Source: https://www.laleggepertutti.it/95617_mansioni-superiori-del-dipendente-pubblico-differenze-retributive
Timestamp: 2018-03-24 10:07:34+00:00
Document Index: 181139439

Matched Legal Cases: ['art. 56', 'art. 15', 'art. 52', 'art. 28', 'art. 36', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 52']

Mansioni superiori del dipendente pubblico: differenze retributive
Lo sai che? Mansioni superiori del dipendente pubblico: differenze retributive
Anche in materia di pubblico impiego il lavoratore ha diritto alle differenze sulla busta paga per aver svolto, nei fatti, mansioni superiori a quelle di inquadramento.
Anche in materia di pubblico impiego [1], l’impiegato cui siano state assegnate, al di fuori dei casi consentiti, mansioni superiori a quelle di inquadramento, ha diritto alle differenze retributive: il pubblico dipendente, infatti, così come tutti gli altri lavoratori, ha diritto a una retribuzione proporzionata e sufficiente (secondo quanto previsto dalla Costituzione [2]), che deve trovare integrale applicazione pure nel pubblico impiego privatizzato. Ciò a condizione che le mansioni superiori assegnate al lavoratore siano state da questi svolte, sotto il profilo quantitativo e qualitativo, in modo pieno e completo, e sempre che, in relazione all’attività spiegata, egli abbia anche esercitato i poteri ed assunto le responsabilità correlate a dette superiori mansioni.
È questo il chiarimento fornito dalla giurisprudenza della Cassazione [3].
Una dipendente ASL inquadrata come infermiere generico agiva in giudizio al fine di ottenere la condanna della propria ASL al pagamento delle differenze retributive spettanti per aver svolto, ordinariamente e con continuità, le mansioni superiori di infermiere professionale.
La Suprema Corte ha accolto il suo ricorso.
Non è necessario un formale provvedimento di assegnazione
Secondo i giudici supremi, è irrilevante la presenza o meno del provvedimento di assegnazione; tutto ciò che viene richiesto, ai fini del riconoscimento delle differenze retributive, è lo svolgimento effettivo e continuativo della superiori mansioni. Insomma, l’indagine, più che sulle carte, deve rivolgersi ai fatti concreti.
L’unica ipotesi in cui potrebbe essere respinto il diritto alla retribuzione superiore si ha nei casi di mansioni superiori effettuate all’insaputa dell’ente o con la fraudolenta collusione tra dipendente e dirigente.
[1] Ex D. lgs. n. 29/1993 e ora D. lgs. n. 165/2001.
[3] Cass. sent. n. 796/14.
Con i primi due motivi si denuncia violazione e falsa applicazione del d.lgs. 3 febbraio 1993 n. 29, art. 56; del d.lgs. n. 387 del 1998, art. 15; del d.lgs. 30 marzo 2001, n. 165, art. 52, nonché dei CCNL 1998/2001, art. 28, e CCNL 2002/2005, art. 36, nonché vizio di motivazione (art. 360 nn. 3 e 5 cod. proc. civ.) per avere i giudici di appello erroneamente interpretato ed applicato alla fattispecie i principi enunciati nella sentenza n. 25837 del 2007 delle Sezioni Unite. Questa aveva riguardato l’esercizio di mansioni superiori conferite con atto illegittimo, ma non l’ipotesi di svolgimento di fatto di mansioni radicalmente prive di un provvedimento di conferimento; la pretesa di assimilare le due ipotesi non ha fondamento normativo, atteso che il d.lgs. n. 165 del 2001, art. 52, comma quinto, nel disporre che “….è nulla l’assegnazione del lavoratore a mansioni proprie di una qualifica superiore, ma al lavoratore è corrisposta la differenza di trattamento economico con la qualifica superiore“, pone una imprescindibile relazione tra il diritto al trattamento economico per l’esercizio di mansioni superiori e l’attribuzione di queste mediante un provvedimento di “assegnazione”.
23/08/2015 alle 23:48
il riconoscimento o il non riconoscere l’indenizzo è a totale discrezione del giudice , e qui si nota come l’Italia sia divisa tra nord e sud . A Brescia il giudice ha optato x il no.