Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2012/11/lindebito-risparmio-dimposta-vale-anche-per-il-passato.html
Timestamp: 2019-08-18 01:03:52+00:00
Document Index: 66444502

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art 37', 'art. 37', 'art 7', 'art. 37', 'art. 9', 'art. 53']

L'indebito risparmio d'imposta vale anche per il passato | Commercialista Telematico
una recente sentenza di Cassazione tocca di nuovo il tasto dolente della retroattività dell’applicazione delle norme sull’abuso del diritto…
Con sentenza n.19234 del 7 novembre 2012 la Corte di Cassazione ha confermato che l’indebito risparmio d’imposta vale anche per le ipotesi sorte prima dell’8 novembre 1997, data di entrata in vigore delle norme antielusive.
La CTR della Lombardia, confermando la sentenza di primo grado, ha annullato l’avviso d’accertamento con il quale era stato determinato in capo alla X S.p.A. il reddito imponibile che la società aveva omesso di dichiarare in conseguenza dell’operazione, ritenuta elusiva ex art 37 bis del DPR n. 600 del 1973, di fusione per incorporazione della contribuente da parte della Y)S.p.A. (ora S. S.p.A.).
Dopo aver evidenziato che l’incorporante Y già deteneva l’intero pacchetto azionario della contribuente e che l’intera operazione era, dunque, riferibile alla prima, i giudici d’appello hanno ritenuto, per quanto ancora interessa, che: 1) il progetto di fusione, stipulato il 22.12.1997, risaliva al giugno 1997, epoca antecedente l’entrata in vigore dell’art. 37 bis del DPR n. 600 del 1973; 2) la fusione si giustificava, comunque, sotto il profilo economico, con la scelta imprenditoriale di dismettere il settore motociclistico, tanto che altre società dello stesso gruppo imprenditoriale avevano ceduto a terzi il relativo ramo d’azienda, e di razionalizzare la struttura societaria, evitando inutili costi di gestione; 3) la retrodatazione dell’efficacia della fusione al 25.9.1996, epoca anteriore alla cessione a terzi del ramo d’azienda motociclistica, era legittima e resa necessaria dagli accordi inter partes.
Il D.lgs. n. 358 del 1997, intitolato “Riordino delle imposte sui redditi applicabili alle operazioni di cessione e conferimento di aziende, fusione, scissione e permuta di partecipazioni”, ha introdotto, con l’art 7, 1° co, l’art. 37-bis del DPR n. 600 del 1973, secondo cui sono inopponibili al Fisco e soggetti ad imposizione secondo le norme eluse – al netto di quelle dovute per effetto del comportamento inopponibile – gli atti, fatti e negozi, anche collegati tra loro, privi di valide ragioni economiche, diretti ad aggirare obblighi o divieti previsti dall’ordinamento tributario e ad ottenere riduzioni di imposte o rimborsi, altrimenti indebiti, sempreché nel comportamento inopponibile vengano utilizzate determinate operazioni, tra cui le “trasformazioni, fusioni, scissioni, liquidazioni volontarie e distribuzioni ai soci di somme prelevate da voci del patrimonio netto diverse da quelle formate con utili” (c. 3 lett. a).
L’art. 9 del D.lgs. n. 358 del 1997, che detta la decorrenza e le disposizioni attuative, dispone, al comma 5, che “le disposizioni di cui all’articolo 7, comma 1, si applicano agli atti, fatti e procedimenti posti in essere dopo l’entrata in vigore del presente decreto” e, cioè, dopo l’8.11.1997. Nella specie, secondo i dati, incontroversi, riportati nel ricorso, l’atto di fusione è stato stipulato, id est, ai fini della disciplina qui in rilievo, è stato “posto in essere” il 22.12.1997, quando già la disposizione antielusiva era entrata in vigore, sicché la fusione ricade nell’ambito temporale di applicazione della norma, a nulla rilevando l’epoca in cui la relativa operazione era stata “ideata e progettata” o quella alla quale, convenzionalmente, le parti ne hanno fatto risalire gli effetti (elemento che, secondo la tesi dell’Ufficio, unito all’anticipata chiusura dei bilanci delle Società implicate nell’operazione, costituisce, appunto, la modalità elusiva).
Inoltre, la Corte rileva che, secondo la consolidata giurisprudenza (Cass. SU n. 30055 del 2008, Cass. n. 4737 del 2010, n. 11236 del 2011), “ sussiste nell’ordinamento un principio generale antielusivo, la cui fonte va rinvenuta nei principi di capacità contributiva e di progressività dell’imposizione, di cui all’art. 53, co 1 e 2, Cost., che preclude al contribuente il conseguimento di vantaggi fiscali ottenuti mediante l’uso distorto, pur se non contrastante con alcuna specifica disposizione, di…