Source: https://avvocatomercuri.com/immobile-acquistato-dal-coniuge-in-regime-di-comunione-legale/
Timestamp: 2019-04-25 14:55:07+00:00
Document Index: 61307369

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Immobile acquistato dal coniuge in regime di comunione legale - Avvocato Walter Mercuri
Avvocato Walter MercuriArticoliDIRITTO DI FAMIGLIAImmobile acquistato dal coniuge in regime di comunione legale
L’ immobile acquistato dal coniuge in regime di comunione legale diviene immediatamente ed automaticamente di proprietà di entrambi coniugi, anche se è destinato a soddisfare bisogni estranei a quelli della famiglia ed il relativo prezzo venga pagato, esclusivamente o prevalentemente, con gli introiti dell’attività separata di uno dei coniugi, salvo non si tratti di uno dei beni personali contemplati dal primo comma dell’art. 179 c.c. e che vi sia (nell’ipotesi previste dalle lettere c, d e f) la dichiarazione di esclusione prevista dal secondo comma dell’art. 179 c.c. resa dall’altro coniuge nell’ambito dell’atto di acquisto.
Questo è quanto emerge dalla sentenza n. 11688 della Corte di Cassazione, Sez. II, del 14.05.2018, che ha chiarito quando un immobile acquistato dal coniuge in regime di comunione legale diviene comune ai due coniugi e quando lo stesso rimane escluso dal regime patrimoniale legale della famiglia.
La vicenda riguarda un appartamento acquistato da un uomo, prima dell’intervenuta separazione coniugale, e pagato dallo stesso marito acquirente in parte mediante un mutuo e per il resto con l’accensione di un prestito assicurativo. Mentre la moglie era rimasta estranea all’operazione immobiliare risultando solo terza datrice di garanzia ipotecaria.
A seguito dell’intervenuta separazione coniugale la donna conveniva davanti al Tribunale meneghino l’ex marito chiedendo che fosse dichiarato lo scioglimento della comunione relativa al suddetto immobile e quindi la divisione dello stesso, con condanna del convenuto al pagamento dei frutti, nella misura del 50 % del canone ordinario di locazione, a partire dal momento in cui lo stesso ne aveva goduto in via esclusiva.
Il Tribunale adito con sentenza dichiarava lo scioglimento della comunione tra i coniugi avente ad oggetto la proprietà dell’appartamento. Mentre per quanto riguarda i rapporti di dare/avere tra i coniugi, che in assenza della richiesta di assegnazione dell’immobile ad uno di essi dovevano essere regolati in sede di ripartizione del ricavato della disposta vendita, il giudice di prime cure condannava l’uomo a versare alla ex moglie una certa somma mensile a titolo di indennità di occupazione, con interessi dalle singole scadenze al saldo. Infine il Tribunale fissava l’udienza per procedere alle operazioni di vendita dell’appartamento.
Contro la sentenza di primo grado veniva proposto appello. La Corte territoriale rigettava i motivi di gravame di ambo i coniugi, confermando che l’ immobile acquistato dal coniuge in regime di comunione legale diventa istantaneamente ed automaticamente di proprietà comune dei coniugi. Con la conseguenza che, una volta intervenuta la separazione consensuale, dalla data del decreto di omologa il marito era tenuto al pagamento dell’indennità di occupazione per l’uso esclusivo dell’immobile oggetto di comunione.
L’uomo chiedeva la cassazione della sentenza resa dalla Corte di Appello.
La suprema Corte ha ribadito che l’ immobile acquistato dal coniuge in regime di comunione legale diviene immediatamente ed automaticamente di proprietà di entrambi coniugi.
Per gli ermellini, nell’ambito della comunione legale tra i coniugi, il bene acquistato dai coniugi, insieme o separatamente, durante il matrimonio, costituisce, in via automatica oggetto della comunione tra gli stessi e diventa in via diretta, bene comune ai due coniugi, anche se destinato a soddisfare bisogni estranei a quelli della famiglia ed il corrispettivo sia pagato, in via esclusiva o prevalente, con i proventi dell’attività separata di uno dei coniugi, a meno che non si tratti del denaro ricavato dall’alienazione di beni personali ( sempre che in tal caso, il coniuge acquirente dichiari espressamente la provenienza del denaro: art. 179, lett. f, c.c.) ovvero di un bene di uso strettamente personale di ciascun coniuge (art. 179 lett. c , c.c.), ovvero che serva all’esercizio della professione del singolo coniuge (art. 179, lett. d, c.c.). Sempre che, in caso di acquisto del bene immobile o di bene mobile registrato, l’esclusione dalla comunione dei beni risulti dall’atto di acquisto a cui il coniuge estraneo alla compravendita partecipi alla relativa stipulazione.
La partecipazione e la dichiarazione del coniuge non acquirente, ai sensi dell’art. 179, comma 2, c.c., in ordine alla natura personale del bene, si pone, quindi come condizione necessaria ma non sufficiente per l’esclusione del bene dalla comunione, essendo necessario a tal fine non solo il concorde riconoscimento da parte dei coniugi della natura personale del bene, richiesto esclusivamente in funzione della necessaria documentazione di tale natura, ma anche l’effettiva sussistenza di una delle cause di esclusione della comunione tassativamente indicate dall’art. 1779, comma 1, lett. c), d) ed f).
Nel caso di cui si va discorrendo, l’ immobile acquistato dal coniuge in regime di comunione legale era divenuto di proprietà di tutti e due i coniugi, in quanto, da un lato, il relativo acquisto era avvenuto in costanza di matrimonio, dall’altro, la moglie non aveva partecipato in alcun modo all’atto di acquisto e quindi non aveva rilasciato la indicata dichiarazione di esclusione.
Da qui consegue, per il collegio, la completa esattezza della decisione impugnata nella parte in cui ha ritenuto che l’immobile acquistato dal marito costituiva oggetto della comunione legale tra i coniuge. E quindi che l’appartamento apparteneva in comproprietà anche alla moglie per una quota pari alla metà.
Pertanto, l’ immobile acquistato dal coniuge in regime di comunione legale – anche se con i proventi della sua attività professionale – entra immediatamente e di pieno diritto a far parte della comunione, salvo che non si tratti di uno dei beni personali contemplati dal primo comma dell’art. 179 c.c. e che vi sia (nell’ipotesi previste dalle lettere c, d e f) la dichiarazione di esclusione prevista dal secondo comma dell’art. 179 c.c. resa dall’altro coniuge che abbia partecipato all’atto di acquisto.