Source: http://www.openmediateca.it/index.php/lavori-d-aula/question-time/92-question-time-del-12-ottobre-2018
Timestamp: 2020-04-04 20:56:10+00:00
Document Index: 149060106

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 3', 'art. 3', 'art 1', 'sentenza ', 'sentenza ']

Question Time 12 ottobre 2018
Question Time del 12 ottobre 2018
2 - Informativa circa i tempi di adozione degli indirizzi per la redazione del PUAD ex L.r. 19/2017 - Ipotesi di danno erariale
3 - Crolli nel Comune di Sant'Antimo del 3 novembre 2017 in via Giannangeli e del 30 luglio 2018 in via Padre Antonino
4 - Vigilanza e controllo per la tutela dei passeggeri fruitori del trasporto pubblico marittimo
5 - Programmazione, monitoraggio ed erogazione delle prestazioni di Patologia clinica - criticità
6 - Immobili IACP Napoli abusivamente occupati
7 - Allagamenti locali dell'Ospedale del Mare e sanzioni per trasgressioni al divieto di fumo negli ospedali
8 - Occupazione senza titolo casa cantoniera nel Comune di Ischia
9 - Servizio di smaltimento fanghi di depurazione in Campania
10 - Rete Arpac per il monitoraggio della qualità dell'aria
11 - Riqualificazione ambientale Regi Lagni - territorio comunale di Sant'Anastasia
12 - Roghi tossici e inquinamento in Campania: progetto tracciabilità dei rifiuti
Buongiorno. Diamo inizio ai lavori della Seduta di Question Time. Comunico che su richiesta del Consigliere Francesco Emilio Borrelli le interrogazioni Reg. Gen. n. 214/2 e 195/2 saranno posticipate nella parte finale della seduta. Interrogazioni a risposta immediata ai sensi dell'articolo 129 del Regolamento interno.
Informativa circa i tempi di adozione degli indirizzi per la redazione del PUAD ex L.r. 19/2017 - Ipotesi di danno erariale
Interrogazione: "Informativa circa i tempi di adozione degli indirizzi per la redazione del PUAD ex L.r. 19/2017 - Ipotesi di danno erariale" Reg. Gen. 216/2 a firma della Consigliera Flora Beneduce (Forza Italia), già distribuita in Aula.
Grazie signor Presidente. Buongiorno a tutti. Ringrazio l'assessore Discepolo. La mia interrogazione è abbastanza corposa, cercherò di ridurla, poi lascerò tutto agli atti per chi si volesse documentare. Premesso che il Piano di utilizzo delle aree del demanio marittimo con finalità turistico-ricreative (PUAD) costituisce strumento a valenza economica e di indirizzo volto a disciplinare le modalità dell'esercizio delle funzioni dei Comuni preposti al rilascio, rinnovo e variazioni delle concessioni demaniali marittime nell'ambito territoriale della Regione Campania.Il PUAD fornisce altresì gli strumenti indispensabili per la corretta classificazione delle aree del territorio della categoria A e B, sulla base dei criteri del requisito di alta e normale valenza turistica. Sul tema della pianificazione del demanio marittimo con finalità turistico ricreative la Regione Campania è intervenuta a più riprese, ma non ha mai adottato il PUAD, in particolare, il comma 38, dell'art. 1 legge regionale 7 agosto 2014 numero 16, ha stabilito di deliberare, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della norma, il regolamento di adozione del PUAD.Nel settembre 2014, al fine di elaborare il regolamento previsto dalla norma, è stato istituito un apposito gruppo di lavoro interdisciplinare, gruppo sospeso e poi ripreso con delibera di Giunta dell'8 marzo 2016. Considerato che il 22 giugno 2017 è intervenuta la legge regionale 19/2017 recante "Misure di semplificazione e linee guida di supporto ai Comuni in materia di governo del territorio" che all'art. 3 detta indirizzi per la redazione del PUAD, modificando al contempo la L.R. 16/14, che all'art. 3, la predetta Legge regionale stabilisce: "La Giunta Regionale approva il preliminare del Piano di utilizzazione delle aree del demanio marittimo (PUAD), con finalità turistico-ricreative". In coerenza con il preliminare del PUAD la Giunta regionale adotta il PUAD, contestualmente all'avvio della valutazione ambientale strategica e alla redazione del rapporto ambientale; che con delibera di Giunta Regionale del 2017 avente ad oggetto "Ricognizione competenze organizzative demanio marittimo" vengono dettagliate le competenze organizzative relative alle aree demaniali marittime site sul territorio della Regione Campania, assegnate alle diverse Direzioni Generali in ragione delle rispettive attribuzioni. Rilevato che la legge 296/2006 (finanziaria 2007) all'art 1, comma 2051, classifica a decorrere dal primo gennaio 2007, le aree, manufatti, pertinenze e specchi acquei nelle seguenti categorie: 1) categoria A: aree, manufatti, pertinenze e specchi acquei, o partì di essi, concessi per utilizzazioni ad uso pubblico ad alta valenza turistica; 2) categoria B: aree, manufatti, pertinenze e specchi acquei, o parti di essi, concessi per utilizzazione ad uso pubblico a normale valenza turistica. L'accertamento dei requisiti di alta e normale valenza turistica è riservato alle Regioni competenti per territorio con proprio provvedimento. Nelle more dell'emanazione di detto provvedimento la categoria di riferimento è da intendersi la B. Preso atto che a distanza di mesi risultano disattese le ulteriori disposizioni della Legge regionale 19/2017; dalle dichiarazioni riportate nei resoconti integrali, che non leggerò, fatti all'epoca dal dottore Grassia il quale parla addirittura di danno erariale perché non si era ancora ottemperato al PUAD.Ritenuto che la regolamentazione dell'utilizzo delle aree del demanio è atto fondamentale per preservare le aree demaniali della Campania. Interroga il Presidente della Giunta regionale per conoscere i tempi di adozione degli Indirizzi per la redazione del Piano di utilizzo delle aree del demanio marittimo con finalità turistico-ricreative di cui alla L.r. 19/2017 in costanza di ipotesi di danno erariale. Ho cercato di essere molto sintetica, però lascerò tutti agli atti del Consiglio. Grazie.
Grazie Presidente. Ringrazio la Consigliera Beneduce per darmi l'opportunità, con la sua interrogazione molto puntuale, di discutere di una materia che sicuramente è delicata e richiede un'ulteriore e significativa azione da parte della nostra Amministrazione. La Consigliera ha anche ricordato, nella premessa della sua interrogazione, quali sono stati gli atti propedeutici che in passato attraverso una complessa procedura hanno portato anche a formalizzare un indirizzo per la redazione del PUAD, ma che poi si era arenato nell'attività presso la Commissione, che assolutamente ora va ripreso essendo poi intervenuto, come veniva già ricordato, nel frattempo la legge regionale 19 del 2017 che modificando la precedente impostazione ha affidato alla direzione generale di Governo del territorio Lavori Pubblici e Protezione l'attività di coordinamento di una serie di direzioni. Essendo questa materia alquanto complessa, vedono in campo - veniva ricordato prima - contemporaneamente delle competenze che afferiscono al Turismo, alla Difesa del Suolo, alla Tutela dell'Ambiente, al Demanio e Patrimonio, al Demanio Marittimo, alla Direzione regionale per i Beni Culturali e Paesistici della Campania come soggetto esterno, tutti chiamati in qualche modo ad esprimersi e a partecipare a questo lavoro. Mi informa il direttore che già il 17 ottobre è convocato un incontro tecnico per fare il punto sulle attività che sono già state svolte in passato, aggiornare la previsione che era stata formulata e arrivare in tempi rapidi ad una proposta di preliminare del Piano PUAD che deve essere portata in Giunta. Sull'aspetto specifico sollevato dalla Consigliera, rispetto al rischio di un danno erariale, vorrei tranquillizzare nel senso che è vero che una volta definito il Piano saranno classificate tutte le aree assoggettate dal Piano stesso ad una loro specifica categoria, quella A e B, in particolare la B in due sottocategorie B1 e B2, e che in questo momento, in forma transitoria, in attesa della classificazione certificata dal PUAD vige un criterio per il quale tutte le aree sono assimilate alla sola categoria B. È una classificazione temporanea della zona B comunque incrementata e portata ad un valore del 25 per cento che è già una cautela di questa forma transitoria rispetto a quello che sarà la definizione ultima, dopo il PUAD. In particolare anche nelle zone B1 e B2, di cui la B2, quella a valenza limitata, valenza turistica, sono tutte assimilate sul valore massimo della B1. In questo momento vi è una riserva nell'attesa di questa classificazione ulteriore a B1 e B2, che dovrebbe essere cautelare rispetto a quello che potrà essere alla fine l'incasso determinato, una volta definite le categorie. Tanto premesso, rispetto al problema del danno erariale, posso assicurare alla Consigliera che è al lavoro il gruppo di coordinamento presso la nostra direzione per pervenire in tempi rapidi al preliminare del PUAD. Grazie.
Ringrazio l'Assessore. Volevo fare qualche precisazione. Giustamente l'Assessore mi dice che sono state in parte incrementate del 25 per cento queste riscossioni che dovrebbe avere la Regione, ma qualche mese fa, esattamente il 30 agosto, ho fatto una richiesta formale, un'informativa per un'entrata di imposta regionale, il Codice Tributi 992. Dopo un mese e mezzo mi rispondono i burocrati, quelli che sono addetti a questo, nella fattispecie il Direttore Generale, avvocato Giuseppe Carannante, e mi dà una lista che secondo me non va bene neppure per il salumiere. Mi dice che nel 2015 sono stati incassati 1 milione 830 mila 401 dalle concessioni, nel 2016 sono stati incassati 1 milione 521, poi, a scendere, fino al 2018, sono stati incassati 475 mila 304. Voglio capire com'è che si parte da 1 milione 830, poi visto che c'è stato un incremento del 25 per cento, invece di aumentare sono diminuiti. Pare illogico. Devo constatare che nel 2018 la Regione ha incassato 475 mila 304 a fronte di tutti questi soldi che spendono i nostri cittadini quando vanno a mare, perché una cosa è andare a mare a Varcaturo, dove magari mi dicono che spendono anche 3 o 4 euro per l'ingresso e il lettino e altra cosa è andare a Capri dove si spendono 50 euro per accedere alla spiaggia, perciò faccio l'ipotesi di danno erariale. Grazie.
Crolli nel Comune di Sant'Antimo del 3 novembre 2017 in via Giannangeli e del 30 luglio 2018 in via Padre Antonino
Interrogazione: "Crolli nel Comune di Sant'Antimo del 3 novembre 2017 in Via Giannangeli e del 30 luglio 2018 in Via Padre Antonino" Reg. Gen. 222/2 a firma del Consigliere Armando Cesaro (Forza Italia), già distribuita in Aula. Concedo la parola alla Consigliera Beneduce che ha la facoltà di illustrarla per un minuto, Cesaro ci ha fatto sapere che poteva essere sostituito dalla Consigliera Beneduce, prego.
Grazie signor Presidente. Premesso che in relazione alle problematiche relative alle cavità sotterranee presenti nelle aree urbanizzate della Campania, in presenza di crolli che hanno provocato danni alle infrastrutture sovrastanti, i commi 11, 12, 13 e 14 dell'articolo 1 della legge regionale 8 agosto 2018 recanti "Misure per l'attuazione degli obiettivi fissati dal DEFR 2018-2020, collegato alla legge di stabilità regionale per l'anno 2018", hanno stabilito un intervento prioritario della Regione Campania che al fine di affrontare le incombenti emergenze per l'anno 2018 le succitate norme, ed in particolare il comma 14, hanno stanziato 300 mila euro attraverso l'incremento della Missione 9, Programma 1, Titolo 1 e contestuale decremento della medesima somma a valere sullo stanziamento della Missione 20, Programma 1, Titolo 1 del Bilancio di previsione finanziario per il triennio 2018-2020 che com'è noto è puntualmente documentato dai resoconti stenografici d'Aula e dalla stampa, tali misure sono state inserite nella succitata legge regionale su proposta del Consigliere Cesaro a seguito dei crolli occorsi nella città di Sant'Antimo il 3 novembre 2017 in Via Giannangeli e il 30 luglio 2018 in Via Padre Antonino. Tanto premesso, interroga l'Assessore all'Urbanistica e al Governo del territorio della Regione Campania per sapere se alla luce di quanto sopra esposto sia pervenuta, presso i competenti uffici della Regione Campania e con quale esito, giusta richiesta finanziaria da parte dell'Amministrazione comunale di Sant'Antimo. Grazie.
Ho fatto effettuare una verifica alla direzione generale Governo del Territorio, Lavori Pubblici e Protezione Civile sulla questione in oggetto e ho anche un'informativa che mi appresto a dare al Consigliere Cesaro presso la Consigliera Beneduce, ma vorrei premettere che l'argomento non è di competenza del mio Assessorato. Tanto premesso, non risulta nessuna richiesta, da parte dell'Amministrazione comunale di Sant'Antimo pervenuta alla direzione generale del Governo del Territorio, Lavori Pubblici e Protezione Civile. Infine, il riferimento che viene contenuto all'interno dell'interrogazione, di transazione elementare di codifica della Missione 9, Programma 1, Titolo 1, mi viene detto richiamare una specifica competenza della direzione generale per la Difesa del Suolo e l'Ecosistema.
Grazie Assessore Discepolo. Veramente sono basita quando mi si dice che non è competenza della Regione.
Del mio Assessorato.
Questo non lo so, hanno mandato lei a rispondere e purtroppo devo risolvere a lei la mia domanda. Sono stati postati questi fondi - mi chiedo - nel terzo millennio si fa tutto attraverso la tecnologia, perché non si può mandare qualche nostro dirigente a fare dei rilievi, in modo che sappiamo quali sono veramente le parti del sottosuolo che sono a rischio crollo e così ci incominciamo a tutelare i nostri cittadini, che poi capitano le disgrazie e vogliamo correre ai ripari. Penso che prevenire sia sempre meglio che curare. Grazie.
Vigilanza e controllo per la tutela dei passeggeri fruitori del trasporto pubblico marittimo
Interrogazione: "Vigilanza e controllo per la tutela dei passeggeri fruitori del trasporto pubblico marittimo" Reg. Gen. 223/2 a firma della Consigliera Maria Grazia Di Scala (Forza Italia), già distribuita in Aula.
Grazie Presidente e grazie all'Assessore presente, intervenuto per rispondermi. Ancora una volta intervengo con un Question Time avente ad oggetto la tutela dei passeggeri, in particolare il trasporto marittimo, argomento che mi sta particolarmente a cuore. Sappiamo che il Parlamento Europeo ha adottato un Regolamento che, nella sua relazione introduttiva e programmatica, fa riferimento espressamente al passeggero che utilizza le vie del mare come parte più debole del rapporto contrattuale e, come tale, come parte che necessita di particolare tutela e garanzia in ordine al sistema di mobilità e di trasporto marittimo. Secondo questo Regolamento, gli Stati membri, dovrebbero promuovere l'uso dei trasporti pubblici e l'uso di un sistema di bigliettazione integrata proprio per ottimizzare l'uso e favorire l'interoperabilità tra operatori commerciali per garantire idonee modalità di trasporto. Voglio rilevare che fummo proprio noi del Gruppo di Forza Italia, fui io in particolare a farmi promotrice di un emendamento relativo all'adozione di un sistema di bigliettazione integrata tra le diverse compagnie di navigazione. Nell'era di internet, del 5G, del riconoscimento facciale, del QR Code, poveri passeggeri isolani, stiamo ancora a fare la spola tra una biglietteria e l'altra per dotarci di un voucher cartaceo. Avevo chiesto l'appostamento di un importo base da fornire alle compagnie di navigazione, con oneri a carico del Bilancio regionale per dare avvio a questo tipo di bigliettazione integrata, ma purtroppo l'emendamento fu dichiarato inammissibile. Voglio ricordare, inammissibile perché mi fu riferito che non era stato idoneamente allocato nel maxiemendamento come argomento, mentre quello immediatamente successivo, relativo all'aeroporto di Pontecagnano, fu approvato con somma ben più alta. Non voglio fare polemica. Abbiamo anche un sistema di itermobility che dovrà essere applicato al trasporto terrestre con dei pullman e dei mezzi su gomma che saranno fantascientifici, che saranno dotati delle più ampie tecnologie, speriamo che venga esteso anche al trasporto marittimo. Avanzeremo richieste in tal senso. Tornando al problema Campania, integrandolo con la premessa che ho fatto con il Regolamento europeo, vi sono stati dei provvedimenti della Giunta regionale, in particolare la delibera del 2 agosto 2016 che ha approvato le linee di regolazione dell'organizzazione del trasporto pubblico locale marittimo. Con questo provvedimento vengono individuati gli uffici regionali e la direzione regionale della mobilità con decreto ministeriale del 5 giugno 2017, poi il provvedimento della Regione Campania individua la direzione generale mobilità come l'ufficio che debba provvedere alla ricezione dei reclami a seguito delle eventuali infrazioni che siano state accertate. Il Regolamento della Giunta regionale del 13 ottobre 2016, pubblicato sul Burc in pari data, in attuazione di quel Regolamento della Comunità Europea cui ho fatto riferimento in premessa, prevede che i vettori sono obbligati a garantirla senza discriminazione tra i passeggeri, con particolare attenzione e riguardo ai disabili e a coloro che abbiano problemi di mobilità o comunque che siano menomati per età, per disabilità o per qualsiasi altro motivo, che non vengano discriminati, che vengano adeguatamente assistiti e stabilisce anche i diritti dei passeggeri in caso di cancellazioni, ritardi, le informazioni minime da fornire ai passeggeri, il trattamento dei reclami, la formazione e l'istruzione del personale. Sono noti i casi di cronaca che ho ripetutamente segnalato anche ai competenti degli uffici regionali relativi a vari episodi che si sono verificati, non è possibile che alcuni navigli siano preda dello scorrimento di acqua all'interno, ma ancora più grave della mancata attuazione del sistema di bigliettazione integrale assenza i tempi di percorrenza o la cancellazione delle corse senza alcun preavviso. Questo Regolamento del Presidente della Giunta regionale della Campania stabilisce all'articolo 8 che l'impresa di navigazione che beneficia dell'autorizzazione, deve redigere un report mensile sulle attività compiute e che la direzione generale per la mobilità ha l'obbligo di vigilare e controllare sull'esatto adempimento degli obblighi spettanti alle imprese di navigazione, sul rispetto delle normative in genere. La Regione può anche disporre delle indagini sul grado di soddisfazione dell'utenza per l'aggiornamento degli standard di qualità. Occorre verificare se siano attivi questi uffici a cui debbano pervenire i reclami, se le attività di monitoraggio vengano effettuate e se venga data idonea e adeguata diffusione alle procedure da adottare per effettuare questi reclami con la relativa modulistica, visto che tutto dovrebbe essere presente ed aggiornato sul sito della Regione. Interrogo l'Assessore che mi vorrà rispondere al fine di conoscere se le compagnie di navigazione, autorizzate al servizio di trasporto marittimo, abbiano redatto mensilmente report; se sono previsti e sono stati approntati, ed efficaci ed operatovi, gli strumenti di vigilanza e controllo di cui al provvedimento del Presidente della Giunta regionale della Campania; se siano state disposte indagini sul grado di soddisfazione dell'utenza da parte della Giunta regionale; e se siano state intraprese delle misure in ordine alla trasparenza, pubblicità e semplificazione delle procedure di reclamo relativo al trasporto marittimo. Grazie.
Grazie Presidente. Faccio subito un inciso, la delibera 442 del 2 agosto 2016 l'ho sottoscritta io, quindi conosco bene l'argomento. Le linee che sono state fissate avrebbero dovuto dare i risultati. Vi dico quanto mi è stato relazionato. In merito al primo punto dell'interrogazione, la direzione generale mobilità chiarisce che ordinariamente le compagnie di navigazione comunicano la mancata effettuazione delle corse autorizzate indicandone altresì le motivazioni. Questi dati sono poi integrati dai report trasmessi mensilmente dalle capitanerie di porto per ciascuna società autorizzata. Conseguentemente, a seguito di tali comunicazioni, la direzione valutata la reiterazione della mancata effettuazione delle trasporto, avvia un procedimento di contestazione nei confronti della compagnia interessata al fine di verificare la sussistenza di eventuali cause esimenti che possano escludere l'imputabilità della mancata offerta di trasporto oppure, in caso di responsabilità della compagnia di navigazione, avvia il procedimento che condurrà all'adozione del provvedimento di decadenza dell'autorizzazione per la relativa corsa. In merito al secondo punto dell'interrogazione, la direzione generale mobilità, in aggiunta alle attività di verifica e controllo, dal raffronto dei report mensili delle capitanerie, con le comunicazioni delle compagnie di navigazione relative alla mancata effettuazione delle corse, svolge anche un'attenta attività di vigilanza e monitoraggio a campione o sulla base di disservizi segnalati dall'utenza. In merito al terzo punto dell'interrogazione, la direzione generale e la Giunta regionale, verificato il mercato di riferimento e constatato un parziale fallimento di alcune tratte, hanno adottato con propri provvedimenti le misure idonee a garantire la mobilità, in particolare qualificando come servizi di interesse economico generale gravati da obblighi di servizio pubblico e con oneri economici a carico della Regione, corse dedicate al trasporto scolastico e al trasporto delle merci. Per quanto riguarda l'aspetto qualitativo dei servizi di trasporto pubblico locale marittimo autorizzati, in assenza di un rapporto contrattuale, le attività di monitoraggio, predisposte anche con il supporto dell'agenzia per la mobilità, tengono a promuovere il miglioramento della qualità del servizio. Per quanto attiene più specificamente ad un aggiornamento degli standard di qualità previsti dalla carta dei servizi, si precisa che la legge 214 del 2011 ha attribuito all'autorità di regolazione dei trasporti il compito di stabilirle condizioni minime di qualità dei servizi di trasporto nazionale locali connotati da oneri di servizio pubblico, individuate secondo caratteristiche territoriali di domanda e offerta. Nell'ambito dei procedimenti di formazione dei provvedimenti di competenza dell'ART (Autorità di Regolazione dei Trasporti), la conferenza del Regioni, sulla base di un'istruttoria realizzata dalla Commissione infrastrutture, mobilità e governo del territorio, coordinata proprio dalla nostra Regione, ha elaborato un proprio documento di osservazione che è stato tenuto in debito conto nell'adozione della delibera n. 96 del 2018 adottata il 4 ottobre ultimo scorso, di approvazione dell'atto di regolazione delle condizioni minime di qualità. Infine, in merito al quarto punto dell'interrogazione, è necessario premettere che il decreto legislativo 129 del 2015, recante "Disciplina sanzionatoria delle violazioni delle disposizioni del Regolamento CEE 1177/2010", all'articolo 3 assegna in via esclusiva all'ART la competenza all'esercizio delle funzioni relative all'applicazione del Regolamento comunitario diretto a garantire il rispetto dei diritti dei passeggeri. Le strutture regionali competenti, e nel caso di specie la direzione generale mobilità, sono solo deputate eventualmente a ricevere reclami per le presunti violazioni al Regolamento da trasmettere all'autorità di regolazione dei trasporti secondo una modulistica che sebbene non è ancora adeguatamente pubblicizzata sul sito regionale, deve essere strettamente conforme alla modulistica predisposta dall'ART e da quest'ultima autorità idoneamente pubblicata sul proprio sito. La direzione generale mobilità, in ogni caso, ha colto quest'occasione di comunicare che darà seguito anche agli adempimenti previsti, così da assicurare il pieno rispetto del decreto ministeriale del 5 giugno 2017 in ordine alla trasparenza, pubblicità e semplificazione delle procedure di reclamo e delle segnalazioni relative al trasporto marittimo.
Ringrazio l'Assessore anche perché particolare conoscitore della materia, in quanto estensore del provvedimento da me richiamato in premessa, però la risposta non è conforme alla domanda, né mi soddisfa dal punto di vista del contenuto. Il decreto ministeriale da me richiamato è del 2015 ed è successivo rispetto alla normativa richiamata del 2011 sull'ART ed in ogni caso vi è un'ammissione sulla mancata pubblicizzazione di questa modulistica e delle procedure per svolgere reclamo che, secondo la normativa da me richiamata, va effettuata presso la direzione generale mobilità. Non mi è stata inoltre fornita risposta in ordine all'attività ispettiva, se venga compiuta o meno dalla direzione generale mobilità anche alla luce di una mia richiesta di accesso agli atti che risale al 22 marzo 2018 con la quale richiesta facevo istanza di conoscere se fossero state poste in essere attività di controllo ed ispettive da quella direzione generale e se fossero stati effettuati i monitoraggi degli standard qualitativi e di sicurezza, considerato che ml fu impedito di accedere a bordo di un traghetto per effettuare un'attività ispettiva, all'inizio del mandato di Consigliere regionale e anche alla luce - e concludo - del provvedimento del dirigente della direzione generale mobilità che effettua delle liquidazioni ad un personale appositamente incaricato, di effettuare monitoraggio, ispezioni e vigilanza presso le sedi delle compagnie e a bordo dei navigli. Provvedimento che liquida 4 mila euro a fronte di una spesa stanziata di quasi 10 mila euro. Grazie.
Programmazione, monitoraggio ed erogazione delle prestazioni di Patologia clinica - criticità
Interrogazione: "Programmazione, monitoraggio ed erogazione delle prestazioni di patologia clinica - Criticità" Reg. Gen. 227/2 a firma della consigliera Valeria Ciarambino (Movimento 5 Stelle), già distribuita in Aula.
L'interrogazione odierna riguarda una circostanza che a nostro avviso sta compromettendo il diritto alle cure dei cittadini della nostra Regione che si vedono sistematicamente negare la possibilità di effettuare gli esami di laboratorio in regime di convenzione per esaurimento del tetto di spesa trimestrale. È un problema purtroppo atavico, è antico, che lo stesso Presidente De Luca aveva pubblicamente stigmatizzato, salvo poi disinteressarsene, che attiene all'incapacità della Regione di definire i fabbisogni delle prestazioni da contrattualizzare con i laboratori di analisi privati accreditati prima che inizi ciascun anno di esercizio. Può sembrare lapalissiano, ma purtroppo non è così. Non essendo stato definito a priori questo fabbisogno, si sta mandando avanti, si stanno mandando avanti le attività in deroga sulla base delle condizioni pattuite negli anni precedenti, in assenza di contratto vigente ed efficace per l'anno in corso. Vi è di più, le attività di monitoraggio e di liquidazione dei laboratori sono difformi da A.S.L. ad A.S.L., pertanto si venuta a determinare una grave sperequazione tra operatori economici accreditati che lede palesemente il principio della libera concorrenza, oltre che una ancora più grave sperequazione tra cittadini e utenti che risiedono in Province diverse. Il contesto in cui questo avviene è anche di grande fragilità della rete laboratoristica in Campania che sta attraversando una delicata fase di riorganizzazione e le procedure di accorpamento stanno comportando la chiusura di molti laboratori con la dislocazione sul territorio regionale di grandi laboratori Hub di proprietà di società multinazionali. Rilevato che annualmente in Regione Campania vengono erogate circa 40 milioni di prestazioni ambulatoriali afferenti la branca della patologia clinica, solo il 15 per cento di queste erogate da strutture pubbliche, della quota erogata dai laboratori di analisi privati accreditati l'89 per cento vengono erogate da strutture medio piccole con capacità soglia al di sotto delle 200 mila prestazioni annue. Si stima che il valore delle attività della branca di patologia clinica ammonti a circa 300 milioni di euro. Capite che questa fetta di mercato è estremamente appetibile per le multinazionali, per le lobby. In applicazione del DCA 89 del 2016, ciascun laboratorio accreditato ha stipulato, con l'A.S.L competente, un contratto di esercizio biennale con la definizione dei volumi, tipologia delle prestazioni e tariffe e correlati limiti di spesa con validità decorrente fino a tutto l'anno 2017. Si sono anche definite le modalità di monitoraggio mensile della percentuale di consumo dei tetti di spesa stabiliti e il frazionamento del tetto annuale, della regressione tariffaria e della liquidazione dei saldi su base trimestrale al fine di garantire la continuità assistenziale in tutti i mesi dell'anno solare. Questi contratti sono scaduti da 10 mesi. L'erogazione delle prestazioni per il 2018 è proseguita sulla base dei termini contrattuali stabiliti per gli anni precedenti e il budget, anch'esso determinato convenzionalmente sulla base di quanto definito per l'anno precedente, è esaurito a luglio 2018. L'A.S.L. di Salerno non avendo applicato la trimestralizzazione, come definita dal DCA 89, ha esaurito tutto il tetto di branca assegnato e anche quello delle altre A.S.L. che invece, attenendosi al DCA hanno applicato la trimestralizzazione. Questo ha comportato lo sforamento del budget di circa 2,8 milioni di euro a cui è conseguita l'autorizzazione a continuare ad accettare campioni oltre la data di esaurimenti del budget annuale. L'A.S.L. di Salerno non ha effettuato il monitoraggio istituzionale che doveva. Veniamo al tema delle lobby. Nel territorio di pertinenza dell'A.S.L. di Salerno sono allocati due grandi laboratori Hub di proprietà di società multinazionali dove corvengono i campioni dei laboratori Spoke distribuiti in tutta la Regione, assorbendo così il fabbisogno delle altre A.S.L.. Al contempo, i direttori generali delle A.S.L. della Campania hanno bloccato l'erogazione delle prestazioni per esaurimento del tetto trimestrale e quindi l'accettazione delle impegnative è stata interdetta per tutti, tranne - guarda caso - che per i laboratori Spoke aggregati alle Hub dell'A.S.L. di Salerno. Il blocco dell'erogazione delle prestazioni, avvenuto a metà trimestre solo in alcune province, dov'è residuata come unica possibilità quella che prevede la corresponsione diretta del costo delle prestazioni si configura come una grave discriminazione tra i cittadini sulla base della residenza anagrafica. La circostanza che l'A.S.L. di Salerno non abbia mai bloccato le prestazioni nonostante l'erosione del tetto trimestrale e la contestuale presenza, proprio su quel territorio, di due strutture con grande capacità ricettiva ha inficiato - secondo noi - la libera concorrenza tra operatori economici. Tutto ciò premesso interrogo il Presidente della Giunta per sapere quale sia il motivo per cui non si siano attuate attività omogenee di rendicontazione, di monitoraggio istituzionale sull'esaurimento dei tetti, di liquidazione delle prestazioni erogate e per quale motivo solo in alcune Province si è operato il blocco delle prestazioni alla metà di ogni trimestre, mentre i grandi laboratori privati dell'A.S.L. di Salerno continuano ad erogare prestazioni pur avendo eroso il tetto di spesa annuale e se non si ravvisa che questa circostanza abbia determinato una gravissima discriminazione dai cittadini, alterato la corretta concorrenza tra operatori economici accreditati e infine causato danno erariale. Grazie.
La Consigliera ci chiede il motivo per cui non siano attuate le modalità omogenee di rendicontazione, di monitoraggio istituzionale sull'esaurimento dei tetti, di liquidazione delle prestazioni erogate e qual è il motivo per cui solo in alcune Province si sia operato il blocco del prestazioni alla metà di ogni trimestre, mentre i grandi laboratori dell'A.S.L. di Salerno continuano ad erogare. A riguardo, la direzione competente ha segnalato in via preliminare che ci sono competenze istituzionali degli Enti coinvolti e che la Regione ha solo compiti di indirizzo e programmazione adottati con i decreti DCA di riferimento, mentre rientra tra i compiti delle aziende sanitarie locali vigilare e controllare il rispetto dei detti di spesa e delle prescrizioni regionali in materia peraltro soggette alla disposizione della cosiddetta spending review. È chiaro che le A.S.L. dovrebbero essere più concrete nella loro azione. Va rilevato che nella specifica materia, la direzione regionale per la tutela della salute, al fine primario di evitare soluzioni di continuità nell'erogazione delle prestazioni sanitarie ai cittadini, ha emanato due disposizioni, la prima con nota del 27 agosto 2018, ha autorizzato la A.S.L. di Salerno ad utilizzare in via di anticipazione punti di bilancio aziendale nelle more del ristoro degli stessi da parte delle altre aziende tenute alla compensazione delle spese, sempre - però - nel rigoroso rispetto dei limiti di spesa. La seconda nota, del 4 settembre 2018, ha invitato le A.S.L. che ne avessero necessità ad utilizzare sin da settembre le risorse relative all'ultima trimestralità per garantire continuità e tempestività assistenziale per bisogni ritenuti indifferibili, sempre però nel rigoroso rispetto dei limiti della spesa. Quest'ultima disposizione trova fondamento nella circostanza che i minuziosi controlli sulla regolarità e appropriatezza dell'erogazione delle prestazioni in esame, sempre da parte delle competenti aziende sanitarie locali, potrebbero consentire il recupero delle somme anticipate e coprire l'intera annualità.
Grazie Presidente. Le risposte non erano risposte alla mia domanda, la mia domanda era un'altra, io non ho chiesto se voi avete concesso in deroga anche alle altre A.S.L. di proseguire le attività, io ho chiesto come mai l'A.S.L. di Salerno non ha rispettato la trimestralizzazione del budget bloccando le prestazioni a metà trimestre, si è mangiata il budget per la mobilità interprovinciale e interregionale pure delle altre A.S.L. e voi non siete intervenuti in ogni modo, con uno sforamento di 2,8 milioni di euro a tutto vantaggio di due grossi laboratori che insistono sulla Provincia di Salerno e con un atteggiamento assolutamente lesivo della libera concorrenza. Lei mi ha risposto di interventi che avete fatto per garantire le prestazioni su tutto il territorio regionale. Non è questa la domanda che ho fatto, né posso ritenere accettabile la premessa che la Regione non abbia competenza. Stiamo scherzando? Vi state lavando le mani di una situazione gravissima. La Regione fa indirizzo e programmazione, ha pure un ufficio ispettivo regionale le cui funzioni mi risultano ancora oscure, visto che non ho capito cosa ispezione e cosa controlla se ci ritroviamo nella situazione odierna. Ho depositato una mozione che mi auguro si possa presto discutere in Consiglio regionale, dove chiedo che venga stabilito il fabbisogno su basi epidemiologiche, non un fabbisogno inventato a tavolino, che vengano stabilite modalità omogenee di rendicontazione, di monitoraggio, di liquidazione delle prestazioni erogate e sanzioni per le A.S.L. che non adempiono al procedure disciplinate. Verificherò la sua dichiarazione che non avete competenza anche nel controllare e nell'erogare sanzioni laddove non viene rispettato quello che è un DCA commissariale e anche nella determinazione dei tetti di struttura, e perché non è più accettabile quello che accade con queste prestazioni, a tutto svantaggio dei cittadini e anche degli operatori economici più piccoli. Farò anche un esposto alla Corte dei Conti.
Immobili IACP Napoli abusivamente occupati
Interrogazione: "Immobili IACP Napoli abusivamente occupati" Reg. Gen. 214/2 a firma del consigliere Francesco Emilio Borrelli (Campania Libera - P.S.I. - Davvero Verdi), già distribuita a in Aula.
Premesso che l'interrogazione è stata presentata prima di una chiacchierata informale con l'Assessore competente, che mi ha dato alcune risposte in merito, la ripropongo. Ovviamente so di alcune azioni che sono state messe in campo per affrontare un problema che riguarda le strutture di proprietà della Regione, di Enti partecipati della Regione e in generale tutte quelle strutture, soprattutto gli IACP che dovrebbero servire a chi ne ha veramente bisogno e invece in alcuni casi sono occupati abusivamente, alcune volte anche addirittura da soggetti legati alla criminalità. Premesso che nel maggio 2016, l'allora commissario dell'istituto Autonomo Case Popolari della provincia di Napoli annunciava l'invio di circa 1.500 intimazioni di sfratto immediato per altrettanti occupanti di appartamenti di proprietà dello 1ACP. Tali abitazioni risultavano essere occupate senza titolo - a discapito dei legittimi assegnatari - da persone condannate per associazione a delinquere di stampo camorristico; tra gli immobili interessati ci sono il tristemente noto Isolato 3 del Parco Verde di Caivano, il rione Salicelle di Giugliano, i rioni di Ercolano, Nola, Casalnuovo e tanti altri ed i rioni della periferia di Napoli (Scampia, Ponticelli, Soccavo, Barra, eccetera).Numerose sono state le denunce e le inchieste giornalistiche, anche recentissime, che hanno gettato più di un ombra sull'ingerenza della criminalità organizzata nelle procedure di assegnazione - o addirittura di "vendita" - degli appartamenti IACP e sulla strategia di occupazione abusiva delle stesse. Su tutto ciò interroga l'assessore al Governo del Territorio per conoscere: i risultati conseguiti a seguito delle procedure di sfratto avviate nel maggio 2016, dall'allora commissario IACP della provincia di Napoli; se esiste un censimento degli immobili IACP occupati senza titolo e quali provvedimenti sono stati previsti; se risultano vere le voci secondo cui la Regione stia predisponendo un'ennesima sanatoria e regolarizzazione per gli immobili abusivamente occupati.
Grazie Presidente. Confermo quanto dichiarato dal consigliere Borrelli nella sua interrogazione, cioè che risulta anche al mio Assessorato, avendo fatto verifica presso le strutture i vertici dell'Istituto Autonomo di Case Popolari di Napoli che all'epoca, nel 2016, vigente il commissario straordinario Tuccillo, sono state avviate circa 1600 richieste di intimazione allo sfratto. Relativamente all'interrogazione, alla domanda: "Quali sono i risultati conseguiti?". Risulta che in alcune limitate e puntuali attività di natura giudiziaria queste sono andate avanti e lo stesso istituto è stato chiamato a comparire in una fase preliminare di giudizio, ma che al momento ancora non risulta, per alcune di queste attività, eseguito uno sfratto o dichiarato esecutivo uno sfratto. Credo che sia importante fare un richiamo che naturalmente, sono convinto, è già a conoscenza del consigliere Borrelli, ma è utile richiamare, cioè come la circostanza di questa materia dell'edilizia residenziale pubblica è regolata da una serie di norme, di leggi, in particolare la 18 e 19 del 1997 della Regione Campania e da alcuni Regolamenti che fissano criteri relativamente a quest'aspetto anche della liberazione degli immobili detenuti o impropriamente ovvero con cause di morosità e quant'altro. Questa norma prevede in particolare che l'Istituto Autonomo Case Popolari non possa agire direttamente, ma la procedura prevista è quella per la quale l'istituto richiede al Comune, nel cui territori ricadono gli immobili oggetto di questa problematica, di eseguire gli sfratti stessi, non avendo più competenza da poter intervenire direttamente in questa materia. Qualsiasi problema si determini viene a valle del fatto che l'azione promossa dall'Istituto Autonomo Case Popolari si esaurisce nella richiesta di intimazione dello sfratto, ma poi è competenza totale dell'Amministrazione comunale, poter procedere. Anche dal punto di vista del censimento questo risulta all'interno della struttura dei diversi istituti autonomi Case Popolari, non solo di Napoli, ma delle Province della Campania, ma questo non risolve la conoscenza degli immobili che possono esser oggetto di queste particolari problematiche dal fatto che poi l'azione di liberazione è in capo ai Comuni. Anche da questo punto di vista confermo quanto già, e lo ricordava il consigliere Borrelli, abbiamo avuto modo di dirci precedentemente a questo momento di chiarificazione in Aula, che per quanto riguarda il mio Assessorato è in corso in questo momento, e in ottemperanza di una serie di disposizione, non ultima la legge dell'8 giugno 2018, in cui abbiamo varato una modifica del Regolamento del 2016, nel quale stiamo procedendo in una complessa operazione che a seguito di una legge del 2016 - dicevo - ha previsto il superamento degli Istituti Autonomi Case Popolari e l'incorporazione del patrimonio e ultime competenze degli IACP all'interno dell'istituenda agenzia regionale campana per l'edilizia residenziale pubblica e in circostanza dell'applicazione di queste norme e regolamentazione decadranno, saranno abrogate la legge 18 e 19 e sostituiti i nuovi Regolamenti che dovranno disciplinare l'intera materia in termini di assegnazione degli immobili, di canoni, di morosità, di sgomberi e di tutto l'insieme che regola questo settore. All'interno di questo si stanno prevedendo una nuova disciplina che dovrà, in maniera più efficace e più moderna, anche capendo i rispettivi ruoli assegnati all'Amministrazione comunale e a quanto di competenza dell'Agenzia intervenire per risolvere molte delle criticità che sono emerse in questi anni nella gestione del patrimonio di edilizia residenziale pubblica e sociale e quindi cercare di dare un nuovo impulso, e mi auguro che soprattutto questo possa essere il messaggio e l'azione che produrremmo, a partire dal gennaio 2019, in tema di rilancio delle questioni della risoluzione del problema della casa e della qualità dell'abitare in Campania.
Grazie Presidente. Comprendo perfettamente che la materia è spinosa, comprendo perfettamente che veniamo da decenni di inattività e di legalità diffusa in questo settore. Voglio far presente solo una cosa, per concludere il mio intervento, e come sprono nei confronti del lavoro molto complicato dell'Assessore. A parte le inchieste giornalistiche, le denunce, la Procura e così via, risulta che tutte le case per cui non viene pagato il canone, tra l'altro parliamo di canoni irrisori, in alcuni casi di 30 o 50 euro al mese, ebbene, non vengono pagati i canoni agli IACP, ma risulta che pagano - persone che illegalmente stanno dentro - cifre più alte alla camorra. Viviamo questo paradosso, che al pubblico non viene pagato nulla e alla camorra viene pagato più di quanto chiede il pubblico. Questo per me è inaccettabile e nonostante so benissimo che parliamo molto spesso di pacchetti di voti, di situazioni sociali e così via, credo che niente potrà cambiare sul nostro territorio se non si decide di intervenire in modo durissimo rispetto a chi ha fatto dell'illegalità e della sopraffazione il modo di operare anche all'interno di strutture, in questo casi gli IACP, case popolari di tipo pubblico.
Allagamenti locali dell'Ospedale del Mare e sanzioni per trasgressioni al divieto di fumo negli ospedali
Interrogazione: "Allegamenti locali dell'Ospedale del Mare e sanzioni per trasgressioni al divieto di fumo negli ospedali" Reg. Gen. 224/2 a firma del consigliere Francesco Emilio Borrelli (Campania Libera - P.S.I. - Davvero Verdi), già distribuita in Aula.
Grazie Presidente. Il 5 ottobre scorso si sono registrate copiose infiltrazioni di acqua piovana con conseguente allagamento dei pavimenti e dei corridoi e reparti dell'Ospedale del Mare situati al pian terreno. In particolare, si sono registrate ampie pozzanghere nell'area antistante il pronto soccorso, nel reparto di Radioterapia, nei locali per la dialisi e nel blocco operatorio oltre ad aver allagato anche porzioni del ponte che collega i plessi della struttura. Il Direttore Generale dell'Ospedale ha riferito che l'allagamento è stata conseguenza di un eccezionale evento atmosferico, un evento che prima d'ora non si era mai registrato e che potrebbe essere stato causato anche da una mancata manutenzione delle caditoie, non da ultimo dalla massiccia presenza di cicche di sigarette che avrebbero ostruito gli scoli. Nel contempo, annunciava l'avvio di una inchiesta interna per individuare, in tempi rapidissimi le cause dell'allagamento. Considerato che la circostanza richiamata, in ogni caso, accende i riflettori anche sull'annoso problema del mancato controllo del divieto di fumo nelle strutture ospedaliere. Da quanto informalmente e parzialmente appreso - ho chiamato l'ufficio che si occupa delle riscossioni delle multe per quanto riguarda le persone sanzionate a fumare all'interno delle strutture ospedaliere o delle A.S.L. - l'unico ospedale in cui negli ultimi anni, o meglio nel 2018, sono state verbalizzate infrazioni per il divieto di fumo risulterebbe essere il Cardarelli di Napoli. In poche parole, negli altri ospedali fumano e non se ne frega nessuno. Tanto premesso, interroga il Presidente della Regione Campania, anche nella sua qualità di Commissario ad acta per il rientro dal disavanzo della Sanità, per conoscere: le risultanze dell'inchiesta interna disposta dal Direttore Generale; il piano di manutenzione ordinaria predisposto per la pulizia degli scarichi delle acque pluviali; quante risultano essere, per ogni singolo ospedale della Regione, le sanzioni amministrative comminate negli ultimi tre anni nei confronti dei trasgressori delle norme che prevedono il divieto assoluto di fumo all'interno dei locali e delle pertinenze degli ospedali.
Grazie Presidente. Com'è noto, nella nottata tra il 4 e il 5 ottobre c'è stato un imprevisto evento meteorologico temporalesco su tutta la città di Napoli che ha provocato allagamenti in alcune aree interne del plesso Ospedale del Mare. Si è trattato di un evento che non si era mai verificato prima, fatto salvo il noto episodio di allagamento dei locali del Pronto Soccorso, dovuto ad azione premeditata e dolosa di manomissione di un rubinetto. L'evento meteorologico è stato particolarmente intenso, così come rappresentato dalla stessa Protezione Civile e per tale ragione si è nell'immediatezza dei fatti, ipotizzato, essendo la struttura di nuova costruzione, che gli allagamenti fossero dovuti ad una mancanza di manutenzione ordinaria delle caditoie e delle condotte di scarico dell'acqua pluviale. Tuttavia, proprio per sgombrare ogni dubbio, si è deciso di avviare un'indagine interna finalizzata ad individuare le cause che hanno provocato l'allagamento. Con nota protocollo del 7 ottobre 2018, a firma del direttore generale dell'A.S.L. Napoli 1 e del commissario ad acta, è stata disposta quindi un'indagine interna e istituita una specifica Commissione composta dal direttore sanitario, e il responsabile tecnico dell'Ospedale del Mare, da un rappresentante della ditta costruttrice e dal direttore dei lavori nell'ottica di rendere più efficace e in contraddittorio trasparente l'approfondimento tra il costruito e il manutenuto, ma anche al fine di avere chiarezza in contraddittorio sulle azioni da intraprendere per eliminare la possibilità di ulteriori allagamenti. Le risultanze della Commissione, tenuto conto della complessità e dell'estensione delle attività di verifica disposte, saranno disponibili non prima della settimana prossima ventura. Al contempo, viene evidenziato che la manutenzione del complesso ospedaliero, inclusa quella relativa al controllo delle pluviali, è stata affidata all'Ati Guerrato Giona, che come da capitolato d'appalto effettua un regolare piano di manutenzione ordinaria e straordinaria. Relativamente alle pulizie dei viali e delle relative caditoie, tale servizio è affidato alle ditte di pulizia vincitrici dell'appalto Samir, Gesap e Speria. Relativamente invece al divieto di fumo per l'Ospedale del Mare è stata predisposta e affissa la relativa informativa sanzionatoria prevista dalla legge, diretta sia all'utenza sia al personale. Riguardo l'ulteriore quesito, relativo alle sanzioni comminate negli ultimi tre anni dagli Ospedali e dai Presidi Ospedalieri delle aziende sanitarie, a seguito della violazione del divieto di fumo, alla richiesta inoltrata hanno risposto le seguenti strutture: il Santobono Pausillipon ha rilevato 32 trasgressioni negli anni 2016, 2017 e 2018; l'Azienda Ospedaliera Sant'Anna e San Sebastiano di Caserta ha rilevato 3 trasgressioni nell'anno 2018; l'Azienda dei Colli non ha rilevato trasgressioni; l'Azienda Cardarelli ha rilevato 6 infrazioni nel 2016, 9 nel 2017 e 93 nel 2018; le altre (A.S.L. Napoli 3, Azienda Ospedaliera Federico II, Vanvitelli, Rugi D'Aragona, Presidio Ospedaliero Eboli, Battipaglia e Roccadaspide e San Pio di Benevento) non hanno riscontrato trasgressioni nell'ultimo triennio.
Premesso che aspettiamo la settimana prossima per avere il resoconto sulla vicenda specifica dell'Ospedale del Mare, voglio fare presente all'Assessore, a cui chiedo ovviamente copia della risposta, è evidente che ci troviamo di fronte ad un contrasto, tranne al Cardarelli, nullo. Non hanno riscontrato nessun fumatore in questi tre anni eppure gli ospedali se ne cadono di cicche e la gente continuamente si lamenta. Assessore, non ho ancora l'atto ufficiale, però lo farò nella prossima interrogazione, mi risulta che le sanzioni che abbiamo emesso e che devono essere recepite e devono essere recuperati i soldi dalla Regione Campania, non vengono fatte perché l'ufficio competente è fermo alle sanzioni del 2014 e non ho capito perché. Onestamente, deve prendere quattro spicci, eppure neanche quei quattro spicci. Anche chi ha avuto la sanzione penserà che può continuare a fumare anche un bazooka dentro un reparto, tanto gli fanno la sanzione e nessuno interviene. Contro questo modo sciatto, superficiale, inefficiente e soprattutto peggio che mai del fatto che negli ospedali si fuma, e per primi in alcuni casi fumano medici e infermieri, noi dobbiamo porre un freno e dobbiamo essere un esempio. Chiedo alla Regione un'azione forte. A che titolo chiediamo ai cittadini di seguire degli esempi, di comportarsi in un certo modo se non siamo in grado, in nessun ospedale, tranne il Cardarelli, di fare sanzioni e quando facciamo le sanzioni non recuperiamo neanche i soldi. Secondo me, questa deve essere un'azione forte. L'anno prossimo, dove ripeterò quest'interrogazione, mi aspetto di leggere non soltanto un numero maggiore di sanzioni in tutti gli Ospedali, perché poi visto che è zero voglio preannunciare che andrò a casaccio in questi Ospedali e se trovo le persone a fumare faccio io il verbalino e lo mando al direttore dell'Ospedale. Grazie.
Occupazione senza titolo casa cantoniera nel Comune di Ischia
Interrogazione: "Occupazione senza titolo casa cantoniera del Comune di Ischia" Reg. Gen. 225/2 a firma del consigliere Francesco Emilio Borrelli (Campania Libera - P.S.I. - Davvero Verdi), già distribuita in Aula.
Premesso che da un articolo dell'edizione del 4 ottobre 2018 del quotidiano 11 Golfo, si apprende che una casa cantoniera sita in Via Nuova dei Conti nel comune di Ischia, di proprietà della Regione Campania, è occupata da un ex dipendente regionale. Tale casa cantoniera è al servizio della stazione di pompaggio dell'acqua potabile della rete idrica dell'isola. Tale dipendente, da tempo in pensione, non avrebbe più alcun titolo ad occupare tale immobile, tant'è che la Regione avrebbe intimato lo sfratto entro il 31 ottobre 2018. Da quanto riportato dall'articolo, l'occupante avrebbe ottenuto una proroga dello sfratto in attesa di trovare una adeguata sistemazione alternativa. Oltre al predetto caso, risulterebbero per il passato numerosi alloggi dati in locazione a dipendenti regionali per motivi legati al servizio. Aggiungo anche che nello Stadio Collana, devastato, eccetera, da decenni vive una famiglia, figli e nipoti dell'ex custode andato in pensione, se non sbaglio addirittura è morto, che hanno deciso di rimanere là e noi li lasciamo là, anche se lo Stadio Collana è chiuso. Per non parlare del Colosimo, dove risultano delle aree dell'istituto per ciechi dove vivono ex dipendenti della Regione. In poche parole, abbiamo risolto il problema delle case popolari per i dipendenti regionali nelle nostre strutture. Chiede di conoscere se risulta vera la notizia riportata in premessa e se attualmente risultano ancora alloggi del demanio regionale occupati da ex-dipendenti pur non avendone più titolo, essendo venuta meno l'esigenza di servizio.
Grazie Presidente. La casa cantoniera costituisce pertinenza dell'acquedotto campano, Acquedotto di Ischia, pervenuto alla Regione Campania dalla ex Cassa per il Mezzogiorno ai sensi della legge 183 e del DPR 21 del 1978. In quanto tale connotata da caratteri di demanialità. Con lettera di disposizione di rilascio del 20 marzo 2017, recapitata a mezzo raccomandata, l'amministrazione ha provveduto ad intimare al signor Pietro Giangrande di rilasciare l'immobile detenuto senza titolo, assegnando un termine di giorni 30 dalla data di ricezione, per lasciare il bene pubblico, sgombro di persone e cose, per consentire l'attuazione della legge regionale 15 dicembre 2015 "Riordino del servizio idrico integrato ed istituzione dell'Ente idrico campano" che ha fissato un assetto istituzionale che vede la Regione come Ente regolatore esercente le funzioni di programmazione e di pianificazione del settore. Con ordinanza 938 del 28 giugno 2017 il Tar Campania rigettava il ricorso promosso dal signor Pietro Giangrande e contestualmente ingiungeva, nei termini di 30 giorni dalla notifica della stessa, il rilascio dell'immobile. Con nota del 12 febbraio 2018 la UOD del demanio competente concedeva una dilazione al signor Pietro Giangrande, su sua richiesta del 25 gennaio 2018, nelle more della definizione del procedimento amministrativo di trasferimento degli impianti e strutture al gestore dell'isola EVI (Energia Verde Idrica). Con successivo verbale di consegna del 12 giugno 2018 venivano consegnati i cespiti relativi agli impianti e alla casa cantoniera di Ischia, individuati con il sopralluogo del 25 maggio 2018 e contestualmente l'EVI si assumeva l'obbligo della procedura tecnico amministrativa per rendere esecutiva l'ordinanza di rilascio del Tar Campania del 28 giugno 2017. Pertanto la direzione generale risorse strumentali ha trasferito il seguito di competenza volto a dare esecuzione alla citata ordinanza del Tar. Per inciso, il signor Giangrande è ancora dipendente e non è in pensione. Ecco perché stava lì, aveva competenze, ora non le ha più e quindi si deve muovere. In merito al sussistere o meno di alloggi ancora occupati da ex dipendenti, pur non avendone più titolo, essendo venuta meno l'esigenza di servizio si precisa che nessun alloggio del demanio regionale è occupato senza titolo da ex dipendenti, in particolare per la casa cantoniera di Orta di Atella, ultime tra tutte, a seguito della sentenza di sgombero del Tar Campania del 2018, pubblicata il 25 luglio e trasmessa alla direzione risorse strumentali con nota del 28 settembre, è in corso la successiva fase per liberare l'immobile. È questo quello che risulta come immobile.
Farò interrogazioni specifiche, probabilmente il Collana non è proprietà del Demanio, il Colosimo non è proprietà del Demanio, quindi probabilmente saranno di altre strutture. Resta l'amaro per il fatto che dal 2017, con una sentenza del Tar Campania, questa persona senza titolo, e non parliamo di un poveraccio, è una persona che ha uno stipendio ed ha una pensione, questa persona continua a stare all'interno di quella struttura con la sua famiglia.
Interrogazione: "Servizio di smaltimento fanghi di depurazione in Campania" Reg. Gen. 226/2 a firma della consigliera Muscarà (Movimento 5 Stelle), già distribuita in Aula.
Grazie Presidente della parola. Il tema è un tema attuale, è molto scottante, e abbiamo già dibattuto molte volte in quest'Aula e che è andato agli onori anche delle cronache televisive e inchieste giornalistiche condannando, in maniera inequivocabile, la gestione dei fanghi e anche i rapporti politici dentro e fuori i palazzi. Premesso che secondo le ultime stime, in Campania ci sono da smaltire 350.000 tonnellate di fanghi derivanti dai depuratori, per un costo di smaltimento medio di 145 euro a tonnellate. L'ultimo report di Legambiente, del 20 febbraio, spiega che i fanghi viaggiano verso la Puglia e la Sicilia, questo per l'assenza di un sistema campano che possa gestire questi fanghi. Considerato che è compito del soggetto gestore degli impianti di depurazione smaltire i fanghi, ne consegue che, nei cinque depuratori campani, tuttora gestiti da Sma Campania, la responsabilità dello smaltimento dei rifiuti prodotti presso questi impianti ricade appunto sulla società in house della regione Campania. I fanghi purtroppo non vengono biostabilizzati in loco, non vengono quindi trattati in modo da ridurne umidità e carica batterica, questi residui potrebbero essere invece disidratati e inertizzati. Da qui la crisi dello smaltimento che, negli ultimi mesi, ha portato all'accumulo di tonnellate di materiale nei bilici stoccati sulle piazzole dei depuratori. Se non opportunamente trattati, i fanghi da depurazione possono essere accolti solo da poche discariche speciali, impianti ormai con capacità limitata e con costi di trattamento e gestione elevatissimi. Considerato che da quasi un anno le gare che la società Sma Campania indice per individuare il soggetto cui affidare lo smaltimento dei rifiuti speciali vanno sistematicamente deserte. In ultimo, anche la procedura aperta per l'affidamento del servizio di movimentazione interna, prelievo, trasporto e smaltimento finale dei rifiuti fanghi, vaglio e sabbie, prodotti e stoccati presso gli impianti di Acerra, Foce Regi Lagni-Succivo, Marcianise e Napoli Nord, pubblicata ultimamente su 20 luglio, non ha avuto un esito positivo. Per questa ragione, come anticipato in una comunicazione del direttore Generale della società in house, questa ennesima gara è andata deserta, ce n'è stata una prossima con la scadenza del 14 settembre. Rilevato che la prolungata permanenza di tonnellate di rifiuti speciali non trattati e stoccati in cassoni e bilici sulle piazzole dei depuratori, comporta costi elevati che sono difficilmente quantificabili, fosse soltanto per il noleggio di questi contenitori. Al danno economico si aggiunge il danno ambientale i cui effetti possono diventare imprevedibili per il territorio. Chiediamo le ragioni per le quali tonnellate di rifiuti speciali continuano a giacere da mesi presso le piazzole dei depuratori, responsabilità che ricade su Sma Campania e quindi sulla Regione Campania. Qual è - quindi - l'entità dei costi sostenuti per lo stoccaggio e il deposito provvisorio dei fanghi da smaltire e la loro imputazione contabile e le ragioni, prima di ogni altra cosa, per le quali finora non si sia provveduto all'adeguamento degli impianti di depurazione per il trattamento in loco di questi fanghi.
La risposta all'ultima parte dell'interrogazione è nel presupposto della stessa interrogazione. Ormai da molto tempo, l'abbiamo più volte evidenziato che il sistema dello smaltimento dei fanghi risultanti dai processi depurativi, non può essere affidato soltanto allo sbocco verso due impianti nell'intera Italia meridionale. Questo è un problema che riguarda la Campania, è un problema che riguarda anche altre Regioni, è un tema ormai nazionale da alcuni mesi. Le gare sono andate deserte perché vi è un'evidente sproporzione tra domanda ed offerta, vi è di fatto una situazione monopolistica da parte di pochi impianti autorizzati che decidono, sulla base di valutazioni di mercato, che possono riguardare aspetti di tipo imprenditoriale e nei quali è difficile entrare dal punto di vista dell'amministrazione appaltante. Questa situazione di monopolio consente a questi pochissimi operatori, fondamentalmente due, di poter decidere se partecipare o meno ad una gara o se definire sul piano della negoziazione diretta con imprese che hanno lo stesso problema in altre parti del Mezzogiorno, di convenire anche condizioni economiche diverse. Fatto sta che sia Sma Campania, ma la stessa Regione, in una certa fase immaginando che vi potesse essere un problema di inaffidabilità economico finanziaria della società in house, la stessa Regione ha espletato delle procedure direttamente come Regione Campania eppure le gare sono andate ugualmente deserte. Devo anche dire, e questa è l'unica correzione che mi permetto fare all'interrogazione, Sma non gestisce più i cinque impianti di depurazione, ha la responsabilità dello smaltimento dei fanghi perché si sono accumulati durante il periodo di gestione Sma. Tuttavia, è significativo evidenziare che anche i Consorzi, che sono Consorzi anche dal punto di vista imprenditoriale, che sono subentrati nei cinque depuratori che venivano ricordati, anche questi soggetti hanno avuto i medesimi problemi, tant'è che si sono addirittura rifiutati di firmare i contratti non potendo garantire lo smaltimento dei fanghi. Ho promosso alcune riunioni, alla fine si è preso atto, anche sulla base di un'istruttoria legale e tecnica, che sussistono delle particolari condizioni di mercato che giustificano anche un adeguamento del corrispettivo originariamente previsto e solo a seguito di quest'iniziativa saranno firmati - credo in questi giorni - i contratti di appalto, ma sono soggetti che li hanno già in affidamento provvisorio. Questo è molto importante perché l'unica soluzione, in qualche modo lo diceva anche l'interrogante, è che dobbiamo uscire da una situazione di soggezione al monopolio e dobbiamo assolutamente dotarci degli impianti di essiccamento. L'impianto di essiccamento consente da un lato la riduzione del volume dei fanghi, quindi in termini dimensionali un'economia, ma anche in termini qualitativi, riduzione il grado di putrescibilità del fango e ne consente una collocazione verso destinazioni di smaltimento in numero ben superiore a quelle diversamente disponibili se fossimo in presenza di un fango senza essiccamento. Le imprese hanno assunto impegno di dare priorità nella fase di revamping degli impianti, agli impianti di essiccamento, noi abbiamo anche precisato, e abbiamo definito una clausola in base alla quale quella condizione di adeguamento del corrispettivo dovuto alle straordinarie condizioni di mercato, sarà per noi riconoscibile e riconosciuta soltanto tempo strettamente occorrente, come da crono programma, per l'adeguamento degli impianti di essiccamento. Cioè, se un'impresa perde tempo per adeguare il revamping e per fare gli impianti di essiccamento e pensa di poter ottenere ugualmente un adeguamento del corrispettivo in relazione alle mutate condizioni di mercato, pensa male, non lo faremo. C'è anche da dire un'altra cosa, oltre ai cinque impianti, che sono quelli che ricordava l'interrogante, abbiamo anche un sistema di piccoli impianti di depurazione dove con interventi limitati sarà possibile prevedere ugualmente la realizzazione di questi impianti di essiccamento. In alcuni casi questi impianti sono dotati di essiccamento che potrebbe potenzialmente anche trattare un quantitativo superiore a quello prodotto dagli impianti stessi. Stiamo lavorando anche in questa direzione per avere una disponibilità impiantistica che consente di evitare di soggiacere alle condizioni di monopolio che dicevamo poc'anzi. Indubbiamente vi è un costo a carico di Sma dovuto a questo stazionamento, è uno stazionamento certamente non voluto, perché è la conseguenza di queste gare deserte, furono noleggiati in via d'emergenza e via d'urgenza cassoni e bilici per questo stazionamento, è chiaro che il perdurare lungo un tempo superiore a quello originariamente previsto determinerà dei costi ed è evidente che laddove questi costi di noleggio dovessero essere superiori a quello che è il valore di questi beni, ho avuto già degli incontri con degli amministratori di Sma, è evidente che sarebbe preferibile acquisirne la proprietà, non ha senso pagare un canone per un periodo di tempo che comporterebbe un costo superiore al valore dei beni stessi. C'è una fase di attività negoziale di trattativa che sta facendo Sma, è un tema della società in house, è chiaro che il problema va risolto a monte, cioè vanno rimosse le condizioni di questo mancato smaltimento, ma al momento, tranne misure normative legislative nazionali che potrebbero rendere più flessibile il sistema di smaltimento, in assenza di queste novità legislative, inevitabilmente nazionali, perché sapete che vi è una riserva di legge assoluta in materia ambientale in capo allo Stato, quindi non è possibile per la Regione Campania prevedere normative diverse, ebbene, in assenza di questi provvedimenti è chiaro che l'unica cosa da fare, e stiamo lavorando nel modo che le ho detto, è di arrivare rapidamente a potenziare gli impianti di essiccamento che ci consentirebbero di ridurre costi e tempi di smaltimento.
Assessore, a dire la verità, non è che lei mi ha spiegato molto e non ha dato le risposte a quello che io chiedevo. Sicuramente il racconto che lei ha fatto ha spiegato come siamo arrivati a questa situazione emergenziale e quindi le conseguenze di questa situazione che è diventata emergenziale, ma era prevedibile che non riuscendo a sistemare i fanghi questi sarebbero rimasti in deposito, era prevedibile che non riuscendo a sistemare questi fanghi il deposito fatto in questi bilici, in questi cassoni, avrebbe previsto un costo che non è quantificato e che probabilmente già in questo momento è superiore all'acquisto che avremmo fatto prevedendo una situazione che era già ben chiara. La risposta che lei non mi ha dato e che io volevo sentire era per quale motivo, visto che la situazione le è così chiara, gli impianti di essiccazione, alcuni dei quali esistono già all'interno dei depuratori, sono stati abbandonati a se stessi, probabilmente non so neanche se dopo tanti anni riusciranno ad essere rimessi in funzione o avranno necessità di un adeguamento che supererà i costi. Quello che mi chiedo, anche dopo le sue spiegazioni, è questo: a distanza di tre anni, perché non è che ci troviamo ad ottobre 2015, ma siamo ad ottobre 2018, gli impianti di depurazione devono essere autosufficienti per quel principio di autonomia e di prossimità che ci dice anche l'Europa, che avrebbe evitato assolutamente questi viaggi di questi fanghi, questi costi che lei adesso non ci ha saputo quantificare, ma che in questo patteggiamento con la ditta stessa potrebbero diventare altro che 145 euro a tonnellata, per cui, per quello che ci riguarda, l'incubo che fu dettagliato nella trasmissione di Fanpage risulta adesso veramente come un presagio e una condanna per le azioni in ambito ambientale di questa Giunta.
Rete Arpac per il monitoraggio della qualità dell'aria
Interrogazione "Rete Arpac per il monitoraggio della qualità dell'aria", Reg. Gen. n. 195/2, a firma del Consigliere Francesco Emilio Borrelli (Campania Libera  PSI  Davvero Verdi), già distribuita in Aula.
Il sottoscritto Consigliere regionale Francesco Emilio Borrelli, premesso che: il Decreto Legislativo 4 agosto 1999, n. 351 e il Decreto 2 aprile 2002, n. 60 del Ministero - dell'Ambiente e della Tutela del Territorio hanno delegato alle Regioni il compito di effettuare il monitoraggio della qualità dell'aria; in base alla predetta normativa la rete dell'Agenzia regionale per l'ambiente della  Campania (Arpac) fu strutturata in modo da avere un numero di punti di monitoraggio largamente superiore a quello previsto dalla normativa in particolare per il PM1O erano , nove i punti presenti nella città di Napoli la citata normativa è stata abrogata dal Decreto Legislativo 13 agosto 2010, n.155 e s.m.i.; interroga l'Assessore regionale all'Ambiente per conoscere: ? se le misure del PM1O effettuate dalla rete di monitoraggio della qualità dell'aria nell'area urbana di Napoli nel periodo 2007 2015 siano state caratterizzate o meno da un'efficienza - di monitoraggio inferiore al valore minimo di legge; ? quali interventi di manutenzione e ristrutturazione della rete regionale di rilevamento della qualità dell'aria per quanto riguarda la città di Napoli siano stati effettuati nel corso del predetto periodo 2007-2015, specificando con dettaglio i risultati attesi stante i predetti interventi effettuati.
Se l'interrogante è d'accordo, per quanto riguarda alcuni dettagli informativi, consegnerei la relazione a mano, per evitare di tediare il Consiglio in particolari che possono essere letti comodamente sulla base di questa relazione. Semplicemente riassumo i concetti salienti: nel 2007 erano presenti nel Comune di Napoli 4 analizzatori di PM10 presso Napoli 1 Osservatorio Astronomico, Napoli 5 Scuola Vanvitelli, Napoli 7 Ferrovia, Napoli 9 Via Argine, poiché le centraline Napoli 2 Ospedale Santobono, Napoli A3 Primo Policlinico, Napoli A4 Scuola Doria, Napoli A6 Museo Nazionale, Napoli A8 Ospedale Nuovo Pellegrini, erano dotati di polverimetri dal 2008, pertanto il numero di centraline per il monitoraggio delle polveri sottili attive nel Comune di Napoli nel periodo 2007-2015, a giudizio della relazione istruttoria, è stato superiore rispetto al numero minimo indicato dalla normativa tecnica vigente che determina un parametro alle superfici e agli impianti. Le centraline sono state dotate di analizzatori specifici per ciascuna sostanza misurata, tali analizzatori sono strumenti complessi che necessitano di specifiche attività di manutenzione, taratura e calibrazione. I dati acquisiti ogni minuto localmente dalle centraline dislocate sul territorio sono trasmessi quotidianamente ad un sistema informativo centrale dove sono rielaborati e inseriti non database. Conseguentemente l'attività di monitoraggio non è inferiore al valore minimo di legge nel periodo in esame. Per quanto riguarda il secondo quesito si rappresenta che dal 2014 ad oggi si è passati da una rete regionale di 20 centraline nei capoluoghi a circa 90 analizzatori e circa 90 analizzatori ad una rete regionale di 41 centraline installate di cui 8 nel solo Comune di Napoli. Al fine di garantire il rispetto delle previsioni di cui al decreto legislativo 155/2010 che prevede l'adeguamento del monitoraggio della qualità dell'aria sulla base del progetto approvato tal Ministero dell'Ambiente, è stato aggiornato l'elaborato "Intervento per adeguamento della rete di monitoraggio della qualità dell'aria della Regione Campania" alla nuova norma tecnica di recepimento delle direttive UE. Nei primi mesi del 2016 si è proceduto poi al completamento della messa in opera delle nuove stazioni di monitoraggio. In conclusione, la rete della città di Napoli ha visto un primo incremento di analizzatori nel 2008 ed una completa revisione a partire dal 2015 ed un numero complessivo di parametri monitorati nel Comune con frequenza oraria pari a 65, pertanto può oggi affermarsi che gli obiettivi risultati descritti dalle vigenti normative sono stati e vengono giornaliermente conseguiti. Di recente, proprio per prevenire una procedura d'infrazione comunitaria, abbiamo avuto degli incontri al Ministero dell'ambiente per la definizione di un protocollo di collaborazione per intensificare non soltanto gli strumenti rilevazione, che naturalmente sono dei misuratori del contesto, ma anche per attivare quelle iniziative preventive che consentono di rimuovere le cause o perlomeno di mitigare le cause particolarmente gravi d'inquinamento atmosferico e su questo vi è tutta una gamma d'interventi che riguardano il sistema dei trasporti, nel caso del Comune di Napoli il problema dello stazionamento delle navi nel Porto, il problema delle emissioni da impianti di riscaldamento domestico, insomma, vi è tutta una gamma d'interventi che riguardano aspetti anche di carattere politico e infrastrutturale su cui abbiamo assunto degli impegni con il Ministero, ma questo attiene ad un aspetto diverso da quello che era oggetto dell'interrogazione, ma è evidente che il tema è Comune, perciò ho dato anche questa ulteriore informazione.
Ringrazio il Presidente Bonavitacola per la risposta e sottolineo solo un punto, visto che è una relazione tecnica: in alcuni casi le rilevazioni - lo ha detto lui poc'anzi - non sono più legate tanto alle macchine, ovvero le macchine non sono più l'elemento principale di smog all'interno delle città ma, ad esempio, nella città di Napoli, sono il Porto con le navi da crociera e non, l'Aeroporto e nel periodo invernale anche gli impianti di riscaldamento. Sottolineo questo perché in alcuni casi è più difficile intervenire ma bisogna ragionare - cosa di cui sto discutendo con l'assessore Bonavitacola - ad esempio, per l'elettrificazione del Porto di Napoli, per ridurre significativamente le emissioni di PM10 nella città.
Riqualificazione ambientale Regi Lagni - territorio comunale di Sant'Anastasia
Interrogazione: "Riqualificazione ambientale Regi Lagni territorio comunale di  Sant'Anastasia" Reg. Gen. n. 220/2 a firma del Consigliere Alfonso Longobardi (De Luca Presidente).
Grazie Presidente. Ho presentato quest'interrogazione con una motivazione molto diretta. Premesso che: lo scorso 24 luglio, presso gli uffici regionali della Direzione Generale Ambiente, Difesa Suolo ed Ecosistemi in via Alcide De a Gasperi in Napoli, presenza del Sindaco del Comune di Sant'Anastasia si è svolto un lungo ed approfondito incontro relativamente alla necessità di intervenire sui Regi Lagni situati nel suddetto Comune vesuviano; come da intese intercorse proprio nell'incontro, su indicazione del Direttore Generale Difesa Suolo ed Ecosistema della Regione Campania il Comune di Sant'Anastasia ha provveduto ad inoltrare apposita richiesta scritta al fine di formalizzare la richiesta di un intervento indispensabile da parte della Regione Campania. Ad oggi, purtroppo, nonostante le intese comuni raggiunte, sulla stringente necessità di intervenire a tutela della cittadinanza ed in particolare dei residenti in quell'area, in particolare proprio dei residenti del Comune di Sant'Anastasia e delle aree limitrofi alcun intervento è stato ancora programmato. Sono molti i Comuni della Campania che necessitano di un'ampia e articolata programmazione interventi, sia per la difesa del suolo sia per la mitigazione del rischio idrogeologico. Tutto di ciò alta luce delle difficili condizioni in cui versa il territorio regionale, visto anche l'imminente arrivo delle stagioni invernali con sicuro peggioramento delle condizioni meteo-climatiche. Si interroga la Giunta regionale della Campania per conoscere tempi e modalità di intervento da parte della Regione per rispondere tempestivamente alle istanze delle Comunità sia di Sant'Anastasia sia dei territori limitrofi, visto che alla luce delle valutazioni tecniche effettuate nel suddetto incontro del 24 luglio, l'azione richiesta è assolutamente indispensabile e non più rinviabile. Pertanto si chiede di poter conoscere tempi, modalità e criteri di attuazione degli interventi programmati sull'intero territorio regionale, visto gli elevati rischi connessi al dissesto idrogeologico che incombe sui Comuni della Regione Campania per i quali occorre dare alle Comunità locali risposte concrete e certe sulle azioni che, per quanto di sua competenza può e deve attuare l'Amministrazione regionale. Ci tengo ad aggiungere, visto il lavoro concreto che l'assessore Bonavitacola garantisce proprio sulla materia ambiente e su questi interventi, per questo s'interroga la Giunta regionale per poter far sì che le Amministrazioni, i Comuni, possano avere da noi Regione Campania un imminente intervento così come richiesto negli incontri ufficiali. Grazie.
Come ha ricordato l'interrogante abbiamo sviluppato, in questi ultimi mesi, un'azione importante sui temi della difesa suolo decidendo di destinare 30 milioni di euro dei fondi FSC in questa materia ad interventi di carattere manutentivo. La manutenzione spesso è vista in modo sbagliato, come una cosa non compatibile fonti di carattere strutturale quali sono i fondi di sviluppo e coesione, abbiamo avuto anche una discussione a livello nazionale e abbiamo spiegato che in materia di difesa suolo la manutenzione non è meno importante di una nuova opera che garantisce che il reticolo idraulico non sia interessato da fenomeni patologici e anomalie di funzionamento e questo può accadere anche a seguito di situazioni di cattiva manutenzione, cespugli, sterpaglie, griglie broccate, piccoli smottamenti, cioè vi sono una serie di situazioni con interventi di manutenzione programmata, possono prevedere rischi effettuando e perseguendo risultati non inferiori a quelli perseguibili con la realizzazione di opere nuove di zecca. In questo quadro abbiamo stipulato una convenzione quadro con una società in house, Campania Ambiente e Servizi, che dovrà occuparsi di questi interventi. Capite che naturalmente parliamo d'interventi su un territorio estremamente vasto, con problematiche molto diffuse, pensiamo un reticolo dei Regi Lagni, ma pensiamo in generale al reticolo dei corpi idrici superficiali e a tal fine la direzione difesa suolo ha inoltrato, nelle settimane scorse, un'apposita nota a tutti i comuni chiedendo segnalazioni, suggerimenti e indicazioni d'interventi che potessero essere già oggetto di preventivi o di studi di fattibilità. Si sta, quindi, definendo una vera e propria banca dati conoscitiva. Nel frattempo, in un campo che è anche sottoposto a mutazioni quotidiane, non basta uno studio di fattibilità di 3 anni fa, perché da 3 anni ad oggi le condizioni possono essere modificate, per cui opportunamente, secondo me, la convenzione quadro con Campania Ambiente e Servizi prevede che vi sia una fase di monitoraggio in loco con sopralluoghi puntuali sui luoghi di maggiore criticità per verificare l'attuale stato effettivo della situazione. Il Comune di Sant'Anastasia è uno dei Comuni interessati che è ricadente nel bacino previsto come prioritario per gli interventi e credo che a valle di questo incrocio di dati conoscitivi e di sopralluoghi puntuali, immagino, per mantenerci prudenzialmente larghi, per la metà di novembre, avremo un quadro definito per poter passare alla fase degli interventi.
Ringrazio l'Assessore nonché Vicepresidente Bonavitacola, come al solito concreto nel proprio intervento. Trenta milioni di euro erano notizie che già erano pervenute, oggi vengono ufficializzate, quindi fa particolarmente piacere sentire che verranno messe in cantiere queste opere, questi interventi con appositi sopralluoghi tecnici per verificare quali sono le reali esigenze territoriali, oltretutto facciamo anche un'altra opera, lo facciamo in house, questo è un segno di grande rispetto per i soldi pubblici, non lo facciamo affidando a nessun altro se non con società partecipate della Regione Campania, direttamente gestite dalla Regione Campania, quindi ritengo che sia anche un modo giusto ed equo per utilizzare i soldi pubblici e dare una risposta alle Amministrazioni comunali. Da notizie aspettavo, per rispetto istituzionale, la risposta ufficiale dell'assessore Bonavitacola, si ha notizia che già dalla settimana prossima ci sarà l'intervento da parte di Cas sul territorio di Sant'Anastasia, così come correttamente, con il giusto e appropriato intervento del Vicepresidente, ci sarà un sopralluogo tecnico, mi fa piacere oggi, perché così è corretto dare risposte dirette e immediate alla presenza anche in Aula di una rappresentanza del Comune di Sant'Anastasia in modo tale, caro Assessore, da dare una risposta certa, diretta e diamo anche contezza del fatto che dopo i sopralluoghi ci saranno gli interventi, abbiamo stanziato fondi, ci prendiamo noi la responsabilità d'intervenire, ci stiamo mettendo la faccia e oggi scriviamo una bella pagina di Amministrazione concreta e pratica. Rimango particolarmente entusiasta della risposta concreta e quindi andiamo avanti su questa direzione. Grazie.
Roghi tossici e inquinamento in Campania: progetto tracciabilità dei rifiuti
Interrogazione: "Roghi tossici e inquinamento in Campania: progetto tracciabilità dei rifiuti". Reg. Gen. n. 221/2 a firma del consigliere Alfonso Longobardi (De Luca Presidente), già distribuita in Aula.
Questa è un'altra interrogazione a cui tengo particolarmente, anche alla presenza dell'assessore Bonavitacola che su questi temi sta spendendo ogni minuto della propria attività politica istituzionale. Premesso che: in Campania vi è una grave e persistente situazione di disagio ambientale dovuto sia all'inquinamento che al mancato completamento delle bonifiche; la Giunta regionale della Campania si è mostrata finora particolarmente attiva sul fronte sia della riqualificazione ambientate sia delle bonifiche e per la messa in sicurezza del territorio ed in particolare delle sue aree più a rischio. Numerose sono le zone in pericolo che necessitano di tutela complessiva ed uno degli aspetti più critici riguarda i roghi tossici che spesso si determinano in Campania e creano grandi rischi per i cittadini e l'ambiente. Sarebbe più che opportuno, se non addirittura necessario, avviare una programmazione strutturale che assicuri la tracciabilità dei rifiuti, dalla loro produzione fino allo smaltimento definitivo e sicuro, un po' come si fa per alcuni comparti della sanità dove c'è la tracciabilità dei rifiuti speciali. È opportuno implementare i più moderni sistemi di videosorveglianza, oltre che incentivare sinergie con le forze armate e le associazioni di volontari e guardie ambientali, per difendere l'ambiente e l'ecosistema, anche per fare in modo che si possa intervenire con la massima tempestività nei casi di emergenza. La prevenzione dei reati ambientali, il contrasto alle ecomafie, il presidio delle aree più esposte sono le azioni da tempo messe in atto dall'Amministrazione regionale ed occorre continuare a programmarle per fare in modo che non si fronteggi solo l'emergenza ma si garantiscano sempre i cittadini, soprattutto nella prevenzione. Si chiede alla giunta regionale della Campania, al fine di meglio garantire la salute pubblica, di verificare tempi e modalità di attuazione di un moderno sistema che assicuri la tracciabilità dei rifiuti, in particolare di quelli speciali, fin dalla loro produzione allo smaltimento definitivo. Tutto ciò anche con l'impiego delle risorse comunitarie disponibili sull'ambiente e la messa in sicurezza del territorio. Grazie.
L'Amministrazione regionale ha avviato, da tempo, azioni volte ad affrontare l'annosa problematica dei roghi tossici e dell'inquinamento ambientale, devo dire che proprio ieri pomeriggio abbiamo avuto una cabina di regia con la presenza del Ministro all'Ambiente e, ovviamente, del prefetto dell'Ufficio Territoriale Regionale di Napoli e dell'incaricato del Governo sul tema del contrasto al fenomeno dei roghi in Campania. Si è preso atto di una tendenziale riduzione del fenomeno, ma, naturalmente, non bisogna abbassare la guardia perché permane una situazione di potenziale pericolo in quanto il fenomeno dell'abbandono dei rifiuti, ancorché più contenuto, non può dirsi superato nel territorio della Regione e in particolare in alcune zone dell'area metropolitana di Napoli e della Provincia di Caserta. Per quanto riguarda il sistema di tracciabilità è evidente che la stessa normativa estende tale tracciabilità anche ai rifiuti urbani, aspetto non di poco conto in considerazione del fatto che in tale categoria vengono ricompresi, tra l'altro, i rifiuti delle attività produttive, cosiddetti a nero, che spesso vengono abbandonati illegalmente sul territorio e diventano oggetto di roghi tossici. È d'uopo segnalare che l'ufficio di staff della Direzione Generale Ciclo Integrato delle Acque dei Rifiuti è titolare del procedimento amministrativo attualmente in corso relativo al finanziamento a valere sui fondi di sviluppo e coesione 2007-2013 stanziati dalla legge 1/2011 rivolto ai Comuni sottoscrittori del cosiddetto patto della Terra dei Fuochi. Devo anche ricordare che con delibera 548 del novembre 2016 la Giunta regionale ha approvato un programma organico di contrasto a questo fenomeno destinando a questo sia risorse del Poc sia del Por Campania Fesr per complessivi 37 milioni di euro. Ricorderete che in quel programma oltre al potenziamento dei sistemi di rilevazione sia fissi (videocamere) sia mobili (personale viaggiante con strumenti di rilevazione georeferenziata e droni che sono oggetto di appositi accordi della Regione con le diverse Forze dell'Ordine impegnate su questa materia) l'integrazione di questo sistema della piattaforma iter e delle 4 stazioni di prossimità al problema che sono state attivate, anche se in ritardo, finalmente ieri abbiamo potuto prendere atto che sono finalmente operative, rappresenta un insieme d'interventi abbastanza cospicuo. Devo anche ricordare che la società partecipata dalla Regione SMA è beneficiaria di un finanziamento di 4 milioni 338 mila euro per l'intervento di pattugliamento e monitoraggio della Terra dei Fuochi intitolato "Progetto Sperimentale Diossina, Prevenzione dei Roghi Tossici", d'idoneità amministrativa dello stesso ufficio di staff di cui parlavo poc'anzi. Occorre segnalare che il programma prevede un'efficace tracciabilità dei rifiuti speciali e rappresenta un obiettivo anche del Governo regionale poter certamente perseguire una proficua attenzione nell'ambito del più generale aggiornamento del Piano regionale per la gestione dei rifiuti speciali. Il piano approvato dal Consiglio regionale in data 25 ottobre 2013 è in corso di aggiornamento così come stabilito dalla Giunta regionale con delle direttive all'uopo impartite dalla direzione competente. Pertanto, in considerazione della complessità della materia e dei tempi tassativi stabiliti dalle norme per le procedure di consultazione, valutazione e approvazione, si perverrà quanto prima alla definizione di un Piano regionale gestione dei rifiuti speciali in analogia con quanto già avvenuto con l'aggiornamento del Piano per la gestione dei rifiuti urbani approvato, come ricorderete, nella seduta del Consiglio regionale del 16 dicembre 2016. In più va anche ricordato che tra le varie azioni è stato promosso il programma Campania Più articolato su base triennale, tra le azioni più qualificanti si prevede di potenziare, oltre alle sale operative, il raccordo con le diverse autorità competenti per uno scambio condiviso delle informazioni e per un pronto intervento. È superfluo evidenziare che è strategico e decisivo in questo soprattutto il rapporto con Vigili del Fuoco. Non a caso è stato previsto che le 4 sale operative agiscano a contatto con delle dotazioni strumentali dei Vigili del Fuoco dedicate per ciascuna delle 4 sale in modo che non vi sia una centralizzazione e a volte una confusione dei rapporti ma ogni sala operativa ha già la possibilità, ricevendo la segnalazione, di poter dare l'input per il pronto intervento, un sistema evidentemente complesso che fu soprattutto elaborato con la delibera 548 del novembre 2016, ma credo che finalmente stiamo arrivando a regime e i primi risultati importanti s'iniziano a vedere.
ResocontoIX_20181012.pdf [Resoconto Integrale del Question Time del 12 ottobre 2018] 405 kB