Source: http://www.slsg.unisa.it/osservatorio/coop.penale/coop.penale
Timestamp: 2019-03-21 00:01:39+00:00
Document Index: 56617447

Matched Legal Cases: ['art. 82', 'art. 87', 'art. 88', 'art. 87', 'sentenza ', 'art. 267', 'art. 47', 'art. 6', 'art. 325', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 8', 'art. 85', 'art. 50', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 82', 'art. 1', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 4', 'art. 1', 'art. 47', 'art. 15', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 325', 'art. 325', 'art. 6', 'art. 7', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 4', 'art. 86', 'sentenza ', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 4', 'sentenza ', 'art. 4', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 83', 'art. 83', 'sentenza ', 'art. 6', 'sentenza ', 'art. 23', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 28', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 86', 'art. 83', 'art. 594', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 8', 'sentenza ', 'art. 6', 'sentenza ', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 17', 'art. 82', 'art. 3', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 267', 'art. 86', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 8', 'sentenza ', 'art. 4', 'art. 88', 'art. 82', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 267', 'art. 81']

La cooperazione giudiziaria e di polizia in materia penale/PJC in criminal matters
La cooperazione giudiziaria e di polizia in materia penale
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Spazio europeo di libertà, sicurezza e giustizia e diritti della persona/FSJ and Human Rights
La cooperazione giudiziaria nelle materie civili con implicazioni transnazionali/JC in civil matters
La cooperazione amministrativa/Administrative cooperation
Principali pubblicazioni dell'Osservatorio
Collaborazione con la Corte di Appello di Salerno e con la Scuola Superiore della Magistratura
Rete Universitaria della Campania "Cultura per la legalità"
Erasmus Mundus/Osservatorio
Sezione curata da Anna Iermano
La cooperazione giudiziaria in materia penale (artt. 82-86 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea) è fondata sul principio del reciproco riconoscimento delle sentenze e delle decisioni giudiziarie ed include il ravvicinamento delle disposizioni legislative e regolamentari degli Stati membri. L’attuazione di tali principi può realizzarsi efficacemente soltanto in uno “spirito di fiducia” tra gli Stati membri dell’Unione europea, che consenta alle autorità giudiziarie (nonché, più in generale, ai soggetti coinvolti nel procedimento penale) di considerare le decisioni adottate negli altri Stati membri come “equivalenti” alle proprie. Per facilitare il riconoscimento reciproco delle sentenze e delle decisioni giudiziarie e la cooperazione di polizia e giudiziaria nelle materie penali aventi dimensione transnazionale, l’art. 82 del TFUE consente di adottare “norme minime comuni”, tra l’altro, nei settori della ammissibilità reciproca delle prove tra gli Stati membri; dei diritti della persona nella procedura penale; dei diritti delle vittime della criminalità. Le stesse “norme minime” possono, poi, essere stabilite in merito alla definizione dei reati e delle sanzioni in materia di terrorismo, tratta degli esseri umani e sfruttamento sessuale delle donne e dei minori, traffico illecito di stupefacenti, traffico illecito di armi, riciclaggio di denaro, corruzione, contraffazione di mezzi di pagamento, criminalità informatica e criminalità organizzata. Sul piano operativo la prevista istituzione di una “Procura europea a partire da Eurojust” - avente l’obiettivo, tra gli altri, di incrementare l’efficienza delle indagini e dell’azione penale per i reati che ledono gli interessi finanziari dell’Unione europea – ha dovuto misurarsi con le forti resistenze manifestate da parte degli Stati rispetto alla proposta di regolamento del Consiglio del 17 luglio 2013 con la conseguenziale opzione per la cooperazione rafforzata (affidata al Regolamento 2017/1939 del 12 ottobre 2017).
La cooperazione di polizia “associa” – ai sensi dell’art. 87 del TFUE – tutte le autorità competenti degli Stati membri, ivi compresi i servizi di polizia, i servizi delle dogane e altri servizi incaricati dell'applicazione della legge specializzati nel settore della prevenzione o dell'individuazione dei reati e delle relative indagini. Alla realizzazione di tali obiettivi contribuisce, tra gli altri, Europol, che ha “il compito di sostenere e potenziare l'azione delle autorità di polizia e degli altri servizi incaricati dell'applicazione della legge degli Stati membri e la reciproca collaborazione nella prevenzione e lotta contro la criminalità grave che interessa due o più Stati membri, il terrorismo e le forme di criminalità che ledono un interesse comune oggetto di una politica dell'Unione” (art. 88).
Nella presente sezione è monitorata l'attività delle Istituzioni europee (in particolare, emanazione di atti di diritto derivato, adozione di atti preparatori, pronunce della Corte di giustizia dell'Unione europea) sugli aspetti sopra descritti, a partire da gennaio 2013.
Per l'invio di contributi: slsg@unisa.it
Section by Anna Iermano
Judicial cooperation in criminal matters (Articles 82-86 of the Treaty on the Functioning of the European Union) is based on the principle of mutual recognition of judgments and judicial decisions and includes the approximation of the laws and regulations of the Member States. The implementation of these principles can only be effectively achieved in a "spirit of trust" among the Member States of the European Union, allowing judicial authorities (and, more generally, all those involved in criminal proceedings) to treat decisions taken in other Member States as "equivalent" to their own. To facilitate the mutual recognition of judgments and judicial decisions as well as police and judicial cooperation in criminal matters with a transnational dimension, Article 82 TFEU allows for the adoption of common “minimum rules”, amongst others, in the areas of mutual admissibility of evidence between Member States; the rights of individuals in criminal procedure; the rights of victims of crime. The same "minimum rules" can also be established with regard to the definition of offences and sanctions in relation to terrorism, human-trafficking and sexual exploitation of women and children, illicit drug trafficking, illicit arms trafficking, money laundering, corruption, counterfeiting of means of payment, computer crime and organized crime. On the operational level, the planned establishment of a "European Public Prosecutor's Office from Eurojust" - with the aim, among other things, of increasing the efficiency of investigations and prosecutions for offences affecting the financial interests of the European Union - had to contend with the strong resistance shown by the States to the draft Council Regulation of 17 July 2013 and the consequent choice of enhanced cooperation.
Police cooperation "associates" - within the meaning of art. 87 TFEU - all competent authorities in the Member States, including police, customs and other law-enforcement services specializing in the prevention, detection and investigation of criminal offences. Europol's task is “to support and strengthen action by the Member States' police authorities and other law enforcement services and their mutual cooperation in preventing and combating serious crime affecting two or more Member States, terrorism and forms of crime which affect a common interest covered by a Union policy” (Article 88).
This section monitors the activities of the European institutions (in particular, secondary legislation, preparatory acts, judgments of the Court of Justice of the European Union) on the above aspects, starting from January 2013.
To send contributions, write to: slsg@unisa.it
Order of the Court (First Chamber) of 12 Febraury 2019
(RH, case C 8/19 PPU)
Ordinanza della Corte (Prima Sezione) del 12 febbraio 2019
(causa C 8/19 PPU, RH)
Con tale sentenza la Corte di giustizia afferma che l’art. 267 TFUE e l’art. 47, co. 2, della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea devono essere interpretati nel senso che ostano ad una normativa nazionale, come interpretata dalla giurisprudenza, dalla quale consegua che il giudice nazionale è tenuto a pronunciarsi sulla legittimità di una decisione di custodia cautelare senza poter presentare una domanda di pronuncia pregiudiziale alla Corte o attendere la sua risposta. Inoltre, gli artt. 4 e 6 della direttiva (UE) 2016/343 sul rafforzamento di alcuni aspetti della presunzione di innocenza e del diritto di presenziare al processo nei procedimenti penali, in combinato disposto con il considerando 16 della stessa, devono essere interpretati nel senso che i requisiti derivanti dalla presunzione di innocenza non ostano a che, qualora il giudice competente esamini i motivi plausibili che consentono di sospettare che l’indagato o l’imputato abbia commesso il reato contestatogli, detto giudice proceda, al fine di pronunciarsi sulla legittimità di una decisione di custodia cautelare, ad un bilanciamento degli elementi di prova a carico e a discarico presentatigli e motivi la propria decisione non soltanto dando conto degli elementi considerati, ma anche pronunciandosi sulle obiezioni del difensore dell’interessato, purché tale decisione non presenti la persona sottoposta a custodia cautelare come colpevole.
Judgment of the Court (First Chamber) of 12 February 2019
(TC, case C-492/18 PPU)
Sentenza della Corte (Quarta Sezione) del 12 Febbraio 2019
(causa C-492/18 PPU, TC)
La Corte precisa che la decisione quadro 2002/584/GAI relativa al mandato d’arresto europeo e alle procedure di consegna tra Stati membri, deve essere interpretata nel senso che osta ad una disposizione nazionale che prevede un obbligo generale ed incondizionato di rimessa in libertà di una persona ricercata e arrestata in forza di un mandato d’arresto europeo allo scadere di un termine di 90 giorni dal suo arresto, allorché esiste un rischio molto elevato di fuga della medesima, che non può essere ridotto a un livello accettabile mediante l’imposizione di misure adeguate. Inoltre, l’art. 6 della Carta dei diritti fondamentali deve essere interpretato nel senso che osta ad una giurisprudenza nazionale che consente il mantenimento in custodia del ricercato oltre tale termine di 90 giorni – sulla base di un’interpretazione di tale disposizione nazionale secondo la quale il suddetto termine è sospeso quando l’autorità giudiziaria dell’esecuzione decide di sottoporre alla Corte di giustizia una domanda di pronuncia pregiudiziale o di attendere la risposta ad una domanda di pronuncia pregiudiziale presentata da un’altra autorità giudiziaria dell’esecuzione, oppure di rinviare la decisione sulla consegna per il motivo che potrebbe esistere, nello Stato membro emittente, un rischio concreto di condizioni detentive inumane o degradanti – nella misura in cui tale giurisprudenza non garantisce la conformità della succitata disposizione nazionale alla decisione quadro 2002/584 e presenta divergenze che possono dare luogo a durate di mantenimento in custodia diverse.
Si segnala inoltre…
Commission delegated Regulation (EU) 2018/181, of 18 October 2017, amending Annex IIIb to Council Regulation (EC) No 1236/2005 concerning trade in certain goods which could be used for capital punishment, torture or other cruel, inhuman or degrading treatment or punishment, in OJ L 40 of 13.2.2018, pages 1–2
Regolamento delegato (UE) 2018/181 della Commissione, del 18 ottobre 2017, che modifica l’allegato III ter del regolamento (CE) n. 1236/2005 del Consiglio relativo al commercio di determinate merci che potrebbero essere utilizzate per la pena di morte, per la tortura o per altri trattamenti o pene crudeli, inumani o degradanti, C/2017/6902, in GU L 40 del 13.2.2018, pagg. 1–2
Judgment of the Court (First Chamber) of 10 January 2019
(ET, case C-97/18)
Sentenza della Corte (Prima Sezione) del 10 gennaio 2019
(causa C-97/18, ET)
Judgment of the Court (Fourth Chamber) of 17 January 2019
(Petar Dzivev, Galina Angelova, Georgi Dimov, Milko Velkov, case C-310/16)
Sentenza della Corte (Quarta Sezione) del 17 gennaio 2019
(causa C-310/16, Petar Dzivev, Galina Angelova, Georgi Dimov, Milko Velkov)
La Corte precisa che l’art. 325, par. 1, TFUE, nonché l’art. 1, par. 1, lett. b), e l’art. 2, par. 1, della Convenzione elaborata in base all’art. K.3 TUE, relativa alla tutela degli interessi finanziari delle Comunità europee, firmata a Lussemburgo il 26 luglio 1995, letti alla luce della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, devono essere interpretati nel senso che non ostano, con riferimento al principio di effettività delle azioni penali relative a reati in materia di IVA, all’applicazione, da parte del giudice nazionale, di una norma nazionale a tenore della quale devono essere esclusi da un procedimento penale elementi di prova, quali le intercettazioni telefoniche, che richiedono una preventiva autorizzazione giudiziaria, qualora l’autorizzazione di cui trattasi sia stata rilasciata da un’autorità giudiziaria incompetente, persino quando solo tali elementi di prova siano atti a dimostrare la commissione dei reati di cui trattasi
Regulation (EU) 2019/125 of European Parliament and of the Council, of 16 January 2019, concerning trade in certain goods which could be used for capital punishment, torture or others cruel, inhuman or degrading treatment or punishment
Regolamento (UE) 2019/125 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 gennaio 2019, relativo al commercio di determinate merci che potrebbero essere utilizzate per la pena di morte, per la tortura o per altri trattamenti o pene crudeli, inumani o degradanti
PE/59/2018/REV/1, in GU L 30 del 31.1.2019, pagg. 1–57
Il presente regolamento stabilisce le norme dell’Unione che disciplinano gli scambi con i paesi terzi di merci che potrebbero essere utilizzate per la pena di morte, per la tortura o per altri trattamenti o pene crudeli, inumani o degradanti e le norme che disciplinano la fornitura di servizi di intermediazione, di assistenza tecnica, di formazione e di pubblicità riguardanti tali merci.
Judgment of the Court (First Chamber) of 6 December 2018
(IK, case C-551/19 PPU)
Sentenza della Corte (Prima Sezione) del 6 dicembre 2018
(causa C-551/19, IK)
La Corte di giustizia chiarisce che l’art. 8, par. 1, lett. f), della decisione quadro 2002/584/GAI relativa al mandato d’arresto europeo e alle procedure di consegna tra Stati membri, come modificata dalla decisione quadro 2009/299/GAI deve essere interpretato nel senso che l’omessa indicazione, nel mandato d’arresto europeo sulla base del quale ha avuto luogo la consegna dell’interessato, della pena accessoria di messa a disposizione alla quale è stato condannato per lo stesso reato e con la stessa decisione giudiziaria emessa relativamente alla pena principale privativa della libertà, non osta a che l’esecuzione di tale pena accessoria, alla scadenza della pena principale e dopo una decisione formale adottata in tal senso dal giudice nazionale competente in materia di esecuzione delle pene, dia luogo ad una privazione della libertà.
nota di Fabiola Pacia
Regulation (EU) 2018/1805 of the European Parliament and of the Council of 14 november 2018 on the mutual recognition of freezing orders and confiscation orders, in OJ L 303 of 28.11.2018, pages 1-38.
Regolamento (UE) 2018/1805 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 novembre 2018, relativo al riconoscimento reciproco dei provvedimenti di congelamento e di confisca PE/38/2018/REV/1, in GU L 303 del 28.11.2018, pagg. 1–38
Il presente regolamento stabilisce le norme secondo le quali uno Stato membro riconosce ed esegue nel suo territorio provvedimenti di congelamento e provvedimenti di confisca emessi da un altro Stato membro nel quadro di un procedimento in materia penale.
Regulation (EU) 2018/1862 of the European Parliament and of the Council of 28 November 2018 on the establishment, operation and use of the Schengen Information System (SIS) in the field of police cooperation and judicial cooperation in criminal matters, amending and repealing Council Decision 2007/533/JHA, and repealing Regulation (EC) No 1986/2006 of the European Parliament and of the Council and Commission Decision 2010/261/EU
Regolamento (UE) 2018/1862 del Parlamento europeo e del Consiglio del 28 novembre 2018 sull’istituzione, l’esercizio e l’uso del sistema d’informazione Schengen (SIS) nel settore della cooperazione di polizia e della cooperazione giudiziaria in materia penale, che modifica e abroga la decisione 2007/533/GAI del Consiglio e che abroga il regolamento (CE) n. 1986/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio e la decisione 2010/261/UE della Commissione
Il presente regolamento stabilisce le condizioni e le procedure applicabili all’inserimento e al trattamento nel Sistema d’informazione Schengen delle segnalazioni di persone e oggetti e allo scambio di informazioni supplementari e dati complementari per la cooperazione di polizia e la cooperazione giudiziaria in materia penale. Inoltre, prevede disposizioni sulle competenze degli Stati membri e dell’agenzia dell’Unione europea per la gestione operativa dei sistemi IT su larga scala nello spazio di libertà, sicurezza e giustizia («eu-LISA»), sulle regole sul trattamento dei dati, sui diritti delle persone interessate e sulla responsabilità.
Report from the Commission to the European Parliament and the Council Second report on the progress made in the fight against trafficking in human beings (2018) as required under Article 20 of Directive 2011/36/EU on preventing and combating trafficking in human beings and protecting its victims, of 3 December 2018, COM(2018) 777 final
Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio Seconda relazione sui progressi compiuti nella lotta alla tratta di esseri umani (2018) a norma dell’articolo 20 della direttiva 2011/36/UE concernente la prevenzione e la repressione della tratta di esseri umani e la protezione delle vittime, del 3 dicembre 2018, COM(2018) 777 final
Report from the Commission to the European Parliament and the Council on the implementation of Directive 2012/13/EU of the European Parliament and of the Council of 22 May 2012 on the right to information in criminal proceedings, COM(2018) 858 final, of 18 December 2018
Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio sull’attuazione della direttiva 2012/13/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 maggio 2012, sul diritto all'informazione nei procedimenti penali, COM/2018/858 final, del 19 dicembre 2018
Report from the commission to the European Parliament and the Council Second report on the progress made in the fight against trafficking in human beings (2018) as required under Article 20 of Directive 2011/36/EU on preventing and combating trafficking in human beings and protecting its victims
Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio Seconda relazione sui progressi compiuti nella lotta alla tratta di esseri umani (2018) a norma dell’articolo 20 della direttiva 2011/36/UE concernente la prevenzione e la repressione della tratta di esseri umani e la protezione delle vittime
Regulation (EU) 2018/1727 of the European Parliament and of the Council of 14 November 2018 on the European Union Agency for Criminal Justice Cooperation (Eurojust), and replacing and repealing Council Decision 2002/187/JHA
Regolamento (UE) 2018/1727 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 novembre 2018, che istituisce l’Agenzia dell’Unione europea per la cooperazione giudiziaria penale (Eurojust) e che sostituisce e abroga la decisione 2002/187/GAI del Consiglio, PE/37/2018/REV/1, in GU L 295 del 21.11.2018, pagg. 138–183
Il presente regolamento mira a modificare ed ampliare le disposizioni della decisione 2002/187/GAI, pertanto Eurojust, istituito con tale atto, sostituisce e succede all’unità Eurojust istituita con la citata decisione e ciò in conformità all’art. 85 TFUE, il quale prevede che Eurojust sia disciplinato mediante regolamento da adottarsi secondo la procedura legislativa ordinaria.
nota di Alessio Gaudieri
Directive (EU) 2018/1673 of the European Parliament and of the Council of 23 October 2018 on combating money laundering by criminal law, in OJ L 284/22 of 12 November 2018
Direttiva (UE) 2018/1673 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2018, sulla lotta al riciclaggio mediante il diritto penale, PE/30/2018/REV/1, in GU L 284 del 12.11.2018, pagg. 22–30
La presente direttiva stabilisce norme minime relative alla definizione dei reati e alle sanzioni in materia di riciclaggio, per contrastarlo mediante il diritto penale, consentendo una cooperazione transfrontaliera fra le autorità competenti più efficiente e più rapida. Essa non si applica al riciclaggio riguardante beni provenienti da reati lesivi degli interessi finanziari dell’Unione, che è disciplinato dalle norme specifiche di cui alla direttiva (UE) 2017/1371.
Resolution on the urgency of new measures to fight international terrorism, in OJ C 415 of 15.11.2018, pages 18-21
Risoluzione sull’urgenza di nuove misure per la lotta al terrorismo internazionale, in GU C 415 del 15.11.2018, pagg. 18–21
Eurojust – Publication of the final accounts for the financial year 2017, in GU C 413 of 14.11.2018, pages 3–3
Eurojust — Relazione sui conti annuali relativi all’esercizio 2017, in GU C 413 del 14.11.2018, pagg. 3–3
Proposal for a directive of the European Parliament and of the Council on combating money laundering by criminal law, PE 30 2018 REV, of 23 October 2018
Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sulla lotta al riciclaggio mediante il diritto penale, PE 30 2018 REV 1, del 23 ottobre 2018
La presente proposta di direttiva, che stabilisce norme minime relative alla definizione dei reati e alle sanzioni in materia di riciclaggio, mira a contrastare il fenomeno del riciclaggio mediante il diritto penale, consentendo una cooperazione transfrontaliera fra le autorità competenti più efficiente e più rapida; essa non si applica al riciclaggio riguardante beni derivanti da reati che ledono gli interessi finanziari dell'Unione, che è soggetto alle norme specifiche stabilite dalla direttiva (UE) 2017/1371.
Proposal for regulation of the European Parliament and of the Council on the mutual recognition of freezing orders and confiscation orders, 17 October 2018
Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo al riconoscimento reciproco dei provvedimenti di congelamento e di confisca, PE 38 2018 INIT, 17 ottobre 2018
La presente proposta di regolamento stabilisce le norme secondo le quali uno Stato membro riconosce ed esegue nel suo territorio provvedimenti di congelamento e provvedimenti di confisca emessi da un altro Stato membro nel quadro di un procedimento in materia penale.
Published the European Parliament recommendation of 13 December 2017 to the Council and the Commission following the inquiry into money laundering, tax avoidance and tax evasion (2016/3044(RSP)), in GU C 369 of 11.10.2018
Pubblicata la Raccomandazione del Parlamento europeo del 13 dicembre 2017 al Consiglio e alla Commissione a seguito dell’inchiesta in relazione al riciclaggio di denaro, all’elusione fiscale e all’evasione fiscale (2016/3044(RSP)), in GU C 369 dell’11.10.2018, pagg. 132–155
Published the European Parliament resolution of 14 December 2017 on the implementation of Directive 2011/93/EU of the European Parliament and of the Council of 13 December 2011 on combating the sexual abuse and sexual exploitation of children and child pornography (2015/2129(INI)), in GU C 369 of 11.10.2018, pages 96-104
Pubblicata la Risoluzione del Parlamento europeo del 14 dicembre 2017 sull’attuazione della direttiva 2011/93/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 dicembre 2011, relativa alla lotta contro l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori e la pornografia minorile (2015/2129(INI)), in GU C 369 dell’11.10.2018, pagg. 96–104
Judgment of the Court (First Chamber) of 19 September 2018
(RO, case C-327/18 PPU)
Sentenza della Corte (Prima Sezione) del 19 settembre 2018
(causa C-327/19 PPU, RO)
La Corte di giustizia chiarisce che l’art. 50 TUE deve essere interpretato nel senso che la mera notifica da parte di uno Stato membro della propria intenzione di recedere dall’Unione europea ai sensi di tale articolo non comporta che, in caso di emissione da parte di tale Stato membro di un mandato d’arresto europeo nei confronti di una persona, lo Stato membro di esecuzione debba rifiutare di eseguire il MAE o rinviarne l’esecuzione in attesa che venga chiarito il regime giuridico che sarà applicabile nello Stato membro emittente dopo il suo recesso dall’Unione europea. In mancanza di ragioni serie e comprovate di ritenere che la persona oggetto di tale mandato d’arresto europeo rischi di essere privata dei diritti riconosciuti dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e dalla decisione quadro 2002/584/GAI relativa al mandato d’arresto europeo e alle procedure di consegna tra Stati membri, come modificata dalla decisione quadro 2009/299/GAI, a seguito del recesso dall’Unione europea da parte dello Stato membro emittente, lo Stato membro di esecuzione non può rifiutare l’esecuzione del medesimo mandato d’arresto europeo fintanto che lo Stato membro emittente faccia parte dell’Unione europea.
(Emil Milev, case C-310/18 PPU)
(causa C-310/18 PPU, Emil Milev
In sede di rinvio pregiudiziale i giudici di Lussemburgo precisano che l’art. 3 e l’art. 4, par. 1, della direttiva (UE) 2016/343 del sul rafforzamento di alcuni aspetti della presunzione di innocenza e del diritto di presenziare al processo nei procedimenti penali, devono essere interpretati nel senso che essi non ostano all’adozione di decisioni preliminari di natura procedurale, come una decisione di mantenere una misura di custodia cautelare adottata da un’autorità giudiziaria, fondate sul sospetto o su indizi di reità, purché tali decisioni non presentino la persona detenuta come colpevole. Invece, tale direttiva non disciplina le condizioni in cui possono essere adottate le decisioni di custodia cautelare.
The fight against cybercrime European Parliament resolution of 3 October 2017 on the fight against cybercrime (2017/2068(INI)), in OJ C 346 of 27.9.2018, pages 29-34
Risoluzione del Parlamento europeo del 3 ottobre 2017 sulla lotta alla criminalità informatica (2017/2068(INI)), in GU C 346 del 27.9.2018, pagg. 29–43
European Parliament resolution of 26 October 2017 on combating sexual harassment and abuse in the EU (2017/2897(RSP)), in OJ C 346 of 27.9.2018
Risoluzione del Parlamento europeo del 26 ottobre 2017 sulla lotta alle molestie e agli abusi sessuali nell’UE (2017/2897(RSP)), in GU C 346 del 27.9.2018, pagg. 192–199
European Parliament decision of 6 July 2017 on setting up a special committee on terrorism, its responsibilities, numerical strength and term of office (2017/2758(RSO)), in OJ C 334, 19.9.2018, p. 189-192
Decisione del Parlamento europeo del 6 luglio 2017 sulla costituzione, le attribuzioni, la composizione numerica e la durata del mandato della commissione speciale sul terrorismo (2017/2758(RSO)), in GU C 334 del 19.9.2018, pagg. 189-192.
Non vi sono aggiornamenti normativi e giurisprudenziali
Judgment of the Court (Second Chamber) of 5 July 2018
(Dániel Bertold Lada, case C-390/16)
Sentenza della Corte (Seconda Sezione) del 5 luglio 2018
(causa C-390/16, Dániel Bertold Lada)
La Corte di Lussemburgo dichiara che la decisione quadro 2008/675/GAI relativa alla considerazione delle decisioni di condanna tra Stati membri dell’Unione europea in occasione di un nuovo procedimento penale, letta alla luce dell’art. 82 TFUE, deve essere interpretata nel senso che osta a che la considerazione in uno Stato membro, in occasione di un nuovo procedimento penale nei confronti di una persona, di una decisione di condanna penale definitiva precedentemente emessa dal giudice di un altro Stato membro nei confronti della stessa persona per fatti diversi, sia sottoposta ad un procedimento speciale di previo riconoscimento da parte dei giudici di tale primo Stato membro.
Judgment of the Court (First Chamber) of 25 July 2018
(ML, case C-220/18 PPU)
Sentenza della Corte (Prima Sezione) del 25 luglio 2018
(causa C-220/18 PPU, ML)
L’art. 1, par. 3, l’art. 5 e l’art. 6, par. 1, della decisione quadro 2002/584/GAI relativa al mandato d’arresto europeo e alle procedure di consegna tra Stati membri, devono essere interpretati nel senso che l’autorità giudiziaria dell’esecuzione, qualora disponga di elementi comprovanti l’esistenza di carenze sistemiche o generalizzate delle condizioni di detenzione all’interno degli istituti penitenziari dello Stato membro emittente, dei quali compete al giudice del rinvio verificare l’esattezza tenendo conto di tutti i dati aggiornati disponibili: non può escludere l’esistenza di un rischio reale che la persona interessata da un MAE sia oggetto di un trattamento inumano o degradante, ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali, per il solo motivo che tale persona disponga, nello Stato membro emittente, di un mezzo di ricorso che le permette di contestare le sue condizioni di detenzione; è tenuta unicamente ad esaminare le condizioni di detenzione negli istituti penitenziari nei quali è probabile che la suddetta persona sarà detenuta, anche in via temporanea o transitoria; deve verificare, a tal fine, solo le condizioni di detenzione concrete e precise della persona interessata che siano rilevanti al fine di stabilire se essa correrà un rischio reale di trattamento inumano o degradante; può prendere in considerazione talune informazioni fornite da autorità dello Stato membro emittente diverse dall’autorità giudiziaria emittente, quali, in particolare, la garanzia che la persona interessata non sarà sottoposta a un trattamento inumano o degradante.
(LM, case C-216/18 PPU)
Sentenza della Corte (Grande Sezione) del 25 luglio 2018
(causa C-216/18 PPU, ML)
La Corte UE precisa che l’art. 1, par. 3, della decisione quadro 2002/584/GAI deve essere interpretato nel senso che, qualora l’autorità giudiziaria dell’esecuzione, chiamata a decidere sulla consegna di una persona oggetto di un mandato d’arresto europeo disponga di elementi idonei a dimostrare l’esistenza di un rischio reale di violazione del diritto fondamentale ad un equo processo (art. 47, co. 2, della Carta dei diritti fondamentali), a causa di carenze sistemiche o generalizzate riguardanti l’indipendenza del potere giudiziario dello Stato membro emittente, detta autorità deve verificare in modo concreto e preciso se, alla luce della situazione personale di tale persona, nonché della natura del reato per cui è perseguita e delle circostanze di fatto poste alla base del MAE, e tenuto conto delle informazioni fornite dallo Stato membro emittente, ai sensi dell’art. 15, par. 2, della decisione quadro 2002/584, vi siano motivi seri e comprovati di ritenere che, in caso di consegna a quest’ultimo Stato, detta persona corra un siffatto rischio.
Judgment of the Court (Fifth Chamber) of 25 July 2018
(AY, case C-268/17)
Sentenza della Corte (Quinta Sezione) del 25 luglio 2018
(causa C-268/17, AY)
L’art. 1, par. 2, della decisione quadro 2002/584/GAI deve essere interpretato nel senso che l’autorità giudiziaria dello Stato membro dell’esecuzione è tenuta ad adottare una decisione rispetto ad ogni mandato d’arresto europeo trasmessole, anche nel caso in cui, in tale Stato membro, sia stato già statuito su un precedente MAE riguardante la stessa persona e vertente sui medesimi fatti e in cui, tuttavia, il secondo mandato d’arresto europeo sia stato emesso soltanto in ragione del rinvio a giudizio, nello Stato membro emittente, della persona ricercata. Inoltre, l’art. 3, punto 2, e l’art. 4, punto 3, della decisione quadro 2002/584, devono essere interpretati nel senso che una decisione del pubblico ministero, che ha posto fine a indagini preliminari avviate contro ignoti, nel corso delle quali la persona oggetto di un mandato d’arresto europeo è stata sentita soltanto in veste di testimone, senza che sia stata esercitata l’azione penale contro tale persona e senza che detta decisione sia stata adottata nei suoi confronti, non può essere invocata per rifiutare l’esecuzione di tale MAE in base all’una o all’altra di tali disposizioni.
Judgment of the Court (Grand Chamber) of 5 June 2018
(Criminal proceedings against Nikolay Kolev, Milko Hristov, Stefan Kostadinov, case C-612/15)
Sentenza della Corte (Grande Sezione) del 5 giugno 2018
(causa C-612/15, Procedimento penale a carico di Nikolay Kolev, Milko Hristov, Stefan Kostadinov)
L’art. 325, par. 1, TFUE deve essere interpretato nel senso che osta ad una normativa nazionale che istituisce una procedura di archiviazione del procedimento penale, la quale si applica in procedimenti avviati in casi di frode grave o di altre attività illegali gravi che ledono gli interessi finanziari dell’Unione europea in materia doganale. Spetta al giudice nazionale dare piena efficacia all’art. 325, par. 1, TFUE, disapplicando, se necessario, tale normativa, garantendo al contempo il rispetto dei diritti fondamentali degli imputati. Inoltre, l’art. 6, par. 3, della direttiva 2012/13/UE sul diritto all’informazione nei procedimenti penali, deve essere interpretato nel senso che non osta a che informazioni dettagliate sull’accusa siano comunicate alla difesa dopo il deposito presso il giudice della richiesta di rinvio a giudizio contenente l’imputazione, ma prima che quest’ultimo inizi ad esaminare l’accusa nel merito e la discussione abbia inizio dinanzi ad esso, o addirittura dopo l’avvio di tale discussione, ma prima della fase di deliberazione qualora le informazioni così comunicate siano oggetto di modifiche successive, purché il giudice adotti tutte le misure necessarie al fine di garantire il rispetto dei diritti della difesa e l’equità del procedimento. Infine, l’art. 7, par. 3, di tale direttiva deve essere interpretato nel senso che spetta al giudice nazionale garantire che alla difesa sia concessa la possibilità effettiva di accedere alla documentazione del fascicolo; mentre l’art. 3, par. 1, della direttiva 2013/48/UE deve essere interpretato nel senso che non osta ad una normativa nazionale che impone al giudice nazionale di escludere l’avvocato incaricato da due imputati, contro la volontà di questi ultimi, per il motivo che gli interessi di tali imputati sono contrastanti, né osta a che tale giudice consenta a detti imputati di conferire mandato ad un nuovo avvocato o, se del caso, designi esso stesso due avvocati d’ufficio, in sostituzione del primo avvocato.
Proposal for a directive of the european Parliament and of the Council amending Directive (EU) 2015/849 on the prevention of the use of the financial system for the purposes of money laundering or terrorist financing, and amending Directives 2009/138/EC and 2013/36/EU, PE 72 2017 INIT
Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva (UE) 2015/849 relativa alla prevenzione dell’uso del sistema finanziario a fini di riciclaggio o finanziamento del terrorismo e che modifica le direttive 2009/138/CE e 2013/36/UE, PE 72 2017 INIT
La presente proposta di direttiva prevede modifiche alla direttiva 2015/849, che costituisce il principale strumento giuridico per la prevenzione dell’uso del sistema finanziario dell’Unione a fini di riciclaggio di denaro e finanziamento del terrorismo. Essa nasce dall’esigenza di adottare ulteriori misure volte a garantire la maggiore trasparenza delle operazioni finanziarie, delle società e degli altri soggetti giuridici, nonché dei trust e degli “istituti giuridici affini”, allo scopo di migliorare l’attuale quadro di prevenzione e di contrastare più efficacemente il finanziamento del terrorismo.
European Parliament resolution of 19 April 2018 on the implementation of Directive 2011/99/EU on the European Protection Order, (2016/2329(INI))
Risoluzione del Parlamento europeo del 19 aprile 2018 sull’attuazione della direttiva 2011/99/UE sull’ordine di protezione europeo, (2016/2329(INI))
Con tale risoluzione il Parlamento invita gli Stati membri a condannare fermamente tutte le forme di violenza basata sul genere e ad impegnarsi a eliminarle, introducendo la prospettiva di genere in tutte le politiche. A tal riguardo ritiene che l’ordine di protezione europeo possa essere uno strumento efficace per proteggere le vittime; tuttavia rileva, con preoccupazione che, dal momento del recepimento della direttiva, solo sette OPE sono stati individuati negli Stati membri, sebbene negli ultimi anni ne siano stati richiesti migliaia. Pertanto, chiede alla Commissione e ai Paesi UE di effettuare un esame approfondito delle modalità possibili per migliorare la legislazione relativa all’OPE e la sua attuazione efficace in tutti gli Stati membri.
Judgment of the Court (Grand Chamber), 23 January 2018
(Openbaar Ministerie v. Dawid Piotrowski, case C-367/16, ECLI:EU:C:2018:27)
Corte di giustizia (Grande Sezione), sentenza del del 23 gennaio 2018
(Openbaar Ministerie v. Dawid Piotrowski, causa C-367/16, ECLI:EU:C:2018:27)
La Grande Sezione della Corte di giustizia interpreta l’art. 3, punto 3, della decisione quadro sul mandato di arresto europeo ritenendo che l’autorità giudiziaria dello Stato membro di esecuzione debba rifiutare la consegna non di tutti i minori, ma soltanto dei soggetti che, in ragione della loro età, non possano essere oggetto di alcun procedimento penale o condanna penale nello Stato membro di esecuzione. Inoltre, ai fini della decisione sulla consegna, l’autorità giudiziaria dello Stato membro di esecuzione è tenuta solo a verificare che il soggetto in questione abbia raggiunto l’età minima per essere considerato penalmente responsabile, nello Stato membro di esecuzione, dei fatti all’origine del mae, senza dover effettuare alcuna valutazione personalizzata.
Judgment of the Court (Fifth Chamber), 22 December 2017
(Openbaar Ministerie v. Samet Ardic, case C-571/17 PPU, ECLI:EU:C:2017:1026)
Corte di giustizia (Quinta Sezione), sentenza del 22 dicembre 2017
(Openbaar Ministerie v. Samet Ardic, causa C-571/17 PPU, ECLI:EU:C:2017:1026)
La Corte di giustizia interpreta la nozione di “processo terminato con la decisione” di cui all’art. 4 bis, par. 1, della decisione quadro 2002/584/GAI del Consiglio relativa al mandato di arresto europeo e alle procedure di consegna tra gli Stati membri, come modificata dalla decisione quadro 2009/299/GAI del Consiglio.
Communication from the Commission to the European Parliament and the Council, Reporting on the follow-up to the EU Strategy towards the Eradication of trafficking in human beings and identifying further concrete actions, COM/2017/0728 final, 4 December 2017
Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio, Relazione sul seguito dato alla strategia dell'UE per l’eradicazione della tratta degli esseri umani e individuazione di ulteriori azioni concrete, COM/2017/0728 final, 4 dicembre 2017
La Commissione propone al Parlamento europeo ed al Consiglio una serie di priorità mirate per potenziare l’azione e le attività dell'Unione europea finalizzate a prevenire la tratta di esseri umani. Esse sono: lo smantellamento del modello operativo da cui dipende la tratta di esseri umani; il miglioramento dell'accesso delle vittime di tratta ai loro diritti; il rafforzamento della risposta sia all’interno che all’esterno dell’Unione europea.
Council Regulation (EU) 2017/1939 of 12 October 2017 implementing enhanced cooperation on the establishment of the European Public Prosecutor’s Office (‘the EPPO’), OJ L 283, 31 October 2017, pp. 1–71
Regolamento (UE) 2017/1939 del Consiglio, del 12 ottobre 2017, relativo all’attuazione di una cooperazione rafforzata sull’istituzione della Procura europea («EPPO»), in GUUE L 283 del 31 ottobre 2017, pp. 1-71
Il regolamento istituisce – ex art. 86 del TFUE – la Procura europea, competente ad individuare, perseguire e portare in giudizio gli autori dei reati che ledono gli interessi finanziari dell’Unione e i loro complici. Tale organo svolge indagini, esercita l’azione penale ed esplica le funzioni di pubblico ministero dinanzi agli organi giurisdizionali competenti degli Stati membri fino alla pronuncia del provvedimento definitivo.
nota di Giuseppina Ceci
Judgment of the Court (Fifth Chamber), 12 October 2017
(Criminal proceedings against Franck Sleutjes, case C-278/16, ECLI:EU:C:2017:757)
Corte di giustizia (Quinta Sezione), sentenza del 12 ottobre 2017
(Procedimento penale a carico di Franck Sleutjes, causa C-278/16, ECLI:EU:C:2017:757)
La Corte di giustizia si pronuncia sull’interpretazione dell’art. 3 della direttiva 2010/64/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 ottobre 2010, sul diritto all’interpretazione e alla traduzione nei procedimenti penali. Tra i “documenti fondamentali” dei quali, ai sensi della richiamata disposizione, deve essere garantita una traduzione scritta agli indagati o agli imputati che non comprendono la lingua del procedimento, rientra anche il decreto previsto dal diritto nazionale al fine di sanzionare reati minori ed emesso da un giudice al termine di un procedimento unilaterale semplificato.
Commission Notice — Handbook on how to issue and execute a European arrest warrant, OJ C 335, 6 October 2017, pp. 1-83
Comunicazione della Commissione — Manuale sull'emissione e l'esecuzione del mandato d’arresto europeo, GUUE C 335 del 6 ottobre 2017, pp. 1-83
La Commissione europea ha aggiornato e rivisto il manuale sull’emissione di un mandato di arresto europeo, pubblicato dal Consiglio nel 2008. La nuova versione del manuale, che tiene conto dell’esperienza acquisita nel corso degli ultimi 13 anni in merito all’applicazione del m.a.e., persegue l’obiettivo di essere più completa e fruibile per gli utenti.
Corte di giustizia (Quinta Sezione), sentenza del 10 agosto 2017, causa C-271/17 PPU, Sławomir Andrzej Zdziaszek, ECLI:EU:C:2017:629
La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione dell’art. 4 bis, par. 1, della decisione quadro 2002/584/GAI del Consiglio relativa al mandato d’arresto europeo e alle procedure di consegna tra Stati membri come modificata dalla decisione quadro 2009/299/GAI. Secondo la Corte di giustizia, adita con procedimento pregiudiziale d’urgenza, la nozione di “processo terminato con la decisione” – di cui al richiamato articolo – “dev’essere interpretata nel senso che essa riguarda non solo il giudizio che ha dato luogo alla decisione in appello (…) ma anche un procedimento successivo (…) in esito al quale è intervenuta la decisione che ha modificato definitivamente l’entità della pena inizialmente inflitta, nei limiti in cui l’autorità che ha adottato quest’ultima decisione abbia beneficiato a tale riguardo di un certo potere discrezionale”. Inoltre, “(…) nel caso in cui l’interessato non sia comparso personalmente al procedimento rilevante o, eventualmente, ai procedimenti rilevanti ai fini dell’applicazione dell’articolo 4 bis, paragrafo 1, (…), e in cui né le informazioni contenute nel modulo recante il modello di mandato d’arresto europeo (…) né quelle ottenute in applicazione dell’articolo 15, paragrafo 2, della stessa decisione quadro, (…) forniscano elementi sufficienti per dimostrare l’esistenza di una delle situazioni contemplate all’articolo 4 bis (…) l’autorità giudiziaria dell’esecuzione dispone della facoltà di rifiutarsi di eseguire il mandato d’arresto europeo”.
Corte di giustizia (Quinta Sezione), sentenza del 10 agosto 2017, causa C-270/17 PPU, Tadas Tupikas, ECLI:EU:C:2017:628
La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione dell’art. 4 bis, par. 1, della decisione quadro 2002/584/GAI del Consiglio relativa al mandato d’arresto europeo e alle procedure di consegna tra Stati membri, come modificata dalla decisione quadro 2009/299/GAI. Con la sentenza de qua la Corte di giustizia chiarisce ulteriormente la nozione di “processo terminato con la decisione” ai sensi del citato articolo: “[q]ualora lo Stato membro di emissione abbia previsto una procedura penale che comporti diversi gradi di giudizio e che possa quindi dare luogo a decisioni giudiziarie in successione tra loro, almeno una delle quali sia stata resa in contumacia, la nozione di «processo terminato con la decisione» (…) deve essere interpretata nel senso che essa riguarda il solo grado di giudizio all’esito del quale è stata emessa la decisione che ha statuito definitivamente sulla colpevolezza dell’interessato nonché sulla sua condanna ad una pena, quale una misura privativa della libertà, in seguito ad un nuovo esame del merito della causa tanto in fatto quanto in diritto”.
Judgment of the Court (Fifth Chamber), 21 September 2017
(Trayan Beshkov v. Sofiyska rayonna prokuratura, case C-17/16 ECLI:EU:C:2017:710)
Corte di giustizia (Quinta Sezione), sentenza del 21 settembre 2017
(Trayan Beshkov c. Sofiyska rayonna prokuratura, causa C-171/16, ECLI:EU:C:2017:710)
La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione della decisione quadro 2008/675/GAI del Consiglio, del 24 luglio 2008, relativa alla considerazione delle decisioni di condanna fra Stati membri dell’Unione europea in occasione di un nuovo procedimento penale. La Corte di giustizia chiarisce, tra l’altro, che tale decisione quadro è “applicabile a un procedimento nazionale volto a imporre, ai fini dell’esecuzione, una pena detentiva cumulativa che tiene conto della pena inflitta a una persona dal giudice nazionale e altresì di quella imposta nell’ambito di una condanna anteriore pronunciata da un giudice di un altro Stato membro nei confronti della medesima persona per fatti diversi”.
Report from the Commission to the European Parliament and the Council assessing the extent to which the Member States have taken the necessary measures in order to comply with Directive 2013/40/EU on attacks against information systems and replacing Council Framework Decision 2005/222/JHA, COM(2017) 474 final, Bruxelles, 13.9.2017
Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio che valuta in che misura gli Stati membri hanno adottato le misure necessarie per conformarsi alla direttiva 2013/40/UE relativa agli attacchi contro i sistemi di informazione e che sostituisce la decisione quadro 2005/222/GAI del Consiglio, COM(2017) 474 final, Bruxelles, 13.9.2017
La Commissione fa il punto sullo stato di attuazione della direttiva 2013/40/UE relativa agli attacchi contro i sistemi di informazione e che sostituisce la decisione quadro 2005/222/GAI del Consiglio. Pur riconoscendo i notevoli sforzi compiuti dagli Stati membri per adeguarsi alla citata direttiva, la Commissione europea evidenzia alcune criticità relative, ad esempio, alla previsione di norme comuni in materia di sanzioni per gli attacchi informatici.
Corte di giustizia (Quinta Sezione), sentenza del 29 giugno 2017, causa C‑579/15, Openbaar Ministerie c. Daniel Adam Popławski, ECLI:EU:C:2017:503
La sentenza concerne l’interpretazione dell’articolo 4, punto 6, della decisione quadro 2002/584/GAI del Consiglio, del 13 giugno 2002, relativa al mandato d’arresto europeo e alle procedure di consegna tra Stati membri. Le questioni pregiudiziali vertono sulla conformità, rispetto alla decisione quadro 2002/584, di una normativa nazionale non più in vigore a seguito della sua abrogazione e della sua sostituzione con misure nazionali volte all’attuazione della decisione quadro 2008/909.
Direttiva (UE) 2017/1371 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 luglio 2017, relativa alla lotta contro la frode che lede gli interessi finanziari dell'Unione mediante il diritto penale, in GUUE L 198 del 28 luglio 2017, pp. 29-41
La direttiva stabilisce – ex art. 83 del TFUE – norme minime riguardo alla definizione di reati e di sanzioni in materia di lotta contro la frode e le altre attività illegali che ledono gli interessi finanziari dell’Unione, al fine di rafforzare la protezione contro i reati che ledono tali interessi. Come si legge al considerando n. 1, la tutela degli interessi finanziari dell’Unione riguarda non solo la gestione degli stanziamenti di bilancio, ma qualsiasi misura che incida (o che minacci di incidere) negativamente sul suo patrimonio e su quello degli Stati membri, nella misura in cui è di interesse per le politiche dell’Unione. Gli Stati membri dovranno recepire la direttiva entro il 6 luglio 2019.
Decisione (UE) 2017/865 del Consiglio, dell'11 maggio 2017, relativa alla firma, a nome dell'Unione europea, della convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica per quanto riguarda la cooperazione giudiziaria in materia penale, in GUUE L 131 del 20.05.2017, pp. 11-12
Con la decisione de qua viene autorizzata, a nome dell'Unione europea, la firma della convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica per quanto riguarda la cooperazione giudiziaria in materia penale.
Non vi sono aggiornamenti normativi e giurisprudenziali.
Direttiva (UE) 2017/541 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 marzo 2017, sulla lotta contro il terrorismo e che sostituisce la decisione quadro 2002/475/GAIdel Consiglio e che modifica la decisione 2005/671/GAI del Consiglio, in GU L 88 del 31 marzo 2017, pp. 6-21
La direttiva (UE) 2017/541 – che si basa sull’art. 83, par. 1, del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea – stabilisce norme minime relative alla definizione dei reati e delle sanzioni nell’ambito dei reati di terrorismo, dei reati riconducibili a un gruppo terroristico e dei reati connessi ad attività terroristiche nonché le misure di protezione, sostegno e assistenza per le vittime del terrorismo. Come si legge al sesto considerando, è opportuno che la definizione dei reati sopra menzionati “sia oggetto di un’ulteriore armonizzazione in tutti gli Stati membri per contemplare in modo più completo le condotte connesse, in particolare, ai combattenti terroristi stranieri e al finanziamento del terrorismo”.
nota di Monica Petrone
Corte di giustizia (Quinta Sezione), sentenza del 22 marzo 2017, cause riunite C-124/16, C-188/16 e C-213/16, Procedimento penale a carico di Ianos Tranca e a., ECLI:EU:C:2017:228
La Corte di giustizia è chiamata ad interpretare in via pregiudiziale gli articoli 2, 3, par. 1, lett. c), e 6, parr. 1 e 3, della direttiva 2012/13/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 maggio 2012, sul diritto all’informazione nei procedimenti penali. Tali disposizioni, secondo i giudici di Lussemburgo, non ostano ad una normativa statale che “nell’ambito di un procedimento penale, prevede che l’imputato che non risiede in tale Stato membro né dispone di un domicilio abituale in quest’ultimo o nel suo Stato membro di origine è tenuto a nominare un domiciliatario al fine di ricevere la notifica di un decreto penale di condanna emesso nei suoi confronti e che il termine per presentare opposizione avverso tale decreto, prima che quest’ultimo acquisisca carattere esecutivo, decorre dalla notifica di detto decreto a tale domiciliatario”. Tra l’altro, il giudice del rinvio è tenuto a vigilare affinché il procedimento nazionale di rimessione in termini, nonché le condizioni cui è subordinato il ricorso a tale procedimento, consentano l’esercizio effettivo dei diritti sanciti dall’art. 6 della direttiva.
Corte di giustizia (Terza Sezione), sentenza del 25 gennaio 2017, causa C-640/15, Minister for Justice and Equality c. Tomas Vilkas, ECLI:EU:C:2017:39
La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione dell’articolo 23 della decisione quadro 2002/584/GAI del Consiglio, del 13 giugno 2002, relativa al mandato d’arresto europeo e alle procedure di consegna tra Stati membri come modificata dalla decisione quadro 2009/299/GAI del Consiglio, del 26 febbraio 2009. La Corte di giustizia precisa che il paragrafo 3 dell’art. 23 “deve essere interpretato nel senso che, in una situazione come quella di cui trattasi nel procedimento principale, l’autorità giudiziaria dell’esecuzione e l’autorità giudiziaria emittente concordano una nuova data di consegna in forza di tale disposizione, qualora la consegna del ricercato, entro un termine di dieci giorni successivi a una prima nuova data di consegna concordata in applicazione della disposizione in parola, sia impedita dalla resistenza ripetutamente opposta dal medesimo, sempreché, a causa di circostanze eccezionali, non fosse possibile, per tali autorità, prevedere siffatta resistenza e non fosse possibile evitarne le conseguenze, malgrado l’adozione di tutte le precauzioni del caso da parte delle stesse autorità, circostanza che spetta al giudice del rinvio verificare”.
nota di Daniela Fanciullo
Corte di giustizia (Quinta Sezione), sentenza del 25 gennaio 2017, causa C-582/15, Openbaar Ministerie c. Gerrit van Vemde, ECLI:EU:C:2017:37
La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione dell’articolo 28, paragrafo 2, della decisione quadro 2008/909/GAI del Consiglio, del 27 novembre 2008, relativa all’applicazione del principio del reciproco riconoscimento alle sentenze penali che irrogano pene detentive o misure privative della libertà personale, ai fini della loro esecuzione nell’Unione europea. Secondo la Corte di giustizia, chiamata in buona sostanza a precisare la nozione di “emissione della sentenza definitiva”, l’art. 28, par. 2, prima frase della citata decisione quadro deve essere interpretato nel senso che esso riguarda solo le sentenze divenute definitive prima della data indicata dallo Stato membro interessato.
Corte di giustizia, (Quinta Sezione), sentenza dell'11 gennaio 2017, causa C-289/15, Procedimento penale a carico di Jozef Grundza, ECLI:EU:C:2017:4
La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione degli articoli 7 (par. 3) e 9 (par. 1, lett. d)), della decisione quadro 2008/909/GAI del Consiglio, del 27 novembre 2008, relativa all’applicazione del principio del reciproco riconoscimento alle sentenze penali che irrogano pene detentive o misure privative della libertà personale, ai fini della loro esecuzione nell’Unione europea, come modificata dalla decisione quadro 2009/299/GAI del Consiglio, del 26 febbraio 2009. Secondo la Corte di giustizia tali disposizioni “devono essere interpretati nel senso che deve ritenersi soddisfatta la condizione della doppia incriminabilità in una fattispecie come quella oggetto del procedimento principale, allorché gli elementi di fatto costitutivi del reato, quali risultano dalla sentenza pronunciata dall’autorità competente dello Stato di emissione, sarebbero di per sé perseguibili penalmente anche nello Stato di esecuzione, qualora si fossero verificati nel territorio di quest’ultimo”.
Risoluzione del Consiglio su un modello di accordo volto alla costituzione di una squadra investigativa comune (SIC), GUUE C 18 del 19 gennaio 2017, pp. 1–9
Con la Risoluzione de qua il Consiglio incoraggia le autorità competenti degli Stati membri che intendano costituire una Squadra Investigativa Comune (SIC) con le autorità competenti di altri Stati membri, a utilizzare ove necessario il modello di accordo allegato alla risoluzione stessa, al fine di concordare le modalità che regoleranno la squadra investigativa comune. Tale risoluzione tiene conto, peraltro, dell’articolo 13 della Convenzione relativa all’assistenza giudiziaria in materia penale tra gli Stati membri dell’Unione europea, del 29 maggio 2000 e la decisione quadro del Consiglio, del 13 giugno 2002, relativa alle squadre investigative comuni.
Il Consiglio dell’Unione europea è invitato a registrare l’assenza di unanimità, ai sensi dell’art. 86, par. 1, del TFUE, nell’adozione del Regolamento sulla Procura europea. La Svezia ha, infatti, confermato – anche nell’occasione della riunione del Coreper del 19 gennaio 2017, di non voler prendere parte all’adozione del citato Regolamento.
Il Parlamento europeo ha pubblicato uno studio che raccoglie gli standard europei e le buone prassi in materia di condizioni detentive. Il documento fornisce una panoramica dei problemi più comuni che interessano le prigioni degli Stati membri dell'Unione europea (dal sovraffollamento carcerario alle condizioni generali di vita in carcere) e descrive alcune delle migliori prassi individuate per risolverli. Particolare attenzione è rivolta ai detenuti vulnerabili (come bambini, donne, o detenuti affetti da malattie mentali).
L’Eurojust ha pubblicato le Linee guida per risolvere i conflitti di giurisdizione che possono crearsi nella lotta alla criminalità transfrontaliera e prevenire, pertanto, la violazione del ne bis in idem.
Proposta di Regolamento sull’istituzione, il funzionamento e l’utilizzo del Sistema Informativo Schengen (SIS) nel campo della cooperazione giudiziaria in materia penale, che modifica il Regolamento (UE) n. 515/2014 e abroga il Regolamento (CE) n. 1986/2006, la Decisione del Consiglio 2007/533/GAI e la Decisione della Commissione 2010/261/UE, Bruxelles 21 dicembre 2016, COM(2016) 883 final
La proposta de qua, diretta – tra l’altro – a garantire il funzionamento del Sistema Informativo Schengen nel campo della cooperazione giudiziaria in materia penale, si basa sugli artt. 82, par. 1, lett. d), 85, par. 1, 87, par. 2, lett. a) e 88, par. 2, lett. a) del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea.
Ordinanza della Corte (Nona Sezione) del 13 dicembre 2016, Procedimento penale a carico di Antonio Semeraro, Causa C-484/16, ECLI:EU:C:2016:952
La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione dell’articolo 2, paragrafo 1, lettera a), della direttiva 2012/29/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che istituisce norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato e che sostituisce la decisione quadro 2001/220/GAI. In particolare, il giudice del rinvio chiede se la direttiva 2012/29, nel rispetto dell’art. 83 del TFUE e degli artt. 2 e 3 della Costituzione italiana, nonché degli artt. 49, 51, 53 e 54 della Carta dei diritti fondamentali, osti all’abrogazione del reato di ingiuria di cui all’art. 594 c.p. avvenuta ad opera del Decreto legislativo 15 gennaio 2016, n. 7. Il giudice del rinvio rileva, tra l’altro, che il delitto di ingiuria, quale era previsto dall’articolo 594 del c.p. prima dell’abrogazione, e il reato di diffamazione, previsto all’articolo 595 del c.p., sono reati simili, che si distinguono soltanto per la presenza o per l’assenza della persona offesa. Pertanto, il giudice del rinvio ritiene che esista una disparità di trattamento manifesta tra i due fatti, dal momento che il reato di diffamazione previsto all’articolo 595 è mantenuto, mentre quello di ingiuria è stato abrogato. Questa scelta del legislatore sarebbe “discriminatoria, irrazionale e sproporzionata”, dato che il comportamento dell’autore nei due reati considerati costituisce la stessa condotta antigiuridica. In conclusione, il giudice del rinvio ritiene che occorra disapplicare la disposizione del decreto legislativo n. 7/2016, che abroga l’articolo 594 c.p., con la conseguente reviviscenza della norma abrogata. Tuttavia, la Corte di giustizia dell’Unione europea si dichiara manifestamente incompetente a rispondere alla domanda di pronuncia pregiudiziale.
Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio. Relazione che valuta in che misura gli Stati membri abbiano adottato le misure necessarie per conformarsi alla direttiva 2011/36/UE concernente la prevenzione e la repressione della tratta di esseri umani e la protezione delle vittime, ai sensi dell’articolo 23, paragrafo 1, Bruxelles, 2 dicembre 2016, COM(2016) 722 final
La Commissione europea fa il punto sullo stato di attuazione della direttiva 2011/36/UE concernente la prevenzione e la repressione della tratta di esseri umani e la protezione delle vittime. Secondo la Commissione europea occorre migliorare ulteriormente l’attuazione della direttiva de qua, “in particolare per quanto riguarda: misure specifiche di protezione dei minori, la presunzione della minore età e la valutazione dell’età del minore, la protezione prima e durante il procedimento penale, l’accesso incondizionato all’assistenza, il risarcimento, la non applicazione di sanzioni, l’assistenza e il sostegno ai familiari di un minore vittima, nonché la prevenzione”.
Il 21 dicembre 2016 la Commissione europea ha adottato un nuovo pacchetto di misure in materia di giustizia penale che si compone di: una proposta di direttiva diretta a criminalizzare il riciclaggio di denaro che stabilisce una serie di norme comuni relative alla definizione dei reati e delle sanzioni nel settore del riciclaggio di denaro; una proposta di regolamento che aggiorna le disposizioni vigenti in materia di controllo del contante in entrata e in uscita dal territorio dell’Unione; una proposta di regolamento sul mutuo riconoscimento delle misure di congelamento e della confisca dei beni criminali.
Corte di giustizia (Quarta Sezione), sentenza del 10 novembre 2016, causa C-477/16 PPU, Openbaar Ministerie c.Ruslanas Kovalkovas, ECLI:EU:C:2016:861
La Corte di giustizia chiarisce che la nozione di “autorità giudiziaria”, di cui all’articolo 6, par. 1, della decisione quadro 2002/584/GAI del Consiglio, del 13 giugno 2002, relativa al mandato d’arresto europeo e alle procedure di consegna tra Stati membri, come modificata dalla decisione quadro 2009/299/GAI del Consiglio, del 26 febbraio 2009, è una nozione autonoma del diritto dell’UE. Siffatta disposizione deve essere interpretata nel senso che osta a che un organo del potere esecutivo (nel caso di specie il Ministero della Giustizia della Repubblica di Lituania) sia designato come “autorità giudiziaria emittente”: pertanto, il m.a.e. da esso emesso ai fini dell’esecuzione di una sentenza che infligge una pena privativa della libertà personale non può essere considerato una “decisione giudiziaria” (ex art. 1, par. 1 della stessa decisione quadro).
Corte di giustizia (Quarta Sezione), sentenza del 10 novembre 2016, causa C-453/16 PPU, Openbaar Ministerie c. Halil Ibrahim Özçelik, ECLI:EU:C:2016:860
La Corte di giustizia specifica la portata dell’art. 8, par. 1, lettera c), della decisione quadro 2002/584/GAI del Consiglio, del 13 giugno 2002, relativa al mandato d’arresto europeo e alle procedure di consegna tra Stati membri, come modificata dalla decisione quadro 2009/299/GAI del Consiglio, del 26 febbraio 2009: tale disposizione deve essere interpretata nel senso che costituisce una “decisione giudiziaria” la convalida, da parte del pubblico ministero, di un mandato d’arresto nazionale precedentemente emesso, ai fini di azioni penali, da un servizio di polizia.
Corte di giustizia (Quarta Sezione), sentenza del 10 novembre 2016, causa C-452/16 PPU, Openbaar Ministerie contro Krzysztof Marek Poltorak, ECLI:EU:C:2016:858
Ancora una volta la Corte di giustizia precisa che la nozione di “autorità giudiziaria”, di cui all’art. 6, par. 1, della decisione quadro 2002/584/GAI del Consiglio, del 13 giugno 2002, relativa al mandato d’arresto europeo e alle procedure di consegna tra Stati membri, come modificata dalla decisione quadro 2009/299/GAI del Consiglio, del 26 febbraio 2009, è una nozione autonoma del diritto dell’UE. Tale disposizione deve essere interpretata nel senso che “un servizio di polizia, come il Rikspolisstyrelsen (direzione generale della polizia nazionale, Svezia), non rientra nella nozione di «autorità giudiziaria emittente», ai sensi di tale disposizione, cosicché il mandato d’arresto europeo da esso emesso ai fini dell’esecuzione di una sentenza che infligge una pena privativa della libertà non può essere considerato una «decisione giudiziaria»” ex art. 1, par. 1, della stessa decisione quadro.
Corte di giustizia (Grande Sezione), sentenza dell’8 novembre 2016, causa C-554/14, Procedimento penale a carico di Atanas Ognyanov, ECLI:EU:C:2016:835
La Corte di giustizia interpreta l’art. 17, parr. 1 e 2 della decisione quadro 2008/909/GAI del Consiglio, del 27 novembre 2008, relativa all’applicazione del principio del reciproco riconoscimento alle sentenze penali che irrogano pene detentive o misure privative della libertà personale, ai fini della loro esecuzione nell’Unione europea, come modificata dalla decisione quadro 2009/299/GAI del Consiglio, del 26 febbraio 2009. Per i giudici di Lussemburgo tale articolo deve essere “interpretato nel senso che esso osta a una norma nazionale, interpretata in modo tale da autorizzare lo Stato di esecuzione a concedere alla persona condannata una riduzione di pena a motivo del lavoro da essa svolto durante la sua detenzione nello Stato di emissione, quando le autorità competenti di quest’ultimo Stato, conformemente al diritto dello stesso, non hanno concesso una siffatta riduzione di pena”. Inoltre, “Il diritto dell’Unione deve essere interpretato nel senso che un giudice nazionale è tenuto a prendere in considerazione le norme del diritto interno nel loro complesso e ad interpretarle, quanto più possibile, conformemente alla decisione quadro 2008/909, come modificata dalla decisione quadro 2009/299, al fine di conseguire il risultato da essa perseguito, disapplicando, ove necessario, di propria iniziativa, l’interpretazione accolta dal giudice nazionale di ultima istanza, allorché tale interpretazione non è compatibile con il diritto dell’Unione”.
Direttiva (UE) 2016/1919 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 ottobre 2016, sull’ammissione al patrocinio a spese dello Stato per indagati e imputati nell’ambito di procedimenti penali e per le persone ricercate nell’ambito di procedimenti di esecuzione del mandato d’arresto europeo, in GUUE L 297 del 4 novembre 2011, pp. 1-8
Stabilendo norme minime comuni riguardanti il diritto al patrocinio a spese dello Stato per indagati ed imputati, ex art. 82, par. 2, lett. b), la direttiva (UE) 2016/1919 mira a rafforzare la fiducia reciproca tra Stati membri, nonché a facilitare il reciproco riconoscimento delle decisioni materia penale. L’espressione “patrocinio a spese dello Stato” indica il finanziamento da parte di uno Stato membro dell’assistenza di un difensore che consenta l’esercizio del diritto di avvalersi di un difensore (art. 3).
Con il Decreto Legislativo 29 ottobre 2016, n. 202 (GU n. 262 del 9 novembre 2016) è stata recepita la direttiva 2014/42/UE relativa al congelamento e alla confisca dei beni strumentali e dei proventi da reato nell'Unione europea.
Corte di giustizia (Quarta Sezione), sentenza del 27 ottobre 2016, causa C-439/16 PPU, Procedimento penale a carico di Emil Milev, ECLI:EU:C:2016:818
Con la sentenza del 27 ottobre 2016, la Corte di giustizia è stata chiamata a risolvere, ex art. 267 del TFUE, il quesito pregiudiziale avente ad oggetto l’interpretazione degli articoli 3 e 6 della direttiva (UE) 2016/343, del Parlamento europeo e del Consiglio, del 9 marzo 2016, sul rafforzamento di alcuni aspetti della presunzione di innocenza e del diritto di presenziare al processo nei procedimenti penali.
Risoluzione del Parlamento europeo del 5 ottobre 2016 sulla Procura europea ed Eurojust
Con la Risoluzione approvata il 5 ottobre 2016, il Parlamento europeo ribadisce il sostegno a favore dell’istituzione di una Procura europea efficace e indipendente, ai sensi dell’art. 86 del TFUE, al fine di ridurre l’attuale frammentazione degli interventi nazionali di contrasto volti a proteggere il bilancio dell’UE. Inoltre, esso invita il Consiglio a stabilire una serie chiara di competenze per la Procura europea, sulla base della proposta di direttiva relativa alla lotta contro la frode che lede gli interessi finanziari dell'Unione mediante il diritto penale (direttiva PIF).
Con il decreto legislativo 15 settembre 2016, n. 184, in GU Serie Generale n. 231 del 3 ottobre 2016, è stata data attuazione alla Direttiva 2013/48/UE, relativa al diritto di avvalersi di un difensore nel procedimento penale e nel procedimento di esecuzione del mandato d’arresto europeo, al diritto di informare un terzo al momento della privazione della libertà personale e al diritto delle persone private della libertà personale di comunicare con terzi e con le Autorità consolari.
Corte di giustizia (Quarta Sezione), sentenza del 28 luglio 2016, causa C-294/16 PPU, JZ c. Prokuratura Rejonowa Łódź – Śródmieście, ECLI:EU:C:2016:610
Il giudice del rinvio chiede alla Corte di giustizia se la nozione di “custodia” di cui alla decisione quadro 2002/584/GAI del Consiglio relativa al mandato di arresto europeo ed alle procedure di consegna tra gli Stati membri, come modificata dalla decisione quadro 2009/299/GAI del Consiglio, comprenda anche le misure consistenti nella sorveglianza elettronica del luogo di permanenza del destinatario del mandato. La Corte di giustizia precisa che la nozione di “custodia” designa una misura non semplicemente restrittiva, ma privativa della libertà e comprende, oltre all’incarcerazione, qualsiasi misura o insieme di misure imposte alla persona interessata che, in ragione del tipo, della durata, degli effetti e delle modalità di esecuzione, la privino della sua libertà in modo analogo ad un’incarcerazione. Spetta all’autorità giudiziaria dello Stato membro di emissione del mandato d’arresto europeo esaminare se le misure prese nei confronti della persona interessata nello Stato membro di esecuzione costituiscano un’ipotesi di "custodia". In caso affermativo, la decisione quadro impone che dal periodo di detenzione definitiva sia dedotta la durata totale del periodo in cui tali misure sono state applicate.
Corte di giustizia (Quinta Sezione), sentenza del 9 giugno 2016, causa C-25/15, István Balogh, ECLI:EU:C:2016:423
La Corte di giustizia precisa che la direttiva 2010/64/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 ottobre 2010, sul diritto all’interpretazione e alla traduzione nei procedimenti penali, non si applica ad un procedimento speciale nazionale con il quale il giudice di uno Stato membro riconosce una decisione giudiziaria definitiva pronunciata da un organo giurisdizionale di un altro Stato membro che ha condannato una persona per la commissione di un reato. A tal proposito, la decisione quadro 2009/315/GAI del Consiglio relativa all’organizzazione e al contenuto degli scambi fra gli Stati membri di informazioni estratte dal casellario giudiziario, nonché la decisione 2009/316/GAI del Consiglio, che istituisce il sistema europeo di informazione sui casellari giudiziari (ECRIS), devono essere interpretate nel senso che ostano all’attuazione di una normativa nazionale che istituisce un siffatto procedimento speciale.
nota di Anna Iermano
Corte di giustizia (Seconda Sezione), sentenza del 1° giugno 2016, causa C-241/15, Parchetul de pe lângă Curtea de Apel Cluj c. Niculaie Aurel Bob-Dogi, ECLI:EU:C:2016:385
La sentenza della Corte di giustizia verte sull’interpretazione dell’art. 8, par. 1, lett. c) della decisione quadro 2002/584/GAI del Consiglio relativa al mandato di arresto europeo ed alle procedure di consegna tra gli Stati membri, come modificata dalla decisione quadro 2009/299/GAI del Consiglio: secondo i giudici di Lussemburgo “la nozione di ‘mandato d’arresto’, di cui a tale disposizione, deve essere intesa come designante un mandato d’arresto nazionale distinto dal mandato d’arresto europeo”. Inoltre, “quando un mandato d’arresto europeo, che si fonda sull’esistenza di un ‘mandato d’arresto’, ai sensi di tale disposizione, non contiene alcuna indicazione dell’esistenza di un mandato d’arresto nazionale, l’autorità giudiziaria dell’esecuzione è tenuta a non darvi corso nel caso in cui essa, alla luce delle informazioni fornite in conformità dell’articolo 15, paragrafo 2, della decisione quadro 2002/584, come modificata, nonché di tutte le altre informazioni in suo possesso, constati che il mandato d’arresto europeo non è valido, in quanto è stato emesso senza che fosse stato effettivamente spiccato un mandato d’arresto nazionale distinto dal mandato d’arresto europeo”.
Corte di giustizia (Quarta Sezione), sentenza del 24 maggio 2016, causa C-108/16 PPU, Paweł Dworzecki, ECLI:EU:C:2016:346
La domanda pregiudiziale verte sull'interpretazione dell'art. 4 bis, par. 1 a, i), della decisione quadro 2002/584/GAI del Consiglio, del 13 giugno 2002, relativa al mandato d'arresto europeo e alle procedure di consegna tra Stati membri, come modificata dalla decisione quadro 2009/299/GAI del Consiglio del 26 febbraio 2009. Tale articolo deve essere interpretato, tra l’altro, nel senso che le espressioni “citato personalmente” e “di fatto informato ufficialmente con altri mezzi della data e del luogo fissati per il processo, in modo tale che si è stabilito inequivocabilmente che era al corrente del processo fissato” sono nozioni autonome del diritto dell’Unione europea e devono quindi essere interpretate in maniera uniforme.
Regolamento (UE) 2016/794 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 maggio 2016, che istituisce l'Agenzia dell'Unione europea per la cooperazione nell'attività di contrasto (Europol) e sostituisce e abroga le decisioni del Consiglio 2009/371/GAI, 2009/934/GAI, 2009/935/GAI, 2009/936/GAI e 2009/968/GAI, in GUUE L 135 del 24.5.2016, pp. 53-114
L'art. 88 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea prevede che la disciplina applicabile a Europol sia stabilita mediante regolamento da adottarsi secondo la procedura legislativa ordinaria. Il Regolamento (UE) 2016/794 sostituisce e abroga le decisioni del Consiglio 2009/371/GAI, 2009/934/GAI, 2009/935/GAI, 2009/936/GAI e 2009/968/GAI.
Direttiva (UE) 2016/800 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 maggio 2016, sulle garanzie procedurali per i minori indagati o imputati nei procedimenti penali, in GUUE L 132 del 21.5.2016, pp. 1-20
La direttiva – che si basa sull’art. 82, par. 2, lett. b) del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea – persegue l’obiettivo di stabilire garanzie procedurali affinché i minori indagati o imputati nei procedimenti penali siano in grado di comprendere e seguire il procedimento, esercitare il loro diritto a un equo processo, evitare la recidiva e promuovere il loro reinserimento sociale.
Decisione (UE) 2016/809 della Commissione, del 20 maggio 2016, concernente la notifica, da parte del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, dell'intenzione di partecipare a certi atti dell'Unione nel settore della cooperazione di polizia adottati prima dell'entrata in vigore del trattato di Lisbona e che non fanno parte dell'acquis di Schengen, in GUUE L 132 del 21 maggio 2016, pp. 105-106
La decisione (UE) 2016/809 conferma la partecipazione del Regno Unito alle seguenti decisioni del Consiglio: decisione 2008/615/GAI, del 23 giugno 2008, sul potenziamento della cooperazione transfrontaliera, soprattutto nella lotta al terrorismo e alla criminalità transfrontaliera; decisione 2008/616/GAI, del 23 giugno 2008, relativa all’attuazione della decisione 2008/615/GAI sul potenziamento della cooperazione transfrontaliera, soprattutto nella lotta al terrorismo e alla criminalità transfrontaliera, decisione quadro 2009/905/GAI, del 30 novembre 2009, sull'accreditamento dei fornitori di servizi forensi che effettuano attività di laboratorio.
Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio. Relazione 2016 sui progressi compiuti nella lotta alla tratta di esseri umani a norma dell'articolo 20 della direttiva 2011/36/UE concernente la prevenzione e la repressione della tratta di esseri umani e la protezione delle vittime, COM/2016/0267 final, Bruxelles, 19 maggio 2016
L’atto de quo costituisce la prima relazione della Commissione europea sulla tratta di esseri umani in seguito all’adozione della direttiva 2011/36/UE concernente la prevenzione e la repressione della tratta di esseri umani e la protezione delle vittime (cd. direttiva anti-tratta). La relazione si distingue in tre sezioni (tendenze della tratta di esseri umani, risultati delle azioni anti-tratta e statistiche fornite dagli Stati membri) ed esamina, tra l’altro, le azioni intraprese nell’ambito della Strategia dell’UE per l’eradicazione della tratta degli esseri umani 2012-2016. Inoltre, la relazione esamina le principali politiche dell'UE in materia di tratta di esseri umani (es. l’agenda europea sulla migrazione, l'agenda europea sulla sicurezza, il piano d'azione dell'UE contro il traffico di migranti 2015-20207, il piano d'azione per i diritti umani e la democrazia (2015-2019), il nuovo quadro per le attività dell'UE in materia di parità di genere e di emancipazione delle donne nelle relazioni esterne dell'UE per il 2016-20209 e l'impegno strategico dell'UE per la parità di genere 2016-2019).
Direttiva (UE) 2016/681 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, sull’uso dei dati del codice di prenotazione (PNR) a fini di prevenzione, accertamento, indagine e azione penale nei confronti dei reati di terrorismo e dei reati gravi, in GUUE L 119 del 4 maggio 2016, pp. 132-149
La direttiva si basa sugli articoli 82, par. 1, lett. d), e 87, par. 2, lett. a), del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea e persegue l’obiettivo di garantire la sicurezza, proteggere la vita e l'incolumità delle persone, nonché creare un quadro normativo per la tutela dei dati PNR per quanto riguarda il loro trattamento da parte delle autorità competenti. L'uso efficace di tali dati è necessario per prevenire, accertare, indagare e perseguire i reati di terrorismo e i reati gravi e rafforzare così la sicurezza interna, per raccogliere prove e, se del caso, scoprire complici e smantellare reti criminali. Gli Stati membri dovranno recepire la direttiva entro il 25 maggio 2018.
Corte di giustizia (Grande Sezione), sentenza del 5 aprile 2016, cause riunite C‑404/15 e C‑659/15 PPU, Pál Aranyosi e Robert Căldăraru, ECLI:EU:C:2016:198
Con la sentenza del 5 aprile 2016, la Corte di giustizia è stata chiamata a risolvere, ex art. 267 del TFUE, il quesito pregiudiziale avente ad oggetto l’interpretazione degli artt. 1, par. 3, 5 e 6, par. 1 della decisione quadro 2002/584/GAI relativa al mandato d’arresto europeo e alle procedure di consegna tra Stati membri (come modificata dalla decisione quadro 2009/299/GAI del Consiglio) nei procedimenti relativi all’esecuzione di mandati di arresto europei emessi nei confronti dei sig.ri Pál Aranyosi e Robert Căldăraru. Le questioni pregiudiziali sollevate dalla Corte d’appello anseatica di Brema (Germania) presentano profili di indubbio rilievo, giacché consentono di rileggere alcune disposizioni della decisione quadro sul mandato di arresto europeo alla luce di problematiche di notevole attualità, quali il sovraffollamento carcerario, più volte – com’è noto – portato all’attenzione della Corte europea dei diritti dell’uomo.
Si segnalano inoltre…
Opinion 3/2016 on the Exchange of information on third country nationals as regards the European Criminal Records Information System (ECRIS), del 13 aprile 2016
Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo a norma dell'articolo 294, paragrafo 6, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea riguardante la posizione del Consiglio sull'adozione di una direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio concernente la tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali da parte delle autorità competenti a fini di prevenzione, indagine, accertamento e perseguimento di reati o esecuzione di sanzioni penali, e la libera circolazione di tali dati, e che abroga la decisione quadro 2008/977/GAI del Consiglio, dell’11 aprile 2016
Direttiva (UE) 2016/343 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 9 marzo 2016, sul rafforzamento di alcuni aspetti della presunzione di innocenza e del diritto di presenziare al processo nei procedimenti penali, in GUUE L 65 dell’11 marzo 2016, pp. 1-11
La direttiva 2016/343 del Parlamento europeo e del Consiglio sul rafforzamento di alcuni aspetti della presunzione di innocenza e del diritto di presenziare al processo nei procedimenti penali costituisce la prima concretizzazione di una serie di misure previste dalla Commissione europea nel novembre 2013 al fine di rafforzare ulteriormente le garanzie delle persone indagate o imputate nei procedimenti penali. Oltre a rafforzare taluni aspetti del principio della presunzione di innocenza, la direttiva de qua disciplina, altresì, il diritto al silenzio, il diritto di non auto-incriminarsi e, infine, il diritto di presenziare al processo.
nota di Rossella Antuoni
Regolamento (UE) 2016/94 del Parlamento europeo e del Consiglio del 20 gennaio 2016 relativo all’abrogazione di alcuni atti dell’acquis di Schengen nel settore della cooperazione di polizia e della cooperazione giudiziaria in materia penale, in GUUE L 26 del 2 febbraio 2016, pp. 6–8
Il Regolamento (UE) 2016/94 abroga una serie di atti concernenti il settore della cooperazione di polizia e della cooperazione giudiziaria in materia penale che fanno parte dell’acquis di Schengen, in quanto “non sono più pertinenti a causa della loro natura temporanea o perché il loro contenuto è stato ripreso in atti successivi”.
Regolamento (UE) 2016/95 del Parlamento europeo e del Consiglio del 20 gennaio 2016 relativo all’abrogazione di alcuni atti nel settore della cooperazione di polizia e della cooperazione giudiziaria in materia penale, in GUUE L 29 del 2 febbraio 2016, p. 9.
Il Regolamento (UE) 2016/95 abroga una serie di atti concernenti il settore della cooperazione di polizia e della cooperazione giudiziaria in materia penale, divenuti “obsoleti perché il loro contenuto è stato ripreso in atti successivi”. Ad esempio, la decisione quadro 2008/978/GAI del Consiglio relativa al mandato europeo di ricerca delle prove (MER) è stata sostituita dalla direttiva 2014/41/UE del Parlamento europeo e del Consiglio relativa all’ordine europeo di indagine (OEI) a causa del suo ambito di applicazione troppo limitato.
Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la decisione quadro 2009/315/GAI del Consiglio per quanto riguarda lo scambio di informazioni sui cittadini di paesi terzi e il sistema europeo di informazione sui casellari giudiziali (ECRIS), e che sostituisce la decisione 2009/316/GAI del Consiglio, Bruxelles, 19.1.2016, COM(2016) 7 final
La proposta de qua – che può essere considerata l’ennesima reazione dell’Unione europea ai recenti attacchi terroristici – si basa sull’art. 81, par. 1, lett. d) del TFUE ai sensi del quale il Parlamento europeo e il Consiglio adottano le misure intese a “facilitare la cooperazione tra le autorità giudiziarie o autorità omologhe degli Stati membri in relazione all’azione penale e all’esecuzione delle decisioni”. Nel modificare la decisione quadro 2009/315/GAI del Consiglio, la proposta di direttiva persegue l’obiettivo di migliorare l’attuale sistema europeo di informazione sui casellari giudiziari (ECRIS). In particolare, essa intende completare il sistema previgente attraverso lo scambio di informazioni sulle condanne penali anche relativamente ai cittadini di Paesi terzi.