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Timestamp: 2013-05-24 18:42:18+00:00
Document Index: 95505390

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Cons. Stato – sez. III – sentenza 25 maggio 2012 n. 3095 |
Cons. Stato – sez. III – sentenza 25 maggio 2012 n. 3095
La sentenza in rassegna statuisce che il provvedimento di revoca della carta di soggiorno – ancorché pienamente legittimo al momento dell’emanazione, alla luce dell’art. 9, D. Lgs. 25 luglio 1998 n. 286, che prevedeva che l’intervenuta condanna anche non definitiva, per reati di cui all’art. 380 c.p.p., nonchè, limitatamente ai delitti non colposi, all’art. 381 c.p.p., determinasse “automaticamente” la revoca della carta di soggiorno, tale da escludere la necessità e/o la possibilità di una valutazione concreta della pericolosità sociale dell’istante – deve essere annullato laddove in pendenza di giudizio (quando l’assetto di interessi non è ancora divenuto definitivo in pendenza di appello) sia sopraggiunta una nuova formulazione dell’art. 9, D. Lgs. cit., ad opera del D. Lgs. 8 gennaio 2007 n. 3 che, in attuazione della normativa comunitaria, richiede che l’eventuale diniego di rilascio del “permesso per lungo soggiornanti” (prima carta di soggiorno) sia sorretto da un giudizio di pericolosità sociale dello straniero, con una motivazione articolata non solo con riguardo alla circostanza dell’intervenuta condanna, ma su più elementi, ed in particolare con riguardo alla durata del soggiorno nel territorio nazionale e all’inserimento sociale, familiare e lavorativo dell’interessato, escludendo l’operatività di ogni “automatismo” in conseguenza di condanne penali riportate.
N. 03095/2012REG.PROV.COLL.
N. 03592/2006 REG.RIC.
sul ricorso numero di registro generale 3592 del 2006, proposto da:
N. F., rappresentata e difesa dagli avv. Ennio Mazzocco e Ivan Pastorelli, con domicilio eletto presso Ennio Mazzocco in Roma, via Ippolito Nievo, 61 Sc.D;
Questura di Milano, in persona del Questore pro-tempore,
Da ultimo, la sig. Noukri lamenta il mancato rilascio del permesso di soggiorno, consentito dalla citata norma nelle ipotesi di revoca della carta di soggiorno, sussistendone i presupposti; nessuna motivazione al riguardo si troverebbe nel provvedimento impugnato.
- L’appello merita accoglimento.
- L’art. 9 del D.Lgs 286/1998, nel testo vigente all’epoca dell’adozione del provvedimento impugnato ( ovvero con le modifiche introdotte dalla legge 31.7.2002, n. 189, ma prima dell’integrale sostituzione con l’art.1 D.lgs 3/2007, intitolato “attuazione della direttiva 2003/109/CE relativa allo status di cittadini di paesi terzi soggiornanti di lungo periodo”), comportava che l’intervenuta condanna anche non definitiva, per reati di cui all’art. 380 c.p.p., nonchè, limitatamente ai delitti non colposi, all’art. 381 c.p.p., determinasse “automaticamente” la revoca della carta di soggiorno, tale da escludere la necessità e/o la possibilità di una valutazione concreta della pericolosità sociale dell’istante, secondo l’interpretazione seguita costantemente dal giudice amministrativo (Consiglio Stato , sez. VI, 22 maggio 2007 , n. 2592; sez. VI, 01 ottobre 2008 , n. 4730; T.A.R Emilia Romagna Parma, sez. I, 18 dicembre 2007, n. 636; T.A.R. Lazio Roma, sez. II, 01 febbraio 2008 , n. 893; T.A.R. Campania Napoli, sez. VI, 23 febbraio 2011 , n. 1024).
- L’annullamento dell’atto impugnato fa salva, in ogni caso, la rinnovazione del procedimento, nel corso del quale, ai fini della eventuale revoca, andrà accertata concretamente la pericolosità sociale dell’interessata, si terrà conto non solo della condanna penale intervenuta, ma andrà apprezzata anche la durata del soggiorno nel territorio nazionale e l’inserimento sociale, familiare e lavorativo della stessa.
- In conclusione, l’appello va accolto ai fini della rinnovazione del procedimento.
- Le spese si compensano tra le parti, attesa la peculiarità della vicenda.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 18 novembre 2011 e del giorno 11 maggio 2012 con l’intervento dei magistrati:
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