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Timestamp: 2020-08-05 23:10:58+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 25199 del 07/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25199 del 07/12/2016
Cassazione civile sez. lav., 07/12/2016, (ud. 13/10/2016, dep. 07/12/2016), n.25199
sul ricorso 700/2016 proposto da:
VIA CASSIODORO 6, presso lo studio degli avvocati CARLO LEPORE e
avverso la sentenza n. 213/2015 della CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE di
ROMA, depositata il 12/01/2015 R.G.N. 27190/2011;
Con ricorso al Tribunale di Spoleto P.S. esponeva che a seguito di sentenza dello stesso Tribunale, con la quale era stato dichiarato illegittimo il contratto a termine stipulato con Poste Italiane s.p.a., era stata disposta la sua riassunzione con contratto a tempo indeterminato presso l’ufficio di Spoleto dove prima prestava servizio; che tale sentenza era stata confermata in sede di appello e di legittimità; che era stata invitata dalla società con lettera del 22 dicembre 2004 a presentarsi presso la Struttura risorse umane di Firenze per le formalità necessarie per il ripristino del rapporto; che in tale occasione la società, lungi dal disporre la sua riammissione in servizio presso la sede lavorativa originaria, le comunicava verbalmente il suo trasferimento ad altra sede, esibendo un documento di cui le veniva chiesta la sottoscrizione senza che essa ricorrente potesse averne la disponibilità; che con lettera del 13 gennaio 2005 la società le contestava di non essersi presentata presso l’ufficio postale dove era stata assegnata a seguito del trasferimento ((OMISSIS)); che con successivo provvedimento del 7 febbraio 2005, malgrado le giustificazioni fornite, era stata licenziata per non avere ottemperato al provvedimento di trasferimento disposto dalla società.
Il Tribunale adito accoglieva la domanda.
Tale decisione, impugnata dalla società, veniva riformata dalla Corte di Appello di Perugia con sentenza n. 148 del 2011, con la quale veniva rigettava la domanda della lavoratrice.
Il ricorso per cassazione proposto dalla lavoratrice avverso questa sentenza veniva respinto dalla Suprema Corte con sentenza n. 213 del 2015.
Rileva che tale errore consiste nell’avere la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 213/15, affermato che vi fosse stata la sua riammissione in servizio presso la sede originaria di Spoleto ed il suo successivo trasferimento presso altra sede, mentre tali affermazioni erano smentite pacificamente dagli atti di causa e dalla sentenza della Corte di Appello di Perugia n. 148/11, che aveva affermato che essa ricorrente con lettera del 22 novembre 2004, lungi dall’essere riammessa nella sede di Spoleto, era stata invitata a presentarsi presso la Struttura regionale risorse umane di Firenze della società. Confermava tale circostanza la prova testimoniale assunta in primo grado.
La Corte di Cassazione, con la sentenza qui impugnata, nel rigettare il ricorso proposto dalla P. avverso la sentenza della Corte d’appello di Perugia n. 148/11, ha affermato:
Ma, così facendo, la ricorrente ripropone a questa Corte le stesse censure già formulate con il precedente ricorso per cassazione e pretende un nuovo esame delle stesse, questa volta sotto il profilo dell’errore revocatorio, non considerando che la Corte di cassazione, con la sentenza impugnata, ha dato già risposta alle stesse, ritenendo di disattenderle, posto che esse sollecitavano un riesame delle valutazioni degli elementi di fatto effettuate dal giudice di appello, riesame precluso in sede di legittimità, avendo il giudice di appello, attraverso una congrua e logica ricostruzione sulla base delle risultanze testimoniali e documentali, escluso qualsiasi inadempimento nella riammissione in servizio della lavoratrice, verificando “il pieno rispetto della procedura di gestione della riassunzione in servizio della P., con la sua riammissione presso la originaria sede di (OMISSIS) e il suo successivo trasferimento in altra struttura”.
Non è incorsa dunque la Corte di Cassazione, nel rigettare il ricorso, in alcuna svista nè, tanto meno, in alcun errore di fatto.
Ed ancora, “L’errore revocatorio, previsto dall’art. 395 c.p.c., n. 4, proponibile anche avverso le sentenze della Corte di cassazione ai sensi dell’art. 391 bis c.p.c., deve consistere in una svista, in virtù della quale il giudicante afferma come sussistente un fatto chiaramente insussistente o viceversa, dovendo ritenersi inammissibile la censura finalizzata ad un riesame dell’apprezzamento del fatto e della decisione di diritto, alla stregua di atti formati in un precedente e diverso giudizio” (Cass. 26 giugno 2006 n. 14708; conf. Cass. 9 maggio 2007 n. 10637) e non essendo configurabile l’errore revocatorio per vizi della sentenza che investano direttamente la formulazione del giudizio sul piano logico-giuridico (Cass. 15 gennaio 2009 n. 844).