Source: http://retedelledonnedibologna.blogspot.com/2007/03/50-e-50ovunque-si-decide-norme-di.html
Timestamp: 2017-08-20 19:00:21+00:00
Document Index: 37630918

Matched Legal Cases: ['art. 71', 'art.51', 'art. 48', 'art.48', 'art 51', 'art.51', 'art.51', 'art. 51', 'art.51', 'art.51', 'art.1', 'art.2', 'art.2', 'art.3', 'art.4', 'art. 51']

Rete delle donne di Bologna: 50 e 50…ovunque si decide!
50 e 50…ovunque si decide!
Norme di Democrazia Paritaria per le Assemblee elettive
Articolato della Proposta di Legge di iniziativa popolare
Le sottoscritte cittadine italiane e i sottoscritti cittadini italiani presentano - ai sensi dell'art. 71, comma 2, Cost. ed in applicazione della legge 25 maggio 1970, n. 352 ss. modd. - la seguente proposta di legge:
Art. 3 – Candidature in liste o gruppi
In ogni lista o gruppo di candidati, le candidature sono costituite da un numero uguale di donne e uomini, sono disposte in ordine alternato per sesso e, in caso di disparità numerica, lo scarto è di una unità.
Liste o gruppi di candidati che non rispettano le predette norme sono irricevibili.
In ogni circoscrizione dove le candidature sono proposte in collegi uninominali, le candidature complessive contraddistinte dal medesimo contrassegno sono costituite da un numero uguale di donne e uomini e, in caso di disparità numerica, lo scarto è di una unità.
Partiti, movimenti o coalizioni di partiti recanti il medesimo contrassegno nella circoscrizione che non rispettano le predette norme non sono ammessi alla competizione elettorale in quella circoscrizione.
Copyright Udi Nazionale via Arco di Parma 15 Roma
Campagna 50E50 ovunque si decide
Noi dobbiamo tracciare anche le vie dell’avvenire,
ponendo le mete che oggi vogliamo siano raggiunte domani
(Assemblea Costituente 4 marzo 1947)
Una precisa scelta di natura storico-giuridica operata dai Costituenti e che, quanto all’origine, accomuna l’art.51 e l’art. 48.
Col tempo, i significati e i significanti giuridici che accomunavano l’art.48 e l’art 51 si sono differenziati sempre di più tra loro.
Col Tempo, ancora, supremo regolatore della Storia come del Diritto come di molto altro, quella locuzione scelta per l’art.51 ha acquistato un senso più pieno, non un senso paritario, si badi, visto che quell’art.51 parlava già nel 1948 di uguaglianza, bensì, un senso democratico.
Nella Proposta dichiariamo le norme in attuazione dell’art. 51 della Costituzione del 1948, dove il termine attuazione ha un significato storico oltre che di forma giuridica.
Nel Diritto, diceva Piero Calamandrei, la forma è sostanza.
La nostra Proposta, sul piano politico, prescinde anche dalle sorti - incluse quelle di revisione con aggiunta di una seconda frase al primo comma - che ha avuto l’art.51 negli ultimi tempi, anche se le tiene doverosamente presenti, sul piano giuridico.
I Costituenti ci danno conto, con l’evoluzione delle loro stesse parole, di quanto avvenuto nell’arco di poco più di un anno.
La Storia, in questi sessanta anni, ha detto ancora altro, in Italia e nel Mondo.
Le donne non sono una minoranza da non discriminare, sono presenti in tutte le minoranze, in tutte le maggioranze, in tutti gli strati sociali, in tutte le razze.
Le donne sono l’altra parte del genere umano necessaria affinché l’umanità possa essere se stessa.
L’Udi è stata protagonista in Italia di tutte le lotte per l’emancipazione della donna, nei diritti, nella società, nel lavoro, nella famiglia.
Si è trattato, sempre, di lotte che hanno prodotto un avanzamento dell’intera società italiana, nel suo complesso.
Le donne organizzate hanno posto problemi, anche di natura giuridica, sul tavolo della Politica. Le donne non sono mai state “il problema”, neanche quando hanno “chiesto” alla Politica diritti “per le donne”.
Questa semplice verità può essere contrastata solo da chi pensa la Politica come luogo di carriere istituzionalizzate, o peggio come acquisizione di potere ad oltranza che ha tra le sue priorità non le esigenze del proprio Paese, ma quelle della propria conservazione.
Vi sono stati tentativi contraddittori di introdurre le “quote”.
Anche quelli recenti, venuti dopo la revisione della Costituzione, si sono rivelati in alcuni casi poco più che palliativi, in altri casi sono miseramente naufragati.
Alla riforma dell’art.51 della Costituzione si è giunti nell’illusione che ciò avrebbe “promosso” le pari opportunità. Col senno di poi, l’8 marzo 2003 - giorno di entrata in vigore della revisione - si è consumata una beffa della Democrazia, prima ancora che un torto alle Pari opportunità.
A quella revisione ha parzialmente risposto solo la legislazione riguardante i componenti del Parlamento Europeo spettanti all’Italia, nel 2004, introducendo le quote di un terzo e sanzioni rivelatesi poco più che un graffio nel bilancio delle formazioni politiche.
La ragione di fondo di tutto ciò risiede nel fatto che a quella revisione, in quelle forme, a differenza ad esempio di quanto avvenuto in Francia, si è giunti come si può arrivare ad una regalìa, senza una presa di coscienza diffusa, senza un dibattito reale e profondo nel Paese sulle motivazioni, di cui, per la sua parte, anche l’Udi assume la propria responsabilità.
Queste contraddizioni si sono andate sempre più cristallizzando, con la protevia di chi intende difendere le posizioni acquisite in apparati e lobby, mostrandosi refrattario ad ogni sia pur minima messa in discussione, dal proprio interno, dei meccanismi di selezione delle candidature.
La presenza paritaria nelle Assemblee elettive è un’esigenza della democrazia in attuazione della Costituzione (art.1) e in quanto tale deve potersi imporre, se necessario, anche per legge, con norme che prevedano sanzioni adeguate all’importanza di quelle norme.
Si può essere candidati e candidate in una lista, in un gruppo oppure, laddove si reintroducessero, in collegi uninominali di circoscrizione.
Per questo motivo, la presente proposta formula due ipotesi generali distinte, con una ratio che resta la stessa per tutte le candidature: un numero uguale di uomini e donne in ogni ambito che si riconduca ad un medesimo contrassegno di lista o di formazione, con lo scarto di una sola unità in caso di totale dispari (artt.3 e 4).
Ciò consente di applicare il principio di democrazia paritaria nelle candidature per tutte le assemblee elettive, da quelle circoscrizionali a quelle per il Parlamento Europeo.
Trattandosi di norma prescrittiva generale a garanzia della democraticità di base delle candidature, non è possibile usare due pesi e due misure, a seconda che si parli di Consigli Circoscrizionali o, ad esempio, del Senato della Repubblica. (art.2)
Abbiamo incluso nella previsione generale anche le città Metropolitane, in quanto questi organismi sono, dal 2001, inseriti nella Costituzione e sono ancora in attesa di norme che regolino le modalità dell’elezione dei propri rappresentanti. (art.2)
Al carattere fondamentale e all’importanza della norma consegue la valenza della sanzione per il suo mancato rispetto.
La sanzione non può essere né pecuniaria, né sottoposta a condizioni, bensì, nel primo caso, quello di liste o gruppi (art.3) sarà data dalla irricevibilità ad opera degli organi di controllo preposti, nell’altro (art.4) consisterà nella mancata ammissione dello schieramento o formazione che con un determinato contrassegno ha presentato nella circoscrizione con collegi uninominali un numero complessivo di candidature che non rispetta la parità numerica.
Vogliamo che ovunque si decide sia affermata e realizzata la presenza paritaria dell’uno e dell’altro sesso, in condizione di uguaglianza. Come recita l’art. 51 della Costituzione.
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Girolamo Grammatico ha detto...
sono a bologna poteva nascere un blog del genere!mitiche, continuate così!speriamo siano in tante a copiarvi in altre città!!
4/01/2007 4:50 AM