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Timestamp: 2020-04-09 13:46:30+00:00
Document Index: 127083908

Matched Legal Cases: ['art. 360', 'art. 14', 'art. 5', 'art. 8', 'art. 5', 'art. 360', 'art. 35', 'art. 35']

Sentenza Cassazione Civile n. 25550 del 10/10/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25550 del 10/10/2019
Cassazione civile sez. I, 10/10/2019, (ud. 09/09/2019, dep. 10/10/2019), n.25550
sul ricorso 28127/2018 proposto da:
N.H., elettivamente domiciliato in Roma Via Pietro
Mascagni 186 presso lo studio dell’avvocato Pitorri Jacopo Maria che
lo rappresenta e difende, giusta procura rilasciata con separato
atto allegato al ricorso;
avverso il decreto del TRIBUNALE di ROMA, depositato il 25/06/2018;
1. Con ricorso al Tribunale di Roma, N.H., cittadino del Ghana, chiedeva il riconoscimento della protezione internazionale, denegata al medesimo dalla competente Commissione territoriale. Con Decreto n. 9011/2018, depositato il 25 giugno 2018, l’adito Tribunale rigettava il ricorso.
3. Per la cassazione di tale provvedimento ha, quindi, proposto ricorso N.H., nei confronti del Ministero dell’interno, affidato a cinque motivi. L’intimato non ha svolto attività difensiva.
1. Con il primo, secondo e terzo motivo di ricorso, N.H., denuncia la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 3 e 14, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.
1.1. L’istante lamenta che il Tribunale abbia ritenuto – ai fini della concessione della protezione sussidiaria, ai sensi del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. b) – non credibile la narrazione dei fatti che lo avrebbe determinata a lasciare il Paese di origine, consistiti nel timore di essere ucciso dal padre, per avere intrattenuto una relazione sessuale incestuosa con la madre, scoperta dal padre in flagranza.
1.3.2. Nel caso di specie, il giudice adito ha ampiamente motivato circa le ragioni per le quali ha ritenuto non credibili le dichiarazioni del richiedente, essendo del tutto inverosimile che il medesimo possa avere intrattenuto una relazione incestuosa con la madre, poichè il medico avrebbe detto che “la causa della sua malattia era data dall’assenza di rapporti sessuali” e, dato che il padre “non aveva tempo di avere rapporti sessuali”, avrebbe provveduto l’istante. Per di più, attesa “la riprovazione sociale, familiare e normativa dell’incesto”, è assolutamente poco credibile – secondo il Tribunale – che la signora si fosse confidata con una vicina di casa, la quale, a sua volta, avrebbe confidato tale relazione al padre del ricorrente “scherzosamente”, rivelandogli altresì che la donna era incinta.
1.3.4. Nel caso concreto, i fatti allegati nel giudizio di merito non attengono a situazioni di violenze indiscriminate, derivanti da un conflitto armato interno o internazionale, trattandosi di circostanze relative ad una vicenda personale e familiare del richiedente, in relazione alla quale, peraltro, il medesimo non è risultato neppure credibile. Nè risulta che il medesimo abbia allegato, nel giudizio di merito, di essersi rivolto all’autorità di polizia e di non avere ricevuto protezione, ai sensi del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 5, comma 1, lett. c). Sotto tale profilo, il Tribunale ha, per contro, accertato – mediante il ricorso a fonti internazionali aggiornate, citate nel provvedimento, ai sensi del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8 – che “il sistema giudiziario e le forze di polizia assicurano un livello di tutela dei diritti più che sufficiente, comunque superiore alla media degli altri Paesi della medesima regione”.
Ad ogni buon conto, il giudice adito ha, altresì, verificato – sulla base delle medesime fonti – che la leadership assunta dal nuovo presidente ha ricondotto il Gambia ad una situazione di pieno rispetto dei diritti civili e politici dei cittadini e di ripristino della legalità, sicchè il timore del ricorrente di essere sottoposto nuovamente a vessazioni, senza possibilità di ottenere tutela, non sussiste.
2. Con il quarto motivo di ricorso, N.H. denuncia la violazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.
2.2.1. Il giudice territoriale ha motivato il diniego di protezione umanitaria, in considerazione del fatto che la narrazione delle vicende che avrebbero determinato l’abbandono del Paese di origine, da parte del richiedente, non evidenziano situazione alcuna di vulnerabilità personale, e che l’istante non ha allegato nè problemi di salute, nè eventuali esigenze familiari, economiche e sociali, connesse all’integrazione del medesimo in Italia. E neppure I comparazione tra le condizioni economico-sociali due Paesi (quello di provenienza e quello ospitante) ha evidenziato profili di disparità tali da far temere una messa in pericolo dei diritti fondamentali dello straniero, in caso di rientro del richiedente in patria. Del resto l’accertata non credibilità della narrazione dei fatti operata dall’istante, ed il mancato rilievo di una generale situazione socio-politica negativa, nella zona di provenienza, correttamente hanno indotto il Tribunale a denegare la misura in esame (cfr. Cass., 23/02/2018, n. 4455).
3. Con un quinto motivo, il ricorrente denuncia l’illegittimità costituzionale del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35 bis.
3.1. Deduce l’istante che la soppressione dell’appello comporterebbe la violazione del principio del doppio grado del giudizio di merito, atteso che il D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35 bis, comma 13, stabilisce che il procedimento per l’ottenimento della protezione internazionale è definito con decreto non reclamabile, in violazione degli artt. 3,24,11 e 113 Cost..
La previsione in esame è, per vero, finalizzata a soddisfare esigenze di celerità, mentre il principio del doppio grado di giudizio non è garantito a livello costituzionale, come più volte affermato dalla Consulta (cfr, tra le tante, Corte Cost., 25/09/2007, n. 351; Corte Cost., 21/02/2007, n. 107; Corte Cost., 12/02/2003, n. 84). Va tenuto conto, altresì, del fatto che il procedimento giurisdizionale è comunque preceduto da una fase amministrativa che si svolge davanti alle commissioni territoriali deputate ad acquisire, attraverso il colloquio con l’istante, l’elemento istruttorio centrale ai fini della valutazione della domanda di protezione (Cass., 30/10/2018, n. 27700; Cass., 05/11/2018, n. 28119).
4. Per tutte le ragioni esposte, il ricorso deve essere, pertanto, dichiarato inammissibile, senza alcuna statuizione sulle spese del presente giudizio, attesa la mancata costituzione dell’intimato.