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Timestamp: 2020-03-31 20:06:50+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 2559 del 03/02/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2559 del 03/02/2011
Cassazione civile sez. III, 03/02/2011, (ud. 10/12/2010, dep. 03/02/2011), n.2559
Dott. BARRECA Luciana – rel. Consigliere –
P.A.M. (OMISSIS) in proprio e quale esercente
la potestà legale sulla figlia minore P.E., elettivamente
domiciliata in ROMA, CORSO VITTORIO EMANUELE II 308, presso lo studio
dell’avvocato RUFFOLO UGO, che la rappresenta e difende giusta delega
SCUOLA SKI SNOWBOARDS SCHULE DOLOMITES (OMISSIS) in persona del
legale rappresentante pro tempore, Sig. C.E.,
studio dell’avvocato CAROLI ENRICO, che lo rappresenta e difende
unitamente all’avvocato BOSCAROLLI TITO giusta delega a margine del
avverso la sentenza n. 92/2006 della CORTE D’APPELLO di TRENTO
SEZIONE DISTACCATA DI BOLZANO, emessa il 26/4/2006, depositata il
15/05/2006, R.G.N. 107/2005;
10/12/2010 dal Consigliere Dott. PAOLO D’AMICO;
udito l’Avvocato PIERA CARTONI MOSCATELLI per delega dell’Avvocato
UGO RUFFOLO;
udito il P.M. in persona dell’Avvocato Generale Dott. FEDELI MASSIMO
che ha concluso per l’accoglimento p.q.r. del ricorso.
P.A.M., in proprio e nella qualità di esercente la potestà genitoriale sulla figlia minore P.E. conveniva dinanzi al Tribunale di Bolzano la Scuola Ski – Snowbord Schule Dolomites per sentirla condannare al risarcimento del danno subito a causa dell’infortunio del quale era rimasta vittima la stessa P. E., durante una lezione collettiva di sci, sotto la direzione e la sorveglianza di un maestro istruttore della medesima scuola.
Avverso tale sentenza proponeva appello P.A.M..
Proponeva ricorso per cassazione P.A.M. con tre motivi.
Con il primo motivo parte ricorrente denuncia “Violazione e falsa applicazione degli artt. 1218, 2697 e 2727 ss. c.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3”.
Il secondo motivo verte sulla “sussistenza di obblighi accessori di protezione e di garanzia, discendenti dal dovere di buona fede oggettiva, inadempiuti dalla debitrice scuola di sci: violazione e falsa applicazione degli artt. 1375 e 1175 c.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3”.
Ad avviso di P.A.M. la Corte d’Appello di Trento ha erroneamente interpretato l’art. 1218 c.c. e sulla base di tale errata interpretazione ha ritenuto che incombeva sulla danneggiata l’onere di provare l’inadempimento della controparte e il nesso causale fra l’inadempimento stesso e il danno.
Sostiene altresì parte ricorrente che la motivazione della sentenza impugnata risulta erronea per avere il Giudice dell’appello omesso di valutare come la scuola di sci sì sia resa inadempiente agli obblighi di protezione assunti ex contrada nei confronti della minore P.E., optando per una restrittiva interpretazione del contenuto negoziale in esame.
Non v’è dubbio che l’affidamento di un bambino di cinque anni ad una scuola di sci perchè gli siano impartite lezioni (il che integra un contratto) comporti a carico della scuola l’assunzione di obbligazioni di protezione volte a garantirne l’incolumità. Ed è altresì ovvio che, per quanta cautela sia profusa dal maestro di sci, è pur sempre possibile che l’allievo cada, per l’intrinseca natura dell’attività che la scuola è richiesta di svolgere e perchè costituisce dato di comune esperienza che non è dato imparare a sciare senza incappare mai in cadute.
Sulla base di tali dati sarebbe erroneo sia assumere che, per il solo fatto della caduta, la scuola sia responsabile delle lesioni riportate dall’allievo; sìa che, comunque, poichè una caduta è altamente probabile sicchè può essere considerata come un rischio accettato, delle lesioni subite dal minore la scuola non debba mai rispondere. Si tratterà invece di stabilire se la scuola abbia adempiuto le obbligazioni volte a garantire la sicurezza dell’allievo, per quanto è possibile.
Il problema è costituito dalla distribuzione degli oneri probatorii se, cioè, debba la scuola provare di aver fatto quanto doveva per salvaguardare la sicurezza (relativa) dell’allievo sicchè l’incidente non possa essere imputato alla stessa o al maestro della cui azione risponde; o se debba l’allievo (e, per lui, chi ne ha la potestà genitoriale) provare l’inadempimento della scuola.
Secondo la giurisprudenza di questa Corte, invero, nelle controversie instaurate per il risarcimento del danno da autolesione nei confronti dell’istituto scolastico e dell’insegnante, è applicabile il regime probatorio desumibile dall’art. 1218 c.c. (Cass., 3.3.2010, n. 5067).
Alla stregua di tale disposizione, in tema di prova dell’inadempimento di una obbligazione, il creditore che agisca per la risoluzione contrattuale, per il risarcimento del danno, ovvero per l’adempimento deve soltanto provare la fonte (negoziale o legale) del suo diritto ed il relativo termine di scadenza, limitandosi alla mera allegazione della circostanza dell’inadempimento della controparte, mentre il debitore convenuto è gravato dell’onere della prova del fatto estintivo dell’altrui pretesa, costituito dall’avvenuto adempimento. Anche nel caso in cui sia dedotto non l’inadempimento dell’obbligazione, ma il suo inesatto adempimento, al creditore istante sarà sufficiente la mera allegazione dell’inesattezza dell’adempimento (per violazione di doveri accessori, come quello di informazione, ovvero per mancata osservanza dell’obbligo di diligenza), gravando ancora una volta sul debitore l’onere di dimostrare l’avvenuto, esatto adempimento (Cass., S.U., 30.10.2001, n. 13533).
Con il terzo ed ultimo motivo parte ricorrente denuncia infine “Omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, in punto alla liquidazione delle spese di entrambi i gradi di giudizio”.
La Corte accoglie i primi due motivi del ricorso e dichiara assorbito il terzo. Cassa e rinvia alla Corte d’Appello di Trento in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di cassazione.