Source: http://www.assodipro.org/il-maresciallo-che-si-batte-per-i-diritti/
Timestamp: 2020-06-03 02:05:23+00:00
Document Index: 52716080

Matched Legal Cases: ['art. 38', 'art. 1', 'art. 13', 'art. 46', 'art.18', 'art. 47', 'art. 21', 'art. 49', 'art. 18', 'art. 19', 'art. 21', 'art. 13', 'art. 14', 'art. 15', 'art. 16', 'art. 17']

Il maresciallo che si batte per i diritti – As.So.Di.Pro
Gladiator 09-01-09, 23: 07
secondo voi è giusto che i militari abbiano gli stessi diritti dei cittadini civili??
secondo me si…. nn ci sn distinzioni tra cittadini di serie A e quelli di serie B… dite cosa ne pensate…
Via quel sottufficiale: «Mina la disciplina e l’onore dell’esercito»
E ‘ una vita schizofrenica quella del maresciallo dell’Aeronautica militare Luca Marco Comellini.
Come una sorta di Dr. Jekyll e Mr. Hyde, il sottufficiale Comellini è infatti costretto a vivere una doppia esistenza: da un lato quella del militare pronto, affidabile, obbediente ed efficiente;
dall’altro quella del buon cittadino che partecipa, anzi vorrebbe partecipare alla vita civica e politica di questo Paese. Il fatto è che il maresciallo in questione, almeno secondo i suoi superiori, una vita fatta di impegno civico non può averla.
E’ il regolamento che lo impone, dicono dall’alto.
Ma partiamo dall’inizio: tutto è nato dall’ultimo provvedimento d’azione disciplinare, l’ennesimo, che il milite ha dovuto subire.
Causa del provvedimento, pietra dello scandalo che ha fatto tanto infuriare le alte gerarchie dell’Aeronautica, sarebbe una lettera-petizione che il libero cittadino Luca Marco Comellini ha inviato a Camera e Senato per chiedere la revisione della legge 382 del 1978, soprattutto lì dove nega, anzi vieta, la possibilità che i militari possano partecipare ad attività sindacali o costituire associazioni:
«Le Forze armate – c’è infatti scritto nell’articolo 6 di quella legge – debbono in ogni circostanza mantenersi al di fuori delle competizioni politiche».
«Ai militari è fatto divieto di partecipare a riunioni e manifestazioni di partiti, associazioni e organizzazioni politiche».
Ancora più esplicito l’articolo 8 che così recita:
«I militari non possono esercitare il diritto di sciopero, costituire associazioni professionali a carattere sindacale, aderire ad altre associazioni sindacali».
E proprio per aver messo in dubbio la validità di quell’articolo il maresciallo Comellini è stato posto sotto “formale inchiesta disciplinare” da parte dello Stato maggiore dell’Aeronautica perchè «con frasi dai toni ironici e irriverenti ha espresso commenti tesi a sminuire l’immagine, la figura ed il ruolo istituzionale del Capo di Stato Militare», tutto in maiuscolo.
Non solo, «il comportamento complessivo del Sottufficiale è caratterizzato da un continuo e diffuso atteggiamento polemico e di aperta contestazione del nei confronti dell’organizzazione militare, violando i doveri attinenti il giuramento che richiedono:
fedeltà, disciplina, onore e senso di responsabilità». Infine, continua la nota firmata dall’Ufficiale inquirente, il Sottufficiale ha avuto l’ardire di «presentare una petizione ai Presidenti di Camera e Senato proponendo modifiche alla legge 11 luglio 1978, n. 32».
«Quello richiesto è un sistema di subalternità di tipo ottocentesco», ha immediatamente ribadito Elettra Deiana – deputato di rifondazione che ha seguito l’intera vicenda – non appena ha letto questa nota di servizio.
«In questa storia c’è in ballo il sacrosanto diritto alla compiutezza della cittadinanza dei militari che devono avere pari diritti nei termini di libertà di pensiero.
Il fatto è – continua Deiana – che l’esecutività del potere statale più estremo, quello deputato all’uso della forza militare, è affidato a persone che considerano il proprio personale come dei minus habens.
Di fondo questa storia apre un vecchio dibattito intorno alla condizione civile dei militari, su tutte il diritto alla sindacalizzazione, ad oggi fortemente limitata.
Un dibattito tanto più attuale se consideriamo i profondi cambiamenti che stanno investendo quel mondo». Elettra Deiana, in ogni caso ha chiesto un question time alla Commisione Difesa per chiarire l’intera vicenda.
Nel frattempo il Maresciallo Luca Marco Comellini è lì che attende il suo destino.
E’ stanco, provato ma non certo “domo” – per rimanere entro la metafora militare.
Insomma, lui non molla e va avanti, è convinto di dover reclamare i propri diritti per una questione di trasparenza rispetto ad un mondo così opaco.
E’ convinto, il Sottufficiale, che sta subendo una privazione dei diritti costituzionali «gli stessi – sottolinea – per cui sia io che i miei superiori abbiamo giurato fedeltà assoluta», altro che onore.
«C’è un reflusso di sistemi da regime – afferma senza mezzi termini – dire che il militare non ha il diritto di godere dei principi costituzionali è un retaggio di uno stato prerepubblicano.
Se l’inchiesta dello Stato maggiore dovesse concludersi con una sanzione nei miei confronti, allora si affermerebbe un principio pericolosissimo:
un principio secondo il quale i militari devono vivere imbavagliati e senza poter godere dei diritti costituzionali».
Tanys 09-01-09, 23: 24 &#171;
Le Forze armate – c’é; infatti scritto nell’articolo 6 di quella legge – debbono in ogni circostanza mantenersi al di fuori delle competizioni politiche&#187;
Se in servizio, giustissimo. Si giura alla patria, non ad una parte di essa.
Ai militari é; fatto divieto di partecipare a riunioni e manifestazioni di partiti, associazioni e organizzazioni politiche&#187;
&#171;I militari non possono esercitare il diritto di sciopero, costituire associazioni professionali a carattere sindacale, aderire ad altre associazioni sindacali&#187;
Più; che giusto. Cosa ne direste se qualcuno facesse sciopero perché; non vuole partire per una missione?
Ragazzi, diciamo le cose come stanno. Se uno sceglie la vita militare deve essere militare dentro. Sopportare tutto quello che la patria ti passa, nel bene e nel male. Se vuole avere i diritti dei civili, si proscioglie.
nessuno_ 10-01-09, 00: 29
Ed ancora: «Ai militari è fatto divieto di partecipare a riunioni e manifestazioni di partiti, associazioni e organizzazioni politiche».
Ancora più esplicito l’articolo 8 che così recita: «I militari non possono esercitare il diritto di sciopero, costituire associazioni professionali a carattere sindacale, aderire ad altre associazioni sindacali».
Trovo questo testo di legge profondamente giusto.
Dare ai militari ad esempio la possibilità di fare politica porterebbe degli scenari molto pericolosi, in cui un militare magari in virtù di una propria credenza politica molto pronunciata potrebbe rinunciare ad assolvere quello o questo compito.
Potrebbe in altro modo schierarsi contro l’ operato di una classe dirigente, potrebbe indurre a scenari rivoluzionari, potrebbe in altre parole mancare del suo giuramento e non prestare servizio.
Delpry 10-01-09, 12: 52
chi si arruola rinuncia alla vita politica…per me é; giusto…cmq se non si vuol far questa rinuncia…non ci si arruola…si trova un altro lavoro…
tibidabo72 10-01-09, 15: 33
perché; non prende l’aspettativa ocsi puo partecipare a cio che vuole !?!?
Lupo Solitario 20-01-09, 15: 11
Roma 20 Gen – “Il maresciallo Luca Marco Comellini sotto inchiesta disciplinare da parte delle gerarchie militari per avere esercitato alcuni diritti sanciti dalla Costituzione, é;
giunto al quattordicesimo giorno di sciopero della fame e sono decisamente peggiorate le sue condizioni di salute.”
– ha dichiarato l’Avvocato Giorgio Carta che lo assiste legalmente
– – “Oggi pomeriggio presso la Commissione Difesa del Senato si svolgerà; l’esame di una delle petizioni (la n. 16) per la presentazione delle quali il maresciallo Comellini é; stato posto sotto inchiesta dai vertici dell’Aeronautica militare.” – ha proseguito l’avvocato
– – “Mi auguro che i senatori vorranno interrompere il surreale silenzio istituzionale che sta accompagnando la vicenda e adoperarsi concretamente per il pieno riconoscimento dei diritti costituzionali che il mio assistito chiede per sé;
– e per tutti i militari, auspicando possa giungersi ad una risoluzione della sua vicenda degna di un Paese che possa definirsi democratico.
– Alle 15.30 – ha concluso Carta – sarò; davanti al Senato, assieme al maresciallo Comellini se le sue condizioni di salute lo permetteranno, per attendere l’esito della riunione della 4^ Commissione permanente (Difesa)”
Personalmente sono con lui.
Se oggi i militari possono godere di un trattamento più; umano e di alcuni diritti fondamentali che sino a 30-40 anni fa venivano negati é; perché; all’epoca ci furono proteste contro quello stato di cose.
Quindi non lamentatevi e non sparate determinate sentenze,perché; se oggi il vostro comandante non può;
frustarvi in faccia come pure potete sposare la donna che amate anche se al vostro comandante o comunque ai vostri superiori non va bene é;
grazie a quei militari che protestarono come sta facendo il maresciallo Comellini.
basilischio 20-01-09, 15: 44
Prima di arruolarmi, ho letto un regolamento. Mi sono arruolato ed ho sottoscritte tutte le regole in esso contenute. In seguito, lo stato ha modificato alcune di quelle regole , mio malgrado mi sono adattato.
Quando la cosa non mi é; più; andata giù;, sono andato in pensione.
Tutta la vita militare é; basata sulla disciplina ed il rispetto delle regole, ripeto, che nessuno ti ha imposto ma che tu hai accettato.
Essendo militare dovresti essere consapevole di quella che sarebbe stata la tua vita e le conseguenze della tua scelta.
Ogni richiesta deve essere fatta nel rispetto delle leggi e dei regolamenti, e non puoi, ripeto non puoi esimerti dal rispettarle.
Se lo stato prendesse in considerazione l’esigenza di uno su “mille” dimostrerebbe la sua debolezza e a forza di “lasciar correre” o accontentare si arriverebbe ad un totale lassismo.
Comunque mi dispiace per il maresciallo che si é; infilato in quel “pasticcio”.
Lupo Solitario 20-01-09, 15: 54 Tratto da GrNet
Le Forze armate sono state sempre considerate come un elemento “estraneo” al contesto giuridico statuale. La loro essenzialità; alla sopravvivenza di uno stato organizzato e la necessità; di tenerle lontane dalla gestione diretta del potere, ha permesso loro di diventare un corpo altro rispetto al resto dell’ordinamento statale.
Da questi presupposti é; nata e si é; sviluppata la concezione della necessità; di stabilire, per la società; militare, norme regolamentari che fossero più; stringenti e più; cogenti rispetto a quelle che governavano la società; civile.
Tutti i regolamenti disciplinari degli eserciti, almeno fino al secondo dopoguerra, riconoscevano, per i militari, delle forti limitazioni alle libertà; civili riconosciute agli altri cittadini dello stato.
Uguale criterio venne scelto nel 1964 dall’allora ministro della Difesa, Giulio Andreotti, per riscrivere il Regolamento di Disciplina Militare, valido per tutte le forze armate e corpi armati dello Stato.
Tale regolamento, che aveva come sua unica fonte l’art. 38 del Codice Penale militare di Pace , dimenticava (volutamente?) l’esistenza della Costituzione Repubblicana, che pure era in vigore dall’1.1.1948, e conteneva norme che erano chiaramente in contrasto con la legge fondamentale della Repubblica italiana.
Eppure svolse il suo ruolo, per quasi dieci anni; poi, a cominciare dai soldati di leva negli anni 1971-72, venne messo in discussione, e con esso tutto l’ordinamento militare, attraverso lettere ai giornali, scioperi della fame, casi di insubordinazione non violenta che finiscono per raddoppiare la media delle presenze nel carcere di Peschiera. Poi scendono in campo i sergenti e i marescialli dell’Aeronautica.
Il “regolamento Andreotti” era criticato e attaccato perché; ritenuto, dal movimento dei militari democratici, illegittimo e anticostituzionale da molti punti di vista.
Ad esempio il motivo dell’illegittimità;
era dato dalla violazione dell’art. 1 della Legge 31.1.1926, n. 100 , che attribuisce al potere esecutivo la facoltà;
di emanare norme giuridiche e il regolamento, che rientrava sicuramente tra quelle norme, non era passato attraverso la necessaria delibera del Consiglio dei Ministri, né;
era stato vagliato dal Consiglio di Stato, come é; dimostrabile dalla semplice lettura del preambolo al regolamento stesso .
Inoltre il regolamento veniva considerato “inefficace” poiché;
non era mai stato inserito nella raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti e non era stato mai pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, in violazione del dettato del Regio Decreto 24.9.1931, n. 1256 “Approvazione del Testo Unico delle Disposizioni legislative riguardanti la promulgazione e pubblicazione delle leggi e dei regi decreti” (in G. U. n. 250 del 29.10.1931);
infine veniva evidenziata l’incostituzionalità;
nelle norme che garantivano alle autorità; militari di tenere in cella di punizione, per settimane e mesi, i militari, senza alcuna garanzia di difesa o reclamo, in palese contrasto con l’art. 13 della Costituzione .
Notevoli erano anche le limitazioni alle libertà;
civili, spesso espresse in termini talmente generici da permettere facili prevaricazioni da parte dei comandanti: é; il caso dell’art. 46, che proibiva la partecipazione “ad associazioni i cui fini o la cui attività;
non siano compatibili con gli obblighi del giuramento prestato, o possano costituire ostacolo alla rigorosa osservanza della disciplina” , in evidente contrasto con la libertà; di associazione sancita dall’art.18 della Costituzione;
oppure la norma dell’art. 47, che proibiva ai militari la partecipazione alla vita politica, con la sola eccezione del caso in cui il militare fosse stato candidato.
Pesanti limitazioni erano poste pure alla libertà;
di pensiero e alla pubblica manifestazione di esso, ancora una volta anteponendo al dettato costituzionale dell’art. 21 , quello regolamentare.
Particolarmente invisa era l’invadenza nella vita privata dei militari, chiaramente espressa dalla norma dell’art. 49 che, al terzo comma, recitava:
“Gli ufficiali e i sottufficiali in servizio permanente devono porre particolare cura nella scelta della sposa, tenendo presente l’ambiente del quale la sposa stessa verrà; a far parte”.
Allo stesso modo influenzavano pesantemente la sfera privata del militare, le norme sulla libera uscita, le licenze, i permessi o comunque relative alla permanenza fuori dagli apprestamenti militari o dalle imbarcazioni .
Il Movimento dei Sottufficiali Democratici
La riforma del regolamento di disciplina e il riconoscimento dei “diritti di cittadinanza”, cioé; quei diritti garantiti dalla Costituzione repubblicana a tutti i cittadini italiani, erano le motivazioni principali del “movimento” che si stava formando nelle caserme italiane, in particolare in quelle dell’Aeronautica.
Accanto a queste rivendicazioni ve ne erano anche, come ovvio, alcune di carattere economico.
Ma quali erano le origini di queste rivendicazioni?
Da dove proveniva la richiesta di cambiamento che, in maniera sempre più; forte cominciava a levarsi tra le fila dei soldati italiani?
E perché;
queste richieste erano più; forti nell’Aeronautica che nelle altre Forze armate?
Le prime esigenze di una sindacalizzazione del personale militare, si manifestarono, in Italia come nel resto d’Europa, all’inizio degli anni ’50.
“Nacquero così; le prime associazioni professionali di categoria dei militari in congedo, con l’obiettivo precipuo di tutelare gli interessi del personale.
Gli stessi, nel 1969, si unirono dando origine all’ANAM (Associazione Nazionale Autonoma Militari)” .
Da questa associazione, che aveva nel “Giornale dei Militari” diretto da Giorgio Castellano, il suo organo di stampa, nacque, nel dicembre 1972, il SINAM (Sindacato Nazionale Autonomo dei Militari);
nell’ottobre 1974 il SINAM aderisce all’UNSA (Unione dei Sindacati Autonomi), organizzazione vicina alla destra democristiana e sostenuta anche da parlamentari socialdemocratici che si “affezionano” particolarmente al SINAM .
Questa vicinanza ad ambienti considerati conservatori se non addirittura reazionari, che permetteva al SINAM di avere molta visibilità;
e poche difficoltà;
da parte delle gerarchie militari e dagli organi giudiziari, fu molto contrastata dal movimento che stava nascendo nelle caserme e che non si riconosceva nelle posizioni, nelle affermazioni e nelle protezioni di cui godevano il SINAM e i suoi dirigenti.
Le prime rivendicazioni di carattere politico e sociale nelle Forze armate, cominciano, tra i soldati di leva.
“Nella primavera del 1970 presso il CAR (Centro Addestramento Reclute) di Casale 800 reclute manifestarono contro le penose condizioni igienico-sanitarie della caserma e il duro regime di vita loro imposti.
Queste proteste, e quelle dei mesi successivi, trovano spazio tra i movimenti e i partiti della sinistra extraparlamentare e, nello stesso anno, al congresso nazionale tenuto a Torino, Lotta Continua lancia l’organizzazione del movimento dei “Proletari in divisa”.
Il movimento di protesta dei soldati si diffonde in tutta Italia con punti di forza in Friuli e nelle grandi città;.
La reazione delle gerarchie militari, in parte sorprese da quanto stava avvenendo nelle caserme, fu di tipo repressivo;
ricorrendo a provvedimenti amministrativi come i trasferimenti punitivi e le punizioni disciplinari, lasciate dal regolamento alla assoluta discrezionalità; dei comandanti, si cercava di colpire gli elementi più;
in vista e più; capaci di aggregare le proteste.
A favore delle gerarchie sembrava poi giocare anche il rapido avvicendamento dei contingenti che impedisce di rafforzare le conquiste ottenute dal movimento.
nella protesta dei “proletari in divisa”, destinata anche ad abbattere il muro di separazione tra caserme e società; civile, fu certamente “la denuncia del ruolo repressivo dell’apparato militare nella politica interna, la preparazione di un intervento armato e le minacce di golpe” .
Nello stesso tempo crebbe anche l’attenzione delle forze politiche verso le Forze armate, anche se il movimento dei militari incontrò;
sempre forti resistenze a un concreto riconoscimento e sostegno da parte del più; importante partito della sinistra italiana, il Partito Comunista (e questa “avversione”, come vedremo in seguito, é;
rimasta impressa nelle radici dei partiti succeduti al P.C.I.)
Nel 1975 il movimento dei militari ricevette un’altra spinta verso l’accentuazione delle lotte e delle proteste: scesero in piazza i sottufficiali, in particolar modo i sergenti ed i marescialli dell’Aeronautica.
Questi erano circa un terzo di tutti i sottufficiali delle Forze armate, ma avevano una formazione culturale molto diversa dagli altri.
L’Aeronautica era la componente più; moderna delle nostre forze armate;
l’alto livello tecnologico dei sistemi d’arma utilizzati imponeva una selezione ed una formazione del personale molto più; attenta alle capacità;
ed alle conoscenze culturali dei giovani da arruolare, ciò;
fece si che le contraddizioni tra capacità;
professionali d’avanguardia, pagate molto meglio nel mondo del lavoro “civile”, e uno status sociale che non riconosceva questa professionalità;, esplodessero in Aeronautica prima che nel resto delle forze armate italiane.
La prima manifestazione venne organizzata in concomitanza delle celebrazioni per il trentennale della Liberazione, il 25 aprile 1975:
“la partecipazione di soldati in divisa, col volto coperto da un fazzoletto alle manifestazioni del 25 aprile suscita grande scalpore e sembra rilanciare le lotte nelle caserme” .
Il culmine di queste manifestazioni si raggiunge nel successivo mese di giugno. Giovedì; 26 giugno, a Roma “circa trecento sottufficiali dell’Aeronautica si radunano Piazza Venezia, essi chiedono tutta una serie di rivendicazioni a carattere economico e normativo.
E’ una delle poche manifestazioni […] che i sottufficiali dell’aeronautica hanno tenuto in questi mesi. Questa volta però; entrano in scena […] i carabinieri” .
Un giovane sergente, Giuseppe Sotgiu, apostrofa le persone in borghese che fotografavano e riprendevano la manifestazione, quando scopre di avere di fronte dei carabinieri é; troppo tardi:
viene arrestato e finisce in galera con l’accusa di insubordinazione.
Ma l’episodio accresce la tensione e nei giorni e mesi successivi una grande mobilitazione avrà;
luogo in tutte le basi dell’Aeronautica:
a Treviso, a Cameri, a Milano, a Pordenone, a Rivolto, a Grosseto, a Pisa, a Roma, l’arresto di Sotgiu diventa così; “la scintilla che fa divampare l’incendio” .
Il giorno 8 luglio il sergente Sotgiu viene condannato, dal tribunale militare di Roma, a due anni di reclusione con la sospensione della pena per cinque anni, i difensori presentano appello e il giorno successivo il Corriere della Sera titola “La condanna di Sotgiu acuisce il malcontento dei sottufficiali”.
Non sarà;
l’unico caso di sottufficiale denunciato alla magistratura militare e sottoposto a giudizio, altri ne seguiranno, ma il movimento resterà;
saldo e compatto, opponendosi ancora fermamente alla proposta di riforma del regolamento di disciplina nota come “Bozza Forlani”, dal nome del ministro della Difesa pro-tempore, Arnaldo Forlani.
Il 17 settembre 1975 l’assemblea nazionale del Coordinamento Sottufficiali Democratici Aeronautica Militare (CSDAM), vota un documento nel quale si chiede:
“la revisione della bozza Forlani con la eliminazione di tutte le norme in contrasto con i diritti civili e politici dei cittadini;
l’approvazione da parte del Parlamento e non con un decreto presidenziale, del nuovo regolamento di disciplina;
un rapporto stabile tra le commissioni difesa del parlamento e i delegati eletti nelle assemblee dei sottufficiali” .
Poi, dopo una lunga serie di manifestazioni e di astensioni dalle mense, seguite da denunce e da centinaia di autodenunce, strumento usato dai sottufficiali per esprimere la solidarietà;
a quanti venivano direttamente colpiti dai tentativi di normalizzazione portati avanti dagli Stati Maggiori, il 27 marzo 1976, tremila militari in divisa, in maggior parte sottufficiali dell’Aeronautica, manifestano per le strade di Milano.
La manifestazione riceve il sostegno di CISL, UIL, del PSI, dei radicali, e dei gruppi della sinistra extraparlamentare; CGIL e PCI rifiutano il loro appoggio.
“Il Partito Comunista definisce con molta fermezza la sua posizione, giudicando pericolosa e avventurista la marcia attraverso Milano.
Un gesto, scriverà; “l’Unità;” che isola i sottufficiali” .
Intanto, in contrapposizione al CSDAM, nasce all’interno delle basi aeronautiche della Sardegna, il Movimento Autonomo Sottufficiali Aeronautica (M.A.S.A.).
Estremamente critico con i governi succedutisi in quegli anni, questo gruppo di sottufficiali accusa il Coordinamento di essere oggetto della sovversione comunista.
Il MASA elabora una propria piattaforma programmatica che ricalca, in parte, quella già; espressa dal CSDAM. Le richieste del MASA, movimento vicino alla destra parlamentare, verranno pubblicate sul quotidiano cagliaritano “Tuttoquotidiano” del 6.10.1975 .
Il MASA non riuscirà;
ad aggregare intorno alle sue proposte i sottufficiali dell’Aeronautica e resterà;
un fenomeno limitato alla Sardegna.
Le diverse posizioni della sinistra italiana incideranno anche sulla capacità;
di coesione del movimento dei sottufficiali democratici, ma il primo colpo alla compattezza nata dalle lotte comuni, arriverà; proprio dalla proposta di legge Lattanzio – succeduto a Forlani a capo del ministero della Difesa – che sarà;
poi conosciuta come “legge dei principi”.
Presentata nel settembre 1976, rappresentava una prima vittoria del movimento in quanto riconosceva la richiesta dei sottufficiali democratici di fissare con una legge i principi ispiratori del nuovo regolamento di disciplina.
La proposta Lattanzio diventerà;
il punto di confronto e scontro sia all’interno del movimento che al suo esterno, fino a favorire la divisione tra contrari e favorevoli al nuovo istituto di rappresentanza.
Tale divisione porterà;
il movimento alla sua conclusione e, per certi versi, é; ancora evidente nelle differenze che esistono tra quanti chiedono, oggi, una riforma in senso sindacale e quanti, invece, vorrebbero ancora uno strumento tutto interno all’organizzazione militare.
La “Legge dei principi”: legge 11 luglio 1978, n. 382
Il 21 luglio 1978, con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, le “Norme di principio sula disciplina militare” diventavano legge dello stato, la legge 11 luglio 1978, n. 382. Per il mondo delle Forze Armate era sicuramente una piccola rivoluzione;
fino ad allora la forma con cui si regolava la disciplina militare era quella del regolamento emanato con decreto ministeriale, senza intervento del legislatore e, naturalmente, senza la partecipazione alla stesura dei diretti interessati: il personale militare.
Con la legge 382 questa tradizione si cancellava. Il legislatore naturale, il Parlamento, interveniva direttamente nella composizione dei principi ordinatori della vita militare e, in questo modo, veniva finalmente attuata la norma del terzo comma dell’articolo 52 della Costituzione:
“L’ordinamento delle Forze Armate si informa allo spirito democratico della Repubblica”.
Ma l’effetto più; dirompente che scaturì; dall’emanazione della legge fu la crisi del movimento dei sottufficiali.
La legge non dava alle rappresentanze i poteri che venivano chiesti e ciò; portò; le componenti del CSDAM ad avere aspri contrasti sulle valutazioni da dare.
Erano contrari a questa scelta i coordinamenti romano e sardo, mentre avevano una posizione più; meditata i coordinamenti del nord Italia. Alla fine, il CSDAM scelse di accettare la sfida per una lotta che, partendo dai contenuti della legge dei principi, riuscisse a gestirla nel migliore dei modi.
Diversa, ovviamente, la posizione delle gerarchie militari, per le quali quello che stava accadendo era “il delirio della contestazione” , mentre la legge sui principi era stata “… concepita ab inizio dai promotori e dalle forze fiancheggiatrici con la solita impudenza ed una sostanziale malafede” .
Come detto, il primo e più; importante cambiamento apportato dalla legge sui principi, era quello relativo alla forma con cui si regolava la disciplina militare: per la prima volta, attraverso il procedimento legislativo, il Parlamento si interessava all’argomento e l’opinione pubblica, attraverso il dibattito parlamentare, poteva svolgere la sua azione di controllo.
Il primo nodo da sciogliere riguardò; l’interpretazione dell’articolo 52 della Costituzione. Per le sinistre l’articolo, conteneva una precisa riserva di legge a proposito delle modalità; e dei limiti in cui il servizio militare va compiuto.
“In sostanza la materia oggetto del regolamento di disciplina, riguardando in gran parte l’esercizio di diritto fondamentali, non poteva essere oggetto di un provvedimento amministrativo, quale é; appunto il decreto ministeriale, bensì; doveva essere contemplata in una legge della repubblica” . Di contro si sosteneva, invece, che tale riserva, benché; esistente nella Costituzione, riguardasse soltanto la normazione della chiamata alle armi, modalità; e durata del servizio militare, ma sicuramente non riguardava la disciplina.
Dal punto di vista dottrinario la questione su quanto fosse subordinato l’ordinamento militare a quello generale dello Stato, era stata già; sollevata da illustri studiosi fin dalle origini della Repubblica. Il Bachelet, ad esempio, nel suo “Disciplina militare e ordinamento statale (Milano, 1962)”, ribadisce in più; occasioni la necessità; di un ordinamento militare subordinato agli interessi ed alle istituzioni della comunità; nazionale ; ed anche il Carbonaro, in “Le responsabilità; militari nell’ordinamento costituzionale italiano (Firenze, 1957) affermava che la fondamentale importanza delle esigenze per le quali esse esistono, “non può; tuttavia valere, di per sé;, ad attribuire natura di organo costituzionale alle forze armate, cioé; all’organizzazione tecnico – giuridica in cui si esprime il consorzio militare:
le funzioni delle forze armate, infatti, sono pur sempre funzioni esecutive” .
In definitiva la scelta di considerare il regolamento di disciplina militare alla stregua di un qualsiasi atto normativo del nostro ordinamento apparve la più; ovvia, anche alla luce del dettato complessivo della Costituzione repubblicana. Infatti la riserva di legge costituzionale in materia di ordinamento militare non si evince dal solo articolo 52, ma va vista nel complesso della nostra Carta fondamentale: non vanno infatti dimenticati gli articoli 23 “nessuna prestazione personale o patrimoniale può; essere imposta se non in base alla legge”, e come tale poteva essere considerata quella del cittadino che prestava il servizio di leva; e non possono essere esclusi da questa disamina il complesso degli articoli che enunciano i diritti fondamentali ed intangibili del cittadino, come quelli a proposito della libertà; di associazione (art. 18), della libertà; religiosa (art. 19) e della libertà; di manifestazione e formazione del pensiero e delle idee (art. 21), oppure diritti che possono essere limitati solo mediante atti legislativi o provvedimenti dell’autorità; giudiziaria, e ci si riferisce all’inviolabilità; della libertà; personale (art. 13) e del domicilio (art. 14), alla libertà; e segretezza della corrispondenza (art. 15), alla libertà; di movimento (art. 16) ed alla libertà; di riunione (art. 17).
Era evidente che, per il cittadino militare, l’esercizio di questi diritti poteva venir limitato proprio dal regolamento di disciplina, ed era altrettanto evidente che tale regolamento non poteva non corrispondere a quella riserva di legge chiaramente espressa nella Costituzione.
Anche dal punto di vista tecnico le differenze tra un regolamento di diretta emanazione ministeriale ed uno derivante da una legge sono rilevanti: infatti se il dettato legislativo é; contrario alle norme costituzionali, é; sempre possibile ricorre al giudizio della Corte Costituzionale che può; invalidarle; invece una norma regolamentare, anche se incostituzionale, non può; essere oggetto di controllo costituzionale, se non impugnando davanti al tribunale amministrativo, successivamente, il provvedimento emanato in base alla norma illegittima. Ciò; porterà; all’annullamento del provvedimento, ma non alla cancellazione della norma.
Alla fine, dall’esito del dibattito in commissione, scaturì; la scelta di presentare un progetto di legge sui principi regolanti la disciplina, e successivamente un regolamento esecutivo con atto governativo. Era una scelta che contrastava con la richiesta di stabilire per legge il vero e proprio regolamento e che tendeva a creare, con il regolamento amministrativo, uno strumento più; agile e idoneo a disciplinare questa materia. Giusta appare anche la considerazione che “quanto più; si estende la sfera legislativa e si restringe quella regolamentare in una determinata materia, tanto più; si lasciano aperti dei varchi che vengono riempiti di necessità; dai semplici ordini dell’autorità;. Assai meno controllabili che non i regolamenti” .
I sistemi di tutela del personale militare negli altri paesi europei
La sindacalizzazione militare é; sorta e si é; sviluppata agli inizi del secolo scorso nei paesi del Nord Europa, dove sono nate anche le prime esperienze di democrazia industriale: in Norvegia il sindacato militare esiste dal 1880, in Olanda dal 1897. Nella maggior parte dei paesi europei la tendenza a creare sistemi di rappresentanza democratica dei militari é; apparsa nel secondo dopoguerra.
Ad oggi la situazione in Europa vede:
un gruppo di paesi che garantisce il diritto di associazione, anche di tipo sindacale, al proprio personale militare.
E’ il gruppo più; numeroso e comprende tutti i paesi scandinavi, la Germania, l’Austria, la Svizzera, il Belgio, l’Olanda, il Lussemburgo, l’Irlanda e quasi tutti i paesi ex-sovietici ed ex-Patto di Varsavia, con l’esclusione dell’Ucraina e della Romania.
Anche Slovenia e Macedonia, tra i paesi sorti dalla ceneri della Jugoslavia, consentono un diritto di associazione per i militari. Tra questi paesi alcuni (Austria, Svezia, Belgio e Olanda) riconoscono ai militari anche il diritto di sciopero .
A questi paesi si affiancano quelli nei quali il diritto di associazione e di iscrizione ai sindacati é; vietato: Spagna – dove alla fine del 2001 la Corte Costituzionale si é; espressa favorevolmente in merito – Regno Unito, Francia ed Ucraina – dove é; stato avviato un dibattito a riguardo – Italia, Grecia e Turchia. In questi ultimi il divieto é; categorico.
Una rapida analisi dei sistemi in atto nei vari paesi mette in evidenza che il diritto di associazione e sindacale si esplica in modi diversi: si va da un’ampia forma di cogestione, come in Danimarca, a situazione caratterizzate dalla presenza di numerosi sindacati rappresentativi, in maniera trasversale, delle diverse categorie, come in Svezia;
si passa dalla piena ed assoluta libertà; sindacale, come in Belgio e Olanda, a sistemi misti nei quali convivono organismi esterni e sindacali e organismi rappresentativi interni alle Forze armate, come accade in Germania.
E’ importante però; sottolineare, più; che l’aspetto specifico dei limiti cui sono sottoposti gli organismi di rappresentanza dei vari paesi, il fatto che in tutti gli Stati, dove é; riconosciuto un diritto di associazione o sindacale, non si é; mai pensato che tale diritto potesse entrare in conflitto con la tutela delle istituzioni democratiche, dell’ordine pubblico e, soprattutto, dell’ordinamento disciplinare gerarchico – militare.
Solidarietà; a tutti quei militari che si sono battuti per noi,futuri militari,per avere quei diritti e quel trattamento equo e umano che loro non hanno potuto avere,e che per darlo a noi hanno sacrificato tutto quello che avevano.
20-01-09, 16: 01
Mah, che tristezza………..ecco l’altra faccia del professionismo all’italiana….
Lupo Solitario 20-01-09, 17: 10
Concordo, ho vissuto in prima persona la riforma della polizia, dai primi movimenti quando, come i “carbonari” ,si facevano le riunioni “segrete”….. e non aggiungo altro…….
Ho sempre cercato di ottenere i miei sacrosanti diritti, ma come sai, almeno un tempo, non era così; semplice. A delle ingiustizie subite, ho sempre reagito. Un anziano mi diceva: “una noce sola dentro un sacco non fa rumore”. Aveva ragione. Ingiustamente ho subito le conseguenze per le mie contestazioni; persino un trasferimento.
Capisco perfettamente quello che stà; passando il maresciallo, peccato che sia “solo” come quella noce, ed anche tutto quello che é; scritto nel tuo lungo post.
Tenente Colonnello dei Carabinieri Amedeo Berdozzo,
Tenente Colonnello A.M. Edmondo Amato,
Maresciallo M.M. Ciaverelli,
Maresciallo A.M. Comellini
e Appuntato dei Carabinieri Alessandro Rumore.
Questi 5 sono solo la punta dell’Iceberg.
Come puoi ben vedere assieme a Comellini ce ne sono altri 4 che hanno avuto il coraggio di dissentire in pubblico,uno alla volta si fanno avanti,perché; é; un malcontento generalizzato,ma pochi si fanno avanti perché; gli altri,avendo il più; delle volte famiglie alle spalle per paura di ritorsioni tacciono.
Gli operatori per la sicurezza della regione Sicilia e Calabria anche loro da oggi hanno cominciato lo sciopero della fame,
Assodipro (Associazione Solidarietà; Diritto e Progresso),
Ficiesse (Associazione Finanzieri Cittadini e Solidarietà;),
Amid (Associazione Militari Democratici) anche loro hanno espresso solidarietà; a Comellini,
Il Giornale dei Carabinieri ed
il SINACC (Sindacato Nazionale Carabinieri in congedo),
il Generale dei CC Viola, e
il Generale Pappalardo sempre dei CC,
Il Consiglio Intermedio di Rappresentanza (COIR) “Palidoro,
Cobar Piemonte della Guardia di Finanza,
oltre alle migliaia e migliaia e-mail e lettere di solidarietà; che arrivano a lui e al suo avvocato.
Come vedi non é; solo,
sono le istituzioni che tacciono,
cosi come i media.
basilischio 20-01-09, 17: 58
Abbi pazienza; sono “fuori” dal 1994 e per i motivi del precedente post non mi sono più;
tenuto informato.
Grazie a questo forum, dove ho trovato stima reciproca, ho iniziato a riallacciare qualche “contatto”. Grazie per i chiarimenti.
Sono contento che le cose stiano cambiando e che ci sia del movimento attorno a questi casi.
Capisco anche il “silenzio” delle istituzioni;
le dicisioni sono importanti e potrebbero stravolgere un po’ tutto il sistema.
I media é; meglio lasciarli stare, spesso provocano più; danni che benefici…… “non c’é; mai da avere un’informazioni corretta”
Lupo Solitario 20-01-09, 18: 22
Ho inviato una e mail all’avvocato di Comellini chiedendogli se aveva informato i media nazionali, ecco cosa mi ha risposto.
Egregio sig. Datterino,
innanzitutto grazie. Abbiamo bisogno della solidarietà; di tutti.
Le confermo che purtroppo abbiamo avvisato tutti i giornali e l’impressione che se ne trae é; quella della censura più; impenetrabile.
Probabilmente, i media aspettano che il Maresciallo Comellini sia ricoverato in ospedale e – forse – solo in questo caso la notizia sarebbe per loro utile o maggiormente spendibile.
In ogni caso, il 28 gennaio faremo una manifestazione di protesta davanti al ministero della difesa, nella speranza di risvegliare l’attenzione dell’opinione pubblica.
basilischio 20-01-09, 19: 42
secondo voi é; giusto che i militari abbiano gli stessi diritti dei cittadini civili?? secondo me si…. non ci sono distinzioni tra cittadini di serie A e quelli di serie B… dite cosa ne pensate…
Rileggendo la tua domanda iniziale, mi sono reso conto che nel proseguo del topic, ci siamo “persi”, in argomentazioni che se pur importanti, esulano dal quesito posto.
I militari hanno tutti gli stessi diritti dei cittadini, solo che per il loro stato giuridico, devono sottostare a determinate regole accettate al momento del giuramento.
Dette regole sono dettate dalla necessità;
dello Stato di avere a disposizione del personale, le FF.AA, che ubbidiscano incondizionatamente alle sue decisioni.
Qualunque maggioranza politica governi lo Stato, le FF.AA. sono tenute ad obbedire. (Altrimenti si fa un colpo di stato e non se ne parla più;) waf:rotflmao:
Penso che fino qui siamo d’accordo.
Ora se la domanda fosse stata:
“Perché; un militare, a differenza di un normale cittadino, non può; fare polita?
Esistono cittadini di serie A e serie B?”
la discussione avrebbe sicuramente preso un’altra piega.
Ribadisco che anche io ho fatto qualcosa per modificare i regolamenti e che sarei pronto a sostenere quelli che cercano di migliorare “la vita militare”,ma non ritengo opportuno che un militare si occupi di politica proprio per i motivi di cui sopra.
Mi spiego meglio; ben venga un sindacato che tuteli il militare per quanto riguarda orari di lavoro, retribuzione e quant’altro, ma il fatto di attuare una qualsiasi cosa che metta in contrasto il militare con lo Stato o con la popolazione, non mi sembra opportuno.
vero che finito il servizio sei un cittadino qualunque ma sei sempre sottoposto a quei vincoli imposti dal tuo giuramento, un pò;
come l’impiegato é;
tenuto al segreto d’ufficio o al meccanico e tenuta a non divulgare le tecnologie della sua azienda.
Lupo Solitario 22-01-09, 13: 26
(NSD) – Dopo giorni di silenzio assoluto, sembra finalmente che le istituzioni e i partiti politici inizino ad interessarsi della vicenda del Maresciallo Luca Comellini giunto al sedicesimo giorno di sciopero della fame.
I Senatori del Pd Silvana Amati e Gian Piero Scanu hanno sollecitato un interessamento da parte del presidente della Commissione Difesa del Senato Cantoni affinché il ministro La Russa risponda rapidamente.
“Il maresciallo di 1a classe Luca Marco Comellini – si legge nell’interrogazione presentata dai Sen. Scanu e Amati – è stato sottoposto ad ‘inchiesta formale-disciplinare per gravi fatti disciplinarmente rilevanti disposta dall’Alto comando dell’Aeronautica militare da cui dipende in data 28 agosto 2007.
I fatti che gli vengono addebitati, per quanto risulta agli interroganti, riguardano tutti l’espressione di opinioni personali su siti Internet o attraverso articoli di stampa, nonché l’inoltro di una petizione popolare inviata, ai sensi dell’articolo 50 della Costituzione, ai Presidenti della Camera dei deputati e del Senato.
Tutte queste iniziative sono state assunte dal signor Luca Marco Comellini nella sua veste di cittadino, senza mai qualificarsi come militare, e debbono quindi ritenersi espressione ed esercizio di diritti costituzionalmente protetti.
Tali comportamenti rientrano nel diritto di libera manifestazione del pensiero e pertanto, ai sensi di quanto disposto dalla legge sui principi della disciplina militare, non possono essere oggetto di sanzioni disciplinari di alcun tipo.
Tenuto conto inoltre che i termini temporali entro cui deve concludersi un’inchiesta formale disciplinare sono fissati in modo perentorio e, nel caso in questione, tali termini sono abbondantemente trascorsi, si chiede di sapere – conclude la nota – se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno fornire al Parlamento informazioni relative al caso sopra descritto”.
Da parte sua, il presidente della commissione Difesa del Senato Gianpiero Cantoni con un comunicato ha fatto sapere che “in merito alla vicenda del maresciallo di prima classe dell’Aeronautica Luca Marco Comellini non risulta pendente presso la commissione Difesa alcuna interrogazione e pertanto non è in mia potestà l’iscrizione all’ordine del giorno di quell’atto di sindacato ispettivo.
In data odierna ho scritto una lettera al capo di stato maggiore dell’Aeronautica, Daniele Tei, allo scopo di ottenere informazioni circa il procedimento disciplinare allo stato pendente nei confronti del sottufficiale”.
******* oggi sono 20 giorni che fa lo sciopero della fame e della sete….domani a Roma si terrà una manifestazione di protesta davanti al ministero della difesa
Gian Paolo 21-03-09, 12: 39
In riferimento a questo topic http://www.militariforum.it/forum/showthread.php?t=6635 , chiedo innanzitutto scusa per non essermi presentato (cosa a cui ho rimediato poco fa), ma non ne capisco i motivi della chiusura e del richiamo a questo topic che mi avete segnalato; avevo già; fatto la ricerca prima di aprire il topic chiuso ma, non avendo trovato un riferimento specifico alla mia questione, ne ho aperta una apposita.
Infatti, quello che leggo in questo topic, tratta un altro argomento: genericamente qui si chiedono opinioni sui diritti di un militare con quelli dei civili, a cui é; susseguito un dibattito con menzioni a fatti reali (ed il titolo del topic parla chiaro); io, invece, ho chiesto solo qual’é; la normativa che autorizza un militare a candidarsi alle elezioni e alla sua presenza come eventuale scrutatore. Sono due argomenti diversi.
Non voglio fare polemica, se volete che io ne parli qui, continuerò; a farlo senza problemi, sempre se mi consentite di parlare quell’argomento, ma mi é; dispiaciuto il fatto che l’avete chiuso senza darmi il tempo di una mia replica all’interno.
FRANCODUE 21-03-09, 17: 02
Il motivo é; abbastanza semplice, inutile tenere aperte due discussioni che se non sono proprio identiche, in ogni caso sono molto simili.
Non ti é; stato mosso alcun rilevo, tranquillo, capita di aprire discussioni su argomenti già; trattati nel forum, però; una volta che si rileva la cosa, é; normale che si accorporino e si chiudano quelle in più;.
Puoi continuare tranquillamente a esprimere il tuo pensiero in questa.
Per quanto riguarda le tue domande, il militare é; un cittadino come tutti glia altri e quindi gode del diritto a candidarsi alle elezioni.
Per le forze armate non so, e lascio la parola a chi ne sa di più;, per la Polizia di Stato, l’unica limitazione é; il trasferimento per cinque anni dal luogo ove ci si presenta candidato, in caso di mancata elezione.
Per quanto riguarda lo scrutatore, pensa che a me il comune mi ha sorteggiato per ben tre volte per farlo, io ho sempre declinato la cosa, dicendo che é; giusto farglielo fare a dei giovani o a persone che sono senza lavoro.
Gian Paolo 07-04-09, 15: 58 [COLOR=”Blue”]
Pur continuando a non comprendere questi motivi, che per me sono assai contrastanti tra loro, continuerò a parlarne qui come desiderate.
Tornando quindi al tema “militari in politica”, ho trovato questo:
Norme di principio sulla disciplina militare ed istituzione della Rappresentanza Militare.
Ai militari che si trovano nelle condizioni previste dal terzo comma dell’articolo 5 ( a) svolgono attività di servizio; b) sono in luoghi militari o comunque destinati al servizio; c) indossano l’uniforme; d) si qualificano, in relazione a compiti di servizio, come militari o si rivolgono ad altri militari in divisa o che si qualificano come tali) è fatto divieto di partecipare a riunioni e manifestazioni di partiti, associazioni e organizzazioni politiche, nonché di svolgere propaganda a favore o contro partiti, associazioni, organizzazioni politiche o candidati ad elezioni politiche ed amministrative.
Non mi è però ancora chiaro cosa succede per:
– un militare scrutatore;
– un militare eletto come consigliere comunale/provinciale/regionale;
– un militare eletto ad una carica (presidente di regione/provincia, sindaco, assessore provinciale/comunale);
– un militare eletto come parlamentare (deputato/senatore);
– un militare facente parte del governo (sottosegretario/ministro/ecc.).
Mi hanno parlato di “aspettativa”, ma chi me ne ha parlato non ne sa più di tanto.
Qualcuno è in grado di aiutarmi nel conoscere questa materia?
Nessuno è in grado di rispondere alle mie domande del post precedente?
FRANCODUE 13-04-09, 21: 32
Daccordo, lascio volentieri la parola a chi ne sa di più; sull’argomento.
Gian Paolo 16-04-09, 12: 18
Altra domanda: un militare può fare il rappresentante di lista i giorni delle elezioni?
FRANCODUE 16-04-09, 12: 31
Certo che si !.
comequandofuori 16-04-09, 12: 38
si hannp piu’ notizie del maresciallo???
come sta andando la sua lotta???
e’ ancora in sciopero della fame e della sete????
Amedeo 21-04-09, 12: 26
Salve, sono iscritto da poco e questo thread mi ha… appassionato:
Cominciamo dal’analizzare queste affermazioni:
&#171; Le Forze armate – c’é; infatti scritto nell’articolo 6 di quella legge – debbono in ogni circostanza mantenersi al di fuori delle competizioni politiche&#187;
&#171; Ai militari é; fatto divieto di partecipare a riunioni e manifestazioni di partiti, associazioni e organizzazioni politiche&#187;
Chi si arruola rinuncia alla vita politica…per me é; giusto…comunque se non si vuol far questa rinuncia…non ci si arruola…si trova un altro lavoro…
Posso notare in quello che é; stato scritto una profonda misconoscenza delle norme e dei regolamenti militari:
1) Innanzi tutto il regolamento di disciplina si applica solo in determinate condizioni, che qualcuno ha già; richiamato
a) svolgono attività; di servizio;
d) si qualificano, in relazione a compiti di servizio, come militari o si rivolgono ad altri militari in divisa o che si qualificano come tali
Al fuori di dette condizioni, il militare é; un cittadino comune che gode di tutti i diritti civili e politici. Ad esso sono precluse per legge, alcune prerogative, tipo quella di essere iscritto a sindacati.
La formulazione dell’articolo di legge che stabilisce che &#171;Le Forze armate debbono in ogni circostanza mantenersi al di fuori delle competizioni politiche&#187; ha una sua logica condivisibile.
Ma il militare che NON si trova nelle condizioni riportate prima, NON rappresenta le forze armate e quindi, ex lege, é; pianamente legittimato a godere delle stesse prerogative che spettano agli altri cittadini e, badate bene, non é; una mia opinione ma, come ho già; scritto, lo prevede la legge!!
Per quanto riguarda i militari e il diritto di sciopero, noto anche qui una profonda lacuna culturale che si evidenzia dalla non conoscenza del panorama normativo italiano ed europeo.
Per coloro che non lo sapessero, la Polizia di Stato che ha i sindacati NON PUO’, per legge, scioperare, ma solo manifestare, al di fuori dell’orario di servizio.
Per coloro che non lo sapessero, i militari di quasi tutte le nazioni europee che hanno il sindacato
(gli unici a non avere né; il diritto ai sindacati né; quello di costituire associazioni di categoria sono Italia e Grecia)
NON HANNO, PER LEGGE, IL DIRITTO DI SCIOPERO.
Accostare il sindacato allo sciopero é; un vecchio trucco usato dai vertici militari per spaventare i politici che si interessano dei diritti del personale delle forze armate, ma mi fa specie che in questo forum ci siano militari che credano a queste scemenze.
Il militare ha inoltre il diritto a manifestare pubblicamente il proprio pensiero, a partecipare a pubbliche conferenze, convegni, può;
inoltre pubblicare dei suoi scritti con la sola precauzione, che mi sembra ovvia, che tutte le attività;
che ho scritto non debbano riguardare argomenti a carattere riservato militare.
I vertici militari ci hanno provato a ricomprendere tutto il possibile nel “riservato”, allo scopo di impedire che i militari esercitassero i propri diritti, ma sono stati stoppati da numerose sentenze del consiglio di stato e della corte costituzionale.
Insomma, é; bene chiarire una volta per tutte che il militare ha i medesimi diritti di qualunque altro cittadino tranne quelli espressamente vietati dalla legge (e sono pochissimi).
Il militare può; iscriversi ad un partito politico (qualunque partito), può; fare attività; politica e qualsiasi altra cosa che non sia espressamente vietata dalla legge, come ho detto prima.
Quindi, prima di scrivere cose non vere, vi consiglio di documentarvi a dovere.
Sempre nel regolamento di disciplina e nella legge 382/78 (Norme di principio sulla disciplina militare), c’é; scritto chiaramente cosa spetta ai militari eletti nelle varie cariche, sia negli enti locali che a livello nazionale.
Leggere, leggere e documentarsi!!
P.S.: la vicenda Comellini é; finita in tribunale, e vi assicuro che saranno dolori per coloro che lo hanno ingiustamente perseguito.
FRANCODUE 21-04-09, 17: 01
Amedeo, nel ringraziarti per il tuo ottimo post, chiarisce davvero molte cose, visto che é; anche il tuo primo, che ne diresti di presentarti nell’apposita sezione ?..