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Timestamp: 2019-09-20 08:01:08+00:00
Document Index: 50818462

Matched Legal Cases: ['art. 6', 'art. 6', 'art.6', 'sentenza ', 'art.6', 'art.6', 'art.6', 'art.6', 'art.6', 'art. 6', 'art. 6', 'art.2']

Pace fiscale, dubbi sulla definizione delle liti | ProntoProfessionista.it
2. c in cui è parte l’Agenzia delle Entrate
L’art. 6 del decreto-legge 23 ottobre 2018, n. 119 (convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2018, n. 136), disciplina la definizione agevolata delle controversie tributarie “in cui è parte l’Agenzia delle entrate, aventi ad oggetto atti impositivi , pendenti in ogni stato e grado del giudizio”, nelle quali “il ricorso in primo grado è stato notificato alla controparte entro la data di entrata in vigore del presente decreto”, ossia entro il 24 ottobre 2018.
Il co. 1 dell’art. 6 cit. prevede che l’Agenzia delle entrate sia parte della lite che si intende definire, mentre il co. 16 dispone che possono essere definite anche le liti instaurate con gli enti territoriali (regioni, province e comuni), purché questi abbiano facoltativamente deciso (entro il 31 marzo 2019) di avvalersene. Pertanto, non rientrano nell’ambito di applicazione della disciplina di cui si tratta le controversie instaurate contro altri enti impositori, come ad esempio l’Agenzia delle dogane e dei monopoli. Inoltre, da ciò consegue che non sono definibili le liti instaurate avverso atti dell’agente della riscossione nelle quali l’Agenzia delle entrate, pur essendo titolare del rapporto giuridico sostanziale dedotto in giudizio, non sia stata destinataria dell’atto di impugnazione e non sia stata successivamente chiamata in giudizio, né sia intervenuta volontariamente.
Sono, quindi, escluse dalla definizione le controversie nelle quali è parte unicamente l’agente della riscossione, ancorché inerenti ai tributi amministrati dall’Agenzia delle entrate e ad atti aventi comunque natura impositiva. Sono, invece, definibili le liti relative ad atti dotati di natura impositiva che vedono come parte in giudizio, assieme alla stessa Agenzia, anche l’agente della riscossione.
Più specificamente, le controversie tributarie in cui è parte l’Agenzia delle Entrate, relative ad atti impositivi, pendenti in ogni stato e grado del giudizio, compreso quello in Cassazione e anche a seguito di rinvio, possono essere definite con il pagamento di un importo uguale al valore della controversia (1).
a) ai sensi del co.1-bis, art.6 cit., in caso di ricorso pendente iscritto in primo grado, la controversia può essere definita con il pagamento del 90% del valore della lite. La medesima percentuale si applica anche nei casi in cui, al 24 ottobre 2018, pendano i termini per la riassunzione a seguito di sentenza di cassazione con rinvio ovvero penda il giudizio di rinvio a seguito di avvenuta riassunzione (Cfr. Circolare 6/E del 1˚ aprile 2019);
b) in caso di ricorso in primo grado che, alla data del 24/10/2018, sia stato notificato all’Agenzia delle entrate, ma non ancora depositato o trasmesso alla segreteria della Commissione tributaria provinciale, la controversia può essere definita con il pagamento di una somma pari al 100% valore della controversia (Cfr. Circolare 6/E del 1˚ aprile 2019);
c) in caso di ricorso pendente, in cui risulta soccombente il contribuente, la regola generale prevede il pagamento di un importo uguale al valore della lite (100% del tributo in contestazione);
d) di contro, ai sensi del co.2, art.6 cit., in deroga alla regola generale, in caso di soccombenza dell’Agenzia, le controversie possono essere definite con il pagamento:
• del 40% del valore della controversia (in caso di soccombenza in primo grado);
• del 15% del valore della controversia (in caso di soccombenza in secondo grado);
e) ai sensi del co.2-bis, art.6 cit., in caso di accoglimento parziale del ricorso o comunque di soccombenza ripartita tra il contribuente e l'Agenzia delle entrate, l'importo del tributo al netto degli interessi e delle eventuali sanzioni è dovuto per intero relativamente alla parte di atto confermata dalla pronuncia giurisdizionale e in misura ridotta, secondo le disposizioni di cui al comma 2, per la parte di atto annullata;
f) ai sensi del co.2-ter, art.6 cit., in caso di controversie tributarie pendenti in Corte di Cassazione al 19 dicembre 2018 (data di entrata in vigore della legge di conversione del Dl), per le quali l'Agenzia delle Entrate risulti soccombente in tutti i precedenti gradi di giudizio, queste possono essere definite con il pagamento di un importo pari al 5% del valore della controversia;
g) ai sensi del co.3, art.6 cit., un diverso trattamento è riservato alle controversie inerenti esclusivamente:
- alle sanzioni non collegate al tributo (2), che possono essere definite con il pagamento del 15% del valore della controversia in caso di soccombenza dell’Agenzia delle entrate nell’ultima o unica pronuncia giurisdizionale non cautelare, depositata alla data del 24 ottobre 2018, e del 40% negli altri casi;
Come disposto dai commi 6 e 8, art.6 cit., la definizione si perfeziona con la presentazione, entro il 31 maggio 2019, di una distinta domanda di definizione (una per ogni atto impugnato) , esente dall’imposta di bollo e, parallelamente, con il versamento della prima o unica data.
Invero, l’art. 6 cit. subordina la definizione agevolata delle liti pendenti alla presentazione di un’apposita domanda, da inoltrare telematicamente all’Ufficio dell’Agenzia delle entrate parte in giudizio, compilando il modello conforme a quello approvato con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate - prot. n. 39209 del 18 febbraio 2019.
Invero, il co. 2-ter, art. 6 cit., (inserito solo successivamente dall'allegato alla legge di conversione, L. 17.12.2018, n. 136 con decorrenza dal 19.12.2018) prevede testualmente che “Le controversie tributarie pendenti innanzi alla Corte di cassazione, alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, per le quali l'Agenzia delle entrate risulti soccombente in tutti i precedenti gradi di giudizio, possono essere definite con il pagamento di un importo pari al 5 per cento del valore della controversia”.
Ebbene, tale interpretazione, inequivocabilmente favorevole per l’Amministrazione, a parere di chi scrive, non sembra del tutto condivisibile, poiché alla luce di un quadro normativo sicuramente incerto e di un’antinomia tra due norme giuridiche, deve certamente ritenersi più corretta la previsione dell’art.2-ter in quanto lex specialis. Si tratta, infatti, di una norma successiva (inserita dall'allegato alla legge di conversione, L. 17.12.2018, n. 136 con decorrenza dal 19.12.2018) e speciale, con cui si è inteso regolare una situazione particolare, rappresentata appunto dalla pendenza delle controversie tributarie dinanzi alla Corte di Cassazione, caratterizzate dalla soccombenza dell’Agenzia delle Entrate “in tutti i precedenti gradi di giudizio”.
Lecce, 2 maggio 2019
Articolo del: 02 mag 2019