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Timestamp: 2018-12-11 23:34:02+00:00
Document Index: 97812635

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Seduta di giovedì 21 maggio 2009
TESTO AGGIORNATO AL 9 MARZO 2011
a decorrere dal 1o gennaio 1987, l'INPS è subentrato all'ex Consorzio autonomo del Porto di Genova (oggi Autorità portuale) nei compiti relativi all'erogazione dei trattamenti previdenziali integrativi speciali, previsti a favore del personale dello stesso ex Consorzio e, dunque, dell'attuale Autorità;
il richiamato trattamento pensionistico del personale dell'Autorità portuale è frutto del combinato disposto dell'articolo 23 della legge n. 84 del 1994 e dell'articolo 13 della legge n. 26 del 1987, sulla cui base tale trattamento è confluito in un apposito Fondo previdenziale presso l'INPS, che è, quindi, subentrata da diversi anni nella gestione previdenziale in questione, provvedendo - sulla base delle comunicazioni ricevute dall'Autorità portuale di Genova - alla liquidazione e al pagamento dei trattamenti pensionistici (pagamento ormai operativo - sulla base della comunicazione degli importi da parte dell'ex Consorzio - a decorrere dal marzo 1990) e assicurando una sostanziale continuità nell'erogazione delle pensioni dei lavoratori portuali che hanno optato per l'anticipato collocamento a riposo;
nel corso degli ultimi mesi, è venuta alla luce la questione del regime dei pagamenti e dell'erogazione di detto speciale trattamento pensionistico integrativo; nei riguardi di un numero significativo di tali lavoratori, infatti, l'INPS ha recentemente avviato pratiche tese al recupero e alla restituzione di parte degli importi pensionistici, corrisposti - in taluni casi - anche da più di un decennio;
in particolare - come è emerso anche da un ciclo di audizioni informali svolte dalla XI Commissione nell'aprile 2009 - a seguito dell'inserimento dei citati trattamenti pensionistici da parte dell'INPS nella procedura informatizzata (avviata a partire dal 1999), sono emersi dubbi su difformi applicazioni della normativa di riferimento per il calcolo delle pensioni ed errori materiali di calcolo;
nonostante i tavoli tecnici sull'argomento siano stati avviati ormai dall'anno 2003, non è ancora possibile dire che, dai diversi soggetti coinvolti (ad ogni livello), provengano notizie collimanti sulla situazione complessiva e sugli stessi dati di calcolo;
si è, quindi, generata una enorme confusione circa la reale entità del fenomeno;
una situazione di particolare complessità interessa, poi, il regime dei pensionati pre e post 1993, considerato che, per circa 200 lavoratori pensionati tra il 1993 e il 1998, l'ex Consorzio - anche al fine di incentivare l'esodo dal lavoro per la ristrutturazione dell'ente - ha riconosciuto, con relativa assunzione di responsabilità, l'indennità di contingenza in misura intera anziché ridotta, mentre analogo riconoscimento non è avvenuto per i dipendenti andati in quiescenza prima del 1993 (e, ovviamente, non vale per i pensionati post 1998);
nel corso delle audizioni informali richiamate in precedenza, sembra essere emersa la possibilità di risolvere, in sede tecnica, la questione della restituzione delle somme sinora erogate, nel senso che l'istituto erogatore potrebbe anche abbandonare la richiesta di recupero dei relativi indebiti, stante il prevalente orientamento giurisprudenziale in materia, e potrebbe mantenere, quanto meno per i lavoratori andati in pensione tra il 1993 e il 1998, inalterato il calcolo del trattamento pensionistico e, dunque, non darebbe corso alla ricostituzione delle prestazioni, in virtù delle dichiarazioni ricevute dall'ex Consorzio in relazione al calcolo dell'indennità di contingenza in misura intera;
restano, in ogni caso, forti timori sulla vicenda, a più riprese espressi -
anche nella sede delle audizioni informali citate - da parte di lavoratori e pensionati interessati, che lamentano di avere subito una lesione del principio di legittimo affidamento;
per tali ragioni, occorre verificare gli spazi esistenti per evitare, non soltanto che possa essere chiesta la restituzione dei trattamenti già corrisposti, ma anche che possa essere rideterminato in misura irragionevole il trattamento spettante agli aventi diritto,
a) a valutare l'opportunità, per quanto di competenza, di intervenire sull'INPS, al fine di assicurare l'abbandono del recupero dei relativi indebiti nei confronti dei beneficiari delle prestazioni pensionistiche di cui in premessa, salvo il caso di dolo degli stessi, evitando che essi siano tenuti a ripetere le somme ricevute, in virtù del principio di legittimo affidamento dell'interessato;
b) a verificare la possibile adozione di una specifica misura, eventualmente anche di carattere normativo, che disponga la sanatoria dei calcoli già effettuati e che consenta di mantenere entro margini di ragionevolezza ed equità l'eventuale ricostituzione pro futuro delle prestazioni - alla luce delle vigenti disposizioni di legge - nel nuovo importo da porre in pagamento per i pensionati collocatisi in quiescenza prima del 1993 o dopo il 1998;
c) a invitare l'Autorità Portuale e l'INPS a riesaminare, di comune intesa e sulla base delle indicazioni del Libro bianco, le posizioni relative alle pensioni ricalcolate in diminuzione;
d) ad assumere le iniziative di competenze nei confronti dell'Autorità portuale affinché, in base ad un oggettivo riesame delle motivazioni dell'epoca e ove siano assenti dolo o colpa grave, provvede al rilascio delle necessarie certificazioni per permettere all'INPS, sulla base delle suddette certificazioni, di ripristinare il pagamento delle pensioni nell'importo originario rivalutato.
(7-00170)
«Scandroglio, Bonino, Cazzola, Carlucci».
LEOLUCA ORLANDO. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:
tutti gli organi di stampa annunciano che, dopo 25 anni di guerre e repressioni di civili inermi, in Sri Lanka arriva la pace perché i guerriglieri Tamil si sono arresi al governo;
è proprio in nome delle popolazioni civili che l'Ltte (le Tigri per la liberazione della patria Tamil) aveva dichiarato di voler gettare le armi, per non aggiungere altri morti ai settemila di questa prima metà del 2009;
i governi sono obbligati, secondo la Convenzione di Ginevra, all'assistenza delle vittime civili e la tutela dei diritti umani costituisce un aspetto essenziale della politica estera dell'Italia, e dell'Unione Europea sia in sede internazionale sia nelle relazioni bilaterali, e molti accordi bilaterali stipulati dall'Unione con Paesi terzi sono previsti dei meccanismi per intervenire in caso di violazione grave dei diritti umani;
da più parti serie preoccupazioni sono espresse per la situazione in Sri Lanka poiché più volte, in passato, sono stati condotti colloqui di pace e sottoscritti accordi per il cessate il fuoco mai rispettati;
difficile dire se davvero non si combatta più, nella zona Nord-Est, chiusa da tempo a stampa e osservatori;
nonostante i numerosi appelli al mondo per salvare migliaia di persone dalla stretta della morte, il silenzio della comunità internazionale ha incoraggiato l'esercito dello Sri Lanka a spingere la guerra fino alle conseguenze più aspre, e ora priorità assoluta è quella di salvare le vite dei civili, intrappolati nei combattimenti, come lo sono stati per anni e specie negli ultimi mesi;
almeno 70 mila civili sono morti dal 1983;
dopo la tregua e la cessazione degli scontri in Sri Lanka, emerge con drammatica gravità un'emergenza umanitaria: migliaia di sfollati, molti dei quali gravemente feriti o mutilati in fuga dai bombardamenti, si accalcano su pochi chilometri quadrati nella zona di Mullivaaykaal; una zona nella quale centinaia di cadaveri sono sparsi, in una situazione di promiscuità tra vivi e morti;
finora, motivi politici hanno impedito di allestire i campi di accoglienza alle ONG, né alcun aiuto umanitario viene ammesso nell'area militarmente delimitata dove vivono i Tamil e da giorni il Cicr (Comitato internazionale della Croce Rossa) sta cercando di entrare, senza successo, nella zona nord-est dello Sri Lanka, enclave di morte e di sofferenza -:
se il Governo non ritenga opportuno attivare tutte le sue strutture, destinate ad interventi umanitari e alla cooperazione internazionale, e adoperarsi perché vi sia un intervento internazionale dell'Europa, delle Nazioni Unite, in aggiunta ed in attesa del già auspicato intervento dell'America, e avviare un'indagine indipendente sulle presunte violazioni dei diritti umani nello Sri Lanka.
(4-03097)
FARINA COSCIONI e MAURIZIO TURCO. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere - premesso che:
dal 1932 al 1993 nel territorio di Broni (Pavia) ha operato la Cementifera Italiana Fibronit spa che produceva manufatti in cemento-amianto e che nel 1981 ha suddiviso l'azienda in due rami distinti affidando alla Fibronit spa il compito di curare la lavorazione dell'amianto;
la lavorazione dell'amianto è stata interrotta nel giugno del 1993 in prospettiva della scadenza normativa imposta dalla legge n. 257 del 1992 che ne rendeva vietata produzione e commercializzazione;
i controlli ambientali di monitoraggio sono iniziati, come indicato dalla «informativa in relazione al rischio amianto Area ex-Fibronit» dell'Asl di Pavia, già dal 1980 in collaborazione con l'ARPA, sezione di Pavia e di Milano;
solo su sollecitazione di un 1250 cittadini bronesi interpellanti l'Assessore alla Sanità della Regione Lombardia, il 10 giugno 2008, ha rimandato ad una Relazione Tecnica del Dipartimento Prevenzione Medica dell'ASL di Pavia «Informativa sintetica sulla situazione a Broni in relazione al rischio amianto nell'Area ex-Fibronit»;
l'ARPA Lombardia, Centro di Microscopia Elettronica di Milano, continua ad occuparsi dal 2000 di analizzare la fibre aerodisperse rilevate in Broni in 517 postazioni fisse situate sul territorio e che ha inviato alla fine del 2007 una relazione dettagliata circa il «monitoraggio ambientale delle fibre di amianto aerodisperse normate e ultrafini in attuazione del punto 3 del PRAL-2007»;
l'ASL in collaborazione con il Comune di Broni ha installato dal 2007 tre nuove centraline per il controllo ambientale per le fibre aerodisperse;
un recente studio del Servizio di Prevenzione e Sicurezza nei Luoghi di Lavoro dell'ASL di Voghera basato su una
collaborazione col Registro Mesoteliomi della Regione Lombardia formalmente designato alla raccolta dei dati con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 10 febbraio 2002 n. 308 ha appurato che su 184 casi di mesotelioma diagnosticati nel bronese dal 2000 al 2005 in ben 54 casi (quasi il 30 per cento) la ragione dell'insorgenza è costituita da un'esposizione indiretta (familiari ovvero per vicinanza residenziale al sito cementifero);
da uno studio, invece, pubblicato nel 2003 svolto in collaborazione da Iss, Università degli studi di Pavia ed Enea risulta che i tassi di mortalità riscontrati nella Provincia di Pavia nel periodo 1980-1997 hanno presentato valori molto più alti rispetto alla media nazionale per gli uomini e per le donne, e rispetto a quelli della Lombardia. Oltre al comune di Broni, sono stati presi in esame anche i comuni limitrofi di Cigognola, Strabella e Redavalle, dove i tassi di mortalità da tumore alla pleura presentano un aumento significativo, soprattutto negli anni successivi agli anni novanta, per entrambi i sessi e soprattutto nei giovani. Secondo l'Iss a Broni è in atto la seconda epidemia più grave dopo quella in corso a Casal Monferrato;
l'ASL di Pavia ha commissionato a sue spese (delibera DGi 182 del 7 aprile 2004) uno studio al Centro Studi Ricerche Prevenzione Oncologica Professionale della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università degli Studi di Pavia e nell'indagine epidemiologica sull'incidenza e le cause occupazionali e non di mesotelioma maligno tra i residenti nel Comune di Broni con riferimento al rischio ambientale per esposizione ad amianto (professionale e per la popolazione), ha ribadito che «l'eccesso di casi per i quali non è stata documentata esposizione professionale all'amianto è indizio che può far sospettare una esposizione sia ambientale, collegata all'attività della ditta, sia dall'utilizzo improprio di materiali in edilizia privata» al punto di consigliare l'estensione dell'area di studio ai comuni limitrofi di Stradella e Redavalle;
il sito di Broni è stato inserito tra quelli d'interesse nazionale da bonificare con la legge n. 179 del 31 luglio 2002 (Disposizione in materia ambientale) e perimetrato con decreto del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio del 26 novembre 2002, pubblicato in Gazzetta Ufficiale del 29 gennaio 2003, insiste su un'area caratterizzata dalla presenza di impianti, attualmente dismessi, legati alla produzione di manufatti di cemento amianto, come tubi, lastre per coperture, pezzi speciali e simili;
il soggetto attuatore della bonifica è il Comune di Broni e in data 22 novembre 2007 è stato stipulato tra il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, la Regione Lombardia, la Provincia di Pavia ed il Comune di Broni «l'Accordo di programma per la bonifica ed il ripristino ambientale del sito di bonifica di interesse nazionale di Broni», redatto al fine di ottemperare gli adempimenti del Programma Nazionale di Bonifica e Ripristino Ambientale dei Siti Inquinati, di cui alla legge n. 426 del 1998, come stabilito dall'articolo 2 del decreto ministeriale n. 308 del 2006;
predetto accordo è stato approvato con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare del 12 dicembre 2007 e prevede risorse per 2.804.872,80 euro e successivamente, in data 29 luglio 2008, presso la sede della Regione Lombardia, è stato sottoscritto il «I Atto Integrativo al predetto Accordo di Programma» (tra il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, la Regione Lombardia, la Provincia di Pavia ed il Comune di Broni), prevedendosi l'assegnazione di ulteriori fondi pari a 3.000.000,00 di euro;
attualmente, in ragione di difficoltà di bilancio, risultano compiute le sole procedure di emergenza, consistite principalmente: nella rimozione di rifiuti soprasuolo, anche contenenti amianto, e nello smaltimento in discarica autorizzata e nella rimozione di rifiuti oleosi e vernici con solventi, e nell'invio ad impianto di
incenerimento; nello smaltimento di acque inquinate, come rifiuti liquidi in adeguato impianto di trattamento chimico-fisico esterno al sito per un importo dei lavori pari a circa 550 mila euro;
a differenza che per altri stabilimenti ex Fibronit, come quello di Casale Monferrato, nel caso di specie saranno difficilmente ipotizzabili risarcimenti diretti nei confronti delle vittime o dei loro congiunti o parenti;
con la Finanziaria 2008 (legge n. 244 del dicembre 2007) il Governo Prodi aveva istituito presso l'Inail un Fondo per le vittime dell'amianto (previsione di 40 milioni di euro per gli anni 2008-2009 e 30 milioni per il 2010) in favore dei lavoratori che hanno contratto patologie per esposizione all'amianto e alla fibra «fiberfrax» o in favore degli eventuali eredi;
per le procedure e le modalità di erogazione del Fondo, la Legge Finanziaria rimandava ad un Regolamento dei Ministri del lavoro e dell'economia, da emanare entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore del provvedimento, cioè entro il 30 marzo 2008 che per la fine anticipata della precedente legislatura non è stato possibile emanare -:
quali azioni il Governo e i Ministri interrogati intendano intraprendere per accelerare le ulteriori fasi di bonifica del sito ex Fibronit di Broni, precisando stanziamenti e tempi e modalità di esecuzione;
in ragione dei tempi e delle modalità di esecuzione della bonifica e del rischio che quantità di residuo fibroso fibra possa ulteriormente disperdersi prima e nel corso dell'esecuzione di detta operazione, quali azioni il Governo e gli organismi competenti intendano intraprendere per la prosecuzione dell'attività di monitoraggio ambientale e soprattutto per la pubblicazione in tempi brevi dei relativi risultati;
se e entro quanto tempo intenda emanare il Regolamento di esecuzione previsto dalla Legge Finanziaria 2008 (legge n. 244 del dicembre 2007) relativo al Fondo per le vittime dell'amianto.
(4-03098)
BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'interno, al Ministro degli affari esteri, al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
il signor Osman Rabei El Sayed Ahmed, nato in Egitto il 22 luglio 1971, è attualmente detenuto presso la Casa Circondariale di Macomer (Nuoro) in forza di sentenza definitiva di condanna ad anni 8 (otto) di reclusione per il reato di cui all'articolo 270-bis del codice penale (terrorismo internazionale);
il signor Osman Rabei risulta privo del permesso di soggiorno e dunque a breve, sulla base della richiamata sentenza di condanna emessa dalla Corte di Assise di Appello di Milano e confermata dalla Suprema Corte di Cassazione, sarà ragionevolmente rimpatriato nel suo paese d'origine, l'Egitto;
vi sono fondate e concrete ragioni per ritenere che, una volta giunto nel Paese natio, il signor Rabei sarà fatto oggetto di persecuzioni personali in ragione delle accuse mosse nei suoi confronti in Italia;
a sostegno di tali considerazioni valgono le ricerche e gli studi effettuati dalla sezione italiana dell'associazione Amnesty International che sostengono, al pari della stampa nazionale ed internazionale, gli stessi fondati timori dell'interrogante;
l'Egitto risulta infatti operare, nei confronti dei soggetti rimpatriati e sospettati di attività terroristica od anche solo connessi ad essa, con arresti indiscriminati seguiti da carcerazioni disumane e torture ovvero da vere e proprie persecuzioni poste in essere in assenza di qualunque
provvedimento e senza che il detenuto abbia mai la possibilità di conferire con un legale;
a riprova della concreta fondatezza delle conclusioni cui giungono le indagini e gli studi effettuati dall'associazione Amnesty International è sufficiente riportare quanto accaduto al signor Yahia Mawad (coimputato e connazionale del signor Osman Rabei): tempo fa costui venne imbarcato su un volo di linea che l'ha riportato in territorio egiziano, ma una volta ivi giunto è scomparso nel nulla; da allora né i familiari del medesimo, né il suo legale italiano hanno mai più avuto notizia alcuna sulla sorte del medesimo; l'unica certezza è che non risulta che vi fossero provvedimenti di alcuna specie emessi dall'autorità egiziana che possano aver giustificato la cattura ed il trattenimento di Yahia Mawad presso un luogo peraltro sconosciuto;
gli articoli 3, 4, 5, 6 e 7 della CEDU prevedono un diniego alla richiesta di espulsione in relazione ad eventuali e certificate pratiche di persecuzione, tortura ed illegittima detenzione (anche se non la morte) praticate nel Paese d'origine in cui verrebbe riportato l'espulso;
sul procedimento di estradizione il signor Osman Rabei ha anche adìto la Corte europea dei diritti dell'uomo lamentando la violazione dei citati articoli 3, 4, 5, 6 e 7 e 7 della CEDU, e attualmente lo stesso è in attesa di essere consegnato alle autorità egiziane;
sottolineato che nel Rapporto del 16 febbraio 2009 il Commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa ha richiamato l'Italia al rispetto delle norme europee in materia di diritti umani le quali vietano in modo assoluto l'espulsione verso Paesi dove l'espulso corre il rischio reale di essere sottoposto a tortura o di ricevere un trattamento o una punizione inumana o degradante, ciò a prescindere dalla pericolosità della condotta dell'espellendo -:
se il Governo abbia valutato con consapevolezza la posizione del signor Osman Rabei El Sayed Ahmed il quale, una volta ritornato nel suo Paese d'origine, rischia di essere imprigionato e torturato dalle autorità egiziane;
se il Governo, in conformità ai nostri princìpi costituzionali, intenda disporre la revoca dell'espulsione del signor Osman Rabei ritenuta la ricorrenza nel caso di specie di ragioni che inducono a prevedere che lo stesso, in caso di rimpatrio forzato in Egitto, verrebbe sottoposto a torture e comunque ad un trattamento punitivo contrario al senso di umanità, e in ogni caso, incompatibile con i principi fondamentali dell'ordinamento italiano;
quali provvedimenti il Governo intende adottare al fine di garantire, in caso di rimpatrio forzato del signor Osman Rabei, la piena tutela della sua sicurezza e dignità così come previsto dalle linee guida del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa sui diritti umani e la lotta al terrorismo (2002);
se il Governo intenda tradurre in italiano e diffondere presso tutti i competenti organi amministrativi e giudiziari le linee guida sul rimpatrio forzato (Twenty guidelines on forced return) nonché sui diritti dell'uomo e la lotta al terrorismo (Guidelines on Human rights and Fight against Terrorism), così come auspicato dal Commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa nel Rapporto del 16 febbraio 2009.
(4-03100)
FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BERNARDINI, BELTRANDI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'interno, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
lo scalo aeroportuale «G. D'Annunzio» di Montichiari, fortemente voluto dagli operatori economici e dai partiti politici locali, Lega Nord in particolare, è stato inaugurato il 16 marzo 1999;
è stato realizzato con un investimento pubblico e privato di 40 miliardi di vecchie lire e inizialmente progettato con una previsione di 1,3 milioni di passeggeri all'anno, l'aeroporto nel 2006 è stato oggetto di un nuovo piano d'area elaborato dalla Provincia di Brescia con una previsione di ben 20 milioni di passeggeri, e di uno della Regione Lombardia, più prudente, che si fermava a 11 milioni di passeggeri;
le perdite accumulate dal 2002 al 2008 dalla Società Aeroporto di Montichiari ammontano a circa 30 milioni di euro;
nel solo 2008 la perdita è di oltre 5 milioni di euro, con un crollo del 61 per cento nel traffico merci e con un volume di traffico annuo di appena 259 mila passeggeri trasportati (2 soli voli al giorno) che fanno dell'aeroporto di Montichiari uno degli ultimi scali italiani (31o posto in Italia su 37 scali);
le perdite accumulate dalla Società Aeroporto sono state, di volta in volta, ripianate da enti pubblici in una zona, il Lombardo-Veneto, caratterizzata dalla presenza di ben 5 scali aeroportuali relativamente vicini;
nonostante le perdite accumulate e la crisi economica in generale e degli aeroporti in particolare, gli enti pubblici locali (Comune, Provincia e Camera di Commercio di Brescia) sono disposti a spendere altri 30 milioni di euro per acquistare il controllo della società «G. D'Annunzio», il cui capitale è per l'85 per cento in mano a gestori del vicino aeroporto di Verona-Villafranca;
i voli internazionali per e da paesi «extra-Schengen» si sono sensibilmente ridotti fino a pochissime unità al mese;
risulta in organico e attualmente impiegata una consistente aliquota di personale della Polizia di Stato, la quale ipotizzata per i sopra citati piani d'area della Provincia di Brescia e della Regione Lombardia, risulta allo stato palesemente sovradimensionata rispetto alle diminuite esigenze e sottratta, in quanto facente parte della specialità della Polizia di Frontiera, alla disponibilità diretta del Questore della provincia di Brescia;
si è in presenza, ad avviso degli interroganti, dell'ennesimo caso di irresponsabilità politica, oltre che di spreco del denaro pubblico -:
se sia al corrente che l'Aeroporto di Brescia-Montichiari-«G. D'Annunzio» non è munito di regolare licenza Enav e che esercita, da qualche anno, la sua funzione sulla base di meri provvedimenti autorizzatori provvisori;
se intendano destinare a compiti più proficui le decine di unità di personale della Polizia di Stato oggi, in tutta evidenza, sottoimpiegate presso l'Aeroporto in esame.
(4-03101)
in Venezuela il presidente Chávez, oltre che sul piano delle libertà personali e del pluralismo informativo, sta proseguendo in una serie di gravi limitazioni delle libertà economiche e negli ultimi tempi ha proceduto alla nazionalizzazione di numerosissime imprese, in diversi settori, molte delle quali di proprietà di cittadini italiani, italo-venezuelani o venezuelani di discendenza italiana;
vivissima è conseguentemente la preoccupazione nelle nostre comunità dove numerose famiglie italiane si sono ritrovate in improvvise gravi difficoltà economiche, hanno perso i loro beni - spesso frutto di una vita di lavoro - e non hanno alcuna prospettiva di ritornarne legalmente in possesso;
gli indennizzi previsti sono del tutto aleatori e irreali rispetto all'effettivo valore
delle proprietà sequestrate e quindi chi perde la propria azienda non ha mezzi di sostentamento certi né può recuperare i propri risparmi e lasciare il paese;
il basso livello dei prezzi del petrolio ha acuito la crisi del regime di Chávez che in ogni modo interviene per ridurre l'agibilità politica dell'opposizione e la sua possibilità di operare in quelle città o regioni dove pure l'opposizione politica - anche recentemente - ha conquistato la maggioranza dei voti nonostante il forte sospetto di frodi elettorali e mentre non si contano le quotidiane denunce, anche a livello internazionale, per la sempre più cruenta repressione delle libertà individuali tanto da apparire evidente come il Venezuela si stia purtroppo avviando su di un percorso sempre più autoritario e violento;
le condizioni generali di vita del popolo venezuelano sono in rapido deterioramento e che la violenza e la delinquenza è a livelli inimmaginabili, nel numero di diverse centinaia di omicidi ogni settimana -:
quali informazioni abbia raccolto il nostro Governo sulla situazione in Venezuela e sulla prevedibile evoluzione del regime chavista;
quali iniziative abbia concretamente attuato il Governo italiano nei confronti di quello venezuelano davanti alla recente serie di nazionalizzazioni messa in atto da Chávez ai danni di numerosi esponenti della nostra comunità e in particolare se siano stati avviati passi di protesta a livello bilaterale, e in questo caso con quali risultati;
se siano state date istruzioni al nostro ambasciatore a Caracas al fine di tutelare l'integrità personale e dei beni dei cittadini italiani;
se siano state prese posizioni - e in questo caso quali siano state e a che risultati abbiano portato - a livello internazionale sia in campo europeo che dell'ONU poiché si ritiene che la crisi venezuelana abbia ormai assunto caratteristiche di estrema gravità e che impongono interventi determinati e senza indugio a tutela della democrazia.
(4-03088)
ZAZZERA. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
l'Arpa di Taranto ha un laboratorio attrezzato che si occupa del monitoraggio della diossina, sostanza altamente cancerogena;
tale laboratorio preposto al monitoraggio a breve sarà paralizzato a causa dell'impossibilità di rinnovo del contratto di uno dei due chimici che ad oggi se ne occupano;
il professor Giorgio Assennato, direttore generale dell'Arpa Puglia, sul Corriere del Giorno del 13 maggio 2009 dichiara che il piano di incentivazione del personale «non può essere applicato per i vincoli alla spesa pubblica imposti dalla Finanziaria di Tremonti e Brunetta» e che «per effetto di questa situazione l'Arpa non può effettuare alcuna assunzione, nemmeno di co.co.co.»;
il laboratorio preposto al monitoraggio non potrà pertanto essere efficiente a causa dell'impossibilità di assunzione dei nuovi dipendenti;
attualmente l'Arpa di Taranto - costretta a svolgere la propria attività in un ambiente assolutamente inadeguato - ha soli quaranta dipendenti di cui trenta strutturati e 10 con contratti interinali, e di questi solo due sono addetti al laboratorio diossine;
dall'ultimo rapporto sulle emissioni industriali pubblicato dall'Arpa Puglia, risulta
che la città di Taranto è la più inquinata della Puglia e forse anche d'Italia;
a Taranto viene emesso il 92 per cento della diossina industriale italiana stando ai dati del registro Ines;
a Taranto è stata trovata diossina negli alimenti, oltre i limiti di legge, e sono in corso indagini sugli allevamenti;
nel mese di luglio prossimo entrerà in vigore la legge regionale antidiossina (che prevede controlli costanti delle emissioni) e pertanto l'Arpa Puglia ha estremo bisogno di avere un laboratorio diossine funzionante;
lo stesso direttore generale, professor Giorgio Assennato, lancia un appello perché si prendano provvedimenti allo scopo di evitare la paralisi di tale laboratorio prezioso per preservare la salute dei suoi cittadini;
ad avviso del professor Assennato sarebbe opportuno il passaggio dell'Arpa dall'assessorato all'ecologia a quello alla salute, al fine di svincolare le risorse finanziarie da destinare al laboratorio diossine;
appare evidente l'urgenza di garantire le risorse umane e le competenze per le analisi delle diossine -:
contemperando ai vincoli della legge finanziaria, quali iniziative il Governo intenda assumere per consentire alla Regione Puglia di rendere i laboratori Arpa di Taranto preposti al monitoraggio della diossina pienamente funzionanti e pertanto garantire il diritto alla salute di tutti i cittadini tarantini;
quali siano le cautele che il Governo intenda porre in essere per evitare che le esigenze di risparmio non colpiscano indiscriminatamente vitali e inderogabili funzioni di controllo previste dalle legge regionale sulle diossine in considerazione anche del fatto che il Ministero dell'ambiente - tramite l'Ispra - non ha le risorse tecniche per effettuare un controllo congiunto con Arpa Puglia al fine di misurare le emissioni di diossine.
(4-03083)
la legge n. 215 del 1992 recante «Azioni positive per l'imprenditoria femminile» rappresenta un fondamentale intervento del legislatore al fine del conseguimento di una sostanziale parità tra uomo e donna in relazione al mondo dell'imprenditoria;
tale provvedimento intende favorire la creazione e lo sviluppo delle imprese femminili nei settori dell'agricoltura, in quello manifatturiero e assimilati, nel commercio, nel turismo e nei servizi mettendo a disposizione stanziamenti erogati sotto forma di contributi in conto capitale a fronte di investimenti;
la legge n. 215 del 1992 opera con un meccanismo «a bando» attraverso il quale il Ministero delle attività produttive, ora dello sviluppo economico, individua i termini per la presentazione delle domande per il riconoscimento dei contributi;
il Ministro delle attività produttive con il decreto ministeriale 5 dicembre 2005 ha emanato il sesto bando per la concessione dei predetti contributi, mettendo in particolare a disposizione risorse per un importo complessivo di 88.535.259,64 euro, delle quali 76.145.690 euro derivano da risorse statali disponibili in bilancio e 12.389.659,64 euro derivano da risorse stanziate dalle regioni e province autonome che hanno disposto l'integrazione delle risorse statali;
in base ai dati disponibili nel sito istituzionale del Ministero dello sviluppo economico, risulta che per il sesto bando
le domande presentate sono state 7.609; le domande in possesso dei requisiti ammesse in graduatoria sono state 2.649; le domande agevolate, vale a dire le domande ammesse cui è stato attribuito un punteggio utile per accedere ai contributi, sono state 1.122;
nonostante il Ministero dello sviluppo economico abbia inviato ai soggetti beneficiari i provvedimenti di conferma in via definitiva del contributo, indicando il relativo importo e la banca concessionaria delegata all'erogazione del contributo stesso, non tutti i soggetti cui è stata riconosciuta la concessione del contributo in via definitiva hanno ricevuto le risorse ad essi spettanti;
la normativa del bando prevedeva che, qualora le regioni non avessero disposto un cofinanziamento, la gestione e le conseguenti erogazioni sarebbero state di competenza del Ministero dello sviluppo economico;
su tali ultime somme, valutabili in oltre 40 milioni di euro, riguardanti 575 progetti, ha inciso l'applicazione dell'articolo 3, commi da 36 a 39, della legge n. 244 del 2007 (legge finanziaria 2008) che, abbreviando da sette a tre anni il termine di perenzione dei residui delle spese in conto capitale, ha di fatto eliminato dal bilancio dello Stato parte delle risorse da assegnare per l'attuazione della legge sull'imprenditorialità femminile;
tali disposizioni legislative, e in particolare il comma 39, consentono comunque al ministero dell'economia e delle finanze di iscrivere in appositi fondi le risorse necessarie per il proseguo dei programmi di spesa già esistenti;
le richieste formulate al Ministero dell'economia e delle finanze, da parte dei competenti uffici del Ministero dello sviluppo economico, finalizzate a permettere la reiscrizione in bilancio delle risorse necessarie per consentire l'integrale corresponsione delle agevolazioni relative alle domande approvate dal citato sesto bando, hanno trovato solo parziale accoglimento in quanto sono state messe a disposizione risorse assolutamente insufficienti allo scopo;
i soggetti riconosciuti beneficiari dei contributi relativi al citato sesto bando che non hanno ancora ricevuto le relative risorse vivono, pertanto, una situazione di incertezza e di grave pregiudizio che potrebbe determinare pesanti ripercussioni anche sui livelli occupazionali -:
quali iniziative intenda assumere per dare completa attuazione alla legge n. 215 e stanziare le necessarie risorse in modo da permettere la corresponsione dei contributi a tutti i soggetti destinatari delle agevolazioni previste dal sesto bando.
i lavoratori dell'ex Monopoli di Stato, dichiarati in esubero a seguito del ridimensionamento dell'apparato produttivo messo in atto dall'ETI Spa prima e dalla BAT (British American Tabacco) poi, in attuazione dell'articolo 4, commi 1 e 4 del decreto legislativo n. 283 del 9 luglio 1998, inseriti nel ruolo 1/G del Ministero dell'economia e delle finanze, si trovano in una posizione di assoluta incertezza dal punto di vista normativo e, di riflesso, economico;
i suddetti lavoratori da anni hanno la carriera bloccata in quanto non hanno usufruito delle norme che la legge quadro sul pubblico impiego e i contratti collettivi dei Comparti Aziende e Ministeri prevedono in tal senso;
la situazione è ulteriormente peggiorata perché i lavoratori ex Monopoli non hanno diritto a partecipare non solo alle progressioni orizzontali e/o verticali negli enti che li utilizzano ma neanche a quelle del Ministero dell'economia e delle finanze;
è evidente la grossa disparità di trattamento e di opportunità con tutti gli altri dipendenti del settore pubblico;
il comma 563, dell'articolo 1, della legge n. 296 del 27 dicembre 2006 recita «Il personale, già appartenente all'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato distaccato presso l'Ente tabacchi italiani, dichiarato in esubero a seguito di ristrutturazioni aziendali e ricollocato presso uffici delle pubbliche amministrazioni, ai sensi dell'articolo 4 del decreto legislativo 9 luglio 1998, n. 283, attualmente inquadrato nel ruolo fino ad esaurimento, previsto dall'articolo 4, comma 1, del medesimo decreto legislativo n. 283 del 1998 e inserito nella specifica sezione 1/G prevista dal decreto del Ministro delle finanze n. 1390 del 28 dicembre 2000, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 9 del 12 gennaio 2001, che ne fa esplicita richiesta, viene assegnato anche in posizione di soprannumero, salvo riassorbimento al verificarsi delle relative vacanze in organico, nei ruoli degli enti presso i quali presta al momento servizio. Su dichiarazione dei relativi enti è riconosciuta l'eventuale professionalità acquisita con l'assegnazione della qualifica o profili corrispondenti. Il Ministero dell'economia e delle finanze provvede, senza aggravio di spesa, ad assegnare agli enti le relative risorse finanziarie, attualmente attestate in un unico capitolo di spesa di bilancio gestito dal Dipartimento per le politiche fiscali»;
ad oggi dopo vari incontri tra organizzazioni sindacali e dirigenti del Dipartimento fiscale non si è arrivati a nessun esito per la corretta applicazione della norma succitata;
gli impegni presi dai dirigenti del Dipartimento fiscale per una rapida conclusione della trattativa non vengono mantenuti e si assiste a rinvii non motivati -:
quali iniziative il Governo intende adottare per garantire una rapida e positiva conclusione della trattativa in corso con i sindacati di categoria presso il Dipartimento finanze, che riguarda i lavoratori ex Monopoli inseriti nel ruolo 1/G del Ministero dell'economia e ricollocati in posizione di comando o di distacco presso altre amministrazioni pubbliche, per mettere fine quanto prima a questo stato di assoluta disparità di trattamento e incertezza normativa.
(4-03093)
LO MONTE. - Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
per salvaguardare il mercato finanziario e le piccole/grandi imprese dalla crisi economica e finanziaria che si è abbattuta a livello internazionale, è stato approvato il decreto anticrisi che stanzia all'articolo 12, 10-12 miliardi di euro, a disposizione delle banche tramite emissione dei Tremonti Bond, in questo modo le banche possono emettere obbligazioni che vengono sottoscritte dal Tesoro, l'effetto sulla liquidità erogata dalle banche dovrebbe essere almeno dieci volte maggiore;
è stato approvato il rifinanziamento del Fondo di Garanzia per le piccole e medie imprese con 1,6 miliardi di euro che dovrebbe liberare crediti 40 volte superiori, pari, quindi a oltre 60 miliardi;
c'è da sottolineare che la Banca Centrale Europea ha ripetutamente tagliato il tasso d'interesse di riferimento, anche se il costo del denaro applicato dalle banche alle imprese non è sceso nella stessa misura;
agli interroganti sono giunte segnalazioni secondo le quali nella realtà, vi sarebbero istituti bancari, che non rinnoverebbero i fidi, ed effettuerebbero ordini di rientro dei fidi, creando in questo modo ulteriori problemi anziché sostenerne la risoluzione a favore dei clienti;
ad esempio risulta all'interrogante che la Banca Popolare dell'Emilia ag. Manerbio Brescia, abbia revocato i fidi alla Società SLM Siderurgica Lavorazione Metalli, Spa;
la società SLM Spa si è trovata in profonda crisi quando non le sono stati rinnovati i fidi, in quanto la citata banca ha deciso di revocare le linee di credito in scadenza a maggio non accettando la proposta da parte della società SLM Spa di rientrare dal fido in forma concordata ma richiedendo restituzione in tempi brevissimi pena il passaggio a contenzioso immediato -:
se abbia notizia dell'esistenza di casi come quelli avvenuti in relazione al mancato rinnovo del fido alla società SLM spa riscontrabili per altre piccole e medie imprese;
se il Governo non intenda adottare iniziative affinché, in un periodo di crisi finanziaria internazionale con pesanti risvolti anche sulle piccole e medie imprese italiane, siano verificati gli effetti delle azioni legislative e finanziarie, in particolare quelle previste dall'articolo 12 del decreto anticrisi, a sostegno delle imprese, avviate dal Governo e che dovrebbero essere messe in atto dagli istituti di credito.
(4-03103)
CONTENTO e CARLUCCI. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
recenti notizie di stampa hanno dato risalto alla eventualità che una circolare del Consiglio Superiore della Magistratura sull'organizzazione dell'ufficio del Pubblico Ministero possa prevedere limitazioni ai poteri attribuiti dalla legge ai capi delle procure ovvero imporre l'obbligo di motivazione non soltanto in sede di revoca degli affari ai sostituti, come previsto dall'articolo 2 del decreto legislativo 20 febbraio 2006 n. 106, ma anche al momento dell'assegnazione del procedimento ad uno o più magistrati appartenenti all'ufficio (Il Sole 24 ore, 8 maggio 2009, pag. 35) -:
se, ferma restando l'autonomia del Consiglio Superiore della Magistratura, siano allo studio iniziative normative volte a specificare ulteriormente la disciplina in materia di assegnazione di procedimenti ai magistrati appartenenti alle procure.
MONTAGNOLI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
GARAVINI, FEDI e PORTA. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
la Scuola di Specializzazione per gli insegnanti della scuola Secondaria, di seguito denominata SSIS, offre ai laureati che intendono dedicarsi all'insegnamento nelle istituzioni scolastiche superiori l'opportunità di acquisire le competenze metodologiche, didattiche e psicopedagogiche utili e permette loro di conseguire l'abilitazione necessaria;
il MIUR, prendendo alto dei cambiamenti verso una sempre più incisiva società multiculturale, nel 2007 ha permesso la nascita di corsi sperimentali per l'abilitazione in Cinese, Arabo e Italiano L2 (Lingua Seconda) presso la SSIS del Veneto, una struttura unica formata dalle tre maggiori università della regione (Padova, Verona e Venezia);
dai media si apprende la notizia di una lettera inviata agli iscritti della SSIS di Venezia a meno di quindici giorni dal loro esame di stato finale, nella quale la direzione SSIS comunica che «non è stata disposta la nomina dei docenti per l'esame di stato in Lingue Straniere per le classi di abilitazione L2, 45/A, e 46/A Arabo e Cinese» e che, in conseguenza di ciò, «l'esame di Stato [...] non potrà svolgersi nella corrente Sessione Estiva»;
la mancata garanzia, da parte del MIUR, di una conclusione del percorso formativo è un motivo di forte preoccupazione per i sessanta studenti post-laurea che hanno pagato le tasse d'iscrizione e hanno investito tempo ed energie, partecipando con impegno e coinvolgimento in un percorso innovativo che rischia ora di non avere alcun valore professionale;
l'integrazione degli alunni stranieri e l'educazione interculturale, da promuovere attraverso l'insegnamento dell'italiano e la valorizzazione della lingua e della cultura d'origine dei ragazzi stranieri, devono costituire una priorità per la scuola italiana di fronte ad una presenza sempre più forte di alunni stranieri;
da parte delle nostre comunità nel mondo è stato ripetutamente segnalato il bisogno di specializzati in Italiano L2 per rendere più efficienti ed effettivi i corsi di lingua e cultura italiana organizzati per i nostri connazionali bilingue residenti all'estero -:
se il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca non intenda disporre al più presto le nomine dei docenti in Lingue straniere per fare in modo che si possano svolgere regolarmente gli esami di stato e garantire agli iscritti della SSIS di Venezia la fine del loro percorso formativo con pari dignità rispetto a tutte le altre discipline scolastiche;
se il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca non ritenga di provvedere con urgenza a regolamentare il reclutamento degli insegnanti per i corsi di didattica della lingua Cinese, Araba e dell'Italiano L2 nonché ad istituire le graduatorie per l'immissione in ruolo di questi futuri insegnanti.
(4-03084)
ZAZZERA. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
il decreto ministeriale n. 42 dell'8 aprile 2009 permetterà l'inserimento con riserva nelle graduatorie ad esaurimento di tutti i docenti iscritti ai corsi abilitanti attivati nell'anno accademico 2007-2008, in particolare: COBASLID, AFAM di strumento musicale (classe 77/A) e Scienze della Formazione Primaria (SFP);
nel contempo, non verrà garantito l'inserimento con riserva dei docenti iscritti ai medesimi corsi abilitanti autorizzati dal MIUR e dall'AFAM nell'anno accademico 2008-2009;
è un paradosso che il Governo, sulla base dell'articolo 5-bis comma 2 della
legge n. 169 del 2008, consenta l'iscrizione con riserva nelle graduatorie ad esaurimento solo ai docenti che stanno frequentando i sopra citati corsi abilitanti dall'anno accademico 2007-2008 -:
se il Ministro interrogato, per le ragioni esposte in premessa, in occasione della riapertura delle graduatorie ad esaurimento per gli anni scolastici 2009/2010 e 2010/2011, non ritenga opportuno consentire l'inserimento con riserva nelle stesse graduatorie di tutti i docenti iscritti per l'anno accademico 2008-2009 ai corsi AFAM di strumento musicale (classe 77/A), COBASLID e SFP, andando a sanare una situazione che preoccupa moltissimi laureandi e specializzandi che oggi non hanno alcuna certezza per il proprio futuro, come richiesto dall'Associazione Professionale e sindacale (ANIEF) al Ministro dell'istruzione, al Direttore generale per il Personale Docente ed Educativo, al Capo Dipartimento per l'Istruzione e al Direttore Generale alta formazione artistica musicale.
(4-03085)
da quanto riportato da un articolo del 19 maggio 2009 pubblicato su La Repubblica.it la preside Rosanna Cipollina, avrebbe scritto sulle lavagne delle classi dell'istituto Professionale per il commercio Casaregis, a Sampierdarena e dell'istituto tecnico industriale Galilei e dell'Einaudi di Genova, i nomi di alcuni studenti, tutti stranieri;
gli alunni inseriti nelle liste, sebbene non ancora maggiorenni, non avrebbero chiarito la loro posizione rispetto al futuro permesso di soggiorno, e ad avviso della Cipollina, per questo sarebbero presunti, futuri clandestini;
in particolare, gli alunni sarebbero stati pubblicamente «segnalati» attraverso liste scritte od orali, perché a rischio di clandestinità, sebbene l'ordinamento italiano non richieda il permesso di soggiorno ai minori extracomunitari;
tale provvedimento, ad avviso della preside, equivarrebbe ad un «invito» a presentare i documenti nelle segreterie scolastiche per denunciare la regolare presenza sul territorio degli studenti;
«l'invito» sarebbe stato prontamente accolto dai genitori dei ragazzi il giorno successivo;
tuttavia i familiari degli alunni degli istituti genovesi si sarebbero sentiti indignati per il comportamento della preside Cipollina, e si sarebbero lamentati con il Provveditore agli studi e con la stessa preside;
ad avviso dell'interrogante, che unisce la propria indignazione a quella dei familiari degli studenti, il comportamento della preside Cipollina è fortemente discriminatorio e viola l'articolo 3 della Costituzione, inoltre la segnalazione pubblica per motivi di nazionalità svilisce il processo di integrazione scolastica -:
se quanto riportato nella presente interrogazione corrisponda al vero e quali provvedimenti il Ministro intenda adottare o promuovere rispetto al comportamento tenuto dalla preside Rosanna Cipollina.
(4-03095)
TESTO AGGIORNATO AL 27 MAGGIO 2009
BELLANOVA e GHIZZONI. - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
il gruppo Cesd s.r.l. (Cepu - Grandi scuole) è un'azienda che si occupa di formazione e di insegnamento e si rivolge sia a soggetti che hanno come finalità, il recupero degli anni scolastici persi
(Grandi scuole), sia ad universitari che necessitano di aiuto per la preparazione degli esami (Cepu);
il gruppo conta circa 120 sedi dislocate in tutta Italia e si avvale di circa tremila docenti denominati «tutor»;
il docente «tutor» che presta la sua attività di insegnamento per preparare studenti universitari ad affrontare singoli esami ha diritto a circa 300 euro lordi mensili di compenso, che possono arrivare fino a 400 euro in caso di materie più complesse. Il compenso viene corrisposto per metà all'inizio della preparazione, mentre il saldo viene corrisposto nel momento in cui l'allievo supera l'esame. Se l'esame non è superato, la cifra in saldo può non essere corrisposta;
il docente «tutor» che presta la sua attività di insegnamento per la preparazione di soggetti volti al recupero degli anni scolastici ha diritto ad una corresponsione di circa 12,91 euro lordi per ogni ora di lezione;
in entrambi i casi non è contemplata la corresponsione di un minimo salariale mensile ai docenti ai quali per altro l'istituto di preparazione applica per lo più contratti di lavoro a progetto (co.pro);
tale tipologia di contratto sembrerebbe sia stata applicata anche a coloro, la maggior parte dei docenti «tutor», che per anni ed in alcuni casi anche per più di un decennio, hanno prestato il loro lavoro all'istituto di preparazione come se fosse, di fatto, un rapporto di lavoro subordinato;
tutto ciò determina un mantenimento costante di precarietà per la quale risulta difficoltoso per tutti lavoratori interessati progettare il proprio futuro oltre la scadenza dei vari contratti che potrebbero, come in molti casi è avvenuto, anche non essere rinnovati;
questi lavoratori si ritrovano puntualmente di anno in anno a sottoscrivere un contratto che non consente da parte loro l'esigibilità di una serie di diritti ai quali avrebbero nei fatti diritto e che sarebbero sanciti con l'applicazione del CCNL di categoria -:
se il Ministro interrogato non ritenga necessario intervenire con urgenza per porre in essere tutte le attività necessarie al fine di verificare l'applicazione ai predetti lavoratori di tutte le tutele giuslavoristiche rivenienti dall'attività di fatto svolta presso l'istituto di formazione;
se non intenda porre in essere quanto necessario affinché tali lavoratori vengano inseriti in un percorso tendente alla stabilizzazione dell'attività lavorativa.
DUILIO e CODURELLI. - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
la legge 210 del 1992 prevede forme di indennizzo a favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie e trasfusioni. In particolare, essa stabilisce le condizioni, le procedure e i termini di decadenza per l'ottenimento del beneficio;
l'articolo 4 della legge prevede che le domande siano esaminate da una commissione medico ospedaliera, chiamata a valutare sia l'esistenza del nesso causale tra il trattamento sanitario e la patologia manifestata dal richiedente; sia la tempestività della domanda. Avverso la decisione della commissione è ammesso ricorso gerarchico al Ministro interpellato;
sono frequenti i casi in cui le commissioni mediche, pur riconoscendo l'esistenza del danno da vaccinazione, rigettino tuttavia l'istanza per intempestività. L'erronea valutazione di tale requisito è quindi spesso oggetto di impugnativa innanzi al Ministro interpellato;
in varie occasioni, tuttavia, decidendo in sede di ricorso, il Ministro interpellato non si è limitato ad accogliere o respingere i gravami in ordine ai motivi proposti dalla parte ricorrente, ed in specie, a rivalutare il solo requisito della tempestività dell'istanza; piuttosto, il Ministro interpellato
ha provveduto a riforma nel merito del provvedimento emanato della commissione medica, nuovamente sindacando - escludendolo - l'esistenza del nesso causale tra morbo e vaccinazione;
in questo senso, da ultimo ed emblematicamente, si segnala la decisione dell'11 settembre 2008, su ricorso proposto dalla signora Cristina Bos, sofferente di una grave forma di encefalopatia, con grave limitazione del visus, anomalie comportamentali e insufficienza mentale;
secondo i principi generali in materia, l'autorità decidente in sede di ricorso amministrativo è vincolata dai motivi di impugnazione proposti dalla parte e non può modificare o revocare l'atto impugnato per motivi differenti da quelli posti alla base del ricorso;
la condotta tenuta dal Ministro nei casi di cui si discute, non appare quindi conforme al dettato normativo. Piuttosto, essa sembra preordinata a precostituire una ben precisa strategia di difesa dell'Amministrazione nei successivi giudizi innanzi all'autorità giudiziaria;
in tale sede, infatti, i ricorrenti saranno onerati anche della prova del nesso causale tra danno subito e vaccinazione, con significativo aggravamento della loro posizione processuale, dei costi e della durata del giudizio;
risulta inoltre che l'ufficio del Ministero, competente per l'erogazione delle indennità previste dalla legge n. 210 abbia più volte richiesto alle competenti commissioni di rivalutare i giudizi medico legali emessi in precedenza, anche in casi di soggetti che ricevono i benefici di legge da più di dieci anni, e ciò al di fuori di qualunque espressa previsione normativa -:
se il Ministro interpellato non intenda modificare la propria prassi in sede di decisione dei ricorsi ex lege 210 del 1992, in particolare limitando il proprio sindacato ai motivi proposti dalle parti ricorrenti, comunque escludendo, ove non espressamente richiesto, una nuova valutazione medico legale sul nesso causale tra vaccinazione e patologia;
se il Ministro interpellato non intenda emanare appositi atti di indirizzo agli uffici competenti, perché cessino i casi di revoca o di riforma d'ufficio dei provvedimenti che hanno riconosciuto i benefici della legge 210 del 1992.
BONAVITACOLA. - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
il Consiglio Comunale di Cava de Tirreni, fin dal settembre 2002, ha deliberato di conferire nella disponibilità dell'ASL SA 1 un'area di proprietà comunale dell'estensione di circa 6.000 metri quadrati, con accesso da via Filangieri, già destinata ad attrezzature scolastiche, per consentire la realizzazione della nuova sede del Distretto sanitario di zona;
nel dicembre 2003 il Direttore Generale dell'ASL SA 1 (delibera n. 1694) approvava un primo progetto definitivo, per l'importo di euro 2.840.512,42, prevedendo di finanziare l'opera con i fondi di cui all'articolo 20 della legge n. 67 del 1988 - seconda fase;
negli anni successivi la vicenda è stata segnata da svariate vicissitudini inerenti la definizione del progetto definitivo, specificamente riguardanti l'acquisizione dei pareri favorevoli dell'ARSAN e del Nucleo di Valutazione dell'edilizia sanitaria e socio-sanitaria;
in epoca più recente, con Delibera del Direttore Generale n. 1081 del 2007; è stato approvato il progetto definitivo di primo stralcio per l'importo di euro 2.840.512,94, su cui è stato acquisito il parere favorevole dell'ARSAN (nota 3530 del 21 dicembre 2007);
nel contempo è stata indetta anche la gara di appalto con ricorso al metodo dell'appalto integrato ai sensi del decreto
legislativo n. 163 del 2006, la cui procedura è sospesa in attesa del perfezionamento del finanziamento da parte del Ministero della salute;
il decreto regionale di richiesta di finanziamento è stato inoltrato al Ministero della Salute nel maggio 2008, ma alla data attuale non risulta ancora emanato il decreto ministeriale che dispone la copertura finanziaria dell'intervento;
la realizzazione della nuova sede del Distretto sanitario è vivamente attesa nella città di Cava de Tirreni, in quanto strumentale ad un significativo miglioramento delle prestazioni di servizi sanitari e socio-sanitari nei confronti della popolazione tutta, ed in particolare dell'utenza più disagiata anziani e ceti sociali meno abbienti) -:
quali siano le ragioni della mancata emissione del decreto ministeriale di finanziamento dell'opera pubblica di cui in premessa, nonché quali iniziative intenda promuovere per consentire la sollecita realizzazione di tale risultato.
(4-03091)
DI PIETRO. - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
da tempo molte associazioni ed organizzazioni sindacali, tra le quali l'Unione nazionale mutilati per servizio, denunciano l'ingiustizia collegata al fenomeno delle cosiddette «pensioni d'annata» che coinvolge milioni di pensionati e le loro famiglie;
infatti, coloro che sono stati collocati in pensione prima del 31 dicembre 1986 godono di un trattamento determinato al momento del collocamento in quiescenza e non suscettibile d'adeguamento al costo della vita né agli aumenti concessi, nel tempo, al personale in servizio delle categorie d'appartenenza;
le cosiddette «pensioni d'annata» determinano sperequazioni inaccettabili nei confronti di coloro che sono stati collocati in pensione negli anni successivi. Le pensioni sono escluse dalle trattative per i rinnovi (sia aziendali che nazionali) dei contratti di lavoro e vengono a perdere ogni anno qualcosa come il 4-5 per cento del loro potere d'acquisto e, pertanto, a dieci anni dall'andata in quiescenza, il trattamento economico dei pensionati si riduce di circa il 50 per cento senza tener conto di coloro che appartengono alle categorie privilegiate (magistratura, Presidenza della Repubblica, Presidenza del Consiglio dei ministri, Parlamento, Banca d'Italia, eccetera), la cui pensione è agganciata alla dinamica stipendiale;
gli interessati, durante il servizio, sono stati assoggettati alle ritenute erariali per avere diritto ad una pensione pari all'80 per cento della retribuzione del personale in servizio. Va rilevato anche che con le trattenute operate ai pensionati, in costanza di servizio, è stato realizzato un notevole patrimonio immobiliare, oggi posto in vendita ma il cui ricavato è incamerato dallo Stato;
le pensioni, sia pubbliche che private, debbono considerarsi, come ha più volte ribadito la Corte costituzionale (ad esempio, con la sentenza del gennaio 2004, n. 30), retribuzioni differite nel tempo e, pertanto, debbono mantenere un potere d'acquisto che non si discosti eccessivamente da quello degli stipendi e salari correnti;
con lo strumento della predetta sentenza, la Consulta invitava il Parlamento al «perdurante necessario rispetto dei principi di sufficienza ed adeguatezza delle pensioni» che «impone al legislatore (...) di individuare un meccanismo in grado di assicurare un reale ed effettivo adeguamento dei trattamenti di quiescenza alla variazione del costo della vita» in modo da assicurare in concreto, «al lavoratore e alla sua famiglia mezzi adeguati ad un'esistenza libera e dignitosa nel rispetto dei principi e dei diritti sanciti dagli articoli 36 e 38 della Costituzione»;
il Governo Berlusconi, nel luglio 2004, accettò alcuni ordini del giorno che impegnavano il governo a «riconoscere l'esistenza della questione e ad adottare iniziative normative, che ne impediscano il riprodursi esasperato per l'avvenire, nonché a prevedere, nei limiti consentiti dai vincoli di bilancio, forme di adeguamento dei trattamenti pensionistici con riferimento anche alla dinamica delle retribuzioni dei lavoratori»;
questa situazione è in evidente violazione - come sottolineato dall'Associazione nazionale carabinieri - degli articoli 12 e 23 della Carta Sociale Europea, sottoscritta a Strasburgo il 3 maggio 1966, degli articoli 2, 3, 136, 137 e 141 del trattato istitutivo della Comunità Europea del 25 marzo 1957, del trattato di Maastricht e del trattato di Amsterdam del 2 ottobre 1997;
contrasta inoltre con la giurisprudenza della Corte di Giustizia della Comunità Europea (sentenza 11 marzo 1981 nella causa 69/80 e sentenza 22 dicembre 1993 nella causa 152/91) nonché con la giurisprudenza della Corte di Cassazione (sentenza delle Sezioni Unite) del 1o febbraio 1997, n. 974);
contrasta, infine, con gli articoli 3 e 36 della Costituzione, che dispongono la pari dignità tra tutti i cittadini (principio di uguaglianza) e riconoscono il diritto ad un trattamento economico (retribuzione e pensione) sufficiente ad assicurare agli aventi diritto ed alle loro famiglie una esistenza libera e dignitosa -:
quali iniziative intenda assumere il Governo per l'adeguamento delle «pensioni d'annata», il cui ultimo provvedimento risale ad oltre 20 anni fa, fenomeno che evidenzia un divario economico rispetto alle pensioni del personale collocato in quiescenza in epoca più recente fino al 100/150 per cento ed i cui titolari combattono per la loro sopravvivenza economica e la loro dignità sociale.
(4-03099)
FARINA COSCIONI. - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
numerosi organi di stampa, e in particolare i quotidiani Il Messaggero e il Tempo nelle loro edizioni del 1o maggio 2009 hanno riferito di «appalti pilotati e danni erariali per oltre 15 milioni di euro segnalati alla Corte dei Conti» scoperti dalla Guardia di Finanza di Agrigento che da oltre due anni passa al setaccio l'approvvigionamento di beni e servizi all'interno della banca del cordone ombelicale dell'azienda ospedaliera di Sciacca; risulterebbe che dieci persone, tra medici, paramedici e fornitori, sono indagati per turbata libertà degli incanti e truffa aggravata;
la struttura, la seconda a livello mondiale per cordoni raccolti, è deputata per l'intera Sicilia, alla raccolta e crioconservazione di sangue da cordone ombelicale da cui vengono estratte, con finalità di trapianto successivo, cellule staminali ad alta capacità rigenerativa;
già lo scorso anno la Guardia di Finanza aveva scoperto anomalie nella gestione degli appalti: con ricorso a trattative private in regime di urgenza quando non ve ne era bisogno, ed anomalie sui quantitativi acquistati, assolutamente sproporzionati, di reagenti e reattivi per la tipizzazione delle sacche di sangue cordonale rispetto a quelle pubblicate sulle banche mondiali che permettono il collegamento tra le persone che hanno bisogno di un trapianto e coloro che hanno le unità di sangue cordonale necessario;
nella banca del cordone ombelicale l'aggiudicazione di forniture sarebbe stata concordata preventivamente con ditte di «gradimento» degli indagati;
in parallelo sono state scoperte delle omissioni inerenti la lavorazione dei sangue contenuto nel cordone ombelicale donato dalle madri al momento del parto;
nel 2006 quando si concluse la prima parte dell'inchiesta della Guardia di Finanza di Agrigento le persone complessivamente
iscritte nel registro degli indagati furono dieci; per due, l'ematologo e direttore della banca Calogero Ciaccio, e la sua vice, la biologa Maria Gesù, la procura ha chiesto nelle scorse settimane il rinvio a giudizio; per gli altri otto è stata necessaria, invece, una proroga di indagini al termine della quale la posizione di quattro persone, tutti legali rappresentanti delle ditte che effettuavano le forniture di materiali reagenti, sono stati indiziati per truffa aggravata e turbata libertà degli incanti; mentre la posizione di quattro paramedici in servizio alla banca, è stata archiviata -:
se quanto sopra esposto corrisponda al vero e di quali elementi disponga il Ministro con riguardo a come, e per responsabilità di chi, la truffa si sia potuta consumare;
se e quali iniziative si intendano assumere al fine di salvaguardare la salute dei fruitori di questo importantissimo servizio.
(4-03102)
CONCIA. - Al Ministro per le pari opportunità, al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
da pochi giorni si è celebrata la V giornata mondiale contro l'omofobia, istituita per sensibilizzare governi e opinione pubblica nei riguardi delle discriminazioni cui sono quotidianamente soggetti gay, lesbiche e transessuali;
in Italia questo tipo di iniziative deve confrontarsi con l'amara realtà, fatta di continui soprusi nei confronti dei cosiddetti «diversi»;
tali prepotenze non accennano a diminuire, anzi, la cronaca recente ci mostra casi di intollerabile violenza compiuti da individui mossi dall'odio e dall'ignoranza più gretta, ai danni dei soggetti più deboli;
uno degli ultimi episodi segnalati è avvenuto nella notte tra il 2 e il 3 maggio scorso, nel parco delle Cascine a Firenze, dove un gruppo di ragazzi italiani armati di spranghe di ferro ha dato vita a una violenta aggressione, fatta di insulti, percosse e terminata con il pesante danneggiamento della macchina, nei confronti di due transessuali;
il fatto ha comprensibilmente provocato un forte stato di choc nelle due donne, le quali si sono dichiarate incredule di fronte a questa forma di feroce e gratuita violenza, che si è purtroppo rivelata essere una delle tante che si verificano quotidianamente in Italia ai danni di transessuali;
l'atto di odio si è consumato proprio nel capoluogo di una regione, la Toscana, che ha adottato specifiche misure di tutela nei confronti delle persone LGBT, le quali a quanto pare, non sembra che siano sufficienti ad arginare episodi come quello descritto;
troppo spesso simili violenze vedono i colpevoli impuniti -:
se intendano adottare specifiche iniziative atte a garantire una maggiore tutela nei confronti di gay, lesbiche e transessuali per fare in modo che episodi come quelli verificatisi nel parco delle Cascine a Firenze, non abbiano più a verificarsi;
se intendano avviare una campagna di sensibilizzazione dell'opinione pubblica mirante a prevenire i troppo frequenti casi di violenza, generati esclusivamente da pregiudizi e ignoranza, nei confronti di transessuali.
(4-03086)
NOLA, BECCALOSSI, BIAVA, DE CAMILLIS e FAENZI. - Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. - Per sapere - premesso che:
il decreto legislativo n. 102 del 2004 ha profondamente modificato la normativa inerente la difesa delle produzioni agricole dalle calamità atmosferiche, introducendo il sistema delle agevolazioni sulla stipula delle polizze assicurative, sistema all'avanguardia in Europa;
il nuovo sistema ha raccolto il favore delle imprese che vi hanno aderito massicciamente;
il finanziamento del contributo statale previsto, tuttavia, non ha coperto tempestivamente il finanziamento delle corrispondenti campagne assicurative, causando l'allargamento sempre più accentuato della forbice temporale tra il momento del pagamento dei premi alle compagnie e la concreta disponibilità del contributo pubblico;
tale ritardo causa allarme tra i produttori e i Consorzi di Difesa, Enti associativi che si occupano tra l'altro della raccolta delle adesioni e delle anticipazioni bancarie e che si trovano in serie difficoltà non riuscendo a chiudere i bilanci degli anni precedenti a fronte delle incertezze su entità e tempistica del finanziamento pubblico;
ad oggi risulta finanziata al Fondo di Solidarietà Nazionale solo una piccola parte della campagna assicurativa 2008 e che per la campagna per l'anno in corso non vi sono risorse a disposizione;
alla luce delle incertezze sopra citate, inerenti la disponibilità dei contributi, la campagna assicurativa 2009 sta raccogliendo pochissime adesioni da parte delle imprese che non sono disponibili ad assumersi tutti gli oneri delle polizze. Ciò espone gran parte del mondo agricolo a fortissimi rischi, anche in considerazione delle significative variazioni delle condizioni climatiche del nostro Paese;
il Governo ha più volte dichiarato la disponibilità a rifinanziare il Fondo di Solidarietà Nazionale - incentivi assicurativi e a «chiudere definitivamente la partita» -:
se corrisponda al vero che le risorse stanziate con la legge n. 205 del 2008 del 30 dicembre 2008, ovvero 66 milioni di euro, non siano ancora nelle disponibilità dei Consorzi di Difesa a copertura dei contributi pregressi;
quando il Governo intenda provvedere a rifinanziare il FSN al fine di non vanificare la campagna assicurativa 2009.
MARCO CARRA. - Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. - Per sapere - premesso che:
la Regione Lombardia ha ricevuto dall'Amministrazione Provinciale di Mantova la proposta di declaratoria della eccezionalità dell'evento «piogge persistenti dal 28 novembre al 18 dicembre 2008» che ha colpito le infrastrutture irrigue e di bonifica connesse all'attività agricola, ricadenti nei territori comunali di Roverbella, Castelbelforte, Castel d'Ario, Bigarello, Mantova, Porto Mantovano, Roncoferraro, Sustinente, Serravalle a Po, Villimpenta. S. Giorgio Mantovano e Marmirolo;
la Giunta Regionale, valutata la richiesta dell'Amministrazione Provinciale, ha ritenuto che ricorrono le condizioni obiettive di danno tali da giustificare la richiesta al Ministero competente del decreto di dichiarazione dell'esistenza dei caratteri di eccezionalità dell'evento calamitoso sopra citato;
la Giunta Regionale Lombarda, con delibera n. 8/8947 dell'11 febbraio 2009, ha inoltrato al Ministero competente la proposta di riconoscimento dei caratteri di
eccezionalità dell'evento calamitoso, delimitando la zona territoriale della Provincia di Mantova ai comuni sopra richiamati;
la richiesta della Giunta Regionale Lombarda, unitamente alla Provincia di Mantova, appare fondata -:
se intenda corrispondere affermativamente a tale richiesta, considerandone la fondatezza e l'estrema urgenza degli interventi di ripristino delle infrastrutture irrigue e di bonifica connesse all'attività agricola.
la Regione Lombardia ha ricevuto dall'Amministrazione Provinciale di Mantova la proposta di declaratoria della eccezionalità dell'evento «piogge intense e persistenti dal 24 gennaio al 7 febbraio 2009» che ha colpito le infrastrutture irrigue e di bonifica, connesse all'attività agricola, ricadenti nei territori comunali di Suzzara, Gonzaga, Pegognaga, San Benedetto Po, Quistello, Schivenoglia Revere, Magnacavallo, Sermide, Commessaggio, Gazzuolo, Pomponesco, San Martino dell'Argine e Viadana;
la Giunta Regionale, valutata la richiesta dell'Amministrazione Provinciale, ha ritenuto che ricorrono le condizioni obiettive di danno tali da giustificare la richiesta al Ministero competente del decreto di dichiarazione dell'esistenza dei caratteri di eccezionalità dell'evento calamitoso sopraccitato;
la Giunta Regionale Lombarda, con delibera n. 8/9180 del 30 marzo 2009, ha inoltrato la Ministero competente la proposta di riconoscimento dei caratteri di eccezionalità dell'evento calamitoso, delimitando la zona territoriale della provincia di Mantova ai comuni sopra richiamati;
se intenda corrispondere affermativamente a tale richiesta, considerandone la fondatezza, e tenendo conto dell'estrema urgenza degli interventi di ripristino delle infrastrutture irrigue e di bonifica connesse all'attività agricola.
VOLONTÈ. - Al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
la chimica italiana (Marghera, Ferrara, Ravenna, Mantova, oltre ai siti presenti in Sardegna, Sicilia e Puglia, solo per citare i più importanti), considerando anche l'indotto, impiega decine di migliaia di persone;
il polo chimico di Mantova, rappresentato principalmente da Polimeri Europa, del gruppo ENI, occupa attualmente circa 3 mila persone;
collegato fisicamente al polo chimico di Marghera, che rischia di entrare in crisi se non intervengono l'ENI ed il Governo a sostenere le produzioni che alcune aziende stanno dismettendo, anche il polo chimico mantovano rischia seriamente di entrare in crisi;
la chimica Italiana, dichiarata strategica da tutti i Governi, vedrà compiersi il suo destino nei prossimi giorni in occasione degli incontri tra ENI, Governo e Sindacati;
Mantova rischia di perdere non solo una delle più importanti aziende del territorio, con danni incalcolabili per l'economia cittadina ma anche un polo strategico per la ricerca e l'innovazione di tutto il gruppo Polimeri Italia, grazie all'utilizzo di lavoratori altamente professionali
e ricercatori, senza i quali non si farebbe più ricerca e sperimentazione, sul territorio -:
se non ritenga di adottare iniziative urgenti volte a salvaguardare questo settore strategico per la città e la provincia mantovana, la cui economia è stata già colpita in settori importanti come il tessile, le piastrelle, la meccanica e la gomma plastica.
(3-00538)
PELUFFO e LULLI. - Al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
martedì 24 marzo 2009 durante l'incontro tenutosi in Assolombarda con Fim Fiom Uilm nazionali ed il coordinamento nazionale delle RSU del gruppo Italtel, l'Amministratore Delegato di Italtel ha dichiarato al termine dell'esposizione del piano strategico 2009-2011, che Italtel deve ridurre il proprio organico di 450 persone, di cui 400 nel biennio 2009-2010;
l'Amministratore Delegato ha dichiarato che Italtel è un'azienda sovradimensionata rispetto al fatturato che è stato realizzato nel 2008 e che pertanto questa dolorosa riduzione del personale risulta necessaria;
per la sopravvivenza dell'azienda occorre aumentare il fatturato ma soprattutto l'efficienza, tagliando i costi e in primo luogo l'organico; nonostante la leggera crescita del fatturato nei primi mesi dell'anno rispetto allo stesso periodo del 2008, si rende necessaria una riduzione di dirigenti, personale all'estero, non sostituzione di personale che si dimette, non riconferma di tutti i contratti a termine;
a fronte di un fatturato 2008 di 468 milioni di euro rispetto ai 543 milioni di euro del 2007, gli organici dovranno passare dagli attuali 2319 (a fine 2008) a 1919 a fine 2010, con un diverso bilanciamento delle risorse, la ricerca passerebbe dal 48 per cento al 39 per cento, le vendite dal 17 per cento al 20 per cento, il «service» dal 24 per cento al 31 per cento -:
quali urgenti iniziative intenda intraprendere affinché vengano attivati tutti gli strumenti necessari al fine di evitare ogni ipotesi di taglio dell'organico della Italtel.
AGOSTINI. - Al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
in data 11 novembre 2008 il Comitato tecnico del programma straordinario nazionale per il recupero economico produttivo dei siti industriali inquinati, incaricato di verificare l'istruttoria delle proposte giunte da tutta Italia, ha definito la lista dei progetti da finanziare, uno per ciascuna Regione, con l'eccezione della Val d'Aosta, che vede assicurate risorse per due progetti sulla base della minore entità della somma complessiva richiesta;
il Cipe (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica), nella seduta del 6 marzo scorso, ha ridefinito il quadro delle risorse economiche FAS nazionali e regionali alla luce dell'attuale scenario della crisi economica;
sembra sia stato deciso che tutte le risorse precedentemente assegnate ai singoli Ministeri, ad esclusione di quelle per le infrastrutture e per gli ammortizzatori sociali, vengano riunite in un Fondo unico per le imprese di 9 miliardi di euro per il periodo 2009/2013, gestito direttamente dalla Presidenza del Consiglio dei ministri che lo utilizzerà per finanziare i progetti presentati dalle singole amministrazioni statali secondo i propri programmi di sviluppo;
nel marzo 2009 è apparsa sulla stampa la notizia che il progetto di riconversione dell'ex SGL Carbon di Ascoli Piceno fa parte dei 7 progetti che potranno accedere ad una prima tranche di finanziamenti statali per 300 milioni di euro. Lo
avrebbe deciso il Comitato tecnico di Coordinamento che assiste i Ministeri dello sviluppo economico e dell'ambiente nell'approvazione e finanziamento dei progetti di bonifica e di riconversione dei siti industriali dismessi;
il 17 maggio 2009 nelle pagine regionali de Il Messaggero il Presidente della Giunta Regionale delle Marche, Spacca, ha dichiarato che con molta probabilità i 30 milioni di euro previsti per la riconversione della SGL Carbon di Ascoli Piceno verranno dirottati dal Governo per far fronte ai danni provocati dal terremoto del 6 aprile 2009 in Abruzzo -:
quale sia lo stato di attuazione delle iniziative esposte in premessa e se sia corrispondente al vero il definanziamento del progetto di riconversione della SGL Carbon di Ascoli Piceno.
(4-03089)
BURTONE, BERRETTA e SAMPERI. - Al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
la S.A.T. S.p.A. - Società Automazione e Tranciatura, con sede e stabilimento ad Aci S. Antonio di Catania, ha operato per diversi anni nel campo della produzione di lead frames (diffusori di calore) in un rapporto quasi esclusivo con la ST Microelectronics;
nel 2007, a seguito del trasferimento di alcuni stabilimenti della STM in Marocco, utilizzatori della produzione SAT, l'azienda acese è entrata in crisi ed ha avviato, quindi, un piano di diversificazione di prodotti con la progettazione e la costruzione di stampi per la Magneti Marelli, la Silce, l'Ave;
da qualche mese la proprietà ha deciso di porre la SAT in liquidazione con conseguenze sociali notevoli per la perdita di circa 160 posti di lavoro -:
quali iniziative intenda adottare per assicurare il mantenimento di significativi livelli occupazionali;
se non ritenga opportuno convocare i dirigenti della SAT per ricercare possibili soluzioni allo stato di crisi produttiva.
(4-03092)
CAMBURSANO. - Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
nel 1998 viene costituita la società Internet Service Provider che nel 2004, con l'acquisizione della Plug it ed Edisontel lancia il marchio Eutelia;
Eutelia è società quotata alla Borsa Italiana dal 2005, i cui principali azionisti sono: Finanziaria Italia con il 25,745 per cento e F. Finanziaria della famiglia Landi con il 13,432 per cento;
Eutelia ha sede legale ad Arezzo, città nella quale ha anche sede operativa, poi a Pregnana Milanese, Roma, Ivrea, Napoli, Avellino e Bari; ed occupa circa 2.400 dipendenti;
Eutelia S.p.A. opera nel settore delle telecomunicazioni, dispone 13.000 km di rete di fibra ottica, raggiunge un fatturato di 420 milioni di euro, di cui 300 nel settore TLC e per 120 milioni nell'area IT.;
la Plug it, sopra ricordata, era assegnataria delle concessioni 899-141422 e 899-141466 da parte dell'Autorità delle Comunicazioni che cede poi ad un'azienda di servizi con sede in Svizzera;
nell'ottobre 2004 l'Autorità TLC, ha irrogato una sanzione a Plug it per 3 milioni di euro a Plug it e ad Edisontel per 250 mila euro;
il 19 dicembre 2004 Eutelia acquisisce la totalità delle azioni della società New Deal, azienda produttrice dei software detti «dialer» e nel 2005 l'80 per cento di Nts-Freedomland, di Virgilio Degiovanni, società quotata al nuovo mercato ed operante nel settore dei media e di internet, e il 71,5 per cento della Noicom, operante nel settore delle telecomunicazioni;
dell'acquisizione della Nts si è occupata la magistratura, che con sentenza del 31 luglio 2008 ha condannato in solido la Consob, la Banca Leonardo (incaricata per l'IPO) ed i 9 revisori della Deloitte & Touche e Virgilio Degiovanni, per falso nel redigere il prospetto informativo della società;
nel 2006, Eutelia entra nel settore dell'I.T. con l'acquisizione delle attività del gruppo Getronics Italia, che poi, per conto di Eutelia acquisisce mediante fusione per incorporazione la Bull Italia, alla cifra di 1 (uno) euro, la quale però porta in dote, oltre che commesse per 80 milioni di euro, un grande patrimonio immobiliare, e con questo anche l'area di Pregnana Milanese, sito d'interesse per Expo di Milano;
nel 2007, con la fusione per incorporazione di Eunics e l'acquisizione di C3 ed Alpha Telecom, del gruppo Tele2, Eutelia diventa leader nei servizi ITC e nella distribuzione di servizi telefonici prepagati in 11 paesi europei;
negli ultimi due anni una parte consistente delle commesse è andato disperso, mentre l'unico obiettivo della proprietà è stata quella di fare cassa, infatti la Finanziaria Italiana della famiglia Landi ha incassato 14 milioni di euro dalla sola vendita del 65 per cento di Eunics alla stessa Eutelia;
nel maggio dello scorso anno un'ispezione della Guardia di Finanza ha portato il Pubblico ministero ad emettere 10 avvisi di garanzia alcuni dei quali per associazione a delinquere, frode fiscale e falso in bilancio;
dalla perdita di importanti commesse, collegate ai contratti di EDA - Enterprise Digital Archi - con la pubblica amministrazione, i bilanci Eutelia subiscono pesanti tracolli aziendali, «costringendola» alla sottoscrizione di un contratto di solidarietà con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, prevedendo una riduzione dell'orario di lavoro e della retribuzione;
il 7 gennaio 2009 Eutelia ha comunicato di aver abbandonato il settore IT e di aver presentato un nuovo Piano Industriale per il settore TLC;
il Piano prevede l'apertura di una procedura di licenziamento collettivo per tutto il settore IT che può essere trasformata in CIGS, per consentire l'acquisizione delle attività da parte di eventuali soggetti interessati;
il costo dell'operazione annunciata dall'azienda, appare all'interrogante non compatibile dal punto di vista economico-finanziario e di dubbia legittimità dal punto di vista legale -:
quali iniziative intenda intraprendere affinché la proprietà presenti un serio e credibile Piano Industriale 2009-2011;
se il Governo intenda predisporre un tavolo fra le Regioni ed i Ministeri competenti per l'individuazione di un Piano di riconversione delle maestranze.
(4-03094)
L'interrogazione a risposta in Commissione De Pasquale n. 5-01058, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 24 febbraio 2009, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Pes.
L'interrogazione a risposta in Commissione Siragusa ed altri n. 5-01163, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 19 marzo 2009, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Pes.
L'interrogazione a risposta in Commissione Centemero n. 5-01249, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 2 aprile 2009, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Aprea.
Il seguente documento è stato ritirato dal presentatore: interpellanza urgente Sanga n. 2-00390 del 19 maggio 2009.