Source: https://www.dirittiregionali.it/2011/06/20/corte-cost-n-1842011-illegittimi-i-commi-8-e-9-dellart-20-della-legge-regionale-sarda-n-52007-in-tema-di-procedure-di-esclusione-automatica-dai-bandi-di-gara-per-appalti-di-lavori-s/
Timestamp: 2018-09-24 14:07:26+00:00
Document Index: 161978389

Matched Legal Cases: ['art. 20', 'art. 20', 'sentenza ', 'art. 20', 'art. 20', 'art. 20', 'art. 122', 'art. 20', 'art. 122', 'sentenza ', 'art. 122']

[Corte cost. n. 184/2011] Illegittimi i commi 8 e 9 dell’art. 20 della legge regionale sarda n. 5/2007, in tema di procedure di esclusione automatica dai bandi di gara per appalti di lavori, servizi e forniture - Diritti Regionali
/ Archivio (2011-2015) / [Corte cost. n. 184/2011] Illegittimi i commi 8 e 9 dell’art. 20 della legge regionale sarda n. 5/2007, in tema di procedure di esclusione automatica dai bandi di gara per appalti di lavori, servizi e forniture
La Corte costituzionale, con la sentenza n. 184/2011, ha di recente dichiarato costituzionalmente illegittimi i commi 8 e 9 dell’art. 20 della legge regionale sarda n. 5/2007, nella parte in cui prevedevano, il primo, che per gli appalti di lavori, servizi e forniture di importo inferiore alla soglia comunitaria, le stazioni appaltanti potevano prevedere nel bando la procedura di esclusione automatica; e il secondo, che, qualora il numero delle offerte ammesse fosse inferiore a cinque, non si applicava l’esclusione automatica, anziché prevedere che l’esclusione automatica non fosse esercitabile quando il numero delle offerte ammesse era inferiore a dieci.
La pronuncia in questione consente alla Corte di intervenire ancora una volta nella materia del riparto delle competenze legislative fra lo Stato e le Regioni ad autonomia speciale. Peraltro, la Consulta poteva avvalersi a tal proposito di una robusta giurisprudenza costituzionale pregressa.
Più nel dettaglio, il Tar Sardegna lamentava la contrarietà dell’art. 20, commi 8 e 9, della legge sarda, in riferimento agli artt. 117, comma 2, lett. e) Cost. – che, come noto, attribuisce la potestà legislativa esclusiva allo Stato nella materia, fra le altre, della tutela della concorrenza –, e 3, lett. e), della legge cost. n. 3/1948 (Statuto speciale per la Sardegna) – a norma del quale in armonia con la Costituzione e i principi dell’ordinamento giuridico dello Stato e col rispetto degli obblighi internazionali e degli interessi nazionali, nonché delle norme fondamentali delle riforme economico-sociali della Repubblica, la Regione ha potestà legislativa nella materia dei lavori pubblici di esclusivo interesse della Regione.
Ad avviso del giudice a quo, l’incostituzionalità derivava dal contrasto delle norme impugnate con gli artt. 122, commi 8 e 9, del codice degli appalti pubblici: difatti, mentre l’art. 20, comma 8, della legge sarda stabiliva che per gli appalti di lavori, servizi e forniture di importo inferiore alla soglia comunitaria, le stazioni appaltanti possono prevedere nel bando la procedura di esclusione automatica delle offerte risultate anomale, l’art. 122, comma 9, del codice degli appalti prevede, invece, che soltanto per lavori d’importo inferiore o pari a 1 milione di euro quando il criterio di aggiudicazione è quello del prezzo più basso, la stazione appaltante può prevedere nel bando l’esclusione automatica dalla gara delle offerte anomale.
L’art. 20, comma 9, della legge sarda, inoltre, disponeva che, qualora il numero delle offerte ammesse fosse stata inferiore a cinque, non si applicava l’esclusione automatica; mentre l’art. 122, comma 9, del codice degli appalti stabilisce che la facoltà di esclusione automatica non è esercitabile quando il numero delle offerte ammesse è inferiore a dieci.
La Corte, come si è già anticipato, rilevando il predetto contrasto tra la normativa regionale e quella statale, accoglie la questione.
Secondo la costante giurisprudenza costituzionale, difatti, la Regione ad autonomia speciale, titolare della potestà legislativa primaria in tema di lavori pubblici, è tenuta ad esercitarla in armonia con la Costituzione e i principi dell’ordinamento giuridico della Repubblica e col rispetto degli obblighi internazionali, nonché delle norme fondamentali di riforme economico-sociali. E d’altra parte – si legge in sentenza –, le disposizioni del codice degli appalti correlate alla materia della tutela della concorrenza vanno ascritte, per il loro contenuto d’ordine generale, tra le norme fondamentali di riforme economico-sociali, nonché delle norme con cui lo Stato ha dato attuazione agli obblighi internazionali nascenti dalla partecipazione dell’Italia all’Unione europea. Di talché, esse rappresentano un limite alla potestà legislativa regionale in materia.
Si badi che tale limite – ad avviso della Corte – si impone anche quando il legislatore statale modifichi la disciplina stabilita in precedenza, allo scopo di aumentare la concorrenzialità: il che era avvenuto nel caso in esame, essendo state, le norme del codice degli appalti, successivamente modificate dal decreto legislativo n. 112/2008, e non avendo fatto seguito a ciò un intervento del legislatore regionale volto ad adeguarsi alle innovazioni apportate.
Secondo la giurisprudenza costituzionale, inoltre, la disciplina del Codice degli appalti, nella parte concernente le procedure di selezione ed i criteri di aggiudicazione, è strumentale a garantire la tutela della concorrenza. E l’art. 122, comma 9, riducendo l’ambito di applicabilità della regola dell’esclusione automatica, è, ad avviso del giudice delle leggi, evidentemente strumentale al predetto incremento.