Source: https://www.certifico.com/ambiente/391-giurisprudenza-ambiente/9054-sentenza-cds-n-5920-del-28-08-2019
Timestamp: 2019-12-06 22:38:15+00:00
Document Index: 43660030

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 127', 'art. 184', 'art. 9', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 127', 'art. 97', 'art. 41', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 4', 'art. 2']

Sentenza CdS n. 5920 del 28.08.2019 - Certifico Srl
ID 9054 | 06 Settembre 2019 | Visite: 984 | Giurisprudenza ambiente Permalink: https://www.certifico.com/id/9054
Fanghi da depurazione - Le Regioni non hanno potere di riparametrare in aumento i valori soglia per le sostanze inquinanti previsti dal d.lgs. n. 152/2006 ai fini dell'utilizzo in agricoltura dei fanghi da depurazione.
sul ricorso numero di registro generale 8197 del 2018, proposto dalla Regione Toscana, in persona del Presidente in carica della Giunta Regionale, rappresentata e difesa dall'’avv. Lucia Bora dell’Avvocatura regionale, e elettivamente domiciliata in Roma, al piazzale delle Belle Arti n. 6, presso lo studio legale degli avvocati Sergio Fidanzia e Angelo Gigliola, per mandato allegato all’appello, con indicazione di domicilio digitale Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. e numero di telefax 055/4384747;
Eco-Agri S.r.l., con sede in Castiglione Fiorentino, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall’avv. Alessandro Longo, e con questi elettivamente domiciliata in Roma, alla via di Novella n. 22 interno 11, presso lo studio dell’avv. Filippo Russo, per mandato in calce all’atto di costituzione, con domicilio digitale Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. e numero di telefax 075-5099829;
Sportello Unico per le Attività Produttive - S.U.A.P. dell’Unione dei Comuni Amiata Val D'Orcia, in persona del responsabile pro-tempore, non costituito nel giudizio di primo grado e nel giudizio d’appello;
della sentenza del T.A.R. per la Toscana, Sezione 2^, n. 1078 del 25 luglio 2018, resa tra le parti, con cui, in accoglimento del ricorso in primo grado n.r. 6/2018, sono stati annullati la nota provvedimentale del responsabile del S.U.A.P. dell’Unione dei Comuni Amiata Val d’Orcia prot. 12048 del 3 ottobre 2017 e il presupposto decreto della Regione Toscana n. 13351 del 15 settembre 2017, recanti diniego di modifica sostanziale dell’autorizzazione unica ambientale dell’8 marzo 2016 per l'utilizzazione in agricoltura dei fanghi derivanti dal processo di depurazione delle acque ai fini dell’aumento della superficie utilizzabile e dell’inserimento di nuovi impianti
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 24 gennaio 2019 il Cons. Leonardo Spagnoletti e uditi per l’avv. Stefano Crisci, per delega dell’avv. Lucia Bora, per la Regione Toscana e l’avv. Alessandro Longo per Eco-Agri S.r.l.;
L’art. 127 del d.lgs. n. 152/2006 dispone che i fanghi derivanti dal trattamento delle acque reflue sono sottoposti alla disciplina dei rifiuti, ove applicabile e alla fine del complessivo processo di trattamento effettuato nell'impianto di depurazione, tenendo ferma però (“ferma restando”) la disciplina di cui al d.lgs. n. 99/1992.
- i fanghi provengono dal trattamento di acque reflue urbane (scarichi di insediamenti civili) e dal trattamento di reflui dell’industria agro-alimentare, con conseguente superfluità delle richieste informazioni circa “i diversi tipi di lavorazione degli insediamenti produttivi da cui derivano i reflui”;
- non vi sono rifiuti liquidi in ingresso come extraflussi, con connessa superfluità della chiesta dichiarazione del responsabile dell’impianto in ordine all’autorizzazione dei rifiuti liquidi e di eventuali ricevuti come extraflussi;
- le altre richieste istruttorie (descrizione ciclo fanghi e trattamenti di stabilizzazione, natura, composizione e quantità annua e tipologie di fanghi) sono state già esaudite con la documentazione allegata all’istanza di a.u.c. e quella successivamente prodotta, e in ogni caso i relativi dati erano agevolmente acquisibili dagli enti gestori degli impianti di depurazione;
- quanto poi alla documentazione relativa ai fanghi e alla loro caratterizzazione, oltre che in relazione ai parametri di cui agli allegati al d.lgs. n. 99/1992, a una serie di altre sostanze (idrocarburi distinti nelle componenti leggera con C< -12 e pesante con C>12; As, Se, TI e Crii, BTEX, IPA, PCB, PCDD/PCDF, Tricloroetilene, Tetracloroetitene), essa deve essere fornita dal produttore del rifiuto, e Eco-Agri ha fornito i dati analitici prodotti dagli impianti depurativi.
“…la disciplina sull’utilizzazione dei fanghi in agricoltura di cui al d.lgs. 99/1992 non è esaustiva con riferimento all’elenco delle sostanze che prende in considerazione per evitare qualsiasi pericolo di deterioramento dell’ambiente ad opera dell’attività di spandimento dei fanghi. Esso in particolare non prende in considerazione diversi inquinanti, che pure risultano potenzialmente presenti nei fanghi per effetto del processo di depurazione dei reflui, i quali invece sono inclusi nell’elenco di cui alla tabella 1, colonna A, dell'allegato 5 alla parte quarta del d.lgs. 152/2006.
Legittimamente quindi la Regione ha ritenuto che per le sostanze non disciplinate dalla suddetta disciplina di settore occorresse fare rinvio ai valori limite suddetti in considerazione della commistione dei fanghi con il suolo cui sono destinati poiché, in effetti, è necessario integrare il testo del d.lgs. 99/1992 con la disciplina dei rifiuti. Tuttavia il collegamento tra l’attività di recupero dei fanghi mediante il loro utilizzo in agricoltura e la Tab. 1, colonna A, allegato 5, alla parte IV del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 deve essere rintracciato in via interpretativa e non è possibile l’applicazione alla fattispecie del D.M. del Ministero dell'ambiente 5 febbraio 1998. Poiché il fango è destinato ad essere miscelato con il suolo è corretto l’ancoraggio ai limiti di contaminazione di tale matrice ambientale e quindi anche a quelli previsti dalla tab. 1, colonna A dell'allegato 5, al titolo V, parte IV, D.lgs. n. 152 del 2006; tuttavia l’applicazione pura e semplice ai fanghi delle CSC stabilite per il suolo costituisce misura sproporzionata rispetto al fine da conseguire, ed irrazionale in quanto i fanghi, presentando normalmente concentrazioni medie di sostanze superiori rispetto al suolo, se valutati sulla base dei parametri previsti quest’ultimo non sarebbero mai utilizzabili in agricoltura.
Al fine del controllo di quelle sostanze potenzialmente inquinanti e/o contaminanti che non vengono espressamente disciplinate nel d.lgs. 99/1992 il potere precauzionale, reso necessario dall’evidenziata lacuna normativa può essere correttamente esercitato dall’Amministrazione regionale prendendo a riferimento, per le sostanze non considerate da quest’ultimo, i valori indicati dalla Tab. 1, colonna A dell'allegato 5, al titolo V, parte IV, D.lgs. 152/2006, che dovranno però essere riparametrati in aumento, sulla base delle competenze tecnico-discrezionali dell’Amministrazione e tenendo conto dell’ammissibilità di una maggiore concentrazione nei fanghi, rispetto al suolo, di sostanze inquinanti”.
Nondimeno, poiché l’utilizzazione agronomico dei fanghi costituisce attività di recupero dei rifiuti, e quindi cessazione della relativa qualità (end of waste), occorre aver riguardo al disposto del successivo art. 184 ter del d.lgs. n. 152/2006, che demanda alla determinazione di specifici criteri la cessazione della qualità di rifiuto, che in assenza di determinazioni comunitarie sono stabiliti “…caso per caso per specifiche tipologie di rifiuto attraverso uno o più decreti del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare”, trovando applicazione, nelle more della loro adozione“…le disposizioni di cui ai decreti del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio in data 5 febbraio 1998, 12 giugno 2002, n. 161, e 17 novembre 2005, n. 269 e l'art. 9-bis, lett. a) e b), del decreto-legge 6 novembre 2008, n. 172, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 dicembre 2008, n. 210”.
Orbene, l’art. 5, comma 2, lett. d bis), del d.m. 5 febbraio 1998, quanto alle attività di recupero ambientale che prevedono l’utilizzo sul o nel suolo di un rifiuto classificate in R10 (in cui è ricompreso anche lo spandimento di fanghi in agricoltura), dispone che “…il contenuto dei contaminanti sia conforme a quanto previsto dalla legislazione vigente in materia di messa in sicurezza, bonifica e ripristino ambientale dei siti inquinati, in funzione della specifica destinazione d'uso del sito”, con trasparente rinvio, quindi, ai parametri di cui alla Tabella 1 dell'Allegato 5 alla parte quarta del d.lgs. 152/2006 n. 152 del 2006.
E nemmeno essa potrebbe procedervi in base all’art. 6 del d.lgs. n. 99/1992 -che demanda alle regioni la eventuale individuazione di “ulteriori limiti e condizioni di utilizzazione in agricoltura” dei fangh i- perché la sopravvenuta riforma del titolo V della Costituzione demanda allo Stato la definizione di standard di tutela ambientali uniformi per l’intero territorio nazionale, onde tale potere normativo regionale può riguardare “…unicamente le modalità (limiti quantitativi, tecniche di spandimento, distanze, e così via) di utilizzazione dei fanghi in agricoltura, ma non anche l’introduzione di valori limite non previsti dalla normativa comunitaria e statale che vadano ad interferire con la definizione dei criteri “End of Waste””.
Errores in iudicando. Erroneità e ingiustizia della decisione. Illogicità e contraddittorietà della motivazione. Violazione, falsa e/o erronea applicazione di legge in relazione al D.lgs. 99/1992 e all'art. 127 del D.lgs. 152/2006. Violazione del principio di legalità e dell'art. 97 della Costituzione. Violazione dell'art. 41 della Costituzione. Violazione degli artt. 7, 10 e 10 bis l. 241/1990. Eccesso di potere per manifesta irragionevolezza e illogicità. Travisamento dei presupposti di fatto e sviamento
4.1) L’attività di utilizzazione in agricoltura dei fanghi rivenienti dai processi di depurazione di reflui è disciplinata dal d.lgs. 27 gennaio 1992, n. 99 (recante “Attuazione della direttiva 86/278/CEE concernente la protezione dell’ambiente, in particolare del suolo, nell'utilizzazione dei fanghi di depurazione in agricoltura”), che definisce come fanghi (art. 1) quelli derivanti dai processi di depurazione di acque reflue provenienti esclusivamente da insediamenti civili (n. 1), o anche da insediamenti produttivi con caratteristiche sostanziali non dissimili ai primi (n. 2), o da insediamenti produttivi assimilabili ai primi (n. 3).
E’ importante considerare che già l’art. 3, comma 2, richiede che il suolo di spandimento o comunque di recapito del fango deve presentare peculiari caratteristiche, ossia non deve presentare “…concentrazione di uno o più metalli pesanti nel suolo non superi i valori limite fissati nell'allegato I A”, e comunque tali valori soglia non devono essere superati “…a motivo dell'impiego dei fanghi”.
A loro volta i fanghi sono utilizzabili, ai sensi dell’art. 3, comma 3, solo se “non superino i valori limite per le concentrazioni di metalli pesanti e di altri parametri stabiliti nell'allegato I B”.
4.2) Il rinvio alla disciplina di cui al d.P.R. n. 915/1982 (recante “Attuazione delle direttive (CEE) numero 75/442 relativa ai rifiuti, n. 76/403 relativa allo smaltimento dei policlorodifenili e dei policlorotrifenili e numero 78/319 relativa ai rifiuti tossici e nocivi”) trova ragione e giustificazione nella specifica qualificazione, ivi contenuta, all’art. 2, comma 4, n. 5), quali rifiuti speciali dei “residui dell’attività di trattamento dei rifiuti e quelli derivanti dalla depurazione degli effluenti”, laddove la qualificazione quali rifiuti tossici e nocivi - e quindi anche dei fanghi secondo il richiamato art. 4 del d.lgs. n. 99/1992- si caratterizza in funzione della presenza di sostanze, elencate nell’allegato al d.P.R. “…in quantità e/o in concentrazione tali da presentare un pericolo per la salute e l’ambiente” (art. 2 comma 5).
Tale allegato presenta un catalogo ben più ampio di quello della tabella IB del d.lgs. n. 99/1992, perché include 28 diversi tipi di sostanze (1) Arsenico e suoi composti; 2) Mercurio e suoi composti; 3) Cadmio e suoi composti; 4) Tallio e suoi composti; 5) Berillio e suoi composti; 6) Composti di cromo esavalente; 7) Piombo e suoi composti; 8) Antimonio e suoi composti; 9) Fenoli e loro composti; 10) Cianuri, organici ed inorganici; 11) Isocianati; 12) Composti organoalogenati esclusi i polimeri inerti e altre sostanze considerate nel presente elenco; 13) Solventi clorurati; 14) Solventi organici; 15) Biocidi e sostanze fitofarmaceutiche; 16) Prodotti a base di catrame derivanti da procedimenti di raffinazione e residui catramosi derivanti da operazioni di distillazione; 17) Composti farmaceutici; 18) Perossidi, clorati, perclorati e azoturi; 19) Eteri; 20) Sostanze chimiche di laboratorio non identificabili e/o sostanze nuove i cui effetti sull'ambiente non sono conosciuti; 21) Amianto (polveri e fibre); 22) Selenio e suoi composti; 23) Tellurio e suoi composti; 24) Composti aromatici policiclici (con effetti cancerogeni); 25) Metalli carbonili; 26) Composti del rame solubili; 27) Sostanze acide e/o basiche impiegate nei trattamenti in superficie dei metalli; 28) Policloro difenili, policlorotrifenili e loro miscele).
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta), definitivamente pronunciando sull'appello n.r. 8197 del 2018, come in epigrafe proposto, così provvede:
Sentenza Consiglio di Stato n. 5920 del 28 08 2019.pdf Abbonati Ambiente 1
Nov 27, 2019 59128