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Timestamp: 2019-08-18 04:51:10+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 21', 'art. 21', 'art. 21', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 21', 'art. 21', 'sentenza ']

La nuova comunicazione dovrebbe riguardare le sole operazioni rilevanti ai fini IVA, senza includere le fatture relative a operazioni “fuori campo” in carenza del requisito di territorialità, emesse ai sensi dell’art. 21 comma 6-bis del DPR 633/72. Le norme attuative dovrebbero permettere di superare il dubbio generato, per il precedente “spesometro”, dal fatto che il provv. Agenzia Entrate n. 94908/2013 definiva quale oggetto della comunicazione “i corrispettivi relativi alle cessioni di beni e prestazioni di servizi rese e ricevute per le quali sussiste l’obbligo di emissione della fattura”.
Diversamente da quanto previsto per lo “spesometro” di cui al previgente art. 21 del DL 78/2010 che faceva riferimento al momento di registrazione delle fatture (attive o passive), la nuova comunicazione dei dati delle fatture dovrebbe avvenire, come regola generale, sulla base della data di emissione, per le fatture attive, e della data di registrazione, per quelle passive. Ciò è coerente con il fatto che la nuova comunicazione dei dati delle fatture andrà “abbinata” con la comunicazione delle liquidazioni periodiche IVA (art. 21-bis del DL 78/2010).
Non è stata invece replicata la disposizione che esclude dalla comunicazione le operazioni di importo non superiore a 3.600 euro (IVA inclusa), qualora non soggette all’obbligo di emissione della fattura (es. prestazioni alberghiere, somministrazioni di alimenti e bevande, prestazioni di trasporto). In una primissima fase, era parso che, con l’emanazione del DL 193/2016, il legislatore, imponendo un obbligo di comunicazione trimestrale dei dati delle fatture, intendesse indirettamente favorire il ricorso alla comunicazione telematica opzionale di cui all’art. 1 comma 3 del DLgs. 127/2015, riducendo tra l’altro di un’ulteriore annualità, per i soggetti optanti, il termine di accertamento ai fini dell’IVA, nonché dei redditi d’impresa e lavoro autonomo.
Quindi, in seguito all’emanazione del provv. Agenzia delle Entrate n. 182070/2016, si è rilevato come le due discipline coincidano per:
- tempistica (fatta eccezione per le comunicazioni relative al primo semestre 2017 e, a regime, per quelle relative al secondo trimestre di ciascun anno d’imposta);
- contenuto e formato di trasmissione (secondo il comunicato stampa dell’Agenzia delle Entrate del 28 ottobre 2016, ribadito dalla Direttrice Orlandi nel corso dell’audizione del 21 dicembre 2016).
A questo punto, buona parte degli operatori si è interrogata sulla reale portata di un regime opzionale (quello di cui all’art. 1 comma 3 del DLgs. 127/2015) in larga misura coincidente con un obbligo di legge (art. 21 del DL 78/2010), nonché persino sulla possibilità che, rispettando gli obblighi di comunicazione trimestrale dei dati delle fatture emesse e ricevute, si manifesti il comportamento concludente per aderire al regime opzionale di trasmissione telematica con i connessi benefici (si veda “Dubbi sulla necessità dell’opzione per la trasmissione telematica delle fatture” del 21 dicembre 2016). Peraltro, la disciplina sanzionatoria per le violazioni connesse al regime opzionale sembrerebbe persino più penalizzante rispetto a quella di cui al regime “ordinario”.
L’utilità derivante dall’adesione al regime opzionale, a fronte della trasmissione dei medesimi dati che saranno richiesti dalla comunicazione trimestrale erga omnes, rimarrebbe quella del beneficio dei rimborsi IVA prioritari oltre che della riduzione dei termini di accertamento, peraltro “compensata” dall’obbligo di aderire entro il 31 marzo 2017 al regime vincolandosi su base quinquennale (provv. Agenzia Entrate n. 212804/2016).
Un ultimo elemento riguarda la possibilità, optando per il regime di cui al DLgs. 127/2015, di avvalersi del Sistema di Interscambio (SdI) per trasmettere delle fatture in formato elettronico per tutte le operazioni “B2B” (in analogia a quanto già avviene per le fatture destinate alla P.A.), ferme restando le problematiche dovute alla gestione del ciclo passivo di fatturazione che, gioco forza, rimane ampiamente su base cartacea.
Proprio nell’impiego del Sistema di Interscambio per la trasmissione delle fatture (e non soltanto per l’invio dei dati delle stesse) risiede, probabilmente, la principale semplificazione connessa all’utilizzo del regime opzionale ex DLgs. 127/2015.
Secondo quanto indicato nel comunicato stampa citato, “solo i contribuenti che decideranno di esercitare l’opzione prevista dal DLgs. 127/2015 potranno utilizzare il Sistema di Interscambio per scambiare fatture elettroniche con i propri clienti e, così facendo, l’Agenzia acquisirà automaticamente i dati delle fatture e il contribuente potrà evitare l’adempimento di trasmissione”.
Con l’attuazione del nuovo art. 21 comma 3 del DL 78/2010, inoltre, avvalendosi della fatturazione elettronica tramite SdI, il processo di conservazione sostitutiva dei documenti risulterà automatico.
IVA VERSATA PER ERRORE, ISTANZA ENTRO 2 ANNI. I TEMPI PER LA DOMANDA DECORRONO DAL VERSAMENTO
L’Iva erroneamente versata va richiesta entro due anni dalla data di versamento: trattandosi, infatti, di un cosiddetto rimborso “anomalo” segue le regole più generali per la restituzione dei tributi. Ad affermarlo è la Corte di cassazione con l’ordinanza 27221 depositata ieri.
Una società presentava una richiesta di rimborso Iva erroneamente versata su operazioni di importazione. Tali somme non erano state inserite nel quadro VF della dichiarazione, relativo appunto all'imposta versata sugli acquisti.
L'ufficio negava la restituzione ritenendo la domanda tardiva rispetto al termine biennale previsto per legge.
Il provvedimento veniva impugnato dinanzi al giudice tributario il quale, tuttavia, in grado di appello ne confermava la legittimità, ritenendo tardiva la domanda presentata. In particolare, rilevava che l'Iva erroneamente pagata nel 2005 poteva essere detratta con la dichiarazione relativa al 2006, da presentarsi entro il 31 ottobre 2007, con la conseguenza che la domanda di rimborso poteva essere presentata entro il 31 ottobre 2009.
La società ricorreva così in Cassazione lamentando un'errata applicazione dell'articolo 19 del decreto Iva poiché il collegio di seconde cure aveva confuso i termini di presentazione della dichiarazione con quelli previsti per la detrazione dell'imposta.
I giudici di legittimità hanno confermato la legittimità del diniego sebbene con diversa motivazione.
Innanzitutto la Suprema corte ha rilevato che la domanda di rimborso non rientrante tra le ipotesi disciplinate dall'articolo 30 del decreto Iva va proposta secondo le regole dell'articolo 21 del Dlgs 546/92, secondo il quale, in mancanza di specifiche previsioni, la richiesta di restituzione di un'imposta non può essere presentata dopo due anni dal pagamento ovvero dal giorno in cui si è verificato il presupposto della restituzione.
Secondo un orientamento consolidato, ai fini Iva il termine entro il quale va avanzata la richiesta decorre dalla data di versamento del tributo, a nulla rilevando il termine previsto per il diritto alla detrazione.
La Cassazione ha infatti precisato che la detrazione ed il rimborso di imposta sono manifestazioni alternative del medesimo diritto, sebbene non subordinate agli stessi presupposti.
Con riguardo alla presentazione di una dichiarazione correttiva di un errore, i giudici di legittimità hanno ricordato la recente pronuncia delle Sezioni unite (sentenza n. 13378/2016) con la quale è stato affermato che il contribuente ha sempre la possibilità di correggere errori od omissioni a proprio sfavore contenuti in una dichiarazione presentata, seguendo però specifiche modalità, tra cui anche la domanda di rimborso.
Va da sé, quindi, che ove si opti per la richiesta di restituzione, quest'ultima deve rispettare le previsioni previste dalla norma.
Nella specie si trattava di un cosiddetto rimborso “anomalo”, atteso che riguardava un'imposta erroneamente versata per la quale non vi sono specifiche regole per la sua restituzione.
Pertanto risultava applicabile il più generale termine biennale di decadenza decorrente dalla data del pagamento.
La decisione è importante poiché rimarca la necessità che entro due anni il contribuente si attivi per dare evidenza del proprio diritto. La maggior parte delle pronunce di legittimità riguarda, infatti, la diversa fattispecie del termine di prescrizione, previsto in dieci anni. Ne consegue che solo quando il contribuente ha esternato il proprio diritto, sia esso di detrazione o di rimborso dell'Iva, può decorrere il termine decennale di prescrizione ordinariamente previsto.
COMUNICAZIONI IVA, DEBUTTO SOFT. Primo invio per le fatture spostato a metà settembre - trasmissione semestrale per il 2017
È la settimana del Milleproroghe (atteso in Consiglio dei ministri per giovedì 29). Non c’è un San Silvestro che si rispetti senza il decreto di fine anno che per il 2016 potrebbe anche essere più ricco delle ultime edizioni. Il via libera accelerato alla legge di Bilancio a causa della crisi di Governo ha lasciato insoluti una serie di interrogativi, con la necessità di intervenire con alcuni correttivi. A cominciare dalle comunicazioni Iva introdotte dal decreto fiscale (Dl 193) collegato alla manovra. L’Esecutivo sull’onda della protesta dei commercialisti, che hanno già proclamato per la prima volta uno sciopero a fine febbraio, punta a riscrivere il calendario del nuovo adempimento alleggerendolo soprattutto sul fronte della trasmissione dei dati sulle fatture emesse e ricevute (il nuovo spesometro). Senza andare a intaccare il maggior gettito atteso superiore ai 2 miliardi nel 2017 grazie soprattutto alle informazioni in tempo reale sulle liquidazioni Iva “spedite” telematicamente ogni tre mesi da imprese e professionisti, l’ipotesi allo studio è di ridurre dagli attuali tre a due gli invii sulle fatture previsti per il primo anno. In questo modo l’adempimento diventerebbe semestrale. In più l’attuale termine per il primo invio dei dati sulle fatture previsto per il 25 luglio 2017 slitterebbe al 16 settembre (in realtà sarebbe il 18, in quanto il termine cade di sabato) in concomitanza con la seconda trasmissione per le liquidazioni Iva.
Sempre sul fronte fiscale, il Governo dovrà decidere cosa fare delle nuove commissioni censuarie previste dall’attuazione della delega fiscale ma rimaste “senza lavoro” per la mancata riforma del Catasto: il dubbio è se sciogliere o prorogarne ancora di un anno la validità.
Nel Milleproroghe (decreto eterogeneo per natura) sono destinate a entrare anche misure stringenti in materia di sicurezza contro gli attentati. Tra queste la riapertura dei colloqui informativi per la prevenzione dei delitti di terrorismo. Il decreto ad hoc del 2015 (Dl 7) aveva, infatti, fissato al 31 gennaio 2016 il termine entro cui i servizi di informazione e sicurezza potevano effettuare colloqui investigativi con detenuti per prevenire delitti con finalità terroristica di matrice internazionale. Dei colloqui dovevano essere informati preventivamente sia il Procuratore generale presso la Corte di appello di Roma che il Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo. L’idea a cui si sta lavorando è di riaprire la finestra temporale per acquisire nuove informazioni in grado di evitare attentati terroristici. E, rimanendo sempre in materia di sicurezza - in questo caso degli uffici giudiziari -, si va verso una proroga anche delle misure straordinarie per la Procura di Palermo.
Gli «evergreen»
Per ogni Milleproroghe che si rispetti ci sono differimenti di termini che vengono riproposti di anno in anno. Punta alla dodicesima proroga (il termine iniziale era il 31 dicembre 2005) la norma che attribuisce poteri sostitutivi ai prefetti in caso di mancata approvazione dei bilanci negli enti locali. All’undicesimo differimento potrebbe, invece, arrivare il contrasto alle pratiche abusive dei servizi di taxi e noleggio con conducente. Per il decimo anno consecutivo, poi, si potrebbe ripetere il rito del mantenimento delle contabilità speciali per le province di Monza-Brianza, Fermo e Barletta-Andria-Trani.
Sul fronte delle imprese è attesa la quarta proroga per il Sistri (Sistema integrato di tracciabilità dei rifiuti), senza la quale dal prossimo 1° gennaio verrebbe meno sia il doppio sistema di registrazione (cartaceo e informatizzato) per i rifiuti speciali e soprattutto troverebbe immediata applicazione il regime sanzionatorio per chi non si adegua.
Anche il capitolo banche potrebbe essere interessato con il rinvio del termine del 27 dicembre - sospeso dalla Consulta fino al 12 gennaio - entro cui le Popolari devono trasformarsi in Spa.
(Marco Mobili, Giovanni Parente)
Due soli invii semestrali per il 2017, almeno per le fatture emesse e ricevute, e calendario riscritto ex novo per le nuove comunicazioni Iva. Non solo. Per le imprese potrebbe arrivare la tanto attesa semplificazione dei bilanci con il riallineamento dell’Ires e dell’Irap ai nuovi principi contabili che saranno in vigore per l’anno d’imposta 2016. Nel cantiere del decreto decreto di fine anno - che potrebbe anche sdoppiarsi tra il più classico “milleproroghe” e un provvedimento d’urgenza omnibus su cui imbarcare i correttivi alla legge di Bilancio stoppati dal voto lampo del Senato innescato dalla crisi politica - il nuovo Esecutivo Gentiloni cercherà di accogliere alcune delle richieste giunte a più richieste sia dal mondo dei professionisti sia da quello delle imprese. I primi, per altro, saranno in piazza oggi a Roma per protestare contro la “stratificazione” di obblighi introdotti sotto la voce “semplificazioni” ma che in realtà finiscono per rappresentare un onere aggiuntivo pagato dagli studi professionali in nome della lotta all’evasione (si veda il servizio in pagina).
Tra i correttivi allo studio, dunque, la riscrittura del calendario delle nuove comunicazioni Iva introdotte dal decreto fiscale collegato alla manovra. L’obiettivo è quello di ridurre l’impatto del nuovo adempimento che a regime comporterebbe ben otto adempimenti l’anno. Nel primo anno di applicazione l’invio dei dati delle fatture emesse e ricevute sarà semestrale. Oggi il decreto 193/2016, così come approvato dalle Camere, prevede un primo invio semestrale entro il 25 luglio e due successivi per il secondo periodo dell’anno. Con la modifica in arrivo le comunicazioni dei dati per il 2017 saranno soltanto due, di cui il primo non più il 25 luglio ma a settembre e il secondo a febbraio.
Restano invece quattro gli invii dei dati relativi alle liquidazioni dei dati Iva con il primo sempre entro il 31 maggio e il secondo che, come quello delle fatture, slitterà direttamente a settembre. Gli altri due cadranno di novembre (il terzo) e a febbraio. Tra le possibilità allo studio per quest’ultima data anche quella di far cadere l’adempimento direttamente con la dichiarazione annuale Iva (dal 2018 la scadenza passa dal 28 febbraio al 30 aprile). Ma su questo il confronto tra tecnici è ancora aperto.
Mantenere i quattro invii dei dati di liquidazione dell’Iva rappresenta comunque la chiave di volta per non respingere al mittente le richieste dei professionisti sulla riduzione delle comunicazioni. Con i dati sulle liquidazioni, infatti, il Fisco sarebbe in grado di accelerare i controlli sui contribuenti infedeli garantendo all’Erario, e allo stesso tempo al “guardiano dei conti” (la Ragioneria generale), l’obiettivo di incasso di oltre 2 miliardi stimati almeno per il 2017 nel Dl collegato alla manovra.
Altro possibile correttivo in arrivo è quello chiesto dalle imprese e che punterebbe ad eliminare il doppio binario nella gestione delle poste fiscali e di quelle civilistiche per la messa a punto dei bilancio secondo i nuovi principi contabili in vigore per l’esercizio 2016. La norma, con tanto di relazione illustrativa, è pronta, tanto da essere già stata depositata ufficialmente nel corso dei lavori di conversione del Dl fiscale alla Camera per poi essere ritirato dal Governo sotto la spinta delle opposizioni.
L’obiettivo, come detto, resta quello di ridurre ogni possibile aggravio operativo e di semplificare le modalità di determinazione del reddito imponibile per almeno 1 milione di imprese che, nel rispetto del principio di derivazione del reddito imponibile dal risultato di bilancio, dovrebbero poter determinare il reddito con le nuove modalità di rappresentazione contabile.
(Marco Mobili)
Fonte : www.quotidiano.ilsole24ore.com
DICHIARAZIONE D’INTENTO. UN PROVVEDIMENTO DELLE ENTRATE APPROVA UN NUOVO MODELLO
Gli esportatori abituali potranno presentare la nuova dichiarazione in via telematica all’Agenzia, utilizzando il software “Dichiarazione d’intento” disponibile gratuitamente sul sito internet www.agenziaentrate.gov.it. Il modello approvato oggi può essere utilizzato per le dichiarazioni d’intento relative alle operazioni di acquisto da effettuare a partire dal 1° marzo 2017.