Source: https://www.saladellamemoriaheysel.it/PAGINE%20DELLA%20MEMORIA/GABRIELE%20SANDRI/Gabriele_Sandri_APPELLO_e_CASSAZIONE.html
Timestamp: 2020-06-04 21:30:35+00:00
Document Index: 106077441

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Gabriele Sandri 11.11.2007 Appello e Cassazione
La corte d'appello infligge una pena più pesante all'agente che in primo grado era stato condannato a 6 anni. Il padre del tifoso laziale ucciso l'11 novembre del 2007: "La sentenza rispetta la verità storica dei fatti. Orgoglioso di essere italiano". Il poliziotto: "Sono affranto, ma spero ancora".
FIRENZE - Omicidio volontario, sotto il profilo del dolo eventuale, e non colposo. La corte d'appello di Firenze infligge una pena più pesante all'agente Luigi Spaccarotella, che l'11 novembre del 2007 uccise Gabriele Sandri nell'area di servizio della A1 Badia al Pino. I giudici di primo grado lo avevano condannato a sei anni per omicidio colposo, non intenzionale. La procura generale e quella di Arezzo avevano fatto appello. Il pg questa mattina ha chiesto la condanna a 14 anni di reclusione, ipotizzando un omicidio volontario, con dolo eventuale. Spaccarotella quella domenica mattina avrebbe sparato da un'area di servizio all'altra consapevole del rischio di poter uccidere qualcuno. In aula questa mattina erano presenti i familiari di Sandri. Assente Spaccarotella. A sostenere l'accusa - su sua richiesta - è stato Giuseppe Ledda, pm nel processo di primo grado. "Vogliamo solo verità e giustizia - ha detto Giorgio Sandri, il padre di Gabriele, prima dell'inizio - Oggi mi aspetto di poter dire che sono fiero di essere italiano". Dopo la lettura della sentenza, Giorgio Sandri ha detto che "questa decisione rispetta la verità storica dei fatti". "Ringrazio il popolo di Gabriele - ha aggiunto il padre di "Gabbo" - È stata una giustizia dovuta. Oggi mi sento orgoglioso di essere italiano". Soddisfazione è stata espressa anche dal fratello di Gabriele, Cristiano. Alla lettura della sentenza il pubblico, composto soprattutto da tifosi laziali e amici di Sandri, ha ascoltato in silenzio. La gioia è scoppiata all'uscita, dove molti erano in lacrime e un lungo applauso ha accolto i genitori di "Gabbo". Anche loro piangevano e la signora Daniela ha avuto un piccolo malore. Quando si è ripresa, ha avuto anche un pensiero per l'agente condannato: "Alla lettura della sentenza ho provato pietà per Spaccarotella, anche se verso di noi non ha mai avuto gesti di comprensione. Sono tre anni che soffro. Ora questa sentenza ci restituisce serenità". Il poliziotto ha fatto sapere attraverso il suo legale, Federico Bagattini, di essere "affranto", ma di sperare ancora. L'avvocato ha annunciato che proporrà ricorso in Cassazione. "E' una sentenza forte, ciò che ci aspettavamo. Non credo che riscatti dal dolore la famiglia ma è un segnale che va nella direzione che tutti avevamo auspicato", ha commentato il presidente della Regione Lazio Renata Polverini. "Credo che la sentenza della Corte d'Appello di Firenze sia equilibrata e ristabilisca un principio di verità e giustizia, che era quello che la famiglia di Gabriele Sandri ha sempre chiesto, senza alcuno spirito di vendetta - ha detto Walter Veltroni - In questi anni così difficili siamo stati vicini alla famiglia Sandri che ha sempre dato prova, nel suo grande e irreparabile dolore, di coraggio e fiducia nella magistratura, contribuendo anche a promuovere iniziative in memoria di Gabriele ispirate alla ricerca della verità e a promuovere nel mondo dello sport e tra i giovani un impegno contro la violenza". Il sindaco di Roma Gianni Alemanno ha parlato di "una sentenza dolorosa ma che rende giustizia alla famiglia e a tutti coloro che confidano nella legge". "Oggi cambia qualcosa in profondità nel rapporto che c'è fra i ragazzi che vanno allo stadio e il mondo della giustizia e soprattutto viene sottolineato che a nessuno è consentito stroncare una vita umana con atti indegni del proprio ruolo", ha concluso il primo cittadino della capitale.
Fotografia: La Nazione.it
Omicidio Sandri, per i giudici fu volontario
di Riccardo Bianchi e Maurizio Bologni
FIRENZE - La corte d’Appello di Firenze ha condannato ieri pomeriggio l’agente di polizia Luigi Spaccarotella a nove anni e quattro mesi di reclusione per l’assassinio del ventiseienne tifoso della Lazio Gabriele Sandri. Omicidio volontario, sentenziano dunque i giudici di secondo grado, e non semplice omicidio colposo come scrisse invece la corte aretina. Brusii e lacrime di commozione dei genitori alla lettura del verdetto, e non la rabbia, le invettive e le minacce ai giudici che accolsero come fosse un’assoluzione la condanna per omicidio colposo della corte d' assise di Arezzo nel luglio 2009. Gli amici, gli ultras della Lazio, stavolta hanno aspettato fuori dall’aula per poi salutare l’uscita dei familiari con un lungo applauso e altrettanto lunghi abbracci. Spaccarotella, che sparò da un’area di servizio all’altra dell’autostrada del Sole pensando di fermare così il gruppetto di tifosi biancocelesti dopo uno scontro con supporter juventini, è stato condannato per omicidio volontario, con le attenuanti generiche e la riduzione di un terzo della pena per la richiesta di rito abbreviato presentata ma non accolta in primo grado (l’accusa aveva chiesto 14 anni di reclusione). Secondo il pm Giuseppa Ledda e il procuratore generale Aldo Giubilaro, Spaccarotella non voleva uccidere quando l’11 novembre 2007, nell’area di sosta di Badia al Pino, esplose il colpo che raggiunse al collo Sandri seduto in auto, ma sparando accettò coscientemente il rischio di ammazzare. Dolo eventuale, dunque. E quindi omicidio volontario. "È una giustizia che era dovuta - ha commentato Giorgio Sandri, il padre di Gabbo, cercando di trattenere l’emozione - Oggi sono orgoglioso di essere italiano, ringrazio i ragazzi che ci hanno sostenuto in tutto il Paese". La madre Daniela, che ha deciso di restare in piedi tra il pubblico durante la requisitoria della difesa, è scoppiata a piangere alla lettura del verdetto: "È stata fatta giustizia, provo pietà per Spaccarotella che per noi non ha mai avuto gesti di comprensione". L’agente ieri non era in aula, così come non c’era il 14 luglio 2009 per la sentenza di primo grado. "Sono affranto, ma spero ancora" ha detto in serata al suo avvocato Federico Bagattini dopo aver tenuto spento il telefono per tutto il pomeriggio. "È abbattuto, e non soltanto per la sentenza - hanno spiegato i legali - Spaccarotella è sospeso dal servizio e percepisce il salario minimo, circa 600 euro". Ha annunciato che proporrà ricorso in Cassazione: se non lo facesse finirebbe subito in carcere. La sentenza è stata commentata tra gli altri dal sindaco di Roma Gianni Alemanno ("è dolorosa ma rende giustizia alla famiglia"), dal presidente della Regione Lazio Renata Polverini ("è un segnale che va nella direzione che tutti avevamo auspicato") e da Walter Veltroni, che ha definito il verdetto "equilibrato" e in grado di ristabilire "un principio di verità e giustizia".
Spaccarotella, condanna più severa
La madre di Gabbo: "Sono più serena"
"Alla lettura della sentenza ho provato pietà per Spaccarotella, anche se verso di noi non ha mai avuto gesti di comprensione. Sono tre anni che soffro, ora questa sentenza ci restituisce serenità". Piange mentre parla Daniela Sandri, la madre di Gabriele, il tifoso laziale ucciso in un autogrill. Accanto a lei, c' è il marito, Giorgio: "È una giustizia che era dovuta. A differenza di quanto ho detto dopo il primo grado, la decisione dei giudici di oggi mi fa sentire orgoglioso di essere italiano". L’11 novembre 2007 fu omicidio volontario, secondo la corte d' assise d’Appello di Firenze che ieri ha condannato l’agente Luigi Spaccarotella a nove anni e quattro mesi di reclusione. "Una sentenza dolorosa ma che rende giustizia alla famiglia e a tutti coloro che confidano nella legge - dice il sindaco Alemanno. Oggi cambia qualcosa in profondità nel rapporto che c' è fra i ragazzi che vanno allo stadio e il mondo della giustizia". Parla anche il suo predecessore al Campidoglio Walter Veltroni, definendo la sentenza "equilibrata, perché ristabilisce un principio di verità e giustizia, che era quello che la famiglia di Gabriele Sandri ha sempre chiesto, senza alcuno spirito di vendetta". E mentre Spaccarotella dice "sono affranto, ma le speranze non sono finite", annunciando di fatto il ricorso in Cassazione, politica e tifosi per una volta sono d' accordo: ieri persino la maggioranza delle radio dei supporter - biancocelesti e giallorossi - commentavano positivamente la decisione dei giudici.
Sandri, nove anni all'agente Spaccarotella
"Ha sparato per uccidere" Andrà in carcere
La prima sezione penale della Cassazione conferma così la sentenza d'appello nei confronti dell'agente della Polstrada. I genitori di Gabbo: "Giustizia è fatta".
ROMA - Condanna confermata. Ha sparato per uccidere. La prima sezione penale della Cassazione conferma la sentenza d'appello nei confronti dell'agente della Polstrada Luigi Spaccarotella, condannato a nove anni e quattro mesi di reclusione, e stabilisce in via definitiva che l'uccisione di Gabriele Sandri fu omicidio volontario. Tra poche ore per lui si apriranno le porte del carcere. Lacrime e commozione alla lettura della sentenza da parte dei familiari di Gabriele e dei tanti tifosi della Lazio presenti in aula. "Giustizia è fatta. È la vittoria del popolo di Gabriele - dicono il padre di Gabbo, Giorgio Sandri, e il figlio Cristiano - Giustizia è fatta anche se non è stato facile". E torna alla mente quando in primo grado l'agente che sparò a Sandri venne condannato a una pena più lieve per omicidio colposo: "Si trattò di una sentenza raccapricciante ma non abbiamo mai smesso di avere fiducia nella giustizia. E la giustizia infine ha trionfato". Giorgio Sandri continua: "Perdonare Spaccarotella ? Ci posso riflettere ma lui deve dire tutta la verità. E poi il perdono si dà a chi lo chiede, invece la mamma di Spaccarotella non ha mai telefonato a mia moglie, la mamma di Gabriele". Nel frattempo Spaccarotella fa sapere di voler affrontare "la situazione da uomo". Mentre i suoi legali dicono che l'agente starebbe vivendo queste ore "drammaticamente" e, appresa la notizia, avrebbe versato lacrime amare con il figlio piccolo in braccio. Dal balcone di casa sventola un tricolore. La vicenda che si chiude oggi ebbe inizio l'11 novembre 2007. Poco prima delle 9, un'auto di tifosi juventini, nel piazzale di sosta, viene avvicinata da alcuni supporter laziali, armati di spranghe. Scoppia una rissa, l'incidente richiama l'attenzione di due pattuglie della Polstrada, che si trovano sul piazzale dello stesso autogrill ma dall'altra parte della carreggiata a oltre 50 metri di distanza. Gli agenti raggiungono il bordo della carreggiata e, da lì azionano le sirene delle loro auto. Ma la rissa continua e, a questo punto, Spaccarotella decide di sparare. Il poliziotto spara due volte e un colpo raggiunge al collo Gabriele Sandri che si trova seduto in mezzo sul sedile posteriore della Megane Scenic. Il tifoso della Lazio muore poco dopo. In giornata la notizia si diffonde in tutto il Paese e in alcuni stadi italiani scoppiano tafferugli generati da tifosi inferociti con la polizia. Quella sera, a Roma, esplode la violenza: centinaia di ultras di Roma e Lazio attaccano commissariati, la sede del Coni e lo stadio. Danno fuoco a cassonetti e autobus. Spaccarotella viene subito iscritto nel registro degli indagati con l'accusa di omicidio volontario. I mesi successivi sono segnati dalla guerra delle perizie balistiche. Nel frattempo l'agente rientra al lavoro e viene trasferito più volte: prima la Polfer di Santa Maria Novella, poi la "Coc", la Centrale operativa compartimentale della Toscana, quindi l'ufficio interprovinciale tecnico-logistico di Poggio Imperiale, a Firenze, in sostanza l'ex ufficio interregionale ormai dismesso, al quale viene assegnato per motivi di sicurezza. Arriva così la condanna di primo grado. Il 14 luglio 2009 Spaccarotella viene condannato dalla corte d'Assise di Arezzo a sei anni di reclusione per omicidio colposo con colpa cosciente. È una condanna che fa discutere e suscita polemiche. Il primo dicembre 2010 la corte di Appello di Firenze gli infligge la pena di nove anni e quattro mesi. Questa volta, però, la condanna è per omicidio volontario con dolo eventuale. Si arriva ad oggi e alla sentenza della Cassazione che respinge il ricorso della difesa e si allinea alle richieste del sostituto procuratore generale Francesco Iacoviello che, in mattinata, chiedendo di confermare l'aumento di pena nei confronti di Spaccarotella aveva detto chiaramente che "l'agente non sparò alle gomme quella mattina dell'11 novembre 2007 quando appunto morì Gabriele Sandri". La Cassazione, dunque, ha sposato in pieno la tesi della pubblica accusa che nella requisitoria aveva sottolineato che il poliziotto "voleva colpire la macchina e l'ha colpita". Uccidendo Gabriele Sandri.
Confermata anche in Cassazione la condanna a 9 anni e 4 mesi per l’agente della Polstrada Luigi Spaccarotella. L’agente è stato dichiarato colpevole dell’omicidio volontario del tifoso della Lazio, Gabriele Sandri, avvenuto l’11 novembre 2007 sull’A1 nei pressi dell’area di servizio Badia del Pino, ad Arezzo. La Corte ha quindi rigettato il ricorso presentato dai legali di Spaccarotella contro la sentenza emessa dalla Corte d’assise d’Appello di Firenze, che aveva riconosciuto l’omicidio volontario con dolo eventuale, ed ha dato ragione al sostituto procuratore generale, Francesco Iacoviello. Quest’ultimo sosteneva che "l’agente non sparò alle gomme quella mattina dell’11 novembre 2007 quando fu ucciso Gabriele Sandri", e l’ha ribadito questa mattina nella requisitoria. La Cassazione, dunque, ha sposato in pieno la tesi della pubblica accusa. Il fatto era accaduto l’11 novembre 2007 quando Gabriele Sandri e altri quattro amici, tutti tifosi biancocelesti, stavano viaggiando in macchina verso lo stadio Meazza per Inter-Lazio. Durante la sosta nell’area di servizio di Badia al Pino, vicino Arezzo hanno incrociato un gruppo di tifosi juventini, che stavano andando a Parma, e la pausa caffè è degenerata in rissa. L’agente Spaccarotella sentite urla e grida e vista fuggire un’auto ha pensato a una rapina al benzinaio ed ha azionato la sirena. L’auto, però, non si è fermata ed allora l’agente ha sparato uccidendo Gabriele Sandri, che per gli amici ancora dormiva sul sedile posteriore dell’auto. Spaccarotella, che non ha subito carcerazione preventiva durante le indagini preliminari, era stato condannato in primo grado a sei anni di reclusione per omicidio colposo, determinato da colpa cosciente. In secondo grado i fatti erano stati qualificati come omicidio volontario per dolo eventuale e la pena era stata elevata a nove anni e quattro mesi di reclusione. Con il rigetto del ricorso dell’imputato in Cassazione, la sentenza è diventata definitiva. Cominceranno ora gli adempimenti per l’esecuzione della pena, che dovrebbero concludersi nelle prossime ore, o domani, con il trasferimento di Spaccarotella in carcere. Lacrime e commozione da parte dei familiari di Sandri, presenti in aula. Giorgio Sandri, il padre di Gabriele, alla lettura della sentenza ha dichiarato soddisfatto: "E’ una sentenza di diritto ed è una vittoria di tutti. Giustizia è fatta anche se non è stato facile". Mentre l’agente, alla notizia della condanna, ha commentato: "Affronterò la situazione da uomo".
Sandri, va in carcere il poliziotto che lo uccise
ROMA - "Ha vinto il popolo di Gabriele". Occhi rossi e una gioia amara. Giorgio Sandri allarga le braccia e chiama con un gesto delle mani gli amici di suo figlio, una trentina in Cassazione, per stringerli a sé. "Giustizia è fatta". La prima sezione penale della Suprema Corte ha confermato la condanna a nove anni e quattro mesi contro l’ex agente della Polstrada, Luigi Spaccarotella, che l’11 novembre 2007 nell’area di servizio di Baia del Pino, vicino Arezzo, sparò e uccise un giovane tifoso della Lazio in trasferta, Gabriele Sandri, che dormiva in macchina nell’opposta corsia di marcia. Omicidio volontario con dolo eventuale, conferma la Cassazione. Un monito anche per i vigili pistoleri. "L’agente ha accettato il rischio di colpire qualcuno mirando alla Renault Scenic - dice il Pg, Francesco Jacoviello - Se Spaccarotella avesse preso un’auto in transito, forse si sarebbe potuto parlare di omicidio colposo". Come da sentenza di primo grado, contestatissima dalla famiglia di "Gabbo", morto a 26 anni. "Raccapricciante" la definì il padre, che in questi anni ha lottato contro la tesi dell’"incidente". È stato il verdetto d' appello a riscrivere i fatti, con la condanna per omicidio volontario e l’aumento da 6 a 9 anni di carcere. "Quello è stato un brutto momento - ricorda Giorgio Sandri - ma non mi sbagliavo. La Cassazione ci dà ragione". Perdono ? "Spaccarotella ce lo chieda, ma deve dire la verità". La madre di Gabriele piange, protetta dalla piccola folla raccolta al Palazzaccio. Una cinquantina davanti all’aula, gli altri tutti sotto. "Al di là della condanna inflitta - dice il fratello, Cristiano Sandri - la pena più grande resta la nostra". Il Viminale ha offerto a titolo di risarcimento alla famiglia una cifra ritenuta "congrua", intorno ai due milioni di euro: per la reazione spropositata dell’agente che non ha esitato a sparare da 50 metri, senza alcun bisogno. Quella fu una notte violenta, con scontri a Roma e in altre città. Serrata, accompagnata dalla mimica dello sparo, la requisitoria del Pg. "Spaccarotella ha agito in risposta a quello che percepiva come uno smacco, una beffa. Per il fatto che l’auto non si era fermata all’azionamento della sirena della polizia". L’ex agente ha atteso il verdetto in famiglia ad Arezzo. "È rimasto sorpreso", dice il suo avvocato. Poi con tono risoluto: "Andrò a costituirmi, affronterò la situazione da uomo". Quindi ha preso il figlio in braccio ed è scoppiato a piangere. Sul balcone di casa sua è stata appesa la bandiera tricolore. Adesso c' è il carcere.
In cella l'agente che uccise Gabbo
Il padre: "Ho avuto paura tutto il giorno. Paura che la verità fosse affossata, paura di vedere impunito chi ha sparato a mio figlio. Ora invece sono sollevato, anche se la parola è fuori luogo. Ma quando giustizia viene fatta il sollievo è un sentimento incontenibile". È il primo sfogo del padre di Gabriele Sandri: ha appena saputo che chi ha ucciso suo figlio andrà in carcere. IL padre di Gabbo, Piergiorgio Sandri, ha appena aperto il suo negozio di abbigliamento alla Balduina, è con la moglie e con il figlio Cristiano, è appena arrivato, uscito dalla Cassazione dove ha ascoltato la sentenza: l'ex agente della Polstrada Luigi Spaccarotella, andrà in carcere. Confermata la condanna a 9 anni e 4 mesi per l'omicidio volontario di Gabriele Sandri, colpito l'11 novembre 2007 da un proiettile mentre era in un'auto ferma in una piazzola sull'autostrada nei pressi di Arezzo. Il colpo sparato da Spaccarotella. Ha la voce rotta Piergiorgio, spezza le frasi a metà. Sembra svuotato all'improvviso dopo un'attesa di quasi cinque anni. La Cassazione ha affermato che Spaccarotella non ha sparato alle gomme ma ad altezza d'uomo. Una versione che lei ha gridato ai giudici fin dall'inizio. Cosa prova ? "Io non ho mai pensato che quell'uomo volesse uccidere mio figlio. Però l'ha fatto. Ha compiuto un gesto per il quale deve pagare. Qualsiasi errore si paga, se errore è stato. E chi sbaglia e ferma la vita di un ragazzo ancora di più". Crede che la pena sia equa allora ? "Dire che la pena non è giusta quando qualcuno sta per fare quasi dieci anni di carcere è una cosa indegna che io non farò mai. Posso dire però che la sua pena passerà, la mia pena invece non finirà mai". Una volta confessò che il suo dolore invece di diminuire aumentava ogni giorno, che Gabriele era sempre più che vivo nel suo cuore e nella sua vita. È ancora così ? "Posso fare un esempio per far capire meglio quello che provo. Spaccarotella ha avuto nove anni, io il giorno che è morto ho avuto l'ergastolo. Sono perennemente in un inferno di mancanza, di dolore e di struggimento. Eppure Gabriele è con me. Vivo la mia vita con lui, come se fosse sempre qui, anche in questo momento. Noi non ci separiamo mai". Lei in questi anni è diventato nonno, suo figlio Cristiano ha avuto un bimbo che ha chiamato Gabriele. Cosa racconterà a suo nipote dello zio del quale porta il nome ? "Gli dirò che era pieno di vita, che aveva tantissimi progetti, che una pallottola ha fermato la sua vita in un modo assurdo e che deve essere felice di portare il suo nome". Sua moglie ha avuto la notizia della condanna insieme a lei. Qual è stata la prima reazione che ha avuto ? "Si è fatta accompagnare a casa. Mi ha detto solo "devo pensare, sono frastornata". L'ho portata via. Lei è una mamma. In qualche modo pensa anche a quel ragazzo che ora entra in una cella. Solo una cosa ci sostiene: che Spaccarotella non ci ha mai fatto una telefonata, non ci ha mai scritto un rigo. Non ci ha mai detto nemmeno "mi dispiace". Né sua madre ha chiamato mia moglie, da madre a madre, per una parola di conforto. Se l'avesse fatto oggi per noi sarebbe un giorno diverso". La sua famiglia è stata più volte accusata di volersi vendicare più che aver giustizia. È stata una cosa che l'ha fatta soffrire ? "Una grossa sofferenza per la mia famiglia. A molti ha dato fastidio il fatto che tenessimo sempre vivo il ricordo di Gabriele. Non abbiamo mai taciuto ma lottato perché la verità fosse sotto gli occhi di tutti. Quando ti ammazzano un figlio senza una ragione credo sia il meno che si possa fare. Per noi è stata l'unica strada da percorrere per sopravvivere".
Omicidio Sandri raddoppiato il risarcimento per paura degli ultrà
AREZZO - Lo Stato ha risarcito la famiglia di Gabriele Sandri, il tifoso laziale ucciso nell’autogrill di Badia al Pino l’11 novembre 2007, con una somma più alta del dovuto "per scongiurare eventuali reazioni violente da parte degli ultrà". È quanto ha sostenuto la procura toscana della Corte dei conti nel procedimento che dovrà stabilire il risarcimento dovuto allo Stato da Luigi Spaccarotella, l’agente condannato a nove anni e quattro mesi per omicidio volontario. Il poliziotto, in sintesi, potrebbe dovere all’erario solo 1,5 dei 3,1 milioni di euro già versati dal ministero dell’Interno. Secondo la procura, infatti, "applicando le ordinarie tabelle di calcolo del danno, la cifra che la famiglia Sandri avrebbe dovuto percepire, risulterebbe più esigua rispetto a quella accordata". In sostanza, chiarisce il magistrato contabile Acheropita Mondera, a pagare la porzione eccessiva del risarcimento, sarebbero proprio i cittadini italiani. "Infatti, nell’azione di rivalsa - ha spiegato Mondera - lo Stato non potrà pretendere dal poliziotto la somma intera, ma solo 1,5 milioni: i restanti 1,6 rimangono a carico della collettività. Il calcolo - sottolinea ancora il giudice - non si è basato solo sul comportamento dell’agente ma anche su quelle che potevano essere le reazioni degli ultrà". La decisione finale del giudice contabile è attesa nei prossimi mesi.
La Corte dei Conti: Spaccarotella paghi un 1,5 milioni allo Stato
Luigi Spaccarotella, il poliziotto che l’11 novembre 2007 uccise Gabriele Sandri nell’area di servizio di Badia al Pino in provincia di Arezzo, dovrà restituire allo Stato 1,5 milioni di euro dei 3,1 versati dal ministero dell’Interno come risarcimento alla famiglia del tifoso laziale. Lo ha deciso la Corte dei Conti della Toscana che ha accolto la richiesta e le motivazioni della procura regionale. L’agente della polizia stradale, condannato in via definitiva a 9 anni e 4 mesi per omicidio volontario, dovrà pagare allo Stato per il danno erariale il 50% del maxirisarcimento di oltre tre milioni di euro che il ministero dell’Interno ha versato alla famiglia Sandri in quanto datore di lavoro dell’agente. Una cifra - si legge nel parere dell’Avvocatura generale dello Stato - che "sebbene risulti ancora superiore ai valori ricavabili dall’applicazione delle tabelle in uso" per casi analoghi è stata giustificata "in considerazione della particolarità della vicenda" e "dalla quale potrebbero conseguire pericoli dall’ordine pubblico". Il risarcimento alla famiglia Sandri, in sostanza, è stato superiore a quello individuabile con le tabelle di calcolo del danno per non alimentare tensioni e scongiurare proteste da parte degli ultras laziali. Spaccarotella, però, è stato condannato a pagare solo la metà in quanto nella vicenda "vi è stato un concorso di esigenze di giustizia - si legge nella sentenza - e di opportunità che non può ricadere integralmente" sull’ex agente di polizia. Il processo per l’omicidio di Gabriele Sandri si è concluso il 14 febbraio 2012 con la conferma, da parte della Corte di Cassazione, della condanna per omicidio volontario con eventuale dolo. Il tifoso laziale venne ucciso in una domenica in cui si giocava il campionato di calcio in un autogrill della provincia di Arezzo mentre si trovava sui sedili posteriori di un’autovettura.
Gabriele Sandri e il "dito medio" di Spaccarotella
Spaccarotella ve lo ricordate ? Luigi Spaccarotella, padre Rifondazione Comunista, varesino origini calabre, fu Polizia Stradale di Battifolle (Arezzo) in quel di Badia Al Pino, pistola in pugno, gambe divaricate come al poligono di tiro. Un colpo secco da una corsia all’altra, costato la vita a Gabriele Sandri, giovane Dj romano a bordo di un’auto in movimento. Nessuna faida ultras tra laziali e juventini, delitto dell’Autostrada del Sole: era l’11 Novembre 2007, l’Italia sembrò sprofondare in un ’48 + ’77, rabbia generazionale con caserme assaltate, stadi asserragliati, città in fiamme e persino un supplemento di sicurezza richiesto d’urgenza al Quirinale, tanto il terrore di una feroce presa della Bastiglia. Oggi Luigi Spaccarotella è un detenuto, radiato dalla Polizia. Sommato al danno d’immagine inferto ai reparti al tempo di Manganelli, alle casse dello Stato (cioè a tutti noi) è costato 3,1 milioni di euro (metà da compensare, come ?), il risarcimento del Ministero dell’Interno per una vita spezzata, invero senza prezzo. Oggi l’ex poliziotto, solo transitato nel carcere di Siena, sconta la pena nella casa circondariale militare di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) grazie ad un tecnicismo sibillino, ai meno garantisti suonato beffardo, alias Lodo Spaccarotellum: dopo la sentenza definitiva di condanna per omicidio volontario, Spaccarotella si costituì prima della deposizione della Suprema Corte di Cassazione, formalmente ancora da agente sospeso, non espulso. Scampato alla detenzione civile, certamente più affollata e dura (ce lo vedreste a Rebibbia o Poggio Reale ?), di Spaccarotella-mediatico si sono perse le tracce, comprese le rare d’ufficio commissionate per strategia difensiva: un’intervista Tv a volto oscurato e rosario in mano (gulp !) su Rete 4, una macabra passerella fotografica sul luogo del delitto per l’Espresso, qualche pensierino confuso rilasciato qua e là … E poi la rivelazione choc di Mattia Lattanzi su un magazine patinato (Visto), sfuggita persino a quanti nel processo avrebbero voluto sentirgli dire qualcosina in più: "Ha minacciato spesso di uccidere anche me. Mi diceva ‘ti faccio fuori, vengo con la pistola e ammazzo te e tua madre", la sintesi dell’ex marito della compagna, digressione violenta su un personaggio ambiguo e sfuggente che, in realtà, non si è mai pentito. Mamma e papà Sandri stanno ancora aspettando una lettera di lacrime (non di coccodrillo) apparentemente di stanza in Vaticano (strano per una missiva da semplice bollo prioritario). Di Spaccarotella si è saputo poco perché in pochi vollero davvero investigare sul caso senza tentennanti equilibrismi redazionali: al netto di una colletta improvvisata da un parroco aretino (in cifre decimali l’incasso) e di corporativistica solidarietà emotivo/estemporanea tipicamente italiota (pensate: spingendosi più del "solito" sindacato di mutuo soccorso, il dipendente comunale fiorentino querelante Renzi Sindaco voleva denunciare pure Giorgio Sandri !), nessuno ha cercato di scovare il "movente sottile" dietro quel colpo di pistola esploso in piena luce del sole. Cioè: perché di domenica, poco dopo le 9 del mattino, un agente appena entrato in servizio, ragionevolmente al massimo della lucidità mentale per adoperarsi al meglio nel fermare/identificare la macchina contro cui stava inveendo (bastava annotare la targa e avvertire la pattuglia "staffetta" al primo casello utile, essendo notoriamente l’A1 con uscite d’obbligo !), preferì invece estrarre l’arma d’ordinanza dalla fondina, correre sul punto più favorevole di visuale, puntarla "professionalmente" contro una macchina in transito con cinque occupanti a bordo (che, per altro, nel momento letale impattava pure su una grossa cisterna di gas... Sai che botto !), esplodendogli un colpo, fatale per l’incolpevole Gabbo. Per la cronaca: quando seguii personalmente il primo processo nel tribunale di Arezzo, vox populi "locale" sussurrava insistentemente di precedenti inquietanti, attribuendo all’allora "imputato statale" episodi poco edificanti, mimetizzati nel silente sottobosco toscano, verosimilmente compatibili con le velate minacce più tardi svelate dall’ex marito della compagna di Spaccarotella. Allora: chi è l’assassino di Gabriele Sandri ? Un mitomane rambista ossessionato dalla vendetta "fai da te"? Uno col chiodo fisso della liberalizzazione della pallottola in stile far west ? Oppure l’utilizzatore medio del sabato sera di sostanze alcoliche o stupefacenti ? Illazioni ? Dicerie screditanti ? Chi può testimoniarlo, provandolo ? Non si è mai saputo. Anche perché ricevuti i galloni, gli agenti di pubblica sicurezza (impegnati certo in compiti gravosi e delicati per la nostra tutela) non passano mica per periodici richiami con test psico-attitudinali o esami tossicologici (auspicabili per lo meno in casi/ipotesi di implicazioni per gravi fatti di sangue, come l’omicidio Sandri), che avrebbero potuto svelare all’opinione pubblica e magistrati stato d’animo e condizioni psichiche di chi – 7 anni fa – in servizio per lo Stato uccise incomprensibilmente Gabbo, distorcendo arbitrariamente le regole d’ingaggio per l’uso dell’arma da fuoco. Adesso che resta ? Le sbiadite foto di un esterno giovane Dj e il video postato su Youtube del dito medio a favore di telecamera di un ex poliziotto. Il saluto in grande stile di Luigi Spaccarotella nell’ultimo viaggio a bordo di una gazzella dei Carabinieri. L’atto finale con toni teatrali di una tragedia drammatica franata sotto il peso delle stesse bugie su cui era stata fragilmente edificata. In attesa che espiazione della pena e percorso riabilitativo in stato di diritto, al termine dei 9 anni e 4 mesi di reclusione (previo benefit e sconti all’orizzonte ?) ci restituiscano un uomo capace (almeno) di bisbigliare (se non propriamente dire): "Si, adesso ho capito, ho sbagliato !". Allora sì, silenzio, sipario calato. E senza dito medio.