Source: https://renatodisa.com/2014/09/25/corte-di-cassazione-sezione-i-sentenza-23-settembre-2014-n-38701-ai-fini-dellemissione-del-provvedimento-di-rimpatrio-con-foglio-di-via-obbligatorio-e-indispensabile-che-il-comportamento-concr/
Timestamp: 2018-11-18 21:37:22+00:00
Document Index: 151898955

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Corte di Cassazione, sezione I, sentenza 23 settembre 2014, n. 38701. Ai fini dell'emissione del provvedimento di rimpatrio con foglio di via obbligatorio, è indispensabile che il comportamento concretamente realizzato dalla persona sia realmente lesivo dei suddetti beni giuridici. Ne consegue che il mero esercizio dell'attività di prostituzione, non costituendo di per sé reato (salvo che trascenda in una condotta penalmente rilevante), non può legittimamente fondare l'appartenenza alla categoria di persone socialmente pericolose prevista dall'art. 1, comma 1, lett. c) d. lgs. n. 159 del 2011 e, quindi, non può giustificare l'adozione del provvedimento di rimpatrio con foglio di via obbligatorio. Né, d'altra parte, possono essere posti a carico del soggetto che si prostituisce eventuali reati o comportamenti pericolosi, commessi da terze persone, pur se occasionati dall'attività di meretricio. Diversamente, verrebbe surrettiziamente ripristinata, in palese violazione di legge, la previsione dell'art. 1, comma 1. n. 3, 1. n. 1423 del 1956, abrogata dall'art. 2 della 1. n. 327 del 1988. - Avvocato Renato D'Isa
Corte di Cassazione, sezione I, sentenza 23 settembre 2014, n. 38701. Ai fini dell’emissione del provvedimento di rimpatrio con foglio di via obbligatorio, è indispensabile che il comportamento concretamente realizzato dalla persona sia realmente lesivo dei suddetti beni giuridici. Ne consegue che il mero esercizio dell’attività di prostituzione, non costituendo di per sé reato (salvo che trascenda in una condotta penalmente rilevante), non può legittimamente fondare l’appartenenza alla categoria di persone socialmente pericolose prevista dall’art. 1, comma 1, lett. c) d. lgs. n. 159 del 2011 e, quindi, non può giustificare l’adozione del provvedimento di rimpatrio con foglio di via obbligatorio. Né, d’altra parte, possono essere posti a carico del soggetto che si prostituisce eventuali reati o comportamenti pericolosi, commessi da terze persone, pur se occasionati dall’attività di meretricio. Diversamente, verrebbe surrettiziamente ripristinata, in palese violazione di legge, la previsione dell’art. 1, comma 1. n. 3, 1. n. 1423 del 1956, abrogata dall’art. 2 della 1. n. 327 del 1988.
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sentenza 23 settembre 2014, n. 38701
1. Il 15 luglio 2013 la Corte d’appello di Ancona confermava la sentenza emessa il 15 maggio 2012 dal Tribunale di Fermo, sezione distaccata di S. Elpidio al mare che aveva dichiarato R. A. A. colpevole del reato previsto dall’ari. 2 1. n. 1423 del 1956 ed, esclusa la continuazione e riconosciute le circostanze attenuanti generiche, l’aveva condannata alla pena di venti giornidi arresto.
1. Occorre premettere che Il giudice penale ben può sindacare la legittimità del provvedimento di rimpatrio con foglio di via obbligatorio al fine di verificare la sua conformità alle prescrizioni di legge, tra le quali rientra l’obbligo di motivazione sugli elementi indicativi della pericolosità sociale della persona (Sez. 1, n. 248 del 13 dicembre 2007; Sez. 1, n. 664 del 9 dicembre 1999); I1 provvedimento amministrativo deve, infatti, specificamente enunciare gli elementi di fatto dai quali viene desunta la pericolosità sociale del soggetto e, quindi, la sua riconducibilità ad una delle categorie indicate nell’art. 1 della 1. n. 1423 del 1956.
2. Nel caso in esame il provvedimento di rimpatrio con foglio di via obbligatoria è stato adottato dal Questore sull’erroneo presupposto dell’appartenenza dell’imputata, in qualità di prostituta esercente il meritricio sulla pubblica via, alla categoria di soggetti socialmente pericolosi individuati nell’art. 1 n. 3 della l. n. 1423 del 1956, così come modificato dall’art. 2 1. n. 327 del 1988 e sostituito dall’art. l, comma l, lett. c), d. Igs. n. 159 del 2011.
Annulla senza rinvio la sentenza impugnata, perché il fatto non sussiste. Così deciso, in Roma, il 3 luglio 2014.
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa|2014-09-25T13:22:30+00:0025 settembre 2014|Cassazione penale 2014, Corte di Cassazione, Diritto Penale e Procedura Penale, Sentenze - Ordinanze|0 Commenti