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Timestamp: 2020-08-07 12:57:31+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 26536 del 21/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26536 del 21/12/2016
Cassazione civile, sez. trib., 21/12/2016, (ud. 06/12/2016, dep.21/12/2016), n. 26536
sul ricorso 17731/2011 proposto da:
MULTI DU LAC SRL, in persona del legale rappresentante pro tempore,
M.M.C., legale rappresentante all’epoca dei fatti,
elettivamente domiciliati in ROMA VIA LUIGI CALAMATTA 16, presso lo
studio dell’avvocato FEDERICA ROSATI, rappresentati e difesi
dall’avvocato RITA ROBERTO, giusta delega in calce;
avverso la sentenza n. 122/2010 della COMM. TRIB. REG. di MILANO,
L’agenzia delle entrate ha notificato alla Multi du Lac s.r.l. e all’amministratrice unica di essa M. (cognome) M.C. (nome) avviso di accertamento con cui è stato rettificato il reddito per l’anno di imposta 2004, con maggiori IRES, IRAP e IVA e sanzioni, per maggior valore di un immobile venduto a favore di Me.Gi., in persona propria ma amministratore di una s.n.c. socia della s.r.l., incrementato da Euro 95.000 a 219.600.
Le parti contribuenti hanno impugnato l’atto e la commissione tributaria provinciale di Sondrio, riuniti i ricorsi, li ha accolti.
L’agenzia ha impugnato la sentenza innanzi alla commissione tributaria regionale della Lombardia in Milano, avverso la cui decisione di accoglimento dell’appello le contribuenti ricorrono per cassazione su un unico complesso motivo, mentre l’agenzia resiste con controricorso.
2. – Con l’unico motivo si censura, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, come assolutamente carente di motivazione la sentenza impugnata sia in relazione all'”iter logico-intellettivo” seguito sia in riferimento a “omesso esame di fatti e prove” (p. 10 del ricorso). In particolare, si lamenta che non sarebbero stati indicate le ragioni della idoneità degli elementi presuntivi, nè della sussistenza dei requisiti della gravità, certezza e concordanza; neppure vi sarebbe menzione del perchè la tesi difensiva dei contribuenti e le prove da essi offerte non fossero idonee (p. 11). Richiamati i principi in tema di adeguatezza della motivazione e della loro azionabilità in cassazione (p. 12) e in tema di prova presuntiva (p. 13), le ricorrenti hanno ripercorso le critiche all’impianto probatorio dell’ufficio (pubblicazioni FIAIP e OMI – p. 13 e 14; condizioni dell’immobile – p. 14; margine di ricarico e costo del venduto – p. 15; studi di settore – p. 16-18), sottolineando le proprie prospettazioni probatorie. Hanno poi ripercorso profili giuridici in tema di presunta violazione di norme in tema di accertamento analitico-induttivo (p. 18) e di applicazione fuori dai limiti di vigenza della disciplina in tema di “valore normale” (p. 18 e 19). Infine, ritornandosi a profili anche motivazionali, le ricorrenti hanno richiamato le critiche in tema di presunta anti-economicità dell’operazione (pp. 19-20).
3. – Il motivo è inammissibile. Si richiama che il vizio della sentenza lamentato innanzi a questa corte (di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5) deve consistere, per le sentenze depositate anteriormente all’11.9.2012, in una “omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio”, essendo onere del ricorrente indicare sia uno o più fatti controversi in ordine ai quali la motivazione risulti omessa, insufficiente o contraddittoria, sia dimostrando la decisività del fatto ai fini della risoluzione della lite. In tal senso, sono inammissibili censure per vizi motivazionali individuati in considerazioni, soprattutto giuridiche, diverse dai fatti in senso storico o normativo (cfr., in ordine al principio per cui la censura non deve attenere a mere questioni o punti, dovendosi configurare in relazione a un fatto in senso storico o normativo, sez. 5 n. 16655 del 29/07/2011, riferita appunto alla modifica introdotta nell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, a fronte delle decisioni richiamate in ricorso riferite spesso alla precedente formulazione). Ciò posto, come si evince dal riepilogo sopra effettuato il motivo di ricorso, anzitutto, omette di indicare con chiarezza i fatti in ordine ai quali la motivazione sarebbe viziata; in secondo luogo, esso ripercorre critiche fattuali rivolte più all’atto impositivo che alla sentenza, le cui statuizioni, premesse all’esordio del motivo, non formano oggetto di specifica critica (v. i punti dianzi evidenziati); in terzo luogo, mescola profili di critica giuridica (v. pp. 18 e 19) del tutto alieni rispetto al vizio dedotto con considerazioni di altro genere. In alcuni passaggi, benvero, le parti ricorrenti investono – soprattutto dal punto di vista probatorio – le statuizioni contenute in sentenza di talune censure, ma ciò avviene contrapponendo considerazioni della parte a quelle della commissione regionale, ciò che maschera come gravame di tipo motivazionale la richiesta effettiva di riesame di statuizioni in fatto di esclusiva competenza del giudice del merito.
La corte rigetta il ricorso per inammissibilità del motivo e condanna la parte ricorrente alla rifusione a favore della controricorrente delle spese del giudizio di legittimità che liquida in euro tremilaottocento per compensi, oltre spese eventualmente prenotate a debito.