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Timestamp: 2020-02-17 21:15:05+00:00
Document Index: 67261385

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 462']

Anche il soggetto nato dopo la morte del padre naturale, per fatto illecito del terzo, ha diritto al risarcimento del danno per la perdita del rapporto parentale (Infortunistica stradale) - 101Professionisti.it
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Anche il soggetto nato dopo la morte del padre naturale, verificatasi durante la gestazione per fatto illecito di un terzo, ha diritto nei confronti del responsabile al risarcimento del danno per la perdita del relativo rapporto e per i pregiudizi di natura non patrimoniale e patrimoniale che gli siano derivati. Questo il principio di diritto enunciato dalla S.C. che ha cassato la sentenza della Corte di Appello di Brascia, la quale confermando la sentenza di primo grado ha escluso il riconoscimento di un autonomo diritto al risarcimento per la morte di un genitore, avvenuta nel periodo intercorrente tra il concepimento e la nascita, sul presupposto che è di ostacolo insormontabile la duplice circostanza dell'inesistenza al momento del sinistro del soggetto danneggiato e della mancanza di una norma specifica che gli attribuisca siffatto diritto, pur subordinato nel suo concreto esercizio all'evento della nascita.
Dott. CAMILLO FILADORO - Presidente -
sul ricorso 11679-2010 proposto da:
Ro. Mo. (...), quale genitore della minore El. Ca., elettivamente domiciliata in Ro., Via Co. (...), presso lo studio dell'avvocato Gi. To., rappresentato e difesa dall'avvocato Lu. Ma. giusta delega a margine del ricorso;
Ubi Assicurazioni S.p.a. (già Bpu Assicurazioni S.p.a.) (...), in persona del suo procuratore dott. An. Fa. Pe., elettivamente domiciliato in Ro., Via Em. D. Ca. (...), presso lo studio dell'avvocato Al. Fo., che lo rappresenta e difende unitamente all'avvocato Gi. To. giusta mandato a margine del controricorso;
Ro. Mo. (...), Si. Go., Mo. Ca., Gi. Ca., Fa. Bi.;
avverso la sentenza n. 1065/2009 della CORTE D'APPELLO di BRESCIA, Sezione Seconda Civile, emessa il 25/11/2009, depositata il 02/12/2009; R.G.N. 341/2009;
udito l'Avvocato Gi. To. (per delega dell'Avvocato Lu. Ma.);
udito l'Avvocato Al. Fo.;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. AURELIO GOLIA che ha concluso per l'accoglimento.
1. - Il 28.7.2006 Ma. Ca. morì per lo scontro della motocicletta sulla quale viaggiava con l'autovettura condotta dal proprietario Fa. Bi.
Con sentenza n. 2949 del 2009 il tribunale di Bergamo, decidendo sulle domande risarcitorie dei congiunti, ritenne che l'incidente si fosse verificato per colpa prevalente (75%) di Fa. Bi. e lo condannò, in solido con Ubi Assicurazioni S.p.a., a pagare Euro 159.164,17 a ciascuno dei genitori del defunto, Euro 167.849,06 alla moglie ed Euro 95.738,50 alla sorella, oltre agli accessori.
Escluse invece che potesse riconoscersi il risarcimento (indicato nella misura di Euro 159.164,17) alla figlia del defunto El. Ca., in quanto nata il 24.10.2006, dopo la morte del padre. Ritenne che "ella non potesse essere titolare di alcun diritto al risarcimento in caso di lesione" in quanto priva della capacità giuridica alla data dell'evento dannoso.
2. - La sentenza è stata confermata sui punto dalla corte d'appello di Brescia che, decidendo anche sul gravame di Ro. Mo. quale esercente la potestà sulla figlia minore, lo ha respinto sul sostanziale rilievo che "al riconoscimento di un autonomo diritto al risarcimento per la morte di un genitore, avvenuta nel periodo intercorrente tra il concepimento e la nascita, è di ostacolo insormontabile la duplice circostanza dell'inesistenza al momento del sinistro del soggetto danneggiato e della mancanza di una norma specifica che gli attribuisca siffatto diritto, pur subordinato nel suo concreto esercizio all'evento della nascita".
3. - Avverso la sentenza ricorre per cassazione Ro. Mo. nella indicata qualità, affidandosi ad un unico motivo illustrato anche da memoria.
Resiste con controricorso l'Ubi Assicurazioni S.p.a. (già Bpu Assicurazioni S.p.a.).
1. - Sono dedotte violazione e falsa applicazione degli artt. 462 e 2043 c.c.
La sentenza è in particolare criticata per essersi allineata al principio enunciato dalla risalente 1, primo comma, cod. civ., prevedono la tutela dei diritti del nascituro), esplicitamente ritenendo inapplicabile alla fattispecie in esame il più recente indirizzo giurisprudenziale (di cui a Cass. n. 10741 del 2009, emessa sulla scia di Cass. nn. 14488 del 2004 e 11503 del 2003, tutte della III sezione civile) "secondo il quale il concepito, pur non avendo una piena capacità giuridica, è comunque un soggetto di diritto, perché titolare di molteplici interessi personali riconosciuti dall'ordinamento sia nazionale che sopranazionale, quali il diritto alla vita, alla salute, all'onore, all'identità personale, a nascere sano; diritti questi rispetto ai quali l'avverarsi della condicio iuris della nascita è condizione imprescindibile per la loro azionabilità in giudizio ai fini risarcitori".
2. - Il motivo, anche se per ragioni non in tutto coincidenti con quelle prospettate dalla ricorrente, è fondato in relazione all'addotta violazione dell'art. 462 cod. civ., che attiene alla capacità a succedere ed è dunque del tutto estraneo al caso, concernente una domanda di risarcimento formulata iure proprio dalla figlia nata dopo la morte del padre).
Il diritto di credito è infatti vantato dalla figlia in quanto nata orfana del padre, come tale destinata a vivere senza la figura paterna, la circostanza che il padre fosse deceduto prima della sua nascita per fatto imputabile a responsabilità di un terzo significa solo che condotta ed evento materiale costituenti l'illecito si erano già verificati prima che ella nascesse, non anche che prima di nascere potesse avere acquistato il diritto di credito al risarcimento. Il quale presuppone la lesione di un diritto (o di altra posizione giuridica soggettiva tutelata dall'ordinamento), che nel caso in scrutinio è da identificarsi con il diritto al godimento del rapporto parentale (Cass. nn. 8827 e 8828 del 2003 e Cass., sez. un., n. 26972 del 2008), certamente inconfigurabile prima della nascita. Così come solo successivamente alla nascita si verificano le conseguenze pregiudizievoli che dalla lesione del diritto derivano.
2.1. - Questa corte ha, del resto, già esplicitamente negato, pur se in ipotesi di danno provocato al feto durante il parto, che l'esclusione del diritto al risarcimento "possa affermarsi sul solo presupposto che il fatto colposo si sia verificato anteriormente alla nascita", definendo erronea la concezione che, al fine del risarcimento del danno extracontrattuale, ritiene "necessaria la permanenza di un rapporto intersoggettivo tra danneggiante e danneggiato"; ed ha concluso che "una volta accertata, quindi, l'esistenza di un rapporto di causalità tra un comportamento colposo, anche se anteriore alla nascita, ed il danno che sia derivato al soggetto che con la nascita abbia acquistato la personalità giuridica, sorge e dev'essere riconosciuto in capo a quest'ultimo il diritto al risarcimento" (così Cass. 22 novembre 1993, n. 11503, sub n. 3 della motivazione; contra, tuttavia, anche se con affermazione meramente assertiva, Cass. 21 gennaio 2011, n. 1410, sub n. 2 della motivazione).
2.2. - Quanto alle modalità di insorgenza del diritto al risarcimento, il caso ora in scrutinio non si differenzia da quello della lesione colposamente cagionata al feto durante il parto, dunque prima della nascita, da cui deriva, dopo la nascita, il diritto del nato al risarcimento per il patito danno alla salute: danno da lesione del diritto alla salute, dunque, e non già del cosiddetto "diritto a nascere sano", che costituisce soltanto l'espressione verbale di una fattispecie costituita dalla lesione provocata al feto, ma che non è ricognitiva di un diritto preesistente in capo al concepito, che il diritto alla salute acquista solo con la nascita.
Così come, in altro ambito, null'altro che espressiva di una particolare fattispecie è la locuzione "diritto a non nascere se non sano", alla cui mancanza questa corte ha, in passato (cfr. Cass. 14 luglio 2006, n. 16123), correlato la risposta negativa al quesito relativo al se sia configurabile il diritto al risarcimento del nato geneticamente malformato, nei confronti del medico che non abbia colposamente effettuato una corretta diagnosi in sede ecografica ed abbia così precluso alla madre il ricorso all'interruzione volontaria della gravidanza, che ella avrebbe in ipotesi domandato.
3. - Diversi sono certamente gli interessi incisi, ma tutti risultano presidiati dalla Costituzione, rispettivamente con gli artt. 32, primo (salute) e secondo comma (autodeterminazione), 29, primo comma (famiglia) e 30, primo comma (rapporto genitori-figli).
accoglie il ricorso, cassa e rinvia, anche per le spese, alla corte d'appello di Brescia in diversa composizione.