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Timestamp: 2018-09-21 13:41:47+00:00
Document Index: 41291576

Matched Legal Cases: ['art. 69', 'art. 69', 'art. 69', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 7', 'art. 2', 'art. 29', 'art. 2', 'art. 41', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 7', 'art. 75', 'art. 29', 'art. 29', 'art. 29', 'art. 29', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 29', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 86', 'art. 86', 'art. 3', 'art. 86', 'art. 3']

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1. L'esercizio non autorizzato delle attività di cui all'articolo 4, comma 1, lettere a) e b), è punito con la pena dell'ammenda di euro 50 per ogni lavoratore occupato e per ogni giornata di lavoro. Se vi è sfruttamento dei minori, la pena è dell'arresto fino a diciotto mesi e l'ammenda è aumentata fino al sestuplo. L'esercizio non autorizzato delle attività di cui all'articolo 4, comma 1, lettera c), è punito con la pena dell'arresto fino a sei mesi e dell'ammenda da euro 1500 a euro 7500. Se non vi è scopo di lucro, la pena è dell'ammenda da euro 500 a euro 2500. Se vi è sfruttamento dei minori, la pena è dell'arresto fino a diciotto mesi e l'ammenda è aumentata fino al sestuplo. L'esercizio non autorizzato delle attività di cui all'articolo 4, comma 1, lettere d) ed e), è punito con l'ammenda da euro 750 ad euro 3750. Se non vi è scopo di lucro, la pena è dell'ammenda da euro 250 a euro 1250. Nel caso di condanna, è disposta,
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10. All'articolo 3, comma 8, de
D.L. 25/09/2009, n. 134
Il provvedimento ha disposto l'abrogazione dell'articolo 8, commi 1 e 2, e la modifica dell'articolo 15, comma 4, lettera a), del D. Leg.vo 276/2003.
Ricognizione, ai sensi dell'articolo 69, comma 3, del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, delle attività per le quali non opera la presunzione di cui al comma 1 dell'articolo 69 del medesimo decreto legislativo, in fase di prima applicazione.
Il Ministero del lavoro e politiche sociali ha effettuato la ricognizione delle attività professionali riconosciute cui non si applica la presunzione di cui all’art. 69-bis del D. Leg.vo 276/2003 (“Decreto Biagi”), come introdotto dalla legge di riforma del marcato del lavoro 92/2012 (cosiddetta “Legge Fornero”) concernente le cosiddette “false partite Iva”.
Si rammenta che il citato articolo 69-bis ha introdotto alcuni indicatori presuntivi in presenza dei quali le prestazioni lavorative rese da una persona fisica titolare di partita IVA sono considerate, salvo prova contraria, rapporti di collaborazione coordinata e continuativa. Le condizioni che devono avverarsi per l’operatività della presunzione sono almeno due delle seguenti:
durata della collaborazione complessivamente superiore agli 8 mesi nell’arco di due anni consecutivi
corrispettivo superiore all'80% dei corrispettivi percepiti nell’arco dei due anni solari consecutivi (anche se fatturato a più soggetti riconducibili al medesimo centro di imputazione di interessi)
postazione fissa per il collaboratore presso una delle sedi del committente.
Detta presunzione, ai sensi del comma 3 del citato art. 69-bis del D. Leg.vo 276/2003, non si applica alle prestazioni lavorative svolte nell’esercizio di attività professionali per le quali è prevista l’iscrizione ad un ordine o ad un collegio professionale ovvero ad appositi registri, albi, ruoli o elenchi professionali qualificati, per la cui ricognizione è ora stato emanato il D.M. 20/12/2012.
In particolare, gli ordini o collegi professionali, i registri, gli albi, i ruoli e gli elenchi professionali qualificati di cui all'art. 69 bis, comma 3, del D. Leg.vo 276/2003, sono, ai sensi dell’art. 2 del D.M. 20/12/2012, esclusivamente quelli tenuti o controllati da una amministrazione pubblica di cui all'art. 1, comma 2, del D. Leg.vo 165/2001, nonché da federazioni sportive, in relazioni ai quali l'iscrizione è subordinata al superamento di un esame di stato o comunque alla necessaria valutazione, da parte di specifico organo, dei presupposti legittimanti lo svolgimento della attività. L'allegato 1 al decreto riporta a mero titolo esemplificativo gli ordini, i collegi, i registri, gli albi, i ruoli e gli elenchi di cui sopra.
Deliberaz. G.R. Molise 23/10/2012, n. 649
Decreto Legislativo 10 settembre 2003, n. 276 art. 7 - Regolamento per l’accreditamento dei servizi per il lavoro della Regione Molise.
Applicazione dell’articolo 2 del decreto-legge 17 marzo 2017, n. 25, con riguardo all’istituzione di metodi e procedure di controllo e di verifica della regolarità complessiva degli appalti di servizi, individuate all’interno di forme di contrattazione collettiva ai sensi dell’articolo 29, comma 2, del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276 e successive modificazioni.
Il documento fornisce indicazioni sulla portata applicativa delle modifiche introdotte dall'art. 2 del D.L. 25/2017 all'art. 29 del D. Leg.vo 276/2003, con le quali si è soppressa possibilità per il contratto collettivo di introdurre una deroga al regime di solidarietà negli appalti, individuando metodi e procedure di controllo e di verifica della regolarità complessiva degli appalti stessi.
I chiarimenti forniti vertono in particolare sull'operatività delle disposizioni in oggetto in riferimento ai collettivi in corso di validità al 17/03/2017, data di entrata in vigore della disposizione di cui all'art. 2 del D.L. 25/2017.
Art. 12, d.lgs. n. 81/2008 e successive modifiche ed integrazioni - risposta al quesito relativo alla corretta interpretazione all’obbligo della sorveglianza sanitaria di cui all’art. 41 del d.lgs. n. 81/2008.
1. E’ conforme alla normativa di settore la previsione del Capitolato Tecnico per l’appalto dei servizi di portierato, biblioteca e gestione del polo telematico e dei servizi amministrativi, ove prescrive la nomina di “un responsabile della gestione del servizio nominato dall’aggiudicatario, con funzioni di interfaccia della Stazione appaltante per la corretta erogazione dei servizi e l’ individuazione delle soluzioni per eventuali esigenze poste dall’Amministrazione”, in quanto dal tenore della disposizione si evince che l’assetto organizzativo dei servizi in gara rimane affidato all’autonoma gestione dell’impresa affidataria, potendosi escludere che il personale utilizzato sia “di fatto operante alle dipendenze del committente” (Cfr. C. Cass. n. 46169/2004) quale indefettibile presupposto applicativo del reato di intermediazione abusiva di manodopera.
2. In un appalto per l’affidamento dei servizi di portierato, di biblioteca e gestione del polo telematico e dei servizi amministrativi, non risulta manifestamente irragionevole la richiesta di iscrizione camerale per il servizio di portierato né abnorme il requisito esperienziale richiesto (nella specie aver svolto nel triennio un contratto relativo ad “Attività di Supporto Amministrativo” e/o “Gestione Biblioteche” per un importo medio annuo non inferiore ad € 200.000), in considerazione dell’importo quinquennale dell’appalto, in quanto requisiti sono coerenti con le caratteristiche della complessa prestazione in appalto, quale quella in esame, la quale comporta gestione di risorse umane e rapporti con l’utenza sia interna che esterna.
Casse edili abilitate al rilascio del Documento Unico di Regolarità Contributiva (DURC).
Il Ministero del Lavoro e Politiche Sociali ha fornito chiarimenti in merito ai criteri da adottare per verificare la legittimazione delle Casse edili al rilascio del Documento Unico di Regolarità contributiva (DURC).
In primo luogo viene richiamata la definizione di Ente bilaterale (quale è la Cassa edile) introdotta dall'art. 2, comma 1, lettera h) del D. Leg.vo 10/09/2003, n.276 (decreto Biagi), che fa riferimento ad: «organismi costituiti a iniziativa di una o più associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative, quali sedi privilegiate per la regolazione del mercato del lavoro attraverso: [...] la certificazione dei contratti di lavoro e di regolarità o congruità contributiva [...]».
In particolare viene chiarito che il possesso del requisito di maggiore rappresentatività comparata e l'osservanza del principio di reciprocità sono elementi di carattare costitutivo ai fini della possibilità per le Casse di svolgere l'attività di rilascio del DURC.
Di conseguenza, non possono definirsi Casse edili ai sensi del citato D. Leg.vo 276/2003, e quindi non possono rilasciare il DURC (sono giuridicamente inefficaci a tutti gli effetti di legge i DURC eventualmente rilasciati), gli organismi:
operanti al solo livello territoriale;
non costituiti da contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative;
non in possesso del requisito di reciprocità assicurato attraverso il collegamento con la CNCE.
Attivazione dei codici identificativi, da indicare nel modello F24 in ottemperanza a quanto previsto dall’articolo 35, comma 28, del decreto legge 4 luglio 2006, n. 223, dall’articolo 29, comma 2, del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, come modificato dal decreto legge 9 febbraio 2012, n. 5, e dall’articolo 4, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 5 ottobre 2010, n. 207.
Sul tema del divieto di commistione tra requisiti di partecipazione e criteri di valutazione delle offerte, l’Autorità ha rilevato che “ l’offerta tecnica non si sostanzia in un progetto o in un prodotto, ma nella descrizione di un facere che può essere valutato unicamente sulla base di criteri quali-quantitativi, fra i quali ben può rientrare la considerazione della pregressa esperienza dell’operatore, come anche della solidità ed estensione della sua organizzazione di impresa ”. In ogni caso, la possibilità di inserire nella valutazione dell’offerta criteri che normalmente rientrano nella selezione dell’ offerente è soggetta ad almeno due vincoli: a) i criteri devono essere connessi all’oggetto della prestazione; b) tali criteri non debbono risultare decisivi o preponderanti nella valutazione dell’offerta. Le prescrizioni del bando in ogni caso non possono “ risolversi in un'indebita limitazione dell'accesso alla gara dei soggetti presenti sul mercato o tali da predeterminare l'aggiudicazione o vulnerare la par condicio tra i concorrenti, restringendo ad una rosa ristrettissima le imprese in possesso delle caratteristiche richieste ”.
Procedura DURC - Chiarimenti.
Il documento reca chiarimenti in merito alla procedura per il rilascio del DURC ai fini dell'accesso ai benefici contributivi previsti dalla normativa vigente. Si rammenta in proposito che l'art. 1, comma 1175, della L. 296/2006 ha stabilito che l'accesso ai suddetti benefici sia subordinato al possesso del documento unico di regolarità contributiva (DURC), nonché al rispetto degli accordi e contratti collettivi nazionali, regionali, territoriali ed aziendali stipulati con le organizzazioni dei lavoratori.
Rispetto degli accordi collettivi - La circolare in commento chiarisce che tale circostanza non può essere oggetto di autocertificazione, poiché implica complesse valutazioni che potranno essere verificate in sede di vigilanza dal personale ispettivo. Dal punto di vista sostanziale invece la previsione normativa si intende rispettata con la corretta applicazione della parte economica e normativa dei citati accordi, e non necessariamente anche della cosiddetta parte obbligatoria.
DURC - In proposito la circolare chiarisce che la previsione normativa non comporta la necessità del materiale rilascio del documento, ma semplicemente impone agli istituti previdenziali la verifica dei presupposti per il suo rilascio, da attivarsi a seguito della richiesta di un beneficio di carattere contributivo. Ribadendo quanto già affermato con la circolare n. 5 del 30.1.2008, il Ministero chiarisce che ai fini del rilascio del DURC l'interessato può autocertificare l'inesistenza a suo carico di violazioni delle fattispecie penali ed amministrative di cui alla Tabella A allegata al D.M. 24.10.2007. Tale autocertificazione, da rendere in base al modello individuato dall'amministrazione ed allegato alla circolare in commento, va fornita una sola volta alla Direzione provinciale del lavoro territorialmente competente in base alla sede legale dell'impresa, con la comunicazione tempestiva di ogni eventuale successiva modifica. Per i datori di lavoro che già usufruiscono di benefici contributivi il termine per l'invio dell'autocertificazione è fissato al 30.4.2009. Infine la circolare chiarisce che il termine di 15 giorni per la regolarizzazione della posizione da parte di datori di lavoro non in possesso dei requisiti, previsto dal comma 3 dell'art. 7 del citato D.M. 24.10.2007, decorre dalla notifica della inadempienza contributiva accertata. Decorso inutilmente tale termine l'istituto può ritenere l'Azienda inadempiente e procedere al recupero dei benefici fruiti indebitamente.
Istanza di parere per la soluzione delle controversie ex articolo 6, comma 7, lettera n) del decreto legislativo n. 163/2006, presentata dall'Amministrazione provinciale di Biella. Lavori di segnaletica verticale lungo le strade provinciali - anno 2006. Revoca dell'aggiudicazione definitiva in presenza di DURC irregolare.
1. In materia di violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro, l'espressione "debitamente accertate" di cui all’art. 75, c. 1 lett) e del D.P.R. n. 554/1999, non può essere letta nel senso di "definitivamente accertate", ma sta ad indicare che dell'infrazione deve esservi stato accertamento nelle forme previste dalla normativa di settore. Questa assegna gli accertamenti alla sede amministrativa la cui attestazione appare, quindi, sufficiente a legittimare la valutazione delle stazioni appaltanti circa la gravità dell'infrazione. Si aggiunga che la "gravità" della violazione può desumersi da parte della stazione appaltante dalla specifica tipologia dell'infrazione commessa, sulla base anche del tipo di sanzione (arresto o ammenda) per essa irrogata, dall'eventuale reiterazione della condotta, del grado di colpevolezza e dalle ulteriori conseguenze dannose che ne sono derivate.
2. La regolarità contributiva è richiesta non solo come requisito indispensabile per la partecipazione alla gara, ma l'impresa deve conservare la "correntezza" per tutto lo svolgimento di essa, restando irrilevante un eventuale adempimento tardivo della relativa obbligazione.
Appalto - Ausiliari dell'appaltatore - Diritti verso il committente - Art. 29, comma 2, D. Leg.vo 276/2003 - Retribuzione - Solidarietà del committente - Limiti temporali - Termine di decadenza - Ambito di applicabilità.
La logica della solidarietà tra l’appaltatore ed il committente sancita dall’art. 29, comma 2, del D. Leg.vo n. 276 del 2003, che garantisce il lavoratore circa il pagamento dei trattamenti retributivi dovuti in relazione all’appalto cui ha personalmente dedicato le proprie energie lavorative, nonché il dato testuale della norma, che fa riferimento al periodo di esecuzione del relativo contratto, impongono di ritenere che la solidarietà sussiste solo per i crediti maturati con riguardo al periodo del rapporto lavorativo coinvolto dall’appalto stesso, con esclusione di quelli sorti in altri periodi, ed il termine biennale dalla cessazione dell’appalto previsto dalla suddetta disposizione ha natura di termine di decadenza per la proposizione dell’azione giudiziale per i crediti per i quali vi sia tale possibilità.
Appalto - Ausiliari dell'appaltatore - Diritti verso il committente - Appalto di manodopera - Mancata adozione del documento di valutazione dei rischi (DVR) o del documento unico di valutazione dei rischi da interferenza (DUVRI) - Conversione del rapporto nei confronti dell'appaltante - Esclusione - Fondamento.
In tema di appalto di manodopera, la mancata adozione del documento di valutazione dei rischi (DVR) o del documento unico di valutazione dei rischi da interferenza (DUVRI) non determina la conversione del rapporto di lavoro nei confronti dell'appaltante, atteso che tale sanzione non è contemplata dall'art. 29 del D. Leg.vo n. 276 del 2003, che disciplina solo la fattispecie di illegittima interposizione di manodopera.
Appalti e contratti pubblici - Responsabilità del committente ex art. 29, D. Leg.vo 276/2003 - Applicabilità a soggetti privati quali "enti aggiudicatori" di appalti pubblici - Inapplicabilità alla P.A. - Questione di costituzionalità - Esclusione - Fondamento.
In materia di appalti pubblici, la responsabilità solidale prevista dall’art. 29, comma 2, del D. Leg.vo n. 276 del 2003 per i trattamenti retributivi, previdenziali ed assistenziali, esclusa per le pubbliche amministrazioni di cui all'art. 1, comma 2, del D. Leg.vo n. 165 del 2001, è, invece, applicabile ai soggetti privati (nella specie società partecipata pubblica), assoggettati, quali "enti aggiudicatori" al codice dei contratti pubblici. Tale differente regolamentazione non viola l’art. 3, Cost. in ragione della diversità delle situazioni a confronto, non incontrando i privati imprenditori alcun limite nella scelta del contraente, laddove nelle procedure di evidenza pubblica la tutela del lavoratore è assicurata sin dal momento della scelta suddetta, né limita l’iniziativa economica dei privati imprenditori per l’aggravio di responsabilità, non essendo precluso al legislatore modulare le tutele dei lavoratori in rapporto alla diversa natura dei committenti.
In tema di appalto, l’elevazione a due anni del termine di decadenza per far valere la responsabilità solidale del committente, quanto ai trattamenti retributivi ed ai contributi previdenziali dovuti dall'appaltatore ai dipendenti, prevista dall’art. 1, comma 911, della L. n. 296 del 2006, si applica anche ai contratti di appalto in corso al momento della sua entrata in vigore (1° gennaio 2007), senza che ciò comporti alcuna violazione del principio di irretroattività, poiché la disciplina più favorevole al dipendente viene applicata ad un contratto ancora in essere, che costituisce il fatto generatore della responsabilità solidale.
In tema di responsabilità solidale del committente, la domanda giudiziale proposta nei confronti della società appaltante secondo il rito di cui agli artt. 414 e segg. c.p.c., con notifica del ricorso nel biennio dalla cessazione dell'appalto e prima che la stessa venga dichiarata fallita, è idonea ad impedire definitivamente la decadenza di cui all'art. 29, comma 2, del D. Leg.vo n. 276 del 2003, con un effetto opponibile anche al fallimento successivamente intervenuto.
Fisco e previdenza - Lavoro e pensioni - Durc - Rilascio - Solo le Casse edili che fanno capo alle organizzazioni sindacali e datoriali più rappresentative - Fattispecie.
Le Casse edili che fanno capo alle organizzazioni sindacali e datoriali più rappresentative sono le uniche autorizzate al rilascio del Documento unico di regolarità contributiva. Il requisito principale che una Cassa edile deve possedere al fine di poter rilasciare il DURC è quello di essere un Ente bilaterale secondo la definizione datane dall’art. 2 lettera h) del D. Leg.vo 276/2003 stante il quale sono: «enti bilaterali»: organismi costituiti a iniziativa di una o più associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative, quali sedi privilegiate per la regolazione del mercato del lavoro attraverso: la promozione di una occupazione regolare e di qualità; l'intermediazione nell'incontro tra domanda e offerta di lavoro; la programmazione di attività formative e la determinazione di modalità di attuazione della formazione professionale in azienda; la promozione di buone pratiche contro la discriminazione e per la inclusione dei soggetti più svantaggiati; la gestione mutualistica di fondi per la formazione e l'integrazione del reddito; la certificazione dei contratti di lavoro e di regolarità o congruità contributiva; lo sviluppo di azioni inerenti la salute e la sicurezza sul lavoro; ogni altra attività o funzione assegnata loro dalla legge o dai contratti collettivi di riferimento (Nel caso in esame la Cassa edile nazionale artigianato e industria (Cenai) presentava un ricorso nel quale spiegava che dopo l'istituzione del Documento unico di regolarità contributiva è stato possibile che le Casse edili rilasciassero anch'esse, oltre l'Inps e l'Inail, tale documento, previa stipula di apposite convenzioni. Cenai aveva dunque fatto richiesta di stipulare una convenzione insieme ad altri due soggetti ma il Ministero del Lavoro aveva respinto l'istanza, motivando la decisione con il fatto che i tre soggetti coinvolti non rientravano nel novero delle associazioni comparativamente più rappresentative nell’ambito del settore edile).
1. Appalti LSF - Gara - Documentazione - Attestante regolarità contributiva e fiscale delle imprese - Necessità
1. La regolarità contributiva e fiscale delle imprese partecipanti alla gara per l’aggiudicazione di appalti con la P.A. deve essere presente al momento dell’offerta e deve essere assicurata pure in momenti successivi alla presentazione della domanda e dell’offerta e, quindi, certamente fino al momento dell’aggiudicazione, essendo palese l’esigenza per la Stazione appaltante di verificare l’affidabilità del soggetto partecipante alla gara fino alla conclusione della stessa. E l’impresa che si rende aggiudicataria di un appalto deve non solo essere in regola con gli obblighi previdenziali ed assistenziali sulla stessa gravanti fin dal momento della presentazione della domanda, ma deve conservare la correttezza contributiva per tutto lo svolgimento del rapporto contrattuale.
1. Appalti LSF - Gara - Aggiudicazione - Regolarità contributiva e fiscale - Attestata dal DURC - Necessità
1. In materia di gare per l’aggiudicazione di lavori pubblici, dalla disciplina istitutiva del Durc (Documento unico di regolarità contributiva, rilasciato in base a convenzioni tra Inps e Inail ai sensi dell’articolo 2 comma 2 d.l. 25 settembre 2002 n.210), l’impresa che si rende aggiudicataria di un appalto deve non solo essere in regola con gli obblighi previdenziali ed assistenziali sulla stessa gravanti fin dal momento della presentazione della domanda, ma deve conservare la correttezza contributiva per tutto lo svolgimento del rapporto contrattuale. Ne consegue che l’eventuale accertamento di una pendenza di carattere previdenziale o assistenziale in capo all’impresa pur dichiarata aggiudicataria dell’appalto prodottasi anche in epoca successiva alla scadenza del termine per partecipare al procedimento di scelta del contraente implica, a seconda dei casi, la impossibilità per l’amministrazione appaltante di stipulare il contratto con l’impresa medesima, ovvero la risoluzione dello stesso; sempre in forza di ciò, è del tutto irrilevante un eventuale adempimento tardivo della obbligazione contributiva quand’anche ricondotto retroattivamente, quanto ad efficacia, al momento della scadenza del termine di pagamento.
1. Appalti LSF - Gara - Ammissione - Requisiti - Certificato di regolarità contributiva (DURC) - Presentazione - Necessità
1. A seguito dell’entrata in vigore della disciplina sul certificato di regolarità contributiva, dettata dall’art. 2 del D.L. 25 settembre 2002 n. 210, così come modificato dalla legge di conversione 22 novembre 2002 n. 266 e dall’art. 3, c. 8 lett. b-bis) del D.Lgs. 14 agosto 1996 n. 494, lettera aggiunta dall’art. 86, c. 10, del D.Lgs. 10 settembre 2003 n. 276, la verifica della regolarità contributiva non è più di competenza delle stazioni appaltanti, ma è demandata agli enti previdenziali.
1. Appalti LSF - Gara - Ammissione - Requisiti - Presentazione di documento unico di regolarità contributiva (DURC) - Obbligo dell’impresa
1. L’art. 86, c. 10, del D.Lgs. 10 settembre 2003 n. 276, con l’aggiungere la lett. b-bis all’art. 3, c. 8, del D.Lgs 14 agosto 1996 n. 494 ha poi previsto, con specifico riferimento alla materia dei lavori (pubblici e privati), un documento unico di regolarità contributiva (cd. DURC) comprensivo anche dei contributi dovuti alle casse edili. Dal che deriva che la verifica della regolarità contributiva non è più di competenza delle stazioni appaltanti (le quali peraltro dovevano a tal fine far riferimento ai soli dati in possesso dell’Osservatorio dei lavori pubblici), ma è demandata agli enti previdenziali. La stazione appaltante in una siffatta situazione non deve dunque far altro che prendere atto della certificazione senza poter in alcun modo sindacarne le risultanze (come avviene del resto con riferimento a qualsiasi certificazione acquisita per comprovare requisiti, il cui accertamento è affidato a altre amministrazioni).
1. Appalti ll.ppr. - Dipendenti dell’appaltatore - Contributi - Documento unico di regolarità contributiva
1. L’art. 86, c. 10 del D.Lgs. 10 settembre 2003 n. 276, con l’aggiungere la lett. b-bis all’art. 3, c. 8 del D.Lgs 14 agosto 1996 n. 494 ha poi previsto, con specifico riferimento alla materia dei lavori (pubblici e privati), un documento unico di regolarità contributiva comprensivo anche dei contributi dovuti alle casse edili. Dal che deriva che la verifica della regolarità contributiva non è più di competenza delle stazioni appaltanti (le quali peraltro dovevano a tal fine far riferimento ai soli dati in possesso dell’Osservatorio dei lavori pubblici), ma è demandata agli enti previdenziali. La stazione appaltante in una siffatta situazione non deve dunque far altro che prendere atto della certificazione senza poter in alcun modo sindacarne le risultanze (come avviene del resto con riferimento a qualsiasi certificazione acquisita per comprovare requisiti, il cui accertamento è affidato ad altre amministrazioni).
Ambienti sospetti di inquinamento o confinati: qualificazione delle imprese e dei lavoratori
Disciplinato il settore degli ambienti sospetti di inquinamento o confinati, in attesa della definizione del complessivo sistema di qualificazione delle imprese e dei lavoratori autonomi previsto dal D. Leg.vo 81/2008.
Ambienti sospetti di inquinamento o confinati: qualificazione imprese e lavoratori
Pubblicato il decreto recante il regolamento attuativo del Testo Unico 81/2008 in materia di sicurezza negli ambienti confinati.
La tutela dei lavoratori negli appalti (Circ. Min. Lavoro 5/2011)
Sintetizziamo i contenuti di una importante Circolare con la quale il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali fa il punto della normativa e della prassi sui principali temi che coinvolgono la tutela dei lavoratori negli appalti: costi della sicurezza, responsabilità solidale, tesserino di riconoscimento, DURC.
Voucher e appalti, si volta pagina da Il Sole 24 Ore