Source: http://www.ildirittoamministrativo.it/CONSIGLIO-DI-STATO-Quinta-Sezione-sentenza-n-2190-del-11-aprile-2018/ult519
Timestamp: 2019-01-24 08:37:39+00:00
Document Index: 100547153

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 13', 'art. 7', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 4']

CONSIGLIO DI STATO, Quinta Sezione, sentenza n. 2190 del 11 aprile 2018
La sinteticità degli atti processuali amministrativi ed il danno c.d. da mancata aggiudicazione
La G. E. srl propone appello contro la U. spa e nei confronti della C. srl al fine di ottenere la riforma della sentenza emessa dal TAR Lombardia – Milano.
La vicenda prende le mosse dal ricorso proposto dalla G. srl , seconda graduata, essendo venuta a conoscenza dell’aggiudicazione alla C. srl dell’affidamento a termine della procedura negoziata del “Servizio di verifica (ed eventuale risanamento) e certificazione di collaudo statico dei pali in acciaio degli impianti di illuminazione pubblica siti nei Comuni di Milano, Bergamo e Brescia”.
La C. srl eccepisce l’inammissibilità dell’appello per violazione dell'art. 13-ter “Criteri per la sinteticità e la chiarezza degli atti di parte”(norma aggiunta a mezzo dell’art. 7-bis d.-l. 31 agosto 2016, n. 168 come integrato dalla legge di conversione 25 ottobre 2016, n. 197) delle norme di attuazione al Codice del processo amministrativo; in quanto, secondo la società C. srl, l’appellante ha superato i limiti dimensionali stabiliti dal decreto del Presidente del Consiglio di Stato 22 dicembre 2016, n. 167 e specificatamente: “i motivi di appello sono esposti a partire da pag. 24: e altresì per mancanza di specifica critica alla sentenza, avendo l'appellante meramente riproposto, con “copia e incolla”, le censure sollevate in primo grado, senza contestare i passaggi logici della sentenza.”
I giudici del Collegio sostengono che la censura sia infondata sulla base della seguente motivazione: “a norma del ricordato art. 13-ter, il limite dimensionale di sinteticità entro cui va contenuto l'atto processuale costituisce un precetto giuridico la cui violazione non genera la conseguenza, a carico della parte che lo abbia superato, dell’inammissibilità dell'intero atto, ma solo il degradare della parte eccedentaria a contenuto che il giudice ha la mera facoltà di esaminare (art. 13-ter, comma 5: “Il giudice è tenuto a esaminare tutte le questioni trattate nelle pagine rientranti nei suddetti limiti. L'omesso esame delle questioni contenute nelle pagine successive al limite massimo non è motivo di impugnazione”).”
Nel caso di specie, il limite quantitativo risulta essere rispettato.
I giudici osservano che l’atto di appello dellaG. srl consta di 39 pagine e puntualizzano che la verifica del superamento del limite dimensionale va fatta senza conteggiare“l'epigrafe dell'atto; l'indicazione delle parti e dei difensori e relative formalità; l’individuazione dell’atto impugnato” e delle “conclusioni dell’atto”, come peraltro è sancito nell’art. 4 del decreto del Presidente del Consiglio di Stato.
La predetta decisione del Collegio fa luce sui parametri da rispettare in riferimento al limite dimensionale dell’atto processuale amministrativo, in quanto chiaramente i giudici evidenziano che il conteggio deve essere effettuato senza considerare:l'epigrafe dell'atto; l'indicazione delle parti e dei difensori e le relative formalità e l’individuazione dell’atto impugnato.
Alla luce delle predette considerazioni, il Collegio ritiene che l’atto d’appello proposto dalla G. srl rientra nel limite dimensionale di 35.
In merito, invece, al motivo di impugnazione proposto dalla società G. srl vertente sul risarcimento del danno sulla c.d. “mancata aggiudicazione”, i giudici del Collegio rigettano tale doglianza.
Il Collegio spiega che il “danno da mancata aggiudicazione” sussiste nell’ipotesi in cui: “l'annullamento in sede giudiziaria dell'aggiudicazione è motivato da ragioni di esclusione dell'aggiudicatario non rilevate dall'amministrazione, potendo in questo caso il secondo graduato richiedere l'utile che avrebbe tratto dall'esecuzione del contratto di appalto alla cui stipulazione poteva legittimamente aspirare, non nel caso, che ricorre nella vicenda in esame, in cui l'aggiudicatario non andava escluso, risolvendosi la violazione commessa dalla stazione appaltante nella sola intempestiva stipulazione del contratto di appalto.”.