavano l'introduzione del divorzio in Italia. Gli antidivorzisti quindi si organizzarono per abrogare la legge attraverso il ricorso al referendum: nel gennaio del 1971 veniva depositata in Corte di Cassazione la richiesta di referendum da parte del «Comitato nazionale per il referendum sul divorzio», presieduto dal giurista cattolico Gabrio Lombardi, con il sostegno dell'Azione cattolica e l'appoggio esplicito della CEI e di gran parte della DC.
Dopo un'iniziale contrarietà circa l'uso dello strumento referendario in materia di diritti civili, il Partito radicale si schierava a favore della tenuta del referendum e partecipava alla raccolta delle firme necessarie, mentre lo stesso non fecero gli altri partiti laici, che tentavano di modificare la legge in Parlamento (compromesso Andreotti-Jotti) pur di evitare ulteriori strappi con il Vaticano.
Dopo aver depositato presso la Corte di Cassazione oltre un milione e trecentomila firme, la richiesta superava il controllo dell'Ufficio centrale per il referendum e il giudizio di ammissibilità della Corte Costituzionale.
Gli italiani furono chiamati il 12 maggio 1974 a decidere se abrogare la legge Fortuna-Baslini che istituiva in Italia il divorzio: parteciparono al voto l'87,7% degli aventi diritto, votarono no il 59,3%, mentre i sì furono il 40,7% .
Successivamente, la normativa fu modificata varie volte dalle leggi 436/1978 e 74/1987. In particolare, con quest’ultima si ridussero i tempi necessari per giungere alla sentenza definitiva di divorzio e si diede al giudice la facoltà di pronunciare una sentenza parziale che dichiarasse in tempi brevissimi lo scioglimento definitivo del vincolo ovvero il divorzio, separatamente dalla discussione sulle ulteriori condizioni accessorie dello scioglimento ovvero sulle questioni economiche, l'affidamento dei figli e altro. In tale modo si volle evitare che vi fossero cause instaurate al solo fine di procrastinare lo scioglimento del vincolo matrimoniale.
L'art. 1 della Legge n. 898/1970 afferma che «il giudice pronuncia lo scioglimento del matrimonio quando accerta che la comunione spirituale e materiale tra i coniugi non può essere mantenuta o ricostituita».
Il Tribunale prima di dichiarare lo scioglimento del vincolo matrimoniale (se si tratta di matrimonio solo civile, cioè celebrato davanti all’Ufficiale dello stato civile) o la cessazione degli effetti civili del matrimonio (se si tratta di matrimonio concordatario), dovrà accertare l’esistenza di due condizioni.
Divorzio breve: attuazione del divorzio in maniera più veloce. Abbreviazione dei tempi, semplificazione delle procedure e riduzione delle spese per ottenere lo scioglimento del vincolo coniugale come già avviene in vari paesi. Ad es. in Spagna la procedura dura da sei mesi a un anno e mezzo; in Perù tre mesi nei municipi o presso i notariati.
In base alla legge, l’assegno di mantenimento al coniuge cui non sia addebitabile la separazione è condizionato alla mancanza di adeguati redditi propri (art. 156 primo comma cod. civ.) e la sua quantificazione è determinata in relazione alle circostanze ed ai redditi dell'obbligato (secondo comma). Condizioni per il sorgere del diritto al mantenimento in favore del coniuge cui non sia addebitabile la separazione sono la non titolarità di adeguati redditi propri, ossia di redditi che gli permettano di mantenere un tenore di vita analogo a quello goduto in costanza di matrimonio e la sussistenza di una disparità economica tra le parti, occorrendo avere riguardo, al fine della valutazione dell'adeguatezza dei redditi del coniuge che chiede l’assegno, al parametro di riferimento costituito dalle potenzialità economiche complessive dei coniugi durante il matrimonio, quale elemento condizionante la qualità delle esigenze e l'entità delle aspettative del medesimo richiedente, non assumendo rilievo il più modesto tenore di vita subito o tollerato.
L'assegno di mantenimento ha il duplice scopo di garantire l'altro coniuge ed eventuali figli a carico non maggiorenni. Deve essere corrisposto anche in assenza di figli, se ne sussistono le altre condizioni.
L'art. 155, comma 2 del codice civile, come riformato nel dicembre 2008, stabilisce il principio della bigenitorialità, confinando la monogenitorialità a pratica residuale. Padre e madre detengono eguali diritti eobblighi nei confronti di figli a carico, in termini di affido e mantenimento.
La norma prevede che ogni genitore provveda al mantenimento diretto del figlio, e che questo segua un principio di proporzionalità.
Nell'ambito del diritto canonico cattolico, peraltro, il sacramento del matrimonio, non può essere sciolto ma può essere riconosciuto nullo, ed in tal caso pertanto non si parla di "divorzio" ma di "dichiarazione di nullità del sacramento del matrimonio".
In Italia (in forza del concordato) e nelle altre legislazioni concordatarie, dove la cerimonia religiosa può anche avere effetti civili, la nullità del matrimonio stabilita dal Tribunale della Rota Romana (unitamente alla successiva delibazione della Corte d'Appello competente a riconoscere la sentenza rotale) ha anche effetto di annullamento del matrimonio civile.
I figli del divorzio è un film per la televisione che descrive i diversi drammi vissuti dai figli di genitori separati o divorziati. Rispecchia la situazione americana degli anni settanta e ottanta, in cui l'elevatissima e crescente percentuale di divorzi aumentò nell'opinione pubblica la consapevolezza che la separazione dei genitori avesse un effetto altamente nocivo sui figli.
Nel film, in ogni famiglia distrutta dal divorzio, i vari ragazzi reagiscono in modo differente: un bambino ingrassa smodatamente, un altro peggiora il proprio rendimento a scuola, una ragazza ginnasta cade, giovanissima, nel vizio dell'alcool e un giovane decide di avere rapporti sessuali prematrimoniali con la propria fidanzata.
Il film è stato trasmesso dalle TV locali italiane nella prima metà degli anni ottanta.
Gli attori interpreti sono volti più o meno noti della televisione americana, protagonisti di telefilm drammatici o sit-com realizzate negli anni settanta e ottanta.
Le sorprese del divorzio è un film del 1923, diretto dal regista Guido Brignone.
Lo stesso regista ne ha girato una versione sonora a 17 anni di distanza: Le sorprese del divorzio (1939).
I figli del divorzio (Skilsmissens børn) è un film del 1939, diretto dal regista Benjamin Christensen.
Le sorprese del divorzio è un film del 1932, diretto dal regista Sinclair Hill.
Le sorprese del divorzio è un film del 1968, diretto dal regista Kresimir Golik.
I figli del divorzio è un film del 1927, diretto dai registi Frank Lloyd e Josef von Sternberg.
Le sorprese del divorzio è un film del 1939, diretto dal regista Guido Brignone.
Presentato in concorso al Festival di Cannes 1962, vinse il premio come miglior commedia, e ottenne anche una nomination all'Oscar per la migliore regia.
È il film con il quale Pietro Germi, dagli accenti più drammatici e populisti dei suoi primi film, passa a sorpresa alla commedia e alla satira.
Con un classico schema da commedia all'italiana, Germi costruisce un ironico e godibilissimo ritratto della mentalità e delle pulsioni di una certa Sicilia di provincia, ma soprattutto prende di mira con un sarcasmo a volte feroce due situazioni di arretratezza legislativa dell'Italia dell'epoca: la mancanza di una legge sul divorzio (che arriverà solo nel 1970), e soprattutto l'anacronistico articolo 587 del codice penale che regolava il delitto d'onore, che verrà abolito soltanto venti anni dopo.
Ne scaturisce una commedia graffiante e gustosa, retta magistralmente da un insuperabile Marcello Mastroianni, da comprimari di ottimo livello, come Leopoldo Trieste e Daniela Rocca, e da una giovane Stefania Sandrelli, che grazie a questo film avrà grande notorietà. Certamente da considerare uno dei migliori film di sempre nel filone della commedia all'italiana, costituirà un modello per molti altri film che negli anni successivi tenteranno di ritrarre ironicamente la mentalità e i costumi dell'Italia meridionale.
Nell'ipotetica città siciliana di Agramonte (Ispica) vive il barone Ferdinando Cefalù, detto Fefè (Marcello Mastroianni). L'uomo è coniugato da dodici anni con l'assillante Rosalia (Daniela Rocca), una donna ormai bruttina ma ardente d'amore per lui. Nel frattempo, è innamorato della propria cugina, la sedicenne Angela (Stefania Sandrelli). La legge italiana non ammette il divorzio, ma è ancora previsto il delitto d'onore, un caso di omicidio punito con pena più mite e molto frequente in Sicilia. Fefè tenta allora disperatamente di trovare alla moglie un amante, per poterli sorprendere insieme, ucciderli, usufruire del beneficio del motivo d'onore e - scontata la lieve pena - sposare finalmente l'amata. Non ci riesce, ma la sorte gli viene incontro. In seguito a un litigio con il marito, Rosalia, sentendosi abbandonata, cerca conforto in Carmelo Patanè (Leopoldo Trieste), un suo vecchio spasimante creduto morto in guerra e poi tornato. Fefè, venuto a sapere della vecchia relazione, favorisce gli incontri e spia i potenziali adulteri. Finché un giorno scopre che si sono finalmente dati appuntamento, in occasione dell'arrivo in città del film La dolce vita, che richiama tutto il paese. Il barone va al cinema, ma nel mezzo della proiezione rincasa allo scopo di sorprendere gli amanti. Questi, però, anziché consumare il tradimento fuggono. Venuta a mancare la flagranza, che avrebbe giustificato lo stato d'ira preteso dalla norma sul delitto d'onore, Fefè si finge malato e incapace di reagire. Si attira così il disprezzo di tutti i concittadini, intenzionalmente, per creare condizioni di disonore sufficienti a giustificare lo stesso il suo gesto. Nel frattempo lo zio Calogero (Ugo Torrente), padre di Angela, muore d'infarto scoprendo casualmente la tresca della figlia con il nipote. Al funerale fa la sua apparizione Immacolata, moglie di Patanè, che umilia pubblicamente Ferdinando. Grazie a don Ciccio Matara, boss locale, il barone viene a conoscenza del luogo dove sono nascosti i fuggiaschi. Giunto sul posto, trova Immacolata che ha già vendicato il suo onore uccidendo il marito. Non gli resta allora che fare altrettanto con Rosalia. Condannato a tre anni di carcere, sconta una pena inferiore beneficiando di un'amnistia, e torna infine in paese dove finalmente sposa la bella Angela. Ma, dopo pochi mesi, in viaggio di nozze qualcosa (o meglio qualcuno) mette già in dubbio la felicità dell'unione.
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