Source: http://www.questionegiustizia.it/articolo/diario-di-un-avvocata-del-diritto-dell-immigrazione-al-tempo-del-covid-19_27-04-2020.php
Timestamp: 2020-05-26 18:07:11+00:00
Document Index: 72558104

Matched Legal Cases: ['art.700', 'art. 700', 'art 700', 'art. 5', 'art. 42', 'art. 7', 'art. 6', 'art. 26', 'art. 84', 'art. 84', 'art 83', 'art. 83', 'art. 3', 'art. 35', 'sentenza ', 'art. 46', 'art. 2', 'art. 700', 'art. 43', 'art. 2']

QUESTIONE GIUSTIZIA - Diario di un’avvocata del diritto dell’immigrazione al tempo del COVID-19
all 1_circolare Min. interno_ chiusura uffici
all 2_circolare n.24.2020_chiusura uffici
all 3_circolare n.23308_213.2020_Min interno.pdf
all 4_Trib TO 64.2020_art.700_domanda protezione internazionale.pdf
all 5_Trib Roma 74.2020_art. 700_domanda-protezione.pdf
all. 6_Trib TO 104.2020_art 700_domanda protezione.pdf
all. 7_Trib Roma 184.2020_rifugiata priva di residenza.pdf
all. 8_Trib Roma 224.2020_bonus a irregolari.pdf
Quanto stava complessivamente avvenendo - nella consapevolezza di come l’emergenza accentuasse maggiormente le disuguaglianze - ci ha permesso di provare ad intervenire sulle varie criticità, in ciò favoriti dall’appartenenza, oggi più che mai imprescindibile, ad una realtà associativa, Asgi, che ci ha consentito una condivisione collettiva, fondamentale oggi ma, ancor più, quando si uscirà da questo incredibile periodo pandemico.
In attuazione di dette disposizioni, nonché di tutte quelle che nell’ambito della pubblica amministrazione hanno limitato o modificato il lavoro dei dipendenti, il Ministero ha emanato la circolare n. 0020359 del 9 marzo 2020 con cui ha disposto la “chiusura temporanea al pubblico degli sportelli degli Uffici Immigrazione. destinati al rilascio ed al rinnovo dei permessi di soggiorno”, ma precisando che la chiusura non avrebbe impedito “le attività relative all'espulsione degli stranieri irregolari e quelle connesse alla ricezione della manifestazione di volontà di richiedere protezione internazionale.”, che pertanto dovevano continuare ad essere espletate (all. 1). Una successiva circolare ministeriale - n. 28705 del 2 aprile 2020 - ha indicato al 14 aprile il termine di chiusura degli uffici immigrazione (all. 2) e in questi giorni nei siti delle questure vi sono avvisi che estendono la chiusura degli uffici immigrazione fino al 3 maggio, verosimilmente in attuazione della proroga del cd. lockdown, fino a detta data, disposta dal d.p.c.m. 10 aprile 2020.
In tal senso, peraltro, si è espresso anche il Ministero dell’interno con la circolare del 21 marzo 2020 n. 23308, secondo cui, stante detta proroga, le domande di rinnovo dei permessi di soggiorno possono essere presentate dopo il 15 giugno 2020[1] (all. 3).
La non immediata chiarezza delle disposizioni ha reso necessario ad Asgi di predisporre una Scheda sintetica[2] , con cui dare chiare indicazioni sul rinnovo dei permessi, ribadendo che nelle more sono consentite l’inizio o la prosecuzione dei rapporti di lavoro (art. 5, co. 9-bis TU 286/98), l’iscrizione al Servizio sanitario nazionale (art. 42, co. 3 dpr 394/1999) ed al Registro anagrafico (art. 7, co. 3 dpr 223/1989), nonché l’esercizio di tutti gli altri diritti connessi alla regolarità di soggiorno. Erano pervenute, infatti, varie segnalazioni di interruzioni o mancati avvii di rapporti di lavoro (per le attività non soggette al lockdown) per i cittadini stranieri i cui permessi di soggiorno non erano rinnovabili nei termini ordinari.
L’Italia non è l’unico Paese in cui si è creata una simile situazione, tant’è che la Commissione europea ha pubblicato, il 17 aprile 2020, la Comunicazione “Covid-19: linee guida sull'attuazione delle disposizioni dell'UE nel settore delle procedure di asilo e di rimpatrio e sul reinsediamento - (2020/C 126/02)”[3], in cui consiglia l’applicazione dell’art. 6, par. 5 Direttiva 2013/32/UE (cd. procedure), dunque allungando di 10 gg. il termine per la formalizzazione della domanda. Coordinata detta disposizione con la previsione di cui all’art. 26 d.lgs 2572008, il termine massimo per la formalizzazione della domanda (attraverso la compilazione del cd. Modello C3) potrebbe dunque arrivare ad un massimo di 16 giorni. Termine, tuttavia, che in Italia ordinariamente viene disatteso dalle questure, non solo in periodo emergenziale, posto che l’appuntamento viene fissato anche dopo mesi la richiesta di formalizzazione, impedendo conseguentemente al/alla richiedente asilo di accedere ai diritti sociali connessi alla specifica condizione giuridica e talvolta rendendo difficile anche l’accesso all’accoglienza.
Quanto agli insediamenti informali (ghetti agricoli, soprattutto, ma anche ricoveri per persone senza fissa dimora), è sotto gli occhi di tutti la condizione di inevitabile vicinanza delle persone e l’assenza di meccanismi minimi per l’igiene personale, a partire dall’acqua corrente ed i servizi igienici fino ai beni di protezione individuale quali mascherine, guanti, detergenti specifici. Sono rimaste inascoltate le poche richieste di attenzione per coloro che abitano nei ghetti agricoli,[4] che intanto continuano a raccogliere frutta e verdura che arrivano nei supermercati nei quali noi siamo autorizzati ad andare, rompendo temporaneamente il divieto di circolazione.
Per cercare di riconoscere anche a tutte/i costoro le medesime garanzie di tutela della salute previste dai vari interventi normativi, nella consapevolezza che la tutela di ogni persona è anche tutela della salute collettiva, il 23 marzo 2020 Asgi ha redatto un documento con ActionAid e sottoscritto da centinaia di associazioni e persone, con cui ha chiesto alle varie Autorità competenti l’adozione di specifiche misure finalizzate a garantire il diritto alla salute anche in tutti quei contesti sociali.[5]
In generale, la situazione delle persone straniere nei contesti sopra indicati non è affatto mutata nel corso del progredire dell’emergenza sanitaria e la scarsa attenzione mass-mediatica ai rischi di contagio all’interno delle comunità “ristrette” abitate dalle persone straniere può attribuirsi all’iniziale percezione di una sorta di “universalità” del rischio, superando la frammentazione delle categorie sociali, ma è stato subito evidente che così non è, come dimostrano le stragi avvenute nelle RSA, case di assistenza per gli anziani, ma come dimostrano anche i contagi nei Cas e nei Cpr che stanno lentamente emergendo.[6] Di essi poco si parla, forse per il timore delle Istituzioni di essere costrette a cercare soluzioni alloggiative alternative.
In questo modo, per i giudizi amministrativi, dal 16 aprile decorrono nuovamente i termini per il compimento degli atti processuali (iscrizione a ruolo e memorie), mentre il termine per i ricorsi opera dal 4 maggio. Già questa distinzione - tra giustizia ordinaria e giustizia amministrativa - trova difficile giustificazione, tenuto conto che l’art. 84 dl 18/2020 aveva previsto un’unica sospensione di “tutti i termini relativi al processo amministrativo” (art. 84) per un periodo analogo a quello della giustizia civile e penale, con la conseguenza che ora l’avvocato/a deve continuamente districarsi tra differenti termini. Desta, peraltro, preoccupazione che dal 16 aprile davanti alla giurisdizione amministrativa si svolgano le udienze, sia pubbliche che in Camera di consiglio, ma senza la presenza dei difensori, di fatto trasformando il giudizio in un mero scambio cartolare, rispetto a cui appare seriamente compromesso il ruolo del difensore nella parte della oralità.[7]
Le modalità indicate dal co. 7 sono varie e quelle che riguardano le udienze sono descritte nelle lettere da d) ad h). Si tratta, in sostanza, della possibilità di adottare Linee guida “vincolanti per la fissazione e la trattazione delle udienze” (lett. d), la celebrazione a porte chiuse delle udienze pubbliche (lett. e), la previsione di collegamenti da remoto “delle udienze civili che non richiedono la presenza di soggetti diversi dai difensori e dalle parti […]con modalità idonee a salvaguardare il contraddittorio e l'effettiva partecipazione delle parti.” (lett. f), ed infine lo svolgimento in modalità cartolare delle udienze che non richiedono la presenza di soggetti diversi dai difensori (lett. h).
Oltre ad essere inondati da comunicazioni e decreti dei singoli Uffici giudiziari relativi a rinvii, chiusure degli uffici o limitazione oraria, ecc..., la questione più importante sta riguardando le Linee Guida “vincolanti” per le udienze da trattarsi nel periodo dal 12 maggio al 30 giugno (salvo proroghe ex lege). Già la qualificazione di vincolatività lascia perplessi, non solo perché collegata ad una previsione normativa di possibilità degli Uffici giudiziari e non di obbligo, ma soprattutto perché rischia di creare differenti modalità di gestione del sistema giustizia nei vari Fori, che dovrebbe invece essere unitario, afferendo sia all’esercizio del diritto di difesa che alla funzione giurisdizionale. Si stanno delineando, infatti, differenti modalità di organizzazione delle udienze e nella maggioranza dei casi si dà per scontato che quelle ordinarie, cioè con presenza fisica, siano l’eccezione e non la regola, senza dar conto se gli spazi fisici dei tribunali italiani siano riorganizzabili per consentire la modalità ordinaria prevista dal codice di rito.
Da una rapida ricerca, nei vari Protocolli che risultano essere stati emanati sono pochi quelli che considerano la specificità di materie che riguardano il diritto della persona, come ad esempio il diritto di famiglia e dei minori, il diritto del lavoro, il diritto della protezione internazionale, settori nei quali la presenza fisica della parte davanti al Giudice risponde a garanzia di immediatezza e genuinità della narrazione, elemento imprescindibile per l’accertamento del diritto. Nello specifico della protezione internazionale, vanno segnalati il Protocollo di Milano[8], che esclude l’imprescindibilità delle udienze da remoto in vari settori ( “le specifiche attività che risultano pertinenti a procedimenti e provvedimenti attinenti a materie specializzate (fallimento, esecuzioni, protezione internazionale ecc.) [che] potrebbero essere svolte evitando lo svolgimento di udienza attraverso le modalità di trattazione scritta o in teleconferenza.”) ed il Protocollo di Genova[9]. Quest’ultimo ha disposto il rinvio a data successiva al 30 giugno per tutti i procedimenti non urgenti, salva la verifica della possibilità di celebrare prima le udienze in modalità da remoto o cartolare ed ha comunque distinto per settore i vari tipi di organizzazione, ritenendo, nello specifico della protezione internazionale, che “I procedimenti relativi alla c.d. protezione internazionale sono inerenti a diritti fondamentali della persona ma non sono richiamati nelle cause urgenti di cui all'art 83 comma 3 del dl n. 18/2020. La trattazione di tali procedimenti può quindi avvenire esclusivamente con le modalità di cui all'art. 83, comma 7, lett. h) del dl n. 18/2020, fatta salva ogni successiva valutazione del Collegio circa la necessità di procedere alla audizione della parte ricorrente e l'espressa motivata richiesta della stessa parte.”. Disposizioni organizzative che paiono prefigurare l’udienza ordinaria laddove vi sia motivata necessità di audizione del/della richiedente asilo.
Altri Protocolli o Linee Guida non hanno posto, invece, particolare attenzione né alla possibilità di svolgere in forma ordinaria le udienze, né a specifici settori[10], ciò che non potrà non fare emergere svariate criticità.
Nel giudizio di protezione internazionale, infatti, più che in altri, l’accertamento del diritto si forma a partire dalle dichiarazioni del/della richiedente, la cui credibilità è imprescindibile segmento di quel complessivo esame previsto dall’art. 3 d.lgs 251/2007 e dagli artt. 8, co. 3 e 27, co. 1-bis d.lgs 25/2008. Senza un giudizio positivo sulla credibilità soggettiva, infatti, l’orientamento giurisprudenziale prevalente ritiene che non debba attivarsi il potere officioso del Giudice di verificare la coerenza delle dichiarazioni con le pertinenti informazioni sul Paese di origine. Valutazione della credibilità soggettiva che, tuttavia, parte della magistratura anche di legittimità, non ritiene sottenda l’obbligatorietà o la imprescindibile necessità di ascolto diretto della parte ricorrente, tanto più dopo la riforma recata dal dl n. 13/2017 (cd. Minniti-Orlando) che prevede l’obbligatorietà dell’udienza solo se non sia disponibile al magistrato la videoregistrazione dell’audizione del/della ricorrente davanti alla Commissione territoriale nel procedimento amministrativo territoriale (art. 35-bis, commi 10 e 11 d.lgs 25/2008). Come è noto, ad oggi non è stata attivata tale modalità in sede amministrativa ed è orientamento pacifico in Cassazione che quella mancanza renda obbligatoria l’udienza (Cass. n. 17717/2018) ma senza che ciò comporti necessariamente la comparizione personale della parte, lasciata alla discrezione del giudice. Si ritiene, infatti, che la Direttiva 2013/32/UE - da cui deriva la legislazione nazionale, tra cui anche il d.lgs 25/2007 - non obblighi a nuova audizione/comparizione del/della richiedente davanti all’autorità giudiziaria se essa sia già avvenuta in sede amministrativa. In questo senso viene interpretata la sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea, causa Moussa Sacko c. Commissione territoriale di Milano del 26.7.2017, che ha fornito, su sollecitazione del Tribunale di Milano, l’interpretazione dell’art. 46, par. 3 della Direttiva 2013/32/UE, secondo cui per essere effettivo il ricorso deve comprendere “l’esame completo ed ex nunc degli elementi di fatto e di diritto”.
Questa lunga, pur schematica, premessa si è resa necessaria per arrivare al motivo per cui nell’attale emergenza sanitaria non è ragionevole ipotizzare l’udienza da remoto per le cause di protezione internazionale, quantomeno nei Tribunali nei quali l’autorità giudiziaria ritiene necessaria la comparizione personale del/della ricorrente.[11]
Inoltre, nei giudizi ove la parte è (in un certo qual senso) elemento del diritto, la presenza fisica davanti al giudice è imprescindibile, espressione concreta di quel principio di oralità del processo che, pur attenuatosi nel tempo (forse troppo), assicura l’immediatezza del rapporto con il giudice, che contribuisce a formare il libero convincimento. Come bene affermato da Teresa Massa, autorevole magistrata e già presidente dell’Associazione Donne Magistrato Italiane[12], “L’interrogatorio libero delle parti ed il tentativo di conciliazione corrispondono in pieno alla descrizione di Antonio Tabucchi[13], al momento in cui il soffitto del planetario si apre e si ha un contatto, una percezione diretta della realtà, della vita che si svolge al di fuori ed al di sopra dello scenario limitato del processo. Nell’interrogatorio libero, tutti i protagonisti dismettono le loro vesti di parti e giudice, diventano persone; non si parla di diritti, ma di bisogni, non si cercano sentenze, ma soluzioni ai problemi.” [14]
Rischio evidenziato già da Magistratura democratica, secondo cui è necessario tornare presto “alla pienezza di tutte quelle regole processuali che non sono neutre, essendo state previste dal legislatore in funzione dell’effettività del diritto di difesa e del ruolo di garanzia della giurisdizione.”, evitando il pericolo “di un ritorno a udienze come inutili dispensatrici di termini e a un giudice civile quale mero estensore di sentenze, al termine di un dialogo processuale ripetitivo.”[15]. Anche il Presidente Unione nazionale delle Camere civili ha avvertito del rischio di adagiarsi sulle udienze da remoto, poiché “ È un problema di garanzie della difesa: la presenza fisica degli avvocati in udienza, di norma, le assicura meglio di quanto non possa fare una trattazione da remoto, perché permette al legale di percepire quello che da lontano può sfuggire.”.[16]
Un ulteriore questione che ha richiamato l’attenzione di molti/e avvocati/e che si occupano di diritto dell’immigrazione ha riguardato le misure di sostegno economico previste nei provvedimenti normativi emergenziali e tra esse il cd. bonus spesa erogabile dai Comuni, derivante dall’implementazione del Fondo comunale di solidarietà disposto dal dl n. 18/2020 (cd. Cura Italia) e dal d.p.c.m. 28 marzo 2020[17], ulteriormente aumentato con ordinanza del Capo della Protezione civile n. 168/2020[18]. Quest’ultima, in particolare, ha autorizzato i Comuni ad erogare misure urgenti di solidarietà alimentare per le persone in condizione di bisogno a seguito dell’emergenza sanitaria, disponendo che “L’Ufficio dei servizi sociali di ciascun Comune individua la platea dei beneficiari ed il relativo contributo tra i nuclei familiari più esposti agli effetti economici derivanti dall’emergenza epidemiologica da virus Covid-19 e tra quelli in stato di bisogno, per soddisfare le necessità più urgenti ed essenziali con priorità per quelli non già assegnatari di sostegno pubblico.” (art. 2, co. 6).
Essendo palese l’illegittimità per contrasto con la previsione legale e la discriminazione nell’erogazione di queste specifiche misure, Asgi si è subito attivata, come associazione, con svariate diffide a quei Comuni che avevano illegittimamente operato distinzioni soggettive, in alcuni casi presentando anche ricorsi cautelari d’urgenza ex art. 700 cpc (contro il Comune di Ferrara[19] e contro il Comune di L’Aquila[20], ad oggi in corso), in altri casi ottenendo la modifica delle condizioni di accesso alle misure. Il criterio della cittadinanza, invero, escludendo la parte di popolazione di cittadinanza straniera che comunque vive sul territorio comunale, è manifestamente discriminatoria, in violazione del divieto di cui all’art. 43, co. 1 TU 286/98 e all’art. 2, co. 1 del medesimo TU, che riconosce a tutti gli stranieri, pur irregolari, i diritti fondamentali della persona umana, tra i quali non può non annoverarsi il diritto all’alimentazione.
Pari illegittimità si configura con riguardo al requisito della residenza, se intesa come iscrizione anagrafica, in quanto esclude tutti coloro che non sono iscritti nel Registro anagrafico, pur vivendo sul territorio comunale (ad esempio: richiedenti asilo, persone senza fissa dimora, coloro che non hanno potuto avere la residenza anagrafica per indisponibilità del proprietario dell’abitazione, ecc.). Un adempimento amministrativo, peraltro non dipendente dalla volontà della persona, non può essere ritenuto legittimo elemento di distinzione, e dunque di esclusione, rispetto ad un bisogno primario, poiché violerebbe gli artt. 2 e 3 della Costituzione. Va considerato, peraltro, che le vigenti disposizioni normative escludono ogni spostamento delle persone fuori dal Comune ove si trovavano al 22 marzo 2020 (Ord. Ministero della Salute di pari data), neppure per tornare alla propria residenza. Anche l’UNAR ha segnalato il rischio di discriminazione nell’erogazione dei bonus alimentari[21].
Nel suo piccolo, Asgi cerca di contrastare le possibili derive di tal genere ed è per questo che ha proposto, il 22 aprile 2020, una regolarizzazione delle persone straniere presenti in Italia ma prive di permesso di soggiorno (in dipendenza di irrazionali politiche di chiusura delle frontiere o per riforme legislative ad esse improntate), o con permessi precari soggetti ad un’ampia ed imprevedibile alea (compresi quelli per richiesta asilo), o sfruttati nel lavoro in assenza di alcuna garanzia e/o protezione. [22] Proposta che ha avuto già all’avvio un’ampia e trasversale adesione, tant’è che sono centinaia le persone e le associazioni proponenti, con l’obiettivo di conferire finalmente il riconoscimento della dignità delle persone straniere, nessuna esclusa.
[1] www.Asgi.it/notizie/covid-permessi-soggiorno-circolare/
[2]www.Asgi.it/wp-content/uploads/2020/04/9.4.2020-Asgi-ER-rinnovo-permessi-ai-tempi-del-coronavirus.pdf
[3] https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:52020XC0417(07)&from=EN
[4] M.Omizzolo, «Per noi sikh nei campi l’emergenza non vale», in Il Manifesto, 19 marzo 2020
https://ilmanifesto.it/per-noi-sikh-nei-campi-lemergenza-non-vale/
M. Mira, Migranti. Ancora un incendio nel ghetto dei braccianti di Borgo Mezzanone, in Avvenire.it 29.3.2020 www.avvenire.it/attualita/pagine/ancora-un-incendio-nel-ghetto-dei-braccianti-di-borgo-mezzanone
[5] Asgi, Emergenza Covid-19, l’impatto sui diritti delle cittadine e cittadini stranieri e le misure di tutela necessarie, in www.Asgi.it/asilo-e-protezione-internazionale/covid-stranieri-proposte/
Per la specifica situazione negli insediamenti informali si veda in Asgi, la lettera inviata alle Istituzioni, in www.Asgi.it/discriminazioni/coronavirus-regioni-insediamenti-informali/
[6] https://corrieredelveneto.corriere.it/verona/cronaca/20_aprile_17/coronavirus-verona-focolaio-migranti-40-via-dall-hotel-ec8385fa-807a-11ea-86bd-3c90f4fa0182.shtml ;
https://www.verona-in.it/2020/04/15/migranti-e-covid-19-quando-il-virus-uccide-anche-la-speranza/ ;
https://www.lavocedibolzano.it/covid-19-spunta-a-san-candido-il-primo-caso-di-profugo-contagiato/ ;
https://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/coronavirus-centro-migranti-1.5087118 .
[7] Si veda, in proposito il Comunicato dell’UNAA (Unione Nazionale Avvocati Amministrativisti) del 10 aprile 2020 in http://www.unioneamministrativisti.it/wp-content/uploads/2020/04/Comunicato-UNAA-2020.04.10.pdf
[8] www.ordineavvocatimilano.it/media/Tribunale%20Linee%20guida%20attivit%C3%A0%20giudiziari%2056_20.pdf
[9] www.tribunale.genova.it/allegatinews/A_30657.pdf
[10] Tra i Tribunali che hanno sezioni specializzate in materia di immigrazione si vedano:
Per il Tribunale di Roma: https://www.ordineavvocatiroma.it/wp-content/uploads/2020/04/PROT_5010-COA-ROMA.pdf;
Tribunale di Perugia: https://www.ordineavvocati.perugia.it/emergenza-coronavirus-373-it.html
[11] Negli altri, è evidente che la questione è a monte e riguarda, per l’appunto, l’imprescindibilità della comparizione personale della parte.
[12] www.giudicedonna.it/numero-tre/Articoli/Lendaro.pdf .
[13] Questa la citazione da cui ha tratto spunto Teresa Massa:
“…forse perché mi occupo di diritto, e anch’esso è
un’enorme teoria, un incerto edificio sul cui soffitto si
apre una cupola infinita, come la volta celeste che osserviamo
comodamente seduti sulle poltroncine di un planetario”.
(A. Tabucchi, La testa perduta di Damasceno Monteiro)
[14] T. Massa, Interrogatorio libero e tentativo di conciliazione, in Quaderni del Consiglio superiore della magistratura, La prova nel processo civile, pagg. 391.
www.csm.it/documents/21768/81517/Quaderno+n.+108/2e497759-fbf1-40c4-beb4-6ae007011834
[15] www.magistraturademocratica.it/comunicato/i-rischi-dell-udienza-telematica_3065.php
[16] A. De Notaristefani di Vastogirardi, Il processo civile appartiene ai cittadini, non si provi a strapparlo dalle loro mani, in Il Dubbio 23 aprile 2020.
http://ildubbiopush.ita.newsmemory.com/?token=2dc361c3455e87157aaea8335559626f_5ea0c2e2_2fe1_1343be7&selDate=20200423&promo=push&utm_medium=Email&utm_campaign=ildubbio-E-Editions&utm_source=ildubbio&utm_content=Read-Button&goTo=01&artid=6
[17] www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2020/03/29/20A01920/sg
[18] www.protezionecivile.gov.it/amministrazione-trasparente/provvedimenti/dettaglio/-/asset_publisher/default/content/ocdpc-n-658-del-29-marzo-2020-ulteriori-interventi-urgenti-di-protezione-civile-in-relazione-all-emergenza-relativa-al-rischio-sanitario-connesso-all-
[19] www.cronacacomune.it/notizie/38770/nota-del-sindaco-alan-fabbri-sulle-modalita-di-erogazione-dei-buoni-spesa-deliberati-dalla-giunta-mano-tesa-ai-ferraresi-difficolta-il-covid-19-chi-non-ha-mai-chiesto-aiuto-no-si-vergogni-farlo.html .
[20] www.comune.laquila.it/pagina1941_buoni-spesa-emergenza-covid-19.html .
[21] www.unar.it/emergenza-covid-19-interventi-di-solidarieta-alimentare-attivati-dai-comuni-le-osservazioni-dell-unar .
[22] https://www.Asgi.it/primo-piano/regolarizzazione-stranieri/ .
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