Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-246-codice-civile-trasmissibilita-dellazione
Timestamp: 2018-12-17 01:52:33+00:00
Document Index: 90488252

Matched Legal Cases: ['art. 19', 'art. 108', 'art. 244', 'art. 245', 'art. 247', 'e contrario', 'art. 385']

Art. 246 codice civile: Trasmissibilità dell'azione | La Legge per tutti
Art. 246 codice civile: Trasmissibilità dell’azione
Se il presunto padre o la madre titolari (1) dell’azione di disconoscimento di paternità sono morti senza averla promossa, ma prima che sia decorso il termine previsto dall’articolo 244, sono ammessi ad esercitarla in loro vece i discendenti o gli ascendenti; il nuovo termine decorre dalla morte del presunto padre o della madre, o dalla nascita del figlio se si tratta di figlio postumo o dal raggiungimento della maggiore età da parte di ciascuno dei discendenti.
Se il figlio titolare dell’azione di disconoscimento di paternità è morto senza averla promossa sono ammessi ad esercitarla in sua vece il coniuge o i discendenti nel termine di un anno che decorre dalla morte del figlio o dal raggiungimento della maggiore età da parte di ciascuno dei discendenti.
Si applicano il sesto comma dell’articolo 244 e l’articolo 245 (2).
Azione di disconoscimento della paternità: [v. 243bis]; Discendente: [v. 87]; Ascendente: [v. 87].
Figlio postumo: figlio nato dopo la morte dei genitori.
(1) Art., da ultimo, così sostituito ex d.lgs. 28-12-2013, n. 154 (Attuazione riforma filiazione) (art. 19, c. 2), in vigore dal 7-2-2014 (art. 108 d.lgs. cit.).
(2) Con l’ultimo comma, per realizzare un sistema omogeneo di tutele, il d.lgs. 154/2013 ha introdotto un rinvio al sesto comma dell’art. 244 e all’art. 245, in materia di autorizzazione all’esercizio dell’azione per il figlio minore e di sospensione dei termini.
La norma trova il suo fondamento nella volontà del legislatore di favorire l’accertamento del reale rapporto di filiazione, anche dopo la morte del titolare dell’azione di disconoscimento, nei termini indicati dalla legge.
Legittimati passivi nell'azione di disconoscimento della paternità sono il presunto padre, la madre e il figlio. Qualora entrambi i genitori siano deceduti, correttamente l'azione è proposta nei confronti dei loro discendenti, perché l'applicazione del combinato disposto degli art. 247 e 246 c.c. non richiede la designazione di un curatore né prevede che i soggetti evocati in giudizio siano portatori di interesse contrario a quello dedotto e fatto valere con il relativo atto introduttivo. (Cassa App. Firenze 15 luglio 2008 n. 1019).
Cassazione civile sez. I 24 luglio 2012 n. 12984
In tema di litisconsorzio nel giudizio promosso per il disconoscimento della paternità la legittimazione passiva è correttamente individuata - a fronte dell'impossibilità di veder partecipare i rimanenti soggetti individuati ai sensi degli artt. 246 e 247 c.c. - nei confronti degli altri discendenti del padre verso cui l'azione è promossa, senza che si necessario nominare un apposito curatore.
Qualora il marito chieda ritualmente che si accerti la sua estraneità al concepimento del figlio minore, che non si oppone alla richiesta del genitore apparente, e la moglie-madre aderisca alla domanda maritale indicando anche il vero padre del minore, già deceduto, è inammissibile l'intervento volontario, nel procedimento, della sorella dell'asserito vero padre, che si opponga all'accertamento della paternità del defunto fratello, anche nella sua qualità di erede del soggetto indicato come vero padre del minore: nessuna domanda, invero, era stata avanzata in giudizio nei confronti dell'interveniente e nessuna statuizione, che fosse stata assunta, sarebbe stata a lei opponibile; qualora, poi, malgrado la carenza d'ogni suo interesse formale all'intervento, già acclarata nei due gradi del giudizio di merito, la sorella abbia con cieca, ostinata, costante pertinacia insistito nel suo intervento fino a ricorrere alla S.C., la sua condotta processuale, caratterizzata da colpa grave, giustifica l'irrogazione, a suo carico, di una condanna al pagamento di una somma, quantificata dai giudici, ai sensi dell'art. 385, comma 4, c.p.c., oltre che al pagamento delle spese del giudizio di legittimità.
Cassazione civile sez. I 08 febbraio 2012 n. 1784
Il danno morale "iure successionis" patito in vita dal danneggiato poi deceduto è valutabile in modo equitativo tenuto conto delle sofferenze patite.
Tribunale Rossano 24 aprile 2007
Il danno biologico spettante agli eredi per la permanenza in vita del danneggiato poi deceduto è conseguente alla sua invalidità temporanea totale o parziale.
Il danno alla vita - contestuale all'evento lesivo - non è apprezzabile quale danno biologico giacché interessa un diritto personalissimo non trasmissibile agli eredi poiché estinguentesi con la morte della persona.
Il danno biologico "iure hereditatis", esprimendo un danno alla salute e non un danno alla vita, è apprezzabile soltanto qualora l'evento morte segua l'evento lesivo dopo un congruo lasso di tempo.
L'evento morte provoca un danno patrimoniale ai congiunti qualora questi diano prova della sua entità ottemperando all'"onus alligandi atque probandi". Il criterio di quantificazione può essere equitativo.