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Timestamp: 2019-04-23 06:58:52+00:00
Document Index: 103073829

Matched Legal Cases: ['art. 4', 'art. 15', 'art. 24', 'art. 74', 'art. 13', 'art. 74', 'sentenza ']

17 aprile 2019 da Teleconsul Editore S.p.A.
Si forniscono alcune risposte ai quesiti formulati sulle nuove disposizioni in materia di pensione anticipata.
Con riferimento ai soggetti che abbiano svolto l’ultima attività lavorativa in qualità di personale militare delle Forze armate, di personale delle Forze di polizia e di polizia penitenziaria, di personale operativo del Corpo nazionale dei vigili del fuoco e di personale della Guardia di finanza, viene precisato che gli stessi non possono accedere alla pensione quota 100. I soggetti che abbiano svolto l’ultima attività lavorativa non rivestendo lo status di “militare” o equiparato, possono accedere alla pensione quota 100 anche valorizzando i periodi di contribuzione per servizio svolto con le predette qualifiche, qualora la stessa non abbia dato luogo alla liquidazione di altro trattamento pensionistico.
Relativamente ai titolari di un trattamento pensionistico tabellare, conseguito durante il servizio di leva, e ai titolari di una pensione di guerra, a qualunque titolo conseguita, gli stessi possono accedere alla pensione quota 100 anche cumulando i periodi assicurativi.
La contribuzione accreditata durante detti periodi è utile per il perfezionamento del requisito contributivo dei 38 anni, ma non anche per il perfezionamento del requisito contributivo dei 35 anni utili per la pensione di anzianità. Infatti, ai fini del perfezionamento di tale ultimo requisito non sono utili i periodi di malattia e di disoccupazione o equiparati (ad esempio, periodi di percezione dell’indennità di ASpI, di Mini-ASpI, etc.).
In caso di pensione con il cumulo dei periodi assicurativi, il requisito dei 35 anni di contribuzione al netto dei periodi di malattia e di disoccupazione o equiparati deve essere verificato tenendo conto di tutta la contribuzione versata o accreditata presso le forme previdenziali interessate al cumulo dei periodi assicurativi (ad esempio, un soggetto con 35 anni di contribuzione presso il FPLD, di cui 3 anni relativi a periodi di malattia e NASpI, e successivi 3 anni di contribuzione presso la CTPS, ha perfezionato il requisito contributivo per la pensione quota 100 con il cumulo dei periodi assicurativi, avendo maturato 38 anni di contributi, di cui 35 anni – 32 anni presso il FPLD e 3 anni presso la CTPS – utili per la pensione di anzianità al netto dei periodi di malattia e di disoccupazione).
Quanto all’APE sociale, è incompatibile con la titolarità di una pensione diretta conseguita in Italia o all’estero.
L’anticipo finanziario a garanzia pensionistica (c.d. APE) è incompatibile con la percezione della pensione quota 100.
È possibile accedere alla pensione quota 100 anche se, precedentemente alla prima decorrenza utile della pensione, l’interessato ha maturato il diritto ad altra prestazione pensionistica.
In presenza di sola contribuzione presso il Fondo pensioni lavoratori dipendenti e/o presso le Gestioni speciali dei lavoratori autonomi, il cumulo della contribuzione posseduta, al fine del perfezionamento del requisito contributivo dei 38 anni richiesto per il conseguimento della pensione quota 100, può realizzarsi esclusivamente in base alle disposizioni di cui agli artt. 20 e 21 della L. n. 613/1966.
Al fine di individuare la decorrenza del trattamento pensionistico per i soggetti che, precedentemente alla data di presentazione della relativa domanda, abbiano cessato dall’attività di lavoro, occorre fare riferimento alla qualifica da ultimo rivestita di lavoratore dipendente delle pubbliche amministrazioni, di lavoratore dipendente da soggetti diversi dalle pubbliche amministrazioni o di lavoratore autonomo.
Il soggetto, che abbia risolto l’ultimo rapporto di lavoro alle dipendenze di una pubblica amministrazione precedentemente alla data di presentazione della domanda di pensione, mantiene lo status di “lavoratore dipendente delle pubbliche amministrazioni” in quanto l’ultima attività lavorativa svolta è riconducibile ad una amministrazione pubblica di cui all’articolo 1, comma 2, del D.Lgs. n. 165/2001; in tale fattispecie, pertanto, il diritto alla prima decorrenza utile del trattamento pensionistico si consegue, per i lavoratori che hanno maturato i prescritti requisiti entro il 29 gennaio 2019, dal 1° agosto 2019, per i lavoratori che perfezionano i prescritti requisiti dal 30 gennaio 2019, trascorsi sei mesi dalla maturazione dei prescritti requisiti e comunque non prima del 1° agosto 2019.
Il regime delle decorrenze introdotto dal DL n. 4/2019 prevede una differenziazione delle stesse in relazione alla natura giuridica dell’ultimo datore di lavoro e alla gestione pensionistica a carico della quale è liquidata la pensione per l’individuazione della decorrenza mensile o inframensile della stessa. Pertanto, con riferimento ai soggetti da ultimo dipendenti da datori di lavoro diversi dalle pubbliche amministrazioni, la decorrenza della pensione è fissata al 1° aprile 2019, per coloro che hanno maturato i prescritti requisiti entro il 31 dicembre 2018 ovvero decorsi tre mesi dalla data di maturazione dei prescritti requisiti, successiva al 31 dicembre 2018. La decorrenza della pensione è inframensile, qualora la stessa sia liquidata a carico di una gestione esclusiva, ovvero mensile, qualora la stessa sia liquidata a carico di una gestione diversa da quella esclusiva o con il cumulo dei periodi assicurativi.
Riassunte le attività essenziali previste dall’INPS in merito alla contribuzione correlata sulle prestazioni erogate dal Fondo di Solidarietà Bilaterale dell’Artigianato
Vista la recente Circolare INPS relativamente alla contribuzione correlata, il FSBA ha riepilogato, in maniera sintetica, le procedure di gestione:
Gestione del pregresso (FINO AL 30 APRILE 2019):
1- INPS fornisce ad ogni azienda che ha beneficiato di prestazioni, il TICKET già assegnato da utilizzare per la presentazione delle variazioni ai flussi Uniemens precedentemente presentati da parte delle aziende.
2- Le aziende utilizzano il TICKET per rettificare gli Uniemens pregressi, secondo le modalità specificate all’interno della Circolare INPS.
3- Acquisiti gli Uniemens rettificati, INPS effettua il calcolo della Contribuzione Correlata e fornisce a FSBA l’F24 complessivo precompilato.
4- FSBA effettua il pagamento dell’importo tramite il modello F24 precompilato ed invia il relativo Uniemens, secondo le specifiche fornite dall’Istituto.
5- INPS accredita sulle posizioni contributive di ciascun lavoratore interessato, la rispettiva contribuzione.
Gestione ordinaria (DAL 1° MAGGIO 2019):
1- Prima di presentare la domanda di prestazione FSBA, le aziende richiedono il TICKET tramite l’apposito servizio online dell’INPS e lo utilizzano sia in fase di presentazione della domanda FSBA che nella compilazione degli Uniemens.
2- FSBA, una volta completata l’intera domanda di prestazione, invia all’INPS le informazioni richieste, tramite le modalità previste dalla Circolare INPS.
3- L’ INPS effettua il calcolo della Contribuzione Correlata e fornisce a FSBA l’F24 complessivo precompilato.
4- FSBA effettua il pagamento dell’importo tramite il modello F24 precompilato ed invia il relativo Uniemens, secondo lspecifiche fornite dall’Istituto.
Inclusione sociale e reinserimento lavorativo: questo l’obiettivo del Reddito di cittadinanza e della Pensione di cittadinanza. Sono oltre 806mila le richieste per nucleo familiare arrivate all’Inps attraverso i modelli presentati alle Poste, ai CAF e on-line entro il 31 marzo.
Recependo le modifiche introdotte in sede di conversione è stato aggiornato il modello per la presentazione della domanda del Reddito di Cittadinanza e della Pensione di Cittadinanza nonché i modelli Ridotto ed Esteso.
L’Inps rende noto che, alla data del 15 aprile, ha inviato a Poste Italiane 33 flussi informatici per le prime 487.667 istanze accolte, a fronte di 680.965 istanze già lavorate (72%). Sono state respinte 177.422 istanze (26%); 15.876 istanze (2%) saranno in evidenza presso le sedi perché è necessaria un’ulteriore attività istruttoria.
Gli utenti la cui istanza è stata accolta saranno avvisati con l’invio da parte dell’Istituto di un sms o un messaggio di posta elettronica.
Delle domande residue, circa 45mila saranno definite entro questa settimana. Le ulteriori 80mila sono domande presentate insieme al modello Rdc/Com per comunicare la variazione di redditi da attività lavorativa rispetto all’Isee, che saranno lavorate entro la fine del mese di aprile.
Firmata con riserva l’ipotesi di Accordo per gli addetti al trasporto a fune
Sottoscritta il 15/4/2019, tra ANEF e FILT-CGIL, FIT-CISL, UILTRASPORTI, SAVT-TRASPORTI, l’ipotesi di accordo per il rinnovo del CCNL per gli addetti agli impianti di trasporto a fune, con decorrenza 1/5/2019-30/4/2022
L’ipotesi di accordo è stata sottoscritta con riserva sia delle Organizzazioni sindacali che la scioglieranno entro il 24/5/2019, sia dell’ANEF la quale dichiara che sarà sottoposta all’approvazione dei propri organi associativi.
L’ipotesi di accordo prevede l’aumento della retribuzione minima base di euro 72,00 mensili lordi riferiti al IV livello e da riparametrarsi sulla base della vigente scala parametrale, così ripartito e con le seguenti decorrenze:
– euro 10,00 mensili lordi con decorrenza giugno 2019;
– euro 29,00 mensili lordi con decorrenza gennaio 2021;
– euro 33,00 mensili lordi con decorrenza dicembre 2021.
A tale proposito, l’intesa dispone l’erogazione 1/1/2020, pari a 100,00 euro all’anno, da riproporzionare per i lavoratori stagionali in base ai periodi di effettiva durata del contratto di lavoro degli stessi, che saranno incrementati di ulteriori 10,00 euro in caso di destinazione al fondo di previdenza complementare negoziale. Le possibilità di scelta delle prestazioni di welfare saranno individuate a livello aziendale.
Indennità domenicale
Viene aumentata a 13,00 euro per ogni giornata domenicale di effettiva prestazione.
Possono essere assunti con contratto di apprendistato professionalizzante i lavoratori destinati a svolgere le mansioni proprie dei livelli I Super, I, II, III, IV, V e VI.
La durata massima del periodo di apprendistato professionalizzante e la sua suddivisione in periodi ai fini retributivi risulta determinata secondo la tabella sottostante:
Il trattamento economico dell’apprendistato professionalizzante è così determinato:
– nel primo periodo: 80% della retribuzione di fatto nazionale e aziendale o territoriale;
– nel secondo periodo: 85% della retribuzione di fatto nazionale e aziendale o territoriale;
– nel terzo ed ultimo periodo: 95% della retribuzione di fatto nazionale e aziendale o territoriale.
La facoltà d’assunzione con contratto d’apprendistato professionalizzante non è esercitabile dalle aziende che, al momento della stipulazione di nuovo contratto, risultino non aver mantenuto in servizio almeno il 60% dei contratti di apprendistato scaduti nei 24 mesi precedenti. Detta regola si applica nelle aziende con più di 3 apprendisti.
A tal fine non si computano i lavoratori che si siano dimessi, quelli licenziati per giusta causa e quelli che, al termine del rapporto di apprendistato, abbiano rifiutato la proposta di rimanere in servizio con rapporto di lavoro a tempo indeterminato.
Apprendistato in cicli stagionali
Possono essere assunti con contratto di apprendistato in cicli stagionali i lavoratori destinati a svolgere mansioni proprie delle figure professionali inquadrate nei livelli VI, V, IV e III dell’inquadramento definito dall’art. 4 del presente contratto.
L’apprendista assunto a tempo determinato per la stagione può esercitare il diritto di precedenza nell’assunzione presso la stessa azienda nella stagione successiva, con le medesime modalità che la legge e la contrattazione riconoscono ai lavoratori qualificati.
Nuovo stipendio contrattuale per gli impiegati agricoli di Ancona
Spetta dall’1/4/2019 un aumento dello stipendio contrattuale per i quadri e gli impiegati agricoli della Provincia di Ancona.
Lo stipendio contrattuale da aprile 2019 viene integrato come da tabella che segue:
Aumento dall’1/4/2019
Totale lordo all’1/4/2019
2.103,73
1.904,60
1.739,71
1.620,57
1.521,87
1.487,08
Precisazioni Inps sulla pensione anticipata (2/2)
La titolarità di pensione a carico delle forme previdenziali, qulai ad esempio, Fondo Enasarco, Casse professionali, etc., non osta al conseguimento della pensione quota 100. La titolarità di pensione a carico di una delle forme previdenziali indicate al cit. articolo 14 osta al conseguimento della pensione quota 100, anche con il cumulo di periodi assicurativi presenti nelle altre forme previdenziali indicate allo stesso articolo.
Ai fini del conseguimento della pensione quota 100 si applicano tutte le disposizioni, tempo per tempo vigenti, in materia di maggiorazione dell’anzianità contributiva (ad es., non vedenti, invalidi in misura superiore al 74%, etc.) e rivalutazione dei periodi di lavoro (ad es., lavoro svolto con esposizione all’amianto, etc.) per il conseguimento della pensione anticipata.
Ai fini del computo dell’anzianità contributiva di 38 anni, richiesta per il conseguimento della pensione quota 100 calcolata con il sistema contributivo, non concorrono le anzianità derivanti dalla prosecuzione volontaria dei versamenti contributivi, la contribuzione accreditata per i periodi di lavoro precedenti il raggiungimento del diciottesimo anno di età è moltiplicata per 1,5; è valorizzata la contribuzione figurativa, compresa quella accreditata per i periodi di malattia e di disoccupazione o equiparati (ad es., periodi di percezione dell’indennità di ASpI, di Mini-ASpI, etc.).
Relativamente al perfezionamento del requisito contributivo di 35 anni sono utili i contributi obbligatori, da riscatto e/o da ricongiunzione, volontari, figurativi con esclusione dei contributi accreditati per malattia e disoccupazione o equiparati (ad esempio, NASpI, ASpI, Mini-ASpI, etc.), tenuto conto che per dette lavoratrici l’applicazione del sistema contributivo è limitata alle sole regole di calcolo.
Le lavoratrici che hanno maturato il diritto ad altro trattamento pensionistico, in base ai requisiti tempo per tempo vigenti, possono conseguire la pensione, al ricorrere dei prescritti requisiti, optando per il sistema di calcolo contributivo ai sensi dell’art. 15, DL n. 4/2019. La domanda di pensione, recante la scelta della lavoratrice di optare per il sistema di calcolo contributivo della pensione, può essere oggetto di rinuncia secondo i criteri di carattere generale.
Ai fini della liquidazione della pensione anticipata (art. 24, co. 10, DL n. 201/2011, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 214/2011), è valorizzata tutta la contribuzione versata e/o accreditata precedentemente la data di decorrenza della pensione, secondo le regole vigenti presso la gestione a carico della quale è liquidata la pensione stessa. Lo svolgimento di attività lavorativa durante il periodo di apertura della c.d. finestra non osta alla liquidazione della pensione previa cessazione del rapporto di lavoro dipendente.
Determinato l’EVR per l’industria edile di Cuneo
16 aprile 2019 da Teleconsul Editore S.p.A.
Il giorno 18/3/2019, tra l’ANCE Cuneo assistita da Confindustria Cuneo e la FENEAL-UIL, la FILCA-CISL, la FILLEA-CGIL, si è stipulato il seguente accordo sulla verifica e determinazione annuale dell’EVR.
Le Parti firmatarie si sono incontrate per analizzare l’andamento degli indicatori e hanno convenuto che per il periodo 1/1/2019 – 30/11/2019, sussistano le condizioni per l’erogazione dell’EVR.
Considerata l’incidenza ponderale dei due indicatori di cui sopra, che risultano positivi, l’ammontare dell’EVR riconosciuto a livello provinciale sarà pari al 50% del 4% (pari al 2%) del minimo retributivo mensile in vigore alla data dell’1/7/2014.
Minimo all’1/7/2014
1.630,71
1.467,63
1.141,51
953,97
Ogni impresa iscritta alla Cassa Edile della Provincia di Cuneo procederà al calcolo dei seguenti due parametri aziendali, con le medesime modalità temporali definite a livello territoriale:
– Ore di lavoro denunciate in Cassa Edile;
– Volumi di affari IVA, così come rilevabile dalle dichiarazioni annuale IVA.
Qualora i suddetti due parametri risultino entrambi pari o positivi rispetto al triennio precedente, l’Azienda provvederà ad erogare l’EVR nella misura stabilita a livello provinciale a decorrere dall’1/4/2019, unitamente agli arretrati dal mese di gennaio 2019.
Qualora a livello aziendale uno solo dei parametri risultasse negativo, l’Azienda erogherà I’ EVR a decorrere dall’1/4/2019, unitamente agli arretrati dal mese di gennaio 2019, secondo quanto previsto dal vigente CCNL (40% del 4% e, cioè, 1,6%, del minimo retributivo mensile in vigore alla data dell’1/7/2014.)
40% del 4%
Laddove entrambi i parametri a livello aziendale risultassero negativi, l’EVR non sarà erogato.
Resta fermo quanto previsto dal vigente CCNL per le imprese con solo impiegati e per quelle di nuova costituzione.
Infortuni e riduzione dell’attitudine al lavoro
Nei casi di infortuni sul lavoro verificatisi prima del 25.7.2000, si applica l’art. 74 del DPR n. 1124/1965 e, dunque, la riduzione dell’attitudine al lavoro in misura pari o superiore all’11%.
Nel caso, i giudici di merito hanno, in riforma della pronuncia di primo grado, ha accertato l’eziologia professionale dell’ipoacusia denunciata, riconoscendo al lavoratore l’indennizzo per danno biologico nella misura del 10%. Contro detta pronuncia, l’Inail si duole dell’erronea applicazione dell’art. 13 del D.Lgs. 38/2000 e, nello specifico, del discrimine temporale, per l’applicazione di tale norma, indicato nel 25 luglio 2000, con conseguente applicazione del regime precedente agli eventi dannosi antecedenti.
Nel pronunciarsi sul caso, la Corte di Cassazione ha rammentato che, la suddetta disposizione prevede che “Il grado di menomazione dell’integrità psicofisica causato da infortunio sul lavoro o malattia professionale, quando risulti aggravato da menomazioni preesistenti concorrenti derivanti da fatti estranei al lavoro o da infortuni o malattie professionali verificatisi o denunciate prima della data di entrata in vigore del decreto ministeriale di cui al comma 3 e non indennizzati in rendita, deve essere rapportato non all’integrità psicofisica completa, ma a quella ridotta per effetto delle preesistenti menomazioni, il rapporto è espresso da una frazione in cui il denominatore indica il grado d’integrità psicofisica preesistente e il numeratore la differenza tra questa ed il grado d’integrità psicofisica residuato dopo l’infortunio o la malattia professionale. Quando per le conseguenze degli infortuni o delle malattie professionali verificatisi o denunciate prima della data di entrata in vigore del decreto ministeriale di cui al comma 3 l’assicurato percepisca una rendita o sia stato liquidato in capitale ai sensi del testo unico, il grado di menomazione conseguente al nuovo infortunio o alla nuova malattia professionale viene valutato senza tenere conto delle preesistenze. In tale caso, l’assicurato continuerai a percepire l’eventuale rendita corrisposta in conseguenza di infortuni o malattie professionali verificatisi o denunciate prima della data sopra indicata”.
In conclusione, la norma in parola disciplina fattispecie di infortuni sul lavoro verificatisi o malattie professionali denunciate prima del 25.7.2000, seguite da eventi lesivi sotto il nuovo regime, e distingue due diverse ipotesi, allo scopo di raccordare il precedente ed il nuovo sistema indennitario. Nella fattispecie, è incontroverso che l’evento dannoso si collochi in epoca antecedente al discrimine temporale del 25.7.2000, conseguendone l’applicabilità dell’art. 74 e quindi la riduzione dell’attitudine al lavoro in misura pari o superiore all’11%.
Lavoratrici madri e diritto alla pausa pranzo
In caso di lavoratrici che usufruiscono dei riposi giornalieri “per allattamento” non si dovrà procedere alla decurtazione dei 30 minuti della pausa pranzo dal totale delle ore effettivamente lavorate dalla lavoratrice.
L’articolo 39 del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151 stabilisce il diritto della lavoratrice, durante il primo anno di vita del figlio, a due periodi di riposo di un’ora ciascuno, anche cumulabili durante la giornata, quando l’orario lavorativo è superiore alle sei ore; nel caso di orario giornaliero inferiore a sei ore, la disposizione prevede invece una sola ora di riposo. Tali riposi devono essere considerati ore lavorative agli effetti della durata e della retribuzione del lavoro.
L’articolo 8 del d.lgs. n. 66/2003 stabilisce che “Qualora l’orario di lavoro giornaliero ecceda il limite di sei ore il lavoratore deve beneficiare di un intervallo per pausa, le cui modalità e la cui durata sono stabilite dai contratti collettivi di lavoro, ai fini del recupero delle energie psico-fisiche e della eventuale consumazione del pasto anche al fine di attenuare il lavoro monotono e ripetitivo.” La scelta stessa del termine “intervallo” da parte del legislatore del 2003 lascia presupporre, da un punto di vista logico, la successiva ripresa dell’attività lavorativa dopo la consumazione del pasto o la fruizione della pausa da parte del lavoratore. Le due disposizioni sono state concepite dal legislatore con scopi ben distinti:
– l’articolo 39 è volto a favorire la conciliazione tra la vita prfessionale e quella familiare;
– l’articolo 8 stabilisce il diritto del lavoratore ad una pausa, finalizzata al recupero delle energie e all’eventuale consumazione del pasto.
Ciò premesso, un’analisi coordinata delle due disposizioni, considerata la specifica funzione della pausa pranzo, che la legge definisce come “intervallo”, porta ad escludere che una presenza effettiva della lavoratrice nella sede di lavoro pari a 5 ore e 12 minuti dia diritto alla pausa ai sensi dell’articolo 8 del d.lgs. n. 66/2003. Conseguentemente, non si dovrà procedere alla decurtazione dei 30 minuti della pausa pranzo dal totale delle ore effettivamente lavorate dalla lavoratrice. Tale parere recepisce, peraltro, le indicazioni del Dipartimento della Funzione Pubblica che aveva già fornito risposta all’ISTAT e all’ARAN evidenziando che “il diritto al buono pasto sorge per il dipendente solo nell’ipotesi di attività lavorativa effettiva dopo la pausa stessa”. Da ultimo, a puro titolo informativo, si fa presente che ad analoghe conclusioni è giunta anche l’Agenzia delle Entrate che ha fornito istruzioni ai fini della concessione del buono pasto ai propri dipendenti, individuando come presupposti imprescindibili l’effettuazione della pausa e la prosecuzione dell’attività lavorativa dopo la stessa.
Transazioni in materia di lavoro: irrilevante l’eventuale squilibrio tra il “datum” ed il “retentum”
Dalla scrittura contenente la transazione deve risultare, tra gli elementi essenziali del negozio, la “res dubia”, vale a dire l’incertezza, almeno nell’opinione delle parti, circa il rapporto giuridico intercorrente tra le stesse e le rispettive contrapposte pretese e la corrispettività del sacrificio sopportato, senza che acquisti rilievo l’eventuale squilibrio tra il “datum” ed il “retentum”; le reciproche concessioni, infatti, devono essere intese in relazione alle rispettive pretese e contestazioni dei litiganti e non già in relazione ai diritti effettivamente spettanti a ciascuna delle stesse secondo la legge.
La vicenda giudiziaria sorge a seguito della domanda di un lavoratore impiegato con contratto di agenzia, al fine di ottenere la declaratoria di nullità o annullamento di un verbale di accordo sindacale transattivo sottoscritto ed il pagamento, per l’attività svolta, di una certa somma a titolo di spettanze professionali, indennità di scioglimento del contratto, indennità suppletiva di clientela e indennità del preavviso. La Corte d’appello territoriale, confermando la decisione di primo grado, aveva ritenuto che l’accordo stipulato tra le parti rispondesse in tutto e per tutto ai requisiti di validità ed efficacia dettati dalla figura tipica del negozio transattivo.
Ricorre così in Cassazione il lavoratore, censurando la sentenza impugnata per aver ritenuto la validità dell’accordo transattivo pur in assenza di bilateralità delle concessioni operate, oltre che di “res dubia”.
Per la Suprema Corte il motivo è infondato. In materia di atti abdicativi di diritti del lavoratore subordinato, infatti, le rinunce e le transazioni aventi ad oggetto diritti del prestatore di lavoro previsti da disposizioni inderogabili di legge o di contratti collettivi, contenute in verbali di conciliazione conclusi in sede sindacale, non sono impugnabili, a condizione che l’assistenza prestata dai rappresentanti sindacali, della quale non ha valore equipollente quella fornita da un legale, sia stata effettiva, così da porre il lavoratore in condizione di sapere a quale diritto rinunci e in quale misura, nonché, nel caso di transazione, a condizione che dall’atto stesso si evincano la questione controversa oggetto della lite e le reciproche concessioni in cui si risolve il contratto transattivo. Dalla scrittura contenente la transazione, poi, devono risultare gli elementi essenziali del negozio, ovvero: la comune volontà delle parti di comporre una controversia in atto o prevista, la “res dubia”, nonché il nuovo regolamento di interessi che, mediante le reciproche concessioni, viene a sostituirsi a quello precedente cui si riconnetteva la lite o il pericolo di lite. Per “res dubia” si intende l’incertezza, almeno nell’opinione delle parti, circa il rapporto giuridico intercorrente tra le stesse e le rispettive contrapposte pretese e la corrispettività del sacrificio sopportato, senza che acquisti rilievo l’eventuale squilibrio tra il datum ed il retentum.