Source: http://www.giurisprudenzapenale.com/2019/09/02/la-legge-8-8-19-n-77-conversione-del-cd-d-l-sicurezza-la-nozione-riunione-manifestazione-pubblica/
Timestamp: 2019-09-20 21:32:43+00:00
Document Index: 5178302

Matched Legal Cases: ['art. 628', 'art. 629', 'art. 655', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 4', 'art. 2', 'art. 5', 'art. 4', 'art. 1140', 'art. 5', 'art. 6']

La legge 8/8/19 n. 77 di conversione del cd. "d.l. sicurezza": la nozione di riunione e di manifestazione pubblica - Giurisprudenza penale
Articolo scritto da Alberto Landolfi il 2 Settembre 2019
E’ noto che il diritto costituzionalmente tutelato di libera associazione, come tutti i diritti, possa subire delle restrizioni. La libertà del singolo trova limitazioni in caso di partecipazione, genericamente, in riunioni pubbliche (comizi, partite di calcio, discoteche affollate, etc.) od anche nelle ipotesi residuale di assunzione del ruolo di viaggiatore su un mezzo di trasporto pubblico (sugli aeromobili non si possono portare armi, mentre sui treni e mezzi di trasporto pubblico terrestre, statali o regionali, e sui traghetti delle ferrovie, le armi devono essere scariche e smontate).
Nel codice penale il riferimento è ai concetti di “riunione” di persone, quindi quale adunanza non pubblica, ed a quello di radunata, la quale si caratterizza per la manifestazione collettiva e non privata della medesima. Il concetto di riunione di persone nel c.p. si differenzia da quello del mero concorso di persone (così come richiamato dall’art. 628 comma 3 n. 1 e nell’art. 629 comma 2 c.p.) in ragione del preventivo accordo comune e della presenza simultanea, fattispecie del tutto eventuale nel reato concorsuale. L’ulteriore idea di radunata, da significarsi quale concomitante adunata di persone, ancorché casuale, assume significato penale se caratterizzata da sediziosità, (art. 655 c.p.), cioè da aggressività e sommossa, quindi tale da turbare la pacifica convivenza, in quanto espressione di ribellione verso i pubblici poteri.
Nel T.U.L.P.S. si fa riferimento sia alla nozione di riunione pubblica, sia di assembramento pubblico, e viene in parte fornita un’interpretazione del concetto di riunione pubblica, intendendosi tale anche quella che “…per il luogo in cui sarà tenuta, o per il numero delle persone…o per lo scopo o l’oggetto di essa, ha carattere di riunione non privata…”. Si delinea quindi un primo carattere del concetto di riunione pubblica, prescindendo dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 27 del 1958, quale concertata adunanza di più persone (e comunque in forma/luogo non privato) volta a raggiungere un generico scopo comune prestabilito. Diversa appare essere invece la nozione di assembramento pubblico, quale adunanza non concertata, caratterizzata da spontaneità e mancanza di uno scopo comune prefissato. L’art. 5 della legge n. 645 del 1952 fa invece indifferentemente riferimento sia alla nozione di riunione, sia a quella di manifestazione pubblica (“…a pubbliche riunioni, compie manifestazioni usuali del disciolto partito fascista…”). L’art. 4 della legge n.110 del 1975 si concentra unicamente sul concetto di riunione pubblica.
Gli artt. 6 bis e 6 ter della legge n. 401 del 1989 si riferiscono al simile ma diverso concetto di manifestazione sportiva, la quale trova una fonte certa d’interpretazione nell’ art. 2 bis del D.L. n. 336 del 2001 il quale specifica che per “manifestazioni sportive” debbano intendersi unicamente le competizioni che si svolgono nell’ambito delle attività previste dalle federazioni sportive e dagli enti e organizzazioni riconosciuti dal CONI, escludendo così che possano essere ricomprese nella categoria anche altri eventi. L’art. 5 bis della legge n. 152 del 1975 si riferisce invece a manifestazioni non meramente pubbliche, ma in luogo pubblico o aperto al pubblico.
E’ quindi evidente la confusione che sorge in conseguenza dei continui e disattenti interventi del legislatore nella specifica materia. Ma ancora più angoscioso è l’accavallarsi di norme criminali i cui precetti si contraddicono tra di loro e si pongono in parte quali norme speciali o addirittura integrative di altre.
Tale previsione generalizzata viene in parte contenuta, ma rispetto ad una condotta che rispecchia un contesto più specifico, quando la riunione pubblica si caratterizza per essere una manifestazione sportiva, ex artt. 6 bis e 6 ter della detta legge n., 401 del 1989. Altra, per altro incongrua, differenza consiste nella circostanza per cui il divieto riguardante alcuni oggetti considerati ex lege pericolosi ed in genarle tutti quelli che sono “atti ad offendere” (quindi tutti tipi di armi, proprie ed improprie) deve avere riguardo ad una condotta di “lancio” o di “utilizzazione”. Mentre la prima azione appare essere dettagliata e specifica e riguardare in particolare alcuni oggetti (razzi, petardi, pietre, etc.) più complesso sul piano ermeneutico è distinguere la classica nozione di “porto” da quella di “utilizzo”. Non pare che i due concetti possano identificarsi oppure essere soggetti ad un principio di continenza: utilizzare significa porsi in una condizione attiva rispetto al bene, cioè avvalersi dell’oggetto, finalizzarlo all’uso previsto, trarne il vantaggio proprio di esso.
Da ciò consegue che colui che si limiti a portare un’arma impropria (es. coltello) od anche di un’arma da fuoco, se munito di licenza, nel corso una manifestazione sportiva risponderà del solo reato contravvenzionale ex art. 4 della legge n. 110 del 1975. Ma neanche la mera utilizzazione può essere sufficiente per la configurabilità del reato de quo: occorrerà che l’utilizzazione crei un concreto pericolo per l’incolumità, il che vale a dire che sussista un rischio caratterizzato da un’alta possibilità di verificazione dell’evento, mentre un mero impiego dell’oggetto atto ad offendere di per sé non sarebbe sufficiente a concretizzare ciò.
Ma a chiusura dei comportamenti illeciti nei luoghi nei quali si svolgano manifestazioni sportive od interessati agli stessi, è la condotta non di porto di beni atti ad offendere, ma di possesso in flagranza. Ma il possesso presuppone una pregressa detenzione non estemporanea, una stabile relazione tra il bene e la persona che esercita un potere di controllo esclusivo del bene, che in realtà potrebbe essere affidato ad un mero detentore (cd. possesso indiretto) il quale, in quanto tale, esercita un potere di fatto sulla cosa al servizio del possessore (art. 1140 comma 2 c.c.). In tal caso il mero detentore non sarebbe punibile, non rivestendo per l’appunto la figura di possessore (es. possiedo dei petardi e li affido sul momento, nel corso della manifestazione, per la loro precaria detenzione, ad un amico). Differentemente, il porto si caratterizza per una condotta di diretta ed esclusiva gestione del bene, in condizioni d’immediato utilizzo o, comunque, tale da acquisirne facilmente la disponibilità materiale per farne un uso immediato. L’art. 5 bis della legge n. 152/75 introdotto dal D.L. in questione, non fa altro che reiterare alla lettera l’antecedente art. 6 bis della legge 401/89, estendendo il divieto previsto per le manifestazioni sportive a qualunque manifestazione pubblica.
A. Landolfi, La legge 8/8/19 n. 77 di conversione del cd. “d.l. sicurezza”: la nozione di riunione e di manifestazione pubblica, in Giurisprudenza Penale, 2019, 9
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