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Timestamp: 2020-03-30 05:04:21+00:00
Document Index: 101866180

Matched Legal Cases: ['art 21', 'art 19', 'art. 595', 'art. 2', 'art. 48', 'art. 2', 'art. 24', 'art. 25', 'sentenza ']

﻿ Diritto di cronaca : définition de Diritto di cronaca et synonymes de Diritto di cronaca (italien)
définition - Diritto di cronaca
Disambiguazione – Se stai cercando l'omonimo film, vedi Diritto di cronaca (film 1981).
La funzione della cronaca è di raccogliere le informazioni per diffonderle alla collettività. Le norme sul diritto di cronaca si applicano a chiunque descriva un avvenimento, o un evento di pubblico interesse, attraverso un mezzo di diffusione. Si estende a chiunque, anche non iscritto all'albo dei giornalisti, intenda rivolgersi alla collettività indiscriminata.
La linea di demarcazione che separa il diritto di ognuno a manifestare il proprio pensiero (riconosciuto dalla Costituzione italiana, art 21, e dalla Dichiarazione universale dei diritti umani, art 19) ed il reato di diffamazione è labile ed è stata soggetto nel tempo a numerose interpretazioni. Da una parte, il regime di circolazione "controllata" dei dati personali non deve costituire un ostacolo alla garanzia della libertà di stampa; dall'altra, la libertà di manifestazione del pensiero non deve risolversi in libertà di diffamazione.
L’accusa di reato di diffamazione può scattare se si comunica a più persone qualcosa riguardante un’altra persona, a prescindere dalla verità del fatto raccontato (art. 595 C.P.).
I diritti e i doveri dei giornalisti italiani sono contenuti nella legge professionale n. 69/1963, all’art. 2. Si può formalmente parlare di obbligo d'informazione con riferimento a quei soggetti che esercitano un servizio dichiarato pubblico dalla legge, perché inteso in favore della collettività. Ad esempio, secondo le leggi di disciplina del sistema radiotelevisivo, l’attività radiotelevisiva ha sempre costituito un servizio di preminente interesse generale, attribuendo alla relativa attività di informazione la massima importanza.
L’art. 48 della legge 69/1963 dispone il procedimento disciplinare per gli iscritti all’Albo che si rendano colpevoli di fatti non conformi al decoro o alla dignità professionale, o di fatti che compromettano la propria reputazione o la dignità dell’Ordine.
La Carta dei doveri del giornalista (1993) ha stabilito i criteri fondamentali circa la divulgazione delle notizie:
La legge 675/96 ha prodotto importanti conseguenze in materia di diritto di cronaca. Lo scopo della legge è tutelare la riservatezza (delle persone fisiche e giuridiche) rispetto al trattamento dei dati personali. La legge intende assicurare una serie di diritti protetti dall’art. 2 della Costituzione. Il tema coinvolge però la libertà d'informazione, ed anch'essa è garantita costituzionalmente. Affinché un diritto non limiti l'altro, la legge individua le rispettive sfere d'influenza. In particolare:
colui che effettua un'attività giornalistica (sporadica, non professionale o professionale) è tenuto a rendere nota la propria identità, professione e la finalità della raccolta dei dati, a meno che questo possa far correre rischi per la sua incolumità o vanificare l’esito del suo lavoro;
non è però tenuto a chiedere all'interessato il consenso al trattamento dei dati, né al Garante l'autorizzazione per poter trattare i c.d. "dati sensibili". A patto che il trattamento dei dati sia effettuato “nell’esercizio della professione di giornalista e per l’esclusivo perseguimento delle relative finalità”;
è prevista la redazione di un Codice deontologico sulla privacy, che regolamenta il trattamento dei dati personali nell’esercizio dell’attività giornalistica (il codice è entrato in vigore nell’agosto 1998);
la pubblicazione dei dati sui giornali (e su ogni altro mezzo d'informazione) dev'essere effettuata nel rispetto dei limiti al diritto di cronaca posti a tutela della riservatezza (in particolare, viene citato espressamente il principio di "essenzialità dell'informazione riguardo a fatti di interesse pubblico") e nel rispetto del codice di deontologia;
L'anno seguente l'emanazione della legge, il Parlamento e l’Autorità Garante per la protezione dei dati personali hanno ritenuto necessario apportare delle modifiche, che hanno riguardato due specifici aspetti: 1) diritto di cronaca nei procedimenti penali: disapplicazione dell'art. 24, che prevedeva l'autorizzazione al trattamento dei dati solo tramite espressa disposizione di legge o provvedimento del Garante; 2) trattamento dei “dati sensibili” (salute, orientamento politico, religioso, filosofico, vita sessuale): modifica dell'art. 25, che prevedeva in alcuni casi la richiesta del consenso dell'interessato.
Il decreto legge n. 196 del 2003 (che ha abrogato e sostituito la legge n. 675/96) ha introdotto nuove norme a tutela della privacy e della riservatezza dei dati di ogni persona. Il d. l. 196/2003 è un importante strumento per contemperare i diritti fondamentali della persona con il diritto dei cittadini alla piena informazione e con la libertà di stampa. L’interessato deve essere preventivamente informato, anche solo oralmente, tramite un’informativa che riporta il trattamento che verrà compiuto sui suoi dati e gli scopi dello stesso; naturalmente egli potrà opporsi oppure fornire il proprio consenso che, tuttavia, non è obbligatorio in casi che adempiono ad un obbligo di legge, come per esempio il diritto di cronaca.
Per quanto riguarda il campo sessuale o quello delle malattie, il Codice tutela in maniera rigida le persone comuni, ma non i personaggi pubblici, ubbidendo a questa massima giurisprudenziale: “Chi ha scelto la notorietà come dimensione esistenziale del proprio agire, si presume abbia rinunciato a quella parte del proprio diritto alla riservatezza direttamente correlata alla sua dimensione pubblica” (Tribunale di Roma, 13 febbraio 1992, in Dir. Famiglia, 1994, I, 170, n. Dogliotti, Weiss). Si pensi al caso di artisti, campioni dello sport e personaggi collegabili ad eventi culturali.
Fin dagli anni settanta la Corte di Cassazione è stata chiamata a contemperare la disciplina relativa alla riservatezza con la garanzia costituzionale della libertà di stampa, e, più in generale con la libertà di manifestazione del pensiero.
Nel 1975 la suprema corte ha individuato i limiti ragionevoli che non deve oltrepassare chi produce notizie: da una parte, l'“uomo pubblico” non può sottrarsi ad una verifica (anche lesiva della reputazione) cronachistica e/o critica del suo operato, e dall’altra, l’esigenza di una maggiore conoscenza della persona nota “non può identificarsi nella morbosa curiosità che parte del pubblico ha per le vicende piccanti o scandalose, svoltesi nell'intimità della casa della persona assurta a notorietà”[1]
Negli anni ottanta, la Corte di Cassazione ha fissato il punto di equilibrio tra la doverosa tutela del diritto di cronaca e l’altrettanto doverosa tutela della persona con due note sentenze: Cass. pen. 30/06/1984 (n. 8959) e Cass. civ. 18/10/1984 (n. 5259). Quest'ultima (detta “sentenza decalogo”) afferma che l’esercizio della libertà di diffondere alla collettività notizie e commenti è legittimo, e quindi può anche prevalere sul diritto alla riservatezza, qualora il cronista rispetti coscienziosamente le seguenti condizioni:
che esista un interesse pubblico alla conoscenza dei fatti riferiti in relazione alla loro attualità ed utilità sociale ("rispondenza ad un interesse sociale all’informazione", ovvero requisito della pertinenza);
«In tema di diffamazione a mezzo stampa, l’esercizio del diritto di critica presuppone una notizia che ad esso preesiste (momento che attiene ancora al diritto di cronaca), con la conseguenza che sussiste l’obbligo dell’articolista di esercitare la propria critica esclusivamente su fatti del cui nucleo fondamentale ha verificato la corrispondenza al vero»[2];
L’interesse generale all’informazione sugli avvenimenti politici comprime la tutela della reputazione e può legittimare la critica di un fatto ancora da verificarsi, ma probabile, [se ciò avviene, ovvero se il giornalista si comporta] nell’interesse della collettività.[3];
Anche «la persona non nota ha diritto al risarcimento del danno per violazione del diritto alla riservatezza, ma deve provare il pregiudizio subito»[4].
^ «È illecita la pubblicazione per fine di lucro di un servizio fotografico su aspetti intimi di persona nota, anche se la pubblicazione non rechi pregiudizio all’onore, alla reputazione o al decoro della persona stessa, in quanto tale pubblicazione non è giustificata da un effettivo interesse sociale all’informazione, corrispondente ad una sempre maggiore conoscenza della persona nota e che non può identificarsi nella morbosa curiosità che parte del pubblico ha per le vicende piccanti o scandalose svoltesi nella intimità della casa della persona assurta a notorietà». Cass. 27/5/1975, n. 2129, in Foro italiano, 1976, vol. I, p. 2895.
Dibattito sul Diritto di cronaca per gli avvenimenti sportivi
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