Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2017/11/accesso-domiciliare-motivato-per-relationem.html
Timestamp: 2019-01-20 18:53:22+00:00
Document Index: 13761402

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 52', 'art. 33', 'art. 52', 'art. 14', 'sentenza ']

Accesso domiciliare motivato per relationem - CommercialistaTelematico
Accesso domiciliare motivato per relationem
Con l’ordinanza n. 23824 dell’11 ottobre 2017 la Corte di Cassazione ha affermato che l’autorizzazione all’accesso domiciliare rilasciata dal Procuratore delle Repubblica può essere motivata sinteticamente per relationem ai dati indicati dalla Guardia di Finanza, autorità richiedente.
Il contribuente ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della Puglia, con la quale era stato respinto l’appello proposto contro la sentenza della CTP di Bari, sfavorevole al contribuente, nella controversia concernente tre avvisi di accertamento, relativamente agli anni d’imposta 1998, 1999 e 2000, a seguito di verifica fiscale della Guardia di Finanza, giusto pvc..
Per quel che qui ci interessa, il giudice a quo, in relazione alla questione relativa alla utilizzabilità della documentazione acquisita dalla Guardia di Finanza, e versata in atti a sostegno della pretesa impositiva, che l’autorizzazione all’accesso domiciliare rilasciata dal Procuratore della Repubblica di Bari è sufficientemente motivata, in punto di gravi indizi di violazione tributaria, considerato il largo margine di discrezionalità nell’adozione del provvedimento ed il richiamo al contenuto della nota dei militari.
In tema di accertamento delle imposte, la Corte, con la sentenza n. 9565/2007, alla quale il Collegio nella pronuncia che si annota ha inteso dare continuità, ha affermato che “l’autorizzazione del Procuratore della Repubblica all’accesso domiciliare, prescritta in materia di IVA dall’art. 52 del d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633 (e necessaria anche in tema di imposte dirette, in virtù del richiamo contenuto nell’art. 33 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600), in quanto sottesa all’acquisizione degli elementi di riscontro della supposta evasione fiscale, al fine di evitarne l’occultamento o la distruzione, è contraddistinta da un largo margine di discrezionalità, da cui discende il carattere necessariamente sintetico della relativa motivazione: l’obbligo motivazionale deve pertanto ritenersi assolto nel caso in cui risultino indicate la nota e l’autorità richiedente, con la specificazione che il provvedimento trova causa e giustificazione nell’esistenza di gravi indizi di violazione della legge fiscale, la cui valutazione dev’essere effettuata ‘ex ante’ con prudente apprezzamento“.
In punto di diritto, osservano i massimi giudici, l’art. 52, c. 1, del D.P.R. n. 633/72, il quale attiene all’accesso nei locali adibiti all’esercizio di attività commerciale, agricola, artistica o professionale, ovvero ad uso promiscuo, ossia anche ad abitazione, “si limita a richiedere, rispettivamente, l’autorizzazione del capo dell’ufficio, e quella del Procuratore della Repubblica, senza però fissare specifici presupposti, in entrambi i trattandosi ‘di un mero adempimento procedimentale, la cui ratio è individuabile nell’opportunità che la perquisizione trovi l’avallo di un’autorità gerarchicamente o funzionalmente sovraordinata’, mentre con il comma 2, il quale attinente all’accesso in locali diversi da quelli indicati nel precedente comma, cioè in locali ad uso esclusivamente abitativo, si ‘richiede, invece, – anche in considerazione del fatto che l’autorizzazione trova base logica nell’art. 14 Cost., sull’inviolabilità del domicilio – non solo l’autorizzazione del Procuratore della Repubblica, ma anche la sussistenza di gravi indizi di violazione tributaria’, previsione che conferisce “all’autorizzazione medesima la portata, non di semplice nulla-osta da parte di un organo superiore, bensì di provvedimento valutativo della ricorrenza nella concreta vicenda di specifici presupposti giustificativi dell’ingresso nell’abitazione (Cass. n. 26829/2014)”.
La Corte, inoltre, richiama il pronunciamento a Sezioni unite (sentenza n. 16424/2004) che ha avuto modo di precisare che il giudice tributario, dinanzi alla contestazione della pretesa impositiva…