Source: http://www.responsabilecivile.it/incredibile-ma-vero-una-ctu-condivisa-dalle-parti-non-vale-come-prova/
Timestamp: 2018-04-27 02:28:26+00:00
Document Index: 2461822

Matched Legal Cases: ['art. 696', 'art. 696', 'art. 696', 'art. 696', 'art. 696', 'art. 201']

Incredibile ma vero: una CTU condivisa dalle parti non vale come prova - Responsabile Civile
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In un procedimento in cui le conclusioni del CTU erano condivise dalle parti contrapposte, il Giudice ha disposto una nuova CTU con un diverso consulente!
Vi sono, per contro, dei provvedimenti di cui non si sentiva assolutamente la mancanza in quanto i medesimi si muovono nella direzione di una non richiesta, e non necessaria, complessificazione di un sistema (qual è l’ordinamento giuridico sostanziale e/o processuale italiano) che, già di suo, non brilla per chiarezza e semplicità. In tale ultima categoria è annoverabile, a tutti gli effetti, una recente ordinanza del Tribunale di V. resa sulle istanze istruttorie formulate dalle parti in una causa di merito relativa a malpractice medico-legale.
In altri termini, per dirla in gergo forense, trattavasi di una tipica situazione “pacifica e incontestata” così in punto an come in punto quantum. E invece no. Incredibile ma vero, il Giudice, con l’ordinanza che qui si commenta del 25.05.2017, riteneva opportuno disporre una nuova CTU medico-legale con un diverso consulente, allo scopo di approfondire ex novo il caso sia sotto il profilo della responsabilità che sotto quello del dimensionamento del danno biologico.
Ci preme criticare, invece, l’ordinanza sotto il profilo squisitamente giuridico per dimostrare come la stessa, soprattutto sotto questo aspetto, non regga a un serrato esame. In primis, il Giudice sostiene che la consulenza preventiva prevista dall’art. 696 bis c.p.c. non sarebbe atta a “a costituire la prova, prima del processo ed in vista del processo” come invece è a tutti gli effetti l’accertamento tecnico preventivo “tradizionale” di cui all’696 c.p.c.
Il ragionamento del giudicante ruota intorno al concetto, tipico del rimedio di cui alla norma testé richiamata, di periculum in mora (e cioè il rischio che il ritardo nell’assunzione della prova pregiudichi la possibilità di costituire la medesima nel corso del processo). Questo requisito è inderogabile, in quanto normativamente previsto, nel caso dell’art. 696 c.p.c., mentre da esso si può tranquillamente prescindere in base al dettato dell’art. 696 bis cpc. Ciò starebbe a significare una sola cosa, a dire del Giudice: poiché l’art. 696 bis c.p.c. consente l’accertamento tecnico preventivo anche in assenza di ragioni cautelari, di conseguenza l’accertamento disciplinato dal prefato articolo del codice di procedura non può valere come mezzo di prova.
Un ultimo rilievo: l’ordinanza rinviene un ulteriore motivo per negare una seria valenza “probatoria” alla CTU resa in sede di procedimento ex art. 696 bis c.p.c. nel fatto che l’ultimo comma del 696 bis rinvia espressamente agli artt. da 191 a 197 c.p.c. e non, invece, all’art. 201 disciplinante la figura del consulente tecnico di parte. Ciò starebbe a significare, secondo il Giudice, che mancherebbe, nel procedimento di accertamento di ATP finalizzato alla conciliazione, la previsione di quello “strumento” (costituito, per l’appunto, dalla possibilità di nominare un consulente di parte) in grado di salvaguardare il principio del contradditorio anche in ambito di operazioni peritali.
CTU definitiva TT del 696bis
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non vale come prova
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