Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-481-codice-civile-fissazione-di-un-termine-per-laccettazione
Timestamp: 2018-06-25 09:53:56+00:00
Document Index: 103598519

Matched Legal Cases: ['art. 481', 'art. 457', 'art. 481', 'art. 480', 'art. 2935', 'art. 523', 'art. 481', 'art. 480', 'art. 480', 'art. 481']

Art. 481 codice civile: Fissazione di un termine per l'accettazione
Codice civile Art. 481 codice civile: Fissazione di un termine per l’accettazione
Chiunque vi ha interesse (1) può chiedere che l’autorità giudiziaria fissi un termine (2) entro il quale il chiamato dichiara se accetta o rinunzia all’eredità. Trascorso questo termine senza che abbia fatto la dichiarazione, il chiamato perde il diritto di accettare.
Termine: in questo caso, si intende la data entro la quale il chiamato deve dichiarare se intende o meno accettare.
(1) Gli ulteriori chiamati, cioè coloro che potrebbero succedere se il primo chiamato non accettasse l’eredità, nonché i legatari, i creditori dell’eredità e quelli personali del primo chiamato, l’esecutore testamentario e il curatore dell’eredità giacente.
(2) A tutela degli ulteriori chiamati è prevista la possibilità di chiedere all’autorità giudiziaria competente la fissazione di un termine entro il quale il chiamato dichiari se accetta o meno l’eredità (cd. actio interrogatoria): in mancanza di tale disposizione, infatti, il primo chiamato potrebbe lasciar decorrere inutilmente i dieci anni, perdendo il suo diritto di accettare, ma anche i chiamati ulteriori ne pagherebbero le conseguenze, dal momento che non sarebbe più possibile esercitare il loro diritto.
In tema di successione a causa di morte, la perdita del diritto di accettare l'eredità ex art. 481 cod. civ. comporta anche la perdita della qualità di chiamato all'eredità per testamento, con la conseguenza che la devoluzione testamentaria diviene inefficace e si apre esclusivamente la successione legittima, ai sensi dell'art. 457 cod. civ., senza che si verifichi la coesistenza tra successione testamentaria e successione legittima. Rigetta, App. Milano, 20/12/2012
Cassazione civile sez. VI 20 ottobre 2014 n. 22195
La perdita del diritto di accettare l'eredità ex art. 481 c.c. comporta anche la perdita della qualità di chiamato all'eredità e di conseguenza la totale inefficacia della chiamata all'eredità per testamento con l'ulteriore conseguenza che non si verifica la coesistenza di una successione testamentaria e di una successione legittima, l'erede legittimo non perde la qualità di erede e si apre esclusivamente la successione legittima.
In tema di successioni per causa di morte, l'art. 480 c.c. pone un'eccezione alla regola che si desume dal combinato disposto dell'art. 2935 c.c., in relazione alla decorrenza della prescrizione, e dell'art. 523 c.c., circa l'ordine della devoluzione, nel senso che, sebbene per i chiamati ulteriori la delazione non sia coeva all'apertura della successione, ma si attui in linea eventuale e successiva solo se, ed in quanto, i primi chiamati non vogliano o non possano accettare l'eredità, la prescrizione decorre anche per i chiamati ulteriori sin dal momento dell'apertura della successione, salva l'ipotesi in cui vi sia stata accettazione da parte dei precedenti chiamati e il loro acquisto ereditario sia venuto meno. Tale eccezione trova spiegazione alla luce dell'art. 481 c.c., che attribuisce a chiunque vi abbia interesse, e dunque prioritariamente ai chiamati ulteriori, l'actio interrogatoria, mediante la quale è possibile chiedere al giudice di fissare un termine, necessariamente anteriore alla scadenza di quello di prescrizione, ex art. 480 c.c., entro cui il chiamato manifesti la propria intenzione di accettare l'eredità o di rinunciarvi.
Cassazione civile sez. II 27 settembre 2012 n. 16426
La rinunzia all'eredità non fa venir meno la delazione del chiamato, bensì determina la coesistenza del diritto di accettazione dell'eredità a favore tanto del rinunziante quanto degli altri chiamati. La perdita della delazione consegue - sempre che l'eredità non sia già stata acquistata da altro dei chiamati - per prescrizione del diritto ex art. 480 c.c. o per decadenza ai sensi dell'art. 481. Ne consegue che, in assenza di tali presupposti, il chiamato, non avendo perso la delazione, è legittimato ad agire o resistere nei vari gradi di un giudizio avente per oggetto il regolamento del confine e l'apposizione di termini di un bene ereditario.
Cassazione civile sez. II 23 gennaio 2007 n. 1403
04/02/2018 alle 11:39
La successione e’ stata aperta nel 2004 anno del trapasso del de cuius. Nel 2005 si apre un contenzioso su quanto stabilito in testamento non relativo ad una lesione di legittima ma per stabilire le spettanze a coloro che avrebbero adempiuto o meno ad impegni tabili in seguito verificabili. Il contenzioso non si riassume per causa morte di uno dei contendenti, ovvero con rinuncia all sua riassunzione come detto. Ciò si conclude nel 2006. Nel caso di azione di riduzione per presunta violaIone di legittima, il termine prescrizionale vale sempre per i 10 anni dalla successione, quindi si perde perché il contenzioso Nn era incardinato per la violazione di legittima, ma come detto per quanto stabilito nel testamento. In regione di ciò, cosa si può fare oggi? Si ringrazia per la cortese attenzione e riscontro . Distinti saluti . F.to sig. Giandomenico per contatti 3485190078