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Timestamp: 2020-08-08 09:54:41+00:00
Document Index: 34049314

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 348', 'sentenza ', 'art. 49', 'art. 348', 'art. 348', 'art. 348', 'art. 40', 'art. 23', 'art. 45', 'art. 49', 'art. 3', 'art. 45', 'art. 49', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 8892 del 06/04/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8892 del 06/04/2017
Cassazione civile, sez. VI, 06/04/2017, (ud. 07/03/2017, dep.06/04/2017), n. 8892
sul ricorso 23726-2015 proposto da:
avverso la sentenza n. 1036/2014 del TRIBUNALE di PALERMO, depositata
– la Corte di appello di Palermo, con ordinanza depositata il 30/3/2015, dichiarava inammissibile ex art. 348 bis c.p.c., per mancanza di ragionevole probabilità di accoglimento, il gravame proposto dall’Assessorato Regionale delle risorse agricole ed alimentari della Regione Sicilia avverso la sentenza del Tribunale di Palermo che aveva parzialmente accolto il ricorso in opposizione proposto dall’Assessorato avvero il decreto ingiuntivo ottenuto da Salvatore l’ascella e condannato l’opponente al pagamento in favore del ricorrente, lavoratore a tempo determinato come forestale, di differenze retributive dovute in forza del c.c.n.l. di categoria. A fondamento dell’opposizione l’Assessorato aveva dedotto la non applicabilità dei benefici economici previsti dalla contrattazione nazionale, la quale non poteva avere efficacia diretta nel territorio isolano, in assenza di una disposizione di recepimento ad boe. Il Tribunale fondava la sua decisione sul rilievo che sussistesse un obbligo dell’Amministrazione regionale di recepire la contrattazione collettiva nazionale, richiamando a tal fine, la L.R. n. 14 del 2006, art. 49. Riteneva, quindi, che gli stessi principi che regolano i rapporti tra potestà legislativa statale e potestà normativa esclusiva della regione potessero essere applicati ai rapporti tra le rispettive contrattazioni concludendo, nella sostanza, con la disapplicazione della contrattazione regionale per essere prevalente quella statale;
– va preliminarmente rilevata l’inammissibilità per difetto di interesse del ricorso proposto avverso l’ordinanza d’inammissibilità dell’appello ex art. 348 ter c.p.c., emessa in uno dei casi in cui ne è consentita l’adozione e come nella specie contenente un giudizio prognostico negativo circa la fondatezza nel merito del gravame. Ed infatti tale ordinanza, in quanto emanata nell’ambito suo proprio, non è ricorribile per cassazione, non avendo carattere definitivo, giacchè il medesimo art. 348 ter, comma 3, consente di impugnare per cassazione il provvedimento di primo grado (Cass. 27 marzo 2014, n. 7273; Cass. 12 ottobre 2015, n. 20470; Cass. 29 gennaio 2016, n. 1748; Cass., Sez. Un., 2 febbraio 2016, n. 1914). L’ordinanza in esame, peraltro, rispetta il dato normativo, dal momento che la Corte ha ritenuto inammissibile l’appello per la sua manifesta infondatezza, ovvero per ragioni di merito, ed ha così inteso dare continuità ad un proprio orientamento richiamando le argomentazioni riferite a casi analoghi decisi nel medesimo senso. Il riferimento a precedenti decisioni è espressamente contemplato nell’art. 348 ter c.p.c., che autorizza la motivazione “succinta”, “anche mediante il rinvio agli elementi di fatto riportati in uno o più atti di causa e il riferimento a precedenti conformi” (così Cass. 14 ottobre 2015, n. 20717);
– tanto premesso il ricorrente deduce violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165, art. 40; della L. reg. sic 15 maggio 2000, n. 10, art. 23, comma 5; della L. reg. sic. 6 aprile 1996, n. 16, art. 45 ter; della L.Reg. sic. 14 aprile 2006, n. 14, art. 49; della L.Reg. sic. 10 aprile 1978, n. 2, art. 3, u.c.. Rileva l’erroneità della decisione del Tribunale che si è limitato ad affermare la sussistenza di un obbligo di recepimento della normativa nazionale a seguito della modifica della L. Reg. sic. n. 16 del 1996, art. 45 ter, ad opera della L. reg. sic. n. 14 del 2006, art. 49, ed a trasporre il medesimo principio ai rapporti tra contrattazioni collettive;
– anche in questa sede s’intende riaffermare il principio in forza del quale “anche nell’ambito del pubblico impiego privatizzato, il contrasto fra contratti collettivi di diverso ambito territoriale (nazionale, regionale, provinciale, aziendale) deve essere risolto non già in base al criterio della gerarchia (che comporterebbe la prevalenza della disciplina di livello superiore) nè in base al criterio temporale (che comporterebbe sempre la prevalenza del contratto più recente e che invece è determinante solo nell’ipotesi di successione di contratti collettivi con identità di soggetti stipulanti, ossia dei medesimo livello), ma secondo il principio di autonomia (e, reciprocamente, di competenza), alla stregua del collegamento funzionale che le associazioni sindacali (nell’esercizio, appunto, della loro autonomia) pongono, mediante statuti o altri idonei atti di limitazione, fra i vari gradi o livelli della struttura organizzativa e della corrispondente attività” (Cass. 26 maggio 2008, n. 13544);
– la sentenza del Tribunale non appare rispettosa dei principi affermati, nel momento in cui ritiene che l’applicazione del contratto collettivo di lavoro nazionale s’imponga in ambito regionale con forza imperativa, senza necessità di recepimento ad hoc mediante delibera di giunta e decreto assessoriale, in ragione di una sorta di prevalenza gerarchica;