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Timestamp: 2018-11-18 20:14:31+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 51', 'art. 700', 'art. 3', 'art. 69', 'art. 189', 'art. 218']

Novità fiscali dell'11 febbraio 2008: le novità del modello Unico 2008 società di capitali; gli effetti del fallimento per i creditori | Commercialista Telematico
Novità fiscali dell'11 febbraio 2008: le novità del modello Unico 2008 società di capitali; gli effetti del fallimento per i creditori
1) Comunicazione IVA 2008: Modificato il Software IVC 2008 – Versione software 1.0.1 del 08/02/2008
2) Modello Unico 2008 per le Società di Capitali: Le novità
3) Realizzazione di box pertinenziali: Detrazione d’imposta del 36% senza preliminare di vendita
4) Applicazione benefici fiscali in caso titolarità di più trattamenti pensionistici
5) Gli effetti del fallimento per i creditori
Con l’attuale versione 1.0.1 dell’08/02/2008 è stato risolto un problema sull’Anagrafica relativo al “codice carica”, presente nella precedente versione 1.0.0 del 04/02/2008.
Per dettagli e particolari sulla comunicazione annuale IVA 2008 si veda l’articolo sulle novità fiscali del 07 febbraio 2008.
(Agenzia delle Entrate, Nota del 08/02/2008)
Come già da noi segnalato sull’articolo delle novità fiscali del 8/2/2008, è stato messa a disposizione dei contribuenti, il giorno 7/2/2008 sul sito dell’Agenzia delle Entrate la bozza e le istruzioni del modello Unico SC 2008 (società di capitali ed enti commerciali).
Un comunicato stampa dell’Agenzia delle Entrate ha poi illustrato le seguenti novità più significative:
– Il quadro di liquidazione PN che deve essere compilato dai trust trasparenti, ossia con beneficiari individuati, tenuti a imputare ai beneficiari i redditi conseguiti.
– riguardo il regime speciale delle SIIQ e SIINQ la liquidazione dell’imposizione sostitutiva d’ingresso è stata prevista nel quadro RQ.
È stata predisposta, sempre nel quadro RQ, in alternativa alle ordinarie regole di tassazione, l’applicazione di un’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi e dell’Irap in caso di plusvalenze realizzate all’atto del conferimento di immobili e di diritti reali su immobili in società che abbiano optato o che optino per il regime speciale.
– la Finanziaria 2008 ha introdotto una novità di rilievo per le società non operative. In particolare, sono state aggiunte ulteriori cause di esclusione che non prevedono la presentazione dell’istanza di interpello.
Inoltre, può essere eseguito lo scioglimento o la trasformazione in società semplice applicando un’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi e dell’Irap, previa opzione da esercitare nel quadro RQ dei redditi del periodo d’imposta anteriore allo scioglimento o alla trasformazione.
È stata anche stabilita una rimodulazione delle aliquote del 10% e del 5% per favorire la fuoriuscita da questo regime.
Tutti i soggetti Ires dovranno presentare la dichiarazione esclusivamente in via telematica entro l’ultimo giorno del settimo mese successivo a quello di chiusura del periodo di imposta (31/7/2008 per i soggetti con esercizio coincidente con l’anno solare).
(Agenzia delle Entrate, comunicato stampa del 07/02/2008)
In assenza di un preliminare di vendita regolarmente registrato da cui risulti la destinazione funzionale del box a servizio dell’immobile, i contribuenti non possono beneficiare della detrazione d’imposta del 36%, per la parte di spesa relativa alla realizzazione di tali box.
Secondo l’Agenzia delle Entrate, la necessità dell’esistenza di un contratto preliminare regolarmente registrato si riconduce all’esigenza che sia formalizzata la destinazione funzionale del box al servizio dell’abitazione.
Nel caso di specie, i contribuenti hanno pagato con bonifici bancari le spese relative alla realizzazione dei box auto pertinenziali prima ancora dell’atto notarile e in assenza di un preliminare d’acquisto registrato.
Al momento in cui sono stati effettuati i pagamenti con bonifico, i contribuenti non risultavano, dunque, proprietari o promissari acquirenti del box né dell’immobile abitativo.
A parere della suddetta Agenzia, la circostanza che l’atto d’acquisto sia stato stipulato nello stesso periodo d’imposta in cui sono state sostenute le spese con bonifico, non é sufficiente a giustificare la mancata stipula (e registrazione) di un preliminare d’acquisto, necessario per potere riscontrare l’effettiva sussistenza, al momento del pagamento, del vincolo pertinenziale richiesto dalla norma agevolativa.
Come è noto, l’art. 1, comma 1, della Legge n. 449/1997 riconosce, in favore di coloro che realizzano autorimesse o posti auto pertinenziali anche a proprietà comune, una detrazione d’imposta, ai fini dell’Irpef, in misura pari al 36% della spesa sostenuta.
Sono ammessi a beneficiare della detrazione d’imposta sopra citata anche gli acquirenti di box e posti auto pertinenziali già realizzati, per le sole spese imputabili alla realizzazione e a condizione che le stesse siano comprovate da apposita attestazione rilasciata dal venditore.
In tal caso viene consentito, tra l’altro, inviare la comunicazione al Centro Operativo di Pescara anche successivamente alla data di inizio lavori, purché entro i termini di presentazione della dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta in cui s’intende usufruire della detrazione.
Al riguardo, la circolare n. 24/2004, punto n. 1.2, ha chiarito che acquistando contemporaneamente casa e box, con unico atto notarile indicante il vincolo di pertinenza del box con la casa, può essere operata la detrazione relativamente alle spese di realizzazione del box pertinenziale, il cui ammontare deve essere specificamente documentato.
Inoltre, con la circolare n. 55/2002, punto n. 1, l’Amministrazione Finanziaria ha precisato che, qualora l’atto definitivo di acquisto del box pertinenziale sia stipulato successivamente al versamento di eventuali acconti, la detrazione d’imposta compete in relazione ai pagamenti in acconto effettuati con bonifico, fino a concorrenza del costo di costruzione del box dichiarato dalla ditta costruttrice, a condizione che vi sia un compromesso di vendita regolarmente registrato dal quale risulti la sussistenza del vincolo pertinenziale tra
l’edificio abitativo e il box.
(Agenzia delle Entrate, Risoluzione del 08/02/2008, n. 38)
In merito al caso in cui un soggetto sia titolare di più trattamenti pensionistici erogati da enti diversi, é possibile riconoscere il beneficio relativo all’aumento figurativo di 10 anni una sola volta e sul trattamento pensionistico diretto che comporti al beneficiario il trattamento più favorevole sia in termini di importo di pensione che in termini di regime fiscale.
Regime fiscale riservato a particolari trattamenti pensionistici
L’art. 3, comma 1, della legge n. 206/2004, come modificato dall’art. 1, commi 794 e 795, della legge n. 296/2006, riconosce a tutti coloro che hanno subito un’invalidità permanente di qualsiasi entità o grado della capacità lavorativa, causata da atti di terrorismo e dalle stragi di tale matrice, un aumento figurativo di dieci anni di versamenti contributivi utili ad aumentare, per pari durata, l’anzianità pensionistica maturata, la misura della pensione, nonché il trattamento di fine rapporto o altro trattamento equipollente;
A detti trattamenti compete l’esenzione dall’IRPEF sull’intera pensione.
Su tale contesto normativo, un contribuente ha ricevuto più trattamenti pensionistici diretti, erogati da enti diversi, ed ha chiesto di ottenere il suddetto beneficio per tutti i trattamenti.
La legge 3/8/2004, n. 206, prevede misure agevolative di natura economica, previdenziale e fiscale, che si applicano “a tutte le vittime degli atti di terrorismo e delle stragi di tale matrice, compiuti sul territorio nazionale o extranazionale, se coinvolgenti cittadini italiani, nonché ai loro familiari superstiti”.
Infatti, riconosce a tutti coloro che hanno subito un’invalidità permanente di qualsiasi entità o grado della capacità lavorativa, causata da atti di terrorismo e dalle stragi di tale matrice, un aumento figurativo di dieci anni di versamenti contributivi utili ad aumentare, per pari durata, l’anzianità pensionistica maturata, la misura della pensione, nonché il trattamento di fine rapporto o altro trattamento equipollente.
Riguardo il regime fiscale da riservare a tali trattamenti pensionistici, ai sensi dell’art. 3, comma 2, compete l’esenzione dall’IRPEF sull’intera pensione.
Per il caso in cui un soggetto sia titolare di più trattamenti pensionistici erogati da enti diversi, è possibile riconoscere il beneficio relativo all’aumento figurativo di 10 anni una sola volta e sul trattamento pensionistico diretto che comporti al beneficiario il trattamento più favorevole sia in termini di importo di pensione che in termini di regime fiscale.
Peraltro, poiché i benefici previdenziali e fiscali previsti dalla citata normativa sono necessariamente inscindibili, l’esenzione dall’IRPEF si applica unicamente sul trattamento pensionistico al quale é stato riconosciuto l’aumento figurativo di 10 anni di versamenti contributivi.
(Agenzia delle Entrate, Risoluzione del 08/02/2008, n. 39)
La legge delega 80/2005 non contiene un espresso principio direttivo finalizzato alla modifica della Sezione della legge del 1942 dedicata agli effetti del fallimento per i creditori.
Le uniche variazioni apportate dal D.Lgs n. 5/2006 hanno la sola funzione di coordinare le disposizioni degli articoli della Sezione II (“degli effetti del fallimento per i creditori”) del Capo III (“degli effetti del fallimento”) del Titolo II (“del fallimento”) con quelle degli articoli della legge che sono stati novellati.
Il D.Lgs. 169/07, dal canto suo, si è limitato ad estendere la regola del concorso anche ai crediti esentati dal divieto di iniziare o proseguire azioni esecutive o cautelari sui beni compresi nel fallimento.
La Fondazione Luca Pacioli, con il documento n. 2 del 7/2/2008, continua a trattare gli effetti del fallimento.
Il documento n. 7 del 30 marzo 2007 aveva affrontato gli effetti del fallimento sul fallito, adesso, invece, la Fondazione analizza in particolare le modifiche, riguardanti gli effetti del fallimento per i creditori, introdotte nel Regio Decreto 16 marzo 1942 (c.d. Legge fallimentare) dal D.Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5 attuativo della riforma del diritto fallimentare, nonché quelle proposte dal D.Lgs. 169/07, recante “Disposizioni integrative e correttive del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 (recante la disciplina del fallimento, del concordato preventivo e della liquidazione coatta amministrativa, ai sensi dell’articolo 1, commi 5, 5bis e 6 della legge 14 maggio 2005, n. 80”).
In seguito alla riforma del 2006 è fatto divieto di iniziare o proseguire:
– azioni cautelari: con la dichiarazione del fallimento l’imprenditore è privato della disponibilità del proprio patrimonio, cosicché i creditori non sono costretti a rivolgersi individualmente al giudice per chiedere una tutela contro i relativi atti di disposizione da parte del debitore, finalizzati alla diminuzione delle garanzie per il proprio debito;
– ricorsi per sequestro conservativo e per sequestro giudiziario.
Dalla formulazione dell’art. 51 riformata dal D.Lgs. 5/06 discende anche il divieto di
a) esercitare le seguenti azioni:
– di reintegrazione e di manutenzione a difesa del possesso (artt. 1168 e 1170 c.c.);
– di denuncia di nuova opera e di danno temuto (artt. 1171 e 1172 c.c);
– ricorsi ex art. 700c.p.c.;
– ricorsi per sequestro e descrizione di invenzioni, modelli, utilità e marchi;
b) eseguire misure cautelari, ossia:
– il sequestro amministrativo in relazione ad infrazioni valutarie, posto a garanzia del pagamento delle conseguenti pene pecuniarie (art. 3, comma 3, r.d.l. 794/38);
– il fermo amministrativo del debito dello Stato (art. 69, r.d. 2440/23);
– il sequestro di cui all’art. 189 c.p., per effetto delle previsioni di cui all’art. 218 disp. att. c.p.p.
La compensazione in sede di fallimento
I creditori che hanno maturato debiti verso il fallito possono eccepire la compensazione.
In questo modo finiscono per soddisfare il proprio credito a preferenza degli altri creditori.
Perché i crediti possano essere compensati, devono essere reciproci ed entrambi preesistenti al fallimento.
La compensazione tra crediti e debiti del fallito è una particolare ipotesi di compensazione legale, che rispetto a quest’ultima presenta determinate eccezioni in considerazione del particolare contesto della procedura fallimentare.
Nella procedura fallimentare:
– non è necessario che i crediti siano omogenei, giacché il credito vantato nei confronti del fallito che abbia ad oggetto la prestazione di cose può essere compensato con il credito pecuniario del fallito, in quanto alla data di dichiarazione del fallimento anche il credito per prestazione di cose diverse dal denaro diventa esso stesso credito pecuniario;
– il credito verso il fallito può anche essere non liquido, purché di facile e pronta liquidazione;
– i crediti nei confronti del fallito possono essere fatti valere in compensazione anche se non ancora esigibili, purché anteriori alla dichiarazione di fallimento, mentre per i crediti non scaduti la compensazione non ha luogo se il creditore ha acquistato il credito per atto tra vivi dopo la dichiarazione di fallimento o nell’anno anteriore.
I crediti scaduti prima della dichiarazione di fallimento possono invece essere opposti in compensazione.
Qualora il curatore agisca in giudizio per fare valere un credito dell’imprenditore fallito, il convenuto potrà eccepire in compensazione il proprio credito nei confronti del fallimento.
Se la compensazione viene fatta valere in via stragiudiziale (per esempio con un accordo transattivo) il curatore avrà bisogno dell’autorizzazione del comitato dei creditori per accettarla.
I crediti non pecuniari
Infine, la Fondazione Luca Pacioli, ha evidenziato che la novità del 2006 e l’intervento correttivo del 2007 non hanno interessato la disposizione relativa ai crediti non scaduti alla data del fallimento la cui prestazione in denaro è determinata con riferimento ad altri valori (per esempio, oro, valute estere, beni in natura) o abbiano ad oggetto prestazioni diverse dal denaro.
Vi rientrano i crediti di restituzione che non possano essere soddisfatti in natura attraverso la consegna del bene e tutti i crediti che per la loro struttura sono sottratti al principio nominalistico e hanno un valore che varia con il trascorrere del tempo e l’oscillazione del potere di acquisto della moneta legale.
Coloro che vantano nei confronti del fallito un credito non pecuniario possono agire nei suoi confronti per il risarcimento da inadempimento.
Il credito risarcitorio, espresso in termini monetari, potrà essere ammesso al passivo.
Nel silenzio della norma, parte della dottrina attribuisce al creditore la facoltà di insinuare al passivo il valore maggiore tra quello calcolato alla data di scadenza del credito e quello calcolato alla data di avvio della procedura.
Altra parte riconosce al creditore la facoltà di insinuare al passivo la maggiore somma maturata alla data del fallimento solo quando dia prova di aver subito un danno nel periodo compreso tra la scadenza del credito e la pronuncia di fallimento.
La Corte Costituzionale ha dichiarato l’incostituzionalità dell’articolo 59 l. fall. nella parte in cui esclude la rivalutazione dei crediti di lavoro per il periodo successivo alla dichiarazione di fallimento e fino al momento in cui lo stato passivo diviene definitivo.
(Fondazione Luca Pacioli, Circolare del 7/2/2008, n. 2)
6) Dichiarazione 2008: Approvati i modelli Unico
Sono stati approvati con Provvedimento del Direttore i modelli e le istruzioni di:
– Unico PF – Persone fisiche
– Unico SP – Società di persone
– Unico ENC – Enti Non Commerciali
Provvedimenti pubblicati il 08/02/2008 sul sito dell’Agenzia delle Entrate,
(Comunicato Agenzia delle Entrate 08/2/2008 sul sito www.agenziaentrate.it )