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La richiesta di rateizzazione non è riconoscimento del debito
Pubblicato 1 April 2017 | by Giuseppe Di Micco | in Fisco
Corte di Cassazione, sez. V Civile, ordinanza 18 novembre 2016 – 8 febbraio 2017, n. 3347
La Corte di Cassazione con un’ordinanza depositata a febbraio scorso si è espressa in riferimento ad un ricorso presentato da un contribuente che aveva impugnato dinanzi alla Commissione tributaria delle cartelle di pagamento per somme abbastanza esose, riguardanti sanzioni ed interessi per omessi o ritardati versamenti di imposte. Secondo l’agente della Riscossione, la sentenza del giudice tributario doveva ritenersi nulla per la mancata pronuncia della stessa sull’eccezione pregiudiziale dell’acquiescenza, poiché il contribuente aveva chiesto ed ottenuto prima del ricorso la rateizzazione degli importi richiesti nella cartella esattoriale.
La Corte si richiama al principio già espresso nella sentenza n. 2463 del 1975 secondo cui secondo il quale non si può attribuire “al puro e semplice riconoscimento, esplicito o implicito, fatto dal contribuente d’essere tenuto al pagamento di un tributo e contenuto in atti della procedura di accertamento e di riscossione (denunce, adesioni, pagamenti, domande di rateizzazione o di altri benefici), l’effetto di precludere ogni contestazione in ordine all’an debeatur, salvo che non siano scaduti i termini di impugnazione e non possa considerarsi estinto il rapporto tributario. Ed ancora “Le manifestazioni di volontà del contribuente, pertanto, quando non esprimano una chiara rinunzia al diritto di contestare l’an debeatur, debbono ritenersi giuridicamente rilevanti solo per ciò che concerne il quantum debeatur, nel senso di vincolare il contribuente ai dati a tal fine forniti o accettati”.
Ciò non esclude, ovviamente, che il contribuente possa validamente rinunciare a contestare la pretesa del fisco, ma, affinchè tale forma di acquiescenza si verifichi, “è necessario il concorso dei requisiti indispensabili per la configurazione di una rinuncia, e cioè: 1) che una controversia tra contribuente e fisco sia già nata e risulti chiaramente nei suoi termini di diritto o, almeno, sia determinabile oggettivamente in base agli atti del procedimento; 2) che la rinuncia del contribuente sia manifestata con una dichiarazione espressa o con un comportamento sintomatico particolare, purché entrambi assolutamente inequivoci”. Mentre, la mera “rateizzazione chiesta dal ricorrente non costituisce acquiescenza“.
4. Resiste Equitalia sud S.p.A. che propone ricorso incidentale. Osserva la società:
5. Propone controricorso l’Agenzia delle entrate, già convenuta nei precedenti gradi di giudizio, che chiede sia dato atto del giudicato interno formatosi in ordine alla riscossione delle somme per ritenute omesse, rimettendosi sul motivo di ricorso concernente Iva e Irap.
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