Source: https://www.avvocatoturinaverona.it/divisione-ereditaria.html
Timestamp: 2019-08-24 01:09:20+00:00
Document Index: 23858660

Matched Legal Cases: ['art. 588', 'art. 732', 'art. 732', 'art. 1326', 'art. 713', 'art. 715', 'art. 252', 'art. 1111', 'art. 713', 'art. 735', 'art. 763', 'art. 735']

﻿ Divisione ereditaria - come dividere l'eredità? Guida 2019
Divisione ereditaria: come dividere l'eredità?
Scopri come si divide l'eredità tra eredi.
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La divisione ereditaria serve a dividere l'eredità tra eredi.
In questo articolo scoprirai come dividere l'eredità tra eredi secondo le diverse quote ed i diversi beni disponibili.
Scoprirai come si divide l'eredità tra fratelli.
La divisione ereditaria è la divisione dell'eredità. Può essere chiesta da qualunque erede, e può perfezionarsi con un contratto o per via giudiziale.
Che cosa scoprirai in questo approfondimento:
- chi è l'erede.
- chi eredita che cosa, se chi muore non lascia testamento.
- che cos'è una quota ereditaria.
- che cosa è possibile fare, prima di sciogliere l'eredità.
- la divisione ereditaria: i diversi modi.
- la divisione ereditaria contrattuale.
- la divisione ereditaria giudiziale.
- atti diversi dalla divisione.
Chi è l'erede? Chi è il legatario?
L'erede è quel soggetto (persona fisica o giuridica) che subentra, al posto del defunto, in tutto il suo patrimonio oppure in una parte dello stesso.
Per patrimonio intendiamo tutte le posizioni giuridiche del defunto (in seguito anche de cuius): debiti, crediti e posizioni giuridiche soggettive (si pensi a quando il de cuius è parte in causa: al suo posto nel processo entrano gli eredi).
Lo dispone l'art. 588 codice civile: "le disposizioni testamentarie, qualunque sia l’espressione o la denominazione usata dal testatore, siano a titolo universale e attribuiscano la qualifica di erede, se comprendono l’universalità o una quota dei beni del testatore. Le altre disposizioni sono a titolo particolare e attribuiscono la qualifica di legatario".
Il legatario invece è quella persona fisica o giuridica che subentra a titolo particolare al posto del de cuius.
Il legato può essere scritto in un testamento: "Lego il mio quadro di De Chirico al mio amico Pino".
La divisione ereditaria si ha solo tra eredi. I legatari non partecipano alla divisione ereditaria, proprio perché non sono eredi.
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Chi eredita se non c'è un testamento?
Se non c'è un testamento gli eredi ci sono sempre e li decide la legge.
Ad esempio: muore una persona senza testamento ed in vita rimane il suo:
- coniuge (o persona unita civilmente, ma di seguito non lo ripeteremo): eredita tutto.
- coniuge ed un solo figlio: metà ciascuno.
- coniuge e due (o più) figli: 1/3 al coniuge e 2/3 ai figli (tra loro in quote uguali).
- coniuge più genitori (e non ci sono figli): 2/3 al coniuge e 1/3 ai genitori (se entrambi i genitori, in quote uguali tra loro).
- coniuge più fratelli (senza genitori e senza figli): 2/3 al coniuge e 1/3 ai fratelli (in quote uguali tra loro).
- coniuge con genitore e fratelli (senza figli): 2/3 al coniuge, 1/4 ai genitori e 1/12 ai fratelli (in quote uguali tra loro).
- un solo figlio (coniuge premorto, o divorziato): eredita tutto.
- solo due o più figli: ereditano tutto (in quote uguali tra loro).
- solo genitori (non ci sono coniuge, figli o fratelli): ereditano tutto loro.
- solo fratelli: ereditano tutto in quote uguali tra loro.
- fratelli e genitori: 1/2 ai genitori (in quote uguali tra loro) e 1/2 ai fratelli (in quote uguali tra loro).
Nota bene: la persona unita civilmente è considerata esattamente come un coniuge.
Il coniuge separato diviene erede. Il coniuge divorziato non è erede. Per figli si intende sia i figli nati dal matrimonio che fuori il matrimonio. I figli del secondo coniuge (quindi "figli di primo letto") non sono considerati propri figli, e quindi non diventano eredi.
L'erede eredita una quota della eredità. Che cosa significa?
Erede significa entrare nelle posizioni giuridiche del defunto: nei suoi crediti e nei debiti.
Se c'è un solo erede (erede universale) questo eredita tutto. Se ci sono più eredi questi diventano eredi per quota.
Ad esempio Tizio lascia due figli: Caio e Sempronio. Muore senza testamento, lasciando una casa e 100.000 euro sul conto corrente. Ciascuno dei figli è erede per una quota del 50% e quindi metà casa e metà denaro sul conto corrente.
La comunione ereditaria devo sempre subirla? Per quanto tempo?
Art. 713 c.c.: "i coeredi possono sempre domandare la divisione".
Se hai ereditato insieme ad altri parenti puoi sempre chiedere la divisione ereditaria. Tranne che chi ha fatto testamento te lo abbia impedito (massimo 10 anni dalla morte del testatore).
Devi tuttavia considerare l'art. 732 c.c.: "il coerede, che vuole alienare ad un estraneo la sua quota o parte di essa, deve notificare la proposta di alienazione, indicandone il prezzo, agli altri coeredi, i quali hanno diritto di prelazione. Questo diritto deve essere esercitato nel termine di due mesi dall'ultima delle notificazioni. In mancanza della notificazione, i coeredi hanno diritto di riscattare la quota dall'acquirente e da ogni successivo avente causa, finché dura lo stato di comunione.
In sintesi: esiste il diritto di prelazione. Quindi prima di vendere ad estranei devi proporre il bene ereditato agli altri coeredi.
Il diritto di prelazione ex art. 732 c.c. non vale tra coeredi ma solo nei confronti di soggetti estranei.
La giurisprudenza maggioritaria ritiene che non valga per gli atti a titolo gratuito. Ad esempio puoi decidere di donare la tua quota alla tua fidanzata senza doverla prima proporla agli altri coeredi.
Come visto, il coerede che vuole alienare a terzi la propria quota deve fare la denunciatio agli altri coeredi. Essa è una vera e propria proposta contrattuale, che necessita dei requisiti di forma e sostanza ex art. 1326 c.c., quindi in forma scritta se riguarda beni immobili (ma preferibilmente sempre in forma scritta ai fini della prova).
I coeredi hanno un termine perentorio di due mesi dall'ultima notificazione per accettare la proposta e far valere il proprio ius prelationis.
Allo ius prelationis si collega lo ius retractionis: se un erede vende la propria quota ad un estraneo il coerede può chiedere che gli venga venduta facendo causa all'erede che ha venduto.
il diritto di riscatto è così un diritto potestativo ad efficacia reale del coerede che si veda leso nel proprio diritto alla prelazione.
Il diritto di prelazione può essere rinunciato, certamente in forma scritta (v'è dubbio se sia valida una rinuncia tacita).
Quando non si può sciogliere la comunione ereditaria?
Ci sono casi in cui la comunione ereditaria non può essere sciolta.
E quindi si deve aspettare a fare la divisione ereditaria. Questo però in casi determinati (dalla legge o dal testatore) e per un periodo limitato.
L'art. 713 commi 2 e 3 c.c. dispongono: "Quando però tutti gli eredi istituiti o alcuni di essi sono minori di età, il testatore può disporre che la divisione non abbia luogo prima che sia trascorso un anno dalla maggiore età dell'ultimo.
Egli può anche disporre che la divisione dell'eredità o di alcuni dei beni di essa non abbia luogo prima che sia trascorso dalla sua morte un termine non eccedente il quinquennio.
Tuttavia in ambedue i casi l'autorità giudiziaria, qualora gravi circostanze lo richiedano, può, su istanza di uno o pià coeredi, consentire che la divisione si effettui senza indugio o dopo un termine minore di quello stabilito dal testatore".
L'art. 715 c.c. dispone: "Se tra i chiamati alla successione vi è un concepito, la divisione non può avere luogo prima della nascita del medesimo. Parimenti la divisione non può avere luogo durante la pendenza di un giudizio sulla filiazione di colui che, in caso di esito favorevole del giudizio, sarebbe chiamato a succedere, né può avere luogo durante lo svolgimento della procedura amministrativa per l'ammissione del riconoscimento previsto dal quarto comma dell'art. 252 o per il riconoscimento dell'ente istituito erede.
Se i nascituri non concepiti sono istituiti senza determinazione di quote, l'autorità giudiziaria può attribuire agli altri coeredi tutti i beni ereditari o parte di essi, secondo le circostanze, disponendo le opportune cautele nell'interesse dei nascituri".
Questi i casi in cui non è possibile la divisione ereditaria. Ma la comunione legale può anche non sciogliersi in ragione di un patto di indivisione, analogo a quanto previsto dall'art. 1111 c.c., che è in forma scritta e trascritto nei pubblici regitri se riguarda beni immobili. Esso è valido per un periodo di tempo non superiore a 10 anni dalla sua sottoscrizione; se previsto per un periodo più lungo si riduce a dieci anni. Può essere parziale (riguardare cioè solo alcuni beni caduti in successione ereditaria).
La divisione ereditaria contrattuale. Come dividere l'eredità tra eredi con un contratto.
È possibile dividere l'eredità con un contratto. Questo è un modo comune per dividere l'eredità tra fratelli.
Presupposto essenziale: deve essere sottoscritta da tutti i coeredi. Può riguardare tutti i beni caduti in successione (e quindi essere universale) oppure solo alcuni (e quindi parziale).
Preferibile la forma della scrittura privata autenticata o dell'atto pubblico, comunque necessaria ai fini della trascrivibilità se riguarda beni immobili. Il contratto, se in forma di semplice scrittura privata, è valido ma non trascrivibile.
Con la divisione ereditaria tra eredi i diritti, che riguardano il complesso dei beni in comunione, si trasformano in diritti su determinati beni assegnati con efficacia retroattiva dal momento dell'apertura della successione.
La divisione di beni inesistenti, o distrutti, oppure non in comunione non è possibile. È invece possibile la divisione di beni futuri.
Valida la divisione contrattuale parziale: quando cioè rimane la comunione su alcuni beni, ma cessa su altri. Si pensi al caso in cui cadono in successione denaro su conto corrente e due immobili, divisi in tre coeredi, e dove un immobile viene attribuito ad un coerede dietro versamento di eventuale conguaglio.
La divisione ereditaria giudiziale.
È possibile dividere l'eredità giudizialmente, davanti al Tribunale competente (che è il luogo dove si è aperta la successione, quindi l'ultimo domicilio del de cuius).
È un procedimento giudiziale, che necessariamente deve essere preceduto da un tentativo di mediazione obbligatoria ex D. Lgs. 28/2010 non andato a buon fine.
Necessario il patrocinio di un avvocato, possibilmente specializzato nella materia delle successioni (molto complessa e tecnica).
La divisione giudiziale non presuppone necessariamente una controversia, ma è un diritto potestativo dell'erede che può far valere in ogni momento salvo i limiti suindicati (cfr. art. 713 e 715 c.c.).
Liticonsorti necessari sono tutti i coeredi, ovvero i soggetti che sono ad essi subentrati (ad esempio i cessionari per la cessione delle quote o gli eredi divenuti tali per rappresentazione, divisi per stirpi).
La domanda giudiziale deve essere trascritta se riguarda beni immobili. Se non è iscritta non è opponibili ai terzi (es. creditori ipotecari).
Nell'ambito della divisione giudiziale ereditaria possiamo distinguere quattro diverse fasi:
fase uno di accertamento dello status di coerede di tutti i soggetti processuali, nonché dell'asse ereditario (cioè dei beni da dividere).
Fase due del piano di divisione (della "resa dei conti") dove si procede alla formazione dello stato attivo e passivo dell'eredità e alla determinazone delle porzioni ereditarie e degli eventuali conguagli o rimborsi che si devono reciprocamente rendere i condividenti.
Terza fase dove si collazionano le donazioni effettuate dal de cuius in vita, e dove ogni cerede deve imputare alla sua quota le somme di cui era debitore verso il defunto e quelle di cui è debitore verso i coeredi in dipendenza dei rapporti di comunione.
Terza fase dove si stima, al valore venale, il patrimonio (e quindi tutti i beni mobili e immobili). Ossia tutto quello che rimane tolte le donazioni e i debiti/crediti degli eredi. Si divide il patrimonio in diversi lotti e, salvo eventuali conguagli in denaro, si procede alla quarta fase.
Quarta fase di assegnazione delle porzioni: le porzioni uguali sono estratte a sorte, quelle diseguali sono attribuite.
La divisione ereditaria fatta dal testatore.
La divisione ereditaria può essere disposta dal testatore nel testamento.
Può essere parziale, quindi i beni esclusi rimangono in comunione ereditaria nelle forme già indicate.
La divisione ereditaria del testatore non significa che egli istituisca diversi legatari: l'effetto apparente è il medesimo, ma i soggetti beneficiati rimangono pur sempre eredi.
La titolarità del singolo bene passa in capo al singolo erede dal momento dell'apertura della successione (quindi dalla morte del testatore).
La divisione del testatore appare chiaramente distinta dalla institutio ex re certa con la quale il testatore attribuisce ad un determinato erede, nella propria quota, un determinato bene. Ma nella institutio ex re certa il testatore non vuole procedere alla (totale o parziale) ripartizione delle quote, che determina egli stesso: vuole semplicemente attribuire un determinato bene ad un determinato erede, da attribuire alla quota a quest'ultimo spettante.
Il testatore può prevedere dei conguagli in denaro, a carico del singolo coerede: non può tuttavia ledere i diritti degli eredi legittimari.
La divisione disposta dal testatore può essere impugnata a norma dell'art. 735 c.c. ovvero a norma dell'art. 763, pcv. c.c..
L'art. 735 c.c. prevede la nullità della divisione, se il testatore non ha compreso qualuno dei legittimari o degli eredi istituiti: ma solo se non residuano altri beni a formare la quota spettante al socio escluso (pretermesso).
Si pensi al caso del testatore con tre eredi legittimari (es. moglie e due figli), che ripartisca l'eredità solo tra due su tre. In questo caso la divisione è nulla. Se tuttavia la ripartizione è solo su alcuni beni, e ne rimangono esclusi altri tali da non ledere la quota del legittimario pretermesso, la divisione ereditari tra eredi fatta dal testatore è valida.
Un esempio di divisione ereditaria: come dividere l'eredità tra eredi.
Si pensi al caso di Tizio che muore, ab intestato (senza testamento), lasciando una moglie e due figli.
Egli ha la prima casa, di proprietà esclusiva, dove da sempre vive con la moglie. Una seconda casa al mare. 10 campi agricoli, una collezione d'arte e 200.000 euro sul conto corrente.
In vita ha donato € 120.000 al figlio primogenito Caio perché potesse ristrutturare la sua casa.
Tizio aveva debiti con la società Alfa s.p.a. per 30.000 euro.
Come visto, la madre eredita 1/3 del patrimonio ed il resto (2/3) ai figli in quote uguali tra loro: quindi ciascuno è erede per la quota di 1/3.
Gli eredi vogliono dividere ma, informalmente, non trovano un accordo: decidono di andare davanti al Tribunale.
Prima devono tentare una mediazione ex D. Lgs. 28/2010 davanti ad un organismo di mediazione. Ma questo tentativo non va a buon fine.
Non c'è necessità di accertare lo status di eredi e le rispettive quote, che sono quindi pacifiche. Si conclude così la prima fase.
Seconda fase: si qualifica e quantifica la massa ereditaria. Tramite una perizia di un professionista la prima casa ha un valore di 300.000 euro. La casa al mare ha un valore di 150.000 euro. I dieci campi hanno un valore di 20.000 ciascuno (tot. 200.000 euro). La collezione d'arte vale 50.000 euro. Il conto corrente ha saldo positivo di 200.000 euro.
L'attivo è quindi di euro 900.000 al quale occorre togliere il passivo (il debito di 30.000 euro verso Alfa): quindi il patrimonio è pari ad € 870.000. Occorre aggiungere i 120.000 euro donati dal de cuius al primogenito. Totale: euro 990.000 di patrimonio.
Il patrimonio è pari ad € 330.000 ciascuno.
Caio ha quindi beneficiato di una donazione di 120.000 euro in vita, che ha già idealmente messo nella massa ereditaria (e quindi gli verranno detratti in sede di ripartizione). Oppure può aggiungerli e quindi ridividerli.
I beni mobili e immobili vengono quindi divisi in lotti, simili tra loro per quanto riguarda la proporzione mobili/immobili. Nel caso si prevede un conguaglio in denaro.
Ipotizziamo tre lotti:
1) casa principale (con diritto di abitazione della moglie/madre convivente) + 30.000 euro in contanti. Lo si attribuisce alla madre, nell'accordo di tutti.
2) casa al mare (150.000) + 10 campi (200.000 euro). Beneficia di 20.000 in più che dovrà rendere alla massa ereditaria.
3) collezione d'arte (50.000) + 120.000 euro già ricevuti in donazione + 140.000 residui sul conto corrente
La consulenza dello Studio legale Turina
Lo Studio legale Turina ha sede a Villafranca di Verona (VR) ed a Verona città.
L'avvocato Turina ha specifica competenza nell'ambito della pianificazione patrimoniale, per imprenditori e per chiunque intenda disporre del proprio patrimonio per il tempo in cui avrà cessato di vivere.
2019 Avv. Giovanni Turina - Avvocato Verona - Studio legale Verona