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Timestamp: 2018-04-22 18:18:29+00:00
Document Index: 80221915

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 17', 'art. 20', 'art. 53', 'art. 34', 'art. 7', 'art. 39', 'art. 53', 'art. 45', 'art. 53', 'art. 133', 'art. 53', 'art. 53', 'art. 40', 'art. 54', 'art. 21', 'art. 21']

Siccome è configurabile in materia d'indennità di occupazione legittima la competenza della Corte d'appello in unico grado, ben può, davanti a detto giudice, resistendo all'appello da altri proposto, contestualmente riproporsi domanda per la determinazione dell'indennità, per la quale, non essendo richiesta la forma dell'appello incidentale, è sufficiente la richiesta di conferma della sentenza del primo giudice.
L'opposizione alla stima è la sede in cui far valere le diminuzioni di valore della parte residua, quando discendono dall'espropriazione parziale, o dall'esecuzione dell'opera pubblica o dall'esercizio della funzione alla quale l'opera è destinata. L'indennizzo previsto è, infatti, riservato ai proprietari di fondi non interessati dall'espropriazione, mentre i proprietari di fondi parzialmente espropriati devono far valere ogni loro diritto in sede di determinazione dell'unitaria indennità
Nel caso di occupazione ed espropriazione per la realizzazione di un programma straordinario di edilizia residenziale in Napoli, ai sensi della legge 15 maggio 1981 n. 219 sugli interventi nelle zone terremotate, la giurisdizione spetta alla Giunta Speciale per le Espropriazioni istituita presso la Corte d'Appello di Napoli.
Le domande essenzialmente finalizzate a censurare la quantificazione dell’indennità stabilita dall’Amministrazione ai sensi dell’art. 17, comma 2, della legge n. 865/1971, non sono riconducibili, anche mediatamente, all’esercizio di un pubblico potere, bensì alla corretta determinazione delle “indennità in conseguenza dell’adozione di atti di natura espropriativa o ablativa” e, quindi, appartengono alla giurisdizione del giudice ordinario.
Per la richiesta di liquidazione della indennità di occupazione legittima, sussiste la giurisdizione del GO; la situazione che viene in rilievo si pone, infatti, al di fuori dell’ambito cognitivo del giudice amministrativo proprio perché non si controverte in ordine alla spettanza o meno di un ristoro patrimoniale per attività illegittima posta in essere dalla PA ma unicamente della contestazione di una questione patrimoniale per la quale sussiste da sempre la giurisdizione del giudice civile
La domanda di riconoscimento delle indennità, dovute per il periodo di occupazione legittima, sfugge alla giurisdizione del giudice amministrativo.
A norma dell'art. 20 L. n. 865 del 1971, è devoluta alla Corte d'appello in un unico grado la competenza a conoscere della domanda diretta a ottenere l'indennità per il periodo di legittima occupazione d'urgenza.
La domanda di pagamento dell’importo richiesto quale indennità di occupazione legittima, è devoluta alla cognizione del G.O.; non si può obiettare che un’eventuale connessione tra tale domanda e quella di risarcimento del danno giustifichi l’attribuzione di entrambe le domande allo stesso giudice, essendo indiscusso in giurisprudenza il principio generale dell’inderogabilità della giurisdizione per motivi di connessione.
L’importo del danno da ablazione illegittima non può includere anche quanto dovuto per il periodo di occupazione legittima
Neppure la pur evidente comunanza tra la domanda risarcitoria e quella di carattere indennitario può giustificare l’attribuzione di entrambe allo stesso giudice, essendo indiscusso il principio generale dell’inderogabilità della giurisdizione, anche per motivi di connessione.
Va dichiarato il difetto di giurisdizione in relazione all’indennizzo richiesto per il quinquennio di occupazione lecita, venendo in rilievo una fattispecie di tipo indennitario, per la quale deve affermarsi la giurisdizione del g.o, ai sensi dell’art. 53 co. 2 d.P.R. n. 327/01 e 133 co. 1 lett. g) c.p.a.
L’accertamento del diritto al risarcimento (rectius: indennità) a titolo di occupazione temporanea legittima, rientra nella giurisdizione del giudice ordinario, così come previsto dall’art. 34 del D.Lgs. 31 marzo 1998, n. 80, sostituito dall’art. 7 della L. 21 luglio 2000, n. 205.
In ordine alla domanda ad oggetto l'indennità per il periodo di occupazione legittima precedente l'intervenuta occupazione acquisitiva, sussiste la giurisdizione del GO.
La potestas judicandi in tema di indennizzo da reiterazione di vincolo
La contestazione dell’insufficienza della previsione della posta relativa all'indennizzo da reitera del vincolo, trova sede appropriata di svolgimento nel giudizio di opposizione alla stima innanzi alla Corte d’Appello.
I profili attinenti alla spettanza o meno dell’indennizzo e al suo pagamento in ipotesi di reitera (o, il che è lo stesso, di tempestiva proroga) del vincolo preordinato all’esproprio, non attengono alla legittimità del procedimento, ma riguardano questioni di carattere patrimoniale (che presuppongono la conclusione del procedimento di pianificazione), devolute alla cognizione della giurisdizione civile.
L'art. 39 D.P.R. n. 327 del 2001, configura chiaramente la relazione fra amministrato ed Ente che ha disposto la reiterazione del vincolo in termini di diritto patrimoniale/obbligo, ed il procedimento amministrativo che il privato ha l’onere di promuovere per far valere la sua pretesa indennitaria, come mero presupposto della tutela giurisdizionale davanti al giudice ordinario.
Competenza sulle maggiorazioni previste nell'ammontare dell'indennità di espropriazione
A tenore dell’art. 53 DPR 327/2001, rientra nella cognizione del GO la domanda con cui l’istante si duole che la P.A., nel determinare l’entità dell’indennità di espropriazione, non gli abbia riconosciuto le maggiorazioni di cui all’art. 45, comma 1, lett. d) del T.U. 327/01; la censura è infatti relativa alla determinazione dell’indennità di espropriazione, che comprende anche l’individuazione e l’applicazione dei relativi criteri di calcolo
La pretesa intesa ad ottenere la liquidazione dell'indennità di espropriazione attiene al procedimento di determinazione dell'indennità definitiva di esproprio rispetto al quale l’art. 53, comma 2, del d.P.R. n. 327 del 2001 (nonché l’art. 133, comma 1, lett. f, g, cod. proc. amm.), mantengono ferma la giurisdizione del giudice ordinario.
Il motivo concernente l’insufficienza della previsione finanziaria dell’espropriazione afferisce alla stima dell’indennizzo, che ricade nella giurisdizione del giudice ordinario.
L’omessa valutazione di un muro in sede di quantificazione dell’indennità di esproprio è controversia in materia di determinazione della indennità; la stessa appartiene pertanto alla giurisdizione del giudice ordinario.
Rientra nella giurisdizione ordinaria la domanda proposta nei confronti del Comune perché ne sia accertato l'obbligo all'emissione del provvedimento di svincolo della somma depositata presso la Cassa depositi e prestiti trattandosi di controversia riguardante la determinazione e la corresponsione delle indennità in conseguenza dell'adozione di atti di natura espropriativa o ablativa.
L'individuazione del giudice competente a conoscere della domanda del proprietario espropriato diretta alla determinazione delle relative indennità è legata alla tipicità del modello procedimentale di volta in volta utilizzato dalla P.A., nel senso che essa va ricavata unicamente dalla normativa in concreto applicata per disporre l'espropriazione e determinare tali indennità, senza che assuma rilevanza l'astratta assoggettabilità del rapporto espropriativo ad una diversa disciplina
La questione della misura dell’indennità dovuta al proprietario esula dalla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo e rientra nella cognizione del giudice ordinario, ai sensi dell’art. 53 DPR 327/2001.
Ogni eventuale questione inerente la determinazione della giusta indennità di esproprio non è di competenza del G.A.
Esula dalla giurisdizione amministrativa, per spettare a quella dell'A.G.O., ogni domanda inerente la misura dell'indennità dovuta al proprietario espropriato, considerato che l'eventuale erronea quantificazione dell'indennità non potrebbe, in ogni caso, inficiare la legittimità dei provvedimento e/o delle convenzioni poste in essere dall'ente espropriante.
La cognizione della questioni relative alla determinazione dell’indennità di espropriazione appartiene alla competenza giurisdizionale del giudice ordinario.
Ai sensi dell'art. 53, comma 3, D.P.R. n. 327/2001, è riservata alla giurisdizione del giudice ordinario la definizione delle controversie aventi ad oggetto la determinazione dell'indennità di espropriazione, ivi comprese le questioni relative all'individuazione e l'applicazione dei relativi criteri di calcolo.
Tutte le eventuali questioni sull'ammontare delle indennità espropriative
Fra le indennità espropriative rientra ovviamente anche quella di cui all'art. 40 della L. n. 2359 del 1965 e succ. modif., in relazione alla quale l'espropriato può proporre opposizione alla stima alla competente Corte d'appello -art. 54 D.P.R. n. 327 del 2001-, onde anche in riferimento alla relativa domanda sussiste la giurisdizione ordinaria.
La controversia promossa per la nomina del collegio dei tecnici è di giurisdizione del G.A.
In merito alla controversia promossa per silenzio inadempimento ad istanza formulata dal privato ai sensi dell’art. 21 d.p.r. 327/2001 diretta a richiedere la nomina dei tecnici ivi previsti, deve riconoscersi la giurisdizione del giudice amministrativo, perché la procedura di cui al citato art. 21 del DPR 327/2001 ha ad oggetto la disciplina di una fase di accertamento endo-amministrativo, partecipato e peritale, dell'indennità di esproprio.
Appartengano alla giurisdizione del giudice ordinario le domande proposte dal cedente per conseguire non soltanto il pagamento dell'indennità, ma anche l'integrazione o la sua totale riliquidazione perché anche queste controversie, al pari di quelle attinenti al quantum dell'indennità espropriativa definitiva, si ricollegano al diritto soggettivo dell'istante ad ottenere un congruo indennizzo per la perdita del bene.
La speciale competenza in unico grado della corte di appello, prevista dalla L. n. 865 del 1971, artt. 19 e 20, ha ad oggetto l'opposizione avverso la stima dell'indennità di espropriazione o asservimento ed è limitata alle questioni relative al quantum di detta indennità e non riguarda le controversie nelle quali il privato chieda in via principale il risarcimento del danno, quando il fondo privato sia stato appreso sine titulo.