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Timestamp: 2017-09-25 22:25:27+00:00
Document Index: 148410601

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Corte di Cassazione n° 16424/2011 – risarcimento danni -danno esistenziale - Inammissibile quale categoria autonoma di danno -27.07.2011. - - Giudice di Pace
Corte di Cassazione n° 16424/2011 – risarcimento danni -danno esistenziale - Inammissibile quale categoria autonoma di danno -27.07.2011. -
La Corte di Cassazione, nella sentenza in oggetto, ha precisato che “Non è infatti ammissibile nel nostro ordinamento l’autonoma categoria di “danno esistenziale”, inteso quale pregiudizio alle attività non remunerative della persona atteso che, ove in essa si ricomprendano i pregiudizi scaturenti dalla lesione di interessi della persona di rango costituzionale, ovvero derivanti da fatti-reato, essi sono già risarcibili ai sensi dell’art. 2059 cod. civ., interpretato in modo conforme a Costituzione, con la conseguenza che la liquidazione di una ulteriore posta di danno comporterebbe una duplicazione risarcitoria. Ove nel “danno esistenziale” si intendesse includere pregiudizi non lesivi di diritti inviolabili della persona, tale categoria sarebbe del tutto illegittima, posto che simili pregiudizi sono irrisarcibili, in virtù del divieto di cui all’art. 2059 cod. civ. (Cass., 11 novembre 2008, n. 26972; Cass., 18 gennaio 2011, n. 1072)”.
G.... e I... convenivano in giudizio dinanzi al Tribunale di Roma Ma. Am., V.M. e la A. Assicurazioni (ora M. Assicurazioni) per sentirli condannare in solido al risarcimento dei danni subiti a seguito di un sinistro stradale.
Gli attori assumevano che G. A., mentre era alla guida del ciclomotore Piaggio Due, di proprietà della moglie L.A.I., veniva investito dall’autovettura di proprietà di M.V., nell’occasione condotta da Ma.Am., assicurata presso l’A. Assicurazioni spa.
A seguito del sinistro l’A. subiva gravi lesioni fisiche ed il ciclomotore rimaneva gravemente danneggiato.
Si costituiva in giudizio la A. Assicurazioni (ora M. Assicurazioni spa), contestando la fondatezza della domanda attrice, sia sull’an che sul quantum.
La Compagnia di Assicurazioni assumeva che la responsabilità dell’evento dannoso era da ascriversi al conducente del ciclomotore.
Con sentenza n. 20797/2002, II Tribunale di Roma accoglieva la domanda attrice e dichiarava la responsabilità esclusiva di Am.Ma. nella causazione dell’evento dannoso condannando i convenuti, in solido, al risarcimento del danno.
La M. Assicurazioni già A. Assicurazioni spa proponeva appello avverso la citata sentenza.
G..A. e I..L.A. si costituivano in giudizio resistendo alla domanda; il primo proponeva appello incidentale al fine di ottenere il risarcimento del danno esistenziale, non liquidato dal giudice di prime cure.
La Corte d’Appello dichiarava la sentenza di primo grado passata in giudicato nei confronti di Am. e V., rimasti contumaci; accoglieva l’appello principale proposto dalla M. Assicurazioni, limitatamente al capo della sentenza avente ad oggetto l’errato cumulo degli interessi e della rivalutazione monetaria; rigettava gli altri motivi posti a base dell’appello principale; accoglieva l’appello incidentale promosso da G.A. e per l’effetto condannava la M. Assicurazioni e gli appellati contumaci, in solido, al pagamento in favore dello stesso A.G. della ulteriore somma complessiva di Euro 50.000,00 a titolo di danno esistenziale, oltre interessi e spese di lite del grado.
Proponeva ricorso per cassazione la M. Assicurazioni con due motivi (R.G.N. 3338/09).
Resistevano con separati controricorsi G..A. e M. Assicurazioni s.p.a..
Con il primo motivo del ricorso principale (R.G.N. 3338/09) la M. Assicurazioni denuncia: “Violazione e falsa applicazione delle norme e dei principi in tema di risarcimento del danno, in particolare in relazione agli artt. 2043 cod.civ. e segg. e all’art. 2059 cod. civ. in relazione all’art. 360 n. 3 cod. proc. civ.; nonché difetto e contraddittorietà della motivazione su punto decisivo della controversia”.
Sostiene il ricorrente che il danno non patrimoniale non è suscettibile di suddivisione in sottocategorie, che non esiste una sottocategoria denominata “danno esistenziale” dotata di autonomia concettuale e che conseguentemente la Corte territoriale ha errato nel riconoscere al danneggiato tale voce di danno, essendogli stato integralmente liquidato il danno patrimoniale e morale.
Non è infatti ammissibile nel nostro ordinamento l’autonoma categoria di “danno esistenziale”, inteso quale pregiudizio alle attività non remunerative della persona atteso che, ove in essa si ricomprendano i pregiudizi scaturenti dalla lesione di interessi della persona di rango costituzionale, ovvero derivanti da fatti-reato, essi sono già risarcibili ai sensi dell’art. 2059 cod. civ., interpretato in modo conforme a Costituzione, con la conseguenza che la liquidazione di una ulteriore posta di danno comporterebbe una duplicazione risarcitoria. Ove nel “danno esistenziale” si intendesse includere pregiudizi non lesivi di diritti inviolabili della persona, tale categoria sarebbe del tutto illegittima, posto che simili pregiudizi sono irrisarcibili, in virtù del divieto di cui all’art. 2059 cod. civ. (Cass., 11 novembre 2008, n. 26972; Cass., 18 gennaio 2011, n. 1072).
Il controricorso con ricorso incidentale di V.A. e V. e Ma.Do. Am. è inammissibile in quanto notificato oltre i termini di legge.
In conclusione, riuniti i ricorsi, deve essere accolto il ricorso della M. Assicurazioni (R.G.N. 3338/09); deve essere dichiarato inammissibile il ricorso incidentale di V. e Am.; deve essere dichiarato inammissibile il ricorso di V. e Am. (R.G.N. 1078/2010).
La Corte riunisce i ricorsi; accoglie il ricorso della M. Assicurazioni; dichiara inammissibile il ricorso incidentale di V. e Am.; dichiara inammissibile il ricorso di V. e Am.