Source: https://news.avvocatoandreani.it/articoli/inammissibile-ricorso-del-legale-rappresentante-societa-estinta-cancellata-dal-registro-delle-imprese-103513.html
Timestamp: 2019-12-06 05:15:15+00:00
Document Index: 167028987

Matched Legal Cases: ['art. 2495', 'art. 28', 'art. 28', 'art. 2495', 'art. 382', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 382', 'art. 2697', 'art. 36']

La Cassazione dapprima definisce il perimetro di applicazione della nuova formulazione dell'art. 2495 codice civile, disposizione che è stata modificata dall'art. 28 del D. Lgs. 175/2014: «Deve innanzitutto richiamarsi l'orientamento per cui "il D.Lgs. 21 novembre 2014, n. 175, art. 28, comma 4, in quanto recante disposizioni di natura sostanziale sulla capacità delle società cancellate dal registro delle imprese, non ha valenza interpretativa (neppure implicita) né efficacia retroattiva, sicché il differimento quinquennale degli effetti dell'estinzione della società derivanti dall'art. 2495 e. e., comma 2 - operante nei confronti soltanto dell'amministrazione finanziaria e degli altri enti creditori o di riscossione indicati nello stesso comma, con riguardo a tributi o contributi - si applica esclusivamente ai casi in cui la richiesta di cancellazione della società dal registro delle imprese (che costituisce il presupposto di tale differimento) sia presentata nella vigenza della nuova disciplina di detto D. Lgs., ossia il 13 dicembre 2014, o successivamente" (Cass. sez. V, sent. nn. 6743/15, 7923/16, 8140/16; cfr. sez. VI-5, ord, n. 15648/15)».
Il Collegio si richiama ad alcune precedenti pronunce relative alla improponibilità di ricorsi in cui il ricorrente è inesistente, e tale vizio è rilevabile d'ufficio: «in diverse occasioni - e con riferimento sia a diverse tipologie di enti collettivi (società di capitali, società di persone, associazioni non riconosciute) che a diverse tipologie di atti (avvisi di accertamento, cartelle di pagamento) - questa Corte ha affermato che "in tema di contenzioso tributario, la cancellazione dal registro delle imprese, con estinzione della società prima della notifica dell'avviso di accertamento e dell'instaurazione del giudizio di primo grado, determina il difetto della sua capacità processuale e il difetto di legittimazione a rappresentarla dell'ex liquidatore, sicché eliminandosi ogni possibilità di prosecuzione dell'azione, consegue l'annullamento senza rinvio, ex art. 382 c.p.c., della sentenza impugnata con ricorso per cassazione, ricorrendo un vizio insanabile originario del processo, che avrebbe dovuto condurre da subito ad una pronuncia declinatoria di merito" (Cass. sez. V, n. 5736/16), trattandosi di impugnazione "improponibile, poiché l'inesistenza del ricorrente è rilevabile anche d'ufficio e nel giudizio legittimità la sentenza di merito impugnata ... va cassata senza rinvio ai sensi dell'art. 382, comma 3, secondo periodo, c.p.c." (Cass. sez. V, n. 20252/15; conf. n, 21188/14)».
Date le premesse, la Suprema Corte condivide la decisione impugnata della Commissione Tributaria Regionale: «Correttamente, dunque, la C.T.R., dopo aver rilevato che impugnazione dell'avviso di accertamento era stata proposta da una società già cancellata ed estinta, in persona del legale rappresentante, e non da quest'ultimo in proprio, ne ha ritenuto l'inammissibilità, "restando preclusa ogni valutazione sulla sorte dell'atto impugnato, pure emesso nei confronti di un soggetto già estinto"».
Con l'ulteriore precisazione che «Riguardo a quest'ultimo aspetto può essere utile aggiungere che, all'esito di numerosi interventi nomofilattici (in particolare, C.,a.ss. s.u. n. 6070/13), è stato chiarito come "la cancellazione della società dal registro delle imprese, pur provocando, dopo la riforma del diritto societario, attuata dal d. Igs. 17 gennaio 2003, n. 6, l'estinzione della società, non determina l'estinzione dei debiti insoddisfatti nei confronti dei terzi, verificandosi un fenomeno di tipo successorio sui generis, in cui la responsabilità dei soci è limitata alla parte di ciascuno di essi conseguita nella distribuzione dell'attivo risultante dal bilancio di liquidazione, sicché l'effettiva percezione delle somme da parte dei soci, in base al bilancio finale di liquidazione, e la loro entità, vanno provate dall'Amministrazione finanziaria che agisce contro i soci per i pregressi debiti tributari della società, secondo il normale riparto dell'onere della prova' (Cass. sez. V, sent. n. 13259/15; conf. sent. n. 5736/16; cfr. Cass. nn. 7676/12, 7679/12, 19453/12, 1468/04, 5113/03, 5489/78, 3879/75)».
Nel rigettare il ricorso, la Cassazione ricorda anche su chi grava l'onere della prova: «"la cancellazione dal registro delle imprese costituisce il presupposto della proponibilità dell'azione nei confronti dei soci,. l'avvenuta percezione di somme in sede di liquidazione del bilancio finale costituisce il limite della responsabilità dei soci", sicché "spetta al creditore (che pretende), e non al debitore, l'onere della prova dell'azionata pretesa (art. 2697 c. c.)", con riguardo sia alla "reale percezione delle somme" da parte dei soci - nel corso degli ultimi due periodi di imposta precedenti alla messa in liquidazione, ovvero durante il tempo della liquidazione, a norma del d.P.R. n. 602/73, art. 36, terzo comma (v. Cass. sez. V, nn. 11968/12, 19611/15) - sia alla "entità di tali somme" (cfr. Cass. sez. V, n. 25507/13)».
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