Source: http://ediesseonline.it/riviste/rgl/chiavi/demansionamento
Timestamp: 2017-12-15 08:31:10+00:00
Document Index: 151264373

Matched Legal Cases: ['art. 2103', 'art. 2087', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2087', 'art. 1226']

demansionamento | Chiavi | Rivista giuridica del lavoro
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Ancora sul demansionamento e sull’«autotutela» del lavoratore
Con riferimento alla massima v’è da rilevare che la decisione in epigrafe costituisce un evidente revirement rispetto a una giurisprudenza abbastanza consolidata secondo cui il datore di lavoro che lascia in condizione di inattività il dipendente non solo viola la norma di cui all’art. 2103 cod. civ., ma vulnera il fondamentale diritto al lavoro «inteso come estrinsecazione della personalità di ciascun cittadino, nonché dell’immagine e della professionalità del dipendente, ineluttabilmente mortificate dal mancato esercizio delle prestazioni tipiche della qualifica di appartenenza» ...
Note: Ancora sul demansionamento e sull’«autotutela» del lavoratore
Parole chiave: demansionamento ::
Mansioni – Demansionamento – Pagamento retribuzioni – Inadempienza – Limiti – Conseguenze.
Le Sezioni Unite, lo ius variandi dell’imprenditore e il danno esistenziale da demansionamento
Note: Le Sezioni Unite, lo ius variandi dell’imprenditore e il danno esistenziale da demansionamento
Parole chiave: ius variandi - danno esistenziale - demansionamento - ::
Qualifica e mansioni – Demansionamento – Danno professionale, biologico o esistenziale – Prova – Onere di allegazione – Presunzioni – Nozioni generali derivanti dall’esperienza.
In tema di demansionamento e di dequalificazione, il riconoscimento del diritto del lavoratore al risarcimento del danno professionale, biologico o esistenziale, che asseritamente ne deriva – non ricorrendo automaticamente in tutti i casi di inadempimento datoriale – non può prescindere da una specifica allegazione, nel ricorso introduttivo del giudizio, sulla natura e sulle caratteristiche del pregiudizio medesimo; mentre il risarcimento del danno biologico è subordinato all’esistenza di una lesione della integrità psico-fisica medicalmente accertabile, il danno esistenziale – da intendere come ogni pregiudizio (di natura non meramente emotiva e interiore, ma oggettivamente accertabile) provocato sul fare aredittuale del soggetto, che alteri le sue abitudini e gli assetti relazionali...
Cassazione, N.21406-5 Ottobre 2006
Cassazione, N.21700-10 Ottobre 2006
Cassazione, N.22551-20 Ottobre 2006
Note: Demansionamento, fra onere della prova e patti in deroga
Danno da demansionamento e da atteggiamento ingiurioso – Natura contrattuale – Prescrizione decennale dell’azione – Danno biologico – Esclusione – Vizio di motivazione – Prova presuntiva del danno alla professionalità – Sufficienza.
L’azionata domanda di risarcimento del danno è basata sull’assunto di una responsabilità del datore di lavoro per non aver garantito al lavoratore un ambiente idoneo e per avere, quindi, violato la normativa di cui all’art. 2087 cod. civ., che fa carico al datore di lavoro di adottare le misure necessarie a tutelare l’integrità del dipendente. Si tratta di un obbligo che trova fonte immediata e diretta nel rapporto di lavoro, e la cui inosservanza, pertanto, ove sia stata causa di danno, può essere fatta valere dal dipendente medesimo con azione risarcitoria contrattuale nell’ordinario termine decennale di prescrizione.
Demansionamento unilaterale per evitare il licenziamento in conseguenza di dimissioni dall’incarico di direttore di filiale, suscettibile di occasionare licenziamento per sopravvenuta incapacità alla mansione – Legittimità – Insussistenza del diritto al risarcimento danni da demansionamento per essere stato assegnato dalla categoria dei quadri direttivi a quella di impiegato di III livello.
Demansionamento di durata pressoché triennale – La lunga durata costituisce prova presuntiva di danno alla professionalità (attitudine al disimpegno di mansioni più qualificate, perdita di valore sul mercato del lavoro) – In conformità all’orientamento di Cass., Ss.Uu., 24 marzo 2006, n. 6572.
La Corte d’Appello ha accertato per le ricorrenti che la dequalificazione protratta per circa tre anni implicava una perdita di professionalità che si risolveva in un danno patrimoniale derivante dalla conseguente perdita di valore sul mercato del lavoro.
Il danno non patrimoniale nei rapporti di lavoro: danno evento o danno conseguenza?
Corte di Appello Firenze, N.680-13 Luglio 2009
L'articolo affronta le problematiche connesse alla fattispecie del danno non patrimoniale nei rapporti di lavoro – che costituisce il «cuore» della sentenza che si annota –, ed esamina, seppur brevemente, il passaggio della sentenza stessa, relativamente alla discriminazione fondata sull’età, denunciata da parte del lavoratore e ritenuta non sussistente dalla Corte d’Appello di Firenze.
Pres. Est. Amato – M. C. (avv. Rusconi) c. Banca Cr Firenze Spa (avv.ti Bechi, Gennarelli).
Note: Il danno non patrimoniale nei rapporti di lavoro: danno evento o danno conseguenza?
Parole chiave: Danno non patrimoniale :: demansionamento :: art. 2087 cod. civ. ::
Mansioni e qualifiche – Adibizione del lavoratore a mansioni inferiori rispetto a quelle di assunzione – Voci di danno non patrimoniale e relativa quantificazione – Onere della prova: danno evento e danno conseguenza – Art. 2087 cod. civ. e obbligo di tutela della personalità morale del lavoratore – Discriminazione per età (d.lgs. 9 luglio 2003, n. 216).
La tutela da parte dell’ordinamento dei valori fondamentali della persona costituzionalmente garantiti (quali la dignità del lavoro, la salute, la libertà di espressione) comporta che, quando una condotta sia lesiva dei suddetti valori, il danno si identifica con la lesione medesima e, pertanto, sotto il profilo probatorio, il giudice procederà direttamente a una quantificazione del danno non patrimoniale secondo un criterio equitativo, ai sensi dell’art. 1226 cod. civ. (cd. danno in re ipsa).
Quali tutele per il demansionamento del lavoratore che rischi il licenziamento per giustificato motivo oggettivo?
1. — Il fatto — La vicenda che ha occasionato la pronuncia della Suprema Corte riguarda la richiesta di un lavoratore dipendente della Spa Poste Italiane il quale, precedentemente addetto a mansioni di natura tecnica (manutenzione apparecchiature; servizio poi esternalizzato dalla società resistente perché ritenuto antieconomico), era stato assegnato a compiti di sportelleria; di conseguenza, ritenutosi demansionato, aveva chiesto di essere assegnato alle mansioni precedentemente svolte o, in caso di loro soppressione, ad altre equivalenti, però sempre di natura tecnica.
Note: Quali tutele per il demansionamento del lavoratore che rischi il licenziamento per giustificato motivo oggettivo?
Parole chiave: licenziamento :: demansionamento ::
Mansioni e qualifiche – Ius variandi – Divieto di reformatio in peius – Sopravvenute modifiche aziendali – Giustificato motivo oggettivo di licenziamento – Impossibilità di impiego in mansioni equivalenti – Demansionamento quale unico mezzo per conservare il rapporto di lavoro – Legittimità.
Legittimità dell’accordo di demansionamento e adesione esplicita del lavoratore
Cassazione, N.18269-22 Agosto 2006
Note: Legittimità dell’accordo di demansionamento e adesione esplicita del lavoratore
Mansioni e qualifica – «Patto di demansionamento» – Presupposti e contenuto – Consenso del lavoratore – Contenuto. Controversie di lavoro – Vizio di motivazione – Poteri del giudice – Contenuto.