Source: http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1340903.html
Timestamp: 2020-02-19 09:52:05+00:00
Document Index: 88554272

Matched Legal Cases: ['§ 3', '§ 1', '§1', '§ 2', '§ 1', '§ 1', '§ 3', '§ 4', '§ 1', '§ 1', '§ 1', '§ 1', '§ 1', '§ 1', '§ 1', '§ 2', '§ 1', '§ 1', '§ 3', '§1', '§ 1', '§ 1', '§ 1', '§ 1']

"In questi ultimi tempi lo Spirito Santo ha spinto gruppi anglicani..."
Il testo integrale della costituzione apostolica "Anglicanorum cœtibus" che regola l'ingresso nella Chiesa cattolica di gruppi provenienti dalla Comunione anglicana
In questi ultimi tempi lo Spirito Santo ha spinto gruppi anglicani a chiedere più volte e insistentemente di essere ricevuti, anche corporativamente, nella piena comunione cattolica e questa Sede Apostolica ha benevolmente accolto la loro richiesta. Il Successore di Pietro infatti, che dal Signore Gesù ha il mandato di garantire l’unità dell’episcopato e di presiedere e tutelare la comunione universale di tutte le Chiese, (1) non può non predisporre i mezzi perché tale santo desiderio possa essere realizzato.
La Chiesa, popolo adunato nell’unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, (2) è stata infatti istituita da Nostro Signore Gesù Cristo come "il sacramento, ossia il segno e lo strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano." (3) Ogni divisione fra i battezzati in Gesù Cristo è una ferita a ciò che la Chiesa è e a ciò per cui la Chiesa esiste; infatti "non solo si oppone apertamente alla volontà di Cristo, ma è anche di scandalo al mondo e danneggia la più santa delle cause: la predicazione del Vangelo ad ogni creatura". (4) Proprio per questo, prima di spargere il suo sangue per la salvezza del mondo, il Signore Gesù ha pregato il Padre per l’unità dei suoi discepoli. (5)
È lo Spirito Santo, principio di unità, che costituisce la Chiesa come comunione. (6) Egli è il principio dell’unità dei fedeli nell’insegnamento degli Apostoli, nella frazione del pane e nella preghiera. (7) Tuttavia la Chiesa, per analogia al mistero del Verbo incarnato, non è solo una comunione invisibile, spirituale, ma anche visibile; (8) infatti, "la società costituita di organi gerarchici e il corpo mistico di Cristo, l'assemblea visibile e la comunità spirituale, la Chiesa terrestre e la Chiesa arricchita di beni celesti, non si devono considerare come due cose diverse; esse formano piuttosto una sola complessa realtà risultante di un duplice elemento, umano e divino." (9) La comunione dei battezzati nell’insegnamento degli Apostoli e nella frazione del pane eucaristico si manifesta visibilmente nei vincoli della professione dell’integrità della fede, della celebrazione di tutti i sacramenti istituiti da Cristo e del governo del Collegio dei Vescovi uniti con il proprio capo, il Romano Pontefice. (10)
L’unica Chiesa di Cristo infatti, che nel Simbolo professiamo una, santa, cattolica e apostolica, "sussiste nella Chiesa Cattolica governata dal successore di Pietro, e dai Vescovi in comunione con lui, ancorché al di fuori del suo organismo si trovino parecchi elementi di santificazione e di verità, che, quali doni propri della Chiesa di Cristo, spingono verso l’unità cattolica." (11)
§ 3. Ciascun Ordinariato "ipso iure" gode di personalità giuridica pubblica; è giuridicamente assimilato ad una diocesi. (12)
VI. § 1. Coloro che hanno esercitato il ministero di diaconi, presbiteri o vescovi anglicani, che rispondono ai requisiti stabiliti dal diritto canonico (13) e non sono impediti da irregolarità o altri impedimenti, (14) possono essere accettati dall’Ordinario come candidati ai Sacri Ordini nella Chiesa Cattolica. Per i ministri coniugati devono essere osservate le norme dell’Enciclica di Paolo VI "Sacerdotalis coelibatus", n. 42 (15) e della Dichiarazione "In June". (16) I ministri non coniugati debbono sottostare alla norma del celibato clericale secondo il can. 277, §1.
§ 2. L’Ordinario, in piena osservanza della disciplina sul celibato clericale nella Chiesa Latina, "pro regula" ammetterà all’ordine del presbiterato solo uomini celibi. Potrà rivolgere petizione al Romano Pontefice, in deroga al can. 277, § 1, di ammettere caso per caso all’Ordine Sacro del presbiterato anche uomini coniugati, secondo i criteri oggettivi approvati dalla Santa Sede.
X. § 1. L’Ordinario nel suo governo è assistito da un Consiglio di governo regolato da Statuti approvati dall’Ordinario e confermati dalla Santa Sede. (17)
§ 3. L’Ordinario deve costituire un Consiglio per gli affari economici a norma del Codice di Diritto Canonico e con i compiti da questo stabiliti. (18)
§ 4. Per favorire la consultazione dei fedeli nell’Ordinariato deve essere costituito un Consiglio Pastorale. (19)
XI. L’Ordinario ogni cinque anni si deve recare a Roma per la visita "ad limina Apostolorum" e tramite la Congregazione per la Dottrina della Fede, in rapporto anche con la Congregazione per i Vescovi e la Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, deve presentare al Romano Pontefice una relazione sullo stato dell’Ordinariato.
(1) Cf. Concilio Ecumenico Vaticano II, Cost. dogm. "Lumen gentium", 23; Congregazione per la Dottrina della Fede, Lett. "Communionis notio", 12; 13.
(2) Cf. Cost. dogm. "Lumen gentium", 4; Decr. "Unitatis redintegratio", 2.
(3) Cost. dogm. "Lumen gentium" 1.
(4) Decr. "Unitatis redintegratio", 1.
(5) Cf. Gv 17,20-21; Decr. "Unitatis redintegratio", 2.
(6) Cf. Cost. dogm. "Lumen gentium", 13.
(7) Cf. Ibidem; At 2,42.
(8) Cf. Cost. dogm. "Lumen gentium", 8; Lett. "Communionis notio", 4.
(9) Cost. dogm. "Lumen gentium", 8.
(10) Cf. CIC, can. 205; Cost. dogm. "Lumen gentium", 13; 14; 21; 22; Decr. "Unitatis redintegratio", 2; 3; 4; 15; 20; Decr. "Christus Dominus", 4; Decr. "Ad gentes", 22.
(11) Cost. dogm. "Lumen gentium", 8; Decr. "Unitatis redintegratio", 1; 3; 4; Congregazione per la Dottrina della Fede, Dich. "Dominus Iesus", 16.
(12) Cf. Giovanni Paolo II, Cost. Ap. "Spirituali militum curae", 21 aprile 1986, I § 1.
(16) Cf. Congregazione per la Dottrina della Fede, Dichiarazione del 1° aprile 1981, in Enchiridion Vaticanum 7, 1213.
I. Ciascun Ordinariato dipende dalla Congregazione per la Dottrina della Fede e mantiene stretti rapporti con gli altri Dicasteri Romani a seconda della loro competenza.
II. § 1. L’Ordinario segue le direttive della Conferenza Episcopale nazionale in quanto compatibili con le norme contenute nella Costituzione Apostolica "Anglicanorum coetibus".
III. L’Ordinario, nell’esercizio del suo ufficio, deve mantenere stretti legami di comunione con il Vescovo della Diocesi in cui l’Ordinariato è presente per coordinare la sua azione pastorale con il piano pastorale della Diocesi.
IV. § 1. L’Ordinario può essere un vescovo o un presbitero nominato dal Romano Pontefice "ad nutum Sanctae Sedis", in base ad una terna presentata dal Consiglio di governo. Per lui si applicano i cann. 383-388, 392-394 e 396-398 del Codice di Diritto Canonico.
V. § 1. I fedeli laici provenienti dall’Anglicanesimo che desiderano appartenere all’Ordinariato, dopo aver fatto la Professione di fede e, tenuto conto del can. 845, aver ricevuto i Sacramenti dell’Iniziazione, debbono essere iscritti in un apposito registro dell’Ordinariato. Coloro che sono stati battezzati nel passato come cattolici fuori dall’Ordinariato non possono ordinariamente essere ammessi come membri, a meno che siano congiunti di una famiglia appartenente all’Ordinariato.
VI. § 1. L’Ordinario, per ammettere candidati agli Ordini Sacri deve ottenere il consenso del Consiglio di governo. In considerazione della tradizione ed esperienza ecclesiale anglicana, l’Ordinario può presentare al Santo Padre la richiesta di ammissione di uomini sposati all’ordinazione presbiterale nell’Ordinariato, dopo un processo di discernimento basato su criteri oggettivi e le necessità dell’Ordinariato. Tali criteri oggettivi sono determinati dall’Ordinario, dopo aver consultato la Conferenza Episcopale locale, e debbono essere approvati dalla Santa Sede.
VII. § 1. L’Ordinario deve assicurare un’adeguata remunerazione ai chierici incardinati nell’Ordinariato e provvedere alla previdenza sociale per sovvenire alle loro necessità in caso di malattia, di invalidità o vecchiaia.
VIII. § 1. I presbiteri, pur costituendo il presbiterio dell’Ordinariato, possono essere eletti membri del Consiglio Presbiterale della Diocesi nel cui territorio esercitano la cura pastorale dei fedeli dell’Ordinariato (cf. CIC, can. 498, § 2).
IX. § 1. I chierici incardinati nell’Ordinariato devono essere disponibili a prestare aiuto alla Diocesi in cui hanno il domicilio o il quasi-domicilio, dovunque sia ritenuto opportuno per la cura pastorale dei fedeli. In questo caso dipendono dal Vescovo diocesano per quello che riguarda l’incarico pastorale o l’ufficio che ricevono.
X. § 1. La formazione del clero dell’Ordinariato deve raggiungere due obiettivi: 1) una formazione congiunta con i seminaristi diocesani secondo le circostanze locali; 2) una formazione, in piena armonia con la tradizione cattolica, in quegli aspetti del patrimonio anglicano di particolare valore.
§ 3. L’Ordinariato deve avere una sua "Ratio institutionis sacerdotalis", approvata dalla Santa Sede; ogni casa di formazione dovrà redigere un proprio Regolamento, approvato dall’Ordinario (cf. CIC, can. 242, §1).
XI. § 1. Un Vescovo già anglicano e coniugato è eleggibile per essere nominato Ordinario. In tal caso è ordinato presbitero nella Chiesa cattolica ed esercita nell’Ordinariato il ministero pastorale e sacramentale con piena autorità giurisdizionale.
XII. § 1. Il Consiglio di governo, in accordo con gli Statuti approvati dall’Ordinario, ha i diritti e le competenze che secondo il Codice di Diritto Canonico sono propri del Consiglio Presbiterale e del Collegio dei Consultori.
XIII. § 1. Il Consiglio Pastorale, istituito dall’Ordinario, esprime il suo parere circa l’attività pastorale dell’Ordinariato.
XIV. § 1. Il parroco può essere assistito nella cura pastorale della parrocchia da un vicario parrocchiale, nominato dall’Ordinario; nella parrocchia dev’essere costituito un Consiglio pastorale e un Consiglio per gli affari economici.
Il Sommo Pontefice Benedetto XVI, nell’Udienza concessa al sottoscritto Cardinale Prefetto, ha approvato le presenti Norme Complementari alla Costituzione Apostolica "Anglicanorum coetibus", decise dalla Sessione Ordinaria di questa Congregazione, e ne ha ordinato le pubblicazione.
Il comunicato stampa diffuso il 9 novembre 2009 assieme alla costituzione apostolica "Anglicanorum cœtibus" e il commento del canonista Gianfranco Ghirlanda, rettore della Pontificia Università Gregoriana, anch'esso diffuso lo stesso giorno dalla Santa Sede:
> Il significato della costituzione apostolica "Anglicanorum cœtibus"
La "Clarification" diffusa il precedente 31 ottobre dalla sala stampa della Santa Sede a proposito della condizione celibataria o sposata dei sacerdoti e dei seminaristi ammessi nella Chiesa cattolica provenendo dalla Comunione anglicana: