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Norme nazionali e Decreti ministeriali
PubblicatoEliodoro De angelis
Presentazione sul tema: "Norme nazionali e Decreti ministeriali"— Transcript della presentazione:
Norme nazionali e Decreti ministerialiConvegno AICAP Roma 8/02/2008 Gazzetta Ufficiale Repubblica Italiana della Norme nazionali e Decreti ministeriali Direzione Centrale Prevenzione e Sicurezza Tecnica Area Protezione Passiva – Roma Capannelle Mauro Caciolai
Norme nazionali e Decreti ministerialiEvoluzione normativa Circolare MI.SA. 14 settembre 1961 n. 91 (DPR 28/12/82 n. 577) D.M. 8 marzo 1985 (NOP) D.M. 6 marzo 1986 (Carico d’incendio strutture in legno) UNI VVF (Procedimenti analitici per valutare la resistenza al fuoco di elementi strutturali) CNR boll. 28 dicembre 1999 n. 192 (Istruzioni per la progettazione di costruzioni resistenti al fuoco) CNR boll. 10 dicembre 1998 n /98 (Istruzioni per la progettazione di strutture prefabbricate in calcestruzzo) Direttiva 89/106/CEE – ER2 (Direttiva prodotti da costruzione) DPR 21 aprile 1993 n. 246 (Recepimento della direttiva 89/106/CEE) UNI ENV 199x-1-2:1995 (Eurocodici – parti fuoco – sperimentali) UNI EN 199x-1-2: (Eurocodici – parti fuoco) Mauro Caciolai
Evoluzione normativa Norme nazionali e Decreti ministerialiNorme tecniche delle costruzioni – D.M. 14/09/2005 Le Norme Tecniche per le Costruzioni prevedono al cap. 4 le Azioni accidentali definite come quelle azioni che si verificano molto raramente nel corso della vita utile di progetto della costruzione, in occasione di quegli eventi di origine antropica che chiamiamo incidenti. 4.1 Incendio Esplosioni Urti Norme tecniche delle costruzioni – D.M. 14/01/2008 Mauro Caciolai
Evoluzione normativa Norme nazionali e Decreti ministerialiNorme tecniche delle costruzioni – D.M. 14/09/2005 Norme tecniche delle costruzioni – D.M. 14/01/2008 In particolare per le costruzioni nelle quali si svolgono attività soggette al controllo del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, ovvero disciplinate da specifiche regole tecniche di prevenzione incendi, i livelli di prestazione e le connesse classi di resistenza al fuoco sono stabiliti dalle disposizioni emanate dal Ministero dell’Interno ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica 29 luglio 1982 n. 577 e s.m.i. Mauro Caciolai
PRESTAZIONE PRESCRITTA PRESTAZIONE DETERMINATANorme nazionali e Decreti ministeriali ATTIVITA’ DISCIPLINATE DA SPECIFICHE REGOLE TECNICHE DI P.I. ATTIVITA’ NON DISCIPLINATE ATTIVITA’ SOGGETTE AI CONTROLLI DEL C.N.VV.F. PRESTAZIONE PRESCRITTA DAL REGOLAMENTO PRESTAZIONE DETERMINATA IN BASE AL D.M ATTIVITA’ NON SOGGETTE D.M Mauro Caciolai
Norme tecniche delle costruzioni – D.M. 14/09/2005Norme nazionali e Decreti ministeriali Evoluzione normativa Norme tecniche delle costruzioni – D.M. 14/09/2005 D.M. 9/03/2007 Prestazioni di resistenza al fuoco delle costruzioni che ospitano attività soggette al controllo del C.N.VV.F. D.M. 16/02/2007 Classificazione di resistenza al fuoco di prodotti ed elementi costruttivi di opere da costruzione Mauro Caciolai
Il campo di applicazioneIl D.M. 9 marzo 2007 Il campo di applicazione Il campo di applicazione del provvedimento è limitato alle costruzioni in cui si svolgono attività soggette ai controlli del CNVVF per le quali le prestazioni di resistenza al fuoco non siano già stabilite da specifiche regole tecniche di settore (1) . Le disposizioni si applicheranno: alle nuove attività, i cui progetti saranno presentati ai Comandi VV.F. per l’acquisizione del parere di conformità sui progetti in data successiva a quella di entrata in vigore (25 settembre 2007); alle costruzioni esistenti nel caso di modifiche che comportino un incremento della classe di rischio di incendio, una riduzione delle misure di protezione o un incremento del carico di incendio specifico. (1) Il D.M. 9 maggio 2007 fa una eccezione per quelle attività che, sebbene dotate di una specifica regola tecnica (che fissa un valore della classe di resistenza al fuoco), sono oggetto di una istanza di deroga supportata da valutazioni condotte attraverso i metodi della F.S.E. Mauro Caciolai
Classi di resistenza al fuoco Il D.M. 9 marzo 2007La classe di resistenza al fuoco è l’intervallo di tempo espresso in minuti, durante il quale il compartimento antincendio garantisce la capacità di compartimentazione. Le classi di resistenza al fuoco sono le seguenti: classe 15, classe 20, classe 30, classe 45, classe 60, classe 90, classe 120, classe 180, classe 240, classe 360 Esse sono di volta in volta precedute dai simboli (R, E, I, W, C, S, ecc.) indicanti i requisiti che devono essere garantiti dagli elementi costruttivi portanti e/o separanti, individuati sulla base della valutazione del rischio d’incendio (rimanda al D.M. 16 febbraio 2007) Mauro Caciolai
Classi di resistenza al fuocoIl D.M. 9 marzo 2007 Classi di resistenza al fuoco La classe del compartimento è determinata in base al livello di prestazione richiesto alla costruzione. Livello I Nessun requisito specifico di resistenza al fuoco dove le conseguenze della perdita dei requisiti stessi siano accettabili o dove il rischio di incendio sia trascurabile Nessun requisito Non ammesso dal D.M Livello II Mantenimento dei requisiti di resistenza al fuoco per un periodo sufficiente all’evacuazione degli occupanti in luogo sicuro all’esterno della costruzione Requisiti indipendenti dal valore assunto dal carico di incendio Valori prescritti Livello III Mantenimento dei requisiti di resistenza al fuoco per un periodo congruo con la gestione dell’emergenza Requisiti dipendenti dal valore assunto dal carico di incendio Valori calcolati Livello IV Requisiti di resistenza al fuoco tali da garantire, dopo la fine dell’incendio, un limitato danneggiamento della costruzione Livello V Requisiti di resistenza al fuoco tali da garantire, dopo la fine dell’incendio, il mantenimento della totale funzionalità della costruzione stessa Mauro Caciolai
Il D.M. 9 marzo 2007 Livello I Il livello I di prestazione - Nessun requisito specifico di resistenza al fuoco - non è ritenuto accettabile per le costruzioni nelle quali si svolgono attività soggette ai controlli del CNVVF. Mauro Caciolai
Il D.M. 9 marzo 2007 Livello II Il livello II di prestazione - Mantenimento dei requisiti di resistenza al fuoco per un periodo sufficiente all’evacuazione degli occupanti in luogo sicuro all’esterno della costruzione - è ritenuto adeguato per le costruzioni: isolate fino a due piani fuori terra ed un piano interrato destinate ad un’unica attività non aperta al pubblico ove inoltre risultino verificate tutte le seguenti condizioni: Mauro Caciolai
Il D.M. 9 marzo 2007 Livello II le dimensioni della costruzione siano tali da garantire l’esodo in sicurezza degli occupanti; gli eventuali crolli totali o parziali non arrechino danni ad altre strutture; gli eventuali crolli totali o parziali non compromettano l’efficacia degli elementi di compartimentazione e di impianti di protezione attiva che proteggono altre costruzioni; il massimo affollamento complessivo della costruzione non superi 100 persone e la densità di affollamento media non sia superiore a 0,2 pers/m2; la costruzione non sia adibita ad attività che prevedono posti letto; la costruzione non sia adibita ad attività specificamente destinate a malati, anziani, bambini o a persone con ridotte o impedite capacità motorie, sensoriali o cognitive. Mauro Caciolai
Il D.M. 9 marzo 2007 Livello II Le classi di resistenza al fuoco per garantire il livello II di prestazione sono le seguenti, indipendentemente dal valore assunto dal carico di incendio specifico di progetto. 30 per costruzioni ad un piano fuori terra senza interrati 60 per costruzioni fino a due piani fuori terra e un interrato Sono consentite classi inferiori se compatibili con il livello III di prestazione. Mauro Caciolai
carico d’incendio specifico di progetto (q f,d)Il D.M. 9 marzo 2007 Livello III Il livello III di prestazione - Mantenimento dei requisiti di resistenza al fuoco per un periodo congruo con la gestione dell’emergenza – può ritenersi adeguato per tutte le costruzioni soggette ai controlli del CNVVF fatte salve quelle per le quali sono richiesti i livelli IV e V. Le classi di resistenza al fuoco necessarie per garantire il livello III sono correlate al carico d’incendio specifico di progetto (q f,d) Mauro Caciolai
Livello III - DefinizioniIl D.M. 9 marzo 2007 Livello III - Definizioni Il carico di incendio è il potenziale termico netto della totalità dei materiali combustibili contenuti in uno spazio corretto in base ai parametri indicativi della partecipazione alla combustione dei singoli materiali. Il carico d’incendio specifico è il carico di incendio riferito all’unità di superficie lorda. E’ espresso in MJ/m2. Il carico d’incendio specifico di progetto è il carico d’incendio specifico corretto in base ai parametri indicatori del rischio di incendio del compartimento e dei fattori relativi alle misure di protezione presenti. Mauro Caciolai
Livello III – Il carico di incendio specifico di progettoIl D.M. 9 marzo 2007 Livello III – Il carico di incendio specifico di progetto qf,d = δq1 · δq2 · δn · qf [MJ/m2] δq1 è il fattore (>1,0) che tiene conto del rischio di incendio correlato alle dimensioni in pianta del compartimento δq2 è il fattore (>0,8) che tiene conto del rischio di incendio correlato alle caratteristiche dell’attività svolta nel compartimento è il fattore riduttivo (> 0,2) che tiene conto delle misure di protezione previste nell’attività secondo i seguenti valori qf è il valore del carico d’incendio specifico che può determinarsi con una valutazione deterministica del carico di incendio ovvero con una valutazione statistica con riferimento a valori con probabilità di superamento minore del 20%. Mauro Caciolai
Livello III – Determinazione della classe di resistenza al fuocoIl D.M. 9 marzo 2007 Livello III – Determinazione della classe di resistenza al fuoco Una volta determinato il carico di incendio specifico di progetto, le classi di resistenza al fuoco idonee a garantire il livello III di prestazione si ricavano dalla seguente tabella in funzione del carico d’incendio specifico di progetto. Carichi d’incendio specifici di progetto (qf,d) Classe Non superiore a 100 MJ/m2 Non superiore a 200 MJ/m2 15 Non superiore a 300 MJ/m2 20 Non superiore a 450 MJ/m2 30 Non superiore a 600 MJ/m2 45 Non superiore a 900 MJ/m2 60 Non superiore a 1200 MJ/m2 90 Non superiore a 1800 MJ/m2 120 Non superiore a 2400 MJ/m2 180 Superiore a 2400 MJ/m2 240 Mauro Caciolai
Livelli IV e V Il D.M. 9 marzo 2007Per garantire i livello di prestazione IV - Requisiti di resistenza al fuoco tali da garantire, dopo la fine dell’incendio, un limitato danneggiamento della costruzione – e V - Requisiti di resistenza al fuoco tali da garantire, dopo la fine dell’incendio, il mantenimento della totale funzionalità della costruzione stessa - le costruzioni devono essere oggetto delle seguenti verifiche: a) Capacità portante mantenuta per tutta la durata dell’incendio b) Regime deformativo contenuto c) Capacità portante residua che consenta interventi di ripristino (IV) c) Capacità portante residua adeguata alla funzionalità immediata della costruzione (V) Mauro Caciolai
Verifica degli elementi costruttiviIl D.M. 9 marzo 2007 Verifica degli elementi costruttivi L’incendio convenzionale di progetto è definito da una curva di incendio che rappresenta l’andamento, in funzione del tempo, della temperatura media dei gas di combustione nell’intorno degli elementi costruttivi. A seconda del tipo di approccio adottato (prescrittivo o prestazionale) l’andamento delle temperature negli elementi costruttivi sarà valutato in riferimento: - a una curva nominale d’incendio tra quelle indicate di seguito, per l’intervallo di tempo di esposizione pari alla classe di resistenza al fuoco prevista, senza alcuna fase di raffreddamento; - a una curva naturale d’incendio, determinata in base a modelli di incendio tenendo conto dell’intera durata dello stesso, compresa la fase di raffreddamento fino al ritorno alla temperatura ambiente. Mauro Caciolai
Curve nominali di incendio Il D.M. 9 marzo 2007Curve nominali di incendio Tre curve nominali temperatura/tempo definite analiticamente per un tempo pari alla classe di riferimento. Mauro Caciolai
Il D.M. 9 marzo 2007 Mauro Caciolai
Curve naturali di incendioIl D.M. 9 marzo 2007 Curve naturali di incendio Nel caso in cui il progetto sia condotto con un approccio prestazionale, secondo i criteri del DM 9 maggio Direttive per l’attuazione dell’approccio ingegneristico alla sicurezza antincendio - la capacità portante e/o la capacità di compartimentazione, in alternativa al metodo che fa riferimento alle classi, può essere verificata rispetto all’azione termica della curva naturale di incendio, applicata per l’intervallo di tempo necessario al ritorno alla T ordinaria, da determinarsi attraverso: - modelli di incendio sperimentali (p.e. prove di incendio su scala reale) oppure, - modelli di incendio numerici semplificati (p.e. curve parametriche) oppure, - modelli di incendio numerici avanzati (p.e. modelli a zone, di campo). Le curve di incendio naturale devono essere determinate in base al carico di incendio specifico di progetto ponendo pari ad 1 i coefficienti δni relativi alle misure di protezione che si intende modellare. Occorre riferirsi a metodi di riconosciuta affidabilità, tenendo conto delle limitazioni d’uso di ciascun modello (Come puntualmente indicato nel DM 9 maggio 2007) Mauro Caciolai
Curve naturali di incendio Il D.M. 9 marzo 2007Qualora si adotti uno di questi metodi, è tuttavia previsto che gli elementi costruttivi portanti e/o separanti garantiscano il possesso di requisiti minimi di resistenza al fuoco determinati rispetto all’azione termica della curva di incendio nominale standard ISO 834 secondo la correlazione tra carico d’incendio specifico di progetto (qf,d) e classe di riferimento riportata nella seguente tabella: Carichi d’incendio specifici di progetto (qf,d) Classe Non superiore a 300 MJ/m2 Non superiore a 450 MJ/m2 15 Non superiore a 600 MJ/m2 20 Non superiore a 900 MJ/m2 30 Non superiore a 1200 MJ/m2 45 Non superiore a 1800 MJ/m2 60 Non superiore a 2400 MJ/m2 90 Superiore a 2400 MJ/m2 120 Mauro Caciolai
Criteri di progettazioneIl D.M. 9 marzo 2007 Criteri di progettazione La sicurezza del sistema strutturale in caso di incendio si determina sulla base della resistenza meccanica: di singoli elementi strutturali (travi, colonne, ecc.) considerando carichi e vincoli di porzioni significative di struttura dell’intero sistema costruttivo considerando l’evoluzione sotto l’azione dell’incendio Devono essere considerati gli effetti del secondo ordine (deformazioni, dilatazioni contrastate, ecc.) tranne nel caso in cui: siano trascurabili o a vantaggio di sicurezza siano tenuti in conto nei modelli semplificati e conservativi adottati i requisiti di sicurezza strutturale all’incendio siano stati valutati con riferimento al metodo delle classi (curve nominali) Mauro Caciolai
Art. 1. Campo di applicazione e definizioniIl D.M. 16 febbraio 2007 Art. 1. Campo di applicazione e definizioni 1. Il presente decreto si applica ai prodotti e agli elementi costruttivi per i quali e’ prescritto il requisito di resistenza al fuoco ai fini della sicurezza in caso d'incendio delle opere in cui sono inseriti. … omississ … CIVILI / INDUSTRIALI SI APPLICA A TUTTE LE COSTRUZIONI NUOVE / ESISTENTI SOGGETTE / NON SOGGETTE AI CONTROLLI DI P. I. 4. Ai fini del presente decreto le parti e gli elementi di opere da costruzione, composte da uno o più prodotti anche non aventi specifici requisiti di resistenza al fuoco, sono definite «elementi costruttivi». Mauro Caciolai
Art. 2 Classificazione di resistenza al fuocoIl D.M. 16 febbraio 2007 Art. 2 Classificazione di resistenza al fuoco 1. I prodotti e gli elementi costruttivi sono classificati in base alle loro caratteristiche di resistenza al fuoco, secondo i simboli e le classi indicate nelle tabelle dell’allegato A) al presente decreto, in conformità alle decisioni della Commissione dell’Unione europea 2000/367/CE del 3 maggio 2000 e 2003/629/CE del 27 agosto 2003. SIMBOLI Estrema sintesi dei requisiti di resistenza al fuoco (capacità portante e capacità di separazione antincendio) CLASSI	Tempo (in minuti) durante il quale i requisiti di resistenza al fuoco sono conservati 15, 20, 30, 45, 60, 90, 120, 180, 240, (360) Mauro Caciolai
Art. 2. Classificazione di resistenza al fuocoIl D.M. 16 febbraio 2007 Art. 2. Classificazione di resistenza al fuoco …omississ… 3. Le prestazioni di resistenza al fuoco dei prodotti e degli elementi costruttivi possono essere determinate in base ai risultati di: a) prove, b) calcoli, c) confronti con tabelle. Prodotti PROVE CALCOLI metodo sperimentale metodo analitico Allegato B Allegato C Elementi costruttivi TABELLE metodo tabellare Allegato D Mauro Caciolai
PRODOTTI Il D.M. 16 febbraio 2007Art. 3.Prodotti per i quali è prescritta la classificazione di resistenza al fuoco 1. I prodotti legalmente commercializzati in uno degli Stati della Unione europea e quelli provenienti dagli Stati contraenti l’accordo SEE e Turchia, possono essere impiegati in Italia in elementi costruttivi e opere in cui è prescritta la loro classe di resistenza al fuoco, secondo l’uso conforme all’impiego previsto, se muniti della marcatura CE prevista dalle specificazioni tecniche di prodotto. PRODOTTI Controsoffitti Vetro per l’edilizia Prodotti prefabbricati di cls Facciate contnue Per ulteriori informazioni lettera-circolare n del 4 luglio 2006 In possesso di requisiti di resistenza al fuoco la cui classe è riscontrabile nell’etichettatura In possesso della documentazione prevista tradotta in lingua italiana Certificazione di uso conforme all’impiego previsto (art. 4 comma 4 DM 16/2/07) Mauro Caciolai
Il D.M. 16 febbraio 2007 PRODOTTI NON MARCATI CE E NON OMOLOGATISono trattati all’art.4 al pari di un elemento costruttivo PRODOTTI NON MARCATI CE E OMOLOGATI (porte tagliafuoco, sipari di sicurezza) Sono trattati nei rispettivi decreti ministeriali (DM 21/6/2004 e 20/4/2001) Art. 4. Elementi costruttivi per i quali è prescritta la classificazione di resistenza al fuoco 1. Gli elementi costruttivi, per i quali è prescritta la classificazione di resistenza al fuoco, possono essere installati ovvero costruiti in opere destinate ad attività soggette ai regolamenti di prevenzione incendi, in presenza di certificazione redatta da professionista in conformità al decreto del Ministro dell’interno 4 maggio 1998, che ne attesti la classe di resistenza al fuoco secondo le modalità indicate all’art. 2 commi 4, 5, 6 del presente decreto. Mauro Caciolai
Il D.M. 16 febbraio 2007 1 anno 3 anni 5 anniArt. 5. Norme transitorie 1. I rapporti di prova di resistenza al fuoco rilasciati ai sensi della circolare MI.SA. (Ministero dell’interno – Servizi Antincendi) 14 settembre 1961, n. 91, dal laboratorio di Scienza delle costruzioni del Centro Studi ed Esperienze del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco ovvero da laboratorio autorizzato ai sensi del decreto del Ministro dell’interno 26 marzo 1985, decadono, ai fini della commercializzazione dei prodotti ed elementi costruttivi oggetto delle prove, secondo i seguenti termini: Periodo di emissione Periodo di validità 1 anno 3 anni 5 anni 31/12/1985 31/12/1995 25/09/2007 25/09/2008 25/09/2010 25/09/2012 Mauro Caciolai
PRESENTATO E APPROVATOIl D.M. 16 febbraio 2007 Art. 5. Norme transitorie …omississ… 2. Per i prodotti e gli elementi costruttivi di opere esistenti, le cui caratteristiche di resistenza al fuoco siano state accertate dagli organi di controllo alla data di entrata in vigore del presente decreto, non è necessario procedere ad una nuova determinazione delle prestazioni di resistenza al fuoco anche nei casi di modifiche dell’opera che non riguardino i prodotti e gli elementi costruttivi stessi. 3. Nelle costruzioni il cui progetto è stato approvato dal competente Comando provinciale dei Vigili del fuoco, ai sensi dell’art. 2 del decreto del Presidente della Repubblica 12 gennaio 1998, n. 37, in data antecedente all’entrata in vigore del presente decreto, è consentito l’impiego di prodotti ed elementi costruttivi aventi caratteristiche di resistenza al fuoco determinate sulla base della previgente normativa, ferme restando le limitazioni di cui al precedente comma 1. PRESENTATO E APPROVATO NO PRESENTATO APPROVATO SI 25/09/2007 Mauro Caciolai
Allegato A – Simboli e classiIl D.M. 16 febbraio 2007 Allegato A – Simboli e classi R Capacità portante P o PH Continuità di corrente o capacità di segnalazione E Tenuta G Resistenza all’incendio della fuliggine I Isolamento K Capacità di protezione al fuoco W Irraggiamento D Durata della stabilità a temperatura costante M Azione meccanica DH Durata della stabilità lungo la curva standard tempo-temperatura C Dispositivo auto-matico di chiusura F Funzionalità degli evacuatori motorizzati di fumo e calore S Tenuta al fumo B Funzionalità degli evacuatori naturali di fumo e calore Gli attacchi termici di riferimento per l’esecuzione delle prove, i simboli, le norme di prova e i criteri di classificazione di resistenza al fuoco sono contenuti nelle norme : EN EN EN EN Mauro Caciolai
Elemento di separazione vetratoIl D.M. 16 febbraio 2007 Possibili nuove classificazioni per alcuni prodotti/elementi resistenti al fuoco Parete non portante EI 60 E90 M Elemento di separazione vetrato EW 60 Solaio REI 90 RE 120 Porta EI2 45 E 60 C2 Curtain wall EI60 i→o Mauro Caciolai
Allegato B – Determinazione in base ai risultati di provaIl D.M. 16 febbraio 2007 Allegato B – Determinazione in base ai risultati di prova B.1 Le prove di resistenza al fuoco hanno l’obiettivo di valutare il comportamento al fuoco dei prodotti e degli elementi costruttivi, sotto specifiche condizioni di esposizione e attraverso il rispetto di misurabili criteri prestazionali. B.2 Le condizioni di esposizione, i criteri prestazionali e le procedure di classificazione da utilizzare nell’ambito delle prove di cui al punto B.1, sono indicate nelle parti 2, 3 e 4 della norma EN B.3 Le specifiche dei forni sperimentali, delle attrezzature di prova, degli strumenti di misura e di acquisizione, le procedure di campionamento, conservazione, condizionamento, invecchiamento, installazione e prova e le modalità di stesura del rapporto di prova sono indicate nelle norme EN o ENV richiamate dalle parti 2, 3 e 4 della EN EN Fire classification of costruction products and building elements Part 2:	Classification using data from fire resistance tests, excluding ventilation services Part 3:	Classification using data from fire resistance tests on products and elements used in building service installations Part 4:	Classification using data from fire resistance tests o components of smoke control system Mauro Caciolai
Forno verticale (foto autorizzata dall’Istituto Giordano - ITA)Il D.M. 16 febbraio 2007 Forno verticale (foto autorizzata dall’Istituto Giordano - ITA) Mauro Caciolai
Forno orizzontale (foto autorizzata dal CTiCM - FR)Il D.M. 16 febbraio 2007 Forno orizzontale (foto autorizzata dal CTiCM - FR) Mauro Caciolai
Il D.M. 16 febbraio 2007 Ai fini del presente decreto è definito «laboratorio di prova» il laboratorio di resistenza al fuoco dell’Area protezione passiva della DCPST e i laboratori italiani autorizzati ai sensi del decreto del Ministro dell’interno 26 marzo 1985 ovvero i laboratori di resistenza al fuoco di uno degli altri Stati della Unione europea o di uno degli Stati contraenti l’accordo SEE e la Turchia, cui viene riconosciuta da questo Ministero l’indipendenza e la competenza dei laboratori di prova prevista dalla norma EN ISO/CEI o da equivalenti garanzie riconosciute in uno degli Stati stessi. 1983 Dal 2003 Istituto per la Valorizzazione del Legno e delle Specie Arboree Dal 2002 Direzione Centrale Prevenzione e Sicurezza Tecnica 1987 1986 2004 2004 Mauro Caciolai
Allegato B – Fascicolo tecnicoIl D.M. 16 febbraio 2007 Allegato B – Fascicolo tecnico B.8 In caso di variazioni del prodotto o dell’elemento costruttivo classificato, non previste dal campo di diretta applicazione del risultato di prova, il produttore è tenuto a predisporre un fascicolo tecnico contenente almeno la seguente documentazione: B.8.1 elaborati grafici di dettaglio del prodotto modificato; B.8.2 relazione tecnica, tesa a dimostrare il mantenimento della classe di resistenza al fuoco, basata su prove, calcoli e altre valutazioni sperimentali e/o tecniche, anche in conseguenza di migliorie apportate sui componenti e sul prodotto, tutto nel rispetto delle indicazioni e dei limiti contenuti nelle apposite norme EN o prEN sulle applicazioni estese dei risultati di prova laddove esistenti (EXAP); B.8.3 eventuali altre approvazioni maturate presso uno degli Stati dell’UE ovvero uno degli altri Stati contraenti l’accordo SEE e la Turchia. B.8.4 parere tecnico positivo sulla completezza e correttezza delle ipotesi a supporto e delle valutazioni effettuate per l’estensione del risultato di prova rilasciato dal laboratorio di prova che ha prodotto il rapporto di classificazione di cui al precedente punto B.4 . Il produttore è tenuto a conservare suddetto fascicolo tecnico e a renderlo disponibile per il professionista che se ne avvale per la certificazione di cui all’art. 4 comma 1 del presente decreto, citando gli estremi del fascicolo tecnico. Il fascicolo tecnico è altresì reso disponibile alla DCPST per eventuali controlli. Mauro Caciolai
Allegato C – Determinazione in base ai risultati di calcoliIl D.M. 16 febbraio 2007 Allegato C – Determinazione in base ai risultati di calcoli C.1 I metodi di calcolo della resistenza al fuoco hanno l’obbiettivo di consentire la progettazione di elementi costruttivi portanti, separanti o non separanti, resistenti al fuoco anche prendendo in considerazione i collegamenti e le mutue interazioni con altri elementi, sotto specifiche condizioni di esposizione al fuoco e attraverso il rispetto di criteri prestazionali e l’adozione di particolari costruttivi. C.2 Le condizioni di esposizione al fuoco sono definite in specifici regolamenti e basate sugli scenari di incendio in essi prescritti o su quelli attesi. Nei medesimi regolamenti sono definite le combinazioni di carico da considerare agenti insieme all’azione del fuoco e i coefficienti di sicurezza sui materiali e sui modelli. DM 14/9/2005	(1)	DM 9/3/2007	EN (2) Il DM 14/9/2005 è prorogato al 31/12/2007. E’ stato sostituito dal DM 14/1/2008. L’eurocodice EN definisce le azioni in caso di incendio. Sarà utilizzabile soltanto se corredato dei NDPs che lo rendono compatibile con i decreti vigenti. Mauro Caciolai
Il D.M. 16 febbraio 2007 C.3 I metodi di calcolo da utilizzare ai fini del presente decreto sono quelli contenuti negli eurocodici di seguito indicati se completi delle appendici contenenti i parametri definiti a livello nazionale (NDPs) EN «Azioni sulle strutture – Parte 1-2: Azioni sulle strutture esposte al fuoco» EN «Progettazione delle strutture di calcestruzzo – Parte 1-2: Progettazione strutturale contro l’incendio» EN «Progettazione delle strutture di acciaio – Parte 1-2: Progettazione strutturale contro l’incendio» EN «Progettazione delle strutture miste acciaio calcestruzzo – Parte 1-2: Progettazione strutturale contro l’incendio» EN «Progettazione delle strutture di legno – Parte 1-2: Regole generali – Progettazione strutturale contro l’incendio» EN «Progettazione delle strutture di muratura – Parte 1-2: Progettazione strutturale contro l’incendio» EN «Progettazione delle strutture di alluminio – Parte 1-2: Progettazione strutturale contro l’incendio»
Il D.M. 16 febbraio 2007 C.4 In attesa della pubblicazione delle appendici nazionali degli eurocodici, è possibile limitare l’impiego dei metodi di calcolo alla sola verifica della resistenza al fuoco degli elementi costruttivi portanti, con riferimento agli eurocodici EN , EN , EN , EN con i valori dei parametri da definire a livello nazionale presenti nelle norme stesse come valori di riferimento ovvero con riferimento alle norme UNI 9502 «Procedimento analitico per valutare la resistenza al fuoco degli elementi costruttivi di conglomerato cementizio armato, normale e precompresso» UNI 9503 «Procedimento analitico per valutare la resistenza al fuoco degli elementi costruttivi di acciaio» UNI 9504 «Procedimento analitico per valutare la resistenza al fuoco degli elementi costruttivi di legno» 9502:2001 9503:2007 9504:1997 Mauro Caciolai
Adozione di rivestimenti protettiviIl D.M. 16 febbraio 2007 Adozione di rivestimenti protettivi C.5 I metodi di calcolo di cui in C.3 e C.4 possono necessitare della determinazione, al variare delle temperature, dei parametri termo-fisici dei sistemi protettivi eventualmente presenti sugli elementi costruttivi portanti. In questi casi i valori che assumono detti parametri vanno determinati esclusivamente attraverso le prove indicate all’articolo 2 comma 4 del presente decreto ed elencate nella tabella A.3 dell’allegato A. … omississ … Elaborazioni numeriche dei valori di detti parametri, che esulano dall’ambito delle prove indicate all’articolo 2 comma 4 del presente decreto o dalle norme citate in C.4 sotto le condizioni suddette, non sono valide ai fini della verifica della resistenza al fuoco degli elementi costruttivi portanti. … omississ … I valori dei parametri presenti nelle norme citate in C.4 possono essere ancora utilizzati purché il produttore, sulla base di idonee esperienze sperimentali, dichiari sotto la propria responsabilità, che il sistema protettivo garantisca le prestazioni definite in suddette norme, nonché aderenza e coesione per tutto il tempo necessario e ne fornisca le indicazioni circa i cicli di posa o di installazione. Tale possibilità decade con l’obbligo della marcatura CE dei sistemi protettivi, prevista in conformità alla pertinenti specificazioni tecniche ovvero dopo 3 anni dall’entrata in vigore del presente decreto. Mauro Caciolai
Allegato D – Determinazione in base a confronti con tabelleIl D.M. 16 febbraio 2007 Allegato D – Determinazione in base a confronti con tabelle D.1 Le tabelle seguenti propongono delle condizioni sufficienti per la classificazione di elementi costruttivi resistenti al fuoco. Dette condizioni non costituiscono un obbligo qualora si proceda alla determinazione delle prestazioni di resistenza al fuoco secondo gli altri metodi di cui all’articolo 2 commi 4 e 5 del presente decreto. I valori contenuti nelle tabelle sono il risultato di campagne sperimentali e di elaborazioni numeriche e si riferiscono alle tipologie costruttive e ai materiali di maggior impiego. Detti valori pur essendo cautelativi, non consentono estrapolazioni o interpolazioni tra gli stessi ovvero modifiche delle condizioni di utilizzo. D.2 L’uso delle tabelle è strettamente limitato alla classificazione di elementi costruttivi per i quali è richiesta la resistenza al fuoco nei confronti della curva temperatura-tempo standard e delle altre azioni meccaniche previste in caso di incendio. D.3 Altre tabelle di natura sperimentale o analitica diverse da quelle sotto esposte non ricadono tra quelle previste all’articolo 2 comma 6 del presente decreto. Mauro Caciolai
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