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Timestamp: 2019-04-20 02:46:31+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 10', 'art. 25', 'art. 25', 'sentenza ', 'art. 479', 'sentenza ']

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Scommesse: aspettando Lussemburgo
20. novembre 2014 | Giurisprudenza nazionale
Ogni settimana si leggono notizie di sequestri e dissequestri di CTD. E’ l’ennesimo dissequestro oggi non fa più notizia, non crea il clamore di qualche anno fa, dove il sistema concessorio italiano combatteva i nemici che cercavano di minarne l’esistenza. Forse (ma dico forse..) è più interessante sapere che fine farà il bando Monti (art. 10, comma 9-octies,del decreto legge 2 marzo 2012, n.16 convertito con modificazioni dalla legge 26 aprile 2012, n.44), rinviato alla Corte di Giustizia appena un anno dopo la sua pubblicazione. Era fine agosto del 2013, quando il Consiglio di Stato dispose la remissione alla Corte del bando che aveva come “lato oscuro” la breve durata.
Le concessioni appena assegnate sarebbero terminate infatti come le altre (c.d. Giorgetti e Bersani) al 30 giugno 2016. La questione di compatibilità con i principi del Trattato UE su cui la CGE dovrà pronunciarsi è il principio stabilito dall’art. 25 “Obblighi del concessionario in caso di cessazione dell’attività o di revoca o di decadenza” dello schema di convenzione, che prevede una cessione dei beni a titolo gratuito allo Stato al momento della cessazione dell’attività per scadenza naturale o quale effetto di provvedimento sanzionatorio di ADM (art. 25, comma 1, “Dietro espressa richiesta di ADM, e per il periodo nella stessa stabilito, il concessionario si impegna a cedere a titolo non oneroso, all’atto della cessazione dell’attività per scadenza del termine finale della concessione o per effetto di provvedimenti di decadenza o revoca, ad ADM o ad altro concessionario da essa individuato con criteri di concorsualità, l’uso dei beni materiali ed immateriali di proprietà che costituiscono la rete di gestione e di raccolta del gioco, liberi da diritti e pretese di terzi(….)”).
Ma per quanto interessante o meno, noi non crediamo che aspettare giovi, quale che sia l’esito dei giudici europei. Anzi. La solerte pattuglia che questa volta si è recata a Lussemburgo è tornata speranzosa, e ad onor del vero sembra si sia (finalmente, al quarto tentativo…) battuta bene. Vorremmo sapere però dagli amici concessionari chi crede ed è pronto a sottoscrivere che un eventuale esito positivo, una sentenza quindi che nei limiti – oramai ben noti – delle competenze della Corte europea riconosca la validità del bando Monti (peraltro in prossimità della sua scadenza), possa cambiare la situazione. Forse l’aumento degli stipendi alle forze dell’ordine e gli stanziamenti per pagargli almeno la benzina farebbero di più. Nell’attesa della quasi inutile pronuncia della Corte di Giustizia – sperando che arrivi prima del 30 giugno 2016 – c’è un’emergenza assai più importante da affrontare: un sistema da ricostruire, reinventare e rimodellare. E certo è che l’apparato pubblico italiano non fa nulla per aiutare. Una instancabile regia occulta cerca ogni giorno di minare le fondamenta di quanto resta del sistema pubblico del gioco, al punto che si potrebbe sospettare che dietro vi siano gli stessi operatori illegali o non autorizzati.
Ma temendo che non sia così, auspichiamo di scoprirlo al più presto. Il nemico è sempre bene conoscerlo, e quando non si sa chi sia la situazione diventa ingestibile. Intanto, anche a causa di questo, la delega fiscale, nata per quell’auspicato riordino, rischia di essere travolta dalla legge di stabilità o da quella sulla ludopatia, ed ancor più da normazioni inconsulte degli enti locali. Questo oggi è il nostro paese. Tornando a Lussemburgo, i principi espressi dalla Corte di Giustizia Europea dovrebbero poter essere recepiti dal Legislatore, senza vedere il settore dei giochi e delle scommesse solo come liquidità per fare cassa. Intanto però, mentre si inizia a lavorare almeno con la fantasia a quello che sarà il bando dei bandi del 2016, le istituzioni locali si comportano in modo del tutto disomogeneo.
I comuni infatti si coalizzano con provvedimenti restrittivi e penalizzanti solo per gli operatori autorizzati, non considerando mai gli illegali nei loro atti, e magari nelle stesse zone invece i Tribunali penali continuano a ritenere valide le ragioni dei CTD, ad esempio, sospendendo i giudizi di riesame in base all’art. 479 c.p.p. (“qualora la decisione sull’esistenza del reato dipenda dalla risoluzione di una controversia civile o amministrativa di particolare complessità, per la quale sia già in corso un procedimento presso il giudice competente, il giudice penale, se la legge non pone limitazioni alla prova della posizione soggettiva controversa può disporre la sospensione del dibattimento, fino a che la questione non sia stata decisa con sentenza passata in giudicato presso il giudice competente”), in attesa che la Corte di Giustizia si pronunci sulla validità del bando c.d. Monti. Altro buon motivo per agire subito, intervenendo sulla delega fiscale e stabilendo il percorso del bando, senza rischiare la storia dell’uovo e la gallina però. Indispensabile nel frattempo che siano chiamati immediatamente da chi è demandato scrivere delega e bando 2016, tutti coloro che nelle filiera del gioco legale oggi hanno titolo. Le istituzioni competenti possono da subito fare tesoro di quanto espresso dalla Corte di Giustizia e prendere spunto dalle esperienze degli altri Stati Membri, che partendo proprio dai ns errori (si ricordi infatti che il nostro Paese è stato il primo a regolamentare in Europea questo mercato) stanno cercando di organizzare un mercato del gioco legale compatibile con i principi della Trattato della Comunità Europea. Altrimenti il bando del 2016 sarà l’ulteriore sgradito leit motiv per la Corte di Giustizia Europea nel prossimo futuro.