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Timestamp: 2016-05-02 23:10:27+00:00
Document Index: 51716314

Matched Legal Cases: ['art. 6', 'art. 5', 'art. 10', 'art. 87', 'art. 51', 'art. 10', 'art. 7', 'art. 17', 'art. 10', 'art. 3', 'art. 11', 'art. 10', 'art. 21', 'art. 2', 'art. 11', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 30', 'art. 148', 'art. 90', 'art. 30', 'art. 30', 'art. 148', 'art. 4', 'art. 30', 'art. 35', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 6', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 10', 'art. 28', 'art. 10', 'art. 1', 'art. 63', 'art. 1', 'art. 23', 'art. 10', 'art. 111', 'art. 6', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 110', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1']

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Mercoled�, 16 dicembre· Dal 1� gennaio 2016 passano dallo 0,5% allo 0,2% Marted�, 08 dicembre· Pronta una bozza del disegno di legge-delega di riforma Luned�, 09 novembre· Nuovi pareri dal Ministero dello Sviluppo Economico Venerd�, 06 novembre· Pronta una bozza di decreto legislativo di attuazione della L. n. 124/2015 Marted�, 27 ottobre· Non dovuta la Tassa Concessioni Governative sulla SCIA Venerd�, 23 ottobre· Pubblicato il terzo regolamento di modifica del D.P.R. n. 150 del 2002 Mercoled�, 07 ottobre· Sulla Gazzetta i cinque decreti legislativi attuativi della L. n. 23/2014 Marted�, 06 ottobre· L�Italia aderisce al Brevetto Unitario Europeo Mercoled�, 30 settembre· Accorpamento tra le Camere di Commercio Pescara e di Chieti Marted�, 29 settembre· Accorpamento tra le Camere di Commercio Catania, Ragusa e Siracusa Mercoled�, 23 settembre· Esonero dal pagamento del diritto annuale - Chiarimenti dal Ministero Marted�, 15 settembre· Dal 15 settembre 2015 in vigore le nuove specifiche tecniche Luned�, 14 settembre· Nuovi pareri del Ministero dello Sviluppo Economico Venerd�, 11 settembre· In arrivo modulistica e istruzioni operative per la marcatura laser Venerd�, 04 settembre· Nuove regole per le societ� di capitali e per altri soggetti Gioved�, 03 settembre· Nuove regole per banche e altri intermediari finanziari Mercoled�, 26 agosto· SPLIT PAYMENT � L�Unione europea autorizza l�Italia fino al 2017 Domenica, 16 agosto· Verifica estesa a tutti i familiari maggiorenni conviventi Gioved�, 13 agosto· Varata la legge di riforma e di riorganizzazione Marted�, 11 agosto· Via libera all�accorpamento di altre nove Camere di Commercio Articoli Vecchi
FARNESINAInformateci dove siete nel mondo TERZO SETTORE - ONLUS - ENTI NON PROFIT - ASSOCIAZIONI DI PROMOZIONE SOCIALE - ASSOCIAZIONI DI VOLONTARIATO - ASSOCIAZIONI SPORTIVE DILETTANTISTICHE - 5 PER MILLE - LE LINEE DELLA RIFORMA PROPOSTA DAL GOVERNO RENZI IL TERZO SETTORE LE LINEE GUIDA DELLA RIFORMA PROPOSTA DAL GOVERNO RENZI 1. IL c.d. "TERZO SETTORE" - Elementi essenziali
Quando si parla di �Terzo settore� (TS) si fa riferimento a quel complesso di istituzioni che all'interno del sistema economico si collocano tra lo Stato (Primo settore) e il mercato (Secondo settore), ma non sono riconducibili n� all�uno n� all�altro; sono cio� soggetti organizzativi di natura privata ma volti alla produzione di beni e servizi a destinazione pubblica o collettiva; si tratta: delle cooperative sociali, delle associazioni di promozione sociale, delle associazioni di volontariato, delle organizzazioni non governative (ONG), delle ONLUS, ecc.
La legislazione italiana ha finora disciplinato alcuni aspetti del "Terzo Settore" ma non li ha definiti unitariamente dal punto di vista giuridico.
Esistono differenti definizioni attribuite al non profit riconducibili ai diversi ambiti disciplinari, tuttavia studi recenti hanno evidenziato delle caratteristiche comuni che definiscono i criteri ai quali dovrebbe sottostare l�organizzazione operante nel TS:
- l'assenza di distribuzione dei profitti;
- l'avere natura giuridica privata (anche se alcune organizzazioni, come le IPAB, hanno ancora un forte controllo pubblico);
- il disporre di un atto di costituzione formale oggetto di un contratto formalizzato o di un accordo esplicito fra gli aderenti;
- l'essere basata sull�autogoverno;
- il disporre di una certa quota di lavoro volontario;
- l'essere un'organizzazione con una base democratica (elezione delle cariche e partecipazione effettiva degli aderenti).
Tutte le caratteristiche sopraelencate tuttavia non si possono considerare come elementi che costituiscono la definizione di Terzo Settore . Esse semmai si ritrovano spesso come criteri cui fanno riferimento gli interventi legislativi. Ci� significa che non sempre sono tutte compresenti.
2. 10 LUGLIO 2014 - Il Consiglio dei Ministri approva un disegno di legge delega per la riforma del "Terzo settore" 2.1. Le finalit� della riforma
Il Consiglio dei Ministri del 10 luglio 2014 ha dato via libera al disegno di legge delega al Governo per la riforma del Terzo settore, recante �Disposizioni per promuovere e favorire l�autonoma iniziativa delle persone, singole e associate, per lo svolgimento di attivit� di interesse generale�.
Il testo del disegno di legge attribuisce al Governo la delega ad adottare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della legge di delega, uno o pi� decreti legislativi recanti il riordino e la revisione organica della disciplina degli enti privati del Terzo settore e delle attivit� che promuovono e realizzano finalit� solidaristiche e di interesse generale, anche attraverso la produzione e lo scambio di beni e servizi di utilit� sociale in attuazione del principio di sussidiariet�, al fine di sostenere la libera iniziativa dei cittadini associati per perseguire il bene comune, elevare i livelli di cittadinanza attiva, coesione e protezione civile, favorendo la partecipazione, l�inclusione e il pieno sviluppo della persona e valorizzando al contempo il potenziale di crescita ed occupazione del settore. Nello specifico, i decreti attuativi dovranno disciplinare la costituzione, le forme organizzative e di amministrazione e le funzioni degli enti privati che, con finalit� ideale e senza scopo di lucro, promuovono e realizzano attivit� d�interesse generale, di valorizzazione della partecipazione e di solidariet� sociale, ovvero producono o scambiano beni o servizi di utilit� sociale, anche attraverso forme di mutualit� con fini di coesione sociale.
- riconoscere e garantire il pi� ampio esercizio del diritto di associazione e il valore delle formazioni sociali liberamente costituite quale strumento di promozione e di attuazione dei principi di partecipazione, solidariet�, sussidiariet� e pluralismo;
- riconoscere e favorire l�iniziativa economica privata, svolta senza finalit� lucrative, diretta a realizzare in via principale la produzione o lo scambio di beni o servizi di utilit� sociale o d�interesse generale; - individuare le finalit� non lucrative e le attivit� solidaristiche e di interesse generale che caratterizzano gli enti del Terzo settore;
- riorganizzare e semplificare il procedimento per il riconoscimento della personalit� giuridica; - definire forme e modalit� di organizzazione e amministrazione degli enti ispirate ai principi di democrazia, uguaglianza, pari opportunit�, partecipazione degli associati e dei lavoratori e trasparenza, nonch� ai princ�pi di efficienza, di correttezza e di economicit� della gestione degli enti; - prevedere il divieto di distribuzione, anche in forma indiretta, degli utili e del patrimonio dell�ente, anche in caso di scioglimento del vincolo associativo e di estinzione;
- definire criteri e vincoli di strumentalit� dell�attivit� d�impresa rispetto alla realizzazione degli scopi istituzionali e introdurre un regime di contabilit� separata finalizzato a distinguere la gestione istituzionale da quella imprenditoriale; - individuare specifiche modalit� di verifica e controllo dell�attivit� svolta;
- disciplinare le modalit� e i criteri dell�attivit� volontaria degli aderenti, nonch� i limiti e gli obblighi di pubblicit� relativi agli emolumenti e ai compensi; - riorganizzare il sistema di registrazione degli enti attraverso la previsione di un registro unico del Terzo settore.
(Fonte: Dal sito del Governo)
2.2. La struttura del disegno di legge
Il disegno di legge, che si compone di 7 articoli, prevede una serie di interventi normativi volti a introdurre misure per la riorganizzazione del mondo no profit, valorizzando il potenziale di crescita e occupazionale insito nell�economia sociale e nelle attivit� svolte dal Terzo settore.
All�articolo 1 del provvedimento, si prevede il riordino e la disciplina organica degli enti del Libro I, Titolo II del Codice civile (artt. 14-42) e delle attivit� con fine solidaristico e di interesse generale, anche consentendo la produzione e lo scambio di beni e servizi di utilit� sociale.
L�articolo 2, delega il Governo al fine di disciplinare la costituzione, l�organizzazione, e le forme di governance degli enti non profit al fine di valorizzarne il ruolo, con particolare riferimento a quelli che operano per la solidariet� sociale.
Il successivo articolo 3, delega il Governo a disciplinare il riordino della disciplina in materia di associazionismo, di volontariato (L. n. 266/1991) e di promozione sociale (L. n. 383/2000). A tal fine vengono individuati i seguenti principi e criteri direttivi: - promozione della cultura del volontariato tra i giovani, anche attraverso apposite iniziative da svolgersi nell�ambito delle attivit� scolastiche;
- riconoscimento e valorizzazione delle reti associative di secondo livello; - revisione e razionalizzazione delle finalit� e della composizione degli osservatori nazionali.
Il disegno di legge, articolo 4 contiene, inoltre, la delega per il riordino e la revisione dell�attuale disciplina in materia di impresa sociale (D.Lgs. n. 155/2006).
Tra le principali novit�, in particolare, si prevede che le imprese sociali potranno ripartire utili, �nel rispetto di condizioni e limiti prefissati� e raccogliere capitali attraverso internet, con le modalit� previste per le start up innovative.
L�articolo 5 prevede una revisione dell�attuale disciplina del servizio civile (D.Lgs. n. 77/2002 e L. n. 64/2001), finalizzata all�istituzione di un servizio civile nazionale universale che favorisca l�inserimento lavorativo dei giovani.
Anche qui, secondo quanto gi� indicato nelle Linee guida del maggio scorso ma con due importanti nuove sottolineature:
- la prima: �definizione dello status giuridico dei giovani ammessi al servizio civile universale, prevedendo l�instaurazione di uno specifico rapporto di servizio civile non assimilabile al rapporto di lavoro, con previsione della non assoggettabilit� della prestazione ad alcuna disposizione fiscale o tributaria�;
- la seconda: riconoscimento e valorizzazione delle competenze acquisite durante l�espletamento del servizio civile universale in funzione del loro utilizzo nei percorsi di istruzione e in ambito lavorativo civile circa 100mila giovani tra i 18 e 28 anni.
L�articolo 6 prevede una delega al Governo per il riordino e l�armonizzazione della disciplina tributaria applicabile agli enti di in questione e delle diverse forme di fiscalit� di vantaggio nel rispetto della normativa dell�Unione europea, dell'invarianza dei saldi di finanza pubblica e tenuto conto di quanto disposto ai sensi della legge 11 marzo 2014, n. 23. Sulla base dei seguenti principi e criteri direttivi: a) nuova definizione di definizione di ente non commerciale ai fini fiscali; b) razionalizzazione e semplificazione del regime di deducibilit� e detraibilit� dal reddito delle persone fisiche e giuridiche delle erogazioni liberali, in denaro e in natura; c) revisione e stabilizzazione dell�istituto della destinazione del 5 per mille dell�imposta sul reddito delle persone fisiche in base alle scelte espresse dai contribuenti in favore degli enti di cui all�articolo 1; d) previsione per le Imprese sociali di accedere a forme di raccolta di capitali di rischio tramite portali on line, in analogia a quanto previsto per le start-up innovative; di misure fiscali agevolative, volte anche a favorire gli investimenti di capitale, dell�istituzione di un apposito fondo rotativo destinato a finanziarle; e) introduzione di meccanismi volti alla diffusione dei titoli di solidariet� e di altre forme di finanza sociale finalizzate a obiettivi di solidariet� sociale; f) promozione dell�assegnazione in favore degli enti di cui all�articolo 1 degli immobili pubblici inutilizzati, nonch�, tenuto conto della disciplina in materia, dei beni immobili e mobili confiscati alla criminalit� organizzata, secondo criteri di semplificazione e di economicit�, anche al fine di valorizzare in modo adeguato i beni culturali e ambientali.
All�articolo 7 il compito pi� difficile, quello di stabilire le coperture necessarie. . Se vuoi approfondire i contenuti del disegno di legge, clicca QUI.
. Se vuoi conoscere le LINEE GUIDA PER UNA RIFORMA DEL TERZO SETTORE, clicca QUI.
3. AUDIZIONI PARLAMENTARI sulla Riforma del "Terzo settore" A decorrere dal 10 novembre 2014, la Commissione Affari sociali della Camera ha aperto le porte a oltre 30 organizzazioni del non profit italiano. Sono state raccolte idee, critiche, proposte, suggerimenti.
Citiamo di seguito alcune delle audizioni di maggior peso.
3.1. 10 NOVEMBRE 2014 - Audizione del Consiglio Nazionale del Notariato
Il Consiglio Nazionale del Notariato, nel corso di un audizione del 10 novembre 2014 alla Camera dei Deputati - XII Commissione (Affari sociali), ha espresso le proprie osservazioni sul disegno di legge n. 2617 di �Delega al Governo per la riforma del Terzo settore, dell�impresa sociale e per la disciplina del Servizio civile universale�.
Il Notariato, innanzitutto, condivide l�opportunit� dell�opera di semplificazione normativa, finalizzata al conseguimento di un sistema normativo maggiormente idoneo a venire incontro alle reali esigenze sociali ed economiche del Terzo settore e segnala la necessit� che la riforma Terzo settore non prescinda dal coordinamento con il Codice civile.
a) la richiesta di un maggiore rafforzamento del ruolo dei notai nei procedimenti per il riconoscimento della personalit� giuridica degli enti; l�auspicio della categoria � che alla stregua di quanto previsto per le societ� di capitali, la verifica assegnata ai notai sia circoscritta al controllo di legalit� sostanziale;
b) la valutazione positiva delle proposte di modifica in merito alla valorizzazione dell�autonomia statutaria, con specifico riferimento alle fondazioni;
c) l�apprezzamento in merito alla proposta di unificazione su base nazionale del Registro delle persone giuridiche, oggi diffuso nelle diverse Prefetture. La riforma del terzo settore richiede che siano riviste struttura e funzioni del Registro delle persone giuridiche, allo scopo di migliorarne e renderne pi� facilmente fruibile il contenuto informativo, migliorando le caratteristiche di attendibilit�.
. Se vuoi scaricare il testo integrale dell'audizione, clicca QUI.
3.2. 13 NOVEMBRE 2014 - Audizione dell'Agenzia delle Entrate
Ripensare l�attuale regime di tassazione del Terzo Settore alla luce delle finalit� solidaristiche e di utilit� sociale e dell�impatto sociale degli enti non commerciali. E� questo l�appello lanciato dall�Agenzia delle Entrate nel corso di un�audizione parlamentare in Commissione Affari sociali alla Camera svoltasi il 13 novembre 2014.
L�audizione si � articolata essenzialmente su cinque punti:
1. Armonizzare e semplificare una legislazione fortemente disorganica e frammentata;
2. La riorganizzazione del �sistema di registrazione degli enti�;
3. La valorizzazione della funzione imprenditoriale degli enti del Terzo Settore;
4. Riordino delle Agevolazioni fiscali;
5. La riforma strutturale dell�istituto del cinque per mille.
Dall�analisi normativa effettuata dalle Entrante, emerge l�affermazione di un dato strutturale che sembra per lo pi� caratterizzare la legislazione civilistica, ma soprattutto fiscale degli enti del Terzo Settore: la fiscalit� di vantaggio a essi riconosciuta, infatti, � imperniata quasi totalmente intorno alla rilevanza della loro non lucrativit� oggettiva, piuttosto che intorno a quella soggettiva. Questa immagine stride fortemente con quella recentemente fotografata dall�Istat. Il Terzo Settore, oggi, � infatti prevalentemente alimentato dal finanziamento privato (per il 65,9%) rispetto a quello pubblico (34,1%). Le sue entrate derivano per il 47,3% dallo svolgimento di attivit� commerciali. La realt� - come si legge nell�audizione - ha cos� ampiamente superato la norma civilistica sdoganando definitivamente l�idea che gli enti non profit si qualifichino per la finalit� non lucrativa e non per l�attivit� svolta che pu� anche essere commerciale. Va dunque apprezzata la possibilit� di ripensare l�attuale regime di tassazione del Terzo settore alla luce delle finalit� solidaristiche e di utilit� sociale, della non lucrativit� soggettiva e dell�impatto sociale, cos� come delineato dall'art. 6, comma 1, lettera a) del Disegno di legge in discussione. Resta ovviamente il problema di costruire un sistema normativo in grado di verificare le finalit� solidaristiche e di utilit� sociale, il divieto di ripartizione (diretta e indiretta) degli utili e di misurare l�impatto sociale. All�interno del sistema fiscale italiano il Terzo settore rappresenta uno degli ambiti di maggior impatto delle agevolazioni fiscali. Appare, pertanto, evidente la necessit� di semplificare e razionalizzare la materia, che peraltro interseca competenze di controllo trasversali, a volte, difficilmente coordinate.
4. 9 APRILE 2015 - Approvata dalla Camera la Delega al Governo sulla riforma del Terzo settore La Camera ha approvato il disegno di legge recante Delega al Governo per la riforma del Terzo settore, dell'impresa sociale e per la disciplina del Servizio civile universale (C. 2617-A), risultando pertanto assorbite le abbinate proposte di legge MAESTRI ed altri; BOBBA ed altri; CAPONE ed altri (C. 2071-2095-2791). Il provvedimento passa ora all'esame del Senato.
. Se vuoi seguire l'iter di approvazione alla Camera (C. 2617), clicca QUI.
5. 6 LUGLIO 2015 - Linee guida per l�affidamento di servizi a enti del terzo settore e alle cooperative sociali - L'ANAC avvia una consultazione pubblica Nell�adunanza del 24 giugno 2015 il Consiglio dell�Autorit� Nazionale Anticorruzione ha deliberato di porre in consultazione il documento recante �Linee guida per l�affidamento di servizi a enti del terzo settore e alle cooperative sociali� mediante pubblicazione sul sito internet dell�ANAC.
Pi� precisamente vengono poste in consultazione le seguenti questioni: a) affidamenti di servizi sociali e sanitari agli organismi del terzo settore (associazioni di volontariato, cooperative sociali di tipo A, associazioni onlus, associazioni di promozione sociale), con particolare attenzione a tematiche quali: programmazione; requisiti di partecipazione; apertura alla concorrenza; controlli; proroghe e rinnovi; b) affidamenti alle cooperative di tipo B e ai laboratori protetti, con particolare attenzione a tematiche quali: soggetti beneficiari delle convenzioni ex art. 5 l.381/1991; attivit� oggetto dell�affidamento; durata dell�affidamento; calcolo della soglia; procedura di affidamento; verifiche in corso di esecuzione; obblighi di comunicazione all�Autorit�.
I soggetti interessati possono far pervenire all�Autorit� le proprie osservazioni al documento di consultazione �Linee guida per l�affidamento di servizi a enti del terzo settore e alle cooperative sociali� entro il 10 settembre 2015, ore 14.00, mediante la compilazione dell�apposito modello formato.pdf che, unitamente agli estremi identificativi del mittente, consente l�inserimento di un testo libero fino a 10.000 battute. I contributi pervenuti saranno pubblicati sul sito dell�Autorit�, in forma non anonima, salvo che vengano evidenziate motivate esigenze di riservatezza�.
. Se vuoi saperne di pi�, clicca QUI.
6. 24 LUGLIO 2015 - Il testo all'esame del Senato Il testo che ha avuto il via libera della Camera il 13 aprile 2015 � approdato al Senato, che ha iniziato a discuterlo dal 24 luglio in commissione Affari Costituzionali (Atto del Senato S. 1870). Centinaia gli emendamenti da esaminare.
. Se vuoi seguire l'iter di approvazione al Senato, clicca QUI.
7. 20 GENNAIO 2016 - TERZO SETTORE E COOPERATIVE SOCIALI - L�ANAC pubblica le Linee guida per l�affidamento di servizi da parte delle Pubbliche Amministrazioni E� stata pubblicata, sulla Gazzetta Ufficiale n. 30 del 6 febbraio 2016, la Delibera n. 32 del 20 gennaio 2016, con la quale l�Autorit� Nazionale Anticorruzione, ha fissato le Linee guida per l'affidamento di servizi a enti del terzo settore e alle cooperative sociali. Il terzo settore � si legge nella premessa - rappresenta un'importante realt� nel Paese, sia sotto il profilo sociale, per la natura dei servizi svolti, che sotto il profilo occupazionale. Le amministrazioni pubbliche ricorrono frequentemente agli organismi no-profit per l'acquisto o l'affidamento di servizi alla persona. Tale scelta organizzativa ha il vantaggio di promuovere un modello economico socialmente responsabile in grado di conciliare la crescita economica con il raggiungimento di specifici obiettivi sociali, quali, ad esempio, l'incremento occupazionale e l'inclusione e integrazione sociale. Nonostante il notevole impatto della spesa per i servizi sociali sulle finanze pubbliche, si registra ancora oggi la mancanza di una specifica normativa di settore che disciplini in maniera organica l'affidamento di contratti pubblici ai soggetti operanti nel terzo settore. L'occasione per rimediare a tale carenza potrebbe essere rappresentata dall'approvazione del disegno di legge recante le linee guida per una revisione organica della disciplina riguardante il terzo settore (D.d.L. n. 1870 approvato alla Camera dei deputati il 9 aprile 2015). L'Autorit� Nazionale Anticorruzione (ANAC) ha ritenuto opportuno emanare le presenti linee guida con lo scopo di fornire indicazioni operative alle amministrazioni aggiudicatrici e agli operatori del settore, al fine di realizzare i predetti obiettivi nel rispetto della normativa comunitaria e nazionale in materia di contratti pubblici e di prevenzione della corruzione, in particolare dei principi di libera circolazione delle merci, di libert� di stabilimento, libera prestazione dei servizi nonch� dei principi che ne derivano (parit� di trattamento, non discriminazione, riconoscimento reciproco, proporzionalit� e trasparenza). L'intervento si inserisce nel quadro normativo comunitario e nazionale vigente in materia di affidamenti di servizi sociali e nel sistema normativo di settore (legge 8 novembre 2000, n. 328 sul sistema integrato di servizi sociali e decreto attuativo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 30 marzo 2001; legge quadro sul volontariato 11 agosto 1991, n. 266; legge 30 dicembre 1995, n. 563 e relativo regolamento attuativo decreto ministeriale n. 233 del 2 gennaio 1996, in materia di accoglienza degli immigrati irregolari; decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 e legge 30 giugno 2002, n. 189 in materia di accoglienza agli stranieri regolarmente soggiornanti; legge 26 luglio 1975, n. 354, come modificata dalla legge 10 ottobre 1986, n. 663 e dalla legge 22 giugno 2000, n. 1938, in materia di recupero dei soggetti detenuti; legge 8 novembre 1991, n. 381 in materia di cooperative sociali di tipo B). Le presenti linee guida sono state predisposte avendo a riferimento il quadro normativo attuale e pertanto dovranno essere integrate a seguito delle modifiche che saranno introdotte con la riforma del terzo settore e il recepimento della direttiva 2014/24/UE, che disciplina i servizi sociali in un apposito capo (Capo I, Titolo III, articoli da 74 a 77), dettando per l'aggiudicazione dei relativi appalti di importo pari o superiore alla soglia di 750.000 euro un regime �alleggerito�. Il testo della delibera viene riportato nei Riferimenti normativi.
8. 23 MARZO 2016 - La riforma all'esame del Senato Il seguito della discussione in Aula del testo proposto dalla Commissione Affari costituzionali, di delega al Governo per la riforma del Terzo settore, dell'impresa sociale e per la disciplina del servizio civile universale (DdL n. 1870, gi� approvato dalla Camera), � stato rinviato /causa vacanze pasquali!!) ad una data che sar� decisa dalla Conferenza dei Capigruppo, convocata mercoled� 30 marzo alle ore 10.
Il testo di 11 articoli a firma del senatore Stefano Lepri (Pd), approvato dalla Camera ad aprile 2015 e licenziato la scorsa settimana dalla commissione Affari Costituzionali del Senato, ha fatto il suo ingresso in assemblea un po� a singhiozzo. Il giorno 17 marzo, infatti, per tre volte in Aula � mancato il numero legale, costringendo il rinvio di una settimana dell�esame dei 700 emendamenti presentati alla legge delega di riforma del settore e di istituzione del servizio civile universale.
Molto � cambiato rispetto alla versione approvata da Montecitorio, che quindi costringer� a un ulteriore passaggio parlamentare ipotizzato tra fine aprile e inizio maggio. Il 30 marzo 2016, con 146 voti favorevoli, 74 contrari, 16 astenuti, il Senato ha approvato, con modificazioni, la riforma del terzo settore, dell'impresa sociale e per la disciplina del Terzo settore.
Ora il disegno di legge ritorna alla Camera per l�approvazione finale
. Se vuoi scaricare il testo approvato, aggiornato al 30 marzo 2016, clicca QUI.
. Se vuoi scaricare un documento sulle PRINCIPALI NOVITA' introdotte dalla riforma, clicca QUI.
LE ORGANIZZAZIONI NON LUCRATIVE DI UTILITA� SOCIALE - ONLUS 1. PREMESSA
L'acronimo ONLUS contraddistingue le Organizzazioni Non Lucrative di Utilit� Sociale. La figura e la regolamentazione di queste organizzazioni sono state introdotte nel nostro ordinamento con il D. Lgs. 4 dicembre 1997, n. 460, ovvero con un provvedimento di natura e finalit� esclusivamente fiscali, costruito in modo tale da identificare soggetti che, svolgendo attivit� meritevoli di tutela, possano usufruire di un trattamento fiscale agevolato. Le ONLUS sono una sottocategoria speciale di enti non commerciali in possesso di determinati requisiti indicati dall'art. 10 del citato decreto. Il titolo di ONLUS � cos� subordinato alla presenza di alcuni presupposti sia soggettivi che oggettivi. Il D. Lgs. n. 460/1997, nel riordinare la disciplina degli enti non commerciali, non ha apportato modifiche all'art. 87, comma 1, lett. c), del T.U.I.R. che fornisce la nozione di "ente non commerciale", individuando tale tipologia negli enti pubblici e privati diversi dalle societ�, che hanno per oggetto esclusivo o principale l'esercizio di attivit� commerciali.
Pertanto, l'elemento distintivo degli enti non commerciali - come viene precisato nella Circolare n. 124/E del 12 maggio 1998 - � costituito dal fatto di non avere tali enti, quale oggetto esclusivo o principale, lo svolgimento di una attivit� di natura commerciale, intendendosi per tale l'attivit� che determina reddito d'impresa ai sensi dell'art. 51 del T.U.I.R.
In primo luogo il decreto individua i soggetti interessati al provvedimento, distinguendo quelli che hanno la facolt� di essere ONLUS, quelli che lo sono ope legis e quelli che in nessun caso possono qualificarsi come tali. In merito alla natura giuridica delle organizzazioni, la normativa sancisce che possono essere ONLUS le associazioni, i comitati, le fondazioni, le societ� cooperative e gli altri enti di carattere privato, con o senza personalit� giuridica, i cui statuti o atti costitutivi, redatti nella forma dell'atto pubblico o della scrittura privata autenticata o registrata, prevedano espressamente alcune clausole che ne individuano il carattere meritorio delle agevolazioni fiscali. L�art. 10, comma 8, prevede l'automatica acquisizione della qualifica di ONLUS per le organizzazioni di volontariato iscritte al Registro regionale, le cooperative sociali e le Organizzazioni non governative, mentre non possono in ogni caso essere ONLUS gli enti pubblici, le societ� commerciali diverse dalle cooperative, le fondazioni bancarie, i partiti politici, le organizzazioni sindacali, le associazioni dei datori di lavoro e le associazioni di categoria.
L'ambito oggettivo del provvedimento si riferisce invece alle attivit� che gli enti sopra descritti debbono svolgere per poter beneficiare della normativa in esame. Per acquisire la qualifica di ONLUS occorre innanzi tutto perseguire finalit� di solidariet� sociale o finalit� inerenti a quelle di solidariet� sociale.
Le finalit� di solidariet� sociale si intendono perseguite quando l'attivit� � rivolta ad apportare benefici a persone svantaggiate in ragione di condizioni fisiche, sociali, economiche o familiari, oppure a componenti di collettivit� estere relativamente agli aiuti umanitari. Le finalit� di solidariet� sociale si intendono sempre perseguite per le organizzazioni che svolgono attivit� nei seguenti settori:
- assistenza sociale e socio-sanitaria; - assistenza sanitaria; - beneficenza; - istruzione; - formazione; - sport dilettantistico; - tutela, promozione e valorizzazione delle cose d'interesse artistico e storico di cui alla Legge 1 giugno 1939, n. 1089, ivi comprese le biblioteche e i beni di cui al DPR 30 settembre 1963, n. 1409; - tutela e valorizzazione della natura e dell'ambiente, con esclusione dell'attivit�, esercitata abitualmente, di raccolta e riciclaggio dei rifiuti urbani, speciali e pericolosi di cui all'art. 7 del D. Lgs. 5 febbraio 1997, n. 22; - promozione della cultura e dell�arte; - tutela dei diritti civili; - ricerca scientifica di particolare interesse sociale svolta direttamente da fondazioni, ovvero da esse affidata ad universit�, enti di ricerca e altre fondazioni che la svolgono direttamente, in ambiti e secondo modalit� da definire con apposito regolamento governativo ai sensi dell'art. 17 della Legge 23 agosto 1988, n. 400. 3.1. La valutazione della condizione di �svantaggio� L'Agenzia delle Entrate, nella Circolare n. 168/E del 26 giugno 1998, dopo aver precisato che la valutazione della condizione di �svantaggio� costituisce �un giudizio complessivo inteso ad individuare categorie di soggetti in condizioni di obiettivo disagio connesso a situazioni psico-fisiche particolarmente invalidanti, a situazioni di devianza, di degrado e grave disagio economico-familiare o di emarginazione sociale�, fornisce solo a titolo esemplificativo la seguente indicazione dei soggetti svantaggiati: disabili fisici e psichici affetti da malattie comportanti menomazioni non temporanee; tossico-dipendenti; alcolisti; indigenti; anziani non autosufficienti in condizioni di disagio economico; minori abbandonati, orfani o in situazioni di disadattamento o devianza; profughi; immigrati non abbienti.
Dalla disposizione in esame e dalla richiamata circolare esplicativa emerge la mancanza di una definizione tassativa dei soggetti svantaggiati, limitandosi la norma all�indicazione in via generale delle condizioni di disagio a tal fine rilevanti (fisico,
psichico, economico, sociale o familiare).
Per quanto riguarda lo svantaggio in ragione di condizioni economiche, al quale si riferisce il quesito in esame, l'Agenzia delle Entrate, nella Risoluzione n. 186/E del 17 luglio 2009 osserva che il disagio economico costituisce il requisito al quale specifiche normative subordinano l�accesso a benefici finanziari, a regimi di esonero o a particolari tipologie di servizi.
La condizione economica di disagio � stabilita con modalit� e limiti (reddituali e patrimoniali) che variano in relazione ai diversi settori di intervento di solidariet� sociale: dall�assistenza sociale per casi di grave indigenza a forme di supporto di rilevanza sociale per situazioni di svantaggio di minore entit�.
La condizione di svantaggio economico va, pertanto, verificata con riguardo al settore di intervento di solidariet� sociale da attuare.
Nel caso descritto nella citata risoluzione, in particolare, la Fondazione svolge la propria attivit� nel settore dell�istruzione e vuole favorire l�accesso allo studio del diritto economico da parte di ragazzi meritevoli, che potrebbero rinunciare al percorso universitario per mancanza di possibilit� economiche.
Secondo l'Agenzia delle Entrate, le ONLUS, che operano nel settore dell�istruzione e vogliono erogare borse di studio a giovani con scarse possibilit� economiche, possono adottare i parametri ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente) per individuare l�effettivo stato di indigenza dei potenziali beneficiari. Il sistema tiene, infatti, conto della situazione reddituale e patrimoniale del nucleo familiare di appartenenza e consente di rispettare il perseguimento delle finalit� di utilit� sociale richieste alle organizzazioni senza scopo di lucro. Gli obiettivi sono gli stessi perseguiti dalla normativa che tutela il diritto allo studio universitario e che prevede, secondo i limiti ISEE, agevolazioni per i giovani in situazioni finanziarie disagiate. L�Agenzia delle Entrate, pertanto, ritiene che per valutare il livello di disagio economico dei destinatari delle borse di studio assegnate dalle ONLUS � corretto applicare i parametri ISEE stabiliti per l'esenzione dalle tasse universitarie nella regione in cui opera l'ente. 4. Vincoli statutari
Oltre ai vincoli descritti precedentemente, gli statuti delle ONLUS devono obbligatoriamente prevedere le seguenti clausole, indicate nell'art. 10, comma 1, del decreto istitutivo: 1. il divieto di svolgere attivit� diverse da quelle sopra menzionate, a eccezione di quelle ad esse direttamente connesse. Si intendono per �connesse� attivit� previste statutariamente e dirette ad arrecare benefici a persone non svantaggiate. Le attivit� connesse non devono essere prevalenti rispetto a quelle di identica natura, ma con destinatari svantaggiati, definite �istituzionali�. La prevalenza non deve manifestarsi nell'ambito del settore di attivit� e neppure nell'ambito temporale dell'esercizio annuale. La ratio di questa norma � volta a consentire alle ONLUS di svolgere attivit� a supporto di quelle istituzionali senza assumere un carattere troppo marcatamente commerciale e, quindi - rispettivamente nei casi di buona e cattiva fede -, di non distogliere l'attenzione dai veri bisognosi o di non promuovere operazioni elusive e di turbativa del mercato; 2. Il divieto di distribuire, anche in modo indiretto, utili e avanzi di gestione, nonch� fondi, riserve o capitale durante la vita dell'organizzazione, a meno che la destinazione o la distribuzione non siano imposte per legge o effettuate a favore di altre ONLUS che, per legge, statuto o regolamento, fanno parte della medesima ed unitaria struttura; 3. l'obbligo di impiegare gli utili o gli avanzi di gestione per la realizzazione delle attivit� istituzionali e di quelle ad esse direttamente connesse; 4. l'obbligo di devolvere il patrimonio dell'organizzazione, in caso di suo scioglimento per qualunque causa, ad altre organizzazioni non lucrative di utilit� sociale; 5. l'obbligo di redigere il bilancio o rendiconto annuale; 6. la disciplina uniforme del rapporto e delle modalit� associative, volta a garantire l'effettivit� del rapporto medesimo, escludendo espressamente la temporaneit� della partecipazione alla vita associativa e prevedendo per gli associati o partecipanti maggiorenni il diritto di voto per l'approvazione e le modificazioni dello statuto e dei regolamenti e per la nomina degli organi direttivi dell'associazione; 7. l'uso, nella denominazione e in qualsivoglia segno distintivo o comunicazione rivolta al pubblico, della locuzione �Organizzazione non lucrativa di utilit� sociale� o dell'acronimo �ONLUS�. 5. Agenzia per il terzo settore
L�Agenzia per le organizzazioni non lucrative di utilit� sociale, meglio nota con la denominazione sintetica di "Agenzia per le ONLUS", � un�agenzia governativa di diritto pubblico con sede a Milano in Via Rovello n. 6. L�Agenzia opera sotto la vigilanza della Presidenza del Consiglio dei Ministri (a cui � tenuta ad inviare annualmente una relazione sull�attivit� svolta) ed � stata istituita con il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 26 settembre 2000 con cui si � dato seguito alla delega prevista dall�art. 3 della Legge n. 662 del 23 dicembre 1996. Successivamente, con il D.P.C.M. n. 329 del 21 marzo 2001, si � provveduto all�emanazione del regolamento dell�Agenzia per le ONLUS, in base al quale, in data 8 marzo 2002, la stessa si � regolarmente insediata.
Tale decreto � stato ora modificato dal D.P.C.M. 26 gennaio 2011, n. 51, recante "Modifiche al regolamento recante norme per l'Agenzia per le organizzazioni non lucrative di utilita' sociale di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 21 marzo 2001, n. 329".
Il decreto che entra in vigore l�11 maggio 2011, apporta modifiche che riguardano, in particolare, i poteri e la composizione dell�Agenzia, nonch� la modifica della denominazione da �Agenzia per le organizzazioni non lucrative di utilit� sociale� ad �Agenzia per il terzo settore�.
A fronte dei requisiti richiesti per assumere la qualifica di ONLUS viene attribuito un regime fiscale agevolato sotto molteplici aspetti. Con questo lo Stato riconosce l'importanza della funzione sociale svolta da queste organizzazioni e concede benefici in cambio di trasparenza. Si tratta in particolare dell'applicazione di un regime agevolato: �	per le imposte sui redditi, �	per l'imposta sul valore aggiunto, �	per le imposte indirette (bollo e registro, spettacoli, ecc.) e �	per la deducibilit� fiscale delle erogazioni liberali disposte a favore di tali enti. 7. Riconoscimento della qualifica di ONLUS agli Enti non residenti Con la Circolare n. 24/E del 26 giugno 2006, l'Agenzia delle Entrate ha stbilito che, ricorrendo tutti i requisiti previsti dalla legge n. 460/1997, nulla osta al riconoscimento della qualifica di ONLUS in favore degli enti residenti all'estero e, quindi, alla possibilit� che gli stessi siano ammessi a beneficiare del relativo regime agevolativo.
8. Anagrafe unica delle ONLUS L�anagrafe unica delle ONLUS � stata istituita dall�art. 11 del D. Lgs. n. 460/1997.L�iscrizione avviene a seguito di un�apposita comunicazione degli interessati alle Direzioni Regionali dell�Agenzia delle Entrate nel cui territorio si trova il domicilio fiscale dell�organizzazione.Per l�iscrizione � richiesto il possesso dei requisiti previsti dall�art. 10 del D. Lgs. n. 460/1997.L�iscrizione nell�anagrafe ha effetto costitutivo del diritto ad usufruire delle agevolazioni fiscali previste dal medesimo decreto.
L'Agenzia delle entrate ha provveduto ad integrare e ad aggiornare le istruzioni impartite con la Circolare n. 14/2003 in ordine ai requisiti necessari per l'iscrizione all'anagrafe unica delle ONLUS e per poter fruire delle agevolazioni previste per tali organizzazioni, intervenendo, in particolare, sul controllo preventivo dell'iscrizione, sulle ipotesi di cancellazione dall'anagrafe, sui casi in cui � necessario richiedere il parere dell'Agenzia per le ONLUS e sulla disciplina transitoria. 9. Dichiarazione all�Agenzia delle Entrate Con il D.M. n. 266/2003 sono state dettate nuove modalit� di esercizio del controllo relativo alla sussistenza dei requisiti formali per l�uso della denominazione ONLUS . A decorrere dal 4 ottobre 2005, i soggetti che godono del regime agevolato per effetto della comunicazione effettuata secondo il modello approvato con il D.M. 19 gennaio 1998, avranno 30 giorni per integrare tale comunicazione attraverso la presentazione di una dichiarazione sostitutiva , resa dal legale rappresentante e sottoscritta secondo le modalit� di cui all�art. 21, comma 2, del DPR n. 445/2000, ovvero della copia dello statuto o dell�atto costitutivo. La comunicazione dovr� essere redatta in duplice copia e dovr� essere consegnata o inviata con plico raccomandato con avviso di ricevimento alle Direzioni regionali dell�Agenzia delle Entrate nel cui ambito territoriale si trova la sede dell�organizzazione. Con Provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle Entrate del 29 dicembre 2003 � stato approvato il modello di dichiarazione sostitutiva previsto dall'art. 2 del decreto del Ministro dell'economia e delle finanze 18 luglio 2003, n. 266, che le organizzazioni non lucrative di utilit� sociale (ONLUS) devono allegare al modello di comunicazione previsto dall'art. 11 del decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460, approvato con decreto del Ministro delle finanze 19 gennaio 1998, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale - Serie generale - n. 17 del 22 gennaio 1998. 10. Enti non-profit e pubblicit� nel Registro imprese
I principali afferenti al terzo settore sono le associazioni, le fondazioni, gli enti ecclesiastici. Si tratta di enti non commerciali sui quali da tempo, sia la dottrina che la giurisprudenza, si dibatte per determinare quale sia il regime pubblicitario pi� appropriato, se possano o debbano, in altre parole, essere iscritti nella sezione ordinaria del Registro delle imprese, come tutti gli altri soggetti collettivi, o solo nel Repertorio Economico Amministrativo (REA). Secondo alcuni, una associazione o una fondazione, nel caso eserciti un�attivit� economica in via esclusiva o principale, deve essere iscritta nella sezione ordinaria del Registro delle imprese, sulla base del fatto che esercitano un�attivit� economica. Vanno iscritti solamente nel REA nel caso l�attivit� svolta si collochi in una dimensione di sussidiariet� e di ausiliarit� rispetto all�oggetto principale di natura ideale, culturale, ricreativo, ecc. Secondo altri, trattandosi di soggetti diversi da quelli previsti come iscrivibili nella sezione ordinaria del Registro delle imprese, le associazioni e le fondazioni, nel caso svolgano anche una attivit� economica, vanno iscritte solamente nel REA. Il primo orientamento, ora maggioritario, � stato recepito anche dal Ministero delle attivit� produttive sia nella Circolare n. 3407/C del 9 gennaio 1997, laddove si afferma che �qualora le associazioni, le fondazioni, gli altri soggetti collettivi esercitino una attivit� di impresa in via esclusiva o principale, essi debbano iscriversi nella sezione ordinaria del Registro delle imprese e sottostare, a tutti gli effetti, alla disciplina della pubblicit� legale prevista dalle norme generali fissate dagli articoli 2188 � 2202 del Codice civile�, sia nella Circolare n. 3450/C del 27 ottobre 1998, laddove si prevede come soggetti obbligati all�iscrizione nella sezione ordinaria del Registro delle imprese tutti i soggetti collettivi, comprese le associazioni e le fondazioni che esercitano una attivit� di impresa in via esclusiva o permanente. L'IMPRESA SOCIALE . Se vuoi approfondire questo argomento, clicca QUI.
ASSOCIAZIONISMO SOCIALE � ASSOCIAZIONI STORICHE E NON STORICHE - CONTRIBUTI La Legge 19 novembre 1987, n. 476 (�Nuova disciplina del sostegno alle attivit� di promozione sociale e contributi alle associazioni combattentistiche�) e la Legge 15 dicembre 1998 n. 438 (�Contributo statale a favore delle associazioni nazionali di promozione sociale�) prevedono la concessione di un contributo in favore delle associazioni �storiche� (U.I.C. � Unione Italiana Ciechi, U.N.M.S. � Unione Nazionale mutilati ed invalidi per servizio, A.N.M.I.L � Associazione nazionale mutilati ed invalidi per lavoro, A.N.M.I.C � Associazione nazionale mutilati ed invalidi civili, E.N.S. � Ente nazionale per la protezione e l�assistenza dei sordomuti) ed alle associazioni cosiddette �non storiche� che, secondo gli scopi previsti dai rispettivi statuti, promuovano l�integrale attuazione dei diritti costituzionali concernenti l�uguaglianza di dignit� e di opportunit� e la lotta contro ogni forma di discriminazione nei confronti dei cittadini che, per cause di et�, di deficit psichici, fisici o funzionali o di specifiche condizioni socio economiche siano in condizione di marginalit� sociale. La concessione di tale contributo, per le associazioni cosiddette �non storiche� di cui all�art. 1, comma 1, lett. b) della legge n. 476/1987, � subordinata alla presentazione di apposita istanza, corredata dalla documentazione prevista, da parte delle predette associazioni che siano in possesso dei requisiti obbligatori previsti dall�art. 2 della medesima legge.
Gli enti e le associazioni italiane che usufruiscono del predetto contributo sono tenuti ad utilizzarlo per fini di promozione e integrazione sociale. La legge n. 438/1998, art. 1, comma 2, stabilisce che il contributo statale previsto dall�art. 1 della legge n. 476/1987, debba essere ripartito nel modo seguente:
�	50% alle cosiddette �associazioni storiche� tra cui � ripartito in parti uguali; �	50% alle cosiddette �associazioni non storiche� tra cui � ripartito secondo i criteri stabiliti dall�art. 1, comma 3 della legge 438/1998.
Il predetto contributo statale viene stanziato annualmente ed � variabile secondo la ripartizione effettata dal Fondo nazionale delle politiche sociali.
Allo scopo di chiarire le modalit� e i tempi di presentazione delle domande, vengono emanate annualmente apposite linee guida, corredate da fac-simile di domanda.
Le domande di contributo, compilate utilizzando il fac-simile di domanda allegato alle suddette linee guida e corredate dalla documentazione necessaria, devono essere inviate entro il 31 marzo dell'annualit� di riferimento, al seguente indirizzo:
Direzione Generale per il Volontariato, l�Associazionismo e le Formazioni Sociali - Div. II
Pal.C - II piano
Via Fornovo 8 - 00192 Roma.
Le Associazioni che hanno presentato la domanda sono tenute a comunicare tempestivamente all�Ufficio eventuali variazioni riguardanti l�indirizzo, i recapiti telefonici, di fax, i dati bancari ecc..
(Fonte: Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali) Contributi - Annualit� 2011
Sono state pubblicate, sulla Gazzetta Ufficiale n. 48 del 28 febbraio 2011, le "Linee guida 23 febbraio 2011 - Procedimento per la richiesta dei contributi previsti dalla legge n. 438 del 15 dicembre 1998 e dall�art. 1, comma 2, della legge n. 476 del 19 novembre 1987 - Annualit� 2011".
Le domande di ammissione al contributo, predisposte secondo un apposito modello, dovranno essere presentate improrogabilmente e a pena di
inammissibilit�, entro il termine del 31 marzo, sottoscritte dal legale rappresentante e corredate dalla documentazione prevista dalla normativa di riferimento.
L�invio deve avvenire tramite raccomandata A.R o per mezzo di corrieri privati, oppure
tramite agenzie di recapito debitamente autorizzate, ovvero mediante consegna a mano da parte di un incaricato dell'associazione, munito di apposita delega del rappresentante legale
dell�associazione, con allegata fotocopia del documento d�identit� sia del delegante che dell�incaricato alla consegna, nelle giornate non festive, dal luned� al venerd�, dalle ore 9.30
alle ore 12.30. Soltanto in caso di consegna a mano, la competente Direzione Generale per il volontariato, l�associazionismo e le formazioni sociali, Divisione II, Associazionismo sociale, rilascer� ricevuta con l�indicazione della data di ricezione.
Si ricorda che per quanto attiene ai criteri e alle modalit� per ottenere il riconoscimento di svolgere attivit� di evidente funzione sociale, � stata emanata, dal Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, la Circolare n. 6 del 18 febbraio 2011, con allegato l'apposito modello di domanda, da presentarsi entro il 9 marzo 2011. I testi di tutta la documentazione citata vengono riportati nei Riferimenti normativi.
. Se vuoi, sull'argomento, visitare il sito del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, clicca QUI.
. Se vuoi accedere al REGISTRO NAZIONALE DELLE ASSOCIAZIOI DI PROMOZIONE SOCIALE, clicca QUI.
LE ASSOCIAZIONI SPORTIVE DILETTANTISTICHE L�attivit� sportiva dilettantistica
Negli ultimi anni l�attivit� sportiva dilettantistica ha ricevuto particolare attenzione da parte del legislatore. Infatti, oltre all�introduzione di norme di carattere civilistico, finalizzate a dare certezza giuridica all�associazionismo sportivo, numerosi sono stati i provvedimenti fiscali finalizzati a sostenere le societ� e le associazioni sportive dilettantistiche nello svolgimento della loro attivit�.
Cos�, oggi un ente sportivo dilettantistico, indipendentemente dalle sue dimensioni, pu� contare su una gestione fondata secondo regole predeterminate e, allo stesso tempo, sotto il profilo tributario, pu� fruire di rilevanti agevolazioni.
L�attivit� sportiva dilettantistica in forma associata pu� essere esercitata sia sotto la forma giuridica di �associazione sportiva dilettantistica� (con o senza personalit� giuridica) sia sotto la forma di �societ� sportiva dilettantistica�.
Quest�ultima pu� essere costituita nella forma di societ� di capitale o di societ� cooperativa senza scopo di lucro.
L�Agenzia delle Entrate ha predisposto una guida dal titolo �Le agevolazioni fiscali a favore dell�attivit� sportiva dilettantistica�, nella quale viene tracciato un quadro sintetico delle disposizioni tributarie che le associazioni sportive dilettantistiche sono tenute ad osservare, con particolare attenzione sugli aiuti e sugli incentivi fiscali introdotti in loro favore.
L�iscrizione nel Registro Nazionale delle Associazioni e Societ� Sportive dilettantistiche
Per ottenere il riconoscimento dello status di �associazione o societ� sportiva� e, soprattutto, per poter usufruire delle agevolazioni fiscali, � necessaria l�iscrizione nell�apposito Registro nazionale tenuto dal CONI.
Il CONI rappresenta l�organismo cui sono state affidate l�organizzazione e il potenziamento dello sport nazionale, la promozione e la massima diffusione della pratica sportiva.
Il Registro � suddiviso in tre sezioni:
�	associazioni sportive dilettantistiche senza personalit� giuridica (che rappresentano la maggior parte delle associazioni oggi in attivit�);
�	associazioni sportive dilettantistiche con personalit� giuridica;
�	societ� sportive dilettantistiche costituite nella forma di societ� di capitali e di societ� cooperative.
Il Registro � lo strumento che il Consiglio Nazionale del CONI ha istituito per confermare definitivamente "il riconoscimento ai fini sportivi" alle associazioni/societ� sportive dilettantistiche, gi� affiliate alle Federazioni Sportive Nazionali, alle Discipline Sportive Associate ed agli Enti di Promozione Sportiva. Le associazioni/societ� iscritte al Registro saranno inserite nell'elenco che il CONI, ogni anno, deve trasmettere, ai sensi della normativa vigente, all�Agenzia delle Entrate. L�Ufficio Riconoscimento Organismi Sportivi del CONI ha predisposto una guida all�iscrizione nel �Registro nazionale delle associazioni e societ� sportive dilettantistiche�.
. Se vuoi accedere all�iscrizione nel Registro nazionale delle associazioni e societ� sportive dilettantistiche, clicca QUI.
. Se vuoi scaricare l�Elenco provvisorio delle Associazioni sportive dilettantistiche riconosciute dal CONI 2012, clicca QUI.
ENTI ASSOCIATIVI � ADEMPIMENTI AI FINI FISCALI - MODELLO EAS 1. Stabiliti nuovi controlli fiscali dall'Agenzia delle Entrate per gli enti associativi ed ONLUS L'onere della presentazione del modello di comunicazione dei dati e delle notizie rilevanti ai fini fiscali � previsto per tutti gli enti di tipo associativo che fruiscono della detassazione delle quote associative ovvero dei contributi o dei corrispettivi prevista dai richiamati articoli 148 del TUIR e 4 del D.P.R. n. 633/1972, ad esclusione degli enti espressamente indicati dalle stesse disposizioni.
In particolare sono tenuti alla presentazione del modello di comunicazione previsto dall'art. 30 del decreto-legge n. 185/2009 (convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2) gli enti associativi di natura privata, con o senza personalit� giuridica, che si avvalgono di una o pi� delle previsioni di decommercializzazione previste dagli articoli 148 del TUIR e 4, quarto comma, secondo periodo, e sesto comma, del D.P.R. n. 633/1972.
�	enti associativi che, in applicazione del comma 1 dell'art. 148 del TUIR, si limitano a riscuotere quote associative oppure contributi versati dagli associati o partecipanti a fronte dell'attivit� istituzionale svolta dai medesimi; �	societ� sportive dilettantistiche di cui all'art. 90 della legge 27 dicembre 2002, n. 289; �	organizzazioni di volontariato, ad eccezione di quelle espressamente escluse dal comma 1 dell'art. 30.
Ma � sintomatico che sia uscita la circolare ma che a tutt'oggi manchi ancora lo strumento (modello di comunicazione) per adempiere ai contenuti della circolare stessa.
2. Le novit� introdotte dal D.L. n. 185/2008, convertito dalla L. n. 2/2009 L�art. 30, commi 1, 2, 3 e 3-bis, del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, al fine di consentire gli opportuni controlli, ha introdotto, per gli enti di tipo associativo che siano in possesso dei requisiti qualificanti richiesti dalle norme fiscali per avvalersi delle disposizioni di favore previste dall�art. 148 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con D.P.R. n. 917/1986, e dall�art. 4 del D.P.R. n. 633/1972, l�onere di comunicare all�Agenzia delle Entrate dati e notizie rilevanti ai fini fiscali, mediante un apposito modello che dovr� essere approvato con provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle Entrate.
Il modello dovr� essere trasmesso per via telematica all'Agenzia delle Entrate, al fine di consentire gli opportuni controlli, i dati e le notizie rilevanti ai fini fiscali.
L'Agenzia delle Entrate, con la Circolare n. 12/E del 9 aprile 2009, ha illustrato dettagliatamente tutte le novit� introdotte dal decreto-legge in questione.
3.1. Approvato il nuovo modello EAS E� stato approvato, con Provvedimento del Direttore dell�Agenzia delle Entrate del 2 settembre 2009, il modello con le relative istruzioni per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini fiscali da parte degli Enti Associativi da presentare ai sensi dell�art. 30 del D.L. 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2.
Si tratta, in sostanza di tutte le associazioni, politiche, sindacali, culturali, sportive, assistenziali, di promozione sociale, religiose, di formazione extra scolastica. Il modello deve essere presentato sia dagli enti gi� costituiti al 29 novembre 2008 (data di entrata in vigore del D.L. n. 185 del 2008), sia da quelli costituitisi successivamente a tale data.
In particolare, gli enti gi� esistenti alla data del 29 novembre 2008 devono presentare il modello entro il 30 ottobre 2009; gli enti, invece, che sono stati costituiti successivamente al 29 novembre 2008 devono presentare il modello entro sessanta giorni dalla data di costituzione, oppure entro il 30 ottobre 2009 se il periodo di sessanta giorni � scaduto prima di tale data.
Obiettivo della disposizione, � quello di contrastare l'uso distorto della qualifica di associazione, di evitare, cio�, che dietro questa forma giuridica si nasconda un'attivit� commerciale. I 38 quesiti posti dall'Agenzia delle Entrate alle associazioni spaziano dalla frequenza delle raccolte fondi, ai proventi da sponsorizzazioni, dalle donazioni ai contributi pubblici ricevuti, dai prezzi di vendita al pubblico dei beni e dei servizi offerti, alla propriet� o locazione dei locali dell'associazione. Si tratta di un ventaglio di informazioni sulla base delle quali saranno organizzati i controlli del Fisco.
3.2. Soggetti interessati alla presentazione del modello Il modello deve essere presentato sia dagli enti gi� costituiti alla data di entrata in vigore del D.L. n. 185 del 2008 (ossia il 29 novembre 2008) sia da quelli costituitisi successivamente a tale data.
Non sono tenuti alla presentazione del modello le organizzazioni di volontariato iscritte nei registri regionali di cui all�articolo 6 della legge 11 agosto 1991, n. 266, che non svolgono attivit� commerciali diverse da quelle marginali individuate con decreto del Ministro delle finanze 25 maggio 1995.
Sono parimenti esonerati dalla presentazione del modello le associazioni pro-loco che optano per l�applicazione delle norme di cui alla legge 16 dicembre 1991, n. 398, e gli enti associativi dilettantistici iscritti nel registro del Comitato olimpico nazionale italiano (CONI) che non svolgono attivit� commerciali.
L�onere della trasmissione � assolto anche dalle societ� sportive dilettantistiche di cui all�articolo 90 della legge 27 dicembre 2002, n. 289.
Le associazioni gi� iscritte a pubblici registri o i cui dati sono gi� noti ad amministrazioni pubbliche potranno compilare una versione �ridotta� del modello Eas. Si tratta, in particolare, di:
�	associazioni sportive dilettantistiche riconosciute dal Coni diverse da quelle esonerate per legge;
�	associazioni di promozione sociale iscritte nei registri (legge n. 383/2000);
�	organizzazioni di volontariato iscritte nei registri (legge n. 266/1991);
�	associazioni riconosciute;
�	associazioni riconosciute da confessioni religiose che hanno stipulato intese con lo stato;
�	movimenti e partiti politici presenti nelle ultime elezioni;
�	associazioni sindacali e di categoria presenti nel Cnel.
3.4. Termini e modalit� di presentazione
Per gli enti gi� costituiti alla data di entrata in vigore del d.l. n. 185 del 2008 (29 novembre 2008), il modello deve essere presentato entro il 30 ottobre 2009.
Con riferimento agli enti costituitisi dopo l�entrata in vigore del D.L. n. 185 del 2008, il modello va presentato entro sessanta giorni dalla data di costituzione e, qualora il termine del sessantesimo giorno dovesse scadere prima del 30 ottobre 2009, il modello deve essere presentato entro tale data (ossia il 30 ottobre 2009).
Il presente modello deve essere nuovamente presentato, in caso di variazione dei dati precedentemente comunicati, entro il 31 marzo dell�anno successivo a quello in cui si � verificata la variazione (in tale evenienza inserire tutti i dati richiesti nel modello, anche quelli non variati). In caso di perdita dei requisiti qualificanti previsti dalla normativa tributaria e richiamati dall�articolo 30 del D.L. n. 185 del 2008, il modello va ripresentato entro sessanta giorni, compilando l�apposita sezione �Perdita dei requisiti�.
3.5. Prorogato al 15 dicembre il termine per la presentazione del modello Con Provvedimento del 29 ottobre 2009, L�Agenzia delle Entrate ha disposto la proroga al 15 dicembre 2009 del termine di presentazione del modello per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini fiscali da parte degli enti associativi. L�adempimento, previsto dall�articolo 30 del D.L. n. 185/2008, � stato rinviato per dare alle associazioni un margine di tempo pi� ampio per compilare correttamente il documento.
Il provvedimento sostituisce anche le specifiche tecniche gi� approvate il 14 settembre 2009, per consentire la compilazione parziale del modello ad alcune categorie di associazioni.
3.6. Circolare dell'Agenzia delle Entrate Con la Circolare n. 45/E del 25 ottobre 2009, l�Agenzia delle Entrate, in nome della semplificazione, definisce le modalit� di compilazione del modello ridotto e individua in dettaglio gli enti associativi interessati alla sua presentazione i cui dati siano
disponibili presso pubblici registri o amministrazioni pubbliche. Con lo stesso documento di prassi viene chiarito che non sono tenuti a presentare il modello Eas le fondazioni, gli enti di diritto pubblico, gli enti destinatari di specifici regimi tributari e le Onlus.
3.7. Nuova Circolare dell'Agenzia delle Entrate Con la Circolare n. 51/E del 1� dicembre 2009, l�Agenzia delle Entrate, dd integrazione della precedente circolare n. 45 del 29 ottobre 2009, fornisce chiarimenti in merito ad ulteriori quesiti posti dagli enti associativi concernenti la compilazione del Modello EAS.
Per essere esonerati dalla presentazione del modello non � sufficiente il requisito del mancato interesse economico. Vale a dire che se una pro loco e una associazione �senza scopo di lucro� hanno optato entrambe per il regime agevolato previsto dalla legge n. 398/1991, per la prima, tale scelta porta all�esclusione, per la seconda no. In sostanza, la norma (articolo 30, comma 3-bis, D.L. n. 185/2008) dispone espressamente l�esonero dalla presentazione soltanto per le pro loco. Stesso discorso per gli enti associativi che svolgono attivit� commerciali solo marginalmente; nella circolare in commento si ricorda che il requisito della �marginalit��, come condizione di esclusione dall�obbligo di trasmissione dell�Eas, conta esclusivamente per le Onlus di diritto.
Le associazioni combattentistiche e d�arma, iscritte nell�apposito albo presso il Ministero della Difesa, e le federazioni sportive nazionali, riconosciute e controllate dal CONI, accedono alla versione semplificata del modello. Cio�, oltre a compilare il primo riquadro relativo ai dati identificativi dell�ente e del rappresentante legale, nel secondo, che riguarda le informazioni utili ai fini fiscali, saranno tenuti a fornire le poche notizie richieste ai punti 4, 5, 6, 25 e 26 dell�Eas. Tutto questo perch�, in riferimento a tali soggetti, la maggior parte dei dati rilevanti sono gi� in possesso dell�Amministrazione fiscale.
Infine, viene fornita una ulteriore specificazione in merito all�individuazione del preciso momento di �inizio attivit��, il quale coincide con la reale operativit� e non con l�apertura della partita Iva.
3.8. Ulteriore proroga al 31 dicembre 2009 per la presentazione del modello EAS L�Agenzia delle Entrate, in considerazione dell�ampia platea di soggetti interessati all�adempimento, in larga parte composta da piccole associazioni, ha deciso di concedere quindici giorni in pi� per la
compilazione e trasmissione telematica del modello, accogliendo la richiesta avanzata dal Forum del Terzo settore. Nel Comunicato stampa del 16 dicembre 2009, l�Amministrazione ricorda che tutti i suoi uffici locali
sono a disposizione per offrire assistenza nella compilazione e per l�invio.
4. Chiarimenti in merito all'utilizzo del MODELLO EAS 4.1. Entro il 31 marzo - Nuovo modello EAS per comunicare le eventuali variazioni dei dati Il modello EAS dovr� essere nuovamente presentato, in caso di variazione dei dati precedentemente comunicati, entro il 31 marzo dell�anno successivo a quello in cui si � verificata la variazione (in tale evenienza inserire tutti i dati richiesti nel modello, anche quelli non variati). La comunicazione deve essere inviata telematicamente, anche tramite intermediario abilitato, all'Agenzia delle Entrate
4.2. Chiarimenti dell'Agenzia delle Entrate in merito ad alcune problematiche riguardanti la presentazione del modello EAS. L'Agenzia delle Entrate, con la Risoluzione n. 125/E del 6 dicembre 2010, ha chiarito che la comunicazione della variazione dei dati relativi al rappresentate legale o all�ente, attraverso la presentazione di un nuovo modello EAS, non sia necessaria ove l�anzidetta informazione risulti dalle notizie gi� in possesso dell�Amministrazione finanziaria.
L'Agenzia segnala che le variazioni dei dati del rappresentante legale e, pi� in generale,
dei dati relativi all�ente, devono essere comunicate all�Agenzia delle entrate attraverso:
Pertanto, non � necessario comunicare attraverso un nuovo modello EAS le variazioni dei dati delle sezioni �Dati relativi all�Ente� e �Rappresentante legale� gi� comunicate rispettivamente nel quadro B �Soggetto d�imposta� e nel quadro C
�Rappresentante� dei modelli AA5/6 e AA7/10.
Per quanto riguarda i soggetti diversi dalle persone fisiche non obbligati alla dichiarazione di inizio
attivit� ai fini IVA viene precisato che questi sono tenuti, in tutti i casi di variazione dei dati precedentemente comunicati, a darne comunicazione all�Agenzia delle entrate, utilizzando il modello
AA5/6 - Domanda attribuzione codice fiscale, comunicazione variazione dati, avvenuta fusione, concentrazione, trasformazione, estinzione.
Per quanto riguarda i soggetti titolari di partita IVA
l�art. 35, comma 3, del D.P.R. n. 633 del 1972 stabilisce che, in caso di variazione dei dati precedentemente comunicati, il contribuente deve darne comunicazione entro trenta giorni dalla data di variazione. I dati variati devono essere comunicati dai soggetti
titolari di partita IVA diversi dalle persone fisiche attraverso il modello AA7/10 - Domanda di attribuzione del numero di codice fiscale e dichiarazione di inizio attivit�, variazione dati o cessazione attivit� ai fini IVA.
4.3. Dal "Milleproroghe" pi� tempo per gli enti associativi - Entro marzo l�invio del modello EAS. Con il decreto-legge n. 225/2010 (c.d. �milleproroghe�) � stato prorogato al 31 marzo 2011 il termine per presentare il modello EAS.
L'Agenzia delle Entrate, con la Circolare n. 6/E del 24 febbraio 2011, chiarisce che la proroga disposta dal D.L. n. 225/2010 riguarda tutti gli enti associativi per i quali il termine di presentazione del modello scade entro il 31 marzo 2011. Si tratta, in particolare, degli enti costituiti:
� prima del 29 novembre 2008, il cui termine secondo le precedenti previsioni � scaduto il 31 dicembre 2009;
� dopo il 29 novembre 2008, per i quali il termine di sessanta giorni dalla costituzione scada entro il 31 marzo 2011.
Rimane, comunque, salva la previsione dei sessanta giorni come termine ordinario per la presentazione del modello EAS qualora tale termine scada in un giorno successivo al 31 marzo 2011. Per esempio, un ente associativo che si costituisce il 25 marzo 2011 avr� comunque a disposizione 60 giorni per presentare il modello. Gli enti che hanno gi� presentato il modello, anche tardivamente, non devono effettuare una nuova comunicazione. La circolare precisa, infine, che rimangono fermi i chiarimenti, compresi quelli relativi agli enti esonerati e agli enti ammessi alla presentazione con modalit� semplificate, forniti con le precedenti circolari n. 12/E, n. 45/E e n. 51/E del 2009, e con le risoluzione n. 125/E del 2010.
. Se vuoi consulate la video-guida, clicca QUI. . Se vuoi accedere al sito di CSVnet, clicca QUI. Segnaliamo, inoltre, un articolo di Chiara Borghisani e Gian Mario Colombo, dal titolo "Modello EAS: le regole per la compilazione" (Pratica Fiscale e professionale, n. 45 del 30 novembre 2009).
3. Termini e modalit� di presentazione
. Modello EAS: le regole per la compilazione. 4.5. Remissione in bonis entro il 31 dicembre 2012 Con la Risoluzione n. 110/E del 12 dicembre 2012 l'Agenzia delle Entrate ha riesaminato il perimetro dell'applicabilit� dell'istituto della "remissione in bonis", introdotto dall'art. 2, comma 1, del D.L. 2 marzo 2012, n. 16 (decreto semplificazioni tributarie), sia con riguardo agli enti che non hanno provveduto ad inviare il Modello EAS che a quelli che hanno inviato il Modello EAS oltre i termini previsti.
Gli enti che, invece, hanno provveduto ad inviare il modello EAS oltre i termini previsti e vogliono sanare la propria posizione fruendo dell�istituto della "remissione in bonis" devono effettuare il versamento della sanzione prevista di 258,00 euro, senza procedere ad un nuovo invio del modello di comunicazione (ad eccezione del caso in cui, nell�intervallo di tempo considerato, si siano verificate variazioni di dati precedentemente comunicati).
Si ricorda che il modello EAS, approvato con provvedimento direttoriale del 2 settembre 2009, doveva essere inviato, in via telematica, con riferimento agli enti di nuova costituzione, nel termine di 60 giorni da tale accadimento. Per gli enti costituiti antecedentemente all�entrata in vigore del D.L. n. 185/2008, invece, il citato provvedimento aveva individuato il termine di presentazione nella data del 30 ottobre 2009.
I termini cos� definiti hanno formato oggetto di diverse proroghe negli ultimi anni, tanto in via amministrativa quanto in via legislativa. Da ultimo, l�art. 2, comma 1, del D.L. n. 16/2012 ha introdotto l�istituto della "remissione in bonis", al fine di evitare che a seguito di �mere dimenticanze� relative a comunicazioni, o pi� in generale ad adempimenti formali non eseguiti tempestivamente, consegua la perdita, da parte del contribuente, della possibilit� di usufruire di benefici fiscali o di regimi opzionali.
Tra le fattispecie alle quali la "remissione in bonis" risulta applicabile rientra certamente, cos� come chiarito anche dalla relazione illustrativa al D.L. n. 16/2012, l�omesso invio del modello EAS.
Dunque, per quanto concerne gli enti che abbiano inviato il modello EAS oltre i termini previsti dalla legge, che vogliano procedere a sanare la propria posizione fruendo dell�istituto introdotto dal "decreto Semplificazioni", l�Agenzia delle Entrate ha precisato che � sufficiente procedere al versamento della sanzione prevista (258,00 euro), non essendo necessario procedere ad un nuovo invio del modello di comunicazione (ad eccezione del caso in cui, nell�intervallo di tempo considerato, si siano verificate variazioni di dati precedentemente comunicati).
Da ultimo, richiamando la precedente risoluzione n. 46/E dell�11 maggio 2012, l'Agenzia delle Entrate, ricorda come il versamento della sanzione debba essere effettuato attraverso il modello F24, utilizzando il codice tributo 8114 e indicando nel campo �anno di riferimento�, l�annualit� per cui si effettua il versamento.
L�Agenzia delle Entrate, con la Circolare n. 38/E del 1� agosto 2011, ha fornito chiarimenti su alcune questioni concernenti le Organizzazione Non Lucrative di Utilit� Sociale (ONLUS). Tra queste, in particolare, ricordiamo le seguenti: ► esenzione dall�imposta di registro per gli atti costitutivi delle organizzazioni di volontariato; ► partecipazione di enti esclusi nelle ONLUS; ► iscrivibilit� del trust nell�anagrafe delle ONLUS; ► partecipazione di una ONLUS in un�impresa sociale.
Riguardo all�esenzione dell�imposta di registro l�Agenzia delle Entrate evidenzia che la legge 11 agosto 1991, n. 266 (legge quadro sul volontariato) subordina le agevolazioni fiscali da essa previste in favore delle organizzazioni di volontariato all�iscrizione delle organizzazioni in argomento nei registri generali delle organizzazioni di volontariato istituiti e tenuti dalle regioni e dalle province autonome di Trento e Bolzano, ai sensi dell�art. 6 della stessa legge. Tra i benefici fiscali previsti dalla legge n. 266 del 1991 sono ricomprese le agevolazioni concernenti le imposte indirette, recate dai commi 1 e 2 dell�art. 8 della stessa legge. In particolare, il comma 1 dell�art. 8 della legge n. 266 del 1991 prevede una agevolazione in tema di imposta di registro, stabilendo che gli atti costitutivi delle organizzazioni di volontariato disciplinate dalla medesima legge, �costituite esclusivamente per fini di solidariet�, e quelli connessi allo svolgimento delle loro attivit� sono esenti dall�imposta bollo e dall�imposta di registro�. Con la circolare n. 3 del 25 febbraio 1992 � stato chiarito che l�applicazione dell�esenzione dall�imposta di registro � subordinata alla circostanza che le organizzazioni di volontariato siano costituite esclusivamente per fini di solidariet� e siano iscritte nei registri del volontariato tenuti dalle regioni e dalle province autonome. In presenza di tali condizioni la registrazione degli atti costitutivi delle associazioni di volontariato �dovr� essere eseguita senza pagamento di imposta�.
L�Agenzia, per�, evidenzia che alcune leggi regionali prevedono che le organizzazioni di volontariato, nel richiedere l�iscrizione nei registri del volontariato, debbano allegare copia dell�atto costitutivo redatto nella forma dell�atto pubblico o della scrittura privata autenticata o registrata. Ci� comporta che le stesse organizzazioni solo dopo la registrazione dell�atto costitutivo potranno iscriversi negli appositi registri. Pertanto, in tali ipotesi, le organizzazioni di volontariato possono fruire dell�esonero dall�imposta di registro prima dell�iscrizione negli appositi registri ma dovranno comunicare tempestivamente, all�ufficio locale dell�Agenzia delle Entrate che ha provveduto alla registrazione dell�atto costitutivo, l�avvenuta iscrizione nel registro delle organizzazioni di volontariato. Dunque, le organizzazioni di volontariato potranno fruire dell�esonero dall�imposta di registro sugli atti costitutivi anche prima dell�iscrizione nei registri del volontariato tenuti dalle Regioni o dalle Province Autonome ma avranno l'obbligo di comunicare tempestivamente l�avvenuta iscrizione nei predetti registri all�ufficio locale dell�Agenzia delle Entrate.
Gli enti esclusi dalla qualifica di ONLUS - vale a dire �gli enti pubblici, le societ� commerciali diverse da quelle cooperative, gli enti conferenti di cui alla legge 30 luglio 1990, n. 218, i partiti e i movimenti politici, le organizzazioni sindacali, le associazioni di datori di lavoro e le associazioni di categoria� (art. 10, comma 10, D. Lgs. n. 460/1997) - possono costituire o partecipare alle organizzazioni non lucrative di utilit� sociale, a prescindere dalla circostanza che esercitino un�influenza dominante nelle determinazioni della ONLUS. Enti pubblici e societ� commerciali, invece, non possono partecipare alle ONG, organizzazioni considerate ONLUS di diritto, a patto per� che �non abbiano rapporti di dipendenza da enti con finalit� di lucro, n� siano collegate in alcun modo agli interessi di enti pubblici o privati, italiani o stranieri aventi scopo di lucro� (art. 28, comma 4, legge 49/1987). Ai fini dell�acquisizione della qualifica di ONLUS, possono essere ricondotte tra �gli altri enti di carattere privato� tutte le organizzazioni che abbiano soggettivit� passiva ai fini tributari e si conformino alle condizioni richieste dal citato art. 10 del D. Lgs. n. 460 del 1997. Anche l�acquisizione, da parte di un trust, della qualifica di ONLUS presuppone che il trust sia riconosciuto come tale e che costituisca un autonomo soggetto passivo d�imposta. La presenza dei descritti presupposti costituisce condizione necessaria ma non sufficiente ai fini del riconoscimento della qualifica di ONLUS, in quanto l�iscrivibilit� nell�Anagrafe � subordinata alla verifica della compatibilit�, in via generale, delle differenti tipologie di trust con il regime tributario di favore che caratterizza le ONLUS. Al riguardo, la circolare ricorda che il trust pu� essere: ► con beneficiari individuati (trust trasparenti); ► senza beneficiari individuati (trust opachi). I trust opachi, cio� senza beneficiari di reddito individuati, possono assumere la qualifica di ONLUS perch� il reddito prodotto � tassato direttamente in capo al trust stesso come avviene con il regime di favore proprio delle ONLUS. Viene precisato, tuttavia, che possono legittimamente ottenere il riconoscimento della qualifica di ONLUS e mantenere detta qualifica solo i trust che, sia al momento del riconoscimento, che durante tutta la vita del trust stesso, siano totalmente privi di beneficiari di reddito.
E' invece precluso il riconoscimento della qualifica di ONLUS al trust c.d. �trasparente�, ovvero al trust con beneficiari di reddito individuati, in quanto a godere del regime fiscale agevolato previsto per le ONLUS sarebbero i beneficiari di reddito e non la ONLUS. Infatti, esiste un�incompatibilit� tra il sistema di tassazione proprio dei trust �trasparenti� � nel quale gli effettivi possessori del reddito prodotto sono i beneficiari, in capo ai quali avviene la tassazione dei predetti redditi ad essi imputati per trasparenza � e le modalit� di tassazione delle ONLUS, che presuppongono l�imputazione direttamente ed esclusivamente in capo all�organizzazione dei redditi determinati secondo il regime di favore proprio delle ONLUS.
Il sistema di tassazione proprio dei trust �trasparenti� � incompatibile con le modalit� impositive delle ONLUS, che presuppongono l�imputazione direttamente ed esclusivamente in capo all�organizzazione. Il riconoscimento della qualifica di ONLUS per il trust trasparente comporterebbe, infatti, che a beneficiare del regime fiscale di favore sarebbe un soggetto diverso rispetto all�organizzazione che svolge l�attivit� di utilit� sociale. Il riconoscimento della qualifica di ONLUS, dunque, � precluso al trust trasparente. Diversamente, come si � gi� detto, al trust opaco pu� essere riconosciuta la qualifica di ONLUS, essendo il reddito prodotto imputato direttamente al trust stesso e assoggettato a tassazione in capo a quest�ultimo. Il carattere non lucrativo dell�impresa sociale e l�obbligo di svolgere la sua attivit� in particolari settori di rilevanza sociale (D. Lgs. n. 155/2006) fanno s� che le ONLUS possano avere partecipazioni in una impresa sociale. Tale partecipazione, infatti, non altera la natura solidaristica della ONLUS partecipante e non comporta l�elusione del divieto di distribuzione di utili proprio delle ONLUS atteso che, anche per l�impresa sociale, opera il vincolo della non lucrativit�.
Il testo della circolare viene riportato nei Riferimenti normativi. IL CINQUE PER MILLE ALLE ASSOCIAZIONI DI VOLONTARIATO E ALLE ASSOCIAZIONI SPORTIVE DILETTANTISTICHE 1. Anni 2006 - 2007 - 2008 - Disposizioni operative per la destinazione del 5 per mille al volontariato e alla ricerca L�art. 1, comma 337 della legge 23 dicembre 2005, n. 266 (legge finanziaria 2006), ha previsto per l�anno 2006, a titolo sperimentale, la destinazione, in base alla scelta del contribuente, di una quota pari al 5 per mille dell�IRPEF a finalit� di: a. sostegno del volontariato, delle organizzazioni non lucrative di utilit� sociale, delle associazioni di promozione sociale e di altre fondazioni e associazioni riconosciute; b. finanziamento della ricerca scientifica e delle universit�; c. finanziamento della ricerca sanitaria; d. attivit� sociali svolte dal comune di residenza del contribuente. La domanda di iscrizione deve essere presentata, utilizzando un apposito modello, entro e non oltre il 10 febbraio 2006 esclusivamente in via telematica direttamente dai soggetti interessati, se abilitati ai servizi Entratel o Fiscoline, o tramite gli intermediari abilitati.Pubblicato nella G.U. n. 22 del 27 gennaio 2006 il D.P.C.M. 20 gennaio 2006 che definisce le modalit� operative.
Il decreto 2 aprile 2009 stabilisce, inoltre, le modalit� di accesso al riparto del cinque per mille per gli anni 2006, 2007 e 2008.
A tal fine, il rappresentante legale dovr� inviare al Coni, entro il 16 maggio 2009, una dichiarazione sostitutiva di atto notorio unitamente alla copia del proprio documento d'identit�, tramite raccomandata con ricevuta di ritorno.
Lo stesso adempimento, per l'ammissione al riparto del cinque per mille relativo all'anno 2008, � previsto per le associazioni sportive dilettantistiche presenti nell'elenco predisposto dal Coni.
Gli uffici del Coni effettueranno il controllo delle autocertificazioni ricevute nei successivi 60 giorni, per gli anni 2006 e 2007, entro 120 giorni, invece, per il 2008. L'elenco dei soggetti ammessi e quello degli esclusi saranno inviati all'Agenzia delle Entrate per la pubblicazione e i successivi adempimenti.
2. Anno 2009 - Disposizioni in materia di 5 per mille per le Associazioni di volontariato e ONLUS Anche per il 2009 � prevista la possibilit� per i contribuenti di destinare una quota pari al 5 per mille dell�IRPEF a finalit� di interesse sociale (art. 63 bis del decreto legge n. 112/2008). Le modalit� di iscrizione e i criteri di ammissione al riparto per le diverse tipologie di soggetti sono stabilite con il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 3 aprile 2009 (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 133 del 11 giugno 2009), ad eccezione delle associazioni sportive dilettantistiche che svolgono una rilevante attivit� di interesse sociale le cui modalit� di ammissione sono state stabilite dal Decreto del Ministro dell�economia e delle finanze del 2 aprile 2009, integrato successivamente dal decreto del 16 aprile 2009. 2.1. Anno 2009 - Riparto del 5 per mille per le Associazioni sportive dilettantistiche Anche alle Associazioni sportive dilettantistiche � stata concessa la possibilit�, previa iscrizione nelle apposite liste, di beneficiare del cinque per mille.
E' quanto previsto dal D.M. 2 aprile 2009, previsto dall�articolo 63 bis, comma 6, del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, come successivamente modificato dal D.M 16 aprile 2009.
Il provvedimento fissa i criteri per l'ammissione al riparto del cinque per mille da parte delle associazioni che svolgono una "rilevante attivit� di interesse sociale" e svolgono prevalentemente una delle seguenti attivit�:
�	avviamento e formazione allo sport di giovani al di sotto dei 18 anni di et�;
�	avviamento alla pratica sportiva di persone di et� non inferiore ai 60 anni;
�	avviamento alla pratica sportiva in favore di persone svantaggiate per condizioni fisiche, psichiche, economiche sociali o familiari.
La domanda di iscrizione deve essere presentata, a pena di decadenza, entro il 20 aprile 2009. Non saranno accolte le domande pervenute oltre tale data o con modalit� diversa da quella telematica.
Successivamente, i legali rappresentanti delle Associazioni sportive dilettantistiche iscritte in elenco dovranno � entro il 30 giugno 2009 � spedire a mezzo raccomandata con ricevuta di ritorno all�Ufficio del CONI nel cui ambito territoriale si trova la sede legale dell�associazione interessata, una dichiarazione sostitutiva di atto di notoriet�, contenente le modifiche apportate dal Decreto del 16 aprile 2009, attestante la persistenza dei requisiti che danno diritto all�iscrizione. La dichiarazione dovr� essere corredata da una fotocopia del documento di riconoscimento del sottoscrittore.
Il Coni effettuer� la verifica della veridicit� delle dichiarazioni sostitutive, depennando i soggetti che non risultino in possesso dei requisiti e trasmettendo l'elenco degli ammessi e quello degli esclusi all'Agenzia delle Entrate, che ne curer� la pubblicazione entro il 31 marzo 2010 sul proprio sito.
2.2. Anno 2009 - Elenchi degli ammessi e degli esclusi con l'indicazione delle scelte e degli importi I dati relativi alle preferenze espresse dai contribuenti nell�anno 2009 (relativi ai redditi 2008) per la destinazione della quota del 5 per mille e agli importi attribuiti agli enti che hanno chiesto di accedere al beneficio sono stati raccolti in otto elenchi: - Onlus e volontariato (ammessi ed esclusi), - ricerca scientifica (ammessi ed esclusi), - ricerca sanitaria (ammessi), - comuni di residenza (ammessi) e - associazioni sportive dilettantistiche (ammesse ed escluse).
2.3. Proroga al 30 aprile per l'integrazione documentale delle domande regolarmente presentate da ONLUS, Enti del volontariato e Associazioni sportive dilettantistiche L'art. 1, comma 23-quaterdecies, lettera a), del D.L. 30 dicembre 2009, n. 194, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2010, n. 25 (c.d. "milleproroghe"), ha posticipato al 30 aprile 2010 il termine per l�integrazione documentale delle domande di ammissione al beneficio del cinque per mille regolarmente presentate per gli anni finanziari 2006, 2007 e 2008. La norma consente alle �ONLUS� e agli "Enti del volontariato" che hanno presentato la domanda di iscrizione al beneficio e sono stati, in seguito, escluse per mancato o tardivo invio della dichiarazione sostitutiva ovvero per averla prodotta in maniera incompleta, di poter regolarizzare la propria posizione. L'Agenzia delle Entrate, con la Circolare n. 15/E del 26 marzo 2010, ha fornito chiarimenti in merito alla proroga dei termini e ha illustrato gli adempimenti che gli enti interessati devono effettuare per poter regolarizzare la propria posizione.
Entro il 30 aprile 2010 va trasmessa - con raccomandata r.r. - alla Direzione Regionale dell'Agenzia delle Entrate territorialmente competente (in relazione al domicilio fiscale dell'ente) la dichiarazione sostitutiva approvata per quell'annualit�, sottoscritta dall'attuale legale rappresentante dell'ente. Alla dichiarazione va allegata la fotocopia del documento di riconoscimento di quest'ultimo.
Per ciascuna annualit� che si intende regolarizzare, andr� inviata, con plichi separati, una dichiarazione sostitutiva.
L'Agenzia delle Entrate ha comunque precisato che sono ritenute valide le dichiarazioni sostitutive - tempestive e complete - inviate a una Direzione Regionale non competente o a un ufficio locale. Il "re-inoltro" alla direzione competente avvarr� poi a cura di questi ultimi.
La proroga al prossimo 30 aprile interessa anche le Associazioni sportive dilettantistiche riconosciute ai fini sportivi dal CONI, a cui vanno trasmesse le dichiarazioni sostitutive (comprese quelle relative agli esercizi finanziari 2006 e 2007, durante i quali tali associazioni erano iscritte negli elenchi degli enti del volontariato). 3. Il cinque per mille 2010 Anche per il 2010 � prevista la possibilit� per i contribuenti di destinare una quota pari al 5 per mille dell�Irpef a finalit� di interesse sociale. Le categorie di enti che posso accedere al beneficio, le modalit� di iscrizione e i criteri di ammissione al riparto per le diverse tipologie di soggetti sono stabilite con il D.P.C.M. 23 aprile 2010.
I settori da beneficiare sono gli stessi individuati per l�anno 2009, cos� come sono state confermate le procedure di ammissione e i requisiti che devono avere i soggetti rientranti nelle diverse tipologie di enti. 4. Il cinque per mille 2011 - Iscrizioni on line dal 15 marzo Con Circolare n. 9/E del 3 marzo 2011, l'Agenzia delle Entrate ha illustrato le categorie dei soggetti destinatari, la tempistica, le modalit� di ammissione negli appositi elenchi e quelle di riparto delle somme destinate dai contribuenti per l�avvio della campagna cinque per mille 2011.
Il decreto �mille proroghe� ha ribadito per l�esercizio finanziario 2011 la possibilit� di destinare una quota, pari al 5 per mille dell�Irpef dei contribuenti, a finalit� di interesse sociale con le medesime modalit� di riparto e gli stessi termini previsti per l�anno 2010.
Come lo scorso anno, anche nel 2011 la quota del 5 per mille pu� essere destinata a una delle seguenti finalit�:
� sostegno del volontariato, delle Onlus, delle associazioni di promozione sociale iscritte nei registri nazionale, regionali e provinciali, e delle associazioni e fondazioni riconosciute che operano nei settori indicati dall�articolo 10, comma 1, lettera a), del Dlgs 460/1997;
� finanziamento della ricerca scientifica e dell�universit�;
� finanziamento della ricerca sanitaria;
� sostegno delle attivit� sociali svolte dal proprio Comune di residenza;
� sostegno delle associazioni sportive dilettantistiche riconosciute ai fini sportivi dal Coni, che svolgono una rilevante attivit� di interesse sociale.
Gli enti del volontariato e le associazioni sportive dilettantistiche devono presentare la domanda di iscrizione all�Agenzia delle Entrate, esclusivamente per via telematica, attraverso i servizi Entratel o Fisconline oppure tramite gli intermediari autorizzati. Il termine ultimo, a pena di decadenza, � il 7 maggio 2011, data entro la quale dovranno riproporre l�iscrizione anche gli enti presenti negli elenchi dello scorso anno.
Gli enti della ricerca scientifica e dell�Universit� e gli enti della ricerca sanitaria devono inviare le loro richieste, entro il 30 aprile 2011, rispettivamente al Ministero dell'istruzione, dell'universit� e della ricerca, che provvede alla pubblicazione sul proprio sito dei modelli di iscrizione e per la dichiarazione sostitutiva, e al Ministero della Salute, che predispone l�elenco degli enti che possono partecipare al riparto della quota del 5 per mille. Effettuate eventuali correzioni di errori di iscrizione nei rispettivi elenchi, entro il 5 maggio, i due ministeri provvederanno all�invio degli elenchi all�Agenzia delle Entrate entro il 7 maggio 2011.
Per i Comuni non � previsto un elenco apposito, dal momento che i cittadini che vogliono destinare la loro quota all�ente locale potranno farlo, nella dichiarazione dei redditi, esclusivamente a favore del proprio comune di residenza.
Gli elenchi gestiti dall�Agenzia
L�Agenzia delle Entrate curer� anche quest�anno la pubblicazione degli iscritti al beneficio, suddivisi per categorie: la data per gli elenchi provvisori � fissata al 14 maggio 2011.
Tali soggetti avranno tempo fino al 20 maggio 2011 per segnalare, tramite il rappresentante legale, eventuali errori di iscrizione alla direzione regionale delle Entrate nel cui ambito si trova la sede legale dell�ente.
Il 25 maggio 2011 sar� pubblicata la versione aggiornata degli elenchi. L�Agenzia trasmetter� una copia di quello relativo alle associazioni sportive dilettantistiche al CONI, ente competente ad acquisire le dichiarazioni sostitutive e a effettuare i controlli su quei soggetti.
E� fissato al 31 marzo 2012 il termine ultimo per �scoprire� chi ha ottenuto il beneficio del 5 per mille.
L�agenzia delle Entrate pubblicher� sul proprio sito gli elenchi, distinti per categoria (volontariato, associazioni sportive dilettantistiche, ricerca scientifica e dell�universit�, ricerca sanitaria), degli enti ammessi e degli esclusi dal beneficio, con l�indicazione delle scelte attribuite e dei relativi importi.
Per tutti l�obbligo della rendicontazione
Anche per il 2011, i beneficiari del 5 per mille sono chiamati a redigere, entro un anno dall�incasso del contributo, e a trasmettere, entro 30 giorni dalla data ultima per la compilazione, uno specifico rendiconto con l�indicazione precisa di come sono state impiegate le somme percepite. Gli enti che hanno ricevuto importi inferiori ai 20mila euro non devono trasmettere il rendiconto, ma soltanto redigerlo e conservarlo per dieci anni.
5. Il cinque per mille 2013 - Iscrizioni on line dal 22 marzo 2013 Fino al 7 maggio 2013, gli enti del volontariato e le associazioni sportive dilettantistiche potranno attivarsi per presentare le istanze di accesso alla ripartizione delle somme del 5 per mille per l�esercizio finanziario 2013. Le modalit� e l�iter procedimentale sono state illustrate dall'Agenzia delle Entrate con la circolare n. 6/E del 21 marzo 2013.
A partire dal 22 marzo 2013, attraverso il portale telematico dell�Agenzia delle Entrate, � possibile avviare le pratiche per la presentazione delle candidature degli enti coinvolti in attivit� di interesse sociale al riparto delle quote del 5 per mille per l�esercizio finanziario 2013. Anche per quest�anno, infatti, i contribuenti potranno destinare una quota pari al 5 per mille dell�IRPEF al finanziamento di attivit� sociali, ovvero di attivit� di tutela, promozione e valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici (novit� introdotta dal D.L. n. 98/2011, convertito dalla L. n. 111/2011). Le risorse complessivamente stanziate per la liquidazione della quota del 5 per mille nell�anno 2013, ammontano a 400 milioni di euro (art. 23, comma 2, D.L. n. 95/2012).
La circolare n. 6/E del 2013, in particolare, contiene un�attenta disamina delle procedure necessarie per il riconoscimento del beneficio, attraverso una sintesi schematica delle stesse, segnalando ai soggetti interessati cosa fare e come procedere con riferimento alle principali situazioni di criticit� segnalate negli anni passati. Tra queste, sono segnalate le cause che pi� frequentemente hanno determinato l�esclusione dal contributo. Il nuovo calendario del 5 per mille non si discosta sostanzialmente rispetto a quello dell�anno scorso. La campagna di iscrizione 2013, infatti, si chiuder� anche quest�anno il 7 maggio.
La domanda d�iscrizione dovr� essere inoltrata a pena di inammissibilit� esclusivamente secondo modalit� telematiche, utilizzando i canali Fisconline o Entratel, a condizione che si sia abilitati agli stessi. A tal fine, gli enti di volontariato e le associazioni potranno predisporre il modulo di iscrizione avvalendosi dell�apposito software di compilazione, ovvero rivolgendosi ad un professionista o un intermediario abilitato. Gli elenchi provvisori degli enti di volontariato e delle associazioni sportive dilettantistiche saranno disponibili a partire dal 14 maggio 2013. In tale circostanza, l�Agenzia pubblicher�, distinguendo per tipologia, anche gli elenchi degli enti di ricerca scientifica e dell�universit� e quello degli enti della ricerca sanitaria, predisposti dai Ministeri competenti. Una volta pubblicati gli elenchi, i soggetti avranno una settimana di tempo per presentare le eventuali istanze di correzione degli errori di iscrizione. Al termine di questa fase, sar� pubblicato sul sito dell�Agenzia la versione aggiornata degli elenchi. Gli enti di volontariato saranno altres� tenuti a presentare una dichiarazione sostitutiva dell�atto di notoriet�, che attesti il possesso dei requisiti necessari per avere diritto al 5 per mille.
Tra le principali novit� di quest�anno, figura la possibilit� di inviare quest�ultima a mezzo posta elettronica certificata, in via alternativa rispetto alla tradizionale spedizione a mezzo raccomandata.
La dichiarazione dovr� essere prodotta entro il 1� luglio 2013. In caso di spedizione a mezzo PEC, la missiva dovr� essere indirizzata all�indirizzo della Direzione Regionale delle Entrate territorialmente competente, con l�allegazione di una copia del documento d�identit� del rappresentante legale firmatario. Allo stesso modo, alle associazioni sportive dilettantistiche � richiesto l�invio di analoga dichiarazione sostitutiva all�ufficio del CONI competente territorialmente.
Si segnala che anche quest�anno potranno partecipare al riparto delle quote del 5 per mille gli enti �ritardatari� che presenteranno le domande di iscrizione e le successive integrazioni documentali entro il 30 settembre 2013, con il versamento contestuale di una sanzione di importo pari a 258 euro utilizzando il modello F24 (codice tributo 8115). I requisiti sostanziali richiesti per l�accesso al beneficio dovranno comunque essere posseduti alla data di scadenza della presentazione della domanda d�iscrizione relativa a ogni settore. . Se vuoi accedere al sito dell'Agenzia delle Entrate - Sezione 5 per mille, clicca QUI.
6. Il cinque per mille 2014 - Iscrizioni on line dal 21 marzo 2014 Con la Circolare n. 6/E del 20 marzo 2014, l'Agenzia delle Entrate ha fornito i chiarimenti in merito ai soggetti beneficiari e alle modalit� di attribuzione del contributo del cinque per mille.
L�articolo 1, comma 205, della legge 27 dicembre 2013, n. 147 (Legge di stabilit� per il 2014), ha confermato senza modifiche l�istituto del cinque per mille anche per l�esercizio finanziario 2014 richiamando ai fini dell�applicabilit� del contributo le modalit� previste dal decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 23 aprile 2010.
Rispetto alle precedenti annualit� rimangono immutate le tipologie di soggetti a cui pu� essere destinato il contributo del cinque per mille e le modalit� per accedere al beneficio.
7. Il cinque per mille 2015 - Iscrizioni on line dal 26 marzo 2015 L�articolo 1, comma 154, della legge 23 dicembre 2014, n. 190 (legge di stabilit� 2015) conferma l�applicabilit� delle disposizioni relative al riparto della quota del cinque per mille dell�Irpef �relativamente all�esercizio finanziario 2015 e ai successivi, con riferimento alle dichiarazioni dei redditi dell�annualit� precedente�.
Conseguentemente, l�ultimo periodo dello stesso articolo 1, comma 154, autorizza per la liquidazione della quota del cinque per mille, la spesa di 500 milioni di euro annui �a decorrere dall�anno 2015�, prevedendo che le �somme non utilizzate entro il 31 dicembre di ciascun anno possono esserlo nell�esercizio successivo�.
La norma lascia invariate le finalit� e le tipologie di soggetti beneficiari, le modalit� di accesso al contributo e quelle di pubblicazione degli elenchi degli enti iscritti, ammessi o esclusi, nonch� i criteri per l�erogazione delle somme attribuite.
In considerazione della �stabilizzazione� dell�istituto del cinque per mille la presente circolare fornisce, con riguardo agli enti del volontariato e alle associazioni sportive dilettantistiche, una sintesi degli adempimenti da porre in essere ai fini dell�ammissione al contributo per l�esercizio 2015 e per quelli successivi.
. Se vuoi approfondire l�argomento, clicca QUI.
8. Il cinque per mille 2016 - Iscrizioni on line dal 31 marzo 2016 A decorrere dal 31 marzo 2016 e fino al 9 maggio 2016, gli enti del volontariato e le associazioni sportive dilettantistiche potranno presentare la domanda di iscrizione al 5 per mille 2016 utilizzando esclusivamente i canali telematici Entratel e Fisconline, ovvero, in alternativa, ricorrendo a un intermediario abilitato alla trasmissione telematica.
La dichiarazione sostitutiva dell�atto di notoriet�, resa ai sensi dell�articolo 47 del D.P.R. n. 445 del 2000 e che attesta la persistenza dei requisiti che danno diritto all�iscrizione, dovr� essere trasmessa entro il 30 giugno 2016:
- dagli enti del volontariato: alla Direzione regionale dell�Agenzia nel cui ambito territoriale si trova il domicilio fiscale;
- dalle associazioni sportive dilettantistiche: all�ufficio del CONI nel cui ambito territoriale si trova la sede legale dell�associazione interessata.
Gli elenchi provvisori saranno disponibili entro il prossimo 14 maggio 2016; in caso di errori di iscrizione, gli enti del volontariato e le associazioni sportive dilettantistiche potranno chiederne la correzione entro il 20 maggio 2016. Gli enti che non hanno assolto in tutto o in parte, entro i termini di scadenza, agli adempimenti richiesti, possono regolarizzare la propria posizione ed essere ammessi alla ripartizione delle quote entro il 30 settembre 2016. . Se vuoi accedere al sito dell'Agenzia delle Entrate - Contributo del 5 per mille 2016, clicca QUI.
1. IL COMMERCIO E LA SOMMINISTRAZIONE DI ALIMENTI E BEVANDE DA PARTE DELLE ONLUS
Nell�ordinamento italiano l�espressione �organizzazione non lucrativa di utilit� sociale�, meglio nota con l�acronimo ONLUS, indica una categoria tributaria alla quale appartengono determinati enti di carattere privato, anche privi personalit� giuridica, i cui statuti o atti costitutivi rispondono ai requisiti elencati nell�art. 10, del D.Lgs. 4 dicembre 1997, n. 460.
L�appartenenza a tale categoria attribuisce la possibilit� di godere di agevolazioni fiscali.
- le associazioni riconosciute e non riconosciute;
- le societ� cooperative;
- gli altri enti di carattere privato, con o senza personalit� giuridica.
Tutti noi avremo sicuramente notato, soprattutto nei periodi invernali, dei banchetti posti nelle vicinanze delle chiese o in piazze affollate, gestiti da volontari con divisa o cartellini identificativi ben in vista, intenti alla vendita di arance, mele o altri prodotti alimentari.
Li potremmo aver notati anche durante le fiere patronali, mescolati in mezzo agli altri ambulanti, vendere prodotti, alimentari e non, con lo scopo di finanziare le loro attivit�.
Sicuramente ci saremo chiesti come mai, gente completamente priva di esperienza nel settore alimentare, potesse vendere o somministrare alimenti senza aver mai frequentato i corsi abilitanti per il commercio alimentare, obbligatori per i commercianti del settore.
L�articolo 30, comma 5, del del Decreto-Legge n. 185/2008, convertito con modificazioni dalla Legge numero 2 del 2009, stabilisce che le organizzazioni di volontariato iscritte nei registri del volontariato previsti dalla legge 11 agosto 1991 n. 266, acquistano, in virt� del comma 8, dell�articolo 10, del D.Lgs. n. 460/1997, la qualifica di Onlus a condizione che svolgano esclusivamente le attivit� commerciali marginali indicate nel decreto 25 maggio 1995. Le attivit� commerciali marginali consentite, sono le seguenti:
a) attivit� di vendita occasionali o iniziative occasionali di solidariet� svolte nel corso di celebrazioni o ricorrenze o in concomitanza a campagne di sensibilizzazione pubblica verso i fini istituzionali dell�organizzazione di volontariato; b) attivit� di vendita di beni acquisiti da terzi a titolo gratuito a fini di sovvenzione, a condizione che la vendita sia curata direttamente dall�organizzazione senza alcun intermediario; c) cessione di beni prodotti dagli assistiti e dai volontari sempre ch� la vendita dei prodotti sia curata direttamente dall�organizzazione senza alcun intermediario; d) attivit� di somministrazione di alimenti e bevande in occasione di raduni, manifestazioni, celebrazioni e simili a carattere occasionale; e) attivit� di prestazione di servizi rese in conformit� alle finalit� istituzionali, non riconducibili nell�ambito applicativo dell�art. 111, comma 3, del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, verso pagamento di corrispettivi specifici che non eccedano del 50% i costi di diretta imputazione. Il secondo comma del Decreto del 25 Maggio 1995, precisa che le attivit� sopra elencate debbono essere svolte:
a) in funzione della realizzazione del fine istituzionale dell�organizzazione di volontariato iscritta nei registri di cui all�art. 6 della legge n. 266 del 1991;
b) senza l�impiego di mezzi organizzati professionalmente per fini di concorrenzialit� sul mercato, quali l�uso di pubblicit� dei prodotti, di insegne elettriche, di locali attrezzati secondo gli usi dei corrispondenti esercizi commerciali, di marchi di distinzione dell�impresa.
Come affermato all�inizio, la normativa fiscale degli enti non commerciali prevede alcune agevolazioni in relazione alle attivit� occasionali sopra descritte.
L�articolo 143 del TUIR, comma 3, lettera a), dispone infatti la non imponibilit� dei fondi pervenuti a seguito di �raccolte pubbliche effettuate occasionalmente, anche mediante offerte di beni di modico valore o di servizi ai sovventori, in concomitanza di celebrazioni, ricorrenze o compagne di sensibilizzazione�.
Relativamente all�attivit� occasionale di somministrazione di alimenti, una volta accertata l�occasionalit� dell�attivit� di somministrazione effettuata dall�associazione e la sussistenza del carattere celebrativo della festa, questa pu� godere dell�agevolazione prevista dalla norma di cui sopra, assimilando l�attivit� di somministrazione a quella di offerta di beni di modico valore di cui al testo normativo precedentemente descritto. In pratica il legislatore ha cos� voluto agevolare l�attivit� di raccolta fondi delle ONLUS anche mediante lo svolgimento di attivit� di ristoro, in considerazione del fatto che, generalmente, durante le manifestazioni pubbliche o raduni, l�afflusso della popolazione � notevole.
E� tuttavia da evidenziare che l�attivit� di somministrazione di alimenti e bevande deve essere comunque esercitata in maniera del tutto occasionale (diversi esperti sostengono addirittura che possa essere esercitata al massimo due volte l�anno) e, nota importante, in occasione di eventi particolari.
Nell�ipotesi in cui non sia soddisfatto il carattere celebrativo dell�evento, ma sussista unicamente l�occasionalit� della prestazione, dal punto di vista fiscale, pur rimanendo al di fuori della sfera di applicazione dell�IVA in quanto attivit� commerciale non abituale, i proventi che ne derivano configurerebbero per l�organizzazione �redditi diversi�.
E� bene precisare che se dovesse venire a mancare anche �l�occasionalit��, l�attivit� di somministrazione di cibi e bevande si configurerebbe a tutti gli effetti come attivit� commerciale soggetta all�obbligo del possesso della partita Iva, alla fatturazione delle vendite, etc.
Relativamente alla vendita/somministrazione di prodotti alimentari, � importante evidenziare che, nonostante le agevolazioni appena descritte, per le associazioni ONLUS valgono le stesse regole in vigore per una qualsiasi attivit� ambulante del settore alimentare, nessuna esclusa.
Pertanto, se una qualsiasi associazione dovesse ad esempio porre in vendita/somministrare bevande e alimenti sfusi, come tranci di torta, biscotti, etc, dovr� presentare al Comune la D.I.A. (ora SCIA) per la somministrazione temporanea di alimenti e bevande; inoltre dovr� rispettare quanto previsto dalla propria normativa regionale di recepimento del Regolamento (CE) n. 852/2004 sull�igiene dei prodotti alimentari e del Regolamento (CE) n. 853/2004, che stabilisce norme specifiche in materia di igiene per gli alimenti di origine animale.
Alla pari degli altri ambulanti del settore alimentare, dovr� inoltre garantire il rispetto di quanto previsto dall�Ordinanza del Ministero della Salute del 3 Aprile 2002, avente come oggetto: �Requisiti igienico-sanitari per il commercio dei prodotti alimentari sulle aree pubbliche�; in particolare dovr� proteggere gli alimenti dalla contaminazione tramite appositi schermi, gli addetti alla vendita dovranno indossare un camice di colore chiaro con adeguato copricapo, il banco di vendita dovr� essre posto a una determinata distanza dal suolo, etc.
I prodotti alimentari posti in vendita o somministrati, dovranno essere muniti di apposito cartellino degli ingredienti con evidenziati gli eventuali allergeni utilizzati, conformemente a quanto disposto dal D.Lgs. n. 109/92 e dal D.Lgs. 114/2006.
Nell�ipotesi in cui l�Associazione ONLUS dovesse somministrare pasti, dovr� indicare nel men� gli eventuali ingredienti allergenici utilizzati, nel rispetto dell�Ordinanza 29 gennaio 2010 del Ministero della Salute, avente come oggetto �Misure urgenti in merito alla tutela della salute del consumatore con riguardo al settore della ristorazione�, con la quale vengono imposti nuovi obblighi ai ristoratori e a tutti coloro che somministrano alimenti. (Piero Nuciari - www.pieronuciari.it)
2. COOPERATIVE SOCIALI - APPLICAZIONE LIMITATA DELLE AGEVOLAZIONI RICONOSCIUTE ALLE ONLUS
L'Agenzia delle Entrate, con la nota n. 954 del 15 novembre 2011, ha fornito, su richiesta di un�associazione di rappresentanza, alcune precisazioni in materia di cooperative sociali. Nel dettaglio, l�Agenzia delle Entrate ha chiarito che le cooperative sociali possono fruire delle agevolazioni fiscali previste per le ONLUS, fatta eccezione ai fini IRES. L�Agenzia, inoltre, ha precisato che le cooperative sociali in quanto ONLUS di diritto possono accedere alle agevolazioni previste per queste ultime senza rispettare i requisiti previsti dal D.Lgs. n. 460/97. In particolare, le cooperative sociali: ► non sono limitate dall�articolo 10 del D.Lgs. n. 460/97 in materia di oggetto dell�attivit� svolta dall�ente (le ONLUS, infatti, acquisiscono tale qualificazione qualora svolgano determinate attivit�); ► non sono tenute alla comunicazione all�anagrafe delle ONLUS ai sensi dell�articolo 11, secondo cui i soggetti che intraprendono l'esercizio delle attivit� previste all'articolo 10, ne danno comunicazione entro trenta giorni alla direzione regionale delle entrate del Ministero delle finanze nel cui ambito territoriale si trova il loro domicilio (entro 30 giorni dalla entrata in vigore del decreto, invece, per le attivit� gi� in corso in tale data). Come noto, l'effettuazione di tale comunicazione � condizione necessaria per beneficiare delle agevolazioni previste dal presente decreto. L�Agenzia, inoltre, chiarisce che gli statuti delle societ� cooperative non vanno adeguati, n� la denominazione va integrata con l'acronimo ONLUS. Per accedere alle agevolazioni previste dalla legge n. 381/1991, quindi, basta che rispettino i seguenti requisiti: ► rispetto delle le finalit� indicate nella legge 381/1991; ► versamento del 3% dell'utile ai Fondi mutualistici; ► introduzione nello statuto delle clausole non lucrative; ► iscrizione nell'Albo nazionale delle societ� cooperative nella sottosezione riservata. Alla luce di quanto appena esposto, viene precisato che le cooperative sociali possono scegliere se applicare in alternativa: ► le agevolazioni relative alle ONLUS; ► quelle dettate dalla normativa speciale. Con la nota in commento, per�, l'Agenzia conferma quanto gi� precisato con la circolare n. 168/1998, secondo cui le agevolazioni previste in via generale per le ONLUS possono essere applicate anche alle cooperative sociali, fatta eccezione ai fini IRES. Le cooperative sociali, infatti, pur essendo riconducibili alle ONLUS rimangono sempre delle societ� a carattere commerciale, pertanto, non � applicabile il regime previsto dall�articolo 150 del TUIR secondo cui �per le organizzazioni non lucrative di utilit� sociale (ONLUS), ad eccezione delle societ� cooperative, non costituisce esercizio di attivit� commerciale lo svolgimento delle attivit� istituzionali nel perseguimento di esclusive finalit� di solidariet� sociale. I proventi derivanti dall'esercizio delle attivit� direttamente connesse non concorrono alla formazione del reddito imponibile�.
- Proponiamo una scheda elaborata dall'Agenzia delle Entrate - Direzione Regionale della Toscana (Servizi al contribuente), nella quale vengono chiariti alcuni punti fondamentali in merito alla comunicazione a acrico delle ONLUS.
. Se vuoi scaricare il testo della scheda, clicca QUI
Proponiamo all'attenzione tre studi del CONSIGLIO NAZIONALE DEL NOTARIATO:
- il primo dal titolo "Enti non commerciali - Organizzazioni non lucrative di utilit� sociale - Aspetti ficali" (n. 728-bis/1998 - Approvato dalla Commissione Studi Tributari il 15 maggio 1998 e dal Consiglio Nazionale del Notariato il 29 maggio 1998);
- il secondo dal titolo "Enti non commerciali e non profit : aspetti di interesse civilistico alla luce del decreto "onlus" (n. 2086/1999 - Approvato dalla Commissione Studi Civilistici il 19 gennaio 1999).
- il terzo dal titolo "La trasformazione degli enti no profit" (n. 32-2010/I - Approvato dalla Commissione Studi d'Impresa il 15 aprile 2010).
. Se vuoi scaricare il testo dei tre studi, clicca QUI
IL CONTROLLO INDIPENDENTE NEGLI ENTI NON PROFIT - Le linee guida in un documento del CNDCEC del 16 febbraio 2011 La Commissione �Rendicontazione economico-finanziaria e gestione delle aziende non profit� del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili (CNDCEC) ha predisposto un documento dal titolo "Il controllo indipendente negli enti non profit e il contributo professionale del dottore commercialista e dell'esperto contabile".
Il documento fornisce preziose informazioni in merito all�attivit� di controllo degli enti non profit e illustra le disposizioni che richiedono l�obbligatoriet� del controllo e presenta una proposta di richiesta dell�organo di controllo modulata in relazione agli aspetti dimensionali delle organizzazioni in oggetto.
Le indicazioni e le prassi contenute nel presente documento sono rivolte principalmente alle seguenti categorie di destinatari:
a. soggetti incaricati del controllo, i quali possono ottenere indicazioni e sostegno all�adozione delle diverse forme di controllo e indicazioni per l�introduzione di prassi operative standardizzate, coerenti e affidabili;
b. i componenti degli organi di governo e di amministrazione degli Enp che dispongono di indirizzi e soluzioni operative per la definizione del sistema di controlli interni e esterni all�ente;
c. i soggetti a diverso titolo coinvolti nell�attivit� dell�Enp in quanto portatori di interessi;
d. gli enti pubblici, finanziatori e donatori che possono richiedere agli Enp di dotarsi di strumenti di controllo adeguati alla loro attivit� ed alle loro dimensioni.
Il documento si divide, poi, in due sezioni: - attivit� di vigilanza e, - revisione contabile. L�attivit� di vigilanza analizza pi� nel dettaglio i contesti del controllo legale e statutario, il controllo sull�attivit� dell�ente, e il controllo fiscale. La revisione contabile si occupa dell�analisi delle principali operazioni che dovrebbero essere poste in essere per garantire la coerenza tra la contabilit� amministrativa e il rendiconto/bilancio nonch� per verificare la veridicit� dei prospetti di sintesi.
Il lavoro si completa con una serie di esempi pensati per tutti i professionisti e gli operatori che si trovano ad affrontare una problematica tanto delicata e cruciale per lo sviluppo della societ� civile, quanto spesso dimenticata dalla legislazione.
. Se vuoi scaricare il documento del CNDCEC, clicca QUI.
. Fac-simile della DICHIARAZIONE SOSTITUTIVA relativa alla sussistenza dei requisiti formali per l�uso della denominazione di ONLUS. . Fac-simile della COMUNICAZIONE resa ai sensi dell'art. 11 del D. Lgs. n. 460/1997. . Per scaricare la MODULISTICA per il cinque per mille, con le relative istruzioni, cliccate QUI.
. Per scaricare la MODULISTICA relativa alla richiesta della certificazione antimafia e all�autocertificazione, cliccate QUI.
. Legge 11 agosto 1998, n. 266: Legge-quadro sul volontariato. . Legge 8 novembre 1991, n. 381: Disciplina delle cooperative sociali. . Legge 19 novembre 1997, n. 476: Nuova disciplina del sostegno alle attivit� di promozione sociale e contributi alle associazioni combattentistiche. . D. Lgs. 4 dicembre 1997, n. 460: Riordino della disciplina tributaria degli enti non commerciali e delle organizzazioni non lucrative di utilit� sociale. . D.M. 19 gennaio 1998: Approvazione del modello di comunicazione delle organizzazioni non lucrative di utilit� sociale ai sensi dell'art. 11 del decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460. . Agenzia delle Entrate � Circolare n. 82/E del 12 marzo 1998: ONLUS. Comunicazione di cui all�art. 11 del decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460. . Agenzia delle Entrate � Circolare n. 124/E del 12 maggio 1998: Decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460. Sezione I. Modifiche alla disciplina degli enti non commerciali in materia di imposte sul reddito e di imposta sul valore aggiunto. . Agenzia delle Entrate � Circolare n. 127/E del 19 maggio 1998: ONLUS. Adempimenti da parte delle organizzazioni di volontariato, delle organizzazioni non governative e delle cooperative sociali di cui all�art. 110, comma 8, del decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460. . Agenzia delle Entrate � Circolare n. 168/E del 26 giugno 1998: Decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460. Disposizioni riguardanti le ONLUS. . Legge 15 dicembre 1998, n. 438: Contributo statale a favore delle associazioni nazionali di promozione sociale. . Agenzia delle Entrate � Circolare n. 22/E del 22 gennaio 1999: Decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460, concernente il riordino della disciplina tributaria degli enti non commerciali e delle ONLUS. Quesiti.
. D.P.C.M. 21 marzo 2001, n. 329: Regolamento recante norme per l'Agenzia per le organizzazioni non lucrative di utilit� sociale. . Agenzia delle Entrate - Circolare n. 14/E del 26 febbraio 2004: Decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460 - Attivit� di controllo nei confronti delle organizzazioni iscritte nell'anagrafe unica delle ONLUS. Decadenza delle agevolazioni. . D.M. 18 luglio 2003, n. 266: Regolamento concernente le modalit� di esercizio del controllo relativo alla sussistenza dei requisiti formali per l'uso della denominazione di ONLUS, in attuazione dell'articolo 11, comma 3, del decreto legislativo 7 dicembre 1997, n. 460. . Agenzia delle Entrate - Circolare n. 22/E del 16 maggio 2005: Decreto Ministeriale 18 luglio 2003, n. 266 - Attivit� di controllo nei confronti delle organizzazioni non lucrative di utilit� sociale. . D.P.C.M. 20 gennaio 2006: Definizione della modalit� di destinazione della quota pari al cinque per mille dell'imposta sul reddito delle persone fisiche, in base alla scelta del contribuente, per finalit� di volontariato, ricerca scientifica e dell'universit�, ricerca sanitaria e attivit� sociali svolte dal comune di residenza. . Agenzia delle Entrate � Circolare n. 24/E del 26 giugno 2006: ONLUS - Enti non residenti - Decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460 - Circolare n. 168/E del 26 giugno 1998. . Agenzia delle Entrate � Circolare n. 59/E del 31 ottobre 2007: Organizzazioni non lucrative di utilit� sociale (ONLUS). Decreto Legislativo 4 dicembre 1997, n. 460. Indirizzi interpretativi su alcune tematiche rilevanti. Tavolo Tecnico tra Agenzia delle Entrate e Agenzia per le ONLUS. . D.P.C.M. 2 aprile 2009: Modalit� di ammissione delle associazioni sportive dilettantistiche al riparto di una quota pari al 5 per mille dell'IRPEF.
. D.P.C.M. 3 aprile 2009: Disposizioni in materia di 5 per mille per l'anno finanziario 2009. . D.P.C.M. 3 aprile 2009 - ALLEGATO 1 - Modello da utilizzare per l'iscrizione al 5 per mille 2009. . D.P.C.M. 3 aprile 2009 - ALLEGATO 2 - Cinque per mille esercizio finanziario 2009 � ONLUS ed Enti di volontariato � Modello di dichiarazione sostitutiva dell�atto di notoriet�. . Agenzia delle Entrate - Direzione Centrale Normativa e Contenzioso - Circolare n. 12/E del 9 aprile 2009: Art. 30 del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185 convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2 - Enti associativi e norme in materia di ONLUS.
. D.P.C.M. 16 aprile 2009: Modalit� di ammissione delle associazioni sportive
dilettantistiche al riparto di una quota pari al 5 per mille dell'IRPEF.
. Agenzia delle Entrate � Risoluzione n. 186/E del 17 luglio 2009: Istanza di interpello - Art. 11 legge 27 luglio 2000, n. 212 � Fondazione ALFA ONLUS. . Agenzia delle Entrate - Direzione Centrale Normativa e Contenzioso - Circolare n. 45/E del 29 ottobre 2009: Art. 30 del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185 convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2 � Modello enti associativi (modello EAS) � Ulteriori chiarimenti. . Agenzia delle Entrate - Direzione Centrale Normativa e Contenzioso - Circolare n. 51/E del 1� dicembre 2009: Quesiti relativi al modello enti associativi (Modello EAS) - Ulteriori chiarimenti. . Agenzia delle Entrate - Direzione Centrale Normativa e Contenzioso - Circolare n. 15/E del 26 marzo 2010: Articolo 1, comma 23-quaterdecies, lettera a), decreto legge 30 dicembre 2009, n. 194, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2010, n. 25. Proroga del termine per l�integrazione
documentale delle domande regolarmente presentate dai soggetti interessati ai sensi dell�art. 1 del DPCM 20 gennaio 2006, dell�art. 1 del DPCM 16 marzo 2007 e dall�art. 1 del DPCM 19 marzo 2008.
. D.M. 14 settembre 2010, n. 177: Regolamento concernente i criteri e le modalit� per la concessione e l'erogazione dei contributi di cui all'articolo 96 della legge 21 novembre 2000, n. 342, in materia di attivit� di utilit� sociale, in favore di associazioni di volontariato e organizzazioni non lucrative di utilit� sociale. . Agenzia delle Entrate - Direzione Centrale Normativa e Contenzioso - Risoluzione n. 125/E del 6 dicembre 2010: Chiarimenti in merito ad alcune problematiche riguardanti la presentazione del modello EAS. Variazione dei dati identificativi del
rappresentante legale o dell�ente. . D.M. 23 dicembre 2010: Tariffe postali agevolate per le associazioni ed organizzazioni senza fini di lucro. . Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali - Circolare n. 6 del 18 febbraio 2011: Criteri e modalit� per il riconoscimento, in favore degli enti ed associazioni di promozione sociale, di svolgere attivit� di evidente funzione sociale. . Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali - Circolare n. 6 del 18 febbraio 2011 - ALLEGATO. . Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali - Comunicato del 23 febbraio 2011: Linee guida 23 febbraio 2011 - Procedimento per la richiesta dei contributi previsti dalla legge n. 438 del 15 dicembre 1998 e dall�art. 1, comma 2, della legge n. 476 del 19 novembre 1987 - Annualit� 2011. . Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali - Comunicato del 23 febbraio 2011 - ALLEGATI. . Agenzia delle Entrate - Direzione Centrale Normativa e Contenzioso - Circolare n. 6/E del 24 febbraio 2011: Articolo 1, comma 1, decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225. Proroga dei termini di presentazione del modello EAS. . Agenzia delle Entrate - Direzione Centrale Normativa e Contenzioso - Circolare n. 9/E del 3 marzo 2011: Articolo 2, comma 1, decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225, convertito con modificazioni dalla legge 26 febbraio 2011, n. 10. Cinque per mille esercizio finanziario 2011. . D.P.C.M. 26 gennaio 2011, n. 51: Modifiche al regolamento recante norme per l'Agenzia per le organizzazioni non lucrative di utilita' sociale di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 21 marzo 2001, n. 329. . Agenzia delle Entrate - Direzione Centrale Normativa e Contenzioso - Circolare n. 38/E del 1� agosto 2011: Organizzazioni non lucrative di utilit� sociale (ONLUS). Decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460. Indirizzi interpretativi su alcune tematiche rilevanti. . Agenzia delle Entrate - Direzione Centrale Normativa e Contenzioso - Risoluzione n.110/E del 12 dicembre 2012: Modello EAS � Chiarimenti in merito all�applicabilit� dell�istituto della remissione in bonis. . Agenzia delle Entrate - Direzione Centrale Normativa e Contenzioso - Circolare n. 6/E del 21 marzo 2013: Cinque per mille per l�esercizio finanziario 2013. . Agenzia delle Entrate - Direzione Centrale Normativa e Contenzioso - Circolare n. 7/E del 20 marzo 2013: Cinque per mille per l�esercizio finanziario 2014. . Agenzia delle Entrate - Direzione Centrale Normativa e Contenzioso - Circolare n. 13/E del 26 marzo 2015: Articolo 1, comma 154, legge 23 dicembre 2014, n. 190 (Legge stabilit� 2015) � Contributo del cinque per mille dell�IRPEF esercizio finanziario 2015 e successivi. . AUTORITA' NAZIONALE ANTICORRUZIONE - DELIBERA 20 gennaio 2016: Determinazione delle linee guida per l'affidamento di servizi a enti del terzo settore e alle cooperative sociali. (Delibera n. 32). Tutti i documenti elencati sono realizzati in formato PDF; per consultarli occorre installare sul proprio PC il software Adobe Reader Copyright © by TuttoCamere.it All Right Reserved.Pubblicato su: 2009-03-23 (10773 letture)[ Indietro ]