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Timestamp: 2018-11-17 09:56:07+00:00
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Art. 52 codice penale: Difesa legittima
Art. 52 codice penale: Difesa legittima (1)
Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di difendere (2) un diritto proprio od altrui (3) contro il pericolo attuale (4) di un’offesa ingiusta (5), sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa (6) (7).
b) i beni propri o altrui, quando non vi è desistenza e vi è pericolo d’aggressione (8).
La disposizione di cui al secondo comma si applica anche nel caso in cui il fatto sia avvenuto all’interno di ogni altro luogo ove venga esercitata un’attività commerciale, professionale o imprenditoriale (8).
Necessità di difendere: la reazione deve risultare, cioè, necessaria per salvare il diritto minacciato.
Diritto: nel caso di specie si fa riferimento ai diritti personali (vita, incolumità), ai diritti patrimoniali (proprietà), nonché ai diritti morali (onore, riservatezza).
Pericolo attuale: per pericolo si intende la probabilità di danno; attuale è il pericolo presente o incombente al momento del fatto, non futuro o già esaurito; tale è anche il pericolo perdurante, che si ha quando la lesione è in corso.
Offesa ingiusta: l’offesa può consistere anche in una minaccia o in una omissione (è il caso di Tizio che, ponendosi davanti alla porta, impedisce a Caio di entrarvi). L’ingiustizia si verifica allorquando l’offesa sia contra ius (cioè contraria a precetti dell’ordinamento giuridico) o non iure, cioè non deve essere espressamente autorizzata dall’ordinamento giuridico.
(1) I presupposti essenziali della legittima difesa sono costituiti da un’aggressione ingiusta e da una reazione legittima; mentre la prima deve concretarsi in un pericolo attuale di un’offesa che, se non neutralizzata tempestivamente, sfocia nella lesione del diritto, la seconda deve inerire alla necessità di difendersi, alla inevitabilità del pericolo ed alla proporzione tra difesa ed offesa (in tal senso, Cass. 9-4-2004, n. 16908).
(2) Ci si chiede se sia legittima la difesa di chi aveva la possibilità di evitare l’offesa con la fuga. Per la dottrina prevalente il problema va risolto in base al criterio del bilanciamento degli interessi per cui il soggetto non è tenuto a fuggire in tutti quei casi in cui la fuga esporrebbe beni suoi personali (es.: pericolo di infarto per il cardiopatico) o di terzi (es.: rischio di investire i passanti con una fuga in macchina) a lesioni uguali o superiori alla lesione che provocherebbe all’aggressore difendendosi. La giurisprudenza sul punto è oscillante; la Cassazione ha avuto modo di precisare che non è configurabile l’esimente della legittima difesa qualora l’agente abbia avuto la possibilità di allontanarsi dall’aggressore senza pregiudizio e senza disonore (Cass. 6-2-2003, n. 5697).
(3) Legittima, quindi, è anche la difesa di un diritto altrui (intendendosi per «altrui» anche uno sconosciuto), la cd. difesa altruistica.
(4) L’attualità del pericolo richiesta per la configurabilità della scriminante della legittima difesa implica un effettivo, preciso contegno del soggetto antagonista, prodromico di una determinata offesa ingiusta, la quale si prospetti come concreta e imminente, così da rendere necessaria l’immediata reazione difensiva, sicché resta estranea all’area di applicazione della scriminante ogni ipotesi di difesa preventiva o anticipata (in tal senso, Cass. 18-2-2010, n. 6591).
(5) Autore dell’aggressione deve essere un uomo oppure una cosa o un animale sottoposto alla sua vigilanza; può essere anche un soggetto immune o non imputabile.
(6) Secondo l’orientamento oggi prevalente, il giudizio di proporzione tra difesa e offesa va formulato non solo con riguardo al rapporto tra mezzi difensivi a disposizione dell’aggredito e mezzi offensivi, ma anche con riguardo alla proporzione tra male minacciato e male inflitto (espressione del principio del bilanciamento degli interessi).
(7) È configurabile una legittima difesa putativa, essa postula i medesimi presupposti di quella reale, con la sola differenza che la situazione di pericolo non esiste obiettivamente, ma è supposta erroneamente dall’agente a causa di un erroneo apprezzamento dei fatti.
(8) Di recente la medesima Corte ha, peraltro, puntualizzato che ai fini del riconoscimento della causa di giustificazione della legittima difesa, il requisito della necessità della difesa, anche a seguito delle modifiche apportate all’art. 52 c.p. dalla l. n. 59 del 2006, va inteso nel senso che la reazione deve essere, nelle circostanze della vicenda apprezzate «ex ante», l’unica possibile, non sostituibile con altra meno dannosa egualmente idonea alla tutela del diritto (Cass. 24-6-2008, n. 25653).
Per la dottrina prevalente la ratio giustificatrice della legittima difesa va ravvisata nel principio del cd. bilanciamento degli interessi, ed in particolare nella prevalenza dell’interesse di chi viene ingiustamente aggredito rispetto all’interesse dell’aggressore.
In tema di legittima difesa, la legge 13 febbraio 2006, n. 59, introducendo il comma secondo dell'art. 52 cod.pen., ha stabilito la presunzione della sussistenza del requisito della proporzione tra offesa e difesa, quando sia configurabile la violazione del domicilio dell'aggressore, ossia l'effettiva introduzione del soggetto nel domicilio altrui, contro la volontà di colui che è legittimato ad escluderne la presenza, ferma restando la necessità del concorso dei presupposti dell'attualità dell'offesa e della inevitabilità dell'uso delle armi come mezzo di difesa della propria o altrui incolumità. (Annulla con rinvio, Trib. lib. Catania, 02/06/2014 )
Cassazione penale sez. I 07 ottobre 2014 n. 50909
Va esclusa nella specie, relativa ad un omicidio a seguito di rissa, l'ipotesi della legittima difesa atteso che l'accoltellamento mortale aveva assunto carattere del tutto sproporzionato rispetto all'offesa, avendo l'agente usato un'arma letale per respingere un eventuale attacco portato a mani nude, cui avrebbe potuto nuovamente rispondere con la semplice forza fisica o far desistere, lasciando il luogo. Non vi era peraltro prova che l'imputato avesse mai corso pericolo di vita ovvero avesse potuto correre pericolo di vita a seguito delle percosse della parte offesa.
Cassazione penale sez. I 19 settembre 2014 n. 44976
La causa di giustificazione prevista dall'art. 52, comma 2, c.p., così come modificato dall'art. 1 l. 13 febbraio 2006 n. 59, presuppone che il soggetto che si introduce fraudolentemente nella dimora altrui agisca per insidiare l'altrui sfera domestica ovvero le persone che in essa si trovano (Nella fattispecie la Corte ha escluso la configurabilità della scriminante, giacché l'introduzione nell'abitazione dell'imputato era avvenuta non per aggredire quest'ultimo ma per soccorrere la di lui convivente, che stava per essere aggredita da uno degli altri occupanti la medesima abitazione). (Rigetta, Ass.App. Milano, 19/12/2012)
Integra una ipotesi di lesione la condotta dell'imputato che, per impedire alla propria socia di prendere visone della documentazione societaria contenuta all'interno di una borsa, ne afferra e distorce il braccio;; non può sussistere, nella specie, una ipotesi di legittima difesa, neanche putativa, perché in capo alla persona offesa doveva essere riconosciuto il del diritto di prendere cognizione della documentazione societaria.
Cassazione penale sez. V 29 maggio 2014 n. 32967
L'errore scusabile, nell'ambito della legittima difesa putativa, deve trovare un'adeguata giustificazione in qualche fatto che, sebbene malamente rappresentato o compreso, abbia la possibilità di determinare nell'agente la giustificata persuasione di trovarsi esposto al pericolo di un'offesa ingiusta (esclusa, nella specie, la sussistenza della legittima difesa. Un'auto, con a bordo le vittime, si era introdotta di notte nell'area antistante la masseria degli imputati, facendo delle manovre spericolate e suonando più volte il clacson, arrecando così molestie e disturbo. Gli imputati si erano messi alla guida del proprio veicolo e avevano inseguito la prima macchina, sparando con delle armi da fuoco numerosi colpi, alcuni dei quali avevano raggiunto le vittime).
Cassazione penale sez. I 26 marzo 2014 n. 28224
In tema di legittima difesa, le modifiche apportate all'art. 52 c.p. dalla l. 13 febbraio 2006 n. 59, anche nella formulazione della cosiddetta legittima difesa domiciliare, hanno riguardato solo il concetto di proporzionalità, fermi restando i presupposti dell'attualità dell'offesa e della inevitabilità dell'uso delle armi come mezzo di difesa della propria o dell'altrui incolumità. Di conseguenza, la reazione a difesa dei beni è legittima solo quando non vi sia desistenza e sussista un pericolo attuale per l'incolumità fisica dell'aggredito o di altri. (Nella specie, la Corte ha ritenuto corretto il ragionamento dei giudici di merito che, nel pronunciare condanna per il reato di omicidio volontario, avevano escluso l'esimente della legittima difesa, apprezzando che l'imputato aveva esploso i colpi attingendo mortalmente un soggetto che stava sottraendogli l'autovettura, in assenza delle condizioni per poter ravvisare un pericolo di aggressione, giacché il ladro e il complice si stavano allontanando).
Cassazione penale sez. I 25 febbraio 2014 n. 28802
La causa di giustificazione prevista dall'art. 52, comma 2, c.p., così come modificato dall'art. 1 l. 13 febbraio 2006 n. 59, non consente un'indiscriminata reazione nei confronti del soggetto che si introduca fraudolentemente nella dimora altrui ma presuppone un pericolo attuale per l'incolumità fisica dell'aggredito o di altri. (Fattispecie in cui la Corte ha escluso la configurabilità della scriminante per essersi l'aggressore introdotto non nell'abitazione ma in altro fabbricato in costruzione ad essa attiguo, sempre di proprietà dell'aggredito, dal quale, tuttavia, non sarebbe stato possibile raggiungere con immediatezza la casa di quest'ultimo). Rigetta, Ass.App. Napoli, 11/12/2012
Cassazione penale sez. IV 14 novembre 2013 n. 691
La causa di giustificazione prevista dall'art. 52, comma 2, c.p., così come modificato dall'art. 1 legge n. 59/2006, non consente un'indiscriminata reazione nei confronti del soggetto che si introduca fraudolentemente nella propria dimora, ma presuppone un attacco, nell'ambiente domestico, alla propria o altrui incolumità, o quanto meno un pericolo di aggressione (esclusa, nella specie, l'esimente de quo, atteso che l'imputato, dopo aver sentito dei rumori provocati dalla presenza di ladri sul solaio di un fabbricato in costruzione, a debita distanza dalla sua abitazione ed in assenza di alcun atteggiamento minaccioso, aveva cagionato la morte di uno di loro, esplodendo colpi di pistola).
Non può essere invocata la legittima difesa quando le circostanze del fatto - la presenza di una sentinella della gang avversaria lungo la via e il possesso di una pistola nelle mani dell'aggressore ormai in fuga - non sostanziano l'immediata concretezza di un pericolo attuale ai beni offendibili - nel caso, l'incolumità di un compagno della medesima gang, ormai lasciato a terra seppur sanguinolento dall'aggressore -. L'attualità del pericolo si verifica quando o l'azione offensiva è ancora in atto, e la difesa sia funzionale ad evitare l'ulteriore pregiudizio al bene offeso, oppure quando l'azione offensiva possieda i caratteri della imminenza, da intendersi in senso temporale e quantitativo. Quando, ossia, l'azione offensiva sta per giungere alla lesione del bene, tal che nessuna reazione contraria può essere posta in atto, che non ponendo in essere altro comportamento lesivo avverso l'aggressore.
Cassazione penale sez. I 23 maggio 2013 n. 29481
In tema di legittima difesa i requisiti richiesti dalla legge per l'esistenza della scriminante, reale o putativa, devono essere provati e non soltanto enunciati mediante il semplice onere di allegazione perché è impossibile pervenire ad una sentenza di assoluzione per insufficienza di prove sull'esistenza della causa di giustificazione (Nel caso di specie si trattava di reati di lesioni gravi e di minaccia grave commessi con l'uso di un bastone ove l'imputata non era riuscita a dimostrare che l'uso del bastone per le minacce e le lesioni fosse susseguente ad una precedente azione della persona offesa).
Tribunale La Spezia 07 maggio 2013 n. 368