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Timestamp: 2019-02-17 15:40:32+00:00
Document Index: 450940

Matched Legal Cases: ['art. 126', 'art. 126', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 180', 'art. 126', 'art. 24', 'art. 1', 'art. 13', 'sentenza ', 'art. 126']

Mercoledì 25 Aprile 2018 00:00	Francesco Annunziata
Ai fini dell'applicazione dell'art. 126 bis del codice della strada occorre distinguere il comportamento di chi si disinteressi della richiesta di comunicare i dati personali e della patente del conducente, non ottemperando, così, in alcun modo all'invito rivoltogli (contegno per ciò solo meritevole di sanzione) e la condotta di chi abbia fornito una dichiarazione di contenuto negativo, sulla base di giustificazioni, la idoneità delle quali ad escludere la presunzione relativa di responsabilità a carico del dichiarante deve essere vagliata dal giudice comune, di volta in volta, anche alla luce delle caratteristiche delle singole fattispecie concrete sottoposte al suo giudizio, con apprezzamento in fatto non sindacabile in sede di legittimità (Corte di Cassazione, sez. II Civile, ordinanza del 18 aprile 2018 n. 9555/).
sul ricorso 12218-2015 proposto da: COMUNE DI BARI, elettivamente domiciliato in ROMA, <...>, presso lo studio dell'avvocato <...>, e rappresentato e difeso dall'avvocato <...> giusta procura in calce al ricorso; - ricorrente -
VVV ROSA, domiciliata in ROMA, presso la Cancelleria della Corte di Cassazione, e rappresentata e difesa dall'avvocato <...> giusta procura in calce al controricorso; - controricorrente -
1.Con ricorso regolarmente notificato VVV Rosa impugnava davanti al Giudice di Pace di Bari il verbale di accertamento del 15.12.2007 elevato dalla Polizia Municipale di Bari per violazione dell'art. 126 bis C.d.S., eccependo, per quello che qui interessa, di aver comunicato tempestivamente alla suddetta Polizia Municipale di non essere in grado di indicare le generalità di chi era alla guida del veicolo di sua proprietà al momento della originaria infrazione a causa sia del notevole tempo trascorso tra l'infrazione (il 06/03/07) e la notifica del verbale di accertamento (il 28/06/07), sia della circostanza che il veicolo era utilizzato oltre che da lei anche dal marito e dalle sue due figlie.
Il Giudice di Pace adito con sentenza n.7244/2008 accoglieva il ricorso della VVV e condannava il Comune di Bari al pagamento delle spese di lite.
Avverso la suddetta decisione proponeva appello il Comune di Bari avanti il Tribunale di Bari; si costituiva in giudizio VVV Rosa che chiedeva il rigetto dell'impugnazione.
Avverso la suddetta decisione propone ricorso per cassazione il Comune di Bari formulando un unico motivo. Resiste VVV Rosa con apposito controricorso.
2. Con un unico motivo il ricorrente eccepisce in relazione all'art. 360, n.3, c.p.c., la violazione o falsa applicazione degli artt. 126 bis, comma 2, e 180, comma 8, del Codice della Strada.
A suo avviso il Giudice di appello avrebbe errato nel giustificare l'omissione della VVV, in quanto la corretta interpretazione delle norme citate obbliga il proprietario del veicolo di conoscere le generalità del conducente il proprio veicolo, non essendo sufficiente per sottrarsi a tale obbligo addurre che l'automobile è in uso a più persone.
Il giudice delle leggi in motivazione ha infatti affermato:" ....che debba essere riconosciuta al proprietario del veicolo la facoltà di esonerarsi da responsabilità, dimostrando l'impossibilità di rendere una dichiarazione diversa da quella "negativa" (cioè a dire di non conoscenza dei dati personali e della patente del conducente autore della commessa violazione), è una conclusione che discende anche dalla necessità di offrire della censurata disposizione, nella parte in cui richiama l'art. 180, comma 8, del medesimo codice della strada, un'interpretazione coerente proprio con gli indirizzi ermeneutici formatisi in merito alla norma richiamata, e secondo i quali essa sanzionerebbe il «rifiuto» della condotta collaborativa (e non già la mera omessa collaborazione) necessaria ai fini dell'accertamento delle infrazioni stradali. Inoltre, come anche affermato da questa Corte con l'ordinanza n. 434 del 2007, appare necessario precisare - per fugare «persistenti dubbi nell'interpretazione del testo originario dell'art. 126-bis, comma 2, del codice della strada» - che la scelta in favore di «un'opzione ermeneutica, che pervenisse alla conclusione di equiparare ogni ipotesi di omessa comunicazione dei "dati personali e della patente del conducente al momento della commessa violazione", presenterebbe una dubbia compatibilità con l'art. 24 Cost.»; essa, infatti, «non consentendo in alcun modo all'interessato di sottrarsi all'applicazione della sanzione pecuniaria, si risolverebbe nella previsione di una presunzione iuris et de iure di responsabilità», con conseguente «lesione del diritto di difesa», dal momento che risulterebbe preclusa all'interessato «ogni possibilità di provare circostanze che attengono alla propria effettiva condotta».
Nel caso di specie il Tribunale, esercitando appunto tale discrezionale potere di apprezzamento in fatto, ha ritenuto di escludere la responsabilità della opponente valorizzando da un lato il decorso del tempo tra la data dell'infrazione contestata e quella della richiesta di informazioni (oltre tre mesi) e, dall'altro, la riferita presenza nel nucleo familiare della VVV anche di altri soggetti ordinariamente fruitori dell'autovettura, reputando in tal modo giustificata la mancata indicazione del nominativo del conducente.
3.Al rigetto del ricorso consegue la condanna del ricorrente al rimborso delle spese del giudizio di legittimità, che si liquidano come da dispositivo.
4.Poiché il ricorso è stato proposto successivamente al 30 gennaio 2013 ed è rigettato, sussistono le condizioni per dare atto - ai sensi dell'art. 1, comma 17, della legge 24 dicembre 2012, n. 228 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - Legge di stabilità 2013), che ha aggiunto il comma 1-quater dell'art. 13 del testo unico di cui al d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 - della sussistenza dell'obbligo di versamento, da parte del ricorrente dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione.
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