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Timestamp: 2020-04-05 13:03:15+00:00
Document Index: 4092438

Matched Legal Cases: ['art. 87', 'art 1', 'art. 110', 'art.87', 'art. 1', 'art. 416']

Operazione “Eyphemos“. La corsa sfrenata ad affiliare nuovi ‘ndranghetisti: ecco come funzionava il sistema (TUTTI I NOMI E VIDEO) | La Nuova Calabria
Operazione “Eyphemos“. La corsa sfrenata ad affiliare nuovi ‘ndranghetisti: ecco come funzionava il sistema (TUTTI I NOMI E VIDEO)
Alle prime ore della mattinata odierna, al termine di complesse ed articolate indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Reggio Calabria diretta dal Procuratore Giovanni BOMBARDIERI, la Squadra Mobile e il Commissariato di P.S. di Palmi, con il coordinamento del Servizio Centrale Operativo - e con il concorso degli equipaggi del Reparto Prevenzione Crimine e delle Squadre Mobili di Milano, Bergamo, Genova, Vicenza, Novara, Lodi, Pavia, Ancona, Pesaro Urbino, Perugia e Bari - nel corso di una vasta operazione di polizia convenzionalmente denominata “EYFHÉMOS”, hanno dato esecuzione all’Ordinanza di applicazione di misure cautelari nr. 408/19 R.G.N.R. D.D.A. - 2863/19 R.G.G.I.P. D.D.A. - 33/19 R.O.C.C. D.D.A. emessa il 3 febbraio 2020 dal G.I.P. presso il Tribunale di Reggio Calabria, su richiesta della D.D.A., nei confronti dei seguenti 65 soggetti - 53 in carcere e 12 agli arresti domiciliari - indagati, a vario titolo, per associazione mafiosa cosca ALVARO, reati in materia di armi e di sostanze stupefacenti, estorsioni, favoreggiamento reale, violenza privata, violazioni in materia elettorale previste dall’art. 87 D.P.R. nr. 570/1960 art 1. ultimo comma L. 108/1968, aggravati dal ricorso al metodo mafioso e dalla finalità di aver agevolato la ‘ndrangheta, nonché per scambio elettorale politico mafioso.
Gli esiti della complessa attività d’indagine svolta dagli investigatori della Squadra Mobile di Reggio Calabria e del Commissariato di P.S. di Palmi -RC- sotto le costanti direttive del Procuratore Aggiunto Calogero Gaetano PACI e del Sostituto Procuratore Giulia PANTANO della locale Direzione Distrettuale Antimafia - documentano l’esistenza in Sant’Eufemia d’Aspromonte - RC- di una struttura associativa di 'ndrangheta che opera funzionalmente alle dipendenze del più affermato e risalente locale di ‘ndrangheta di Sinopoli -RC- e territori limitrofi facente capo alla potente cosca ALVARO. Dal focus delle indagini incentrate sul territorio di Sant’Eufemia d’Aspromonte è emerso che in seno al locale eufemiese in cui coesistono almeno tre diverse fazioni - quello dei CANNIZZARO, quello riferibile a “u diavulu” [IDÀ Cosimo] e quello riconducibile a LAURENDI Domenico - alla fine del 2017 e nel 2018 si registrò una spaccatura interna. Due articolazioni mafiose, l'una facente capo a LAURENDI Domenico e l’altra a IDÀ Cosimo, erano sostanzialmente entrate “in guerra fredda” tra loro, nel tentativo di prendere l'una il sopravvento sull'altra, ricorrendo a continue affiliazioni soprattutto irregolari, alle quali aveva proceduto la frangia contrapposta a quella del LAURENDI che miravano ad implementare l'organico, con la finalità ultima di imporre ciascuna la propria linea strategica criminale ed acquisire, pertanto, maggiore peso criminale nell’ambito dello stesso locale.
La corsa sfrenata ad affiliare nuovi ‘ndranghetisti, oltre a consentire nei fatti l'ingresso nel locale di ‘ndrangheta di soggetti non sempre ritenuti idonei sotto il profilo criminale o, comunque, non dotati dei requisiti di affidabilità necessari, creò non pochi disordini interni e l'insorgere di malumore, soprattutto all'interno dello schieramento capeggiato da LAURENDI Domenico che non tollerava non solo l’irregolarità delle affiliazioni effettuate dall'altro gruppo, ma anche il fatto che queste fossero state poi sostanzialmente convalidate dal boss LUPPINO Andrea - nelle more deceduto - e da CANNIZZARO Francesco alias “Canneddha”, anch’egli boss di vecchia data che partecipò al famoso summit di Montalto nel 1969.
L'intera attività investigativa ha avuto come perno centrale la figura di LAURENDI Domenico, processato per associazione mafiosa e assolto in secondo grado nel procedimento “Xenopolis” -nell’ambito del quale emergeva come uomo di fiducia di ALVARO Cosimo classe 1964 - , la cui immagine si irrobustisce, nella presente inchiesta, in ragione della sua crescita esponenziale di 'ndranghetista.
Nell’inchiesta si innestano anche - e questo denota la particolare pericolosità del sodalizio criminoso – altri inquietanti episodi che comprovano il totale asservimento di alcuni esponenti politici alla ‘ndrangheta eufemiese e degli ALVARO. CREAZZO Domenico, Sindaco del comune di Sant’Eufemia d’Aspromonte, nel coltivare e realizzare il progetto di candidarsi e vincere le ultime elezioni regionali [gennaio 2020], si era rivolto alla‘ndrangheta, ovvero a LAURENDI Domenico - che si era subito detto disponibile a sposarne l’iniziativa politica che avrebbe portato il candidato ad essere eletto Consigliere Regionale - dapprima attraverso il fratello CREAZZO Antonino in quanto capace di procacciare voti grazie alle sue aderenze con figure apicali della cosca ALVARO e poi direttamente, al fine di sbaragliare gli avversari politici.
Dalle parole captate di CREAZZO Antonino emergeva uno spaccato professionale del fratello CREAZZO Domenico non limpido, anche in relazione alla sua funzione di Presidente del Parco dell'Aspromonte nel cui svolgimento risulterebbe avere assecondato varie richieste a fini puramente clientelari. Ciò che emerge chiaramente dalle indagini è che per motivi di strategia e di opportunità, si era quindi statuito che CREAZZO Domenico evitasse frequentazioni o anche il semplice accompagnamento con soggetti notoriamente inseriti nell'ambiente della criminalità organizzata e portasse avanti una campagna elettorale sobria. L'intendimento però non era quello di chiudere le porte alla ‘ndrangheta, il cui bacino di voti avrebbe potuto fare la differenza con gli altri candidati, tanto che si era pensato non di rinunciare a quel tipo di sostegno, quanto di delegarne la richiesta ad intermediari che, in quanto meno esposti pubblicamente, avrebbero potuto relazionarsi, dando meno nell'occhio, con gli ambienti mafiosi. La conduzione spregiudicata della campagna elettorale veniva pertanto delegata a suo fratello CREAZZO Antonino.
Ma ancor prima delle ultime elezioni regionali, era emersa l’operatività della cosca eufemiese, con LAURENDI Domenico in testa, in vicende squisitamente politiche. Il riferimento è alle elezioni politiche del 2018, quando venne eletto Senatore della Repubblica SICLARI Marco. In quella campagna elettorale, veniva raggiunto tra Marco SICLARI e gli ALVARO - per il tramite di LAURENDI - un accordo illecito funzionale allo scambio di utilità corrisposte dai candidati con il sostegno offerto dalla famiglia mafiosa. Un servizio di osservazione svolto dagli investigatori documentava che in data 28.02.2018 c’era stato un incontro, pure tenuto riservato, tra LAURENDI Domenico e l’allora candidato al Senato SICLARI Marco, mediato dal medico GALLETTA Giuseppe. L’incontro, durato circa mezz’ora, si era svolto a Reggio Calabria, presso la sede della segreteria politica di SICLARI Marco. Nel corso delle intercettazioni, LAURENDI Domenico chiedeva al sodale LUPOI Natale di appoggiare politicamente il candidato SICLARI ed emergeva altresì che il giorno delle elezioni lo stesso LAURENDI si era impegnato a dare indicazioni ad alcuni elettori affinché esprimessero la loro preferenza per SICLARI al Senato, definendolo “amiconostro”. Le analisi del dopo voto evidenziavano che SICLARI Marco era stato eletto Senatore della Repubblica nel collegio uninominale n. 4 della Calabria con una percentuale del 39,59%, riuscendo ad ottenere a Sant'Eufemia d' Aspromonte 782 voti, pari al 46,10%, mentre nel limitrofo Comune di Sinopoli 435 voti, pari al63,41%. In pratica, nei comuni di Sinopoli e Sant'Eufemia d’Aspromonte, Marco SICLARI aveva conseguito una percentuale di voti ben più alta della media provinciale. Dopo il successo elettorale, tra maggio e giugno 2018, LAURENDI Domenico presentò, per così dire, “il primo conto”, sollecitando un intervento del Senatore SICLARI affinché una persona di suo interesse, parente di LUPOI Natale, ottenesse il trasferimento presso la sede di Messina di Poste Italiane.Tale trasferimento veniva ottenuto [con decorrenza 17.2.2020] attraverso un articolato stratagemma emerso nel prosieguo delle indagini. In altri termini, nell'anno 2019 il posto di lavoro a Messina per la dipendente di Poste Italiane che interessava a LAURENDI Domenico era stato creato ad hoc, evidentemente quale contropartita all’appoggio elettorale, non essendoci alcun bisogno di Personale - come emerso dalle indagini] per la qualifica ricoperta da quel soggetto prima che lo stesso presentasse domanda di mobilità.
Pregnanti elementi indiziari sono stati acquisiti anche in ordine al coinvolgimento di alcuni indagati in fattispecie criminose legate agli stupefacenti. Con l’accusa, a vario titolo, di cessione, acquisto, coltivazione, tentata importazione, offerta in vendita di sostanze stupefacenti - prevalentemente cocaina e marijuana- , sono attinti dal provvedimento cautelare SPERANZA Giuseppe, RIZZOTTO Giuseppe, MACRÌ Girolamo, SCICCHITANO Giuseppe, LAURENDI Domenico, DOCENTE Luca, CARBONE Domenico “Ciacio”, LUPOI Natale “beccaccia”, CREA Emanuele, BORGIA Antonino, CARBONE Sarino Antonio, RESTUCCIA Domenico, ROMEO Francesco, FEDELE Mauro, ORFEO Giuseppe.
LAURENDI Domenico, CREAZZO Antonino, CREAZZO Domenico, perché in concorso tra loro stipulavano un accordo relativo ad uno scambio elettorale politico-mafioso; CREAZZO Domenico, attuale Sindaco di Sant’Eufemia d’Aspromonte, intenzionato acandidarsi alle competizioni elettorali per il rinnovo del Consiglio della Regione Calabria, accettava, a mezzo dell'intermediario CREAZZOAntonino, la promessa di procurare voti da parte di LAURENDI Domenico, in cambio della promessa di erogazione di utilità o comunque della disponibilità a soddisfare gli interessi e le esigenze dell'associazione mafiosa.
VITALONE Francesco, CREAZZO Antonino, per il reato previsto e punito dall'art. 110 c.p.e dal combinato disposto di cui all'art.87 D.P.R.nr. 570/1960 ed art. 1 ultimo comma L.nr. 108/1968ed art. 416bis.1. c.p., perché in concorso tra loro, con metodologia mafiosa, minacce o comunque con mezzi illeciti atti a diminuire la libertà degli elettori esercitavano, direttamente ed indirettamente- servendosi di soggetti all'uopo incaricati - pressioni per costringerli a votare in favore del candidato regionale CREAZZODomenico.
Le misure cautelarie messe dal G.I.P. su richiesta della D.D.A. di Reggio Calabria sono state eseguite dalla Polizia di Stato nell’ambito di questa provincia, ad eccezione di alcune alle quali è stata data esecuzione nelle province di Milano, Bergamo, Pavia, Lodi, Novara, Pesaro, Ancona, Perugia, Genova e Vicenza a carico dei destinatari ivi dimoranti o detenuti - due- per altre cause.