Source: https://www.antonio-di-tullio-d-elisiis.it/news/la-disciplina-delle-intercettazioni-di-conversazioni-o-comunicazioni-non-%C3%A8-applicabile-alla-corrispondenza-dei-detenuti-/
Timestamp: 2018-12-19 01:18:58+00:00
Document Index: 57165773

Matched Legal Cases: ['art. 18', 'art. 254', 'art. 353', 'art. 366', 'art. 18', 'art. 15', 'art. 2', 'art. 15', 'art. 8', 'art. 254', 'sentenza ', 'art. 13', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 266']

quello secondo cui “la disciplina prevista per le intercettazioni di conversazioni o comunicazioni di cui agli artt. 266 cod. proc. pen. sarebbe applicabile in via analogica anche alle operazioni di intercettazione della corrispondenza inviata da un detenuto o a lui trasmessa, rilevandosi che l’art. 18-ter Ord. Pen. - per il quale il detenuto deve essere immediatamente informato in caso di trattenimento della corrispondenza - “ha una finalità diversa, di natura preventiva, incompatibile con la fase delle indagini preliminari, disciplinata dalle norme del codice di procedura penale” [1];
quello secondo il quale è invece necessario che l’acquisizione della corrispondenza del detenuto (in entrata e in uscita) deve essere “preceduta da un provvedimento del magistrato di sorveglianza e che il detenuto sia immediatamente informato in ordine al trattenimento di detta corrispondenza” pena l’ “inutilizzabilità delle relative acquisizioni probatorie” [2].
in base all’art. 254 c.p.p., deve essere disposto “il sequestro da parte dell’a.g. “di lettere, pieghi, pacchi, valori, telegrammi o altri oggetti di corrispondenza”;
nel corso delle indagini preliminari, stante la previsione di cui all’art. 353, comma 3, cod. proc. pen., “gli ufficiali di polizia giudiziaria, se vi è l’urgente necessità di acquisire oggetti di corrispondenza, sono abilitati ad ordinare a chi è preposto al servizio postale di sospendere l’inoltro; ordine che cessa di effetto se il p.m. non dispone il sequestro entro le ventiquattro ore”;
il p.m., disposto il sequestro, d’iniziativa o su impulso della polizia giudiziaria, “in base al combinato disposto degli artt. 365 e 366 cod. proc. pen., deve depositare il relativo verbale, entro il terzo giorno successivo all’atto, dandone avviso al difensore dell’indagato (salva la facoltà di ritardare il deposito, per non oltre trenta giorni, ricorrendo i presupposti dell’art. 366, comma 2, cod. proc. pen.)”.
“i poteri di intrusione dell’autorità giudiziaria nella corrispondenza che transita per gli istituti penitenziari ricevono apposita regolamentazione, tra l’altro con previsione di limiti temporali e della facoltà di reclamo, ad opera dell’art. 18-ter ord. pen., inserito dalla legge 8 aprile 2004, n. 95, anche a seguito di numerose decisioni della Corte EDU (v., tra le tante, sentenze del 23 febbraio 1993 e del 28 settembre 2000, Messina c. Italia, del 15 novembre 1996, Domenichini c. Italia e del 26 luglio 2001, Di Giovine c. Italia”;
Innanzitutto, tale arresto giurisprudenziale salvaguarda la libertà fondamentale garantita dall’art. 15 Cost. e segnatamente, quella consistente nella libertà e nella segretezza della corrispondenza, atteso che, in questo precetto costituzionale, ricevono “protezione due distinti interessi; quello inerente alla libertà ed alla segretezza delle comunicazioni, riconosciuto come connaturale ai diritti della personalità definiti inviolabili dall'art. 2 Cost., e quello connesso all'esigenza di prevenire e reprimere i reati, vale a dire ad un bene anch'esso oggetto di protezione costituzionale”[7].
In effetti, com’è noto, “il sequestro della corrispondenza epistolare, il cui carattere di riservatezza è tutelato dall'art. 15 Cost. (oltre che dall'art. 8 della Convenzione e.d.u.), è disciplinato in guisa da assicurare la riserva di giurisdizione, specialmente quando interviene presso gli agenti del servizio di recapito (art. 254 e 353, comma 3, c.p.p.)”[8].
“Il detenuto, infatti, pur trovandosi in situazione di privazione della libertà personale in forza della sentenza di condanna, è pur sempre titolare di diritti incomprimibili, il cui esercizio non è rimesso alla semplice discrezionalità dell'autorità amministrativa preposta all'esecuzione della pena detentiva, e la cui tutela pertanto non sfugge al giudice dei diritti”[10] proprio perché “la tutela costituzionale dei diritti fondamentali dell'uomo, ed in particolare la garanzia della inviolabilità della libertà personale sancita dall'art. 13 della Costituzione, opera anche nei confronti di chi é stato sottoposto a legittime restrizioni della libertà personale durante la fase esecutiva della pena, sia pure con le limitazioni che, com'é ovvio, lo stato di detenzione necessariamente comporta (v. sentt. n. 204 del 1974, n. 185 del 1985, n. 312 del 1985, 374 del 1987, n. 53 del 1993)”[11].
La norma de qua, in effetti, statuisce che “per esigenze attinenti le indagini o investigative o di prevenzione dei reati, ovvero per ragioni di sicurezza o di ordine dell'istituto, possono essere disposti, nei confronti dei singoli detenuti o internati, per un periodo non superiore a sei mesi, prorogabile per periodi non superiori a tre mesi: a) limitazioni nella corrispondenza epistolare e telegrafica e nella ricezione della stampa; b) la sottoposizione della corrispondenza a visto di controllo; c) il controllo del contenuto delle buste che racchiudono la corrispondenza, senza lettura della medesima”[15].
E’ evidente, quindi, come la ratio di questa disposizione legislativa sia quella di evitare che “limitazioni tanto rilevanti dei diritti dei detenuti si prolunghino senza sostanziale soluzione di continuità oltre i termini previsti”[16].
La giurisprudenza comunitaria, infatti, ha affermato da tempo come l’ “ingerenza di una autorità pubblica contrasta con il diritto al rispetto della corrispondenza garantito dal par. 1 dell'art. 8”[19] qualora:
non venga disciplinata “né la durata delle misure di controllo della corrispondenza dei detenuti né i motivi che possono giustificarle”[20];
non venga indicata “con sufficiente chiarezza l'estensione e le modalità di esercizio del potere discrezionale delle autorità competenti nell'ambito considerato”[21].
Le garanzie particolari per il controllo sulla corrispondenza dei detenuti, dunque, sono state previste “anche a seguito di ripetuti e notori provvedimenti di condanna assunti dalla Corte e.d.u. nei confronti dell'Italia”[22].
Inoltre, a conferma di tale assunto, v’è insigne dottrina la quale ha evidenziato che l'art. 8 CEDU, nel tutelare il diritto al rispetto della vita privata e familiare, “abbracci” “espressamente il diritto alla libertà e segretezza della corrispondenza”[23].
[3] Anna Teresa Paciotti, “Se non si rispettano le regole dell’Ordinamento Penitenziario la corrispondenza intercettata è inutilizzabile nel processo”, tratto da https://www.studiolegalelaw.net/consulenza-legale/43421
[5] Stante il fatto che laddove il legislatore aveva ritenuto necessario integrare la disciplina codicistica in materia di intercettazioni, esso è intervenuto con una specifica innovazione normativa come dimostra quella operata con la sfociata “legge 23 dicembre 1993, n. 547, introduttiva dell’art. 266-bis cod. proc. pen. .
[8] Guglielmo Leo, “Le Sezioni unite escludono la legittimità di controlli occulti sulla corrispondenza dei detenuti (e non solo)”, tratto da: https://www.penalecontemporaneo.it/materia/-/-/-/1639- le_sezioni_unite_escludono_la_legittimit___di_controlli_occulti_sulla_corrispondenza_dei_detenuti__e_non_solo/.
[14] Luca Blasi, Lettere ai reclusi acquisite contra legem Senza garanzie no all'uso a fini probatori, D&G, 2006, 33, 38.
[17] Luca Blasi, Lettere ai reclusi acquisite contra legem Senza garanzie no all'uso a fini probatori, D&G, 2006, 33, 38.
[22] Guglielmo Leo, “Le Sezioni unite escludono la legittimità di controlli occulti sulla corrispondenza dei detenuti (e non solo)”, tratto da: https://www.penalecontemporaneo.it/materia/-/-/-/1639- le_sezioni_unite_escludono_la_legittimit___di_controlli_occulti_sulla_corrispondenza_dei_detenuti__e_non_solo/.
[23] VIGANÒ, Diritto penale sostanziale e Convenzione europea dei diritti dell'uomo, in Riv. it. dir. e proc. pen., 2007, p. 55.
[24] Luca Blasi, Lettere ai reclusi acquisite contra legem Senza garanzie no all'uso a fini probatori, D&G, 2006, 33, 38.
[26] Luca Blasi, Lettere ai reclusi acquisite contra legem Senza garanzie no all'uso a fini probatori, D&G, 2006, 33, 38.