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Timestamp: 2020-05-27 05:45:30+00:00
Document Index: 55690819

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 809', 'art. 769', 'art. 782', 'sentenza ']

Donazione mista a vendita: quale forma? - Corte di cassazione civile - sentenza n. 3175/11 del 09/02/2011
Donazione mista a vendita: quale forma?
sentenza 3175/11 del 09/02/2011
Il "negotium mixtum cum donatione" costituisce una donazione indiretta attuata attraverso l'utilizzazione della compravendita al fine di arricchire il compratore della differenza tra il prezzo pattuito e quello effettivo, per la quale non è necessaria la forma dell'atto pubblico richiesta per la donazione diretta, essendo invece sufficiente la forma dello schema negoziale adottato, considerato che l'art. 809 c.c., nello stabilire le norme sulle donazioni applicabili agli altri atti di liberalità realizzati con negozi diversi da quelli previsti dall'art. 769 c.c., non richiama l'art. 782 c.c., che prescrive l'atto pubblico per la donazione; può qui aggiungersi, quanto alla disciplina da applicare al "negotium mixtum cum donatione", e dunque a sostegno della opzione per il criterio dello schema negoziale adottato rispetto al criterio della prevalenza, che, facendo la norma sulla forma della donazione parte di quelle disposizioni volte a realizzare la tutela del donante (per evitare che lo spirito di liberalità possa trasformarsi per lui in un pregiudizio), essa, a differenza delle norme che assicurano la tutela dei terzi, non può essere estesa a quei negozi che perseguono l'intento di liberalità con schemi negoziali previsti per il raggiungimento di finalità di altro genere; infatti in tal caso troppo radicale sarebbe il sacrificio dell'autonomia privata alla quale si deve ricondurre il potere delle parti di avvalersi delle figure negoziali per perseguire finalità lecite e, come tali, atte a trovare nell'ordinamento il loro riconoscimento.
Cassazione civile, Sezione II, sentenza del 9.2.2011, n. 3175
Con atto di citazione notificato il 29-7-1993 G.M. conveniva in giudizio dinanzi al Tribunale di Sulmona C. D., S.I., Sp.Al., S. M. ed C.E. assumendo di essere creditore della somma di L. 91.846.300 nei confronti del defunto C. A., padre di C.E., il quale, al momento del suo decesso avvenuto il (OMISSIS), non aveva lasciato alcun bene all'unica erede, accettante l'eredità con beneficio di inventario, ed aggiungendo che in precedenza il 27-8-1988 il defunto aveva ceduto la nuda proprietà di tutti i suoi beni alla sorella D., al cognato S.I. ed ai nipoti Sp.Al. e M..
I ricorrenti poi sostengono che il giudice di appello, avendo affermato che non era stata fornita alcuna prova del mancato pagamento del prezzo della vendita, non ha esaminato alcuni pacifici e rilevanti elementi acquisiti nell'ambito dell'istruttoria espletata; in tal senso essi evidenziano che i beneficiari dell'atto per cui è causa costituivano il vero ed unico nucleo familiare di riferimento di C.A., che quest'ultimo aveva escluso dalla successione la sua unica figlia C.E., con la quale aveva avuto contrasti anche di natura economica fino ad estrometterla dalla impresa familiare, che i beni oggetto dell'atto pubblico del 27- 8-1988, ovvero due appartamenti, una autorimessa, un garage una quota di alloggio ed un terreno tutti siti nel Comune di (OMISSIS), rappresentavano allora quasi l'intero residuo patrimonio immobiliare di C.A.; neppure è stato considerato che il prezzo di vendita indicato nell'atto, pari a complessive L. 79.050.000, era spropositatamente inferiore a quello di mercato fissato nella C.T.U. in oltre L. 500.000.000, che Sp.Al. e M., che al momento della stipula dell'atto avevano rispettivamente 20 e 19 anni di età, erano assolutamente privi di reddito, che la situazione economica di C.D. e del marito era certamente precaria e comunque non tale da consentire la disponibilità della somma necessaria per il pagamento dei beni ad essi ceduti da C.A..
All'esito del rigetto dei secondo motivo del ricorso principale deve ritenersi assorbito il ricorso incidentale condizionato basato su di un solo motivo con il quale si sostiene che l'atto di vendita del 27- 8-1988 configurerebbe una liberalità effettuata in funzione di corrispettivo ed adempimento di un dovere nascente dalle comuni norme sociali, come tale non soggetta alla forma solenne propria della donazione.