Source: http://www.integrazionemigranti.gov.it/Normativa/ProcedureItalia/Pagine/Lavoro.aspx
Timestamp: 2016-09-27 07:11:35+00:00
Document Index: 143864431

Matched Legal Cases: ['art. 27', 'art. 2', 'art. 13', 'art. 36', 'art. 40', 'art. 6', 'sentenza ']

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Per poter lavorare in Italia il cittadino straniero non comunitario deve
essere in possesso di un permesso di soggiorno che abiliti al lavoro, ovvero
rilasciato per uno dei seguenti motivi: affidamento, apolidia, richiesta asilo,
asilo politico, assistenza minore, attività sportiva, carta di soggiorno di
familiare di un cittadino dell’Unione, carta di soggiorno permanente per
familiari di cittadini europei, motivi familiari, famiglia minore, integrazione
minore, lavoro stagionale, lavoro artistico, lavoro autonomo, lavoro
subordinato, attesa occupazione, lavoro stagionale anche pluriennale, lavoro
casi particolari, permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo,
protezione sussidiaria, protezione temporanea, ricerca scientifica, studio,
motivi umanitari e vacanze lavoro.
Non può lavorare in Italia il cittadino straniero che ha un permesso di
soggiorno per: cure mediche, turismo, motivi religiosi, minore età; affari;
Per un approfondimento vedi TITOLI
DI SOGGIORNO CHE ABILITANO AL LAVORO (documento disponibile anche
) I datori di lavoro che intendono assumere lavoratori extracomunitari
regolarmente soggiornanti in Italia ed in possesso di uno dei suddetti permessi
di soggiorno devono inviare al Centro per l’Impiego del luogo dove è ubicata la
sede di lavoro, entro le 24 ore del giorno precedente all’assunzione, il
modello “UNILAV” di comunicazione obbligatoria di assunzione.
Con l’invio, da effettuarsi esclusivamente per via telematica, di tale
modello si assolvono contemporaneamente tutti gli obblighi di comunicazione:
all’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale (INPS), all’Istituto Nazionale per
le Assicurazioni e Infortuni sul Lavoro (INAIL), e alle altre forme
previdenziali sostitutive o esclusive, nonché alla Prefettura. Il modello contiene, infatti, anche gli impegni, (precedentemente previsti
nel “modello Q”), cui il datore di lavoro è tenuto ai sensi del Testo Unico
sull’immigrazione, ovvero al pagamento delle spese per l’eventuale ritorno in
patria dello straniero nel caso di un rimpatrio forzato e all’indicazione della
sistemazione alloggiativa dello straniero. Anche in caso di rapporto di lavoro domestico, la comunicazione effettuata
all’INPS è ora valida ai fini dell’assolvimento dell’obbligo di presentazione
del vecchio modello Q. Per il rilascio/rinnovo del permesso di soggiorno per lavoro lo straniero
dovrà produrre a corredo dell’istanza la copia dell’UNILAV. Durante tale fase,
il cittadino straniero, in possesso della ricevuta postale attestante la
richiesta del rinnovo, può continuare ad esercitare l’attività lavorativa.
Per approfondimenti e per la modulistica vai al servizio delle
Comunicazioni obbligatorie su Clic
nel territorio dello Stato per motivi di lavoro subordinato (anche stagionale) e
di lavoro autonomo, è possibile, salvo alcuni profili professionali per i quali
è consentito l’ingresso al di fuori delle quote, solo
nell’ambito delle quote massime d’ingresso annualmente stabilite dagli appositi
decreti di programmazione dei flussi di ingresso per motivi di lavoro.
L’inoltro da parte di un datore di lavoro, italiano o straniero regolarmente residente in Italia, della richiesta di nulla osta per l’assunzione di un lavoratore extracomunitario rappresenta il momento di avvio dell’intera procedura. Per ottenere un visto di ingresso per motivi di lavoro subordinato il lavoratore deve, infatti, essere in possesso del nulla osta al lavoro rilasciato dallo Sportello Unico per l’immigrazione. La domanda per ottenere il nulla osta al lavoro può essere presentata solo dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana del decreto annuale di programmazione dei flussi. secondo le modalità indicate in apposite circolari ministeriali adottate con congruo anticipo rispetto alla data prevista per la presentazione delle domande stesse. Lo Sportello Unico rilascia il nulla osta a condizione che la richiesta di assunzione avanzata dal datore di lavoro:
che nessun lavoratore italiano o comunitario o extracomunitario iscritto nelle liste di collocamento o censito come disoccupato sia disponibile ad accettare quel determinato impiego (anche nel caso di disponibilità il datore di lavoro ha, tuttavia, la facoltà di confermare la sua richiesta) che non esistano motivi ostativi da parte della questura.
Nell’ambito delle norme del testo unico sull’immigrazione (D.lgs. n. 286/98) dedicate all’ingresso ed al soggiorno degli stranieri per motivi di lavoro, l’art. 27 e seguenti prevedono una serie di categorie di lavoratori per i quali il nulla osta al lavoro non è necessario oppure, quando è richiesto, viene comunque rilasciato al di fuori delle quote periodicamente stabilite con il decreto flussi.
Si tratta dei c.d. “ingressi al di fuori delle quote”, ovvero ingressi per motivi di lavoro possibili nel corso di tutto l’anno e per i quali non esiste alcun tetto numerico (ad eccezione degli ingressi per tirocini formativi, per sport professionale e dilettantistico e per volontariato) ed è, di regola, prevista una procedura semplificata per il rilascio del nullaosta al lavoro. In alcuni casi poi (dirigenti in distacco, professori universitari, lavoratori specializzati distaccati in Italia, lavoratori marittimi, tirocinanti e giornalisti) il nullaosta al lavoro viene del tutto superato e la procedura prevede direttamente, o previa comunicazione allo Sportello Unico, la richiesta del visto di ingresso alle rappresentanze diplomatiche o consolari italiane all’estero.
Per conoscere nel dettaglio le categorie di lavoratori che possono ricorrere a tale canale di ingresso agevolato, nonchè requisiti e procedure vedi:
LA BLUE CARD E GLI ALTRI CASI PARTICOLARI DI INGRESSO AL DI FUORI DELLE QUOTE(Documento disponibile anche in Inglese)
Per approfondimenti sulla Carta Blue vedi anche:
Presentazione del Ministero dell'Interno
Guida della prefettura di Firenze su blue card e imprenditoria straniera in provincia
Il contratto di soggiorno, previsto dall’articolo 5 bis del Testo Unico
sull’immigrazione e dall’articolo 35 del relativo Regolamento di attuazione, è
un contratto tra un datore di lavoro ed un lavoratore straniero con cui il
datore di lavoro garantisce che il lavoratore ha a disposizione un alloggio
idoneo e si impegna al pagamento delle spese di viaggio in caso di, eventuale,
espulsione del lavoratore dal territorio nazionale. Il contratto di soggiorno non sostituisce il contratto di lavoro, ma è
necessario che venga stipulato per ottenere il rilascio del permesso di
soggiorno per lavoro subordinato.
In caso di primo ingresso in Italia per lavoro subordinato, il contratto di
soggiorno deve essere necessariamente concluso dalle parti presso lo Sportello
unico per l’immigrazione entro 8 giorni dall’ingresso del lavoratore nel
territorio dello Stato. Nel caso, invece, di instaurazione di un nuovo rapporto di lavoro l’art. 2
del d.lgs. n. 40/2014 ha previsto l'abrogazione delle norme del regolamento di
attuazione del T.U. (art. 13, comma 2 bis e art. 36-bis) che esigevano la
stipula del contratto di soggiorno al momento del rinnovo del permesso di
soggiorno per lavoro. Nel caso di instaurazione di un nuovo rapporto di lavoro
gli impegni relativi all’alloggio ed alle spese di rimpatrio sono assunti
attraverso la compilazione degli appositi riquadri del modello Unificato-Lav di
comunicazione obbligatoria di assunzione o, per lavoro domestico, nella
comunicazione all’INPS.
i lavoratori stranieri regolarmente soggiornanti godono di parità di trattamento
e piena uguaglianza di diritti rispetto ai lavoratori italiani.
sensi dell’articolo 5, comma 9 bis del testo Unico sull’immigrazione (D.lgs.n.
286/98), nelle more del rilascio o del rinnovo del permesso di soggiorno, il
lavoratore può comunque svolgere attività lavorativa, con pienezza di diritti
previdenziali a condizione che:
abbia richiesto il permesso di soggiorno allo Sportello Unico entro 8 gg.
dall'ingresso, oppure, nel caso di rinnovo, la richiesta sia stata presentata
prima della scadenza del permesso;
sia in possesso della ricevuta attestante l’avvenuta presentazione della
richiesta di rilascio o rinnovo del permesso rilasciatagli dal competente
generale, il titolare di un permesso di soggiorno per lavoro subordinato:
può accede alle misure di edilizia popolare ed ai servizi di intermediazione per
l'accesso alla locazione e al credito agevolato in materia di prima casa, a
parità di condizioni con il cittadino l’italiano se in possesso di permesso di
soggiorno di durata almeno biennale ed è impegnato in regolare attività
lavorativa subordinata o autonoma (art. 40, comma 6 del T.U.);
può accede ai corsi di studio a parità con il cittadino italiano (salvo
riconoscimento dei titoli di studio ai fini della prosecuzione degli studi) ed
ai corsi di formazione e riqualificazione professionale;
può chiedere il ricongiungimento familiare e l’ingresso di familiari al seguito
se in possesso di permesso di durata pari a superiore ad un anno (link alla
scheda sul sito dell’interno sui ricongiungimenti); può svolgere attività di lavoro subordinato diversa da quella originariamente
autorizzata (art. 6, co. 1 T.U.). In tal caso le parti dovranno sottoscrivere un
nuovo contratto di soggiorno per lavoro;
può svolgere attività di lavoro autonomo, previa acquisizione del titolo
abilitativo o autorizzatorio e soddisfacimento degli altri requisiti previsti
con corrispondente conversione del permesso di soggiorno alla scadenza;
in caso di licenziamento o dimissioni (che il datore di lavoro deve comunicare
entro 5 gg. allo Sportello unico e al Centro per l’impiego) ha diritto
all’iscrizione nelle liste di mobilità (con la corresponsione della relativa
indennità) o negli elenchi anagrafici tenuti dai Centri per l’impiego per il
periodo di residua validità del permesso di soggiorno e comunque, salvo che si
tratti di permesso di soggiorno per lavoro stagionale, per un periodo non
inferiore ad un anno, ovvero per tutto il periodo di durata della prestazione di
sostegno al reddito (trattamento di disoccupazione es. indennità di mobilità)
percepita dal lavoratore straniero, qualora superiore.
il Decreto Legislativo n. 109 del 16 luglio 2012 è stata recepita la direttiva
comunitaria 2009/52/CE volta a rafforzare la cooperazione tra Stati membri nella
lotta contro l’immigrazione illegale, introducendo il divieto per i datori di
lavoro di impiegare cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare,
nonché norme minime relative a sanzioni e a provvedimenti nel confronti di tali
datori. Trattandosi
di un divieto già previsto dalla normativa italiana (l’articolo 22, comma 12 del Testo Unico sull’immigrazione prevede che l’impiego di stranieri il cui
soggiorno è irregolare è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con
la multa di 5.000 euro per ogni lavoratore impiegato), il nuovo decreto
legislativo ha introdotto solo alcune modifiche all’impianto normativo già
Il nuovo provvedimento prevede delle ipotesi aggravanti (con pene aumentate
da un terzo alla metà) nei casi in cui il divieto di impiego di cittadini
stranieri il cui soggiorno è irregolare, sia caratterizzato da “particolare
sfruttamento”, ovvero:
- vengano occupati irregolarmente più di tre
- ricorrono
le ipotesi di sfruttamento di cui all’articolo 603 bis del codice penale.
Inoltre, in aggiunta alle sanzioni già previste dalla vigente normativa,
viene introdotta una sanzione amministrativa accessoria, che il giudice applica
con la sentenza di condanna, equivalente al pagamento di un importo pari al
costo medio del rimpatrio dello straniero impiegato irregolarmente (i criteri
per la determinazione di tale costo saranno stabiliti con un successivo decreto
interministeriale). Introdotte sanzioni anche per le persone
Qualora ricorrano circostanze di “particolare sfruttamento”, il nuovo
provvedimento introduce, inoltre, nell'ambito del D.Lgs. 231 del 2001, una
sanzione amministrativa di carattere pecuniario (da 100 a 200 quote, entro il
limite di 150.000 euro) per le persone giuridiche che si siano avvantaggiate
ricorrendo all’impiego irregolare di cittadini stranieri.
nulla osta al datore di lavoro condannato per occupazione illegale di stranieri
o per sfruttamento lavorativo
Le nuove norme introducono, anche, una preclusione ad ottenere il nulla
osta all’ingresso di lavoratori stranieri per i datori di lavoro che abbiano
riportato, nei cinque anni precedenti, una condanna, anche non definitiva, per
reati connessi allo sfruttamento del lavoro ovvero all’occupazione illegale di
cittadini stranieri ed al favoreggiamento dell’immigrazione
Permesso di soggiorno temporaneo per il lavoratore
che denuncia il grave sfruttamento lavorativo
Al fine di favorire l’emersione degli illeciti si prevede, inoltre, per le
sole ipotesi di particolare sfruttamento lavorativo, che lo straniero che
presenta denuncia o coopera nel procedimento penale instaurato nei confronti del
datore di lavoro, possa ottenere, su proposta o con il parere favorevole del
giudice, il rilascio di un permesso di soggiorno umanitario della durata di sei
mesi e rinnovabile per un anno o per il maggior periodo occorrente alla
definizione del procedimento penale. Il permesso di soggiorno per motivi
umanitari consente lo svolgimento di attività
Disposizione transitoria per consentire la
regolarizzazione dei lavoratori occupati irregolarmente
Il nuovo provvedimento conteneva, infine, una norma transitoria volta a far
emergere i rapporti di lavoro irregolari.
Era previsto, infatti, che i datori
di lavoro che, alla data di entrata in vigore del decreto (9 agosto 2012)
occupassero irregolarmente da almeno tre mesi, lavoratori stranieri presenti nel
territorio nazionale (in modo ininterrotto e documentato almeno dal 31 dicembre
2011 o precedentemente), potessero dichiarare la sussistenza del rapporto di
lavoro allo Sportello unico per l’immigrazione entro il 15 ottobre 2012.
decreto prevedeva la possibilità di regolarizzare solo i rapporti di lavoro a
tempo pieno, ad eccezione del settore del lavoro domestico dove era possibile
regolarizzare anche rapporti di lavoro a tempo ridotto, purché non inferiore
alle 20 ore settimanali.
Per maggiori dettagli sulla procedura di emersione consulta il Focus Emersione