Source: http://www.ismed.it/cnf_faq_mediazione.html
Timestamp: 2019-01-23 07:48:34+00:00
Document Index: 20372037

Matched Legal Cases: ['art. 4', 'art.25', 'art.22', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 8', 'art. 83', 'art. 8', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 14', 'art. 5', 'art. 17', 'art. 2643', 'art. 2643', 'art. 2657', 'art. 2643', 'art. 474', 'art. 12', 'art. 475', 'art. 474', 'art. 12']

CIRC. N. 25-C-2013: FAQ SULLA MEDIAZIONE FINALIZZATA ALLA CONCILIAZIONE DELLA LITE
RESPONSABILI DEGLI ORGANISMI DI MEDIAZIONE
PRESIDENTI DEI CONSIGLI DELL'ORDINE DEGLI AVVOCATI
la “Commissione interna al CNF per lo studio e la riforma della mediazione e della conciliazione”, sulla base del confronto con i Colleghi presenti all’incontro del 26 settembre u.s. tenutosi presso il Consiglio Nazionale Forense, ha predisposto un documento che affronta le principali problematiche applicative che le modifiche apportate al d.lgs. n. 28/2010 stanno determinando.
Il documento è stato approvato nella seduta amministrativa del Consiglio del 22 novembre u.s.
Commissione per lo studio della mediazione e della conciliazione
Sommario: 1. La competenza territoriale dell’Organismo di mediazione – 2. L’assistenza tecnica – 3. Il primo incontro di mediazione – 4. L’accordo conciliativo – 5. Organismi di mediazione forense e revisione delle circoscrizioni giudiziarie
1. La competenza territoriale dell’Organismo di mediazione
Come si individua l’Organismo di mediazione territorialmente competente ai sensi dell’art. 4
d.lgs. 28/2010?
Ne deriva che per determinare la competenza dell’organismo di mediazione, una volta identificato il giudice competente secondo le norme del cpc, occorrerà fare riferimento all’ambito di competenza territoriale previsto per gli uffici giudiziari, rispettivamente: distretto per la Corte d’Appello, circoscrizione per il Tribunale, mandamento per il giudice di pace ed ambito territoriale regionale (ad eccezione di Lombardia e Sicilia che ne hanno due in regione e valle d’Aosta per la quale si fa riferimento a Torino) per il c.d. tribunale dell’imprese.
Il riferimento alle norme del codice di procedura civile per individuare l’ODM territorialmente
compente, peraltro, consente di risolvere il quesito teso a sapere se le parti possono derogare, oppure no, alla competenza territoriale dell’organismo di mediazione.
Limitatissime sono quindi le ipotesi che possono essere richiamate (ad es. la sicura inderogabilità del foro della P.A. prevista dall’art.25) mentre sappiamo che l’indicazione di un foro esclusivo, di per sé non implica la non derogabilità della competenza su accordo delle parti ( v. ad es. art.22, foro speciale ed esclusivo, ma, non per questo inderogabile). Di conseguenza, tutte le volte in cui l’ordinamento processuale consente alle parti di derogare alla competenza territoriale dell’autorità giudiziaria non v’è motivo per negare che esse possano farlo anche con riferimento alla competenza territoriale degli organismi di mediazione. ( v. un’ esplicita conferma in questo senso, nell’ordinanza del giudice Buffone, Trib. Milano, 29 ottobre 2013)
La prima e più semplice ipotesi si ha con la presentazione di una domanda congiunta ad opera delle parti dinanzi ad un Organismo prescindendo dalla sua competenza territoriale.
La seconda ipotesi di deroga espressa si ha qualora le parti disciplinino la competenza territoriale con riferimento al procedimento di mediazione, attraverso l’indicazione, in una clausola contrattuale di mediazione, di una città e/o di uno, o più specifici ODM che ivi abbiano sede. Secondo quanto previsto dall’art. 5, comma 5, qualora non sia possibile presentare la domanda davanti all’organismo indicato, se le parti non raggiungono un successivo accordo di deroga, deve essere rispettato il requisito della competenza territoriale.
In entrambi i casi, e qualora si tratti di controversie in cui il tentativo di mediazione è previsto dalla legge come condizione di procedibilità, il giudice, se la parte convocata alla mediazione non è comparsa o pur comparendo abbia eccepito l’incompetenza territoriale dell’organismo adito, d’ufficio nella prima udienza o su eccezione della parte chiamata, potrà eccepire l’improcedibilità della domanda e fissare la successiva udienza dopo la scadenza dei 3 mesi (di cui all’art. 6) assegnando contestualmente alle parti il termine di 15 giorni per la presentazione della domanda di mediazione presso un organismo accreditato (e territorialmente competente). (nella richiamata ordinanza del giudice Buffone Trib. Milano, 29 ottobre 2013 si dice: ”La domanda di mediazione presentata unilateralmente dinanzi all’organismo che non ha competenza territoriale non produce effetti”.)
Sì, negli stessi limiti di cui si è parlato per una procedura tradizionale. In questi casi, inoltre, qualunque difficoltà legata alla sede viene annullata dalla possibilità di svolgere la procedura online.
2. L’assistenza tecnica
Tale obbligo, tuttavia, sembra riguardare ogni “modello” di mediazione, atteso che il testo normativo non non fa distinzioni al riguardo. Difatti l’art. 8, 1° comma, anch’esso modificato dall’intervento normativo del 2013 dispone semplicemente che «Al primo incontro e agli incontri successivi, fino al termine della procedura, le parti devono partecipare con l’assistenza dell’avvocato. Durante il primo incontro il mediatore chiarisce alle parti la funzione e le modalità di svolgimento della mediazione. Il mediatore, sempre nello stesso primo incontro, invita poi le parti e i loro avvocati a esprimersi sulla possibilità di iniziare la procedura di mediazione e, nel caso positivo, procede con lo svolgimento».
- non occorre procedere al conferimento di alcuna procura ad litem ai sensi dell’art. 83 c.p.c.;
- l’avvocato che compaia agli incontri di mediazione in assenza dell’assistito non deve dimostrare altro che la sussistenza di un potere di rappresentanza sostanziale.
Quando inizia la procedura di mediazione? Con il deposito della domanda oppure nel momento della manifestazione di volontà delle parti, in seguito al primo incontro, di voler iniziare la procedura?
Qual è l’obiettivo del primo incontro?
L’obiettivo del primo incontro è quindi quello di fornire alle parti le informazioni necessarie sulla procedura di mediazione affinché queste possano, successivamente assumere una decisione informata, nel rispetto del principio di volontarietà e autodeterminazione. Per raggiungere tale obiettivo, è chiaro che il primo incontro non deve ridursi ad un semplice formalismo in cui il mediatore chiede semplicemente alle parti e ai loro avvocati se ci sono spazi per trovare una conciliazione, ma richiede che, con la collaborazione degli avvocati che assistono le parti, l’incontro sia affrontato con le modalità necessarie per permettere al mediatore di espletare l’onere informativo e deontologico posto dalla normativa a suo carico. Perciò sembra opportuno che la lettera di convocazione indichi la durata presunta del primo incontro (salvo il caso di immediata prosecuzione della mediazione in seguito allo stesso), che non dovrebbe essere inferiore a un’ora per permettere l’espletamento di tutte le attività richieste: fase informativa, valutazioni a carico delle parti e dei loro avvocati e verbalizzazione dell’incontro.
Al primo incontro è importante la comparizione personale della parte?
L’art. 8 comma 1 fa riferimento a due soggetti diversi: parti e avvocati. Data la natura, l’obiettivo del primo incontro e l’importanza della partecipazione personale delle parti, risulta essenziale che il regolamento dell’Organismo preveda (come previsto dal DM 180/10 all’art. 7, comma 1, a) la partecipazione personale delle parti al primo incontro di mediazione, limitando a casi eccezionali la possibilità di essere sostituite da un rappresentante sostanziale munito dei necessari poteri.
La lettera di convocazione del primo incontro
- l’obiettivo del primo incontro e l’importanza di partecipazione personale delle parti
- le disposizioni contenute nel regolamento dell’Organismo in relazione all’assistenza tecnica (ad esempio se il regolamento richiede necessariamente l’assistenza tecnica sia in mediazione volontaria che obbligatoria)
- l’importo da corrispondere per le spese di avvio (Euro 40 + IVA)
- le conseguenze previste dalla legge nel caso di mancata partecipazione senza giustificato motivo
E’ opportuno permettere alle parti la possibilità di procedere all’analisi dei documenti (perizie o altro) in sede del primo incontro, prima della decisione delle parti di proseguire la mediazione?
E’ possibile svolgere sessioni separate durante il primo incontro?
E’ necessario far firmare l’impegno alla riservatezza già nel primo incontro (soprattutto se la parte invitata compare, senza aver sottoscritto preventivamente alcuna sorta di adesione)?
E’ possibile che il primo incontro sia svolto da un mediatore e nel caso di accettazione, la procedura sia condotta da un altro mediatore?
La normativa non prevede nulla. Le uniche indicazioni riguardanti la possibilità di sostituzione del mediatore sono contenute nell’art. 7 comma del DM 180/10, in relazione alla formulazione della proposta e nell’art. 14 comma 3 del D. Lgs. 28/10, relativamente alla richiesta formulata da una parte. Tuttavia, tranne casi eccezionali, è opportuno che il mediatore incaricato della prosecuzione della procedura sia lo stesso che ha condotto il primo incontro,anche perché il consenso delle parti può avvenire non solo in considerazione dei vantaggi della procedura di mediazione, ma anche in relazione alla valutazione della professionalità e competenze (skills) del mediatore.
Quando si conclude il primo incontro?
Nel caso di mancata comparizione di una delle parti o di mancato accordo tra le stesse per proseguire la mediazione, il mediatore dovrà redigere l’apposito verbale che costituirà titolo per dimostrare l’assolvimento della condizione di procedibilità (art. 5 comma 2 bis del D. Lgs. 28/10).
Anche nel caso, di concorde volontà delle parti per proseguire la mediazione, è opportuno redigere un verbale che dia atto di tale circostanza, allo scopo di determinare chiaramente la conclusione del primo incontro e l’inizio delle fasi successive della procedura, con il conseguente obbligo per le parti di provvedere al pagamento delle indennità relative.
Il verbale negativo
Nel caso di accordo tra le parti per la prosecuzione della mediazione in seguito al primo incontro, bisogna rinviare la seduta?
Come deve intendersi la prescrizione contenuta nell’art. 17, comma 5 ter del D. Lgs. 28/10 (“nel caso di mancato accordo all’esito del primo incontro non è dovuto nessun compenso all’Organismo di mediazione”)?
E’ possibile svolgere il primo incontro on line?
L’utilizzo del servizio telematico da parte degli Organismi a ciò attrezzati, includendo un regolamento on line, può riguardare l’intero procedimento di mediazione: dalla presentazione della domanda alla sottoscrizione del verbale, includendo la gestione delle singole fasi (deposito dei documenti, comunicazioni con la Segreteria e la conseguente gestione della procedura, quindi anche del primo incontro).
4. L’accordo conciliativo
Qual è l'oggetto specifico dell'atto previsto dall'art. 2643, n. 12-bis?
L'oggetto specifico è l'accordo con cui le parti danno atto che si è verificata l'usucapione di un diritto reale su un bene immobile. Deve trattarsi di un diritto usucapibile e non è necessario che l'accordo abbia i requisiti della transazione (reciproche concessioni).
Può essere trascritto l'accordo che ha un contenuto diverso dall'accertamento dell'avvenuta usucapione?
Se l'accordo contiene disposizioni ulteriori rispetto all'accertamento dell'avvenuta usucapione, esso può essere trascritto ai sensi del n. 13 dell'art. 2643 c.c. [le transazioni che hanno per oggetto controversie sui diritti menzionati nei numeri precedenti].
E' sufficiente l'autenticazione degli avvocati?
No. La sottoscrizione dell'accordo deve essere autenticata da un notaio: ciò è previsto espressamente dalla norma («con la sottoscrizione del processo verbale autenticata da un pubblico ufficiale a ciò autorizzato») e discende comunque dall'art. 2657 c.c.
Solo l'accordo raggiunto in sede di mediazione può essere trascritto?
No. La disposizione contenuta nell'art. 2643 n. 12-bis c.c. è generale, e quindi - purché autenticato dal notaio - l'accordo che accerta l'usucapione può essere trascritto qualunque sia la sede in cui è raggiunto.
Che contenuto deve avere l'accordo per acquisire efficacia esecutiva?
L'accordo ha efficacia esecutiva se ha il contenuto previsto dall'art. 474 c.p.c.: in esso devono quindi essere previsti obblighi di una o di ambo le parti.
Cosa devono attestare gli avvocati?
Gli avvocati devono attestare che l'accordo non è contrario all'ordine pubblico (cioè non contiene pattuizioni contrastanti con i principi fondamentali dell'ordinamento: ad es., viene accordato un risarcimento per l'inadempimento ad un obbligo derivante da un contratto illecito) o a norme imperative. In relazione a quest'ultime peraltro occorre precisare che le disposizioni imperative che disciplinano un rapporto non si applicano all'accordo che risolve una controversia relativa a quel rapporto. Ad es., le norme imperative in materia di locazione non si applicano ad un accordo che risolve una controversia locativa.
Se manca la sottoscrizione o l'attestazione degli avvocati, l'accordo è invalido?
No, perché la sottoscrizione e l'attestazione degli avvocati sono richieste ai soli fini dell'efficacia esecutiva.
Se manca la sottoscrizione o l'attestazione degli avvocati, l'accordo può acquistare efficacia esecutiva?
Sì, mediante l'omologazione del presidente del tribunale, che è alternativa («In tutti gli altri casi», prevede l'art. 12) alla sottoscrizione degli avvocati.
Quale natura ha il titolo esecutivo costituito dell'accordo sottoscritto dagli avvocati?
E' necessaria l'apposizione della formula esecutiva?
No, in quanto l'art. 475 c.p.c. prevede che la formula esecutiva deve essere apposta ai titoli esecutivi utilizzati in copia e non a quelli utilizzati in originale (scritture private, cambiali, assegni).
E' necessario notificare alla controparte, insieme al precetto, anche una copia del titolo esecutivo?
No, in quanto l'art. 474 c.p.c. stabilisce che le scritture private non debbono essere notificate, ma debbano essere integralmente trascritte nel precetto, come accade per i titoli di credito.
Vi è differenza fra l'efficacia esecutiva dell'accordo sottoscritto dagli avvocati e quello omologato dal giudice?
Nonostante la diversa dizione utilizzata dall'art. 12 per l'accordo sottoscritto dagli avvocati (espropriazione forzata, esecuzione per consegna e rilascio, esecuzione degli obblighi di fare e non fare) e per l'accordo omologato (espropriazione forzata ed esecuzione in forma specifica) non vi è differenza, in quanto con il termine «esecuzione in forma specifica» si intende l'esecuzione per consegna e rilascio e l'esecuzione per obblighi di fare e di non fare.