Source: http://www.ngnu.org/FAQ-OT.htm
Timestamp: 2017-10-23 19:04:01+00:00
Document Index: 40099923

Matched Legal Cases: ['art.14', 'art.21', 'art.14', 'art.14', 'sentenza ', 'art.1', 'art.14', 'sentenza ', 'sentenza ']

Obiezione totale al servizio di leva
Obiezione totale al servizio di leva.
Rifiutare di svolgere il servizio di leva è un reato, punito dall’art.14 della recente legge n.230 del 1998.
Tuttavia molti di noi hanno scelto di commettere questo reato per affermare la propria contrarietà alla leva obbligatoria, come forma di disobbedienza civile ad una legge anacronistica ed ingiusta. Questa è secondo noi l’autentica obiezione di coscienza al servizio militare, non quella del servizio civile e delle mille associazioni che lo sfruttano. Tra noi ci sono molte persone che credono nel volontariato e lo svolgono liberamente, senza rendersi complici della coscrizione militare chiedendo l’ammissione al servizio civile.
Molti altri giovani scelgono questa strada solo per non fare il servizio di leva perché le pene sono miti e la condanna esonera dagli obblighi di leva. Nessuno finisce veramente in carcere per questo reato: spesso la condanna viene convertita in una pena pecuniaria, la sospensione della pena è scontata e la “fedina penale” resta sempre pulita. In questo documento spiegheremo perché.
Le notizie che forniamo in questa sezione non intendono istigare nessuno a commettere il reato di rifiuto del servizio di leva ma intendono illustrare le motivazioni ideali di chi tra noi ha fatto questa scelta, e garantire il diritto di informazione a quanti vogliono conoscere le nostre vicende giudiziarie. “Tutti hanno il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione” (art.21 della Costituzione).
1. Cosa dice la legge per chi rifiuta di fare il servizio di leva?
Questo è il testo dell’art.14 della legge 230/1998:
“Art. 14.
8. L'accoglimento delle domande estingue il reato. Il tempo trascorso in stato di detenzione e' computato in diminuzione della durata prescritta per il servizio militare o per il servizio civile.”
2. Avete rifiutato il servizio militare o quello civile? Che differenza c’è?
Alcuni di noi hanno rifiutato di svolgere il servizio militare, altri avevano chiesto di essere ammessi al servizio civile ed hanno poi rifiutato quello. Non c’è nessuna differenza di pena ma nel caso di rifiuto del servizio militare possono esserci delle differenze a seconda delle motivazioni addotte.
3. Quale è la pena per chi rifiuta il servizio di leva?
Occorre distinguere tra la pena prevista in astratto dalla legge e quella in concreto applicata nei tribunali. In astratto l’art.14 della legge 23071998 stabilisce così:
“1. L'obiettore ammesso al servizio civile che rifiuta di prestarlo e' punito con la reclusione da sei mesi a due anni.
2. Alla stessa pena soggiace chi, non avendo chiesto o non avendo ottenuto l'ammissione al servizio civile, rifiuta di prestare il servizio militare, prima o dopo averlo assunto, adducendo motivi di coscienza che ostano alla prestazione del servizio militare”.
In pratica viene sempre dato il minimo della pena e le pene concretamente inflitte vanno dai 2 mesi e 20 giorni fino ai 4 mesi, e variano a seconda del Tribunale che emette la sentenza e in base al tipo di procedimento penale seguito dal Pubblico Ministero. Se la pena, come spesso accade, è inferiore ai 3 mesi si può addirittura convertirla in una pena pecuniaria (una specie di multa variabile dai 4 ai 9 milioni ma di solito circa 6-7) pagando la quale si regolano tutti i conti con la giustizia.
4. Come avete fatto a rifiutare di svolgere il servizio di leva?
E’ molto semplice: non ci siamo presentati in caserma o all’ente di assegnazione. Abbiamo comunicato la nostra decisione spedendo loro una lettera in cui spiegavamo i nostri motivi. Nessuno ci ha cercato a casa per molti mesi e nessuno ci ha detto niente: abbiamo continuato a vivere la nostra vita di tutti i giorni studiando, lavorando, andando in vacanza. Qualcuno invece si è presentato di persona in caserma o all’ente per comunicare la propria scelta: in questi casi i militari e gli enti sfruttatori di obiettori cercano spesso di scoraggiare gli obiettori totali e danno anche informazioni imprecise. Fornire le proprie motivazioni è sempre importante, specialmente nel caso in cui si rifiuti il servizio militare: in questo caso il trattamento è molto diverso a seconda dei motivi addotti. Ed è molto importante anche fornire le proprie motivazioni contestualmente al rifiuto del servizio.
5. Cosa avete scritto nelle vostre lettere da obiettori totali?
Ciascuno ha scritto ciò che sentiva. Qualcuno per sicurezza si è fatto assistere da un avvocato. Chi ha rifiutato il servizio militare ha cercato di precisare che lo rifiutava per motivi di coscienza (contrarietà all’uso personale delle armi) perché chi lo rifiuta per motivi diversi o senza motivo ha un trattamento molto diverso. In questi casi alcuni si sono limitati ad adattare le varie formulette suggerite per fare la domanda da obiettori di coscienza. Uno di noi ad esempio ha scopiazzato l’art.1 della legge 230/1998 e ha scritto: “In obbedienza alla mia coscienza, nell'esercizio del diritto alle libertà di pensiero e di coscienza riconosciute dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo e dal Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici, opponendomi all'uso delle armi, non accetto l'arruolamento nelle Forze armate e nei Corpi armati dello Stato e rifiuto di prestare il servizio militare di leva. Chiedo pertanto di essere condannato ai sensi dell'art.14 comma 2 della legge 230/1998”. Già questo sarebbe bastato, anche se poi lui ed altri hanno spiegato nei minimi dettagli le proprie convinzioni. Chi ha rifiutato il servizio civile ha scritto che non lo considera un modo di difendere la Patria (come invece lo descrive la legge) ma soltanto una forma intollerabile di lavoro obbligatorio. Non era necessario scrivere molto: l’importante era che fosse chiaro il tipo di reato: il rifiuto definitivo di prestare servizio.
6. Cosa succede se uno rifiuta il servizio militare adducendo motivi diversi dalla contrarietà all’uso delle armi o senza dare motivazioni?
Non è successo a nessuno di noi, ma le conseguenze sarebbero queste: la competenza a giudicare non sarebbe del Tribunale ordinario ma di quello militare. Pertanto, ferma restando l’entità della pena, si applicherebbero le diverse regole della procedura penale militare. Inoltre la sentenza di condanna per questo tipo di reato NON comporta l’esonero dal servizio di leva, perciò anche dopo una prima condanna l’obiettore rischia di ricevere nuovamente una cartolina precetto, e rifiutando un’altra volta il servizio subisce un nuovo processo ed una nuova condanna e così via finché non ha accumulato almeno 10 mesi di condanne: l’esonero dagli obblighi di leva scatta solo allora. Gli effetti di questa sequenza di processi e condanne sono molto più pesanti della semplice somma delle pene. Per evitare di commettere questo reato è sufficiente che tra i motivi addotti per il rifiuto compaia la contrarietà all’uso delle armi. Per chi rifiuta il servizio civile non esiste questa differenza perché la domanda di ammissione al servizio civile che aveva presentato conteneva già una dichiarazione di contrarietà all’uso delle armi.
7. Si può rifiutare il servizio anche dopo averlo iniziato? Che differenza c’è?
Sì. La pena è identica. In ogni caso rifiutare prima di averlo iniziato potrebbe comportare in alcuni casi un trattamento leggermente migliore o un iter più semplice nella vicenda giudiziaria. Specialmente se si motiva la propria decisione con ragioni di coscienza e di principio esse sono infatti molto più credibili se vengono addotte sin dall’inizio e si mostra di avere le idee chiare. Tuttavia non esiste una regola precisa: nulla vieta che profonde convinzioni possano maturare durante il servizio. Comunque nella maggior parte dei casi la loro rilevanza è molto limitata: l’importante è che non emergano motivi futili o banali.
8. Avete avuto bisogno di un avvocato?
L’avvocato almeno in una prima fase non è indispensabile: per scrivere una lettera e rifiutare di partire non è necessario, ma alcuni di noi che avevano qualche dubbio e qualche perplessità hanno preferito farsi consigliare da un legale che avesse già qualche esperienza in materia. Non sempre le sedi locali della varie LOC e AON sono molto informate sull’obiezione totale: si tratta di associazioni che si occupano del servizio civile e vanno benissimo per chi vuol fare quello, un po’ di meno per gli obiettori totali. In alcuni casi però le sedi locali di queste associazioni hanno consigliato ad alcuni obiettori totali un avvocato della loro zona. L’avvocato diventa quasi indispensabile quando arriva a casa qualche comunicazione giudiziaria sull’inizio del procedimento penale, ma quest’ultimo può prendere diverse strade.
9. Che differenze ci sono tra i vari tipi di procedimento penale?
La via maestra è quella del dibattimento: un processo vero e proprio con udienze, testimoni, pubblico e che si chiude con una vera e propria sentenza. Tuttavia questo tipo di reato viene generalmente giudicato attraverso riti alternativi, più celeri e molto più vantaggiosi anche per l’imputato in quanto offrono degli “sconti” sulla pena: per questo motivo le condanne sono sempre più leggere di quanto previsto in astratto dalla legge. Solo se l’imputato chiede di andare al processo vero e proprio la sua pena può raggiungere i 6 mesi. La condanna comporta l’esonero dagli obblighi di leva (tranne nel caso di chi rifiuti il servizio militare per motivi diversi da quelli di coscienza).
Il decreto penale di condanna è il procedimento più rapido e semplice: esso è adottato a discrezione del Pubblico Ministero che esamina il fascicolo del reato e valuta quale può essere la pena appropriata. Se ritiene che essa sia 3 mesi (ci si può del resto arrivare in forza delle attenuanti e calcolando gli sconti legati ai riti alternativi) è possibile che egli spedisca a casa dell’imputato un decreto di condanna in cui indica la pena e la converte automaticamente in una pena pecuniaria di qualche milione. Se l’imputato paga, tutto finisce lì, più o meno come se si trattasse di una multa e in teoria non serve neanche l’avvocato. Tuttavia l’imputato entro un certo termine può opporsi alla condanna sia per ottenere un processo vero e proprio sia per chiedere di calcolare diversamente l’ammontare della pena pecuniaria. In questi casi sarà però necessario un avvocato (d’ufficio o di fiducia, ma in ogni caso va pagato, salvo che si sia così poveri da poter essere ammessi al gratuito patrocinio). La pena pecuniaria viene calcolata moltiplicando ogni giorno di pena per 75mila lire, ma in relazione alle condizioni economiche del condannato attraverso l’opposizione al decreto è possibile ottenere una riduzione o una rateazione del pagamento. Tuttavia se l’imputato è ricco può anche essere disposto un aumento della pena pecuniaria. Diversi obiettori totali hanno ricevuto un decreto penale di condanna che li invitava a pagare 6.750.000 lire. Trattandosi pur sempre di una condanna penale dovrebbe però restare qualche traccia nell’eventualità di un futuro reato del condannato.
Il cosiddetto patteggiamento (o applicazione della pena su richiesta delle parti) si ha quando l’avvocato ed il pubblico ministero si mettono d’accordo su quale debba essere la pena per l’imputato. La pena calcolata sulla base delle varie circostanze attenuanti ed aggravanti viene ridotta di un terzo. Ciò vuol dire che il minimo della pena (6 mesi) viene quanto meno ridotto a 4 mesi, ma se poi sussistono altre attenuanti queste comportano ulteriori riduzioni. Secondo la regola generale se si scende sotto ai 3 mesi è possibile ottenere la conversione in pena pecuniaria in ragione di 75mila lire al giorno (eventualmente riducibili). La pena concordata tra avvocato e PM viene applicata dal giudice che ne valuta la congruità. L’imputato ha diritto a chiedere il patteggiamento e qualora il PM non dia il suo consenso il giudice valuterà le ragioni del suo rifiuto, eventualmente disponendo alla fine del giudizio la stessa pena che si sarebbe dovuta applicare col patteggiamento ingiustamente negato. Il vantaggio di questo rito alternativo consiste, oltre che nella riduzione di pena, nel fatto che non si è neppure condannati a pagare le spese processuali. Inoltre decorsi 5 anni il reato si estingue se non ne sono stati commessi altri più o meno è come se non fosse successo mai niente.
Il giudizio abbreviato può essere richiesto dall’imputato e consente di risolvere l’intero giudizio all’interno dell’udienza preliminare decidendolo “allo stato degli atti”, cioè sulla base della documentazione raccolta nelle indagini preliminari senza testimoni e senza un vero processo. Il vantaggio consiste nella riduzione automatica di un terzo della pena.
Calcolando la riduzione di un terzo dei vari riti alternativi ed il possibile riconoscimento delle cosiddette circostanze attenuanti generiche (spesso concesse agli imputati giovani ed incensurati) che consentono una ulteriore riduzione della pena (al massimo di un altro terzo) non è difficile che l’obiettore totale ottenga una pena inferiore ai 4 mesi e addirittura una conversione in pena pecuniaria (per le pene sotto ai 3 mesi). In ogni caso se il condannato non ha precedenti penali e se in futuro non commetterà altri reati anche la pena detentiva eventualmente irrogata non dovrà scontarla in carcere né con pene sostitutive in quanto dovrebbe poter ottenere la sospensione condizionale della pena.
10. Cosa è la sospensione condizionale della pena?
Se la pena irrogata è inferiore ai due anni (come sempre accade nel caso degli obiettori totali), se l’imputato non ha nessun precedente penale e se presumibilmente non commetterà altri reati, il giudice può concedere la “sospensione condizionale della pena”: la condanna resta in sospeso e non viene scontata ad alcune condizioni. Se nel corso dei cinque anni successivi il condannato evita di commettere nuovi reati anche il primo “si estingue”, cioè la condanna sparisce definitivamente ed è quasi come se non fosse mai successo niente. Se invece il condannato commette un altro reato egli viene processato per il nuovo reato e dovrà scontare la nuova condanna più la precedente che gli era stata sospesa. Tuttavia se il secondo reato non è molto grave e le due condanne sommate non superano i due anni esiste la possibilità di ottenere una sospensione anche della seconda pena. In tutta la vita si possono di norma avere al massimo soltanto due sospensioni della pena (ma in alcuni casi ci possono essere dei vantaggi se la prima pena era stata patteggiata). Anche per questi motivi il reato di chi rifiuti il servizio militare senza addurre motivi di coscienza (contrarietà all’uso delle armi) può avere conseguenze molto più pesanti: in questo caso la condanna non esonera l’obiettore che rischia di subire due o più processi.
11. E’ vero che la “fedina penale” resta pulita?
Esiste un casellario penale in cui sono registrate tutte le condanne di ogni persona. Il beneficio della “non menzione” riguarda il certificato che può essere richiesto dal condannato magari per darlo a qualche datore di lavoro o per qualche concorso, sul quale, se è stata concessa la “non menzione”, non comparirà questa condanna. Questo beneficio è concesso quasi automaticamente ai condannati giovani ed incensurati che commettono reati minori. Ovviamente resta però qualche traccia della condanna penale, destinata a riemergere se il condannato avesse di nuovo a che fare con la giustizia. In molti casi non si chiedono più questi certificati ma una semplice autocertificazione nella quale sarebbe però reato dichiarare il falso.
12. E i pubblici concorsi?
Formalmente la legge prevede che sia necessario essere in posizione regolare con gli obblighi di leva. La sentenza di condanna esonera dagli obblighi di leva ma non sappiamo se questo integri gli estremi della “regolarità” richiesta da quel vecchio articolo di legge. Certamente l’obiettore non riceverà il foglio di congedo. Molti concorsi richiedono delle autocertificazioni in ordine alla posizione riguardo agli obblighi di leva e ai precedenti penali. Fare false dichiarazioni in queste autocertificazioni è un reato, ma a seconda di come vengono formulate esse potrebbero dare l’idea che il condannato sia in regola senza tuttavia dire il falso. Non siamo in grado di sapere quali saranno gli effetti di queste condanne penali circa i pubblici concorsi: le renderemo note quando ne avremo notizia. Né giusta Né utile comunque lotterà per cancellare ogni effetto, proprio per questo quelli tra noi che hanno scelto l’obiezione totale non temono le possibili conseguenze del loro gesto.
13. Quanto costa un avvocato?
Gli avvocati sono tenuti a far pagare degli onorari stabiliti nell’ammontare minimo e massimo dal loro Ordine professionale. Esistono però avvocati più o meno costosi. Per un patteggiamento ad esempio un giovane avvocato ci ha chiesto circa un milione ma magari la si può spuntare con meno visto che è un reato semplicissimo da giudicare. Viceversa avvocati più affermati chiedono onorari più alti. Gli avvocati che collaborano con associazioni che si occupano di obiettori in genere fanno prezzi più accessibili. Alcuni dei nostri procedimenti penali saranno costosi perché vogliamo un processo vero e proprio: se volete sostenerci ogni contributo sarà apprezzato.
14. E se cambiate idea?
Nessun problema: possiamo cancellare in qualunque momento il reato e la condanna. I tempi di questi processi sono lunghissimi, spesso ci vuole un anno prima che arrivi qualche notizia dall’autorità giudiziaria. In teoria chiunque può farlo ma noi non abbiamo intenzione di cambiare idea. Ma se per ipotesi non ci piacesse la pena o se cambiassimo opinione potremmo in qualunque momento chiedere di essere (ri)ammessi al servizio civile e l’accoglimento (scontato) della domanda estinguerebbe il nostro reato cancellando tutto il procedimento penale. Poi dopo un po’ ci arriverebbe una nuova cartolina ma nel frattempo avremo comunque continuato a studiare, cercare lavoro, lavorare, vivere. In questo periodo non è da escludere che abbiamo maturato le condizioni per l’esonero o la dispensa, così potremmo ottenerla. Oppure potremmo sperare di finire in esubero perché ci sono troppi obiettori e pochi posti dove far svolgere il servizio civile. O alla fine potremmo nuovamente decidere di rifiutare di fare il servizio di leva ed avviare un nuovo procedimento penale, magari in una sede diversa, con un PM diverso e giudici meno severi. Nulla in teoria impedisce che questo ciclo si ripeta all’infinito fino a quando saremo troppo vecchi per essere chiamati a prestare servizio di leva (45 anni). E’ possibile anche chiedere di essere riammessi al servizio militare per quelli di noi che non avevano ancora fatto domanda per il servizio civile: in questo caso però se faremo così ci precluderemo la possibilità di dichiararci obiettori di coscienza per due anni. Tuttavia siamo determinati ad andare fino in fondo nella nostra scelta.
Alcune considerazioni ed un appello agli obiettori e ai pacifisti tradizionali.
A nostro giudizio la nuova frontiera dell’obiezione di coscienza è l’obiezione totale e per questo chiediamo di non essere additati come anarchici, testimoni di Geova, sovversivi o furbacchioni. Non siamo niente di tutto ciò, ma semplici cittadini impegnati in una battaglia per i diritti civili e per la libertà di tutti, nel rispetto delle istituzioni e del Diritto. 30 anni fa la battaglia degli obiettori voleva impedire che l’individuo contrario alle armi fosse obbligato a svolgere il servizio militare: era una soluzione individuale che ormai non è più soddisfacente. Oggi i nuovi obiettori di coscienza chiedono di più: vogliono che lo stato smetta di chiamare alle armi tutti i suoi cittadini perché si tratta di un obbligo inutile, anacronistico ed ingiusto. La vera libertà di coscienza è che chi vuol fare il servizio militare lo fa, chi non vuole non lo fa. E così anche il “volontariato” del servizio civile è una cosa nobile solo a condizione che sia svolto liberamente, senza la minaccia di sanzioni o di procedimenti penali. L’obiezione totale è un reato e non consigliamo a nessuno di commetterlo: si tratta di scelte personali che ciascuno compie in ossequio alla propria coscienza. Ma invitiamo tutti a sostenere la nostra battaglia con i mezzi che la legge e la coscienza gli consentono di utilizzare. Vogliamo cancellare la leva obbligatoria dalla storia dell’umanità.
Finché gli obiettori di coscienza si faranno raggirare con il servizio civile (obbligatorio) esisterà la coscrizione militare. Rivolgiamo un appello alle associazioni di obiettori di coscienza affinché la smettano di gestire il servizio civile e comprendano che la nuova battaglia per la libertà di coscienza è quella per l’abolizione del servizio di leva. Anche ai pacifisti tradizionali chiediamo di riflettere sul profondo cambiamento delle prospettive: l’imposizione della leva ai giovani e della galera agli obiettori non è certo il modo di combattere il militarismo e favorire la pace. L’abolizione della leva in Italia e nel mondo è la migliore garanzia per prevenire gravi conflitti di massa che sconvolgono l’intera società strappando tutti i cittadini alla loro vita civile. La leva militare offre ed ha sempre offerto agli stati carne da macello gratis per le loro sanguinose guerre: abbiamo il dovere morale di impedire che altri individui possano essere sottratti alle loro esistenze e costretti a combattere. Le preoccupazioni sul controllo democratico delle Forze armate non possono essere risolte attraverso la leva militare: la presenza di militari di leva non ha mai impedito i colpi di stato in America latina, né le guerre mondiali, né l’Olocausto, né i conflitti nel Terzo mondo. E’ ancora utopico pensare di abolire gli eserciti, ma è possibile controllarli, ed è possibile abolire subito la coscrizione. Gli strumenti di controllo sul mondo militare e di prevenzione dei conflitti devono essere ben altri, di tipo istituzionale, giuridico e politico, ma non potremo mai parlare di pace finché riconosciamo agli stati il diritto di prelevare i cittadini dalle loro esistenze per costringerli a svolgere il servizio di leva.