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Timestamp: 2019-07-21 01:02:49+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 395', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Riferimenti oggettivi - Frode processuale in corso > Delitti in Tribunale > Diritti Violati, Vite nella ragnatela della Malagiustizia
14.09.2014 Cronologia con riferimenti oggettivi su frode processuale in corso.
23 luglio 1993 - prenotammo presso la società Del Vecchio Costruzioni S.p.A. l'appartamento sito in Via Strettola 10 bis - Casalnuovo di Napoli, mentre era in costruzione sicché era dovere del costruttore consegnarcelo regolare.
16 dicembre 1994 - nonostante i ritardi della società costruttrice riuscimmo a farci consegnare l'immobile ma non a farci trasferire il possesso giuridico in quanto, non solo l'immobile - e tutto il parco - era incompleto (mancava la recinzione del giardino, è mancato del tutto il posto auto che ci avevano promesso sostituendolo con un altro realizzato illegalmente - nell'appartamento c'erano molte carenze, etc.) ma anche la documentazione per il rogito non era ancora pronta. Scoprimmo poi che stavano predisponendo istanze di condono illegali al solo scopo di truffare gli acquirenti, come poi in realtà hanno fatto, complici anche gli ex proprietari dei terreni (Enti di culto controllati dalla Curia di Napoli).
1° marzo 1995 - Dichiarando il falso, la società presentò una istanza di condono fittizia che non poteva non sapere inidonea a conseguire una definizione positiva. Anche le oblazioni sono risultate non congrue rispetto agli abusi all'epoca dichiarati.
12 luglio 1995 - la Società, prima di convenirci al rogito, depositò il regolamento di condominio (rep. 78046) presso il Notaio Nicola Capuano (con studio in Napoli); in tale regolamento venne dichiarato che il giardino (già in nostro possesso dal 16/12/1994) era parcheggio condominiale, e che i grafici si trovavano nell'istanza di condono presentata il 1° marzo 1995 (cosa che, si è accertata, non era vera).
30 ottobre 1995 - Con raccomandata, la società ci invitò al rogito notarile nonostante l'istanza di condono fosse stata istruita come sopra, quindi non avrebbe mai conseguito la concessione in sanatoria (come poi attesterà la raccomandata prot. 53150 del 6/12/1995 inviata dal tecnico istruttore alla società e restata inadempiuta).
16 novembre 1995 - presso il Notaio Capuano, venendo per la prima volta a conoscenza che c'erano state difformità che si dichiarava sanate con il condono, non essendo disponibile la documentazione che confermava la validità del condono stesso, rifiutammo di sottoscrivere il rogito finché non ci avessero materialmente dato la sicurezza di dette affermazioni - cosa mai più avvenuta.
6 dicembre 1995 - Il Comune di Casalnuovo inviò alla società una raccomandata (prot. 53150) con la quale richiedeva l'integrazione delle relazioni degli abusi, dei grafici dei luoghi interessati agli abusi, e la ripetizione del pagamento per ogni fabbricato; tale raccomandata restò segreta fino al 2003, per inadempimento del CTU del primo grado civile che non la prelevò dal fascicolo amministrativo.
1° ottobre 1997 – andati nulli tutti i tentativi di chiudere bonariamente la questione, riuscimmo a far avere inizio all'arbitrato da noi richiesto nel febbraio 1996 causa l'aver ravvisato l'incommerciabilità dell’immobile per mancato condono.
Marzo 1998 – l'arbitrato andò fuori termine, motivo per il quale, divenuto appellabile, ne chiedemmo l'annullamento.
Novembre 1998 – citiamo in giudizio (I grado) la società per gli stessi motivi precedentemente addotti.
Gennaio 1999 – la società risponde, come già in arbitrato, con domanda riconvenzionale, per vedere affermate richieste di tutele, che già i documenti allora disponibili, dimostravano essere illegittime.
15 settembre 1999 – depositammo in giudizio un attestato del Comune dal quale si evince che la società non aveva mai chiesto né era mai stata rilasciata la certificazione di abitabilità.
20 marzo 2003 – depositammo in giudizio un attestato del Comune che confermava che i pagamenti depositati dalla società “realizzati in un’unica soluzione” a titolo di oblazione per il Condono in oggetto, non potevano considerarsi congrui. Unitamente depositammo la raccomandata prot. 53150 del 6/12/1995 inviata dal tecnico istruttore alla società di costruzione (ancora oggi negletta della società e dal Comune ma non contestata negli atti in causa né dal Giudice Criscuolo) conducente la richiesta di integrazione dell’istanza con grafici, relazioni degli abusi e obbligo di eseguire nuovi pagamenti delle oblazioni, ricevuta dalla società il 7/12/1995, inadempiuta, ai sensi della quale deve ritenersi decaduta non solo l’istanza presentata in spregio alla legge 724/94 ma con uguali conseguenze sulla concessione originaria n. 133 del 21/12/1990 e sulla convenzione per lottizzazione stipulata tra i proprietari del terreno e il Comune il 19/07/1990 (n. rep. 87510)
13 Gennaio 2004 – nonostante quanto a disposizione e nonostante che il CTU aveva dichiarato l’istanza di condono non istruita né esaminata, incredibilmente, il giudice monocratico Mauro Criscuolo depositò la sentenza 309/04 accogliendo le istanze della convenuta attribuendogli in favore le norme in tema di aliud pro alio sulla base del fatto, impossibile da realizzarsi per la venditrice nello stato di fatto e di diritto nel quale si trovava l’immobile e le relative pratiche di condono, che “la società avesse chiesto al Comune di Casalnuovo di Napoli il rilascio della certificazione di abitabilità dell’immobile in oggetto”.
Dal febbraio 2004 al 7 settembre 2004 – Mentre avevamo presentato richieste di sospensione dell'mmediata esecutività della sentenza di I grado che ci vennero rifiutate, in attesa della decisione di appello, fummo esposti a richieste di rilascio dell’immobile e risarcimento danni in virtù di quanto deciso dal Giudice con la sentenza 309/04. In ultimo capitolammo per il rilascio dell’immobile, ma solo perché la nostra controparte ricorse alla forza pubblica e all’ufficiale giudiziario, imponendoci di soccombere alla prevaricazione che conoscevano ingiusta.
Marzo 2004 – citiamo in appello la controparte per vedere annullata la sentenza di primo grado
16 giugno 2004 – depositammo le prime denunce presso il Comune di Casalnuovo di Napoli e la locale tenenza dei Carabinieri in conseguenza delle quali, presso la Procura della Repubblica in Nola, si instaurò il procedimento penale n. 7225/04 alle cure del dott. Francesco Raffaele.
27 agosto 2004 – depositammo presso il Tribunale di Napoli una denuncia per truffa immobiliare, frode processuale ed estorsione cui non era estraneo personale di giustizia nella persona del CTU e del Giudice di primo grado, da cui ebbe origine il procedimento n. 45579/04 alle cure della dott.ssa Annamaria Lucchetta.
29 novembre 2004 – su delega dei PM di entrambe le Procure, i carabinieri di Casalnuovo di Napoli assegnarono al responsabile del Comune l’esecuzione di accertamenti sui luoghi degli abusi che si rivelarono positivi e furono comunicati con prot. 50944 del 14/12/2004.
Gennaio 2005 – preso atto dell’accertamento, lo depositammo nel procedimento di appello a sostegno delle nostre ragioni ma i giudici civili non ne tennero alcun conto.
Febbraio 2005 – sulla scorta della documentazione conseguita, rinnovammo la denuncia per estorsione ed altri reati presso la Tenenza dei Carabinieri di Casalnuovo di Napoli.
Luglio 2005 – si concluse il giudizio di appello in nostro danno; i giudici, non tenendo conto di un'evidente frode processuale in costanza di una documentazione chiara ed evidente delle nostre ragioni, decisero in nostro danno, non sulla contestazione da noi posta ma su altri argomenti, non facenti parte dell’appello contestato. Sentenza 2360/05.
Agosto 2005 – forti delle nostre ragioni presentammo ricorso in Cassazione.
Fine 2005 – Per contrastare il deposito da parte nostra della denuncia di abusi (prot. 50944 del 14/12/2005), l’amministratore della società, con l’aiuto del tecnico del Comune di Casalnuovo (prot. 49951 del 10/12/2004) inscenò, in seno al giudizio di secondo grado, un'integrazione dell'istanza di condono (già decaduta) per far sembrare, nel giudizio di Appello, che l’istanza fosse ancora suscettibile di istruttoria e in grado di ottenere definizione positiva. Il che era antitetico alla decisione del Giudice di primo grado,quindi i Giudici di appello, pur solo tenendo conto di questo evento, avrebbero dovuto decidere in nostro favore, ma ciò non avvenne.
Fine 2005 - Inizio 2006 - Per i procedimenti penali prima instauratisi, i PM, nonostante l’accertamento positivo di abusi mai condonati sui luoghi e la dimostrazione che il preteso rogito non era suffragato da ragioni motivate, anzi ci veniva imposto con minacce, chiesero l’archiviazione a Napoli. La PM, senza rispondere sulle domande sottostanti l'esposto denuncia/querela, prendendo in considerazione solo i fatti avvenuti in Casalnuovo, si dichiarò incompetente e, dopo aver archiviato, trasmise gli atti a Nola. A Nola, il dott. Raffaele, non ravvisando (stranamente) elementi di reato punibili da quanto gli era stato documentato, archiviò sia il procedimento a lui assegnato sia quello provenuto da Napoli.
Inizio 2006 – Preso atto che la società negli ultimi giorni del 2005 aveva rogitato l’immobile a noi sottratto con un’altra famiglia vendendolo a metà di quello che poteva essere il coso di mercato, e sapendo che l’altra famiglia era al corrente delle difformità che affliggevano gli immobili, ritenendo che il tutto stava avvenendo in nostro danno, presentammo una nuova denuncia penale ma anche questa, dal PM Lucchetta, fu ritenuta non conducente notizie di reato e archiviata.
11 gennaio 2007 – Presentammo denuncia per i comportamenti avuti dal Giudice Mauro Criscuolo e dal PM Annamaria Lucchetta che ritenevamo e riteniamo in nostro danno.
2 febbraio 2007 - Preso atto dello scandalo internazionale che aveva causato la scoperta di interi quartieri abusivi di Casalnuovo di Napoli (Casarea) nelle cui vicende risaltavano i nomi di tecnici che avevano agito anche nel nostro caso, depositammo una nuova denuncia presso la Procura di Nola che andò sempre alle cure del dott. Raffaele (proc. penale n. 860/2007) nel corpo della quale denuncia contestammo l’avvenuta integrazione con falsità materiale ed ideologica dell'istanza di condono originariamente contestata. Riuscimmo ad ottenere l’esecuzione di una consulenza tecnica di ufficio che accertò la presenza di volumi abusivi per circa 1300 MC, l’esecuzione in spregio delle recinzioni del parco e dei singoli appartamenti al fine di accorparvi aree destinate al demanio, mancato rispetto della legge 122/89 in materia di parcheggi, l’effettiva presentazione in difetto delle istanze di condono all’origine della questione legale. In conclusione il dott. Raffaele citò in giudizio i denunciati ma solo per i reati contro il Comune trascurando che avevamo denunciato che il reato fatto ai danni del Comune occorreva all’amministratore della società per attestare il falso, come in effetti avvenne, nel giudizio di Appello (udienze del 28/04/2005 e 30/05/2005). Il tutto fu lasciato inosservato dai Giudici di Appello che come detto decisero in nostro danno.
Luglio 2007 – Ci venne rifiutata una nostra richiesta di revisione del procedimento civile di primo grado (ex art. 395 codice civile).
19 giugno 2008 - Il dott. Raffaele citò in giudizio l’amministratore della società e il complice solo per avere integrato l’istanza di condono (già non più integrabile) con atti attestanti il falso, per i reati di cui agli artt. 110 e 481 cpp.
Gennaio 2009 – instauratosi il dibattimento penale presso il Tribunale di Nola, la nostra domanda di partecipare al giudizio come parte civile venne accolta proprio sulla base del fatto denunciato dei danni lamentati in Corte di Appello.
Gennaio 2009 – Si instaurò un nuovo procedimento da nuove querele e fu assegnato al dott. Carmine Renzulli a Nola - dibattimento penale n. 7841/09.
Fine 2009 – inizio 2010 – Per il procedimento instauratosi a Roma a seguito della nostra denuncia ai Giudici di Napoli e con essi al CTU di Primo grado, già iscritti, mentre non era il caso, al registro delle denunce contro ignoti (modello 45) senza che ve ne fossero i presupposti, e nonostante che avevamo confermato le nostre denunce presso la Questura di Napoli, venne chiesta l’archiviazione dal dott. Roberto Cucchiari senza fare alcuna indagine e senza eseguire l’ordinanza di ulteriori indagini decisa dal dott. Mario Frigenti (GIP presso il Tribunale di Roma – a cui fu tolto il fascicolo).
2010/2011 – Previa nostra opposizione all’archiviazione dal dott. Cucchiari, il fascicolo andò al GIP dott. Giovanni Ariolli, il quale, riconosciuto e confermato che la nostra denuncia era nominativa, motivata e circostanziata e riferita ad attività che i Magistrati avevano eseguito nel corso dei procedimenti, ne ordinò la registrazione a modello 21 e successivamente, preso atto che il dott. Cucchiari decise di non procedere, avocò a sé il procedimento, attribuendo però ai denunciati solo il reato di omissione di atti di ufficio per il quale successivamente decise di proscioglierli. Ciò nonostante, nelle sue osservazioni in parte imprecise – forse per mancata comprensione dell’intera vicenda – riconobbe che eravamo restati vittime di errori di diritto del Tribunale di Napoli nonché di un’attività meritevole di approfondimento da parte del CTU, ma dalle autorità competenti.
2 Marzo 2011 – La Suprema Corte di Cassazione, pervenuta a sentenza (n. 7632/2011) accolse totalmente e senza riserva alcuna i nostri motivi di ricorso obbligandoci a un nuovo procedimento di rinvio in Corte di Appello di Napoli per l’annullamento della sentenza n. 309/04. Cosa cui demmo immediatamente corso per cui, presso la Seconda Sezione Civile della Corte di Appello di Napoli, si instaurò il proc. civile n. 2958/2011. Ancora prima della prima udienza dovemmo denunciare il deposito di atti notarili e attestazioni formalmente, materialmente e ideologicamente attestanti il falso – depositando il tutto anche in seno al procedimento.
Giugno 2011 – La denuncia pervenuta a Perugia fu archiviata dal PM dott. Sergio Sottani non perché il dott. Cucchiari non avesse scritto il falso in atti giudiziari – il che era del tutto evidente – ma perché affermò non essere stato provata l’intenzione dolosa dello stesso nel farlo più volte.
26 luglio 2011 – Il responsabile dell’Ufficio Condoni Anti Abusivismo Edilizio del Comune di Casalnuovo di Napoli, sulla scorta di quanto depositato e di nuovi accertamenti positivi, seguiti solo ora a quello del 2004, decise (ma come vedremo con malizia) il diniego al condono in questione.
Settembre 2011 – Il dott. Carmine Renzulli, nulla rilevando di contestabile penalmente oltre quanto aveva deciso il dott. Raffaele – nonostante la documentazione in suo possesso – chiese l’archiviazione del procedimento cui facemmo immediata opposizione.
18 novembre 2011 - Pervenuto alla dott.ssa Paola Borrelli (GIP presso il Tribunale di Nola) il fascicolo del dott. Carmine Renzulli, questa decise con ordinanza di ulteriore corso all’indagine, che l’archiviazione del dott. Renzulli non poteva prendersi in considerazione in quanto quanti denunciati per il reato di estorsione non potevano vedere archiviata la loro posizione senza neanche essere iscritti al registro indagati. Per cui ne chiedeva l’iscrizione e altresì indicava, come ulteriori spunti, indagini sugli attuali dipendenti e amministratori del Comune di Casalnuovo di Napoli in quanto nulla poteva cristallizzarsi della massiccia costruzione abusiva senza l’omissione di doveri ed atti di ufficio di loro responsabilità. Nel prosieguo, ricevuta comunicazione che un altro GIP avrebbe curato il procedimento in Camera di Consiglio, comprendemmo che anche la dott. Borrelli, come già il dott. Frigenti (a Roma), in modo del tutto inusuale, era stata estromessa dal procedimento.
28 dicembre 2011 – Tramite il suo legale, il responsabile della società, pur sapendo di non averne diritto legittimo, presentò appello avverso al diniego.
Inizio 2012 – Presso la IV sezione civile del Tribunale di Napoli, si è instaurato un nuovo procedimento (n. 1825/2012) da noi adito per richiesta di risarcimento contro la Del Vecchio Costruzioni S.p.A., Patrizia Boldoni (originaria amministratrice per responsabilità oggettive e soggettive extra-societarie) e contro Santo Flagiello (CTU nel giudizio di primo grado); anche in questo procedimento, fin dall’inizio, i convenuti, hanno attestato e dichiarato il falso disconoscendo le proprie colpe al fine di conseguire nuovi vantaggi immeritati.
Inizio 2012 – Conosciuto il contenuto del diniego e dell’appello presentato dal responsabile della società, protocollammo presso il Comune di Casalnuovo, richieste di ampliamento dello stesso in quanto il Tecnico D’Alise (lo stesso che già in passato aveva fornito alla società supporti documentali per attestare il falso presso il Comune e presso la Corte di Appello di Napoli), non aveva contestato alla società l’originaria presentazione della pratica in spregio alla legge 724/2004 la mancata congruità dei pagamenti, l’esecuzione in spregio alla legge 122/89, l’effettiva volumetria abusiva realizzata, la recinsione abusiva degli immobili, la messa in commercio di aree demaniali, etc., supponiamo per favorirla nell’ottenimento presso il T.A.R. Campania, di una decisione favorevole da usare poi in danno dell’Amministrazione Pubblica del Comune di Casalnuovo di Napoli, sia in danno nostro e della Giustizia nei procedimenti civili da noi intentati.
5 Marzo 2012 – Il Comandante della Polizia locale, in conseguenza dei provvedimenti adottati, con Ordinanza di Demolizione n. 5/2012, diede inizio al procedimento di Demolizione o Acquisizione al patrimonio comunale del Parco delle Ginestre e di un altro fabbricato esterno.
Fine 2012 – Sciolta la riserva assunta, il nuovo GIP, che a Nola ebbe il procedimento tolto alla Borrelli, accolse la richiesta di archiviazione del Renzulli senza eccepire quanto di illegittimo aveva eccepito la dott.ssa Borrelli.
Fine 2012 – Anche le denunce intanto presentate a Napoli contro il tentativo di inquinare il procedimento in Corte di Appello, furono oggetto di archiviazione e il GIP Anita Polito, a scioglimento della riserva assunta in Camera di Consiglio, ne ha chiesto l’archiviazione secondo noi immotivata.
Inizio 2013 - Secondo quanto detto dal nostro legale Raffaele Leone, le nostre opposizioni in Corte di Cassazione contro l’archiviazione dei procedimenti sia in Roma che in Nola, che in Napoli, non sono stati oggetto di delibazione in quanto ritenute inammissibili.
17 marzo 2013 – Il Giudice del Tribunale di Nola (dott.ssa Ardolino), sciolta la riserva assunta per la decisione in sentenza nel dibattimento penale che vedeva come accusati l’amministratore della società e il complice per avere dichiarato il falso nell’integrare l’istanza di condono in oggetto, trascurando la richiesta di considerare colpevole anche il Tecnico del Comune Domenico D’Alise – come già aveva fatto il dott. Renzulli – depositò la sentenza n. 379/2013 con la quale dichiarando la non assolvibilità degli imputati decise di non poterli condannare per sopraggiunta prescrizione dei reati (il tutto naturalmente studiato ad arte dai legali di controparte).
Luglio 2013 – divenuta irrevocabile la sentenza di cui sopra, la depositammo nel giudizio n. 2958/2011 in Corte di Appello a dimostrazione che essendo stati riconosciuti colpevoli di integrazione con falsità dell’istanza anche il deposito del rogito in quel procedimento poteva sussumersi viziato da falsità come innanzi denunciate.
3 dicembre 2013 – Pervenuto all’udienza per assegnazione a sentenza nel giudizio in Corte di Appello, presso la quale il ns. legale Davide Attilio ci sconsigliò dal presenziare, conoscemmo in seguito che per mancanza di atti e allegati nel fascicolo, il Giudice l’aveva rinviata al 17 giugno 2015. Non ritenendo il tutto legittimo, effettuati ulteriori controlli, fotografate le prove e eseguiti anche registrazioni audio di risposte del responsabile della cancelleria, abbiamo denunciato che quel giorno, sebbene i documenti fossero a disposizione, nessuno li aveva chiesti in cancelleria e li avevano dichiarati mancanti al fine di far rinviare l’udienza. Un’ulteriore conferma che il tutto, fin dalla prima udienza, sta procedendo in un regime di illegittimità, ci è pervenuta dal riscontro che sia da allora la Rubrica interna al fascicolo non è mai stata aggiornata dagli autori dei depositi – ossia legali di parte e controparte – sicché non capiamo né possiamo capire, non avendo visti i documenti, il Giudice sulla base di quali atti starebbe valutando il procedimento.
Inizio 2014 – Cambiato civilista, con il nuovo avvocato siamo in attesa a giorni (mese corrente Settembre) di una nuova udienza in Corte di Appello affinché, valutato il pregresso, ci sia anticipata l’udienza conclusiva.
Maggio 2014 – Il procedimento civile in primo grado n. 1825/2012, è stato assegnato a sentenza e siamo in attesa che il dott. Lupi, sciolta la riserva, depositi la sentenza.
Metà 2014 - Il tutto è confluito in un nuovo procedimento penale attualmente all’esame del dott. W. Brunetti e seguito dall’avv. Raffaele Leone cui, anche di recente, abbiamo contestato che non vediamo il motivo che anche questa nuova denuncia, resti registrata a modello 44 ritenendo vi siano i prodromi di un nuovo insabbiamento, cosa per la quale abbiamo chiesto urgente intervento.
9 Settembre 2013 – Venuti a conoscenza che la regione Campania ha autorizzato la riapertura dei termini per il Condono 724/94 fino al 31 dicembre 2015, ripercorrendo quelli che sono stati gli eventi, abbiamo potuto collegare quanto è seguito la pronuncia in nostro favore della Suprema Corte di Cassazione in un unico filo conduttore al cui termine, non ancora giunto, diverremo vittime di altre frodi processuali:
26/07/2011, diniego carente di motivazioni da parte del responsabile del Comune di Casalnuovo di Napoli
28/12/2011, deposito dell’appello del legale della società presso il Comune di Casalnuovo di Napoli avverso il diniego di cui sopra [1]
Oggi (Settembre 2014) – stiamo predisponendo una nuova denuncia contro Mauro Criscuolo sulla scorta della già ottenuta documentazione delle osservazioni dei GIP e delle decisioni ai più alti gradi della Magistratura italiana - prima non disponibili – nonché delle maturate decisioni del Tribunale di Nola e del Comune di Casalnuovo di Napoli, prendendo a conforto anche la decisione della Suprema Corte di Cassazione del 12 u.s. nel Caso Manduca per il quale i PM che all’epoca di ben 12 denunce non approfondirono il caso, sono stati riconosciuti negligenti con colpa, attualmente allo Stato.
[1] Tacendo tutte le illegittimità pregresse che la società non può dire di non conoscere. Ovviamente una pronuncia favorevole del T.A.R. Campania avrebbe il duplice effetto, da una parte di far considerare ancora in itinere un’istanza invece decaduta (gioco già tentato in Corte di Appello nel 2005), dall’altra di potersi poi valere di tale decisione per supportare l’intentata frode processuale nei giudizi civili in corso.