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Timestamp: 2018-12-16 08:08:30+00:00
Document Index: 163844419

Matched Legal Cases: ['art. 52', 'art. 37', 'art. 52', 'art. 37', 'art. 27', 'art. 52', 'art. 37', 'art. 51', 'art. 21', 'art. 2700', 'art. 44', 'art. 52']

N. 00888/2014 REG.RIC.
N. 00216/2015 REG.PROV.COLL.
sul ricorso numero di registro generale 888 del 2014, proposto da:
Munshi Delowar Hossain, in qualità di legale rappresentante dell'Associazione Culturale "Al-Nur", rappresentato e difeso dall'avv. Luca Bauccio, presso il cui studio, in Milano, Via Maffei, 1, è elettivamente domiciliato;
Comune di Milano, rappresentato e difeso dagli avv. Elena Ferradini, Antonello Mandarano, Maria Lodovica Bognetti, Paola Cozzi, Alessandra Montagnani e Maria Giulia Schiavelli, domiciliato in Milano, Via Andreani, 10, presso gli uffici dell'avvocatura comunale;
del provvedimento a firma del Dirigente della Direzione Sviluppo del Territorio del Comune di Milano del 10.12.2013 atti P.G. 589859/2013, notificato in data 20.12.2013, nonché di ogni altro atto della procedura, anche non noto, antecedente, conseguente o connesso;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 4 dicembre 2014 la dott.ssa Silvia Cattaneo e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
1. Con provvedimento del 10 dicembre 2013 il Comune di Milano ha rilevato un uso improprio a luogo di culto di locali del seminterrato dell’immobile situato in via Carissimi, 19, in contrasto con la destinazione d'uso a “laboratorio”; ha quindi affermato la necessità del permesso di costruire, come richiesto dall’art. 52, c. 3 bis, l. reg. Lombardia, n. 12/2005 ed ha comunicato che, ove l’associazione culturale Al-Nur non avesse desistito dall’utilizzo improprio dell’immobile in assenza del prescritto titolo abilitativo, entro il termine perentorio di trenta giorni, avrebbe instaurato il procedimento volto all’applicazione dell’art. 37, d.P.R. n. 380/2001.
2. Il sig. Munshi Delowar Hossain, rappresentante dell’associazione culturale, impugna tale determinazione, articolando le seguenti doglianze:
I.	eccesso di potere per difetto di motivazione e per mancata indicazione della tipologia di culto asseritamente praticato;
II.	violazione e falsa applicazione dell’art. 52, l. reg. Lombardia, n. 12/2005 e dell’art. 37, c. 1, d.P.R. n. 380/2001; travisamento dei fatti;
III.	eccesso di potere per difetto di istruttoria;
IV.	eccesso di potere per manifesta illogicità della motivazione; violazione dell’art. 27 Cost.
3. Si è costituito in giudizio il Comune di Milano, deducendo, oltre all'infondatezza nel merito, l’inammissibilità del ricorso per carenza di interesse.
4. Il Collegio ritiene di poter tralasciare l’esame della questione di rito sollevata dall’amministrazione resistente, stante l’infondatezza nel merito del ricorso che va dunque respinto.
5. La prima censura, con cui viene lamentato il difetto di motivazione del provvedimento impugnato, è infondata.
Il provvedimento pone chiaramente a fondamento dell’ordine inibitorio il mutamento della destinazione d'uso di alcuni locali da laboratorio a luogo di culto.
Quanto alla mancata indicazione della tipologia di culto ivi praticata, essa non ha alcun rilievo: la norma applicata, l’articolo 52 c.3 bis, l. reg. Lombardia, n. 12/2005, assoggettando a permesso di costruire i mutamenti di destinazione d'uso di immobili finalizzati alla creazione di luoghi di culto, non opera alcuna distinzione a seconda della religione praticata.
6. Con il secondo motivo il ricorrente lamenta la violazione dell’art. 52, l. reg. Lombardia, n. 12/2005 e dell’art. 37, d.P.R. n. 380/2001, in quanto sarebbe errato il presupposto sulla base del quale è stato adottato il provvedimento impugnato, e per illogicità della motivazione: i locali in questione non sarebbero mai stati utilizzati per finalità diverse da quelle associative; l’associazione che vi ha sede non sarebbe un’associazione religiosa ma essenzialmente laica; né il provvedimento impugnato né gli atti presupposti attesterebbero la presenza, all’interno della struttura, di testi sacri, simboli o effigi religiose.
Con il terzo motivo viene lamentato il vizio del difetto di istruttoria in quanto il provvedimento si baserebbe su un unico accesso ai locali dell’associazione e non sarebbe stato quindi accertato che gli stessi sono stabilmente utilizzati come luogo di culto.
7. I motivi, che possono essere trattati congiuntamente perché strettamente connessi sul piano logico e giuridico, sono infondati.
8. Con il provvedimento impugnato il Comune di Milano ha contestato la modifica della destinazione d'uso dei locali dell’associazione culturale Al-Nur da laboratorio a luogo di culto e la mancanza di permesso di costruire, richiesto dall’art. 51, c. 3 bis, l. reg. Lombardia, n. 12/2005 in caso di “mutamenti di destinazione d'uso di immobili, anche non comportanti la realizzazione di opere edilizie, finalizzati alla creazione di luoghi di culto e luoghi destinati a centri sociali”.
Tale utilizzo è provato da quanto riferito alla polizia municipale dallo stesso ricorrente e da abitanti del vicinato circa lo svolgimento di incontri di preghiera e da quanto accertato dalla stessa polizia in data 27.8.2010, la quale ha rilevato l’accesso ai locali di circa una trentina di persona (doc. n. 4 e n. 14 dell’amministrazione).
La correttezza dell’attività istruttoria svolta è dimostrata dai successivi accertamenti compiuti dalla polizia municipale la quale – come risulta dai rapporti del 20 febbraio 2014 (doc. 8 dell’amministrazione ) e del 17 ottobre 2014 (doc. 25 dell’amministrazione) - ha effettuato ulteriori sopralluoghi ed ha accertato l’utilizzo dei locali come luogo di culto, rilevando la presenza di una pluralità di persone riunite in preghiera (in una occasione fino a 70/80), nei primi mesi del 2014 e nei mesi di settembre e ottobre 2014.
A differenza di quanto sostiene il ricorrente, tali atti, sebbene successivi all’adozione del provvedimento impugnato, assumono rilievo in questo giudizio in forza di quanto previsto dall’art. 21 octies, l. n. 241/1990.
La norma dispone, invero, che non è annullabile il provvedimento adottato in violazione di norme sul procedimento o sulla forma degli atti qualora, per la natura vincolata del provvedimento, sia palese che il suo contenuto dispositivo non avrebbe potuto essere diverso da quello in concreto adottato.
Nel caso di specie si è indubbiamente al cospetto di un’attività vincolata, qual è quella volta alla repressione degli abusi edilizi.
Gli accertamenti compiuti dall’amministrazione con gli atti sopra richiamati – i quali, come tutti i verbali provenienti da pubblici ufficiali, hanno efficacia di piena prova, fino a querela di falso, ai sensi dell'art. 2700 c.c. relativamente alla provenienza dell'atto dal pubblico ufficiale che lo ha formato, alle dichiarazioni delle parti e agli altri fatti che il pubblico ufficiale attesti avvenuti in sua presenza o da lui compiuti – confermano che i locali in questione non sono destinati all’uso, autorizzato, a laboratorio, ma a luogo di culto.
Il rilevante numero di persone, intente a pregare, che è risultato essere presente nei locali dell’associazione palesa, invero, un utilizzo degli stessi che, per la sua incidenza urbanistica ed edilizia, necessita del previo rilascio di un permesso di costruire (cfr. Tar Lombardia, Milano, sez. II, 8 novembre 2013, n. 2486, secondo cui la destinazione funzionale a luogo di culto può dirsi impressa allorché l’edificio costituisca un forte centro di aggregazione umana).
Tali atti dimostrano, così, la correttezza dell’ordine inibitorio impartito.
Assume parimenti rilievo, quale ulteriore dimostrazione della correttezza dell’attività istruttoria svolta dalla p.a., la documentazione depositata in giudizio dall’amministrazione, in particolare quella che attesta l’inserimento dell’associazione Al Nur nell’albo delle associazioni e organizzazioni religiose presenti sul territorio della città di Milano, approvato con determinazione dirigenziale n. 124 del 6.8.2013, e le stampe di pagine internet dalle quali risulta lo svolgimento di attività di culto nella sede di via Carissimi, 19 (doc. n. 9, 10 e 11 dell’amministrazione).
Non può, poi, addursi l’assenza nei locali in questione di simboli od oggetti sacri che, notoriamente, non sono necessariamente presenti nei luoghi di culto della religione islamica.
Legittimamente, pertanto, il provvedimento impugnato ha contestato un mutamento abusivo della destinazione d'uso dei locali in questione.
9. Con il quarto motivo, infine, viene lamentata l’illogicità della motivazione nella parte in cui viene fatto riferimento alla pendenza di un procedimento penale in relazione alla contestata violazione edilizia, ciò in quanto il procedimento sarebbe sfociato in un decreto penale di condanna ritualmente opposto dal presidente dell’associazione.
Il richiamo al procedimento penale, instaurato dall’autorità giudiziaria, contenuto nelle premesse del provvedimento impugnato, non palesa affatto una illogicità della motivazione: al contrario, la condanna del ricorrente per il reato di cui all’art. 44, lett. a, d.P.R. n. 380/2001 - per abusiva trasformazione della destinazione d'uso dell’unità immobiliare situata in via Carissimi, 19, da commerciale a luogo di culto, in violazione dell’art. 52, c. 3 bis, l. reg. Lombardia, n. 12/2005 - conferma la correttezza dell’attività istruttoria compiuta dall’amministrazione.
L’esito del giudizio di opposizione a tale decreto penale di condanna proposto dal ricorrente o l’eventuale prescrizione del reato sono fatti futuri e incerti che non possono inficiare la legittimità del provvedimento impugnato il quale, in ogni caso, è sufficientemente motivato con il richiamo all’abuso commesso.
10. Per le ragioni esposte il ricorso è infondato e va, pertanto, respinto.
11. In considerazione della peculiarità della controversia le spese di causa possono essere integralmente compensate tra le parti.
Lorenzo Stevanato,	Presidente
Silvia Cattaneo,	Primo Referendario, Estensore