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Timestamp: 2017-03-26 11:08:34+00:00
Document Index: 20030708

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LE DUE PRIME OPERE CONOSCIUTE SULL'ORIGINE
LE PRIME DUE OPERE CONOSCIUTE SULL'ORIGINE DELL'ORDINE AGOSTINIANO
LAS DOS PRIMERAS OBRAS CONOCIDAS SOBRE EL ORIGEN DE LA ORDEN AGUSTINIANA
in Analecta Augustiniana (1970) pp. 75-149
Traduzione dallo spagnolo a cura di
E MASSIMO GUIZZARDI
LA BOLLA "INCUMBIT NOBIS" di Innocenzo IV del 16 dicembre 1243.
Archivio Generale Agostiniano - Roma.
Nel 1243 Fr. Stefano di Cataste, Fr. Ugo di Corbaria, Fr. Guido di Rosia e Fr. Pietro di Lupocavo si recarono a Lione, dove in quel tempo risiedeva il papa Innocenzo IV, per chiedere l'unione di tutti gli eremiti della Tuscia sotto una Regola comune e un solo priore generale, così come si viveva negli Ordini francescano e domenicano. Innocenzo IV (1243-1254), dopo aver riflettuto sulla richiesta e averla giudicata corrispondente ai desideri della Chiesa, il 16 dicembre dello stesso anno rispose con questa bolla. Essa, tra l'altro, dice: "informati diligentemente del vostro proposito dai diletti figli, i fratelli eremiti Stefano, Ugo, Guido e Pietro, vi manifestiamo la nostra volontà con lettera apostolica di non volervi come un gregge errante senza pastore e, pertanto, che vi conformiate ad un solo regolare proposito, prendendo la Regola e l'Ordine del beato Agostino e confessando di vivere in avanti secondo esso. Le osservanze o Costituzioni saranno opera vostra, senza contraddire tuttavia alle finalità istitutive dello stesso Ordine. Eleggerete anche, secondo le norme dell'elezione canonica, un priore generale adatto, a cui presterete obbedienza e il dovuto rispetto. Se, su quanto stabilito sopra, emergerà qualche difficoltà, ricorrerete al diletto figlio il card. Diacono Riccardo di S. Angelo, che é stato da noi nominato vostro correttore e provveditore".
Nei tempi moderni per molti anni si é considerata come prima opera sull'origine dell'Ordine degli Agostiniani il Tractatus de origine et progressu Ordinis fratrum heremitarum sancti Augustini et vero ac proprio titulo eiusdem, composto nell'anno 1334 da Enrico di Friemar (1). Attualmente si conoscono due piccole opere che la precedettero. Si pubblicano ora per la prima volta. La prima è anonima e senza data. Si intitola Initium sive processus Ordinis heremitarum sancti Augustini. La seconda è il Sermo de beato Augustino, composto nel 1332 da Nicola di Alessandria.
I. INITIUM SIVE PROCESSUS ORDINIS HEREMITARUM SANCTI AUGUSTINI
E' un breve scritto che si conserva a Firenze, Biblioteca Mediceo Laurenziana, Cod. Plut., 90 Sup. 48. Occupa le pagine 57v-62v di un codice, la cui prima parte (pag.1r-63r) è relativa all'Ordine Agostiniano. All'Initium, (così citeremo abbreviata questa opera), segue uno scritto molto breve, nel quale si fa una sintesi e si mette in rilievo l'inizio dell'Ordine, indicando le tappe fondamentali fino alla conferma di Alessandro IV con la famosa "grande unione" del 1256 e annotando i nomi dei Priori Generali (pagg. 62v-63r). Si intitola Unde Ordo fratrum heremitarum sancti Augustini initium habuerit. Anche questo si pubblica ora per la prima volta; dunque appare, sotto tutti gli aspetti, un insieme con l'Initium. Anticipo che i nomi dei Priori Generali successivi a Guglielmo da Cremona non si trovavano nel testo più antico. Altro materiale riguardante gli agostiniani è posto prima dell'Initium ed è contenuto nei seguenti scritti:
Aurelii Augustini episcopi yponensis vita (2) ff. 1r-13r.
Mamiliani et sociorum eius vita ff. 13r-15v.
Vita beati Galgani (3)	ff. 15v-21r.
Nicholai de Tolentino fratris heremitarum beati Augustini vita edita a fratre Petro de Monte rubbiano (4) ff. 21v-46r.
Vita brevis aliquorum fratrum heremitarum (5) ff. 46r-57v.
Il codice ha 133 fogli. La seconda parte comincia con il foglio 65r. Non tratta questioni dell'Ordine Agostiniano. Le misure del codice sono: di formato, 28 x 22; di cassa 20 x 12. Una descrizione del codice è stata fatta nel 1962 da R. Arbesmann, O.S.A (6). Gliene aveva parlato nel 1955 il prof. Eric Colledge dell'Università di Liverpool, dal 1964 religioso agostiniano. Però nell'Ordine si conosceva già da molto tempo. Lo citò nel 1915 il P. Agostino Corrao, O.S.A., in uno degli studi sul beato Agostino Novello O.S.A (7). La data del codice è chiaramente della seconda metà del secolo XV. Quando fu scritto, era già stato eletto Priore Generale Alessandro di Sassoferrato (1459). Non si esclude che fosse già stato Priore Generale Guglielmo Becchi di Firenze, 1460-1470. I dati sul suo successore Giacomo dell'Aquila, eletto nel giugno 1470, appaiono come un'aggiunta. La data della composizione del codice non corrisponde a quella del testo del Ms. Il testo è molto anteriore. Non era ancora stato scritto nel 1322, data della morte del beato Simone da Todi, citato fra i morti in fama di santità "diebus istis". Immediatamente dopo il beato Simone da Todi, nella prima numerazione che fa dei "fratelli santi", commemora Tommaso da Bologna o da Rimini. Ci sono arrivate varie date della sua morte. Girolamo Romano l'ha collocata nel 1392; Giuseppe Panfilo e Nicola Crusenio nel 1353; Tommaso de Herrera e Luigi Torelli verso il 1300 (8). In realtà questa commemorazione di Tommaso da Bologna o da Rimini non ci aiuta a datare la composizione dell'opera. Si può dire, invece, che Tommaso non morì in nessuna delle date segnalate. Sono troppo lontane dalla data della morte di Simone da Todi per poterne includere qualcuna nel "diebus istis" dell'autore. Non era ancora stato scritto il 29 giugno 1323. Quel giorno si celebrò a Rouen in Francia il Capitolo Provinciale della Provincia di Francia sotto la presidenza di Pietro di Broa o di Broia in rappresentanza del Priore Generale, "sacre pagine professorem, vicarium (Prioris) Generalis in prefato capitulo" (9), commemorato tra i "fratelli santi" nella seconda numerazione che fa di loro l'autore (10). Ci sono altri due nomi di "fratelli santi", uno nella prima numerazione e un altro nella seconda che potrebbero fare credere, basandosi sulla data tradizionale della loro morte, che il testo di questa opera sarebbe stato composto in tempi molto posteriori al 1323. Si tratta rispettivamente del beato Girolamo da Recanati della Marca e Beltramo da Fermo. Per il beato Girolamo da Recanati si considera all'incirca il 1368 (11). L'argomento sul quale ci si è basati indica che era morto prima di questa data. Per Beltramo da Fermo si considera come data certa l'anno 1490. Si segnala anche che la sua biografia la scrisse un suo coetaneo: il lettore agostiniano Tommaso da Fermo (12). Come già si è detto, il codice laurenziano Plut .90 Sup. 48 nel 1470 era già stato scritto. Beltramo morì nei primi anni del XIV secolo o alla fine del XIII secolo. La sua biografia è stata scritta dal suo coetaneo lettore agostiniano Tommaso da Rimini designato dal Priore Generale Clemente da Osimo nel 1289 secondo candidato all'incarico di Priore Provinciale della Provincia Romana, essendo socio del Priore Generale, suo Vicario e Visitatore in questa Provincia (13).
Nella seconda numerazione dei "fratelli santi" figura nel Ms. "Federicus di Bavaria". Si tratta del beato Federico da Regensburg (Ratisbona), morto il 29 novembre del 1329 a Regensburg (14). L'opera fu composta dopo il 29 novembre 1329 a meno che non sia corretta la data della morte del beato Federico accettata da tutti.
Però ci si potrebbe chiedere: la seconda numerazione dei "fratelli santi" non sarà una interpolazione o aggiunta successiva? Perché l'autore dopo avere numerato una serie di "fratelli santi" redige una seconda numerazione, motivandola con il fatto di conoscerne diversi che sono sconosciuti a molti: "Et quoniam plurium notitiam habeo, que multis est ignota, hic inserere curavi, ut fuerunt venerabiles fratres: beatus Iohannes, fundator loci de Spelunca", etc.? (15). Una buona critica mostra che non c'è il minimo indizio di interpolazione o aggiunta. La spiegazione è semplice. La prima serie della numerazione, da Giovanni da Larniano o da Firenze fino a Tommaso da Bologna o da Rimini era una specie di lista ufficiale che esisteva nella Provincia agostiniana di Pisa. Forse era stata fatta come risultato della determinazione del Capitolo Generale celebrato a Parigi il 17 giugno del 1329 nel quale si ordinava di "raccogliere in documenti pubblici o autentici tutti i miracoli dei nostri fratelli che si sono distinti per grazia divina in qualsiasi Provincia e trasmetterli entro il triennio presente al Priore Generale, perché siano presentati al successivo Capitolo Generale" (16). La seconda serie della numerazione sarebbe una lista che credette conveniente introdurre complementariamente, per conto proprio, l'autore.
Il termine post quem in questa piccola opera sarebbe, dunque, il mese di novembre del 1329. Il termine ante quem non può essere molto lontano dall'anno 1322, dei "diebus istis" dell'autore. Il testo dell'opera ci permette di precisare di più questo termine. L'Ordine, dal momento in cui uscì dal deserto (o eremo) e fu approvato, fino alla composizione dell'opera, fu governato da 12 Priori Generali (17). Compresi tra Lanfranco da Milano e Guglielmo da Cremona, eletto nel Capitolo Generale celebrato a Firenze nella "festa della traslazione del corpo del nostro venerato padre Agostino" (18) il 28 febbraio 1326. Guglielmo lasciò l'incarico di Priore, per diventare Vescovo di Novara, nel 1342 (19). Per questo l'Initium non può essere stato scritto dopo il 1342. Anzi, dovette essere scritto molto prima. Non si può utilizzare l'espressione "diebus istis", che l'autore utilizza negli anni successivi al 1322, a un tempo precedente al 1342, cosi come l'autore non la utilizza nel periodo dopo il 1300, che sarebbe la stessa cosa. Dovette essere utilizzata approssimativamente nell'anno 1330.
Considerato che l'opera non parla di un tema così importante come quello dell'inaugurazione del convento dell'Ordine a Pavia presso la tomba di Sant'Agostino, il 5 giugno 1331, che generò entusiasmo all'interno dell'Ordine, grazie alla concessione fatta nel 1327 da Giovanni XXII, si può concludere con certezza che l'opera fu scritta entro il 1331 (20). Effettivamente gli altri autori successivi si sono riferiti a questo importantissimo evento, che il Capitolo Generale celebrato a Siena nel 1338 ordinò che si celebrasse liturgicamente in tutto l'Ordine sotto il titolo di "festa dell'unione del corpo del beatissimo Agostino" (21). Questo fatto sarebbe stato utile all'autore per provare la sua tesi della presunta discendenza e legame degli Agostiniani con Sant'Agostino, quello che vuole e si preoccupa di provare. Si capisce che la prudenza gli avesse impedito di fare tale riferimento durante la difficile fase della fondazione; però non è possibile capirlo nel periodo successivo.
Non si è potuto appurare il nome dell'autore di questa opera. Tutte le circostanze mostrano che è lo stesso autore anonimo che compose, adattò e classificò per argomenti i materiali della parte agostiniana del Ms. Cod. Laurenziano Plut. 90 Sup. 48. Era della Provincia Agostiniana di Pisa. Sembra che fosse di Firenze, o del suo ducato (22). Studiò nello Studium Generale dell'Ordine a Genova. In quel periodo fra Albertino di Como gli raccontò di un miracolo compiuto dal beato Filippo da Piacenza e Sant'Agostino (23). Fu Priore del convento agostiniano di Santo Spirito di Firenze all'incirca dal 1317 al 1322, nel momento della fioritura del culto di Sant'Agostino in quella chiesa, con abbondanti miracoli, alcuni dei quali ci descrive nella Aurelii Augustini episcopi yponensi vita (24). Nei suoi scritti mostra entusiasmo e gelosia di Sant'Agostino e dell'Ordine Agostiniano. In effetti ci dice che scrive la Vita brevis aliquorum fratrum heremitarum, "perché i fratelli giovani che non li conobbero corporalmente si sentissero stimolati, nonostante la brevità dello scritto, a imitare ai santi" (25). Dichiara che, nel periodo in cui scriveva l'opera, era Priore Generale dell'Ordine Guglielmo da Cremona, a cui il beato Filippo da Piacenza aveva guarito, in un altro momento una gamba che era affetta da una grave malattia (26). Nella Aurelii Augustini episcopi yponensi neanche menziona l'evento importantissimo della fondazione e inaugurazione di un convento dell'Ordine a Pavia presso la tomba di Sant'Agostino (27).
Come scrittore e come storico non ha doti particolari.
Il testo qui trascritto è la copia fedele del Ms. Indico fra parentesi ( ) le sostituzioni e nello stesso modo l'inizio di un nuovo foglio. Al posto della lettera u trascrivo sempre v. Queste stesse linee seguirò nella trascrizione del Sermo de beato Augustino di Nicola di Alessandria.	(57v)	INITIUM SIVE PROCESSUS ORDINIS HEREMITARUM SANCTI AUGUSTINI
Recitat beatus Jeronimus in principio gestorum sanctorum patrum quod "inter multos dubitatum fuit, quis esset in heremo primus Deo serviens. Quidam Heliam et Iohannem baptistam dixerunt, sed Helias plus esse videtur propheta quam monacus; Iohannem vero prius prophetare cepisse quam nascreretur. Alii vero dixerunt Antonium huius propositi esse caput, quod ex parte verum est, non tamen ipse ante omnes fuit; quoniam discipuli sancti Antonii dixerunt sanctum Paulum thebeum rei istius principem fuisse" (28).
Quod sic debet intelligi, videlicet quod ipse beatus Paulus primus fuerit, cuius exemplum vevendi et vestigia sunt secuti. Nam multi apostolorum discipuli, multi martires, ac alii quam plures ante beatum Paulum in heremo habitarunt.
Nec obstat quod beatus Jeronimus, vitam scribens, hec aperte non dicat, cum ad Eustochium in epistola de virginitate servanda describens religiosos suo tempore heremi existentes dicit quod sunt aliqui "bini vel terni simul habitantes, qui quod laborabant per medium partiebantur, ut alimenta communia haberent; habitabant autem quam plurimum in urbibus et castellis. Alii erant qui cenobite vocantur, quorum prima apud eos confederatio arat obedire maioribus, et facere quicquid dicerent. Hii sunt divisi per decurias atque centurias, ita ut novem hominibus decimus presit, et rursus decem prepositos sub se centesimus habeat. (58r) Manent separati, sed iunctis cellulis, usque ad nonam ieiunant, nemo pergit ad ipsos nisi qui decani vocantur, ut si forte cogitationibus quis fluctuatur, eos consolentur. Sed fuerunt tertii, qui anachorite vocantur. Hii de cenobio exeuntes accepto pane et sale ad desertum vadunt. Huius vite auctor est Paulus, illustrator Antonius" (29).
Ab istis namque anachoritis omnis Ordo et religio modernorum religiosorum sumpsit exordium et principium, quoniam, multiplicatis quasi per universum mundum ipsis anacoritis, multi per cruciatus infidelium undique sunt dispersi.
In Asia fuit beatus Basilius episcopus cesariensis annis Domini (C) CCCLX, qui eis regulam vivendi instituit. Et in Thebayda beatus Pacomius.
Circa quod tempus in Italia primo, deinde in Affrica, beatus pater Augustinus et doctor regulam apostolicam post Domini ascensionem ab apostolis traditam, sed diu neglectam, luculento sermone conscripsit. In Italia enim quia Mediolani beati Ambroxii monitis, beati Antonii habitantiumque heremi exemplis bapticatus, cum Nebridio Enodio (30). Alippio et Deodato (31), querebat locum aptum (ad) Deo serviendum, ut ipse VIII Confessionum dicit (32). Et ut a nonullis de nostris italicis inventis in monasteriis et heremis (rogaretur), tam sibi quam eis vivere secundum dictam regulam instituit (33). Monasterium enim in Mediolanensi comitatu erat, ut in VIII Confessionum narrat (34). Et in marinis Tuscie partibus ac romanis tunc et antea quam plurimi in heremo habitabant, ut Antonius vir heremita habitans in Pisanis montibus, qui beatum Torpem martirem tempore Decii imperatoris bapticavit (35); beatus Mamilianus cum eius sociis in partibus marinis et insulis, in monte Iobe, qui nunc mons Christi dicitur et in insula Gigli, in qua corpus eius et (corpora) trium sociorum sunt recondita, que usque hodie per nostros fratres quam plura loca per predictos et alios sanctos constructa inhabitantur (36).
Locus autem determinatus (58v) in quo ipse beatus pater Augustinus hoc fecerat, tam ex longitudine temporis quam ex pigritia scriptorum determinate non habetur. Quoniam aliqui dicunt hoc fuisse Medionali in monasterio superius nominato. Quod confirmant, quia beatus Ambrosius in sermone quem fecit de baptismo Augustini dicit quod ipsum induit cuculla (37). Aliqui dicunt hoc fecisse in partibus romanis et marinis in loco de Centumcellis vel in alio loco de nostris antiquis, que tunc temporis erant. Et potest esse quod non solum in uno loco, sed in pluribus cum ipsis servis Dei anacoritis stetit, et dictam regulam eis tradidit servandam.
Verum quidquid sit, tamen per sua verba habemus VIII° Confessionum quod ipse cum suis per spatium trium annorum exemplis Anthonii et sanctorum patrum Deo simul serviebant ieiuniis et orationibus et locum querebant aptum ad serviendum Deo (38). Et VIIII° Confessionum, quod mater sua ante tempus quietationis eidem congratulabatur, quod non tantum fidelem christianum eum videbat, sed etiam Dei servum. Unde se ut ad sacrificium altaris, ut sui memoriam haberet, recomendabat. Et quod ipsa mortua Enodius psalterium sumpsit et cantare (cepit): Misericordiam Domini in aeternum cantabo, ipsique respondebant. Et quod multi religiosi venerunt ad funus reponendum (39). Et in legenda sua, quam scripsit sanctus Possidonius episcopus, dicitur quod, ordinato Augustino in iponensi ecclesia sacerdote, mox monasterium servorum Dei instituit, et cepit secundum regulam apostolicam vivere, quam ipse prius fecerat dum a transmarinis ad sua remeasset (40). Que omnia (probant) nedum quod ipsam regulam in Italia instituerit, immo quod ipse anacorita, dum fuit in Italia post suam conversionem, extiterit.
In Affrica vero, ut ipse dicit in sermone de vita clericorum, quod cum beato Valentino (41) in villa habitabat, et secundum regulam apostolicam vivebant. Et postquam episcopus fuit yponensis, quam plurima monasteria in solitudine construxit, in quibus sicut (59r) pater plurimum morabatur, ipsos suos filios anacoritas instruendo, corrigendo et ordinando, ut Deo digne et secundum regulam apostolicam servirent. Unde in lectura quam ipse edidit super Iohannis Evangelium pluries dicit querentibus solutionem quarumdam questionum: "Veniatis ad nos ad heremum" (42). Et in quodam sermone, quem de passione Domini nostri Yesu Christi fecit, dicit: "Non enim in hoc loco bene vixisse, quia in eremo erat, laudandum est, sed in loco bene fecisse". Et rursus: "Numquid nobis habitationis huius secretum aliquod prodest, quando tirannica dominantium malitia in nobis regnat, quando ira superequitat, quando nobis maiorem metum humanus oculus plusquam divinus indicit, quando laudabiles heremitas extra mundum nos esse credimus, et per diversarum cogitationum vitia mundum nos inclusum tenemus? Venire quidem ad heremum summum et perfectum est, sed non perfecte in heremo vivere summa dapnatio est" (43).
Et multa alia dicit, que manifestissime ostendunt eum non tantum heremitarum patrem, verum etiam ipsum heremitam fuisse. In libro vero de operibus monacorum pluries dicit quomodo eius regulam observabant et secundum ipsam vivebant (44). In pluribus autem libris de eis mentionem tamquam de suis filiis facit (45).
Nec obstat quod canonici regulares dicunt quod a beato Augustino in Affrica regulam receperint, ex quo dicunt se canonicos beati Augustini. Unde motivum habuerint, quidam dicunt, quod tam canonicis quam ipsis heremitis in Affrica regulam dedit et monasteria construxit, et a dictis heremitis non evenimus. De canonicis non videtur verum, quoniam abbas Iohachyn dicit quod canonici regulares initium habuerunt a beato Rufo episcopo in partibus Galliae (46).
Sequamur ergo manifestationem et approbationem nostri Ordinis; ad honorem nostrorum patrum antiquorum secundum ordinem temporis, ut religiones alique (59v) evenerint, hic inseramus.
Defuncto namque beato patre Augustino et Affrica ab infidelibus depopulata, predicti anachorite sui filii et fratres venerabile eius corpus in Sardineam portaverunt circa annos Domini CCCCXL (47). Depopulata similiter Sardinea, in insulis marinis et in marictima, facto uno ovile cum nostris italicis a superius nominatis descentibus, habitaverunt.
Circa quod tempus beatus Benedictus re et nomine, mundum reliquens, heremum petiit. Qui in parvo temporis spatio solempnissimum Ordinem et innumera monasteria per se et suos construxit. Hic virtutibus Dei plenus apud montem Cassinum anno Domini DXVIII° Deo, cuius erat, animam laudabiliter reddidit (48). Cuius regulam et vitam non solum una monacorum reilgio, verum omnes monacorum sectantur, ut Ordo camaldulensium, cuius fundator fuit beatus Romualdus, qui anno Domini MXXVII° in monasterio castrensi in Marchie Anconitane partibus in Domino quievit (49). Ordo vallis umbrose, cuius caput et initiator fuit beatus Iohannes Gualberi, qui anno Domini MLXXIII° in monasterio Pasigniano florentine diocesis in Tuscia in Domino quievit (50). Ordo cistercensium, qui incepit anno MLXXXVIII sub abbate Roberto, cuius illustrator at decor fuit beatus Berbardus, qui in monasterio de Claravalle anno MCLIII° inter filiorum manus in Dominio obdormivit (51). Multique alii.
Sed Ordo regularium canonicorum incepit anno MLXXXX, qui a beato Rufo in partibus Gallie episcopo (initium habuerunt) (52). Quibus ipse beatus Rufus regulam beati Augustini sectandam instituit. Ex quibus venerabilis Ugo et Richardus de sancto Victore doctores plecari fuerunt.
Circa quod tempus Ordo cartusiensium sub patre Brunone in monte Cartusie evenit (53). (60r) Anno MCXXII° incepit Ordo hospitalis sancti Iohannis Ierosolimitani (54).
Revertendo autem unde trangressi sumus, de supradictis anacoritis sive heremitis in partibus Tuscie marinis fuit beatus Guillielmus, qui, de tholosanis partibus ex nobili genere ortus, Deo inspirante in silva que Malia nuncupatur, in pisanorum comitatu in valle de Stabulo Deo serviens, circa annos Domini MCLX ad Christum gloriose migravit (55). Et anno MCLXXXIII beatus Galganus, de Chiusulinensi oppido Tuscie ortus dyocesi Vulterrana, apud montem Sepi (56). Beatus autem Franciscus dictos heremitas visitans, Sancti Spiritus gratia aff(l)atus, anno Domini MCCVI° perfectum Ordinem fratrum minorum incepit (57). Quo etiam tempore beatus Dominicus virtuosum Ordinem fratrum predicatorum, eique concedens papa Innocentius III regulam beati Augustini observandam, constituit (58). Ordo vero carmelitarum anno Domini MCCXXXVIII° incepit (59).
Ante quorum tempora, tempore scilicet Allessandri IIII (60), anno MCLXXXX° prior heremitarum sancti Augustini erat frater Iohannes, fundator loci de Spelunca. Hic merito sue vite Deo gratiosus meruit nominari, qui quam plurima loca ad instar loci sancti Galgani sui prioratus tempore constituit hedificari (61). Tempore vero Innocentii III fuit eorum prior frater Iohannes de Cella, per quem, quia gratia Dei erat in illo, predictis fratribus gratie aucte fuerunt, ut per privilegia ipsius Innocentii adhuc apparet, at aliorum (62).
Deinde tempore Gregorii VIII, pontificatus sui anno VI° dictus pontifex anno MCCXXX° ipsum Ordinem heremitarum fratrum sancti Augustini confirmavit, ac quia regulam tanti doctoris sequebantur, eis multa privilegia et immunitiones condonavit (63). Sed tempore Innocentii IIII fuit eorum prior frater Aiutus de Carfagnana. Cuius officii tempore predictus papa Innocentius, devotione beati Augustini motus, dictum Ordinem tam in numero gratiarum et (60v) privilegiorum quam etiam in numero personarum et locorum augmentavit. Ipse enim omnes heremitas de Tuscia predicto Ordini et regule coniuncxit (64). Insuper tempore Allessandri pape IIII erat prior predicti Ordinis frater Phylippus de Parrana, supernorum amator et lampas luminis virtutum. Cuius tempore predictus papa Alexander ab amore beati Augustini, ei in visione magnus capite et parvus membris apparens, primo anno sui pontificatus predictum Ordinem tam in personis quam in gratiis augmentavit, huic Ordini brictones fabarios, iambonitas, atque guglielmitas iungendo, gratias numquam similes alicui religioni traditas (condonando), ut in suis privilegiis continetur, predictum fratrem Phylippum volens, ut antea erat, priorem dicti Ordinis preficere, qui obmissis huius rei gratia multis lacrimis fere recusare obtinuit (65). Et tunc fratrem Lanfranchum de Mediolano, virum prudentem, eis priorem instituit generalem (66), ut, per se suosque, fideles a vitiis et a peccatis franchos faceret, quod plene usque in hodiernum diem faciunt et facient de bono in melius in agro Domini mirifice fructificantes, ipso auxiliante, qui est unus in substantia, trinus in personis. Qui est laudabilis et benedictus in secula seculorum. Amen.
Et sic ostensa est creatio et processio atque per Ecclesiam approbatio Ordinis fratrum heremitarum sancti Augustini. Nunc quomodo non tantum nos, sed fere omnes religiones a nostris patribus antiquis initium et principium habuerunt. Quam annotationem, creationem et processum aliqualiter et approbationem sensu mistico posumus decorare per creationem primorum ante diluvium parentum, salvationem in archa, multiplicationem sive processum vel progresum de Egipto atque per perfectam habitationem terre promissionem (si legga "promissionis") per XII duces.
Per patres enim sanctos (61r) ante diluvium, quorum Enoch adhuc vivit, patres omnium heremitarum, monachorum, servorum Dei omnium qui ultra mare fuerunt intelligitur beatus Basilius, qui floruit anno CCCLXX, cuius vita et regula usque in presens quam plures vivunt (67).
Per Noe, qui archam Domini, ut salveretur genus humanum, intravit, beatus Augustinus intelligitur, qui, intrans Dei Ecclesiam, humanum genus ab hereticis liberavit. Cui sunt tres filii: Sen, qui nominatur interpretator; Cam, calidus; Iaphet, latitudo. Per quos triplex genus Augustinum sequentium designatur. Nam per Sen intelliguntur canonici regulares, qui sub eius regulam militant. Per Cam, qui ex amoris calore vitam et regulam Augustini sequuntur. Sed per Iaphet, fratres isti heremite, qui ex quo ad terras venerunt exemplo sancte vite et scientie claritate multiplicati mundum comprehendunt (68).
Abraham, pater multorum, Benedictum significat. Ysaac et Ismael, Romualdum et Iohannem Gualberti. Sed Iacob, pater XII filiorum, significat Bernardum, dyaboli supplantatorem, qui fuit pater perfectionum monacorum (69).
Insuper fruit Iudas, qui genuit Phares et Caram, qui significat beatum Guiglielmum generantem quosdam heremitas istos sequentes et quosdam per se, qui adhuc sunt remanentes (70). Sequitur Ioseph dominans Egyptum, qui representat Galganum dominum tenebrarum peccati atque decorum virtutibus (71).
Verum supervenerunt Moyses et Aaron educentes populum Dei de Egypto, quia venientes beati Dominicus et Franciscus populum christianum de peccatis educunt (72).
Finaliter Iosue populum Dei XL annis stantem in desertum ad terram promissionis habitatam et rectam per XII duces (introducens), significat beatissimum Nicolaum de Tolentino flumen Iordanis transeuntem et pacifice in (61v) troducentem istos heremitas, diu in desertis habitantes, ad perfectam terram promissionis Ecclesie, videlicet rectam per perfectionem sanctorum sive illustratam et gubernatam. Ex quibus inter sanctos approbatos a predicta sancta Ecclesia habetur, videlicet de nostro solo Ordine, ipse beatus Nicholaus illustravit et ornavit terram promissionis rectam per XII duces (73), id est, Ordinem istum heremitarum et rectum huc usque a sui confirmatione per XII priores generales, per perfectionem doctorum et sapientium, sive decoratum per perfectionem sanctorum fratrum, ut fuerunt: beatus Iohannes, fundator loci de Larniano, florentine diocesis oriundus, cuius venerabile corpus floruit et Larniani reconditum fuit (74), Gabriel de Fucicchio lucane diocesis (75), Henricus et Guido in Sancto Salvatore (76), Angelus de Carfagnana et Leonardus conversus in Carfagnana (77), Gualfredus laycus in Rosia (78), Iacobus conversus (79), beatus Iohannes Bonus de Mantua (80), beatus Clemens, qui fuit generalis, in Urbeveteri (81), Iohannes de Reate ibidem (82), Petrus de Marchia Ternis (83), Ieronimus de Marchia Recaneti (84), Antonius de Senis in Montecciano (85), Ghuilielmus de Provincia Lombardie, qui fuit prior provincialis (86), beatus Vitus de Ungaria (87), Phylippus de Parma laycus Placentie (88), beatus Augustinus de Terano, qui fuit generalis, Senis (89), atque diebus istis beatus Simon de Tuderto, provincialis, Bononie (90), et Thomas de Bononia laycus Arimini (91).
Et quoniam plurium notitiam habeo, que multis est ignota, hic inserere curavi, ut fuerunt venerabiles fratres: beatus Iohannes, fundator loci de Spelunca (92), Ghuido de Cella laycus (93), Ghuiglielmus de Colleconcoli (94), Gese conversus (95), Michael de Lucha (96) in provincia pisana sive Tuscie, Bandinus de Silva laicus (97), Ugolinus (62r) de Mantua (98), Petrus de Florentia (99), beatus Egidio de Roma (100), Petrus de Eugubio (101), Thaddeus et Angelus de Fulgineo in valle spoletana (102), Petrus de Cingulis (103), Iacobus de Forosinforio (104), Beltramus de Firmo (105), Ambrosinus de Venetiis in marcha trevisana (106), Maceus de Sancto Severino in marchia anconitana (107), Guido de Cesena laicus (108), Federicus et Everardus de Bavaria in Alamania (109), Angelus de Furtis de Neapoli (110), venerabilisque frater Petrus dictus de Broia in sacra pagina doctor eximius, de provincia tolosana, qui iacet in Montepesulano (111).
Concludendo ergo nostrum propositum, dicamus cum beato Ieronimo in epistola ad Paulinum presbiterum: "Habet unumquodque propositum suum principes suos: Romani (duces) imitentur cammillos, fabios, regulos, fabritios, scipiones et catones; philosophi sibi proponant Socratem, Platonem, Aristotelem et Pictagoram; poete imitentur Homerum, Virgilium, Ovidium, Terentium, Lucanum et Menandrum; storici, Titum Livium, Salustium, Erodotum, Iustinum; Oratores, Tullium, Demostenem, Quintilianum. Et ut ad nostra veniamus, ut dicit Ieronimus, episcopi et presbiteri habeant in exemplum apostolos et apostolicos viros, quorum honorem possidentes, habere vitam nitantur et meritum. Nos autem habeamus prepositos nostros Paulos, Anthonios, Hylariones, Iulianos et Macharios" (112). Super quos nos heremite sancti Augustini fratres addamus superius nominatos, precipue Augustinum et Augustinenses, qui ut credo, figurantur per "illos filios prophetarum, qui habitabant in agris et solitudine et faciebant sibi tabernacula prope fluenta Iordanis, ex quibus fuerunt filii Recab, qui vinum et sicceram non bibebant. (62v) Qui in tentoriis morabantur, qui per Ieremiam Dei vice laudantur, et eis promicitiur quod non deficiet de stirpe eorum vir stans coram Deo" (113), qui cum Filio et Spiritu Sancto vivit et regnat in secula seculorum. Amen.
UNDE ORDO FRATRUM HEREMITARUM BEATI AUGUSTINI INITIUM HABUIT
Si principium Ordinis fratrum heremitarum heremitarum beati Augustini accipiatur ut incepit a beato Paulo et Anthonio, fuit circa annos Domini CCXXV.
Si vero accipiatur ut incepit a beato Augustino, circa annos CCCXLIII.
Si accipiatur ut incepit prout aperte et clare invenitur quod predicti fratres habuerint priorem generalem multorum fratrum et locorum, fuit circa annos MCL, sed quando clarius circa annos MCLXXXX.
Si accipiatur ut predictus Ordo a papa Gregorio VIII° (114) fuit confirmatus, circa annos MCCXXX.
Si vero accipiatur ut ab Allexandro IIII° fuit confirmatus, circa annos MCCL.
I. frater	beatus Iohannes, fundator loci de Spelunca, primus generalis.
II. frater	Iohannes de Cella fuit huius Ordinis secundus generalis.
III.	frater	Aiutus de Cactanis de Carfagnana, tertius generalis.
IIII.	frater	Phylippus de Parrana fuit IIIItus. generalis.
V. frater	Lanfranchus de Mediolano, quintus generalis.
VI. frater	Guido de Staggia fuit sextus generalis.	VII. frater	Clemens de marchia trevisana, VIIus. Generalis (115).
VIII. frater	Franciscus de Reggio fuit VIIIus. generalis. VIIII.frater	Clemens de marchia anconitana, VIIIIus. generalis
X.	frater	beatus Egidius de Roma fuit Xus. prior generalis.
XI.	frater	Simon de Pistorio fuit XIus. prior generalis.
XII. frater	Augustinus de Terano, XIIus. prior generalis.
XIII. frater	Franciscus de Monte robbiano, XIIIus. prior generalis. XIIII.frater	Iacobus de Ortis, XIIIIus. prior generalis. XV. frater	Alexander de Sancto Eleupidio (116), XVus. generalis.
XVI. frater	Guillielmus de Cremona, XVIus. Generalis (117). XVII.	frater	Dionisius de Mutina fuit XVIIus. generalis.
XVIII.frater	Thomas de Argentina fuit XVIIIus. generalis.
XVIIII.frater	Gregorius de Arimino, XVIIIIus. generalis.
XX.	frater	Matheus de Esculo de marchia, XXus. generalis.
XXI. frater	Ugolinus de Urbe veteri fuit XXIus. generalis.	XXII. frater	Guido de Tolosa (118) fuit XXIIus. prior generalis.
XXIII.frater	Bartholomeus de Venetiis, XXIIIus. prior generalis.	XXIIII.frater	Niccolaus de Cassia vallis spoleti, XXIIIIus. generalis.
XXV. frater	Petrus de Avena de Tolosa, XXVus. generalis.
XXVI. frater	Augustinus de Roma fuit XXVIus. generalis.
XXVII. frater	Gherardus de Arimino fuit XXVIIus. generalis.
XXVIII.frater	Iulianus de Salem fuit XXVIIIus. generalis.
XXVIIIIfrater	Alexander de Saxoferrato, XXVIIIIus. generalis.
XXX.	frater	Guilielmus de Becchis de Florentia, XXXus. generalis.
XXXI.	frater	Iacobus de Aquila creatus fuit in capitulo bononiensi ibi celebrato in pentecoste die XII mense iunii anno Domini MCCCCLXX prior generalis XXXI, quia frater Guiglielmus factus fuit episcopus fesulanus (119) .
1) R. ARBESMANN, Henry of Friemar's "Treatise on the origin and development of the Order of the Hermit Friars and its true and real title", in Augustiniana 6 (1956), pp. 37-145; era stato pubblicato anteriormente da E. ESTEBAN, De tractatu Fr. Henrici de Vrimaria de origine et progressu Ordinis FF. EE. S. Augustini, in An, Aug. 4 (1911-12), pp. 279-83, 298-307; 321-28. Riferentesi alla vera origine dell'Ordine Agostiniano, cf. B. RANO, Agostiniani e Agostiniane monache, in DIP, vol. 1, 278-321, 155-77.
2) L'ha studiata R. ARBESMANN, The Vita Aurelii Augustini Hipponensis Episcopi in Cod. Laurent. Plut. 90 Sup. 48, in Traditio 18 (New York 1962), pp. 319-55.
3) L'ha utilizzata R. ARBESMANN, The three earliest VITAE of St. Galganus, in DIDASCALIAE. Studies in honor of Anselm M. Alberada, ed. S. Prete, New York 1961, pp.3-37. 4) E' la classica biografia scritta da Pietro da Monterubbiano del 1326: Acta SS., sept, III, Venezia 1761, pp.644-664, cf. D. GENTILI, Un asceta e un apostolo. San Nicola da Tolentino, 2°. Ed., Tolentino 1978.
5) E' stato pubblicato da R. ARBESMANN, A Legendary of early Augustinian Saints, in An. Aug. 29 (1966), pp. 5-58, con numerosi commenti critici.
6) Lo fa nello studio citato nella nota 2. Aveva parlato di lui negli studi citati nelle note 1 e 3.
7) A. CORRAO, La patria del beato Agostino Novello, agostiniano, secondo gli antichi documenti... Con la vita inedita del beato scritta dal P. Isidoro Ugurgieri, domenicano, Roma 1915, p. 26. Il P. Corrao si sforzò inutilmente di provare che il beato era siciliano; in realtà è di Tarano (Rieti).
8) Riferentesi a Simone da Todi, cf. A. ARBESMANN, Henry of Friemar's "Treatise...", ibid., pp. 72-76, 119, 143; riferente agli autori citati in relazione Tommaso da Bologna o da Rimini; J. ROMAN, Cronica de la Orden de los ermitanos del glorioso padre Sancto Agustin, Salamanca 1569, f. 75rrrr; J. PANFILO, Chronica Ordinis fratrum eremitarum sancti Augustini, Roma 1581, ff. 56v57r; N. CRUSENIO, Monasticon augustinianum, Munich 1623, p. 156; T. de HERRERA , Alphabetum augustinianum, II, Madrid 1644, pp. 434-35; L. TORELLI, Secoli agostiniani, vol. 5 5 Bologna 1678, p. 214; Certamente era già morto quando Giordano di Saonia scrisse il suo Liber vitas fratrum, II, 5, ed. R. Arbesmann- W. Humpfner, New York 1943, pp. 104 e 459; cf. A. Arbesmann, Henry of Friemar's "Treatise...", ibid., p. 120. Herrera e Torelli si sbagliarono a credere che Enrico di Friemar, o chi per lui, seguiva un sicuro ordine cronologico nell'enumerare i fratelli distintisi per la loro santità. Neanche il nostro autore segue un vero ordine cronologico. Lui stesso afferma nell'introduzione alla Vita brevis aliquorum fratrum heremitarum che "sicut Dominus ad memoriam duxerit, narrabo. Verum quia inherita meliorum me multa de memoria diluit, non eo ordine quo fuerunt pauca scribam" (R. Arbesmann, A legendary...ibid., p. 8).
9) E. ESTEBAN, Definitiones antiquorum capitulorum provinciae Franciae O.N., in An. Aug. 3 (1909-10), p. 305. 10) Cf. p. 11 di questo articolo.
11) T. De HERRERA, o.c., vol. I, pp. 332-34: in realtà Herrera afferma soltanto che morì prima del 1368 o 1369.
12) Cf. N. CRUSENIO, o. c., p. 180; T. De HERRERA, o. c., p. 98-99; però non parlavano di lui né Panfilo nè gli storici immediatamente precedenti.
13) E. ESTEBAN, Capitula antiqua provinciae romanae O.N., in An. Aug. 2 (1907-08), p. 273.
14) Cf. 700 Jahre Augustiner in Regensburg, 1267-1967, Regensburg 1967, diverse volte; Giordano di Saonia, o. c., II, 3, pp. 87-88, 456-57. 15) Cf. p. 10 di questo articolo.
16) E. ESTEBAN, Antiquiores quae extant definitiones capitolorum generalium, in An. Aug. 4 (1911-12), 87; cf. F. ROTH, The present status of augustinian hagiography, in The Tagascan 16 (1953-54), n.3, pp. 47-59.
17) Cf. p. 9 di questo articolo. 18) E. ESTEBAN, ibid., p. 2. Il Capitolo Generale di Montpellier aveva già disposto nel 1324 che il Capitolo Generale successivo si celebrasse a Firenze. Alessandro di Sant'Elpidio, Priore Generale uscente per promozione all'episcopato decise nel 1325 che il capitolo si celebrasse nel 1326 "Nella traslazione del benaventurato Agostino". E.ESTEBAN, De ordinationibus Prioris Generalis Alexandri di S. Elpidio, ibid., 4 pp. 254-55.
19) E. ESTEBAN, Antiquiores quae extant definitiones capitolorum generalium, ibid., 4, pp. 232-33; cf. C. EUBEL, Hierarchia catholica, vol. 1, Munster 1913, p. 372.
20) Cf. R. Maiocchi- N. Casacca, Codex diplomaticus Ord. E. S. Augustinis Papiae, vol. 1, Pavia 1905, pp. 13-53; Giordano de Saonia, OC,. I, 18, pp. 62-55 e 454-55. 21) E. ESTEBAN, ibid., p. 177; cf. GIORDANO DI SASSONIA, ibid. 22) Sembra non considerare la Vita brevis aliquorum fratrum heremitarum, quando parla di Giovanni da Firenze, cf. An. Aug. 29 (1966), p. 8.
23) Ibid., p. 40 24) Aurelii Augustini espicopi yponensis vita, Cod. Laurenziano Plut. 90 Sup. 48, ff. 12r-13r.
25) Vita brevis..., ibid, pp. 8 e 55. 26) Ibid., p. 40.
27) Aurelii Augustini..., ibid. f. 11v.
28) S. GIROLAMO, Vita sancti Pauli primi eremitae, prologus, PL 23, 17-18, nn. 1-2. Tanto questa come la generalità delle citazioni sono prese con molta libertà. Sembra che l'autore non le abbia prese direttamente dai testi rispettivi. 29) S. GIROLAMO, Epist. 22, ad Eustochium, 346-6 PL 22, 419-21, nn. 119 e 121; CSEL 54, 197-98 e 200. 30) E' Evodio.
31) E' Adeodato
32) S. Agostino, Confes. 9, 8, 17, ed. A.C. Vega, Madrid 1951, p. 432.
33) Il verbo rogaretur è preso dello stesso contesto di Nicola di Alessandria, p. 22 di questo documento. L'affermazione è una leggenda. 34) S. Agostino, Confes. 8, 6, 15, ibid., p. 384.
35) Si tratta di S. Antonio da Lucca, che si era ritirato al tempo di Nerone in solitudine e avrebbe battezzato S. Torpete, cf. B. MATEUCCI, Antonio (Antonino) da Lucca, in Bibliotheca sanctorum, vol. 2, Roma 1962, 152-3 e G. D. Gordini Torpes, santo, martire di Pisa, ibid., vol. 12, Roma 1969, 628-9. La passio è del secolo VI-VII. 36) Il Ms. dice "inhabitarum"; riferendosi al B. Mamiliano, cf. A. AMORE, Mamiliamo, vescovo di Palermo (?) e compagni martiri, ibid., vol. 8, Roma 1966, 617-9. Parla di lui la Passio Sentii, composta non prima dei secoli VII-VIII. Mamiliano sarebbe del secolo IV o V. Sarebbe vissuto per un periodo nell'isola di Montecristo, dove mori; il suo corpo fu trasferito all'isola del Giglio. 37) Il Ms. dice "cuculam"; lo stesso dice l'Aurelii Augustini episcopi yponensis vita. F. 7r: "Bapticati sunt ergo adveniente pascali tempore a sancto Ambrosio dicente: Te Deum laudamus, et Augustino respondente: Te Dominum confitemur. Et sic ipsi duo hunc ypnum alternatim composuerunt et usque in finem decantaverunt. Protinus autem in fide catholica confirmatus (est), Ambrosio eum cucullam induente et habitum servorum Dei, sicut in quodam sermone, quem ipse de baptismo Augustini composuit, dicit, fugitque ab eo vite preterite solicitudo. Nec satiabatur Augustinus illis diebus dulcedine mirabili altitudinem consilii divini considerare super salutem humani generis. Flebat autem in hypnis et canticis suave sonantis Ecclesie, extuabat inde affectus pietatis et currebant lacrime et bene illi erat cum eis. Erat tunc annis maior natu XXXta., matre superstite sibi adherente. Diebus illis se Augustino consociavit Enodius iuvenis ex eius municipio, qui tamen prius conversus et bapticatus erat. Et querebat cum eo, et Alippio, Nebridio et Deodato Augustinus quisnam ad serviendum Deo eos locus haberet utilis et exemplis servorum Dei similis in orationibus et ieiuniis et hypmnis. Et invento loco placito sancto Deo serviebant, et remeabant ad Affricam. In partibus Tuscie in desertis marinis invenerunt de heremitis sequentibus Pauli et Anthonii vestigia, quorum aliqui exequie matris Augustini interfuerunt, que apud Ostiam tiberinam, defuncta est, postea in Affrica clericis et heremitis constitui, dedit". Quando parla nel f. 7v della morte di Santa Monica l'autore indica, come Sant'Agostino nelle Confessioni, che mori il "XVLI anno sue etatis et XXXIII etatis Augustini". E' importante segnalare come, pur basandosi su affermazioni certe delle Confessioni (9, 6, 14 e 9, 8, 17, ibid., pp 430 e 432), modificano le parole per difendere l'origine dell'Ordine Agostiniano da Sant'Agostino. Il Sermo de baptismo Augustini, attribuito a Sant'Ambrogio è totalmente apocrifo. Sotto il titolo Sermo sancti Ambrosii, de baptismo sancti Augustini si trova nel Ms. lat. 501 (D. 8.5) della Biblioteca Angelica di Roma, ff. 8-9. Quanto si dice rispetto al Te Deum è una semplice leggenda. La vita di Sant'Agostino è soltanto una parte della vita scrtta da San Posidio, aggiornata negli intenti apologetici dell'autore in relazione con l'Ordine Agostiniano, introducendo, anche, alcune leggende. 38) Cf. S. Agostino, Confes. 9, 8, 17, ibid. Non rispondono al vero quei tre anni di permanenza di S. Agostino in Italia dopo la sua conversione.
39) S. Agostino, Confes. 9, 10, 26; 9, 11, 27; 9, 12, 31, ibid, pp. 444 e 448. Sembra che l'autore non abbia letto le Confessioni direttamente.
40) S. POSSIDIO, Vita Augustini, 5, 1, ed. A. A. R. Bastiensen, in Vita dei Santi, Verona, Arnoldo Mondadori editore, 1975, p. 140.
41) Es Valerio: cf. S. Agostino, Sermo 355, 2, ed. de C. Lambot, Sermones selecti duodeviginti, Utrecht-Bruxelles 1950, p. 125. Sul periodo in cui Agostino fu ordinato sacerdote e le sue relazioni con la vita religiosa, l'autore scrive nel f. 8v della Aurelii Augustini episcopi yponensis vita: " Factus ergo presbiter monasterium in illa ecclesia mox instituit et cum Dei servis vivere cepit secundum modium et regulam sub sanctis apostolis constitutam. Sic ipse alia monasteria construxit in locis desertis et nemorosis". Cf. la nota 40.
42) Non c'è tale frase in Sant'Agostino. Sant'Agostino raccomanda la solitudine interiore In Iohan. Evang. 17, 11 PL 35, 1533 con le seguenti parole: "Difficile est in turba videre Christum: solitudo quaedam necessaria est menti nostrae: quadam solitudine intentionis videtur Deus. Turba strepitum habet: visio ista secretum desiderat. Tolle grabatum tuum (Io 5, 8), porta portatus proximum tuum; et ambula, ut pervenias. Noli Iesum quaerere in turba, non est tanquam unus de turba; praevenit omnem turbam" (CCL 36, 176). 43) Leggasi 'damnatio'. Il sermone non è di Sant'Agostino; si presenta anche sotto il nome di San Cesareo di Arles, cf. R. ARBESMANN, Henry of Friemar's "Treatise ...", ibid, pp. 129-30.
44) Il libro De opere monachorum (PL 40, 547-82; CSEL 41, 531-96) di Sant'Agostino, che è quello citato non dice nulla su tali eremiti.
45) Sant'Agostino parla molte volte dei religiosi ed erano molti quelli che seguivano i suoi orientamenti, cf. A. MANRIQUE, La vida monastica en san Agustin. Enchiridion historico-doctrinal y Regla (a. 373-430), Il Escorial -Salamanca 1959; J. J. GAVIGAN, De vita monastica in Africa septentrionali inde a temporibus S. Augustini usque ad invasiones Arabum, Roma-Torino 1962.
46) Nei ff. 11 v-12r della Aurelii Augustini episcopi yponensis vita l'autore scrive con il titolo "Instituit regulam canonicis" : Hic denique canonicam regulam ab apostolis post ascensionem Domini primo traditam, sed longo tempore post neglectam, luculento sermone rescripsit, quam innumerabilis perfecta sequitur moltitudo religiosorum et Dei Ecclesia multiplici illustrantium virtute profitetur. Ex institutione Ordo, quid nunc fratrum heremitarum sancti Augustini nuncupatur, qui ex recipientibus ab eodem patre Augustino dictam regulam ac portantibus (in Italiam) eius venerabile corpus evenit. Ex devotione Ordo canonicorum regularium, qui a beato Rufo episcopo in partibus Gallie circa annos Dominice Incarnationis M°CX (sic) incepit. Et Ordo fratrum predicatorum, qui a beato Dominico in partibus tolosanis circa annos Dominice Incarnationis MCC initium habuit. Multique alii Ordines tam marium quam mulierum". Su Gioacchino di Fiore, sui Canonici e sugli Agostiniani si parla nelle note 52 e 188 di questo scritto. 47) E' difficile indicare con precisione la data di questa traslazione in Sardegna e ancora quella che fu realizzata nell'VIII° secolo a Pavia, cf. A. C. De ROMANIS, "La duplice traslazione delle reliquie di sant'Agostino", nella sua opera Sant'Agostino: il santo dottore nella vita e nelle opere, Roma 1931, pp. 393-419; A. Trapè, Aurelio Agostino, vescovo di Ippona, in Bibliotheca sanctorum, vol. 1, Roma 1961, 588-590. Nella Aurelii Augustini episcopi ypponensis l'autore, come finale della parte dedicata a Sant'Agostino presbitero e vescovo, immediatamente prima di scrivere quanto si è trascritto nella nota 46, dice nel f. 11v: "Hic dum in yponensi sepultus esset regione, propter immunditiam et crudelitatem gentium inde albatus (ablatus?), in Sardinea est repositus, decurrentibus itaque (a) die obitus eius ferme CCLXXXta. annis usque ad tempora Limprandi regis lomgobardorum. Qui audiens quod sarraceni depopulata Sardinea et loca illa fedarent ubi ossa dicti patris Augustini ob vastationem barbarorum olim translata et honorifice recondita fuerant, misit et dato magno pretio accepit et transtulit ea Ticinum ad tanti sancti doctoris honorem ecclesias edificando quocumque hospitando manebant. Que utique ossa in basilica beati Petri, que a ticinensi populo celum aureum nuncupatur, cum debito tanti patris honore recondidit. Iure igitur in apostolica est colocatus ecclesia qui pro apostolica dimicans fideliter fide vivens verbis et hactenus scriptis dyabolicas hereticorum fraudes patefaciendo disperdidit ac in eadem patria et provincia merito voluit precipue venerari, in qua ei Deus primo concessit ab eius erroribus mundari et ipsi Deo in sancte conversationis habitu servire incepit". 48) S. Benito mori a Montecassino, in DIP (=Dizionario degli Istituti di Perfezione), vol. 1 Roma 1974, 1351-56.
49) Mori a Val di Castro (Fabriano, Ancona), cf G. TABACCO, Romualdo, santo, in Biblioteca sanctorum, vol. 11, Roma, 1968, 365-75.
50) Morì a Passignano in Chianti (Firenze), cf. N. R. VASATURO, Giovanni Gualberto, santo, in DIP, vol. 4, Roma 1977, 1273-76.
51) L'Ordine cisterciense fu fundato nel 1098, cf. L. J. LEKAI, Cistercensi, in DIP, vol. 2, Roma 1975, 1058-64.
52) Entrambe le parole tra parentesi sono prese del posto analogo della p. 6 di questo articolo. Sull'origine dei Canonici regolari, in DIP, vol. 2, 46-63: sull'origine dei Canonici regolari di San Rufo, santuario suburbano di Avignone, cf. J. BECQUET, Canonici regolari di San Rufo, in DIP, vol. 2, 123-24. Non c'è, nessun San Rufo, fondatore dei Canonici regolari, come credeva il nostro autore e tanti altri Agostiniani. La fondazione canonica in questo posto cominciò nel 1039. Potevano richiamarsi con buon diritto al magistero e all'esempio di Sant'Agostino. 53) I Certosini furono fondati nel 1084, cf.Certosini, in DIP, vol. 2, 782-802. 54) Oggi si chiama Sovrano Ordine militare di Malta; fu fondato prima del 1099 da Gerardo, R. BORRICAND, Histoire de l'Orde... de saint-Jean de Jerusalem, Aix en Provence 1968.
55) San Guglielmo non fu agostiniano, neanche professò la Regola di Sant'Agostino. Si era ritirato a Malavalle (Grosseto) in forma di austero eremita. Morì nel 1157, cf. L. NOVELLI, Guglielmo il Grande, o di Malavalle, santo, DIP, vol.4, 1492-93.
56) Neanche San Galgano fu agostiniano, ne' professò la Regola di Sant'Agostino. Morì nel 1181. Un buon studio è quello di R. VOLPINI, Galgano, santo, in Bibliotheca Sanctorum, vol.6, Roma 1965, 1-6;cf.anche la nota 3.
57) San Francesco fondò il suo Ordine nel 1208-09, cf.L. DI FONZO, Francescani (1209-1517), in DIP, vol. 4, 464-68; Frati minori, ibid, 823-26. L'autore del Initium non lo considera agostiniano, come lo faranno molti agostiniani successivamente, cf, T. De HERRERA, Responsio pacifica ad Apologeticum de Praetenso Monachatu Augustiniano S. Francisci, Bologna 1635; Clypeus responsionis pacificae, Madrid 1645.
58) San Domenico fondò il suo Ordine nel 1215, cf. A. V. FERRUA, Domenico di Guzman, santo, in DIP, vol. 3 Roma 1976, 948-54; L. A. REDIGONDA, Frati predicatori, in DIP, vol. 4, 923-24.
59) I Carmelitani nascono nel secolo XII come gruppo di eremiti stabiliti sul Monte Carmelo; tra il 1206 e il 1214, Sant'Alberto, Patriarca di Gerusalemme, diede loro una "formula di vita" o Regola, cf. L. SAGGI, Carmelitani, in DIP, vol. 2, 460-62. E' sorprendente che gli Agostiniani assegnino loro una data molto posteriore, quando, insieme a loro, provarono, a causa delle soppressioni imposte dal II Concilio di Lione (1274), che erano stati fondati prima del IV Concilio di Laterano (1215). Nel testo del can. 23 del II Concilio di Lione si diceva: "Ceterum Carmelitarum et Eremitarum sancti Augustini Ordines, quorum institutio dictum Concilium (IV di Laterano) generale praecessit, in suo statu manere concedimus, donec de ipsis fuerit aliter ordinatum. Intendimus siquidem tam de illis quam de reliquis etiam non mendicantibus Ordinibus, prout animarum saluti et eorum statui expedire viderimus, providere" (MANSI, 24, 97; E. ESTEBAN, Testimonium Concilii Lugdunensis an. 1274 de existentia O.E.S.A. ante Concilium Lateranense IV an. 1215 celebratum, in An. Aug. 4, pp. 345-46). E' interessante notare che nella redazione conciliare del can. 23 il Papa Gregorio X cambiò dopo le parole che dicevano: "sancti Augustini Ordines, qui se asserunt ante dictum Concilium institutos, in suo statu ..." (S. KUTTNER, Conciliar law in the making: The lyonese constitutions (1274) of Gregory X in a Manuscript at Washington, a Miscellanea Pio Paschini, vol. 2, Roma 1949, p.74).
60) Si tratterebbe piuttosto del Papa Alessandro III; però nel 1190 era Papa Clemente III.
61) Riferentesi a Giovanni di Spelonca, cf. R. ARBESMANN, Henry of Friemar's "Treatise..." , pp. 62, 65, 111 e 137.
62) Riferentesi a Giovanni di Cella, cf. R. ARBESMANN, ibid.
63) Non poteva essere il Papa Gregorio VIII. Nel 1230 era Papa Gregorio IX. Però il suo sesto anno di pontificato si estende da marzo del 1232 a marzo del 1233. Nonostante siano altri a confermare questa approvazione dell'Ordine da parte di Gregorio IX nel 1230, non esiste tale approvazione, cf. B. VAN LUIJK, Bullarium Ordinis eremitarum S. Augustini. Periodus formationis, 1187-1256, Wurzburg 1964, pp. 14-27.
64) Riferentesi ad Aiuto di Garfagnana, cf. R. ARBESMANN, ibid., pp. 64-65, 112 e 138. Non si trattò dell'unione di tutti gli eremiti toscani. Innocenzo IV non considerò esplicitamente i Guglielmiti: bolle Incumbit nobis y Praesentium vobis, 16.12.1243, in B. VAN LUIJK, o. c., pp. 32-33.
65) Il verbo "condonando" è stato preso dal posto parallelo relativo all'anno 1230, soprariportato. L'autore cita gli Ordini indicati nella bolla Licet Ecclesiae catholicae (9.4.1256), escludendo quello nato in Tuscia perché incorporato agli altri Ordini, fatto realmente accaduto. Si tratta, allora degli Ordini di Brettino, di Monte Favale, dei Giamboniti e dei Guglielmiti (B. VAN LUIJK, o. c., pp. 128-30). Riferentesi a Filippo di Parrana, cf. R. ARBESMANN, ibid.
66) Cf. bolla Licet Ecclesiae catholicae, in B. VAN LUIJK, o. c., pp. 120-30; B. RANO, Note sul convento di San Marco di Milano e il primo (correggasi "quarto") Generale dell'Ordine, in Casiciaco (Valladolid 1957), pp. 104-07, 142-43, 146, 174-77.
67) S. Basilio morì nel 379, cf. J. GRIBOMONT, Basilio, santo, in DIP, vol. 1, 1101-09.
68) Cf. Gen. 5, 32; 6, 10; 9, 18-10, 5.
69) Cf. Gen 18, 1-15; 21, 1-7; 16, 11; 25, 12.
70) Cf. Gen. 38, 29-30. E' erroneo dire che San Guglielmo fosse agostiniano e che avesse istituito due tipi di eremiti: alcuni con la Regola di Sant'Agostino, membri dell'Ordine Agostiniano, e altri indipendenti, cf. 55.	71) Cf. Gen. 41, 37-57.
72) Cf. Ex. 4, 14-31; 5, 1; 8, 25.
73) Cf. Jos. 1, 1-9, etc. San Nicola da Tolentino non fu canonizzato fino al 1446. A indicarlo l'autore dell'Initium "inter sanctos approbatos a predicta sancta Ecclesia", si deve riferire all' " approvazione" che prevedeva il processo di canonizzazione svolto per mandato del Papa Giovanni XXII nel 1325 e presentato al Papa ad Avignone nel 1326, cf. D. GENTILI, o. c., pp. 150-64.
74) Cf. R. ARBESMANN, A legendary of early Augustinian Saints, in An. Aug. 29 (1966), pp. 8-14.
75) Ibid., pp. 33-34.
76) Ibid., pp. 34-37.
77) Ibid., pp. 37-40.
78) Non si è trovato niente su di lui.
79) Sembra che si tratti di Santiago di Rosia, ibid., pp. 14-17.
80) Cf. B. RANO, Fra Giovanni Buono Fondatore dell'Ordine degli Eremiti, in Archivio Agostiniano 56 (1962), pp. 157-202. In questo articolo si parla della biografia del beato Giovanni Buono che è nel Cod. Laurenziano Plut. 90 Sup. 48. Sfortunatamente non furono inviate all'autore le bozze di stampa. Per questo si deve correggere, alla p. 159 nel parlare degli Acta Sanctorum, dopo Bruxelles, 1859, invece di 1958; 885, invece di 786; aggiungendo: tutto, 693-886. Nella p. 190, alla riga 3, invece di Innocenzo IV deve leggere Gregorio IX; e alla p. 193 nella riga 4 si deve sostituire con "dal Capitolo nacque questa questione. I frati di Cesena e gli altri contro il precetto...". Sintesi dell'articolo, in DIP, vol. 4, Roma 1977, 1244-46. 81) Cf. C. ALONSO, El beato Clemente de Osimo (morto nel 1291), Roma 1970.
82) Cf. R. ARBESMANN, ibid., pp. 29-33. Sulla morte del beato molto bene propone La Liturgia Agustiniana de las Horas, IV, Roma 1976, p. 25. "1316 circa".
83) Non si è trovato niente su di lui.
84) Cf. nota 11.
85) Cf. R. ARBESMANN, ibid., pp. 42-44.
86) Non si è trovato niente su di lui.
87) Cf. R. ARBESMANN, ibid., pp. 25-29.
88) Ibid., pp. 40-42; cf. anche la nota 26.
89) Ibid., pp. 44-52; cf. anche A. M. GIACOMINI, Agostino Novello, beato, in Bibliotheca sanctorum, vol. 1, Roma 1961, 601-07: il P. Giacomini protestò contro la direzione della Bibliotheca sanctorum perché, avendo scritto lui che il beato nacque a Tarano (Rieti), gli cambiarono e interpolarono il testo, dicendo che il luogo di nascita era "da identificare con certezza nella città di Taormina"... E' un peccato che in un'opera di questa importanza si siano fatte correzioni nei testi senza consultare i lori autori.
90) Cf. nota 8.
91) Cf. nota 8; R. ARBESMANN, Henry of Friemar's "Treatise"..., ibid, p. 120; GIORDANO DI SASSONIA, Liber vitasfratrum, II, 8, pp. 122-23 e 461.
92) Cf. nota 61.
93) Non si è trovato niente su di lui.
94) Non si è trovato niente su di lui.
95) Gese di San Miniato, cf. T. de HERRERA, Alphabetum augustiniamum, vol. 2, p. 277: Una cosa sa con certezza Herrera sulla sua morte: fu prima del 1324.
96) Cf. R. ARBESMANN, ibid, pp.52-54.
97) Morì verso il 1270 (T. de HERRERA, o. c. , vol. 2, pp.92-3; L. TORELLI, Secoli Agostiniani, vol. 4 Bologna 1675, pp. 463-64, 754-56) o nel 1276 (A. LANDUCCI, Sacra selva leccetana, Roma 1657, p. 95; cf. anche B. HACKETT, Lecceto, ne La busqueda de Dios. Dimension contemplativa de la espiritualidad augustiniana, Roma 1981, pp. 238-240.
98) E' da correggere completamente la sua cronologia. Il Beato Ugolino, detto anche da Cortona, soprannominato Zefferini, morì molto prima del 1370. Ambrogio Massari da Cori lo colloca nella sua Chronica sacratissimi Ordinis fratrum heremitarum S. Augustini (f. 113v) tra Antonio da Firenze e Pietro da Gubbio con queste parole "quintus decimus (beatus) fuit beatus Ugolinis de Mantua"; cf. anche T. de HERRERA, o. c., vol. 2, pp. 494-495; V Centenario del beato Ugolino Zefferini agostiniano. Numero unico poliglotto 1901. Cortona 1901 (è il V centenario "della traslazione del suo corpo"). Diresse la pubblicazione F. RAVAGLI. Cf. A. GIACOMINI, in Bibliotheca sanctorum, vol. 12, Roma 1969, 783-84.
99) Cf. R. ARBESMANN, ibid., pp. 54-58.
100) Cf. D. GUTIERREZ, Gilles de Rome, ermite de Saint-Augustine, theologien et eveque, 1243-1316, in Dictionnaire de spiritualitè, vol. 6, 385-90; sulla santità di Egidio cf. anche GIORDANO DI SASSONIA, o. c., II, 22, pp. 237 e 471-73.
101) Cf. N. CONCETTI, In Ordinis fratrum eremitarum S. P. Augustini martyrologium animadversiones, VI. In B. Petri Eugubini confessoris elogium, in An. Aug. 6 (1915-16), pp. 53-58; A. M. GIACOMINI, Bibliotheca sanctorum, vol. 10, Roma 1968, 700-01. 102) Riferentesi a Angelo, Cf. D. M. FALOCI PULIGNANI, Il b. Angelo da Foligno agostiniano, in Archivio per la storia dell'Umbria 1 (1913), pp. 380-81; A. M. GIACOMINI, Angelo da Foligno, in Bibliotheca sanctorum, vol. 1 Roma 1961, 1238; il "Beautus Tadeus de Fulgineo" appare in un'edizione manoscritta fatta nello stesso secolo XV nella lista dei beati nell'esemplare della Chronica sacratissimi Ordinis (f. 114 v) di Ambrogio Massari da Cori conservata in AGA., Roma. Si aggiungono vari "beati" omessi da Massari, tra loro "Beatus Berteramus de Firmo", cf. note 12-13.
103) Non si è trovato niente su di lui.
104) Non si è trovato niente su di lui.
105) Cf. note 12-13.
106) Non si è trovato niente su di lui.
107) Non si è trovato niente su di lui.
108) Non si è trovato niente su di lui.
109) Sul Beato Federico, cf. nota 14; su Eberardo, si potrebbe riferire a lui quello che T. de HERRERA dice in Alphabetum augustinianum, vol. 1, p. 215, e L. TORELLI in Secoli agostiniani, vol. 5, Bologna 1678, pp. 43-44? 110) Si data la sua morte nel 1327 cf. L. PAULUZZI, Vita del beato Angelo da Furci, Lanciano 1946; Angelo da Furci (anonimo), in Dizionario biografico degli italiani, vol. 3, Roma 1961, 228, e A. M. GIACOMINI, in Bibliotheca sanctorum, vol. 1, 1238-39. 111) Cf. note 9-10.
112) S. GIROLAMO, Epist. 58, ad Paulinum prebysterum, 5 PL 22, 583, n. 323; CSEL 54, 533-34.
113) Ibid. 114) Deve intendersi Papa Gregorio IX, cf. nota 63. 115) E' "anconitana" invece di "trevisana", cf. nota 81. 116) E' "de Sancto Elpidio".
117) I priori Generali successivi a Guglielmo da Cremona sono posteriori alla composizione dell'opera, cf. p. 3 di questo testo. Non si può precisare quando fu scritta la lista e se è stata composta nello stesso periodo. In questa si è omesso Bonaventura da Padova, 1377-78. A causa dello scisma d'Occidente figura nella lista Pietro da Vena e non Girolamo da Pistoia. 118) Negli atti dei capitoli generali viene nominato semplicemente come Guido. Nel primo registro conservato dei PP. Generali (Dd 1, nell'Archvio Generale Agostiniano (AGA) di Roma) viene nominato "Guido da Belregardo" tre volte, e una "da Belreguardo" (cf. E. ESTEBAN, in An. Aug. 4, pp. 471; 5, pp. 12, 31, 50-51, 82 e 153). Ambrogio Massari di Cori non menziona nella lista dei capitoli e Priori Generali le province di appartenenza, nonostante menzioni quella del suo predecessore Ugolino da Orvieto (Chronica, f. 106r.). Neanche ci dice Onofrio Panvinio nel Commentarium rerum Ordinis fratrum eremitarum sancti (pubblicato anonimo insieme alle Costituzioni di Seripando, Roma 1551, f. XXXIIv) nonostante indichi la provincia dei predecessori e dei successori. A partire da Girolamo Romano ha detto che era della provincia di Lombardia (Chronica de la orden de los ermitanos del glorioso padre sancto Augustin), Salamanca 1569, f. 71v. Come appena si è visto, nel Cod. Laurenziano Plut. 90 Sup. 48 si menziona "Guido da Tolosa". Oltre il "Belregardo" indica piuttosto un nome latinizzato di origine francese. Forse si cominciò a crederlo italiano per essere utilizzato successivamente in una forma italianizzata. Lo stesso G. Romano lo chiama "Guido da Velloriguardo". Il meticoloso storico P. Saturnino Lopez lo identifica con la persona di questo P. Generale Guido che figura nella "Forma et modus revocationis factae Parisius per fratrem Guidonem Ordinis heremitarum sancti Augustini", con quella con cui si rettificano alcune sue affermazioni, eretiche o quasi, nel 1354. Pubblica la " Forma et modus revocationis" M. de la Bigne, Bibliotheca patrum et veterum auctorum, t. 4, Parigi 1624, 941-42. (AGA., Fondo Saturnino Lopez, O.S.A., De diversis fratribus notitiae historicae, A-G, ff. 430-35); cf. anche D. Trapp, Augustinian theology of the 14 century, in Augustiniana 6 (1956), p. 268.
119) Il giorno di Pentecoste del 1470 fu il 10 giugno. Giacomo dell'Aquila fu eletto Priore Generale il giorno 9, non il 12 (cf. E. ESTEBAN, De capitulo generalis Ordinis erem. S. Augustini anno 1470 Bononiae celebrato, in An. Aug. 7 (1917-18), pp. 171-212.
II. "SERMO DE BEATO AUGUSTINO"
DI NICOLA DI ALESSANDRIA
E' un sermone o discorso diviso in due parti principali. La prima, che finisce con l' "Amen" della p. 20, esalta la personalità e le qualità di Sant'Agostino. La seconda descrive il percorso monastico del Santo con il conseguente sviluppo delle sue fondazioni. Conseguenza dell'ansia di volere provare che l'Ordine Agostiniano procede direttamente delle fondazioni di Sant'Agostino, è che l'autore presenta il suo discorso storico da un punto di vista eremitico.
Il Sermo - cosi nominerò in forma abbreviata questa piccola opera- si conserva nel MS. Kap. E. 54 del Klementinum di Praga. E' un codice della Biblioteca del Capitolo Metropolitano, di carta e pergamena. Ha 121 ff. in un formato di 28'2 per 20'8. Si indica anche MS Metr. Kap. 812. E' stato descritto da A. Patera e A. Podlaha. Ha parlato di lui il P. A. Zumkeller (120). La composizione del codice sembra della metà del secolo XIV.
Il testo del Sermo contiene i ff. 35v-40r. Ci sono altri materiali agostiniani importanti: il Sermo de sancto Augustino scritto da Hernan di Schildesche a Parigi nel 1334 (ff. 29r-35v) (121); due discorsi di un altro agostiniano: Nicola da Laun (morto nel 1371), Sermo (in die traditionis pallii ad archiepiscopum Pragensem Ernestum de Pardubitz an. 1344) (ff. 49r-v) e Sermo ( in die coronationis Caroli IV, Pragae an. 1347) (ff. 108v-109v); un Sermo de electione praelati (provincialis Ordinis eremitarum sancti Augustini) (ff. 56r-v); altro Sermo de beato Augustino (ff. 90r-91v). E' in generale un codice di Sermones et principia theologica. Per i suoi contenuti è un codice eminentemente agostiniano. Il Sermo di Nicola da Alessandria è datato a Parigi nel 1332. Lo citano nel secolo XVII due agostiniani, lo spagnolo Giovanni Gonzalez da Critana e il portoghese Luigi degli Angeli (Luis de los Angeles). Critana lo menziona, tra altre cose, per affermare che San Francesco d'Assisi è stato con gli agostiniani (122). Gli dà il titolo di Recopilacion de la Orden. Luigi degli Angeli lo chiama Tractatus de Origine Ordinis eremitarum. Attraverso Critana lo cita Ambrogio Landucci nella sua Sacra leccetana selva. Confessa che non sa se è un agostiniano (123). Luigi degli Angeli cita letteralmente la leggenda in cui certi animali passavano per il luogo di Ippona dove Sant'Agostino aveva fondato un piccolo monastero, e ancora al tempo di Nicola erano rimasti attaccati al pavimento (124). Non conobbe il Sermo, il grande storico dell'Ordine Tommaso de Herrera, anche lui del secolo XVII. Venne a sapere della sua esistenza dal francescano Luca Wadding. Quindi a sua volta si informò del Sermo dall' opera del P. Critana durante la controversia sul monacato agostiniano di San Francesco d' Assisi propugnato inutilmente da alcuni Agostiniani, e anche da Luigi degli Angeli. Herrera dichiara che non conosce ne' Nicola da Alessandria ne' la sua opera. Lo crede un autore recente, "et quidem authori novitio de rebus pristinis tractanti, sine ratione, quae suadeat, sine testimonio alterius antiquioris, qui referat, et fidem mereatur, credere non oportet" (125).
Ma chi fu Nicola di Alessandria? Sarà questo Agostiniano il Nicolino di Alessandria, 'lettore nella Curia', che il priore Generale dell'ordine, Gulglielmo di Cremona, nomina il 19 maggio del 1327 insieme ad altri tre, che trattano con la Comunità dei Canonici regolari di San Pietro in ciel d'oro sulla fondazione della nuova casa degli Agostiniani di fianco alla tomba di Sant'Agostino? (126) Certamente Nicola di Alessandria fu membro del capitolo Generale dell'ordine celebrato a Grasse (Francia) nel 1335 in qualità di "professor sacrae theologiae" e come tale figura nell'atto notarile del 13 giugno che approva le condizioni e patti realizzati dall'Ordine Agostiniano con l'Abate e la comunità dei Canonici regolari di San Pitro in ciel d'oro; condizioni e patti che sono approvati un'altra volta l' 8 giugno del 1338 dai membri del capitolo Generale celebrato a Siena nello stesso anno, al quale partecipò anche il "Maestro" in sacra teologia Nicola di Alessandria (127). Il giorno 2 gennaio del 1334 con l'agostiniano Gerardo di Bergamo e altri 27 maestri in teologia di Parigi scrisse una lettera a Filippo VI, Re di Francia, "sulla situazione delle anime che gia avevano lasciato il corpo". Dovette essere promosso Maestro in sacra teologia nel 1333 in virtù di un mandato dato da Giovanni XXII il 19 di marzo dello stesso anno a Guglielmo, Cancelliere dell'Università di Parigi (128).
L'autore del Sermo era una persona competente, dedicata agli studi. Precisamente il suo Sermo fu composto a Parigi, centro principale di studi di quel tempo, nel 1332. Molto probabilmente lo pronunciò soprattutto per i giovani Agostiniani il giorno della festa di Sant'Agostino, il 28 di agosto. SERMO DE BEATO AUGUSTINO (35v) Magnus es in hac civitate et ornatus fratribus et filiis, primo Mach., 2° cap. [,17).
Sapiens nos ammonet viros illustres, maxime progenitores et parentes nostros, laudare et magnificare, ut auditis strennuitate, gloria et felicitate ipsorum, eos debite veneremur et illis assimilari conemur. Ait enim: "Laudemus viros gloriosos et parentes nostros in generatione sua. Multam enim gloriam fecit Dominus in magnificentia sua", Ecclesiastici 44 [,1-2).
Et quia progenitor noster beatus Augustinus non tantum illustris sed etiam illustrissimus extitit, docet (129) ipsum laudare et magnificare precipue quantum ipsius strennuitas, gloria et felicitas aliqualiter propallate nobis fiant causa iubilationis et sancte operationis. Huius ergo rei gratia scripsi verba primo dicta: "Magnus es", etc. In quibus huius gloriosi patris clara strennuitas, gloria et felicitas tripliciter demonstratur ex speciositate magntudinis intensi decoris, ex nobilitate culminis extensi honoris, ex ubertate propaginis protensi valoris.
Magnitudinis speciositatis in virtutis celsitudine: "Magnus es". Culminis nobilitas in prolis multitudine: "In hac civitate". Propaginis ubertas in prolis latitudine: "Ornatus fratribus et filiis".
Habemus igitur tria felicitatem huius gloriosi patris aliqualiter declarantia, scilicet speciositatem, nobilitatem et propaginis ubertatem, sine quibus felicitas nullius perfecte clarescit. Iuxta mentionem phylosophi primo ethycorum dicentis: "Quibusdam autem denudati coinquinant felicitatem, ut puta nobilitate, bona prole et pulchritudine. Non omnino enim felix qui specie turpissimus vel ignobilis vel solitarius et sine prole" (130).
Dico igitur quod primo nobis demonstratur strennuitas, gloria et felicitas beati Augustini ex speciositate magnitudinis intensi decoris, qui exprimitur in virtutum celsitudine, cum premittitur: "Magnus es" virtute scilicet, non mole. Ad cuius evidentiam sciendum quod sicut ad speciositatem et pulchritudinem corporalem 3a. requiruntur, scilicet proceritas stature, conformitas figure, vivacitas picture, sic ad speciositatem et pulchitudinem spiritualem doctorum, inter quos iste gloriosus pater optinet principatum, vivacitas ac subtilitas intelligentie et devote meditationis, virilitas ac suavitas doctrine et diserte eruditionis, validitas ac subtilitas vite et discrete conversationis.
Et quia ista in beato Augustino fuerunt perfectissime, merito speciosus et pulcherrimus dici debet. Primum patet quadruplici testimonio: Testimonio sui libri, testimonio sui emuli, testimonio sui discipuli, testimonio sui coetanei.
Testimonio sui libri quarti Confessionum circa finem, ubi sic de se dicit: "et quid mihi proderat quod annos nativitatis ferme XX, cum in manus meas venissent aristotelica quedam quas appellant X Kathegorias, quarum nomina cum eas rethor carthaginiensis magister meus, buccis tyfo crepantibus commemoraret et alii qui docti habebantur tamquam in nescio quid magnum et quid divinum suspensus inhyaban, legi ea, solus intellexi? Quas cum contulissem cum eis qui se dicebant vix eas magistris eruditissimis, non loquentibus tantum, sed multa in pulvere depingentibus intellexisse, nihil mihi inde dicere potuerunt, quam ego solus apud me ipsum legens congnoveram" (131).
Et post multa de ista materia dicta, infert: "Et quid mihi proderat quod omnes libros arcium que liberales vocantur tun nequissimus malarum cupiditatum servus per me ipsum legi et intellexi quoscumque legere potui? Et quidquid de arte loquendi, disserendi, quidquid de dimensionibus figurarum et de musicis et de numeris sine magna difficultate nullo hominum tradente intellexi? Scis tu, Domine, Deus meus, quod et celeritas intelligendi et discendi acumen donum tuum est. Sed non inde sacrificabam tibi. Itaque mihi non ad usum, sed ad perniciem magis valebat". Hec ipse (132).
Certe istud ultimum multos tangit qui solum sapientes sunt, ut faciant malum, etc.
Sed quia forte diceretur: "Ipse testimonium perhibet de se ipso, testimonium suum non est verum (cf. Jn. 5,3l), ideo addo testimonium emuli, non dico inimici, quia amicus erat, sed emulus Dei emulatione: Jeronimus. Post longum enim certamen in campo scripturarum super variis et magnis questionibus inter ipsos epistula sua ad Augustinum in numero epistularum CLVI ita scribit Jeronimus:"Itaque duobus libellis tuis, quos meo nomini dedicasti, eruditissimis et omni eloquentie splendore fulgentibus, ad tempus respondere non potuit. Non quod quidquam in illis reprehendendum putem, sed quia iuxta beatum Apostolum 'unusquisque in suo sensu habundet, alius quidem sic, alius autem sic' (Rm XIV, 5). Sed, quaeso reverentiam tuam, parumper patiaris me tuum laudare ingenium. Certe quidquid (36r) dici potuit, et sublimi ingenio de scripturarum sanctarum haurire fontibus, a te positum atque decertum est. Nos enim inter nos eruditionis causa disserimus. Ceterum emuli et maxime heretici, si diversas inter nos sententias viderint, de animi calumpniabuntur rancore descendere. Mihi autem decretum est te amare, colere, mirari tuaque dicta quasi mea defendere. Certe et in dyalogo, quem nuper edidi (133) beatitudinis tue (ut) dignum fuerat recordatus sum". Hec ille (134).
Contra hoc ultimum multi ofendunt, qui dum causa investigande veritatis inter se disserere incipiunt, ilico ad rancorem et contumelias, quinymmo et ad odium descendunt.
Tertio patet testimonio sui discipuli, scilicet sancti Possidonii, qui, in libro quem de beato Augustino, composuit ita dicit: Fertur itaque quod Marcus Terentius Varro apud latinos innumerabiles scripsit libros. Apud grecos Calcidorus miris attolitur laudibus. De nostris itaque Origenes apud grecos sex milia legitur libros scripsisse. Horum denique onme studium Augustinus miro ingenio et sciencia vilificat. Nam tanta privatim dictando tantaque in ecclesia diversisque locis disputando conscripsit, ut vix cuiquam studiosorum diebus ac noctibus, non solum scribere libros eius, sed nec legendo nosse occurrit (135). Ideo dicit quod (136) doctor katholicus: "Mentitur qui te totum legisse fatetur". Hec ille (137).
Ex hoc potest solvi dubium commune quomodo potuit tanta scribere, quia forte multa quam communiter loquendo vel predicando vel disputando dicebat, alii reportabant et ipse approbabat. Omnia tamen dicebantur opera Augustini. Exemplum est ad hoc de 83 questionibus, de quibus certum est quod ipsas non scripsit, quia in eis nullus est ordo, ymo sepe quod debet precedere tam ordine doctrine quam rei sequitur. Ex quo patet quod casualiter fuerunt reportate et collecte sub ipso (138).
Quarto patet testimonio sui coetanii, scilicet Volusiani prima epistola sua ad Augustinum et est in numero epistolarum 2a., in qua narrans dubia quedam inherebat tam ipse quam alii qui secum in stadio morabantur, in fine epistole sic ait: "Intervenimus ulterius inquirenti solitoque conventu ad potioris peritiem merita distulimus ne dum incautius secreta temerantur, in culpam deflecteret error innocuus. Accepisti, vir totius glorie, impericie confessionem; quid a partibus nostris desideretur agnosci. Interest fame tue, ut quesita noverimus, veroque absque detrimento cultus divini in aliis sacerdotibus tolleratur institia, at cum ad antistitem Augustinum venitur, legi deest quidquid contigerit ignorari". Hec ille (139).
Sed numquid ex hiis laudibus inaniter erexit? Ex responsione nempe apparet quod non quatalis in epistola 3a. fuit: "Volusiano Augustinus salutem in Domino. Legi literas tuas (140) in quibus dicis cum ad me antistitem venitur, legi deest quidquid contigerit ignorari. Primum igitur de me opinionem facile presumptam queso deponas eumque animum, quamvis erga me benevolentissimum solvas atque exuas, at de me mihi magis quam ulli alteri credas, si mihi vicem determinationis reddis. Tanta est enim christianorum profunditas litterarum, ut in eis cothidie proficerem, si eas solas ab ineunte pueritia usque ad decripitam senectutem maximo otio, summo studio, meliore etiam ingenio addiscere conarer" (141). Contra hoc plures faciunt stantes in vico straminum XX annis et in modico tempore dicunt se sufficienter theologiam posse acquirere.
Non sic Augustinus. Dicat igitur de se illud Sapientie VIII (,19): "Puer (autem) eram ingeniosus et sortitus sum animam bonam", ex devota meditatione mea, in qua continue exardescebat ignis divine dilectionis et bene devota et Deo vota et ad Deum conversa fuit meditatio beati Augustini, versa enim et devota semper erat: (ad) divinum conspectum. In psalmo (l8,15): "Meditatio mea in conspectu tuo semper" divinum preceptum imprimis: "Meditabar in mandata tua que dilexi nimis" (Ps. 118,47): divinum profectum: Iob 14 (,4): "Cum bono profectu timoris Dei perrexi in pace"; divinum affectum, sicut patet in principio Soliloquiorum (142).
Quidam autem sunt pueri ingeniosi et ex hoc fiunt quandoque litigiosi, despectuosi, dolosi, desidiosi. Et isti non sortiuntur bonam animam, sed malam et perversam, quibus ingenium non ad usum, sed magis ad perniciem valet.
Fuit etiam in ipso virilitas et suavitas doctrine et diserte eruditionis, quod patet circunstancia quadruplici, quia utilitas doctrine ex hiis quattuor innotescit: velocitate principii, firmitate medii, auctoritate eloquii, terminabilitate suscepti negocii.
Primam autem circunstantiam ponit Possidonius in libro Augustini. Sic dicit: "Moxque ex intimis cordis medullis ad Deum conversus spem omnem quam habebat in seculo dereliquit, iam non uxorem, non filios carnis, non honores, non divitias seculi querens, sed Deo cum suis servire statuit et cum hiis qui ei adherebant Deo vivebat ieiuniis et orationibus et bonis operibus in lege Domini meditans die ac nocte et de hiis que sibi Deus cogitanti atque oranti intelectui revelavit et presentes et absentes sermonibus et libris docebat" (143). Bene igitur in principio velox: "Vidisti enim hominem velocem in opere suo, coram regibus stabit" (Prov.) 22 (,29). Dicat ergo: "Lingua mea calamus scribe" (Ps. 147, 15).
Secundam, scilicet firmitatem ponit idem Possidonius. Dicit quod arriani et donatiste ac plures hereti corum secte non solum verbis beatum Augustinum frangere nitebantur, sed etiam gladiis (36v) interimere conabantur, predicantes continue quod maioris meriti esset Augustinum occidere quam lupum rapacem (144), non tamen ex hiis firmitatem cursus et medii stadii interrupit, quia firmiter ubique fideles defensabat, et hereticos debellabat. Unde Possidonius: "Vir denique iste debellator hereticorum, defensor fidelium et famosorum ac palma certaminum, in quibusdam dictis nimia difficultate reconditus, in quibusdam vero sic erat planissimus, ut etiam parvulis probaretur acceptus, cuius aperta suavia sunt, obscura magnis utilitatibus farcita pinguescunt" (145). Bene igitur in medio firmus, quia semper veritati adherebat: "Labium autem veritatis firmum erit in perpetuum" (Prov.) 12 (,19).
Tertiam, scilicet aucthoritatem eloquii ponit Paulinus in epistola 25 Augustino sic scribens: "O vere sal terre, quo precordia mea, ne possent seculi errore vanescere, condiuntur! O lucerna digne super candelabrum Ecclesie posita, que late katholicis urbibus de septi formi ligno pastum, oleo letitie, lumen effundens, densissimas licet hereticorum caligines discutis et lucem veritatis a confusione tenebrarum, splendore clarifici sermonis enubulas. Vides, frater admirabilis, quanto te admirer stupore, quam magno complectar amore qui cottidie colloquio litterarum tuarum fruor et oris tui spiritum vescor. Os enim tuum fistulam aque vive merito dixerim et ubertate tui flumminis inebriari terra mea concupivit. Ideoque cum hoc penthateuco tuo contra manicheos mihi satis armaveris, si qua in alios quoque hostes catholice fidei munimina comparasti, quia hostis noster cui mille nocendi artes tam variis expugnandus est telis quam oppugnat insidiis, queso promere mihi de armentario tuo et proferre non abnuas arma iustitie". Hec ille (146).
Bene igitur in eloquio auctoritativus et potestativus: "Erat enim docens (eos) sicut potestatem habens, non sicut scribe et pharisei", Matthe. 7 (,29).
Quartam, terminationem suscepti negotii, ponit Ecclesia in eius officio et sumitur a Possidonio. Cantat enim ita de ipso: "Verbum Dei usque ad ipsam suam egritudinem impretermisse, alacriter et fortiter sana mente sanoque consilio in sancta Ecclesia predicavit, membris omnibus sui corporis incolumis, integro aspectu atque auditu coram positis fratribus et orantibus dormivit cum patribus suis" (147). Bene igitur finivit et terminavit, quia non qui inceperit, sed qui "perseveraverit in finem salvus erit", Mat. X (,22). Dicat ergo: "Bonum certamen certavi", etc. (2 Thim. 4,7).
Fuit etiam in ipso validitas ac sublimitas et sanctitas vite discrete conversationis. Patet quadruplici privilegio singulari humilitatis nimie, regularitatis familie, honestatis eximie, benignitatis ac pietatis continue. Et ista quattuor requiruntur in quolibet prelato.
Primo, humilitas, ut non sit "sicut leo in domo sua" (Eccles. 4, 35). "Rectorem te posuerunt, noli extolli, esto in eis quasi unus ex illis", Eccles. 32 (,l). Quomodo autem beatus Augustinus humilis fuit patet cum existens in maxima fama, reputans se indignum prelatione omnem civitatem carentem episcopo fugiebat, ne presul efficeretur, cum enim diceretur ei: "Vestimentum tibi est, princeps esto noster, etc. Nolite", etc., Isa 3 (,6-7). Non ita fit hodie. Tum quia omnia peccata sua magna et parva toti (sic) mundo legenda perpetuo dereliquit, quia ex nimia humilitate processit, maxime in tanto honore et sic reputato. Magis enim homines in nullo volunt videri errare et ipse secundo libro Confess. dicit in principio: "Recordari volo transactas feditates meas et carnales corruptiones anime mee, non quia eas amem, sed ut amem te, Deus meus. Amore amoris tui facio illud, recolens vias meas nequissimas in amaritudine recognitionis mee, ut tu dulcescas mihi, dulcedo non fallax, dulcedo et felix et secura, ut videlicet ego et quisquis leget has litteras meas cogitemus de cuam profundo clamandum sit ad te" (148).
Tum quias libros retractationum dictorum suorum, ut visum fuit sibi non bene dixisse, conscripsit (149). Non ita faciunt homines hodie etiam parve literature, ymmo quidquid in scolis vel alibi quomodocumque incaute protulerint omnino defendere volunt et si rogantur retractare reputant se confusos, non sicut Augustinus. Unde in epistola 7a. ad Marcellinum de hac materia loquens sic ait: "Ego proinde profiteor me ex eorum numero esse conari qui proficiendo scribunt et scribendo proficiunt. Unde si aliquid vel incautius vel indoctius a me positum est quod non solum ab hiis qui videre id possunt merito reprehendatur, verum etiam a me ipso, quia et ego saltem postea videre debeo si proficio; nec mirandum est, nec dolendum, sed pocius ignoscendum, atque gratulandum, non quia erratum est, sed quia improbatum est, nam nimis perverse se ipsum amat qui et alios vult errare, ut error suus lateat. Nec romanus maximus auctor Tulius eloquii unum unquam verbum inquit quod revocare vellet emisit, que quidem laus quamvis preclarissima videatur, tamen credibilior est de nimio fatuo quam (37r) de sapiente perfecto, nisi intelligatur de hominibus Dei qui Spiritu Santo acti loquuti sunt et sacrum canonem conscripserunt". Hec ipse (150). Dicat igitur de se illud 2.Regum 6 (,22): Quomodo "et vilior fiam postquam factus sum et ero humilis in oculis meis".
3°, requiritur in prelato bono regularitas familie. Opus enim laudat opificem. Qualis enim est rex talis lex et talis grex. Quomodo autem beatus Augustinus regularem familiam statuerit patet satis ex ordinatissima regula sua, sub qua quasi infiniti regulariter et sancte vivunt et vixerunt. Iam iam sunt anni 940 quam composuit modo qui in fine narrabitur.
Quomodo et fuerit honestus patet tum quia nihil in verbo, ut patet de versibus qui erant in mensa scripti (151), nec in habitu, patet: dicit se erubescere de pulchra veste (152), nec conversatione, patet: quia cum nulla muliere conversari volebat, etiam cum sorore (153). Et dixit pulchrum verbum cuidam qui dicebat quod cum sanctis mulieribus non erat periculum conversari, Ait enim: "Crede mihi, veritatem dico tibi: Episcopus sum, vidi sub hac peste subcumbere cedros Libani et gregum arietes de quorum casu non magis dubitabam quam de Ambrosio vel Gregorio Nazareno (sic). Nec dicas quod sancte el honeste sunt, quia quanto sanctiores et honestiores sunt, tanto magis alliciunt" (154). Dicat igitur de se beatus Augustinus illud Eccles. 24 (,23): "Flores mei fructus honoris et honestatis".
Quomodo etiam fuerit benignus, pius et misericors patet. Fuit subditorum lenissimus emmendator, egenorum latissimus sustentator, affictorum letissimus consolator. Dicat igitur de se illud Iob 31 (,18): "Ab infantia mea crevit mecum miseratio", ut si quis sitiat, currat ad ipsum fontem aque vive. Ipse est cuius "sapientia lucet in voltu eius", Eccles(iaste) 8 (,1). Ipse est "lucerna semper lucens in tabernaculo coram Domino, Exo 26 (27,20-2l). Ipse est "candelabrum cum lucernis suis lucens ante oraculum", 2° Paralelipom. 4° (,20). Ipse est cuius "facies sicut sol lucet in virtute sua", Apok. 1° (,16). Ideo in epistola dicitur: "Quasi stella matutina in medio nebule, et quasi luna plena in diebus suis lucet, et quasi sol refulgens, sic ipse refulsit in templo Dei" (Eccles. 50, 6-7) (155). Bene igitur magnus,decorus et speciosus, quod erat primum principale quod numera batur, cum dicebatur: "Magnus es". Ideo in principio matutini Ecclesia incipit: "Magnus Deus", et in ymno: "Magne pater Augustine" (156).
Concludendo ergo illud primum in quo ostensa est prima pars felicitatis beati Augustini, alia in eius consistit pulcritudine, prout dicit illud proverbiorum 22 (,20-21): "Ecce descripsi eam tibi tripliciter: in cobitationibus et scientia, ut ostendam tibi firmitatem et eloquia veritatis", "In cogitationibus", etc., quoad vivacitatem intelligentie, "ut ostendam tibi", etc., quoad validitatem vite; et eloquia veritatis", quoad virilitatem doctrine, Dicamus ergo ei: "Ecce tu pulcher es, dilecte mei, et decorus", Cantus primus (,15).
Dico quod secundo nobis demonstratur felicitas sancti Augustini ex nobilitate culminis extensi honoris que exprimitur in plebbis multitudine cum dicitur: "In hac civitate", scilicet de qua dictur in Psalmo (86.3): "Gloriosa dicta sunt de te, civitas Dei", In hac autem civitate magnus est beatus Augustinus, et merito quia ipsamspheram amplificavit, clarificavit et defensavit. Ideo in principio libri sui De Civitate Dei ita dicit: "Gloriosissimam civitatem Dei, sive in hoc temporum cursu, cum inter iniquos peregrinatur ex fide vivens, sive in illa stabilitate sedis eterne que nunc exspectat per patientiam quousque iustitia convertatur in iudicium, deinceps adepta per ex cellentiam victoria ultima et pace facta, hoc in opere ad te instituto et mea ad te promissione debito defendere adversus eos qui conditori eius deos suos preferunt, fili karissime Marcelline, suscepi" (157). Ergo merito in hac civitate Ecclesie et christiane religionis magis est in hac civitate, ut ipse dicit, Epistola 5a. ad Marcellinum, "rex est veritas, lex est caritas et modus eternitas" (158).
Potest enim dici quod magnus est in quadruplici civitate, videlicet in civitate Ecclesie triumphanti, in civitate Ecclesie militantis, in civitate Ecclesie gignascitantis, in civitate Ecclesie eum corporaliter continentis.
In prima est habitator spectabilis in illa visione qua apparuit in ecclesia sancti Petri querenti mortalia sua et ter dixit vir ille clarissimus et omni expectatione gratissimus Augustinus: "Quem queris altior a nobis continet locus" (159).
In secunda est doctor admirabilis. Unde cantamus de ipso: "Alme preses Augustine, fons canonice doctrine, nauta fidei carine, quam auxisti sine fine, aule iunge nos divine" (160).
In tertia est testator invincibilis. Unde quacumque parte ubi est specialiter gymnasium sacrarum scripturarum ille victor est qui pro se habet Augustinum expresse.
In quarta est tutor honorabilis. Patet ex summa reverentia qua ibidem, scilicet Papie, colitur, Ideo dicere possumus quod ipse est archa Dei que cum iubilo intravit (in) civitatem Davidis, 2 Reg. 6 (.15). Ipse est flumen cuius "impetus letificat civitatem Dei", In psalmo(45,5). Ipse est "sapiens qui ascendit civitates fortitudinis", Proverb. 21°. (,22). Ipse est "qui multum orat pro populo et universa sancta civitate", 2° Mach, ultimo (15,14). Unde "nobilis in portis eius vir, cum sederit cum senatoribus civitatis" Proverb. 31°(,23).
Dico quod tertio demostratur (37v) nobis felicitas. Hoc de secundo principali, etc., ex ubertate protensi valoris, que exprimitur in prolis latitudine, cum dicitur "ornatus fratribus et filiis".
Fratres eius dici possunt omnes illi qui sub regula ipsius novos Ordines construxerunt. Unde sanctus Rufus, qui construxit in partibus Galliarum, ut dicit Yoachim (161), Ordinem canonicorum regularium, sanctus Dominicus Ordinem predicatorum, et sic de pluribus aliis.
Sed nos sumus filii immediate ab eo geniti, ideo plene portamus signum ipsius, scilicet habitum quo usus fuit statim post conversionem. Nunquam enim ultra mare talis habitus visus est qualem portant Canonici regulares, sed omnes religiosi induuntur de nigro et super latam tunicam corrigia cinguntur.
Omnibus tamen tam fratribus quam filiis (h)ortatur ut dicamus ei illud Isa. 49 (,18): Sicut "ornamento omnibus hiis vestieris", "quibus ornatus incedebat pontifex, Exo. 39 (,24). Dicamus ergo de ipso illud Iob 21 (,23): "Iste moritur robustus et sanus, dives et felix".
Rogemus ut simus digni fratres et filii et tanti patris ornamentum. Amen. Igitur beatus (sic) Paulo primo heremita et Anthonio primo eius sequente vestigia bravium superne felicitatis adeptis, quorum Paulus auctor vite anachoritarum et heremitarum a mane illustrator exstitit, ut dicit Jeronimus in epistola ad Eustochium (162), impletum est quod per angelum beato Antonio antea fuerat promissum, scilicet quod eius discipuli per universum mundum multiplicarentur.
Quibusdam enim ipsorum in Asyam venientibus a beato Basilio, quibusdam in Thebaidam a beato Pacomio, quibusdam vero in Ytaliam a beato Augustino primitus regula et norma religiose vivendi data fuit.
Dispersi igitur per mundum fuerunt predicti sancti viri filii Pauli primi heremite et beati Anthonii a vasta solitudine, que primitus eis horridum mundialiter prestabat habitaculum tam tyrannorum inimicorum christiane fidei persecutione quam divina providentia et ordinatione, ut ipsi quasi sale saluberrimo totus mundus condiretur.
Venerunt ergo ex eis quidam ad Ytalyam primitus Romam, ubi existentes audierunt inter dictam urbem et Viterbium versus mare in heremo quam plurimos anachoritas esse qui a quodam sancto viro heremita nomine Anthonio, qui tempore Decii imperatoris monte Pisano degens beatum (T)orpem martyrem baptizavit et a beato Mamiliano, qui in monte Quarti prope Plumbinum versus Sardiniam vitam heremiticam cum quattour sociis ducebat, ortum habuerat (163). Quorum tres ibidem prope insula Gigli requiescunt, quartus autem nomine Sanctias presbyter divino instinctu inde ad lictora romana veniens in prefata heremo habitavit anno Domini CCXI, et licet prefatus Anthonius heremita in monte Pissano beatum Paulum primum heremitam per longum tempus precesserit, Paulus tamen precesit merito et dignitate (164). Fuit enim XL annis in heremo incognitus et omnino expers humani consortii, propter quod abbas Ioachim dicit in expositione sacri oraculi Cyrilli: "Gaudent heremitarum duces, quorum pater est Paulus primus heremita" (165). Sanctus autem Simplicianus, quem sepe nominat pater Augustinus in libro Confess. (166), existens Rome, exemplo predictorum heremitarum a iuventute sua devotissime vivere et Deo servire cepit, qui. Mediolanum veniens, vitam solitariam et heremiticam cum multis sociis devotissime duxit.
Dicti autem heremite in prefata heremo inter Romam et Viterbium in tantum numero et merito satis cito creverunt, quod ibidem C cellas construxerunt iuxta locum qui Centum cellis dicitur et habitatores illius regionis in dicta heremo ecclesiam in honorem Sancte Trinitatis ipsis fratribus edificarunt et ibi in processu temporis fuit primus locus Ordinis heremitarum sancti Augustini, et pro ipsorum fratrum sustentatione ultra illud quod ex opere manuum poterant acquirere ex urbe Centum cellis et aliis villis inibi existentibus, prout parsimonia eorum vite exigebat, providebatur.
Tempore autem Gregorii quarti sarraceni Romam invaserunt et civitatem leoninam occupaverunt et ecclesiam sancti Petri stabulum equorum fecerunt et multas circa Romam monitiones destruxerunt, inter quas totaliter urbem Centumcellarum depopulaverunt et fratres prefatos, cellas eorum vastantes, de eisdem fugarunt.
Sed divino instinctu Lodovycus, pronepos Caruli magni, et Guido, marchio Lombardie, prefatos sarracenos superantes et fugantes, locaaliqua ab eisdem disrupta reedificaverunt. Urbem autem Centumcellarum inhabitatam reliquerunt, cuius sedes ex tunc Viterbii collocata fuit et ex quibusdam hominibus dicti loci construxerunt castrum iuxta dictam heremum nomine Sanctam Severam, quod eisdem fratribus dederunt, quod quidem fuit ab Ordine possessum usque ad annos Domini circa MCCXC, quo tempore Prior generalis qui tunc fuit ipsum dedit domino Petro deColumpna cardinali, suadente Papa Nicolao quarto (167).
Ipsis vero sic multiplicatis, quidam ex eis venerunt Mediolanum videre sanctum Ambrosium et Simplicianum heremitam circa annos Domini CCCLIIII. (38r) In qua urbe tunc erat tunc (sic) beatus pater Augustinus fluctuans an fieret christianus. Per dictos autem fratres divulgata fuerat sollempniter vita et miracula beati Anthonii illustratoris vite heremitice, ita ut per quendam affricanum fidelem christianum. Poncianum nomine (168), prefata beato Augustino fluctuanti narrarentur. Unde ergo Confessionibus dicit idem pater Augustinus quod ipso Ponciano narrante ortus est sermo de Anthonio egyptio magno heremita, cuius nomen excellenter clarebat apud servos Dei. "Nos autem usque in illam horam latebat. Stupebamus autem hoc audientes. Inde sermo eius devolutus est usque ad monasteriorum greges et mores suavis olentie Dei et ubera deserta heremi, quorum nos nihil sciebamus, et erat monasterium Mediolani plenum bonis fratribus, et extra urbis menia sub Ambrosio nutritore et non noveramus. Perpendit autem Poncianus quod verba hec libenter audiebamus et addidit illis diebus tres milites imperatoris euntes spatiatum per (h)ortos muris civitatis contiguos irruisse in quandam casam ubi habitabant servi Dei spiritu pauperes qualium est regnum celorum et invenisse ibi codicem ubi scripta fuit vita Anthonii, quam legere cepit unus eorum et mirari et accendi ad intelligendum et meditari arripere talem vitam quam statim agressi sunt in eodem loco" (169).
Quibus dictis recessit ille et pater Augustinus mente et voltu turbatus ad alium socium suum exclamavit: Quid patimur? Quid est hoc quod audisti? Surgunt indocti et rapiunt celum, et nos cum doctrinis nostris sine corde, ecce ubi volutamur in carne et sanguinel An quia precesserunt pudet sequi? Et non pudetnec saltem sequi?" (170).
Perrexit ergo pater Augustinus ad Simplicianum heremitam et narravit ei circuitus erroris sui, a quo specialiter ex(h)or(t)atus fuit ad humilitatem Christi, et facto cathecumeno cum Alipio, matre Augustino adherente, ruit in villam et post paucos dies Mediolanum remeans baptizatus est cum Alipio et Adeo puero suo dato filio (171) Augustini a beato Ambrosio, et cepit vivere secundum modum illorum fratrum quorum exemplo conversus est ad fidem. Hoc ipse VIII et IX Confess. (172).
Baptizato autem beato patre Augustino, cuculla a beato Ambrosio indutus est cincta desuper zona, sicut habetur per Ambrosium in sermone de conversione et baptismo sancti Augustini (173). Et statim Augustinus cum beato Ambrosio Te Deum laudamus composuit, etc., beato patre Augustino respondente: Te eternum patrem, etc., alternando usque ad finem, ubi beatus Ambrosius conclusit: "In te, Domine, speravi, non confundar in eternum" (174).
Dicitur enim quod beatus Ambrosius in suis letaniis posuerat: "A logyca Augustini libera nos, Domine" (175), quo baptizato dixit in prefato cantico quod amodo Ecclesia Dei ab hereticis non confunderetur in eternum, qynnimo a beato patre Augustino omnes heretici sunt confusi. In Domino ergo beatus Ambrosius speravit conversionem beati patris Augustini.
Mansit autem Mediolani modo heremitico vivens quantum illi possibile fuit, plus quam per annum post baptismum, ut perfecte ab Ambrosio et Simpliciano doceretur. Nullam tamen ibidem regulam composuit, cum semper ibi stans indueret formam discipuli sub Ambrosio et Simpliciano, non magistri (176).
Instigante autem pia matre que affectabat eodem sepulcro cum viro suo in propria civitate recondi, ut ipse dicit 9 Confess. (177), ad Affricam cum Nebridio et Evodio, puero a Deo dato et pia matre remeabat querens cottidie locum sibi aptum ad serviendum Deo. Cum vero ad introitum Tussie percinxit, plures servos Dei heremiticam vitam ducentes tam in monte Pisano quam in locis aliis ad predictam vitam aptis in dicta provincia invenit, et tandem ad locum Centumcellarum applicuit. Cum quibus fratribus diu commoratus, rogatus ab eis ut regulam et normam vivendi (traderet) (178), ipsis composuit in loco sancte Trinitatis de Centumcellis. Et ex tunc vocati sun fratres heremite Augustini ratione regule date qui prius heremite tantummodo dicebantur. Hoc enim nimirum romanus ordo poscebat, ut ille qui fidei sancte Trinitatis futurus erat luculentissimus investigator, doctor et defensator, in tertio limate numerorum perfectorum filios primo congregatos inveniret, quibus regulam perfecto colendi sanctam Trinitatem componeret.
Mansit autem cum dictis heremitis quasi duobus annis. Certum est enim quod tam cum illis de Mediolano quam cum illis de Tussia in Centumcellis mansit circa tres annos, quia tempore baptismi sui erat 30 .annorum, mortua autem matre apud Hostia tyberina ipse erat 33 annis, ut expresse dicit 9 Confess. (179).
Cur autem non facit mentionem de predicto tempore (180) dicit in eodem 9 Confess.: "Multa, inquit, pretereo, quia multum festino" (181), sicque ut in paucis perstringat opus Confess., dicit tamen quod ad (ex)equias matris multi fratres convenerunt, etc. Dicendum est quod ex predictis heremitis fuerunt (182).
Sanctus autem Prossidonius in libro quem de vita Augustini composuit dicit quod "factus presbyter instituit monasterium et cepit vivere secundum regulam sub sanctis apostolis constitutam, quod ipsum prior fecerat, cum a transmarinis (38v) ad propria remeaset" (183). Ex quo manifeste patet quod dictam regulam instituit et servavit primo in Ytalia.
Defuncta igitur matre Augustini apud Hostia tyberina, in Affricam cum sociis profectus est, quem sanctus Valerius yponensis episcopus paterne suscepit et ei quemdam hortulum in quadam villa silvestri dedit, ut ibidem cum sociis qui ei adherebant solitariam et solitam agerent vitam. Casu vero ipso ad civitatem accedente, insperate presbiter fuit in dicta ecclesia ordinatus, ut idem pater Augutinus in sermone quodam de vita clericorum dicit. Factus autem presbiter, quia in civitate oportebat ipsum manere iuxta ecclesiam monasterium instituit, et ibidem secundum prefatam regulam vivere cepit (184).
Quando autem fuit in dicta ecclesia yponensis episcopus ordinatus, quam plura monasteria solitaria et heremitica construxit, in quibus servi Dei iuxta morem et habitum quem in Ytalia viderat regulam ab eo conditam servabant, sicut patet ex dictis ipsius in libro de opere monachorum, quos filios vocat eo quod regulam eius servabant (185).
Inter alia autem construxit unum parvum extra civitatem yponensem, inter quod et civitatem transit unus fluvius. Ibidem autem ut plurimum habitabat et libros componebat, de quo monasterio et parva heremo, in qua constructum erat, quandoque facit mentionem in (h)omiliis quas fecit super Iohannem (186). Huius autem loci adhuc apparent vestigia muri, scilicet ecclesie, ubi, ut asserunt qui in partibus illis fuerunt, sepe fit tale miraculum, ut si contingat animal ferratum equum, multum vel asinum, ambitum dictarum perietum ingredi, ita ferra solo conglutinantur, ut inde pedes evelli nequeant, quoniam potius defferentur tenacitate miraculosa soli; si vero oves et boves dum quandoque sunt in pascuis se ibi ad iacendum prosternent, lanam et pellem inhesam solo surgentes soli dimictunt (187).
Quidam autem quod fratres credunt quod fratres heremite solum in dicto loco et similibus extra civitatem habitarent et in illo monasterio iuxta ecclesiam Canonici regulares, sed, salva veritate, hoc non videtur, tum quia omnes religiosi ultramarini tunica nigra desuper cincta zona induuntur, ut fratres sancti Basilii, tum qua illo tempore nulls ibi talem habitum vidit qualem nunc portant Canonici regulares, tum quia abbas Joachim in expositione super apokalisim exprese dicit quod Canonici regulares ortum habuerunt a beato Rufo episcopo in partibus Gallie circa annos Domini M°XC. Dicuntur tamen Canonici sancti Augistini, quia beatus Rufus eis regulam beati Augustini dedit. Ex quibus Canonici in processu temporis fuit beatus Dominicus (188). Non est autem in hoc multum disputandum, maxime quia, et si illum Ordinem et nostrum instituit, totum ad laudem ipsius gloriosi patris cedit quanto plures filios in Christo genuit.
Vixit autem in episcopatu XL circa cuius terminum civitas yponensis ab exercitu barbarorum obcessa fuit, quo tempore ut alter Elyas gloriosus pater Augustinus petivit anime sue ut moriretur, ne tanta mala per gentem barbaricam in populo suo conspiceret fieri (189). Qui, a Domino exauditus, coram fratribus et orantibus et flentibus obdormivit in pace circa annos Domini CCCC, post cuius obitum filii eiusdem XL annis vel circa custodientes corpus sanctissimi patris manserunt, sed per dictam gentem barbaricam civitate yponensi cum locis astantibus prophanata in quandam insulam Sardinie, ubi ritu heremitico manere poterant, transtulerunt, In dicta autem insula custodierunt eum quousque dicta terra depopulata et desolata fuit per inimicos fidei christiane (190).
Post quod tempus christianissimus Aliprandus lampardorum (191) rex gloriosum corpus cum 9 aliis sanctorum corporibus ex filiis gloriosi patris in Papyam civitatem regalem et precipuam sui regni adduci fecit (et) in ecclesia sancti Petri in celo aureo honorifice tumulari, In quo (sic) quidam rex et Boethius, qui et sanctus Severinus dicitur, tumulati sunt.
Fratres vero usque in Papyam sanctum corpus sociaverunt, sed ibi non remanserunt, quia non erat locus aptus modo vivendi ipsorum qui tantummodo in heremis morabantur.
Locus autem in quo tumulatum est immediate Romane ecclesie subest. Ideo sanctum corpus, quia fratres non remanserunt ad custodiam ipsius per diversa tempora diversis gentibus eum (sic) custodiendum tradidit, quandoque monachis nigris, quandoque aliis, sed circa LX annos tradidit ipsum Canonicis regularibus. Et tempore 3 abbatis illius Ordinis canonicorum tradidit ipsum nobis modo qui infra notatur.
Illi autem fratres qui in dictis insulis morabantur per eas dispersi usque ad lictora Romana et provincie Tussie copulati sunt cum illis de Centumcellis et aliis Tussia (sic), et ex illis celliculis pro processu temporis multa cenobia in heremis constructa sun in provinciis Romanis et tussis, quorum plura adhuc inhabitant fratres nostri; quedam sunt dimissa tum propter guerras, tum etiam propter loca que de novo fratres in villis et civitatibus acceperunt. Et ex omnibus ex tunc factum est unum ovile et unus est pastor.
Quis vero ab illo tempore fuerit pastor eorum ex negligentia scribentium et diuturnitate temporis nescitur. (39r) Sed tempore Allexandri 3 circa annos Domini M°CXC frater Iohannes de Spelunca fuit prior eorum generalis (192). Tempore Innocentii pape tertii frater Iohannes dictus de Cella, circa quod tempus beatus Franciscus cum dictis fratribus habitavit et quidam dicunt quod fuit frater dicti Ordinis in loco sancti Iacobi de Aqua viva iuxta Pissas. Tandem licentia optenta a priore loci, ut arcius viveret, dimissa zona et sotu taribus ad nemus se solus transtulit (193).
Gregorius nonus autem propter reverentiam beati Augustini Ordinem confirmavit anno Domini M°CCXXX (194).
Tempore Innocentii quarti prior generalis fuit frater Aiutus de Garfagnana (195). Tempore Allexandri quarti, frater Philippus de Parrana. Quo tempore beatus Augustinus dicto pape Allexandro in visione apparuit grandis capite, sed membris exilis, ut ipse Papa testatus est, ex quo motus fuit dicto nostro Ordini unire plures alios Ordines qui erant aliqualiter heremite, scilicet britones et sabarios, inter quos multi sic uniti erant in marchia Anchonitana, guillermitas et iambonitas (196).
Tunc autem adimpleta fuit prophetia abbatis Joachim in expositione quam fecit super apokalypsim, ubi dicit: surgit (sic) ordo novus qui videtur novus et non est, induti nigris vestibus et accincti desuper zona. Hii crescent et fama divulgabitur ipsorum, et predicabunt fidem quam defendent usque in finem undi. Per angelos enim istos intelliguntur aliqui ordinis iustorum, quorum unus erit fervens et ardens ad secandam vineam reproborum ac si spiritu Elye. Qui erit ordo heremitarum emulantium vitam angelorum, quorum vita erit quasi ignis ardens in amore et zelo Dei ad comburendum tribulos et spinas, ne mali abutantur amplius patientiae Dei. Surgent enim equi nigri et hii defendent Ecclesiam et fides singulariter erit in eis et predicabunt veritatem et resistent filio iniquitatis et usque in finem fortiter stabunt. Gaudeant ergo heremitarum duces, quorum pater Paulus primus heremita. Hec ille (197).
Facta autem unione omnium predictorum heremitarum sancti Augustini, primus generalis prior fuit frater Lanfranchus de Mediolano per ecclesiam Romanam institutus; 2dus. frater Guydo de Stagia, 3us. Frater Clemens, qui in vita et post mortem miraculis claruit; 4us. frater Franciscus de Regio, 5us iterum Clemens frater prefatus, 6us. Frater Egydius doctor egregius, 7us frater Symon de Pistorio, 8us frater Augustinus de Teramno, qui miraculis choruscavit; 9us frater Franciscus de Monte Rubiano, Xus frater Iacobus de Orto sacre pagine professor, XI frater Allexander de Sancto Elpidio magister in sacra pagina, l2us frater Guillelmus de Cremona in sacra theologia magister, qui primo anno officii sui a domino Iohanne papa XXII locum et custodiam corporis sacratissimi patris Augustini deinceps in perpetuum impetravit, sacro approbante cardinalium collegio et hoc qua tam domino Pape quam collegio cardinalium declaratum fuit per privilegia summorum pontificum superius nominatorum et per auctoritates inferius nominata (sic) quod beatus Augustinus nostrum Ordinem instituit immediate dando regulam, ut super patuit, et eundem nobiscum habitum portavit. Ex quo in privilegiis concessionis sue idem dominus Johannes papa XXII dicit: "Quod in loco ubi tumulatus est tantus pater dignum arbitratur et congruum quod ibi ultra id quod sibi honoris et laudis ab universali exhibetur Ecclesia singulari quadam reverentia a dilectis filiis priore generali et fratribus Ordinis heremitarum eiusdem sancti Augustini specialiter honoretur, quatenus inibi tamquam membra suo capiti, filii patri, magistro discipuli, duci militer coherentes Deo et ipsi sancto auctoritate fulti apostolica precordialius iubilent ubi et preceptoris eorum, patris, ducis et capitis Augustini noverint reliquias fore sepultas. Eapropter ad honorem sancte et individue Trinitatis, beate Marie virginis, beatorum apostolorum Petri et Pauli, ac eiusdem beati Augustini doctoris egregii omniumque sanctorum, nec non divini cultus augmentu, de fratrum nostrorum consilio auctoritate apostolica statuimus ac etiam ordinamus quod dicti fratres quibus presit prior secundum observantiam ipsius Ordinis heremitarum iuxta ecclesiam monasterii sancti Petri in celo aureo papyensi, etiam si ad Romanam ecclesiam pertineat nullo mediante, ubi sacrum corpus beati Augustini esse dicitur sollempniter tumulatum, mediate vel immediate prout eisdem priori et fratribus videbitur expedire, locum et conventum iuxta morem ipsorum valeant edificare", etc. (198). Sic ergo apparet quod beatus Augustinus dux, magister, caput et pater fuit heremitarum.
Quod ut clarius pateat ipsum fuisse (39v) heremitam adducende sunt adhuc alique rationes et auctoritates expresse.
Prima ratio quare prefatam vitam et habitum sumpsit, fuit quia exemplo Anthonii heremite et aliorum huius vitam sectantium eius saxeum pectus ad fidem Christi fuit emollitum, ut ipse dicit VIII Confessionum (199).
Secunda, quia cum dictis fratribus qui extra Mediolanum vitam heremiticam et solitariam ducebant aliquo tempore statim post baptismum habitavit, scilicet cum Simpliciano et aliis bonis fratribus de quibus mentionem facit VIII Confessionum (200).
Tertia, quia illa vita et ille habitus videbagtur humilior. Et Simplicianus ipsum precipue ad humilitatem Christi conatus est inducere contra quam antea nimis inflatus fuerat.
4° quia prefatus modus vivendi fuit tutior maxime sibi qui prius totus mundanus erat. Ideo rationabiliter timere habuit, ne si in mundo cum hominibus conversaretur neophitus, habitus prius ex vana conversatione acquisitus ad similia inclinaret et rescidivum pateret. Unde dicit VIII Confessionum Augustinus de se ipso: "Ex voluntate perversa facta est mihi libido, et dum servivi libidini, facta est consuetudo, et dum non resistiti consuetudini, facta est necessitas. Quibus quasi ansulis sibimet innexis unam cathenam appellavi, et tenebat me obstrictum dura servitus. Voluntas autem nova que mihi esseceperat nondum erat ydonea ad superandum priorem vetustatem roboratam!" (201).
5a, quia sicut prius se totum mundo inmiserat, ita conversus ad Christum totaliter surgeret habitu simul et actu. Unde 9 Confessionum de se dicit "Displicebat mihi quidquid prius agebam in seculo pre dulcedine Dei" (202).
6a, quia rationi congruum fuit, ut qui futurus erat pater, dux fratrum heremitarum pauperum per sacre regule conscriptionem, eis conformis existeret per sancte religionis habitum et conversationem quatenus merito ipsum amatorem paupertatis collaudarent pauperes, utpote qui exemplo Christi primo faceret quod postea doceret. Unde dicit sanctus Possidonius de ipso quod iam non honores, non divitias seculi requirebat (203).
7a, quia in tali modo vivendo poterat quietius et actencius orationi et sacre lectioni vacare ad que toto corde anehelabat, et opere postea adimplevit.
8a, quia ex illo modo vivendi plures cernebat miraculis choruscare et spiritum habere propheticum. Unde dicit Aly commentator Centilogii Ptolomei in principio illius libri, distinguens modos quibus aliqui predicunt futura, "quidam inquirunt a numeris, quidam per artem astrologye, quidam autem quare (sic) sunt totaliter a curis mundi remoti spiritum prophetie habent, sicut vidimus heremitas quam plures predicentes futura qui litteras ignorabant". Hec ille (204).
Autoritates ad hec sunt:
Prima Ambrosii in sermone de baptismo et conversione Augustini, ubi dicit quod ipsum cuculla induit cincta desuper zona, que cinctura abrenuncitiatorem bonorum temporalium significabat (205). Unde in pluribus locis, specialiter in Francia, mos habetur ut quis cedit bonis de cetero desuper cinctus incedat.
2a. suimet Augustini, qui in sermone quodam de passione Domini se expresse heremitam nominat. Unde ait: "Non enim satis prodest quod istum locum expetivimus, si tales sumus quales in seculo esse potuimus. Numquid nobis habitationis huius secretum prodest aliquid, quando tyrampnico dominatu malitia in nobis regnat: Quando ira superequitat? Quanto maiorem nobis motum humanus oculus quam divinus indicit? Quando laudabiles heremite extra mundum nos esse credimus et perversarum passionum vitia mundum intra nos inclusum tenemus? Ita ut qui putabamus nos precibus nostris secul ipsi succurrere necesse sit ut videamus nos magis seculi intercessoribus indigere. Dubium quippe non est quod illa anima que concupiscentia voluptatum possessa efficitur mundane conversationis non possit efficere regnum divinitatis. Ideoque, fratres, videte vocationem vestram. Venire quidem ad heremum summa perfectio est, sed non perfecte vivere in heremo summa dampnatio est. Quid enim prodest, si locus quietis corporaliter teneatur, inquietud in corde versetur? Quid, inquam, prodest quod in habitatione silentium sit et in habitatoribus sit viciorum tumultus et colluctatio passionum? Si exteriora nostra serenitas teneat et interiora tempestas? Non enim ad istum locum convenimus, ut nobis mundus famuletur, ut rebus omnibus habundanter omni quiete fruemur. Non utique ad requiem, nec ad securitatem, sed ad pugnam huc venimus, ad agonem processimus, ad exercenda cum vicilis bella properavimus, ut lingue gaudio retundamus, ut non solum (non) inferamus iniurias, sed nec sentiamus illatas". Hec ipse (206).
3a. Ecclesie et plurium summorum pontificum, qui solum Ordinem nostrum ab antiquo tempore in suis scriptis nominaverunt et declaraverunt esse sancti Augustini. Nec est putandum (40r) quod Ecclesia hoc a casu fecerit, ymo evidenti ratione, sicut patet in privilegiis ipsorum, in quibus non obstante molestia quam aliqui de hoc nobis inferebant declaraverunt nos filios, et Ordinis sancti Augustini esse, et sic debere intytulare, licet quam plures alii Ordines regulam nostram habeant, sicut expresse patet in privilegiis Innocentii tertii et quarti (207).
Quelibet autem istarum authoritatum per se sufficeret ad propositum confirmandum.
Faciat ergo nos Deus sic vestigia tanti patris perfecte sequi quod sicut nomine, ita et re eius filii possimus vere dici. Quod ipse intercedat. Amen.
Hec Magister Nicolaus de Allexandria, anno Domini MCCCXXXII, Parisiis.
Balbino Rano, O.S.A.
120) A. ZUMKELLER, Manuskripte von Werken der Autoren des Augustiner-Eremitenordens in mitteleuropaischen Bibliotheken, in Augustiniana 14 (1964), pp. 157-159, n. 881; e anche 12 (1962), p. 42, n. 395; 13 (1963), p. 451, n. 704; p. 454, nn. 712-13; fu pubblicato integralmente in volume separato a Wurzburg 1966; cf. A. PATERA-A. POLAHA, Soupis rukopisu Knihovny Metropolitni Kapitoly Prazké I, Praga 1910, 464-466.
121) Di questo sermone ha parlato lungamente e pubblica paragrafi importanti il P. A. ZUMKELLER, Schrifttum und Lehre des Hermann von Schildesche, Wurzburg 1959, pp. 117-28.
122) J. G. DE CRITANA, Compendio historial de como N. P. San Agustin vivio vida monastica y fundo la Orden de los frayles ermitanos, Valladolid 1604; il compendio storico lo pubblicò tradotto in latino il P. G. A. Dayneff, Epitome historica vitae monasticae Magni Antistitis Augustini, Amberes 1612; la citazione di Nicola da Alessandria è nel c. 8.
123) A. LANDUCCI, o. c., Roma 1657, pp. 73-74.
124) LUIS DE LOS ANGELES, De vita et laudibus S. P. N. Aur Augustini, 1 ed. a Coimbra 1612, 2 ed. Parigi 1614; la citazione è nel lib. 6, cap. 3.
125) T. DE HERRERA, Responsio pacifica ad apologeticum de Praetenso Monachatu Augustiniano S. Francisci, Bologna 1635, pp. 175, 181-183. L'agostiniano P.W. Humpfner conobbe le citazioni fatte da Herrera: però non riuscì ad identificare il Ms., cf. la p. XVII dell'introduzione e le pp. 445-447 delle note dell'edizione critica, diverse volte citata, dell'opera di Giordano di Saonia, Liber Vitasfratrum.
126) Cf. R. MAIOCCHI-N. CASACCA, Codex diplomaticus..., vol. 1, p. 29; An. Aug. 16 (1937-38), p. 8.
127) Cf. R. MAIOCCHI-N. CASACCA, o. c., vol. 1, pp. 64 e 74; E. ESTEBAN, An. Aug. 4, pp. 139 e 177.
128) Cf. S. LOPEZ, An. Aug. 10 (1923-24), p. 76.
129) Si deve leggere "decet".
130) ARISTOTELE, Ethica Nicomachea. Liber Ethicorum, I, 4, ed. de R.A. Gauthier, Leiden-Bruxelles 1973, p. 387; il traduttore è Roberto Grosseteste.
131) S. Agostino , Confes., 4, 16, 28, 3 ed. di A. C. Vega, p. 212.
132) S. Agostino, Confes., 4, 16,30, pp. 212-214.
133) S. GIROLAMO, Liber III adversus Pelagium..
134) S. GIROLAMO, Epist. 172, PL 33, 752-53.
135) Questi elogi a Sant'Agostino non sono di San Possidio; questo che precede è quasi integrale, ma un po' cambiato, di S. Isodoro di Siviglia, Etymologiarum, lib. VI, 7 ed. crit. di W. M. Lindsay, vol. 1 Oxford 1911. Cf. anche Ugo di San Vittore, Erudito didascalia, IV, 14 PL 176, 786.
136) Si deve leggere "quidam".
137) Questo ultimo elogio potrebbe essere anche di S. Isidoro di Siviglia, cf. R. ARBESMANN, The "Vita Aurelii Augustini hippponensis episcopi" ..., pp. 349-351. L'anonimo fiorentino della "Aurelii Augustini episcopi yponensis vita" ha questi due elogi in una forma molto simile senza indicare alcuna fonte, cf. Plut. 90 Sup. 48, ff. 11r e v.
138) Nicola avrebbe pienamente capito come fu scritta quest' opera di Sant'Agostino, se avesse letto quello che il Santo dice nelle Retractationes, 1, 26 (PL 32, 624) in De diversis quaestionibus octoginta tribus: "Cum enim dispersae fuissent per chartulas multas, quoniam ab ipso primo tempore conversionis meae, posteaquam in Africam venimus, sicut interrogabar a fratribus, quando me vacantem videbant, nulla a me servata ordinatione dictatae sunt; iussi eas episcopus colligi, et unum ex eis librum fieri, adhibitis numeris, ut quod quisque legere voluerit, facile inveniat". 139) VOLUSIANO, Epist. 135,2 (tra quelle di Sant'Agostino) PL 33, 513-14; CSEL 44,92. Nel margine invece di "stadio" scrive "studio".
140) Epist. 135, cf. nota 139.
141) S. Agostino, Epist. 137, 1, 3; PL 33, 515-16; CSEL 44, 99-100.
142) S. Agostino, Soliloquia, 1,1,2-6; PL 32, 869-872.
143) S. POSSIDIO, Vita Augustini, 2,1; 3,2; ibid., pp. 136 e 138.
144) Ibid., 9,4, p. 152.
145) Questo elogio non è di S. Posidio, ma di Cassiodoro. Institutiones, I, 22, Ed. de R. R. A. B. Mynors, Oxford 1937, p. 61. Lo utilizza anche l'autore anonimo fiorentino di Aurelii Augustini episcopi yponensis vita, Cod. Plut. 90 Sup. 48, f. 11r, che lo pone immediatamente prima degli elogi a cui si riferiscono le note 135-137.
146) S. PAOLINO, Epist. 25, 1-2 (tra quelle di S. Agostino); PL. 33, 101; CSEL 34, 79-80.
147) S. POSSIDIO, o. c., 31, 4-5, p. 236; Breviarum secundum consuetudinem romanae curiae, Venezia, "per Bonetum Locatellum", 1505, f. 346v: Infraoctava della festa di Sant'Agostino, "pro secunda die", responsorio dopo la lezione IX. Questa edizione del Breviario dell'Ordine non si trova in E. ESTEBAN, De nonnullis libris liturgicis O.E.S.A. prelo cusis ab anno 1475 usque ad annum 1917, lo regalò all'Archivio Generale la Comunità di Santa Maria del Popolo nel 1962. Cf. anche E. ESTEBAN, "De Officiis festorum in honorum S.P. Augustini", in De festis et ritibus sacris Ordinis eremitarum S.P. Augustini, ibid., 16 (1937-38), pp. 76-87.
148) S. Agostino, Confes. 2, 1,1, ibid., p. 124.
149) S. Agostino, Retractationes, libri II, PL 32, 583-686.
150) S. Agostino, Epist. 143, 2-3; PL 33, 585-86; CSEL 44, 251-253.
151) Cf. S. POSSIDIO, o. c., 22, 6, p. 188: "Quisquis amat dictis absentum rodere vitam, hac mensa indignam noverit esse suam".
152) Cf. S. Agostino, Sermo 356, 13, ed. crit. Di Lambot, ibid., p. 141.
153) Cf. S. POSSIDIO, o. c., 26, 1-3, pp. 196 e 198.
154) Non è stata trovata la fonte di queste frasi o sentenze, che sono state attribuite a diversi autori. Certamente non sono di Sant'Agostino.
155) Questa Epistola, o prima lettura, è rimasta in vigore fino al 1975, quando la Sacra Congregazione per il Culto Divino approvò il nuovo Proprium Missarum dell'Ordine. Fu stampata per l'ultima volta in edizione latina nel Proprium Missarum Ordinis fratrum sancti Augustini, Roma 1964, p. 45: corrispondeva alla festa del 28 agosto.
156) Cf. Breviarum (nota 147), nella festa del 28 agosto: "Magne pater Augustine" ai primi vespri (f. 353r); "Magnus Dominus", invece di "Deus", nell'antifona dell'invitatorio (f. 353v).. L'impaginazione è un po' alterata. Queste due parti dell'Ufficio divino continuano nella nuova Liturgia Agostiniana delle Ore, approvata dalla S. Congregazione del Culto Divino nel 1975.
157) S. Agostino, De civitate Dei, 1, praef, PL. 41, 13; CCL 47, 1.
158) S. Agostino, Epist. 138, 3, 17; PL 33, 533; CSEL 44, 145.
159) Cf. SIMPLICIANO DI SAN MARTIN, Histoire de la vie du glorieux Pèere S. Augustin... et de plusieurs SS., BB. et autres hommes illustres de son Ordre des hermites, Tolosa 1641, 75; ASS., aug. VI, Venezia 1753, p. 382.
160) Inno liturgico composto per i Canonici regolari.
161) Cf. nota 51.
162) Cf. nota 29.
163) Cf. note 35-36.
164) C'è una nota marginale che dice: "Illud non est verum, quia fuit in Egipto inhabitans".
165) Questa opera non è di Gioacchino da Fiore, cf. M. REEVES, The influence of prophecy in the later middle ages. A study in Joachimism, Oxford 1969, diverse volte. La discussa profezia su di un nuovo "ordine, che sembra nuovo e invece non lo é", è nell'opera autentica Expositio in Apocalypsim, ed. da S. Meucci, Venezia 1527, f.176r. In realtà la parola 'ordine' non significa un ordine religioso nel senso del secolo XIV, e le "profezie" di Gioacchino da Fiore non si sono avverate.
166) La parola "sepe" = frequentemente è esagerata, cf. Confes. 8,1,1; 8, 2, 3-4; 8,5,10 ibid., pp. 366, 368, 370, 372, 378. Sant'Agostino dedicò a Simpliciano il libro De diversis quaestionibus ad Simplicianum, PL 40, 101-148.
167) La Chiesa rurale di Santa Severa fu concessa agli eremiti della S. Trinità di Cencelle tra il 16 dicembre del 1243 e il 30 marzo del 1244, come indicano rispettivamente le bolle Pium est e Iustis petentium di Innocenzo IV, in B. VAN LUIJK, o. c., pp. 31-32 e 35-36; su Cencelle, cf. F. ROTH, Cardinal Richard Annibaldi firts Protector of the Augustinian Order, 1243-1276, in Augustiniana 2 (1952), pp. 141-42; R. ARBESMANN, Henry of Friemar's "Treatise"..., in Augustiniana 6 (1956), pp. 39. 51, 53-54, 127-28. GIOVANNI GONZALEZ DA CRITANA cita anche Nicola di Alessandria, parlando di Centocelle e di Santa Severa, o. c., p.12: La presenza in Centocelle fu "fino a quando, come dice Nicola di Alessandria nella sua riedizione, i mori distrussero questa città di Centumcellis; però dopo che Ludovico, figlio di Carlo Magno, e Guido Marchese di Lombardia scacciarono i mori dall'Italia, i frati agostiniani si riappropriarono dell'eremo di Centumcellis e fecero un monastero che fu dedicato a Santa Severa fino all'anno 1290, quando il Papa Nicola chiese all'Ordine di consegnarlo a Don Pietro Colonna Cardinale, e in questa Chiesa sono rimaste le tracce dei frati agostiniani". E' chiaro che fu preso dal Sermo de Sancto Augustino. 168) E' Ponticiano
169) S. Agostino, Confes. 8, 6-7, 14-16, ibid., pp. 382, 384, 386.
170) Ibid., 8, 19, p. 390.
171) Adeodato.
172) Nelle Confessioni non ci sono elementi per affermare che Agostino fece vita eremitica.
173) Cf. nota 37.
174) Su questa leggenda, cf. R. Arbesmann, ibid., p. 124.
175) Questa strana leggenda è stata inserita nel Breviarum (nota 147), f. 354v, nella prima lezione della festa di Sant'Agostino, 28 agosto: "Baptizatus est anno trecentesimo nonagesimo a beato Ambrosio, dum in ecclesia cantaretur: 'A logica Augustini libera nos, Domine'; et hoc in trigesimo anno aetatis suae".
176) Dopo il battesimo non potè rimanere a Milano più di sei mesi e non fece vita di eremita.
177) Cf. S. Agostino, Confes. 9, 11, 28, ibid., p. 446.
178) Prendo il verbo "traderet" dal posto analogo di ENRICO DI FRIEMAR, Tractatus de origine et progressus Ordinis..., in R. Arbesmann , ibid., p. 96. 179) Sant'Agostino, Confes. 9, 11, 28, ibid., p. 446. E' una leggenda che Sant'Agostino restasse due anni in Italia dopo la sua partenza da Milano. Vi rimase circa un anno.
180) All'altezza delle righe comprese tra le parole precedenti "filios primo congregatos" e le "mentionem de predicto tempore" c'è una nota marginale che dice: "Nota quod primum lima numeri dicitur ab unitate usque ad denarium inclusum; secundum lima dicitur a denario ad centum inclusum; tertium dicitur a centenario ad millenarium, et quia illud lima est perfectius, ita in proposito".
181) S. Agostino, Confes. 9, 8, 17, ibid., p. 432.
182) Dei "fratres ac religiosae feminae" che assistettero al funerale di Santa Monica parla Sant'Agostino nelle Confes. 9,12,31, ibid., p.448; però erano "fratres" nella fede, in nessuna maniera eremiti.
183) S. POSSIDIO, o. c., 5, 1, ibid., p. 140.
184) I Sermones de vita clericorum sono i 355 e 356, ed. da Lambot, ibid., pp.124-43. Nicola fa una composizione principalmente con il Sermone 355, 2, ìbid., pp.125-26, e una parte del cap. 5 della Vita Augustini di S. Posidio, cf. nota 183. Identifica il "monasterium clericorum" con il primo monastero maschile; sono due monasteri molto diversi fin dalla loro fondazione. Ancora una volta si capisce che questi autori non hanno letto direttamente Sant'Agostino. GIOVANNI GONZALEZ DA CRITANA utilizzò anche questa parte del Sermo, o. c., f. 22: "e Nicola da Alessandria nella sua riedizione dice che 'factus Augustinus presbyter, quia in civitate oportebat ipsum manere iuxta ecclesiam, monasterium instituit, et ibidem secundum secundum praefatam regulam vivere coepit', e lì la consegnò per iscritto ai suoi frati. 185) Nel libro De opere monacorum non si fa cenno a nessuno di questi monasteri "solitari ed eremitici", che non esisterono. Lo dedica ai monaci di Cartagine e in comunione con il Vescovo Aurelio li chiama, come Vescovo, "filios", cf. 1,1, PL 40, 549.
186) S. Agostino, In Iohannis Evangelium tractatus PL 35, 132-1975; CCL 36; cf. nota 52; In epist. Ioannis ad Partos tractatus PL 35, 1977-2062. Non si menziona questo inesistente monastero.
187) A questa leggenda, come a un fatto vero, si riferisce LUIS DE LOS ANGELES nella sua opera De vita et laudibus sancti Augustini, lib. 6, cap. 3, 2a. ed. Parigi 1614, p. 165: Augustinus "monasterium factus presbyter aedificavit, in horto quodam a Valerio episcopo dato cuius ruinas Nicolaus de Alexandria (in nota marginale stampata , anche questa di Luigi degli Angeli, si dice: "Nicolaus de Alexand. In tract. De Orig. Ord. Eremitarum") celebrat, et admiratur ita: "Si contingat animalia ferrata, equum, mulum, vel asinum ingredi ambitum dictorum parietum ita terrae solo conglutinantur, ut inde pedes evellere nequeant, quin potius detineantur miraculosa tenacitate ipsius soli: si oves, et boves, tunc quando sunt in pascuis se ibi ad iacendum prosternant, lanam inhaesam solo surgentes vi dimittunt". GIOVANNI GONZALEZ DA CRITANA, o. c., ff. 18v-19r.
188) Io credo che questi primi agostiniani che citano Gioacchino da Fiore, per provare la nostra discendenza da Sant'Agostino, non lessero direttamente Gioacchino o al contrario, tacquero o occultarono la conoscenza del contesto vero di certe frasi di Gioacchino. Così sull'origine dei Canonici regolari poterono citare testualmente quello che Gioacchino dice nella Expositio in Apolipsim, lib. Introductorius, cap. 20, ed. di S. Meucci, Venezia 1627, ff. 19r-19v: "Primus ordo religiosorum institutus est ab Apostolis in Ecclesia primitiva, et ipse designatus est in Rubem. Secundus in Antiochia, ubi primo dicti sunt discipuli christiani, et ipse designatus est in Symeon. Tertius in Alexandria, de quo, ut refert ecclesiastica historia, multa laude digna retulit Philo iudeus, et ipse designatus est in Levi. Quartus ordo institutus est in Africa a beato Augustino, et ipse designatus est in Iuda, quo, videlicet tempore etiam sacris virginibus qualiter viverent in Ecclesia Christi, tam ipse Augustinus quam Ambrosius et Hieronymus, qui eo seniores erant tempore, libros doctrina morum lucidos tradidisse noscuntur. Quintus ordo fuit Canonicorum regularium in occiduis partibus institutus, qui pro parte ipsius regulae quam tenent dicitur et ipse sancti Augustini: quem tradunt institutum a sancto Rufo, et designatus in Ysachar. Sextus ordo videtur esse Canonicorum premonstratensium, et ipse desginatus (est) in Zabulon: ferunt autem aliquas mulieres emulatas esse vitam illam, et ad formam Canonicorum regularium convenisse in unum. Quae utinam non sicut Dina corruptionis macula deperirent!". Come si vede, non indica per niente Sant'Agostino come un eremita. Il testo riferentesi a questa profezia sul sorgere di un nuovo ordine, che tale non è, si trova nella stessa Expositio in Apocalipsim, pars 4°, distinctio 7°, cap. 11, ed. di S. Silvestri, Venezia 1527, f. 176r: "Surget enim ordo qui videtur novus et non est. Induti nigris vestibus et accincti desuper zona (...) Qui erit ordo heremitarum emulantium vitam angelorum". Questo non vuol dire che l'Ordine si fosse compenetrato totalmente con queste opinioni di Gioacchino da Fiore. Vedasi A. ZUMKELLER, Joachim von Fiore und sein angeblicher Einfluss auf den Augustiner-Eremitenorden (Kritische Bemerkungen zu einer Untersuchung M. Reeves, in Augustinianum 3 (1963), pp. 382-88. Si riferisce all'articolo di M. REEVES, Joachimist expectations in the Order of Augustinian Hermits, in Recherches de théologie ancienne et medievale 25 (1958), pp. 111-141. 189) Cf. S. POSSIDIO, o. c., 29, 1, ibid., p. 210.
190) Cf. nota 47.
191) Si tratta di "Liutprandus lombardorum rex".
192) Cf. nota 61.
193) Cf. note 62 e 7. GIOVANNI GONZALEZ DA CRITANA, nel suo Compendio historial de como N. P. San Agustin vivio vida monastica, y fundo la orden de los frayles ermitanos, Valladolid 1604, f. 57, adduce così la testimonianza di Nicola d'Alessandria nella questione del monacato di San Francesco d'Assisi: "E così dice Nicola di Alexandria, cap. 9 nella sua recopilacion desta Orden, in cui S. Francesco chiese una licenza al Padre Fra Bandino priore di S. Salvatore dell'Ordine di Sant'Agostino (a Lecceto), chiamato Silvalacus, a Siena, per fare vita più austera". Non so se il Ms. utilizzato da Critana avesse riferimenti a Lecceto o fosse un'idea di Critana. Non c'è coincidenza con quello che dice il nostro Ms., neanche con gli altri autori di quel tempo che trattano questo tema. Per questo T. de Herrera si indignerà con Critana e Nicola di Alessandria, cf. nota 125. 194) Cf. nota 63.
195) Cf. nota 64.
196) Cf. nota 65.
197) Cf. nota 188 e 165.
198) Bolla Veneranda sanctorum Patrum di Giovanni XXII, 20 gennaio 1327, in R. MAIOCCHI-N. CASACCA, o. c., pp.13-19. E'interessante notare che il Papa non cita Sant'Agoostino come fondatore dell'Ordine.
199) Cf. S. Agostino, Confes. 8, 6-7, 14-18, ibid., pp. 382, 384, 386, 388; cf. anche nota 166.
200) Non visse con loro. Nelle Confes. parla di Simpliciano e del monastero all'esterno della città di Milano e dei quali gli parlò Ponticiano, cf. Confes., luoghi citati nella nota precedente.
201) S. Agostino, Confes. 8, 5, 10, ibid., pp. 378, 380.
202) S. Agostino, Confes. 8, 1, 2, ibid., pp. 366, 368.
203) Cf. S. POSSIDIO, o. c., 2, 1, ibid., p. 136.
204) Su Hali, cf. F. VAN STEENBERGHEN, Introduction à l'etude de la philosophie medievale, Louvain-Parigi 1974, p. 441, dove si parla del "Commentaire sur le Centilogium de Ptolémée".
205) Cf. nota 37.
206) Non è di Sant'Agostino. E' in PL 67, 1056-57, cf. nota 43.
207) Non ci sono tali documenti nel senso esclusivo che vuole dargli Nicola di Alessandria. Enrico di Friemar, Tractatus de origine et progressu Ordinis, ibid., p.100, dirà due anni più tardi, nel 1334, che "quod enim dicatur aliquis Ordinis sancti Augustini, ad hoc sufficit, quod eius regulam profiteatur et servet, sicut patet in servis sanctae Mariae et quibusdam aliis". Lo stesso proclamerà Giordano di Sassonia nella sua opera Liber Vitasfratrum, I, 27, ed. citata, pp. 59-61.