Source: http://www.finansol.it/?cat=5163
Timestamp: 2013-06-19 14:31:27+00:00
Document Index: 74929044

Matched Legal Cases: ['art. 2526', 'art. 2526', 'art. 2542', 'art. 2410', 'art. 12', 'art. 13', 'art. 10', 'art. 21', 'art. 1', 'art 2424']

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08 Mar Le obbligazioni delle cooperative
Una delle più rilevanti novità introdotte dalla riforma della disciplina delle società cooperative del 2003, contenuta nel Decreto Legislativo n° 6 di quell’anno entrato in vigore il 1° Gennaio 2004, riguarda la possibilità per queste società di emettere strumenti finanziari o titoli di debito.
L’art. 2526, 1° comma, del Codice Civile stabilisce infatti che “l’atto costitutivo può prevedere l’emissione di strumenti finanziari, secondo la disciplina prevista per le società per azioni […] e stabilisce i diritti patrimoniali o anche amministrativi attribuiti ai loro possessori e le eventuali condizioni cui è sottoposto il loro trasferimento”.
Ai possessori di questi strumenti finanziari, che altro non sono che le obbligazioni disciplinate dagli artt. da 2410 a 2420 – ter c.c. sulle società per azioni (o “bond”, per chi preferisce il termine anglosassone), “non può essere attribuito più di un terzo dei voti spettanti all’insieme dei soci presenti o rappresentati in ciascuna assemblea generale” (art. 2526, 2° comma c.c.) e “non può essere attribuito il diritto di eleggere più di un terzo degli amministratori” (art. 2542, 4° comma, c.c.). Ai sensi dell’art. 2410 c.c., se lo statuto o l’atto costitutivo (se unico atto) della società non dispone diversamente, l’emissione di queste obbligazioni è deliberata dagli amministratori.
Gli statuti delle cooperative a mutualità prevalente (cioè quelle che realizzano coi loro soci più del 50% della loro attività) devono però prevedere il divieto di remunerare gli strumenti finanziari (titoli di debito) offerti in sottoscrizione ai soci cooperatori in misura superiore a 2 punti percentuali rispetto al limite massimo previsto per i dividendi, che (more…)
21 Feb Il prestito sociale delle coop, di tutte le coop
Le società cooperative ed i loro consorzi hanno la possibilità di farsi finanziare dai loro soci cooperatori persone fisiche, residenti nel territorio dello Stato ed iscritti nel libro soci da almeno tre mesi, attraverso i “prestiti sociali”, di cui all’art. 12 della Legge n. 127 del 1971 ed all’art. 13 del DPR n. 601 del 1973 modificato dall’art. 10 della Legge n. 59 del 1992.
Questi possono avere un importo massimo, per ciascun socio sottoscrittore, di 72.180 Euro per le cooperative agricole, per quelle di produzione e lavoro e per quelle edilizie di abitazione e di 36.090 Euro per tutte le altre cooperative (importo aggiornato ogni tre anni con Decreto del Ministro del Lavoro in base all’indice Istat dei prezzi al consumo, ai sensi del comma 6° dell’art. 21 della Legge n. 59 del 1992).
Ai sensi dell’art. 1° della Delibera CICR – Comitato Interministeriale Credito e Risparmio del 3 Marzo 1994, l’ammontare complessivo del risparmio raccolto dalla cooperativa non può superare il limite del triplo del patrimonio (cioè del patrimonio netto dato da: capitale sociale + riserve + utili, ai sensi dell’art 2424 c.c.) risultante dall’ultimo bilancio approvato. Tale limite è elevato al quintuplo del patrimonio qualora il complesso dei prestiti sociali sia assistito, almeno per il 30% del suo valore, da una garanzia rilasciata da Banche, Assicurazioni o Società Finanziarie o quando la società cooperativa aderisca ad uno schema di garanzia dei prestiti sociali che fornisca una adeguata (more…)
15 Nov Una illustre recensione
Marco Piccolo e Alberto Fantuzzo hanno commentato il libro curato da Ugo Biggeri e Giulio Tagliavini (assieme a Luigi Bellavita, Federica Ielasi, Luicia Poletti, Paolo Righini e Maurizio Spedaletti) in una trasmissione di una emittente locale di Padova.
In uno studio che un po’ cede al fascino del kitsch, ma con un approccio decisamente efficace. E poi non è così frequente vederli sotto le luci, quindi godetevi lo spettacolo ….
TELECHIARA | CHIACCHIERE E CAFFE’ | N° 33 | 08 Novembre 2012
Il libro di cui parlano i nostri due illustri commentatori è questo qui. Lo scaricate gratis o lo comperate a poco prezzo.
E niente, se parla un po anca in veneto, ma i tosi xe molto interesanti.
01 Oct Un manuale di finanza popolare
Giulio Tagliavini (che ormai da queste parti è spesso tirato per la giacchetta) e Ugo Biggeri (si, il presidente di Banca Etica) hanno scritto un bel manuale sulla finanza popolare. Assieme a Luigi Bellavita, Alberto Fantuzzo, Federica Ielasi, Lucia Poletti, Paolo Righini e Maurizio Spedaletti.
Sono tante – su finansol.it le ripetiamo allo sfinimento – e diverse le ragioni per le quali occorre disporre di qualche competenza finanziaria. La prima è quella di assicurare tranquillità e benessere sotto il profilo economico ai nostri cari. “[...] Questo profilo non è tutto, ovviamente. Forse non è neppure tra i primi posti, o con una particolare priorità. Per qualcuno infatti non è certamente nei primi posti della scala di priorità delle cose di cui si deve preoccupare il “buon padre di famiglia”. Ma altrettanto certamente un certo ruolo lo ha anche il profilo economico. Il benessere (attuale) e la tranquillità (per il futuro) si basano anche sul profilo della attenta e ragionevole gestione del risparmio. E’ inutile pensare che la tranquillità finanziaria non sia legata anche al benessere complessivo. E’ anche inutile cercare di precisare quanto sia importante il profilo economico-finanziario nella vita di una famiglia. E’ importante e basta. Poi per qualcuno è più importante di quanto non si dica, per altri è il contrario. In ogni caso è un tema che va adeguatamente “presidiato”.”
Le conseguenze di un insufficiente livello di educazione finanziaria sono importanti e negative. Sia per le “famiglie” che per l’intera società. E lo sanno le banche, che non ci dedicano più quasi nemmeno i soldi che avanzano in cassa.
L’educazione finanziaria è lo strumento finalizzato a rendere consapevoli le persone delle proprie esigenze finanziarie e del modo ragionevole per affrontarle. Il volume analizza i problemi concreti dell’investimento del proprio risparmio da parte di persone giovani e mature, a seconda della fase di sviluppo della loro vita. Affronta il tema dell’integrazione delle scelte finanziarie a supporto degli obiettivi complessivi della famiglia e prende come riferimento il piccolo investitore. Un buon livello di conoscenza delle regole base della finanza può (more…)
06 Aug Le cooperative di consumo e la crisi
Da molti segnali disponibili si può ricavare sostanzialmente l’impressione che le organizzazioni economiche che, almeno in Europa, si richiamano al movimento cooperativo abbiano retto la crisi in atto meglio che non le imprese private ed anche quelle pubbliche.
Da questa constatazione molti derivano la conclusione che il modello di impresa cooperativa presenti, per le sue intrinseche caratteristiche di funzionamento, qualche marcia in più rispetto a quelli di altro tipo. E’ quanto teorizza, ad esempio, un volume pubblicato negli Stati Uniti nel 2011 (C. Sanches Bajo e B. Roelants, Capital and the debt trap. Learning froma cooperatives in the global crisis, Palgrave Macmillan, New York, 2011) che sostiene appunto, tra l’altro, che almeno alcuni dei meccanismi operativi di tale modello di impresa – la visione a più lungo termine, la costituzione obbligatoria di riserve di capitale, il controllo dello stesso capitale concentrato per la gran parte nelle mani dei dipendenti, la trasparenza e la circolazione delle informazioni, le decisioni prese in modo collegiale- spiegherebbero bene tale differenza di risultati.
Noi in realtà non siamo del tutto sicuri di tali forse, almeno in parte, ottimistiche spiegazioni, ma comunque non possiamo non constatare che in effetti negli ultimi anni le differenze tra i diversi modelli di impresa siano risultati evidenti.
In particolare, sul terreno finanziario, in alcuni paesi in particolare, quali la Francia e la Gran Bretagna, le organizzazioni cooperative e quelle che comunque si richiamano ai principi della finanza etica, non hanno smesso di marcare molti punti a loro favore rispetto alle banche tradizionali.
Accanto alle possibili spiegazioni fornite in proposito dagli studiosi sopra citati, non si può peraltro non ricordare anche la rabbia ed il disgusto che molti hanno in questi anni ad un certo punto sentito nei confronti del sistema finanziario tradizionale, macchiato in maniera diffusa da scandali e da truffe di vario tipo e di varie dimensioni, tanto che qualche autore è arrivato a pensare che il sistema finanziario attuale non sia alla fine e nella sostanza che una gigantesca macchina truffaldina. Tutto questo ha anche indotto molti, tra l’altro, in particolare in alcuni paesi, a chiudere o a ridimensionare i loro conti mantenuti sino ad allora con le banche interessate e a dirigere almeno una parte dei loro risparmi verso le organizzazioni cooperative e della finanza etica.
Oggi vogliamo concentrare l’attenzione su di un fenomeno parallelo a queste tendenze e che riguarda la Coop britannica, che oggi ha circa sei milioni di soci (more…)
30 Jul Il furto dell’informazione e la società aperta
Dario Di Vico sul Corriere del 26 Luglio 2012
Il «pensiero unico» torna sul banco degli imputati. L’espressione coniata più di un lustro fa dal direttore di Le Monde diplomatique, Ignacio Ramonet, per dare incisività alle ragioni dei movimenti no global, è di nuovo l’argomento polemico degli intellettuali antiliberisti. Sta accadendo in questi giorni in Italia con un appello sottoscritto da un gruppo di economisti, giuristi e sociologi (Giorgio Lunghini, Guido Rossi, Luciano Gallino e altri) che denunciano «un furto d’informazione».
Sostengono che il pensiero unico avrebbe non solo spianato ai suoi adepti l’accesso alle più importanti cariche ma anche occupato i media. «Le dottrine neoliberali hanno goduto di un monopolio sui cervelli che non ha precedenti storici» ha dichiarato Gallino al Fatto. E sul Manifestol’economista Guido Viale ha indicato in Monti e Draghi gli esponenti di punta di «questa cultura da contabili» che ha «impregnato di sé i vertici di imprese, istituzioni finanziarie, governi, partiti e mondo accademico».
Non fa parte del perimetro della stessa iniziativa ma il revamping di Mario Tronti ed Alberto Asor Rosa tornati ad essere gli intellettuali di punta del Pd segnala comunque il rafforzamento di una tendenza antimercatista anche dentro il principale partito del centrosinistra. Del resto i liberisti al potere, hard o soft che sia, dovevano in qualche modo attendersi il risorgere di una contestazione, se non altro perché gli effetti positivi delle scelte rigoriste da loro propugnate stentano a vedersi.
Ma siamo davvero davanti a un pensiero unico o la galassia liberale presenta al suo interno scuole, identità e ricerche assai differenti tra loro? Definire Monti neoliberista non è forse una semplificazione? Da professore e da commissario Ue non mai amato lady Thatcher e nemmeno Tony Blair e il workshop di Cernobbio che lo vede da anni come regista non è stata mai una palestra di turbocapitalismo. È vero invece che nel fronte liberale esiste una componente con una matrice culturale americana che guarda con maggiore distacco emotivo all’evoluzione dell’europeismo. Sono gli Zingales, i Giavazzi, gli Alesina, i Bisin, i Boldrin, i Perotti, i Tabellini, molto presenti sui quotidiani italiani anche in virtù della loro verve. Nelle argomentazioni la parola «tasse» è (more…)