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Timestamp: 2019-03-19 01:27:21+00:00
Document Index: 18601671

Matched Legal Cases: ['art. 8', 'art. 8', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

La forma scritta “ad substantiam” L. 1990, n. 407, art. 8, co. 7 – Michele De Luca
La forma scritta “ad substantiam” L. 1990, n. 407, art. 8, co. 7
Corte di Cassazione, sezione sesta lavoro, Ordinanza 3 gennaio 2019, n. 70.
L’onere della forma scritta “ad substantiam”, previsto ora espressamente dalla L. 29 dicembre 1990, n. 407, articolo 8, comma 7, per la stipulazione del contratto di formazione e lavoro di cui al Decreto Legge 30 ottobre 1984, n. 726, articolo 3, (convertito, con modificazioni, nella L. 19 dicembre 1984, n. 863), la cui inosservanza determina la costituzione di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, e’ richiesto soltanto per il profilo di specialita’ che connota e qualifica detto contratto rispetto all’ordinario contratto di lavoro subordinato e cioe’ per la clausola concernente il progetto formativo e non gia’ per l’insorgenza stessa del vincolo contrattuale in virtu’ dell’incontro delle volonta’ negoziali. Ne consegue che l’esigenza di protezione che e’ sottesa alla prescrizione di forma (e cioe’ di fissare in un documento scritto – e dunque ben riconoscibile il progetto formativo, cosi’ da rendere pienamente consapevole il lavoratore interessato del sottotipo contrattuale che si trova a stipulare) e’ soddisfatta ove l’assunzione, contenente appunto il progetto formativo, sia effettuata per iscritto e la lettera di assunzione sia consegnata al dipendente, non potendo pero’ reputarsi che detto onere di forma, seppur cosi’ circoscritto, possa essere surrogabile (come invece erroneamente ritenuto dalla sentenza impugnata) dalla mera comunicazione dell’assunzione del lavoratore all’ufficio del collocamento”.
Il requisito della forma scritta, previsto “ad substantiam” dalla L. 29 dicembre 1990, n. 407, articolo 8, comma 7, e’ correlato alla enunciazione per iscritto del progetto formativo, cosi’ da rendere il dipendente pienamente consapevole del sottotipo contrattuale che si trova a stipulare.
Ordinanza 3 gennaio 2019, n. 70
sul ricorso 3973-2017 proposto da:
(OMISSIS) SPA, in persona del Direttore Generale, elettivamente domiciliata in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), rappresentata e difesa dall’avvocato (OMISSIS);
avverso la sentenza n. 84/2016 della CORTE D’APPELLO di CATANIA, depositata il 16/02/2016;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non partecipata del 26/09/2018 dal Consigliere Relatore Dott. LUCIA ESPOSITO.
che la Corte d’appello confermava la sentenza del giudice di primo grado che aveva rigettato la domanda proposta dalla lavoratrice in epigrafe nei confronti di (OMISSIS) s.p.a., volta alla declaratoria di invalidita’ ed inefficacia del contratto di formazione e lavoro stipulato in data 15 marzo 2002 con la societa’, con conseguente conversione in rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato e statuizioni consequenziali;
che la Corte territoriale riteneva sussistente in capo al dott. (OMISSIS) la legittimazione a stare in giudizio per la societa’, in ragione della procura concernente l’esercizio in via ordinaria dei poteri relativi alla gestione tecnico amministrativa della medesima – tra i quali rientrava specificamente il potere di rappresentare la societa’ in giudizio – al predetto rilasciata dal Presidente della Societa’ (a sua volta titolare dei poteri di gestione tecnico amministrativa, comprensivi della rappresentanza in giudizio, con facolta’ di delega); riteneva la validita’ del contratto di formazione e lavoro per esistenza di un valido progetto formativo e per l’infondatezza del dedotto difetto di rappresentanza in capo al dott. (OMISSIS), che aveva sottoscritto per conto della societa’ la lettera di assunzione, tenuto conto che in ogni caso il 16 febbraio 2009 la societa’ aveva proceduto a ratificare ai sensi dell’articolo 1399 c.c., con efficacia ex tunc, tutti i contratti di formazione-lavoro stipulati in esecuzione di delibera del Consiglio di amministrazione e sottoscritti da funzionari cui non era stato conferito appositamente il potere di rappresentanza della societa’; escludeva la sussistenza di un inadempimento rispetto agli obblighi formativi di rilevanza tale da determinare la conversione del contratto di formazione e lavoro in contratto di lavoro a tempo indeterminato;
che la societa’ ha resistito con controricorso;
che con il primo motivo la ricorrente deduce violazione e falsa applicazione, ex articolo 360 c.p.c., punto 3, con riferimento all’articolo 2384 c.c. e articoli 75 e 77 c.p.c., per avere la Corte territoriale ritenuto e dichiarato la legittimazione processuale del soggetto costituitosi in nome e per conto della (OMISSIS) s.p.a., tale dott. (OMISSIS), nonche’ omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio oggetto di discussione tra le parti ex articolo 360 c.p.c., n. 5. Osserva che, in base alle norme citate, in una societa’ di capitali la rappresentanza processuale spetta agli amministratori o ad altri soggetti cui sia stata conferita dallo Statuto o dal Consiglio di Amministrazione, purche’ detto conferimento avvenga unitamente a quello dei poteri di rappresentanza sostanziale, cio’ in correlazione con il principio di ineludibile necessita’ di collegamento tra diritto alla tutela giurisdizionale e affermazione della titolarita’ del diritto sostanziale (articoli 75 e 77 c.p.c.). Rileva che il dott. (OMISSIS), in persona del quale ha agito (OMISSIS), non era investito dei necessari poteri di rappresentanza processuale e sostanziale, mancando una valida procura institoria, tale non potendo essere ritenuta la procura speciale richiamata nella sentenza, la quale non conferiva poteri sostanziali in ordine al rapporto oggetto del giudizio ma solo “poteri relativi alla gestione tecnico – amministrativa”, ad essi in alcun modo assimilabili;
che, premesso che difetta la prospettazione di un vizio di motivazione a termini della nuova formulazione dell’articolo 360 c.p.c., n. 5, come risultante dall’interpretazione di Cass. SU n. 8053 del 07/04/2014, con conseguente inammissibilita’ della relativa censura, deve rilevarsi l’infondatezza del residuo profilo di critica prospettato con il motivo di ricorso, attinente a violazione di legge, poiche’ dalla sentenza della Corte d’appello si evince che il potere di rappresentanza era stato conferito al (OMISSIS) dal Presidente della societa’, cui erano stati attribuiti i poteri anche sostanziali di gestione, a cio’ abilitato dal Consiglio di Amministrazione “con facolta’ di delega”. E poiche’ la delega conferita dal Presidente al (OMISSIS) mediante procura riguardava anche l’esercizio “in via ordinaria dei poteri relativi alla gestione tecnico-amministrativa della societa’”, e’ dato ravvisare quella coincidenza del potere rappresentativo di natura sostanziale (tale essendo quello amplissimo di gestione amministrativa della societa’) con quello di natura processuale richiesto per la sussistenza di valida procura (in tal senso Cass. n. 24179 del 16/11/2009 e, analogamente Cass. n. 16274 del 31/07/2015: “In tema di rappresentanza processuale, il potere rappresentativo, con la correlativa facolta’ di nomina dei difensori e conferimento di procura alla lite, puo’ essere riconosciuto soltanto a colui che sia investito di potere rappresentativo di natura sostanziale in ordine al rapporto dedotto in giudizio, con la conseguenza che il difetto di poteri siffatti si pone come causa di esclusione anche della “legitimatio ad processum” del rappresentante, il cui accertamento, trattandosi di presupposto attinente alla regolare costituzione del rapporto processuale, puo’ essere compiuto in ogni stato e grado del giudizio e quindi anche in sede di legittimita’, con il solo limite del giudicato sul punto, e con possibilita’ di diretta valutazione degli atti attributivi del potere rappresentativo. (Nella specie e’ stato dichiarato inammissibile il ricorso proposto da un istituto di credito tramite un difensore munito di procura rilasciata non gia’ dal legale rappresentante dell’istituto medesimo, ma dal funzionario responsabile del recupero crediti per due sole Regioni e delegato a compiere “la cura diretta di quanto occorre in ordine alla difesa del Banco nel primo grado di giudizio”)”;
che con il secondo motivo parte ricorrente deduce violazione e falsa applicazione, ex articolo 360 c.p.c., punto 3, della L. 29 dicembre 1990, n. 407, articolo 8, comma 7, avendo la Corte d’appello ritenuto e dichiarato soddisfatto il requisito della forma scritta ad substantiam del contratto di formazione e lavoro, conseguentemente rigettando la dedotta conversione dello stesso in contratto di lavoro a tempo indeterminato. Osserva che il predetto requisito di forma non poteva ritenersi rispettato, essendo il contratto in argomento privo di valida sottoscrizione in quanto siglato da soggetto, il dott. (OMISSIS), in capo al quale non era stata documentata l’esistenza dei necessari poteri di firma e rappresentanza contrattuale della societa’;
che con il terzo motivo la ricorrente deduce violazione e falsa applicazione, ex articolo 360 c.p.c., punto 3, della L. 29 dicembre 1990, n. 470, articolo 8, comma 7 e articolo 1399 c.c., per avere la Corte territoriale ritenuto applicabile l’istituto della ratifica ad una fattispecie di invalidita’ ex lege non suscettibile di sanatoria. Osserva che la Corte d’appello aveva erroneamente inquadrato la fattispecie contrattuale oggetto di contestazione qualificandola come ipotesi di contratto concluso dal falsus procurator, come tale non nullo ma inefficace e suscettibile di essere ratificato, purche’ nel rispetto dell’onere della forma scritta, laddove il contratto era in primo luogo invalido per violazione dell’onere della forma imposto dalla L. n. 407 del 1990, articolo 8, norma introdotta dal legislatore al fine di tutelare il lavoratore attraverso la garanzia della forma scritta e la specifica sanzione, in caso di inosservanza, della conversione del contratto di formazione e lavoro in contratto di lavoro a tempo indeterminato;
che sul punto va richiamato preliminarmente il principio enunciato da Cass. n. 17895 del 22/08/2007, in forza del quale “L’onere della forma scritta “ad substantiam”, previsto ora espressamente dalla L. 29 dicembre 1990, n. 407, articolo 8, comma 7, per la stipulazione del contratto di formazione e lavoro di cui al Decreto Legge 30 ottobre 1984, n. 726, articolo 3, (convertito, con modificazioni, nella L. 19 dicembre 1984, n. 863), la cui inosservanza determina la costituzione di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, e’ richiesto soltanto per il profilo di specialita’ che connota e qualifica detto contratto rispetto all’ordinario contratto di lavoro subordinato e cioe’ per la clausola concernente il progetto formativo e non gia’ per l’insorgenza stessa del vincolo contrattuale in virtu’ dell’incontro delle volonta’ negoziali. Ne consegue che l’esigenza di protezione che e’ sottesa alla prescrizione di forma (e cioe’ di fissare in un documento scritto – e dunque ben riconoscibile il progetto formativo, cosi’ da rendere pienamente consapevole il lavoratore interessato del sottotipo contrattuale che si trova a stipulare) e’ soddisfatta ove l’assunzione, contenente appunto il progetto formativo, sia effettuata per iscritto e la lettera di assunzione sia consegnata al dipendente, non potendo pero’ reputarsi che detto onere di forma, seppur cosi’ circoscritto, possa essere surrogabile (come invece erroneamente ritenuto dalla sentenza impugnata) dalla mera comunicazione dell’assunzione del lavoratore all’ufficio del collocamento”. Al riguardo la giurisprudenza di questa Corte ha ribadito (Cass. n. 18817 del 07/08/2013) che il requisito della forma scritta, previsto “ad substantiam” dalla L. 29 dicembre 1990, n. 407, articolo 8, comma 7, e’ correlato alla enunciazione per iscritto del progetto formativo, cosi’ da rendere il dipendente pienamente consapevole del sottotipo contrattuale che si trova a stipulare;
che cio’ premesso, va rilevato che nel caso in disamina non e’ in discussione la redazione per iscritto del progetto formativo allegato al contratto, per essere controverso esclusivamente l’aspetto attinente alla validita’ della sottoscrizione di un contratto pacificamente redatto in forma scritta, anche per quanto attiene al progetto formativo, sicche’ il dedotto vizio di forma non si rivela in alcun modo correlato alla peculiare esigenza di tutela presa in considerazione dalla L. 29 dicembre 1990, n. 407, articolo 8, comma 7 e alla sanzione prevista dalla legge speciale;
che, pertanto, correttamente la Corte territoriale ha ritenuto risolutiva l’intervenuta ratifica del contratto da parte della societa’, avvenuta il 16 febbraio 2009 ai sensi dell’articolo 1399 c.c., ritenuta valida in quanto intervenuta mediante atto dotato della medesima forma richiesta ad substantiam per il contratto cui accede (in tal senso Cass. n. 21844 del 25/10/2010: “La ratifica di un contratto soggetto alla forma scritta “ad substantiam”, stipulato da “falsus procurator”, non richiede che il “dominus” manifesti per iscritto espressamente la volonta’ di far proprio quel contratto, potendo la ratifica essere anche implicita – purche’ sia rispettata l’esigenza della forma scritta – e risultare da un atto che, redatto per fini che sono consequenziali alla stipulazione del negozio, manifesti in modo inequivoco la volonta’ del “dominus” incompatibile con quella di rifiutare l’operato del rappresentante senza potere”);
che, per altro verso, va osservato che a pg. 13 della sentenza impugnata si legge che “non vi e’ dubbio che la societa’ abbia pienamente accettato l’operato del dott. (OMISSIS), come dimostrato anche dai successivi atti in forma scritta (ivi comprese le buste paga rilasciate alla lavoratrice nel corso del rapporto e la stessa lettera con la quale si comunicava la cessazione del rapporto per scadenza del termine naturale apposto al contratto) provenienti dalla datrice di lavoro”. La Corte, pertanto, ha dato atto dell’intervenuta ratifica implicita del contratto di cui si discute e tale affermazione non risulta specificamente censurata da parte ricorrente;
che, infine, infondato si appalesa il quarto motivo di ricorso, con il quale si deduce violazione e falsa applicazione, ex articolo 360 c.p.c., punto 3, con riferimento all’articolo 91 c.p.c., in relazione alla condanna della parte medesima al pagamento delle spese di lite, poiche’ la liquidazione delle spese e’ avvenuta correttamente secondo il criterio della soccombenza;
La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimita’, liquidate in complessivi Euro 3.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre spese generali nella misura del 15% e accessori di legge.
Ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica n. 115 del 2002, articolo 13, comma 1 quater, da’ atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso articolo 13, comma 1-bis.
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