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Timestamp: 2018-06-18 09:46:15+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 10', 'sentenza ', 'art. 10', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2952', 'art. 1322', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 10', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1957', 'art. 1945', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 354', 'art. 1', 'art. 30', 'sentenza ', 'art. 256', 'art. 75', 'sentenza ']

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Contratto autonomo di garanzia, fideiussione a prima richiesta e lettere di patronage
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1 ROMA TRE UNIVERSITÀ DEGLI STUDI FACOLTA DI GIURISPRUDENZA SCUOLA DI SPECIALIZZAZIONE PER LE PROFESSIONI LEGALI A.A. 2013/2014 Lezione del 6 marzo 2014 Contratto autonomo di garanzia, fideiussione a prima richiesta e lettere di patronage 1. Brevi cenni alla responsabilità patrimoniale ed alle garanzie personali. Il principio della responsabilità patrimoniale è scolpito nell art del codice civile, a mente del quale il debitore risponde dell adempimento delle sue obbligazioni con tutti i sui beni presenti e futuri. Le limitazioni della responsabilità non sono ammesse se non nei casi stabiliti dalla legge. Tale principio, poi, è intimamente connesso con il diritto dei creditori di soddisfarsi sui beni del debitore sancito dal successivo art c.c.; diritto che, com è noto, si esercita mediante l espropriazione forzata e che, salve le legittime cause di prelazione, compete a tutti i creditori ( c.d. par condicio creditorum). Ecco perché la dottrina definisce la garanzia patrimoniale come la soggezione del patrimonio del debitore al diritto di soddisfacimento coattivo dei creditori. Dunque, in virtù del combinato disposto di queste due norme il patrimonio del debitore costituisce la garanzia legale dei crediti ed è detta garanzia patrimoniale generica per distinguerla dalle garanzie specifiche fondate, invece, su titoli particolari (o specifici) che, a loro volta, possono essere di natura legale o negoziale e conferiscono una tutela ulteriore rispetto a quella offerta dalla garanzia patrimoniale generica, dando luogo alle c.d. garanzie personali. La dottrina maggioritaria identifica la categoria dei diritti di garanzia in base alla loro funzione di rafforzamento del credito, distinguendo in particolare: a) le garanzie sui beni, costituite fondamentalmente dalle garanzie reali tipiche (ovvero il pegno e l ipoteca) che vincolano determinati beni al soddisfacimento del credito, e dai privilegi, che attribuiscono al creditore privilegiato una preferenza nell ordine di soddisfacimento rispetto a tutti gli altri creditori (c.d. chirografari) senza, però, vincolare un bene specifico; nonché dalle garanzie 1
2 c.d. atipiche (prima fra tutte l alienazione in garanzia che abbiamo già studiato con riferimento al divieto del patto commissorio); b) le garanzie personali, necessariamente offerte da soggetti terzi rispetto al debitore, che conferiscono al creditore una pretesa creditoria verso terzi e si sostanziano nell impegno obbligatorio assunto da un altro soggetto (il garante) per assicurare il soddisfacimento del credito. Rientrano tra le garanzie personali tipiche: l avallo (a garanzia della cambiale o dell assegno) e la fideiussione (artt e ss. c.c.). La dottrina e la prassi creditizia hanno, poi, elaborato varie tipologie di garanzie personali atipiche, tra le quali meritano una citazione la lettera di patronage (altresì detta lettera di gradimento), la fideiussione omnibus (detta anche universale), la c.d. assicurazione fideiussoria (detta anche polizza fideiussoria o cauzione fideiussoria) ed il contratto autonomo di garanzia. c) rientrano, inoltre, tra i contratti di garanzia il mandato di credito (art c.c.) e l anticresi (art c.c.). 2. Le figure più discusse: la lettera di patronage, la fideiussione omnibus, la polizza fideiussoria. La lettera di patronage, secondo l opinione più accreditata in dottrina, da luogo ad una garanzia impropria giacché essa non garantisce la stessa prestazione principale, viceversa si trasformerebbe, infatti, in una vera e propria fideiussione. Si tratta, piuttosto, di una prassi bancaria ormai affermata con la quale il dichiarante (di regola una società controllante) presenta ad un istituto di credito un aspirante cliente (di solito una società controllata) fornendo informazioni e raccomandazioni circa la sua solvibilità ed assumendo nei confronti della banca l obbligo di informazione circa i mutamenti economici o di assetto societario che dovessero riguardarlo. In ordine alla natura della lettera di patronage, va segnalata la sentenza n del 3/04/2001 della III sez. civ. della Corte di Cassazione, ove si legge: posto che la funzione delle lettere di patronage "forti" - se non è quella di "garantire" l'adempimento altrui nel senso in cui tale termine viene assunto nella disciplina della fideiussione e delle altre garanzie personali specificamente previste dal legislatore (nelle quali il garante assume l'obbligo di eseguire la stessa prestazione dovuta dal debitore) - consiste nel rafforzare nel creditore, cui la dichiarazione è indirizzata, il convincimento che il patrocinato farà fronte ai propri impegni, e può esplicarsi anche mediante la posizione di influenza e controllo ricollegabile ad una significativa partecipazione azionaria (non necessariamente maggioritaria) nella società patrocinata, l'insussistenza di detta partecipazione, inveridicamente affermata dal patrocinante, incidendo sull'impegno da questi assunto ai sensi dell'art cod. civ. nei confronti del destinatario della lettera, non già nel senso di eliderlo, ma in quello di non consentire l'esecuzione della prestazione dovuta per fatto proprio del debitore, integra inadempimento ai sensi dell'art cod. civ. 2
3 Quanto alla fideiussione omnibus, ai sensi dell art c.c. la fideiussione può essere prestata anche per un obbligazione condizionata o futura, con la previsione in quest ultimo caso dell importo massimo garantito. Sul punto si vedano: Cass. civ., sez. I, sentenza n del 09/02/2007: Nella controversia inerente alla validità ed alla efficacia di una fideiussione prestata in favore di un istituto di credito per tutte le obbligazioni derivanti da future operazioni con il debitore principale (cosiddetta fideiussione "omnibus"), la sopravvenienza della legge 17 febbraio 1992, n. 154 (il cui art. 10, modificando l'art cod. civ., impone la fissazione dell'importo massimo garantito) - se non tocca la validità e l'efficacia della fideiussione fino al momento dell'entrata in vigore del citato art. 10, con la conseguente responsabilità del fideiussore per le obbligazioni verso la banca a carico del debitore principale prima della predetta data - determina, per il periodo successivo, la nullità sopravvenuta della convenzione con essa in contrasto; pertanto, la mancata predeterminazione, con espressa dichiarazione di volontà, dell'importo massimo garantito esclude che il fideiussore possa essere chiamato a rispondere dei debiti sorti a carico del debitore principale dopo l'entrata in vigore dell'art. 10 citato. (Enunciando il principio di cui in massima, la Corte ha demandato al giudice del rinvio il compito di accertare quale sia stato, dopo l'entrata in vigore della legge n. 154 del 1992, lo sviluppo dei rapporti tra la banca ed il debitore principale e di stabilire, conseguentemente, l'effetto delle rimesse del debitore principale rispetto all'obbligazione del fideiussore, tenendo conto che le risultanze degli estratti conto successivi alla sopravvenuta invalidità della fideiussione sono rilevanti sia per la determinazione finale del debito garantito, ove risulti che l'apertura di credito abbia avuto ulteriore corso anche dopo la cessazione della garanzia fideiussoria, sia per l'individuazione delle operazioni di segno attivo alle quali attribuire carattere solutorio rispetto all'obbligazione del fideiussore, ove al contrario emerga la cessazione dell'apertura di credito già garantita e la concessione di ulteriore diverso credito non garantito dal fideiussore). Cass. civ., sez. I, sentenza n del 29/10/2005: La fideiussione rilasciata mediante la firma di un foglio in bianco, con conferimento al creditore del potere di fissare successivamente l'entità massima dell'obbligazione di garanzia, ha natura di fideiussione "omunibus", e, qualora sia stata stipulata anteriormente alla data di entrata in vigore dell'art. 10 della legge 17 febbraio 1992, n il quale, sostituendo il testo originario dell'art cod. civ., ha subordinato la validità della fideiussione per obbligazioni future all'indicazione dell'importo massimo garantito - conserva efficacia unicamente per i debiti verso la banca sorti a carico del debitore principale prima della predetta data, e non anche per quelli successivi; per questi ultimi, occorrendo una nuova convenzione fideiussoria nelle forme richieste dall'art cod. civ., l'indicazione dell'importo massimo garantito presuppone un'espressa dichiarazione di volontà, che non può mai risultare da un comportamento attuativo o dal silenzio serbato dal garante, il quale sia rimasto inerte di fronte ad una lettera raccomandata recante la comunicazione dell'importo massimo garantito unilateralmente indicato dalla banca. 3
4 Cass. civ., sez. III, sentenza n del 09/03/2005: La validità delle clausole cosiddette "omnibus" dei contratti di fideiussione bancaria relativi ad apertura di credito, nonché della relativa deroga alla clausola di cui all'art cod. civ., trova la sua "ratio" nel principio che deve presiedere al comportamento del creditore garantito nell'esercizio del suo potere discrezionale consistente nell'accordare le anticipazioni al debitore principale, con ampliamento del rischio del garante, atteso che per il fideiussore il limite dell'estensione del rischio è rappresentato dall'assoggettamento dell'istituto di credito al dovere di comportamento secondo il canone della buona fede nell'esecuzione del contratto di garanzia, dovendosi conseguentemente escludere dalla copertura fideiussoria le anticipazioni accordate dalla banca al debitore principale in violazione del dovere di solidarietà contrattuale, nella cui osservanza, durante l'esecuzione della garanzia, trova realizzazione il suddetto principio di buona fede. Peraltro, da ciò non discende la conseguenza automatica che i finanziamenti effettuati dalla banca al debitore debbano essere ritenuti contrari, in ogni caso, ai principi suindicati, essendo pur sempre necessario dimostrare, ad opera del fideiussore, che la banca abbia agito senza la dovuta attenzione (anche) nell'interesse del fideiussore medesimo, avuto riguardo al suo interesse al recupero delle somme corrisposte per l'estinzione del debito, ed essendo fondamentale accertare, in particolare, se il rapporto garantito sia un contratto di conto corrente "affidato" ovvero un rapporto di conto corrente "con scoperto", poichè, versandosi nella prima ipotesi, il recesso del fideiussore dalla garanzia prestata produce l'effetto di circoscrivere la sua obbligazione accessoria al saldo del debito esistente al momento del recesso. Con l assicurazione (o polizza, o cauzione) fideiussoria, invece, un impresa di assicurazioni, dietro versamento di un premio da parte del debitore assicurato, garantisce ad un terzo, entro i limiti del massimale, il pagamento di una somma di denaro. La natura giuridica di tale contratto è, però, particolarmente discussa sia in dottrina (da assimilarsi alla fideiussione o all assicurazione) sia in giurisprudenza, contrapponendosi le tesi di chi ne ammette l assimilabilità alla fideiussione a quelle di chi invece sostiene l applicabilità a tale figura negoziale della disciplina propria del contratto di assicurazione; e si tratta, chiaramente, di una distinzione non priva di conseguenze (basi solo pensare al termine prescrizionale). Ora, la teoria che ascrive la polizza fideiussoria all alveo del contratto di assicurazione, pone l accento su rilievi di carattere sia formale (quali la qualificazione dell atto documentato in una polizza; le caratteristiche soggettive del contraente promittente; la previsione di un premio) sia sostanziale (come la possibilità di configurare il contratto come aleatorio). E si sostiene, altresì, che all affermazione della natura assicurativa della polizza fideiussoria non sarebbe d ostacolo il disposto di cui all art c.c., norma, in ogni caso, derogabile e, comunque, già erosa in alcuni settori come, ad esempio, quello della assicurazione obbligatoria della responsabilità civile automobilistica. 4
5 Ma avverso la tesi c.d. assicurativa si sono presto svariate argomentazioni che hanno fatto propendere la dottrina e la giurisprudenza maggioritarie per la qualificazione del contratto in termini di fideiussione e, segnatamente, di sottotipo innominato di fideiussione. In primo luogo, si è sostenuta la radicale assenza, nel contratto de quo, dell elemento del rischio, nonché della conseguente traslazione di esso in capo all assicuratore. Sicché, secondo la tralatizia formula della giurisprudenza, il difetto dell elemento del rischio si desume dal fatto che non sarebbe trasferito all assicuratore né il rischio di un danno al creditore, dal momento che l assicuratore si impegna a pagare in luogo del debitore ancorché questi sia solvibile, né il rischio dello stesso contraente, il quale stipula la garanzia a presidio di un fatto proprio dipendente dalla sua volontà, ossia il suo stesso inadempimento. Corollario di tale affermazione, il palese contrasto di un siffatto schema contrattuale con la disposizione di cui all art cod. civ., in base alla quale il fatto doloso o colposo dell assicurato, del beneficiario o del contraente non potrebbe configurarsi come un sinistro assicurabile. Tuttavia, il vero vulnus alla tesi della natura assicurativa della polizza cauzionale deriva dalla rilevazione della causa del contratto, della funzione concreta cui l assetto di interessi sotteso al contratto è fisiologicamente preordinato. Detta funzione sarebbe, infatti, quella di garantire l adempimento di una obbligazione altrui e, pertanto, tale da discostare notevolmente il rapporto in questione dall ambito della assicurazione, riconducendolo, piuttosto, entro lo schema della garanzia personale fideiussoria. La causa di garanzia, cioè, vale a qualificare l operazione in termini di fideiussione, e a rendere ad essa applicabili le norme dettate in materia dagli artt e ss. c.c. Intorno alla tradizionale dicotomia tra natura assicurativa e natura fideiussoria, si colloca, poi, un altra elaborazione. Ci si riferisce a quell orientamento volto a riconoscere nella polizza fideiussoria un contratto misto, nel quale sarebbero combinati elementi proprie sia della assicurazione sia della fideiussione. Tale tesi non conduce, tuttavia, a risultati applicativi assai dissimili da quelli derivanti dalla uniformazione all orientamento dominante che afferma la natura fideiussoria del contratto, e ciò in quanto in base al criterio della prevalenza o dell assorbimento, costituente la bussola per ricostruire la disciplina dei contratti misti, al contratto in esame resterebbero applicabili in prima battuta proprio le norme sulla fideiussione. Si vedano sul punto: Cass. civ., sez. III, sentenza n del 01/06/2004: Al contratto cosiddetto di assicurazione fideiussoria (o cauzione Fideiussoria o assicurazione cauzionale), caratterizzato dall'assunzione di un impegno, da parte di una banca o di una compagnia di assicurazioni, di pagare un determinato importo al beneficiario, onde garantirlo nel caso di inadempimento della prestazione a lui dovuta da un terzo, sono applicabili le disposizioni della fideiussione, salvo che sia stato diversamente disposto dalle parti. La clausola con la quale venga espressamente prevista la possibilità, per il creditore garantito, di esigere dal garante il 5
6 pagamento immediato del credito "a semplice richiesta" o "senza eccezioni" riveste carattere derogatorio rispetto alla disciplina della fideiussione. Siffatta clausola, risultando incompatibile con detta disciplina, comporta l'inapplicabilità delle tipiche eccezioni fideiussorie, quali, ad esempio, quelle fondate sugli artt e 1957 cod. civ., consentendo l'applicabilità delle sole eccezioni relative al rapporto garante/beneficiario. Cass. civ., Sez. Unite, n del 18/02/2010: L'inserimento in un contratto di assicurazione fideiussoria di una clausola "a semplice richiesta" o "senza eccezioni" vale di per sé a trasformare la polizza in un contratto autonomo di garanzia, essendo incompatibile con il principio di accessorietà che caratterizza la fideiussione. Cass. civi., sez. III, ordinanza n del 27/05/2005: La cosiddetta assicurazione fideiussoria, strutturalmente costruita secondo lo schema del contratto a favore di terzo, costituisce una figura contrattuale intermedia tra il versamento cauzionale e la fideiussione ed è contraddistinta dall'assunzione dell'impegno, da parte di una banca o di una compagnia di assicurazione, di pagare un determinato importo al beneficiario, onde garantirlo nel caso di inadempimento della prestazione a lui dovuta dal contraente. È, poi, caratterizzata dalla stessa funzione di garanzia del contratto di fideiussione, per cui è ad essa applicabile la disciplina legale tipica di questo contratto, ove non derogata dalle parti e salva la possibilità che trovino applicazione anche clausole contrattuali incompatibili con essa. Ne consegue che, qualora la causa del contratto di assicurazione fideiussoria sia quella di una fideiussione, il terzo che manifesti la volontà di profittare della stipulazione del contratto predisposto dalle parti stipulanti accetta implicitamente l'intero contenuto del contratto da esse predisposto, ivi compresa la clausola derogativa della competenza territoriale, senza che possa configurarsi una accettazione soltanto parziale. (Nella specie la S. C. ha ritenuto che un'amministrazione locale, con la proposizione di ricorso per decreto ingiuntivo, aveva manifestato di voler profittare della polizza fideiussoria stipulata in suo favore dal contraente e dal garante, accettando anche la clausola derogativa della competenza territoriale fatta valere dal garante per opporsi all'ingiunzione). Cass. civ., sez. III, sentenza n del 16/09/2008: In materia di assicurazione fideiussoria o cauzionale - che rientra nello schema del contratto a favore di terzi - stipulata dall'appaltatore su richiesta del committente e in suo favore, la tutela derivante dai principi in tema di rappresentanza apparente va estesa al terzo beneficiario della polizza, che non solo subentra nella stessa posizione giuridica dello stipulante, quanto alla validità ed all'efficacia della prestazione promessa in suo favore, ma é anche l'unico soggetto economicamente interessato alla stipulazione del contratto, potendo lo stipulante appaltatore anche non avere interesse all'effettiva validità ed efficacia dell'assicurazione, essendone sufficiente la mera apparenza, agli effetti che egli persegue, che sono quelli di condizionare in suo favore il comportamento del committente. In tali casi, alla forma giuridica bilaterale della stipulazione, in relazione alla quale il 6
7 committente é terzo, corrisponde un'operazione economica sostanzialmente trilatera, in cui l'unica parte effettivamente interessata alla validità del contratto é il beneficiario della polizza, che ad essa condiziona l'erogazione delle sue prestazioni. Pertanto, negare a tale beneficiario la tutela dell'affidamento sulla situazione apparente equivarrebbe ad adottare una soluzione antitetica a quella richiesta dai reali interessi di cui si controverte. Cass. civ., sez. III, n del 07/07/2009: Nei contratti di cosiddetta assicurazione fideiussoria, nei quali la funzione di garanzia è prevalente su quella assicurativa, possono trovare applicazione le regole che disciplinano il rapporto di assicurazione (tra cui, in particolare, quella relativa al termine annuale di prescrizione di cui all'art. 2952, comma primo, cod. civ.) solo quando sia accertato, attraverso la verifica della concreta volontà delle parti mediante l'esame e l'interpretazione delle clausole di polizza, che le parti medesime, nella loro piena autonomia contrattuale, abbiano voluto richiamare la disciplina propria dell'assicurazione, con particolare riguardo ai rapporti fra l'assicuratore e l'altro contraente. Cass. civ., sez. III,, n del 04/06/2009: La cosiddetta assicurazione fideiussoria costituisce una figura contrattuale intermedia tra il versamento cauzionale e la fideiussione ed è contraddistinta dall'assunzione dell'impegno, da parte (di una banca o) di una compagnia di assicurazione, di pagare un determinato importo al beneficiario, onde garantirlo nel caso di inadempimento della prestazione a lui dovuta dal contraente. E, poi, caratterizzata dalla stessa funzione di garanzia del contratto di fideiussione, per cui è ad essa applicabile la disciplina legale tipica di questo contratto, ove non derogata dalle parti. Ad ogni modo, accantonata la tesi c.d. assicurativa, tutte le strade parrebbero portare alla applicabilità al contratto in esame delle norme sulla fideiussione. Ma un punto di crisi di tale itinerario interpretativo emerge da una attenta analisi delle polizze fideiussorie, così come operanti nella prassi dei traffici. Infatti, viene progressivamente affermandosi in quest ambito un peculiare tipo di polizza cauzionale, caratterizzata dall inserimento di una clausola di pagamento a prima richiesta e senza eccezioni. In virtù di tale clausola la compagnia di assicurazioni si impegna a corrispondere al beneficiario l importo dovuto, entro un termine decorrente dalla sua mera richiesta, rinunciando ad opporre qualsiasi eccezione relativa al rapporto sottostante tra debitore e beneficiario. Orbene è evidente che tale clausola, nella generalità dei casi, comporta un sensibile allontanamento dello schema contrattuale dalla fideiussione, spezzando quella accessorietà tra garanzia e rapporto principale che è essenziale al paradigma del contratto di cui agli artt ss. cod. civ. Quid iuris, dunque, in questi casi? 7
8 Assai difficile sarebbe, infatti, sostenere la natura fideiussoria della polizza, piuttosto, venuta meno l accessorietà, altro non potrebbe farsi che configurare la assicurazione fideiussoria come garanzia atipica ed autonoma, riconducibile all alveo del contratto autonomo di garanzia. 3. Il Contratto autonomo di garanzia ed i suoi rapporti con la fideiussione e le altre figure di garanzie personali atipiche. E ben noto che la principale forma di garanzia personale prevista dal nostro codice civile, la fideiussione (vero e proprio modello normativo di garanzia personale), è caratterizzata dal principio dell accessorietà che espone il creditore alle eccezioni relative all obbligazione principale garantita (artt e 1945 c.c.). L obbligazione fideiussoria è, quindi, un obbligazione accessoria in quanto essa sussiste se sussiste l obbligazione principale ed il suo contenuto viene determinato sulla base del contenuto dell obbligazione principale. E si tratta, invero, di un vincolo che opera per tutta la durata del rapporto, tant è che l obbligazione fideiussoria subisce, seppure entro certi limiti, le modificazioni e le vicende che interessano l obbligazione principale. Questo assetto giuridico ha dato luogo, nella prassi negoziale, alla creazione di garanzie autonome, svincolate dall obbligazione principale in virtù delle quali una parte si obbliga a titolo di garanzia ad eseguire a prima richiesta (ma vengono anche usate formule similari come a richiesta fatta, ovvero a semplice richiesta ) la prestazione dovuta dal debitore, indipendentemente dall esistenza, validità ed efficacia del rapporto di base con l impossibilità del garante di sollevare eccezioni. Si tratta di una figura elaborata principalmente nelle contrattazioni internazionali ed ampiamente recepita nella prassi bancaria. Essa peraltro, torna assai utile in materia di appalti pubblici poiché consente di evitare l immobilizzazione di notevoli somme solitamente richieste a titolo di depositi cauzionali dalla P.A. Si tratta, quindi, di contratti formalmente atipici (perché non previsti da alcuna norma giuridica espressa) ma socialmente tipizzati rispetto ai quali si pongono, come di consueto, le questioni relative alla natura giuridica di tali accordi, all individuazione della disciplina applicabile e, a monte, della meritevolezza, ex art c.c., degli interessi perseguiti dalle parti e della causa concreta di tale tipo di negozio. Alcuni autori definiscono il contratto autonomo di garanzia come il contratto avente ad oggetto l impegno, generalmente assunto da una banca o compagnia di assicurazioni, di pagare un determinato importo al beneficiario allo scopo di garantire la prestazione di un terzo a lui dovuta, e ciò a semplice richiesta del garantito e quindi con rinuncia a far valere qualsivoglia eccezione relativa all esistenza, validità e coercibilità del rapporto obbligatorio garantito corrente tra il beneficiario della garanzia ed il debitore principale. Altri, invece, il negozio autonomo di garanzia è, in generale, qualsiasi negozio costitutivo di una garanzia personale non accessoria, ossia svincolata dal rapporto garantito. In senso specifico il negozio autonomo di garanzia è un negozio atipico mediante il quale un soggetto (normalmente una banca o una compagnia di 8
9 assicurazioni) si obbliga a titolo di garanzia ad eseguire a richiesta del creditore la prestazione dovuta dal debitore o una prestazione indennitaria senza potere sollevare eccezione alcuna in ordine al rapporto garantito. Assai celebre la definizione data dal Tribunale di Torino nel 2002: un articolato coacervo di rapporti nascenti da autonome pattuizioni tra il destinatario della prestazione (e beneficiario della garanzia), il garante (sovente una istituto di credito), e il debitore della prestazione (ordinante la garanzia atipica)", in attuazione di una complessa operazione economica destinata a dipanarsi, sotto il profilo della struttura negoziale, attraverso una scansione diacronica di rapporti, il primo (di valuta), corrente tra debitore e creditore, tra cui viene originariamente pattuito l'adempimento di una certa prestazione del primo nei confronti dell'altro, il secondo (di provvista), destinato a intervenire tra debitore e futuro garante, con esso pattuendosi l'impegno di quest'ultimo a garantire il creditore del primo rapporto, il terzo nascente, infine, tra creditore e garante, con quest'ultimo senz'altro obbligato ad adempiere alla prestazione del debitore a semplice richiesta del primo nel caso di inadempimento del secondo (rapporti ai quali non risulterà poi inusuale l'aggiunta di una quarta convenzione negoziale collegata, quella tra un secondo istituto di credito controgarante e banca prima garante, avente lo stesso contenuto del primo rapporto di garanzia). Tali tipi di clausole, poi, nel settore degli appalti pubblici danno luogo alle figure del bid bond (garanzia di mantenimento dell offerta); del performance bond (garanzia di buona ed esatta esecuzione del contratto) e del maintenance bond (garanzia di manutenzione dell opera dopo la consegna); del repayment bond (a copertura del rischio che l appaltatore non rimborsi al committente il pagamento degli anticipi ricevuti in caso di mancata esecuzione dei lavori); del retention money bond (il committente trattiene una parte dei pagamenti in occasione dei diversi stati di avanzamento dei lavori al fine di costituire un fondo di copertura per le spese eventuali da sostenere per riparare errori dell appaltatore nell esecuzione dei lavori). Si è detto, che una questione assai discussa attiene alla natura giuridica del contratto autonomo di garanzia. L orientamento nettamente prevalente riconosce al contratto autonomo di garanzia una funzione (rectius, causa concreta) di garanzia, nella considerazione che il garante assume di pagare quanto dovuto dal debitore principale (anche se l obbligazione dovesse derivare da titolo invalido). Anche la giurisprudenza riconosce che lo scopo dell operazione è nella sostanza quello di assicurare una maggiore celerità e sicurezza dell adempimento della prestazione dovuta. Com era inevitabile, infatti, le clausole di pagamento a prima richiesta con esclusione della possibilità di sollevare eccezioni sono ormai sistematicamente inserite nelle condizioni generali di contratto predisposte dalle banche per qualsiasi fideiussione rilasciata in loro favore. 9
10 Ora, trattandosi di contratto atipico in passato si era posta la questione della validità dell operazione, soprattutto con riferimento ai profili causali, potendosi dubitare l ammissibilità nel nostro ordinamento di una garanzia non condizionata dall esistenza del rapporto garantito. Tale tesi è, però, rimasta minoritaria atteso che la dottrina prevalente ha ritenuto meritevole di tutela sia l interesse perseguito dal creditore alla maggiore sicurezza del soddisfacimento del suo credito verso il debitore principale, sia l interesse dello stesso garante nei confronti del debitore garantito. Si è al riguardo chiarito che tale interesse può assumere molteplici forme, potendo la garanzia essere assunta verso un corrispettivo pagato dal debitore garantito, ovvero anche a titolo gratuito (per ragioni di debito o credito tra garante e debitore, ovvero per vincoli di solidarietà sociale o familiare). Si tratta, dunque, di uno spostamento patrimoniale ampiamente giustificato e non certo privo di causa. Dopo qualche iniziale oscillazione della giurisprudenza di merito, nel senso della liceità e meritevolezza dell operazione si è espressa anche la giurisprudenza di legittimità. Si veda, ad esempio, Cass. civ., Sez. 3, Sentenza n del 11/02/1998 Il "contratto autonomo di garanzia", definito anche "garanzia a prima domanda", espressione di quella autonomia negoziale riconosciuta alle parti dall'art. 1322, secondo comma cod. civ., si configura come un coacervo di rapporti nascenti da autonome pattuizioni fra il destinatario della prestazione (beneficiario della garanzia), il garante (di solito una banca straniera), il controgarante (soggetto non necessario e che solitamente si identifica in una banca nazionale che copre la garanzia assunta da quella straniera) e il debitore della prestazione (l'ordinante). Caratteristica fondamentale di tale contratto, che vale a distinguerlo da quello di fideiussione di cui agli artt e seguenti cod. civ., è la carenza dell'elemento dell'accessorietà: il garante s'impegna a pagare al beneficiario, senza opporre eccezioni in ordine ne' alla validità ne' all'efficacia del rapporto di base. Identico impegno assume il controgarante nei confronti del garante. Ne consegue che nel giudizio promosso nei confronti del garante da parte del soggetto del quale sia garantita la prestazione, al fine di ottenere l'inibitoria della realizzazione della garanzia, il controgarante non è litisconsorte necessario. Ciò premesso, il problema che si pone è quello dell individuazione della disciplina applicabile a tale tipologia di contratto, con particolare riferimento alla figura della fideiussione (anche nella sua versione omnibus) ed alla assai affine clausola del solve et repete che venga aggiunta alla fideiussione. Ciò comporta - sotto il profilo dogmatico - la necessaria individuazione degli elementi che distinguono, da un lato, la fideiussione dalla assicurazione fideiussoria e dall altro, la fideiussione dal contratto autonomo di garanzia, nonché la valutazione degli effetti dell inserimento nel contratto autonomo di garanzia di clausole quali quella a pronta/semplice richiesta o senza eccezioni. 10
11 Si tratta di aspetti tutti presi in esame dal celebre intervento della Corte di Cassazione a Sezioni Unite con sentenza n. 3947/2010 che ha avuto vastissimo eco nelle riviste di settore per il merito di aver svolto un grande sforzo interpretativo capace di guidare gli operatori nella ricostruzione di tali tipologie contrattuali. Questo il fatto: nel novembre del 2001 l istituto per l edilizia residenziale pubblica della Provincia di Perugia impugnava la sentenza con la quale il Tribunale locale ne aveva respinto la domanda di pagamento di una somma di denaro, oggetto di polizza fideiussoria costituita in suo favore dall impresa di costruzioni, cui il medesimo Istituto aveva commissionato lavori edili. L ente appellante affermava di aver diritto alla corresponsione di tale somma da parte della società di assicurazioni per aver dichiarato unilateralmente risolto il contratto di appalto a motivo dell inadempimento dell appaltatore, ai sensi dell art. 10 VI comma del D.P.R. 1063/92, disciplina applicabile ratione temporis alla vicenda processuale Il giudice di primo grado, esclusa la qualificazione della convenzione di garanzia in termini di contratto autonomo, aveva respinto la domanda ritenendo che l inquadramento nello schema giuridico della fideiussione implicasse l applicabilità dell art c.c., con la conseguente estinzione del diritto di rivalsa per non avere il creditore proposto tempestiva domanda contro il debitore principale. La sentenza di primo grado veniva confermata dalla Corte di Appello perugina, che escludeva a sua volta la configurabilità nel caso di specie di un contratto autonomo di garanzia. Ed ecco la motivazione delle Sezioni Unite in accoglimento del ricorso: La giurisprudenza di questa corte ha seguito, nel tempo, itinerari interpretativi non sempre univoci sul tema dei rapporti tra fideiussione e cd. Garantievertrag, pur avendo di recente manifestato una sempre maggiore consonanza di pensiero nella strutturazione di una sempre più indispensabile actio finium regundorum tra le due fattispecie. Già all'indomani della pronuncia di Cass. ss. uu. n del 1987, nella quale ancora nebulosa apparve, ai commentatori e agli interpreti più accorti, la distinzione tra contratto autonomo di garanzia e fideiussione con clausola solve et repete, le linee portanti dei due istituti verranno più pensosamente esplorate al sempre più nitido delinearsi dei caratteri tipici del contratto autonomo di garanzia, che (sorto alla fine dell'800 in Inghilterra e in Germania per soddisfare evidenti e pressanti esigenze di semplificazione del commercio internazionale), approda, non senza contrasti, nel nostro Paese con indiscutibile ritardo, attesa la problematica compatibilità della nuova fattispecie con i tradizionali parametri cui dottrina prevalente e giurisprudenza pressochè unanime erano avvezzi a far riferimento in materia negoziale: da un lato, il dogma della accessorietà "necessaria" del negozio di garanzia titolato, dall'altro, il requisito della causa negotii tralaticiamente intesa come funzione "economico sociale" del negozio - quantomeno fino alla recente svolta 11
12 di questa corte di legittimità di cui alla sentenza 10490/2006, autorevolmente confermata dalle sezioni unite, con la sentenza n /2008. Incertezze e disarmonie interpretative trassero linfa dalla peculiarità di una fattispecie felicemente definita (Trib. Torino, 29 agosto 2002), come "un articolato coacervo di rapporti nascenti da autonome pattuizioni tra il destinatario della prestazione (e beneficiario della garanzia), il garante (sovente una istituto di credito), e il debitore della prestazione (ordinante la garanzia atipica)", in attuazione di una complessa operazione economica destinata a dipanarsi, sotto il profilo della struttura negoziale, attraverso una scansione diacronica di rapporti, il primo (di valuta), corrente tra debitore e creditore, tra cui viene originariamente pattuito l'adempimento di una certa prestazione del primo nei confronti dell'altro, il secondo (di provvista), destinato a intervenire tra debitore e futuro garante, con esso pattuendosi l'impegno di quest'ultimo a garantire il creditore del primo rapporto, il terzo nascente, infine, tra creditore e garante, con quest'ultimo senz'altro obbligato ad adempiere alla prestazione del debitore a semplice richiesta del primo nel caso di inadempimento del secondo (rapporti ai quali non risulterà poi inusuale l'aggiunta di una quarta convenzione negoziale collegata, quella tra un secondo istituto di credito controgarante e banca prima garante, avente lo stesso contenuto del primo rapporto di garanzia). L'elemento caratterizzante della fattispecie in esame viene individuato nell'impegno del garante a pagare illico et immediate, senza alcuna facoltà di opporre al creditore/beneficiario le eccezioni relative ai rapporti di valuta e di provvista, in deroga agli artt. 1936, 1941 e 1945 c.c., caratterizzanti, di converso, la garanzia fideiussoria. Elisione del vincolo di accessorietà e scissione della garanzia dal rapporto di valuta caratterizzano sul piano funzionale il Garantievertrag, la cui causa concreta viene correttamente individuata in quella di assicurare la libera circolazione dei capitali e il pronto soddisfacimento dell'interesse del beneficiario (ovvero ancora in quella di sottrarre il creditore al rischio dell'inadempimento, trasferito nei fatti su di un altro soggetto, "istituzionalmente" solvibile), il quale può così porre affidamento su di una rapida e sollecita escussione di una controparte affidabile, senza il rischio di vedersi opporre, in sede processuale, il regime tipico delle eccezioni fideiussorie. E' in tali sensi che par lecito discorrere, a proposito del contratto atipico di garanzia, di una funzione di tipo "cauzionale" - mentre la sua più frequente utilizzazione rispetto al deposito di una vera e propria cauzione trae linfa proprio in ragione della sua minore onerosità e della possibilità di evitare una lunga e improduttiva immobilizzazione di capitali (conseguenza ineludibile del deposito cauzionale): è in conseguenza di tali aspetti funzionali che la garanzia muta "geneticamente" da vicenda lato sensu fideiussoria in fattispecie atipica che, ai sensi dell'art c.c., comma 2, persegue un interesse certamente "meritevole di tutela", identificabile nell'esigenza condivisa di assicurare l'integrale soddisfacimento 12
13 dell'interesse economico del beneficiario vulnerato dall'inadempimento del debitore originario e, di conseguenza, di conferire maggiore certezza allo scorrere dei rapporti economici (specie transnazionali). Emerge così, in via definitiva, sotto il profilo causale, la disarmonia morfologica e funzionale con la fideiussione (volta a garantire l'adempimento di un debito altrui), sopravvivendo resti di omogeneità tra i due "tipi" negoziali soltanto nella misura in cui, attorno alle due le fattispecie, orbiti ancora il concetto di garanzia, pur nelle non riconciliabili differenze di gradazioni "che il rapporto con la garanzia stessa può assumere lungo lo spettro, unico, che conduce dalla accessorietà alla autonomia e che delinea il Garantievertrag entro ben determinati limiti di operatività: da un lato, un limite iniziale, costituito (soltanto) dalla illiceità della causa del rapporto di valuta, dall'altro, un limite funzionale, rappresentato dall'abuso del diritto da parte del beneficiario, la cd. exceptio doli generalis seu presentis, che si verifica qualora la richiesta appaia fraudolenta e con esclusione della buona fede del beneficiario", come, di recente, un'attenta dottrina non ha mancato di osservare, aggiungendo ancora come l'indagine sulla volontà dei contraenti andrebbe più propriamente condotta lungo il sentiero ermeneutico dell'accertamento della carenza dell'elemento dell'accessorietà, destinato ad emergere, in concreto, attraverso l'adozione di un complesso di regole interpretative, testuali ed extratestuali, ritenendosi, in particolare, che la clausola "a prima richiesta" o "a semplice richiesta" possa alternativamente rappresentare diversi "tipi" funzionali, a grado di intensità crescente: il primo, rigorosamente procedimentale, volto alla sola inversione dell'onere probatorio; il secondo, determinativo dell'effetto di solve et repete, per ciò solo del tutto inscritto (ancora) nell'orbita del negozio fideiussorio; il terzo, di sostanziale separazione del diritto all'adempimento della autonoma obbligazione di garanzia rispetto al contratto sottostante. Largamente prevalente, in proposito, appare l'orientamento giurisprudenziale (avallato dalla dottrina maggioritaria), predicativo della decisiva rilevanza di clausole che sanciscano l'impossibilità, per il garante, di opporre al creditore le eccezioni relative al rapporto di base che spettano al debitore principale (così, tra le altre, Cass. 31 luglio 2002, n ; Cass. 20 luglio 2002, n ; Cass. 7 marzo 2002, n. 3326; Cass. 19 giugno 2001, n. 8324; Cass. 17 maggio 2001, n. 6757; Cass. 1 ottobre 1999, n ; Cass. 21 aprile 1999, n. 3964; Cass. 6 aprile 1998, n. 3552), mentre alcune pronunce di merito fondano la ricostruzione del Garantievertrag su altri elementi del tessuto negoziale, quali la previsione di un termine breve entro cui il garante è obbligato al pagamento, la decorrenza di tale termine dal ricevimento della richiesta del beneficiario, l'espressa esclusione del beneficio della preventiva escussione (ex aliis, Trib. Milano 22 ottobre 2001). Criterio interpretativo utile ad orientare l'interprete verso l'autonomia della vicenda di garanzia divisata dalle parti riposa ancora sull'individuazione - nell'ambito di una lettura complessiva delle singole convenzioni negoziali - di una sua eventuale funzione "cauzionale": la peculiarità propria del 13
14 Garantievertrag è difatti quella di consentire al creditore di escutere il garante con la stessa, tempestiva efficacia con cui egli potrebbe far proprio un versamento cauzionale. La funzione cauzionale sarebbe soddisfatta, e l'autonomia della garanzia sarebbe conseguentemente rinvenuta, secondo alcune pronunce di questa corte, tutte le volte che la relativa convenzione attribuisca al creditore la facoltà di procedere ad immediata riscossione delle somme, a prescindere dal rapporto garantito, realizzando così una funzione del tutto simile a quella dell'incameramento di una somma di denaro a titolo di cauzione (Cass. 17 maggio 2001, n. 6757; Cass. 21 aprile 1999, n. 3964; Cass. 6 aprile 1998, predicative di un principio di diritto condiviso da autorevole dottrina). Con particolare riguardo alle polizze fideiussorie (sulle quali, funditus, tra le altre, Cass. 11 ottobre 1994, n. 8295, pres. Rossi, rel. Bibolini, mentre l'orientamento tradizionale, che le inquadrava tout court nell'ambito della fideiussione, sembra risalire a Cass. 17 giugno 1957, n. 2299), si è più volte sottolineato come esse concretino un rapporto di un soggetto (una compagnia di assicurazioni o un istituto bancario) che, dietro pagamento di un corrispettivo, si impegna a garantire in favore di altro soggetto l'adempimento di una determinata obbligazione assunta dal contraente della polizza, strumento contrattuale che, pur non essendo espressamente disciplinato dal codice del '42, è menzionato in molte leggi speciali che lo prevedono come forma di garanzia sostitutiva della cauzione reale, normalmente richiesta per chi stipula - come nel caso di specie - contratti con la P.A.. Disattesa pressochè unanimemente la ricostruzione volta a riconoscere natura essenzialmente assicurativa alla fattispecie (risulta essersi pronunciata in tal senso la sola, peraltro assai risalente, Cass. 9 luglio 1943), la giurisprudenza di questa corte, sia pure nell'ambito dell'orientamento (che appare ormai minoritario) applicativo delle norme di cui agli artt e ss. c.c. ha in passato ritenuto che la polizza de qua costituisse un sottotipo innominato di fideiussione, giudicando decisivo a tal fine il permanere della funzione di garanzia dell'adempimento di una altrui obbligazione, pur in presenza di elementi caratteristici idonei a distinguerla all'interno della fattispecie tipica della fideiussione come disciplinata dal codice (l'assunzione, cioè, della garanzia secondo modalità tecnico-economiche dell'assicurazione: tra le meno recenti, Cass. 8 febbraio 1963, n. 221; 9 giugno 1975, n. 2297; 17 novembre 1982, n. 6155). La maggior parte delle pronunzie, di converso (Cass. 11 ottobre 1994, n. 8295, poc'anzi citata; Cass. 9 gennaio 1975, n. 1709, in Giust. civ. Mass., 1975; Cass. 14 marzo 1978, n. 1292, ivi, 1978; Cass. 25 ottobre 1984, n. 5450) avrebbe viceversa posto l'accento sul carattere decisamente atipico della polizza, separando la questione della determinazione della disciplina applicabile al contratto da quella dell'individuazione del tipo nominato cui la polizza stessa appaia in sè riconducibile - ma circoscrivendo pur sempre il tema della atipicità alla alternativa tra causa assicurativa e causa fideiussoria (entrambe compenetrate in parte qua nel contratto); gli aspetti prevalenti, e tendenzialmente assorbenti resteranno, però, quelli tipici della fideiussione, con conseguente applicazione delle norme di cui agli artt e ss. c.c.. 14
15 La dottrina, dal suo canto, ha ritenuto di poter individuare tre tipi di polizze fideiussorie:quelle in cui l'obbligo del garante dipende dall'esistenza dell'obbligo del debitore principale; quelle in cui l'obbligo del garante è indipendente da quello del debitore principale; quelle, infine, in cui il beneficiario, per ottenere il pagamento della garanzia, deve provare, in genere mediante documenti indicati nella polizza stessa, alcuni fatti attinenti al rapporto principale (in tal guisa ritenendo applicabile la disciplina della fideiussione alle sole polizze del primo tipo, per effetto della permanenza del carattere accessorio dell'obbligo assunto dal garante, e iscrivendo le altre nell'orbita dei contratti autonomi di garanzia). Quanto alla giurisprudenza più recente, va in limine osservato come, tra le sentenze citate dall'odierno controricorrente, quelle di cui a Cass. 4 luglio 2003, (Pres. Genghini, rel. Marziale) e a Cass , n. 52 (Pres. Fiducia, est. Finocchiaro), pur contenendo alcune tra le più chiare distinzioni tra le fattispecie della fideiussione e del contratto autonomo di garanzia, non esplorino specificamente il terreno delle polizze fideiussorie: nella prima pronuncia si legge, difatti, che la deroga all'art cod. civ. non può ritenersi implicita nell'inserimento, nella fideiussione, di una clausola di "pagamento a prima richiesta" o di altra equivalente, sia perchè detta norma è espressione di un'esigenza di protezione del fideiussore, che prescinde dall'esistenza di un vincolo di accessorietà tra l'obbligazione di garanzia e quella del debitore principale e può essere considerata meritevole di tutela anche nelle ipotesi in cui tale collegamento sia assente, sia perchè, comunque, la presenza di una clausola siffatta non assume rilievo decisivo ai fini della qualificazione di un negozio come "contratto autonomo di garanzia" o come "fideiussione", potendo tali espressioni riferirsi sia a forme di garanzia svincolate dal rapporto garantito (e quindi autonome) sia a garanzie, come quelle fideiussorie, caratterizzate da un vincolo di accessorietà, più o meno accentuato, nei riguardi dell'obbligazione garantita, sia infine a clausole, il cui inserimento nel contratto di garanzia è finalizzato, nella comune intenzione dei contraenti, (non all'esclusione, ma) a una deroga parziale della disciplina dettata dal citato art. 1957, ad esempio limitata alla previsione che una semplice richiesta scritta sia sufficiente ad escludere l'estinzione della garanzia, esonerando il creditore dall'onere di proporre azione giudiziaria. Ne consegue che, non essendo la clausola di pagamento a prima richiesta di per sè incompatibile con l'applicazione della citata norma codicistica, spetta al giudice di merito accertare, di volta in volta, la volontà in concreto manifestata dalle parti con la stipulazione della detta clausola; nella seconda, ancora, che, ai fini della configurabilità di un contratto autonomo di garanzia oppure di un contratto di fideiussione, non è decisivo l'impiego o meno delle espressioni "a semplice richiesta" o "a prima richiesta" del creditore, ma la relazione in cui le parti hanno inteso porre l'obbligazione principale e l'obbligazione di garanzia. Ne consegue che la carenza dell'elemento dell'accessorietà, che caratterizza il contratto autonomo di garanzia ("performance bond") e lo differenzia dalla fideiussione, deve necessariamente essere esplicitata nel contratto con l'impiego di specifica, clausola idonea ad indicare l'esclusione della facoltà del garante di opporre al creditore le eccezioni spettanti al debitore principale, ivi 15
16 compresa l'estinzione del rapporto (con riguardo, peraltro, a vicenda inerente ad un preliminare di vendita con fideiussione bancaria). Passando, allora, alla analisi specifica dei più significativi, precedenti di legittimità in subiecta materia, deve essere considerato, da un canto: 1) il dictum di cui a Cass. 2 aprile 2002, n (Pres. Giustiniani, rel. Di Nanni), la quale, dopo la generale premessa secondo cui il contratto atipico di garanzia autonoma si differenzia dalla fideiussione per la mancanza dell'elemento dell'accessorietà, nel senso che il garante si impegna a pagare al beneficiario, senza opporre eccezioni fondate sulla validità o efficacia del rapporto di base, ha poi escluso, nella specie, che valessero a snaturare il contratto tipico di fideiussione ed a qualificarlo come garanzia autonoma le diverse previsioni contrattuali di un termine per il pagamento decorrente dalla richiesta, dell'esclusione del beneficio della preventiva escussione del debitore principale, della non necessità del consenso di quest'ultimo al pagamento da parte del garante, del divieto per il garantito a sollevare obiezioni sullo stesso pagamento (nella motivazione della sentenza, si legge ancora che in particolari rapporti, specie quelli di appalto, nella pratica da tempo è invalso l'uso che l'appaltatore, per evitare l'immobilizzazione di somme dovute a scopo cauzionale, presti al committente garanzie bancarie o assicurative di pagamento incondizionato ed irrevocabile di quanto è da lui dovuto: ciò consente all'appaltatore di non versare la cauzione e garantisce l'appaltante che conseguirà le sonane a semplice richiesta, purchè siano rispettate le forme previste, specificandosi, subito dopo, che questo risultato, peraltro, può essere realizzato anche attraverso una fideiussione, quando il contratto è articolato in modo atipico, prevedendo, ad esempio, deroghe diverse rispetto alla disciplina della fideiussione, come quella dell'esclusione del beneficio della preventiva escussione, ex art cod. civ., oppure quella dell'esclusione per il fideiussore di opporre al creditore principale le eccezioni appartenenti al debitore principale, ex art c.c.); 2) Le affermazioni di cui a Cass. 6 aprile 1998, n (Pres. Iannotta, rel. Preden), ove si legge che, al contratto cosiddetto di assicurazione fideiussoria (o cauzione fideiussoria o assicurazione cauzionale), caratterizzato dall'assunzione di un impegno, da parte di una banca o di una compagnia di assicurazioni, di pagare un determinato importo al beneficiario, onde garantirlo nel caso di inadempimento della prestazione a lui dovuta da un terzo, sono applicabili le disposizione della fideiussione, salvo che sia stato diversamente disposto dalle parti. Riveste carattere derogatorio rispetto alla disciplina della fideiussione, la clausola con la quale venga espressamente prevista la possibilità, per il creditore garantito, di esigere dal garante il pagamento immediato del credito "a semplice richiesta" o "senza eccezioni". In tal caso, in deroga all'art. 1945, è preclusa al fideiussore l'opponibilità delle eccezioni che potrebbero essere sollevate dal debitore principale, restando in ogni caso consentito al garante di opporre al beneficiario "l'exceptio doli", nel caso in cui la richiesta di pagamento immediato risulti "prima facie" abusiva o fraudolenta; 3) I principi di cui a Cass. 18 maggio 2001 n (Pres. Fiducia, rel. Manzo), secondo cui la cosiddetta assicurazione fideiussoria costituisce una figura contrattuale intermedia tra il versamento cauzionale e la fideiussione ed è contraddistinta dall'assunzione dell'impegno, da parte (di una banca o) di 16
17 una compagnia di assicurazione, di pagare un determinato importo al beneficiario, onde garantirlo nel caso di inadempimento della prestazione a lui dovuta dal contraente. E', poi, caratterizzata, dalla stessa funzione di garanzia del contratto di fideiussione, per cui è ad essa applicabile la disciplina legale tipica di questo contratto, ove non derogata dalle parti; dall'altro: 1) I principi di diritto affermati da Cass. 21 aprile 1999, n (Pres. Iannotta, rel. Lupo) e 19 giugno 2001, n (Pres. Greco, rel. Macioce), a mente della quali, ai fini della configurabilità di un contratto autonomo di garanzia, oppure di un contratto di fideiussione, non è decisivo l'impiego o meno delle espressioni "a semplice richiesta" o a "prima richiesta del creditore", ma la relazione in cui le parti hanno inteso porre l'obbligazione principale e l'obbligazione di garanzia. Infatti la caratteristica fondamentale che distingue il contratto autonomo di garanzia dalla fideiussione è l'assenza dell'elemento dell'accessorietà della garanzia, insito nel fatto che viene esclusa la facoltà del garante di opporre al creditore le eccezioni che spettano al debitore principale, in deroga alla regola essenziale della fideiussione, posta dall'art cod. civ. (in entrambi i casi la fattispecie, analoga a quella oggetto del presente ricorso, aveva a sua volta ad oggetto una polizza fideiussoria cauzionale: i giudici di merito, con consonanti decisioni, confermate in punto di diritto da questa corte, ritennero di dover qualificato in termini di autonomia la convenzione di garanzia stipulata, valorizzando la clausola secondo cui la società garante avrebbe dovuto pagare entro un breve termine dalla richiesta del creditore, dopo semplice avviso al debitore principale, di cui non era richiesto il consenso e che nulla avrebbe potuto eccepire in merito al pagamento, anche in sede di rivalsa del garante, e opinando, in particolare, che la stessa apposizione di un termine breve precludesse a priori qualsiasi possibilità, per il garante, di sollevare eccezioni in ordine al rapporto sottostante, non essendo immaginabile, in tempi estremamente ristretti, lo svolgimento delle necessarie indagini per l'accertamento in concreto dell'inadempimento dell'appaltatore e della legittimità della richiesta dell'amministrazione garantita);2) Il recente dictum di cui a Cass. 2008, n. 2377, ove si legge che la polizza fideiussoria prestata a garanzia dell'obbligazione dell'appaltatore costituisce una garanzia atipica in quanto essa, non potendo garantire l'adempimento di detta obbligazione, perchè connotata dal carattere dell'insostituibilità, può semplicemente assicurare la soddisfazione dell'interesse economico del beneficiario compromesso dall'inadempimento, risultando, quindi, estranea all'ambito delle garanzie di tipo satisfattorio proprie delle prestazioni fungibili, caratterizzate dall'identità della prestazione, dal vincolo della solidarietà e dall'accessorietà, ed essendo, invece, riconducibile alla figura della garanzia di tipo indennitario - cosiddetta "fideiussio indemnitatis" -, in forza della quale il garante è tenuto soltanto ad indennizzare, o a risarcire, il creditore insoddisfatto. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che aveva ritenuto che la polizza fideiussoria oggetto di controversia dovesse qualificarsi come garanzia atipica in quanto non finalizzata a garantire la restituzione di un credito erogato dalla Provincia autonoma di Bolzano a fondo perduto per un progetto di riconversione industriale finalizzato al raggiungimento dei livelli occupazionali ed economici preventivati, giacchè detta restituzione 17
18 sarebbe stata richiesta dalla medesima Provincia unicamente nel caso in cui il mutuatario non fosse stato in grado di adempiere al promesso piano di riconversione industriale). Un ulteriore passo avanti verso la automaticità dell'equazione Polizza fideiussoria dell'appaltatore = Garantievertrag sembrerebbe implicitamente potersi rinvenire nella sentenza (ritenuta, in dottrina, "una inspiegabile rottura, o quantomeno una forzatura, rispetto al precedente indirizzo giurisprudenziale") di cui a Cass , n (Pres. Giuliano, est. Durante), a mente della quale, ove sia prestata a garanzia dell'obbligazione dell'appaltatore, la polizza fideiussoria non è configurabile come fideiussione, bensì come garanzia atipica, in quanto l'insostituibilità della prestazione fa venire meno la solidarietà dell'obbligazione del garante e comporta che il creditore possa pretendere da lui soltanto un indennizzo o un risarcimento, che è prestazione diversa da quella alla quale aveva diritto (nella specie la Suprema Corte riconoscerà la validità della polizza fideiussoria, a mezzo della quale una società assicuratrice aveva garantito l'adempimento delle obbligazioni dell'appaltatore, sebbene la sua stipulazione fosse stata addirittura posteriore al verificarsi dell'inadempimento dell'obbligazione garantita. In sede di commento alla pronuncia, non si è mancato di osservare come quest'ultima ancori la propria ratio decidendi al sillogismo per cui: 1) la polizza fideiussoria - a garanzia delle obbligazioni assunte da un appaltatore - assurge a garanzia atipica, a cagione dell'insostituibilità della obbligazione principale (premessa maggiore); 2) il creditore può pretendere dal garante solo un indennizzo o risarcimento, prestazione diversa da quella alla quale aveva diritto (premessa minore); 3) la polizza fideiussoria è valida anche se intervenuta successivamente rispetto all'inadempimento delle obbligazioni garantite (conclusione), sillogismo del quale si dicono condivisibili le premesse (sia quella maggiore che quella minore), ma non la conclusione). Va infine ricordato come, ancora più di recente, Cass. 21 febbraio 2008, n, 4446 (Pres. Velia, rel. Mensitieri), abbia avuto modo di operare una sorta di "sintesi" riepilogativa delle posizioni assunte da questa corte in tema di polizze fideiussorie, alla luce della quale: al contratto cosiddetto di assicurazione fideiussoria (o cauzione fideiussoria o assicurazione cauzionale), caratterizzato dall'assunzione di un impegno, da parte di una banca o di una compagnia di assicurazioni, di pagare un determinato importo al beneficiario, onde garantirlo nel caso di inadempimento della prestazione a lui dovuta da un terzo, sono applicabili le disposizioni della fideiussione, salvo che sia stato diversamente disposto dalle parti. La clausola con la quale venga espressamente prevista la possibilità, per il creditore garantito, di esigere dal garante il pagamento immediato del credito "a semplice richiesta" o "senza eccezioni" riveste carattere derogatorio rispetto alla disciplina della fideiussione. Siffatta clausola, risultando incompatibile con detta disciplina, comporta l'inapplicabilità delle tipiche eccezioni fideiussorie, quali, ad esempio, quelle fondate sugli artt e 1957 c.c., consentendo l'applicabilità delle sole eccezioni relative al rapporto garante/beneficiario (Cass. 1/6/2004 n ); 18
19 in tema di garanzia personale, la cosiddetta assicurazione fideiussoria o cauzione fideiussoria o assicurazione cauzionale, è una figura intermedia tra il versamento cauzionale e la fideiussione ed è caratterizzata dall'assunzione dell'impegno, da parte di una banca o di una compagnia di assicurazioni, di pagare un determinato importo al beneficiario, onde garantirlo in caso di inadempimento della prestazione a lui dovuta dal terzo. Poichè infatti le norme contenenti la disciplina legale tipica della fideiussione sono applicabili se non sono espressamente derogate dalle parti, portata derogatoria deve riconoscersi alla clausola legittima in virtù del principio di autonomia negoziale - con cui le parti abbiano previsto la possibilità per il creditore garantito di esigere dal garante il pagamento immediato del credito "a semplice richiesta" o "senza eccezioni", in quanto preclude al garante l'opponibilità al beneficiario delle eccezioni altrimenti spettanti al debitore principale ai sensi dell'art c.c.. Siffatta clausola, risultando incompatibile con la disciplina della fideiussione, comporta l'inapplicabilità delle tipiche eccezioni fideiussorie, quali, ad esempio, quelle fondate sugli artt e 1957 c.c., consentendo l'applicabilità delle sole eccezioni relative al rapporto garante/beneficiario (Cass. 14/2/2007. n. 3257); nella ipotesi in cui la durata di una fideiussione sia correlata non alla scadenza della obbligazione principale ma al suo integrale adempimento, l'azione del creditore nei confronti del fideiussore non è soggetta al termine di decadenza previsto dall'art c.c., (Cass. 27/11/2002 n ; 19/7/1996 n. 6520; 24/3/1994 n. 2827);la clausola con la quale il fideiussore si impegni a soddisfare il creditore a semplice richiesta del medesimo configura una valida espressione di autonomia negoziale e da vita ad un contratto atipico di garanzia, che pur derogando al principio dell'accessorietà, non fa venir meno la connessione tra rapporto fideiussorio e quello principale (Cass. 12/1/2007 n. 412). Sulla scorta di tali premesse, l'intervento delle sezioni unite deve, da un canto, definitivamente chiarire i tratti differenziali, sul piano morfologico, funzionale e interpretativo, tra le fattispecie della fideiussione e del contratto autonomo di garanzia;dall'altro, risolvere il contrasto circa la natura delle polizze assicurative cd. "fideiussorie", sia su di un piano generale, sia nella specifica dimensione, più propriamente oggetto di dubbi ermeneutici, delle convenzioni negoziali stipulate dall'appaltatore di opere pubbliche, con particolare riguardo, in quest'ultima ipotesi, e per quanto di interesse a fini interpretativi: alla disciplina normativa speciale abrogata, di cui, tra l'altro, al D.P.R. n del oggi abrogato dald.p.r. n. 544 del 1999, art il cui art. 3 disponeva che la cauzione cui è tenuto l'aggiudicatario deve essere prestata in numerario o in titoli di Stato, e può essere costituita, da fideiussione bancaria; alla L. n. 348 del a sua volta abrogata dal D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209, art. 354, comma 1, - il cui art. 1 prevedeva che la costituzione di una cauzione a favore dello Stato o altro Ente pubblico potesse prestarsi, tra l'altro, con polizza assicurativa rilasciata da imprese di assicurazione debitamente autorizzata all'esercizio del ramo cauzioni; alla L. n. 109 del 1994 (con riferimento alla quale la garanzia fideiussoria contemplata all'art. 30 è stata assimilata ad una vera e propria caparra confirmatoria dalla 4^ sezione del Consiglio di Stato con la sentenza 29 marzo 2001, n. 1840) - anch'essa abrogata dal D.Lgs. n. 163 del 19
20 2006, art. 256, comma 1, recante il cd. "nuovo codice dei contratti pubblici" -; alle circolari ministeriali autorizzative (la n. 145 del e la n. 433 del , ove si legge che le assicurazioni cauzionali assolvono alla stessa funzione giuridico-economica di una cauzione in denaro o in altri beni reali);alla disciplina attualmente vigente, in particolare all'art. 75 del nuovo codice dei contratti pubblici, a mente del quale la garanzia, pari al due per cento del prezzo base indicato nel bando o nell'invito, va prestata sotto forma di cauzione o di fideiussione, a scelta dell'offerente. La cauzione può essere costituita in contanti o in titoli del debito pubblico garantiti dallo Stato al corso del giorno del deposito, presso una sezione di tesoreria provinciale o presso le aziende autorizzate, a titolo di pegno a favore dell'amministrazione aggiudicatrice, mentre la fideiussione può essere bancaria o assicurativa o rilasciata dagli intermediari finanziari, e deve prevedere espressamente tanto la rinuncia al beneficio della preventiva escussione del debitore principale, quanto la rinuncia, all'eccezione di cui all'art c.c., comma 2, nonchè l'operatività della garanzia medesima entro quindici giorni, a semplice richiesta scritta della stazione appaltante. Anche alla luce di tale plesso normativo potrà essere, così, efficacemente verificata la esattezza, o meno, della tesi secondo cui, ove la cauzione sia sostituita da altra forma di garanzia prevista per legge (nella specie, quella che il codice del 2006 espressamente qualifica come "fideiussione"), questa debba offrire, o meno, alla P.A. un analogo risultato sul piano funzionale, e cioè l'incondizionato e pressochè automatico incameramento della somma in caso di inadempimento dell'aggiudicatario". Il ricorso è fondato. Avverso la sentenza della corte d'appello di Perugia la ATER propone quattro motivi di impugnazione, chiedendo all'adita corte di legittimità di interpretare la convenzione negoziale per la quale è processo in termini di contratto autonomo di garanzia alla luce sia della previsione di un obbligo di pagamento entro un breve termine (dalla richiesta scritta) - non rilevando, in senso contrario, il mancato uso di espressioni quali "a semplice" o "a prima richiesta", atteso che l'interpretazione della convenzione negoziale de qua andrebbe viceversa desunta dalla relazione in cui le parti hanno inteso porre l'obbligazione principale e quella di garanzia -; sia dell'impegno assunto dalla ditta debitrice di rimborsare al garante tutte le somme versate, con espressa rinuncia a sollevare qualsiasi eccezione; sia della normativa pubblicistica all'uopo richiamata - che considera(va) la polizza come sostitutiva di una cauzione dovuta dall'appaltatore in favore dello Stato o di altro ente pubblico. La ricorrente deduce, di conseguenza, l'inapplicabilità, alla fattispecie, della decadenza di cui all'art c.c., ovvero la deroga a tale disposizione, dovendo ritenersi che la proposizione dell'istanza scritta di pagamento sia indice inequivoco della volontà dell'ente creditore di avvalersi della garanzia. I motivi di ricorso appaiono meritevoli di accoglimento, per quanto di ragione. 20
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