Source: https://www.ambientediritto.it/Onlus/2007/dpcm_16feb2007.htm
Timestamp: 2019-05-20 03:48:03+00:00
Document Index: 184365787

Matched Legal Cases: ['art. 20', 'art.20', 'art. 22', 'art. 22', 'art. 72', 'art. 20', 'art. 6', 'art. 8', 'art. 6', 'art. 8']

Decreto 16 ottobre 2006 ministero ambiente tutela territorio mare programma di finanziamenti le esigenze tutela ambientale connesse miglioramento della qualità aria e alla riduzione emissioni materiale particolato in atmosfera nei centri urbani (G.U. n. 5
Presidente del Consiglio dei Ministri. Linee guida per l'informazione alla popolazione sul rischio industriale.
(G.U. n. 53 del 5-3-2007- Suppl. Ordinario n. 58)
Visto il documento del gennaio 1995 recante "Linee guida per l'informazione alla popolazione sul rischio industriale";
Visto il decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 334, recante "Attuazione della direttiva 96/82/CE relativa al controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose" ed, in particolare, l'art. 20, comma 4, in cui si dispone che il Dipartimento della protezione civile stabilisca, d'intesa con la Conferenza unificata, per le finalità di cui alla legge 24 febbraio 1992, n. 225, le Linee guida per l'informazione alla popolazione sul rischio industriale;
SUL RISCHIO INDUSTRIALE
2. SCOPO E UTILITA' DELL'INFORMAZIONE ALLA POPOLAZIONE SUL RISCHIO INDUSTRIALE
3. IL PIANO D'EMERGENZA ESTERNO AGLI STABILIMENTI A RISCHIO DI INCIDENTE RILEVANTE (ART. 20 D.Lgs. 334/99 e s.m.i.)
4. LA SCHEDA DI INFORMAZIONE SUI RISCHI DI INCIDENTE RILEVANTE PER I CITTADINI ED I LAVORATORI (All. V dedl D.Lgs. 334/99 e s.m.i.)
4.1. come leggerla e utilizzarla
6.1. pagina web
7.1 il processo comunicativo
10 RIEPILOGO DELLE AZIONI DA INTRAPRENDERE PER REALIZZARE LA CAMPAGNA INFORMATIVA
1) scheda di informazione sui rischi di incidente rilevante per i cittadini e i lavoratori (all. V del D.Lgs. 334/99 e s.m.i.)
2) classificazione di pericolo, frasi di rischio e consigli di prudenza
3) informazioni sulle sostanze pericolose e sui parametri adottati
4) questionario per la verifica dei risultati della campagna informativa
5) un'esperienza: il progetto "Scuola Sicura"
6) il rischio industriale: estratto dal "Vademecum di protezione civile per le famiglie"
Il Dipartimento della Protezione Civile, ai sensi del comma 4, art.20 del D.Lgs.334/99 e s.m.i. (noto come Legge Seveso), ha predisposto in collaborazione con i ministeri competenti e le regioni il presente documento, relativo alla nuove "Linee Guida per l'informazione alla popolazione" che si trovi a vario titolo nelle zone ove sono ubicati stabilimenti industriali a rischio di incidente rilevante.
Le Linee Guida, che sostituiscono le precedenti emanate nel 1995, sono indirizzate ai Sindaci dei comuni dove sono ubicati i predetti stabilimenti industriali nonchè ai Sindaci dei comuni limitrofi che potrebbero essere interessati dagli effetti di un incidente rilevante, sulla base degli scenari incidentali riportati nel Piano d'Emergenza Esterno (PEE) di ogni singolo stabilimento.
I comuni, ai sensi del comma 4 dell'art. 22 del citato decreto legislativo, devono "portare tempestivamente a conoscenza della popolazione le informazioni fornite dal gestore, eventualmente rese maggiormente comprensibili, fermo restando che tali informazioni dovranno includere almeno i contenuti minimi riportati nelle sezioni 1, 2, 3, 4, 5, 6, e 7 della Scheda di informazione sui rischi di incidente rilevante per i cittadini e i lavoratori".
Inoltre, il successivo comma 5 dell'art. 22 dispone che il messaggio informativo deve essere fornito d'ufficio, nella forma più idonea, ad ogni persona ed a ogni struttura frequentata dal pubblico che possono essere colpite da un incidente rilevante verificatosi in uno degli stabilimenti industriali.
Rispetto alla precedente edizione, queste nuove Linee Guida superano la passata impostazione dello schema di progettazione dell'informazione in quanto, oggi, è la norma stessa ad individuare i soggetti ai quali è destinata l'informazione e, tramite la citata Scheda di informazione, ad offrire le conoscenze utili e le indicazioni necessarie a rispondere all'interrogativo di "cosa comunicare".
"Come comunicare" è il passo successivo, che richiede lo sviluppo di specifiche tecniche, modalità e strumenti, anche innovativi, così come proposto da questo documento.
Si ricorda a tale proposito che le informazioni necessarie alla popolazione sono specificamente riportate anche nel PEE degli stabilimenti di cui agli artt. 6 e 8 del citato D.Lgs. 334/99 e s.m.i..
E' quindi importante far conoscere ai cittadini sia la natura del rischio e i danni sanitari ed ambientali che esso può indurre sia le pertinenti misure di autoprotezione previste nel PEE per mitigare gli effetti di un evento incidentale nonchè i sistemi di allarme comportamentali divulgate nella campagna informativa del Comune.
Il messaggio informativo dovrà, infatti, raggiungere tutti i soggetti interessati dal rischio attraverso un sistema di diffusione capillare e dovrà essere integrato dalla promozione di adeguate azioni finalizzate a stimolare la partecipazione attiva e il coinvolgimento dei cittadini, in modo da assicurare una efficiente gestione del territorio da parte delle Autorità pubbliche preposte, nei casi di emergenze di natura industriale.
E' importante tener presente che le attività di informazione poste in essere devono collegarsi ai contenuti della Scheda e del PEE relativamente ai dati riportati nel Modello organizzativo d'intervento sull'organizzazione dell'evacuazione assistita, sulla dislocazione dei sistemi d'allarme, sui punti di raccolta e sulle vie di fuga.
L'obiettivo prioritario di questa tipologia d'informazione è quello di rendere consapevoli i cittadini dell'esistenza del rischio industriale e della possibilità di mitigare le conseguenze di un incidente rilevante attraverso i comportamenti di autoprotezione e con l'adesione tempestiva alla misure di sicurezza previste dal PEE e dalla Scheda di informazione divulgata dal Comune; ciò contribuisce a facilitare la gestione del territorio in caso di emergenza.
- non dare messaggi allarmanti.
- non sottovalutare i pericoli per la popolazione,
Per minimizzare le conseguenze provocate da incidenti rilevanti connessi a determinate sostanze pericolose il D.Lgs. 334/99 e s.m.i. prevede tra l'altro per ogni stabilimento industriale la redazione di appositi piani di emergenza: piano di emergenza interna (PEI) e piano di emergenza esterna (PEE). I primi individuano le azioni che devono compiere i lavoratori e le squadre di soccorso, in caso di emergenza interna allo stabilimento, mentre i PEE organizzano e coordinano azioni e interventi da effettuare principalmente all'esterno dello stabilimento per ridurre i danni e informare la popolazione dell'evento in corso nelle modalità concordate anche con il Sindaco del comune dove è ubicato lo stabilimento.
la redazione dei PEE è compito del Prefetto, d'intesa con le regioni e gli enti loacli interessati fino all'attuazione dell'art. 72 del D.Lgs. 112/98, ai sensi dell'art. 20 del citato D.Lgs. 334/99 e s.m.i. ed è obbligatorio per tutte le industrie a rischio di incidente rilevante sia per quelle ricadenti nell'art. 6 che per quelle in art. 8 dello stesso decreto.
Per quanto attiene la descrizione della struttura e dei contenuti del PEE si rimanda alle relative "linee Guida per la pianificazione dell'emergenza esterna degli stabilimenti industriali a rischio d'incidente rilevante" emanate dal Dipartimento della Protezione Civile e approvate con il DPCM 25 febbraio 2005, pubblicato sul Supplemento Ordinario N. 40 della Gazzetta Ufficiale, n. 62 del 16 marzo 2005.
In particolare si evidenzia che il PEE contiene una specifica Sezione denominata "INFORMAZIONE ALLA POPOLAZIONE", con lo scopo di completare il quadro delle azioni che devono essere realizzate dalle Autorità pubbliche locali in merito agli interventi di prevenzione del rischio e di mitigazione delle conseguenze di una emergenza di natura industriale.
- la riproduzione della Scheda informativa di cui all'allegato V del D.Lgs. 334/1999 e s.m.i.;
4. SCHEDA DI INFORMAZIONE SUI RISCHI DI INCIDENTE RILEVANTE PER I CITTADINI E I LAVORATORI (All. V del D.Lgs. 334/99 e s.m.i.)
La scheda di informazione sui rischi di incidente rilevante per i cittadini e i lavoratori (All. V del D.Lgs. 334/99 e s.m.i.), di seguito denominata Scheda, è composta di nove Sezioni di cui le prime sette costituiscono i contenuti minimi da trasmettere alla popolazione che a vario titolo è presente nel Comune ove è ubicato lo stabilimento a rischio di incidente rilevante (allegato 1).
La Scheda contiene tutte le notizie riguardanti lo stabilimento, il processo produttivo, le sostanze pericolose trattate e/o stoccate, le loro caratteristiche chimiche, fisiche e tossicologiche, gli eventi incidentali possibili, gli effetti di questi sull'uomo e sull'ambiente nonchè i sistemi di prevenzione e le misure di protezione da adottare nelle zone a rischio.
Sezione 1 - informazioni utili per l'identificazione dell'azienda
Sezione 2 - Enti cui è stata comunicata la assoggettabilità alla normativa o a cui è possibile richiedere informazioni.
Qui sono riportate le informazioni utili per l'identificazione delle Amministrazioni, Enti, Istituti e Uffici a cui è stata comunicata la assoggettabilità dello stabilimento alla normativa o a cui è possibile richiedere informazioni in merito.
Si suggerisce per una maggiore utilizzabilità di queste informazioni di integrarla con gli indirizzi, i nomi e i recapiti telefonici dei Servizi di primo soccorso e di quelli coinvolti nella pianificazione d'emergenza nonchè di eventuali uffici e servizi istituiti per fornire informazioni alla cittadinanza. Nella Sezione sono indicati gli uffici pubblici presso cui è conservata la documentazione che per legge è a disposizione dei cittadini per la consultazione. In questa Sezione devono essere riportate anche le informazioni riguardanti le autorizzazioni e le certificazioni adottate in campo ambientale dallo stabilimento.
Qui si riportano le informazioni fornite dalla azienda sulle attività produttive e di deposito che si svolgono nello stabilimento. Il gestore descrive le attività della propria azienda (informazioni generali, dati tecnici, impianti e cicli produttivi, tipo di prodotti, ecc.).
Particolare rilevanza ai fini della comunicazione assumono tutte quelle informazioni che riguardano le azioni che l'industria intraprende per migliorare la sicurezza degli impianti.
In questa Sezione è riportata anche una descrizione del territorio circostante con l'indicazione delle strutture vulnerabili, quali scuole, ospedali e altro, che presentino caratteristiche di elevata frequentazione di pubblico nonchè una cartografia in scala adeguata che evidenzi i confini dello stabilimento e delle principali aree produttive, logistiche e amministrative.
Sezione 4 - Sostanze e preparati soggetti al D.Lgs. 334/99 e s.m.i. suscettibili di causare un eventuale incidente rilevante
In questa Sezione sono riportati sia i nomi comuni e altri indici identificativi delle sostanze sia le informazioni relative alla pericolosità delle sostanze utilizzate o immagazzinate nell'impianto per cui lo stabilimento è assoggettato al D.Lgs. 334/99 e s.m.i..Le sostanze sono corredate dalle informazioni sulla loro pericolosità, per l'uomo e per l'ambiente, che può essere espressa in modo sintetico ed immediato con i simboli della classificazione di pericolo (etichettatura di legge), accompagnate dalle frasi di rischio ed eventualmente dai consigli di prudenza riportati nell'allegato 2.
I consigli di prudenza (frasi S) forniscono consigli da osservare durante la conservazione e la manipolazione della sostanza ma che possono tornare utili per il primo intervento in caso d'incidente. Ad esempio, S30 - non versare acqua sul prodotto; S26 - in caso si contatto con gli occhi, lavare immediatamente e abbondantemente con acqua e consultare il medico; S37 - usare guanti adatti. Le informazioni contenute in questa Sezione vanno integrate con le informazioni inerenti caratteristiche chimiche, fisiche e tossicologiche delle sostanze che ne determinano le modalità di interazione con l'organismo umano e le reazioni dannose conseguenti in caso di esposizione più o meno prolungata alla sostanza. Le differenti caratteristiche delle sostanze preclusono infatti all'adozione di differenti misure di protezione. A titolo di esempio, se la sostanza è allo stato gassoso essendo più leggera dell'aria è conveniente rifugiarsi al chiuso in cantina mentre se è più pesante si raccomanda di rifugiarsi al chiuso ai piani più alti dell'edificio.
Sezione 5 - Natura dei rischi di incidenti rilevanti
A titolo esplicativo, le sostanze infiammabili possono dar luogo ad incendi o esplosioni. In questa categoria di sostanze rientrano le sostanze gassose o molto volatili tra cui, ad esempio: l'idrogeno, il metano, l'ossido di etilene. Le sostanze molto volatili difficilmente formeranno una nube che si sposta al livello del suolo. Generalmente un gas come l'idrogeno o esplode, se esistono le condizioni per una subitanea accensione, o si disperde rapidamente nella parte alta dell'atmosfera. Invece l'etilene, che presenta una densità poco inferiore a quella dell'aria, salirà più lentamente nell'atmosfera formando una nube, che, ad esempio, in caso di vento debole, non subirà una diluizione veloce. Ovviamente la nube potrà incendiarsi qualora trovi un qualsiasi innesco (fiamma o scintilla9 con conseguenze che si ripercuotono su un'aera più o meno estesa.
Si suggerisce per rendere pi efficaci le informazioni di questa Sezione di accompagnarle con indicazioni generali di comportamento da reperire nel PEE, ad esempio: in caso di incendio, il fumo prodotto dalla combustione di una sostanza infiammabile può essere trasportato dal vento e può essere molto denso. Ad una certa distanza dall'impianto, il fumo non dovrebbe rappresentare un grande pericolo anche se può risultare opportuno adottare comportamenti ed eventuali mezzi di protezione per limitarne l'esposizione con la respirazione.
In caso di esplosione, a causa della sovrapressione e della rottura probabile di vetri e del lancio a distanza - più raro - di frammenti di materiale coinvolto nell'esplosione, i danni alle persone potrebbero essere di tipo traumatico.
In caso d'incendio, inoltre, il forte irraggiamento può procurare ustioni. In tutti questi casi la prima raccomandazione è quella di non recarsi sul luogo dell'incidente o di fuggire disordinatamente in preda al panico. Generalmente negli impianti, i depositi contenenti le sostanze combustibili sono situati a debita distanza da quelli contenenti le sostanze tossiche. Questo limita l'eventualità che un incendio o un'esplosione provochi anche l'emissione di sostanze tossiche sotto forma di nube.
La fuga di sostanze tossiche dall'impianto costituisce l'incidente più temuto, in quanto in funzione delle condizioni meteorologiche presenti, la nube può essere trasportata sulle zone abitate anche distanti dal punto del rilascio. Nel caso di una fuga di un gas più pesante dell'aria, come ad esempio il cloro, questo tenderà a rimanere al livello del suolo. La conoscenza di alcune caratteristiche della sostanza relative a colore, odore, capacità di stratificare al suolo torneranno utili per la sua identificazione e l'adozione di comportamenti idonei a limitare l'esposizione.
La gravità degli effetti di un incidente sulla popolazione è funzione della distanza dal luogo dell'incidente e dei tempi di esposizione. Può dunque essere utile descrivere gli effetti associati ad ogni scenario ipotizzato in funzione della distanza dall'impianto, utilizzando un mappa su cui riportare le aree a rischio, gli insediamenti abitativi e gli edifici che presentino caratteristiche di vulnerabilità (scuole, ospedali e tutti quelli che sono caratterizzati da alta frequentazione di pubblico) e le distanze a cui possono manifestarsi effetti dannosi per la salute.
In questa Sezione si trovano informazioni utili per la gestione dell'emergenza quali: mezzi di segnalazione dell'incidente sia interni allo stabilimento sia verso le autorità competenti (Sindaco, Prefettura) e la popolazione. Sono indicati i presidi di pronto soccorso interni ed esterni allo stabilimento e i comportamenti generali da osservare da parte della popolazione con la raccomandazione di seguire indicazioni generali da osservare da parte della popolazione con la raccomandazione di seguire indicazioni più specifiche date dalle Autorità competenti. L'informazione relativa ai sistemi di segnalazione e ai comportamenti da osservare in caso di emergenza costituisce la parte più delicata dell'informazione destinata alla popolazione e merita una più specifica elaborazione in funzione delle caratteristiche e della tipologia di incidente previsto, delle specifiche caratteristiche del territorio e della popolazione coinvolta.
Età, livello di istruzione, presenza di disabili e di stranieri richiedono opportune modalità di elaborazione e diffusione di queste informazioni, così come la presenza di edifici e luoghi con caratteristiche di vulnerabilità a causa dell'alta frequentazione di pubblico - dette anche strutture sensibili - possono prefigurare l'opportunità di pianificare interventi mirati alle esigenze di specifiche categorie di popolazione.
Le informazioni e le raccomandazioni fornite non possono essere generiche ma vanno commisurate alla situazione di rischio che potrà verosimilmente verificarsi. Le informazioni devono essere chiare e possibilmente accompagnate con disegni grafici e cartine in modo da poter essere memorizzate facilmente. E' utile predisporre materiali scritti, (opuscoli, depliant, cartellonistica da affiggere nei luoghi pubblici) e provvedere alla pianificazione di simulazioni d'allarme per la popolazione residente nelle aree a rischio ed esercitazioni all'interno delle strutture sensibili. L'informazione in emergenza è data alla popolazione con strumenti e mezzi concordati con il gestore dello stabilimento secondo modalità comprensibili e facilmente identificabili.
Le informazioni qui contenute riguardano ogni singola sostanza o composto utilizzato o immagazzinato nello stabilimento, In particolare, sono riportati tutti quei parametri che consentono di identificare una sostanza, caratterizzarne il comportamento nell'ambiente e la sua eventuale pericolosità per l'uomo. Sono inoltre indicati i parametri di riferimento per la pianificazione delle misure di mitigazione.
Tra i parametri di riferimento per esposizione a breve termine l'IDLH (Immediately Dangerous to Life and Healt) è attualmente il limite maggiormente utilizzato per identificare le aree a rischio per possibili rilasci accidentali di sostanze tossiche ma può essere utilizzato per identificare le aree a rischio per possibili rilasci accidentali di sostanze tossiche, ma può essere utilizzato anche a fini di comunicazione. esso è definito come "la concentrazione massima si una sostanza nell'ambiente alla quale un individuo sano può restare esposto per un tempo di trenta minuti, senza che ciò ne determini la morte o danno organici irreversibili, gli impedisca di allontanarsi dal luogo dell'incidente o di adottare le opportune misure protettive". Per valori inferiori o pari alla concentrazione IDLH, si presume che gli individui coinvolti possano raggiungere siti sicuri senza necessitare di aiuto o dispositivi particolari di protezione. informazioni sui parametri di riferimento utilizzati per la pianificazione d'emergenza sono riportati nell'allegato 3 dove si forniscono delucidazioni sui significati dei principali parametri. Altre più specifiche informazioni sulle caratteristiche delle sostanze e della loro tossicità sono fornite nell'allegato 3 in quanto rilevanti ai fini della protezione degli individui.
Qui sono riportate le informazioni relative agli scenari incidentali che potrebbero verificarsi nello stabilimento e fuori di esso.
L'analisi dei possibili scenari incidentali consente di individuare preventivamente le possibili conseguenze che da essi possono verificarsi in termini di danni per le persone, l'ambiente e le cose. I risultati di tale analisi assumono un ruolo centrale sia per la pianificazione dell'emergenza esterna sia per l'informazione della popolazione.
Sono descritti i possibili eventi iniziali che possono verificarsi (incendio, esplosione, rilascio), le condizioni in cui questi possono verificarsi (ad esempio se l'esplosione avviene in ambiente al chiuso oppure all'aperto), il modello con cui l'evento di manifesta ( se si tratta di un incendio di recipiente, o una sfera di fuoco, o una dispersione di liquido, o una esplosione fisica, ecc.) e l'indicazione delle aree che potrebbero essere maggiormente interessate dall'incidente. Queste sono definite in base alla loro distanza dall'impianto e sono indicate come:
- zona I, "zona di sicuro impatto", rappresenta la zona immediatamente adiacente lo stabilimento ed è generalmente caratterizzata da effetti sanitari gravi con elevata probabilità di letalità.
- zona II, "zona di danno", rappresenta una zona dove le conseguenze dell'incidente sono ancora gravi e irreversibili, in particolare per le persone che presentano caratteristiche di più elevata vulnerabilità individuale (bambini, anziani, malati, donne in gravidanza, ecc.)
- zona III, "zona di attenzione", rappresenta la zona più esterna all'incidente ed è caratterizzata da effetti generalmente non gravi.
E' bene tenere conto nella predisposizione dell'azione informativa delle caratteristiche di età, livello di istruzione, stato socio-economico della popolazione, così come differenti livelli di vulnerabilità che caratterizzano alcuni gruppi di popolazione (anziani, disabili, stranieri) e della presenza di strutture sensibili (scuole, ospedali, centri commerciali ed altri luoghi ad alta frequentazione). Per organizzare una campagna informativa è necessario dotarsi di strumenti utili per rendere efficace la comunicazione finalizzata a far interiorizzare ai cittadini una risposta comportamentale corretta se colpiti da un evento straordinario.
Le diverse modalità verranno scelte sulla base di opportune valutazioni da parte del Sindaco in relazione alle caratteristiche demografiche e socio-culturali della popolazione e alle tipologie comunicative già sperimentate localmente, tenendo in debito contro le peculiarità del rischio di incidente rilevante. Comunque, a titolo d'esempio, si forniscono di seguito alcune indicazioni di carattere generale:
● La diffusione di opuscoli e schede può essere realizzata con distribuzione porta a porta, invio postale o altro canale di diffusione in funzione delle caratteristiche dei destinatari. la consegna porta a porta da parte di personale qualificato (volontariato di protezione civile o altri gruppi; per esempio, può risultare maggiormente efficace nei confronti della popolazione anziana. L'incontro pubblico vedrà coinvolti maggiormente i cittadini più attivi. Le pagine web saranno efficaci se presente nella comunità una sufficiente diffusione di internet anche a livello privato. Per realtà del territorio quali scuole e strutture caratterizzate da alta frequentazione e vulnerabilità sarà più efficace predisporre iniziative più specifiche. In particolare, la scuola può diventare il tramite attraverso cui diffonodere le informazioni nella comunità interessata.
● E' sempre opportuno, preventivamente alla distribuzione dei materiali o alla realizzazione di un incontro pubblico o di qualunque altra iniziativa, darne ampia pubblicità attraverso una lettera del responsabile ufficiale dell'informazione (il Sindaco) o con l'affissione di manifesti.
● A scopo di verifica, risulta utile, contestualmente a ciascuna iniziativa informativa, distribuire ai soggetti interessati dalla campagna informativa un questionario con poche o semplici domande (allegato 4) per misurare il livello di conoscenza dei pericoli e delle misure di sicurezza da adottare. Questo consentirebbe di avere in tempi rapidi una misura dell'efficacia dell'intervento realizzato al fine di migliorare la qualità degli interventi successivi.
● I contenuti dell'informazione devono essere elaborati in un linguaggio semplice e comprensibile per il destinatario, mettendo in relazione gli aspetti più allarmanti dell'informazione (rischio) con la possibilità di prevenire o mitigare gli effetti indesiderati attraverso l'adozione di comportamenti di autoprotezione e con l'adesione alle misure indicate dalla Scheda informativa.
● In qualunque caso, è sempre opportuno predisporre materiali scritti, che restino in possesso dei destinatari, dove le informazioni siano accompagnate da illustrazioni e da un glossario per la spiegazione dei termini tecnici cui si fa riferimento nel testo. A seconda della presenza di gruppi di nazionalità diversa tra la popolazione presente a vario titolo, deve essere prevista la traduzione in altre lingue di questi materiali.
● Devono sempre essere indicati nel testo, le fonti informative, gli eventuali uffici della pubblica amministrazione (Regione, Provincia, Comune, Prefettura, Comitato tecnico Regionale) presso cui è disponibile la documentazione originaria consultabile da cui sono tratte le informazioni, e, in particolare, le strutture pubbliche e i referenti ufficiali cui rivolgersi per avere maggiori informazioni.
● Devono sempre essere previsti interventi di informazione specifici volti alle aree a maggiore vulnerabilità presenti nelle vicinanze degli stabilimenti (quali centri commerciali, luoghi di pubblico spettacolo o impianti produttivi caratterizzati da una elevata frequentazione). in queste aree dovrà essere disponibile anche materiale riportante le principali informazioni e i principali comportamenti da adottare.
A seguito della crescente diffusione della rete internet, può risultare efficace sviluppare un sito web dell'informazione sul rischio di incidente rilevante predisposto per la consultazione on-line da parte dei cittadini. Le pagine web dedicate alla divulgazione di informazioni sul rischio di incidente rilevante possono essere ospitate nel sito del Comune.
Per quanto riguarda i contenuti, le informazioni devono essere redatte in un formato conciso, aiutandosi con mappe, immagini e simboli, collegati per approfondimenti con siti opportunamente identificati per chi è interessato a saperne di più. Particolare rilievo deve essere dato alle informazioni sul "come è comunicata l'emergenza" e sul "che fare in caso di emergenza". A tale proposito, si può descrivere lo stato di pericolo secondo differenti gradi di attenzione, ad esempio: nessun pericolo, pericolo in evoluzione, pericolo. Per ciascun stato si forniranno tutte le informazioni del caso e i consigli utili su cosa fare.
E' importante organizzare questo tipo di incontri che devono essere presieduti dalle Autorità responsabili ed organizzati con la presenza dell'industria, dei tecnici e degli operatori pubblici loacli, nonchè con la presenza dei gruppi di interesse attivi localmente.
E' opportuno istituire anche uno sportello informativo presso una struttura pubblica, opportunamente individuata, che possa costituire un riferimento continuo per la cittadinanza.
Le simulazioni e le esercitazioni devono riguardare principalmente:
■ i segnali d'allarme e di cessato allarme;
■ i comportamenti individuali di autoprotezione;
■ le principali misure di sicurezza quali il rifugio al chiuso e l'evacuazione se prevista.
Poichè alcune nozioni sugli aspetti psico-sociali della comunicazione possono aiutare a organizzare una efficace campagna informativo-preventiva sul rischio industriale. segue un approfondimento sulle peculiarità del processo comunicativo, con particolare riferimento al tema in oggetto.
nel primo ordine rientrano alcune proprietà del rischio o della situazione in ci si colloca, che incidono significativamente sui processi cognitivi e valutativi della persona. A titolo di esempio, i rischi tecnologici sono percepiti come temibili e suscitano diffidenza e forte avversione soprattutto quando si è esposti ad essi in maniera involontaria poichè non se ne comprendono nè i meccanismi nè la responsabilità che li generano e hanno conseguenze incerte o direttamente irreversibili sulla salute umana anche se la probabilità di accadimento è bassa.
I gruppi socioculturali di percezione sono, invece, costituiti da variabili che caratterizzano gruppi o aggregati in cui il sistema di credenze, i valori, gli interessi, le strutture di potere mediano socialmente l'interpretazione del rischio, tali variabili sono di tipo socio-anagrafico (età, sesso), socio-culturale (livello di istruzione), socio-economico (condizione professionale e livello di reddito) e socio-politico (attivismo, appartenenza ad organizzazioni o associazioni).
I dati relativi alla percezione sociale costituiscono un presupposto essenziale per una pianificazione organica della comunicazione, possono essere rilevati preventivamene attraverso la somministrazione di un questionario ad un campione della popolazione, Con le stesse modalità può essere verificato il feedback, la risposta dei destinatari all'azione comunicativa, in altre parole, l'efficacia della comunicazione, in modo da ricalibrare l'intervento.
● emittente: competenze operative nella gestione della sicurezza, posizione istituzionale, o, se intermediario, legame fiduciario con il destinatario o ruolo di opinion leader riconosciuto;
● messaggio: precisione, comprensibilità, completezza - senza esagerare nel dettaglio - e coerenza dei contenuti, neutralità del tono al fine di evitare la drammatizzazione ma anche l'eccesso di rassicurazione, evidenziazione sia degli aspetti cooperativi della gestione del rischio sia delle ricadute positive, in termini di effettiva protezione, dei comportamenti suggeriti;
● canali: adozione di modalità prevalentemente basate sul confronto diretto;
● tempistica: interventi frequenti e regolari
Ogni qual volta una persona non è in grado di capire il messaggio entra in uno stato di confusione che impedisce reazioni adeguate alla condizione di pericolo. Per evitare questa conseguenza è necessario informare la popolazione attraverso un linguaggio semplice ed immediato, abbandonando l'utilizzo dei linguaggi tecnici ovvero avendo cura di spiegare i termini tecnici utilizzati prendendo spunto da situazioni comuni.
E' noto come il progredire di uno stato di emergenza possa spingere le persone ad uscire dal sano ambito della paura (che è un buon meccanismo di difesa), per transitare nell'angoscia: un sentimento paralizzante di chi si sente di fronte ad un pericolo "indeterminato", ovvero non collocabile nel tempo e nello spazio. Anche quando la popolazione viene informata preventivamente dall'Amministrazione Comunale sui rischi e sulle strategie da utilizzare in caso di allarme, le persone possono essere invase da emozioni di angoscia che impediscono di ricordare le istruzioni ricevute precedentemente. dagli studi compiuti risulta che di fronte ad un pericolo si determinano alterazioni sensoriali e inibizioni all'uso delle normali capacità cognitive.
al fine di favorire la predisposizione di una adeguata campagna informativa, si consiglia di consultare la pagina web del Dipartimento della protezione civile (www.protezionecivile.it) nella quale sono raccolti stralci di campagne già effettuare dai vari Comuni.
Tuttavia, l'esercizio dei compiti e delle responsabilità non è sufficiente a garantire la fiducia dei cittadini, che non hanno strumenti per comprendere la necessitò di alcune scelte. In questo senso la più ampia e trasparente informazione sulle caratteristiche del rischio rappresenta un'opportunità per rafforzare la credibilità nel rapporto con il pubblico.
Nella fase dell'emergenza si possono adottare due diversi comportamenti di autoprotezione: evacuazione assistita e rifugio al chiuso; al fine di guidare la popolazione in queste specifiche azioni è necessario prendere in considerazioni le peculiarità di seguito illustrate,
Durante l'evacuazione assistita le maggiori criticità si possono incontrare per lo sfollamento delle abitazioni, Le persona, infatti, possono manifestare un disagio intenso ad abbandonare luoghi familiari per dirigersi verso ambienti sconosciuti; è quindi importante che le persone vengano preparate precedentemente a tale trasferimento. E' necessario inoltre, che le azioni siano guidate da personale preparato e da messaggi per la popolazione chiari e rassicuranti.
Durante il rifugio al chiuso la popolazione può vivere con preoccupazione tale condizione a causa dell'isolamento prolungato a cui viene sottoposta. Questa condizione può essere amplificata se i membri di uno steso nucleo familiare non sono nello stesso edificio al momento dell'allarme, in quanto la distanza fisica può essere fonte di stati di angoscia e di ansia e può condurre a comportamenti nocivi e pericolosi. per tale motivo è necessario continuare ad informare la popolazione durante lo stato di emergenza attraverso messaggi radio.
E' importante tenere presente che, nel caso dell'incidente rilevante, l'informazione deve necessariamente raggiungere tutti i soggetti interessati dal rischio. A tale proposito di suggerisce di adottare un modello comunicativo a più stadi e di individuare, secondo le esigenze, una rete di referenti per la diffusione delle informazioni.
Pertanto, tecnici e operatori all'interno di tali strutture e servizi presenti sul territorio, debitamente formati e sensibilizzati sulle problematiche dell'informazione alla popolazione del rischio di incidente rilevante, possono costituire l'interfaccia più affidabile tra la struttura che pianifica le iniziative informative ed i cittadini.
■ attività di approfondimento di singole problematiche in relazione al fattore di rischio (salute, ambiente, sicurezza o qualunque altro aspetto di interesse della popolazione);
■ attività di aggiornamento dell'informazione (secondo le disposizioni normative).
Il modello comunicativo si articola sull'attivazione di molteplici "comunicatori" o "referenti per l'informazione" che, per professione e ruolo, hanno un rapporto diretto e di fiducia con i cittadini. Tra questi, sono coinvolgibili i tecnici e gli operatori dei servizi territoriali ma anche:
■ il medico di famiglia, per gli aspetti sanitari del rischio, grazie alla specifica competenza professionale e per l'autorevolezza che gli deriva dal ruolo professionale;
■ gli insegnanti delle scuole, per la diffusione della conoscenza del rischio e della cultura della prevenzione tra i giovani della comunità e indirettamente tra le famiglie. In caso di emergenza, gli insegnanti possono svolgere un ruolo di supporto alle azioni previste dal piano d'emergenza della scuola. esempi di campagne educative efficaci sono dati dal Progetto "Scuola Sicura" del Ministero dell'Interno (allegato 5) e dal Progetto informativo in atto tra il Dipartimento della protezione Civile e il ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, che prevede incontri con insegnanti delle scuole secondarie di I e II grado per la divulgazione di un "vademecum di protezione civile per le famiglie" (allegato 6);
■ i Vigili del Fuoco, quali organizzatori e gestori di attività pratiche di supporto all'informazione, come, ad esempio, simulazioni d'allarme per la popolazione residente nell'area definita a rischio o di esercitazioni per gli obiettivi vulnerabili;
■ altri Soggetti possono essere identificati in qualità di referenti ed attivati a seconda delle specifiche esigenze richieste dalla vulnerabilità di una struttura localizzata nell'area di rischio. E' il caso della scuola, dell'ospedale, dell'impianto sportivo, del singolo condominio, della chiesa, dei supermercati, dei cinema ecc.. Per ciascuna struttura possono essere selezionati anche singoli cittadini, che già rivestano un ruolo di responsabilità riconosciuta nel proprio ambito di azione (responsabile della sicurezza della struttura, dirigente scolastico, amministratore di un condominio, ecc.). Questi possono svolgere compiti di diffusione delle informazioni, di predisposizione, allestimento e manutenzione dei locali adibiti a rifugio al chiuso, di coordinamento di quanti frequentano il sito vulnerabile, in funzione delle azioni previste per l'emergenza all'interno della specifica struttura. Ad esempio,un responsabile di condominio può garantire che i condomini siano debitamente informati sulle principali misure da adottare in caso di incidente e organizzati per la risposta in emergenza; contribuisce ad identificare i locali ove realizzare il rifugio al chiuso e mettere in atto le misure di sicurezza necessarie per l'edificio; fornisce informazioni alle autorità circa la presenza di residenti non autosufficienti; prende parte attiva e favorisce la partecipazione dei condomini nella realizzazione delle esercitazioni e simulazioni d'allarme.
Le occasioni per progettare campagne informative possono essere molteplici come l'aggiornamento dei dati o a seguito di piccoli eventi incidentali avvenuti nello stabilimento. E' importante che il Comune capisca che l'attenzione della popolazione deve essere mantenuta sempre viva sul tema del rischio industriale e dei comportamenti da seguire in caso di emergenza.
■ segnalazione d'allarme dell'accadimento incidentale;
■ informazioni sui comportamenti di autoprotezione da adottare in relazione alla tipologia dell'evento incidentale;
E' necessario che la popolazione sia stata messa preventivamente a conoscenza delle modalità con cui viene segnalato l'insorgere di una situazione di pericolo. In generale l'allarme viene diffuso attraverso il suono di una sirena, opportunamente modulato e cadenzato. Nel caso in cui non siano stati predisposti dall'autorità pubblica sistemi d'allarme a mezzo sirena, sono individuati sistemi e strumenti alternativi reperibili localmente, quali: rete telefonica, campane, mezzi mobili muniti di altoparlanti, segnali a messaggio variabile per gli automobilisti, ecc.
Per facilitare la risposta della popolazione all'allarme, far cioè attivare tempestivamente i comportamenti di autoprotezione, è opportuno rafforzare nella fase di prevenzione del rischio lìinformazione con simulazioni di segnali d'allarme nelle aree coinvolte previste dal PEE e dalla Scheda informativa.
La conclusione dell'emergenza indica la fine del rischio specifico direttamente connesso allo scenario incidentale che si è verificato (irraggiamento termico, sovrapressione, rilascio di sostanze tossiche), ma non esclude eventuali pericolo residui che richiedono comunque l'adozione di precauzioni da parte della popolazione, che possono essere comunicate qualora se ne verifichi la necessità.
Un suggerimento per rendere più facile la memorizzazione delle informazioni è dividere i comportamenti raccomandati nel capitolo 9: Cosa fare e Cosa non fare in caso di rifugio al chiuso e per l'evacuazione.
L'evacuazione rappresenta il provvedimento più radicale ed efficace ai fini della protezione della popolazione: non sempre però essa è perseguibile a causa dei tempi di evoluzione dell'incidente che possono risultare più brevi rispetto ai tempi necessari per lo sgombero della popolazione interessata.
L'evacuazione è un'azione che deve avvenire in forma assistita sotto il controllo e il coordinamento delle Autorità pubbliche, Nei casi in cui sia praticabile richiede la collaborazione totale della popolazione.
● poche aperture verso l'esterno;
● localizzazione ad un piano idoneo;
● pareti solide;
● localizzazione lontano dallo stabilimento a rischio.
E' importante che la documentazione relativa a questa attività organizzativa svolta dal Sindaco sia trasmessa alla Prefettura/Ufficio Territoriale del Governo al fine dell'inserimento nella Sezione riservata all'informazione prevista nel PEE.
Comportamenti da adottare in caso di emergenza con segnale di evacuazione
(immagini omesse)
Comportamenti da adottare in cado di emergenza con segnale di rifugio al chiuso
a) censire gli stabilimenti industriali a rischio di incidente rilevante presenti sul territorio di cui agli artt. 6 e 8 del D.Lgs.334/99 e s.m.i.;
b) reperire i dati dello stabilimento attraverso la Scheda di informazione sui rischi di incidente rilevante per i cittadini ed i lavoratori (All. V del D.Lgs. 334/99 e s.m.i.) redatta dal gestore;
c) esaminare ed integrare la scheda di informazione richiedendo, se necessario, al gestore maggiori dettagli ai fini di migliorarne la comprensibilità;
e) acquisire i dati sulle strutture sensibili ove può verificarsi un'elevata concentrazione di persone 8centri commerciali, chiese, stadi, supermercati, cinema, teatri, uffici, alberghi, ecc.);
h) individuare gli strumenti e i mezzi nonchè le modalità per la comunicazione in emergenza, in coordinamento con il gestore dello stabilimento;
- fase preventiva - in questa fase l'informazione è finalizzata a mettere ogni individuo nella condizione di conoscere il rischio a cui è esposto, i segnali d'allarme e cessato allarme e i comportamenti da assumere durante l'emergenza;
u) consultare la pagina web del Dipartimento della protezione civile per visionare esempi di campagne informative già realizzate (www.protezionecivile.it)
1) - scheda di informazione sui rischi di incidente rilevante per i cittadini e i lavoratori (All.V del D.Lgs.334/99 e s.m.i.)
2) - classificazione di pericolo, frasi di rischio e consigli di prudenza
3) - informazioni sulle sostanze pericolose e sui parametri da adottare
4) - esempio di questionario per la verifica dei risultati della campagna informativa
5) - un'esperienza: il Progetto Scuola Sicura
6) - il rischio industriale: estratto dal "vademecum di protezione civile per le famiglie"
- il testo vigente dell'allegato V del decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 334, così come modificato dal decreto legislativo 21 settembre 2005, n. 238 -
SCHEDA DI INFORMAZIONI SUI RISCHI DI INCIDENTE RILEVANTE PER I CITTADINI ED I LAVORATORI
Stablimento/deposito di
(comune) (provincia)
Portavoce della Società (se diverso dal Responsabile
(telefono) (fax)
La Società ha presentato la notifica prescritta dall'art. 6 del
La Società ha presentato il Rapporto di Sicurezza prescritto
dall'art. 8 del D.Lgs.
Indicazioni e recapiti di amministrazioni, enti, istituti, uffici o altri enti pubblici, a livello nazionale e locale a cui si è comunicata l'assoggettabilità alla presente normativa, o a cui è possibile richiedere informazioni in merito - da redigere a cura del gestore.
Riportare le autorizzazioni e le certificazioni adottate in campo ambientale dallo stabilimento.
Descrizione della/delle attività svolta/svolte nello stabilimento/deposito
- Specificare l'eventuale suddivisione in impianti/depositi
- Descrizione del territorio circostante (ricettori sensibili - quali: scuole, ospedali, uffici pubblici, luoghi di ritrovo, ecc., altri impianti industriali presenti, ecc.) nel raggio di 5 km.
- Riportare una cartografia, in formato A3 secondo una adeguata scala, che metta in rilievo i confini dello stabilimento e delle principali aree produttive, logistiche e amministrative
Sostanze e preparati soggetti al D.Lgs. 334/99 e s.m.i.
Numero CAS o altro
codice identificativo della
sostanza/preparato
di pericolo (*)
Max quantità presente
(*) Riportare la classificazione di pericolo e le frasi di rischio di cui al D.Lgs. n. 52 del 1997 e decreto ministeriale 28 aprile 1997 della Sanità e successive modifiche e norme di attuazione.
Natura del rischio di incidenti rilevanti
Incidente (*)
Sostanza coinvolta
(*) Incendio, esplosione, rilascio di sostanze pericolose.
Tipo di effetto per la popolazione e per l'ambiente:
Es: intossicazione; malessere irraggiamento, onde d'urto (rottura vetri), ecc.
Misure di prevenzione e sicurezza adottate:
Es.: sistemi di allarme automatico e di arresto sicurezza; serbatoi di contenimento; barriere antincendio; ecc.
Il PEE è stato redatto dall'Autorità competente?
Le informazioni debbono fare esplicito riferimento ai Piani di emergenza interni di cui all'articolo 11 e ai Piani di emergenza esterni di cui all'articolo 20 del presente decreto. Qualora i Piani di energenza esterni non siano stati predisposti, il gestore dovrà riportare le informazioni desunte dal rapporto di Sicurezza, ovvero dalla pianificazione di emergenza di cui all'allegato III, lettera c), punto v).
Mezzi di segnalazione di incidenti:
(Es: sirene, altoparlanti, campane, ecc.)
Comportamento da seguire:
(Specificare i diversi comportamenti; in genere è opportuno: non lasciare l'abitazione, fermare la ventilazione, chiudere le finestre, seguire le indicazioni date dalle autorità competenti.)
Mezzi di comunicazione previsti:
(Specificare quali. Es.: radio locale, Tv locale, altoparlanti, ecc.)
Presidi di pronto soccorso:
(Es: interventi VV.FF., Protezione Civile e forze dell'ordine, allerta di autoambulanze ed ospedali; blocco e incanalamento del traffico, ecc.)
Codice aziendale: __________________________
Nomenclatura Chemical Abstracts:
Solubilità nei principali solventi organici::
Punto di fusone:
Limite inferiore e superiore di infiammabilità in aria (% in volume):
O Ingestione O Inalazione O Contatto
DL50 via orale (4 ore):
CL50 per inalazione (4 ore): _____________________________________________
DL50 via cutanea (4 ore): _____________________________________________
CL50 su uomo (3o minuti): _____________________________________________
IDLH: _____________________________________________
Cute Occhio Vie respiratorie
Potere corrosivo:
Potere irritante
Potere sensibilizzante:
Cancerogenesi: _______________________________________________________________________________
Mutagenesi: _______________________________________________________________________________
Teratogenesi: _______________________________________________________________________________
Bioaccumulo/Bioconcentrazione
T½ (m-g-h)
BCF -log Pow
Koc - T½
Informazioni per le autorità competenti sugli scenari incidentali con impatto all'esterno dello stabilimento (fare riferimento alle zone individuate nel Piano di Emergenza Esterno. Quando il PEE non è stato predisposto o non è previsto dalla normativa vigente, il gestore fa riferimento al RdS o all'analisi dei rischi)
Indicare le coordinate del baricentro dello stabilimento in formato UTM X: ________________ Y: ________________ Fuso: ________________
Modello sorgente
localizzato in
incendio da recipiente (Tank fire) o
in fase gas/vapore
incendio da pozza (Pool fire) o
gatto di fuoco (Jet fire) o
sfera di fuoco (Fireball) o
reazione sfuggente (run-a-way reaction) o
miscela gas/vapori infiammabili o
polveri infiammabili o
miscela gas/vapori infiammabili (U.V.C.E.) o
transizione rapida di fase
esplosione fisica o
dispersioni liquido/liquido (fluidi solubili) o
Emulsioni liquido/liquido (fluidi insolubili) o
Evaporazione da liquido (fluidi insolubili) o
dispersione da liquido (fluidi insolubili) o
dispersione o
evaporazione da pozza o
ad alta o bassa
dispersione per turbolenza (densità della nube inferiore
a quella dell'aria) o
dispersione per gravità (densità della nube
superiore a quella dell'aria) o
E esplosivi: le sostanze ed i preparati solidi, liquidi, pastosi o gelatinosi che, anche senza l'azione dell'ossigeno atmosferico, possono provocare una reazione esotermica con rapida formazione di gas e che, in determinate condizioni di prova, detonano, deflagrano rapidamente o esplodono in seguito a riscaldamento in condizione di parziale contenimento.
O comburenti: le sostazne ed i preparati che a contatto con altre sostanze, soprattutto se infiammabili, provocano una forte reazione esotermica
F+ estremamente infiammabili: le sostanze ed i preparati liquidi con il punto di infiammabilità estremamente basso ed un punto di ebollizione basso e le sostanze e i preparati gassosi che a temperatura e pressione ambiente si infiammano a contatto con l'aria
1) le sostanze ed i preparati che, a contatto con l'aria, a temperatura ambiente e senza apporto di energia, possono subire innalzamenti termici e da ultimo infiammarsi
2) le sostanze ed i preparati solidi che possono facilmente infiammarsi dopo un breve contatto con una sorgente di accensione e che continuano a bruciare o a consumarsi anche dopo il distacco della sorgente di accensione
3) le sostanze ed i preparati liquidi il cui punto di infiammabilità è molto basso
4) le sostanze ed i preparati che, a contatto con l'acqua o l'aria umida, sprigionano gas estremamente infiammabili in quantità pericolose
infiammabili:le sostanze ed i preparati liquidi con un basso punto di infiammabilità
T+ molto tossici: le sostanze ed i preparati che, in caso di inalazione, ingestione o assorbimento cutaneo, in piccole quantità, possono essere letali oppure provocare lesioni acute o croniche
T tossici: le sostanze ed i preparati che, in caso di inalazione, ingestione o assorbimento cutaneo, in piccole quantità, possono essere letali oppure provocare lesioni acute o croniche
T e R45 o R49 cancerogeni: le sostanze ed i preparati che, per inalazione, ingestione o assorbimento cutaneo, possono provocare il cancro o aumentarne la frequenza
N pericolosi per l'ambiente: le sostanze ed i preparati che, qualora si diffondano nell'ambiente, presentano o possono presentare rischi immediati differiti per una o più delle componenti ambientali.
Xn nocivi: le sostanze ed i preparati che, in caso di inalazione, ingestione o assorbimento cutaneo, possono essere letali oppure provocare lesioni acute o croniche
C corrosivi: le sostanze ed i preparati che, a contatto con i tessuti vivi, possono esercitare su di essi un'azione distruttiva
Xi irritanti: le sostanze ed i preparati non corrosivi, il cui contatto diretto, prolungato o ripetuto con la pelle o le mucose può provocare una reazione infiammatoria
Xn o Xi sensibilizzanti: le sostanze ed i preparati che, per inalazione, ingestione o assorbimento cutaneo, possono dar luogo ad una reazione di ipersensibilizzazione per cui una successiva esposizione alla sostanza o al preparato produce reazioni avverse caratteristiche
T e/o Xn mutageni: le sostanze ed i preparati che, per inalazione, ingestione o assorbimento cutaneo, possono produrre difetti genetici ereditari o aumentano la frequenza
T e/o Xn tossici per il ciclo riproduttivo: le sostanze ed i preparati che, per inalazione, ingestione o assorbimanto cutaneo, possono provocare o rendere più frequenti effetti nocive non ereditari nella prole o danni a carico della fnzione o delle capacità riproduttive maschili o femminili
L'elenco delle frasi di rischio è aggiornato alla Direttiva 2001/59/CE della Commissione del 6 agosto 2001 recante il XXIX adeguamento al progresso tecnico della direttiva 67/5848/CEE del Consiglio concernente il ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative relative alla classificazione, all'imballaggio e all'etichettatura delle sostanze pericolose (recepito dall'Italia con D.M. Salute 14 giugno 2002)
R 2 Rischio di esplosione per urto, sfregamento, fuoco o altre sorgenti d'ignizione
R 3 Elevato rischio di esplosione per urto, sfregamento, fuoco o altre sorgenti d'ignizione
R 66 L'esposizione ripetuta può provocare secchezza e screpolature della pelle**
R 67 L'inalazione dei vapor può provocare sonnolenza e vertigini****
** La frase R&& è stata aggiunta a seguito della Direttiva 2000/32/CE del 19/5/00 (26° adeguamento)
R 20/21/22 Nocivo per inalazione, contatto con la pelle e ingestione
R 26/27 Molto tossico per inalazione a contatto con la pelle
R 39/23/25 Tossico: pericolo di effetti irreversibili molto gravi a contatto con la pelle e per ingestione
R 42/43 Può provocare sensibilizzazioni per inalazione e contatto con la pelle
R 48/23/25 Tossico: pericolo di gravi danni alla salute in caso di esposizione prolungata per inalazione e ingestione
E 47 Può provocare malformazioni congenite
L'elenco dei consigli di prudenza è aggiornato alla Direttiva 2001/59/CE della Commissione del 6 agosto 2001 recante il XXIX adeguamento al progresso tecnico della direttiva 67/5848/CEE del Consiglio concernente il ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative relative alla classificazione, all'imballaggio e all'etichettatura delle sostanze pericolose (recepito dall'Italia con D.M.Salute 14 giugno 2002).
S 5 Conservare sotto ... (liquidi appropriato da indicarsi da parte del fabbricante)
S 19 Non mangiare nè bere durante l'impiego
S 23 Non respirare i gas/fumi/vapori/aerosol [termine(i) appropriato(i) da precisare da parte del produttore]
S 43 In caso d'incendio usare ... (mezzi estinguenti idonei da indicarsi da parte del fabbricante. se l'acqua aumenta il rischio precisare " Non usare acqua")
S 47 Conservare a temperatura non superiore a ...° C (da precisare da parte del fabbricante)
S 63 In caso di incidente per inalazione, allontanare l'infortunato dalla zona contaminata e mantenerlo a riposo
Il primo aspetto essenziale nella valutazione di una sostanze chimica è determinare la sua esatta identità. L'identificazione avviene sulla base di:
● Nome chimico, è il nome ufficialmente attribuito a livello internazionale secondo la nomenclatura IUPAC (International Union of Pure and Applied Chemistry).
● Nome commerciale, è la denominazione usata dall'industria che produce la sostanza e può essere diverso a seconda di chi immette la sostanza sul mercato.
● Nomenclatura Chemical Abstract, è la denominazione attribuita dal Chemical Abstract Service, un servizio internazionale che si occupa di identificare in modo univoco le sostanze chimiche. Tale denominazione utilizza la nomenclatura standardizzata IUPAC.
● Numero di registro CAS, è un numero identificativo assegnato dal Chemical Abstract Service ad ogni sostanza chimica analizzata. Il numero di registro CAS è unico e specifico per ogni singola sostanza e ne consente l'identificazione in modo inequivocabile. Conoscere il numero CAS di una sostanza chimica è particolarmente utile per consultare banche dati, manuali e sistemi informatici.
● Formula bruta, indica la composizione elementare della molecola della sostanza utilizzando le lettere dell'alfabeto come simboli per rappresentare gli atomi di ciascun elemento costituente (ad esempio, la formula bruta del 1,2-dicloroetano è C2H4Cl2 dove la lettera C indica il carbonio, la lettera H l'idrogeno e Cl il cloro).
● Peso molecolare, è il primo dato che ci fornisce informazioni, sebbene generiche, sulle caratteristiche di una sostanza. Tale dato definisce le dimensioni di una molecola, da cui dipende sostanzialmente la capacità della sostanza stessa di penetrare nel corpo umano e, di conseguenza, di esplicare i suoi eventuali effetti tossici. Così, composti con alti pesi molecolari, come ad esempio i polimeri, possono avere notevoli difficoltà a penetrare nel corpo umano attraverso la cure e, quindi non sono in grado di esplicare la loro funzione tossica.
● Formula di struttura di una molecola, indica sia la natura degli atomi che la compongono, sia come gli atomi cono legati tra loro, sia la disposizione spaziale degli stessi. E' in effetti il miglior modo di rappresentare, su una superficie piana, la struttura atomica di una molecola.
La informazioni relative alla classificazione di pericolo ed etichettatura delle sostanze ci consentono di conoscere quali sostanze e preparati pericolosi sono impiegati nel ciclo di lavorazione dell'impianto ( o trasformati, o immagazzinati) e che possono essere coinvolti in un incidente chimico rilevante. Per ogni sostanze viene riportato il nome comune o generico, la classificazione di pericolo e le sue principali caratteristiche di pericolosità per la salute e l'ambiente. Le informazioni riportate nella Sezione 4 della Scheda fanno riferimento alle norme che regolamentano la classificazione, l'imballaggio e l'etichettatura di tutte le sostanze chimiche immesse sul mercato.
La legge, sulla base delle specifiche proprietà chimico-fisiche, tossicologiche ed ecotossicologiche delle sostanze, individua e classifica le sostanze in determinate categorie di pericolo (ad esempio, infiammabile, tossico, esplosivo, ecc.). Non tutte le classi si pericolo possono produrre incidenti rilevanti. Nell'allegato 1 sono riportate le specifiche classificazioni di pericolo e i simboli che le rappresentano e che si possono ritrovare sulle schede di sicurezza. le diverse caratteristiche di pericolosità delle sostanze sono invece espresse tramite:
● frasi di rischio (frasi R): sono riportate in etichetta e indicano la natura dei rischi specifici che comporta l'impiego della sostanza pericolosa. Ad esempio, R12 indica che una sostanza è altamente infiammabile, R23 indica una sostanza che è tossica per inalazione, R24 indica che la sostanza è tossica a contatto con la pelle.
● consigli di prudenza (frasi S): forniscono consigli da osservare durante la conservazione e la manipolazione della sostanza e per il primo intervento in caso d'incidente Ad esempio, S30 - non versare acqua sul prodotto; S26 - in caso di contatto con gli occhi, lavare immediatamente e abbondantemente con acqua e consultare il medico; S37 - usare guanti adatti.
Le informazioni relative alla definizione degli effetti tossici di una sostanza chimica generalmente derivano da sperimentazioni tossicologiche condotte con animali da laboratorio e, più raramente, da osservazioni dirette sull'uomo (Sezione 8)
Gli studi sperimentali su animali consentono una precisa definizione delle dosi, degli effetti e della relazione che intercorre tra loro, ma pongono il problema di estrapolare le informazioni raccolte all'uomo. Può accadere infatti che gli effetti indotti dalla sostanza in esame siano diversi per le diverse specie animali. Ad esempio, la diossina che risulta essere tossica a dosi estremamente basse, mostra una marcata variabilità tra le diverse specie di animali da laboratorio: la cavia risulta molto più sensibile del topo e del criceto. Tale variabilità costituisce un parametro che va attentamente considerato nell'estrapolazione all'uomo dei dati ottenuti con esperimenti su animali. Nella pratica infatti si ricorre all'uso di fattori empirici di correzione, che consentono di abbassare la dose sperimentale calcolata sino a mille volte.
La disponibilità di studi tossicologici diretti sull'uomo è inferiore rispetto agli studi sperimentali con gli animali.
Le osservazioni dirette sull'uomo sono generalmente ricavate da situazioni particolari quali:
- esposizioni accidentali, intenzionali a scopo suicida o per sovradosaggio farmacologico. Tali osservazioni consentono di derivare parametri di tossicità acuta quali la dose letale più bassa LDL0 (Lowest Lethal Dose) e la concentrazione letale più bassa LCL0 (Lowest Lethal Concentration) che abbia causato la morte nell'uomo. Inoltre risultano utili anche tutti quei deti di concentrazione/tempo che possono essere associati a specifici effetti: lieve irritazione, sensazione di bruciore a occhi, naso, gola, insufficienza respiratoria, ecc.
- studi epidemiologici a carattere occupazionale o relativi alla popolazione generale. Da questi studi è possibile mettere in evidenza associazioni tra l'esposizione ad un sostanza ed una patologia.
La tossicità delle sostanze derivata da studi sperimentali può essere suddivisa, in rapporto alla durata dell'esposizione in:
- tossicità acuta, quando le esposizioni sono limitate ad un'unica somministrazione della sostanza in esame o a tempi non superiori a 4 ore
- tossicità subcronica, quando le esposizioni sono riferite ad un periodo continuativo pari a circa il 10% della vita dell'animale
- tossicità cronica, quanto le esposizioni sono riferite ad un periodo continuativo pari all'intera vita dell'animale.
La tossicità acuta viene espressa attraverso dosi letali (DL), quando sono riferite ad esposizioni orali o cutanee e concentrazioni letali (CL) quando sono riferite ad esposizioni inalatorie. Queste variabili sono corredate da un suffisso numerico che indica la frequenza percentuale di animali del gruppo in studio che sono deceduti a causa dell'esposizione e della specifica durata dell'esposizione. Le concentrazioni e dosi letali più largamente note sono la CL50 e la DL50 che rappresentano rispettivamente:
● CL50 (per inalazione), la concentrazione in aria che si stima possa causare la morte del 50% degli animali esposti per 4 ore, sia durante l'esposizione sia dopo un determinato periodo di tempo. La CL50 è espressa come milligrammi della sostanza nell'atmosfera per litro di aria (mg/l).
● DL50 (per via orale e/o per via cutanea), la dose che statisticamente produce la morte del 50% degli animali trattati per una determinata via di somministrazione. La DL50 è espressa in milligrammi della sostanza per chilogrammo di peso corporeo dell'animale (mg/kg di peso corporeo).
● Un altro indicatore di tossicità utilizzato è l'IDLH (Immediatly Dangerous to Life and Health). Esso è definito come la concentrazione massima di una sostanza nell'ambiente alla quale un individuo sano può restare esposto per un tempo di trenta minuti - senza che ciò ne determini la morte o danni organici irreversibili - tali da impedirgli di allontanarsi dal luogo dell'incidente o di adottare le opportune misure protettive. Essendo concentrazioni in aria, i valori IDLH sono espressi in ppm (parti per milione) o mg/m3.
Attualmente questo è il limite maggiormente utilizzato per identificare le aree a rischio per possibili rilasci accidentali di sostanze tossiche. Il NIOSH (National Institute for Occupational Safety and Health) nella Pocket Guide to Chimical Hazards ha pubblicato il limite IDLH per circa 400 sostanze. La guida è consultabile sul sito web del NIOSH all'indirizzo www.cdc.gov/niosh
IDLH è un parametro sviluppato originariamente per la protezione della salute dei lavoratori e non per la pianificazione delle emergenze. Ciò significa che la popolazione generale, in cui sono presenti donne in gravidanza, anziani, bambini, malati, ecc., potrebbe non essere adeguatamente protetta dall'uso di tale indicatore nella pianificazione dell'emergenza. Per questo motivo l'Agenzia americana per l'Ambiente (U.S.-EPA, Environmental Protection Agency) ha proposto di considerare nella pianificazione d'emergenza per le installazioni che manipolano sostanze pericolose, un livello d'attenzione LOC (Leve of Concern), da utilizzare per l'esposizione della popolazione generale.
I valori LOC indicano la concentrazione in aria della sostanza pericolosa ala quale, a seguito di un'esposizione relativamente breve, possono prodursi effetti dannosi per la salute. Il LOC ha un valore pari ad un decimo dell'IDLH.
La capacità di una sostanza di provocare effetti avversi sugli ecosistemi viene espressa, analogamente a quanto accade per l'uomo, da un sistema di indicatori che va sotto il nome di proprietà ecotossicologiche (Sezione 8 della Scheda). La pericolosità di una sostanza deve essere riferita alle specie che vivono nei tre principali comparti che costituiscono l'ambiente: acqua, aria e suolo. Questi comparti non devono essere considerati separati tra loro: la sostanza può infatti migrare da uno all'altro con più o meno facilità in funzione delle sue proprietà chimico-fisiche, in funzione di processi meccanici e processi biologici. Su tutti possono influire parametri ambientali quali la temperature, l'umidità, la turbolenza, le precipitazioni atmosferiche, la ventosità, il soleggiamento, ecc.
E' facile prevedere, ad esempio, che un contaminante solubile in acqua, qualora dia rilasciato sul suolo, possa migrare, attraverso la fase acquosa dello stesso, verso corsi o bacini idrici superficiali o, permeare nel terreno sino a raggiungere le acque sotterranee. Analogamente se il composto fosse rilasciato in aria potrebbe ricadere al suolo per la sua solubilizzazione nelle acque meteoriche o, se rilasciato in acqua, potrebbe migrare nell'atmosfera in funzione della sua tensione di vapore. Ne consegue che tutte le specie viventi, sia che vivono nel sito, sia che vivano a distanze notevoli da esso, potrebbero essere potenzialmente danneggiate dal rilascio.
● Biodegradabilità, descrive il processo di trasformazione/degradazione di un composto ad opera di organismi viventi, batteri e microrganismi che lo utilizzano per il loro sviluppo (degradazione biotica). Le sostanze chimiche di sintesi sono infatti essenzialmente costituite da carbonio, oltre ad altri elementi quali idrogeno, ossigeno, azoto, zolfo, fosforo e, meno frequentemente, da altri elementi che possono essere degradati e trasformati da batteri e microrganismi. Per valutare la biodegradabilità di una sostanza organica, i vari metodi definiti in sede internazionale si basano essenzialmente sulla determinazione della quantità di ossigeno necessaria in funzione del tempo, per ossidare il carbonio presente nella sostanza in esame (BOD - domanda biologica di ossigeno).
● La dispersione di una sostanza nell'ambiente è influenzata dalle proprietà intrinseche della sostanza stessa (tensione di vapore, solubilità in acqua o nei grassi, densità relativa all'aria e all'acqua, peso molecolare), dall'interazione con i recettori con cui la sostanza entra in relazione, quali l'esistenza di corsi e bacini idrici, venti dominanti, possibilità di adsorbimento e desorbimento nel suolo e dall'interazione con le attività antropiche, quali le attività industriali, artigianali, dell'agricoltura, domestiche. La dispersione ambientale è comunque un fattore di proporzionalità capace di moltiplicare o demoltiplicare i rischi per l'uomo e per l'ambiente, in funzione dell'esposizione, che sarà maggiore o minore, proporzionalmente alla maggiore o minore dispersione. Allo stato attuale non esiste alcuna codificazione, sia pure convenzionale di tale parametro.
● La persistenza di una sostanza nell'ambiente è un elemento di fondamentale importanza nell'identificazione del rischio associato a rilasci accidentali. Essa è, infatti, funzione dell'interazione tra il composto rilasciato e la matrice ambientale su sui esso va a collocarsi e dipende da processi quali la mobilità ambientale e la degradazione. Abbiamo già visto come la degradazione di una sostanza possa avvenire per azione della componente biotica che sfrutta le sostanze di sintesi per il proprio accrescimento rimuovendole dall'ambiente.
● Bioaccumulo/Bioconcentrazione. Varie sostanze possono accumulare negli organismi viventi e ciò in funzione del particolare metabolismo, della specifica struttura organica,della tipologia di alimenti di cui si nutrono. I pesci, i crostacei, gli uccelli, le piante possono bioaccumulare elementi e sostanze chimiche e il bioaccumulo può magnificarsi nel tempo nella stessa specie e da una specie all'altra. Anche l'uomo non sfugge a questa possibilità e consumando alimenti e bevande che possono essere contaminati costituisce l'ultimo anello della catena trofica ed è quindi esposto a rischi di tipo cronico. Il bioaccumulo è caratterizzata dalla maggiore affinità di alcune sostanze per i grassi rispetto all'acqua. I pesci e gli altri organismi acquatici riciclano in continuazioni grandi quantità di acqua: se nell'acqua sono disciolte sostanze caratterizzate da una liposolubilità maggiore della idrosolubilità, essa verrà immagazzinata nei grassi dove potrà raggiungere concentrazioni superiori a quelle rilevabili nell'acqua.
per la verifica dei risultati della campagna informativa effettuata dal Sindaco da sottoporre alla popolazione per verificare il livello di conoscenza delle norme comportamentali e dei segnali d'allarme
1. Pensa che le attività industriali presenti nella zona in cui vive o lavora possano rappresentare un rischio per la sua salute e in quale misura?
indicare nella casella il numero corrispondente alla sua valutazione
[Si molto = 4, Si abbastanza = 3, Non molto = 2, Per niente = 1, Non so = 0] |_|
2. L'informazione effettuata dal Sindaco è utile per salvaguardare la sicurezza e la salute della collettività?
apporre una crocetta nella casella corrispondente alla risposta scelta
> Si |_|
> No |_|
3. Qual è il rischio specifico a cui è esposta la popolazione?
(è possibile indicare più di un fenomeno
> Esplosione |_|
> Incendio |_|
> Rilascio tossico |_|
4. Come viene segnalato lo stato di allarme in caso di incidente in uno stabilimento?
> Sirene |_|
> Mezzi mobili muniti di altoparlanti |_|
> Campane |_|
> Annunci radio e tv |_|
> Contatti telefonici |_|
> Altro (spec.) ............................. |_|
5. Pensa di conoscere i comportamenti di autoprotezione da adottare in caso di incidente come il Rifugio al chiuso o l'Evacuazione spontanea o assistita?
> nessuna conoscenza |_|
> scarsa conoscenza |_|
> sufficiente conoscenza |_|
> buona conoscenza |_|
6. Può indicare quali comportamenti tra quello sotto elencati sono da considerare corretti per una adeguata autoprotezione in caso di rifugio al chiuso?
[corretto = 1, non corretto = 2, non so = 3]
> Chiudere porte e finestre occludendo spiragli con panni bagnati |_|
> Andare a prendere i bambini a scuola |_|
> Recarsi sul luogo dell'incidente |_|
> Accendere una radio a batterie per avere notizie sull'andamento dell'emergenza |_|
7. Come giudica l'azione informativa sul rischio industriale realizzata dal Comune?
indicare con una crocetta la valutazione corrispondente
> Comprensibile |_|
> Completa |_|
> Efficace |_|
> Inefficace |_|
> Incomprensibile |_|
Un'esperienza: il Progetto "Scuola Sicura"
A titolo di esempio, si segnala la campagna educativa svolta attraverso il Progetto "Scuola Sicura" al fine di favorire la conoscenza dei comportamenti da seguire in condizioni al fine di favorire la conoscenza dei comportamenti da seguire in condizioni di emergenza, anche attraverso la solidarietà, la collaborazione e l'autocontrollo.
Si tratta di un programma didattico realizzato dal Ministero dell'Interno in collaborazione con il Ministero della Pubblica Istruzione e con il Dipartimento della Protezione Civile.
Avviato in forma sperimentale nel 1992, anche in ottemperanza alle disposizioni del D.M. 26 agosto 1992, recante "Norme di prevenzione incendi per l'edilizia scolastica", è stato gradualmente esteso tra il 1993 e il 1998 a tute le province italiane interessando oltre un milione di studenti.
L'iniziativa sta comunque proseguendo su tutto il territorio, con l'intento di raggiungere il maggior numero di istituti scolastici.
I Sindaci dei comuni interessati potranno pertanto adottare le iniziative ed i coordinamenti ritenuti opportuni al fine di favorire l'integrazione di tutte le esperienze di tutte le esperienze attuabili nel territorio in materia di pianificazione dei comportamenti che la popolazione deve adottare in caso di emergenza.
In tal senso gli edifici scolastici potrebbero essere utilizzati quali sedi per il coinvolgimento e la partecipazione di tutta la cittadinanza, nonchè di tutti gli operatori interessati, attraverso giornate dedicate ad informazioni ed esercitazioni specifiche.
Il rischio industriale: estratto dal "Vademecum di protezione civile per le famiglie"
Immagine omessa
Per rischio industriale si intende la possibilità che in seguito ad un incidente presso un insediamento industriale si sviluppi un incendio, un'esplosione o una nube tossica, coinvolgente una o più sostanze pericolose, i cui effetti possano arrecare danni alla popolazione o all'ambiente.
Tali effetti sono mitigati dall'attuazione di adeguati piani di emergenza, sia interni (redatti dall'industria per fronteggiare immediatamente l'evento incidentale) che esterni (redatti dall'Autorità per fronteggiare i possibili effetti sul territorio circostante); questi ultimi prevedono adeguate misure di autoprotezione e comportamenti da fare adottare alla popolazione.
Se abiti in una zona con stabilimenti industriali, informati dal Sindaco del tuo Comune se sono inseriti nell'elenco degli impianti a rischio, per i quali è previsto un piano di emergenza in caso di incidente. Puoi anche ottenere l'informazione consultando il sito internet del Ministero dell'Ambiente. L'elenco degli stabilimenti industriali a rischio di incidente rilevante lo trovi all'indirizzo:
www.minambiente.it/Sito/settori_azione/iar/stabilimenti_italia.asp
Augusta Iannini, direttore
Francesco Nocita, redattore