Source: https://blog.studiolegalemora.it/mora-associati-vince-su-diritti-ispettivi-nelle-s.r.l
Timestamp: 2020-07-15 23:11:16+00:00
Document Index: 137335925

Matched Legal Cases: ['art. 2471', 'art. 2352', 'art. 2352', 'art. 2352', 'art. 2352', 'art. 2476']

Il Tribunale Felsineo, innanzitutto, ha precisato che l’art. 2471 bis c.c., dettato in tema di società a responsabilità limitata rimanda interamente alla disciplina che l’art. 2352 c.c. stabilisce riguardo le società per azioni: in particolare, l’ultimo comma dell’art. 2352 c.c. prevede che “Salvo che dal titolo o dal provvedimento del giudice risulti diversamente, i diritti amministrativi diversi da quelli previsti nel presente articolo spettano, nel caso … di usufrutto, sia al socio e sia all'usufruttuario…”. Il suddetto complessivo rimando generico – che, salvo deroga specifica, pattizia o giudiziale – rende quindi l’art. 2352 c.c. tout court applicabile anche all’ambito delle S.r.l.
Ciò premesso, il Tribunale di Bologna ha ben chiarito che l’ultimo comma dell’art. 2352 c.c. dispone dunque nel senso che, in linea generale, i “diritti amministrativi” diversi da quelli regolati nei precedenti commi (che si occupano del voto, dell’opzione, dei versamenti di capitale, ecc.) – e nella categoria degli “altri diritti amministrativi” rientra senza dubbio anche il diritto di ispezione e di controllo, sancito per le S.r.l. dall’art. 2476 secondo comma c.c. (v., tra le altre, Cass.2038/2018, Cass. 15721/2005) – spettano cumulativamente sia all’usufruttuario della partecipazione sociale e sia al suo nudo proprietario, continuando ad identificarsi in quest’ultimo la figura del “socio”; e tuttavia, questa facoltà di esercitare certe iniziative tipiche secondo una “legittimazione plurima” non è tassativa, ma risulta pur sempre suscettibile di deroga pattizia, autorizzando anche a conferire tali poteri in modo alternativo: sicché, ben possono le parti scegliere di attribuirli soltanto ad una delle due categorie in esame, decidendo quindi – di volta in volta – se “favorire” così il titolare del diritto di usufrutto sulla quota, oppure piuttosto il socio che ne resta mero “nudo proprietario”. La logica sottesa all’illustrata disciplina standard sarebbe dunque da ravvisare nella volontà del legislatore di mantenere una posizione equilibrata, che non sottragga al socio (nudo proprietario) – in quanto portatore di interessi discendenti comunque dalla compartecipazione in società, seppur di contenuto non patrimoniale, od anzi di natura squisitamente personale – la legittimazione ad avvalersi dell’intera gamma dei “diritti amministrativi”, così da non precludergli un ruolo di controllo e di incidenza sulla vita endosocietaria (per l’analogo regime in un’ipotesi di pegno su quote, v. Trib. Napoli Sez. Imprese 2/4/2019, su “Soc.”, 2019, p.1129); ma tutto ciò sempre fatta salva la diversa ed esplicita pattuizione, in mancanza della quale essi restano però “condivisi” in capo anche all’usufruttuario.