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Timestamp: 2020-08-11 18:20:12+00:00
Document Index: 129124523

Matched Legal Cases: ['art. 46', 'art. 191', 'art. 195', 'art. 23', 'art. 52', 'art. 23', 'art. 22']

Legge n°69 2009(nuove disposizioni) - Grafologia, argomenti grafologici e applicazioni della scienzaGrafologia, argomenti grafologici e applicazioni della scienza
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RELAZIONE e CONSEGNA →
Novità in materia di nomina dei CTU
e di espletamento dell’incarico peritale
La legge n. 69 del 18.6.2009, rubricata Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, nonché in materia di processo civile, pubblicata nella G.U. n. 140 del 19.6.2009 ed entrata in vigore il 4.7.2009, introduce modifiche nel codice civile e interviene anche sugli ausiliari degli uffici giudiziari.
Tre sono le norme che interessano i consulenti tecnici. Le prime due sono di carattere procedurale e sono contenuta nell’art. 46, commi 4 e 5. che modificano gli artt. 191/1° comma e 195/3° comma c.p.c. Tali norme mirano a snellire la procedura di nomina del CTU e a ridurre i termini per il deposito dell’elaborato peritale.
1) Il testo novellato dell’art. 191/1° comma c.p.c. così dispone: «Nei casi previsti dagli articoli 61 e seguenti il giudice istruttore, con ordinanza ai sensi dell’articolo 183, settimo comma, o con altra successiva ordinanza. nomina un consulente, formula i quesiti e fissa l’udienza nella quale il consulente deve comparire».
Nella nuova formulazione la norma prevede che, contestualmente alla nomina del CTU e alla data dell’udienza in cui il consulente deve com¬parire per il conferimento dell’incarico, il giudice formuli i quesiti da porre al CTU. In tal modo il CTU, unitamente alla nomina, ha contezza della natura dell’incarico e dell’oggetto della controversia senza attendere l’udienza e così è subito in condizione di valutare se accettare o meno l’incarico. Inoltre, con la modifica introdotta, il giudice è chiamato a formulare subito le domande sulle questioni che rendono necessaria la nomina dell’esperto.
2) L’altra novità riguarda l’art. 195/3° comma c.p.c., che stabilisce: «La relazione deve essere trasmessa dal consulente alle parti costituite nel termine stabilito dal giudice con ordinanza resa all’udienza di cui all’articolo 193. Con la medesima ordinanza il giudice fissa il termine entro il quale le parti devono trasmettere al consulente le proprie osservazioni sulla relazione e il termine, anteriore alla successiva udienza, entro il quale il consulente deve depositare in cancelleria la relazione, le osservazioni delle parti e una sintetica valutazione sulle stesse».
La novella prevede, quindi, che il giudice, con ordinanza da rendere all’udienza di conferimento dell’incarico al CTU, fissi:
– un termine entro cui il consulente deve trasmettere alle parti la relazione peritale affinché queste possano svolgere le proprie osservazioni,
-altro termine entro cui le parti devono trasmettere al CTU le proprie osservazioni. Naturalmente il termine assegnato alle parti, per far conoscere al CTU le proprie osservazioni, non esclude che le stesse possano presentare, già durante le indagini peritali, osservazioni ed istanze;
– il termine, ulteriore alla successiva udienza, entro il quale il CTU deve depositare in cancelleria il proprio elaborato peritale, le osservazioni delle parti e la propria valutazione sulle stesse.
Il dettato normativo non esclude, comunque, che nel caso dell’udienza di conferimento dell’incarico le parti possano suggerire ulteriori quesiti da porre al consulente.
La ratio legis va ravvisata nella necessità di evitare la celebrazione di udienze di rinvio per consentire alle parti l’esame della CTU e anche di evitare la convocazione del consulente a chiarimenti sulla base delle osservazioni e contestazioni mosse dalle parti successivamente al deposito dell’elaborato peritale.
Le ragioni di economia processuale, sottese alla norma in commento, imporrebbero alle parti il rispetto del termine per trasmettere al CTU le proprie osservazioni, affinché questi ne tenga conto nella sua relazione.
Va precisato che il termine fissato dal giudice, per il deposito dell’elaborato peritale, è ordinatorio e il suo mancato rispetto non è causa di nullità della CTU.
In sostanza il Legislatore, con le modifiche agli arti. 191 e 195 c.p.c., ha codificato la prassi giudiziaria, diffusasi di recente in molti tribunali, finalizzata a rendere più veloci i tempi per l’espletamento della CTU nell’ambito del processo civile. In base a tale prassi, il giudice formula i quesiti nella stessa ordinanza di nomina del CTU e, con il provvedimen¬to reso all’udienza fissata per il conferimento dell’incarico, dispone che il CTU invii la bozza dell’elaborato peritale alle parti e che fissi alle medesime un termine per il deposito di eventuali osservazioni, in ordine alle quali il CTU è chiamato a rispondere nella stessa perizia. Con tale prassi si evita, con risparmio di tempo ed energie, sia l’udienza di mero rinvio per esame della CTU, sia l’udienza di convocazione del consulente a chiarimenti.
3) La terza novità che riguarda i consulenti tecnici è relativa alla vigilanza sulla distribuzione degli incarichi.
Il Legislatore è intervenuto sulle modalità di controllo, che spetta al Presidente del Tribunale per garantire un’equa distribuzione degli incarichi tra gli iscritti all’albo dei consulenti tecnici.
L’art. 23, 1° comma, delle disposizioni di attuazione del codice di rito, così come modificato dall’art. 52, comma 1°, della L. n. 6912009, dispo¬ne: «Il Presidente del Tribunale vigila affinché, senza danno per l’amministrazione della giustizia, gli incarichi siano equamente distribuiti tra gli iscritti nell’albo in modo tale che a nessuno dei consulenti iscritti possano essere conferiti incarichi in misura superiore al 10 per cento di quelli affidati dall’ufficio e, garantisce che sia assicurata l’adeguata trasparenza del conferimento degli incarichi anche a mezzo di strumenti informatici».
La novella ha, dunque, introdotto specifiche indicazioni che impongono al Presidente del tribunale di vigilare sulla distribuzione degli incarichi conferiti ad uno stesso consulente nell’ambito dell’ufficio giudiziario. La norma dispone, inoltre, che sia garantita l’adeguata trasparenza del conferimento degli incarichi anche attraverso strumenti informatici.
L’intento perseguito dal Legislatore è evidente ed è volto ad evitare la preferenza, da parte dei Giudici, per alcuni consulenti a discapito di altri.
La modifica legislativa, per il resto, non muta il sistema di controllo sul conferimento degli incarichi ai consulenti contenuto negli arti. 22 e 23 delle disposizione di attuazione c.p.c.; infatti restano invariati i commi successivi dell’art. 23 delle disposizione di attuazione c.p.c., in virtù dei quali il Presidente del Tribunale fa tenere al cancelliere un registro in cui devono essere annotati gli incarichi che i consulenti iscritti ricevono e i compensi liquidati da ciascun giudice. Ogni giudice, inoltre, deve dare notizia degli incarichi conferiti e dei compensi liquidati al Presidente del Tribunale presso il quale il consulente è iscritto.
Rimane, altresì, inalterato il sistema di distribuzione degli incarichi, disciplinato dall’art. 22 delle disposizione di attuazione c.p.c., secondo cui tutti i Giudici che hanno sede nella circoscrizione del Tribunale devono affidare le funzioni di consulenza agli iscritti nell’albo dello stesso Tribunale.
Qualora il giudice intenda nominare un consulente iscritto nell’albo di altro Tribunale o persona non iscritta in nessun albo, deve obbligatoriamente sentire il Presidente del Tribunale e indicare, nel provvedimento di nomina, i motivi di tale scelta.
[1] Da Scrittura rivista Trimestrale di Problemi Grafologici Istituto “G.Moretti” di Ancona
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