Source: http://www.ateneoweb.com/taxelex-documento/circolare-agenzia-entrate-n-28-del-12052003.html
Timestamp: 2016-12-04 03:57:37+00:00
Document Index: 5627355

Matched Legal Cases: ['art. 8', 'art. 8', 'art. 9', 'art. 8', 'art. 6', 'art 8', 'art. 6', 'art. 8', 'art. 6', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 105', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 14', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 124', 'art. 9', 'art. 12', 'art. 14', 'art. 60', 'art. 3']

Legge 27 dicembre 2002, n. 289 - Sanatorie
fiscali - Profili interpretativi emersi nel corso di incontri con la stampa
1 DEFINIZIONI IN
1.1 I rapporti fra concordato e tombale
1.2 I termini per i soggetti deceduti
2 DICHIARAZIONE INTEGRATIVA (ARTICOLO 8)
2.1 La sanatoria della rivalutazione
2.2 Accertamento e integrativa
2.3 Gli effetti dell'integrazione al minimo
2.4 Disavanzo di fusione
2.5 Imposta sostitutiva - memorizzazione nel canestro "A"
3 DEFINIZIONE AUTOMATICA (ARTICOLO 9)
3.1 Nuove attività
3.2 Condono e verbali
3.3 Società, soci e perdite
3.4 Perdite e DIT
3.5 Condono e liquidazione
3.6 Termine per il riversamento delle somme
3.7 Il condono e le attività agricole
3.8 Le società semplici agricole
3.9 Donazione di unica azienda
4 DEFINIZIONE DEI CARICHI DI RUOLO (ARTICOLO 12)
4.1 Versamento parziale della somma dovuta per la definizione
5 REGOLARIZZAZIONE DELLE SCRITTURE CONTABILI (ARTICOLO
5.1 I beni acquistati con regolare fattura
5.2 Sterilizzazione e rimanenze
6 DEFINIZIONE DELLE LITI PENDENTI (ARTICOLO 16)
6.1 I poteri dell'amministrazione
6.2 La chiusura e le svalutazioni
6.3 La chiusura e gli ammortamenti
6.4 Soci di società di persone e accertamento con adesione per anni
pregressi della società
7 VIOLAZIONI IN MATERIA DI TASSE AUTOMOBILISTICHE
(ARTICOLO 5 - QUINQUIES DEL D.L. n. 282 DEL 2002)
7.1 Veicoli in temporanea importazione
circolare, l'Agenzia delle Entrate intende ufficializzare le risposte a quesiti
sulle sanatorie fiscali previste dalla legge 27 dicembre 2002, n. 289, già
pubblicate dalla stampa specializzata.
1 DEFINIZIONI IN GENERALE
D. Ho una partecipazione in una società
di persone e decido di usufruire del condono tombale. Vorrei sapere se, quando
la società aderisce al concordato, la mia posizione definita con la procedura
dell'articolo 9 assorbe anche il reddito di partecipazione. In altre parole, se
dovrò tener conto della comunicazione che la società mi farà o no. Il dubbio
sorge anche in relazione alla risposta 4 della circolare n. 18 del 25 marzo 2003 che definisce speciali le
disposizioni relative agli effetti della regolarizzazione della società
rispetto ai soci. La logica del sistema indurrebbe a credere che se usufruisco
del condono tombale dovrei aver chiuso anche la mia posizione rispetto al
R. I soggetti titolari di redditi di
partecipazione in una società di persone che abbia presentato dichiarazione
integrativa ai sensi dell'art. 8,
sono ammessi a presentare alternativamente la dichiarazione integrativa ai sensi
dell'art. 8 ovvero la
dichiarazione con definizione automatica ai sensi dell'art. 9; in quest'ultimo caso procedono
autonomamente senza tener conto della integrazione effettuata dalla società.
D. Un soggetto è deceduto dopo il 31
gennaio 2002. Il termine di presentazione della dichiarazione è il 31 gennaio
2003. Si può fare ugualmente il condono? Posto che è possibile condonare le
dichiarazioni tardive entro 90 giorni dovrebbe essere possibile fare il
R. Le sanatorie di cui agli anni [articoli]
sono ammissibili solo con riferimento a periodi d'imposta per i quali il termine
di presentazione della relativa dichiarazione sia scaduta entro e non oltre il
D. Una società, in sede di
effettuazione della rivalutazione dei beni di impresa ai sensi della legge 342/2000, ha omesso di applicare lo
stesso criterio rivalutativo nell'ambito della stessa categoria omogenea,
dichiarando l'importo della rivalutazione in misura inferiore a quella corretta.
Si chiede conferma che tale irregolarità possa essere sanata con la
presentazione di una dichiarazione integrativa ex articolo 8 che indichi il maggiore
imponibile connesso alla rivalutazione da assoggettare a imposta sostitutiva del
19% e con la corrispondente regolarizzazione delle scritture contabili.
R. Ai sensi del comma 1 dell'articolo 8 la dichiarazione integrativa ha
effetto, tra l'altro, ai fini delle imposte sostitutive. Di conseguenza, si
ritiene possibile effettuare l'integrazione anche agli effetti dell'imposta
sostitutiva dovuta sui maggiori valori iscritti in bilancio per effetto delle
D. Un contribuente ha omesso la
dichiarazione dei redditi o Iva per alcuni degli anni condonabili. La presenta
adesso avvalendosi dell'articolo 8.
Si chiede di conoscere quando, per queste dichiarazioni presentate adesso,
l'amministrazione finanziaria decade dal potere di accertamento.
R. La dichiarazione integrativa presentata
in luogo di quella originariamente omessa impedisce la proroga dei termini di
accertamento prevista all'articolo 10
della legge 27 dicembre 2002, n. 289. Pertanto il termine di accertamento del
periodo d'imposta per il quale è stata omessa la dichiarazione originaria scade
il 31 dicembre del quinto anno (sesto per le dichiarazioni dei redditi omesse
relativamente ai periodi di imposta 1996 e 1997) successivo a quello in cui la
dichiarazione avrebbe dovuto essere presentata, ai sensi degli artt. 43 del DPR n. 600 1973 e
57 del DPR n. 633 del 1972.
D. I contribuenti che intendano presentare
la dichiarazione integrativa di cui all'articolo 8 al solo scopo di neutralizzare
la proroga dei termini degli accertamenti possono limitarsi a indicare 300 euro
nelle caselle "Imposta da versare" di ciascun anno con ciò intendendo
bloccare la proroga per ciascuno dei tributi dovuti (IRPEF, IRPEG, ILOR, IRAP,
ritenute, patrimoniale, imposte sostitutive, addizionali, ecc.)?
R. No. In presenza di dichiarazione
integrativa sia la franchigia prevista dal comma 6-bis dell'articolo 8 sia la disapplicazione della
norma che proroga i termini dell'accertamento, prevista dall'articolo 10, presuppongono logicamente il
riferimento a determinati tributi ed imponibili espressamente evidenziati nella
dichiarazione integrativa. Di conseguenza, un contribuente che si limita ad
effettuare il versamento dei 300 euro senza indicare gli imponibili oggetto di
integrazione, non può conseguire il beneficio della franchigia ed è soggetto
ad accertamento nei più ampi termini previsti dall'articolo 10.
2.4 Disavanzo di fusione D. Una società ha chiesto di ottenere
l'affrancamento gratuito del disavanzo di fusione per incorporazione operata a
seguito dell'acquisto di partecipazioni da società che ha provveduto al
pagamento dell'imposta sostitutiva contemplata dall'art. 8, quinto comma, L. 289/2002 (per
i redditi conseguiti all'estero) sulla plusvalenza attinente alla cessione delle
R. Con riferimento al quesito in oggetto, si
ritiene che la società incorporante non possa dare rilevanza fiscale al
disavanzo emergente in sede di fusione per incorporazione senza il versamento
dell'imposta sostitutiva del 19% di cui all'art. 6, comma 1, D.Lgs 358/97. Ciò
in quanto la tassazione operata dal cedente mediante il pagamento dell' imposta
sostitutiva di cui al comma 5 dell'art 8 della Finanziaria 2003 non
rientra tra quelle modalità di tassazione, di cui all'art. 6 comma 2 del D.Lgs.
358/97, che consentono il riconoscimento gratuito del disavanzo di fusione. Né
è possibile operare un'assimilazione in via analogica, dal momento che
l'imposta di cui al citato comma 5 dell'art. 8 è sostitutiva, tra l'altro, anche dell'imposta sul valore
aggiunto ed ha quindi natura diversa dai tributi elencati nel richiamato art. 6,
comma 2, D.lgs. 358/97.
2.5 Imposta sostitutiva - memorizzazione nel
canestro "A"
D. Posto che nella circolare n. 12/E del 21 febbraio 2003 è stato precisato
che le imposte liquidate ai sensi dell'art. 8 della legge 27 dicembre 2002,
n. 289, sono memorizzate nel "canestro A", una società, che nel
suddetto canestro ha memorizzato soltanto l'imposta sostitutiva del 6% di cui al
comma 5 del citato art. 8,
può assegnare ai propri soci un credito d'imposta pieno riferito all'Irpeg
virtualmente dovuta?
R. Al riguardo si ritiene che l'imposta
sostitutiva di cui al citato art. 8,
comma 5, non alimenti il c.d. "canestro A" di cui all'art. 105, commi 2 e 3, del Tuir. Ciò in considerazione del fatto che l'imposta di cui all'art. 8 comma 5 della legge 27 dicembre
2002, n. 289, è sostitutiva, tra le altre, anche dell'IRAP e dell'IVA ed ha,
quindi, natura diversa dai tributi che ordinariamente alimentano il
"canestro A". Si precisa, per completezza, che l'espressione "si
ricorda che le imposte liquidate ai sensi dell'art. 8 sono memorizzate nel canestro A" è contenuta nella
circolare n. 12/E al par. 9.2 "Regolarizzazione contabile per i
soggetti che hanno presentato le dichiarazioni integrative"; la stessa
espressione non è ripetuta nel par. 9.4 "Regolarizzazione contabile delle
attività detenute all'estero nell'ambito dell'integrazione degli
imponibili", perché era sottinteso che l'imposta sui redditi e gli
imponibili conseguiti all'estero non alimenta il suddetto canestro.
Più precisamente, al par. 9.5 "Regolarizzazioni contabili dei soggetti che
hanno aderito al condono tombale", è stato precisato che l'imposta del 6%
- prevista dall'art. 14, comma 5, per le iscrizioni di nuove attività -
"in quanto sostitutiva anche dell'Irap e in mancanza di specifica
previsione normativa, non affluisce ai canestri".
D. Una persona fisica ha iniziato a svolgere
un'attività imprenditoriale individuale nel 1999 e fino a tale anno non aveva
conseguito alcun reddito (e quindi non aveva presentato la dichiarazione). Ai
fini del condono tombale deve includere anche l'annualità 1996 (oltre a '97 e
'98), pagando l'importo di 1.500 euro?
R. No. Come chiarito nel paragrafo 6.5 della
circolare n. 22/E del 2003, nel
condono ai sensi dell'articolo 9
il soggetto in questione deve includere "anche i periodi d'imposta compresi
tra il 1997 e il 2001 per i quali non ha presentato la dichiarazione, non
essendo compatibili con l'automatismo della definizione eventuali indagini volte
a riscontrare la legittimità dell'omissione. Dovrà estendere la definizione
anche al periodo d'imposta 1996 nel solo caso in cui avrebbe dovuto, per tale
anno, presentare la dichiarazione".
D. Nella circolare n. 17/E è stato rettificato l'indirizzo espresso
nella precedente circolare n. 12/E circa
la rilevanza ostativa dei processi verbali di constatazione con esito positivo.
Ora si afferma che i pvc che contengono addebiti che non riguardano un
imponibile o un'imposta non risultano ostativi. Alla luce della previsione del
comma 10, lettera b), dell'articolo 9 della legge 289/2002, in cui
viene precisato che utilizzando il condono tombale si estinguono le sanzioni
amministrative, è possibile ritenere che i pvc "notificati" al 31
dicembre 2002 per infrazioni di tipo formale vengano "annullati" dal
condono tombale? Infatti, una volta perfezionato, il condono tombale non
consente all'amministrazione di irrogare sanzioni.
R. La definizione ai sensi dell'articolo 9 comporta l'estinzione di tutte
le sanzioni amministrative tributarie non interessate da provvedimento
definitivo al 1 gennaio 2003 e relative ai periodi di imposta oggetto di
definizione. Pertanto, debbono ritenersi estinte anche le sanzioni non collegate
al tributo.
D. Nella circolare n. 12/E si afferma l'assoluta autonomia del
condono tombale tra la definizione della società di persone e quella dei soci.
Si chiede conferma, quindi, del fatto che il soggetto che "affranca"
le perdite non può che essere il socio della società di persone e che, nel
caso di condono tombale effettuato dalla sola società e non dai soci,
quest'ultimi possono utilizzare in Unico 2003 le perdite riportate dai periodi
precedenti che non sono state fatte oggetto di affrancamento.
R. La circolare n. 23/E del 2003 (paragrafo 4.4), nel confermare che
la richiesta di definizione ai sensi dell'articolo 9, effettuata da una società di
persone e dagli altri soggetti ad essa assimilabili, non influenza il regime
IRPEF delle perdite che si sono generate in esercizi oggetto di definizione, ha
precisato altresì che "il socio che non abbia effettuato la definizione
automatica potrà utilizzare le perdite derivanti dalla partecipazione originate
in periodi definiti dalla società, anche tramite riporto in periodi successivi
al 2001; in tal caso l'agenzia delle entrate per le annualità comprese nel
periodo definibile 1997 - 2001 può ovviamente effettuare accertamenti e,
ricorrendone i presupposti, recuperare la quota di perdita utilizzata".
D. Per sterilizzare le perdite relative ai
precedenti periodi d'imposta definibili con il condono tombale occorre
rideterminare l'IRPEG sul reddito al lordo delle perdite riportate. Si applica
semplicemente l'IRPEG ordinaria (37 o 36%), si applica l'aliquota media
dell'esercizio all'ammontare delle perdite o si deve riliquidare l'imposta
tenendo conto della DIT? In quest'ultimo caso, verificandosi un aumento
dell'imponibile, si utilizzeranno le eventuali eccedenze di base DIT degli anni
precedenti? Se tali eccedenze sono state utilizzate per gli anni successivi, si
deve riliquidare l'imposta degli anni successivi?
R. La definizione automatica prevista
dall'art. 9 ai fini delle
imposte dirette ed assimilate si ottiene mediante l'applicazione delle aliquote
previste dal comma 2, lett. a), alle imposte lorde ed alle imposte sostitutive
risultanti dalla dichiarazione originariamente presentata.
Tale sanatoria, che opera sulla base di importi determinati in modo forfetario,
prescinde da qualsiasi valutazione dei dati che hanno originato le imposte
risultati dalla dichiarazione.
L'unica eccezione a tale principio è contenuta nel comma 7 dell'art. 9 ai sensi del quale è esclusa
la rilevanza delle perdite utilizzate negli anni oggetto di definizione. In
pratica, occorre rideterminare l'imposta lorda senza tener conto delle perdite
indicate in dichiarazione. Tenuto conto della richiamata natura forfetaria
del c.d. condono tombale, si ritiene che, nel ricalcolare l'imposta lorda
mediante il recupero della perdita, non sia possibile riconsiderare dati diversi
da quelli emergenti dalla dichiarazione dei redditi, al fine di usufruire di
eventuali agevolazioni previste per l'anno d'imposta oggetto di condono (ad
esempio, la Dit).
Con riferimento al quesito posto, quindi, si ritiene che l'Irpeg, su cui
applicare le percentuali di definizione previste dall'art. 9, comma 2, debba essere
calcolata nella misura ordinaria (del 36 o del 37 per cento) con riferimento al
reddito imponibile aumentato della perdita utilizzata nell'anno di riferimento.
D. Una società è messa in liquidazione nel
corso del 1998. Bilancio finale di liquidazione nel 2000. I periodi di imposta
interessati dal condono sono:
1998 - sino alla messa in liquidazione
1998 - dalla messa in liquidazione alla fine dell'anno
Come indicare nell'istanza di condono l'anno 1998, che ha due periodi di
imposta? Occorre sommare i dati dei due periodi di imposta oppure presentare un
R. Nel caso in esame la liquidazione si è
protratta oltre l'esercizio in cui ha avuto inizio, senza superare tre esercizi.
Di conseguenza, il liquidatore è tenuto a presentare la dichiarazione
definitiva relativamente all'intero periodo di liquidazione che, a norma
dell'articolo 124 del TUIR,
costituisce un unico periodo d'imposta. In applicazione del citato art. 124,
per il periodo di imposta 1998 il reddito d'impresa del periodo antecedente la
liquidazione si determina secondo le regole ordinarie, relativamente alla
frazione di esercizio compresa tra l'inizio dell'esercizio ordinario e l'inizio
Ne deriva che la definizione ai sensi dell'articolo 9 avrà ad oggetto i periodi di
imposta 1997, 1998 (frazione antecedente l'inizio della liquidazione) e quello
unico di liquidazione (da indicare nell'istanza di condono in corrispondenza
dell'anno 2000).
D. Il decreto ministeriale del 7 aprile 2003
ha prorogato dal 24 aprile 2003 al 23 maggio 2003 il termine di cui all'articolo
8, comma 4, della legge 27
dicembre 2002 n. 289 concernente il riversamento da parte dei soggetti
convenzionati di quanto dovuto in base alla dichiarazione integrativa riservata.
Tale proroga ha effetto anche in relazione alle dichiarazioni di cui
all'articolo 9 (cosiddetto condono tombale) presentate in forma riservata?
R. L'articolo 9 della legge n. 289 del 2002 prevede che le dichiarazioni
ai fini della definizione automatica possano essere presentate secondo le
modalità previste dai commi 3 e 4 dell'articolo 8 della stessa
legge, quindi, anche in forma riservata. Pertanto, la proroga del termine per il
riversamento da parte dei soggetti convenzionati di cui all'articolo 19 del decreto legislativo 9 luglio
1997, n. 241 delle maggiori somme dovute, dal 24 aprile 2003 al 23 maggio 2003,
di cui al comma 4 dell'articolo 8 della stessa legge, opera anche con
riferimento alle dichiarazioni in forma riservata presentate ai sensi
dell'articolo 9. Infatti, il rinvio previsto da quest'ultimo articolo all'articolo
8, comma 4, ha effetto anche
con riferimento ai termini ivi previsti.
In tal caso le dichiarazioni devono essere presentate - entro il 16 maggio 2003-
ai soggetti convenzionati di cui all'articolo 19 del decreto legislativo 9 luglio
1997, n. 241, che - a loro volta - effettueranno i riversamenti entro il 23
D. Un soggetto imprenditore o
professionista risulta congruo per tutti i periodi d'imposta; inoltre svolge
un'attività agricola o possiede una partecipazione in società semplice che
opera in agricoltura. Questo soggetto può accedere al condono tombale ai sensi
del comma 3 bis dell'articolo 9
della legge 289/2002? Si ricorda che le attività agricole rientranti nel
reddito agrario sono escluse dall'applicazione degli studi settore e a tali fini
rappresentano delle "non attività". Si ritiene quindi possibile il
condono tombale che dovrebbe anche coprire il settore Iva relativo all'attività
agricola svolta dal contribuente.
R. Il contribuente può avvalersi della
definizione ai sensi del comma 3 - bis dell'articolo 9 in presenza di un reddito di
impresa o di lavoro autonomo congruo. Gli effetti di tale definizione si
riflettono su tutte le altre tipologie di reddito dichiarato e, in particolare,
sui redditi fondiari, di capitali, diversi, nonché sul reddito di
partecipazione in società semplici. In presenza, invece, di redditi di
partecipazione nelle società commerciali di cui all'articolo 5 del TUIR, è necessario, ai fini del
perfezionamento della definizione ai sensi del comma 3 - bis in argomento, che
anche il reddito di partecipazione nella predetta società sia congruo.
D. In presenza di condono tombale i soci
delle società semplici agricole sono tenuti in ogni caso al versamento
dell'importo minimo di 200 euro in quanto non possono rendersi applicabili gli
importi variabili del comma 3 dell'articolo 9? (Infatti queste società non
rilevano ricavi rientrando nel reddito agrario - circolare ministeriale n. 137
del 15 maggio 1997).
R. Ai sensi del comma 4 dell'articolo 9, le persone fisiche titolari di
redditi prodotti in forma associata ai sensi dell'articolo 5 del TUIR debbono
versare ai fini del perfezionamento della definizione un importo determinato, ai
sensi del comma 3, lettera b), in relazione ai ricavi della società
partecipata. In ogni caso il versamento non può essere inferiore a 200
Nel caso di partecipazione in società semplice agricola, considerato che la
stessa non svolge attività commerciale e quindi non evidenzia ricavi, il socio
deve comunque effettuare il versamento minimo di 200 euro.
D. In caso di trasformazioni sostanziali
soggettive definite tali ai fini IVA e, in particolare, nel caso di donazione
dell'unica azienda, si chiede, di conoscere con quali modalità debba essere
effettuato il condono tombale ex art. 9 ai fini IVA.
R. Nel presupposto che con la donazione si
trasferiscano anche i crediti e debiti IVA, si assume che il donatario ha
presentato, per il periodo in cui è avvenuta la donazione, un'unica
dichiarazione contenente anche le operazioni poste in essere, nel medesimo
periodo, dal donante. In tale situazione il donante, se deciderà di
aderire al condono tombale, dovrà includere nella propria dichiarazione tutte
le annualità in cui ha esercitato un'attività rilevante ai fini Iva
antecedenti il periodo d'imposta in cui è avvenuta la donazione. Il donatario,
invece, dovrà includere nella propria dichiarazione tutte la annualità a
partire da quella in cui è intervenuta la donazione. E' opportuno
precisare che donante e donatario nel caso che, per i periodi rispettivamente
successivi o anteriori all'atto di donazione, svolgano un'attività rilevante ai
fini Iva saranno obbligati ad includere, nella loro richiesta di definizione
automatica, anche i conseguenti periodi d'imposta.
4 DEFINIZIONE DEI CARICHI DI RUOLO (ARTICOLO
4.1 Versamento parziale della somma dovuta per
D. Il contribuente che, alle rispettive
scadenze, versi solo parzialmente gli importi dovuti per la definizione del
ruolo ai sensi dell'articolo 12
della legge 27 dicembre 2002, n. 289, decade dai benefici previsti dalla
medesima norma?
R. L'articolo 12 della legge 27 dicembre 2002,
n. 289, attribuisce, relativamente alle somme incluse in ruoli emessi da uffici
statali e affidati ai concessionari del servizio nazionale della riscossione
entro il 31 dicembre 2000, la facoltà di estinguere il debito con il pagamento
di una somma pari al 25 per cento dell'importo iscritto a ruolo e delle somme
dovute al concessionario a titolo di rimborso delle spese dallo stesso sostenute
per l'espletamento di procedure esecutive. Tale pagamento può essere effettuato
in due soluzioni, versando entro il 16 maggio 2003 almeno l'80 per cento della
somma dovuta ed entro il 16 aprile 2004 l'eventuale importo residuo. Si ritiene che il versamento soltanto parziale degli importi dovuti al 16 maggio
2003 o al 16 aprile 2004 comporti per il contribuente la decadenza dai benefici
della sanatoria in questione. Ciò in quanto manca nell'art. 12 una disposizione analoga a
quelle contemplate agli articoli 7,
comma 5; 8, comma 3; 9, comma 12; 15,
comma 5 e 16, comma 2, che pur in presenza
di pagamento parziale, faccia salvi gli effetti della sanatoria.
Occorre considerare, tuttavia, che la scrivente, con la circolare n. 17/E del 21 marzo 2003, ha esteso a tutte le
sanatorie il principio dell'errore scusabile. L'introduzione di tale principio
comporta, in caso di pagamento insufficiente, la possibilità di regolarizzare
il pagamento stesso entro trenta giorni dalla data del ricevimento della
comunicazione dell'Ufficio, a condizione che venga riconosciuta la scusabilità
dell'errore che ha portato il contribuente a versare una somma inferiore a
quella dovuta. Come già chiarito, l'errore incidente sul quantum del versamento
dovuto si ritiene scusabile in tutti i casi di obiettiva incertezza sulla
corretta determinazione dello stesso o di particolare complessità del calcolo.
In tale ipotesi è consentita la regolarizzazione del pagamento medesimo entro
trenta giorni dalla data di ricevimento della comunicazione dell'ufficio.
5 REGOLARIZZAZIONE SCRITTURE CONTABILI
D. Un contribuente, che in passato ha omesso
di dichiarare tra le rimanenze finali beni merci acquistate con regolare
fattura, intende aderire al condono tombale ai fini delle imposte dirette,
procedendo alla regolarizzazione contabile, ex articolo 14, comma 5 della legge 289/2002,
con l'iscrizione dell'attività in precedenza omessa. Si ritiene che tale
fattispecie non produca effetti di recupero sul piano dell'Iva, a differenza di
quanto avverrebbe in caso di regolarizzazione contabile relativa
all'eliminazione delle rimanenze. Si chiede conferma della correttezza di tale
interpretazione, peraltro coerente con la disciplina relativa alla
regolarizzazione del magazzino dell'articolo 7, commi 9 e seguenti, della legge
488/1999. Si chiede altresì conferma che la conclusione sarebbe stata diversa
nel caso in cui il contribuente non avesse acquistato i beni merci con regolare
R. Nel caso in cui le merci acquistate con
fattura siano state regolarmente iscritte in contabilità, l'iscrizione di
queste ultime come maggiori rimanenze, ai sensi dell'art. 14, comma 5, non
è ammessa. Nell'ipotesi descritta, infatti, il contribuente non ha omesso di
iscrivere un'attività, ma ha in concreto sottovalutato le rimanenze. Nel
caso in cui le merci non siano state iscritte in contabilità, la
regolarizzazione contabile, attraverso l'iscrizione delle rimanenze omesse, può
essere effettuata. In tale circostanza non si producono effetti di recupero ai
D. Consideriamo la sterilizzazione delle
attività regolarizzate fino al 1 gennaio 2005. Vista la circolare n. 12/E, la sterilizzazione può non applicarsi
alle rimanenze valutate in base all'articolo 60 del Testo unico, dato che non si
tratta di rimanenze valutate a costo specifico?
R. La risposta è negativa. Nella circolare
n. 26/E, paragrafo 7, è stato precisato che il
riconoscimento fiscale dei nuovi valori iscritti con riferimento alle rimanenze
di opere, forniture e servizi di durata ultrannuale - di cui all'art. 60 del Tuir - è differito al terzo
periodo d'imposta successivo a quello chiuso o in corso al 31 dicembre
2002. Ciò in quanto nelle fattispecie in esame non si è in presenza di beni
fungibili valutati per massa, ma di beni e servizi valutati unitariamente; ne
consegue che "essendo specificamente individuabile il bene cui si riferisce
l'iscrizione della nuova attività, la norma che prevede il differimento del
riconoscimento del valore fiscale iscritto può concretamente operare".
6 DEFINIZIONE DELLE LITI PENDENTI (ARTICOLO
D. Ruolo emesso in pendenza di giudizio, non
pagato e scaduto. Successiva definizione della lite. Che succede se in futuro
l'amministrazione finanziaria non ritiene corretta né possibile la definizione
della lite?
R. L'Amministrazione finanziaria non
procederà allo sgravio dei ruoli non pagati.
D. L'amministrazione finanziaria ha emesso
un accertamento recuperando a tassazione una svalutazione di partecipazione. Il
contribuente chiude la lite, avvalendosi dell'articolo 15 o dell'articolo 16. Il valore fiscale della
partecipazione per i futuri eventi è quello dichiarato dal contribuente o
quello rettificato dal fisco?
R. Il valore fiscale della partecipazione
rilevante per i futuri eventi è quello rettificato.
D. A differenza del condono del 1992
(articolo 34, comma 3 della legge 413/1991 e circolare 9 maggio 1992, n. 12,
par. 4 del capitolo VIII), manca in questo condono una regola che disciplini gli
effetti della chiusura delle liti pendenti sui periodi d'imposta successivi.
Quali sono questi effetti, ad esempio nel caso in cui sia definita una lite
riguardante l'aliquota degli ammortamenti applicata?
R. Nello specifico esempio proposto, la
definizione della lite non produce effetti vincolanti per il contribuente sui
periodi di imposta successivi.
6.4 Soci di società di persone e accertamento
con adesione per anni pregressi della società
D. La circolare n. 12/E del 2003, al punto 11.3.6, specifica che
nell'ambito di applicazione dell'articolo 16 della legge 27 dicembre 2002,
n. 289 (finanziaria 2003) non rientrano "i rapporti tributari e le liti che
hanno usufruito di precedenti definizioni agevolate e neppure le liti connesse
alla corretta applicazione delle stesse". E' possibile applicare le
disposizioni del predetto articolo 16
agli avvisi di accertamento, effettuati ai sensi del decreto-legge 28 marzo
1997, n. 79, convertito dalla legge 28 maggio 1997, n. 140, nei confronti dei
soci di società di persone, che si erano avvalse dell'accertamento con adesione
per anni pregressi (art. 3 del decreto-legge 30 settembre 1994, n. 564,
convertito dalla legge 30 novembre 1994, n. 656)?
R. Il problema che viene posto è in
sostanza quello di stabilire se le liti instaurate dai soci, raggiunti da avviso
di accertamento in conseguenza di una precedente definizione agevolata da parte
della loro società, debbano essere considerate come connesse a tale definizione
e quindi escluse dalla possibilità di essere definite. Al riguardo si osserva
che l'intervenuta definizione da parte della società di persone, ai sensi
dell'articolo 9-bis, comma 18, del decreto-legge n. 79 del 1997,
"costituisce titolo per l'accertamento ... nei confronti delle persone
fisiche che non hanno definito i redditi prodotti in forma associata". Pur
avendo una matrice comune, i rapporti tributari così instaurati sono, sul piano
processuale, autonomi da quello della società, oltre che tra loro stessi, tanto
è vero che solo i soci che non hanno in precedenza definito la propria
posizione sono raggiunti dall'avviso d'accertamento. Di conseguenza le relative
controversie sono da considerare indipendenti da quelle riguardanti la
definizione agevolata della società. In proposito la citata circolare n. 12/E, al punto 11.5, ha precisato che
"le liti in materia di imposte sui redditi riguardanti i soci sono
autonomamente definibili rispetto a quelle instaurate dalle società di persone
per le imposte dovute dalla stessa". Si ritiene pertanto possibile
applicare le disposizioni del predetto articolo 16 alle controversie riguardanti
gli avvisi di accertamento in questione.
7 VIOLAZIONI IN MATERIA DI TASSE
AUTOMOBILISTICHE (ARTICOLO 5 - QUINQUIES DEL D.L. n. 282 DEL 2002)
D. La definizione agevolata delle tasse
automobilistiche può riguardare anche la tassa dovuta per i veicoli in
temporanea importazione?
R. Come è noto, la tassa automobilistica
dovuta per i veicoli in temporanea importazione concerne i veicoli
"...importati temporaneamente o nuovi di fabbrica acquistati per
l'esportazione (...) e che appartengano a cittadini italiani residenti
all'estero o a stranieri che sono di passaggio..." per i quali sono
rilasciate una carta di circolazione della durata massima di un anno (salvo
eventuale proroga) e una speciale targa di riconoscimento.
Il trattamento tributario ai fini della tassa automobilistica di questi veicoli
- gli autoveicoli immatricolati negli altri Stati membri della Comunità Europea
non sono soggetti alla tassa automobilistica dovuta invece, per i veicoli
- gli autoveicoli appartenenti a cittadini residenti in paesi diversi da quelli
comunitari con targa E. E. (Escursionisti Esteri) sono esenti dalla tassa
automobilistica, a condizione di reciprocità, per tre mesi (franchigia prevista
dagli articoli 8, comma 1, e 18 del testo unico delle tasse automobilistiche
approvato con D.P.R. 5 febbraio 1953, n. 39). Trascorso tale termine sono
soggetti alla tassa automobilistica, nella misura, per ciascun mese di
soggiorno, di un dodicesimo di quella annuale, dovuta per i veicoli
immatricolati in Italia (cfr.risoluzione n. 258/E del 1 agosto 2002).
L'articolo 8 del testo unico delle tasse automobilistiche stabilisce che,
trascorso il periodo di tre mesi di franchigia, "...possono circolare in
Italia anche per altri nove mesi contro pagamento, presso qualsiasi ufficio
esattore..." della tassa dovuta per gli autoveicoli in temporanea
Scaduto il terzo mese, i veicoli non esportati sono soggetti al pagamento della
tassa automobilistica (1/12 per ogni mese successivo al terzo) per continuare a
circolare, e quindi, il pagamento deve essere eseguito entro la scadenza del
L'omesso pagamento nel termine precisato comporta la sanzione nella misura del
30 per cento dell'ammontare del tributo omesso o versato in ritardo, prevista
dall'articolo 13 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471. Al riguardo, si osserva che la
tassa in questione ha natura erariale. Tale tributo, invero, è escluso
dall'ambito di applicazione del decreto legislativo, 30 dicembre 1992, n. 504, che ha trasferito alle Regioni a
statuto ordinario la competenza in materia di tasse automobilistiche.
L'articolo 23, comma 3, del decreto citato stabilisce che "Dall'ambito di
applicazione del presente capo (titolo III - tributi regionali, capo I - tasse
automobilistiche regionali) è esclusa la disciplina concernente la tassa
automobilistica relativa ai veicoli ed autoscafi in temporanea importazione i
quali restano ad ogni effetto soggetti alle norme statali che regolano la
Pertanto, le violazioni connesse al mancato versamento della tassa
automobilistica dovuta per i veicoli in temporanea importazione, commesse entro
il 31 dicembre 2001, sono da ricomprendere tra quelle per le quali l'articolo
5-quinquies del decreto legge n. 282 del
2002 prevede la definizione agevolata, mediante il versamento, entro il 16
maggio 2003, della sola tassa, senza sanzioni ed interessi, secondo le modalità
precisate al punto 14 della circolare 12/E