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Timestamp: 2019-04-21 02:13:42+00:00
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Corte di Cassazione, sezione I civile, sentenza 31 agosto 2016, n.17441 - Renato D'Isa
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La riforma del 2003 ha modificato i termini della disciplina applicabile in tema di resposnabilità degli amministratori della S.p.a..
La responsabilità degli amministratori privi di specifiche deleghe operative non può oggi discendere da una generica condotta di omessa vigilanza, tale da trasmodare nei fatti in responsabilità oggettiva, ma deve riconnettersi alla violazione del dovere di agire informati, sia sulla base delle informazioni che a detti amministratori devono essere somministrate, sia sulla base di quelle che essi stessi possono acquisire di propria iniziativa.
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SENTENZA 31 agosto 2016, n.17441
Il Curatore del Fallimento Rotella Holding S.p.A. ha convenuto in giudizio dinanzi al Tribunale di Roma R.G., P.G., Mo.Ug.Ar.Fe. nonchè M.P., N.A. e N.G.A., quali eredi di N.L., spiegando nei loro confronti l’azione di responsabilità prevista dalla L. Fall., art. 146.
A fondamento della domanda il Fallimento attore ha riferito:
-) che Rotella Holding S.p.A., costituita il 16 ottobre 2003, il cui pacchetto azionario apparteneva per il 99% a R.G., il successivo 4 dicembre 2003 aveva acquistato da GR Investment 2003 S.r.l., società di cui lo stesso R. era socio, al prezzo di Euro 1.600.000,00, contro un valore nominale di Euro 1.360.000,00, il 77% del capitale azionario di R. and Partners S.p.A.;
-) che il 7 ottobre 2004 R.G. aveva ceduto il 16% ciascuno delle azioni di R. Holding S.p.A. a N.L. e P.G., che erano stati nominati vicepresidenti con poteri di straordinaria ed ordinaria amministrazione, mentre Mo.Ug.Ar.Fe. era stato nominato amministratore delegato e lo stesso R.G. presidente;
-) che R. Holding S.p.A. era stata dichiarata fallita il (OMISSIS);
-) che l’acquisto del 77% di R. and Partners S.p.A. era stata la causa principale del fallimento, accanto ad altre operazioni di minor rilievo economico, essendosi trattato di un investimento esorbitante, non giustificato dal valore economico del pacchetto azionario acquistato e tale da assorbire l’intero capitale sociale della società acquirente;
-) che, all’infuori dell’importo di Euro 239.041,00, il saldo del prezzo dovuto in forza dell’acquisto era stato effettuato nell’arco temporale tra il 14 ottobre 2004 ed il 31 dicembre 2004, dopo l’ingresso nella società di N., Mo. e P., i quali dovevano ritenersi responsabili dell’occorso unitamente al R..
p.2. – Nella contumacia di quest’ultimo, e nel contraddittorio degli altri convenuti, che hanno resistito alla domanda, il Tribunale di Roma, con sentenza del 2 settembre 2011, ritenuta la responsabilità di tutti gli amministratori, ha condannato in solido R., P., Mo. e gli eredi N. al pagamento, in favore della curatela, della somma di Euro 2.696.781,25, con interessi e spese.
p.3. – La sentenza è stata appellata in via principale da Mo.Ug.Ar.Fe. ed in via incidentale da un lato dal P. e dall’altro dagli eredi N. mentre il Fallimento ha resistito all’impugnazione ed il R. è nuovamente rimasto contumace.
p.4. – La Corte d’appello di Roma, con sentenza del 17 gennaio 2013 ha parzialmente accolto l’appello, limitatamente al quantum, condannando il Mo., il P. e gli eredi N., ferma la condanna pronunciata nei confronti del R., al pagamento della minor somma di Euro 1.421.000,00, regolando altresì le spese di lite.
La Corte territoriale ha in breve osservato:
-) che il Tribunale non aveva attribuito agli appellanti una responsabilità commissiva nella dispersione del patrimonio sociale, attività viceversa da attribuire al R. e che, tuttavia, Mo., P. e N. avevano indubbiamente assistito inerti al dissesto della società, senza assumere alcuna iniziativa fino al 25 maggio del 2005 ed omettendo altresì ogni controllo sull’attività del R. ed ogni iniziativa (come l’annullare ovvero il rimettere in discussione il contratto con GR Investment 2003 S.r.l.) che avrebbe potuto Impedire o rendere meno gravoso il tracollo di R. Holding S.p.A., così da incorrere in violazione degli obblighi a loro carico gravanti ai sensi dell’art. 2392 c.c., comma 1;
-) che, a fronte di tale condotta, la tesi difensiva degli appellanti, i quali avevano in buona sostanza evidenziato che la gestione della società era per intero nelle mani del R., finiva per trasformarsi in un’ammissione di responsabilità, derivante dall’aver omesso qualunque attività di vigilanza o controllo, così da realizzare una tacita complicità, quantunque ascrivibile semplicemente a colpa, con lo stesso R.;
-) che, inoltre, N. e P. non erano stati presenti al consiglio di amministrazione del 21 dicembre 2004, nel corso del quale era emersa in modo particolarmente chiaro la situazione di crisi della società, venendo così meno al proprio obbligo di discutere il bilancio, mancando anche in tal modo al compito loro demandato dal citato art. 2392 c.c.;
-) che, d’altro canto, il danno addebitabile agli appellanti non poteva essere liquidato, come aveva fatto il Tribunale, in misura pari all’ammontare dello stato passivo, ossia in Euro 2.500.000,00, secondo quanto risultante da un accertamento affidato dal Fallimento ad un proprio consulente, dal momento che tale accertamento recava una mera previsione non suffragata da altri elementi, tanto più che dalla medesima consulenza risultavano crediti per Euro 1.308.919,08;
-) che ai fini della liquidazione del quantum occorreva viceversa tener conto del pagamento del residuo prezzo in favore di GR Investment 2003 S.r.l. in epoca successiva all’ingresso nella società di N., del P. e del Mo., ossia dell’importo di Euro 1.360.959,00, somma che, addizionata all’importo netto delle passività fallimentari come documentate agli atti, ammontante a Euro 1.481.000,00, e divisa per due, consentiva di quantificare il danno, in definitiva, della somma arrotondata di Euro 1.421.000,00.
p.5. – Per la cassazione della sentenza M.P., N.A. e N.G.A. hanno proposto ricorso affidato a due motivi.
P.G. e Mo.Ug.Ar.Fe. hanno resistito con controricorsi contenenti ciascuno ricorso incidentale, entrambi affidati a quattro motivi.
Il fallimento ha resistito con controricorsi.
R.G. non ha spiegato difese.
Hanno depositato memorie P., Mo. e il Fallimento.
In tale quadro questa Corte ribadiva che ‘l‘art. 2392 c.c., che pone a carico degli amministratori il dovere di vigilare sul generale andamento della gestione di s.p.a., deve essere interpretato nel senso che ciascuno dei componenti del consiglio di amministrazione è tenuto ad attivarsi allo scopo di esercitare un controllo effettivo sull’operato degli altri, sicchè l’affidamento di singoli e specifici compiti di amministrazione diretta ad alcuni soltanto degli amministratori non esclude la responsabilità degli altri; ne consegue che il componente del consiglio di amministrazione di una società di capitali, chiamato a rispondere come coobbligato solidale per omissione di vigilanza, non può sottrarsi alla responsabilità adducendo che le operazioni integranti l’illecito sono state poste in essere, con ampia autonomia, da un altro soggetto‘ (così Cass. 21 luglio 2004, n. 13555, in motivazione; analogamente Cass. 27 aprile 2011, n. 9384; Cass. 15 febbraio 2005, n. 3032; Cass. 29 agosto 2003, n. 12696; Cass. 11 aprile 2001, n. 5443).