Source: https://reporterspress.it/158495-2/
Timestamp: 2020-05-29 04:13:45+00:00
Document Index: 15130813

Matched Legal Cases: ['art. 23', 'art. 23', 'art. 32', 'art. 33', 'art. 26', 'art. 27', 'art. 44', 'art. 54', 'art. 2087']

Coronavirus, Per lo svolgimento della professione giornalistica è necessaria l’autodichiarazione? | Reporters.Press
Coronavirus, Per lo svolgimento della professione giornalistica è necessaria l’autodichiarazione?
24/03/2020 Direttore Responsabile
L’attività giornalistica è stata formalmente inserita, dall’allegato 1 al DPCM 22 marzo 2020, tra le attività essenziali con esplicito riferimento ai “servizi di informazione”. Tuttavia, si consiglia ai giornalisti di portare sempre con se sia la tessera dell’Ordine sia la prescritta autodichiarazione precompilata.
La FNSI, a tale scopo, ha predisposto 2 modelli ESCLUSIVAMENTE PER SCOPO PROFESSIONALE (uno per i giornalisti dipendenti e uno per i freelance che consentiranno, in caso di controllo, una celere conclusione delle operazioni di verifica da parte degli operatori di Polizia.
Per scaricare invece il modello di autodichiarazione predisposto dal ministero dell’Interno è possibile andare nel loro sito web.
Infine, si ricorda – come precisato dal ministero dell’Interno con nota del 18/03/2020 – che “l’autocertificazione cartacea non può essere sostituita da un’applicazione per smartphone”.
L’art. 23 del DL 18/2020 prevede, a decorrere dal 5 marzo, anche per i giornalisti dipendenti del settore privato uno specifico congedo con indennità al 50% della retribuzione (quindi economicamente più vantaggioso dell’indennità per “congedo parentale” pari al 30%) coperto da contribuzione figurativa, per un periodo continuativo o frazionato comunque non superiore a 15 giorni.
Tale congedo viene riconosciuto in conseguenza della chiusura delle scuole ai genitori – anche affidatari – di figli di età non superiore ai 12 anni, limite di età che non si applica ai figli con disabilità grave.
Tale congedo speciale può essere fruito alternativamente da entrambi i genitori, sempre nel limite di 15 giorni, purché un genitore non sia già beneficiario di strumenti di sostegno al reddito per sospensione/cessazione dell’attività lavorativa oppure disoccupato o non lavoratore.
L’indennità al 50% viene corrisposta, anche ai giornalisti, dall’INPS, mentre la contribuzione figurativa viene accreditata dall’INPGI, su richiesta del singolo giornalista.
Per i giornalisti autonomi, iscritti alla Gestione Separata dell’INPGI, non si può applicare la disposizione analoga, prevista nel DL 18/2020, riservata ai soli lavoratori autonomi iscritti all’INPS, ma sul punto l’INPGI valuterà la possibilità di adottare un provvedimento similare.
L’art. 23 del DL 18/2020 consente, anche ai giornalisti, genitori di bambini sino a 12 anni, che hanno iniziato ad usufruire del congedo parentale (ex art. 32-33 D.lgs 151/2001), durante il periodo di chiusura delle scuole per coronavirus e quindi dal 5 marzo scorso, di convertire 15 giorni di congedo parentale già fruito in congedo speciale con indennità al 50% e non computare quei giorni a titolo di congedo parentale. Per saperne di più sui congedi parentali clicca qui. Si ricorda che l’indennità per i congedi parentali viene erogata dall’INPS, mentre l’INPGI provvede all’accredito della contribuzione figurativa.
L’Art.24 del DL 18/2020 prevede l’estensione, anche per i giornalisti dipendenti, dei giorni di permesso retribuito previsti dalla Legge 104/1992 (art. 33, comma 3), che vengono incrementati di ulteriori 12 giorni complessivi (che si aggiungono quindi ai 3 già previsti), per i mesi di marzo e aprile 2020. La relativa indennità viene corrisposta dall’INPS – anche ai giornalisti – mentre l’INPGI provvede alla relativa contribuzione figurativa.
Chi rilascia il certificato medico se il giornalista si ammala di Covid-19? A norma dell’art. 26, comma 6 del DL 18/2020, qualora il giornalista si trovi in malattia accertata da COVID-19, il certificato sarà redatto dal medico curante, nelle consuete modalità telematiche, senza necessità di alcun provvedimento da parte dell’Operatore di sanità pubblica.
L’art. 27 del DL 18/2020 prevede, per liberi professionisti titolari di partita iva e per le co.co.co. – attivi al 23/02/2020 – iscritti alla Gestione separata INPS (non titolari di pensione e non iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie), un’indennità erogata dall’INPS, per il mese di marzo, pari a 600 euro che non concorre alla formazione del reddito.
Pertanto, tale indennità – riservata agli iscritti INPS – non si applica ai giornalisti autonomi iscritti alla Gestione separata Inpgi, così come non si applica a tutti gli altri liberi professionisti iscritti alle casse di previdenza privatizzate.
Per loro (art. 44 del DL 18/2020) è invece prevista l’eventualità di una indennità erogata dal Fondo per il reddito di ultima istanza. Detto fondo è infatti rivolto a quei lavoratori – autonomi ma anche dipendenti – che in conseguenza dell’emergenza epidemiologica da COVID 19, hanno cessato, ridotto o sospeso la loro attività o il loro rapporto di lavoro.
Tuttavia, per la sua applicazione ai giornalisti autonomi iscritti alla Gestione separata INPGI è necessario attendere i Decreti ministeriali (Min. Lavoro ed Economia) che, entro il 16/04/2020, dovrebbero definire – di concerto con le Casse privatizzate e, quindi, anche con l’Inpgi – la quota dei 300 milioni da destinare ai professionisti e quindi anche ai giornalisti freelance.
La vigente disciplina raccomanda, sull’intero territorio nazionale, il massimo utilizzo da parte delle imprese di modalità di lavoro agile (smart working) per le attività che possono essere svolte al proprio domicilio o in modalità a distanza.
Il lavoro agile o smart working – disciplinato dagli articoli 18-23 della legge 22 maggio 2017, n. 81 – può essere applicato (stante la speciale disciplina temporanea) anche in assenza degli accordi individuali previsti dalla disciplina di riferimento:
L’art. 54 del DL 18/2020 prevede – con uno stanziamento di 400 milioni per il 2020 e per un periodo di 9 mesi a far data dal 17/03/2020 – l’ammissione al Fondo Gasparrini, fondo di solidarietà per la sospensione dei mutui sulla prima casa, dei lavoratori autonomi e dei liberi professionisti e quindi anche dei giornalisti che autocertifichino di aver registrato, nel trimestre successivo al 21 febbraio 2020 un calo del proprio fatturato, superiore al 33% del fatturato dell’ultimo trimestre 2019, in conseguenza della chiusura o della restrizione della propria attività, a causa dell’attuazione delle disposizioni adottate dall’autorità competente per l’emergenza coronavirus. Anche in questo caso, tuttavia, è necessario attendere il Decreto attuativo da parte del Ministro dell’economia e delle finanze. Per saperne di più clicca qui.
La disciplina vigente raccomanda, qualora sia possibile, ai datori di lavoro, di favorire la fruizione di ferie, congedi e permessi. Trattandosi di raccomandazione, quindi, il giornalista non può essere obbligato a ferie forzate ma deve essere incentivato a fruirne, al pari di permessi e congedi, quale alternativa allo smart working (che rimale lo strumento principale per gestire l’emergenza) ed agli altri strumenti previsti dalla disciplina speciale vigente. Tuttavia il recente DPCM 22/03/2020 recepisce il Protocollo 14 marzo 2020 sottoscritto fra il Governo e le parti sociali, il quale prevede che le imprese – avendo a riferimento quanto previsto dai CCNL e favorendo così le intese con le rappresentanze sindacali aziendali – potranno, nel seguente ordine, utilizzare: lo smart working per tutte quelle attività che possono essere svolte presso il domicilio o a distanza, nonché in via prioritaria gli ammortizzatori sociali disponibili nel rispetto degli istituti contrattuali finalizzati a consentire l’astensione dal lavoro senza perdita della retribuzione e, nel caso l’utilizzo di detti istituti non risulti sufficiente, in via residuale i periodi di ferie arretrati e non ancora fruiti.
Secondo il Protocollo firmato il 14/03 tra Parti sociali e Governo sulle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro, la prosecuzione delle attività lavorativa può avvenire solo in presenza di condizioni che assicurino ai adeguati livelli di protezione. Si ricorda che, ex art. 2087 del codice civile, “l‘imprenditore è tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro”, è pertanto evidente che l’obbligo della sicurezza sui luoghi di lavoro è un onere a carico del datore di lavoro.
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Le nuove norme contenute nel DL 18/2020 fanno esclusivo riferimento all’INPS quale ente erogatore delle prestazioni di sostegno al reddito e ente beneficiario degli stanziamenti pubblici varati. Pertanto – in materia di trattamento ordinario di integrazione salariale, assegno ordinario e cassa integrazione in deroga – le nuove norme si applicano solo alle aziende che non rientrano nel campo di applicazione della L. 416/81, quindi: all’emittenza radiotelevisiva, alle agenzie di stampa locali, ai service editoriali, alle aziende digitali che potranno accedere alle prestazioni erogate dall’Inps con accesso al Fondo di Integrazione Salariale per l’erogazione dell’assegno ordinario o all’Inps, attraverso le Regioni, per la Cassa Integrazione in deroga, che riguarda le imprese escluse dall’ambito di applicazione della L. 416/81 e che avendo meno di 5 dipendenti non rientrano neanche nel FIS.
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