Source: http://ambientediritto.it/home/giurisprudenza/corte-costituzionale-%E2%80%93-22-maggio-2013-n-93
Timestamp: 2018-03-20 00:00:52+00:00
Document Index: 1939382

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 4', 'art. 2', 'art. 117', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 3', 'art. 14', 'art. 3', 'art. 6', 'art. 12', 'art. 23', 'art. 24', 'sentenza ', 'art. 12', 'art. 10', 'art. 10', 'sentenza ', 'art. 35', 'art. 117', 'art. 6', 'art. 6', 'sentenza ', 'art. 6', 'art. 26', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 26', 'art. 146']

CORTE COSTITUZIONALE – 22 maggio 2013, n. 93 | AmbienteDiritto.it
VIA, VAS E AIA - VIA – Direttiva 2011/92/UE – Tipologie di progetti idonei a generare impatto ambientale importante – Necessità di sottoposizione a VIA o a verifica di assoggettabilità – Art. 2, c. 1, lett. c) l.r. Marche n. 3/2012 – Definizione di progetto – Questione di legittimità costituzionale- Infondatezza.
Con la direttiva 2011/92/UE si è provveduto a consolidare in un unico testo normativo le diverse modifiche apportate alla direttiva 27 giugno 1985, n. 85/337/CEE, che ha sancito il principio generale, vincolante tutti gli Stati membri, della necessità di limitare e controllare, sin dalla fase della presentazione e della redazione, i possibili impatti ambientali che taluni progetti possono provocare sull’ambiente, attraverso lo strumento della VIA. A tale scopo la citata direttiva identifica (negli allegati I e II) le tipologie di progetti ritenuti idonei a generare un impatto ambientale importante o che possano rivelarsi tali, per le quali quindi si riveli la necessità della sottoposizione a VIA o, comunque, di una verifica relativa alla loro assoggettabilità a VIA. Ai fini della conformità dell’ordinamento interno agli obblighi UE in materia di VIA, ciò che rileva non è il recepimento letterale della definizione di progetto contenuta nella disposizione della direttiva, quanto piuttosto che di tutte le tipologie di progetti contemplate negli allegati I e II della direttiva in esame – e comprensive della «realizzazione dei lavori di costruzione, di impianti od opere» ovvero di «altri interventi sull’ambiente naturale o sul paesaggio, compresi quelli destinati allo sfruttamento delle risorse del suolo» (art. 1, paragrafo 2) – sia assicurata, da parte degli Stati membri, l’effettiva sottoposizione (senza eccezioni) alla procedura di VIA vera o propria o alla verifica di assoggettabilità a VIA ai sensi dell’art. 4, paragrafi 1 e 2, della predetta direttiva. In questa prospettiva, la definizione di progetto recata dall' art. 2, comma 1, lettera c), della l.r. Marche n. 3/2012, in quanto generale ed astratta, risulta compatibile con la definizione comunitaria, nella parte in cui, qualificando come “progetto” l’«insieme di elaborati tecnici concernenti la realizzazione di impianti opere o interventi», implicitamente include, nel generico riferimento agli interventi, sia la realizzazione di lavori di costruzione, riconducibili alle opere, che quella di interventi sull’ambiente naturale e sul paesaggio.
VIA, VAS E AIA - VIA – Direttiva 2011/92/UE – Progetti descritti nell’allegato II – Procedura di screening – Criteri di selezione di cui all’allegato III - Allegati A1, A2, B1 e B2 alla L.r. Marche n. 3 del 2012 – Illegittimità costituzionale.
Dalla direttiva 2011/92/UE discende un preciso obbligo gravante su tutti gli Stati membri di assoggettare a VIA non solo i progetti indicati nell’allegato I, ma anche i progetti descritti nell’allegato II, qualora si rivelino idonei a generare un impatto ambientale importante, all’esito della procedura di c.d. screening. Tale screening deve essere effettuato avvalendosi degli specifici criteri di selezione definiti nell’allegato III della stessa direttiva e concernenti, non solo la dimensione, ma anche altre caratteristiche dei progetti (il cumulo con altri progetti, l’utilizzazione di risorse naturali, la produzione di rifiuti, l’inquinamento ed i disturbi ambientali da essi prodotti, la loro localizzazione e il loro impatto potenziale con riferimento, tra l’altro, all’area geografica e alla densità della popolazione interessata). Tali caratteristiche sono, insieme con il criterio della dimensione, determinanti ai fini della corretta individuazione dei progetti da sottoporre a VIA o a verifica di assoggettabilità nell’ottica dell’attuazione dei principi di precauzione e di azione preventiva (considerando n. 2) ed in vista della protezione dell’ambiente e della qualità della vita (considerando n. 4). In attuazione del predetto obbligo comunitario, che grava sul legislatore regionale come su quello statale ai sensi dell’art. 117, primo comma, Cost., deve dichiararsi l’illegittimità costituzionale degli allegati A1, A2, B1 e B2 alla L.r. Marche n. 3 del 2012 (nella formulazione vigente al momento dell'ordinanza di rimessione, oggi modificati a seguito di diversi interventi legislativi) nella parte in cui, nell’individuare i criteri per identificare i progetti da sottoporre a VIA regionale o provinciale ed a verifica di assoggettabilità regionale o provinciale, non prevedono che si debba tener conto, caso per caso, di tutti i criteri indicati nell’allegato III della stessa direttiva UE, come prescritto dall’art. 4, paragrafo 3, della medesima.
VIA, VAS E AIA - VIA – Direttiva 2011/92/UE – Progetti descritti nell’allegato II – Procedura di screening – Art. 3, c. 4 L.r. Marche n. 3 del 2012 – Questione di legittimità costituzionale - Infondatezza.
Nella direttiva 2011/92/UE è stabilito che, con riguardo ai progetti che possono avere ripercussioni di rilievo sull’ambiente (considerando n. 9 e n. 10), spetta agli Stati membri fissare soglie o criteri ed esaminare caso per caso i progetti «per stabilire quali di questi debbano essere sottoposti a valutazione a seconda dell’entità del loro impatto ambientale». Ciò però deve avvenire sulla base «dei pertinenti criteri di selezione contenuti nella presente direttiva» (considerando n. 11), individuati nell’allegato III (art. 4, paragrafo 3), fra i quali vi sono le caratteristiche dei progetti, comprensive oltre che delle dimensioni del progetto, del cumulo con altri progetti, dell’utilizzazione di risorse naturali, della produzione di rifiuti, dell’inquinamento e dei disturbi ambientali da essi prodotti, del rischio di incidenti, oltre che della loro localizzazione e del loro impatto potenziale. L’.art. 3, comma 4, della l.r. Marche n. 3/2012 (nella formulazione vigente al momento dell'ordinanza di rimessione), in relazione ai progetti inerenti alle attività produttive, eleva le soglie dimensionali già fissate negli allegati B1 e B2 con esclusivo riguardo a tre distinte categorie dei medesimi progetti. Tali categorie sono oggetto di una disciplina specifica che è riferita, per un caso (sub a), ai progetti inerenti alle cosiddette aree ecologicamente attrezzate ed è contenuta nell’art. 14 della legge regionale 23 febbraio 2005, n. 16, per gli altri due (sub b e c), ai progetti di trasformazione o ampliamento di impianti che abbiano ottenuto la registrazione EMAS o la certificazione ambientale UNI EN ISO 14001, come stabilito dal Regolamento (CE) 19 marzo 2001, n. 761/2001. Per tutte e tre le categorie di progetti la disciplina specifica alla quale si fa rinvio contiene il riferimento ad una serie di requisiti urbanistico-territoriali ed edilizi dei progetti che soddisfano tutti i criteri prescritti dalla direttiva 2011/92/UE. Deve, pertanto, ritenersi che il legislatore regionale, nell’individuare i progetti da sottoporre a verifica di assoggettabilità a VIA all’interno delle tre specifiche categorie contemplate dall’art. 3, comma 4, abbia tenuto conto non solo delle dimensioni dei medesimi, ma anche di tutti gli altri criteri indicati dalla citata direttiva comunitaria, elevando le soglie dimensionali fissate, in generale, dagli allegati B1 e B2, per tutte le altre attività produttive, proprio in considerazione delle specifiche caratteristiche ambientali dei medesimi progetti ivi indicati.
VIA, VAS E AIA - VIA – Direttiva 85/337/UE – Informazione, partecipazione e accesso alla giustizia in materia ambientale – Direttiva 2011/92/UE, art. 6, par. 2 – Obblighi informativi – Artt. 8 e 13 L.r. Marche n. 3 del 2012 – Illegittimità costituzionale.
VIA, VAS E AIA - VIA – Disciplina – Materia della tutela dell’ambiente – Competenza esclusiva statale.
VIA, VAS E AIA - VIA – Art. 10, c. 2 d.lgs. n. 152/2006 – Obbligo di unicità della consultazione del pubblico – Art. 5, c. 1, lett. c) L.r. Marche n. 3 del 2012 – Questione di legittimità costituzionale – Infondatezza.
VIA, VAS E AIA - VIA – Art. 23, c.1 d.lgs. n. 152/2006 – Allegazione alla domanda dell’avviso a mezzo stampa – Art. 12, c. 1, lett. c) L.r. Marche n. 3 del 2012 – Riferimento alla copia dell’avviso da pubblicare – Illegittimità costituzionale.
L’art. 12, c. 1, lett. c) della l.r. Marche n. 3/2012, stabilendo che il proponente il progetto presenti apposita domanda all’autorità competente, allegando, fra l’altro, copia dell’avviso ancora da pubblicare a mezzo stampa, contrasta in maniera evidente con quanto statuito dall’art. 23, comma 1, del codice dell’ambiente, che viceversa impone che ad essere allegata alla domanda sia copia dell’avviso a mezzo stampa, il quale, in base a quanto espressamente statuito dall’art. 24, comma 1, del medesimo codice, deve essere pubblicato contestualmente alla presentazione dell’istanza. Tale difformità, non determinando una miglior tutela ambientale, ed anzi ritardando la pubblica conoscenza del procedimento iniziato, è suscettibile di ritardare per ciò stesso la possibilità di partecipazione e decisione informata del procedimento medesimo e, quindi, di tutelare con minore efficacia il bene dell’ecosistema, a presidio del quale il legislatore statale, nell’ambito della propria competenza, ha dettato la menzionata disciplina» (sentenza n. 227 del 2011). Deve pertanto dichiararsi l’illegittimità costituzionale dell’art. 12, comma 1, lettera c), della legge regionale n. 3 del 2012, nella parte in cui prevede che il proponente il progetto possa provvedere alla pubblicazione dell’avviso a mezzo stampa dopo la presentazione della domanda stessa e non debba, invece, farlo contestualmente ad essa.
VIA, VAS E AIA - VIA – All. A1, punto n) L.r. Marche n. 3 del 2012 – Risorse geotermiche - Piccole utilizzazioni locali di cui all’art. 10, c. 7 del d.lgs. n. 22/2011 – Esclusione dalla sottoposizione a VIA - Questione di legittimità costituzionale – Infondatezza.
L’ allegato A1, punto n), alla l.r. Marche n. 3 del 2012 esclude dalla sottoposizione a VIA regionale obbligatoria «le piccole utilizzazioni locali di cui all’art. 10, comma 7, del d.lgs. n. 22 del 2011». Quest’ultima disposizione, introdotta dal legislatore statale con decreto legislativo 11 febbraio 2010, n. 22 (Riassetto della normativa in materia di ricerca e coltivazione delle risorse geotermiche, a norma dell’articolo 27, comma 28, della legge 23 luglio 2009, n. 99), stabilisce che «nell’ambito della più vasta categoria delle piccole utilizzazioni locali di calore geotermico, gli impianti di potenza inferiore a 1 MW ottenibile dal fluido geotermico alla temperatura convenzionale dei reflui di 15 gradi centigradi geotermico e le utilizzazioni tramite sonde geotermiche sono escluse dalle procedure regionali di verifica di assoggettabilità ambientale». Per tali tipi di impianti il legislatore statale, con intervento cronologicamente successivo al d.lgs. n. 152 del 2006, ha quindi escluso addirittura le procedure regionali di verifica di assoggettabilità a VIA, escludendo, in tal modo, che la realizzazione dei predetti impianti possa, anche solo eventualmente, avere ripercussioni di rilievo sull’ambiente. Deve, pertanto, ritenersi che il legislatore regionale, con la norma impugnata, escludendo, non la semplice verifica di assoggettabilità, ma la sottoposizione a VIA obbligatoria dei predetti impianti, prescritta in via generale dal legislatore statale solo in relazione a specifici progetti, puntualmente individuati, che si ritiene abbiano necessariamente un rilevante impatto ambientale, non abbia arrecato alcun vulnus agli standard di tutela dell’ambiente apprestati dal legislatore statale.
VIA, VAS E AIA - VIA – All. A2, punto h) L.r. Marche n. 3 del 2012 – Elettrodotti per il trasporto di energia elettrica con tensione nominale superiore a 100 kV – Estensione della procedura di VIA - Questione di legittimità costituzionale – Infondatezza.
L’allegato A2, punto h), alla citata legge regionale n. 3 del 2012 estende la procedura di VIA a tutti gli elettrodotti per il trasporto di energia elettrica con tensione nominale superiore a 100 kV con tracciato di lunghezza superiore a 10 km e non solo, come dispone l’allegato III alla parte II del d.lgs. n. 152 del 2006, alla lettera z), agli elettrodotti aerei. Detta norma, che concerne la realizzazione di tutti gli elettrodotti (anche non aerei, ma interrati) ed incide, pertanto, contestualmente, sulle materie dell’energia e del governo del territorio, non solo non viola i livelli di tutela dell’ambiente posti dallo Stato con la disposizione di cui alla citata lettera z) dell’allegato III alla parte II del codice, che costituiscono limite anche all’esercizio delle competenze regionali, ma, estendendo la previsione della procedura di VIA anche agli elettrodotti interrati, finisce con il determinare, sia pure in via indiretta, attraverso la disciplina di settori di competenza regionale, eventualmente forme più elevate di tutela ambientale, consentite alla legislazione regionale quali effetti indiretti, come più volte riconosciuto da questa Corte (cfr., in specie, sentenza n. 225 del 2009).
VIA, VAS E AIA - VIA – All. B1, punto 2h) L.r. Marche n. 3 del 2012 – Rilievi geofisici– Esclusione dalla procedura di VIA – Illegittimità costituzionale.
Il punto 2, lettera g), dell’allegato IV alla parte II del d.lgs. n. 152 del 2006, che reca l’individuazione dei «Progetti sottoposti alla verifica di assoggettabilità di competenza delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano», annovera fra quelli relativi all’«industria energetica ed estrattiva» anche i progetti inerenti alla «attività di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi in terraferma», senza prevedere ipotesi di esclusione. L’allegato B1, punto 2h) alla l.r. Marche n. 3/2012 si differenzia da quella statale in ragione del fatto che esenta dalla verifica di assoggettabilità regionale proprio i rilievi geofisici che sono, tuttavia, necessariamente funzionali e quindi ricompresi nei progetti (relativi all’industria energetica ed estrattiva) di attività di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi in terraferma, che il legislatore statale sottopone senza deroghe alla medesima verifica. In tal modo, la norma regionale non solo viola l’obbligo di adeguamento prescritto dall’art. 35 del codice, ma reca vulnus ad un preciso standard di tutela dell’ambiente individuato dal legislatore statale, in contrasto con l’art. 117, secondo comma, lettera s), Cost. Deve, pertanto, essere dichiarata l’illegittimità costituzionale dell’allegato B1, punto 2h), alla legge regionale n. 3 del 2012, nella parte in cui esclude dalle tipologie progettuali, relative alle attività di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi in terraferma da sottoporre a verifica di assoggettabilità regionale, i rilievi geofisici.
VIA, VAS E AIA - VIA – All. B2, punto 7p) L.r. Marche n. 3 del 2012 – Impianti di smaltimento e recupero di rifiuti pericolosi – Questione di legittimità costituzionale – Infondatezza.
La lettera za) del punto 7 dell’allegato IV alla parte II del codice dell’ambiente sottopone a verifica di assoggettabilità provinciale, fra i progetti relativi ad infrastrutture, quelli inerenti agli «z.a) Impianti di smaltimento e recupero di rifiuti pericolosi, mediante operazioni di cui all’Allegato B, lettere D2, D8 e da D13 a D15, ed all’Allegato C, lettere da R2 a R9, della parte quarta del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152», senza esenzioni. Tuttavia, l’art. 6, comma 9, del d.lgs. n. 152 del 2006 stabilisce che: «Con riferimento ai progetti di cui all’allegato IV, qualora non ricadenti neppure parzialmente in aree naturali protette, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano possono determinare, per specifiche categorie progettuali o in particolari situazioni ambientali e territoriali, sulla base degli elementi di cui all’allegato V, criteri o condizioni di esclusione dalla verifica di assoggettabilità». L’allegato B2, punto 7p, alla l.r. Marche n. 3/2012, nell’esentare dalla verifica di assoggettabilità a VIA gli «impianti che effettuano il recupero di diluenti e solventi esausti presso i produttori degli stessi purché le quantità trattate non superino i 100 l/giorno», ha dato attuazione al disposto del citato comma 9 dell’art. 6, posto che si riferisce a specifiche categorie progettuali, cioè a quelle inerenti ai soli impianti che effettuano il recupero di diluenti e solventi esausti, ed individua i criteri e le condizioni della esclusione dalla verifica di assoggettabilità nella particolare localizzazione di tali impianti presso i produttori stessi dei diluenti e solventi esausti, oltre che nella circostanza che le quantità trattate non superino i 100 l/giorno. Essa, quindi, lungi dal fare riferimento – ai fini dell’identificazione degli impianti esentati – al solo criterio della ridotta dimensione quantitativa dell’intervento, ritenuto inadeguato ed insufficiente sia da questa Corte (sent. n. 127 del 2010) che dalla Corte di giustizia (sentenza 23 novembre 2006, causa C-486/04), individua nella predetta circostanza solo una delle condizioni, e non certo la più rilevante, che, congiunta alla peculiarità della tipologia degli impianti (di recupero dei diluenti e solventi esausti) e soprattutto della localizzazione degli stessi (presso gli stessi produttori dei rifiuti da recuperare), che determina di per sé una drastica riduzione dell’impatto ambientale, contribuisce a soddisfare i requisiti imposti dal legislatore statale per l’identificazione delle deroghe da parte della Regione.
VIA, VAS E AIA - VIA – All. B2, punto 7q) L.r. Marche n. 3 del 2012 – Impianti di smaltimento e recupero di rifiuti non pericolosi – Questione di legittimità costituzionale – Infondatezza.
La lettera za) del punto 7 dell’allegato IV alla parte II del codice dell’ambiente sottopone a verifica di assoggettabilità provinciale, fra i progetti relativi alle infrastrutture anche gli «z.b) Impianti di smaltimento e recupero di rifiuti non pericolosi, con capacità complessiva superiore a 10 t/giorno, mediante operazioni di cui all’Allegato C, lettere da R1 a R9, della parte quarta del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152» senza esenzioni. Tuttavia, l’art. 6, comma 9, del medesimo codice attribuisce alle Regioni ed alle Province autonome, la facoltà di determinare, per specifiche categorie progettuali o in particolari situazioni ambientali e territoriali, criteri o condizioni di esclusione dalla verifica di assoggettabilità. La Regione Marche, con l’allegato B2, punto 7q) alla l.r. n. 3/2012, ha provveduto a dare attuazione proprio a siffatta disposizione, esentando dalla predetta verifica di assoggettabilità quella specifica categoria di progetti inerenti alla realizzazione di impianti mobili per il recupero di rifiuti non pericolosi, a condizione che si tratti di rifiuti provenienti da attività di costruzione e demolizione e che tale recupero avvenga nello stesso luogo in cui siffatti rifiuti sono prodotti, così da rivelarne il ridotto impatto ambientale.
VIA, VAS E AIA - VIA – Procedimento – Art. 26 d.lgs. n. 152/2006 – Regioni – Modifiche alla procedura dettata dalla legislazione statale – Possibilità – Esclusione – Art. 5, c. 10 l.r. Marche n. 3 del 2012 – Questione di legittimità costituzionale – Infondatezza.
L’art. 26, comma 4, del d.lgs. n. 152 del 2006 (come modificato dal decreto legislativo 29 giugno 2010, n. 128, recante «Modifiche ed integrazioni al decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, recante norme in materia ambientale, a norma dell’articolo 12 della legge 18 giugno 2009, n. 69») stabilisce che: «Il provvedimento di valutazione dell’impatto ambientale sostituisce o coordina tutte le autorizzazioni, intese, concessioni, licenze, pareri, nulla osta e assensi comunque denominati in materia ambientale, necessari per la realizzazione e l’esercizio dell’opera o dell’impianto». La legislazione regionale non può prevedere una procedura per l’autorizzazione paesaggistica diversa da quella dettata dalla legislazione statale, perché alle Regioni non è consentito introdurre deroghe agli istituti di protezione ambientale che dettano una disciplina uniforme valevole su tutto il territorio nazionale nel cui ambito deve essere annoverata l’autorizzazione paesaggistica (sentenza n. 235 del 2011)., L’art. 5, comma 10, della l.r. Marche n. 3 del 2012, in linea con la richiamata indicazione, ha dato attuazione a quanto prescritto dal citato art. 26, comma 4: essa, infatti, lungi dall’aver derogato alla previsione dell’autorizzazione paesaggistica (il cui rilascio appartiene peraltro alla competenza regionale ai sensi del medesimo art. 146 del d.lgs. n. 42 del 2004), stabilendo che il provvedimento di VIA “comprende” l’autorizzazione paesaggistica, ha provveduto a realizzare quella forma di “coordinamento” da parte della VIA di tutte le autorizzazioni in materia ambientale (fra le quali vi è anche l’autorizzazione paesaggistica) proprio prescritte al fine di assicurare un livello uniforme di protezione ambientale, in una prospettiva di semplificazione amministrativa.
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