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Timestamp: 2020-02-20 08:37:14+00:00
Document Index: 54902909

Matched Legal Cases: ['art. 67', 'art. 67', 'art. 67', 'sentenza ', 'art. 67', 'art. 155', 'art. 67', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 16', 'art. 67', 'art. 155', 'sentenza ', 'art. 67', 'art. 67', 'art. 67', 'art. 67', 'Cass. Sez. ', 'art. 67', 'art. 67', 'art.67', 'art. 70', 'art. 70', 'art. 67', 'art. 67', 'art. 67', 'art. 67', 'art. 67', 'art. 44', 'art. 67', 'sentenza ', 'sentenza ']

Azione revocatoria fallimentare ex secondo comma art. 67 l.f. – Prova della scientia decoctionis
Sussiste la conoscenza del dissesto, ai fini dell’assoggettamento ad azione revocatoria di cessione immobiliare, in presenza delle seguenti circostanze: 1) plurime trascrizioni pregiudizievoli in danno al patrimonio della fallenda, sicuramente note all’acquirente in quanto operatore professionale qualificato (società di grandi dimensioni, titolare di più catene di grande distribuzione alimentare); 2) accelerazione dei tempi della cessione rispetto agli accordi originari in quanto la fallenda non era più in grado di completare i lavori a suo tempo pattuiti; 3) riduzione del prezzo di acquisto, dal quale parte acquirente aveva altresì trattenuto quanto necessario a soddisfare un creditore ipotecario; 4) destinazione diretta del residuo prezzo corrisposto a vari creditori del fallendo. (Giovanni Borsetto) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 11 Febbraio 2020. Segue...
Fallimento – Azione revocatoria fallimentare – Mezzi normali di pagamento – Operazioni anomale – Applicabilità
I pagamenti eseguiti da una terza società, interposta dalla fallita nei rapporti con i propri creditori e debitori, sono revocabili ai sensi dell’art. 67, c. 1, n.2), l.f. quando sia dimostrato che tali pagamenti siano stati eseguiti mediante denaro della fallita, fatto salvo che la revocanda fornisca la prova dell’inscientia decoctionis. (Chiara Pedrini) (riproduzione riservata) Tribunale Brescia, 10 Settembre 2019. Segue...
Nell’apprezzamento del carattere della “durevolezza” occorre aver riferimento a un criterio non assoluto, bensì relativo, che tenga in considerazione l’andamento del conto corrente per individuare quelle rimesse che non siano riconducibili a un funzionamento fisiologico di un rapporto attivo, caratterizzato da continue movimentazioni, ma siano di fatto funzionali a soddisfare il credito della banca nell’ambito di un c.d. rientro. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Tribunale Perugia, 03 Settembre 2019. Segue...
Revocatoria fallimentare – Scientia decoctionis – Insufficienza della prova circa lo stato di insolvenza
Ai fini della prova della conoscenza dello stato di insolvenza, i ritardi nei pagamenti delle fatture sono irrilevanti quando questi possono essere giustificati dall’importanza economica della committente per la ditta fornitrice e dalla tolleranza (implicitamente richiesta e concessa) che ne è conseguita. Allo stesso modo è irrilevante la circostanza che il fornitore abbia proseguito i rapporti con la società sino alla dichiarazione d’insolvenza, circostanza che anzi può valere solo a confermare che il fornitore fosse ignaro della situazione economica della cliente e perciò abbia continuato a fornire le proprie merci con il rischio di non essere pagato. (Daniela Giampieri) (riproduzione riservata) Appello Ancona, 13 Giugno 2019. Segue...
Revocatoria di rimesse bancarie ex art. 67 co. 2 l.f. – Periodo semestrale sospetto – Decorrenza – Data di iscrizione della sentenza dichiarativa di fallimento nel registro delle imprese – Esclusione
Revocatoria di rimesse bancarie ex art. 67 co. 2 l.f. – Periodo semestrale sospetto – Modalità di calcolo del termine – Applicazione del principio generale di cui all’art. 155 co. 2 c.p.c.
Ai fini della determinazione del dies a quo di decorrenza a ritroso del semestre sospetto di cui all’art. 67, c. II, L.F., si deve fare riferimento alla data di deposito in cancelleria della sentenza dichiarativa di fallimento, e non alla data (successiva) di iscrizione di tale sentenza nel registro delle imprese, posto che l’esigenza di tutela dell’affidamento dei terzi, cui ha riguardo l’art. 16 co. 2 secondo periodo l.f., può porsi soltanto rispetto ad un evento (la dichiarazione di fallimento) già avvenuto, mentre non sussiste laddove si tratti di un evento futuro ed incerto. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)
Quanto alle concrete modalità di calcolo del termine semestrale di cui all’art. 67, c. II, L.F., trattandosi di un termine a mesi, trova applicazione l’art. 155, co 2, c.p.c., e pertanto tale termine decorre dal giorno anteriore a quello del deposito in cancelleria della sentenza dichiarativa di fallimento, e spira il giorno numericamente corrispondente del sesto mese antecedente. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Tribunale Brescia, 11 Maggio 2019. Segue...
Piano attestato di risanamento - Adesione dei creditori - Presupposto
La semplice offerta ai creditori della sottoscrizione di un piano attestato di risanamento non è sufficiente per configurare la fattispecie di cui all’art. 67 co. 3 lett. d) l. fall., in quanto il consenso dei creditori costituisce un presupposto che deve essere presente sin dall’inizio, non potendo essere acquisito successivamente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Catania, 11 Gennaio 2019. Segue...
Revocabilità di rimesse bancarie – Cerifica condizione rimessa durevole – Determinazione criterio rimessa consistente – Conto congelato espressione di scientia decoctionis
La riduzione in modo consistente e durevole dell’esposizione si può realizzare in concreto principalmente quando la banca imponga dei rientri o privi di fatto il cliente della disponibilità di prelevare dal conto; ciò fa sì che tutte le rimesse oggetto di revocatoria siano in realtà durevoli. Il tema della consistenza non è un parametro assoluto ed oggettivo ma deve esser comparata e declinata nella fattispecie avuto cioè riferimento sia alla entità massima del debito che alla entità dello stesso al momento della rimessa che alle peculiarità del rapporto e quindi alla entità ricorrente dei versamenti eseguiti tra le parti ed eventualmente dei prelievi. In ordine alla scientia decoctionis il sintomo più significativo è l’andamento del conto costantemente teso al rientro tato che esso ha ospitato solo il rimborso degli interessi, dei bolli, delle commissioni e delle competenze e nessuna altra operazione passiva è stata consentita al cliente. (Gianfranco Benvenuto) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 05 Marzo 2018. Segue...
E' consistente e durevole - e dunque revocabile ai sensi dell'art. 67, comma 2, l.fall. - la rimessa in conto corrente che abbia comportato una riduzione dell'esposizione debitoria nella misura percentuale del 17,85% con effetti permanenti sino alla dichiarazione di fallimento, restando irrilevante la circostanza che il saldo del conto si sia comunque mantenuto in territorio negativo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 05 Febbraio 2018. Segue...
Scientia decoctionis ed esenzione ex art. 67 co. III lett. a) l.f. nella revocatoria fallimentare – Dimostrazione presuntiva della conoscenza dello stato di insolvenza (scientia decoctionis) – Procedimento di valutazione delle presunzioni – Natura di operatore economico qualificato
La prova della scientia decoctionis che grava sulla Curatela nella revocatoria ex art. 67 co. II L.F. ha per lo più natura presuntiva; il procedimento di valutazione delle presunzioni è scindibile in due momenti.
Vanno infatti prima vagliati tutti gli elementi indiziari con eliminazione di quelli intrinsecamente privi di rilevanza e conservazione di quelli che, presi singolarmente, rivestano i caratteri della precisione e della gravità, ossia presentino una positività parziale o almeno potenziale di efficacia probatoria; poi, gli elementi isolati dovranno essere valutati complessivamente al fine di accertare se essi siano concordanti e se la loro combinazione sia in grado di fornire una valida prova presuntiva, che magari non potrebbe dirsi raggiunta con certezza considerando atomisticamente uno o alcuni indizi (cfr. Cass. Sez. VI, 2/03/2017, n. 5374; Sez. 1, Ordinanza n. 26061 del 02/11/2017; Sez. V, 6/06/2012, n. 9108; Sez. I, 13/10/2005, n. 19894).
Ancorché la valutazione degli indizi vada compiuta in relazione alla conoscenza effettiva e non meramente potenziale del terzo circa lo stato di insolvenza dell’impresa, è comunque rilevante anche la mera conoscibilità delle condizioni economiche dell’imprenditore, secondo un giudizio ex ante che consenta l’individuazione della situazione psicologica della parte al momento dell'atto impugnato, pur se ciò non autorizza a retroagire automaticamente gli effetti della prova del requisito soggettivo all'inizio del periodo sospetto (cfr. Sez. 1, Sentenza n. 1834 del 26/01/2011).
In ogni caso, la Curatela dovrà offrire concreti elementi di collegamento tra il convenuto nel giudizio revocatorio ed i sintomi rivelatori dello stato di decozione del debitore (cfr. ex plurimis, Cass., Sez. I, 19/02/2015, n. 3336; 30/07/2014, n. 17286; Sez. VI, 3/05/2012, n. 6686).
Va riconosciuta la qualifica di operatore economico capace, anche solo astrattamente, di verificare e valutare i dati del bilancio della Fallita e dunque cogliere i sintomi dell’insolvenza alla parte la cui forma societaria la renda soggetta ai medesimi adempimenti (Registro delle Imprese). (Marco Mariano) (riproduzione riservata) Appello Salerno, 19 Gennaio 2018. Segue...
Esenzione da revocatoria ex art. 67 co. III lett. a) L.F. – Usualità intersoggettiva dei tempi di pagamento – Termini d’uso – Irrilevanza dell’indicazione negoziale e rilevanza della prassi effettiva
I rapporti commerciali rilevanti ai fini dell’esenzione ex art. 67 co. III lett. a) L.F. non sono quelli del settore economico di riferimento ma quelli specifici intercorrenti tra Fallito e accipiens.
Per essere considerati nei “termini d’uso” i pagamenti devono essere effettuati con caratteristiche invalse, per modalità e cronologia, con una continuità tale da poterli far rientrare ragionevolmente nel concetto di “normalità negoziale” tra le parti.
Non occorre aver riguardo all’indicazione temporale prevista nelle singole fatture poiché non rilevano i tempi previsti nel “negozio” ma quelli concretamente accettati tra le parti nel pregresso svolgimento dei rapporti commerciali. (Marco Mariano) (riproduzione riservata) Appello Salerno, 19 Gennaio 2018. Segue...
Nel momento in cui il legislatore ha previsto come ipotesi di esenzione ex art.67 III co. lett.b) l.f. che le rimesse non sono revocabili se non riducono in maniera consistente e durevole l'esposizione debitoria della società fallita nei confronti della banca, perde di significato la circostanza che le rimesse siano pervenute su un conto passivo scoperto o solo passivo posto che il ripristino della provvista a favore del cliente non ha più alcuna rilevanza, essendo riconosciuta ex lege natura solutoria a tutte e solo le rimesse finalizzate all’estinzione del debito contratto nei confronti dell’Istituto di credito. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 29 Dicembre 2017. Segue...
Sono consistenti i versamenti di importo non inferiore al 10% del massimo revocabile ai sensi dell’art. 70 l. fall. trattandosi di importi significativi rapportati alla complessiva situazione del conto e alla sua evoluzione nel tempo. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 29 Dicembre 2017. Segue...
Ai sensi di quanto disposto dall’art. 70 co. 3 l.f., nel caso in cui la revoca abbia a oggetto atti estintivi di posizioni passive derivanti da rapporti di conto corrente bancario, se le rimesse revocabili sono di importo inferiore alla differenza tra massimo scoperto ed esposizione finale, è restituibile l'importo massimo dei versamenti dichiarati inefficaci, mentre se le rimesse revocabili sono di importo superiore, è restituibile l'importo dato da questa differenza. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 31 Agosto 2017. Segue...
Alla datio in solutum non si applica, neppure in via analogica, l’esenzione da revocatoria fallimentare di cui all’art. 67, comma 3, lett. c) l. fall., con cui il legislatore ha inteso tutelare l’acquirente solo nell’ipotesi di acquisto della casa di abitazione con contratto di compravendita. (Paolo Dal Soglio) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 03 Agosto 2017. Segue...
Fallimento - Revocatoria fallimentare - Pagamento delle rate di mutuo - Esenzioni - Pagamenti nei termini d'uso - Riduzione della esposizione debitoria in maniera consistente e durevole - Applicazione - Esclusione
Al pagamento delle rate di mutuo erogato da una banca non è applicabile l'esenzione da revocatoria di cui all'art. 67, comma 3, lett. a) l.fall. non potendo la fattispecie assimilarsi a quella dei "pagamenti di beni e servizi effettuati nell'esercizio dell'attività d'impresa nei termini d'uso".
Al pagamento delle rate di un mutuo non è nemmeno applicabile l'esenzione da revocatoria prevista dall'art. 67, comma 3, lett. b) l.fall. riferita alle "rimesse che non abbiano ridotto l'esposizione debitoria nei confronti della banca in maniera consistente e durevole", trattandosi di fattispecie del tutto differente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 10 Luglio 2017. Segue...
Fallimento – Revocatoria fallimentare – Esenzioni – Pagamenti effettuati nell’esercizio dell’attività d’impresa – Interpretazione – Pagamenti effettuati dopo la cessazione dell’attività d’impresa o la sua messa in liquidazione – Esclusione
La finalità sottesa alla previsione normativa di cui all’art. 67, 2° co., lett. a) l. fall. (che stabilisce la non revocabilità dei pagamenti di beni o servizi effettuati “nell’esercizio dell’attività di impresa”) è quella di ridimensionare la portata economica di talune applicazioni dell’azione revocatoria e di evitare in un certo senso l’isolamento dell’impresa che, pur non ancora in palese stato di decozione, si trovi in difficoltà economica. Ne consegue che devono essere esclusi dall’esenzione di cui alla citata norma tutti i pagamenti che, se pur riferibili a pregresse forniture di beni o servizi utili all’esercizio dell’impresa, sono stati però effettuati solo successivamente alla cessazione dell’attività di impresa ovvero alla sua messa in liquidazione, pena la compromissione della par condicio creditorum. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Tribunale Asti, 23 Giugno 2017. Segue...
Nuova revocatoria fallimentare ex art. 67 II e III comma lett. A) L.F. – Pagamenti di beni e servizi effettuati nell’esercizio dell’attività di impresa nei termini d’uso – Scientia decoctionis – Revocatoria nei confronti del legal-monopolista – Azione ex art. 44 L.F.
Nuova revocatoria fallimentare di pagamenti di beni e servizi – Nozione di termini d’uso – Applicazione al caso concreto – Scientia decoctionis – Ambito territoriale ristretto
Nuova revocatoria fallimentare nei confronti di legal-monopolista – Assoggettamento del monopolista alla revocatoria fallimentare ex art. 67 L.F. – Pagamenti ricevuti post fallimento – Inefficacia
Le parole “termini d’uso” si riferiscono ad un dato fattuale più che formale, cioè alle modalità con le quali il rapporto è stato gestito ed eseguito dalle parti per tutta la sua durata. Ciò porta inevitabilmente ad escludere la rilevanza degli usi negoziali – affermata da alcuni autori e da qualche pronuncia di merito – in essere nel settore di riferimento per i rapporti giuridici similari quello in esame in quanto trattasi di valutazione astratta, svincolata dalle caratteristiche del rapporto in esame. (Salvatore Fieramonti) (riproduzione riservata)
La conoscenza dello stato di insolvenza può ricavarsi dal fatto che le due società operavano in un ambito territoriale ristretto e nel medesimo settore, caratterizzato dalla presenza di pochi operatori all’interno del quale si può agevolmente presumere che le informazioni sullo “stato di salute” delle società che vi operavano circolassero in maniera più rapida ed agevole. (Salvatore Fieramonti) (riproduzione riservata)
In caso di soggetto legal-monopolista va condiviso l’orientamento espresso dalla Suprema Corte con la sentenza n. 1232/2004 emessa a Sezione Unite.
L’automatica indisponibilità del patrimonio del soggetto passivo si determina erga omnes con la pubblicazione della sentenza dichiarativa di fallimento, cioè con il suo deposito in cancelleria e non dal giorno successivo. (Salvatore Fieramonti) (riproduzione riservata) Tribunale Latina, 21 Settembre 2016. Segue...
Fallimento - Azione revocatoria fallimentare - Rimesse in conto corrente bancario - Riduzione consistente e durevole del debito - Criterio del saldo disponibile a analisi della media delle rimesse consistenti e durevoli
La determinazione del quantum oggetto di restituzione per effetto della revocatoria delle rimesse in conto corrente effettuate dal fallito e che diminuiscono in modo durevole la consistenza del debito nei confronti dell’Istituto di credito può essere condotta mediante il criterio del saldo disponibile, analizzando la media delle rimesse alla luce dei caratteri di durevolezza e di consistenza
Il termine “consistente" di cui all’articolo 67, comma 3, lett. b) legge fall., è sinonimo di “ingente” e di “cospicuo” e non può essere inteso in termini assoluti; pertanto, al fine di individuare, caso per caso, la soglia oltre la quale la singola rimessa ha ridotto in misura consistente e durevole l’esposizione debitoria, si dovrà tener conto dell’andamento fisiologico del conto avendo riguardo ad ogni singola rimessa anziché a gruppi di rimesse e del ritmo usuale delle operazioni. In concreto, il c.t.u. dovrà: a) determinare l’importo medio di ogni rimessa ed il saldo medio del conto a seguito della rimessa; b) rapportare il primo valore al secondo e determinare la relativa incidenza media percentuale, ossia la misura percentuale della riduzione conseguente ad ogni rimessa; c) considerare quindi come rimesse che abbiano ridotto in maniera consistente l’esposizione debitoria solo quelle che di volta in volta hanno avuto una incidenza percentuale sul saldo da esse determinato superiore alla media; d) così individuate le rimesse consistenti, potrà essere determinata la durata media della riduzione in relazione al periodo di osservazione.
Il dato della diminuzione consistente e durevole della esposizione debitoria non può, pertanto, che ricavarsi dalla disamina della dinamica delle rimesse complessivamente considerate nel periodo di osservazione, avuto riguardo alla media dei saldi. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Ferrara, 11 Luglio 2016. Segue...
Fallimento - Azione revocatoria - Conoscenza dello stato di insolvenza - Stipulazione di un piano di rientro - Fattispecie
La stipulazione di un piano di rientro che sia stato correttamente eseguito ed adempiuto non costituisce prova della conoscenza dello stato di insolvenza ex articolo 67, comma 2, legge fall. quando a tale pattuizione si aggiunga un piano di rilancio produttivo e commesse con previsione dell’esecuzione di nuove forniture con le stesse modalità che da sempre caratterizzavano i rapporti tra le parti. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 04 Luglio 2016. Segue...
Fallimento - Azione revocatoria fallimentare - Requisiti introdotti dalla modifica di cui al D.L. 35/2005 - Versamento su conto scoperto - Irrilevanza - Indagine sulla riduzione del saldo in modo durevole e consistente - Significato
In tema di azione revocatoria fallimentare, a seguito della modifica legislativa di cui al decreto legge 35/2005, se il pagamento consiste in una rimessa bancaria, non occorre più verificare se essa è pervenuta su un conto passivo "scoperto", quanto piuttosto verificare se vi sia stata una attività di riduzione del saldo passivo effettuata in modo "durevole" e "consistente", termini, questi, con i quali il legislatore ha voluto indicare che la riduzione dell'esposizione debitoria deve essere stata progressiva e tendenzialmente unidirezionale (ossia verso la diminuzione del debito bancario) e di ammontare non trascurabile, avuto riguardo all'ammontare delle rimesse ed all'interesse della massa fallimentare al recupero delle somme andate a beneficio di un solo creditore. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 13 Maggio 2016. Segue...