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Timestamp: 2018-07-20 22:22:15+00:00
Document Index: 46718946

Matched Legal Cases: ['art. 834', 'art. 43', 'art. 1', 'art. 12', 'art. 834', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 39', 'sentenza ']

Art. 834 codice civile: Espropriazione per pubblico interesse
Codice civile Art. 834 codice civile: Espropriazione per pubblico interesse
Nessuno può essere privato in tutto o in parte dei beni di sua proprietà, se non per causa di pubblico interesse, legalmente dichiarata, e contro il pagamento di una giusta indennità.
Indennità: somma di denaro dovuta a titolo di ristoro patrimoniale che consegue a fatti che sacrificano diritti altrui ma che non sono antigiuridici in quanto autorizzati o imposti da una norma di legge. In particolare, l’indennità di esproprio è una somma di denaro che lo Stato o altro ente pubblico versa al privato per compensarlo della perdita della proprietà del bene.
Espropriazione: provvedimento amministrativo di carattere ablatorio che, per ragioni di pubblico interesse, sacrifica i diritti reali di privati cittadini comportando il trasferimento forzato della proprietà dal privato allo Stato o ad altro ente pubblico.
L’espropriazione per pubblica utilità rientra tra i provvedimenti ablatori, ossia atti con cui la pubblica amministrazione incide sulla sfera giuridica di soggetti privati a vantaggio della collettività; è realizzata attraverso un procedimento amministrativo i cui momenti fondamentali sono: una dichiarazione di pubblica utilità, il decreto di esproprio ed il pagamento di una giusta indennità. Attraverso questo istituto lo Stato interviene o per rispondere ad interessi generali o quando l’iniziativa privata è assente.
In materia di impianti di produzione di energia elettrica è consentita all'autorità amministrativa la costituzione di una servitù di contenuto non previsto specificamente nell'ordinamento, ma indicato nel provvedimento amministrativo, al di fuori delle fattispecie tipiche previste dal codice civile o da leggi speciali; ciò in quanto la disciplina civilistica prevista per la costituzione di servitù volontarie o coattive tra privati non assume valore vincolante posto che lo stesso codice civile, all'art. 834, comma 2, contempla espressamente la possibilità di regimi espropriativi speciali che trovano in apposite leggi la loro disciplina specifica ed esaustiva; in tal senso le norme che giustificano il regime speciale sono rinvenibili nell'art. 43, comma 6 bis d.P.R. n. 327 del 2001, nell'art. 1, comma 4, l. n. 10 del 1991 e nell'art. 12 d.lg. n. 387 del 2003 (nel caso di specie trattasi di costituzione coattiva di servitù di sorvolo del fondo altrui a mezzo delle pale di un aerogeneratore)
Consiglio di Stato sez. IV 12 giugno 2009 n. 3723
È consentito all'autorità amministrativa costituire una servitù di contenuto non previsto specificamente nell'ordinamento, ma indicato nel provvedimento amministrativo, essendo espressamente stabilita dall'art. 834 c.c. la possibilità di regimi espropriativi speciali che trovano in apposite leggi la loro disciplina specifica ed esaustiva. (Nella specie, in riforma della pronuncia di primo grado, è stata dichiarata la legittimità del provvedimento amministrativo con cui era stata costituita coattivamente la servitù di sorvolo del fondo altrui a mezzo delle pale di un impianto eolico).
Una volta venuto meno - a seguito della declaratoria di illegittimità costituzionale di cui alla sentenza n. 348 del 2007 della Corte cost. - il criterio di indennizzo di cui all'art. 5 bis del d.l. n. 333 del 1992, conv., con modifiche, nella l. n. 359 del 1992, torna nuovamente applicabile il criterio generale dell'indennizzo pari al valore venale del bene, fissato dall'art. 39 l. 25 giugno 1865 n. 2359, ferma la facoltà del legislatore di stabilirne uno nuovo, conforme ai principi di cui alla citata sentenza costituzionale.
Cassazione civile sez. I 14 dicembre 2007 n. 26275
I proprietari di immobili ubicati nella fascia di rispetto di una ferrovia non hanno alcuna posizione giuridica tutelabile a che l'amministrazione ferroviaria espropri i loro beni o li acquisisca al proprio patrimonio anche mediante strumenti privatistici in assenza di precipua volontà dell'ente pubblico di assoggettarsi alle regole di diritto comune: ricevendo essi tutela soltanto contro atti ablatori emessi da detto ente, e non potendosi neppure configurare gli elementi dell'istituto dell'espropriazione di frazioni residue non utilizzabili (comunque legato ad apprezzamenti discrezionali dell'amministrazione). (Conferma App. Roma 13 luglio 2003).
Cassazione civile sez. un. 21 maggio 2007 n. 11667
In caso di espropriazione per pubblica utilità deve essere offerta all’espropriato una indennità seria e attendibile. L’indennizzo offerto può subire una riduzione pari al quaranta per cento, non applicabile se sia stato concluso l’accordo di cessione o se esso non sia stato concluso per fatto non imputabile all’espropriato o perché a questi sia stata offerta una indennità provvisoria che, attualizzata, risulti inferiore agli otto decimi di quella determinata in via definitiva. Pertanto se l’offerta dell’ente espropriante è inferiore di almeno un decimo dai parametri ritenuti congrui dalla Corte costituzionale, e tanto inferiore rispetto a quella che sarebbe stata dovuta sulla base dei parametri legali, da fare ritenere che la mancata conclusione dell’accordo sia dipesa esclusivamente dall’ente espropriante, non può essere dato corso alla riduzione del prezzo.
Corte appello Firenze sez. I 09 novembre 2005 n. 1663
In materia di espropriazione per pubblica utilità, legittimato passivo nel giudizio avente ad oggetto la corresponsione dell'indennità di occupazione legittima è l'espropriante, cioè il soggetto che ha promosso la procedura espropriativa e che è beneficiario del trasferimento del bene e non l'autorità o l'ente munito del potere di emettere atti della procedura ablativa. Questi ultimi difettano di legittimazione passiva avendo detto giudizio ad oggetto unicamente la controversia circa il rapporto sostanziale patrimoniale tra espropriato e beneficiario del provvedimento ablativo.
Corte appello Firenze sez. I 11 ottobre 2005 n. 1425
L’espropriazione per pubblica utilità di terreno destinato ad attrezzature pubbliche di quartiere ed aree per istruzione, è indennizzato in base al criterio delle aree edificabili, per il carattere localizzativo della previsione urbanistica dell'opera pubblica su quella determinata area nell'ambito della zona in cui l'infrastruttura s'inserisce funzionalmente, di modo che il ristoro spettante al proprietario per l'ablazione del suolo va relazionato al valore delle aree cui il suolo è urbanisticamente asservito.