Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-1107-codice-civile-impugnazione-del-regolamento
Timestamp: 2018-09-24 22:11:31+00:00
Document Index: 134769465

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 1106', 'art. 1107', 'art. 1138', 'art. 1137', 'art. 1107', 'art. 1138', 'art. 1107', 'sentenza ']

Art. 1107 codice civile: Impugnazione del regolamento
Ciascuno dei partecipanti dissenzienti può impugnare davanti all’autorità giudiziaria il regolamento della comunione entro trenta giorni dalla deliberazione che lo ha approvato. Per gli assenti (1) il termine decorre dal giorno in cui è stata loro comunicata la deliberazione. L’autorità giudiziaria decide con unica sentenza sulle opposizioni proposte.
Decorso il termine indicato (2) dal comma precedente senza che il regolamento sia stato impugnato, questo ha effetto anche per gli eredi e gli aventi causa dai singoli partecipanti.
Regolamento: [v. 1106]; Erede: [v. 457].
Impugnazione: rimedio giuridico attribuito ai partecipanti alla comunione, finalizzato alla rimozione di un atto (regolamento, deliberazione, divisione) attraverso una pronuncia sulla questione da parte dell’autorità giudiziaria (su ciò interpellata).
Opposizioni: il termine (—) indica, in tal caso, le diverse impugnazioni proponibili singolarmente dai comunisti.
Avente causa: colui che ha acquistato una quota da un comunista.
(1) Il comma 1 consente l’impugnazione del regolamento a coloro che hanno votato contro il regolamento approvato dalla maggioranza ed agli assenti. Tale norma deve essere altresì applicata agli astenuti.
(2) Si tratta di un termine di decadenza [v. Libro VI, Titolo V, Capo II; 2382, 2964].
L'attività di gestione della cosa comune si qualifica come attività collettiva, ma non è precluso ai singoli comunisti [v. 1102] di svolgere iniziative autonome, come l’impugnazione del regolamento e l’impugnazione delle deliberazioni [v. 1109].
In tema di comunione, non ha natura contrattuale il regolamento che, avendo ad oggetto l'ordinaria amministrazione e il miglior godimento della cosa comune (art. 1106 c.c.), rientra nelle attribuzioni dell'assemblea e, come tale, seppure sia stato approvato con il consenso di tutti i partecipanti alla comunione, può essere modificato dalla maggioranza dei comunisti; ha invece natura di contratto normativo plurisoggettivo, che deve essere approvato e modificato con il consenso unanime dei comunisti, il regolamento quando - contenendo disposizioni che incidono sui diritti del comproprietario ovvero stabiliscono obblighi o limitazioni a carico del medesimo o ancora determinano criteri di ripartizione delle spese relative alla manutenzione diversi da quelli legali - lo stesso esorbita dalla potestà di gestione delle cose comuni attribuita all'assemblea. (Conferma App. Milano 21 gennaio 2006 n. 1589).
Cassazione civile sez. II 04 giugno 2010 n. 13632
Rientra nei poteri dell'assemblea di condominio, in sede regolamentare, la formazione di norme "circa l'uso delle cose comuni e la ripartizione delle spese, secondo i diritti e gli obblighi spettanti a ciascun condomino". Oggetto diretto di tale potere risulta quindi proprio la determinazione, nel singolo caso, delle modalità di applicazione dei criteri generali di riparto delle spese. Determinazione questa che diviene vincolante per tutti i condomini trascorso il termine di trenta giorni previsto dall'art. 1107 c.c. richiamato nell'art. 1138 c.c. per l'impugnazione del testo regolamentare.
Tribunale Milano 15 gennaio 2001
È affetto da nullità il regolamento di condominio che, adottato in mancanza di consenso unanime dei condomini, da un lato, modifichi le tabelle millesimali ai fini della ripartizione delle spese e, dall'altro, limiti i diritti dei medesimi, sia ricomprendendo fra i beni facenti parte del condominio le unità immobiliari di proprietà esclusiva, sia non consentendo ai condomini stessi di mutare l'originaria destinazione delle singole unità immobiliari di proprietà particolare.
Tribunale Perugia 15 gennaio 2000
L'art. 1137 c.c., nel disciplinare tra l'altro la forma dell'atto di impugnazione, in via contenziosa, delle delibere condominiali, usa l'espressione letterale "ricorso" in senso tecnico, onde salvaguardare l'esigenza, non ravvisata per le delibere collegiali adottate dagli organi della comunione in genere (art. 1107-1109 c.c.), di risolvere sollecitamente le questioni concernenti la gestione del condominio.
Cassazione civile sez. II 09 luglio 1997 n. 6205
La norma del regolamento di un condominio che prevede il divieto per i singoli condomini d'intraprendere lavori di qualsiasi genere nei propri e nei comuni locali senza la preventiva autorizzazione scritta dell'amministratore spiega efficacia vincolante nei confronti dei condomini in forza o della loro adesione al regolamento, espressa nell'atto di compravendita dei rispettivi appartamenti, o a norma dell'art. 1138 comma 3 c.c. e dell'art. 1107 c.c. Pertanto, deve essere demolita la veranda, costruita senza la predetta autorizzazione, sul balcone di proprietà esclusiva del singolo condomino.
Tribunale Pescara 30 marzo 1995
Il muro perimetrale di un edificio condominiale può essere utilizzato dal singolo condominio per il migliore godimento della parte di edificio di sua proprietà esclusiva, ma non può essere invece utilizzato, senza il consenso di tutti i condomini, per l'utilità di un altro immobile di sua esclusiva proprietà, in quanto ciò implica la costituzione di una servitù in favore di un bene estraneo al condominio. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza di merito che aveva escluso la necessità del consenso di tutti i condomini per la edificazione da parte di uno di essi di una tettoia di copertura di un'area di esclusiva proprietà di quest'ultimo, realizzata mediante il suo inserimento nel muro perimetrale comune, che aveva assunto la funzione di quarta parete del nuovo vano).
Cassazione civile sez. II 24 novembre 2003 n. 17868