Source: https://laboratoriopoliziademocratica.blogspot.com/2018/05/consiglio-di-stato-01255-schema-di.html
Timestamp: 2019-01-17 09:58:49+00:00
Document Index: 19476758

Matched Legal Cases: ['art. 57', 'art. 4', 'art. 57', 'art. 4', 'art. 57', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 1', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 2', 'art. 4', 'art. 6', 'art. 5', 'art. 6']

lpd: Consiglio di Stato 01255: Schema di decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri concernente le modalità ed i criteri per la concessione d’incentivi fiscali agli investimenti pubblicitari incrementali su quotidiani, periodici e sulle emittenti televisive e radiofoniche locali, in attuazione dell’art. 57 bis, comma 1 del decreto legge 24 aprile 2017, n. 50, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 giugno 2017, n. 96, così come modificato dall’art. 4, comma 1 del decreto legge 16 ottobre 2017, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 2017, n. 172.
Consiglio di Stato 01255: Schema di decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri concernente le modalità ed i criteri per la concessione d’incentivi fiscali agli investimenti pubblicitari incrementali su quotidiani, periodici e sulle emittenti televisive e radiofoniche locali, in attuazione dell’art. 57 bis, comma 1 del decreto legge 24 aprile 2017, n. 50, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 giugno 2017, n. 96, così come modificato dall’art. 4, comma 1 del decreto legge 16 ottobre 2017, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 2017, n. 172.
Numero 01255/2018 e data 11/05/2018 Spedizione
NUMERO AFFARE 00368/2018
Schema di decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri concernente le modalità ed i criteri per la concessione d’incentivi fiscali agli investimenti pubblicitari incrementali su quotidiani, periodici e sulle emittenti televisive e radiofoniche locali, in attuazione dell’art. 57 bis, comma 1 del decreto legge 24 aprile 2017, n. 50, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 giugno 2017, n. 96, così come modificato dall’art. 4, comma 1 del decreto legge 16 ottobre 2017, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 2017, n. 172.
Vista la nota del 28 febbraio 2018, prot. n. 1857, di trasmissione della relazione del 26 febbraio 2018, con la quale la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha chiesto il parere del Consiglio di Stato sullo schema di decreto in oggetto;
Visto il parere interlocutorio reso nell’Adunanza dell’8 marzo 2018;
Vista la nota del 20 aprile 2018, prot. n. 3377, di riscontro al parere interlocutorio della Sezione;
2. Con il parere interlocutorio dell’8 marzo 2018 - cui si rinvia per una puntuale disamina del contenuto dell’atto normativo in esame - la Sezione ha formulato alcuni rilievi di carattere generale relativi al contenuto del decreto de quo, evidenziando che il loro accoglimento costituiva “una condizione necessaria per poter esprimere un parere favorevole in merito al presente atto normativo” (punti 5.1, 5.2 e 5.3) e sospendendo l’emissione del richiesto parere in attesa di conoscere le determinazioni assunte in merito dall’Amministrazione.
Più nel dettaglio, la Sezione, con la condizione di cui al punto 5.1, ha evidenziato che l’art. 5, comma 2 dello schema di regolamento - nel prevedere un generale ricorso al meccanismo della “white list” anche in relazione ad imprese differenti rispetto a quelle individuate dall’art. 1, comma 53 della legge n. 190 del 2012 - si pone in contrasto con la normativa primaria da ultimo citata, con la conseguenza che il riferimento a tale procedura avrebbe dovuto essere espunto dal testo del provvedimento.
Per quanto concerne, inoltre, la condizione posta tramite il punto 5.3 - con cui è stata evidenziata la necessità di precisare ulteriormente il funzionamento del meccanismo di “prenotazione” delle risorse previsto dall’art. 5 del decreto, al fine di evitare una “erronea ripartizione delle risorse precedentemente accantonate a favore di soggetti che non hanno effettuato gli investimenti che si erano impegnati a porre in essere, con pregiudizio degli altri soggetti interessati alla ripartizione” - deve rilevarsi che l’Amministrazione ha proceduto ad una complessiva modifica del precitato art. 5, comma 3, volta ad evidenziare come il calcolo delle risorse destinate all’agevolazione de qua debba essere effettuato a consuntivo, valutando la reale consistenza degli investimenti realizzati dai soggetti richiedenti.
Infine, relativamente alla condizione di cui al punto 5.2 - concernente le modalità di calcolo dell’agevolazione da concedere ai soggetti che hanno iniziato l’attività nel corso dell’anno per il quale è richiesto il beneficio o che nell’anno precedente a quello per il quale il beneficio è richiesto non abbiano effettuato investimenti pubblicitari, previste dall’art. 3, comma 3 dello schema, ritenute in contrasto con la normativa primaria di riferimento - l’Amministrazione ha evidenziato di non poter accogliere tale rilievo.
Secondo l’Amministrazione infatti - benché “la prospettazione suggerita dal Consiglio di Stato indubbiamente trova riscontro nelle espressioni utilizzate dal legislatore” - l’eventuale soppressione della possibilità di considerare come integralmente agevolabile la spesa pubblicitaria dei soggetti che hanno iniziato l’attività nel corso dell’anno per il quale è richiesto il beneficio o che nell’anno precedente a quello per il quale il beneficio è richiesto non abbiano effettuato investimenti pubblicitari potrebbe vanificare “l’effetto di stimolo sul fatturato pubblicitario” connesso all’agevolazione di cui si converte e potrebbe comportare l’esclusione dall’ambito di applicazione del regolamento delle start-up innovative e dei piccoli e medi operatori economici, con conseguente rischio d’incompatibilità del regolamento stesso con la disciplina comunitaria in materia di aiuti di stato.
La Sezione tuttavia - pur prendendo atto delle motivazioni esplicitate dall’Amministrazione (certamente degne di attenzione) - non può esimersi dal rilevare che queste ultime non possono comunque ritenersi adeguate a superare il rilevato contrasto sussistente tra il meccanismo di cui all’art. 3, comma 3 dello schema e la normativa primaria di riferimento che, come già evidenziato, prevede che possano essere oggetto del contributo fiscale di cui si converte soltanto gli investimenti in campagne pubblicitarie il cui valore superi almeno dell'1 per cento gli analoghi investimenti effettuati sugli stessi mezzi di informazione“nell'anno precedente” e ciò perché nella fattispecie disciplinata dal citato art. 3, comma 3 del decreto de quo, non può ritenersi sussistente un aumento percentuale degli investimenti pubblicitari pari ad almeno l’1% delle spese sostenute nel corso dell’anno precedente, in quanto manca proprio il termine di raffronto consistente negli investimenti effettuati nella precedente annualità.
Occorre, infatti, rilevare che il meccanismo previsto dall’art. 3, comma 3, del decreto - nella parte in cui dispone che, per le imprese che hanno iniziato l’attività nel corso dell’anno per il quale è richiesto il beneficio o che nell’anno precedente a quello per il quale il beneficio è richiesto non abbiano effettuato investimenti pubblicitari, “è considerato incrementale l’intero importo” delle spese sostenute per attività pubblicitarie sui mezzi d’informazione oggetto del decreto – vista l’entità del beneficio (“intero importo” speso per l’acquisizione di spazi pubblicitari in luogo della percentuale, a seconda dei casi 75% o 90%, del mero valore incrementale degli investimenti effettuati), potrebbe risultare discriminatoria a danno proprio dei soggetti che, viceversa, abbiano effettuato degli investimenti pubblicitari nell’anno precedente, i quali rischierebbero di subire gli effetti della cospicua diminuzione delle risorse disponibili per l’agevolazione de qua a fronte del beneficio concesso a soggetti immediatamente non ricompresi tra i beneficiari individuati dalla disposizione primaria di riferimento.
D’altronde, al fine di evitare l’effetto “disincentivante” che potrebbe derivare - secondo quanto paventato dall’Amministrazione proponente - dalla soppressione dell’art. 3, comma 3, del decreto, permane comunque in capo alla medesima Amministrazione la possibilità di ricorrere ad altri meccanismi incentivanti e ad altre modalità agevolative previsti dalla normativa di settore attualmente vigente, a partire dalle start-up innovative e dai piccoli e medi operatori economici.
La Sezione pertanto - anche al fine di evitare l’insorgenza di un possibile contenzioso sul punto che potrebbe rallentare il raggiungimento degli obiettivi posti dall’Amministrazione alla base del presente atto normativo - non può che ribadire il rilievo di cui al punto 5.2 del parere interlocutorio in epigrafe, il cui accoglimento costituisce una condizione necessaria per poter esprimere un parere favorevole in merito al presente atto normativo.
La Sezione, infatti, aveva evidenziato che “l’art. 4, comma 1 del decreto - nella parte in cui disciplina la fase eventuale di ripartizione delle risorse nel caso di sforamento del tetto di spesa individuato dall’Amministrazione - appare redatto in maniera non del tutto chiara e dettagliata, e ciò con particolare riferimento sia alle modalità di ripartizione percentuale delle risorse disponibili sia alla procedura con cui calcolare il tetto individuale»”.
La Sezione ritiene, quindi, necessario rinnovare all’Amministrazione l’invito a redigere - nei termini tecnicamente possibili - in maniera più chiara l’art. 4, comma 1 dello schema di decreto al fine di evitare possibili divergenze interpretative sulla portata di tale disposizione, che potrebbero comportare l’insorgenza di un non auspicabile contezioso sul punto.
In particolare l’Amministrazione - in ossequio a quanto evidenziato al punto n. 4 - ha proceduto a specificare, nella nuova stesura dell’art. 2, comma 4 dello schema, che la possibilità di aumentare fino al 90% il credito d’imposta per le start-up innovative e le micro, piccole e medie imprese resterà sospesa fino alla conclusione, con esito positivo, della procedura di notifica del presente atto normativo alla Commissione Europea, precisando inoltre che in pendenza di tale procedura il credito d’imposta sarà comunque concesso nella misura ordinaria.
Inoltre, sono state puntualmente riscontrate le osservazioni formulate sia relativamente alla cumulabilità del beneficio in esame con ulteriori agevolazioni di carattere regionale, nazionale ed europeo - tramite un’apposita modifica dell’art. 4, comma 3 dello schema - sia in merito alla necessità di specificare con maggior grado di dettaglio le modalità tecniche di svolgimento delle verifiche di cui all’art. 6 del decreto, che l’Amministrazione ha integrato nei termini richiesti, evidenziando la possibilità di procedere ad una revoca soltanto parziale delle agevolazioni in precedenza concesse.
Viceversa la Sezione rileva che non è stata accolta la proposta di cassare in quanto superfluo l’art. 5, comma 4 del decreto nonché quella d’integrare il disposto dell’art. 6 - già modificato dall’Amministrazione in riscontro al parere interlocutorio - in tema di revoche parziali tramite un diverso coordinamento fra il primo e il secondo periodo del comma 1.
La Sezione esprime parere favorevole con l’osservazione e la condizione di cui in motivazione.