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Timestamp: 2018-01-23 17:55:56+00:00
Document Index: 174796831

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 5', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 120', 'art. 97', 'sentenza ', 'art. 92', 'art. 506', 'art. 503', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 600', 'art. 3', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 499']

Bambini Coraggiosi 2 di Roberta Lerici: CIRCOLARE N.72 DEL 19 DICEMBRE 2006. SANZIONI DISCIPLINARI PERSONALE COMPARTO SCUOLA
CIRCOLARE N.72 DEL 19 DICEMBRE 2006. SANZIONI DISCIPLINARI PERSONALE COMPARTO SCUOLA
Ai Dirigenti degli Uffici scolastici provinciali Loro Sedi E p.c.
Al Sovrintendente degli studi per la Regione Valle D'Aosta Aosta E p.c.
Al Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione SEDE
OGGETTO: Procedimenti e sanzioni disciplinari nel comparto scuola.
Linee di indirizzo generali.
È causa, infine, di illegittimità l’esercizio dell’azione disciplinare da parte di un organo incompetente, che si verifica quando ad agire sia, ad esempio, il dirigente Il Ministro della Pubblica Istruzione dell’Ufficio scolastico provinciale privo di specifica delega conferitagli dal direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale.
In altre parole, la rapidità nell’adozione del provvedimento disciplinare, ferme restando le garanzie a difesa del lavoratore, consente al provvedimento stesso di esplicare pienamente la sua funzione sia sanzionatoria che riparatoria, funzione altrimenti compromessa da una eccessiva durata dei procedimenti in questione. Nel ricercare la sanzione da infliggere, sarebbe opportuno, comunque, tenere in debita considerazione anche il grado di allarme sociale provocato dalla particolare gravità dei fatti per i quali si procede, sempre nel rispetto dei principi fondamentali della gradualità e proporzionalità.
In conclusione della premessa, giova inoltre richiamare la massima attenzione sulla rilevanza che la corretta gestione dei procedimenti disciplinari riveste non solo ai fini della valutazione della dirigenza ai sensi degli articoli 21 e 25 del D.Lgsl. 165/2001, ma anche sotto il profilo della responsabilità penale, civile ed amministrativa.
- Con riferimento ai termini per presentare le difese, si rammenta che per quanto riguarda la censura e l’avvertimento scritto, il termine deve essere non superiore a 10 giorni, ai sensi dell’articolo 101, comma 1, del D.P.R. n. 3/57, recante lo Statuto degli impiegati civili dello Stato, come richiamato dall’articolo 507 del D.Lgsl. 297/94. Tale termine può essere ridotto fino a due giorni per il personale docente a tempo determinato (cfr., articolo 538 del D.Lgsl. 297/94).
1) Procedimenti disciplinari originati da giudizio penale. - qualora sia intervenuta sentenza penale definitiva di condanna, i termini per iniziare ovvero riassumere l’azione disciplinare, e per portare a termine il procedimento, per tutte le categorie di personale, sono quelli dettati dall’art. 5, 4° comma della legge 27.3.01 n. 97, contenente le “Norme sul rapporto tra procedimento penale e disciplinare ed effetti del giudicato penale nei confronti dei dipendenti delle amministrazioni pubbliche”: rispettivamente, novanta giorni dalla comunicazione della sentenza e i successivi centottanta giorni. Si rammenta che la Corte costituzionale, con sentenza 21-24 giugno 2004, n. 186 (Gazz. Uff. 30 giugno 2004, n. 25 – Prima serie speciale), ha dichiarato l’illegittimità del comma 3, dell’articolo 10 della legge 97/2001, nella parte in cui prevede, per i fatti commessi anteriormente alla data di entrata in vigore della legge medesima, <>;
Si reputa necessario rammentare, in proposito, che i procedimenti penali pendenti nei confronti del personale sospeso cautelarmente dal servizio devono essere seguiti anche quando il personale stesso viene collocato a riposo (per dimissioni volontarie, per anzianità, ecc.) in quanto il Consiglio di Stato, con decisione n. 8 del 6.3.1997 ha stabilito che l’Amministrazione, al fine di regolare gli effetti economici della sospensione cautelare, deve instaurare il procedimento disciplinare “ancorché l’interessato sia cessato dal servizio anteriormente al giudicato penale”.
2) Procedimenti disciplinari non originati da procedimenti penali. In questi casi, con riferimento particolare al personale docente, in mancanza di un termine espresso per l’esercizio dell’azione, la contestazione degli addebiti va effettuata “tempestivamente”, e comunque entro un termine congruo in relazione alle circostanze in cui l’Amministrazione è venuta a conoscenza dell’infrazione.
Quando, poi, viene disposta, per gravi motivi, la sospensione cautelare facoltativa, in applicazione del combinato disposto degli artt. 506, 507 del D.Lvo 16.4.1995, n. 297 e 92 del D.P.R. 10.1.1957, n. 3 il relativo procedimento disciplinare deve essere instaurato - perentoriamente - entro il termine di quaranta giorni dalla data in cui è stato comunicato il decreto di sospensione.
In materia disciplinare, peraltro, è da considerarsi tuttora vigente per il personale docente quanto previsto dall’art. 120 del D.P.R. 10.1.1957, n. 3. Tale norma prevede la “estinzione del procedimento” quando siano decorsi novanta giorni dall’ultimo atto “senza che nessun ulteriore atto sia stato compiuto”.
Sul punto è utile ricordare che, per giurisprudenza consolidata, il suddetto termine di perenzione, si interrompe ogniqualvolta, prima della sua scadenza, venga adottato un atto, anche interno, proprio del procedimento disciplinare (ad esempio, la richiesta di ulteriori atti ed informazioni all’Amministrazione da parte del Consiglio di disciplina).
Si raccomanda, pertanto, la scrupolosa osservanza dei termini previsti per la instaurazione, il proseguimento e la conclusione del procedimento disciplinare.
C) La sospensione cautelare Si è detto in premessa che il rigore nell’attivazione degli strumenti disciplinari opera a salvaguardia dei valori fondamentali connessi alla funzione educativa. Conseguentemente, l’esigenza di tutelare il rapporto fiduciario che si instaura tra l’utente (o, comunque, il destinatario dell’attività amministrativa) e le istituzioni pubbliche, assume, nei confronti della comunità scolastica, una rilevanza peculiare.
In questi casi, al fine di tutelare il “buon andamento” del servizio di istruzione, ai sensi dell’art. 97 Cost., e dunque di assicurare massima protezione ai beninteressi sottesi al regolare e corretto esercizio della funzione educativa, l’ordinamento ha riconosciuto in capo all’Amministrazione il potere di adottare, anche prima che sia esaurito o iniziato il procedimento disciplinare, specifici provvedimenti di sospensione cautelare dall’esercizio delle funzioni, nel rispetto delle garanzie che devono essere comunque assicurate all’incolpato.
Ne segue che il procedimento di sospensione cautelare viene in evidenza nelle ipotesi in cui, stanti la gravità dei fatti accaduti ed il conseguente turbamento della comunità scolastica, si configura la necessità e l’urgenza di adottare delle misure provvisorie in attesa di un puntuale accertamento dei fatti in sede di procedimento penale e/o disciplinare. Il carattere di misura precauzionale – interinale della sospensione cautelare, pertanto, porta ad escludere qualunque assimilazione della stessa ad un provvedimento sanzionatorio, posto che, in ogni caso, la situazione da essa incisa, per superiori motivi di interesse pubblico, è suscettibile di essere completamente reintegrata, in caso di esito favorevole del procedimento penale o disciplinare. Si richiama, altresì, la particolare attenzione delle SS.LL. sulla necessità che l’adozione dei provvedimenti cautelari in questioni sia preceduta da una puntuale verifica della sussistenza dei presupposti di legge, di seguito richiamati, che rendono opportuno l’esercizio del potere di sospensione .
Esclusi i dipendenti appartenenti ai ruoli del personale ATA, nei cui confronti valgono le disposizioni contenute negli articoli 89 e seguenti del CCNL, Comparto scuola, vigente, per il personale docente ed educativo la materia in questione è disciplinata dagli articoli 91-99 del Testo unico degli impiegati civili dello Stato, di cui al D.P.R. n. 3 del 1957, già citato, in virtù dell’esplicito rinvio operato dall’articolo 506 del D.Lgsl. 297/94, nonché dalla legislazione successiva applicabile a tutti i pubblici dipendenti.
- il dipendente, ai sensi dell’articolo 4, comma 1, della legge 97/2001, già citata, sia stato condannato anche non definitivamente, e ancorché sia concessa la sospensione condizionale della pena, per alcuni reati tassativamente indicati: peculato, concussione, corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio, corruzione in atti giudiziari e corruzione di persona incaricata di pubblico servizio. In presenza di queste fattispecie l’adozione del provvedimento cautelare è del tutto svincolata da qualsiasi valutazione dell’Amministrazione che deve pertanto comminarla al ricorrere delle circostanze obbiettive poste dalla norma. La Corte costituzionale, con sentenza 22 aprile-3maggio 2002, n. 145 (Gazz. Uff. 8 maggio 2002, n. 18 – Prima serie speciale), ha dichiarato, tra l’altro, l’illegittimità del suddetto comma, nei sensi di cui in motivazione, nella parte in cui dispone che la sospensione perda efficacia decorso il periodo di tempo pari a quello della prescrizione del reato.
- quando ricorrono gravi motivi, indipendentemente dalla loro rilevanza penale, “anche prima che sia esaurito o iniziato il procedimento disciplinare” (art. 92, comma 1,D.P.R. n. 3/57, cit.). La valutazione in ordine alla gravità dei motivi è rimessa al prudente apprezzamento dell’organo competente ad adottare il provvedimento. In entrambe le suddette ipotesi di sospensione facoltativa, va compiuto un apprezzamento in merito all’interesse pubblico concretamente configurabile ed alla valutazione se esso sia tale da richiedere l’allontanamento provvisorio del dipendente dal servizio. È rilevante, in particolare, tenere conto sia della natura di particolare gravità del reato, sia dell’opportunità di adottare il relativo provvedimento con riguardo ai precedenti ed alla personalità del dipendente ed all’interesse dei fruitori del servizio scolastico e dell’Amministrazione stessa.
a) nei confronti di chi è imputato di reati (609 bis - violenza sessuale - e seguenti del codice penale) in danno di minori affidati;
Ai sensi dell’articolo 506, D.Lgsl. 297/94, citato, la sospensione cautelare facoltativa <>. Anche per tale ipotesi la competenza è da ritenersi ormai attribuita al direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale o al dirigente munito di specifica delega.
Corre l’obbligo, infine, di rammentare che il comma 4 del più volte citato art. 506 prevede una “norma di chiusura” volta a regolamentare quelle ipotesi residuali in cui la necessità del provvedimento cautelare derivi da “ragioni di particolare urgenza”. In tali casi, in deroga alle regole predette che individuano l’organo competente nel dirigente dell’ufficio scolastico regionale (o di un dirigente da questi delegato), “la sospensione cautelare può essere disposta dal direttore didattico o dal preside” (leggasi dirigente scolastico) “sentito il collegio dei docenti per il personale docente, salvo convalida da parte dell’autorità competente cui il provvedimento dovrà essere immediatamente comunicato. In mancanza di convalida entro il termine di dieci giorni dall’adozione, il provvedimento di sospensione si intende revocato di diritto”. Anche in questo caso, la verifica della ricorrenza delle “ragioni di particolare urgenza”, deve essere oggetto di prudente ed attento apprezzamento .
Al riguardo, sentito anche l’ufficio legislativo di questo Ministero, si ritiene che la disposizione del citato art. 503, comma 2, sia da intendersi implicitamente superata per effetto dell’entrata in vigore dell’art. 4, commi 1 e 2 , del decreto legislativo n. 165/01, con il quale viene stabilito il principio che agli organi di governo di ciascuna amministrazione spettano funzioni di indirizzo politico-amministrativo, mentre è riservato ai dirigenti l’adozione di tutti gli atti e provvedimenti amministrativi, ivi compresi, quindi, quelli relativi alla gestione del rapporto di lavoro del personale di ciascuna amministrazione. Pertanto, ferma la specifica disciplina contrattuale in tema di sanzioni disciplinari per i dirigenti scolastici ed il personale ATA, la competenza ad irrogare le sanzioni disciplinari al personale docente è attualmente attribuita solo agli organi amministrativi, anche in relazione a quelle sanzioni disciplinari che la normativa precedente al decreto legislativo 165/2001 rimetteva alla competenza del Ministro.
Una siffatta prassi causa, con ogni evidenza, turbative particolarmente gravi nel mondo della Scuola, per le caratteristiche del servizio scolastico, per la presenza in genere di minori, e per la indubbia valenza formativa anche della stessa condotta degli operatori del settore, da cui scaturisce l’esigenza di un’azione delle autorità scolastiche, ad ogni livello, coerente con i principi etici e sociali trasmessi. I rilievi della predetta Magistratura sono corredati da una lunga disamina, per diverse aggregazioni, dei dati raccolti con il monitoraggio condotto annualmente, a partire dal 1995, dall’Ufficio di controllo - mediante schede e questionari inoltrati a tutti gli Uffici scolastici provinciali - e coordinato presso questo Ministero dal Servizio di
Le osservazioni prospettate rendono necessario richiamare l’attenzione sulla necessità, per l’avvenire, di valutare - pur nel rispetto del principio di “gradualità e proporzionalità della sanzione” - con maggiore tempestività, severità e rigore tutti quei procedimenti disciplinari che in particolare trovano fondamento in sentenze penali di condanna per reati di gravità tale da provocare nell’opinione pubblica particolare allarme sociale, a partire dal puntuale esercizio del potere di sospensione.
Si sottolinea, in proposito, che con legge n. 38 del 6.2.2006 avente ad oggetto: “Disposizioni in materia di lotta contro lo sfruttamento sessuale dei bambini e la pedopornografia anche a mezzo Internet”, è stato previsto, all’art. 5, l’emendamento dell’art. 600 septies del codice penale con l’aggiunta, infine, del seguente comma: <>.
Tanto premesso, appare utile riproporre il quadro normativo-contrattuale che regola la materia per il personale dirigente, docente ed educativo ed ATA. Il capo IX del contratto collettivo nazionale del Comparto Scuola 2002-2005 riguarda le norme disciplinari del personale docente e del personale amministrativo, tecnico ed ausiliario.
Per il personale dirigente scolastico dell’area V si applica il relativo contratto, il quale prevede che, qualora dal procedimento di valutazione del dirigente emergano responsabilità dirigenziali o comunque una valutazione non positiva, il dirigente può essere sottoposto ai seguenti provvedimenti: 1) mutamento d’incarico 2) recesso unilaterale dell’Amministrazione.
1) Rapporto tra procedimento penale e disciplinare (legge 27.3.2001 n. 97)
- se rinviato a giudizio per i reati di cui agli articoli 314, primo comma (Peculato), 317 (Concussione), 318 (Corruzione per un atto d’ufficio), 319 (Corruzione per un atto contrario ai doveri di ufficio), 319 ter, 320 (Corruzione di persona incaricata di un pubblico servizio) del codice penale - venga trasferito in una sede diversa da quella in cui prestava servizio al momento del fatto (art. 3, 1° comma, L. 97/2001, cit.); - se condannato in I° grado per gli stessi reati, anche con sentenza non passata in giudicato, debba essere sospeso cautelarmente dal servizio. La sospensione deve essere revocata, viceversa, quando viene pronunciata sentenza di proscioglimento o di assoluzione, anche non definitiva.
Tanto, fermo restando quanto sopra precisato circa la previsione dell’art. 5, 2°comma, della legge n. 97/01. 3) Recidiva e riabilitazione.
Si richiama, altresì, l’attenzione delle SS.LL. su quanto prescritto dall’art. 499 del citato D.Lvo 297/1994, norma di portata generale applicabile anche alle ipotesi di sanzione disciplinare non dipendente dalla commissione di reati, che prevede - in caso di recidiva - l’inflizione della sanzione prevista nella misura massima, ovvero l’aumento “sino ad un terzo” nel caso in cui tale misura sia stata già irrogata.
Infatti, nel momento di esprimere il necessario parere sulla istanza di riabilitazione di un dipendente in precedenza condannato, e successivamente sanzionato con la “sospensione per mesi sei”, con utilizzazione in compiti diversi, per fatti di notevole gravità, l’Amministrazione deve valutare con particolare attenzione tale richiesta procedendo ad una comparazione tra l’interesse del docente ad essere reintegrato e l’eventuale pregiudizio che la restituzione all’insegnamento può arrecare alla regolarità del servizio ed al prestigio dell’istituzione scolastica.
Firmato IL MINISTRO G. Fioroni
Pubblicato da Roberta Lerici a 18:52
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