Source: https://www.laleggepertutti.it/108083_decisione-della-causa-trattazione-orale-anche-nel-collegiale
Timestamp: 2018-12-18 20:15:11+00:00
Document Index: 138081901

Matched Legal Cases: ['art. 189', 'art. 281', 'sentenza ', 'art. 325', 'sentenza ', 'art. 281', 'sentenza ']

Decisione della causa: trattazione orale anche nel collegiale
L’esperto | News
> L’esperto Pubblicato il 7 Gennaio 2016
Riforma al codice di procedura civile: la legge di Stabilità 2016 rende applicabile, anche nel procedimento collegiale, la decisione a seguito di trattazione orale della causa.
Non più solo davanti al giudice unico, ma anche davanti al collegio, si potrà avere la trattazione orale della causa: è questo il frutto di una modifica al codice di procedura civile introdotta con la legge di Stabilità 2016 [1].
A partire dal 1° gennaio 2016, nelle cause in cui il tribunale giudica in composizione collegiale, il giudice istruttore quando ritiene che la causa può essere decisa a seguito di trattazione orale, a norma dell’articolo 281-sexies del codice di procedura civile, rimette la causa al collegio fissando l’udienza collegiale per la precisazione delle conclusioni e per la discussione orale.
Solo l’anno scorso la Corte Costituzione aveva rigettato la questione di legittimità costituzionale dell’art. 189 del codice di procedura civile 189 nella parte in cui non prevede che “il giudice può decidere la causa ai sensi dell’articolo 281-sexies”. La Consulta aveva rigettato la questione [2] perché l’intervento richiesto si poneva come una vera e propria modifica legislativa, per la quale era necessario interessare il legislatore. Legislatore che si è fatto sentire con la legge di fine anno 2015 modificando il codice di procedura civile.
Il giudice, fatte precisare alle parti le conclusioni, può ordinare l’immediata discussione orale della causa, senza concedere i termini per il deposito delle conclusionali e delle repliche.
Ciascuna delle parti può però chiedere al giudice di spostare la discussione orale ad una udienza successiva, al fine di consentire ai difensori di prepararsi adeguatamente.
Al termine della discussione orale il giudice pronuncia sentenza, dando lettura del dispositivo e della concisa esposizione delle ragioni di fatto e di diritto della decisione in udienza (ossia, della motivazione) (art. 281 sexies c. 1 c.p.c.). A partire da tale momento, la sentenza si intende conosciuta dalle parti e la cancelleria non provvede ad alcuna comunicazione. La lettura del dispositivo e della motivazione in udienza tuttavia non equivale alla notificazione della sentenza, che è un atto riservato alla parte, e pertanto non è idonea a far decorre il termine breve per l’impugnazione (ai sensi dell’art. 325 c.p.c.).
La sentenza si intende invece pubblicata con la sottoscrizione da parte del giudice del verbale che la contiene ed è immediatamente depositata in cancelleria (art. 281 sexies c. 2 c.p.c.).
La lettura del dispositivo e la motivazione della sentenza sono contestuali. La lettura del dispositivo in udienza ed il successivo deposito della motivazione (anche di soli 2 giorni) comporta la nullità della sentenza; mentre la mancata lettura del dispositivo in udienza, quando sia comunque avvenuto il deposito immediato ed integrale del dispositivo e della motivazione non comporta invece la nullità della sentenza.
Nel caso di decisione collegiale, invece, la causa è decisa dal tribunale in composizione collegiale solo nei casi tassativamente indicati dalla legge [3].
La causa viene rimessa al collegio per la decisione dal giudice istruttore previa precisazione delle conclusioni.
Il collegio decide, di regola, la causa senza una discussione orale, a meno che una o entrambe le parti chiedano la fissazione di un’udienza di discussione per compiere tale attività, come precisato nella trattazione che segue.
La modifica al codice di procedura civile appena approvata, invece, rende applicabile anche nel rito collegiale la trattazione orale ex articolo 281 sexies cod. proc. civ.
[2] C. Cost. sent. n. 266/2014.
[3] Art. 50bis cod. proc. civ.: 1) nelle cause nelle quali è obbligatorio l’intervento del pubblico ministero, salvo che sia altrimenti disposto; 2) nelle cause di opposizione, impugnazione, revocazione e in quelle conseguenti a dichiarazioni tardive di crediti di cui al regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e alle altre leggi speciali disciplinanti la liquidazione coatta amministrativa; 3) nelle cause devolute alle sezioni specializzate; 4) nelle cause di omologazione del concordato fallimentare e del concordato preventivo; 5) nelle cause di impugnazione delle deliberazioni dell’assemblea e del consiglio di amministrazione, nonché nelle cause di responsabilità da chiunque promosse contro gli organi amministrativi e di controllo, i direttori generali, i dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari e i liquidatori delle società, delle mutue assicuratrici e società cooperative, delle associazioni in partecipazione e dei consorzi; 6) nelle cause di impugnazione dei testamenti e di riduzione per lesione di legittima; 7) nelle cause di cui alla legge 13 aprile 1988, n. 117.