Source: http://www.ilcaso.it/leasing/indice-lea-tutto.php?id_cont=arch-leasing-cass-tutte
Timestamp: 2020-06-05 07:06:15+00:00
Document Index: 16723692

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 1523', 'art. 1526', 'sentenza ', 'art. 72', 'art. 1526', 'art. 1526', 'art. 1526', 'art. 72', 'art. 1137', 'art. 111', 'art. 1526', 'art. 72', 'art. 1526', 'art. 1526', 'art. 1526', 'art. 72', 'art. 1526', 'art. 72', 'art. 1526', 'art. 1526', 'art. 1526', 'art. 93', 'art. 111', 'art. 161', 'art. 182', 'art. 806', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 30', 'sentenza ', 'art. 72', 'art. 59', 'art. 4', 'art. 93', 'art. 72', 'art. 59', 'art. 72', 'art. 1526', 'art. 1526', 'art. 1526', 'art. 1384', 'art. 1384', 'art. 72', 'art. 72', 'art. 59', 'art. 4', 'art. 93', 'art. 103']

Decisioni di legittimit�
In prospettiva del confronto con il tasso soglia antiusura non è corretto sommare interessi corrispettivi ed interessi moratori
Contratto di leasing immobiliare – Interessi – Usura – Esclusione della sommatoria degli interessi corrispettivi agli interessi moratori
Gli interessi convenzionali di mora non sfuggono alla regola generale per cui, se pattuiti ad un tasso eccedente quello stabilito dalla L. 7 marzo 1996, n. 108, art. 2, comma 4, vanno qualificati ipso iure come usurari, ma in prospettiva del confronto con il tasso soglia antiusura non è corretto sommare interessi corrispettivi ed interessi moratori. Tale conclusione è determinata dal fatto che i due tassi sono alternativi tra loro e si riferiscono a basi di calcolo diverse: il tasso corrispettivo si calcola sul capitale residuo, il tasso di mora si calcola sulla rata scaduta. (Giuseppe Caramia) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 28 giugno 2019, n.17447.
Avendo nel caso di specie la CTU esperita nel giudizio di merito rilevato che, alla stregua della formulazione della clausola contrattuale di cosiddetta indicizzazione, erano praticabili diversi criteri (formule) per arrivare al risultato del calcolo e che il ricorso a ciascuno di essi portava a risultati diversi riguardo alla prima delle due componenti di variabilità prevista dalla clausola (quella legata all’indice monetario cosiddetto Libor), tale indeterminatezza e conseguente nullità si riverbera, per vincolo funzionale e conseguente vizio derivato, anche in ordine alla prestazione che sarebbe dovuta per effetto del secondo meccanismo di variabilità del canone parimenti previsto dalla stessa clausola (quello legato al variare del tasso di cambio tra euro e franco svizzero), posto che la prima componente determina il contenuto anche della seconda, per essere essa un fattore di calcolo costituente elemento anche di quest’ultima. (nel senso che se dall’oggetto di una clausola dipende l’oggetto di un’altra, e il primo oggetto è indeterminabile, ne consegue che è indeterminabile, per nullità derivata, anche l’oggetto della seconda). (Marco Pedrett) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 25 giugno 2019, n.16907.
Leasing traslativo: la clausola contrattuale che pone a carico dell'utilizzatore il rischio di perdita del bene non ha carattere vessatorio
Locazione finanziaria - Clausola prevedente la responsabilità dell'utilizzatore in caso di perdita della cosa - Carattere vessatorio - Esclusione - Fondamento
In tema di leasing traslativo, la clausola contrattuale che pone a carico dell'utilizzatore il rischio per la perdita del bene oggetto del contratto non ha carattere vessatorio, poiché si limita a regolare la responsabilità per la perdita del bene in conformità della disciplina legale desumibile - in via analogica - dall'art. 1523 c.c. sulla vendita a rate con riserva della proprietà. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 23 maggio 2019, n.13956.
Se il contratto di leasing si è risolto per inadempimento dell’utilizzatore prima del suo fallimento si applica l'art. 1526 c.c.
La necessità di un'esegesi restrittiva della norma fallimentare, dunque, non consente di ritenere superata la distinzione tra leasing finanziario e leasing traslativo, con le differenti conseguenze che da essa derivano nel caso di risoluzione del contratto per inadempimento. (Pietro Gobio Casali) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 17 maggio 2019, n.10733.
Rivoluzionaria sentenza sul leasing: applicazione dell’art. 72quater al rapporto risolto prima del fallimento, valore di mercato sulla base di stima disposta dal giudice delegato
Eventuali rettifiche, sulla base di quanto effettivamente realizzato dalla vendita del bene, potranno farsi valere in sede di riparto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 29 marzo 2019, n.8980.
Fallimento e leasing: il credito residuo in linea capitale si riferisce ai soli crediti del concedente non ancora scaduti
Il credito del fallimento a vedersi corrisposto il surplus di quanto ricavato dalla ricollocazione del bene trova la sua fonte proprio nello scioglimento del contratto di leasing, scioglimento che imprime al bene che ne è oggetto una destinazione radicalmente diversa da quella precedente, che per l'appunto transita dalla funzione di utilizzo da parte del soggetto poi fallito a quella di soddisfacimento di dati crediti del concedente (credito residuo in linea capitale); non può dunque operarsi la compensazione tra il credito del concedente per canoni scaduti ed il credito a favore del fallimento (costituito dalla parte eccedente il montante dei canoni a scadere) generato dalla riallocazione del bene. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 04 febbraio 2019, n.3200.
Leasing traslativo: l'equo compenso spettante all'utilizzatore per l'uso della cosa ex art. 1526 c.c. non include n� il risarcimento del danno che può derivare da un deterioramento anormale della cosa n� il mancato guadagno
Locazione finanziaria - Risoluzione per inadempimento dell'utilizzatore - Leasing traslativo - Disciplina prevista dall'art. 1526 c.c. per la vendita con riserva di proprietà - Applicabilità - Equo compenso - Nozione
Nel leasing traslativo, al quale si applica per analogia la disciplina dettata dall'art. 1526 c.c. per la risoluzione del contratto di vendita con riserva di proprietà in caso di inadempimento dell'utilizzatore, il diritto all'equo compenso spettante all'utilizzatore per l'uso della cosa comprende la remunerazione del godimento del bene, il deprezzamento conseguente alla sua incommerciabilità come nuovo e il logoramento per l'uso", non includendo, invece, né il risarcimento del danno che può derivare da un deterioramento anormale della cosa, né il mancato guadagno. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 13 novembre 2018, n.29020.
Leasing traslativo: nulle le pattuizioni che ricalcano il contenuto dell’art. 72-quater l.f.
c) la mancata previsione che la vendita e riallocazione del bene ottenuto in restituzione non debba aver luogo a valori di mercato, pena la responsabilità del concedente e che lasciano quest’ultimo libero di procedere o meno all’operazione di riallocazione secondo le proprie insindacabili determinazioni, senza tener conto della presenza di interessi altrui, quali potrebbero essere quelli dello stesso utilizzatore o di altri suoi creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 31 ottobre 2018, n.27935.
Impugnazione di delibera assembleare: legittimazione attiva dell'utilizzatore di un'unità immobiliare in leasing
Impugnazione di delibera assembleare - Legittimazione attiva - Soggetti diversi dal proprietario della singola unità immobiliare - Utilizzatore di un'unità immobiliare in leasing - Diritto personale derivante da un contratto ad effetti obbligatori - Esclusione
In tema di condominio, il generale potere ex art. 1137 c.c. di impugnare le deliberazioni condominiali in relazione alle spese necessarie per le parti comuni dell'edificio compete al proprietario della singola unità immobiliare, mentre non spetta all'utilizzatore di un'unità immobiliare in leasing, essendo lo stesso titolare non di un diritto reale, ma di un diritto personale derivante da un contratto ad effetti obbligatori che rimette il perfezionamento dell'effetto traslativo ad una futura manifestazione unilaterale di volontà del conduttore. Né, ai fini della legittimazione dell'utilizzatore in leasing alla partecipazione all'assemblea ed alla correlata impugnativa, può rilevare il principio dell'apparenza del diritto, dando valore dirimente al fatto che quegli si comportasse abitualmente come fosse un condomino, non trovando motivo di applicazione i principi di affidamento e di tutela dell'apparentia iuris nei rapporti fra condominio e singoli partecipanti ad esso. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 25 ottobre 2018, n.27162.
Crediti prededucibili sorti nel corso del concordato preventivo: penale per la mancata restituzione del bene in leasing
In tema di prededuzione in sede fallimentare, l'art. 111, comma 2, l. fall. considera prededucibili i crediti "sorti in occasione o in funzione" delle procedure concorsuali, individuandoli, alternativamente, sulla base di un duplice criterio, cronologico e teleologico. Tuttavia, affinché un credito sia ammesso in prededuzione, non è sufficiente che lo stesso venga a maturare durante la pendenza di una procedura concorsuale, essendo presupposto indefettibile, per il riconoscimento della prededucibilità, che la genesi dell'obbligazione sia temporalmente connessa alla pendenza della procedura medesima e che, comunque, l'assunzione di tale obbligazione risulti dal piano o dalla proposta. (Nella specie, la S.C. ha rigettato il ricorso proposto contro il decreto del tribunale che, in sede di opposizione allo stato passivo, aveva escluso la prededucibilità del credito di una società di leasing avente ad oggetto somme dovute a titolo di penale per la mancata immediata restituzione del bene dopo lo scioglimento del rapporto, essendosi la risoluzione del contratto verificata in epoca antecedente alla procedura di concordato). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 luglio 2018, n.18488.
Fallimento e risoluzione richiesta dal locatore per inadempimento dell'utilizzatore
In tema di leasing traslativo, l'azione ordinaria di risoluzione del contratto promossa dal locatore, per inadempimento dell'utilizzatore assoggettato a concordato preventivo, è disciplinata dall'art. 1526 c.c.; deve essere esclusa, pertanto, l'applicazione analogica dell'art. 72 quater l. fall., che ha natura di norma eccezionale e non riguarda la risoluzione del contratto di leasing bensì il suo scioglimento quale conseguenza del fallimento dell'utilizzatore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 18 giugno 2018, n.15975.
Effetti della risoluzione – Irripetibilità canoni versati al concedente – clausola penale – 1526 c. c.
Nel caso di leasing traslativo, quando le parti hanno regolato gli effetti della risoluzione anticipata del contratto prevedendo la detrazione, dalle somme dovute dall’utilizzatore, dell’importo ricavato dalla futura vendita del bene restituito, tale clausola è da ritenersi: - conforme alla ”ratio” dell’art. 1526 c.c.; - inquadrabile nell’ambito della clausola penale ammessa dall’art. 1526, co. II c.c. per quanto attiene la ritenzione delle somme già versate dall’utilizzatore. (Enrico De Crescenzo) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 12 giugno 2018, n.15202.
In materia di insinuazione allo stato passivo dei crediti derivanti da un contratto di leasing che sia stato risolto prima della dichiarazione di fallimento, rientra nei poteri del giudice delegato, ai sensi degli artt. 25, comma 1, n. 8), e 92 e ss. l.fall., provvedere alla determinazione dell'equo compenso per l'uso della cosa ex art. 1526, comma 1, c.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 maggio 2018, n.11962.
Nullità di protezione – Rilevabilità d’ufficio – Omissione
In tema di impugnazioni, la mancata rilevazione officiosa di una nullita’ di protezione da parte del giudice di merito integra il vizio di omessa pronuncia qualora la relativa questione abbia formato oggetto di una specifica domanda od eccezione; conseguentemente, in assenza di puntuale impugnazione, tale nullita’ non puo’ essere rilevata nel giudizio di appello o di cassazione, ostandovi il giudicato interno, che il giudice dei gradi successivi deve rilevare. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 10 maggio 2018, n.11259.
Trattamento del contratto di leasing nel fallimento: l'art. 72-quater non è applicabile alle procedure aperte successivamente alla sua entrata in vigore
In tema di verifica dello stato passivo nei fallimenti pendenti alla data del 16 luglio 2006, nel caso di contratto di "leasing" occorre sempre distinguere a seconda che si tratti di "leasing" finanziario o traslativo, solo per quest'ultimo potendosi utilizzare, in via analogica, l’art. 1526 c.c., mentre non può invocarsi l’art. 72 quater l.fall., come introdotto dal d.lgs. n. 5 del 2006, trattandosi di norma espressamente applicabile soltanto nelle procedure concorsuali aperte successivamente alla predetta data. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 febbraio 2018, n.3945.
Risoluzione per inadempimento di leasing traslativo: applicabilità dell’art. 1526 c.c. e restituzione del bene quale condizione per la restituzione dei canoni versati?
Contratto di leasing traslativo - Risoluzione del contratto per inadempimento dell’utilizzatore - Applicabilità delle norme in materia di vendita con riserva di proprietà (art. 1526 c.c.) - Obbligo della restituzione del bene locato e sua importanza ai fini dell’equilibrio del contratto - Restituzione della cosa locata quale condizione per il sorgere del diritto dell’utilizzatore alla restituzione dei canoni versati - Sussistenza
Al contratto di leasing traslativo, nel caso di sua risoluzione per inadempimento dell’utilizzatore, si applica l’art. 1526 c.c. dettato in tema di vendita con riserva della proprietà; pertanto, l’utilizzatore ha diritto alla restituzione dei canoni versati ed il concedente ha diritto alla restituzione della cosa, oltre che ad un equo compenso per il suo uso e al risarcimento del danno. Nondimeno, in virtù del carattere fondamentale, nell’equilibrio del contratto, dell’obbligo dell’utilizzatore di restituzione del bene, l’utilizzatore ha diritto alla restituzione delle rate riscosse, soltanto ove abbia previamente provveduto alla restituzione del bene locato in favore del concedente. (Giorgio Barbieri) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 20 settembre 2017, n..
“in caso di fallimento dell'utilizzatore e di opzione del curatore per lo scioglimento del vincolo contrattuale il concedente non può richiedere subito, mediante l'insinuazione al passivo ed ex art. 93 l.fall., anche il pagamento dei canoni residui che l'utilizzatore avrebbe dovuto corrispondere nell'ipotesi di normale svolgimento del rapporto di locazione finanziaria, in quanto con la cessazione dell'utilizzazione del bene viene meno l'esigibilità di tale credito, ma ha esclusivamente diritto alla restituzione immediata del bene ed un diritto di credito eventuale, da esercitarsi mediante successiva insinuazione al passivo, nei limiti in cui, venduto o altrimenti allocato a valori mercato il bene oggetto del contratto di leasing, dovesse verificarsi una differenza tra il credito vantato alla data del fallimento e la minor somma ricavata dalla allocazione del bene cui è tenuto il concedente stesso, secondo la nuova regolazione degli interessi fra le parti direttamente fissata dalla legge". (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 13 settembre 2017, n.21213.
Acquisto mediante riscatto di un bene in 'leasing' e base imponibile
Imposte catastali - In genere - Acquisto mediante riscatto di un bene in "leasing" - Base imponibile - Determinazione - Criteri
In tema di imposta ipotecaria e catastale, nel caso di acquisto a titolo oneroso di un immobile concesso in "leasing", a seguito di riscatto da parte dell'utilizzatore, la base imponibile va determinata nel valore venale in comune commercio, che può essere individuato nella sommatoria del prezzo di riscatto e dei canoni corrisposti in corso di rapporto, detratta l'incidenza finanziaria dell'operazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 23 novembre 2016, n.23858.
Di conseguenza, la Cassazione ha rigettato il ricorso, imponendo al ricorrente il rimborso delle spese del giudizio di legittimità, oltre a spese generali ed accessori come per legge. (Davide Camasi - dottorando presso Leiden Law School) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 11 ottobre 2016, n.20417.
Prededuzione per i canoni di leasing
Concordato preventivo - Annullamento e risoluzione - Effetti - Opposizione allo stato passivo - Canoni dei contratti di leasing stipulati dalla "società in bonis" rimasti insoluti nel periodo anteriore all'apertura di concordato preventivo e fino al suo fallimento - Prededucibilità - Condizione - Previsione nel piano allegato alla proposta - Necessità - Fondamento
In tema di opposizione allo stato passivo, i crediti maturati per canoni di contratti di leasing, stipulati dalla "società in bonis", rimasti insoluti nel periodo anteriore alla sua ammissione ad una procedura di concordato preventivo e fino al fallimento della società stessa, possono essere soddisfatti in prededuzione, ex art. 111 l.fall., nel successivo fallimento, ove siano esposti già nel piano analitico allegato alla proposta ai sensi dell'art. 161, comma 2, l. fall., secondo un principio generale che può ricavarsi dall'art. 182-quater, comma 2, l. fall., atteso che solo una preventiva indicazione in seno alla proposta concordataria del novero e dell'ammontare dei "debiti della massa" consente ai creditori ammessi al voto le necessarie valutazioni sulla sua convenienza, nonché di formulare una ragionevole prognosi sulle possibilità di effettivo adempimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 maggio 2016, n.9995.
Al contratto di locazione finanziaria risolto prima del fallimento si applica la distinzione tra leasing finanziario e traslativo e non la disciplina di cui all'articolo 72-quater l.f.
In tal caso conserva validità il distinguo tra leasing di godimento e leasing traslativo ed il concedente può far valere nei confronti del fallimento la domanda di risoluzione del contratto ai sensi dell'articolo 1458, comma 1, c.c. o ai sensi dell'articolo 1526 c.c., ferma la necessità di insinuarsi al passivo qualora con la domanda di risoluzione siano proposte anche domande restitutorie o risarcitorie. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 09 febbraio 2016, n.2538.
Usurarietà degli interessi dovuti in base ad un contratto di leasing
Arbitrato - Compromesso e clausola compromissoria - Azione per la declaratoria di usurarietà degli interessi dovuti in base ad un contratto di "leasing" e la ripetizione di quanto, per tale titolo, pagato - Deferibilità ad arbitri - Fondamento
L'azione per l'accertamento della natura usuraria degli interessi dovuti in base ad un contratto di "leasing", con la conseguente condanna della controparte alla restituzione di quanto indebitamente percepito a tale titolo, è suscettibile di deferimento alla decisione degli arbitri ai sensi dell'art. 806 c.p.c., in quanto ha ad oggetto un diritto disponibile, senza che la dedotta nullità del contratto posto a base della domanda, che concerne, invece, il merito della pretesa, sia sufficiente ad escludere la competenza arbitrale, risultando illogico fare dipendere l'operatività della convenzione di arbitrato dalla decisione sul merito della controversia. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 21 gennaio 2016, n.1119.
Leasing immobiliare e detassazione in favore dell'utilizzatore e per l'intero costo di acquisto
Reddito di impresa - Investimento attuato mediante leasing immobiliare - Detassazione ex art. 3 del d.l. n. 357 del 1994 - Operatività in favore dell'utilizzatore e per l'intero costo di acquisto - Ragioni
In ipotesi di leasing immobiliare a mezzo di contratto di appalto, così come avviene per il leasing finanziario, l'agevolazione di cui all'art. 3 del d.l. n. 357 del 1994, convertito con modificazioni, nella legge n. 489 del 1994, concepita in termini di parziale detassazione del reddito d'impresa per i soli periodi d'imposta relativi agli anni 1994 e 1995, opera in favore dell'utilizzatore per l'intero costo complessivo dell'investimento e non soltanto sull'ammontare del corrispettivo parzialmente pagato in sede di stati di avanzamento nell'esercizio ricadente nel periodo di imposta interessato dalla suddetta legge, così assicurandosi l'equiparazione fiscale tra le scelte aziendali d'investimento attraverso acquisto dei beni strumentali in proprietà o tramite i predetti contratti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 04 novembre 2015, n.22480.
Leasing: contestazione disciplinare al lavoratore incaricato della vendita per inadempimento dell'utilizzatore
Lavoratore incaricato alla vendita - Contratto di leasing - Contestazione disciplinare a seguito di inadempimento dell'utilizzatore - Tardività - Fondamento
Qualora il lavoratore, addetto alla vendita di beni e servizi, abbia stipulato un contratto di leasing con un cliente senza compiere le necessarie indagini sulla sua effettiva solvibilità, l'impresa datrice di lavoro può verificare l'operato del dipendente in via immediata e non deve attendere la realizzazione e l'accertamento dell'altrui inadempimento, sicché, trattandosi di illecito di pericolo e non di danno, è tardiva la contestazione disciplinare mossa a distanza di sei anni dalla stipulazione del contratto, fondata sulla verifica compiuta da organo interno all'impresa e a seguito dell'inadempimento e del fallimento dell'utilizzatore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 21 ottobre 2015, n.21440.
Beni ammortizzabili oggetto di leasing ed eccedenza detraibile dell'IVA
I.V.A. - Obblighi dei contribuenti - Pagamento dell'imposta - Rimborsi - Beni ammortizzabili oggetto di leasing - Eccedenza detraibile dell'IVA - Rimborso - Concessionario - Sussistenza - Fondamento
In materia d'IVA, ai sensi dell'art. 30, comma 2, lett. c) del d.P.R. n. 633 del 1972, l'utilizzatore ha diritto al rimborso dell'eccedenza detraibile d'importo superiore ad euro 2.582,28, assolta relativamente a beni ammortizzabili detenuti in virtù di contratto di leasing, in quanto tale operazione deve essere equiparata, per detto utilizzatore, all'acquisto di un "bene d'investimento" anche prima dell'esercizio del diritto di riscatto, conformemente all'orientamento espresso dalla Corte di Giustizia nelle sentenza del 2 luglio 2015 in C-209/2014 e del 16 febbraio 2012 in C-118/2011. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 16 ottobre 2015, n.20951.
Leasing finanziario e conseguenze del collegamento negoziale con il contratto di fornitura della cosa
Leasing finanziario - Collegamento negoziale con il contratto di fornitura della cosa - Conseguenze - Azioni dell'utilizzatore nei confronti del fornitore - Azioni di adempimento e risarcimento del danno - Configurabilità - Azione di risoluzione - Condizioni - Sussistenza di specifica previsione contrattuale - Necessità - Accertamento spettante al giudice di merito
L'operazione di leasing finanziario si caratterizza per l'esistenza di un collegamento negoziale tra il contratto di leasing propriamente detto, concluso tra concedente ed utilizzatore, e quello di fornitura, concluso tra concedente e fornitore allo scopo (noto a quest'ultimo) di soddisfare l'interesse dell'utilizzatore ad acquisire la disponibilità della cosa, in forza del quale, ferma restando l'individualità propria di ciascun tipo negoziale, l'utilizzatore è legittimato a far valere la pretesa all'adempimento del contratto di fornitura, oltre che al risarcimento del danno conseguentemente sofferto. In mancanza di un'espressa previsione normativa al riguardo, l'utilizzatore non può, invece, esercitare l'azione di risoluzione (o di riduzione del prezzo) del contratto di vendita tra il fornitore ed il concedente (cui esso è estraneo) se non in presenza di specifica clausola contrattuale, con la quale gli venga dal concedente trasferita la propria posizione sostanziale, restando il relativo accertamento rimesso al giudice di merito poiché riguarda non la "legitimatio ad causam" ma la titolarità attiva del rapporto. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 05 ottobre 2015, n.19785.
Leasing finanziario e regime dei vizi della cosa oggetto del contratto di fornitura
Leasing finanziario - Regime dei vizi della cosa oggetto del contratto di fornitura - Vizi anteriori e successivi alla consegna - Tutela dell'utilizzatore - Limiti
In tema di vizi della cosa concessa in locazione finanziaria che la rendano inidonea all'uso, occorre distinguere l'ipotesi in cui gli stessi siano emersi prima della consegna (rifiutata dall'utilizzatore) da quella in cui siano emersi in epoca successiva, perché nascosti o taciuti in mala fede dal fornitore, atteso che nella prima ipotesi, assimilabile a quello della mancata consegna, il concedente, informato della rifiutata consegna, in forza del principio di buona fede, è tenuto a sospendere il pagamento del prezzo in favore del fornitore e, ricorrendone i presupposti, ad agire verso quest'ultimo per la risoluzione del contratto di fornitura o per la riduzione del prezzo, mentre nel secondo caso l'utilizzatore ha azione diretta verso il fornitore per l'eliminazione dei vizi o la sostituzione della cosa, e il concedente, una volta messo a conoscenza dei vizi, ha i medesimi doveri di cui all'ipotesi precedente. In ogni caso, l'utilizzatore può agire contro il fornitore per il risarcimento dei danni, compresa la restituzione della somma corrispondente ai canoni già eventualmente pagati al concedente. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 05 ottobre 2015, n.19785.
Scioglimento del contratto di leasing successivo al fallimento e pagamento dei canoni residui successivi
In tema di effetti del fallimento su preesistente rapporto di leasing, ai sensi dell'art. 72 quater l.fall. (introdotto dall'art. 59 del d.lgs. n. 5 del 2006 e modificato dall'art. 4, comma 8, del d.lgs. n. 169 del 2007), il concedente, in caso di fallimento dell'utilizzatore e di opzione del curatore per lo scioglimento del vincolo contrattuale, non può richiedere subito, mediante l'insinuazione al passivo ed ex art. 93 l.fall., anche il pagamento dei canoni residui che l'utilizzatore avrebbe dovuto corrispondere nell'ipotesi di normale svolgimento del rapporto di locazione finanziaria, poiché con la cessazione dell'utilizzazione del bene viene meno l'esigibilità di tale credito, ma ha esclusivamente diritto alla restituzione immediata del bene ed un diritto di credito eventuale, da esercitarsi mediante successiva insinuazione al passivo, nei limiti in cui, venduto il bene o altrimenti allocato a valori di mercato, dovesse verificarsi una differenza tra il credito vantato alla data del fallimento e la minor somma ricavata dalla allocazione del bene cui è tenuto il concedente stesso, secondo la nuova regolazione degli interessi fra le parti direttamente fissata dalla legge. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 03 settembre 2015, n.17577.
Leasing: effetti dell'art. 72-quater L.F. sulla distinzione tra leasing traslativo e di godimento
L'introduzione nell'ordinamento, tramite l'art. 59 del d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5, dell'art. 72-quater legge fall. non consente di ritenere superata la tradizionale distinzione tra leasing finanziario e traslativo, e le differenti conseguenze (nella specie, l'applicazione in via analogica dell'art. 1526 cod. civ. al leasing traslativo) che da essa derivano nell'ipotesi di risoluzione del contratto per inadempimento dell'utilizzatore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 29 aprile 2015, n.8687.
Leasing traslativo, inadempimento dell'utilizzatore e diritto del concedente alla restituzione del bene
Leasing traslativo - Inadempimento dell'utilizzatore - Diritto del concedente alla restituzione del bene - Prova dell'avvenuta restituzione - Onere dell'utilizzatore
In tema di leasing traslativo, in caso di inadempimento dell'utilizzatore, il concedente ha sempre diritto alla restituzione del bene, spettando al primo provare di aver provveduto alla restituzione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 20 febbraio 2015, n.3381.
Leasing traslativo, applicabilità dell'art. 1526 c.c. e possibilità di riduzione equitativa della penale
Leasing traslativo - Applicabilità dell'art. 1526 c.c. - Possibilità di riduzione equitativa della penale
Nell'ambito della riconduzione ad equità delle prestazioni conseguenti alla risoluzione contrattuale, è possibile la riduzione equitativa delle penale ex art. 1384 c.c. allorquando quest'ultima appaia eccessiva in rapporto a tutti gli aspetti economici del contratto e, in particolare, all'entità risultante dalla pura sommatoria, in funzione di liquidazione anticipata del danno, di tutti i canoni locativi: scaduti e ancora a scadere. La riduzione equitativa della penale ex art. 1384 c.c. presuppone però per il suo esercizio la deduzione in giudizio, ad opera delle parti, degli elementi fattuali denotanti l'eccessività in rapporto alla fattispecie complessiva. (Francesco Dialti) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 10 febbraio 2015, n.2491.
Sale and lease back: condizioni perch� la clausola marciana produca l'effetto salvifico del contratto
Al c.d. leasing traslativo si applica la disciplina d uscì ell'articolo 1526 c.c. in tema di vendita con riserva della proprietà, disciplina di carattere inderogabile e non sussidiaria della volontà delle parti, comportando essa, in caso di risoluzione per inadempimento dell'utilizzatore, la restituzione dei canoni già corrisposti, salvo il riconoscimento di un equo compenso in ragione dell'utilizzo dei beni (tale da remunerare il solo godimento e non ricomprendere anche la quota destinata al trasferimento finale di essi), oltre al risarcimento del danno. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 28 gennaio 2015, n.1625.
Leasing, inadempimento dell’utilizzatore e iniquità di clausola per il caso di risoluzione
Leasing – Contratto – Clausola che, per il caso di inadempimento dell’utilizzatore, assegna alla società di leasing il diritto alla restituzione del bene e pure al pagamento di tutti i canoni, comprensivi pure del prezzo del riscatto – Manifesta iniquità ed eccessività.
E’ manifestamente iniqua ed eccessiva la clausola, corrente nei contratti di leasing traslativi immobiliari, per cui, in caso di risoluzione del contratto per inadempimento, l’utilizzatore è tenuto – oltre a restituire nell’immediato il bene e salvo il risarcimento del maggior danno – al pagamento di tutte le somme per canoni e interessi scaduti, come pure al pagamento della somma dei canoni non ancora scaduti maggiorati del prezzo di riscatto e come ancora al pagamento degli interessi di mora. Una simile clausola attribuisce alla società di leasing vantaggi maggiori a quelli che la stessa poteva attendersi dalla regola esecuzione dello stipulato contratto. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 17 gennaio 2014, n.888.
Locazione finanziaria e trattamento del credito destinato a soddisfarsi al di fuori della riparto
Il credito che, a norma dell'articolo 72 quater, legge fallimentare, è destinato a soddisfarsi sul bene oggetto di locazione finanziaria al di fuori del concorso sostanziale con gli altri creditori, è comunque sottoposto al concorso formale e deve pertanto essere verificato in sede di accertamento del passivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 15 luglio 2011, n.15701.
Per effetto della disciplina dettata dall’art. 72-quater legge fallimentare, in caso di fallimento dell’utilizzatore del bene concesso in leasing, qualora il curatore opti per lo scioglimento del contratto, il concedente non ha alcun diritto alla restituzione dei canoni residui che l’utilizzatore avrebbe dovuto corrispondere nell’ipotesi di normale svolgimento del rapporto; il concedente ha soltanto diritto alla restituzione del bene ed ha altresì un diritto eventuale (per il quale vi è incertezza sul se verrà ad esistenza e su quale eventualmente sarà il preciso ammontare) di insinuarsi nello stato passivo per la minore somma ricavata dalla nuova allocazione del bene rispetto al credito per canoni scaduti. Pertanto, intervenuto lo scioglimento del contratto, il concedente non ha alcun potere di chiedere l’ammissione al passivo per una somma corrispondente all’importo dei canoni, trattandosi di credito per il quale, con la cessazione della utilizzazione del bene stesso, viene meno l’esigibilità (al regolamento contrattuale subentra, infatti, un diverso assetto degli interessi delle parti regolato direttamente dalla legge), per cui residua al concedente il solo diritto di insinuarsi al passivo in un secondo momento qualora, allocato nuovamente il bene oggetto del contratto di leasing, dovesse verificarsi una differenza a suo favore fra il credito vantato alla data del fallimento e quanto ricavato a seguito della nuova allocazione del bene medesimo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, 01 marzo 2010, n.4862.
In tema di effetti del fallimento su preesistente rapporto di leasing, ai sensi dell'art. 72-quater della legge fall. (introdotto dall'art. 59 del d.lgs. n. 5 del 2006 e modificato dall'art. 4, ottavo comma, del d.lgs. n. 169 del 2007), il concedente, in caso di fallimento dell'utilizzatore e di opzione del curatore per lo scioglimento del vincolo contrattuale, non può richiedere subito, mediante l'insinuazione al passivo ed ex art. 93 legge fall., anche il pagamento dei canoni residui che l'utilizzatore avrebbe dovuto corrispondere nell'ipotesi di normale svolgimento del rapporto di locazione finanziaria, in quanto con la cessazione dell'utilizzazione del bene viene meno l'esigibilità di tale credito, ma ha esclusivamente diritto alla restituzione immediata del bene ed un diritto di credito eventuale, da esercitarsi mediante successiva insinuazione al passivo, nei limiti in cui, venduto o altrimenti allocato a valori di mercato il bene oggetto del contratto di leasing, dovesse verificarsi una differenza tra il credito vantato alla data del fallimento e la minor somma ricavata dalla allocazione del bene cui è tenuto il concedente stesso, secondo la nuova regolazione degli interessi fra le parti direttamente fissata dalla legge. (fonte CED – Corte di Cassazione) Cassazione civile, 01 marzo 2010, n.4862.
Fallimento – Contratti pendenti – Manifestazione della volontà di scioglimento da parte del curatore – Facta concludentia – Ammissibilità – Conseguenze.
La scelta del curatore fallimentare di sciogliersi da un contratto di compravendita in corso di esecuzione può essere manifestata anche per fatti concludenti ed il contraente in bonis, in conseguenza di tale scelta del curatore, può richiedere ai sensi dell’art. 103, legge fallimentare, la restituzione dei beni oggetto del contratto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Il leasing di godimento è dalle parti stipulato con funzione di finanziamento rispetto a beni non idonei a conservare un apprezzabile valore residuale alla scadenza del rapporto e in corrispettivo di canoni remunerativi esclusivamente dell'uso dei beni locati. Il leasing traslativo è invece stipulato con riferimento a beni idonei a conservare alla scadenza del contratto un valore residuo superiore all'importo convenuto per l'opzione e in corrispettivo di canoni che includono anche una quota del prezzo in previsione del successivo acquisto da parte dell'utilizzatore. La riconducibilità del singolo contratto all'uno o all'altro dei due tipi dipende dalla volontà in concreto espressa dalle parti, il cui l'accertamento rientra nei poteri del giudice del merito e non è censurabile in sede di legittimità, se non per violazione dei criteri ermeneutici, ovvero per vizio di motivazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 23 maggio 2009, n.13418.
Il leasing di godimento è dalle parti stipulato con funzione di finanziamento rispetto a beni non idonei a conservare un apprezzabile valore residuale alla scadenza del rapporto e in corrispettivo di canoni remunerativi esclusivamente dell'uso dei beni locati. Il leasing traslativo è invece stipulato con riferimento a beni idonei a conservare alla scadenza del contratto un valore residuo superiore all'importo convenuto per l'opzione e in corrispettivo di canoni che includono anche una quota del prezzo in previsione del successivo acquisto da parte dell'utilizzatore. La riconducibilità del singolo contratto all'uno o all'altro dei due tipi dipende dalla volontà in concreto espressa dalle parti, il cui l'accertamento rientra nei poteri del giudice del merito e non è censurabile in sede di legittimità, se non per violazione dei criteri ermeneutici, ovvero per vizio di motivazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, 23 maggio 2008, n.0.
Responsabilità patrimoniale - Cause di prelazione - Patto commissorio - Divieto del - Contratto di "SALE AND LEASE BACK" - Negozio in frode al divieto di patto commissario - Esclusione - Condizioni
Nel contratto di sale and lease back, con il quale una impresa commerciale o industriale vende un bene immobile di sua proprietà ad un imprenditore finanziario che ne paga il corrispettivo, diventandone proprietario, e contestualmente lo cede in locazione finanziaria (leasing) alla stessa venditrice, che versa periodicamente dei canoni di leasing per una certa durata, con facoltà di riacquistare la proprietà del bene venduto, corrispondendo al termine di durata del contratto il prezzo stabilito per il riscatto, la vendita ha scopo di leasing e non di garanzia perché, nella configurazione socialmente tipica del rapporto, costituisce solo il presupposto necessario della locazione finanziaria inserendosi nella operazione economica secondo la funzione specifica di questa, che è quella di procurare all'imprenditore, nel quadro di un determinato disegno economico di potenziamento dei fattori produttivi, liquidità immediata mediante l'alienazione di un suo bene strumentale, conservandone a questo l'uso con facoltà di riacquistarne la proprietà al termine del rapporto. Tale vendita, ed il complesso rapporto atipico nel quale si inserisce, non è, quindi, di per se, in frode alla divieto di patto commissorio che, essendo diretto ad impedire al creditore l'esercizio di una coazione morale sul debitore spinto alla ricerca di un mutuo (o alla richiesta di una dilazione nel caso di patto commissorio ab intervallo) da ristrettezze finanziarie, ed a precludere, quindi, al predetto creditore la possibilità di fare proprio il bene attraverso un meccanismo che lo sottrarrebbe alla regola della "par condicio creditorum", deve, invece, ritenersi violato ogni qualvolta lo scopo di garanzia non costituisca solo motivo, ma assurga a causa del contratto di vendita con patto di riscatto o di retrovendita, a meno che non risulti in concreto, da dati sintomatici ed obiettivi, quali la presenza di una situazione credito-debitoria preesistente o contestuale alla vendita o la sproporzione tra entità del prezzo e valore del bene alienato ed, in altri termini, delle reciproche obbligazioni nascenti dal rapporto, che la predetta vendita, nel quadro del rapporto diretto ad assicurare una liquidità all'impresa alienante, è stato piegato al rafforzamento della posizione del creditore-finanziatore, che in tal modo tenta di acquisire l'eccedenza del valore , abusando della debolezza del debitore (nella specie, la Corte ha ritenuto la nullità di un contratto di sale and lease back nel quale il finanziatore acquirente del bene versava solo la metà del prezzo concordato, depositando la rimanente somma presso un notaio a garanzia del corrispettivo del leasing dovuto dall'imprenditore venditore). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 16 ottobre 1995, n.10805.