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Timestamp: 2019-05-21 09:56:12+00:00
Document Index: 82166155

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 1904', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 29', 'art. 59', 'art. 49', 'art. 49', 'art. 23', 'art. 49', 'art. 16', 'art. 23', 'art. 16', 'sentenza ', 'sentenza ']

Caso di diritto penale internazionale alla cronaca dei media seguito dall’Avv. Domenico Plateroti:
https://www.chiesapostolica.it/chiesanew/news/show/title/omoghan-luky-ubini-cristopher-omorodion-roland-richie-e-omorodion-obaseki-esther-assoluzione-piena
Assicurazione danni - Interesse a contrarre dell’assicurato - Necessità di incidenza del danno sul patrimonio dell’assicurato - Furto di imbarcazione appartenente al figlio dell’assicurato - Sussistenza dell’interesse a contrarre.
TRIBUNALE DI ROMA 3 SETTEMBRE 2013 N. 17714
Validità del contratto di assicurazione a copertura di un bene intestato al figlio.
Nel settore del diritto della navigazione e dei trasporti si rilevano spesso sentenze vistosamente lontane dalla normativa applicabile, il cui esito — pur ispirato da intenti di giustizia sostanziale — lascia il sospetto (spesso più che fondato) che gli estensori siano molto poco familiari con le norme che avrebbero dovuto applicare.
Non è questo certamente il caso della sentenza in esame, il cui giudice — pur dimostrando precisa conoscenza delle norme applicabili — privilegia esplicitamente esigenze di giustizia sostanziale alla rigida applicazione della norma.
La questione verteva sulla nullità del contratto di assicurazione per carenza di interesse. Questione di importanza primaria, assolutamente chiara dal punto di vista teorico: l’interesse dell’assicurato — identificato dal fatto che il rischio coperto incida sul suo patrimonio — è elemento della causa del contratto di assicurazione, sicché, mancando esso, il contratto è nullo. A fronte di tale precisa norma necessaria a distinguere l’assicurazione dalla scommessa, cristallizzata nell’art. 1904 c.c., sta la difficoltà dell’ordinamento di approntare norme che rendano poi sicura — sia nei rapporti fra privati, sia davanti al giudice — gli elementi sulla cui base tale norma dovrebbe applicarsi.
Così, nel giudizio in esame da un lato abbiamo un’assicurazione che, dopo aver incassato premi assicurativi a copertura del rischio di furto di un natante, solo al momento di versare l’indennizzo scopre ed eccepisce che detto natante non sarebbe stato di proprietà dell’assicurato.
Dall’altro, abbiamo la titolarità del natante lasciata — perlomeno nel corso del giudizio — ad elementi tanto vaghi da non consentire al giudice una decisa affermazione su di essa, ma semplicemente che «sono stati acquisiti agli atti elementi tali da far fondatamente ritenere» che la proprietà del natante appartenga non alla persona che lo ha assicurato, ma a suo figlio.
A questo punto il giudice deve scegliere se rendere una sentenza seguendo il puro diritto (summum jus, summa iniuria), oppure rendere «giustizia» all’attore, condannando l’assicuratore al pagamento dell’indennizzo. Sceglie la seconda via, ma non senza evidenziare con precisione ratio e funzionamento della norma che, con il suo dictum, si appresta a disattendere.
Pur dando atto del fatto che la relazione fra persona assicurata e cosa coperta da assicurazione «non deve essere di mero fatto, bensì giuridica», finisce poi con il ritenere sufficiente alla validità del rapporto assicurativo il rapporto di parentela esistente fra assicurata e proprietario del natante.
È abbastanza evidente che un rapporto di parentela fra persone è diverso da un rapporto giuridico fra una persona ed una cosa; ma proprio la stridente contraddizione fra le due affermazioni, che nella sentenza sono l’una di seguito all’altra, evidenzia la difficoltà del giudice di rendere «giustizia» in un sistema normativo incompleto.
Infatti, nonostante l’art. 29 cost. riconosca «i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio», il sistema consente in teoria ad un assicuratore di incassare premi versati dalla madre per tutelare un bene che, seppur intestato al figlio, è per la sua rilevanza parte del patrimonio lato sensu familiare, ed eccepire poi la nullità del contratto per carenza di interesse, senza neppure prevedere che l’assicuratore che formuli tale eccezione abbia l’onere di dimostrare di aver verificato, al momento della stipula, la titolarità del bene assicurato.
Navigazione da diporto - Noleggio occasionale - Tassa di possesso annuale.
ART. 23 DECRETO LEGGE 21 GIUGNO 2013 N. 69
(convertito in l. 9 agosto 2013 n. 98)
(G.U. 20 agosto 2013 n. 194)
Interventi a favore della nautica da diporto.
Con la norma in esame il legislatore è intervenuto per favorire il «rilancio della nautica da diporto e del turismo nautico»: l’intervento legislativo riguarda, più in particolare, il noleggio occasionale e la tassa annuale per le unità da diporto.
Il noleggio occasionale, non presente nell’originario impianto del c.d. codice della nautica da diporto (d.lg. 18 luglio 2005 n. 171), è stato introdotto dall’art. 59-ter della l. 24 marzo 2012 n. 27, che ha convertito con modificazioni il d.l. 24 gennaio 2012 n. 1 (c.d. decreto liberalizzazioni).
L’articolo menzionato ha inserito nel codice della nautica da diporto l’art. 49-bis, il quale consente — secondo il testo originale — al titolare persona fisica o all’utilizzatore a titolo di locazione finanziaria di effettuare, in forma occasionale, attività di noleggio di imbarcazioni e navi da diporto. L’effettuazione del noleggio occasionale «non costituisce uso commerciale dell’unità», ed è subordinata alla previa comunicazione all’Agenzia delle entrate ed alla capitaneria di porto territorialmente competente, nonché all’INPS ed all’INAIL in caso di impiego di personale la cui attività dia luogo a prestazioni di lavoro occasionale di tipo accessorio. I proventi derivanti dal noleggio occasionale possono essere assoggettati ad una imposta sostitutiva del 20%, purché — ai sensi dell’originaria formulazione dell’art. 49-bis, comma 5 — di importo non superiore a 30.000 euro annui.
La norma, per come formulata, aveva dato luogo ad interpretazioni discordanti, relativamente sia ai soggetti menzionati — l’utilizzatore a titolo di locazione finanziaria poteva essere anche una persona giuridica? — sia al concetto di «occasionalità» del noleggio, non facilmente individuabile in assenza di parametri precisi.
L’art. 23, comma 1, d.l. 69/2013, al dichiarato fine di rilanciare la nautica da diporto ed il turismo nautico, ha modificato l’art. 49-bis, provvedendo peraltro a fugare i contrasti interpretativi ora menzionati.
Da un lato, l’intervento legislativo ha esteso il novero dei soggetti legittimati all’effettuazione del noleggio occasionale, aggiungendo a quelli già indicati anche la «società non avente come oggetto sociale il noleggio o la locazione»; dall’altro, ha sostituito al criterio quantitativo dei 30.000 euro annui un più chiaro criterio temporale: i proventi dell’attività di noleggio possono ora essere assoggettati ad una imposta sostitutiva del 20% nel caso in cui la durata complessiva della stessa attività non sia superiore a 42 giorni.
Il legislatore infine, sempre per le medesime finalità, è intervenuto anche in tema di tassa di possesso annuale delle unità da diporto, introdotta dall’art. 16 del d.l. 6 dicembre 2011 n. 201(c.d. decreto salva Italia), convertito con modificazioni dalla l. 22 dicembre 2011 n. 214, successivamente più volte modificato: l’art. 23, comma 2, d.l. 69/2013, infatti, modifica il secondo comma del menzionato art. 16, escludendo il pagamento della tassa annuale per le unità con scafo uguale o inferiore ai 14 metri (lett. a e b) e riducendo del 50% la tassa annuale per le unità con scafo di lunghezza compresa tra i 14,01 e i 20 metri (lett. c e d).
Con la citata sentenza la Suprema Corte di Cassazione ha affrontato nuovamente la problematica relativa all’attribuzione della competenza per la concessione e la gestione del servizio di pulizia, raccolta e smaltimento di rifiuti in aree demaniali all’interno dei porti ove è istituita l’autorità portuale. Nella specie, i giudici di legittimità hanno confermato la decisione della Commissione tributaria regionale della Calabria, che ha ritenuto illegittimo un avviso di accertamento relativo alla tassa per la rimozione dei rifiuti solidi urbani (Tarsu) per l’anno 2003 notificato dal Comune di Gioia Tauro a un’impresta terminalista operante nel porto ove è presente l’autorità portuale (cfr. d.P.R. 16 luglio 1998). La Corte di cassazione, riproponendo le medesime motivazioni contenute in una sua precedente pronuncia (cfr. Cass. 6 novembre 2009 n. 23583, in Dir. trasp. 2010, 788, con nota di A. LIARDO, L’applicazione della Tarsu all’interno dei porti turistici e delle aree soggette all’autorità portuale), ha considerato che nelle aree demaniali site all’interno della circoscrizione territoriale dell’autorità portuale la gestione dei rifiuti spetta per legge all’autorità portuale e non al Comune, che è quindi privo di un potere impositivo fiscale. I giudici di legittimità hanno ritenuto irrilevante che il servizio di pulizia e raccolta dei rifiuti sia stato svolto dall’ente locale, giacché la potestà impositiva fiscale trova il suo fondamento nella legge e non nell’espletamento di una mera attività di fatto da parte di un soggetto, al quale peraltro la stessa legge non attribuisce la relativa competenza funzionale.
RESPONSABILITÀ CIVILE - CAUSALITÀ (NESSO DI) - Obbligo di prevenire un evento - Avveramento di quest'ultimo - Conseguenze - Presunzione di sussistenza del nesso di causa a carico del soggetto tenuto ad impedirlo - Conseguenze - Fattispecie relativa al disastro aereo di Ustica del 27 giugno 1980.
Sez. 3, Sentenza n. 1871 del 28/01/2013
Presidente: Uccella F. Estensore: D'Alessandro P. Relatore: D'Alessandro P. P.M. Corasaniti G. (Conf.)
Min. Difesa ed altro (Avv. Gen. Stato) contro De Lisi
(Cassa con rinvio, App. Palermo, 14/06/2010)
Il fatto stesso che si sia verificato un disastro aereo deve fare ritenere provata la sussistenza d'un valido nesso causale tra la sciagura e la condotta colposamente omissiva tenuta dalle amministrazioni pubbliche preposte a garantire la sicurezza dei voli, che quella sciagura avrebbero dovuto prevenire. Ne consegue che è onere dell'amministrazione, in tal caso, provare l'insussistenza del nesso di causalità, e che, in difetto di tale prova, la responsabilità di essa può essere affermata anche quando siano rimaste ignote le cause concrete del disastro (in applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che ha condannato il Ministero della difesa e quello dei trasporti al risarcimento dei danni in favore dei congiunti di alcune delle vittime del disastro aereo di Ustica del 27 giugno 1980).
L’ORGANIZZAZIONE GIUDIZIARIA NEL DIRITTO INTERNAZIONALE (SCHEMA RIASSUNTIVO)
Per il rispetto del diritto internazionale e dei diritti umani, la comunità internazionale ha istituito molte istanze, a livello regionale e universale. La Svizzera sostiene questi sforzi e si impegna con convinzione per un ordine mondiale equo e stabile. In quest’ambito, il contributo dei tribunali internazionali è molto importante.
La Corte internazionale di Giustizia (CIG) è un organo principale delle Nazioni Unite (ONU) e svolge un ruolo determinante nella giurisprudenza. Essa si basa sulla preminenza del diritto e dà un contributo importante alla soluzione pacifica delle controversie tra Stati. Grazie alle sue sentenze e ai sui pareri consultativi, la Corte è diventata la pietra angolare dell’ordinamento giuridico internazionale. Il crescente numero di casi e problemi che gli vengono sottoposti è la prova della credibilità della comunità internazionale nei confronti della CIG.
La Svizzera ritiene la CIG insostituibile. Ne riconosce la competenza da anni e invita tutti gli Stati a fare altrettanto. Essi devono risolvere le loro vertenze in tribunale in modo pacifico.
La Corte europea dei diritti dell’uomo è un’istanza giuridica del Consiglio d’Europa. Controlla il rispetto degli impegni assunti dalle parti contraenti nell’ambito della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU). La Corte europea è diventata una referenza a livello mondiale e funge da modello per altre corti di giustizia regionali.
La Svizzera ha ratificato la CEDU nel 1974. In questo modo persone fisiche e giuridiche possono inoltrare un ricorso contro la Svizzera per violazione della Convenzione dei diritti umani o dei suoi protocolli.
Inoltre, le Nazioni Unite hanno istituito 7 organi che controllano il rispetto delle più importanti Convenzioni dei diritti dell’uomo. Benché non si tratti di tribunali propriamente detti, essi assumono un ruolo centrale. La Svizzera sostiene gli sforzi intesi a rafforzarne l’efficacia.
L’istituzione di Tribunali internazionali ha comportato profondi cambiamenti nella giustizia penale internazionale. I tribunali penali hanno il compito di perseguire singole persone che hanno commesso gravi crimini contro l’umanità. L’introduzione della Corte penale internazionale (CPI) è di portata storica. È stata istituita dallo Statuto di Roma del 1998, entrato in vigore il 1. luglio 2002. In questo modo, la comunità internazionale dispone di un’autorità giuridica permanente e universale. È competente per giudicare i crimini più gravi che scuotono profondamente la comunità internazionale e la coscienza dell’umanità quali:
La Corte penale internazionale interviene quando le competenti autorità nazionali non sono più in grado o non hanno la volontà di perseguire questi crimini. Una persona non si può sottrarre a un perseguimento sulla base della sua funzione o dell’immunità. Ciò vale anche per i capi di Stato o rappresentanti di governo. La Svizzera sostiene la Corte penale internazionale e considera la sua istituzione un passo importante nella lotta contro l’impunità e per l’ulteriore promozione e rispetto del diritto umanitario e dei diritti dell’uomo.
Dagli anni Novanta, la comunità internazionale ha già istituito i seguenti tribunali per crimini di guerra e tribunali speciali:
Camere straordinarie per il perseguimento dei crimini commessi dai Khmer rossi in Cambogia (2004)
DIRITTI INVIOLABILI DELL’UOMO E IMPEGNO SVIZZERO
La promozione dei diritti dell'uomo è un obiettivo della politica estera della Svizzera. Assieme ad altri Stati, alla società civile e ad esperti ci proponiamo di migliorare la situazione dei diritti dell'uomo per il maggior numero possibile di persone. Il fondamento di tale politica va ricercato nella lunga tradizione umanitaria della Svizzera e nella convinzione che la protezione dei diritti dell'uomo contribuisca alla pace e alla stabilità internazionale. I diritti dell'uomo incontrano grandi difficoltà ad imporsi nel mondo. Dipende anche dalla buona volontà del singolo Stato, se essi vengono tenuti in considerazione oppure no. La comunità internazionale tenta di far rispettare i diritti dell’uomo ricorrendo a nuovi strumenti giuridici. Fra questi vi sono:
il potenziamento della Corte europea dei diritti dell'uomo
i tribunali penali internazionali (ONU) per il Ruanda e la ex Jugoslavia
il Consiglio dei diritti dell'uomo dell’ONU
La Svizzera si concentra sui temi per i quali, per la sua esperienza e i suoi obblighi, può dare un particolare contributo. Questi sono i punti di forza della Confederazione:
promozione e difesa a livello mondiale dei diritti dell'uomo elementari: in particolare la Svizzera s’impegna contro la tortura e a favore dell’abolizione della pena di morte. Essa tiene inoltre conto della crescente importanza dei diritti economici, sociali e culturali.
Protezione di gruppi particolarmente vulnerabili: minoranze, bambini, donne, anziani, difensori dei diritti dell'uomo (gruppi di persone che s’impegnano in particolar modo per i diritti dell’uomo), profughi e prigionieri.
La problematica dei diritti dell'uomo dovrebbe essere considerata sistematicamente in ogni contatto con l’estero. Inoltre, la globalizzazione dovrebbe essere sfruttata per rafforzare la protezione dei diritti dell'uomo.
La Svizzera dispone di molteplici strumenti per rafforzare il rispetto dei diritti dell'uomo e far fronte alle violazioni.
A livello bilaterale ci si può rivolgere ad un singolo Stato. La Svizzera s’impegna in vari Paesi per il rispetto dei diritti dell'uomo servendosi di interventi diplomatici o avviando dialoghi sui diritti dell'uomo.
A livello multilaterale, la Svizzera coordina la propria azione con altri Stati, essenzialmente cooperando in seno a organizzazioni internazionali, come il Consiglio dei diritti dell'uomo dell’ONU, l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) o il Consiglio d’Europa.
CONVENZIONI ONU IN MATERIA DI DIRITTI DELL’UOMO
Dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo del 1948, le Nazioni Unite (ONU) si sono date uno strumentario differenziato composto di diverse convenzioni volte a tutelare i diritti dell’uomo a livello internazionale. Rispetto alla dichiarazione dei diritti dell’uomo, le convenzioni ONU sono vincolanti per gli Stati membri, che sono tenuti a mantenere un alto standard di diritti dell’uomo. Le Convenzioni ONU dei diritti dell’uomo prevedono Comitati che sorvegliano il rispetto delle disposizioni e un rapporto nazionale obbligatorio. Con la ratificazione, gli Stati si impegnano a inviare al Comitato competente un rapporto regolare sull’applicazione delle disposizioni. Il Comitato valuta i rapporti e fornisce raccomandazioni. Le 9 più importanti Convenzioni dell’ONU sui diritti dell’uomo sono:
il Patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali del 16.12.1966 (Patto ONU I)
il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici del 16.12.1966 (Patto ONU II)
la Convenzione internazionale sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale del 21.12.1965 (CERD)
la Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna del 18.12.1979 (CEDAW)
la Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10.12.1984 (CAT)
la Convenzione sui diritti del fanciullo del 20.11.1989 (CRC)
la Convenzione internazionale sulla protezione dei diritti dei lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie del 1812.1990 (CMW)
la Convenzione sui diritti delle persone con disabilità (CRPD)
la Convenzione internazionale per la protezione di tutte le persone dalle sparizioni forzate (CPED)
PRIVACY: I dati sulla salute dei cittadini non possono comparire sui siti web dei Comuni
I dati personali Nelle ordinanze, con le quali i sindaci disponevano il ricovero immediato di diversi cittadini, erano infatti indicati "in chiaro" non solo i dati anagrafici (nome, cognome, luogo e data di nascita) e la residenza, ma anche la patologia della quale soffriva la persona (ad es. "infermo mentale"), o altri dettagli davvero eccessivi, quali ad esempio l'indicazione di "persona affetta da manifestazioni di ripetuti tentativi di suicidio". Il trattamento dei dati effettuato dai Comuni è risultato dunque illecito: come ha ricordato l'Autorità, le disposizioni del Codice della privacy, emanate dallo stesso Garante nel 2011, vietano espressamente la diffusione di dati idonei a rivelare lo stato di salute delle persone.
Ordinanze individuabili anche su internet Le ordinanze, per giunta, oltre ad essere visibili e liberamente consultabili sui siti istituzionali dei Comuni, attraverso link che rimandavano all'archivio degli atti dell'ente, erano nella maggioranza dei casi facilmente reperibili anche sui più usati motori di ricerca, come Google: bastava digitare il nome e cognome delle persone.
Rimuovere i dati dai motori di ricerca Nel disporre il divieto di ulteriore diffusione dei dati, l'Autorità per la privacy ha prescritto alle amministrazioni comunali non solo di oscurare i dati personali, presenti nei provvedimenti, da qualsiasi area del sito, ma anche di attivarsi presso i responsabili dei principali motori di ricerca per fare in modo che vengano rimosse le copie web delle ordinanze e di tutti gli altri atti aventi ad oggetto il ricovero per trattamento sanitario obbligatorio dagli indici e dalla cache.
Nuovo aumento a decorrere dal 1° maggio 2013, infatti, gli interessi di mora per ritardato pagamento delle somme iscritte a ruolo saranno determinati nella misura del 5,2233% in ragione annuale. Lo prevede un provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate del 4 marzo scorso Protocollo n. 2013/27678.
Il provvedimento è stato reso pubblico sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate, ai sensi e per gli effetti dell’articolo 1, comma 361, della legge 24 dicembre 2007, n. 244.
L’articolo 30 del Dpr 29 settembre 1973 n. 602 stabilisce che, decorsi sessanta giorni dalla notifica della cartella di pagamento, sulle somme iscritte a ruolo, escluse le sanzioni pecuniarie tributarie e gli interessi, si applicano, a partire dalla data della notifica della cartella e fino alla data del pagamento, gli interessi di moratori al tasso determinato annualmente con decreto del ministero delle Finanze con riguardo alla media dei tassi bancari attivi.