Source: https://www.jw.org/it/news/sviluppi-legali/per-area/india/corte-suprema-inno-nazionale-libert%C3%A0-parola/
Timestamp: 2018-03-23 06:05:09+00:00
Document Index: 6777894

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India: storica sentenza della Corte Suprema per la libertà di parola
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Una decisione storica della Corte Suprema dell’India difende la libertà di parola da quasi 30 anni
Per tre ragazzini di una piccola cittadina del Kerala, nella parte sud-occidentale dell’India, l’8 luglio 1985 era iniziato come un qualsiasi altro giorno di scuola. Quello stesso giorno però la direttrice ordinò che venisse cantato in classe l’inno nazionale, “Jana Gana Mana”. Tutti gli alunni dovevano alzarsi in piedi e cantarlo. Ma iI quindicenne Bijoe e le sue sorelline più piccole, Binu Mol di tredici anni e Bindu di dieci, non lo fecero. Essendo testimoni di Geova, la coscienza non permetteva loro di cantare l’inno: erano convinti che avrebbe costituito una forma di idolatria e un atto di infedeltà nei confronti di Geova, il loro Dio.
V. J. Emmanuel, il padre dei tre ragazzini, parlò con la direttrice e con gli insegnanti di lunga data della scuola, e tutti si dimostrarono d’accordo sul permettere ai tre alunni di frequentare le lezioni senza essere costretti a sottostare a questa richiesta. Ma un impiegato sentì per caso la conversazione e riferì la questione. In seguito un membro dell’Assemblea Legislativa venne a conoscenza dell’accaduto e, considerando antipatriottico il comportamento dei tre ragazzini, presentò il caso all’Assemblea. Poco dopo un ispettore scolastico ordinò alla direttrice di espellere i tre ragazzini, a meno che non avessero acconsentito a cantare l’inno nazionale. Il signor Emmanuel si appellò alle autorità scolastiche per far riammettere i suoi figli, ma inutilmente. Presentò un ricorso formale presso l’Alta Corte del Kerala. Quando questa Corte si espresse a suo sfavore, V. J. Emmanuel si appellò alla Corte Suprema dell’India.
La Corte Suprema difende i diritti costituzionali
L’11 agosto 1986 la Corte Suprema annullò la sentenza dell’Alta Corte del Kerala nel caso Bijoe Emmanuel contro lo Stato del Kerala. La Corte affermò che l’espulsione dei ragazzini “a motivo della coscienziosa adesione alla fede religiosa” rappresentava una violazione della Costituzione dell’India. Il giudice O. Chinnappa Reddy disse: “Non esistono disposizioni di legge [...] che obblighino a cantare”. La Corte sottolineò che il diritto alla libertà di parola e di espressione includeva anche il diritto a rimanere in silenzio, e che restando in piedi mentre veniva intonato l’inno nazionale era stato comunque mostrato il dovuto rispetto. La Corte ordinò quindi alle autorità scolastiche di riammettere i ragazzini.
Il giudice Reddy osservò: “Loro [i Testimoni di Geova] non cantano l’inno nazionale in nessun posto, né ‘Jana Gana Mana’ in India, né ‘God save the Queen’ nel Regno Unito, né ‘The Star-Spangled Banner’ negli Stati Uniti e così via... Si astengono dal cantarli solo a motivo della sincera credenza e convinzione che la loro religione non permette di partecipare a nessun rito eccetto le preghiere che essi rivolgono a Geova, loro Dio”.
Stabilito un precedente legale a tutela della libertà di religione
Il caso Bijoe Emmanuel contro lo Stato del Kerala è particolarmente significativo in quanto sostiene che nessuno può essere obbligato per legge a violare la propria coscienza e le proprie salde convinzioni religiose. Pur riconoscendo che i diritti fondamentali non sono assoluti e che sono soggetti all’ordine pubblico, alla moralità e alla salute, la Corte ha limitato la facoltà dello Stato di imporre ai suoi cittadini restrizioni arbitrarie ed esagerate. La sentenza ha stabilito: “Obbligare ogni alunno a cantare l’inno nazionale nonostante la sua sincera obiezione di coscienza per motivi religiosi [...] contravviene chiaramente ai diritti garantiti dall’Art. 19(1)(a) e dall’Art. 25(1) [della Costituzione dell’India]”.
La decisione salvaguarda inoltre le libertà costituzionali per le minoranze. La Corte ha anche affermato: “La prova della democraticità di uno stato è rappresentata dalla sua capacità di permettere anche alle minoranze più insignificanti di ritrovare la propria identità nella Costituzione del paese”. Il giudice Reddy ha aggiunto: “Le nostre opinioni e reazioni personali sono irrilevanti. Se la credenza è sincera ed è basata sulla coscienza personale allora gode della protezione dell’Art. 25 [della Costituzione]”.
“La nostra tradizione, la nostra filosofia e la nostra Costituzione insegnano e attuano la tolleranza. Non sminuiamone il valore” (Il giudice O. Chinnappa Reddy)
Effetti sociali della sentenza
Il caso Bijoe Emmanuel contro lo Stato del Kerala è stato ampiamente pubblicizzato e discusso in Parlamento. La sentenza fa parte del programma d’insegnamento del diritto costituzionale. Ancora oggi viene commentata in riviste specialistiche in materia di diritto e in articoli di giornale che la definiscono celebre e famosa per aver stabilito un precedente a favore della tolleranza in India. La sentenza ha contribuito notevolmente a stabilire la libertà religiosa in una società pluralista. Salvaguarda la libertà di parola e di espressione in India ogniqualvolta questo prezioso diritto venga minacciato.
La protezione dei diritti costituzionali è di beneficio per tutti
La famiglia Emmanuel oggi. Dietro, da sinistra: Binu, Bijoe e Bindu; davanti: V.J. Emmanuel e Lillykutty
All’epoca la famiglia Emmanuel ha dovuto affrontare scherni, pressioni da parte delle autorità e perfino minacce di morte, ma non ha rimpianti per essersi mantenuta fedele alle proprie convinzioni religiose. Bindu, una delle figlie che ora è sposata e che a sua volta ha un figlio, racconta: “Con mia sorpresa, ho conosciuto un avvocato che aveva studiato il mio caso quando frequentava giurisprudenza. Si è dimostrato estremamente grato per la battaglia legale che i Testimoni di Geova hanno ingaggiato per stabilire i diritti umani”.
V. J. Emmanuel racconta: “Di recente ho conosciuto il giudice K. T. Thomas, che era stato membro della Corte Suprema prima di andare in pensione. Quando scoprì che ero il padre dei tre ragazzini implicati nel caso dell’inno nazionale, si congratulò con me e mi disse che, ogni volta che ha l’opportunità di fare un intervento nell’ambito di una conferenza di avvocati, parla del caso dell’inno nazionale, perché lo ritiene una vittoria storica per i diritti umani”.
Dopo quasi 30 anni dalla sentenza, Bijoe Emmanuel contro lo Stato del Kerala continua ad essere uno dei capisaldi della libertà di parola in India. I Testimoni di Geova sono felici di aver contribuito alle libertà costituzionali di tutti i cittadini dell’India.
Perché i Testimoni di Geova mantengono la neutralità politica?
Sono una minaccia alla sicurezza nazionale?