Source: http://www.scribd.com/doc/115439827/Referendum-OGM
Timestamp: 2014-09-21 22:20:34+00:00
Document Index: 176990903

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 23', 'art. 32', 'art. 75', 'art.32', 'art. 9', 'art. 71']

P. 1Referendum OGMReferendum OGMRatings: (0)|Views: 9
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Risulta sempre più evidente che sollecitazioni, di Stati e società multinazionali,favorevoli alla produzione di OGM, estranee agli interessi dei cittadini comunitari,sono in grado, molto spesso, di condizionare con efficacia e tempestività le sceltedella Comunità Europea ad ogni livello, in particolare per quel che riguarda la produzione agricola, convenzionale e biologica, che la stragrande maggioranza deimedesimi cittadini vuole mantenere integra, ossia non inquinata da OrganismiGeneticamente Modificati (OGM), pericolosi per la salute umana, animale e per l’ambiente.Un evento del genere deriva dal fatto che questi Stati, che a torto o a ragionehanno introdotto sul proprio territorio la coltivazione degli OGM, non sono più ingrado di produrre vegetali privi di OGM, stante l’inquinamento irreversibile che glistessi organismi, una volta introdotti nell’ambiente, provocano di tutte le areeagricole.Di questo inquinamento irreversibile ci dà notizia la Direttiva 2001/18/CE, delParlamento Europeo e del Consiglio, del 12 marzo 2001, sull’
emissione deliberatanell’ambiente degli OGM
, che al 4°
così dichiara:
“ gli organismiviventi immessi nell’ambiente in grandi o piccole quantità per scopi sperimentali ocome prodotti commerciali possono riprodursi e diffondersi oltre le frontierenazionali, interessando così altri Stati membri; gli effetti di tali emissioni possonoessere irreversibili”
.In concreto, ciò significa che gli Stati, produttori degli OGM, debbonoinquinare con gli OGM stessi tutto il mondo per non restare fuori dai mercati e daiPaesi che rifiutano gli OGM.Ma ciò significa anche che, inquinato irreversibilmente l’ambiente con gliOGM, il produttore agricolo sarebbe per sempre privato del diritto millenario di
coltivare vegetali convenzionali (privi, cioè, di OGM) e, dunque, della libertà di produrli.Tanto premesso, in presenza di comportamenti incerti, e a volte contraddittori,del legislatore comunitario e nazionale, nel disciplinare la materia, e del pericolo chescelte improvvide possano distruggere definitivamente ed irreversibilmentel’ambiente e la qualità della nostra produzione agricola, convenzionale e biologica, disicura eccellenza a livello mondiale, appare questo il momento per chiamare adecidere, in merito, l’intera collettività nazionale, alla quale appartiene la sovranità dicui all’art. 1 della Costituzione e il diritto-dovere di scegliere, in prima persona, cosacoltivare e cosa mangiare per gli anni futuri, tanto più che è la stessa Direttivacomunitaria 2001/18/CE, sopra indicata, a prevedere la consultazione del pubblico prima di introdurre gli OGM in agricoltura e nell’ambiente (10°
e artt. 9e 32 della Direttiva 2001/18/CE).Anche il protocollo di Cartagena, entrato nel nostro ordinamento con la legge15 gennaio 2004, n. 27, impone una rigida valutazione dei rischi connessiall’utilizzazione, alla manipolazione ed ai movimenti transfrontalieri degli OGM.L’art. 23, comma 2, di tale legge (n. 27/04) più specificamente prevede che:“
Le Parti, conformemente alle loro rispettive leggi e regolamenti, consultano il pubblico nel momento dell’adozione di decisioni relative agli organismi viventimodificati che permettono …
”.Tale protocollo, inoltre, risulta “
” dall’art. 32 della stessaDirettiva 2001/18/CE.Pertanto é “
” obbligatorio il previo interpello dei cittadini. Né varrebbe eccepire la tassatività delle ipotesi referendarie di cui all’art. 75della Costituzione, giacché questa disposizione disciplina il referendum abrogativo,non quello consultivo, come è il caso qui considerato.Ove si prospettassero vincoli comunitari ineludibili che permettono la produzione degli OGM, è opportuno far rilevare che è proprio la normativacomunitaria citata a pretendere l’interpello generalizzato del pubblico prima diintrodurre gli OGM nell’ambiente e che, comunque, l’eventuale obbligo comunitario,
nella materia, prevale sul limite costituzionale interno solo quando non tocca principie diritti fondamentali previsti dalla nostra Costituzione (come il diritto alla salute,
art.32 Cost ., e il diritto all’integrità dell’ambiente,
art. 9 Cost .), intangibili, in quanto tali,anche ad opera di prescrizioni comunitarie.Peraltro, l’esito di un referendum consultivo assume valore essenzialmente politico, che il legislatore, comunitario e nazionale, non potrà in ogni caso ignorare.In ragione di tutto ciò, prima di stabilire con disposizioni vincolantil’introduzione e la coltivazione degli OGM sul territorio nazionale o su parte di esso,con il rischio fondato di
con gli OGM,
, tutte le areeagricole, si ritiene opportuno sollecitare il parere dell’intero corpo elettorale, tramite
, ai sensi e per gli effetti di quanto previsto dagli artt. 9 e 32della Direttiva 2001/18/CE e dagli artt. 12, 26 e all.VIII, del d.lvo 224 del 2003, esucc. mod., che ha attuato la Direttiva 2001/18/CE in questione.In particolare, ai sensi dell’
art. 71 della Costituzione
, i sottoscritti cittadiniitaliani avanzano la
proposta di legge per l’Istituzione del Referendum popolaresugli Organismi Geneticamente Modificati (OGM).
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