Source: http://www.privacy.it/archivio/codeonpsicolforense.html
Timestamp: 2018-01-20 21:15:51+00:00
Document Index: 23036032

Matched Legal Cases: ['art. 609', 'art. 1', 'art. 5', 'art. 1', 'art. 7', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 5', 'art. 7', 'art. 3', 'art. 8', 'art. 17', 'art. 4', 'art. 8', 'art. 6', 'art. 26', 'art. 10', 'art. 26', 'art. 28', 'art. 12', 'art. 10']

Carta di Noto: Linee guida deontologiche per lo psicologo forense
Documento nato dalla collaborazione interdisciplinare tra avvocati, magistrati, psicologi, psichiatri, criminologi e medici legali dopo il convegno "Abuso sessuale sui minori e processo penale", tenutosi a Noto il 9 Giugno 1996 ed organizzato dalla Prof.ssa de Cataldo Neuburger e dallIstituto Superiore Internazionale di Scienze Criminali:
1.	Nellespletamento delle sue funzioni lesperto deve utilizzare metodologie scientificamente affidabili e rendere espliciti i modelli teorici di riferimento utilizzati.
2.	Allesperto non deve essere sottoposto un quesito volto allaccertamento della verità sotto il profilo giudiziario.
3.	In caso di abuso intrafamiliare gli accertamenti dellesperto devono essere estesi ai membri del contesto familiare, e ove possibile, sociale del minore (compreso il presunto abusante). Ove lindagine non potesse essere espletata con lampiezza sopra indicata, lesperto deve dare atto dei motivi di tale incompletezza. E da considerare deontologicamente scorretto esprimere un parere senza avere esaminato il minore.
4.	Lesperto deve in ogni caso ricorrere alla videoregistrazione, o quanto meno, alla audioregistrazione delle attività svolte, consistenti nellacquisizione delle dichiarazioni o delle manifestazioni di comportamenti. Tale materiale deve essere posto a disposizione delle parti e del magistrato.
5.	Al fine di garantire nel modo migliore lobiettività dellindagine, lesperto avrà cura di individuare ed esplicitare le varie e alternative ipotesi prospettabili in base allesame del caso.
6.	Nella comunicazione col minore lesperto deve: a) garantire che lincontro avvenga in tempi, modi e luoghi tali da assicurare la serenità del minore e la spontaneità della comunicazione; b) evitare in particolare il ricorso a domande suggestive o implicative che diano per scontata la sussistenza del fatto oggetto di indagini.
7.	Nel caso di pluralità di esperti, è opportuno favorire la concentrazione dei colloqui con il minore in modo da minimizzare lo stress che la ripetizione dei colloqui può causare al bambino (continua nella pagina successiva).
8.	Lesperto deve rendere espliciti al minore gli scopi del colloquio, tenendo conto della sua età e della sua capacità di comprensione, evitando - in quanto possibile - di caricarlo di responsabilità per quello che riguarda gli eventuali sviluppi del procedimento.
9.	Deve tenersi conto che la sintomatologia da stress riscontrabile in bambini abusati è in generale rivelata da indicatori psico-comportamentali aspecifici, che in questo caso possono rappresentare risposte a stress diversi quali, per esempio, quelli dovuti a conflitti o disagi intrafamiliari.
10.	I ruoli degli esperti nel procedimento penale, e dello psicoterapeuta o psicoriabilitatore, sono incompatibili.
11.	Lassistenza psicologica in giudizio al minore sarà affidata ad operatore specializzato e si svolgerà in tutte le fasi e presso tutte le sedi giudiziarie in cui il caso di abuso è trattato.
12.	Lassistenza psicologica prevista dallart. 609 decies c.p. deve essere svolta da persona diversa dal consulente e non deve interferire in alcun modo con lattività dellesperto. Lassistente psicologico non potrà esprimere valutazioni sullattendibilità del minore assistito.
13.	Gli esperti consigliano vivamente che, ove possibile, le dichiarazioni del minore vengano, fin dal primo momento, raccolte e opportunamente documentate (mediante fono o videoregistrazione) dalla polizia giudiziaria o dal Pubblico Ministero, con lausilio di esperti e comunque tenendo presente i principi contenuti in questa carta. Auspicano inoltre che, in analogia con quanto avviene per i componenti delle sezioni di polizia giudiziaria presso le Procure della Repubblica per i minorenni, vengano istituiti, dalle forze di polizia, organismi in aggiornamento professionale permanente per lintervento nei casi di abuso sessuale sui minori.
Approvato dal Consiglio Direttivo dellAssociazione Italiana di Psicologia Giuridica a Roma il 17 gennaio 1999 e dalla Assemblea dellAssociazione Italiana di Psicologia Giuridica a Torino il 15 ottobre 1999
Indicati i riferimenti al "Codice deontologico degli psicologi" (C.D.) e alla "Carta di Noto" (C.N.)
Le seguenti disposizioni non sono sostitutive del Codice Deontologico degli Psicologi Italiani in quanto ogni psicologo è tenuto ad osservare le sue norme quale che sia la propria specialità. Esse consistono in linee guida cui attenersi nellesercizio dellattività psicologica in ambito forense.
Lo psicologo forense è consapevole della responsabilità che deriva dal fatto che nellesercizio della sua professione può incidere significativamente  attraverso i propri giudizi espressi agli operatori forensi ed alla magistratura  sulla salute, sul patrimonio e sulla libertà degli altri. Pertanto, presta particolare attenzione alle peculiarità normative, organizzative sociali e personali del contesto giudiziario ed inibisce luso non appropriato delle proprie opinioni e della propria attività.
Lo psicologo forense presenta allavente diritto i risultati del suo lavoro, rendendo esplicito il quadro teorico di riferimento e le tecniche utilizzate (art. 1 C.N.), così da permettere uneffettiva valutazione e critica relativamente allinterpretazione dei risultati. Egli, se è richiesto, discute con il giudice i suggerimenti indicati e le possibili modalità attuative.
Nellespletamento delle sue funzioni lo psicologo forense utilizza metodologie scientificamente affidabili (art. 5 C.D.; art. 1 C.N.). Nei processi per la custodia dei figli la tecnica peritale è improntata quanto più possibile al rilevamento di elementi provenienti sia dai soggetti stessi sia dallosservazione dellinterazione dei soggetti tra di loro.
Lo psicologo forense valuta attentamente il grado di validità e di attendibilità di informazioni, dati e fonti su cui basa le conclusioni raggiunte (art. 7 C.D.; art. 1 C.N.). Rende espliciti i modelli teorici di riferimento utilizzati (art. 1 C.N.) e, alloccorrenza, vaglia ed espone ipotesi interpretative alternative (art. 5 C.N.) esplicitando i limiti dei propri risultati (art. 7 C.D.). Evita altresì di esprimere opinioni personali non suffragate da valutazioni scientifiche. Nei casi di abuso intrafamiliare, qualora non possa valutare psicologicamente tutti i membri del contesto familiare (compreso il presunto abusante), deve denunciarne i limiti della propria indagine dando atto dei motivi di tale incompletezza (art. 3 C.N.).
Operando nellambito della giustizia penale e civile altri professionisti delle scienze sociali e del comportamento (quali criminologi, psichiatri, sociologi, assistenti sociali, pedagogisti e laureati in giurisprudenza) lo psicologo si adopera per scoraggiare lesercizio abusivo di attività strettamente psicologiche svolte da chiunque non rispetti i limiti delle proprie competenze anche segnalandolo al consiglio dellOrdine (art. 8 C.D.).
Stante il contesto in cui opera, lo psicologo forense ha particolare cura nel redigere e conservare appunti, note, scritti o registrazioni di qualsiasi genere sotto qualsiasi forma che riguardino il rapporto col soggetto (art. 17 C.D.). Egli ricorre, ove possibile, alla videoregistrazione o, quantomeno, alla audioregistrazione delle attività svolte consistenti nellacquisizione delle dichiarazioni o delle manifestazioni di comportamenti. Tale materiale deve essere posto a disposizione delle parti e del magistrato (art. 4 C.N.).
I consulenti di parte mantengono la propria autonomia concettuale, emotiva e comportamentale rispetto al loro cliente. Il loro operato consiste nelladoperarsi affinché i consulenti di ufficio e il consulente dellaltra parte rispettino metodologie corrette ed esprimano giudizi fondati scientificamente.
Lo psicologo forense rende espliciti al minore gli scopi del colloquio curando che ciò non influenzi le risposte, tenendo conto della sua età e della sua capacità di comprensione, evitando per quanto possibile che egli si attribuisca la responsabilità per ciò che riguarda il procedimento e gli eventuali sviluppi (art. 8. C.N.). Garantisce nella comunicazione col minore che lincontro avvenga in tempi, modi e luoghi tali da assicurare la serenità del minore e la spontaneità della comunicazione; evitando, in particolare, il ricorso a domande suggestive o implicative che diano per scontata la sussistenza del fatto reato oggetto delle indagini (art. 6 C.N.).
I ruoli dellesperto nel procedimento penale e dello psicoterapeuta sono incompatibili (art. 26 C.D.; art. 10 C.N.).
Lalleanza terapeutica, che è la caratteristica relazionale che domina la realtà psicoterapeutica, è incompatibile col distacco che il perito e il consulente tecnico devono mantenere nel processo. Per questo, chi ha o abbia avuto in psicoterapia una delle parti del processo o un bambino di cui si tratta nel processo o un suo parente, o abbia altre implicazioni che potrebbero comprometterne lobiettività (art. 26/2, art. 28/1 C.D.) si astiene dallassumere ruoli di carattere formale. Lo psicologo che esercita un ruolo peritale non svolge nel contempo nei confronti delle persone diagnosticate attività diverse come, per esempio, quelle di mediazione o di psicoterapia. Egli, con il consenso dellavente diritto, potrà semmai, in quanto testimone, offrire il suo contributo agli accertamenti processuali (art. 12 C.D.). Durante il corso della valutazione processuale, lo psicologo forense non può accettare di incontrare come cliente per una terapia nessuno di coloro che sono coinvolti nel processo di diagnosi giudiziaria (art. 10 C.N.).
Nelle valutazioni riguardanti la custodia dei figli, lo psicologo forense valuta non solo il bambino, i genitori e i contributi che questi psicologicamente possono offrire ai figli, ma anche il gruppo sociale e lambiente in cui eventualmente si troverebbe a vivere. Nel vagliare le preferenze del figlio, tenuto conto del suo livello di maturazione, particolare attenzione dovrebbe porsi circa le sincerità delle affermazioni e linfluenza esercitata soprattutto dal genitore che lo ha in custodia.