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Timestamp: 2019-09-21 21:23:39+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 3', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 41', 'sentenza ', 'sentenza ']

Rifugiarsi in Russia è davvero sicuro? La Corte di Strasburgo condanna il Cremlino | Diritti EuropaDiritti Europa
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Posted by: Marco Petrachi in Categorie Violazioni CEDU, I diritti in Europa, In evidenza, Notizie, Tortura e violenze 12 novembre 2014
La Corte Europea dei diritti dell’uomo si è pronunciata il 23 ottobre 2014 su un caso che riguarda la violazione dell’art. 3 della CEDU (proibizione della tortura), in favore di un cittadino uzbeko, il sig. Mamazhonov nato nel 1968, il quale nel 2008, temendo di essere incriminato per estremismo religioso , è fuggito in Russia. Tre anni dopo quest’ultimo è stato fermato dalle forze dell’ordine russe alla stazione ferroviaria di Orenburg ed è stato portato in un centro di detenzione pre-processuale nella stessa città.
Il Cremlino – basandosi su rassicurazioni delle autorità uzbeche circa il rispetto di alcune particolari norme dei diritti umani nei casi di estradizione- ha autorizzato nel 2012 l’estradizione con l’accusa di terrorismo, partecipazione a banda armata e attraversamento illegale del confine uzbeko. Mamazhonov in quell’occasione ha sostenuto che, se estradato in Uzbekistan, avrebbe rischiato di essere sottoposto a maltrattamenti, in quanto nel suo paese era già stato perseguito per estremismo religioso; apparteneva quindi ad un gruppo di persone a rischio.
Il punto centrale della sua difesa faceva affidamento su una sentenza della Corte Suprema del 14 giugno 2012, nella quale si raccomandava ai tribunali russi, nei casi di estradizione, di valutare sia la situazione generale del paese che riceve l’estradato sia le circostanze personali della persona per cui era stata chiesta la misura. Nonostante la Corte Edu l’11 marzo 2013 abbia vietato l’estradizione del ricorrente in Uzbekistan fino a nuovo avviso, la Corte Suprema ha respinto l’appello, sostenendo che non ci fossero argomenti convincenti tali da sottoporre Mamazhonov a tortura o a trattamenti inumani o degradanti.
Il 13 giugno dello stesso anno, in assenza di ulteriori motivi per la sua detenzione, Mamazhonov viene rilasciato. Nonostante le ripetute richieste del suo avvocato di esser presente al momento del rilascio, questo non è accaduto e il rilascio è avvenuto all’alba, contrariamente a quanto avviene di solito. Al momento non si sa dove sia il ricorrente, le indagini sulla sua scomparsa non hanno portato ad alcun risultato, di questi, le autorità russe, hanno perso le tracce. A ciò si aggiunge il fatto che l’inchiesta penale sulla sua scomparsa è stata avviata solo il 27 giugno dello stesso anno, ed a parere della Corte Edu “con un discreto ritardo rispetto a quando è accaduto il fatto”.
Il sistema di giustizia criminale uzbeko, che prevede l’uso della tortura da parte delle forze dell’ordine, la persecuzione degli oppositori politici, e il duro trattamento di alcuni gruppi religiosi, ha portato la Corte a sostenere che le autorità russe non hanno agito con la necessaria attenzione e non hanno rispettato il provvedimento provvisorio che era stato indicato; inoltre la Corte ha affermato che non non sono state fornite al signor Mamazhonov le misure di protezione adeguate, secondo quanto previsto dall’articolo 34 (diritto di ricorso individuale) della Convenzione e dall’articolo 39 del Regolamento della Corte. La Corte ha quindi concluso che le affermazioni del sig. Mamazhonov, erano sufficienti elementi di prova e che non sono state correttamente valutate dalle autorità russe, portando così ad una violazione dell’art. 3 CEDU.
Un’equa soddisfazione (art. 41 convenzione) è stata disposta dalla Corte per il sig. Mamazhonov e inoltre è stato disposto il pagamento delle spese legali a carico della Russia.
Questo sicuramente non è il primo e non sarà l’ultimo caso di mancanza di protezione di un uomo da parte di uno stato che ancor oggi, pur aderendo alla Convenzione Europea da oltre sessant’anni, cerca delle vie di “fuga” dal sistema delle tutele dei diritti che dovrebbe esser ormai ben consolidato all’interno dei suoi organi e tribunali.
La sentenza originale è reperibile qui: Mamazhonov v. Russia, sentenza del 24 Ottobre 2014.
Art 3 CEDU Isabelle Berro-Lefèvre Prima Sezione Russia	2014-11-12
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