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Timestamp: 2020-02-22 01:52:24+00:00
Document Index: 49244720

Matched Legal Cases: ['art. 2087', 'art. 18', 'art. 28', 'art. 299', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 26', 'sentenza ', 'art. 18', 'art. 55', 'art. 25', 'art. 2', 'art. 38', 'art. 29', 'art. 25', 'art. 58', 'art. 2087', 'art. 18', 'art. 5', 'art. 572', 'art. 572', 'art. 648', 'art. 2', 'art. 600', 'art. 603', 'art. 25', 'art. 7', 'art. 4', 'sentenza ', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 640', 'art. 62']

Rassegna della giurisprudenza di legittimità in materia di diritto penale del lavoro aggiornata al dicembre 2018 – Avvocato Diritto Penale Roma Eur
Rassegna della giurisprudenza di legittimità in materia di diritto penale del lavoro aggiornata al dicembre 2018
Si segnala ai lettori del blog la rassegna della giurisprudenza di legittimità riportante le più significative pronunce a corredo delle fattispecie di reato in materia di lavoro maggiormente frequenti nella pratica giudiziaria di cui lo Studio si occupa, con particolare riferimento alla disciplina della sicurezza e prevenzione nei luoghi di lavoro e connessa responsabilità penale dei titolari di posizioni di garanzia; maltrattamenti sul lavoro (c.d. mobbing) e altre condotte vessatorie del datore di lavoro; omissione di versamento delle ritenute previdenziali ed assistenziali e reati commessi nell’ambito del pubblico impiego.
Responsabilità penale legata alla violazione degli obblighi derivanti da posizione di garanzia in materia di sicurezza e prevenzione nei luoghi di lavoro
Cassazione penale , sez. IV , 05/10/2018 , n. 49373
In materia di prevenzione degli infortuni sul lavoro, per escludere la responsabilità del titolare della posizione di garanzia, l’interruzione del nesso di condizionamento, a causa del comportamento imprudente del lavoratore, da solo sufficiente a determinare l’evento, richiede che la condotta del lavoratore si collochi in qualche guisa al di fuori dell’area di rischio definita dalla lavorazione in corso. Tale comportamento è “interruttivo” non perché “eccezionale” ma perché eccentrico rispetto al rischio lavorativo che il garante è chiamato a governare: ciò che peraltro deve escludersi quando il sistema della sicurezza approntato dal datore dì lavoro presenti delle criticità (come nella specie, in cui l’infortunio si era verificato per l’utilizzo di uno strumento di lavoro del tutto improprio e potenzialmente pericoloso).
Cassazione penale , sez. IV , 19/07/2018 , n. 43852
Cassazione penale, sez. III , 27/04/2018 , n. 30173
Cassazione penale , sez. IV , 20/04/2018 , n. 43829
In tema di prevenzione degli infortuni sul lavoro nelle amministrazioni pubbliche, l’attribuzione della qualità di datore di lavoro a un dirigente o a un funzionario da parte dell’organo di vertice deve essere espressa e accompagnata dal conferimento dei poteri decisionali e di spesa, con la conseguenza che, in mancanza di tale indicazione espressa e del conferimento dei necessari poteri, la qualità di datore di lavoro permane in capo all’organo di direzione politica della singola amministrazione.
Cassazione penale , sez. IV , 28/03/2018 , n. 18409
In materia di prevenzione degli infortuni sul lavoro, il datore di lavoro quale responsabile della sicurezza gravato non solo dell’obbligo ci predisporre le misure antinfortunistiche, ma anche di sorvegliare continuamente la loro adozione da parte degli eventuali preposti e dei lavoratori, in quanto, in virtù della generale disposizione di cui all’art. 2087 cod civ., egli è costituito garante dell’incolumità fisica dei prestatori di lavoro.
Cassazione penale , sez. IV , 14/03/2018 , n. 26294
Cassazione penale , sez. IV , 25/01/2018 , n. 10544
In tema di infortuni sul lavoro, in caso di subappalto, il datore di lavoro dell’impresa affidataria deve verificare le condizioni di sicurezza dei lavori affidati, la congruenza dei piani operativi di sicurezza (POS) delle imprese esecutrici rispetto al proprio, nonchè l’applicazione delle disposizioni del piano di sicurezza e coordinamento (PSC), con la conseguenza che in mancanza di quest’ultimo, egli deve attivarsi richiedendolo immediatamente al committente oppure rifiutandosi di conferire il subappalto.
L’art. 18, comma primo, lett. d), del D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81, che impone di fornire ai lavoratori i necessari e idonei dispositivi di protezione individuale, costituisce un precetto al quale il datore di lavoro è tenuto a conformarsi a prescindere dal fatto che il loro utilizzo sia specificamente contemplato nel documento di valutazione dei rischi di cui all’art. 28 dello stesso decreto. (Fattispecie di omessa fornitura di copricapi antinfortunistici all’interno di cantiere dove erano in corso lavori edili che, secondo quanto previsto dall’allegato VIII al decreto n. 81 del 2008, rientrano fra le attività che generalmente comportano la necessità di proteggere il capo e per le quali è quindi necessario l’elmetto protetttivo).
Cassazione penale, sez. IV, 12/01/2017, n. 18090
In tema di infortuni sul lavoro, ai sensi dell’art. 299, D.Lgs. n. 81 del 2008, la posizione di garanzia grava anche su colui che, non essendone formalmente investito, eserciti in concreto i poteri giuridici riferiti al datore di lavoro e ad altri garanti ivi indicati, sicchè l’individuazione dei destinatari degli obblighi posti dalle norme sulla prevenzione degli infortuni sul lavoro deve fondarsi non già sulla qualifica rivestita, bensì sulle funzioni in concreto esercitate, che prevalgono, quindi, rispetto alla carica attribuita al soggetto, ossia alla sua funzione formale. (Fattispecie in cui la S.C. ha ritenuto esente da censure la sentenza che aveva affermato la responsabilità dell’imputato per il decesso di un lavoratore perchè assumendo il compito di organizzare e dirigere un sopralluogo, per conto del datore di lavoro, aveva assunto anche l’obbligo di garantire la sicurezza dei partecipi).
In tema di prevenzione degli infortuni sul lavoro, ai fini dell’individuazione del garante nelle strutture aziendali complesse occorre fare riferimento al soggetto espressamente deputato alla gestione del rischio con la conseguenza che è riconducibile alla sfera gestionale del direttore di stabilimento, con delega in materia di tutela della salute e sicurezza sul lavoro, la sottoposizione degli impianti a regolare manutenzione, al fine di rilevare ed eliminare eventuali difetti pericolosi per la sicurezza e la salute dei lavoratori (Nella fattispecie la Corte ha ritenuto immune da censure la sentenza che aveva riconosciuto la responsabilità del direttore di stabilimento per l’infortunio occorso a un lavoratore che aveva compiuto una pericolosa operazione per supplire a un difetto di funzionamento di un macchinario, di cui il direttore di stabilimento non era a conoscenza, per non avere predisposto e verificato che il servizio di manutenzione ponesse in essere i necessari controlli e lo tenesse costantemente informato sui loro esiti).
Cassazione penale , sez. IV , 10/05/2017 , n. 27516
Cassazione penale, sez. IV, 26/04/2017, n. 40718
In tema di prevenzione degli infortuni sul lavoro, il responsabile del servizio di prevenzione e protezione è tenuto ad adempiere all’obbligo di valutazione e prevenzione del rischio in conformità alle previsioni normative in materia, formulando specifiche e tassative prescrizioni tecniche vincolanti per tutti i soggetti destinati ad operare nella struttura aziendale e sui macchinari ivi presenti, a prescindere dalle specifiche conoscenze e capacità dei singoli operatori. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto esente da censure la sentenza che aveva affermato la responsabilità del RSSP in ordine al reato di lesioni colpose cagionate a una lavoratrice, per avere omessso di valutare il rischio connesso all’uso di una macchina tritacarne sprovvista della necessaria protezione, anche se al momento della redazione del documento di valutazione dei rischi l’unico possibile utilizzatore della macchina fosse il titolare della ditta, a conoscenza del predetto rischio).
Coordinatore Sicurezza in fase di Esecuzione.
In tema di prevenzione antinfortunistica nei cantieri temporanei o mobili in cui sia prevista la presenza di più imprese esecutrici, non è idonea ad interrompere il nesso di causalità tra la condotta dei titolari delle posizioni di garanzia (nella specie il titolare della ditta appaltatrice da cui dipendeva il lavoratore infortunato e il coordinatore per la sicurezza) e l’evento, la condotta dei lavoratori dipendenti da ditta diversa da quella dell’infortunato che, terminata la propria fase di lavorazione, abbiano rimosso i dispositivi antinfortunistici in violazione del piano di sicurezza e coordinamento.
In tema di infortuni sul lavoro, il committente, nei cantieri temporanei o mobili in cui sia prevista la presenza (anche non contemporanea) di più imprese esecutrici, ha l’obbligo: 1) di elaborare il documento unico di valutazione dei rischi di cui all’ art. 26, comma 3, d.lgs n. 81 del 2008 ; 2) di nominare il coordinatore per la progettazione dell’opera di cui agli artt. 89, comma 1, lett. e), e 91 d.lgs n. 81 del 2008 (CSP), deputato a redigere il piano di sicurezzae coordinamento (PSC); 3) di nominare il coordinatore per l’esecuzione dei lavori, di cui agli artt. 89, comma 1, lett. f) e 92 d.lgs n. 81 del 2008 (CSE), deputato a verificare l’idoneità del piano operativo di sicurezza di ciascuna impresa, sia in relazione al PSC che in rapporto ai lavori da eseguirsi.
Cassazione penale , sez. IV , 10/01/2018 , n. 7188
In tema di prevenzione degli infortuni sul lavoro, il committente, anche nel caso di subappalto, è titolare di una posizione di garanzia idonea a fondare la sua responsabilità per l’infortunio, sia per la scelta dell’impresa sia in caso di omesso controllo dell’adozione, da parte dell’appaltatore, delle misure generali di tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro, specie nel caso in cui la mancata adozione o l’inadeguatezza delle misure precauzionali sia immediatamente percepibile senza particolari indagini.
Cassazione penale, sez. IV, 14/09/2017, n. 45862
Il coordinatore della sicurezza è tenuto a verificare l’applicazione da parte delle imprese esecutrici e da parte dei lavoratori autonomi dell’esecuzione delle disposizioni contenute nel piano di sicurezza e coordinamento (Pos) e l’idoneità del medesimo. La Cassazione sottolinea così l’importante ruolo di vigilanza che il coordinatore riveste in materia di sicurezza sul lavoro nei cantieri, che riguarda la generale configurazione delle lavorazioni e non il puntuale e stringente controllo momento per momento, che è demandato alle figure operative, ossia al datore di lavoro, al dirigente, al preposto.
Cassazione penale, sez. IV, 14/09/2017, n. 48951
Le norme antinfortunistiche sono destinate a garantire la sicurezza delle condizioni di lavoro, anche in considerazione della disattenzione con la quale gli stessi lavoratori effettuano le prestazioni; un eventuale concorso di colpa del lavoratore non esclude la responsabilità dell’addetto alla sicurezza del cantiere per aver violato le prescrizioni di sicurezza previste dalla legge.
Cassazione penale, sez. IV, 12/04/2017, n. 34869
In tema di infortuni sul lavoro, la funzione di alta vigilanza che grava sul coordinatore per la sicurezza dei lavori ha ad oggetto esclusivamente il rischio per l’ipotesi in cui i lavori contemplino l’opera, anche non in concomitanza, di più imprese o lavoratori autonomi le cui attività siano suscettibili di sovrapposizione od interferenza, e non il sovrintendere, momento per momento, alla corretta applicazione delle prescrizioni e delle metodiche risultanti dal piano operativo di sicurezza. (In applicazione di tale principio, la Corte di cassazione ha annullato con rinvio la sentenza di condanna del coordinatore per la sicurezza dei lavori, per l’infortunio occorso ad un lavoratore di una ditta esterna intento allo smontaggio di pannelli mentre si trovava su un trabatello con ruote, poichè non era stata verificata la ricorrenza di un rischio derivante dalla interferenza di lavorazioni riconducibili a ditte diverse sul luogo di lavoro).
In materia di prevenzione degli infortuni sul lavoro, in base al principio di effettività, assume la posizione di garante colui il quale di fatto si accolla e svolge i poteri del datore di lavoro, del dirigente o del preposto, anche se formalmente ha appaltato a terzi le opere che hanno dato origine all’infortunio.
Cassazione penale , sez. IV , 10/10/2017 , n. 50037
In materia di prevenzione degli infortuni sul lavoro, in base al principio di effettività, assume la posizione di garante colui il quale di fatto si accolla e svolge i poteri del datore di lavoro, del dirigente o del preposto.
Cassazione penale, sez. IV, 04/04/2017, n. 22606
In tema di prevenzione degli infortuni sul lavoro, ai fini dell’individuazione del garante nelle strutture aziendali complesse occorre fare riferimento al soggetto espressamente deputato alla gestione del rischio essendo, comunque, generalmente riconducibile alla sfera di responsabilità del preposto l’infortunio occasionato dalla concreta esecuzione della prestazione lavorativa, a quella del dirigente il sinistro riconducibile al dettaglio dell’organizzazione dell’attività lavorativa e a quella del datore di lavoro, invece, l’incidente derivante da scelte gestionali di fondo. (In motivazione la Corte ha precisato che l’impiego di un macchinario di elevata pericolosità, quale la macchina polmone a nastro, privo dei requisiti generali di sicurezza, per la natura della norma prevenzionale violata, rientra nella sfera gestionale riconducibile al vertice societario).
Cassazione penale , sez. III , 11/05/2018 , n. 30918
La violazione dell’obbligo di nominare il medico competente, previsto dall’art. 18, comma 1, lett. a), del d.lgs. 9 aprile 2008, n. 8, e sanzionato dall’art. 55, comma 1, lett. d), del medesimo d.lgs., costitutisce un reato permanente e di pericolo astratto per cui la condotta illecita si protrae sino all’adempimento dell’obbligo senza la necessità che ne derivi un danno alla salute o alla sicurezza del lavoratore.
Cassazione penale sez. III 23 novembre 2016 n. 6885
Cassazione penale sez. III 31 maggio 2016 n. 35425
Il medico competente incorre nel reato di cui all’art. 25, lett. b), d.lg. n. 81 del 2008 allorché, una volta rilevato uno specifico rischio da sovraccarico biomeccanico in capo ai dipendenti, ometta l’attuazione delle conseguenti misure di sorveglianza sanitaria.
Cassazione penale sez. III 11 dicembre 2012 n. 1856
Il “medico competente”, secondo la definizione fornita dall’art. 2, lett. h), d.lg. 9 aprile 2008 n. 81, è il medico che, in possesso di uno dei titoli e dei requisiti formativi e professionali di cui all’art. 38, “collabora”, secondo quanto previsto dall’art. 29, comma 1, con il datore d lavoro ai fini della valutazione dei rischi ed è nominato dallo stesso per effettuare la sorveglianza sanitaria e per tutti gli altri compiti di cui al d.lg. n. 81 del 2008. Questa attività di collaborazione è stata ora ampliata dall’art. 25 d.lg. n. 81 del 2008, che la estende anche alla programmazione, ove necessario, della sorveglianza sanitaria, all’attività di formazione e informazione nei confronti dei lavoratori, per la parte di competenza, e all’organizzazione del servizio di primo soccorso, considerando i particolari tipi di lavorazione ed esposizione e le peculiari modalità organizzative del lavoro. Per la violazione degli obblighi di collaborazione, sono previste le sanzioni penali di cui all’art. 58 d.lg. n. 81 del 2008.
Cassazione penale sez. IV 13 luglio 2011 n. 34373
Ai sensi dell’art. 2087, c.c., nonché dell’art. 18 d.lg. n. 81 del 2008, il datore di lavoro, titolare principale della posizione di garanzia, è tenuto a vigilare sul modo con cui gli altri soggetti (con)titolari della posizione di garanzia assolvono il proprio ruolo (nella fattispecie, il medico competente); ma vanno escluse violazioni cautelari anche di colpa generica da parte del datore di lavoro, vuoi sotto il profilo della scelta del medico competente sia sotto il correlato profilo del “sindacato” sul modo con cui tale professionista procede a svolgere i propri compiti, vuoi sotto il profilo dei generali obblighi prevenzionali nello specifico settore dei rischi acustici.
Cassazione penale sez. III 09 dicembre 2004 n. 1728
Il controllo sulla salute del lavoratore deve essere imparziale. Il divieto di accertamenti sanitari privati sulle assenze del dipendente per malattia o infortunio comporta, infatti, che le “ispezioni” possono essere fatte solo dai medici del S.s.n. e non dal medico aziendale. E ciò vale anche nelle aziende per le quali è “obbligatoria la sorveglianza sanitaria ed è stato nominato a tal fine un medico competente”, pena la responsabilità del datore di lavoro per violazione dall’art. 5 dello statuto dei lavoratori.
Responsabilità penale legata a comportamenti vessatori del datore di lavoro nei confronti dei lavoratori
“Mobbing” (art. 572 c.p. Maltrattamenti contro familiari e conviventi)
Cassazione penale , sez. VI , 07/06/2018 , n. 39920
È essenziale il requisito della para-famigliarità del rapporto per configurare il reato di maltrattamento in famiglia in ambito lavorativo (nella specie, l’imputato, nella sua qualità di notaio e datore di lavoro della vittima, dipendente dello studio notarile e sua cognata era accusato del reato di maltrattamenti in famiglia in ambito lavorativo).
Cassazione penale , sez. VI , 13/02/2018 , n. 14754
Le pratiche persecutorie realizzate ai danni del lavoratore dipendente e finalizzate alla sua emarginazione (c.d. “mobbing”) possono integrare il delitto di maltrattamenti in famiglia esclusivamente qualora il rapporto tra il datore di lavoro e il dipendente assuma natura para-familiare, in quanto caratterizzato da relazioni intense ed abituali, da consuetudini di vita tra i soggetti, dalla soggezione di una parte nei confronti dell’altra, dalla fiducia riposta dal soggetto più debole del rapporto in quello che ricopre la posizione di supremazia. (Fattispecie in cui è stata esclusa la configurabilità del reato in relazione alle condotte poste in essere dai superiori in grado nei confronti di un appuntato dei Carabinieri).
Cassazione penale , sez. II , 06/12/2017 , n. 7639
Cassazione penale , sez. VI , 28/09/2016 , n. 51591
Il delitto di maltrattamenti previsto dall’art. 572 c.p. può trovare applicazione nei rapporti di tipo lavorativo, a condizione che sussista il presupposto della parafamiliarità, intesa come sottoposizione di una persona all’autorità di altra in un contesto di prossimità permanente, di abitudini di vita proprie e comuni alle comunità familiari, nonché di affidamento, fiducia e soggezione del sottoposto rispetto all’azione di chi ha la posizione di supremazia.
Cassazione penale , sez. VI , 01/06/2016 , n. 26766
Le pratiche persecutorie realizzate ai danni dei lavoratore dipendente possono integrare il delitto di maltrattamenti in famiglia esclusivamente qualora il rapporto tra il datore di lavoro e il dipendente assuma natura para-familiare, ovvero sia caratterizzato da relazioni intense ed abituali, da consuetudini di vita tra i soggetti, dalla soggezione di una parte nei confronti dell’altra, dalla fiducia riposta dal soggetto più debole dei rapporto in quello che ricopre la posizione di supremazia (nella specie, relativa ai rapporti tra i gestori di una ricevitoria e una loro dipendente, qualificabili in termini di lavoro subordinato, non ricorreva quel nesso di supremazia -soggezione che ha esposto la parte offesa a situazioni assimilabili a quelle familiari).
Cassazione penale , sez. VI , 26/02/2016 , n. 23358
Le pratiche persecutorie realizzate ai danni dei lavoratore dipendente e finalizzate alla sua emarginazione (cosiddetto “mobbing”) possono integrare il delitto di maltrattamenti in famiglia esclusivamente qualora il rapporto tra il datore di lavoro e il dipendente assuma natura para -familiare, in quanto caratterizzato da relazioni intense ed abituali, da consuetudini di vita tra i soggetti, dalla soggezione di una parte nei confronti dell’altra, dalla fiducia riposta dal soggetto più debole del rapporto in quello che ricopre la posizione di supremazia.
Cassazione penale , sez. II , 04/05/2018 , n. 25979
Ai fini dell’integrazione dell’illecito di cui all’art. 648-ter.1 c.p. è necessario che la condotta sia dotata di particolare capacità dissimulatoria, sia cioè idonea a provare che l’autore del delitto presupposto abbia effettivamente voluto attuare un impegno finalizzato a occultare l’origine illecita del denaro o dei beni oggetto del profitto sicché rilevano penalmente tutte le condotte di sostituzione che avvengano attraverso le reimmissione nel circuito economico-finanziario ovvero imprenditoriale del denaro o dei beni di provenienza illecita, finalizzate a conseguire un concreto effetto dissimulatorio che sostanzia il quid pluris che differenzia la condotta di godimento personale, insuscettibile di sanzione, dall’occultamento del profitto illecito, penalmente rilevante.
Cassazione penale , sez. II , 14/02/2017 , n. 11107
Cassazione penale , sez. II , 14/04/2016 , n. 18727
Integra il reato di estorsione anche la condotta del datore di lavoro che, anteriormente alla conclusione del contratto, impone al lavoratore ovvero induce il lavoratore ad accettare condizioni contrarie a legge ponendolo nell’alternativa di accettare quanto richiesto ovvero di subire il male minacciato.
Cassazione penale , sez. II , 10/10/2014 , n. 677
Reati connessi alla violazione degli obblighi derivanti dal rapporto di lavoro
Omesso versamento delle ritenute assistenziali e previdenziali (art. 2 D.l. 12 settembre 1983 conv. in l. 683/1983, n. 463)
Cassazione penale sez. III 06/03/2018 n. 19671
Cassazione penale sez. III 23/11/2017 n. 6934
Cassazione penale sez. fer. 29/08/2017 n. 39882
Cassazione penale sez. fer. 10/08/2017 n. 39332
Cassazione penale sez. III 18 /07/2017 n. 39072
Cassazione penale sez. III 07/07/ 2017 n. 39464
Cassazione penale sez. III 10/04/2017 n. 43811
Cassazione penale sez. III 17/01/ 2017 n. 20855
Cassazione penale sez. III 11/01/2017 n. 22140
Cassazione penale sez. III 11/05/2016 n. 37232
Cassazione penale sez. III 11/05/2016 n. 35589
Cassazione penale , sez. IV , 27/09/2018 , n. 54024
Nei casi di intermediazione illecita e sfruttamento della manodopera i beni non possono essere confiscati sulla base della norma a carattere sanzionatorio di cui all’art. 600-septies c.p. , ma solo in ragione della specifica previsione di cui all’ art. 603-bis, comma 2. c.p. , e con esclusivo riferimento ai fatti commessi a decorrere dal 4.11.2016, vale a dire dalla data di entrata in vigore di tale ipotesi di confisca, non potendo detta norma sanzionatoria essere applicata retroattivamente, in virtù del noto principio “nulla poena sine lege” di cui all’ art. 25, comma 2, Cost. e di cui all’art. 7 CEDU.
Violazione degli obblighi in materia di videosorveglianza nei luoghi di lavoro
Cassazione penale , sez. III , 10/04/2018 , n. 38882
La fattispecie incriminatrice di cui all’ art. 4 dello Statuto dei lavoratori è integrata con l’installazione di un sistema di videosorveglianza potenzialmente in grado di controllare a distanza l’attività dei lavoratori, anche quando, in mancanza di accordo con le rappresentanze sindacali aziendali e di provvedimento autorizzativo dell’autorità amministrativa, la stessa sia stata preventivamente autorizzata per iscritto da tutti i dipendenti.
Corte europea diritti dell’uomo sez. III 09 gennaio 2018 n. 1874
Il datore di lavoro deve avvisare i dipendenti se utilizza strumenti di videosorveglianza, anche quando vuole accertare l’identità dei lavoratori sospettati di furto. Tuttavia, le prove raccolte attraverso le telecamere nascoste possono essere utilizzate in un processo relativo al licenziamento se non sono l’unica prova a carico dei dipendenti. La Corte Europea dei diritti dell’uomo lo stabilisce in una sentenza di condanna alla Spagna per violazione dell’ articolo 8 Cedu , che assicura il diritto al rispetto della vita privata.
Cassazione penale sez. II 30/11/ 2017 n. 4367
I risultati delle videoriprese effettuate per mezzo di telecamere installate dal datore di lavoro allo scopo di effettuare un controllo, all’interno del luogo di lavoro, a beneficio del patrimonio aziendale messo a rischio da possibili comportamenti infedeli dei dipendenti, sono utilizzabili, ai fini probatori, nel processo penale nei confronti di un imputato che sia un dipendente dell’azienda. In tal caso, infatti, non si rientra nella fattispecie del “controllo a distanza” dell’attività dei lavoratori, vietato in assenza delle garanzie procedurali di cui all’art. 4 st. lav., ma in quella dei c.d. “controlli difensivi” finalizzati alla tutela del patrimonio aziendale, rispetto ai quali non si giustifica l’esistenza di un divieto probatorio. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato la condanna per appropriazione indebita inflitta all’imputato sulla base di un quadro probatorio costituito da dichiarazioni testimoniali e videoriprese, ritenute pienamente utilizzabili dal giudice di merito, effettuate da una telecamera installata all’interno del luogo di lavoro).
Cassazione penale sez. III 17/04/ 2012 n. 22611
L’installazione nel luogo di lavoro di un sistema di videosorveglianza mediante telecamere (cd. controlli a distanza) non costituisce reato, ai sensi del combinato disposto degli art. 4 e 38 l. n. 300/1970, laddove, come nel caso di specie, pur in assenza di autorizzazione sindacale, risulti comprovato l’assenso all’installazione da parte della totalità dei lavoratori dell’azienda.
Truffa ai danni dello Stato commessa dal pubblico impiegato (art. 640 c.p.)
Cassazione penale , sez. II , 30/11/2018 , n. 3262
La falsa attestazione del pubblico dipendente relativa alla sua presenza in ufficio, riportata sui cartellini marcatempo o nei fogli di presenza, integra il reato di truffa aggravata ove il soggetto si allontani senza far risultare, mediante timbratura del cartellino o della scheda magnetica, i periodi di assenza, che rilevano di per sé – anche a prescindere dal danno economico cagionato all’ente truffato fornendo una prestazione nel complesso inferiore a quella dovuta – in quanto incidono sull’organizzazione dell’ente stesso, modificando arbitrariamente gli orari prestabiliti di presenza in ufficio, e ledono gravemente il rapporto fiduciario che deve legare il singolo impiegato all’ente; di tali ultimi elementi è necessario tenere conto anche ai fini della valutazione della configurabilità della circostanza attenuante di cui all’ art. 62 c.p. , comma 1, n. 4.
Cassazione penale , sez. V , 18/07/2018 , n. 41426
La falsa attestazione del pubblico dipendente, circa la presenza in ufficio riportata sui cartellini marcatempo, è condotta fraudolenta, idonea oggettivamente ad indurre in errore l’amministrazione di appartenenza in merito alla presenza sul luogo di lavoro, ed è dunque suscettibile di integrare il reato di truffa aggravata.
Cassazione penale , sez. II , 16/03/2018 , n. 14975
Cassazione penale , sez. III , 27/10/2015 , n. 45698
Cassazione penale , sez. II , 19/05/2011 , n. 23785
Doppio binario processuale: la Cassazione conferma il difetto di valore probatorio... Distacco di calcinacci e lesione colpose: il proprietario dell’immobile è...