Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-2218-codice-civile-bollatura-facoltativa
Timestamp: 2019-03-21 22:48:07+00:00
Document Index: 152143164

Matched Legal Cases: ['art. 2118', 'art. 45', 'art. 2216', 'art. 45', 'art. 2218', 'art. 13']

Art. 2218 codice civile: Bollatura facoltativa | La Legge per tutti
L’imprenditore può far bollare nei modi indicati nell’articolo 2215 gli altri libri da lui tenuti (1).
(1) La norma si riferisce alle scritture facoltative, cioè ai libri contabili che non sarebbero richiesti dalla natura o dalle dimensioni dell’impresa e dei quali l’imprenditore potrebbe fare a meno senza violare l’obbligo legale.
Qualora la p.a. datrice di lavoro intenda recedere "ad nutum", dal rapporto di lavoro con un proprio dirigente, deve darne comunicazione scritta, in base al dettato contrattuale, ma non deve darne motivazione, bastando la giustificatezza ex art. 2118 c.c., anche in considerazione della natura negoziale e non provvedimentale dell'atto dopo la recente privatizzazione del rapporto di pubblico impiego, circostanza ostativa all'applicazione dei principi della l. 7 agosto 1990 n. 241, quale la motivazione.
T.A.R. Roma (Lazio) sez. III 25 ottobre 2000 n. 8563
Non sussiste reato, ma una mera irregolarità formale, non comportante alcuna lesione del bene giuridico tutelato, nel caso in cui il ritardo, imputabile all'amministratore di una società obbligata alla tenuta delle scritture contabili ai fini tributari, nella bollatura del registro i.v.a. acquisti sia minimo e non vi sia collegamento tra iscrizioni nel registro, ritardo e fatti finalizzati all'evasione fiscale.
Tribunale Milano 17 marzo 1997
Ai fini della prova dei debiti commerciali detraibili dall'imponibile dell'asse ereditario, è sufficiente che essi risultino dai libri di commercio regolarmente tenuti, ancorché non vidimati, in quanto l'art. 45 r.d. 30 dicembre 1923 n. 3270, si limita a rinviare genericamente alle norme di legge in materia, le quali, nel disciplinare la tenuta della contabilità, non fanno alcuna menzione della vidimazione, che è separatamente prevista dagli art. 2216 e 2218 c.c.
Cassazione civile sez. I 05 aprile 1978 n. 1556
Il rinvio disposto dall'art. 45 r.d. 30 dicembre 1923 n. 3270 ai libri di commercio - ai fini della detraibilità dall'imponibile dell'asse ereditario dei debiti commerciali - deve intendersi fatto con riferimento generico alla disciplina normativa della materia dei libri di commercio, e non esclusivamente alle norme in vigore al tempo della legge di rinvio. Conseguentemente, per effetto dell'ampliamento della categoria dei libri di commercio, avvenuto attraverso l'art. 2218 c.c. del 1942, che ha esteso a quelli facoltativi le garanzie formali e sostanziali previste dall'abrogato codice di commercio solo per i libri obbligatori, deve riconoscersi la particolare efficacia probatoria in materia di imposta di successione a tutti i libri di commercio previsti dalla legislazione vigente, fino alla disposizione innovativa contenuta nell'art. 13 del d.p.r. n. 637 del 1972, con la quale il legislatore ha espressamente limitato la detraibilità dei debiti cambiari a quelli annotati nelle scritture contabili - regolarmente tenute e obbligatorie -. Pertanto, nel vigore del r.d. 3270 del 1923 doveva essere riconosciuta l'efficacia probatoria, ai fini della detraibilità dei debiti commerciali del "de cuius", alle risultanze del libro portafoglio di una banca, regolarmente tenuto.