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Timestamp: 2018-02-26 03:46:26+00:00
Document Index: 46591595

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 35', 'art. 73', 'art. 73', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 11', 'art. 13', 'art. 83', 'art. 109', 'art. 102', 'art. 109', 'art. 110', 'art. 110', 'art. 110', 'art. 112', 'art. 13', 'art. 62', 'art. 1', 'art. 10', 'art. 1', 'art. 54', 'art. 62']

Modello UNICO 2007 - societa’ di capitali e consolidato nazionale e mondiale 2007: pubblicato in G.U. con le novita’ fiscali
Modello UNICO 2007 – societa’ di capitali e consolidato nazionale e mondiale 2007: pubblicato in G.U. con le novita’ fiscali
in Modello Redditi - Unico, Unico 2007
Sono stati pubblicati in Gazzetta Ufficiale 14 marzo 2007, n. 61, Supplemento Ordinario n. 70, i Provvedimenti 15 febbraio 2007, con i quali il Direttore dell’Agenzia delle Entrate ha approvato:
– Il modello Unico 2007-SC, con le relative istruzioni, che le società ed enti commerciali residenti nel territorio dello Stato e i soggetti non residenti equiparati devono presentare nell’anno 2007 ai fini delle imposte sui redditi e dell’IVA, nonché i modelli per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione dei parametri da utilizzare per il periodo d’imposta 2006 e la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli indicatori di normalità economica da utilizzare per il periodo d’imposta 2006.
il modello Consolidato nazionale e mondiale 2007, con le relative istruzioni, da presentare nell’anno 2007 ai fini della dichiarazione dei soggetti ammessi alla tassazione di gruppo di imprese controllate residenti nonché dei soggetti ammessi alla determinazione dell’unica base imponibile per il gruppo di imprese non residenti.
Utilizzo del modello unico Unico SC 2007
Il modello Unico SC 2007 deve essere utilizzato per dichiarare i redditi relativi al periodo di imposta in corso alla data del 31 dicembre 2006, sia nel caso in cui la dichiarazione venga presentata in forma unificata sia quando non ricorra tale obbligo.
L’obbligo di presentazione della dichiarazione unificata (Redditi/Irap/Iva) è previsto per i contribuenti con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare, a tal fine viene considerato periodo di imposta coincidente con l’anno solare anche quello avente durata inferiore a 365 giorni, a condizione che lo stesso termini il 31 dicembre (ad esempio, società costituita in data 1° luglio 2006 ed il cui primo esercizio abbia termine il 31 dicembre 2006).
I contribuenti che ai fini dell’IRES hanno un periodo di imposta non coincidente con l’anno solare non possono presentare la dichiarazione in forma unificata; tuttavia, per motivi di semplificazione, la dichiarazione IRAP va in ogni caso presentata in maniera congiunta con la dichiarazione dei redditi.
Sono invece considerati periodi di imposta non coincidenti con l’anno solare, non solo quelli cosiddetti “a cavallo”, a prescindere dalla durata inferiore o superiore a 365 giorni (ad es. un periodo di imposta con durata dal mese di marzo 2006 al mese di febbraio 2007 o dal 1° ottobre 2005 al 31 dicembre 2006), ma anche quelli infrannuali chiusi in data anteriore al 31 dicembre 2006 (ad es. il periodo 1° gennaio-30 settembre 2006, nel caso di
trasformazione da società di capitali in società di persone intervenuta in data 30 settembre
I curatori fallimentari devono presentare in forma non unificata delle dichiarazioni relative al soggetto fallito, nei termini previsti per ciascuna di esse.
Dal 1° maggio 2007, tutti i soggetti IRES dovendo presentare la dichiarazione esclusivamente in via telematica, è venuta meno la possibilità della presentazione a mezzo banca o di un ufficio postale, in via definitiva.
L’obbligo della trasmissione telematica vale per tutti i modelli di dichiarazione (redditi, IVA, IRAP e sostituti d’imposta) da presentare, sia in forma unificata che disgiunta.
Le dichiarazioni, eventualmente, presentate tramite una banca o un ufficio postale da parte dei contribuenti obbligati alla presentazione in via telematica sono ritenute come non redatte in conformità al modello approvato, con la conseguente applicazione della sanzione da 258 a 2.065 euro.
A seguito delle modifiche al D.P.R. n. 322/1998, avvenute con il recente D.L. 4.7.2006 n. 223 (manovra Prodi) , il termine di presentazione della dichiarazione dei redditi (ora solo telematica), compresa quella unificata (redditi, IVA ed IRAP), scade l’ultimo giorno del settimo mese successivo a quello di chiusura del periodo d’imposta.
Ai fini dell’adempimento della presentazione, non rileva la data di approvazione del bilancio o del rendiconto, ma solo la data di chiusura del periodo d’imposta.
Pertanto, le società con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare devono presentare la dichiarazione in via telematica, direttamente o tramite intermediario abilitato o società del gruppo, entro il 31 luglio 2007.
Al contrario, una società con periodo d’imposta, ad es. dal 1/7/ 2006 al 30/6/2007, deve presentare la dichiarazione dei redditi ed IRAP (Mod. UNICO 2007) in via telematica entro il 31 gennaio 2008.
La dichiarazione viene considerata presentata nel giorno in cui viene trasmessa mediante procedure telematiche e precisamente nel giorno in cui è conclusa la ricezione dei dati da parte dell’Agenzia delle Entrate.
Peraltro, le dichiarazioni presentate entro novanta giorni dalla scadenza dei suddetti termini sono ritenute valide, anche se si applicano le previste sanzioni.
Viceversa, quelle presentate con ritardo superiore a novanta giorni sono considerate omesse, anche se costituiscono titolo per la riscossione dell’imposta che ne risulti dovuta.
Soggetti che devono utilizzare il modello Unico – SC 2007
Tale modello deve essere utilizzato dai seguenti soggetti all’imposta sul reddito delle società (IRES):
– Società per azioni (S.p.A.) e in accomandita per azioni (S.A.p.A.), società a responsabilità limitata (S.r.l.), società cooperative, comprese società cooperative che abbiano acquisito la qualifica di ONLUS e cooperative sociali, società di mutua assicurazione, residenti nel territorio dello Stato;
– enti commerciali (enti pubblici e privati, diversi dalle società, che hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali), residenti nel territorio dello Stato;
– società di ogni tipo (tranne le società semplici, società e associazioni ad esse equiparate ai sensi dell’art. 5 del TUIR) nonché enti commerciali non residenti nel territorio dello Stato che hanno esercitato l’attività nel territorio dello Stato mediante stabile organizzazione.
Ai fini delle imposte sui redditi si considerano residenti le società e gli enti che per la maggiore parte del periodo di imposta hanno la sede legale o la sede dell’amministrazione o l’oggetto principale nel territorio dello Stato.
L’art. 35, comma 13, del D.L. n. 223/ 2006, con l’integrazione dell’art. 73 del Tuir, ha introdotto una presunzione legale relativa di localizzazione in Italia della sede dell’amministrazione, e quindi della residenza, di società ed enti.
E’, infatti, previsto che, salvo prova contraria, si considera esistente nel territorio dello Stato la sede dell’amministrazione di società ed enti, che detengono partecipazioni di controllo, ai sensi dell’articolo 2359, primo comma, del codice civile, nei soggetti di cui alle lettere a) e b) del comma 1 dell’art. 73 del Tuir, se, in alternativa:
Tale modifica decorre dal periodo d’imposta in corso alla data del 4 luglio 2006.
Con l’avvento della Legge n. 248/2006, i versamenti a saldo risultanti dalla dichiarazione, compresi quelli relativi al primo acconto IRES, devono essere eseguiti entro il giorno 16 del sesto mese successivo a quello di chiusura del periodo d’imposta.
Quindi, per la maggioranza delle società di capitali il versamento delle imposte derivanti dal modello Unico (Ires/Irap) scade il 16 giugno 2007.
Inoltre, i soggetti che in base a disposizioni di legge approvano il bilancio o il rendiconto oltre il termine di quattro mesi dalla chiusura dell’esercizio, versano il saldo dovuto in base alla dichiarazione relativa all’IRES e all’IRAP, compresa quella unificata, entro il giorno 16 del mese successivo a quello di approvazione del bilancio o rendiconto.
Se il bilancio o il rendiconto non è approvato entro il sesto mese dalla chiusura dell’esercizio, il versamento deve, comunque, essere effettuato entro il giorno 16 del mese successivo a quello sopra indicato (ad esempio: in caso di approvazione del bilancio in data 30 giugno 2007, la società deve effettuare i versamenti entro il 16 luglio 2007. Parimenti, in caso di mancata approvazione del bilancio entro il 30 giugno 2007, la società deve effettuare i versamenti entro il 16 luglio 2007).
Tali versamenti possono essere effettuati entro il 30° giorno successivo ai suddetti termini, maggiorando le somme da versare (saldo e prima rata di acconto) dello 0,40% a titolo di interesse.
Le società, tenute alla presentazione della dichiarazione IVA all’interno di quella unificata, che si avvalgono della possibilità di versare l’importo del saldo dell’IVA entro il termine previsto per l’effettuazione dei versamenti risultanti dalla dichiarazione unificata, per il periodo successivo al 16 marzo devono maggiorare tale importo dello 0,40% per mese o frazione di mese.
Il contribuente che effettua il versamento dell’IVA a saldo unitamente a quelli risultanti dalla dichiarazione unificata con la maggiorazione dello 0,40% per ogni mese o frazione di
mese e sceglie di effettuare la compensazione tra debiti e crediti d’imposta di pari importo, non deve pagare tale maggiorazione.
Nel caso in cui l’importo delle somme a debito sia superiore a quello delle somme a credito, la predetta maggiorazione si applica alla differenza tra il primo e il secondo di tali importi e va versata unitamente all’imposta.
I contribuenti IVA trimestrali che effettuano il versamento dell’IVA a saldo alla scadenza prevista per il pagamento delle somme dovute in base alla dichiarazione unificata, devono indicare nella colonna “Importi a debito versati” della sezione “Erario” un unico importo comprensivo dell’IVA da versare quale conguaglio annuale, degli interessi dovuti da tali contribuenti nella misura dell’1% e della maggiorazione dello 0,40% dovuta per il differimento di tale versamento.
Limite per i versamenti
Dal 1° gennaio 2006, i versamenti non vanno effettuati se gli importi a debito delle singole imposte o addizionali, risultanti dalle dichiarazioni dei redditi, non superano ciascuno il limite di 12 euro (art. 1, comma 137, della legge 23 dicembre 2005, n. 266).
I versamenti di acconto dell’IRES, nonché quelli relativi all’acconto dell’IRAP, sono effettuati in due rate salvo che il versamento da effettuare alla scadenza della prima rata non superi euro 103.
La percentuale dell’acconto dell’IRES, a decorrere dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2006, è fissata nella misura del 100%.
Il 40% dell’acconto dovuto va versato alla scadenza della prima rata e il residuo importo alla scadenza della seconda.
Il versamento va effettuato, rispettivamente:
a) per la prima rata, nel termine previsto per il versamento del saldo dovuto in base alla presente dichiarazione. Tale prima rata può essere versata entro il 30° giorno successivo ai termini ordinari di scadenza, maggiorando le somme da versare dello 0,40% quale interesse;
b) per la seconda rata, entro l’ultimo giorno dell’11° mese successivo a quello di chiusura del periodo d’imposta cui si riferisce la presente dichiarazione.
Ai fini del computo dell’acconto, non si può tenere conto, nella misura del 70%, delle ritenute sugli interessi, premi e altri frutti dei titoli di cui all’art. 1 del D.Lgs. 1° aprile 1996, n. 239, scomputate per il periodo d’imposta precedente.
In caso di adesione al regime di tassazione per trasparenza, gli obblighi d’acconto permangono, nel primo periodo d’imposta di efficacia dell’opzione, anche in capo alla società partecipata.
In caso di esercizio dell’opzione per il consolidato nazionale o mondiale, agli obblighi di versamento dell’acconto è tenuta esclusivamente la società o ente consolidante.
Per il primo esercizio la determinazione dell’acconto dovuto dalla controllante va effettuato sulla base dell’imposta, al netto delle detrazioni, dei crediti di imposta e delle ritenute d’acconto, corrispondente alla somma algebrica dei redditi relativi al periodo precedente come indicati nelle dichiarazioni dei redditi presentate per il periodo stesso dalle società singolarmente considerate, ovvero, sulla base di quanto disposto dall’art. 4 del D.L. 2 marzo 1989, n. 69, convertito dalla legge 27 aprile 1989, n. 154.
Per i termini e le modalità di versamento dell’acconto dell’imposta dovuta sui redditi derivanti da partecipazioni in soggetti esteri residenti in Paesi o territori a fiscalità privilegiata assoggettati a tassazione separata nel quadro RM della presente dichiarazione, occorre avere riguardo ai termini e alle modalità sopra indicate.
Ai sensi dell’art. 2, comma 72, del D.L. n. 262/2006, per il versamento dell’acconto dovuto ai fini delle imposte sui redditi con riferimento al periodo d’imposta in corso alla data del 3 ottobre 2006 ed a quelli successivi, il contribuente può continuare ad applicare le disposizioni previgenti alle modifiche apportate con il comma 71.
Inoltre, ai fini del versamento dell’acconto dovuto ai fini dell’IRES per il periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2006, tale acconto deve essere calcolato assumendo, quale imposta del periodo precedente, quella che si sarebbe determinata tenendo conto della disposizione contenuta nell’art. 1, comma 401, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (Finanziaria 2007) in materia di deducibilità delle spese relative agli impianti di telefonia (deduzione al 80%).
I soggetti che partecipano alla tassazione di gruppo, per i quali trovano applicazione le suddette norme in materia di rideterminazione dell’acconto, devono comunicare alla società o ente consolidante i dati necessari per la corretta determinazione dell’acconto dovuto in capo al gruppo consolidato.
Con la Legge Finanziaria 2007, i titolari di partita IVA, entro il quinto giorno precedente quello in cui intendono effettuare l’operazione di compensazione per importi superiori a 10.000 euro, comunicano all’Agenzia delle Entrate, in via telematica, l’importo e la tipologia dei crediti oggetto della successiva compensazione.
La mancata comunicazione da parte dell’Agenzia delle Entrate al contribuente, entro il terzo giorno successivo a quello di comunicazione, vale come silenzio assenso.
Con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate saranno stabilite le relative modalità di attuazione.
Principi contabili internazionali (c.d. IAS)
Il decreto legislativo 28 febbraio 2005, n. 38, in vigore dal 22 marzo 2005, ha previsto, per alcune società, l’obbligo di redigere il bilancio per l’esercizio chiuso o in corso alla data del 31 dicembre 2006 in conformità ai principi contabili internazionali (c.d. IAS).
Esso, inoltre, all’art. 11, reca disposizioni tributarie modificative del TUIR e all’art. 13 le necessarie disposizioni transitorie.
Le principali modificazioni apportate al TUIR sono le seguenti:
– nella determinazione del reddito complessivo dei soggetti IRES, ai sensi dell’art. 83 del TUIR, occorre tenere conto anche dei componenti che per effetto dei principi contabili internazionali sono imputati direttamente a patrimonio;
– ai fini della deducibilità fiscale prevista dall’art. 109, comma 4 del TUIR, si considerano imputati a conto economico anche i componenti imputati direttamente a patrimonio per effetto dei principi contabili internazionali;
– in materia di leasing finanziario di cui all’art. 102, comma 7, del TUIR, indipendentemente dai criteri di contabilizzazione adottati, l’impresa utilizzatrice può dedurre extracontabilmente ai sensi dell’art. 109, comma 4, lett. b) del TUIR, la differenza tra i canoni di locazione finanziaria e la somma degli ammortamenti dei beni acquisiti in locazione finanziaria e degli interessi passivi che derivano dai relativi contratti imputati a conto economico;
– con riferimento alle spese pluriennali non capitalizzabili per effetto dell’applicazione dei principi contabili internazionali, è prevista la deducibilità ai fini fiscali in quote costanti nell’esercizio in cui sono state sostenute e nei quattro successivi;
– in tema di costo di beni strumentali materiali e immateriali per l’esercizio dell’impresa, in base alla nuova formulazione dell’art. 110, comma 1, lett. b), del TUIR, assumono rilevanza ai fini fiscali anche gli interessi passivi iscritti in bilancio ad aumento del costo stesso per effetto di disposizioni di legge e cioè anche quelli non riconducibili specificamente a capitali presi a prestito per l’acquisizione delle suddette immobilizzazioni;
– in materia di crediti e debiti in valuta, per effetto della sostituzione dell’art. 110, comma 3, del TUIR e della abrogazione del successivo comma 4, è fiscalmente irrilevante la valutazione secondo il cambio alla data di chiusura dell’esercizio;
– riguardo alla valutazione delle obbligazioni, in base alla nuova formulazione dell’art. 110, comma 1, lett. c), del TUIR, per quelle che non costituiscono immobilizzazioni finanziarie assumono rilevanza fiscale le minusvalenze e le plusvalenze iscritte, mentre per quelle che costituiscono immobilizzazioni finanziarie le plusvalenze iscritte non concorrono a formare il reddito per la parte eccedente le minusvalenze dedotte;
– riformulazione dell’art. 112 del TUIR concernente le operazioni fuori bilancio.
Inoltre, l’art. 13 disciplina il periodo transitorio prevedendo nell’esercizio di prima applicazione dei principi contabili internazionali:
– la possibilità di continuare ad adottare i precedenti criteri di valutazione dei beni fungibili e delle opere, forniture e servizi di durata ultrannuale, mediante opzione, non revocabile, da esercitare nella dichiarazione dei redditi;
– l’irrilevanza fiscale del ripristino e dell’eliminazione nell’attivo patrimoniale rispettivamente, di costi già imputati al conto economico di precedenti esercizi e di quelli iscritti e non più capitalizzabili, ferma restando per questi ultimi la deducibilità sulla base dei criteri applicabili negli esercizi precedenti;
– l’irrilevanza fiscale dell’eliminazione nel passivo patrimoniale dei fondi di accantonamento considerati dedotti per effetto dell’applicazione delle disposizioni degli artt. 115, comma 11, 128 e 141 del TUIR, ferma restando l’indeducibilità degli oneri a fronte dei quali detti fondi sono stati costituiti, nonché l’imponibilità della relativa sopravvenienza nel caso del mancato verificarsi degli stessi.
QUADRO RF – REDDITO DI IMPRESA
Nel rigo RF1, campo 1, va indicato il codice dell’attività svolta in via prevalente desunto dalla tabella di classificazione delle attività economiche, denominata ATECOFIN 2004, approvata con provvedimento del 23 dicembre 2003. In caso di esercizio di più attività, i dati relativi vanno riferiti all’attività prevalente sotto il profilo dell’entità dei ricavi conseguiti.
Nel rigo RF1, i soggetti nei confronti dei quali operano cause di esclusione dall’applicazione dei parametri di cui al D.P.C.M. 29 gennaio 1996, come modificato dal D.P.C.M. 27 marzo 1997, ovvero degli studi di settore di cui all’art. 62-bis del D.L. 30 agosto 1993, n. 331, convertito dalla legge 29 ottobre 1993, n. 427, devono compilare l’apposita casella indicando i seguenti codici:
1 – inizio dell’attività nel corso del periodo d’imposta.
2 – cessazione dell’attività nel corso del periodo d’imposta
3 – ammontare di ricavi dichiarati di cui all’articolo 85, comma 1, esclusi quelli di cui alla lettera c), d) ed e) o compensi di cui all’articolo 54, comma 1, del TUIR, superiore a 5.164.569 e fino a 7,5 milioni di euro (tale codice può essere utilizzato esclusivamente dai soggetti interessati dall’esclusione dagli studi di settore);
4 – ammontare di ricavi dichiarati di cui all’articolo 85, comma 1, esclusi quelli di cui alla lettera c), d) ed e) o compensi di cui all’articolo 54, comma 1, del TUIR, superiore a 7,5 milioni di euro ovvero, in caso di esclusione dall’applicazione dei parametri, superiore a 5.164.569 euro;
5 – periodo di non normale svolgimento dell’attività, in quanto l’impresa è in liquidazione ordinaria;
6 – periodo di non normale svolgimento dell’attività, in quanto l’impresa è in liquidazione coatta amministrativa o fallimentare;
7 – altre situazioni di non normale svolgimento dell’attività;
8 – periodo di imposta di durata superiore o inferiore a dodici mesi, indipendentemente dalla circostanza che tale arco temporale sia o meno a cavallo di due esercizi;
9 – determinazione del reddito con criteri “forfetari”;
10 – incaricati alle vendite a domicilio;
11 – classificazione in una categoria reddituale diversa da quella prevista dal quadro degli elementi contabili contenuto nel modello per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione dello studio di settore approvato per l’attività esercitata.
L’art. 1, comma 16, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (legge finanziaria 2007), modificando l’art. 10 della legge n. 146 del 1998, ha previsto che non costituisce causa di esclusione la cessazione e l’inizio dell’attività, da parte dello stesso soggetto, entro sei mesi dalla data di cessazione, nonché l’inizio dell’attività quando la stessa costituisce mera prosecuzione di attività svolte da altri soggetti.
Inoltre, il comma 23, dell’art. 1, della citata legge n. 296 del 2006 ha sancito che non costituisce causa di esclusione il soggetto con un periodo d’imposta diverso dai dodici mesi. La disposizione si applica a decorrere dal periodo d’imposta in corso alla data del 01/01/2007.
Pertanto, per effetto di tali modifiche sono comunque tenuti all’applicazione degli studi di settore e dei parametri nonché alla compilazione dei relativi modelli per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli stessi:
a) i soggetti che hanno cessato e iniziato l’attività entro sei mesi dalla data di cessazione;
c) i soggetti che hanno un periodo d’imposta diverso dai dodici mesi se tale periodo d’imposta è in corso alla data del 01/01/2007 (fattispecie rilevante esclusivamente per gli studi di settore). Ad esempio, una società con un periodo d’imposta dal 01/05/2006 al
30/03/2007 sarà tenuta alla compilazione dei relativi modelli per la comunicazione dei
dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore.
Non è considerata causa di esclusione dagli studi, l’apertura o la chiusura di un punto di produzione o di vendita relativamente agli studi di settore per i quali non sussiste la causa di inapplicabilità relativa all’esercizio dell’attività in più punti di produzione o vendita (c.d. multipunto naturali).
In riferimento al codice 7, a titolo esemplificativo, si considerano di non normale svolgimento dell’attività:
a) i periodi nei quali l’impresa non ha ancora iniziato l’attività produttiva prevista dall’oggetto sociale, ad esempio perché:
– la costruzione dell’impianto da utilizzare per lo svolgimento dell’attività si è protratta oltre il primo periodo d’imposta, per cause non dipendenti dalla volontà dell’imprenditore;
– non sono state rilasciate le autorizzazioni amministrative necessarie per lo svolgimento dell’attività, a condizione che le stesse siano state tempestivamente richieste;
– viene svolta esclusivamente un’attività di ricerca propedeutica allo svolgimento di altra attività produttiva di beni e servizi, sempreché l’attività di ricerca non consenta di per sé la
produzione di beni e servizi e quindi la realizzazione di proventi;
b) il periodo in cui si è verificata l’interruzione dell’attività per tutto l’anno a causa della ristrutturazione dei locali. In questa ipotesi è però necessario che la ristrutturazione riguardi tutti i locali in cui viene esercitata l’attività;
c) il periodo in cui la società ha affittato l’unica azienda;
d) il periodo in cui il contribuente ha sospeso l’attività ai fini amministrativi dandone comunicazione alla Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura. Nel caso di attività professionali, il periodo in cui si è verificata l’interruzione dell’attività per la maggior parte dell’anno a causa di provvedimenti disciplinari.
Per l’anno d’imposta 2006 il modello per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore deve essere compilato anche:
1 – dai contribuenti che dichiarano ricavi di cui all’articolo 85, comma 1, esclusi quelli di cui
alle lettere c), d) ed e) del TUIR, approvato con D.P.R. n. 917 del 1986, ovvero compensi di cui all’art. 54, comma 1, del TUIR, di ammontare superiore a euro 5.164.569 e fino ad euro 7.500.000;
2 – dai contribuenti che dichiarano di rientrare in una delle cause di esclusione previste nelle ipotesi di cessazione dell’attività, liquidazione ordinaria, ovvero di non normale svolgimento dell’attività.
Per i contribuenti di cui al punto 1, la compilazione dell’allegato è necessaria al fine di raccogliere le relative informazioni utili ai fini dell’elaborazione degli studi di settore applicabili anche ai contribuenti medesimi, in vista dell’applicazione della disposizione di cui all’articolo 10, comma 4, lett. a), della legge n. 146 del 1998, come modificato dall’articolo 1, comma 16, della Legge 27 dicembre 2006, n. 296 ( Legge Finanziaria 2007).
Nei confronti dei contribuenti di cui al punto 2, l’articolo 1, comma 19 della medesima legge 296 del 2006 ha invece previsto, ferma restando l’esclusione dall’applicazione degli studi di settore, la compilazione del modello per la comunicazione dei dati rilevanti per l’applicazione degli studi di settore, al fine di individuare specifici indicatori di normalità economica, idonei a rilevare la presenza di ricavi o compensi non dichiarati ovvero di rapporti di lavoro irregolare.
Cause di inapplicabilità degli studi di settore
I soggetti nei confronti dei quali operano cause di inapplicabilità degli studi di settore di cui all’art. 62-bis del D.L. 30 agosto 1993, n. 331, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1993, n. 427, devono compilare l’apposita casella posta nel primo rigo dei quadri RF, RG, indicando i seguenti codici:
1) produzione o vendita in luoghi diversi;
2) esercizio di più attività;
3) esercizio di più attività in luoghi diversi;
4) altro (società cooperative, società consortili e consorzi che operano esclusivamente a favore delle imprese socie o associate, società cooperative costituite da utenti non imprenditori che operano esclusivamente a favore degli utenti stessi).
Per la causa di inapplicabilità di cui al punto 1), si configura l’esercizio dell’attività di produzione o di vendita in più punti, qualora questi ultimi siano diversi, ad esempio, da locali o spazi adibiti a depositi, magazzini, centri di raccolta, uffici. Si fa presente che la condizione di inapplicabilità di cui al punto 1) non si verifica quando la presenza di più punti di produzione o di vendita costituisce una caratteristica fisiologica dell’attività esercitata.
Per l’anno d’imposta 2006, la causa di inapplicabilità relativa all’esercizio
dell’attività attraverso l’utilizzo di più punti di produzione e/o di vendita, resta in vigore solo
per gli studi contraddistinti dai seguenti codici: SM47U, SM80U, SM85U.
La causa di inapplicabilità di cui al punto 2) riguarda il caso di esercizio di due o più attività
d’impresa non rientranti nel medesimo studio di settore ed in assenza di annotazione separata, se l’importo complessivo dei ricavi dichiarati relativi alle attività non prevalenti (non rientranti tra quelle prese in considerazione dallo studio di settore) supera il 20 per cento dell’ammontare totale dei ricavi dichiarati.
Tuttavia che il decreto dirigenziale del 24 dicembre 1999, pubblicato sulla G.U. 29
dicembre 1999, n. 304, introducendo l’obbligo dell’annotazione separata di tutti gli elementi rilevanti ai fini della applicazione degli studi di settore, per ciascun punto di produzione e/o di vendita, ovvero per ciascuna attività esercitata, rimuove, in linea di principio, le cause di inapplicabilità di cui ai punti 1), 2) e 3) stabilite dai decreti ministeriali di approvazione degli studi stessi.
L’introduzione dell’obbligo di annotazione separata fa venire meno le citate condizioni di inapplicabilità a seguito della rilevazione separata degli elementi, strutturali e contabili, sui quali si basa l’applicazione degli studi di settore relativamente ai diversi punti di produzione o di vendita ovvero alle diverse attività esercitate.
Tale prescrizione sussiste solo se per tutte le attività esercitate è possibile applicare gli studi di settore. In presenza di una o più attività, anche marginali in termini di ricavi,
non “soggette” a studi di settore, tale obbligo non sussiste. In tal caso occorre verificare l’eventuale sussistenza di cause di inapplicabilità al fine di stabilire l’assoggettamento agli studi di settore o ai parametri.
I contribuenti obbligati all’annotazione separata, ovvero coloro che vi hanno provveduto facoltativamente, per il periodo d’imposta 2006, devono indicare i dati contabili e strutturali relativi ai singoli punti o alle singole attività per le quali è stato osservato l’obbligo di separata annotazione degli elementi rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore con le modalità indicate nelle istruzioni per la compilazione del modello appositamente predisposto. L’indicazione dei suddetti dati consentirà, mediante il software GE.RI.CO. A.s., l’applicazione degli studi di settore all’insieme delle attività o dei punti di produzione e/o di vendita per i quali sia stata tenuta annotazione separata.
I contribuenti nei confronti dei quali si applicano i parametri o gli studi di settore
– barrare l’apposita casella contenuta nella seconda facciata del frontespizio, riquadro “Tipo di dichiarazione”;
– compilare ed allegare gli appositi modelli.
Prospetto per la verifica della operatività e per la determinazione del reddito imponibile minimo dei soggetti considerati non operativi
Tale prospetto da quest’anno deve essere compilato da tutti i soggetti, anche quelli operativi, poiché è stata eliminata la possibilità di