Source: https://storiaveneta.it/sentenze-magistratura/120-il-processo-di-catanzaro-per-la-strage-di-piazza-fontana-1979/1686-il-memoriale-di-ruggero-pan-e-le-rivelazioni-di-marco-pozzan-il-mandato-di-cattura-per-pino-rauti.html
Timestamp: 2020-08-04 11:50:10+00:00
Document Index: 181016637

Matched Legal Cases: ['art. 270', 'art.372', 'art.302', 'art.270', 'art.171', 'art.55']

Storia Veneta - Il memoriale di Ruggero Pan e le rivelazioni di Marco Pozzan. Il mandato di cattura per Pino Rauti
PARTE SECONDA CAPITOLO V
[da pagina 163 a pagina 176]
In data 8 gennaio1972 Ruggero Pan inviava dalle Carceri al Magistrato Istruttore un "memoriale" nel quale così riassumeva, in una globale ed ordinata rievocazione, i suoi rapporti con Franco Freda e Giovanni Ventura.
Dopo una iniziale presa di contatto nel 1967 sul terreno culturale con il Ventura, che professava allora idee di "destra", lo aveva rivisto nel 1968 ed aveva lavorato alle sue dipendenze nella compilazione di un catalogo librario.
Nel tardo autunno aveva aderito alla sua richiesta di custodirgli le armi, le quali erano state poi trasportate nella casa di sua nonna verso la fine dell'anno. Indi, perduti i contatti con lui, aveva cominciato a frequentare la libreria Ezzelino di Padova, ove il Ventura stesso lo aveva indirizzato, e conosciuto nel febbraio 1969 il dr.Franco Freda titolare di essa.
Questi si era mostrato al corrente dei suoi rapporti con il Ventura. Il 10 marzo 1969 il Pan era stato assunto come assistente nell'istituto padovano per ciechi "Configliachi" ed aveva conosciuto Marco Pozzan portinaio dello stesso istituto ed amico del Freda.
Era stato proprio il Pozzan a parlargli del Freda ponendolo in relazione ad attentati dinamitardi in genere e, particolarmente, a quello verificatosi il 15 aprile di quello stesso anno nello studio del prof. Opocher all'interno del Rettorato dell'Università di Padova. In casa dello stesso Pozzan egli aveva rivisto Freda ed altre tre o quattro persone che parlavano di "mettere bombe".
In un precedente incontro Freda gli aveva chiesto in prestito una borsa per trasportare dei libri.
Nel pomeriggio di sabato 19 aprile 1969 il Freda, invitatolo nel suo studio, gli aveva esplicitamente detto di far parte di un'organizzazione terroristica e gli aveva proposto di entrarvi. Gli aveva detto anche che stava preparando una serie di attentati e che della suddetta organizzazione egli non era il capo ma il "vicario".
Aveva, poi, senza reticenza assunto la paternità dell'attentato di quattro giorni prima al Rettorato dell'Università di cui si è sopra detto, precisando che aveva seguito la scena dello scoppio sorbendo un caffè in un bar prospiciente lo studio del Rettore ed aveva goduto del tintinnio dei vetri che cadevano.
Il Freda gli aveva, indi, confidato che la libreria Ezzelino era un vero e proprio fallimento dal punto di vista economico e che la vera funzione della stessa era quella di costituire un centro di attrazione per estremisti di destra e di sinistra, da strumentalizzare tutti per lo scopo comune dell'abbattimento dello Stato borghese.
Epoca propizia per la progettata manovra eversiva sarebbe stato - a suo dire - il prossimo settembre in occasione dello sciopero di cinque milioni di metalmeccanici.
A tali discorsi il Pan era rimasto sbigottito ed aveva manifestato l'opinione che non vi era motivo di nuocere ad altri per motivi politici. Al che il Freda aveva ribattuto che "non era il caso di prendersi cura di una massa capace solo di mercanteggiare, mangiare, defecare e riprodursi"; lo aveva, infine, minacciato di morte qualora fosse andato a riferire alla Polizia quelle sue confidenze e proposte.
Dopo qualche giorno il Pozzan, ridendo, gli aveva detto di essere al corrente dei discorsi fattigli dal Freda e dei modi bruschi con i quali quest'ultimo aveva cercato di “risvegliare la parte migliore” in lui.
In seguito, dopo gli attentati verificatisi il 25 aprile alla Fiera Campionaria ed all'Ufficio Cambi della Stazione di Milano, sempre il Pozzan gli aveva confidato che autore materiale ne era stato il Freda, il quale aveva deposto per ultima la bomba all'Ufficio Cambi poco prima di tornare a Padova col treno ed aveva, così fatto bruciare "il denaro giudeo".
Tali confidenze gli aveva confermato dopo pochi giorni lo stesso Freda aggiungendo che, per la commissione degli attentati, si era servito di quella sua borsa chiestagli in prestito qualche tempo prima e che lo aveva perciò compromesso agganciandolo, sotto il profilo probatorio, a quella criminosa operazione.
Bene avrebbe fatto quindi il Pan dati gli sviluppi della situazione - aveva detto ancora il Freda - a decidersi ad accogliere la sua proposta ed a fare opera di proselitismo in favore dell'associazione terroristica sia presso gli elementi maoisti sia presso quelli neofascisti da lui conosciuti.
Intimorito dai suddetti avvenimenti, Ruggero Pan si era dimesso dal "Configliachi” ed aveva troncato ogni contatto con quel pericoloso ambiente padovano.
Incontrando poi Giovanni Ventura nell'estate del 1969, lo aveva informato di tutto quel che gli era accaduto e ne aveva ricevuto in cambio rassicurazioni ed un'offerta di lavoro nello studiobibliografico di Castelfranco Veneto.
Il Ventura si era dimostrato già edotto dei discorsi fattigli dal Freda, discorsi che egli - a suo dire – aveva cercato di impedire richiamando l'attenzione dello stesso Freda sull'indole mite e non violenta del giovane Pan.
Successivamente, nell'agosto, il Ventura gli aveva parlato degli attentati sui treni verificatisi in tutta Italia la notte dall'otto al nove di quello stesso mese, se ne era confessato organizzatore precisandogli che essi andavano inquadrati in una più ampia attività di carattere rivoluzionario; e gli aveva, comunicato, poi, che nella confezione degli ordigni "avrebbe usato in futuro dei contenitori di metallo", anzichè di legno, sia per ottenere maggiori danni sia per evitare che la Polizia potesse adeguatamente studiare quelli non esplosi (negli attentati ai treni due bombe, rispettivamente a Venezia e Milano, erano rimaste inesplose).
In quella stessa occasione il Ventura gli aveva fatto vedere dei fogli dattiloscritti spiegandogli che trattavasi di una opera di Freda sul caso del Commissario di P.S. Iuliano dal titolo "La Giustizia è come il timone, dove la si gira va'.
In epoca successiva il Freda gli aveva detto di avere scherzato nell'attribuirsi la paternità dell'attentato commesso nel Rettorato dell'Università di Padova e l'uso della borsa di esso Pan negli attentati del 25 aprile 1969.
Tuttavia sia il Freda che il Ventura avevano insistito nel dirgli che egli si era comunque compromesso (ad esempio per la faccenda delle armi), si trovava quindi "nella stessa barca" e non doveva parlare. Gli avevano anche rivolto gravi minacce per indurlo a mantenere il silenzio.
Il Pan proseguiva la sua esposizione riferendo un episodio avvenuto la sera del 12 dicembre 1969: era salito nella sua abitazione Angelo Ventura, il quale gli aveva testualmente detto, evidentemente riferendosi alla strage di piazza Fontana: "E' successa una carneficina, però non c'entra mio fratello".
Riepilogava, indi, quanto precedentemente da lui dichiarato e, quanto alle armi, ricordava che, avendo egli nel febbraio 1970 sollecitato i Ventura a riprendersele e manifestato loro l'intenzione di disfarsene comunque dopo le rivelazioni del Lorenzon all'Autorità, il Freda era andato ad incontrarsi con lui e gli aveva parlato duramente dicendogli che il Lorenzon era solo un calunniatore mitomane e che non doveva permettersi di buttar via le armi le quali "gli erano costate fior di quattrini", così come quasi due milioni era costata al Ventura la seconda serie dei libretti "rossi" (la prima serie era costituita dagli opuscoli intitolati “La Giustizia è come il timone...", la seconda dei quattro pacchi dei libri sul programma del "Fronte popolare rivoluzionario" distrutta col fuoco dalla Giuseppina Orlando).
In data 11 gennaio 1972 Ruggero Pan confermava dinanzi al Giudice Istruttore il memoriale in questione; e ribadiva che il Freda, dopo avergli detto che da alcuni anni compiva attentati e che intendeva potenziare tale programma terroristico approfittando della tensione sindacale prevedibile per l'autunno, aveva tentato di imporgliene anche a lui il compimento con la testuale perentoria frase: "Io devo fare degli attentati. A settembre ho bisogno di te e di altri. Tienti pronto e cerca anche altre persone".
Aggiungeva di aver capito che il Ventura finanziava il Freda. Aveva, infatti, sentito quest'ultimo dire che il primo si era economicamente rovinato per causa sua. Essi a parere del Pan, che aveva avuto in ciò conferma da una esplicita ammissione del Ventura, erano legati da identici interessi nonostante un certo contrasto ideologico nell'interpretare la tradizione.
In un successivo interrogatorio il Pan, relativamente alle armi, precisava di averne personalmente portato in casa della nonna una parte: ossia quelle che, in un primo tempo, i Ventura avevano lasciato in casa di una sua zia.
Marco Pozzan, sentito come imputato del delitto previsto dall' art. 270 III comma C.P. (2), respingeva gli addebiti e si protestava innocente. Egli dichiarava, inoltre, di non ricordare le circostanze relative ad una importante riunione avvenuta a Padova nella tarda sera del 18 aprile 1969 alla quale, oltre al Freda, aveva partecipato una personalità romana di rilievo. A tale riunione aveva fatto chiaro riferimento una conversazione telefonica, che era avvenuta fra il Pozzan ed il Freda proprio quel 18 aprile 1969 ed il cui contenuto era stato registrato in quanto il telefono del Freda stesso trovavasi sotto controllo di polizia giudiziaria.
Il testo della registrazione, che si riferisce a colloqui telefonici svoltisi quella stessa sera non solo fra il Pozzan ed il Freda, ma anche fra questi ed altri suoi amici (Ivano Toniolo e Giovanni Ventura) sul medesimo oggetto, è il seguente:
QUARTA TELEFONATA FREDA-MARCO POZZAN
FREDA Permetti?
POZZAN Prego. ...952326...
FREDA Va bene.
POZZAN Adesso tu sei in grado di avvisare Giovanni?
FREDA No, perchè Giovanni...
POZZAN ...sarà già partito?
FREDA . . .verrà qui, proprio qui, verso le ore 23.
POZZAN E se per poco non è puntuale?
FREDA Però qui c'è junior. Quindi...
POZZAN Va bene. Senti: devo raggiungerti anch'io?
FREDA Facciamo cosi. Esatto, Partiamo da qui.
POZZAN Però c'è una faccenda; vedi.
FREDA Io offro un bicchiere. Sono tre i bicchieri.
POZZAN Tu offri un bicchiere... e io ne offro due,
perchè - ti avverto - a casa non ho più vino.
Quindi bisogna berlo fuori.
FREDA Quindi...acquisterò io una bottiglia.
POZZAN Si. Ad ogni modo... Va bè.
FREDA E’ opportuno che qualcuno rimanga ad attendere Giovanni.
POZZAN Ah già, già. Perchè adesso rischiamo d'incrociarci: lui vien da te e tu vai dalla ragazza.
FREDA Comunque, chi dovrebbe andarlo a prendere? Tu, secondo le ultime indicazioni che lui aveva proposto. Siccome non c'è bisogno che vada tu, perchè...
POZZAN Ma, insomma, questa è una cosa secondaria.
FREDA Ecco secondaria. Comunque...
POZZAN Il fastidio è di dover uscire, capisci? Dopo, per il resto, quando sono fuori...
FREDA Perchè, non puoi uscire?
POZZAN Si, si, si. Naturalmente mi tirerà le orecchie e i capelli mia moglie.
FREDA Senti, senti. Aspetta, aspetta. Facciamo così, Facciamo così.
POZZAN No, ma è inutile...
FREDA Aspetta, aspetta.
Dunque, il numero di questa ragazza è 952326...
POZZAN...952326...
FREDA Sì, ricordo esattamente.
POZZAN Va bene, và là. Ti raggiungo e.. .qualcosa.. penseremo.
FREDA No, no. Non preoccuparti. Provvedo io lo stesso.
POZZAN Ma...se provvedi tu succede questo. Penserei io stesso a riceverlo e a preparargli qualcosa. E allora è più semplice che andiamo fuori e vorrà dire che gli offriamo qualcosa.
FREDA Ma no. Perchè non veniamo da te, Marco.
POZZAN Ah no? non venite da me?
FREDA Non veniamo da te.
POZZAN Sai, a me dispiace anche di non vederlo...mah...dato che passa di qui così di rado. Peccato che c'è il problema che lui avrà premura di ripartire per Roma. Domani ci sono...
FREDA No, perchè io farei... Io farei subito un salto da quella mia amica.
POZZAN Capisco. Ma nell'ipotesi che tu non la trovi a casa...
FREDA No, son già d'accordo.
POZZAN Ah, sei già d'accordo?
FREDA Si, son già d'accordo. Anzi adesso telefonerò e la raggiungerò.
POZZAN Eventualmente, io resto qui ancora un poco. . No, anche perchè mi dispiace di non…
FREDA No. Tu non preoccuparti. Semmai faremo un salto da te, dopo.
FREDA A meno che tu non voglia andare a letto subito.
POZZAN No, guarda, se si tratta di aspettare per delle ore per poi non salutarlo neanche, allora me ne vado a letto. Invece, se si tratta di aspettare a ragion veduta, allora non importa aspettare fino a mezzanotte o fino alla una. Ma va' là. Vi raggiungo io.
FREDA Fa' come vuoi, insomma. Tutt'al più vieni qui per dieci minuti e dopo torni. Perchè, se no, per telefono io adesso devo impiegare mezz'ora a spiegarti "questa è bionda e questa è bruna", eccetera eccetera.
POZZAN Sì. Va be', va be'.
FREDA Sì. Fa' un salto tu.
POZZAN Adesso, guarda che c'è mia moglie che quando sente la storia della bruna e della bionda e quindi...
FREDA Tua moglie dice sempre che è vecchia. Quindi...
POZZAN Appunto! Ma dice che sono più vecchio di lei,io. Bene.
FREDA Bene. Arrivederci.
POZZAN Allora ti raggiungo.
FREDA E se non ti ha detto altro?
POZZAN No, no. Non mi ha detto altro. Mi ha detto...Niente, così… Ad ogni modo, senti. Adesso io, che mi vesta e che mi pettini...
FREDA Ti apettiamo qua.
POZZAN ...e che tiri fuori la macchina, penso che mi ci vorrà una mezz'ora.
FREDA Si, ma ce n'hai del tempo.
POZZAN Intanto, tu vedi di combinare una cenetta in qualche parte.
FREDA Va bene. Arrivederci.
POZZAN Arrivederci.
QUINTA TELEFONATA FREDA-IVANO TONIOLO
TONIOLO Pronto?
DONNA IGNOTA Buonasera, parla Toniolo per favore?
TONIOLO Sì, chi parla?
DONNA IGNOTA Un attimo le passo qui il Freda.
TONIOLO Bene.
FREDA Pronto?
TONIOLO Pronto, ciao Giorgio.
FREDA Scusami sai ma è stata la quinta volta che io ho tentato di telefonare.
TONIOLO E come mai?
FREDA Niente, mi hanno passato il 6...L'ultimo numero...
TONIOLO Poco male, dimmi.
FREDA Senti. Io farei un salto da te, verso mezzanotte.
TONIOLO Verso mezzanotte?
FREDA Sì. .
TONIOLO Va be’.
FREDA Andiamo a bere qualcosa.
TONIOLO Va bene.
FREDA Va bene? Spero di non disturbare.
TONIOLO No.
FREDA Forse anche prima, sai?
TONIOLO Sì, sì. Va bene.
FREDA Sì, sì. E quindi facciamo un salto lì, poi veniamo da te: insomma, lì alla stazione e POI VENIAMO DA TE.
FREDA Va bene?
TONIOLO Sì, sì. Ti aspetto allora.
FREDA Sì,sì. In qualsiasi eventualità ti telefono. Ciao.
SESTA TELEFONATA FREDA - GIOVANNI VENTURA
VENTURA Sono a Treviso.
FREDA Ancora?
VENTURA Si. Partirò fra poco.
FREDA E quando ti decidi a venire, benedetto, che son le undici?
VENTURA Sì, sì. Fra poco sarò là.
FREDA E va be’, insomma!
VENTURA Incomprensibile.
FREDA Ma no, benedetto! Ma no, benedetto! Perchè noi l'abbiamo ricevuta la comunicazione! Beh, fai incazzare però, sai? E va be', avrai anche tu i tuoi motivi, ma qua adesso...
FREDA Aspetta un poco, aspetta un poco. Perchè, si potrebbe... (incomprensibile) Come fai a dire fra un poco? Arriverai qui fra un'ora tu, no?
VENTURA No, no.
FREDA Ma cosa no, ma cosa no! non farmi incazzare, Giovanni. Cosa no! Non vuoi metterci un'ora da Padova a Treviso? Permetti un momento...
A carico del suddetto Pozzan veniva, indi, emesso ed immediatamente eseguito, per il reato già ascrittogli mandato di cattura il 15 febbraio 1972; ed egli, nei successivi interrogatori del 21 febbraio e del 1° marzo, si decideva ad abbandonare il suo atteggiamento di reticenza rivelando che la personalità romana, cui si faceva riferimento nella telefonata fra lui e Freda della sera del 18 aprile 1969, era Pino Rauti in arrivo da Mestre o Venezia e comunque in transito da Padova.
L'arrivo era previsto per le 23-23,30 ed era atteso da Freda, dai fratelli Ventura, da una ragazza segretaria del Freda e da altri.
In proposito il Pozzan offriva, fra l'altro le seguenti testuali precisazioni:
"Il Rauti arrivò con il treno da Mestre e si è presentato in compagnia di una persona che si qualificò, anzi che venne presentato da Rauti come pubblicista e giornalista. Poteva avere una quarantina d'anni, era alto e snello. Non so precisare l'accento della pronuncia. Escludo che fosse veneto.L'incontro avvenne nell'atrio centrale della Stazione ferroviaria. Ricordo che il treno arrivò sul primo binario.
Con il Freda c'erano sei o sette persone: cioè quelle che ho indicato nel precedente interrogatorio e forse qualche altro che non saprei indicare. Dopo lo scambio di saluti e di cortesie convenzionali e cioè dopo alcuni minuti, il Freda si allontanò con Giovanni Ventura, Ivano Toniolo, Pino Rauti e la persona che lo accompagnava. Non ricordo con che macchina si siano allontanati. Non so indicare con certezza l'ora di arrivo del treno. Potrebbe essere anche successivo alle 23,30. Non tutti i convenuti sono arrivati simultaneamente.
Non ricordo se il Giovanni Ventura arrivò con ritardo. Dopo che il Freda si allontanò con i sunnominati, tutti gli altri e cioè il Balzarini, io, Angelo Ventura, la ragazza e forse qualche altro, se ne andarono per loro conto".
Nel proseguire l'esposizione dei fatti, il Pozzan dichiarava di essere tornato subito a casa e di aver saputo, dopo alcuni giorni, dal Freda che con il Rauti quella sera si era trattato il problema del rientro di "Ordine nuovo" nel M.S.I. e si era, inoltre, "convenuto di approfittare della tensione politica e sociale in atto inserendosi con iniziative utili ad acuirla".
In ordine alla suddetta riunione padovana del 18 aprile 1969, considerata come momento particolarmente significativo nella elaborazione della strategia conduttrice dei vari attentati terroristici verificatisi in quello stesso anno, si orientavano specifiche attività istruttorie.
Sulla base di queste nuove risultanze venivano incriminati Ivano Toniolo e Marco Balzarini per reticenza ai sensi dell'art.372, (il Balzarini poi come partecipe ad associazione sovversiva), nonchè, con mandato di cattura del 2 marzo 1972, il giornalista Giuseppe Rauti detto "Pino" quale organizzatore della associazione sovversiva medesima e per il compimento di tutta una serie di attentati commessi in concorso con Franco Freda e Giovanni Ventura:
a) il 25 aprile 1969 nella Fiera Campionaria e nell'Ufficio Cambi della Stazione ferroviaria principale di Milano;
b) il 24 luglio 1969 nell'Ufficio Istruzione del Palazzo di Giustizia di Milano;
c) i giorni 6-9 agosto 1969 su vari treni nel territorio nazionale.
Con lo stesso mandato di cattura si attribuivano al Freda il delitto di detenzione e porto abusivo di ordigni esplosivi, l'esplosione procurata nello studio del Rettore della Università di Padova il 15 aprile 1969 ed il reato previsto dall'art.302 in relazione all'art.270 C.P. per avere istigato Ruggero Pan ad entrare come membro nell'associazione sovversiva ed a commettere attentati; a Giovanni Ventura lo stesso delitto di istigazione nei confronti di Franco Comacchio e quello previsto dall'art.171 lett.a) legge.22.4. 1941 n.633 per aver riprodotto con procedimento anastatico e posto in vendita alcune opere di Iulius Evola di esclusiva proprietà letteraria della casa editrice Atanor (reato, quest'ultimo, occasionalmente emerso essendo intervenuta una specifica denuncia dalla casa editrice Atanor).
Di fronte alle suaccennate contestazioni di reati, il Rauti ed il Toniolo negavano di aver commesso i fatti loro addebitati. Il Balzarini, colpito anch'egli da mandato di cattura, si dava alla latitanza. Il Freda ed il Ventura si rifiutavano di rispondere in attesa che la Corte di Cassazione decidesse su una istanza, nel loro interesse proposta, di rimessione del procedimento ad altro ufficio giudiziario per "legittimo sospetto" ai sensi dell'art.55 C.P.P.-
Il 14 marzo Marco Pozzan chiedeva di conferire col Giudice e ritrattava tutto quanto da lui dichiarato sulle circostanze, le finalità ed i personaggi della riunione di Padova del 18 aprile 1969, affermando che le notizie prima riferite erano solamente frutto della sua immaginazione.
Nel prosieguo dell'istruttoria il suddetto imputato, ottenuta la libertà provvisoria, si rendeva irreperibile; e contro di lui veniva emesso il 20 giugno 1972 nuovo mandato di cattura per il delitto già contestatogli.
Il 9 gennaio1974 altro mandato di cattura veniva spiccato a suo carico per concorso con Franco Freda e Giovanni Ventura nella direzione dell'associazione sovversiva ed in tutti gli attentati terroristici loro ascritti.
Entrambi i provvedimenti coercitivi rimanevano ineseguiti per la latitanza del ricercato.
(continua al capitolo VI Parte Seconda)