Source: http://www.marcogrimaldi.it/2018/05/torino-sentenza-foodora-grimaldi-leu-le-motivazioni-non-fermeranno-la-richiesta-di-diritti-e-giustizia-che-arriva-dai-lavoratori-delle-piattaforme-digitali/
Timestamp: 2020-02-19 17:07:35+00:00
Document Index: 119098558

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2087', 'art. 4']

Marco Grimaldi | Torino – sentenza Foodora, Grimaldi (LeU): le motivazioni non fermeranno la richiesta di diritti e giustizia che arriva dai lavoratori delle piattaforme digitali |
diritti, Idee, lavoro, sinistra, solidarietà TAGS / fattorini, foodora, gig economy, Marco Grimaldi, rider, sfruttamento, torino admin 7 maggio 2018
Sono state rese pubbliche oggi le motivazioni della sentenza con cui, l’11 aprile, il Tribunale del Lavoro di Torino ha respinto il ricorso dei sei fattorini di Foodora “sloggati” dalla piattaforma in seguito a critiche delle condizioni di lavoro.
La controversia aveva in particolare per oggetto “la domanda di accertamento della natura subordinata del rapporto di lavoro intercorso tra le parti (con le connesse domande di corresponsione delle differenze retributive e di accertamento della nullità, inefficacia o illegittimità del licenziamento)”.
Fin dall’inizio la sentenza ha fatto discutere, perché di fatto ha negato la natura subordinata del rapporto di lavoro avvalorata da molti elementi concreti, rifiutando di riconoscere come licenziamenti illegittimi i provvedimenti nei confronti dei rider.
Come si legge nelle motivazioni, il Tribunale ha scelto di non prendere in considerazione “le questioni relative all’adeguatezza del compenso e al presunto sfruttamento dei lavoratori da parte dell’azienda, né tutte le altre complesse problematiche della c.d. Gig Economy”.
Le motivazioni in breve.
Il Giudice del Lavoro di Torino, con la sentenza n.778/2018 relativa al cosiddetto “Caso Foodora”, ha ritenuto che i riders non sono lavoratori subordinati in quanto nei fatti è emerso che:
1) «non avevano l’obbligo di effettuare la prestazione lavorativa e il datore di lavoro non aveva l’obbligo di riceverla». L’obbligo di effettuare la consegna discendeva dalla circostanza che «i contratti sottoscritti dai ricorrenti [...] prevedevano la corresponsione di un compenso orario (€ 5,60 lordi all’ora): è quindi logico che i ricorrenti fossero tenuti a fare le consegne che venivano loro comunicate nelle ore per le quali ricevevano il compenso»;
2) i «nuovi strumenti di comunicazione» quali «e-mail [...] internet[...] apposite “app” dello smartphone» sono stati utilizzati per dimostrate esigenze di coordinamento e così in particolare:
- la determinazione di luogo e di orario di lavoro;
- la verifica della presenza dei rider nei punti di partenza;
- le telefonate di sollecito e rilevazione della posizione del rider finalizzate al rispetto dei tempi di consegna pattuiti.
3) A proposito del potere disciplinare, é risultata dimostrata l’assenza di sanzioni rispetto a quanti non si presentavano ai turni già confermati utilizzando la funzione swap oppure senza avvisare (cd. no show);
«L’esclusione dalla chat aziendale o dai turni di lavoro non può [...] essere considerata una sanzione disciplinare».
4) Esclusa la violazione delle norme antinfortunistiche (art. 2087 c.c.).
5) Sul controllo a distanza il Tribunale ha ritenuto «che le applicazioni dello smarthphone venivano utilizzate dai ricorrenti per rendere la prestazione lavorativa e, in quanto tali, non richiedevano il preventivo accordo con le rappresentanze sindacali» ai sensi del nuovo art. 4 SL.
6) Con riguardo alla privacy ha ritenuto esauriente l’informativa sottoscritta dai riders al momento della stipulazione del contratto di collaborazione.
Le motivazioni complete le trovi su http://www.tosieassociati.it/pressDett.aspx?SysPk=yP5Dd%2bJX%2bi%2f0RjK%2bODjnNA%3d%3d