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Timestamp: 2017-09-23 09:15:35+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 29', 'art.29', 'art. 1321', 'art. 29', 'art. 1321', 'art. 3', 'art. 29']

I pacs sono contratti e come tali vanno riconosciuti e regolati dalla legge | Il blog di Luca Lodi
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I pacs sono contratti e come tali vanno riconosciuti e regolati dalla legge
Pubblicato il 14 dicembre 2006	di LL
Art. 1321 c.c. (Nozione)
Il contratto è l’accordo di due o più parti per costituire, regolare o estinguere tra loro un rapporto giuridico patrimoniale.
Come per il matrimonio, essendo un contratto, è stato necessario regolare la possibilità di estinzione (la separazione dei coniugi), ora il legislatore deve intervenire affinché venga riconosciuto un valore giuridico anche ad un altro contratto: i PACS. Bisogna mettere da parte pregiudizi e opinioni strettamente personali e valutare l’oggetto principale della questione: riconoscere legalmente l’accordo (contratto) di conviventi more uxorio, siano essi etero od omosessuali, al fine di permettere loro di “costituire, regolare o estinguere tra loro un rapporto giuridico”. Non si chiede di equiparare l’unione civile al matrimonio in modo identico, né di modificare subito il tema delle successioni. Ma di riconoscere che due soggetti possano optare per un contratto diverso da quello matrimoniale e come tale avere alcuni diritti che oggi sono “riservati” alla sola coppia sposata.
Inoltre i tempi cambiano e la legge deve adeguarsi. E’ solo questione di tempo.
Tags: PACS, omosessuali, unioni civili, coppie di fatto, contratto
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11 risposte a I pacs sono contratti e come tali vanno riconosciuti e regolati dalla legge
14 dicembre 2006 alle 16:23
Per assurdo, confido nella solita lentezza italiana.
Siamo arrivati anni ed anni più tardi per garantire il diritto al divorzio, all’aborto e alla possibilità per una madre di disconoscere un figlio alla nascita, sempre per colpa dei soliti parrucconi cattolici che la menano con la solfa della “distruzione della famiglia e della vita”…blablabla.
Arriveremo anche ai pacs, tardi, ma ci arriveremo.
D’altronde quelle dei movimenti pseudo-cattolici sono solo parole al vento, per essere in linea con il Vaticano. Poi però, hanno 2-3 mogli da mantenere.
Riconoscere altri diritti non mina i diritti degli altri.
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16 dicembre 2006 alle 16:18
condivisibile sia il tuo post che il primo commento… anche se già adesso saremmo piuttosto in ritardo
16 dicembre 2006 alle 20:21
I PACS sono contrari al nostro dettato costituzionale in quanto riconoscono “un legame affettivo” che quindi contrasta con l’art. 29 della nostra Costituzione che al contrario parla di famiglia come “società naturale”.
Detto questo, i contratti di cui parli te non sono i PACS, ma i CCS (contratti di convivenza solidale) proposti a suo tempo da Rutelli e che presto saranno approvati anche dal parlamento.
L’unica differenza fra PACS e CCS è che i secondi non riconoscono il legame affettivo (quindi non vanno contro l’art.29 e contro le posizioni dei Cattolici), ma hanno praticamente gli stessi effetti giuridici dei PACS.
Questa è l’unica soluzione che potrà mettere d’accordo tutti…
17 dicembre 2006 alle 12:55
insomma, ci spiega Valerio, due possono volersi bene e nonsposarsi, basta che non lo dicano e si dichiarino semplicemente “solidali” fra loro…
pasqualeorlando ha detto:
17 dicembre 2006 alle 15:46
anche l’art. 1321 c.c. citato da Luca parla di rapporti patrimoniali (quindi basterebbe il notaio). dice bene Valerio che richiama i diritti delle persone ma non invoca nuovi soggetti atipici.
17 dicembre 2006 alle 19:46
Valerio, io non sto dicendo che bisogna riconoscere le coppie di fatto come “società naturale fondata sul matrimonio”, concetto di “famiglia” secondo l’art. 29 della Costituzione.
Sto dicendo che i Pacs, o i Ccs per la precisione che hai posto, nella pratica sono dei contratti e come tali rientrano nella nozione ex art. 1321 c.c. e non possiamo non vedere questa sfumatura. Pertanto vanno riconosciuti (e regolamentati) dalla legge.
Il matrimonio, invece, rimane quello che conosciamo e che in tema di diritti è quello per eccellenza regolamentato e incitato. Ma anch’esso è un contratto e, pertanto, si dovette arrivare a prevedere la forma dell’estinzione (separazione e divorzio).
Ma va ricordato che il legislatore (e tutti noi) deve perseguire e attuare una eguaglianza sia formale che sostanziale (ai sensi dell’art. 3 Cost., potenzialmente più forte dell’art. 29 che trovasi non già nella sezione dei “princìpi fondamentali” ma in quella dei “diritti e doveri” al titolo dei rapporti etico-sociali) e che la Repubblica deve rimuovere gli ostacoli a questa eguaglianza: il fatto di non riconoscere legalmente l’unione di coppie more uxorio è un ostacolo (in particolare per le coppie gay che non hanno alcuna via alternativa come invece può avvenire per quelle etero che hanno la facoltà di sposarsi). Così facendo si crea una discriminazione, che come saprai è elemento discriminatorio anche la disparità basata sull’orientamento sessuale.
Non bisogna riconoscere i Pacs o Ccs in modo identico al matrimonio, ma almeno riconoscere quella forma contrattuale e conseguentemente regolamentare i diritti e doveri che con essa maturano.
Ad es. non è il momento per pensare a una revisione della disciplina sulle successioni (al limite una leggera revisione può bastare) e non è certamente il momento per pensare all’adozione di coppie gay.
Ma le coppie di fatto – etero o gay – sono molte e non possiamo non vederlo. La legge arriva sempre dopo e prima o poi deve aggiornarsi. Non si può fermare questo processo. E’ questione di tempo. Quindi dobbiamo preoccuparci non di ostacolare l’aggiornamento della legge quanto di aggiornarla bene, in modo ragionato.
niknet ha detto:
19 dicembre 2006 alle 12:17
I tempi son cambiati e bisogna andare oltre a certe mentalità piuttosto medievali!!
Andrea vend ha detto:
21 dicembre 2006 alle 14:13
Quando era Berlusconi che manipolava l’informazione….
Ecco com’è: siamo qui a dividerci sulle coppie di fatto.
Titoloni sui giornali, polemiche.
Dite la vostra, o cittadini: siete pro o contro le nozze gay? (1) E se uno si prova ad eccepire, guai.
Tutti a chiedergli: perché ce l’hai con gli omosessuali? Tu sei contro i diritti delle lesbiche?
Diventa un caso personale: tu sei un reazionario, «noi» siamo progressisti e avanzati.
Ebbene, questo è il solito trucco delle sinistre e ancora una volta è perfettamente riuscito.
Nel fatto che portano il popolo italiano a spaccarsi su un tema politicamente secondario, per farci dimenticare che la sinistra non risponde sui temi veri.
Ci sono cose che preoccupano gli italiani un po’ di più delle nozze fra finocchi.
Qualche esempio: la gente è allarmata perché i figli non trovano lavoro, se non con contratti trimestrali a 700 euro al mese.
La gente vuole risposte sull’immigrazione, sulla concorrenza cinese o polacca che ci fa perdere posti di lavoro, sugli emolumenti miliardari dei grand commis di Stato, sulla torchia fiscale eccessiva e ingiusta.
La gente vuol sapere perché ci rubano il TFR, perché le paghe italiane sono le più basse d’Europa mentre i grand commis sono i più pagati del mondo, e perché i nostri salari diminuiscono mentre il costo della vita sale.
Perché ci sono 7 milioni di poveri con meno di 700 euro al mese.
Questi sono i temi urgenti, per il popolo italiano.
Questi sono i problemi sociali che preoccupano tutti.
Ma beninteso, le cosiddette «sinistre» non sanno e non vogliono rispondere: hanno giù risposto alle lobby che li controllano o con cui sono in combutta.
E allora spostano il discorso pubblico su un tema falso per tenerci occupati in polemiche inutili.
Vostro figlio diplomato o laureato non trova lavoro?
Ma non vi lamentate, vi diamo il «diritto» a sposarvi tra omosessuali.
Il superbollo sulle auto vecchie è una tassa regressiva, che penalizza i poveri e favorisce i ricchi?
Non parlate di questo, parlate piuttosto dei «diritti» degli omosessuali.
Le nostre autoblù vi sembrano troppe? Vi preoccupa la criminalità a Napoli?
Ma noi siamo pronti anche a darvi il «diritto» all’’eutanasia; perché non litigate sul caso Welby? (2) Volete risposte sugli immigrati clandestini? Ma ecco, noi vi regaliamo lo spinello libero.
A lorsignori non costa nulla.
Ci danno libertà superflue e voluttuarie, e intanto ci tolgono libertà indispensabili per la vita civile: la libertà dal bisogno, la libertà di imprendere senza controlli asfissianti, la libertà da una tassazione vessatoria e sempre più schiacciante.
Sull’immigrazione e sulla competizione della Cina, non sanno cosa rispondere, perché tutto è stato deciso da fuori, dal politburo dell’Unione Europea, dalla Banca Mondiale e dal WTO.
Sul declino italiano, non hanno alcuna idea di soluzione.
Sui loro privilegi e paghe scandalosi, non hanno alcun interesse a rispondere.
E allora ci propongono libertà e diritti che, come popolo, non abbiamo chiesto e che non ci sono necessari.
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