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Timestamp: 2018-05-24 23:27:02+00:00
Document Index: 1421095

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Numero 22 19 maggio 2018
Giurisdizione forense e specializzazione, una legislatura utile
IL TEMA DELLA SETTIMANA Completare l’attuazione della riforma forense, rivedere la distinzione tra attività di impresa e quella libero-professionale per i grandi studi legali, recuperare il lavoro della Commissione Rordorf sulle crisi di azienda e i Dlgs sul nuovo ordinamento penitenziario: sono queste alcune delle proposte avanzate dal Presidente dell’Ordine degli avvocati Remo Danovi per dare un senso alla legislatura.
Condominio: dibattito aperto sulle rappresentanze
Nell’appuntamento odierno verrà esaminata la questione concernente la legittimazione processuale del singolo condomino (non costituitosi autonomamente) all’impugnazione della sentenza di primo o di secondo grado resa nei confronti del condominio.
Evasione Iva, soglie di punibilità superano vaglio Ue
Dalla contestazione del reato di stalking per il collega “bullo”, passando per una questione di famiglia legata alla richiesta di alimenti di una nuora nei confronti di una suocera, fino ad arrivare a due ordinanze sulla professione di avvocato: sono queste le vicende all’attenzione delle Corti nella settimana.
Illegittimo non prevedere che l’istanza di equa riparazione sia proposta in pendenza del procedimento presupposto
La Corte costituzionale con la sentenza 88/2018 dichiara l’illegittimità costituzionale dell’articolo 4 della legge 24 marzo 2000 n. 89 nella parte in cui non prevede che la domanda di equa riparazione possa essere proposta in pendenza del procedimento presupposto.
Perplessità operative sulle concrete ricadute della sentenza additiva
Dando per scontato che il legislatore tarderà a muoversi, per qualche anno che ne sarà delle richieste di equa riparazione avanzate nel frattempo “pendente iudicio ” presupposto? Spetterà ai “giudici comuni” trarre dalla decisione “i necessari corollari” anche se non è esperibile un’interpretazione “adeguatrice costituzionalmente orientata”?
Supera il vaglio costituzionale l’indennizzo in denaro del datore che non reintegra al suo posto il lavoratore licenziato
Con la sentenza n. 86 del 2016, la Corte costituzionale salva la norma sul risarcimento del datore che non reintegra il lavoratore licenziato, dichiarando non fondata la questione di legittimità dell’articolo 18, quarto comma, della legge 20 maggio 1970 n. 30, come sostituito dall’articolo 1, comma 42, lettera b) , della legge 28 giugno 2012 n. 92.
Norma coerente con la funzione risarcitoria
È acquisito che, intervenuto il provvedimento di riforma, le somme pagate, in ragione della loro natura esclusivamente risarcitoria e dell’inconfigurabilità dell’illecito civile ascritto al datore di lavoro, non hanno più titolo legittimante e devono essere immediatamente restituite, a nulla rilevando che il lavoratore abbia offerto la propria prestazione.
Sanità: la violazione del diritto di autodeterminarsi non riguarda la perdita di chance ma lede un bene autonomo
La violazione del diritto di determinarsi liberamente nella scelta dei propri percorsi esistenziali in una condizione di vita affetta da patologie a esito certamente infausto, non coincide con la perdita di chances connesse allo svolgimento di singole specifiche scelte di vita non potute compiere, ma nella lesione di un bene già di per sé autonomamente apprezzabile sul piano sostanziale. Lo ha dichiarato la Cassazione con l’ordinanza 7260 del 2018.
Difficile così garantire un sistema uniforme per i vari trattamenti
Nella ricostruzione della Corte, la risarcibilità della lesione di tale diritto prescinde sia dalla prova della perdita di una chance di sopravvivere o di vivere per un periodo di tempo più lungo rispetto a quello poi vissuto, si a dalla prova di una condizione di apprezzabile sofferenza del paziente che si sarebbe potuta mitigare con l’intervento di cure palliative.
Droga: con poche quantità va esclusa l’ipotesi lieve se il soggetto dispone di “rifornimenti” stabili
Anche con modeste quantità va eslcusa l'ipotesi lieve se il soggetto dispone di approvvigianamenti di stupefacenti stabili e organizzati. Lo dice la Cassazione penalecon la sentenza 15 marzo 2018 n. 11994.
La “piazza di spaccio” è il chiaro segnale di un sistema articolato
Tutti i parametri nel loro complesso costituiscono l’oggetto della valutazione, fermo restando che possono ricorrere situazioni nelle quali uno di questi di per sé assume una rilevanza tale da connotare in modo decisivo la condotta, così da renderla irriducibile alla qualificazione in termini di lieve entità.
Denuncia con il whistleblowing: il diritto alla riservatezza non è assoluto e inderogabile se serve per difendere l’incolpato
L’anonimato del denunciante (che, in realtà, è solo riserbo sulle generalità, salvo ovviamente il consenso dell’interessato alla loro divulgazione) opera unicamente in ambito disciplinare, essendo peraltro subordinato al fatto che la contestazione sia fondata su accertamenti distinti e ulteriori rispetto alla segnalazione, giacché, ove detta contestazione si basi, in tutto o in parte, sulla segnalazione stessa, l’identità può essere rivelata ove la sua conoscenza sia assolutamente indispensabile per la difesa dell’incolpato. Lo sostiene la Cassazione con la sentenza 9047/2018.
Uniformità ed equità avrebbero imposto una disciplina unica
La segnalazione, secondo i giudici di legittimità, non costituisce un mero spunto investigativo, ma assurge al rango di vera e propria dichiarazione accusatoria a cui si erano aggiunte nel caso di specie le risultanze degli accertamenti compiuti dalla Direzione centrale audit. Quindi nel bilanciamento dei vari interessi va tutelato il soggetto incolpato.
Il sistema di rinvio alla Corte Ue ripartisce i compiti delle autorità, solo il giudice nazionale decide sulla causa “interna”
Il sistema del rinvio pregiudiziale di cui all'articolo 267 del Tfue ripartisce nettamente i compiti delle autorità, conferendo alla Corte di giustizia Ue il ruolo di interpretazione del diritto dell'Unione, senza attribuzioni nella risoluzione del caso, e al Giudice nazionale il ruolo di decisione della controversia in virtù delle emergenze processuali e del diritto interno, tramite eventualmente la disapplicazione della norma nazionale contraria al diritto dell'unione. Lo chiarisce il Tar Catanzaro sentenza 878/2018.
La sentenza ribadisce il limite del doppio diniego
Al fine di svolgere l’ulteriore riscontro imposto dall’esito del giudizio di rinvio, il Tar calabrese prende le mosse dalla ricostruzione della ripartizione dei ruoli fra giudice nazionale ed europeo, qualificando la valenza della decisione della Cge nel giudizio di rinvio in termini di cosiddetti effetti endoprocessuali.
Chiedere la restituzione dell’indennità di disoccupazione somministrata per errore viola il diritto di proprietà
È una violazione del diritto di proprietà, la decisione dello Stato di chiedere al licenziato la restituzione della corresponsione dell’indennità di licenziamento somministrata per errore. Nell’applicare le misure necessarie a correggere i propri errori, lo Stato deve effettuare un giusto bilanciamento e tener conto della buona fede del destinatario delle indennità, senza imporre un onere sproporzionato sul ricorrente. Lo dice la Corte europea dei diritti dell’Uomo con il ricorso n. 4892/13.