Source: https://www.brocardi.it/codice-di-procedura-civile/libro-quarto/titolo-ii/capo-i/art708.html
Timestamp: 2020-07-09 15:08:38+00:00
Document Index: 157150813

Matched Legal Cases: ['art. 708', 'art. 708', 'art. 708', 'art. 112', 'sentenza ', 'art. 708', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 708', 'art. 633', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 708', 'art. 111', 'art. 708', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 8', 'art. 129', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 708', 'sentenza ', 'art. 708', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 708', 'sentenza ', 'art. 111', 'art. 111', 'sentenza ', 'art. 111', 'sentenza ', 'art. 708', 'art. 189', 'sentenza ', 'art. 708', 'art. 669', 'art. 708', 'sentenza ', 'art. 111', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 191', 'art. 708', 'sentenza ', 'art. 156', 'art. 708', 'sentenza ', 'art. 111', 'art. 739', 'art. 742', 'sentenza ', 'art. 111', 'sentenza ', 'art. 708', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 111', 'art. 708', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 185', 'sentenza ', 'art. 163', 'art. 111', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 708', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 295', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 708', 'sentenza ', 'art. 708', 'art. 739', 'art. 189', 'sentenza ', 'art. 2818', 'art. 708', 'art. 2818', 'sentenza ']

Art. 708 codice di procedura civile - Tentativo di conciliazione, provvedimenti del presidente - Brocardi.it
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Articolo 708 Codice di procedura civile
Tentativo di conciliazione, provvedimenti del presidente
Dispositivo dell'art. 708 Codice di procedura civile
All'udienza di comparizione il presidente deve sentire i coniugi prima separatamente e poi congiuntamente, tentandone la conciliazione(1).
Se la conciliazione non riesce, il presidente, anche d'ufficio, sentiti i coniugi ed i rispettivi difensori, dà con ordinanza (2) i provvedimenti temporanei e urgenti che reputa opportuni nell'interesse della prole e dei coniugi, nomina il giudice istruttore e fissa udienza di comparizione e trattazione davanti a questi. Nello stesso modo il presidente provvede, se il coniuge convenuto non compare, sentiti il ricorrente ed il suo difensore.
Contro i provvedimenti di cui al terzo comma si può proporre reclamo con ricorso alla corte d'appello che si pronuncia in camera di consiglio. Il reclamo deve essere proposto nel termine perentorio di dieci giorni dalla notificazione del provvedimento (3).
(1) Con la sent. 30-6-1971, n. 151 la Consulta era intervenuta dichiarando l'illegittimità dei previgenti artt. 707, comma 1 e 708 «nella parte in cui ai coniugi comparsi personalmente davanti al Presidente del tribunale e in caso di mancata conciliazione, è inibito di essere assistiti dai rispettivi difensori». L'effetto di tale pronuncia è stato quello di consentire alle parti di farsi assistere dai difensori, anche se, nella prassi, il Presidente del tribunale convoca i coniugi per un colloquio personale riservato, incontrandoli prima singolarmente e poi congiuntamente, all'udienza fissata per il rituale tentativo di conciliazione. Infatti, si precisa che il comma in analisi indica come l'assistenza del difensore debba essere intesa quale mera facoltà di ciascun coniuge in ragione del fatto che questi in sede di udienza presidenziale non sono chiamati a compiere atti di natura processuale, potendo quindi comparire senza il difensore.
(2) Nel caso in cui il tentativo di conciliazione fallisca il Presidente, sentiti i coniugi ed i rispettivi difensori, dà con ordinanza i provvedimenti provvisori ed urgenti necessari per tutelare l'interesse della prole e dei coniugi, nomina il giudice istruttore e fissa l'udienza di comparizione e trattazione. Se tale ordinanza è pronunciata fuori udienza deve essere comunicata alle parti.
(3) La legge 80/2005 e la successiva l. 54/2006 hanno modificato il presente articolo prevedendo un duplice strumento di controllo, prima inesistente, dell'ordinanza presidenziale avente ad oggetto i provvedimenti temporanei e urgenti dettati nell'interesse della prole e dei coniugi. Infatti, da un lato l'ordinanza può essere reclamata innanzi alla Corte d'appello entro dieci giorni dalla notificazione del provvedimento e dall'altro è prevista la possibilità per il giudice istruttore di modificare o revocare l'ordinanza presidenziale. Anche se la norma non dispone nulla in materia di coordinamento dei due rimedi, si ritiene che una volta promosso il reclamo non sia più possibile proporre istanza di revoca o modifica, se non in presenza di di un mutamento nelle circostanze.
Massime relative all'art. 708 Codice di procedura civile
Cass. civ. n. 13912/2017
Il decreto presidenziale assunto in sede di modifica della separazione personale dei coniugi che, nel fissare la comparizione delle parti anche al fine dell’assunzione dei necessari provvedimenti istruttori, formuli rilievi di carattere meramente incidentale in ordine alla questione di giurisdizione sollevata dalla parte convenuta (la cui decisione, peraltro, è di competenza del collegio), non osta alla proponibilità del regolamento di giurisdizione, non esorbitando dalla funzione attribuita ai provvedimenti assunti ex art. 708 c.p.c., che è meramente provvisoria ed interinale e, dunque, priva del carattere della decisorietà.
(Cassazione civile, Sez. Unite, ordinanza n. 13912 del 5 giugno 2017)
Cass. civ. n. 4860/2017
In tema di separazione personale dei coniugi, le dichiarazioni rese da questi ultimi in sede di udienza presidenziale non hanno valore probatorio di confessione giudiziale e, pertanto, la loro omessa valutazione non integra il vizio di cui all’art. 112 c.p.c. in quanto elementi di fatto concorrenti alla complessiva valutazione finale da parte del giudice di merito.
(Cassazione civile, Sez. VI, ordinanza n. 4860 del 24 febbraio 2017)
Cass. civ. n. 18196/2015
Le dichiarazioni dei redditi dell'obbligato hanno una funzione tipicamente fiscale, sicché nelle controversie relative a rapporti estranei al sistema tributario (nella specie, concernenti l'attribuzione o la quantificazione dell'assegno di mantenimento) non hanno valore vincolante per il giudice, il quale, nella sua valutazione discrezionale, può fondare il suo convincimento su altre risultanze probatorie. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha ritenuto insindacabile la valutazione del giudice della separazione personale tra coniugi, il cui convincimento si era fondato, ai fini della quantificazione dell'assegno di mantenimento, sull'alto tenore di vita ed il rilevante potere di acquisto dimostrato dal coniuge onerato).
(Cassazione civile, Sez. VI-1, sentenza n. 18196 del 16 settembre 2015)
Cass. civ. n. 19309/2013
In tema di separazione personale dei coniugi, i provvedimenti adottati in sede presidenziale, a norma dell'art. 708 c.p.c., hanno carattere interinale, sicché la sentenza può integrare, con effetto "ex tunc" decorrente dalla domanda, l'importo dell'assegno di mantenimento stabilito in quella sede provvisoria.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 19309 del 21 agosto 2013)
Cass. civ. n. 4543/2011
L'ordinanza con la quale il presidente del tribunale pronunci, ai sensi dell'art. 708 cod. proc. civ., i provvedimenti temporanei ed urgenti di contenuto economico nell'interesse dei coniugi e della prole non costituisce titolo per la emanazione di una successiva ingiunzione di pagamento ai sensi dell'art. 633 cod. proc. civ., trattandosi di provvedimento (esaminabile soltanto nel contesto del procedimento cui accede) autonomamente presidiato da efficacia esecutiva con riguardo alle somme che risultino determinate ovvero determinabili con un semplice calcolo aritmetico. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza che aveva revocato il decreto ingiuntivo relativo sia a crediti per spese straordinarie della prole non quantificate, per le quali era necessario acquisire il titolo esecutivo, sia a crediti per i quali avrebbe già potuto procedersi esecutivamente).
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 4543 del 24 febbraio 2011)
Cass. civ. n. 1841/2011
Avverso l'ordinanza emessa dalla corte d'appello sul reclamo contro il provvedimento adottato, ai sensi dell'art. 708 cod. proc. civ., dal presidente del tribunale all'esito dell'udienza di comparizione dei coniugi, non è ammesso il ricorso straordinario per cassazione ex art. 111 Cost., essendo essa priva del carattere della definitività in senso sostanziale; infatti, il predetto provvedimento presidenziale, anche dopo la previsione normativa della sua impugnabilità con reclamo in appello, pur se confermato o modificato in tale sede ex art. 708, quarto comma, cod. proc. civ., continua ad avere carattere interinale e provvisorio, essendo modificabile e revocabile dal giudice istruttore ed essendo destinato ad essere trasfuso nella sentenza che decide il processo, impugnabile per ogni profilo di merito e di legittimità.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 1841 del 26 gennaio 2011)
Cass. civ. n. 23402/2008
La pronunzia di nullità del matrimonio ecclesiastico sopravvenuta in pendenza del procedimento di separazione personale dei coniugi non comporta la cessazione della materia del contendere in ordine alla domanda di accertamento del diritto al mantenimento e/o agli alimenti, la quale ha la sua causa nel matrimonio e conserva la sua attualità anche a seguito della dichiarazione di nullità del matrimonio ecclesiastico, trovando applicazione la disciplina del matrimonio putativo. Tuttavia, nel caso in cui il giudice investito della delibazione della sentenza ecclesiastica abbia provveduto, seppure in via provvisoria, in ordine al mantenimento, ai sensi dell'art. 8 della legge 25 marzo 1985, n. 121, nel procedimento di separazione non vi è più spazio per una pronunzia in ordine alla corresponsione dell'assegno di cui all'art. 129 cod. civ. al coniuge in buona fede.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 23402 del 11 settembre 2008)
Cass. civ. n. 11488/2008
In materia di assegno di mantenimento, i «giustificati motivi», la cui sopravvenienza consente di rivedere le determinazioni adottate in sede di separazione dei coniugi, sono ravvisabili nei fatti nuovi sopravvenuti, modificativi della situazione in relazione alla quale la sentenza era stata emessa o gli accordi erano stati stipulati, con la conseguenza che esulano da tale oggetto i fatti preesistenti alla separazione, ancorché non presi in considerazione in quella sede per qualsiasi motivo.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 11488 del 8 maggio 2008)
Cass. civ. n. 5441/2008
La morte di uno dei coniugi sopravvenuta nel corso del giudizio di separazione personale comporta non l'estinzione del processo, bensì il venir meno della materia del contendere, travolgendo tutte le pronunce, emesse nel corso del procedimento, e non ancora passate in giudicato, comprese quelle relative alle istanze accessorie, comunque connesse alla separazione. (La Corte, nella specie, ha ritenuto non ostativa all'applicazione del principio di cui alla massima, l'istanza del coniuge volta al conseguimento della pensione di reversibilità di quello defunto).
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 5441 del 29 febbraio 2008)
Cass. civ. n. 20419/2006
I provvedimenti di carattere ordinatorio, in quanto retrattabili o comunque inidonei a pregiudicare la decisione della causa, non hanno natura di sentenze implicite sulla competenza, per la cui configurabilità si richiede che il provvedimento (a prescindere dalla forma adottata) presupponga necessariamente l'affermazione o la negazione della propria competenza da parte del giudice che lo ha pronunziato. Pertanto, non è suscettibile di impugnazione con regolamento di competenza l'ordinanza con la quale il giudice dell'esecuzione, investito della decisione circa le modalità di esecuzione dell'ordinanza presidenziale emessa ai sensi dell'art. 708 c.p.c., in sede di separazione giudiziale attributiva della casa coniugale, abbia disposto la nomina di un Ctu, reputando, allo stato, sussistente la propria competenza, poichè detta pronuncia rappresenta mera delibazione sommaria ed incidentale della questione di competenza
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 20419 del 21 settembre 2006)
Cass. civ. n. 13593/2006
L'interesse ad agire, necessario anche ai fini dell'impugnazione del provvedimento giudiziale, va apprezzato in relazione alla utilità concreta derivabile alla parte dall'eventuale accoglimento dell'impugnazione e non può consistere in un mero interesse astratto ad una più corretta soluzione di una questione giuridica, non avente riflessi pratici sulla decisione adottata. Pertanto, nel giudizio di separazione personale tra coniugi, stante, da un lato, l'irripetibilità delle somme riscosse a titolo di assegno di mantenimento per effetto del provvedimento presidenziale, emesso in via provvisoria ai sensi dell'art. 708 c.p.c., e, dall'altro, l'esclusione dell'ultrattività degli effetti scaturenti dal medesimo provvedimento presidenziale una volta che sia passata in giudicato la statuizione escludente la sussistenza dei presupposti del diritto all'assegno definitivo di mantenimento, deve ritenersi inammissibile, per difetto di interesse, il ricorso per cassazione con il quale il coniuge, già beneficiario dell'assegno in via provvisoria, censuri esclusivamente la data a partire dalla quale avrebbe perduto efficacia il provvedimento presidenziale di fissazione di detto assegno, ove non risulti che, per il periodo successivo a tale data, vi sia stata percezione dell'assegno. Difatti, l'accoglimento dell'impugnazione non permetterebbe al coniuge di munirsi di un titolo per ottenere il pagamento degli importi non riscossi dalla suddetta data, essendo ormai passata in giudicato la statuizione escludente il diritto all'assegno di mantenimento, mentre la relativa pronuncia neppure sarebbe necessaria allo scopo di evitare la ripetizione delle somme incassate, non risultando che esse siano state percepite.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 13593 del 12 giugno 2006)
Cass. civ. n. 15165/2004
Qualora, nel corso del giudizio di separazione personale dei coniugi, venga resa esecutiva la sentenza ecclesiastica dichiarativa della nullità del matrimonio, cessa la materia del contendere in ordine alla domanda di separazione personale, ma non viene meno il provvedimento presidenziale adottato in precedenza dal giudice della separazione ex art. 708 c.p.c. relativo al contributo al mantenimento dei figli, che conserva la sua efficacia finché non viene sostituito.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 15165 del 6 agosto 2004)
Cass. civ. n. 3390/2001
In tema di separazione personale tra coniugi, il decreto omologativo di detta separazione non è impugnabile per cassazione ex art. 111 Cost. per mancanza dei richiesti caratteri di definitività e decisorietà. Esso, infatti, pur incidendo su diritti soggettivi, non decide sugli stessi, e non ha, pertanto, attitudine ad acquistare l'efficacia del giudicato sostanziale. Ne consegue altresì la inammissibilità del ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. avverso il provvedimento della Corte d'appello che pronuncia sul reclamo avverso il decreto in questione.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 3390 del 8 marzo 2001)
Cass. civ. n. 3388/2001
In tema di separazione personale tra coniugi, l'ordinanza del tribunale con la quale le parti vengono rimesse all'udienza presidenziale per l'esperimento del tentativo di conciliazione, non effettuato in precedenza, non è impugnabile per cassazione ex art. 111 Cost., essendo sprovvista dei richiesti caratteri della definitività e decisorietà. Essa, infatti, si sostanzia in un provvedimento ordinatorio di mero rinvio delle parti innanzi al Presidente del tribunale.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 3388 del 8 marzo 2001)
Cass. civ. n. 11029/1999
Nel procedimento di separazione personale dei coniugi, il provvedimento presidenziale di fissazione di un assegno di mantenimento, emesso in via provvisoria ai sensi dell'art. 708, c.p.c., ha natura cautelare e tende ad assicurare il diritto al mantenimento del coniuge fino all'eventuale esclusione o al suo affievolimento in un diritto meramente alimentare, che può derivare solo dal giudicato: conseguentemente, gli effetti della decisione che esclude il diritto del coniuge al mantenimento ovvero ne riduce la misura non possono comportare la ripetibilità delle somme — o maggiori somme — a quel titolo corrispostegli, sino al formarsi del giudicato, anche in relazione alla norma dell'art. 189 disp. att. c.p.c., la quale, nel disporre che il provvedimento presidenziale conserva i suoi effetti pure nel caso di estinzione del processo, implicitamente stabilisce che questi possono essere modificati solo da un provvedimento di carattere sostanziale e definitivo. Tuttavia, l'esclusione o la diminuzione dell'assegno per effetto del giudicato, se determina l'irripetibilità delle somme già versate, non comporta l'ultrattività del provvedimento temporaneo, sì da legittimare l'esecuzione coattiva per la parte di assegno non pagato, non potendosi agire in executivis sulla base di un presupposto divenuto insussistente.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 11029 del 5 ottobre 1999)
Cass. civ. n. 3374/1998
I provvedimenti temporanei ed urgenti adottati, a norma dell'art. 708 c.p.c., dal presidente del tribunale in tema di affidamento della prole sono soggetti, in assenza di spontaneo adempimento, ad esecuzione coattiva in via breve, a mezzo dell'ufficiale giudiziario, ovvero alla normale procedura di esecuzione forzata, previa notifica alla controparte del titolo e dell'intimazione ad adempiere. Nella prima ipotesi, giudice competente per l'esecuzione è quello stesso che ha emesso il provvedimento (o quello competente per il merito, se risulti già instaurato il relativo giudizio), mentre, nella seconda ipotesi, è competente il giudice dell'esecuzione, secondo le regole ordinarie, non potendo condurre a diversa soluzione nemmeno il testo dell'art. 669 duodecies (come introdotto con la novella del 1990), non direttamente applicabile ai provvedimenti emessi ai sensi dell'art. 708 c.p.c., e, oltretutto, riferibile all'ipotesi in cui il beneficiario del provvedimento cautelare abbia proceduto alla «esecuzione diretta» e non all'ordinaria procedura di esecuzione.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 3374 del 1 aprile 1998)
Cass. civ. n. 8495/1997
I provvedimenti di modifica delle condizioni della separazione riguardante l'affidamento e i rapporti tra il figlio e il genitore non affidatario in quanto privi dei caratteri della decisorietà e della definitività, non sono soggetti al ricorso straordinario per cassazione ex art. 111 Cost.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 8495 del 4 settembre 1997)
Cass. civ. n. 2652/1995
Lo scioglimento della comunione legale di beni fra i coniugi si verifica ex nunc, solo con il passaggio in giudicato della sentenza di separazione o con l'omologa degli accordi di separazione consensuale, ai sensi dell'art. 191 c.c., mentre non spiega alcun effetto al riguardo il provvedimento presidenziale ex art. 708 c.p.c., che autorizza i coniugi ad interrompere la convivenza, stante il limitato contenuto e la funzione meramente provvisoria del provvedimento medesimo
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 2652 del 7 marzo 1995)
Cass. civ. n. 8871/1993
In tema di separazione di coniugi, mentre spetta al tribunale, quale giudice di cognizione, di provvedere all'ordine di pagamento a terzi che una parte della somma da essi dovuta «all'obbligato» all'assegno di mantenimento, sia versata direttamente agli aventi diritto (art. 156, sesto comma, c.c.), sempre che sia stata pronunciata la separazione tra i coniugi e sia stato accertato l'inadempimento del debitore agli obblighi derivanti dalla pronuncia della separazione, la procedura esecutiva, promossa nelle forme del pignoramento presso terzi, in forza del provvedimento emesso dal presidente del tribunale nel procedimento di separazione personale tra coniugi a norma dell'art. 708, terzo comma, c.p.c., appartiene alla competenza del giudice dell'esecuzione.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 8871 del 23 agosto 1993)
Cass. civ. n. 8712/1990
Non è impugnabile per cassazione, ai sensi dell'art. 111 Cost., il decreto della Corte di appello che abbia deciso sul reclamo avverso il decreto del tribunale di omologazione della separazione consensuale tra coniugi, costituendo questo provvedimento un atto privo di contenuto decisorio, e quindi inidoneo ad acquistare l'efficacia del giudicato sostanziale, che è impugnabile con reclamo ai sensi dell'art. 739 c.p.c. e revocabile ai sensi dell'art. 742 c.p.c., per vizi di legittimità che non si convertono in motivi di gravame, ma sono in ogni tempo deducibili nell'ambito della giurisdizione camerale.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 8712 del 24 agosto 1990)
Cass. civ. n. 4613/1990
In causa di separazione personale dei coniugi, il provvedimento del presidente del tribunale, il quale rimetta gli atti al collegio per la «omologazione della separazione consensuale», ritenendo formato un irretrattabile accordo dei contendenti circa il mutamento del titolo della separazione medesima, e disponga inoltre in ordine all'affidamento della prole minore, non è impugnabile, per difetto di decisorietà, con ricorso per cassazione, ai sensi dell'art. 111 della Costituzione, considerando, quanto alla prima statuizione, che la natura ordinatoria della rimessione delle parti al collegio giudicante non resta esclusa per il fatto che in essa si indichi la pronuncia adottanda, alla stregua della provenienza di tale indicazione da organo istituzionalmente privo della potestas iudicandi (e del conseguente suo carattere non vincolante), e, quanto alla seconda statuizione, che si tratta di determinazione provvisoria e cautelare, revocabile e modificabile dal tribunale anche in esito alla rivalutazione degli stessi elementi sulla cui base è stata emessa.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 4613 del 22 maggio 1990)
Cass. civ. n. 5696/1984
I provvedimenti temporanei ed urgenti, adottati dal presidente del tribunale o dal giudice istruttore nel procedimento di separazione personale a norma dell'art. 708 c.p.c., sono soggetti, in difetto di spontaneo adempimento, ad esecuzione coattiva in via breve, a mezzo dell'ufficiale giudiziario, salvo che il beneficiario del provvedimento preferisca avvalersi, come gli è alternativamente consentito, della normale procedura di esecuzione forzata, notificando alla controparte il titolo e l'intimazione ad adempiere; nella prima ipotesi giudice competente per l'esecuzione è quello che ha emesso il provvedimento o quello competente per il merito se risulta già instaurato il relativo giudizio, mentre nella seconda ipotesi competente è il giudice dell'esecuzione secondo le regole ordinarie.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 5696 del 12 novembre 1984)
Cass. civ. n. 1199/1984
La cessazione della materia del contendere nel giudizio di separazione personale per la sopravvenuta morte di uno dei coniugi va dichiarata anche quando, pronunziata la separazione con addebito nei confronti di entrambi i coniugi, solo uno abbia impugnato la relativa decisione attesa l'impossibilità di un giudicato sostanziale sulla separazione ove sia controversa l'addebitabilità della medesima, giacché la pronunzia di separazione acquista efficacia e realizza la corrispondente modifica dello stato coniugale, solo quando anche detto accertamento, qualificativo del titolo, diventa irretrattabile. La morte di uno dei coniugi, sopravvenuta in pendenza del ricorso per cassazione avverso pronuncia di separazione personale, comporta la declaratoria di cessazione della materia del contendere, con la cassazione senza rinvio delle sentenze di primo e di secondo grado in ordine alle reciproche domande di separazione e alle istanze accessorie circa la regolamentazione dei rapporti patrimoniali attinenti alla cessazione della convivenza, quali i provvedimenti riflettenti l'assegnazione della casa coniugale e l'obbligo alimentare, mentre restano salve le domande autonome che, proposte nello stesso giudizio, riguardano diritti e rapporti patrimoniali indipendenti dalla modificazione soggettiva dello status, già acquisiti al patrimonio dei coniugi, e nei quali subentrano gli eredi, con la conseguenza che rispetto a tali domande il processo può proseguire ad istanza o nei confronti di costoro, e nel giudizio di cassazione, in cui non trova applicazione l'istituto della interruzione del processo con effetto nei riguardi dei medesimi.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 1199 del 20 febbraio 1984)
Cass. civ. n. 6389/1983
Il ricorso per cassazione ai sensi dell'art. 111 Cost. è esperibile esclusivamente avverso i provvedimenti giurisdizionali che abbiano carattere di definitività e che non siano soggetti ad alcuno specifico mezzo di impugnazione; conseguentemente non è proponibile detto ricorso nei confronti dei provvedimenti temporanei ed urgenti emessi nel corso del procedimento di separazione personale dei coniugi (art. 708 ultimo comma c.p.c.), trattandosi di provvedimenti modificabili e revocabili in corso di causa e comunque idonei a produrre effetti soltanto provvisori fino alla sentenza che conclude il giudizio, mentre la potenziale definitività di tali provvedimenti, in ipotesi di estinzione del processo, è irrilevante ai fini dell'acquisizione iure del carattere definitivo in senso giuridico.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 6389 del 28 ottobre 1983)
Cass. civ. n. 4889/1981
Nella fase presidenziale del giudizio di separazione, l'udienza di prima comparizione dei coniugi che sia stata tenuta innanzi al presidente capo del tribunale anziché innanzi al presidente da lui delegato è pienamente valida, anche se della sostituzione non è stata data comunicazione alle parti, in quanto la stessa non incide né sulla costituzione del giudice, né comporta violazione del principio del contraddittorio.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 4889 del 5 agosto 1981)
Cass. civ. n. 3129/1981
La morte di uno dei coniugi, sopravvenuta in pendenza del ricorso per cassazione avverso pronuncia di separazione personale, comporta la declaratoria di cessazione della materia del contendere, con la cassazione senza rinvio delle sentenze di primo e di secondo grado mentre gli eredi del defunto possono continuare a far valere nel processo soltanto quei diritti di natura patrimoniale, che, già acquisiti al patrimonio del loro dante causa, o derivanti da presupposti diversi dalla pronuncia di separazione personale, siano stati eventualmente dedotti in giudizio insieme con la domanda di separazione.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 3129 del 12 maggio 1981)
Cass. civ. n. 3532/1980
Il giudice istruttore, in mancanza di delega da parte del presidente del tribunale, cui appartiene in materia la competenza funzionale, non può rinnovare il tentativo di conciliazione delle cause di separazione tra coniugi, neppure a norma dell'art. 185 c.p.c.: ne consegue che il verbale della conciliazione avvenuta davanti a lui e il relativo provvedimento di omologazione, sono nulli, ma tuttavia, agli effetti del successivo giudizio di cessazione degli effetti civili del matrimonio, tale nullità non è opponibile dalla parte che vi abbia dato causa e da quella che abbia tacitamente rinunziato a farla valere.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 3532 del 29 maggio 1980)
Cass. civ. n. 2510/1980
Il decreto, con il quale il presidente del tribunale, in sede di separazione personale dei coniugi, anticipa l'udienza in precedenza fissata per la comparizione delle parti, così come ogni altro analogo provvedimento reso a norma dell'art. 163 bis terzo comma c.p.c., ha natura ordinatoria e non decisoria, in quanto è diretto al solo scopo di regolare lo svolgimento del processo, senza alcuna incidenza sulle posizioni soggettive delle parti, e, pertanto, non è impugnabile con il ricorso per cassazione a norma dell'art. 111 della Costituzione.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 2510 del 17 aprile 1980)
Cass. civ. n. 2411/1980
La sentenza che pronuncia sulla domanda di separazione dei coniugi può modificare senza alcun limite i provvedimenti presidenziali emanati, in via temporanea ed urgente, nell'interesse dei coniugi e della prole, in quanto la condizione, che si verifichino mutamenti nelle circostanze, opera come limite soltanto per il giudice istruttore il quale, a norma dell'art. 708, quarto comma, c.p.c., non può revocare o modificare con ordinanza i provvedimenti presidenziali se non per un sopravvenuto mutamento delle circostanze. Anche dopo la riforma del diritto di famiglia l'attribuzione e la determinazione quantitativa dell'assegno di mantenimento all'uno o all'altro dei coniugi nella sentenza di separazione restano autonomi rispetto ai provvedimenti del presidente del tribunale o del giudice istruttore, con conseguente piena libertà del giudice in quella sede.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 2411 del 14 aprile 1980)
Cass. civ. n. 1128/1979
La pronuncia di divorzio, operando ex nunc, dal momento del passaggio in giudicato, non determina la cessazione della materia del contendere del giudizio di separazione personale, in quanto non fa venir meno la necessità e, quindi, l'operatività, fino a quel momento, della pronuncia di separazione e dei relativi provvedimenti patrimoniali. Da ciò consegue anche che la proposizione della domanda di divorzio, in pendenza del giudizio di separazione, non determina la sospensione necessaria di quest'ultimo a norma dell'art. 295 c.p.c.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 1128 del 22 febbraio 1979)
Cass. civ. n. 2025/1977
La separazione personale dei coniugi in via contenziosa è materia sottratta alla disponibilità delle parti, e, pertanto, i fatti dedotti non possono formare oggetto di confessione, ma devono essere accertati e controllati attraverso risultanze processuali che abbiano carattere di certezza. È tuttavia consentito al giudice trarre argomenti presuntivi dal comportamento processuale delle parti.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 2025 del 18 maggio 1977)
Cass. civ. n. 1435/1975
Le risposte date dai coniugi nella fase presidenziale del procedimento di separazione personale, non hanno valore di confessione e da esse il giudice può trarre solo elementi presuntivi che corroborino le altre prove acquisite al processo. Esse, tuttavia, possono costituire l'unico fondamento del convincimento del giudice allorquando i fatti da provare siano di tale natura riservata da essere conosciuti soltanto dalle parti in causa, e sempre che le dichiarazioni stesse presentino caratteri di certezza e univocità e l'interpretazione da parte del giudice sia immune da vizi logici e giuridici.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 1435 del 16 aprile 1975)
Cass. civ. n. 1050/1974
Per effetto della sentenza n. 151 del 30 giugno 1971 della Corte costituzionale (dichiarativa dell'illegittimità costituzionale e degli artt. 707, primo comma, e 708 c.p.c., nella parte in cui disponevano che ai coniugi comparsi personalmente dinanzi al presidente del tribunale in seguito a ricorso per separazione personale era inibito, pur dopo il fallimento del tentativo di conciliazione, di farsi assistere dai rispettivi difensori nella fase successiva di adozione dei provvedimenti temporanei da parte dello stesso presidente) è venuto meno soltanto il divieto dell'assistenza dei difensori, ma questa non è stata resa necessaria od obbligatoria.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 1050 del 18 aprile 1974)
Cass. civ. n. 2302/1971
L'omissione del tentativo di conciliazione dei coniugi, che deve essere ripetuto in appello, non importa nullità del procedimento, non incidendo sull'attuazione del processo, ed essendo rimesso all'apprezzamento discrezionale del giudice di merito, insindacabile in sede di legittimità.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 2302 del 14 luglio 1971)
Cass. civ. n. 453/1969
Il presidente del tribunale, esaurita la fase preliminare del giudizio di separazione personale dei coniugi con l'emissione dei provvedimenti provvisori e la nomina del giudice istruttore, non può, con successivo provvedimento, modificare la precedente ordinanza. I motivi di impugnazione dell'ordinanza presidenziale con cui sono adottati i provvedimenti urgenti ex art. 708 c.p.c. debbono essere proposti nel giudizio di cognizione in corso, non nel processo esecutivo come motivi di opposizione all'esecuzione. Tuttavia, i vizi che importano la nullità del provvedimento stesso, (nella specie, trattandosi di provvedimento modificativo di quello originario emesso dal presidente dopo l'esaurimento della fase preliminare e la nomina del giudice istruttore), con esclusione di ogni sindacato nel merito della decisione, possono condurre all'invalidazione del provvedimento attraverso l'opposizione all'esecuzione.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 453 del 11 febbraio 1969)
Cass. civ. n. 410/1967
L'ordinanza presidenziale e quella del giudice istruttore, ex art. 708 c.p.c., non possono annoverarsi tra gli atti di volontaria giurisdizione — nel qual caso sarebbero reclamabili al presidente della Corte d'appello o alla corte stessa, a norma dell'art. 739 c.p.c. — ma sono atti di giurisdizione contenziosa, propri del procedimento speciale in materia di famiglia, previsto nel titolo secondo del libro IV del codice di rito e in particolare sono provvedimenti temporanei e urgenti, che rispondono a imprescindibili esigenze derivanti dalla natura stessa del procedimento di separazione personale tra coniugi. Per l'art. 189 delle disposizioni di attuazione, dette ordinanze hanno efficacia esecutiva immediata, che conservano anche dopo l'eventuale estinzione del processo e, stante la loro esecutività ex lege, non possono ritenersi sostituite dalle determinazioni della sentenza, che definendo il giudizio di grado, sia ancora soggetta ad appello e non esecutiva.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 410 del 18 febbraio 1967)
Cass. civ. n. 2564/1960
In applicazione del disposto dell'art. 2818 c.c. non può riconoscersi all'ordinanza del presidente del tribunale, emanata ai sensi dell'art. 708 c.p.c., in procedimento di separazione personale di coniugi, valore di titolo idoneo alla iscrizione di ipoteca giudiziale, e ciò sebbene detto provvedimento contenga condanna al pagamento di una somma ed abbia, per legge, efficacia di titolo esecutivo. Infatti, trattandosi di provvedimento qualificato dalla legge espressamente come ordinanza, lo stesso non può ritenersi compreso nella previsione normativa della prima parte dell'art. 2818 c.c.; ed inoltre neppure può ad esso estendersi l'applicazione della norma dettata nel secondo comma della medesima disposizione (che prevede la possibilità di iscrizione di ipoteca giudiziale sulla base di «altri provvedimenti giudiziali ai quali la legge attribuisce tale effetto») poiché non vi è alcuna norma di legge che attribuisca alla detta ordinanza l'effetto di costituire titolo per l'iscrizione dell'ipoteca.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 2564 del 5 ottobre 1960)