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Timestamp: 2019-01-21 08:09:00+00:00
Document Index: 109665305

Matched Legal Cases: ['art. 1321', 'art. 1322', 'art. 1322', 'art. 1325', 'art. 1326', 'art. 1343', 'art. 1346', 'art. 1418', 'art. 1325', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1343', 'art. 1325', 'art. 1325', 'art. 1346']

La Nozione di Contratto | Informazioni e Guide Legali su DirittialDiritto.it
In base all’art. 1321 c.c., il contratto è “l’accordo per costituire, modificare o estinguere, rapporti giuridici patrimoniali”.
L’articolo citato richiama immediatamente la patrimonialità del rapporto giuridico che determina l’esclusione dall’ambito contrattuale del matrimonio, non a caso fatto oggetto di specifica regolamentazione (Gazzoni).
Il contratto rappresenta l’espressione dell’autonomia contrattuale di maggiore impiego e in base all’art. 1322 c.c. le parti possono liberamente determinare il contenuto del contratto all’interno dei limiti imposti dalla legge con un limite, di tipo finalistico, rappresentato dall’essere diretti a realizzare interessi meritevoli di tutela secondo l’ordinamento giuridico.
Autonomia contrattuale significa facoltà di regolamentare i propri interessi. È infatti autonomo chi può decidere sul se e come perseguire e raggiungere un certo obiettivo (Gazzoni). In base all’art. 1322 c.c., le parti possono liberamente determinare, come si diceva sopra, il contenuto del contratto nei limiti imposti dalla legge.
Accanto ai contratti tipici, ovvero modelli economici tradotti in formule giuridiche disciplinate e tutelate dalla legge e già impostate e ai contratti atipici e cioè quei contratti che non rientrano in nessun modello legale previsto dall’ordinamento, ci sono anche i contratti misti e cioè una tipologia contenente la fusione delle caratteristiche delle due tipologie elencate.
Per quanto riguarda la classificazione dei contratti, possiamo distinguerli in contratti a titolo oneroso e a titolo gratuito, contratti solenni, non solenni, consensuali e reali, ad effetti reali o traslativi e contratti ad effetti obbligatori, contratti bilaterali o a prestazioni corrispettive, contratti unilaterali. Il codice civile prevede una disciplina generale comune a tutti i contratti, tipici e atipici con specifiche disposizioni per alcuni specifici contratti.
Nel nostro sistema giuridico viene dato un enorme risalto al contratto mentre nessuna disposizione è dedicata all’istituto del “negozio giuridico” a differenza di quanto fa il codice civile tedesco (Gazzoni). Questo in quanto, a seguito di una lunga evoluzione, si è inteso dare maggiore importanza al contratto come strumento di scambio inserito all’interno del contesto “mercato”, anziché dare maggiore risalto alla volontà del singolo.
Il contratto è dunque un negozio giuridico di tipo bilaterale o plurilaterale con la funzione di creare un nuovo rapporto giuridico, regolare rapporti giuridici già esistenti e modificare, quindi anche estinguendoli, i rapporti giuridici patrimoniali già posti in essere con precedenti assetti di interessi. Il negozio giuridico, la categoria generale all’interno della quale è inserito il contratto, può anche essere unilaterale mentre il contratto deve necessariamente avere due o più parti. Ad esempio, il testamento è un negozio giuridico unilaterale, cioè posto in essere da un solo soggetto, a contenuto patrimoniale ad esempio, che si affianca al matrimonio, negozio giuridico di due o più parti che però, a differenza del matrimonio – come ricorda il Gazzoni – non ha contenuto patrimoniale.
L’art. 1325 stabilisce che i requisiti del contratto sono
l’accordo delle parti (art. 1326)
la causa (art. 1343)
l’oggetto (art. 1346)
la forma, quando risulta che è prescritta dalla legge sotto pena di nullità (artt. 1350 e 1352).
Si tratta di requisiti essenziali e cioè elementi necessari della configurazione del contratto che si contrappongono agli elementi accidentali del negozio giuridico. A differenza dei requisiti del contratto, elementi indefettibili, gli elementi accidentali possono anche mancare ma se posti in essere devono essere conformi alla legge ossia essere compatibili con le previsioni normative. In buona sostanza, non tutte le manifestazioni di volontà tra le parti possono considerarsi contratto ma tutte quelle manifestazioni con i succitati contenuti minimi che si pongono a tutela sia delle parti o della parte più debole ma in generale a garanzia e a sostegno e certezza dei rapporti giuridici. In base all’art. 1418, può essere fatta valore la nullità del contratto in mancanza dei requisiti essenziali di cui all’art. 1325 cc.
Tra i requisiti del contratto troviamo la causa (artt. 1325, 1343 c.c.). Quando si parla di “causa del contratto”, deve intendersi la causa in concreto e cioè la funzione economica e sociale che le parti vogliono realizzare con il contratto e non anche le finalità personale e gli intenti psichici che le parti perseguono rappresentate dai motivi che spingono a contrarre e che non rilevano nel contesto giuridico negoziale. Anche se, tuttavia, uno degli strumenti che le parti hanno per fare in modo che i motivi rientrino nell’assetto negoziale è la condizione, elemento accidentale.
“La causa del contratto – spiega la Cassazione con la sentenza n. 23941/2009 e poi conferma con la sentenza n. 10490/2009 – è lo scopo pratico del negozio, la sintesi, cioè, degli interessi che lo stesso è concretamente diretto a realizzare (c.d. causa concreta), quale funzione individuale della singola e specifica negoziazione, al di là del modello astratto utilizzato”. In base all’art. 1343 c.c. la causa è illecita quando è contraria a norme imperative, all’ordine pubblico e al buon costume.
In base all’art. 1325 c.c. se un determinato tipo di contratto necessità di una determinata forma a pena di nullità, questa diventa uno degli elementi essenziali del contratto. Al contrario, se non è prevista una forma specifica, questo elemento è lasciato alla libertà delle parti che possono scegliere la forma che più prediligono.
Indipendentemente dalla obbligatorietà della forma scritta o meno, questo elemento rappresenta la veste formale con la quale la volontà dei contraenti viene ad essere manifestata nel mondo esteriore.
Per esempio, la compravendita di beni immobili richiede la forma scritta a pena di nullità del negozio giuridico in questione. La compravendita è uno di quei negozi giuridici che la dottrina usa definire “solenni” che richiedono la forma o per provare il negozio giuridico posto in essere (ad probationem) o per l’esistenza del contratto (ad substantiam). Tutti gli altri contratti che hanno forma libera non necessitano di forma scritta per la loro esistenza e per la loro prova per il principio generale della libertà delle forme.
Questa è la regola generale che viene derogata da specifiche disposizioni di legge – si pensi ad esempio agli elenchi tassativi contenuti negli artt. 1350 e 1352 c.c. – che introducono i casi nei quali è espressamente prevista la forma scritta o per provare l’esistenza del contratto o per l’esistenza stessa del contratto. In assenza di disposizioni a riguardo, si considera la forma libera in virtù del principio generale della libertà delle forme.
Elemento essenziale del contratto, l’oggetto – in base a quanto previsto dall’art. 1325 c.c. e, soprattutto all’art. 1346 c.c. – deve avere le seguenti determinate caratteristiche e cioè deve essere possibile, lecito, determinato e determinabile. In base a quanto precisato dalla Cassazione (Cass. 6927/20001), in relazione alla impossibilità dell’oggetto, ad essa consegue “la nullità del contratto” quando “la prestazione sia insuscettibile di essere effettuata per la sussistenza di impedimenti originari di carattere materiale o giuridico che ostacolino in modo assoluto il risultato cui essa era diretta e non anche quando insorgano ostacoli più o meno gravi nella esecuzione della stessa”. È nullo ad esempio, per impossibilità giuridica, il contratto di locazione di beni che per essere situati in una particolare zona, possono avere solo una certa destinazione e non un’altra (Cass. 8199/1990).
Per quanto riguarda il requisito della determinatezza o della determinabilità dell’oggetto dell’obbligazione, la Cassazione (Cass. 5513/2008) ha precisato che essa “esprime la fondamentale esigenza di concretezza dell’atto contrattuale, avendo le parti la necessità di sapere l’impegno assunto ovvero i criteri per la sua concreta determinazione, il che può essere pregiudicato dalla possibilità che la misura della prestazione sia discrezionalmente determinata, sia pure in presenza di precise condizioni legittimanti, da una sola delle parti”.
Fonti sul Contratto
Francesco Gazzoni, Manuale di diritto privato, XVI edizione, pp. 775 e ss.
Garofoli, Iannone, Codice Civile, annotato con la giurisprudenza, Nel Diritto Editore, pp. 1615 e ss.
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