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Timestamp: 2017-12-15 20:00:01+00:00
Document Index: 112034455

Matched Legal Cases: ['sentenza\n', 'sentenza ', 'art. 13', 'art. 2', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 8', 'art. 133']

IMU - TASI- 2017: cosa sono, calcolo, esenzioni e riduzioni inagibilità e separazione - BlogFinanza.com
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IMU – TASI- 2017: cosa sono, calcolo, esenzioni e riduzioni inagibilità e separazione
Pubblicato da: Tommaso Piccinni - il: 07-11-2016 10:31 Aggiornato il: 26-05-2017 14:55
Sono tante le insidie che i contribuenti si troveranno ad affrontare per il pagamento dell’IMU e TASI.
Ma chi sono gli esonerati e chi è invece obbligato a pagare?
L’IMU agricola, è stata veramente abolita?
Qual’è la differenza tra Imu e Tasi?
In questa guida cercheremo di fare un po’ di chiarezza su chi deve pagare l’IMU e TASI e chi invece no, i casi di esonero e i casi di detraibilità.
Differenza IMU e TASI: acconto ed informazioni utili
Esenzione Imu e Tasi: quando non si pagano?
Imu e Tasi prima casa: esenzione sull’abitazione principale
Immobili esenti da Imu e Tasi
Pagamento IMU per immobili in multiproprietà
Esenzione TASI seconda casa e IMU per immobili non locati
Abrogata IMUS 2016 (IMU secondaria)
IMU/ICI: riduzione in caso di inagibilità dell’immobile
Riduzione IMU: cosa prevede la sentenza
Riduzione IMU/ICI del 50%
Riduzione IMU/ICI: cosa ha previsto la cassazione
TASI: cos’è e perché pagare?
TASI seconda casa, non si paga?
TASI seconda casa 2016 e altre abitazioni in locazione
Pagamento TASI per immobile in multiproprietà
TASI 2016 su Immobili Merce
IMU e TASI seconda casa: pagamento al 75% per immobili locati a canone concordato
IMU e TASI 2016: riduzione del 50% per le case in comodato ai figli
Riduzione ed esenzione Imu e tasi: procedura
Esempio di calcolo IMU e TASI 2016
IMU e TASI: riduzione per le imprese
Requisiti per richiedere la riduzione IMU e TASI imprese
Esenzioni IMU e TASI: casi in cui non si applica
Tari: tassa sui rifiuti solidi urbani
Chi pagherà la TARI nel 2016
TARI: cosa prevedeva la norma
Nuove norme TARI 2016
TARI 2016: cosa è successo e cosa succedere?
TARI 2016: quello che succederà nei prossimi mesi
Riduzione TARI 2016: sconti da parte dei comuni
IUC: imposta municipale unica
Ravvedimento operoso IMU e TASI non versate
IMU e TASI non versata: ravvedimento sprint
IMU e TASI non versata: ravvedimento breve
IMU e TASI non versata: ravvedimento medio
IMU e TASI non versata: come compilare il modello F24
IMU e TASI non versata: interessi calcolati dai comuni
L’IMU (Imposta municipale unica) è una tassa cumulativa che comprende la vecchia ICI (Imposta comunale sugli immobili) e l’IRPEF (Imposta sul reddito delle persone fisiche). La sua entrata in vigore, ricorderete, risale al 2012 quando il governo Monti decise di introdurla nell’ambito della cosiddetta “Manovra salva Italia”. L’IMU era, però, stata progettata e prevista dal precedente governo Berlusconi come una delle tappe fondamentali del federalismo fiscale.
Partendo dal nocciolo della questione, Imu e Tasi 2016, sulla base delle diverse manovre che sono state apportate e che ancora anno per anno si susseguono e che sono contenute nella legge di stabilità, possiamo confermare che per il 2016 sono state cancellate definitivamente le imposte sulle abitazioni principali.
Attenzione: anche se considerate come abitazioni principali, non rientrano nell’esonero le abitazioni di lusso, che stando ai dati catastali sarebbero circa 73.000.
Non sono state invece portate modifiche agli altri immobili.
Il contribuente in questo modo si vedrà costretto a pagare la prima rata (acconto IMU e TASI) entro il 16 giugno di ogni anno salvo proroghe, sulla base di quelle che sono le aliquote applicate dal comune di residenza.
L’appuntamento per il pagamento delle tasse IMU e TASI si rinnova di anno in anno con scadenza il 16 Giugno ed il 16 Dicembre di ogni anno. Vi sono anche delle eccezioni e che riguardano i soggetti esenti dal pagamento di IMU e TASI come di seguito vedremo.
Coloro che sono esonerati dal pagamento di IMU e TASI, introdotte con la IUC, Imposta Unica Comunale, sono tutti i soggetti possessori di un’abitazione principale. Non sono esonerati i possessori di prima casa che rientra in una delle seguenti categorie: A1, A8 e A9:
A/1 abitazione di tipo signorile;
A queste 3 categorie si aggiungono anche altre tipologie di immobili come:
Ricordiamo che per Abitazione principale, è la casa in cui il contribuente dimora abitualmente, ovvero l’abitazione presso cui ha la residenza anagraficamente con la sua famiglia.
Nel caso di 2 coniugi che hanno residenze distinte in 2 immobili diversi ma nello stesso comune, solo uno, potrà godere dell’esenzione dal pagamento IMU e TASI. Generalmente se vi sono figli si ritiene abitazione principale quella dove questi risiedono.
Non è esente, dal pagamento delle imposte il soggetto che risiede presso un’unità immobiliare concesso in affitto.
Per l’esenzione, infatti, deve trattarsi della casa in cui il contribuente dimora abitualmente e in cui risiede anagraficamente. Condividono la medesima sorte le pertinenze, nella misura massima di una unità per ciascuna categoria catastale C2, C6 e C7.
La legge prevede differenti casi per cui è esente il pagamento di IMU e TASI, e sono:
unità immobiliari delle cooperative edilizie che sono di proprietà indivisa e che sono adibite ad abitazione principale dei soci;
tutti gli alloggi classificati come sociali;
la dimora coniugale assegnata in sede di separazione o divorzio secondo quanto previsto dalla sentenza del giudice;
unità immobiliare non locata che è posseduta dai soggetti che appartengono alle forze armate o ad altri soggetti;
unità immobiliari non locate di soggetti anziani o disabili che abbiano la residenza in un istituti di ricovero.
Di seguito possiamo tramite il seguente schema comprendere quali sono i soggetti esonerati dal pagamento.
Sono esenti dal pagamento tutte le abitazioni così classificate:
A/5 abitazioni di tipo ultra popolare;
Per quanto riguarda invece il pagamento IMU, si andrà ad applicare la regola opposta rispetto a quella della TASI (che vedremo in seguito).
In questo caso, ogni comproprietario è obbligato ad eseguire il versamento in toto. Ovvero ogni proprietario in ragione della propria quota di possesso dell’immobile.
Nel caso in cui uno dei proprietari, risulta inadempiente, il comune non potrà adire contro gli altri comproprietari, ma deve agire solo e soltanto nei confronti del soggetto inadempiente. In questo caso non potrà essere applicato il principio di solidarietà tra i possessori.
Sono anche esonerati dal pagamento IMU, tutti gli immobili che costruiti e destinati alla vendita, al momento non risultano ancora locati.
In questo caso le cooperative edilizie, godono dell’esenzione IMU in modalità differente, in base a quanto stabilito dall’art. 13, comma 9-bis del D.L. n. 201/2011, modificato dall’art. 2, comma 2, del D.L. n. 102/2013, convertito, con modificazioni, dalla Legge n. 124/2013 (c.d. Decreto IMU).
Questo vede a partire dal gennaio 2014 l’esenzione dall’imposta municipale propria i fabbricati costruiti e destinati da parte dell’impresa costruttrice alla vendita.
Sono esonerati dal pagamento IMU i fabbricati che si trovano in una delle seguenti situazioni:
costruito da impresa costruttrice;
sia ancora di proprietà della stessa impresa;
non risulti locato;
sia destinato alla vendita;
gli immobili appartenenti alle cooperative edilizie.
Non è mai entrata in vigore e già vine e abrogata l’IMUS o IMU secondaria. Questa rappresenta il tributo previsto dalla riforma del federalismo fiscale (Art. 11 del D. Lgs. n. 23 del 2011) la quale doveva sostituire:
la tassa per l’occupazione di spazi e aree pubbliche;
il canone di occupazione di spazi e aree pubbliche;
canone per l’autorizzazione all’installazione dei mezzi pubblicitari.
Oltre ai casi di completo esonero del pagamento di IMU e TASI, sono previste anche delle riduzioni del pagamento IMU e TASI; questo è il caso per esempio di un immobile concesso in comodato d’uso gratuito ai parenti in linea retta entro il primo grado (genitori-figli).
Solo in questa ipotesi, IMU e TASI sono calcolate con una riduzione del 50%. Al fine di ottenere questa riduzione, occorre rispettare i seguenti parametri:
l’immobile deve essere concesso in uso gratuito e deve costituire abitazione principale;
il proprietario deve avere la dimora abituale e residenza anagrafica nello stesso Comune in cui si trova il fabbricato dato in comodato;
il contribuente può possedere al massimo 2 appartamenti nello stesso Comune, di cui uno concesso in comodato, l’altro sarà la sua abitazione principale;
la categoria catastale del fabbricato dato in uso gratuito non deve essere di lusso o di pregio;
Secondo quanto disposto dalla normativa vigente, il contribuente ha diritto alla riduzione dell’imposta Ici/Imu sull’immobile anche nel caso in cui non vi sia stata nessuna denuncia da parte dello stesso, se l’immobile risulta inagibile.
Buone nuove quindi per tutti i cittadini italiani che possiedono un immobile in tali condizioni.
Se il Comune era o diviene a conoscenza della situazione di inagibilità o inabilità di un fabbricato, il contribuente è esonerato dal comunicarlo e per altro, il comune è obbligato ad effettuare per conto del contribuente una riduzione dell’ICI e dell’IMU, anche nel caso in cui, il cittadino contribuente, non ha presentato apposti dichiarazione o apposita denuncia.
Questo lo ha stabilito la Corte di Cassazione con sentenza n. 18453 depositata il 21 settembre 2016.
Secondo quanto emerso dalla controversia in questione, il contribuente si era autoridotto l’imposta del 50%, dell’imposta in quanto l’immobile non era agibile, di propria autonomia, non denunciando in nessun modo al comune di appartenenza lo stato dell’Immobile.
Il comune alla vista di tale atto, aveva provveduto a suo tempo ad emettere un avviso di accertamento dell’immobile, a seguito dell’imposta non pagata.
Secondo quanto sostenuto dalla difesa, il comune era già a conoscenza della situazione reale e di fatto dell’immobile.
A questo si aggiunge anche il fatto che lo stesso Comune, scaduta la concessione edilizia in data 28/07/1998 al fine di ristrutturare l’immobile, non aveva concesso permesso alcuno in materia edilizia per detto immobile, tanto che non poteva il suo assistito portare a termine i lavori di ristrutturazione.
Quindi, possiamo dedurre che vi sia stata una scarsa collaborazione tra ufficio tecnico e ufficio tributi dello stesso comune.
Sulla base dello stato attuale dell’immobile, è possibile richiedere una riduzione del 50% dell’imposta IMU. Anche se il contribuente non ha dichiarato niente al comune, la legge non ammette ignoranza e il cittadino ha applicato la riduzione di sua spontanea volontà.
L’onere di provare il contrario in questo caso spetta al comune che non ha provveduto per suo tempo.
Per tanto, anche se il contribuente non ha presentato richiesta di riduzione dell’imposta del 50% al comune, anche perché ribadiamo, il comune era a conoscenza dello stato dell’immobile il quale deve provvedere a modificare a proprie spese la destinazione da D4 a Unità collabente (edificio inteso allo stato rudere).
La Corte di cassazione ha per tanto concluso che, non solo si era già espressa in materia in data 10/06/2015 con sentenza n. 12015, affermando in tale occasione che:
in tema di ICI, qualora l’immobile sia dichiarato inagibile, l’imposta va ridotta, ai sensi dell’art. 8 comma 1 del dlgs 504/1992, nella misura del 50% anche in assenza di richiesta del contribuente poiché, tenuto conto del principio di collaborazione e buona fede che deve improntare i rapporti tra ente impositore e contribuente, a quest’ultimo non può essere chiesta la prova di fatti già documentalmente noti al Comune.
La legge di stabilità 2016 prevede l’esenzione IMU per i terreni agricoli (definiti dalla circolare Giugno/1993 come montani o parzialmente montani).
Non sono soggetti a IMU agricola, tutti i terreni affidati a:
imprenditori agricoli professionali (IAP).
Questi però devono essere iscritti alla previdenza agricola dell’INPS.
Non sono soggetti al pagamento IMU 2016 tutti i terreni agricoli siti nelle isole minori.
La legge di stabilità 2016 ha inoltre previsto l’eliminazione della detrazione di 200,00 euro prevista per il 2015 e l’esenzione per tutti i terreni agricoli concessi in affitto o comodato da Coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali verso altri CD o IAP.
N.B.: per tutti i terreni incolti, si applicheranno le stesse esenzioni IMU previste per i terreni agricoli.
La TASI è nata con lo scopo principale di garantire risorse ai comuni, a seguito di esonero per questi di applicare la tassazione sulla prima casa. Non si paga l’IMU sulla prima casa ma si paga la TASI.
Inoltre, nel caso specifico delle detrazioni, queste non sono menzionate dal governo centrale, ma viene demandato ai comuni la possibilità di garantire delle agevolazioni.
Viene eliminata completamente la TASI 2016 sull’abitazione principale per i proprietari e gli inquilini residenti in quell’immobile.
Rimane invece in vigore il pagamento della TASI 2016 per tutti gli immobili adibiti ad abitazione principali di lusso che rientrano nelle seguenti categorie: A1, A8 e A9.
Sono confermate le esenzioni sulle pertinenze dell’abitazione principale, ma solo su una pertinenza per ogni tipo: box, cantine, solai, ecc.
Riassumendo, possiamo dire che beneficiano dell’esenzione TASI i soggetti ed i possessori di uno dei seguenti immobili e che si trovano in una delle seguenti condizioni.
Immobili esonerati:
abitazione principale e correlate pertinenze, ma solo per un massimo di 3 unità immobiliari e a patto che queste ricadano nelle seguenti categorie catastale C2, C6 e C7;
immobili assimilati ad abitazione principale come ad esempio abitazioni non locate appartenenti a soggetti disabili ed anziani residenti in istituti di ricovero;
immobili non concessi in comodato e che appartengono ai cittadini italiani iscritti all’AIRE e che sono pensionati nel Paese di residenza;
immobili delle cooperative edilizie a proprietà indivisa, adibite a propria abitazione principale.
inquilino e comodatario ma solo se risiedano anagraficamente e/o dimorano nell’immobile che detengono e non si riflette sul proprietario dell’abitazione che si vede obbligato al pagamento;
proprietari di terreni agricoli iscritti come coltivatori diretti e imprenditori agricoli;
ex coniuge in sede di separazione o divorzio che risiede nella casa coniugale.
In caso di separazione o divorzio e la casa coniugale viene assegnata solo ad uno dei 2 coniugi e questo detiene il diritto di abitazione, questo è obbligato, in virtù di tale diritto al pagamento dell’IMU e della TASI ma con qualche eccezion.
L’IMU viene pagata a prescindere da chi sia realmente il proprietario, secondo le regole applicate per l’immobile adibito ad abitazione principale.
La Tasi, invece, deve essere ripartita tra il proprietario e il comodatario; in sostanza, chi utilizza l’immobile è tenuto al pagamento di una quota stabilita dal comune che varia tra il 10 e il 30%.
Per la parte restante invece, viene suddivisa in parti uguali tra i diversi proprietari (se più di uno) tra i quali potrebbe rientrare anche il coniuge con diritto di abitazione.
La Tari, invece, è la tassa sui rifiuti e per tanto spetterà esclusivamente al coniuge che occupa l’immobile.
in caso di unità immobiliare detenuta da un soggetto che la destina ad abitazione principale, escluse quelle classificate nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9, questo versi la TASI nella percentuale stabilita dal comune in base al regolamento relativo all’anno precedente.
Nel caso questo non sia possibile, si pagherà una percentuale di versamento a carico del possessore pari al 90% dell’ammontare complessivo del tributo.
In presenza di un’abitazione, che sia di proprietà di 2 o più soggetti, e nel caso in cui un soggetto detiene già un immobile adibito ad abitazione principale, la TASI deve essere calcolata solo e soltanto per per la quota di possesso.
Ne caso in cui uno o più soggetti comproprietari non vogliono adempiere al pagamento della Tasi, il comune potrà adire sugli altri comproprietari e chiederne il pagamento agli altri comproprietari, attraverso avviso di accertamento da parte del Comune.
Per tanto, in base a quanto stabilito dalla legge, nel caso in cui vi siano uno o più possessori o anche uno o più detentori, questi sono tenuti in solido all’adempimento dell’unica obbligazione tributaria.
In questo caso è previsto un valore di riferimento per la TASI 2016 sugli immobili merce a patto che non siano stati venduti o locati. Questa è stimata nell’1 x 1000 con facoltà per il comune di azzerarla o aumentarla fino ad un massimo del 2,5 x 1000.
Per tutti gli immobili locati a canone concordato previsto dalla legge del 9 dicembre 1998, n. 431, l’imposta, determinata applicando l’aliquota stabilita dal comune è ridotta al 75%.
Non rientrano invece i macchinari definiti come “imbullonati” nella determinazione diretta delle rendite catastali del Gruppo D ed E: “Sono esclusi dalla stima diretta delle rendite catastali i macchinari, congegni, attrezzature ed altri impianti, funzionali allo specifico processo produttivo.”
Secondo l’art. 133 del nuovo sistema sanzionatorio penale e amministrativo introdotto con il DLgs 158/2015 il quale prevede la riduzione della sanzione minima per ravvedimenti effettuati entro il tempo massimo di 90 giorni dalla scadenza.
Sono soggette a riduzione TASI e IMU per il 2016 tutti gli immobili concessi al figlio in comodato d’uso e che siano identificati come:
immobili adibiti ad abitazione principale;
possessori di terreni agricoli;
case concesse in comodato ai figli o ai genitori.
Nel caso si opti per la registrazione del contratto di comodato, questo deve avvenire entro i 20 giorni dalla stipula come abbiamo visto e serve dotarsi di:
2 copie minime del contratto con firma apposta in originale utili una per l’ufficio e l’altra per il proprietario o per il comodatario;
marca da bollo da 16,00 € per copia con data di acquisto precedente o uguale alla data di sottoscrizione del contratto di comodato;
copia di un documento di identità di entrambi i soggetti (comodante e comodatario);
versamento di 200,00 € per imposta di registro su codice tributo 109T effettuato tramite modello F23.
Per quanto concerne invece le modalità di registrazione, bisogna tenere presente che il comodato può essere redatto:
forma verbale.
Bisogna per tanto distinguere 2 ipotesi:
La prima riguarda la possibilità di concedere l’immobile in comodato attraverso la redazione in forma scritta, in cui il contratto è soggetto a:
registrazione entro il ventesimo giorno dalla data dell’atto e applicazione dell’imposta di registro in misura fissa.
Per quanto riguarda invece, i fini IMU 2016, l’imposta è calcolata sulla base degli anni solari in proporzione alla quota e ai mesi dell’anno nei quali si è protratto il possesso; il mese è considerato per intero se il possesso si è protratto oltre il 15° giorno.
Se il contratto invece è redatto in forma verbale, secondo le norme in tema di imposta di registro, il contratto di comodato non è soggetto all’obbligo di registrazione.
Difficile è non tanto riuscire a capire come e quando pagare, quanto stabilire la cifra da pagare.
Il calcolo del pagamento IMU si effettua prendendo in considerazione diversi fattori:
il valore fiscale dell’immobile (rendita catastale);
il valore fiscale di eventuali pertinenze, la base imponibile, l’aliquota, la quota di possesso e l’eventuale detrazione.
Il risultato finale deriva, precisamente, dalla moltiplicazione della rendita catastale con la base imponibile (coefficiente derivante dalla categoria catastale).
Al risultato occorre sottrarre la potenziale detrazione. Per quanto riguarda le aliquote, bisogna informarsi presso il comune di residenza.
Per determinare la base imponibile (uguale per IMU e TASI) basta dunque seguire i seguenti passaggi, ovvero prendere la rendita catastale dell’immobile (ad esempio 2.000) e rivalutarla del 5%. Quindi se ad esempio avremo:
2.000 + [2.000 x 0,05] = 2.100
il risultato ottenuto lo si deve moltiplicare poi per il relativo coefficiente, ad esempio 150 per abitazioni e pertinenze. Quindi avremo:
2100 x 150 = 315.000
140 per uffici pubblici, laboratori, magazzini e locali senza fine di lucro;
80 per uffici, studi professionali, banche, assicurazioni;
65 per opifici, alberghi, fabbricati con funzioni produttive connesse esclusivamente all’agricoltura, eccezione fatta per le categorie D/5;
Alla cifra che andremo ad ottenere, andiamo ad applicare quelle che sono le aliquote, TASI e IMU stabilite dal proprio comune.
Le aliquote ordinarie dell’ IMU sono:
dello 0,4% sulla prima casa;
dello 0,76% sulle altre proprietà.
Queste percentuali sono però soggette a variazioni a discrezione delle singole Amministrazioni Comunali destinatari degli introiti.
Attenzione: nel caso si tratti di TASI, si dovranno andare a sottrarre quelle che sono le esenzioni previste per le abitazioni principali.
A questo punto abbiamo ottenuto la base imponibile. Questa deve essere moltiplicata per l’aliquota decisa dal Comune per il saldo dell’anno scorso. Supponiamo sia pari al 2,5 per mille. Avremo:
315.000 x 2,5/1000 = 787,5 €
Infine, si devono sottrarre eventuali detrazione, e dividere per 2 e il risultato ottenuto in modo da ottenere l’acconto da versare.
Avranno di certo vita facile tutti i contribuenti che riceveranno a casa il calcolo del pagamento IMU già pronto. Per tutti gli altri si prevedono notti insonni.
Il consiglio è quello di consultare un professionista o un centro di assistenza fiscale (CAF). In alternativa potrete rivolgervi al web dove troverete diversi form di calcolo pagamento IMU. Insomma, un vero labirinto dal quale, con le giuste informazioni e gli strumenti adeguati, riuscire ad uscire indenni.
L’IMU e la TASI a detta del Governo saranno ridotte per tutte le imprese!
Secondo quanto annunciato, tutti i possessori o titolari di immobili destinati ad attività industriali, iscritti al registro catasto come immobili appartenenti alla categoria “D” ed “E” potranno beneficiare della riduzione IMU e TASI 2016.
Per ottenere una riduzione IMU e TASI 2016 bisogna presentare domanda entro il 15 Giugno mostrando al catasto un’istanza di avvenuta variazione comprendente una nuova stima degli immobili e che escluda dal calcolo della rendita i macchinari imbullonati.
L’istanza è valida per l’anno 2016 solo se la domanda perverrà entro il 15 giugno;
Le istanze, presentate dopo il 15 Giugno 2016 verranno prese in considerazione per il 2017.
Per il 2016 in base a quanto stabilito dalla nota IFEL viene precisato che:
in deroga all’articolo 13, comma 4, del decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201, approvato poi con modifica in base alla legge 22 dicembre 2011,n. 214, in materia di aggiornamento secondo il comma 22, viene stabilito che tutte le domande pervenute entro il 15 giugno 2016 inerenti le rendite catastali rideterminate, avranno effetto retroattivo e quindi effetto dal 1° Gennaio 2016.
In questo modo il governo intende ridurre le tasse alle imprese, almeno al momento per IMU e TASI 2016 in base alle rendite rettificate a condizione però che rispettino gli atti di variazione catastale entro il 15 giugno.
Il possessore dell’immobile detiene 3 (o più) immobili destinati ad uso abitativo (per intero o in percentuale);
i 2 immobili ad uso abitativo si trovano in 2 comuni differenti;
non si applicano esenzioni in caso di residenza all’estero;
l’immobile dato in comodato non viene utilizzato come abitazione principale;
se il comodato è un parente non di 1° grado, (esempio: nonni e nipoti).
Se da un lato la legge di stabilità per il 2016 aveva previsto un abbassamento delle tasse con l’abolizione dell’IMU sulla prima casa, dall’altro ha previsto anche una nuova stangata per famiglie e imprese con la TARI, la quale vede un’impennata ed un aliquota unica per tutta l’Italia.
La Tari 2016 verrà applicata a tutti coloro che sono in possesso, a qualunque titolo di:
aree esterne;
pertinenze, ecc.
le quali possono produrre rifiuti urbani.
Non sono considerate al fine della determinazione della TASI:
aree condominiali;
aree accessorie;
pertinenziali di un immobile tassato.
Per il momento la tariffazione cambia in base al comune di ubicazione dell’immobile e tenendo presente i diversi immobili siti all’interno dello stesso Comune.
La TARI 2016 prevede anche delle differenze tra:
numero di occupanti dell’immobile.
Il decreto legislativo n. 16/2014 prevedeva un accorpamento tariffario in merito alla tassa sui rifiuti.
Questo testo prevedeva un regime transitorio in cui modificare i valori minimi e massimi dei coefficienti di produzione dei rifiuti e la possibilità di non valutare più il numero dei componenti familiari.
In questo senso, la Tari è molto simile alla TARSU ovvero la tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani.
A partire dal 1° Gennaio 2016, però, il sistema transitorio e venuto meno e di conseguenza si è avuto:
crollo dei coefficienti flessibili;
inevitabile aumento delle tariffe TARI.
Con l’unificazione della tariffa TARI vengono meno anche le diverse modalità di applicazione, le quali fino ad oggi erano diverse da comune a comune con differenze spesso altissime tra un comune del NORD ed un comune del SUD.
Il ministero dell’Ambiente, ha elaborato una bozza definitiva che pone fine alla disposizione della nuova tassa e che prevede appunto criteri di tariffazione uguali in tutta l’Italia.
Questi dipenderanno:
grandezza dell’immobile basata principalmente sulla superficie effettiva e non per classi di superficie;
effettiva produzione di rifiuti indifferenziati, proprio per premiare ed incentivare coloro che effettuano scrupolosamente la raccolta di materiale riciclabile.
La norma prevede anche dei criteri di misurazione del rifiuto indifferenziato, sulla base della pesatura o attraverso il sistema dello svuotamento realizzabile collegando i volumi ai kg prodotti.
Il criterio di valutazione adottato sarà in vigore quando verranno attuate tutte le procedure di interscambio tra Comuni e Agenzia delle Entrate in relazione alla superficie assoggettata a TARI, pari all’80% di quella catastale.
Sono quindi i comuni costretti a far rientrare i vecchi canoni, in seguito alle modalità di definizione delle tariffe. Queste prevedono diversi fattori che incidono in modo proporzionale e che nella maggior parte dei casi, incide in maniera pesante il numero dei componenti del nucleo familiare.
Con l’approvazione del decreto “Enti locali” si è previsto che la TARI copra tutte le componenti di costo fisso; in sostanza dovrà coprire tutti i costi, anche quelli degli anni passati che non sono stati riscossi o che non sono stati versati a causa dei contribuenti inadempienti e quindi avremo un’impennata delle tariffe a causa dei cosiddetti furbetti!
Purtroppo i comuni devono fare i conti con il pareggio di bilancio. Questo significa innalzare le tariffe a causa dei furbetti e al fine di compensare il deficit.
In poche parole, chi ha sempre pagato, si vede costretto a pagare 2 volte:
per il consumo personale;
per coprire i deficit delle casse comunali.
Come sappiamo bene la legge di Stabilità 2016 ha previsto:
la riduzione di TASI e IMU;
possibile aumento della TARI;
Possibile scesa IRAP e tasse sui redditi.
La legge 125/2015 sugli enti locali prevede nuove componenti della TARI che includono:
eventuali mancati ricavi derivanti da crediti inesigibili in merito alla tariffa di igiene ambientale;
tariffa integrata ambientale;
Queste componenti andranno a confluire in un’unica tassa: TARI!
L’aumento della TARI 2016, prevede nei comuni che l’applicheranno un vantaggio per le altre imposte che vedono ridotta l’IRAP ma solo per le imprese e gli autonomi.
Niente di sconvolgente o di favorevole per questi, poiché se si esaminano bene i calcoli ai fini IRAP o delle imposte sui redditi autonomi, possiamo notare come la TARI è una componente negativa; un costo in altre parole che abbatte l’imponibile per la determinazione delle imposte.
Quindo incide in maniera indiretta sul reddito e di conseguenza sull’abbassamento delle imposte dei redditi.
Sono previste delle esenzioni in merito alla TARI 2016:
non è dovuta per locali o spazi inadoperabili; di conseguenza non sono considerati come spazzi atti a produrre rifiuti. Questo si verifica quando vi è la mancata fruibilità degli stessi, riscontrabile attraverso:
mancanza di allacciamenti alla rete elettrica;
mancanza di allacciamenti alla rete idrica;
mancanza di allacciamenti alla rete fognaria;
sussistenza di requisiti di inagibilità o inabitabilità.
la TARI 2016 non è dovuta per le parti del condominio utilizzate in forma esclusiva (l’androne o scale);
la TARI non è dovuta per i locali adibiti a:
la TARI 2016 non viene richiesta per spazi scoperti ad eccezione degli spazi scoperti operativi;
la TARI 2016 prevede esenzioni del pagamento per:
locali e spazi in cui vengono prodotti rifiuti speciali, smaltiti dagli stessi proprietari a proprie spese;
immobili in stato di ristrutturazione e per tutto il periodo di tempo in cui non risultano occupati o che sono in ristrutturazione da almeno 2 anni;
locali adibiti a strutture medico- sanitarie, pubbliche e private;
locali e spazi dedicati ad impianti sportivi, scuole di danza o di ginnastica, in riferimento esclusivo ad aree riservate all’esercizio dell’attività sportiva.
locali assegnati ad impianti.
Possono essere previste riduzioni e agevolazioni in base a quanto stabilisce il proprio comune per:
abitazioni che hanno un unico inquino;
abitazioni che sono occupate da soggetti residenti all’estero, per oltre 6 mesi all’anno;
abitazioni cosiddette case vacanza;
locali e spazi scoperti ad uso ricorrente;
fabbricati rurali adibiti ad abitazione;
immobili detenuti da Onlus;
grave disagio per l’utenza;
nuclei familiari disagiati.
Per tutti gli immobili in affitto, locati o in comodato, per un periodo di tempo inferiore a 6 mesi in un anno (1° Gennaio 2016- 31 Dicembre 2016, ecc. ) la TASI è dovuta solo dal proprietario dell’immobile o dall’usufruttuario, o da parte del soggetto a cui spetta il diritto d’uso, di abitazione o di superficie.
Per richiedere l’esenzione del pagamento della TARI 2016 secondo le vigenti disposizioni, si deve far richiesta al proprio comune di appartenenza attraverso i moduli appositamente messi a disposizione dall’Ente.
E’ possibile anche richiedere un unico modulo di domanda unificato e trasmetterlo mediante raccomandata, o a mano presso l’Ufficio protocollo del Comune di residenza.
Per riuscire a ritrovare il bandolo della matassa occorre menzionare una ulteriore sigla. IMU, TASI e TARI fanno infatti parte della cosiddetta IUC, Imposta Unica Comunale.
Se l’IMU è la il dazio riferito alle case di lusso (categorie catastali A/1, A/8 e A/9), seconde case e un certo tipo di immobile, la TASI (Tassa sui Servizi Indivisibili) è invece il contributo da dare per il possesso della prima casa.
A queste due si aggiunge la TARI (Tassa sui rifiuti). La scadenza per le tre imposte è prevista per il 16 giugno.
Occorre però tener presente che il comune di residenza, nel caso della TASI, potrebbe far slittare la scadenza al 16 dicembre. Per quanto riguarda la TARI, invece, è compito del comune scegliere in quante rate ripartire la spesa. L’importante è che siano più di due.
Facciamo un esempio per afferrare meglio il concetto.
supponiamo che dovevamo pagare entro il 16 Giugno, un acconto IMU pari a 100 €;
per un motivo qualsiasi , pagheremo con un ritardo di 10 giorni l’imposta, quindi andremo a versare l’acconto IMU il 26 Giugno.
Sulla base di questo, dovremo applicare un ravvedimento operoso pari allo 0,2 % per ogni giorno successivo al 16 Giugno fino ad arrivare al 26 Giugno, che equivale a 10 giorni totali;
avremo un aumento dell’imposta totale del 2%.
Quindi pagheremo 100 € di acconto IMU + 2 € di sanzione per un totale di 102 €.
A questi si sommano poi gli interessi per ritardo pagamento che sono pari per i 10 giorni a 0.14 €.
Esaminare in maniera dettagliata, quello che succede per IMU e TASI non versate. Al momento è possibile soddisfare il pagamento IMU e TASI con differenti ravvedimenti.
La prima ipotesi che considereremo riguarda la possibilità di applicare ad IMU e TASI non versate il ravvedimento operoso sprint. Ma in cosa consiste questo ravvedimento operoso Sprint?
Il ravvedimento operoso sprint, consente di sanare il pagamento dell’imposta dovuta entro e non oltre il 14° giorno successivo alla scadenza con un calcolo dell’interesse annuo pari all’1% calcolato dal giorno in cui il versamento avrebbe dovuto essere effettuato a quello in cui effettivamente viene eseguito.
Nel caso in cui invece, il pagamento dell’omesso tributo avviene in un periodo compreso tra il 15° e il 30° giorno successivo a quello di scadenza.
Nel caso specifico di IMU e TASI non versata dovrà essere pagata dal 1 Luglio al 31 Luglio. Quindi sommeremo gli interessi annuali dell’1% rapportati ai giorni di ritardo l’imposta dovuta, e la sanzione pari al 3%.
Attenzione: nel caso si opti per il ravvedimento breve a differenza di quello sprint (del 0,2%) calcolata su base giornaliera, la sanzione del 3% resta fissa ed immutata a prescindere dal giorno del versamento. Quindi resta uguale indipendentemente dal giorno in cui viene versata.
Un altro tipo di ravvedimento operoso, per IMU e TASI (ma non solo) non versata è il ravvedimento medio, ovvero il ravvedimento operoso che si applica in caso di pagamento in ritardo compreso tra i 30 e i 90 giorni successivi.
In questo caso il periodo da considerare è quello compreso tra l’1 Agosto e il 16 Settembre. In questo caso, si deve sempre tenere presente il tasso di interesse annuale dell’1% calcolato giornalmente, mentre la sanzione in questo caso è pari al 3,33% dell’imposta non versata.
Dopo aver calcolato gli interessi dovuti per IMU e TASI non versata, vediamo come compilare il Modello F24 e quale codice adottare.
In merito alla compilazione del modello F24, l’agenzia dell’entrate ha chiarito che:
nel caso in cui si tratti di ravvedimento, sanzione ed interessi devono essere sommate all’imposta dovuta; quindi non vi è un codice specifico di riferimento;
nella compilazione del modello F24 si deve barrare la casella relativa alla voce RAVV; questa procedura consente al sistema di intercettare il pagamento avvenuto a seguito di un ravvedimento operoso;
nello spazio, relativo all’anno di riferimento, dovremo ad indicare non l’anno in cui viene versato l’importo, ma l’anno di riferimento dell’imposta dovuta. Quindi in caso di ravvedimento operoso per imposte non versate nel 2014 deve essere inserito l’anno di riferimento del 2014. Se invece si tratta di ravvedimento operoso per IMU e TASI non versata nel 2015, nell’anno di riferimento andremo ad inserire 2015 e così via;
nel pagamento di IMU non si devono considerare i centesimi; la normativa prevede:
un arrotondamento per difetto se la frazione è inferiore a 49 centesimi;
un arrotondamento per eccesso se la frazione è superiore a 49 centesimi.
Infine esaminiamo quelli che sono gli interessi applicati ai comuni per IMU e TASI non pagata.
Nei paragrafi precedenti, abbiamo calcolato gli interessi per ravvedimento operoso, che però secondo la Legge n. 296/2006 riconosce agli enti locali la facoltà di stabilire la misura minima e massima di interessi applicabili ai tributi locali.
In generale la misura degli interessi da questi calcati è pari al tasso di interesse legale riconosciuto e che viene calcolato su base giornaliera come abbiamo già visto.
Nel caso in cui ci trovassimo di fronte ad una deroga degli interessi legali, i Comuni hanno la facoltà di deliberare, con un proprio regolamento un aumento o una diminuzione degli interessi legali, sempre compresi nel limite massimo di 3 punti percentuali di differenza rispetto al tasso legale.
Quindi il tasso di interesse comunale, se andiamo a considerare che il tasso statale al momento in vigore pari all’1%, sarà compreso tra l’ 1% e il 4%.
In questo caso, differenziamo le seguenti ipotesi:
il Comune non ha deliberato differenti interessi rispetto a quelli applicati per legge; il tasso applicabile è pari a quello legale, quindi a quello previsto dalla normativa generale e posto pari all’1%;
il Comune ha deliberato in misura diversa gli interessi applicabili. In questo esplicito caso il tasso di interesse applicabile è quello deliberato dal comune.
Il versamento dell’acconto e saldo IMU dovrà essere effettuato tramite il MOD. F24, inserendo i seguenti codici tributo:
3912 per le abitazioni principali e le relative pertinenze;
3913 per ciò che concerne i fabbricati rurali che siano ad uso strumentale;
3923 codice da inserire solo e soltanto in caso di interessi da accertamento;
3924 codice sanzioni derivate solo da accertamento.
Teniamo a precisare che sono destinatari del pagamento IMU solo i proprietari d’immobili.
Sono invece soggetti al pagamento della TASI i proprietari e inquilini, in una percentuale che può variare tra il 10 e il 30% della cifra totale da versare, salvo diverse disposizioni normative.
taswi esenzioni