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Timestamp: 2019-03-21 09:27:10+00:00
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Calciopoli: Moggi colpevole per il reato di associazione a delinquere - Diritto di critica
La sentenza pronunciata nell’aula del Tribunale di Napoli fa rumore. Luciano Moggi, ex direttore generale della Juventus è stato condannato a 5 anni e 4 mesi per il reato di associazione a delinquere. Ritenuti colpevoli, dai giudici, anche gli ex designatori arbitrali Paolo Bergamo (3 anni e 8 mesi) e Pierluigi Pairetto (1 anno e 11 mesi). Condanne per altri reati anche al presidente della Fiorentina Diego Della Valle, a quello della Lazio Claudio Lotito (entrambi 1 anno e 3 mesi) e all’ex accompagnatore del Milan Meani (1 anno). Sono stati assolti gli altri imputati Rodomonti, Mazzei, Fazzi, Fabiani, Scardina, Ambrosino, Cennicola e Gemignani.
All’uscita dall’aula, dopo la lettura della sentenza di condanna, ‘big Luciano’ ha preferito non rilasciare dichiarazioni: “Non ho voglia di fare battute, preferisco non parlare”, ha detto visibilmente contrariato. “E’ una sentenza disancorata alla realtà – ha tuonato il legale di Moggi Maurilio Prioreschi -. Aspetteremo le motivazioni e faremo sicuramente ricorso”. Dichiarazioni alle quali hanno fatto eco quelle del pm Capuano: “Il processo non è stata una farsa, non è stata una farsopoli”. Confermato, quindi, l’impianto accusatorio e Luciano Moggi è stato ritenuto colpevole per la “promozione dell’associazione a delinquere” (l’ex dg ha avuto anche il Daspo e l’interdizione dai pubblici uffici), insieme a Bergamo e Innocenzo Mazzini (2 anni e 2 mesi).“Mi aspettavo una sentenza negativa – ha ammesso sconsolato l’ex designatore Bergamo –, ora attendiamo di leggere le motivazioni e poi faremo i nostri passi nelle sedi opportune. Sono sereno – ha aggiunto – perché so come mi sono comportato. Questo processo, a mio avviso, è stato vergognoso”.Escluse tutte le istanze risarcitorie contro la Juventus, che a giudizio della corte non era perfettamente a conoscenza dei reati perpetrati dai suoi ex dirigenti.
Una giornata febbrile, quella di ieri, che ha portato alla sentenza di primo grado nel processo di Calciopoli. Iniziata con l’arringa finale dell’avvocato di Luciano Moggi, Paolo Trofino, che ha attaccato la sentenza con rito abbreviato del gup De Gregorio, nei confronti dell’ex amministratore delegato della Juventus Antonio Giraudo, definita “preistorica e sbagliata”. Un provvedimento maturato nel dicembre del 2009, quando l’ex dirigente bianconero fu condannato a tre anni di reclusione per ‘frode sportiva e associazione a delinquere’. “Si è immaginato che il mondo del calcio fosse perfetto – ha spiegato ieri l’avvocato Trofino nella sua arringa –, anche se la realtà era ben diversa. La sentenza non tiene conto che quel mondo non era perfetto e che Moggi non era un diavolo in un mondo di angeli”.
Trofino ha poi attaccato duramente l’ex presidente della Federcalcio Franco Carraro, reo di aver chiamato il designatore arbitrale Bergamo, per sentire, a sua volta, l’ex direttore di gara Rodomonti in vista dello scontro diretto Inter – Juventus. Una prova certa, secondo la difesa, della volontà della Figc di mettere pressione sulla classe arbitrale. L’unica, per gli avvocati dell’ex direttore generale della Juventus. “E’ stato individuato in Moggi – ha sottolineato Trofino – il capro espiatorio, il terminale di tutte le nefandezze da parte di un calcio che voleva attraverso lui lavarsi la coscienza. Moggi – ha aggiunto ieri il legale – ha sopportato per sei lunghi anni una gogna mediatica e per questo motivo non chiediamo una semplice assoluzione, ma una sentenza risarcitoria”. Presenti ieri in aula diversi imputati, tra cui l’ex designatori Paolo Bergamo e gli ex arbitri De Santis e Bertini. Era assente, invece, l’altro designatore Pierluigi Pairetto.
Prima che i giurati della nona sezione del Tribunale di Napoli, presieduta da Teresa Casoria, si riunissero in camera di consiglio, il pm Stefano Capuano aveva replicato brevemente alle argomentazioni dei difensori ponendo l’attenzione, in particolare, sulla questione dei sorteggi arbitrali (definiti nelle precedenti udienze “pilotati”). Il magistrato ha, dapprima invitato i giudici del Tribunale a visionare in camera di consiglio i filmati di alcune estrazioni (riprese di nascosto da alcuni carabinieri, che certificherebbero le presunte irregolarità), poi è tornato sulle schede segrete date da Moggi ad arbitri e designatori, ritenendo inverosimile e illogica la tesi difensiva secondo la quale le sim venivano utilizzate per parlare riservatamente di operazioni di calciomercato. Una spiegazione, quest’ultima, contraddetta da altri imputati in possesso delle schede e dal contenuto di alcune intercettazioni. Il pm Capuano ha concluso l’arringa finale definendo “senza rilevanza penale” alcune intercettazioni esibite dalla difesa nel corso del processo, criticando le espressioni utilizzate dagli avvocati di Moggi nei confronti degli investigatori (“pagliacci, “indegni”, “indecenti”, “vergogna”).
Il processo penale di Calciopoli, presso il Tribunale di Napoli, è iniziato nell’autunno del 2008 per gli imputati che scelsero il rito abbreviato (tra cui Antonio Giraudo e l’ex presidente dell’Aia Tullio Lanese). Per gli altri, invece, ha avuto inizio nel gennaio del 2009. Le accuse vanno dall’ ‘associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva’ alla semplice ‘frode sportiva’. Il 14 dicembre del 2009 furono emesse le sentenze di primo grado relative agli imputati che avevano scelto il rito abbreviato: l’ex amministratore delegato della Juventus Antonio Giraudo è stato condannato a 3 anni di reclusione; l’ex arbitro Tiziano Pieri a 2 anni e 4 mesi, 2 anni ciascuno per l’ex direttore di gara Paolo Dondarini e per l’ex presidente dell’AIA Tullio Lanese. Sono stati sette gli assolti, tra cui l’arbitro (tuttora in attività) Gianluca Rocchi, gli ex direttori di gara Stefano Cassarà, Marco Gabriele, Domenico Messina e gli ex assistenti Duccio Baglioni, Giuseppe Foschetti e Alessandro Griselli.
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Gli Usa si preparano all’Apocalisse
La cosa più comica di tutto è che la Juventus è felice perchè affermano che ne sono usciti puliti. La faccia di Bronzo degli Agnelli viene confermata in tutte sfaccettature, dalla FIAT fatta sopravviere con i contributi Statali ora dimenticati, alla Juventus, ai Fondi esteri di cui tanto si è parlato ma mai indagato!