Source: https://www.nicolavitopoliseno.com/2011/03/
Timestamp: 2019-10-19 00:30:12+00:00
Document Index: 183769953

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 51', 'art. 32', 'sentenza ']

marzo 2011 ~ Avv. Nicolavito Poliseno - Studio Legale e Tributario in Bari
E’ legittimo l’accertamento fiscale con metodo induttivo delle maggiori imposte per Iva, Irpef ed Irap nei confronti di un contribuente che si avvale del lavoro nero il cui costo, tuttavia, resta indeducibile.
Questo il principio sancito dalla sentenza n.2593 del 2011 della Cassazione secondo cui, inoltre, il divieto di doppia presunzione attiene esclusivamente alla correlazione di una presunzione semplice con altra presunzione semplice e non può ritenersi, invece, violato nel caso, quale quello di specie, in cui da un fatto noto (presenza di un dipendente non regolarmente assunto per il quale la stessa contribuente ha ammesso la corresponsione di una retribuzione non contabilizzata) si risale – peraltro in funzione di una presunzione legale, seppur relativa- a un fatto ignorato (maggiore redditività di impresa e non semplicemente maggior costi per retribuzioni, come ha prospettato in memoria la ricorrente).
Corte di Cassazione n.2593 del 03.02.2011
Etichette: accertamento, reddito d'impresa, Sentenze
Le circolari dell’amministrazione finanziaria non sono fonte di diritti e di obblighi in capo al contribuente, e nel caso quest’ultimo abbia conseguito benefici in seguito ad una circolare successivamente modificata, tali benefici andranno ritirati. Così si è espressa la Corte di Cassazione con la Sentenza n. 6056 depositata il 15 marzo 2011.
Nel caso specifico un imprenditore, alla luce di una circolare dell’amministrazione finanziaria, aveva conseguito dei crediti d’imposta per aver assunto un dipendente. In seguito la stessa amministrazione aveva mutato atteggiamento e modificato la circolare, con la conseguenza che il contribuente non poteva più godere dei benefici spettanti.
I giudici di prime cure davano ragione al contribuente il cui comportamento veniva ritenuto corretto, essendosi egli uniformato alle previsioni di una circolare dell’Amministrazione, ma la Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell’amministrazione finanziaria: le circolari non sono fonte di diritti né di doveri, e al contribuente spetta l’unico beneficio di non incorrere in una sanzione in base al principio di tutela dell'affidamento.
Corte di Cassazione, ordinanza n. 6056 del 15.03.2011
Oltre alle spese legali vanno rimborsate anche quelle per il professionista.
Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 5120 del 3 marzo 2011, secondo cui al contribuente, costretto a impugnare un atto dell’amministrazione perché le istanze di autotutela non erano state accolte, devono essere risarciti i danni anche se l’errore è riconosciuto dall’ufficio in contenzioso.
Per i giudici, inoltre, dovranno essere risarcite, oltre alle spese legali, anche quelle sostenute per conferire con l’ufficio.
Corte di Cassazione n.5120 del 03.03.2011
Il coniuge divorziato non può portare in deduzione dall'Irpef i premi assicurativi sulla vita pagati a favore della ex moglie. Lo ha affermato la sezione tributaria della Cassazione con la sentenza 2236/2011 secondo la quale la deducibilità è limitata agli oneri costituiti dall'assegno di mantenimento del coniuge divorziato e il beneficio non si estende ai premi pagati per l'assicurazione sulla vita a favore della ex moglie, ancorché sia stato così stabilito con la sentenza di divorzio. Queste statuizioni, ha spiegato il collegio, attengono al diverso settore civilistico dei rapporti tra coniugi e non possono rilevare a fini fiscali, non essendo consentita in questa materia un'interpretazione analogica della disciplina.
Corte di cassazione n. 2236 del 31.01.2011
L'iva pagata per l'operazione soggettivamente inesistente non è detraibile. È onere del contribuente dimostrare la fonte legittima della detrazione qualora l'Amministrazione gli contesti l'indebita detrazione di fatture, in quanto relative ad operazioni inesistenti. Il contribuente committente-cessionario, al quale sia contestata la detrazione dell'iva relativa ad operazioni soggettivamente inesistenti, ha il diritto di detrarre l'iva se, a prescindere dal pagamento dell'imposta, dimostra che non sapeva e non poteva sapere di partecipare ad una operazione che si iscriveva in una frode all'imposta. In altri termini, il contribuente committente - cessionario, al quale sia contestata la detrazione dell'IVA, anche se pagata, relativa ad operazioni soggettivamente inesistenti, ha l'onere di conoscere che il venditore-prestatore è autore di un'operazione in frode all'IVA e, se vuole vedersi riconosciuto il diritto di detrarre l'IVA, ha l'onere di dimostrare che è incolpevole la sua ignoranza di aver partecipato ad una operazione in frode dell'IVA.
Cassazione n.1364 del 21-01-2011
Etichette: iva, reddito d'impresa, Sentenze
È legittimo l’accertamento induttivo del reddito di impresa basato sui versamenti che “un amico di famiglia” del contribuente fa sul suo conto corrente bancario, anche se poi il denaro gli viene restituito. Infatti, in presenza di accertamenti bancari, ai sensi dell' art. 51 DPR 26 ottobre 1972 n. 633 (per l'IVA) e/o dell' art. 32 DPR 29 settembre 1973 n. 600 (per l' imposta sul reddito), è onere del contribuente dimostrare che i proventi desumibili dalla movimentazione bancaria non debbono essere recuperati a tassazione o perché egli ne ha già tenuto conto nelle dichiarazioni o perché non sono fiscalmente rilevanti in quanto non si riferiscono ad operazioni imponibili.
Cassazione n.767 del 14-01-2011
Etichette: accertamento, indagini bancarie, Sentenze
Irap e medici di base: anche la Regionale di Torino condivide la tesi dell’esenzione del tributo
Confermando la sentenza di primo grado emessa dalla CTP di Alessandria, la Commissione Regionale di Torino ha stabilito che il medico di base che svolge la propria attività anche in una struttura associata ma comunque sprovvisto di alcun tipo di bene capitale diverso da quelli necessari ad organizzare il proprio lavoro, esercita la propria attività professionale in assenza del requisito dell’organizzazione e per l’effetto non è soggetto al tributo preteso dall’Agenzia delle Entrate.
Nella pronuncia in esame, la Commissione d’Appello ha richiamato un concetto espresso dai giudici di prime cure, secondo cui deve considerarsi elemento essenziale nell’individuazione dell’esistenza o meno di un’attività autonomamente organizzata, la necessità della presenza del professionista per l’esercizio dell’attività stessa, con l’effetto che, essendo il ricorrente un medico di base, la sua presenza era indispensabile e doveva essergli riconosciuto l’esonero dall’applicazione del tributo”.
CTR Torino n.99/28/10