Source: https://www.diritto.it/tutela-dei-diritti-mondi-intrusivi-digitali/
Timestamp: 2018-06-24 08:35:27+00:00
Document Index: 145218069

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 3', 'art. 9', 'art. 14', 'art. 97', 'art. 63', 'art. 63']

La tutela dei diritti sul web: la privacy e la riservatezza
L’inconscio digitale tra cybersecurity e data protection.
Abstract: Le dinamiche pervasive della rete, segnate da un intrusivo sviluppo progressivo nella vita quotidiana, e l’interconnessione dei sistemi rendono improcastinabile, al di là delle previsioni normative più recenti (Regolamento GDPR n. 2016/679/EU, Regolamento sulla vita privata elettronica e Direttiva cd. NIS n. 2016/1148/EU), la realizzazione di un assetto effettivo di tutele che – al passo con l’evoluzione tecnologica – garantisca, al tempo stesso, la sicurezza strategica delle infrastrutture e la protezione dei dati individuali (Data Protection) da un incontrollato sistema (non statuale e ageografico) di tracciatura e profilazione – sospeso tra analisi statistica e acquisizione di dinamiche dell’inconscio – . In questo contesto, assume valenza dirimente la nozione di «sovranità digitale» come snodo della necessaria tutela statuale in ambito nazionale e internazionale.
La tutela dei diritti e l’inconscio digitale
Lo sviluppo pervasivo e, al tempo stesso, invasivo, in termini pandigitali, della rete nella vita quotidiana (si pensi solo all’internet of thinks, dove ogni oggetto – anche il più banale, come un frigorifero, un climatizzatore o un forno – finisce con il divenire elemento attivo della rete nella raccolta, condivisione e trasmissione delle informazioni) è ormai divenuto funzionale a un sistema di circolazione e conservazione di quegli elementi così acquisiti (addirittura suscettibile di valutazione in termini economici in proporzione alla loro aggregazione), contribuendo all’affermazione di un mondo intrusivo in cui i dati stessi (in primis i Big Data, ma anche le profilazioni e la tracciatura dei fruitori) diventano parte di un sistema di classificazione di conoscenze di dominio capace di intervenire nella psiche e condizionarla ad un livello pre-riflettente.
Ben più di ciò che aveva prefigurato Orwell, laddove il Grande Fratello agiva in un contesto di sorveglianza di carattere «disciplinare» (fondata cioè su prescrizioni e divieti in senso inibitorio) – per dirla con Jeremy Bentham[2] –, mentre il serpeggiante sistema di psicopotere sotteso allo status quo pandigitale, abbandonando i divieti, utilizza stimoli positivi e incoraggia l’incontrollata circolazione delle informazioni secondo lo schema aprospettico di un panottico digitale (e non più analogico, come in Bentham) che fornisce (e archivia in modo definitivo) una categorizzazione intelligente di «ciascuna» persona. Oggi nessuno si sente sorvegliato, o minacciato in modo esplicito, ed è questo stato a costituire l’essenza del problema da affrontare con efficaci strumenti giuridici.
Big data, profilazione e tracciatura danno accesso all’inconscio regno di azioni e inclinazioni. Ciò deve indurre a riflettere e ad agire in modo direttamente proporzionale all’evoluzione dei sistemi intelligenti complessi: non si tratta semplicemente di conoscenza astratta e aggregata dell’inconscio collettivo – secondo le informazioni archiviate da «qualcuno» in un «qualche» dove (soggetti e luoghi spesso sottratti all’individuazione: ulteriore elemento di crisi del sistema da disciplinare in sede giuridica) –, ma dell’identità psichica di ciascuno e secondo quello schema pre-riflettente che addirittura è in grado di prevedere le reazioni rispetto agli impulsi più della nostra razionalità. Questo complesso di dati classificati e archiviati ha una certa prossimità con l’Es freudiano che si sottrae all’io cosciente[3], finendo con il dare accesso al nostro inconscio. Il quantified self, inteso come misurazione in termini quantitativi (e qualitativi) della vita di ciascuno, è una realtà, così come il self tracking, e non è peregrino ipotizzare che le aziende che detengono le informazioni conoscano di noi (e della nostra psiche) ben più di qualsiasi servizio informativo nazionale, e, aspetto ancora più inquietante, sono in grado di prevedere (più di noi stesssi) ogni nostra scelta con sempre maggiore dettaglio.
Si assiste dunque a un processo di deinteriorizzazione, laddove l’euforia illusoria della illimitata comunicazione digitale interconnessa si trasforma nell’ossimoro di una «dittatura della trasparenza» funzionale al suo sfruttamento in favore di pochi e ai danni dei molti. Le «tecnologie del sé»[4] dispiegano tutto il loro potenziale.
E’ dunque l’autodeterminazione informativa a costituire la nuova frontiera nella tutela dei diritti. Un percorso che inizia da lontano, rispetto al quale già la Corte Costituzionale tedesca, nella storica sentenza del 15.12.1983, con profetica riflessione, ha elaborato dei significativi capisaldi in tema di elaborazione elettronica delle informazioni e della loro conservazione, rigettando il «sensitivity grading»[5] dei dati, pervenendo alla conclusione che «non c’è più nelle condizioni della moderna elaborazione dei dati alcun dato senza importanza» e, quanto più esso riguardi «eventi intimi» assume rilievo la «conoscenza del suo contesto di utilizzo». Pertanto, è illegittima una elaborazione «senza adeguato fondamento legislativo». Solamente «quando vi sia chiarezza» sugli scopi di utilizzo e sulle possibilità di connessione è possibile rispondere alla domanda circa l’ammissibilità di una limitazione: un passo in avanti rispetto alla teorizzazione del principio (Sphärenteorie) secondo cui l’intensità della tutela giuridica debba essere inversamente proporzionale alla «socialità» del comportamento. «E’ incompatibile con il diritto all’autodeterminazione informativa un ordinamento… nel quale i cittadini non possano più sapere chi sa cosa sul loro conto, quando e in quale circostanza è venuto a saperlo».
Cybersecurity e data protection. I nuovi assetti normativi
Ormai lasciato alle spalle il web 2.0 e il 3.0, il web 4.0 (il vero spartiacque, in termini cibernetici, rispetto ai primi, verso una totale interoperabilità di tutti i sistemi di trasmissione delle informazioni) e, ancor di più, la rapida evoluzione verso il 5.0 (in cui l’interazione si estende anche alla sensorialità e, dunque, alla partecipazione emotiva del soggetto[6]), rappresentano delle frontiere che impongono scelte giuridiche, operative e strategiche di maggiore impatto, a tutela della persona nelle sue multiformi espressioni – e dunque nei sistemi ordinamentali frontalieri e transfrontalieri in cui si estrinsecano le relative attività.
La resilienza del sistema e le azioni positive
L’efficacia potrà essere originata (o, meglio, innescata) esclusivamente dall’introduzione di misure concrete che non solo intervengano sulle regole che sovrintendono – secondo i parametri definiti dalla direttiva – sia allo svolgimento dei processi di acquisizione di scambio e di conservazione dei dati (in possesso di soggetti pubblici e/o privati) sia, auspicabilmente, alle attività procedimentalizzate in sede telematica per mezzo di reali azioni positive volte al superamento del divario digitale sul piano della reingegnerizzazione dei processi[7]. I tentativi sul punto appaiono blandi. La problematica riapre – sotto nuovi e più evoluti profili – la tematica già nota da più di un decennio, del digital divide (a cui dovrebbe aggiungersi, in un’ottica di effettiva democratizzazione dei servizi anche l’assenza di una cultura adeguata alla evoluzione delle criticità sistemiche), oltre che il divario tra amministrazioni[8] e operatori economici privati; obiettivo quest’ultimo perseguibile solo nell’ambito di un processo di reingegnerizzazione dei processi[9] certamente non favorito dall’assenza di specifiche norme e, ancor prima, di concreti obiettivi.
Parallelamente, una tale condizione acuisce lo stridente contrasto con il precetto del secondo comma dell’art. 3 della nostra Carta fondamentale, se solo si considera che l’assenza di specifiche azioni positive in materia collide con il compito della Repubblica di «rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale… che limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza… impediscono l’effettiva partecipazione all’organizzazione politica, economica e sociale del paese». Infatti, posto che le nuove tecnologie favoriscono, soprattutto nell’ambito di un procedimento digitalizzato, la partecipazione diretta dei cittadini ai processi decisionali, l’obiettivo di una rete più efficiente e vicina all’utente – sul piano della sicurezza – potrà dirsi avviato solamente in un quadro di generale e concreto coinvolgimento di tutti gli «attori» della vita civile (sia chi è utente, sia chi progetta ed eroga pubblici servizi). Sarà così instaurato un processo di reale democratizzazione, senza vincoli di spazio e tempo, alimentato dalla progressiva riduzione dell’«asimmetria informativa»[10] tra poteri pubblici e cittadini[11]. A questo effetto, immediatamente percepibile, deve aggiungersi l’indiretto risultato di una «amministrazione partecipata», reso possibile dalla verificabilità costante, ad opera dei cittadini, dell’attività dei pubblici poteri.
In tale contesto muta radicalmente anche l’assetto tradizionale delle modalità di esercizio della funzione amministrativa[12] (intesa come espressione di potestas), considerato che viene a configurarsi un sistema in cui il baricentro non è più l’esercizio del potere (caratterizzato dall’autoritatività), ma il risultato, in termini di efficienza, di un servizio pubblico paritetico, realmente «universale»[13].
L’affidabilità e sicurezza delle reti come orizzonte dinamico
Inquadrata in questi termini la tematica, andrà analizzata la rapida evoluzione tecnologico-informatica che comporta un’altrettanto veloce obsolescenza delle norme che sovrintendono alla disciplina di materie correlate alle tecnologie dell’informazione e della comunica­zione. Esse necessitano di costanti revisioni e aggiornamenti, oltre che di integrazioni, anche per sedimentare un substrato giuridico per tutte le attività finalizzate alla protezione cibernetica e alla responsabilizzazione degli amministratori e degli utenti delle operazioni compiute sui sistemi loro assegnati.
Il profilo più complesso – come del resto già posto in evidenza nel Piano Nazionale per la Protezione Cibernetica e la Sicurezza Informatica predisposto dalla Presidenza del Consiglio nel marzo 2017 – è rappresentato dalla valutazione dell’allineamento tra l’attuale assetto giuridico interno e le dinami­che di sviluppo legate all’innovazione tecnologica, esaminando l’eventualità di interventi normativi e tenendo con­to delle best practices internazionali. In questo senso, occorre finalizzare il quadro normativo relati­vo alle infrastrutture critiche nazionali informatizzate, pubbliche e private, volto alla definizione dei criteri per la loro individuazione tenendo conto an­che di quelli stabiliti per i settori rien­tranti nel campo di applicazione della Direttiva NIS
Altro campo di azione è costituito dalla semplificazione e dalla armonizzazione degli adempi­menti e degli obblighi gravanti sulle ammi­nistrazioni e sugli operatori economici privati con lo scopo di incrementare l’efficacia delle comu­nicazioni in tema di data breach e in­cident notification nonché perseguire l’effettività e l’efficienza di politiche e di misure di sicurezza.
Come ricordato dal Presidente delll’Autorità Garante per la Protezione dei Dati Personali[14] In questi anni il cybercrime ha superato il mercato del narcotraffico a fronte di un danno stimato di oltre 500 miliardi di dollari al business mondiale. Secondo le stime, il 72% degli attacchi verificatisi nell’ultimo anno a livello globale sarebbe stato effettuato a fini estorsivi o di sfruttamento di dati personali. Le infrastrutture critiche hanno subito un incremento del 15% di attacchi rispetto allo scorso anno. Sarebbero cresciuti del 117% gli attacchi riconducibili ad attività di cyberwarfare, che utilizzano canali telematici per esercitare pressione su scelte geopoliticamente rilevanti, mentre il phishing avrebbe raggiunto punte di incremento del 1.000% – a conferma del fattore umano (inesperienza degli utenti) che condiziona in misura preponderante le falle della sicurezza informatica.
La sicurezza cibernetica come «bene comune»
Governance dei sistemi di rete e sovranità telematica. Rilievi conclusivi
[1] Byung-Chul Han, Psicopolitica. Il neoliberalismo e le nuove tecniche del potere, traduzione di Federica Buongiorno, 2016: «L’accelerazione della comunicazione favorisce la sua emozionalizzazione, dal momento che la razionalità è più lenta dell’emotività. La razionalità è, in un certo senso, senza velocità. Per questo l’impulso acceleratore conduce alla dittatura dell’emozione”. E mentre “gli oggetti non possono essere consumati all’infinito, le emozioni invece sì. Le emozioni sono dispiegate al di là del valore d’uso. Quindi si apre un nuovo campo di consumo con caratteristiche infinite». Con riferimento ai Big Data si arriva al paradosso per cui questi dati non sono “confessioni
estorte con la tortura”, piuttosto, secondo Han, «si verifica una spoliazione volontaria. Il Grande Fratello ha un aspetto amichevole. L’efficienza della sorveglianza risiede nella sua bontà». Ma questi dati non sono «confessioni
estorte con la tortura”. Piuttosto, dice Han, “si verifica una spoliazione volontaria. Il Grande Fratello ha un aspetto amichevole. L’efficienza della sorveglianza risiede nella sua bontà».
[2] Jeremy Bentham, Panopticon ovvero la casa d’ispezione , a cura di M. Foucault e M. Perrot, trad. it. di V. Fortunati, Venezia, 1983.
[3] Byung-Chul Han, op. cit., p. 76.
[4] Secondo la definizione di Michel Focault, Tecnologie del sé. Un seminario con Michel Foucault, a cura di L.H. Martin e altri, Torino, 1992.
[5] La teoria secondo cui cui le informazioni personali sono suscettibili di differente disciplina e hanno un diverso grado di pericolosità in rapporto ai profili della personalità cui si riferiscono, cosicché, una volta classificate, la relativa regolamentazione andrà adeguata alla loro categorizzazione contenutistica.
[6] così Aijt Kambil, What is your Web 5.0 strategy?, in Journal of Business Strategy, Vol. 29 Iss: 6, pp.56 – 58: «Web 5.0 a sensory emotive space where we are able to move the web from an emotionally flat environment to a space of rich interactions».
[7] Cfr. Alessandro Biamonte, L’amministrazione digitale e la digitalizzazione procedimentale. Verso un nuovo esercizio della funzione. Problematiche e prospettive, in Studi sul procedimento e sul provvedimento amministrativo, Aa.Vv., Bologna, 2007, pp. 237 – 268.
[8] L’art. 9 (Alfabetizzazione informatica dei cittadini) del Codice dell’amministrazione digitale, D.Lgs. 82/2005, dispone che «Lo Stato promuove iniziative volte a favorire l’alfabetizzazione informatica dei cittadini con particolare riguardo alle categorie a rischio di esclusione, anche al fine di favorire l’utilizzo dei servizi telematici delle pubbliche amministrazioni” e l’art. 14, comma 3, che «Lo Stato, …previene il divario tecnologico tra amministrazioni di diversa dimensione e collocazione territoriale». Entrambe disposizioni di carattere meramente programmatico, in ordine alle quali il Consiglio di Stato nel citato parere n. 31/2006 ribadisce la necessità di specifiche e concrete azioni che «richiedono una adeguata copertura finanziaria e amministrativa».
[9] V. in tema di reingegnerizzazione dei processi (Business Process Reenginering) www.cnipa.gov.it: una modalità di cambiamento organizzativo caratterizzata da un intervento su uno o più processi di servizio tra loro correlati; è guidata dagli obiettivi strategici dell’organizzazione individuati in partenza (nel nostro caso norma cardine è l’art. 97 Cost. da cui fare discendere tutti gli altri obiettivi); non è vincolata, nell’individuazione delle nuove soluzioni, ma muove dalla situazione esistente secondo un approccio dinamico mirando ad un cambiamento radicale che assicuri un “salto” nei risultati; è verificato attraverso un sistema di «metriche» (caratteristica quest’ultima che consente di verificare progressi o decrementi operativi, al fine di operare correttivi. Essa presuppone dunque l’individuazione dei processi primari di una organizzazione legati al core business («missione istituzionale») della singola amministrazione pubblica, che creano “valore” riconosciuto all’esterno dai clienti e che pertanto sono critici per avere successo. Su tali processi viene effettuata una diagnosi volta ad individuare le aree di criticità e di possibile miglioramento (attività nullo o scarso valore aggiunto che possono essere eliminate, flussi operativi irrazionali, frammentazione di responsabilità e operatività, carenze informative…) e a definire i valori obiettivo in termini di «metriche di prestazione». La diagnosi costituisce il punto di partenza per una vera e propria riprogettazione che, come si è detto interverrà in genere su tutte le componenti dando origine a un insieme di interventi operativi tra loro correlati (ridefinizione dei flussi, redistribuzione delle responsabilità, realizzazione nuovi sistemi informativi e utilizzo di nuove tecnologie, formazione e incentivazione del personale).
[10] Così Alfonso Masucci, Informatica pubblica, in Dizionario di diritto pubblico, diretto da Sabino Cassese, IV, Milano, 2006, p. 3119; Id., Procedimento amministrativo e nuove tecnologie. Il procedimento amministrativo elettronico ad istanza di parte, Torino, 2011, pp. IX-128, dove la riflessione viene ricondotta allo schema logico secondo cui i programmi informatici costituiscono insiemi di istruzioni basate sulla logica condizionale del “Se…Allora”. Pertanto, un programma potrà contenere ogni tipo di istruzione, incluse quelle derivabili da norme giuridiche, nella misura in cui queste possano essere rese secondo la logica del “Se…Allora”. Ne deriva che “un testo normativo per poter essere applicato mediante computer […] deve essere formulato attraverso concetti giuridici precisi […] Quando ricorrono concetti giuridici indeterminati ovvero quando i concetti (indeterminati) sono caratterizzati da una molteplicità di significati con essi compatibili […] ricorre uno ‘spazio valutativo’ che l’amministrazione deve riempire di volta in volta [e in cui] non è possibile l’applicazione della normativa mediante computer” (p. 91).
[11] Sul processo di democratizzazione dei processi decisionali: v. Stefano Rodotà, Tecnopolitica, Bari, 2004, p. 27 ss.; Anna Pirozzoli, La libertà di riunione in Internet¸ in Diritto dell’informazione e della informatica, 2004, p. 595 ss. .
12] Cfr., sul concetto originario di funzione, Aldo Piras, Discrezionalità amministrativa, in Enc. del Diritto, XIII, Milano, 1964, p. 65 ss. . La funzione, in quanto qualificata dall’attribuzione al suo titolare di un munus, ovvero officium, viene originariamente ascritta al genere delle «potestà», identificandosi con una condizione che viene «conferita» affinché si eserciti in considerazione di un interesse quanto meno non esclusivamente proprio, o di natura oggettiva. L’evoluzione dottrinale conduce poi ad inquadrare l’attività amministrativa e la rilevanza della funzione in un quadro complessivo in cui il ruolo cardine è svolto dall’esercizio della discrezionalità, in ragione dell’esigenza dell’ordinamento di vincolare l’attività «alla sola necessità di soddisfare gli interessi risultanti dalla predeterminazione delle competenze o dalla descrizione normativa dei fatti dell’azione» (così Piras, Discrezionalità amministrativa, op. cit., p. 78).
[13] Universalità intesa in senso verticale – nei rapporti tra i cittadini e la P.A. (che garantisce l’accesso a servizi di massima qualità a condizioni raggiungibili per tutti) – e orizzontale – tra tutte le amministrazioni nazionali e internazionali (in un contesto paneuropeo e transfrontaliero).
Quanto al primo punto, universalità verticale, tutte le pubbliche amministrazioni sono tenute a collaborare «per integrare i procedimenti al fine di agevolare gli adempimenti di cittadini ed imprese e rendere più efficienti i procedimenti che interessano più amministrazioni, attraverso idonei sistemi di cooperazione» (art. 63, comma 3, D.Lgs. 82/2005). Ciò dopo avere prestato attenzione all’integrazione dei procedimenti e alla loro efficienza (mirando alla soddisfazione degli utenti: art. 63, comma 2). Cfr. Alfonso Masucci, Erogazione on line dei servizi pubblici e teleprocedure amministrative, in Diritto pubblico, n. 3/2003, pp. 991 e ss. . Qui l’autore delinea: il principio di adattamento, che «deve essere inteso nel senso che l’erogazione del servizio deve adeguarsi costantemente e tempestivamente ai bisogni degli utenti e alle esigenze della generalità»; il principio di continuità, che di regola comporta l’obbligo di erogazione del servizio nei normali orari di apertura degli uffici pubblici, mentre, nella dimensione erogativa di rete, va invece configurato come «permanenza» e come «disponibilità immediata del servizio… Attraverso la rete è possibile l’accesso al sito in qualsiasi ora e da qualsiasi luogo»; il principio di eguaglianza, da interpretarsi nel senso di eguale accessibilità ai servizi erogati dall’amministrazione da parte di tutti i privati (cittadini e/o imprese), indipendentemente dalla localizzazione geografica degli utenti, nonché dalla loro condizioni economico-sociali. Si realizza così una «continuità del servizio», il cui concetto assume il significato di disponibilità permanente ed immediata dello stesso: v. Alfonso Masucci, Informatica pubblica, op. cit, p. 3121.
In ordine al secondo argomento, universalità orizzontale, è fondamentale l’introduzione di sistemi che siano realmente in grado di operare tra loro. Di qui molteplici progetti nazionali e internazionali e altrettanti atti programmatici, tra i quali emergono le raccomandazioni contenute nelle Comunicazioni sull’ e-Europe [8.12.1999 COM (1999) 687; 28.5.2002 COM (2002) 263].
Centrale in entrambi i casi è l’interoperabilità, che si estrinseca nel complesso di tutti i presupposti che consentono ai sistemi di «dialogare» tra loro.
L’interoperabilità va in ogni caso tenuta distinta dall’interconnessione che attiene esclusivamente agli aspetti hardware della connessione e al software di comunicazione – prius logico di una rete tra le amministrazioni che possa «interoperare» -. Aspetti entrambi assorbibili nell’ambito del progetto del Sistema Pubblico di Connettività (SPC), che si attende, tuttavia, alla prova dei fatti.
[14] Audizione del Presidente del Garante per la protezione dei dati personali, sulle problematiche legate alla difesa e alla sicurezza nello spazio cibernetico innanzi alle Commissioni Affari Costituzionali e Difesa della Camera del 7.3.2017.