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Timestamp: 2020-07-15 12:58:56+00:00
Document Index: 162911312

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 53', 'art. 111', 'art. 132', 'art. 53', 'art. 360', 'art. 54', 'art. 360']

Sentenza Cassazione Civile n. 12961 del 23/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12961 del 23/05/2017
Cassazione civile, sez. VI, 23/05/2017, (ud. 27/04/2017, dep.23/05/2017), n. 12961
sul ricorso 14907/2016 proposto da:
G.P.S., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEGLI
SCIPIONI 268-A, presso o studio dell’avvocato ALESSIO PETRETTI, che
PAOLO BONOMI e PAOLO GIUDICI;
avverso la sentenza n. 5264/42/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
REGIONALE della LOMBARDIA, depositata il 03/12/2015;
G.P.S. propone ricorso per cassazione, affidato a due motivi, nei confronti dell’Agenzia delle Entrate (che resiste con controricorso), avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Lombardia n. 5264/42/2015, depositata in data 3/12/2015, con la quale – in controversia concernente l’impugnazione di una cartella di pagamento emessa per IRPEF dovuta in relazione all’anno d’imposta 2008 – è stata confermata la decisione di primo grado, che aveva dichiarato inammissibile il ricorso introduttivo della contribuente.
In particolare, i giudici d’appello, nel respingere il gravame della contribuente, hanno sostenuto che la sentenza di primo grado andava confermata in quanto “il ricorso avverso la cartella esattoriale” non conteneva “nessun motivo specifico e neppure generico avverso il provvedimento impugnato”, essendosi la ricorrente limitata ad affermare che “l’omissione” era dovuta ad una personale “transitoria difficoltà economica” ed a “chiedere una sorta di moratorià.
1. La ricorrente lamenta, con il primo motivo, la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 53, avendo la C.T.R. dichiarato inammissibile l’appello, pur contenente motivi specifici di impugnazione. Con il secondo motivo, la ricorrente lamenta poi un vizio di “insufficiente motivazione”, in violazione dell’art. 111 Cost. e art. 132 c.p.c..
2. La prima censura è inammissibile, in quanto non coglie la ratio della decisione impugnata, con la quale non è stato dichiarato inammissibile il gravarne D.Lgs. n. 546 del 1992, ex art. 53, ma è stata confermata la statuizione dei giudici di primo grado di inammissibilità del ricorso introduttivo per difetto di motivi specifici di impugnazione della cartella di pagamento.
3. Anche la seconda censura è inammissibile.
Come rilevato da questa Corte (Cass. 21257/2014), “dopo la riformulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5), disposta dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54, convertito in L. 7 agosto 2012, n. 134, l’omessa pronunzia continua a sostanziarsi nella totale carenza di considerazione della domanda e dell’eccezione sottoposta all’esame del giudicante, il quale manchi completamente perfino di adottare un qualsiasi provvedimento, quand’anche solo implicite, di accoglimento o di rigetto, invece indispensabile alla soluzione del caso concreto; al contrario, il vizio motivazionale previsto dell’art. 360 c.p.c., n. 5), presuppone che un esame della questione oggetto di doglianza vi sia pur sempre stato da parte del giudice di merito, ma che esso sia affetto dalla totale pretermissione di uno specifico fatto storico, oppure che si sia tradotto nella “mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico”, nella “motivazione apparente”, nel “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili” e nella “motivazione perplessa ed obiettiva mente incomprensibile”, esclusa, invece, qualunque rilevanza del semplice difetto di “sufficienza” della motivazione”.
Nella specie, non ricorre un vizio di motivazione apparente, avendo i giudici della C.T.R. esposto le ragioni di reiezione dell’appello e di conferma della decisione di primo grado.
La Corte respinge il ricorso e condanna la ricorrente al rimborso delle spese processuali nel presente giudizio di legittimità, liquidate in complessivi Euro 3.500,00, a titolo di compensi, oltre eventuali spese prenotate a debito.