Source: http://www.sicurezzacgs.it/diritti-sindacali-sicurezza-cgs-scrive-alla-politica/
Timestamp: 2019-01-22 03:19:33+00:00
Document Index: 1984321

Matched Legal Cases: ['art. 1475', 'art. 117', 'art. 117', 'sentenza ', 'art. 30', 'sentenza ', 'art. 39']

Associazione Culturale – a carattere nazionale – Sicurezza Cum Grano Salis
Via dei Mille n. 36 -00185 Roma
Oggetto:Associazioni sindacali per i finanzieri e per il personale militare
Ci sono voluti quasi quarant’anni di Rappresentanza Militare per acquisire la giusta consapevolezza sull’esigenza di rivedere profondamente (e forse radicalmente) il sistema rappresentativo di oltre trecentocinquantamila uomini e donne delle Forze Armate e delle Forze di Polizia ad ordinamento militare e per riconoscere loro il diritto ad associarsi per la tutela dei propri interessi collettivi ed individuali.
E’ un’esigenza che non è nata improvvisamente ma che è maturata nel tempo attraverso un percorso di crescita culturale e professionale del personale militare che ha investito gli stessi delegati della Rappresentanza Militare, primi fra tutti quelli della Guardia di Finanza, i quali con la propria visione indirizzata alla progressiva partecipazione ai processi decisionali dell’Amministrazione, riguardanti le condizioni di lavoro e salariali del personale, ed alla democratizzazione della propria funzione hanno gradualmente guadagnato spazi di intervento, sia pur solo nei fatti e non anche normativi, che hanno contribuito a rendere sempre più sensibile la Politica alle esigenze dei lavoratori in divisa.
Non si può infatti dimenticare l’impegno profuso negli anni su questa linea dai delegati della Rappresentanza della Guardia di Finanza che già nel 2009, liberi dal servizio, manifestarono in piazza, aprendo un corteo di trentamila agenti delle forze dell’ordine che protestavano contro la politica dei tagli e del blocco stipendiale attuati del governo.
Un’occasione di modernizzazione dell’intero sistema di rappresentanza poteva essere rappresentata dall’emanazione, nel 2010, del Codice dell’Ordinamento Militare e del Testo Unico delle disposizioni regolamentari in materia di ordinamento militare, all’interno dei quali sono confluite, in realtà senza alcuna sostanziale revisione e conservando integralmente divieti ultratrentennali, le norme sulla Rappresentanza Militare.
Un ulteriore passo nel percorso di progressiva maturazione poteva essere fatto nel 2011, allorquando si progettò la rivisitazione della Legge 121/81, occasione per rivedere in chiave moderna e democratica la sicurezza del Paese, senza tralasciare le tutele del personale delle Forze di Polizia ad ordinamento militare, in ragione delle mutate condizioni socio economiche del Paese.
Nella realtà, ci sono voluti altri anni perché la classe politica acquisisse ulteriore consapevolezza dei limiti del sistema della Rappresentanza Militare e della necessità di riconoscere ai “lavoratori militari” un sistema di tutele, collettive ed individuali, in linea con le mutate condizioni generali del Paese, dell’organizzazione delle Amministrazioni di appartenenza e delle loro rinnovate funzioni, nonché degli indirizzi generali europei in tema di diritto di associazione e di diritti sindacali di tutti i lavoratori.
Proprio l’indirizzo europeo, concretizzatosi nelle note sentenze della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (ricorsi Matelly contro Francia e Adefdromil contro Francia) con le quali è stato dichiarata l’illegittimità del divieto assoluto di costituire sindacati e dell’interdizione assoluta per tutti i militari di aderire ad associazioni riconosciute e costituite per la difesa dei propri interessi professionali e morali, ha gradualmente indirizzato la Politica verso la condivisione di progetti di legge che non solo riconoscessero agli organismi della Rappresentanza Militare la qualità di “parte sociale” ed il relativo potere di negoziazione, ma anche la possibilità per il personale militare di costituire Associazioni a carattere sindacale o di aderirvi.
Alla ricerca del riconoscimento di tutele per il personale mira poi il ricorso presentato nel 2014 alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo da parte di circa quattrocento finanzieri, in massima parte delegati degli Organismi di Rappresentanza, il cui esito si ritiene non potrà essere diverso da quello dei due casi francesi.
Ma l’indirizzo europeo così consolidatosi, nonché la comprovata esperienza dei sindacati delle Forze di Polizia ad ordinamento civile non sono stati sufficienti a rendere semplice e celere il percorso riformatore, ma si sono per converso imbattuti nel processo contrario di “militarizzazione” e di privazione delle libertà sindacali, derivante dall’assorbimento degli uomini e delle donne del Corpo Forestale dello Stato nell’Arma dei Carabinieri e, parzialmente, nella Guardia di Finanza. Non può sottacersi, in merito, che le decisioni prese dal Governo in materia di razionalizzazione delle funzioni di polizia e assorbimento del Corpo forestale dello Stato sono state oggetto di diverse ordinanze di remissione alla Corte Costituzionale per la valutazione della loro legittimità, sotto diversi profili.
E’ a questo punto che si inserisce l’ordinanza n.02043/2017 del 04 maggio 2017 del Consiglio di Stato di remissione alla Corte Costituzionale di una questione di legittimità in materia di libertà di associazione tra militari e riconoscimento dei diritti sindacali, nell’ambito della quale il collegio aveva dichiarato “rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 1475, comma 2, del d.lgs. 15 marzo 2010, n. 66 (Codice dell’ordinamento militare) per contrasto con l’art. 117, comma 1, Cost., in relazione agli articoli 11 e 14 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo”, nonché “per contrasto con l’art. 117, comma 1, Cost., in relazione all’articolo 5, terzo periodo, della Carta sociale europea riveduta, firmata in Strasburgo in data 3 maggio 1996 e resa esecutiva in Italia con legge 9 febbraio 1999, n. 30”.
Proprio il recente preannuncio emesso dalla Corte Costituzionale su tale ultima ordinanza ha, dopo circa vent’anni dalla sentenza 449/99, aperto una breccia verso il riconoscimento del diritto a costituire associazioni sindacali per i militari.
La suprema Corte, con proprio comunicato datato 11 Aprile u.s., infatti, ha dichiarato parzialmente fondata la questione di legittimità costituzionale dell’articolo 1475, comma 2, del Codice dell’ordinamento militare nella parte in cui vieta ai militari di costituire associazioni professionali a carattere sindacale, pur ribadendo la permanenza del divieto di “aderire ad altre associazioni sindacali”.
E’ del tutto evidente, pertanto, che ai sensi dell’articolo 136 della Costituzione e dell’art. 30 della Legge 11 Marzo 1953 n.87 dal giorno successivo al deposito della sentenza decadrà il divieto di costituire organizzazione sindacali nel mondo militare.
La stessa Corte ha poi precisato che la specialità di status e di funzioni del personale militare, impone comunque il rispetto di “restrizioni”, secondo quanto prevedono l’articolo 11 della CEDU e l’articolo 5 della Carta sociale europea; restrizioni che, in attesa del necessario intervento del legislatore, allo stato, sono le stesse previste dalla normativa dettata per gli organismi di rappresentanza disciplinati dal Codice dell’ordinamento militare.
Orbene, premesso che comprensibili e possibili “restrizioni” al diritto generale a costituire sindacati e ad aderire ad associazioni riconosciute e costituite per la difesa dei propri interessi professionali e morali erano già indicate nelle menzionate sentenze della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, non sfugge come, da un lato, sia stato sancito anche dalla Corte Costituzionale il diritto dei militari di costituire associazioni professionali a carattere sindacale e, dall’altro, sia stato rimesso al Legislatore l’onere di individuare quali debbano essere le “restrizioni”, secondo quanto prevedono l’articolo 11 della CEDU e l’articolo 5 della Carta sociale europea.
Riteniamo che proprio nell’individuazione di tali “restrizioni” risiedano i maggiori rischi per l’inevitabile ed inarrestabile processo di definitiva democratizzazione della funzione rappresentativa del personale militare e della sua libertà di fondare associazioni professionali a carattere sindacale, potendosi verificare eccessive ed ingiustificate compressioni dei diritti che potrebbero in ipotesi vanificare gli intenti riformatori di indirizzo costituzionale, rendendo “perplesso” il sistema di regole che dovranno governare le stesse organizzazioni sindacali che nasceranno a tutela dei lavoratori in divisa.
In quest’ottica l’Associazione culturale Sicurezza Cum Grano Salis, nata il 22 settembre 2015 e, tra le altre finalità statutarie, prioritariamente sostenitrice del riconoscimento dei diritti per il personale delle Forze di Polizia, della quale fanno parte migliaia di soci, la maggior parte dei quali finanzieri, nel continuare a perseguire la finalità di una sempre maggiore democratizzazione degli apparati e del pieno riconoscimento dei diritti del loro personale, con lo scopo di migliorare il sistema della sicurezza e fornire una maggiore affidabilità democratica alla collettività, intende da subito sensibilizzare la classe politica sui principi che dovranno ispirare il Legislatore e dai quali non si potrà prescindere se non si vorrà cadere nell’errore di “atrofizzare”, di fatto, lo spirito che ha animato le sentenze della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo prima e della Corte Costituzionale che verrà depositata a breve.
Si ritiene, infatti, che il Parlamento non possa, in primo luogo, prescindere dal confermare il pieno riconoscimento della libertà di associazione tra i militari, con finalità di tutela sindacale, senza particolari condizionamenti organizzativi; libertà, peraltro, che non può che esplicitarsi in un maturo e costruttivo pluralismo sindacale e rappresentativo, in un’autonomia organizzativa ed economica, limitando le quali si negherebbe il senso stesso di libertà sindacale in relazione all’art. 39 della Costituzione.
L’auspicato pluralismo sindacale non potrà poi trovare un limite oggettivo in una ipotetica e non condivisibile coesistenza con un sistema di Rappresentanza Militare “interna” alle Amministrazioni, sia in ragione dell’ormai sua dimostrata inidoneità a tutelare realmente gli interessi individuali o collettivi del personale, che si ritiene non superabile in un sistema gerarchico militare, sia per i potenziali effetti fortemente negativi sulla rappresentatività del personale che un difficile sistema di relazioni tra queste “entità” potrebbe comportare.
Riteniamo pienamente condivisibile, tra l’altro, che il legislatore tra le restrizioni che dovrà definire per le nascenti Organizzazioni, inserisca i seguenti divieti: di sciopero, di manifestare in divisa, così come di trattare materie inerenti l’impiego del personale, l’assetto ordinativo dei Corpi, le operazioni di polizia e quelle militari.
In altre parole, siamo fermamente convinti che le “organizzazioni sindacali di categoria”, costituite e dirette esclusivamente da personale in servizio per ogni singolo Corpo di Polizia ad ordinamento militare o Forza Armata, così come delineate per la Polizia di Stato e, con le analoghe restrizioni, possano perfettamente soddisfare le esigenze di rappresentatività del personale, salvaguardare compiutamente la piena autonomia, l’operatività e la funzionalità degli apparati e realizzare un perfetto bilanciamento con i diritti costituzionali dei cittadini.
Con questo obiettivo l’Associazione Sicurezza Cum Grano Salis si pone quale referente per la Politica e le Istituzioni nella definizione di un nuovo complesso di norme che, nel rispetto dei menzionati principi fondamentali, traccino le linee guida del nascente mondo delle Organizzazioni sindacali in ambito militare e nella Guardia di Finanza.
Ritenendosi interlocutore qualificato sotto tale profilo, pertanto, intende partecipare attivamente, come si ritiene possano fare altre Associazioni che hanno seguito percorsi analoghi, ad eventuali comitati, commissioni di studio o audizioni parlamentari che verranno programmate nei prossimi mesi.
Sicurezza Cum Grano Salis si prepara per un futuro nel quale sarà senz’altro protagonista attiva come Sindacato dei Finanzieri, con coerenza e determinazione, ma con assoluto senso di responsabilità nell’interesse prioritario della collettività.
Il presente documento, approvato in data odierna, dai membri della Segreteria e del Direttivo Nazionale di Sicurezza Cum Grano Salis, verrà inviato ai Presidenti di Camera e Senato, alle Commissioni Parlamentari competenti ratione materiae, ai gruppi parlamentari ed ai segretari di partito.
Il Direttivo Nazionale La Segreteria Nazionale
Cav. Eliseo Taverna (Segretario Generale)
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