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Timestamp: 2020-08-13 23:42:02+00:00
Document Index: 144841522

Matched Legal Cases: ['art. 23', 'art. 24', 'art. 8', 'art. 183', 'art. 5', 'art. 47', 'art. 184', 'art. 4', 'art. 47', 'art. 21', 'art. 21', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 26', 'art. 15', 'art. 16', 'art. 4', 'art. 3', 'art. 109']

Disciplina terre e rocce da scavo | P&S Legal
Disciplina terre e rocce da scavo
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Ambientale 1Dicembre 15, 2018
La disciplina in commento investe principalmente la gestione “corretta” delle terre e rocce da scavo sia come sottoprodotti sia come rifiuti.
Il pregio del decreto n. 120 sulle terre e rocce da scavo si sostanzia principalmente nel tentativo in parte riuscito di riordino e reductio a unum delle leggi sui materiali da scavo collocate in differenti fonti normative.
Il corpo del decreto si struttura in 6 titoli:
Disposizioni generali (artt. 1-3);
Terre e rocce da scavo che soddisfano la definizione di sottoprodotto (artt. 4-22);
Disposizioni sulle terre e rocce da scavo qualificate come rifiuti (art. 23);
Terre e rocce da scavo escluse dalla disciplina dei rifiuti (art. 24);
Terre e rocce da scavo nei siti oggetto di bonifica (artt. 25-26);
Disposizioni intertemporali, transitorie e finali (artt. 27-31).
Il provvedimento in questione prende spunto dal decreto “Sblocca Italia” del 2014 (art. 8) e nasce con l’obiettivo primario di rispondere ad esigenze concrete quali:
a) coordinamento formale e sostanziale delle disposizioni vigenti;
b) integrazione dell’art. 183 testo unico ambientale;c) indicazione esplicita delle norme abrogate;
d) divieto di introduzione di livelli di regolazione;
e) razionalizzazione e semplificazione;
f) garanzia di livelli di tutela ambientale e sanitaria almeno pari a quelli attualmente vigenti.
Il D.P.R. n. 120/2017 coglie puntualmente la distinzione tra grandi e piccoli cantieri.
I primi sono tendenzialmente disciplinati in forma semplificata, mentre i grandi cantieri (sopra i 6.000 metri cubi) si distinguono in cantieri soggetti a VIA/AIA e non.
Per i cantieri di grandi dimensioni sottoposti a VIA/AIA la procedura autorizzatoria prevede la redazione del piano di utilizzo, la dichiarazione di utilizzo ed infine la dichiarazione di avvenuto utilizzo (Dau).
Per i cantieri di piccole dimensioni invece sono previste solamente la dichiarazione di utilizzo e la dichiarazione finale di avvenuto utilizzo (Dau).
Concretamente la differenza risiede nell’obbligatorietà del piano di utilizzo per cantieri di grandi dimensioni.
Fra le definizioni riportate nel decreto n. 120/2017 vanno sicuramente menzionate quelle di:
terre e rocce da scavo “suolo escavato derivante da attività finalizzate alla realizzazione di un’opera, tra le quali: scavi in genere (sbancamento, fondazioni, trincee); perforazione, trivellazione, consolidamento; opere infrastrutturali (gallerie, strade); rimozione e livellamento di opere in terra. Le terre e rocce da scavo possono contenere anche i seguenti materiali: calcestruzzo, bentonite, polivincloruro (PVC), vetroresina, miscele cementizie e additivi per scavo meccanizzato, purché le terre e rocce da scavo contenenti tali materiali non presentino concentrazioni di inquinanti superiori ai limiti alle colonne A e B, tabella 1, allegato V al Titolo V della Parte Quinta del D.Lgs. n. 152/2006 per la specifica destinazione d’uso”;
normale pratica industriale: “quelle operazioni, anche condotte non singolarmente, alle quali possono essere sottoposte le terre e rocce da scavo, finalizzate al miglioramento delle loro caratteristiche merceologiche per renderne l’utilizzo maggiormente produttivo e tecnicamente efficace”;
caratterizzazione ambientale delle terre e rocce da scavo: “attività svolta per accertare la sussistenza dei requisiti di qualità ambientale delle terre e rocce da scavo in conformità a quanto stabilito al presente regolamento”;
sito di deposito intermedio: “il sito in cui le terre e rocce da scavo qualificate sottoprodotto sono temporaneamente depositate in attesa del loro utilizzo finale e che soddisfa i requisiti cui all’art. 5”;
piano di utilizzo: “la dichiarazione con la quale il proponente attesta, ai sensi dell’art. 47 del decreto del Presidente della Repubblica del 28 dicembre 2000, n. 445, il rispetto delle condizioni e dei requisiti previsti dall’art. 184 bis del Testo Unico Ambientale e dell’art. 4 del presente regolamento, ai fini dell’utilizzo come sottoprodotti delle terre e rocce da scavo generate nei cantieri di grandi dimensioni”;
dichiarazione di avvenuto utilizzo: “la dichiarazione con la quale il proponente o l’esecutore o il produttore attesta ai sensi dell’art. 47 del decreto del Presidente della Repubblica del 28 dicembre 2000, n. 445, l’avvenuto utilizzo delle terre e rocce da scavo qualificate sottoprodotti in conformità al PDU o alla dichiarazione di cui all’art. 21”;
ciclo produttivo di destinazione: “il processo produttivo nel quale le terre e rocce da scavo sono utilizzate come sottoprodotti in sostituzione del materiale da cava”;
sito oggetto di bonifica: “sito nel quale sono state attivate le procedure di cui agli artt. 239 e ss del D.Lgs. n. 152/2006”;
sito di produzione: “il sito in cui sono generate le terre e rocce da scavo;
opera: “il risultato di un insieme di lavori che di per sé esplichi una funzione economica o tecnica. Le opere comprendono un insieme di lavori edilizi o di genio civile, sia di difesa e presidio ambientale e di ingegneria naturalistica.
sito di destinazione: “il sito come indicato nel piano di utilizzo o nella dichiarazione di cui all’art. 21, in cui le terre e rocce da scavo qualificate come sottoprodotti sono utilizzate”.
L’art. 5 del decreto contiene la definizione di deposito intermedio e specificatamente si evidenziano i 5 requisiti al verificarsi dei quali può parlarsi per l’appunto di deposito intermedio:
compatibilità di destinazione urbanistica tra sito di produzione e sito di deposito;
preventiva indicazione di luogo e durata;
durata non superiore al termine di validità del piano o della dichiarazione di utilizzo;
separazione fisica e autonoma gestione rispetto ad altre terre, siano esse sottoprodotti considerati in altri piani o dichiarazioni, siano esse rifiuti;
conformità al piano o alla dichiarazione e presenza di apposita segnaletica con tutte le informazioni del caso.
Il sito di deposito intermedio può essere modificato purché venga tempestivamente aggiornato il piano.
L’art. 6 parla del documento di trasporto che accompagna le terre e rocce da scavo così come meglio rappresentato dall’allegato VII dello stesso decreto.
Gli artt. 25 e 26, nel titolo V del Regolamento sulla gestione delle terre e rocce da scavo disciplinano le modalità e le procedure attraverso le quali eseguire le attività di scavo nei siti in bonifica già caratterizzati.
Proprio l’art. 26 disciplina le terre e rocce da scavo generate dalla bonifica e riutilizzate nello stesso sito a condizione che sia garantita la conformità alle concentrazioni soglia di contaminazione per la specifica destinazione d’uso o ai valori di fondo naturale.
Gli artt. 15 e 16 regolamentano l’aggiornamento e la proroga del piano di utilizzo.
Ai sensi e per gli effetti dell’art. 15 del decreto n. 120 costituisce modifica sostanziale:
– l’aumento del volume in banco in misura superiore al 20% delle terre e rocce da scavo oggetto del piano di utilizzo;
– la destinazione delle terre e rocce da scavo ad un sito di destinazione od a un utilizzo diversi da quelli indicati nel piano di utilizzo;
– la destinazione delle terre e rocce da scavo ad un sito di deposito intermedio diverso da quello indicato nel piano di utilizzo
– la modifica delle tecnologie da scavo.
Quanto alla proroga del piano di utilizzo l’art. 16 stabilisce invece che può essere chiesta per una sola volta e per una durata massima di 2 anni in presenza di circostanze sopravvenute, impreviste o imprevedibili.
Un importante cenno va dato sulla definizione dei materiali da riporto (peraltro sul tema è intervenuta anche la circolare interpretativa del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare n. 15786 del 10 novembre 2017), segnatamente, l’art. 4 comma 3 del decreto n. 120 stabilisce che nel caso in cui le terre e rocce da scavo contengano materiali di riporto, la componente di materiali di origine antropica (sottoposti a test di cessione) frammisti a materiali di origine naturale non potrà superare la quantità massima del 20% del peso.
Ai sensi e per gli effetti dell’art. 3 infine, va precisato che il presente decreto non si applica alle ipotesi disciplinate dall’art. 109 del D.Lgs. n. 152 del 3 aprile 2006 (immersione in mare di materiale derivante da attività di escavo e attività di posa in mare di cavi e condotte, nonché i rifiuti provenienti direttamente dall’esecuzione di interventi di demolizione di edifici o di altri manufatti preesistenti, la cui gestione è disciplinata dalla parte IV del Tua).
One thought on “Disciplina terre e rocce da scavo: il regolamento”
Piervincenzo Benvenuti Ottobre 30, 2018 at 9:16 am
molto riassunto, ma utile