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Timestamp: 2017-02-21 14:46:10+00:00
Document Index: 47381483

Matched Legal Cases: ['art. 12', 'art. 12', 'art. 4', 'art 21', 'art 9', 'art. 24', 'art. 11', 'art. 11', 'art 6', 'art. 117', 'art. 4', 'art. 12', 'art. 4', 'art 5', 'art. 24', 'art 9', 'art 40', 'art. 27', 'art. 29', 'art 40', 'art. 6', 'art. 28']

Ordinanza n. 64 del 24 novembre 2012 Tribunale di Trieste | Tutto Stranieri
TRIBUNALE ORDINARIO DI TRIESTESEZIONE CIVILE
Dopo essere stati inseriti con riserva nella graduatoria provvisoria degli aventi diritto, i ricorrenti avevano appresso di essere stati esclusi dalla graduatoria definitiva, pubblicata il 29/11/2010, per mancanza del requisito della residenza in Italia da dieci anni; peraltro, in una nota delle 15/9/2011, il Comune di Trieste aveva rappresentato di aver già disapplicato l’art. 12 della L.R. n. 6/2003 in relazione al bando delle 2011 per i medesimi contributi, trattandosi di norma che violava il diritto comunitario, mentre, in relazione al bando per il 2010, il Comune aveva asserito di essere in attesa di determinazione da parte della Regione Friuli Venezia Giulia.Hanno sostenuto i ricorrenti che l’art. 12 della L.R. F.V.G. n. 6/2003, come modificato dagli art. 4 e 5 della successiva L.R. n. 18/2009, nel richiedere per l’erogazione dei contributi per l’accesso alla locazione il requisito dell’anzianità di residenza o di attività lavorativa decennale nel territorio nazionale ed annuale in quello regionale, violava le disposizioni comunitarie relative al principio di parità di trattamento e divieto di discriminazione, segnatamente gli artt. 18 c. 1, 45, 49 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea, l’art 21 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, l’art 9 del regolamento n. 1612/68/CEE, l’art. 24 della Direttiva n. 2004/38, l’art. 11 c. 1 della Direttiva CE n. 109/2003. La disposizione di legge regionale e quella regolamentare, che aveva dato alla prima pedissequa attuazione, contrastavano, con ogni evidenza con la citata normativa comunitaria, prevedendo un criterio di anzianità di residenza che risultava indirettamente discriminatorio per tutti cittadini non italiani, in particolare per quelli romeni, che rappresentavano il 70% di tutti cittadini dell’Unione residenti in Italia e che intanto avevano potuto ivi stabilirsi in quanto la Romania era entrato a far parte dell’Unione Europea, e dunque soltanto dall’1.1.2007, con conseguente possibilità di soddisfare il requisito di anzianità di residenza o lavorativa decennale. Ciò premesso, i ricorrenti hanno concluso perché fosse ordinato al Comune di Trieste ed alla Regione Friuli Venezia Giulia di cessare la condotta discriminatoria poste in essere con il bando ed il regolamento, per la condanna del Comune di Trieste al risarcimento del danno patrimoniale, nella misura del contributo già indicato nella graduatoria provvisoria, gli importi specificati per ciascun ricorrente, per la condanna della Regione Friuli Venezia Giulia a procedere al trasferimento dei fondi al Comune di Trieste per far fronte al maggior fabbisogno conseguente alla sollecitata condanna, per la condanna dell’amministrazione comunale e regionale alla pubblicazione dell’ordinanza su un quotidiano.
I ricorrenti hanno proposto la domanda di concessione del predetto contributo entro il termine imposto dal bando, le domande in questione sono state esibite in giudizio su ordine del giudice.Successivamente, il Comune di Trieste a mezzo dell’ATER, ha pubblicato le graduatorie provvisorie dei beneficiari del contributo (doc. 5), nelle quali venivano inseriti anche ricorrenti, seppure con riserva, con l’indicazione dell’ammontare del contributo che sarebbe loro spettata:– *****: posizione 187, contributo annuo pari ad € 3.100,00; – *****: posizione 214, contributo pari ad € 3.100,00; – *****: posizione 296, contributo pari ad € 3.100,00; – *****: posizione 309,contributo pari ad € 3.100,00; – *****: posizione 522,contributo pari ad € 3.100,00; – *****: posizione 541, contributo pari ad € 3.100,00; – *****: posizione 623, contributo pari ad € 3.100,00; – *****: posizione 998,contributo pari ad € 1.978,68; – *****: posizione 1.074, contributo pari ad € 3.100,00; – *****: posizione 1169, contributo pari ad € 3.100,00; – *****: posizione 1199,contributo pari ad € 3.100,00; – *****: posizione 1/2/07,contributo pari ad € 2.928,24; – *****: posizione 1341, contributo pari ad € 3.100,00; – *****: posizione 1526, contributo pari ad € 2.252,29; – ***** posizione 1557,contributo pari ad € 6.635,47; – *****: posizione 1799,contributo pari ad € 1.209,59.
Dalla nota del Comune di Trieste delle 15.11.2011 (doc. 5 dei ricorrenti), risulta confermato che i ricorrenti furono esclusi dalla graduatoria definitiva per difetto della requisito dell’anzianità di residenza o lavorativa in Italia da dieci anni.La L.R. FVG n. 6/2003 ha disciplinato le modalità di accesso al Fondo nazionale per il sostegno alle locazioni istituito con l’art. 11 della legge 9.12.1998 n. 431 e finanziato da risorse nazionali e regionali.Il fondo viene ripartito tra i Comuni ai quali spetta, tramite l’emanazione di appositi bandi, l’individuazione delle modalità di erogazione dei contributi.Per accedere alla contributo, è necessario che il contratto di locazione sia correttamente registrato, che il nucleo familiare del beneficiario possegga un reddito imponibile annuo inferiore a quello indicato dalla normativa regionale per l’assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica e che la situazione economica e patrimoniale del nucleo familiare attestata dalla certificazione della situazione economica equivalente (ISEE) di cui al D. Lgs. 31.3.1998 n. 109 sia conforme ai parametri di legge.
Scopo della normativa è evidentemente quello di sostenere l’accesso alla locazione e garantire il diritto fondamentale dell’abitazione per i soggetti non abbienti, mediante la riduzione della spesa sostenuta dal beneficiario per i canone di locazione (art 6 L.R. 6/2003).La Regione Friuli Venezia Giulia, che in materia ha competenza legislativa residuale in base al Titolo V Cost. (art. 117 Cost.), con la legge regionale n. 6/2003, modificata dagli art. 4 e 5 della legge regionale n. 18/2009, ha condizionato l’erogazione del contributo all’ulteriore requisito dell’anzianità di residenza o di attività lavorativa decennale sul territorio nazionale, e annuale sul territorio regionale. Il suo art. 12, come modificato dall’art. 4 L.R. n. 18/2009, stabilisce infatti, che “I beneficiari agli interventi di (…) Sostegno alle locazioni risiedono o svolgono attività lavorativa da almeno dieci anni, anche non continuativi sul territorio nazionale, di cui uno in Regione”. Tale ultimo presupposto, relativo all’anzianità di soggiorno annuale nella Regione Friuli Venezia Giulia, è stato di recente eliminato dalla L.R. 17/2010.
Il regolamento regionale attuativo della L.R. n. 6/2003 (D.P.Reg. 27.5. 2005, poi modificato dal D.P.Reg. del 6.4.2010), ha poi ribadito tali prescrizioni.Con la L.R. FVG 15.10.2009, n, 18, art 5, è stata esclusa la necessità della requisito di anzianità di residenza o di attività lavorativa a favore dei corregionali e dei loro discendenti che dall’estero, abbiano ristabilito la residenza in Regione, e a favore di coloro che ivi prestano servizio presso le Forze Armate le Forze di Polizia.
Il Comune di Trieste ha stipulato con l’ATER della Provincia di Trieste un accordo di collaborazione, per cui secondo svolge per conto del primo l’attività di raccolta, documentazione e di concorso nell’istruttoria del procedimento per l’assegnazione dei contributi per il sostegno ai canoni di locazione.Il contributo a sostegno delle locazioni presenta le caratteristiche di un vero e proprio diritto soggettivo in quanto è la normativa stessa ad indicare, con precisione, i requisiti per la sua concessione, senza che residui alcuno spazio discrezionale in capo ai Comuni, cui compete unicamente alla verifica dei requisiti e l’erogazione dei contributi.La norma regionale che impone, ai fini della concessione del contributo di cui si discute, l’anzianità decennale di residenza o di attività lavorativa in Italia confligge con le norme dell’Unione Europea in materia di parità di trattamento e di non discriminazione.
L’art. 24 della Direttiva n. 2004/38, che disciplina il diritto dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari di circolare e soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri, recepite in Italia con i d.lgs n. 30/2007 e n. 32/2008, espressamente estende il principio di parità di trattamento, a favore dei cittadini comunitari e dei loro familiari, anche alla materia dell’assistenza sociale, con le uniche deroghe previste per i primi tre mesi di soggiorno e, per i periodi anche immediatamente successivi, quando il diritto al soggiorno venga esercitato per la ricerca di un’attività occupazionale.Le disposizioni europee sopra richiamate sanciscono un principio di parità di trattamento che è stato poi esteso anche ad altre categorie di cittadini stranieri.
L’art 9 TU immigrazione prevede che il titolare del permesso per lungo soggiornanti può “usufruire delle prestazioni di assistenza sociale, di previdenza sociale, … salvo che sia diversamente disposto e sempre che sia dimostrata l’effettiva residenza dello straniero sul territorio nazionale… Il soggiornanti di lungo periodo gode dello stesso trattamento dei cittadini nazionale per quanto riguarda (…) d) le prestazioni sociali, l’assistenza sociale la protezione sociale ai sensi della legislazione nazionale”.Ugualmente, l’art 40 c.6 del medesimo D.Lgs n. 286/98 prevede il principio di parità di trattamento rispetto al cittadino italiano a favore del titolare di carta di soggiorno (ora permesso di soggiorno UE per lungo soggiornanti) in materia di interventi per agevolare l’accesso alle locazioni abitative.
Come ricordato nel contesto del ricorso, beneficiari del diritto alla parità di trattamento sono altresì coloro che hanno ottenuto il riconoscimento dello status di rifugiato o della protezione sussidiaria, di cui alla direttiva 29 aprile 2004 n. 2004/83/CE, attuata in Italia con il D.lgs 19.11. 2007, n. 251, il cui art. 27 dispone che “I i titolari dello status di rifugiato e dello status di protezione sussidiaria hanno diritto al medesimo trattamento riconosciuto al cittadino in materia di assistenza sociale e sanitaria”. L’art. 29 c. 3 del medesimo D.lgs n. 251/2007 estende anche ai rifugiati e ai titolari di protezione sussidiaria il principio di trattamento di cui all’art 40 c. 6 del D.Lgs 286/98 in materia di interventi per agevolare l’accesso alle locazioni abitative.Il principio di parità di trattamento garantito dal diritto dell’Unione Europea non si limita ad escludere le sole discriminazioni dirette, attuate mediante attribuzione di un trattamento meno favorevole in ragione della nazionalità, ma anche le discriminazioni indirette, che si producono quando una disposizione o un criterio o una prassi apparentemente neutra dello Stato membro pone una persona di cittadinanza diversa da quella nazionale ed, innanzitutto, il cittadino dell’Unione Europea in una posizione di particolare e sproporzionato svantaggio rispetto ai cittadini dello Stato membro.
Accertata la condotta discriminatoria, si rileva che sei stata correttamente imputata sia al Comune di Trieste che alla regione autonoma Friuli Venezia Giulia.Il Comune di Trieste e titolare del potere di concessione del beneficio, ma intanto può erogare contributi, in quanto l’amministrazione regionale gli trasferisca i fondi necessari, sulla base del fabbisogno accertato (art. 6 D.P.Reg. 27.5.2005 n. 0149/Pres. E successive modifiche); l’evocazione della Regione è giustificata non soltanto dall’interesse a che la decisione faccia stato anche nei suoi confronti, come ente finanziatore, ma anche dalla considerazione che l’amministrazione regionale ha concorso nella condotta discriminatorie, con l’emanazione di disposizioni regolamentari e di istruzione dirette all’amministrazione comunale. Va sottolineato che, con la nota del 15.11.2011 (doc. 5 ricorrenti), il Comune di Trieste ha comunicato a procuratore degli odierni ricorrenti di avere visto applicato la norma regionale relativa requisito di anzianità di residenza o attività lavorativa in Italia relativamente al bando emesso per il 2011 fondi 2010 e di essere in attesa di istruzioni dalla Regione per le determinazioni da assumere in relazione al bando per l’anno precedente, quello cui si riferisce il presente procedimento.Il ricorrenti hanno proposto, ai sensi dell’art. 28 c. 5 D.Lgs n. 150/2011 e 4 c. 4 D.Lgs n. 215/2003, domanda di risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale.Il pregiudizio patrimoniale può per certo essere identificato, conformemente alla richiesta dei ricorrenti, nella mancata percezione del contributo già indicato in loro favore nella graduatoria provvisoria.
Nulla può riconoscersi in favore dei ricorrenti a titolo di danno non patrimoniale, in difetto della benché minima allegazione sul punto.Le spese del procedimento, levigati come da dispositivo in considerazione della complessità delle questioni trattate, seguono la soccombenza.
Il Giudicedott.ssa Annalisa Barzazi
Il Funzionario GiudiziarioAda Perrotta
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