Source: https://www.abcdeidiritti.it/website/tag/tfr/
Timestamp: 2019-02-20 10:01:14+00:00
Document Index: 148494016

Matched Legal Cases: ['art. 2120', 'art. 2120', 'art. 2120', 'art. 2120', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 24', 'art. 2', 'art. 2122']

TFR – abc dei diritti
I lavoratori dei settori privati hanno diritto di chiedere una sola volta (salvo condizioni di miglior favore previste dai CCNL) nel corso del rapporto di lavoro un’anticipazione del TFR cui avrebbe diritto in caso di risoluzione del rapporto alla data della domanda.
L’anticipazione può essere corrisposta a coloro che hanno maturato almeno 8 anni di servizio presso lo stesso datore di lavoro.
L’azienda è tenuta ad accogliere le domande di anticipazione nel limite del 10% dei lavoratori aventi diritto e comunque del 4% del numero totale dei dipendenti.
E’ possibile che i contatti collettivi, nello stabilire le procedure per concessione dell’anticipazione, fissino criteri di calcolo diversi per il numero dei dipendenti.
Acquisto della casa. L’anticipazione può essere richiesta per l’acquisto della prima casa per se e per i propri figli.
Per prima casa di intende un immobile destinato alla residenza ed abitazione del lavoratore e della propria famiglia.
La sussistenza dei requisiti può risultare da una dichiarazione resa davanti a un notaio o da altri documenti idonei.
Ecco qualche esempio in cui è possibile chiedere l’anticipazione (anche se il lavoratore è già proprietario di immobili non costituenti casa di abitazione o di altre case d’abitazione, date in locazione a familiari o a terzi, o acquistate a titolo d’investimento in località residenziali):
acquisto con accensione di un mutuo ipotecario quando la somma, anche residua, sia di importo superiore o equivalente a quanto si intende richiedere a titolo di anticipazione;
riscatto di abitazione già occupata ad altro titolo;
acquisto del suolo allo scopo di costruire l’abitazione;
acquisto per la casa del figlio, effettuato non dal lavoratore richiedente ma dal figlio stesso.
È stata invece negata l’anticipazione del TFR nel caso di:
ristrutturazione della casa già di proprietà del lavoratore;
copertura di debiti contratti dal lavoratore per pagamento del prezzo della casa o per evitare l’espropriazione forzata della casa di proprietà
Il lavoratore deve trovarsi nella necessità di sostenere spese sanitarie per terapie e interventi straordinari riconosciuti dalle competenti ASL.
Non è necessario che il lavoratore abbia già sostenuto la spesa.
L’intervento terapeutico o sanitario si definisce straordinario quando presenta i caratteri della delicatezza e dell’importanza sia dal punto di vista medico che economico.
La spesa può riguardare anche costi accessori, come il viaggio o il soggiorno presso località in cui deve essere effettuato l’intervento.
Se l’anticipazione è stata corrisposta per un congedo a seguito della nascita, adozione o affidamento di un figlio non è possibile richiederla nuovamente nel caso di successivo congedo ottenuto per la medesima causa.
Il lavoratore presenta domanda di anticipazione del TFR allegando la seguente documentazione:
in caso di acquisto della prima casa: qualsiasi documentazione che possa provare l’acquisto quando questo non si è ancora giuridicamente perfezionato come ad esempio il contratto preliminare di vendita (volgarmente detto compromesso), a patto che il lavoratore esibisca l’atto di acquisto definitivo; le copie delle ricevute dei pagamenti effettuati ecc.
in caso di spese sanitarie
è necessario produrre l’attestazione rilasciata dalle ASL che certifichi:
esistenza della malattia
necessità della conseguente terapia o intervento
entità della spesa
in caso di congedi è sufficiente l’indicazione della data di inizio del congedo che dà diritto all’anticipazione.
Anticipazione per il TFR destinato al finanziamento della previdenza complementare
Anche gli iscritti alle forme pensionistiche complementari possono chiedere un’anticipazione della posizione individuale maturata. È necessario che sussistano le seguenti condizioni:
in caso di spese sanitarie a seguito di “gravissime situazioni” relative al lavoratore stesso, al coniuge e ai figli per terapie e interventi straordinari riconosciuti dalle competenti strutture pubbliche: la richiesta può essere effettuata da qualsiasi lavoratore, a prescindere dall’anzianità di iscrizione al fondo. La quota massima di TFR anticipabile è del 75%;
in caso di acquisto della prima casa di abitazione per sé o per i figli o in caso realizzazione degli interventi di manutenzione, restauro, ristrutturazione della prima casa di abitazione: la richiesta può essere fatta a condizione che il lavoratore abbia maturato 8 anni di contributi. La quota massima anticipabile è del 75% del TFR;
in caso di altre esigenze: la richiesta può essere fatta a condizione che il lavoratore abbia maturato 8 anni di contributi. La quota massima anticipabile è del 30% del TFR.
Le anticipazioni possono essere successivamente reintegrate, a scelta dell’aderente, in qualsiasi momento anche attraverso contribuzioni annuali eccedenti il limite di € 5.164,57.
Scritto il 12 aprile 2017 12 aprile 2017 Autore Antonio MarchiniCategorie ATag TFR
TFR Anticipazioni
Scritto il 12 aprile 2017 Autore Antonio MarchiniCategorie ATag TFR
Rivalutazione TFR: coefficienti
rivalutazione coefficienti
Scritto il 15 giugno 2016 15 giugno 2016 Autore Antonio MarchiniCategorie RTag TFR
Pensione: Opzione alla previdenza complementare per gli assunti prima del 2001. Lavoratori Pubblici
Il lavoratore assunto prima del 2001 e che aderisce alla previdenza complementare, viene effettuato il calcolo del TFS maturato fino al momento dell’adesione e lo si trasforma in TFR. Quanto accumulato negli anni dall’assunzione fino al momento dell’adesione viene liquidato dall’ex Inpdap al termine del rapporto di lavoro, previa rivalutazione annuale del 75% del tasso di inflazione + l’1,5%.
Annualmente si aggiunge la quota di TFR pari al 4,91% della retribuzione annua lorda. Le quote, contabilizzate presso l’ex Inpdap, vengono rivalutate anch’esse, di anno in anno, del 75% del tasso di inflazione + l’1,5%..
Per incentivare il passaggio da TFS a TFR è riconosciuto, per tutto il periodo di permanenza nel Fondo, un contributo pari all’1,5% della base contributiva di riferimento del TFS per il personale iscritto all’Inpdap ai fini del TFS-TFR (questo incentivo non vale per quello degli enti che erogano direttamente il TFS).
Il 2% restante del Tfr viene attribuito al fondo pensione.
Per gli assunti dal 1/1/2001
– All’interessato, l’importo di Tfr maturato e rivalutato dalla data di assunzione all’adesione
– Al Fondo vengono conferiti gli accantonamenti di Tfr, in misura intera, (6,91% della retribuzione utile) maturati dall’adesione alla cessazione.
La posizione individuale dell’aderente del pubblico impiego è formata da due parti:
– “il montante presso il fondo” comprendente gli accantonamenti che includono la contribuzione obbligatoria del dipendente, la contribuzione obbligatoria datoriale, la contribuzione volontaria aggiuntiva del dipendente
– “il montante figurativo presso l’Inps Gestione Dipendenti Pubblici” corrispondente agli accantonamenti di Tfr),
Questi accantonamenti vengono conferiti al Fondo solo al momento della cessazione del servizio che abbia almeno un giorno di interruzione rispetto al successivo.
Dipendenti già in servizio al 31/12/2000
1,5% aggiuntivo (calcolato sulle voci retributive utili a TFS) (contabilizzato dall’INPDAP come accantonamento figurativo)
1% aggiuntivo a carico lavoratore calcolato sulle voci retributive utili a TFR,
1% aggiuntivo a carico Amministrazione (condizionato) calcolato sulle voci retributive utili a TFR.
Il contributo aggiuntivo a carico Amministrazione è dovuto in costanza di versamento del contributo a carico del lavoratore. Il lavoratore può sospendere unilateralmente la contribuzione trascorsi 5 anni dalla data di adesione al Fondo e può esercitare la sospensione una sola volta nel corso del periodo associativo.
La Contribuzione figurativa (Quota TFR 2% + 1,5% ) In via transitoria, fino al consolidamento della struttura finanziaria del Fondo, si applicherà un tasso di rendimento corrispondente alla media dei rendimenti netti di un paniere di fondi di previdenza complementari presenti sul mercato.
Successivamente, consolidata la struttura finanziaria del Fondo, si applicherà il rendimento netto risultante dalla gestione.
La Contribuzione aggiuntiva (1% + 1%) si rivaluta secondo i tassi di rendimento netto risultante dalla gestione
Scritto il 12 giugno 2016 Autore Antonio MarchiniCategorie PTag TFR
Opzione alla previdenza complementare per gli assunti prima del 2001. Lavoratori Pubblici
Scritto il 12 giugno 2016 Autore Antonio MarchiniCategorie OTag Pensione, TFR
Trattamenti di fine rapporto (TFR)
La prestazione – che sostituisce l’indennità di buonuscita o l’indennità premio di servizio per i dipendenti pubblici assunti a tempo indeterminato dopo il 31 dicembre 2000 – fornisce una somma in denaro erogata “una tantum”, con lo scopo di assicurare al dipendente pubblico, all’atto del collocamento a riposo, un sostegno per l’adattamento alla nuova condizione di vita non lavorativa.
È la stessa prestazione di cui beneficiano i lavoratori del settore privato alla cessazione del rapporto di lavoro ed è disciplinata dall’art. 2120 dei codice civile e dal Dpcm 20 dicembre 1999 e successive modifiche.
Destinatari. Sono i lavoratori di tutte le amministrazioni pubbliche assunti a tempo indeterminato dopo il 31 dicembre 2000 nonché lavoratori assunti contratto a tempo determinato dopo il 30 maggio 2000.
I dipendenti assunti con contratto a tempo indeterminato prima del 31 dicembre 2000 possono optare per il TFR aderendo, contestualmente ad un fondo di previdenza complementare.
In caso di morte del lavoratore, il TFR deve essere corrisposto per diritto proprio a favore del coniuge, dei figli, e, se vivevano a carico del lavoratore, ai parenti entro il terzo grado ed agli affini entro il secondo grado.
La ripartizione del trattamento, se non vi è accordo tra gli aventi diritto, deve farsi secondo il bisogno di ciascuno.
In caso di mancanza delle persone prima indicate e di eventuali diverse disposizioni testamentarie del lavoratore deceduto, le somme sono attribuite secondo le norme della successione legittima.
Come si calcola la prestazione. Per ciascun anno di servizio si accantona una quota pari al 6,91% della retribuzione annua utile ai fini dello stesso TFR.
L’accantonamento è realizzato per ogni anno di servizio o frazione di anno. In quest’ultimo caso la quota è proporzionalmente ridotta, computandosi, come mese intero, la frazione di mese uguale o superiore ai 15 giorni.
Le quote accantonate, come sopra determinate, con esclusione della quota maturata nell’anno, sono rivalutate al 31 dicembre di ogni anno, con l’applicazione di un tasso costituito dall’1,5% e dal 75% dell’aumento dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati accertato dall’ISTAT, rispetto al mese di dicembre dell’anno precedente.
La retribuzione utile. Per il personale pubblico, in linea con quanto previsto dall’art. 2120 del codice civile, la retribuzione utile per il calcolo degli accantonamenti contiene le seguenti voci:
l’intero stipendio tabellare
la retribuzione individuale di anzianità
gli altri emolumenti considerati utili ai fini del calcolo dell’indennità di fine servizio comunque denominata ai sensi della preesistente normativa.
ulteriori voci retributive potranno essere considerate nella contrattazione di comparto.
Anticipazioni. Sono previste dalla disciplina del TFR ma non sono al momento applicabili al pubblico impiego. L’accordo sindacale che ha esteso il TFR ai dipendenti pubblici, ha previsto che l’armonizzazione fra lavoratori pubblici e privati in tema di anticipazioni potrà avvenire in sede di contrattazione di comparto.
Si ricorda che la disciplina del TFR prevede che il dipendente, con almeno otto anni di servizio presso lo stesso datore di lavoro, possa chiedere, in costanza di rapporto di lavoro, un’anticipazione per le ragioni individuate dalla legge (spese sanitarie ed acquisto prima casa) non superiore al 70% del trattamento cui avrebbe diritto nel caso di cessazione del rapporto alla data della richiesta.
Le richieste di anticipazione sono soddisfatte annualmente nel limite del 10% degli aventi titolo e, comunque, del 4% del numero totale dei dipendenti.
Requisiti. La prestazione spetta al personale cha abbia effettuato servizio per un periodo non inferiore a 15 giorni nel mese.
Come si ottiene la prestazione. I lavoratori dipendenti da enti e amministrazioni, con personale iscritto ai fondi dei trattamenti di fine servizio dell’Inpdap (ex Enpas ed ex Inadel), devono presentare richiesta all’Inpdap che provvede ad erogare anche questo tipo di prestazione.
Infatti, la gestione del fondo per il trattamento di fine rapporto dei dipendenti dello Stato, delle aziende di Stato, della Scuola, dell’Università, della Sanità e degli Enti Locali è affidata all’INPDAP.
I lavoratori dipendenti da enti ed amministrazioni che liquidavano direttamente i trattamenti di fine servizio presenteranno domanda di liquidazione del TFR agli enti datori di lavoro.
OPZIONE PER IL TFR E LA PREVIDENZA COMPLEMENTARE
I lavoratori iscritti all’Inpdap prima del 31 dicembre 2000, con diritto ai trattamenti di fine servizio (indennità premio di servizio e di buonuscita), che intendono aderire ad un fondo di previdenza complementare, all’atto dell’adesione al fondo pensione optano per il trattamento di fine rapporto.
Pertanto, per questi lavoratori il nuovo meccanismo entrerà in vigore solo se e quando aderiranno al fondo pensione.
Dalla data di iscrizione al fondo pensione si determina il passaggio al TFR, mentre fino a quel momento resterà in vigore la normativa attuale sulle indennità di fine servizio.
Il passaggio al nuovo regime avverrà quindi nel seguente modo: alla data dell’opzione sarà calcolato il valore della prestazione maturata dal lavoratore in base alla disciplina delle indennità premio di servizio o di buonuscita (quote dell’ultima retribuzione moltiplicata per gli anni di servizio); la cifra così ottenuta costituirà il primo accantonamento per il TFR cui si aggiungeranno i nuovi accantonamenti annui e le relative rivalutazioni.
Periodi di lavoro prestato a tempo determinato sorti successivamente al 30 maggio 2000, si applica la disciplina del trattamento di fine rapporto, ai sensi dell’art. 2120 del C.C.
Periodi di lavoro prestato a tempo determinato in essere al 30 maggio 2000. I periodi di lavoro prestato a tempo determinato in essere al 30 maggio 2000, che non abbiano nel frattempo dato luogo ad eventuali liquidazioni da parte delle Amministrazioni di appartenenza, sono oggetto di TFR ai sensi dell’art. 2120 del Codice Civile.
Qualora il periodo compreso tra l’inizio del rapporto ed il 30 maggio 2000 abbia fatto maturare il diritto ad una prestazione di fine servizio, questa costituisce il montante, che unitamente alle quote di TFR maturate nel periodo compreso tra il 31 maggio 2000 ed il termine del rapporto di lavoro, formerà complessivamente il trattamento di fine rapporto.
Qualora, invece, al 30 maggio non si sia maturato il diritto alla prestazione, secondo le vigenti normative, per l’intero periodo dovrà essere versato il TFR.
TFR LAVORATORI PRIVATI
Il Trattamento di fine rapporto si accumula e matura nel corso di tutta la vita lavorativa. Il singolo lavoratore deve scegliere tra due opzioni:
Tfr lasciato in azienda. Se si lavora in un’azienda con meno di 50 dipendenti, il Tfr continua a essere accantonato comunque presso il datore di lavoro.
Se si lavora in un’azienda con più di 50 dipendenti, il datore di lavoro è obbligato a versare il Tfr al fondo della Tesoreria di Stato gestito dall’Inps.
In entrambi i casi, il lavoratore deve rivolgersi sempre al proprio datore di lavoro: è infatti quest’ultimo che provvede ad erogare le anticipazioni e la liquidazione del Tfr.
Tfr nella previdenza complementare. Per chi sceglie questa opzione, il Tfr va a confluire nel fondo di previdenza, a scelta tra le seguenti forme di pensione complementare:
individuale: fondo aperto o forma pensionistica individuale, con stipula di una polizza assicurativa previdenziale;
collettiva: istituita o promossa dal contratto collettivo di lavoro di riferimento o anche dal contratto aziendale.
Lavoratori a tempo determinato (meno di sei mesi). Un lavoratore che ha firmato un contratto di lavoro a tempo determinato della durata inferiore ai sei mesi non è obbligato a scegliere la destinazione del Tfr, perché questo viene restituito (liquidato) dal datore di lavoro nel momento in cui finisce il contratto.
Liquidazione del Tfr. Chi ha scelto di lasciare il Tfr in azienda, quando cessa il rapporto di lavoro, riceve la liquidazione dell’intero Tfr maturato fino a quel momento.
Chi invece ha destinato l’intero Tfr ad un fondo complementare, non ha diritto alla liquidazione. Quando si interrompe il rapporto di lavoroi, il lavoratore può:
trasferire la propria posizione previdenziale ad un’altra forma pensionistica complementare, alla quale il lavoratore accede con il nuovo lavoro;
congelare (in quiescenza) la posizione maturata, senza ulteriore contribuzione;
riscattare una parte o l’intera posizione maturata presso il fondo previdenziale.
Il trasferimento della propria posizione ad un’altra forma pensionistica complementare può avvenire:
– quando si cambia lavoro e si perdono i requisiti per partecipare al fondo scelto e previsto dal vecchio lavoro;
– dopo due anni di adesione al fondo scelto, per scelta volontaria.
Il riscatto, totale o parziale, della posizione previdenziale può essere ottenuto dal lavoratore nei seguenti casi:
– se è disoccupato, per un periodo compreso tra i 12 e i 48 mesi, o è in cassa integrazione ordinaria o straordinaria o in mobilità, il lavoratore può richiedere il riscatto parziale del 50 per cento della posizione previdenziale maturata fino a quel momento;
– se è disoccupato da più di 48 mesi, o nel caso di invalidità permanente che comporti la riduzione della capacità di lavoro a meno di un terzo, il lavoratore può richiedere il riscatto totale della posizione maturata fino a quel momento.
destinato a un fondo di previdenza complementare – l’intera posizione maturata è riscattata dagli eredi, secondo quanto previsto dalla legge o da chi è stato indicato come beneficiario dal titolare (ma solo nel caso di fondo di previdenza complementare). In mancanza di questi, la somma viene assorbita dal fondo collettivo, o destinata a fini sociali, se si tratta di un fondo individuale.
Anticipazioni del Tfr. La possibilità di usufruire di anticipazioni della somma maturata col Tfr, anche prima della cessazione del rapporto di lavoro, cambia in base al tipo di scelta compiuta, se lasciare il Tfr in azienda o destinarlo alla previdenza complementare.
I lavoratori che hanno scelto di lasciare il Tfr in azienda, dopo soli 8 anni di occupazione presso la stessa azienda, possono chiedere l’anticipazione fino al 70 per cento del Tfr maturato fino a quel momento. L’anticipazione può essere ottenuta una sola volta nell’arco di tutto il rapporto di lavoro (per ogni contratto firmato) e viene detratta dal Tfr.
La richiesta è ammessa solo per le seguenti cause:
acquisto della prima casa di abitazione, per sé o per i propri figli, documentata con atto notarile.
I lavoratori che hanno scelto di aderire ad un fondo, possono usufruire di anticipazioni, calcolate sulla base dei versamenti effettuati e dei rendimenti realizzati fino al momento della richiesta. La richiesta è ammessa solo per le seguenti cause:
spese sanitarie per condizioni di salute gravissime, sia per sé che per coniuge e figli, riconosciuti dalle competenti strutture pubbliche; l’anticipo è fino al 75 per cento della posizione maturata e può essere chiesto in qualsiasi momento;
acquisto e la ristrutturazione della prima casa di abitazione per sé e per i figli, ma solo dopo 8 anni di iscrizione al fondo e fino al 75 per cento della posizione maturata;
ulteriori esigenze dell’iscritto, di cui non deve dare giustificazione, ma solo dopo 8 anni di iscrizione al fondo e fino al 30 per cento della posizione maturata.
Al momento di andare in pensione, i lavoratori che hanno scelto di lasciare il Tfr in azienda ricevono la liquidazione di quanto maturato, secondo quanto stabilito dall’articolo 2120 del Codice Civile.
I lavoratori che hanno fatto confluire il Tfr in un fondo di previdenza complementare, alla maturazione dei requisiti per andare in pensione, ricevono invece la rendita maturata nel corso degli anni. Per legge, almeno il 50 per cento di quanto maturato deve essere erogato in questa forma. La rendita può essere vitalizia (cioè erogata mensilmente fino al decesso) o reversibile su un altro beneficiario. Oppure si può ottenere la certezza che le rate vengano pagate per un determinato numero di anni, indipendentemente da quanto resta in vita il titolare. In questo caso, le rate rimanenti vengono poi pagate ai beneficiari o agli eredi. Il lavoratore che va in pensione può chiedere subito, in forma di capitale, il 50 per cento di quanto accumulato con la forma pensionistica complementare. Può ricevere l’intero capitale solo ad una condizione: se l’eventuale trasformazione in rendita del 70 per cento di quanto maturato con i contributi versati al fondo di previdenza complementare, produrrebbe una pensione inferiore alla metà dell’assegno sociale Inps.
TFR EROGATO MENSILMENTE IN BUSTA PAGA
La legge di stabilità del 2015 prevede, per i lavoratori e per le lavoratrici, la possibilità di richiedere l’anticipo in busta paga del TFR maturando.
Tale misura è stata sbandierata dal Governo come un modo per dare “un po’ di soldi in più in tasca” e come stimolo per l’economica per generare consumi addizionali.
Ora, premesso che il trattamento di fine rapporto lavoro sono soldi dei lavoratori, con questa misura il Governo si propone di incassare due miliardi di euro in maggiori imposte che, guarda caso, pagherebbero le lavoratrici e i lavoratori che dovessero optare per questa possibilità
Si tratta, a nostro avviso, di una scelta da ponderare con grande attenzione in quanto può rilevarsi un vero e proprio danno per i richiedenti, sia nell’immediato per gli effetti molto negativo su vari aspetti di natura fiscale, che vedremo più avanti, sia per il futuro rispetto alla previdenza complementare.
Cos’è il TFR.
Il TFR, o Trattamento di fine rapporto, è una parte della retribuzione del dipendente – quindi sono soldi che già appartengono al lavoratore – che viene accantonata dal datore di lavoro sino al momento di cessazione del contratto di lavoro. Il TFR offre una serie di vantaggi:
Costituisce una liquidazione per il dipendente nel momento di cessazione del rapporto di lavoro, finanziando così il periodo fino all’inizio di un nuovo lavoro o al ricevimento della pensione. L’importo accantonato in ciascun anno di lavoro corrisponde alla retribuzione annua lorda divisa per 13,5 meno la contribuzione all’INPS dello 0,5%.
L’importo accantonato si rivaluta nel tempo: 1,5% in misura fissa più il 75% dell’inflazione (misurato mediante l’indice dei prezzi al consumo calcolato dall’Istat).
Può già oggi essere anticipato (per un massimo del 70%) per giustificate necessità come spese sanitarie o acquisto prima casa ovvero per altre causali se previsti dalla contrattazione collettiva e dalle leggi.
Il TFR non entra a far parte del cumulo dei redditi, ma è soggetto a tassazione separata con un’aliquota (percentuale) media dei 5 anni precedenti. In genere quindi il prelievo fiscale sull’intero importo del TFR è molto più favorevole della tassazione ordinaria.
Il lavoratore può decidere di non conservare il TFR in azienda, ma di conferirlo a fondi di previdenza complementare; nelle aziende con più di 50 dipendenti, i fondi vengono trasferiti dal datore di lavoro al Fondo di tesoreria INPS.
In via sperimentale, dal 1° marzo 2015 al 30 giugno 2018, il lavoratore può richiedere al proprio datore di lavoro di vedersi corrispondere mensilmente in busta paga il TFR (Trattamento di dine rapporto lavoro) maturando, compresa la quota eventualmente conferita alla previdenza complementare.
L’anticipazione in busta paga del TFR maturando in busta paga è concessa esclusivamente ai lavoratori dei settori privati. I dipendenti pubblici non possono richiederlo.
Esercizio della facoltà. Si tratta di una mera facoltà del lavoratore e, se non esercitata, il TFR continua ad essere accantonato dal datore di lavoro o presso l’INPS nel caso di aziende sopra i 49 dipendenti ovvero presso la forma di previdenza complementare, e liquidato secondo le ordinarie modalità.
Irreversibilità. La manifestazione di volontà, qualora esercitata, è irrevocabile fino al 30 giugno 2015.
Trattamento fiscale e previdenziale. La quota maturanda di TFR liquidata mensilmente al lavoratore costituisce parte integrante della retribuzione, quindi viene assoggettato a tassazione ordinaria, ma non concorre alla formazione del reddito complessivo da considerare ai fini dell’erogazione del bonus di 80 euro.
Però, attenzione, incide sul reddito complessivo utilizzato per il riconoscimento delle detrazioni d’imposta nonché sul reddito imponibile ai fini delle addizionali regionale e comunale e ai fini del riconoscimento dell’assegno per il nucleo familiare.
In sostanza la quota di TFR:
è assoggettato a tassazione ordinaria
incide sul riconoscimento delle detrazioni d’imposta
incide sul reddito per il pagamento delle addizionali IRPEF
incide nella determinazione dell’indicatore della situazione familiari ISSEE
Non incide nella formazione del reddito per il riconoscimento del bonus di 80 euro
La convenienza o meno. Se queste sono, in sintesi le disposizioni previste dai commi da 26 a 34 della legge 190/2014, occorre chiedersi se il lavoratore abbia o meno convenienza di richiedere l’anticipo in busta paga del TFR maturando.
Imponibile fiscale. Se si considera un reddito di 23 mila euro (imponibile medio dei lavoratori dipendenti), con il Tfr in busta paga potrebbero scattare aumenti di 97 euro medi mensili, che salgono a 105 euro per i redditi di 25 mila euro e a 125 euro per i redditi di 35 mila euro, mentre scendono a 76 euro mensili per un reddito da 18 mila euro.
Ma se questi sono i benefici, tener conto degli effetti perversi della tassazione ordinaria in pratica, con un reddito di 18 mila euro lordi, sul TFR annuo pari a 957 euro, al posto del 23% si pagherà il 27%; con un reddito di 23 mila euro, su un Tfr annuo di 1.209 euro, si pagherà il 27% anziché il 23,9%; con un reddito di 35 mila euro, su un Tfr annuo pari a 1.806 euro si pagherà il 38% anziché il 25,3%.
Detrazioni e assegni familiari. Il TFR in busta paga si cumulerà con il reddito dell’anno e, quindi, andrà a incidere sulla determinazione delle detrazioni d’imposta (per familiari a carico, ad esempio) oppure per gli assegni familiari. Solo di detrazioni fiscali, un reddito di 23 mila euro verrà decurtato di circa 280 euro l’anno.
ISEE. Il TFR in busta paga fa alzare il reddito ai fini dell’ISEE con un effetto domino o ‘domino’ sul sistema agevolato delle tasse e tariffe locali, quali: asili nido, mense scolastiche, tasse universitarie ecc.”. Un reddito ISEE di 12.500 euro comporta una tariffa degli asili nido di 103 euro mensili, mentre con un ISEE di 12.501 euro, quindi anche solo di un euro in più, la tariffa in questione lieviterebbe a 232 euro mensili.
Con un reddito ISEE di 12.500 euro, per una mensa scolastica, è invece di 50 euro mensili, mentre se si superasse sempre di un solo euro tale soglia, la spesa salirebbe a 54 euro mensili.
Per l’iscrizione all’Università la quota annuale con un reddito ISEE di 12 mila euro è di 549 euro l’anno, ma con un reddito ISEE di 12.001 la quota balzerebbe a 600 euro l’anno.
Risultato: con un indicatore della ricchezza della famiglia superiore alla soglia limite il lavoratore non potrà più fruire dei servizi sociali agevolati di cui ha goduto in precedenza.
Ci sono però alcuni lavoratori che non potranno godere di questa opzione, e sono i lavoratori pubblici. Come mai questa discrepanza?
L’aumento delle imposte sul TFR in busta paga porterà al governo oltre 2 miliardi di euro in maggiori imposte. L’azienda paga il TFR trattenendo l’imposta dovuta, che versa allo Stato.
Che succede se chi paga il TFR non è l’azienda, ma lo Stato? Lo Stato paga il TFR al lavoratore al netto dell’imposta dovuta, per cui il saldo finale è negativo per lo Stato. Il “privilegio” del TFR in busta paga diventa insomma una spesa per lo Stato.
Come impatta la possibilità del TFR in busta sulla previdenza complementare? Non va dimenticato che il TFR rappresenta la maggiore fonte contributiva che alimenta la posizione individuale degli aderenti ai fondi pensione e la sua eventuale non affluenza comporterebbe in futuro significativi decrementi della entità della integrazione pensionistica finale.
Incassare il trattamento di fine rapporto mensilmente da marzo 2015 a giugno 2018, invece di destinarlo a un fondo pensione, può ridurre l’assegno integrativo del 10% ma la penalizzazione può sfiorare anche il 30 per cento.
Le conseguenze di questa scelta devono essere comprese in maniera chiara. Infatti la prestazione netta che il lavoratore potrebbe ricevere alla cessazione dal servizio da un fondo pensione si ridurrebbe, in alcuni casi anche in maniera drastica, qualora venisse richiesta l’erogazione del Tfr in busta paga, come evidenziato da una serie di proiezioni.
Per gli iscritti ai fondi pensione va ancora sottolineato come dal punto di vista fiscale sia probabilmente più conveniente ricorrere in caso di necessità accedere all’anticipazione per “ulteriori esigenze” in misura pari al 30 per cento della propria posizione, tassata con aliquota del 23 per cento, piuttosto che essere soggetto a tassazione ordinaria sul TFR in busta paga.
Ma se quindi, a ragion veduta, alcuni dipendenti valutassero di non fare nulla e di non chiedere il TFR in busta paga? Il Governo si è occupato anche di loro, e vediamo in che modo:
La tassazione dei fondi pensione, il pilastro della previdenza integrativa che dovrebbe compensare la prestazioni calanti dell’INPS, passerà dall’11% al 20%.
Sulle rivalutazioni del TFR e sui redditi dei fondi di previdenza la tassazione passerà dall’11% al 17%.
Questa azione è quanto meno inopportuna, per non dire sconsiderata, se la si rapporta alle giovani generazioni che faticano a trovare lavoro e che quand’anche lo trovano dovranno fare i conti con prestazioni pensionistiche assolutamente inadeguate, sebbene, è bene ricordarlo l’adesione ad un fondo di previdenza complementare è ancora vantaggiosa.
In conclusione, la scelta se richiedere l’anticipo del TFR in busta paga, deve essere valuta attentamente prima di esercitarla, come detto, è irrevocabile e dura fino al 2018, ed è alla luce di quanto esposto, è svantaggiosa per quasi tutti i lavoratori e lavoratrici.
La verità è che l’unico vincitore di questa operazione sarà l’Erario, che dovrebbe incassare 2,2 miliardi in più, di cui 480 milioni dall’innalzamento dell’aliquota di tassazione per i Fondi pensione (340 milioni) e dall’incremento della tassazione della rivalutazione del TFR (140 milioni).
Non è un caso che i miliardi in più che il Governo stima di incassare, sono gli stessi che mette a “copertura” per la tanto sbandierata riforma degli ammortizzatori sociali.
Si può ben dire che sono i lavoratori e le lavoratrici che con le loro tasse, se le previsioni saranno mantenute, che finanziano l’allargamento (insufficiente) della platea dei destinatari degli ammortizzatori sociali.
IN CASO DI MORTE IL TFR (nelle sue varie forme) SPETTANTE AGLI EREDI LA PARTE DELL’UNIONE CIVILE E’ EQUIPARATA AL CONIUGE
Scritto il 24 febbraio 2015 24 novembre 2016 Autore abc-dei-dirittiCategorie abc dei diritti, TTag TFR
Fondo di Garanzia del TFR
Il Fondo di garanzia è istituito presso l’INPS con lo scopo di sostituirsi al datore di lavoro in caso di insolvenza del medesimo nel pagamento del trattamento di fine rapporto, di cui all’articolo 2120 del Codice Civile, spettante ai lavoratori o loro aventi diritto.
La domanda di intervento del Fondo oppure in carta semplice) deve essere presentata dal lavoratore o dai suoi eredi alla Sede dell’INPS nella cui competenza territoriale l’assicurato ha la propria residenza; se avanzata ad una Sede diversa essa verrà trasferita d’ufficio a quella territorialmente competente.
Anche gli apprendisti e soci di lavoratore in cooperativa hanno diritto al fondo di garanzia.
Legge 29 maggio 1982 n. 297
Art. 2. Fondo di garanzia.
1. È istituito presso l’Istituto nazionale della previdenza sociale il «Fondo di garanzia per il trattamento di fine rapporto» con lo scopo di sostituirsi al datore di lavoro in caso di insolvenza del medesimo nel pagamento del trattamento di fine rapporto, di cui all’articolo 2120 del codice civile, spettante ai lavoratori o loro aventi diritto (3).
2. Trascorsi quindici giorni dal deposito dello stato passivo, reso esecutivo ai sensi dell’articolo 97 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, ovvero dopo la pubblicazione della sentenza di cui all’articolo 99 dello stesso decreto, per il caso siano state proposte opposizioni o impugnazioni riguardanti il suo credito, ovvero dalla pubblicazione della sentenza di omologazione del concordato preventivo, il lavoratore o i suoi aventi diritto possono ottenere a domanda il pagamento, a carico del fondo, del trattamento di fine rapporto di lavoro e dei relativi crediti accessori, previa detrazione delle somme eventualmente corrisposte
3. Nell’ipotesi di dichiarazione tardiva di crediti di lavoro di cui all’articolo 101 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, la domanda di cui al comma precedente può essere presentata dopo il decreto di ammissione al passivo o dopo la sentenza che decide il giudizio insorto per l’eventuale contestazione del curatore fallimentare.
4. Ove l’impresa sia sottoposta a liquidazione coatta amministrativa la domanda può essere presentata trascorsi quindici giorni dal deposito dello stato passivo, di cui all’articolo 209 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, ovvero, ove siano state proposte opposizioni o impugnazioni riguardanti il credito di lavoro, dalla sentenza che decide su di esse.
4-bis. L’intervento del Fondo di garanzia opera anche nel caso in cui datore di lavoro sia un’impresa, avente attività sul territorio di almeno due Stati membri, costituita secondo il diritto di un altro Stato membro ed in tale Stato sottoposta ad una procedura concorsuale, a condizione che il dipendente abbia abitualmente svolto la sua attività in Italia
5. Qualora il datore di lavoro, non soggetto alle disposizioni del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, non adempia, in caso di risoluzione del rapporto di lavoro, alla corresponsione del trattamento dovuto o vi adempia in misura parziale, il lavoratore o i suoi aventi diritto possono chiedere al fondo il pagamento del trattamento di fine rapporto, sempreché, a seguito dell’esperimento dell’esecuzione forzata per la realizzazione del credito relativo a detto trattamento, le garanzie patrimoniali siano risultate in tutto o in parte insufficienti. Il fondo, ove non sussista contestazione in materia, esegue il pagamento del trattamento insoluto
6. Quanto previsto nei commi precedenti si applica soltanto nei casi in cui la risoluzione del rapporto di lavoro e la procedura concorsuale od esecutiva siano intervenute successivamente all’entrata in vigore della presente legge.
7. I pagamenti di cui al secondo, terzo, quarto e quinto comma del presente articolo sono eseguiti dal fondo entro 60 giorni dalla richiesta dell’interessato. Il fondo è surrogato di diritto al lavoratore o ai suoi aventi causa nel privilegio spettante sul patrimonio dei datori di lavoro ai sensi degli articoli 2751-bis e 2776 del codice civile per le somme da esso pagate.
8. Il fondo, per le cui entrate ed uscite è tenuta una contabilità separata nella gestione dell’assicurazione obbligatoria contro la disoccupazione, è alimentato con un contributo a carico dei datori di lavoro pari allo 0,03 per cento (7) della retribuzione di cui all’articolo 12 della legge 30 aprile 1969, n. 153 , a decorrere dal periodo di paga in corso al 1° luglio 1982. Per tale contributo si osservano le stesse disposizioni vigenti per l’accertamento e la riscossione dei contributi dovuti al Fondo pensioni dei lavoratori dipendenti. Le disponibilità del fondo di garanzia non possono in alcun modo essere utilizzate al di fuori della finalità istituzionale del fondo stesso. Al fine di assicurare il pareggio della gestione, l’aliquota contributiva può essere modificata, in diminuzione o in aumento, con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con il Ministro del tesoro, sentito il consiglio di amministrazione dell’INPS, sulla base delle risultanze del bilancio consuntivo del fondo medesimo.
9. Il datore di lavoro deve integrare le denunce previste dall’articolo 4, primo comma, del decreto-legge 6 luglio 1978, n. 352 , convertito, con modificazione, nella legge 4 agosto 1978, n. 467, con l’indicazione dei dati necessari all’applicazione delle norme contenute nel presente articolo nonché dei dati relativi all’accantonamento effettuato nell’anno precedente ed all’accantonamento complessivo risultante a credito del lavoratore. Si applicano altresì le disposizioni di cui ai commi secondo, terzo e quarto dell’articolo 4 del predetto decreto-legge. Le disposizioni del presente comma non si applicano al rapporto di lavoro domestico.
Circolare INPS 15 luglio 2008 n. 74 (Sintesi)
Ai sensi dell’art. 24 della legge 9 marzo 1989, n. 88 il Fondo afferisce alla Gestione Prestazioni Temporanee ai Lavoratori Dipendenti, nel cui ambito ha una contabilità separata.
Il Fondo è alimentato con un contributo a carico dei soli datori di lavoro pari allo 0,20% della retribuzione imponibile, elevato allo 0,40% per i dirigenti di aziende industriali. Per garantire il pareggio della gestione l’aliquota contributiva può essere modificata con decreto del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze, sentito il Consiglio di Amministrazione dell’Istituto.
L’art. 2, 9° comma, della legge n. 297/1982, prevede per i datori di lavoro l’obbligo di inserire i dati concernenti l’accantonamento del trattamento di fine rapporto nelle denunce annuali dei dipendenti. Detta informazione sino alla competenza 1997 era reperibile nel modello 01/M, successivamente, sino al 2004 era inserita nel CUD. Da ultimo, a seguito della mensilizzazione della trasmissione dei dati retributivi e contributivi all’Istituto, i dati relativi all’accantonamento del TFR sono contenuti nelle denuncia del mese di febbraio dell’anno successivo.
2.1. I soggetti assicurati
Possono richiedere l’intervento del Fondo tutti i lavoratori dipendenti da datori di lavoro tenuti al versamento all’Istituto del contributo che alimenta la Gestione, compresi i lavoratori con la qualifica di apprendista ed i dirigenti di aziende industriali
In caso di decesso del lavoratore, l’intervento del Fondo può essere richiesto dagli “aventi diritto”, da identificare secondo le disposizioni dell’art. 2122 c.c., con preferenza per il coniuge, i figli e, se vivevano a carico del lavoratore, i parenti entro il terzo grado e gli affini entro il secondo.
Eventuali domande presentate da società finanziarie o da altri soggetti in qualità di cessionari del credito di TFR del lavoratore, diversi da quelli sopra indicati, dovranno essere respinte.
Sono esclusi dall’intervento del Fondo gestito dall’INPS i giornalisti in quanto la prestazione è assicurata dall’INPGi
Scritto il 9 giugno 2014 16 giugno 2016 Autore abc-dei-dirittiCategorie abc dei diritti, FTag TFR
I lavoratori e le lavoratrici dei comparti privati, con almeno otto anni di servizio presso lo stesso datore di lavoro, può chiedere, in costanza del rapporto di lavoro, un’ anticipazione del TFR non superiore al 70% cui avrebbe diritto nel caso di cessazione del rapporto alla data della richiesta.
Si sottolinea che il lavoratore può chiedere un’ anticipazione del TFR una sola volta nel corso del rapporto di lavoro.
L’ anticipazione del TFR nella misura massima del 70% deve essere giustificata dalle seguenti motivazioni:
spese sanitarie per terapie e/o interventi straordinari;
acquisto della prima casa per se o per i figli;
spese durante il periodo di congedo parentale;
spese durante un periodo di formazione.
Il datore di lavoro può concedere un’ anticipazione del TFR entro il 10% degli aventi titolo e comunque entro il massimo del 4% del totale del personale dell’azienda.
I Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro e gli accordi sindacali di carattere aziendale possono prevedere ulteriori causali per la richiesta dell’anticipazione del TFR.
Scritto il 27 febbraio 2014 16 giugno 2016 Autore abc-dei-dirittiCategorie A, abc dei dirittiTag TFR