Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-12826-del-21-06-2016
Timestamp: 2020-08-06 01:54:57+00:00
Document Index: 34551511

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 30', 'art. 13', 'art. 4', 'art. 9', 'art. 1362', 'art. 30', 'art. 2', 'art. 1988', 'art. 4', 'art. 30']

Sentenza Cassazione Civile n. 12826 del 21/06/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12826 del 21/06/2016
Cassazione civile sez. lav., 21/06/2016, (ud. 17/03/2016, dep. 21/06/2016), n.12826
sul ricorso 4674-2011 proposto da:
G.R., C.F. (OMISSIS), elettivamente
domiciliato in ROMA, VIA ARBIA 21, presso lo studio dell’avvocato
MARINA AGNOLI, rappresentato e difeso dall’avvocato PILERIO
SPADAFORA, giusta delega in atti;
elettivamente domiciliato in ROMA, VIA POMPEO MAGNO 23/A, presso lo
unitamente all’avvocato GUIDO ROSSI;
avverso la sentenza n. 7185/2009 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
depositata il 25/03/2010 R.G.N. 11339/2007; udita la relazione della
causa svolta nella pubblica udienza del 17/03/2016 dal Consigliere
Dott. LUIGI CAVALLARO;
udito l’Avvocato SPADAFORA PILERIO;
Con sentenza depositata il 25.3.2010, la Corte d’appello di Roma rigettava l’appello proposto dall’Avv. G.R. contro la sentenza con cui il Tribunale di Cassino aveva accolto l’opposizione proposta dall’INPS avverso il decreto ingiuntivo mercè il quale egli aveva richiesto il pagamento di somme asseritamente dovutegli a titolo di quote di ripartizione di cui al D.P.R. n. 411 del 1976, art. 30, comma 2, maturate in relazione ai tre contratti di cessione dei, crediti intervenuti tra il 1999 e il 2002 tra l’INPS e S.C.C.I. s.p.a..
Per la cassazione di questa pronuncia ha proposto ricorso l’Avv. G.R. affidandosi a quattro motivi, l’ultimo dei quali articolato in plurimi profili di censura. L’INPS ha resistito con controricorso. Entrambe le parti hanno depositato memoria.
Con il primo e il secondo motivo, il ricorrente denuncia motivazione insufficiente e contraddittoria ed altresì violazione e falsa applicazione della L. n. 448 del 1998, art. 13, del D.M. 5 novembre 1999, art. 4 (come modificato dal D.M. 2 dicembre 1999, art. 9), nonchè dell’art. 1362 c.c. e ss. e del D.P.R. n. 411 del 1976, art. 30 per avere la Corte di merito ritenuto che nè dal tenore della legge e dei decreti ministeriali nè da quello di alcuno dei contratti di cessione di crediti intervenuti tra l’INPS e S.C.C.I. s.p.a. in data 29.11.1999, 31.5.2001 e 18.7.2002 potesse evincersi la volontà del legislatore o delle parti contraenti di destinare il valore del 2% dei crediti recuperati per il tramite dell’Istituto alla remunerazione dell’attività difensiva svolta dai legali del medesimo.
Con il quarto motivo il ricorrente deduce violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 2 e art. 1988 c.c., per non avere la Corte territoriale considerato che la revoca da parte del Commissario straordinario dell’INPS della Delib. Consiglio di amministrazione dell’Istituto 26 marzo 2002, n. 89 (che aveva determinato di ripartire tra i professionisti dell’Area legale dell’Istituto l’importo di Euro 7.124.147,06, riveniente dal 2% trattenuto dall’INPS sui crediti recuperati giudizialmente per conto di S.C.C.I. s.p.a. nel biennio 2000-2001) non poteva nè estinguere l’obbligazione assunta dall’Istituto nei confronti dei propri dipendenti addetti all’Area legale, nè privare detta delibera quanto meno del valore di riconoscimento del debito, gravando conseguentemente sull’Istituto l’onere di dimostrare che il compenso forfetario in questione ricomprendesse effettivamente oneri di riscossione, aggi aggiuntivi, ecc. Tutti i motivi possono essere trattati congiuntamente, in considerazione dell’intima connessione delle censure svolte, e sono infondati.
Questa Corte ha già avuto modo di statuire che il rimborso forfettario del 2%, previsto dal D.M. 5 novembre 1999, art. 4 a carico di S.C.C.I. s.p.a., spetta all’INPS e non all’Avvocatura dell’Istituto, trattandosi di compenso per gli oneri complessivamente sostenuti dall’ente per la riscossione dei crediti e non già di competenze dovute per l’attività legale, ai sensi del D.P.R. n. 411 del 1976, art. 30, comma 2, a nulla rilevando la previsione del contratto collettivo integrativo del 4.6.2003, trattandosi di materia estranea alla competenza riservata alla contrattazione integrativa, e ferma, in ogni caso, l’inapplicabilità del contratto collettivo nazionale integrativo del 19 dicembre 2005 in assenza di espressa adesione del dipendente (Cass. n. 3243 del 2015). Trattasi di principio cui il Collegio intende dare continuità, resistendo esso a tutte le censure formulate in ricorso in quanto sostanzialmente iterative di quelle già negativamente scrutinate non solo dalla pronuncia cit., ma altresì da Cass. n. 3826 del 2016, che al riguardo ha per un verso precisato che quando un ente pubblico, a seguito di riesame delle circostanze, modifichi o ritiri l’atto di riconoscimento di un trattamento economico, ritenendolo non dovuto, non esercita alcun potere amministrativo di autotutela, ma pone in essere un atto di organizzazione e gestione del rapporto di lavoro tipico del diritto privato, della cui conformità a diritto si deve giudicare secondo gli stessi principi che governerebbero il giudizio nei confronti di un datore di lavoro privato, e per un altro verso rilevato, con riguardo al caso di specie, che i plurimi motivi di illegittimità che affliggevano la Delib. Consiglio amministrazione dell’INPS citata supra rendevano la revoca da parte del Commissario straordinario dell’Istituto un mero atto di conformazione all’ordinamento del pubblico impiego c.d. contrattualizzato, in cui vige il principio inderogabile secondo cui l’attribuzione di trattamenti economici può avvenire esclusivamente mediante contratti collettivi, da stipularsi secondo i criteri e le modalità previste nel titolo 3^ del D.Lgs. n. 165 del 2001.
La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente alla rifusione delle spese del giudizio di cassazione, che si liquidano in Euro 5.100,00 di cui Euro 5.000,00 per compensi, oltre il 15% per spese generali e accessori di legge.