Source: https://news.avvocatoandreani.it/doc/cassazione-civile-sez-ordinanza-9029-del-2018-104420.html
Timestamp: 2019-07-21 12:51:22+00:00
Document Index: 163740369

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 615', 'art. 327', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 615', 'art. 615', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 92', 'art. 13', 'art. 1']

Cassazione civile Sez. VI - 3 Ordinanza n. 9029 del 11/04/2018
Dott. VINCENTI Lina - Consigliere -
sul ricorso 8261/2016 proposto da:
M.M., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA VARRONE n. 9, presso lo studio dell'avvocato STEFANO MARANELLA, che lo rappresenta e difende;
COMUNE CIAMPINO, EQUITALIA SUD S.P.A.;
avverso la sentenza n. 1306/2016 del TRIBUNALE di ROMA, depositata il 21/01/2016;
1. Nel 2012 M.M. convenne dinanzi al giudice di pace di Roma il Comune di Ciampino e la società Equitalia Sud s.p.a., chiedendo l'annullamento della cartella esattoriale n. (OMISSIS). Dedusse che tale cartella era stata emessa per la riscossione di sanzioni amministrative per Euro 381,57, ma senza la previa notifica del verbale di contestazione dell'infrazione (al C.d.S.) per la quale venne emessa la sanzione.
2. Con sentenza 19.6.2013 n. 22810 il Giudice di pace di Roma rigettò l'opposizione, ritenendo che il verbale di contestazione venne ritualmente notificato all'opponente.
3. La decisione venne appellata da M.M..
Con sentenza 21.1.2016 n. 1306 il Tribunale di Roma, in funzione di giudice del gravame, dichiarò l'appello inammissibile per tardività. Ritenne il Tribunale che il giudizio introdotto da M.M. fosse un'opposizione all'esecuzione ex art. 615 c.p.c.; che di conseguenza a tale giudizio non fosse applicabile la sospensione feriale dei termini; che il termine per proporre appello fosse di sei mesi ex art. 327 c.p.c., e scadesse il 19.12.2013; che l'appello fu consegnato per la notifica il 21.1.2014, e dunque tardivamente.
4. La sentenza d'appello è stata impugnata per cassazione da M.M., con ricorso fondato su due motivi.
1.1. Col primo motivo di ricorso il ricorrente lamenta congiuntamente che la sentenza impugnata sarebbe affetta sia dal vizio di violazione di legge, sia dall'erronea qualificazione della domanda da lui proposta, sia dal vizio di "omesso esame".
Deduce che erroneamente il Tribunale ha qualificato la domanda da lui proposta come "opposizione all'esecuzione" ex art. 615 c.p.c..
Sostiene di avere in realtà proposto una ordinaria opposizione a sanzione amministrativa, ai sensi della L. 24 novembre 1981, n. 689, artt. 22 e 23, alla quale si sarebbe dovuta applicare la sospensione feriale dei termini.
Soggiunge che tale reale natura della sua domanda si sarebbe dovuta desumere dal solo fatto che egli null'altro dedusse, dinanzi al Giudice di pace, se non che la cartella esattoriale non era stata preceduta dalla notifica del verbale.
Il giudice di primo grado qualificò la domanda proposta da M.M. come "opposizione all'esecuzione ex art. 615 c.p.c.": così si legge a p. 2 della sentenza di primo grado, alla voce "Oggetto".
Una volta qualificata in tali termini la domanda dal Giudice di pace, l'opponente aveva l'obbligo di impugnare la sentenza con le forme e, soprattutto, con i termini, previsti per l'azione così come qualificata dal giudice, e non in base ai termini previsti per l'azione così come lui voleva che si qualificasse.
Questo principio, detto "dell'apparenza", è risalente e fermissimo nella giurisprudenza di questa Corte, ed ha lo scopo di evitare ogni incertezze sulle forme e sui termini delle impugnazioni. Si è più volte affermato, a tal riguardo, che la sospensione dei termini processuali nel periodo feriale (ai sensi della L. 7 ottobre 1969, n. 742, artt. 1 e 3e del R.D. 30 gennaio 1941, n. 12, art. 92), non si applica alle opposizioni esecutive: e per stabilire se una domanda rientri nelle opposizioni esecutive deve aversi riguardo al c.d. principio dell'apparenza secondo cui "il regime di impugnazione, e, di conseguenza, anche le norme relative al computo dei termini per impugnare, vanno individuati in base alla qualificazione che il giudice a quo abbia dato all'azione proposta in giudizio e non in base al rito che si sarebbe dovuto applicare" (ex multis, in tal senso, Sez. 6-3, Ordinanza n. 171 del 11/01/2012).
Va da sè che la qualificazione della domanda adottata dal primo giudice ben potrà essere censurata in appello, ma pur sempre a condizione che il gravame sia stato proposto nelle forme e con i termini previsti dalla legge per la domanda così come qualificata dal primo giudice.
2.1. Il secondo motivo di ricorso investe il merito dell'opposizione, e resta assorbito dal rigetto del primo.
Non è luogo a provvedere sulle spese, attesa la indefensio delle parti intimate.
Il rigetto del ricorso costituisce il presupposto, del quale si dà atto con la presente sentenza, per il pagamento a carico della parte ricorrente di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l'impugnazione, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater (nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17).
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile della Corte di Cassazione, il 23 gennaio 2018.