Source: http://gianpaoloporcu.it/CAL/MANGANIELLO%20FOTO%20e%20testo/ricusazione%2015.05.08%20n.398.08%20per%20episodio%20Manganiello.htm
Timestamp: 2018-01-16 20:49:43+00:00
Document Index: 101076119

Matched Legal Cases: ['art.111', 'art. 36', 'art.24', 'sentenza ', 'art. 111', 'art.36']

dichiarazione di ricusazione 15/05/08 n.398/08 dell'imputato che ipotizza un'impossibilità del giudice di allontanare un sospetto di intesa col pm.
Cagliari 15 maggio 2008 prot.398/08
Prossima udienza 28/05/2008 ore 15.30
Alla corte d’appello di Cagliari
Dichiarazione di ricusazione dell’imputato nei confronti del giudice del processo dr. Giuseppe Pintori
(art.111 Costituzione e art. 36/37 cpp)
Il sottoscritto Gian Paolo Porcu, imputato, agli effetti del presente atto domiciliato preso lo studio della rag. Louise PINNA, 09127 Cagliari, via Millelire 1, scala destra, quarto piano, tf 070/66.47.13 – fax 0740/66.39.55
L’udienza del processo del 10/04/06 era prevista per le ore 9.
All’ora predetta, nell’aula destinata erano presenti, già assiso al banco, qualcuno della cancelleria, lo scrivente imputato, i suoi difensori avv. Corrado ALTEA e Salvatore STARA, il PM nella persona della dr.ssa MANGANIELLO, al suo banco di PM, e forse qualche altra persona.
Tutti attendevano il giudice dr. PINTORI, che, normalmente puntuale (ore 9 o 9 più qualche minuto), questa volta era in ritardo.
Ad ore 9.40 circa, improvvisamente, il PM dr.ssa MANGANIELLO ha lasciato il suo banco e sì è diretta decisamente verso la stanza del giudice (camera di consiglio), dove è entrata sez’altro e senza bussare. La porta della stanza è stata lasciata aperta o socchiusa.
Lo scrivente ha assistito nel corso degli anni, a vario titolo, a forse centinaia di udienze e di processi. Mai una volta ha visto entrare nella stanza del giudice una persona diversa dal giudice stesso.
Dopo qualche minuto, (circa ad ore 9.45), la porta della stanza è stata chiusa dall’interno.
Verso le ore 10.00 è entrato in aula il giudice dr. PINTORI, proveniente dal corridoio pubblico, non dalla sua stanza.
Dopo circa sessanta secondi (ad ore 10.01 circa), la porta della stanza del giudice s’è aperta, e la dr.ssa MANGANIELLO è rientrata in aula ed ha sostato per poco a contatto col banco del giudice, che ha utilizzato per ordinare qualche carta. Poi senza rivolgere la parola ad alcuno ha ripreso il suo posto al banco del PM.
Ma qualche minuto prima lo scrivente imputato, sorpresissimo dall’ingresso del PM nella stanza del giudice, s’era posto davanti alla porta della stanza, ad una certa distanza da essa.
Quando la porta sì è riaperta, e la dr.ssa MANGANIELLO è uscita (come già detto, ore 10.01 circa), lo scrivente ha scattato qualche fotografia col suo cellulare.
Sono quindi cominciate le udienze, ma il processo n.386/00 a carico dello scrivente benché fissato alle ore 9 come primo processo del giorno, è iniziato solo qualche minuto prima delle ore le ore 11 (occorre chiarire il perché dello spostamento nell’ordine dei processi della giornata).
L’udienza è stata abbastanza breve, l’unica attività è stata la lettura da parte del giudice della sua ordinanza (quindi del 10/04/06), di rigetto di quattro corpose istanze presentate il 7/04/06 dall’imputato.
Appena finita la lettura il giudice ha chiuso l’udienza senza dar modo ad alcuno d’intervenire. A questo punto, come si legge nel verbale, l’imputato ha fatto presente che la repentina chiusura dell’udienza gli impediva di presentate la dichiarazione di ricusazione (10/04/06 prot. 206/06), che aveva predisposto per il caso in cui le sue istanze fossero state rigettate con motivazioni non convincenti e vessatorie per la difesa (art.24 Costituzione).
Il resto è documentato: l’imputato ha consegnato una copia della dichiarazione di ricusazione al giudice, poi s’è portato nella cancelleria della corte d’appello ed in quella del giudice dove verso le ore 11.20 ha depositato altre due distinte copie della dichiarazione di ricusazione.
Fin qui i fatti del 10/04/06.
Il 13/04/06 lo scrivente presentava l’istanza prot. 218/06 (all.2) alla procura, per chiedere di conoscere il motivo dell’ingresso e della permanenza anomala del PM nella stanza del giudice prima dell’udienza del 10/04/06;
La procura rispondeva facendo presente che a processo iniziato le istanze s’hanno da rivolgere non alla procura ma al giudice.
(Anche qui stupore dello scrivente: sembra logico pensare che il giudice potrebbe essere in grado di rispondere a quell’istanza specifica solo se effettivamente era personalmente presente in quella stanza contemporaneamente al PM).
Non miglior sorte trovava una seconda istanza dello scrivente alla procura.
Si viene ora alla requisitoria finale del PM (14/04/08)
Lo scrivente imputato trova incredibili le richieste finali del PM, che ha chiesto una condanna enorme (tre anni e sei mesi di reclusione), per un reato di calunnia inesistente e che secondo la descrizione stessa del PM avrebbe avuto una pericolosità per i calunniati di valore zero, segnalando invece una macroscopica stupidità nella persona del calunniatore.
Secondo il PM lo scrivente, con esposto 22/01/97 n.78/97, avrebbe calunniato i componenti del CO DC di Cagliari, accusandoli di avere deliberato in data 16/01/97 l’apertura di un procedimento disciplinare su documenti inesistenti.
(Ma si può deliberare su documenti inesistenti? Che si delibera?).
Continua il PM dicendo che invece, i documenti erano ben esistenti, come ben sapeva il calunniatore (quindi era presente il requisito psicologico del reato di calunnia).
(Da tenere presente che sulla base degli atti, i documenti de quibus farebbero parte del procedimento disciplinare perché citati nella delibera d’apertura 16/01/97, ma non assolutamente rilevanti quanto all’incolpazione disciplinare, la quale è per “offese al CO”, offese contenute esclusivamente nella lettera 20/12/96 dell’incolpato-imputato, riportate di peso tra virgolette nell’incolpazione disciplinare 16/01/97).
A parere dello scrivente il PM addebita dunque un’enorme stupidità al calunniatore, perché non può essere enormemente stupido chi denuncia qualcuno “perché i documenti non esistono”, ben sapendo (così dice con forza il PM) che esistono (quindi sono stati visti dai molti calunniati, dal personale dell’Ordine e da chi li ha emessi o consultati, cioè l’avv. Rodolfo MELONI, per tacere del fatto che ne il calunniatore ne altri (il PM tace) non può essere attribuito ai calunniato il minimo interesse o movente nel deliberare su documenti inesistenti. (Ripetesi, ininfluenti ed irrilevanti sulla delibera).
Quindi il calunniatore doveva sapere che la sua denuncia sarebbe stata scoperta come fasulla nello spazio d’un’ora, che è il tempo massimo necessario per “scoprire” che senza ombra di dubbio i documenti sono ben esistenti in originale nella sede dell’ordine ed in copia degli atti dell’avv. MELONI.
In realtà la stupidissima calunnia non esiste. Il fatto che il PM insista e chieda un’enorme condanna significa a modo di vedere dell’imputato che lo stesso PM conta su una impensabile distrazione del giudice oppure su una ipotizzabile acritica (e perciò inammissibile), condiscendenza del giudice nei confronti dell’Accusa.
Ancora: nella sua ricostruzione dei fatti il PM ha saltato a piè pari tutto il racconto fatto dall’imputato nel suo esposto 22/01/97 n.78/97 e ripetuto nel processo.
L’attuale imputato ha presentato il suo esposto 22/01/97 n.78/97 nel quale ha lamentato che il CO DC di Cagliari, dopo aver aperto pretestuosamente ed illegittimamente (perché agiva comicamente in re propria), il procedimento disciplinare 16/01/97, usando in delibera un termine vago (“corrispondenza nel merito esistente a data odierna”), per indicare alcuni dei documenti del procedimento, negava all’incolpato Gian Paolo PORCU l’accesso al fascicolo (nonostante fosse scattato il termine per il ricorso al Consiglio Nazionale).
La motivazione dell’ennesimo diniego (del 22/01/97) della responsabile della segreteria dell’Ordine (sig.ra CACCIUTO), era stata più o meno “non posso mostrarle il fascicolo ne i documenti perché prima li deve vedere il segretario”.
Alla parola “vedere” (“vedere” da parte del segretario dr. Paolo BOLASCO, che in realtà non aveva nulla “da vedere” e nulla di cui impicciarsi perché non aveva partecipato alla riunione del 16/01/97), chi scrive aveva attribuito il possibile significato di “scegliere” i documenti da inserire, per riempire a piacere ed a sorpresa la polivalente dizione sopra indicata, di “corrispondenza nel merito esistente alla data odierna”.
Il PM ha travisato le parole dello scrivente e nella requisitoria finale (come del resto in tutto il processo), non ha minimamente spiegato che volessero dire le parole “li deve vedere il segretario”, ne ha spiegato perché i documenti del procedimento disciplinare non sono stati esibiti all’incolpato, che ne aveva sacrosanto e pacifico diritto, il 22/01/97, se è vero, come dice il PM , che il fascicolo disciplinare era pronto, completo ed intangibile fin dal 16/01/97.
Ebbene le macroscopiche carenze nel racconto fazioso del PM segnalano a parere dello scrivente addirittura una mancanza di rispetto per la Giustizia e per la persona del giudice (al quale non si dovrebbero raccontare i fatti con lacune tali da capovolgerne il senso con lo scopo ultimo di far dire al giudice una grave sentenza di condanna a carico d’un innocente).
Oppure… Oppure il PM potrebbe contare, a modo di vedere o d’ipotizzare dello scrivente, su un’eventuale ipotetica eccessiva (ed inammissibile), condiscendenza del giudice nei confronti dell’Accusa.
Ancora: il PM ha fatto nella sua requisitoria finale del 14/04/08 un’affermazione incredibile sulla prescrizione.
Ha affermato che la prescrizione nel caso de quo non è maturata (ma i difensori dell’imputato dicono che lo è!), perché “per legge”
(il PM non ha citato glie stremi della legge), il decorso della prescrizione è sospeso per i tempi utilizzati per le ricusazioni.
Lo scrivente trova abnorme che un pm presenti una tesi in puro diritto così palesemente infondata ad un giudice (mancando forse di rispetto al giudice sia come professionista che come uomo), con lo scopo “di farlo sbagliare” e di mettergli quindi sulla coscienza una grave condanna ingiusta.
La ricusazione non c’è, in legge, tra le cause di sospensione della prescrizione. Se non bastasse c’è una pronuncia chiara della Corte Costituzionale (Ordinanza n. 177/1983).
Anche qui, chi scrive trova incredibile che un PM si esponga, come fa chi produce tesi insostenibili, ad inevitabili stroncature da parte del giudice.
A meno che, ancora una volta, il PM non conti su una eccessiva condiscendenza del giudice.
Occorreva ed occorre dunque all’imputato “misurare” la indipendenza del giudice nei confronti dell’Accusa.
Ha presentato al giudice l’istanza 21/04/08 prot.344/08 con la quale gli ha chiesto di voler chiarire, a beneficio della serenità di tutti i soggetti del processo, il perché dell’inusitata presenza fisica del PM nella camera di consiglio del giudice prima dell’udienza del 10/04/06 (quando il giudice aveva forse da preparare o ultimare una sua “pesante“ ordinanza su quattro “pesanti” istanze dell’imputato).
Tale istanza noi ha trovato alcun esito. Nemmeno ha trovato esito una successiva istanza (9/05/08 n.384/08), di chi scrive che semplicemente chiedeva alla cancelleria copia dell’istanza 21/04/08 prot.344/08 e del provvedimento del giudice.
L’incaricata dello scrivente che s’è presentata in cancelleria il 14/05/08 ore 12, ha avuto una risposta del tipo: “l’istanza è stata consegnata al giudice che non ce l’ha ancora restituita…”
Ciò premesso, lo scrivente ritiene di poter constatare che il giudice non vuole o non può chiarire il fatto gravissimo della presenza del PM nella camera di consiglio del giudice, il 10/04/06. Quindi rimane anche il dubbio che il giudice fosse personalmente presente nella stessa stanza..
Ciò premesso, ritiene di non poter essere certo dell’indipendenza del giudice e della sua neutralità nei confronti dell’imputato (quindi ostilità nei suoi confronti), considerata la sua ipotizzabile sconcertante condiscendenza nei confronti dell’Accusa.
l’imputato, suo malgrado invita il giudice a dimettersi perchè non circondato, palesemente come dev’essere, dalla presunzione d’indipendenza caratteristica del giudice e del giudizio. In difetto di dimissioni, suo malgrado l’imputato ricusa il giudice.
Tanto a sensi dell’art. 111 Costituzione (mancanza d’indipendenza), e art.36 d) e h) e 37 cpp (condiscendenza nei confronti dell’Accusa il che sa contrariis significa ostilità nei confronti dell’imputato).
Francesco COSSIGA è stato presidente del CdM, ministro dell’interno, presidente della Repubblica e presidente del CSM.
A pag. 67 dice: “La sezione disciplinare del CSM serve solo a difendere i magistrati amici e attaccare quelli nemici”, ed ancora “Il CSM è un organo corporativo. Tu assolvi il mio ed io assolvo il tuo”.
Non c’è bisogno d’altro per ipotizzare che l’Italia è inquinata da una casta dominata da correnti il cui collante è il voto di scambio.
Ripetesi, il voto di scambio (che se c’è non può che risiedere in archiviazioni, atti istruttori e sentenze) è la sola ipotesi che lo scrivente sa fare su quale sia il fattore che tiene unite fazioni, correnti, cordate et similia.
Attende comunque di sapere, con piacere e con sollievo, se ci sono tesi diverse circa il collante che tiene unire correnti e cordate.
Quanto alla procedura davanti alla corte d’appello.
Chiede che venga fissata l’udienza e che prima d’essa vengano fatti conoscere a chi scrive, per ogni sua possibile determinazione, i nominativi dei magistrati che faranno parte del collegio giudicante.
Imputato - ricusante
1.- delibera disciplinare 16/01/97 del CO DC di Cagliari (senza allegati);
2.- esposto PORCU 22/01/97 n. 78/97 (senza allegati);
3.- decreto che dispone il giudizio (GUP FERRARESE);
4.- istanza PORCU al giudice 21/04/08 prot.344/08 (senza allegati)
5.- parte della copertina e parte di pag.67 del recente libro di Claudio SABELLI FIORETTI intitolato “L’uomo che non c’è”.