Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2011/01/fermo-amministrativo-soltanto-per-debiti-superiori-a-8000-euro.html
Timestamp: 2019-01-22 22:31:19+00:00
Document Index: 7110078

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 76', 'sentenza ', 'art. 76', 'art. 3', 'art. 76', 'art. 76', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 31', 'art. 55', 'art. 76', 'art. 3', 'sentenza ']

Fermo amministrativo soltanto per debiti superiori a 8.000 euro | Commercialista Telematico
Fermo amministrativo soltanto per debiti superiori a 8.000 euro
Fermo amministrativo soltanto per importi superiori agli 8000 euro.
E’ quanto stabilito una recente sentenza della prima sezione della C.T.R. di Torino (n. 54 del 23 settembre 2010) che ha ritenuto applicabile lo stesso limite sancito per l’ipoteca. Si tratta di una pronuncia che, se confermata, potrebbe consentire l’annullamento di migliaia di provvedimenti di fermo amministrativo disposti negli ultimi anni dall’Agente per la riscossione sugli autoveicoli dei debitori.
L’individuazione di un importo minimo per acquisire la garanzia ipotecaria da parte del creditore statale nei confronti del contribuente era stata oggetto di acceso dibattito giurisprudenziale, finché non si è pronunciata la Corte di Cassazione a Sezioni Unite con la sentenza n. del 4077 del 16.2.2010, nella quale ha stabilito che, rappresentando un atto preordinato e strumentale all’espropriazione immobiliare, anche l’ipoteca soggiace al limite per essa stabilito, nel senso che non può essere iscritta se il debito del contribuente non supera gli 8.000,00 Euro.
E’ noto che il procedimento di iscrizione ipotecaria trova un preciso limite nel disposto dell’art. 76 del D.P.R. n. 602 del 1973 laddove stabilisce che l’esecuzione immobiliare è consentita qualora il valore del credito vantato ecceda l’importo di 8.000 euro (parametro aggiornabile per il tramite di decreto del Ministero dell’economia e delle finanze).
L‘iscrizione ipotecaria è un provvedimento rimesso al concessionario della riscossione, finalizzato alla garanzia del credito che può essere soddisfatto, nel caso di mancato pagamento spontaneo, con l’esecuzione immobiliare. Quest’ultima è consentita soltanto quando il credito supera gli 8.000 euro ed il valore dell’immobile da espropriare non è inferiore a tale somma. A ciò si aggiunga che l’iscrizione ipotecaria, atto funzionale all’espropriazione immobiliare, non avrebbe senso se non fosse consentita dalla stessa legge, perché il credito da realizzare è inferiore a quello per il quale tale tipo di procedura, di tipo speciale, è prevista.
Nella pronuncia resa dai giudici piemontesi – in verità carente sotto il profilo argomentativo della applicabilità al fermo dei beni mobili del medesimo limite previsto per l’ipoteca – il credito iniziale di Euro 5.105,00, per i quali era stato iscritto un fermo amministrativo, è stato ricondotto all’importo corretto conseguente alla pronuncia della C.T.P. ed in parte cancellato. “Il credito residuo” – si legge nella sentenza – “ammontava pertanto ad Euro 2.960,00 oltre agli interessi e quindi ben inferiore al limite di Euro 8.000,00 al di sotto del quale non può essere iscritta l’ipoteca né operato il fermo stabilito dall’art. 76 D.P.R. 602/73. Il vecchio limite di tre milioni di Lire (Euro 1.549,37) è stato sostituito dall’attuale di 8.000,00 Euro dell’art. 3, comma 40 lett. b bis) D.L. 30 sett. 2005 n. 203 convertito con modificazioni nella legge 2 dicembre 2005 n. 248”.
L’art. 76 del D.P.R. 602/73, collocato nel Capo II, Sezione IV del Decreto, disciplina l’espropriazione immobiliare mentre il fermo dei beni mobili registrati è regolato nel Capo III, all’art. 76, e non pone alcun limite al concessionario. La norma sembrerebbe non dare chance sotto questo profilo ai debitori.
La C.T.R. di Torino ha invece accolto l’appello del contribuente e disposto la cancellazione del fermo, in quanto inferiore ad 8000 euro.
Vedremo se tale orientamento sarà confermato – e possibilmente argomentato – da altre pronunce di merito ovvero dalla Suprema Corte di Cassazione alla quale, probabilmente, giungerà la controversia di cui abbiamo dato notizia.
Massimo Conogliaro
Sent. n. 54 del 23 settembre 2010 (ud. del 18 giugno 2010) della Comm. trib. reg. di Torino, Sez. I – Pres. Garino, Rel. Rolle
Riscossione – Riscossione coattiva – Misure cautelari – Fermo amministrativodi beni mobili registrati – Artt. 76, 77 e 86, D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 – Limiti
Massima – E’ illegittima l’adozione delle misure cautelari del fermo e dell’ipoteca laddove l’importo iscritto a ruolo sia inferiore alla soglia di Euro 8.000,00.
Svolgimento del processo – L’Agenzia Entrate Ufficio di Torino 1 notificava alla F. S.n.c. avviso di accertamento con il quale venivano accertati per l’anno 2000 maggiori ricavi per Euro 36.869,00. Veniva di conseguenza determinata una maggior IVA per Euro 6.775,30 ed una maggiore IRAP per Euro 1.566,93.
Contro l’accertamento ricorreva la società contribuente in data 23 marzo 2007 alla Commissione Tributaria Provinciale di Torino.
Il concessionario della riscossione in data 3 settembre 2007 notificava alla contribuente cartella esattoriale contenente l’iscrizione a ruolo a titolo provvisorio in presenza di ricorso.
In data 31 marzo 2008 la Commissione Tributaria Provinciale di Torino accoglieva parzialmente il ricorso con sentenza n. 23 depositata il 3 maggio 2008 riducendo il maggior ricavo a Euro 18.434,00.
In data 4 luglio 2008 l’Agenzia Entrate emetteva provvedimento di sgravio parziale ed il 14 luglio 2008 il concessionario emetteva provvedimento di annullamento parziale dell’iscrizione a ruolo.
In data 15 luglio 2008 la Equitalia Nomos S.p.A. emetteva “Comunicazione di avvio della procedura di fermo amministrativo di beni mobili registrati” senza tener conto che era avvenuto lo sgravio. Il carico scaduto, per il quale era stata avviata la procedura di fermo, era di Euro 5.105,41.
La comunicazione di cui sopra era stata trasmessa con raccomandata del 25 luglio 2008.
La società impugnava il provvedimento con ricorso presentato il 10 novembre 2008.
Nel ricorso lamentava che l’iscrizione fosse avvenuta con riferimento ad un importo iscritto a ruolo che risultava non corretto per effetto della pronuncia della Commissione Provinciale.
Inoltre che il fermo amministrativo era stato operato su un bene mobile che rappresentava lo strumento per l’esercizio dell’impresa ed indispensabile per l’attività. In tutti i casi l’iscrizione era stata effettuata per il 100% della proprietà anziché per il 20% (un quinto) come stabilito dalla norma. Chiedeva che fosse annullato il provvedimento di fermo amministrativo.
L’Ufficio e la Equitalia Nomos si costituivano e controdeducevano chiedendo la conferma dell’atto impugnato.
La Commissione Provinciale dichiarava inammissibile il ricorso perché presentalo oltre i sessanta giorni. La società appellava. Affermava la tempestività del ricorso.
Riproponeva i motivi per cui aveva chiesto l’annullamento del fermo amministrativo dinanzi al primo giudice e chiedeva la trattazione in Pubblica Udienza.
Sia l’Ufficio che il concessionario si costituivano e cotrodeducevano chiedendo la conferma della validità dei proprio operato, in occasione dell’udienza di trattazione l’appellante presentava istanza di rinvio.
Motivi della sentenza – 1. Preliminarmente la Commissione respinge l’istanza di rinvio perché presentata tardivamente il 18 giugno 2010, il giorno stesso dell’udienza di trattazione.
L’art. 31 D.Lgs. 546/1992 2′ comma, stabilisce che deve essere data tempestiva comunicazione alle parti quando la trattazione sia stata rinviata dal presidente per impedimento giustificato di alcuna delle parti.
Ciò non è stato possibile in quanto l’istanza è stata presentata tardivamente. La richiesta risulta inoltre totalmente immotivata.
2. Per quanto riguarda la pronuncia della Commissione Provinciale relativa alla inammissibilità del ricorso perché tardivamente presentato essa va riformata in quanto il computo dei giorni intercorrenti tra il giorno 25 luglio 2008, comunicazione di avvio della procedura di fermo amministrativo, che non viene computato nel termine, e quello della proposizione del ricorso, che viene computato, il 10 novembre 2008, tenuto conto della sospensione dei termini del periodo feriale, dimostra che il ricorso fu proposto nei termini in quanto il termine veniva a scadere di domenica 9 novembre e quindi prorogato ex lege al 10 novembre art. 55 c.p.c..
3. Riguardo al fatto che la comunicazione di avvio della procedura di fermo amministrativo fosse formulata con riferimento ad una somma superiore a quella effettivamente dovuta, la Commissione ritiene che non sia causa di per sé di nullità in quanto in realtà si tratta solo di una imprecisione dato che l’Ufficio aveva operato lo sgravio ed Equitalia aveva ridotto l’iscrizione a ruolo.
4 – Tuttavia la cifra risulta determinante al fine di stabilire se rientrava nei limiti di iscrivibilità stabiliti per le iscrizioni ipotecarie e per il fermo di beni mobili eseguito per garantire il soddisfacimento di crediti di natura tributaria. Nel caso in esame il credito iniziale di Euro 5.105,00, per i quali era stato iscritto il fermo amministrativo, una volta ricondotto all’importo corretto conseguente alla pronuncia della Commissione Provinciale ed all’iscrizione a ruolo in parte cancellato, ammontava ad Euro 2.960,00 oltre agli interessi e quindi ben inferiore al limite di Euro 8.000,00 al di sotto del quale non può essere iscritta l’ipoteca né operato il fermo stabilito dall’art. 76 D.P.R. 602/73. Il limite di tre milioni di Lire (Euro 1.549,37) è stato sostituito dall’attuale di 8.000,00 Euro dell’art. 3, comma 40 lett. b bis) D.L. 30 sett. 2005 n. 203 convertito con modificazioni nella legge 2 dicembre 2005 n. 248 (Corte di cassazione Sez. Unite n. 4077 16.02.2010) Sotto tale profilo la sentenza di primo grado va riformata poiché il ricorso fu tempestivo ed il fermo amministrativo va annullato perché emesso con riferimento ad un credito inferiore al limite stabilito per l’iscrivibilità.
La vicenda processuale giustifica la compensazione delle spese.
P.Q.M. – Accoglie l’appello del contribuente.