Source: https://www.justicelawonline.it/news/3066/atto-costitutivo-e-statuto-di-unassociazione-nel-rispetto-della-legge/
Timestamp: 2019-11-12 05:46:44+00:00
Document Index: 46679590

Matched Legal Cases: ['art. 14', 'art. 36', 'art. 21', 'art. 21', 'art. 24', 'art. 26', 'art. 36', 'art. 21']

Come scrivere uno Statuto e un Atto Costitutivo di un'associazione nel rispetto della legge: a cura di JusticeLaw Online
Partiamo da alcune domande: volete costituire una associazione o una fondazione e vi state chiedendo se siano necessari un atto costituivo e uno statuto? Sono necessari entrambi gli atti e quali sono le differenze? Si è liberi nella redazione di atto costitutivo e statuto, oppure la normativa prevede particolari formalità cui occorre attenersi?
Nel provare a fornire una risposta a queste domande, è necessario tenere di conto della riforma del Codice del terzo settore (d.lgs. 3 luglio 2017, n. 117) che, senza dubbio costituisce una rilevante novità di cui tener conto nota1.
Vediamo allora, cercando di fare ricorso ad un linguaggio il meno tecnico possibile, di affrontare temi e quesiti ricorrenti nella vita associativa per dare delle bussole orientative a tema.
Il decreto legislativo n. 117/2017, denominato Codice del Terzo settore (d’ora in poi, CTS) si pone l’obiettivo di costituire il “punto di riferimento” per tutti gli enti del Terzo settore: ed infatti tutte le norme rilevanti per la costituzione, l’organizzazione e l’attività degli enti del Terzo settore sono concentrate in una sola sede normativa.
A. Le possibili risposte
Per rispondere alle domande in premessa, è necessaria una precisazione: le associazioni possono essere riconosciute o non riconosciute:
Øle prime hanno personalità giuridica (gli amministratori non rispondono dei debiti dell’Associazione);
Øle seconde sono prive della personalità giuridica (ciò significa che l’associazione non è considerabile separatamente dagli amministratori o dai soggetti che agiscono in suo nome, che risponderanno dei debiti assunti dall’Associazione stessa).
Le Fondazioni, invece, hanno sempre personalità giuridica per legge.
Fino all’entrata in vigore del Registro Unico del Terzo settore, le normative regionali di settore subordinano il riconoscimento della personalità giuridica al possesso da parte dell’ente di un patrimonio minimo variabile; con l’entrata in vigore del Codice del Terzo settore tale patrimonio è stabilito nella misura di un minimo di 15.000 Euro per le associazioni e di un minimo di 30.000 Euro per le Fondazioni.
Ciò significa che per ottenere il riconoscimento della personalità giuridica - fino alla istituzione del registro Unico del Terzo settore - occorre indicare, negli atti associativi, il patrimonio minimo dell’Associazione o della Fondazione.
Qualora, invece, si costituisca una associazione non riconosciuta questo obbligo non sussiste.
E’ necessario dotarsi di statuto e atto costituivo per dare vita ad una associazione o ad una fondazione?
Che differenze ci sono tra atto costituivo e statuto, sono necessari entrambi?
Lo statuto e l'atto costitutivo di una associazione o di una Fondazione certificano l'esistenza dell'associazione e ne regolano la vita in tutti i suoi aspetti: in particolare l’atto costituivo certifica la costituzione della Associazione e della Fondazione, lo statuto regola il funzionamento interno dell’ente e dei suoi organi di governance.
Statuto e atto costitutivo rappresentano, quindi, un vero e proprio contratto tra i soci, con cui gli stessi si impegnano ad associarsi e fornire il proprio contributo personale per il raggiungimento dello scopo comune che l’associazione o la Fondazione intende perseguire.
L’art. 14 del Codice Civile dispone espressamente che le associazioni e le fondazioni devono essere costituite con atto pubblico, mentre, con riferimento alle associazioni non riconosciute l’art. 36 del codice civile prevede che l’ordinamento interno e l’amministrazione sono regolati dagli accordi degli associati.
Secondo il Codice Civile, dunque, sia le Associazioni riconosciute/fondazioni, sia le associazioni non riconosciute devono dotarsi di statuto e atto costituivo, tuttavia:
Øle prime dovranno redigere l’atto costituivo e lo statuto nella forma dell’atto pubblico;
Øle seconde, potranno limitarsi a redigere statuto e atto costituivo, registrandoli all’ufficio dell’Agenzia delle entrate competente.
Il codice del Terzo settore che – come detto – oggi costituisce il riferimento in materia, dispone il contenuto minimo di atto costituivo e statuto.
L’art. 21 del CTS precisa che l’atto costituivo deve indicare la denominazione dell’ente e deve esplicitare ben 11 caratteristiche contenustiche, e precisamente:
o le finalità perseguite;
o l’oggetto sociale;
o l’ubicazione della sede legale;
o il patrimonio iniziale dell’Ente ai fini dell’eventuale riconoscimento della personalità giuridica;
o le norme sull’ordinamento, l’amministrazione e la rappresentanza dell’ente;
o i diritti e gli obblighi degli associati;
o i requisiti per l’ammissione di nuovi associati e la relativa procedura;
o la durata dell’ente, qualora prevista;
o la nomina dei primi componenti degli organi sociali;
o le nome sulla devoluzione del patrimonio residuo in caso di scioglimento o di estinzione.
Come devo redigere gli atti?
I contenuti dell’atto costituivo, dato il tenore dell’art. 21 CTS:
- sono minimi, nel senso che è facoltà degli associati indicarne di ulteriori ( ad esempio, si segnala come contenuto facoltativo consigliato la determinazione delle modalità di raccolta fondi dell’Ente);
- non debbono essere inseriti nell’ordine prestabilito dalla norma, essendo sufficiente la loro presenza ai fini della validità dell’atto;
Vige, ovviamente, la piena libertà per l’ente di determinare il contenuto di ogni singola voce: fa eccezione l’ammissione di nuovi associati, che secondo la legge deve avvenire secondo criteri non discriminatori, coerenti con le finalità perseguite e l’attività di interesse generale svolta dall’ente; in altri termini le Associazioni e le Fondazioni dovranno consentire l’ingresso a chiunque lo richieda e che, obbligandosi a rispettare lo statuto associativo, professi interesse alle finalità dell’ente e al raggiungimento degli scopi che esso si propone di perseguire (A. Busani).
Lo stesso articolo 21 CTS dispone che lo statuto regola il funzionamento dell’Ente. Non sono previsti contenuti obbligatori; lo statuto, tuttavia, deve regolare il funzionamento di quegli organismi associativi che la legge considera obbligatori, ed in particolare: assemblea dei soci (art. 24 cts) e organo di amministrazione (art. 26 CTS).
E’ importante precisare che sebbene statuto e atto costituivo siano atti separati, lo statuto costituisce parte integrante dell’atto costituivo. La norma si preoccupa, in ultimo, di creare armonia tra i due atti: in caso di contrasto tra le clausole dell’atto costituivo e quelle dello statuto, prevalgono le seconde.
Ecco, dunque, alcuni consigli operativi di caratterizzazione e stesura:
1 bivio à A) associazione riconosciuta/fondazione B) associazione non riconosciuta (a tale riguardo andrà, tra l’altro, valutato il rapporto costi/benefici tra il conseguimento della personalità giuridica e l’acquisizione, in questo modo, della limitata responsabilità degli amministratori di cui abbiamo fatto cenno all’inizio di questa voce).
Statuto e atto costituivo necessari in entrambi i casi, tuttavia:
caso A) occorre redigere gli atti nella forma dell’atto pubblico;
caso B) è sufficiente la registrazione degli atti presso l’ufficio dell’Agenzia delle Entrate competente.
Questione à come si redigono gli atti?
Liberamente, ma inserendo i contenuti imposti dalla legge, privilegiando un ordine che dia armonia al contenuto degli atti (raggruppando, ad esempio, norme simili con analoga funzione).
Non è invece possibile derogare agli obblighi imposti direttamente dalla legge, come il criterio della democraticità e apertura dell’ente.
Volendo trarre un tratto conclusivo potremmo dire che:
- la nascita, dal punto di vista formale, di un’associazione e di una fondazione è soggetta ad una serie di regole giuridiche di cui è necessario (perché trattasi di norme inderogabili) o opportuno (perché trattasi di norme che consentono la scelta tra più opzioni alternative e, talora, complementari, in funzione delle quali diverse sono le conseguenze giuridiche derivanti e, soprattutto, le opportunità di azione conseguenti) tener conto;
- volendo individuare la migliore veste giuridica che risponda alle esigenze, idealità e traiettoria di azione delle realtà aggregative in questione è opportuno dedicare alla scrittura ed alla definizione specifica dell’atto costitutivo e dello statuto il tempo e le energie che meritano, consapevoli che questi due “atti giuridici” rivestono un valore caratterizzante della successiva vita concreta dell’associazione e della fondazione stessa;
- confido le presenti prime riflessioni siano state di qualche aiuto e sostegno per coloro che sono interessati ai temi qui accennati, consapevole parimenti del fatto che ogni realtà aggregativa in fase costitutiva è bene ed opportuno si dia il tempo e l’energia per definire questi profili come occasione di chiarezza interna e per poter operare in condizioni di serenità e consapevolezza.
Di: Valerio Cicchiello | 7.09.2018
Note dell'avvocato autore
Nota 1. Al fine di orientarsi nella comprensione della presente voce, si tenga conto del seguente quadro normativo di riferimento:
• art. 36 Codice Civile;
• art. 21, d. lgs. 3 luglio 2017, n. 117.
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