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Timestamp: 2018-06-24 09:14:49+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 9', 'art. 10', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 10']

Corte di Cassazione, I sezione, Sentenza 4 aprile 2011, n. 7601. Riguardo alla quantificazione dell'assegno di divorzio, deve escludersi la necessità di una puntuale considerazione, da parte del giudice che dia adeguata giustificazione della propria decisione, di tutti, contemporaneamente, i parametri di riferimento indicati dall'art. 5 della legge 1 dicembre 1970, n. 898, come modificato dall'ari 10 della legge 6 marzo 1987, n. 74 - Avvocato Renato D'Isa
Corte di Cassazione, I sezione, Sentenza 4 aprile 2011, n. 7601. Riguardo alla quantificazione dell’assegno di divorzio, deve escludersi la necessità di una puntuale considerazione, da parte del giudice che dia adeguata giustificazione della propria decisione, di tutti, contemporaneamente, i parametri di riferimento indicati dall’art. 5 della legge 1 dicembre 1970, n. 898, come modificato dall’ari 10 della legge 6 marzo 1987, n. 74
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Corte di cassazione – Sezione I civile – Sentenza 4 aprile 2011, n. 7601. Riguardo alla quantificazione dell’assegno di divorzio, deve escludersi la necessità di una puntuale considerazione, da parte del giudice che dia adeguata giustificazione della propria decisione, di tutti, contemporaneamente, i parametri di riferimento indicati dall’art. 5 della legge 1 dicembre 1970, n. 898, come modificato dall’ari 10 della legge 6 marzo 1987, n. 74
Per la S.C. risultano, pertanto, per il caso affrontato, irrilevanti, per la quantificazione e concessione dell’assegno divorzile:
1) I sostegni economici della famiglia di appartenenza al soggetto beneficiario dell’attribuzione divorzile,
2) la nascita di un altro figlio dell’obbligato;
3) la scelta dell’ex coniuge di non svolgere alcuna attività retribuita.
Sentenza 31 gennaio – 4 aprile 2011, n. 7601
Il Tribunale di Udine, dichiarati cessati, con sentenza non definitiva (del 24.11.2004), gli effetti civili del matrimonio concordatario contratto il dal ricorrente S.C. (ricorso del 25.03.2004) con A.M..M. e dal quale erano nati i figli A.F. e G. , con successiva sentenza definitiva dei 3-24.11.2005 affidava alla M. il figlio ancora minorenne, le assegnava la casa familiare ed imponeva al S. (anche) di corrisponderle l’assegno divorzile di Euro 6.400,00 mensili.
Con sentenza del 29.03-28.04.2006, la Corte di appello di Trieste, ogni diversa istanza, eccezione e deduzione disattesa, riduceva l’assegno divorzile ad Euro 5.700,00 mensili, accogliendo in parte l’appello principale del S. articolato in due motivi, respingeva l’appello incidentale della M., volto all’aumento del medesimo assegno, confermando nel resto l’impugnata sentenza e compensando integralmente le spese del secondo grado di giudizio.
1. “Violazione e falsa applicazione di norme di diritto: art. 360 comma 1 n. 3 c.p.c. in relazione all’art. 5, comma 6, legge 1.12.1970 n. 898[1]“, conclusivamente formulando i seguenti quesiti di diritto: a) “statuire se nella fattispecie in esame la Corte d’Appello di Trieste sia – o meno – incorsa in errata, falsa applicazione dell’art. 5, comma 6 della legge n. 898/1970, laddove ha totalmente omesso di compiere una valutazione dei criteri indicati in tale norma in termini autonomi rispetto al dato dell’entità dell’assegno di separazione coniugale, avendo in particolare mancato di considerare le circostanze:
e) statuire se nella fattispecie in esame la Corte d’Appello di Trieste abbia – o meno – falsamente applicato l’art. 5, comma 6 della legge n, 898/1970, laddove non ha fissato un termine per il rilascio della casa ex coniugale”.
– la Corte distrettuale si è ineccepibilmente attenuta al noto (cfr., tra le altre, Cass. 2005-10215; 2006-09876[2]), condiviso principio di diritto secondo cui, con riguardo alla quantificazione dell’assegno di divorzio, deve escludersi la necessità di una puntuale considerazione, da parte del giudice che dia adeguata giustificazione della propria decisione, di tutti, contemporaneamente, i parametri di riferimento indicati dall’art. 5 della legge 1 dicembre 1970, n. 898, come modificato dall’ari 10 della legge 6 marzo 1987, n. 74;
– nella specie, la misura dell’assegno è stata ineccepibilmente determinata prendendo in argomentata, ponderata e bilaterale considerazione i pertinenti ed autonomi criteri di legge (pagg. 26, 27), ivi comprese le condizioni economiche delle parti, valorizzando la deteriore situazione economica della M. rispetto a quella del S. e la durata legale del loro matrimonio (pag. 23, Cfr. Cass. 2006-21805), assumendo come mero indice di riferimento (cfr. Cass. 2001-11575; 2006-22500; 2007-25010; 2008-01758) ai fini valutativi del tenore della pregressa vita coniugale, cui solo tendenzialmente l’assegno è stato rapportato, e delle condizioni patrimoniali delle parti, l’assetto economico dalle stesse concordato in sede di separazione, espressamente correlato all’acquisita documentazione bancaria inerente al periodo di allontanamento del marito dal domicilio coniugale;
– l’entità dei patrimoni delle famiglie di appartenenza degli ex coniugi o la considerazione del loro rapporto esulano dai parametri legali di riferimento, previsti dai citato art. 5 l. div., ai fini della commisurazione dell’assegno divorzile (cfr Cass. 2006-21805);
– la solidarietà materiale concretamente mostrata da terzi, quantunque legati da rapporti di stretta parentela ai coniuge istante, non è idonea ad attenuare o a far cessare, di per se sola, l’obbligo primario dell’altro coniuge (cfr. Cass. 1998-04617; 2002-13160);
3) al quesito sub b) va data risposta negativa, giacché non pertinente al decisum, posto che i giudici di merito, con valutazione rimasta incensurata per il profilo argomentativo, non hanno attribuito influenza sulla quantificazione dell’assegno divorzile ai sopravvenuti oneri familiari dell’obbligato, divenuto nel frattempo padre di un terzo figlio, legittimamente considerando Sa complessiva situazione patrimoniale dello stesso, ritenuta di consistenza tale da rendere irrilevanti, ai fini che qui interessano, detti nuovi oneri (in tema, cfr Cass. 200725010; 200618367), cui, unitamente alla madre del bambino, doveva fare fronte;
1. “Errata applicazione dell’art. 5 L. 898/70”, conclusivamente formulando i seguenti quesiti di diritto:
d) non ha tenuto conto, nella valutazione circa la capacità lavorativa della Signora M. , degli elementi di fatto così come offerti dalla contro-ricorrente nell’ambito del giudizio di merito”.
2. “Errata applicazione dell’art. 5 L. 898/70” in relazione all’omesso accertamento dei redditi e del patrimonio attuali di lui, comprensivo dell’acquisita eredità materna.
Art 5. Scioglimento del matrimonio
2. La donna perde il cognome che aveva aggiunto al proprio a seguito del matrimonio. (1)
3. Il tribunale, con la sentenza con cui pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, può autorizzare la donna che ne faccia richiesta a conservare il cognome del marito aggiunto al proprio quando sussista un interesse suo o dei figli
meritevole di tutela. (1)
4. La decisione di cui al comma precedente può essere modificata con successiva sentenza, per motivi di particolare gravità, su istanza di una delle parti. (1)
6. Con la sentenza che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, il tribunale, tenuto conto delle condizioni dei coniugi, delle ragioni della decisione, del contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare ed alla formazione del patrimonio di ciascuno o di quello comune, del reddito di entrambi, e valutati tutti i suddetti elementi anche in rapporto alla durata del matrimonio, dispone l’obbligo per un coniuge di somministrare periodicamente a favore dell’altro un assegno quando quest’ultimo non ha mezzi adeguati o comunque non può procurarseli per ragioni oggettive. (2)
7. La sentenza deve stabilire anche un criterio di adeguamento automatico dell’assegno, almeno con riferimento agli indici di svalutazione monetaria. Il tribunale può, in caso di palese iniquità, escludere la previsione con motivata decisione. (2)
8. Su accordo delle parti la corresponsione può avvenire in unica soluzione ove questa sia ritenuta equa dal tribunale. In tal caso non può essere proposta alcuna successiva domanda di contenuto economico. (2)
9. I coniugi devono presentare all’udienza di comparizione avanti al presidente del tribunale la dichiarazione personale dei redditi e ogni documentazione relativa ai loro redditi e al loro patrimonio personale e comune. In caso di contestazioni il tribunale dispone indagini sui redditi, sui patrimoni e sull’effettivo tenore di vita, valendosi, se del caso, anche della polizia tributaria. (2)
11. Il coniuge, al quale non spetti l’assistenza sanitaria per nessun altro titolo, conserva il diritto nei confronti dell’ente mutualistico da cui sia assistito l’altro coniuge. Il diritto si estingue se egli passa a nuove nozze. (3)
(1) Il presente comma è stato così sostituito dall’art. 9, L. 06.03.1987, n. 74.
(2) Il presente comma ha così sostituito l’originario comma quarto in virtù dell’art. 10, L.
06.03.1987, n. 74.
(3) Il presente comma è stato aggiunto dall’art. 1, L. 01.08.1978, n. 436.
[2]Corte di Cassazione Sezione I civile, sentenza 28 aprile 2006, n. 9876. In tema di determinazione dell’assegno di divorzio, il giudice non deve dare giustificazione di tutti i parametri di riferimento indicati dall’art. 5 della legge 1 dicembre 1970, n. 898 (nel testo modificato dall’art. 10 della legge 6 marzo 1987, n. 74), potendo considerare prevalente quello basato sulle condizioni economiche delle parti.
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa| 2011-06-06T13:05:59+00:00	6 giugno 2011|Cassazione civile 2011, Delle persone e della Famiglia, Sentenze - Ordinanze|0 Commenti