Source: https://www.aeranticorallo.it/teleradiofax-n162000-02-settembre-2000/
Timestamp: 2020-01-28 21:16:53+00:00
Document Index: 158520060

Matched Legal Cases: ['art. 4', 'art. 3', 'art.2', 'art. 4', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 2']

TeleRadioFax n.16/2000 - 02 Settembre 2000 - Aeranti-Corallo l’associazione delle radio e tv locali italiane
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TeleRadioFax n.16/2000 – 02 Settembre 2000
Emittenza locale e nuove concessioni: una serie di scelte politiche tutte molto deludenti
Impensabile l’ipotesi di aste per la vendita delle frequenze tv per lo sviluppo del digitale: cancellerebbero il pluralismo dell’intero sistema
Questione Seat-Tmc: occorrono subito norme di riequilibrio del mercato radiotelevisivo, a tutela dell’emittenza locale e per evitare il passaggio da un “duopolio” ad un più grave “triopolio”
E’ necessario un intervento immediato dell’Authority al fine di imporre a Telepiù e Stream il rispetto della norma della L. 78/99 sul decoder unico
COM-P.A.: il 22 settembre convegno Aer-Anti-Corallo sulla Pubblicità Pubblica
Diritto di cronaca calcistica: il regolamento in vigore non si discute e, anzi, è stata inviata una nota del Coordinamento al Ministro e al Presidente dell’Authority per chiedere l’estensione dello stesso anche alla Serie C e alla Serie Dilettanti
Confermata per il 2000 l’esenzione per le imprese radio e tv locali del versamento del contributo dell’ 0,35 per mille. Entro il 15 settembre deve comunque essere inoltrata all’Authority la comunicazione di cui all’art. 4 del decreto 12/7/2000
Commissione per l’assetto del sistema radiotelevisivo
■ La vittoria elettorale dell’Ulivo del 1996, la nomina di Vincenzo Vita a Sottosegretario alle Comunicazioni (che in precedenza, come responsabile dell’informazione del PDS aveva spesso sostenuto le posizioni dell’emittenza locale), l’istituzione nel 1997 di una Authority indipendente di regolamentazione e vigilanza nel settore avevano fatto sperare gli editori radiotelevisivi locali che si potesse finalmente pervenire ad una riforma organica del comparto radiotelevisivo che prevedesse adeguati spazi tecnici e commerciali anche per l’emittenza locale. Una tipologia di emittenza che è molto importante per l’informazione territoriale e che dà occupazione a decine di migliaia di lavoratori. Oggi, a circa quattro anni di distanza, dobbiamo invece purtroppo constatare, con molta delusione, che la tanto auspicata riforma (Disegno di legge 1138, da lunghissimo tempo all’esame del Parlamento) probabilmente non verrà fatta e che le scelte del Governo e del Ministero delle Comunicazioni, delle quali Vincenzo Vita è stato spesso protagonista, non sono mai state orientate a favorire un riequilibrio del settore in termini di risorse tecniche e commerciali e, con quest’ultimo, a sostenere la crescita e lo sviluppo dell’emittenza locale. I canali televisivi dismessi da Telepiù Tre di spettanza dell’emittenza nazionale sono stati regolarmente assegnati, mentre quelli di spettanza delle emittenti locali non sono mai stati attribuiti a queste ultime; il piano di assegnazione delle frequenze televisive per le trasmissioni analogiche è stato realizzato senza tenere in alcun conto l’esistente, vanificando così tutti gli investimenti operati negli anni dalle imprese e riducendo gli spazi tecnici (soprattutto in alcune regioni del Nord) per l’emittenza locale; il meccanismo procedimentale per il rilascio delle nuove concessioni televisive è simile a quello già attuato con risultati molto negativi nel 1992, e comporterà la chiusura di molte emittenti e la drastica riduzione della copertura territoriale di molte altre, generando così un enorme contenzioso tra tutti gli operatori locali; la mancanza di norme di regolamentazione per il passaggio alle trasmissioni digitali finirà per favorire esclusivamente gli attuali operatori dominanti nel settore delle trasmissioni analogiche; la normativa sulla par condicio è fortemente lesiva del diritto di informare e, se la stessa può trovare giustificazione nel comparto nazionale, sicuramente è inaccettabile per le emittenti locali il cui elevato numero e il diverso orientamento degli editori è di per sé garanzia di ampio pluralismo; le quote di pubblicità delle Amministrazioni statali e degli enti pubblici riservate alla emittenza locale sono state soppresse (anche se ora si cerca di recuperarle). E in questo contesto non riesce ancora a trovare applicazione la norma (art. 3 della legge 249/97) che prevede il passaggio di Rete 4 e Telepiù Nero alle sole trasmissioni satellitari (liberando così risorse terrestri che permetterebbero di avviare la sperimentazione digitale), e la norma (art.2, comma 2 della legge 78/99) che prevede l’utilizzo del decoder unico per le trasmissioni digitali criptate. Tuttavia si pensa di aprire il mercato a nuovi soggetti nazionali (operazione Seat-Tmc) modificando la normativa vigente senza allo stesso tempo prevedere regole che garantiscano adeguate risorse anche alle imprese locali. Ora è importante che il Governo e il Ministero prendano piena cognizione della delusione e del malcontento degli editori radiotelevisivi locali, emerso inequivocabilmente in occasione degli ultimi convegni del Coordinamento Aer-Anti-Corallo. Per questo, se necessario, Aer-Anti-Corallo promuoveranno una serie di iniziative finalizzate ad ottenere, nell’immediato, la disapplicazione dell’iter procedimentale per il rilascio delle nuove concessioni televisive, nonché la pianificazione delle frequenze radiofoniche attraverso la compatibilizzazione e la valorizzazione dell’esistente e non attraverso la vanificazione dello stesso. Auspichiamo che il Sottosegretario Vita, che anche da ultimo si è dichiarato, in interviste e convegni, sostenitore dell’emittenza locale, non voglia ulteriormente deludere gli editori locali.
■ Nel corso della settimana appena conclusa è stata paventata l’eventualità di vendita anche in Italia tramite aste delle frequenze per le trasmissioni televisive digitali, così come ipotizzato in Gran Bretagna. La situazione radiotelevisiva italiana è storicamente fondata su principi diversi da quelli britannici. Le normative di regolamentazione del settore sono differenti e, sulla base di tali norme, si è sviluppato un sistema di impresa che non è assolutamente compatibile con la metodologia di assegnazione delle frequenze mediante asta. Pertanto è impensabile per il settore televisivo italiano qualsiasi ipotesi di sviluppo delle nuove tecnologie digitali analoga a quanto ipotizzato in Gran Bretagna: anche perchè un sistema basato sulle aste non darebbe alcuna garanzia di pluralismo, ma al contario (e sarebbe molto grave) favorirebbe solo i grandi gruppi editoriali.
Ogni decisione relativa allo sviluppo delle nuove tecnologie digitali in Italia non può che essere affrontata nell’ambito del Ddl 1138, al quale, ribadiamo, deve essere dato immediato impulso.
QUESTIONE SEAT-TMC: OCCORRONO SUBITO NORME DI RIEQUILIBRIO DEL MERCATO RADIOTELEVISIVO, A TUTELA DELL’EMITTENZA LOCALE E PER EVITARE IL PASSAGGIO DA UN “DUOPOLIO” AD UN PIU’ GRAVE “TRIOPOLIO”
■ A seguito dell’intesa Seat-Tmc, il Coordinamento ha pubblicamente sottolineato come sia necessario che nel momento in cui si pensa di aprire il mercato a nuovi soggetti nazionali, si debba allo stesso tempo prevedere una normativa che garantisca adeguate risorse anche alle imprese radiotelevisive locali. Perché un diverso modo di procedere finirebbe soltanto per trasformare in breve tempo l’attuale duopolio televisivo in un inaccettabile “triopolio”.
Conseguentemente la riforma del settore, da tempo auspicata, dovrà prevedere norme di riequilibrio che permettano alle imprese radiotelevisive locali di crescere e di competere sul mercato.
E’ NECESSARIO UN INTERVENTO IMMEDIATO DELL’AUTHORITY AL FINE DI IMPORRE A TELEPIU’ E A STREAM IL RISPETTO DELLA NORMA DELLA L. 78/99 SUL DECODER UNICO
■ Desta scalpore l’andamento della questione relativa all’adozione del decoder unico, previsto dalla Legge 78/99 per la ricezione delle trasmissioni digitali satellitari: a oltre due mesi di distanza dalla scadenza ultima per tale adozione, infatti, le due società interessate (Telepiù e Stream) continuano ad operare con decoder diversi e senza alcuna reale ipotesi concreta di attuazione della norma. È quindi assolutamente indispensabile che l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni intervenga, al fine di garantire l’applicazione della legge: il decoder unico, la cui adozione era tassativamente prevista per il 1° luglio 2000, deve immediatamente sostituire i decoder attualmente utilizzati da Stream e Telepiù. Questo è un passaggio necessario, al fine di permettere a tutti i soggetti interessati alle trasmissioni digitali satellitari di avere pari opportunità di ricezione da parte dell’utenza.
In tal senso quindi il Coordinamento ha chiesto all’Autorità di assumere tutte le opportune iniziative, anche di carattere sanzionatorio, previste dalla normativa stessa. La questione del decoder unico verrà esaminata dal Consiglio dell’Authority il prossimo 12 settembre.
COM-P.A.: IL 22 SETTEMBRE CONVEGNO AER-ANTI-CORALLO SULLA PUBBLICITA’ PUBBLICA
■ Si è chiusa la fase di partecipazione al concorso “COM-P.A.: Al servizio del cittadino”, organizzato anche in collaborazione con la rivista “Broadcast&Production”: presto saranno resi noti i nomi dei programmi finalisti, tra cui saranno scelti i due vincitori (uno per la radio ed uno per la tv) che avranno anche diritto ad un viaggio in una Capitale Europea.
La mostra delle opere in gara e la cerimonia di premiazione si svolgeranno a Bologna, dal 20 al 22 settembre 2000, in occasione del Salone “COM-P.A. Salone della Comunicazione Pubblica e dei Servizi al Cittadino”. In quell’occasione il Coordinamento sarà presente alla manifestazione con un proprio spazio espositivo. Il 22 settembre, in particolare, l’avvocato Marco Rossignoli interverrà a una tavola rotonda, alle ore 11.30, alla quale saranno presenti anche rappresentanti delle Istituzioni. Alle ore 14.30 dello stesso venerdì 22 settembre si svolgerà nella Sala E del Padiglione 20 un convegno direttamente organizzato dal Coordinamento Aer-Anti-Corallo dedicato alle problematiche della pubblicità pubblica pianificata sull’emittenza radiotelevisiva locale: “Emittenza Radiotelevisiva locale e Pubblica Amministrazione: opportunità e strumenti di collaborazione”
DIRITTO DI CRONACA CALCISTICA: IL REGOLAMENTO IN VIGORE NON SI DISCUTE E, ANZI, E’ STATA INVIATA UNA NOTA DEL COORDINAMENTO AL MINISTRO E AL PRESIDENTE DELL’AUTHORITY PER CHIEDERE L’ESTENSIONE DELLO STESSO ANCHE ALLA SERIE C E ALLA SERIE DILETTANTI
■ Con riferimento alla questione del diritto di cronaca calcistica e alle dichiarazioni recentemente rilasciate alla stampa quotidiana da esponenti di club di Serie A, è necessario ribadire che le modalità di realizzazione del diritto di cronaca calcistica, come peraltro chiaramente definite dopo un lungo contenzioso tra il Coordinamento Aer-Anti-Corallo e la Lega Calcio Professionisti di Serie A e B, sono state reiterate dalla Lega stessa per la stagione 2000/2001. Non si può quindi mettere in discussione ciò che precisamente prevede il Regolamento della stessa Lega Calcio (tra l’altro: 18 minuti di diretta radio per giorno di calendario, possibilità di interviste radio a calciatori e tecnici da 20 minuti dopo la fine delle gare, 3 minuti di immagini tv e utilizzo di immagini sino alle ore 24 del secondo giorno dopo la gara e senza limiti nei tg, libero accesso allo stadio di giornalisti e loro tecnici). È evidente che, in caso di mancato rispetto di queste regole da parte di una o più società calcistiche, il Coordinamento chiederà alla Lega Calcio il rispetto degli accordi raggiunti. Diversamente si vedrebbe costretto a richiedere un intervento della magistratura.
Peraltro il coordinatore Aer-Anti-Corallo, Marco Rossignoli, ha inviato una nota al Ministero delle Comunicazioni e all’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, chiedendo di aprire un tavolo di trattativa finalizzato ad ottenere che le regole stabilite per la Serie A e B siano ora recepite anche dalla Lega Calcio Serie C e dalla Lega Calcio Dilettanti.
CONFERMATA PER IL 2000 L’ESENZIONE PER LE IMPRESE RADIO TV LOCALI DEL VERSAMENTO DEL CONTRIBUTO DELLO 0,35 PER MILLE. ENTRO IL 15 SETTEMBRE DEVE COMUNQUE ESSERE INOLTRATA ALL’AUTHORITY LA COMUNICAZIONE DI CUI ALL’ART. 4 DEL DECRETO 12/7/2000
■ Come preannunciato nel Teleradiofax n. 14/2000 del 15 luglio 2000, anche per l’anno 2000 le imprese radiofoniche locali e tutte le imprese televisive locali non devono corrispondere il contributo dello 0,35 per mille per il funzionamento della Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni. Infatti il Decreto 12 luglio 2000 pubblicato in G.U. n. 168 del 20 luglio 2000 ha confermato la suddetta esenzione. Il contributo dovrà invece essere corrisposto dalle concessionarie di pubblicità, dai produttori e distributori di programmi radiotelevisivi, dalle imprese radiofoniche e televisive nazionali, dalle agenzie di stampa a carattere nazionale. In ogni caso le imprese radiofoniche locali e le imprese televisive locali devono provvedere ai sensi dell’art. 4 del citato decreto a comunicare all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni il codice fiscale, i dati relativi alla categoria di appartenenza, l’ammontare dei ricavi iscritti al bilancio o sui quali viene calcolato il contributo, l’ammontare del contributo versato e gli estremi del versamento effettuato. Nel caso che vengano svolte attività rientranti in più di una delle categorie di cui all’art. 1, comma 1 del decreto 12 luglio 2000, deve essere comunicata la categoria prevalente determinata in relazione ai ricavi. Per tale comunicazione deve essere utilizzato apposito modello di cui è stata rimessa copia alle imprese Aer, Anti e Corallo tramite apposita circolare. Si raccomanda la massima attenzione, in quanto la mancata o la tardiva presentazione del modello, nonché l’indicazione, nello stesso modello, di dati non rispondenti al vero, comporta l’applicazione delle sanzioni di cui all’art. 1, commi 29, 30 e 31 della legge 31 luglio 1997, n. 249.
■ Con Decreto del 13 giugno 2000 del Ministero delle comunicazioni, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 27 giugno 2000, n. 148, sono stati individuati gli organismi collegiali che svolgono funzioni amministrative indispensabili per la realizzazione dei fini istituzionali del Ministero. Tra questi, figura anche la Commissione per l’assetto del sistema radiotelevisivo (prevista dall’art. 2 comma 4 del D.L. 323/93, convertito dalla L. 422/93), di cui fanno parte Aer, Anti e Corallo.