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Timestamp: 2020-07-04 19:33:39+00:00
Document Index: 168628028

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Sentenza Cassazione Civile n. 3704 del 13/02/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3704 del 13/02/2017
Cassazione civile, sez. un., 13/02/2017, (ud. 24/01/2017, dep.13/02/2017), n. 3704
sul ricorso iscritto al n. 11905/2015 R.G. proposto da:
La Cascina Global Service s.r.l., in persona del legale
rappresentante pro tempore dott. B.M.; Vivenda s.p.a.,
in persona del legale rappresentante pro tempore dott.
R.F.E.; parti entrambe rappresentate e difese, in via congiuntiva e
disgiuntiva, dal Prof avv. Francesco Saverio Marini e dall’avv.
Francesco Maria Fucci con domicilio eletto in Roma, via Cosseria n.
2, presso lo studio del dott. Alfredo Placidi;
Società Cooperativa Italiana Ristorazione – CIR Food – a r.l., in
persona del legale rappresentante pro tempore sig.a N.C.,
agente sia in proprio sia in qualità di capogruppo mandataria del
Raggruppamento Temporaneo di Imprese formato con la soc coop “8
marzo” a r.l.; rappresentata e difesa dall’avv. Eugenio Dalli
Cardillo; con domicilio eletto in Roma, via Giuseppe Mercalli n.13,
presso lo studio del Prof avv. Arturo Cancrini;
Comune di Genova; Policoop, società cooperativa a r.l.; Villa Perla
Service società cooperativa a r.l.; Compass Group Italia s.p.a.;
Ge-meaz Elior s.p.a.
avverso la sentenza n. 6264/2014 del Consiglio di Stato, depositata
il 22 dicembre 2014;
Udita la relazione svolta nella pubblica udienza del 24 gennaio 2017
Uditi gli avv.ti Francesco Maria Fucci e Michele Perrone per la parte
ricorrente e l’avv. Eugenio Dalli Cardillo per la contro ricorrente;
genenerale Dott. FUZIO Riccardo, che ha concluso chiedendo
Il Comune di Genova bandì una procedura aperta per l’affidamento del servizio di ristorazione scolastica; era nel bando previsto che ciascun lotto sarebbe stato aggiudicato all’offerta “economicamente più vantaggiosa”; a tal fine era allegata una tabella in cui erano indicati i punteggi che contribuivano al giudizio di scelta, con un massimo di quaranta punti per l’offerta economica e di sessanta per quella tecnica; per essere ammessi alla valutazione della prima i concorrenti avrebbero dovuto conseguire un punteggio minimo di venti sessantesimi per l’offerta tecnica.
Il Comune, con distinti decreti dirigenziali del 17 marzo 2014, procedette all’aggiudicazione dei 14 lotti rispetto ai quali la C.I.R. FOOD in tre casi non riportò il punteggio minimo per accedere alla valutazione dell’offerta economica; negli altri posti conseguì un piazzamento migliore (un terzo posto; due quarti posti; un quinto posto).
La C.I.R. FOOD propose ricorso innanzi al TAR Liguria (in proprio e quale mandataria del R.T.I.) per l’annullamento degli atti della procedura e dei contratti eventualmente nel frattempo stipulati, nonchè, in via subordinata, per il risarcimento dei danni.
A sostegno del ricorso fece valere in particolare, la illegittimità dei crteri stabiliti per la valutazione delle offerte tecniche che, a suo dire, avrebbero privilegiato più aspetti quantitativi che gli aspetti qualitativi del servizio offerto, in sostanza privando la Commissione esaminatrice del potere di valutare la qualità delle offerte, atteso che essa avrebbe dovuto applicare le formule matematiche descritte nel disciplinare; veniva altresì censurata la decisione di non porre alcun limite massimo per gli elementi “quantitativi” indicati dai concorrenti. Il ricorso venne respinto con sentenza n. 1322/2014, sulla base della considerazione che legittimamente la offerta economicamente più vantaggiosa avrebbe potuto essere valutata con riferimento (anche) a criteri automatici.
La decisione venne impugnata innanzi al Consiglio di Stato, riproponendosi anche in quella sede le censure inerenti i criteri di valutazione delle offerte tecniche stabiliti dalla Lex specialis.
Il Consiglio di Stato, pronunciando sentenza n. 6264/2014, ritenne fondato il motivo attinente agli elementi di valutazione delle offerte tecniche stabiliti dal disciplinare di gara (in sostanza ravvisando una sproporzione dei punteggi attribuiti per la qualità dell’offerta di servizio, rispetto a quelli attribuiti per profili non attinenti a quest’ultima: tale situazione avrebbe impedito di fatto alla Commissione, di vagliare anche la qualità del progetto tecnico, giusta quanto disposto dall’art. 5 del disciplinare); annullò l’aggiudicazione; condannò il Comune al risarcimento dei danni.
A seguito di ciò si è proceduto alla rinnovazione della gara, invitando la società C.I.R. alla partecipazione in relazione a quattro lotti. Hanno proposto ricorso la società Cascina Global Service e la spa Vivenda, deducendo l’esistenza di un eccesso di potere giurisdizionale; nonchè la violazione dei limiti esterni della giurisdizione amministrativa; ha risposto con controricorso la società Cooperativa Italiana di Ristorazione – CIR FOOD – a r.l.
1- La CIR FOOD sostiene la inammissibilità del ricorso per difetto di interesse in quanto l’amministrazione Comunale, in ottemperanza alla sentenza del Consiglio di Stato, avrebbe indetto una gara a procedura negoziata (D.Lgs. n. 163 del 2006, ex art 57, comma 2, lett. c) per l’affidamento del servizio di ristorazione scolastica, ripartito in quattro lotti, alla quale avrebbe partecipato la ricorrente, accettando dunque implicitamente la decisione del giudice di Appello.
1.1 L’eccezione è priva di fondamento: la partecipazione alla nuova selezione non significa, di per sè, rinuncia a far valere la caducazione dell’annullamento della precedente gara, soprattutto perchè, come è stato sottolineato dalla ricorrente nella memoria ex art. 378 c.p.c. – in questo non smentita in sede di discussione orale – la predetta gara aveva ad oggetto un affidamento temporaneo del servizio, nelle more dell’espletamento della procedura aperta per l’affidamento biennale.
2 – Venendo al contenuto del ricorso, assume la ricorrente che il giudice dell’appello si sarebbe sostituito all’amministrazione nello stabilire quali elementi dell’offerta avrebbero potuto soddisfare le esigenze proprie della stazione appaltante e dell’utenza, atteso che i criteri indicati nel disciplinare erano frutto di una scelta discrezionale.
2.1 Non appare concretizzato il vizio di eccesso di potere giurisdizionale in quanto la valutazione operata dal Consiglio di Stato si è mantenuta entro i confini dell’esercizio del suo potere giurisdizionale dal momento che la valutazione dei criteri di bando è stata condotta non ragionando sulla loro opportunità in assoluto (a questo condurrebbe il criterio della mera “non condivisione”) quanto piuttosto mettendo in rilievo la non compatibilità interna delle scelte automatiche determinate dall’art. 4 con le necessità di una valutazione complessiva imposta dall’art. 5 del disciplinare.
2.2 – Il ricorso in sostanza (v fol 18) si duole dell’estensione del criterio della irragionevolezza delle clausole del bando, ravvisato dal Consiglio di Stato, ritenendo che tale giudizio manifestasse un esercizio di censura nel merito delle scelte discrezionali dell’ amministrazione, non considerando però che – come appena sopra osservato – il parametro di giudizio per la delibazione del giudice di appello era solo la coerenza interna dei criteri automatici e la rilevanza che essi dovevano rivestire nella scelta di aggiudicazione (foll 13 e 14 della sentenza del Consiglio di Stato): significativa sul punto è la tesi dell’attuale ricorrente, riportata a fol 14 della sentenza di appello, secondo la quale le modalità di formulazione dell’offerta tecnica di cui all’ad 5 sarebbero state da considerarsi una mera premessa sistematica, diretta a descrivere le linee generali del progetto, (prive dunque di efficacia precettiva al fine di costituire un parametro di raffronto con i criteri dettati dall’art. 4).
3 – Il ricorso va dunque dichiarato inammissibile; le spese seguono la soccombenza e vanno liquidate in favore della parte controricorrente come indicato in dispositivo;dal momento che il ricorso è stato notificato l’11 maggio 2015 e dunque successivamente al trentesimo giorno successivo all’entrata in vigore della L. 24 dicembre 2012, n. 228, sussistono i presupposti, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, per il versamento, da parte della società ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.
Dichiara inammissibile il ricorso; condanna parte ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità in favore della controricorrente, liquidandole in Euro 5.000 (cinquemila) per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00 (duecento), ed agli accessori di legge.