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Timestamp: 2018-08-19 00:25:53+00:00
Document Index: 127711197

Matched Legal Cases: ['art.  87', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza\n', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza\n', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 5', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza\n', 'sentenza ', 'sentenza\n', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza\n', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza\n', 'art. 391', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza\n', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

DECRETO LEGISLATIVO 7 settembre 2010, n. 161 - Disposizioni per conformare il diritto interno alla Decisione quadro 2008/909/GAI relativa all'applicazione del principio del reciproco riconoscimento alle sentenze penali che irrogano pene detentive o misure privative della liberta' personale, ai fini della loro esecuzione nell'Unione europea. (10G0185) (GU n. 230 del 1-10-2010 | Geometra.info
DECRETO LEGISLATIVO 7 settembre 2010, n. 161 – Disposizioni per conformare il diritto interno alla Decisione quadro 2008/909/GAI relativa all’applicazione del principio del reciproco riconoscimento alle sentenze penali che irrogano pene detentive o misure privative della liberta’ personale, ai fini della loro esecuzione nell’Unione europea. (10G0185) (GU n. 230 del 1-10-2010
DECRETO LEGISLATIVO 7 settembre 2010, n. 161 - Disposizioni per conformare il diritto interno alla Decisione quadro 2008/909/GAI relativa all'applicazione del principio del reciproco riconoscimento alle sentenze penali che irrogano pene detentive o misure privative della liberta' personale, ai fini della loro esecuzione nell'Unione europea. (10G0185) (GU n. 230 del 1-10-2010 ) note: Entrata in vigore del provvedimento: 16/10/2010
Disposizioni per conformare il diritto interno alla Decisione  quadro
2008/909/GAI relativa all’applicazione del  principio  del  reciproco
riconoscimento alle sentenze penali che  irrogano  pene  detentive  o
misure  privative  della  liberta’  personale,  ai  fini  della  loro
esecuzione nell’Unione europea. (10G0185)
Visti gli articoli 2, 49 e 52, della legge 7 luglio 2009, n. 88,  e
successive modificazioni, recante disposizioni per  l’adempimento  di
obblighi  derivanti  dall’appartenenza  dell’Italia  alle   Comunita’
europee – Legge comunitaria 2008;
Vista la delega al Governo per l’attuazione della decisione  quadro
2008/909/GAI  del  Consiglio,  del   27   novembre   2008,   relativa
all’applicazione del  principio  del  reciproco  riconoscimento  alle
sentenze penali che irrogano pene detentive o misure privative  della
liberta’  personale,  ai  fini  della  loro  esecuzione   nell’Unione
Tenuto conto della mancata espressione dei pareri delle  competenti
Commissioni della Camera dei deputati e del Senato  della  Repubblica
riunione del 7 settembre 2010;
della giustizia, di concerto con  i  Ministri  degli  affari  esteri,
dell’economia e delle finanze e dell’interno;
1.  Il  presente  decreto   attua   nell’ordinamento   interno   le
disposizioni della decisione quadro 2008/909/GAI del  Consiglio,  del
27  novembre  2008,  relativa  all’applicazione  del  principio   del
reciproco riconoscimento  alle  sentenze  penali  che  irrogano  pene
detentive o misure privative della liberta’ personale, ai fini  della
loro  esecuzione  nell’Unione  europea,  nei  limiti  in   cui   tali
dell’ordinamento  costituzionale  in  tema  di  diritti  fondamentali
nonche’ in tema di diritti di liberta’ e di giusto processo.
dell’articolo  10,  comma   3   del   testo   unico   delle
–  L’art.  87,  quinto   comma,   della   Costituzione,
– Gli articoli 2, 49 e 52, della legge 7  luglio  2009,
n. 88 (Disposizioni per l’adempimento di obblighi derivanti
Legge  comunitarie   2008),   pubblicata   nella   Gazzetta
Ufficiale 14 luglio 2009, n. 161, S.O., cosi’ recitano:
«Art.  49  (Delega  al  Governo  per  l’attuazione   di
decisioni quadro). – 1. Il Governo e’ delegato ad adottare,
le norme  occorrenti  per  dare  attuazione  alle  seguenti
decisioni quadro:
a) decisione quadro 2006/783/GAI del Consiglio, del 6
ottobre 2006, relativa all’applicazione del  principio  del
reciproco riconoscimento delle decisioni di confisca;
b) decisione quadro 2006/960/GAI del  Consiglio,  del
18  dicembre  2006,  relativa  alla  semplificazione  dello
scambio di informazioni e  intelligence  tra  le  autorita’
degli   Stati   membri   dell’Unione   europea   incaricate
dell’applicazione della legge;
c) decisione quadro 2008/909/GAI del  Consiglio,  del
27 novembre 2008, relativa all’applicazione  del  principio
del  reciproco  riconoscimento  alle  sentenze  penali  che
irrogano pene detentive o misure privative  della  liberta’
personale,  ai  fini  della  loro  esecuzione   nell’Unione
2. I decreti legislativi di cui al comma 1, lettere  a)
e c), del presente articolo  sono  adottati,  nel  rispetto
Ministro per le politiche  europee  e  del  Ministro  della
giustizia, di concerto con i Ministri degli affari  esteri,
dell’economia e delle finanze, dell’interno e con gli altri
3. Il decreto legislativo di cui al  comma  1,  lettera
b),  del  presente  articolo  e’  adottato,  nel   rispetto
Ministro  per  le  politiche   europee   e   del   Ministro
dell’interno, di  concerto  con  i  Ministri  degli  affari
con gli altri Ministri interessati.
4. Gli schemi dei decreti  legislativi  sono  trasmessi
affinche’ su di essi sia espresso il parere dei  competenti
organi parlamentari. Decorsi sessanta giorni dalla data  di
trasmissione, il decreto e’ emanato anche in  mancanza  del
termini previsti dai commi 5 e 7, scadano nei trenta giorni
6, o  successivamente,  questi  ultimi  sono  prorogati  di
5.  Gli  schemi   dei   decreti   legislativi   recanti
attuazione   delle   decisioni   quadro   che    comportano
conseguenze  finanziarie  sono  corredati  della  relazione
tecnica di cui all’articolo 11-ter, comma 2, della legge  5
agosto 1978, n. 468, e successive modificazioni. Su di essi
e’ richiesto anche il parere delle Commissioni parlamentari
competenti per i profili finanziari. Il  Governo,  ove  non
intenda   conformarsi   alle   condizioni   formulate   con
riferimento   all’esigenza   di   garantire   il   rispetto
dell’articolo  81,  quarto   comma,   della   Costituzione,
ritrasmette alle Camere il testo, corredato  dei  necessari
elementi   integrativi   d’informazione,   per   i   pareri
6. Entro ventiquattro mesi dalla  data  di  entrata  in
procedura indicata nei commi 2,  3,  4  e  5,  disposizioni
integrative e correttive dei decreti  legislativi  adottati
ai sensi del citato comma 1.
7. Il Governo, quando non intende conformarsi ai pareri
delle  Commissioni  parlamentari  di  cui   al   comma   4,
«Art. 52 (Principi e criteri  direttivi  di  attuazione
della decisione quadro 2008/909/GAI del Consiglio,  del  27
novembre 2008, relativa all’applicazione del principio  del
reciproco riconoscimento alle sentenze penali che  irrogano
pene detentive o misure privative della liberta’ personale,
ai fini della loro esecuzione nell’Unione  europea).  –  1.
Nell’esercizio della delega di cui all’articolo  49,  comma
1, lettera c),  il  Governo  segue  i  principi  e  criteri
direttivi generali di cui agli articoli 2 e 49,  nonche’  i
a) introdurre una o piu’ disposizioni  in  base  alle
quali e’  consentito  all’autorita’  giudiziaria  italiana,
anche su richiesta della persona  condannata  ovvero  dello
Stato di esecuzione, che abbia emesso una  sentenza  penale
di condanna definitiva, di trasmetterla,  unitamente  a  un
certificato conforme al  modello  allegato  alla  decisione
quadro e con qualsiasi mezzo che lasci una traccia  scritta
in condizioni che consentano allo Stato  di  esecuzione  di
accertarne l’autenticita’, all’autorita’ competente  di  un
altro Stato membro dell’Unione europea, ai fini  della  sua
esecuzione in quello Stato, alle seguenti condizioni:
1) che l’esecuzione sia finalizzata a  favorire  il
reinserimento sociale della persona condannata;
2)  che  la  persona  condannata   si   trovi   sul
territorio dello Stato italiano o in quello dello Stato  di
3) che la persona condannata, debitamente informata
in una lingua che essa comprende, abbia prestato, in  forme
idonee a rendere certa la manifestazione  di  volonta’,  il
proprio consenso al trasferimento, salvi i casi  nei  quali
il consenso non e’  richiesto  ai  sensi  dell’articolo  6,
paragrafo 2, della decisione quadro;
4) che il reato per il quale la  persona  e’  stata
condannata sia punito in  Italia  con  una  pena  detentiva
della durata massima non  inferiore  a  tre  anni,  sola  o
congiunta a una  pena  pecuniaria,  o  con  una  misura  di
sicurezza privativa della liberta’ personale della medesima
5) che lo Stato di esecuzione  rientri  tra  quelli
verso i quali, alla data di emissione  della  sentenza,  la
decisione  quadro  consente  il  trasferimento   ai   sensi
dell’articolo 6 della decisione quadro;
b) introdurre una o piu’ disposizioni  in  base  alle
quali prevedere la possibilita’ per l’autorita’ giudiziaria
italiana di riconoscere, ai fini della sua esecuzione nello
Stato,  una  sentenza   penale   di   condanna   trasmessa,
unitamente a un certificato conforme  al  modello  allegato
alla decisione  quadro,  dall’autorita’  competente  di  un
altro  Stato  membro  dell’Unione  europea,  alle  seguenti
1) che il reato per il quale la  persona  e’  stata
condannata sia punito nello Stato di emissione con una pena
detentiva della durata massima non inferiore  a  tre  anni,
sola o congiunta a una pena pecuniaria, e sia riconducibile
a  una  delle  ipotesi  elencate  nell’articolo   7   della
decisione   quadro,    indipendentemente    dalla    doppia
incriminazione;
2) che, fuori dalle ipotesi elencate  nell’articolo
7 della decisione quadro, il fatto per il quale la  persona
e’  stata  condannata  nello  Stato  membro  di   emissione
costituisca reato anche  ai  sensi  della  legge  italiana,
indipendentemente dagli elementi costitutivi  del  reato  e
dalla sua qualificazione giuridica;
3) che la durata e la natura  della  pena  inflitta
nello  Stato  di  emissione  siano   compatibili   con   la
legislazione  italiana,  salva  la  possibilita’   di   suo
adattamento nei  limiti  stabiliti  dall’articolo  8  della
decisione quadro;
c) prevedere i motivi di rifiuto di riconoscimento  e
di  esecuzione  della  sentenza  di   condanna   definitiva
trasmessa da un altro Stato membro ai sensi  della  lettera
b), individuando i motivi tra quelli indicati  all’articolo
9 della decisione quadro e con le procedure ivi  descritte,
ferma la possibilita’ di dare riconoscimento ed  esecuzione
parziali alla sentenza trasmessa, nonche’ di acconsentire a
una  nuova  trasmissione  della  sentenza,   in   caso   di
incompletezza  del   certificato   o   di   sua   manifesta
difformita’ rispetto alla sentenza, ai sensi degli articoli
10 e 11 della decisione quadro;
d) introdurre una o  piu’  disposizioni  relative  al
procedimento di riconoscimento di cui alla lettera b),  con
riferimento  all’autorita’   giudiziaria   competente,   ai
termini  e  alle  forme  da  osservare,  nel  rispetto  dei
principi del giusto processo;
e) prevedere che, a meno che non esista un motivo  di
rinvio  a  norma  dell’articolo  11  o  dell’articolo   23,
paragrafo  3,  della   decisione   quadro,   la   decisione
definitiva   sul   riconoscimento    della    sentenza    e
sull’esecuzione della pena sia comunque presa entro novanta
giorni dal ricevimento della sentenza e del certificato;
f) prevedere che nel procedimento  di  riconoscimento
di cui  alla  lettera  b),  su  richiesta  dello  Stato  di
emissione, l’autorita’ giudiziaria italiana possa  adottare
nei confronti della persona condannata  che  si  trovi  sul
territorio dello Stato misure cautelari provvisorie,  anche
a seguito dell’arresto di cui alla lettera i),  allo  scopo
di assicurare la sua permanenza nel territorio e in  attesa
del riconoscimento della sentenza emessa da un altro  Stato
g) prevedere,  in  relazione  alle  misure  cautelari
provvisorie di cui alla lettera f):
1) che esse possano essere adottate alle condizioni
previste   dalla   legislazione   italiana   vigente    per
l’applicazione delle misure cautelari e che la loro  durata
non  possa  superare  i  limiti  previsti  dalla   medesima
2) che il periodo di detenzione per tale motivo non
possa determinare un  aumento  della  pena  inflitta  dallo
Stato di emissione;
3) che esse perdano efficacia in  caso  di  mancato
riconoscimento della  sentenza  trasmessa  dallo  Stato  di
emissione e in ogni caso decorsi sessanta giorni dalla loro
esecuzione, salva la possibilita’ di prorogare  il  termine
di trenta giorni in caso di forza maggiore;
h)  prevedere  che  la  polizia   giudiziaria   possa
procedere all’arresto provvisorio della persona  condannata
per la quale vi sia  una  richiesta  di  riconoscimento  ai
sensi della lettera b), allo scopo  di  assicurare  la  sua
permanenza nel territorio e in  attesa  del  riconoscimento
della sentenza emessa da un altro Stato membro;
i) prevedere, in caso di arresto provvisorio, che  la
persona arrestata sia messa  immediatamente,  e,  comunque,
non oltre ventiquattro ore, a  disposizione  dell’autorita’
giudiziaria, che questa proceda al  giudizio  di  convalida
entro quarantotto ore dalla ricezione del verbale d’arresto
e che, in caso di mancata convalida, la  persona  arrestata
sia immediatamente posta in liberta’;
l) introdurre una o  piu’  disposizioni  relative  al
trasferimento  e  alla  presa  in  consegna  della  persona
condannata a seguito del riconoscimento, nelle  ipotesi  di
cui alle lettere a) e b);
m) introdurre una o  piu’  disposizioni  relative  al
procedimento  di  esecuzione  della  pena  a  seguito   del
riconoscimento  di  cui  alla   lettera   b),   anche   con
riferimento all’ipotesi di mancata o parziale esecuzione  e
ai benefici di cui la persona  condannata  puo’  godere  in
base  alla  legislazione  italiana,  nel   rispetto   degli
obblighi  di  consultazione  e  informazione  di  cui  agli
articoli 17, 20 e 21 della decisione quadro;
n) introdurre una o piu’ disposizioni  relative  alle
condizioni  e  ai  presupposti  per  la  concessione  della
liberazione anticipata o condizionale, dell’amnistia, della
grazia o della revisione della  sentenza,  ai  sensi  degli
articoli 17 e 19 della decisione quadro;
o)  introdurre  una  o  piu’  disposizioni   relative
all’applicazione del principio di specialita’, in base alle
quali la persona  trasferita  in  Italia  per  l’esecuzione
della  pena  non  puo’  essere  perseguita,  condannata   o
altrimenti privata della liberta’ personale  per  un  reato
commesso in data anteriore al  trasferimento  di  cui  alla
lettera b), diverso da quello per cui  ha  avuto  luogo  il
trasferimento,  facendo  espressamente  salve  le   ipotesi
previste dall’articolo 18,  paragrafo  2,  della  decisione
p) introdurre una o  piu’  disposizioni  relative  al
transito sul territorio italiano della  persona  condannata
in uno Stato membro, in vista dell’esecuzione della pena in
un  altro  Stato  membro,  nel  rispetto  dei  criteri   di
rapidita’, sicurezza e  tracciabilita’  del  transito,  con
facolta’ di trattenere in custodia  la  persona  condannata
per il tempo strettamente necessario al transito medesimo e
nel rispetto di quanto previsto alle lettere g), h), i)  ed
q) introdurre una o  piu’  disposizioni  relative  al
tipo e alle modalita’ di  trasmissione  delle  informazioni
che  devono  essere  fornite   dall’autorita’   giudiziaria
italiana  nel  procedimento  di  trasferimento   attivo   e
2. I compiti e le attivita’  previsti  dalla  decisione
quadro di cui al comma  1  in  relazione  ai  rapporti  con
autorita’ straniere sono  svolti  da  organi  di  autorita’
amministrative e giudiziarie esistenti,  nei  limiti  delle
risorse di cui  le  stesse  gia’  dispongono,  senza  oneri
aggiuntivi a carico del bilancio dello Stato.».
– La decisione quadro 2008/909/GAI e’ pubblicata  nella
G.U.U.E. 5 dicembre 2008, n. L 327.
– Per la decisione quadro 2008/909/GAI, si  veda  nelle
a) «decisione  quadro»:  la  decisione  quadro  2008/909/GAI  del
Consiglio,  del  27  novembre  2008,  relativa  all’applicazione  del
principio del  reciproco  riconoscimento  alle  sentenze  penali  che
irrogano pene detentive o misure privative della liberta’  personale,
ai fini della loro esecuzione nell’Unione europea;
b) «sentenza di condanna»: una decisione definitiva emessa da  un
organo giurisdizionale di uno Stato membro dell’Unione europea con la
quale vengono applicate, anche congiuntamente, una pena o una  misura
di sicurezza nei confronti di una persona fisica;
c) «persona condannata»: la persona fisica nei cui  confronti  e’
stata pronunciata una sentenza di condanna;
d) «trasmissione all’estero»: la procedura con cui  una  sentenza
di condanna pronunciata in Italia  e’  trasmessa  a  un  altro  Stato
membro dell’Unione europea, ai fini del suo  riconoscimento  e  della
sua esecuzione in detto Stato;
e) «trasmissione dall’estero»: la procedura con cui e’  trasmessa
in Italia, ai fini del suo riconoscimento e della sua esecuzione, una
sentenza di condanna emessa in  un  altro  Stato  membro  dell’Unione
f)  «pena»:  qualsiasi  pena  detentiva  di  durata  limitata   o
illimitata irrogata con una sentenza di condanna, a causa di un reato
e a seguito di un procedimento penale;
g) «misura di sicurezza»: qualsiasi misura di sicurezza personale
detentiva di durata limitata o illimitata applicata con una  sentenza
di condanna, a causa di un reato  e  a  seguito  di  un  procedimento
h) «Stato di emissione»: lo Stato membro in cui viene  emessa  la
i) «Stato di esecuzione»: lo Stato membro al quale  e’  trasmessa
la sentenza di condanna ai fini del suo riconoscimento  e  della  sua
l) «riconoscimento»: il provvedimento pronunciato  dall’autorita’
competente dello Stato di esecuzione con  il  quale  si  consente  di
eseguire  nello  stesso  una   sentenza   di   condanna   pronunciata
dall’autorita’ giudiziaria dello Stato di emissione;
m) «autorita’ competente»:  l’autorita’  indicata  da  uno  Stato
membro ai sensi dell’articolo 2 della decisione quadro;
n) «certificato»: il certificato contenuto nell’allegato  I  alla
decisione quadro.
– L’allegato I della decisione quadro 2008/909/GAI,  e’
stato modificato dall’art. 5, paragrafo 1, punto  2)  della
decisione 26 febbraio 2009, n. 2009/299/CEE.
1. In relazione alle disposizioni dell’articolo 2  della  decisione
quadro, l’Italia designa come autorita’ competenti il Ministero della
giustizia e le autorita’ giudiziarie, secondo le attribuzioni di  cui
ricezione  delle  sentenze   e   del   certificato,   nonche’   della
corrispondenza  ufficiale  ad  esse  relativa.  Il  Ministero   della
giustizia  cura  altresi’  la  trasmissione  e  la  ricezione   delle
informazioni ai sensi dell’articolo 20.
3. Nei limiti indicati  dal  presente  decreto,  e’  consentita  la
corrispondenza diretta tra le autorita’ giudiziarie.  In  tale  caso,
l’autorita’ giudiziaria italiana competente informa immediatamente il
Ministero della giustizia della trasmissione o della ricezione di una
Capo II   TRASMISSIONE ALL’ESTERO
1. La trasmissione all’estero e’ disposta, sempre che ricorrano  le
condizioni previste dall’articolo 5:
a) dal pubblico ministero presso il giudice indicato all’articolo
665  del  codice  di  procedura  penale,  per  quanto  attiene   alla
esecuzione delle pene detentive;
b) dal pubblico ministero individuato ai sensi dell’articolo  658
del codice di procedura penale, per quanto attiene alla esecuzione di
misure di sicurezza personali detentive.
2. Non si applicano le disposizioni di cui al capo II del titolo IV
del libro XI del codice di procedura penale.
– L’articolo 665 del codice di procedura penale,  cosi’
«Art. 665 (Giudice  competente).  –  1.  Salvo  diversa
disposizione   di    legge,    competente    a    conoscere
dell’esecuzione di un provvedimento e’ il giudice che lo ha
2.  Quando   e’   stato   proposto   appello,   se   il
provvedimento e’ stato confermato o riformato  soltanto  in
relazione alla  pena,  alle  misure  di  sicurezza  o  alle
disposizioni civili, e’  competente  il  giudice  di  primo
grado; altrimenti e’ competente il giudice di appello.
3. Quando vi e’ stato ricorso per cassazione  e  questo
e’ stato dichiarato inammissibile o rigettato ovvero quando
la  corte  ha  annullato  senza  rinvio  il   provvedimento
impugnato, e’ competente il giudice di primo grado,  se  il
ricorso  fu  proposto  contro  provvedimento  inappellabile
ovvero a norma dell’articolo 569, e il giudice indicato nel
comma 2 negli  altri  casi.  Quando  e’  stato  pronunciato
l’annullamento con rinvio,  e’  competente  il  giudice  di
4. Se l’esecuzione concerne piu’  provvedimenti  emessi
da giudici diversi, e’ competente il giudice che ha  emesso
il  provvedimento   divenuto   irrevocabile   per   ultimo.
Tuttavia, se i provvedimenti sono stati emessi  da  giudici
ordinari o giudici speciali, e’ competente in ogni caso  il
giudice ordinario.».
– Il capo II del titolo IV del libro XI del  codice  di
procedura penale, cosi’ recita:
«Esecuzione all’estero di sentenze penali italiane».
1. La trasmissione all’estero e’ disposta  all’atto  dell’emissione
dell’ordine di esecuzione di cui agli articoli 656 o 659  del  codice
di procedura penale ovvero, quando l’ordine e’ gia’  stato  eseguito,
in un qualsiasi momento successivo, non  oltre  la  data  in  cui  la
residua pena o misura di sicurezza da scontare  e’  inferiore  a  sei
2. L’autorita’ giudiziaria competente dispone  la  trasmissione  se
non  ricorre  una  causa  di  sospensione  dell’esecuzione  e  quando
a) l’esecuzione della pena o della misura di sicurezza all’estero
ha lo scopo  di  favorire  il  reinserimento  sociale  della  persona
condannata;
b) il reato per il quale e’ stata emessa la sentenza di  condanna
e’ punito con una pena della durata massima non inferiore a tre anni;
c) la persona condannata si trova nel territorio dello Stato o in
quello dello Stato di esecuzione;
d) la persona condannata non e’ sottoposta ad altro  procedimento
penale o non  sta  scontando  un’altra  sentenza  di  condanna  o  di
applicazione  di  una  misura  di  sicurezza,  salvo  diverso  parere
dell’autorita’ giudiziaria competente per il procedimento  penale  in
corso o per l’esecuzione.
a) verso lo Stato  membro  dell’Unione  europea  di  cittadinanza
della persona condannata in cui quest’ultima vive, ovvero
b) verso lo Stato  membro  dell’Unione  europea  di  cittadinanza
della persona condannata in cui quest’ultima sara’ espulsa, una volta
dispensata dall’esecuzione della pena o della misura di sicurezza,  a
motivo di un ordine di espulsione o di allontanamento inserito  nella
sentenza di condanna o in una decisione giudiziaria o  amministrativa
o in qualsiasi altro provvedimento adottato in seguito alla  sentenza
di condanna, ovvero
c) verso lo Stato membro dell’Unione europea che ha  acconsentito
4. E’ sempre richiesto il consenso della persona condannata per  la
trasmissione verso uno  degli  Stati  membri  indicati  al  comma  3,
lettera  c),  salvo  che  si  tratti  dello  Stato  dove  la  persona
condannata  e’  fuggita  o  e’  altrimenti  ritornata  a  motivo  del
procedimento penale o  a  seguito  della  sentenza  di  condanna.  Il
consenso  alla  trasmissione  deve  essere  espresso  dalla   persona
condannata personalmente e per iscritto.
– Gli articoli  656  e  659  del  codice  di  procedura
penale, cosi’ recitano:
«Art. 656  (Esecuzione  delle  pene  detentive).  –  1.
detentiva,  il  pubblico   ministero   emette   ordine   di
esecuzione con il quale, se il condannato non e’  detenuto,
ne dispone la carcerazione. Copia dell’ordine e’ consegnata
2. Se il  condannato  e’  gia’  detenuto,  l’ordine  di
esecuzione e’ comunicato al Ministro di grazia e  giustizia
e notificato all’interessato.
3. L’ordine di esecuzione contiene le generalita’ della
persona  nei  cui  confronti   deve   essere   eseguito   e
quant’altro  valga  a  identificarla,   l’imputazione,   il
dispositivo del provvedimento e le disposizioni  necessarie
all’esecuzione. L’ordine e’  notificato  al  difensore  del
4. L’ordine che dispone  la  carcerazione  e’  eseguito
secondo le modalita’ previste dall’articolo 277.
5. Se la pena detentiva, anche se  costituente  residuo
di maggiore pena, non e’ superiore a tre anni  o  sei  anni
nei casi di cui agli articoli  90  e  94  del  testo  unico
approvato con decreto del  Presidente  della  Repubblica  9
ottobre  1990,  n.  309,  e  successive  modificazioni,  il
pubblico ministero, salvo quanto previsto dai commi 7 e  9,
ne sospende  l’esecuzione.  L’ordine  di  esecuzione  e  il
decreto di sospensione sono notificati al condannato  e  al
difensore  nominato  per  la  fase  dell’esecuzione  o,  in
difetto, al difensore che lo ha assistito  nella  fase  del
giudizio, con l’avviso che entro trenta giorni puo’  essere
presentata istanza, corredata  dalle  indicazioni  e  dalla
documentazione necessarie, volta ad ottenere la concessione
di una delle misure alternative alla detenzione di cui agli
articoli 47, 47-ter e 50, comma 1, della  legge  26  luglio
1975,  n.  354,  e  successive  modificazioni,  e  di   cui
all’articolo 94 del testo unico approvato con  decreto  del
successive    modificazioni,    ovvero    la    sospensione
dell’esecuzione della pena di  cui  all’articolo  90  dello
stesso testo unico. L’avviso informa altresi’ che, ove  non
sia presentata l’istanza o la stessa sia  inammissibile  ai
sensi degli articoli 90 e seguenti del citato testo  unico,
l’esecuzione della pena avra’ corso immediato.
6. L’istanza deve essere presentata  dal  condannato  o
dal difensore di cui al comma 5 ovvero allo scopo  nominato
dal pubblico ministero, il quale la  trasmette,  unitamente
alla   documentazione,   al   tribunale   di   sorveglianza
competente in relazione al luogo in cui ha  sede  l’ufficio
del pubblico ministero. Se l’istanza non e’ corredata dalla
documentazione   utile,   questa,   salvi   i    casi    di
inammissibilita’, puo’ essere depositata nella  cancelleria
del tribunale di sorveglianza fino a  cinque  giorni  prima
dell’udienza fissata a norma dell’articolo  666,  comma  3.
Resta salva, in ogni caso, la  facolta’  del  tribunale  di
sorveglianza di procedere anche d’ufficio alla richiesta di
documenti o di informazioni, o all’assunzione  di  prove  a
norma  dell’articolo  666,  comma  5.   Il   tribunale   di
sorveglianza  decide  entro   quarantacinque   giorni   dal
7.  La  sospensione  dell’esecuzione  per   la   stessa
condanna non puo’ essere disposta piu’ di una volta,  anche
se il condannato ripropone nuova istanza sia  in  ordine  a
diversa misura alternativa, sia in  ordine  alla  medesima,
diversamente  motivata,  sia  in  ordine  alla  sospensione
dell’esecuzione della pena di cui all’articolo 90 del testo
8. Salva  la  disposizione  del  comma  8-bis,  qualora
l’istanza  non  sia  tempestivamente   presentata,   o   il
tribunale di sorveglianza la dichiari  inammissibile  o  la
respinga, il pubblico ministero  revoca  immediatamente  il
decreto  di  sospensione   dell’esecuzione.   Il   pubblico
ministero provvede analogamente quando l’istanza presentata
e’ inammissibile ai sensi degli articoli 90 e seguenti  del
modificazioni, nonche’,  nelle  more  della  decisione  del
tribunale di sorveglianza, quando il programma di  recupero
di cui all’articolo 94 del medesimo testo unico non risulta
iniziato entro cinque giorni dalla  data  di  presentazione
della relativa istanza o risulta interrotto. A tal fine  il
pubblico ministero, nel trasmettere l’istanza al  tribunale
di sorveglianza, dispone gli opportuni accertamenti.
8-bis. Quando e’ provato  o  appare  probabile  che  il
condannato non abbia avuto effettiva conoscenza dell’avviso
di cui al comma 5, il  pubblico  ministero  puo’  assumere,
anche  presso  il  difensore,  le  opportune  informazioni,
all’esito delle quali puo’ disporre la  rinnovazione  della
9. La sospensione dell’esecuzione di cui al comma 5 non
puo’ essere disposta:
a) nei confronti dei condannati per i delitti di  cui
all’articolo 4-bis della legge 26 luglio 1975,  n.  354,  e
successive modificazioni,  nonche’  di  cui  agli  articoli
423-bis, 624, quando ricorrono due o piu’  circostanze  tra
quelle  indicate  dall’articolo  625,  624-bis  del  codice
penale, e per i delitti in cui ricorre l’aggravante di  cui
all’articolo 61, primo comma, numero 11-bis), del  medesimo
codice, fatta eccezione per  coloro  che  si  trovano  agli
arresti domiciliari disposti ai sensi dell’articolo 89  del
b) nei confronti di coloro che, per il fatto  oggetto
c) nei confronti dei condannati ai  quali  sia  stata
applicata la recidiva  prevista  dall’articolo  99,  quarto
comma, del codice penale».
10. Nella situazione considerata dal  comma  5,  se  il
condannato si trova agli arresti domiciliari per  il  fatto
oggetto della condanna da eseguire, il  pubblico  ministero
sospende  l’esecuzione  dell’ordine   di   carcerazione   e
trasmette  gli  atti  senza   ritardo   al   tribunale   di
sorveglianza perche’ provveda alla  eventuale  applicazione
di una delle misure alternative di cui  al  comma  5.  Fino
corrispondente e’ considerato come pena espiata a tutti gli
effetti. Agli  adempimenti  previsti  dall’articolo  47-ter
della  legge  26  luglio  1975,  n.   354,   e   successive
modificazioni, provvede  in  ogni  caso  il  magistrato  di
sorveglianza.».
«Art. 659 (Esecuzione di provvedimenti del  giudice  di
sorveglianza). – 1. Quando a seguito  di  un  provvedimento
del  giudice  di  sorveglianza  [c.p.p.  677]  deve  essere
disposta la carcerazione o la scarcerazione del condannato,
il pubblico ministero che cura l’esecuzione della  sentenza
di condanna emette ordine di esecuzione  con  le  modalita’
previste dall’articolo 656 comma 4. Tuttavia, nei  casi  di
urgenza,  il  pubblico  ministero  presso  il  giudice   di
sorveglianza che ha adottato il provvedimento puo’ emettere
ordine provvisorio di esecuzione  che  ha  effetto  fino  a
quando non provvede il pubblico ministero competente.
2. I provvedimenti relativi alle  misure  di  sicurezza
diverse dalla confisca sono eseguiti dal pubblico ministero
presso il giudice di sorveglianza che li  ha  adottati.  Il
pubblico  ministero  comunica  in  copia  il  provvedimento
all’autorita’ di pubblica sicurezza  e,  quando  ne  e’  il
caso, emette ordine di esecuzione, con il quale dispone  la
consegna o la liberazione dell’interessato.».
1. L’autorita’ giudiziaria  competente  ai  sensi  dell’articolo  4
procede alla trasmissione all’estero di ufficio o su richiesta  della
persona condannata o dello Stato di esecuzione.
2. Fermo quanto previsto dall’articolo 5, comma 4,  se  la  persona
condannata  si  trova  nel   territorio   dello   Stato   l’autorita’
giudiziaria procede alla trasmissione  all’estero  solo  dopo  averla
3. Prima di procedere  alla  trasmissione  all’estero,  l’autorita’
giudiziaria consulta, anche tramite  il  Ministero  della  giustizia,
l’autorita’ competente dello Stato di esecuzione al fine di:
a) verificare la condizione prevista dall’articolo  5,  comma  2,
b) comunicare il parere espresso, ai sensi  del  comma  2,  dalla
persona condannata;
c) acquisire il consenso dello Stato di  esecuzione  nell’ipotesi
prevista dall’articolo 5, comma 3, lettera c);
d)  conoscere  le  disposizioni  applicabili   nello   Stato   di
esecuzione in materia di liberazione anticipata o condizionale.
4. Quando ricorre l’ipotesi  prevista  dall’articolo  5,  comma  3,
lettera  c),  la   trasmissione   all’estero   e’   disposta   previa
acquisizione del consenso dello Stato di esecuzione.
5. Quando ricorre l’ipotesi di cui  all’articolo  5,  comma  4,  la
trasmissione all’estero e’ disposta previa acquisizione del  consenso
della persona condannata.
6. Il provvedimento con cui e’ disposta la trasmissione  all’estero
deve contenere l’indicazione dello Stato di esecuzione.  Di  esso  e’
data in ogni caso comunicazione all’interessato, mediante notifica di
un atto contenente i requisiti di cui all’allegato II della decisione
quadro. Se la persona condannata si trova nello Stato di  esecuzione,
l’atto di cui al periodo precedente e’ trasmesso,  anche  tramite  il
Ministero della giustizia, all’autorita’ competente  dello  Stato  di
esecuzione perche’ provveda alla notifica.
7. Il provvedimento  e’  trasmesso,  unitamente  alla  sentenza  di
condanna e al certificato debitamente compilato, al  Ministero  della
giustizia che provvede all’inoltro, con qualsiasi mezzo che lasci una
traccia scritta, all’autorita’ competente dello Stato di  esecuzione,
previa traduzione del testo del certificato  nella  lingua  di  detto
Stato. Se la traduzione del certificato non  e’  necessaria  o  se  a
questa provvede l’autorita’ giudiziaria, il provvedimento puo’ essere
trasmesso  direttamente  all’autorita’  competente  dello  Stato   di
esecuzione; in tale caso, esso e’ altresi’ trasmesso, per conoscenza,
al Ministero della giustizia.  La  sentenza  e  il  certificato  sono
trasmessi in originale o in copia autentica allo Stato di  esecuzione
che ne fa richiesta.
8.  L’autorita’  giudiziaria  sospende   la   trasmissione   quando
sopravviene una causa di sospensione dell’esecuzione e puo’  revocare
il   provvedimento   quando,   prima   dell’inizio    dell’esecuzione
all’estero, sia venuta meno una delle condizioni di cui  all’articolo
5. Alla revoca segue il ritiro del certificato. Della  sospensione  e
della revoca e’  data  comunicazione  all’interessato,  al  Ministero
della giustizia e all’autorita’ competente dello Stato di esecuzione,
con indicazione dei motivi che le hanno determinate.
9. In caso di mancato riconoscimento della sentenza di condanna, il
Ministero  della  giustizia  ne   da’   comunicazione   all’autorita’
giudiziaria  che  ha  emesso   il   provvedimento   di   trasmissione
1. La persona condannata che si trova nel territorio  dello  Stato,
anche se detenuta, e’ trasferita  nello  Stato  di  esecuzione  entro
trenta giorni dalla data in cui  la  decisione  definitiva  di  detto
Stato sul riconoscimento della sentenza di condanna e’ comunicata  al
Ministero della giustizia,  che  provvede  a  informarne  l’autorita’
giudiziaria che ha disposto la trasmissione  e  il  Servizio  per  la
cooperazione internazionale di polizia del Ministero dell’interno. Il
Ministero della giustizia e l’autorita’  competente  dello  Stato  di
esecuzione possono concordare il trasferimento  in  un  termine  piu’
2. Se il trasferimento nel termine  di  cui  al  comma  1  e’  reso
impossibile da circostanze impreviste, il Ministero  della  giustizia
ne informa  immediatamente  l’autorita’  competente  dello  Stato  di
esecuzione e  il  Servizio  per  la  cooperazione  internazionale  di
polizia del Ministero dell’interno, concordando una nuova data per il
trasferimento. In tale caso, il trasferimento avviene entro  i  dieci
giorni successivi alla nuova data concordata.
3. Salvo il caso di  evasione  della  persona  condannata,  non  si
procede all’esecuzione in Italia dopo  che  questa  ha  avuto  inizio
nello Stato di esecuzione.
4. Se, successivamente al trasferimento,  lo  Stato  di  esecuzione
chiede  che  la  persona  trasferita  sia  perseguita,  condannata  o
altrimenti privata della liberta’ personale  per  un  reato  commesso
anteriormente al suo trasferimento  diverso  da  quello  per  cui  la
stessa e’ stata trasferita, sulla  richiesta  provvede  la  corte  di
appello del distretto dell’autorita’ giudiziaria competente ai  sensi
dell’articolo 4. A tale fine, la  corte  verifica  che  la  richiesta
dello  Stato  di  esecuzione  contenga   le   informazioni   di   cui
all’articolo 26, comma 3, della legge  22  aprile  2005,  n.  69.  Il
consenso e’ dato quando il reato per il quale e’  richiesto  permette
il trasferimento ai sensi dell’articolo 10. La corte nega il consenso
quando ricorre uno dei motivi di rifiuto di cui all’articolo 13.
5. Se ai fini del trasferimento verso lo  Stato  di  esecuzione  e’
necessario che la persona condannata transiti sul  territorio  di  un
altro Stato membro ai sensi dell’articolo 16 della decisione  quadro,
la richiesta di transito e’ formulata dal Ministero della giustizia.
– L’articolo 26, comma 3, della legge 22  aprile  2005,
n. 69 (Disposizioni per conformare il diritto interno  alla
decisione quadro 2002/584/GAI de Consiglio, del  13  giugno
2002,  relativa  al  mandato  d’arresto  europeo   e   alle
procedure di consegna tra Stati membri),  pubblicata  nella
Gazzetta Ufficiale 29 aprile 2005, n. 98, cosi’ recita:
«3. Successivamente alla consegna, ove lo Stato  membro
di  emissione  richieda  di  sottoporre  la  persona  a  un
procedimento penale ovvero di assoggettare la stessa  a  un
provvedimento coercitivo della liberta’, provvede la  corte
di appello che ha dato esecuzione al mandato  d’arresto.  A
tale fine, la corte verifica che la richiesta  dello  Stato
estero contenga le informazioni indicate  dall’articolo  8,
paragrafo 1, della decisione quadro munite di traduzione  e
decide entro trenta giorni dalla ricezione della richiesta.
L’assenso e’ rilasciato quando il reato  per  il  quale  e’
richiesto consente la consegna  di  una  persona  ai  sensi
della decisione quadro. La corte rifiuta  l’assenso  quando
ricorre uno dei casi di cui all’articolo 18.».
1. L’autorita’ giudiziaria competente ai sensi dell’articolo 4,  se
la persona condannata  si  trova  nello  Stato  di  esecuzione,  puo’
chiederne l’arresto provvisorio o l’adozione nei  suoi  confronti  di
ogni altro provvedimento  idoneo  ad  assicurare  la  permanenza  nel
territorio di quello Stato, in attesa del riconoscimento.
2. La richiesta di arresto e’ formulata  mediante  la  compilazione
del riquadro e) del certificato.
Capo III   TRASMISSIONE DALL’ESTERO
1. La trasmissione dall’estero non puo’ essere autorizzata senza la
decisione favorevole della corte di appello.
2. La competenza a decidere sul  riconoscimento  e  sull’esecuzione
appartiene, nell’ordine, alla corte di appello nel cui  distretto  la
persona condannata ha la residenza, la  dimora  o  il  domicilio  nel
momento  in  cui  il   provvedimento   e’   trasmesso   all’autorita’
giudiziaria ai sensi dell’articolo 12, comma 1.
3. Se la competenza non puo’ essere determinata ai sensi del  comma
2, e’ competente la corte di appello di Roma.
4. Quando la richiesta di trasmissione dall’estero ha  per  oggetto
una sentenza di condanna che  deve  essere  eseguita  in  Italia  nei
riguardi di piu’ persone e non e’ possibile determinare la competenza
ai sensi del comma 2, e’ competente la corte di appello del distretto
in cui hanno la residenza, la dimora o il domicilio il maggior numero
delle persone  ovvero,  se  anche  in  tale  modo  non  e’  possibile
determinare la competenza, la corte di appello di Roma.
5.  In  caso  di  arresto  della  persona   condannata   ai   sensi
dell’articolo 15, la competenza appartiene alla corte di appello  del
distretto in cui e’ avvenuto l’arresto.
1. La corte di appello riconosce la sentenza di condanna emessa  in
un  altro  Stato  membro  dell’Unione  europea,  ai  fini  della  sua
esecuzione in Italia, quando  ricorrono  congiuntamente  le  seguenti
b) la  persona  condannata  ha  la  residenza,  la  dimora  o  il
domicilio nel territorio dello Stato ovvero deve essere espulsa verso
l’Italia a motivo di un ordine  di  espulsione  o  di  allontanamento
inserito nella sentenza di condanna o in una decisione giudiziaria  o
amministrativa o in qualsiasi altro provvedimento adottato in seguito
quello dello Stato di emissione;
d) la persona condannata ha prestato  il  proprio  consenso  alla
trasmissione, salvo quanto previsto dal comma 4;
e) il fatto e’ previsto come reato anche dalla  legge  nazionale,
indipendentemente dagli elementi costitutivi  o  dalla  denominazione
del reato, salvo quanto previsto dall’articolo 11;
f) la durata e la natura della pena o della misura  di  sicurezza
applicate  nello  Stato  di  emissione  sono   compatibili   con   la
legislazione italiana, salva la possibilita’ di  un  adattamento  nei
limiti stabiliti dal comma 5.
2. La corte di appello procede altresi’  al  riconoscimento  quando
ricorrono congiuntamente le condizioni di cui al comma 1, lettere c),
d), e), ed f) e il Ministro  della  giustizia  ha  dato  il  consenso
all’esecuzione in  Italia  della  sentenza  di  condanna  emessa  nei
confronti di una persona che non  ha  la  cittadinanza  italiana,  ai
sensi dell’articolo 12, comma 2.
3.  Se  la  corte  di  appello  ritiene  di  poter   procedere   al
riconoscimento parziale, ne informa immediatamente, anche tramite  il
Ministero della giustizia,  l’autorita’  competente  dello  Stato  di
emissione e concorda con questa le condizioni  del  riconoscimento  e
dell’esecuzione parziale, purche’ tali condizioni non  comportino  un
aumento  della  durata  della  pena.  In  mancanza  di  accordo,   il
certificato si intende ritirato.
4. Il  consenso  della  persona  condannata  non  e’  richiesto  se
ricorrono congiuntamente le condizioni di cui al comma 1, lettere  a)
e b), ovvero se la persona condannata e’ fuggita in Italia  o  vi  e’
altrimenti ritornata a motivo del procedimento  penale  o  a  seguito
della  condanna  e  il  Ministro  della  giustizia   ha   autorizzato
l’esecuzione in Italia ai sensi dell’articolo 12, comma 2.
5. Se la durata e la natura della pena o della misura di  sicurezza
applicate con la sentenza di condanna sono incompatibili  con  quelle
previste in Italia per reati simili, la corte di appello  procede  al
loro adattamento. La durata e la natura della pena o della misura  di
sicurezza adattate non possono essere  inferiori  alla  pena  o  alla
misura di sicurezza previste dalla legge italiana per  reati  simili,
ne’ piu’ gravi di quelle applicate dallo Stato di  emissione  con  la
sentenza di condanna. La pena detentiva  e  la  misura  di  sicurezza
restrittiva della liberta’ personale non possono essere convertite in
1. Si fa luogo al riconoscimento,  indipendentemente  dalla  doppia
incriminazione, se il reato per il quale e’ chiesta  la  trasmissione
e’ punito nello Stato di emissione  con  una  pena  detentiva  o  una
misura privativa della liberta’ personale della  durata  massima  non
inferiore a tre anni, sola o congiunta alla  pena  pecuniaria,  e  si
riferisce a una delle fattispecie di cui  all’articolo  8,  comma  1,
della legge 22 aprile 2005, n. 69. In tale caso, la corte di  appello
accerta la corrispondenza tra la definizione dei reati per i quali e’
richiesta la trasmissione, secondo la legge dello Stato di emissione,
e le fattispecie medesime.
– L’articolo 8, comma 1, della citata legge  22  aprile
2005, n. 69, cosi’ recita:
«Art. 8 (Consegna obbligatoria). – 1. Si fa luogo  alla
consegna   in   base   al   mandato   d’arresto    europeo,
indipendentemente dalla doppia incriminazione, per i  fatti
seguenti, sempre che, escluse le eventuali  aggravanti,  il
massimo della pena o della misura  di  sicurezza  privativa
della liberta’ personale sia pari o superiore a tre anni:
a) partecipare ad una  associazione  di  tre  o  piu’
persone finalizzata alla commissione di piu’ delitti;
b) compiere  atti  di  minaccia  contro  la  pubblica
incolumita’ ovvero di violenza su persone o cose a danno di
uno Stato, di una istituzione od organismo  internazionale,
al fine di sovvertire l’ordine costituzionale di uno  Stato
ovvero distruggere o  indebolire  le  strutture  politiche,
economiche o sociali nazionali o sovranazionali;
c) costringere o indurre una o piu’ persone, mediante
violenza, minaccia, inganno o abuso di  autorita’,  a  fare
ingresso o a soggiornare o a uscire dal territorio  di  uno
Stato, o a trasferirsi all’interno dello stesso, al fine di
sottoporla   a   schiavitu’   o   al   lavoro   forzato   o
all’accattonaggio  o  allo  sfruttamento   di   prestazioni
d) indurre alla prostituzione  ovvero  compiere  atti
diretti al favoreggiamento o allo sfruttamento sessuale  di
un bambino; compiere atti diretti allo sfruttamento di  una
persona  di  eta’  infantile  al  fine  di  produrre,   con
qualsiasi mezzo, materiale  pornografico;  fare  commercio,
distribuire,   divulgare    o    pubblicizzare    materiale
pornografico in cui e’ riprodotto un minore;
e)    vendere,    offrire,    cedere,    distribuire,
commerciare, acquistare, trasportare, esportare,  importare
o procurare ad altri sostanze che, secondo le  legislazioni
vigenti nei Paesi europei, sono considerate stupefacenti  o
f) commerciare, acquistare, trasportare, esportare  o
importare armi, munizioni ed esplosivi in violazione  della
g) ricevere, accettare la promessa, dare o promettere
denaro o altra utilita’ in relazione  al  compimento  o  al
mancato compimento di  un  atto  inerente  ad  un  pubblico
h)   compiere   qualsiasi   azione    od    omissione
intenzionale relativa all’utilizzo o alla presentazione  di
dichiarazioni o di documenti falsi, inesatti  o  incompleti
cui consegua il percepimento o la  ritenzione  illecita  di
fondi ovvero la diminuzione illegittima di risorse iscritte
nel bilancio di uno Stato o  nel  bilancio  generale  delle
Comunita’ europee o nei  bilanci  gestiti  dalle  Comunita’
europee o per conto di esse; compiere qualsiasi  azione  od
omissione intenzionale relativa alla  distrazione  di  tali
fondi per fini diversi da quelli per cui  essi  sono  stati
inizialmente  concessi;  compiere  le  medesime  azioni  od
omissioni a danno di un privato, di una persona giuridica o
di un ente pubblico;
i) sostituire  o  trasferire  denaro,  beni  o  altre
utilita’ provenienti da reato, ovvero compiere in relazione
ad  essi  altre   operazioni,   in   modo   da   ostacolare
l’identificazione della loro provenienza illecita;
l) contraffare monete nazionali o  straniere,  aventi
corso legale nello Stato o fuori di  esso  o  alterarle  in
qualsiasi modo dando l’apparenza di un valore superiore;
m) commettere, al fine di procurare a se’ o ad  altri
un profitto o di arrecare  ad  altri  un  danno,  un  fatto
diretto a introdursi o  a  mantenersi  abusivamente  in  un
sistema informatico o  telematico  protetto  da  misure  di
sicurezza  ovvero   danneggiare   o   distruggere   sistemi
informatici o telematici, dati, informazioni o programmi in
essi contenuti o a essi pertinenti;
n) mettere in pericolo l’ambiente mediante lo scarico
non  autorizzato  di  idrocarburi,  oli  usati   o   fanghi
derivanti dalla depurazione  delle  acque,  l’emissione  di
sostanze pericolose nell’atmosfera, sul suolo o  in  acqua,
il trattamento, il trasporto, il  deposito,  l’eliminazione
di rifiuti pericolosi, lo scarico di rifiuti  nel  suolo  o
nelle  acque  e  la  gestione  abusiva  di  una  discarica;
possedere,  catturare  e  commerciare  specie   animali   e
o) compiere, al fine di trarne profitto, atti diretti
a procurare l’ingresso illegale nel territorio di uno Stato
di una persona che non e’ cittadina  o  non  ha  titolo  di
residenza permanente;
p) cagionare volontariamente la morte di  un  uomo  o
lesioni  personali  della  medesima  gravita’   di   quelle
previste dall’articolo 583 del codice penale;
q) procurare illecitamente e per scopo  di  lucro  un
organo o un tessuto umano ovvero farne comunque commercio;
r) privare una persona  della  liberta’  personale  o
tenerla in proprio  potere  minacciando  di  ucciderla,  di
ferirla o di continuare a tenerla sequestrata  al  fine  di
costringere  un  terzo,   sia   questi   uno   Stato,   una
organizzazione internazionale tra piu’ governi, una persona
fisica o giuridica o una collettivita’ di persone  fisiche,
a compiere un qualsiasi atto o ad astenersene, subordinando
la liberazione della persona sequestrata a tale  azione  od
s)  incitare  pubblicamente   alla   violenza,   come
manifestazione di odio razziale nei confronti di un  gruppo
di persone, o di un membro di un tale gruppo, a  causa  del
colore  della   pelle,   della   razza,   della   religione
professata,  ovvero  dell’origine   nazionale   o   etnica;
esaltare,  per  razzismo  o  xenofobia,  i  crimini  contro
l’umanita’;
t)   impossessarsi   della   cosa   mobile    altrui,
sottraendola a chi la detiene, al fine di  trarne  profitto
per se’ o per altri, facendo uso delle  armi  o  a  seguito
dell’attivita’ di un gruppo organizzato;
u)  operare  traffico  illecito  di  beni  culturali,
compresi gli oggetti di antiquariato e le opere d’arte;
v) indurre taluno in errore, con artifizi o  raggiri,
procurando a se’ o ad altri un ingiusto profitto con altrui
z)  richiedere  con  minacce,  uso  della   forza   o
qualsiasi altra forma di intimidazione, beni o  promesse  o
la firma di qualsiasi documento che contenga o determini un
obbligo, un’alienazione o una quietanza;
aa)  imitare  o   duplicare   abusivamente   prodotti
commerciali, al fine di trarne profitto;
bb)  falsificare  atti   amministrativi   e   operare
traffico di documenti falsi;
dd) operare traffico illecito di sostanze ormonali  e
di altri fattori della crescita;
ee) operare traffico illecito di materie  nucleari  e
radioattive;
ff) acquistare, ricevere od occultare veicoli rubati,
o comunque collaborare nel farli  acquistare,  ricevere  od
occultare, al fine  di  procurare  a  se’  o  ad  altri  un
gg) costringere  taluno  a  compiere  o  subire  atti
sessuali con  violenza  o  minaccia  o  mediante  abuso  di
hh) cagionare un incendio dal quale  deriva  pericolo
ii) commettere reati che rientrano  nella  competenza
giurisdizionale della Corte penale internazionale;
mm) provocare illegalmente e  intenzionalmente  danni
ingenti a strutture  statali,  altre  strutture  pubbliche,
sistemi di trasporto pubblico o altre  infrastrutture,  che
comportano  o  possono  comportare  una  notevole   perdita
1. Quando il Ministero della giustizia riceve  da  un  altro  Stato
membro dell’Unione europea, ai fini dell’esecuzione  in  Italia,  una
sentenza di condanna corredata dal  certificato  tradotto  in  lingua
italiana, la trasmette senza ritardo al  presidente  della  corte  di
appello competente ai sensi dell’articolo 9.  La  trasmissione  della
sentenza di condanna puo’ essere richiesta allo  Stato  di  emissione
anche dal Ministro della giustizia, purche’ ricorrano  le  condizioni
2.  Se  lo  Stato  di  emissione  ha  chiesto,  anche  prima  della
trasmissione della  sentenza  di  condanna  e  del  certificato,  che
l’esecuzione  in  Italia  abbia  luogo,  ai  sensi  dell’articolo  4,
paragrafo 1, lettera c) della decisione quadro, nei confronti di  una
persona condannata che non ha la cittadinanza italiana,  il  consenso
all’esecuzione e’ dato con decreto dal Ministro della giustizia.
3. In caso di  incompletezza  del  certificato,  di  sua  manifesta
difformita’ rispetto alla sentenza di condanna o comunque  quando  il
suo contenuto sia insufficiente per  decidere  sull’esecuzione  della
pena o della misura, la corte di appello, anche tramite il  Ministero
della giustizia, puo’ formulare richiesta allo Stato di emissione  di
trasmettere un nuovo certificato o la traduzione in  lingua  italiana
della sentenza di condanna,  o  di  parti  essenziali  della  stessa,
fissando a tale scopo un termine congruo.
4. Se lo Stato di emissione  ha  chiesto  l’arresto  della  persona
condannata in attesa del riconoscimento della sentenza  di  condanna,
il  Ministero  della  giustizia  ne  da’  altresi’  comunicazione  al
Servizio per la cooperazione internazionale di polizia del  Ministero
dell’interno,  anche  ai  fini  di  cui  all’articolo  15,  comma  1,
trasmettendogli copia della documentazione disponibile.
5. La corte di appello decide con sentenza in camera  di  consiglio
sull’esistenza delle condizioni per l’accoglimento,  anche  parziale,
della richiesta, sentiti il procuratore generale, il difensore  e  la
persona condannata, anche ai fini dell’acquisizione del  consenso  al
trasferimento,  ove  non  dato  in  precedenza.   Si   applicano   le
disposizioni dell’articolo 702 del codice di procedura penale.
6. La decisione deve essere emessa entro  il  termine  di  sessanta
giorni dalla data in cui la corte di appello ha ricevuto la  sentenza
di condanna trasmessa ai sensi del  comma  1.  Ove,  per  circostanze
eccezionali,  sia  ravvisata  l’impossibilita’  di  rispettare   tale
termine, il presidente della corte informa dei  motivi  il  Ministero
della giustizia, che ne da’ comunicazione allo Stato di emissione. In
questo caso il termine e’ prorogato di trenta giorni.
7. Della sentenza e’ data, al termine della  camera  di  consiglio,
immediata lettura. La lettura equivale a  notificazione  alle  parti,
anche se non  presenti,  che  hanno  diritto  a  ottenere  copia  del
8. Quando la corte di appello pronuncia sentenza di  riconoscimento
la trasmette al procuratore generale per l’esecuzione.
9. Quando la decisione e’ contraria al riconoscimento, la corte  di
appello con la sentenza revoca  immediatamente  le  misure  cautelari
10. La sentenza della corte di appello e’ soggetta  a  ricorso  per
cassazione e si applicano le  disposizioni  di  cui  all’articolo  22
della legge 22 aprile 2005, n. 69.
11. La sentenza della corte di  appello  divenuta  irrevocabile  e’
immediatamente comunicata, anche a mezzo telefax, al Ministero  della
giustizia, che provvede a informare  le  competenti  autorita’  dello
Stato  membro  di  emissione  e  il  Servizio  per  la   cooperazione
internazionale  di  polizia  del  Ministero   dell’interno.   Se   il
riconoscimento e’ negato perche’ la sentenza di condanna deve  essere
eseguita in un altro Stato membro, la medesima  e’  trasmessa,  anche
tramite il  Ministero  della  giustizia,  allo  Stato  di  esecuzione
ritenuto competente.
– L’articolo 702 del codice di procedura penale,  cosi’
«Art. 702 (Intervento dello Stato richiedente). – 1.  A
condizione di reciprocita’,  lo  Stato  richiedente  ha  la
facolta’ di intervenire nel procedimento davanti alla corte
di  appello  e   alla   corte   di   cassazione   facendosi
rappresentare  da  un  avvocato  abilitato  al   patrocinio
davanti all’autorita’ giudiziaria italiana.
– L’articolo 22 della citata legge 22 aprile  2005,  n.
69, cosi’ recita:
«Art. 22  (Ricorso  per  cassazione).  –  1.  Contro  i
provvedimenti  che  decidono  sulla  consegna  la   persona
interessata, il suo difensore  e  il  procuratore  generale
presso la corte di appello  possono  proporre  ricorso  per
cassazione, anche per il merito, entro dieci  giorni  dalla
conoscenza legale dei provvedimenti stessi ai  sensi  degli
3. La Corte di cassazione  decide  con  sentenza  entro
quindici giorni dalla ricezione degli atti nelle  forme  di
cui  all’articolo  127  del  codice  di  procedura  penale.
L’avviso alle parti deve  essere  notificato  o  comunicato
almeno cinque giorni prima dell’udienza.
4.   La   decisione   e’   depositata   a   conclusione
dell’udienza con la  contestuale  motivazione.  Qualora  la
di  cassazione,  data  comunque  lettura  del  dispositivo,
provvede al deposito della motivazione non oltre il  quinto
5. Copia del provvedimento e’ immediatamente trasmessa,
6. Quando la Corte di cassazione  annulla  con  rinvio,
gli atti vengono trasmessi al giudice di rinvio,  il  quale
decide entro venti giorni dalla ricezione.».
1. La corte di appello rifiuta il riconoscimento della sentenza  di
condanna in uno dei seguenti casi:
a) se non sussiste una  o  piu’  delle  condizioni  di  cui  agli
articoli 10, commi 1 e 2, e 11;
b)  se  il  certificato   e’   incompleto   o   non   corrisponde
manifestamente alla sentenza di condanna e non e’ stato completato  o
corretto entro il termine fissato ai sensi dell’articolo 12, comma 3;
c) se risulta che la persona condannata e’ stata giudicata in via
definitiva per gli stessi fatti da uno degli Stati membri dell’Unione
europea purche’, in caso di condanna, la pena sia stata gia’ eseguita
ovvero sia in corso di  esecuzione,  ovvero  non  possa  piu’  essere
eseguita in forza delle leggi dello Stato che ha emesso la condanna;
d) se i fatti per i quali la trasmissione  dall’estero  e’  stata
chiesta potevano essere giudicati in Italia e si sia gia’  verificata
la prescrizione del reato o della pena;
e) se e’ stata pronunciata, in Italia, sentenza di  non  luogo  a
procedere, salvo che sussistano i presupposti di cui all’articolo 434
del codice di procedura penale per la revoca della sentenza;
f)   se   sussiste   una   causa   di   immunita’    riconosciuta
dall’ordinamento italiano che rende  impossibile  l’esecuzione  della
g) se la pena e’ stata irrogata nei confronti di una persona che,
alla data di commissione del  fatto,  non  era  imputabile  per  eta’
secondo la legge italiana;
h) se alla data di ricezione della sentenza di condanna da  parte
del Ministero della giustizia ai sensi dell’articolo  12,  la  durata
della pena ancora da scontare e’ inferiore a sei mesi;
i) se la sentenza di condanna e’ stata pronunciata in contumacia,
a meno che il certificato indichi che la persona ha  avuto  effettiva
conoscenza del procedimento o del provvedimento e ha  volontariamente
rinunciato a comparire ovvero a proporre impugnazione o opposizione;
l) se lo  Stato  di  emissione  ha,  prima  della  decisione  sul
riconoscimento,  rifiutato  la  richiesta  formulata   dall’autorita’
giudiziaria italiana di sottoporre la medesima persona  condannata  a
un procedimento penale o di privarla della liberta’ personale, per un
reato commesso anteriormente  alla  trasmissione  della  sentenza  di
condanna e diverso da quello per cui la trasmissione e’ avvenuta;
m) la pena irrogata comprende una misura di trattamento medico  o
psichiatrico  o  altra  misura  privativa  della  liberta’  personale
incompatibile con il sistema penitenziario o sanitario  dello  Stato,
salvo quanto previsto dall’articolo 10, comma 5;
n) la sentenza di condanna si riferisce a reati che, in base alla
legge italiana, sono considerati  commessi  per  intero  o  in  parte
all’interno del territorio dello Stato o  in  altro  luogo  a  questo
2. Nei casi di cui al comma 1, lettere a), b), c), e),  i),  m)  ed
n),  la  corte  di  appello,  prima  di  decidere  di  rifiutare   il
riconoscimento, consulta, anche tramite il Ministero della giustizia,
l’autorita’ competente dello  Stato  di  emissione  e  richiede  ogni
informazione utile alla decisione.
3. Le disposizioni di cui al presente  articolo  si  applicano,  in
quanto compatibili, anche alla sentenza  con  cui  e’  applicata  una
– L’articolo 434 del codice di procedura penale,  cosi’
«Art. 434 (Casi di revoca). – 1. Se dopo  la  pronuncia
scoprono nuove fonti di prova che, da sole o  unitamente  a
quelle gia’ acquisite,  possono  determinare  il  rinvio  a
giudizio,  il  giudice  per  le  indagini  preliminari,  su
richiesta del pubblico ministero, dispone la  revoca  della
1. Se l’autorita’ competente dello Stato di emissione ne  ha  fatto
richiesta, la corte di appello, su domanda del procuratore  generale,
puo’ disporre una misura personale  coercitiva  nei  confronti  della
persona condannata che si trovi  nel  territorio  dello  Stato,  allo
scopo di assicurare la sua permanenza nel territorio e in attesa  del
riconoscimento della sentenza di condanna. La corte di appello decide
con ordinanza motivata, a pena di nullita’.
2. Si osservano, in quanto applicabili, le disposizioni del  titolo
I del libro IV del codice di procedura penale, in materia  di  misure
cautelari personali, fatta eccezione per gli articoli 273, 274, comma
1, lett. a) e c), e 280.
3. Le misure coercitive non possono  essere  disposte  se  vi  sono
ragioni per ritenere che sussistono cause ostative al riconoscimento.
4. Entro cinque giorni dall’esecuzione delle misure di cui al comma
1, il presidente della corte di appello, o  il  magistrato  delegato,
procede a  sentire  la  persona  sottoposta  alla  misura  cautelare,
informandola, in una lingua alla stessa conosciuta,  della  richiesta
di  trasmissione  della  sentenza  di  condanna  ai  fini  della  sua
esecuzione in Italia. Quando non ricorre una  delle  ipotesi  di  cui
all’articolo 10, comma 4,  alla  persona  e’  altresi’  richiesto  se
acconsente all’esecuzione  in  Italia.  Si  applica  la  disposizione
dell’articolo 717, comma 2, del codice di procedura penale.
5. La misura coercitiva, disposta a norma del presente articolo, e’
revocata se dall’inizio della sua esecuzione sono trascorsi i termini
di cui all’articolo 12, comma 6,  ovvero,  in  caso  di  ricorso  per
cassazione, ulteriori tre mesi senza  che  sia  intervenuta  sentenza
irrevocabile di riconoscimento.
6. La  revoca  e  la  sostituzione  della  misura  coercitiva  sono
disposte in camera di consiglio dalla corte di appello.
7. Copia dei provvedimenti  emessi  dalla  corte  e’  comunicata  e
notificata, dopo la loro esecuzione, al  procuratore  generale,  alla
persona interessata e al suo  difensore,  i  quali  possono  proporre
ricorso per cassazione per violazione  di  legge.  Se  si  tratta  di
straniero, la copia e’ trasmessa altresi’ alla  competente  autorita’
8. Il presidente della corte di appello, o  il  magistrato  da  lui
delegato, fissa con decreto l’udienza in camera di consiglio  per  la
decisione sulla richiesta di riconoscimento entro il termine di venti
giorni   dall’esecuzione   della   misura   coercitiva   e    dispone
contestualmente il deposito della documentazione di cui  all’articolo
9. Il decreto e’ comunicato al procuratore  generale  e  notificato
alla persona condannata e al suo difensore, almeno otto giorni  prima
– Il titolo I del libro IV, e gli  articoli  273,  274,
comma 1, lett. a) e c), 280, e 717, comma 2, del codice  di
procedura penale, recano, rispettivamente:
«Misure cautelari personali»
«Art. 273 (Condizioni generali di applicabilita’  delle
misure). – 1.  Nessuno  puo’  essere  sottoposto  a  misure
cautelari se a suo carico non sussistono  gravi  indizi  di
1-bis.  Nella   valutazione   dei   gravi   indizi   di
colpevolezza si applicano le  disposizioni  degli  articoli
2. Nessuna misura puo’ essere applicata se risulta  che
il fatto e’ stato compiuto in  presenza  di  una  causa  di
giustificazione o di non  punibilita’  o  se  sussiste  una
causa  di  estinzione  del  reato  ovvero  una   causa   di
estinzione  della  pena  che  si   ritiene   possa   essere
«Art.  274  (Esigenze  cautelari).  –  1.   Le   misure
cautelari sono disposte:
a)  quando  sussistono  specifiche  ed   inderogabili
esigenze attinenti alle indagini relative ai  fatti  per  i
quali si procede, in relazione a situazioni di concreto  ed
attuale pericolo per l’acquisizione o la  genuinita’  della
prova,  fondate  su  circostanze  di  fatto   espressamente
indicate nel provvedimento a pena  di  nullita’  rilevabile
anche d’ufficio.  Le  situazioni  di  concreto  ed  attuale
pericolo non possono essere individuate nel  rifiuto  della
persona sottoposta alle indagini o dell’imputato di rendere
dichiarazioni ne’ nella mancata ammissione degli addebiti;
c) quando, per specifiche modalita’ e circostanze del
fatto e per la personalita’ della persona  sottoposta  alle
indagini o dell’imputato, desunta da comportamenti  o  atti
pericolo che questi commetta gravi delitti con uso di  armi
o di altri mezzi di violenza  personale  o  diretti  contro
l’ordine  costituzionale  ovvero  delitti  di  criminalita’
organizzata o della stessa specie  di  quello  per  cui  si
procede. Se il pericolo riguarda la commissione di  delitti
delitti per i quali e’ prevista la  pena  della  reclusione
«Art. 280 (Condizioni di  applicabilita’  delle  misure
coercitive). – 1. Salvo quanto disposto dai commi 2 e 3 del
presente articolo e dall’art. 391, le  misure  previste  in
per delitti  per  i  quali  la  legge  stabilisce  la  pena
dell’ergastolo o della reclusione superiore nel  massimo  a
2.  La  custodia  cautelare  in  carcere  puo’   essere
sia prevista la pena della  reclusione  non  inferiore  nel
confronti  di  chi  abbia  trasgredito  alle   prescrizioni
«Art. 717 (Audizione della  persona  sottoposta  a  una
misura coercitiva). – 1. (Omissis).
2. Al fine di provvedere agli adempimenti previsti  dal
comma 1,  il  presidente  della  corte  di  appello  invita
l’interessato  a   nominare   un   difensore   di   fiducia
designando, in difetto di  tale  nomina,  un  difensore  di
ufficio a norma dell’articolo 97 comma 3. Il difensore deve
essere avvisato, almeno ventiquattro ore prima, della  data
fissata  per  i  predetti  adempimenti  e  ha  diritto   di
assistervi.».
1. Nei casi di  urgenza,  la  polizia  giudiziaria  puo’  procedere
all’arresto della persona condannata, allo scopo di assicurare la sua
permanenza nel territorio dello Stato e in attesa del  riconoscimento
della sentenza di condanna, se l’autorita’ competente dello Stato  di
emissione ne ha fatto richiesta e  ricorrono  le  condizioni  di  cui
all’articolo 10, lettere a), b) ed e).
2. L’autorita’ che ha proceduto all’arresto pone al piu’ presto,  e
comunque non oltre le ventiquattro ore,  l’arrestato  a  disposizione
del presidente della corte di appello nel cui distretto l’arresto  e’
avvenuto, mediante la  trasmissione  del  relativo  verbale,  dandone
contestualmente notizia al  Ministero  della  giustizia.  Si  applica
l’articolo 12 della legge 22 aprile 2005, n. 69.
3. Quando non  deve  disporre  la  liberazione  dell’arrestato,  il
presidente della corte di appello, entro  le  quarantotto  ore  dalla
ricezione del verbale d’arresto, informato il  procuratore  generale,
provvede, in una lingua alla stessa conosciuta e, se necessario, alla
presenza di un interprete, a sentire  la  persona  arrestata  con  la
presenza di un difensore di ufficio nominato in mancanza di difensore
di fiducia. Nel caso in cui la persona arrestata risulti ristretta in
localita’ diversa da quella in cui l’arresto e’  stato  eseguito,  il
presidente della corte di appello puo’  delegare  il  presidente  del
tribunale  territorialmente  competente,  ferma   restando   la   sua
competenza in ordine ai provvedimenti di cui al comma 4.
4. Se risulta evidente che l’arresto e’ stato eseguito  per  errore
di persona o fuori dai casi previsti dalla legge, il presidente della
corte di appello, o  il  magistrato  della  corte  da  lui  delegato,
dispone con decreto motivato che il fermato sia posto  immediatamente
in  liberta’.  Fuori  da  tale  caso,  si  procede   alla   convalida
dell’arresto  provvedendo  con  ordinanza,   se   ne   ricorrono   le
condizioni,  all’applicazione  di  una  misura  coercitiva  ai  sensi
dell’articolo 14. Dei provvedimenti dati e’ informato  immediatamente
– L’articolo 12 della citata legge 22 aprile  2005,  n.
«Art  12  (Adempimenti   conseguenti   all’arresto   ad
iniziativa della polizia giudiziaria). – 1. L’ufficiale  di
polizia giudiziaria che ha proceduto all’arresto  ai  sensi
dell’articolo 11 informa la persona,  in  una  lingua  alla
stessa  comprensibile,  del  mandato  emesso  e   del   suo
contenuto, della possibilita’ di acconsentire alla  propria
consegna all’autorita’ giudiziaria emittente e  la  avverte
della facolta’ di nominare un difensore di  fiducia  e  del
diritto di essere assistita da un interprete. Nel  caso  in
cui l’arrestato non provveda a nominare  un  difensore,  la
polizia giudiziaria procede immediatamente a individuare un
difensore di ufficio ai sensi dell’articolo 97  del  codice
2. La polizia giudiziaria provvede  a  dare  tempestivo
avviso dell’arresto al difensore.
3. Il verbale di arresto da’ atto, a pena di  nullita’,
degli adempimenti indicati ai commi 1 e  2,  nonche’  degli
accertamenti     effettuati      sulla      identificazione
dell’arrestato.
4. All’attuazione del  presente  articolo  si  provvede
mediante  l’utilizzo  degli   ordinari   stanziamenti   del
1. Quando e’ pronunciata sentenza di  riconoscimento,  la  pena  e’
eseguita  secondo  la  legge  italiana.  Si  applicano  altresi’   le
disposizioni in materia  di  amnistia,  indulto  e  grazia.  La  pena
espiata   nello   Stato   di   emissione   e’   computata   ai   fini
2. All’esecuzione provvede d’ufficio il procuratore generale presso
la corte di appello che ha deliberato il riconoscimento.  Tale  corte
e’ equiparata, a ogni effetto, al giudice che ha pronunciato sentenza
di condanna in un procedimento penale ordinario.
3. Se la persona condannata  non  si  trova  nel  territorio  dello
Stato, il Ministero della giustizia, anche tramite il Servizio per la
cooperazione internazionale di polizia del Ministero dell’interno, si
accorda  con  l’autorita’   dello   Stato   di   emissione   per   il
4. Prima del trasferimento, il Ministero della giustizia informa lo
Stato di emissione che ne abbia fatto  richiesta  delle  disposizioni
applicabili  alla  persona  condannata  in  materia  di   liberazione
anticipata, liberazione condizionale e indulto.
5. Le disposizioni di cui al presente  articolo  si  applicano,  in
quanto compatibili, anche all’esecuzione della sentenza  con  cui  e’
applicata una misura di sicurezza.
1. Quando lo Stato di emissione adotta una decisione per  la  quale
la pena o la misura di sicurezza applicate cessano, immediatamente  o
entro  un  termine,  di  essere  esecutive,  l’autorita’  giudiziaria
competente pone fine all’esecuzione della  pena  o  della  misura  di
sicurezza in Italia, non appena informata.
2.  La  revisione  della  sentenza  di   condanna   trasmessa   per
l’esecuzione  spetta  esclusivamente  all’autorita’  dello  Stato  di
1. Salvo quanto previsto dal comma  2,  la  persona  trasferita  in
Italia per l’esecuzione della condanna non puo’ essere  sottoposta  a
un procedimento penale,  ne’  privata  della  liberta’  personale  in
esecuzione di una pena o di una misura di sicurezza,  ne’  altrimenti
assoggettata ad altra misura privativa della liberta’ personale,  per
un reato commesso anteriormente al trasferimento, diverso  da  quello
per cui la stessa e’ stata trasferita.
a) la persona trasferita, avendone avuta la possibilita’, non  ha
lasciato il territorio  dello  Stato  decorsi  quarantacinque  giorni
dalla sua definitiva liberazione ovvero,  avendolo  lasciato,  vi  ha
fatto volontariamente ritorno;
b) il reato non e’ punibile con una pena  o  con  una  misura  di
sicurezza privative della liberta’ personale;
c) il procedimento penale  non  consente  l’applicazione  di  una
misura restrittiva della liberta’ personale;
d) la persona e’ soggetta a una pena  o  a  una  misura  che  non
implicano la  privazione  della  liberta’,  ivi  inclusa  una  misura
pecuniaria, anche se puo’ limitare la sua liberta’ personale;
f) la persona, dopo essere  stata  trasferita,  ha  espressamente
rinunciato a beneficiare del  principio  di  specialita’  rispetto  a
particolari reati anteriori  alla  sua  consegna.  Tale  rinuncia  e’
raccolta  a  verbale  dall’autorita’   giudiziaria   competente   per
g) fuori dei casi precedenti, lo Stato di emissione  ha  dato  il
suo consenso nelle forme di cui al comma 3.
3.  Successivamente  al  trasferimento,   l’autorita’   giudiziaria
competente puo’  richiedere  allo  Stato  di  emissione,  tramite  il
Ministero della giustizia, di  dare  il  consenso  all’inizio  di  un
procedimento penale nei confronti della  persona  trasferita,  ovvero
alla privazione della liberta’ personale in esecuzione di una pena  o
di una misura di sicurezza o di una misura cautelare,  per  un  reato
commesso anteriormente al suo trasferimento, diverso  da  quello  per
cui la stessa e’ stata trasferita. La richiesta  e’  corredata  delle
informazioni di cui all’articolo 26, comma 3, della legge  22  aprile
2005, n. 69.
– Per l’articolo 26, comma 3,  della  legge  22  aprile
2005, n. 69, si veda nelle note all’articolo 7.
1. Le richieste di transito  sul  territorio  dello  Stato  di  una
persona condannata, per la sua trasmissione a fini di  esecuzione  in
un altro Stato membro, sono ricevute, corredate del certificato,  dal
Ministero  della  giustizia.  Il  Ministero  della   giustizia   puo’
richiedere allo Stato di emissione la traduzione in  lingua  italiana
2. Salvo quanto previsto dal comma 4, il Ministero della  giustizia
informa immediatamente lo Stato di emissione se non e’  in  grado  di
garantire che la persona condannata non  sara’  sottoposta  a  misure
restrittive della liberta’ personale per reati  commessi  o  condanne
pronunciate prima della richiesta di transito, in relazione  a  fatti
per i quali vi e’ la giurisdizione dello Stato.
3. Sulla richiesta di transito decide il Ministro  della  giustizia
entro  sette  giorni  dal  ricevimento  o  dalla   trasmissione   del
certificato tradotto.
4.  La  persona  condannata  puo’  essere  trattenuta  in  custodia
dall’autorita’ di polizia per il  tempo  strettamente  necessario  al
transito e, comunque, non oltre quarantotto ore dal momento  del  suo
arrivo nel territorio dello Stato.
Capo IV   DISPOSIZIONI COMUNI AI PROCEDIMENTI DI TRASMISSIONE
1. Il Ministero  della  giustizia  informa  l’autorita’  competente
dello Stato di emissione con qualsiasi mezzo che  lasci  una  traccia
a)  della  trasmissione  della  sentenza  di   condanna   e   del
certificato   all’autorita’   giudiziaria   competente   responsabile
dell’esecuzione in conformita’ degli articoli 9 e 12;
b) dell’impossibilita’  di  eseguire  la  pena  o  la  misura  di
sicurezza in quanto la persona condannata, dopo la trasmissione della
sentenza di condanna e del certificato, non puo’ essere  rintracciata
c) della decisione  definitiva  di  riconoscere  la  sentenza  di
condanna e di eseguire la pena o la misura di  sicurezza,  unitamente
alla data della decisione;
d) dell’eventuale decisione di adattare la pena o  la  misura  di
sicurezza a  norma  dell’articolo  10,  comma  5,  corredata  di  una
e) della trasmissione della sentenza di condanna a un altro Stato
membro per l’esecuzione, ai sensi dell’articolo 12, comma 11;
f) dell’eventuale decisione di non  riconoscere  la  sentenza  di
condanna ed eseguire la  pena  o  la  misura  di  sicurezza  a  norma
dell’articolo 13, corredata di una motivazione;
g) delle decisioni adottate dall’autorita’ giudiziaria  ai  sensi
degli articoli 14 e 15;
h) dell’eventuale decisione di non eseguire la pena o  la  misura
di sicurezza, per i motivi di cui all’articolo 16, comma 1, corredata
di una motivazione;
i)  della  richiesta   dell’autorita’   giudiziaria,   ai   sensi
dell’articolo 18, comma 3;
l) delle date  di  inizio  e  fine  del  periodo  di  liberazione
anticipata o condizionale, se cio’ e’ indicato nel certificato  dallo
n) della scarcerazione per la completa esecuzione  della  pena  o
della misura di sicurezza.
2. Il Ministero della giustizia  cura  altresi’  la  corrispondenza
relativa alle richieste e alle decisioni  di  cui  agli  articoli  7,
commi 4 e 5, e 17.
1. Sono a carico  dello  Stato  italiano  le  spese  sostenute  nel
territorio nazionale per il trasferimento  all’estero  della  persona
condannata e per l’esecuzione della sentenza di  condanna.  Tutte  le
altre spese sono a carico  dello  Stato  membro  verso  il  quale  la
persona condannata e’ trasferita o che  ha  chiesto  la  trasmissione
Capo V   DISPOSIZIONI TRANSITORIE E FINALI
1. Il presente decreto non pregiudica gli  obblighi  internazionali
dello  Stato  italiano  quando  la  persona  condannata  deve  essere
trasferita da o verso uno Stato terzo.
1.  Le  disposizioni  del  presente  decreto  si  applicano   anche
all’esecuzione della pena o della misura di sicurezza nei casi di cui
agli articoli 18, comma 1, lettera r), e 19,  comma  1,  lettera  c),
2. Per quanto non previsto dal presente  decreto  si  applicano  le
disposizioni  del  codice  di  procedura   penale   e   delle   leggi
complementari, in quanto compatibili.
3. Non si applicano le disposizioni previste dalla legge 7  ottobre
1969, n. 742, e successive modificazioni, relativa  alla  sospensione
dei termini processuali nel periodo feriale.
– L’articolo 18, comma 1, lettera r), e  19,  comma  1,
lettera c), della legge 22 aprile 2005, n. 69, citata nelle
note dell’articolo 7, cosi’ recitano:
«Art. 18 (Rifiuto della consegna). –  1.  La  corte  di
appello rifiuta la consegna nei seguenti casi:
a) – q) (omissis).
r) se il mandato d’arresto europeo e’ stato  emesso  ai
fini della esecuzione di  una  pena  o  di  una  misura  di
sicurezza privative della liberta’  personale,  qualora  la
persona ricercata sia cittadino  italiano,  sempre  che  la
corte di  appello  disponga  che  tale  pena  o  misura  di
sicurezza sia  eseguita  in  Italia  conformemente  al  suo
diritto interno.».
«Art. 19  (Garanzie  richieste  allo  Stato  membro  di
emissione). – 1. L’esecuzione del mandato d’arresto europeo
da parte  dell’autorita’  giudiziaria  italiana,  nei  casi
sotto elencati, e’ subordinata alle seguenti condizioni:
c) se la persona oggetto del mandato d’arresto  europeo
ai fini di un’azione penale e’ cittadino o residente  dello
Stato italiano, la consegna e’ subordinata alla  condizione
che la persona, dopo essere stata ascoltata,  sia  rinviata
nello Stato membro di esecuzione per scontarvi la pena o la
misura di  sicurezza  privative  della  liberta’  personale
eventualmente pronunciate nei suoi  confronti  nello  Stato
membro di emissione.».
– La legge 7 ottobre 1969, n. 742, reca:
«Sospensione  dei  termini  processuali   nel   periodo
feriale» pubblicata nella  Gazzetta  Ufficiale  6  novembre
1969, n. 281.
1. Salvo quanto previsto dal comma 2, le disposizioni del  presente
decreto si applicano  ai  provvedimenti  di  trasmissione  all’estero
emessi  a  decorrere  dal  5  dicembre  2011  e  alle  richieste   di
trasmissione dall’estero pervenute a decorrere dalla stessa data.
2. Le disposizioni  del  presente  decreto  non  si  applicano  nei
confronti degli Stati membri dell’Unione europea che ne abbiano fatto
espressa dichiarazione ai sensi dell’articolo 28, paragrafo 2,  della
decisione quadro, rispetto  ai  provvedimenti  e  alle  richieste  di
trasmissione che si  riferiscono  a  sentenze  di  condanna  divenute
definitive prima del 5 dicembre 2011. In  tale  caso,  continuano  ad
applicarsi le norme anteriormente vigenti.
3. A decorrere dal 5 dicembre 2011  e  salvo  quanto  previsto  dal
comma 2, le disposizioni del presente decreto  sostituiscono  a  ogni
effetto  le  disposizioni  adottate  in  esecuzione   degli   accordi
internazionali  conclusi   dall’Italia   con   altri   Stati   membri
dell’Unione  europea,  relativi  al   trasferimento   delle   persone
condannate ai fini dell’esecuzione all’estero.
4. Per le sentenze di condanna emesse prima del termine  di  cinque
anni dal 5  dicembre  2011,  la  trasmissione  verso  la  Polonia  e’
condizionata  al  consenso  della  persona  condannata  anche  quando
ricorra l’ipotesi di cui all’articolo 5, comma 3, lettera a).
DECRETO LEGISLATIVO 7 settembre 2010, n. 161 – Disposizioni per conformare il diritto interno alla Decisione quadro 2008/909/GAI relativa all’applicazione del principio del reciproco riconoscimento alle sentenze penali che irrogano pene detentive o misure privative della liberta’ personale, ai fini della loro esecuzione nell’Unione europea. (10G0185) (GU n. 230 del 1-10-2010 redazione redazione 2015-05-05T20:19:22+00:00