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Timestamp: 2020-05-26 13:13:44+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 360', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 22754 del 28/09/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22754 del 28/09/2017
Cassazione civile, sez. VI, 28/09/2017, (ud. 25/05/2017, dep.28/09/2017), n. 22754
sul ricorso 14424-2016 proposto da:
D.U., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA GREGORIANA 54,
presso l’avvocato GIOVANNA CALCERANO, (Studio Confortini) che lo
rappresenta e difende unitamente all’avvocato ROMANO COLARUSSO;
M.L., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA MONTE ZEBIO
19, presso lo studio dell’avvocato ANTONIO MARTINELLI, rappresentato
e difeso dall’avvocato GIUSEPPE ALTAVILLA;
avverso la sentenza n. 196/2016 della CORTE D’APPELLO di LECCE
SEZIONE DISTACCATA di TARANTO, depositata l’11/04/2016;
D.U. ha convenuto in giudizio l’avvocato M.L., chiedendo l’accertamento della sua responsabilità professionale per avergli fatto perdere il diritto ad un indennizzo assicurativo, avendo lasciato prescrivere la relativa azione.
La Corte d’appello, riformando la decisione di primo grado, ha rigettato la domanda, osservando che comunque il D. non avrebbe avuto diritto all’indennizzo assicurativo, in quanto il trauma subito in occasione della caduta dalle scale non appariva tale da aver provocato una epilessia post-traumatica, in assenza di una forte predisposizione dell’infortunato. L’ipotesi, pertanto, è stata ritenuta compresa nelle esenzioni previste dall’art. 2 delle condizioni generali di polizza, in quanto la lesione sarebbe stata conseguenza, oltre che dell’infortunio, di condizioni fisiche o patologiche preesistenti o sopravvenute.
Il D. ricorre avverso tale decisione articolando, nell’ambito di un unico e indistinto motivo, molteplici censure. Il M. resiste con controricorso. Entrambe le parti hanno depositato memorie difensive.
Il D. censura la sentenza impugnata deducendo la violazione o falsa applicazione degli artt. 1218,1223,1276 e 2236 c.c., nonchè l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio.
Nonostante l’intitolazione delle “ragioni di diritto” poste a fondamento del ricorso, nella sostanza il D. si limita a richiamare taluni pareri medici che attesterebbero l’efficacia causale esclusiva dell’evento traumatico rispetto alla malattia riportata.
A ben vedere, solo in apparenza si fa questione del nesso di causalità e di principi di diritto: in realtà, si contesta la decisione – rientrante fra gli accertamenti rimessi alla valutazione esclusiva del giudice di merito – di aver ritenuto che sulla verificazione della patologia (la cui sussistenza non è in discussione) abbia inciso una predisposizione naturale, fatto in sè idoneo ad attivare la clausola di esclusione della garanzia assicurativa prevista dall’art. 2 delle condizioni generali di polizza.
Si tratta, quindi, di una censura della motivazione della decisione di primo grado, come tale inammissibile. Infatti, a seguito della modifica dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, il vizio di motivazione non costituisce più motivo di ricorso per cassazione, per le sentenze pubblicate dopo l’11 settembre 2012.
Inoltre, con il ricorso si deduce che al D. sarebbe residuata comunque un’ulteriore e diversa patologia: la “distima”, che fa parte dei disturbi dell’umore. Trattasi di questione nuova, proposta per la prima volta nel giudizio di legittimità, e quindi inammissibile. Infatti, della stessa non si fa alcuna menzione nella sentenza impugnata, nè il ricorrente ha dedotto di averla proposta nei gradi di merito, censurando la decisione d’appello per l’omesso esame della stessa.
dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento, in favore del controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 3.000,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15%, agli esborsi liquidati in Euro 200,00 e agli accessori di legge.