Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-proc-penale/art-419-cod-proc-penale-atti-introduttivi
Timestamp: 2019-08-17 14:01:28+00:00
Document Index: 127174092

Matched Legal Cases: ['art. 15', 'art. 419', 'sentenza ', 'art. 416', 'art. 421', 'art. 603', 'art. 441', 'art. 421', 'art. 419', 'art. 430']

Art. 419 cod. proc. penale: Atti introduttivi | La Legge per tutti
1. Il giudice fa notificare all’imputato e alla persona offesa [90, 91], della quale risulti agli atti l’identità e il domicilio, l’avviso del giorno, dell’ora e del luogo dell’udienza, con la richiesta di rinvio a giudizio formulata dal pubblico ministero e con l’avvertimento all’imputato che, qualora non compaia, si applicheranno le disposizioni di cui agli articoli 420-bis, 420-ter, 420-quater e 420-quinquies.
Ha inoltre disposto (con l’art. 15-bis, comma 2) che “In deroga a quanto previsto dal comma 1, le disposizioni vigenti prima della data di entrata in vigore della presente legge continuano ad applicarsi ai procedimenti in corso alla data di entrata in vigore della presente legge quando l’imputato è stato dichiarato contumace e non è stato emesso il decreto di irreperibilità”.
L'omessa notifica dell'avviso dell'udienza preliminare alla persona offesa è causa di nullità della procedura, ai sensi dell'art. 419, commi 1 e 7, c.p.p., e, per l'effetto, anche dell'eventuale sentenza di non luogo a procedere, perché detta nullità, a differenza dell'ordinario regime delle nullità relative delle indagini preliminari e dell'udienza preliminare, non è sanata se non eccepita prima della conclusione dell'udienza stessa. (Annulla senza rinvio, G.i.p. Trib. Napoli, 03/12/2013)
Cassazione penale sez. VI 25 novembre 2014 n. 50384
Cassazione penale sez. IV 09 dicembre 2009 n. 1556
A seguito dell'ammissione del giudizio abbreviato, non è consentita – in assenza di un accordo tra tutte le parti – la produzione di atti diversi da quelli già contenuti nel fascicolo trasmesso con la richiesta di rinvio a giudizio (che comprende anche la documentazione relativa alle indagini eventualmente espletate dopo la richiesta di rinvio a giudizio), sicché il giudice può utilizzare ai fini della decisione solo i predetti atti e le prove assunte nell'udienza, giacché la facoltà del p.m. di trasmettere nella cancelleria del giudice dell'udienza preliminare la documentazione relativa alle indagini espletate dopo la richiesta di rinvio a giudizio, ai sensi del combinato disposto degli art. 416 e 419 c.p.p., può essere esercitata senza un termine prefissato e solo fino all'inizio della discussione ex art. 421, comma 3 c.p.p. Ciò chiarito, va, peraltro, rilevato che in tema di giudizio abbreviato, per ragioni di economia processuale, anche tenuto conto degli analoghi poteri attribuiti al giudice di appello ex art. 603, comma 3 c.p.p., non è precluso al giudice l'esercizio di un potere di ufficio di integrazione probatoria, quando ritenga, terminata la discussione, di non essere in grado di decidere allo stato degli atti. Né si può ritenere che un tale potere confligga con il diritto dell'imputato a non veder mutato il materiale probatorio rispetto a quello esistente all'epoca della scelta del rito e che se ciò avvenisse dovrebbe consentirsi all'imputato stesso di recedere da quella scelta. Tale impostazione omette di considerare che la valutazione posta a base dell'opzione processuale non può non involgere anche la possibilità (normativamente prevista) di un incremento del materiale utilizzabile ai fini della decisione e, persino, di una modifica dell'imputazione: e non è un caso se soltanto in quest’ultima ipotesi è data la facoltà all'imputato (dall'art. 441 bis c.p.p.) di ricondurre il processo alle forme ordinarie.
Ufficio Indagini preliminari Bari 17 dicembre 2008
L'inutilizzabilità che discende dalla scadenza dei termini delle indagini non riguarda, oltreché l'attività compiuta su richiesta dell'imputato nell'ambito della fase subprocedimentale instaurabile a seguito della notificazione dell'avviso di cui all'art. 421 bis c.p.p., sicuramente anche l'attività suppletiva di indagine che venga ritualmente compiuta una volta esercitata l'azione penale, ai sensi dell'art. 419, comma 3, c.p.p.: attività questa che si salda senza soluzione di continuità a quella integrativa di cui all'art. 430 c.p.p., secondo il principio della continuità investigativa.
Cassazione penale sez. V 29 maggio 2008 n. 26797