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Timestamp: 2019-10-20 20:23:26+00:00
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Sanzioni tributarie ed interessi di mora, applicazione cumulativa delle rispettive normative. - Corte di cassazione civile - sentenza n. 14303-14304/09 del 03/04/2009
Sanzioni tributarie ed interessi di mora, applicazione cumulativa delle rispettive normative.
Pubblicata da: Dott.ssa Cristina Pugliese
sentenza 14303-14304/09 del 03/04/2009
Nota a Sentenza Cassazione Sez Civile V N. 14303 e 14304 del 03/04/2009
Massima: E’ consentita l’applicazione cumulativa delle normative di cui all’art 13 del D. lgs 471/97 e dell’art 3.4.5 del D. lgs 504/97 perché il bene giuridico sotteso è di diversa natura. Il diverso contenuto delle norme de quibus si fonda sulla loro differente natura giudica: affittiva quella della sanzione ( art 13 d. lgs 471/97) e reintegrativa del patrimonio leso quella dell’indennnità di mora( art 3.4.5 del D. lgs 504/95)
Il caso prende origine dalla controversia instaurata fra l’Agenzia delle Dogane e la soc. OTTOGAS che si era resa responsabile del mancato pagamento, nei termini stabiliti, dell’accisa sul gas metano.
In occasione del recupero del tributo, l’UTF di Benevento chiedeva in quella sede il pagamento sia della sanzione che quello dell’indennità di mora ed interessi in virtù del combinato disposto degli artt. 13 del D. lgs 471/97 e dell’art 3.4.5 del D. lgs 504/97.
La decisione della CTP di Napoli, che accoglieva le doglianze del contribuente, veniva confermata dalla CTR di Napoli, interessata a seguito di appello proposto dall’Agenzia delle Dogane- Direzione Regionale di Napoli.
La Cassazione, ripetendo pedissequamente il concetto nelle due sentenze in oggetto menzionate, ribalta le decisioni della CTR, affermando il principio della concorrente applicabilità delle normative che, poste a tutela di beni diversi, hanno diversa natura: nell’uno caso affittiva, nell’altro risarcitoria.
I giudici di legittimità, partendo dalla considerazione che tutto il sistema tributario nazionale è oggi governato dalle disposizioni contenute nei d. lgs 471-472-473/97 (che regolano le sanzioni tributarie non penali in materia di imposte dirette ed IVA, nonché le sanzioni amministrative in materia di riscossione dei tributi tutti), riconoscono che al di fuori di tale ambito non vi sono normative ulteriori che disciplinano la materia.
Ma il sistema, così strutturato, può essere (e attualmente viene) integrato a sua volta dalla specifiche regolamentazioni, come nel caso di specie le ipotesi previste dal 504/95- art 3.4.5.
La mera integrazione fra norme che comunque tutelano beni diversi , non lascia spazio alla configurazione di qualsiasi rapporto di genere a specie fra le stesse. Queste, per tale motivo, devono essere applicate contemporaneamente e cumulativamente.
Dopo aver asserito tale principio, la Cassazione prende posizione circa la fondatezza degli ulteriori motivi di doglianza dell’Agenzia delle Dogane (affermati dai giudici tributari di merito delle sentenze di prime e seconde cure) in relazione alla applicazione del principio del favor rei e dell’affidamento del contribuente sancito nello Statuto del contribuente.
In riferimento al primo, i giudici ne disconoscono qualsiasi collegamento al caso oggetto di esame poiché esso è operante nelle sole ipotesi di successioni di leggi nel tempo che regolano la stessa materia. Tale successione non è riconoscibile nella fattispecie oggetto di esame.
Né appare conferente, per la risoluzione della controversia a favore della parte, l’ulteriore principio da questa invocato, relativo alla lesione del principio dell’affidamento del contribuente, di cui all’art 10 della L. 212/00.
Nella circostanza l’Ufficio non avrebbe determinato alcun affidamento nella Società, non avendo questi dato alcuna istruzione o adottato alcun atto/comportamento modificativo di altri precedentemente assunti, tali da ingenerare nel contribuente un particolare affidamento, venuto meno con la emissione degli atti di contestazione.
La Cassazione con le due sentenze sopra illustrate decide in modo inequivocabile sul contenuto controverso della materia, in conformità con l’orientamento precedentemente espresso in Cass. civ 12-09-2008, n. 23517