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Timestamp: 2020-07-15 13:04:04+00:00
Document Index: 74879289

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 12', 'art. 366', 'sentenza ', 'art. 366', 'art. 38', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 14043 del 06/06/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14043 del 06/06/2017
Cassazione civile, sez. VI, 06/06/2017, (ud. 20/04/2017, dep.06/06/2017), n. 14043
sul ricorso 9214/2016 proposto da:
L’INTIMO FOR YOU DI E.C.SCHI – P.I. 07385461004, in
persona della titolare, elettivamente domiciliata in ROMA, V.
ELEONORA D’ARBOREA 30, presso lo studio dell’avvocato BERNARDO
CARTONI, che la rappresenta e difende;
avverso la sentenza n. 5552/9/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
REGIONALE di ROMA, depositata il 23/10/2015;
Con ricorso in Cassazione affidato a un unico motivo, nei cui confronti l’Agenzia delle Entrate non ha spiegato difese scritte, la ditta ricorrente impugnava la sentenza della CTR del Lazio, relativa ad un accertamento induttivo per Irpef 2007, lamentando, la violazione della L. n. 212 del 2000, art. 12, in quanto erroneamente i giudici d’appello avrebbero ritenuto legittima la pretesa impositiva, quand’anche ridotta nell’importo, all’esito del giudizio di primo grado, pur essendo stato omesso il contraddittorio endoprocedimentale, che la giurisprudenza di questa Corte riterrebbe obbligatorio attivare, la ditta ricorrente, nel corpo del motivo di censura ha lamentato, altresì, la mancata personalizzazione dei parametri degli studi di settore utilizzati per la ripresa a tassazione.
Il motivo è inammissibile, in via preliminare, perchè manca l’esposizione del fatto, ex art. 366 c.p.c., comma 1, n. 3, cioè della complessiva vicenda, accertativa, che solo parzialmente è ricostruibile dalla parte narrativa della sentenza impugnata, non solo arricchita dei dati relativi alla ditta interessata, ma relativa alla metodologia accertativa seguita dall’ufficio, inoltre, il motivo di censura è soprattutto inammissibile, in quanto non è stato riportato in ricorso, neppure per riassunto, nè localizzato, ex art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, l’atto d’accertamento (ma, anche, le modalità e i termini, dell’istanza di autotutela, vedi pp. 8 e 14 del ricorso), di talchè questa Corte non è in condizione di verificare se la specifica e concreta metodologia accertativa seguita dall’ufficio, si sia avvalsa esclusivamente degli studi di settore, del D.L. n. 331 del 1993, ex artt. 62 bis e 62 sexies, come opinato dalla ricorrente (nel qual caso era obbligatorio per l’amministrazione attivare il contraddittorio endoprocedimentale) – anche se dalla lettura delle pagine 2 e 3 del ricorso, ma anche di p. 8 (in fondo) non sembrerebbe così sicuro (il ricorrente censura, infatti, che l’ufficio abbia fatto riferimento al comportamento antieconomico del contribuente), vedi anche pp. 11 e 15 – ovvero la ripresa a tassazione è avvenuta attraverso un accertamento redditometrico, di cui al D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38, con eventuale utilizzo dei parametri degli studi di settore, solo a rafforzamento della ricostruzione reddituale operata, sulla base delle spese di qualsiasi genere sostenute nel corso del periodo d’imposta, ovvero sulla base di altri elementi indicativi della capacità contributiva (nel qual caso, l’ufficio non era tenuto ad attivare nessun contraddittorio con il contribuente). Infine, l’incertezza nell’esposizione sulla tipologia dell’accertamento è particolarmente evidente dalla lettura delle pp. 17 e 18 del ricorso (dove si riportano le censure spese nel precedente grado di giudizio). Va aggiunto, che c’è riscontro nella sentenza impugnata che l’accertamento non si sia basato sugli studi di settore laddove si fa riferimento a percentuali di ricarico e a prezzi di mercato. In riferimento, inoltre, all’interpretazione dell’accertamento quale atto amministrativo del fisco, lo stesso costituisce un accertamento di fatto, istituzionalmente riservato al giudice di merito, che può essere censurato in sede di legittimità solo sotto il profilo della violazione delle regole ermeneutiche e dei canoni motivazionali (in generale, v. Cass. n. 29322/08, v. anche Cass. n. 9214/17).
La mancata predisposizione di difese scritte da parte dell’ufficio, esonera il Collegio dal provvedere sulle spese.