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Timestamp: 2017-10-22 00:23:30+00:00
Document Index: 58049605

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 4', 'art. 12', 'art. 9', 'art. 11', 'art. 12']

annuario by lame guest - issuu
LE IMPOSTE SUGLI IMMOBILI E SULLE SUCCESSIONI E DONAZIONI
1. LA TASSAZIONE SUGLI IMMOBILI >> CLASSIFICAZIONE E RENDITE CATASTALI DEGLI IMMOBILI Gli immobili sono individuati attraverso gli identificativi catastali attribuiti dagli Uffici provinciali dell’Agenzia del Territorio i quali vengono normalmente riportati negli atti notarili con i quali gli stessi immobili vengono trasferiti. A ciascuna unità immobiliare urbana dei gruppi “A”, “B” e “C” viene attribuita una categoria e classe in relazione alle sue caratteristiche intrinseche ed estrinseche, alla sua destinazione d’uso. Conseguentemente, viene determinata la rendita catastale, applicando le tariffe d’estimo definite per ogni categoria e classe e pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale. Alle unità immobiliari urbane dei gruppi “D” ed “E” viene attribuita la relativa categoria e la rendita, effettuando una stima diretta. Le unità immobiliari urbane sono classificate nei seguenti gruppi/categorie catastali. I - IMMOBILI A DESTINAZIONE ORDINARIA COD. A/1 A/2 A/3 A/4 A/5 A/6 A/7 A/8 A/9 A/10 A/11 B/1 B/2 B/3 B/4 B/5 B/6 B/7 B/8 C/1 C/2 C/3 C/4 C/5 C/6 C/7
TIPOLOGIA abitazioni di tipo signorile abitazioni di tipo civile abitazioni di tipo economico abitazioni di tipo popolare abitazioni di tipo ultrapopolare abitazioni di tipo rurale abitazioni in villini abitazioni in ville castelli e palazzi di eminente pregio artistico o storico uffici e studi privati abitazioni ed alloggi tipici dei luoghi collegi e convitti, educandati, ricoveri, orfanotrofi, ospizi, conventi, seminari e caserme case di cura e ospedali (senza fini di lucro) prigioni e riformatori uffici pubblici scuole, laboratori scientifici biblioteche, pinacoteche, musei, gallerie, accademie che non hanno sede in edifici della categoria A/9 cappelle e oratori non destinati all’esercizio pubblico dei culti magazzini sotterranei per depositi di derrate negozi e botteghe magazzini e locali di deposito laboratori per arti e mestieri fabbricati e locali per esercizi sportivi (senza fini di lucro) stabilimenti balneari e di acque curative (senza fini di lucro) stalle, scuderie, rimesse ed autorimesse (senza fini di lucro) tettoie chiuse o aperte
D/1 D/2 D/3 D/4 D/5 D/6 D/7
Opifici Alberghi e pensioni (con fine di lucro) Teatri, cinematografi, sale per concerti e spettacoli e simili (con fine di lucro) Case di cura ed ospedali (con fine di lucro) Istituto di credito, cambio e assicurazione (con fine di lucro) Fabbricati e locali per esercizi sportivi (con fine di lucro) Fabbricati costruiti o adattati per le speciali esigenze di un’attività industriale e non suscettibili di destinazione diversa senza radicali trasformazioni Fabbricati costruiti o adattati per le speciali esigenze di un’attività commerciale e non suscettibili di destinazione diversa senza radicali trasformazioni Edifici galleggianti o sospesi assicurati a punti fissi del suolo, ponti privati soggetti a pedaggio Fabbricati per funzioni produttive connesse alle attività agricole
> LE IMPOSTE SUGLI IMMOBILI E SULLE SUCCESSIONI E DONAZIONI
D/8 D/9 D/10
119 ATTENZIONE Le indicazioni dell’Annuario potrebbero subire modifiche per effetto di provvedimenti successivi; controllarle seguendo i comunicati stampa e il sito Internet dell’Agenzia delle Entrate.
III - IMMOBILI A DESTINAZIONE PARTICOLARE COD. E/1 E/2 E/3 E/4 E/5 E/6 E/7 E/8 E/9
TIPOLOGIA Stazioni per servizi di trasporto, terrestri, marittimi ed aerei Ponti comunali e provinciali soggetti a pedaggio Costruzioni e fabbricati per speciali esigenze pubbliche Recinti chiusi per speciali esigenze pubbliche Fabbricati costituenti fortificazioni e loro dipendenze Fari, semafori, torri per rendere d’uso pubblico l’orologio comunale Fabbricati destinati all’esercizio pubblico dei culti Fabbricati e costruzioni nei cimiteri, esclusi i colombari, i sepolcri e le tombe di famiglia Edifici a destinazione particolare non compresi nelle categorie precedenti del gruppo E
> ANNUARIO DEL CONTRIBUENTE 2009
COME SI DETERMINA LA RENDITA CATASTALE La rendita catastale si ottiene moltiplicando la consistenza dell’unità immobiliare (vani, mq o mc) per la tariffa d’estimo. Per un appartamento di categoria catastale A/2, di classe 5, situato in un Comune medio con zona censuaria unica, è possibile individuare sulla Gazzetta Ufficiale una tariffa che, moltiplicata per il numero di vani, fornisce la rendita catastale dell’immobile. Per esempio, se la tariffa è di 300 euro e i vani sono 4 la rendita è pari a 1.200 euro. Per tener conto dell’andamento del costo della vita, le rendite catastali possono “essere rivalutate”, ossia aumentate di una determinata percentuale, incrementando così la base per l’applicazione delle imposte (dal 1997 le rendite catastali sono state aumentate del 5 per cento). Nell’esempio visto sopra, la rendita catastale rivalutata è di 1.260 euro (1.200 + 5 per cento).
ACCATASTAMENTO DEGLI IMMOBILI I proprietari hanno l’obbligo di denunciare, all’Ufficio provinciale dell’Agenzia del Territorio, le nuove costruzioni entro 30 giorni dal momento successivo a quello in cui sono divenute abitabili o comunque idonee per l’uso a cui sono destinate. Attualmente con la procedura informatica DOCFA (Documenti Catasto Fabbricati) il contribuente stesso, con l’ausilio di un professionista abilitato, propone la rendita catastale. L’ufficio, qualora rettifichi la rendita catastale già attribuita o proposta dal contribuente, ha l’obbligo di notificare all’interessato la nuova rendita avverso la quale, entro 60 giorni, può essere presentato ricorso presso la competente Commissione tributaria. Variazioni e volture Chi ha l’obbligo di registrare un atto che trasferisce diritti reali sugli immobili o di presentare una dichiarazione di successione (ordinariamente notaio od erede) è tenuto, entro 30 giorni dalla registrazione, a presentare la domanda di voltura all’ufficio provinciale dell’Agenzia del Territorio. La domanda consente la registrazione negli atti del catasto e il trasferimento della proprietà o di altro diritto reale. Questo obbligo può essere assolto dai notai chiedendo la “voltura automatica da nota di trascrizione”, mediante la quale l’aggiornamento degli atti del catasto viene effettuato direttamente con l’ausilio dei dati presentati per la trascrizione in conservatoria. Nel caso di variazioni di carattere oggettivo, e cioè che abbiano riguardato, in modo permanente, la tipologia, la consistenza o la destinazione d’uso dell’immobile, gli interessati sono tenuti a presentare
120 ATTENZIONE Le indicazioni dell’Annuario potrebbero subire modifiche per effetto di provvedimenti successivi; controllarle seguendo i comunicati stampa e il sito Internet dell’Agenzia delle Entrate.
>> LE IMPOSTE SUGLI IMMOBILI Gli immobili – terreni e fabbricati – sono soggetti a imposte che colpiscono il loro reddito (Irpef e addizionali all’Irpef ), il loro possesso in quanto beni patrimoniali (ICI) e il loro trasferimento, realizzato mediante atto tra vivi – come la donazione o la compravendita – o attraverso la successione ereditaria, nonché l’usucapione. Nel caso di trasferimento mediante compravendita, le imposte applicate sono l’imposta di registro (in alternativa, l’Iva), e le imposte ipotecaria e catastale. Nel caso di trasferimento per donazione (o successione), sono dovute l’imposta di successione e di donazione che varia a seconda dei beneficiari e le imposte ipotecaria e catastale (vedi capitolo SUCCESSIONI E DONAZIONI). Per gli atti soggetti ad IVA, non si applica, per il principio di alternatività, l’imposta proporzionale di registro; sono comunque dovute le tasse fisse di Registro, Ipotecaria e Catastale. Per quanto riguarda l’Irpef, i redditi degli immobili sono cumulati con gli altri redditi del possessore e tassati secondo le aliquote previste per tale imposta (vedi LE IMPOSTE SUL REDDITO – capitolo 1). Poiché le aliquote Irpef sono progressive, uno stesso reddito proveniente da immobili viene, quindi, ad essere tassato in misura più o meno elevata a seconda del reddito complessivo nel quale è venuto a confluire. Per l’Ici, invece, il patrimonio immobiliare viene tassato di per sé, in modo proporzionale, senza riferimento, salvo casi particolari, alla capacità contributiva di chi lo possiede (vedi capitolo L’IMPOSTA COMUNALE SUGLI IMMOBILI).
L’IRPEF SUI FABBRICATI L’Irpef è dovuta da tutti coloro che possiedono fabbricati a titolo di proprietà, usufrutto o altro diritto reale. I redditi dei fabbricati devono essere dichiarati riportandoli nella dichiarazione dei redditi, quadro RB del Modello UNICO (o nel quadro B, per chi compila il Modello 730). Oltre alla rendita catastale, i contribuenti devono aver cura di indicare il periodo e la percentuale di possesso, nonché il tipo di utilizzo dell’immobile. Se il fabbricato è concesso in affitto, deve essere indicato sempre il canone ridotto del 15 per cento (o del 25 per cento per i fabbricati situati nella città di Venezia e in alcune isole della Laguna), o del 40,5 per cento per i canoni convenzionali (se il fabbricato è sito in un comune ad alta densità abitativa), anche nei casi in cui il fabbricato sarà poi tassato in base alla rendita. Casi particolari di determinazione del reddito 1. Abitazione principale Ai contribuenti che hanno la dimora abituale nella casa di proprietà o posseduta a titolo di usufrutto o altro diritto reale spetta una deduzione dal reddito complessivo fino all’ammontare della rendita catastale dell’immobile e delle relative pertinenze, rapportata alla quota di possesso e al periodo dell’anno durante il quale l’immobile (e le relative pertinenze) è stato adibito ad abitazione principale.
apposita domanda entro il 31 gennaio dell’anno successivo a quello di ultimazione dei lavori all’ufficio dell’Agenzia del Territorio.
121 ATTENZIONE Le indicazioni dell’Annuario potrebbero subire modifiche per effetto di provvedimenti successivi; controllarle seguendo i comunicati stampa e il sito Internet dell’Agenzia delle Entrate.
Sia la casa che le pertinenze risultano così esenti da Irpef. La deduzione spetta anche quando l’unità immobiliare costituisce la dimora abituale dei familiari del contribuente stesso. Ovviamente, non si possono avere più abitazioni principali. Ad esempio, nella ipotesi più ricorrente in cui un genitore cede l’uso della propria abitazione principale al figlio, andando ad abitare in un’altra casa di proprietà, è quest’ultimo immobile che diventa abitazione principale, mentre quella ceduta in uso al figlio perde questa qualifica.
Invece, se il genitore va ad abitare in una casa che non gli appartiene (ad esempio, condotta in locazione), l’immobile di proprietà, occupato dal figlio, non perde la qualifica di abitazione principale. La deduzione spetta anche nel caso in cui si trasferisce la propria dimora abituale a seguito di ricovero permanente in istituti di ricovero o sanitari, purché l’unità immobiliare non risulti locata. 2. Fabbricati concessi in locazione Il reddito che il proprietario ricava dalla locazione di un fabbricato (reddito effettivo) è tassato in maniera diversa in corrispondenza delle varie tipologie di contratti di locazione. In particolare, se l’immobile è locato: • ad equo canone: il reddito da assoggettare all’Irpef è quello derivante dal canone annuo di locazione, ridotto del 15 per cento a titolo forfetario (o del 25 per cento per i fabbricati situati nella città di Venezia e in alcune isole della Laguna); • in libero mercato: il reddito è dato dal valore più alto tra la rendita catastale (rivalutata del 5 per cento) e il canone di locazione (aggiornato con le rivalutazioni Istat) ridotto del 15 per cento (o del 25 per cento per i fabbricati situati nella città di Venezia e in alcune isole della Laguna); • a canone convenzionale: il reddito da assoggettare all’Irpef, determinato con le stesse modalità previste per i fabbricati affittati ad uso abitativo in libero mercato, è ridotto ulteriormente del 30 per cento se il fabbricato è sito in uno dei Comuni ad alta densità abitativa (così come individuati da appositi provvedimenti normativi). Il canone “convenzionale” è quello determinato sulla base di appositi accordi definiti in sede locale fra le organizzazioni della proprietà edilizia e le organizzazioni degli inquilini maggiormente rappresentative a livello nazionale (Legge 9 dicembre 1998, n. 431). Il canone di locazione va dichiarato anche se non è stato percepito effettivamente. La legge prevede, però, che i canoni non percepiti (per l’ammontare accertato dal giudice) non concorrono a formare il reddito a partire dal termine del procedimento di convalida di sfratto per morosità. Inoltre, nel caso in cui il giudice confermi la morosità dell’affittuario anche per periodi precedenti, è riconosciuto un credito d’imposta di ammontare pari alle imposte versate sui canoni scaduti e non percepiti. In tutti questi casi il reddito dei fabbricati è determinato sulla base della sola rendita catastale. Disposizioni per combattere il fenomeno delle locazioni sommerse Ai fini dell’accertamento dell’Irpef dovuta sui redditi dei fabbricati derivanti da immobili locati, è esclusa la possibilità per l’ufficio di rettificare il reddito, se il contribuente dichiara l’importo maggiore tra: • il canone di locazione risultante dal contratto, ridotto del 15 per cento; • il 10 per cento del valore catastale dell’immobile. Il valore dell’immobile dovrà essere determinato applicando alla rendita catastale il moltiplicatore 120, cioè lo stesso moltiplicatore previsto ai fini dell’imposta di registro, rivalutato del 20 per cento. 122 ATTENZIONE Le indicazioni dell’Annuario potrebbero subire modifiche per effetto di provvedimenti successivi; controllarle seguendo i comunicati stampa e il sito Internet dell’Agenzia delle Entrate.
Il canone annuo di locazione ridotto del 15 per cento sarà: 800 x 12 = 9.600 – 1.440 (15 per cento di 9.600) = 8.160 Per determinare il 10 per cento del valore dell’immobile, si dovrà effettuare il seguente calcolo: 750 x 120 = 90.000 x 10 per cento = 9.000 Dal raffronto tra i due valori ottenuti, emerge che quello maggiore è il 10 per cento del valore catastale dell’immobile. Pertanto, qualora il contribuente indichi nella dichiarazione dei redditi questo importo (in luogo del canone riportato nel contratto di locazione, ridotto del 15 per cento), l’Ufficio non potrà più rettificare, per l’immobile locato, il reddito dichiarato.
Un’altra previsione è quella che riguarda i casi di omessa registrazione del contratto di locazione di immobili. In tali ipotesi, oltre alle sanzioni per la mancata registrazione, si presume, salva documentata prova contraria, l’esistenza del rapporto di locazione anche per i quattro periodi d’imposta antecedenti quello nel corso del quale è accertato il rapporto stesso; quale importo del canone, su cui pagare l’imposta, si presume, ai fini della determinazione del reddito, il 10 per cento del valore catastale dell’immobile. ATTENZIONE Tali disposizioni non si applicano nei confronti di contratti di locazione di immobili ad uso abitativo a canone “concordato” cioè quelli stipulati o rinnovati ai sensi dell’art. 2, comma 3 e art. 4, commi 2 e 3 Legge n. 431 del 1998.
3. Immobili tenuti a disposizione Per i fabbricati ad uso abitazione posseduti in aggiunta a quello utilizzato come abitazione principale, il reddito viene determinato applicando alla rendita catastale l’aumento di 1/3, a meno che non siano stati concessi in uso gratuito a un familiare che vi trasferisca la residenza. 4. Immobili di nuova costruzione Questi fabbricati divengono “produttivi” di reddito, e devono quindi essere dichiarati, a partire dalla data in cui possono essere utilizzati per l’uso cui sono destinati (e, comunque, a decorrere dal momento in cui vengono utilizzati, se anteriore). 5. Immobili di interesse storico e/o artistico Il reddito relativo agli immobili ad uso abitativo e non, riconosciuti di interesse storico e/o artistico, di cui alla Legge 1º giugno 1939, n. 1089 (attualmente l’interesse storico e/o artistico degli immobili è riconosciuto in base al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42), deve essere determinato applicando la più bassa fra le tariffe d’estimo previste per le abitazioni della zona censuaria in cui è situato l’immobile, a prescindere dall’eventuale locazione del bene.
>> L’ACQUISTO DI UN FABBRICATO ABITATIVO
Esempio Un contribuente che dichiara nel contratto di locazione un canone mensile di 800 euro per la locazione di un fabbricato la cui rendita catastale rivalutata è pari a 750 euro.
In caso di acquisto di un immobile si applicano, in via generale, l’IVA e/o l’imposta di registro (a seconda del venditore) e le imposte ipotecaria e catastale. 123 ATTENZIONE Le indicazioni dell’Annuario potrebbero subire modifiche per effetto di provvedimenti successivi; controllarle seguendo i comunicati stampa e il sito Internet dell’Agenzia delle Entrate.
CESSIONI IMMOBILIARI: LE IMPOSTE DOVUTE DALL’ACQUIRENTE VENDITORE
IMPOSTE IVA
Impresa “non costruttrice” e che non ha eseguito lavori di restauro, risanamento o ristrutturazione Impresa “costruttrice” (o di ristrutturazione) che vende dopo 4 anni dalla data di ultimazione dei lavori
Impresa “costruttrice” (o di ristrutturazione) che vende entro 4 anni dall'ultimazione dei lavori o successivamente nel caso in cui entro tale termine i fabbricati siano stati locati per un periodo non inferiore a 4 anni in attuazione di programmi di edilizia residenziale convenzionata
Per l’acquisto della prima casa sono previste particolari aliquote agevolate al verificarsi di determinate condizioni. Per maggiori approfondimenti si rimanda all’apposito paragrafo riportato di seguito. Per le compravendite di immobili poste in essere dal 4 luglio 2006, anche se assoggettate ad Iva, nel rogito le parti devono inserire una “dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà” in cui segnalare: • le modalità di pagamento (assegno, bonifico, ecc.) del corrispettivo; • se per l’operazione si è ricorso ad attività di mediazione e, in caso affermativo, tutti i dati identificativi del titolare, se persona fisica, o la denominazione, la ragione sociale ed i dati identificativi del legale rappresentante, se soggetto diverso da persona fisica, ovvero del mediatore non legale rappresentante che ha operato per la stessa società, la partita IVA, il codice fiscale, il numero di iscrizione al ruolo degli agenti di affari in mediazione e della Camera di Commercio; • le spese sostenute per detta attività, con le analitiche modalità di pagamento della stessa. L’omissione, la falsa o incompleta dichiarazione comporta (oltre all’applicazione della sanzione penale) l’assoggettamento, ai fini dell’imposta di registro, ad accertamento di valore dei beni trasferiti. In sostanza, l’ufficio applicherà le imposte sul valore di mercato dell’immobile, anche se le parti avevano richiesto la tassazione sulla base del valore catastale. Inoltre, è prevista una sanzione amministrativa da 500 a 10.000 euro. In caso di assenza dell’iscrizione al ruolo di agenti di affari in mediazione, il notaio, inoltre, è obbligato ad effettuare apposita segnalazione all’Agenzia delle Entrate.
COME SI CALCOLANO LE IMPOSTE Le imposte di registro, ipotecaria e catastale Le imposte (registro, ipotecaria e catastale) vengono versate dal notaio al momento della registrazione. Per le vendite di immobili ad uso abitativo (e relative pertinenze) effettuate nei confronti di persone fisiche che non agiscano nell’esercizio di attività commerciali, artistiche o professionali, la base imponi124 ATTENZIONE Le indicazioni dell’Annuario potrebbero subire modifiche per effetto di provvedimenti successivi; controllarle seguendo i comunicati stampa e il sito Internet dell’Agenzia delle Entrate.
È possibile versare le imposte sulla base del valore catastale come successivamente determinato a condizione che nell’atto sia indicato l’effettivo importo pattuito per la cessione. Infatti, l’occultamento anche parziale del corrispettivo o la dichiarazione nell’atto di compravendita di un importo inferiore a quello pattuito determina la perdita del beneficio con le seguenti conseguenze: • le imposte di registro, ipotecaria e catastale saranno calcolate sul corrispettivo effettivamente pattuito; • sarà dovuta una sanzione che va dal 50 al 100% della differenza tra l’imposta dovuta e quella già versata. L’acquirente, per poter fruire dell’applicazione delle imposte (di registro, ipotecaria, catastale) sul valore catastale dell’immobile, deve farne esplicita richiesta al notaio. Il predetto sistema di tassazione prevede, inoltre, una riduzione del 30 per cento dell’onorario del notaio che, come è noto, viene calcolato sul valore dell’immobile indicato nell’atto. Sono escluse da tale previsione le cessioni di tutti gli immobili ad uso diverso da quello abitativo e loro pertinenze (terreni, negozi, uffici, ecc.). Per chi decide di non avvalersi di tale opportunità, la tassazione continuerà ad essere applicata con le regole precedentemente previste e cioè con applicazione delle imposte sul valore commerciale del bene. In tal caso, se l’ufficio ritiene che il valore dei beni trasferiti è superiore a quello indicato nell’atto, provvede alla rettifica e alla liquidazione della maggiore imposta dovuta (nonché delle sanzioni e degli interessi eventualmente dovuti) e notifica al contribuente, entro due anni dal pagamento dell’imposta proporzionale, un apposito avviso. Come si determina il valore catastale Il valore catastale viene determinato moltiplicando la rendita catastale (rivalutata del 5 per cento) per i seguenti coefficienti: • 110 per la prima casa; • 120 per i fabbricati appartenenti ai gruppi catastali A e C (escluse le categorie A/10 e C/1); • 140 per i fabbricati appartenenti al gruppo catastale B; • 60 per i fabbricati delle categorie A/10 (uffici e studi privati) e D; • 40,8 per i fabbricati delle categorie C/1 (negozi e botteghe) ed E. ATTENZIONE Per i trasferimenti di immobili non censiti le parti possono utilizzare la rendita presunta (ovvero la rendita proposta) per determinare il valore catastale. In questo caso è necessario manifestare espressamente nell’atto l’intenzione di avvalersi delle disposizioni previste dall’art. 12 del D.L. n. 70 del 1988 convertito dalla legge n. 154 del 1988. La rendita catastale attribuita verrà notificata dall’Ufficio dell’Agenzia del Territorio al contribuente. Nel caso in cui il valore determinato sulla base della rendita attribuita sia superiore a quello dichiarato in atto, il contribuente dovrà pagare l’imposta dovuta e i relativi interessi, a partire dalla registrazione dell’atto.
LA BASE IMPONIBILE PER L’IVA Quando la vendita della casa è soggetta ad Iva, la base imponibile non è costituita dal valore catastale, ma dal prezzo pattuito e dichiarato nell’atto dalle parti.
bile ai fini delle imposte di registro, ipotecarie e catastali può essere costituita dal valore catastale dell’immobile, anziché dal corrispettivo pagato.
Se, però, per l’acquisto dell’immobile l’acquirente ha contratto un mutuo o ha chiesto un finanziamento bancario, la base imponibile non può essere inferiore all’ammontare del mutuo o del finanziamento erogato. 125 ATTENZIONE Le indicazioni dell’Annuario potrebbero subire modifiche per effetto di provvedimenti successivi; controllarle seguendo i comunicati stampa e il sito Internet dell’Agenzia delle Entrate.
Relativamente a queste cessioni, le disposizioni consentono all’ufficio di rettificare direttamente la dichiarazione annuale Iva del venditore se il corrispettivo dichiarato è inferiore al “valore normale” del bene. In presenza di mutuo o di finanziamento bancario l’ufficio è obbligato a considerare quale “valore normale” un importo pari alla somma erogata.
Cosa si intende per “valore normale” “...il prezzo o il corrispettivo mediamente praticato per beni e servizi della stessa specie o similari in condizioni di libera concorrenza e al medesimo stadio di commercializzazione, nel tempo e nel luogo in cui è stata effettuata l’operazione o nel tempo e nel luogo più prossimi” (articolo 14 del DPR n. 633 del 1972).
ATTENZIONE È prevista la responsabilità solidale dell’acquirente con il venditore per il pagamento dell’imposta evasa, nonché delle relative sanzioni, negli atti di compravendita di immobili soggetti ad IVA, nell’ipotesi in cui il prezzo indicato in fattura sia diverso da quello effettivo. In pratica, qualora l’importo del corrispettivo indicato nell’atto di cessione e quindi nella relativa fattura, sia diverso da quello effettivo, l’acquirente – anche se è un privato cittadino – può essere chiamato a rispondere in solido con il venditore per il pagamento dell’IVA dovuta. Va precisato che la responsabilità solidale è prevista anche per gli acquirenti di immobili che agiscono nell’esercizio di imprese, arti o professioni. L’acquirente privato può regolarizzare la violazione commessa, versando la maggiore imposta dovuta entro sessanta giorni dalla stipula dell’atto. Entro lo stesso termine, l’acquirente che ha regolarizzato la violazione deve presentare all’ufficio territorialmente competente copia dell’attestazione del pagamento e delle fatture oggetto della regolarizzazione.
>> L’ACQUISTO DELLA PRIMA CASA Per l’acquisto della “prima casa” e delle sue pertinenze sono previste aliquote agevolate.
ACQUISTO DI “PRIMA CASA”: LE IMPOSTE DOVUTE DALL’ACQUIRENTE VENDITORE privato
126 ATTENZIONE Le indicazioni dell’Annuario potrebbero subire modifiche per effetto di provvedimenti successivi; controllarle seguendo i comunicati stampa e il sito Internet dell’Agenzia delle Entrate.
REQUISITI PER I BENEFICI I requisiti necessari per fruire delle agevolazioni prima casa sono: • l’abitazione non deve avere le caratteristiche di lusso indicate dal Decreto ministeriale del 2 agosto 1969 (v. G.U. n. 218 del 27/08/69); • l’immobile deve essere ubicato nel Comune in cui l’acquirente ha la propria residenza o in cui intende stabilirla entro 18 mesi dalla stipula o nel Comune in cui ha sede o dove l’acquirente svolge la propria attività principale ovvero, se trasferito all’estero per lavoro, in cui ha sede il datore di lavoro; per i cittadini residenti all’estero (iscritti all’AIRE, anagrafe degli italiani residenti all’estero) deve trattarsi di prima casa posseduta sul territorio italiano. Per il personale delle Forze Armate e delle Forze di Polizia non è richiesta la condizione della residenza nel Comune di ubicazione dell’immobile acquistato con le agevolazioni prima casa. Inoltre nell’atto di acquisto il compratore deve dichiarare: • di non essere titolare, esclusivo o in comunione col coniuge, di diritti di proprietà, usufrutto, uso e abitazione di altra casa di abitazione nel territorio del Comune dove si trova l’immobile oggetto dell’acquisto agevolato; • di non essere titolare, neppure per quote o in comunione legale, su tutto il territorio nazionale, di diritti di proprietà, uso, usufrutto, abitazione o nuda proprietà, su altra casa di abitazione, acquistata, anche dal coniuge, usufruendo delle agevolazioni per l’acquisto della prima casa; • di impegnarsi a stabilire la residenza entro 18 mesi nel Comune dove è situato l’immobile oggetto dell’acquisto, qualora già non vi risieda. Se, per errore, nell’atto di compravendita dette dichiarazioni sono state omesse, è possibile rimediare mediante uno specifico atto integrativo, redatto secondo le medesime forme giuridiche del precedente, in cui dichiarare la sussistenza dei presupposti soggettivi ed oggettivi per usufruire delle agevolazioni fiscali.
ALCUNI CASI PARTICOLARI Coniuge in regime di comunione legale Nel caso in cui due coniugi, in regime di comunione legale, acquistino un appartamento da adibire ad abitazione principale ma solo uno dei due possegga i requisiti soggettivi per fruire dell’agevolazione “prima casa” (in quanto, ad esempio, l’altro ha già fruito dell’agevolazione in relazione ad un immobile acquistato prima del matrimonio ovvero in regime di separazione dei beni), il beneficio si applica nella misura del 50 per cento, cioè limitatamente alla quota acquistata dal coniuge in possesso dei requisiti richiesti. Titolari di nuda proprietà su altra abitazione L’agevolazione “prima casa” compete anche all’acquirente o ai coniugi che siano titolari del diritto di nuda proprietà su altra casa di abitazione situata nello stesso Comune in cui si trova l’immobile che viene acquistato, sempre che ricorrano le altre condizioni previste dalla legge. Acquisto di abitazione contigua Le agevolazioni “prima casa” spettano anche quando si acquistano una o più stanze contigue alla prima casa già posseduta, oppure due appartamenti contigui destinati a costituire un’unica unità abitativa, purché l’abitazione conservi, anche dopo la riunione degli immobili, le caratteristiche non di lusso.
Le agevolazioni per la prima casa competono allo stesso modo per l’acquisto delle sue pertinenze, anche se effettuato con atto separato, ma solo per una pertinenza per ciascuna delle seguenti categorie catastali: • C/2 (cantina o soffitta); • C/6 (garage o box auto); • C/7 (tettoia chiusa o aperta).
127 ATTENZIONE Le indicazioni dell’Annuario potrebbero subire modifiche per effetto di provvedimenti successivi; controllarle seguendo i comunicati stampa e il sito Internet dell’Agenzia delle Entrate.
Acquisto di abitazione in corso di costruzione Anche quando si acquista un immobile non ultimato si può beneficiare dell’agevolazione fiscale, sempre in presenza di tutti i requisiti previsti dalla legge e ammesso che l’immobile assuma le caratteristiche di abitazione non di lusso.
Cittadino italiano non più residente Anche chi è emigrato all’estero può acquistare in regime agevolato un immobile, a prescindere dalla sua ubicazione sul territorio nazionale. Ovviamente, in tal caso, l’agevolazione compete qualora sussistano gli altri requisiti e, in particolare, a condizione che l’immobile sia acquistato come “prima casa”. Non è necessario per l’acquirente stabilire entro diciotto mesi la residenza nel comune in cui è situato l’immobile acquistato.
DECADENZA DALL’AGEVOLAZIONE La decadenza dall’agevolazione comporta il recupero della differenza d’imposta non versata e degli interessi nonché l’applicazione di una sanzione pari al 30 per cento dell’imposta stessa. L’acquirente decade dai benefici fiscali usufruiti in sede di acquisto dell’immobile se: • le dichiarazioni previste dalla legge nell’atto di acquisto sono false; • non trasferisce la residenza nel Comune ove è situato l’immobile entro 18 mesi dall’acquisto; • vende o dona l’abitazione prima che sia decorso il termine di 5 anni dalla data di acquisto, a meno che entro un anno non proceda al riacquisto di un altro immobile da adibire in tempi “ragionevoli” a propria abitazione principale. Le agevolazioni non si perdono se entro un anno dalla vendita o dalla donazione il contribuente acquista un terreno e, sempre nello stesso termine, realizza su di esso un fabbricato non di lusso da adibire ad abitazione principale.
>> IL CREDITO D’IMPOSTA PER IL RIACQUISTO DELLA PRIMA CASA È previsto un credito d’imposta per le persone che hanno ceduto l’abitazione, a suo tempo acquistata fruendo dei benefici previsti per la prima casa ai fini dell’imposta di registro e dell’Iva, ed entro un anno dalla vendita acquistano un’altra abitazione non di lusso (anche se non ultimata) costituente prima casa. Il credito d’imposta spetta ai contribuenti che non sono decaduti dal beneficio prima casa, ed è pari all’ammontare dell’imposta di registro, o dell’Iva, corrisposta in relazione al primo acquisto agevolato; in ogni caso non può essere superiore all’imposta di registro o all’Iva dovuta in relazione al secondo acquisto. Il credito d’imposta spetta anche a coloro che hanno acquistato l’abitazione con atto soggetto ad Iva anteriormente al 22 maggio 1993 (e che quindi non hanno formalmente usufruito delle agevolazioni prima casa) ma comunque non prima dell’entrata in vigore della Legge 168/82 e a condizione che l’acquirente fosse in possesso dei requisiti richiesti dalla normativa vigente in materia di acquisto della prima casa. Il credito d’imposta può essere utilizzato: • in diminuzione dell’imposta di registro dovuta in relazione al nuovo acquisto; • in diminuzione delle imposte di registro, ipotecaria, catastale, dovute sugli atti e denunce presentati dopo la data di acquisizione del credito; • in diminuzione dell’Irpef dovuta in base alla prima dichiarazione successiva al nuovo acquisto ovvero alla dichiarazione da presentare nell’anno in cui e’ stato effettuato il riacquisto stesso; • in compensazione con altri tributi e contributi dovuti in sede di versamenti unitari con il modello F24 (usando il codice tributo 6602).
128 ATTENZIONE Le indicazioni dell’Annuario potrebbero subire modifiche per effetto di provvedimenti successivi; controllarle seguendo i comunicati stampa e il sito Internet dell’Agenzia delle Entrate.
QUANDO NON SPETTA Oltre al caso in cui il contribuente sia decaduto dall’agevolazione “prima casa” in relazione al precedente acquisto, il credito d’imposta per il riacquisto non spetta nelle seguenti ipotesi: • se il contribuente ha acquistato il precedente immobile con aliquota ordinaria, senza cioè usufruire del beneficio “prima casa”; • se il nuovo immobile acquistato non abbia i requisiti “prima casa”; • se l’immobile alienato sia pervenuto al contribuente per successione o donazione, salvo il caso in cui sul trasferimento siano state pagate le relative imposte.
>> QUANDO SI VENDE UN IMMOBILE Dalla cessione di un immobile può derivare una plusvalenza, vale a dire una differenza positiva tra il corrispettivo percepito nel periodo d’imposta e il prezzo di acquisto o il costo di costruzione del bene ceduto, aumentato dei costi inerenti il bene stesso. Questo valore, se derivante da una cessione a titolo oneroso di beni immobili acquistati o costruiti da non più di 5 anni, ovvero di terreni edificabili, è considerato come uno dei redditi appartenenti alla categoria “redditi diversi” e, come tale, assoggettato a tassazione ordinaria con le normali aliquote Irpef, o nel caso di cessione di terreni edificabili, a tassazione separata. Fanno eccezione a tale regola: • gli immobili pervenuti per successione; • quelli ricevuti in donazione, se, con riferimento alla persona che ha donato l’immobile, sono trascorsi 5 anni dall’acquisto o costruzione dello stesso; • le unità immobiliari urbane che per la maggior parte del periodo intercorso tra l’acquisto (o la costruzione) e la cessione sono state adibite ad abitazione principale del cedente o dei suoi familiari. In materia di tassazione di queste plusvalenze, è previsto un sistema alternativo a quello “ordinario”. Infatti, il venditore ha la facoltà di chiedere all’atto della cessione, con dichiarazione resa al notaio, che sulle plusvalenze realizzate sia applicata un’imposta sostitutiva di quella sul reddito. Sulle plusvalenze realizzate con le cessioni poste in essere: • fino al 2 ottobre 2006, si applica l’aliquota sostitutiva del 12,5 per cento • dal 3 ottobre 2006, si applica l’aliquota sostitutiva del 20 per cento. Il notaio stesso provvede all’applicazione ed al versamento dell’imposta sostitutiva, ricevendo immediatamente dal venditore il relativo pagamento, e comunica all’Agenzia delle Entrate i dati relativi alla compravendita.
Per fruire del credito d’imposta è necessario che il contribuente manifesti la propria volontà con apposita dichiarazione nell’atto di acquisto del nuovo immobile, specificando se intende utilizzarlo in detrazione dall’imposta di registro dovuta per lo stesso atto.
La tassazione in base all’imposta sostitutiva non può essere chiesta dal cedente quando oggetto di cessione è un terreno su cui sono stati eseguiti lavori di lottizzazione o un fabbricato costruito sul terreno stesso.
129 ATTENZIONE Le indicazioni dell’Annuario potrebbero subire modifiche per effetto di provvedimenti successivi; controllarle seguendo i comunicati stampa e il sito Internet dell’Agenzia delle Entrate.
Si ricorda, infine, che a decorrere dal 1º gennaio 2007 la tassazione con imposta sostitutiva non può più essere chiesta quando viene ceduto un terreno edificabile.
CESSIONE DEGLI IMMOBILI ACQUISITI PER DONAZIONE Sulle cessioni effettuate dal 4 luglio 2006, quando oggetto della vendita è una casa ricevuta in donazione, l’eventuale plusvalenza realizzata va assoggettata a tassazione se non sono trascorsi 5 anni dal momento in cui il donante ha acquistato l’immobile a quello della sua cessione.
La plusvalenza tassabile è pari alla differenza tra il corrispettivo della cessione e il costo di costruzione o di acquisto sostenuto dal donante. Questa previsione è stata adottata per evitare manovre elusive da parte dei proprietari di immobili acquistati (o costruiti) da meno di 5 anni. In precedenza, infatti, questi potevano donare l’immobile a una terza persona che, successivamente, lo vendeva senza pagare imposte sulla plusvalenza realizzata.
130 ATTENZIONE Le indicazioni dell’Annuario potrebbero subire modifiche per effetto di provvedimenti successivi; controllarle seguendo i comunicati stampa e il sito Internet dell’Agenzia delle Entrate.
Dal 2008, come ormai è noto, è stata introdotta un’importante modifica alla disciplina dell’imposta comunale sugli immobili. In particolare, il decreto legge n. 93 del 27 maggio 2008 ha stabilito l’esenzione dal pagamento dell’ICI per le unità immobiliari adibite ad abitazioni principali e per quelle ad esse assimilate dal Comune con regolamento o delibera in vigore alla data del 29 maggio 2008. Per abitazione principale si deve intendere quella in cui il contribuente, che la possiede a titolo di proprietà, usufrutto o altro diritto reale, vi risiede, intendendosi per tale, salvo prova contraria, quella di residenza anagrafica. Praticamente, non si deve più versare l’imposta: • per la casa dove il contribuente dimora abitualmente (sono escluse le unità immobiliari classificate nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9); • per le pertinenze dell’abitazione principale (come individuate dal regolamento comunale); • per gli immobili che il Comune ha assimilato con regolamento o delibera all’abitazione principale. Tra questi ultimi, come precisato nella risoluzione n. 1/DF (Dipartimento delle Finanze) del 4 marzo 2009, rientrano, sempre se il Comune lo abbia previsto nel proprio regolamento o delibera: • l’immobile dato in uso gratuito a familiari; • i fabbricati posseduti da anziani o disabili che acquisiscono la residenza in istituti di ricovero. Poiché la disciplina dettata dai Comuni non è uniforme in tutto il territorio nazionale, per assicurarsi che l’immobile posseduto sia esente da imposta, occorre chiedere le necessarie informazioni al Comune sul cui territorio si trova l’immobile. Una volta accertato che per un determinato immobile si è tenuti al pagamento dell’imposta comunale, occorrerà osservare le stesse regole previste negli anni precedenti e che, di seguito, si riassumono.
>> CHI PAGA L’IMPOSTA L’imposta deve essere pagata: • da chi ha la proprietà (o altro diritto reale di godimento) di fabbricati, aree fabbricabili e terreni agricoli; • dal locatario, per gli immobili concessi in locazione finanziaria; • dai concessionari, per le aree demaniali. Se l’immobile è posseduto da più proprietari, l’imposta deve essere ripartita proporzionalmente tra loro in base alle quote di proprietà, e versata separatamente (ad esempio, per una casa cointestata a marito e moglie, entrambi devono versare l’ICI ma separatamente). In caso di usufrutto, l’imposta è dovuta da chi gode di tale diritto e mai dal nudo proprietario. Se l’immobile è in multiproprietà, l’ICI deve essere invece pagata dall’amministratore del condominio o della comunione.
2. L’IMPOSTA COMUNALE SUGLI IMMOBILI
131 ATTENZIONE Le indicazioni dell’Annuario potrebbero subire modifiche per effetto di provvedimenti successivi; controllarle seguendo i comunicati stampa e il sito Internet dell’Agenzia delle Entrate.
>> IL VALORE DELL’IMMOBILE Per calcolare l’imposta bisogna prima di tutto determinare il valore dell’immobile, cioè quella che, di norma, si chiama “base imponibile”. A tal fine occorre distinguere se si tratta di fabbricati, di aree fabbricabili o di terreni agricoli.
PER I FABBRICATI La base imponibile è costituita dalla rendita risultante in catasto al 1º gennaio dell’anno in corso aumentata del coefficiente di rivalutazione (attualmente il 5%) e moltiplicata per un coefficiente diverso a seconda della categoria catastale: • 140 per i fabbricati appartenenti al gruppo catastale B; • 100 per le abitazioni, gli alloggi collettivi e i fabbricati a destinazione varia (gruppi catastali A e C con esclusione delle categorie A10 e C1); • 50 per gli uffici, gli studi privati (categoria A/10), gli alberghi, i teatri, le banche, ecc. (categoria D); • 34 per i negozi e le botteghe (categoria catastale C1). Per i fabbricati di interesse storico/artistico, la rendita si calcola applicando la tariffa d’estimo (aumentata del 5%) di minore ammontare prevista per le abitazioni della zona censuaria nella quale è situato il fabbricato. La rendita va moltiplicata per 100 anche se il fabbricato è classificato nella categoria A10 o C1 o nel gruppo D.
COME SI DETERMINA LA BASE IMPONIBILE ICI Tipo di immobili
Fabbricati gruppo catastale B
Fabbricati gruppi catastali A e C (escluse le categorie A10 e C1)
100 Rendita catastale rivalutata del 5%
Uffici, studi privati (categoria A/10) e alberghi, teatri, banche, ecc. (categoria D)
Negozi e botteghe (categoria catastale C1)
PER LE AREE FABBRICABILI La base imponibile è costituita dal valore commerciale al 1º gennaio dell’anno cui si riferisce l’imposta. Il Comune può determinare periodicamente detto valore, suddividendo il territorio per zone omogenee. Il valore così determinato non potrà essere rettificato con atti di accertamento da parte del Comune qualora venga preso a base dal contribuente per la valutazione della propria area fabbricabile.
PER I TERRENI AGRICOLI La base imponibile è costituita dal reddito dominicale risultante in catasto al 1º gennaio dell’anno in corso, aumentato del 25% e moltiplicato per 75. 132 ATTENZIONE Le indicazioni dell’Annuario potrebbero subire modifiche per effetto di provvedimenti successivi; controllarle seguendo i comunicati stampa e il sito Internet dell’Agenzia delle Entrate.
L’imposta si determina applicando alla base imponibile l’aliquota stabilita dal Comune ove è ubicato l’immobile (compresa, normalmente, tra il 4 e il 7 per mille). Generalmente, per l’abitazione principale, per la quale è dovuta ancora l’imposta (ad esempio per l’immobile classificato nella categoria catastale A/1, A/8 e A/9) è fissata un’aliquota ridotta. I Comuni possono fissare aliquote diverse in relazione al tipo di immobile e prevedere aliquote agevolate, anche inferiori al 4 per mille. L’imposta deve essere calcolata sulla base dei mesi di possesso nel corso dell’anno (il mese durante il quale il possesso si è protratto per almeno 15 giorni è calcolato per intero).
Per conoscere le aliquote i contribuenti possono rivolgersi direttamente agli uffici comunali o consultare il sito internet del Dipartimento delle Finanze (www.finanze.gov.it), sezione “Fiscalità locale”.
DETRAZIONI E RIDUZIONI Per l’abitazione principale (nei casi in cui è ancora tassata) viene concessa una detrazione di 103,29 euro, rapportata ai mesi nei quali l’immobile è stato utilizzato come dimora abituale. Se l’immobile costituisce contemporaneamente abitazione principale di più persone tenute al pagamento dell’ICI, la detrazione va suddivisa tra loro in parti uguali (e non in base alla percentuale di possesso). I Comuni possono elevare la detrazione per l’abitazione principale fino ad abbattere totalmente l’imposta dovuta per questa abitazione. L’aliquota ridotta prevista per l’abitazione principale si applica anche alle pertinenze, indipendentemente dal fatto che il Comune impositore abbia o meno deliberato l’estensione della riduzione dell’aliquota anche alle pertinenze medesime. Per i fabbricati dichiarati inagibili o inabitabili e di fatto non utilizzati, l’imposta è ridotta al 50%. Per i terreni agricoli, nella determinazione dell’imposta dovuta, i coltivatori diretti e gli imprenditori agricoli a titolo principale possono usufruire delle agevolazioni previste dal Decreto Legislativo n. 504/1992 (art. 9). Ai fini delle suddette agevolazioni per coltivatori diretti o imprenditori agricoli a titolo principale si intendono le persone fisiche iscritte negli appositi elenchi comunali previsti dalla Legge 9 gennaio 1963, n. 9 (art. 11) e soggette al corrispondente obbligo dell'assicurazione per invalidità, vecchiaia e malattia.
>> QUANDO E COME SI PAGA I termini entro cui effettuare il pagamento dell’ICI sono: • 16 giugno, per il pagamento dell’acconto; • 16 dicembre, per il pagamento del saldo.
>> IL CALCOLO DELL’IMPOSTA
Il versamento può essere effettuato anche in unica soluzione entro il termine previsto per l’acconto. In questo caso, per calcolare l’imposta dovuta per l’intero anno occorre applicare l’aliquota stabilita dal Comune per l’anno in corso. 133 ATTENZIONE Le indicazioni dell’Annuario potrebbero subire modifiche per effetto di provvedimenti successivi; controllarle seguendo i comunicati stampa e il sito Internet dell’Agenzia delle Entrate.
L’acconto deve essere pari al 50% dell’imposta dovuta e già pagata per l’anno d’imposta precedente. Se il possesso è stato parziale l’imposta va comunque rapportata ai dodici mesi dell’anno di riferimento. L’eventuale conguaglio sarà effettuato in occasione del versamento a saldo. In pratica, con questo sistema il contribuente ha il vantaggio di non doversi affrettare, a giugno, a rintracciare ed esaminare le delibere comunali per verificare se sono variate le aliquote da applicare.
In caso di possesso per l’intero anno il contribuente pagherà entro il 16 giugno la metà di quanto versato nell’anno precedente e a dicembre, una volta accertato che non sono intervenute modifiche delle aliquote o delle detrazioni, dovrà semplicemente pagare il restante 50%. In caso contrario, cioè se le aliquote o le detrazioni sono cambiate rispetto all’anno precedente, a dicembre il contribuente effettuerà il ricalcolo dell’imposta dovuta per l’intero anno e pagherà la differenza ancora dovuta, tenendo conto dell’acconto pagato a giugno. Le persone non residenti nel territorio dello Stato possono effettuare il versamento dell’imposta dovuta per l’intero anno, in unica soluzione, entro il 16 dicembre, con applicazione degli interessi del 3% sull’importo il cui pagamento è stato differito. Questi contribuenti possono versare l’imposta direttamente dall’estero tramite bonifico bancario oppure vaglia internazionale ordinario o vaglia internazionale di versamento in conto corrente.
COME PAGARE Per il pagamento è possibile utilizzare il modello F24 o il bollettino postale presso: • le banche; • gli uffici postali; • gli agenti della riscossione. Il Comune può disporre modalità di pagamento aggiuntive o sostitutive di quelle indicate (ad esempio, versamento su conto corrente postale intestato alla Tesoreria del Comune). Per maggiori informazioni i contribuenti possono rivolgersi ai competenti uffici comunali. L’utilizzo del Modello F24 presenta due grossi vantaggi: 1. consentire al contribuente di compensare l’imposta da versare con eventuali crediti maturati per altri tributi erariali (Irpef, Iva, eccetera) o, qualora previsto dal Comune, di compensare le imposte dovute con crediti relativi all’ICI dell’anno precedente. È possibile utilizzare anche l’eccedenza delle imposte derivanti dal modello 730 (Irpef, addizionali comunale e regionale), a condizione che tale scelta si effettui espressamente nella dichiarazione dei redditi. 2. effettuare il pagamento a Comuni diversi con un unico modello (cosa che non sarebbe possibile con il bollettino). I codici da utilizzare per la compilazione del modello F24, nella sezione “ICI ed altri tributi locali”, sono i seguenti: • 3901 per l’abitazione principale (per gli immobili per cui l’imposta è ancora dovuta) • 3902 per i terreni agricoli • 3903 per le aree fabbricabili • 3904 per gli altri fabbricati. Il modello F24, le relative istruzioni per la compilazione e ulteriori informazioni utili per il versamento dell’imposta sono reperibili sul sito www.agenziaentrate.gov.it.
134 ATTENZIONE Le indicazioni dell’Annuario potrebbero subire modifiche per effetto di provvedimenti successivi; controllarle seguendo i comunicati stampa e il sito Internet dell’Agenzia delle Entrate.
>> PRESENTAZIONE DELLA DICHIARAZIONE ICI L’obbligo di presentare la dichiarazione ICI per la maggior parte dei casi (compravendita di immobili effettuata con atto notarile) è stato abolito. L’adempimento permane solo per determinate situazioni, ad esempio quando si intende ottenere riduzioni d’imposta relativamente a fabbricati, inagibili o inabitabili, o quando gli elementi da considerare ai fini della determinazione del tributo dipendono da atti (relativi a diritti sugli immobili, alla trascrizione, all’iscrizione e all’annotazione nei registri immobiliari, alla voltura catastale) per i quali non sono applicabili le procedure telematiche (che prevedono il modello unico informatico). Nei casi in cui è previsto l’obbligo della dichiarazione, questa deve essere presentata entro i termini di presentazione della dichiarazione dei redditi, utilizzando l’apposito modello, che viene pubblicato anche sul sito internet del Dipartimento delle Finanze (www.finanze.gov.it) e su quello dell’Agenzia delle Entrate (www.agenziaentrate.gov.it).
Si consiglia di assumere le necessarie informazioni sul corretto adempimento dell’obbligazione tributaria presso il competente ufficio del Comune di ubicazione degli immobili.
135 ATTENZIONE Le indicazioni dell’Annuario potrebbero subire modifiche per effetto di provvedimenti successivi; controllarle seguendo i comunicati stampa e il sito Internet dell’Agenzia delle Entrate.
3. REGISTRARE UN CONTRATTO DI LOCAZIONE Tutti i contratti di locazione e di affitto di beni immobili (compresi quelli relativi a fondi rustici e quelli stipulati da soggetti passivi IVA) devono essere registrati, qualunque sia il loro ammontare, purché di durata superiore ai 30 giorni complessivi nell’anno.
Il termine per la registrazione del contratto di locazione è di 30 giorni dalla data di stipula.
>> COSA OCCORRE E COME SI REGISTRA IL CONTRATTO Le modalità di registrazione di un contratto di locazione o di affitto di un immobile sono due: 1. la registrazione telematica 2. la registrazione dell’atto presso l’ufficio.
REGISTRAZIONE PER VIA TELEMATICA La procedura di registrazione telematica dei contratti di locazione, che consente il contestuale pagamento on line delle imposte di registro, di bollo e di eventuali interessi e sanzioni, è: • obbligatoria per i possessori di almeno 100 immobili; • facoltativa per tutti gli altri contribuenti. Le registrazioni e i pagamenti possono essere effettuati: • direttamente dal contribuente; • tramite un suo delegato, avente adeguata capacità tecnica, economica, finanziaria e organizzativa; • tramite un intermediario abilitato a Entratel (commercialisti, Caf, agenzie immobiliari, organizzazioni della proprietà edilizia e dei conduttori, consulenti del lavoro, agenzie che svolgono attività di pratiche amministrative presso amministrazioni ed enti pubblici, iscritti all’albo dei geometri, eccetera). Per effettuare direttamente la registrazione per via telematica, occorre essere in possesso dell’abilitazione ai canali “Fisconline” (al quale si accede attraverso un codice Pin) o “Entratel” (utilizzabile anche questo grazie ad apposite credenziali di accesso rilasciate, su richiesta, dall’Agenzia delle Entrate). Ottenute le abilitazioni, si può scaricare dal sito internet dell’Agenzia delle Entrate il software gratuito “Contratti di locazione” che consente di compilare, registrare il contratto e pagare le imposte dovute in relazione alla registrazione stessa.
LOCAZIONI WEB E PAGAMENTI REGISTRO WEB Dal 28 gennaio 2009 l’Agenzia ha attivato un nuovo servizio di registrazione via web dei contratti di locazione e di pagamento dell’imposta. Pagamenti Registro web” non occorre più scaricare e instalAttraverso i prodotti “LLocazioni web” e “P lare il software “Contratti di locazione”. I contribuenti registrati a Fisconline e gli utenti Entratel hanno la possibilità di compilare e registrare on line i propri contratti, indicando i dati del conduttore, del locatore, dell’immobile e il canone di locazione. Il programma calcola direttamente l’imposta dovuta e chiede di indicare il numero di conto bancario o postale sul quale sarà effettuato il prelievo. Con l’applicazione “Pagamenti Registro web” è possibile versare l’imposta di registro sui contratti di locazione già registrati, cioè per le annualità successive alla prima, o per le proroghe, risoluzioni e cessioni delle locazioni vigenti.
136 ATTENZIONE Le indicazioni dell’Annuario potrebbero subire modifiche per effetto di provvedimenti successivi; controllarle seguendo i comunicati stampa e il sito Internet dell’Agenzia delle Entrate.
REGISTRAZIONE IN UFFICIO La registrazione cartacea può essere effettuata in qualsiasi ufficio dell’Agenzia, non necessariamente, quindi, nell’ufficio di competenza territoriale rispetto al proprio domicilio fiscale. Occorre avere con sé: • almeno due originali (o un originale e una copia) firmati, del contratto da registrare; • marche da bollo da 14,62 euro, da applicare su originali e copie (una marca per ogni 4 facciate scritte, e comunque ogni 100 righe); • lo stampato meccanografico per la richiesta di registrazione - mod. 69 - (che si può scaricare dal sito internet dell’Agenzia o prendere in Ufficio, compilarlo e consegnarlo); • l’elenco atti presentati per la registrazione - mod. RR; • la ricevuta di pagamento dell’imposta (copia del mod. F23).
>> IL PAGAMENTO DELL’IMPOSTA DI REGISTRO QUANTO SI PAGA L’imposta di registro è dovuta, a seconda dell’immobile locato o affittato, nelle seguenti misure: IMMOBILE
1% del canone annuo se la locazione è effettuata da soggetti passivi IVA 2% del canone, negli altri casi
È previsto un importo minimo di versamento di 67 euro. Le parti contraenti sono solidalmente obbligate al pagamento dell’intera somma dovuta per la registrazione del contratto. Non è dovuta imposta di registro sul deposito cauzionale versato dall’inquilino. Tuttavia, se il deposito (o un’altra forma di garanzia) è pagato da un terzo estraneo al rapporto di locazione, occorre versare l’imposta di registro nella misura dello 0,50 per cento. Per i contratti con durata pluriennale si può scegliere: • di pagare al momento della registrazione l’imposta di registro dovuta per l’intera durata del contratto (2 per cento del corrispettivo dovuto per l’intera durata del contratto); • di versare l’imposta anno per anno (2 per cento del canone relativo a ciascuna annualità, tenendo conto degli aumenti Istat), entro 30 giorni dalla scadenza della precedente annualità.
La registrazione si considera effettuata nel giorno in cui i dati trasmessi pervengono correttamente all’Agenzia delle Entrate.
Chi sceglie di pagare per l’intera durata del contratto può usufruire di uno sconto, che consiste in una detrazione dall’imposta dovuta, in misura percentuale, pari alla metà del tasso di interesse legale (attualmente pari al 3 per cento) moltiplicato per il numero delle annualità. 137 ATTENZIONE Le indicazioni dell’Annuario potrebbero subire modifiche per effetto di provvedimenti successivi; controllarle seguendo i comunicati stampa e il sito Internet dell’Agenzia delle Entrate.
DETRAZIONE (durata x 1,5%)
Se il contratto viene risolto anticipatamente ed è stato versato l’importo relativo all’intera durata, chi ha pagato ha diritto al rimborso delle annualità successive a quella in corso. Se si sceglie di pagare annualmente, l’imposta per le annualità successive può anche essere di importo inferiore a 67 euro. Anche per la proroga del contratto di locazione di immobile ad uso abitativo è possibile pagare l’imposta in unica soluzione o annualmente. Per le risoluzioni (disdette anticipate del contratto) e le cessioni senza corrispettivo dei contratti di locazione e sublocazione di immobili urbani di durata pluriennale, l’imposta si paga nella misura fissa di 67 euro. In tutti gli altri casi (es. locazione di immobili non urbani), l’imposta si applica (nella misura del 2 per cento o 0,5 per cento se si tratta di fondi rustici) all’importo dei canoni ancora dovuti. Per le cessioni, proroghe e risoluzioni di contratti già registrati, i contraenti devono versare l’imposta dovuta entro 30 giorni utilizzando il mod. F23 (nel quale occorre indicare con precisione gli estremi di registrazione del contratto stesso: anno, serie e numero di registrazione separati da una barra) e, entro 20 giorni dal pagamento, presentare l’attestato dell’avvenuto versamento allo stesso ufficio dove precedentemente era stato presentato il contratto. Di seguito, si riporta una tavola di sintesi: Tipologia
Unica soluzione entro 30 giorni dalla stipula
Sconto pari al 50% del tasso d’interesse legale moltiplicato per gli anni di durata del contratto
Annuale: prima annualità, entro 30 giorni dalla stipula; successive annualità entro 30 giorni dall’inizio dell’annualità successiva
L’imposta sulla prima annualità non può essere inferiore a 67 euro
Unica soluzione entro 30 giorni dall’evento
Senza corrispettivo, imposta fissa pari a 67 euro; con corrispettivo, aliquota del 2% (con un minimo di 67 euro); presentazione della copia del mod. F23 all’Ufficio, entro 20 gg.
138 ATTENZIONE Le indicazioni dell’Annuario potrebbero subire modifiche per effetto di provvedimenti successivi; controllarle seguendo i comunicati stampa e il sito Internet dell’Agenzia delle Entrate.
COME SI PAGA SE SI REGISTRA IL CONTRATTO IN UFFICIO… Per registrare un contratto di locazione il contribuente deve prima calcolare e versare l’imposta di registro. Il pagamento, per il quale si utilizza il mod. F23, va effettuato entro 30 giorni dalla data dell’atto e, comunque, prima della richiesta di registrazione. La copia dell’attestato di versamento va infatti consegnata all’Ufficio locale dell’Agenzia delle Entrate insieme alla richiesta di registrazione.
I PRINCIPALI CODICI TRIBUTO DA INDICARE SUL MODELLO F23 PER IL VERSAMENTO 107T
imposta di registro per contratti di locazione fabbricati - intero periodo (da utilizzare quando si versa in unica soluzione l’imposta relativa all’intera durata del contratto) 115T imposta di registro per contratti di locazione fabbricati - prima annualità (da utilizzare nel caso in cui si versa l’imposta relativa solo al primo anno di durata del contratto) 112T imposta di registro per contratti di locazione fabbricati - annualità successive (da utilizzare quando si versa l’imposta relativa ad uno degli anni di durata del contratto successivo al primo) 114T imposta di registro - proroga contratti di locazione (da utilizzare nel caso di proroga del contratto di locazione) 110T imposta di registro - cessione contratti di locazione e affitti 109T imposta di registro - per atti, contratti verbali e denunce 113T imposta di registro - risoluzione dei contratti di locazione e affitti (da utilizzare in caso di risoluzione del contratto versando l’importo fisso di 67 euro e consegnando all’ufficio l’attestato di versamento entro 20 giorni).
L’elenco completo dei codici tributo si può consultare sul sito www.agenziaentrate.gov.it
…E QUANDO SI REGISTRA IN VIA TELEMATICA In caso di registrazione telematica, il pagamento dell’imposta è contestuale alla registrazione del contratto. Per eseguire i versamenti telematici occorre però essere titolari di un conto corrente presso una delle banche convenzionate ovvero presso Poste Italiane S.p.A. (l’elenco delle banche convenzionate è disponibile sul sito internet dell’Agenzia). È inoltre possibile effettuare telematicamente anche il pagamento delle imposte relative ai canoni di locazione per le annualità successive alla prima, per le proroghe, anche tacite, per le cessioni e le risoluzioni dei contratti di locazione e di affitto di beni immobili registrati a partire dal 1° gennaio 1980.
In tutti i casi in cui un contratto di locazione (anche finanziaria e di affitto) ha per oggetto un immobile strumentale e il locatore è un soggetto passivo Iva, l’imposta di registro è dovuta nella misura proporzionale dell’1 per cento, indipendentemente dal regime di esenzione o di imponibilità, ai fini Iva, anche se per opzione, di detti contratti. Qualora, invece, il locatore non abbia soggettività Iva la locazione continua ad essere assoggettata all’imposta di registro con l’aliquota del 2% prevista in via ordinaria per le locazioni.
LOCAZIONE IMMOBILI STRUMENTALI (SOGGETTI PASSIVI IVA)
139 ATTENZIONE Le indicazioni dell’Annuario potrebbero subire modifiche per effetto di provvedimenti successivi; controllarle seguendo i comunicati stampa e il sito Internet dell’Agenzia delle Entrate.
Sono immobili strumentali per natura quelli che per legge non possono essere destinati ad una diversa utilizzazione senza radicali trasformazioni. In pratica questi immobili rientrano in una categoria catastale che ne giustifica un determinato uso professionale. A titolo di esempio sono immobili strumentali per natura: • gli uffici e gli studi (categoria catastale A/10); • i negozi e le botteghe (categoria catastale C/1); • i magazzini sotterranei per depositi e derrate (categoria catastale B/8).
I contratti di affitto di fondi rustici, oltre che in via ordinaria, possono essere registrati presentando, entro il mese di febbraio, una denuncia riepilogativa dei contratti posti in essere nel corso dell’anno precedente. In tal caso, l’imposta si applica (con l’aliquota dello 0,50%) alle somme dei corrispettivi (moltiplicati per il numero delle annualità) dichiarati nella denuncia e non può essere inferiore alla misura fissa di 67 euro. Se uno o più contratti sono registrati senza ricorrere alla modalità della denuncia annuale, l’imposta di registro è applicata a ciascun contratto, sempre con obbligo di versamento di almeno 67 euro. Di seguito, si riporta una tavola riepilogativa delle modalità per il calcolo dell’imposta di registro nelle varie ipotesi sopra analizzate:
1% se effettuate da soggetti passivi IVA Fabbricati strumentali per natura 2% altri casi
Canone annuo x Numero delle annualità
QUANDO L’UFFICIO NON PUÒ ACCERTARE UN MAGGIOR CANONE Per evitare che siano registrati contratti di locazione per un importo inferiore a quello realmente pattuito, è previsto che gli uffici non possono procedere ad accertamenti nei confronti di quei contribuenti che, ai fini della determinazione dell’imposta di registro relativa ai contratti di locazione, dichiarano un canone almeno pari al 10 per cento del valore catastale dell’immobile. Il valore catastale per i fabbricati locati si determina applicando alla rendita catastale il moltiplicatore 120.
140 ATTENZIONE Le indicazioni dell’Annuario potrebbero subire modifiche per effetto di provvedimenti successivi; controllarle seguendo i comunicati stampa e il sito Internet dell’Agenzia delle Entrate.
Per le annualità successive alla prima restano comunque fermi i poteri di liquidazione dell’imposta da parte dell’ufficio. La modalità di determinazione del valore su base catastale prevista per l’imposta di registro rileva anche per l’accertamento dell’Irpef dovuta sui redditi di fabbricati. In caso di omessa registrazione del contratto di locazione di immobili, oltre alle sanzioni per la mancata registrazione, si presume, salvo documentata prova contraria, l’esistenza del rapporto di locazione anche per i quattro periodi d’imposta antecedenti quello nel corso del quale è accertato il rapporto stesso. Quale importo del canone, su cui pagare l’imposta, si presume, ai fini della determinazione del reddito, il 10 per cento del valore catastale dell’immobile (determinato applicando alla rendita i moltiplicatori previsti ai fini dell’imposta di registro, rivalutati del 20 per cento). Tali disposizioni non trovano applicazione nei confronti dei contratti di locazione di immobili ad uso abitativo a canone “concordato” stipulati o rinnovati ai sensi della Legge 9 dicembre 1998, n. 431.
>> SE NON SI REGISTRA IL CONTRATTO: SANZIONI E RIMEDI LE SANZIONI PER L’OMESSA REGISTRAZIONE L’omessa registrazione del contratto comporta l’applicazione di una sanzione amministrativa. Ma anche il parziale occultamento del corrispettivo e l’omesso o tardivo versamento dell’imposta di registro su annualità successive sono delle violazioni di carattere fiscale soggette a sanzione. Di seguito si riporta una tavola con le sanzioni per le violazioni sui contratti di locazione: Violazione
Dal 120% al 240% dell’imposta dovuta
30% dell’imposta versata in ritardo
Esempio Se il valore catastale dell’immobile dato in locazione è di 120.000 euro, il canone mensile non è soggetto ad accertamento se l’importo indicato in contratto è almeno pari a 1.000 euro (infatti, moltiplicando 1.000 euro per 12 mesi si ottiene un totale di 12.000 euro e cioè un ammontare pari al 10 per cento del valore catastale).
Il “ravvedimento operoso” è un istituto che consente al contribuente, a determinate condizioni e con specifici limiti, di correggere spontaneamente errori o illeciti commessi nell’applicazione delle norme tributarie.
141 ATTENZIONE Le indicazioni dell’Annuario potrebbero subire modifiche per effetto di provvedimenti successivi; controllarle seguendo i comunicati stampa e il sito Internet dell’Agenzia delle Entrate.
In base al tipo di violazione commessa, versando l’eventuale imposta dovuta si può usufruire, a seconda dei casi, della riduzione o dell’annullamento delle sanzioni. La regolarizzazione avviene proprio con il pagamento (anche non contestuale): • delle somme dovute a titolo di imposta; • della sanzione amministrativa, comunque ridotta (il codice da indicare nel modello F23 è 671T); • degli interessi di mora, calcolati giornalmente al tasso legale annuo.
Attraverso il ravvedimento operoso è possibile regolarizzare sia la tardiva registrazione dei contratti di locazione che il tardivo pagamento dell’imposta di registro dovuta a seguito di proroga, risoluzione e cessione degli stessi. Tardiva registrazione del contratto La violazione relativa all’omissione della richiesta di registrazione può essere regolarizzata: • entro novanta giorni dal termine di scadenza previsto, a condizione che si paghi l’imposta dovuta, gli interessi di mora e la sanzione ridotta – pari al 10 per cento (1/12 di 120 per cento) dell’imposta dovuta o dell’imposta in misura fissa – e che, entro lo stesso termine, l’interessato presenti l’atto per la registrazione; • entro un anno dal termine di scadenza previsto, purché si versi l’imposta dovuta, gli interessi di mora e la sanzione ridotta – pari al 12 per cento (1/10 di 120 per cento) dell’imposta dovuta o dell’imposta in misura fissa – e che, entro lo stesso termine, l’interessato presenti l’atto per la registrazione. Tardivo pagamento dell’imposta Per regolarizzare la mancata effettuazione, alla scadenza prevista, di un pagamento d’imposta dovuto, ad esempio, per i versamenti successivi alla prima annualità, per la proroga, la cessione o la risoluzione di un contratto di locazione, occorre versare, oltre all’imposta non pagata: • una sanzione del 2,5 per cento dell’imposta dovuta (1/12 del 30 per cento) e gli interessi di mora, se il pagamento è effettuato entro 30 giorni dalla scadenza ordinaria; • una sanzione del 3 per cento dell’imposta dovuta (1/10 del 30 per cento) e gli interessi di mora, se eseguito entro 1 anno dalla scadenza prevista.
ATTENZIONE Non si può ricorrere al ravvedimento operoso se la violazione è stata già contestata dall’ufficio e, comunque, quando siano già iniziati accessi, ispezioni, verifiche (per maggiori dettagli vedi IN CASO DI ERRORI: RAVVEDIMENTO, COMUNICAZIONI E SANZIONI - capitolo 1).
142 ATTENZIONE Le indicazioni dell’Annuario potrebbero subire modifiche per effetto di provvedimenti successivi; controllarle seguendo i comunicati stampa e il sito Internet dell’Agenzia delle Entrate.
Nel corso degli ultimi anni, l’imposta sulle successioni e donazioni è stata più volte oggetto di modifiche. Allo stato attuale l’imposta è dovuta con le modalità di cui si dirà in seguito.
>> SUCCESSIONI Sui trasferimenti di beni e diritti per causa di morte avvenuti a decorrere dal 3 ottobre 2006 è dovuta l’imposta sulle successioni e donazioni.
CHI DEVE PAGARE L’IMPOSTA E IN CHE MISURA Sono obbligati al pagamento dell’imposta gli eredi e i legatari che beneficiano dei seguenti beni e diritti: • beni immobili e diritti reali immobiliari (se il valore è dichiarato in misura non inferiore a quello determinato su base catastale, l’Ufficio non può procedere alla sua rettifica); • azioni e quote di partecipazione al capitale di società (il valore è dato dal patrimonio netto contabile); • obbligazioni (con esclusione dei titoli di Stato); • aziende (il valore è dato dalla differenza tra le attività e le passività senza considerare l’avviamento); • crediti e denaro; • beni mobili (gioielli, mobili); • navi e aeromobili; • rendite e pensioni. La base imponibile è costituita dal valore totale netto dell’asse ereditario, vale a dire dal valore dei beni e dei diritti oggetto di successione al netto delle passività e degli oneri deducibili (debiti della persona deceduta, spese mediche e funerarie). L’imposta di successione è determinata dall’ufficio che applica aliquote diverse a seconda del grado di parentela dell’erede. In particolare, sono previste le seguenti aliquote: • 4 per cento, per il coniuge e i parenti in linea retta, da calcolare sul valore eccedente, per ciascun erede, di 1.000.000 di euro; • 6 per cento, per fratelli e sorelle, da calcolare sul valore eccedente i 100.000 euro per ciascun erede; • 6 per cento, da calcolare sul valore totale (cioè senza alcuna franchigia), per gli altri parenti fino al quarto grado, affini in linea retta, nonché affini in linea collaterale fino al terzo grado; • 8 per cento, da calcolare sul valore totale (cioè senza alcuna franchigia), per le altre persone. ATTENZIONE Se a beneficiare del trasferimento è una persona portatrice di handicap grave, riconosciuto tale ai sensi della legge n. 104/1992, l’imposta si applica sulla parte del valore della quota che supera 1.500.000 euro. Gli importi esenti dall’imposta (la franchigia) sono aggiornati ogni quattro anni, in base all’indice del costo della vita. ATTENZIONE Ai soli fini dell’applicazione della franchigia, sulla quota devoluta all’erede o al legatario si deve tener conto del valore delle donazioni in vita fatte dalla persona deceduta a favore del medesimo erede o legatario.
4. SUCCESSIONI E DONAZIONI
143 ATTENZIONE Le indicazioni dell’Annuario potrebbero subire modifiche per effetto di provvedimenti successivi; controllarle seguendo i comunicati stampa e il sito Internet dell’Agenzia delle Entrate.
È prevista un’agevolazione per il trasferimento di imprese e partecipazioni in società disposto in favore dei discendenti e del coniuge. In sostanza, i trasferimenti di aziende, quote sociali e azioni non sono soggetti all’imposta se gli eredi proseguono l’esercizio dell’attività d’impresa o detengono il controllo per un periodo non inferiore a cinque anni dalla data del trasferimento e se nella dichiarazione di successione producono apposita dichiarazione.
Quando nell’attivo ereditario ci sono beni immobili o diritti reali immobiliari, oltre all’imposta di successione sono dovute anche le imposte ipotecaria e catastale. Queste sono pari, rispettivamente, al 2 per cento e all’11 per cento del valore degli immobili, con un versamento minimo di 168 euro. Se il valore è dichiarato in misura non inferiore a quello determinato su base catastale, l’Ufficio non può procedere alla sua rettifica. Se all’interno dell’asse ereditario vi è un immobile (non di lusso) che andrà destinato come “prima casa”, è previsto il pagamento dell’imposta ipotecaria e catastale in misura fissa (168 euro per ciascuna imposta). L’agevolazione spetta se il beneficiario (ovvero, nel caso di immobili trasferiti a più beneficiari, almeno uno di essi), ha i requisiti necessari per fruire dell’agevolazione cd. “prima casa” (per ulteriori informazioni sui requisiti “prima casa” vedi il capitolo LA TASSAZIONE SUGLI IMMOBILI).
COME SI DETERMINA IL VALORE CATASTALE Il valore catastale viene determinato moltiplicando la rendita catastale (rivalutata del 5%) per i seguenti coefficienti: • 110 per la prima casa • 120 per i fabbricati appartenenti ai gruppi catastali A e C (escluse le categorie A/10 e C/1) • 140 per i fabbricati appartenenti al gruppo catastale B • 60 per i fabbricati delle categorie A/10 (uffici e studi privati) e D • 40,8 per i fabbricati delle categorie C/1 (negozi e botteghe) ed E.
ATTENZIONE Per i trasferimenti di immobili non censiti le parti possono utilizzare la rendita proposta per determinare il valore catastale. In questo caso è necessario manifestare espressamente nell’atto l’intenzione di avvalersi delle disposizioni previste dall’art. 12 del D.L. n. 70 del 1988 convertito dalla legge n. 154 del 1988. La rendita catastale attribuita verrà notificata dall’Ufficio dell’Agenzia del Territorio al contribuente. Se il valore determinato sulla base della rendita attribuita è superiore a quello dichiarato nell’atto, il contribuente dovrà pagare l’imposta dovuta e i relativi interessi, a partire dalla registrazione dello stesso.
>> LA DICHIARAZIONE DI SUCCESSIONE La dichiarazione deve essere presentata entro 12 mesi dalla data di apertura della successione, che coincide, generalmente, con la data del decesso del contribuente. È necessario compilare l’apposito modulo (modello 4) reperibile presso ogni ufficio locale o sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate (www.agenziaentrate.gov.it) e successivamente presentarlo all’ufficio lo144 ATTENZIONE Le indicazioni dell’Annuario potrebbero subire modifiche per effetto di provvedimenti successivi; controllarle seguendo i comunicati stampa e il sito Internet dell’Agenzia delle Entrate.
Quando nell’attivo ereditario è presente un immobile, prima di presentare la dichiarazione di successione occorre provvedere all’autoliquidazione delle imposte ipotecaria, catastale, di bollo, della tassa ipotecaria, dei tributi speciali e dei tributi speciali catastali. Per il versamento di tali tributi va utilizzato il modello F23. Inoltre, entro 30 giorni dalla presentazione della dichiarazione di successione, è necessario presentare la richiesta di voltura degli immobili agli uffici dell’Agenzia del Territorio.
CHI DEVE PRESENTARE LA DICHIARAZIONE Sono obbligati a presentare la dichiarazione di successione: • gli eredi e i legatari, ovvero i loro rappresentanti legali; • gli immessi nel possesso dei beni, in caso di assenza o di dichiarazione di morte presunta; • gli amministratori dell’eredità; • i curatori delle eredità giacenti; • gli esecutori testamentari; • i trustee. Se più persone sono obbligate alla presentazione della dichiarazione è sufficiente che la stessa sia presentata da una sola di esse. Gli eredi e i legatari che hanno presentato la dichiarazione di successione sono esonerati dall’obbligo della dichiarazione ai fini dell’imposta comunale sugli immobili (ICI). Spetta, infatti, agli uffici locali dell’Agenzia delle Entrate, competenti a ricevere la dichiarazione di successione, trasmetterne copia a ciascun Comune ove sono ubicati gli immobili.
QUADRO RIASSUNTIVO DELL’IMPOSTA SULLE SUCCESSIONI GRADO DI PARENTELA
4% sulla quota ereditata eccedente 1 milione di euro + imposta ipotecaria (2%) e catastale (1%) sugli immobili (o di 168 euro ciascuna, se per l’erede è una prima casa)
6% sulla quota ereditata eccedente 100 mila euro + imposta ipotecaria (2%) e catastale (1%) sugli immobili (o di 168 euro ciascuna, se per l’erede è una prima casa)
6% sulla quota ereditata (senza alcuna franchigia) + imposta ipotecaria (2%) e catastale (1%) sugli immobili (o di 168 euro ciascuna, se per l’erede è una prima casa)
8% sulla quota ereditata (senza alcuna franchigia) + imposta ipotecaria (2%) e catastale (1%) sugli immobili (o di 168 euro ciascuna, se per l’erede è una prima casa)
cale dell’Agenzia nella cui circoscrizione era fissata l’ultima residenza del defunto. In caso di utilizzo di modello differente la dichiarazione risulta nulla. Se il defunto non aveva la residenza in Italia, la denuncia di successione deve essere presentata all’ufficio nella cui circoscrizione era stata fissata l’ultima residenza italiana. Se non si è a conoscenza di quest’ultima, la denuncia va presentata all’ufficio locale dell’Agenzia delle Entrate di “ROMA 6”, sito in Roma, Via Canton, 20 – CAP 00144.
145 ATTENZIONE Le indicazioni dell’Annuario potrebbero subire modifiche per effetto di provvedimenti successivi; controllarle seguendo i comunicati stampa e il sito Internet dell’Agenzia delle Entrate.
>> DONAZIONI Anche il regime fiscale delle donazioni e degli atti di trasferimento a titolo gratuito di beni e diritti ha subito modifiche negli ultimi anni.
Il sistema attuale prevede, anzitutto, che la base imponibile per l’applicazione dell’imposta sia pari al valore globale dei beni e dei diritti diminuito degli oneri a carico del beneficiario. Il valore dei beni e dei diritti ricevuti in donazione si calcola con gli stessi criteri descritti per le successioni. Le aliquote da utilizzare per determinare l’imposta sono le stesse previste per le successioni e variano in funzione del rapporto di parentela intercorrente tra il donante e il beneficiario: • 4 per cento, per il coniuge e i parenti in linea retta, da calcolare sul valore eccedente, per ciascun beneficiario, 1.000.000 di euro; • 6 per cento, per fratelli e sorelle, da calcolare sul valore eccedente, per ciascun beneficiario, 100.000 euro; • 6 per cento, da calcolare sul valore totale (cioè senza alcuna franchigia), per gli altri parenti fino al quarto grado, affini in linea retta, affini in linea collaterale fino al terzo grado; • 8 per cento, da calcolare sul valore totale (cioè senza alcuna franchigia), per le altre persone.
ATTENZIONE Se a beneficiare del trasferimento è una persona portatrice di handicap grave, riconosciuto tale ai sensi della legge n. 104/1992, l’imposta si applica sulla parte del valore della quota che supera 1.500.000 euro.
Gli importi esenti dall’imposta (la franchigia) sono aggiornati ogni quattro anni, in base all’indice del costo della vita. I trasferimenti di aziende, quote sociali e azioni effettuati in favore dei discendenti e del coniuge non sono soggetti all’imposta se i beneficiari proseguono l’esercizio dell’attività d’impresa o detengono il controllo della società per un periodo non inferiore a cinque anni dalla data del trasferimento e se nell’atto di donazione producono apposita dichiarazione. Lo stesso regime si applica ai medesimi trasferimenti, effettuati anche mediante patto di famiglia, in favore dei discendenti. Se oggetto della donazione è un bene immobile o un diritto reale immobiliare, sono dovute inoltre: • l’’imposta ipotecaria, nella misura del 2 per cento del valore dell’immobile; • l’iimposta catastale, nella misura dell’1 per cento del valore dell’immobile. In merito alle donazioni di “prima casa”, valgono le medesime agevolazioni concesse per le successioni. In sostanza, invece che applicare le citate percentuali sul valore dell’immobile, il beneficiario pagherà le imposte ipotecaria e catastale nella misura fissa di 168 euro ciascuna.
146 ATTENZIONE Le indicazioni dell’Annuario potrebbero subire modifiche per effetto di provvedimenti successivi; controllarle seguendo i comunicati stampa e il sito Internet dell’Agenzia delle Entrate.
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