Source: https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=CELEX:62017CJ0021&from=EN
Timestamp: 2019-07-18 20:14:36+00:00
Document Index: 183798672

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

6 settembre 2018 ( *1 )
per la O.K. Trans Praha spol. s. r. o., da M. Laipold, advokát;
per il governo ellenico, da V. Karra, A. Dimitrakopoulou, M. Tassopoulou ed E. Tsaousi, in qualità di agenti;
per il governo italiano, da G. Palmieri, in qualità di agente, assistita da G. Rocchitta, avvocato dello Stato;
per la Commissione europea, da M. Šimerdová e M. Heller, in qualità di agenti,
La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione del regolamento (CE) n. 1896/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2006, che istituisce un procedimento europeo d’ingiunzione di pagamento (GU 2006, L 399, pag. 1) e del regolamento (CE) n. 1393/2007 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 novembre 2007, relativo alla notificazione e alla comunicazione negli Stati membri degli atti giudiziari ed extragiudiziali in materia civile o commerciale («notificazione o comunicazione degli atti») e che abroga il regolamento (CE) n. 1348/2000 del Consiglio (GU 2007, L 324, pag. 79).
Tale domanda è stata presentata nell’ambito di una controversia tra la Catlin Europe SE e la O.K. Trans Praha spol. s. r. o. in merito a un procedimento europeo d’ingiunzione di pagamento.
L’articolo 7 del regolamento n. 1896/2006 così prevede:
il fondamento dell’azione, compresa una descrizione delle circostanze invocate come base del credito e, se del caso, degli interessi richiesti;
L’articolo 12, paragrafo 2, di tale regolamento recita come segue:
L’articolo 16, paragrafi da 1 a 3, dello stesso regolamento dispone:
L’articolo 20 del regolamento n. 1896/2006, intitolato «Riesame in casi eccezionali», così prevede:
l’ingiunzione di pagamento è stata notificata secondo una delle forme previste all’articolo 14,
L’articolo 26 di detto regolamento recita come segue:
Sotto il titolo «Relazione con il regolamento (CE) n. 1348/2000», l’articolo 27 del regolamento n. 1896/2006 precisa:
L’allegato I del regolamento n. 1896/2006 contiene il modulo A, intitolato «Domanda di ingiunzione di pagamento europea».
Il modulo E con il quale è emessa l’ingiunzione di pagamento europea è riportato all’allegato V del medesimo regolamento.
Ai sensi del suo articolo 1, paragrafo 1, il regolamento n. 1393/2007 si applica, in materia civile e commerciale, quando un atto giudiziario o extragiudiziale deve essere trasmesso in un altro Stato membro per essere notificato o comunicato al suo destinatario.
L’articolo 8 di tale regolamento, intitolato «Rifiuto di ricevere l’atto», così dispone:
Il modulo standard, intitolato «Comunicazione al destinatario del diritto di rifiutare di ricevere l’atto», di cui all’allegato II del regolamento n. 1393/2007, contiene la seguente indicazione, all’attenzione del destinatario dell’atto:
Tale modulo standard contiene altresì una «dichiarazione del destinatario» che quest’ultimo, nell’ipotesi in cui rifiuti di ricevere l’atto interessato, è invitato a firmare e che è così formulata:
Infine, detto modulo standard prevede che, nella medesima ipotesi, il destinatario debba indicare la lingua o le lingue che egli comprende tra le lingue ufficiali dell’Unione.
L’articolo 25 del regolamento n. 1393/2007 è così formulato:
Dalla decisione di rinvio risulta che la O.K. Trans Praha, società di diritto ceco, ha presentato all’Okresní soud Praha – západ (Tribunale circoscrizionale di Praga-Ovest, Repubblica ceca) una domanda di ingiunzione di pagamento europea nei confronti della Catlin Innsbruck GmbH, società stabilita in Austria, nei cui diritti è subentrata la Catlin Europe, stabilita a Colonia (Germania).
L’Okresní soud Praha – Západ (Tribunale circoscrizionale di Praga-Ovest) ha accolto tale domanda, emettendo, il 1o agosto 2012, l’ingiunzione di pagamento europea richiesta.
Tale ingiunzione è stata notificata alla Catlin Europe il 3 agosto 2012 ed è divenuta esecutiva il 3 settembre 2012.
Il 21 dicembre 2012, vale a dire successivamente alla scadenza del termine di opposizione previsto dall’articolo 16, paragrafo 2, del regolamento n. 1896/2006, la Catlin Europe ha chiesto il riesame della suddetta ingiunzione ai sensi dell’articolo 20, paragrafo 2, di tale regolamento.
A sostegno di tale domanda, la Catlin Europe ha addotto che, in violazione dell’articolo 8, paragrafo 1, del regolamento n. 1393/2007, essa non era stata informata, mediante il modulo standard che figura nell’allegato II di tale regolamento, del suo diritto di rifiutare di ricevere l’atto da notificare o da comunicare benché tale atto non fosse redatto o accompagnato da una traduzione in una delle lingue contemplate in tale disposizione.
Infatti, la copia del modulo di domanda d’ingiunzione di pagamento, che, conformemente all’articolo 12, paragrafo 2, del regolamento n. 1896/2006, era allegata all’ingiunzione di pagamento del 1o agosto 2012, era redatta unicamente in lingua ceca, senza essere accompagnata da una traduzione in lingua tedesca.
La Catlin Europe ha concluso di essersi trovata nell’impossibilità di comprendere l’atto introduttivo del procedimento, il che costituirebbe una circostanza eccezionale ai sensi dell’articolo 20, paragrafo 2, di detto regolamento, tale da giustificare il riesame dell’ingiunzione ai sensi di tale disposizione.
Detta domanda di riesame è stata tuttavia respinta dall’Okresní soud Praha – západ (Tribunale circoscrizionale di Praga-Ovest), con decisione dell’8 aprile 2013, confermata in appello il 17 giugno 2013 dal Krajský soud v Praze (Corte regionale di Praga, Repubblica ceca).
Quest’ultimo giudice ha ritenuto che l’ingiunzione di pagamento europea fosse stata debitamente notificata alla Catlin Europe, conformemente ai requisiti dell’articolo 14 del regolamento n. 1896/2006. Inoltre, l’assenza di informazione relativa alla facoltà del destinatario di rifiutare di ricevere l’atto notificato in applicazione dell’articolo 8, paragrafo 1, del regolamento n. 1393/2007 non può rendere invalida l’ingiunzione o giustificare il suo riesame, in quanto il regolamento n. 1896/2006 non prevederebbe una simile conseguenza.
La Catlin Europe ha proposto un ricorso per cassazione dinanzi al Nejvyšší soud (Corte suprema, Repubblica ceca).
Tale giudice si chiede se, nella causa sottopostagli, l’inosservanza dei requisiti di cui all’articolo 8, paragrafo 1, del regolamento n. 1393/2007 possa giustificare il riesame dell’ingiunzione come previsto all’articolo 20 del regolamento n. 1896/2006.
In particolare, quest’ultimo regolamento non conterrebbe alcuna disposizione che disciplini la lingua in cui la domanda di ingiunzione di pagamento deve essere notificata o comunicata al convenuto. Inoltre, a differenza del regolamento n. 1393/2007, il regolamento n. 1896/2006 stabilirebbe norme specifiche, basate sull’impiego di moduli standard figuranti nei suoi allegati, che devono essere sostanzialmente compilati utilizzando codici numerici prestabiliti. Pertanto, il giudice del rinvio si interroga sulla possibilità di ritenere che un vizio procedurale, come quello invocato dalla Catlin Europe, possa violare i diritti della difesa.
In tale contesto, il Nejvyšší soud (Corte suprema) ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte la seguente questione pregiudiziale:
Con la sua questione, il giudice del rinvio chiede, in sostanza, da un lato, se i regolamenti n. 1896/2006 e n. 1393/2007 debbano essere interpretati nel senso che, nel caso in cui un’ingiunzione di pagamento europea sia notificata o comunicata al convenuto senza che la domanda di ingiunzione ad essa allegata sia stata redatta o accompagnata da una traduzione in una lingua che si suppone egli comprenda, come previsto dall’articolo 8, paragrafo 1, del regolamento n. 1393/2007, il convenuto debba essere debitamente informato, utilizzando il modulo standard di cui all’allegato II di quest’ultimo regolamento, del suo diritto di rifiutare di ricevere l’atto di cui trattasi. Dall’altro lato, il giudice del rinvio chiede quali siano le conseguenze della mancanza di siffatta comunicazione e, in particolare, se una tale circostanza possa giustificare una domanda di riesame dell’ingiunzione di pagamento europea ai sensi dell’articolo 20, paragrafo 2, del regolamento n. 1896/2006.
Per quanto riguarda il primo aspetto della questione sollevata, relativo all’applicabilità dell’articolo 8, paragrafo 1, del regolamento n. 1393/2007 nell’ambito dell’emissione di un’ingiunzione di pagamento europea al convenuto, insieme al modulo di domanda di ingiunzione, conformemente al regolamento n. 1896/2006, occorre innanzitutto ricordare che il regolamento n. 1393/2007 prevede espressamente, in tale disposizione, la facoltà per il destinatario di un atto da notificare o da comunicare di rifiutare di riceverlo laddove detto atto non sia redatto o accompagnato da una traduzione in una lingua compresa dal destinatario oppure nella lingua ufficiale dello Stato membro dell’esecuzione o, se esistono più lingue ufficiali in tale Stato membro, nella lingua ufficiale o in una delle lingue ufficiali del luogo in cui deve essere eseguita la notificazione o la comunicazione.
In tale contesto, la Corte ha statuito a più riprese che tale facoltà di rifiutare di ricevere l’atto da notificare o da comunicare costituisce un diritto del destinatario di tale atto (v., in tal senso, sentenza del 16 settembre 2015, Alpha Bank Cyprus, C‑519/13, EU:C:2015:603, punto 49; ordinanza del 28 aprile 2016, Alta Realitat, C‑384/14, EU:C:2016:316, punto 61, e sentenza del 2 marzo 2017, Henderson, C‑354/15, EU:C:2017:157, punto 50).
Come la Corte ha altresì sottolineato, il diritto di rifiutare la ricezione di un atto da notificare o da comunicare deriva dalla necessità di tutelare i diritti della difesa del destinatario di tale atto, conformemente ai requisiti del giusto processo, sancito all’articolo 47, secondo comma, della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e all’articolo 6, paragrafo 1, della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950. Infatti, sebbene il regolamento n. 1393/2007 sia volto anzitutto a migliorare l’efficacia e la rapidità dei procedimenti giudiziari e a garantire una buona amministrazione della giustizia, la Corte ha dichiarato che detti obiettivi non possono essere raggiunti indebolendo, in qualsiasi modo, il rispetto effettivo dei diritti della difesa dei destinatari degli atti di cui trattasi (sentenza del 2 marzo 2017, Henderson, C‑354/15, EU:C:2017:157, punto 51 e giurisprudenza ivi citata).
È pertanto necessario vigilare non solo a che il destinatario di un atto riceva realmente l’atto di cui trattasi, ma altresì a che egli sia messo nelle condizioni di conoscere e di comprendere effettivamente e completamente il senso e la portata dell’azione avviata nei suoi confronti all’estero, in modo tale da poter utilmente preparare la propria difesa e far valere i propri diritti nello Stato membro mittente (sentenza del 2 marzo 2017, Henderson, C‑354/15, EU:C:2017:157, punto 52 e giurisprudenza ivi citata).
Orbene, affinché il diritto di rifiuto di cui all’articolo 8, paragrafo 1, del regolamento n. 1393/2007 possa utilmente produrre i suoi effetti, è necessario che il destinatario dell’atto sia stato debitamente informato, previamente e per iscritto, dell’esistenza di tale diritto (sentenza del 2 marzo 2017, Henderson, C‑354/15, EU:C:2017:157, punto 53 e giurisprudenza ivi citata).
Nel sistema istituito da detto regolamento, tale informazione gli deve essere fornita mediante il modulo standard che figura nell’allegato II di tale regolamento (sentenza del 2 marzo 2017, Henderson, C‑354/15, EU:C:2017:157, punto 54 e giurisprudenza ivi citata).
Per quanto attiene alla portata da riconoscere a tale modulo standard, la Corte ha già avuto modo di dichiarare che il regolamento n. 1393/2007 non prevede alcuna eccezione al suo utilizzo (sentenza del 2 marzo 2017, Henderson, C‑354/15, EU:C:2017:157, punto 55 e giurisprudenza ivi citata).
Da tale considerazione e dalla finalità perseguita dal modulo standard di cui all’allegato II di detto regolamento, quale descritta ai punti 35 e 36 della presente sentenza, occorre dedurre che l’autorità incaricata della notificazione o comunicazione che è tenuta, in qualsiasi circostanza e senza disporre a tale riguardo di alcun margine discrezionale, ad informare il destinatario di un atto del suo diritto di rifiutare la ricezione dello stesso, utilizzando sempre a tal fine detto modulo standard (sentenza del 2 marzo 2017, Henderson, C‑354/15, EU:C:2017:157, punto 56 e giurisprudenza ivi citata).
Per quanto riguarda la questione se le considerazioni che precedono debbano valere altresì nell’ambito del regolamento n. 1896/2006, va constatato che l’articolo 27 di tale regolamento dispone espressamente che esso non pregiudica l’applicazione del regolamento n. 1348/2000. Orbene, quest’ultimo è stato abrogato e sostituito dal regolamento n. 1393/2007, e l’articolo 25, paragrafo 2, di quest’ultimo regolamento precisa che «[i] riferimenti al regolamento [n. 1348/2000] si intendono fatti al [regolamento n. 1393/2007]».
Pertanto, le questioni non disciplinate dal regolamento n. 1896/2006 in materia di notificazione o comunicazione di un’ingiunzione di pagamento europea, insieme alla domanda d’ingiunzione, devono eventualmente essere risolte ai sensi del regolamento n. 1393/2007.
Inoltre, non vi sono dubbi che la domanda di ingiunzione che costituisce l’atto introduttivo del procedimento ai fini dell’emissione dell’ingiunzione di pagamento europea deve essere qualificata come atto ai sensi dell’articolo 8, paragrafo 1, del regolamento n. 1393/2007.
Peraltro, l’articolo 12, paragrafo 2, del regolamento n. 1896/2006 prevede che l’ingiunzione di pagamento europea sia emessa insieme a una copia del modulo di domanda, cosicché la notificazione o comunicazione dell’ingiunzione al convenuto sia altresì accompagnata da quella della domanda. Nella fattispecie, si è proceduto a tale doppia notificazione o comunicazione.
Ne consegue che le disposizioni dell’articolo 8, paragrafo 1, del regolamento n. 1393/2007 trovano applicazione non solo alla notificazione o comunicazione dell’ingiunzione in sé, ma anche a quella della domanda di ingiunzione. Pertanto, ciascuno di tali due atti dev’essere notificato o comunicato al suo destinatario in una lingua che si suppone quest’ultimo comprenda, ai sensi di detto articolo 8, paragrafo 1. A tal fine, la notificazione o la comunicazione dev’essere accompagnata dal modulo standard che figura nell’allegato II di tale regolamento e che informa l’interessato del suo diritto di rifiutare di ricevere l’atto di cui trattasi.
La conclusione che precede s’impone tanto più che il procedimento europeo di ingiunzione di pagamento istituito dal regolamento n. 1896/2006 non è in contraddittorio, nel senso che il giudice nazionale decide alla luce della sola domanda presentata dalla parte ricorrente, senza che il convenuto sia informato dell’esistenza di un procedimento che lo riguarda.
Quindi, è solo nella fase della notificazione o comunicazione dell’ingiunzione che il convenuto ha la possibilità di venire a conoscenza dell’esistenza e del contenuto della domanda. Il rispetto dei diritti della difesa, che l’articolo 8, paragrafo 1, del regolamento n. 1393/2007 mira a salvaguardare, è dunque particolarmente importante in questo contesto.
La circostanza che, conformemente al regolamento n. 1896/2006, la domanda di ingiunzione sia presentata mediante un modulo standard il cui modello figura all’allegato I di tale regolamento è priva di rilievo al riguardo.
Infatti, anche se molte delle caselle di tale modulo standard possono essere compilate mediante codici predefiniti e sono, pertanto, facilmente comprensibili, poiché le spiegazioni relative a tali codici sono state pubblicate nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea in tutte le lingue ufficiali dell’Unione, ciò non toglie che tale modulo standard impone anche alla parte ricorrente di fornire, come emerge dall’articolo 7, paragrafo 2, lettere d) ed e), del medesimo regolamento, spiegazioni più dettagliate per quanto riguarda la descrizione delle circostanze concrete invocate come base del credito e delle prove a sostegno della domanda. Orbene, il convenuto deve poter prendere cognizione di tali elementi in una lingua che si suppone padroneggi, al fine di comprendere effettivamente e completamente il senso e la portata del procedimento avviato nei suoi confronti all’estero nonché, se del caso, di preparare la sua difesa.
Alla luce di quanto precede, occorre pertanto concludere che il carattere obbligatorio e sistematico dell’uso del modulo standard che figura nell’allegato II del regolamento n. 1393/2007 si applica allo stesso modo alla notificazione o comunicazione dell’ingiunzione di pagamento europea e a quella, congiunta, della domanda di ingiunzione.
Per quanto riguarda il secondo aspetto della questione sottoposta, relativo alle conseguenze derivanti dalla violazione di tale obbligo, secondo una giurisprudenza costante l’omissione di allegare il modulo standard che figura all’allegato II del regolamento n. 1393/2007 non può comportare la nullità né dell’atto da notificare o da comunicare né della procedura di notificazione o di comunicazione, dato che una conseguenza del genere sarebbe incompatibile con l’obiettivo perseguito da tale regolamento, che è quello di prevedere un modo di trasmissione diretto, rapido ed efficace degli atti in materia civile e commerciale tra gli Stati membri (sentenza del 2 marzo 2017, Henderson, C‑354/15, EU:C:2017:157, punto 57 e giurisprudenza ivi citata).
Poiché la comunicazione di detto modulo standard costituisce, invece, una formalità essenziale, destinata a tutelare i diritti della difesa del destinatario dell’atto, la sua omissione deve essere regolarizzata conformemente a quanto disposto dal detto regolamento. Pertanto, spetta all’autorità incaricata della notificazione o della comunicazione procedere senza indugio ad informare il destinatario dell’atto del suo diritto di rifiutare la ricezione di quest’ultimo, trasmettendogli, in applicazione dell’articolo 8, paragrafo 1, del medesimo regolamento, questo modulo standard (v., in tal senso, sentenza del 2 marzo 2017, Henderson, C‑354/15, EU:C:2017:157, punto 58 e giurisprudenza ivi citata).
Orbene, per motivi identici a quelli enunciati ai punti da 39 a 48 della presente sentenza, le stesse regole devono valere, per analogia, per la notificazione o comunicazione degli atti nel contesto del regolamento n. 1896/2006.
Ne deriva che, in un caso in cui, come nel procedimento principale, la notificazione o la comunicazione al convenuto della domanda d’ingiunzione di pagamento, redatta in una lingua diversa da quelle di cui all’articolo 8, paragrafo 1, del regolamento n. 1393/2007, non sia stata accompagnata dal modulo standard che figura nell’allegato II di tale regolamento, deve essere posto rimedio a tale omissione e alla mancata comunicazione al destinatario dell’atto, risultante da siffatta omissione, del suo diritto di rifiutare la ricezione dello stesso procedendo alla consegna all’interessato, senza indugio e conformemente alle disposizioni di detto regolamento, di tale modulo standard.
Inoltre, dalla giurisprudenza della Corte risulta che, in presenza di una notificazione o comunicazione irregolare come quella di cui trattasi nel procedimento principale, l’ingiunzione di pagamento europea non ha validamente acquisito forza esecutiva e il termine imposto al convenuto per presentare opposizione non ha iniziato a decorrere (v., per analogia, sentenza del 4 settembre 2014, eco cosmetics e Raiffeisenbank St. Georgen, C‑119/13 e C‑120/13, EU:C:2014:2144, punti da 41 a 43 e punto 48).
Ciò posto, la questione di un riesame dell’ingiunzione di pagamento europea, a norma dell’articolo 20 del regolamento n. 1896/2006, quale sollevata dal giudice del rinvio, nella fattispecie non si pone.
Alla luce di tutte le considerazioni che precedono, occorre rispondere alla questione sollevata dichiarando che i regolamenti n. 1896/2006 e n. 1393/2007 devono essere interpretati nel senso che, qualora un’ingiunzione di pagamento europea sia notificata o comunicata al convenuto senza che la domanda di ingiunzione ad essa allegata sia stata redatta o accompagnata da una traduzione in una lingua che si suppone egli comprenda, come previsto dall’articolo 8, paragrafo 1, del regolamento n. 1393/2007, il convenuto deve essere debitamente informato, mediante il modulo standard di cui all’allegato II di quest’ultimo regolamento, del suo diritto di rifiutare di ricevere l’atto.