Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2009/07/novita-fiscali-del-7-luglio-2009-mancata-presentazione-del-modello-f24-con-saldo-zero-grande-dstribuzione-e.html
Timestamp: 2018-05-28 09:48:24+00:00
Document Index: 125231375

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 37', 'art. 34', 'art. 73', 'sentenza ', 'art. 73', 'art. 70', 'art. 118', 'art. 172', 'art. 178', 'art. 179', 'art. 178', 'art. 178']

Novità fiscali del 7 luglio 2009: mancata presentazione del modello F24 con saldo zero; grande dstribuzione e presentazione dei corrispettivi giornalieri; liquidazione dell’IVA di gruppo per società consortili; in UNICO gli yacht acquistati e detenuti all’estero; nuove regole per l’esenzione dall’IVA all’importazione; nuovi aspetti fiscali della fusione; imprenditori agricoli che producono e cedono energia elettrica
1) Grande Distribuzione: Presentazione dei corrispettivi giornalieri
2) Mancata presentazione del modello F24 con saldo zero
3) Imposta di successione: Aree destinate ad impianti sportivi ed attrezzature pubbliche
4) Liquidazione dell’IVA di gruppo per società consortili possibile
5) Rilevazione nella dichiarazione dei redditi di yacht acquistati e detenuti all’estero
6) Aliquota IVA applicabile alle cessioni di smoothies
7) Evasione fiscale: Nuove regole per l’esenzione dall’IVA all’importazione
8) Fusione infragruppo tra due società senza aspetti elusivi
9) Fusione tra società residenti in altri Stati membri dell’UE: Trattamento fiscale delle stabili organizzazioni in Italia
10) Imprenditori agricoli che producono e cedono energia elettrica nonché carburanti e prodotti chimici: Aspetti fiscali
Dal 01.07.2009 i soggetti che operano nella grande distribuzione organizzata possono possibile inviare i file contenenti le comunicazione dei corrispettivi giornalieri.
Le comunicazioni devono essere predisposte secondo il nuovo tracciato allegato al Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 12.03.2009 che ha sostituito il precedente Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate dell’8 luglio 2005.
Le principali novità introdotte dal neo Provvedimento hanno riguardato:
– La gestione della identificazione dei punti vendita;
– il periodo di riferimento della comunicazione;
– il lasso di tempo a disposizione per la trasmissione.
Inoltre, le informazioni relative ai corrispettivi devono essere;
– suddivise per aliquote IVA applicata:
– riferite ad un periodo di osservazione a cadenza mensile;
– trasmesse entro il 15 del mese successivo a quello di riferimento.
L’ordinamento e la contiguità temporale delle comunicazioni mensili sono verificate sui sistemi centrali: eventuali incongruenze costituiscono motivo di scarto della comunicazione.
Nei casi di trasmissioni errate o incomplete viene previsto l’invio sostitutivo da effettuarsi seguendo le indicazioni riportate nelle specifiche tecniche.
Gli esercenti che decidono di aderire alla trasmissione telematica dei corrispettivi dopo il 01.06.2009 dovranno predisporre le comunicazioni dell’intero periodo di imposta, seguendo le nuove disposizioni.
Mentre, le comunicazioni settimanali, predisposte secondo il tracciato del precedente provvedimento, sono accettate per periodi di riferimento che precedono il 01.06.2009.
Inoltre. nella sezione “Software” del sito telematico delle Entrate è disponibile, sia per l’ambiente Windows che per l’ambiente MAC, la versione dell’applicazione (Entratel/File Internet) che consente la gestione di tali documenti.
La trasmissione telematica dei dati relativi all’ammontare complessivo dei corrispettivi giornalieri delle cessioni di beni e delle prestazioni di servizi di cui agli artt. 2 e 3 del D.P.R. n. 633/1972 viene consentita sia alle imprese della grande distribuzione commerciale che a quelle di servizi, i cui punti vendita hanno le caratteristiche definite dall’art. 1, comma 430, della Legge 30.12.2004, n. 311 (ossia che hanno strutture con superficie superiore ai 150 metri quadrati, se operanti nei comuni con meno di 10mila abitanti, ovvero con superficie superiore a 250 metri quadrati, se operanti nei comuni con popolazione superiore ai 10mila abitanti).
Tali soggetti hanno la facoltà di optare per la trasmissione telematica dei corrispettivi con le modalità individuate dal suddetto Provvedimento del direttore dell’agenzia delle Entrate del 12.03.2009.
Si ricorda che con l’abrogazione dei commi da 33 a 37-ter dell’art. 37 del D.L. n. 223/2006 è caduto l’obbligo sia dell’invio telematico dei corrispettivi giornalieri da parte delle imprese della grande distribuzione e del commercio al minuto e attività assimilate sia il correlato obbligo di immettere in commercio esclusivamente misuratori fiscali idonei alla trasmissione telematica.
Tempistica degli invii
Entro il 15° giorno lavorativo successivo al mese di riferimento
(Agenzia delle Entrate, servizi telematici, nota del 01.07.2009)
I contribuenti che effettuano una compensazione devono sempre presentare il modello F24, anche quando è a saldo.
Ciò poiché il modello F24 consente a tutti gli Enti di venire a conoscenza dei versamenti e delle compensazioni operate e consente all’Agenzia delle Entrate di attribuire le somme spettanti a ciascuno.
Secondo l’Agenzia delle Entrate (annuario del contribuente di luglio 2009), per regolarizzare la mancata presentazione del mod. F24 con saldo zero occorre:
– presentare il modello F24, entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa all’anno in cui è stata commessa la violazione;
– versare una sanzione ridotta, pari a:
– 5 euro (1/10 di 51 euro) se il ritardo non è superiore a 5 giorni lavorativi;
– 15 euro (1/10 di 154 euro) se il modello è presentato entro un anno.
Imposta, interessi (commisurati all’imposta e al tasso legale calcolati giorno per giorno), sanzione 2,5% (se entro 30 gg.) o 3% (entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa all’anno in cui è stata commessa la violazione)
Errori formali (che non incidono sulla determinazione della base imponibile, dell’imposta, sul pagamento del tributo e che comunque non ostacolano l’attività di accertamento) relativi al contenuto della dichiarazione
Errori ed omissioni che incidono sulla determinazione della base imponibile, dell’imposta, sul pagamento del tributo e che comunque non ostacolano l’attività di accertamento
A. Errori rilevabili in sede di applicazione degli artt. 36 bis e 36 ter D.P.R. 600/73 che hanno determinato un minor versamento, diversi da quelli indicati al primo rigo
Imposta o minor credito, interessi, sanzione 3% (1/10 della sanzione ordinaria del 30%); la regolarizzazione deve avvenire entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa all’anno nel corso del quale è stata commessa l’infrazione che si intende sanare
B. Errori rilevabili in sede di accertamento (omessa e/o errata indicazione di redditi) che hanno determinato un minor versamento, e/o un maggior credito
Imposta o minor credito, interessi, sanzione 10%; la regolarizzazione deve avvenire entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa all’anno nel corso del quale è stata commessa l’infrazione che si intende sanare
Omessa presentazione nei termini della dichiarazione
Sono considerate valide le dichiarazioni presentate entro 90 giorni dalla scadenza del termine
Entro 90 giorni con il pagamento di una sanzione di 21 euro, ferma restando l’applicazione delle sanzioni relative alle eventuali violazioni riguardanti il pagamento delle imposte, se non regolarizzate secondo le modalità illustrate al primo rigo
In relazione al cd. “criterio di valutazione automatica” per l’imposta sulle successioni e donazioni, il valore degli immobili non viene sottoposto a rettifica da parte del fisco se la rendita catastale dichiarata non sia inferiore, per i terreni, a 75 volte il reddito dominicale risultante in catasto e, per i fabbricati, a 100 volte il reddito risultante al catasto.
Tuttavia, tale limite viene escluso nel caso in cui gli strumenti urbanistici prevedono la destinazione edificatoria dell’area.
In particolare, secondo l’Agenzia delle Entrate (risoluzione n. 170/E del 03.07.2009) anche se, di regola, le aree rientranti tra quelle destinate ad impianti ed attrezzature pubbliche di interesse generale non sono qualificate edificatorie, esse possono essere definite tali qualora il vincolo di inedificabilità, in presenza di determinate condizioni, possa essere superato.
Tali condizioni si estrinsecano nella possibilità di attuare interventi edificatori ad opera dei privati.
Pertanto, qualora l’area non sia effettivamente destinata ad uso esclusivamente pubblicistico e, conseguentemente, siano possibili iniziative edificatorie private o promiscue, l’edificabilità del suolo non può essere esclusa in modo assoluto.
In definitiva, la nozione di “edificabilità” di un’area elaborata dalla giurisprudenza di legittimità può essere assunta a parametro per l’individuazione del corretto trattamento tributario dell’area e, per conseguenza, anche per l’applicazione dell’art. 34, comma 5, del D.Lgs. n. 346/1990.
E’ possibile la procedura di liquidazione dell’Iva di gruppo per la società consortile costituita come società per azioni (S.p.A.), società a responsabilità limitata (S.r.l.) o società in accomandita per azioni (S.A.p.A.).
Tale possibilità è stata confermata dall’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 171/E del 03.07.2009, che consente alla società con scopo consortile, di accedere al particolare metodo di liquidazione dell’Iva, nel quale le società controllanti e controllate appartenenti a un gruppo possono compensare, al loro interno, crediti e debiti.
Purché siano rispettati tutti gli altri requisiti previsti dalla disciplina in materia (art. 73, ultimo comma, del D.P.R. n. 633/72).
Già precedentemente, l’Agenzia delle Entrate aveva riconsiderato l’opportunità di ammettere alla liquidazione di gruppo anche le società di capitali consortili. In particolare, con la risoluzione n. 52/E del 2007, che, a supporto della nuova impostazione, cita anche la sentenza della Corte di cassazione n. 18113/2003.
Posto che la natura consortile attiene alla causa dell’oggetto sociale, e non alla forma giuridica prescelta, secondo l’Agenzia, il presupposto soggettivo previsto dall’art. 73 del D.P.R. n. 633/72 viene soddisfatto dalla costituzione in forma di società di capitali dei soggetti coinvolti nella liquidazione dell’Iva di gruppo.
In definitiva, una volta rispettati tutti gli altri requisiti indicati dalla norma, la società consortile, costituita come S.p.A., S.r.l. o S.A.p.A., è ammessa alla particolare procedura.
Lo yacht acquistato e detenuto all’estero deve essere indicato nella dichiarazione dei redditi se è suscettibile di produrre reddito imponibile in Italia, mentre va sempre dichiarato se il bene è immesso in un regime d’impresa.
Lo ha precisato l’Agenzia delle Entrate, che con la risoluzione n. 172/E del 03.07.2009 si è occupata del caso, precisando che in genere, ai fini del “monitoraggio fiscale”, vanno riportati nel modulo RW di Unico gli investimenti all’estero e le attività estere di natura finanziaria detenuti da persone fisiche, enti non commerciali e società semplici residenti in Italia, se potenzialmente in grado di produrre redditi tassabili nel nostro Paese.
Ciò a prescindere dal fatto che, nel periodo di riferimento, tali redditi siano stati effettivamente conseguiti.
Parimenti, deve essere dichiarato l’ammontare delle somme trasferite in relazione agli investimenti e alle attività finanziarie all’estero.
Pertanto, non sussiste obbligo di dichiarare l’investimento se questo non è suscettibile di produrre reddito in Italia.
Beni come gli immobili e le imbarcazioni sono suscettibili di produrre redditi imponibili in Italia non in astratto, ma in relazione al loro sfruttamento economico, ad esempio se ceduti in uso a terzi.
In tale circostanza, deve essere compilata la sezione II del modulo RW.
Nella sezione III vanno, invece, indicate le somme trasferite per l’acquisto e la gestione dei beni.
Ad esempio, non devono essere indicati nel modulo RW gli immobili non locati e tenuti a disposizione del contribuente in un Paese che non li assoggetta a tassazione ai fini delle imposte sui redditi giacché essi non sono imponibili neanche in Italia ai sensi dell’art. 70, comma 2 del TUIR.
In tal caso il modulo RW deve essere compilato solo in presenza di comportamenti del contribuente suscettibili di produrre un reddito imponibile in
– aver dato l’immobile in affitto (con conseguente obbligo di dichiarazione del
reddito nel quadro RL);
– aver ceduto l’immobile a titolo oneroso realizzando plusvalenze imponibili.
Nel caso di specie poiché lo yacht non è assimilabile ad un’attività finanziaria suscettibile in astratto di produrre redditi imponibili in Italia, ma ad un investimento all’estero che, al pari degli immobili, è suscettibile di produrre redditi imponibili in Italia connessi allo sfruttamento economico dello yacht ceduto in uso a terzi, va compilato il modulo RW, sezione seconda.
Sulla cessione di smoothies, bevande ottenute mescolando purea, frullati e succo di frutta, si applica l’Iva nella misura ridotta del 10%.
Ciò poiché tali prodotti non possono essere considerati “succhi di frutta”, benché destinati a essere bevuti, ma sono piuttosto classificati come “frutta”.
Il chiarimento è contenuto nella risoluzione n. 173/E del 06.07.2009, con la quale l’Agenzia delle Entrate ha fornito i chiarimenti di dettaglio riguardo all’aliquota applicabile alle cessioni di smoothies.
In particolare, è emerso che le Dogane, sulla base dell’analisi chimica fatta sui campioni, hanno ritenuto che i prodotti in questione non rientrano tra i “succhi di frutta, di ortaggi o legumi”, generalmente ottenuti dalla spremitura e sottoposti a trattamenti che li rendono liquidi sostanzialmente limpidi.
Gli smoothies devono, invece, essere considerati come “frutta e altre parti commestibili di piante, altrimenti preparate” poiché sono costituiti da miscugli di frutta con una quantità “evidente” di polpa non finemente suddivisa.
In definitiva, tali bevande rientrano tra i beni e servizi indicati nella tabella A, parte III, allegata al decreto Iva, e sono quindi soggette all’aliquota del 10%.
Ai fini dell’esenzione da Iva, l’importatore avrà l’obbligo di fornire, già al momento dell’importazione, i dati per l’identificazione dell’acquirente.
E’ quanto prevede la direttiva n. 2009/69/CE tra i nuovi adempimenti cautelativi finalizzati a contrastare l’evasione fiscale connessa alle importazioni.
Gli Stati membri dovranno mettere in vigore le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla presente direttiva con effetto al 01.01.2011.
(Direttiva Consiglio dell’Unione Europea del 25.06.2009, n. 2009/69/CE, pubblicata in G.U.U.E. del 04.07.2009, n. L175)
8) Fusione infragruppo tra due società che partecipano al medesimo consolidato, delle quali una possiede perdite fiscali pregresse al regime di tassazione consolidata
La circostanza che in conseguenza di un’operazione di fusione tra due società che fanno parte di un consolidato, l’utilizzo delle perdite fiscali pregresse all’esercizio dell’opzione per il regime di tassazione di gruppo si traduca in minori redditi da attribuire al consolidato stesso, non contrasta con l’art. 118, comma 2, del TUIR, che, in materia di tassazione consolidata, dispone che le perdite fiscali relative agli esercizi anteriori all’inizio della tassazione di gruppo possono essere utilizzate solo dalle società cui si riferiscono.
Nel caso di specie, atteso il rispetto delle condizioni previste dall’art. 172, comma 7, del TUIR, le perdite fiscali pregresse ante consolidato saranno utilizzate esclusivamente dall’incorporante in compensazione dei redditi conseguiti dalla medesima, ancorché per effetto della fusione.
In tale circostanza, l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 174/E del 06.07.2009, non vede, pertanto l’aggiramento di alcun principio (o divieto) dell’ordinamento tributario in materia di utilizzo delle perdite fiscali pregresse in ambito consolidato.
Infine, per quanto concerne le ragioni economiche addotte dal contribuente istante le stesse rispondono ad effettive esigenze riorganizzative del gruppo, atteso che la fusione rientra in un più ampio e complesso piano di ristrutturazione aziendale mirante a razionalizzare la struttura societaria del gruppo a livello mondiale.
Pertanto, l’operazione non presenta aspetti elusivi dal momento che non si è ravvisata alcuna indebita compensazione intersoggettiva di utili e perdite né l’aggiramento delle norme sul consolidato fiscale.
In presenza di un’operazione rientrante nell’ambito applicativo dell’art. 178, comma 1, lettera d), del TUIR, lo scioglimento di una stabile organizzazione non comporta realizzo di plusvalenze se i componenti del complesso aziendale confluiscono in un’altra stabile organizzazione.
Anche il requisito sostanziale dell’attuazione dell’operazione di fusione per incorporazione con le modalità dello scioglimento senza liquidazione è stato ritenuto realizzato.
In particolare, l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 175/E del 06.07.2009, che esaminato il caso della fusione tra società residenti in altri Stati membri dell’UE ai sensi della direttiva n. 90/434/CEE e relativo trattamento fiscale delle stabili organizzazioni in Italia, ha precisato che la sussistenza dei previsti requisiti comporta che, nel caso di specie, si applica il principio di neutralità e di continuità dei valori fiscali sancito dal TUIR in materia di fusioni nei limiti in cui, allo scioglimento di una stabile organizzazione, segua la confluenza del suo patrimonio in quella costituita dall’incorporante prima della fusione.
Pertanto, ai sensi del comma 6 dell’art. 179, del TUIR, si considerano realizzati al valore normale i componenti dell’azienda o del complesso aziendale che abbiano formato oggetto delle operazioni di cui alla lettera d), del comma 1, dell’art. 178, del TUIR, non confluiti in seguito a tali operazioni in una stabile organizzazione situata nel territorio dello Stato, così come i componenti conferiti a quest’ultima che dopo l’operazione ne vengano distolti.
Neutralità fiscale a condizione che i componenti transitino in una stabile organizzazione italiana della incorporante
In sostanza, secondo le Entrate, se una fusione tra società residenti in altri Stati Ue aventi stabili organizzazioni in Italia risponde ai requisiti di cui alla direttiva 90/434/Ce, si applica l’art. 178, comma 1, lettera d), del Tuir, per cui lo scioglimento della stabile organizzazione italiana dell’incorporata e la confluenza dei componenti del suo complesso aziendale nella stabile organizzazione italiana dell’incorporante non determina realizzo di plusvalenze.
Particolari incentivi fiscali per gli imprenditori agricoli che producono energia elettrica, calore, carburanti e prodotti chimici.
L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 32/E del 06.07.2009, si è occupata del trattamento tributario (peraltro, sintetizzato dal comunicato stampa sempre del 06.07.2009) da applicare a queste attività, alla tariffa incentivante percepita dai produttori di energia fotovoltaica ed ai certificati verdi.
Le novità sono state introdotte dalla Finanziaria 2006 e da una serie di interventi normativi successivi che hanno ampliato la categoria delle attività agricole connesse, includendo da un lato la generazione e cessione di energia elettrica e calorica da fonti agroforestali e fotovoltaiche e dall’altro la produzione di carburanti e prodotti chimici ottenuti da sostanze vegetali.
Tali attività “amiche dell’ambiente” sono considerate produttive di reddito agrario e non d’impresa e, quindi, tassate su base catastale anziché analitica. Un’agevolazione riconosciuta alle attività agricole connesse quando vengono svolte utilizzando prevalentemente beni derivanti dallo svolgimento delle attività agricole principali.
Fisco per il fotovoltaico
Un’eccezione a questa disposizione è rappresentata dalla produzione di energia attraverso pannelli fotovoltaici, che trasformano le radiazioni solari in elettricità o calore senza ricorrere all’uso di prodotti derivanti dalla coltivazione della terra, del bosco o dall’allevamento di animali.
In questo caso, si é di fronte a un’attività agricola connessa di natura atipica che ha reso necessario l’individuazione di criteri alternativi i quali consentono comunque di ricollegare tale attività a quella tipicamente agricola.
I parametri entro i quali considerare la produzione di energia fotovoltaica attività connessa e dunque produttiva di reddito agrario sono stati individuati dal ministero per le politiche agricole e forestali (Mipaaf).
Focus sulla tariffa incentivante
Dal rispetto di questi limiti dipende anche la disciplina fiscale della tariffa incentivante erogata dal gestore elettrico agli agricoltori che producono elettricità col sistema fotovoltaico.
Il punto sui certificati verdi
La circolare ha spiegato anche il trattamento tributario dei cosiddetti certificati verdi, titoli emessi dal gestore elettrico per certificare la qualità e quantità di energia generata da fonti rinnovabili, negoziabili in un apposito mercato elettrico.
Questi titoli sono considerati beni immateriali strumentali così come, per esempio, le licenze e le concessioni.
Per conseguenza, il loro trasferimento sconta l’Iva con aliquota ordinaria.
Per quanto riguarda, invece, le imposte dirette, gli introiti derivanti dalla cessione dei certificati verdi possono rientrare nel reddito calcolato su base catastale o essere considerati plusvalenze a seconda che il produttore agricolo sia titolare o meno di reddito agrario.
Iva e Irap sulle cessioni di energia
Nell’ultimo capitolo la circolare precisa, infine, l’inquadramento ai fini Iva e Irap delle cessioni di elettricità da fonti verdi effettuate dagli agricoltori.
In particolare, queste vendite sono imponibili a Iva con aliquota ridotta al 10% e versano l’Irap nella misura dell’1,9% per la parte di reddito determinata catastalmente e del 3,9% per la parte di reddito relativo alla produzione e cessione di energia eccedente i parametri prestabiliti.