Source: http://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_1_2_1.wp?facetNode_1=0_6&previsiousPage=mg_1_2&contentId=SAN32912
Timestamp: 2015-01-29 10:14:57+00:00
Document Index: 80898060

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 16', 'art. 600', 'art. 1', 'art.609', 'art. 416', 'art. 576', 'art.3', 'art. 11']

Torna indietro	DDL - Ratifica della Convenzione per la protezione dei minori contro lo sfruttamento sessuale, fatta a Lanzarote il 25/10/2007 - Relazione
Disegno di legge recante: "Ratifica ed esecuzione della Convenzione del Consiglio d'Europa per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l'abuso sessuale, fatta a Lanzarote il 25 ottobre 2007, e norme di adeguamento dell'ordinamento interno" Articolato Lo sfruttamento sessuale e l’abuso sessuale sono le peggiori forme di violenza contro i bambini. Secondo l’Unicef, circa due milioni di bambini ogni anno sono utilizzati nell’industria del sesso. Sulla rete Internet sono veicolate più di un milione di immagini di bambini abusati. Di questi, che si stimano essere da dieci a ventimila, solo poche centinaia sono identificati. Gli altri restano anonimi, abbandonati e probabilmente continuano a subire abusi.
Non ci sono statistiche precise sull’entità del fenomeno dell’abuso sessuale di bambini in Europa, ma si sa che c’è una notevole discrepanza tra il numero di casi di abuso riferiti alla polizia e ai servizi sociali e la realtà: i bambini spesso trovano difficoltà a riferire di essere stati abusati sessualmente, perché spesso sono violentati da familiari o da conoscenti, o subiscono minacce.
Consapevoli di tutto ciò, nel corso del Terzo Summit dei Capi di Stato e di Governo del Consiglio d’Europa, che si è tenuto a Varsavia il 16-17 maggio 2005, gli Stati membri del COE si sono impegnati ad elaborare nuove misure di contrasto allo sfruttamento e all’abuso sessuale dei minori. In quest’occasione è stato lanciato il programma triennale “L’Europa per e con i bambini”, che contiene una specifica sezione dedicata alla violenza. Nel contesto del programma è stata prevista anche l’elaborazione di nuovi strumenti convenzionali tra gli Stati Parte del COE. Per raggiungere questa finalità è stata creata, tramite delega del CD-PC (European Committee on Crime Problems), una task-force composta da esperti dei Paesi membri del Consiglio d’Europa, il “Comitato di Esperti sulla protezione dei bambini dallo sfruttamento sessuale e dagli abusi”, che ha svolto uno studio ricognitivo degli strumenti internazionali esistenti. Dallo studio sono emersi numerosi vuoti normativi da colmare e la necessità di costruire uno strumento con carattere vincolante per gli Stati Parte.
La Convenzione è stata adottata dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, è stata aperta alla firma il 25 ottobre 2007 a Lanzarote ed è stata sottoscritta, al momento, da 27 Stati, tutti membri del COE, fra i quali l’Italia, che ha apposto la propria sottoscrizione il 7 novembre 2007. Essa fa seguito ad una serie di strumenti internazionali a tutela dei minori, il principale dei quali è la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo firmata a New York il 29 novembre 1989. La Convenzione, entrata in vigore nel 1990 e ratificata dall’Italia con la legge 27 maggio 1991, n. 176, ha avuto il compito di impostare basi solide su cui costruire un sistema di promozione e protezione di diritti certi e inalienabili per i minori.
Per i crimini sessuali a danno di minori, altro importante strumento è rappresentato dal Protocollo Opzionale alla succitata Convenzione di New York, riguardante la vendita dei minori, la prostituzione infantile e la pornografia infantile firmato il 25 maggio 2000 e ratificato dall’Italia con la legge 11 marzo 2002 n. 46. Il Protocollo è il primo trattato che affronta in modo approfondito e mirato la questione dello sfruttamento sessuale dei bambini nelle sue varie forme e manifestazioni (vendita, prostituzione e pornografia). Successivamente, è intervenuta la Raccomandazione del Consiglio d’Europa 2001/16 sulla protezione dei minori dallo sfruttamento sessuale, adottata dal Comitato dei Ministri il 31 ottobre del 2001, che rappresenta il primo strumento del Consiglio d’Europa dedicato nello specifico alle tematiche dei crimini sessuali contro i minori. Il 22 dicembre 2003 il Consiglio dell’Unione Europea ha adottato la Decisione Quadro 2004/68/GAI relativa alla lotta contro lo sfruttamento sessuale dei bambini e la pornografia minorile. Tale strumento approfondisce le tematiche dello sfruttamento sessuale e affronta per la prima volta in campo internazionale la tematica della pedopornografia virtuale.
La Convenzione sulla protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale affronta sistematicamente le tematiche relative alla protezione dei minori dallo sfruttamento sessuale e dall’abuso, introducendo principi generali, prevedendo misure preventive e autorità specializzate per la protezione dei minori, nonché specifici programmi di intervento a protezione e assistenza delle vittime.
Molte previsioni sono dedicate alla modifica della normativa penale sostanziale interna e al sistema delle indagini e della procedura penale, con riferimento, in particolare, alla registrazione e raccolta dei dati e al monitoraggio del fenomeno e soprattutto alla cooperazione internazionale per combattere la dimensione transnazionale di certi reati (soprattutto quelli commessi attraverso Internet).
In particolare, il capitolo I indica gli obiettivi della Convenzione, enunciando il principio di non discriminazione e introducendo alcune definizioni.
L’articolo 1 illustra gli scopi di tale nuovo strumento:
a. prevenire e combattere lo sfruttamento sessuale e l’abuso sessuale dei minori;
b. proteggere i diritti dei minori vittime di sfruttamento sessuale e abuso sessuale;
c. promuovere la cooperazione nazionale e internazionale contro lo sfruttamento sessuale e l’abuso sessuale dei minori.
2. per assicurare l’effettiva implementazione di queste disposizioni da parte degli Stati Parti, questa Convenzione istituisce uno specifico meccanismo di monitoraggio.
L’articolo 2 introduce il principio di non discriminazione:
L’implementazione delle previsioni di questa Convenzione da parte degli Stati Parti, in particolare l’applicazione delle misure di protezione dei diritti delle vittime, sarà assicurata senza discriminazione per motivi di sesso, razza, colore, lingua, religione, opinioni politiche o di altro genere, origini nazionali o sociali, appartenenza a una minoranza nazionale, proprietà, nascita, orientamento sessuale, stato di salute, disabilità o altra condizione. La norma proibisce qualunque discriminazione nell’applicazione della Convenzione e nel godimento delle misure che verranno applicate per proteggere le vittime e tutelarne i diritti. Il principio di non discriminazione è parte integrante della Costituzione italiana e non necessita di essere ulteriormente specificato. Va rilevato che all’elenco dei possibili motivi di discriminazione sono stati aggiunti l’orientamento sessuale, lo stato di salute e la eventuale disabilità del minore, a causa del fatto che spesso i rischi di sfruttamento nei confronti degli adolescenti sono connessi alle loro prime esperienze sessuali e allo stato di salute, con riferimento all’infezione da HIV.
L’elenco, naturalmente, non è tassativo ma solo indicativo, come evidenziato dalla clausola finale, che fa riferimento ad altre condizioni possibili fonte di discriminazioni (come lo stato di immigrato o rifugiato o la condizione di ''bambino di strad'').
L’articolo 3 illustra le definizioni utilizzate:
Per gli obiettivi di questa Convenzione:
a.''bambino'' indicherà ogni persona minore di anni diciotto;
b. “sfruttamento sessuale e abuso sessuale di minore” includerà i comportamenti illustrati negli articoli dal 18 al 23 di questa Convenzione;
c. “vittima” significherà ogni bambino soggetto a sfruttamento sessuale o abuso sessuale di minore
Per quanto riguarda i soggetti destinatari della tutela assicurata dalla Convenzione, si rammenta che l’Italia ha firmato e ratificato la Convenzione ONU di New York sui Diritti dell'Infanzia, che all'art. 1 definisce “fanciullo” ogni essere umano da 0 a 18 anni (non compiuti) di età. Si è preferito tradurre il termine child/enfant con “minore”, sia perché è il termine che più frequentemente ricorre nelle fonti normative nazionali, sia perché permette di individuare sia i bambini che gli adolescenti, comprendendo tutti i soggetti che non hanno raggiunto la maggiore età.
Il Capitolo II tratta delle misure preventive che devono essere approntate dagli Stati per prevenire lo sfruttamento sessuale e l’abuso dei minori. Si tratta dello scopo principale della Convenzione.Tali misure includono quelle necessarie per essere in grado di individuare i possibili segnali che provengono dai minori vittime di abusi nonché avere accesso alle informazioni sugli abusi sessuali, i loro effetti, le loro conseguenze ed i modi migliori per combatterli.
Nel nostro Paese tali misure possono essere efficacemente messe in atto attraverso l’inserimento di impegni specifici nel Piano nazionale di prevenzione e contrasto dell'abuso e dello sfruttamento sessuale dei minori (attualmente in fase di elaborazione da parte dell’Osservatorio per il contrasto della pedofilia e della pornografia minorile) che è parte integrante del più ampio Piano di Azione per l’infanzia e l’adolescenza.
A tal fine, gli articoli 4 e 5 recitano:
Ogni Stato Parte prenderà misure legislative o di altro genere per prevenire tutte le forme di sfruttamento sessuale e abuso sessuale dei minori e per proteggere i minori.
Art. 5 Reclutamento, formazione e sensibilizzazione delle persone che lavorano a contatto con i bambini.
1. Ogni Stato Parte prenderà le misure necessarie legislative o di altro genere per accrescere la consapevolezza sulla protezione e sui diritti dei minori fra le persone che hanno regolari contatti con i minori nei settori dell’educazione, della salute, della protezione sociale, nei settori giuridici, delle Forze di Polizia e nelle aree che riguardano lo sport, la cultura e le attività del tempo libero. 2. Ogni Stato Parte prenderà le misure necessarie legislative o di altro genere per assicurare che le persone di cui sopra abbiano un’adeguata conoscenza dello sfruttamento sessuale e dell’abuso sessuale dei minori, dei metodi per riconoscerli e sulla possibilità menzionata nell’articolo 12, paragrafo 1 (la confidenzialità imposta dalla legge interna a determinate figure professionali che lavorano con i minori non deve costituire un ostacolo alla possibilità, per questi professionisti, di riportare ai servizi responsabili della protezione dei minori qualunque situazione in cui ci siano ragionevoli motivi per credere che un minore sia vittima di abuso o sfruttamento sessuale).
3. Ogni Stato Parte prenderà le misure necessarie legislative o di altro genere, in conformità con la legge interna, per assicurare che ci siano determinate condizioni per accedere alle professioni il cui esercizio implica regolari contatti con minori per le quali l’accesso sia negato a tutti coloro che sono stati condannati per sfruttamento sessuale o abuso sessuale dei minori.
Si rileva che, per quanto concerne il punto 3, gli articoli 600 septies, secondo comma e 609 nonies, primo comma 1, numero 2 del codice penale garantiscono l’interdizione perpetua da qualunque incarico nelle scuole di ogni ordine e grado nonché da ogni ufficio o servizio in istituzioni o in altre strutture pubbliche o private frequentate prevalentemente da minori.
L’articolo 6 disciplina l’educazione e formazione dei minori, prevedendo che siano informati sui rischi di sfruttamento ed abuso sessuale e sulle possibilità di tutelarsi:
Ogni Stato Parte dovrà prendere le misure necessarie legislative o di altro genere, affinché i minori, durante l’educazione primaria e secondaria, ricevano informazioni sui rischi dello sfruttamento sessuale e dell’abuso sessuale così come sui modi per proteggersi, adattate alle loro capacità evolutiva. Queste informazioni, fornite, quando opportuno, in collaborazione con i genitori, dovrebbero essere comunicate all’interno di un contesto generale di informazione sulla sessualità e dovrebbe essere posta particolare attenzione alle situazioni di rischio, specialmente quelle in cui c’è l’utilizzo delle nuove tecnologie di comunicazione e informazione. Gli impegni relativi a tale articolo potranno essere presi in sede di Piano nazionale di prevenzione e contrasto dell'abuso e dello sfruttamento sessuale dei minori.
L’articolo 7 tratta delle misure preventive volte a prevenire il rischio di commissione di atti di abuso da parte di soggetti che ne sentano l’esigenza:
Art. 7 Programmi o misure di interventi preventivi
Ogni Stato Parte assicurerà che le persone che temono di poter commettere qualcuno dei reati previsti dalla Convenzione possano avere accesso, dove ciò sia necessario, a programmi di intervento o misure designate a valutare e prevenire il rischio che il reato venga commesso. In sede di adozione della Convenzione si è inteso dare l’opportunità (non è un obbligo) a chi possa temere di porre in essere condotte che rappresentano abuso nei confronti di minore, o a chi ha posto in essere condotte simili senza essere stato individuato o punito dall’Autorità, di beneficiare di interventi o trattamenti idonei. La Convenzione non impone modelli agli Stati, lasciando piena libertà nell’individuazione di tali misure, purché sia assicurato che esse si rendano disponibili a chi desideri beneficiarne.
L’articolo 8 introduce la disciplina di misure rivolte al pubblico:
Art. 8 Misure rivolte a un ampio pubblico
1. Ogni Stato Parte promuoverà o condurrà campagne di sensibilizzazione indirizzate al grande pubblico, fornendo informazioni sul fenomeno dello sfruttamento sessuale e sull’abuso sessuale dei minori e sulle misure di prevenzione che possono essere prese.
2. Ogni Stato Parte dovrà prendere le misure necessarie legislative o di altro genere, per prevenire o proibire la diffusione di materiale che pubblicizzi i reati di cui la Convenzione si occupa.
Si segnala che, per quanto riguarda il comma 1, l’articolo 2, comma 462 della legge Finanziaria 2008 ha introdotto fra le attività che verranno finanziate attraverso il Fondo per le politiche della famiglia la promozione di iniziative di carattere informativo ed educativo volte alla prevenzione di ogni forma di abuso sessuale nei confronti di minori, promosse dall’Osservatorio per il contrasto della pedofilia e della pornografia minorile. Per quanto riguarda il comma 2, il nostro ordinamento prevede la norma di cui all’articolo 414, ultimo comma, del codice penale, che punisce chi “fa l’apologia di uno o più delitti”, tra questi potendosi ricomprendere i reati oggetto della Convenzione.
L’articolo 9 è teso a promuovere la partecipazione dei minori nei procedimenti di individuazione delle politiche e delle iniziative a loro rivolte nonché degli altri settori privati coinvolti nelle materie oggetto della convenzione (banche, turismo, finanze, mass-media):
Art. 9 Partecipazione dei bambini, il settore privato, i media e la società civile
1. Ogni Stato Parte dovrà incoraggiare la partecipazione dei minori, in accordo con le loro capacità evolutive, nello sviluppo e nell’implementazione di politiche, programmi o altre iniziative concernenti la lotta allo sfruttamento sessuale e all’abuso sessuale dei minori. 2. Ogni Stato Parte dovrà incoraggiare il settore privato, in particolare il settore tecnologico del turismo, bancario e finanziario, così come la società civile a partecipare all’elaborazione e implementazione di politiche di prevenzione dello sfruttamento e dell’abuso sessuale dei minori e di implementare norme interne di autoregolamento o co-regolamento.
3. Ogni Stato Parte dovrà incoraggiare i media a fornire appropriate informazioni concernenti tutti gli aspetti dello sfruttamento sessuale e dell’abuso, con il dovuto rispetto all’indipendenza dei media e alla libertà di stampa.
4. Ogni Stato Parte dovrà incoraggiare il finanziamento, anche attraverso la creazione di fondi, dei progetti e programmi realizzati dalla società civile allo scopo di prevenire e proteggere i minori dallo sfruttamento e dall’abuso sessuale.
La partecipazione dei minori nello sviluppo di politiche o iniziative che li riguardano è già all’attenzione delle istituzioni italiane, in particolare attraverso le attività dell’Osservatorio per l’infanzia e l’adolescenza, ed è oggetto di specifiche attenzioni nei programmi scolastici e di istruzione. Sul comma 2 giova ricordare che il settore bancario e finanziario è attualmente coinvolto nel processo di implementazione della normativa relativa al funzionamento del Centro nazionale per il contrasto della pedopornografia sulla rete INTERNET che avrà fra i suoi compiti anche quello di trasmettere eventuali informazioni relative ai titolari delle carte di pagamento che abbiano fatto uso delle stesse per l'acquisto di materiale concernente l'utilizzo sessuale dei minori sulla rete Internet o su altre reti di comunicazione, alla banca, all'istituto di moneta elettronica, a Poste italiane Spa e all'intermediario finanziario emittente la carta medesima, i quali possono chiedere informazioni ai titolari e revocare l'autorizzazione all'utilizzo della carta al rispettivo titolare. Per quanto riguarda il settore tecnologico, è opportuno ricordare che l’articolo 14-quater della legge 3 agosto 1998, n. 269, come modificata dalla legge 6 febbraio 2006, n. 38, stabilisce che i fornitori di connettività alla rete Internet, al fine di impedire l'accesso ai siti segnalati dal Centro nazionale per il contrasto della pedopornografia sulla rete Internet, sono obbligati ad utilizzare gli strumenti di filtraggio e le relative soluzioni tecnologiche conformi ai requisiti individuati con decreto del Ministro delle comunicazioni, ora Ministro per lo Sviluppo Economico, di concerto con il Ministro per l'innovazione e le tecnologie, ora Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione e sentite le associazioni maggiormente rappresentative dei fornitori di connettività della rete Internet. Con il medesimo decreto viene altresì indicato il termine entro il quale i fornitori di connettività alla rete Internet devono dotarsi degli strumenti di filtraggio. Tale decreto è stato firmato dal Ministro delle comunicazioni l’8 gennaio 2007, di concerto col Ministero per le riforme e le innovazioni nella Pubblica Amministrazione. Per quanto riguarda il settore del turismo, la legge italiana prevede una specifica fattispecie di reato di “iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile”, all’articolo 600 quinquies del codice penale; inoltre la citata legge 38/06 ha stabilito all’articolo 17 che gli operatori turistici che organizzano viaggi collettivi o individuali in Paesi esteri hanno l'obbligo di inserire in maniera evidente nei materiali propagandistici, nei programmi, nei documenti di viaggio consegnati agli utenti, nonché nei propri cataloghi generali o relativi a singole destinazioni, un’avvertenza relativa al fatto che la legge italiana punisce con la reclusione i reati concernenti la prostituzione e la pornografia minorile, anche se commessi all'estero. Infine si ricorda che nel 2000 è stato adottato il codice di condotta dell'industria turistica italiana, elaborato da ECPAT-Italia insieme alle associazioni ed ai sindacati di categoria, che sancisce per i soggetti che vi aderiscono l’impegno per la promozione di un turismo responsabile e rispettoso dei diritti dei bambini, con particolare riferimento alla protezione dei minori dal turismo sessuale. In ordine al comma 4, va sottolineato che l’articolo 17, comma 2 della citata legge n. 269/98 ha istituito un apposito fondo da iscrivere nello stato di previsione della Presidenza del Consiglio dei ministri e destinato, nella misura di due terzi, a finanziare specifici programmi di prevenzione, assistenza e recupero psicoterapeutico dei minori degli anni diciotto vittime dei delitti di cui agli articoli 600-bis (prostituzione minorile), 600-ter (pornografia minorile), 600-quater (detenzione di materiale pornografico) e 600-quinquies (iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile) del codice penale. La legge prevede che il fondo venga alimentato dalle multe irrogate, le somme di denaro confiscate e quelle derivanti dalla vendita dei beni confiscati ai sensi della legge stessa La parte residua del fondo è destinata, nei limiti delle risorse effettivamente disponibili, al recupero di coloro che, riconosciuti responsabili dei delitti previsti dagli articoli 600-bis, secondo comma, 600-ter, terzo comma, e 600-quater del codice penale, facciano apposita richiesta.
Il Capo III prevede autorità specializzate e organismi di coordinamento, nella consapevolezza che solo un approccio coordinato – a livello locale, nazionale e internazionale – tra le varie agenzie responsabili della prevenzione e della lotta contro l’abuso sessuale dei minori potrà costituire un serio ostacolo allo sviluppo di tali attività, dal momento che nessun soggetto, da solo, potrebbe essere in grado di risolvere un problema di tale complessità.
L’articolo 10 tratta delle misure nazionali finalizzate al coordinamento e alla collaborazione tra agenzie nazionali e locali:
Art. 10 Misure nazionali di coordinamento e collaborazione
1. Ogni Stato Parte dovrà prendere le necessarie misure per assicurare il coordinamento a livello nazionale o locale tra le diverse agenzie responsabili della protezione dei minori dallo sfruttamento e dall’abuso sessuale e della prevenzione di tali crimini, in particolare nel settore dell’educazione, della salute, dei servizi sociali, della giustizia e di Polizia. 2. Ogni Stato Parte dovrà prendere le misure necessarie legislative o di altro genere per costituire o designare:
a. Istituzioni indipendenti nazionali o locali per la promozione e la protezione dei diritti dei minori, assicurando che esse siano fornite di specifiche risorse e responsabilità;
b. Meccanismi per la raccolta di dati o “focal point” a livello nazionale o locale e in collaborazione con la società civile, allo scopo di osservare e valutare il fenomeno dell’abuso e sfruttamento sessuale dei minori, con il dovuto rispetto per la necessità di proteggere i dati personali.
Per quanto concerne il comma 1, si ricorda che già dal 2002 è operante in Italia il CICLOPE – Comitato Interministeriale di Coordinamento per la Lotta alla Pedofilia, che rappresenta un tavolo politico intorno al quale si riuniscono tutte le Amministrazioni statali coinvolte nella lotta ai crimini sessuali a danno dei minori. Riguardo al comma 2, lett. a), va ricordata l’esistenza, a livello regionale, di difensori pubblici, garanti o tutori (variamente denominati) per l'infanzia. Tali istituzioni dovranno essere diffuse su tutto il territorio e dotarsi di strutture e funzioni omogenee. Per quanto concerne il punto b), è già operante in Italia un organismo ad hoc per la raccolta di dati a livello nazionale, relativi allo sfruttamento e all’abuso sessuale: l’Osservatorio per il contrasto della pedofilia e della pornografia minorile, istituito dalla legge 6 febbraio 2006, n. 38, che ha il compito di acquisire e monitorare i dati e le informazioni relativi alle attività, svolte da tutte le pubbliche amministrazioni, per la prevenzione e la repressione della pedofilia. A tale fine la legge ha autorizzato l'istituzione presso l'Osservatorio di una banca dati per raccogliere, con l'apporto dei dati forniti dalle amministrazioni, tutte le informazioni utili per il monitoraggio del fenomeno. Tale banca dati risponde pienamente alle disposizioni della convenzione, anche perché non conterrà dati sensibili sulle vittime e sui rei.
Nel Capo IV sono previste specifiche misure di protezione e di assistenza alle vittime: mentre infatti lo scopo ultimo della Convenzione è prevenire le condotte di abuso e sfruttamento sessuale dei minori, è altresì essenziale che i minori che sono o sono stati vittime di tali offese ricevano la migliore protezione e assistenza possibili.
L’articolo 11 recita come segue:
1. Ogni Stato Parte dovrà assicurare effettivi programmi sociali e costituire strutture multidisciplinari per provvedere al necessario supporto per le vittime, i loro parenti prossimi e ogni persona responsabile per loro.
2. Ogni Stato Parte dovrà prendere le misure necessarie legislative o di altro genere per assicurare che quando l’età della vittima sia incerta e ci siano ragioni per credere che la vittima sia un minore, le misure di protezione e assistenza previste per i bambini siano accordate in attesa di verificare la sua età. L’articolo 11 della legge 15 febbraio 1996, n. 66 stabilisce al comma 4 che al minorenne vittima è sempre assicurata l'assistenza dei servizi minorili dell'amministrazione della giustizia e dei servizi istituiti dagli enti locali. Non sono invece previste particolari misure di tutela per i parenti dei minori vittime e per le persone responsabili per loro.
L’articolo 12 della Convenzione recita come segue:
Art. 12 Riferimento di un sospetto di sfruttamento o abuso sessuale
1. Ogni Stato Parte dovrà prendere le misure necessarie legislative o di altro genere per assicurare che le norme sulla confidenzialità imposta dalla legge interna a determinati professionisti che lavorano a contatto con i minori non costituisca un ostacolo alla possibilità, per questi professionisti, di riportare ai servizi responsabili per la protezione dei minori ogni situazione in cui vi siano ragionevoli basi per ritenere che un minore sia vittima di sfruttamento o abuso sessuale. 2. Ogni Stato Parte dovrà prendere le misure necessarie legislative o di altro genere per incoraggiare ogni persona che sappia o sospetti in buona fede che sia accaduto un episodio di sfruttamento o abuso sessuale a riportare i fatti alle autorità competenti.
Rispetto al comma 1 si osserva che la normativa italiana appare allineata attraverso l’applicazione dell’articolo 331del codice di procedura penale, secondo il quale i pubblici ufficiali e gli incaricati di un pubblico servizio che, nell’esercizio o a causa delle loro funzioni o del loro servizio, hanno notizia di reato perseguibile di ufficio, devono farne denuncia per iscritto, anche quando non sia individuata la persona alla quale il reato è attribuito. Gli Stati possono utilizzare anche strumenti non legislativi per incoraggiare i cittadini a riportare i sospetti di abuso sessuale, quali campagne di sensibilizzazione sull’importanza di collaborare con le forze dell’ordine per far emergere la parte sommersa di tali crimini.
L’articolo 13 della Convenzione recita come segue:
Art. 13 Linee telefoniche di aiuto
Ogni Stato Parte prenderà le misure necessarie legislative o di altro genere per incoraggiare e supportare la creazione di servizi di informazione, come linee telefoniche o siti internet, per fornire consigli ai chiamanti, con il dovuto rispetto al rispetto dell’anonimato.
A tale disposizione il Governo italiano risponde efficacemente con il servizio Emergenza Infanzia 114, promosso dal Ministero delle comunicazioni ( ora Ministero dello Sviluppo Economico) in collaborazione con il Ministero della solidarietà sociale (ora Ministero del Lavoro, Salute e delle Politiche Sociali), il Dipartimento per le politiche della famiglia e il Dipartimento per i diritti e le pari opportunità.
L’articolo 14 dispone che siano adottate misure di assistenza alle vittime:
1. Ogni Stato Parte prenderà le misure necessarie legislative o di altro genere per assistere le vittime, sul breve e lungo termine, nel processo di guarigione fisica e psico-sociale. Le misure che saranno prese dovranno tenere conto del punto di vista dei minori, dei loro bisogni e interessi. 2. Ogni Stato Parte prenderà le misure in accordo con la propria legge interna, per cooperare con le organizzazioni non governative, con altre organizzazioni rilevanti o altri elementi della società civile coinvolti nell’assistenza alle vittime. 3. Quando i genitori o persone che hanno la responsabilità dei minori sono coinvolti nell’abuso o sfruttamento sessuale di tali minori, le procedure di intervento di cui all’articolo 11, paragrafo 1, includeranno:
- La possibilità di allontanare il presunto reo;
- La possibilità di allontanare la vittima dal suo contesto familiare. Le condizioni e la durata di tale allontanamento dovrebbero essere determinate in considerazione del miglior interesse del minore.
4. Ogni Stato Parte dovrà prendere le misure necessarie legislative o di altro genere per assicurare che le persone che sono vicine alle vittime possono beneficiare, quando ciò sia opportuno, di assistenza terapeutica, soprattutto come cure psicologiche.
La citata legge 66/96 assicura ai minori vittime l'assistenza dei servizi minorili dell'amministrazione della giustizia e dei servizi istituiti dagli enti locali.
L’impegno a cooperare con le organizzazioni non governative o altri elementi della società civile potrà essere efficacemente collocato fra i punti del Piano nazionale di prevenzione e contrasto dell'abuso e dello sfruttamento sessuale dei minori. Per ciò che concerne il comma 3, occorre sottolineare che la normativa italiana prevede sia la possibilità di allontanamento del presunto reo dalla casa familiare e l’obbligo di non avvicinarsi a luoghi determinati abitualmente frequentati dalla persona offesa (ai sensi dell’articolo 282 bis del codice di procedura penale), sia la possibilità di allontanare dall’ambiente familiare il minore maltrattato o abusato dal genitore o dal convivente (ai sensi degli articoli 330 e 333 del codice civile).
Nel Capo V sono indicati i programmi o misure di intervento. Gli Stati parti della Convenzione hanno ritenuto necessario sottolineare l’aspetto delle misure da prendere per prevenire il ripetersi di reati contro i minori, concentrando l’attenzione sui c.d. sex offenders e prevedendo un approccio che privilegi gli aspetti sanitari e psico-sociali. I trattamenti previsti non hanno comunque carattere obbligatorio, nel senso che essi non fanno parte del sistema penale e non costituiscono sanzioni alternative alla pena, ma possono fare parte del sistema sanitario e di assistenza sociale dello Stato.
L’articolo 15 introduce i principi generali:
1. Ogni Stato Parte dovrà promuovere, in accordo con la sua legge interna, effettivi programmi di intervento o misure per le persone sotto processo o condannate per i reati descritti nella Convenzione, con l’obiettivo di prevenire e minimizzare il rischio di recidive dei crimini sessuali a danno di minori. Tali programmi o misure dovrebbero essere accessibili in ogni momento durante il processo, in accordo con la legge interna.
2. Ogni Stato Parte dovrà assicurare o promuovere, in accordo con la sua legge interna, lo sviluppo di partnership o altre forme di cooperazione tra le autorità competenti, in particolare tra servizi di assistenza sanitaria, servizi sociali e autorità giuridiche e altri organismi responsabili di seguire le persone sotto processo o condannate per i reati descritti nella Convenzione.
3. Ogni Stato Parte dovrà provvedere, in accordo con la sua legge interna, per una valutazione della pericolosità e del possibile rischio di ripetizione di uno dei reati descritti nella Convenzione, allo scopo di identificare appropriati programmi o misure.
4. Ogni Stato Parte dovrà provvedere, in accordo con la sua legge interna, per una valutazione dell’efficacia dei programmi e delle misure implementate. Gli interventi psicologici possono riferirsi a diversi metodi terapeutici (terapia cognitiva del comportamento, terapie che applicano un approccio psico-dinamico). Interventi sociali riguardano misure poste in essere per regolare e definire il comportamento sociale del reo (come la proibizione di frequentare posti o persone) o strutture che favoriscono il reinserimento.
Principio fondamentale è che le persone che si sottopongono a programmi o misure devono dare il proprio consenso e nessun intervento può essere loro imposto; tali interventi devono essere disponibili al più presto, perché siano efficaci; deve essere prevista un’attività di valutazione della pericolosità delle persone e del rischio che esse possano tornare a delinquere; è necessario un coordinamento tra i vari servizi responsabili (servizi sociali e sanitari, autorità penitenziaria, autorità giudiziaria).
L’articolo 16 recita come segue:
Art. 16 Destinatari dei programmi e delle misure di intervento
1. Ogni Stato Parte dovrà assicurare, in accordo con la sua legge interna, che le persone sotto processo per i reati descritti nella Convenzione abbiano accesso ai programmi e alle misure di cui all’articolo 15 paragrafo 1, a condizione che tali misure non danneggino o non vadano contro i diritti alla difesa e alla necessità di un processo giusto e imparziale, e in particolare con il dovuto rispetto alle regole che governano il principio della presunzione di innocenza. 2. Ogni Stato Parte dovrà assicurare, in accordo con la sua legge interna, che le persone condannate per i reati descritti nella Convenzione abbiano accesso ai programmi e alle misure di cui all’articolo 15 paragrafo 1.
3. Ogni Stato Parte dovrà assicurare, in accordo con la sua legge interna, che i programmi di intervento o le misure sviluppate o adottate si accordino con i bisogni evolutivi dei minori rei di crimini sessuali, inclusi coloro che sono al di sotto dell’età per essere incriminati, allo scopo di affrontare i loro problemi comportamentali nella sfera sessuale.
Identifica le persone a cui devono essere offerti i programmi di trattamento e reinserimento: quelle indagate per reati stabiliti dalla Convenzione, quelle condannate per tali reati, i minori che siano essi stessi autori di reati sessuali.
L’articolo 17 recita come segue:
1. Gli Stati Parti assicureranno, in accordo con la propria legge interna, che i destinatari dei programmi di cui all’art. 16 siano pienamente informati dei motivi per cui tali programmi vengono proposti e acconsentano al programma o alla misura con piena consapevolezza dei fatti.
2. Ogni Stato Parte dovrà assicurare, in accordo con la sua legge interna, che le persone sotto processo o condannate per i reati descritti nella Convenzione a cui i programmi di intervento o le misure vengono proposte possano rifiutarle e, in caso di persone condannate, vengano informate sulle possibili conseguenze che un loro rifiuto comporterebbe.
La disposizione sottolinea la necessità di ottenere il pieno consenso delle persone a cui si rivolgono i programmi e le misure, in quanto da ciò dipende in larga parte il successo di queste.
Nell’ordinamento italiano non esistano speciali previsioni a riguardo, ma sono diffuse progettualità locali.
Allo scopo di realizzare il necessario adeguamento normativo sul punto, all’articolo 7 si è inserita la previsione per cui ai fini della concessione dei benefici penitenziari ai detenuti condannati per reati sessuali contro i minori, si tiene conto della loro partecipazione a programmi di riabilitazione specifica. I minori autori di reati hanno già, nel nostro ordinamento, un appropriato sistema di regole processuali, con riti e sanzioni alternative appropriati.
Il Capo VI si occupa delle modifiche alla legge penale sostanziale. Si tratta di un intervento di armonizzazione delle legislazioni nazionali che consente di evitare che alcuni Stati possano essere scelti come luogo per commettere delitti di natura sessuale perché la loro legislazione è più “morbida”. Inoltre, l’armonizzazione rende possibile lo scambio di dati ed esperienze e di ottenere un quadro d’insieme sullo stato del crimine e delle risposte penali.
Ciò, naturalmente, facilita anche la cooperazione internazionale (soprattutto ai fini dell’estradizione e dell’assistenza giudiziaria penale).
L’articolo 18 definisce la figura principale di reato, l’abuso sessuale:
Art. 18 Abuso sessuale
1. Ogni Stato Parte dovrà prendere le misure necessarie legislative o di altro genere per assicurare che siano perseguite le seguenti condotte:
a. Compiere attività sessuali con un minore che, secondo la legge interna, non abbia raggiunto l’età legale per attività sessuali;
b. Compiere attività sessuali con un minore se:
- venga fatto uso di forza, costrizione o minaccia;
- venga fatto abuso di una riconosciuta posizione di fiducia, autorità o influenza sul minore, inclusi i casi in cui ciò avvenga in famiglia
- venga fatto abuso di una situazione di particolare vulnerabilità del minore, soprattutto a causa di disabilità fisica o mentale o situazione di dipendenza.
2. Per gli obiettivi del paragrafo 1 sopra citato, ciascuno Stato Parte deciderà l’età al di sotto della quale sia proibita l’attività sessuale con un minore. La norma distingue due tipi di abuso sessuale di un minore: il compimento di atti sessuali con un bambino che – secondo quanto definito dalla legge interna – non ha raggiunto l’età del c.d. consenso sessuale; il compimento di atti sessuali con un minore con l’uso di violenza, costrizione o minaccia, o con l’abuso di fiducia, autorità o influenza nei confronti nel minore, o di altre situazioni di vulnerabilità della vittima. La formulazione della norma consente, da una parte, di punire condotte che pregiudicano l’integrità sessuale dei minori senza richiedere la prova rigida di reati di violenza o di resistenza fisica della vittima nei confronti dell’aggressore, punendo dunque ogni forma di atto non consensuale; dall’altra, di proteggere i minori che si trovano in particolari relazioni con adulti (autorità naturale, morale, religiosa) che hanno il potere di controllarli, punirli, condizionarli moralmente, economicamente o persino fisicamente. Sono comprese le violenze in famiglia o, ad esempio, le attività di chi ha cura dei minori per volontariato.
Va ricordato che il codice penale italiano, all’articolo 609 quater (“Atti sessuali con minorenne”), distingue i casi in cui la vittima ha meno di quattordici anni, tra quattordici e sedici, più di sedici anni. Al riguardo, ferme restando le scelte più garantiste già operate dal nostro ordinamento, appare necessario modificare la disposizione (per adeguarla alla Convenzione) punendo i soggetti che ricoprono posizioni di autorità o influenza sul minore anche quando compiano atti sessuali con ultrasedicenni, se abusino di tale loro posizione (cfr. articolo 1, lettera i).
L’articolo 19 si occupa invece delle diverse condotte secondo cui può atteggiarsi la prostituzione minorile:
Art. 19 Reati relativi alla prostituzione minorile
1. Ogni Stato Parte dovrà prendere le misure necessarie legislative o di altro genere per assicurare che le seguenti condotte siano perseguite:
a. Reclutare un minore o causare la partecipazione del minore nella prostituzione;
b. Obbligare un minore alla prostituzione o trarne profitto o altrimenti sfruttare un minore per tali propositi;
c. Ricorrere alla prostituzione minorile
2. Per gli scopi del presente articolo, il termine “prostituzione minorile” dovrebbe indicare il fatto di usare un minore per attività sessuali dove i soldi o altre forme di remunerazione o corrispettivo siano dati o promessi come pagamento, a prescindere dal fatto che tale pagamento, promessa o corrispettivo sia fatto al minore o a una terza persona. La disposizione definisce reati le condotte di reclutamento alla prostituzione minorile, di costringimento del minore a svolgere tale attività, e anche del semplice far ricorso, cioè fare uso dei servizi di natura sessuale di un minore che si prostituisce.
La domanda di prostituzione minorile è aumentata notevolmente ed è spesso collegata con il crimine organizzato, spesso essendo connessa al traffico di persone umane. Il commercio del sesso che coinvolge minori dipende molto dalla domanda di tali attività, dunque dal comportamento di chi le incoraggia, ne trae profitto e ne fa uso. Ecco perché viene punito sia chi recluta minori per la prostituzione sia chi ne utilizza semplicemente l’attività. Il codice penale italiano all’art. 600 bis è sostanzialmente allineato alle disposizioni della Convenzione. Si propone tuttavia un intervento di modifica (art. 1 lettera d) finalizzato a prevedere espressamente la condotta di “reclutamento”, ad includere tutte le condotte contemplate dalla convenzione e a specificare che rientrano in tale reato le attività sessuali fornite in cambio anche solo della promessa di remunerazione o corrispettivo.
L’articolo 20 si occupa della pornografia minorile:
Art. 20 Reati relativi alla pornografia minorile
1. Ogni Stato Parte dovrà prendere le misure necessarie legislative o di altro genere per assicurare che le seguenti condotte, compiute senza diritto, siano perseguite:
a. Produrre materiale pedopornografico
b. Offrire o rendere disponibile materiale pedopornografico
c. Distribuire o trasmettere materiale pedopornografico
d. Procurare materiale pedopornografico per se stessi o per un’altra persona
e. Possedere materiale pedopornografico
f. Ottenere consapevolmente l’accesso a materiale pedopornografico attraverso tecnologie di comunicazione
2. Per gli scopi del presente articolo, il termine “pornografia minorile” comprende ogni tipo di materiale che visibilmente raffigura un bambino coinvolto in una condotta sessualmente esplicita reale o simulata o qualunque raffigurazione di organi sessuali di un minore per scopi principalmente sessuali. 3. Ogni Stato Parte può riservarsi il diritto di non applicare, in tutto o in parte, il paragrafo 1 a e 1 e la produzione e il possesso di materiale pornografico:
- consistente esclusivamente in rappresentazioni simulate o immagini realistiche di minori non esistenti;
- in cui siano raffigurati minori che abbiano raggiunto l’età del consenso ù, quando le immagini sono prodotte e possedute da loro con il loro consenso ed esclusivamente per loro uso privato.
4. Ogni Stato Parte può riservarsi il diritto di non applicare, in tutto o in parte, il paragrafo 1 f.
Questa disposizione è ispirata alla Convenzione del Consiglio d’Europa sulla criminalità informatica (c.d. Cybercrime, appena ratificata in Italia), che tende a rafforzare le misure di protezione dei bambini nel campo delle comunicazioni e dei sistemi informatici. Questi non sono gli unici sistemi attraverso cui si realizza la pornografia minorile, ma per la vastità del campo d’azione e la facilità d’uso sono uno dei più importanti strumenti. Essi e le attività on-line svolgono un ruolo cardine nel sostegno, incoraggiamento e facilitazione delle offese sessuali contro i minori.
L’unico punto su cui la normativa italiana non appare allineata è quello relativo alla lettera f. (Ottenere consapevolmente l’accesso a materiale pedopornografico attraverso tecnologie di comunicazione), dal momento che il nostro ordinamento punisce solo la effettiva detenzione di tale materiale, e non il mero accesso. Su tale punto gli Stati possono esprimere riserva: per il nostro Stato, l’esigenza di apporre la riserva discende dai dubbi di costituzionalità di una norma che sanzioni una condotta che potrebbe anche essere del tutto casuale, oltre che dalle difficoltà probatorie di una fattispecie penale che non preveda in qualche modo il download del materiale visionato).
L’articolo 21 recita come segue: Art. 21 Reati concernenti la partecipazione di un minore a spettacoli pornografici
a. Reclutare un minore per la partecipazione a spettacoli pornografici o determinare la partecipazione di un minore a tali spettacoli;
b. Costringere un minore a partecipare a spettacoli pornografici o trarre profitto o altrimenti sfruttare un minore per tali scopi
c. Partecipare consapevolmente a spettacoli pornografici che includano la partecipazione di un minore
2. Ogni Stato Parte può riservarsi il diritto di limitare l’applicazione del paragrafo 1c ai casi in cui i minori siano stati reclutati o costretti come da fattispecie dei punti a. e b.
Il codice penale italiano necessita di misure di adeguamento, in quanto nell’articolo 600 ter comma 1 – che prevede il reato di “induzione di minori di anni diciotto a partecipare ad esibizioni pornografiche” - mancano le condotte di “costringere” il minore a prendere parte a tali spettacoli e “trarne profitto o altrimenti sfruttare un minore per tali scopi”. Inoltre, non è punita la mera partecipazione consapevole a spettacoli pornografici che includano la partecipazione di un minore. Occorre sottolineare che, per quanto concerne la partecipazione consapevole ai summenzionati spettacoli, gli Stati possono riservarsi di criminalizzare tale condotta solo nel caso in cui il minore sia reclutato o costretto a prenderne parte, così come recitano le lettere a. e b. dell’articolo. A tali adeguamenti tende l’articolo 4 lettera e).
L’articolo 22 della Convenzione introduce la figura di reato della corruzione di minorenni, già nota al nostro codice penale:
Art. 22 Corruzione di minori Ogni Stato Parte dovrà prendere le misure necessarie legislative o di altro genere per criminalizzare chi fa assistere un minore che non abbia raggiunto l’età del consenso a un abuso sessuale o a un’attività sessuale anche senza partecipare.
E’ necessario un piccolo adeguamento rispetto alla previsione dell’art.609 quinquies del codice penale: nella Convenzione, infatti, si è deciso di intervenire, non solo punendo chiunque compia atti sessuali in presenza di minore che non abbia compiuto l’età del consenso, al fine di farlo assistere, come previsto nel nostro ordinamento, ma criminalizzando anche chi, a prescindere dalla sua partecipazione all’atto sessuale, lo faccia assistere a spettacoli pornografici o lo induca ad assistere ad atti sessuali. La modifica viene introdotta all’articolo 4 lettera l).
L’articolo 23 della Convenzione introduce la fattispecie dell’adescamento di minori a scopi sessuali:
Art. 23 Adescamento di minori a scopi sessuali Ogni Stato Parte dovrà prendere le misure necessarie legislative o di altro genere per criminalizzare il proposito intenzionale di un adulto di incontrare a scopi sessuali un minore che non abbia raggiunto l’età del consenso sessuale, quando questo proposito sia seguito da atti concreti tesi a ottenere tale incontro. La fattispecie va introdotta nel nostro ordinamento, a ciò si provvede con la norma di cui all’articolo 4 lettera m).
La convenzione tratta delle figure del favoreggiamento e del tentativo:
Art. 24 Favoreggiamento e tentativo
1. Ogni Stato Parte dovrà prendere le misure necessarie legislative o di altro genere per criminalizzare il favoreggiamento alla commissione di uno dei reati descritti nella Convenzione, quando compiuto intenzionalmente.
Ogni Stato Parte dovrà prendere le misure necessarie legislative o di altro genere per criminalizzare il tentativo di commissione di uno dei reati descritti nella Convenzione, quando compiuto intenzionalmente.
La previsione non necessita di particolari interventi di adeguamento, in quanto l’ordinamento italiano dispone degli strumenti normativi idonei a raggiungere lo scopo perseguito dalla Convenzione.
L’articolo 25 si occupa espressamente della giurisdizione:
1. Ogni Stato Parte dovrà prendere le misure necessarie legislative o di altro genere per assicurare la sua giurisdizione a perseguire ogni reato descritto nella Convenzione quando il reato sia commesso:
a. Sul suo territorio;
b. A bordo di una nave battente bandiera dello Stato Parte
c. A bordo di aerei registrati sotto le sue leggi;
d. Da uno dei suoi cittadini
e. Da una persona che abbia la sua residenza abituale sul suo territorio (possibilità di esprimere riserva su questo punto)
2. Ogni Stato Parte dovrà prendere le misure necessarie legislative o di altro genere per assicurare la sua giurisdizione a perseguire ogni reato descritto nella Convenzione quando il reato sia commesso contro uno dei suoi cittadini o contro qualcuno che abbia la sua residenza abituale sul suo territorio.
3. Ogni Stato Parte potrà, al momento della firma o quando deposita lo strumento di ratifica, accettazione, approvazione o accesso, dichiarare, attraverso una comunicazione al Segretario Generale del Consiglio d’Europa, dichiarare che si riserva il diritto di non applicare o applicare solo in casi specifici condizioni la giurisdizione prevista nel paragrafo 1e di tale articolo. 4. Per i crimini di abuso sessuale , prostituzione minorile, produzione di materiale pedopornografico, reclutamento e costrizione di un minore alla partecipazione di spettacoli pornografici, gli Stati Parte dovranno prendere le misure necessarie legislative o di altro genere per assicurare che la giurisdizione su un proprio cittadino che si sia macchiato di tali crimini non sia subordinata al fatto che tali condotte siano criminalizzate nel luogo in cui sono state commesse. 5. Ogni Stato, al momento della firma o del deposito della ratifica può dichiarare che si riserva il diritto di limitare l’applicazione del paragrafo 4, con riguardo ai reati di attività sessuale con un minore compiuta abusando di una posizione riconosciuta di fiducia autorità o influenza sul minore, e attività sessuale con un minore compiuta abusando di una situazione di particolare vulnerabilità del minore, soprattutto a causa di disabilità fisica o mentale o situazione di dipendenza, ai casi in cui propri cittadini abbiano la loro residenza abituale sul territorio dello Stato. Si tratta di disposizioni già previste anche dal nostro ordinamento. L’unica disposizione assente è quella relativa alla perseguibilità di un reato commesso da una persona che abbia la sola residenza abituale sul territorio dello Stato. Su tale punto è tuttavia possibile esprimere riserva. Per quanto riguarda il comma 6, relativo alla necessità di assicurare la giurisdizione anche quando non si sia in presenza di una denuncia, occorre sottolineare che, secondo la normativa italiana, i reati di violenza sessuale a danno di minore di anni diciotto, prostituzione minorile e pornografia minorile sono procedibili d’ufficio. L’articolo 26 contiene la previsione di responsabilità delle persone giuridiche:
Art. 26 Responsabilità persone giuridiche
1. Gli Stati dovranno prendere misure legislative o di altro genere per assicurare che le persone giuridiche possano essere considerate responsabili di uno dei reati descritti nella Convenzione, commessi a suo vantaggio da ogni persona che agisca individualmente o come parte di un organismo della persona giuridica, che ricopra una posizione apicale all’interno basata su:
- potere di rappresentanza della persona giuridica,
- autorità di prendere decisioni per conto della persona giuridica,
- autorità di esercitare controllo all’interno della persona giuridica
2. Gli Stati dovranno prendere misure legislative o di altro genere per assicurare che le persone giuridiche possano essere considerate responsabili quando la mancanza di supervisione o di controllo di una persona che ricopra una posizione apicale possa aver reso possibile la commissione di uno dei reati previsti nella Convenzione a beneficio della persona giuridica da una persona che agisca sotto la sua autorità.
Per quanto concerne tale tematica, va ricordato il decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, che ha introdotto la responsabilità penale delle persone giuridiche, con la previsione esplicita di sanzioni pecuniarie e interdittive per i reati di induzione e sfruttamento della prostituzione di minore di anni diciotto, utilizzo di minore di anni diciotto per realizzare esibizioni pornografiche o materiale pornografico, induzione di minore di anni diciotto a partecipare ad esibizioni pornografiche, commercio di materiale pornografico realizzato mediante l'utilizzo di minore di anni diciotto, organizzazione o propaganda di viaggi finalizzati alla fruizione di attività di prostituzione a danno di minori, atti sessuali con minore di età compresa tra i quattordici e i diciotto anni in cambio di denaro o di altra utilità economica, distribuzione, divulgazione, pubblicizzazione di materiale pornografico realizzato mediante l'utilizzo di minore di anni diciotto, cessione consapevole, anche a titolo gratuito, di materiale pornografico realizzato mediante lo sfruttamento di minori di anni diciotto, detenzione di materiale pornografico realizzato mediante lo sfruttamento di minori di anni diciotto.
L’articolo 27 riguarda le sanzioni: Art. 27 Sanzioni e misure
1. Gli Stati dovranno prendere misure legislative o di altro genere per far sì che i reati previsti dalla Convenzione siano punibili con sanzioni effettive, proporzionate e dissuasive, tenuto conto della loro gravità. Queste sanzioni dovranno includere pene consistenti nella privazione della libertà che possano dar luogo all’estradizione. 2. Gli Stati dovranno prendere misure legislative o di altro genere per assicurare che le persone giuridiche ritenute responsabili di uno dei crimini della Convenzione, siano soggette a sanzioni effettive, proporzionate e dissuasive, che includano multe e misure quali in particolare:
• esclusione dal diritto di usufruire di benefici o aiuti pubblici;
• temporanea o permanente squalifica dalla pratica di attività commerciali;
• supervisione giuridica;
• ordinanza giuridica di scioglimento
Gli Stati dovranno prendere misure legislative o di altro genere per:
a. provvedere al sequestro o alla confisca di:
- I documenti o altri strumenti utilizzati per la commissione di uno dei crimini previsti dalla Convenzione o che ne lo abbiano facilitato la commissione; - I ricavi derivanti da tali reati o una stima di essi.
b. stabilire la chiusura permanente o temporanea di qualunque stabilimento usato per perpetrare I reati previsti nella Convenzione, senza pregiudizio riguardo la buona fede di parti terze, o vietare al reo, temporaneamente o permanentemente, l’esercizio di una professione o l’attività volontaria che comporti un contatto con bambini nel corso della quale sia stato commesso uno dei reati.
3. Ciascuno Stato può adottare alter misure in relazione ai rei, come il ritiro dei diritti parentali o il monitoraggio o la supervisione dei condannati per tali crimini. Per quanto concerne il primo punto, è necessario sottolineare che tutti i reati sessuali a danno di minori sono puniti dal codice italiano con pene privative della libertà. Su tale questione occorre ricordare che di recente la legge 6 febbraio 2006, n. 38 ha eliminato l’alternatività tra pene detentive e pene pecuniarie per i seguenti reati:
- compimento di atti sessuali con un minore di età compresa tra i quattordici e i diciotto anni, in cambio di denaro o di altra utilità economica
- utilizzazione di minori degli anni diciotto, per realizzare esibizioni pornografiche o produrre materiale pornografico ovvero induzione di minori di anni diciotto a partecipare ad esibizioni pornografiche. - offerta o cessione ad altri, anche a titolo gratuito, di materiale pedopornografico.
- Detenzione di materiale pedopornografico;
Per quanto riguarda il secondo punto, vale quanto detto in precedenza sulle pene pecuniarie e interdittive applicabili alle persone giuridiche ai sensi del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231. In ordine al comma 3, occorre ricordare l’articolo 600 septies del codice penale, in cui si stabilisce che “nel caso di condanna, o di applicazione della pena su richiesta delle parti, per i delitti previsti dalla Sezione I - Dei delitti contro la personalità individuale- Libro II , Titolo XII , Capo III in cui sono presenti, fra gli altri, tutti i delitti inerenti la prostituzione minorile, e la pedopornografia, è sempre ordinata la confisca delle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato e delle cose che ne sono il prodotto o il profitto e, quando non è possibile la confisca di beni che costituiscono il profitto o il prezzo del reato, la confisca di beni di cui il reo ha la disponibilità per un valore corrispondente a tale profitto”. Dispone inoltre in ogni caso la chiusura degli esercizi la cui attività risulta finalizzata ai delitti nonché la revoca della licenza d'esercizio o della concessione o dell'autorizzazione per le emittenti radiotelevisive.
La condanna o l'applicazione della pena su richiesta delle parti comporta in ogni caso l'interdizione perpetua da qualunque incarico nelle scuole di ogni ordine e grado, nonché da ogni ufficio o servizio in istituzioni o strutture pubbliche o private frequentate prevalentemente da minori. L’articolo 28 disciplina le circostanze aggravanti: Art. 28 Circostanze aggravanti
Gli Stati dovranno prendere misure legislative o di altro genere per assicurare che le seguenti circostanze, in accordo con la legge interna, possano essere circostanze aggravanti nella determinazione delle sanzioni: a. qualora il reato danneggi seriamente la salute psichica o fisica della vittima; b. qualora il reato sia preceduto o accompagnato da torture o grave violenza;
c. qualora il reato sia commesso contro una vittima particolarmente vulnerabile;
d. qualora il reato sia commesso da un membro della famiglia, una persona che abita con il bambino o una persona che abusi della sua autorità;
e. qualora il reato sia commesso da più persone;
f. qualora il reato sia commesso da un’organizzazione criminale;
g. qualora il reo sia recidivo. Gli istituti relativi alle aggravanti generiche (articoli 61 e 112 del codice penale) e alle aggravanti specifiche per i reati in oggetto (articoli 600 sexies e 609 ter del codice penale), nonché alla recidiva (articolo 99 del codice penale), consentono di ritenere l’ordinamento italiano in linea con le previsioni della Convenzione. Per quanto concerne la commissione del reato da parte di un’organizzazione criminale, appare necessaria la modifica di cui all’articolo 4 lettera b. L’articolo 29 recita come segue:
Gli Stati dovranno prendere misure legislative o di altro genere per tenere in opportuna considerazione le sentenze pronunciate in altri Stati Parti sui reati previsti nella Convenzione nel momento di stabilire la pena.
La disposizione introduce specificamente un principio di cui già il giudice italiano tiene conto, e cioè l’obbligo, nel determinare la pena applicabile in concreto in caso di condanna, di considerare la capacità a delinquere del reo, desunta, tra l’altro, dai precedenti penali e giudiziari e in genere dalla condotta e dalla vita del reo antecedenti al reato.
Il Capo VII riguarda le indagini, l’incriminazione e il processo penale.
L’articolo 30 recita come segue:
1. Gli Stati dovranno prendere misure legislative o di altro genere per assicurare che le indagini e i procedimenti giudiziari siano portati avanti nel migliore interesse del bambino e nel rispetto dei suoi diritti.
2. Gli Stati dovranno adottare un approccio protettivo nei confronti delle vittime, assicurando che indagini e I procedimenti giudiziari non aggravino il trauma del minore e che la risposta del sistema giuridico sia accompagnato all’assistenza. 3. Gli Stati dovranno assicurare che le indagini e i procedimenti giudiziari siano effettuati con priorità e siano portati avanti senza ingiustificato ritardo. 4. Gli Stati dovranno assicurare che le misure descritte in questo capitolo non pregiudichino il diritto alla difesa e la necessità di un processo giusto e imparziale.
5. Gli Stati dovranno prendere misure legislative o di altro genere, in conformità alla propria legge interna:
- per assicurare indagini effettive e perseguire i reati previsti dalla convenzione, consentendo, dove appropriato, la possibilità di utilizzare indagini sotto copertura; - per costituire unità o servizi investigative per identificare le vittime di pedopornografia, in particolare attraverso l’analisi di materiale pedopornografico, come foto e registrazioni audiovisive trasmesse o rese disponibili attraverso l’uso di tecnologie informatiche e di comunicazione. La normativa italiana in materia di disposizioni processuali in materia di reati di abuso e sfruttamento sessuale a danno di minori, è stata aggiornata con le leggi 15 febbraio 1996 n. 66 (“Norme contro la violenza sessuale”) e 3 agosto 1998, n. 269 (“Norme contro lo sfruttamento della prostituzione, della pornografia, del turismo sessuale in danno di minori, quali nuove forme di riduzione in schiavitù”). Sono state introdotte le importanti misure per tutti i crimini sessuali a danno di minori, da limitazioni all’esame dibattimentale della vittima se c’è già stato incidente probatorio o dichiarazioni in contraddittorio, alla previsione dell’incidente probatorio anche al di fuori delle ipotesi previste se riguarda la testimonianza di persona minore degli anni sedici, alla previsione, con riferimento a testimoni infrasedicenni, di modalità particolari per l’esame testimoniale (luoghi protetti, specchio unidirezionale, strutture e personale di assistenza, conduzione da parte del presidente…), oltre all’obbligo di procedere a porte chiuse in tutti i procedimenti per i delitti sessuali a danno di minori e al divieto di diffusione dell’immagine e delle generalità e alla previsione dell’assistenza affettiva e psicologica della persona offesa minorenne in ogni stato e grado di procedimento
Per quanto concerne il comma 5 dell’articolo 30, che richiede agli Stati Parti di prevedere la possibilità di indagini sotto copertura, occorre sottolineare che la citata legge 269/98 ha introdotto importanti novità in materia di attività di contrasto. In particolare, all’articolo 14 ha stabilito che nell'ambito delle operazioni disposte dal questore o dal responsabile di livello almeno provinciale dell'organismo di appartenenza, gli ufficiali di polizia giudiziaria delle strutture specializzate per la repressione dei delitti sessuali o per la tutela dei minori, ovvero di quelle istituite per il contrasto dei delitti di criminalità organizzata, possano, previa autorizzazione dell'autorità giudiziaria, al solo fine di acquisire elementi di prova in ordine ai delitti di induzione di minore alla prostituzione, pornografia minorile, iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile, procedere all'acquisto simulato di materiale pornografico e alle relative attività di intermediazione, nonché partecipare a iniziative turistiche. Stabilisce inoltre che la Polizia delle telecomunicazioni, svolge, le attività occorrenti per il contrasto dei delitti di cui sopra commessi mediante l'impiego di sistemi informatici o mezzi di comunicazione telematica ovvero utilizzando reti di telecomunicazione disponibili al pubblico. A tal fine, il personale addetto può utilizzare indicazioni di copertura, anche per attivare siti nelle reti, realizzare o gestire aree di comunicazione o scambio su reti o sistemi telematici, ovvero per partecipare ad esse. Inoltre, l'autorità' giudiziaria può, con decreto motivato, ritardare l'emissione o disporre che sia ritardata l'esecuzione dei provvedimenti di cattura, arresto o sequestro, quando sia necessario per acquisire rilevanti elementi probatori, ovvero per l'individuazione o la cattura dei responsabili dei delitti sopra citati. Infine, la Polizia Postale italiana è già operativa sull’attività di identificazione dei minori vittime di pedopornografia, ed ha già a disposizione il CETS (Child exploitation tracking system – Sistema di tracciamento contro la pedopornografia).
Le misure sopra citate relative al procedimento giudiziario in caso di crimini sessuali a danno di minori, coprono ampiamente anche le disposizioni presenti nell’articolo 31 della Convenzione, che recita come segue:
1. Ogni Stato Parte dovrà prendere le misure legislative o altre necessarie per proteggere i diritti e gli interessi delle vittime, inclusi i loro particolari bisogni come testimoni, ad ogni livello delle indagini e dei procedimenti giudiziari, mettendo in atto in particolare le seguenti azioni:
a. Informare le vittime sui propri diritti e sui servizi a loro disposizione e, a meno che non vogliano ricevere tali informazioni, sui seguiti della loro denuncia, delle accuse, e in generale del progresso delle indagini o dei processi;
b. Assicurare, almeno nei casi in cui le vittime e le loro famiglie si trovino in una situazione di pericolo, che siano informati, se necessario, quando una persona perseguita o condannata sia rilasciata temporaneamente o definitivamente;
c. Far sì che le vittime siano ascoltate, alle condizioni previste dalla legge interna, che possano fornire le prove e scegliere i modi in cui le loro opinioni, i loro bisogni e i loro problemi siano presentati e considerati, direttamente o attraverso un intermediario;
d. Provvedere alle vittime con un opportuno servizio di supporto in modo che i loro diritti e i loro interessi siano debitamente presentati e tenuti in conto;
e. Proteggere la loro privacy, la loro identità e la loro immagine, prendendo adeguate misure per evitare la diffusione pubblica di qualunque informazione possa condurre alla loro identificazione;
f. Proteggere le vittime, la loro famiglia ed eventuali testimoni da intimidazioni, vendette e rivittimizzazioni;
g. Assicurare che i contatti tra le vittime e i rei all’interno del tribunale e degli uffici delle Forze dell’Ordine siano evitati, ad eccezione dei casi in cui tali contatti vengano effettivamente richiesti dalle autorità competenti.
2. Tutti gli Stati Parti dovrebbero assicurare che le vittime abbiano accesso, dal primo contatto con le autorità competenti, alle informazioni sui procedimenti giuridici e amministrativi.
3. Tutti gli Stati Parti dovrebbero assicurare che le vittime abbiano accesso, procurato in maniera gratuita quando giustificato, all’assistenza legale nel momento in cui sono coinvolti nel processo penale
4. Tutti gli Stati Parti dovrebbero assicurare la possibilità per le autorità giuridiche di nominare un rappresentante speciale per la vittima quando, secondo la legge interna, sia parte di un procedimento penale e coloro che ne abbiano la responsabilità parentale non possano rappresentarlo in tale contesto perché i loro interessi risultino confliggenti con quelli della vittima stessa.
5. Tutti gli Stati Parte dovrebbero assicurare attraverso strumenti legislativi o di altra natura e in accordo con la legge interna, la possibilità per gruppi, fondazioni, associazioni o ONG, di assistere e/o supportare le vittime con il loro consenso nel corso dei procedimenti penali che riguardano reati della Convenzione. 6. Tutti gli Stati Parti dovrebbero assicurare che le informazioni date alle vittime siano adatte alla loro età e alla loro maturità e fornite in un linguaggio per loro comprensibile della Convenzione. Per quanto riguarda il comma 4, l’ordinamento italiano prevede, nelle ipotesi in cui si rilevi conflitto di interessi tra la vittima minorenne e i suoi rappresentanti legali la possibilità di provvedere alla richiesta/nomina di un curatore speciale, ai sensi degli articoli 77 e 338 del codice di procedura penale (al fine di provvedere, in luogo del minore, all’eventuale presentazione di querela o alla costituzione di parte civile nel procedimento pena). L’articolo 32 della Convenzione contiene la seguente disposizione:
Art. 32 Inizio dei procedimenti
Gli Stati dovranno prendere misure legislative o di altro genere per assicurare che le indagini o i procedimenti giudiziari per i reati previsti nella Convenzione non dipendano dalla denuncia della vittima e che il processo continui anche nel caso in cui la vittima ritratti le sue dichiarazioni. Come già ricordato in precedenza, i reati di violenza sessuale a danno di minore di anni diciotto, prostituzione minorile e pornografia minorile sono procedibili d’ufficio.
L’articolo 33 attiene alla prescrizione:
Art. 33 Termini di prescrizione Gli Stati dovranno prendere misure legislative o di altro genere per assicurare che i termini di prescrizione riguardo i reati di abuso sessuale, reclutamento o costrizione di un minore alla prostituzione e produzione offerta o messa a disposizione di materiale pedopornografico continui per un periodo di tempo sufficiente a consentire l’inizio del procedimento dopo che la vittima abbia raggiunto la maggiore età.
Nella normativa italiana, i tempi di prescrizione dei reati sono regolati dall’articolo 157 del codice penale, ai sensi del quale la prescrizione estingue il reato decorso il tempo corrispondente al massimo della pena edittale stabilita dalla legge e comunque un tempo non inferiore a sei anni se si tratta di delitto. Considerate le pene detentive inflitte dal codice italiano per i reati sessuali a danno di minori a cui la Convenzione si riferisce, appare necessario, ai fini della ratifica, apportare delle modificazioni alla disposizione quanto al caso di violenza sessuale commessa su minore di anni 14. A tal fine si propone la modifica di cui all’articolo 4 lettera a).
L’articolo 34 della Convenzione recita come segue:
1. Gli Stati dovranno prendere misure legislative o di altro genere per assicurare che le persone, le unità o i servizi , incaricati delle indagini siano specializzati nel campo della lotta allo sfruttamento sessuale e dell’abuso sessuale dei minori, o che le persone siano formate a questo scopo. Tali unità o servizi devono avere adeguate risorse finanziarie. 2. Gli Stati dovranno prendere misure legislative o di altro genere per assicurare che l’incertezza sull’età della vittima non pregiudichi l’inizio delle indagini. Per quanto concerne il comma 1 si segnala l’esistenza di Sezioni specializzate nei reati in danno di minori delle Squadre mobili della Polizia di Stato e gli Uffici Minori in tutte le questure. Inoltre la polizia postale e delle telecomunicazioni ha un team specializzato nella lotta alla pedopornografia sulla rete Internet. Non paiono necessarie, pertanto, modifiche alla normativa nazionale.
L’articolo 35 recita come segue:
Art. 35 Colloqui con il minore
Gli Stati doranno prendere misure legislative o di altro genere per assicurare che tutti i colloqui con la vittima o, dove opportuno, con un minore vittima, possano essere videoregistrate e che tali registrazioni possano essere accettate come prova durante i processi, in accordo con le leggi interne. Quando l’età della vittima sia incerta e ci siano ragionevoli motive per ritenere che la vittima sia un bambino, le misure sopra previste devono essere prese anche nel periodo di verifica dell’età. Tali misure, come già illustrato in merito all’articolo 30, sono già previste nell’ordinamento italiano.
L’articolo 36 recita come segue:
1. Gli Stati dovranno prendere misure legislative o di altro genere con il dovuto rispetto per le leggi che regolano l’autonomia delle professioni, per assicurare che per tutte le persone coinvolte nei procedimenti giudiziari, in particolare giudici, procuratori e avvocati, sia disponibile la formazione sui diritti dei bambini e sullo sfruttamento e l’abuso sessuale. 2. Gli Stati dovranno prendere misure legislative o di altro genere in accordo con la legge interna affinché:
a. Il giudice possa ordinare che l’udienza avvenga senza la presenza del pubblico
b. La vittima possa essere ascoltata in aula senza essere presente, attraverso l’uso di appropriate tecnologie di comunicazione Per quanto riguarda il punto 1, esistono già corsi di formazione per le professioni citate nel testo. Tali impegni possono essere efficacemente introdotti nel Piano nazionale di prevenzione e contrasto dell'abuso e dello sfruttamento sessuale dei minori.
Le misure di protezione dei minori nell’ascolto giudiziario sono state illustrate in merito all’articolo 30.
L’articolo 37 della Convenzione riguarda la registrazione e conservazione dei dati sui condannati:
Art. 37 Registrazione e conservazione dei dati sui condannati per i reati sessuali
1. Per prevenire e perseguire i reati previsti nella Convenzione, ogni Stato dovrà prendere misure legislative o di altro genere per raccogliere e conservare, in accordo con le leggi interne in materia di protezione dei dati personali, dati relativi all’identificazione e al profilo genetico (DNA) sui condannati per I crimini sessuali previsti dalla Convenzione.
2. Ogni Stato, al momento della firma o della ratifica, comunica al Segretario Generale del COE il nome dell’autorità nazionale che si incarica della Registrazione e conservazione dei dati sui condannati per crimini sessuali.
In Italia non esiste al momento un organismo deputato alla conservazione di siffatta tipologia di dati. A tal proposito si richiama un tentativo in tal senso contenuto nel disegno di legge recante "Adesione della repubblica italiana al trattato concluso il 27 maggio 2005 tra il regno del Belgio, la repubblica federale di Germania, il regno di Spagna, la repubblica francese, il granducato di Lussemburgo, il regno dei Paesi Bassi e la repubblica d’Austria, relativo all’approfondimento della cooperazione transfrontaliera, in particolare allo scopo di contrastare il terrorismo, la criminalità transfrontaliera e la migrazione illegale (trattato di Prum). Istituzione della banca dati nazionale del DNA e del laboratorio centrale per la banca dati nazionale del dna. delega al governo per l’istituzione dei ruoli tecnici del corpo di polizia penitenziaria" (A.C. 2042), che prevede, all’articolo 5, l’istituzione della banca dati nazionale del DNA e del laboratorio centrale per la banca dati nazionale del DNA presso il Ministero dell’interno, Dipartimento della pubblica sicurezza, al fine di facilitare l’identificazione degli autori dei delitti.
L’articolo 38 attiene alle misure di cooperazione internazionale:
1. Gli Stati Parti coopereranno in accordo con le disposizioni della Convenzione e attraverso l’applicazione di strumenti regionali e internazionali allo scopo di:
a. Prevenire e combattere lo sfruttamento e l’abuso sessuale dei minori
b. Proteggere e procurare assistenza alle vittime
c. Avviare indagini o procedimenti concernenti reati stabiliti in accordo con questa Convenzione.
2. Gli Stati dovranno prendere misure legislative o di altro genere per assicurare che le vittime di un reato previsto dalla Convenzione perpetrato sul territorio di uno Stato altro rispetto a quello in cui risiede, possa sporgere denuncia prima alle autorità competenti dello Stato di residenza.
3. Se uno Stato Parte che subordina la collaborazione in materia legale o l’estradizione all’esistenza di un trattato, riceve la richiesta di collaborazione in materia legale o l’estradizione da uno Stato Parte che non ha concluso un siffatto trattato, può considerare questa Convenzione la base legale per la collaborazione in materia legale o l’estradizione rispetto ai crimini stabiliti in questa Convenzione.
4. Ogni Stato Parte dovrà impegnarsi nell’integrare, ove serva, la prevenzione e la lotta allo sfruttamento e all’abuso sessuale dei minori nei programmi di assistenza previsti a beneficio di Stati terzi. Tali disposizioni non necessitano di modifiche normative. Occorrerà peraltro avviare negoziazioni con gli altri Stati Parti della Convenzione o con organismi internazionali per raggiungere accordi bilaterali e multilaterali. Gli articoli 39-50 riguardano l’organismo di monitoraggio della Convenzione (che sarà il Comitato degli Stati Parti), le funzioni di tale organismo, l’interazione della Convenzione con gli altri strumenti internazionali, la possibilità di emendare la Convenzione e le clausole finali recanti le norme per l’entrata in vigore del testo convenzionale. Tali articoli non contengono elementi specifici d’impatto sulla normativa nazionale. Misure di diritto sostanziale e processuale.
La stipula della Convenzione è finalizzata alla realizzazione di un livello minimo comune di lotta contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale dei minori, senza escludere che ciascuno Stato possa continuare a disporre di misure più incisive o restrittive di quelle richieste dalla Convenzione stessa. Il criterio seguito per l’elaborazione delle norme di attuazione della Convenzione nell’ordinamento italiano è stato quello di limitarsi agli interventi strettamente necessari ad assicurare che nel sistema normativo siano disponibili tutte le misure previste dalla Convenzione.
Si è operato, di conseguenza, su diversi piani: modificazioni del codice penale; modificazioni al codice di procedura penale; modificazioni di normative diverse (misure di prevenzione, ordinamento penitenziario, contrasto alla criminalità mafiosa); introduzione dei livelli essenziali delle prestazioni socio-assistenziali a favore delle vittime e delle loro famiglie.
In particolare, le modificazioni al codice penale (articolo 4) riguardano:
a) i termini di prescrizione: sono raddoppiati quelli relativi al reato di violenza sessuale commesso su minore di anni 14; b) la previsione del reato di associazione (art. 416) diretta a commettere reati sessuali contemplati dalla Convenzione;
c) la previsione di una circostanza aggravante dell’omicidio (art. 576) se commesso in occasione (non solo del reato di violenza sessuale, ma altresì) di taluno dei delitti previsti dalla Convenzione;
d) la modifica dell’articolo 600-bis con l’introduzione di alcune condotte specificate dalla Convenzione; e) la modifica dell’articolo 600-ter con particolare attenzione alla realizzazione e alla fruizione di spettacoli pedopornografici;
f) la modifica dell’articolo 600 sexies, con riferimento alle cause di c.d. minorata difesa e di particolare vulnerabilità della vittima (approfittamento della situazione di necessità)
h) l’abrogazione dell’articolo 600-septies, resa necessaria dalle modifiche precedenti;
i) la modificazione dell’articolo 609-quater comprendendo anche le ipotesi di atti sessuali commessi con persona ultrasedicenne;
l) la modificazione dell’articolo 609-quinquies con attenzione all’ipotesi di chi fa assistere un minore ad atti sessuali compiuti da altri (senza parteciparvi direttamente);
m) n) l’adeguamento dell’articolo 609-decies;
o) l’introduzione della fattispecie di reato di adescamento di minorenni.
Per quanto riguarda le modificazioni da apportare al codice di procedura penale (articolo 5), esse riguardano:
a) l’elenco dei reati attribuiti alle Procure distrettuali (modificazioni all’articolo 51)
b) la misura coercitiva dell’allontanamento dalla casa familiare (modificazioni all’articolo 282-bis)
c) e d) l’applicabilità dell’incidente probatorio;
e) le fattispecie per cui è escluso il patteggiamento.
Come accennato, altri interventi riguardano le misure di prevenzione (articolo 6), per l’introduzione del divieto di avvicinarsi a luoghi frequentati da minori; l’ordinamento penitenziario (articolo 7) con riferimento alla possibilità per i detenuti di partecipare a programmi di riabilitazione specifica, incentivata dall’influenza che ciò può avere sui provvedimenti tesi alla concessione di benefici; i provvedimenti di confisca dei patrimoni delle associazioni criminali (articolo 8), con particolare riferimento a quelle che si dedicano ai reati in esame.
Per quanto attiene al piano internazionale, si è provveduto ad inserire un articolo (art.3) recante l’indicazione dell’Autorità nazionale per la registrazione e la conservazione dei dati nazionali sui condannati per reati sessuali. Tale Autorità dovrà essere comunicata al Segretario generale del Consiglio d’Europa,al momento del deposito dello strumento di ratifica, come previsto dall’articolo 37, paragrafo 2 della Convenzione.
Dal presente provvedimento non derivano nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica e, pertanto, non si rende necessaria la prescritta Relazione Tecnica da redigere ai sensi dell’art. 11-ter, comma 2, legge n. 468/1978 e successive modificazioni.
Legge 1° ottobre 2012, n. 172