Source: http://www.disinformazionebancaria.it/1192/usura-nei-mutui.html
Timestamp: 2019-10-19 20:11:39+00:00
Document Index: 185394119

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 644', 'art. 1815', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 644', 'art. 1815', 'art. 1', 'art. 1283', 'art.3']

Usura nei Mutui – Disinformazione bancaria, usura, anatocismo bancario, associazione d.e.c.i.ba
a cura di Redazione · 10/09/2014
In quest’ultimo periodo si sta parlano molto di quelli che vengono indicati come “mutui usurari” e che sono stati portati alla ribalta del grande pubblico da alcune note e molto seguite trasmissioni televisive. Come spesso accade però, nelle trasmissioni televisive, prevalgono esigenze legate al tempo disponibile per la diffusione della notizia, alla necessità di rendere facilmente comprensibile il messaggio al grande pubblico ed all’obbligo di dare un taglio tale da carpire immediatamente l’attenzione dei telespettatori.
Fatta questa premessa entriamo nel dettaglio tecnico per descrivere quali sono gli elementi da considerare per eseguire una verifica precisa e puntuale della usurarietà di un mutuo, di un finanziamento o di un leasing.
Per ottenere considerazioni esaustive occorre evidentemente partire dalla normativa vigente in tema di usura.
La Legge 108/96 art. 1: “Articolo 1.
1. L’articolo 644 del codice penale è sostituito dal seguente: “art. 644 – (Usura) – Chiunque, fuori dei casi previsti dall’articolo 643, si fa dare o promettere, sotto qualsiasi forma, per sé o per altri, in corrispettivo di una prestazione di denaro o di altra utilità, interessi o altri vantaggi usurari, è punito con la reclusione da uno a sei anni e con la multa da lire sei milioni a lire trenta milioni. Alla stessa pena soggiace chi, fuori del caso di concorso nel delitto previsto dal primo comma, procura a taluno una somma di denaro od altra utilità facendo dare o promettere, a sé o ad altri, per la mediazione, un compenso usurario. La legge stabilisce il limite oltre il quale gli interessi sono sempre usurari. Sono altresì usurari gli interessi, anche se inferiori a tale limite, e gli altri vantaggi o compensi che, avuto riguardo alle concrete modalità del fatto e al tasso medio praticato per operazioni similari, risultano comunque sproporzionati rispetto alla prestazione di denaro o di altra utilità, ovvero all’opera di mediazione, quando chi li ha dati o promessi si trova in condizioni di difficoltà economica o finanziaria. Per la determinazione del tasso di interesse usurario si tiene conto delle commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e delle spese, escluse quelle per imposte e tasse, collegate alla erogazione del credito. Le pene per i fatti di cui al primo e secondo comma sono aumentate da un terzo alla metà:
se il reato è commesso da persona sottoposta con provvedimento definitivo alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale durante il periodo previsto di applicazione e fino a tre anni dal momento in cui è cessata l’esecuzione. Nel caso di condanna, o di applicazione di pena ai sensi dell’articolo 444 del codice di procedura penale, per uno dei delitti di cui al presente articolo, è sempre ordinata la confisca dei beni che costituiscono prezzo o profitto del reato ovvero di somme di denaro, beni ed utilità di cui il reo ha la disponibilità anche per interposta persona per un importo pari al valore degli interessi o degli altri vantaggi o compensi usurari, salvi i diritti della persona offesa dal reato alle restituzioni e al risarcimento dei danni”.
2. L’articolo 644-bis del codice penale è abrogato”.
Nella stessa Legge viene sanzionata l’usura e, con particolare riferimento ai mutui, la legge integra l’art. 1815 del codice civile nel seguente modo: “se sono convenuti interessi usurari la clausola è nulla e non sono dovuti interessi”.
Dalla lettura delle Leggi sopra riportate si evince chiaramente e senza possibili diverse interpretazioni:
che esiste un limite oltre il quale il tasso di interesse è sempre usurario;
che tale limite è assoluto;
che non vi è e non vi può essere deroga alcuna al superamento di detto limite;
che tutti i tassi di interesse convenuti in un contratto, senza esclusione alcuna, devono rispettare il limite imposto dalla Legge;
che il tasso di interesse da confrontare con il tasso soglia deve essere comprensivo di tutti gli oneri ed i costi ad esso collegati escluse soltanto imposte e tasse.
Sorgono però numerosi dubbi interpretativi legati alla determinazione del tasso effettivamente applicato al contratto ed alle modalità di determinazione dello stesso. Ulteriori dubbi vengono poi alimentati dalla delega conferita alla banca d’Italia. La Legge 108/96, infatti all’art. 2 prevede che: “1. Il Ministro del tesoro, sentiti la Banca d’Italia e l’Ufficio italiano dei cambi, rileva trimestralmente il tasso effettivo globale medio, comprensivo di commissioni, di remunerazioni a qualsiasi titolo e spese, escluse quelle per imposte e tasse, riferito ad anno, degli interessi praticati dalle banche e dagli intermediari finanziari iscritti negli elenchi tenuti dall’Ufficio italiano dei cambi e dalla Banca d’Italia ai sensi degli articoli 106 e 107 del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, nel corso del trimestre precedente per operazioni della stessa natura. I valori medi derivanti da tale rilevazione, corretti in ragione delle eventuali variazioni del tasso ufficiale di sconto successive al trimestre di riferimento, sono pubblicati senza ritardo nella Gazzetta Ufficiale”.
costi di istruttoria pratica;
costi di incasso delle singole rate;
costi di eventuali perizie di stima;
costi di eventuali polizze assicurative;
oneri derivanti da ritardati pagamenti quali mora, spese di incasso insoluti, ecc.
ogni altro costo comunque preteso dalla banca e collegato con l’erogazione del mutuo.
La sentenza che ha suscitato tanto scalpore, nella realtà è abbastanza chiara nella propria enunciazione per la parte riguardante il tasso di mora: “ai fini dell’applicazione dell’art. 644 del codice penale e dell’art. 1815, secondo comma, del codice civile, si intendono usurari gli interessi che superano il limite stabilito dalla legge nel momento in cui essi sono promessi o comunque convenuti, a qualunque titolo, quindi anche a titolo di interessi moratori (Corte Cost. 25 febbraio 2002 n. 29: “il riferimento, contenuto nell’art. 1, comma 1, del decreto-legge n. 394 del 2000, agli interessi a qualunque titolo convenuti rende plausibile – senza necessità di specifica motivazione – l’assunto, del resto fatto proprio anche dal giudice di legittimità, secondo cui il tasso soglia riguarderebbe anche gli interessi moratori”; Cass., n. 5324/2003)”.
Sotto il profilo più strettamente tecnico va precisato che per determinare correttamente se il tasso di mora supera o meno la soglia usura occorre innanzitutto determinare il valore del tasso di mora effettivo così come convenuto in contratto. Come precedentemente accennato, nei contratti di mutuo le banche quantificano il tasso di mora con modalità differenti.
La banca ha quindi la facoltà di applicare il tasso di mora non soltanto al capitale ma anche agli interessi e ad ogni ulteriore costo il cui pagamento viene ritardato, anche di un solo giorno, ed anche per il solo effetto di applicazione delle valute. È pur vero che la Legge concede all’intermediario la facoltà di eludere l’art. 1283 cc applicando la mora sia al capitale che agli interessi (delibera CICR 9/2/2000 art.3 secondo comma): “Quando il mancato pagamento determina la risoluzione del contratto di finanziamento, l’importo complessivamente dovuto (capitale, interessi, oneri e spese n.d.r.) può, se contrattualmente stabilito, produrre interessi a decorrere dalla data di risoluzione. Su questi interessi non è consentita la capitalizzazione periodica”. Ma il fatto che la Legge consenta, in determinati casi, l’anatocismo, non esime dal rispetto della ulteriore normativa sull’usura. A questi fini la verifica della usurarietà del rapporto va evidentemente eseguita sul solo capitale. Occorre cioè verificare l’impatto percentuale – e su base annua – che l’ammontare di interessi e oneri accessori hanno sul capitale a cui vengono applicati. In questo caso il tasso di mora inciderà sul solo capitale di ogni rata in misura maggiore nel primo periodo in cui la rata è composta da una piccola quota di capitale e da una maggiore quota di interessi e in misura sempre minore con il trascorrere del tempo, divenendo sempre minore la quota interessi relativa ad ogni rata.
Vi è chi vorrebbe sostenere la tesi che l’importo di questi interessi di mora debbano essere rapportati all’intero capitale mutato. In questo modo, evidentemente, l’incidenza del tasso di mora, seppure elevato e superiore alla soglia usura, quando applicato ad una piccola somma e poi rapportato all’intero capitale, assume valori percentuali irrilevanti. La tesi è palesemente priva di fondamento tecnico e, sembrerebbe, anche giuridico, in quanto non può certamente rilevare l’affermazione che questo tasso così abnorme va ad incidere esclusivamente sulla frazione di capitale mensile portata in ammortamento e sulla relativa quota interessi della sola rata impagata e non sull’intero capitale, rendendo in questo modo comunque minima l’incidenza di detto tasso abnorme sull’intero capitale.Tecnicamente il Tasso Annuo Effettivo Globale va determinato esattamente sulla sola quota di capitale a cui detto tasso viene applicato e non già sempre e comunque sull’intero capitale iniziale. Se la determinazione del tasso fosse fatta sempre e comunque sull’intero capitale la banca mutuante potrebbe imporre clausole contrattuali che prevedano l’applicazione di tassi di interesse elevatissimi solo su alcune rate, superando in questo modo il limite oltre il quale gli interessi sono sempre usurari in quanto il limite sarebbe superato sulla singola rata, ma non già in rapporto all’intero capitale. Questa possibilità porterebbe ad una palese elusione della Legge.
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