Source: https://renatodisa.com/consiglio-di-stato-sezione-iii-sentenza-5-luglio-2016-n-2993/
Timestamp: 2019-02-20 15:17:30+00:00
Document Index: 101265060

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 47', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 7', 'sentenza ', 'art. 47', 'art. 7', 'sentenza ']

Consiglio di Stato, sezione III, sentenza 5 luglio 2016, n. 2993 - Renato D'Isa
Home Sentenze - Ordinanze Consiglio di Stato Consiglio di Stato, sezione III, sentenza 5 luglio 2016, n. 2993
Consiglio di Stato, sezione III, sentenza 5 luglio 2016, n. 2993
L’adozione dell’ordinanza di sgombero costituisce, per l’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, atto dovuto, ai sensi dell’art. 47, comma 2, d.lgs. 6 settembre 2011, n. 159
sentenza 5 luglio 2016, n. 2993
sul ricorso numero di registro generale 1820 del 2016, proposto dal signor An. Ca., rappresentato e difeso dagli avvocati Lu. Se., Da. Ga. e Lu. Pa., con domicilio eletto presso lo studio dell’avvocato Da. Ga. in Roma, alla via (…);
L’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata ed il Ministero dell’Interno, in persona dei rispettivi legali rappresentanti pro tempore, rappresentati e difesi per legge dall’Avvocatura Generale dello Stato, presso i cui uffici sono domiciliati in Roma, alla Via (…);
della sentenza del T.A.R. per il Lazio, Sede di Roma, Sez. I, n. 9943/2015, resa tra le parti, concernente l’impugnazione di una ordinanza di sgombero di un immobile confiscato alla criminalità organizzata;
Visti gli atti di costituzione in giudizio delle Amministrazioni statali appellate;
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 23 giugno 2016 il pres. Luigi Maruotti e uditi per le parti l’avvocato Lu. Pa. e l’avvocato dello Stato At. Ba.;
1. Con il ricorso di primo grado n. 7461 del 2015 (proposto al TAR per il Lazio), l’odierno appellante ha impugnato l’ordinanza di sgombero avente per oggetto un immobile sito in Milano (alla via (omissis)), emessa il 30 gennaio 2015 dall’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata.
Tale immobile era stato confiscato con decreto n. 16 del 9 gennaio 2014 del Tribunale di Torino, Sezione per l’applicazione di misure di prevenzione, divenuto definitivo il 28 ottobre 2014.
2. Con la sentenza impugnata n. 9943 del 2015, il TAR ha respinto il ricorso ed ha compensato tra le parti le spese del giudizio, rilevando la natura vincolata dell’impugnato atto di sgombero.
3. Con l’appello in esame, l’interessato ha impugnato la sentenza del TAR, chiedendo che in sua riforma il ricorso di primo grado sia accolto.
Egli ha lamentato la violazione dell’art. 7 della legge n. 241 del 1990 ed ha dedotto che l’ordinanza di sgombero doveva essere preceduta da un atto di destinazione dell’immobile in questione.
4. Così sintetizzate le censure dell’appellante, ritiene la Sezione che esse siano infondate e vadano respinte, poiché:
– come ha correttamente evidenziato la sentenza impugnata, l’adozione dell’ordinanza di sgombero costituisce, per l’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, atto dovuto, ai sensi dell’art. 47, comma 2, d.lgs. 6 settembre 2011, n. 159 (Cons. St., Sez. III, 16 giugno 2016, n. 2682; Sez. III, 23 giugno 2014, n. 3169);
– l’Agenzia ha il potere-dovere di ordinare ai ricorrenti di lasciare libero il bene, avendo lo stesso acquisito, per effetto della confisca, un’impronta rigidamente pubblicistica, che non consente di distoglierlo, anche solo temporaneamente, dal vincolo di destinazione e dalle finalità pubbliche, che determinano l’assimilabilità del regime giuridico del bene confiscato a quello dei beni facenti parte del patrimonio indisponibile (Cons. Stato, Sez. III, 16 giugno 2016, n. 2682);
– gli appellanti – in ragione della natura del bene occupato – erano a conoscenza da tempo della necessità di procurarsi un nuovo alloggio, sicché la loro pretesa a rimanere all’interno dell’immobile non può trovare tutela;
– il dovere dell’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata di ordinare di lasciare libero il bene confiscato non è condizionato dalla previa adozione del provvedimento di destinazione dello stesso (Cons. St., Sez. III, 16 giugno 2016, n. 2682; Sez. III, 23 giugno 2014, n. 3169);
– il bilanciamento tra l’interesse pubblico e quello privato è stato già effettuato dal legislatore, sicchè l’emanazione delle ordinanze di sfratto non viola il principio di proporzionalità;
– l’ordinanza impugnata in primo grado ha specificamente dato atto delle ragioni per cui non occorreva inviare l’avviso di avvio del procedimento previsto dall’art. 7, con una specifica ed autonoma determinazione che non è stata specificamente contestata.
La condanna al pagamento delle spese e degli onorari del giudizio segue la soccombenza. Di essa è fatta liquidazione nel dispositivo.
(Sezione Terza) respinge l’appello n. 1820 del 2016.
Condanna l’appellante al pagamento di complessivi euro 3.000 (tremila) in favore delle Amministrazioni appellate, per spese ed onorari del secondo grado del giudizio.
Così deciso in Roma, presso la sede del Consiglio di Stato, Palazzo Spada, nella camera di consiglio del giorno 23 giugno 2016, con l’intervento dei magistrati:
Depositata in Segreteria il 05 luglio 2016.
Consiglio di Stato, sezione IV, sentenza 12 febbraio 2015, n. 758....