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Timestamp: 2019-05-24 21:35:18+00:00
Document Index: 98210893

Matched Legal Cases: ['art 14', 'art 23', 'art 7', 'art 14', 'arti 14', 'art 1']

Quanti guai ... e che fare
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4.03.2009. Dedicato agli Avvocati romani e non solo
Sommario dei gravi guai che ci ha procurato il CNF e dei rimedi possibili
- La pretesa di contribuzione al CNF: il minacciato attacco agli avvocati romani
- Riforma dell’Ordinamento professionale: questa volta siamo fritti
- La voce del Difensore all’apertura dell’anno giudiziario è stata sostituita dalla voce del Presidente del CNF (come se la magistratura ordinaria fosse rappresentata dal Presidente del TAR di Roma che giudica i provvedimenti del CSM)
La pretesa di contribuzione al CNF: il minacciato attacco agli avvocati romani
Nel 2001, il primo anno della mia attività di Presidente dell’Ordine romano, mi fu presentato, per la mia firma, dall’ufficio amministrazione del Consiglio, un assegno predisposto all'ordine del CNF di enorme importo, pari al totale degli importi capitari pretesi dal CNF, raccolti dai versamenti annuali delle migliaia degli avvocati romani.
Mentre da iscritto avevo sempre pagato senza fiatare sia l’importo iscrizionale al Consiglio dell'Ordine, sia la quota per il CNF, da Presidente mi posi scrupolosamente alla ricerca della legge che -dai tempi della Magna Charta - deve regolare specificamente ogni onere, balzello, gabella, prestazione, contributo e simili a carico dei cittadini, compresi quelli con i quali mi divido lo stesso pane, i miei colleghi.
Trovai soltanto una fonte che non potevo credere fosse ancora vigente, dopo l’entrata in vigore il 1° gennaio 1948 della Costituzione italiana: era (anzi, incredibilmente: ancora è, o -piuttosto- sarebbe) l’art 14 del decreto legislativo luogotenenziale 23 novembre 1944, n 382 che conferisce ai Consigli Nazionali delle categorie professionali la potestà di farsi pagare dagli iscritti nell’albo un contributo (non specificato nella misura dell’importo e senza un criterio per determinarlo, nonché senza una assemblea dei contribuenti: ohibò, obbietterebbe l’art 23 della Costituzione).
Invero, il precedente art 7 di quello stesso decreto legislativo del luogotenente del regno, al suo crepuscolo, stabiliva che i Consigli degli Ordini non potessero esigere contributi dai propri iscritti se non nei “limiti strettamente necessari a coprire le spese dell’ordine”, sancendoespressamente il divieto di imporre altri pagamenti per poter esercitare la professione, mentre il Consiglio deve proporre all’assemblea il conto consuntivo ed il bilancio preventivo: giustissimo.
Dunque i Consigli territoriali non possono pretendere contributi per poi elargire somme ad associazioni di elettori o altri abusi di ufficio, devono presentare i conti consuntivi ed i bilanci preventivi all’assemblea degli iscritti, insomma tutto giusto, anche al giorno d’oggi.
Invece, secondo il fantastico art 14 dello stesso decreto legislativo luogotenenziale, le Commissioni Centrali (ora denominate Consigli Nazionali, come il nostro CNF) leggete e meravigliatevi: “Determinano inoltre la misura del contributo da corrispondersi annualmente dagli iscritti nell'albo per le spese del proprio funzionamento”.
Insomma il CNF non ha un organo assembleare dei suoi contribuenti che approvi il conto consuntivo e il bilancio preventivo, come previsto da otto secoli dalla Magna Charta in poi fino alla nostra Costituzione del 1948, e così non avendo un organo che glieli approvi …. di fatto se li approva da solo, come la Camera dei Deputati ed il Senato della Repubblica. Ohibò.
Quella disposizione ormai grottesca derivava dalla tradizione dello stato autoritario, lo “stato etico”, che per definizione faceva soltanto “il giusto ed il bene”, sicché anche i suoi enti pubblici facevano per definizione il giusto ed il bene, di tal che allora non occorreva che la legge precisasse in che misura doverosamente predeterminata la contribuzione fosse dovuta, come invece pretende la nostra intervenuta Carta costituzionale, mentre mancano - come detto - i controlli dell’assemblea dei contribuenti.
Quando, da Presidente dell’Ordine di Roma, mi avvidi di tale mostruosa situazione, con costernazione dovetti firmare l’assegno dei lauti importi che distrattamente avevano versato gli avvocati romani anche per il CNF, nel pagare il loro contributo iscrizionale annuo al Consiglio dell’Ordine, ma mi sentii in dovere di informare l’assemblea del 20 luglio 2001 che dette mandato al Consiglio di risolvere al meglio l’assurdità che riguardava le pretese del CNF.
Appreso anche che parecchi colleghi di altri Ordini forensi territoriali non pagavano quanto preteso dal CNF, il Consiglio dell’Ordine romano deliberò di non riscuotere i contributi chiesti dal CNF a carico degli avvocati “non cassazionisti” e, per amor di patria, si prestò a continuare a riscuotere i contributi soltanto dai cassazionisti, argomentando che - sebbene la disposizione del citato arti 14 d.lgs.lgt 382/44 fosse ormai divenuta assurdamente incostituzionale - i cassazionisti sono gli “iscritti nell’albo” tenuto dal CNF.
Ovviamente, fui attaccato, ma agli avvocati romani non cassazionisti non fu da allora torto un capello, anche se i miei nemici ogni tanto sibilavano che avrei pagata cara tale soluzione, allorché il CNF si fosse scatenato ad esigere tramite la pubblica esattoria gli importi annuali arretrati, mentre gli stessi miei nemici avrebbero potuto allora sobillare i colleghi a prendersela ottusamente con me, che pure - a me sembra - li avevo liberati da un incostituzionale contributo.
Di nuovo viene ventilato l’attacco e, se esso avvenisse, sarò il primo a guidare la controffensiva, basterà avvertirmi tempestivamente.
Riforma dell’Ordinamento professionale: questa volta siamo fritti
Da circa 60 anni sono state vanamente presentate decine di proposte di legge di generale riforma dell’Ordinamento della professione di Avvocato, senza esito.
Finora le proposte erano ispirate dall’ossessione di alcuni di venire finalmente eletti ai Consigli degli Ordini di appartenenza, quale evidente sollievo alle tante delusioni della vita, sicché la unica vera riforma da costoro propugnata variava tra la inibizione alla rielezione dei “furtunati”, l’aumento dei componenti dei Consigli affinché ci fosse più possibilità di essere eletti, la limitazione del numero dei candidati sul numero dei votabili per fare forzosamente posto alla minoranza, e simili espedienti per imbastardire il nostro sistema democraticissimo.
Dopo tali escogitazioni degli aspiranti Consiglieri mai eletti, con le ultime, varie proposte si è recentemente aggiunta la moda della sottrazione della competenza disciplinare al Consiglio territoriale di appartenenza, per attribuirla ad un nuovo organismo composto da tutti i Consigli del distretto, con la preponderante conseguenza che gli avvocati romani sarebbero stati giudicati in sede disciplinare dai colleghi dei Consigli di Cassino, Civitavecchia, Frosinone, Latina, Rieti, Tivoli, Velletri, Viterbo.
Infine, dopo tante assurdità e tanto travaglio senza idee che beneficiassero davvero la categoria stremata nell’attuale situazione, nel 2006, prima del parto della riforma, è stata inventata una competenza regolamentare del nostro organo giurisdizionale speciale, il Consiglio Nazionale Forense, che si è consentito di farci il regalo dei crediti formativi e, per evitare l’attacco dell’Antitrust, ha condiviso tale nuovo potere con i Consigli territoriali. Ovviamente, ne’ il CNF, ne’ gli Ordini territoriali hanno dalla legge tale potestà (inventata con la proposta di legge di riforma all'art 1, terzo comma) e, siccome sono enti pubblici, sono soggetti al principio di legalità, che non consente di inventare oneri a carico dei cristiani. E’ però ancor più sconfortante che i Consigli territoriali non abbiano respinto al mittente quella nuova attribuzione non prevista dalla legge, mentre tanti si sono attrezzati per infliggere tale nuovo fardello che ha imbastardito la formazione e l’aggiornamento professionale che quasi tutti curavano spontaneamente e secondo le effettive esigenze di specializzazione. Ora la caccia ai crediti formativi ha sconvolto quella situazione virtuosa.
In questo quadro desolante, nel quale la drammatica situazione economica della categoria è aggravata perfino dalle assurdità che ci vengono ammannite da parte dei nostri esponenti, il CNF -anziché ottenerci le nuove tariffe scadute dall’aprile 2006- ha ottenuto che alcune associazioni forensi, che personalmente non considero rappresentanti della generalità degli avvocati, convergessero sulla proposta di legge di riforma, che non risolve alcuno dei problemi veri (la tragedia economica), riducendo i Consigli degli Ordini a meri tenutari dell’albo degli iscritti, senza più la competenza disciplinare sugli stessi (sarà un pasticcio), con l’obbligo di ogni avvocato di stipulare polizze di responsabilità civile, con l’inibizione a considerarsi specialista in una materia senza frequentare 400 ore di lezione (con esame finale), con una potestà generale del CNF sulla formazione, anche on line (con le domande del computer per accertare che siamo stati attenti), ecc. ecc.
Poiché il CNF è considerato erroneamente dai pubblici poteri non come esso è, val dire il tribunale amministrativo speciale in ambito forense (in materia iscrizionale e disciplinare sui provvedimenti dei Consigli territoriali, come è il TAR di Roma sui provvedimenti del CSM), ma come una sorta di vertice associativo, il Ministro della Giustizia e poi il Parlamento stanno per dare ascolto al CNF, convinti di fare la nostra volontà, “accontentandoci”: insomma, dopo 60 anni si sta per avvicinare entro poche settimane la catastrofe della assurdissima riforma, con l’approvazione della legge predisposta dal CNF (come se la Cassazione si proponesse da sola legge che dovrebbe applicare).
Tutto ciò sta per avvenire nella generale distrazione dei colleghi, che hanno più che mai da pensare ai problemi gravissimi dell’esercizio quotidiano della professione.
Sarebbe urgente che i Consigli degli Ordini insorgessero ad evitare la futura generale succubanza di tutti al CNF, mentre i Consigli territoriali si ridurrebbero a fare quello che il CNF imporrà sulla formazione, oltre che ad iscrivere i colleghi nell’albo, tenere uno sportello di informazione per i cittadini, ecc.
Occorre che proprio i Consigli degli Ordini che davvero rappresentano la categoria inondassero il Ministero della Giustizia di comunicazioni con ogni mezzo, smascherando il tentativo di chiamare una riforma salvifica un progetto voluto da tempo dal CNF per arricchirlo di competenze e di potere.
I colleghi singoli e coloro che compongono i Consigli territoriali che possono far intervenire parlamentari dei loro circondari potrebbero far convergere sull'indirizzo di posta elettronica contatti@patronatoforense.it le copie delle loro iniziative e copie delle comunicazioni di sdegnata protesta dirette al Ministro della Giustizia ed ai Presidenti delle Commissioni Giustizia della Camera e del Senato. Ovviamente sarà risolutiva una campagna intensa di sollecitazione ai colleghi dei Consigli degli Ordini vicini.
L'indirizzo di posta elettronica del Ministro della Giustizia, On Angelino Alfano, è alfano_a@camera.it , quello del Presidente della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati, On Giulia Bongiorno, è bongiorno_g@camera.it , quello del Presidente della Commissione Giustizia del Senato, Sen Filippo Berselli, è berselli_f@posta.senato.it .
Forse ce la faremo ad evitare la beffa di una riforma che è soltanto assurda e grottescamente ci verrà poi rinfacciata dai politici come l’appagamento della nostra aspirazione (pazzesco).
Il tempo a nostra disposizione è pochissimo, ma se tutti ci impegnassimo con coraggio e determinazione ce la potremmo fare.
La voce del Difensore all’apertura dell’anno giudiziario è stata sostituita dalla voce del Presidente del CNF (come se la magistratura ordinaria fosse rappresentata dal Presidente del TAR di Roma che giudica i provvedimenti del CSM)
Nel febbraio 2002 fui invitato come Presidente dell’Ordine di Roma a partecipare alla cerimonia di apertura dell’anno giudiziario della Corte dei Conti e, giunto con la toga per accomodarmi dove credevo spettasse al rappresentante dei Difensori, fui invitato a sedermi in quarta fila, cosa che urbanamente rifiutai, facendomi scusare con il Presidente della Corte, poiché non si trattava della mia persona ma della funzione che simboleggiavo.
Il Presidente della Corte capì e l’anno dopo sedetti a lato della Corte, nella posizione opposta a quella del Procuratore Generale e dopo il suo discorso, presi la parola io, così innovando la tradizione in quell’Ufficio.
Quest’anno, accendendo casualmente di mattina il televisore qualche settimana fa, vidi che era in corso la cerimonia della Corte dei Conti per l’apertura dell’anno giudiziario, ma di fronte al Procuratore Generale che stava rendendo la sua relazione (non è come per la magistratura ordinaria per la quale da pochi anni la relazione la svolge il Presidente), non vidi il Presidente dell’Ordine di Roma, al posto che avevo conquistato, ma vidi …… il Presidente del CNF.
Proprio come se la magistratura ordinaria fosse rappresentata dal Presidente del TAR di Roma che giudica i provvedimenti del CSM.
Raccomando di inondare il Ministero, le Commissioni parlamentari ed i singoli parlamentari di contestazioni sulla proposta di riforma che gli avvocati nemmeno si sognano di volere. Vi prego poi di concentrare le copie di tali interventi su contatti@patronatoforense.it