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Timestamp: 2019-01-21 17:51:43+00:00
Document Index: 182325104

Matched Legal Cases: ['art. 170', 'sentenza ', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 139', 'art. 139', 'art. 97', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 57', 'art. 16', 'art. 50', 'art. 615', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 38']

Diritto Tributario - Archivio
L'iscrizione ipotecaria è ammissibile anche sui beni facenti parte di un fondo patrimoniale.
Applicabilità del relativo regime anche alle obbligazioni tributarie - Condizioni - Onere della prova a carico del debitore.
In tema di riscossione coattiva delle imposte, l'iscrizione ipotecaria è ammissibile anche sui beni facenti parte di un fondo patrimoniale alle condizioni indicate dall'art. 170 c.c., sicché è legittima solo se l'obbligazione tributaria sia strumentale ai bisogni della famiglia o se il titolare del credito non ne conosceva l'estraneità a tali bisogni, ma grava sul debitore che intenda avvalersi del regime di impignorabilità dei beni costituiti in fondo patrimoniale l'onere di provare l'estraneità del debito alle esigenze familiari e la consapevolezza del creditore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 09 November 2016, n. 22761.
Anche l'agente della riscossione non può farsi rappresentare in giudizio da un soggetto esterno alla organizzazione dell’organo rappresentato.
Contenzioso tributario - Rappresentenza in giudizio - Agente riscossione.
Il sistema conseguente al d.l. 193/2016 anche l'agente della riscossione deve stare in giudizio in persona dell'organo che ne ha la rappresentanza verso l'esterno o di uno o più suoi dipendenti dallo stesso organo all'uopo delegati, e non può farsi rappresentare in giudizio da un soggetto esterno alla sua organizzazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Commissione tributaria provinciale Reggio Emilia, 27 November 2018.
Condono fiscale: le norme in tema di condono hanno carattere eccezionale e non possono essere integrate in via interpretativa dalle norme generali dell'ordinamento tributario.
Condono fiscale – Definizione agevolata ai sensi dell’art. 9 bis della l. n. 289 del 2002 – Condizione – Integrale pagamento nei termini e modi previsti dalla citata disposizione – Disposizioni di diverso tenore, più favorevoli al contribuente, di cui agli artt. 8, 9, 15 e 16 della citata legge – Inapplicabilità – Fondamento.
In tema di condono fiscale, la definizione agevolata prevista dall'art. 9 bis della l. n. 289 del 2002 ha quale presupposto l'integrale pagamento nei termini e modi ivi previsti e le disposizioni di diverso tenore, più favorevoli al contribuente, di cui agli artt. 8, 9, 15 e 16 della stessa legge sono inapplicabili, in quanto le norme in tema di condono hanno carattere eccezionale, sicché non possono essere integrate in via interpretativa dalle norme generali dell'ordinamento tributario né da quelle dettate da altre forme di definizione comprese nella medesima legge. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 31 October 2018, n. 27822.
Condono fiscale: deve essere disapplicato l'art. 9 bis della l. 289/2002 che consente la definizione dei rapporti fiscali escludendo le sanzioni per ritardato od omesso versamento dell'IVA.
Condono fiscale - Misure clemenziali in tema di IVA - Contrasto con il diritto unionale - Conseguenze.
In tema di condono fiscale, le misure con le quali lo Stato membro rinuncia ad una corretta applicazione e/o riscossione dell'IVA devono ritenersi incompatibili, anche rispetto alle sanzioni, con la disciplina comunitaria per contrasto con la VI direttiva n. 77/388/CEE, come interpretata dalla Corte di Giustizia dell'Unione europea, trattandosi di misure di carattere dissuasivo e repressivo, la cui funzione è quella di determinare il corretto adempimento di un obbligo nascente dal diritto europeo: ne deriva che deve essere disapplicato l'art. 9 bis della l. n. 289 del 2002 che consente la definizione dei rapporti fiscali escludendo le sanzioni connesse al ritardato od omesso versamento dell'IVA. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 31 October 2018, n. 27822.
Notifica: la qualità di persona abilitata alla ricezione dell'atto presso il domicilio del destinatario si presume 'iuris tantum'.
Notificazione ai sensi dell'art. 139 c.p.c. - Qualità di consegnatario dell'atto - Presunzione "iuris tantum" di corrispondenza al vero di quanto riportato nella relata di notifica - Onere della prova contraria - Spettanza - Al destinatario dell'atto - Contenuto - Fattispecie.
In tema di procedimento di notifica della cartella esattoriale, ai sensi dell'art. 139, comma 2, c.p.c. la qualità di persona di famiglia o di addetta alla casa, all'ufficio o all'azienda di chi ha ricevuto l'atto si presume "iuris tantum" dalle dichiarazioni recepite dall'ufficiale giudiziario nella relata di notifica, incombendo al destinatario, che contesti la validità della notificazione, l'onere di fornire la prova contraria ed, in particolare, l'inesistenza di alcun rapporto con il consegnatario comportante una delle qualità suindicate. (Nella specie, la S.C., in applicazione del principio, decidendo nel merito, ha rigettato il ricorso del contribuente che, pur avendo provato "per tabulas" che la consegnataria dell'atto non era sua moglie, non aveva tuttavia dimostrato che ella non fosse, comunque, una persona di famiglia o addetta alla casa ivi presente solo occasionalmente). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 30 October 2018, n. 27587.
Legittimo l’accertamento induttivo: a condizione che il contribuente possa contestare, sulla base di tutte le prove contrarie di cui disponga, le risultanze derivanti da tale metodo.
Rinvio pregiudiziale – Imposta sul valore aggiunto (IVA) – Direttiva 2006/112/CE – Articolo 273 – Accertamento tributario – Metodo di accertamento della base imponibile in via induttiva – Detraibilità dell’IVA – Presunzione – Principi di neutralità e di proporzionalità – Normativa nazionale che fonda la determinazione dell’IVA sul volume d’affari presunto.
La direttiva 2006/112/CE del Consiglio, del 28 novembre 2006, relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto, nonché i principi di neutralità fiscale e di proporzionalità devono essere interpretati nel senso che non ostano ad una normativa nazionale, come quella oggetto del procedimento principale, che consenta all’Amministrazione finanziaria, a fronte di gravi divergenze tra i redditi dichiarati ed i redditi stimati sulla base di studi di settore, di ricorrere ad un metodo induttivo, basato sugli studi di settore stessi, al fine di accertare il volume d’affari realizzato dal contribuente e procedere, di conseguenza, a rettifica fiscale con imposizione di una maggiorazione dell’imposta sul valore aggiunto (IVA), a condizione che tale normativa e la sua applicazione permettano al contribuente stesso, nel rispetto dei principi di neutralità fiscale, di proporzionalità nonché del diritto di difesa, di contestare, sulla base di tutte le prove contrarie di cui disponga, le risultanze derivanti da tale metodo e di esercitare il proprio diritto alla detrazione dell’imposta ai sensi delle disposizioni contenute nel titolo X della direttiva 2006/112, circostanza che spetta al giudice del rinvio verificare. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Corte Giustizia UE, 21 November 2018, n. .
L'avviso soddisfa l'obbligo della motivazione quando pone il contribuente nella condizione di conoscere esattamente la pretesa impositiva.
Atto del fisco – Obbligo della motivazione – Modalità – Finalità.
L'avviso soddisfa l'obbligo della motivazione quando pone il contribuente nella condizione di conoscere esattamente la pretesa impositiva, individuata nel suo "petitum e nella causa petendi", attraverso una fedele e chiara ricostruzione degli elementi costitutivi dell'obbligazione tributaria, senza che l'atto possa esaurirsi nell'enunciazione di una imposizione fiscale di per sé, il cui fondamento sia soggetto a verifica processuale eventuale ex post, dovendo la motivazione dare conto degli elementi di fatto ed istruttori del procedimento, e del fondamento di legalità, i quali rendono da un lato trasparente il buon andamento (art. 97 Cost.) e, dall'altro, rendendo subito pienamente controllabile l'operato della Pubblica Amministrazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 21 November 2018, n. 30039.
Oneri consortili e di bonifica: onere della prova dei fatti costitutivi della pretesa impositiva, tra i quali l’esistenza del beneficio dipendente dalla bonifica.
Consorzio di bonifica – R. D. 13 febbraio 1933, n. 215, legge 25 luglio 1952, n. 991 e succ. mod. e l.r. n. 4/2003 – Contributi consortili – Obbligo di contribuzione – Onere probatorio
Contributi consortili – Obbligo di contribuzione – Insussistenza – Prova – Certificazione urbanistica, consulenza tecnica di parte, certificazione Ente locale, etc. – Ammissibilità.
In tema di richiesta di pagamento degli oneri consortili e di bonifica, l’orientamento giurisprudenziale, come ormai consolidatosi in genere riguardo alla prova nella materia tributaria (cfr. Cassazione, sez. trib., n. 5302 del 9/4/2001, n. 8439 del 4/5/2004, n. 18710 del 23/9/2005, n. 8577 del 12/4/2006, n. 3106 del 13/2/2006, n. 18013 del 9/8/2006, n. 1709 del 26/1/2007 e n. 9572 del 28/4/2007), è nel senso che l’onere di provare i fatti costitutivi della pretesa impositiva, e tra questi l’esistenza del beneficio dipendente dalla bonifica, incombe all’ente creditore, e, pertanto, se contestato, come nel caso di specie, detto beneficio va provato indiscutibilmente da parte del consorzio di bonifica, fermo, peraltro l’ulteriore principio secondo il quale il beneficio non può essere presunto solo per il fatto che ne abbiano risentito favorevolmente altri immobili della zona, né può essere accertato a distanza di anni dal compimento dell’opera, ma deve essere effettuato prima di procedere all’applicazione e quantificazione del tributo, sì che alla eventuale omissione di detto preventivo accertamento non può supplirsi in alcun modo, neanche attraverso accertamenti tecnici in sede giudiziaria, e specie quando non vi sia stata acquiescenza o riconoscimento da parte del contribuente. (Luca Caravella) (riproduzione riservata)
Nel caso in esame, il ricorrente ha fornito la completa ed esauriente prova documentale di non dovere pagare il contributo richiesto in quanto l’immobile di proprietà, trattandosi di impianto industriale in possesso delle autorizzazioni amministrative, non ha ricevuto alcun beneficio o vantaggio e il Consorzio non ha fornito la prova di alcun vantaggio o miglioria al bene suddetto né ha provato la debenza del contributo in contestazione, come appunto previsto in subiecta materia e dalla giurisprudenza tributaria, per cui il contributo richiesto non è dovuto. (Luca Caravella) (riproduzione riservata) Commissione tributaria regionale Campania, 06 November 2018.
Coobbligato al pagamento dell’imposta di registro anche il soggetto il cui intervento in causa sia stato dichiarato inammissibile e che era stato condannato al pagamento delle spese processuali.
[Nel precedente citato (sentenza 29 gennaio 2008, n. 1925) la Corte di cassazione, in riferimento all'imposta di registro dovuta sulla sentenza emessa all'esito di un giudizio avente ad oggetto l'esecuzione in forma specifica dell'obbligo di concludere un contratto di compravendita, ha ritenuto che fosse coobbligato al pagamento anche un soggetto il cui intervento in causa era stato dichiarato inammissibile e che era stato condannato al pagamento delle spese processuali.] (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 13 November 2018, n. 29158.
Illegittima l'iscrizione a ruolo in violazione del 'beneficium excussionis'.
Iscrizione a ruolo in violazione del "beneficium excussionis" - Illegittimità - Vizio proprio della cartella - Fondamento.
L'iscrizione a ruolo avvenuta in violazione del "beneficium excussionis", conformando l'attività di riscossione, è illegittima e tale illegittimità, riguardando il presupposto indefettibile della predisposizione e della notificazione della cartella, si riverbera su quest'ultima quale vizio proprio della stessa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 27 September 2018, n. 23260.
La dimostrazione dell’effettiva residenza all’estero impedisce il recupero fiscale dei redditi dichiarati nel Paese straniero.
Imposte e tasse – Accertamento fiscale – Recupero di imposte di contribuente residente all’estero – Presunzione legale di residenza in Italia – Prova contraria.
[Nella fattispecie, il contribuente, sportivo professionista, aveva dimostrato il pagamento di varie utenze legate all’abitazione locata all’estero, nonché di effettuare in tale paese straniero i propri allenamenti e di trovare abitualmente base in esso, in partenza e in arrivo, nei viaggi che lo portavano in giro per il mondo nel normale espletamento della sua attività agonistica. La Corte, rilevato che la Commissione Tributaria Regionale non aveva preso posizione su tali documenti, omettendo di indicare gli elementi ritenuti dirimenti nel senso del mancato superamento della presunzione di residenza in Italia, ha cassato per difetto di motivazione la sentenza della CTR che aveva ritenuto fondato il recupero fiscale delle imposte asseritamente sottratte al fisco italiano.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 20 July 2018, n. 19410.
Mancata presentazione delle dichiarazioni fiscali, disattivazione del numero di identificazione e diniego del diritto alla detrazione.
Rinvio pregiudiziale – Fiscalità – Imposta sul valore aggiunto (IVA) – Diritto alla detrazione – Acquisti effettuati da un contribuente dichiarato “inattivo” dall’amministrazione fiscale – Diniego del diritto a detrazione – Principi di proporzionalità e di neutralità dell’IVA.
La direttiva 2006/112/CE del Consiglio, del 28 novembre 2006, relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto – come modificata dalla direttiva 2010/45/UE del Consiglio, del 13 luglio 2010 – in particolare i suoi articoli 213, 214 e 273, deve essere interpretata nel senso che essa osta a una normativa nazionale, come quella di cui al procedimento principale, che consente all’amministrazione fiscale di negare a un soggetto passivo, che ha effettuato acquisti durante il periodo in cui il suo numero d’identificazione dell’imposta sul valore aggiunto è stato annullato per la mancata presentazione delle dichiarazioni fiscali, il diritto di detrarre l’imposta sul valore aggiunto relativa a tali acquisti mediante dichiarazioni d’imposta sul valore aggiunto effettuate – o mediante fatture emesse – successivamente alla riattivazione del suo numero d’identificazione, per la sola ragione che tali acquisti sono avvenuti durante il periodo di disattivazione, pur se i requisiti sostanziali sono soddisfatti e il diritto a detrazione non è invocato in modo fraudolento o abusivo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Corte Giustizia UE, 12 September 2018, n. .
La sentenza della Corte Costituzionale n. 114/2018 definisce i contorni sulla giurisdizione nelle controversie su atti dell’esecuzione forzata tributaria.
Va dichiarata l'illegittimità costituzionale dell'art. 57, comma 1, lettera a), del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, come sostituito dall'art. 16 del decreto legislativo 26 febbraio 1999, n. 46, nella parte in cui non prevede che, nelle controversie che riguardano gli atti dell'esecuzione forzata tributaria successivi alla notifica della cartella di pagamento o all'avviso di cui all'art. 50 del d.P.R. n. 602 del 1973, sono ammesse le opposizioni regolate dall'art. 615 del codice di procedura civile. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Corte Costituzionale, 31 May 2018, n. 114.
Il contributo al fondo antincendi ha natura tributaria: incostituzionale, per incoerenza sistematica, la norma di interpretazione autentica che esclude tale natura.
Fondo per i servizi antincendi negli aeroporti - Contributo a carico delle società di gestione degli aeroporti - Esclusione, con norma interpretativa, della natura tributaria dell'obbligazione - Illegittimità costituzionale - Sussiste.
E’ costituzionalmente illegittimo l’art. 1, comma 478, della legge 28 dicembre 2015, n. 208 (legge di stabilità 2016) che ha escluso la natura tributaria dei contributi al fondo antincendi, con norma di interpretazione autentica. Una fattispecie deve ritenersi “di natura tributaria, indipendentemente dalla qualificazione offerta dal legislatore, laddove si riscontrino tre indefettibili requisiti: la disciplina legale deve essere diretta, in via prevalente, a procurare una definitiva decurtazione patrimoniale a carico del soggetto passivo; la decurtazione non deve integrare una modifica di un rapporto sinallagmatico; le risorse, connesse ad un presupposto economicamente rilevante e derivanti dalla suddetta decurtazione, debbono essere destinate a sovvenire pubbliche spese. Il contributo al fondo antincendi presenta tutte le caratteristiche del tributo. La disposizione censurata afferma la natura «non tributaria» dei contributi al fondo antincendi, ma tale qualificazione legislativa si risolve in una operazione meramente nominalistica, che non si accompagna alla modifica sostanziale dei ricordati elementi strutturali della fattispecie tributaria. La norma interpretativa censurata, dunque, lungi dall’esplicitare una possibile variante di senso della norma interpretata, incongruamente le attribuisce un significato non compatibile con la intrinseca ed immutata natura tributaria della prestazione, così ledendo la coerenza e la certezza dell’ordinamento giuridico: tale lesione si traduce in una violazione del principio di ragionevolezza (art. 3 Cost.). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Corte Costituzionale, 20 July 2018, n. 167.
I finanziamenti soci e tutte le altre forme di capitalizzazione costituiscono spesa per incrementi patrimoniali.
Valutazione della base imponibile – Accertamento induttivo o sintetico – Spese per incrementi patrimoniali – Nozione – Fattispecie.
In tema di determinazione sintetica del reddito complessivo del contribuente, in applicazione dell’art. 38, commi 4 e 5, del d.P.R. n. 600 del 1973, si intende per "spesa per incrementi patrimoniali" ogni esborso effettuato a tale scopo, sicché degli incrementi patrimoniali fanno parte anche i finanziamenti soci e tutte le altre forme di capitalizzazione, da considerare spese per le quali vi sia stata effettiva uscita finanziaria da parte del contribuente. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 24 July 2018, n. 19613.
Anche lo scambio brevi manu delle dichiarazioni unilaterali sconta l’imposta di registro solo in caso d’uso.
Imposta di registro - Scambio di corrispondenza commerciale - Scambio delle dichiarazioni unilaterali effettuato brevi manu.
Per aversi il cosiddetto "scambio di corrispondenza commerciale" - soggetto a registrazione e, quindi, al pagamento dell'imposta proporzionale di registro solo in caso d'uso e non in termine fisso - non è necessario che il "rapporto epistolare" si attui esclusivamente mediante "lettere spedite e ricevute", perchè a tale modalità va equiparata quoad effectum anche lo scambio delle dichiarazioni unilaterali effettuato brevi manu. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 26 July 2018, n. 19799.