Source: http://bologna.sentenze.ilcaso.it/codice_procedura_civile/323
Timestamp: 2020-07-08 22:38:09+00:00
Document Index: 32526909

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 617', 'art. 111', 'art. 39', 'art. 111', 'art. 50', 'art. 142', 'art. 549', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2932']

I. I mezzi per impugnare le sentenze, oltre al regolamento di competenza nei casi previsti dalla legge, sono: l'appello, il ricorso per cassazione, la revocazione e l'opposizione di terzo.
Qualora l'appello (nella specie, avanzato avverso una sentenza pronunciata ai sensi dell'art. 617 c.p.c.) sia inammissibile in quanto strumento processuale radicalmente diverso da quello corretto, non può operare la "translatio iudicii" perché l'impugnazione proposta è inidonea, anche solo in astratto, a configurare l'instaurazione di un regolare rapporto processuale, né l'appello può convertirsi in ricorso per cassazione, giacché difetta dei requisiti di validità dell'atto nel quale dev'essere convertito, essendo il ricorso di legittimità, mezzo di impugnazione a critica vincolata (a maggior ragione, se proposto in via straordinaria ai sensi dell'art. 111, comma 7, Cost.), strutturalmente diverso. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 03 Marzo 2020, n. 5712. Segue...
Curatore - Decreto di liquidazione del compenso finale - Irrevocabilità - Fondamento.
Il decreto con il quale il tribunale liquida, dopo l'approvazione del rendiconto, il compenso finale al curatore ha natura decisoria e carattere definitivo; esso non è soggetto a reclamo ai sensi dell'art. 39 l.fall., è impugnabile per cassazione ex art. 111 Cost. ma non è suscettibile di essere revocato o modificato dall'autorità giudiziaria che lo ha emesso, consumando questa, con la sua adozione, il proprio potere decisionale. (In applicazione del suesposto principio, la S.C. ha annullato il provvedimento con il quale il tribunale, su impulso di parte, aveva modificato un proprio precedente decreto di liquidazione). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 Gennaio 2019, n. 1394. Segue...
Esecuzione forzata - Opposizioni - Opposizione all’esecuzione o agli atti esecutivi - Criterio discretivo - Natura dell’atto impugnato - Irrilevanza - Indagine di “causa petendi” e “petitum” - Necessità - Fattispecie.
In sede esecutiva, al fine della corretta qualificazione della domanda occorre fare riferimento alla "causa petendi" ed al "petitum", che, nell'opposizione all'esecuzione, investono l'"an" della esecuzione, cioè il diritto del creditore di procedervi, mentre, nell'opposizione agli atti esecutivi, investono il "quomodo", vale a dire le modalità con le quali il creditore può agire in sede esecutiva. (Nella specie, la S.C. ha giudicato erronea la valutazione effettuata dal giudice di merito, che aveva ritenuto essere stata proposta una opposizione agli atti esecutivi, perché era stato impugnato l'avviso di espropriazione di cui all'art. 50 del d.P.R. n. 602 del 1973, vertendosi, invece, in materia di opposizione all'esecuzione, essendo la domanda rivolta a conseguire la dichiarazione di inesistenza del diritto del creditore a procedere ad esecuzione, in conseguenza dell'estinzione del credito per effetto della pronuncia del provvedimento di esdebitazione di cui all'art. 142 l.fall.). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 26 Maggio 2017, n. 13381. Segue...
Esecuzione forzata – Mobiliare – Presso terzi – Accertamento dell'obbligo del terzo – Giudizio di accertamento dell’obbligo del terzo – Oggetto – Diritti sussistenti in via alternativa – Domanda cumulativa di accertamento – Ammissibilità – Ragioni – Fattispecie.
Nel giudizio di accertamento dell’obbligo del terzo ex art. 549 c.p.c., il creditore procedente può proporre una domanda di accertamento cumulativa anche di una pluralità di diritti la cui sussistenza sia alternativa, nel senso che la venuta ad esistenza di uno di essi esclude la sussistenza di altri. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha riconosciuto l’interesse del creditore procedente ad impugnare la sentenza di accertamento dell’obbligo del terzo in relazione sia al credito del debitore esecutato nascente da sentenza costitutiva, ex art. 2932 c.c., del diritto al pagamento del prezzo di vendita di titoli obbligazionari, sia al credito – eventuale e provvisorio, in quanto dipendente dal mancato pagamento del corrispettivo pattuito – alla restituzione dei titoli, in ragione della risoluzione del contratto preliminare di vendita). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 04 Aprile 2017, n. 8682. Segue...
Impugnazioni - Reiezione - Pagamento del doppio del contributo unificato - Procedimenti cautelari - Applicabilità..
Quando l'impugnazione, anche incidentale, è respinta integralmente o è dichiarata inammissibile o improcedibile, la parte che l’ha proposta è tenuta a versare un ulteriore importo al titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione, principale o incidentale. Il giudice dà atto nel provvedimento della sussistenza dei presupposti di cui al periodo precedente e l'obbligo di pagamento sorge al momento del deposito dello stesso. (Nel caso di specie, il principio è stato ritenuto applicabile anche all'impugnazione dei provvedimenti cautelari). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 04 Aprile 2013. Segue...
Impugnazione – Ultrattività del rito ai fini della forma del gravame – Esattezza della qualificazione del Giudice a quo – Certezza dei rimedi impugnatori – Irragionevolezza della duplicazione del mezzo di impugnazione. (03/08/2010).
L'ultrattività del rito ai fini della forma del gravame è l’unica opzione interpretativa conforme ai principi fondamentali della certezza dei rimedi impugnatori e dell'economia dell'attività processuale, poiché evita l'irragionevolezza di imporre di fatto all'interessato di cautelarsi proponendo due impugnazioni, nel dubbio sull'esattezza della qualificazione operata dal giudice a quo. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 21 Aprile 2010, n. 0. Segue...
Impugnazione – Principio dell’apparenza – Scelta del mezzo di impugnazione in base alla qualificazione dell’atto. (03/08/2010).
Il principio "dell'apparenza", comporta che la scelta fra i mezzi di impugnazione astrattamente esperibili contro un provvedimento del giudice va compiuta in base alla qualificazione dell'atto, la quale a sua volta dipende dalla qualificazione che il Giudice appresta alla domanda della parte e dai poteri che lo stesso Giudice esercita nel decidere. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 21 Aprile 2010, n. 0. Segue...