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Timestamp: 2018-03-18 15:38:48+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 2697', 'art. 606', 'art. 2697', 'art. 602', 'art. 602', 'art. 602', 'sentenza ', 'art. 602']

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La contestazione in giudizio della data del testamento olografo e il riparto dell'onere della prova
Impugnazione del testamento olografo: modello
B. D., nominato erede in forza di un testamento olografo, ha proposto innanzi al Tribunale di Chiavari domanda di petizione ereditaria nei confronti di P. R. M., beneficiario di un testamento di data precedente. Il giudice adito ha accolto la domanda, dopo avere accertato l'autenticità dell'olografo su cui essa si fonda, ma la pronuncia è stata riformata in sede di appello sul presupposto che l'attore non aveva provato la posteriorità della data del testamento, contestata dalla controparte. Avverso la decisione propone ricorso per Cassazione il soccombente, denunciando, tra l'altro, con motivo accolto dalla Suprema Corte, la violazione del principio del riparto dell'onere della prova posto dall'art. 2697 c.c.
Il caso che forma oggetto della pronuncia in commento non concerne la falsità dell'olografia, cioè di un elemento essenziale del testamento la cui mancanza ne produce la nullità ai sensi dell'art. 606 c.c., bensì la veridicità della data dell'atto, cioè la verità intrinseca del contenuto documentale.
Chi assume o eccepisce (come nel caso di specie) la non veridicità della data e conseguentemente la nullità o l'inesistenza dell'atto dovrebbe darne dimostrazione secondo i principi generali e il normale riparto dell'onere della prova codificato dall'art. 2697 c.c., che non viene in discussione. E ciò in linea con un orientamento datato, ma incontroverso, della Suprema Corte, secondo cui l'onere della prova della non veridicità della data dell'olografo “è tutta a carico di chi l'assume perché il disconoscimento di tale data costituisce il presupposto indispensabile della domanda di annullamento o declaratoria di nullità del testamento stesso” (cfr. Cass. civ. 26 luglio 1969, n. 2830, in Giur. it., 1971, I, 1, 304). E in base al normale riparto dell'onere della prova, nel caso di coesistenza di due testamenti olografi, provata, da parte di chi l'assume, la non verità del datum di uno di essi, che rende ignoto il dies del testamento impugnato, e perciò inefficace la revoca del testamento con data incontroversa, spetterà poi a chi intende valersene dimostrare che la sua vera data – il dies – sia posteriore alla data non contestata dell'altro (cfr. Cass. civ. 27 giugno 1956, n. 2320).
Cassazione civile, sez. II, 22/09/2017, n. 22197
Conviene premettere che com'è noto, il testamento olografo dev'essere scritto per intero, datato e sottoscritto di mano dal testatore: è certo che la completa indicazione della data costituisce un requisito essenziale di forma del testamento olografo in quanto la mancanza di una data autografa comporta l'annullabilità del testamento per vizio di forma (ex multis, Cass. n. 7783/2001), mentre, ai sensi dell'art. 602 c.c., comma 3, la prova della - non verità" della data è ammessa, tra l'altro, quando, come nel caso in esame, si tratta della priorità di data tra più testamenti. Da tale disposizione si deduce che mentre la data falsa (a differenza, per quanto sopra evidenziato, della mancanza di data) non può ritenersi di per sè causa di invalidità del testamento, quale mero vizio di forma, l'azione di nullità diretta da accertare la falsità o, secondo la letterale enunciazione dell'art. 602 c.c., la non verità della data - comportando detta falsità una violazione di diritto sostanziale - è invece esperibile quando vi sia un interesse giuridico a dedurla.
Orbene, nel caso di specie la Corte territoriale, con accertamento di fatto adeguatamente motivato, ha ritenuto provata l'autenticità del testamento olografo, in conformità a quanto accertato nella Ctu grafologica, per essere stata la scheda testamentaria interamente redatta e sottoscritta dal de cuius.
Il giudice di appello ha però affermato che la prova della verità della data del testamento, avendo ad oggetto uno dei fatti costitutivi del diritto vantato, cioè il possesso di un testamento autentico e posteriore a quello redatto in favore della controparte, gravava sull'odierna ricorrente, che aveva esercitato azione di petizione ereditaria nei confronti di P.R.M., nominata erede in forza di testamento olografo anteriore. Tale statuizione non è condivisibile, in quanto appare contraria ai principi generali in materia di riparto dell'onere della prova.
Una volta accertata l'autenticità del testamento infatti, l'onere di provare la falsità o l'errore materiale dello stesso non può che gravare sulla parte che a tale pronuncia abbia un interesse giuridicamente rilevante a dedurla e farla valere in giudizio.
In tale senso, del resto, la stessa formulazione letterale dell'art. 602 c.c., che ponendo la prova della non verità, sembra implicare una presunzione di verità della data indicata dal de cuius nel testamento olografo, salva appunto la prova contraria (prova della non verità).
Tale soluzione appare conforme al recente arresto delle Ss.Uu. di questa Corte, secondo cui la parte che contesti l'autenticità del testamento olografo deve proporre domanda di accertamento negativo della provenienza della scrittura e grava su di lui l'onere della relativa prova, secondo i principi generali dettati in tema di accertamento negativo, sul presupposto che il testamento olografo sia un atto innegabilmente caratterizzato da una sua intrinseca forza dimostrativa (Cass. Ss.Uu. n.12307/2015).
Da ciò discende che anche l'onere di dimostrare la "non verità" della data indicata dal de cuius nel testamento deve ritenersi posto a carico di colui che detta data contesti, anche nel caso in cui, come sembra ipotizzare la Corte territoriale, la difformità sia dovuta ad errore materiale del testatore, che, come nel caso di specie, non risulti da elementi intrinseci della scheda testamentaria.
Ed invero, come questa Corte ha già affermato, l'indicazione erronea della data nel testamento olografo, dovuta ad errore materiale del testatore per distrazione, ignoranza od altra causa, può essere rettificata dal giudice, solo, tuttavia, avvalendosi di altri elementi intrinseci della scheda testamentaria, cosi da rispettare il requisito essenziale della autografia dell'atto (Cass. 1374/1964 e 10613/2016).
L'accoglimento di tale motivo, che investe lo stesso criterio di riparto dell'onere della prova, inficiando la complessiva valutazione del materiale istruttorio da parte del giudice di appello, assorbe l'esame del secondo motivo.
In accoglimento del ricorso la sentenza impugnata va dunque cassata con rinvio, per nuovo esame, ad altra sezione della Corte d'Appello di Genova, che si conformerà al seguente principio di diritto:
"La parte che contesti la verità della data indicata in un testamento olografo, in presenza di una delle ipotesi previste dall'art. 602 c.c., comma 3, deve proporre domanda di accertamento negativo di tale elemento essenziale del testamento e grava su di essa l'onere della relativa prova".
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