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Timestamp: 2018-01-24 01:42:59+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 148', 'art. 38', 'art. 148', 'art. 148', 'art. 148', 'art. 148', 'art. 38', 'art. 148', 'art. 148']

Articolo del 15/03/2013 Autore Avv. Francesca Vecchiato Altri articoli dell'autore
Legge 219/2012 in tema di disposizioni in materia di riconoscimento dei figli naturali e procedimento ex art. 148 c.c.: aspetti processuali
Con l’emanazione della legge 219/2012, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 17.12.2012 ed entrata in vigore a far data dall’1.01.2013, tutte le procedure giudiziarie relative all’affidamento dei figli minori – anche nati fuori dal matrimonio – e tutte le azioni di accertamento e disconoscimento della filiazione di minori di età sono demandate alla competenza del tribunale ordinario, mentre restano di competenza del tribunale per i minorenni i soli procedimenti de potestate e di adozione dei minori.
Ed invero la riforma attuata dalle legge 219/2012, andando a modificare il dettato normativo dell’art. 38 disp. att. c.c. ha attribuito al tribunale ordinario la vecchia competenza del T.M. in materia di affidamento e di mantenimento dei minori, i cui procedimenti seguiranno il rito camerale ovvero le norme previste dagli articoli 737 e ss del c.p.c.
Diversamente restano ancorati alla competenza del T.M. tutti i provvedimenti contemplati dagli artt. 84, 90, 330, 332, 333, 334, 335 e 371, ultimo comma, previsto dal codice civile.
Questa sostanziale modifica della competenza per quanto riguarda i procedimenti di affidamento e mantenimento dei figli minori, comporta tuttavia, un dilemma: come comportarsi dinnanzi alla norma ex art. 148 c.c. da sempre utilizzata dagli avvocati come procedura volta all’ottenimento, di un assegno in favore di un figlio anche nato fuori dal matrimonio, in caso di totale e/o parziale inadempimento dell’obbligo economico di contribuzione?
Per la verità tra le varie modifiche apportate al libro I del codice civile, la legge 219/2012 non è intervenuta sul dettato normativo previsto dal’art. 148 c.c. che, si rammenta, prevedendo il cd. concorso negli oneri, al II co. stabilisce che “in caso di inadempimento il presidente del tribunale (att. 38), su istanza di chiunque vi ha interesse, sentito l’inadempiente ed assunte informazioni, può ordinare con decreto che una quota dei redditi dell’obbligato, in proporzione agli stessi, sia versata direttamente all’altro coniuge o a chi sopporta le spese per il mantenimento, l’istruzione e l’educazione della prole.” Tale procedimento, pertanto, nel silenzio della legge e dello stesso legislatore, dovrebbe ancora ritenersi l’unico rimedio azionabile dalla parte interessata, qualora si debba disquisire unicamente in tema di mantenimento.
Diversamente opinando l’art. 148 c.c. finirebbe per diventare una norma di applicazione meramente residuale, ovvero azionabile solo e unicamente nelle ipotesi di chiamata in causa degli ascendenti, “i quali sono tenuti a fornire ai genitori stessi i mezzi necessari affinchè possano adempiere i loro doveri nei confronti dei figli” (art. 148, I co., c.c.)
In effetti da un’analisi letterale del nuovo disposto dell’art. 38, II co, dip. att. c.c. si dovrebbe ricorrere al rito camerale previsto dagli artt. 737 e ss c.p.c. laddove il procedimento abbia ad oggetto tanto l’affidamento del minore quanto il suo mantenimento, ovvero una necessaria contestualità delle domande.
Ne consegue che qualora si debba azionare un giudizio tanto per le questioni attinenti al mantenimento quanto per la regolamentazione del diritto di visita e dell’affidamento, occorrerà rivolgersi al T.O., e non più al T.M. che in tal caso mantiene solo ed esclusivamente una competenza residuale; qualora, diversamente, si debba richiedere un provvedimento ai soli fini del pagamento da parte del genitore inadempiente, del contributo al mantenimento, unico procedimento instaurabile sarà quello di cui all’art. 148 c.c.
Tale interpretazione, dettata esclusivamente dal tenore letterale della norma e dalla circostanza che sulla materia la legge non prevede ancora un modello processuale unitario, potrebbe non corrispondere alle prassi dei diversi tribunali ordinari, i quali, per evitare un aumento spropositato dei riti in materia di famiglia e minori, potrebbero decidere di ricorrere, anche in tema di domanda sul solo mantenimento, ai procedimenti camerali individuati dalla legge 219/2012, e lasciare al giudizio ex art. 148 c.c. una mera applicazione residuale.
Tutto ciò in attesa e in vista di una specifica indicazione da parte del legislatore o, piuttosto, dell’istituzione di sezioni specializzate sulla famiglia e sulla persona – con competenza generalizzata su tutto il contenzioso in questo settore – da far sorgere presso ogni tribunale ordinario.