Source: https://www.brocardi.it/codice-di-procedura-civile/libro-quarto/titolo-ii/capo-ii/art712.html
Timestamp: 2020-04-05 07:48:58+00:00
Document Index: 155683634

Matched Legal Cases: ['art. 712', 'art. 40', 'art. 712', 'sentenza ', 'art. 712', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 423', 'sentenza ', 'art. 421', 'sentenza ', 'sentenza ']

Art. 712 codice di procedura civile - Forma della domanda - Brocardi.it
Tu sei qui: Fonti > Codice di procedura civile > LIBRO QUARTO - Dei procedimenti speciali > Titolo II - Dei procedimenti in materia di famiglia > Capo II - Dell'interdizione, dell'inabilitazione e dell'amministrazione di sostegno > Articolo 712
Articolo 712 Codice di procedura civile
Dispositivo dell'art. 712 Codice di procedura civile
La domanda per interdizione o inabilitazione si propone con ricorso diretto al tribunale del luogo dove la persona nei confronti della quale è proposta ha residenza o domicilio(1).
Nel ricorso debbono essere esposti i fatti (2) sui quali la domanda è fondata e debbono essere indicati il nome e cognome e la residenza del coniuge o del convivente di fatto(4), dei parenti entro il quarto grado, degli affini entro il secondo grado e, se vi sono, del tutore o curatore dell'interdicendo o dell'inabilitando(3).
(1) La richiesta di interdizione o di inabilitazione si propone con ricorso al Tribunale del luogo in la persona da interdire o inabilitare ha la residenza o il domicilio. Si precisa che nel caso in cui l'interdicendo o l'inabilitando sia un minore emancipato o un minore nell'ultimo anno di minore età, la competenza spetti al tribunale per i minorenni anche se durante il giudizio viene raggiunta la maggiore età come disposto dall'art. 40 delle disp. att. c.c.. Ancora, se si tratta di una persona stabilmente ricoverata, la competenza spetta al Tribunale del luogo in cui la persona realmente vive.
(2) Per fatti la norma intende tutti quegli elementi che assurgono a indici della patologia psico-fisica del soggetto per il quale si chiede la interdizione o inabilitazione. Inoltre, la norma richiede espressamente l'indicazione nel ricorso introduttivo del coniuge, dei parenti entro il quarto grado, degli affini entro il secondo e, se sono stati nominati, del tutore e del curatore dell'interdicendo o inabilitando. Infine, nel ricorso potranno essere indicati i testimoni ed allegati documenti a sostegno della domanda.
(3) Le persone legittimate a proporre il ricorso sono il coniuge, i parenti entro il quarto grado, gli affini entro il secondo, il tutore e il curatore dell'interdicendo o inabilitando se sono stati nominati ed il pubblico ministero. La numerosità dei soggetti legittimati a proporre ricorso discende dall'oggetto del giudizio in esame che consiste nel conferimento di uno status. Diversamente, è escluso che la persona da interdire o inabilitare possa presentare il ricorso. Infine, si precisa che tutti i soggetti legittimati a presentare il ricorso sono gli unici a poter spiegare intervento nel procedimento di interdizione o inabilitazione.
(4) Le parole "o del convivente di fatto" sono state aggiunte dalla L. 20 maggio 2016 n. 76.
La norma in esame apre la serie di disposizioni dedicate agli istituti dell'interdizione, dell'inabilitazione e dell'amministrazione di sostegno, rivolti alla tutela delle persone che non sono in grado di provvedere da sole ai propri interessi o per infermità mentale o per altri motivi.
Massime relative all'art. 712 Codice di procedura civile
Cass. civ. n. 9389/2013
(Cassazione civile, Sez. VI-1, ordinanza n. 9389 del 17 aprile 2013)
Nel giudizio di interdizione parenti ed affini dell'interdicendo non hanno qualità e veste di parti in senso proprio, avendo essi un compito «consultivo» e cioè di fonti di utili informazioni al giudice. Ditalché, escluso che detti parenti ed affini siano qualificabili come parti necessarie del procedimento, ne discende che, non intervenuti né chiamati in primo grado e facoltizzati ad impugnare la prima sentenza sol deducendo fatti ed informazioni indebitamente pretermesse per effetto della loro esclusione, certamente non sono ammessi a dedurre in sede di legittimità - e per la prima volta - pretesi vizi correlati alla ridetta esclusione.
Cass. civ. n. 1023/1982
Nel giudizio di interdizione o di inabilitazione i parenti e gli affini, che a norma dell'art. 712 c.p.c. devono essere indicati nel ricorso introduttivo, non hanno veste di parti in senso tecnico-giuridico, bensì svolgono funzioni consultive, essendo fonti di informazioni per il giudice. Conseguentemente la mancata notifica del ricorso ad alcuni dei predetti, a seguito dell'omessa indicazione degli stessi nel ricorso, mentre non determina alcuna nullità del procedimento, qualora a tale omissione si sia ovviato nel corso dell'istruttoria, può costituire motivo di impugnazione soltanto quando la persistente omissione concerna un congiunto verosimilmente in grado di fornire al giudice informazioni tali da far decidere il giudizio diversamente. Al fine dell'osservanza delle norme che prevedono in un determinato procedimento l'intervento obbligatorio del P.M. è sufficiente che quest'ultimo venga informato del procedimento medesimo e così posto in grado di svolgere l'attività che ritenga più opportuna, restando irrilevante che, in concreto, non partecipi alle udienze ovvero non prenda conclusioni. Il principio della ripartizione dell'onere delle spese giudiziali secondo i criteri di cui agli artt. 90 e seguenti c.p.c. si applica anche nella disciplina dei procedimenti in materia di famiglia e di stato delle persone (nella specie, procedimento di inabilitazione).
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 1023 del 18 febbraio 1982)
Cass. civ. n. 3664/1971
Nel procedimento per la dichiarazione di interdizione per infermità di mente — avente natura di procedimento di giurisdizione volontaria, anche se in ordine ad esso trovano applicazione talune forme del processo contenzioso — non sono ammissibili né la rinuncia all'azione né la rinuncia agli atti del giudizio né la rinuncia all'istanza.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 3664 del 16 dicembre 1971)
Cass. civ. n. 666/1963
L'omesso adempimento delle formalità di pubblicità previste dall'art. 423 c.c. per la sentenza che pronunci l'interdizione non è di ostacolo alla produzione degli effetti giuridici derivanti dalla interdizione stessa (tra i quali l'incapacità processuale) effetti che decorrono, a norma dell'art. 421 dello stesso codice, dal giorno di pubblicazione della sentenza predetta.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 666 del 16 marzo 1963)