Source: https://www.societaria.it/societa/societa-di-persone/esclusione-del-socio-come-funziona-nelle-snc-spa-srl-330529/
Timestamp: 2018-09-25 08:39:13+00:00
Document Index: 53678551

Matched Legal Cases: ['art. 2288', 'sentenza ', 'art. 2270', 'art. 2286', 'sentenza ', 'art. 2287', 'art.2287', 'art. 2289', 'art. 2290', 'art. 2473', 'art. 2468', 'art. 2437', 'art.2344', 'art. 2345']

Esclusione del socio nelle snc, spa e srl | Societaria
L’esclusione del socio segue iter normativi e procedurali diversi a seconda che si tratti di una società di persone come una Snc o di una società per azioni come una Srl o una S.p.A.
In entrambi i casi l’esclusione del socio comporta lo scioglimento del rapporto sociale che nelle società di persone come le snc, società in nome collettivo, si verifica indipendentemente dalla volontà del socio, ma per cause attinenti alla sua persona o al suo comportamento che non sono consentite.
Nelle società di capitali come le S.p.A, società per azioni e come le Srl, società a responsabilità limitata, l’esclusione del socio comporta la vendita della quota o azione del socio moroso, perché si rendono volutamente inadempienti.
Cause di esclusione di diritto nelle Snc
Cause di esclusione facoltativa nelle Snc
Esclusione giudiziale nelle Snc
Liquidazione quota del socio escluso
Esclusione del socio nelle SRL
Rimborso partecipazioni
Caso pratico di esclusione del socio nelle S.r.l
Esclusione del socio nelle S.p.A.
Caso specifico di esclusione socio nelle S.p.A.
Secondo l’art. 2288 del codice civile l’esclusione del socio avviene di diritto, ossia in modo automatico nei confronti del socio che sia stato dichiarato fallito nel giorno stesso della pronuncia della sentenza dichiarativa di fallimento.
Allo stesso modo è escluso il socio nei confronti del quale un suo creditore particolare ha ottenuto la liquidazione della quota secondo le modalità previste dall’art. 2270 c.c. che stabiliscono che finché dura la società il creditore particolare può soddisfarsi sugli utili del debitore.
Qualora questi siano insufficienti a soddisfare i suoi crediti il creditore può chiedere in ogni tempo la liquidazione della quota del suo debitore.
Affinché il socio sia realmente estromesso la quota deve essere effettivamente liquidata entro tre mesi dalla domanda, se è il creditore particolare a chiederlo, salvo che sia deliberato lo scioglimento della società, allora avviene entro sei mesi dallo scioglimento del rapporto.
Tale causa di esclusione è valida solo per le società semplici, per le società in nome collettivo e le società in accomandita irregolari, perché per le società regolari i creditori particolari del socio non hanno la facoltà di distrarre la quota del socio dagli scopi sociali, neppure in caso di carenza degli altri beni.
Secondo l’art. 2286 del codice civile è rimessa alla volontà degli altri soci la decisione di escludere un socio qualora questi abbia compiuto gravi inadempienze, esempio abbia violato l’obbligo di amministrare la società così come era stabilito dal contratto sociale, o quando abbia sottratto beni appartenenti al patrimonio sociale per realizzare fini estranei a quelli della società.
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Allo stesso modo è inammissibile la grave condotta del socio quando abbia distratto somme di denaro facenti parte del patrimonio sociale, abusando delle proprie funzioni di amministratore, per fini personali.
A tal proposito la Corte di Cassazione, con la recente sentenza n. 17759 del 08/09/2016, ha affermato che è possibile, oltre alla revoca del suo mandato, anche l’esclusione dell’amministratore qualora sia contemporaneamente anche socio di una società di persone.
E’ escluso altresì il socio quando il suo stato di salute sia cambiato, in seguito a interdizione o inabilitazione.
Per sopravvenuta impossibilità di eseguire il conferimento promesso, per causa non imputabile al socio, esempio il bene conferito in godimento, per tutta la durata della società, perisce per caso fortuito;
Per sopravvenuta inidoneità del socio d’opera a svolgere l’attività conferita.
Secondo l‘art. 2287 c.c. l’esclusione è deliberata a maggioranza dei soci secondo il criterio numerico e non per quote. Il socio escluso può proporre opposizione alla delibera di esclusione mediante il ricorso al Tribunale, qualora il ricorso venga accolto il socio è reintegrato nella società con effetto retroattivo. Spesso per evitare i tempi della giustizia ordinaria, la competenza viene affidata ad un arbitro mediante la clausola compromissoria.
Qualora la società sia composta da soli due soci, la maggioranza richiesta per deliberare l’esclusione non potrebbe mai costituirsi.
In questo caso l’art.2287 del c.c. stabilisce che l’esclusione di uno dei due soci è pronunciata dal Tribunale su domanda dell’altro. Quando il socio che ha chiesto l’esclusione dell’altro socio l’ha ottenuta deve ricostituire entro sei mesi la pluralità dei soci, altrimenti la società si scioglie.
Il socio uscente o i suoi eredi non hanno diritto ad una quota proporzionale dei beni, ma solo ad una somma di denaro che deve corrispondere alla somma che il socio avrebbe realizzato in sede di liquidazione della società, come stabilito dall’art. 2289 c.c.
Cosicché in caso di morte, esclusione o recesso, il socio o i suoi eredi non possono pretendere la restituzione dei beni conferiti in proprietà perché gli stessi appartengono alla società. Per quanto riguarda i beni conferiti in godimento se l’apporto è stato disposto per tutta la durata della società allora non può essere restituito, diversamente, il bene conferito va restituito immediatamente.
L’art. 2290 c.c. dispone che il socio escluso o receduto e gli stessi eredi del socio receduto sono responsabili personalmente per le obbligazioni sociali sorte fino al giorno in cui si verifica lo scioglimento.
Non è prevista nessuna causa di esclusione dalla legge.
Infatti l’art. 2473- bis c.c. stabilisce che lo statuto può prevedere specifiche ipotesi di esclusione per giusta causa per le quali si applicano le disposizioni dell’articolo 2473 c.c. in caso di recesso del socio, tranne per quanto concerne la possibilità del rimborso della partecipazione mediante riduzione del capitale sociale.
Le ipotesi di recesso del socio che si applicano ai casi di esclusione dello stesso sono le seguenti:
cambiamento dell’oggetto sociale o della tipologia di società;
revoca dello stato di liquidazione,
fusione e scissione della società;
compimento di operazione che comportano una modifica dell’oggetto sociale determinato nell’atto costitutivo o una rilevante modificazione dei diritti attribuiti ai soci ai sensi dell’art. 2468, 3°comma.
Se la società è stata contratta a tempo indeterminato , il socio può recedere in ogni momento, è sufficiente solo un preavviso di centottanta giorni. Qualora la società sia stata contratta a tempo determinato, il socio ha diritto di recedere in ogni momento se le quote sono intrasferibili o se il trasferimento è subordinato al gradimento degli organi sociali e non sono previste condizioni e limiti all’esercizio del gradimento stesso.
Il rimborso delle partecipazioni avviene entro centottanta giorni dalla comunicazione alla società del recesso del socio. Il rimborso può avvenire o mediante l’acquisto da parte degli altri soci proporzionalmente alle loro partecipazioni oppure da una terza persona individuata dai soci stessi. Se ciò non avviene, il rimborso è effettuato utilizzando riserve disponibili. Il recesso non può essere esercitato se la società revoca la delibera che lo legittima o se è deliberato lo scioglimento della società.
L’amministrazione potrebbe deliberare un aumento di capitale mediante l’apporto di nuovi conferimenti, qualora il socio non esegua il conferimento nel termine prescritto gli amministratori diffidano il socio moroso ad eseguirlo nel termine di trenta giorni. Se tale termine decorre inutilmente gli amministratori possono vendere agli altri soci la quota del socio moroso in proporzione alla loro partecipazione. Se non ci sono offerte per l’acquisto o se l’atto costitutivo lo consente, la quota è venduta all’incanto. Se però la vendita non ha luogo perché non ci sono compratori allora gli amministratori escludono il socio, qualora sia stato previsto come causa specifica nell’atto costitutivo.
Nelle S.p.A. non sono previste esplicite ipotesi di esclusione del socio se non con riferimento ai casi di recesso del socio stesso previsto dall’art. 2437, secondo il quale hanno diritto di recedere dalle loro azioni i soci che non hanno concorso alle deliberazioni riguardanti la modifica dell’oggetto sociale quando un suo cambiamento comporti la modifica dell’attività della società; oppure comporti la trasformazione della società; o prevedono il trasferimento della sede sociale all’estero; o, ancora, quando si procede alla revoca dello stato di liquidazione; quando si modificano i criteri che consentono di determinare il valore dell’azione in caso di recesso; o le modificazioni dello statuto concernenti i diritti di voto o di partecipazione;
Inoltre hanno diritto di recedere i soci che non hanno deliberato la proroga del termine; l’introduzione o la rimozione di vincoli alla circolazione dei titoli azionari.
Per quanto riguarda le società costituite a tempo indeterminato in cui le azioni non sono quotate in un mercato regolamentato il socio può recedere con il preavviso di almeno centottanta giorni; però lo statuto può prevedere anche un termine diverso, ma non superiore ad un anno. Lo Statuo può prevedere altre ipotesi di recesso solo per le società che non fanno ricorso al capitale di rischio.
Per quanto non sia presente un articolo che riporta in senso letterale la parola esclusione si può dedurre la stessa decadenza del socio anche in caso di mancato pagamento delle quote come prevede l’art.2344 c.c.
Infatti qualora il socio si sia reso moroso nell’adempimento dei conferimenti dovuti gli amministratori, decorsi quindici giorni dalla pubblicazione di una diffida nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica, possono cercare di vendere le azioni del socio.
Qualora la vendita non possa aver luogo per mancanza di compratori, gli amministratori possono dichiarare decaduto il socio trattenendo le somme riscosse, salvo il risarcimento dei maggiori danni.
Si può parlare di decadenza del socio anche nel caso delle prestazioni accessorie previste dall’art. 2345 c.c. infatti l’atto costitutivo può prevedere che i soci eseguano prestazioni accessorie che non consistono in denaro determinandone il contenuto, la durata, le modalità e il compenso, stabilendo particolari sanzioni in caso di inadempimento.
La riforma del diritto societario del 2003 ha rivisto la normativa delle società di capitali, ampliando le fattispecie in cui viene riconosciuto il diritto al socio del recesso.
La disciplina precedente alla riforma aveva lo scopo di preservare il capitale sociale nell’ottica di tutelare quella che è la principale garanzia per i diritti dei creditori e pertanto la facoltà di esercitare il diritto di recesso era limitata a determinati casi.
La riforma societaria ha voluto liberalizzare gli scambi economici al fine di favorirli e responsabilizzare i soggetti che a vario titolo ne sono coinvolti.
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Esclusione del socio nelle snc, spa e srl ultima modifica: 2018-06-27T09:01:16+00:00 da Dr. Andrea Raffaele