Source: https://www.sicurdue.it/infortunio-in-itinere-e-bici/
Timestamp: 2020-07-05 00:14:02+00:00
Document Index: 79513892

Matched Legal Cases: ['art. 12', 'art. 12', 'arte 1', 'arte 2', 'art. 2', 'art. 12', 'art. 47', 'art.12', 'art. 47', 'art.5', 'art.12', 'sentenza ']

INFORTUNIO IN ITINERE E BICI - Sicurdue
Tutto quello che c’è da sapere sull’infortunio in itinere
(riguardante tutti i lavoratori utenti della strada)
sia sul piano particolare
(uso della bicletta)
Inizialmente avevo deciso di dedicare poche righe per spiegare la peculiarità dell’infortunio in itinere quando si utilizza la bici; tuttavia credo che sia necessario, ai fini di una migliore comprensione di questo istituto, affrontare tutti gli aspetti più importanti e, successivamente, passare al tema del rapporto che esiste tra l’infortunio in itinere e il velocipede.
Allora, prenditi qualcuno minuto in più e divertiti a scoprire l’infortunio in itinere.
Come sempre partiamo dalle basi.
L’infortunio in itinere è disciplinato dall’art. 12 del D.Lgs. n. 38/2000, il quale stabilisce che:
1) “Salvo il caso di interruzione o deviazione del tutto indipendenti dal lavoro o, comunque, non necessitate, l’assicurazione comprende gli infortuni occorsi alle persone assicurate durante il normale percorso di andata e ritorno dal luogo di abitazione a quello di lavoro, durante il normale percorso che collega due luoghi di lavoro se il lavoratore ha piu’ rapporti di lavoro e, qualora non sia presente un servizio di mensa aziendale, durante il normale percorso di andata e ritorno dal luogo di lavoro a quello di consumazione abituale dei pasti.
2) L’interruzione e la deviazione si intendono necessitate quando sono dovute a cause di forza maggiore, ad esigenze essenziali ed improrogabili o all’adempimento di obblighi penalmente rilevanti. L’assicurazione opera anche nel caso di utilizzo del mezzo di trasporto privato, purché necessitato. Restano, in questo caso, esclusi gli infortuni direttamente cagionati dall’abuso di alcolici e di psicofarmaci o dall’uso non terapeutico di stupefacenti ed allucinogeni; l’assicurazione, inoltre, non opera nei confronti del conducente sprovvisto della prescritta abilitazione di guida.”
Per capire fino in fondo la portata di questo articolo è necessario soffermarsi sul significato di alcuni termini.
CONDIZIONI AFFINCHE’ SI POSSA PARLARE DI
Per semplificare il tutto, divido l’analisi dell’art. 12 in due parti; prima mi occuperò della parte 1 e, successivamente, della parte 2.
Nella prima parte ci sono 5 termini che necessitano di essere chiariti:
I. INFORTUNIO
Secondo quanto disposto dall’art. 2 del D.P.R. del 30/06/1965 n. 1124
“L’assicurazione comprende tutti i casi di infortunio avvenuti per causa violenta in occasione di lavoro, da cui sia derivata la morte o un’inabilita’ permanente al lavoro, assoluta o parziale, ovvero un’inabilita’ temporanea assoluta che importi l’astensione dal lavoro per piu’ di tre giorni…omissis…”.
(in questo articolo non mi occuperò dell’infortunio dovuto a malattie professionali)
Da questo si può desumere che l’infortunio è quell’evento dovuto a causa violenta.
Per causa violenta deve intendersi, in base a quanto chiarito dalla giurisprudenza,
“…..OMISSIS… un’azione violenta che agisca con rapidità ed intensità, in un brevissimo arco temporale o comunque in una minima misura temporale…omiss..(Cass. civ., sez. lavoro, 20/06/2006 n.14119)”.
⇒ CONSIDERAZIONI
Ovviamente, nel caso specifico dell’infortunio in itinere (nella maggioranza di casi saranno incidenti stradali), la causa violenta è sempre presente.
II. PERSONE ASSICURATE
Definizione secondo quanto stabilito dalla legge:
“Addetti ad attività rischiose (rischiose in senso lato – non pensare solo alle attività di per sé pericolose – N.d.A.), che svolgono un lavoro comunque retribuito alle dipendenze di un datore di lavoro, compresi i sovrintendenti ai lavori, i soci di società e cooperative, i medici esposti a Rx, gli apprendisti, i dipendenti che lavorano a computer e registratori di cassa e anche i soggetti appartenenti all’area dirigenziale e gli sportivi professionisti dipendenti.
Sono inoltre tutelati gli artigiani e i lavoratori autonomi dell’agricoltura e i lavoratori parasubordinati che svolgono attività di collaborazione coordinata e continuativa”.
Sembra banale, ma ti posso assicurare che alcune volte questo aspetto viene sottovalutato: ad esempio mi è capitato di effettuare delle consulenze a clienti che, nonostante fossero in pensione o disoccupati, chiedevano se il loro era un un caso di infortunio in itinere oppue no.
III. NORMALE PERCORSO
Generalmente per percorso normale deve intendersi l’itinerario più breve tra la propria abitazione ed il luogo di lavoro; tuttavia da questa definizione non scaturisce una regola rigida.
Infatti l’Inail, seguendo le orme tracciate dalla Cassazione, ha avuto modo di precisare nella circolare, “Linee guida per la trattazione dei casi di infortuni in itinere del 4 maggio 1998, n.2.0.0.”, al punto A3 quanto segue:
“ Percorso normale è l’itinerario giustificato dalle condizioni di viabilità. In generale coincide con il percorso più breve e diretto; tuttavia, può essere giustificato anche un percorso più lungo e meno diretto se risulta più logico in relazione allo stato delle strade (ad esempio, evidente minore pericolosità oppure presenza di traffico eccessivo)”.
Ovviamente nel caso di più percorsi, tutti normali nei termini sopraindicati, è irrilevante ai fini indennitari su quale di questi percorsi l’incidente sia avvenuto.
Al tema “percorso normale” si ricollega un aspetto che molti ignorano; mi spiego meglio.
Se l’infortunio in itinere non è altro che uno aspetto particolare dell’infortunio sul lavoro, e se per infortunio, come abbiamo visto nel punto 1, deve intendersi quell’evento avvenuto per causa violenta in occasione di lavoro, va da sé che il percorso normale deve avere il connotato dell’occasione di lavoro, vale a dire che il tragitto casa/lavoro deve essere percorso per ragioni lavorative, in mancanza di esse ci troverremmo di fronte al tipico incidente stradale.
Non a caso l’Inail nella suddetta circolare ha precisato:
“Il tragitto deve essere percorso per ragioni di lavoro. Vanno ricompresi nel concetto di “ragioni di lavoro” i casi in cui il lavoratore si rechi presso l’azienda, o altro luogo per l’occasione ad essa equiparabile, per motivi comunque riferibili al lavoro, anche se non immediatamente rientranti nella prestazione lavorativa (ad esempio, per riscuotere la retribuzione, per consegnare o ricevere documenti prescritti, o abbigliamento e attrezzi di lavoro, ecc.)”.
Può essere utile, al riguardo, far presente che fu, a suo tempo, autorizzato l’indennizzo di un infortunio in itinere occorso ad un lavoratore che si recava presso un ambulatorio INAIL per sottoporsi a cure relative a lesioni riportate in un precedente infortunio.
IV. LUOGO DI ABITAZIONE
Anche se la legge non spiega cosa si deve intendere – purtroppo – a tal riguardo ci soccorre la giurisprudenza, la quale ha affermato:
“….OMISSIS….per luogo di abitazione non si può intendere soltanto quello di personale dimora del lavoratore, ma, soprattutto, il luogo in cui si svolge la personalità dell’individuo, di norma, nell’ambito della comunità familiare; di conseguenza, anche il percorso di andata e ritorno dal luogo di residenza della famiglia al luogo di lavoro, in considerazione dei doveri di rilevanza costituzionale di solidarietà familiare, deve reputarsi normale (Cass. 08/11/2000 n. 14508; Consiglio di Stato 27/08/2013 n. 4281)”.
Quindi, per luogo di abitazione deve intendersi la dimora, il luogo dove è stato fissato la residenza o dove risiede la famiglia (ovviamente la valutazione andrà fatta caso per caso) in base a criteri di ragionevolezza.
V. LUOGO DI LAVORO
Con il termine “luogo di lavoro” deve intendersi non solo il luogo in cui si svolge abitualmente la propria attività lavorativa, ma anche tutti quei luoghi presso i quali il lavoratore deve recarsi su disposizione del proprio datore di lavoro.
È considerato, inoltre, infortunio in itinere quello occorso al lavoratore durante il percorso tra due luoghi di lavoro.
L’infortunio è riconosciuto anche nell’ipotesi di andata e ritorno dal luogo di lavoro a quello di consumazione abituale dei pasti.
La legge non specifica quale significato attribuire all’aggettivo abituale visto che l’infortunio può verificarsi anche il primo giorno di lavoro né la giurisprudenza ha colmato questa lacuna.
L’ultimo problema (il significato da attribuire all’aggettivo abituale) è facilmente superabile se spostiamo il focus dall’aggettivo all’unico aspetto rilevante ai fini dell’indennizzabilità, vale a dire che il luogo di consumazione abituale dei pasti venga individuato attraverso criteri di ragionevolezza, basato sulla vicinanza dei locali di ristorazione ed al servizio di ristorazione più appropriate in relazione al tempo a disposizione e alle necessità alimentari.
Al fine di ottenere l’indennizzo da infortunio in itinere, è necessario che ricorrano i seguenti requisiti:
Infortunio (ricordati la necessaria presenza della causa violenta)
da parte di persone assicurate
durante il percorso normale di andata e ritorno tra:
e il luogo di lavoro (anche nel caso di più luoghi di lavoro o durante il tragitto di andata e ritorno dal luogo di lavoro a quello di consumazione abituale dei pasti)
Passiamo ad analizzare la seconda parte dell’art. 12.
La seconda parte è importante in quanto ci dà due informazioni importantissime in quanto ci spiega quando la deviazione/interruzione del percorso normale e l’uso nel mezzo privato è necessitato, cosicché in caso di infortunio si avrebbe comunque diritto all’indennizzo.
Anche in questo caso è opportuno analizzare i 3 termini, nello specifico:
A) DEVIAZIONE
Per deviazione deve intendersi l’allontanarsi dal percorso normale per recarsi al luogo di lavoro o al luogo di abitazione .
B) INTERRUZIONE
Per interruzione deve intendersi una sosta, più o meno lunga, durante il percorso normale.
L’Inail ha avuto modo di precisare:
“ Brevi differimenti della partenza o brevi soste lungo il tragitto (la brevità va valutata anche in rapporto alle motivazioni dei ritardi) non costituiscono elementi tali da influire negativamente sulla valutazione degli orari e quindi della compatibilità degli stessi”.
C) MEZZO PRIVATO
Con il termine mezzo privato deve intendersi tutti i mezzi di trasporto privati come ad esempio autoveicoli, motoveicoli, ciclomotori, velocipede ecc. ecc. (tutta la classificazione la trovi nell’art. 47 del codice della strada).
Se tra le condizioni per il riconoscimento dell’infortunio in itinere (la prima parte dell’articolo 12) non vi è il lemma “uso mezzo privato” significa solo una cosa:
la regola del riconoscimento dell’infortunio in itinere si applica solo quando il percorso normale avvenga a piedi o attraverso l’uso dei mezzi pubblici.
Tuttavia, grazie alla seconda parte dell’art. in commento (qui risiede proprio la sua importanza) la regola generale si estende all’ipotesi dell’uso di mezzi privati purché necessitato.
L’IMPORTANZA DEL LEMMA “NECESSITATO”
I tre termini – deviazione, interruzione e mezzo privato – sono accomunati dalla locuzione “necessitate”, ma cosa significa?
Innanzitutto è pacifico che se la deviazione, l’interruzione e l’uso dei mezzi privati non fossero necessitati l’Inail non riconoscerebbe l’infortunio in itinere.
Invece, sono necessitate:
A-B) La deviazione e l’interruzione, come stabilito dal legislatore nell’art.12 del D.Lgs. n. 38/2000, quando derivino da cause di forza maggiore, da esigenze essenziali ed improrogabili o dall’adempimento di obblighi personalmente rilevanti.
L’Inail anche in questo caso ha voluto specificare:
nella forza maggiore (la forza maggiore è quell’evento che pur prevedibile – a differenza del caso fortuito che è imprevedibile – è inevitabile N.d.A. ) rientrano le deviazioni operate per evitare la viabilità interrotta oppure le interruzioni scaturite da un guasto meccanico o da improvviso malore.
Nulla dice, invece, in merito al significato da attribuire alla frase “esigenze essenziali ed improrogabili”, quindi spetta all’interprete capire quando il caso concreto possa o non possa integrare la fattispecie in esame.In generale possiamo dire che tutte le volte che le deviazioni/interruzioni siano il frutto di libera scelta del lavoratore e del tutto indipendenti dal lavoro si debba affermare che le stesse non siano giustificate da “esigenze essenziali ed improrogabili” (esempio fermarsi per fare uno spuntino o acquistare le sigarette).
Invece, ci troviamo di fronte a casi di adempimento di obblighi personalmente rilevanti quando, ad esempio, si soccorre una vittima della strada (Cass. n.4076/2000) oppure quando bisogna assistere un minore o un incapace.
B) Per spiegare l’uso necessitato del mezzo privato, mi rifaccio integralmente, in quanto ben scritto, alla Circolare n. 14 Roma, 25 marzo 2016 dell’Inail che espressamente prevede:
“L’uso del mezzo privato è ritenuto necessitato quando non esistono mezzi pubblici di trasporto dall’abitazione del lavoratore al luogo di lavoro (o non coprono l’intero percorso), nonché quando non c’è coincidenza fra l’orario dei mezzi pubblici e quello di lavoro, o quando l’attesa e l’uso del mezzo pubblico prolungherebbero eccessivamente l’assenza del lavoratore dalla propria famiglia.
La valutazione in ordine alla necessità dell’uso del mezzo privato di trasporto va condotta con “criteri di ragionevolezza”(e’ stata la Cassazione parlare per prima di criteri di ragionevolezza N.d.A.). Tali criteri sono stati così individuati:
– la sussistenza di un nesso eziologico tra il percorso seguito e l’evento, per cui il percorso deve costituire quello normale per recarsi al lavoro e per tornare alla propria abitazione;
– la sussistenza di un nesso causale, sia pure occasionale, tra l’itinerario seguito e l’attività lavorativa, cioè il percorso non deve essere seguito per ragioni personali o in orari non ricollegabili al lavoro;
– la necessità dell’uso del mezzo privato, per cui si deve tener conto degli orari di lavoro e quelli dei servizi pubblici, della eventuale carenza o inadeguatezza di mezzi pubblici, della distanza tra il posto di lavoro e l’abitazione al fine di determinare la percorribilità a piedi o meno.
Da ciò consegue che la necessità del mezzo privato va accertata caso per caso. Fuori dalle ipotesi di necessità dell’utilizzo del mezzo privato si ricade nell’ambito del rischio elettivo non assicurativamente protetto”.
In estrema sintesi possiamo affermare che tutte le volte in cui il luogo del lavoro/abitazione possa essere raggiunto a piedi o in modo agevole con mezzi pubblici, l’uso dei mezzi privati deve considerarsi non necessitato quindi un eventuale incidente stradale non verrebbe riconosciuto come infortunio in itinere dall’Inail.
Invece, l’individuazione dei casi in cui l’uso del mezzo privato è necessitato deve avvenire attraverso l’utilizzo del criterio di ragionevolezza, ad esempio l’esistenza/non esistenza di un servizio pubblico o la compatibilità tra l’orario di lavoro e quello dell’autobus ecc. ecc..
In base all’art. 47 del codice della strada il velocipede è un veicolo a tutti gli effetti e, nel caso in esame, è anche un mezzo privato.
Prima del 2015, un lavoratore in bicicletta che subiva un incidente stradale mentre andava al lavoro (o ritornava) doveva dimostrare che l’uso della bici (mezzo privato) fosse necessitato.
L’art.5, commi 4 e 5, della legge 221/2015, ha cambiato le carte in tavola: ha sostanzialmente stabilito che gli infortuni occorsi a bordo del velocipede è sempre necessitato e, quindi, equiparato a quello del mezzo pubblico o al percorso a piedi.
Subire un incidente stradale mentre si va o si ritorna dal lavoro con la bicicletta non vuol dire che tale evento sarà inquadrato in automatico nell’infortunio in itinere, ma sarà necessario dimostrare anche la compresenza delle 5 condizioni che abbiamo visto nella prima parte.
Con la modifica dell’art.12 il legislatore, al fine di incentivare l’uso della bicicletta, ha agevolato la posizione del lavoratore che decide di percorrere in bici il tragitto abitazione/lavoro e viceversa prevedendo per legge che il suo uso è sempre necessitato.
Per i più esigenti o per chi ha voglia di approfondire, di seguito un piccolo riferimento al cosiddetto rischio elettivo in presenza del quale l’infortunio in itinere è sempre negato.
La Suprema Corte, nella famosa sentenza del 22/02/2012 n. 2642, ha avuto modo di affermare:
“….OMISSIS…..il rischio elettivo è “quello che, estraneo e non attinente alla attività lavorativa, sia dovuto ad una scelta arbitraria del lavoratore, il quale crei ed affronti volutamente, in base a ragioni o ad impulsi personali, una situazione diversa da quella inerente alla attività lavorativa, ponendo così in essere una causa interruttiva di ogni nesso tra lavoro, rischio ed evento”
Ho cercato di evidenziare tutti gli aspetti che caratterizzano questo istituto, mettendo in risalto le condizioni senza le quali non è possibile parle di infortunio in itinere; tuttavia, sono consapevole che questo argomento meriterebbe altri approfondimenti, infatti ho tralasciato di affrontare alcuni importanti questioni:
Il taxi è mezzo pubblico o privato?
Cosa accadrebbe se l’infortunio avvenisse per colpa del lavoratore?
E se il lavoratore violasse una norma del Codice della Strada?
È infortunio in itinere oppure no il percorso interrotto o deviato per accompagnare il figlio a scuola?
Come si calcola l’indennizzo Inail?
E’ conveniente farsi riconoscere l’infortunio in itinere oppure no?
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