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Timestamp: 2019-10-20 04:23:56+00:00
Document Index: 81244180

Matched Legal Cases: ['art. 104', 'art. 32', 'art. 105', 'art. 24', 'sentenza ', 'art. 101', 'art. 105', 'art. 110', 'art. 107', 'art. 11', 'sentenza ', 'art. 101', 'art. 4', 'art. 13', 'art.2', 'art. 3', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 107', 'art. 2', 'art. 101', 'art. 102', 'art. 105', 'art. 32', 'art. 18', 'art. 59', 'art. 124', 'art. 34', 'art. 124', 'art. 407', 'art. 34']

il consiglio superiore della magistratura nelle pronunce della corte costituzionale/
Il Consiglio Superiore della Magistratura nelle pronunce della Corte Costituzionale
La Corte costituzionale si è in svariate occasioni pronunciata sul Consiglio superiore e sulle norme di ordinamento giudiziario più direttamente attinenti ai compiti istituzionali del Consiglio stesso.
Senza pretese di completezza, di seguito una breve raccolta delle principali pronunce, accompagnate da una sintetica esposizione dell’oggetto delle relative statuizioni.
I testi ufficiali delle decisioni citate sono reperibili sul sito della Corte costituzionale. Le più significative sono per comodità riportate in allegato.
Rassegna delle pronunce
La natura delle leggi istitutive del CSM
Corte cost. 16 gennaio – 3 febbraio 1987, n. 29 inserisce la legge n. 195 del 1958 fra le leggi a contenuto costituzionalmente vincolato, il cui contenuto, cioè, è essenziale per il funzionamento del CSM.
Corte cost. 16-30 aprile 1973, n. 51, riconosce natura di fonte primaria al d.p.r. 916 del 1958, laddove ammette la possibilità di sollevare una questione di legittimità costituzionale di una norma ivi contenuta (nello stesso senso Corte cost., 15-28 aprile 1992, n. 196).
Il Consiglio superiore come organo di rilievo costituzionale
Corte cost. 2-3 giugno 1983, n. 148 afferma che il Consiglio è organo “di sicuro rilievo costituzionale”.
La legittimazione a sollevare conflitto di attribuzioni davanti alla Corte costituzionale
Corte cost. 9-27 luglio 1992, n. 379 ammette questa possibilità rispetto alle reciproche attribuzioni del Consiglio e del Ministro della Giustizia rispetto al conferimento di uffici direttivi. Nello stesso senso, fra le altre, Corte cost. 18-30 dicembre 2003, n. 380.
A sua volta, Corte cost. 15 luglio 2005, n. 284 ha dichiarato inammissibile il conflitto di attribuzioni sollevato dal CSM nei confronti del Parlamento rispetto alla legge sulla riammissione in servizio dei magistrati prosciolti in sede penale.
Corte cost. 6-8 settembre 1995, n. 419 ha dichiarato ammissibile il conflitto di attribuzioni fra il CSM e il Tar Lazio; Corte cost. 6-15 settembre 1995 n. 435 ha dichiarato ammissibile il conflitto rispetto al Consiglio di Stato.
Corte cost. 17-24 giugno 2002 n. 270 ammette la possibilità che anche la Sezione disciplinare, in quanto organo giurisdizionale, sollevi il conflitto di attribuzione.
Il Consiglio superiore come organo di autogoverno della magistratura
Corte cost. 30 aprile – 14 maggio 1968, n. 44, afferma che il Consiglio superiore è stato previsto dalla Costituzione per rendere effettiva la garanzia dell’autonomia della magistratura, precisando che l’organo è presieduto dal Presidente della Repubblica, che a sua volta rappresenta un potere “neutro”, di garante della Costituzione.
Corte cost. 2-3 giugno 1983, n. 148 si colloca nella scia delle pronunce secondo cui le attribuzioni del Consiglio sono strumento essenziale dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura.
Corte cost. 28 giugno – 18 luglio 1973, n. 142 esclude che il Consiglio superiore rappresenti in senso tecnico l’ordine giudiziario e si spinge ad affermare che il concetto di autogoverno, che tradizionalmente si ritiene compito precipuo del Consiglio stesso, debba essere inteso in senso figurato, più che strettamente giuridico (nel caso di specie, la questione all’attenzione della Corte riguardava il fatto che l’autorizzazione a procedere per il reato di vilipendio dell’ordine giudiziario spettasse al Ministro della Giustizia e non al CSM).
Corte cost. 12-25 luglio 2001, n. 309 spiega che nei confronti degli atti con i quali il Consiglio, nell'esercizio delle proprie attribuzioni, assume provvedimenti nei confronti dei magistrati, questi ultimi non possono opporre la propria posizione di potere dello Stato, ma solo la propria qualità di persone, titolari di diritti e di interessi legittimi, che devono essere fatti valere dinanzi alle giurisdizioni comuni e non davanti alla Corte costituzione in sede di conflitto di attribuzioni.
Corte cost. 28 giugno – 18 luglio 1973, n. 142 ricostruisce la composizione “mista” del Consiglio (cui si lega la particolare disciplina dell'individuazione del (vice)presidente) come funzionale a garantire “una costante saldatura con l’apparato unitario dello Stato”, ragione per cui definisce il CSM come “organo a composizione parzialmente rappresentativa”.
Corte cost 7-10 maggio 1982 n. 87, affronta il problema del “principio di rappresentatività” nell’elezione dei componenti del Consiglio, affermando che l’art. 104 Cost. non consente che l’elezione stessa non tenga conto delle diverse “categorie” (rectius, funzioni) in cui si articola la magistratura. La ragione viene ricondotta al fatto che, pur non essendo i componenti del CSM rappresentanti della categoria nei quali vengono eletti, è necessario che, nell’adottare le proprie decisioni, il Consiglio possa tenere conto delle caratteristiche proprie di ciascuna delle suindicate categorie.
Corte cost. 12-23 dicembre 1963 n. 168, afferma che il precetto costituzionale che impone che i componenti del Consiglio siano scelti fra i magistrati appartenenti alle varie categorie è attuato anche se la legge ordinaria non prevede un numero di eletti paritario per ogni categoria ma un numero maggiore o minore di componenti provenienti da una categoria o dall’altra. Per l’effetto, la posizione giuridica dei componenti, pur provenendo essi da categorie diverse, è identica.
Mette conto segnalare che vi sono stati vari tentativi di incidere mediante referendum sulla legge elettorale del CSM. In proposito:
Corte cost., 16 gennaio – 3 febbraio 1987, n. 29, ha respinto la richiesta di referendum abrogativo delle norme allora vigenti relative al sistema elettorale del Consiglio. La Corte ha ritenuto che tali norme sono essenziali per il funzionamento dell’organo (atteso che proprio la Costituzione prevede che i componenti del CSM siano “eletti”) e, quindi, non è ammissibile un referendum all’esito del quale potrebbe determinarsi una paralisi dell’organo stesso.
Corte cost., 30 gennaio – 10 febbraio 1997, n. 28, ha dichiarato inammissibile la richiesta di referendum abrogativo delle norme allora vigenti relative al sistema elettorale del Consiglio, sistema all’epoca proporzionale. La Corte ha ritenuto il quesito disomogeneo, poiché l’abrogazione avrebbe dovuto riguardare non solo il metodo di elezione, ma anche disposizioni inerenti, fra le altre, la durata dell’organo e le cause di ineleggibilità.
Corte cost., 3-7 febbraio 2000, n. 34 ha ammesso il quesito referendario inerente il sistema elettorale della componente togata del Consiglio, e più specificamente il voto di lista nei 4 collegi elettorali allora previsti e, conseguentemente, la ripartizione con sistema proporzionale dei seggi alle liste stesse. Al momento del voto, però, non venne raggiunto il quorum (così come per i quesiti relativi alla separazione delle carriere e all’abolizione degli incarichi extragiudiziari).
Corte cost. 2-3 giugno 1983, n. 148, analizza il disposto dell’art. 32 bis l. 195/58, in forza del quale “i componenti del Consiglio superiore non sono punibili per le opinioni espresse nell'esercizio delle loro funzioni, e concernenti l'oggetto della discussione”. La Corte afferma che la previsione si applica a tutte le opinioni manifestate (e ai voti espressi, che delle prime sono una concretizzazione), a condizione che vi sia collegamento con gli argomenti iscritti all’ordine del giorno del plenum o delle commissioni, al fine di garantire ai consiglieri una qualificata e rafforzata libertà di manifestazione del pensiero, nell'esercizio di funzioni costituzionalmente garantite, senza, però, che la garanzia de qua si trasformi in strumento di abusi. Il fondamento di tale previsione viene rinvenuto nella necessità che, proprio perché il Consiglio è strumento essenziale per garantire l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, i componenti dell’organo possano liberamente manifestare le proprie opinioni.
Corte cost. 12-23 dicembre 1963 n. 168, afferma che gli atti del Consiglio hanno carattere sostanzialmente amministrativo e, quindi, assumono la forma di decreti del Ministro della Giustizia o di decreti del Presidente della repubblica controfirmati dal Ministro della Giustizia. Precisa Corte cost. 9-27 luglio 1992 n. 379 che ciò non comporta una lesione dell'art. 105 Cost. sia per la natura di atti amministrativi, sia perché non si verifica una limitazione dell'autonomia di determinazione del Consiglio.
L’impugnabilità degli atti del Consiglio
Corte cost., 13-22 aprile 1992 n. 189 afferma che l’impugnabilità degli atti del Consiglio (pur essendo quest’ultimo un organo di garanzia) deriva dalla garanzia di cui all’art. 24 Cost., che riconosce la tutela giurisdizionale per tutti i diritti e interessi legittimi. Nello specifico, la deroga alla competenza per territorio (essendo possibile impugnare tali atti solo davanti al Tar Lazio e non davanti al Tar competente sulla sede di servizio dell’interessato) deriva dalla peculiare posizione del CSM nel sistema costituzionale. Su posizioni affini Corte cost. 30 aprile – 14 maggio 1968, n. 44.
Corte cost. 6-8 settembre 1995 n. 419 afferma che, una volta intervenuta una sentenza che riconosca ingiustamente lesivo di un diritto un determinato provvedimento, anche un organo di rilievo costituzionale come il CSM deve uniformarvisi; in caso contrario, è possibile anche nei confronti del Consiglio è possibile l’esecuzione coattiva. Nello stesso senso Corte cost. 6-15 settembre 1995 n. 435.
Le funzioni dei magistrati e il conferimento di uffici direttivi e semidirettivi
Corte cost., 21 maggio – 3 giugno 1970 n. 80, con riferimento alla distinzione dei magistrati solo per funzione afferma che: la Costituzione non esclude che le funzioni stesse siano graduate secondo la “importanza che esse hanno nell’ordine del processo”; l’art. 101 Cost. non impone assoluta parificazione fra i magistrati; la parificazione è necessaria esclusivamente con riferimento all’esercizio delle funzioni istituzionali, e cioè nel momento dell’esercizio delle funzioni giudiziarie, non essendo possibile alcun sindacato sugli atti emessi al di fuori di quello previsto nel processo stesso. In questa prospettiva si colloca la differenziazione derivante dal conferimento di incarichi direttivi e semidirettivi.
Rapporti con il Ministro della Giustizia. Il concerto nelle procedure di conferimento di uffici direttivi
Corte cost. 12-23 dicembre 1963 n. 168, afferma che non è rinvenibile nell’art. 105 Cost. una netta separazione di compiti fra Ministro e CSM: la norma costituzionale esclude ogni intervento del potere esecutivo nelle delibere inerenti lo status dei magistrati, ma non che fra i due organi vi possa essere un rapporto di collaborazione, nel rispetto delle attribuzioni di ciascuno di essi. Per l’effetto, il Ministro è l’organo politicamente responsabile davanti al Parlamento in materia di giustizia, ha potestà sull’organizzazione dei servizi (art. 110 Cost.), nonché sull’organizzazione degli uffici con riferimento alla consistenza numerica degli stessi (le c.d. piante organiche), sul funzionamento dei medesimi e sui comportamenti deontologici dei magistrati (art. 107 Cost.).
Corte cost. 9-27 luglio 1992 n. 379, con riferimento al conferimento di uffici direttivi, specifica che il concerto (di cui all’art. 11 l. 195 del 1958) è l’istituto nel quale si concretizza il dovere di leale collaborazione fra l’organo titolare del potere decisionale sullo status dei magistrati (il CSM) e quello responsabile per l’organizzazione dei servizi della giustizia (il Ministro). Il concerto è definito dalla Corte non come un assenso (o veto), ma come una sorta di accordo (“vincolo di metodo e non di risultato”) finalizzato alla formulazione di una proposta comune. Accordo che deve essere raggiunto sulla base del principio di leale collaborazione, che “obbliga” i due soggetti ad un confronto finalizzato a raggiungere una proposta comune, anche attraverso lo scambio della documentazione rilevante da ciascuno posseduta. In caso di rifiuto (motivato) del concerto, ed esperita fino in fondo la leale collaborazione, il Consiglio può assumere la decisione, salvo il rispetto dell’obbligo di motivazione anche in riferimento alle argomentazioni del Ministro. Infine, la Corte afferma che il Ministro ha il “dovere giuridico di cooperare lealmente” nel procedimento di nomina, dovendo questi adottare la proposta di decreto presidenziale, non esistendo, peraltro, in tale fase, poteri di rinvio o riesame, qualora la procedura di concertazione sia stata “correttamente” posta in essere. Nello stesso senso della sentenza n. 379/92, Corte cost. 18-30 dicembre 2003, n. 380, che espressamente ammette la sussistenza di un rapporto di collaborazione fra Ministro della Giustizia e Consiglio superiore.
Corte cost., 7 maggio – 8 giugno 1981 n. 100 afferma che il potere disciplinare nei confronti dei magistrati non deriva da un rapporto di supremazia della “amministrazione” nei confronti dei propri dipendenti (essendo i magistrati sottoposti soltanto alla legge ex art. 101 Cost.), trovando invece fondamento nella necessità di assicurare il regolare svolgimento della funzione giudiziaria.
Corte cost., 29 gennaio – 2 febbraio 1971 n. 12 riconosce che la Sezione disciplinare è organo di carattere giurisdizionale; prosegue precisando che la Costituzione non impone vincoli all’organizzazione del Consiglio, consentendo dunque al legislatore di attribuire la competenza disciplinare a una “sezione”, a condizione che sia rispettata la proporzionalità fra le diverse componenti (“togate” e di provenienza parlamentare) (sulla composizione del collegio v. anche Corte cost., 3-22 luglio 2003 n. 262, che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 4 l. 195/58 nella parte in cui non prevede l’elezione di ulteriori membri supplenti della sezione disciplinare).
Corte cost., 4-22 giugno 1992 n. 289, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale delle previsioni che consentivano l’applicazione ai magistrati ordinari dell’istituto della riabilitazione.
Corte cost., 23 giugno - 16 luglio 2015 n. 170 ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 13, comma 1, secondo periodo, del d.lgs. n. 109/06, che Disciplina gli illeciti disciplinari dei magistrati, limitatamente alle parole da «quando ricorre» a «nonché». Per l’effetto viene eliminata l’obbligatorietà della sanzione accessoria del trasferimento di ufficio nell’ipotesi di condanna per l’illecito disciplinare di cui all’art.2 lett. a) del medesimo decreto legislativo. Ad avviso della Corte, la previsione dichiarata incostituzionale viola l’art. 3 Cost. perché, rendendo obbligatorio il trasferimento del magistrato ad altra sede o ad altro ufficio in caso di condanna per uno degli illeciti previsti dall’art. 2, comma 1, lett. a) (comportamenti che, violando i doveri di imparzialità, correttezza, diligenza, laboriosità ed equilibrio, e di rispetto della dignità della persona, arrechino ingiusto danno o indebito vantaggio ad una delle parti), introduce nell’ordinamento una sanzione rigida, che verrebbe applicata senza una valutazione di adeguatezza e gradualità rispetto alla fattispecie concreta. La sentenza rileva, cioè, che l’applicazione obbligatoria della sanzione accessoria è fondata su una presunzione assoluta, svincolata dal controllo di proporzionalità da parte del giudice e dalla verifica della sua concreta congruità rispetto alla sua stessa ratio, che è quella di evitare che la permanenza del magistrato nella stessa sede o ufficio (in relazione ai fatti per i quali è stato condannato) si ponga in attrito con il principio generale di buon andamento dell'amministrazione della giustizia. Nella motivazione si sottolinea, inoltre, che il trasferimento obbligatorio si applica solo all’illecito di cui all’art. 2 comma 1 lett. a), con evidenti conseguenze sul principio di uguaglianza, atteso che l’automatismo applicativo è svincolato da ogni riferimento alla gravità dell’illecito commesso, che potrebbe giustificare un diverso trattamento sanzionatorio. Infine, la sentenza afferma che l’obbligatorietà del trasferimento, in assenza di una ragione giustificativa adeguata (come sopra specificato), incide direttamente sul prestigio e sulla credibilità del magistrato, profilandosi così dubbi di compatibilità anche con il principio di inamovibilità sancito dall'art. 107 Cost.
Procedura di trasferimento d’ufficio ex art. 2 l. guarentigie (r.d.lgs. 511/46)
Corte cost. 4-19 novembre 2002 n. 457 affronta il tema della possibilità, per il magistrato sottoposto al procedimento di trasferimento d’ufficio, di farsi assistere da un avvocato del libero foro. La premessa da cui muove la Corte è che la procedura non ha carattere giurisdizionale ma amministrativo, anche in considerazione della procedura adottata per arrivare alla decisione. Su questa base, si afferma che è garanzia sufficiente per l’interessato il contraddittorio nella forma dell’audizione personale (preceduto da regolare avviso e diritto di prendere visione degli atti); si sottolinea, inoltre, che il diritto di difesa è garantito anche dalla possibilità per il magistrato di essere assistito da altro magistrato, nonché dalla possibilità di impugnazione in sede giurisdizionale della delibera finale.
Per le pronunce relative all'iscrizione o partecipazione sistematica e continuativa del magistrato a partiti politici (Corte cost. 8-17 luglio 2009 n. 224) e il rientro in ruolo dopo candidatura o mandato politico o amministrativo (Corte cost. 19-26 ottobre 1982 n. 172) si rimanda alla pagina Autonomia della magistratura e libertà di manifestazione del pensiero.
Pronunce della Corte costituzionale relative a disposizioni abrogate:
Corte cost. 16-30 aprile 1973, n. 51, relativa al procedimento di scrutinio per la nomina a magistrato di cassazione.
Corte cost. 5-13 dicembre 1963, n. 156; Corte cost. 26 novembre – 2 dicembre 1970, n. 173; Corte cost. 10-23 luglio 1974, n. 245, relative all’abrogato art. 101 ord.giud. sulle applicazioni e supplenze.
Corte cost. 20-25 marzo 1975, n. 71 relativa all’abrogato art. 102 ord.giud. sulle applicazioni e supplenze.
Corte cost. 24-30 marzo 1977, n. 52, relativa all’abrogato art. 105 ord.giud. sulle applicazioni e supplenze.
Corte cost. 25 marzo – 5 aprile 1971 n. 71, relativa all’abrogato art. 32 ord.giud. sui vice pretori onorari.
Corte cost., 7 maggio – 8 giugno 1981 n. 100, sull’abrogato art. 18 r.d.lgs. 511/46, relativamente alla mancata tipizzazione degli illeciti disciplinari.
Corte cost., 12-28 dicembre 1990 n. 579; Corte cost., 15-28 aprile 1992 n. 196, relative all’abrogato art. 59 d.p.r. n. 916/58.
Corte cost., 15-28 aprile 1992, n. 196, relativa al procedimento disciplinare.
Corte cost. 23-31 marzo 1994, n. 108 ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’abrogato art. 124 ord.giud. nella parte in cui prevedeva l’esclusione dal concorso in magistratura di coloro i quali non appartenessero a “famiglia di estimazione morale indiscussa”.
Corte cost. 26 maggio – 8 giugno 1994 n. 220, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’abrogato art. 34 r.d.lgs. 511/46 nella parte in cui non prevedeva la possibilità di nominare un difensore d’ufficio, in sede di procedimento disciplinare, per il magistrato incolpato privo di difensore di fiducia.
Corte cost. 13-28 luglio 2000 n. 391 ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’abrogato art. 124 ord.giud. nella parte in cui prevedeva l’esclusione dal concorso in magistratura dei candidati i cui parenti, in linea retta entro il primo grado e in linea collaterale entro il secondo, avessero riportato condanne per i delitti di cui all'art. 407, comma 2, lett. a), c.p.p.
Corte cost., 13-16 novembre 2000, n. 497, relativa alla possibilità per il magistrato, di farsi assistere da avvocato del libero foro nel giudizio disciplinare (art. 34 r.d.lgs. 511/46). La Corte ha affermato che poiché la giurisdizionalizzazione del procedimento disciplinare da un lato postula la trasparenza dello stesso e dall’altro impone che l’incolpato sia assistito da adeguate garanzie difensive, a quest’ultimo deve essere data ampia possibilità di scegliere da chi farsi assistere, anche a tutela della propria indipendenza.
Corte costituzionale 12 dicembre 1963 n. 168 (89,1 kB)
Corte costituzionale 30 aprile 1968 n. 44 (71,9 kB)
Corte costituzionale 9-27 luglio 1992 n. 379 (114,8 kB)
Corte costituzionale 6-8 settembre 1995 n. 419 (66,4 kB)
Corte costituzionale 6-15 settembre 1995 n. 435 (57,6 kB)
Corte costituzionale 18-30 dicembre 2003 n. 380 (74,3 kB)
Corte costituzionale 15 luglio 2005 n. 284 (85 kB)
Corte costituzionale 23 giugno 2015 n. 170 (66,9 kB)