Source: https://francescocolaci.wordpress.com/2013/11/
Timestamp: 2019-11-19 05:59:47+00:00
Document Index: 57489177

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 15', 'sentenza ', 'art. 378', 'art. 27', 'art. 15', 'art. 27', 'art. 1', 'art. 97', 'sentenza ', 'Cass. Sez. ', 'art. 366', 'art. 360', 'art. 15', 'art. 15', 'sentenza ', 'art. 97', 'art.3', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 2119', 'art. 1', 'sentenza ']

novembre | 2013 | Francesco Colaci's BLOG
INPS :NOVITA ‘ PAGAMENTI CON RID
Si richiama l’attenzione sul sottostante comunicato con cui l’Inps informa sull’argomento specificato nel titolo
Comunicato 19 novembre 2013
Dal 1° febbraio 2014 le deleghe RID per il pagamento di riscatti, ricongiunzioni e rendite vitalizie saranno valide solo se accompagnate dalla sottoscrizione della clausola dell’importo fisso predeterminato predeterminato.
Già dal 21 ottobre scorso, l’Inps richiede, in caso di attivazione di nuove deleghe, la sottoscrizione di questa clausola.
Per quanto riguarda le deleghe attive prive della clausola, i pagamenti saranno accettati fino a novembre 2013. Tuttavia, sarà possibile impedire l’interruzione dei pagamenti modificando queste deleghe mediante la sottoscrizione della clausola, recandosi presso la propria banca dal 9 al 19 dicembre.
In caso contrario, la trattenuta tramite RID sarà interrotta e i pagamenti dovranno essere effettuati con le altre modalità in uso all’Istituto (MAV, on line, circuito Reti Amiche, ecc.). Il pagamento tramite RID potrà comunque essere riattivato in futuro.
A tutti gli interessati è stata inviata una comunicazione sui passaggi necessari per la nuova delega RID a importo prefissato.
DECISIONI CONSIGLIO MINISTRI DEL 27 NOV. 2013
Si richiama l’attenzione sulle decisioni assunte dal Consiglio dei Ministri nella riunione del 27.11.2013 in ordine a:
-seconda rata imu 2013
-alienazioni immobili pubblici
Di seguito si riporta il relativo comunicato:
Il Consiglio dei Ministri si è riunito oggi alle ore 16.20 a Palazzo Chigi, sotto la presidenza del Presidente del Consiglio, Enrico Letta. Segretario il Sottosegretario di Stato alla Presidenza, Filippo Patroni Griffi.
Il Consiglio dei Ministri ha approvato, su proposta del presidente del Consiglio, Enrico Letta e dei Ministri dell’Interno, Angelino Alfano, e dell’Economia e Finanze, Fabrizio Saccomanni, un decreto legge che ha come oggetto l’abolizione della seconda rata dell’IMU, l’alienazione di immobili pubblici e la Banca d’Italia.
Per quanto riguarda il gettito ulteriore atteso dai comuni che hanno deliberato per l’anno 2013 aliquote superiori a quella standard, circa metà dell’importo viene ristorata dallo Stato; a fini perequativi l’altra metà verrà versata dai contribuenti interessati a metà gennaio 2014, alle stesse scadenze già programmate per altri tributi.
Sono inoltre state varate norme che facilitano il processo di dismissione del patrimonio immobiliare pubblico, in particolare è stata estesa anche alle Regioni e agli Enti locali la possibilità di cedere beni immobili a Cassa Depositi e Prestiti.
Al fine di assicurare alla Banca d’Italia un modello di governance che ne rafforzi l’autonomia e l’indipendenza, nel rispetto dei Trattati Europei, il decreto legge stabilisce nuove norme riguardanti il capitale e gli organi dell’istituto.
La Banca d’Italia viene quindi autorizzata ad aumentare il proprio capitale mediante utilizzo delle riserve statutarie sino a euro 7,5 miliardi.
SENTENZA CASSAZIONE CIRCA DIRITTI E DOVERI PARTI RAPPORTO LAVORO
L’argomento di cui al titolo risulta esaminato e definityo nella sottostante sentenza della Cassazione.,che si sofferma in particolare su mansioni e demansionamento.
Sentenza 27 novembre 2013, n. 26516
Lavoro subordinato – Diritti ed obblighi del datore e del prestatore di lavoro – Mansioni – Demansionamento
Con sentenza dell’8/2 – 18/2/08 la Corte d’appello di Reggio Calabria ha rigettato l’impugnazione proposta da A.F. avverso la sentenza del giudice del lavoro del Tribunale di Locri che gli aveva respinto la domanda diretta alla condanna della ASL n. 9 di Locri al risarcimento dei danni professionali e patrimoniali conseguenti al lamentato demansionamento consistito nell’allontanamento, da parte dell’azienda, dalla divisione di ostetricia e ginecologia dell’ospedale di Siderno, in cui aveva operato fino al 1997, e nella sua successiva nomina a dirigente del Dipartimento per la prevenzione e l’età evolutiva, ove di fatto veniva lasciato inoperoso.
La Corte territoriale ha spiegato il rigetto del gravame nei seguenti termini: – L’azienda sanitaria non aveva fatto altro che attuare la delibera n. 9348 del 30/12/96 della Giunta regionale calabrese nel momento in cui, anche in ossequio al disposto di cui all’art. 1, comma 1, della legge 23-12-96 n. 662 sulla soglia minima del tasso di occupazione, aveva soppresso la divisione esistente presso l’ospedale di Siderno per aggregare nella struttura di Locri le due specialità omologhe di ostetricia e ginecologia, operanti in precedenza in distinti ospedali distanti tra loro solo tre chilometri; a decorrere dal 10/9/97 era stato affidato al ricorrente, in qualità di perdente il posto di primario di unità organica soppressa, l’incarico a tempo pieno di dirigente dell’istituito dipartimento per la prevenzione e l’età evolutiva al fine di evitare di attribuirgli qualche altro incarico che avrebbe potuto comportare un suo demansionamento, non essendo possibile impiegarlo in altre divisioni già coperte e richiedenti una diversa professionalità, né tanto meno assegnargli compiti in sottordine; l’istituzione di un modulo di chirurgia vaginale presso il suddetto dipartimento di nuova istituzione, così come richiesta dal ricorrente, avrebbe rappresentato una inutile superfetazione, mentre il fatto che nel dicembre del 2000 si fosse reso vacante il posto di primario presso la divisione di ostetricia e ginecologia dello stesso ospedale dì Locri non legittimava il ricorrente ad essere automaticamente chiamato a ricoprire quell’incarico, data la necessità di provvedervi con un bando di concorso, come di fatto avvenuto, o con la procedura di cui all’art. 15 del d.lgs n. 502/1992.
In definitiva, secondo la Corte di merito, l’inadempimento aziendale lamentato dal lavoratore derivava da causa non imputabile alla parte datoriale, posto che il mancato espletamento dell’attività chirurgica nel settore ostetrico e ginecologico era dovuto all’inevitabile concorso dei suddetti fattori non dipesi dalla volontà della parte obbligata.
Per la cassazione della sentenza propone ricorso A.F., il quale affida l’impugnazione a cinque motivi di censura.
Resiste con controricorso l’Azienda Sanitaria Locale n. 9 di Locri che deposita memoria ai sensi dell’art. 378 c.p.c.
1. Col primo motivo il ricorrente denunzia il vizio di violazione e falsa applicazione degli artt. 2103 e 2108 cod. civ., del d.lgs. 20/12/1992 n. 502, relativo al riordino della disciplina sanitaria, nonché dell’art. 27, n. 4, del C.C.N.L. 1998/2001 per la dirigenza medica. Ritiene il ricorrente che in ipotesi di accertato demansionamento, come quello da lui lamentato, non è legittimo escludere, come ha invece fatto la Corte territoriale, la sussistenza di una responsabilità risarcitoria in capo alla parte datoriale in assoluta mancanza di prova che l’inadempimento derivi da causa a quest’ultima non imputabile. Aggiunge il ricorrente che in caso di riorganizzazione dell’ASL ai sensi dell’art. 15 del d.lgs n, 502/1992, in cui è previsto che debbano trovare collocazione tutte le professionalità esistenti, non è legittimamente ipotizzabile un licenziamento per un sanitario dirigente di ll° livello perdente posto, dal momento che agli ex dirigenti di tale livello sono riservate le strutture complesse, secondo quanto stabilito anche dall’art. 27, n. 4, del ccnl della dirigenza medica, e per la stessa ragione non è sostenibile quanto ritenuto dai giudici d’appello in ordine ai fatto che in una siffatta ipotesi non poteva esservi altra alternativa alla contestata soluzione adottata.
Invero, il quesito di diritto, nel quale sono compendiate le ragioni di doglianza attraverso le quali è stato sviluppato il primo motivo di censura, è formulato in maniera tale da presupporre con certezza un inadempimento dell’azienda sanitaria nell’osservanza degli obblighi datoriali di rispetto della professionalità acquisita del dipendente, mentre i giudici d’appello hanno spiegato chiaramente, con adeguata motivazione immune da rilievi di natura logico-giuridica, che il conferimento al ricorrente di un incarico dirigenziale diverso ed appositamente costituito era dipeso esclusivamente da fattori non riconducibili alla volontà della parte datoriale.
Si è, infatti, posto in rilievo che l’azienda sanitaria aveva dato corso alla delibera n. 9348 del 30/12/96 della Giunta regionale calabrese nel momento in cui, anche in ossequio al disposto di cui all’art. 1, comma 1, della legge 23-12-96 n. 662 sulla soglia minima del tasso di occupazione, aveva dovuto sopprimere la divisione esistente presso l’ospedale di Siderno per aggregare nella struttura di Locri le due specialità omologhe di ostetricia e ginecologia, operanti in precedenza in distinti ospedali distanti tra loro solo tre chilometri, con la conseguenza che l’incarico conferito al ricorrente di dirigere il dipartimento per la prevenzione e l’età evolutiva, in luogo della soppressa unità organica dal medesimo diretta in precedenza, era atto a garantirgli il mantenimento del livello dirigenziale, non essendo possibile il suo reimpiego in altre divisioni già coperte e richiedenti una diversa professionalità.
Il ricorrente avrebbe dovuto, pertanto, confutare tale ricostruzione giuridica dell’inadempimento non imputabile alla parte obbligata, così come affermato nei suddetti termini dalla Corte di merito, e non limitarsi semplicemente a contrapporre al suddetto convincimento giudiziale la propria tesi incentrata sul presupposto non dimostrato di un colpevole inadempimento della controparte.
2. Col secondo motivo, dedotto per violazione e falsa applicazione degli artt. 15 e 17 del d.lgs, n. 517/1999 e dell’art. 97 della Costituzione, il ricorrente, dopo aver premesso che quanto argomentato in sentenza è in contrasto con le risultanze istruttorie e con la prova documentale dalle quali era emersa la completa inefficienza della ASL di Locri, adduce che a seguito della riorganizzazione delle aziende sanitarie l’organizzazione dipartimentale, a sua volta articolata in strutture complesse, rappresentava il modello ordinario di gestione operativa dì tutte le attività delle aziende stesse e che le predette strutture erano riservate ai dirigenti del precedente 2 livello, per cui le funzioni che questi ultimi avrebbero dovuto esercitare non avrebbero potuto essere sminuite, non essendo legittima a tal riguardo una diversa scelta discrezionale dell’ente datore di lavoro.
Invero, nel porre in evidenza le caratteristiche della struttura ordinamentale dell’azienda sanitaria con particolare riferimento alla posizione dirigenziale che lo riguardava, il ricorrente introduce valutazioni di tipo tecnico-amministrativo che non rilevano ai fini della decisione, congruamente motivata ed immune da rilievi di carattere logico-giuridico, sull’accertata insussistenza dì una causa di inadempimento imputabile alla parte datoriale nell’operazione di assegnazione al medesimo appellante di un diverso incarico dirigenziale non corrispondente, per contenuto di mansioni, a quello precedentemente ricoperto.
3. Col terzo motivo, formulato per vizio della motivazione, si adduce che erroneamente la Corte d’appello aveva ritenuto che le richieste avanzate dal ricorrente in via amministrativa non fossero da accogliere e che in maniera altrettanto erronea aveva escluso che il demansionamento e la privazione delle funzioni del ricorrente potessero essere dipese da causa imputabile all’Azienda.
Anzitutto, non può sfuggire che attraverso la presente censura il ricorrente esegue una rivisitazione del merito istruttorio, non consentita nella sede di legittimità, che riguarda la decisione dell’azienda sanitaria di non accogliere determinate istanze da lui avanzate in sede amministrativa, accertamento di merito, questo, già eseguito in maniera adeguata dalla Corte territoriale che ha escluso che tali iniziative potessero aver rilievo ai finì dell’imputabilità della causa dell’inadempimento alla parte datoriale.
Manca, in ogni caso, un momento di sintesi omologo del quesito di diritto.
Non va, infatti, dimenticato che le Sezioni unite di questa Corte (Cass. Sez. Un. n. 20603 dell’1/10/2007) hanno già avuto modo di statuire che ” in tema di formulazione dei motivi del ricorso per cassazione avverso i provvedimenti pubblicati dopo l’entrata in vigore del d.lgs. 2 febbraio 2006, n. 40 ed impugnati per omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione, poiché secondo l’art. 366 bis cod. proc. civ., introdotto dalla riforma, nel caso previsto dall’art. 360 n. 5 cod. proc. civ., l’illustrazione di ciascun motivo deve contenere, a pena di inammissibilità, la chiara indicazione del fatto controverso in relazione al quale la motivazione si assume omessa o contraddittoria, ovvero le ragioni per le quali la dedotta insufficienza della motivazione la renda inidonea a giustificare la decisione, la relativa censura deve contenere, un momento di sintesi {omologo del quesito di diritto) che ne circoscriva puntualmente i limiti, in maniera da non ingenerare incertezze in sede di formulazione del ricorso e di valutazione della sua ammissibilità.”
4. Col quarto motivo, dedotto per violazione e falsa applicazione dell’art. 15-ter, commi 2° e 3°, del d.lgs n. 502/1992, il ricorrente sostiene l’erroneità dell’affermazione, contenuta nell’impugnata sentenza, per la quale egli si sarebbe dovuto sottoporre a concorso per poter occupare l’incarico di Primario nella divisione di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale di Locri, attesa la vacanza del posto. Aggiunge il ricorrente che, in ogni caso, il conferimento dell’incarico per l’occupazione del posto resosi vacante avrebbe potuto essere disposto in suo favore in via provvisoria, essendo egli in possesso dei titoli per ricoprirlo.
Il motivo è infondato in quanto inconferente ai fini della validità della “ratio decidendi” che sorregge l’impugnata sentenza.
Invero, la Corte ha spiegato che l’assegnazione del posto di primario resosi vacante tre anni dopo richiedeva, quanto meno, il ricorso alla procedura di cui all’art. 15 del d.lgs n. 502/1992, cioè la stessa procedura ora indicata dal ricorrente, aggiungendo, però, che, in ogni caso, l’assegnazione non poteva avvenire in maniera automatica, come infondatamente preteso dal dipendente, e che di fatto il posto era stato ricoperto tramite apposito concorso al quale A.F. non aveva, comunque, partecipato.
Né può sottacersi che nel corso di quei tre anni il ricorrente aveva di fatto mostrato acquiescenza all’assegnazione conferitagli, manifestando, in tal modo, una mancanza di interesse immediato al conseguimento dell’incarico da lui gradito, così come emerge dalla parte della motivazione dell’impugnata sentenza in cui si pone in rilievo che l’appellante non aveva affatto contestato le ragioni organizzative dettate dall’esigenza dell’azienda sanitaria di dare attuazione alla programmazione imposta dalla Regione in ordine alla soppressione del dipartimento in precedenza diretto dal medesimo A..
5. Col quinto motivo, dedotto per violazione e falsa applicazione dell’art. 97 della Costituzione, il ricorrente contesta che la sua assegnazione ad un posto inoperoso rispondesse ai principi di efficienza, imparzialità e buon andamento della pubblica amministrazione.
Invero, la ragione sulla quale è basata la decisione è rappresentata dalla constatazione che l’incarico conferito all’appellante di dirigente del diverso dipartimento per la prevenzione e l’età evolutiva rappresentava in quel determinato periodo l’unico modo per evitare di assegnare il dipendente ad incarichi in sottordine, stante l’impossibilità di adibirlo ad altri incarichi dirigenziali già ricoperti e che presupponevano una specifica professionalità diversa da quella posseduta dal ricorrente, il tutto nel quadro di una situazione venutasi a creare per cause assolutamente indipendenti dalla volontà datoriale che aveva dovuto attuare il programma di riorganizzazione dell’azienda previsto dalla delibera n. 9348 del 30/12/1996 della Giunta Regionale, per cui non è ravvisabile alcuna violazione del suddetto precetto costituzionale.
Rigetta il ricorso. Condanna il ricorrente alle spese del presente giudizio nella misura di € 3500,00 per compensi professionali e di € 100,00 per esborsi, oltre accessori di legge.
SENATO APPROVA IN PRIMA LETTURA LEGGE STABILITA’ 2014
Di seguito si evidenziano le novita’ significative introdrotte al testo originario del ddl di stabilita’ per l’anno 20124 ,che risulta approvato in prima lettura dal Senato nells sefuta del 26.11.2013
Sul cuneo fiscale . il Senato si è fermato alla soglia di 35mila euro lordi, con il risultato che chi si trova nella fascia tra i 15mila e i 18mila euro potrà avere uno sgravio medio di 225 euro annui. L’altro fronte di taglio al cuneo favorevole ai datori di lavoro prevede la defiscalizzazione Irap sulle nuove assunzioni.
Premi e contributi Inail
Per quanto concerne l’intervento sui premi e i contributi obbligatori Inail ,si stabilisce la riduzione dei premi ,che sarà determinata con un decreto del ministro del Lavoro, da varare di concerto con l’Economia e su proposta dell’Inail, dice il testo della Stabilità. In prima applicazione la norma dovrebbe determinare un taglio per le aziende pari al 14% il primo anno, del 15,5% nel 2015 e del 17% nel 2016.
Cartelle esattoriali senza interessi
Stabilita la possibilità di pagare le cartelle esattoriali senza interessi (ma imposte e sanzioni si pagheranno al 100%). . Entro il 30 maggio 2014 gli agenti della riscossione informeranno i debitori attraverso posta ordinaria che entro in 30 giugno 2014 potranno decidere di aderire versando almeno il 50% della somma dovuta. Il restante importo dovrà essere versato entro il 16 settembre 2014
Deducibilita’ per svalutazioni e perdite su crediti verso clientela e trassferimento senza costi conto corrente
Per banche, assicurazioni e altri intermediari finanziari torna la deducibilità in cinque anni per le svalutazioni e le perdite sui crediti verso la clientela in quote costanti dall’esercizio in corso in cui sono iscritti a bilancio e nei quattro successivi ,con indubbio vantaggio per le banche e le assicurazioni che a fronte di un credito non esigibile subiscono immediatamente la perdita in bilancio.
In arrivo anche la possibilità per i risparmiatori di trasferire, senza costi aggiuntivi, a un nuovo conto corrente presso un’altra banca i servizi di pagamento di cui usufruiscono con il conto corrente.
Per il settore delle infrastrutture, dell’edilizia e della casa risultano destinati altri 150 milioni per gli investimenti Anas, per la sola manutenzione alla realizzazione di alcune opere mirate, 600 milioni al Fondo di garanzia per la prima casa e 130 milioni per la terza corsia della Venezia-Trieste. Per il Mose sono sottratti 49 milioni dallo stanziamento 2014 per spostare le risorse al 2017.
Inoltre ,e’ stato deciso di rinviare ogni decisione sulla realizzazione degli stadi , restando ferma la norma originaria di rifinanziamento di 45 milioni in tre anni del fondo per gli impianti sportivi
Infine sull’Expo ,onde per evitare che vadano disperse risorse, risulta costituito un fondo unico,su cui confluiscono tutti i finanziamenti relativi alle opere del cosiddetto “tavolo Lombardia” , iscritto nello stato di previsione del ministero delle Infrastrutture ,così che le risorse stesse potranno essere reimpiegate in tempi rapidi.
Nessuna modifica alla norma che ha prorogato per il 2014 gli sgravi fiscali Irpef per i lavori di ristrutturazione edilizia e di efficientamento energetico rispettivamente al 50% e al 65%.essendo stato rilevato che le due misure costituiscono effettivamente uno strumento decisivo per la crescita in edilizia con una stima degli investimenti annui di 1,9 miliardi .
Risulta cancella la norma che prevedeva le vendite obbligatorie per le aziende dei Comuni fino a 50mila abitanti (a partire dal 2010 e poi rinviate da una serie di proroghe) e niente privatizzazione delle società strumentali, cioè quelle che lavorano quasi solo con la Pa controllante ,inoltre e’ previsto un giro di vite sui bilanci in rosso e la licenziabilita’ dei manager per giusta causa costituita da cattiva gestione di due anni
Infine , si stabilisce un taglio del 30% ai compensi dei manager delle società controllate e titolari di affidamento in house che chiudono in perdita per tre anni consecutivi
Election day votazioni sino alle ore 23
Se il ddl di stabilita’ prevedeva già che dal 2014 le consultazioni elettorali e referendarie si svolgessero nella sola giornata di domenica (e non più anche il lunedì fino alle 15), il maxi emendamento allunga i tempi fissando l’apertura dei seggi dalle 7 alle 23.
Inoltre ,in caso di annullamento delle elezioni comunali non si prevede più che il rinnovo delle consultazioni avvenga entro tre mesi dalla data in cui la decisione di annullamento diventa definitiva, ma si rinvia al «primo turno elettorale utile».
Le schede elettorali diventano più piccole con una collocazione più razionale dei simboli delle liste ammesse ,mentre altri tagli di spesa arriveranno grazie allo sfoltimento di alcuni adempimenti burocratici nell’ambito del procedimento elettorale. e subiscono una riduzione anche gli spazi gratuiti messi a disposizione dai comuni ai partiti per i manifesti elettorali: della metà nei comuni tra i 10mila e i 500mila abitanti, di un terzo in quelli con più di 500mila abitanti.
Circa la tassazione immobiliare è da dire che la stessa esce più rimaneggiata dal primo passaggio parlamentare al Senato.Infatti non solo c’e’ il cambio di denominazione della futura imposta unica comunale – Iuc anziché Trise – e per la precisazione che al suo interno sarà compresa anche l’Imu (pari a zero però sulla prima casa), ma sono anche previsti nuovi sconti fiscali a vantaggio delle imprese e delle famiglie: le prime vedono crescere per il periodo d’imposta 2013 dal 20 al 30% la deducibilità da Ires e Irpef dell’Imu versata sui capannoni.,Invece per ai nuclei familiari e’ prevista la possibilità per i comuni di disporre delle detrazioni sulla Tasi grazie a uno stanziamento aggiuntivo di 500 milioni, rispetto ai 943 previsti dalla versione originaria del disegno di legge.
Nessuna modifivca risulta apportata in materia d’indicuzzazione delle pensioni.
Pertanto ,salvo modifiche nel corso dell’iter parlamentare di approc’vazione,Per il prossimo triennio, e’ confermato che la rivalutazione piena dei trattamenti pensionistici vale solo fino a tre volte l’importo minimo (1.443 euro lordi al mese) mentre sarà limitata al 90% per gli assegni di importo superiore a tre volte ma inferiore o pari a quattro volte l’assegno Inps. L’adeguamento al costo della vita sarà limitato al 75% per gli importi superiori a 4 volte ma inferiori o pari a 5 volte il minimo. Le pensioni di importo superiore a 2.405 euro (valore Inps 2013) subiranno una rivalutazione dimezzata poiché è previsto un adeguamento al 50% dell’indice . Infine nel prossimo anno resta la stretta per gli importi superiori a sei volte il trattamento minimo (oggi 2.886 euro) poiché i beneficiari non si vedranno attribuire alcun beneficio.
Reddito minimo ,sussiodi e prelievo pensiooni d’oro
Al programma sperimentale di diffusione della Nuova carta acquisti ai nuclei in difficoltà (fino a 400 euro a famiglia sulla base dell’Isee) si aggiungono 40 milioni l’anno per il prossimo triennio. La dote complessiva sale così a 290 milioni, cui si aggiungono i 168 per l’estensione del programma al Mezzogiorno e ai 50 già stanziati per le 12 città maggiori. Il piano verrà esteso al Centro-Nord e sulla base dei risultati raggiunti servirà per l’avvio del Sia, il sostegno l’inclusione attiva: non solo un trasferimento monetario a chi è in difficoltà ma anche presa in carico, patto con la famiglia povera, avvio di programmi di attivazione sociale rivolti anche ai minori. Una parte delle risorse arriva dal prelievo di solidarietà sulle pensioni d’oro: 6% per la parte eccedente le 14 volte il minimo (90mila euro lordi l’anno), 12% per la parte eccedente le 20 volte il minino, e 18% sulla parte eccedente le 30 volte.
Per gli ammortizzatori in deroga (cassa integrazione e mobilità) confermata la dote di 600 milioni per il 2014, che si vanno ad aggiungere al miliardo già previsto dalla legge 92/2012.
Per il pubblico impiego, il primo passaggio parlamentare della stabilità conferma un nuovo blocco della contrattazione fino a tutto il 2014 con estensione alle amministrazioni dell’elenco Istat, quindi anche a diverse società in house ed enti. Mentre l’indennità di vacanza contrattuale per il biennio 2013-14 andrà perduta. Prorogato fino al 2018, ma con maglie più larghe rispetto alla legislazione previgente, anche lo stop al turn over, che seguirà il seguente décalage: assunzioni al 40% dei ritiri per l’anno 2015, al 60% per l’anno 2016, all’ 80% per l’anno 2017. Viene poi vincolato il pagamento degli straordinari al solo personale presente in amministrazione ed applicato dal gennaio prossimo per tutte le amministrazioni il tetto massimo dei trattamenti economici parametrato a quello del primo presidente della Cassazione. Il tetto vale anche per le società controllate e i membri dei consigli di amministrazione.
Ricostruzione zone colpite da terremoti ed alluvioni
Saranno 68 milioni, “ricavati” dai risparmi ottenuti dalla riduzione del finanziamento pubblico ai partiti, a finanziare parte della ricostruzione e della messa in sicurezza nelle regioni danneggiate dalle calamità naturali (Abruzzo, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Molise, Calabria e Basilicata dal terremoto; Marche, Liguria e Toscana dall’alluvione). Si distingue da da una parte l’istituzione di un fondo da 26,5 milioni nel 2014; dall’altra – è il caso dell’Aquila e dei comuni colpiti dal sisma del 2012 – sono previsti allentamenti del patto di stabilità.Destinataria di stanziamenty o a parte e’ la Sardegna è esclusa perché destinataria di uno stanziamento ad hoc.
Si dstabilisce un aumento dell’imposta di bollo sulle comunicazioni alla clientela relative ai prodotti finanziari. Il bollo passa dall’1,5 per mille previsto per il 2013 al 2 per mille a partire dal 2014. Il Viene dunque ritoccato l’importo del bollo per le comunicazioni periodiche alla clientela relative ai prodotti finanziari, anche non soggetti ad obbligo di deposito, compresi i depositi bancari e postali, anche se rappresentati da certificati.
Un’altra mini patrimoniale si azpplica anche ai depositi finanziari detenuti oltre confine da contribuenti italiani. In sostanza viene previsto l’aumento dall’1,5 per mille al 2 per mille dell’Ivafe, ovvero dell’imposta sulle attività finanziarie detenute all’estero introdotta dal Governo Monti con il decreto salva-Italia.
STRETTA SUGLI AMMORTIZZATORI SOCIALI IN DEROGA
L’art.3 ,comma 2 ,del decreto legge n.54/13 dispone :
decreto, acquisito  il  parere  della  Conferenza  permanente  per  i
di Bolzano e sentite le parti sociali, sono determinati, nel rispetto
degli equilibri di bilancio programmati, criteri di concessione degli
ammortizzatori in deroga  alla  normativa  vigente,  con  particolare
riguardo ai termini di presentazione,  a  pena  di  decadenza,  delle
relative domande, alle causali di concessione, ai limiti di durata  e
reiterazione delle prestazioni anche in relazione alla  continuazione
rispetto ad altre prestazioni di sostegno del reddito, alle tipologie
di  datori  di  lavoro  e  lavoratori  beneficiari.  Allo  scopo   di
verificare gli andamenti di spesa, l'Inps, sulla base dei decreti  di
concessione inviati telematicamente dal Ministero del lavoro e  delle
politiche sociali e dalle regioni,  effettua  un  monitoraggio  anche
preventivo della  spesa,  rendendolo  disponibile  al  Ministero  del
lavoro e delle politiche sociali  ed  al  Ministero  dell'economia  e
delle finanze. All'attuazione di quanto previsto dal  presente  comma
l'Inps provvede con  le  risorse  finanziarie,  umane  e  strumentali
La previsione di cui sopra sta per trovare concreta attuazione ,nensenso che risulta predisposto il provvedimento interministeriale che ,dando al via nuovi limiti temporali , condurra’ l’istituto verso la definitiva scomparsa.
Dopo il balletto di questi mesi sulle cifre necessarie a finanziarla, infatti, sembra proprio giunta la decisione, da parte dell’attuale esecutivo, di porre un deciso giro di vite a un ammortizzatore sociale che si è rivelato fondamentale, nel corso degli anni, per affrontare il dramma della crisi economica e occupazionale nel nostro Paese.
Vale a dire che nel pomeriggio del 27 novembre corrente il sottosegretario al Lavoro, Carlo Dell’Aringa, presentail testo del decreto interministeriale sui nuovi criteri di concessione degli ammortizzatori in deroga alla commissione Lavoro della Conferenza delle Regioni, che si propone proprio di omoggeneizzare i limiti temporali della Cig in deroga su tutto il territorio nazionale, eliminando così le disparità presenti in proposito tra le regioni italiane
Le anticipazioni di stampa danno per certo che dal 2014 il limite massimo di durata sarà di 12 mesi in un biennio (non solare) e precisamente: 8 mesi per il 2014, ridotti a 6 mesi per il 2015 e anche per il 2016 (anno in cui la Cig in deroga, , andrà definitivamente in soffitta per far posto a nuovi ammortizzatori sociali come i Fondi di solidarietà o l’Aspi e mini Aspi).
SENTENZA CASSAZIONE RELATIVA LICENZIAMENTO PER ATTIVITA’ LAVORATIVA EXTRA DIPENDENTE IN MALATTIA
La sentenza sotto riportata riguarda il caso di un dipendente assente dal lavoro per malattia ,scoperto ,attraverso lev ripres effettuata dal detcive incaricato dall ‘azienda di appasrtenenza ,a prestare attivita’ lavorativa extra,dopo aver ricevuto altre contestazioni e subito specifiche sanzioni disciplinari
Sentenza 25 novembre 2013, n. 26290
Lavoro – Licenziamento per giusta causa – Assenza per malattia – Attività extralavorativa – Riprese dalla videocamera del detective – Confutazione del rapporto fiduciario con il datore
La Corte di appello, giudice del lavoro, di Venezia confermava la decisione del Tribunale di Verona che aveva rigettato la domanda proposta da G.R. nei confronti della S. S.p.A. (già L.V.S.M. S.p.A.) intesa ad ottenere la declaratoria di illegittimità del licenziamento intimato al ricorrente in data 9/6/2006 con la conseguente condanna della società alla reintegra del lavoratore nel posto di lavoro ed al risarcimento del danno. Riteneva la Corte territoriale sussistente la giusta causa del licenziamento valutando, a tal fine, corretta la ricostruzione in fatto compiuta nella sentenza di primo grado ed in particolare riteneva che fosse risultato provato che il R., nei giorni in cui era stato assente per malattia cd infortunio, aveva svolto altra attività lavorativa come attestato da riprese filmate effettuate da una agenzia investigativa privata all’esterno del pubblico esercizio (birreria-pizzeria) ove lavorava sua moglie.
Per la cassazione di tale sentenza G.R. propone ricorso affidato ad un unico motivo articolato in più violazioni di legge ed in un vizio motivazionale.
Resiste con controricorso la A. S.p.A. (già S. S.p.A. e già L.V.S.M. S.p.A.).
1. Con l’unico motivo il ricorrente denuncia: “Violazione e falsa applicazione degli artt. 1175, 1375, 2104, 2106 cod. civ. ai sensi dell’art. 360, comma primo, nn. 3 e 5, cod. proc. civ. in relazione al disposto dell’art. 2119 cod. civ. e dell’art. 1 della legge n. 604/66 nonché motivazione insufficiente e contraddittoria in ordina alla giusta causa di licenziamento”. Si duole del fatto che la Corte territoriale abbia omesso di attribuire la giusta rilevanza al fatto che il R. non aveva mai svolto, nel periodo di malattia, attività lavorativa a favore di terzi e che egli si era limitato a dare un aiuto alla moglie in compiti come versare la spazzatura nei cassonetti o raccogliere i mozziconi di sigaretta dal piazzale esterno con la scopa e la paletta che non potevano considerarsi come una “attività lavorativa” e non avevano comportato alcuno sforzo fisico pregiudizievole per la salute. Si duole anche del giudizio di proporzionalità espresso dalla Corte di merito evidenziando che non poteva trattarsi di un fatto tanto grave da giustificare la massima sanzione espulsiva essendo lo stesso, al più, ascrivibile a mera impudenza.
Si osserva preliminarmente che non ha formato oggetto di censura il punto della sentenza impugnata relativo alla ripartizione dell’onere probatorio ed al riguardo va ribadito che il lavoratore al quale sia contestato in sede disciplinare di avere svolto un altro lavoro durante un’assenza per malattia ha l’onere di dimostrare la compatibilità dell’attività con la malattia impeditiva della prestazione lavorativa contrattuale e la sua inidoneità a pregiudicare il recupero delle normali energie psicofisiche, restando peraltro le relative valutazioni riservate al giudice del merito all’esito di un accertamento da svolgersi non in astratto ma in concreto (così Cass. 19 dicembre 2000, n. 15916 ed in senso conforme Cass. 13 aprile 1999, n. 3647).
Deve pure osservarsi che non può ritenersi estraneo al giudizio vertente sul corretto adempimento dei doveri di buona fede e correttezza gravanti sul lavoratore un comportamento che, inerente ad attività extralavorativa, denoti l’inosservanza di doveri di cura e di non ritardata guarigione, oltre ad essere dimostrativa dell’inidoneità dello stato di malattia ad impedire comunque l’espletamento di un’attività ludica o lavorativa (ctr. Cass. 21 aprile 2009, n. 9474, con cui è stata cassata la decisione della corte territoriale che aveva ritenuto non contrastante con i doveri del dipendente nel periodo malattia la condotta di un lavoratore che, pendente un ciclo riabilitativo per l’insorgenza di coxoartrosi, guidava una moto di grossa cilindrata, prendeva bagni di mare e prestava attività di direttore sanitario presso altro presidio sanitario).
Tanto precisato, va osservato che, nella specie, il ricorrente ha incentrato le proprie doglianze sulla sussumibilità (negata) dei compiti dal medesimo svolti presso il locale pizzeria (consistiti, secondo quanto appurato dai giudici di merito, nel versare la spazzatura nei cassonetti, pulire il piazzale esterno utilizzando una scopa o una paletta, caricare sull’autovettura contenitori di rifiuti nonché nella pulizia anche all’interno del locale – dato, quest’ultimo desunto, con accertamento presuntivo, dall’indizio ritenuto significativo dell’utilizzo da parte del R. di guanti) nell’ambito di una vera e propria attività lavorativa mentre non è stata interessata dalla presente impugnazione la ragione di fatto costituente .1 nucleo centrale della decisione impugnata costituita dalla probabilità, assunta con giudizio di verosimiglianza causale, che il comportamento del R., caratterizzato da un impegno fisico interessante particolarmente gli arti superiori, possa avere avuto un’incidenza peggiorativa sulla malattia (trauma distensivo della spalla destra) per la quale egli si era assentato dal lavoro. Sul punto, infatti, la Corte territoriale ha significativamente evidenziato che lo svolgimento delle attività suddette era avvenuto nei giorni 29 aprile, 1, 18, 20 e 21 maggio del 2006 in cui il R. era stato assente dal lavoro per malattia ed infortunio e che tale assenza si era protratta “fino al 31 maggio per il permanere di dolore alla spalla infortunata.
Del resto, questa Corte ha già tempo precisato che anche il mero pericolo di aggravamento delle condizioni di salute o di ritardo nella guarigione del lavoratore medesimo, può configurare un grave inadempimento comportante un serio pregiudizio all’interesse del datore di lavoro, risultando violati gli obblighi di buona fede e correttezza nell’esecuzione del rapporto di lavoro allorché la natura dell’infermità sia stata giudicata, con valutazione ex ante, incompatibile con la condotta tenuta dal dipendente – cfr. in tal senso Cass. 19 dicembre 2006, n. 27104. Il suddetto principio rende tanto più corretto un giudizio espresso sulla base del prolungamento dell’assenza oltre la iniziale prognosi della certificazione medica.
In sostanza, nel comportamento del R. il quale avrebbe dovuto astenersi da qualsiasi condotta che potesse pregiudicare le sue prospettive di guarigione, era effettivamente ravvisabile un colpevole inadempimento, di gravità tale da inficiare radicalmente il rapporto fiduciario.
Dunque, nella corretta prospettiva della violazione degli obblighi di buona fede e correttezza, il giudice del merito, ai fini della valutazione di proporzionalità, ha esattamente tenuto conto della “prova positiva” della incompatibilità tra l’attività svolta dal R. e la malattia derivante dall’infortunio.
Ne invero, emerge che, in punto di fatto, il R. abbia contestato, in sede di ricorso in appello come già in primo grado, la ricostruzione della società relativa all’esistenza di precedenti disciplinari (si veda la debita riproduzione da parte dell’odierna controricorrente del contenuto della memoria di costituzione del giudizio di primo grado e la puntuale elencazione dei documenti dimostrativi delle contestazioni e delle sanzioni disciplinari che avevano caratterizzato il rapporto di lavoro del R. alle dipendenze della società L.V.) integrante il contesto nel quale la massima sanzione espulsiva per cui è causa si è indiscutibilmente inserita.
4. Infine il ricorrente, in ragione della soccombenza, va condannato al pagamento delle spese in favore della controricorrente, liquidate come in dispositivo.
Rigetta il ricorso; condanna il ricorrente al pagamento in favore della società controricorrente delle spese del presente giudizio di legittimità che liquida in euro 50,00 per esborsi ed euro 3.500,00 per compensi professionali, oltre accessori di legge.
ULTERIORI CHIARIMENTI INPS SALVAGUARDATI LEGGE 135/12
Si richiama l’attenzione sul sottostante Messaggio con cui l’Inps fornisce ulteriori chiarimenti a proposito della salvaguardia di cui all’articolo 22, comma 1, lettera a), della legge n. 135 del 2012.
Messaggio 26 novembre 2013, n. 19202
RISOLUZIONE MEF REQUISITI PROFESSIONALI PER ATTIVITA’ VENDITA PRODOTTI ALIMENTARI E SOMMINISTRAZIONE BEVANDE
Si richiama l’attenzione sulla sottoriportata Risoluzione con cui il MEF ha ritenuto inidoneo, per autorizzare lo svolgimento dell’attivita di vendita di prodotti alimentari e somministrazione di bevande il diploma del liceo scierntifico ad indirizzo sperimentale biologico.
Risoluzione 11 novembre 2013, n. 183341
non Di conseguenza, sulla base delle informazioni fornite riguardanti le materie presenti nel piano didattico quinquennale, la scrivente Direzione riconosce valido il titolo di studio in discorso.
ISCRIZIONE NUOVI REVISORI: PRESENTATO NUOVO EMENDAMENTO DEC.LEGGE 126/2013
Mentre i nuovi soggetti interessati ad ottenere l’iscrizione nel registro revisori. attendono che sia convertito in legge il decreto n.126/13 ,nel quale dovrebbe trpovare postpo l’emendamento secondo cu le istruttorie in corso per cui il Ministero dell’Economia non ha ancora emanato alcun provvedimento, né positivo né negativo, saranno definite tenendo conto della nuova disposizione di legge ,si ha notizia che sul medesimo provvedimento risulta presentato un altro importante emendamento in Commissione bilancio del Senato ,che fissa l’equipollenza tra l’esame da dottore co,mercialistas e quello di revisore legale.
REVOCA RICONOSCIMENTO UNCI APPARTENENZA ASSOCIAZIONI RAPPRESENTANZA E TUTELA ENTI COOPERATIVI
Di seguito ,si riporta il provvedimento del Mef riguardante l’argomento indicato nel titolo,pubblicato sulla gazzetta ufficiale n.275 del 23 nov.2013
18 luglio 1975, pubblicato  per  estratto  nella  Gazzetta  Ufficiale
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