Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-25963-del-15-10-2019
Timestamp: 2020-08-03 12:10:53+00:00
Document Index: 129672351

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Sentenza Cassazione Civile n. 25963 del 15/10/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25963 del 15/10/2019
Cassazione civile sez. VI, 15/10/2019, (ud. 29/05/2019, dep. 15/10/2019), n.25963
sul ricorso 23021-2018 proposto da:
avverso la sentenza n. 275/22/2018 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
partecipata del 29/05/2019 dal Consigliere Relatore Dott. PIERPAOLO
– Con sentenza n. 275/22/18 depositata in data 26 gennaio 2018 la Commissione tributaria regionale della Puglia, sez. staccata di Lecce, rigettava l’appello principale proposto dall’Agenzia delle entrate avverso la sentenza n. 568/2/13 della Commissione tributaria provinciale di Lecce che aveva accolto il ricorso di T.G. contro un avviso di accertamento emesso a seguito di rideterminazione del classamento catastale 2012;
Il processo tributario può essere sospeso ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 39, comma 1, che regola i rapporti tra processo tributario e processi non tributari (cd. pregiudizialità esterna) solo ove sia stata presentata querela di falso o debba essere risolta una questione sullo stato o sulla capacità delle persone diversa dalla capacità di stare in giudizio, ipotesi non ricorrenti nel caso di specie: tale norma dispone una deroga – in ipotesi predeterminate – al criterio secondo cui le questioni pregiudiziali sono risolte, “incidenter tantum”, dal giudice munito di giurisdizione sulla domanda. Inoltre, la sentenza impugnata è stata pubblicata in un momento successivo all’entrata in vigore del D.Lgs. n. 156 del 2015 – 10 gennaio 2016 – e in cui quindi non ricorreva più un’ipotesi di sospensione necessaria, ai sensi dell’art. 295 c.p.c., essendo eventualmente applicabile l’art. 337 c.p.c., comma 2, che, in caso di impugnazione di una sentenza la cui autorità sia stata invocata in un separato processo, prevede soltanto la possibilità della sospensione facoltativa di quest’ultimo (Cass. n. 29553 del 2017). Di conseguenza, anche a voler superare la considerazione che con il vizio denunciato non si censura l’art. 337 c.p.c., comma 2, resta il fatto che tale norma non obbliga il giudice a procedere alla sospensione; Infine, l’art. 39, successivo comma 1 bis – aggiunto dal D.Lgs. n. 156 del 2015, art. 9, comma 1, lett. o) (“La commissione tributaria dispone la sospensione del processo in ogni altro caso in cui essa stessa o altra commissione tributaria deve risolvere una controversia dalla cui definizione dipende la decisione della causa”) non è evidentemente applicabile al caso di specie, essendo la pregiudizialità invocata rispetto al Consiglio di Stato (Cass. Sez. 6 – 5, Ordinanza n. 17413 del 2018);
Con il secondo motivo – in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 – l’Agenzia delle entrate censura la violazione e falsa applicazione della L. n. 212 del 2000, art. 7, laddove intende l’avviso carente di motivazione pur se lo stesso richiama nella parte motiva il contenuto generale, il provvedimento di attivazione del procedimento revisionale nonchè le ragioni che hanno giustificato, nello specifico, il riclassamento effettuato;
Il motivo è destituito di fondamento. Va reiterato che “La revisione della classificazione di un immobile deve essere motivata in termini che esplicitino in maniera intellegibile le specifiche giustificazioni della riclassificazione concretamente operate. La conoscenza di tali presupposti deve mettere in grado il contribuente di valutare l’utilità di impugnare l’atto impositivo e, in tal caso, di specificare, come richiesto dal D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 18, i motivi di doglianza. Il contribuente deve avere contezza delle ragioni dell’Amministrazione, deve essere messo in grado di valutare l’opportunità di fare o meno acquiescenza al provvedimento, e, in caso di ricorso, di approntare le proprie difese con piena consapevolezza, nonchè per impedire all’Amministrazione, nel quadro di un rapporto di leale collaborazione, di addurre in un eventuale successivo contenzioso ragioni diverse rispetto a quelle enunciate.” (Cass. Sez. 5, Sentenza n. 11477 del 5 aprile 2018). Da tale insegnamento, affermato da questa Corte proprio con riferimento alla procedura di cui alla L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335, in relazione alla L. n. 212 del 2000, art. 7, non vi sono ragioni per discostarsi nel caso di specie;
Va poi tenuto conto del fatto che la Corte costituzionale, con la pronuncia n. 249 del 2017, ha da un lato affermato che “la scelta fatta dal legislatore con il censurato comma 335 (L. n. 311 del 2004, art. 1) non presenta profili di irragionevolezza (in quanto) la decisione di operare una revisione del classamento per microzone si basa sul dato che la qualità del contesto di appartenenza dell’unità immobiliare rappresenta una componente fisiologicamente idonea ad incidere sul valore del bene”, evidenziando però che “la natura e le modalità dell’operazione enfatizzano l’obbligo di motivazione in merito agli elementi che hanno, in concreto, interessato una determinata microzona, così incidendo sul diverso classamento della singola unità immobiliare; obbligo che, proprio in considerazione del carattere “diffuso” dell’operazione, deve essere assolto in maniera rigorosa in modo tale da porre il contribuente in condizione di conoscere le concrete ragioni che giustificano il provvedimento”;
La sentenza impugnata va dunque confermata, in quanto ha rispettato i principi di diritto sopra richiamati, e al rigetto non segue il regolamento delle spese di lite, in assenza di costituzione del contribuente. La Corte dà atto che, ai sensi della L. 24 dicembre 2012 n. 228, art. 1, comma 17 (legge di stabilità 2013), data la soccombenza della parte ammessa alla prenotazione a debito, per effetto del presente provvedimento non sussistono i presupposti per il versamento dell’ulteriore contributo unificato di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-bis, T.U. spese di giustizia.