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Timestamp: 2018-12-09 21:10:46+00:00
Document Index: 108524142

Matched Legal Cases: ['art. 64', 'art. 674', 'art. 674', 'art. 674', 'art. 674', 'sentenza ', 'art. 674', 'art. 844']

FAQ - La puzza del ristorante � un reato
Anche in caso di molestie olfattive s'incorre nella contravvenzione di getto pericolo di cose.
Chiunque getta o versa, in un luogo di pubblico transito o in un luogo privato ma di comune o di altrui uso, cose atte a offendere o imbrattare o molestare persone, ovvero, nei casi non consentiti dalla legge, provoca emissioni di gas, di vapori o di fumo, atti a cagionare tali effetti, è punito con l'arresto fino a Il mese o con I'ammenda fino a euro 206 (art. 64 Cp). La norma, rubricata tra le contravvenzioni di polizia, è posta a salvaguardia dell'incolumità pubblica, pertanto, ai fini della configurazione del reato in parola, è necessario che le condotte sanzionate dalla fattispecie penale, vale a dire il danno di cose o l'emissione di gas, vapori o fumi, possano comportare conseguenze negative (imbrattare o molestare) in danno delle persone, rimanendo
o conseguentemente esclusa qualsiasi offesa portata in danno delle “cose”.
La norma fa esplicito riferimento alle «cose atte a offendere o imbrattare o molestare le persone», il che porta a ritenere come la stessa configuri un reato di mero pericolo e che, quindi, ai fini della Sussistenza della fattispecie contravvenzionale di cui all'art. 674 Cp, non è necessario che la condotta in questione abbia anche provocato un effettivo danno alle persone, risultando sufficiente l'astratto pericolo per l'incolumità altrui (cfr.:Trib. Padova, 19/10/2012). Ciò posto, è stato ritenuto che «lo sbattimento di qualche tappeto e lo scuotimento di qualche tovaglia non integra la condotta penalmente rilevante di cui all'art. 674 c.p. per impossibilità di causare imbrattamenti e molestie alle persone, secondo la formulazione letterale della disposizione incriminatrice» (Cass. pen. n. 27625/2012).
Viceversa, sulla scorta del fatto che l'art. 674 Cp non elenca le modalità con cui il getto o il versamento di cose debbano essere effettuati, è stato affermato che «rientra nella fattispecie incriminatrice alche la condotta del condominio che, innaffiando i fiori del proprio appartamento per mezzo di un impianto automatico, getta acqua mista a terriccio nell'appartamento sottostante imbrattandone il davanzale, i vetri ed altre suppellettili, provocando altresì la caduta di un pezzo di intonaco all'interno dell'appartamento della parte offesa» (Cass. pen. n. 15956/2014).
Se la condotta tipica del reato in questione risulta quella del lancio di cose, nondimeno, la fattispecie criminosa è stata ritenuta configurabile anche in presenza di “molestie olfattive”, con l’immissione nell'atmosfera di cattivi odori. Tanto è stato ribadito dalla Corte di Cassazione nell'ordinanza 4425, pubblicata in data 26.09.2017.
L'imputato veniva tratto in giudizio per l'emissione di cattivi odori provenienti da un ristorante dallo stesso gestito, per il quale veniva condannato dal Tribunale di Roma, ai sensi dell'art. 674 Cp, alla pena ritenuta di giustizia.
Proposto appello, poi convertito in ricorso per cassazione, l'imputato muoveva censure in relazione al fatto contestato rinvenienti dalla insussistenza della condotta, alla riferibilità della stessa e, comunque, all'assenza dell'elemento soggettivo del reato.
La Corte di Cassazione, nel dichiarare inammissibile il ricorso, essendo precluso al Giudice di legittimità il controllo in merito ai presunti vizi della motivazione, risultando allo stesso impedita la rilettura degli elementi di fatto posti a fondamento della decisione, afferma, in ogni caso, che “la sentenza in esame ha fatto buon governo del principio a mente del quale il reato di cui all'art. 674 cod. pen. (Getto pericoloso di cose) è configurabile anche in presenza di “molestie olfattive”
i promananti da impianto munito di autorizzazione perle emissioni in atmosfera (e rispettoso dei relativi limiti, come nel caso di specie), e ciò perché non esiste una normativa statale che preveda disposizioni specifiche - e, quindi, valori soglia - in materia di odori” e che, al fine di valutare la presenza o meno della molestia, si deve tener conto del concetto di “normale tollerabilità, previsto dall'art. 844 cod. civ. in un'ottica strettamente individualistica”.
Ciò posto, conclude affermando come in Simili fattispecie trovano applicazione i principi - peraltro già enunciati dalla giurisprudenza - per cui:
a) l'evento del reato consiste nella molestia, che prescinde dal superamento di eventuali valori soglia previsti dalla legge, essendo sufficiente quello del limite della stretta tollerabilità;
b) qualora difetti la possibilità di accertare obiettivamente, con adeguati strumenti, l’intensità delle emissioni, il giudizio sull'esistenza e sulla non tollerabilità delle stesse ben può basarsi sulle dichiarazioni di testimoni, specie se a diretta conoscenza dei fatti, quando tali dichiarazioni non si risolvano nell'espressione di valutazioni meramente soggettive o in giudizi di natura tecnica, ma consistano nei riferimento a quanto oggettivamente percepito dagli stessi dichiaranti.