Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-proc-penale/art-317-cod-proc-penale-forma-del-provvedimento-competenza
Timestamp: 2019-08-17 13:52:53+00:00
Document Index: 182466628

Matched Legal Cases: ['art. 554', 'art. 317', 'art. 317', 'art. 1', 'art. 675', 'art. 317', 'art. 675', 'art. 317', 'sentenza ', 'art. 317', 'art. 316', 'art. 317', 'art. 317', 'art. 679', 'art. 559', 'art. 65', 'art. 58', 'sentenza ', 'sentenza ']

Art. 317 cod. proc. penale: Forma del provvedimento. Competenza | La Legge per tutti
Forma del provvedimento. Competenza
La competenza a disporre il sequestro preventivo, dopo che sia stato emesso il decreto che dispone il giudizio e prima che gli atti siano stati trasmessi al giudice competente, spetta al g.u.p., sia per i reati di competenza del tribunale in composizione monocratica ex art. 554 c.p.p., che per i reati assegnati al tribunale in composizione collegiale ex art. 317 c.p.p., spettando inoltre a chi eccepisca l'incompetenza funzionale, l'onere di allegare gli elementi dai quali desumere che, al momento della decisione, il g.u.p. avesse perso la competenza a provvedere in ragione dell'intervenuta trasmissione degli atti al giudice del dibattimento. (Dichiara inammissibile, Trib. lib. Torino, 16/01/2014 )
Cassazione penale sez. III 17 settembre 2014 n. 47684
In tema di concussione di cui all'art. 317 c.p., così come modificato dall'art. 1 comma 75 l. n. 190 del 2012, la costrizione consiste nel comportamento del pubblico ufficiale che, abusando delle sue funzioni o dei suoi poteri, agisce con modalità o con forme di pressione tali da non lasciare margine alla libertà di autodeterminazione del destinatario della pretesa illecita, che, di conseguenza, si determina alla dazione o alla promessa esclusivamente per evitare il danno minacciatogli. (Fattispecie in cui la Corte ha qualificato come concussione la condotta di un carabiniere che, compiendo un controllo con modalità arbitrarie e vessatorie nei confronti di un imprenditore cinese, ingenerava un clima di tensione e preoccupazione, tale da rendere necessitata l'offerta di una somma di denaro quale corrispettivo per omettere la denuncia della condizione di clandestinità dei dipendenti). (Rigetta, App. Firenze, 14/03/2013 )
Cassazione penale sez. VI 11 luglio 2014 n. 37655
In tema di misure cautelari reali, il mancato rispetto del termine perentorio di giorni trenta per l'esecuzione del sequestro conservativo di cui all'art. 675 c.p.c. non determina la decadenza del provvedimento emesso dal giudice penale, in quanto il richiamo alle "forme previste dal codice di procedura civile" contenuto nell'art. 317, comma 3, c.p.p. attiene esclusivamente alle modalità esecutive.
Cassazione penale sez. II 22 giugno 2011 n. 29113
Il provvedimento che autorizza il sequestro conservativo non perde efficacia se non eseguito entro trenta giorni dalla pronuncia, in quanto l'art. 675 cod. proc. civ., che prevede tale effetto, non trova applicazione nel procedimento penale, perché il richiamo contenuto nell'art. 317, comma terzo, cod. proc. pen. è limitato all'esecuzione della misura e, inoltre, il comma successivo già disciplina in termini autonomi la perenzione del sequestro, ricollegandola non già ad eventuali inerzie nel dare esecuzione alla misura, bensì al sopravvenire di sentenza di proscioglimento o di non luogo a procedere, non più soggetta a impugnazione. Dichiara inammissibile, Trib. lib. Genova, 30 luglio 2008
Cassazione penale sez. II 10 dicembre 2008 n. 2835
È competente il giudice per le indagini preliminari a emettere il sequestro preventivo richiesto, dal P.M., dopo il rinvio a giudizio e prima che gli atti siano trasmessi al giudice del dibattimento, in applicazione analogica del disposto dall'art. 317, comma secondo, ultima parte, cod. proc. pen. per il sequestro conservativo. Annulla con rinvio, Trib. lib. Perugia, 4 aprile 2008
Cassazione penale sez. I 02 ottobre 2008 n. 40524
Cassazione penale sez. II 19 febbraio 2008 n. 11740
L'art. 316 c.p.p. non contempla, quale requisito espresso, il "fumus boni iuris", ma la circostanza che, a mente dell'art. 317 c.p.p., il provvedimento di cautela possa essere disposto esclusivamente nella fase di merito rappresenta una garanzia di serietà dell'accusa. Ne consegue che l'ordinanza che dispone il sequestro conservativo non deve motivare sulla sussistenza degli indizi di colpevolezza, non essendo questi richiamati tra i presupposti applicativi. L'accertamento giudiziale del "fumus boni iuris" deve, pertanto, essere limitato alla pendenza del processo penale ed alla sussistenza di un'imputazione, senza alcuna possibilità di apprezzamento in ordine alla fondatezza dell'accusa e della probabilità di una pronuncia sfavorevole per l'imputato.
Tribunale Milano sez. XI 21 settembre 2005
Dal coordinamento delle norme che disciplinano la materia del sequestro in materia civile e penale (art. 317 comma 3 c.p.p., art. 679 c.p.c., art. 559 c.p.c., art. 65, 66 e 67 c.p.c) nonché dell'art. 58 del recente t.u. sulle spese di giustizia (d.P.R. n. 115/2002) emerge che il compenso per la custodia dei beni sottoposti a sequestro, spettante al custode, una volta espletato il giudizio penale con sentenza di condanna passata in giudicato, deve essere liquidato dal giudice dell'esecuzione civile che abbia provvisto alla sua nomina in sostituzione del proprietario. Ed invero, in tema di sequestro conservativo, la sostituzione del custode dei beni sequestrati rientra nei poteri del giudice penale che procede, fino a quando nell'ambito del procedimento penale non sia stata definitivamente accertata o esclusa la sussistenza del credito a tutela del quale è stata disposta la misura cautelare reale. L'intervento del giudice civile, invece, è previsto nel momento in cui, divenuta irrevocabile la sentenza di condanna, il sequestro conservativo si converte in pignoramento e prende avvio l'esecuzione forzata sui beni secondo le norme del codice di procedura civile.
Tribunale Trani 17 gennaio 2005