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Timestamp: 2020-06-04 04:16:53+00:00
Document Index: 56352707

Matched Legal Cases: ['art. 36', 'art. 4', 'art. 36', 'sentenza ', 'art. 274', 'art. 4', 'art. 3', 'art. 17', 'art. 10']

Le spese per le notificazioni relative alle consultazioni elettorali e referendarie effettuate per conto dello Stato, della Regione e della Provincia, sono a carico degli enti per i quali si tengono le elezioni ed i referendum./r/nIl Ministero dell'Interno è carente di legittimazione passiva nel procedimento instaurato dai Vigili Urbani richiedenti il pagamento delle competenze relative alla svolta attività di notifica di certificati elettorali.
Nelle cause iscritte ai nn° 95, 96, 97, 98, 99, 100 e 101/03 R.G. - Affari Contenziosi Civili - aventi ad oggetto:
... Tommaso e ... Federico, elett.te dom.ti in ... (NA) alla Via ...n.. presso lo studio degli avv.ti Armando ... ed Antonio ... che li rapp.tano e difendono giusta mandati a margine degli atti di citazione; ATTORI
MINISTERO INTERNO, in persona del Ministro pro–tempore, elett.te dom.to ope legis in Napoli alla Via Diaz, 11 presso l’Avvocatura Distrettuale dello Stato, rapp.ta e difesa dalla D.ssa ...;	CONVENUTA
Per gli attori: accogliere le domande e, per l’effetto, condannare il convenuto Ministero al pagamento, in loro favore, della somma ritenuta equa e giusta, a titolo di rimborso spese, per l’attività di notifica certificati elettorali, espletata per conto dello stesso Ministero in occasione di consultazioni elettorali; vittoria di spese, diritti ed onorari di giudizio con attribuzione ai procuratori anticipatari.
Per il convenuto: in accoglimento della domanda riconvenzionale, rimettere la causa, ex art. 36 c.p.c., dinanzi il Tribunale; dichiarare il difetto di legittimazione passiva del Ministero; dichiarare l’incompetenza funzionale del Giudice adito; dichiarare la prescrizione del diritto fatto valere; rigettare la domanda in quanto infondata in fatto ed in diritto e non provata; vittoria di spese, diritti ed onorari di giudizio.
... Tommaso e ... Federico, Vigili Urbani del Comune di ... (NA), con atti di citazione ritualmente notificati al MINISTERO dell’INTERNO, in persona del Ministro pro-tempore, lo convenivano innanzi a questo Giudice per sentirlo condannare al pagamento, in loro favore, di una somma di denaro a titolo di rimborso spese per l’attività, svolta per conto dello stesso Ministero, di notifica di certificati elettorali in diverse tornate elettorali.
A tal fine, negli atti di citazione premettevano:
- che in occasione di diverse tornate elettorali, in qualità di dipendenti del Comune di ..., con la qualifica di Vigili Urbani, eseguivano, per conto del Ministro dell’Interno, la notifica di certificati elettorali;
- che, ai sensi dell’art. 4 comma 1 della Legge 202/91, il Ministero è tenuto a corrispondere al Vigile notificatore, la somma di € 1,5 per ogni notifica effettuata;
- che, per la giurisprudenza del Consiglio di Stato (1183/94) e della Corte dei Conti (145/83), l’attività di notificazione espletata dai messi comunali, su richiesta dell’Amministrazione centrale ed in rapporto di dipendenza funzionale con i compiti a questa demandati dalla legge - dev’essere retribuita – esulando, il predetto compenso, dal principio dell’onnicomprensività del trattamento retributivo contemplato dal Dpr 191/79,
Instauratosi i procedimenti; si costituiva il Ministero dell’Interno che, preliminarmente, chiedeva la riunione, per connessione, di tutti i procedimenti pendenti dinanzi lo stesso Ufficio; spiegava domanda riconvenzionale e chiedeva di rimettere le cause, ex art. 36 c.p.c., dinanzi il Tribunale; eccepiva il suo difetto di legittimazione passiva e l’incompetenza funzionale del Giudice adito; la prescrizione del diritto fatto valere e, chiedeva il rigetto delle domande in quanto infondate in fatto ed in diritto.
Sulle richieste ed eccezioni preliminari questo Giudice si riservava e, con ordinanza fuori udienza del 14/5/03, ritenute le cause mature per la decisione, invitava le parti a concludere ed a discutere le cause per la loro assegnazione a sentenza che, avveniva all’udienza del 18/7/03.
Preliminarmente, va disattesa l’eccezione di incompetenza per materia e per valore del Giudice adito in quanto gli attori hanno qualificato la domanda come “rimborso spese” e l’hanno contenuta nei limiti della competenza di equità.
Inoltre, l’assenza nel presente giudizio del soggetto reputato legittimato passivo, ossia il Comune di ..., impedisce a questo Giudice di dichiarare la propria incompetenza per materia, dovendo decidere nei confronti delle sole parti in giudizio.
Per quanto concerne la richiesta riunione con altri procedimenti pendenti dinanzi lo stesso Ufficio, questo Giudice ritiene che, in base all’art. 274 c.p.c. si può solo applicare il disposto del comma 1: se più procedimenti relativi a cause connesse pendono davanti lo stesso giudice, questi, anche d’Ufficio, può disporne la riunione; mentre, non è applicabile il disposto del comma 2, perché il convenuto non ha indicato compiutamente i procedimenti pendenti dinanzi agli altri giudici dello stesso Ufficio. La sua applicazione attiene al mero ordine interno dell’Ufficio e non alla formazione del convincimento del giudice e, pertanto, non può ritenersi, in assenza, violato la certezza del diritto. Pertanto, in applicazione del comma 1 di detto articolo, questo Giudice riunisce i sette procedimenti connessi, pendenti dinanzi a se medesimo.
Nel merito, si deve dichiarare il difetto di legittimazione passiva del Ministero dell’Interno e, pertanto, le domande vanno rigettate.
E’ giurisprudenza costante che il controllo del giudice sulla sussistenza della legitimatio ad causam, nel duplice aspetto di intitolazione ad agire ed a contraddire, si risolve nell’accertare se, secondo la prospettazione del rapporto controverso data dall’attore, questi ed il convenuto assumano, rispettivamente, la veste di soggetto che ha la potestà di chiedere la pronuncia giurisdizionale e di soggetto tenuta a subirla. Pertanto, qualora dal controllo risulti che già secondo la prospettazione dell’attore costui oppure il convenuto non possano identificarsi col soggetto avente rispettivamente diritto o tenuto a subire la pronuncia giurisdizionale, il giudice deve rigettare la domanda, rispettivamente, per difetto di legittimazione attiva e passiva (Cass.87/9427; 88/3805).
Invero, la legge invocata dagli attori a fondamento delle loro pretese (202/91, art. 4 c.1), non prevede che a tutti i “notificatori” debba essere elargito il compenso, previsto a titolo di rimborso spese per ogni notificazione di atti, di cui al terzo comma dell’art. 3 della legge 19 aprile 1982 n.165 che, si è limitata solo ad elevare il compenso. E’ a quest’ultima legge che va fatto riferimento; la quale, a sua volta, si riferisce “ai messi notificatori speciali comunque autorizzati dagli uffici dipendenti dal Ministero delle Finanze per la notificazione degli avvisi e degli atti emanati dagli uffici periferici dell’Amministrazione finanziaria e dalle Commissioni Tributarie” che, non può trovare applicazione analogica.
Ne va de plano, che tale disposizione legislativa non può essere estesa alla fattispecie in esame perché i certificati elettorali non possono essere assimilati né ad atti dell’Amministrazione finanziaria né ad atti del Ministro dell’Interno.
Essi sono atti propri del Comune; compilati dalla stessa Amministrazione Comunale e firmati dal Sindaco; emessi in conformità delle liste elettorali esistenti presso ogni Comune ed aggiornate da un’apposita commissione elettorale, così come prescrive il D.lgs 18/8/00 n.267 e, pertanto, la richiesta di consegna dei certificati elettorali non proviene da nessuna amministrazione statale ma, promana dalla stessa Amministrazione Comunale.
Agli oneri conseguenti all’attività svolta dal Comune in occasione di elezioni vi provvede la stessa Amministrazione Comunale, giusta disposizione di cui all’art. 17 della L.23/4/76 n.136 che, prescrive: gli oneri per il trattamento economico dei componenti dei seggi e per gli adempimenti di spettanza dei comuni, quando le elezioni non riguardano esclusivamente i consigli comunali, sono anticipati dai comuni e rimborsati dallo Stato, dalla Regione o dalla Provincia, in base a documento rendiconto, da presentarsi entro il termine di tre mesi dalla data di consultazione.
Lo Stato, le Regioni o le Province sono tenute ad erogare ai comuni, nel mese precedente le consultazioni, acconti pari al 90 per cento delle spese che si presume essi debbano anticipare.
Anche la legge 3/8/99 n.265 disciplina la notificazione degli atti delle pubbliche amministrazioni ed, in particolare, al comma 4 dell’art. 10 prescrive che: le spese per le notificazioni relative alle consultazioni elettorali e referendarie effettuate per conto dello Stato, della Regione e della Provincia, sono a carico degli enti per i quali si tengono le elezioni ed i referendum; ed al comma 3: l’ente locale richiede, con scadenza semestrale, alle singole amministrazioni dello Stato la liquidazione ed il pagamento delle somme spettanti per tutte le notificazioni effettuate per conto delle stesse Amministrazioni, allegando la documentazione giustificativa.
Da tutto quanto sopra evidenziato, ne discende che gli attori avrebbero dovuto citare in giudizio il Comune di ... e non il Ministero dell’Interno in quanto, gli eventuali rapporti di debito e credito instauratisi all’esito dello svolgimento di elezioni, pur potendo, in astratto, legittimare gli attori ad agire nei confronti dell’amministrazione di appartenenza, non consentono di rivolgere alcuna pretesa nei confronti del Ministero dell’Interno perché per legge solo il Comune può, e solo successivamente sulla base di un dettagliato rapporto, rivolgere all’Amministrazione statale richiesta di rimborso.
In detta richiesta di rimborso, con allegato “prospetto dimostrativo delle spese sostenute dal Comune per l’organizzazione tecnica e per lo svolgimento delle elezioni”, vi è la voce B) (altre spese anticipate dal Comune), punto 1) a) per il compenso di lavoro straordinario al personale (Confr. documentazione Comune di ..., in atti).
Ne discende, che gli attori, dipendenti del Comune di ... con la qualifica di Vigili Urbani, in occasione delle elezioni in cui sono stati comandati dall’Amministrazione Comunale ad effettuare la consegna dei certificati elettorali, sono stati retribuiti con ore di lavoro straordinario e, pertanto, non possono chiedere ad un altro ente, a titolo di rimborso spese ed in aggiunta, ciò che hanno ottenuto a titolo di lavoro straordinario.
La stessa giurisprudenza citata dagli attori (Cass. 14 marzo 1990 n.2083 e 12 dicembre 1991 n.13411), ha chiarito che la notificazione di atti effettuata dai messi municipali, non istaura un rapporto di servizio tra le amministrazioni richiedenti e detti messi, i quali operano come dipendenti dell’ente territoriale.
Pertanto, in mancanza di qualsiasi rapporto tra gli attori ed il Ministero dell’Interno, i primi avrebbero dovuto citare il Comune di ..., loro datore di lavoro, dinnanzi il Giudice Unico in funzione di giudice del lavoro, a norma degli artt. 409 c.p.c. e 68 D.lgs 29/93.
La peculiarità della questione trattata induce il Giudicante a compensare, tra le parti, le spese del procedimento.
Il Giudice di Pace del Mandamento di Pozzuoli, definitivamente pronunciando sulle domande proposte da ... Tommaso e ... Federico nei confronti del MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro pro-tempore, disattesa ogni altra istanza ed eccezione, EQUITATIVAMENTE, così provvede:
1) rigetta le domande per difetto di legittimazione passiva;
Così deciso in Pozzuoli e depositata in originale il giorno 1 settembre 2003
(Avv.Italo BRUNO)