Source: http://m.avvocatoandreani.it/news-giuridiche/notizia.php?disciplina-dell-ordinamento-forense-progetto-di-legge-approvato-dal-cnf-il-27-febbraio-2009
Timestamp: 2020-07-09 06:06:32+00:00
Document Index: 176299418

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 2286', 'art. 27', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 18', 'art. 27', 'art. 46', 'art. 51', 'art. 50', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 26']

CONSIGLIO NAZIONALE FORENSE - DISEGNO DI LEGGE 27 febbraio 2009
Art. 1. (Disciplina dell’ordinamento forense)
1. La presente legge, nel rispetto dei principi costituzionali e della normativa comunitaria, disciplina in modo autonomo la probessione di avvocato e le norme in essa contenute hanno carattere di specialità.
2. In considerazione della specificità e rilevanza della funzione difensiva, l’ordinamento forense:
3. All’attuazione della presente legge si provvede mediante regolamenti adottati dal Consiglio nazionale forense (CNF). La potestà regolamentare del CNF prevista dalla presente legge, eccettuata quella relativa al suo funzionamento interno, è esercitata previa richiesta di parere dei consigli dell’ordine territoriali e sentite le associazioni forensi maggiormente rappresentative, come tali individuate dal Congresso nazionale forense di cui all’articolo 37, nonché la Cassa nazionale di previdenza e assistenza forense per le sole materie di suo interesse e, in quanto costituito, l’organismo previsto dallo statuto del Congresso nazionale forense.
4. Al fine della consultazione di cui al comma precedente il CNF trasmette ai soggetti ivi indicati lo schema di regolamento, fissando un termine per l’invio dei pareri non inferiore a trenta giorni.
5. Scaduto il termine di cui al comma precedente il CNF raccoglie il parere di una commissione composta da un delegato per ogni regione designato dagli ordini circondariali della stessa e da un delegato di ciascuno degli altri soggetti di cui al comma quinto.
6. Tale commissione viene costituita entro sessanta giorni dall’elezione del CNF e dura in carica quanto il CNF.
Art. 2. (Disciplina della professione di avvocato)
1. L’avvocato è un libero professionista che opera con attività abituale e prevalente in piena libertà, autonomia, e indipendenza, per la tutela dei diritti e degli interessi della persona, in attuazione dei princìpi di cui agli articoli 4 e 35 della Costituzione, e dell’articolo 15 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.
3. L’iscrizione ad un albo circondariale è condizione per l’esercizio della professione di avvocato.
L’avvocato può esercitare l’attività di difesa avanti tutti gli organi giurisdizionali della Repubblica;
per esercitarla avanti le giurisdizioni superiori deve essere iscritto all’albo speciale regolato dall’articolo 20.
4. Nell’esercizio delle loro funzioni ed attività, l’ordine forense e l’avvocato sono soggetti soltanto alla legge.
5. Sono attività esclusive dell’avvocato, in quanto necessarie e insostituibili per la tutela del diritto alla difesa costituzionalmente garantito: la rappresentanza, l’assistenza e la difesa nei giudizi avanti a tutti gli organi giurisdizionali, nelle procedure arbitrali, nei procedimenti di fronte alle autorità amministrative indipendenti e ad ogni altra amministrazione pubblica, e nei procedimenti di mediazione e di conciliazione, salvo quanto previsto dalle leggi speciali per l’assistenza e la rappresentanza per la pubblica amministrazione.
6. Sono riservate in via generale agli avvocati e, nei limiti loro consentiti da particolari disposizioni di legge, agli iscritti in altri albi professionali, l’assistenza, la rappresentanza e la difesa in procedimenti di natura amministrativa, tributaria e disciplinare.
7. È riservata, altresì, agli avvocati in quanto soggetti necessari ed insostituibili per assicurare ai cittadini una tutela dei diritti competente e qualificata, l’attività, svolta professionalmente, di consulenza legale e di assistenza stragiudiziale in ogni campo del diritto, fatte salve le particolari competenze riconosciute dalla legge ad altri esercenti attività professionali, espressamente individuati con riguardo a specifici settori del diritto.
8. L’uso del titolo di avvocato spetta esclusivamente a coloro che siano o siano stati iscritti ad un albo circondariale.
9. L’uso del titolo è vietato a chi sia stato radiato.
10. La violazione delle disposizioni di cui al presente articolo, quando non costituiscano più grave reato, è punita, nel caso di usurpazione del titolo di avvocato, ai sensi dell’articolo 498 del codice penale e, nel caso di esercizio abusivo delle funzioni, ai sensi dell’articolo 348 dello stesso codice.
Art. 3. (Doveri e deontologia)
2. La professione forense deve essere esercitata con indipendenza, lealtà, probità, dignità, decoro e diligenza tenendo conto del rilievo sociale della difesa e rispettando i principi della corretta e leale concorrenza.
Art. 4. (Associazioni e società tra avvocati e multidisciplinari)
4. Le società o associazioni multidisciplinari possono comprendere nel loro oggetto l’esercizio di attività proprie della professione di avvocato solo se, e fin quando, vi sia tra i soci od associati almeno un avvocato iscritto all’albo. Solo gli iscritti nell’albo degli avvocati e i praticanti avvocati nel periodo di abilitazione al patrocinio, nei limiti della loro competenza, possono eseguire le prestazioni esclusive o riservate, indicate nell’art. 2. Le associazioni e le società hanno ad oggetto esclusivamente lo svolgimento di attività professionale, non hanno natura di imprese commerciali e non sono assoggettate alle procedure fallimentari e concorsuali.
10. Gli avvocati, le associazioni e le società di cui al presente articolo possono stipulare fra loro contratti di associazione in partecipazione ai sensi dell’articolo 2549 e seguenti del codice civile, nel rispetto delle disposizioni del regolamento emanato dal CNF al fine di adeguare le suindicate norme del codice civile alle previsioni della presente legge ed alle specificità della professione forense.
11. Il socio o l’associato deve essere escluso se cancellato dall’albo con provvedimento definitivo o sospeso con provvedimento disciplinare definitivo non inferiore ad un anno e può essere escluso secondo quanto previsto dall’art. 2286 c.c.
Art. 5. (Segreto professionale)
Art. 6. (Prescrizioni per il domicilio)
1. L’avvocato deve iscriversi nell’albo del circondario del Tribunale ove ha domicilio professionale. Il domicilio professionale è il luogo ove l’avvocato svolge la professione in modo prevalente. Ogni variazione è tempestivamente comunicata per iscritto all’ordine. In mancanza, ogni comunicazione del Consiglio dell’Ordine di appartenenza si intende validamente effettuata presso l’ultimo domicilio.
Art. 7. (Impegno solenne)
Art. 8. (Specializzazioni)
Art. 9. (Pubblicità e informazioni sull’esercizio della professione)
2. Il contenuto e la forma dell’informazione devono essere coerenti con la finalità della tutela dell’affidamento della collettività, nel rispetto del prestigio della professione e degli obblighi di segretezza e di riservatezza dei principi del codice deontologico.
Art. 10. (Formazione continua)
2. Con apposito regolamento approvato dal CNF sono disciplinate, in maniera da garantire la libertà e il pluralismo dell’offerta formativa e della relativa scelta individuale, le modalità e le condizioni per l’assolvimento dell’obbligo di formazione continua da parte degli iscritti e per la gestione e l’organizzazione dell’attività di formazione da parte degli ordini territoriali, delle associazioni forensi e di terzi.
Art. 11. (Assicurazione per la responsabilità civile)
Art. 12. (Tariffe professionali)
1. Il compenso professionale è determinato tra cliente e avvocato in base alla natura, al valore e alla complessità della controversia e al raggiungimento degli obiettivi perseguiti, nel rispetto del principio di libera determinazione di cui all’articolo 2233 del codice civile, fermi peraltro i limiti di cui al comma 5. I compensi sono determinati in modo da consentire all’avvocato, oltre al rimborso delle spese generali e particolari, un guadagno adeguato alla sua funzione sociale e al decoro della professione.
5. Gli onorari minimi e massimi sono sempre vincolanti, a pena di nullità, tranne che nelle particolari ipotesi disciplinate dalle tariffe 6. È consentito che venga concordato tra avvocato e cliente un compenso ulteriore rispetto a quello tariffario per il caso di conciliazione della lite o di esito positivo della controversia, fermi i limiti previsti dal codice deontologico. Sono nulli gli accordi che prevedano la cessione all’avvocato, in tutto o in parte, del bene oggetto della controversia o che attribuiscano all’avvocato una quota del risultato della controversia. Deve essere redatto per iscritto, a pena di nullità, ogni accordo:
b) in deroga ai minimi ed ai massimi di tariffa, quando consentiti dal comma 5;
c) con la previsione di un premio in caso di esito positivo della controversia o per il caso di conciliazione, come previsto nel comma 6.
8. In mancanza di accordo tra avvocato e cliente, ciascuno di essi può rivolgersi al Consiglio del’Ordine affinché esperisca il tentativo di conciliazione e, se esso non è raggiunto, per determinare i compensi, secondo le voci ed i criteri della tariffa, ai sensi dell’art. 27, comma 1, lettera l).
9. Sono abrogate le disposizioni di cui all’art. 2 del decreto legge 4 luglio 2006, n. 223 così come modificate dalla legge 4 agosto 2006, n. 248.
Art. 13. (Sostituzioni e collaborazioni)
1. Salvo quanto stabilito per le difese d’ufficio ed il patrocinio dei meno abbienti, l’avvocato ha piena libertà di accettare o meno ogni incarico; il mandato professionale si perfeziona con l’accettazione. L’avvocato ha inoltre sempre la facoltà di recedere dal mandato, con le cautele necessarie per evitare pregiudizi al cliente.
2. L’incarico per lo svolgimento di attività professionale è personale anche nell’ipotesi in cui sia conferito all’avvocato componente di un’associazione o società professionale; con l’accettazione dell’incarico l’avvocato ne assume la responsabilità personale illimitata, solidalmente con l’associazione o la società. Gli avvocati possono farsi sostituire in giudizio da altro avvocato con delega scritta.
4. L’avvocato che si avvale della collaborazione continuativa di altri avvocati deve corrispondere loro adeguato compenso per l’attività svolta, commisurato all’effettivo apporto dato nella esecuzione delle prestazioni. Tale collaborazione, anche se continuativa e con retribuzione periodica, non dà mai luogo a rapporto di lavoro subordinato.
Art. 14. (Albi, elenchi e registri)
l) l’elenco degli avvocati domiciliati nel circon-dario ai sensi del comma 2 dell’articolo 6;
Art. 15. (Iscrizione e cancellazione)
5. Il consiglio, accertata la sussistenza dei requisiti e delle condizioni prescritti, provvede alla iscrizione entro il termine di tre mesi dalla presentazione della domanda. Il rigetto della domanda può essere deliberato solo dopo aver sentito il richiedente nei modi e termini di cui al comma 9. La deliberazione è motivata ed è notificata in copia integrale entro quindici giorni all’interessato e al procuratore della Repubblica, al quale sono trasmessi altresì i documenti giustificativi. Nei dieci giorni successivi il procuratore della Repubblica riferisce con parere motivato al procuratore generale presso la Corte d’appello. Quest’ultimo e l’interessato possono presentare entro venti giorni dalla notificazione, ricorso al CNF. Il ricorso del pubblico ministero ha effetto sospensivo.
Qualora il consiglio non abbia provveduto sulla domanda nel termine di tre mesi stabilito nel presente comma l’interessato può entro dieci giorni dalla scadenza di tale termine presentare ricorso al CNF, il quale decide sul merito dell’iscrizione. La sentenza del CNF è immediatamente esecutiva.
7. La cancellazione dagli albi, elenchi e registri è pronunciata dal consiglio dell’ordine a richiesta dell’iscritto, quando questi rinunci all’iscrizione, ovvero d’ufficio o su richiesta del pubblico ministero:
b) quando l’iscritto non abbia prestato l’impegno solenne di cui all’articolo 7 senza giustificato motivo entro 60 giorni dalla notificazione del provvedimento di iscrizione;
c) quando viene accertata la mancanza del requisito dell’esercizio continuativo della professione ai sensi dell’articolo 19;
8. La cancellazione dal registro dei praticanti e dall’elenco allegato dei praticanti abilitati al patrocinio sostitutivo è deliberata, osservata la procedura prevista nei commi 10, 11 e 12, nei casi seguenti:
a) se il tirocinio è stato interrotto senza giustificato motivo per oltre sei mesi; è in ogni caso giustificata l’interruzione per maternità;
b) al compimento del cinquantesimo anno di età; gli effetti del provvedimento sono sospesi se il praticante stia sostenendo o stia per sostenere l’esame di abilitazione, già indetto, e fino alla conclusione di questo;
c) dopo il rilascio del certificato di compiuta pratica, che non può essere richiesto trascorsi sei anni dall’inizio, per la prima volta, della pratica; l’iscrizione può tuttavia permanere per tutto il tempo per cui è stata chiesta o poteva essere chiesta l’abilitazione al patrocinio sostitutivo, fermo restando il limite di età stabilito nella lettera b);
d) nei casi previsti per la cancellazione dall’albo di avvocato, in quanto compatibili.
9. Gli effetti della cancellazione si hanno:
a) con effetto costitutivo dalla data della delibera per i casi di cui alle lettere a), c) e d) del comma 8;
b) con effetto di accertamento, dall’avverarsi di cui alla lettera b) del medesimo comma;
c) alla scadenza del termine per l’abilitazione al patrocinio sostitutivo.
10. Nei casi in cui sia rilevata la mancanza di uno dei requisiti necessari per l’iscrizione, il Consiglio, prima di deliberare la cancellazione, con lettera raccomandata con avviso di ricevimento invita l’iscritto a presentare eventuali osservazioni entro un termine non inferiore a dieci giorni.
L’iscritto può chiedere di essere ascoltato personalmente.
11. Le deliberazioni del consiglio dell’ordine in materia di cancellazione sono notificate, entro quindici giorni, all’interessato e al pubblico ministero presso la Corte d’appello e il tribunale.
12. L’interessato e il pubblico ministero possono presentare ricorso al CNF nel termine di quindici giorni dalla notificazione. Il ricorso proposto dall’interessato ha effetto sospensivo.
13. L’avvocato cancellato dall’albo a termini del presente articolo ha il diritto di esservi nuovamente iscritto qualora dimostri, se ne è il caso, la cessazione dei fatti che hanno determinato la cancellazione e l’effettiva sussistenza dei titoli in base ai quali fu originariamente iscritto e sia in possesso dei requisiti di cui alle lettere da a) a f) del comma 1. Per le reiscrizioni sono applicabili le disposizioni dei commi da 1 a 5.
14. Non si può pronunciare la cancellazione quando sia in corso un procedimento disciplinare, fermo quanto previsto dall’articolo 60.
15. L’avvocato riammesso nell’albo ai termini del comma 13 è anche reiscritto nell’albo speciale di cui all’articolo 20 se ne sia stato cancellato in seguito alla cancellazione dall’albo del tribunale al quale era assegnato.
16. Qualora il consiglio abbia rigettato la domanda oppure abbia disposto per qualsiasi motivo la cancellazione, l’interessato può proporre ricorso al CNF ai sensi dell’articolo 57. Il ricorso contro la cancellazione ha effetto sospensivo e il CNF può provvedere in via sostitutiva.
17. Divenuta esecutiva la pronuncia, il consiglio dell’ordine comunica immediatamente al CNF e a tutti i consigli degli ordini territoriali la cancellazione.
Art. 16. (Incompatibilità)
c) con la qualità di socio illimitatamente responsabile, o di amministratore di società di persone, in qualunque forma costituite, nonché con la qualità di amministratore unico o consigliere delegato di società di capitali, nonché con la qualità di presidente di consiglio di amministrazione con poteri di gestione; l’incompatibilità non sussiste se l’oggetto della attività della società è limitato esclusivamente all’amministrazione di beni, personali o familiari, senza lo svolgimento di attività di impresa;
2. Qualora l’esercizio di una attività incompatibile, ancorché non rilevato dal Consiglio dell’Ordine, abbia avuto carattere di prevalenza rispetto all’esercizio della professione di avvocato, la Cassa Nazionale di Previdenza forense può dichiarare, senza limiti temporali, l’inefficacia dell’iscrizione ai fini previdenziali, secondo quanto previsto nell’art. 2 della legge 22 luglio 1975 n. 319. La prevalenza è definita dal Comitato dei Delegati della Cassa nazionale di Previdenza forense con la delibera che determina i requisiti per l’esercizio continuativo della professione. La prevalenza sussiste sempre per il compimento di attività di lavoro subordinato. La Cassa da notizia della delibera di inefficacia al Consiglio dell’Ordine di iscrizione dell’avvocato.
Art. 17. (Eccezioni alle norme sull’incompatibilità)
Art. 18. (Sospensione dall’esercizio professionale)
2. L’avvocato iscritto all’albo può chiedere la sospensione dall’esercizio professionale.
Art. 19. (Esercizio effettivo e continuativo e revisione degli albi, degli elenchi e dei registri)
1. La permanenza dell’iscrizione all’albo è subordinata all’esercizio della professione in modo effettivo e continuativo, salve le eccezioni previste per regolamento anche in riferimento ai primi anni di esercizio professionale. Le modalità di accertamento dell’esercizio effettivo e continuativo e le modalità per la reiscrizione sono disciplinate con regolamento del CNF che preveda anche eventuali criteri presuntivi, sentita la Cassa nazionale di assistenza e previdenza forense. Può costituire criterio presuntivo il livello minimo di reddito in vigore per la Cassa di previdenza e assistenza per l’accertamento dell’esercizio effettivo e continuativo della professione.
4. La mancanza della continuità ed effettività dell’esercizio professionale comporta la cancellazione dall’albo, con l’applicazione dei criteri dell’articolo 15, comma 8.
6. L’effettività e la continuità non sono richieste durante il periodo della carica, per gli avvocati sospesi di diritto dall’esercizio professionale, ai sensi dell’art. 18 e per gli avvocati che svolgono funzioni di membro del Parlamento nazionale o del Parlamento europeo, consigliere regionale, membro di giunta regionale, presidente di provincia con numero di abitanti inferiore ad un milione, sindaco di comune con più di diecimila abitanti e meno di cinquecentomila, membro di giunta comunale di un comune con più di trentamila abitanti e che ricopre un incarico politico giudicato equivalente dal C.N.F..
Art. 20. (Albo speciale per il patrocinio avanti alle giurisdizioni superiori)
1. L’iscrizione nell’albo speciale per il patrocinio dinanzi alle giurisdizioni superiori può essere richiesta al CNF da chi sia iscritto in un albo ordinario circondariale da almeno cinque anni e abbia superato l’esame disciplinato dalla legge 28 maggio 1936, n. 1003, e dal regio decreto 9 luglio 1936, n. 1482, al quale sono ammessi gli avvocati iscritti all’albo. A modificazione di quanto prescritto nell’articolo 4 della citata legge n. 1003 del 1936, sono dichiarati idonei i candidati che, in ciascuna prova, abbiano ottenuto una votazione non inferiore a sei e una media, tra tutte le prove, non inferiore a sette. Alternativamente, l’iscrizione può essere richiesta anche da chi, avendo maturato una anzianità di iscrizione all’albo di anni dodici, e successivamente abbia lodevolmente e proficuamente frequentato la Scuola superiore dell’Avvocatura, istituita e disciplinata con regolamento del CNF. Il regolamento può prevedere specifici criteri e modalità di selezione per l’accesso e per la verifica finale di idoneità. La verifica finale di idoneità sarà eseguita da una commissione d’esame designata dal CNF e composta da suoi membri, avvocati, professori universitari e magistrati addetti alla Corte di cassazione, con un esame incentrato prevalentemente sui settori professionali esercitati dal candidato. Coloro che alla data di entrata in vigore della presente legge sono iscritti nell’albo dei patrocinanti dinanzi alle giurisdizioni superiori conservano l’iscrizione; allo stesso modo possono chiedere l’iscrizione entro il limite massimo di tre anni coloro che alla data di entrata in vigore della presente legge abbiano maturato i requisiti per detta iscrizione secondo la previgente normativa.
Art. 21. (Avvocati degli enti pubblici)
1. Fatti salvi i diritti quesiti alla data di entrata in vigore della presente legge, gli avvocati degli uffici legali specificamente istituiti presso gli enti pubblici, anche se trasformati in persone giuridiche di diritto privato, sino a quando siano partecipati prevalentemente da enti pubblici ai quali venga assicurata la piena indipendenza ed autonomia nella trattazione esclusiva e stabile degli affari legali dell'Ente, ed un trattamento economico adeguato alla funzione professionale svolta sono iscritti in un elenco speciale annesso all’albo. L’iscrizione nell’elenco è obbligatoria per compiere le prestazioni indicate nell’articolo 2. Nel contratto di lavoro è garantita l’autonomia e l’indipendenza di giudizio intellettuale e tecnica dell’avvocato.
Art. 22. (L’Ordine forense)
2. L’Ordine forense si articola negli ordini circondariali e nel Consiglio nazionale forense.
Art. 23. (L’Ordine circondariale forense)
1. Presso ciascun tribunale è costituito l’ordine degli avvocati, al quale sono iscritti tutti gli avvocati aventi il principale domicilio professionale nel circondario. L’ordine territoriale ha la rappresentanza istituzionale dell’Avvocatura a livello locale e promuove i rapporti con le istituzioni e le pubbliche amministrazioni.
3. Presso ogni consiglio dell’ordine è costituito il Collegio dei revisori dei conti nominato dal presidente del Tribunale.
Art. 24. (Organi dell’ordine circondariale)
Art. 25. (L’assemblea)
5. Il consiglio delibera altresì la convocazione dell’assemblea ogni qualvolta lo ritenga necessario o qualora ne faccia richiesta almeno un terzo dei suoi componenti o almeno un decimo degli iscritti nell’albo.
Art. 26. (Il consiglio dell’ordine)
e) da quindici membri qualora l’ordine conti fino a duemila iscritti;
9. Il consiglio elegge il presidente, il segretario e il tesoriere. Nei consigli con almeno quindici componenti, il consiglio può eleggere un vicepresidente. A ciascuna carica è eletto il consigliere che ha ricevuto il maggior numero di voti. In caso di parità di voti è eletto presidente o vicepresidente, segretario o tesoriere il più anziano per iscrizione all’albo, o in caso di pari anzianità di iscrizione, il più anziano per età.
Art. 27. (Compiti e prerogative del consiglio)
5. Coloro che non versano nei termini stabiliti il contributo annuale fissato, sono sospesi, previa contestazione dell’addebito e loro personale convocazione, dal consiglio dell’ordine, con provvedimento non avente natura disciplinare. La sospensione è revocata allorquando si sia provveduto al pagamento.
4. Per regolare l’accesso allo sportello per il cittadino il consiglio dell’ordine degli avvocati può stipulare opportuni protocolli con Enti pubblici territoriali e con le Camere di commercio.
Art. 29. (Il collegio dei revisori)
Art. 30. (Funzionamento dei Consigli dell’ordine per commissioni)
Art. 31. (Scioglimento del consiglio)
Art. 32. (Durata e composizione)
2. Il CNF è composto da avvocati aventi i requisiti di cui all’articolo 36, , in numero di un componente per ciascun distretto di Corte d’appello. Il voto è espresso per un solo candidato;
risulta eletto chi abbia riportato il maggior numero di voti. Le elezioni per la nomina dei componenti del CNF devono svolgersi nei quindici giorni prima della scadenza del consiglio in carica. La proclamazione dei risultati delle elezioni è fatta dal consiglio in carica, il quale cessa dalle sue funzioni alla prima riunione del nuovo consiglio convocata dal presidente in carica.
4. Il CNF elegge il presidente, due vicepresidenti, il segretario ed il tesoriere, che, formano il consiglio di presidenza; nomina inoltre i compojenti delle commissioni, e degli altri organi previsti dal regolamento.
Art. 33. (Compiti e prerogative)
c) esercita la funzione giurisdizionale secondo le previsioni di cui agli articoli da 59 a 65 del RD 22 gennaio 1934 n. 37;
f) promuove attività di coordinamento e di indirizzo dei consigli territoriali, al fine di rendere omogenee le condizioni di esercizio della professione e dell’accesso alla stessa;
c) a stabilire la misura della tassa di iscrizione e del contributo annuale dovuto dall’iscritto nell’albo dei patrocinanti innanzi le giurisdizioni superiori.
Art. 34. (Competenza giurisdizionale)
1. Il CNF pronuncia sui ricorsi avverso i provvedimenti disciplinari nonché in materia di albi, elenchi e registri e rilascio di certificato di compiuta pratica; pronuncia sui ricorsi relativi alle elezioni dei consigli dell’ordine; risolve i conflitti di competenza tra ordini circondariali; esercita il potere disciplinare nei confronti dei propri componenti. La funzione giurisdizionale si svolge secondo le previsioni di cui agli articoli da 59 a 65 del RD 22 gennaio 1934 nr. 37 2. Le udienze del CNF sono pubbliche; ad esse partecipa, con funzioni di pubblico ministero, un magistrato, con grado non inferiore a consigliere di Cassazione, delegato dal procuratore generale presso la Corte di cassazione.
Art. 35. (Funzionamento)
1. Il CNF pronuncia sui ricorsi indicati nell’articolo 34 secondo le previsioni di cui agli articoli da 59 a 65 del R.D. 22 gennaio 1934, n. 37, applicando, se necessario, le norme ed i principi del codice di procedura civile.
Art. 36. (Eleggibilità e incompatibilità)
Art. 37. (Congresso nazionale forense)
3. Il congresso nazionale forense delibera autonomamente le proprie norme regolamentari e statutarie, e, in quanto previsto dallo statuto, elegge l’organismo chiamato a dare attuazione ai suoi deliberati.
Art. 38. (Corsi di laurea specialistici)
Art. 39. (Integrazione dei consigli delle facoltà di giurisprudenza)
Art. 40. (Accordi tra università e ordini forensi)
Art. 41 (Contenuti e modalità di svolgimento)
2. Presso il consiglio dell’ordine è tenuto il registro dei praticanti avvocati, l’iscrizione al quale è condizione per lo svolgimento del tirocinio professionale. Ai fini dell’iscrizione nel registro dei praticanti è necessario il superamento di un test di ingresso, da svolgersi periodicamente con modelità informatiche presso la sede dei consigli degli ordini distrettuali, tendente ad accertare la preparazione di base del candidato sui princìpi generali degli ordinamenti e degli istituti giuridici fondamentali.
10. Nel periodo di svolgimento del tirocinio il praticante avvocato, decorso un anno dall’iscrizione nel registro dei praticanti, può esercitare attività professionale solo in sostituzione dell’avvocato presso il quale svolge la pratica e comunque sotto il controllo e la responsabilità dello stesso, in ambito civile di fronte al Tribunale e ai giudici di pace, e in ambito penale, nei procedimenti che in base alle norme vigenti anteriormente alla legge 16 luglio 1997, n. 254, rientravano nella competenza del Pretore 11. Il CNF disciplina con regolamento:
Art. 42. (Corsi di formazione per l’accesso alla professione di avvocato)
2. Il CNF disciplina con regolamento di cui all’art. 27, lett. c):
Art. 43. (Certificato di compiuto tirocinio)
1. Il consiglio dell’ordine presso il quale è compiuto il biennio di tirocinio rilascia il relativo certificato che consente di partecipare alla prova di preselezione informatica per l’ammissione all’esame di Stato per le tre sessioni immediatamente successive, salvo il diritto di ripetere il biennio di tirocinio al fine del conseguimento di un nuovo certificato di compiuta pratica. Si considera come sostenuta la sessione nella quale il candidato abbia consegnato l’elaborato di tutte le prove.
Art. 44. (Disposizioni generali)
Art. 45. (Prova di preselezione informatica)
Art. 46. (Esame di Stato)
Art. 47. (Commissioni esaminatrici)
Art. 48. (Disciplina transitoria per la pratica professionale)
Art. 49. (Disciplina transitoria per l’esame)
2. Si applicano le disposizioni di cui all’art. 46, commi da due a undici.
Art. 50. (Organi del procedimento disciplinare)
1. L’azione disciplinare è esercitata dal Consiglio Istruttore di Disciplina e dai Consigli dell’Ordine costituiti in Collegio Giudicante.
2. Il Consiglio Istruttore di Disciplina è organo degli ordini circondariali del distretto, istituito a livello distrettuale presso il Consiglio dell’Ordine nel cui circondario ha sede la Corte d’Appello.
3. Ciascun Consiglio dell’Ordine circondariale elegge, fra gli iscritti al proprio albo, i componenti del Consiglio Istruttore di Disciplina nel numero e con le modalità previste con regolamento del CNF. Il mandato è triennale e non può essere rinnovato per più di una volta.
4. Le operazioni di voto avvengono a scrutinio segreto e risultano eletti coloro che hanno riportato il maggior numero di voti; in caso di parità di voti risulta eletto il più anziano per iscrizione all’albo.
5. La carica di componente del Consiglio Istruttore di Disciplina è incompatibile con quella di consigliere nazionale forense, consigliere dell’ordine, componente di uno degli organi della Cassa nazionale di previdenza ed assistenza forense; si applica, inoltre, ogni altra causa di incompatibilità prevista dalla presente legge per la carica di consigliere dell’ordine.
Il componente del Consiglio Istruttore di Disciplina cessato dalla carica è ineleggibile alle cariche di cui sopra per il periodo di anni tre immediatamente successivo alla cessazione. Nei tre anni si computa l’anno solare in corso all’atto della cessazione dalla carica di consigliere istruttore.
6. Le riunione di insediamento del Consiglio Istruttore di Disciplina viene convocata per la prima volta dal Presidente del Consiglio dell’Ordine nel cui circondario ha sede la Corte d’appello entro trenta giorni dalla ricezione dell’ultima comunicazione da parte dei Consigli dell’Ordine circondariali dell’esito delle elezioni. Nella stessa riunione, presieduta dal componente di maggiore anzianità di iscrizione, il Consiglio Istruttore di Disciplina elegge tra i propri componenti il Presidente.
7. I collegi del Consiglio Istruttore di Disciplina siedono presso la sede del Consiglio dell’Ordine distrettuale, sono composti da tre membri effettivi e da un supplente, vengono costituiti mediante criteri predeterminati, disciplinati con regolamento del CNF e sono presieduti dal componente più anziano per iscrizione all’albo.
8. I Consigli dell’Ordine costituiti in Collegio Giudicante sono composti per ogni procedimento da sette membri effettivi e da tre supplenti: il Presidente del Consiglio dell’Ordine competente ai sensi dell’art. 51, c. 2 o altro consigliere da lui delegato per l’ipotesi di sua impossibilità o incompatibilità a partecipare, due membri effettivi designati dal Consiglio dell’Ordine competente e quattro membri effettivi indicati tra i componenti degli altri Consigli dell’Ordine del distretto. Il Consiglio dell’Ordine competente indica un componente supplente, gli altri Consigli dell’Ordine del distretto designano due consiglieri supplenti. I Collegi vengono costituiti mediante criteri predeterminati, disciplinati con regolamento del CNF e non potranno mutare la loro composizione dopo l’inizio del dibattimento. Il regolamento disciplinerà anche la formazione dei collegi giudicanti per i casi in cui, per motivi di incompatibilità o altro, ne sia impossibile la costituzione secondo i criteri sopra indicati.
9. Il Consiglio dell’Ordine costituito in Collegio Giudicante è presieduto dal Presidente del Consiglio dell’Ordine circondariale competente o dal suo delegato ai sensi dell’art. 50, n.8.
10. Fermo quanto previsto dall’articolo 51, comma 3 per i componenti del Consiglio dell’Ordine costituito in Collegio Giudicante, nell’ipotesi in cui il procedimento riguardi un Consigliere di un ordine circondariale, al Collegio Giudicante non possono partecipare altri consiglieri dello stesso ordine ed il dibattimento dovrà tenersi presso la sede del Consiglio dell’Ordine distrettuale; se il procedimento riguarda un componente del Consiglio dell’Ordine distrettuale l’istruttoria e il giudizio si terranno presso la sede distrettuale determinata dall’Art. 11 del Codice di Procedura Penale.
11. I componenti dei Consigli dell’Ordine costituiti in Collegio Giudicante possono essere ricusati per gli stessi motivi, in quanto applicabili, previsti dal codice di procedura civile e devono astenersi quando vi sia un motivo di ricusazione da essi conosciuto, anche se non contestato.
12. Per la validità delle riunioni dei collegi dei Consigli Istruttori di Disciplina e dei Consigli dell’Ordine costituiti in Collegio Giudicante è necessaria la presenza di tutti i componenti.
14. Il Consiglio Nazionale Forense disciplina con regolamento il funzionamento, l’organizzazione e i relativi criteri di ripartizione delle spese tra gli Ordini del Distretto dei Consigli Istruttori di disciplina e del Consiglio dell’Ordine costituito in Collegio Giudicante. Il regolamento potrà determinare altresì i criteri di formazione delle tabelle periodiche per la composizione dei Consigli Istruttori di disciplina e dei Consigli dell’Ordine costituiti in Collegi Giudicanti che dovranno essere trasmesse al Consiglio Nazionale Forense per l’approvazione.
15. Rimangono regolati dalla precedente disciplina i procedimenti disciplinari per i quali alla data di entrata in vigore della presente legge sia già stato notificato il capo di incolpazione, altrimenti gli atti sono trasmessi al Consiglio Istruttore di Disciplina degli ordini.
Art. 51. (Competenza)
1. La competenza territoriale del Consiglio Istruttore di Disciplina e del Consiglio dell’Ordine costituito in Collegio Giudicante è determinata dal luogo in cui si trova l’ordine presso il cui albo, elenchi speciali o registro è iscritto l’avvocato o il praticante avvocato, ovvero dal luogo ove l’iscritto ad altro albo, elenco o registro abbia commesso il fatto.
2. Nell’ipotesi in cui l’indagato o l’incolpato sia uno dei componenti del Consiglio Istruttore di Disciplina ed in ogni altro caso di incompatibilità, la competenza a provvedere è determinata ai sensi dell’articolo 11 del codice di procedura penale.
Art. 52. (Azione disciplinare)
1. L’azione disciplinare è obbligatoria ed è esercitata dal Consiglio Istruttore di Disciplina d’ufficio o a seguito di comunicazione di fatti suscettibili di rilievo disciplinare da parte del Consiglio dell’Ordine o da parte di altri. Nel caso in cui la segnalazione non provenga dal Consiglio dell’Ordine, il Consiglio Istruttore di Disciplina ne da immediata notizia al Consiglio dell’Ordine competente trasmettendogli gli atti per conoscenza.
2. Al fine di cui al punto 1:
a) il Consiglio dell’Ordine circondariale che abbia ricevuto notizia di fatti suscettibili di rilievo disciplinare ovvero l’abbia acquisita d’ufficio, la trasmette entro 15 giorni al Consiglio Istruttore di Disciplina;
b) l’autorità giudiziaria è tenuta a dare immediata notizia al Consiglio dell’Ordine circondariale competente quando nei confronti di un iscritto all’albo, agli elenchi speciali o al registro è esercitata l’azione penale, è disposta l’applicazione di misure cautelari o di sicurezza, sono effettuati perquisizioni o sequestri ovvero sono emesse sentenze che definiscono il grado di giudizio nonché degli sviluppi processuali successivi. Il Consiglio dell’Ordine circondariale trasmette al Consiglio Istruttore di Disciplina la notizia nel termine di cui alla precedente lettera a).
3. Se l’esponente è un avvocato e l’esposto riguardi violazioni del rapporto fra colleghi, o dei rapporti con il Consiglio dell’Ordine, o dei rapporti con i praticanti, come disciplinati dal codice deontologico forense, fatta salva l’immediata trasmissione degli atti secondo il disposto di cui al precedente punto 2, lettera a), il Consiglio dell’Ordine circondariale che abbia ricevuto la segnalazione tenta la conciliazione tra i colleghi e ne comunica l’esito al Consiglio Istruttore di Disciplina.
Art. 53. (Prescrizione dell’azione disciplinare)
d) dalla notifica della decisione del Consiglio dell’Ordine costituito in Collegio Giudicante emessa all’esito del dibattimento;
e) dalla notifica all’iscritto della sentenza pronunciata dal ai sensi dell’articolo 57;
Art. 54. (Istruttoria disciplinare)
1. Ricevuti gli atti, il Presidente del Consiglio Istruttore di Disciplina provvede senza ritardo ad iscrivere in apposito registro la notizia in relazione alla quale può aprirsi un procedimento disciplinare, indicando il nome dell’iscritto a cui la stessa si riferisce e assegna il procedimento al collegio competente per la trattazione dell’istruttoria. Del collegio non può far parte un iscritto allo stesso Albo dell’indagato.
3. Conclusi gli atti di sua competenza, ed nel solo caso di manifesta infondatezza della notizia di illecito disciplinare, l’istruttore propone al collegio di appartenenza richiesta motivata di archiviazione o, in caso contrario, di apertura del procedimento disciplinare; in questa seconda ipotesi, egli formula la proposta del capo di incolpazione e deposita il fascicolo in segreteria. Il collegio istruttorio delibera, con la partecipazione dell’istruttore, l’archiviazione o l’apertura del procedimento. In questo secondo caso, approva il capo di incolpazione.
5. Il provvedimento di apertura del procedimento disciplinare e quello di rinvio a giudizio sono impugnabili al Consiglio Nazionale Forense solo insieme alla decisione che contenga l’applicazione di una sanzione.
Art. 55. (Dibattimento disciplinare)
1. Qualora il Consiglio Istruttore di Disciplina disponga l’apertura del procedimento disciplinare ne dà comunicazione all’incolpato, al pubblico ministero e al Consiglio dell’Ordine competente.
2. La comunicazione contiene il capo d’incolpazione con l’enunciazione:
2) dell’addebito, con l’indicazione delle norme violate; se gli addebiti sono più di uno gli stessi sono contraddistinti da lettere o numeri;
4) l’avviso che l’incolpato, nel termine di venti giorni dal ricevimento della stessa, ha diritto di accedere ai documenti contenuti nel fascicolo, prendendone visione ed estraendone copia integrale;
ha facoltà di depositare memorie e documenti.
4. Il Presidente del Consiglio dell’Ordine costituito in Collegio Giudicante nomina il consigliere relatore, ne dà comunicazione all’incolpato e al pubblico ministero a mezzo di raccomandata con avviso di ricevimento.
Il Consiglio dell’Ordine costituito in Collegio Giudicante può disporre il proscioglimento nelle forme di cui all’articolo 56, comma 1, lettera a), oppure il rinvio a giudizio dell’incolpato.
5. Il Consiglio dell’Ordine costituito in Collegio Giudicante notifica a mezzo dell’ufficiale giudiziario o a mezzo di raccomandata con avviso di ricevimento il proscioglimento al Consiglio Istruttore di Disciplina, al pubblico ministero, all’incolpato e all’esponente.
In caso di rinvio a giudizio, la citazione a giudizio è notificata negli stessi modi all’incolpato, nonché al pubblico ministero, il quale ha facoltà di presenziare alla udienza dibattimentale, nel termine di trenta giorni dal ricevimento della comunicazione di cui al comma precedente e almeno venti giorni liberi prima della data di comparizione.
4) l’avviso che l’incolpato ed il pubblico ministero hanno diritto di produrre documenti e di indicare testimoni, con l’enunciazione sommaria delle circostanze sulle quali essi dovranno essere sentiti, nel termine di giorni sette prima della data fissata per il dibattimento;
6. Nel corso del dibattimento, che si apre con l’esposizione dei fatti da parte del relatore, l’incolpato ed il pubblico ministero hanno diritto di produrre documenti, interrogare o far interrogare testimoni, di rendere dichiarazioni. L’incolpato, ove lo chieda o vi acconsenta, è sottoposto all’esame del collegio. L’incolpato ha la parola per ultimo.
7. Il Consiglio dell’Ordine costituito in Collegio Giudicante acquisisce i documenti prodotti dall’incolpato e dal pubblico ministero; provvede all’esame dei testimoni e, subito dopo, all’esame dell’incolpato che ne abbia fatto richiesta o vi abbia acconsentito; procede d’ufficio, o su istanza di parte, all’ammissione e all’acquisizione di ogni eventuale ulteriore prova necessaria od utile per l’accertamento dei fatti.
8. Le dichiarazioni e i documenti provenienti dall’incolpato e dal pubblico ministero, gli atti formati ed i documenti acquisiti nel corso della fase istruttoria e del dibattimento sono utilizzabili per la decisione, così gli esposti e le segnalazioni inerenti la notizia di illecito disciplinare ed i verbali di dichiarazioni testimoniali redatti nel corso dell’istruttoria.
9. Terminato il dibattimento, il Presidente ne dichiara la chiusura, e dà la parola al pubblico ministero, all’incolpato e al suo difensore, per le loro conclusioni e per la discussione, che si svolge nell’ordine che precede; l’incolpato e il suo difensore hanno in ogni caso la parola per ultimi.
10. Conclusa la discussione, il collegio delibera il provvedimento a maggioranza.
11. Viene data immediata lettura alle parti del dispositivo con l’indicazione del termine per l’impugnazione.
12. La motivazione del provvedimento è predisposta dal relatore o da altro consigliere se il Presidente lo ritenga opportuno. Il provvedimento è sottoscritto dal Presidente del collegio e dal relatore e depositato nella segreteria del Consiglio dell’Ordine entro il termine di sessanta giorni dalla lettura del dispositivo. Copia integrale del provvedimento è notificato all’incolpato, al pubblico ministero, al Procuratore generale della Repubblica presso la Corte d’appello del distretto, al Consiglio Istruttore di Disciplina, nonché all’autore dell’esposto nel solo caso di proscioglimento. Nel caso di decisioni complesse, il termine per il deposito della motivazione può essere aumentato fino al doppio, con provvedimento del Presidente del Consiglio dell’Ordine costituito in Collegio Giudicante allegato al dispositivo della decisione.
13. per quanto non specificatamente disciplinato, si applicano le norme del codice di procedura civile, se compatibili.
14. Il procedimento avanti il Consiglio dell’Ordine costituito in Collegio Giudicante si conclude entro il termine di diciotto mesi dalla sua apertura; nel termine non sono calcolati i periodi di sospensione e quelli per i rinvii ottenuti dall’incolpato o gli eventuali rinvii dovuti all’impossibilità di costituire il collegio giudicante. Si tiene conto in ogni caso della sospensione feriale dei termini.
Art. 56. (Decisione disciplinare e sanzioni)
a) il proscioglimento, con la formula «non esservi luogo a provvedimento disciplinare»; il Consiglio dell’Ordine costituito in Collegio Giudicante può pronunciarsi con la medesima formula in ogni stato del procedimento;
3. La censura consiste nel biasimo formale e si applica quando per la gravità dell’infrazione, il grado di responsabilità, i precedenti dell’incolpato e il suo comportamento successivk al fatto non sia irrogata altra sanzione più grave.
4. La sospensione importa l’esclusione temporanea dall’esercizio della professione o dal tirocinio e si applica per infrazioni consistenti in comportamenti e gradi di responsabilità gravi o quando non sussistono le condizioni per irrogare la sola sanzione della censura.
Art. 57. (Impugnazioni)
1. Avverso la decisione disciplinare è ammesso ricorso al Consiglio Nazionale Forense da parte dell’incolpato, da parte del procuratore della Repubblica e del procuratore generale presso la Corte d’Appello, rispettivamente del circondario e del distretto ove ha sede il Consiglio dell’Ordine che ha emesso la decisione; e da parte del Consiglio Istruttore di Disciplina nel solo caso di proscioglimento.
2. L’autore dell’esposto ha facoltà di presentare al Procuratore della Repubblica, al Procuratore generale, competenti per territorio e al Presidente del Consiglio Istruttore di Disciplina richiesta motivata di impugnazione della decisione di proscioglimento.
3. Il ricorso si propone con atto scritto, depositato presso la segreteria del Consiglio dell’Ordine cui appartiene il collegio giudicante che ha emanato la decisione impugnata nel termine di venti giorni dalla notifica eseguita ai sensi dell’articolo 55, comma 1, lettera m). Si applica, per quanto non specificato nel presente articolo, l’articolo 50 del regio decreto-legge 27 novembre 1933, n. 1578, e successive modificazioni.
5. Il ricorso è notificato al pubblico ministero ed al Procuratore Generale della Corte d’Appello che possono proporre impugnazione incidentale entro venti giorni dalla notifica. Ne è altresì data comunicazione al Consiglio dell’Ordine di appartenenza dell’incolpato, se diverso dal Consiglio dell’Ordine che ha deciso.
7. Il giudizio si svolge secondo le norme previste per il procedimento davanti al Consiglio Nazionale Forense di cui al regio decreto 22 gennaio 1934, n. 37; le funzioni requirenti sono svolte dal procuratore generale presso la Corte di cassazione o da un suo sostituto.
8. In ogni caso di impugnazione da parte dell’incolpato, il Consiglio Nazionale Forense può irrogare una sanzione disciplinare più grave di quella comminata dal Consiglio dell’Ordine costituito in Collegio Giudicante.
9. Per quanto non specificato nel presente articolo, per il procedimento davanti al Consiglio Nazionale Forense si applicano gli articoli da 59 a 65 del regio decreto 22 gennaio 1934, n. 37.
10. Avverso la sentenza del Consiglio Nazionale Forense può essere proposto ricorso alle Sezioni Unite civili della Corte di cassazione, dall’incolpato, dal pubblico ministero e dal procuratore generale della corte d’appello al cui distretto appartiene l’incolpato. Il ricorso non ha effetto sospensivo. Si applicano, per quanto non stabilito dal presente articolo, l’articolo 56 del regio decreto-legge 27 novembre 1933, n. 1578, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 gennaio 1934, n. 36, e successive modificazioni, e gli articoli 66, 67 e 68 del regio decreto 22 gennaio 1934, n. 37.
Art. 58. (Rapporto fra procedimento disciplinare e processo penale)
2. Il Consiglio Istruttore di Disciplina e il Consiglio dell’Ordine in sede Giudicante hanno il potere di acquisire atti e documenti appartenenti al processo penale presso l’Autorità Giudiziaria.
Art. 59. (Riapertura del procedimento disciplinare)
Art. 60. (Divieto di cancellazione volontaria dall’albo)
1. Durante lo svolgimento del procedimento, a decorrere dal giorno della iscrizione nel registro di cui all’articolo 54, comma 1, non può essere deliberata la richiesta di cancellazione fatta dall’avvocato o dal praticante dell’avvocato sottoposto ad indagine in sede disciplinare, né essere accolta la richiesta del suo trasferimento. E ciò fino alla fine del procedimento.
Art. 61. (Sospensione cautelare)
d) condanna in primo grado per i reati previsti negli articoli 372, 374, 377, 378, 381, 640, 646, se commessi nell’ambito dell’esercizio della professione o del tirocinio, 244, 648-bis e 648-ter del codice penale; condanna a pena detentiva non inferiore a tre anni;
2. La decisione è deliberata in camera di consiglio, dopo aver concesso un termine per il deposito di difese non inferiore a dieci giorni. Gli atti del procedimento e la decisione devono essere immediatamente trasmessi al Consiglio Istruttore di Disciplina. . Nei casi di eccezionale urgenza il termine per il deposito di difese viene assegnato con il provvedimento di sospensione. In tale caso il Consiglio prende in esame le difese al fine della conferma, modifica o revoca del provvedimento assunto, quindi trasmette immediatamente gli atti del procedimento ed i provvedimenti assunti al Consiglio Istruttore di Disciplina.
3. La sospensione cautelare non può avere durata superiore a un anno ed è esecutiva dalla data della notifica all’interessato.
4. La sospensione cautelare perde efficacia qualora, nel termine di due anni dalla sua irrogazione, non sia deliberato il provvedimento sanzionatorio. Nel termine non si computano i periodi di cui all’articolo 55, comma 14.
7. Contro la sospensione cautelare, l’interessato può proporre ricorso avanti il Consiglio Nazionale Forense nel termine di venti giorni dall’avvenuta notifica nei modi previsti per l’impugnazione dei provvedimenti disciplinari.
Art. 62. (Esecuzione)
1. La decisione emessa dal Consiglio dell’Ordine costituito in Collegio Giudicante non impugnata, quella emessa ai sensi dell’articolo 61 e la sentenza del Consiglio Nazionale Forense sono immediatamente esecutive.
2. Le sospensioni e le radiazioni decorrono dalla scadenza del termine dell’impugnazione, per le decisioni del Consiglio dell’Ordine costituito in Collegio Giudicante, o dal quindicesimo giorno successivo alla notifica all’incolpato della sentenza emessa dal Consiglio Nazionale Forense .
3. Per l’esecuzione della sanzione è competente il Consiglio dell’Ordine al cui albo, elenco speciale o registro è iscritto l’incolpato. A tal fine il Consiglio Nazionale Forense trasmette senza ritardo al Consiglio dell’Ordine competente, affinché provveda all’immediata notifica all’incolpato, le copie autentiche della sentenza nel numero necessario alla notifica stessa.
7. Decorsi cinque anni dalla data di esecutività del provvedimento sanzionatorio della radiazione, può essere richiesta una nuova iscrizione all’albo, all’elenco speciale o al registro, fermi restando i requisiti di cui all’articolo 15.
Art. 63. (Poteri ispettivi del Consiglio Nazionale Forense)
1. Il Consiglio Nazionale Forense può richiedere ai Consigli Istruttori di disciplina e ai Consigli dell’Ordine notizie relative all’attività disciplinare svolta; può inoltre nominare, scegliendoli tra gli avvocati iscritti nell’albo speciale per il patrocinio avanti le magistrature superiori, ispettori per il controllo del regolare funzionamento dei Consigli Istruttori di Disciplina e dei Consigli dell’Ordine quanto all’esercizio delle loro funzioni in materia disciplinare. Gli ispettori possono esaminare tutti gli atti, compresi quelli riguardanti i procedimenti archiviati. Gli ispettori redigono ed inviano al Consiglio Nazionale Forense la relazione di quanto riscontrato, formulando osservazioni e proposte. Il Consiglio Nazionale Forense può disporre la decadenza dei componenti i Consigli Istruttori di Disciplina chiedendo la loro sostituzione agli Ordini.
Art. 64. (Delega al Governo per il testo unico)
4. È data facoltà ai Consigli locali di indire nuove elezioni alla scadenza naturale del mandato. In tal caso, gli organi eletti decadono alla data del 31 dicembre dell’anno successivo a quello di entrata in vigore della presente legge.
6. L’incompatibilità di cui all’art. 26, n. 10, tra la carica di consigliere dell’ordine e quella di componente del comitato dei delegati della Cassa nazionale di previdenza e assistenza forense deve essere rimossa comunque non oltre la scadenza dei mandati in corso alla data di entrata in vigore della presente legge.