Source: http://www.avvocato-penalista-bologna.it/consulenza-legale/stalking-corteggiiamento-troppo-intenso-il-m-ha-perpetrato-una-serie-di-atti-di-molestia-provocando-stato-dansia-nella-vittima-e-inducendola-a-mutare-le-proprie-abitudini-nella-propria-vita-quo/
Timestamp: 2018-02-20 00:04:11+00:00
Document Index: 25879997

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 612', 'art. 612', 'art. 612', 'sentenza ']

﻿ STALKING CORTEGGIIAMENTO TROPPO INTENSO Il M. ha perpetrato una serie di atti di molestia, provocando stato d'ansia nella vittima e inducendola a mutare le proprie abitudini nella propria vita quotidiana, chiedendo aiuto al marito e alle sue amiche, tra cui la figlia dello stesso imputato. Peraltro non ci sono dubbi anche sulla sussistenza dell'elemento psicologico del reato contestato. - Avvocato Penalista Bologna
da Armaroli | Lug 20, 2016 | Consulenza Legale | 0 commenti
1#STALKING ANCHE CORTEGGIAMENTO TROPPO INTENSO?
Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza 3 luglio – 13 novembre 2015, n. 45453
Con sentenza del 22 gennaio 2014 la Corte d’appello di Napoli ha confermato la pronunzia di primo grado del Tribunale di Napoli, con la quale C.M. era stato condannato per il delitto di cui all’art. 612 bis c.p.danno della vicina di casa L.P.. 2. L’imputato ha proposto ricorso articolato come segue.
Con tutte le doglianze proposte il ricorrente contesta la sussistenza degli elementi costitutivi dell’art. 612 bis cod. pen., lamentando in proposito anche vizi di motivazione mediante travisamento della prova e la violazione dei principio dell’oltre ragionevole dubbio.
Giova in proposito premettere, in via generale, che con l’introduzione della fattispecie di cui all’art. 612 bis c.p. legislatore ha voluto, prendendo spunto dalla disciplina di altri ordinamenti, colmare un vuoto dì tutela ritenuto inaccettabile rispetto a condotte che, ancorché non violente, recano un apprezzabile turbamento nella vittima.
Fatte le suesposte precisazioni in diritto, risultano non fondate le censure alle sentenze dei giudici di merito che hanno ritenuto integrata la fattispecie contestata.
Le molestie erano iniziate con degli approcci durante incontri casuali nei pressi di casa e mentre entrambi si trovavano sui balconi delle rispettive abitazioni (posti l’uno di fronte all’altro): l’uomo aveva pronunziato frasi come “tu mi piaci“, aveva “mandato” baci, si era messo le mani sul cuore “a voler mimare il suo amore” e una notte aveva puntato la luce di una torcia verso l’abitazione della donna. In altre occasioni l’aveva aspettata fuori della palestra e fuori dal parrucchiere; l’aveva pure raggiunta ai giardinetti, dove si trovava con i figli, e le aveva detto sussurrando “ma lo vuoi capire che sono innamorato di te“; era accaduto pure che le avesse sussurrato le parole “ti amo” nell’androne di una chiesa, durante una processione.
La donna si era determinata a presentare la querela dopo che erano rimasti senza esito i tentativi di far desistere l’uomo dal suo comportamento e dopo un ennesimo episodio, cui aveva assistito pure il marito: in data 27 novembre 2010, mentre lei si trovava sul balcone, il M., seduto nella cucina della propria casa, spostata la tenda, si “toccava le parti intime“.
Tale ricostruzione dei fatti è stata operata dai giudici di merito sulla base delle risultanze dell’istruttoria dibattimentale, di cui si è dato conto in maniera congrua e logica sia nella sentenza di appello che in quella di primo grado, alla quale la prima ha fatto anche legittimamente rinvio.
Alla luce di quanto sopra rappresentato, è del tutto evidente che i fatti posti in essere dal M. non si siano concretati solo in un pressante “corteggiamento”, come sostenuto dalla difesa dell’imputato nel ricorso in esame.
A fronte di tali risultanze le doglianze difensive si rivelano finalizzate solo ad una diversa ricostruzione dei fatti.
Il rigetto del ricorso comporta la condanna dell’imputato al pagamento anche delle spese processuali sostenute dalla parte civile in questo grado di giudizio.