Source: https://www.laleggepertutti.it/187467_gratuito-patrocinio-calcolo-della-soglia-di-reddito
Timestamp: 2018-02-24 18:15:24+00:00
Document Index: 26179720

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 76', 'art. 76', 'art. 366', 'art. 13']

Gratuito patrocinio: calcolo della soglia di reddito
Lo sai che? Gratuito patrocinio: calcolo della soglia di reddito
Per stabilire il rispetto del reddito minimo per accedere al gratuito patrocinio si calcolano anche i redditi dei figli e del coniuge.
Lo Stato ti offre la possibilità di non pagare il tuo avvocato per la causa che hai necessità di avviare o nella quale devi difenderti, a condizione però che il tuo reddito non sia superiore a 11.528,41 euro (limite di reddito aggiornato ogni due anni). Se questo tetto non è facilmente superabile da parte di un solo contribuente (non tutti hanno la fortuna di guadagnare mille euro al mese), lo è invece se, al reddito dell’interessato, si sommano anche quelli dei familiari conviventi. Compresi i figli. Ti potrà sembrare strano e magari ingiusto, ma per l’ammissione al gratuito patrocinio è necessario tenere conto, e sommare, anche gli stipendi del nucleo familiare. Questo principio è stato di recente ribadito dalla Cassazione che, con una sentenza pubblicata lo scorso giovedì [1], è ritornata a chiarire come avviene il calcolo della soglia di reddito per il gratuito patrocinio. Lo spiegheremo ricorrendo al consueto esempio.
Devi fare causa al tuo ex datore di lavoro ma, non potendoti permettere di pagare la parcella all’avvocato a causa delle tue scarse risorse, gli hai chiesto se è iscritto nelle liste del gratuito patrocinio. Lui ti ha rassicurato sulla possibilità di difenderti gratuitamente scaricando poi il costo della parcella sullo Stato, ma prima ha voluto esaminare la tua situazione economica. Così gli hai mostrato la dichiarazione dei redditi; ma non gli è bastata. Ti ha chiesto anche con chi vivi e le dichiarazioni dei redditi di questi ultimi. Ti è sembrato strano che, per usufruire del gratuito patrocinio, debbano saperlo anche i tuoi familiari visto che a questi vorresti tenere segreto l’imminente contenzioso ma, nello stesso tempo, non essendo al corrente dei loro guadagni, hai necessariamente bisogno di chiedere loro le informazioni. Cosa dice al riguardo la legge? Per scoprirlo bisogna andare a vedere come avviene il calcolo della soglia di reddito per il gratuito patrocinio.
2 Quando si può chiedere il gratuito patrocinio?
3 Qual è il limite di reddito del gratuito patrocinio?
4 Come si calcola la soglia del reddito del gratuito patrocinio?
5 Quali redditi si sommano nel gratuito patrocinio?
6 Le detrazioni di imposta
7 Gratuito patrocinio senza limiti di reddito
8 Quando non si ha mai diritto al gratuito patrocinio
9 Come si chiede il gratuito patrocinio?
Grazie al gratuito patrocinio (detto anche «patrocinio a spese dello Stato»), coloro che hanno difficoltà economiche e devono affrontare un processo civile (sia come attori che convenuti), possono scegliere un avvocato di fiducia senza dovergli corrispondere alcun compenso. La parcella gli sarà poi onorata dallo Stato all’esito del giudizio (sia che vinci, sia che perdi). In forza del gratuito patrocinio non devi neanche pagare tasse, bolli, diritti o altre spese. Se l’avvocato ti chiede una somma forfettaria per spese vive commette illecito disciplinare e puoi denunciarlo al Consiglio dell’Ordine.
Per poter essere ammesso al gratuito patrocinio non devi solo avere un reddito basso ma le tue ragioni devono risultare, in base a una prima e sommaria valutazione, non manifestamente infondate ossia non pretestuose. Ciò però non significa che hai già vinto la causa. Anzi, se la perderai, il giudice ti condannerà alle spese legali e dovrai pagare anche l’avvocato di controparte.
Quando si può chiedere il gratuito patrocinio?
Il patrocinio a spese dello Stato opera sia per i giudizi civili, penali, tributari o amministrativi. Comprende ogni grado e fase del processo e tutte le eventuali procedure, derivate ed accidentali, comunque connesse; opera anche nella fase dell’esecuzione forzata, nei processi di revisione, di revocazione e di opposizione di terzo, sempre che l’interessato debba o possa essere assistito da un difensore o da un consulente tecnico.
Qual è il limite di reddito del gratuito patrocinio?
Per essere ammesso al patrocinio a spese dello Stato il tuo reddito imponibile – quello cioè dichiarato ai fini Irpef – non deve essere superiore a 11.528,41. Questo limite viene aggiornato ogni due anni. Se superi anche di un solo euro il tetto dovrai per forza pagare il tuo avvocato da solo.
Come si calcola la soglia del reddito del gratuito patrocinio?
Per calcolare il rispetto del limite di reddito per il gratuito patrocinio – ossia per verificare che il richiedente non superi la soglia di 11.528,41 euro – si tiene conto anche dei redditi che per legge sono esenti dall’Irpef o che sono soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta o ad imposta sostitutiva.
Quali redditi si sommano nel gratuito patrocinio?
Come abbiamo anticipato in apertura, per stabilire il rispetto del limite di reddito per il gratuito patrocinio non si deve tenere in considerazione solo il reddito del richiedente ma anche quello di tutti gli altri componenti del nucleo famigliare con cui questi vive insieme. In pratica, quando l’interessato convive con il coniuge o con altri familiari si sommano ai suoi redditi quelli di ogni componente della famiglia.
Secondo la Cassazione, in tale calcolo vanno considerati anche i redditi di chi, pur non essendo legato da vincoli di parentela o affinità, convive con il richiedente e contribuisce dal punto di vista economico e collaborativo alla vita in comune [2]. Non si sommano invece i redditi del familiare fiscalmente a carico del richiedente ma che non convive con lui [3]. Quindi, se di norma al reddito del richiedente si sommano anche quelli dei figli, se questi ultimi vanno a vivere fuori (pur rimanendo «fiscalmente a carico») ciò non vale più. Allo stesso modo, se il figlio è a carico dei genitori ma non vive più con loro, può ottenere il gratuito patrocinio senza dover sommare, al proprio reddito, quello del padre e della madre.
Quando però sono in contestazione i diritti della personalità o quando gli interessi del richiedente sono in conflitto con quelli degli altri membri del nucleo familiare con lui conviventi, si tiene conto del solo reddito personale. Ad esempio, se una moglie disoccupata si deve separare dal marito che invece ha un reddito elevato, si considera solo il reddito della prima, senza sommare quello del secondo. Tuttavia, al reddito della moglie andrà aggiunto anche quello dell’eventuale figlio con lei convivente: si pensi alla donna già separata, che vuol divorziare, e a cui è stato affidato un figlio già grande con un reddito. Ha infatti detto la Cassazione [1] che, nel procedimento di separazione o divorzio tra coniugi, affinché sia possibile ottenere il beneficio del gratuito patrocinio a spese dello Stato, il reddito che permette al richiedente di usufruire di tale beneficio deve calcolarsi in considerazione del reddito complessivo del nucleo familiare, compreso quello prodotto dai figli conviventi con il richiedente medesimo. Infatti, «nelle cause di separazione vi è conflitto di interessi solo con il coniuge che ha promosso l’azione o che è convenuto, non anche con i figli conviventi. Pertanto, nelle cause di separazione personale dei coniugi va cumulato il reddito dei figli conviventi con il genitore richiedente l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato».
Nel calcolare il reddito imponibile al fine del gratuito patrocinio, nel concetto di «reddito imponibile» rientrano anche fonti di reddito non assoggettabili di per sé ad imposta, ma indicativi delle condizioni personali, familiari e del tenore di vita dell’istante. Pertanto ai fini dell’ammissione al gratuito patrocinio non si può tenere conto di detrazioni di imposta o deduzioni dal reddito stabilite dalla legge.
Gratuito patrocinio senza limiti di reddito
Esistono dei casi in cui si può ottenere il gratuito patrocinio anche se il proprio reddito supera i limiti stabiliti dalla legge, ossia a prescindere dalla propria situazione economica (ne possono usufruire quindi anche i benestanti). Eccoli:
la vittima di violenza sessuale
la vittima di maltrattamenti contro familiari e conviventi
la vittima di pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili
la vittima di reati commessi in danno di minori
Quando non si ha mai diritto al gratuito patrocinio
A prescindere dal reddito non può essere mai ammesso al gratuito patrocinio il soggetto già condannato con sentenza definitiva per i seguenti reati:
associazione di tipo mafiosoo per quelli commessi avvalendosi delle condizioni previste per tali reati o ancora per quelli commessi al fine di agevolare l’attività di tali associazioni;
Per chiedere il gratuito patrocinio devi rivolgerti al tuo avvocato che ti farà compilare dei moduli. Uno di questi verrà consegnato al Consiglio dell’Ordine e l’altro all’Agenzia delle Entrate. Ricorda che eventuali false dichiarazioni costituiscono reato. Se il tuo reddito in corso di causa dovesse variare, hai l’obbligo di comunicarlo tempestivamente; in particolare, solo le variazioni rilevanti dei limiti di reddito, verificatesi nell’anno precedente, vanno comunicate entro 30 giorni dalla scadenza del termine di un anno, dalla data di presentazione dell’istanza o della precedente comunicazione di variazione.
L’istanza deve essere presentata al consiglio dell’ordine degli avvocati personalmente dalla parte (con allegata fotocopia di un documento di identità valido) o dal suo difensore che deve autenticare la firma di chi sottoscrive la domanda.
In alternativa, essa può essere spedita a mezzo raccomandata a/r (allegando la fotocopia di un documento di identità valido del richiedente).
Nei 10 giorni successivi, il consiglio dell’Ordine decide se ammettere l’interessato al gratuito patrocinio o respingere la sua istanza.
[1] Cass. sent. n. 30068/17 del 14.12.2017.
[2] Cass. sent. n. 44121/2012.
[3] Cass. sent. n. 33428/2014.
Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza 25 ottobre – 14 dicembre 2017, n. 30068
Con decreto in data 12 dicembre 2014, il Giudice del Tribunale di Trento – a seguito della nota dell’Agenzia delle entrate che comunicava i redditi complessivi del nucleo familiare dell’istante – ha revocato l’ammissione della predetta al patrocinio a spese dello Stato, dato che il reddito del nucleo familiare del 2011, anno successivo alla domanda, superava quello stabilito dagli artt. 76 e 92 del d.P.R. n. 115 del 2002, anche senza considerare, stante l’interesse confliggente, il reddito del marito.
Con ordinanza interlocutoria 22 giugno 2016, n. 12970, della VI-2 Sezione civile è stato disposto il rinnovo della notifica del ricorso presso l’Avvocatura generale dello Stato.
1. – Con il primo motivo (violazione dell’art. 76 del d.P.R. n. 115 del 2002) la ricorrente sostiene che, nelle cause per separazione dei coniugi, in specie quelle giudiziali, debba essere considerato ai fini dell’ammissione al beneficio del patrocinio a spese dello Stato il solo reddito del soggetto istante: sia perché il procedimento avrebbe ad oggetto diritti della personalità, sia perché gli interessi del richiedente sarebbero in conflitto con tutti i componenti del nucleo familiare, compresi i figli (i quali, “laddove ancora conviventi, se pur maggiorenni”, potrebbero “avere o interesse all’unità familiare, oppure comunque un interesse alle condizioni di separazione”).
In tema di condizioni per l’ammissione al patrocinio, al fine della determinazione dei limiti di reddito che segnano il requisito della non abbienza, l’art. 76 del d.P.R. n. 115 del 2002 prevede che, se l’interessato convive con il coniuge o con altri familiari, il reddito è costituito dalla somma dei redditi conseguiti nel medesimo periodo da ogni componente della famiglia, compreso l’istante.
In questo contesto, il comma 4 della stessa disposizione stabilisce che “si tiene conto del solo reddito personale quando sono oggetto della causa diritti della personalità, ovvero nei processi in cui gli interessi del richiedente sono in conflitto con quelli degli altri componenti il nucleo familiare con lui conviventi”.
Infatti, nelle cause di separazione – che non hanno per oggetto diritti della personalità – vi è conflitto di interessi solo con il coniuge che ha promosso l’azione o che è convenuto, non anche con i figli conviventi, processualmente privi di ogni legittimazione a fronte dell’azione di natura strettamente personale coinvolgente i soli coniugi, a nulla comunque rilevando un eventuale dissenso o consenso dai figli manifestato per l’iniziativa del genitore che ha domandato la separazione, posto che tale dissenso o consenso non incide sulle condizioni di diritto per l’accoglimento della domanda giudiziale (cfr. Cass. pen., Sez. IV, 29 aprile 2015, n. 18039).
2. – Con il secondo mezzo si lamenta l’erronea valutazione delle circostanze di fatto poste a sostegno del provvedimento di revoca di ammissione al patrocinio a spese dello Stato. Deduce la ricorrente che il procedimento per separazione è iniziato nel 2013, laddove il figlio dell’istante, R.F. , il cui reddito ha determinato il superamento del limite di legge, avrebbe cessato la convivenza con il nucleo familiare in data (OMISSIS) , uscendo di casa e costituendo un nucleo familiare autonomo. D’altra parte, R.F. avrebbe fatto parte del nucleo familiare nell’anno 2011 solo per un periodo limitato (otto mesi e cinque giorni), sicché “la sua partecipazione di reddito dovrebbe essere modulata sul tempo effettivo di partecipazione al nucleo familiare”.
2.1. – Il motivo è inammissibile, non essendo formulato nel rispetto della prescrizione dettata dall’art. 366, n. 6, cod. proc. civ..
4. – La ricorrente – essendo stata ammessa, con delibera del Consiglio dell’ordine degli avvocati di Trento del 26 gennaio 2015, al patrocinio a spese dello Stato per promuovere il ricorso per cassazione – non è tenuta, nonostante il rigetto dell’impugnazione, al versamento dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato previsto dall’art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002 (Cass., Sez. lav., 2 settembre 2014, n. 18523; Cass., Sez. VI-5, 22 marzo 2017, n. 7368).