Source: https://www.diritto.it/la-fase-decisoria-e-lappello-nel-rito-sommario-di-cognizione/
Timestamp: 2019-07-21 07:16:35+00:00
Document Index: 118542801

Matched Legal Cases: ['art. 281', 'art. 702', 'art. 134', 'art. 133', 'art. 161', 'art. 702', 'art. 615', 'art. 134', 'art. 702', 'art. 702']

Il procedimento sommario di cognizione si svolge, prevalentemente, in forma orale, limitandosi la scrittura ai soli due atti introduttivi. Pertanto, le memorie scritte, di cui, peraltro, non vi è traccia negli artt. 702 bis e ter c.p.c., sono tendenzialmente escluse, in quanto la loro previsione finirebbe per snaturare il procedimento, riportandolo sulla scia di quello ordinario. Lo stesso vale per il deposito di eventuali comparse conclusionali o per la possibilità per le parti di ottenere un rinvio della discussione, come è previsto nell’art. 281 sexies c.p.c.
Ovviamente, l’autorizzazione al deposito di memorie scritte, di comparse conclusionali o la fissazione di un’apposita udienza per la sola discussione orale non è causa di nullità del procedimento ma, al massimo, può incidere sulla ragionevole durata del processo (1). In ogni caso, le domande, le eccezioni in senso stretto e le istanze istruttorie dovranno essere contenute nei limiti di quelle già formulate negli atti introduttivi, fatta salva la producibilità di nuovi documenti, con divieto di mutatio libelli, se non nei casi ammessi dalle regole generali (2), nonché di proporre nuove eccezioni che non siano rilevabili anche d’ufficio e di dedurre nuove prove costituende. L’eventuale violazione di tali preclusioni è rilevabile d’ufficio in ogni stato e grado del processo.
Ordinanza decisoria: forma e contenuto
In mancanza di un’espressa suddivisione in fasi (salvo quella introduttiva disciplinata dall’art. 702 bis c.p.c.) il procedimento, almeno in teoria, si esaurisce in un’unica udienza ove il giudice, svolta l’istruzione sommaria, “provvede con ordinanza all’accoglimento o al rigetto delle domande”. Essa, ai sensi dell’art. 134 c.p.c. deve essere succintamente motivata e, se è pronunciata in udienza, deve essere inserita nel processo verbale, mentre, se è pronunciata fuori udienza, deve essere scritta in calce al processo verbale oppure in foglio separato, munito della data e della sottoscrizione del giudice. L’omissione della data nel foglio separato contenente l’ordinanza non determinerà alcun vizio, ma una mera irregolarità, non essendo prevista neppure la formalità della pubblicazione dell’ordinanza (come avviene, invece, per le sentenze ex art. 133 c.p.c.) ed essendo consolidato l’orientamento (formatosi per le sentenze e da applicarsi anche alle ordinanze sommarie), secondo il quale l’indicazione della data di deliberazione non è elemento essenziale dell’atto processuale e la sua mancanza non integra alcuna ipotesi di nullità deducibile con l’impugnazione, ma costituisce un mero errore materiale, emendabile ex artt. 287 e 288 c.p.c. (3).
L’omessa sottoscrizione costituirà, invece, un’ipotesi di inesistenza del provvedimento (4), con la conseguenza che, non applicandosi la regola di conversione dei vizi di nullità in motivi d’impugnazione ex art. 161, comma 2, c.p.c., la parte soccombente potrà far valere l’inesistenza giuridica del provvedimento, oltre che con l’appello nel termine breve di cui all’art. 702 quater c.p.c., anche mediante un’actio nullitatis o l’opposizione all’esecuzione ex art. 615 c.p.c., non soggette a termini di decadenza. L’ordinanza, che può essere di accertamento, di condanna (anche generica) e costitutiva, ha contenuto decisorio e se viene pronunciata fuori udienza deve essere comunicata integralmente con avviso di cancelleria ex art. 134, comma 2, c.p.c. (5). Infine, sebbene l’ultimo comma dell’art. 702 ter c.p.c. disponga che «il giudice provvede in ogni caso sulle spese del procedimento, ai sensi degli artt. 91 ss. c.p.c.», l’inciso “in ogni caso” va intenso nel senso di includervi solo le ordinanze che definiscono, in rito o sul merito, il processo sommario, non anche l’ordinanza che dispone il mutamento del rito ex art. 702 ter, comma 3, c.p.c., la quale non possiede alcuna attitudine decisoria e che, comportando la prosecuzione della lite nelle forme ordinarie, non determina alcuna soccombenza (6).