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Timestamp: 2020-01-21 21:24:54+00:00
Document Index: 116781767

Matched Legal Cases: ['art. 18', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 360', 'art. 112', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 360', 'art. 384', 'art. 360', 'art. 4', 'art. 115', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 24', 'art. 112', 'art. 132', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 18', 'art. 5', 'art. 18', 'art. 360', 'art. 54', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 5', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 13', 'sentenza ']

CORTE DI CASSAZIONE - Sentenza 17 ottobre 2019, n. 26460 - In tema di licenziamento per giustificato motivo oggettivo, la verifica del requisito della "manifesta insussistenza del fatto posto a base del licenziamento" previsto dall'art. 18 comma 7 St. Lav. concerne entrambi i presupposti di legittimità del recesso e, quindi, sia le ragioni inerenti all'attività produttiva, all'organizzazione del lavoro e al regolare funzionamento di essa sia l'impossibilità di ricollocare altrove il lavoratore (cd. "repechage"), fermo l'onere della prova che grava sul datore di lavoro - Studio Cerbone
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CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 17 ottobre 2019, n. 26460
Licenziamento per giusta causa – Impossibilità della ricollocazione nel precedente luogo di lavoro – Accertamento – Idoneo riscontro probatorio all’ottemperanza sull’obbligo di repechage
1. In data 30 aprile 2014 la D.S. srl intimava il licenziamento per giusta causa ad E.L., dipendente con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato dall’1.11.2012 con mansioni di pulitrice ed inquadramento nel 2° livello del CCNL per le imprese di pulimento, servizi integrati e multiservizi e con orario part-time, ed assegnata all’appalto delle pulizie del locali dell’Ente Committente 31° Stormo dell’Aeronautica Militare, per fatti accaduti il 10.4.2014, quando erano caduti dalla tromba delle scale del Reparto “Alloggi Ufficiali”, presso cui prestava servizio, un ventilatore, un telefono ed un appendiabiti.
6. Il Tribunale di Roma, adito in sede di opposizione, dichiarava invece risolto il rapporto dalla data di licenziamento e condannava la società al pagamento di 18 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto, oltre accessori; rigettava, altresì, l’opposizione incidentale con la quale era stata chiesta la conferma dell’ordinanza con sostituzione/integrazione della motivazione nella parte in cui era stata omessa la declaratoria della natura discriminatoria o ritorsiva del licenziamento, con ordine di reintegrazione ex art. 18 legge n. 300 del 1970.
10. Ha resistito con controricorso la D.S. srl formulando ricorso incidentale sulla base di due motivi, cui ha resistito, a sua volta, con controricorso E.L., illustrato con memoria.
2. Con il primo motivo E.L. denunzia, ex art. 360 co. 1 n. 4 cpc, la violazione e falsa applicazione dell’art. 112 cpc ovvero l’omessa pronuncia, per non essersi la Corte territoriale pronunciata sulle questioni, oggetto del motivo di gravame, in ordine alla manifesta insussistenza del fatto circa l’assoluta impossibilità di collocare la lavoratrice presso la società.
3. Con il secondo motivo, in via subordinata, la ricorrente principale si duole, ex art. 360 co. 1 n. 4 cpc, della violazione degli artt. 132 cpc e 118 disp. att. cpc perché, sulla suddetta questione, quand’anche si fosse voluto ritenere che la Corte di merito si era pronunciata allorquando aveva precisato che la società non aveva fornito idoneo riscontro probatorio all’ottemperanza sull’obbligo di repechage su di essa gravante, tuttavia la relativa motivazione era solo apparente e non in grado di consentire la ratio decidendi seguita dal giudice.
4. Con il terzo motivo, in via ulteriormente subordinata, ex art. 360 co. 1 n. 3 cpc, si censura la violazione e falsa applicazione dell’art. 18 comma 7 legge n. 300 del 1970 perché, nell’ipotesi in cui non si fossero rilevati i vizi sopra denunziati, la Corte di appello comunque aveva errato nell’applicazione della norma di cui all’art. 18 co. 7 legge n. 300 del 1970 in quanto non aveva considerato che l’impossibilità di ricollocazione del lavoratore nel posto ritenuto soppresso rappresentava una imprescindibile condizione di fatto che legittimava il licenziamento con la conseguenza che la tutela applicabile era quella reintegratoria, sia pure attenuata.
5. Con il quarto motivo la E. lamenta, ex art. 360 co. 1 n. 5 cpc, l’omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti, costituito dalla inesistenza della causale addotta del licenziamento in contestazione, ingiustificato per carenza di veridicità e per pretestuosità della causale stessa, essendo state dimostrate la stipulazione di nuovi contratti di appalto e l’assunzione di nuovi dipendenti.
6. La E. conclude chiedendo una pronuncia ex art. 384 cpc, non essendo necessari ulteriori accertamenti in fatto.
7. Con il primo motivo del ricorso incidentale la società denunzia l’omesso esame di un punto decisivo della controversia e conseguente vizio di omessa motivazione, in relazione all’art. 360 co. 1 n. 5 cpc, per non avere la Corte territoriale, nella risoluzione della questione afferente la dedotta impossibilità del “repechage”, esaminato il fatto storico dell’acquisizione di appalti ad opera della società D.S. srl esclusivamente attraverso il meccanismo di salvaguardia dell’occupazione disciplinato dall’art. 4 del CCNL Multiservizi, tale da determinare “l’inesistenza di posti vacanti ove reimpiegare le risorse provenienti da altre commesse”: fatto la cui esistenza risultava dal testo del reclamo proposto da essa società e che la E. non aveva inteso specificamente contestare determinandone, avuto riguardo alla disposizione di cui all’art. 115 cpc, la pacificità in causa.
8. Con il secondo motivo del ricorso incidentale si sostiene la violazione e falsa applicazione degli artt. 2697 cc e 24 Cost. e conseguente erroneità della sentenza in relazione all’art. 360 co. 1 n. 3 cpc, per non avere la Corte territoriale, nella risoluzione della questione afferente la dedotta impossibilità del repechage, considerato che la pretesa del lavoratore di ricollocazione lo oneri di introdurre nel processo fatti che ne costituiscono il fondamento, giacché, diversamente, l’esito del ragionamento sarebbe la violazione, oltre che dell’articolo 2697 cc, del diritto di difesa sancito dall’art. 24 Cost., posto che, sulla parte datoriale graverebbe l’onere di dedurre più di quanto dedotto dalla controparte al precipuo scopo di provare l’insussistenza di alternative occupazionali compatibili con la professionalità del dipendente licenziato.
10. La violazione del principio di corrispondenza tra il chiesto ed il pronunciato, fissato dall’art. 112 cpc, sussiste quando il giudice attribuisca, o neghi, ad alcuno dei contendenti un bene diverso da quello richiesto e non compreso, nemmeno virtualmente, nella domanda, oppure ponga a fondamento della decisione fatti e situazioni estranei alla materia del contendere, introducendo nel processo un titolo nuovo e diverso da quello enunciato dalla parte a sostegno della domanda (cfr. Cass. 17.1.2008 n. 906; Cass. 3.2.1999 n. 919).
11. Inoltre è sanzionabile con la nullità ex art. 132 n. 4 cpc e 118 disp. att cpc, a seguito della nuova formulazione dell’art. 360 co. 1 n. 5 cpc, solo la sentenza la cui motivazione non consenta la ricostruzione ed il controllo del procedimento logico-giuridico seguito dal giudice per giungere alla decisione, sicché solo la mancanza della motivazione stessa o la presenza di una puramente apparente o di una sua manifesta ed irriducibile contraddittorietà ovvero allorquando sia perplessa o incomprensibile (Cass. 12.10.2017 n. 23940; Cass. 25.9.2018 n. 22598) può dare luogo alla violazione delle suddette disposizioni.
12. Nella fattispecie i vizi denunciati non sussistono perché la Corte territoriale, con argomentazioni da cui è possibile evincere le ragioni della decisione, in ordine alla dedotta manifesta insussistenza del fatto sulla asserita impossibilità di collocare la lavoratrice presso la società, ha specificato che non era stata fornita sufficiente prova della possibilità di impiegare la E. in un altro posto di lavoro con mansioni equivalenti, chiarendone successivamente le cause.
16. Infatti, è stato affermato (Cass. 2.5.2018 n. 10435) che, in tema di licenziamento per giustificato motivo oggettivo, la verifica del requisito della “manifesta insussistenza del fatto posto a base del licenziamento” previsto dall’art. 18 comma 7 St. Lav., come novellato dalla legge n. 92 del 2012, concerne entrambi i presupposti di legittimità del recesso e, quindi, sia le ragioni inerenti all’attività produttiva, all’organizzazione del lavoro e al regolare funzionamento di essa sia l’impossibilità di ricollocare altrove il lavoratore (cd. “repechage”), fermo l’onere della prova che grava sul datore di lavoro ai sensi dell’art. 5 della legge n. 604 del 1966, la “manifesta insussistenza” va riferita ad una evidente, e facilmente verificabile sul piano probatorio, assenza dei suddetti presupposti, che consenta di apprezzare la chiara pretestuosità del recesso.
17. Inoltre, è stato specificato (Cass. 8.1.2019 n. 181) che l’insufficienza probatoria in ordine all’adempimento dell’obbligo di “repechage” non è sussumibile nell’alveo della manifesta insussistenza del fatto, contemplata dall’art. 18 comma 7 St. lav., nella formulazione, modificata dalla legge n. 92 del 2012, “ratione temporis” applicabile, che va riferita solo ad una evidente, e facilmente verificabile sul piano probatorio, assenza dei presupposti di legittimità del recesso, con la conseguenza che va applicata la tutela risarcitoria in assenza di una prova sufficiente dell’impossibilità di reperire una posizione lavorativa compatibile con la professionalità del lavoratore licenziato.
20. L’art. 360 co. 1 n. 5 epe, riformulato dall’art. 54 D.l. n. 83/2012 conv. in legge n. 134/2012, ha introdotto nell’ordinamento un vizio specifico denunciabile per cassazione, relativo all’omesso esame di un fatto storico, principale o secondario, la cui esistenza risulti dal testo della sentenza o dagli atti processuali, che abbia costituito oggetto di discussione tra le parti e abbia carattere decisivo (vale a dire che, se esaminato, avrebbe determinato un esito diverso della controversia (Cass. 29.10.2018 n. 27415; Cass. n. 8053/2014).
22. Ciò è sufficiente per escludere il dedotto vizio ex art. 360 co. 1 n. 5 come sopra delineato, essendo la questione in punto di fatto stata esaminata.
28. La mancanza di allegazioni del lavoratore circa l’inesistenza di una posizione disponibile può corroborare il quadro probatorio circa l’impossibilità di essere adibito altrove qualora tale impossibilità sia accertata attraverso presunzioni gravi, precise e concordanti (Cass. 23.5.2018 n. 12794), ma non sposta di certo il profilo dell’onere della prova del rispetto del relativo obbligo che grava pur sempre sul datore di lavoro in virtù del disposto dell’art. 5 della legge n. 604 del 1966.
32. Ai sensi dell’art. 13, comma 1 quater, del DPR n. 115/02, nel testo risultante dalla legge 24.12.2012 n. 228, deve provvedersi, ricorrendone i presupposti, sempre come da dispositivo, limitatamente alla società ricorrente incidentale.
Rigetta il ricorso principale e quello incidentale. Compensa tra le parti le spese del giudizio di legittimità. Ai sensi dell’art. 13, comma 1 quater, del DPR n. 115/02 dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente incidentale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso incidentale, a norma del comma 1 bis dello stesso art. 13.
Licenziamento ritorsivo onere della prova – Cassazione sentenza n. 14319 del 2013