Source: http://www.ilpaesaggio.eu/pianific.htm
Timestamp: 2017-06-26 03:31:01+00:00
Document Index: 151927531

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 30', 'art. 149', 'art. 135', 'art. 143', 'art. 12', 'art. 145', 'art. 5', 'art. 5']

QUESITI PARERI
l'evoluzione del paesaggio nei secoli; i due tipi di alterazioni del paesaggio ; come fare per avere un buon paesaggio; pianificazione e paesaggio;
i rapporti opera - paesaggio; sostituzione ; rapporti forti; integrazione;
SOMMARIO: I livelli della pianificazione
I livelli di pianificazione;
La pianificazione territoriale e l'ambiente;
Paesaggio e pianificazione;
I piani territoriali di coordinamento;
i piani territoriali regionali particolareggiati;
i piani regolatori comunali;
i piani regolatori particolareggiati comunali;
2. la programmazione che opera attraverso strumenti di programmazione i quali definiscono chi, con che tempi e in che modo realizza gli obiettivi indicati dai piani e riguardano tempi brevi (generalmente uno - tre anni);
3. la gestione che è l’insieme delle azioni tese a realizzare gli obiettivi dei piani secondo le modalità e con i mezzi definiti nei programmi e consiste nel progettare le opere necessarie alla trasformazione del territorio (attrezzature e infrastrutture pubbliche), realizzarle appaltandone i lavori, gestire tali opere e i servizi connessi,[2]
regolare con autorizzazioni le altre trasformazioni del territorio in modo che siano conformi ai piani vigenti.
Con una terminologia militaresca, si può dire che la pianificazione è la fase strategica, mentre la gestione è la fase tattica. Ne consegue che un piano non può essere che strategico, per cui parlare, come si è sentito recentemente, di “piano territoriale regionale strategico” sarebbe una tautologia, come parlare di acqua bagnata. Un’eccezione si ha in altre regioni in cui i piani regolatori comunali sono suddivisi in due fasi: il piano struttura: una sorta di master plan che definisce l’assetto generale e il piano operativo, detto anche piano del sindaco, che, adeguandosi alle indicazioni non modificabili del piano struttura, lo precisa anche modificando quelle previsioni (zonizzazione, norme di attuazione) che il piano struttura consente di modificare.[3] Un piano territoriale regionale non può invece che essere strategico, poiché non avrebbe senso un successivo piano operativo: l’operatività sarà data invece dai piani di grado subordinato, che sono comunque strumenti strategici per i territori che pianificano. I LIVELLI DI PIANIFICAZIONE
· un livello regionale, mediante il piano territoriale regionale generale (PTRG, non vigente, essendo ancora in vigore il PURG – piano urbanistico regionale generale, avente le stesse funzioni), che non è direttamente operativo,[4] ma contiene disposizioni per i piani di grado subordinato; corrisponde al piano territoriale di coordinamento di cui all’art. 5 della L 1140/1942; nella nostra regione si possono aggiungere al piano territoriale regionale dei piani di settore[5] che possono costituire varianti al piano regionale; · un livello provinciale che nella nostra regione riguarderebbe i piani territoriali provinciali di coordinamento (PTRP); anch’essi hanno di fatto la funzione di piani territoriali di coordinamento;[6]
Il territorio si può definire come una parte della superficie terrestre soggetta a una giurisdizione: un territorio nazionale, regionale, provinciale, comunale o anche il territorio che un animale delimita con la sua orina. Anche l’area di un parco naturale è un territorio, essendo soggetta alla giurisdizione del parco.
[2] Per chiarezza è bene distinguere tra opere e attrezzature da una parte e servizi dall’altra. La realizzazione di una scuola è un’opera, la scuola è un’attrezzatura, l’insegnamento che si svolge in quella scuola è un servizio. Non è quindi esatto parlare di servizi intendendo le attrezzature. [3] Nella regione Friuli – Venezia Giulia l’art. 30 della LR 52/1991 e successive modifiche prescrive che fra gli elaborati dei piani regolatori generali comunali siano compresi “gli obiettivi e le strategie, anche suddivisi per ambiti territoriali, che l’Amministrazione comunale intende perseguire con il piano per la definizione degli interventi di attuazione, nonché di revisione e di aggiornamento del piano”. Questo elaborato, che viene informalmente chiamato piano struttura nella pratica corrente, è una carta a scala minore (può essere 1:25.00 o, esagerando, 1:10.000) e non dovrebbe contenere una vera e propria zonizzazione, bensì la localizzazione delle varie categorie di zone e delle principali infrastrutture. Spesso, però, essendo redatto magari all’ultimo momento per soddisfare formalmente la prescrizione di legge, tale elaborato è praticamente una riduzione a scala un po’ più piccola della zonizzazione.
[5] Quali il piano regionale dei porti, il piano regionale dei trasporti, il piano regionale delle attività estrattive, il piano regionale dello smaltimento dei rifiuti, il piano regionale dell’assegnazione delle frequenze televisive che indica i siti in cui si possono costruire le antenne televisive, ecc. [6] Tali piani, previsti dal Titolo III della LR52/1991 non sono veri e propri strumenti urbanistici generali, in quanto la legge prescrive che contengano solo previsioni relative al settore agricolo e forestale, al settore industriale, artigianale e commerciale di interesse comunale, la configurazione delle infrastrutture per la viabilità, i trasporti e le comunicazioni di interesse comunale.
Sono piani territoriali di coordinamento i piani territoriali regionali e i piani territoriali provinciali. Nel Friuli – Venezia giulia la LR 52/1991 prevede la redazione del piano territoriale regionale generale (PTRG) in sostituzione del vigente piano urbanistico regionale generale (PURG) e prevede la redazione di piani territoriali provinciali di coordinamento (PTPC) da formare a seguito dell’entrata in vigore del PTRG. I piani provinciali tuttavia, secondo i contenuti indicati dalla LR 52, non possono definirsi dei piani territoriali di coordinamento generali, ma piuttosto dei piani polisettore, in quanto dovrebbero avere la funzione di specificare le indicazioni del PTRG solo nei settori dell’agricoltura, dell’industria, dell’artigianato, delle attività terziarie e delle infrastrutture di comunicazione di interesse comunale. La legge Galasso n. 431/1985 prescriveva che le Regioni sottoponessero entro il 31 dicembre 1986 le aree soggette a vincolo a un piano paesistico o a un piano territoriale con specifica considerazione dei contenuti paesistici e ambientali. Tale obbligo, a cui non tutte le regioni avevano adempiuto, fu confermato nell’art. 149 del DLgs 490/1999 e poi nell’art. 135 del DLgs 42/2004. Fortunatamente quest’ultimo articolo estende ora l’obbligo del piano paesistico regionale ovvero del piano territoriale regionale con contenuti paesistici all’intero territorio, riconoscendo che il paesaggio non è solo quello tutelato con il vincolo speciale, ma che ogni parte di un territorio ha un paesaggio che va comunque considerato negli strumenti di pianificazione.
L’art. 143 del DLgs 42 prescrive minuziosamente i contenuti dei piani paesistici regionali dando loro apparentemente un ruolo di piani regolatori che non possono avere. [4] Infatti
i piani territoriali regionali operano a scala cartografica
piccola o media, contengono una relazione e delle norme di attuazione, ma non una vera zonizzazione. L’elaborato cartografico di progetto è uno schema di assetto territoriale contenente localizzazioni di tipo puntuale[5] e di tipo lineare[6], mentre i contenuti areali non sono una vera zonizzazione, bensì dei campi di determinazione, o ambiti.[7] Possono contenere anche delimitazioni aventi valore immediato nei confronti di tutti i soggetti: ad esempio il PURG contiene i perimetri di 76 ambiti di tutela ambientale che dovevano essere recepiti entro 6 mesi dai piani comunali e producevano immediatamente un vincolo di salvaguardia. Tuttavia si tratta di casi particolari.
Sarà invece opportuno che i piani territoriali di coordinamento contengano una normativa rivolta ai piani di grado subordinato, con la possibilità di contenere norme di salvaguardia vigenti subito per tutti i soggetti.
I PIANI TERRITORIALI REGIONALI PARTICOLAREGGIATI (vale per il Friuli - venezia Giulia)
Nel Friuli – Venezia Giulia la LR 52/1991 al Capo III del Titolo II prevede la possibilità di redigere piani territoriali particolareggiati regionali (PTRP) e al Capo IV che tali piani possano riguardare parti del territorio regionale di particolare pregio paesistico e ambientale o destinate a parchi e riserve naturali. Insomma, per aree di particolare valore paesaggistico (oltre che per aree di altri valori ambientali) la Regione può intervenire con una categoria speciale di tali piani che potremo chiamare PTRPPA. Il concetto invero singolare e in certo senso contraddittorio di redigere piani particolareggiati di area vasta (che tali sono, come vedremo) deriva dalla vecchia LR n. 23/1968 come modificata dalla LR 30/1972 che prevedeva per i parchi dei piani di conservazione e sviluppo aventi valore di piani particolareggiati, ritenendo forse il legislatore che i parchi naturali avrebbero avuto limitate estensioni. Questo concetto è stato poi riportato nella successiva LR 11/1983 sui parchi naturali e quindi mutuato anche nella ora vigente legge urbanistica regionale 52/1991. Sono stati avviati, ormai vari anni fa, due il PTRPPA: dell’area tarvisiana previsto dalla LR 42/1996 che ha sostituito la LR 11/83 e della costa triestina. Tutti e due risultano ancora in alto mare per la difficoltà di avere l’accordo dei comuni interessati senza il quale la Regione non li può approvare.
Caratteristica singolare di tali piani è di essere trivalenti, nel senso di operare a tre livelli: · hanno una funzione di piani di area vasta e pertanto fungono da piani territoriali di coordinamento soprastanti agli strumenti di pianificazione, nei confronti dei quali contengono prescrizioni e criteri (art. 12 LR 52/1991, comma 2);
La legge nazionale e la legge urbanistica regionale non impongono esplicitamente che tali piani abbiano contenuti paesistici, ma implicitamente sì, in quanto: · l’art. 145 del DLgs 42, al comma 4, prescrive l’adeguamento dei piani di grado subordinato al piano paesistico regionale entro due anni dalla sua entrata in vigore. · gli indirizzi, le direttive e le norme di salvaguardia che devono essere contenuti dal piano territoriale regionale ai sensi dell’art. 5 della LR 52/1991, sono rivolti anche e soprattutto alla formazione dei piani di grado subordinato, che ad esso si devono quindi adeguare; tant’è che le norme del citato PTRG non approvato contengono articoli rivolti alla formazione dei piani regolatori in modo che abbiano chiari contenuti paesistici e, sopperendo alla carenza delle leggi, indicano esplicitamente che i piani regolatori hanno il ruolo di piani paesaggistici.
Sulla redazione di tali piani in funzione paesistica si sofferma in particolare questo scritto. I PRGC sono formati da elementi prescrittivi: la zonizzazione e le norme e da elementi non prescrittivi: quali le analisi e la relazione.
Nel Friuli – Venezia Giulia la LR 52/1991 ha unificato le lottizzazioni convenzionate e i piani particolareggiati d’iniziativa comunale, chiamandoli tutti piani regolatori particolareggiati comunali (PRPC). La legge li distingue poi, ai fini degli iter di formazione e approvazione, in piani d’iniziativa pubblica e piani d’iniziativa privata. Possono apportare modifiche ai PRGC secondo disposizioni contenute negli stessi piani comunali e fermo restando il rispetto dei loro obiettivi e strategie. Tali piani devono essere conformi ai PRGC che dovrebbero contenere già scelte coerenti con gli aspetti paesistici, anche se, come abbiamo visto, la legge non lo prescrive. A livello dei PRPC non si possono operare più scelte localizzative (se non quelle di posizionare i volumi edificabili e gli altri manufatti nell’area interessata), ma si possono decidere le volumetrie (planivolumetrico) e fornire prescrizioni più specifiche per il rispetto del paesaggio del luogo. [1] Con il PURG furono delimitati 14 parchi naturali regionali e 76 ambiti di tutela ambientale. Successivamente la LR 42/1996 ha indicato le seguenti categorie di aree da assoggettare a tutela naturalistica: i parchi naturali regionali (solo 4), le riserve naturali regionali, le aree contigue, i biotopi naturali, le ARIA (aree di rilevante interesse ambientale), i parchi comunali e intercomunali.
Sono state inventate, anche se non previste dal PURG, le zone B0 corrispondenti ad aree che avrebbero dovuto essere delimitate come zone A, ma che, non essendo chiamate zone A, non sono soggette a piano particolareggiato e vengono quindi tutelate con le sole norme dei piani regolatori.
[3] Le norme del progetto di piano territoriale regionale generale (PTRG) redatto nel 1996 ma non più approvato prevedevano di assoggettare le aree di interesse archeologico sia a una specifica zonizzazione relativamente
a quelle di maggiore importanza,
altre, a una perimetrazione come ambiti sovrapposti alla zonizzazione, con la conseguente introduzione di cautele nella progettazione di opere ed edificazione. [4] Articolo 143 Piano paesaggistico
[7] Le zone di piano sono aree delimitate in modo chiaro ed inequivocabile soggette a una specifica normativa vigente per ogni soggetto pubblico e privato; gli ambiti o campi di determinazione sono aree delimitate in modo indicativo e soggette a norme valide per i piano di grado subordinato che devono tenere conto di tali delimitazioni per la le loro zonizzazioni. [8] Sarebbe logico che le parti del territorio di eccezionale valore che, come spiegherò più avanti, ho proposto di chiamare callitopi ( v. cap. 3.1.1), fossero quelle vincolate ai sensi della L 1497, ma non è sempre così, essendo le pratiche di vincolo soggette agli eventi, alle volontà e alle idee dei soprintendenti e dei funzionari delle soprintendenze che si sono succeduti nel tempo per cui, ad esempio, la laguna di Grado è vincolata e il vincolo arriva fino al confine con il comune di Marano, mentre la laguna di Marano no.
[10] Questa è la scala più grande a cui il territorio regionale possa essere rappresentato in una carta stampata su un solo foglio. Tuttavia un piano territoriale può contenere allegati anche a grande scala per rappresentare ad esempio aree soggette a vincolo paesistico aventi immediato valore prescrittivo in attesa di essere recepite nei piani di grado subordinato. [11] IL CASO DEL PTRG del Friuli - Venezia Giulia
[12] Come ERA scritto nel comma 3 dell’art. 5 della LR 52/1991del Friuli - Venezia Giulia.ora sostituita dalla LR 5/2006