Source: http://pietrodigennaro.it/UNI_Leggi/legislazione/DM_26-05-1998.html
Timestamp: 2020-02-26 12:13:42+00:00
Document Index: 11400651

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 4', 'art 4', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art.14', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 14', 'art. 17', 'art. 4', 'art. 17', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 4', 'art. 17', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 11', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 3', 'art. 14', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 17', 'art. 6', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 2']

Decreto Ministeriale 26 maggio 1998 - Criteri generali per la disciplina da parte delle università degli ordinamenti dei corsi di laurea in scienze della formazione primaria e delle scuole di specializzazione per l'insegnamento nella scuola secondaria.
(G.U. n. 153, 3 luglio 1998, Serie Generale)
Vista la legge 9 maggio 1989, n. 168, riguardante: "Istituzione del Ministero dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica";
Vista la legge 19 novembre 1990, n. 341, concemente: "Riforma degli ordinamenti didattici universitari";
Vista la legge 5 febbraio 1992, n. 104, riguardante: "legge quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate";
Vista la legge 15 maggio 1997, n. 127, recante: "Misure urgenti per lo snellimento della attività amministrativa e dei procedimenti di decisione e di controllo";
Visto il decreto del Ministro dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica del 21 luglio 1997, n. 245, recante: "Regolamento in materia di accessi all'istruzione universitaria e di connesse attività di orientamento";
Visti i pareri delle commissioni parlamentari della Camera e del Senato, resi rispettivamente in data 28 aprile e 30 aprile 1998;
a) per corso di laurea, il corso di laurea in scienze della formazione primaria di cui all'art. 3, comma 2, della legge 19 novembre 1990, n. 341;
b) per scuola, la scuola di specializzazione all'insegnamento secondario di cui all'art. 4, comma 2, della legge 19 novembre 1990, n. 341;
3. Le attività didattiche e le procedure di verifica e di valutazione del rendimento sono programmate collegialmente dalle competenti strutture didattiche e sono condotte dai docenti in maniera coordinata, promuovendo altresi la partecipazione degli allievi, al fine di rendere le metodologie impiegate coerenti con l'obiettivo formativo.
4. Il corso di laurea e la scuola possono essere attivati anche sulla base di intese tra due o più università. In sede di definizione dei relativi ordinamenti, di progettazione e verifica delle attività didattiche, le università assicurano l'integrazione delle competenti strutture didattiche con rappresentanti di altre strutture di docenti dell'ateneo interessati su un piano di pari responsabilità. Per la composizione degli organi delle predette strutture si applica la disposizione di cui all'articolo 6, comma 1, secondo periodo, del decreto-legge 21 aprile 1995, n. 120, convertito dalla legge 21 giugno 1995, n. 236. Per le finalità di cui al presente decreto le università attivano opportune forme di collaborazione con gli enti locali e possono stipulare convenzioni con enti di ricerca e loro strutture scientifiche, nonché con accademie di belle arti, conservatori, istituti musicali pareggiati, ISEF, istituzioni scolastiche, con particolare riferimento alla programmazione e realizzazione di attività di laboratorio e di tirocinio. Ulteriori forme di utilizzo, nel corso di laurea e nella scuola, di personale docente in servizio presso le istituzioni scolastiche, con particolare riferimento alla supervisione del tirocinio e al coordinamento del medesimo con altre attività didattiche sono realizzate dalle università sulla base di criteri definiti dalla commissione di cui all'art 4, comma 5, della legge 9 maggio 1989, n. 168.
6. Le attività didattiche previste in ogni semestre impegnano complessivamente tra le 250 e le 300 ore. In ogni università i regolamenti didattici:
d) definiscono gli adempimenti degli studenti in relazione all'impegno didattico complessivo semestrale sulla base delle disposizioni attuative del decreto del Ministro dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica del 21 luglio 1997, n. 245, in materia di frequenza a tempo pieno e a tempo parziale;
7. Le prove di valutazione conclusive previste nel regolamento didattico riguardano globalmente, di regola, una pluralità di attività didattiche e sono determinate in un numero non superiore a 3 per semestre. Le competenti strutture didattiche disciplinano le modalità delle prove stesse e gli accertamenti intermedi nell'ambito delle predette attività. E' prevista in ogni caso una prova specifica di conoscenza di una lingua straniera.
Art. 3. - Criteri relativi al corso di laurea in scienze della formazione primaria
3. Il corso di laurea afferisce di norma alla facoltà di scienze della formazione, fermo restando quanto previsto all'art. 2, comma 4, secondo periodo, in ordine all'integrazione degli organi; per il funzionamento del corso sono utilizzate le strutture dell'ateneo e, con il loro consenso, i professori e i ricercatori di tutte le facoltà presso cui le necessarie competenze sono disponibili. L'università, ovvero le università d'intesa ai sensi dell'art. 2, comma 4, possono attivare il corso di laurea anche nell'ambito di un coordinamento interfacoltà, definendo secondo i propri ordinamenti le necessarie procedure e gli organismi scientifici, didattici ed amministrativi responsabili.
a) fermo restando quanto previsto all'art. 2, comma 5, per il laboratorio e il tirocinio, almeno il 20 per cento dei crediti complessivi nell'indirizzo per la scuola elementare ed almeno il 25 per cento nell'indirizzo per la scuola materna è relativo ad attività didattiche di cui all'area n. 1 dell'allegato B);
b) almeno il 35 per cento dei crediti complessivi nell'indirizzo per la scuola elementare ed almeno il 25 per cento nell'indirizzo per la scuola materna è relativo ad attività didattiche di cui all'area n. 2 dell'allegato B;
d) il piano di studio individuale di ogni studente comprende almeno un'attività di ciascuno dei campi di cui alle aree 1 e 2 dell'allegato B. Il predetto piano di studio, se definito nell'ambito dell'indirizzo per la scuola elementare, prevede altresi il conseguimento di un più elevato numero di crediti formativi relativi all'area 2 dell'allegato B, opportunamente selezionati in corrispondenza delle competenze parzialmente differenziate degli insegnanti di scuola elementare.
5. E' garantita, nei limiti di cui al presente comma e mediante l'utilizzazione di crediti acquisiti, la mobilità di studenti da e per il corso di laurea. In particolare, attraverso piani di studio opportunamente personalizzati in relazione al curricolo di cui al comma 4.
6. Ferme restando le attività previste per tutti gli allievi nell'area 1 di cui all'allegato B, sono previste specifiche attività didattiche aggiuntive, per almeno 400 ore, attinenti l'integrazione scolastica degli alunni in situazione di handicap, al fine di consentire, allo studente che lo desidera, di acquisire quei contenuti formativi in base ai quali il diploma di laurea puo costituire titolo per l'ammissione ai concorsi per l'attività didattica di sostegno ai sensi dell'art.14, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104. Almeno 100 tra le ore di tirocinio sono finalizzate ad esperienze nel settore del sostegno. Chi ha già conseguito la laurea nel corso può integrare il percorso formativo, ai fini indicati, con uno o due semestri aggiuntivi. La preparazione specialistica necessaria in relazione a particolari handicap sensoriali dovrà essere completata, con riferimento alle specifiche situazioni, in sede di formazione in servizio.
Art. 4. - Criteri relativi alla scuola di specializzazione all'insegnamento secondario
3. La scuola è struttura didattica dell'università, cui contribuiscono le facoltà e i dipartimenti interessati. L'università, o le università d'intesa ai sensi dell'art. 2, comma 4, tenuto anche conto dell'eventuale presenza di strutture interdisciplinari finalizzate alla ricerca didattica, garantiscono con la collaborazione delle facoltà interessate il supporto gestionale e le risorse logistiche, finanziarie e di personale necessarie al funzionamento.
a) fermo restando quanto previsto dall'art. 2, comma 5, per il laboratorio e il tirocinio, almeno il 20 per cento dei crediti complessivi è relativo ad attività didattiche, di norma comuni ai diversi indirizzi e offerte proporzionalmente al numero degli studenti, dell'area 1 dell'allegato C;
b) almeno il 20 per cento dei crediti complessivi è relativo ad attività didattiche dell'area n. 2 dell'allegato C.
a) valuta il percorso formativo compiuto nell'università o in una delle istituzioni di cui al comma 1, lettera, b) riconoscendo crediti corrispondenti a non più di due semestri; entro il medesimo limite complessivo, a eventuali esperienze di insegnamento compiute può essere attribuito un credito sostitutivo di parte degli obblighi di tirocinio, nella misura massima della metà degli obblighi stessi;
b) definisce un curricolo integrato, eventualmente prolungato di uno o due semestri per l'allievo che intenda conseguire contemporaneamente una pluralità di abilitazioni;
8. Ferme restando, per tutti gli allievi, adeguate attività nell'area 1 di cui all'allegato C, sono previste specifiche attività didattiche aggiuntive, per almeno 400 ore, attinenti l'integrazione scolastica degli alunni in situazione di handicap, al fine di consentire, per lo studente che lo desidera, di acquisire quei contenuti formativi in base ai quali il diploma di specializzazione abilita all'attività didattica di sostegno ai sensi dell'art. 14, comma 2, della legge 5 febbraio 1992, n. 104. Almeno 100 tra le ore di tirocinio sono finalizzate ad esperienze nel settore del sostegno. Chi ha già conseguito il diploma nella scuola può integrare il percorso formativo, ai fini indicati, con uno o due semestri aggiuntivi. La preparazione specialistica, necessaria in relazione a particolari handicap sensoriali, dovrà essere completata, con riferimento alle specifiche situazioni, in sede di formazione in servizio.
Art. 5. - Norme particolari
1. Per la formazione degli insegnanti delle scuole della regione Val d'Aosta, delle province autonome di Trento e Bolzano, delle scuole in lingua slovena e in lingua ladina le università approvano i necessari regolamenti didattici, adattando i criteri del presente decreto alle particolari situazioni linguistiche; in particolare, fermo restando il conferimento del titolo da parte di una università italiana, potrà essere previsto lo svolgimento di parte del percorso formativo presso università di Paesi stranieri, anche sulla base delle convenzioni di cui all'art. 17, comma 98, della legge 15 maggio 1997, n. 127.
1. Ai fini del conseguimento dello specifico obiettivo formativo di cui all'allegato A il ricorso alla mutuazione degli insegnamenti attivati presso altri corsi di laurea o scuole di specializzazione è consentito, con delibere motivate delle competenti strutture didattiche, per non più di un quarto degli insegnamenti attivati nel corso di laurea o nella scuola. Il presente decreto sarà trasmesso alla Corte dei per la registrazione ed entra in vigore dalla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.
Allegato A - OBIETTIVO FORMATIVO DEL CORSO DI LAUREA E DELLA SCUOLA
1) possedere adeguate conoscenze nell'ambito dei settori disciplinari di propria competenza, anche con riferimento agli aspetti storici ed epistemologici;
2) ascoltare, osservare, comprendere gli allievi durante lo svolgimento delle attività formative, assumendo consapevolmente e collegialmente i loro bisogni formativi e psicosociali al fine di promuovere la costruzione dell'identità personale, femminile e maschile, insieme all'auto-orientamento;
3) esercitare le proprie funzioni in stretta collaborazione con i colleghi, le famiglie, le autorità scolastiche, le agenzie formative, produttive e rappresentative del territorio;
4) inquadrare, con mentalità aperta alla critica e all'interazione culturale, le proprie competenze disciplinari nei diversi contesti educativi;
5) continuare a sviluppare e approfondire le proprie conoscenze e le proprie competenze professionali, con permanente attenzione alle nuove acquisizioni scientifiche;
6) rendere significative, sistematiche, complesse e motivanti le attività didattiche attraverso una progettazione curriculare flessibile che includa decisioni rispetto a obiettivi, aree di conoscenza, metodi didattici;
7) rendere gli allievi partecipi del dominio di conoscenza e di esperienza in cui operano, in modo adeguato alla progressione scolastica, alla specificità dei contenuti, alla interrelazione contenuti-metodi; come pure all'integrazione con altre aree formative;
8) organizzare il tempo, lo spazio, i materiali, anche multimediali, le tecnologie didattiche per fare della scuola un ambiente per l'apprendimento di ciascuno e di tutti;
9) gestire la comunicazione con gli allievi e l'interazione tra loro come strumenti essenziali per la costruzione di atteggiamenti, abilità, esperienze, conoscenze e per l'arricchimento del piacere di esprimersi e di apprendere e della fiducia nel poter acquisire nuove conoscenze;
10) promuovere l'innovazione nella scuola, anche in collaborazione con altre scuole e con il mondo del lavoro;
11) verificare e valutare, anche attraverso gli strumenti docimologici più aggiornati, le attività di insegnamento-apprendimento e l'attività complessiva della scuola;
12) assumere il proprio ruolo sociale nel quadro dell'autonomia della scuola, nella consapevolezza dei doveri e dei diritti dell'insegnante e delle relative problematiche organizzative e con attenzione alla realtà civile e culturale (italiana ed europea) in cui essa opera, alle necessarie aperture interetniche nonché alle specifiche problematiche dell'insegnamento ad allievi di cultura, lingua e nazionalità non italiana.
Allegato B - CONTENUTI MINIMI QUALIFICANTI DEL CORSO DI LAUREA
Area 1 - Formazione per la funzione docente: comprende attività didattiche finalizzate all'acquisizione delle necessarie attitudini e competenze di cui all'allegato A nel campo pedagogico, metodologico-didattico, psicologico, socio-antropologico, igienico-medico, nonché relative all'integrazione scolastica per allievi in situazione di handicap.
Area 2 - Contenuti dell'insegnamento primario: comprende, tenendo conto dei programmi e degli orientamenti didattici della scuola elementare e della scuola materna, attività didattiche finalizzate alla acquisizione di attitudini e competenze di cui all'allegato A in relazione ai fondamenti disciplinari e alle capacità operative nei campi linguistico-letterario, matematico-informatico, delle scienze fisiche, naturali ed ambientali, della musica e della comunicazione sonora, delle scienze motorie, delle lingue moderne, storico-geografico-sociale, del disegno e di altre arti figurative.
Area 3 - Laboratorio (articolo 1, comma 1, lettera f).
Area 4 - Tirocinio (articolo 1, comma 1, lettera g).
Allegato C - CONTENUTI MINIMI QUALIFICANTI DELLA SCUOLA
L'ordinamento didattico di ogni ateneo individua, quali contenuti minimi qualificanti necessari al conseguimento dell'obiettivo formativo relativamente alla scuola, attività didattiche e relativi crediti afferenti alle aree seguenti e relativi settori scientifico-disciplinari:
Area 1 - Formazione per la funzione docente: comprende attività didattiche finalizzate all'acquisizione delle necessarie attitudini e competenze di cui all'allegato A nelle scienze dell'educazione e in altri aspetti trasversali della funzione docente.
Area 2 - Contenuti formativi degli indirizzi: comprende attività didattiche finalizzate all'acquisizione di attitudini e competenze di cui all'allegato A, relative alle metodologie didattiche delle corrispondenti discipline, con specifica attenzione alla logica, alla genesi, allo sviluppo storico, alle implicazioni epistemologiche, al significato pratico e alla funzione sociale di ciascun sapere.
Area 3 - Laboratorio (articolo 1, comma 1, lettera f), con specifico riferimento ai contenuti formativi degli indirizzi).
Allegato D - ISTITUZIONE DEGLI INDIRIZZI NELLA SCUOLA
Il raccordo tra indirizzi e classi di abilitazione, come previsti all'art. 4, comma 4, ha valore sull'intero territorio nazionale, per consentire un opportuno riferimento nel titolo di abilitazione. Peraltro, il regolamento didattico di struttura della singola università potrà accorpare alcuni tra gli indirizzi ivi indicati, particolarmente nei casi in cui la medesima laurea consenta l'acquisizione di abilitazioni collocate in indirizzi distinti.
La presenza di più curricoli di abilitazione in uno stesso indirizzo non significa che essi debbano essere pressoché identici. Infatti, la impostazione di indirizzi "larghi" comporta una loro forte articolazione interna: piani di studio che conducono ad abilitazioni molto differenti potranno avere, ad esempio, due soli insegnamenti comuni (eccezionalmente, anche uno solo) all'interno dell'indirizzo. All'opposto gli insegnamenti delle scienze dell'educazione saranno invece comuni ai diversi indirizzi, ma potranno differenziarsi, anche all'interno di uno stesso indirizzo, quando esso conglobi classi della secondaria superiore con classi di scuola media.
Una università non deve necessariamente attivare tutti gli indirizzi; si prevede che sia sufficiente attivarne due. Analogamente all'interno degli indirizzi attivati un ateneo non deve necessariamente offrire tutti gli anni tutti i filoni di abilitazione; ciò vale in particolare nei casi in cui la disponibilità dei relativi posti di insegnamento nel sistema scolastico sia molto esigua.
In ogni caso, deve essere prevista la possibilità di piani di studio "a cavallo" tra due indirizzi. Ciò sia perché determinate classi, collocate in un indirizzo, possono utilmente usufruire di insegnamenti collocati in un altro, sia perché esistono classi che per loro natura devono essere previste come attivabili all'interno di più di un indirizzo.
L'art. 17, comma 95, della legge 15 maggio 1997, n. 127, ha dettato in materia di autonomia didattica delle università, disposizioni innovative relativamente al settore degli ordinamenti didattici, disciplinati dall'art. 9 della legge 19 novembre 1990, n. 341, nonché dal regio decreto 20 giugno 1935, n. 1071 e dal regio decreto 30 settembre 1938, n. 1652 e successive modificazioni.
Tale impianto normativo, infatti, ha definito puntualmente, a livello nazionale, gli ordinamenti didattici dei singoli corsi di laurea, di diploma universitario e di specializzazione con le procedure previste ai commi 1, 2 e 3 dell'art. 9 della predetta legge n. 341/1990.
Sulla base delle nuove disposizioni recate dalla legge n. 127/1997, i riferiti ordinamenti sono adottati dagli organi accademici delle singole università sulla base di "criteri generali" definiti dal Ministro dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica con particolare riferimento ai seguenti aspetti:
a) durata, numero minimo di annualità e contenuti minimi qualificanti per ciascun corso, con riferimento ai settori scientifico-disciplinari;
b) modalità e strumenti per l'orientamento e per favorire la mobilità degli studenti, nonché la più ampia informazione sugli ordinamenti degli studi.
Nell'adozione dei predetti decreti la norma, confermando quanto già previsto dalla ricordata legge n. 341/1990, prescrive il rispetto delle eventuali direttive comunitarie in materia, nonché il concerto, laddove previsto, di altre amministrazioni pubbliche.
Lo schema di provvedimento che si sottopone all'esame delle commissioni parlamentari concerne la definizione degli ordinamenti didattici del corso di laurea per la formazione degli insegnanti della scuola materna e della scuola elementare, nonché della scuola di specializzazione per gli insegnanti degli istituti secondari di secondo grado, previsti rispettivamente all'art. 3, commi 2, 3 e 4 e all'art. 2 e 3, della predetta legge n. 341/1990 e regolati attualmente dai decreti del Presidente della Repubblica 31 luglio 1996, n. 471 e 31 luglio 1996, n. 470.
L'articolato è stato redatto sulla base della proposta della commissione mista MPI-MURST di cui all'art. 4 della legge n. 168 del 1989, tenendo anche conto dei suggerimenti e delle osservazioni pervenute dalle varie università e dal mondo scolastico, nonché dei risultati istruttori dei lavori di una apposita commissione costituita per l'esame delle problematiche derivanti dall'attuazione del menzionato art. 17, comma 95, della legge n. 127/1997.
Lo schema di provvedimento in questione si compone di 6 articoli e di 4 allegati.
Dopo aver precisato, all'art. 1, taluni aspetti definitori ricorrenti nel testo, l'art. 2 contiene disposizioni di carattere generale comuni sia al corso di laurea che alla scuola di specializzazione.
Il primo comma, conferma che i singoli ordinamenti sono determinati dalle università in sede di adozione dei propri regolamenti didattici, intendendosi per questi ultimi i provvedimenti normativi secondari di cui all'art. 11, comma 1 e 2 della ricordata legge n. 341/1990, così come statuito dalle disposizioni della legge n. 127/1997.
Il comma 2 precisa i riferimenti ai contenuti minimi qualificanti dei corsi in questione, come definiti all'art. 1, rinviando agli allegati B e C, formulati sulla base degli obiettivi formativi individuati espressamente nell'allegato A al fine di indicare alle università l'esigenza di finalizzare sistematicamente il curricolo di sede allo specifico profilo professionale.
Il comma 3 contiene una disposizione di carattere programmatico affermando l'esigenza di un coordinamento collegiale da parte delle competenti strutture didattiche nello svolgimento di tutte le attività didattiche anche mediante la partecipazione degli allievi.
Il comma 4 ha natura organizzatoria e consente alle università di procedere all'istituzione dei corsi in questione sulla base di accordi o convenzioni con altri atenei, in collaborazione con altre istituzioni formative e con gli enti locali, al fine del reperimento delle necessarie risorse sia umane, sia finanziarie, sia strutturali.
Il comma 5 specifica in termini di conseguimento dei crediti formativi, il peso delle attività didattiche dei laboratori e dei tirocini, cosi come definiti all'art. 1, organizzati presso il corso di laurea e presso le scuole di specializzazione. Le percentuali dei crediti più elevate nella scuola rispetto al corso di laurea si giustificano nella circostanza che tali ultime strutture sono deputate alla formazione didatticoprofessionale mentre nel corso stesso deve essere considerato anche lo spazio per l'approfondimento dei necessari contenuti culturali di base.
Il comma 6 definisce il limite di impegno orario semestrale per le attività didattiche, vincolante per gli atenei in sede di elaborazione dei propri regolamenti i quali oltre ai contenuti tipici previsti dalla legge (art. 11 della legge n. 341/1990), definiscono in termini di crediti il peso didattico di ognuna delle attività previste, convenzionalmente facendo pari a 30 il totale dei crediti in un semestre.
Il comma 7 detta disposizioni in ordine alle prove di valutazione, determinate in numero massimo di 3 per semestre, nonché in materia di disciplina delle modalità delle stesse rimessa alle competenti strutture didattiche, in ossequio a quanto previsto dall'art. 11, comma 2, della legge n. 341/1990.
Puntuali disposizioni sono dettate in ordine all'esame di diploma (di laurea e di specializzazione) e alla composizione della relativa commissione della quale è prevista la presenza anche degli insegnanti delle istituzioni scolastiche che a vario titolo collaborano alle diverse attività didattiche.
All'art. 3, i criteri relativi al corso di laurea, dopo aver ripreso al comma 1 e 2 il dettato normativo della legge n. 341/1990, disciplinano, al comma 3, taluni aspetti organizzativi del percorso formativo degli insegnanti di scuola materna ed elementare articolantesi in due distinti bienni di indirizzo, dopo un primo biennio comune propedeutico. In ordine alle modalità organizzative lo stesso comma, consente l'attivazione del corso attraverso il concorso di varie facoltà, nell'ambito di strutture organizzative a tale fine disciplinate secondo le norme degli ordinamenti universitari.
In particolare il comma 4 detta i criteri per la definizione degli ordinamenti didattici attraverso la individuazione, in termini di crediti didattici, del peso delle attività di insegnamento, tra quelle esplicitamente individuate nell'allegato B alle aree 1 e 2, in tal modo rendendo flessibili per ciascun ateneo le modalità di definizione dei singoli piani di studio, entro limiti peraltro predeterminati. Il modello adottato consente di modulare il corso, da un canto in funzione degli obiettivi formativi e della risorsa docenza a disposizione nell'ambito dei settori scientifico-disciplinari individuati, dall'altro, in relazione alle specifiche esigenze degli allievi cui viene riservata la scelta di almeno il 5% dei crediti formativi, anche all'interno di altri corsi universitari. Con riferimento all'indirizzo della scuola elementare, tenuto conto delle competenze e quindi delle specifiche professionalità di tale canale formativo i vincoli di cui alle lettere a) e b) vengono parzialmente derogati a favore dei settori didattico-formativi individuati all'area 2.
Puntuali disposizioni, atte a favorire la mobilità degli studenti e la spendibilità dei crediti formativi conseguiti in altri corsi, sono dettate al comma 5, mentre il comma 6 disciplina la formazione degli insegnanti di sostegno ai sensi dell'art. 14, comma 3, della legge n. 104/1992.
L'art. 4 detta specifici criteri per la istituzione delle scuole di specializzazione di cui all'art. 4 della legge n. 341/1990.
Mentre i commi 1 e 2 richiamano talune disposizioni del vigente ordinamento in materia di durata, di criteri di ammissione alla scuola, e di esame finale per il conseguimento del titolo abilitante all'insegnamento, il comma 3 definisce il modello organizzativo della scuola la quale a tutti gli effetti è una struttura didattica d'ateneo, non incardinata, ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica n. 162/1982, in una facoltà universitaria. Peraltro, in linea con le statuizioni del predetto decreto presidenziale, al funzionamento delle scuole in disamina provvedono le singole facoltà universitarie per la parte di propria competenza, in termini di reperimento di risorse logistiche, finanziarie e di personale docente e tecnico amministrativo.
I commi 4 e 5 disciplinano le modalità per la definizione, degli ordinamenti didattici con particolare riferimento alle aree didattico-formative individuate all'allegato C, il cui peso in termini di crediti viene fissato dalla norma.
Il comma 6, quindi, detta disposizioni di carattere generale in ordine all'approvazione del piano di studio individuale dello studente prevedendo abbreviazioni di corso, previo riconoscimento di crediti didattici già acquisiti, nonché forme integrative e ulteriori di formazione in relazione a scelte opzionali dello studente stesso, ovvero a rilevate carenze formative.
Anche per tale percorso formativo vengono previste modalità per il conseguimento dell'abilitazione all'attività di sostegno ai sensi della legge n. 104/1992.
L'art. 5 in particolare detta alcuni criteri per la formazione degli insegnanti delle scuole della Val d'Aosta e del Trentino-Alto Adige con riferimento specifico alla possibilità per gli Atenei di prevedere lo svolgimento di parte del corso presso università straniere sulla base di accordi e convenzioni a tal fine stipulati ai sensi dell'art. 17, comma 98, della legge n. 127/1997.
Infine, l'art. 6, onde garantire la specificità dell'impianto formativo dei corsi in questione limita il ricorso alle cd. mutuazioni nella programmazione e nel funzionamento delle strutture didattiche.
In parziale accoglimento dei pareri del Consiglio universitario nazionale e delle commissioni parlamentari sono state quindi apportate le seguenti modifiche:
all'art. 2, comma 5, la percentuale riservata al tirocinio nella scuola è stata abbassata per accogliere l'invito della commissione della Camera a ridurre la percentuale complessiva rigidamente destinata alle quattro aree di cui all'allegato C. Al comma 6 è stata accolta l'indicazione del Consiglio universitario nazionale, relativa alla individuazione dei crediti;
all'art. 3, comma 6, sono state accolte le due indicazioni della commissione della Camera relative alla formazione di base, per tutti, nelle problematiche dell'handicap e ad una preparazione specialistica, da completare in sede di formazione in servizio, per particolari handicap sensoriali;
all'art. 4, comma 3, è stata accolta una osservazione della commissione della Camera, che ribadisce la collaborazione delle facoltà interessate alla scuola di specializzazione. Al comma 6 è stata accolta, alla lettera c), una indicazione del Consiglio universitario nazionale relativa alla partecipazione ai concorsi. Al comma 8 è stata recepita l'osservazione della commissione della Camera, di analogo contenuto a quella di cui all'allegato 3, comma 6;
all'allegato A, è stata parzialmente accolta, inserendo il nuovo punto 1) e integrando l'inizio del punto 12) ex 11), una indicazione del Consiglio universitario nazionale al fine di sottolineare l'importanza delle conoscenze disciplinari, nonché degli aspetti relativi all'insegnamento ad allievi di cultura, lingua e nazionalità non italiana. E' stato tenuto conto, nella integrazione al termine del punto 12), di una considerazione espressa dal Consiglio universitario nazionale nella parte introduttiva del parere;
all'allegato B, è stata accolta, al termine dell'area 2, una indicazione del Consiglio universitario nazionale, inserendo altre arti figurative;
all'allegato C, è stata accolta, al termine dell'area 2, una indicazione della commissione Senato, analoga ad una diversamente formulata del Consiglio universitario nazionale, concernente la specifica attenzione alla logica, alla genesi, allo sviluppo storico, alle implicazioni epistemologiche, al significato pratico e alla funzione sociale di ciascun sapere.
Inoltre è stata introdotta, nell'area 3, una precisazione che raccoglie, in termini variati, una indicazione della commissione del Senato relativa alla destinazione di una maggiore percentuale alle attività direttamente connesse alle metodologie disciplinari.
Non si è ritenuto invece di poter accogliere alcune indicazioni, per i motivi che seguono:
eliminazione di ogni prescrizione su pesi percentuali minimi assicurati ad ognuna delle quattro aree (commissione del Senato e Consiglio universitario nazionale) - Va anzitutto rilevato che il decreto prevede una amplissima autonomia nelle scelte delle singole università, in quanto le quattro aree rappresentano esclusivamente tipologie di attività didattiche, entro ognuna delle quali è possibile la più grande varietà di scelte. L'eventuale soppressione anche di questi vincoli a maglie così larghe annullerebbe di fatto il significato stesso dei criteri previsti dalla legge n. 127/1997; in particolare, una totale assenza di caratterizzazione nazionale non appare accettabile per corsi direttamente professionalizzanti (nel caso della scuola, anche abilitante);
esclusione della possibilità di abbreviazioni di corso in relazione a crediti riconosciuti (commissione del Senato e Consiglio universitario nazionale) - L'idea stessa di credito didattico, sempre più diffusa in tutti i sistemi scolastici europei e posta alla base delle principali proposte di riforme del sistema formativo attualmente in discussione in Italia, richiede che le attività concluse positivamente dallo studente in precedenti corsi di studio e riconosciute come rilevanti per un determinato nuovo curricolo didattico possano comportare una abbreviazione del curricolo stesso. E' da rilevare che il decreto non prevede alcun automatismo: l'individuazione della rilevanza, per il corso o per la scuola, di studi precedenti è interamente demandata al giudizio degli organismi didattici responsabili.
Inoltre i pareri contenevano le seguenti osservazioni, non direttamente pertinente al presente decreto; in vari casi, sarà possibile tenerne conto nelle sedi proprie:
diritto allo studio: è in corso di elaborazione la modifica della normativa sul diritto allo studio universitario che dispone, come richiesto dalle commissioni del Senato e della Camera, l'estensione agli allievi delle scuole di specializzazione di quanto oggi previsto per gli iscritti ai corsi di laurea;
accesso degli studenti al corso e alla scuola: nell'attuazione delle procedure previste dall'apposito regolamento, sarà tenuta presente l'indicazione della commissione del Senato relativa alle pari condizioni di accesso e alla valutazione culturale degli aspiranti. L'indicazione della Camera relativa ai provenienti dai corsi quadriennali verrà soddisfatta garantendo l'attivazione dell'anno integrativo per coloro che acquisiranno il titolo quadriennale nella fase transitoria. Non appare invece compatibile col regolamento sugli accessi l'indicazione del Consiglio universitario nazionale relativa all'art. 2, comma 3;
riforma della tipologia delle abilitazioni: l'orientamento suggerito dalle osservazioni della commissione del Senato corrisponde alla prospettiva già indicata nelle premesse al recente decreto ministeriale che ha prorogato a tutto l'anno accademico 2000-2001 la validità delle lauree che attualmente consentono l'accesso alle diverse abilitazioni (e perciò alla Scuola che conferisce tali abilitazioni);
tasse e contributi: relativamente all'indicazione della commissione del Senato, si deve fare necessariamente riferimento alla normativa generale sulla determinazione di tasse e contributi.