Source: https://www.laleggepertutti.it/128869_piano-del-consumatore-solo-se-il-debitore-non-ha-colpe
Timestamp: 2020-05-31 08:38:37+00:00
Document Index: 171513626

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 28', 'art. 9', 'art. 1', 'art. 14', 'art. 7', 'art. 14', 'art. 161', 'art. 161', 'art. 168', 'art. 10', 'art. 12', 'art. 7']

Piano del consumatore solo se il debitore non ha colpe
Sovraindebitamento e legge salva suicidi: solo se il debitore è meritevole può presentare al giudice il Piano del consumatore che comporta una riduzione percentuale dell’esposizione nei confronti dei creditori.
Il piano del consumatore – una delle procedura introdotte dalla cosiddetta “legge salva suicidi” a favore di chi ha contratto troppi debiti e non ce la fa a pagarli tutti – presuppone necessariamente un consumatore “meritevole” e cioè un consumatore che non si è indebitato per colpa, ma ha sempre usato la normale diligenza. Insomma, intanto si può sperare in una riduzione del debito in quanto non si è sostenuto “spese pazze”, per esigenze voluttuarie che non potevano ragionevolmente essere sostenute con il reddito dell’interessato. Il che vale anche se la banca o la finanziaria hanno facilitato l’indebitamento del soggetto, concedendogli credito benché questi non avesse già dall’inizio le possibilità economiche per restituire la somma. È quanto chiarito dal Tribunale di Cagliari in una recente sentenza [1]. Ma procediamo con ordine.
Il piano del consumatore è una delle tre procedure previste dalla legge “Salva Suicidi” [2] che consente, a chi ha contratto troppi debiti non per propria colpa, e che non sia in grado di far fronte ai relativi pagamenti, di rivolgersi al giudice affinché – senza bisogno del consenso preventivo dei creditori – defalchi dal debito complessivo una parte consistente di esso. In pratica il debitore ha così la possibilità di liberarsi dalle morosità pagandone solo una percentuale. Tale procedura è stata ritenuta possibile anche se il creditore è uno solo, potendosi trattare ad esempio di Equitalia o della banca.
Il piano del consumatore si differenzia dalla procedura del cosiddetto “accordo con i creditori” che, invece, presuppone la presentazione di una proposta di saldo e stralcio ai creditori e il voto favorevole del 60% di questi. A differenza del piano del consumatore (che può riguardare solo i debiti della persona fisica in qualità di “consumatore”), l’accordo con i creditori si può attivare anche se i debiti sono in tutto o in parte inerenti ad attività d’impresa (deve trattarsi comunque di piccola o micro impresa, quella cioè che non ha i presupposti per fallire).
La sentenza in commento ricorda che il debitore può accedere al piano del consumatore solo se si sia indebitato senza colpa: una valutazione, questa, che viene rilasciata al giudice secondo il suo prudente apprezzamento e valutazione della “storia” del debitore stesso.
È la stessa legge a escludere dal beneficio in commento il consumatore che abbia contratto debiti senza la ragionevole prospettiva di poterli adempiere o che si sia colposamente sovraindebitato richiedendo prestiti in modo non proporzionato alle proprie capacità patrimoniali.
Né vale a giustificare il comportamento del consumatore, che si sia indebitato in modo eccessivo, il fatto che la banca o la finanziaria glielo abbiano colpevolmente consentito, concedendogli credito nonostante questi non aveva le capacità economiche per restituire le somme. È ad esempio il caso di una carta revolving rilasciata a un soggetto senza reddito fisso: in tal caso, il debitore che ha assunto le obbligazioni, pur essendo a conoscenza delle proprie indisponibilità economiche, non può scaricare la responsabilità sulla finanziaria o sulla banca. Egli, quindi, non può accedere al piano del consumatore.
Lo scopo della legge salvasuicidi non è quello di offrire al debitore consumatore sovraindebitato una possibilità di soluzione della crisi mediante il sacrificio dei creditori. E ciò perché «a differenza dell’impresa in stato di insolvenza, assumono rilevanza le ragioni della crisi e la condotta del debitore: solo al debitore meritevole – senza cioè colpe – può essere concesso l’effetto esdebitatorio, mentre al debitore sovraindebitato non meritevole è precluso godere degli effetti del piano del consumatore»: egli potrà, ricorrendone tutti gli altri presupposti, ricorrere all’accordo di composizione della crisi.
il giudice deve verificare che il consumatore non abbia assunto obbligazioni senza la ragionevole prospettiva di poterle adempiere ed escludere che il consumatore abbia colposamente determinato il sovraindebitamento, anche per effetto di un ricorso al credito non proporzionato alle proprie capacità patrimoniali;
la presenza anche di una soltanto di tali circostanze ostative sortisce un effetto paralizzante, imponendo al giudice il diniego dell’omologa.
Il debitore, per ottenere il piano del consumatore e la riduzione dei debiti, deve essere una persona capace di fare una valutazione presente e futura sulla propria capacità economica in rapporto con i debiti che assume. Si tratta dunque di una figura vicina a quella del buon padre di famiglia, in grado di orientarsi nel mondo economico secondo orizzonti di normalità e buon senso : il sovraindebitamento dovrà essere, quindi, determinato, in via generale, da fatti sopravvenuti non prevedibili.
Spetta al debitore dimostrare la sua meritevolezza nell’istanza presentata in tribunale.
Se il giudice dovesse ritenere che il debitore si è indebitato per sua colpa – e quindi non sia meritevole – non tutto è perduto: egli può convertire l’istanza del piano del consumatore in una proposta di “accordo con i creditori”.
[2] Trib. Cagliari, ord. dell’11.05.2016.
Presidente Mura – Relatore Caschili
Con istanza depositata in data 27.3.2015 i signori Stefano (…) e Vannina (…), dopo aver preannunciato l’intenzione di presentare ricorso ai sensi degli artt. 6 e ss. della L. 27.1.2012, n. 3, hanno richiesto la nomina di un professionista svolgente le funzioni attribuite dalla legge all’organismo di composizione della crisi da sovraindebitamento (di seguito, per brevità, O.C.C.).
Con il successivo decreto del 16.4.2015 il giudice designato, ha nominato a tal fine il dottor Paolo D’Angelo, dottore commercialista con studio in Cagliari, professionista in possesso dei requisiti di cui all’art. 28 L.F..
Con ricorso depositato in data 3.7.2015 i signori Stefano (…) e Vannina (…) hanno presentato un piano del consumatore, ai sensi degli artt. 7 e ss. L. n. 3/2012, ed hanno chiesto al tribunale l’omologazione; in via subordinata, hanno chiesto che, nell’ipotesi in cui il tribunale non avesse ravvisato la meritevolezza, il piano proposto venisse convertito in proposta per l’accordo dei creditori.
Al ricorso è stata allegata la relazione del professionista dott. Paolo D’Angelo, oltre che gli altri documenti previsti dall’art. 9 della L. n. 3/2012.
– di essere coniugi in regime di comunione dei beni e di non essere soggetti ad alcuna delle procedure concorsuali di cui all’art. 1 della Legge Fallimentare, in quanto consumatori, essendo il (…) un pubblico dipendente – appuntato scelto dei Carabinieri – e la (…) una casalinga;
– che sono comproprietari, ciascuno per la quota di 1/2 pro indiviso, di un immobile per civile abitazione censito nel catasto urbano del Comune di San Vito alla via A. Gramsci n. 3, foglio 29, mappale 643, in cui abitavano con i propri due figli, acquistato con atto pubblico a rogito del notaio Ivo Paganelli, sul quale grava un’ipoteca iscritta in favore della banca Intesa Sanpaolo S.p.A.;
– che le cause del sovradindebitamento non erano dipese da colpa di essi ricorrenti, quanto piuttosto dall’aver costoro dovuto affrontare le ingenti spese mediche per la salute dei figli minori: in particolare la figlia Liliana Maria era affetta da celiachia, mentre il figlio minore Federico era affetto da una grave malattia ad un rene e da problemi di linguaggio (v. pag. 7 del ricorso).
Con il decreto emesso in data 6.7.2015 il giudice designato, tra l’altro, ha disposto la sospensione del procedimento di esecuzione forzata promosso dal creditore (…).
2. La posizione dei creditori.
“deve ritenersi che già nel 2007 i coniugi ricorrenti avevano sostanzialmente raggiunto il tetto massimo dell’indebitamento, e che ulteriori debiti non fossero più sostenibili o fossero assai difficilmente sostenibili.
È tuttavia accaduto che successivamente al 2007 i coniugi ricorrenti abbiano contratto diversi debiti, ed in particolare:
– in data 15.4.2008, il prestito di euro 17.000,00, da rimborsarsi in n. 48 mesi con la Fondazione Adventum Onlus (v. doc. n. 16 delle produzioni dei ricorrenti);
– in data 8.4.2011 un prestito personale con la (…)., dell’importo di euro 50.000,00, la cui finalità della richiesta era costituita da “diversi lavori”, con rata mensile di euro 673,20, per n. 120 rate (v. il contratto: doc. n. 9 delle produzioni dei ricorrenti).
Si deve pertanto condividere in questa sede la considerazione presente a pag. 7 delle note di (…). secondo la quale, fin dal 2007, e comunque a partire dal 2012, la condizione finanziaria dei ricorrenti non era più in alcun modo sostenibile, ragion per cui essi non potevano contrarre altri debiti, non essendovi la ragionevole prospettiva di poterli adempiere.
È invece accaduto che i coniugi ricorrenti, oltre ad aver acquistato due autovetture ed un motorino (v. le visure P.R.A. – docc. nn. 21, 22 e 23), a partire dall’anno 2012 abbiano fatto ancora ricorso al credito, aggravando sensibilmente una condizione già ampiamente precaria.
Inoltre non si conoscono le motivazioni o comunque le ragioni poste alla base delle richieste di prestito personale al (…) ed alla (…), mentre la richiesta di prestito alla Consum.it reca l’indicazione della finalità “ristrutturazione casa”.
In conclusione, alla luce di quanto emerso, sussistono, ad avviso di questo giudice, le circostanze ostative all’omologa del piano, ovverosia l’aver colposamente determinato o comunque notevolmente aggravato il proprio sovrindebitamento, mediante l’assunzione, quantomeno dal 2012, di obbligazioni da parte del consumatore senza che vi fosse la ragionevole prospettiva di poterle adempiere”.
I debitori odierni reclamanti censurano il provvedimento sotto due profili, che possono essere così sintetizzati:
2) Con un secondo motivo, i ricorrenti censurano il provvedimento impugnato per avere omesso di esaminare ed accogliere la domanda subordinata di convertire la proposta di piano, in ipotesi di diniego dell’omologa, in accordo con i creditori, del quale la proposta porta tutti i requisiti ed i presupposti di legge.
In buona sostanza, la disposizione citata subordina l’omologazione del piano del consumatore ad un giudizio di esclusione da parte del giudice di due circostanze:
1) che il consumatore abbia assunto obbligazioni senza la ragionevole prospettiva di poterle adempiere;
La legge in commento non ha preso in considerazione in maniera diretta, nel giudizio di meritevolezza, la condotta dei creditori. Non ha tuttavia escluso che tale condotta, sviata rispetto ai canoni di buona fede e correttezza, possa incidere sulla valutazione della meritevolezza nel caso in cui abbia indotto in errore incolpevole il debitore.
Il punto, tuttavia, ad avviso del tribunale è che il sovraindebitamento dei (…) rimonta non tanto alle finanziarie del 2012, quanto al mutuo assunto il 18.4.2011, relativo ad un importo significativo di € 50.000,00.
In questo modo, già nel 2011 i ricorrenti avevano sostanzialmente assorbito con i propri debiti l’intero stipendio del (…), restando a disposizione del nucleo familiare le parti accessorie ed eventuali della retribuzione del (…), la pensione di invalidità della figlia ed il buono per celiaci, somme evidentemente già allora insufficienti a garantire il soddisfacimento delle esigenze della famiglia.
Nonostante la situazione già compromessa, i (…) nel 2012 chiesero ed ottennero un ulteriore mutuo di € 50.000,00 da restituire in 120 rate dell’importo ciascuna di € 673,20, portando così l’importo complessivo delle rate dei diversi mutui alla somma di € 2.434,00, pari sostanzialmente al totale degli ingressi della famiglia.
Tutto ciò significa che al momento di assumere il debito nel 2011, i (…) non potevano non essere perfettamente consci della impossibilità di soddisfare i creditori, avendo assunto a quella data impegni di spesa per prestiti pari al totale delle entrate derivanti dal lavoro del (…) e dalle ulteriori entrate della famiglia.
Né vale ancora richiamare l’inadempimento del fratello della (…) all’obbligazione solidale di corrispondere una quota della rata del mutuo ipotecario per l’acquisto della casa. E’ sufficiente rilevare, al proposito, che, come correttamente osservato dal primo giudice, l’obbligazione solidale presenta la caratteristica di consentire al creditore di pretendere il pagamento dell’intero ad uno solo dei coobbligati, il quale dunque non può sottrarsi all’obbligazione adducendo l’inadempimento dell’altro coobbligato. In ogni caso, si aggiunga che l’immobile venne acquistato in proprietà esclusiva dai coniugi (…), non risultando chiaro per questo motivo l’intervento del fratello della (…) se non allo scopo di attribuire all’istituto bancario un altro soggetto garante, con la conseguenza che solo i (…) hanno un preminente interesse al pagamento delle rate del mutuo e che appare pertanto pretestuoso evidenziare il mancato apporto del fratello della (…) quando è presumibile ritenere che sin dall’inizio questo fosse l’accordo tra le parti (non risulta infatti che il fratello della (…) abbia mai pagato alcuna rata di mutuo).
Pertanto ed in conclusione, ritiene il tribunale di dover confermare il provvedimento impugnato nella parte in cui è stato escluso il presupposto di meritevolezza per l’omologa del piano.
Tale norma è stata esaminata di recente dalla giurisprudenza di merito nell’ambito di un caso in cui il debitore aveva chiesto contestualmente l’ammissione alla procedura di accordo con i debitori e di liquidazione del patrimonio. In quel caso, il giudice del reclamo, concordando con il primo giudice, anche sulla base della richiamata norma e del principio di alternatività che essa avrebbe introdotto, ha stabilito che non può essere ammesso ad una delle procedure previste dalla l. 3/2012 il debitore che nei precedenti cinque anni abbia fatto ricorso ad una delle stesse procedure, dovendosi comprendere con la locuzione “fare ricorso” tanto il caso in cui una di quelle procedure si sia svolta quanto il caso in cui il debitore abbia solamente fatto la domanda (in tal senso, Tribunale Massa, 28.1.2016).
L’interpretazione proposta non appare condivisibile ed è peraltro in contrasto con la disciplina prevista dall’art. 14-ter l. citata..
Ciò discende anche dalla considerazione che l’art. 7, c. 2 lett. b) l. citata, sancisce l’inammissibilità della domanda del soggetto che ha fatto ricorso nei cinque anni precedenti “ai procedimenti di cui al presente capo”, ricomprendendo in tal modo tutti i rimedi, sia quelli della sezione I (piano e accordo) sia quelli della sezione II (liquidazione) del medesimo capo. Pertanto se si dovesse interpretare la norma nel senso che anche la sola presentazione della domanda costituisse motivo di inammissibilità di una successiva proposta, si cadrebbe in contrasto che l’art. 14 quater che invece consente la conversione.
Facendo un confronto con la disciplina della legge fallimentare, si potrebbe invocare l’ipotesi di inammissibilità prevista in tema di concordato dall’art. 161 c. 9, norma che sancisce l’inammissibilità del concordato con riserva ex art. 161 c. 6 nell’ipotesi in cui il debitore “ha presentato altra domanda ai sensi del medesimo comma alla quale non abbia fatto seguito l’ammissione alla procedura”. La norma intende impedire che il debitore possa strumentalmente ricorrere ripetutamente al concordato con riserva al fine di ottenere la moratoria prevista dall’art. 168 l.f..
Sennonchè, nel caso nostro, non sussiste tale esigenza, giacchè l’effetto paralizzante delle azioni dei creditori non è automatico ma deriva da un provvedimento del giudice, previa valutazione positiva dei presupposti previsti dagli artt. 7, 8 e 9 l. citata: così è stabilito dall’art. 10 c. 2 lett. c) per l’accordo e dall’art. 12-bis per il piano del consumatore.
Alla luce di questi argomenti, ritiene il tribunale non sussistere alcuna ipotesi di inammissibilità per il caso in cui, presentata una proposta di piano del consumatore, e non omologato il piano, il debitore si determini a perseguire una diversa modalità di composizione della crisi mediante un accordo con i creditori.
– sussistono i presupposti di cui all’art. 7, c. 2 in quanto è escluso che il debitore:
a) e’ soggetto a procedure concorsuali diverse da quelle regolate dal presente capo; b) ha fatto ricorso, nei precedenti cinque anni, ai procedimenti di cui al presente capo; c) ha subito, per cause a lui imputabili, uno dei provvedimenti di cui agli articoli 14 e 14-bis; d) ha fornito documentazione che non consente di ricostruire compiutamente la sua situazione economica e patrimoniale.