Source: http://www.sceasrl.it/nesso-causale-tra-infortunio-sul-lavoro-e-patologia/
Timestamp: 2019-06-17 23:17:48+00:00
Document Index: 148401361

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 13', 'art. 74', 'art. 74', 'art. 131', 'art. 13']

S.C.E.A. Studio Consulenza Aziendale Srl
25 marzo 2019 Di Teleconsul Editore S.p.A.
In tema di infortuni sul lavoro e malattie professionali, benchè la disciplina del decreto legislativo n. 38/2000 si apllichi agli infortuni successivi alla sua entrata in vigore, condizione essenziale per la copertura assicurativa pubblica del danno biologico ad opera dell’Inail è il verificarsi dell’infortunio o della malattia professionale dopo il 9/8/2000, data di entrata in vigore del DM 12/7/2000.
Nel caso, la Corte d’appello accoglieva il ricorso di un lavoratore nei confronti dell’Inail contro la sentenza di primo grado con la quale i Giudici avevano respinto le sue domande tendenti all’attribuzione delle prestazioni INAIL in relazione alle conseguenze dell’infortunio sul lavoro, in ragione dell’esclusione del nesso causale tra patologia e infortunio. La medesima Corte accoglieva l’impugnazione ritenendo la sussistenza di tale nesso, e condannava l’INAIL al pagamento in favore del ricorrente dell’indennizzo in linea capitale, rapportato al danno biologico del 10 per cento.
Come ribadito più volte dalla Corte di Cassazione, “”In tema di infortuni sul lavoro e malattie professionali, il nuovo regime introdotto dall’art. 13 del d.lgs. n. 38 del 2000 al fine del riconoscimento dell’indennizzo in capitale del danno biologico per menomazioni superiori al 6 per cento sino al 16 per cento subito dal lavoratore si applica unicamente per i danni conseguenti ad infortuni sul lavoro e a malattie professionali verificatisi o denunciati successivamente all’entrata in vigore del d.m. 12 luglio 2000 recante le tabelle valutative del danno biologico. Ne consegue che, in caso di malattia (od infortunio) denunciata dall’interessato prima del 9 agosto 2000, la stessa deve essere valutata in termini d’incidenza sull’attitudine al lavoro del richiedente, ai sensi dell’art. 74 del d.P.R. n. 1124 del 1965, e può dar luogo ad una rendita per inabilità permanente solo in caso di riduzione di tale attitudine in misura superiore al 10 per cento”.
Pertanto, poiché nella fattispecie l’infortunio si è verificato nel 1999, la Corte d’appello avrebbe dovuto valutare il caso alla luce delle differenti disposizioni del T.U. n. 1124/1965 – ancora vigente all’epoca del predetto infortunio – il cui art. 74 prevedeva per il riconoscimento del diritto alla rendita un grado minimo di inabilità dell’11 per cento.
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