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Timestamp: 2019-12-07 01:22:44+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 23', 'art. 53', 'art. 20', 'art. 21', 'art. 53', 'art. 53', 'art. 1', 'art. 53', 'art. 21', 'sentenza ', 'art. 21', 'art. 29', 'art. 9', 'art. 11', 'sentenza ', 'art. 29', 'e contrario', 'art. 29', 'art. 28', 'art. 29', 'sentenza ', 'sentenza ']

Corte di Cassazione Civile sez.II 10/6/2010 n. 13895
Circolazione stradale - costruzione e tutela delle strade - art. 23 - pubblicità abusiva
La collocazione di impianti pubblicitari non è soggetta alla procedura ex articolo 20 e 21 della legge 241/1990 ed è pertanto subordinata ad atto autorizzativo esplicito; il termine di cui all’articolo dall'art. 53 reg. esec. C.d.S., comma 5, non è perentorio e non risulta incluso nell'elenco di cui alla tabella B) del D.P.R. 26 aprile 1992, n. 300, (attuazione della L. n. 241 del 1990, art. 20).
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NOTIFICA DEL VERBALE AL CUSTODE
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OMESSA INDICAZIONE DEI PUNTI DA SOTTRARRE
Corte di Cassazione Civile sez.II 14/6/2010 n. 14288
Art. 126 bis - omessa indicazione dei punti da sottrarre e annullabilità d'ufficio del verbale
L’annullamento di un verbale in autotutela, ex legge L. n. 241 del 1990, art. 21 nonies è ammesso in assenza di prescrizioni differenti del legislatore in ogni caso l’omessa o errata indicazione dei punti da decurtare non determina violazioni del diritto di difesa e puo' essere sanata tempestivamente con la rinnovazione della notificazione del verbale completo delle indicazioni mancanti.
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INAIL - DENUNCIA DI MALATTIA PROFESSIONALE PER VIA TELEMATICA
Circolare INAIL 15/9/2010 n. 36
Denuncia di malattia professionale per via telematica: modalità di acquisizione del certificato medico. Modifica dell'articolo 53 del testo unico, D.P.R. n. 1124/1965, approvata con D.M. 30 luglio 2010
Il decreto ministeriale 30 luglio 2010 [1] ha approvato la delibera n. 42 del Presidente-Commissario straordinario dell'INAIL del 14 aprile 2010 che ha modificato l'art. 53, comma 5, del testo unico, D.P.R. n. 1124/1965, nel senso di seguito precisato.
[1] D.M. 30 luglio 2010, pubblicato sulla Gazz. Uff. n. 197 del 24 agosto 2010.
La suindicata delibera n. 42/2010 prevede che il datore di lavoro che effettui la denuncia di malattia professionale per via telematica sia esonerato dall'obbligo di inviare il certificato medico, salvo che l'INAIL non ne faccia espressa richiesta, qualora tale certificato non sia stato direttamente inviato all'Istituto dal lavoratore o dal medico certificatore. La modifica, in analogia a quanto già previsto per l'invio telematico della denuncia di infortunio [2] e nell'ottica della semplificazione dei rapporti tra INAIL e datore di lavoro, mira ad evitare che quest'ultimo sia tenuto ad inviare copia dello stesso certificato medico del quale l'INAIL sia già venuto in possesso tramite altra fonte (medici di famiglia, medici ospedalieri o lo stesso lavoratore).
- il datore di lavoro, che abbia tempestivamente provveduto alla trasmissione della denuncia di malattia professionale per via telematica, è sollevato dall'onere dell'invio contestuale del certificato medico;
- l'Istituto deve richiedere l'invio del certificato medico al datore di lavoro nelle sole ipotesi in cui non lo abbia già ricevuto dal lavoratore o dal medico certificatore;
- il datore di lavoro, al quale l'INAIL faccia pervenire la richiesta specifica del certificato medico, è tenuto a trasmettere tale certificazione ai sensi dell'art. 53, comma 5, del testo unico, D.P.R. n. 1124/1965, così come modificato dal D.M. 30 luglio 2010 più volte menzionato. In caso di mancato invio restano confermate le disposizioni sanzionatorie di cui al punto 6 della Circ. 2 aprile 1998, n. 22, come modificate dalla legge 27 dicembre 2006, n. 296, art. 1, comma 1177.
[2] D.M. 15 luglio 2005, pubblicato sulla Gazz. Uff. n. 173 del 27 luglio 2005.
D.M. 30 luglio 2010
Approvazione della delibera n. 42 del Presidente-Commissario straordinario dell'INAIL del 14 aprile 2010, concernente la modifica dell'articolo 53 del testo unico delle disposizioni per l'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e sulle malattie professionali, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124
(Gazz. Uff. 24 agosto 2010, n. 197)
È approvata la delibera n. 42 del Presidente-Commissario straordinario dell'INAIL del 14 aprile 2010, concernente la modifica dell'art. 53 del testo unico delle disposizioni per l'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e sulle malattie professionali, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124, nel testo allegato al presente decreto di cui forma parte integrante.
ORGANO PRES-CS - INAIL
Acquisizione della denuncia di malattia professionale per via telematica.
Modifica dell'articolo 53 del testo unico delle disposizioni per l'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali approvato con decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124.
Decreto legislativo 23 febbraio 2000, n. 38 - Articolo 14, comma 1.
di approvare la seguente proposta di modifica dell'articolo 53 del testo unico delle disposizioni per l'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124 e successive modifiche e integrazioni:
al comma 5 dell'articolo 53 del predetto testo unico è aggiunto il seguente periodo:
«Qualora il datore di lavoro effettui la denuncia di malattia professionale per via telematica, il certificato medico deve essere inviato solo su espressa richiesta dell'Istituto assicuratore nelle ipotesi in cui non sia stato direttamente inviato dal lavoratore o dal medico certificatore».
La presente delibera sarà inviata al Ministero del lavoro e delle politiche sociali e al Ministero dell'economia e delle finanze, per l'emanazione del conseguente provvedimento, ai sensi dell'articolo 14, comma 1, del decreto legislativo 23 febbraio 2000, n. 38.
denuncia telematica della malattia
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NON SI DECURTANO I PUNTI DELLA PATENTE AL PROPRIETARIO DEL VEICOLO
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MILITARI - INTERDIZIONE PERPETUA DAGLI UFFICI PUBBLICI
Consiglio di Stato sez.IV 31/8/2010 n. 6437; Pres. Numerico, P., Est. Poli, V.
Interdizione perpetua dagli uffici pubblici - Atto dovuto e vincolato - Procedimento disciplinare - Non occorre
a) con il primo motivo di gravame si contesta la decorrenza degli effetti del provvedimento di perdita del grado per rimozione a seguito di condanna penale invocandosi l’applicazione dell’art. 21 bis, l. n. 241 del 1990;
b) il motivo è infondato in quanto gli effetti giuridici della perdita del grado – e della conseguente cessazione dal servizio permanente effettivo – decorrono dalla data di irrevocabilità della sentenza che infligge la pena accessoria, a mente del combinato disposto delle norme speciali dettate dagli artt. 26, lett. g), 37, co. 2, 60, n. 7, lett. a), l. n. 599 del 1954 (oggi artt. 861, lett. e), 866 e 867, co. 3, d.lgs. n. 66 del 2010 recante il codice dell’ordinamento militare), nonché 34 c.p.m.p. e che, pertanto, non può trovare applicazione la norma generale sancita dal menzionato art. 21 bis;
c) con il secondo motivo si deduce la violazione dell’art. 29, c.p.m.p. come interpretato dalla decisione di questo Consiglio sez. IV, n. 3661 del 2006;
d) il motivo è infondato sulla scorta della costante giurisprudenza del Consiglio di Stato (antecedente e successiva all’isolata decisione sopra indicata, cfr. per tutte, Cons. St., sez. III, 27 febbraio 2007, n. 128/2007 cui si rinvia a mente dell’art. 9, l. n. 205 del 2000) e della Corte cost. (cfr. 9 luglio 1999, n. 286; 11 dicembre 1997, n. 383);
e) gli artt. 28 e 29 c.p.m.p. contemplano due diverse pene militari accessorie, conseguenti a determinate condanne nei confronti dei militari, la degradazione e la rimozione dal grado; la degradazione opera ex tunc e priva il militare ab origine dello status di militare.
La rimozione dal grado opera invece ex nunc, e non priva il soggetto dello status di militare, ma lo colloca al livello più basso della gerarchia militare, quello di soldato semplice; il grado di "soldato semplice" riguarda solo i soggetti astretti dalla leva obbligatoria, mentre non riguarda i volontari in servizio permanente effettivo, per i quali il primo gradino della carriera militare è il grado di primo caporal maggiore (v. artt. 1 e 2 d.lgs. 12 maggio 1995 n. 196; art. 11 l. 10 maggio 1983 n. 212; allegato A) al d.P.R. n. 545 del 1986);
2.1. Giova osservare che il Cod. pen. mil. di pace è stato varato durante la seconda guerra mondiale, vale a dire in un’epoca in cui operava la leva obbligatoria, indispensabile per le esigenze belliche, e in cui il riferimento al "semplice soldato" era appunto fatto al soldato in servizio di leva obbligatoria.
f) la risoluzione del rapporto di impiego è solo un effetto indiretto della pena accessoria comminata in perpetuo, e non una sanzione disciplinare inflitta senza procedimento; pertanto, legittimamente, l’amministrazione, a fronte di una sentenza penale di condanna con inflizione di pena accessoria interdittiva o espulsiva, non può che disporre la cessazione dal servizio, con un provvedimento che non ha portata disciplinare e che costituisce atto dovuto, vincolato, dichiarativo di uno status conseguente alla condanna penale del dipendente;
g) il ragionamento valevole per l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, di cui all’art. 29 c.p., va esteso alla degradazione e alla rimozione, di cui agli artt. 28 e 29 c.p.m.p.;
h) l’isolato precedente contrario della IV sezione muove dalla non condivisibile premessa che l’art. 29 c.p.m.p., a differenza del precedente art. 28, vorrebbe conservare il posto di lavoro ai militari; tale premessa é erronea, alla luce di quanto esposto, perché l’art. 29 cit. non fu dettato nell’interesse del militare, ma nell’interesse delle esigenze belliche; pertanto la ratio legis non fu quella di conservare il posto di lavoro al militare a tempo indeterminato, ma più pragmaticamente quella di trattenere il militare in servizio temporaneamente, fino alla cessazione della leva obbligatoria, vale a dire, in tempo di guerra, in funzione delle esigenze di un contingente di forze armate il più umeroso possibile.
- respinge l’appello e per l’effetto conferma la sentenza impugnata.
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accesso atti concorsuali
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SICUREZZA SUL LAVORO - CHI SBAGLIA PAGA
Con nota prot. n.716096 del 17 ottobre 2008, il Segretario generale del Comune di Palermo trasmetteva alla Procura regionale della Corte dei conti la delibera di riconoscimento del debito fuori bilancio n. 272 del 22 luglio 2008, relativa al pagamento della somma di € 8.003,50 , effettuato con determina dirigenziale n. 23 del 15 aprile 2008, per l’ ammenda comminata al Direttore generale del Comune di Palermo, in qualità di datore di lavoro, per la violazione di disposizioni sulla sicurezza dei luoghi di lavoro ex legge n.626/94.
La Corte dei Conti – Sezione giurisdizionale della Sicilia, con sentenza N. 1574/2010 ha chiarito che le sanzioni che vengono comminate ai direttori generali ed ai dirigenti per le violazioni rilevate sul luogo di lavoro, in violazione alle norme sulla tutela e la sicurezza dei lavoratori, devono essere pagate direttamente dagli stessi e non possono essere messe a carico dell'amministrazione, poiché il porle a carico del bilancio dell'ente locale determina una responsabilità amministrativa.
permalink | inviato da geronimo il 10/9/2010 alle 12:30 | commenti (2) |