Source: http://www.ateneoweb.com/approfondimenti-fiscali/contribuzione-enpals-e-prestazioni-sportive-l-occasione-per-un-attento-riesame-dei-rapporti-con-i-collaboratori-delle-societa.html
Timestamp: 2016-12-09 11:43:49+00:00
Document Index: 168480149

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 67', 'art. 67', 'art. 67', 'art. 90', 'art. 67']

Le recenti circolari ENPALS n. 7 e 8 del 30/3/06, emesse a seguito dell'emanazione del Decreto Ministeriale 15/3/05, e soprattutto le verifiche ispettive che da tali circolari sono originate, stanno creando grande preoccupazione a tutto il mondo dello sport dilettantistico.	Tale questione deve essere correttamente affrontata su due piani ben diversi.
In definitiva, le categorie di cui all'art. 2 del D.Lgs. C.P.S., per la particolare tipologia di attività svolta, sono assoggettate "in via speciale" a ENPALS invece di essere "normalmente" assoggettate a INPS; e l'INPS ha già chiaramente spiegato, nella nota circolare 42 del 26/2/2003, che i redditi di cui all'art. 67, I° comma. lettera "m" del TUIR, essendo redditi diversi e non redditi da lavoro, non sono assoggettabili a contribuzione previdenziale. Difficile pertanto comprendere su quali basi l'ENPALS potrebbe seguire un'interpretazione divergente da quella offerta dall'INPS. E in effetti ad un'attenta lettura della circolare tale diversa interpretazione non appare: nessun punto delle circolari ENPALS affronta la questione dei compensi ex art. 67, che quindi non può che ritenersi già risolta dalla precedente circolare INPS.
Già dalla lettura delle norme la questione pare quindi risolta, anche senza la necessità di ricorrere a un'interpretazione di respiro più ampio, basata sulla ratio dell'art. 67 e della successiva estensione della portata di esso alle società di capitali, effettuata dall'art. 90 della Finanziaria 2003. Ci si rifletta: da una parte l'Erario, in considerazione della rilevanza sociale del mondo dello sport dilettantistico, rinuncia a qualsiasi pretesa sui rimborsi forfetari e compensi fino a un importo non certo trascurabile (7.500 euro annui), e concede comunque una tassazione agevolata per gli importi eccedenti; dall'altra parte perché voler dunque ipotizzare l'assoggettamento di tali rimborsi e compensi ad una contribuzione previdenziale ben più onerosa di quello che sarebbe stato il carico fiscale, gravante su soggetti che svolgono un'attività (come vedremo più oltre) "non professionale" e che quindi ben difficilmente matureranno il diritto alle prestazioni previdenziali? Ma l'analisi non può fermarsi qui, perchè la questione dei "compensi sportivi" deve essere affrontata anche sul piano del corretto inquadramento giuridico delle varie, e marcatamente diverse fra loro, tipologie di rapporti fra le società sportive e i loro collaboratori.
In conclusione, se da un lato le preoccupazioni legate alla pretesa di assoggettare a contribuzione previdenziale i compensi "sportivi" ex art. 67 TUIR ci paiono eccessive, dall'altro lato è indispensabile che gli operatori pongano la massima attenzione nell'applicazione di tale norma agevolativa che riguarda, vogliamo ancora sottolinearlo, i soli rapporti che non abbiano natura di lavoro subordinato, nè di attività professionale.	AUTORE:	Stefano Andreani
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