Source: http://patrimonioculturale.net/legislaz_regionale.htm
Timestamp: 2019-02-22 08:16:24+00:00
Document Index: 179460589

Matched Legal Cases: ['art. 117', 'art. 117', 'sentenza ', 'art. 80', 'sentenza ', 'art. 12', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 149', 'art. 150', 'art. 184', 'art. 117', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 4', 'art. 117', 'art. 117', 'art. 117', 'art. 47', 'art.117', 'art. 4', 'art. 8', 'art. 47', 'art. 5', 'art. 2', 'art. 5', 'art.5', 'art. 2', 'art. 2', 'art.2', 'art.6', 'art.11', 'art. 13', 'art. 14', 'art. 3', 'art. 117', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 4', 'art. 7', 'art. 2', 'art. 12', 'art. 4', 'sentenza ', 'art. 47', 'art. 11', 'art. 2', 'art. 17', 'art.2', 'art.4', 'art. 47', 'art. 117', 'art. 10', 'art. 4', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 7', 'art. 18', 'art. 14', 'art. 28', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 2']

2.1. Ripartizione delle competenze dello Stato e delle Regioni, in materia di beni culturali e ambientali e di interventi nelle attività culturali
2.1.1. Competenze regionali in materia di beni culturali, nell’originario art. 117 della Costituzione
La realizzazione (negli anni Settanta) dell’istituto regionalistico, pur nella misura limitata in cui era stato concepito dal Costituente, apre una perdurante querelle sui poteri pubblici in materia di patrimonio culturale e di ambiente da dislocare alle regioni a statuto ordinario.
L’art. 117 della Costituzione, nel testo vigente sino all’anno 2002, affidava alla competenza legislativa concorrente delle regioni e, quindi, alla loro competenza amministrativa:
- i musei e le biblioteche degli enti locali;
- l’urbanistica (e le cave e torbiere).
Il D.P.R. 14 gennaio 1972 n. 3 trasferì, senza grandi problemi, la competenza in materia di istituzione, ordinamento e funzionamento dei musei e delle biblioteche degli enti locali, e, con esse, le Sovrintendenze ai beni librari.
2.1.2. Regioni e tutela delle bellezze paesistiche
Più complessa e tortuosa la vicenda dei rapporti tra l’urbanistica (e il regime delle cave e torbiere), di competenza regionale, e la tutela del paesaggio ritenuta dallo Stato.
La giurisprudenza costituzionale, adita dalle Regioni nel tentativo di una interpretazione estensiva della materia urbanistica, con conseguente assorbimento in essa della tutela del paesaggio, conferma però che il potere di pianificazione territoriale non può non incontrare limiti di fronte a situazioni e valori eccedenti l’ambito di interesse dell’ente titolare di quel potere. Viene, in altri termini, ribadita la distinzione tra urbanistica e paesaggio.
La sentenza della Corte Costituzionale n. 239 del 1982 precisa che “la medesima zona di territorio può formare oggetto di provvedimenti relativi al paesaggio ovvero concernenti l’urbanistica, provvedimenti i quali sono attribuiti alla diversa competenza statale o regionale”. La materia urbanistica resta fuori dal perimetro delle “lesioni al bene ambiente oggettivamente considerate”.
Anche nella nozione allargata di urbanistica dell’art. 80 del D.P.R. n. 616 del 1977 che ridisegna ed espande le attribuzioni delle regioni, l’attuazione del valore paesaggistico come aspetto del valore estetico-culturale resta allo Stato, con la possibilità di delega alle Regioni.
Il successivo tentativo di ritagliare, attraverso la giurisprudenza costituzionale, alle Regioni la competenza sui beni culturali “d’interesse locale” viene frustrato per la difficoltà di accettare l’introduzione di due differenziati (e possibilmente conflittuali) livelli di valore culturale.
La Corte costituzionale, infatti, in un primo tempo (sentenza n. 278 del 1991) riscontra (argomentando dal D.P.R. n. 3 del 1972 dall’art. 12 del D.P.R. n. 480 del 1975) “una linea di divisione fra le competenze conservate allo Stato e quelle assegnate alle regioni, in base alla quale le prime hanno ad oggetto beni culturali di interesse nazionale, mentre le seconde si riferiscono ai beni di interesse locale”. E nega al Ministero il potere di rilascio della licenza e del nulla osta di esportazione per i beni culturali di interesse locale.
In un secondo tempo la stessa Corte costituzionale, con sentenza n. 277 del 1993, relativamente al restauro di cose d’interesse artistico o storico, ricompresse nei “musei di enti locali”, ritiene che l’autorizzazione al restauro spetti allo Stato, sia che si tratti di beni di rilevanza artistica nazionale sia di altri beni storico-artistici.
Pur confermando, nella sentenza n. 339 del 1994, la figura dei “beni culturali di interesse esclusivamente locale”, la Corte costituzionale ritiene che la Regione non possa disciplinarne il prestito e l’esportazione con riferimento all’appartenenza del bene alla Regione o all’ente locale, in quanto il carattere locale dell’interesse coinvolto deve essere caratterizzato in conformità ad un necessario quadro di riferimento della legislazione statale.
Relativamente alle bellezze paesistiche poi, l’inerzia di alcune Regioni determina – nel contesto di una formale delega alle Regioni delle funzioni amministrative di protezione delle bellezze naturali per quanto attiene alla loro individuazione e alla loro tutela - la previsione (legge 8 agosto 1985 n. 431, c.d. legge Galasso) del potere ministeriale di integrare gli elenchi delle bellezze naturali approvati dalla Regione nonché di revocare o modificare le notifiche di notevole interesse pubblico delle bellezze naturali e panoramiche. Viene, in tal modo, realizzato un importante recupero di competenze dello Stato rispetto alla legislazione del 1977 in materia di bellezze naturali.
2.1.3. Nuove competenze alle regioni, in materia di beni culturali
Riguardo alla materia dei beni culturali in senso stretto la spinta regionalistica degli anni Novanta si è consolidata nella redistribuzione di competenze tra Ministero e Regioni di cui al D. Lgs. 31 marzo 1998 n. 112 (e nella successiva novella costituzionale che ha modificato il titolo V della Costituzione).
L’art. 149 del D. Lgs. n.112 del 1998 riserva allo Stato le funzioni e i compiti di tutela dei beni culturali; stabilisce altresì che lo Stato, le regioni e gli enti locali concorrono all'attività di conservazione dei beni culturali e possono formulare proposte ai fini dell'esercizio delle funzioni statali
Con il D. Lgs. n. 112 del 1998 viene introdotta la distinzione tra:
- "tutela" (ogni attività diretta a riconoscere, conservare e proteggere i beni culturali e ambientali);
- "gestione" (ogni attività diretta, mediante l'organizzazione di risorse umane e materiali, ad assicurare la fruizione dei beni culturali e ambientali, concorrendo al perseguimento delle finalità di tutela e di valorizzazione);
- "valorizzazione" (ogni attività diretta a migliorare le condizioni di conoscenza e conservazione dei beni culturali e ambientali e ad incrementarne la fruizione).
La summa divisio è quella tra tutela (che resta allo Stato) e la valorizzazione (che passa alle Regioni)
Per quanto concerneva la gestione l’art. 150 dello stesso decreto legislativo prevedeva che una commissione paritetica, composta da cinque rappresentanti del Ministero per i beni culturali e ambientali e da cinque rappresentanti degli enti territoriali individuasse i musei o altri beni culturali statali la cui gestione sarebbe rimasta allo Stato e quelli per i quali essa sarebbe stata trasferita, secondo il principio di sussidiarietà (verticale), alle regioni, alle province o ai comuni. La disposizione non ha avuto pratica attuazione ed è stata espressamente abrogata dall’art. 184 del Codice dei beni culturali.
2.1.4. I poteri regionali in materia di beni culturali e ambiente, nel nuovo titolo V della Costituzione (2001).
L’art. 117 della Costituzione, nel testo modificato dalla legge costituzionale 18 ottobre 2001 n. 3, si muove, riguardo ai beni culturali e ambientali, sulla stessa linea della legislazione immediatamente precedente:
- attribuisce alla competenza legislativa esclusiva dello Stato la materia “s) tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali”
- attribuisce alla competenza legislativa concorrente delle Regioni la “valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività culturali”.
Non è possibile, allo stato attuale della devoluzione, definire con maggior dettaglio il senso, eventualmente innovativo, di queste disposizioni.
E' certo, tuttavia, che la funzione di “valorizzazione” dei beni culturali è, a tutt’oggi, controversa e, comunque, non sufficientemente delineata, al di là delle definizioni scolastiche offerte dal legislatore.
La Corte costituzionale, nella sentenza n. 9 del 2004, dopo aver osservato (con riferimento al D. Lgs. n. 112 del 1998) che le espressioni “tutela” e “valorizzazione”, “ isolatamente considerate, non denotano nette differenze”, attribuisce alla tutela la finalità principale di “impedire che il bene possa degradarsi nella sua struttura fisica e quindi nel suo contenuto culturale”, mentre la valorizzazione “è diretta soprattutto alla fruizione del bene culturale, sicché anche il miglioramento dello stato di conservazione attiene a quest’ultima nei luoghi in cui avviene la fruizione ed ai modi di questa”.
“La riserva di competenza statale sulla tutela” – continua la sentenza della Corte costituzionale n. 9 del 2004 – “è legata anche alla peculiarità del patrimonio storico-artistico italiano, formato in grandissima parte da opere nate nel corso di oltre venticinque secoli nel territorio italiano e che delle vicende storiche del nostro Paese sono espressione e testimonianza. Essi vanno considerati nel loro complesso come un tutt’uno, anche a prescindere dal valore del singolo bene isolatamente considerato”.
La Corte costituzionale ha, quindi, riconfermato la precedente sentenza n. 277 del 1993 relativamente alla competenza dello Stato a disciplinare il restauro, in quanto “una delle attività fondamentali in cui la tutela si esplica”. Secondo la Corte, con riguardo alla “inscindibilità tra struttura materiale e il valore ideale che essa esprime” le operazioni di restauro tendono “alla valorizzazione dei caratteri storico-artistici del bene, che è cosa diversa, però , dalla valorizzazione del bene al fine della fruizione; quest’ultima [di competenza regionale] non incidendo sul bene nella sua struttura, può concernere la diffusione della conoscenza dell’opera e il miglioramento delle condizioni di conservazione negli spazi espositivi”.
Nella sentenza n. 372 del 2004 la Corte costituzionale ha affrontato, assieme ad altri formalmente analoghi, il problema dell’art. 4, comma 1, lettera m) dello Statuto della Regione Toscana approvato il 19 luglio 2004, laddove è stabilito che la Regione persegue, tra le finalità prioritarie “la tutela e la valorizzazione del patrimonio storico, artistico e paesaggistico”, impugnato dal Governo sotto il profilo del contrasto di detta norma con l’art. 117 della Costituzione nel quale è testualmente disposto che lo Stato “ha legislazione esclusiva … [nella materia] tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali”.
La Corte costituzionale ha dichiarato l’inammissibilità della questione di legittimità costituzionale con la seguente argomentazione: “enunciazioni in esame, anche se materialmente inserite in un atto-fonte, non può essere riconosciuta alcuna efficacia giuridica, collocandosi esse precipuamente sul piano dei convincimenti espressivi delle diverse sensibilità politiche presenti nella comunità regionale al momento dell’approvazione dello statuto. … Se dunque si accolgono le premesse già formulate sul carattere prescrittivo e non vincolante delle enunciazioni statutarie di questo tipo, ne deriva che esse esplicano una funzione, per così dire, di natura culturale o anche politica, ma certo non normativa. Nel caso in esame, enunciazioni siffatte … non comportano né alcuna violazione né alcuna rivendicazione di competenze costituzionalmente attribuite allo Stato e neppure fondano esercizio di poteri regionali. E’ quindi inammissibile il ricorso governativo … per la loro carenza di idoneità lesiva”. A questo punto appare inidoneo il commento giuridico a disposizioni scritte dei testi degli statuti regionali, che concernano finalità o funzioni pubbliche di tutela, valorizzazione e gestione di beni culturali.
Le norme statutarie di principio sulle politiche regionali (e in particolare sui beni culturali) devono, infatti, ritenersi “denormativizzate”, ossia private della natura giuridicamente vincolante.
2.1.5. La legislazione delle regioni a statuto ordinario, in materia di beni culturali
La legislazione delle regioni a statuto ordinario in materia di beni culturali attraversa varie fasi, determinate soprattutto dai contenuti e dai limiti alla competenza legislativa concorrente fissati:
- in un primo tempo, negli statuti sinottici tutti approvati con legge ordinaria nel 1971 e correlati alla interpretazione letterale dell’originario art. 117 Cost. fornita dal decreto legislativo delegato 14 gennaio 1972 n. 3 per “musei e biblioteche di enti locali”;
- in un secondo tempo dalla interpretazione estensiva ed evolutiva dello stesso originario art. 117 Cost. enucleata dall’art. 47 del decreto legislativo delegato 24 luglio 1977 n. 616, che include nella competenza regionale musei e biblioteche di “interesse locale”, nonché il loro coordinamento con le altre istituzioni culturali operanti nella regione;
- in terzo tempo dalla redistribuzione di funzioni e compiti tra Stato, Regioni ed Enti locali attuato con il decreto legislativo 31 marzo 1998 n. 112 (e nella successiva novella costituzionale che modificato il titolo V della Costituzione e dato un nuovo testo all’art.117); redistribuzione (formalmente rispettata nel Codice dei beni culturali del 2004) basata sulla (incerta) distinzione tra “tutela” dei beni culturali (riservata allo Stato) e “valorizzazione” dei beni culturali (attribuita alle Regioni a statuto ordinario);
- in quarto tempo nei nuovi statuti regionali che (per le regioni che li hanno adottati) si sono allineati (ma talvolta hanno esorbitato) al novellato titolo V della Costituzione, nel testo modificato dalla legge costituzionale 18 ottobre 2001 n. 3. Non tutte le Regioni a statuto ordinario hanno completato il percorso sopra schematizzato, né hanno in egual misura subito i condizionamenti delle norme costituzionali e delle norme di trasferimento o distribuzione delle funzioni.
La Regione Abruzzo, secondo l’art. 4 dello statuto vigente approvato con legge n. 480 del 1971, “concorre alla tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico e ne promuove la piena valorizzazione”. Anche l’art. 8 del nuovo statuto approvato in prima lettura nel 2004 limita le competenze regionali alla cura e valorizzazione dei beni e delle iniziative culturali.
La legge regionale organica in materia di “musei di enti locali o di interesse locale” - la l.r. 18 giugno 1992 n.44 - utilizza la rivisitazione della materia compiuta dall’art. 47 del D.P.R. n. 616 del 1977 e fa salve le competenze statali in materia di tutela. La legge provvede a classificare i musei (di rilevante interesse regionale, medi, minori, centri di documentazione) ed istituisce, come ufficio della Regione, il “Centro regionale per i beni museali” con compiti di catalogazione e documentazione sui beni culturali regionali. La legge regionale n. 72 del 1998 delega alcune funzioni amministrative di promozione delle attività culturali.
La legge regionale 9 agosto 1999 n. 61 configura le raccolte ed i musei degli enti locali e di interesse locale come “sistema mussale regionale” operativamente unitario, destinatario di contributi regionali o derivati dallo Stato o dall’Unione europea.
La legge regionale 3 marzo 2005 n. 19 disciplina la costituzione di “Consorzi dei beni culturali” delle province abruzzesi, per la valorizzazione e la gestione dei beni culturali degli enti locali e privati consorziati. La stessa legge prevede la delega ai Consorzi di funzioni amministrative in materia culturale e di distribuzione di finanziamenti derivati dal bilancio regionale.
La regione Basilicata si propone – art. 5 dello statuto approvato con legge n. 350 del 1971 – di “promuovere la conoscenza, la valorizzazione, la tutela e la gestione del patrimonio storico, artistico e culturale”.
La legge regionale 6 giugno 1986 n. 9 ristruttura gli uffici regionali (già disciplinati dalla legge n. 16 del 1974) istituendo l’unità “archivi-biblioteche-musei” all’interno del dipartimento “cultura e formazione”.
E’ obiettivo della Regione Calabria – art. 2, 2 c., lettera s) del nuovo statuto approvato con l.r. 19 ottobre 2004 n. 25 – “la salvaguardia del patrimonio artistico, culturale e naturale della Regione e la valorizzazione delle tradizioni popolari delle comunità calabresi, anche curando l’identità culturale della Calabria in Italia e all’estero”.
Coerentemente con tale missione identitaria (già nell’art. 5, lettera g) del previdente statuto) la l.r. 9 novembre 1989 n. 6 costituisce l’Istituto regionale per le antichità calabresi e bizantine - IRACEB, con funzioni di promozione della ricerca storica e di supporto tecnico agli enti locali impegnati nella salvaguardia e valorizzazione dei loro beni culturali; e la legge regionale 30 ottobre 2003 n. 15 adotta analoghe misure per la tutela e la valorizzazione della lingua e del patrimonio culturale delle minoranze linguistiche e storiche della Calabria (greche e albanesi).
L’esercizio delle funzioni regionali in materia di musei e raccolte degli enti locali e di interesse locale è disciplinato dalla l.r. 26 aprile 1995 n. 31 che prevede l’attivazione di un sistema mussale regionale integrato.
Lo statuto della Regione Campania, approvato con legge n. 348 del 1971, affida alla Regione il compito (art.5) di promuovere “la piena valorizzazione del paesaggio e del patrimonio storico ed artistico”
La l.r. 23 febbraio 2005 n. 12 disciplina organicamente (art. 2) “i musei, le collezioni e le raccolte di interesse artistico, storico, archeologico, demoetnoantropologico e naturalistico appartenenti agli enti locali o di interesse locale”, distribuendo tra Regione, Province e Comuni le relative funzioni e competenze ed articolando la programmazione triennale degli interventi e dei contributi finanziari della Regione.
La l.r. 18 ottobre 2002 n. 26 appresta incentivi per la classificazione e la valorizzazione dei centri storici della Campania “che, accanto alle testimonianze di cultura materiale, contengano opere d’arte entro il contesto storico per cui sono nate e in rapporto con il tessuto urbano” (art. 2).
Di particolare rilievo il D. Dirett. 15 dicembre 2003 che, d’intesa con gli organi periferici del Ministero per i beni e le attività culturali, promuove l’ingresso agevolato nelle sedi espositive della Campania mediante carte musei.
Il nuovo statuto della Regione E. R. – approvato con l. r. 31 marzo 2005 n. 13 – prevede (art.2) come obiettivo “il riconoscimento e la valorizzazione delle identità culturali e delle tradizioni storiche che caratterizzano le comunità residenti nel territorio” e la politica (art.6) di “promozione e sostegno della cultura, dell’arte e della musica, favorendo la conservazione dei beni culturali e paesaggistici”.
La Regione, sin dalla l.r. 26 agosto 1974 n. 46 (da ultimo modificata con l.r. 10 aprile 1995 n. 29), si è dotata di un Istituto dei beni artistici, culturali e naturali della Regione Emilia - Romagna, come strumento conoscitivo, consultivo ed operativo per il censimento, la valorizzazione ed il restauro del patrimonio storico ed artistico e per la tutela e valorizzazione dei centri storici.
Le biblioteche e gli archivi storici di enti locali o di interesse locale nonché i musei di enti locali o di interesse locale (già rispettivamente regolati dalle l.r. n. 42 del 1983 e n. 20 del 1996) sono oggi disciplinati dalla legge regionale 24 marzo 2000 n. 18 che mette capo ad una “organizzazione bibliotecaria regionale” (art.11) vigilata dalla Soprintendenza per i beni librari e documentari (art. 13) e ad un’ “organizzazione mussale regionale” (art. 14) con funzioni educative ed anche di valorizzazione del “turismo culturale”.
Lo statuto regionale, approvato con legge n. 346 del 1971, ricorda genericamente (art. 3) che la Regione Lazio ha potestà legislativa nelle materie di cui all’art. 117 della Costituzione.
Le norme in materia di beni e servizi culturali di interesse regionale, contenute nella l.r. 24 novembre 1997 n. 42 (preceduta dalla legge n. 76 del 1975 e succ. modifiche) definiscono: le competenze regionali, provinciali e comunali in tema di biblioteche, musei e archivi storici; le modalità della relativa programmazione regionale di settore, nonché le iniziative ed interventi diretti della Regione, compresi i finanziamenti agli “istituti culturali” regionali di rilevanza regionale o nazionale “operanti” nel Lazio ed iscritti in apposito “albo”; l’organizzazione bibliotecaria regionale e l’organizzazione museale regionale, articolata in sistemi museali territoriali o tematici.
La l.r. 10 novembre 1988 n. 66 (e succ. mod.) disciplina l’azienda consorziale per la gestione del “Parco regionale dell’Appia Antica” volto a “tutelare i monumenti ed i complessi archeologici, artistici e storici in esso esistenti e diffondere la conoscenza” nonché a “preservare e ricostruire l’ambiente naturale”.
Due interventi particolari caratterizzano la Regione Lazio: l’istituzione del “Centro audiovisivo della Regione Lazio” con l.r. 12 agosto 1996 n. 35 (sostitutivo del Centro istituito con l. r. n. 49 del 1980) in “particolare riferimento ai servizi culturali territoriali degli enti locali”; la valorizzazione del patrimonio architettonico e storico-artistico delle “città di fondazione”, ossia dei centri urbani realizzati con progetto unitario negli anni Trenta, nell’Agro Pontino e nell’Agro Romano.
Il nuovo statuto - approvato con legge reg. stat. 3 maggio 2005 n. 1 - stabilisce (art. 2) che la Regione “ g) conforma la propria azione alle caratteristiche della Liguria, valorizzandone le specificità storiche, linguistiche, culturali, sociali e geografiche” ed “i) opera per salvaguardare e valorizzare il patrimonio paesaggistico ed ambientale della Liguria e promuove lo sviluppo sostenibile”.
La l.r. 20 dicembre 1978 n. 61 detta norme in materia di biblioteche di enti locali o di interesse locale e la l.r. 22 aprile 1980 n. 21 regola la catalogazione dei beni culturali, dei musei di enti locali e di interesse locale.
La l.r. 2 maggio 1990 n. 32 prevede estensivamente la tutela e la valorizzazione di beni culturali e delle tradizioni popolari della Liguria.
La l.r. 31 ottobre 2006 n.33 (modificata dalla l.r. 29 maggio 2007 n. 19) detta il testo unico delle norme regionali in materia di cultura. In attuazione dell’art. 2 dello statuto la Regione si propone il “fine di promuovere sia l’identità storica sia l’innovazione ed il pluralismo culturale” e di perseguire “un sistema coordinato di valorizzazione culturale”, attivando i necessari servizi e organizzando le attività culturali esistenti.
L’art. 4, 3 c. dello statuto della Regione Lombardia approvato con legge n. 339 del 1971 attribuisce alla Regione la “tutela dei valori del paesaggio e del patrimonio naturale, storico, artistico e culturale”.
La Lombardia – che aveva già disciplinato con l.r. n. 39 del 1974 i musei di enti locali o di interesse locale e con la l.r. n. 35 del 1995 la promozione e lo sviluppo di sistemi integrati di beni e servizi culturali – ha provveduto con l.r. n. 1 del 2000 ad una prima redistribuzione delle funzioni regionali, provinciali e comunali in materia di beni culturali in attuazione del D.Lgs. 31 marzo 1998 n. 112, precipuamente attribuendo alle province le funzioni amministrative concernenti i sistemi museali locali ed il censimento dei beni culturali.
Nel corso degli anni successivi la Regione ha intrapreso importanti azioni volte a creare e sviluppare sistemi museali locali e a incentivare la gestione associata dei relativi servizi.
Il nuovo statuto della Regione Marche adottato con l.r. 8 marzo 2005 n. 1 stabilisce (art. 5) che la Regione “promuove le attività culturali, salvaguardia e valorizza il patrimonio storico, artistico e archeologico, favorendone la conservazione, la conoscenza, l’utilizzazione e la fruizione pubblica”.
La l.r. 29 dicembre 1997 n. 75 ha ridisciplinato gli atti e le procedure della programmazione e degli interventi finanziari regionali nei settori delle attività e dei beni culturali, con riguardo all’ “organizzazione bibliotecaria regionale” costituita dalla l. r. 10 dicembre 1987 n. 39, relativamente alle biblioteche e archivi storici degli enti locali.
La l.r. 24 marzo 1998 n. 6 ha dettato nuove norme in materia di salvaguardia e valorizzazione del patrimonio culturale intese a creare un “museo diffuso” del quale, accanto alle raccolte e musei di enti locali, facciano parte “tutti i beni mobili e immobili di proprietà pubblica e privata d’interesse archeologico, naturalistico o comunque culturale che possano essere integrati funzionalmente”, ivi compresi i beni culturali ecclesiastici. La Regione prevede l’erogazione di contributi finanziari per il restauro e per la gestione ordinaria.
La l. r. 28 aprile 1994 n. 16 contiene norme per la salvaguardia e la valorizzazione del “sistema archeologico regionale”, di concerto con il Ministero per i beni e le attività culturali.
L’art. 4 dello statuto della Regione Molise approvato con legge n. 347 del 1971 stabilisce che la Regione “promuove lo sviluppo del turismo, curando la valorizzazione e la difesa del paesaggio e del patrimonio storico, artistico, archeologico ed artistico del Molise”.
La l. r. 11 dicembre 1980 n. 37 detta norme in materia di musei, archivi storici e biblioteche di enti locali.
Secondo la l.r. 26 aprile 2000 n. 30 la Regione Molise “promuove e garantisce la salvaguardia, il restauro e la valorizzazione il cui patrimonio culturale, architettonico ed artistico sia di rilevante importanza”.
Il “patrimonio culturale regionale … costituito dal patrimonio materiale (fisico, storico, archeologico) ed immateriale (etnologico, sociale, antropologico, produttivo)” è tutelato e valorizzato dalle l. r. 11 aprile 1997 n. 9 e 5 maggio 2005 n. 19.
La l.r. 6 luglio 2007 n. 21 concerne la valorizzazione di siti archeologici del Molise.
L’art. 7 del nuovo statuto della Regione Piemonte adottato con l.r. 4 marzo 2005 n. 1 stabilisce che la Regione “coopera con lo Stato … alla tutela dei beni culturali”, “valorizza le radici storiche, culturali, artistiche del Piemonte” salvaguardando le minoranze culturali e religiose.
La l.r. 28 agosto 1978 n. 58 disciplina: la promozione della tutela e dello sviluppo delle attività e dei beni culturali (musei, biblioteche, enti e istituzioni culturali di interesse locale); il relativo Servizio dei beni e attività culturali, facente capo all’omonimo assessore regionale; i finanziamenti agli enti locali per attività di carattere culturale.
La l.r. 19 dicembre 1978 n. 78 regola le funzioni e l’articolazione in sistemi comprensoriali o sub-comprensoriali delle biblioteche pubbliche di enti locali o di interesse locale, ferma restando per gli archivi storici degli enti locali, la competenza della Sovrintendenza archivistica per il Piemonte.
La l.r. 14 marzo 1995 n. 34 prevede la salvaguardia e la valorizzazione dei locali storici individuati di concerto con il Ministero per i beni e le attività culturali.
La l.r. 26 aprile 2000 n. 44 attribuisce funzioni amministrative in materia di beni culturali alle province, in attuazione del D. Lgs. n. 112 del 1998.
La l.r. 18 dicembre 2002 n. 32 valorizza il patrimonio storico-culturale delle Associazioni sportive storiche del Piemonte.
La Regione Piemonte, sin dal 2002 (D. Dirett. 11 dicembre 2002) ha contribuito all’attivazione di “card” per l’ingresso agevolato nel sistema museale della Regione.
La legge regionale 15 luglio 2003 n. 17 (modificata con l.r. 4 aprile 2007 n. 8), promuove le “espressioni artistiche di strada” realizzate mediante manifestazioni, rassegne e festival.
L’art. 2 del nuovo statuto della Regione Puglia adottato con l.r. 12 maggio 2004 n. 7 è cos formulato: “La Puglia riconosce la propria identità nel territorio e nelle tradizioni regionali che costituiscono risorsa da tramandare alle future generazioni. Il territorio della regione è un bene da proteggere e da valorizzare in ciascuna delle sue componenti ambientale, paesaggistica, architettonica, storico culturale e rurale”.
A termini dall’art. 12, 1 c. dello stesso statuto “la Regione promuove e sostiene la cultura, l’arte, la musica e lo sport, tutela i beni culturali e archeologici, assicurandone la fruibilità ”.
La l.r. 4 dicembre 1981 n. 58, attuativa del D.P.R. n. 616 del 1977, disciplina la dichiarazione di interesse locale di biblioteche, musei, archivi e istituzioni culturali di proprietà di soggetti diversi dagli enti locali territoriali.
La l.r. 11 dicembre 2000 n. 24, attuativa del D. Lgs. n. 112 del 1998, articola, rispettivamente, le funzioni regionali, comunali e provinciali in materia di beni culturali.
L’art. 4, lettera m) dello Statuto della Regione Toscana approvato con l.r. 11 febbraio 2005, include, tra le “finalità prioritarie” “la tutela e la valorizzazione del patrimonio storico, artistico e paesaggistico”. Su tale enfatica estensione alla tutela della competenza regionale in materia di beni culturali, si è pronunciata la Corte costituzionale con sentenza n. 372 del 2004, escludendo che la locuzione abbia alcuna natura od effetto normativo.
La l.r. 31 gennaio 2005 n. 19 definisce il sistema regionale dei beni culturali, nei rapporti con lo Stato, gli enti locali e gli altri soggetti e negli strumenti attuativi dell’intervento regionale: trattasi di una legge (involucro) che ha od oggetto procedure e strumenti d’azione normativa e amministrativa
La l.r. 4 dicembre 1980 n. 89 disciplina, ai sensi dell’art. 47 del D.P.R. n. 616 del 1977, i musei e le raccolte d’interesse artistico, storico, naturalistico e bibliografico di enti locali e di interesse locale e la costituzione del Catalogo unico regionale dei beni culturali della Toscana. La l.r. 1 luglio 1999 n. 35 detta, in particolare, norme in materia di biblioteche di enti locali e di interesse locale e di archivi storici affidati ad enti locali.
La l. r. 2 maggio 1983 n. 20 ha costituito la Fondazione Mediateca Regionale Toscana.
L’art. 11 del nuovo statuto della Regione Umbria approvato con l.r. 16 aprile 2005 n. 21 stabilisce che “La Regione opera per la valorizzazione e la fruizione del patrimonio culturale, storico, archeologico, artistico e paesistico umbro”. Può essere ricordato che l’art. 2 dello stesso statuto include, tra i valori fondamentali dell’identità regionale “il patrimonio spirituale, fondato sulla storia civile e religiosa dell’Umbria”.
La l.r. 3 maggio 1990 n. 37 detta norme in materia di biblioteche, archivi storici, centri di documentazione, mediateche di enti locali e di interesse locale, da cui è scaturito (art. 17) il Sistema bibliotecario documentario regionale (SBDR).
Il Sistema museale regionale, organizzazione di rete che concorre, in modo coordinato e di comune intesa tra i soggetti interessati, alla valorizzazione del patrimonio culturale umbro attraverso musei, raccolte e altre strutture degli enti locali e di interesse locale è regolato dalla l.r. 22 dicembre 2003 n. 24, che distribuisce le funzioni tra Regione (valorizzazione, catalogazione, determinazione e verifica degli standard) e Comuni; ed indica i relativi interventi finanziari, propri o derivati, della Regione.
La legge regionale Umbria 6 agosto 2004 n. 17 definisce organicamente le tipologie di intervento regionale, provinciale e comunale in materia di spettacolo (attività teatrali, musicali, di danza, cinematografiche e audiovisuali), prevede un piano regionale (triennale) per lo spettacolo (attuato da programmi annuali) con cui sono anche ripartite le risorse finanziarie, nonché i “benefici finanziari” a favore di teatri istituzioni, compagnie teatrali e formazioni musicali.
La legge reg. Umbria 22 febbraio 2005 n. 12 prevede interventi per la salvaguardia, conservazione, ripristino e valorizzazione dei mulini storici ad acqua nell’Umbria, quale testimonianza dell’antica civiltà rurale.
Lo statuto della Regione Veneto con legge n. 340 del 1971 stabilisce (art.2) che la “Regione concorre alla valorizzazione del patrimonio culturale e linguistico delle single comunità ” e che (art.4) “esercita i propri poteri … per garantire la conservazione e il ripristino del patrimonio ambientale, storico e artistico del Veneto e di Venezia”.
La l.r. 5 settembre 1984 n. 50 detta norme in materia di musei, biblioteche, archivi di enti locali o di interesse locale.
La l.r. 9 gennaio 1986 n. 2 istituisce il Centro regionale di documentazione dei beni culturali e ambientali del Veneto; la l.r. 8 aprile 1986 n. 17 disciplina gli interventi regionali di valorizzazione del patrimonio delle zone di interesse archeologico del Veneto, d’intesa con i competenti organi statali.
La l.r. 18 aprile 1995 n. 26 istituisce il sistema regionale veneto dei musei etnografici e la l.r. 13 aprile 2007 n. 8 regola la tutela e la valorizzazione delle tradizionali parlate della regione.
La l.r. 13 aprile 2001 n. 11 – in attuazione del D.Lgs. n. 112 del 1998 – ridistribuisce funzioni e compiti amministrative tra Regione, province e comuni.
2.1.6. La legislazione delle regioni a statuto speciale, in materia di beni culturali
La legislazione delle regioni a statuto speciale (e delle province autonome di Trento e Bolzano) in materia di beni culturali resta, sostanzialmente, fondata sulle attribuzioni originarie di potestà legislativa esclusiva compiuta – in forma differenziata – da ciascuna legge costituzionale di approvazione dei rispettivi, nonché dalle correlative norme di attuazione.
Risolta, sotto questo profilo, l’ampiezza delle materie attribuite alla Regione Sicilia e alle province autonome del Trentino Alto Adige, rispetto alle competenze, pur estese, delle altre regioni a statuto speciale.
Tale situazione non muta, negli anni Settanta, con l’istituzione delle regioni ordinarie e con i decreti (del 1972) di trasferimento delle funzioni nella materia di legislazione concorrente “musei e biblioteche di enti locali”.
La situazione cambia con l’art. 47 del D.P.R. 24 luglio 1977 n. 616 che ridisegna, o meglio reinterpreta evolutivamente, detta materia come musei, biblioteche e istituzioni culturali di interesse locale e che rende, quindi, necessario un adeguamento delle norme di attuazione degli statuti speciali.
Un ulteriore mutamento della competenza legislativa delle regioni a statuto speciale è prefigurato dal D. Lgs. 31 marzo 1998 n. 112 che enuclea la funzione di “valorizzazione” dei beni culturali come propria delle regioni. L’art. 117 Cost., nel testo introdotto dalla legge costituzionale 18 ottobre 2001 n. 3 sanziona l’attribuzione alla competenza legislativa concorrente delle Regioni la “valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività culturali”.
L’art. 10 di detta legge costituzionale n. 3 del 2001 statuisce che, sino all’adeguamento dei rispettivi statuti, le disposizioni della riforma del titolo V della Costituzione sono applicabili alle Regioni speciali nelle pari in cui consentono un ampliamento delle condizioni di autonomia già riconosciute.
In tal senso anche le norme statutarie più restrittive in materia di beni culturali devono, pertanto, essere lette lievitando ulteriormente la originaria (e testuale) definizione delle materie di competenza regionale.
L’art. 4 dello statuto speciale approvato con legge costituzionale 31 gennaio 1963 n. 1 e successive modifiche attribuisce alla potestà legislativa esclusiva della Regione la materia “istituzioni culturali, ricreative e sportive; musei e biblioteche di interesse locale e regionale”.
Con D.Lgs. 2 marzo 2007 n. 34 sono state emanate le norme di attuazione dello statuto speciale in materia di beni culturali e paesaggistici, che prevedono la facoltà della Regione di adottare norme di integrazione delle leggi statali in materia di “tutela” dei beni culturali e norme concorrenti in materia di “valorizzazione” dei beni culturali e paesaggistici.
La catalogazione sistematica del patrimonio culturale e ambientale del Friuli- Venezia Giulia, da parte del Centro regionale per la catalogazione e l’inventario, è disciplinata dalla l.r. 21 luglio 1971 n. 27 e delle successive modifiche ( ll.rr. n. 49 del 1973; n. 30 del 1974; n. 72 del 1975; n. 43 del 1976) allo scopo di favorirne la salvaguardia, la conoscenza e la valorizzazione.
Gli interventi regionali a favore dei servizi e degli istituti bibliotecari e dei servizi e degli istituti museali sono disciplinati dalla l.r. 18 novembre 1976 n. 60, dalla l.r. 24 luglio 1986 n. 30 e dal Regolamento approvato con DP 13 giugno 2006 n. 0177..
La l.r. 13 giugno 1988 n. 47 prevede interventi per la valorizzazione del patrimonio culturale, storico ed ambientale di Aquileia; la l.r. 5 agosto 2004 n. 22 disciplina la tutela e la valorizzazione dei locali storici che, una volta censiti e finanziati, possono avvalersi di un apposito “marchio” regionale e restano vincolati al mantenimento della destinazione d’uso.
La legge regionale 20 giugno 2006 n. 10 istituisce gli ecomusei del Friuli- Venezia Giulia “allo scopo di recuperare, testimoniare e valorizzare la memoria storica, la vita, le figure e i fatti, la cultura materiale e immateriale, le relazioni fra ambiente naturale e ambiente antropizzato, le tradizioni, le attività e il modo in cui l’insediamento tradizionale ha caratterizzato l’evoluzione del paesaggio e del territorio regionale”. L’ecomuseo mira “a conservare, comunicare e rinnovare l’identità culturale di una comunità”. In termini più prosaici a conservare le immagini del paesaggio, gli oggetti della vita quotidiana (cimeli e attrezzi) e gli altri documenti immateriali del folklore (favole, canti, filastrocche, ecc.) e a organizzare itinerari di visita. Ogni ecomuseo istituito con il concorso di enti locali e organismi no-profit ha diritto, secondo la l.r. n. 10 del 2006, a una denominazione esclusiva e a un marchio.
La l.r. 25 agosto 2006 n. 18 riconosce nella città di Aquileia un patrimonio culturale fondamentale per l’identità della Regione e costituisce una Fondazione per la valorizzazione archeologica e urbanistica di Aquileia, con la partecipazione del Ministero per i beni e le attività culturali, del comune di Aquileia e della provincia di Udine.
L’art. 3 dello statuto speciale per la Sardegna approvato con legge costituzionale 26 febbraio 1948 n. 3 e succ. mod. attribuisce alla Regione Sardegna la potestà legislativa esclusiva in materia di “biblioteca e musei di enti locali”.
Con il recente D. Lgs. 18 settembre 2006 n. 267, che detta norme di attuazione dello Statuto speciale modificative delle precedenti (D.P.R. 19 maggio 1949 n. 250) in materia di demanio e patrimonio, è stata istituita una Commissione paritetica per individuare i beni immobili di interesse storico, artistico ed archeologico da trasferire alla Regione, fermo restando che i nuovi eventuali ritrovamenti archeologici sono dello Stato, salvo successivo trasferimento alla Regione, tramite detta Commissione paritetica.
La l.r. 7 febbraio 1958 n. 1 regola la vigilanza regionale sui musei degli enti locali e la eventuale concessione di contributi finanziari; la l.r. n. 64 del 1950 regola il sostegno agli enti locali per le loro strutture bibliotecarie.
La l.r. 9 giugno 1994 n. 29 detta norme per il recupero, l’inventariazione e la valorizzazione del patrimonio archeologico-industriale della Sardegna.
La legge regionale 20 settembre 2006 n. 14 disciplina organicamente “beni culturali, istituti e luoghi della cultura” muovendo dal presupposto (art. 1) che la Regione “persegue la tutela, la valorizzazione e la fruizione del patrimonio culturale materiale e immateriale della Sardegna” … “in armonia con le politiche di governo del territorio, di tutela del paesaggio, dell’istruzione, della ricerca, del turismo” e (art. 3) promuovendo congiuntamente con gli enti locali “ogni intesa con lo Stato, con soggetti pubblici e privati, secondo i principi di leale collaborazione e di sussidiarietà, nonché forme di consultazione, informazione e coordinamento con le istituzioni universitarie, di ricerca e di cultura”.
Gli articoli 4 e 5 della l.r. n. 14 del 2006 elencano in dettaglio le funzioni della Regione e delle Provincie; l’art. 7 prevede una pianificazione triennale (regionale e provinciale) per i beni culturali, gli istituti e i luoghi della cultura.
Il “sistema museale della Sardegna” si propone di portare “a conoscenza dei cittadini testimonianze di cultura materiali ed immateriali, a fini di studio, di educazione e di diletto”. Sono equiparati ai musei le aree archeologiche, i complessi monumentali, gli ecomusei e i siti di interesse naturalistico.
Il “sistema museale della Sardegna” (capo I della legge) è una “organizzazione di rete” in cui i musei promossi dalla Regione si coordinano con i “sistemi museali territoriali” (aggregazioni di musei promossi dagli enti locali).
Parallelamente è previsto (capo II della legge) un “sistema bibliotecario della Sardegna” come organizzazione di rete delle biblioteche della Regione e di enti regionali, delle biblioteche di ente e interesse locale, degli archivi storici degli enti locali.
La legge n. 14 del 2006 prevede l’istituzione (art. 18) di un “sistema informativo del patrimonio del patrimonio culturale della Sardegna”, inclusivo dei cataloghi dei beni storico-artistici ed etnoantropologici e dei beni librari e documentali, nonché del “portale del patrimonio culturale della Sardegna”.
La legge n. 14 del 2006 prevede (artt. 20 e 21) il sostegno finanziario alle attività delle istituzioni culturali “di particolare importanza in ambito regionale” in possesso di appositi requisiti accertati da una commissione scientifica.
La l.r. 6 dicembre 2006 n. 18 promuove la valorizzazione delle attività di spettacolo, quale fattore di espressione artistica e di crescita culturale.
L’art. 14 dello statuto speciale della Regione Sicilia, approvato con R.D.Lgs. 15 maggio 1946 n. 455, conv. con l.cost. 26 febbraio 1948 n. 2 e succ. mod., attribuisce alla competenza legislativa esclusiva le materie “conservazione delle antichità e delle opere artistiche” e “musei, biblioteche, accademie”.
La l.r. 1 agosto 1977 n. 80 delle norme organiche per la tutela, la valorizzazione dei beni culturali ed ambientali nel territorio della Regione siciliana; istituisce il “Centro regionale per la progettazione, il restauro e per le scienze naturali applicate ai beni culturali” e il “Centro regionale per l’inventario, la catalogazione e la documentazione grafica, fotografica ed audiovisive”; istituisce le Soprintendenze per i beni culturali e ambientali (sei, competenti per tutti i tipi di beni culturali, con superamento quindi delle sovrintendenze specialistiche); istituisce le Biblioteche regionali (tre); determina i musei, le gallerie e le pinacoteche regionali.
La l.r. 7 novembre 1980 n. 116 delinea l’organizzazione dell’Amministrazione dei beni culturali in Sicilia (modificata con l.reg. 15 maggio 1991 n. 17, relativamente all’ordinamento dei musei regionali.
La l.r. 3 novembre 2000 n. 20 istituisce il sistema dei parchi archeologici in Sicilia e, in particolare, il Parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi di Agrigento.
La l.r. 29 dicembre 2003 n. 21 (art. 28) istituisce la Soprintendenza del mare, con compiti di ricerca, censimento, tutela, vigilanza, valorizzazione e fruizione del patrimonio archeologico subacqueo.
Trentino – Alto Adige (e province autonome di Trento e di Bolzano)
Le Norme di attuazione dello statuto speciale per la Regione Trentino – Alto Adige, concernenti tutela e conservazione del patrimonio storico – artistico approvate con D.P.R. 1 novembre 1973 n. 690 concretizzano il trasferimento alle province autonome della potestà legislativa esclusiva nella materia “tutela e conservazione del patrimonio storico, artistico e popolare”, attribuita alle province dall’art. 8, n. 3 dello statuto speciale approvato con l. cost. 26 febbraio 1948 n. 5.
Le Norme di attuazione dello statuto speciale concernenti usi e costumi locali ed istituzioni culturali (biblioteche, accademie, istituti, musei) approvate con D.P.R. 1 novembre 1973 n. 691 concretizzano il trasferimento alle province autonome della potestà legislativa nella materia “usi e costumi ed istituzioni culturali aventi carattere provinciale” attribuita alle province dall’art. 8, n. 4 dello statuto speciale approvato con l.cost. 26 febbraio 1948 n. 5.
La l. prov. Trento 30 luglio 1987 n. 12 stabilisce le modalità di programmazione, finanziamento e sviluppi delle attività culturali e del servizio bibliotecario.
La l. prov. Trento 17 febbraio 2003 n. 1 detta nuove disposizioni in materia di beni culturali: riorganizzando, nel dipartimento beni e attività culturali, le Sovrintendenze specialistiche trasferite dallo Stato (beni storici-artistici; beni archeologici; beni architettonici; beni librari e archivistici); istituendo il Museo archeologico trentino; disciplinando interventi e finanziamenti per i beni culturali sottoposti a tutela.
La l. prov. Bolzano 12 giugno 1975 n. 26 (modificata dalla l.p.Bz. 28 luglio 2003 n. 12) istituisce la Soprintendenza (poi Ripartizione) provinciale beni culturali, che raggruppa tutte le funzioni delle soprintendenze speciali (mantenute separate nell’altra provincia autonoma).
La l. prov. Bolzano 23 agosto 1988 n. 38 detta la disciplina dei musei provinciali e regola la concessione di contributi finanziari.
L’art. 2 dello statuto speciale per la Valle d’Aosta approvato con l. cost. 26 febbraio 1948 n. 4 attribuisce alla potestà legislativa esclusiva della regione la materia “biblioteche e musei di enti locali”.
Le Norme di attuazione dello statuto speciale per l’estensione alla Regione del D.P.R. n. 616 del 1977 precisano che detta materia concerne “tutti i servizi e le attività riguardanti l’esistenza, la conservazione, il funzionamento, il pubblico godimento e lo sviluppo dei musei, delle raccolte di interesse artistico, storico e bibliografico, delle biblioteche … appartenenti alla regione o ad altri enti anche non territoriali … o comunque di interesse locale”.
La l.r. 7 maggio 1990 n. 28 regola il censimento e la catalogazione dei beni culturali sul territorio regionale.
La l.r. 1 ottobre 2002 n. 18 istituisce incentivi regionali per la valorizzazione degli itinerari storici, dei siti celebri e dei luoghi della storia e della letteratura.
La l.r. 18 novembre 2005 n.30 disciplina le azioni di protezione e riqualificazione dei beni culturali consistenti nella tutela e nel riutilizzo del tessuto storico, sociale, culturale ed economico dei borghi storici della Valle d’Aosta.
Per ricerche sulla normativa regionale:
http://camera.mac.ancitel.it/lrec/ [banca dati leggi regionali]
www.regionibeniculturali.it/leggi/index.htm [portale del Comitato beni culturali delle Regioni]