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Timestamp: 2020-05-31 23:27:19+00:00
Document Index: 160661704

Matched Legal Cases: ['art. 74', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 11', 'sentenza ', 'art. 63', 'art.11', 'sentenza ', 'art. 1']

PUBBLICO IMPIEGO E RIPARTO DI GIURISDIZIONE
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Sul riparto di giurisdizione in materia di graduatorie ad esaurimento per il personale docente
T.A.R. Lazio, Roma, 24 gennaio 2012, n.804
Processo amministrativo - Pubblico impiego – Giurisdizione e competenza – Graduatorie ad esaurimento per il personale docente – Giurisdizione amministrativa – Non sussiste.
I provvedimenti concernenti le graduatorie finalizzate a fini assuntivi (e nel caso di specie le conseguenze per la mancata domanda di permanenza nella graduatoria) non assumono veste e qualificazione di atti di diritto pubblico espressione di esercizio di poteri organizzatori autoritativi ma di atti che non possono che restare compresi tra le determinazioni assunte con la capacità e i poteri del datore di lavoro privato di fronte ai quali sono configurabili solo diritti soggettivi, avendo la pretesa ad oggetto la conformità a legge degli atti di gestione della graduatoria utile per l’eventuale assunzione, affidati, perciò, alla cognizione del giudice ordinario.
Visto l’art. 74 c.p.a. che così dispone “Nel caso in cui si ravvisi la manifesta fondatezza ovvero la manifesta irricevibilità, inammissibilità, improcedibilità o infondatezza del ricorso, il giudice decide con sentenza in forma semplificata” e che, quanto alla motivazione essa può consistere, “se del caso a un precedente conforme”;
Considerato che tali precedenti sono da individuarsi nella decisione della Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato n. 11 del 4 luglio 2011 (che ha definitivamente risolto il contrasto giurisprudenziale esistente in subiecta materia anche alle luce dei dubbi evidenziati al riguardo dal giudice Costituzionale con decisione 9 febbraio 2011 n. 41) uniformatasi al recente orientamento del giudice della giurisdizione ex sentenza Cassazione Sezioni Unite Civili n. 22805 del 12 ottobre 2010;
Tenuto conto che la suindicata decisione della Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato n. 11 del 4 luglio 2011 ha definitivamente risolto il contrasto giurisprudenziale surrichiamato ed ha avuto modo di ribadire in via definitiva che:
- “la questione sottoposta … va decisa confermando la tesi della giurisdizione del giudice ordinario, per le ragioni … fondate sulla base della situazione giuridica protetta, della natura della attività esercitata dall’Amministrazione e della assenza, nella fattispecie, di una procedura concorsuale in senso stretto: si verte in tema di accertamento di diritti di docenti già iscritti e deve ritenersi esclusa la configurabilità di una procedura concorsuale …”.
“Infatti, da un lato, si tratta d i atti gestori, del datore di lavoro pubblico…; dall’altro lato, non è configurabile la procedura concorsuale diretta alla assunzione in un impiego pubblico, per la quale sola vale la regola residuale (e speciale) della giurisdizione del giudice amministrativo …“.
Preso atto che dal richiamato orientamento giurisprudenziale emerge chiaramente che i provvedimenti concernenti le graduatorie finalizzate a fini assuntivi (e nel caso di specie le conseguenze per la mancata domanda di permanenza nella graduatoria) non assumono veste e qualificazione di atti di diritto pubblico espressione di esercizio di poteri organizzatori autoritativi ma di atti “… che non possono che restare compresi tra le determinazioni assunte con la capacità e i poteri del datore di lavoro privato … di fronte ai quali sono configurabili solo diritti soggettivi, avendo la pretesa ad oggetto la conformità a legge degli atti di gestione della graduatoria utile per l’eventuale assunzione”.
Va quindi declinata la giurisdizione del giudice amministrativo in favore del giudice ordinario.
Alla dichiarazione di difetto di giurisdizione segue il rinvio della causa al giudice ordinario, con salvezza degli effetti sostanziali e processuali della domanda proposta davanti al giudice privo di giurisdizione, tenuto conto del disposto di cui all’art. 11 secondo comma del c.p.a. ex D.Lgs. 2/7/2010 n. 104 che “fa salvi gli effetti processuali e sostanziali della domanda se il processo è riproposto innanzi al giudice indicato nella pronuncia che declina la giurisdizione, entro il termine perentorio di tre mesi dal suo passaggio in giudicato”.
Con la statuizione in esame il Tribunale amministrativo regionale romano è tornato a pronunciarsi sulla questione inerente alla giurisdizione in materia di pubblico impiego, relativamente ai provvedimenti concernenti le graduatorie ad esaurimento a fini assuntivi per il personale docente ed educativo. (Si rileva anticipatamente che la presente statuizione ricalca in tutto e per tutto la sentenza n. 7657, del 9 settembre 2011, emanata dallo stesso T.A.R Lazio, Roma).
La questione sottoposta a giudizio trae origine dall’impugnazione del D.M. 42/09 recante l’aggiornamento delle graduatorie ad esaurimento per il personale docente ed educativo per il biennio 2009/2011, nella parte relativa alla disciplina e modalità procedimentali delle predette graduatorie.
Sotto l’aspetto sostanziale, vale la pena preliminarmente rilevare che, l’istituto delle graduatorie permanenti o ad esaurimento, è caratterizzato dalla formazione di un elenco di candidati idonei, periodicamente aggiornato, in assenza di ogni margine di discrezionalità in ordine alla valutazione dei titoli e l’utilizzazione dei soggetti ai fini dell’assunzione è soltanto eventuale.
L’istituto, che prevede la trasformazione delle graduatorie relative ai singoli concorsi in graduatoria permanente, è atto a realizzare una forma di coordinamento fra la permanente utilizzabilità, nel tempo, della lista dei possibili aspiranti docenti e il diverso momento nel quale ciascun aspirante acquisisce il diritto alla futura, eventuale assunzione, con la previsione della periodica integrazione della graduatoria con l'inserimento dei vincitori dell'ultimo concorso e l'aggiornamento contestuale delle posizioni dei vincitori in epoca precedente.
Quindi, a differenza delle ipotesi generali relative a graduatorie approvate in conclusione di una procedura concorsuale, che sono soggette ad una sorta di “cristallizzazione”, essendo possibile uno scorrimento solo nell’ipotesi di rinunce o di necessità di copertura di eventuali posti in pianta organica, resisi disponibili successivamente alla indizione, nei rigorosi limiti di tempo imposti dalla legge, le graduatorie per l’accesso, in generale, nei ruoli della scuola, non si consolidano mai, rimanendo costantemente mutevoli, dovendo le stesse, per previsione normativa espressa, essere periodicamente aggiornate.
La questione di diritto, relativa al caso in esame, riguarda il riparto di giurisdizione tra il giudice amministrativo e quello ordinario, in materia di accertamento della giusta posizione degli insegnanti nelle graduatorie che li riguardano. L’indagine è, quindi, rivolta a definire se suddetta materia possa considerarsi inclusa nella disciplina di cui all’art. 63, comma 4, del d.lgs. n.165 del 2001, che prevede l’ipotesi residuale della giurisdizione amministrativa, in tema di procedure concorsuali, in materia di pubblico impiego, materia per il resto interamente attribuita, in via generale, alla giurisdizione esclusiva del giudice ordinario. La norma appena menzionata stabilisce, infatti che “restano devolute alla giurisdizione del giudice amministrativo le controversie in materia di procedure concorsuali per l'assunzione dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni, nonché, in sede di giurisdizione esclusiva, le controversie relative ai rapporti di lavoro di cui all'articolo 3, ivi comprese quelle attinenti ai diritti patrimoniali connessi.”
Nel presente arresto il Collegio giudicante, considerato il ricorso conforme a giurisprudenza ormai consolidata, declina la giurisdizione a favore del giudice ordinario, rinviando la causa dinnanzi a quest’ultimo, facendo salvi gli effetti processuali e sostanziali della domanda ai sensi dell’art.11 c.p.a..
Con l’odierna annotazione si intende, pertanto, rapidamente ripercorrere il dibattito giurisprudenziale in materia che, nell’ultimo anno e mezzo, ha visto coinvolte le giurisdizioni superiori, e che, ad oggi, ha permesso al giudice a quo di declinare la giurisdizione.
Con la decisione n. 41, dello scorso febbraio 2011, ( e già in precedenza con la sentenza n.41 del 26 gennaio 2007) la Corte Costituzionale ha rinvenuto l’esistenza di un contrasto giurisprudenziale sulla tematica in esame.
La pronuncia n. 41 del 2001 trae origine da una questione di legittimità costituzionale sollevata relativamente all'art. 1, comma 4-ter, del d.l. 25 settembre 2009, n. 134 (aggiunto dalla legge di conversione 24 novembre 2009, n. 167 ed impugnato in riferimento agli artt. 3, 24, commi primo e secondo, 51, primo comma, 97, 113 e 117, primo comma, Cost.) nella parte in cui prevede che, in sede di aggiornamento per il biennio 2009-2011 delle graduatorie ad esaurimento, i docenti che chiedono il trasferimento in una provincia diversa da quella in cui risultano iscritti, sono collocati in coda alla relativa graduatoria, senza il riconoscimento del punteggio e della posizione attribuiti nella graduatoria di provenienza.
La pronuncia costituzionale rileva come le Supreme Corti si siano espresse in maniera difforme relativamente alla questione inerente il riparto di giurisdizione in materia (circostanza che, la Consulta Costituzionale assume, avrebbe precluso alla stessa una pronuncia di inammissibilità della questione, perché sollevata da un giudice privo di giurisdizione, dal momento che il relativo difetto per essere rilevabile in sede costituzionale deve emergere in modo macroscopico e manifesto).
Mentre da un canto, infatti, con le ordinanze n. 3398 e n. 3399 del 2008, le Sezioni Unite riconoscevano la giurisdizione del giudice ordinario a conoscere delle controversie relative all'impugnativa delle graduatorie permanenti o ad esaurimento del personale docente, dall’altro, invece, il Consiglio di Stato con la pronuncia n. 7617 del 2009, e già precedentemente con l’Adunanza Plenaria, n. 8 del 2007, aveva ritenuto sussistente, nei casi in questione, la giurisdizione del giudice amministrativo, sul presupposto che le questioni relative all’inserimento nelle graduatorie definitive scaturite da concorsi a pubblici impieghi concernono posizioni di interesse legittimo, dal momento che sono collocabili nella fase precedente alla costituzione del rapporto di lavoro.
A dirimere la questione è intervenuto recentemente il Consiglio di Stato con la pronuncia dell’Adunanza Plenaria n. 11, del luglio 2011.