Source: https://www.condominioweb.com/lopposizione-al-decreto-ingiuntivo-condominiale.17057
Timestamp: 2020-07-11 14:54:10+00:00
Document Index: 29299594

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 1137', 'art. 63', 'art. 1137', 'art. 1137', 'art. 1335', 'art. 1123']

Opposizione al decreto ingiuntivo condominiale e contestazione della delibera
L'opposizione al decreto ingiuntivo condominiale serve a poco se non si impugna anche la delibera di approvazione della spesa...
Strada in salita per il condomino moroso
L'opposizione al decreto ingiuntivo condominiale serve a poco se non si impugna anche la delibera di approvazione della spesa comune
Nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo il condomino debitore può sollevare soltanto questioni legate alla perdurante efficacia della delibera di approvazione e riparto della spesa.
Per poter sperare in un esito positivo del giudizio il condomino opponente deve quindi provare che la delibera sulla quale si fonda il credito condominiale sia stata annullata o dichiarata nulla con sentenza, anche non passata in giudicato, oppure che ne sia stata provvisoriamente sospesa l'efficacia esecutiva. Lo ha ribadito il Tribunale di Palermo nella recente sentenza n. 1266 del 7 aprile 2020.
L'opposizione al decreto ingiuntivo per il pagamento degli oneri condominiali.
In sede di opposizione al decreto ingiuntivo emesso per il mancato pagamento degli oneri condominiali le contestazioni del condomino opponente non possono limitarsi ai presunti vizi della deliberazione assembleare relativa all'approvazione del consuntivo e/o del preventivo della gestione annuale o dell'assunzione di altra spesa, ad esempio relativa a innovazioni o interventi di manutenzione straordinaria (a meno che si tratti di ipotesi di nullità , come evidenziato da ultimo da Cass. civ., sez. II, 23 luglio 2019, n. 19832).
Questo perché, secondo un orientamento di legittimità che può dirsi ormai consolidato (si vedano: Cass. civ., sez. II, 19 febbraio 2016, n. 3354; Cass. civ., sez. II, 23 febbraio 2017, n. 4672; Cass. civ., sez. VI, 22 gennaio 2018, n. 1502), come tale ribadito anche nella decisione del Tribunale di Palermo, in questa tipologia di giudizio rilevano soltanto le questioni attinenti l'efficacia della delibera (ovvero se la stessa sia stata annullata o dichiarata nulla con sentenza, anche non passata in giudicato, oppure ne sia stata provvisoriamente sospesa l'efficacia esecutiva, come previsto dall'art. 1137 c.c.).
Poiché, infatti, la delibera assembleare costituisce di per sé un titolo sufficiente del credito vantato dal condominio, che legittima non solo la concessione del decreto ingiuntivo immediatamente esecutivo ex art. 63 Disp. att. c.c., ma anche la condanna del condomino moroso nel processo di opposizione, l'ambito di quest'ultimo giudizio è limitato alla sola verifica della (perdurante) esistenza della delibera di approvazione della spesa e di ripartizione della stessa tra i vari condomini.
L'onere probatorio gravante sulle parti.
A questo proposito la Suprema corte ha anche precisato che nel giudizio di opposizione al decreto ingiuntivo condominiale, a differenza che negli altri procedimenti di cui agli articoli 645 e seguenti del codice di rito, il condominio soddisfa l'onere probatorio sul medesimo gravante con la semplice produzione del verbale assembleare dal quale risulta la delibera di approvazione del consuntivo e/o del preventivo della gestione, nonché della relativa documentazione contabile (quindi con la semplice allegazione dei documenti già presenti nel fascicolo c.d. monitorio), senza necessità di ulteriori produzioni (a titolo di esempio, le fatture relative a determinate spese ecc.).
La mancata comunicazione del verbale assembleare.
Se, quindi, il condomino che contesti le spese poste a suo carico non abbia provveduto a impugnare per tempo la relativa delibera di approvazione, avrà scarsissime possibilità di ottenere una pronuncia positiva nel caso di opposizione al decreto ingiuntivo medio tempore richiesto e ottenuto dall'amministratore condominiale.
Da questo punto di vista non serve a molto nemmeno il fatto che il condomino opponente deduca la mancata comunicazione del verbale assembleare, per essere stato assente durante lo svolgimento dell'assemblea.
Detta circostanza, secondo la Suprema Corte, rappresenta infatti una vicenda del tutto estranea al procedimento di formazione della volontà assembleare e, sebbene possa inficiare la validità della deliberazione, deve essere necessariamente contestata nel giudizio di cui all'art. 1137 c.c., ossia impugnando la relativa delibera, non potendo invece essere sollevata per la prima volta nell'ambito del procedimento di opposizione al decreto ingiuntivo (Cass. civ., sez. VI, 22 gennaio 2018, n. 1502).
Inoltre la produzione delle delibere assembleari a corredo di un decreto ingiuntivo avverso un condomino non è idonea a soddisfare l'obbligo di comunicazione agli assenti ex art. 1137 c.c., né comporta il sorgere della presunzione di conoscenza ex art. 1335 c.c., che postula il recapito all'indirizzo del condomino del verbale contenente le decisioni dell'assemblea, né, comunque, obbliga quest'ultimo ad attivarsi per acquisire e conoscere il testo delle deliberazioni stesse, la cui conoscibilità, pertanto, non è ancorata alla data di notificazione del decreto ingiuntivo (Cass. civ., sez. II, 2 agosto 2016, n. 16081).
La mancata approvazione del piano di riparto delle spese.
Nella specie, come detto, la questione del contendere riguardava le spese relative a una serie di lavori straordinari deliberati dall'assemblea per la manutenzione dell'androne, delle scale e dell'ascensore dell'edificio condominiale, tra l'altro con costituzione del corrispondente fondo di accantonamento.
La condomina opponente, tuttavia, aveva eccepito anche la mancata approvazione del piano di ripartizione di dette spese.
Nel respingere l'opposizione anche da questo punto di vista, il Tribunale di Palermo ha quindi evidenziato come in tema di riscossione degli oneri condominiali non costituisce motivo di revoca dell'ingiunzione la mancata approvazione del relativo stato di riparto, atteso che le spese deliberate dall'assemblea si suddividono tra i condomini secondo le tabelle millesimali, ai sensi dell'art. 1123 c.c..
Per quanto sopra, anche in caso di mancanza del piano di ripartizione, ricorrono comunque le condizioni di legge in tema di liquidità ed esigibilità del credito, di modo che l'amministratore condominiale può richiederne il pagamento con procedura monitoria nei confronti del singolo condomino.
Scarica Trib. Palermo 1266 2020 di rago
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