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Timestamp: 2017-06-27 15:41:28+00:00
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Chi ha la febbre da art. 18? | libera…mente
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Chi ha la febbre da art. 18?	Pubblicato il 5 febbraio 2012	di popof1955 Ogni tanto ritorna. Dopo Sacconi ci prova Fornero. Ma in effetti cosa c’è dietro l’art. 18 della legge 300/1970, altrimenti nota come Statuto dei Lavoratori?
Fermo restando che i licenziamenti individuali per giusta causa o giustificato motivo sono disciplinati dalla legge 604/1966 e dai contratti di lavoro, il problema nasce quando il licenziamento viene giudicato illegittimo dal giudice e quindi entra in ballo l’art. 18 della L. 300, che gestisce il reintegro del lavoratore licenziato senza il rispetto delle regole civili.
Allo stato attuale il datore di lavoro che non vuole reintegrare il lavoratore, gli offre un’indennità e, fuori dai denti, se il lavoratore non è scemo, accetta i soldi e si cerca un altro posto di lavoro, anche perché sa che l’ambiente di lavoro, qualora fosse effettivamente reintegrato, gli sarebbe ostile. A meno che non si tratti di licenziamento discriminatorio o comunque per una motivazione che coinvolge solidaristicamente gli altri lavoratori dell’azienda. In molti casi i colleghi di lavoro per ribadire un principio sacrosanto, ricorrono anche all’arma estrema dello sciopero.
Questo è quello che accade nel settore privato. Il discorso cambia nell’ambito del settore pubblico, dove il lavoratore in genere viene reintegrato non per un immotivato licenziamento, bensì per vizi di forma. Così accade che mentre il cosiddetto fannullone dell’impresa privata incassa l’indennità e va per la sua strada, l’assenteista, il nulla facente, il perdigiorno alle dipendenze dello Stato, torna al suo posto per accumulare giorni di malattia, a lasciare che le pratiche si accatastino, e mettendo in atto tutti quei piccoli comportamenti degenerati, che fanno tanto angustiare noi fruitori di pubblici servizi. Si aggiunga a queste considerazioni il fatto che il percorso giudiziale in genere è lungo. La rapidità dei processi non è il nostro forte.
Queste cose certamente il ministero non può dirle, sarebbe indelicato, ma le conosciamo tutti. Se su questo siamo un po’ tutti d’accordo, dove le cose non quadrano è sulla necessità di allargare la casistica dei licenziamenti individuali a tutte quelle condizioni che comportano un mutamento della produzione, in soldoni quando un lavoratore non serve più perché è finita la stagione delle angurie, si vuole legittimare che lo si possa mettere alla porta senza aspettare la stagione delle arance (anche se tra una raccolta e l’altra ci stanno l’uva e le olive). Bene allora è chiaro che non va riformato l’art. 18, l’obiettivo è un altro, è la legge 604, ovvero il suo connubio con la legge 300.
Chissà se i nostri parlamentari sanno quello di cui stanno discutendo nelle stanze ministeriali. Di sicuro i giornali ci stanno sguazzando, complice l’ignoranza in materia dei nostri eletti.
Se fai un giro nel mio blog puoi apprendere qualcosa in più di quel che so io di me.	Visualizza tutti gli articoli di popof1955 →	Questa voce è stata pubblicata in Notizie e politica e contrassegnata con ambiente di lavoro, art 18, contratti di lavoro, datore di lavoro, giusta causa, legge 300 1970, posto di lavoro. Contrassegna il permalink.	← Neve, da Ausmerzen a Kars
28 risposte a Chi ha la febbre da art. 18?
mariella ha detto:	5 febbraio 2012 alle 16:42	La solita discriminazione tra il lavoratore privato, e quello pubblico che di solito in ufficio gioca al computer o chatta in facebook..
Rispondi	popof1955 ha detto:	6 febbraio 2012 alle 21:04	Sai bene che se si vuol controllare il lavoro che uno svolge attraverso un pc è la cosa più facile di questo mondo. La domanda dovrebbe essere a questo punto: perchè gli si consente di poter fare quello che fa?
Rispondi	in fondo al cuore ha detto:	5 febbraio 2012 alle 16:43	In effetti era la domanda che mi facevo anch’io……mi trovo d’accordo con te…..se riformassero le cose, in modo che, con giusta causa, si possa venire licenziati….sai quanti posti si farebbero soprattutto nel pubblico? Io ci sono dentro…..e i “liberi professionisti” come li chiamo io, continuano tranquilli a farsi la bella vita……non è giusto, nè per i colleghi che devono lavorare anche per loro, nè per gli altri lavoratori. Come sempre stanno a puntualizzare su cose inutili e non cambiano le cose importanti.
Rispondi	popof1955 ha detto:	6 febbraio 2012 alle 21:19	Sapessi quanti scontri ho avuto per le lungaggini di alcune pratiche, sono arrivato a calcolare la velocità di una lettera consegnata al protocollo e recapitata all’ufficio competente: 3 metri al giorno. Inutile dire che la regola del silenzio assenso la fa da padrona.
Rispondi	cordialdo ha detto:	5 febbraio 2012 alle 16:55	Ciao, Paolo. Francamente, credo che i parlamentari, tutti in malafede, sanno benissimo cosa voglia fare il governo, è la stessa cosa che sapeva benissimo Craxi ed il suo governo nel 1984 con la riduzione di 3 punti della scala mobile, che poi fu abolita.
La cosa più grave è, senza volerlo, con la tua analisi tu suggerisci la contrapposizione tra lavoratori pubblici e privati indebolendo il fronte del lavoro proprio nel momento in cui le 3 Confederazioni sindacali, ben consci di quale sia la posta in gioco, hanno ricompattato quel minimo di unità necessaria proprio per evitare lo stesso errore del 1984.
Non sono personalmente interessato perchè, come sai, sono in pensione ma non posso non ricordare che Manzoni ha già parlato dei “polli di Renzo”!
Rispondi	cordialdo ha detto:	5 febbraio 2012 alle 17:26	Se ne vedono i primi segni!
Rispondi	popof1955 ha detto:	6 febbraio 2012 alle 21:32	Vedi Osvaldo è che nel privato se sbagli paghi, nel pubblico no. Io ho in mente Minzolini. Cavolo ha usato la carta di credito aziendale per fatti personali, nel privato si chiamerebbe furto o appropriazione indebita e nessun lavoratore si sognerebbe di replicare impuntandosi su un vizio di forma.
Rispondi	semplice1 ha detto:	5 febbraio 2012 alle 17:39	Che strano paese è l’Italia..il 32% della popolazione attiva è disoccupata..3.360.000 sono lavoratori pubblici, il resto tra privati e precari..allora mi chiedo: piuttosto che giocherellare con cambiamenti di articoli, non sarebbe più logico creare posti di lavoro? E non sarebbe più logico stabilire parametri di lavoro? E non sarebbe più giusto assumere chi ne ha titolo, merito e bisogno piuttosto dei soliti raccomandati? E ancora chiedo, non sarebbe igienico un organo di controllo in quei settori dove batte sempre il sole?
Rispondi	popof1955 ha detto:	6 febbraio 2012 alle 21:40	I dati Istat dicono che la disoccupazione globale è a circa il 9%, e che il 32% è tra i giovani, il dato si può leggere anche in un altro modo che la disoccupazione tra i giovani è il triplo di quella dei non giovani in quanto non …. (non voglio dirlo).
Non penso comunque che il mancato reintegro del lavoratore possa generare posti di lavoro, al massimo potrebbe influire su una supposta produttività.
Rispondi	Mi....semplicemente ha detto:	5 febbraio 2012 alle 17:44	infatti…parlano parlano, ma son tutti ignoranti in materia…politici o dottori……
Rispondi	popof1955 ha detto:	6 febbraio 2012 alle 21:42	o fanno finta, così quando si ripresentano alle elezioni salvano la faccia 🙂
Rispondi	Mery ha detto:	5 febbraio 2012 alle 19:08	Questa storiella è una vera pagliacciata ( almeno per me), quando i professori discutono di art. 18, lo fanno per il piacere di dire delle castronerie, oppure per garantirsi la benevolenza del Pdl. Non riesco a decidere quale delle due ipotesi sia meno pericolosa per l’Italia…E non mi si venga a raccontare che il precario non ha ciò che si merita perché c’è il fisso. A parte il fatto che la gente confonde con facilità posto fisso con lavoro a tempo indeterminato, perchè il posto fisso in Italia è possibile solo come dipendente pubblico, oppure come senatore a vita, ma chi impedisce al datore di lavoro di offrire un contratto migliore? L’articolo 18? Ma non fateci ridere!
Rispondi	popof1955 ha detto:	6 febbraio 2012 alle 21:59	Non sono loro a parlare di articolo 18, diciamo che sono i giornalisti per puro scopo di semplificazione, è diventata una litania che ha impatto sulla gente e allora semplificano, l’attacco vero è sulla giusta causa di licenziamento, l’art. 18 è solo una disposizione applicativa. Nel privato la tendenza è quella di fidelizzare il dipendente, nel pubblico le cose cambiano.
Rispondi	Mery ha detto:	6 febbraio 2012 alle 23:08	Il privato è fidelizzato da un pezzo, il pubblico forse dovrebbe iniziare a preoccuparsi… sentito dalla Grecia? “Atene pronta a licenziare 15mila dipendenti pubblici.” Mi sa che si vogliono preparare la strada Mery ha detto:	7 febbraio 2012 alle 15:50	Non voglio entrare nel merito della questione, primo perchè ho capito che la politica del contare i peli delle chiappe degli altri serve solo a sviare il problema e non a risolverlo (lavoratori autonomi priveligiati, tassisti priveligiati, dipendenti priveligiati, farmacisti, commercianti, di tutto e di più…a quanto pare l’Italia l’hanno fatta gli schiavi.)Secondo punto, mi chiedo se sia giusto che un “qualunque” membro di un “qualunque” Governo si possa permettere di rivolgersi a noi cittadini con parole o espressioni sprezzanti e sempre più spesso ingiuriose!”Bamboccioni”, “Fannulloni”, “Sfigati” e adesso pure “Mammoni”(riassunto delle parole della Sig.ra Ministro Cancellieri), dimenticando che loro sono i “Servitori” di questi “Bamboccioni”… E qui forse sono io che vivo in un altro mondo e in un altro tempo, quello sbagliato ovviamente, perchè sicuramente avrò “frainteso” qualcosa, come sempre!
Terzo punto, essendo di natura curiosa, mi piace sentire più campane per capire lo scopo principale della questione, questi investitori mancati, o disponibili, in Italia per l’art.18 chi sono? Ci facessero almeno i nomi…
Qualche malpensante dice che si tratta del grosso pacco che le istituzioni devono fare alla FIAT per farla rientrare in Confindustria. Sarà così?
Presto attenzione ad Atene, perchè sono convinta che sarà il nostro futuro prossimo 😛
ili6 ha detto:	5 febbraio 2012 alle 22:50	secondo me l’obiettivo da perseguire nei due settori, specie nel pubblico, non è licenziare (fannulloni e non) per creare mobilità, efficienza e posti di lavoro (si creano posti di lavoro licenziando altri che restano senza lavoro…tipo il cane che si morde la coda per l’economia occupazionale di uno Stato); secondo me l’obiettivo da perseguire è costringere gli inefficienti a lavorare con le buone e con le cattive: nell’ufficio del signor x si sono accumulate troppe pratiche? dimezziamogli lo stipendio finchè non le smaltirà tutte. Il signor x si darà una mossa ?
Rispondi	popof1955 ha detto:	6 febbraio 2012 alle 22:16	Non è licenziando che si creano posti di lavoro, altrimenti basterebbe mandare in pensione quelli che già lavoriamo da oltre 37 anni.
Altra cosa è riuscire a passare dalla cultura del lavoro per finta, al lavoro per gli altri.
Rispondi	ili6 ha detto:	5 febbraio 2012 alle 22:58	e se il signor x inizierà la catena di s Antonio (non è colpa mia, ma di quello e anche di quello e quell’altro…) allora riduzione di stipendio e annullamento delle ferie per tutta la catena finchè non capiranno che lavoro è una cosa seria e preziosa. Se poi fossero duri di comprendonio…a casa, a casa a far calzette!
se invece è l’azienda a licnziare per un suo “capriccio” o riduzione del personale…beh….facciano pure, ma prima cerchino un posto di pari livello ai licenziati. Ecco, questo lo imporrei a tutte quelle aziende private che di punto in bianco decidono di licenziare per andare ad aprire al polo nord!
Iniziamo ad imporlo all’Omsa?
Rispondi	popof1955 ha detto:	6 febbraio 2012 alle 22:22	e se a creare il meccanismo del lavoro inceppato è il datore di lavoro che si fa si raddoppia lo stipendio?
Nel privato c’è molta tendenza a lavorare e premiare per obiettivi, la cosiddetta anzianità di servizio non esiste più da decenni in parecchi settori, e poi è risaputo che chi fa poco o nulla ha il beneplacito del datore di lavoro che lo utilizzerà per recriminare con i sindacati la scarsa efficienza di un settore.
Rispondi	ili6 ha detto:	6 febbraio 2012 alle 22:29	ma il datore di lavoro privato è un santo in terra! E’ inattaccabile!
E’ il PADRONE!
popof1955 ha detto:	7 febbraio 2012 alle 11:01	no, sto dicendo il contrario, ad esempio l’assenteista nel privato serve al datore di lavoro per utilizzare a proprio favore le statistiche, il mancato rispetto di regole lo utilizza per dimostrare che sta li la causa della bassa produttività.
P,S,: oggi sono a casa in ferie, o meglio visto che le festività coincidenti con il sabato il mio datore di lavoro non vuole riconoscerle, è stato fatto un accordo aziendale che da la possibilità di una fruizione concordata (due volte all’anno, non cumulabili).
ili6 ha detto:	5 febbraio 2012 alle 23:04	vabbè, vabbè…dirai che sto farneticando: forse… e forse sarà per questa pò di febbre che ho stasera ,non da art 18 ma da mese gelido di febbraio.
Rispondi	in fondo al cuore ha detto:	6 febbraio 2012 alle 16:13	quello che dici è assolutamente logico, per questo (visto che ci deve pensare il governo) pare fantascienza! La logica mai viene applicata in alcun campo…..forse perchè è la via più semplice?….mha….non saprei, riguardati Maria Rosaria! 🙂
Rispondi	popof1955 ha detto:	6 febbraio 2012 alle 22:26	mi raccomando curati e torna pimpante, queste gelide giornate dureranno ancora per un po’. 🙂
Rispondi	ili6 ha detto:	6 febbraio 2012 alle 22:31	Quasi passata! Ed oggi ho lavorato fino alle 19.00.
Sto diventando stakanovista?? allora mi sa che è vero che con l’avanzare dell’età si peggiora
strangethelost ha detto:	6 febbraio 2012 alle 20:36	Quello che non ho ancora capito è; perchè Monti dice che l’art.18 tiene lontani gli investitori dall’Italia ,Che cosa c’etra ? e come ?
Rispondi	popof1955 ha detto:	6 febbraio 2012 alle 22:35	Gli investitori a me sembrano più interessati allo sfruttamento che alla crescita. A monte si parla anche di privatizzazione di alcune attività dello stato. Chi rileverebbe un’azienda che ha un surplus di dipendenti che non può eliminare perchè le leggi non lo consentono?
Non potendo eliminare i lavoratori si eliminano le leggi che li proteggono, così l’azienda diventa appetibile e aumenta il valore di mercato. Anche se non viene venduta, le sue quotazioni crescono e visto che BOT, CCT, BTP ecc. hanno una copertura oltre che in oro, in azioni, il prezzo di collocamento dei titoli pubblici diminuisce.
Rispondi	Emilio ha detto:	7 febbraio 2012 alle 10:47	Le cose dovrebbero essere uguali per tutti e non con queste differenze…
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