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Timestamp: 2020-01-25 09:54:35+00:00
Document Index: 160662208

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Sentenza Cassazione Civile n. 33979 del 19/12/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 33979 del 19/12/2019
Cassazione civile sez. trib., 19/12/2019, (ud. 22/10/2019, dep. 19/12/2019), n.33979
sul ricorso 2127/20187 proposto da:
D.T.D.V.D.E., elettivamente domiciliata in
Roma, via Romeo Romei 27, presso lo studio dell’Avv. Savarese
Roberto, che la rappresenta e difende in virtù di procura speciale
in calce al ricorso per cassazione;
avverso la sentenza n. 3236/10/2017 della CTR di Roma, depositata il
22/10/2019 dal Consigliere REGGIANI ELEONORA;
Con sentenza n. 3236/10/17, depositata il 05/06/2017, la CTR di Roma, ha riformato la decisione di primo grado, con la quale era stato rigettato il ricorso presentato da D.T.D.V.D.E. contro l’avviso di accertamento n. (OMISSIS), con cui l’Agenzia delle entrate, ai sensi della L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335, aveva provveduto alla revisione parziale del classamento delle unità immobiliari di sua proprietà, site in (OMISSIS), distinte nel NCEU al foglio 502, particella 265 (subalterno (OMISSIS) di vani 5,5 e subalterno (OMISSIS) di vani 2,5), conservando le categorie (rispettivamente A2 e A4), ma elevando la classe da 2 a 4, con conseguente aumento della rendita catastale.
Avverso la sentenza di appello, l’Agenzia delle entrate ha proposto ricorso per cassazione, con atto presentato per la notificazione a mezzo ufficiale giudiziario il 02/01/2018, formulando un unico motivo di impugnazione.
L’intimata ha resistito con controricorso, eccependo in via pregiudiziale l’inammissibilità del ricorso avversario. Successivamente ha depositato memoria illustrativa delle proprie difese.
Dalla semplice lettura del ricorso evince chiaramente il contenuto delle doglianze in esso avanzate, essendo indicate le parti della decisione censurate e gli argomenti posti a fondamento delle critiche mosse.
Il ricorso, inoltre, non si limita a proporre una soluzione interpretativa diversa a quella del giudice di appello, ma ne illustra gli argomenti, posti a confronto con quelli della sentenza impugnata, richiamando anche un certo orientamento giurisprudenziale sia pure attualmente minoritario.
2. Con il primo e unico motivo di ricorso l’Agenzia delle entrate ha censurato la sentenza impugnata prospettando la violazione e falsa applicazione della L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335, e della L. n. 241 del 1990, art. 3, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per avere la CTR ritenuto l’avviso di accertamento privo di adeguata motivazione, senza considerare che unico presupposto per procedere alla revisione parziale, disciplinata dalla L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335, è lo scostamento superiore al 35% del rapporto tra il valore medio di mercato e il corrispondente valore medio catastale nella microzona di riferimento rispetto all’analogo rapporto relativo all’insieme delle microzone comunali, nella specie compiutamente illustrato nella motivazione dell’atto impugnato, aggiungendo che comunque la revisione si è basata anche sui criteri ordinari, anch’essi esplicitati in motivazione, ove sono stati indicati tutti gli elementi fattuali che hanno contribuito al nuovo classamento, quali la descrizione della microzona, l’indicazione delle trasformazioni urbanistiche intervenute, la definizione della categoria e della classe, oltre all’indicazione degli immobili posti a comparazione.
La Corte costituzionale ha ricordato che la rendita catastale non costituisce di per sè un presupposto d’imposta – e pertanto non è direttamente prospettabile, in riferimento ad essa, una questione collegata al parametro di cui all’art. 53 Cost. – ma i criteri per la determinazione delle tariffe di estimo e delle rendite catastali, ove non ispirati a principi di ragionevolezza, possono porre le premesse per l’incostituzionalità delle singole imposte che su di essi si fondino. La capacità contributiva, desumibile dal presupposto economico al quale l’imposta è collegata, può infatti essere ricavata da qualsiasi indice rivelatore di ricchezza, secondo valutazioni riservate al legislatore, salvo il controllo di costituzionalità, sotto il profilo della palese arbitrarietà e manifesta irragionevolezza.
Ciò non toglie che, una volta ritenuti sussistenti i presupposti per procedere alla revisione parziale ai sensi della L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335, i singoli atti attributivi delle nuove rendite catastali debbano valutare, ed esplicitare, le ragioni della revisione del classamento con riferimento alla specifica unità immobiliare revisionata, in base a regole, che, in assenza di diverse disposizioni, non possono che essere quelle generali, previste dal D.P.R. n. 138 del 1998, art. 8, richiamato dal successivo medesimo D.P.R. art. 9 (così da ultimo Cass., Sez. 5 civ., n. 19810 del 23/07/2019; v. anche Cass., Sez. 6-5 civ., n. 4712 del 09/03/2015).
La stessa Corte costituzionale, nella pronuncia sopra richiamata (v. ancora Corte cost, n. 249 del 01/12/2017) ha evidenziato che la natura e le modalità della revisione del classamento, previste dalla L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335, impongono di enfatizzare l’obbligo di motivazione in merito agli elementi che determinano il diverso classamento della singola unità immobiliare, aggiungendo che, proprio in considerazione del carattere “diffuso” dell’operazione (che riguarda tutti gli immobili di una determinata microarea), tale obbligo deve essere assolto in maniera rigorosa, in modo tale da porre il contribuente in condizione di conoscere le concrete ragioni che giustificano l’adozione del provvedimento nei suoi confronti (v. ancora Cass., Sez. 5 civ., n. 19810 del 23/07/2019).
Devono pertanto essere spiegate le ragioni in virtù delle quali il significativo aumento del valore medio di mercato degli immobili siti nella microzona “anomala” abbia avuto una ricaduta (e in quali termini di classamento e di rendita catastale) sulla specifica unità immobiliare che viene assoggettata al riclassamento.
3.8. Nel caso di specie, il tenore dell’atto impugnato, per come riassunto nella sentenza d’appello ed indicato nei suoi tratti essenziali nello stesso ricorso per cassazione, non risponde affatto a quei requisiti primi e indefettibili sopra indicati.
Come rilevato dalla CTR, la motivazione si palesa estremamente generica, ove fa riferimento alla consistente rivalutazione del patrimonio immobiliare ed alla connessa redditività, attesa l’assenza di concreta specificazione degli elementi fattuali, che hanno concorso alla rivalutazione della microzona, restando generiche le indicazioni di interventi di riqualificazione urbana ed edilizia, nonchè i riferimenti a non meglio specificate attività direzionali e commerciali.
Manca poi una idonea motivazione, relativa alla seconda fase della valutazione, che l’Amministrazione è chiamata a compiere, esplicitando gli elementi concreti in forza dei quali, per le caratteristiche proprie dell’unità immobiliare l’incremento di valore della microzona comporta anche un incremento di valore di tale bene, nella specifica misura determinata. L’avviso di accertamento non risulta motivato in ordine agli elementi che, in concreto, hanno inciso sulla revisione, in relazione alle caratteristiche proprie del singolo immobile.