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Timestamp: 2019-09-19 09:18:44+00:00
Document Index: 176803561

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Corte Costituzionale - sentenza n. 359/2010
Non è punibile l'immigrato indigente che non lascia l'Italia nonostante abbia ricevuto l'ordine
Con la sentenza n. 359/2010, la Corte Costituzionale dichiara l'illegittimità costituzionale dell'art. 14, comma 5-quater, d.lgs. 286/1998, come modificato dalla L. 94/2009, nella parte in cui non dispone che l'inottemperanza all'ordine di allontanamento impartito dal questore allo straniero, già condannato per una simile inottemperanza, sia punita, in analogia a quanto previsto per la prima inottemperanza, nel solo caso che abbia luogo senza giustificato motivo.
Corte Costituzionale - sentenza n. 333/2010
Illegittima la legge regionale Puglia sull'utilizzo dei minori costi del personale SSR
La Corte Costituzionale ha dichiarato la illegittimità dell'art. 1 della Legge Regionale Puglia n. 27/2009 (Servizio Sanitario Regionale – Assunzione e dotazioni organiche) evidenziando, tra gli altri profili, come la disposizione impugnata non appaia osservante dei principi fondamentali in materia di coordinamento della finanza pubblica, laddove, prevedendo che i minori costi derivanti dalle cessazioni del servizio negli anni 2009 e 2010 vengano integralmente impiegati, anche se con modalità diverse in ambito regionale e a livello di singola azienda, per nuove assunzioni, comporta oneri tali da pregiudicare il contenimento delle spese per il personale, obiettivo avuto di mira dal legislatore statale con le leggi finanziarie 2009 e 2010.
Corte Costituzionale - sentenza n. 249/2010
Bocciata l'aggravante della clandestinità perché "discriminatoria"
È “discriminatoria” l'aggravante di clandestinità, introdotta nel luglio del 2008 con il primo pacchetto sicurezza: lo sostiene la Consulta. Per la Corte la norma è in contrasto con il principio di uguaglianza sancito dall'articolo 3 della Costituzione “che non tollera diversità di trattamento”. L'aggravante è in contrasto anche con l'articolo 25 della Carta “che prescrive in modo rigoroso che un soggetto debba essere sanzionato per le condotte tenute e non per le sue qualità personali”.
La natura già discriminatoria dell'aggravante è stata accentuata dalle modifiche legislative che hanno trasformato in reato l'ingresso e il soggiorno illegale nel territorio punita in precedenza come un illecito amministrativo. L'inasprimento delle pene «ha posto le premesse – si legge nella sentenza – per possibili duplicazioni o moltiplicazioni sanzionatorie, tutte originate dalla qualità acquisita con un'unica violazione delle leggi sull'immigrazione, ormai oggetto di autonoma penalizzazione, e tuttavia priva di qualsivoglia collegamento con i precetti penali in ipotesi violati dal soggetto interessato».
Corte Costituzionale - sentenza n. 250/2010
Promosso il reato di clandestinità
Sì al reato di clandestinità, ma non all'aggravante. La corte costituzionale, con due distinte pronunce ha affrontato due delle norme penali più contestate introdotte dai pacchetti sicurezza. Quanto al reato, introdotto nel Testo unico sull'immigrazione, dalla legge 94/2009, la sentenza n. 250, scritta da Giuseppe Frigo, osserva che la misure dell'ammenda da 5.000 a 10.000 euro a carico dello straniero che fa ingresso o si trattiene illegalmente in Italia è legittima. Il bene giuridico protetto è infatti, nella lettura della Corte, l'interesse dello stato al controllo e alla gestione dei flussi migratori: «interesse la cui assunzione ad oggetto di tutela penale non può considerarsi irrazionale ed arbitraria».
Corte Costituzionale - sentenza n. 245/2010
Sull'autorizzazione degli studi medici ed odontoiatrici
Il Presidente del Consiglio dei ministri, promuoveva questione di legittimità costituzionale dell'art. 1 comma 1 della Legge Regione Abruzzo n. 19/2009 recante integrazioni alla L.R. n. 32/2007 relativa alle «Norme generali in materia di autorizzazione, accreditamento istituzionale e accordi contrattuali delle strutture sanitarie e socio-sanitarie pubbliche e private».
La legge regionale prima della integrazione prevedeva il non assoggettamento ad autorizzazione solo degli «studi dei medici di medicina generale e pediatri di libera scelta che rispondono a requisiti stabiliti dai vigenti accordi collettivi nazionali», mentre la nuova norma veniva ad estendere l'esenzione anche agli studi privati medici e odontoiatrici non intenzionati a chiedere l'accreditamento istituzionale, con ampliamento anche a questa ipotesi dell'esonero dal sistema autorizzatorio.
Corte Costituzionale - sentenza n. 224/2010
Non sono simmetriche le modalità di conferimento e revoca incarichi dirigenziali Asl
Non sussiste un rapporto di stretta simmetria tra le modalità di conferimento dell'incarico dirigenziale e le cause di cessazione di esso.
La scelta fiduciaria del direttore amministrativo non implica che l’interruzione del rapporto, che si instaura in conseguenza di tale scelta, possa avvenire con il medesimo margine di apprezzamento discrezionale che connota quest'ultima.
Una volta, infatti, instaurato il rapporto di lavoro, con la predeterminazione contrattuale della sua durata, vengono in rilievo altri profili, connessi in particolare, da un lato, alle esigenze dell'Amministrazione ospedaliera concernenti l'espletamento con continuità delle funzioni dirigenziali proprie del direttore amministrativo, e, dall'altro lato, alla tutela giudiziaria, costituzionalmente protetta, delle situazioni soggettive dell'interessato, inerenti alla carica.
Corte Costituzionale - sentenza n. 207/2010
La sentenza n. 207 del 10 giugno 2010 interviene sulla questione della competenza a pagare le visite fiscali per i dipendenti della pubblica amministrazione.
Secondo la Consulta "il comma 5-bis dell'art. 71, D.L. 112/2008, il quale dispone che le visite fiscali sul personale dipendente delle pubbliche amministrazioni rientrano tra i compiti istituzionali del Ssn e che i relativi oneri sono a carico delle aziende sanitarie, non è ascrivibile ad alcun titolo di competenza legislativa esclusiva dello Stato e, trattandosi di normativa di dettaglio in materia di «tutela della salute», si pone in contrasto con l'art. 117, terzo comma, Cost., mentre il comma 5-ter, che vincola una quota delle risorse per il finanziamento del Ssn destinandole a sostenere il costo di una prestazione che non può essere qualificata come livello essenziale di assistenza, si pone in contrasto con l'art. 119 Cost., ledendo l'autonomia finanziaria delle Regioni".
Pertanto, secondo la Corte Costituzionale, il suddetto D.L. 112/2008 ha violato i principi sulla ripartizione della competenza legislativa definiti dall'art. 117, comma 3, della Costituzione.
Corte Costituzionale - sentenza n. 151/2010
Controllo assenze dipendenti anche per un solo giorno
Dichiara incostituzionali due articoli della L.R. Valle d'Aosta 2.02.2009 n. 5 relativi ai controlli dell'Amministrazione sulle assenze dei propri dipendenti. Si tratta di due norme che prevedono che possono essere disposti controlli sui dipendenti anche per assenze di un solo giorno e che debbono essere disposti nel caso di assenza continuativa per almeno 10 giorni. Inoltre la norma che demanda al CCReg. l'ammontare della riduzione del trattamento economico durante i primi 5 giorni di malattia. La Corte dichiara violato l'art. 117 dicendo che la materia deve avere una disciplina uniforme sul territorio dello Stato e quindi è sottratta alle Regioni.
Corte Costituzionale - sentenza n. 81/2010
No allo spoils system per gli incarichi
È costituzionalmente illegittimo l'art. 2, c. 161, del D.L. 262/2006 (Disposizioni urgenti in materia tributaria e finanziaria), convertito, con modificazioni, nella legge 286/2006, nella parte in cui dispone che gli incarichi conferiti al personale di cui al c. 6, dell'art. 19, del d.lgs. 165/2001 (Norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche), conferiti prima del 17 maggio 2006, "cessano ove non confermati entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto", in quanto la suddetta norma, prevedendo la immediata cessazione del rapporto dirigenziale alla scadenza del sessantesimo giorno dall'entrata in vigore del D.L. 262/2006, in mancanza di riconferma, viola, in carenza di idonee garanzie procedimentali, i principi costituzionali di buon andamento e imparzialità e, in particolare, "il principio di continuità dell'azione amministrativa che è strettamente correlato a quello di buon andamento dell'azione stessa".
Corte Costituzionale - sentenza n. 48/2010
Contributi di malattia dovuti dal datore di lavoro all'INPS
Non è fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 20, comma 1, del D.L. 112/2008 (Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria), convertito dalla legge 133/2008, nella parte in cui, stabilendo in via interpretativa, che i datori di lavoro che hanno corrisposto per legge o per contratto collettivo, anche di diritto comune, il trattamento economico di malattia, con conseguente esonero dell'Istituto nazionale della previdenza sociale dall'erogazione della predetta indennità, non sono tenuti al versamento della relativa contribuzione all'Istituto medesimo, irragionevolmente favorirebbe gli imprenditori inadempienti (non più tenuti alla contribuzione) rispetto a coloro che hanno pagato. La mancata previsione della ripetibilità delle somme da questi ultimi versate esula tuttavia dalla questione sottoposta alla Corte e resta impregiudicata. Il legislatore è libero di variare, anche retroattivamente, la conformazione dell'obbligazione contributiva.
Corte Costituzionale - sentenza n. 46/2010
Non è fondata, nei sensi di cui in motivazione, la questione di legittimità costituzionale degli artt. 80 e 131, del DPR 1124/1965, sollevata per asserita violazione dei principi dettati dagli artt. 3, 32 e 38 della Costituzione. Le due norme, riferendosi all'ipotesi di «nuova» malattia professionale, devono essere interpretate nel senso che esse riguardano anche il caso in cui, dopo la costituzione di una rendita per una determinata malattia professionale, il protrarsi dell'esposizione al medesimo rischio patogeno determini una "nuova" inabilità che risulti superiore a quella già riconosciuta. Tale interpretazione delle norme sopracitate non fa ricadere l'ipotesi così delineata nell'ambito di applicabilità dell'art. 137 del DPR n. 1124/1965, il quale si riferisce esclusivamente all'aggravamento eventuale e conseguenziale dell'inabilità derivante dalla naturale evoluzione della originaria malattia.
Corte Costituzionale - sentenza n. 2/2010
Vietato prorogare i DG di Asl e Ospedali
La proroga automatica, disposta dal comma 79 fino al 30 giugno 2010, dei direttori generali, nonché dei direttori sanitari e amministrativi, in servizio alla data di entrata in vigore della legge regionale n. 14 del 2008, si pone in contrasto con quanto stabilito dalla più volte citata deliberazione governativa di commissariamento, oltre che con la previsione dell'articolo 4, comma 2, del D.L. 159/2007, convertito dalla legge 222/2007.
Ricorre dunque, anche in questo caso la violazione dell'articolo 120 secondo comma, della Costituzione, in quanto a prescindere dalla questione relativa alla legittimità in sé della previsione di una proroga automatica generalizzata dei direttori generali delle aziende sanitarie locali e delle aziende ospedaliere, questione non dedotta dalla ricorrente – la disciplina recata dalle norme impugnate integra una menomazione delle attribuzioni del commissario ad acta.