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Timestamp: 2020-01-21 19:58:35+00:00
Document Index: 34868750

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Sentenza Cassazione Civile n. 15395 del 21/06/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15395 del 21/06/2017
Cassazione civile, sez. VI, 21/06/2017, (ud. 25/01/2017, dep.21/06/2017), n. 15395
sul ricorso 16662-2016 proposto da:
M.M., in qualità di erede della sig.ra B.R.,
elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE LIEGI, 35 B, presso lo
studio dell’avvocato ANDREA BANDINI, rappresentato e difeso
dall’avvocato MARCELLO STANCA giusta procura a margine del ricorso;
M.S., in proprio ed in qualità di erede della Sig.ra
B.R., elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE LIEGI 35/B
presso lo studio dell’avvocato ANDREA BANDINI, rappresentato e
difeso dell’avvocato STANCA MARCELLO giusta procura in calce al
M.M., in qualità di tutore di M.M.C.,
dall’avvocato MARCELLO STANCA giusta procura in calce al
avverso la sentenza n. 22155/2014 della CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
di ROMA, depositata il 20/10/2014;
che M.M. – in qualità di erede di B.R. impugna ex art. 391 ter c.p.c. la sentenza di questa Corte n. 22155/14 che, decidendo sul ricorso principale e su quello incidentale rispettivamente proposti dal Ministero delle Salute e da M.S. e B.R. (nella qualità di genitori di M.M.) avverso la decisione della Corte di Appello di Firenze del 14.11.2012, così provvedeva: “riunisce i ricorsi, accoglie il ricorso principale, cassa la sentenza impugnata, dichiara assorbito il ricorso incidentale e rinvia, anche per le spese, alla Corte di Appello di Firenze in diversa composizione.”;
con sentenza n. 379/d2, il Tribunale di Prato condannò il Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali a corrispondere a M.S. ed a B.R., genitori di M.M. titolare dell’indennizzo di cui alla L. 25 febbraio 1992, n. 210 in qualità di danneggiata da vaccinazione obbligatoria, l’ulteriore beneficio di cui alla L. 25 maggio 2005, n. 229, dopo aver determinato l’importo nella misura corrispondente all’applicazione della Tabella “A”, prima categoria, comma 29 e della Tabella “E”, lett. B, comma 1 di cui al D.P.R. 23 dicembre 1978, n. 915;
– che sulla scorta di tale sentenza i coniugi M. ingiunsero al predetto Ministero il pagamento di un importo risultante dall’applicazione del coefficiente moltiplicatore di cui alla L. n. 229 del 2005 cit., pari alla somma riportata nella stessa decisione,, a sua volta frutto dell’applicazione congiunta delle predette tabelle;
– che l’opposizione al decreto ingiuntivo proposta dal Ministero fu respinta dal Tribunale di Prato con sentenza n. 305/2008, decisione questa confermata dalla Corte di Appello di Firenze con la predetta sentenza del 14.11.2012;
che a sostegno del ricorso il M. – premesso che nel giudizio di cassazione conclusosi con la sentenza qui impugnata, alla udienza dell’8 luglio 2014, il procuratore di B.R. ne aveva dichiarato il decesso producendo il relativo certificato di morte e, tuttavia, questa Corte aveva deciso il ricorso senza procedere alla integrazione del contraddittorio nei confronti degli eredi della de cuius e che il Ministero della Salute aveva provveduto a riassumere il giudizio innanzi alla Corte di Appello di Firenze nei confronti di M.M., quale erede della B., e non anche in qualità di tutore della interdetta M.M.C. – deduceva:
– la violazione dell’art. 102 c.p.c. in quanto questa Corte, una volta a conoscenza del decesso della B., avrebbe dovuto disporre l’integrazione del contraddittorio nei confronti degli eredi della de cuius;
– la violazione del diritto di difesa per non avere la Corte di Cassazione dichiarato l’interruzione del processo così negando la possibilità “…alla parte subentrata nel processo a cui è stato notificato l’atto di riassunzione di potersi opportunamente difendere nel giudizio di cassazione” (viene anche sollevata questione di legittimità costituzionale dell’art. 300 c.p.c. in riferimento all’art. 3 Cost., comma 1, art. 24 Cost., comma 2 e art. 111 Cost. nonchè art. 117 Cost.);
– per carenza di pronuncia e motivazione non avendo questa Corte motivato nell’impugnata sentenza sulla mancata interruzione del processo;
– per non avere l’impugnata sentenza tenuto conto di un precedente giudicato tra le parti costituito dalla sentenza n. 283/2007 del Tribunale di Prato che aveva rigettato l’opposizione proposta dal Ministero della Salute al decreto ingiuntivo n. 182/2007;
– l’intervenuta acquiescenza del Ministero della Salute all’applicazione del coefficiente moltiplicatore della L. n. 229 del 2005, art. 1, comma 1, così come utilizzato nel decreto ingiuntivo n. 283/2007;
– per non avere questa Corte considerato il giudicato di cui alla sentenza n. 379/2002 del Tribunale di Prato;
che resistono al ricorso con controricorso M.M. – nella qualità di tutore di M.M.C. – e M.S. – in proprio e nella qualità di erede di B.R. – e quest’ultimo propone a sua volta ricorso incidentale ex art. 371 c.p.c., comma 2, fondato sui medesimi motivi del ricorso principale; nel controricorso proposto da M.M. – nella qualità di tutore di M.M.C. – viene anche proposta istanza di sospensione dell’esecutività della sentenza qui impugnata ex art. 373 c.p.c.;
che M.M. in data 25 gennaio 2017 – giorno fissato per l’adunanza non partecipata – ha depositato memoria in cui si fa presente che non risultava ancora disponibile per le parti la relazione contenente la coincisa esposizione delle ragioni di inammissibilità del ricorso e, pertanto, ha chiesto il rinvio della trattazione;
che in data 21 febbraio 2017 è stata comunicata dalla cancelleria che il Ministero della Salute aveva depositato il 16.9.2017 controricorso non inserito nel fascicolo;
che al presente giudizio si àpplica l’art. 380 bis c.p.c. così come modificato dal D.L. 31 agosto 2016, n. 168 conv. in L. 25 ottobre 2016, n. 196 il quale, nella nuova formulazione, non prevede più la comunicazione della relazione con la concisa esposizione della ragioni per la definizione del giudizio ai sensi dell’art. 375 c.p.c., comma 1, nn. 1) e 5), bensì del decreto in cui si indica solo che è stata ravvisata una ipotesi di inammissibilità, manifesta fondatezza o manifesta infondatezza del ricorso;
che il ricorso in opposizione proposto ai sensi dell’art. 391 ter c.p.c. da M.M. (in qualità di erede della B.) evidentemente come opposizione di terzo – è inammissibile in quanto le sentenze della Corte di cassazione, salvo il caso di decisione della causa nel merito ai sensi dell’art. 384 c.p.c., comma 2, non sono suscettibili di impugnazione a mezzo di opposizione di terzo atteso che, in caso di rigetto del ricorso, l’esecutività pregiudizievole al terzo deriva dalla decisione di merito convalidata in sede di legittimità, mentre, in caso di accoglimento (con o senza rinvio), viene meno la statuizione pregiudizievole al terzo, sicchè l’opposizione ex art. 404 c.p.c. è proponibile avverso la pregressa consolidata decisione di merito ovvero, nel secondo caso, avverso la successiva sentenza che, definendo il giudizio di rinvio, riporti ad attualità la pretesa lesione di un diritto del terzo (Cass. n. 11235 del 31/05/2016; Cass. n. 11352 del 22/07/2003; Cass. sez. U, Sentenza n. 238 del 10/04/1999 (Rv. 525155)); ed infatti, la sentenza di questa Corte n. 22155/14 qui impugnata non ha deciso la causa nel merito ma ha cassato con rinvio;
che dall’inammissibilità del ricorsa proposto da M.M. -quale erede di B.R. – discende la inammissibilità anche del ricorso incidentale di M.S. nonchè la irrilevanza della questione di legittimità costituzionale ivi sollevata;
che, per tutto quanto esposto, in adesione alla proposta del relatore, vanno dichiarati inammissibili, previa loro riunione, tanto il ricorso in opposizione proposto da M.M. che il ricorso incidentale nonchè l’istanza di sospensione ex art. 373 c.p.c.;
che quanto alle regolamentazione delle spese del presente giudizio le medesime vanno compensate tra M.M. e M.S. avuto riguardo alla qualità di esse parti, mentre seguono la soccombenza nei confronti del Ministero della Salute e sono poste a carico di M.M. – in qualità di erede della B. – e vengono liquidate come da dispositivo;
che sussistono i presupposti per il versamento, da parte del ricorrente principale e di quello incidentale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, previsto dal D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17 (legge di stabilità 2013) trovando tale disposizione applicazione ai procedimenti iniziati in data successiva al 30 gennaio 2013, quale quello in esame, avuto riguardo al momento in cui la notifica del ricorso si è perfezionata, con la ricezione dell’atto da parte del destinatario (Sezioni Unite, sent n. 3774 del 18 febbraio 2014); inoltre, il presupposto di insorgenza dell’obbligo del versamento, per il ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, non è collegato alla condanna alle spese, ma al fatto oggettivo del rigetto integrale o della definizione in rito, negativa per l’impugnante, del gravame (Cass. n. 10306 del 13 maggio 2014).
La Corte, riuniti i ricorsi, li dichiara inammissibili, condanna -il ricorrente alle spese del presente giudizio nei confronti del Ministero della Salute liquidate in Euro 2.500,00 per compensi professionali oltre spese prenotate a debito e compensa le spese tra le altre parti.
Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente principale e di quello incidentale dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.
Così deciso in Roma, a seguito di riconvocazione, il 8 marzo 2017.