Source: https://www.diritto.it/lavoro-autonomo-lavoro-subordinato-qual-la-differenza/
Timestamp: 2018-09-20 08:53:24+00:00
Document Index: 86153552

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2094', 'art. 409', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1362']

Qui la sentenza: Corte di Cassazione - sez. lavoro civile - sentenza n. 14296 dell'8-6-2017
In punto di diritto l’elemento essenziale di differenziazione tra lavoro autonomo e lavoro subordinato consiste nel vincolo di soggezione del lavoratore al potere direttivo, organizzativo e disciplinare del datore di lavoro, da ricercare in base ad un accertamento esclusivamente compiuto sulle concrete modalità di svolgimento della prestazione lavorativa
È quanto ha stabilito la Corte di Cassazione, Sezione Lavoro Civile, con la sentenza del 8 giugno 2017, n. 14296, mediante la quale ha rigettato il ricorso e confermato quanto già deciso, nel caso de quo, dalla Corte d’appello di Reggio Calabria.
La pronuncia traeva origine dal fatto che la Corte di Appello di Reggio Calabria, con sentenza del 2010, accogliendo parzialmente il gravame interposto da TIZIA, nei confronti di MEVIA, avverso la sentenza del Tribunale della stessa sede che aveva respinto la domanda di TIZIA, dichiarava che tra quest’ultima e la datrice di lavoro è intercorso un rapporto di lavoro subordinato dal 15/11/1995 al 25/7/1996. condannando MEVIA a versare alla lavoratrice le differenze retributive liquidate in Euro 6.934,75. oltre interessi e rivalutazione dal dovuto.
Per quanto è qui di interesse, con il primo motivo la ricorrente lamenta la falsa e/o erronea applicazione dell’art. 2094 c.c. e dell’art. 409 c.p.c.. unitamente al vizio di motivazione e censura la sentenza oggetto del giudizio di legittimità relativamente all’accertamento della natura subordinata del rapporto di lavoro, perché avrebbe omesso di valutare la volontà espressa dalle parti con la stipulazione dei contratti di collaborazione coordinata e continuativa ed inoltre, con una motivazione contraddittoria, avrebbe enunciato la corretta nozione della subordinazione per poi ritenere decisivi elementi compatibili anche con il lavoro autonomo.
La Corte di Cassazione, chiamata a pronunciarsi, mediante la citata sentenza n. 14296/2017 ha ritenuto il motivo infondato ed ha rigettato il ricorso.
Deve, del resto, prendersi atto che oggi i due cennati tipi di rapporto non compaiono che raramente nelle loro forme e prospettazioni “primordiali” e più semplici, in quanto gli aspetti molteplici di una vita quotidiana e di una realtà sociale in continuo sviluppo e le diuturne sollecitazioni che ne promanano hanno insinuato in ognuno di essi elementi per così dire perturbatori che appannano, turbano, appunto. La primigenia simplicitas del -tipo legale -e fanno dei medesimi, non di rado, qualcosa di ibrido e, comunque. di difficilmente definibile.
In particolare, mentre la subordinazione implica l’inserimento del lavoratore nella organizzazione imprenditoriale del datore di lavoro mediante la messa a disposizione, in suo favore, delle proprie energie lavorative (operae) ed il contestuale assoggettamento al potere direttivo di costui, nel lavoro autonomo l’oggetto della prestazione è costituito dal risultato dell’attività (opus): ex multis, Corte di Cassazione 12926/1999; 5464/1997; 2690/1994; e. più di recente, Corte di Cassazione, 28 marzo 2003 n. 4770, secondo la quale, ai fini della qualificazione del rapporto di lavoro come subordinato oppure autonomo, il primario parametro distintivo della subordinazione, intesa come assoggettamento del lavoratore al potere organizzativo del datore di lavoro, deve essere accertato o escluso mediante il ricorso agli elementi che il giudice deve concretamente individuare dando prevalenza ai dati fattuali emergenti dalle modalità di svolgimento del rapporto (cfr. pure, tra le molte, Corte di Cassazione, sentenze nn. 1717/2009, 1153/2013).
Pertanto, quando i contraenti abbiano dichiarato di volere escludere l’elemento della subordinazione, specie nei casi caratterizzati dalla presenza di elementi compatibili sia con l’uno che con l’altro tipo di prestazione d’opera. è possibile addivenire ad una diversa qualificazione solo ove si dimostri che, in concreto, l’elemento della subordinazione si sia di fatto realizzato nello svolgimento del rapporto medesimo (vedasi fra le molte, e già da epoca no recente. Cass. 4220/1991; 12926/1999).
Al proposito, questa Corte di legittimità ha avuto, altresì, modo di ribadire che, ai fini della individuazione della c.d. natura giuridica del rapporto, il primario parametro distintivo della subordinazione deve essere necessariamente accertato o escluso mediante il ricorso ad elementi sussidiari che il giudice deve individuare in concreto, dando prevalenza ai dati fattuali emergenti dall’effettivo svolgimento del rapporto, essendo il comportamento delle parti posteriore alla conclusione del contratto elemento necessario non solo ai fini della sua interpretazione (ai sensi dell’art. 1362, secondo comma, c.c.). ma anche ai fini dell’accertamento di una nuova e diversa volontà eventualmente intervenuta nel corso dell’attuazione del rapporto e diretta a modificare singole sue clausole e talora la stessa natura del rapporto lavorativo inizialmente prevista, da autonoma a subordinata; con la conseguenza che, in caso di contrasto fra i dati formali iniziali di individuazione della natura del rapporto e quelli di fatto emergenti dal suo concreto svolgimento, a questi ultimi deve darsi necessariamente rilievo prevalente nell’ambito di una richiesta di tutela formulata tra le parti del contratto (Cass., 4770/2003; 5960/1999).
Ebbene, la Corte territoriale è compiutamente pervenuta alla delibazione dei punti di emersione probatoria soprattutto documentale alla luce dei richiamati, costanti insegnamenti giurisprudenziali, stabilendo che la Silipo era direttamente responsabile nei confronti dei committenti relativamente al corretto e tempestivo svolgimento delle opere appaltate ed inoltre che TIZIA era tenuta a rispettare un orario di lavoro stabilito dalla stessa MEVIA, la quale ultima forniva alla lavoratrice la gran parte dei mezzi e delle strutture per l’espletamento del proprio lavoro.