Source: https://www.laleggepertutti.it/105525_cani-randagi-risarcimento-a-chi-viene-morso-o-attaccato
Timestamp: 2019-04-21 07:08:13+00:00
Document Index: 3445119

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 2043', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 5', 'art. 9', 'art. 139', 'art. 590', 'sentenza ', 'art. 2']

Cani randagi: risarcimento a chi viene morso o attaccato
La responsabilità per il risarcimento del danno spetta all’ASL: è infatti l’azienda sanitaria tenuta a catturare, ricoverare i cani, sterilizzarli e reimmeterli sul territorio comunale.
Il ciclista o il motociclista caduto dalla sella perché attaccato da un branco di cani randagi ha diritto ad essere risarcito dall’Asl in quanto soggetto a cui la legge ha affidato le funzioni di cattura, ricovero nei canili municipali, sterilizzazione e reimmissione dei cani vaganti sul territorio comunale. È quanto chiarito dal Giudice di Pace di Napoli, dott. Italo Bruno in una recente sentenza [1].
La Legge-quadro in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo [2], nell’individuare gli strumenti rivolti ad arginare il fenomeno del randagismo, distribuisce le competenze tra i Comuni ed i Servizi veterinari delle ASL.
In particolare, ai Comuni è affidata la costruzione, sistemazione e gestione dei canili e rifugi per cani, alle Aziende Sanitarie Locali, invece, incombono le attività di profilassi e controllo igienico-sanitario e di polizia veterinaria.
Alle Regioni, infine, spetta il compito di disciplinare, con legge propria, le misure di attuazione delle funzioni attribuite ai Comuni ed alle ASL e, in attuazione di tale delega, le Regioni hanno adottato proprie leggi in materia, nelle quali – tendenzialmente – affidano le più ampie competenze di controllo e recupero dei cani randagi ai servizi veterinari delle ASL.
Dal collegamento delle sopra menzionate leggi, si evince come rientri nei doveri dell’Azienda Sanitaria Locale la vigilanza ed il controllo del fenomeno del randagismo. Con conseguente addebito di responsabilità per i danni cagionati dai cani: si pensi ai numerosi casi di morsi o agli attacchi di branchi nei confronti di ciclisti, pedoni, motociclisti.
Se il danno fisico non può essere provato nel suo esatto ammontare, per via di scarsa certificazione medica depositata, e delle lievi lesioni evidenziate, il giudice può sempre liquidare l’indennizzo in via equitativa, ossia secondo quanto a questi appare conforme a giustizia (nel caso di specie, 700 euro più spese processuali). La liquidazione equitativa in genere è informata a criteri di prudente apprezzamento e, in quanto consegue all’impossibilità o quanto meno alla notevole difficoltà di una precisa quantificazione sulla base di elementi di sicura efficacia, mal si presta ad un’indicazione analitica di singole componenti del risarcimento, potendo essere espressa in una cifra che comprenda l’intero ammontare del risarcimento, con svalutazione e interessi [3].
[1] G.d.P. Napoli, sez. Pozzuoli, sent. n. 41331/15 del 27.11.2015.
[2] Art. 2 L. 281/91.
[3] Cass. sent. n. 2996/84.
Nella causa iscritta al n.54880/15 R.G. – Affari Contenziosi Civili – avente ad oggetto:
COMUNE di SEMPRONIO; CONVENUTO
ASL MEVIA; CONVENUTA
Per gli istanti: dichiarare l’esclusiva responsabilità dei convenuti, in persona dei legali rapp.ti pro-tempore, nella produzione dell’evento per cui è causa e, per l’effetto, condannarli in solido o in via alternativa al pagamento delle somme risultanti dalla documentazione medica per le lesioni subite, oltre interessi e rivalutazione, nonché spese e competenze professionali con attribuzione al procuratore anticipatario.
Per il convenuto Comune: dichiarare la carenza di legittimazione passiva del Comune di Sempronio; rigettare la domanda in quanto infondata in fatto ed in diritto e non provata; vittoria di spese e competenze professionali.
Per la convenuta Asl: dichiarare la carenza di legittimazione dell’Azienda; rigettare la domanda in quanto infondata in fatto ed in diritto e non provata; vittoria di spese e competenze professionali.
TIZIO e CAIA, con atto di citazione ritualmente notificato l’8/6/15 al Comune di SEMPRONIO, in persona del Sindaco pro-tempore, e della ASL MEVIA, in persona del Commissario Straordinario pro-tempore, li convenivano innanzi a questo Giudice affinché – previa declaratoria della loro esclusiva responsabilità nella produzione dell’incidente avvenuto il giorno 17/2/14, in occasione del quale, mentre percorrevano la Via Giustiniano in (…) a bordo del loro motociclo, si scontravano con un branco di cani randagi che, improvvisamente attraversava la carreggiata, facendoli cadere a terra e riportare lesioni – fossero condannati i medesimi, in persona dei rispettivi legali rapp.ti pro-tempore, come da richieste in epigrafe riportate.
– che in dipendenza dell’incidente subivano lesioni tali da essere medicati al p.s. dell’Ospedale “(…)”;
– che a nulla è valsa la richiesta di risarcimento effettuata al Comune di Sempronio ed alla Asl Mevia con racc.te a.r. n.13590680819-6 e n.13410410161-9, ricevute rispettivamente il 26/9/ e 21/8/14.
Instauratosi il procedimento, si costituivano entrambi i convenuti che, preliminarmente, eccepivano la loro carenza di legittimazione passiva e, nel merito, contestavano la domanda sia sull’an che sul quantum debeatur. Esperito inutilmente il tentativo di conciliazione, veniva articolata, ammessa ed espletata prova per testi.
Sulle rassegnate conclusioni, all’udienza del 16 novembre 2015, la causa veniva assegnata a sentenza.
La versione dell’incidente prospettata dagli istanti, ha trovato conferma nella circostanziata deposizione del teste. Egli ha dichiarato di aver assistito all’incidente per essersi trovato a percorrere la Via Giustiniano in (…) a bordo del suo motociclo e di aver visti gli istanti percorrere la stessa Via a bordo del loro motociclo e cadere a terra per essere stati urtati da un branco di cani randagi che attraversava la detta Via improvvisamente.
L’espletata istruttoria ha, quindi, evidenziato in modo inequivocabile che la responsabilità dev’essere ascritta all’Azienda Sanitaria Locale Mevia ex art. 2043 cod. civ., quale preposta dalla legge alla cattura, ricovero nei canili municipali, sterilizzazione e reimmissione dei cani vaganti sul territorio comunale.
La disciplina di riferimento è rappresentata dalla Legge 281/91 recante “Legge-quadro in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo”.
L’art. 2, nell’individuare gli strumenti rivolti ad arginare il fenomeno del randagismo, distribuisce le competenze tra i Comuni ed i Servizi veterinari delle ASL.
In particolare, ai Comuni è affidata la costruzione, sistemazione e gestione dei canili e rifugi per cani, alle ASL, invece, incombono le attività di profilassi e controllo igienico-sanitario e di polizia veterinaria.
L’art. 3, infine, attribuisce alle singole Regioni il compito di disciplinare, con legge propria, le misure di attuazione delle funzioni attribuite ai Comuni ed alle ASL e, in attuazione di tale delega, le Regioni hanno adottato proprie leggi in materia, nelle quali – tendenzialmente – affidano le più ampie competenze di controllo e recupero dei cani randagi ai servizi veterinari delle ASL.
Nel caso specifico, la legge della Regione Campania n.16 del 24 novembre 2001 (Tutela degli animali d’affezione e prevenzione del randagismo) che discende dalla legge dello Stato n.281 del 14 agosto 1991 (legge quadro in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo), ha precisato quali sono i compiti dei Comuni e delle ASL nella prevenzione del randagismo.
Va precisato che, in precedenza, veniva individuata la legittimazione passiva del Comune non in relazione al fatto concreto, ma, piuttosto, facendola discendere da un generico “legame” con la ASL operante nel territorio, desumendolo dai compiti assegnati al sindaco ex art. 3, comma 14 del d.lgs. n. 502 del 1992 “al fine di corrispondere alle esigenze sanitarie della popolazione” di definizione, nell’ambito della programmazione regionale, delle linee di indirizzo per l’impostazione programmatica e di verifica dell’andamento generale dell’attività. Se nonché, in seguito al riordino del servizio sanitario conseguente al d.lgs. n. 502 del 1992, risulta reciso il “cordone ombelicale” fra Comuni e USL (così Corte costituzionale n.220 del 24/06/2003) con la trasformazione delle unità sanitarie locali in aziende sanitarie locali e con il mutamento della configurazione giuridica di queste ultime, non più strutture operative dei comuni, ma aziende dipendenti dalla regione, strumentali per l’erogazione dei servizi sanitari di competenza regionale. Ne consegue, che la locale azienda sanitaria dov’essere considerata soggetto giuridico autonomo rispetto al Comune con conseguente sua legittimazione passiva nel caso richiesta di risarcimento dei danni causati da cani randagi.
Questo Giudice ritiene, quindi, di aderire alla giurisprudenza di merito e di Cassazione che ritiene la responsabilità delle Asl, così come statuito dalle leggi sopra menzionate:
– “in ipotesi di risarcimento danni conseguente ad un fenomeno di randagismo trovano applicazione le norme di cui alla legge-quadro 14 agosto 1991, n. 28 e delle leggi regionali; in particolare, la legge 24 novembre 2001, n. 16 della regione Campania ha affidato le relative competenze ai servizi veterinari delle A.S.L. (che, a mente dell’art. 5 lett. c) della legge regionale, “attivano il servizio di accalappiamento dei cani vaganti ed il loro trasferimento presso i canili pubblici”) (Cass. Sezione Terza Civile, Sentenza n.8137 del 3/4/09).
Ne consegue, che la responsabilità deve ascriversi unicamente alla ASL MEVIA, la quale ha il potere di controllo e di vigilanza sul territorio e deve provvedere alla cattura, al ricovero, alla custodia ed al mantenimento dei cani randagi (Cfr. art. 9, comma 2, della legge L.R. Campania 24/11/01 n.16).
Per quanto attiene alle lesioni riportate dagli istanti, questo Giudice ritiene di quantificarle in via equitativa, in relazione alla scarsa certificazione medica depositata, alle lievi lesioni in essa evidenziate ed alla luce dell’art. 139 del D.L.vo 209/05, così come modificato dal D.L. 24 gennaio 2012 n.1 – convertito in legge 24 marzo 2012 n.27.
Pertanto, rilevato che la durata dell’inabilità temporanea, desumibile dai certificati medici allegati è stata di giorni 5 quella totale, giorni 10 quella parziale al 50% e giorni 10 quella parziale al 25%, assumendo un valore economico di € 46,00/giorno si determina un indennizzo di € 700,00, comprensivo del danno morale, dei disagi derivati dall’infermità e delle spese mediche forfetizzate.
Si precisa che, poiché l’illecito civile di cui è causa integra gli estremi del reato di cui all’art. 590 c.p., il leso ha, altresì, diritto al risarcimento del danno morale sofferto anche in assenza di postumi.
La giurisprudenza della Corte di Cassazione è conforme nello statuire che:
– “Quando il fatto illecito integra gli estremi di un reato, spetta alla vittima il risarcimento del danno non patrimoniale nella sua più ampia accezione, ivi compreso il danno morale, inteso quale sofferenza soggettiva causata dal reato. Tale pregiudizio può essere permanente o temporaneo (circostanze delle quali occorre tenere conto in sede di liquidazione, ma irrilevanti ai fini della risarcibilità), e può sussistere sia da solo, sia unitamente ad altri tipi di pregiudizi non patrimoniali (ad es., derivanti da lesioni personali o dalla morte di un congiunto): in quest’ultimo caso, però, di esso il giudice dovrà tenere conto nella personalizzazione del danno biologico o di quello causato dall’evento luttuoso, mentre non ne è consentita una autonoma liquidazione” (Cass.S.U. Sentenza n. 26972 dell’11/11/08).
Il credito risarcitorio degli istanti Tizio e Caia risulta, quindi, di € 700,00 ciascuno.
– “in tema di risarcimento del danno per fatto illecito, la liquidazione del danno non patrimoniale sfugge ad una precisa valutazione analitica, restando, quindi, affidata ad apprezzamenti discrezionali ed equitativi del giudice di merito, il quale deve, tuttavia, tener conto dell’effettive sofferenze patite dall’offeso, della gravità dell’illecito, dell’entità, del sesso e del grado di sensibilità del danneggiato e di ogni altro peculiare elemento della fattispecie concreta” (Cass. 23/88; 2491/93);
– “la liquidazione equitativa in genere è informata a criteri di prudente apprezzamento e, in quanto consegue all’impossibilità o quanto meno alla notevole difficoltà di una precisa quantificazione sulla base di elementi di sicura efficacia, mal si presta ad un’indicazione analitica di singole componenti del risarcimento, potendo essere espressa in una cifra che comprenda l’intero ammontare del risarcimento, con svalutazione e interessi” (Cass. 2996/84; 2934/91;
– “la liquidazione equitativa del danno, in quanto informata a criteri di prudente apprezzamento, può essere effettuata stabilendo un importo che tenga conto degli elementi costitutivi del danno e della svalutazione verificatasi nel periodo intercorrente tra la produzione dell’evento e la decisione, proprio in considerazione della notevole difficoltà di una prova precisa del danno, che ben difficilmente consente l’indicazione analitica delle singole componenti di esso, specie con riferimento al danno non patrimoniale” (Cass. 8517/94; Cass. 24/3/03 n.4242).
Le spese del giudizio seguono la soccombenza e vanno liquidate, d’Ufficio, come in dispositivo, tenendo conto della somma liquidata, dell’attività processuale svolta, della difesa multipla, del Regolamento di cui al D.M. 55/14, entrato in vigore il 2/4/14, ed in particolare delle prescrizioni di cui agli artt. 1, 4 e 5.
In relazione alla giurisprudenza non conforme sulla responsabilità nella vexata questio, questo Giudice ritiene di compensare le spese del procedimento tra gli istanti e il Comune di Sempronioi.
Il Giudice di Pace di Napoli, definitivamente pronunciando sulla domanda proposta da TIZIO e CAIA nei confronti del COMUNE di SEMPRONIO, in persona del Sindaco pro-tempore, e dell’ASL MEVIA, in persona del Commissario Straordinario pro-tempore, disattesa ogni altra istanza ed eccezione, così provvede:
1) dichiara la carenza di legittimazione passiva del COMUNE di SEMPRONIO;
2) dichiara l’ASL MEVIA, in persona del Commissario Straordinario pro-tempore, esclusiva responsabile dell’incidente per cui è causa e, per l’effetto, la condanna al pagamento in favore di TIZIO e CAIA della somma di € 700,00 ciascuno, oltre interessi legali dalla data della presente sentenza sino al soddisfo;
3) condanna, altresì, la suddetta convenuta alla rifusione delle spese processuali che liquida in complessivi € 850,00, di cui € 150,00 per spese ed € 700,00 compensi professionali, oltre il 15% ex art. 2 D.M. n.55/14 – IVA e CPA se ed in quanto ricorrano i presupposti di legge per tale ripetibilità;
4) distrae la somma così liquidata per spese processuali a favore del procuratore anticipatario;
5) compensa le spese del procedimento tra TIZIO, CAIA e il COMUNE di SEMPRONIO;
Così decisa in Napoli e depositata in originale il giorno 27 novembre 2015.