Source: https://www.olir.it/documenti/schema-tipo-di-regolamento-16-novembre-2002/
Timestamp: 2020-08-07 09:30:57+00:00
Document Index: 29799581

Matched Legal Cases: ['art. 6', '§ 1', '§ 2', '§ 3', '§ 4', '§ 1', 'art. 6', '§ 2', '§ 3', '§ 4', '§ 1', '§ 2', '§ 1', '§ 2', '§ 3', '§ 4', '§ 5', '§ 1', '§ 2', '§ 1', '§ 2', '§ 1', '§ 2', '§ 1', '§ 2', '§ 1', 'art. 5', '§ 1', '§ 1', '§ 1', '§ 2', '§ 1', '§ 2', '§ 3', '§ 4', '§ 1', '§ 1', '§ 1', '§ 1', '§ 2', '§ 1', '§ 2', 'art. 8', '§ 3', '§ 1', '§ 2', '§ 1', '§ 2', '§ 1', '§ 1', '§ 2', '§ 3', '§ 4', '§ 1', '§ 2', '§ 1', '§ 1', '§ 1', '§ 2', '§ 1', '§ 2', '§ 1', '§ 1', '§ 2', '§ 3', '§ 1', '§ 2', '§ 1', '§ 2', '§ 1', '§ 2', '§ 1', '§ 2', '§ 3', '§ 1', '§ 1', '§ 2', '§ 1', '§ 2', '§ 3', '§ 1', '§ 2', '§ 3']

Schema tipo di regolamento 16 novembre 2002 - Olir
Schema tipo di regolamento 16 novembre 2002
Schema tipo di regolamento delle biblioteche ecclesistiche italiane
Data: 16 novembre 2002
Conservazione, Intesa, Personale, Fondi, Vescovo diocesano, Apertura, Prestito, Beni culturali di interesse religioso, Capitolo cattedrale, Libri, Biblioteche ecclesiastiche, Regolamento diocesano, Cataloghi
SCHEMA-TIPO DI REGOLAMENTO DELLE BIBLIOTECHE ECCLESIASTICHE ITALIANE approvato dal Consiglio Episcopale Permanente della C.E.I. nella sessione del 16-19 novembre 2002 PROEMIO La Chiesa, «segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità del genere umano» (LG l), manifesta significativamente il Vangelo e contribuisce in forme molte-plici all’autentica promozione umana. Attraverso le biblioteche ecclesiastiche, nelle quali […]
SCHEMA-TIPO DI REGOLAMENTO DELLE BIBLIOTECHE ECCLESIASTICHE ITALIANE
approvato dal Consiglio Episcopale Permanente della C.E.I. nella sessione del 16-19 novembre 2002
La Chiesa, «segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità del genere umano» (LG l), manifesta significativamente il Vangelo e contribuisce in forme molte-plici all’autentica promozione umana. Attraverso le biblioteche ecclesiastiche, nelle quali sono custodite testimonianze eloquenti del suo essere e del suo operare, sono do-cumentata la missione della Chiesa di edificare il Regno di Dio (cf. GS 40 e anche PONTIFICIA COMMISSIONE PER I BENI CULTURALI ECCLESIASTICI, lettera circolare Le bibliote-che ecclesiastiche nella missione della Chiesa, 19 marzo 1994) e il suo impegno di co-struire, insieme agli uomini di buona volontà, una società più rispettosa della persona umana e dei valori di bellezza, cultura, libertà e giustizia. Le biblioteche ecclesiastiche hanno anche «un eccezionale valore nella evangelizzazione, nella catechesi, nella pro-mozione della “cultura della solidarietà” e del dialogo con il mondo contemporaneo» (C.E.I., I beni culturali della Chiesa in Italia. Orientamenti, 9 dicembre 1992, n. 19).
Tale duplice valenza assume un significato peculiare per le biblioteche ecclesia-stiche italiane, in quanto i beni culturali in esse conservati costituiscono una testimo-nianza di primaria importanza per la storia religiosa e civile del nostro paese. Le Chiese che sono in Italia devono avere pertanto viva consapevolezza di essere custodi, attraver-so le istituzioni canoniche e gli enti ecclesiastici proprietari, di un cospicuo patrimonio culturale e storico acquisito, incrementato e conservato nel tempo, da offrire alla consul-tazione degli studiosi.
La regolamentazione concernente le biblioteche ecclesiastiche richiede di essere armonizzata con le disposizioni contenute nell’Intesa circa la conservazione e la consultazione degli archivi storici e delle biblioteche degli enti e delle istituzioni ecclesia-stiche, firmata il 18 aprile 2000 dal Presidente della Conferenza Episcopale Italiana (in seguito C.E.I.) e dal Ministro per i beni e le attività culturali (cf. il decreto del Presidente della Repubblica 16 maggio 2000, n. 189, e il decreto del Presidente della C.E.I. 15 luglio 2000, n. 904).
Il presente regolamento, predisposto come schema dalla C.E.I. anche ai sensi dell’art. 6, 2 della predetta Intesa, intende integrare le norme canoniche vigenti e le norme emanate in materia di biblioteche ecclesiastiche con le disposizioni dell’Intesa stessa. Esso è destinato alle biblioteche dipendenti dall’autorità del Vescovo diocesano (come la biblioteca della curia, del capitolo della cattedrale, del seminario, delle parroc-chie, delle confraternite), il quale ne dispone gli opportuni adattamenti e lo rende esecutivo attraverso apposito decreto. Esso viene anche proposto come paradigma per le biblioteche di enti ecclesiastici pubblici o privati, formalmente eretti o che di fatto vivono e operano nella Chiesa (istituti di vita consacrata, associazioni, movimenti, gruppi).
È opportuno che ciascuna biblioteca venga dotata di ulteriori disposizioni opera-tive per l’esecuzione del regolamento diocesano approvato dal Vescovo.
NATURA, FINALITÀ E TIPOLOGIA DELLE BIBLIOTECHE
§ 1.	La biblioteca ecclesiastica è una raccolta ordinata di documenti manoscritti, stampati o elaborati con altro mezzo finalizzato alla trasmissione di testi e imma-gini, di proprietà di istituzioni approvate o di enti eretti nell’ordinamento canonico.
§ 2.	Essa nasce e si sviluppa a servizio dell’istituzione o ente che la possiede.
§ 3.	La biblioteca, in quanto bene culturale, è accessibile anche agli studiosi esterni, secondo le disposizioni emanate dalla competente autorità ecclesiastica.
§ 4.	La biblioteca può essere di conservazione o di aggiornamento, ovvero adempiere a entrambe le esigenze, anche con settori circoscritti di specializzazione.
§ 1.	La biblioteca diocesana è una biblioteca di particolare rilevanza per il patrimonio posseduto e il servizio offerto (cf. art. 6, comma 2 dell’Intesa). Essa è individuata dal Vescovo diocesano quale punto di riferimento centrale per il sistema bibliotecario diocesano, che collega le biblioteche esistenti nel territorio della diocesi.
§ 2.	La biblioteca diocesana è aperta alla consultazione in un numero di giorni e di ore stabilmente determinato.
§ 3.	Il responsabile della biblioteca diocesana è scelto tra le persone che hanno specifi-ca competenza e adeguata preparazione in materia. Egli di norma coordina anche le biblioteche ecclesiastiche esistenti nella diocesi ed è membro di diritto della Consulta diocesana per i beni culturali e l’arte sacra.
§ 4.	È conveniente che il responsabile della biblioteca diocesana sia socio dell’Associazione dei bibliotecari ecclesiastici italiani (A.B.E.I.) e partecipi alle sue attività.
ACQUISIZIONE E CONFLUENZA DI FONDI DIVERSI
§ 1.	La biblioteca incrementa il proprio patrimonio attraverso acquisti, donazioni, scambi, legati, conferimento ex officio di fondi librari dipendenti da persone o uf-fici connessi al soggetto proprietario.
§ 2.	All’atto dell’acquisizione i singoli volumi sono contrassegnati con il timbro o al-tro marchio indelebile della biblioteca, evitando in ogni caso alterazioni e danneg-giamenti; sono altresì registrati nell’apposito registro di ingresso con l’annotazione del numero progressivo e della provenienza.
§ 1.	Proprietario e responsabile della biblioteca è, ai sensi dell’ordinamento canonico, l’istituzione o l’ente che la possiede.
§ 2.	Devono essere opportunamente distinti i libri di proprietà dell’istituzione o dell’ente da quelli dei titolari degli uffici a essa connessi.
§ 3.	Quando un ufficio resta vacante per morte del titolare, è opportuno che i libri dello stesso confluiscano in raccolte librarie ecclesiastiche.
§ 4.	È possibile collocare in tutto o in parte, in deposito temporaneo o permanente, presso la biblioteca diocesana patrimoni librari di altre istituzioni o enti ecclesia-stici, nel caso in cui l’autorità ecclesiastica competente lo ritenga necessario per motivi di sicurezza o per facilitarne la consultazione. In tal caso si redige un ver-bale, con allegato un dettagliato inventario del materiale consegnato, nel quale de-ve essere annotato che nulla viene mutato quanto alla proprietà dei fondi deposita-ti.
§ 5.	I fondi librari aventi carattere storico di particolare specializzazione o di pregio concessi in deposito devono conservare di norma la loro individualità e integrità. I volumi, debitamente contrassegnati, non devono essere mescolati, per quanto pos-sibile, con quelli della biblioteca ricevente, né con quelli di altre raccolte librarie in deposito.
§ 1.	Le biblioteche delle istituzioni e degli enti che per qualunque motivo cessano l’attività, se non esistono altre disposizioni, sono trasferite in custodia e in amministrazione all’ente superiore, il quale ne avrà cura e, per quanto possibile, ne manterrà l’integrità secondo le disposizioni dell’articolo 4, paragrafo 5. Le biblioteche di enti territoriali accorpati sono trasferite all’ente che subentra.
§ 2.	È auspicabile che le aggregazioni laicali, i movimenti, i gruppi informali e i fedeli che svolgono particolari mansioni nella Chiesa non disperdano il proprio patrimo-nio librario, disponendo che a tempo debito esso confluisca nella biblioteca dioce-sana o comunque in una biblioteca ecclesiastica che ne avrà cura e, per quanto possibile, ne manterrà l’integrità secondo quanto disposto dell’articolo 4, paragrafo 5.
§ 1.	I testi conservati nella biblioteca devono essere catalogati secondo un criterio che ne faciliti il reperimento e favorisca lo scambio di informazioni bibliografiche con altre biblioteche, in primo luogo con quelle ecclesiastiche.
§ 2.	A tal fine si devono predisporre uno o più cataloghi, che moltiplichino le chiavi di accesso al materiale posseduto.
§ 1.	Il catalogo è predisposto secondo le regole aggiornate della biblioteconomia e nel rispetto della natura dei fondi e delle esigenze di documentazione del soggetto proprietario e dei possibili fruitori.
§ 2.	Il catalogo viene costantemente aggiornato in modo da facilitare la gestione del materiale e le ricerche.
§ 1.	Il catalogo generale della biblioteca può essere utilmente integrato da cataloghi per materia o per temi specifici, da repertori e da altri strumenti utili alla consultazione e alla ricerca, liberamente accessibili agli studiosi.
§ 2.	Copia dei cataloghi delle biblioteche soggette alla giurisdizione del Vescovo è conservata nella biblioteca diocesana o presso l’Ufficio diocesano per i beni culturali.
§ 1.	I bibliotecari utilizzano i mezzi di catalogazione e di ricerca offerti dall’informatica sulla base delle indicazioni e usando gli strumenti concordati tra la C.E.I. e il Ministero per i beni e le attività culturali (cf. art. 5, comma 3 dell’Intesa).
§ 1.	Se nella biblioteca si rinvengono tracce di precedenti classificazioni e catalogazioni, si abbia cura di annotarne le caratteristiche e l’estensione al fine di docu-mentare la storia della biblioteca, la sua evoluzione, la provenienza dei fondi.
AGGIORNAMENTO, CONSERVAZIONE, RESTAURO, SCARTO
§ 1.	Il patrimonio bibliografico deve essere conservato e custodito con la massima diligenza, avendo cura per quanto possibile di incrementarlo.
§ 1.	Il patrimonio bibliografico deve essere costantemente aggiornato, avendo particolare riguardo alle pubblicazioni inerenti alla specializzazione o all’indirizzo della biblioteca, e alle opere di più frequente consultazione.
§ 2.	La biblioteca acquisisce copia delle diverse edizioni o ristampe delle opere di au-tori legati al soggetto proprietario della biblioteca medesima. In particolare, la bi-blioteca diocesana acquisisce copia di tutte le pubblicazioni concernenti la propria Chiesa particolare.
§ 1.	La biblioteca, con il relativo patrimonio bibliografico e documentario, deve essere protetta mediante sistemi antifurto e di protezione antincendio; l’impianto elettri-co deve essere conforme alle vigenti norme di sicurezza.
§ 2.	Se necessario, devono essere installate apparecchiature per la regolazione della temperatura e dell’umidità.
§ 3.	Il materiale più prezioso dev’essere conservato in armadi di sicurezza.
§ 4.	Dev’essere garantita la sicurezza degli utenti, facilitando l’accesso ai volumi in sa-la. L’uso di scale e di sgabelli è riservato al personale.
§ 1.	In ogni biblioteca si esegua, per quanto possibile, una riproduzione in fotografia, microfilm o formato digitale dei libri più rari e preziosi, o di parti di essi, da utilizzare per evitare l’usura degli originali, per facilitare la ricerca e per soddisfare le richieste di riproduzione.
§ 1.	Si esegua periodicamente la spolveratura, la disinfezione e la disinfestazione degli ambienti della biblioteca, avvalendosi di personale specializzato.
§ 1.	Si sottopongano a restauro conservativo i volumi che necessitano di tale intervento. Effettuato il restauro, i volumi siano conservati in condizioni ambientali adatte e con le debite precauzioni.
§ 1.	Ove si renda necessario lo scarto di volumi, si deve evitare la loro distruzione e si deve provvedere al loro scambio o alla vendita ad altre biblioteche interessate, dando la precedenza alla biblioteca diocesana e alle altre biblioteche ecclesiasti-che del territorio. Analogo criterio è seguito per i doppi. Se la collocazione presso altre biblioteche risulta impossibile ovvero se si tratta di materiale non direttamente pertinente alla specializzazione della biblioteca, si deve ricorrere al mercato dell’antiquariato, nel rispetto della normativa in materia di tutela del materiale an-tico e di particolare pregio.
§ 2.	Qualora la distruzione si renda necessaria per motivi igienici o per grave deperi-mento dei pezzi, si deve avere cura, nei limiti del possibile, di riprodurre le parti superstiti a scopo di documentazione.
§ 1.	La biblioteca diocesana e quelle delle principali istituzioni o enti ecclesiastici de-vono essere affidate a personale qualificato, e possono avvalersi di collaboratori per la custodia, la vigilanza e le altre mansioni a livello esecutivo. Se le circostanze lo consigliano, in presenza di idonea preparazione, si può ricorrere alla collabo-razione di personale volontario.
§ 2.	La biblioteca diocesana promuove la formazione e l’aggiornamento periodico del personale delle biblioteche ecclesiastiche della diocesi, compresi i collaboratori volontari, facendo riferimento anche alle iniziative promosse ai sensi dell’art. 8, comma 2 dell’Intesa.
§ 3.	Il personale dev’essere dotato di adeguate conoscenze del materiale bibliografico ecclesiastico, in modo da catalogarlo e conservarlo correttamente e da coglierne la funzione e il significato, per poter offrire valida consulenza a chi intende consultarlo.
§ 1.	La consultazione dei volumi a scopo di studio o di ricerca è consentita con ampia libertà, adottando le necessarie cautele sia nell’ammissione degli studiosi sia nell’accesso al materiale.
§ 2.	All’interno del patrimonio librario il responsabile può selezionare un insieme di documenti la cui consultazione è esclusa o circoscritta a persone che conducono ricerche di un determinato livello scientifico ovvero al personale dell’ufficio o del soggetto proprietario.
§ 1.	L’apertura al pubblico è regolata da apposite norme emanate dalla competente au-torità ecclesiastica, in giorni e ore ben definiti, costanti e regolari; saranno ugual-mente stabiliti i periodi di chiusura.
§ 2.	Eventuali sospensioni del servizio devono essere notificate per tempo.
§ 1.	Nei locali della biblioteca sono opportunamente distinti la sala di studio ed even-tualmente di consultazione, la direzione, i laboratori per il personale e le riprodu-zioni e gli ambienti di deposito. La sala di studio dev’essere accuratamente sorve-gliata.
§ 1.	Per accedere alla biblioteca occorre compilare l’apposito modulo di ammissione, specificando le generalità, l’indirizzo e il recapito telefonico, nonché il tipo di ma-teriale che si intende consultare. La domanda è valutata e accettata dalla direzione, che può esigere una quota di iscrizione, eventualmente proporzionata al periodo di frequenza. L’utente è tenuto a comunicare eventuali variazioni dell’indirizzo e del recapito telefonico.
I dati personali devono essere trattati nel rispetto delle disposizioni vigenti in ma-teria.
§ 2.	L’utente che chiede di accedere alla biblioteca deve prendere visione delle norme del regolamento che regolano l’accesso, la consultazione e i servizi, e impegnarsi a osservarne integralmente le disposizioni e le successive eventuali integrazioni e/o modifiche, notificate mediante semplice affissione nei locali della biblioteca.
§ 3.	L’ammissione degli studiosi alla consultazione, che deve essere in ogni modo fa-cilitata, è comunque riservata al responsabile della biblioteca, il quale valuta le domande sulla base dei requisiti del richiedente. La consultazione può essere ne-gata quando vi siano pericoli per la conservazione dei documenti.
§ 4.	L’utente si impegna a consegnare alla biblioteca una copia delle pubblicazioni da lui prodotte con riferimento al materiale conservato presso la biblioteca stessa. Si assicuri la dovuta riservatezza e tutela alle tesi di dottorato depositate presso la bi-blioteca.
§ 1.	La richiesta di materiale per la consultazione si effettua mediante compilazione di apposita scheda prestampata. Il responsabile può fissare un numero massimo di pezzi consultabili giornalmente e l’orario limite oltre il quale non è più consentita la richiesta, tenendo presente il numero degli utenti presenti, l’ubicazione dei volumi, il personale di servizio disponibile al momento.
§ 2.	L’utente che desidera proseguire la consultazione nei giorni successivi può chie-dere che il materiale consultato rimanga disponibile e non venga ritirato.
§ 1.	La consultazione di materiale manoscritto o antico a stampa è riservata a coloro che abbiano compiuto la maggiore età e può essere soggetta a specifiche limitazioni, quali, ad esempio, la verifica delle effettive capacità del richiedente di leg-gerne o decifrarne il contenuto, la presentazione scritta del rispettivo docente nel caso di studenti universitari che devono condurre ricerche specifiche, il deposito di un documento di identità durante la permanenza in sala.
§ 1.	Il materiale archivistico eventualmente posseduto dalla biblioteca è soggetto ai vincoli di consultazione vigenti nella legislazione canonica e civile in materia di documenti d’archivio.
§ 1.	Il materiale dato in consultazione deve essere maneggiato con cautela per preveni-re ogni forma di deterioramento. Chi danneggia o smarrisce il materiale a lui affidato in consultazione o in prestito deve procurare un esemplare integro e in buone condizioni, ovvero rifondere una cifra pari al doppio del valore aggiornato del pezzo danneggiato o smarrito.
§ 2.	Agli utenti può essere revocato l’accesso alla biblioteca nel caso in cui dimostrino di non maneggiare con la debita cura il materiale in consultazione.
§ 1.	L’utente non può accedere ai depositi librari per la ricerca e il prelievo diretto dei volumi né può avere in consultazione il medesimo manoscritto o libro antico contemporaneamente ad altro utente.
§ 2.	Nella consultazione dei manoscritti si può fare uso solamente della matita cancellabile.
§ 1.	Per nessun motivo è permesso portare i volumi fuori della biblioteca, fatta ecce-zione per il prestito, quando previsto.
§ 1.	Nella sala di studio e nei locali adiacenti sono prescritti il silenzio, un comporta-mento consono alla natura del luogo e un modo di vestire adeguato all’ambiente.
Nelle sale è vietato fumare e consumare cibi o bevande.
Prima di accedere alle sale di studio, gli utenti depositano in apposito guardaroba cappotti, soprabiti, giubbotti, borse, ombrelli e altri oggetti ingombranti.
§ 2.	La sala di lettura non può essere adibita come spazio per attività di studio che pre-scindano dalla consultazione di volumi appartenenti alla biblioteca. L’uso di libri personali, che dovranno in ogni caso essere verificati dal personale all’ingresso e all’uscita dalla sala, è consentito solo come ausilio per lo studio di documenti effettivamente consultati nella biblioteca.
§ 3.	Non si devono introdurre nella sala di studio apparecchi fotografici, registratori, scanner, telefoni cellulari, radioline, cibi, bevande, liquidi coloranti, forbici e simili.
A giudizio insindacabile della direzione può essere ammesso l’uso di computer portatili, per i quali la biblioteca fornisce l’energia elettrica, declinando però ogni responsabilità per eventuali danneggiamenti arrecati agli apparecchi e/o ai dati in essi contenuti dalla connessione all’impianto elettrico.
I singoli utenti sono in ogni caso responsabili dei danni arrecati dai loro apparecchi a persone o a cose.
§ 1.	Dietro compilazione di apposito modulo di domanda e nel rispetto della normativa vigente la direzione può concedere la riproduzione fotostatica di parte dei volumi, esclusi i manoscritti, gli stampati del fondo antico e quelli preziosi o deperibili.
§ 2.	La microfilmatura e altri tipi di riproduzione possono essere consentiti su presen-tazione di domanda scritta, con le cautele e le restrizioni di cui al paragrafo 1.
§ 1.	Le spese per qualunque tipo di riproduzione sono a totale carico del richiedente, il quale, nei casi previsti dall’articolo 30, paragrafo 2, è tenuto a fornire, a proprie spese, copia delle riproduzioni eseguite.
§ 2.	Se la biblioteca non è dotata di strumenti o di operatori in grado di effettuare le riproduzioni richieste, si può ricorrere, a giudizio della direzione, a un operatore e-sterno di riconosciuta competenza.
§ 1.	Le riproduzioni di ogni tipo sono concesse esclusivamente per motivi di studio personale, con le limitazioni e nel rispetto delle norme nazionali e internazionali vigenti in materia di diritti d’autore e di proprietà.
Chi ha ottenuto di realizzare le riproduzioni di cui all’articolo 30 si impegna a rispettare dette norme e si assume ogni responsabilità derivante dall’uso illecito del-le medesime riproduzioni, operato anche da terzi.
§ 2.	Si tutelino adeguatamente i diritti propri della biblioteca, richiedendo eventuali corrispettivi per i servizi resi e imponendo vincoli di utilizzo dei testi e delle illustrazioni di cui la biblioteca ha la proprietà esclusiva.
§ 1.	La biblioteca può concedere il prestito del materiale bibliografico, restando esclusi i manoscritti, i libri del fondo antico, il materiale anche moderno raro e di pregio, le opere di consultazione, i periodici e il materiale d’archivio.
Per accedere al prestito deve essere compilata apposita scheda/tessera e può essere richiesto il deposito di una somma a titolo di cauzione.
La direzione fissa le condizioni e la durata del prestito. Eventuali ritardi nella riconsegna possono comportare pene pecuniarie proporzionali e, nei casi più gravi, l’esclusione dal servizio.
§ 2.	Il prestito per mostre ed esposizioni dev’essere concesso di volta in volta, dopo aver verificato attentamente lo stato di conservazione del materiale richiesto, le garanzie di sicurezza nel trasporto e nella sede di esposizione, l’adeguata copertura assicurativa, e deve avvenire nel rispetto delle norme canoniche e civili vigenti in materia.
§ 3.	Per l’uscita dalla biblioteca di materiale manoscritto o a stampa anteriore al XVIII secolo è comunque necessaria l’autorizzazione scritta del rappresentante legale dell’ente e dell’eventuale proprietario depositante; per il materiale del XVIII secolo è necessaria l’autorizzazione del responsabile della biblioteca.
COLLABORAZIONE, INIZIATIVE COLLATERALI E FINANZIAMENTO
§ 1.	Il responsabile della biblioteca collabora con l’incaricato diocesano per i beni culturali e con il responsabile della biblioteca diocesana affinché il patrimonio affidato alle sue cure venga adeguatamente conservato e valorizzato.
§ 1.	La biblioteca promuove periodicamente, per quanto possibile, manifestazioni (mostre, conferenze, seminari, ecc.) finalizzate a far conoscere il proprio patrimonio, nonché tematiche particolari documentabili attraverso il materiale conservato.
§ 2.	La biblioteca collabora con le iniziative culturali e pastorali promosse dalla Chie-sa locale e con le attività programmate dalle istituzioni culturali e scientifiche presenti nel territorio.
§ 1.	Nel rispetto della propria autonomia, la biblioteca instaura con le altre biblioteche esistenti sul territorio forme di collaborazione, quali, ad esempio, la condivisione dei dati catalografici, il prestito interbibliotecario, la programmazione differenzia-ta delle acquisizioni nel caso di biblioteche operanti nel medesimo luogo, lo scambio di doppi.
§ 2.	La biblioteca inoltre partecipa alle attività promosse dall’A.B.E.I.
§ 3.	La biblioteca si interessa alle iniziative proposte dagli enti locali, dalle Regioni e dal Ministero competente, ricercando un cordiale rapporto di collaborazione in conformità con le disposizioni dell’Intesa e con le direttive degli uffici diocesani e regionali per i beni culturali ecclesiastici.
§ 1.	L’istituzione o ente proprietario destina adeguate risorse al funzionamento della biblioteca e alla conservazione e custodia del patrimonio librario, avvalendosi anche delle provvidenze disposte dall’Ordinario, dalla Conferenza episcopale regionale, dalla C.E.I., dagli enti locali, dalle Regioni e dal Ministero per i beni e le at-tività culturali.
§ 2.	A tale scopo viene utilizzato anche quanto incassato dall’erogazione di servizi agli utenti e per diritti di riproduzione, nonché dalle iniziative di cui all’articolo 36.
§ 3.	Si promuovano gruppi o associazioni di sensibilizzazione con lo scopo, tra l’altro, di favorire donazioni da parte di privati destinate al finanziamento di specifiche iniziative (come il restauro e l’acquisto di suppellettile o di materiale librario).