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Timestamp: 2019-05-27 14:01:46+00:00
Document Index: 40748549

Matched Legal Cases: ['art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 9', 'art. 10', 'art 10', 'art. 17', 'art. 21', 'art. 21', 'art. 20', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 64', 'art. 20', 'art. 86', 'art. 152', 'art. 64', 'art. 64', 'art. 71', 'art. 19', 'art. 64', 'art. 4', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Novità fiscali del 12 maggio 2010: riformata la territorialità IVA per l’intermediario; direttiva servizi: in vigore il Decreto Legislativo di recepimento; liberalizzazione e semplificazione del mercato dei servizi: subentro automatico con la DIA; collegio sindacale nelle Srl: cosa è cambiato; Tremonti-quater: primi chiarimenti; per i voucher non utilizzati dal committente rimborsa l’Inps; imposta comunale sugli immobili: istruzioni per la presentazione della certificazione del maggior gettito ICI; altre di fisco | Commercialista Telematico
Novità fiscali del 12 maggio 2010: riformata la territorialità IVA per l’intermediario; direttiva servizi: in vigore il Decreto Legislativo di recepimento; liberalizzazione e semplificazione del mercato dei servizi: subentro automatico con la DIA; collegio sindacale nelle Srl: cosa è cambiato; Tremonti-quater: primi chiarimenti; per i voucher non utilizzati dal committente rimborsa l’Inps; imposta comunale sugli immobili: istruzioni per la presentazione della certificazione del maggior gettito ICI; altre di fisco
1) Riformata la territorialità Iva per l’intermediario
2) Direttiva servizi: In vigore il Decreto Legislativo di recepimento
3) Liberalizzazione e semplificazione del mercato dei servizi: Subentro automatico con la DIA
4) Collegio sindacale nelle Srl: cosa è cambiato dopo il D.Lgs. 39/2010
5) Tremonti-quater: primi chiarimenti
6) Per i voucher non utilizzati dal committente rimborsa l’Inps
7) Imposta comunale sugli immobili: Istruzioni per la presentazione della certificazione del maggior gettito ICI
La riforma della territorialità dell’Iva ha modificato anche la disciplina delle prestazioni degli intermediari, coordinando il preesistente quadro caratterizzato da varie regole speciali.
Per quanto riguarda le prestazioni rese alle imprese, in particolare, l’individuazione del lungo del servizio dall’1/1/2010, si applica la regola generale basata sulla residenza del committente, con la sola eccezione delle intermediazioni relative ai beni immobili.
Per determinare il trattamento applicabile, occorre tenere conto anche delle disposizioni sulle esenzioni e di quelle sulla non imponibilità dei servizi internazionali.
Servizi di intermediazioni alle imprese
Diversamente dalla normativa previgente, quella in vigore dall’inizio di quest’anno non prevede più criteri speciali per determinare la territorialità delle prestazioni di servizi rese dagli intermediari, che pertanto ricadono ora nella nuova regola generale per il “business te business” dettata dall’art. 7-ter DPR 638/72.
Per conseguenza, nella nuova disciplina il luogo delle prestazioni è il paese in cui è stabilito il committente, indipendentemente dal paese del prestatore e dal luogo in cui è effettuata l’operazione alla quale si riferisce l’intermediazione (ossia l’operazione cosiddetta intermediata, o principale).
La prestazione di intermediazione si considera effettuata in Italia quando il committente è un soggetto passivo ivi stabilito.
Ai fini delle regole sulla territorialità delle prestazioni, le persone giuridiche titolari del numero di partita Iva si considerano in ogni caso soggetti passivi (art. 7-ter, comma 2), e che si considera soggetto passivo stabilito anche la stabile organizzazione, limitatamente alle operazioni da essa rese o ricevute (art. 7, comma 1, lett. d).
Nel caso in cui la prestazione dell’intermediario, in base alla suddetta regola, debba considerarsi territoriale, occorre poi verificare se l’operazione sia imponibile oppure se possa fruire del trattamento di non imponibilità previsto dall’art. 9, n. 7 (intermediazioni relative a beni in esportazione, in importazione o in transito, oppure a operazioni effettuate fuori della Comunità), oppure del
trattamento di esenzione previsto dall’art. 10, n. 9) del DPR 633/72 (intermediazioni relative alle operazioni finanziarie, assicurative, ecc. di cui ai punti da i a 6 del medesimo art 10.
Quanto agli adempimenti da porre in essere nel caso in cui l’operazione sia territorialmente rilevante in Italia, le nuove disposizioni dell’art. 17 stabiliscono che: se la prestazione è resa da un soggetto stabilito in Italia, gli obblighi d’imposta fanno capo al prestatore (ossia all’intermediario), che dovrà quindi emettere la fattura, imponibile, non imponibile o esente a seconda dell’oggetto dell’operazione principale; se la prestazione è resa da un soggetto non stabilite in Italia (intermediario estero) nei confronti dì un committente soggetto passivo stabilito, gli obblighi d’imposta devono essere assolti dal committente attraverso il meccanismo dell’inversione contabile.
Il committente dovrà pertanto emettere autofattura in unico esemplare ai sensi dell’art. 21, comma 5 (o in alternativa, integrare la fattura del fornitore estero, come consentito dall’Agenzia delle entrate con la circolare n. 12/2010), evidenziando l’imposta, se dovuta; nella citata circolare, l’agenzia ha chiarito che l’autofattura deve essere emessa anche se l’operazione è non imponibile oppure esente.
Infine, nel caso in cui le parti dell’operazione siano due soggetti passivi stabiliti in due paesi comunitari diversi (esempio, intermediario IT e committente FR o viceversa); il prestatore è comunque tenuto all’emissione della fattura, anche se l’operazione non territoriale nel proprio paese; nella normativa nazionale, tale obbligo emerge dall’art. 21, comma 6, del DPR 633/72 (anche se, ai sensi dell’art. 20, l’importo di queste fatture non concorre tuttavia al volume d’affari); è necessario dichiarare l’operazione nell’elenco riepilogativo dei servizi intracomunitari (modello Intrastat), salvo che l’imposta, nel paese del committente, non sia dovuta perché la prestazione è non imponibile oppure esente.
Fanno eccezione alla regola generale dell’art. 7-ter soltanto le prestazioni di agenzia relative a beni immobili (o più esattamente, secondo la normativa comunitaria, le prestazioni degli agenti immobiliari), le quali si considerano effettuate nel luogo in cui si trova il bene immobile, indipendentemente dal luogo in cui sono stabiliti il prestatore e il committente, e a prescindere dalla veste di quest’ultimo.
Per conseguenza, le intermediazioni immobiliari sono territoriali se l’immobile si trova in Italia.
Tale criterio speciale troverebbe applicazione anche per le intermediazioni relative alle prenotazioni di camere d’albergo (in senso affermativo s è espressa, nel recente passato, l’Agenzia delle entrate con la risoluzione n. 199 del 16/5/2008).
In merito agli adempimenti, se il prestatore è un soggetto estero e il committente è un soggetto passivo stabilito, gli obblighi d’imposta fanno capo a quest’ultimo.
Naturalmente, se la prestazione non è territoriale (perché l’immobile al quale si riferisce non si trova in Italia), non sussiste obbligo di fatturazione ai fini Iva; non occorre in nessun caso presentare l’elenco riepilogativo modello Intrastat.
Operazione: intermediazione su vendita di beni mobili dall’Italia alla Francia.
Committente: Impresa IT1 (italiana); Intermediario: IT2.
L’operazione si considera effettuata in Italia. L’intermediario deve emettere fattura imponile.
Se, viceversa, committente è Impresa FR (francese), obbligato d’imposta in Francia è il committente, per cui, in tale seconda ipotesi, l’intermediario deve emettere fattura non soggetta ad Iva ai sensi art. 7-ter e 21 del DPR 633/72.
(Franco Ricca in Italia Oggi del 10 maggio 2010)
E’ in vigore dal 08 maggio 2010 il Decreto Legislativo 26 marzo 2010, n. 59 (Gazzetta Ufficiale n. 94 del 23 aprile 2010, S.O. n. 75), con cui è data attuazione nel nostro ordinamento alla direttiva 2006/123/CE sui servizi nel mercato interno.
Lo ha reso noto Assonime con il seguente documento del 08/05/2010.
Il decreto si applica a qualunque attività economica, di carattere imprenditoriale o professionale, svolta senza vincolo di subordinazione da un soggetto stabilito in uno Stato membro e diretta allo scambio di beni o alla fornitura di altra prestazione, anche a carattere intellettuale.
Tra le attività che per espressa previsione sono escluse dall’ambito di applicazione del decreto vi sono quelle connesse con l’esercizio di pubblici poteri, i servizi di interesse economico generale erogati in regime di esclusiva, i servizi sociali, i servizi finanziari, i servizi di trasporto.
Ai servizi di comunicazione elettronica si applicano solo le disposizioni del decreto in tema di semplificazione amministrativa e tutela del destinatario dei servizi.
Accesso ed esercizio delle attività di servizi
La disciplina sancisce che l’accesso e l’esercizio delle attività di servizi, che sono espressione della libertà di iniziativa economica, non possono essere soggetti a limitazioni non giustificate o discriminatorie.
Alcuni requisiti sono sempre vietati. Tra questi, vi sono i requisiti discriminatori fondati sulla cittadinanza o sulla sede legale del prestatore, l’obbligo di presentare una garanzia finanziaria o di sottoscrivere un’assicurazione presso un soggetto stabilito in Italia, l’obbligo di essere già stato iscritto nei registri italiani o di aver esercitato l’attività in Italia per un determinato periodo.
Il rilascio di un’autorizzazione non può essere subordinato alla prova dell’esistenza di un bisogno economico o di una domanda di mercato.
L’applicazione di altri requisiti, tra cui le restrizioni quantitative o territoriali, l’obbligo per il prestatore di avere un determinato statuto giuridico, gli obblighi relativi alla detenzione del capitale di una società, l’obbligo di rispettare tariffe obbligatorie minime o massime, è consentita se giustificata in base a motivi imperativi di interesse generale.
Le nuove disposizioni che prevedono tali requisiti devono essere previamente notificate alla Commissione europea, mediante una procedura che fa capo al Dipartimento per il coordinamento delle politiche comunitarie presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.
I regimi autorizzatori possono essere istituiti o mantenuti solo se giustificati da motivi imperativi di interesse generale e purché basati su condizioni non discriminatorie, oggettive, trasparenti e commisurate all’obiettivo di interesse generale.
Per la prestazione temporanea e occasionale di servizi in Italia da parte di prestatori stabiliti in altri Stati membri non possono essere imposti determinati requisiti, quali l’obbligo di essere stabilito in Italia o l’obbligo di ottenere un’autorizzazione dalle autorità competenti, salvo che sussistano motivi imperativi di ordine pubblico, pubblica sicurezza, sanità pubblica o tutela dell’ambiente. Il decreto afferma il principio della parità di trattamento, in base al quale i cittadini italiani e i soggetti giuridici stabiliti in conformità alla legislazione nazionale che sono stabiliti in Italia possono invocare l’applicazione delle disposizioni in tema di libera prestazione di servizi.
Il decreto prevede anzitutto che attraverso lo sportello unico per le attività produttive sia assicurato l’espletamento in via telematica di tutte le procedure necessarie per poter svolgere le attività di servizi.
Il portale “impresainungiorno” assicura il collegamento con le autorità competenti.
Nel caso in cui le domande sono contestuali alla presentazione della “comunicazione unica”, queste sono presentate al registro delle imprese che le trasmette immediatamente allo sportello unico.
I prestatori e destinatari dei servizi devono poter accedere attraverso lo sportello unico ad una serie di informazioni (procedure e formalità da espletare per accedere alle attività di servizi ed esercitarle; dati necessari per entrare in contatto con le autorità competenti; mezzi di ricorso esistenti in caso di controversie).
Nei casi in cui è prescritto a un prestatore o destinatario di fornire un certificato o qualsiasi documento che comprova il rispetto di un requisito, si considera idonea la documentazione rilasciata da un altro Stato membro che abbia finalità equivalenti o dalla quale risulti che il requisito in questione è rispettato.
Tutela dei destinatari e qualità dei servizi
Il decreto contiene norme sulla tutela dei destinatari dei servizi, che stabiliscono tra l’altro il divieto di discriminazione in ragione della nazionalità o della residenza.
Al Ministero dello sviluppo e alle Camere di commercio economico è attribuita una funzione di assistenza ai destinatari di servizi che richiedono determinate informazioni, ad esempio circa i requisiti applicati negli altri Stati membri per l’accesso e l’esercizio delle attività di servizi e i mezzi di ricorso esperibili in caso di controversia.
Tra le disposizioni sulla qualità dei servizi vi è la previsione che impone al prestatore di fornire al destinatario determinate informazioni prima della prestazione del servizio (in particolare dati del prestatore, numero di partita IVA, clausole e condizioni generali applicate dal prestatore, esistenza di una eventuale garanzia post vendita non imposta dalla legge, prezzo e principali caratteristiche del servizio) e di rispondere ai reclami con la massima sollecitudine.
Il decreto disciplina le modalità di partecipazione delle autorità nazionali competenti al sistema di cooperazione amministrativa e scambio di informazioni tra Stati membri istituito a livello comunitario e relativo al funzionamento del Mercato interno (IMI- Internal Market Information).
Procedimenti relativi a specifiche attività
La seconda parte del decreto contiene disposizioni sui procedimenti relativi a specifiche attività, di competenza del Ministero della giustizia, del Ministero dello sviluppo economico e di altre amministrazioni, incluse le professioni regolamentate, la somministrazione di alimenti e bevande, la distribuzione commerciale e le strutture turistico-ricettive.
Attuazione della direttiva da parte delle regioni
Nella misura in cui incidono su materie di competenza esclusiva regionale e di competenza concorrente, le disposizioni del decreto si applicano fino alla data di entrata in vigore della normativa di attuazione della direttiva 2006/123/CE adottata da ciascuna regione e provincia autonoma nel rispetto dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dei principi fondamentali desumibili dal decreto (cd. clausola di cedevolezza).
(Assonime, documento del 08/05/2010)
Il D.Lgs. 26 marzo 2010, n. 59, pubblicato sul S.O. n. 75 alla G.U. n. 94 del 23
aprile 2010, ha recepito la Direttiva 123/2006/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 12 dicembre 2006, relativa ai servizi nel mercato interno, con la quale si è inteso fornire un contributo decisivo al processo di liberalizzazione e semplificazione del mercato dei servizi.
Le relative disposizioni, tranne alcuni specifici aspetti, entrano in vigore a decorrere dall’8 maggio 2010.
La Direttiva ha indicato quale suo obiettivo prioritario l’eliminazione delle barriere allo sviluppo del settore dei servizi tra Stati membri, per il cui raggiungimento prevede la semplificazione normativa e amministrativa della regolamentazione e, in particolare, delle procedure e delle formalità relative all’accesso e allo svolgimento delle attività di servizio.
Ha indicato, altresì, quale principale strumento per perseguire tale obiettivo, la necessità di limitare l’obbligo di autorizzazione preliminare alle attività di servizio – sostituendolo, tutte le volte che sia possibile, con istituti semplificati – e di prevedere requisiti per l’accesso all’attività, solo nei casi in cui tale autorizzazione e tali requisiti siano giustificati da motivi di ordine pubblico, pubblica sicurezza, sanità pubblica o tutela dell’ambiente, in conformità e nel rispetto dei principi di non discriminazione, necessità, proporzionalità.
L’art. 64, comma 1, dispone che “L’apertura degli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande al pubblico, comprese quelle alcooliche di qualsiasi gradazione, di cui alla legge 25 agosto 1991, n. 287, è soggetta ad autorizzazione rilasciata dal comune competente per territorio”.
Al riguardo, la legge 25 agosto 1991, n. 287, disciplina distintamente l’attività di somministrazione di alimenti e bevande esercitata nei confronti del pubblico indifferenziato e quella esercitata nei confronti di particolari tipologie di utenti. Nel caso di nuova apertura di un esercizio di somministrazione di alimenti e bevande al pubblico, la disciplina del decreto conferma la necessità del provvedimento di autorizzazione da parte del comune competente per territorio.
Al riguardo il procedimento di rilascio dell’autorizzazione in questione è soggetto a silenzio assenso per effetto dell’art. 20 della legge 7 agosto 1990, n. 241 e del D.P.R. 9 maggio 1994, n. 407.
In materia di attività di somministrazione di alimenti e bevande, con il parere 23 maggio 2007, n. 557/PAS.1251.12001(1), il Ministero dell’interno ha ribadito che l’autorizzazione per l’attività in discorso mantiene la“natura di licenza di polizia ai fini dell’art. 86 del t.u.l.p.s. come disposto dall’art. 152 del reg. al t.u.l.p.s., modificato dal D.P.R. n. 311/2001”.
Ad avviso del Ministero dell’interno tale particolare natura di “autorizzazione di polizia, che continua a caratterizzare la somministrazione di alimenti e bevande, comporta la soggezione dell’attività stessa alle disposizioni delle leggi di pubblica sicurezza per i profili attinenti la tutela dell’ordine e sicurezza pubblica e dell’incolumità delle persone.
Da ciò discende che l’autorità competente al rilascio è tenuta a svolgere l’attività di verifica dei necessari requisiti soggettivi di cui alle norme di pubblica sicurezza oltre a quelli oggettivi con riferimento ai criteri di sorvegliabilità del locale (..)”.
I requisiti soggettivi ai quali fa riferimento il parere ministeriale sono quelli di cui agli artt. 11 e 92 del R.D. 18 giugno 1931, n. 773.
Trasferimento della gestione: Subentro automatico con presentazione DIA
L’art. 64, comma 4, dispone che “Il trasferimento della gestione o della titolarità di un esercizio di somministrazione per atto tra vivi o a causa di morte è subordinato all’effettivo trasferimento dell’attività e al possesso dei requisiti prescritti da parte del subentrante”.
Ai sensi dell’art. 64, comma 4, la legittimazione all’esercizio dell’attività all’avente causa si verifica ope legis a seguito di una duplice condizione: la prima di natura obiettiva concernente la prova dell’effettivo trasferimento dell’attività e l’altra di tipo soggettivo relativa al possesso dei requisiti di onorabilità e professionali di cui all’art. 71, commi 1, 2 e 6, del decreto.
Previa presentazione della DIA di cui all’art. 19, comma 2, secondo periodo, ad efficacia immediata, pertanto, il diritto all’esercizio dell’attività a favore del subentrante è automatico, purchè l’avente causa risulti in possesso della prescritta qualificazione professionale e abbia ottenuto dal dante causa il godimento dell’attività.
Nel caso di subingresso per causa di morte, il subentrante in possesso della qualificazione professionale alla data di acquisto del titolo, può iniziare l’attività contestualmente all’invio della dichiarazione al comune competente per territorio, ove disponga del possesso dei requisiti e dei presupposti previsti dal citato art. 64, comma 4.
Nel caso in cui il subentrante per causa di morte non sia in possesso della qualificazione professionale per l’attività di somministrazione di alimenti e bevande, stante l’imprevedibilità dell’evento, la scrivente ritiene ammissibile la continuazione dell’attività da parte dell’avente causa, ferma restando la necessità di acquisire il requisito della qualificazione.
In tal caso, è ammissibile, come nel caso dell’attività di vendita di cui al D.Lgs. 31 marzo 1998, n. 114, anche nel caso di specie, la possibilità di acquisizione del requisito professionale entro sei mesi dall’apertura della successione in analogia con i termini concessi dall’amministrazione finanziaria ai fini della denuncia di successione.
Riguardo la necessità di acquisire il requisito della qualificazione professionale per l’attività di somministrazione di alimenti e bevande vale, ovviamente, solo nel caso in cui il soggetto, che ha ottenuto in eredità l’attività, intenda continuarla a suo nome: resta fermo, infatti, che, nel caso in cui intenda cederla in gestione o in proprietà, non è soggetto all’obbligo di munirsi della qualificazione né di inviare alcuna comunicazione al comune competente per territorio.
(Ministero dello Sviluppo Economico, circolare n. 3635/C del 06 maggio 2010)
In merito alle funzioni del collegio sindacale nelle società a responsabilità limitata, il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili ha confermato la possibilità di affidare al collegio sindacale la revisione legale della controllante.
Solo in presenza di società di interesse pubblico si deve, invece, ricorrere al revisore esterno.
La nota interpretativa del Cndcec del 10 maggio 2010 ha fornito alcune indicazioni operative sulle novità introdotte.
La nuova disciplina della revisione legale dei conti, introdotta dal D.Lgs. 27 gennaio 2010, n. 39, in attuazione della direttiva 2006/43/2010, è intervenuta, tra l’altro, a modificare le disposizioni in tema di Collegio Sindacale nelle società a responsabilità limitata, introducendo nuovi presupposti che rendono obbligatoria la nomina del Collegio Sindacale.
(CNDCEC, nota del 10 maggio 2010)
Primi chiarimenti sulla detassazione della c.d. “Tremonti-quater”. L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 22 del 29 aprile 2010, ha, infatti, fornito rilevanti chiarimenti sulla detassazione introdotta dall’art. 4 commi 2-4 del DL 40/2010, meglio conosciuta come “Tremonti-quater”.
La possibilità di accedere alla detassazione è riservata esclusivamente alle imprese che svolgono, seppure in modo non prevalente, le attività classificabili nella divisione 13 (industrie tessili) o 14 (confezione di articoli di abbigliamento; confezione di articoli in pelle e pelliccia) della tabella Ateco (provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate del 16 novembre 2007), contenente i codici di classificazione delle attività economiche.
L’agevolazione, consiste in una variazione in diminuzione delle sole imposte sul reddito (IRPEF/IRES) pari agli investimenti effettuati, dalle imprese del settore tessile e della moda, in attività di ricerca e sviluppo per la realizzazione di campionari; al fine di rispettare lo stanziamento di 70 milioni di euro, la fruizione dell’agevolazione è subordinata alla presentazione di apposita comunicazione (mod. “CRT”) dall’1 dicembre 2010 al 20 gennaio 2011.
In attesa dell’autorizzazione della Commissione Ue, l’agevolazione è fruibile entro il limite de minimis.
La misura di detassazione riservata, per il 2010, alle imprese del settore tessile e della moda per investimenti in attività di ricerca industriale e sviluppo precompetitivo, finalizzate alla realizzazione di campionari, non potrà essere fruita in modalità automatica ma entro l’importo massimo comunicato dall’Agenzia delle Entrate, al fine di assicurare il rispetto dello stanziamento previsto.
(Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro, nota del 11 maggio 2010)
Richiesta dei voucher con delega al consulente del lavoro. L’Inps fornisce il modello per incarico e per rimborso dei buoni inutilizzati
Il messaggio n. 12082/2010 dell’Inps ha chiarito che nel caso in cui il datore di lavoro abbia acquistato dei buoni lavoro cartacei (voucher) e non li abbia utilizzati totalmente, può chiederne il rimborso allo stesso Ente previdenziale, che ha facoltà di effettuare un bonifico per il loro controvalore.
Sono specificate, inoltre, le modalità applicative relative alla contribuzione da accreditare a favore di beneficiari di prestazioni integrative del salario o a sostegno del reddito che svolgono lavoro occasionale accessorio.
Il rimborso dei buoni cartacei non utilizzati può avvenire esclusivamente presso le Sedi provinciali dell’Inps, che dopo aver rilasciato apposita ricevuta possono disporre un bonifico per il loro controvalore. Il valore del voucher che viene riconosciuto ai fini del rimborso è pari a: 9,50 euro per il buono lavoro da 10; 19 euro per il buono lavoro multiplo da 20; 47,5 euro per il buono lavoro multiplo da 50 euro: quindi al netto del 5% delle spese sostenute dallo stesso Istituto per la gestione dei voucher.
Il datore di lavoro che vuole ottenere il rimborso può presentare formale richiesta utilizzando il modulo allegato al messaggio insieme al bollettino di versamento utilizzato per l’acquisto dei voucher.
È ammesso il rimborso anche nei casi in cui il committente ha acquistato i voucher cartacei effettuando il versamento, ma senza ritirare i buoni, oppure quando i voucher sono stati acquistati tramite procedura telematica, utilizzando solo in parte l’importo versato. Nel caso in cui, i voucher siano stati smarriti o rubati, sia ai committenti che ai prestatori d’opera, si deve presentare denuncia all’autorità competente.
Il Ministero dell’Economia e delle Finanze, con la circolare n. 2/DF del 11 maggio 2010 ha fornito chiarimenti in ordine alle disposizioni recate dal Decreto del Ministero dell’economia e delle finanze emanato di concerto con il Ministero dell’interno il 7 aprile 2010, con il quale sono stati approvati i modelli di certificazione con cui i comuni devono attestare il maggior gettito dell’imposta comunale sugli immobili (ICI) calcolato tenendo conto del reale incremento della base imponibile, risultante dall’applicazione degli specifici coefficienti moltiplicativi alle maggiori rendite/redditi iscritti nella banca dati catastale.
– Bilanci in Xbrl: nuovo software gratuito
E’ disponibile dal 10 maggio 2010 sul portale WebTelemaco il nuovo software gratuito Xbrl per codificare, validare e visualizzare i bilanci secondo il nuovo formato elettronico contabile.
InfoCamere, la società che gestisce l’infrastruttura informatica del mondo camerale italiano, ha difatti aggiornato il tool precedentemente disponibile migliorando le sue caratteristiche.
– Preavviso di fermo auto sempre impugnabile
La Corte di Cassazione a sezioni unite, con la sentenza n. 11087 del 2010, ha stabilito che il preavviso del fermo auto è sempre impugnabile in Commissione tributaria.
Ciò anche quando si tratta di obbligazioni di natura extra tributaria come ad esempio le multe, i canoni, o le iscrizioni agli ordini professionali.
– L’atto di adesione è impugnabile in Commissione tributaria
La Commissione tributaria provinciale di Torino, con la sentenza n. 57/01/2010, ha stabilito che anche l’atto di adesione per accessi, ispezioni o verifiche può essere impugnato.
A differenza dell’accertamento con adesione per un accertamento fiscale, questo può contenere infatti richieste di carattere tributario illegittime, non concordate e non conosciute dal contribuente, che tuttavia coinvolgono direttamente la sua sfera patrimoniale.
Pertanto anche nel caso specifico va riconosciuta la possibilità di tutela giurisdizionale a mezzo di ricorso tributario.
– Aliquota Iva sui servizi funebri: no all’unica, sì a quella ridotta
Le prestazioni fornite dalle agenzie di pompe funebri non devono necessariamente costituire una sola operazione.
Con la sentenza del 6 maggio 2010, resa nel procedimento C-94/09, la prima sezione della Corte di giustizia Ue, si è pronunciata sul ricorso con il quale la Commissione delle Comunità europee ha chiesto di dichiarare che la Repubblica francese, non avendo applicato un’aliquota unica di imposta sul valore aggiunto a tutte le prestazioni di servizi fornite dalle agenzie di pompe funebri nonché alle cessioni di beni a esse relative, non ha adempiuto ai propri obblighi, ai sensi degli articoli 96, 98 e 99, n. 1, della direttiva Ce 112/2006, relativa al sistema comune dell’Iva.
(Agenzia delle Entrate, notiziario del 11 maggio 2010)
– Ai fini fiscali il socio accomandante risponde nei limiti della quota di capitale sociale versato
Il socio accomandante risponde dei debiti della società solo nei limiti del capitale conferito.
Per l’Iva e l’Irap richieste con una cartella esattoriale alla società in accomandita semplice, il socio dovrà corrispondere al massimo la quota di capitale versato.
E se non vi è prova dell’effettivo versamento lo stesso sarà tenuto a versare al creditore una somma pari alla quota di capitale sottoscritto.
Lo ha stabilito la Commissione tributaria provinciale di Torino con la sentenza n. 41/1/2010.
– Spetta al contribuente provare la mancata percezione degli interessi di mora per crediti vantati con società del medesimo gruppo
Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 11154 del 07 maggio 2010.
Per i giudici non rileva che il passaggio avvenga tra società del medesimo gruppo.
L’accertamento è possibile anche in presenza di una contabilità corretta se il comportamento è manifestamente antieconomico.
– “Cassetto” Inps: La nuova modalità telematica attivata consente un dialogo dinamico e in tempo reale con l’utente
Estratto conto elettronico e Cud previdenziale più “analitico” in rete: è questa l’ultima operazione telematica messa in campo dall’Inps per interagire in rete con gli assicurati.
Attraverso il nuovo servizio gli utenti saranno in grado non soltanto di visionare la propria posizione previdenziale sempre aggiornata, ma anche di segnalare direttamente eventuali errori e inviare documenti.
Tutte le opportunità della nuova procedura nella circolare n. 63/2010 dell’Inps.