Source: https://economiaitalia.myblog.it/2013/05/14/figli-mantenuti-maggiorenni-legge/
Timestamp: 2019-05-22 10:53:39+00:00
Document Index: 150442412

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 30', 'art. 360', 'sentenza ', 'art.315', 'art. 148', 'art. 366']

I figli devono essere mantenuti anche se maggiorenni, ora lo dice la Legge | Economia Italiana
I figli so piezz e core ma pure di portafoglio, guardando questa sentenza della Cassazione.
Proprio così, se andiamo a leggere la sentenza che la Corte di Cassazione ha emanato un paio di giorni fa, si capisce che non solo la cultura popolare, ma anche la legge determina un mantenimento per i figli che nonostante siano maggiorenni, e nonostante trovino saltuariamente un lavoretto devono essere mantenuti dai genitori.
Certo che questa notizia potrà far discutere, è giusto dover mantenere i figli, nonostante siano maggiorenni, oppure è bene che questi, nonostante le difficoltà economiche, se ne vadano via di casa in cerca di un’occupazione anche se modesta, e quindi andare incontro ad una vita meno agiata ma che sicuramente aiuta la loro autodeterminazione, sicurezza personale ed indipendenza?
Chi vuole studiare, come in questo caso é giusto che si paghi l’Università e la specializzazione con dei lavori, oppure gli studi li devono pagare i genitori?
Presidente Luccioli – Relatore Di Virgilio
Con decreto depositato in data 3 luglio 2008, il Tribunale di Roma ha respinto l’istanza di
C.T., intesa alla modifica delle condizioni di divorzio stabilite tra le parti con sentenza del medesimo Tribunale del 21 ottobre 1996, ed in particolare alla riduzione del contributo di euro 1136,00 mensili per il mantenimento dei figli P. e L., nati rispettivamente nel 1978 e nel 1983, e dell’assegno divorzile di euro 826,00 mensili, ritenendo che la situazione economica complessiva del ricorrente non aveva subito il dedotto peggioramento, ed ha altresì respinto la domanda della resistente di aumento del contributo per i figli.
La Corte d’appello di Roma, con ordinanza in data 18 giugno 2008-3 luglio 2008, ha respinto sia il reclamo proposto dal C. che il reclamo incidentale proposto dall’A.F., compensando integralmente le parti le spese del grado
Si difende con controricorso A.F.
1.1.- Con il primo motivo, il ricorrente denuncia violazione degli artt. 147, 148 e 155 ter e quinquies c.c. e dell’art. 30 Cost., in relazione all’art. 360 n. 3 c.p.c.
Secondo il ricorrente, l’impugnata sentenza postula che solo la completa autosufficienza economica del figlio comporterebbe la cessazione dell’obbligo del mantenimento da parte del padre non convivente, mentre l’avere messo il figlio P. in condizione di studiare e di inserirsi nel mondo lavorativo determina la cessazione dell’obbligo di mantenimento, che ha funzione educativa; non è solo la completa autosufficienza economica del figlio a comportare la cessazione dell’obbligo di mantenimento da parte del padre non convivente ed il figlio, avendo volontariamente cessato i rapporti di collaborazione cori la clinica romana, versa quanto meno in colpa per non essersi messo in condizione di procurarsi un reddito.
315 c.c. nel combinato disposto degli artt. 147, 148 e 155, ter e quinquies c.c.
Secondo il C., l’art.315 c.c. configura a carico del figlio una situazione passiva, ossia di debito verso la famiglia, su cui può ben innestarsi il giudizio di colposo inadempimento, al fine di sanzionare l’ingiustificato rifiuto di una sistemazione lavorativa.
La Corte d’appello di Roma non ha violato le norme di legge richiamate, e nel ritenere il perdurante obbligo del C. al mantenimento del figlio P. ha seguito il principio espresso da questa Corte in materia, secondo cui l’obbligo dei genitori di concorrere tra loro al mantenimento dei figli secondo le regole dell’art. 148 cod. civ. non cessa, “ipso facto”, con il raggiungimento della maggiore età da parte di questi ultimi, ma perdura, immutato, finché il genitore interessato alla declaratoria della cessazione dell’obbligo stesso non dia la prova che il figlio ha raggiunto l’indipendenza economica, ovvero che il mancato svolgimento di un’attività economica dipende da un atteggiamento di inerzia ovvero di rifiuto ingiustificato dello stesso, il cui accertamento non può che ispirarsi a criteri di relatività, in quanto necessariamente ancorato alle aspirazioni, al percorso scolastico, universitario e post-universitario del soggetto ed alla situazione attuale del. mercato del lavoro, con specifico riguardo al settore nel quale il soggetto abbia indirizzato la propria formazione e la propria specializzazione (in tal senso, le pronunce 15756/2006, 22214/2004, 4765/2002).
Ed infatti, la Carte del merito, preso atto che P.C., laureato in medicina, dopo avere frequentato un periodo di sei mesi di tirocinio all’estero e avere svolto nel 2006, per soli tre mesi, attività presso cliniche private percependo la somma di euro 7,00 ad ora, ha ritenuto che lo stesso, pur avendo trent’anni, e dovendo ancora frequentare la scuola di specializzazione, non aveva raggiunto una propria completa autosufficienza economica, senza che ciò potesse ascriversi a colpa dello stesso. Non corretta è pertanto la lettura della pronuncia operata dal ricorrente, che postula nel figlio quell’autosufficienza economica che la Corte ha concretamente escluso alla stregua delle risultanze di causa, considerate le somme percepite durante il tirocinio e nelle cliniche private, congruamente definite “risibili”, e nella valutazione dello specifico iter professionale del settore, sì da non potersi ritenere raggiunta un’adeguata capacità lavorativa e reddituale.
Né infine, per l’evidente irrisorietà delle somme in concreto percepite, può ritenersi il figlio in colpa per non avere proseguito l’attività di collaborazione con le cliniche private.
Inoltre, non può ritenersi provato, come fa il ricorrente, che P. C. frequenti la scuola di specializzazione, risultando nel giudizio di merito,, che questi era in procinto di partecipare al concorso di ammissione; quanto alla mail indirizzata al padre, a tacere da ogni ulteriore rilievo, si tratta di documento di cui lo stesso ricorrente non indica quando sarebbe avvenuta la produzione nei gradi di merito, e, come tra le ultime affermato nelle pronunce
4220/2012, 6820/2010 e 6937/2010, l’onere imposto al ricorrente dall’art. 366 n. 6 c.p.c., di indicare specificamente nel ricorso anche gli atti processuali sui quali si fonda e di trascriverli nella loro completezza, con riferimento alle parti oggetto di doglianza, richiede che, in ossequio al principio di autosufficienza del ricorso, la parte provveda alla loro individuazione, indicando in quale sede processuale sia avvenuta la produzione nel giudizio di merito.
I figli devono essere mantenuti anche se maggiorenni, ora lo dice la Leggeultima modifica: 2013-05-14T11:49:24+02:00da arrigosarti
Un pensiero su “I figli devono essere mantenuti anche se maggiorenni, ora lo dice la Legge”
giulia il 2 giugno 2013 alle 14:34 scrive:
i figli son sempre pezzi di cuore, che lavorino o no. ma è fastidioso che una legge limita la libertà a fare i genitori, es: ci sono figli che amano starsene davanti alla tv. o altri videogioki, anche quando il lavoro c^era, quindi adesso avranno un alibi e costringere i genitori a starsene zitti e mantenerli dal cibo alle sigarette, discoteca e tutti i vizi possibili ed immagginabili,, dopodikè arriva un giudice leggifera senza conoscere tante relatà ed intanto aumentano conflitti fra le generazioni…grazie signor giudice, questa ci mancava ne avevamo bisogno!!