Source: http://iusletter.com/fra-conferme-ratifiche-milano-non-computa-la-cms-convalida-mono-firma/
Timestamp: 2018-09-24 17:15:52+00:00
Document Index: 98934906

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 644', 'art. 2', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 1325', 'art. 23', 'art. 117']

Fra conferme e ratifiche: Milano non computa la CMS e convalida i monofirma - Iusletter
Fra conferme e ratifiche: Milano non computa la CMS e convalida i monofirma
La Corte d’Appello di Milano interviene con la pronuncia in commento, confermando gli indirizzi della Suprema Corte di Cassazione su alcune delle questioni più attuali che interessano il contenzioso bancario, ossia il computo o meno della CMS nella determinazione del TEGM e la nullità dei contratti sottoscritti unicamente dal cliente.
Con riferimento al primo tema, l’Ecc.mo Collegio, nel ribadire la centralità delle Istruzioni di Bankitalia ai fini della rilevazione del TEGM, applica il principio di diritto recentemente reso noto dalle SS.UU. della Corte di Cassazione con sentenza n. 1603/2018.
“In proposito, la valutazione globale della disciplina antiusura (art. 644 c.p., art. 2 legge 108/1996, decreti ministeriali emanati in attuazione di tale ultima norma) induce a rilevare il ruolo centrale assegnato alle Istruzioni della Banca d’Italia ai fini della rilevazione del TEGM (funzionale alla determinazione del tasso oltre il quale gli interessi sono sempre usurari, c.d. tasso soglia), ruolo espletato attraverso l’individuazione della formula di rilevazione del TEG.
Premesso ciò, esigenze di ordine logico, di equità e di ragionevolezza impongono che quest’ultima sia utilizzata per la determinazione del TEG applicato nell’ambito del contratto oggetto di contenzioso, perché diversamente si avrebbe la comparazione di dati disomogenei.
Alla stregua di tali Istruzioni, la CMS non deve essere ricompresa nel calcolo TEG per il periodo antecedente all’ 01/01/2010; a conferma di tale esclusione, l’art. 2 bis l. n. 2/2009, che avrebbe incluso fra gli oneri rilevanti la CMS per il periodo successivo al 2010, facendo testualmente salva la disciplina precedente, non è qualificabile come disposizione interpretativa di quest’ultima”.
In virtù dell’enunciato principio, la Corte Meneghina non lascia spazio a dubbi circa l’interpretazione della pronuncia di Cassazione, confermando la bontà della sentenza di primo grado che, nel calcolo dell’usura, aveva escluso la CMS dal TEGM pre-Gennaio 2010.
Il caso si distingue in peculiarità, perché offre alla Corte possibilità di esprimersi anche in tema di contratti monofirma.
Nel dare atto della valenza del principio di diritto enunciato dalla nota pronuncia a SS.UU. della Cassazione Civile n. 898/2018 chiarisce che: “valorizzando il rilievo in forza del quale il requisito della forma ex art. 1325 c.c. va inteso non in senso strutturale, ma funzionale (avuto riguardo, cioè, alla finalità propria della normativa), la Suprema Corte ha affermato che, affinché esso sia rispettato, “è sufficiente la sola sottoscrizione dell’investitore, non necessitando la sottoscrizione anche dell’intermediario, il cui consenso ben si può desumere alla stregua di comportamenti concludenti dallo stesso tenuti. (…) .Tale principio di diritto, espresso in tema di intermediazione finanziaria, può ritenersi applicabile a qualsiasi contratto concluso fra BANCA e CLIENTE, attesa l’identità di ratio che è sottesa alla decisione della Suprema Corte”.
Alla luce di quanto dimesso, in linea di continuità con quanto veniva osservato dai primi commentatori successivi all’enunciata pronuncia a SS.UU., il Collegio Meneghino – nel confermare la piena validità dei contratti firmati solamente dal cliente – assicura che, al pari dell’art. 23 TUF, l’istituto della nullità comminata dall’art. 117 TUB è posto nell’interesse esclusivo del cliente ed è teso ad assicurare a quest’ultimo la piena consapevolezza e conoscenza delle condizioni e dei servizi forniti dalla banca, pertanto la sottoscrizione da parte del correntista e la consegna allo stesso di idonea copia sono di per sé sufficienti a rispettare i requisiti di forma scritta previsti dalla normativa di settore.
Nel rigettare definitivamente l’appello spiegato dal cliente, ha condannato quest’ultimo alla refusione delle spese di lite e al versamento del doppio valore del contributo unificato.
Corte d’Appello di Milano, 20 Luglio 2018, n. 3548 (leggi la sentenza)