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Timestamp: 2013-05-19 18:59:41+00:00
Document Index: 158275573

Matched Legal Cases: ['art. 21', 'art. 21', 'sentenza ', 'art. 11', 'sentenza ', 'CGUE ', 'sentenza ', 'art. 90', 'sentenza ', 'art. 2050', 'art. 21']

I quesiti sul decreto 81: l’idoneità per i lavoratori autonomi
01 giugno 2011 - Cat: I quesiti sul decreto 81
Sui requisiti di idoneità tecnico professionale dei lavoratori autonomi. A cura di G. Porreca.
Bari, 1 Giu – Sui requisiti di idoneità tecnico
professionale dei lavoratori autonomi. A
Si discute sull’obbligo da parte dei lavoratori
autonomi di sottoporsi a sorveglianza sanitaria nel caso che siano chiamati
a prestare la loro opera nell’ambito dell’azienda del committente.
Nell’Allegato XVII al D. Lgs. n. 81/2008 fra i requisiti che il lavoratore
autonomo deve esibire al committente era riportato un “attestato inerente la propria formazione e la relativa idoneità
sanitaria previsti dal presente decreto legislativo” successivamente però
con il D. Lgs. correttivo n. 106/2009 è stato invece indicato “ove espressamente previsti dal
presente decreto legislativo”. Che
vuole significare tale precisazione e cosa è cambiato rispetto a quanto
disposto dal D.
Lgs. n. 81/2008 nella versione originale?
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E ci risiamo con la locuzione “espressamente prevista” riferita all’obbligo di sorveglianza
sanitaria per i lavoratori autonomi che prestano la loro opera in regime di
appalto presso l’azienda del committente. Sull’argomento lo scrivente ha già
avuto modo di esprimersi in occasione della risposta ad un altro quesito
pubblicata sul quotidiano
del 7/7/2010 nella quale, dopo aver osservato che con il decreto correttivo
è stata aggiunta nella lettera d) del comma 2 dell’allegato XVII del D. Lgs. n.
81/2008 l’espressione “ove espressamente
prevista”, con riferimento alla sorveglianza sanitaria richiesta come
requisito al lavoratore autonomo, e dopo avere svolte alcune considerazioni ha
espresso il proprio parere secondo il quale con quella aggiunta il legislatore
ha voluto confermare e rafforzare l’indicazione già fornita nella versione
originale del decreto legislativo e cioè la sussistenza dell’obbligo da parte
dei lavoratori autonomi, nel caso che si rechino a svolgere la propria prestazione
d’opera nell’ambito dell’azienda del committente,
di sottoporsi a sorveglianza sanitaria se la stessa prevista dal D. Lgs. n.
81/2008 in considerazione della natura dei lavori che gli stessi vanno a
svolgere e dei rischi ad essi legati.
In realtà si deve far notare che l’interpretazione che
viene data a tale punto dell’Allegato XVII è abbastanza discussa e non manca
quindi chi la pensa diversamente sostenendo, a supporto del proprio pensiero,
che lo stesso D. Lgs. n. 81/2008 con
l’art. 21 ha concesso ai lavoratori autonomi la facoltà di sottoporsi alla
sorveglianza sanitaria e che in nessuna altra parte del testo di tale decreto
viene espressamente imposto al lavoratore autonomo l’obbligo di sottoporsi alla
sorveglianza sanitaria medesima ma se è vera come è vera questa affermazione
non si comprende perché il legislatore con il termine espressamente avrebbe
voluto far riferimento ad una ipotesi che sapeva benissimo che non è stata
avanzata in nessuna altra parte del testo del decreto.
Comunque, in risposta al quesito formulato, si ribadisce
il parere già in precedenza espresso e cioè che, se è vero che ai sensi
dell’art. 21 ai lavoratori autonomi allorquando questi prestano la loro opera
nell’ambito della propria organizzazione e del loro luogo di lavoro è stata
concessa la facoltà e non imposto l’obbligo di sottoporsi alla sorveglianza
sanitaria prevista dal D. Lgs. n. 81/2008, è vero anche che, quando in regime
vengono a trovarsi a svolgere la propria attività nell’ambito di un’altra
azienda o di un’altra organizzazione di lavoro, gli stessi sono tenuti a
documentare al committente il possesso dei requisiti indicati nell’allegato
XVII (che si riferisce comunque si rammenta ai cantieri temporanei o mobili)
avendo il datore di lavoro ospitante l’obbligo di verificare la idoneità
tecnico professionale anche dei lavoratori autonomi. Ed è proprio
nell’ambito di tale verifica che viene esplicitamente richiesto al lavoratore
autonomo di attestare, per svolgere la propria attività, di avere l’idoneità
sanitaria in riferimento ovviamente a quei campi di rischio per i quali tale
adempimento viene richiesto nel testo dello stesso decreto legislativo.
In tal senso si è anche espresso del resto il dott.
Raffaele Guariniello della Procura della Repubblica presso il Tribunale di
Torino rispondendo a dei quesiti postigli da alcuni funzionari e da alcune
unità ispettive delle ASL di Torino in alcuni incontri tenutisi presso la
Procura della Repubblica del Tribunale di Torino. Secondo l’autorevole
magistrato, infatti, così come è possibile leggere nel verbale della riunione
tenutasi il 18/12/2009 “le modifiche
introdotte dal D. Lgs. 106/09 all’allegato XVII che indica tra i documenti da
esibire da parte del lavoratore autonomo gli ‘attestati inerenti la propria
formazione e la relativa idoneità sanitaria ove espressamente previsti
dal presente decreto legislativo’ non cambiano gli obblighi del committente (o
del responsabile dei lavori). Quindi: se da un lato la sorveglianza sanitaria,
e la partecipazione a corsi di formazione, costituisce una facoltà del
lavoratore autonomo, dall’altro il tenore dell’Allegato XVII porta a
ritenere vincolante l’esibizione della relativa documentazione al committente
ai fini della verifica dell’idoneità tecnico professionale. Con la conseguenza
che un lavoratore autonomo può anche non sottoporsi a sorveglianza sanitaria
e non partecipare a corsi di formazione, ma in tal caso un committente di
lavori edili o di ingegneria civile non può legittimamente affidargli tali
Nella stessa riunione il dott. Raffaele Guariniello ha
fatto, altresì, osservare “come le più
recenti pronunce della Corte di Cassazione si rivolgono con particolare
attenzione agli obblighi di verifica dell'idoneità tecnico-professionale delle
imprese affidatarie, delle imprese esecutrici e dei lavoratori autonomi posti a
carico del committente (o del responsabile dei lavori) e di conseguenza la necessità
che gli organi di vigilanza indaghino questi aspetti in particolare nei
casi di infortunio sul lavoro”.
Questo articolo è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons. Commenta questo articolo!Autore: Morando Sergio01/06/2011 (23:20:28)Lavori autonomi..ma i contratti: a ripartito, aprogetto, sociolavoratori e a ritenuta d'acconto come pure certi contratti interinali questi da dipendente NON sono altro che un vero RAGGIRO E VIOLAZINE DELLE LEGGI SUL LAVORO ! Pertanto neppure visite mediche ne prima ne dopo ..niente corsi sulle sicurezze obbligatorie per le qualifiche etc. ILLEGALITà FUORI LEGGE e tanto lavoro in nero e tasse non pagate fate un po Voi...
Sergio MorandoAutore: vincenzo mammuccini01/06/2011 (16:34:06)Per Matteo Ianzano. L'interpretazione di Gian è quella di alcuni Ispettori. Per quello che ne se io nn ho trovato alcun riferimento di legge: se ce ne sono fatemelo saper, perchè dei lavoratori autonomi, coi tempi che corrono ce ne sono parecchi ed imprese sempre meno.
Il problema fondamentale è che "a legge precisa corrisponde sentenza precisa". E' l'eterno "buco" della legislazione italiana che le leggi sono troppo interpretabili. E qui che nasce lo scontro Parlamento-Magistratura, che oggi va tanto di moda: il problema è che a rimetterci siamo sempre noi, quelli dell'anello iniziale della catena.Autore: alfonso marchese01/06/2011 (16:33:33)le leggi e le norme in generale necessariamente esemplificano situazioni astratte mentra la realta cui si applica è spesso fatta da mille sfaccettature (nuances) che rendono necessaria una interpretazione ed adattamento della regola al caso particolare. Le regole d'interpretazione non sono arbitrarie ma prefissate (esempio art. 11 e ss Preleggi codice civile). Proprio seguendo le regole d'ermeneutica s'è pervenuti alle conclusioni che Porreca e Guariniello hanno riportato. La disciplina secondaria, tra cui l'Accordo Conferenza Stato Regioni, può integrare e meglio regolamentare la normativa primaria costituita dalla legge ma non può introdurre nuovi obblighi. E' opportuno che il legislatore coordini e meglio disciplini la materia evitando in primis di dettare una disciplina di dettaglio priva di significato.
Suo compito è quello d'indicare l'obiettivo da raggiungere, nella specie la piena qualificazione ed idoneità tecnico- professionale- sanitaria di tutti i soggetti chiamati ad operare sul cantiere in funzione dei rischi analizzati, valutati e documentati con gli strumenti propri della gestione del rischio (PSC, POS, DUVRI e via discorrendo). Autore: Matteo Ianzano01/06/2011 (16:18:43)Sono d'accordo con "Gian" al primo commento dell'articolo.
Fermo restando che mi occupo di promozione della sicurezza sul lavoro, sia perchè svolgo l'attività di consulente che quella di formatore, attraverso il mio Centro di Formazione, credo che sia giusto applicare ciò che la legge dice. Proprio negli ultimi giorni, in cui stò partecipando al corso di formazione dei formatori, uno dei formatori, giustamente ha detto secondo me, "... la legge va applicata e non và interpretata ...".
Io credo che ci sia un vuoto legislativo.
Mi auguro che nel prossimo Accordo Satato-Regioni in arrivo entro dicembre 2011, ci sia l'introduzione della sorveglianza sanitaria e della formazione continua obbligatoria anche per i lavoratori autonomi.
Non sono d'accordo con "Gian", su quanto dice "vincenzo mammuccini".
Vorrei riferimenti legislativi che impediscano ciò. Se esistono.
Buon lavoro a tutti. Il confronto serve sempre.
Matteo IanzanoAutore: alfonso marchese01/06/2011 (16:14:33)non riesco ad inviare la risposta (forse pagina scaduta). la sentenza CGUE è la 7 ottobre 2010 causa C-224/09 in Eur Lex giurisprudenza. E' stata già commentata su puntosicuro da Porreca.
Ove necessario invio dossierAutore: vincenzo mammuccini01/06/2011 (15:37:49)Ringrazio Gian della risposta: è come mi immaginavo.
Ad lfonso marchese chiederei dove posso reperire la sentenza della CGUE.
Per quanto riguarda le visite mediche ai LA, penso che se fossi un pontatore, una visitina me la farei anche se la norma non me lo chiederebbe espressamente. Spesso e troppo spesso le norme e leggi sono incomplete sotto certi aspetti. Autore: alfonso marchese01/06/2011 (13:17:29)E' opportuno ricordare che in sede di scelta delle imprese affidatarie ecc. compreso i lavoratori autonomi, il committente conosce già i rischi di massima che l'esecuzione dell'opera comporterà ed ove questa comporti i gravi rischi di cui all'Allegato XI, a prescindere dall'attuale formulazione dell'art. 90-11 comma, deve nominare il Coordinatore specifico in base alla recente sentenza della CGUE, con tutti gli obblighi conseguenti tra cui il PSC. Ebbene i rischi cui commisurare il giudizio di idoneità del lavoratore autonomo da parte del MC saranno in generale quelli propri della professione esercitata in assenza di un PSC di cantiere, sulla base di esperienza e di conoscenza almeno sommaria del capitolato d'opera in modo da consentire al committente/responsabile dei lavori la verifica di quanto disposto dall'All. XVII. Concordo pienamente con il parere reso da Porreca e l'asserzione del procuratore Guariniello. Si tratta in definitiva di evitare che persone inadatte (pardon Inidonee) accedano in luoghi pericolosi per l'esecuzione di attività a rischio anche ai sensi dell'art. 2050 cc. in tema di responsabilità civile.Autore: Gian01/06/2011 (11:43:15)Nel caso proposto dal sig. Mammuccini si tratta di una impresa di fatto anche se sono tutti lavoratori autonomi, sempre che i lavoratori stiano effettuando lo stesso lavoro, ad es. una costruzione dove non è possibile giustificare il fatto che le operazioni che eseguono sono disgiunte tra di loro. In questo caso possono essere sanzionabili anche in riferimento a tutti gli obblighi sulla sicurezza (RSPP, VDR, ecc...) Diverso potrebbe essere ad esempio il caso di un piastrellista che fa tutt'altro lavoro rispetto a quello del muratore; in questo caso è giustificabile il fatto che si tratti di due artigiani autonomi.Autore: vincenzo mammuccini01/06/2011 (10:19:42)Io ancora nn sono riuscito a capire se un appalto eseguito tra lavoratori autonomi in ambiente edile, ovvero più lavoratori autonomi che stanno eseguendo stesso lavoro, così come se fossero dipendenti di una impresa, siano "fuorilegge" e sanzionabili per questo motivo.
Mi potete aiutare?Autore: Gian01/06/2011 (08:55:35)atteniamoci a quello che dice l'allegato XVII: "ove espressamente previsti", quindi non essendo espressamente previsti da nessuna parte l'idoneità sanitaria non è possibile richiederla a lavoratori autonomi (al più art. 21 - "hanno facoltà...").
Nella zona di Torino, sotto l'influsso della procura, l'ispettorato del lavoro richiede, durante le ispezioni sui cantieri, le visite mediche anche ai lavoratori autonomi (così come ho visto da verbali). Al momento non mi risulta che abbiano sanzionato qualcuno, anche perchè danno un minimo di tempo al lavoratore autonomo di fare la visita; lo stesso autonomo preferisce spendere i soldi della visita che controbattere.
Tuttavia, a questo punto, se diamo per assodato che il lavoratore autonomo debba fare la visita, il medico del lavoro su che base fa la visita? Che accertamenti deve fare? Audiometria? Spirometria? ecc. ecc. Dovrebbe farli in base al documento di valutazione del rischio a cui lui dovrebbe aver partecipato attivamente. Ma allora imponiamo anche la valutazione del rischio all'autonomo; di questo però nei verbali o nelle richieste della DPL non c'è traccia. Secondo me la cosa non regge!
Ripeto: il lavoratore non ha voglia di contestare la prescrizione, ma mi piacerebbe sapere se qualcuno l'ha fatto e come è andata a finire.