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Timestamp: 2018-04-19 19:20:35+00:00
Document Index: 131601390

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art.96', 'sentenza ', 'art.26']

Sentenza n. 36066/2017 del 11.04.2017 della Corte di Cassazione Sulla responsabilità e obblighi delle ditte affidatarie e subappaltanti, artt. 96, 97, 26 del D. Lgs. n. 81/2008 | ILA - Ispettori del Lavoro Associati
Sentenza n. 36066/2017 del 11.04.2017 della Corte di Cassazione Sulla responsabilità e obblighi delle ditte affidatarie e subappaltanti, artt. 96, 97, 26 del D. Lgs. n. 81/2008
Inviato da redazione il Sab, 21/10/2017 - 21:16
ritenendo di fare cosa gradita nei confronti degli associati e non, lo Staff ILA segnala la Sentenza n. 36066/2017 del 11.04.2017 della Corte di Cassazione Sulla responsabilità e obblighi delle ditte affidatarie e subappaltanti, artt. 96, 97, 26 del D. Lgs. n. 81/2008, ingerenza nelle lavorazioni, concreta interferenza tra le organizzazioni che operano nel medesimo luogo di lavoro e che può essere fonte di ulteriori rischi per la incolumità dei lavoratori delle imprese coinvolte<
Sentenza della Corte di Cassazione n. 36066/2017 del 11.04.2017<
Sentenza n. 36066/2017 del 11.04.2017 della Corte di Cassazione Sulla responsabilità e obblighi delle ditte affidatarie e subappaltanti, artt. 96, 97, 26 del D. Lgs. n. 81/2008, ingerenza nelle lavorazioni, concreta interferenza tra le organizzazioni che operano nel medesimo luogo di lavoro e che può essere fonte di ulteriori rischi per la incolumità dei lavoratori delle imprese coinvolte<
Penale Sent. Sez. 4 Num. 36066 Anno 2017 Presidente: IZZO FAUSTO Relatore: BELLINI UGO Data Udienza: 11/04/2017<
XXXXXX XXXXXXXX XXXXXXX nato il 15/xx/1946 a ESINO LARIO
avverso la sentenza del 21/11/2016 della CORTE APPELLO di MILANO
udita in PUBBLICA UDIENZA del 11/04/2017, la relazione svolta dal Consigliere UGO BELLINI
Udito il Procuratore Generale in persona del GIUSEPPINA CASELLA
1.La Corte di Appello di Milano con sentenza in data 21.11.2016, sull'appello dell'imputato, confermava la sentenza del Tribunale di Milano che aveva riconosciuto Xxxxxx xxxxxxxx xxxxxxx colpevole del reato di lesioni colpose gravi conseguite a Yyyy yyyyyy, dipendente della ditta Ywwww wwwww cui era stato subappaltato l'allestimento della realizzazione di tendostruttura presso la villa San Borromeo in Senago, mentre era intento a operare sopra detta tendo struttura in assenza di presidi di sicurezza.
2. In particolare al XXXXXX quale titolare della ditta Xxx xxxxxxxxxxxx s.r.l. affidataria delle opere e subappaltante, veniva contestata la violazione della disciplina antinfortunistica di cui agli art.96 e 97 D.Lgs.vo 81/2008< per non avere verificato le condizioni di sicurezza del lavoro affidati, né di avere previsto con la dovuta precisione le singole lavorazioni nel POS. Si assumeva invero che la responsabilità del legale rappresentante della ditta subappaltante si affiancasse a quella del datore di lavoro, ad essa direttamente collegato, in presenza di maestranze assolutamente prive di adeguata formazione e informazione e addirittura prive di qualsiasi istruzione tecnica su come procedere al montaggio e in assenza di adeguato controllo su come procedesse la lavorazione in relazione al rispetto degli strumenti di prevenzione.
3. In relazione alla posizione del XXXXXX il giudice di appello riconosceva la sua posizione di garanzia rispetto all'operaio precipitato, in primo luogo perché il personale della ditta dell'YWWWW operava di fatto sotto il controllo della XXX, le cui maestranze erano appunto transitare dall'una all'altra delle imprese, e perché la stessa XXX, tramite il preposto GXXXXXXXXX, era presente in cantiere, controllando l'andamento della lavorazione e dando istruzione agli operai; in tale modo palesava piena ingerenza nella lavorazione.
3.1 Sotto diverso profilo negava che la eventuale responsabilità del datore di lavoro dello YYYY valesse a escludere la responsabilità del titolare della autonoma veste di garanzia assunta dal XXXXXX quale soggetto che vigilava sulla corretta esecuzione dei lavori, essendo l'affidatario delle opere, sul quale incombevano autonomi obblighi di valutazione dei rischi e di verifica delle condizioni di sicurezza sul luogo di lavoro.
3.2 Escludeva infine che la condotta improvvida del lavoratore, che si era posto sulla sommità della costruzione senza presidi di sicurezza, costituisse fattore di interruzione del rapporto di causalità materiale rispetto alle inosservanze ascritte al XXXXXX, atteso che sotto un primo profilo la condotta non poteva ritenersi esorbitante ed eccezionale in quanto inserita nel circuito lavorativo, e in secondo luogo perché frutto di prassi consolidata, che non risultava vietata o comunque avversata da chi era preposto a verificare l'andamento dei lavori e il rispetto delle regole di protezione, prassi peraltro accreditata dalla totale assenza sul luogo di lavoro degli strumenti di sicurezza necessari (fune, imbragatura, punti di ancoraggio, ponteggio di protezione, aree di passaggio in quota).
4. Avverso la suddetta sentenza proponeva ricorso per cassazione la difesa dell'imputato XXXXXX deducendo un unico articolato motivo di ricorso con il quale lamentava violazione di legge, nonché carenza ed illogicità della motivazione in ordine alla omessa e carente valutazione delle risultanze dibattimentali.
1.1 I giudici di merito hanno dato adeguata contezza delle ragioni per le quali gli obblighi di garanzia e di coordinamento dei presidi di sicurezza all'interno del cantiere fossero riferibili anche alla impresa XXX di cui l'imputato ricorrente era titolare, quale appaltatore affidatario delle opere relative al montaggio della tendo struttura, e quale impresa che dirigeva, coordinava e controllava le opere svolte nel cantiere dalla ditta YWWWW, la quale operava con maestranze già utilizzate dalla azienda affidataria.
1.2 Invero ai fini della operatività degli obblighi di coordinamento e di cooperazione connessi all'esistenza di un rischio interferenziale, dettati dall'art.26 D.Lgs.vo 9.4.2008 n.81<, occorre avere riguardo non alla qualificazione civilistica attribuita al rapporto tra imprese che cooperano tra loro, quali il contratto di appalto, di opera o di somministrazione, ma all'effetto che tale rapporto origina, ovvero alla concreta interferenza tra le organizzazioni che operano nel medesimo luogo di lavoro e che può essere fonte di ulteriori rischi per la incolumità dei lavoratori delle imprese coinvolte (sez.IV, 7.6.2016, P.C. in proc. Carri e altri, Rv. 267687; 17.6.2015, Mancini, Rv. 264957).
1.3 Non pare dubbio che nel caso in specie la impresa XXX aveva di fatto mantenuto la gestione del rapporto di appalto ricevuto dalla società committente e aveva provveduto, mediante il proprio responsabile di cantiere GXXXXXXXXX, come da questo ammesso, a controllare la corretta esecuzione delle opere e a fornire istruzioni sulle modalità di esecuzione delle stesse, anche in presenza di una diversa posizione di garanzia costituita dal titolare della YWWWW datore di lavoro dell'operaio infortunato.
2. Invero con riferimento alla posizione del subappaltatore il S.C. ha affermato che in tema di prevenzione degli infortuni sul lavoro il sub committente è sollevato dai relativi obblighi solo ove i lavori siano subappaltati per intero, cosicché non possa più esservi alcuna ingerenza da parte dello stesso nei confronti del subappaltatore (sez.IV, 5.6.2008, Riva e altro, Rv. 240314; sez.IV 20.11.2009, Fumagalli e altri, Rv.246302), in pieno accordo alle argomentazione svolte dai giudici in relazione alla posizione di garanzia assolta dal soggetto che le opere di installazione della tendo struttura aveva affidato alla YWWWW, peraltro senza neppure comunicare al committente l'esistenza di un ulteriore passaggio di consegne.
2.1 La Corte di Appello ha rappresentato con adeguato apparato motivazionale gli spunti in base ai quali ha ritenuto che la ditta XXX, e per essa il suo titolare, non poteva ritenersi estranea alle lavorazioni della ditta sub appaltatrice, sia in ragione del campo di rischio cui si riferiva la lavorazione, sia in ragione della volontaria assunzione di una specifica e costante attività di controllo e di coordinamento degli interventi di montaggio della tendo struttura.
3. Del tutto infondata è poi l'articolazione che prospetta ipotesi di esclusione del rapporto di causalità tra le condotte colpose ascritte al XXXXXX e l'evento dannoso a fronte del comportamento abnorme e pericoloso dell'operaio della ditta esecutrice delle opere. E' è stato evidenziato dal S.C. che l'eventuale addebito di imprudenza al lavoratore, concorrente con la violazione della normativa antinfortunistica da parte dei soggetti tenuti a garantirne la attuazione, non esime questi ultimi dalle proprie responsabilità, poiché l'esistenza del rapporto di causalità tra la violazione e l'evento-morte o -lesioni del lavoratore che ne sia conseguito può essere esclusa unicamente nei casi in cui sia provato che il comportamento del lavoratore fu abnorme, e che proprio questa abnormità abbia dato causa all'evento. (La Suprema Corte ha precisato che è abnorme soltanto il comportamento del lavoratore che, per la sua stranezza ed imprevedibilità, si ponga al di fuori di ogni possibilità di controllo da parte dei soggetti preposti all'applicazione della misure di prevenzione contro gli infortuni sul lavoro, e che tale non è il comportamento del lavoratore che abbia compiuto un'operazione comunque rientrante, nel segmento di lavoro attribuitogli (vedi sez.IV, 28.4.2011, Millo e altri, Rv. 250710; 10.10.2013, Rovaldi, Rv.259313; 23292; 5.3.2015, Guida, Rv.263386), soprattutto quando, come nel caso in specie si trovava in cantiere un preposto della ditta affidataria che controllava l'andamento delle opere fornendo istruzioni sulla corretta esecuzione delle stesse.
4.1 Inoltre difettavano sul luogo di lavoro gli strumenti minimi (fune, imbragatura, punti di ancoraggio, ponteggio di protezione, aree di passaggio in quota) per operare nel rispetto della disciplina antinfortunistica, e tale circostanza non poteva certo sfuggire al preposto della impresa xxx il quale aveva vigilato e svolto attività di coordinamento all'interno del cantiere per l'intera giornata e si era limitato a riferire agli inquirenti che gli operai erano stati istruiti sulle metodiche di lavoro cui uniformarsi.
5. In vero i compiti del responsabile della sicurezza all'interno del luogo di lavoro non si arrestano alla acquisizione (nella specie neppure provata) dei presidi volti ad assicurare la protezione dei singoli dipendenti ma impongono allo stesso di richiedere l'osservanza della utilizzazione dei suddetti dispositivi, poiché il datore di lavoro deve non solo predisporre le idonee misure di sicurezza ed impartire le direttive da seguire a tale scopo ma anche e soprattutto controllarne costantemente il rispetto da parte dei lavoratori, di guisa che sia evitata la superficiale tentazione di trascurarle (sez.IV, 17.5.2012 n.34747, Parisi, Rv.253513) soprattutto allorquando, come nel caso in specie, il POS del datore di lavoro conteneva indicazioni del tutto generiche e non puntuali sugli strumenti di protezione e sulle modalità di svolgimento del montaggio della tendo struttura, in relazione agli interventi da compiersi in altezza dal suolo.
Roma 11.04.2017
‹ Sentenza n. 24429/2017 del 05.04.2017 della Corte di Cassazione “No alla tenuità del fatto per pluralità di violazioni in materia di sicurezza dei lavoratori con esposizione dal pericolo di caduta dall’alto”. su Sentenza n. 38196/2017 del 27.04.2017 della Corte di Cassazione “La prescrizione obbligatoria degli ispettori del lavoro o degli ispettori della Asl può essere notificata tramite raccomandata inviata presso la sede della società. ›