Source: http://roma.sentenze.ilcaso.it/riviste/CrisiImpresa/ultime_pubblicate
Timestamp: 2020-07-09 04:16:05+00:00
Document Index: 129579342

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 2901', 'art. 209', 'art. 207', 'art. 55', 'art. 111', 'art. 19', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 111', 'art. 19', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2729', 'art. 169', 'art. 169', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 111', 'sentenza ', 'art. 22']

Crisi d'Impresa e Fallimento - Ultime Pubblicate
La competenza del tribunale sede delle sezioni specializzate in materia di impresa nel nuovo CCII.
Procedure di regolazione della crisi – Competenza ex artt. 350 e 27, comma 1, CCII del tribunale sede delle sezioni specializzate in materia di impresa – Presupposti – Fondamento.
In tema di procedure di regolazione della crisi o dell'insolvenza, il combinato disposto degli artt. 350 e 27, comma 1, CCII, nel radicare la competenza in capo al tribunale sede delle sezioni specializzate in materia di impresa di cui all'art. 1 d.lgs. n. 168 del 2003, ancorchè faccia letterale riferimento alle "imprese in amministrazione straordinaria", postula la rilevanza dei requisiti per l’assoggettabilità a detta procedura, che invero non costituisce un “prius” rispetto alle procedure di regolazione anzidette, le quali, per converso, necessariamente la precedono. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 25 June 2020.
Azione revocatoria nei confronti del fallimento dell'acquirente, insinuazione al passivo e valutazione della pregiudiziale costitutiva.
Azione revocatoria – In genere – Natura – Oggetto – Reintegrazione della generica garanzia patrimoniale dei creditori – Rilevanza del bene oggetto dell’atto revocato – Finalità di recuperare il bene alienato alla propria esclusiva garanzia patrimoniale – Esclusione – Azione proposta nei confronti del fallimento dell'acquirente – Insinuazione al passivo – Rimessa al giudice delegato la delibazione della pregiudiziale costitutiva.
In questo caso i creditori dell'alienante (e per essi il curatore fallimentare ove l'alienante sia fallito) restano tutelati nella garanzia patrimoniale generica dalle regole del concorso, nel senso che possono insinuarsi al passivo del fallimento dell'acquirente per il valore del bene oggetto dell'atto di disposizione astrattamente revocabile, demandando al giudice delegato di quel fallimento anche la delibazione della pregiudiziale costitutiva. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 24 June 2020, n. 12476.
Domanda di simulazione assoluta proposta da soggetto terzo e azione revocatoria.
Domanda di simulazione assoluta proposta da un soggetto terzo – Domanda di azione revocatoria – Diversità dei presupposti tra il negozio simulato e il negozio soggetto ad azione revocatoria – Onere della prova – Rigetto della domanda di simulazione assoluta – Accoglimento dell’azione revocatoria in via subordinata.
In tema di simulazione assoluta del contratto, nel caso in cui la relativa domanda sia proposta da terzi estranei al giudizio, spetta al giudice del merito valutare l’opportunità di fondare la decisione su elementi presuntivi, da considerare non solo analiticamente ma anche nella loro convergenza globale, a consentire illazioni che ne discendono secondo l’”id quod plerumque accidit”, restando il relativo apprezzamento incensurabile in sede di legittimità, se sorretto da adeguata e corretta motivazione sotto il profilo logico e giuridico.
Ad integrare gli estremi della simulazione non è sufficiente la prova che, attraverso l’alienazione di un bene, il debitore abbia inteso sottrarlo alla garanzia generica dei creditori, ma è necessario provare specificamente che questa alienazione sia stata solo apparente, nel senso che né l’alienante abbia inteso dismettere la titolarità del diritto, né l’altra parte abbia inteso acquisirlo.
L’azione revocatoria ordinaria presuppone, per la sua esperibilità, la sola esistenza di un debito e non anche la sua concreta esigibilità. Pertanto, prestata fideiussione in relazione alle future obbligazioni del debitore principale, gli atti dispositivi del fideiussore successivi alla prestazione della fideiussione medesima, se compiuti in pregiudizio delle ragioni del creditore, sono soggetti alla predetta azione, ai sensi dell’art. 2901, n. 1, prima parte, c.c., in base al solo requisito soggettivo della consapevolezza del fideiussore e, in caso di atto a titolo oneroso, del terzo, di arrecare pregiudizio alle ragioni del creditore (“scientia damni”); l’acquisto della qualità di debitore del fideiussore nei confronti del creditore procedente risale al momento della nascita del credito, sicchè a tale momento occorre far riferimento per stabilire se l’atto pregiudizievole sia anteriore o successivo al sorgere del credito. (Giovanna Bigi) (riproduzione riservata) Tribunale Lanciano, 23 June 2020.
Fallimento, interessi sui crediti chirografari, prescrizione e differenze con l'amministrazione straordinaria.
Nel fallimento la prescrizione degli interessi maturati sui crediti chirografari è interrotta con effetto permanente per tutto il corso della procedura solo dalla domanda di insinuazione al passivo, mentre nell'amministrazione straordinaria, sottoposta alla disciplina originaria di cui alla l. n. 95 del 1979, l'esecutività dello stato passivo depositato dal commissario, ai sensi dell'art. 209 l.fall., determina l'interruzione della prescrizione con effetto permanente anche per i creditori ammessi direttamente a seguito della comunicazione inviata ai sensi dell'art. 207, comma 1, l.fall. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 June 2020, n. 11983.
La sospensione del decorso degli interessi sui crediti chirografari vale solo all'interno del concorso.
Fallimento - Interessi sui crediti chirografari - Sospensione del decorso - Sussistenza - Efficacia esterna al concorso - Esclusione.
La sospensione del decorso degli interessi sui crediti chirografari, di cui all'art. 55, comma 1, l.fall., vale solo all'interno del concorso, mentre nei rapporti intercorrenti tra ciascun creditore ed il fallito gli interessi continuano a maturare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 June 2020, n. 11983.
Sospensione della liquidazione dell'attivo e ricorso per cassazione.
Non è ammissibile il ricorso per cassazione ai sensi dell'art. 111 Cost., rivolto nei confronti del provvedimento con il quale la corte d'appello abbia dichiarato non reclamabile il diniego dell'istanza formulata dal ricorrente, ai sensi dell'art. 19 l. fall., di sospensione della liquidazione dell'attivo, in attesa della definizione del reclamo avverso la sentenza di fallimento, trattandosi di provvedimento del tutto equiparabile all'ordinanza, non impugnabile, ed in quanto priva di decisorietà, non ricorribile per cassazione, emessa ai sensi degli artt. 283 e 351 c. p. c., sull'istanza di sospensione dell'efficacia esecutiva o dell'esecuzione della sentenza di primo grado. Non è ammissibile il ricorso per cassazione ai sensi dell'art. 111 Cost., rivolto nei confronti del provvedimento con il quale la corte d'appello abbia dichiarato non reclamabile il diniego dell'istanza formulata dal ricorrente, ai sensi dell'art. 19 l. fall., di sospensione della liquidazione dell'attivo, in attesa della definizione del reclamo avverso la sentenza di fallimento, trattandosi di provvedimento del tutto equiparabile all'ordinanza, non impugnabile, ed in quanto priva di decisorietà, non ricorribile per cassazione, emessa ai sensi degli artt. 283 e 351 c. p. c., sull'istanza di sospensione dell'efficacia esecutiva o dell'esecuzione della sentenza di primo grado. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 June 2020, n. 11887.
Rilevanza della natura professionale del creditore bancario ai fini della prova per presunzioni della conoscenza dello stato di insolvenza.
Azione revocatoria fallimentare – Scientia decoctionis – Prova per presunzioni.
In tema di prova per presunzioni, il giudice di merito deve esercitare la sua discrezionalità nell’apprezzamento e nella ricostruzione dei fatti in modo da rendere chiaramente apprezzabile il criterio logico posto a base della selezione delle risultante probatorie e del proprio convincimento; in particolare, valutando dapprima analiticamente gli elementi indiziari, poi effettuando una valutazione complessiva degli stessi per accertare la loro concordanza ai fini del convincimento sulla prova presuntiva.
In sede di sindacato sul ragionamento presuntivo ex art. 2729 c.c., occorre verificare che l’apprezzamento dei requisiti di gravità, precisione e concordanza sia stato ricavato dal complesso degli indizi, sia pure previamente individuati per la loro idoneità a fondare il ragionamento presuntivo, e che non sia stato omesso l’esame di un fatto secondario dedotto come giustificativo dell’inferenza di un fatto noto principale, purché decisivo.
La qualità di operatore economico qualificato del creditore bancario, pur non potendo costituire autonomamente prova della scientia decoctionis, costituisce uno degli elementi su cui il giudice deve fondare il proprio ragionamento presuntivo e non può che rilevare, ai fini della conoscenza dello stato di insolvenza, rispetto alla valutazione da parte della banca di altri elementi di fatto quali l’ingente esposizione debitoria della società poi fallita, l’esistenza di perdite di bilancio rilevanti, e lo stato di liquidazione della società stessa.
In tema di revocatoria di pagamenti, la valutazione dello stato di insolvenza dev’essere operata con riferimento al tempo in cui il pagamento risulta realmente effettuato e, quindi, ricevuto dal creditore, non potendo che rilevare il momento in cui si realizza lo spostamento patrimoniale dal debitore al creditore, e, dunque, il depauperamento del primo, cui la revocatoria intende porre rimedio. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 17 June 2020, n. 11696.
Covid-19, conversione del D.L. liquidità ed effetti sulla proroga dei termini di adempimento del concordato preventivo.
Concordato preventivo – Adempimento – Covid-19 – Proroga dei termini – Eliminazione del termine finale di cui al D.L. liquidità – Conseguenze.
Anche alla luce di tale modifica non vi sono, pertanto, motivi per rigettare la richiesta avanzata dalla debitrice in concordato (nel caso di specie è stato richiesto parere ai C.G. e valutato il possibile incremento delle spese prededuttive derivanti dal richiesto prolungamento semestrale dei termini di adempimento del concordato). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Ravenna, 16 June 2020.
Contratti pendenti nel concordato preventivo: anticipazione bancaria contro cessione di credito e mandato all’incasso con patto di compensazione.
Concordato preventivo – Autorizzazione (o diniego) allo scioglimento dei contratti pendenti – Effetti – Giudicato – Esclusione – Anticipazione bancaria contro cessione di credito – Mandato all’incasso ed annesso patto di compensazione.
L’art. 169 bis l. fall., che consente al debitore proponente un concordato di chiedere al giudice delegato lo scioglimento dei contratti pendenti, è applicabile al contratto-quadro di anticipazione bancaria contro cessione di credito o mandato all’incasso ed annesso patto di compensazione, fino a quando la banca nell’anticipare al cliente l’importo dei crediti non ancora scaduti vantati da quest’ultimo nei confronti dei terzi, non abbia ancora raggiunto il tetto massimo convenuto tra le parti. L’art. 169 bis l. fall. è inapplicabile alla singola operazione di anticipazione bancaria in conto corrente contro cessione di credito o mandato all’incasso con annesso patto di compensazione, ancora in corso al momento dell’apertura del concordato, avendo la banca, con l’erogazione della anticipazione, già compiutamente eseguito la propria prestazione. Il collegamento negoziale e funzionale esistente tra il contratto di anticipazione bancaria ed il mandato all’incasso con patto di compensazione, che consente alla banca di incamerare i riversare in conto corrente le somme derivanti dall’incasso dei singoli crediti del proprio cliente nei confronti di terzi, dando luogo ad un unico rapporto negoziale, determina l’applicazione della c.d. compensazione impropria tra i reciproci debiti e crediti della banca con il cliente e la conseguente inoperatività del principio di “cristallizzazione” dei crediti, rendendo, pertanto, del tutto irrilevante che l’attività di incasso della banca sia svolta in epoca successiva all’apertura della procedura di concordato preventivo. (Edoardo Staunovo-Polacco) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 15 June 2020, n. 11524.
Concordato con scissione e violazione delle norme sulla responsabilità patrimoniale del debitore.
Lo strumento dell'opposizione dei creditori alla scissione (ovvero pure alla fusione) si configura, nel sistema vigente, come rimedio aggiuntivo - non già preclusivo - degli altri e diversi rimedi che l'ordinamento viene a porre a tutela dei creditori dei soggetti partecipanti all’operazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 12 June 2020, n. 11347.
Contestazioni relative alla mancata omologazione proponibili nel giudizio di opposizione alla sentenza di fallimento.
Concordato preventivo - Diniego di omologazione - Successiva sentenza di fallimento - Contestazioni relative alla mancata omologazione - Proponibilità nel giudizio di opposizione alla sentenza di fallimento - Fondamento.
Nel caso di mancata proposizione di autonoma impugnazione, ai sensi dell'art. 111, comma 7, Cost., avverso il decreto della corte d'appello di revoca dell'omologazione del concordato preventivo, il debitore può legittimamente proporre le proprie doglianze in merito nel giudizio di impugnazione della sentenza di fallimento successivamente pronunciata dal tribunale, a seguito della rimessione degli atti da parte della corte d'appello ai sensi dell'art. 22, comma 4, l.fall., in quanto il rapporto tra i due procedimenti si atteggia come di conseguenzialità (eventuale del fallimento) e di assorbimento (dei vizi del provvedimento di rigetto in motivi di impugnazione del successivo fallimento). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 June 2020, n. 11354.
La Cassazione torna sull'ordine legittimo delle cause di prelazione nel concordato.
Concordato preventivo – Criteri di riparto – Principio del rispetto delle cause legittime di prelazione – Pagamento dei crediti chirografari – Condizioni.
Va ribadito che, alla stregua del principio dell’ordine legittimo delle prelazioni, l'ammontare della somma ritraibile dalla liquidazione concorsuale segna il limite minimo di soddisfacimento dei creditori privilegiati: da tale limite si desume che il creditore chirografario non può vedere adempiuta, neanche parzialmente, la propria obbligazione se il presumibile valore di realizzo dei beni su cui insiste il diritto di prelazione non consenta di soddisfare i creditori privilegiati.
Pertanto, il soddisfacimento parziale dei creditori muniti di privilegio generale può trovare un fondamento giustificativo solo nell'incapienza del patrimonio mobiliare del debitore, sicché il soddisfacimento dei creditori chirografari non può che dipendere, in tal caso, dalla presenza di beni immobili (ovviamente per la parte che non è deputata a garantire i creditori che vantino un titolo di prelazione su di essi) o da liquidità estranee al patrimonio del debitore stesso.
(Con tale decisione la Suprema Corte torna sul tema se la disciplina del concordato preventivo imponga l'integrale pagamento del credito di rango superiore prima di soddisfare quello di grado inferiore o se, piuttosto, sia ammessa la falcidia del credito di grado poziore e il pagamento parziale del credito di rango più basso, a condizione che al primo sia assicurato un trattamento più favorevole rispetto a quello riservato al secondo). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 08 June 2020, n. 10884.
Fallimento di impresa riferibile a società di cui l’imprenditore fallito è socio illimitatamente responsabile.
Impresa riferibile a società di cui l’imprenditore fallito è socio illimitatamente responsabile – Dichiarazione di fallimento di una società di fatto e occulta – Prova per presunzioni.
L'esistenza del contratto sociale, oltre che da prove dirette, può risultare da manifestazioni esteriori rivelatrici delle componenti del rapporto societario, potendo il giudice accertare tale elemento mediante ogni mezzo di prova previsto dall'ordinamento, ivi comprese le presunzioni. In particolare, sono indici rivelatori le fideiussioni e i finanziamenti in favore dell’imprenditore individuale quando, per la loro sistematicità e per ogni altro elemento concreto, siano ricollegabili a una costante opera di sostegno all’impresa, qualificabile come collaborazione di un socio al raggiungimento degli scopi sociali, tenuto conto che la sistematicità non va intesa in senso meramente quantitativo, potendo pochi interventi di finanziamento costituire un indice rivelatore del rapporto societario in presenza di altre circostanze come, ad esempio, l’effettuazione in momenti decisivi per lo sviluppo dell’impresa o per evitarne la crisi; a maggior ragione quando i finanziamenti non siano giustificabili in relazione a vincoli di coniugio o parentela. (Mauro Meneghini) (Antonio Restiglian) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 29 May 2020.
Concordato preventivo con attribuzione di strumenti finanziari partecipativi e vaglio di legittimità della singola operazione.
Anche nel caso di concordato in continuità, l’introduzione della possibilità di revocare l’ammissione alla procedura se l’esercizio dell’impresa si rivela dannoso per i creditori (perchè ad es. invece di produrre utili e flussi finanziari al servizio della buona riuscita della proposta, drena cassa e risorse che altrimenti andrebbero a beneficio dei creditori) non significa aver voluto attribuire all’ufficio giudiziario un vaglio di convenienza economica o sulla riuscita “satisfattiva” del piano, salvo il caso della implausibilità delle assunzioni su cui si fonda e della evidente carenza di fattibilità del medesimo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Ravenna, 29 May 2020.
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