Source: https://www.studioduchemino.com/2015/01/
Timestamp: 2018-06-18 13:22:35+00:00
Document Index: 170055094

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 16', 'art. 17', 'sentenza ', 'art. 4', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 6', 'art. 11', 'art. 16', 'art. 20']

Studio Avvocato Duchemino Torino | Archivi Mensili: gennaio 2015
Stretta sulle difese d’ufficio
Pubblicato su 30 Gen 2015 di Studio Duchemino
Ieri, di corsa, il Consiglio dei Ministri ha approvato la nuova disciplina della “difesa d’ufficio“.
Qui le principali novità:
lista nazionale dei difensori d’ufficio;
requisiti ammissione (esperienza quinquennale nella difesa penale o corso biennale di formazione con esame finale o titolo di specialista);
iscritti automaticamente gli attuali difensori d’ufficio, salvo verifica dopo un anno dall’entrata in vigore del provvedimento;
norme su iscrizione e cancellazione
Articolo redatto a Torino da Studio Duchemino il 30 gennaio 2015
Pubblicato in Notizie	| Tag: difensore d'ufficio, difese d'ufficio	| Lascia un commento |
Mediazione: niente più spese di avvio
Come una bomba sugli organismi di mediazione è arrivata una decisione del T.A.R. del Lazio, la sentenza T.A.R. Lazio, n. 1351 del 23 gennaio 2015. Perchè è un arresto importante? Vediamo nel dettaglio.
Anzitutto si premette che il D.L. n. 69 del 2013 è stato un tentativo di risposta nei confronti della nota sentenza della Consulta, con cui era stato colpito l’istituto della mediazione civile. La Corte Cost., 6 dicembre 2012, n. 272 è la celebre sentenza con cui la Consulta si era pronunciata sulla legittimità/illegittimità dell’istituto della mediazione civile, specialmente quella obbligatoria in determinate materie, per evitare l’improcedibilità del susseguente giudizio. Ora, naturalmente il Legislatore aveva ribadito nuovamente l’istituto, con le varie caratteristiche. Il tutto con il cosiddetto Decreto del Fare, quello citato sopra.
La sentenza del T.A.R. arriva, ora, in un momento di difficoltà dell’istituto e va ad annullare alcune parti del decreto interministeriale n. 180/2010 in materia di mediazione. In sostanza, non è più consentito agli organismi di chiedere il pagamento di una somma di denaro a titolo di spese di avvio – né a titolo di indennità – in sede di primo incontro. Ricordiamo la prassi: attualmente si chiede una somma che si aggira intorno agli € 40,00 + i.v.a. al 22 %. Questo accade per ottenere l’avvio del procedimento di mediazione, a cui segue il cosiddetto “primo incontro” orientativo. Solitamente si procede allegando la distinta di bonifico alla domanda. La sentenza citata elimina questo primo importo, come risulta peraltro anche dal comunicato ufficiale del Ministero, che si può rinvenire a questo link sul sito: https://mediazione.giustizia.it/
Il ragionamento che è stato svolto dal T.A.R. Lazio è semplice. Se non è dovuto il compenso all’organismo di mediazione “nel caso di mancato accordo all’esito del primo incontro” (art. 16, commi 2 e 9, Dm 180/2010, in riferimento all’art. 17, comma 5-ter, Dlgs 28/2010), come sarà possibile chiedere l’importo iniziale come condizione per l’avvio del procedimento, visto che tutti gli organismi lo pongono come prerequisito per procedere?
Sono naturalmente già sorti vari dibattiti sulla sostenibilità dell’attività di mediazione per gli organismi. Ma c’è da chiedersi, in realtà, se questi € 40,00 di solito richiesti servono realmente a coprire costi concreti dell’organizzazione, visto che molti organismi accettano la domanda via mail e si limitano a convocare via PEC la controparte o a disporre che lo faccia il procedente, senza alcuna attività ulteriore. Il problema, invece, più importante, a parte il discorso dell’illegittimità parziale delle norme sulla formazione dei membri dell’organismo, di cui si è occupato il T.A.R. contestualmente alla questione delle spese, è quello della possibilità di richiedere in restituzione le somme versate. Attualmente la pronuncia del T.A.R. del 23 gennaio 2015 è sottoposta a gravame avanti il Consiglio di Stato ad opera del Ministero di Giustizia, proprio per avere una parola fine sulla vicenda.
Ricordiamo, comunque, a titolo informativo che l’A.N.A.I., l’Associazione Nazionale Avvocati Italiani, suggerisce già sul sito di chiedere la restituzione degli importi non dovuti per l’avvio delle procedure di mediazione.
Ribadiamo, però, che la sentenza del T.A.R. citata non scardina il sistema, ma in linea di principio riconosce la compatibilità con l’ordinamento della mediazione così come attualmente concepita. Il ricorso era stato presentato dall’Unione Nazionale delle Camere Civili di Parma.
Sotto il profilo dell’illegittimità legata alla formazione dei membri degli organismi, il T.A.R. boccia le norme nella misura in cui sono concepite per estendersi anche agli avvocati, che invece proprio in virtù delle disposizioni in vigore, sarebbero (o dovrebbero essere considerati) “mediatori di diritto”.
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Regime dei minimi 2015: la guerra infinita
Pubblicato su 29 Gen 2015 di Studio Duchemino
Accade fin troppo spesso che il Governo o il Parlamento diano il via a riforme dimezzate, oppure da correggere.
In corsa, poi, vengono corrette, ma creando spesso situazioni di difficoltà nei cittadini. E’ il caso del regime dei minimi, di cui ci siamo già occupati in precedenza in un articolo che riguardava il cosiddetto “nuovo regime per il 2015”. L’articolo si può consultare qui: https://www.studioduchemino.com//il-nuovo-regime-dei-minimi-2015-673 . Era già previsto un correttivo, in effetti, ora si vedrà l’applicazione pratica. Qui ci siamo occupati del correttivo in corsa: https://www.studioduchemino.com//regime-dei-minimi-2015-in-arrivo-probabile-correttivo-704
In questi giorni i quotidiani stanno seguendo la vicenda con apprensione, perchè sono coinvolte diverse decine di migliaia di partite i.v.a.. Rossella Orlandi, direttore dell’Agenzia delle Entrate, sostiene che altre 700.000 attività, grazie al correttivo, potranno rientrare nel regime agevolato. In sostanza, la norma introduce un regime del 15 % per redditi fino a 15.000,00 euro, al posto del vecchio regime dei minimi che riguardava un periodo di cinque anni al 5 %, con il limite di età.
Intanto, il Governo deve attuare la delega fiscale e lo farà il 20 febbraio 2015. In quella sede, varando il provvedimento, dovrà occuparsi nuovamente del problema, perchè è nell’aria appunto il fatto che questo regime va riscritto. L’aliquota del 15 % è altissima per un’attività che inizia (anche se sono previsti abbattimenti ulteriori per chi inizia un’attività), anche se sostituisce l’i.v.a. ed è un regime forfettario. Ma stiamo parlando di redditi molto bassi, sotto i 15.000 euro. E’ nell’aria anche la diversa possibilità che nei lavori parlamentari di questi giorni sia inserita una modifica bipartisan, condivisa da diverse forze politiche, con la quale si farebbe rivivere in sostanza il vecchio regime dei minimi.
Nel comunicato dell’Agenzia delle Entrate del 31 dicembre 2014 (http://www.agenziaentrate.gov.it/wps/file/nsilib/nsi/documentazione/archivio/normativa+prassi+archivio+documentazione/archivio+comunicati+stampa/cs+2014/cs+dicembre+2014/cs+31122014+regime+dei+minimi/160_Com.+st.+Adesione+Nuovi+minimi+31.12.14.pdf) si afferma che chiunque voglia aprire una piccola impresa o attività professionale nel 2015, già al momento di richiedere la partita i.v.a. può optare per il regime forfettario. Molte attività sono partite sulla base del regime elaborato (15 %), salvo che ora si pone il problema, appunto, nell’eventualità di un correttivo, di regolamentare questi soggetti. Sono forse penalizzati dal fatto che avevano già iniziato la propria attività? Il regime poteva essere favorevole sotto il profilo dell’esonero della ritenuta, dell’i.v.a., delle addizionali, degli obblighi di tenuta di scritture contabili e per chi lo usava per avviare nuove attività, per via dei tre anni concessi con abbattimento ulteriore dell’imposizione, in particolare la riduzione di un terzo del reddito imponibile su cui calcolare l’aliquota del 15 %.
Allo stato attuale i commercialisti stanno chiedendo espressamente un ritorno al vecchio regime, con aliquota al 5 % e tetto ad € 30.000,00. Uno degli aspetti problematici del nuovo regime sarebbe che i tetti di reddito variano da attività ad attività. L’emendamento proposto nel Milleproroghe estenderebbe l’aliquota al 5 % a tutto il 2015. Comunque, per sfruttare questo regime al 5 % è possibile chiedere l’apertura della partita i.v.a. entro la fine di gennaio, a condizione che l’attività risulti comunque iniziata prima del 31 dicembre 2014.
Articolo redatto a Torino da Studio Duchemino il 29 gennaio 2015
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Interessi nelle transazioni commerciali
Pubblicato su 21 Gen 2015 di Studio Duchemino
Con comunicato del 16 gennaio 2015, il Ministero dell’economia e delle finanze trasmette il saggio degli interessi da applicare a favore del creditore nei casi di ritardo nei pagamenti nelle transazioni commerciali.
Si riporta il testo del comunicato:
Ai sensi dell’articolo 5 del decreto legislativo n. 231/2002, come modificato dalla lett. e) del comma 1 dell’articolo 1 del decreto legislativo n. 192/2012, si comunica che per il periodo 1°gennaio – 30 giugno 2015 il tasso di riferimento è pari allo 0,05 per cento.
Articolo redatto a Torino da Studio Duchemino il 21 gennaio 2015
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Il nuovo regolamento sulla formazione degli avvocati: vince la linea conservatrice
Pubblicato su 16 Gen 2015 di Studio Duchemino
Torniamo su un tema già affrontato, in particolare in questo articolo a cui si rimanda: https://www.studioduchemino.com//tag/regolamento-62014
Quando è stato scritto, si attendeva la decisione del T.A.R. sulla legittimità del nuovo regolamento forense circa la formazione professionale degli avvocati, regolamento appunto contenente elementi di conservatorismo e per questi motivi impugnato davanti alla giustizia amministrativa dall’Ordine degli Avvocati di Roma.
Purtroppo la terza sezione del T.A.R. Lazio non ha accolto le istanze degli avvocati, ritenendo di non doverne sospendere l’applicazione e non ravvisando elementi di disequilibrio in quella normativa, cioè nel regolamento 6/2014.
Il regolamento è stato ritenuto conforme ai principi della legge 147/2012. Ciò significa che rimangono in vigore, come dal primo gennaio 2015 vanno applicate, le norme limitative, specificamente quelle che impediscono di assumere crediti formativi dalla formazione in e-learning e quindi on-line per più di una certa percentuale, esonerando al contempo una vasta categoria di avvocati “anziani” dall’obbligo di formazione.
Purtroppo, si conferma una linea conservatrice, che osteggia il cambiamento e l’adattamento alle nuove problematiche sociali ed economiche.
Articolo redatto a Torino da Studio Duchemino, il 16 gennaio 2015
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Chi perde la causa, paga salato: la soccombenza “qualificata”
Non può sfuggire che negli ultimi mesi si sia introdotto un binomio non necessariamente fondato: lo smaltimento dei processi civili e la riduzione delle pendenze deve passare attraverso una politica che scoraggia la giustizia civile. In questo senso si sono orientati vari provvedimenti: la sanzione nel caso di infondatezza dell’istanza di sospensione delle sentenze di primo grado, le varie riforme sulla soccombenza, l’aumento indiscriminato dei contributi unificati, la estensione generalizzata del coefficiente di reddito familiare, per valutare esenzioni di vario tipo. Non sono mancate, anche, altre norme, di diverso segno, che riducono l’operato dei magistrati.
Sul tema della soccombenza, appare dirimente una novità che, se applicata a stretto rigore, comporta per forza una riduzione delle cause: la soccombenza qualificata. Vediamone le fonti normative.
Il DM 10/03/2014, n. 55 Ministero della giustizia, all’art. 4 – comma 8, prevede infatti che:
Si parla anzitutto del “soccombente” costituito, non quello contumace.
In ogni caso, il compenso può essere aumentato fino ad un terzo. Ciò significa che viene introdotto solo un criterio di tipo quantitativo, legato specificamente al problema della “manifesta fondatezza” della difesa della parte vittoriosa. C’è da chiedersi, quindi, di che cosa si tratta. Il punto di riferimento nella materia è il parere del Consiglio di Stato del 18 gennaio 2013. Si parla, quindi, di una difesa manifestamente fondata quando non sono necessarie prove costituende per far emergere la fondatezza della posizione processuale, ovvero quando non è necessaria una istruttoria rilevante. C’è da chiedersi, quindi, come fare ad applicare tale criterio in quelle situazioni processuali, quali quella derivante dall’applicazione del rito sommario di cognizione (che prevede sempre un’istruttoria documentale o sommaria), nelle quali la verità emerge in modo lampante per il tipo di processo utilizzato e non per la difesa tecnica adottata. In poche parole, il problema rimane che al giudice si consente un aumento fino ad un terzo delle spese, che secondo i cosiddetti “parametri” sono già molto alte, sull’unica base di una valutazione discrezionale circa l’abilità difensiva dell’avvocato. In realtà, appunto, si dovrebbe potere distinguere tra caso e caso, adottando un criterio che si adatti meglio alla semplicità o difficoltà della vertenza. In ogni caso, il parere del Consiglio di Stato è notoriamente stato citato all’interno della pronuncia del Tribunale di Verona, del 23 maggio 2014 e a questi criteri bisognerà fare riferimento.
Articolo redatto a Torino il 16 gennaio 2015 da Studio Duchemino, studio legale, torino.
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Regime dei minimi 2015: in arrivo probabile correttivo
Pubblicato su 15 Gen 2015 di Studio Duchemino
Su molti quotidiani è stata pubblicata la notizia di un probabile correttivo del regime dei minimi.
Considerate le criticità della riforma, si pensa ad una soluzione volta ad estendere il regime, maggiormente rispetto a quanto appare dalla legge oggi.
1. La prima possibilità è la reintroduzione delle vecchie regole, con forfait al 5 % sotto i 30.000,00 euro.
2. La seconda possibilità sarebbe rivedere le varie soglie.
In questo secondo caso, si tratterebbe, in sostanza, di alzare le soglie troppo basse (quelle, per esempio, fissate agli € 15.000,00.
Articolo redatto a Torino da Studio Duchemino il 15 gennaio 2015
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Vitalizi dei consiglieri regionali del Piemonte
Con LR Piemonte 15/12/2014, n. 21 sono stati approvati i provvedimenti di riduzione dei vitalizi ai consiglieri regionali, vista anche la situazione difficile del bilancio. All’art. 2 si prevede:
Art. 2 Rideterminazione del trattamento economico.
1. A decorrere dal 1° gennaio 2015, tutti i trattamenti mensili lordi di assegno vitalizio corrisposti ai consiglieri regionali sono ridotti secondo le seguenti percentuali progressive:
a) del 6 per cento per l’importo fino ai 1.500,00 euro;
b) dell’ulteriore 9 per cento per la parte compresa tra i 1.501,00 euro fino a 3.500,00 euro;
c) dell’ulteriore 12 per cento per la parte compresa tra i 3.501, 00 euro e i 6.000,00 euro;
d) dell’ulteriore 15 per cento per la parte superiore ai 6.000,00 euro.
2. A coloro che sono titolari di altro assegno vitalizio erogato dal Parlamento italiano o dal Parlamento europeo, si applica un’ulteriore decurtazione del 40 per cento sull’ammontare mensile lordo come risultante dalle riduzioni di cui al comma 1.
3. I commi 1 e 2 si applicano anche ai trattamenti mensili lordi delle quote di assegno vitalizio corrisposte agli aventi diritto.
4. Al comma 2 dell’articolo 5 della legge regionale 28 dicembre 2011, n. 25 (Modifica alla legge regionale 13 ottobre 1972, n. 10 “Determinazione delle indennità spettanti ai membri del Consiglio e della Giunta regionali”, alla legge regionale 3 settembre 2001, n. 24“Disposizioni in materia di trattamento indennitario dei Consiglieri regionali” e alla legge regionale 31 dicembre 2010, n. 27 “Rideterminazione dell’indennità dei Consiglieri regionali”)” le parole “a decorrere dal 1° gennaio 2016” sono sostituite dalle seguenti “a decorrere dal 1° gennaio 2020”.
5. Le riduzioni di cui ai commi 1 e 2 non trovano applicazione per i consiglieri regionali ai quali è corrisposto l’assegno vitalizio mensile e che hanno un reddito di lavoro complessivo annuo inferiore o pari a 18.000,00 euro, come risultante dalla dichiarazione dei redditi o dal CUD dell’anno precedente.
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Il nuovo bollo: le caratteristiche
Con Agenzia delle Entrate PROV 12/01/2015 è stato approvato lo schema tecnico del nuovo bollo, cioè l’adesivo sostitutivo delle marche da bollo.
Il provvedimento è pubblicato nel sito internet dell’Agenzia delle entrate il 12 gennaio 2015, ai sensi del comma 361 dell’art. 1, L. 24 dicembre 2007, n. 244.
L’art. 1 prevede e dispone:
1. Nuove caratteristiche del contrassegno
1.1 Il contrassegno sostitutivo per la riscossione dell’imposta di bollo, ai sensi dell’art. 3, comma 1, lett. a), del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 642, deve essere stampato su un supporto autoadesivo (etichetta) prodotto dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, aventi le seguenti caratteristiche:
Dimensioni: 55 x 40 mm.
Colori: Blu, per parte del logo dell’Agenzia delle entrate e intestazione del Ministero dell’Economia e delle Finanze; arancio, per parte del logo dell’Agenzia delle Entrate, per cornice recante una microstampa positiva/negativa, con la dicitura “Ministero dell’Economia e delle Finanze Agenzia entrate” e fascia laterale sinistra in prossimità della banda olografica; celeste, per fondino numismatico in chiaro/scuro; nero, per codice a barre.
Striscia olografica: apposta al lato sinistro dell’etichetta e di 5 mm di larghezza, riproduce una serie di stemmi della Repubblica italiana.
1.2 Le etichette attualmente in uso, approvate con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 5 maggio 2005, che continua ad applicarsi per quanto non modificato dal presente Provvedimento, continueranno ad essere utilizzate per l’emissione dei contrassegni sino all’esaurimento delle scorte in dotazione ai rivenditori di generi di monopolio.
A norma dell’ultimo comma, quindi, si andrà “ad esaurimento delle scorte” di quelli esistenti. In sostanza, i tabaccai e rivenditori potranno rivendere fino all’esaurimento del magazzino le marche auto-adesive.
Motivo della riforma delle caratteristiche tecniche, come spiegato nella motivazione, sta nell’introduzione di “ulteriori elementi di sicurezza sviluppati dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato spa d’intesa con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, Dipartimento del Tesoro”.
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Con DLT 17/12/2014, n. 198, pubblicato nella Gazz. Uff. 13 gennaio 2015, n. 9, prende il via la attesa “riforma del Catasto”, con annessi e connessi.
Si premette che l’O.M.I., cioè l’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate, ha evidenziato nei mesi scorsi, tramite apposite ricerche, la circostanza di un consistente scollamento tra il valore catastale degli immobili e quello di mercato. La riforma del catasto, quindi, è finalizzata anzitutto ad ottenere come obiettivo l’adeguamento dei due parametri numerici, con evidenti conseguenze, spesso molto onerose, sull’applicazione delle imposte relative agli immobili. Dagli studi emerge che a Torino vige la situazione più rosea e tranquilla, considerato che lo scollamento è di appena 16 %, rispetto, invece, ad altre città dove si registrano scollamenti di enorme consistenza, che comporterebbero una duplicazione/triplicazione delle imposte I.M.U. e Tasi.
L’art. 1 del decreto prevede, in sostanza, il modo di organizzazione delle “commissioni censuarie”, quelle che dovranno riadattare i valori catastali:
Art. 1. Commissioni censuarie locali e commissione censuaria centrale
1. Le commissioni censuarie sono ordinate in commissioni censuarie locali, aventi sede nelle città individuate nell’allegata tabella, e in commissione censuaria centrale, avente sede in Roma.
In questo contesto, l’art. 6 dispone a proposito della commissione censuaria centrale e circa la sua composizione, mentre altre norme si occupano delle modalità di elezione dei membri:
Art. 6. Commissione censuaria centrale
1. La commissione censuaria centrale è composta dal presidente e da venticinque componenti effettivi e ventuno supplenti.
Al di là delle comprensibili esclusioni di parenti nelle commissioni, spiccano i soggetti incompatibili, individuati precisamente dall’art. 11 (Incompatibilità):
1. Non possono essere componenti delle commissioni censuarie, finché permangono in attività di servizio o nell’esercizio delle rispettive funzioni o attività professionali:
a) i membri del Parlamento nazionale e del Parlamento europeo;
b) i consiglieri regionali, provinciali, comunali e circoscrizionali e i componenti del Governo e delle giunte regionali e comunali;
c) coloro che ricoprono incarichi direttivi o esecutivi nei partiti o movimenti politici;
d) i prefetti;
e) gli appartenenti al Corpo della Guardia di finanza;
f) gli appartenenti alle Forze armate ed i funzionari civili dei Corpi di polizia;
g) coloro che esercitano abitualmente l’assistenza o la rappresentanza di contribuenti nei rapporti con l’Amministrazione finanziaria o con i Comuni nell’ambito di controversie di natura tributaria o tecnico estimativa.
Le Commissioni, per revisionare i valori catastali, potranno accedere, a norma dell’art. 16, ai dati provenienti dai Comuni e dall’Agenzia delle Entrate.
L’art. 20 prevede, poi, che i rimborsi spese dei consiglieri saranno affrontati dall’Agenzia delle Entrate.
Base della riforma sarebbe, comunque, il calcolo secondo metratura, invece che per vani.
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