Source: http://concordati.ilcaso.it/articolo_ragionato/fallimentare/167/R*167-1
Timestamp: 2019-11-15 21:17:51+00:00
Document Index: 127423950

Matched Legal Cases: ['art. 182', 'art. 182', 'art. 167', 'art. 2914', 'art. 2914', 'art. 2914', 'art. 186', 'art. 173']

Concordato preventivo - Direzione della procedura da parte del giudice delegato - Esclusione - Potere di autorizzazione per il compimento di determinati atti - Giustificazione - Atti che potrebbero incidere negativamente sul patrimonio del debitore o incompatibili con il piano concordatario
L'esercizio dell'impresa da parte del debitore ammesso al concordato preventivo non è più soggetto alla direzione del giudice delegato: ciò induce a ritenere che il potere di autorizzazione del giudice, tuttora contemplato dall'articolo 167, comma 2, legge fall., inerisca quegli atti che, per la loro rilevanza, potrebbero incidere negativamente sul patrimonio del debitore o risultare incompatibili con quelli eventualmente già previsti ai fini della realizzazione del piano, rispetto ai quali si giustifica il permanere delle esigenze della loro sottoposizione al controllo di legittimità. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 19 Febbraio 2016. Segue...
Concordato preventivo - Amministrazione dell'impresa durante la procedura - Atti di ordinaria e straordinaria amministrazione - Autorizzazione del tribunale - Presupposti - Atti funzionali alla realizzazione del piano - Criteri di valutazione
La gestione dell'impresa in concordato preventivo rimane all'imprenditore, con ogni effetto che ne consegue anche in termini di responsabilità, e non può essere paralizzata dalla necessità di continue richieste di autorizzazione giudiziale per il compimento di atti che sono strettamente connessi all'esercizio della stessa impresa, restando il controllo del commissario giudiziale tale da sollecitare l'intervento del tribunale ogni qualvolta si possa verificare un pregiudizio per la massa creditoria ovvero vengano posti in essere atti di straordinaria amministrazione; in quest'ottica, le attività di gestione dell'impresa funzionali alla realizzazione del piano concordatario possono considerarsi atti di ordinaria amministrazione, non potendo venire in rilievo il valore assoluto della singola operazione quale parametro di determinazione della natura dell'atto, bensì dovendosi bilanciare il valore dell'atto con il valore della produzione e considerare la teologia dell'atto alla realizzazione dell'interesse della massa dei creditori e la produzione finale di attività. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Rovigo, 24 Novembre 2015. Segue...
Concordato preventivo - Formulazione della proposta - Configurazione di un privilegio non previsto dalla legge - Diritto di veto sulle decisioni degli oneri della procedura - Esclusione
L'attuale normativa in tema di concordato preventivo non consente al proponente di configurare l'attribuzione ad un creditore di un privilegio su determinati beni che non sia espressamente previsto dalla legge.
Il proponente il concordato preventivo non può formulare un piano che preveda un diritto di veto sulle decisioni che potranno essere prese dagli organi della procedura. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 06 Maggio 2014. Segue...
Fallimento – Prededucibilità in tema di procedure concorsuali minori – Significato del controllo giudiziale dell’art. 182 quater – Autorizzazione scritta del G.D..
Il preventivo vaglio giudiziale richiesto dall’art. 182 quater, comma 4 (così come il comma 2), va considerato come l’avamposto della ratio della disposizione di cui all’art. 167, comma 2, che subordina l’efficacia di una serie di atti, e in generale di tutti quelli eccedenti l’ordinaria amministrazione, all’autorizzazione scritta del giudice delegato. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Terni, 13 Giugno 2011. Segue...
Concordato preventivo - Ammissione - Effetti - Disciplina ex art. 2914 cod. civ. - Applicabilità - Esclusione - Applicazione limitatamente al concordato con cessione di beni - Ammissibilità - Esclusione - Fondamento
Ai fini dell'inapplicabilità, in tema di concordato preventivo, della disposizione di cui all'art. 2914 cod. civ. non acquisisce rilievo la distinzione fra concordato preventivo con cessione di beni e concordato preventivo remissorio solutorio. Ogni possibilità di applicazione della disposizione suddetta è infatti, anche nel caso di concordato preventivo con cessione di beni, resistita dalla circostanza per cui la equiparazione al pignoramento in essa disposizione delineata ha ragione di essere, ai sensi degli artt. 54, terzo comma e 45 della legge fallimentare, solo per il fallimento e non per il concordato preventivo, la cui funzione, in entrambe le fattispecie sopra richiamate, è profondamente diversa da quella del fallimento, non potendosi, dalla presenza di elementi comuni quali quelli del divieto di esercizio di azioni esecutive individuali e della insensibilità del patrimonio assoggettato al procedimento rispetto ad ogni nuova obbligazione, desumersi identità di disciplina anche con riguardo alla disciplina di cui all'art. 2914 cit. In ogni caso una diversità di disciplina sul punto non potrebbe desumersi dalla differenza di struttura delle due su richiamate forme di concordato preventivo, posto che il concordato con cessione di beni si connota semplicemente per i profili della liberazione del debitore in termini più ampi ( art. 186 della legge fallimentare ) e della indeterminatezza della percentuale assicurata ai creditori chirografari. Non a caso - del resto - in entrambe le suddette forme il debitore conserva l'amministrazione del patrimonio in quanto titolare dell'impresa che resta in esercizio, nonché la legittimazione a compiere atti di amministrazione, senza distinzione, in termini di efficacia, tra quelli anteriori alla proposta di concordato e quelli successivi. Ne consegue che, salve la presenza della direzione del giudice delegato e della vigilanza del commissario giudiziale, e l'esigenza dell'autorizzazione del primo per gli atti eccedenti l'ordinaria amministrazione ( senza la quale essi sono inefficaci ed idonei a produrre la dichiarazione di fallimento ai sensi dell'art. 173 della legge fallimentare), i limiti alla generale opponibilità, ai creditori, degli atti compiuti sul patrimonio sono solo quelli previsti dalla legge, e - cioè - dagli artt. 167 e 168 della legge fallimentare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 01 Giugno 1999. Segue...