Source: https://enzuccio62.wordpress.com/tag/giustizia-amministrativa/
Timestamp: 2016-10-25 06:37:03+00:00
Document Index: 71452375

Matched Legal Cases: ['art. 10', 'art. 146', 'art. 8', 'art. 36', 'art. 25', 'art. 21', 'art. 36', 'art. 20', 'art. 21', 'art. 21', 'art. 12', 'art. 21', 'art. 7', 'art. 35', 'art. 24', 'art. 13', 'art. 24', 'art. 2', 'art. 21', 'art. 21']

giustizia amministrativa | Enzo62's Weblog
Posts Tagged ‘giustizia amministrativa’
silenziodella pa
IL SILENZIO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE pubblicato nel Sito il 9 aprile 2010
4) SILENZIO DINIEGO – SILENZIO ASSENSO – SILENZIO INADEMPIMENTO
11) IL COMMISSARIO AD ACTA 1) LA DISCIPLINA DEL SILENZIO NEL QUADRO DELLA DISCIPLINA DEL PROCEDIMENTO AMMINISTRATIVO: EVOLUZIONE NORMATIVA
– le Pubbliche Amministrazioni determinano, per ciascun tipo di procedimento, in quanto non sia già direttamente disposto per legge o per regolamento, il termine entro cui esso deve concludersi. Tale termine decorre dall’inizio d’ufficio del procedimento o dal ricevimento della domanda, se il procedimento è ad iniziativa di parte;
– qualora le Pubbliche Amministrazioni non provvedano ai sensi del comma 2, il termine è di 30 giorni.
La prima soluzione muove dalla considerazione che, ai sensi dell’art. 10-bis della legge n° 241 del 1990, il preavviso di rigetto interrompe i termini per concludere il procedimento, che iniziano nuovamente a decorrere dalla data di presentazione delle osservazioni, o in mancanza, dalla scadenza del termine assegnato.
Tale assunto è confermato dall’art. 146 comma 8 del D. Lgs. n° 42 del 2004, che equipara, per quanto attiene al rispetto dei termini del procedimento l’autorizzazione paesaggistica al preavviso di rigetto (“Entro venti giorni dalla ricezione del parere del Soprintendente, l’Amministrazione rilascia l’autorizzazione ad esso conforme oppure comunica agli interessati il preavviso di provvedimento negativo ai sensi dell’articolo 10-bis della legge n° 240 del 1990”).
– le disposizioni concernenti gli obblighi per la Pubblica Amministrazione di concludere il procedimento entro il termine prefissato e quelle relative alla durata massima dei procedimenti;
– le disposizioni concernenti la dichiarazione d’inizio attività e il silenzio assenso, salva la possibilità di individuare, con intese in sede di Conferenza unificata di cui all’art. 8 del D. Lgs. n° 281 del 1997, casi ulteriori in cui tali disposizioni non si applicano.
–	– il silenzio conseguente all’istanza di rilascio di permesso di costruire in sanatoria. L’art. 36 terzo comma del D.P.R. n° 380 del 2001 stabilisce infatti che sulla richiesta di permesso in sanatoria il Dirigente si pronuncia entro 60 giorni, decorsi i quali la richiesta si intende rifiutata;
–	– il silenzio conseguente all’istanza di accesso ai documenti. L’art. 25 quarto comma della legge n° 241 del 1990 stabilisce che, decorsi 30 giorni dall’istanza, questa si intende respinta.
–	– la decisione tardiva sul ricorso gerarchico non è illegittima in ragione della tardività;
–	– l’interessato può esperire l’azione ex art. 21-bis della legge n° 1034 del 1971 per obbligare l’Amministrazione a decidere il ricorso gerarchico e tale rimedio rimane l’unico a disposizione quando con il ricorso gerarchico sono lamentati vizi di merito. 5) IL SILENZIO SULL’ISTANZA DI RILASCIO DEL PERMESSO DI COSTRUIRE
–	– il dato letterale “silenzio rifiuto” è un’espressione tradizionalmente adoperata per indicare il silenzio inadempimento, che si contrappone all’espressione “silenzio rigetto” tradizionalmente adoperata per indicare il silenzio diniego;
–	– lo stesso Testo Unico dell’Edilizia (art. 36) ha voluto qualificare in modo diverso il silenzio sulla richiesta di permesso di costruire in sanatoria ovverosia ha stabilito che in tal caso la richiesta si intende rifiutata, con una scelta lessicale che consente di ritenere che il rifiuto si riferisce alla richiesta di attività provvedimentale e non al silenzio (come invece per l’art. 20 del Testo Unico dell’Edilizia);
–	– l’art. 21 del Testo Unico dell’Edilizia disciplina il potere sostitutivo previsto per il caso di mancata adozione del permesso di costruire, potere sostitutivo che non sarebbe giustificato se il procedimento si fosse comunque concluso con un provvedimento tacito di diniego. Lo stesso art. 21 definisce il silenzio rifiuto come mancata adozione, espressione che esclude la natura provvedimentale;
–	– nel caso di dubbio è preferibile la qualificazione dell’inerzia come silenzio inadempimento, perché il diniego tacito è un provvedimento finto e come tale deve essere di stretta interpretazione.
Tuttavia tale norma intende innovare e disciplinare l’inerzia della Pubblica Amministrazione alla quale non è attribuito alcun significato da norme speciali. 6) L’OBBLIGO DI PROVVEDERE DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
g) L’obbligo di provvedere non sussiste nel caso di :
Il permanere di una situazione di abuso edilizio non può invece essere considerata una situazione nuova e dunque non può fondare il diritto (rectius interesse legittimo) alla riproposizione dell’istanza di repressione dell’abuso edilizio. 8) LA COGNIZIONE SULLA FONDATEZZA DELL’ISTANZA
– il Comune ordina la demolizione di un immobile abusivo. Il destinatario dell’ordine di demolizione non ottempera. Il Comune ha conseguentemente l’obbligo di ordinare la demolizione coattiva, ma non provvede in tal senso.
– l’Amministrazione bandisce un concorso per l’assegnazione di alloggi.
–	– nel caso in cui la Pubblica Amministrazione si debba esprimere sull’istanza di apertura di una cava. In tal caso, anche se sia già intervenuta la favorevole valutazione d’impatto ambientale, residuano comunque una serie di valutazioni, caratterizzate da discrezionalità tecnica, che inibiscono al giudice di pronunciarsi sulla fondatezza dell’istanza. In tale controversia il Consiglio di Stato (VI n° 5843 del 2008) ha rilevato che la possibilità di pronunciarsi sulla fondatezza dell’istanza non è obbligatoria e deve ritenersi limitata ai casi in cui venga in rilievo un’attività interamente vincolata della P.A., che non postuli accertamenti valutativi complessi. Infatti, se, nel giudizio sul silenzio-rifiuto, si riconoscesse al giudice amministrativo il potere di pronunciarsi in ogni caso sulla fondatezza della pretesa fatta valere, quindi, anche nei casi di esercizio della potestà discrezionale o nei casi in cui l’attività vincolata comporti valutazioni complesse, si finirebbe per ammettere una completa sostituzione del giudice alla P.A., in contrasto sia con i principi generali riguardanti i poteri del giudice amministrativo sia con la natura semplificata del giudizio sul silenzio e della decisione che deve definirlo e che deve essere succintamente motivata, così come prescrive il legislatore;
–	– nel caso di inerzia rispetto all’istanza di trasferimento di un dipendente pubblico da un ufficio ad un altro, essendo il trasferimento subordinato alle valutazioni di compatibilità rispetto ad un corretto assetto organizzativo della Pubblica Amministrazione (così TAR Catania III n° 169 del 2007);
–	– nel caso in cui il Comune, dopo avere stipulato un accordo di programma, rimanga inerte rispetto all’adozione degli atti attuativi, che pur essendo dovuti, siano comunque discrezionali nel contenuto (così Consiglio di Stato IV n° 1259 del 2008);
–	– nel caso di inerzia sull’istanza di riconoscimento di laurea straniera, occorrendo complessi accertamenti istruttori (così TAR Lazio III Quater n° 2727 del 2008).
Così nel caso di contributi economici i criteri che l’Amministrazione ha adottato ai sensi dell’art. 12 della legge n° 241 del 1990 possono consentire al giudice di valutare la fondatezza dell’istanza. 9) GIUDIZIO SUL SILENZIO: GIURISDIZIONE E ASPETTI PROCESSUALI
Ai fini della possibilità o meno della conversione del rito, quello che si rivela essenziale è che non vengano compromessi i termini del processo ordinario perentori a tutela del diritto di difesa, ovvero che la domanda introdotta in giudizio possieda tutti i requisiti di sostanza e di forma per essere trattata ai fini dell’annullamento del provvedimento impugnato, a nulla rilevando invece che essa sia proposta, sin dall’inizio della causa, insieme ad una domanda ex art. 21 bis della legge n° 1034 del 1971. Invero, in quest’ultimo senso, la legge non contempla alcuna espressa comminatoria di sanzione processuale di nullità o inammissibilità per la mera contestualità delle domande.
–	– silenzio su istanza di adozione ordinanza di demolizione di opere abusive di proprietà di terzi controinteressati;
–	– silenzio su istanza di assegnazione di alloggio di edilizia popolare attualmente occupato da terzi controinteressati (così TAR Lazio III Ter n° 3166 del 2007);
–	– silenzio su istanza di esproprio di un comparto edificatorio con riferimento ai terzi proprietari che non aderiscono al comparto (così TAR Toscana I n° 3558 del 2007).
10)	10) GIUDIZIO SUL SILENZIO E RISARCIMENTO DEL DANNO
“ Va premesso che la dichiarazione di incostituzionalità non investe in alcun modo – nonostante i rimettenti ne adducano il disposto a sostegno delle loro censure – l’art. 7 della legge n. 205 del 2000, nella parte in cui (lettera c) sostituisce l’art. 35 del d.lgs. n. 80 del 1998: il potere riconosciuto al giudice amministrativo di disporre, anche attraverso la reintegrazione in forma specifica, il risarcimento del danno ingiusto non costituisce sotto alcun profilo una nuova “materia” attribuita alla sua giurisdizione, bensì uno strumento di tutela ulteriore, rispetto a quello classico demolitorio (e/o conformativo), da utilizzare per rendere giustizia al cittadino nei confronti della pubblica amministrazione.
L’attribuzione di tale potere non soltanto appare conforme alla piena dignità di giudice riconosciuta dalla Costituzione al Consiglio di Stato, ma anche, e soprattutto, essa affonda le sue radici nella previsione dell’art. 24 della Costituzione, il quale, garantendo alle situazioni soggettive devolute alla giurisdizione amministrativa piena ed effettiva tutela, implica che il giudice sia munito di adeguati poteri; e certamente il superamento della regola che imponeva, ottenuta tutela davanti al giudice amministrativo, di adire il giudice ordinario, con i relativi gradi di giudizio, per vedersi riconosciuti i diritti patrimoniali consequenziali e l’eventuale risarcimento del danno (regola alla quale era ispirato anche l’art. 13 della legge 19 febbraio 1992, n. 142, che pure era di derivazione comunitaria), costituisce null’altro che attuazione del precetto di cui all’art. 24 della Costituzione”.
Rispetto agli interessi pretensivi invece non è possibile pensare ad una reintegrazione in forma specifica perché il silenzio, il ritardo o l’illegittimo diniego incidono sempre su una situazione che era e rimane insoddisfatta, per cui non vi è nulla che possa essere reintegrato. In applicazione di tali principi è stata affermata l’inammissibilità della domanda con cui il ricorrente ha chiesto la condanna dell’Amministrazione all’assegnazione della rete o delle frequenze (così Consiglio di Stato VI n° 2622 del 2008).
Così, una volta decaduto un vincolo di inedificabilità, per il decorso del termine quinquennale di efficacia stabilito dall’art. 2, l. 19 novembre 1968, n. 1187, se il Comune non abbia provveduto a pianificare nuovamente quell’area, il proprietario può si pretendere il risarcimento dei danni causati dal protrarsi dello stato di incertezza sull’impiego del bene, ma tale domanda risarcitoria presuppone che il Comune sia rimasto inerte anche dopo apposita diffida (così Consiglio di Stato V n° 954 del 2007).
Dunque i principi in materia di concorso di colpa del danneggiato inducono a ritenere che, a differenza del giudizio relativo alla declaratoria del silenzio inadempimento, per quanto attiene invece all’esercizio dell’azione risarcitoria, la diffida all’Amministrazione sia necessaria quando i danni che non fossero percepibili sulla base della semplice omissione avrebbero potuto essere resi percepibili attraverso un’istanza da presentare alla Pubblica Amministrazione. 11) IL COMMISSARIO AD ACTA
3. All’atto dell’insediamento il commissario, preliminarmente all’emanazione del provvedimento da adottare in via sostitutiva, accerta se anteriormente alla data dell’insediamento medesimo l’Amministrazione abbia provveduto, ancorché in data successiva al termine assegnato dal giudice amministrativo con la decisione prevista dal comma 2 .
È ben vero che l’art. 21 bis, comma 2, della legge n. 1034/1971, prevede due distinte fasi processuali: una relativa all’ordine all’Amministrazione di provvedere ed un’altra, eventuale in caso di inottemperanza della stessa al predetto ordine, avente ad oggetto la nomina di un Commissario ad acta.
È anche vero però che quando il ricorrente ne faccia esplicita richiesta, in sede di impugnazione del silenzio-inadempimento, si debba provvedere, in caso di accoglimento di detto ricorso, anche alla contestuale nomina del Commissario, al fine di evitare all’interessato l’inutile aggravio di un’ ulteriore autonoma istanza giurisdizionale.
Sotto tale profilo si deve osservare che comunque, sulla base del terzo comma dell’art. 21-bis della legge n° 1034 del 1971, al Commissario, preliminarmente all’emanazione del provvedimento da adottare in via sostitutiva, spetta il potere di accertare se, anteriormente alla data del proprio insediamento, l’Amministrazione abbia provveduto, ancorché in data successiva al termine assegnato dal giudice amministrativo.
http://www.giustizia-amministrativa.it/documentazione/studi_contributi/2010-4_Morganti
Tag:giustizia amministrativa Pubblicato su Uncategorized | Leave a Comment »
Categorie	Uncategorized (319)