Source: http://www.architettiroma.it/archweb/notizie/8602.aspx
Timestamp: 2019-09-21 13:02:08+00:00
Document Index: 87882430

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 12', 'art. 13', 'art. 35', 'art. 36']

Ulteriore discussione sui «minimi» - aggiornamento rassegna stampa
Slitta l'articolo sui «minimi» dei professionisti
ROMA - Forse per continuare a trattare. Ufficialrnente, «perche necessita di ulteriore discussione». È slittato ieri sera il voto sull'articolo 2 del Dl Bersani (in fase di conversione in commissione Bilancio del Senato) che abolisce i minimi tariffari, il divieto di pubblicità e di società per i professionisti iscritti agli Albi e contro il quale gli avvocati sono in sciopero dal 10 luglio.
Approvate in commissione le norme sui farmacisti e i panettieri, i professionisti in fibrillazione - che ieri si sono riuniti per elaborare strategie congiunte - stanno puntando a una pesante revisiòne della disciplina. Soprattutto il Consiglio nazionale forense, che in una lettera indirizzata a tutti i capigruppo del Senato -ricordata in un'inserzione del Cnf sui principali quotidiani - sottolinea la necessità di dialogare per una «ragionevole regolamentazione» che tenga conto delle articolate attività dell'avvocato, distinguendo tra patto di quota lite e difesa in giudizio, consulenza e assistenza stragiudiziale. Insoddisfatti degli emendamenti sia l'Oua(Organismo unitario dell'avvocatura) «che dopo l'accordo con i tassisti chiede un confronto vero» che i giovani avvocati dell'Aiga, per cui «abolire i minimi in un Paese "saturo" che conta oltre 180mila avvocati significa svendere i servizi professionali a prezzi di saldo».
Conferma lo «stato di agitazione» anche il Cup (il comitato unitario degli Ordini professionali), presieduto da Raffaele Sirica, contro il tentativo di «imprenditorializzare le professioni intellettuali», che invita tutti i professionisti a partecipare alle manifestazioni "anti-decreto" indette su tutto il territorio nazionale per il 21 luglio. E chiede all'Esecutivo di "recuperare" l'emendamento presentato alle commissioni dal Cup su tariffe minime per le sole attività "pubbliche" (avvocati esclusi).
Una lettera "appello" al Governo perche salvaguardi le tariffe minime sui lavori pubblici per «garantire la qualità delle opere pubbliche, come stabilito dalla direttiva 2004/18/Ce» giunge dagli architetti. Una richiesta analoga a quella di Pietro de Paola, presidente dei geologi, che ricorda il precario assetto idrogeologico del territorio prima di aprire la «corsa al ribasso delle consulenze». Minacciano l'astensione delle categorie economiche da ogni "colloquio telematico" con la Pa le 16 sigle sindacali di Confprofessioni.
Ma nel mirino di dottori commercialisti e ragionieri ci sono soprattutto l'aggravio di adempimenti "anti-elusione" del "pacchetto Bersani-Visco".
In un incontro congiunto tra Consigli nazionali e tutte le sigle professionali - come non accadeva da tempo - Mauro Damiani e William Santorelli hanno definito le neo-disposizioni fiscali «nuovi gravosi adempimenti largamente inutili con sicuri costi aggiuntivi per imprese e contribuenti». Mentre le sigle sindacali (Adc, Andoc, Ungdc, Snrc e Unagraco) hanno proclamato all'unanimità lo «stato di agitazione permanente» con appuntamento in assemblea generale a Rdma sotto Palazzo Chigi il prossimo 28 luglio.
da Il Sole 24ore del 20.07.06
Dl Bersani, si va allo scontro. Il governo ignora i professionisti. Domani una giornata di protesta nazionale. I commercialisti proclamano lo stato di agitazione.
Governo e professionisti verso lo scontro. Dopo quello degli avvocati arriva lo stato di agitazione dei commercialisti. E il prossimo potrebbe essere un fine settimana di fuoco. Sono in programma per il 21 luglio a Roma le manifestazioni degli avvocati e degli ingegneri. Mentre a Padova si terrà il grande raduno dei professionisti del comitato degli ordini del Nord Italia. A tal proposito un comunicato del Cup nazionale invita tutti i professionisti a partecipare alle manifestazioni indette su tutto il territorio nazionale.
Insomma, più passa il tempo e più il clima si fa rovente. Sono più di due settimane, infatti, che le categorie chiedono un incontro urgente al premier Romano Prodi, nonché allo stesso ministro per lo sviluppo economico Pierluigi Bersani, autore del pacchetto sulla liberalizzazione dei servizi professionali. Che prevede, fra le altre cose, l'abolizione dei minimi tariffari e dei divieti di fare pubblicità e di mettersi in società. Ma nessuna chiamata, fino ad oggi, è arrivata. Mentre i diretti interessati fanno notare che i tassisti sono stati ricevuti e che gli scioperi selvaggi dei giorni scorsi sono serviti alle auto bianche per far valere le loro ragioni. Dopo l'astensione degli avvocati dal 10 al 21 luglio dalle udienze civili, penali e amministrative, ora tocca quindi ai sindacati dei commercialisti. Che ieri, con un comunicato congiunto hanno proclamato lo stato di agitazione. I Consigli nazionali dei dottori e dei ragionieri e tutte le organizzazioni sindacali di categoria hanno esaminato, infatti, nel corso di una riunione congiunta, i riflessi derivanti dal decreto legge Competitività (DL 223/06) approvando un documento unitario. In particolare, i vertici dei professionisti dell'area economico-contabile ricordano di aver già provveduto ad aggiornare (eliminando i vincoli esistenti) le norme per fare pubblicità informativa e derogare ai minimi tariffari. Sono pertanto, si legge nella nota, ”favorevoli ad una riforma delle professioni intellettuali, rispettosa delle esigenze del mercato, ma che maturi in un contesto coordinato e concertato, affidata al dicastero competente, senza inorganiche e parziali anticipazioni”. Nessun contributo realmente liberalizzatore ed incisivo del recupero della competitività, secondo le due categorie, è contenuto nelle disposizioni fiscali del decreto che, ”esattamente al contrario delle asserite finalità, comporterebbero, se non modificate in sede di conversione in legge, nuovi gravosi adempimenti largamente inutili con sicuri costi aggiuntivi per le imprese ed i contribuenti in genere”. ”E' inaccettabile”, scrivono, ”la visione del governo sulla funzione professionale in ambito fiscale, in quanto sempre più orientata a sopperire alle carenze della pubblica amministrazione e con un appesantimento delle responsabilità che peraltro non trova riscontro in adeguati corrispettivi. Dottori e ragionieri evidenziano, pertanto, ”il profondo stato di disagio che emerge dagli oltre 100 mila professionisti che compongono le categorie che si avviano al processo di unificazione che li ha portati, si legge ancora, ”ad essere protagonisti dell'unica reale riforma del comparto professionale degli ultimi decenni”. Le associazioni sindacali di categoria (ADC, ANDOC, SNRC, UNAGRACO, UNGDC), interpretando il malessere dell'intera categoria, con decisione unanime, hanno così proclamato ”lo stato di agitazione permanente indicendo un'assemblea generale dei propri delegati a Roma nella giornata del 28 luglio per manifestare di fronte a Palazzo Chigi”.
Intanto sempre ieri, il consiglio nazionale degli architetti guidato da Raffaele Sirica (anche presidente del comitato unitario dei professionisti) ha inviato a tutti i componenti dell'esecutivo un nuovo appello affinché venga fatto espressamente salvo il regime dei corrispettivi dei lavori pubblici, così come stabilito dal codice degli appalti e della direttiva 2004/18 che, ”diversamente da quanto demagogicamente sostenuto, riconosce la legittimità delle tariffe per le prestazioni di interesse generale”. Sul decreto legge, con molta probabilità, sarà messa la fiducia. Riducendo davvero al minimo le possibilità di un restyling in fase di conversione in legge del dl. William Santorelli, numero uno dei ragionieri, non ha dubbi: ”Se il governo continua così si andrà allo scontro”.
da Italia Oggi del 20.07.06
Il Caso. Il professore chiede spiegazioni a Bersani. E intima: basta arretramenti.
No, non è una resa totale. Ma certo, la stagione delle liberalizzazioni avviate dal governo e dal ministro dello sviluppo, Pierluigi Bersani, dopo la partenza veloce del decreto legge presentato a sorpresa, ha rallentato il passo. E pezzo dopo pezzo, le norme che interessano le singole categorie, professionisti, tassisti, panificatori, avvocati, notai, fondi immobiliari, saranno smontate e revisionate.
Tanto più che ormai la protesta clamorosa e violenta delle auto bianche contro le novità volute da Bersani ha ottenuto un discreto successo, anzi pieno se si considerano le manifestazioni di giubilo che hanno salutato l'intesa. Certo, il titolare del dicastero di via Veneto ieri si è affannato a spiegare al presidente del consiglio, Romano Prodi, che l'accordo raggiunge l'obiettivo di mettere a disposizione della clientela più vetture e che si tratta, se sarà applicato dai sindaci, "di un reale cambiamento nella vita dei cittadini". Ma il solo fatto che uno dei ministri di punta del governo sia stato costretto a spiegare al premier che sulla strada delle liberalizzazioni non ci sono state inversioni di marcia, la dice lunga sui dubbi che hanno assalito una parte del centro-sinistra. Bersani, nel colloquio con il professore, ha spiegato che "se si leggessero le modifiche che abbiamo proposto, invece che basarsi su ricostruzioni di parte, si comprenderebbe la portata delle nuove norme". "Vedrai, caro Romano, che nessuno potrà negare che si tratta di un vero cambiamento".
Bersani, certamente, dice la verità. Ma la piccola o grande retromarcia a cui il governo è stato costretto altrettanto certamente ha dato coraggio a molte altre categorie. Come ai farmacisti, che approfittando della sensibilità del ministro della giustizia, Clemente Mastella, alle loro argomentazioni, si preparano a un incontro con il guardasigilli per strappare concessioni, così come hanno fatto i tassisti. La Fofi, la Federazione dei farmacisti, con un comunicato ha annuciato: "Il guardasigilli, considerate anche le aperture governative nei confronti di altre categorie interessate, dopo aver approfondito alcune rilevanti implicazioni derivanti dalle disposizioni del decreto, ha convenuto sull'opportunità di individuare percorsi condivisi che, modificando alcune norme del decreto legge, consentano in ogni caso di raggiungere gli obiettivi fissati dal governo".
Di questo passo, insomma, del decreto redatto in gran segreto da Bersani resterà ben poco. Almeno questo è il timore di Prodi, che prima di sentirsi rassicurato da Bersani aveva manifestato molte perplessità sull'intesa con i tassisti. "Il tam-tam della categoria fa venir fuori una loro vittoria sul governo, una reazione che ha fatto una certa impressione: è come se avessero vinto i mondiali", aveva detto il presidente del consiglio. "Non bisogna dare spazio all'impressione di cedimenti sul versante delle liberalizzazioni, proprio per evitare che altre categorie comincino a esasperare il confronto con l'esecutivo". Prodi, insomma, vuole insistere perché il consenso intorno alla manovra, categorie a parte, è piuttosto forte. I consumatori hanno annunciato raccolte di firme in favore del ministro dello sviluppo, la Confindustria ha chiesto di non arretrare sulle liberalizzazioni e i sindacati vogliono che il governo proceda.
Mentre l'opposizione, che denuncia "i contenuti illiberali" del decreto Bersani-Visco, parla di "inversione a U del ministro" ed esprime soddisfazione per quella che ritiene una vittoria. Si vedrà quando il Bersani presenterà i suoi provvedimenti sui servizi pubblici locali e sugli altri settori protetti dell'economia, se di resa si è trattato o di mossa tattica: una breve ritirata per poi ripartire all'offensiva. Molti, nell'Unione, sperano che sia così. Non tutti ci credono.
da Italia Oggi del 19.07.06
Professioni, no a società tuttofare. Dal governo raffica di emendamenti al dl 223 in commissione al senato [ndr stralcio articolo].
(...) Sono alcune delle novità contenute negli emendamenti depositati ieri dal governo in commissione bilancio al senato, relativi al decreto legge 223/2006. Ecco in sintesi le principali novità.
Professioni. Modificando la lettera a) del comma 1 dell'articolo 2, l'emendamento abroga le disposizioni che prevedono ´l'obbligatorietà di tariffe'. La versione precedente parlava di ´fissazione di tariffe obbligatorie'. Specificate meglio anche la norma che dà il via alla pubblicità degli studi (ora si parla di stop al ´divieto, anche parziale, di svolgere pubblicità informativa') e quella sulle società tra professionisti: l'oggetto sociale dovrà essere esclusivo, quindi le società non potranno occuparsi di tutto ma solo di una specifica materia. (...)
di Gianni Macheda
Garanzia di trasparenza per le gare. Gli architetti italiani e il Cup per la riforma delle professioni. Emendamento al decreto Bersani del Comitato unitario delle professioni presieduto da Sirica.
Il comitato unitario degli ordini e collegi professionali ha sottoposto l'11 luglio scorso al Parlamento un emendamento al decreto legge 223 approvato nell'Assemblea del 5 luglio.
L'emendamento, nel rispetto delle specificità delle singole professioni, evidenzia l'esigenza che il testo del decreto sia rivisto alla luce delle seguenti quattro considerazioni. Esse riguardano il fatto che sia assicurato il carattere informativo della pubblicità al fine di garantire la collettività, che i servizi resi dalle società multidisciplinari siano sottoposti alle stesse garanzie che la legge prevede a tutela del cittadino quando la prestazione è resa dal singolo professionista, che siano mantenute le tariffe dei servizi pubblici per assicurare la trasparenza degli appalti e che si proceda a una organica revisione dei criteri di determinazione degli onorari professionali senza pregiudiziali ideologiche ma nel rispetto degli indirizzi della Corte di giustizia europea secondo cui la tariffazione delle prestazioni professionali che incidono su interessi generali può tutelare la collettività.
A sostegno dell'emendamento i Consigli nazionali, componenti il Cup, hanno deciso di partecipare, insieme a Ordini e professionisti, all'iniziativa indetta dal Consiglio nazionale degli ingegneri per il prossimo 21 luglio al Teatro Capranica di Roma.
Altri emendamenti sono stati presentati da notai, farmacisti, avvocati, commercialisti e ragionieri a integrazione dell'emendamento presentato dal Cup.
La sostanza degli emendamenti è stata condivisa dalle Commissioni permanenti del Senato 2» (giustizia) e 10» (industria, commercio e turismo), riunite lo scorso 13 luglio per l'esame del provvedimento. Il parere della Commissione di giustizia, che esprime il nullaosta al decreto n. 223 a condizione che il governo recepisca le proposte di modifica, con chiarezza invita "a mantenere le tariffe fisse e minime quando siano stabilite con decreto ministeriale a tutela della dignità della professione intellettuale e della qualità delle prestazioni".
I rappresentanti degli Ordini provinciali degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori nell'incontro del 7 luglio 2006 a Roma hanno sintetizzato la loro posizione nei confronti del decreto in un lungo e articolato documento che, pur contestando il metodo con cui il governo ha proceduto a varare il decreto, declina tuttavia una verifica positiva degli elementi contenuti al Titolo I comma 3° dell'art. 2.
Il documento inoltre sostanzia la necessità di un tavolo tecnico di confronto, esprime il sostegno all'emendamento presentato dal Cup e chiede un disegno di legge di riforma organica delle professioni.
Gli emendamenti del Cup. Ecco l'emendamento proposto dal Cup a integrazione di quelli presentati dalle categorie convocate (notai, farmacisti, avvocati, commercialisti e ragionieri). [ndr vd. "Emendamenti proposti dal Cup", pubblicato nel sito il 14.07.06]
Sono fatte salve le disposizioni riguardanti l'esercizio delle professioni reso nell'ambito del Servizio sanitario nazionale o in rapporto convenzionale con lo stesso, nonché le eventuali tariffe massime prefissate in via generale a tutela degli utenti.
Entro sei mesi dall'entrata in vigore dei decreti di cui al comma 1 gli ordini e collegi adottano gli atti necessari a dare attuazione, per quanto di competenza, ai principi di cui al presente articolo, dandone comunicazione all'amministrazione vigilante (nota 1).
Entro 12 mesi dalla entrata in vigore del presente decreto il governo è delegato a emanare, sentiti gli ordini e collegi interessati, uno o più decreti legislativi al fine di riordinare le disposizioni legislative e regolamentari che stabiliscono le tariffe professionali nel rispetto dei seguenti criteri e principi (nota 2): le tariffe obbligatorie, fisse o minime, possono essere stabilite con riferimento alle sole prestazioni che sono oggetto di riserva di competenze ovvero che incidono su interessi generali (nota 3); il divieto di pattuire compensi parametrati al raggiungimento degli obiettivi può essere abolito per le prestazioni che non sono oggetto di riserva di competenze ovvero che non incidono su interessi generali; sono, in ogni caso, fatte salve le tariffe che regolano i servizi professionali soggetti alle procedure di evidenza pubblica (nota 4).
Note agli emendamenti proposti dal Cup.
(Nota 1) L'emendamento si colloca nella stessa prospettiva dell'originario terzo comma del decreto legge ma rispetta il principio cardine della autoregolamentazione delle categorie professionali.
(Nota 2) L'emendamento mira a conferire al governo una delega per riordinare la materia tariffaria che, conformemente ai principi comunitari, viene circoscritta alle sole prestazioni riservate ai professionisti. La delega è necessaria per scongiurare la situazione di grave incertezza giuridica nella quale versa il settore dei servizi professionali in ragione del fatto che il decreto legge non ha indicato le tariffe abrogate e il significato dell'espressione ´attività libero-professionali e intellettuali'. Non tutte le prestazioni rese dai professionisti hanno carattere ´intellettuale' e non tutti gli iscritti agli albi rendono le loro prestazioni in regime ´libero-professionale'. Nel rispetto dei reciproci ruoli e dell'autonomia decisionale del governo, è previsto il coinvolgimento del sistema ordinistico in ragione del carattere estremamente tecnico della materia. Tale coinvolgimento è oggi contemplato da numerosissime leggi di settore e la Corte di giustizia europea ha stabilito la sua conformità ai principi comunitari (cfr. C. Giust. eur. 19 febbraio 2002, causa c-35/99).
(Nota 3) Così come formulata, la delega evita la indistinta abrogazione delle tariffe e consente al governo di entrare nel merito e valutare se o in che termini la tariffa relativa a una prestazione riservata possa essere funzionale alla tutela della collettività. Si tratta del criterio indicato dalla Corte di giustizia europea che ha sostenuto l'esigenza di giustificare in ragione dell'interesse generale le tariffe.
(Nota 4) L'emendamento mira a chiarire l'ambito applicativo della delega e a salvaguardare la vigenza delle tariffe dei servizi pubblici in quanto funzionali all'interesse pubblico.
La liberalizzazione del governo. Ecco i contenuti del decreto legge n. 223 del 4 luglio 2006 recante il titolo Disposizioni urgenti per il rilancio economico e sociale, per il contenimento e la razionalizzazione della spesa pubblica, nonché interventi in materia di entrate e di contrasto all'evasione fiscale. [ndr vd. "D.L. 4 luglio 2006, n.223", pubblicato nel sito il 06.07.06]
All'interno del Titolo I (Misure urgenti per lo sviluppo, la crescita e la promozione della concorrenza e della competitività, per la tutela dei consumatori e per la liberalizzazione di settori produttivi), l'articolo 2 riporta Disposizioni urgenti per la tutela della concorrenza nel settore dei servizi professionali. Nel testo si legge che in conformità al principio comunitario di libera concorrenza e a quello di libertà di circolazione delle persone e dei servizi, nonché al fine di assicurare agli utenti un'effettiva facoltà di scelta nell'esercizio dei propri diritti e di comparazione delle prestazioni offerte sul mercato, dalla data di entrata in vigore del presente decreto sono abrogate le disposizioni legislative e regolamentari che, con riferimento alle attività libero professionali e intellettuali, prevedono: la fissazione di tariffe obbligatorie fisse o minime ovvero il divieto di pattuire compensi parametrati al raggiungimento degli obiettivi perseguiti; il divieto, anche parziale, di pubblicizzare i titoli e le specializzazioni professionali, le caratteristiche del servizio offerto e il prezzo delle prestazioni; il divieto di fornire all'utenza servizi professionali di tipo interdisciplinare da parte di società di persone o associazioni tra professionisti, fermo restando che il medesimo professionista non può partecipare a più di una società e che la specifica prestazione deve essere resa da uno o più professionisti previamente indicati, sotto la propria personale responsabilità.
Le disposizioni deontologiche e pattizie e i codici di autodisciplina che contengono le prescrizioni di cui al comma 1 sono adeguate, anche con l'adozione di misure a garanzia della qualità delle prestazioni professionali, entro il 1° gennaio 2007. In caso di mancato adeguamento, a decorrere dalla medesima data le norme in contrasto con quanto previsto dal comma 1 sono in ogni caso nulle.
Rilanciare le prestazioni intellettuali. Il manifesto degli ordini provinciali per una nuova legge. Confronto con Prodi. [ndr vd. "Documento Assemblea dei Presidenti" pubblicato nel sito l'11.07.06]
I rappresentanti degli ordini provinciali degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori (Ppc) riuniti a Roma lo scorso sette luglio, in riferimento al decreto legge sulle liberalizzazioni varato dal governo, contestano soprattutto nel metodo il Titolo 1 agli artt. 1 e 2 del decreto stesso. Intendono però verificare positivamente gli elementi contenuti al comma 3 dell'art. 2.
Pertanto, richiamando il costante impegno in questi anni profuso per la tutela dei diritti del cittadino alla qualità dell'ambiente urbano e rurale e dell'architettura, fatte salve determinate considerazioni (gli esiti dell'incontro di Assisi del 1998 da cui nacque il Forum delle politiche architettoniche al quale aderirono tutte le amministrazioni dei 15 stati membri interessati all'architettura e tutte le organizzazioni nazionali degli architetti dell'Unione europea; la conseguente "Risoluzione sulla qualità architettonica dell'ambiente urbano e rurale", approvata all'unanimità dal consiglio dei ministri europei nel gennaio 2001 e la cui presentazione avvenne a Roma presso la sede del consiglio nazionale architetti il 13 novembre 2000, alla presenza dei ministri della cultura, della giustizia e dell'ambiente, di numerosi sottosegretari di quel governo e dei rappresentanti dei 15 stati membri; il disegno di legge (Melandri) n. 4324 presentato al Consiglio dei ministri il 9 novembre 1999, recante disposizioni in materia di promozione della cultura architettonica e urbanistica; il conseguente disegno di legge (Urbani) n. 2867, presentato al Consiglio dei ministri il 26 marzo 2004 recante legge quadro sulla qualità architettonica dal quale sono derivate alcune norme riprese nel Codice dei lavori pubblici recentemente approvato in via definitiva; che gli architetti italiani si sono sempre battuti affinché si sviluppasse anche nel nostro paese una stagione di concorsi di architettura, in linea con quanto da tempo avviene nei più avanzati stati europei, ove i concorsi sono considerati (a differenza delle gare) l'unica procedura atta a garantire i principi comunitari della concorrenza nel campo della progettazione; la necessità di avviare urgentemente un intreccio virtuoso tra urbanistica e architettura, anche attraverso una corretta attività di programmazione e valutazione delle opere pubbliche, attraverso adeguati processi di partecipazione e condivisione (Democrazia Urbana) e sostenendo varie tesi (che la qualità del progetto e una organica riscrittura delle norme sulla progettazione e realizzazione di opere sia indispensabile, con vantaggi evidenti per la tutela degli interessi della collettività, dei tempi e dei costi di realizzazione e del diritto alla qualità architettonica; che i processi di riqualificazione urbana e ambientale avviati attraverso procedure virtuose di concorrenza, possano garantire al paese una nuova competitività, anche sul terreno strategico del turismo colto e dell'industria culturale in cui strategico può essere il ruolo dei 122 mila architetti italiani (di cui 60 mila iscritti da meno di dieci anni), configurando una giovane e preziosa risorsa intellettuale che chiede di misurarsi nel campo della competizione e della qualità) hanno ribadito i seguenti temi: l'urgenza e l'ineludibilità di dare nuova competitività internazionale al settore dei servizi e a quelli della progettazione delle trasformazioni urbane e territoriali, condividendo la necessità di idonee iniziative legislative utili a dare trasparenza e vitalità a un settore strategico per il paese.
Non si può tuttavia non denunciare come alcune norme introdotte dal decreto risultino contraddittorie o non coerenti col complesso del quadro legislativo esistente e non possano essere assunte in modo avulso da una organica e concertata riforma del settore delle professioni intellettuali: in particolare, con riferimento ai minimi tariffari essi vanno mantenuti nei casi in cui sono in gioco interessi pubblici preminenti e tipici in alcune prestazioni riservate cui non è certamente estraneo il settore dei lavori pubblici, come si legge anche nel programma elettorale della attuale maggioranza di governo; che la competitività del paese si realizza soprattutto puntando sulla qualità delle prestazioni e non con metodi al ribasso né con la totale deregolamentazione del mercato; l'urgenza di varare norme legislative in materia di pubblicità informativa, società interprofessionali, assicurazione obbligatoria, tirocinio e aggiornamento permanente.
Approvano e fanno proprio il documento emanato dal Cup nella sua adunanza del 5 luglio 2006 e chiedono un incontro immediato del presidente del consiglio nazionale architetti, Ppc con il presidente del consiglio dei ministri e l'istituzione di un tavolo di confronto con il governo sulle misure introdotte con il decreto-legge, per aprire il decreto stesso a misure che effettivamente possano rilanciare e sviluppare il sistema delle prestazioni intellettuali.
Hanno richiesto anche lo stralcio delle disposizioni prive dei requisiti di necessità e urgenza da far confluire in un separato disegno di legge, al quale assicurare una corsia preferenziale in parlamento e che finalmente prevedano la riforma organica delle professioni tenendo conto di quanto finora prodotto in termini di progetto di riforma. Gli ordini degli architetti, su questa base si attivano da oggi, per definire le regole a garanzia della qualità della prestazione professionale, quale primo contributo alla riforma organica delle professioni.
Gli ordini degli architetti Ppc, infine, esprimono la contrarietà a che la normativa in materia di professioni intellettuali venga elaborata all'esterno del ministero della giustizia.
La 10» Commissione sulle tariffe. Ecco il resoconto sommario n. 7 del 13 luglio 2006 della 10° Commissione permanente del senato della Repubblica (15a legislatura) sul disegno di legge n. 741.
La Commissione, esaminato il disegno di legge in titolo, premessa una valutazione positiva della strategia delle liberalizzazioni per favorire la crescita economica e la ripresa occupazionale, considerata la necessità che l'accrescimento della concorrenza debba comunque avvenire nel pieno rispetto delle esigenze dei cittadini utenti e soprattutto debba tutelare in ogni caso le fasce più deboli, esprime, per quanto di competenza, un parere favorevole, condizionato all'introduzione delle seguenti proposte emendative.
All'art. 2, comma 1, appare opportuno sopprimere la lettera a). Appare altresì opportuno, sospendere l'efficacia delle disposizioni di cui alle lettere b) e c), rinviando l'introduzione delle modifiche ivi previste a un provvedimento organico di riforma delle attività professionali.
Con riguardo all'art. 3 si rileva l'opportunità, nel quadro di una più efficace tutela della concorrenza nel settore della distribuzione commerciale, di attribuire ai comuni le competenze in materia di ampliamento delle grandi reti di distribuzione, provvedendo altresì a semplificare le procedure amministrative previste.
Con riferimento all'art. 4, appare altresì necessario prevedere idonee misure per garantire la salvaguardia della professionalità degli esercenti l'attività di panificazione, al fine di continuare ad assicurare la produzione di qualità.
Relativamente all'art. 5, recante interventi urgenti nel campo della distribuzione di farmaci, si rileva la necessità di introdurre misure volte a scongiurare il raggiungimento di intese o cartelli a carattere oligopolistico. Sembra altresì opportuno non incentivare l'uso indiscriminato dei farmaci, promuovendo idonee campagne di informazione sul loro corretto uso.
Con riguardo all'art. 6, appare opportuno confermare il previgente divieto di cumulo di licenze per il servizio di taxi. Nel contempo, si rileva tuttavia l'opportunità di assicurare una migliore funzionalità del servizio, attraverso la competenza comunale nel valutare la consistenza numerica delle licenze, conformemente alle esigenze del trasporto locale.
Relativamente all'art. 12 appare necessario adottare idonee misure atte ad assicurare che, nell'affidamento dei servizi ai privati, vengano rispettati i principi dell'efficienza e dell'economicità nell'azione amministrativa, al fine di evitare il determinarsi di effetti di privatizzazione degli utili e di socializzazione delle perdite, in ragione della convenienza economica della tratta di servizio oggetto di cessione.
Con riguardo all'art. 13, nel condividere la finalità di evitare il determinarsi di meccanismi distorsivi del mercato, appare tuttavia opportuno precisare maggiormente l'ambito di applicazione delle disposizioni ivi previste, con particolare riguardo ai differenti tipi societari in astratto interessati, con particolare riguardo alla natura delle società a capitale interamente pubblico o misto. Si rileva inoltre l'opportunità di sopprimere le disposizioni di cui all'art. 35, commi 8 e 9 che, modificando i regimi di detraibilità dell'imposta sul valore aggiunto in materia di fabbricati, determinerebbero oneri non previsti a carico delle imprese, nonché un aggravio dei costi a carico dei futuri acquirenti degli immobili. Appare altresì opportuno sopprimere il comma 1 dell'art. 36, in quanto la soppressione del regime Iva agevolato al 10% per i prodotti ivi richiamati, e in particolare per quelli a base di cioccolato, si tradurrebbe un forte rincaro a carico della vasta platea dei consumatori. Inoltre, la soppressione dell'aliquota agevolata per le prestazioni di servizi relativi alla fornitura e distribuzione di calore-energia per uso domestico determinerebbero un forte aggravio delle tariffe a carico delle famiglie ed in particolar modo delle fasce più disagiate.
L'emendamento si colloca nella stessa prospettiva dell'originario terzo comma del decreto-legge ma rispetta il principio cardine della autoregolamentazione delle categorie professionali.
L'emendamento mira a conferire al governo una delega per riordinare la materia tariffaria che, conformemente ai principi comunitari, viene circoscritta alle sole prestazioni riservate ai professionisti. La delega è necessaria per scongiurare la situazione di grave incertezza giuridica nella quale versa il settore dei servizi professionali in ragione del fatto che il decreto legge non ha indicato le tariffe abrogate e il significato dell'espressione "attività libero-professionali e intellettuali". Non tutte le prestazioni rese dai professionisti hanno carattere "intellettuale" e non tutti gli iscritti agli albi rendono le loro prestazioni in regime "libero-professionale". Nel rispetto dei reciproci ruoli e dell'autonomia decisionale del governo, è previsto il coinvolgimento del sistema ordinistico in ragione del carattere estremamente tecnico della materia. Tale coinvolgimento è oggi contemplato da numerosissime leggi di settore e la Corte di giustizia europea ha stabilito la sua conformità ai principi comunitari (cfr. C.Giust.eur. 19 febbraio 2002, causa c-35/99). Così come formulata, la delega evita la indistinta abrogazione delle tariffe e consente al governo di entrare nel merito e valutare se o in che termini la tariffa relativa a una prestazione riservata possa essere funzionale alla tutela della collettività. Si tratta del criterio indicato dalla Corte di giustizia europea che ha sostenuto l'esigenza di giustificare in ragione dell'interesse generale le tariffe.
L'emendamento mira a chiarire l'ambito applicativo della delega e a salvaguardare la vigenza delle tariffe dei servizi pubblici in quanto funzionali all'interesse pubblico.
Lettera del 19.07.06 del CNAPPC al Governo
21/07/2006 13:42: parcella
credo di far parte dei "giovani architetti", condivido in pieno quello che ha scritto mattia Darò, e dico che purtroppo il ribasso sulla parcella è già una realtà nel privato, discutiamo se debba esserlo anche nel pubblico, ma soprattutto non potremmo far passare il pagamento della parcella attraverso l'ordine, visto che è difficile sottrarsi alla penosa trattativa sulla parcella, forse potremmo almeno evitare l'orribile recupero crediti?
Arch. Laura Pistoia
data pubblicazione: venerdì 21 luglio 2006
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