Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-26694-del-22-12-2016
Timestamp: 2020-06-06 16:43:30+00:00
Document Index: 144724501

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 21', 'art. 218', 'art. 1', 'art. 74', 'art. 160', 'sentenza ', 'art. 13', 'art. 1', 'art. 318', 'art. 218', 'art. 21', 'art. 160', 'art. 2', 'art. 160', 'art. 219']

Sentenza Cassazione Civile n. 26694 del 22/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26694 del 22/12/2016
Cassazione civile, sez. trib., 22/12/2016, (ud. 22/09/2016, dep.22/12/2016), n. 26694
sul ricorso 5580-2012 proposto da:
COMUNE DI BELLUNO;
avverso la sentenza n. 110/2011 della COMM.TRIB.REG. di VENEZIA,
Il Comune di Belluno chiedeva il rimborso della tassa di concessione governativa di cui all’art. 21 della tariffa allegata al D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 641 relativamente agli anni dal 2006 al 2008, versata tramite il gestore di telefonia mobile in qualità di sostituto d’imposta, per ogni singola utenza telefonica delle quali era stato titolare, affermandone l’avvenuta abrogazione implicita ad opera del nuovo codice delle comunicazioni elettroniche D.Lgs. 1 agosto 2003, n. 259, art. 218.
Con il secondo motivo di ricorso, l’amministrazione contesta, sotto il profilo della violazione di legge, l’aver il giudice di merito ritenuto che le amministrazioni comunali sarebbero esentate dal pagamento della tassa di concessione governativa sull’utenza telefonica, in quanto i Comuni sarebbero equiparati a tutti gli effetti – anche fiscali – alle amministrazioni dello Stato, e come queste ultime debbono pertanto beneficiare dell’esenzione dalla tassa sulle concessioni governative. Sarebbe questa una prospettiva errata in quanto nello Stato, a differenza degli enti locali, vi è piena coincidenza tra titolarità della situazione giuridica soggettiva e potere di autorizzarne l’esercizio, con la conseguenza che nei confronti delle Amministrazioni statali non potrebbe verificarsi in nessun caso il presupposto impositivo, non occorrendo una espressa previsione normativa di esenzione, come invece richiesto per qualsiasi altro soggetto passivo di imposta, indipendentemente dalla natura pubblica o privata dello stesso. In buona sostanza l’amministrazione statale e quelle comunali non possono mai essere equiparate, in quanto solo nella prima si cumulano le qualità di titolare dell’obbligazione tributaria e titolare del potere di autorizzare l’attività che è presupposto d’imposta, cumulo che giustifica l’esenzione e che non si verifica in capo alle amministrazioni comunali. Peraltro, una equiparazione tra amministrazione statale e amministrazioni comunali è esclusa dal D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 1, che considera in modo distinto le Amministrazioni dello Stato rispetto agli altri enti pubblici territoriali; nè l’equiparazione a fini fiscali potrebbe desumersi dalla generale esenzione dall’IRES di tutte le Amministrazioni pubbliche disposta dall’art. 74, comma 1 TUIR, trattandosi di norma speciale non estensibile analogicamente. La parte resistente nel chiedere il rigetto del ricorso, evidenzia che la “telefonia mobile”non troverebbe disciplina nelle norme sulle “stazioni radioelettriche” – ed in particolare nel D.Lgs. n. 259 del 2003, art. 160 che concernono soltanto le attività specificamente indicate nel Titolo 5^ del medesimo decreto (stazioni radioelettriche destinate ai servizi radioelettrici mobili marittimi ed aeronautici; stazioni radioelettriche a bordo di navi da pesca e da diporto). La parte resistente evidenzia anche che la norma istitutiva della tassa di concessione governativa sarebbe costituzionalmente illegittima per ingiustificato trattamento differenziato delle situazioni in cui versano gli utilizzatori del servizio radiomobile terrestre di conversazione: essi se titolari di contratto di abbonamento sarebbero assoggettati ad una tassa alla quale non sarebbero, invece, soggetti se titolari di scheda prepagata ricaricabile.
Osserva il collegio che la Corte si è già pronunciata con orientamento del tutto condivisibile su controversie aventi contenuto analogo alla presente con sentenza a sezioni unite n. 9560 del 2/5/2014 ed ha definitivamente chiarito a tal riguardo: “In tema di radiofonia mobile, gli enti locali sono tenuti al pagamento della tassa governativa sugli abbonamenti telefonici cellulari, non estendendosi ad essi l’esenzione riconosciuta dal D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 641, art. 13 bis, comma 1, a favore dell’Amministrazione dello Stato, trattandosi di norma di agevolazione fiscale di stretta interpretazione, e attesa, ai sensi del D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165, art. 1, comma 2, l’inesistenza di una generalizzata assimilazione tra amministrazioni pubbliche, la cui configurabilità presuppone una specifica scelta (nella specie, non adottata) legislativa.”
Inoltre la stessa Sez. U, Sentenza n. 9560 del 02/05/2014 ha affermato che “In tema di radiofonia mobile, l’abrogazione dell’art. 318 del D.P.R. 28 marzo 1973, n. 156, ad opera del D.Lgs. 1 agosto 2003, n. 259, art. 218 non ha fatto venire meno l’assoggettabilità dell’uso del “telefono cellulare” alla tassa governativa di cui all’art. 21 della tariffa allegata al D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 641, in quanto la relativa previsione è riprodotta nel D.Lgs. n. 259 cit., art. 160.
Va, infatti, esclusa – come anche desumibile dalla norma interpretativa introdotta con il D.L. 24 gennaio 2014, n. 4, art. 2, comma 4, conv. con modif. in L. 28 marzo 2014, n. 50, che ha inteso la nozione di stazioni radioelettriche come inclusiva del servizio radiomobile terrestre di inclusiva del servizio radiomobile terrestre di comunicazione una differenziazione di regolamentazione tra “telefoni cellulari” e “radiotrasmittenti”, risultando entrambi soggetti, quanto alle condizioni di accesso, al D.Lgs. 259 cit. (attuativo, in particolare, della direttiva 2002/20/CE, cosiddetta direttiva autorizzazioni), e, quanto ai requisiti tecnici per la messa in commercio, al D.Lgs. 5 settembre 2001, n. 269 (attuativo della direttiva 1999/5/CE), sicchè il rinvio, di carattere non recettizio, operato dalla regola tariffaria deve intendersi riferito attualmente all’art. 160 nuova normativa, tanto più che, ai sensi dell’art. 219 medesimo D.Lgs., dalla liberalizzazione del sistema delle comunicazioni non possono derivare “nuovi o maggiori oneri per lo Stato”, e, dunque, neppure una riduzione degli introiti anteriormente percepiti. Nè, in ogni caso, l’applicabilità di siffatta tassa si pone in contrasto con la disciplina comunitaria attesa l’esplicita esclusione di ogni incompatibilità affermata dalla Corte di giustizia (CGCE, 12 dicembre 2013 in C-335/2013).”