Source: http://davidesteccanella.postilla.it/2013/09/09/la-decadenza-severino-incostituzionale-e-perche-mai/
Timestamp: 2018-11-16 14:07:03+00:00
Document Index: 12017331

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 51', 'art. 65', 'art. 65', 'art. 51', 'art. 65', 'art. 51', 'art. 65', 'art. 65', 'art. 51', 'art. 65', 'art. 68', 'sentenza ', 'art. 48', 'sentenza ', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 48', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 65', 'art. 68', 'art. 51', 'art. 65', 'art. 51', 'art.11', 'art. 25', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 15', 'sentenza ', 'art. 51', 'art. 3', 'sentenza ']

La decadenza Severino incostituzionale? E perchè mai?
Postilla » Diritto » Il Blog di Davide Steccanella » Diritto pubblico e costituzionale » La decadenza Severino incostituzionale? E perchè mai?
Come era prevedibile l’interminabile saga paesana che coinvolge il fondatore del partito con cui da ben due esecutivi (e senza soluzione di continuo) il Pd governa non si placa neppure di fronte agli allarmi di una guerra e tiene banco su tutti i media, e trattandosi di vicenda sorta come noto da una sentenza e non già da fisiologici rovesci di natura politica, le questioni alla apparenza giuridica la fanno da padrone.
L’ultima querelle riguarda l’asserita illegittimità costituzionale della norma che impone la immediata decadenza al parlamentare colpito da condanna definitiva superiore agli anni due, una norma voluta e votata non più di qualche mesetto fa sostanzialmente dalla attuale maggioranza, seppur diversamente vestita, il che già rende tale singolare opinione di una parte della stessa ai limiti del paradosso.
Eppure, si legge di illustri giuristi che ne avrebbero individuato il costituzionale difetto nella, sempre si legge, inaccettabile irretroattività da sempre come noto insuperabile ossimoro al fondamento minimale del diritto penale.
Nel mio scarso rudimento dello studio della Suprema carta nostrana dei diritti e dei doveri fatico assai a cogliere non dico la non manifesta infondatezza ma persino la astratta congruità sistematica del citato appunto, risultandomi di solare evidenza che nulla c’entra con il diritto penale siffatto recente regolamento di esclusione.
Parmi ravvisarsi infatti una certa quale analogia con la previsione di esclusione dalle pubbliche gare per quelle imprese il cui rappresentante risulti giudizialmente censurato da condanne per taluni reati, previsione tranquillamente operante da anni, ed avverso la quale nessuno fino ad oggi ebbe a mai ridire alcunchè, e tanto meno sotto il profilo costituzionale, che nulla c’entra.
Peraltro non dovrebbe sfuggire anche la assoluta irrilevanza (oltre che la manifesta infondatezza) della questione proposta che non solo non pregiudica alcun giudiziale accertamento in corso, ma che appare, nei suoi effetti pratici, persino inutile e ripetitiva, stante la previsione della specifica ed omologa pena accessoria sulla quale dovrà solo riadeguarsi, da parte della Corte di Appello, la giusta durata, ma non certo la sua prossima operatività.
E’ di tutta evidenza quindi che stiamo parlando da giorni di una questione giuridicamente inesistente e sulla quale si sta giocando una partita tutta politica per trovare una soluzione a quel che è da tempo sfuggito di mano, magari al fine di sospendere una scomoda pronuncia della Giunta competente che tuttavia, essendo palesemente infondata la citata questione, sarebbe giuridicamente del tutto ingiustificata.
Chi scrive non è mai stato tenero con certe strumentalizzazioni di certi processi dall’ampia valenza politica ma mi fa specie che persone anche molto competenti si prestino a sostenere pubblicamente e con impegnativi termini giuridici, questioni che faticherebbero ad essere tollerate in sede di primo esame universitario.
Letture: 6861 | Commenti: 16 |
16 Commenti a “La decadenza Severino incostituzionale? E perchè mai?”
Scritto il 12-9-2013 alle ore 10:50
La questione non è penale, bensì costituzionale.
Molti fanno l’errore di equiparare il caso che scaturisce dalla legge Severino e quello in altri settori (pubbliche amministrazioni, enti locali ecc.). La questione non è questa, perché non si tratta semplicemente di decidere se la norma è o meno retroattiva.
La Costituzione prevede una norma generale (l’art. 51) sugli uffici pubblici e i requisiti relativi all’accesso agli stessi, fissati con legge.
Per il Parlamento, invece, c’è una norma ulteriore, l’art. 65, che dice “la legge fissa i casi di ineleggibità ed incompatibilità con l’ufficio di deputato o senatore”.
La questione allora è: 1) l’art. 65 è norma speciale rispetto all’art. 51, nel senso che deroga alla stessa? 2) E se sì, come può la legge sulla “incandidabilità” rientrare in uno dei casi di ineleggibilità o incompatibilità, dato che queste due figure si fondano su presupposti completamente diversi?
Queste, e non altre, sono le questioni in ballo.
Chi sostiene che l’art. 65 Cost. sia speciale, e quindi deroghi all’art. 51 Cost., fa notare che se così fosse l’unico modo per ritenere la legge Severino non illegittima è quello di dire che vale come una normale sanzione penale accessoria, solo per il futuro.
steccanella scrive:
Scritto il 12-9-2013 alle ore 18:14
La ringrazio per il contributo ma mi sfugge ugualmente il significato della obiezione finale, secondo la quale si dovrebbe necessariamente qualificare come sanzione penale la Severino (e come tale non retroattiva).
Se l’art. 65 prevede che sia una legge a fissare i casi di… la Severino appunto è una legge.
Non capisco perchè tale legge, che penale non è (perchè non è una sanzione comminata da un giudice al termine di un accertamento a differenza della pena accessoria), debba invece…diventarlo ?
Scritto il 12-9-2013 alle ore 19:46
Perché altrimenti sarebbe interamente incostituzionale.
1) l’art. 65 è in posizione di deroga rispetto all’art. 51;
2) l’art. 65 Cost. parla di ineleggibilità e incompatibilità, figure che però nulla hanno a che fare con le fattispecie delineate dalla legge Severino (l’incompatibilità sanziona la presenza di un doppio incarico pubblico – ad es. sindaco di Comune con più di 20mila abitanti – ed obbliga a scegliere tra una delle due cariche; l’ineleggibilità invece ha lo scopo di impedire l’elezione di categorie di persone che potrebbero usare la loro posizione per ottenere vantaggi – ad es. i magistrati, i prefetti, i comandanti militari, coloro che fruiscano di concessioni pubbliche tramite contratto).
Queste definizioni trovano tradizionalmente conferma nel fatto che, per il caso di condannati in via definitiva con annessa interdizione ai pubblici uffici, non è la legge, ma la stessa Costituzione a togliere l’elettorato passivo (cfr. artt. 48 e 56).
Inoltre, il vecchio art. 68 Cost. permetteva al parlamento di “bloccare” la decadenza del parlamentare condannato e interdetto dai pubblici uffici: il parlamentare conservava eventualmente il suo posto e poi, alle elezioni successive, non poteva più candidarsi.
Da questi elementi si evincerebbe che l’impostazione della Carta sarebbe quella prevedere essa stessa delle norme apposite, quando ritenga di far prevalere (nelle limitate ipotesi da essa definite) l’esercizio del potere giudiziario su quello legislativo.
Sicchè l’unico modo per “salvare” la legge Severino da una censura di incostituzionalità si sarebbe ritenendola una sanzione accessoria alla stessa stregua della interdizione (cioè l’ipotesi prevista dalla Costituzione).
Scritto il 13-9-2013 alle ore 01:07
Confesso che continuo a non capire il ragionamento. Se si ritiene che dal combinato diposto dei due articoli della Carta non sia consentito introdurre la decadenza con una Legge allora che essa sia penale o civile o altro poco importa perchè neppure una legge penale può andare in contrasto con la Costituzione. E che la Severino sia una Legge direi che non ci piove, che possa essere ritenuta una pena accessoria mi pare arduo giacchè la pena (accessoria o principale che sia) può applicarla solo un Giudice e la Sentenza Berluska tra le tante cose di certo non ha applicato la decadenza immediata bensì la pena accessoria prevista dal codice. Del resto se lo avesse fatto (e non poteva !) sarebbe stata retroattiva ed il rimedio non sarebbe certo stato quello dell’incidente di costituzionalità, insomma mi sfugge completamente il ragionamento ma probabile sia colpa mia,,,
Scritto il 13-9-2013 alle ore 08:20
La Costituzione non vieta di introdurre norme sulla decadenza con legge. Vieta (o vieterebbe) tutte quelle che non sono “l’effetto di una sentenza penale irrevocabile” (art. 48 Cost.).
La decadenza ex lege Severino è l’effetto di una sentenza penale irrevocabile?
Se sì, allora però dovrebbe operare in via non retroattiva (ex art. 2 c.p.). Se no, si tratterebbe di una norma interamente incostituzionale.
Scritto il 13-9-2013 alle ore 13:02
Anche così non mi torna. Ammesso che la legge severino regga solo in quanto “effetto di sentenza irrevocabile” ex art. 48, termine che mi lascia molto perplesso di suo in quanto una legge non è l’effetto di una sentenza ma semmai produce effetti a seguito di una sentenza il che è ben diverso,rimane il fatto che se dunque è valida non è incostituzionale in se. Per aggrediral bisognerebbe sostenere che lo è nella parte “in cui non prevede che debba applicarsi solo per reati commessi dopo la sua entrata in vigore” sulla base del disposto di cui all’art. 2 Cp ma l’articolo 2 regola appunto le leggi penali e non le leggi che traggono applicazione da una sentenza penale perchè ripeto allora sarebbe incostituzionale anche la norma che esclude dalle pubbliche gare le società il cui legale rappresentante ha riportato condanna per taluni reati e nessuno lo ha mai sostenuto anche se è in vigore da anni e anni, oppure chessò la impossibilità di accedere al concorso di polizia per chi ha riportato condanne ecc. ecc.
Scritto il 13-9-2013 alle ore 15:22
Eh ma per quelle posizioni non c’è l’art. 65 Cost, come le avevo detto, che invece vale (solo) per i parlamentari.
Persino per gli eletti negli enti locali vale la norma sulla decadenza automatica (che infatti fu introdotta per la prima volta nel ’90, mentre in parlamento vigeva ancora il vecchio art. 68 cost.). Ad essi si applica la norma generale sui pubblici uffici ex art. 51 cost., che per l’appunto permette alla legge di stabilire ad nutum requisiti per l’accesso.
Per i parlamentari, se vale il criterio per cui l’art. 65 deroga all’art. 51, quella norma non vale, quindi non si potrebbero introdurre forme di decadenza automatica.
Scritto il 17-9-2013 alle ore 12:11
Non sono uno specialista del settore (che penso sia appositamente complesso e faraginoso in modo che il per il cittadino ci sia la stessa confusione che c’era nel passato quando non esistevano codici di leggi scritte). Comunque il processo che condanna mi sembra di capire è il primo grado gli altri sono solo ricorsi dei ricorsi nei quali si può modificare annullare inasprire. Quindi, anche se ci si impiega 200 anni nei vari gradi, é opportuno attenersi a quello che era in piedi al momento della prima sentenza. Se faccio un ricorso per una multa di divieto di sosta e il ricorso impiega 10 anni, dopo 10 anni pagherò la multa di allora e non magari le sanzioni che nel frattempo sono state introdotte.
Scritto il 25-9-2013 alle ore 13:55
Vedo che il diritto creativo del Sig. MARCO continua a trovare spazio
Scritto il 30-9-2013 alle ore 12:03
mi sembra una buona sommaria analisi, necessariamente semplificata, ma pertinente e concludente almeno per chi abbia (o dovrebbe avere) un minimo di cultura giuridica. E poi: ammessa e non concessa l’ipotesi di specie, chi dice che l’art.11 preleggi (..la legge non prevede che per il futuro..) escluda necessariamente l’applicazione retroattiva della legge? solo in materia penale vale ciò. E la Giunta del Senato é organo amministrativo chiamato ad effettuare una verifica dei titoli di legittimazione! i giuristi scomodati?….più realisti del Re.
Scritto il 30-9-2013 alle ore 20:00
I fatti più recenti dimostrano -nn che ce ne fosse bisogno..- che il ‘muro’ invalicabile per Berlusconi è la ormai prossima decisione della Cassazione sul quantum della pena accessoria_ SOLO in questo (con l’interdizione dai pubblici uffici il Cav nn potrebbe certo candidarsi alle elezioni) sta la vera ragione del ritiro dei Ministri dal Governo Letta e la conseguente (pazzesca…) fretta di andare a nuove elezioni, porcellum o nn porcellum!
ps. sarò andato ‘off topic’, ma a questo punto Severino e Consulta sembrano….anticaglie ‘giuridiche'(?)
Scritto il 30-9-2013 alle ore 20:54
Indipendentemente da tutto, cosa ancor più grave é la funzione surrogatoria che la latitanza della politica rilascia (mi sembra sempre piu consapevolmente) al potere giudiziario. La giunta del Senato avrà il coraggio di assumere la determinazione politica di estromettere chi ha perso in itinere i requisiti previsti; o lascerà l’incombenza alla Corte d’Appello in sede di rinvio? Il Parlamento ce la farà a…”non farsi superare nella funzione”, invero sua propria ed esclusiva, dalla Corte Costituzionale, nella via giudiziaria all’abrogazione del Porcellum? Politica, evidentemente, sembra oggi essere la funzione del non decidere (se non a proclami soltanto, cui finisce per credere solo il popolo incolto), ma del far decidere ad altro potere dello Stato. Con buona pace di chi strepita (a torto o a ragione) avverso lo strapotere dei magistrati, novelli legislatori per sottrazione, e soprattutto della divisione ed equilibrio tra poteri dello Stato che il povero Montesquieu paventava. mala tempora currunt.
Scritto il 1-10-2013 alle ore 09:01
chiedo venia x la fretta nello scrivere online….mi riferivo nel primo intervento alla pronunzia della Corte d’Appello di Milano in sede di rinvio_ E visto che ci sono, aggiungo ancora che non trovo tanto nel caso un (micidiale..) scontro di poteri diversi (con buona pace di Montesquieu&c)quanto piuttosto l’evidenza dei diversi ‘tempi d’intervento’ tra politica -specie in senso elettorale- e magistratura_ Berlusconi -da esperto della comunicazione- lo sa bene e cerca di giocare d’anticipo, anche coi suoi Ministri….Solo il ‘Grande Vecchio’ potrà togliere -se solo lo vorrà..- le castagne dal fuoco;)
Scritto il 1-10-2013 alle ore 16:22
La decadenza ex Legge Severino non è una SANZIONE (cioè, una punizione) per il Deputato o il Senatore.
La stessa è, invece, una GARANZIA (del prestigio e del decoro) della Camera e/o del Senato.
Non ha senso, perciò, invocare al riguardo il principio della irretroattività della legge penale ex art. 25, comma 2, Cost.
Su analoga disposizione legislativa, del resto, si è GIA’ PRONUNCIATA la Corte costituzionale, escludendone l’illegittimità: quod satis!
[massima di Corte cost., sentenza 31 marzo 1994, n. 118: “Riguardo all’art. 1, comma primo, della legge 18 gennaio 1992, n. 16 (contenente norme in materia di elezioni e nomine presso le regioni e gli enti locali, sostituive dei primi quattro commi dell’art. 15 della legge 19 marzo 1990, n. 55, emanata a sua volta per la prevenzione della delinquenza di tipo mafioso) nella parte in cui dispone che la decadenza di diritto, ivi prevista, da una serie di cariche elettive, conseguente a sentenza di condanna, passata in giudicato, per determinati reati, operi anche in relazione alle consultazioni elettorali svoltesi prima dell’entrata in vigore della legge medesima, ed ai reati commessi anch’essi prima di tale data, vanno respinte le censure di incostituzionalità formulate in riferimento all’art. 51 Cost. – in base all’assunto che l’accesso alla carica elettiva verrebbe vanificato da una legge entrata in vigore successivamente – e all’art. 3 Cost. “sotto il particolare aspetto dell’eguaglianza delle condizioni personali”. Come la Corte ha già in varie occasioni rilevato, la finalità perseguita con la legge n. 16 del 1992 è infatti quella di assicurare la salvaguardia dell’ordine e della sicurezza pubblica, la tutela della libera determinazione degli organi elettivi, il buon andamento e la trasparenza delle ammministrazioni pubbliche, di fronte a una situazione di grave emergenza nazionale coinvolgente interessi dell’intera collettività connessi a valori costituzionali di primario rilievo. Alla luce di tali finalità non appare quindi irragionevole la scelta discrezionale del legislatore di attribuire all’elemento della condanna irrevocabile per determinati gravi delitti una rilevanza così intensa, sul piano del giudizio di indegnità morale del soggetto, da esigere l’incidenza negativa della legge anche sul mantenimento delle cariche elettive in corso al momento della sua entrata in vigore].
Scritto il 4-10-2013 alle ore 18:20
Adesso che ‘l’amaro calice’ è andato giù, credo che il post di Gv meriti breve replica_ A prescindere dall’arcano sulla retroattività o meno della l. Severino e dai connessi profili di costituzionalità della norma (se applicata, come di fatto è accaduto) retroattivamente, quel che pare a dir poco azzardato è l’accostamento tra reati di mafia e fattispecie di evasione fiscale (o si è trattato nella specie di sofisticata ‘elusione’..?)_ Siamo proprio certi di egual coefficiente di cd. ‘pericolosità sociale’?? io, invero, mi permetto dissentire…
Scritto il 30-10-2013 alle ore 15:32
C’è un caso “quasi analogo” sentenziato dalla Corte Costituzionale nel 1994. Invio il link della sentenza che giudicava immotivata l’incostituzionalità:
http://www.giurcost.org/decisioni/1994/0118s-94.html