Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2016/09/lavoro-certificazione-dei-contratti-anche-per-i-commercialisti.html
Timestamp: 2018-09-19 12:25:13+00:00
Document Index: 81425810

Matched Legal Cases: ['art. 80', 'art.83', 'art. 84', 'art. 410', 'art. 3', 'art. 12']

Anche i commercialisti potranno certificare i contratti delle aziende da loro assistite
Lavoro: i commercialisti potranno certificare i contratti delle aziende da loro assistite
Siglata una convenzione tra il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili e l’Università di Tor Vergata.
Anche i commercialisti potranno certificare i contratti delle aziende da loro assistite. E’ questo il frutto della convenzione stipulata dal presidente del Consiglio nazionale della categoria, Gerardo Longobardi e dal prorettore dell’Università di Tor Vergata, Claudio Franchini. L’ateneo romano rientra tra i soggetti abilitati alla certificazione dei contratti di lavoro.
Il D.lgs. 10 settembre 2003 n. 276 indica, tra gli organi abilitati a questo tipo di certificazioni le commissioni istituite proprio presso le Università pubbliche e private, comprese le Fondazioni universitarie, registrate in un apposito albo istituito presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Lungo l’elenco delle certificazioni previste nella convenzione: si va da quella dei contratti di lavoro e di appalto di cui agli artt. 75 e ss. del decreto legislativo n. 276/2003 a quella della conciliazione ai sensi e per gli effetti dell’art. 80, comma quarto, d.lgs. n. 276/2003; dalla certificazione del contenuto del regolamento interno delle cooperative in relazione alle tipologie di rapporti di lavoro con i soci (art.83) a quella dei contratti di appalto anche ai fini della distinzione concreta tra somministrazione di lavoro e appalto ai sensi delle disposizioni dello stesso d.lgs 276/2003 (art. 84); dalla certificazione dell’esperimento del tentativo di conciliazione ex art. 410 c.p.c. alla certificazione delle clausole compromissorie; dalla certificazione dei lodi delle camere arbitrali a quella della volontà delle parti espressa in sede di certificazione in relazione alle clausole dei contratti di lavoro e alle tipizzazioni delle cause di licenziamento fino alla certificazione accordi individuali di mutamento delle mansioni, della categoria legale e del livello di inquadramento ex art. 3, comma 6, d.lgs 81/2015 e all’attività di consulenza legata alla attività di certificazione.
Per quest’ultima la tariffa sarà di 200 euro più Iva. Per tutte le altre certificazioni, invece, la tariffa prevista dalla convenzione da applicare agli iscritti all’albo dei commercialisti è di 100 euro più Iva, con condizioni, dunque, di particolare favore.
La sottoscrizione della convenzione è avvenuta nel corso del terzo convegno nazionale della categoria dedicato alle tematiche del lavoro, svoltosi nei giorni scorsi a Roma alla presenza, tra gli altri, del ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, del presidente dell’Inps, Tito Boeri, del Direttore dell’Agenzia Unica per le Ispezioni, Paolo Pennesi e del presidente dell’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro (ANPAL), Maurizio del Conte. In quella circostanza il Consiglio nazionale aveva chiesto la valorizzazione del ruolo dei commercialisti nelle politiche attive per il lavoro messe in campo dall’esecutivo, prevedendo la loro partecipazione alla rete dei servizi per il lavoro attraverso un partenariato con l’Agenzia Nazionale. “Il nostro giudizio sull’istituzione della Agenzia Nazionale unica per le politiche attive del lavoro”, è la posizione espressa da Longobardi, “è ampiamente positivo”. I commercialisti apprezzano dunque il lavoro con il quale si intende portare a compimento la rete dei servizi per il lavoro, allo scopo di rendere efficaci ed efficienti le misure di politica attiva nonché il controllo di quelle passive, ma sottolineano come “sebbene la legge delega avesse previsto l’allargamento della platea dei soggetti accreditati e la revisione dei criteri di accreditamento, con la previsione dell’art. 12 del D.Lgs. n. 150/2015, il richiamo alla “coerenza dei criteri di cui al D.Lgs. n. 276/2003” sembra lasciare fuori i Commercialisti dal sistema dei soggetti intermediari accreditati per legge”. Un’esclusione giudicata dal vertice della categoria “incomprensibile”. “E’ innegabile”, ha spiegato Longobardi, “il ruolo centrale delle nostra professione nel mercato del lavoro. Siamo determinanti per la realizzazione di una completa sinergia tra pubblico e privato. Per il tessuto delle piccole e piccolissime imprese del nostro Paese siamo da sempre insostituibile punto di riferimento. Dei nostri 117.000 iscritti, ben 21mila sono specialisti in area lavoro. Crediamo sia un errore strategico rinunciare a questo contributo di competenze nel grande sforzo che andrà messo in campo per un reale incrocio domanda/offerta, principale leva su cui impostare la lotta alla disoccupazione nel nostro Paese”.
“Un mercato del lavoro concorrenziale”, afferma Vito Jacono, consigliere nazionale dei commercialisti delegato alle tematiche del lavoro, “è efficiente se c’è adeguata informazione tra le imprese che cercano una specifica figura professionale su tutti i profili disponibili (domanda di lavoro) e i cittadini che sono in possesso di quelle determinate competenze e abilità (offerta di lavoro). Il momento storico che stiamo attraversando rappresenta una sfida per tutti gli operatori del mercato del lavoro, e la sinergia con i commercialisti garantirebbe una opportunità non solo per il lavoro subordinato, ma anche per quello autonomo, un altro segmento importante sul quale puntare per il rilancio della occupazione”.
(CNDCEC, comunicato del 27 settembre 2016)