Source: http://www.regione.campania.it/normativa/item.php?25a99636d340201ca19723d96c08cf6e=2b03d72aa75dd5b538d591ac4c5c3a54&pgCode=G19I231R85&id_doc_type=1&id_tema=17&refresh=on
Timestamp: 2020-05-28 12:21:13+00:00
Document Index: 48322276

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 6', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 6', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 6', 'art. 1', 'art. 1', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 6', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1']

Normativa Regione Campania - Tutela dell'ambiente - Legge Regionale 9 agosto 2012, n. 26.
Legge Regionale 9 agosto 2012, n. 26.
Avvertenze: il testo vigente qui pubblicato è stato redatto dall'ufficio legislativo del Presidente della Giunta regionale al solo fine di facilitare la lettura delle disposizioni della legge, integrata con le modifiche apportate dalle leggi regionali 6 maggio 2013, n. 5, 6 settembre 2013, n. 12, 7 agosto 2014, n. 16, 5 aprile 2016, n. 6, 23 dicembre 2016, n. 38, 20 gennaio 2017, n. 3, 31 marzo 2017, n. 10 e dalla sentenza della Corte Costituzionale 4 – 12 dicembre 2013, n. 303.
Testo vigente della Legge Regionale 9 agosto 2012, n. 26.
"Norme per la protezione della fauna selvatica e disciplina dell'attività venatoria in Campania".
1. La Giunta regionale, sentito l'Istituto superiore per la ricerca ambientale (ISPRA), autorizza l'istituzione di centri di recupero della fauna selvatica ai sensi dell'articolo 4, comma 6, della legge 157/1992 con le finalità di soccorrere, riabilitare e reintrodurre esemplari di fauna selvatica feriti. Tali autorizzazioni possono essere concesse al Corpo Forestale dello Stato, ai dipartimenti scientifici delle università, alle associazioni venatorie, all e associazioni di protezione ambientale riconosciute dal Ministero dell'ambiente che operano in Campania.
4-bis. Le disposizioni del presente articolo non si applicano ai parchi nazionali presenti sul territorio regionale. In caso di istituzione di centri di recupero della fauna selvatica all'interno dei parchi nazionali, questi ultimi ne danno comunicazione agli uffici regionali competenti.
(1) Comma aggiunto dall'art. 1, comma 148 della legge regionale 6 maggio 2013, n. 5.
4 bis. L'autorizzazione per l'esercizio dell'attività venatoria da appostamento fisso è rilasciata dalle Province in numero non superiore a quelle rilasciate nell'annata venatoria 1989/1990. Le autorizzazioni possono essere richieste da coloro che ne erano in possesso nell'annata venatoria citata (1).
7. Nel rispetto di quanto previsto dai commi 3 e 4 dell'articolo 5 della legge 157/1992 gli appostamenti autorizzati non possono essere in numero superiore ad un appostamento per ogni tremila ettari di superficie provinciale utile alla caccia e non possono essere ubicati a meno di mille metri dalla battigia del mare né avere superficie inferiore a diecimila metri quadrati (2).
13. Le Province rilasciano autorizzazioni in numero non superiore a quello rilasciato nell'annata venatoria 1989-1990. L'autorizzazione può essere richiesta da coloro che ne erano in possesso nella citata annata venatoria. Se si realizza una possibile capienza, l'autorizzazione per tale quota può essere richiesta da ultrasessantenni, le amministrazioni provinciali in tal caso danno priorità alle domande di inabili, di portatori di handicap fisici e di coloro che per sopravvenuto impedimento fisico non siano più in condizioni di esercitare la caccia in forma vagante (3).
(1) Comma aggiunto dall'art. 1, comma 1, lettera a), punto 1), legge regionale 6 settembre 2013, n. 12.
(2) Comma sostituito dall'art. 1, comma 1, lettera a), punto 2), legge regionale 6 settembre 2013, n. 12.
(3) Comma sostituito dall'art. 1, comma 1, lettera a), punto 3), legge regionale 6 settembre 2013, n. 12, successivamente la Corte Costituzionale con sentenza 4 - 12 dicembre 2013, n. 303 ha dichiarato, l'illegittimità costituzionale del presente comma nel testo anteriore alle modifiche apportate dalla legge succitata.
3. È vietata, in tutto il territorio regionale, la vendita di uccelli di cattura.
b) fauna proveniente dall'estero, purché l'abbattimento o comunque l'impossessamento siano avvenuti in conformità alle legislazioni vigenti in materia nel Paese di origine e nel rispetto degli accordi internazionali e della normativa prescritta dalla Convenzione di Washington sul commercio
3. I possessori a qualsiasi titolo di fauna selvatica protetta imbalsamata o di fauna appartenente alle specie di cui al comma 1 dell'articolo 15, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, presentano alle amministrazioni provinciali un elenco contenente il numero di esemplari posseduti, la specie a cui appartengono e la presunta epoca di cattura e imbalsamazione. Sono esenti da tale obbligo gli Istituti universitari e i musei naturalistici.
7. La mancata osservanza delle norme di cui al presente articolo comporta le sanzioni di cui all'articolo 32, comma 1, lettera c). Sono fatte salve le sanzioni penali di cui all'articolo 30, comma 2 della legge 157/1992 (1).
(1) Comma così sostituito dall'art. 1, comma 1, lettera b), legge regionale 6 settembre 2013, n. 12.
2. La Regione e le Province, per l'espletamento delle funzioni di propria competenza, si avvalgono dei pareri del Comitato tecnico faunistico venatorio regionale e del Comitato tecnico faunistico venatorio provinciale della caccia, organi tecnici consultivi, istituiti ai sensi della legge regionale 10 aprile 1996, n. 8 (Norme per la protezione della fauna selvatica e disciplina dell'attività venatoria in Campania) che continuano le proprie funzioni ai sensi della presente legge e così costituiti:
6) un rappresentante per ogni ente o associazione di protezione ambientale presente nel Comitato tecnico faunistico venatorio nazionale (CTFVN) ed operante a livello regionale (1);
4) da un rappresentante per ogni ente o associazione di protezione ambientale presente nel Comitato tecnico faunistico venatorio regionale (CTFVR) (2);
(1) Punto sostituito dall'art. 1, comma 1, lettera c), punto 1), legge regionale 6 settembre 2013, n. 12.
(2) Punto sostituito dall'art. 1, comma 1, lettera c), punto 2), legge regionale 6 settembre 2013, n. 12.
a) la destinazione di una quota di territorio agro-silvo-pastorale regionale, non inferiore al venti per cento e non superiore al trenta per cento del totale a protezione della fauna selvatica. In detta percentuale sono compresi i territori ove sia comunque vietata l'attività venatoria anche per effetto di altre leggi o disposizioni. Si intende per protezione il divieto di abbattimento e cattura a fini venatori accompagnata da provvedimenti atti ad agevolare la sosta della fauna, la riproduzione e la cura della prole; (1)
c) la destinazione della rimanente parte del territorio agro-silvo-pastorale regionale a forme di gestione programmata della caccia previste dall'articolo 36 e seguenti (2).
1 bis) La Giunta Regionale entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, provvede alla rideterminazione dei confini delle aree destinate a protezione della fauna selvatica di competenza regionale, al fine di rispettare i criteri di cui al comma 1 e di riequilibrare la distribuzione delle stesse sull'intero territorio regionale (3).
(1) Lettera sostituita dall'art. 1, comma 1, lettera d), punto 1), legge regionale 6 settembre 2013, n. 12 successivamente la Corte Costituzionale con sentenza 4 - 12 dicembre 2013, n. 303 ha dichiarato, l'illegittimità costituzionale della presente lettera nel testo anteriore alle modifiche apportate dalla legge succitata.
(2) Lettera sostituita dall'art. 1, comma 1, lettera d), punto 2), legge regionale 6 settembre 2013, n. 12 successivamente la Corte Costituzionale con sentenza 4 - 12 dicembre 2013, n. 303 ha dichiarato, l'illegittimità costituzionale della presente lettera nel testo anteriore alle modifiche apportate dalla legge succitata.
(3) Comma aggiunto dall'art. 1, comma 1, lettera d), punto 3), legge regionale 6 settembre 2013, n. 12.
1. La Giunta regionale, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, e ogni qualvolta si renda necessario modificare gli indirizzi di pianificazione faunistico venatoria, propone al Consiglio regionale che, sentita la competente Commissione consiliare in materia, approva il documento di indirizzo e coordinamento dei piani faunistici provinciali.
i) [aree contigue dei parchi nazionali e dei parchi regionali;] (1)
m) i piani faunistici provinciali includono i programmi di miglioramento ambientale tesi a favorire la riproduzione naturale di fauna selvatica, nonché i programmi di immissione di fauna selvatica anche tramite la cattura di selvatici presenti in soprannumero nei parchi nazionali e regionali e in altri ambiti faunistici, salvo accertamento delle compatibilità genetiche da parte dell'ISPRA, sentite le organizzazioni professionali agricole presenti nel Comitato tecnico faunistico venatorio nazionale tramite le loro strutture regionali.
4. In caso di inadempienza delle Province nella formulazione dei piani faunistici o nell'adeguamento agli indirizzi regionali di coordinamento, la Giunta Regionale, esercita i poteri sostitutivi di cui al comma 10 dell'articolo 10 della legge 157/1992, sentito il CTFVR, propone al Consiglio regionale il piano faunistico della provincia inadempiente. L'esercizio dei poteri sostitutivi diventa obbligatorio dopo un anno di mancato rispetto dei termini da parte delle Province.
5. La Giunta regionale, con proprio atto, sentito il CTFVR, propone al Consiglio regionale il Piano faunistico regionale nel quale, oltre a richiamare gli indirizzi di coordinamento per i piani faunistici provinciali previsti nel comma 1, determina i criteri:
a) per la costituzione degli Ambiti territoriali di caccia (ATC) e per l'elezione dei loro organi direttivi;
b) per l'individuazione, nel rispetto dell'indice di densità venatoria minima individuato dal Ministero per le politiche agricole alimentari e forestali, del numero minimo di cacciatori ammissibili in ogni ATC in modo da garantire la residenza venatoria almeno a tutti i cacciatori campani;
c) per la costituzione delle aziende faunistico venatorie, e delle aziende agri-turistico-venatorie e dei centri pubblici e privati di produzione della fauna selvatica allo stato naturale (2).
(1) Lettera abrogata dall'art. 1, comma 1, lettera e), punto 1), legge regionale 6 settembre 2013, n. 12.
(2) Comma sostituito dall'articolo 1, comma 1, lettera e), punto 2), legge regionale 6 settembre 2013, n. 12 successivamente la Corte Costituzionale con sentenza 4 - 12 dicembre 2013, n. 303 ha dichiarato, l'illegittimità costituzionale del presente comma nel testo anteriore alle modifiche apportate dalla legge succitata.
ambientaliste presenti nel CTFVP; la gestione delle zone di ripopolamento e cattura può essere affidata da ciascuna Provincia ad una o più associazioni venatorie presenti nel CTFVP ed anche alla delegazione provinciale dell'ENCI. Le Province possono richiedere altresì consulenze specialistiche ai dipartimenti di zoologia delle università. Le convenzioni sono stipulate con modalità stabilite dalla Giunta provinciale.
8. Se ricorrono eccezionali e particolari necessità ambientali e faunistiche, anche al fine di raggiungere la percentuale di territorio da destinare a protezione ai sensi dell'articolo 10, la Regione, sentito il CTFVR, con delibera della Giunta regionale può istituire coattivamente zone di ripopolamento e cattura.
a) la Regione può istituire centri pubblici di produzione della selvaggina allo stato naturale utilizzando proprietà demaniali regionali o comunali o anche proprietà private che abbiano i requisiti necessari previo assenso del proprietario. Hanno lo scopo di produrre selvaggina allo stato naturale, con particolare riferimento agli ungulati, in forma estensiva e possono attrezzarsi anche per la produzione intensiva di altre specie di piccola mole. La gestione dei medesimi è affidata al Settore tecnico amministrativo provinciale delle foreste competente, d'intesa con il settore foreste caccia e pesca. I relativi programmi di intervento, sono approvati e finanziati dalla Giunta regionale sentito il Comitato tecnico regionale;
3. Il prodotto dei centri pubblici di produzione della selvaggina allo stato naturale è destinato ai ripopolamenti L'eventuale eccedenza di produzione può essere venduta, a prezzo di mercato, per l'utilizzo nelle aziende faunistiche o nelle aziende agrituristico-venatorie di cui all'articolo 23.
La Giunta Regionale, sentito il CTFVR, può autorizzare con provvedimento del settore competente, l'istituzione di centri privati di produzione della selvaggina allo stato naturale con esclusione nell'impianto di qualsiasi attività venatoria. La concessione deve essere oggetto di richiesta di rinnovo ogni cinque anni, a pena di decadenza ed è subordinata al pagamento di una tassa annuale di concessione regionale composta da una quota fissa minima di euro 278,37 e da una parte variabile proporzionata al numero di capi allevati; la quota variabile è stabilita con deliberazione di Giunta regionale ed è aggiornata ogni cinque anni. Il concessionario è tenuto all'osservanza di un apposito disciplinare contenente le modalità di esercizio dell'attività, emanato con il decreto di concessione. L'inosservanza del disciplinare comporta l'immediata revoca della concessione. La selvaggina prodotta può essere venduta previa autorizzazione del Presidente dell'amministrazione provinciale che può esercitare il diritto di prelazione al prezzo corrente di mercato (1).
La Giunta regionale, sentito il CTFVR previa approvazione del progetto di impianto da parte dell'ISPRA, può autorizzare, con provvedimento del settore competente, l'istituzione di Centri privati di produzione della selvaggina di tipo intensivo. La concessione deve essere oggetto di richiesta di rinnovo ogni cinque anni, a pena di decadenza ed è subordinata al pagamento di una tassa annuale di concessione regionale composta da una quota fissa minima di euro 278,37 e da una parte variabile proporzionata al numero di capi allevati; la quota variabile è stabilita con deliberazione di Giunta regionale ed è aggiornata ogni cinque anni. Il mancato pagamento comporta la revoca della concessione (2).
a) cinghiali per un numero complessivo non superiore a cinque capi adulti più dieci in età non riproduttiva, compresi i nati nell'anno;
L'autorizzazione, valevole per un nucleo familiare, è rilasciata con provvedimento del dirigente del settore regionale competente a persona nominativamente indicata a seguito di formale istanza corredata da dichiarazione sostitutiva di certificazione della situazione familiare, relazione tecnico-descrittiva e planimetria delle strutture dell'allevamento. La concessione deve essere oggetto di richiesta di rinnovo ogni cinque anni, a pena di decadenza (3).
L'autorizzazione è rilasciata con provvedimento del dirigente del settore regionale competente previa presentazione da parte dell'interessato, di istanza corredata della seguente documentazione:
c) progetto e grafici delle strutture dell'allevamento da realizzare vistati dall'Ufficio sanitario competente per Comune e relativo computo metrico estimativo;
La concessione deve essere oggetto di richiesta di rinnovo ogni cinque anni, a pena di decadenza ed è subordinata al pagamento di una tassa annuale di concessione regionale composta da una quota fissa minima di euro 278,37 e da una parte variabile proporzionata al numero di capi allevati; la quota variabile è stabilita con deliberazione di Giunta regionale ed è aggiornata ogni cinque anni. (4)
3) Allevamenti a scopo ornamentale o amatoriale di altre specie cacciabili. L'autorizzazione per l'allevamento di una coppia (maschio più femmina) viene rilasciata a persona nominativamente indicata ed a seguito di motivata istanza con provvedimento del dirigente del settore regionale competente previa presentazione di istanza da parte dell'interessato corredata da relazione tecnico-descrittiva e planimetria delle strutture dell'allevamento. La concessione ha durata di cinque anni.
2. Le attività amatoriali di ornicoltura, relative alla nidificazione ed all'allevamento in cattività, nonché alla creazione di ibridi, possono essere svolte esclusivamente con i soggetti appartenenti alle famiglie dei fringillidi, dei passeridi, degli emberizidi e dei fasianidi. Le autorizzazioni sono rilasciate dal competente ufficio provinciale e hanno una validità di dieci anni; il rinnovo comporta una nuova richiesta di autorizzazione da inoltrare entro sei mesi dalla scadenza (5).
a) l'allevatore è tenuto a denunciare alla Provincia, entro il mese di dicembre di ogni anno, i soggetti nati nel proprio allevamento nel corso dell'anno indicando i dati riportati sui singoli anelli dei soggetti; eventuali nuovi acquisti o scambi devono essere denunciati entro tre giorni all'amministrazione provinciale. L'allevatore è tenuto, inoltre, a compilare un registro dell'allevamento personale dove devono essere segnati tutti i soggetti tenuti in allevamento con indicazione della specie, del sesso, del numero progressivo dell'anello, dei dati riportati sull'anello, di data e motivo di entrata o di uscita.
b) i soggetti nati nell'allevamento debbono essere muniti di anelli inamovibili riportanti l' anno di nascita, il numero progressivo del soggetto e la matricola dell'allevatore.
d) le amministrazioni provinciali autorizzano anche le manifestazioni ornitologiche nelle quali possono essere esposti esclusivamente soggetti compresi nelle denunce di cui ai commi precedenti (6).
3. Il settore regionale competente istituisce un registro degli allevamenti di fauna selvatica ai sensi dei commi 1 e 2 in cui siano indicate le generalità del soggetto autorizzato, specie allevate e numero di individui autorizzati, codice di allevamento e date di inizio e termine dell'autorizzazione. I soggetti titolari di allevamenti autorizzati, anche ai sensi di precedenti leggi, debbono richiedere l'iscrizione al registro entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge.
4. [Le autorizzazioni di cui al presente articolo hanno una validità di dieci anni, il rinnovo comporta una nuova richiesta di autorizzazione da inoltrare entro sei mesi dalla scadenza. ] (7).
5. La mancata osservanza degli obblighi derivanti dal presente articolo comporta la sospensione dell'autorizzazione per un anno e, in caso di recidiva, la revoca.
(1) Punto sostituito dall'art. 1, comma 1, lettera f), punto 1), legge regionale 6 settembre 2013, n. 12.
(2) Punto sostituito dall'art. 1, comma 1, lettera f), punto 2), legge regionale 6 settembre 2013, n. 12.
(3) Punto sostituito dall'art. 1, comma 1, lettera f), punto 3), legge regionale 6 settembre 2013, n. 12.
(4) Punto sostituito dall'art. 1, comma 1, lettera f), punto 4), legge regionale 6 settembre 2013, n. 12.
(5) Comma sostituito dall'art. 1, comma 1, lettera f), punto 5), legge regionale 6 settembre 2013, n. 12.
(6) Lettera sostituita dall'art. 1, comma 1, lettera f), punto 6), legge regionale 6 settembre 2013, n. 12.
(7) Comma abrogato dall'art. 1, comma 1, lettera f), punto 2), legge regionale 6 settembre 2013, n. 12.
2. Le zone di addestramento e allenamento cani già esistenti possono continuare l'attività, previa istanza da presentare all'amministrazione provinciale competente per territorio entro e non oltre quattro mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge (1).
3. Le Province, su richiesta delle categorie di cui al comma 1, istituiscono zone per l'addestramento, l'allenamento e le gare dei cani da caccia in cui è consentito l'abbattimento di fauna selvatica di allevamento nel rispetto delle pianificazioni faunistico venatorie regionale e provinciale (2).
4. Le zone di addestramento e allenamento cani senza abbattimento di fauna selvatica di allevamento non possono avere una superficie inferiore a cento ettari e possono anche essere confinanti con le oasi di protezione naturale o con le zone di ripopolamento e cattura o con i parchi e riserve naturali (3):
a) la concessione è rilasciata o revocata dal dirigente dell'ufficio competente dell'amministrazione provinciale e può essere rilasciata alle associazioni venatorie riconosciute a livello nazionale ed operanti in provincia, all'ENCI o gruppi cinofili ad esso affiliati e ad imprenditori agricoli singoli o associati, in misura non superiore ad una zona per ciascuno dei soggetti sopra richiamati (4);
5. Le zone per addestramento e allenamento cani con abbattimento di selvaggina di allevamento appartenente alle specie cacciabili di cui al comma 3, sono istituite in località distanti almeno centocinquanta metri dai centri abitati e da importanti vie di comunicazione e cinquecento metri dalle strutture faunistiche di cui all'articolo 10, comma 3, lettere a), b), c), d), e), g), ed h) e dalle aree protette di cui alla legge 6 dicembre 1991, n. 394 (Legge quadro sulle aree protette). In particolare (5):
b) in ciascuna Provincia il numero delle zone è di una per associazione venatoria e cinofila aumentato di una unità ogni duemila tesserati in provincia, o frazione residua non inferiore a mille, e una per imprenditore, singolo o associato (6);
consentito nei modi e tempi disciplinati con il regolamento regionale previsto nel comma 7 da adottare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge (7);
6. Le Province possono autorizzare nei territori previsti destinati all'attività venatoria dalla presente legge, le rappresentanze provinciali dell'ENCI o le associazioni venatorie e cinofile ad effettuare prove attitudinali sui selvatici di allevamento previo assenso dei proprietari e conduttori dei fondi territorialmente interessati (8).
7. Le procedure e i criteri applicativi previsti nel presente articolo sono stabiliti con regolamento della Giunta regionale emanato entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente disposizione (9).
7 bis. Le zone per l'addestramento cani possono essere istituite soltanto nelle località considerate compatibili nella Pianificazione faunistico venatoria regionale e provinciale. La Regione, oppure gli enti locali delegati, possono autorizzare altresì le associazioni venatorie e cinofile ad istituire zone per l'addestramento e l'allenamento dei cani da seguita su lepre e cinghiale. Le zone per l'addestramento su cinghiale devono essere recintate da rete metallica di maglia non superiore a quattro per quattro centimetri e di altezza non inferiore ad un metro e mezzo. (10)
(1) Comma sostituito dall'art. 1, comma 1, lettera g), punto 1), legge regionale 6 settembre 2013, n. 12.
(2) Comma sostituito dall'art. 1, comma 1, lettera g), punto 2), legge regionale 6 settembre 2013, n. 12.
(3) Alinea sostituito dall'art. 1, comma 1, lettera g), punti 3) e 4), legge regionale 6 settembre 2013, n. 12.
(4) Lettera sostituita dall'art. 1, comma 1, lettera g), punto 5), legge regionale 6 settembre 2013, n. 12.
(5) Alinea sostituito dall'art. 1, comma 1, lettera g), punto 6), legge regionale 6 settembre 2013, n. 12.
(6) Lettera sostituita dall'art. 1, comma 1, lettera g), punto 7), legge regionale 6 settembre 2013, n. 12.
(7) Lettera sostituita dall'art. 1, comma 1, lettera g), punto 8), legge regionale 6 settembre 2013, n. 12.
(8) Comma sostituito dall'art. 1, comma 1, lettera g), punto 9), legge regionale 6 settembre 2013, n. 12.
(9) Comma sostituito dall'art. 1, comma 1, lettera g), punto 10), legge regionale 6 settembre 2013, n. 12.
(10) Comma dapprima aggiunto dall'art. 1, comma 1, lettera g), punto 11), legge regionale 6 settembre 2013, n. 12 successivamente è stato aggiunto il secondo periodo dall'art. 6, comma 5, lettera a) della legge regionale 5 aprile 2016, n. 6.
1. La Giunta regionale, con provvedimento amministrativo, per ragioni connesse alla consistenza faunistica, o per la presenza di fasi suscettibili del ciclo biologico, o per sopravvenute particolari condizioni ambientali, stagionali o climatiche o per malattie o altre calamità, può vietare o ridurre, per periodi prestabiliti, la caccia a determinate specie di fauna selvatica di cui all'articolo 15.
2. La Giunta regionale, per la migliore gestione del patrimonio zootecnico, per la tutela del suolo, per motivi sanitari, per la selezione biologica, per la tutela del patrimonio storico-artistico, per la tutela delle produzioni zoo-agro-forestali ed ittiche, dispone il controllo delle specie di fauna selvatica anche nelle zone vietate alla caccia di cui all'articolo 10, comma 3, lettere a), b) e c). Il controllo, esercitato selettivamente, è praticato di norma mediante l'utilizzo di metodi ecologici su parere dell'ISPRA. Se l'Istituto verifica l'inefficacia dei predetti metodi, la Giunta regionale autorizza piani di abbattimento che devono essere attuati dalle guardie venatorie dipendenti dalle Province. Queste ultime possono avvalersi dei proprietari o conduttori dei fondi sui quali si attuano i piani medesimi o di altre persone, purché tutti muniti di licenza per l'esercizio venatorio, nonché delle guardie forestali, delle guardie comunali e delle guardie venatorie volontarie delle associazioni, tutti muniti di licenza per l'esercizio venatorio.
5. La Giunta regionale, per comprovate ragioni di protezione dei fondi coltivati e degli allevamenti da forme inselvatichite di specie domestiche verificata l'inefficacia di preventivi metodi ecologici, adottati su parere dell'ISPRA, può autorizzare, su proposta delle organizzazioni professionali agricole maggiormente rappresentative a livello nazionale tramite le loro strutture regionali, piani di abbattimento attuati dalle guardie venatorie dipendenti dalle province con la collaborazione dei proprietari o conduttori dei fondi su cui si attuano i piani medesimi se questi ultimi sono muniti di licenza per l'esercizio venatorio (1).
(1) Comma così sostituito dall'articolo 1, comma 1, lettera h), legge regionale 6 settembre 2013, n. 12 successivamente la Corte Costituzionale con sentenza 4 - 12 dicembre 2013, n. 303 ha dichiarato, l'illegittimità costituzionale del presente comma nel testo anteriore alle modifiche apportate dalla legge succitata.
1. La Giunta regionale, per monitorare le popolazioni di cinghiali in soprannumero ed i relativi danni, provvede a mezzo degli uffici regionali competenti alla raccolta, all'archiviazione ed all'elaborazione informatica dei dati relativi:
2. La Giunta regionale, in funzione delle informazioni disponibili, con proprio provvedimento definisce i criteri per la prevenzione ed il contenimento dei danni, specificando obiettivi, modalità, durata temporale e confini spaziali, nonché le necessarie risorse finanziarie. I periodi per l'esecuzione di tali attività possono differire da quelli stabiliti per l'attività venatoria, in funzione del ciclo biologico della specie, nel rispetto delle fasi riproduttive e di allevamento della prole.
3. Per i territori dove sono accertati ricorrenti danni causati da cinghiali selvatici, gli organi di gestione delle aree protette nazionali e regionali, e quelli degli ATC, devono elaborare, entro novanta giorni dal provvedimento, i programmi di prevenzione e controllo delle popolazioni di cinghiale, di concerto con le competenti strutture delle amministrazioni provinciali. I programmi, sottoposti all'approvazione dell'ISPRA, definiscono tra l'altro gli interventi da attivare applicando i metodi indicati dall'Istituto, sia indiretti sia diretti, specificando i dettagli quali-quantitativi. I metodi diretti sono attivati con priorità nel caso di danni alla circolazione veicolare accertati dagli organi di cui all'articolo 12 del Codice della strada. I programmi hanno validità massima triennale.
4. Gli interventi di controllo programmati sono effettuati da esperti, formati mediante corsi specifici ed autorizzati dagli stessi organi di gestione, sotto la supervisone del responsabile tecnico dell'Ente, coordinati da un biologo o naturalista esperto in controllo selettivo delle popolazioni di cinghiale, e sotto la sorveglianza diretta del Corpo Forestale dello Stato.
5. La Giunta regionale, in caso di inerzia degli enti competenti, esercita poteri sostitutivi per l'elaborazione e l'esecuzione dei programmi di prevenzione e controllo selettivo, nel rispetto della normativa di settore.
6. Gli esemplari catturati con metodi indiretti sono immessi, in coerenza con la pianificazione venatoria provinciale o regionale, nelle aree vocate destinate alla caccia programmata libera in cui le popolazioni del suide risultino in declino. Le carcasse dei cinghiali abbattuti per il controllo selettivo sono obbligatoriamente conferite all'Istituto Zooprofilattico o a centri di controllo e smaltimento alternativi individuati dalla Regione per i rilievi biometrici e gli accertamenti sanitari previsti dalla normativa vigente.
7. È vietato:
2. Il tesserino per l'esercizio dell'attività venatoria predisposto dalla Regione Campania è distribuito gratuitamente dai Comuni ai richiedenti iscritti nella propria anagrafe, previa consegna della ricevuta di versamento della tassa di concessione regionale di cui all'articolo 39 da effettuare su appositi modelli predisposti dalla Regione. La tassa è dovuta anche dai residenti nei Parchi nazionali e regionali.
2. Sono consentiti per i fucili ad anima liscia dispositivi tecnici di limitazione al fine di contenere nel serbatoio non più di due cartucce, di calibro non superiore al dodici (1).
2 bis. I bossoli delle cartucce devono essere recuperati dal cacciatore e non lasciati sul luogo di caccia (2).
(1) Comma sostituito dall'art. 1, comma 1, lettera i), punto 1), legge regionale 6 settembre 2013, n. 12.
(2) Comma aggiunto dall'art. 1, comma 1, lettera i), punto 2), legge regionale 6 settembre 2013, n. 12.
4. La superficie dei fondi di cui ai commi 1 e 2 entra a far parte della quota del trenta per cento a protezione della fauna selvatica ai sensi dell'articolo 9, comma 1, lettera a).
1. È vietato l'esercizio venatorio in forma vagante e l'addestramento dei cani nei casi previsti dall'articolo 15, comma 7, della legge 157/1992.
L'autorizzazione, per una durata decennale, è concessa a persona nominativamente indicata, di buona condotta morale, civile e senza condanne penali. Alla scadenza il titolare può presentare nuova istanza. L'autorizzazione è revocata per inadempienza o per perdita dei requisiti indispensabili.
1 bis. I provvedimenti che determinano i confini delle aziende faunistico-venatorie al fine della loro costituzione sono notificati ai proprietari o ai conduttori dei fondi per mezzo di affissione all'albo pretorio dei Comuni interessati, anche mediante applicazione dell'articolo 140 codice di procedura civile. I proprietari o i conduttori dei fondi possono produrre motivata opposizione. Se gli atti oppositivi investono una percentuale non inferiore al 40 per cento del territorio dell'istituenda azienda faunistico-venatoria la stessa non può essere istituita (1).
2. Le aziende faunistico-venatorie e quelle agrituristico-venatorie sono soggette, in eguale misura, al pagamento di una tassa di rilascio dell'autorizzazione ed a una tassa annuale da pagare entro il 31 gennaio di ogni anno. Le tasse di concessione previste sono ridotte nella misura di un ottavo per le sole aziende faunistico-venatorie completamente ricadenti in territori montani o in quelli classificati tali, ai sensi della legge 25 luglio 1952, n.991 (Provvedimenti in favore dei territori montani).
3. Le aziende faunistico-venatorie non hanno fini di lucro ed hanno prevalenti finalità naturalistiche e faunistiche, con particolare riferimento alla fauna stanziale; le concessioni sono corredate da programmi di conservazione e di ripristino ambientale per garantire l'obiettivo naturalistico e faunistico. In tali aziende la caccia è consentita nelle giornate indicate dal calendario venatorio secondo piani di assestamento e di abbattimento disposti annualmente dal concessionario ed approvati dalla Provincia; in assenza di tale approvazione non è consentita alcuna attività faunistico-venatoria. In ogni caso, nelle aziende faunistico-venatorie non è consentito immettere o liberare fauna selvatica posteriormente alla data del 31 agosto. (2)
4. Le aziende agrituristico-venatorie hanno finalità di integrazione del reddito agricolo e sono costituite sotto forma di impresa agricola o di consorzio di imprese nel caso di più proprietari. È ammissibile l'affitto dei fondi da includere nell'azienda o il comodato d'uso, per entrambi i casi con durata decennale. Le aziende agrituristico-venatorie sono soggette a tassa di concessione regionale. In tali aziende sono consentiti l'immissione e l'abbattimento per tutta la stagione venatoria di fauna selvatica di allevamento senza limitazione di capi.
5. Le aziende faunistico-venatorie e quelle agrituristico-venatorie possono includere coattivamente fondi per una superficie non superiore al dieci per cento di quella complessiva aziendale, dietro pagamento al proprietario, o conduttore, di una indennità annua che è fissata da successivo regolamento. I fondi inclusi coattivamente sono interdetti alle attività faunistico venatorie per tutta la durata dell'autorizzazione e devono essere identificati a mezzo di installazione di tabelle perimetrali a carico dell'azienda agrituristico-venatoria.
[Non è consentita la frammentazione delle superfici incluse coattivamente in più di cinque corpi.] (3)
[Non sono da ritenersi di scarso rilievo ambientale e faunistico le aree forestali ed a macchia mediterranea di superficie superiore a due ettari, o quelle di minori dimensioni che formano complessivamente un'area superiore al cinque per cento dell'intera superficie dell'azienda agrituristico-venatoria fatti salvi i limiti preesistenti per le aziende già autorizzate alla data di entrata in vigore della presente disposizione]. (4)
8. Le aziende di cui al comma 1 devono essere individuabili mediante l'installazione di tabelle, a carico del titolare dell'azienda medesima, lungo il perimetro esterno e lungo le aree interne per cui è differenziata o interdetta l'attività venatoria,. Dalla posizione ove è impiantata ciascuna tabella deve risultare chiaramente visibile sia quella precedente sia la successiva.
9. Nelle aziende di cui al comma 1 l'attività venatoria e l'addestramento dei cani sono consentiti nel rispetto delle norme di cui alla presente legge:
b) nelle aziende agrituristico-venatorie, tali attività sono consentite a tutti, a fronte del pagamento di una quota di ingresso. In queste aziende è possibile istituire i campi di addestramento cani con abbattimento di fauna di allevamento di cui all'articolo 14, uno per ciascuna azienda più uno ogni duecento ettari; in tal caso la superficie del campo non è conteggiata ai sensi del comma 14 (5).
L'indice di densità venatoria applicabile a tali aziende non può essere differente da quello stabilito dal Ministero per l'ATC in cui esse ricadono.
10. La vigilanza interna è affidata alle guardie private dell'azienda, in numero di una ogni duecento ettari, con le caratteristiche di cui al comma 2, lettera b), dell'articolo 28. Gli agenti di cui al citato articolo 28, dell'esercizio delle proprie funzioni di vigilanza, hanno sempre facoltà di accesso.
11. La mancata osservanza delle norme di cui al presente articolo comporta la revoca della concessione e le sanzioni stabilite dall'articolo 32, comma 1, lettera g), fatti salvi gli altri divieti e sanzioni previste dalla presente legge (6).
12. Le aziende preesistenti alla data di entrata in vigore della presente legge possono continuare l'attività dimostrando, entro diciotto mesi, il possesso dei requisiti previsti e l'adeguamento alla nuova normativa. Trascorso tale termine l'autorizzazione è sospesa, senza posticipazione dei termini di scadenza (7).
13. Le tasse di concessione regionale dovute dai concessionari delle aziende di cui al presente articolo sono quelle previste per le aziende faunistiche dal decreto legislativo 22 giugno 1991, n. 230 (Approvazione della tariffa delle tasse sulle concessioni regionali ai sensi dell'art. 3 della legge 16 maggio 1970, n. 281, come sostituito dall'art. 4 della legge 14 giugno 1990, n. 158).
14. La restante quota, pari al tre per cento della superficie del territorio agro-silvo-pastorale di cui all'articolo 9, comma 1, lettera b), è destinata alla istituzione di strutture previste dall'articolo 10, comma 3, lettere d), e) ed f).
(2) Comma sostituito dall'art. 6, comma 5, lettera b), legge regionale 6 settembre 2013, n. 12.
(3) Capoverso abrogato dall'art. 1, comma 1, lettera l), punto 2), legge regionale 6 settembre 2013, n. 12.
(4) Comma sostituito dall'art. 1, comma 1, lettera l), punto 3), legge regionale 6 settembre 2013, n. 12 successivamente l'ultimo periodo è stato soppresso dall'art. 6, comma 5, lettera c) della legge regionale 5 aprile 2016, n. 6.
(5) Lettera sostituita dall'art. 1, comma 1, lettera l), punto 4), legge regionale 6 settembre 2013, n. 12.
(6) Comma sostituito dall'art. 1, comma 1, lettera l), punto 5), legge regionale 6 settembre 2013, n. 12.
(7) Comma così sostituito dall'articolo 1, comma 179, della legge regionale 7 agosto 2014, n. 16.
1. La Giunta regionale, sentito l'ISPRA ed il CTFVR di cui all'articolo 8, entro e non oltre il 15 giugno, pubblica il calendario regionale ed il regolamento relativo all'intera annata venatoria per i periodi e per le specie previste dall'articolo 15, con la indicazione del numero massimo dei capi da abbattere per ciascuna giornata di caccia.
5. L'addestramento dei cani da ferma, da cerca e da seguita è consentito, nei territori dove non sussiste il divieto di caccia e non vi sono colture in atto, nel periodo consentito per l'attività venatoria, esclusi i giorni di silenzio venatorio. Le Province, con provvedimento di Giunta, possono autorizzare l'anticipo fino a quarantacinque giorni, ad esclusione del martedì e venerdì, delle attività di addestramento cani in aree circoscritte dopo aver accertato l'assenza di esemplari di fauna selvatica in fase di nidificazione o di dipendenza della prole dai genitori (1).
(1) Comma così sostituito dall'articolo 1, comma 1, lettera m), della legge regionale 6 settembre 2013, n. 12 successivamente la Corte Costituzionale con sentenza 4 - 12 dicembre 2013, n. 303 ha dichiarato, l'illegittimità costituzionale del presente comma nel testo anteriore alle modifiche apportate dalla legge succitata.
h) usare, anche senza manifesta attitudine alla caccia, i richiami di cui all'articolo 21, comma 1, lettera r) della legge 157/1992;
l) cacciare nelle zone colpite da incendio nei dieci anni successivi allo stesso; (1)
(1) Lettera così sostituita dall'articolo 1, comma 1, lettera n), legge regionale 6 settembre 2013, n. 12 successivamente la Corte Costituzionale con sentenza 4 - 12 dicembre 2013, n. 303 ha dichiarato, l'illegittimità costituzionale della presente lettera nel testo anteriore alle modifiche apportate dalla legge succitata.
1. Per far fronte ai danni non altrimenti risarcibili causati dalla fauna selvatica di cui all'articolo 2, comma 1, della legge 157/1992, e dall'attività venatoria ed ai sinistri stradali causati dai soli ungulati selvatici, è costituito un fondo regionale che annualmente la Giunta ripartisce tra le amministrazioni provinciali in misura proporzionale alle denunce di danno pervenute l'anno precedente.
2. In ciascuna Provincia è costituito dalla Giunta provinciale un Comitato che provvede all'esame e valutazione delle richieste di indennizzo; il Comitato è composto da (1):
a) dirigente provinciale esperto in materia, designato dall'assessore provinciale, che lo presiede (2);
b) tre rappresentanti, in possesso del titolo di laureato in agraria o perito agrario o agrotecnico o tecnico faunistico, esponenti rispettivamente delle organizzazioni agricole, venatorie e di protezione ambientale maggiormente rappresentative a livello provinciale; la designazione è effettuata dal legale rappresentante regionale delle suindicate organizzazioni (3);
c) un funzionario regionale, laureato in scienze agrarie, del settore tecnico amministrativo dell'agricoltura competente per territorio, designato dall'assessore regionale delegato al ramo (4);
d) un esperto, laureato in scienze agrarie o in scienze forestali, o in ingegneria, o in giurisprudenza, designato dall'assessore regionale competente (5);
e) un funzionario della provincia, avvocato dell'ufficio legale, designato dall'assessore provinciale delegato alla materia;
4. La Provincia, previo esame della pratica da parte del Comitato previsto nel comma 2, entro centottanta giorni dal ricevimento della richiesta, se è disponibile la copertura finanziaria, provvede all'indennizzo del danno accertato nella misura del cento per cento, altrimenti comunica al danneggiato che l'indennizzo è liquidato con priorità l'anno successivo alla ricostituzione del fondo (6).
5. I danni arrecati dalle specie selvatiche possono essere indennizzati anche mediante polizze assicurative stipulate dalle Province o dagli organi di gestione degli ATC, di cui all'articolo 36.
L'indennizzo dei danni provocati nelle strutture faunistiche a gestione privata fa carico ai rispettivi concessionari.
8. Entro il mese di marzo di ogni anno le Province trasmettono al competente settore regionale un rapporto sotto forma di rendiconto annuale dei danni solo accertati e di quelli accertati e liquidati nell'anno precedente.
9. Le somme economizzate sono utilizzate dalle Province per attività di prevenzione dei danni da fauna selvatica e rendicontate l'anno successivo con il rapporto di cui al comma 8.
10. La Giunta regionale disciplina con regolamento procedure e i criteri applicativi di quanto riportato nel presente articolo. (7)
(1) Alinea sostituito dall'art. 1, comma 1, lettera o), punto 1), legge regionale 6 settembre 2013, n. 12.
(2) Lettera sostituita dall'art. 1, comma 1, lettera o), punto 2), legge regionale 6 settembre 2013, n. 12.
(3) Lettera sostituita dall'art. 1, comma 1, lettera o), punto 3), legge regionale 6 settembre 2013, n. 12.
(4) Lettera sostituita dall'art. 1, comma 1, lettera o), punto 4), legge regionale 6 settembre 2013, n. 12.
(5) Lettera sostituita dall'art. 1, comma 1, lettera o), punto 5), legge regionale 6 settembre 2013, n. 12.
(6) Comma sostituito dall'art. 1, comma 1, lettera o), punto 6), legge regionale 6 settembre 2013, n. 12.
(7) Comma sostituito dall'art., comma 1, lettera o), punto 7), legge regionale 6 settembre 2013, n. 12.
c) a collaborare nel campo tecnico organizzativo della caccia, con gli organi dello Stato e delle Regioni e con gli enti da esse delegati, ai sensi dell'articolo 8;
2. Gli agenti delle Province e della Regione ottengono il riconoscimento, ai sensi della legislazione vigente, della qualità di agenti di polizia giudiziaria e di pubblica sicurezza. È loro consentito portare armi durante il servizio, per lo svolgimento dei compiti di istituto ed eventuali armi con proiettile a narcotico. Le armi di cui sopra sono portate e detenute in conformità al regolamento di cui all'articolo 5, comma 5, della legge 7 marzo 1986, n. 65 (Legge-quadro sull'ordinamento della polizia municipale).
3. Le guardie volontarie delle associazioni venatorie, agricole e di protezione ambientale nazionali presenti nel CTFVN, e quelle delle associazioni di protezione ambientale riconosciute dal Ministero dell'ambiente, ottengono il riconoscimento della qualità di guardia particolare giurata ai sensi dell'articolo 138 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, approvato con Regio decreto 18 giugno 1931, n. 773; alle guardie venatorie volontarie nell'esercizio delle proprie funzioni è sempre consentito portare utensili da punta e taglio, ed armi da caccia con munizione intera.
b) alle guardie giurate comunali forestali e campestri, alle guardie private riconosciute ai sensi del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, alle guardie ecologiche e zoofile riconosciute da legge nazionale o regionale, purché muniti dell'attestato di idoneità di cui al comma 6 (1).
5. Gli agenti svolgono le proprie funzioni, di norma, nell'ambito della circoscrizione territoriale di competenza (2).
6. La qualifica di guardia volontaria può essere concessa, a norma del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, a cittadini in possesso di un attestato di idoneità rilasciato dalla Regione previo superamento di apposito esame. Possono presentare domanda di partecipazione all'esame i cittadini italiani residenti in Campania, maggiorenni, di buona condotta morale e civile e senza condanne penali, la domanda è inoltrata al settore regionale competente per il tramite del rappresentante legale regionale dell'ente o dell'associazione di appartenenza del candidato. Ciascuna associazione può inoltrare annualmente un numero di domande non superiore all'uno per cento dei propri iscritti su base regionale. La commissione regionale esaminatrice è costituita con le modalità di cui al comma 11. Con provvedimento della Giunta regionale è disciplinato lo svolgimento e le materie degli esami.
a) Presidente, competente in materia, nominato dall'assessore competente(3);
e) un dipendente regionale con qualifica non inferiore a funzionario dell'area generale di coordinamento sviluppo attività settore primario, servizio caccia e pesca, designato dal dirigente del settore;
14. L'Autorità competente al rilascio del decreto di guardia particolare giurata che riscontri comportamenti in violazione dei divieti o dei compiti derivanti dalla presente legge sospende la validità del provvedimento fino alla scadenza. Il riconoscimento dell'idoneità e della qualifica di guardia venatoria volontaria decade definitivamente in seguito alla perdita del requisito di buona condotta e di assenza di condanne. Le associazioni venatorie, agricole ed ambientali organizzano, a loro carico, almeno ogni dieci anni, corsi di aggiornamento, approvati dalla competente struttura regionale per i propri iscritti. (4)
(1) Lettera sostituita dall'art. 1, comma 1, lettera p), punto 1), legge regionale 6 settembre 2013, n. 12.
(2) Comma sostituito dall'art. 1, comma 1, lettera p), punto 2), legge regionale 6 settembre 2013, n. 12.
(3) Lettera sostituita dall'art. 1, comma 1, lettera p), punto 3), legge regionale 6 settembre 2013, n. 12.
(4) Comma dapprima sostituito dall'art. 1, comma 1, lettera p), punto 4), legge regionale 6 settembre 2013, n. 12 successivamente dall'art. 6, comma 5, lettera d) della legge regionale 5 aprile 2016, n. 6.
1. I soggetti preposti alla vigilanza venatoria ai sensi dell'articolo 28 possono chiedere a qualsiasi persona trovata in possesso di armi o arnesi atti alla caccia, in esercizio o attitudine di caccia, l'esibizione della licenza di porto di fucile per uso di caccia, del tesserino di cui all'articolo 19, del contrassegno della polizza di assicurazione nonché della fauna selvatica abbattuta o catturata.
2. Nei casi previsti dall'articolo 30 della legge 157/1992, gli ufficiali ed agenti che esercitano funzioni di polizia giudiziaria procedono al sequestro delle armi, della fauna selvatica e dei mezzi di caccia, con esclusione del cane e dei richiami vivi autorizzati. In caso di condanna per le ipotesi di cui al medesimo articolo 30, comma 1, lettere a), b), c), d), ed e), le armi e i suddetti mezzi sono in ogni caso confiscati. In tutti i casi previsti dagli articoli 31 e 32 della legge 157/1992, gli agenti di vigilanza redigono verbale e ne rilasciano copia al contravventore immediatamente. Se ciò non è possibile notificano copia al contravventore entro novanta giorni.
3. Quando è sequestrata fauna selvatica, viva o morta, gli ufficiali o agenti la consegnano all'amministrazione provinciale competente la quale, nel caso di fauna viva provvede a liberarla in località adatta, ovvero se non risulta liberabile, la consegnano ad un centro di recupero per la fauna selvatica che provvede alla sua riabilitazione e cura ed alla successiva reintroduzione del suo ambiente naturale; in caso di fauna viva sequestrata in campagna e che risulta liberabile, la liberazione è effettuata sul posto dagli agenti accertatori. Nel caso di fauna morta l'amministrazione provinciale provvede alla sua vendita tenendo la somma ricavata a disposizione della persona cui è contestata l'infrazione ove si accerti successivamente che l'illecito non sussiste; se, al contrario l'illecito sussiste, l'importo relativo è versato su un conto corrente intestato a ciascuna Provincia.
6. Gli agenti venatori volontari di cui all'articolo 28, comma 1, lett. b), esercitano le funzioni proprie della categoria quando sono comandati in servizio di vigilanza dagli enti od associazioni di cui fanno parte od in virtù di convenzioni stipulate con le province.
7. Gli agenti venatori dipendenti dagli enti delegati che abbiano prestato servizio sostitutivo ai sensi della legge 15 dicembre 1972, n. 772 (Norme per il riconoscimento dell'obiezione di coscienza), non sono ammessi all'esercizio di funzioni di pubblica sicurezza, fatto salvo il divieto di cui all'articolo 9 della stessa legge.
8. Gli agenti di vigilanza venatoria che esercitano funzioni di polizia giudiziaria, nei casi previsti dall'articolo 32, provvedono al sequestro della fauna selvatica e procedono come previsto dai commi 3 e 4 del medesimo articolo 32.
12. Le amministrazioni provinciali mantengono l'apposito schedario già istituito dalla legge regionale 8/1996, con l'indicazione dei trasgressori della normativa vigente contenente tutte le indicazioni necessarie ad individuare il tipo di infrazione commessa, la sanzione amministrativa adottata e l'iter del procedimento amministrativo. Lo schedario può essere visionato anche dagli agenti che hanno proceduto alla verbalizzazione dei trasgressori.
13. Tutti gli agenti preposti alla vigilanza per l'attuazione della presente legge curano la tutela degli ambienti naturali al fine di salvaguardare gli habitat della fauna e l'equilibrio ecologico. Detti agenti, qualora accertino fatti che determinano deturpazione o degrado ambientale, sono tenuti a redigere regolare verbale da inoltrarsi alle autorità competenti.
1. Oltre le sanzioni previste dall'articolo 31 della legge 157/1992, per le violazioni alla presente legge regionale si applicano le seguenti ulteriori sanzioni amministrative:
c) sanzione amministrativa da euro 77,00 a euro 465,00 e revoca dell'autorizzazione per chi viola le disposizioni di cui agli articoli 7 e 13, comma 2, se il fatto non costituisce reato fatto salvo quanto previsto dall'articolo 13, comma 5 (1);
3. Per le violazioni delle disposizioni di cui alle lettere u), v) e z) del comma 1 dell'articolo 21 della legge 157/1992, gli agenti di vigilanza procedono al sequestro delle trappole, delle reti e di tutto il materiale utilizzato per l'uccellagione.
4. In tutti i casi di cui all'articolo 22, comma 1, della presente legge ed all'articolo 30, comma 1, lettere a), b), g), della legge 157/1992, si procede al ritiro ed alla sospensione dell'apposito tesserino regionale di cui all'articolo 19 fino al termine dell'annata venatoria.
5. Gli agenti verbalizzanti procedono all'immediato ritiro del tesserino regionale nei casi previsti dal comma 4 e lo consegnano all'amministrazione provinciale competente per territorio. In tali casi, il termine di cui all'articolo 34, comma 2, si intende ridotto di un mese dalla data di presentazione del ricorso.
7. Per quanto non altrimenti previsto dalla presente legge, si applicano le disposizioni della legge 24 novembre 1981, n. 689 (Modifiche al sistema penale – Depenalizzazione).
(1) Lettera sostituita dall'art. 1, comma 1, lettera q), punto 1), legge regionale 6 settembre 2013, n. 12.
1. Alle infrazioni amministrative previste dall'articolo 32, si applicano le disposizioni della legge 689/1981. Alla definizione in via amministrativa delle infrazioni provvede direttamente l'amministrazione provinciale competente per territorio. Per la definizione di infrazioni per le quali sono stati prodotti scritti difensivi la Provincia si avvale di un'apposita commissione nominata dal Presidente dell'amministrazione provinciale e così costituita:
b) un rappresentante delle associazioni venatorie, un rappresentante delle organizzazioni professionali agricole ed un rappresentante delle associazioni protezionistiche designati dal CTFV provinciale della caccia, scelti ogni due anni ed alternativamente tra i componenti di cui alla lettera b), comma 2, dell'articolo 8;
a) il Presidente, designato dall'assessore regionale competente, esperto in materia; (1)
b) da cinque componenti effettivi esperti nelle materie di cui al comma 4, e cinque supplenti, uno per ciascuna materia, convocati in caso di assenza del corrispondente titolare; i componenti sono designati dall'assessore regionale competente per la caccia. Per acquisire i nominativi da designare l'assessore richiede la segnalazione di terne di esperti per ogni singola materia alle associazioni presenti nel CTFVR che in ogni caso devono essere sentite. L'esperto in zoologia applicata alla caccia deve possedere la laurea magistrale in scienze biologiche o scienze naturali o medicina veterinaria; l'esperto in pronto soccorso deve possedere la laurea magistrale in medicina e chirurgia; l'esperto in armi e munizioni deve essere in possesso dei requisiti previsti dalle vigenti disposizioni di legge; (2)
c) dal responsabile del settore caccia dell'amministrazione provinciale con funzioni di segretario o suo delegato. (3)
7 bis. Non possono essere nominati componenti delle suddette commissioni gli amministratori e i consiglieri degli enti locali in carica nel territorio di competenza della commissione e, se nominati, decadono. (4)
10. Per ciascuna seduta il numero dei candidati non può essere inferiore a venti né superiore a trenta. La commissione non può tenere più di due sedute di esami per settimana. (5)
(1) Lettera sostituita dall'art. 1, comma 1, lettera r), punto 1), legge regionale 6 settembre 2013, n. 12.
(2) Lettera sostituita dall'art. 1, comma 1, lettera r), punto 2), legge regionale 6 settembre 2013, n. 12.
(3) Lettera sostituita dall'art. 1, comma 1, lettera r), punto 3), legge regionale 6 settembre 2013, n. 12.
(4) Comma aggiunto dall'articolo 1, comma 9 della legge regionale 23 dicembre 2016, n. 38.
(5) Comma sostituito dall'art. 1, comma 1, lettera r), punto 4), legge regionale 6 settembre 2013, n. 12.
1. La Giunta Regionale, su parere della commissione consiliare competente in materia, sentito il CTFVR, ripartisce il territorio destinato alla caccia programmata, di cui al comma 1, lettera c) dell'articolo 9, in ATC, destinati alla caccia programmata, di superficie non inferiore a 45.000 ettari, anche ricadenti in più Province o articolati in sub comprensori, possibilmente omogenei e delimitati da confini naturali (1).
2. Ogni cacciatore residente anagraficamente in Campania ha diritto all'accesso con residenza venatoria, per l'intera stagione di caccia, in uno degli ATC istituiti nella Regione. La richiesta deve essere formulata alla struttura amministrativa regionale competente per l'ATC richiesto, dal 1° febbraio al 31 marzo di ciascun anno, indicando anche l'ordine di preferenza per ciascun altro ATC In assenza di domanda, la richiesta relativa all'anno precedente si intende confermata per l'anno in corso. Elementi della richiesta non più rispondenti all'attualità, o il mancato pagamento della quota di partecipazione, rendono nulla la domanda e determinano l'obbligo della sua riformulazione. Ai cacciatori iscritti ad un ATC della Campania può essere consentito, nei limiti della disponibilità dei posti e subordinatamente al consenso degli organi di gestione, di esercitare la caccia all'avifauna migratoria, in un ATC diverso da quello di appartenenza, previo versamento alla Regione di una quota pari a quella versata per la residenza venatoria e comunicando i dati del versamento entro e non oltre il 31 agosto di ogni anno a pena di esclusione. (2)
2 bis. Sono criteri di priorità per l'ammissione con residenza venatoria, nell'ordine: la residenza anagrafica nell'ATC, la residenza anagrafica in ATC confinanti se il numero di cacciatori in esso residenti anagraficamente supera il numero di posti disponibili; in caso di pari requisiti è sempre favorito il cacciatore più anziano. (3)
2 ter. Ogni cacciatore residente in Campania può richiedere l'accesso anche ad altri ATC della Regione, e ad ATC fuori regione, se consentito dalle rispettive norme regionali; i cacciatori residenti in altre regioni italiane possono richiedere l'accesso ad un solo ATC della Campania; gli organi di gestione degli ATC applicano, ai cacciatori residenti in altre regioni italiane, le medesime limitazioni stabilite da queste per i cacciatori campani (3).
2 quater. L'ammissione ad un ATC della Campania con residenza venatoria, o senza, è subordinato alla disponibilità di posti, al consenso dell'organo di gestione ed al pagamento della quota di partecipazione (3).
2 quinquies. I cacciatori ammessi in un ATC della Campania per l'intera stagione venatoria, versando alla Regione una quota ulteriore pari a quella di partecipazione, possono esercitare la caccia, esclusivamente su avifauna migratoria, in altri ATC, a scelta, per cinquanta giornate; tale diritto è subordinato per ciascuna giornata alla disponibilità di posti ed al preventivo consenso degli organi di gestione nel rispetto della densità venatoria giornaliera. (3)
3. La Giunta regionale, nel rispetto della vigente normativa europea e nazionale, sentiti gli organi di gestione, determina per ciascun Ambito territoriale di caccia:
a) il numero totale di cacciatori ammissibili, applicando l'indice di densità venatoria minima, come indicato dal Ministero competente, all'estensione del territorio agro-silvo-pastorale dell'ATC;
b) il numero di cacciatori ammissibili con residenza venatoria, se possibile in misura proporzionale al territorio utile alla caccia dell'ATC, tale da garantire, con le quote stabilite per tutti gli altri Ambiti, una disponibilità di posti sufficiente per tutti i cacciatori campani;
c) il numero di cacciatori ammissibili nel territorio dell'ATC senza residenza venatoria; in tale quota sono inclusi anche i cacciatori residenti fuori regione in misura non superiore al 5 per cento del totale di cui alla lettera a);
d) il numero di cacciatori ammissibili senza residenza venatoria per l'esclusivo esercizio della caccia su avifauna migratoria, come previsto al comma precedente, in misura non inferiore al 10 per cento del totale di cui alla lettera a);
e) le regole per l'accesso dei cacciatori senza residenza venatoria, anche per periodi inferiori alla stagione venatoria;
f) eventuali criteri di priorità, supplementari a quelli già stabiliti nel presente articolo, per l'ammissione dei cacciatori negli ATC della Campania; (4)
4. I componenti dei comitati di gestione degli ambiti territoriali di caccia sono nominati con delibera di Giunta regionale. Negli organi direttivi degli ambiti territoriali di caccia è assicurata la presenza di tutte le associazioni venatorie riconosciute a livello nazionale previste nell'articolo 34, comma 5 della legge 157/1992, se presenti in forma organizzata sul territorio. Svolge le funzioni di segretario un dipendente della struttura amministrativa regionale competente per materia a cui possono essere affidate dal comitato di gestione compiti di assistenza tecnica e amministrativa il segretario non è computato tra i componenti del comitato di gestione degli ATC. Il comitato di gestione, costituito da un massimo di diciannove rappresentanti nel rispetto delle proporzioni previste nell'articolo 14, comma 10 della legge 157/1992, è così costituito:
a) sessanta per cento nominati in rappresentanza di strutture locali delle organizzazioni professionali agricole maggiormente rappresentative a livello nazionale e delle associazioni venatorie nazionali riconosciute dal citato articolo 34 della legge 157/1992, se presenti in forma organizzata sul territorio, un componente per ogni associazione, con priorità per quelle con il maggior numero di iscritti residenti nel territorio dell'ATC risultante da tabulato in copia autentica consegnata all'amministrazione regionale competente;
b) venti per cento nominati in rappresentanza di associazioni di protezione ambientale presenti nel Consiglio Nazionale per l'Ambiente, ed operanti nella provincia, un componente per ogni associazione, con priorità per quelle con il maggior numero di iscritti residenti nel territorio dell'ATC risultante da tabulato in copia autentica consegnata all'amministrazione regionale competente;
[c) dieci per cento in rappresentanza delle amministrazioni provinciali, designati dall'assessore regionale competente, di cui un componente con funzioni di segretario;]
d) venti per cento dei componenti in rappresentanza della Regione Campania, di cui due componenti nominato dall'assessore all'agricoltura e due dal Presidente della commissione consiliare permanente competente in materia di agricoltura. (5)
5. In caso di modifica delle designazioni effettuate ai sensi del comma 4, la Giunta regionale provvede alla sostituzione entro e non oltre trenta giorni. In ogni caso, le funzioni dei componenti sostituiti cessano alla scadenza del suindicato termine. (7)
6. Le designazioni di nomina o di revoca avvengono ad iniziativa delle rispettive strutture regionali. Se le designazioni non pervengono all'amministrazione regionale entro il termine di trenta giorni dalla data della richiesta, la Regione provvede d'ufficio. (8)
8 bis. Il Comitato di gestione provvede alla pubblicazione sul proprio sito Web degli atti assunti nell'esercizio dei propri compiti istituzionali. Trasmette entro il 30 marzo di ogni anno, contestualmente al conto consuntivo corredato dalla relazione del Collegio dei revisori dei conti, una relazione dettagliata sugli aspetti finanziari, amministrativi e tecnici delle attività dallo stesso svolte nell'esercizio finanziario precedente. (6)
(1) Comma sostituito dall'art. 1, comma 1, lettera s), punto 1), legge regionale 6 settembre 2013, n. 12.
(2) Comma sostituito dall'articolo 1, comma 1, lettera s), punto 2), legge regionale 6 settembre 2013, n. 12 successivamente la Corte Costituzionale con sentenza 4 - 12 dicembre 2013, n. 303 ha dichiarato, l'illegittimità costituzionale del presente comma nel testo anteriore alle modifiche apportate dalla legge succitata. In seguito modificato dall'articolo 13, comma 1, lettera a) della legge regionale 20 gennaio 2017, n. 3.
(3) Comma aggiunto dall'art. 1, comma 1, lettera s), punto 3), legge regionale 6 settembre 2013, n. 12.
(4) Comma sostituito dall'art. 1, comma 1, lettera s), punto 4), legge regionale 6 settembre 2013, n. 12.
(5) Comma dapprima sostituito dall'articolo 1, comma 1, lettera s), punto 5) della legge regionale 6 settembre 2013, n. 12 poi modificato dall'articolo 13, comma 1, lettere b), c) e d) della legge regionale 20 gennaio 2017, n. 3 ed infine dall'articolo 1, comma 82, lettere a) e b) della legge regionale 31 marzo 2017, n. 10.
(6) Comma aggiunto dall'art. 1, comma 1, lettera s), punto 6), legge regionale 6 settembre 2013, n. 12.
(7) Comma modificato dall'articolo 13, comma 1, lettera e) della legge regionale 20 gennaio 2017 n. 3.
(8) Comma modificato dall'articolo 13, comma 1, lettera f) della legge regionale 20 gennaio 2017 n. 3.
d) fissano le quote di partecipazione economica da parte dei cacciatori a favore dei Comitati di gestione in misura base non superiore all'importo della tassa di concessione regionale in vigore per fucile a due colpi; la quota di partecipazione giornaliera per l'accesso ad un ATC per periodi inferiori alla stagione venatoria è pari ad un decimo di quella stagionale; le quote sono ridotte del quaranta per cento per i cacciatori residenti in Campania (2).
2. Le quote di cui al comma 1 sono versate su apposito conto corrente presso l'amministrazione provinciale competente e da quest'ultima accreditate ai singoli ATC su apposito conto presso lo stesso tesoriere dell'amministrazione provinciale sul quale il Presidente dell'ATC dispone pagamenti dovuti per le finalità istituzionali degli ATC.
(1) Lettera soppressa dall'art. 1, comma 1, lettera t), punto 1), legge regionale 6 settembre 2013, n. 12.
(2) Lettera sostituita dall'art. 1, comma 1, lettera t), punto 2), legge regionale 6 settembre 2013, n. 12.
1. Per poter esercitare la caccia è dovuta una tassa di concessione regionale istituita ai sensi dell'articolo 3 della legge 16 maggio 1970, n. 281 (Provvedimenti finanziari per l'attuazione delle Regioni a statuto ordinario), e prevista dall'articolo 23 della legge 157/1992. I proventi derivanti dall'applicazione di tale tassa sono utilizzati per la realizzazione dei fini della presente legge e per il finanziamento o il concorso nel finanziamento di progetti di valorizzazione del territorio presentati anche da singoli proprietari o conduttori di fondi, che nell'ambito della programmazione regionale contemplino, tra l'altro, la creazione di strutture per l'allevamento di fauna selvatica, la manutenzione degli appostamenti, di ambientamento della fauna selvatica, l'adozione di forme di lotta integrata e di lotta guidata, il ricorso a tecniche colturali e tecnologiche innovative non pregiudizievoli per l'ambiente, la valorizzazione agrituristica di percorsi per l'accesso alla natura e alla conoscenza scientifica e culturale della fauna ospite, la manutenzione e pulizia dei boschi anche al fine di prevenire incendi, il recupero e la riabilitazione di fauna protetta.
2. La tassa regionale di cui al comma 1 è soggetta al rinnovo annuale, ha validità annuale ed è pari a quella fissata dalla tariffa annessa alla legge regionale 7 dicembre 1993, n. 44 (Determinazione della tariffa per le tasse sulle concessioni regionali) (1).
(1) Comma sostituito dall'art. 1, comma 1, lettera u), legge regionale 6 settembre 2013, n. 12.
b) fondo da ripartire tra le Province nella misura del venti per cento per la prevenzione e dell'ottanta per cento per l'indennizzo dei danni causati da specie della fauna selvatica, con priorità se protette o in via di estinzione, costituito con le modalità di cui all'articolo 26, comma 1;
1. La presente legge non comporta ulteriori oneri finanziari rispetto agli stanziamenti in bilancio già conseguenti dall'applicazione della legge regionale 8/1996.
2. Al fine di assicurare l'invarianza finanziaria alle spese previste dagli articoli 4, 8, 10, 11, 12, 16, 18, 19, 24, 26, 28, 34, 35, 36 e 39, si fa fronte nell'ambito del tetto del gettito di entrata previsto dall'articolo 40.
2 bis. Ai componenti delle commissioni di cui agli articoli 28, comma 11, 34, comma 1 e 35, comma 3, e dei comitati di cui agli articoli 8, comma 2, 26, comma 2, e 36, comma 4, è riconosciuto il rimborso delle spese di viaggio effettivamente sostenute, i rimborsi spettano anche ai pubblici dipendenti se le attività sono svolte fuori sede. (1)
(1) Comma aggiunto dall'art. 1, comma 1, lettera v), legge regionale 6 settembre 2013, n. 12.
2. In attesa dell'approvazione del regolamento previsto al comma 1 si applicano le norme regolamentari vigenti in attuazione della legge regionale 8/1996 nelle parti non in contrasto con la presente legge.
3. I cacciatori che, per l'annata venatoria 2012/2013, hanno già perfezionato l'iscrizione all'ATC di residenza venatoria mediante il pagamento della relativa quota di partecipazione conservano il diritto acquisito.
4. Dalla data di entrata in vigore della presente legge sono abrogate tutte le norme in contrasto ivi compreso l'articolo 5 della legge regionale 21 maggio 2012, n.13 (Interventi per il sostegno e la promozione della castanicoltura e modifiche alla legge regionale 27 gennaio 2012, n. 1), e la legge regionale 8/1996.
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Testo come pubblicato sul Bollettino n. 52 del 13 agosto 2012 PDF (Dimensione file: 420,74 Kb)